RASSEGNA STAMPA
SISTEMA AGROALIMENTARE E FILIERE DEL PIEMONTE
SETTIMANA DAL 08/07/2010 AL 27/07/10
A cura di Giorgia Pastorino
RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
I LINK DELLA RASSEGNA STAMPA
AGRISOLE
www.agrisole.it
AGRICOLTURA ITALIANA ON – LINE
http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/attualit/news
L’INFOMATORE AGRARIO
http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/infoagri/lia4707/sommario.asp
IL VELINO
http://www.ilvelino.it/canale.php?IdCanale=4
IL TRIANGOLO
http://www.confagricolturapiemonte.it/index.php?option=com_content&view=article&id=55&Itemid=54
ENTE RISI
http://www.enterisi.it/index.jsp
REGIONE PIEMONTE
http://www.regione.piemonte.it/cms/
COLDIRETTI
http://www.coldiretti.it/
CIA
http://www.cia.it/cia/
MONDO AGRICOLO – Rivista Confagricoltura on line
http://www.mondoagricolo.crol.it/index.asp
NEWSFOOD.COM
http://www.newsfood.com
INEA – RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA
http://www.inea.it/rassegna/index.cfm
IL NOTIZIARIO AGRICOLO
http://www.asti.coldiretti.it/Default.aspx?KeyPub=GP_CD_ASTI_STRUTTURA%7C10310473&ssostatus=ANO
NYMOUS
IL COLTIVATORE PIEMONTESE
http://www.torino.coldiretti.it/Default.aspx?KeyPub=GP_CD_TORINO_ATTIVITA%7C10310960&ssostatus=A
NONYMOUS,
IL COLTIVATORE CUNEESE
http://www.agricolbiz.it/coltivatore.asp?artic=1120&start=999999999.
L’ARATRO
http://www.confagricolturalessandria.it/aratro.htm:
completamente scaricabile dal sito; contiene informazioni soprattutto interessante per la filiera del vino,
delle orticole/frutta e delle bioenergie.
I.rur Innovazione rurale – www.irur.it
via del carmine 10 10122 torino – tel. +39 011 5217965 fax + 39 011 4358520 e-mail: [email protected]
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ASSOCIAZIONE STAMPA AGROALIMENTARE ITALIANA
http://www.asa-press.com/
ITALIAOGGI
http://www.italiaoggi.it/giornali/giornali.asp?codiciTestate=1&codTt=(AO)&argomento=AgricolturaOggi
VENETO AGRICOLTURA
http://www.venetoagricoltura.org/content.php?IDSX=19&SIDSX=81)
Rapporto sul mercato del frumento, del mais e della soia: viene aggiornato periodicamente
Bollettino "Il florovivaismo Veneto": viene aggiornato periodicamente
MIDA AGRICOLTURA
http://www.midagri.inea.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1
Sito su cui navigare per scaricare materiale vario del settore agroalimentare
DATI ANNUALI SULLE SUPERFICI E LE UTILIZZAZIONI FORESTALI
http://www.istat.it/agricoltura/datiagri/foreste/
COMMISIONE UE SULL’AGRICOLTURA E SVILUPPO RURALE
http://ec.europa.eu/agriculture/index_it.htm
Vi segnaliamo inoltre di monitorare i siti:
http://www.newsfood.com/
che offre una finestra panoramica sul settore agroalimentare nelle sue diverse componenti.
http://www.milkmaps.com/
che fornisce in particolare informazioni sulla dislocazione dei distributori automatici di latte crudo in
Italia.
http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.
che offra una panoramica sulle ultime notizie del settore agroalimentare italiano e europeo.
Siti energie rinnovabili:
http://www.fonti-rinnovabili.it/index.php
http://atlasole.gsel.it/viewer.htm
I.rur Innovazione rurale – www.irur.it
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GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA
E’ qui riportato il sommario delle riviste e delle newsletter scaricabili on line di maggior interesse per
tutte le filiere del sistema agroalimentare piemontese. Per scaricare il testo degli articoli occorre
collegarsi al link indicato oppure al link che compare come collegamento ipertestuale.
Dal link http://www.agrisole.it/ è possibile scaricare la prima pagina e gli articoli di primo piano dei
numeri 26/2010, 27/2010 e 28/2010. Del numero 26 vi segnaliamo a pag. 2 “Pomodori, l’Italia rischia 40
milioni” e “La produzione 2010 cresce del 12,6%”, a pag. 3 “Si riaccende la guerra del latte”, a pag. 5
“Stalle promosse al test ambientale”, a pag. 7 “L’innovazione è la chiave dell’export” e “L’impresa
piccola e poco strutturata non sfonda sui mercati extraeuropei”, a pag. 8 “Aiuti diretti più equi e beni
pubblici nella riforma PAC” e “Latte, vendute all’intervento 12mila tonnellate di burro” e “Carni bovine e
suine, invariate le restituzioni all’export”, a pag. 9 “Sprint nel 2010 per l’export di salumi”, a pag. 11
“Biologico, al via i nuovi standard Ue” e uno speciale sui cereali. Numeri interessanti del numero 27/2010
li potete trovare a pag. 2 “Latte, ecco perché la multa va pagata”, a pag. 3 “Società di trading firmata
Coldiretti”, a pag. 8 “Anche i mangimi s’arrendono alla crisi” e “Cereali, decollano le macrofiliere con un
accordo tra coop e Barilla” e un articolo di approfondimento di Giordano Veronesi “Massima efficienza nel
rispetto ambientale”. Per concludere nel numero 28/2010 potete trovare articoli significativi a pag. 3
“Altolà Ue al blocco delle multe latte”, a pag. 6 “Vino, meno vincoli alla promozione”, a pag. 7 “Latte,
niente revoca della quota per mancato utilizzo del plafond”, a pag. 9 “Meno produttori ma più ettari bio”
e “Il Mipaaf smentisce l’Istat: in calo le semine a grano duro” e uno speciale sull’ortofrutta.
Dal link http://www.edagricole.it/terraevita/default.asp sono scaricabili il pdf dei numeri 26, 27, 28 e
“9/30.Del numero 26 vi segnaliamo a pag. 80 “RIFORMA PAC Dopo il 2013: le prime proposte, a pag. 12 “IN
CAMPO Cala l’offerta di frutta estiva, ma i consumi non decollano”, a pag.16 “CENSIMENTO 2010 Sesta
indagine sull’agricoltura al via”, a pag.18 “ASSEMBLEA ASSALZOO Tiene la produzione di mangimi”, a pag.
27 [ SPECIALE PATATA ].Troverete articoli significativi del numero 27 a pag. 3 “Grano nella morsa dei soliti
noti”, a pag. 8 “CAMPAGNA CEREALI Tenero, occhi puntati sui germinati”, a pag. 20 “MERCATO Il prezzo
del latte si stabilizza” e uno SPECIALE ORTOFRUTTICOLI PER LA IV GAMMA. Nel numero 28 potete trovare
articoli interessanti a pag. 3 “Rinnovabili come la tela di Penelope”, a pag. 14 “POLITICA COMUNITARIA
Prende corpo la Pac del futuro”, a pag. 17 “MERCATO Pane al pane, grano al grano”, a pag. 18
“BIOOENERGIE La tracciabilità degli oli vegetali è fissata nel fascicolo aziendale”, a pag. 20 “DATI SINAB
Biologico, il trend è ancora positivo”, pag.22 “OSSERVATORIO IN CAMPO Kiwi, in Piemonte allerta batteri
osi”, a pag. 23 “OCM VINO Dop e Igp o Doc e Igt pari sono” mentre nel numero 29/30 vi segnaliamo a pag.
12 “CAMPAGNA GRANI Tenero, caccia mondiale alle proteine”, a pag. 14 “Duro, speculazione dietro
l’angolo?”, a pag. 17 “STIME ITALIA Cereali invernali, produzioni stabili”, a pag. 21 “QUOTE LATTE
Splafonatori, Agea è parte civile”, a pag. 22 “OCM VINO Aiuti per estirpazione vigneti. 15 settembre
ultima
chiamata”,
a
pag.
24
“Quasi
300
milioni
di
€”.
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08/07/10–27/07/10
Articoli tratti da
http://agronotizie.imagelinenetwork.com/view-newsletter.cfm?idSet=1514
6 luglio 2010 - 12:55
Codice dell'ambiente, nuovi obblighi per gli allevamenti
Anas: 'In allarme la zootecnia italiana'
Lo scorso 24 giugno il Governo ha approvato un Decreto Legislativo di modifica della parte quinta del
Codice dell’Ambiente (D. Lgs. 152/2006).
Il provvedimento, nella sua formulazione definitiva, introduce dei nuovi obblighi autorizzativi per gli
allevatori italiani e, per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, assimila l’allevamento del bestiame ad
un’attività di tipo industriale.
Il Decreto avrà pesanti ripercussioni economiche per la suinicoltura e per l’intera zootecnia nazionale,
poiché la nuova norma non riguarda solo i suini, ma interessa tutti gli animali da allevamento (bovini,
ovicaprini, pollame, cunicoli, equini e struzzi).
Entrando nel merito della questione per quanto di esclusivo interesse dei suinicoltori, è opportuno
precisare che fino ad oggi le aziende suinicole con meno di 750 posti scrofa e meno di duemila posti per
suini all’ingrasso, di fatto, non erano tenute a presentare una domanda di autorizzazione alle emissioni
inquinanti in atmosfera.
Solo gli allevamenti suinicoli con più di 750 posti scrofa o duemila posti suini di oltre 30 kg sono obbligati a
chiedere l’autorizzazione integrata ambientale ai sensi del D. Lgs. 59/2005.
Gli allevamenti suinicoli che superino le soglie indicate dal decreto, ossia con più di 750 posti scrofa o
2000 suini all’ingrasso, mantengono l’obbligo di chiedere l’Autorizzazione integrata ambientale che, in
ogni caso, sostituisce l’autorizzazione alle emissioni.
Il provvedimento governativo può avere pesanti ripercussioni sul settore suinicolo, anche perché la norma
introduce nuovi obblighi esclusivamente per gli allevatori italiani, abbassando il livello di competitività del
nostro comparto all’interno del mercato comunitario. Si fa presente, infatti, che l’autorizzazione alle
emissioni non sostituisce, ma si aggiunge agli obblighi imposti dalla normativa europea sui nitrati.
Si tratta di una modifica molto preoccupante che assimila l’allevamento del bestiame ad un’attività di
tipo industriale. Il provvedimento introduce concetti nuovi per il settore zootecnico come ad esempio, il
convogliamento delle emissioni gassose, ed elimina qualunque collegamento funzionale tra l’attività
zootecnica ed il fondo agricolo su cui viene esercitata (le emissioni inquinanti vengono valutate tenendo
conto esclusivamente del numero di posti/suino, senza più considerare gli ettari di terreno a disposizione
dell’allevatore per l’utilizzazione agronomica degli effluenti).
Inoltre, il nuovo testo normativo compromette gravemente l’immagine della zootecnia italiana di qualità:
assimilando l’allevamento del bestiame ad altre attività industriali altamente inquinanti si rischia di
provocare una riduzione dei consumi alimentari di carne e di prodotti derivati, con gravi conseguenze
economiche per tutta la filiera.
Nonostante le pressioni esercitate per cercare di stralciare queste nuove disposizioni dal provvedimento, il
testo originariamente proposto dal Governo ha subito solo alcuni aggiustamenti ed è rimasto fortemente
penalizzante per la suinicoltura italiana. Si attende ora la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Fonte: Anas - Associazione nazionale allevatori suini
In redazione: A.F.
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08/07/10–27/07/10
6 luglio 2010 - 11:40
Suini, lontano l'accordo sul prezzo
Confagricoltura: 'Cun, serve un atteggiamento più responsabile'
Il divario tra i prezzi chiesti dagli allevatori di suini (1,21 euro/kg) e quelli definiti dalla parte
industriale (1,16 euro/kg) è eccessivo e non giustificato dall'andamento mercantile.
Lo sottolinea Confagricoltura in un comunicato in cui esprime disappunto per il comportamento dei
macellatori nella seduta del 1° luglio della Cun-Commissione unica nazionale per la determinazione del
prezzo dei suini.
"Il comparto suinicolo - spiega Confagricoltura - ha bisogno di sinergie e di accordi e c'è bisogno di un
atteggiamento più responsabile da parte di tutte le componenti della filiera. Se il quadro di riferimento
non si consoliderà in tempi brevi, le ripercussioni economiche saranno preoccupanti e si aprirà una nuova
fase in cui anche l'auspicato piano di intervento, che il Mipaaf sta cercando di portare avanti con l'aiuto
delle organizzazioni agricole, non potrà portare i benefici desiderati".
Fonte: Confagricoltura
In redazione: A.F.
13 luglio 2010
Corpo 8, quando il latte divide la politica
Cosa hanno scritto quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 7 al 13 luglio
Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani
Latte, quote e multe. Ancora una volta sono questi gli argomenti più “gettonati” dai quotidiani pubblicati
negli ultimi giorni. “Il Sole 24 ore” dell’8 luglio ospita un’intervista al ministro dell’Agricoltura nella quale
si motiva la contrarietà ad uno slittamento delle multe, che invece un emendamento alla Finanziaria
vorrebbe introdurre. Gli fa eco il “Corriere della Sera” dalle cui colonne Giancarlo Galan si dice persino
disposto alle dimissioni. La vicenda anima anche il dibattito politico, tanto che su “Libero” del 9 luglio si
parla di un aperto dissenso fra il ministro e la Lega Nord, che dello slittamento delle multe si è fatta
paladina. Articolo al quale sembra voler fare il controcanto nello stesso giorno “La Padania” secondo la
quale la posizione di Galan altro non sarebbe che una “vendetta” nei confronti del suo predecessore, Luca
Zaia. Il dibattito continua il 10 luglio con l’intervento del “Secolo XIX” secondo il quale la decisione di
rimandare il pagamento delle multe si traduce in un danno nei confronti degli allevatori onesti. Posizione
condivisa dal quotidiano cremonese “La Provincia” che paragona il congelamento delle multe ad uno
“schiaffo”. Parla di “latte bollente” e di tensione fra Galan e Lega “Il Sole 24 Ore” del 13 luglio. Lo
slittamento delle multe potrebbe però comportare una condanna della Ue nei confronti dell’Italia per
infrazione alle norme comunitarie, un rischio sul quale si sofferma “Il Sole 24 Ore” dell’11 luglio. Un
rischio non remoto visto la Ue, come scrive “Il Gazzettino” dell'11 luglio, dà ragione a Galan, e una
conferma a questa tesi viene anche dal “Giornale di Brescia” del giorno seguente. Da Bruxelles, a
conclusione del Consiglio dei ministri Agricoli, arrivano anche buone notizie. Le riporta “Italia Oggi” del 13
luglio sottolineando il proposito di creare strumenti normativi che diano maggior forza contrattuale agli
allevatori.
Attenti all'import selvaggio
Non è solo il latte a tenere alta l’attenzione sugli allevamenti italiani. Si parla anche delle esorbitanti
importazioni dall’estero di prosciutti (“Il Resto del Carlino” del 7 luglio), con il timore che molti di questi
possano fraudolentemente trasformarsi in prosciutti Dop, come scrive “Alto Adige” del 7 luglio. Il mancato
controllo dei prodotti di importazione è al centro di una vivace forma di protesta al Brennero dove gli
agricoltori bloccano i tir che entrano in Itali. Se ne parla su “Il Piccolo” del 7 luglio, e sullo stesso
argomento interviene anche “Brescia Oggi”. La protesta non si ferma al Brennero, ma si sposta anche sui
porti, come a Bari, dove sono state bloccate alcune navi con il loro carico di grano. Se ne parla sul
“Corriere della Sera” dell’8 luglio e “Il Tempo” del giorno seguente ospita un “corsivo” sulla scarsa
attenzione che la politica dedica al “made in Italy” della nostra agricoltura.
Parola d'ordine: etichettatura
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08/07/10–27/07/10
A proposito di made in Italy “Il Sole 24 Ore” del 7 luglio anticipa che si sta lavorando al disegno di legge
per l’etichettatura dei prodotti. Anche per le patate è il momento di difendere il made in Italy, si legge su
“Il Resto del Carlino” del 12 luglio. Conoscere la provenienza dei prodotti potrebbe ridare un po’ di tono
ai mercati dei prodotti agricoli, un tema sul quale si sofferma “La Repubblica” del 7 luglio con un articolo
a firma di Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food. “Affari e Finanza” del 12 luglio dedica ampio spazio ad
un rapporto alimentare nel quale si parla degli sbocchi che le nostre produzioni biologiche potrebbero
avere nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. In tema di mercati è da segnalare l’articolo pubblicato
su “Il Sole 24 Ore” del 7 luglio che fa un resoconto sulla ripresa delle quotazioni del grano sulla piazza di
Chicago.
13 luglio 2010
Macfrut sempre più internazionale
Cesena, 6-8 ottobre 2010. Il 5 ottobre l'anteprima con il 'Summit europeo della frutta'
Cesena,
5
8
ottobre
2010
Macfrut
sarà
preceduto
dal
Summit europeo della frutta
"L'edizione 2010 di Macfrut si sta rivelando particolarmente attrattiva per l'estero" sostiene Domenico
Scarpellini, presidente di Cesena Fiera, che organizza la rassegna internazionale di ortofrutticoltura, la
maggiore del bacino del Mediterraneo, che si svolgerà dal 7 all'8 ottobre 2010. Un giudizio che viene dai
contatti, dall'interesse e, soprattutto, dalle adesioni, in aumento sia come spazi espositivi (operatori
esteri e nazionali) sia come visitatori.
E' anche il frutto di un intenso lavoro che si è esplicitato nelle fiere in vari Paesi e con incontri operativi
(fra tutti basti citare quelli con i ministri dei Paesi sub sahariani). Inoltre sono stati sottoscritti accordi,
fra cui quello con il Pma, la maggior manifestazione fieristica americana.
Macfrut 2010 'parte' con una importante anteprima: martedì 5 ottobre esperti ed operatori internazionali
si troveranno per il '2° Summit europeo della frutta', che avrà al centro l'esame delle previsioni produttive
del
Cso
su
kiwi,
pere,
mele
ed
agrumi.
L'evento, organizzato da Cso e Macfrut, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, vedrà anche il
commento di operatori internazionali su dati e andamenti futuri; per la prima volta a un evento
ortofrutticolo ci sarà anche un importatore cinese. Non mancheranno dirigenti di massimo livello di
aziende leader nel mondo, come Pink Lady o Zespri. Si tratterà dunque di un'occasione unica di incontro
con operatori e leader della filiera per discutere e focalizzare le problematiche commerciali
dell'ortofrutta.
Il 6 ottobre Macfrut inizierà con il 'G 20', il primo incontro fra gli assessori delle regioni di tutta Europa che
hanno maggior rilievo ortofrutticolo. Un incontro-convegno che affronterà sia il problema delle regole
fitosanitarie di reciprocità negli scambi commerciali tra Paesi sia il rapporto fra i vari segmenti all'interno
della filiera, con una particolare attenzione al rapporto con la Gdo.
"Lo stesso programma dei convegni che stiamo predisponendo – ha aggiunto Scarpellini – è stato concepito
con una forte attenzione alla partecipazione di relatori internazionali di altissimo livello, e questo perché
la circolazione e la discussione delle idee e delle esperienze è una delle mission che Macfrut si è assunto,
senza trascurare la fondamentale funzione di essere un punto di incontro e di business".
Non a caso sono in preparazione circa 300 incontri bilaterali fra imprese estere e espositori italiani,
attraverso l'esame delle specifiche richieste delle une e degli altri.
Infine, va sottolineato che Macfrut 2010 porrà l'accento anche sull'aspetto rappresentato da una maggior
attenzione alla fase del consumo e alla soddisfazione del consumatore. Non bastano aggregazione e
coordinamento fra i produttori, occorre che la qualità sia percepita al consumo: solo così potrà facilitare
una maggior opportunità di allargare il mercato.
Fonte: CesenaFiera
In redazione: F.B.
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13 luglio 2010
Latte, la disfida delle multe
Un emendamento alla Finanziaria, in discussione in questi giorni, prevede la sospensione delle rate
in scadenza, una scelta che crea molti imbarazzi e forti tensioni politiche
Il palazzo Berlaymont a Bruxelles, dove si è tenuto il Consiglio dei ministri Agricoli durante il quale
Giancarlo
Galan
ha
ribadito
la
sua
contrarieà
ad
una
sospensione
delle
multe
I fatti sono noti. Quote latte e multe vedono da una parte il ministro dell'Agricoltura, Giancarlo Galan,
contrario ad un rinvio nel pagamento delle rate scadute il 30 giugno, dall'altra l'emendamento alla
“Finanziaria” che prevede la sospensione per quelle stesse rate sino al 31 dicembre. L'emendamento reca
la firma del senatore Antonio Azzollini e raccoglie la “promessa” fatta agli allevatori che protestavano di
fronte alla sede della regione Lombardia. Promessa che valse a togliere l'assedio dei trattori, ma che oggi
crea più di un imbarazzo. Il perché lo dice senza giri di parole la lettera che il Commissario europeo
all'Agricoltura, Dacian Ciolos, ha inviato a questo proposito al nostro ministro Galan. “Il diritto Ue – si
legge in questa lettera - impone all'Italia di assicurare l'effettiva riscossione dei prelievi sulle eccedenze
dovuti dai produttori di latte. Se l'emendamento dovesse essere adottato - conclude Ciolos - la
Commissione sarebbe costretta ad avviare la procedura appropriata ai sensi del trattato.” Insomma, o gli
allevatori pagano ora quanto dovuto o ci sarà un taglio delle erogazioni che la Ue destina all'Italia, così
funziona il meccanismo, efficiente, delle multe comunitarie. Forte del parere espresso da Ciolos, il
ministro Galan si è recato lunedì 12 luglio a Bruxelles per la prevista riunione del Consiglio dei ministri
agricoli con la consapevolezza di avere assunto una posizione corretta. E da Bruxelles ha ribadito il suo
convinto no al rinvio delle multe. “Sono oggi qui – ha detto Galan – per dare una sensazione di serietà alla
presenza italiana in Europa, mentre là viene difeso un piccolo manipolo di trasgressori.” A chi gli chiedeva
se si sarebbe dimesso ha prontamente risposto “si dimetta chi causa multe e sanzioni europee al nostro
Paese.” Per poi aggiungere “Spero che la maggioranza di Governo abbia un minimo di dignità e tenga
conto del monito del Commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos.”
Levata di scudi
A sostegno della propria posizione il ministro Galan trova alleati anche in Italia, con il presidente della
Coldiretti, Sergio Marini, che ha minacciato di utilizzare ogni risorsa lecita per far restituire i soldi a tutti
quegli allevatori che in questi anni si sono indebitati per pagare multe e acquistare quote. Per Giuseppe
Politi, presidente di Cia, l'emendamento è solo “un colpo di mano per favorire i furbi e mortificare gli
allevatori onesti”. Per Confagricoltura si tratta di “un atto di forza per favorire pochi allevatori”. Levata
di scudi contro il rinvio delle multe arriva anche dal mondo della cooperazione agricola e da quello
dell'associazionismo. Un coro di proteste che se fosse montato nel 1984, quando la Ue ci impose il regime
delle quote latte, avrebbe evitato che alla zootecnia italiana fosse imposto il vincolo di produrre solo la
metà, o poco più, del latte consumato in Italia. Ma si sa, con il senno di poi, tutti sanno fare i maestri.
Inutile allora recriminare. Meglio affrontare l'oggi, aspettando che sia detta l'ultima parola
sull'emendamento Azzollini, decisione finale che spetta all'Aula del Senato e che conosceremo solo nei
prossimi giorni.
Aggiornamento al 15 luglio:
Non è stato ritirato l'emendamento Azzollini alla Finanziaria, ma solo modificato da "sospensione" a
"proroga" il termine con il quale si stabilisce che le multe per il latte, scadute il 30 giugno, si potranno
pagare
il
31
dicembre.
Ora che la Finanziaria è stata approvata dal Senato (con il ricorso alla fiducia, che ha raccolto 170 voti a
favore e 136 contrari), il provvedimento passa alla Camera, dove non ci si aspettano modifiche. Il
problema delle multe, però, non è risolto ma solo rimandato.
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08/07/10–27/07/10
15 luglio 2010 - 16:46
A Bruxelles, la conferenza europea sulla Pac post 2013
Per il Parlamento europeo interverrà Paolo De Castro lunedì 19 luglio 2010
Si aprirà lunedì 19, a Bruxelles, la Conferenza europea sulla Pac dopo il 2013. Una due giorni di lavoro sul
futuro della politica agricola comune che sarà inaugurata dal commissario europeo per l'Agricoltura
Dacian Ciolos.
A rappresentare il Parlamento europeo, sarà, invece, l'italiano Paolo De Castro, presidente della
commissione Agricoltura e Sviluppo rurale. Previsto anche l'intervento della ministra del Belgio Sabine
Laruelle, presidente in carica del Consiglio dei ministri Ue dell'Agricoltura.
"Un appuntamento importante per discutere su quella che sarà la Pac del futuro nella cui definizione, il
Parlamento europeo, avrà un ruolo determinante". Così ha commentato il presidente Paolo De Castro che
interverrà nella mattina di lunedì 19.
"L'impegno europeo per l´agricoltura e le aree rurali, assume oggi un rilievo strategico del tutto nuovo.
Molte delle sfide che impegneranno nel prossimo futuro la società moderna sono connesse con gli sviluppi
del sistema agricolo e delle aree rurali. E' su queste premesse che oggi l'Europa sta riflettendo sulla
riforma della politica agricola comune. Produrre di più inquinando di meno; preservare il potenziale
agricolo europeo e incentivare attraverso di esso la produzione di valori pubblici: sono queste - conclude
De Castro - le strade del futuro".
Fonte: Paolo De Castro - Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo
In redazione: A.F.
13 luglio 2010 - 14:47
Commissione europea: approvato il pacchetto proposte su Ogm
Ogni Stato sarà libero di decidere se autorizzare o meno coltivazioni geneticamente modificate sul
proprio territorio
Approvato il pacchetto Ogm dalla Commissione europea
La Commissione europea ha approvato oggi 13 luglio 2010 un pacchetto legislativo per permettere agli
Stati membri di limitare o proibire coltivazioni Ogm.
Gli Stati membri si assumeranno la completa responsabilità di autorizzare, restringere o proibire la coltura
di Ogm sulla totalità o una parte del proprio territorio per ragioni sociali, economiche e morali.
Questa impostazione, che esclude la possibilità di scegliere di non coltivare Ogm per ragioni legate alla
tutela della salute e dell'ambiente, eviterà contrasti in sede Wto. Lo ha annunciato il Commissario alla
Salute John Dalli. "Non ci sarà nessuno scambio" - ha assicurato poi il Commissario - tra questa libertà data
agli Stati membri ed una accelerazione delle procedure di autorizzazione" che rimangono di competenza
della Commissione europea e continueranno ad essere basate sulla valutazione scientifica.
A giudizio di Dalli "non è una rinazionalizzazione della politica Ogm , è solo il riconoscimento che gli Stati
membri hanno il diritto di organizzare le coltivazioni in modo da rispondere alle proprie esigenze. Ad
esempio se un Paese vuole spingere le coltivazioni biologiche, non deve essere possibile ostacolarlo".
Il pacchetto approvato si compone su una comunicazione, una nuova raccomandazione sulla coesistenza
delle culture geneticamente modificate con le culture convenzionali e/o biologiche e una proposta di
regolamento che prevede una modifica della legislazione relativa agli Ogm. Sul regolamento è prevista la
codecisione con il Consiglio e Parlamento europeo. Due consigli, in settembre ed ottobre, si occuperanno
della questione.
La nuova raccomandazione sulla coesistenza dà un più ampio margine di manovra agli Stati membri,
tenendo conto delle loro specificità locali, regionali e nazionali in occasione dell'adozione di misure sulla
coesistenza delle colture. Il regolamento proposto modifica la direttiva 2001/18/ce in modo da
permettere agli Stati membri di restringere o proibire la cultura del Ogm sul loro territorio.
"L'esperienza acquisita finora nel settore degli Ogm - ha aggiunto il commissario - mostra che gli Stati
membri hanno bisogno di un più ampio margine di manovra per organizzare la coesistenza tra le colture
geneticamente modificate e gli altri tipi di colture. La concessione di una vera libertà, che permette la
presa in considerazione di ragioni diverse da quelle fondate su una valutazione scientifica dei rischi per la
salute e l'ambiente, impone anche di modificare la legislazione attuale. Tengo a precisare che il sistema
d'autorizzazione su scala dell'Unione europea, che riposa su basi scientifiche rigorose, rimane interamente
al suo posto."
Le linee direttive non vincolanti che compaiono nella nuova raccomandazione sulla coesistenza delle
colture riflettono meglio la possibilità data agli Stati membri dalla legislazione in vigore (articolo 26 bis
della direttiva 2001/18/ce) di adottare misure tendenti ad evitare la presenza accidentale di Ogm nelle
culture convenzionali e biologiche. Permettono anche l'instaurazione di misure tendenti a mantenere il
tasso di Ogm nei prodotti alimentari e nei prodotti per l'alimentazione degli animali convenzionali a livelli
inferiori alla soglia d'etichettatura dello 0,9%. D'altra parte, la nuova raccomandazione precisa che gli
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
Stati membri possono stabilire zone Ogm-free e forniscono loro migliori orientamenti per l'elaborazione
della coesistenza delle colture. In cooperazione con gli Stati membri, ha aggiunto Dalli,"l'Ufficio europeo
per la coesistenza continuerà ad elaborare pratiche esemplari in materia, come pure orientamenti tecnici
su questioni connesse".
La proposta di revisione della direttiva 2001/18/ce mira a garantire una sicurezza giuridica agli Stati
membri che prendono una decisione riguardante una coltura geneticamente modificata per ragioni diverse
da quelle fondate su una valutazione scientifica dei rischi per la salute e l'ambiente. A tale scopo, la
commissione propone l'inserimento di un nuovo articolo (26 ter), che sarebbe applicabile all'insieme degli
Ogm la cui coltura sarà autorizzata nell'Ee, sia ai sensi della direttiva 2001/18/ce, sia a titolo del
regolamento (Cee) n.° 1829/2003.
Gli Stati membri saranno in grado di restringere o proibire la coltivazione di Ogm sulla totalità o una parte
del loro territorio senza invocare la clausola di salvaguardia. Le loro decisioni non dovranno essere
autorizzate dalla Commissione, ma saranno obbligati ad informarla questa e gli altri Stati membri un mese
prima dell'adozione delle misure in questione. Dovranno anche rispettare i principi generali dei trattati e
del mercato unico, e non contraddire gli obblighi internazionali dell'Ue. Nello stesso tempo, il sistema
d'autorizzazione dell'Ue, fondato sulla valutazione scientifica dei rischi per la salute e l'ambiente, sarà
mantenuto e migliorato, cosa che garantirà la tutela dei consumatori ed il funzionamento regolare del
mercato interno delle sementi geneticamente modificate e non, e dei prodotti alimentari e prodotti per
l'alimentazione degli animali geneticamente modificati. La proposta legislativa sarà adottata secondo la
procedura di codecisione tra il Parlamento europeo ed il Consiglio.
Fonte: Agrapress
In redazione: F.B.
12 luglio 2010 - 16:07
Frumento tenero, prezzi in calo rispetto alla campagna 2009
Le primissime quotazioni della Borsa merci telematica italiana
Le
quotazioni
della
Bmti
per
i
frumenti
nazionali
Fonte immagine: tskdesign
In attesa di avere maggiori informazioni dai mercati, le quotazioni di apertura della campagna 2010/11 del
frumento tenero nazionale si sono attestate su un livello leggermente inferiore rispetto a quello
evidenziatosi nelle ultime battute della precedente.
E' quanto emerge dall'analisi delle primissime quotazioni Bmti (Borsa merci telematica italiana) relative al
nuovo raccolto 2010.
Relativamente alla chiusura della campagna 2009/10, il mese di giugno ha mostrato un andamento
lievemente positivo per i prezzi all'ingrosso dei frumenti, più evidente per il frumento duro nazionale,
cresciuto del 4,9% rispetto a maggio.
Leggeri rialzi congiunturali si sono riscontrati anche per il prezzo del frumento tenero estero, in crescita
del 2,6% rispetto al mese precedente. Dopo il trend sostanzialmente positivo rilevato nelle precedenti
settimane, a giugno le quotazioni del mais nazionale hanno presentato segnali di maggiore stabilità. Il
confronto con dodici mesi fa, invece, continua a mostrare una variazione positiva: nel mese di giugno è
risultata pari al +4,9%.
Fonte: Borsa Merci Telematica Italiana
In redazione: F.B.
20 luglio 2010
Corpo 8: tra Ogm e batteriosi del kiwi
Cosa hanno scritto quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 14 al 20 luglio
Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani
Il tema degli Ogm è tornato ad occupare le pagine dei giornali. A riaccendere il dibattito è stata la
decisione di Bruxelles di lasciare ad ogni paese membro libertà di scelta su questo argomento. Una notizia
che ha trovato spazio su “Il Sole 24 Ore” del 14 luglio, dove si commentano le reazioni che questa svolta
ha incontrato fra governi, agricoltori e ambientalisti. Nello stesso giorno anche “Italia Oggi” dedica ampio
spazio a questo argomento che sposta gli strumenti decisionali da Bruxelles ai singoli stati. Interviene
anche il ministro Giancarlo Galan che dalle colonne del “Corriere della Sera” ribadisce la sua convinzione
sull'opportunità di favorire la ricerca. “Italia Oggi” del 17 luglio commenta con toni critici la decisione di
Bruxelles, che toglie all'Italia ogni speranza di apertura agli Ogm. Ne è dimostrazione la “caccia” ai campi
dove potrebbe essere stato seminato mais Ogm. Tanto che a Fanna, un comune in provincia di Pordenone
dove si teme la presenza di colture Ogm, Coldiretti ha persino organizzato una manifestazione di protesta,
come si può leggere sul “Messaggero Veneto” del 16 luglio. E il clima da caccia alle streghe continua nelle
campagne di Vivaro, come riportano le cronache pubblicate il 20 luglio sul “Gazzettino”
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08/07/10–27/07/10
Troppo caldo e troppi falsi
Più concreti i problemi vissuti in questi giorni sui campi, alle prese con un ondata di calore che messo a
repentaglio molte colture e in particolare quelle di pomodoro, che rischiano, come si legge su “La
Padania” del 18 luglio, una vera e propria strage. I problemi riguardano certamente i pomodori, ricorda “Il
Secolo XIX”, ma anche la produzione di latte, in forte calo a causa delle elevate temperature nelle stalle.
A risollevare il morale dei produttori arrivano le indicazioni di Ismea, riportate su “Italia Oggi” del 17
luglio, che danno un aumento di oltre il 7% dei prezzi all'origine. Il recupero dei prezzi potrebbe essere
legato alla maggiore propensione dei consumatori di rivolgersi al prodotto italiano di qualità, che
annovera oggi ben 4500 specialità riconosciute dal Mipaaf, come si legge su “Il Sole 24 Ore” del 19 luglio.
Specialità che devono però vedersela con la concorrenza dei prodotti di imitazione, come accade per
l'aceto balsamico tradizionale di Modena, che a detta della “Gazzetta di Modena” è falso nel 25% dei casi.
Se ci sono sono troppi falsi in giro è anche colpa, afferma la “Gazzetta di Mantova” del 16 luglio, delle
frontiere colabrodo. A proposito di importazioni, interviene “Il Fatto” del 20 luglio che denuncia come nei
cereali in arrivo nei nostri porti possa esserci in alcune situazioni il rischio di contaminazione da sostanze
tossiche.
Allerta kiwi e pomodoro
I problemi continuano con le coltivazioni di kiwi alle prese con attacchi batterici, come si legge su “Italia
Oggi” del 17 luglio e ancora “Italia Oggi” mette in evidenza l'elevato numero di incidenti sul lavoro che si
stanno registrando sui campi in questo periodo. Come se non bastassero questi problemi, ci si mette anche
la burocrazia a complicare la vita sui campi scoraggiando le imprese “green”, come scrive “Avvenire” del
17 luglio. Ma per fortuna c'è chi non si arrende e crea nuove opportunità come gli “agri-asili”. Se ne parla
su “La Stampa” del 18 luglio. Nuove idee e una nuova fisionomia per l'imprenditore agricolo, lo afferma
su “Repubblica” Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, che sembra in questi ultimi tempi riconciliato
con una visione dell'agricoltura più realistica.
Il latte in piazza
Non poteva mancare il latte dalle pagine dei quotidiani di questi giorni, con “Il Riformista” del 14 luglio
che titola “Le quote latte dividono, la Lega contro tutti”. Interviene anche il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, che dalle colonne del “Secolo XIX” bolla la vicenda come un esempio di cattiva politica.
Dal “Secolo d'Italia” del 15 luglio si pone l'accento sulle divisioni politiche innescate dalla decisione di
rinviare il pagamento delle multe latte. Un rinvio, afferma Paolo De Castro intervistato da “Il Riformista”
del 16 luglio, che non sposta il problema, visto che a gennaio bisognerà comunque pagare le multe. Il
rischio, secondo “Italia Oggi” del 17 luglio, è che alla fine siano tutti i contribuenti a pagare le multe. Il
problema delle quote si trasforma, secondo “La Stampa” del 18 luglio, in una bufera politica. Tanto che
arrivano le proteste di piazza che si snodano tra Cremona e Roma come si può leggere su “Brescia Oggi”
del 20 luglio. E non è finita qui, di quote e multe si parlerà anche nelle prossime settimane.
20 luglio 2010
Una manovra avara per l'agricoltura
Solo gli allevatori alle prese con le multe ne escono soddisfatti, a costo però della credibilità
dell'Italia nella Ue
Palazzo
Madama
Fonte immagine: Gaspa
a
Roma,
sede
del
Senato
La manovra correttiva ai conti dello Stato è stata approvata dal Senato con il ricorso al voto di fiducia. E
ora ci si chiede cosa cambia per l'agricoltura. O meglio, cosa non cambia...Non ci sarà l'attesa proroga
della fiscalizzazione degli oneri sociali (in scadenza il 31 luglio) per le zone svantaggiate. Non ci sarà la
reintroduzione del “bonus gasolio” con il quale si sarebbe dovuta dare una mano alle colture in serra. Non
ci saranno risorse per il settore bieticolo saccarifero che avrebbero dovuto coprire impegni già assunti per
la passata campagna. Nessuno snellimento all'opprimente burocrazia che frena lo sviluppo delle aziende
esistenti e ostacola ogni nuova iniziativa. Ad essere soddisfatto (e solo in parte) è solo il settore della
pesca marittima che ha ottenuto l'introduzione di alcuni ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi del
settore. Ne parliamo perché anche la pesca marittima rientra fra le competenze del ministero di via XX
Settembre, al pari dell'agricoltura. Grande soddisfazione poi in casa della Lega Nord, che ha portato a
casa la proroga al 31 dicembre del pagamento delle multe latte. Un provvedimento del quale si è discusso
a lungo (si veda anche Agronotizie), che va a beneficio di circa un migliaio di allevatori ancora alla prese
con le multe, ma che ha sollevato le ire di tutti gli altri 40mila che invece con le quote si sono messi in
regola.
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Rischio infrazione
La motivazione sostenuta per giustificare il rinvio è tutta nelle risultanze della relazione presentata ad
aprile dal Comando carabinieri dello stesso Mipaaf sul calcolo del tenore in materia grassa del latte.
Calcolo che celerebbe alcuni errori il cui controllo impone il rinvio delle scadenze nel pagamento delle
rate. Rinvio che alla fine è stato ottenuto a dispetto di quanto dichiarato dal ministro Giancarlo Galan
secondo il quale non ci sono state “irregolari indicazioni tali da incidere sul calcolo del prelievo.”
Contrario alla proroga anche il Commissario Ue Dacian Ciolos, secondo il quale c'è una situazione di
infrazione dell'Italia che potrebbe essere sanzionata dall'autorità comunitaria. Ma da questa ci salverà
l'aver stabilito che per le multe in scadenza non si tratta di una sospensione, ma di una proroga al 31
dicembre. Mancherebbero i tempi tecnici per avviare la procedura di infrazione e anche Bruxelles
aspetterà, verosimilmente, la scadenza di fine anno per decidere che fare del “caso” Italia. Non ci
multeranno, forse, ma la nostra credibilità ne esce sconfitta...
20 luglio 2010
'Frutta estiva, in crescita i consumi e i prezzi pagati ai produttori'
Intervista a Domenico Scarpellini, presidente di Macfrut e amministratore delegato del Mercato
ortofrutticolo di Cesena. Il punto sui mercati, sulle tendenze e sul G20 ortofrutticolo
Domenico
Scarpellini,
presidente
di
Macfrut
Il caldo viene in aiuto della frutta estiva. Nei primi quindici giorni di luglio gli acquisti di frutta sono
cresciuti di oltre il 10%, con picchi del 20% nelle grandi città - in particolare a Roma, Milano e Firenze rispetto al precedente mese di giugno. Un risultato che resta al di sotto delle aspettative dei produttori,
ma che comunque ha invertito la tendenza al ribasso dei consumi.
Domenico Scarpellini, presidente di Macfrut, la maggior manifestazione del Mediterraneo dedicata
all’ortofrutticoltura, e amministratore delegato del Mercato ortofrutticolo di Cesena, una delle più
importanti piazze di contrattazione, fa il punto sulla campagna frutticola attualmente in corso.
Come si presenta la situazione di mercato per quanto riguarda il consumo di ortofrutta estiva? E' possibile
fare un parziale bilancio della stagione? E quali sono le produzioni più gettonate?
"A partire dalla fine giugno si è interrotta una tendenza negativa nei consumi di frutta ed ortaggi. Tale
riduzione dei consumi si era evidenziata sia nel 2009 sia nella prima parte del 2010. Anche se i dati
evidenziano che simultaneamente a questa contrazione vi è stato un aumento (+3,5%) delle famiglie che
hanno messo frutta in tavola. Da luglio si è però percepito un aumento dei consumi di frutta e verdura e si
riscontrano incrementi molto alti dei prezzi pagati ai produttori rispetto al 2009.
Il secondo elemento probatorio consiste nell’andamento del Mercato all'ingrosso: a luglio il Mercato
all'ingrosso di Cesena ha riscontrato un buon livello di contrattazione, sintomo di un movimento positivo
degli
acquisti
da
parte
dei
consumatori.
I dati ufficiali del nostro Osservatorio dei consumi ortofrutticoli delle famiglie italiane di Macfrut
confermano che nei primi tre mesi del 2010 si conferma la tendenza riscontrata durante il 2009: crescono
le famiglie italiane che acquistano frutta e ortaggi, ma ognuna ne compera meno. Nel 2009 infatti ogni
nucleo familiare aveva ridotto la spesa ortofrutticola di 10,3 chili, e da gennaio a marzo 2010 (sull’analogo
periodo del 2009) ne ha acquistato in media 2 chili in meno (-2,13%), con un calo di spesa media di 4,58
Euro
(-2,97%).
Nel primo trimestre 2010 c'è stato un +3,5% di famiglie che hanno acquistato ortofrutta rispetto al 2009.
Con un calo dell'acquisto medio per famiglia (frutta e verdura fresche), che va dai 90 kg del 2009 agli 88
kg del 2010 e che porta alla diminuzione anche della spesa media (da 154,15 a 149,57 Euro)".
Organizzazioni agricole e Op individuano in una maggiore concentrazione dell'offerta e nel coordinamento
fra produttori gli strumenti per il rilancio del settore. Sono queste le strade da perseguire?
"Certamente. Ma queste due azioni da sole non bastano più. Proprio su questo fronte abbiamo voluto che a
Macfrut 2010 si ponesse l'accento anche su una maggior attenzione alla fase del consumo ed a quella che
viene
definita
soddisfazione
del
consumatore.
Perché credo che oggi non siano più sufficienti aggregazione e coordinamento fra i produttori, ma occorra
che la qualità sia percepibile e percepita al consumo. Anche perché una tale percezione potrebbe
facilitare una maggior opportunità di allargare il mercato".
In un contesto di crisi generalizzata, i Paesi esteri possono rappresentare uno sbocco interessante per le
nostre produzioni? E quali sono le azioni per un export realmente competitivo?
"E’ importante saper indirizzare l'export in base alle esigenze dei vari Paesi. Ad esempio, a Mosca può
essere più percorribile una politica di commercializzazione di mele, pere e kiwi.
Mentre in Germania bisogna essere presenti con fragole e pesche. In quanto, all'interno di tali scelte va
considerata una componente di non poco conto, ovvero quella della vita del prodotto (o della capacià di
mantenimento – o shelf life)".
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08/07/10–27/07/10
A Macfrut si terranno il secondo Summit europeo della frutta e il primo G20 degli assessori europei. Quali
saranno
le
tematiche
al
centro
degli
incontri?
"Macfrut 2010 inizierà mercoledì 6 ottobre con quel G20 annunciato l'anno scorso dall'assessore regionale
all'agricoltura
dell'Emilia
Romagna,
Tiberio
Rabboni.
Il G20 è l’incontro delle Regioni ortofrutticole europee per dialogare sui problemi e sulla difesa dei redditi
dei produttori. Al G20 di Macfrut si affronteranno una serie di proposte (rapporto tra produzione e GDO,
ruolo delle organizzazioni dei produttori nella Pac dopo il 2013, promozione dell'immagine del settore e
dei consumi, regole fitosanitarie di reciprocità negli scambi commerciali tra Paesi) e si cercherà di
approvare un documento che oltre alla reciprocità fra stati, porrà le basi sulla reciprocità all'interno della
filera
ortofrutticola.
Durante il Macfrut si avrà inoltre il primo Summit Europeo della Frutta, organizzato da Cesena Fiera, CSO
e con il contributo e la collaborazione della Regione Emilia Romagna: occasione unica per fare il punto
sulle previsioni di produzione della frutta invernale: pere, kiwi e agrumi, sia a livello italiano che europeo
e mondiale".
20 luglio 2010
Cereali, tra crisi dei prezzi e calo delle superfici
Basse quotazioni di mercato e costi di produzione in aumento caratterizzano l'andamento del
settore e incidono sulla diminuzione dei terreni coltivati
Cereali, rese produzione e superfici
“Quando dico che c'è bisogno di un progetto complessivo che rifondi il nostro sistema agroalimentare,
intendo dire che non è più possibile continuare ad accettare lo stato di crisi in cui ci troviamo ormai da
anni. Infatti, anche quest'anno la crisi dei prezzi dei cereali si è fatta sentire pure sulle semine di
frumento duro, frumento tenero, orzo e avena le cui superfici, nella campagna in corso, sono diminuite
del
6%
rispetto
al
2009”.
E' il commento del ministro Galan alla pubblicazione del bollettino Agrit, il programma statistico ideato
dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali in grado di produrre, unendo i dati delle
rilevazioni dirette in campo a quelli di immagini telederivate (foto aeree e satellitari), dati circa le
superficie e le produzioni per le principali colture nazionali.
La recente pubblicazione dei dati Agrit relativi a superficie, resa e produzione dei cereali invernali ha
infatti, evidenziato un calo complessivo delle aree investite a frumento duro (-1%), tenero (-5%), orzo (16%) e avena da granella (-15%) scese dai 2,27 milioni di ettari del 2009 ai 2,13 milioni di ettari del 2010.
Come si legge sulla scheda tecnica redatta dal Mipaaf, il calo delle superfici - anche se più contenuto
rispetto a quello registrato dai dati 2009 su 2008 pari a meno 16 punti percentuali - rappresenta una
chiara conseguenza delle basse quotazioni di mercato che caratterizzano queste produzioni associate
all'aumento dei costi di produzione.
Sono a supporto di quanto scritto dal ministero i dati Ismea relativi ai prezzi all'origine della campagna
2008/09 che avevano evidenziato una loro flessione affiancata da una crescita dei costi di produzione di
circa
dieci
punti
percentuali.
A fronte di un calo delle superfici, si registra comunque un aumento medio delle produzioni, o meglio di
quella del frumento duro che segna un +4% rispetto al 2009 imputabile ad una resa mediamente superiore
per ettaro: 33,8 quintali contro i 32 della scorsa campagna. Segna invece un contenuto -1% la produzione
di tenero e un più importante -15% viene registrato per l'orzo.
Stando al rapporto del mese di aprile di Veneto Agricoltura, l'Azienda regionale per i settori Agricolo,
forestale e agro-alimentare, nonostante la lieve risalita dei prezzi registrata in aprile, il trend delle
quotazioni rimane ancora decrescente, in particolare sui mercati internazionali, dove di fronte alle
elevate disponibilità di prodotto e agli stock di magazzino i prezzi, in attesa dei nuovi raccolti, hanno
vissuto situazioni di calo, o comunque altalenanti.
Più recenti dati Ismea, relativi alle rilevazioni sul mercato nazionale delle quotazioni dei prezzi medi
all'origine del raccolto 2010 per la seconda settimana di luglio di frumento duro e tenero, hanno
evidenziato una risalita per entrambi; ma, come viene fatto notare all'interno del rapporto, le
contrattazioni non sono ancora entrate nel vivo e in molti casi gli scambi della nuovo produzione non sono
ancora iniziati. Andando a vedere poi l'andamento del mese di giugno su maggio 2010, si osserva un +3,9%
del tenero con un prezzo medio pari a 158,68 euro a tonnellata e un più contenuto incremento di 1,5 punti
percentuali per il duro, scambiato ad una quotazione media di 156,43 euro a tonnellata.
Allargando lo sguardo al contesto europeo, le cui indicazioni di mercato sempre secondo Veneto
Agricoltura, influenzano la situazione a livello nazionale, sono da segnalare gli allagamenti che hanno
colpito alcune aree del sud della Francia, la Germania e alcuni paesi dell’Est Europa, che associati alla
perdurante siccità del nord-ovest francese e del Regno Unito, hanno indotto a stimare una perdita dei
raccolti anche superiore al 10%.
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08/07/10–27/07/10
Anche sul fronte superfici, l'Italia si sente in compagnia nel contesto europeo dove le superfici seminate a
cereali sono calate del 2% circa (fa eccezione il frumento tenero) a favore delle superfici coltivate a semi
oleosi, più redditizie e più richieste dal mercato dei biocarburanti in continua crescita, che sono passate
da poco più di 28 milioni di ettari del 2009 a 29 nel 2010.
20 luglio 2010
Vendemmia 2010, verso i livelli record del 2008
Le previsioni di Ismea e Unione italiana vini: stime produttive in crescita. Determinanti la fine di
luglio e il mese di agosto
Indagine vendemmiale realizzata da Ismea e Unione italiana vini a luglio
Le stime produttive per la prossima vendemmia sembrerebbero indicare una crescita rispetto allo scorso
anno, con un aumento comunque contenuto entro i limiti del 5%.
Se così fosse, in volume assoluto, la campagna 2010 potrebbe tornare sui livelli del 2008 e superare quota
46 milioni di ettolitri. Secondo i dati Istat nel 2009 la produzione vinicola si era invece fermata a 45,4
milioni di ettolitri. Attesa, in media, una qualità buona. È quanto emerge da una prima ricognizione sullo
stato dei vigneti della Penisola, svolta da Ismea e Unione italiana vini nella prima decade di luglio.
La cautela è, comunque, d'obbligo perché come di consueto per gli esiti produttivi saranno determinanti la
fine di luglio e il mese di agosto. Ci sarà, infatti, da valutare quanto le riserve idriche accumulate durante
l'inverno risulteranno sufficienti a contrastare l'attuale ondata di caldo e in che misura si riuscirà ad
arginare i potenziali attacchi dei patogeni - un rischio in molte aree a causa dell'umidità - ad oggi tuttavia
ben controllati.
Quest'anno sugli esiti della campagna inciderà anche la variabile legata agli effetti della vendemmia
verde, attivata per la prima volta, che di fatto va a togliere materia prima dal circuito produttivo. La
misura si aggiunge poi alla riduzione delle superfici vitate determinata dalle estirpazioni con premio. Nel
2010 sono state accolte domande per 10.741 ettari che si vanno ad aggiungere a quelle per gli 11.571
ettari dello scorso anno. In molte aree, inoltre, aumenta la consuetudine di ricorrere al diradamento per
fini qualitativi.
Una caratteristica che accomuna il vigneto Italia di quest'anno è il ritorno a un calendario 'normale', dopo
gli anticipi del 2009: il freddo rigido che ha contraddistinto il lungo e piovoso inverno ha infatti rallentato
lo sviluppo vegetativo, determinando uno slittamento in avanti, rispetto allo scorso anno, di quasi tutte le
fasi fenologiche.
Scendendo nel dettaglio regionale si osserva una sostanziale omogeneità all'interno delle diverse macroaree nazionali. Nel Nord, infatti, quasi tutte le regioni si collocano, al momento, su livelli produttivi uguali
o leggermente superiori alla campagna scorsa. Previsioni in linea con il 2009 anche per il Centro, ad
eccezione delle Marche, dove, come in larga parte delle regioni meridionali, si stima un recupero, almeno
parziale, delle perdite subite lo scorso anno. Al generalizzato incremento del Sud sembrano, tuttavia,
sottrarsi le produzioni delle due isole maggiori.
Dettaglio regionale
In Piemonte (=/+) se l'inverno tra il 2008 e il 2009 era stato ricco di precipitazioni nevose, quello tra il
2009 e il 2010 si è caratterizzato per il freddo e il gelo. Ha fatto seguito una primavera fredda e molto
piovosa, che si è conclusa con un'ultima settimana di forti precipitazioni, dopo che si è avuto un periodo
più
caldo
tra
metà
maggio
e
inizio
giugno.
Nei vigneti, quindi, l'inizio della germogliazione si è verificato con ritardo rispetto alla norma, calcolabile
dai 10-15 giorni. Il bel tempo di maggio e giugno ha poi accelerato lo sviluppo vegetativo, creando qualche
problema di gestione della chioma e di controllo delle fitopatie, in particolare della peronospora.
La grandine ha colpito alcune aree, soprattutto nel Cuneese, ma la sua incidenza così precoce potrebbe
avere
limitato
i
danni
a
un
diradamento
iniziale
dei
grappoli.
Tutto considerato, la buona allegagione e la consistente umidità nel terreno fanno prevedere la presenza
di abbondanti quantitativi di uva, sebbene l'ormai abituale pratica del diradamento potrebbe tendere a
ridimensionare l'aumento produttivo rispetto allo scorso anno. Poche, invece, le adesioni alla vendemmia
verde.
In Lombardia (=) lo sviluppo vegetativo mostra un ritardo di circa 10 giorni che potrebbe, comunque,
essere recuperato grazie al caldo attuale. A una normale fioritura ha fatto seguito un'allegagione molto
buona,
solo
in
alcuni
casi
lievemente
compromessa
dagli
sbalzi
termici.
Nonostante qualche avvisaglia di peronospora e oidio, lo stato sanitario del vigneto è molto buono. Le
riserve di acqua accumulate durante l'inverno, inoltre, sembrano scongiurare il pericolo di stress idrico
durante
i
prossimi
mesi.
Le previsioni produttive, da prendere comunque con cautela, fanno pensare a volumi in linea con l'annata
precedente, con alcune zone, come l'Oltrepò, che potrebbero anche raggiungere livelli superiori.
Per la Valle d'Aosta (=/+) si stima una produzione leggermente superiore a quella dello scorso anno e una
qualità molto buona. Le fasi fenologiche si sono susseguite accumulando un ritardo di almeno 10 giorni
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08/07/10–27/07/10
rispetto alla norma. Ad una buona germogliazione e fioritura è seguita una mediocre allegagione. Al
momento non si segnalano particolari patologie della vite.
In Liguria (=) lo sviluppo della vite è partito con un ritardo di circa una settimana rispetto al 2009, ma il
caldo di luglio potrebbe annullarlo e far iniziare la vendemmia con lo stesso calendario dello scorso anno.
Sul fronte fitosanitario c'è stato allarme per la comparsa della peronospora, peraltro efficacemente
controllata, e al momento non si segnalano altri problemi.
In Veneto (=) l'andamento meteo, caratterizzato da un inverno particolarmente rigido e poi da una
primavera piovosa, ha influito sullo sviluppo vegetativo: regolare nelle sue diverse fasi, ma con un ritardo
di oltre una settimana rispetto al 2009. Il caldo di fine giugno e degli inizi di luglio potrebbe, comunque,
favorire
un
certo
recupero.
Lo stato fitosanitario del vigneto non registra, ad oggi, situazioni particolarmente critiche, anche se le
abbondanti piogge che si sono protratte per gran parte del mese di giugno hanno causato qualche
difficoltà all'esecuzione dei trattamenti. Continua a essere alta l'attenzione per la peronospora, comunque
controllata, mentre destano preoccupazioni gli attacchi di botrite.
La vendemmia 2010 in Trentino (=/+) sembrerebbe attestarsi sui livelli dell'anno precedente. Lo sviluppo
vegetativo risulta in ritardo di circa dieci giorni rispetto alla vendemmia passata con fasi fenologiche che
si sono susseguite senza particolari problemi. La vegetazione si presenta rigogliosa. La maggior parte dei
viticoltori ha eseguito la sfogliatura meccanica o manuale che migliora l'esposizione dei grappoli e riduce
l'incidenza di malattie da crittogame. Non si segnalano, peraltro, danni da patogeni, sebbene l'oidio si sia
manifestato con più aggressività rispetto alla norma. La maggior presenza di uva rispetto allo scorso anno
verrà, di fatto, annullata dalla pratica del diradamento. Anche in Alto Adige (=) le condizioni del vigneto
sono tra il buono e l'ottimo con uno sviluppo in ritardo di dieci giorni sullo scorso anno. Buone le
prospettive in termini di qualità.
In Friuli Venezia Giulia (=) la produzione non sembra discostarsi da quella dello scorso anno, peraltro non
abbondante. L'inverno freddo, come in molte altre regioni, ha provocato un ritardo delle prime fasi
fenologiche di circa dieci giorni. Il gelo della fine di dicembre ha condizionato il germogliamento in tutta
la regione. Con danni piuttosto rilevanti soprattutto nei vigneti più giovani, mentre in quelli più adulti i
problemi si sono avuti solo su alcune varietà, come Sauvignon, Pinot grigio, Prosecco e Traminer. La
fioritura è avvenuta in condizioni climatiche ottimali, mentre l'allegagione è da considerarsi mediamente
buona, tranne per alcune varietà per le quali si è verificata cascola (Cabernet Franc, Verduzzo friulano e
Picolit) e che ora presentano grappoli spargoli. In provincia di Pordenone e Udine si sono registrati
problemi anche a seguito della grandine che ha colpito a macchia di leopardo. Contenuti, grazie ai
monitoraggi e a interventi tempestivi, i problemi derivanti da attacchi di patogeni. Le frequenti
precipitazioni di metà maggio, infatti, hanno provocato l'insorgere di peronospora e, a seguire, botrite, a
carico di foglie e tralci.
Si prevede una buona annata dal punto di vista quantitativo per l'Emilia-Romagna (=/+). Le prime fasi
vegetative hanno preso avvio con un ritardo di 10 giorni circa a causa delle temperature al di sotto delle
medie stagionali. Questo non ha compromesso, comunque il risultato in termini quantitativi. Il vigneto è
apparso da subito molto rigoglioso, con grappoli pieni e ben sviluppati. A fronte di questa situazione, vista
la situazione di mercato e soprattutto nell'ottica di una maggiore qualità, molti viticoltori hanno già messo
in previsione di intervenire con il diradamento dei grappoli e con la defogliazione. A contenere l'entità
dell'aumento inizialmente previsto dagli operatori sono intervenute anche grandinate che, a fine giugno,
hanno compromesso, sebbene a macchia di leopardo, alcune produzioni sia nelle province emiliane che in
quelle romagnole. Alta l'attenzione sul fronte fitosanitario. L'eccessiva piovosità ha favorito, soprattutto in
pianura, alcuni focolai di peronospora che sono stati subito controllati con trattamenti tempestivi,
evitandone il radicamento e la diffusione. Al momento sono stati segnalati rari focolai di oidio, per i quali
si stanno facendo gli opportuni trattamenti.
Generalmente sui livelli dello scorso anno le produzioni del Centro Italia a partire dalla Toscana (=) dove
lo stato vegetativo presenta un ritardo medio di poco più di una settimana. Le fasi fenologiche, dalla
cacciata all'allegagione, sono risultate mediamente buone, anche se in alcune zone dell'area fiorentina la
cacciata è apparsa mediocre. Oltre al freddo invernale e alla pioggia primaverile, le avversità climatiche
sono continuate con alcune grandinate nelle zone più alte del territorio senese e fiorentino: Castellina in
Chianti, Panzano in Chianti, Montalcino. Al momento la quantità delle uve risulta in linea con lo scorso
anno con una qualità giudicata buona e una gradazione, probabilmente, con qualche grado babo in meno.
I vigneti, attualmente, si presentano in buono stato e solo a fine giugno sono stati segnalati attacchi di
peronospora leggermente superiori alla media del periodo, a causa dell'eccessiva piovosità che ha
caratterizzato in particolare i mesi di maggio e giugno rendendo difficile in alcuni casi l'esecuzione di
trattamenti fitosanitari.
Situazione piuttosto buona nelle Marche (+) dove la vendemmia 2010 sembrerebbe recuperare pienamente
le perdite registrate l'anno prima. Lo stato vegetativo della vite rientra nella media stagionale, in ritardo
di oltre una settimana sullo scorso anno, con un'abbondante cacciata a cui hanno fatto seguito fioritura e
allegagione ottimali. Questo ha permesso un notevole aumento della carica di grappoli. La situazione
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fitosanitaria non mostra un quadro particolarmente problematico, grazie al continuo monitoraggio e alla
lotta guidata. Nonostante questo si è registrato qualche focolaio peronospora come ad esempio nella zona
del Conero. Nell'ultima decade di giugno, in alcune aree collinari, sono stati rilevati focolai di oidio
circoscritti, però, a vigneti nei quali non erano stati effettuati trattamenti adeguati. Si sono verificate
grandinate a macchia di leopardo solo in alcune aree della provincia di Ancona e di Macerata, che però
non hanno arrecato danni irreversibili ai fini della produzione finale, in quanto i vitigni colpiti sono in
grado di recuperare grazie all'ottimo stato vegetativo.
Una stagione complicata quella dei viticoltori dell'Umbria (=). Dopo un inverno straordinariamente rigido e
che si è protratto fino a primavera inoltrata, sono seguiti due mesi caratterizzati da precipitazioni piovose
intense e frequenti. Condizioni queste che hanno determinato un forte ritardo nella ripresa vegetativa dei
vigneti, valutabile nell'ordine delle due settimane, e un lavoro eccezionale per il controllo dei patogeni,
peronospora in primo luogo. Lo sviluppo vegetativo è stato buono e fioritura e allegagione sono risultate
così ricche da far prevedere, in un primo momento, una produzione abbondante. Il maltempo e alcune
grandinate di inizio giugno hanno però ridimensionato gli incrementi previsti. Per il prosieguo dell'estate è
da escludere stress idrico, vista l'ottima dotazione idrica dei terreni, mentre c'è massima attenzione per lo
stato sanitario dei vigneti.
Nel Lazio (=) la situazione vegetativa e sanitaria mostra, di fatto, una regione divisa in due. Nella zona dei
Castelli Romani il ciclo vegetativo è partito con circa dieci giorni di ritardo per via di un inverno che si è
protratto più a lungo del solito. La cacciata è stata buona, ma in seguito le frequenti piogge hanno
condizionato fioritura e allegagione, con grappoli che si presentano piuttosto spargoli. La troppa umidità
ha aumentato l'incidenza delle malattie del vigneto, della peronospora in particolare, che non si
presentava, in queste zone, con tanta virulenza dal 2004. Chi ha agito per tempo aumentando la
frequenza dei trattamenti in vigna ha limitato i danni. Quantitativamente, ci si aspetta, in queste zone,
una produzione lievemente inferiore rispetto all'anno passato, anche a causa degli abbandoni e degli
espianti in corso. Nella zona litoranea, invece, il calendario vegetativo risulta nella media stagionale e in
linea con quello considerato normale. Tutte le fasi dalla cacciata all'allegagione sono risultate ottime,
facendo prevedere un lieve aumento della produzione anche grazie alla mancanza di particolari avversità
climatiche e alla buona tenuta dei trattamenti antiparassitari che fino a ora hanno contenuto gli attacchi,
in particolare, di peronospora.
Dopo la decisa flessione dello scorso anno sembra in netto recupero anche la produzione dell'Abruzzo (+).
L'andamento stagionale, caratterizzato da forti escursioni termiche non ha ritardato le diverse fasi
fenologiche della vite rispetto alla media stagionale. Buono lo stato fitosanitario dei vigneti, nonostante le
condizioni meteo, caratterizzate da eccesso di piovosità e temperature sopra la media, siano abbastanza
favorevoli allo sviluppo di peronospora. Si riscontrano solo alcuni attacchi di oidio nelle aree collinari,
subito circoscritti con interventi tempestivi.
Si attende in crescita anche la produzione della Campania (+), dove i vigneti si presentano con uno
sviluppo vegetativo in ritardo rispetto allo scorso anno, ma in linea con un calendario ritenuto normale. Le
abbondanti piogge hanno creato un clima favorevole allo sviluppo della peronospora che ha colpito però
soprattutto i vigneti non specializzati e dove non sono state applicate corrette pratiche agronomiche. Le
buone riserve idriche accumulate durante l'inverno e la primavera, stanno permettendo alle viti,
soprattutto nelle zone di collina dove non è sempre possibile intervenire con irrigazione di soccorso, di
non subire troppo lo stress idrico e il caldo di queste prime settimane di luglio. Nella regione l'adesione
alla misura della vendemmia verde è stata inferiore rispetto alle attese.
Pur senza tornare sui livelli produttivi del 2008, la Puglia (+) sembrerebbe recuperare molte delle perdite
registrate nella scorsa vendemmia. In tutta la regione la situazione sembra abbastanza buona, sebbene a
differenziare le diverse zone ci siano i tempi del calendario vegetativo. Nel Nord, infatti, si evidenzia un
ritardo di qualche giorno rispetto allo scorso anno, a fronte di un anticipo nelle aree salentine. Le piogge
primaverili hanno favorito un germogliamento uniforme dei tralci permettendo lo sviluppo di un elevato
numero di grappoli. Lo stato sanitario nel complesso è buono perché la peronospora, comparsa comunque
in forma leggera, è stata ottimamente controllata. Leggeri gli attacchi di oidio, soprattutto in quei vigneti
non sottoposti a sfogliatura.
Più abbondante dello scorso anno anche la produzione stimata per il Molise (+). I vigneti sono ben
sviluppati grazie a fasi fenologiche che si sono susseguite in modo ottimale, sebbene con un ritardo di
circa una settimana che potrebbe essere recuperato con il caldo dell'estate. Eseguiti i trattamenti
preventivi contro peronospora e oidio, per cui lo stato sanitario del vigneto, per il momento, non desta
preoccupazioni.
Anche in Calabria (+), alla luce dell'ottimo sviluppo vegetativo, si stima una vendemmia più abbondante
della precedente. Tuttavia, l'aumento potenziale sarà in parte compensato dall'adesione dei viticoltori alla
vendemmia verde. Lo stato di salute del vigneto è ottimo. L'andamento stagionale ha fatto ritardare di
una settimana cacciata, fioritura e allegagione, ritenute però ottime. Lievi gli attacchi di peronospora e
oidio in alcune zone, comunque ben controllati.
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Si prospetta abbondante anche la vendemmia della Basilicata (+), sebbene non tanto da recuperare il calo
dello scorso anno. Le piogge, che si sono susseguite per i primi sei mesi di quest'anno, hanno creato una
buona riserva idrica da cui attingere anche in caso di un'estate particolarmente siccitosa. Ancora da
quantificare i danni da peronospora e oidio, di cui si sono registrati focolai nelle ultime settimane.
A differenza delle altre regioni del Sud, la Sicilia (-) si presenta alla vigilia della nuova campagna con
previsioni di produzione in calo rispetto allo scorso anno. Sull'andamento della vendemmia influiranno le
condizioni meteo verificatesi in primavera, quando fioritura e allegagione sono state accompagnate da
temperature più basse rispetto alla media stagionale e da vento di scirocco che ha interessato, in
particolare, la Sicilia occidentale e la fascia costiera. Ma non solo. Saranno infatti da valutare anche la
forte adesione alla vendemmia verde alla quale si aggiunge l'abbandono, con premio, dei vigneti. Sono
stati circa 10.000 gli ettari per i quali è stata accolta la domanda di vendemmia verde e questo potrebbe
togliere dalla produzione, potenzialmente, circa un milione di quintali di uva. A questo si aggiunga il fatto
che negli ultimi due anni il vigneto siciliano, grazie alle estirpazioni con premio, è calato di oltre 5.000
ettari. Buone, comunque, le aspettative sulla qualità delle uve, così come buono lo stato di salute dei
vigneti: si registra solo una leggera comparsa di oidio a macchia di leopardo.
In Sardegna (-/=) il susseguirsi delle fasi vegetative, con una buona fioritura, ma una non altrettanto
ottimale allegagione dovuta ad avversità atmosferiche come forti venti e accentuate escursioni termiche,
fa prevedere un volume produttivo difficilmente superiore a quello, già non abbondante, dello scorso
anno. Si registra, inoltre, l'aumento degli attacchi di peronospora e oidio rispetto alla media a causa delle
prolungate piogge.
Fonte: Unione italiana vini
In redazione: F.B.
20 luglio 2010
Ocm ortofrutta, approvata la riforma 'breve'
La proposta della Commissione europea modifica il Regolamento 1580/2007. Nuove regole per le
Op nel calcolo degli aiuti
Ortofrutta
e
Ue
Fonte immagine: gracey
Nuove regole nel calcolo degli aiuti europei alle Organizzazioni dei produttori del settore ortofrutta. Il
Comitato di gestione ortofrutta della Ue ha votato nei giorni scorsi la proposta della Commissione europea
- la cosiddetta riforma 'breve - che modifica il Regolamento 1580/2007 di applicazione dell'Ocm
ortofrutta.
Dal nuovo sistema di calcolo resteranno fuori i programmi di gestione del settore già decisi, alcuni di
durata pluriennale, "a cui non viene applicata nessuna revisione”, come ha precisato Roger White,
portavoce del Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos. La proposta, al momento del voto, non
ha riunito una maggioranza a favore, "ma ha ottenuto – ha precisato White – il voto favorevole dell’Italia”.
In Europa, le Organizzazioni di produttori ricevono dall’Ue - per le operazioni di gestione del settore
ortofrutticolo di cui si fanno carico - un aiuto pari al 4,1% del valore dei prodotti immessi sul mercato,
compreso
il
valore
della
prima
trasformazione.
Nella nuova proposta Bruxelles ha rivisto la definizione "di prima trasformazione" - che ha dato luogo a
difficolta di interpretazione - introducendo coefficienti di calcolo dell’aiuto specifici alle diverse categorie
di prodotti. Le modifiche interesseranno le organizzazioni di produttori che trasformano i propri prodotti
in ortofrutticoli congelati e in conserva, in succhi di frutta mediante un sistema di coefficienti fissi (tassi
forfettari) che vanno applicati al “valore fatturato” degli ortofrutticoli trasformati.
Nel progetto di Regolamento viene soppresso il testo relativo alla riduzione del valore della produzione dei
prodotti di IV gamma, mantenendosi così la situazione attuale. Altro cambiamento introdotto è
l'incremento in 5 punti percentuali del limite massimo di ritiri annuali, per i quali rimane invariata la
media
annuale
del
5%.
Modifiche al rialzo per costi di trasporto, selezione e confezionamento dei ritiri destinati alla distribuzione
gratuita, variabili secondo la distanza ed il tipo di prodotto.
La Commissione intende poi realizzare una modificazione più estesa dell'Ocm ortofrutta il prossimo
autunno, soprattutto per quanto riguarda nuove misure di gestione di crisi di mercato.
Dopo il voto il Copa-Cogeca ha esortato i ministri dell'Ue a garantire che le Organizzazioni di produttori
siano adeguatamente sostenute per consentire loro di ottenere una parte piu equa del prezzo al dettaglio.
Paolo Bruni, presidente della Cogeca, ha ricordato: “Il Copa-Cogeca riafferma che le nuove regole per il
calcolo del valore della produzione commercializzata, che serve a determinare l’aiuto comunitario
destinato alle organizzazioni di produttori, rappresentano un passo nella direzione sbagliata. Esse portano
infatti a una riduzione dell’aiuto per le organizzazioni di produttori che sono fortemente impegnate nel
processo di valorizzazione della produzione dei loro membri. Plaudiamo invece agli sforzi realizzati dalla
Commissione europea per cercare di giungere a un accordo ragionevole su una problematica
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estremamente
importante,
che
e
stata
trattata
anche
dal
Parlamento
europeo".
"Tuttavia - ha proseguito Bruni - se l'Ue vuole garantire dopo il 2013 la sicurezza alimentare nel settore
degli ortofrutticoli trasformati, il Consiglio deve assicurarsi che le Organizzazioni di produttori, impegnate
nella prima trasformazione degli ortofrutticoli, siano pienamente sostenute nei loro sforzi affinche i
produttori
possano
ottenere
una
parte
piu
equa
del
prezzo
al
dettaglio".
"Il Copa-Cogeca avverte che i ricavi di mercato ottenuti dagli agricoltori si stanno riducendo. Questa
situazione e imputabile al fatto che gli agricoltori e le loro cooperative si trovano a dover affrontare
l'enorme potere di acquisto di alcuni trasformatori e supermercati. Per tutti gli agricoltori, la parte di
guadagno sul prezzo al dettaglio e crollata dal 31% al 24% nell'arco di solo 10 anni".
In redazione: P.F.
22 luglio 2010 - 10:59
Vendemmia 2010, Fedagri prevede +3/5% rispetto al 2009
Il presidente del settore Orsi: 'Soddisfazione per proroga applicazione Decreto sui controlli vini Igt'
Adriano Orsi, presidente settore vitivinicolo Fedagri
“Accogliamo con soddisfazione la decisione, assunta in seno alla riunione della Filiera vino e regioni
convocata dall’Icq e che sarà a breve adottata dal Mipaaf, di prorogare al 2011 l’applicazione del Decreto
relativo ai controlli dei vini Igp da parte degli enti terzi: ciò comporterà per le nostre cantine cooperative
un notevole risparmio, dal momento che anche per la prossima campagna vitivinicola l’incarico dei
controlli sarà affidato al Servizio Icq - Ispettorato frodi”. Lo ha comunicato il presidente del settore
vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative Adriano Orsi nel corso del comitato di settore svoltosi oggi a
Palazzo della Cooperazione.
Nel corso dell’incontro è stato fatto anche il punto sulle previsioni della vendemmia 2010, per la quale
Fedagri stima un leggero incremento rispetto al 2010, quantificabile intorno ad un +3/5%, con lievi
differenze tra le varie regioni. La qualità risulta buona pressoché dovunque, a causa della presenza del
sole e delle favorevoli condizioni climatiche di queste settimane.
Quanto alla situazione complessiva del comparto vitivinicolo: "Persistono evidenti criticità – ha detto il
presidente Orsi – ma le prospettive non sono così nere come apparivano nei mesi scorsi. In base alle
valutazioni emerse nel dibattito alla presenza dei rappresentanti territoriali, è emerso che le regioni che
presentano al momento maggiori difficoltà sono il Piemonte (che ha richiesto la distillazione di crisi), la
Toscana e in generale quelle regioni che hanno prodotti più pregiati, in quanto risentono in misura
maggiore della crisi dei consumi e della riduzione della capacità di spesa, a fronte di costi di produzione
molto alti”.
Il Comitato di settore ha fatto anche il punto sulla vendemmia verde. “I dati dimostrano – spiega Orsi che la regione Sicilia ha fatto la parte del leone, impegnando oltre l’80% di tutta la spesa nazionale.
Fedagri si è da sempre dichiarata contraria a tale misura, poiché essa comporta difficoltà e problemi di
natura ambientale, dal momento che il taglio dei grappoli ancora verdi causa a lungo andare
l’acidificazione del terreno. Inoltre gli agricoltori che praticano la vendemmia verde non trattano le
piante e ciò genera inevitabilmente problemi in ordine alla situazione sanitaria della vite, come è
confermato anche dalle notizie tutt’altro che positive provenienti dalla Slovenia, dove la vendemmia
verde è stata praticata lo scorso anno”.
Fonte: Fedagri-Confcooperative
In redazione: A.F.
22 luglio 2010 - 10:05
Prezzo latte, nuova rottura delle trattative
Lo annuncia Confagricoltura Lombardia dopo un incontro con Assolatte
C’è stata una nuova rottura nella trattativa per la determinazione del prezzo del latte alla stalla: questo
l’esito dell’incontro tra le organizzazioni agricole ed Assolatte, tenutosi nel pomeriggio di ieri presso nella
sede di Confagricoltura Lomabrdia.
“Ancora una volta, come nell’incontro precedente, Assolatte si è presentata al tavolo della trattativa con
una proposta inaccettabile - afferma Francesco Bettoni, presidente di Confagricoltura Lombardia – che
non trova nessuna giustificazione nell’andamento di mercati di tutti i principali prodotti lattiero-caseari e
che non garantisce certo una giusta remunerazione ai nostri allevatori, che pure hanno accettato con
grande senso di responsabilità un prezzo assai poco soddisfacente nel primo semestre di quest’anno”.
“D’altra parte – prosegue Bettoni – che le intenzioni di Assolatte nei nostri confronti non fossero positive
era facilmente prevedibile, alla luce della comunicazione che gli industriali hanno diffuso sui principali
quotidiani sabato scorso. L’indicazione per i nostri soci rimane quella già data nei giorni scorsi: non
firmare nessun contratto con l’industria al di sotto di 0,40 euro al litro”.
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08/07/10–27/07/10
“L’accordo di gennaio prevedeva anche la realizzazione di iniziative comuni con Assolatte per la
valorizzazione della filiera lattiero-casearia – conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia – ci
chiediamo però come sia possibile ragionare su possibili interessi comuni, a fronte di un mancato
riconoscimento del ruolo degli allevatori e del valore del latte che producono, con grande impegno e
professionalità”.
Fonte: Confagricoltura Lombardia
In redazione: A.F.
22 luglio 2010 - 10:28
Mucca pazza: niente allarmismi, la carne è sicura
Lo afferma Coldiretti a fronte del nuovo caso di Bse umana riscontrato in Toscana
"Se confermato, è una eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di
incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana che è del tutto
sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte
all’emergenza Bse". E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al caso probabile di variante della
malattia di Creutzfeldt-Jakob, il cosiddetto morbo della 'mucca pazza' che riguarda in Italia una donna di
42 anni ricoverata all’ospedale di Livorno.
La Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l'efficacia delle misure adottate
per far fronte all'emergenza come, sottolinea la Coldiretti, il monitoraggio di tutti gli animali macellati
sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione
degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare.
I piani dell'Unione Europea sulle farine animali
C’è un piano dell’Unione europea per superare il principio della tolleranza zero e tollerare la presenza di
farine animali nei mangimi per l’alimentazione delle mucche, dopo che sono state ritenute responsabili
del morbo mucca pazza e per questo vietate nell’ambito delle misure di prevenzione adottate a partire
dal 2001. Questo quanto emerge dalla seconda Road Map sulla Tse-Encefalopatia spongiforme trasmissibile
adottata nei giorni scorsi dalla Commissione europea.
Nel documento che, sottolinea la Coldiretti, ha come obiettivo quello di continuare la revisione delle
misure previste promuovendo un dibattito, tra le diverse istituzioni comunitarie, si ipotizza la fissazione di
una soglia di tolleranza minima per la presenza di farine animali nei mangimi destinati anche ai animali
ruminanti da fattoria con la revoca del principio di tolleranza zero. Una possibilità che è sotto verifica
dell’Efsa-Autorità europea per la sicurezza alimentare il cui parere sul livello di tolleranza è atteso per la
fine del 2010.
I controlli sono efficaci e funzionano
Anche la Cia sottolinea che il caso di Livorno accertato è isolato e solo il secondo registrato nel nostro
Paese. La rete di vigilanza sanitaria è una valida garanzia per consumatori e allevatori.
"Bisogna evitare allarmismi inutili e dannosi. Il caso di Livorno è isolato e soltanto il secondo registrato nel
nostro Paese e, quindi non deve suscitare alcuna preoccupazione. I controlli sono ferrei e funzionano".
In redazione: A.F.
21 luglio 2010 - 10:12
Made in Italy, in Camerun accordi per legno e biomasse
50 imprese italiane in missione sul territorio con il viceministro allo Sviluppo economico
"La straordinaria partecipazione di imprese italiane a Yaoundè segna l'inizio della nuova fase di
partnership tecnologica ed industriale. Ne sono prova gli accordi specifici che sono Stati siglati nel settore
del legno tra il Catas e il ministero camerunense delle foreste, nel campo siderurgico tra l'impresa Danieli
e il ministero dell'Economia e nel settore delle bioenergie/biomasse in cui opera Edeatech, impresa italocamerunense".
Lo ha affermato Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, in missione in Camerun con una
delegazione di 50 imprese italiane.
Fonte: Agrapress
In redazione: A.F.
27 luglio 2010
Corpo 8, le mozzarelle blu sconfiggono vacca pazza
Cosa hanno scritto quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 21 al 27 luglio
Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani
C'è stato il timore di una nuova psicosi da vacca pazza dopo la scoperta di un caso di Creutzfeldt Jakob in
Toscana. I giornali si sono buttati a capofitto sulla notizia, a iniziare da “Repubblica” del 22 luglio che
strillava “mucca pazza torna a far paura”. Stessi toni allarmistici anche su “Il Secolo XIX” secondo il quale
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08/07/10–27/07/10
è un ritorno dell'incubo mucca pazza. Nessuno che si ricordi del grande bluff che fu l'allarme di 10 anni fa.
O dell'inutile corsa ai vaccini contro l'influenza dei polli. Ma forse i polli non erano quelli con ali e
piume...Per fortuna, si fa per dire, è spuntata un'altra mozzarella blu, questa volta italiana, e i giornali si
sono dimenticati di vacca pazza. Si sa, un allarme alimentare scaccia l'altro (dai giornali) e così è stato per
“La Stampa” del 23 luglio, per “Il Giornale” del giorno seguente e poi per “Il Resto del Carlino” del 25
luglio che alle mozzarelle blu hanno dedicato grande attenzione. E si continua il 27 luglio con
“Repubblica” che informa dell'apertura da parte della Procura di un fascicolo sulle mozzarelle blu.
Agricoltori in piazza
Per fortuna questa attenzione agli scandali alimentari non ha fatto dimenticare le proteste degli
agricoltori che in questi giorni hanno movimentato alcune piazze italiane. Se ne parla su “Italia Oggi” del
21 luglio e poi su “La Gazzetta del Mezzogiorno” che racconta la “rabbia verde” che agita i campi. Sulle
pagine de “Il Sole 24 Ore” del 25 luglio si discute delle motivazioni della protesta e dell'occasione persa
dalle Organizzazioni Professionali per una manifestazione unitaria, che sarebbe stata più incisiva. “Il
Corriere del Giorno” del 26 luglio punta l'indice contro la politica che si è dimenticata dell'agricoltura e
che costringe gli agricoltori alla protesta. E si continua il 27 luglio sulle colonne di “Repubblica” che
danno un'anticipazione della manifestazione organizzata da Confagricoltura da Napoli a Roma.
Caldo e grandine
A complicare i problemi dell'agricoltura ci si mette anche il clima. Prima il gran caldo che mette in crisi
numerose colture, e in particolare quelle di meloni, come si legge su “Libero” del 25 luglio. A rischio per il
troppo caldo anche l'annata vinicola, stando alle anticipazioni del “Mattino” del 23 luglio. Il gran caldo si
fa sentire non solo in Italia ma anche in Germania dove secondo “Welt” le produzioni agricole subiranno
un calo sensibile. Come sempre non tutti i mali vengono per nuocere, perché le alte temperature hanno
come contropartita un maggior consumo di frutta, come scrive “Il Sole 24 Ore” del 25 luglio. Poi arrivano
le grandinate, si legge su “L'Eco di Bergamo”, a distruggere campi di mais e a rovinare serre.
Cereali, è ancora crisi
Dai problemi del clima a quelli dei mercati con i cereali in profondo rosso come riporta il “Il Sole 24 Ore”
del 25 luglio. Per fronteggiare le difficoltà in Friuli Venezia Giulia si pensa a misure per innovare la filiera
con una più efficace organizzazione degli essiccatoi. I dettagli si possono leggere sul “Messaggero veneto”
del 26 luglio. Restando sul tema dei cereali, “Brescia Oggi” del 24 luglio mette l'accento sulla grande
diffusione in questa provincia lombarda delle colture di mais.
Aiuti e tagli
A fronte di tante difficoltà sono salutate con soddisfazione le misure a favore dell'agricoltura., come lo
sblocco dei fondi per le bonifiche i cui dettagli sono riportati su “Il Sole 24 Ore” del 24 luglio. Salutati con
ottimismo anche i fondi giunti dallo “Scudo fiscale” e destinati alle incentivazioni assicurative, argomento
del quale si parla su “Italia Oggi” del 21 luglio. Doccia fredda invece per gli aiuti al fotovoltaico, diminuiti
del 40% come scrive “Il Sole 24 Ore” del 21 luglio. Cattive notizie anche per fondi destinati alla zootecnia
e che a parere di “Italia Oggi” del 24 luglio sono destinati ad essere falciati. Non così per i kiwi della
Galizia, si legge sempre su “Italia Oggi”, che la Ue ha invece deciso di aiutare.
Stalle in affanno
Quote, prezzo del latte e proteste sono gli argomenti che hanno “tenuto banco” nel mondo degli
allevamenti. “Repubblica” e anche “Il Sole 24 Ore”del 22 luglio pongono l'accento sugli esiti delle
votazioni in Commissione Agricoltura che hanno visto la maggioranza di Governo in difficoltà. Da segnalare
l'articolo pubblicato su “Il Riformista” del 22 luglio, con una lucida analisi sulla reale portata (assai
modesta) del rinvio delle multe del quale tanto si è discusso in questi giorni. Il mancato accordo sul prezzo
del latte è un altro degli argomenti che hanno trovato spazio sui giornali, a iniziare dalla “Gazzetta di
Mantova” del 23 luglio, per continuare sul “Giornale di Brescia” del 25 luglio. Mentre si discute del prezzo
del latte continuano le importazioni dall'estero, scrive “Il Resto del Carlino” del 26 luglio e le nostre stalle
chiudono. Una situazione difficile, tanto che gli allevatori, come si legge sul quotidiano cremonese “La
Provincia” del 27 luglio, decidono di dare l'assedio agli uffici di Assolatte.
27 luglio 2010
Quella Pac così uguale, così diversa
Si discute della riforma della politica agricola comunitaria del 2013. Il budget potrebbe anche
restare uguale. ma cambieranno i criteri con i quali vengono erogati gli aiuti comunitari
Agricoltura
e
ambiente
saranno
le
linee
guida
della
nuova
Pac
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
Non sarà più come la conosciamo oggi, ma non lascerà gli agricoltori in balia degli eventi. Anzi li
accompagnerà lungo un percorso che coniuga ambiente e produttività, sicurezza alimentare e biodiversità,
territorio e tradizioni, innovazione e sviluppo. Sono queste le direttrici lungo le quali si snoderà la riforma
della politica agricola comunitaria (Pac) attesa per il 2013. Sulla riforma della Pac il Commissario
europeo all'Agricoltura, Dacian Ciolos, ha chiesto ai cittadini della Ue di dire la propria e per farlo ha
aperto su internet uno spazio dove esprimere il proprio pensiero. Da aprile a giugno, periodo durante si è
svolta questa consultazione pubblica, si sono registrati quasi seimila interventi, che sono poi stati al
centro di un dibattito durato due giorni e che si è svolto a Bruxelles dal 19 al 20 luglio. Nessun passo
indietro rispetto alla consapevolezza della necessità di sostenere le attività agricole, come molti
temevano. Anzi la presa di coscienza, più che in passato, del ruolo fondamentale dell'agricoltura nella
conservazione e nella tutela del territorio. Un ruolo che sarà centrale nella Pac del futuro, ha ricordato
Ciolos nelle conclusioni dei lavori, che dovrà quindi avere fra i suoi obiettivi l'equilibrio del territorio e il
legame fra territori e produzioni agricole. “Noi dobbiamo rispettare gli equilibri naturali – ha detto Ciolos
– e al contempo garantire risultati economici”. Per raggiungere questo obiettivo Ciolos si è detto convinto
che il sostegno pubblico debba essere lo strumento per conciliare fra loro gli aspetti economici con quelli
ambientali, quelli sociali con quelli territoriali. Un indirizzo che trova conferma nelle opinioni espresse dai
cittadini europei che con i loro interventi hanno dimostrato di conoscere perfettamente quanto sia
necessaria
una
politica
ispirata
ad
una
agricoltura
al
servizio
della
società.
Aiuti sì, dunque, ma meglio ripartiti, più mirati e più trasparenti, senza ancorarsi al passato ma con criteri
nuovi che cancellino le distorsioni fra aziende che pur operano in condizioni analoghe. Il Commissario ha
detto che ora si metterà al lavoro, con i suoi uffici e i suoi collaboratori, per giungere a proposte
operative che saranno messe a punto dalla Commissione entro il prossimo mese di novembre. “Voglio una
Pac forte – ha detto Ciolos – a sostegno della diversità di tutti i suoi agricoltori e dei suoi territori,
produttrice di quei beni pubblici che la società europea attende”. “Ma per essere forte, la Pac deve
essere anche semplice e comprensibile.”
De Castro: fare squadra
L'impegno del Commissario Ciolos è stato apprezzato da Paolo De Castro che nella sua veste di presidente
della Commissione agricoltura del Parlamento europeo ha sottolineato la grande partecipazione che ha
caratterizzato il dibattito e prima ancora il dialogo con i cittadini europei. Dalla politica agricola, questo il
parere espresso da De Castro, si potrà avere un fondamentale contributo per rispondere ad emergenze
come la sicurezza alimentare e la salvaguardia ambientale. E' una partita importante quella che si sta
svolgendo sulla riforma della Pac e per il presidente della Commissione Agricoltura non bisogna dare nulla
per scontato, specie per quanto riguarda le risorse economiche che la Ue destinerà all'agricoltura. Una
riduzione del budget destinato ai campi trova in Europa alcuni sostenitori e prima che si giunga nel 2011
ad una proposta legislativa, l'Italia deve realizzare un gioco di squadra con i Paesi che premono per il
mantenimento degli aiuti. Lo stesso De Castro si è fatto promotore di una serie di incontri in Italia per
raccogliere pareri e consensi sui progetti da portare avanti. Progetti che poi troveranno la loro sintesi nel
rapporto sulla Pac del 2013 che i parlamentari europei presenteranno a fine anno, subito dopo le
conclusioni del Commissario Ciolos. Ma prima ancora, ha avvertito De Castro, sarà in discussione il
“Pacchetto latte” ed è bene che l'Italia non si faccia cogliere impreparata. Altri paesi, come Francia e
Spagna, ad esempio, si sono già accordate su una linea comune.
Accoglienza tiepida
L'invito di De Castro non sembra, al momento, aver raccolto molte adesioni e le discussioni sul futuro della
Pac hanno ricevuto solo una “tiepida” accoglienza da parte di chi ha in Italia responsabilità in campo
agricolo. Reddito degli agricoltori e risorse per il settore agricolo devono essere, a parere del presidente
della Cia Giuseppe Politi, i criteri ai quali attenersi per la riforma della Pac. Ma prima ancora bisogna
pensare a soluzioni immediate per andare incontro alle esigenze che già oggi preoccupano gli agricoltori.
Che ci sia bisogno di una Pac robusta e moderna ne è convinto anche Paolo Bruni, presidente della
Cogeca. Intervenendo nel dibattito sulla riforma della Pac, Bruni ha sottolineato le proposte della
cooperazione, fra le quali la necessità di migliorare il funzionamento dei mercati e correggere lo squilibrio
esistente a favore della grande distribuzione.
27 luglio 2010
La protesta e l'occasione persa
Divisi alla meta, questa la parola d'ordine delle organizzazioni degli agricoltori nelle manifestazioni
di piazza. E il settore ne esce più debole di prima
Angelo Gamberini
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
Si
protesta
in
Italia,
Fonte immagine: rs-foto
ma
anche
in
molti
08/07/10–27/07/10
altri
paesi
della
Ue
Bari, Roma, Cremona, Milano, Napoli. Ecco le tappe lungo le quali si è snodata la protesta agricola di
questi giorni. Una protesta contro la manovra finanziaria, avara di risorse per i campi. Ma anche una
protesta contro le quote latte. Meglio, contro la decisione di favorire i “furbetti” della mangiatoia, che si
sono visti regalare il rinvio nel pagamento delle multe. Peccato che in tutto questo protestare ci si sia
dimenticati dell’agricoltura, ma abbiano prevalso le logiche di divisione, gli schieramenti e le
appartenenze
all'una
o
all'altra
“fazione”.
Così Coldiretti era a Roma il 20 luglio, con la vacca Onestina come mascotte.
Confagricoltura, quasi a sottolineare la distanza della propria posizione, anche in termini di
“chilometri”,
sceglieva
Cremona
per
agitare
le
sue
bandiere.
Intanto la Cia mobilitava i “suoi” per recarsi a Roma, anche lei da sola e avendo come mascotte l'asino
Agreste. E in ognuna di queste occasioni tutti a chiedere gli stessi sostegni per l'agricoltura, tutti a dire no
al rinvio delle multe, che premiano i furbi e “gabbano” gli onesti. Simili persino le “mascotte”.
Ma questo andar divisi non serve ad un'agricoltura sempre più debole. Debole perchè divisa nelle sue
rappresentanze sindacali, frammentata nelle espressioni della cooperazione, dispersa nelle sigle delle sue
tante forme associative. E quando in troppi vogliono essere protagonisti si corre il rischio che la necessità
dell'apparire prenda il sopravvento sull'impegno del fare. Così sembra accaduto anche questa volta.
I motivi della protesta
Ma torniamo ai motivi delle proteste, già anticipati su Agronotizie della scorsa settimana, con al centro
la mancanza di risorse destinate all'agricoltura e in particolare la mancata proroga della fiscalizzazione
degli oneri sociali. E poi il no al rinvio delle multe per le quote latte. Strana vicenda, quest'ultima. A
quanto pare sono pochissimi gli allevatori che ne trarranno beneficio, ma ha fatto indignare tutti gli altri,
che sono migliaia. Forse anche chi l'ha voluta non ne aveva valutato sino in fondo la portata. Perchè il
rinvio a fine anno delle multe in scadenza il 30 giugno non riguarda, come sembrava in un primo tempo,
tutti gli allevatori, ma solo quelli che hanno aderito alla rateizzazione prevista con la la legge 33/2009,
appena un centinaio. Gli altri, anche loro alle prese con multe e rate, sono gli oltre mille allevatori che
hanno ottenuto di rateizzare il loro debito avvalendosi di un'altra legge, la 119/2003, che già prevede la
scadenza del 31 dicembre. Che dunque non avranno nessun vantaggio dal rinvio deciso in questi giorni.
Insomma tanto rumore per nulla, o per davvero poco. Ma la protesta continuerà a settembre, sostengono
in molti. Chissà se per allora sarà più chiara la vicenda delle multe e se, come pare, ci sarà una risposta
alla proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali. Altri motivi per protestare non mancheranno di
certo, ma questa volta, ci auguriamo, evitando di andare divisi e mirando con attenzione ai problemi da
mettere in piazza e agli slogan da gridare sotto le finestre del “Palazzo”. E ce n'è uno che si è sentito
poco in questi giorni. Che fine hanno fatto i 45 milioni che avrebbero dovuto andare agli allevamenti “in
regola” con le multe? Ma, per favore, se si tornerà in piazza a protestare lo si faccia uniti. Altrimenti è
meglio restare a casa.
27 luglio 2010
Agroalimentare e competitività, check up 2010
Da Ismea il quadro aggiornato delle tendenze economiche e dei fattori di competitività del settore
agricolo e agroalimentare italiano
Ismea fotografa la situazione dell'agroalimentare italiano
Giù i prezzi, la produzione e i redditi. Il 2009 ha inflitto duri colpi all'agricoltura italiana già provata negli
ultimi anni da altre criticità anche di carattere strutturale. E se i dati finora disponibili sull'anno in corso
indicano un recupero sia in termini di produzione e valore aggiunto, sia sul fronte della domanda interna
ed estera di prodotti agroalimentari, è ancora presto per parlare di ripresa.
E' quanto emerge in sintesi dall'anteprima dello studio Ismea 'La competitività dell'agroalimentare italiano
- Check up 2010', che attraverso un robusto ed aggiornato supporto di dati relativi agli ultimi 5 anni e il
confronto con le dinamiche degli altri Paesi comunitari, esplora lo stato di salute del settore
agroalimentare nazionale.
Produzione
e
valore
aggiunto
nell'agricoltura
e
nell'industria
alimentare
A reggere meglio degli altri settori l'urto della crisi è stata l'industria alimentare, che riconferma le sue
doti anticicliche assicurate dalla bassa comprimibilità della domanda di beni primari. La produzione del
settore ha tenuto sia in Italia sia in Ue anche nelle fasi più acute della recessione, il valore aggiunto
monetario è cresciuto ( +2,8% nel 2009, +1% nel 2008, +1% la variazione media annua del quinquennio 2004
- 2009) e la fiducia degli operatori ha ceduto in misura notevolmente più bassa rispetto al resto del
manifatturiero.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
Al contrario, la fase agricola ha registrato un trend fortemente declinante del valore aggiunto monetario (
-11,5% nel 2009, -0,5% nel 2008, -3% la variazione media annua 2004-2009). Anche in termini reali (ossia a
prezzi costanti), il valore aggiunto agricolo, se si esclude una crescita del tutto singolare registrata nel
2004, è rimasto stagnante nell'intero periodo preso in esame, per poi contrarsi del 3,1% nel 2009.
La riduzione del sostegno comunitario (sia per l'ingresso nella Ue di nuovi Paesi sia per le misure
introdotte dall'ultima riforma della Pac come il disaccoppiamento) accanto alla progressiva flessione dei
margini di redditività hanno determinato una contrazione dell'attività agricola per gran parte delle
produzioni ed in particolare per l'olio d'oliva e i cereali.
Una dinamica negativa che accomuna l'intera Ue ( -13,4% la contrazione media del Va nel 2009 e -2,6% la
media del quinquennio 2004-09) ma che in Italia più che altrove ha falcidiato i redditi degli agricoltori.
Prezzi,
costi
e
redditività
in
agricoltura
Gli introiti delle aziende agricole nel nostro Paese sono infatti crollati del 21% in un anno contro una
media del 11,6% dell'Ue a 27 ed hanno subito una progressiva erosione negli ultimi cinque, senza neanche
accennare al recupero che gli altri partner europei hanno mostrato nel corso del 2007 per effetto dei rialzi
dei prezzi.
In Italia, infatti, tra il 2004 e il 2009 i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati in media del 1,5%
all'anno, mentre i costi di produzione del 4%. Una forbice che si è ulteriormente divaricata nel 2009, a
scapito soprattutto delle coltivazioni, con il crollo medio dei listini dell'11,6% a fronte di una flessione
molto più modesta dei prezzi degli input (-1,8%), generando un forte deterioramento della ragione di
scambio (rapporto tra la variazione dei prezzi e variazione dei costi dei fattori produttivi).
Prezzi
e
consumi
dei
prodotti
alimentari
Altra forbice è quella tra i prezzi all'origine e quelli al consumo, che dopo una riduzione nel 2007 e nel
2008, sempre lo scorso anno, è tornata a crescere, in particolare per pasta, pane, latte e frutta,
raggiungendo nel terzo trimestre il valore più elevato del quinquennio.
Nel complesso, comunque, il 2009 frena la corsa ai rincari sugli scaffali ( -1,5% il ribasso medio dei prezzi
alimentari) e fa registrare una leggera crescita dei consumi domestici delle famiglie italiane ( +0,5%) a
fronte di una riduzione della spesa dell' 1,7%. In un'ottica di medio periodo, tuttavia, i consumi risultano
stagnanti con un incremento di appena lo 0,8% delle quantità acquistate nel periodo 2004 - 2009.
L'analisi di dettaglio evidenzia una crescente attenzione delle famiglie, in particolare dei giovani nuclei
con reddito medio basso, a far quadrare i bilanci, rimodulando il paniere dei consumi in risposta alle
variazioni dei prezzi. Resta comunque significativa l'attenzione ai prodotti ad alto contenuto salutistico
e/o di servizio, come conferma la crescita del segmento bio (+7,6% il tasso di crescita annuo tra il 2004 e
il 2009 e +6,7% la variazione 2009/2008).
Import-Export
Un occhio infine alle dinamiche import-export. Nel 2009 si riduce il disavanzo della bilancia commerciale
dell'agroalimentare (-13%) per effetto di una flessione dei flussi in entrata più marcata rispetto quella
dell'export, mentre il saldo positivo del Made in Italy, subisce un peggioramento (-3%), dopo aver svolto
negli anni precedenti un ruolo di traino per l'interscambio commerciale del settore. Cala in particolare
l'export verso i Paesi terzi (-6%) e tra i comparti più penalizzati ci sono: pasta, frutta, succhi di frutta e
olio di oliva.
Analizzando il ruolo dell'Italia nel panorama internazionale, conclude l'Ismea, si rileva una quota
dell'export agroalimentare mondiale in linea con quella di Cina, Brasile, Argentina e Canada: competitor
che evidenziano una maggiore dinamicità nel lungo periodo. Al contrario è l'export tricolore a dimostrare
performance migliori nel lungo periodo rispetto a Spagna, Francia e Regno Unito.
Scarica la presentazione del 'Check up 2010' cliccando qui.
Scarica il 'Check up 2010' cliccando qui.
Fonte: Ismea - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare
In redazione: F.B.
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08/07/10–27/07/10
AGRICOLTURA ITALIANA ON - LINE
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15.07.10
Le idee scaccia crisi dei giovani, dalle salsicce di capra al primo agriasilo aperto tutto l’anno
Questo premio è il segno che c’è del buono che bisogna far emergere: bisogna creare le condizioni per far
si che i giovani che hanno voglia di occuparsi di agricoltura, lo possano davvero fare, ha affermato il
ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan durante la premiazione del concorso organizzato da
Coldiretti. Riscaldare le case di un paese utilizzando le piante prodotte in azienda, il primo agriasilo
aperto tutto l’anno per accogliere i bambini anche d‘estate, sono alcune delle idee premiate.
Salsicce di capre per le comunità musulmane che non mangiano il maiale, riscaldare le case di un paese
utilizzando le piante prodotte in azienda, il primo agriasilo aperto tutto l’anno per accogliere i bambini
anche d‘estate, restaurare gli antichi muretti delle Cinque Terre per migliorare la qualità del vino. Sono
alcune delle idee che si sono aggiudicate il concorso ’”Oscar green”, il premio per l’innovazione dei
Giovani della Coldiretti con l’Alto patronato del Presidente della Repubblica e della Rappresentanza in
Italia della Commissione europea. I sei vincitori sono stati premiati nel corso di una cerimonia svoltasi a
Palazzo Rospigliosi, a Roma, alla presenza del presidente della Coldiretti Sergio Marini, del delegato
nazionale Giovani imprese della Coldiretti Vittorio Sangiorgio, di Enrico Letta vicesegretario del Partito
democratico e del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan,. “Questo premio è il segno che c’è del
buono, ha detto il ministro Galan, che bisogna far emergere: bisogna creare le condizioni per far si che i
giovani che hanno voglia di occuparsi di agricoltura, lo possano fare, abbiano cioè le condizioni per poterlo
fare”. “Questo premio, ha aggiunto, è straordinario, e bellissimo, è un'altra delle invenzioni geniali della
Coldiretti. Giovani fortemente innovativi che scoprono nuove opportunità in un modo che così, a prima
vista, sembra averne poche e sembra vivere sul già fatto. Invece, c’è da fare qualcosa di nuovo e la
politica ha un dovere: creare le condizioni perché chi la idee e voglia di fare, possa davvero farlo". Il
Ministro ha poi affrontato la questione delle quote latte e dell’ etichettatura. “Ho in serbo qualche altra
mossa, ha affermato il Ministro in riferimento all'emendamento in finanziaria che proroga la scadenza
delle multe, uno non si rassegna, non finisce qui, si va avanti. Siamo 38mila contro una sparuta parte. A
me sembra stupefacente ancora oggi, non ci voglio credere che sia possibile un atto di questo genere, che
sia possibile che si vada con fredda determinazione contro una sanzione europea pesante: una finanziaria
e una morale. Non riesco a capire". “Non sono più 76, ha aggiunto Galan, ma 100 gli allevatori che hanno
aderito ma continua ad essere stupefacente. Mi sono arrabbiato e mi arrabbierò domani in Consiglio dei
ministri.” Galan ha quindi spiegato che “se a comportarsi male si riceve un premio, almeno quelli che
hanno pagato abbiano i soldi indietro: questa mi sembra una posizione corretta”. Il ministro Galan è
intervenuto anche sulla questione etichettatura. “Credo che nel primo autunno avremo la normativa
sull'etichettatura d'origine. La legge, ha affermato il Ministro, non credo che sia più rinviabile. Certo
dovremo confrontarci con l'Europa: non tutti hanno posizioni coincidenti con la nostra, anzi. Precondizione
per riuscire a far passare la nostra linea è essere un Paese credibile. E per un Paese credibile, ha detto
Galan riferendosi alla questione quote latte, intendo quel Paese che non si vergogna delle leggi che
approva”. Il vincitore nella categoria Stile e cultura d’impresa, Luca Cammarata, ha lanciato, spiega la
Coldiretti, la produzione di salsicce di capra per le comunità che non mangiano la carne di maiale, come
quelle musulmane. L’imprenditore di Caltanissetta (Sicilia) ha messo in piedi un’azienda biologica dove
alleva oltre 200 capre di razza maltese nutrite con prodotti vegetali bio e dalle qual ricava anche uno
yogurt pregiato vincitore di diversi premi. L’azienda La Piemontesina di Federico Citta (Categoria sviluppo
locale) è, invece, la prima in Italia ad avere al suo interno un “agriasilo” aperto tutto l’anno, con attività
svolte da educatrici ed educatori specializzati per la prima infanzia che vanno dai giochi con gli asinelli o
nei campi alla costruzione dei giocattoli fino alla recitazione e alla preparazione dei cibi utilizzando i
prodotti agricoli coltivati sul posto. Ma La Piemontesina di Chivasso (Torino) è nota anche per la
produzione di razza bovina Piemontese, che vende direttamente al consumatore, nonché per il latte
d’asina. Di tutt’altro indirizzo, continua la Coldiretti, la Società agricola futura di Alessandro Lorini
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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(Categoria Sostieni il clima) che ha promosso un progetto per assicurare il riscaldamento della cittadina di
Travagliato (Brescia) attraverso la produzione di energia da biomasse. L’idea si basa su un impianto di
micro generazione utilizzando piante a rapido accrescimento appositamente prodotte nei terreni vicini. In
questo modo si ottiene vapore che viene ceduto a una rete di teleriscaldamento compatibile con la
pianificazione urbanistica del paese lombardo. L’attenzione all’ambiente è anche una delle caratteristiche
dell’attività avviata da Lise Charlotte Bertram (Categoria Esportare il territorio), imprenditrice di origine
danese e trapiantata nelle Cinque Terre liguri, a Vernazza (La Spezia), dove ha messo in piedi un’azienda
vitivinicola, la Cheo, adottando tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale che l’hanno portata a
recuperare a vigneto terreni incolti e a rischio erosione e a restaurare chilometri di antichi muretti a
secco, mentre in un antico fabbricato sono stati realizzati la cantina e il punto vendita per la
commercializzazione del vino. Giacomo Sala (Categoria Oltre la filiera) ha avuto l’idea, sottolinea la
Coldiretti, di aprire a Bettola (Piacenza) un consorzio, il Bio piace, mettendo assieme ben 50 aziende,
tutte biologiche, appartenenti a diverse realtà, dagli allevatori agli apicoltori, dai piccoli caseifici per la
trasformazione del formaggio e per l'imbottigliamento del latte ai produttori di frutta, verdura o vino. In
questo modo Sala riesce a proporre ai consumatori una vasta gamma di prodotti, tutti certificati e a km
zero. La filiera corta è l’idea vincente anche di Paolo Mellone (Categoria Campagna Amica) che ha
coinvolto i produttori ortofrutticoli della Piana del Sele (Salerno) nella società cooperativa Idea Natura.
L’obiettivo è portare sul mercato solo prodotti di altissimo livello qualitativo, grazie al fatto che le
aziende coinvolte garantiscono tutte le fasi della produzione. Un laboratorio di analisi chimiche e ricerche
agronomiche, facente parte del gruppo di Idea Natura, sorveglia addirittura il processo produttivo nonché
la qualità delle acque e del suolo.
12.07.10
Quote latte, Galan: a Bruxelles per ridare credibilità all’Italia
Spero che la maggioranza di Governo abbia un minimo di dignità e tenga conto del monito del Commissario
europeo all’agricoltura Dacian Ciolos. Sono qui per dare una sensazione di serietà alla presenza italiana in
Europa, mentre là viene difeso un piccolo manipolo di trasgressori. Così il ministro delle Politiche agricole
alimentari e forestali, Giancarlo Galan, all'arrivo a Bruxelles il 12 luglio.
“Riguardo alle quote latte bisogna tenere duro. Spero che la maggioranza di Governo abbia un minimo di
dignità e tenga conto del monito del Commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos. Con quale
autorevolezza altrimenti un Ministro può affrontare una battaglia come questa per la politica agricola
comune? Con quale faccia si presenta in un consesso europeo quando in Italia deliberatamente i
parlamentari della maggioranza vanno contro le norme europee? Sono oggi qui per dare una sensazione di
serietà alla presenza italiana in Europa, mentre là viene difeso un piccolo manipolo di trasgressori. Si
dimetta chi causa multe e sanzioni europee al nostro Paese. Perché il guaio, ora, è che tutti in Europa
vedono quel che facciamo noi, e questo ci deve preoccupare''. Così il Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, Giancarlo Galan.
14.07.10
Combattere, parola d’ordine per salvaguardare il made in Italy
Il convegno sulla tutela delle denominazioni dai fenomeni imitativi e contraffazione si è svolto il 14 luglio
al Mipaaf. Ministero, Associazioni e Consorzi di tutela raccolti attorno a un tavolo per elaborare strategie
difensive per l’Italian food.
Combattere è la parola d’ordine per salvaguardare le sorti dei prodotti made in Italy. Si può riassumere
così, in una parola il monito che il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan
ha lanciato in una nota inviata ai produttori di aceto balsamico e ai rappresentanti dei consorzi che sono
intervenuti al convegno “La tutela delle denominazioni Dop e Igp a livello nazionale e internazionale: il
caso del “balsamico” a confronto con altre denominazioni”, tenutosi presso il Mipaaf, il 14 luglio.
“Il convegno ha il grande merito di portare l’attenzione su uno dei più grossi problemi dell’agricoltura
italiana: la contraffazione alimentare, dichiara Giancarlo Galan. L’Aceto balsamico tradizionale di modena
Dop, l’Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia Dop e l’Aceto balsamico di Modena Igp sono dei
prodotti di eccellenza del nostro made in Italy, che si stanno affermando sempre più sui mercati
internazionali. Ritengo quindi un’urgenza prioritaria combattere falsificazioni e frodi agroalimentari, per
tutelare la qualità e l’unicità del nostro patrimonio alimentare, che sono un segno distintivo del nostro
made in Italy. È una battaglia che ci accomuna, afferma il Ministro, voglio ringraziarvi, quindi, per il
prezioso lavoro che i Consorzi di tutela continuano a svolgere. Il mio auspicio è che questa collaborazione
si rafforzi e sia sempre più proficua”.
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Il fenomeno della contraffazione è una piaga che colpisce più di un settore del made in Italy, in
particolare il comparto agroalimentare. Sui mercati esteri è particolarmente forte negli Stati Uniti, dove
le denominazioni più imitate sono nell’ordine il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano, l’Aceto
Balsamico, la Mortadella di Bologna, il Gorgonzola e l’Asiago. “Tutti questi prodotti rappresentano una
grossa fetta delle esportazioni dell’agroalimentare italiano. Basti pensare che, con oltre il 75% della
produzione esportata, l’Aceto balsamico di Modena, afferma Cesare Mazzetti presidente del Consorzio
aceto balsamico di Modena, si candida a essere il vero ambasciatore dell’Italian food nel mondo, seguito
dal Pecorino Romano, con il 64%.”
Un dato particolarmente interessante è la crescente propensione all’esportazione di prodotti Dop e Igp.
Dall’anno 2000 il valore delle esportazioni di Dop e Igp è infatti letteralmente raddoppiato, passando da
704 milioni di euro ai 1.390 del 2008. Nel frattempo è cresciuto anche il numero delle Dop e Igp, passando
dai 108 del 2000 ai 175 del 2008 ai 206 del 2010. Le Dop e Igp italiane rappresentano da sole il 23% di
tutte le denominazioni e indicazioni geografiche dell’Unione europea e danno lavoro a oltre 80.000
imprese, di cui oltre 75.000 aziende agricole e quasi 6.000 imprese di trasformazione. L’attività di questa
“filiera”, produce un valore di 5,4 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi realizzato con le esportazioni.
Rispetto a dieci anni fa, il fenomeno della contraffazione è aumentato in maniera esponenziale: +950% il
numero dei casi di contraffazione e +608% i prodotti sequestrati. In questo frangente, una stima dell’Icc
counterfeiting intelligence bureau sostiene che i prodotti “taroccati” rappresenterebbero meno del 10%
degli scambi mondiali, per un valore di oltre 600 miliardi di dollari e anche la Commissione europea
conferma come la contraffazione sia un problema crescente e pericoloso valutato in quasi 50.000 casi che
hanno portato al sequestro di quasi 179 milioni di prodotti di cui l’1,4% relativo a prodotti alimentari.
Tuttavia, la fluttuazione nel consumo di una certa tipologia di prodotti non è da imputare solo al fatto che
una sostanziosa parte dei guadagni se ne va in fumo con il mercato parallelo delle contraffazioni. Tra i
fattori che influiscono sull’andamento dei consumi sono presenti anche l’invecchiamento della
popolazione, si stima che dal 19.5% del 2009 gli anziani diventeranno entro il 2050 il 34%, grazie alla
crescita dell’aspettativa di vita, il sempre più basso il tasso di natalità, anche a causa della revisione delle
tipologie familiari, dal 60% del 1978, le coppie con figli oggi sono meno del 40% mentre sono più che
triplicati i singles che passano dall’8,5% al 26,4%. Indubbiamente influiranno sui consumi anche le
abitudini alimentari di quella fetta di popolazione straniera che arriva nel nostro paese, si stima che dal
7,1% attuale si arrivi al 17,2% nel 2050, con l’intenzione di mantenere ove possibile le proprie culture
alimentari.
14.07.10
Rapporto Enea, straordinaria crescita dell’offerta di energia da rinnovabili
Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia, è arrivata a coprire, nel 2007, il 12,4% dell’offerta
totale di energia primaria e il 17,9% di elettricità. E’ uno dei dati emersi alla presentazione del Rapporto
fonti rinnovabili 2010, il 13 luglio, in Confindustria.
L’Enea ha presentato, il 13 luglio, in Confindustria il Rapporto fonti rinnovabili 2010 per fornire agli
imprenditori un’ampia e approfondita analisi del settore delle rinnovabili in Italia, che comprende
previsioni di scenario a livello nazionale e internazionale ed una panoramica delle tecnologie più
promettenti. Scopo della presentazione è di coinvolgere gli imprenditori interessati al settore delle
rinnovabili con l’obiettivo di contribuire alla costituzione di una vera e propria filiera industriale delle
energie rinnovabili in Italia.
L’Ing. Giovanni Lelli, commissario Enea, ha evidenziato: “Il Rapporto sulle rinnovabili testimonia
l’impegno dell’Enea in supporto al sistema Paese per sostenere le scelte di investimento degli operatori
industriali in termini di tecnologie energetiche e per favorire il trasferimento dell’innovazione tecnologica
nelle loro realtà produttive. A questo proposito, Enea e Confindustria hanno sottoscritto un protocollo
d’intesa che promuove un rapporto più stretto tra il sistema della ricerca e il sistema industriale, con
l’obiettivo di accelerare l’introduzione di innovazione nei settori industriali delle fonti rinnovabili,
dell’efficienza energetica e delle tecnologie low-carbon, come opportunità per favorire
l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese italiane in linea con le istanze di sviluppo
economico
sostenibile
del
sistema
energetico.”
Il Prof. Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, ha commentato: “Per consentire il massimo
rendimento delle energie rinnovabili nel minor tempo possibile è essenziale investire nell’attività di
ricerca e sviluppo tecnologico, serve dunque un’azione sinergica tra il mondo scientifico e quello
industriale per sviluppare nuove tecnologie in grado di rispondere alle esigenze della domanda nazionale
proveniente dagli sviluppatori degli impianti e di reggere la sfida concorrenziale con i produttori
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
internazionali, legando così lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la crescita industriale ed occupazionale
del settore. E’ in quest’ottica che Confindustria ed Enea hanno recentemente sottoscritto un importante
protocollo d’intesa volto a consolidare una già avviata collaborazione strategica finalizzata da un lato a
sviluppare la ricerca industriale e dall’altro a elaborare e condividere scenari previsioni e d’impatto sul
sistema paese della normativa nazionale e comunitaria in materia energetica.”
Dal Rapporto emerge che nell’ultimo decennio si è assistito ad una crescita straordinaria a livello
internazionale dell’offerta di energia da rinnovabili che, secondo i dati dell’Agenzia internazionale
dell’energia, è arrivata a coprire nel 2007 il 12,4% dell’offerta totale di energia primaria e il 17,9% di
elettricità. In particolare l’energia da fonte solare ed eolica, è cresciuta rispettivamente, dal 1990 al
2007, a tassi medi annui del 9,8% e del 25%, di gran lunga superiori al tasso di crescita dell’offerta
mondiale
di
energia
primaria
(1,9%).
Anche nell’Unione europea il progresso delle rinnovabili si sta consolidando. Secondo Eurostat, la capacità
installata per la produzione elettrica è salita del 54% dal 1997 al 2007 e l’elettricità da rinnovabili è
arrivata a coprire nel 2008 una quota pari al 16,4% del totale (EurObserv’ER 2010). E’ indicativo di questo
successo il fatto che, tra il 2008 e il 2009, in Ue la nuova capacità installata in impianti alimentati a fonti
rinnovabili abbia costituto il 61% del totale della nuova capacità istallata, contro una quota che nel 1995
era
del
14%.
Nel nostro Paese, grazie anche all’elevata remunerazione del sistema incentivante, alcune fonti hanno
raggiunto sviluppi molto incoraggianti. Nel settore fotovoltaico la nuova capacità installata nel solo 2009
(574 MWp) è stata largamente superiore a quella cumulata complessivamente fino all’anno precedente
(458 MWp), facendo superare la soglia di 1 GWp. Quanto all’eolico, l’Italia risulta il terzo paese in Europa
nel 2009, sia per nuova potenza installata (1.113 MW) che per potenza cumulata (4.850 MW).
La corsa alle rinnovabili è cominciata anche per l’Italia, ma la strada da percorrere è ancora lunga.
Sussiste infatti ancora un notevole ritardo in altri settori delle rinnovabili, in particolare nei settori del
solare termico e della biomassa, in cui il nostro Paese è ancora ben lontano dallo sfruttare il potenziale
disponibile. Un caso eclatante è costituito dal solare termico, in cui l’Italia è posizionata al
quattordicesimo posto tra i paesi UE, con una potenza installata di 23,4 kWth ogni 1.000 abitanti rispetto
ai
362
kWth
dell’Austria.
Come prospettato negli scenari dell’Enea, il raggiungimento degli obiettivi assunti in ambito comunitario
(17% di energia da rinnovabili sul totale dei consumi finali) implica una forte diffusione delle tecnologie
esistenti e l’introduzione accelerata di quelle ancora in fase di sviluppo. Uno scenario di accelerazione
verso uno sviluppo delle tecnologie low-carbon segnerà un cambiamento di rotta in direzione di uno
sviluppo più sostenibile del nostro sistema energetico e potrà costituire una opportunità per una più
rapida
uscita
dalla
crisi
economica
in
corso.
Nello scenario Enea di “accelerazione tecnologica” il ricorso all’efficienza energetica e alle rinnovabili
consentirà nel lungo periodo (2040) di dimezzare le emissioni di Co2 rispetto ai livelli del 2005 e, già nel
medio periodo (2020), quasi un quarto dell’abbattimento totale sarà possibile grazie alle rinnovabili,
principalmente
biocombustibili
e
rinnovabili
elettriche.
La forte spinta alla produzione di energia da fonti rinnovabili ha dato luogo a livello internazionale ad uno
straordinario aumento del tasso di crescita degli scambi di prodotti manifatturieri relativi a queste
tecnologie, in particolare nei settori eolico e solare. A partire dal 2002 buona parte dei paesi europei ha
risposto iniziando un proprio percorso di “rinnovamento tecnologico” basato su adeguate politiche
industriali per stimolare gli investimenti in nuova capacità produttiva nazionale di tecnologie per le
rinnovabili.
L’Italia, seppure in linea con l’Europa nel ricorso alle tecnologie per le rinnovabili, presenta ancora un
forte ritardo nell’adeguamento della propria capacità produttiva, che ha generato negli ultimi anni un
aumento
delle
importazioni
di
quasi
il
50%
rispetto
al
12%
dell’Ue.
Si assiste quindi ad una fase di dipendenza energetica per il cui superamento sarà fondamentale
sviluppare le capacità e le competenze presenti nel tessuto industriale italiano, orientandole verso
investimenti innovativi in grado di recuperare una leadership tecnologica e migliorare il nostro
posizionamento strategico in segmenti di mercato emergenti, a diversi livelli di maturità tecnologica.
16.07.10
Il codice della vite e del vino edizione 2010
Il volume raccoglie tutte le disposizioni comunitarie relative alla nuova Ocm vino, le norme nazionali
applicative e le circolari interpretative. Pubblicato anche il nuovo decreto legislativo 61 sulla tutela delle
Do e Ig.
È uscita la decima edizione del “Codice della vite e del vino”, edito dall’Unione italiana vini, a cura di
Giuseppe Caldano e Antonio Rossi, dove viene rielaborato e aggiornato l’intero panorama normativo
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
comunitario alla luce della riforma dell’Ocm vino, riportando anche tutte le disposizioni nazionali
applicative collegate, in modo da mettere a disposizione degli operatori uno strumento sempre
aggiornato.
L’edizione riporta anche il nuovo decreto legislativo 61 dell’8 aprile 2010 relativo alla tutela delle Do e Ig,
che ha sostituito la legge 164/92, aggiornando così la norma di base nazionale sulle denominazioni di
origine dei vini italiani.
Accanto alla legislazione comunitaria e alle norme direttamente collegate, esistono anche disposizioni
nazionali che, pur non esplicitamente collegate a regolamenti comunitari, disciplinano l’attività di
produzione e commercializzazione e che fanno parte anch’esse della realtà legislativa in cui si muovono
gli operatori nella loro normale attività (legge 82/2006, accise, disciplina igienica delle bevande,
produzione con metodo biologico ecc.).
Il “Codice della vite e del vino” è quindi il risultato di un notevole sforzo editoriale per raccogliere tutta
la normativa comunitaria e nazionale comprese anche le circolari inedite che, spesso, forniscono utili
elementi interpretativi.
Il volume è composto da 20 capitoli sui seguenti temi: Organizzazione comune del mercato vitivinicolo;
Disciplina della viticoltura; Dichiarazioni, registri e documenti di accompagnamento; Denominazione di
origine protetta e Indicazione geografica protetta; Presentazione e designazione; Distillazioni; Imballaggi
preconfezionati; Vini spumanti; Vini liquorosi; Vini aromatizzati; Bevande spiritose; Succhi d’uva;
Produzione e commercializzazione agri; Metodi d’analisi; Esportazione ed importazione; Euro; Interventi
del Feoga, aiuti e finanziamenti; Controlli della circolazione ai fini fiscali (accise e Iva); Produzione con
metodo biologico; Disciplina igienica delle bevande e materiali di contatto.
07.07.10
Cereali, crisi dei prezzi incide anche sulle superfici seminate
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali commenta i dati del bollettino Agrit diffuso dal
Mipaaf sul sito del ministero.
“Quando dico che c’è bisogno di un progetto complessivo che rifondi tutto il nostro sistema
agroalimentare, intendo dire che non è più possibile continuare ad accettare lo stato di crisi in cui ci
troviamo ormai da anni. Infatti, anche quest’anno, la crisi dei prezzi dei cereali si è fatta sentire pure
sulle semine di frumento duro, frumento tenero, orzo e avena, le cui superfici, nella campagna in corso,
sono diminuite del 6% rispetto al 2009”. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali,
Giancarlo Galan, commentando i dati del bollettino Agrit diffuso dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali disponibile sul sito internet www.politicheagricole.it e su quello dell’Ista. Rispetto ai
2,27 milioni di ettari del 2009, quest’anno è stata rilevata una superficie di circa 2,13 milioni di ettari. Il
calo maggiore è stato registrato per l’orzo (-16%), seguito dall’avena (-15%), dal frumento tenero (-5%) e
infine dal frumento duro (-1%). Sono questi i primi risultati di Agrit, un programma statistico messo a
punto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per realizzare stime sulle superfici e
sulle rese delle principali colture agrarie italiane. Un monitoraggio articolato, che ha il pregio di
combinare i dati provenienti dalla rilevazione diretta in campo con quelli ottenuti dalle immagini tele
derivate, prendendo a riferimento circa 100 mila osservazioni su luoghi selezionati con metodi statistici,
rispetto ad una ‘maglia’ predefinita composta da circa 1.200.000 punti.
09.07.10
Mostra regionale della Toma di Lanzo e dei formaggi d'Alpeggio
Dal 9 al 18 luglio un appuntamento unico ideato per valorizzare i saperi e i sapori della tradizione
montanara in cui si potranno conoscere da vicino tipicità locali come i torcetti di Lanzo, i formaggi
d'Alpeggio, i salami di Turgia, i grissini, le confetture, il miele e il pane artigianale di montagna.
Dal 9 al 18 luglio 2010 a Usseglio, in provincia di Torino, torna, la XIV Mostra Regionale della Toma di
Lanzo e dei formaggi d'Alpeggio rassegna dedicata a prodotti caseari d'eccezione.
Un appuntamento unico ideato per valorizzare i saperi e i sapori della tradizione montanara in cui si
potranno conoscere da vicino tipicità locali come la Toma e i torcetti di Lanzo, i formaggi d'Alpeggio, i
salami di Turgia, i grissini, le confetture, il miele e il pane artigianale di montagna.
Ma nell'area espositiva di 5.000 mq di questo piccolo paese dell'alta Val di Viù la grande mostra-mercato
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
sarà arricchita dalla presenza di oltre 100 espositori provenienti dal centro e nord Italia, dalla Svizzera e
dalla vicina Francia per una "cinque giorni" dedicata al gusto e all'artigianato a 360°.
Tanti gli appuntamenti pensati per un pubblico di appassionati e di curiosi: incontri, degustazioni guidate,
presentazioni di libri, laboratori del gusto, visite agli alpeggi, assaggi della cucina valligiana, menù ad hoc
nei
ristoranti
della
zona,
spettacoli,
giochi
didattici
per
bambini
e
adulti.
E se dal 9 all'11 luglio protagonisti saranno la Regina delle Valli di Lanzo, ossia la Toma, e i prodotti
caseari, il 17 e il 18 luglio l'attenzione sarà incentrata sulla VII Mostra bovina, caprina e ovina di razze
alpine che celebrerà il suo indiscusso Re: il salame di Turgia, vanto di questa valle.
Tra le novità dell'edizione 2010 l'area dedicata ai Formaggi Dop Piemontesi, il concorso sui formaggi tipici
valligiani indetto dall'Onaf, il Country Village con i microbirrifici artigianali piemontesi e il raduno delle
moto Ducati.
22.07.10
Bse, Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino: in Italia controlli efficaci
Ad oggi in Italia sono stati identificati 144 casi di Bse, 140 dei quali in bovini nati e cresciuti sul nostro
territorio, a fronte di più di 6.000.000 test rapidi eseguiti a partire dal 2001. Il numero di casi nel nostro
Paese è estremamente ridotto se confrontato con quello degli altri Paesi europei. Il decremento della
frequenza della malattia dimostra l’efficacia delle misure intraprese per controllarla.
Il Centro di referenza nazionale per la Bse presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Torino è da
quindici anni impegnato, con il ministero della Salute e la rete degli Istituti zooprofilattici, nella lotta alla
“mucca pazza”. E’ infatti attivo un imponente sistema di sorveglianza quotidiana nei confronti della
malattia, iniziato nel gennaio 2001, che prevede di testare gli animali prima del loro ingresso nella catena
alimentare.
Ad oggi in Italia sono stati identificati 144 casi di Bse, 140 dei quali in bovini nati e cresciuti sul nostro
territorio, a fronte di più di 6.000.000 test rapidi eseguiti a partire dal 2001. Il numero di casi nel nostro
Paese è estremamente ridotto se confrontato con quello degli altri Paesi europei: questo grazie
all’efficacia dei Servizi veterinari italiani, che attraverso un’azione di controllo sui bovini e sui processi di
produzione dei mangimi fin dal 2000 hanno impedito il dilagare della malattia, come è avvenuto in altri
Paesi, particolarmente nel Regno Unito, dove la diffusione ha raggiunto livelli altissimi, con oltre 200 000
bovini
ammalati
e
170
casi
di
malattia
umana.
Il decremento della frequenza della malattia dimostra l’efficacia delle misure intraprese per controllarla.
Lo sforzo di ricerca nel nostro Paese è stato tale da consentire anche l’identificazione presso l’Istituto di
Torino di una nuova forma atipica di Bse, successivamente poi riscontrata conosciuta in tutto il mondo.
19.07.10
Riforma Pac, Ciolos: l’agricoltura a servizio dei cittadini
Il Commissario europeo all'Agricoltura ha aperto, il 19 luglio a Bruxelles, il grande convegno voluto dalla
Commissione europea per trovare una sintesi dei 6.000 contributi su come riformare la Pac dopo il 2013,
inviati dalle forze civili e produttive europee.
I cittadini europei “sono coscienti della necessità di una politica agricola comune (Pac) forte, al servizio
della societa”. Lo ha detto il commissario europeo all'Agricoltura Dacian Ciolos aprendo, il 19 luglio a
Bruxelles, il grande convegno voluto dalla Commissione europea per trovare una sintesi, durante due
giornate, dei 6.000 contributi su come riformare la Pac dopo il 2013, inviati dalle forze civili e produttive
europee.
Al dibattito sono presenti circa 600 rappresentanti venuti dai 27 Stati membri, tra cui l'Italia. “Due
giornate, ha affermato Ciolos, in cui gli europei hanno preso il microfono che noi gli abbiamo offerto per
un dibattito aperto e trasparente, un momento di verità tra la Pac e i suoi cittadini”.
Numerosi i temi di riflessione che stanno emergendo dal dibattito in corso e che rappresentano altrettante
sfide
per
il
settore:
garantire
l'approvvigionamento
alimentare
a
prezzi corretti per i consumatori mantenendo un’alta qualità di produzione e di sicurezza alimentare, ma
anche tutela dell’ambiente e del territorio salvaguardando la biodiversità, e senza perdere d'occhio
l'importanza
dell'occupazione
in
agricoltura
e
in
tutta
la
filiera.
Insomma, si afferma con decisione il ruolo sociale dell'agricoltura in quanto fornitrice non solo di alimenti,
ma anche di servizi che vanno a beneficio di tutta la collettività. E tutti appaiono concordi nel sostenere
che i produttori vanno compensati proprio per questi beni pubblici che con il loro lavoro mettono a
disposizione della società, nel rispetto di rigide norme sanitarie, ambientali e a tutela del benessere
animale.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
19.07.10
La competitività dell'agroalimentare italiano, check-up 2010
L’Ismea ha presentato in anteprima il suo studio che attraverso un robusto ed aggiornato supporto di dati
relativi agli ultimi 5 anni e il confronto con le dinamiche degli altri Paesi comunitari, esplora lo stato di
salute del settore agroalimentare nazionale.
Giù i prezzi, la produzione e i redditi. Il 2009 ha inflitto duri colpi all'agricoltura italiana già provata negli
ultimi anni da altre criticità anche di carattere strutturale. E se i dati finora disponibili sull'anno in corso
indicano un recupero sia in termini di produzione e valore aggiunto, sia sul fronte della domanda interna
ed estera di prodotti agroalimentari, e' ancora presto per parlare di ripresa. E' quanto emerge in sintesi
dall'anteprima dello studio Ismea "La competitività dell'agroalimentare italiano - Check up 2010", che
attraverso un robusto ed aggiornato supporto di dati relativi agli ultimi 5 anni e il confronto con le
dinamiche degli altri Paesi comunitari, esplora lo stato di salute del settore agroalimentare nazionale.
A reggere meglio degli altri settori l'urto della crisi e' stata l'industria alimentare, che riconferma le sue
doti anticicliche assicurate dalla bassa comprimibilità della domanda di beni primari. La produzione del
settore ha tenuto sia in Italia sia in Ue anche nelle fasi più acute della recessione, il valore aggiunto
monetario e' cresciuto ( +2,8% nel 2009, +1% nel 2008, +1% la variazione media annua del quinquennio
2004 - 2009) e la fiducia degli operatori ha ceduto in misura notevolmente più bassa rispetto al resto del
manifatturiero.
Al contrario, la fase agricola ha registrato un trend fortemente declinante del valore aggiunto monetario (
-11,5% nel 2009, -0,5% nel 2008, -3% la variazione media annua 2004-2009). Anche in termini reali (ossia a
prezzi costanti), il valore aggiunto agricolo, se si esclude una crescita del tutto singolare registrata nel
2004, e' rimasto stagnante nell'intero periodo preso in esame, per poi contrarsi del 3,1% nel 2009.
La riduzione del sostegno comunitario (sia per l'ingresso nella Ue di nuovi Paesi sia per le misure
introdotte dall'ultima riforma della Pac come il disaccoppiamento) accanto alla progressiva flessione dei
margini di redditività hanno determinato una contrazione dell'attività agricola per gran parte delle
produzioni
ed
in
particolare
per
l'olio
d'oliva
e
i
cereali.
Una dinamica negativa che accomuna l'intera Ue ( -13,4% la contrazione media del Va nel 2009 e -2,6% la
media del quinquennio 2004-09) ma che in Italia piu' che altrove ha falcidiato i redditi degli agricoltori.
Gli introiti delle aziende agricole nel nostro Paese sono infatti crollati del 21% in un anno contro una
media del 11,6% dell'Ue a 27 ed hanno subito una progressiva erosione negli ultimi cinque, senza neanche
accennare al recupero che gli altri Partner Europei hanno mostrato nel corso del 2007 per effetto dei rialzi
dei
prezzi.
In Italia, infatti, tra il 2004 e il 2009 i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati in media del 1,5%
all'anno, mentre i costi di produzione del 4%. Una forbice che si e' ulteriormente divaricata nel 2009, a
scapito soprattutto delle coltivazioni, con il crollo medio dei listini dell'11,6% a fronte di una flessione
molto piu' modesta dei prezzi degli input (-1,8%), generando un forte deterioramento della ragione di
scambio (rapporto tra la variazione dei prezzi e variazione dei costi dei fattori produttivi).
Altra forbice e' quella tra i prezzi all'origine e quelli al consumo, che dopo una riduzione nel 2007 e nel
2008, sempre lo scorso anno, e' tornata a crescere, in particolare per pasta, pane, latte e frutta,
raggiungendo
nel
III
trimestre
il
valore
piu'
elevato
del
quinquennio.
Nel complesso, comunque, il 2009 frena la corsa ai rincari sugli scaffali ( -1,5% il ribasso medio dei prezzi
alimentari) e fa registrare una leggera crescita dei consumi domestici delle famiglie italiane ( +0,5%) a
fronte di una riduzione della spesa dell' 1,7%. In un'ottica di medio periodo, tuttavia, i consumi risultano
stagnanti con un incremento di appena lo 0,8% delle quantità acquistate nel periodo 2004 – 2009.
L'analisi di dettaglio evidenzia una crescente attenzione delle famiglie, in particolare dei giovani nuclei
con reddito medio basso, a far quadrare i bilanci, rimodulando il paniere dei consumi in risposta alle
variazioni dei prezzi. Resta comunque significativa l'attenzione ai prodotti ad alto contenuto salutistico
e/o di servizio, come conferma la crescita del segmento bio (+7,6% il tasso di crescita annuo tra il 2004 e
il 2009 e +6,7% la variazione 2009/2008).
Un occhio infine alle dinamiche import-export. Nel 2009 si riduce il disavanzo della bilancia commerciale
dell'agroalimentare (-13%) per effetto di una flessione dei flussi in entrata piu' marcata rispetto quella
dell'export, mentre il saldo positivo del Made in Italy, subisce un peggioramento (-3%), dopo aver svolto
negli anni precedenti un ruolo di traino per l'interscambio commerciale del settore. Cala in particolare
l'export verso i Paesi terzi (-6%) e tra i comparti piu' penalizzati ci sono: pasta, frutta, succhi di frutta e
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
olio
di
oliva.
Analizzando il ruolo dell'Italia nel panorama internazionale, - conclude l'Ismea – si rileva una quota
dell'export agroalimentare mondiale in linea con quella di Cina, Brasile, Argentina e Canada: competitor
che evidenziano una maggiore dinamicità nel lungo periodo. Al contrario e' l'export tricolore a dimostrare
performance migliori nel lungo periodo rispetto a Spagna, Francia e Regno Unito.
Disponibile su www.ismea.it la presentazione integrale dello studio Ismea "La competitività
dell'agroalimentare italiano Check up 2010" e le relative schede tecniche di approfondimento.
20.07.10
Pubblicato decreto per concessione fondi a sostegno delle aziende agricole
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali commenta la pubblicazione, sulla Gu della
Repubblica Italiana del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, con il quale si autorizza la
concessione di fondi di importo fino a 15.000 euro in favore delle aziende agricole italiane, senza obbligo
della preventiva notifica alla Commissione europea.
“Questo provvedimento era particolarmente atteso dal settore agricolo, soprattutto in un momento
simile, fortemente contrassegnato dalla crisi economica. Esso costituisce un segnale positivo poiché
permette di fare interventi mirati, a condizione che l’agevolazione non superi il valore di 15.000 euro per
azienda. Non si tratta quindi di un nuovo stanziamento, ma di una sorta di autorizzazione preventiva alla
concessione di contributi”. Commenta così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali,
Giancarlo Galan, la pubblicazione, sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana dello scorso 8 luglio,
del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 maggio 2010, con il quale si autorizza la
concessione di fondi di importo fino a 15.000 euro in favore delle aziende agricole italiane, senza obbligo
della preventiva notifica alla Commissione europea. La misura, approvata con decisione comunitaria del
1° febbraio 2010, n. C (2010) 715, rimane in vigore fino al 31 dicembre 2010. Dopo tale data, a meno di
eventuali proroghe da parte della Commissione europea, l’importo massimo dell’aiuto erogabile senza
preventiva notifica torna al livello originario, pari a 7.500 euro per azienda.
20.07.10
Vendemmia 2010: Indagine Ismea – Unione italiana vini
Si stima una crescita contenuta nei limiti del +5%, che potrebbe riportare i volumi a superare 46 milioni di
ettolitri. Sarà comunque da valutare, a fini quantitativi, l’incidenza rappresentata dalla vendemmia
verde, misura attivata per la prima volta proprio quest’anno, così come il rischio patogeni in diverse aree
causa l’umidità. Nel complesso il Vigneto Italia si presenta in salute e la qualità è buona.
Le stime produttive per la prossima vendemmia sembrerebbero indicare una crescita rispetto allo scorso
anno, con un aumento comunque contenuto entro i limiti del 5%. Se così fosse, in volume assoluto, la
campagna 2010 potrebbe tornare sui livelli del 2008 e superare quota 46 milioni di ettolitri. Secondo i dati
Istat nel 2009 la produzione vinicola si era invece fermata a 45,4 milioni di ettolitri. Attesa, in media, una
qualità buona. È quanto emerge da una prima ricognizione sullo stato dei vigneti della Penisola, svolta da
Ismea e Unione italiana vini, nella prima decade di luglio. La cautela è, comunque, d’obbligo perché come
di consueto per gli esiti produttivi saranno determinanti la fine di luglio e il mese di agosto. Ci sarà,
infatti, da valutare quanto le riserve idriche accumulate durante l’inverno risulteranno sufficienti a
contrastare l’attuale ondata di caldo e in che misura si riuscirà ad arginare i potenziali attacchi dei
patogeni, un rischio in molte aree a causa dell’umidità, ad oggi tuttavia ben controllati. Quest’anno sugli
esiti della campagna inciderà anche la variabile legata agli effetti della vendemmia verde, attivata per la
prima volta, che di fatto va a togliere materia prima dal circuito produttivo. La misura si aggiunge poi alla
riduzione delle superfici vitate determinata dalle estirpazioni con premio. Nel 2010 sono state accolte
domande per 10.741 ettari che si vanno ad aggiungere a quelle per gli 11.571 ettari dello scorso anno. In
molte aree, inoltre, aumenta la consuetudine di ricorrere al diradamento per fini qualitativi. Una
caratteristica che accomuna il Vigneto Italia di quest’anno è il ritorno a un calendario “normale”, dopo gli
anticipi del 2009: il freddo rigido che ha contraddistinto il lungo e piovoso inverno ha infatti rallentato lo
sviluppo vegetativo, determinando uno slittamento in avanti, rispetto allo scorso anno, di quasi tutte le
fasi fenologiche. Scendendo nel dettaglio regionale si osserva una sostanziale omogeneità all’interno delle
diverse macro-aree nazionali. Nel Nord, infatti, quasi tutte le regioni si collocano, al momento, su livelli
produttivi uguali o leggermente superiori alla campagna scorsa. Previsioni in linea con il 2009 anche per il
Centro, ad eccezione delle Marche, dove, come in larga parte delle regioni meridionali, si stima un
recupero, almeno parziale, delle perdite subite lo scorso anno. Al generalizzato incremento del Sud
sembrano, tuttavia, sottrarsi le produzioni delle due isole maggiori.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
http://www.ilvelino.it/canale.php?IdCanale=4
POL - Manovra, l'agricoltura scende in piazza (ma manca ancora l'unità)
Roma, 22 lug (Il Velino) - Dal mondo dell’agricoltura italiana si è alzata la voce di protesta contro la
manovra finanziaria. Una manovra, a detta delle organizzazioni che rappresentano il settore,
“mortificante” e in cui non c’è nessuna risposta ai tanti problemi di chi lavora la terra. Anzi, al contrario,
in cui si premia una sparuta minoranza di “furbetti del latte” con il rinvio del pagamento delle multe per
le quote dovuto dai cosiddetti “splafonatori”. Ecco perché le organizzazioni agricole sono scese in piazza.
Anche se ognuna con la propria bandiera. A dare il via alla settimana di mobilitazioni la Coldiretti di Sergio
Marini che ha portato in piazza Montecitorio circa tremila allevatori e il vitellino 'Giusto'. "Noi rispettiamo
sempre la legge ma la legge rispetti noi e se sono ancora da rifare i conti 'chi sbaglia paga' deve valere per
i produttori, ma anche per lo Stato”, ha detto Marini. Tra le bandiere gialle dell’organizzazione uno
striscione con su scritto “Quote latte: lo Stato deve ancora accertare? Allora ci restituisca i soldi che ci ha
fatto pagare”. Proprio su questo punto ha insistito Coldiretti secondo la quale i produttori di latte in
regola hanno subito costi per la gestione delle quote latte pari a 2,42 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi
per l'acquisto, 150 milioni per l'affitto, 220 per il versamento del prelievo e 350 milioni per l'adesione alla
rateizzazione prevista dalla legge 119/03.
Alla vigilia delle due mobilitazioni di Confagricoltura, stasera a Cremona e il 26 luglio a Napoli, il
presidente Federico Vecchioni ha chiesto coerenza per non essere “impresentabili” agli occhi dell’Europa
che ha ventilato il rischio di una procedura di infrazione se la norma sulle quote latte dovesse passare così
come è stata approvata in Senato. Nella manovra, secondo Confagri, mancano risposte. E non solo sulle
quote latte, ma anche sui certificati verdi, le agevolazioni per il gasolio fino ad arrivare ai fondi per la
bieticoltura e la richiesta di stabilizzare la fiscalizzazione degli oneri sociali. E “quando si fanno misure di
incentivo all’economia e si parla anche di sostegno per le Pmi ci devono essere anche le Pmi agricole”.
“Da anni – ha sottolineato Vecchioni – le stesse persone, spalleggiate da una certa parte politica, usano
tutti i trucchi possibili per mettere in discussione le regole del sistema. È ora di finirla con il ‘trionfo dei
furbi’. Coloro che non hanno pagato devono farlo subito in modo che il sistema possa rientrare alla
normalità”. Tanto più che a non essere in regola “sono all’incirca 1200 aziende”. Sulla mancata unità del
mondo agricolo Vecchioni è stato però critico: “Non c’è nessuna possibilità di unità. Chi lo dice è ipocrita
io non lo sono. L’unità del mondo agricolo è uno slogan. Non ha alcun contenuto in termini di portata
sindacale perché anche quando abbiamo sostenuto le stesse cose come per il latte non sono state
approvate. Il richiamo della politica all’unità è un alibi. Nel quadro politico attuale non è questo il modo
per portare a casa dei risultati”.
Posizione diversa quella del presidente della Cia Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che
nel corso della manifestazione della sua organizzazione, oggi a Montecitorio, ha lanciato un appello
all’unità. “Le divisioni di questi giorni sono state un errore – ha detto Politi -. A settembre, quando sarà in
discussione la manovra Finanziaria speriamo di poter decidere insieme dove e come tornare a manifestare.
Siamo disposti a mettere da parte le nostre bandiere e scendere in piazza sotto un’unica bandiera che è
quella dell’agricoltura. Se c’è intesa sulla difesa del settore è possibile. Da parte nostra ora c’era la
volontà per farlo ma sono mancate le condizioni. Crediamo che bisogna chiedere ai nostri agricoltori che
cosa vogliono”. Politi ha poi ricordato come già oltre 500 mila imprese agricole siano state costrette a
chiudere i battenti. Numero destinato a crescere soprattutto se non si metterà mano al costo del lavoro
con la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali e non ci saranno misure come “l’accisa zero” per il
gasolio per le serre. “Dal 31 luglio ci sarà un aumento del 35-40 per cento dei costi indiretti per assumere
manodopera, costi che per le imprese agricole incidono fra il 60 e l’85 per cento. Senza la proroga dal
primo agosto ci sarà un aumento di 8 euro al giorno per la manodopera che per l’agricoltura sono tanti”.
Insomma per la Cia il Parlamento non si è preoccupato dei grandi problemi e si è invece occupato di una
minoranza. “Un segnale negativo per chi opera nella legalità. È passato il messaggio che si può fare quello
che si vuole e non rispettare le leggi. Noi siamo scesi lo scorso anno in questa stessa piazza per dire no
alla legge 33, quella voluta da Zaia. E questo emendamento segna il fallimento anche di quella legge. Di
fronte ai problemi dell’agricoltura è una vergogna che il Parlamento debba discutere di questo”. Fuori dal
coro è rimasta invece la Copagri che ha deciso per il momento di non scendere in piazza.
(Federica Rogai) 22 lug 2010 16:45
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08/07/10–27/07/10
ECO - Manovra, alla Camera quote latte ancora al centro delle polemiche
Roma, 21 lug (Il Velino) - Due no (uno esplicito e l'altro implicito) alla norma della manovra di bilancio con
cui si rinvia il pagamento delle multe per lo sforamento delle quote latte. Due no che probabilmente non
cambieranno le cose ma che creano polemiche. Ma soprattutto danno aperto sostegno alla irriducibile
battaglia di Giancarlo Galan. A pronunciarli in sequenza sono state la Commissione Politiche Ue e quella
Agricoltura della Camera quando si è trattato di esprimere un parere complessivo sul provvedimento del
Governo già licenziato dal Senato e arrivato blindato a Montecitorio. Sull’intero decreto il giudizio,
almeno della Commissione Politiche Ue, è stato positivo; ma entrambe le commissioni hanno ribadito
(creando nello specifico delle convergenze trasversali tra Pdl e opposizione ai danni della Lega) che
l’articolo 40 bis inserito nel maxiemendamento su cui a Palazzo Madama si è votata la fiducia andrebbe
soppresso. O quantomeno (così recita il parere della XIV Commissione) “subordinato nella sua effettiva
attuazione alla verifica positiva dei competenti organi Ue”. Ma in Commissione Agricoltura il dissenso sulla
norma ha creato ancora più problemi. Visto che alla fine non è stato espresso alcun parere formale al
testo. Quando si è trattato di votare la versione che, pur dando via libera al Dl censurava la norma sulle
quote latte, la Lega ha votato contro facendolo bocciare. E quando l'opposizione ha proposto un parere
negativo sull'intera manovra la maggioranza si è ovviamente ricompattata bocciando anche questo. Del
resto Galan davanti a ciascuna delle due commissioni non ha fatto che ribadire per l’ennesima volta la sua
contrarietà alla norma. “Mi dispiace deludere qualcuno – ha dichiarato - , ma io sono venuto a dire le
stesse cose che dico da settimane e non cambio certo idea adesso su questa norma”. Come uscire a questo
punto da uno stallo che da un lato esclude modifiche fuori tempo massimo alla manovra ma che sulle
quote latte registra i no di Galan e di due commissioni e a cui seguirà presto quello della Ue? Forse il
compromesso sta proprio nella seconda alternativa alla soppressione della norma che ha suggerito la
commissione Politiche Ue di Montecitorio. Un ordine del giorno, accolto dal governo, potrebbe impegnare
quest’ultimo a condizionare l’applicazione della sospensione delle multe per gli splafonatori ad una
conformità con le norme comunitarie. In pratica: l’articolo 40 bis sarebbe comunque varato in via
definitiva a Montecitorio senza ritardi per la manovra e senza dunque attriti con il Carroccio. Ma dal punto
di vista Ue rimarrebbe sostanzialmente “sub judice”.
(fch) 21 lug 2010 19:04
MED - Mozzarelle blu: stavolta nel mirino l’italiana Granarolo
Roma, 23 lug (Il Velino) - Esplode un nuovo caso di “mozzarelle blu”. E questa volta a finire nell’occhio
del ciclone non è un’azienda tedesca ma l’italiana Granarolo. Dopo che si è diffusa la notizia di due
mozzarelle alterate in zona Torino sia il Codacons sia la Coldiretti hanno chiesto al gruppo emiliano
romagnolo di fare chiarezza. La scoperta è stata resa nota dal quotidiano LA STAMPA proprio quando le
polemiche sulle mozzarelle blu “made in Germany” sembravano rientrate. Nell’articolo della STAMPA si
legge che “Le mozzarelle con il marchio Granarolo sono state acquistate all’ipermercato Auchan di Rivoli,
alle porte del capoluogo piemontese. Il caso è già al vaglio del procuratore Raffaele Guariniello, titolare
dell’inchiesta, e gli esami dell’Istituto zooprofilattico confermano che la causa dell’insolita colorazione è
sempre lo Pseudomonas fluorescens. Un batterio che tende a virare al blu e che prolifera a velocità e in
quantità enorme se esistono carenze igieniche nell’acqua. Le indagini sono ancora in corso, tuttavia agli
inquirenti risulta un legame tra le due industrie. La Granarolo acquista dalla collega tedesca materiale per
‘lavorare’ alcuni prodotti. La risposta, quindi, potrebbe forse trovarsi nel passaggio di derivati made in
Germany”.
Immediate le reazioni. Il Codacons ha denunciato la Granarolo alle Procure di Torino e Bologna e alla
Corte dei conti dell'Emilia-Romagna per pubblicità ingannevole. “Qualora fosse vera questa circostanza e i
prodotti Granarolo non venissero realizzati esclusivamente con materie prime italiane – ha spiegato il
presidente Carlo Rienzi - vi sarebbe un danno non solo per i consumatori, ma anche per l’economia
nazionale”. Il presidente ha fatto riferimento alle pubblicità dell’azienda relative al "Latte Alta Qualità",
che “parlano di mucche italiane selezionate, di filiera garantita e controllata e di latte garantito e
certificato ogni giorno con controlli più numerosi e approfonditi di quelli di legge”. L’associazione dei
consumatori ha chiesto di verificare se l’eventuale pubblicità come italiani di prodotti realizzati anche con
materie prime straniere, possa configurare possibili reati come frode in commercio o truffa aggravata e di
avviare un’indagine per accertare possibili danni all’erario connessi alle export e al discredito per il made
in Italy. Dure le reazioni anche di Col diretti e di Federconsumatori. Quest’ultima è tornata a chiedere che
si faccia chiarezza in etichetta sulla provenienza dei prodotti. “Sempre piu' spesso la salute dei cittadini e
la corretta e sana alimentazione vengono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualita' nutrizionali, o
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addizionati e di origine per lo piu' sconosciuta. Tali episodi - ha denunciato il presidente Trefiletti - oltre a
determinare elevati rischi per la salute dei consumatori, aggrediscono e danneggiano il patrimonio
agroalimentare nazionale”.
In risposta la Granarolo Spa ha rassicurato in una nota che "la mozzarella Granarolo viene prodotta in Italia
e che la dicitura riportata sulla confezione 'solo latte fresco italiano' indica che la materia prima e'
esclusivamente di origine italiana" precisando di non aver mai acquistato “latte, mozzarella, semilavorati
o ingredienti dalla società tedesca Jaeger”. Granarolo ha poi puntualizzato di non essere mai stata sentita
o contattata dalla magistratura di Torino e di non aver “mai ricevuto alcuna comunicazione o notifica da
parte delle Autorità sanitarie sul caso citato”. L’azienda "resta a disposizione delle Autorita' competenti
per ogni accertamento che si rendesse utile o necessario a chiarire il caso sollevato da La Stampa e si
riserva di tutelare con ogni mezzo e in tutte le sedi la propria immagine e reputazione dalla diffusione a
mezzo stampa di informazioni non veritiere e/o non adeguatamente supportate". "Le tensioni in atto nel
settore caseario - ha dichiarato il presidente, Gianpiero Calzolari - stanno creando un clima opaco e
comunque poco favorevole alla chiarezza di cui hanno bisogno, in particolare in un momento come questo,
tanto i consumatori quanto gli attori della filiera. Granarolo non si presterà a questo gioco".
(rog) 23 lug 2010 19:01
MED - Mozzarelle blu: stavolta nel mirino l’italiana Granarolo
Roma, 23 lug (Il Velino) - Esplode un nuovo caso di “mozzarelle blu”. E questa volta a finire nell’occhio
del ciclone non è un’azienda tedesca ma l’italiana Granarolo. Dopo che si è diffusa la notizia di due
mozzarelle alterate in zona Torino sia il Codacons sia la Coldiretti hanno chiesto al gruppo emiliano
romagnolo di fare chiarezza. La scoperta è stata resa nota dal quotidiano LA STAMPA proprio quando le
polemiche sulle mozzarelle blu “made in Germany” sembravano rientrate. Nell’articolo della STAMPA si
legge che “Le mozzarelle con il marchio Granarolo sono state acquistate all’ipermercato Auchan di Rivoli,
alle porte del capoluogo piemontese. Il caso è già al vaglio del procuratore Raffaele Guariniello, titolare
dell’inchiesta, e gli esami dell’Istituto zooprofilattico confermano che la causa dell’insolita colorazione è
sempre lo Pseudomonas fluorescens. Un batterio che tende a virare al blu e che prolifera a velocità e in
quantità enorme se esistono carenze igieniche nell’acqua. Le indagini sono ancora in corso, tuttavia agli
inquirenti risulta un legame tra le due industrie. La Granarolo acquista dalla collega tedesca materiale per
‘lavorare’ alcuni prodotti. La risposta, quindi, potrebbe forse trovarsi nel passaggio di derivati made in
Germany”.
Immediate le reazioni. Il Codacons ha denunciato la Granarolo alle Procure di Torino e Bologna e alla
Corte dei conti dell'Emilia-Romagna per pubblicità ingannevole. “Qualora fosse vera questa circostanza e i
prodotti Granarolo non venissero realizzati esclusivamente con materie prime italiane – ha spiegato il
presidente Carlo Rienzi - vi sarebbe un danno non solo per i consumatori, ma anche per l’economia
nazionale”. Il presidente ha fatto riferimento alle pubblicità dell’azienda relative al "Latte Alta Qualità",
che “parlano di mucche italiane selezionate, di filiera garantita e controllata e di latte garantito e
certificato ogni giorno con controlli più numerosi e approfonditi di quelli di legge”. L’associazione dei
consumatori ha chiesto di verificare se l’eventuale pubblicità come italiani di prodotti realizzati anche con
materie prime straniere, possa configurare possibili reati come frode in commercio o truffa aggravata e di
avviare un’indagine per accertare possibili danni all’erario connessi alle export e al discredito per il made
in Italy. Dure le reazioni anche di Col diretti e di Federconsumatori. Quest’ultima è tornata a chiedere che
si faccia chiarezza in etichetta sulla provenienza dei prodotti. “Sempre piu' spesso la salute dei cittadini e
la corretta e sana alimentazione vengono compromesse da cibi anonimi, con scarse qualita' nutrizionali, o
addizionati e di origine per lo piu' sconosciuta. Tali episodi - ha denunciato il presidente Trefiletti - oltre a
determinare elevati rischi per la salute dei consumatori, aggrediscono e danneggiano il patrimonio
agroalimentare nazionale”.
In risposta la Granarolo Spa ha rassicurato in una nota che "la mozzarella Granarolo viene prodotta in Italia
e che la dicitura riportata sulla confezione 'solo latte fresco italiano' indica che la materia prima e'
esclusivamente di origine italiana" precisando di non aver mai acquistato “latte, mozzarella, semilavorati
o ingredienti dalla società tedesca Jaeger”. Granarolo ha poi puntualizzato di non essere mai stata sentita
o contattata dalla magistratura di Torino e di non aver “mai ricevuto alcuna comunicazione o notifica da
parte delle Autorità sanitarie sul caso citato”. L’azienda "resta a disposizione delle Autorita' competenti
per ogni accertamento che si rendesse utile o necessario a chiarire il caso sollevato da La Stampa e si
riserva di tutelare con ogni mezzo e in tutte le sedi la propria immagine e reputazione dalla diffusione a
mezzo stampa di informazioni non veritiere e/o non adeguatamente supportate". "Le tensioni in atto nel
settore caseario - ha dichiarato il presidente, Gianpiero Calzolari - stanno creando un clima opaco e
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comunque poco favorevole alla chiarezza di cui hanno bisogno, in particolare in un momento come questo,
tanto i consumatori quanto gli attori della filiera. Granarolo non si presterà a questo gioco".
(rog) 23 lug 2010 19:01
ECO - Vendemmia 2010, Ismea-Uiv: Si potrebbe tornare ai livelli del 2008
Roma, 20 lug (Il Velino) - Le stime produttive per la prossima vendemmia sembrerebbero indicare una
crescita rispetto allo scorso anno, con un aumento comunque contenuto entro i limiti del 5%. Se così
fosse, in volume assoluto, la campagna 2010 potrebbe tornare sui livelli del 2008 e superare quota 46
milioni di ettolitri. Secondo i dati Istat nel 2009 la produzione vinicola si era invece fermata a 45,4 milioni
di ettolitri. Attesa, in media, una qualità buona. È quanto emerge da una prima ricognizione sullo stato
dei vigneti della Penisola, svolta da Ismea e Unione Italiana Vini, nella prima decade di luglio. La cautela
è, comunque, d’obbligo perché come di consueto per gli esiti produttivi saranno determinanti la fine di
luglio e il mese di agosto. Ci sarà, infatti, da valutare quanto le riserve idriche accumulate durante
l’inverno risulteranno sufficienti a contrastare l’attuale ondata di caldo e in che misura si riuscirà ad
arginare i potenziali attacchi dei patogeni - un rischio in molte aree a causa dell’umidità - ad oggi tuttavia
ben controllati. Quest’anno sugli esiti della campagna inciderà anche la variabile legata agli effetti della
vendemmia verde, attivata per la prima volta, che di fatto va a togliere materia prima dal circuito
produttivo. La misura si aggiunge poi alla riduzione delle superfici vitate determinata dalle estirpazioni
con premio. Nel 2010 sono state accolte domande per 10.741 ettari che si vanno ad aggiungere a quelle
per gli 11.571 ettari dello scorso anno. In molte aree, inoltre, aumenta la consuetudine di ricorrere al
diradamento per fini qualitativi.Una caratteristica che accomuna il Vigneto Italia di quest’anno è il ritorno
a un calendario “normale”, dopo gli anticipi del 2009: il freddo rigido che ha contraddistinto il lungo e
piovoso inverno ha infatti rallentato lo sviluppo vegetativo, determinando uno slittamento in avanti,
rispetto allo scorso anno, di quasi tutte le fasi fenologiche.
Scendendo nel dettaglio regionale si osserva una sostanziale omogeneità all’interno delle diverse macroaree nazionali. Nel Nord, infatti, quasi tutte le regioni si collocano, al momento, su livelli produttivi uguali
o leggermente superiori alla campagna scorsa. Previsioni in linea con il 2009 anche per il Centro, ad
eccezione delle Marche, dove, come in larga parte delle regioni meridionali, si stima un recupero, almeno
parziale, delle perdite subite lo scorso anno. Al generalizzato incremento del Sud sembrano, tuttavia,
sottrarsi le produzioni delle due isole maggiori. Analizzando i dati regione per regione emerge che in
Piemonte se l’inverno tra il 2008 e il 2009 era stato ricco di precipitazioni nevose, quello tra il 2009 e il
2010 si è caratterizzato per il freddo e il gelo. Ha fatto seguito una primavera fredda e molto piovosa, che
si è conclusa con un’ultima settimana di forti precipitazioni, dopo che si è avuto un periodo più caldo tra
metà maggio e inizio giugno. Nei vigneti, quindi, l’inizio della germogliazione si è verificato con ritardo
rispetto alla norma, calcolabile dai 10-15 giorni. Il bel tempo di maggio e giugno ha poi accelerato lo
sviluppo vegetativo, creando qualche problema di gestione della chioma e di controllo delle fitopatie, in
particolare della peronospora. La grandine ha colpito alcune aree, soprattutto nel Cuneese, ma la sua
incidenza così precoce potrebbe avere limitato i danni a un diradamento iniziale dei grappoli. Tutto
considerato, la buona allegagione e la consistente umidità nel terreno fanno prevedere la presenza di
abbondanti quantitativi di uva, sebbene l’ormai abituale pratica del diradamento potrebbe tendere a
ridimensionare l’aumento produttivo rispetto allo scorso anno. Poche, invece, le adesioni alla vendemmia
verde. In Lombardia lo sviluppo vegetativo mostra un ritardo di circa 10 giorni che potrebbe, comunque,
essere recuperato grazie al caldo attuale. A una normale fioritura ha fatto seguito un’allegagione molto
buona, solo in alcuni casi lievemente compromessa dagli sbalzi termici. Nonostante qualche avvisaglia di
peronospora e oidio, lo stato sanitario del vigneto è molto buono. Le riserve di acqua accumulate durante
l’inverno, inoltre, sembrano scongiurare il pericolo di stress idrico durante i prossimi mesi. Le previsioni
produttive, da prendere comunque con cautela, fanno pensare a volumi in linea con l’annata precedente,
con alcune zone, come l’Oltrepò, che potrebbero anche raggiungere livelli superiori.
Per la Valle d’Aosta si stima una produzione leggermente superiore a quella dello scorso anno e una
qualità molto buona. Le fasi fenologiche si sono susseguite accumulando un ritardo di almeno 10 giorni
rispetto alla norma. Ad una buona germogliazione e fioritura è seguita una mediocre allegagione. Al
momento non si segnalano particolari patologie della vite. In Liguria lo sviluppo della vite è partito con un
ritardo di circa una settimana rispetto al 2009, ma il caldo di luglio potrebbe annullarlo e far iniziare la
vendemmia con lo stesso calendario dello scorso anno. Sul fronte fitosanitario c’è stato allarme per la
comparsa della peronospora, peraltro efficacemente controllata, e al momento non si segnalano altri
problemi. In Veneto l’andamento meteo, caratterizzato da un inverno particolarmente rigido e poi da una
primavera piovosa, ha influito sullo sviluppo vegetativo: regolare nelle sue diverse fasi, ma con un ritardo
di oltre una settimana rispetto al 2009. Il caldo di fine giugno e degli inizi di luglio potrebbe, comunque,
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favorire un certo recupero. Lo stato fitosanitario del vigneto non registra, ad oggi, situazioni
particolarmente critiche, anche se le abbondanti piogge che si sono protratte per gran parte del mese di
giugno hanno causato qualche difficoltà all’esecuzione dei trattamenti. Continua a essere alta
l’attenzione per la peronospora, comunque controllata, mentre destano preoccupazioni gli attacchi di
botrite. La vendemmia 2010 in Trentino sembrerebbe attestarsi sui livelli dell’anno precedente. Lo
sviluppo vegetativo risulta in ritardo di circa dieci giorni rispetto alla vendemmia passata con fasi
fenologiche che si sono susseguite senza particolari problemi. La vegetazione si presenta rigogliosa. La
maggior parte dei viticoltori ha eseguito la sfogliatura meccanica o manuale che migliora l’esposizione dei
grappoli e riduce l’incidenza di malattie da crittogame. Non si segnalano, peraltro, danni da patogeni,
sebbene l’oidio si sia manifestato con più aggressività rispetto alla norma. La maggior presenza di uva
rispetto allo scorso anno verrà, di fatto, annullata dalla pratica del diradamento. Anche in Alto Adige le
condizioni del vigneto sono tra il buono e l’ottimo con uno sviluppo in ritardo di dieci giorni sullo scorso
anno.
Buone le prospettive in termini di qualità. In Friuli Venezia Giulia la produzione non sembra discostarsi da
quella dello scorso anno, peraltro non abbondante. L’inverno freddo, come in molte altre regioni, ha
provocato un ritardo delle prime fasi fenologiche di circa dieci giorni. Il gelo della fine di dicembre ha
condizionato il germogliamento in tutta la regione. Con danni piuttosto rilevanti soprattutto nei vigneti
più giovani, mentre in quelli più adulti i problemi si sono avuti solo su alcune varietà, come Sauvignon,
Pinot grigio, Prosecco e Traminer. La fioritura è avvenuta in condizioni climatiche ottimali, mentre
l’allegagione è da considerarsi mediamente buona, tranne per alcune varietà per le quali si è verificata
cascola (Cabernet Franc, Verduzzo friulano e Picolit) e che ora presentano grappoli spargoli. In provincia
di Pordenone e Udine si sono registrati problemi anche a seguito della grandine che ha colpito a macchia
di leopardo. Contenuti, grazie ai monitoraggi e a interventi tempestivi, i problemi derivanti da attacchi di
patogeni. Le frequenti precipitazioni di metà maggio, infatti, hanno provocato l’insorgere di peronospora
e, a seguire, botrite, a carico di foglie e tralci. Si prevede una buona annata dal punto di vista
quantitativo per l’Emilia Romagna. Le prime fasi vegetative hanno preso avvio con un ritardo di 10 giorni
circa a causa delle temperature al di sotto delle medie stagionali. Questo non ha compromesso, comunque
il risultato in termini quantitativi. Il vigneto è apparso da subito molto rigoglioso, con grappoli pieni e ben
sviluppati. A fronte di questa situazione, vista la situazione di mercato e soprattutto nell’ottica di una
maggiore qualità, molti viticoltori hanno già messo in previsione di intervenire con il diradamento dei
grappoli e con la defogliazione. A contenere l’entità dell’aumento inizialmente previsto dagli operatori
sono intervenute anche grandinate che, a fine giugno, hanno compromesso, sebbene a macchia di
leopardo, alcune produzioni sia nelle province emiliane che in quelle romagnole. Alta l’attenzione sul
fronte fitosanitario. L’eccessiva piovosità ha favorito, soprattutto in pianura, alcuni focolai di peronospora
che sono stati subito controllati con trattamenti tempestivi, evitandone il radicamento e la diffusione. Al
momento sono stati segnalati rari focolai di oidio, per i quali si stanno facendo gli opportuni trattamenti.
Generalmente sui livelli dello scorso anno le produzioni del Centro Italia a partire dalla Toscana dove lo
stato vegetativo presenta un ritardo medio di poco più di una settimana. Le fasi fenologiche, dalla
cacciata all’allegagione, sono risultate mediamente buone, anche se in alcune zone dell’area fiorentina la
cacciata è apparsa mediocre. Oltre al freddo invernale e alla pioggia primaverile, le avversità climatiche
sono continuate con alcune grandinate nelle zone più alte del territorio senese e fiorentino: Castellina in
Chianti, Panzano in Chianti, Montalcino. Al momento la quantità delle uve risulta in linea con lo scorso
anno con una qualità giudicata buona e una gradazione, probabilmente, con qualche grado babo in meno.
I vigneti, attualmente, si presentano in buono stato e solo a fine giugno sono stati segnalati attacchi di
peronospora leggermente superiori alla media del periodo, a causa dell’eccessiva piovosità che ha
caratterizzato in particolare i mesi di maggio e giugno rendendo difficile in alcuni casi l’esecuzione di
trattamenti fitosanitari. Situazione piuttosto buona nelle Marche dove la vendemmia 2010 sembrerebbe
recuperare pienamente le perdite registrate l’anno prima. Lo stato vegetativo della vite rientra nella
media stagionale, in ritardo di oltre una settimana sullo scorso anno, con un’abbondante cacciata a cui
hanno fatto seguito fioritura e allegagione ottimali. Questo ha permesso un notevole aumento della carica
di grappoli. La situazione fitosanitaria non mostra un quadro particolarmente problematico, grazie al
continuo monitoraggio e alla lotta guidata. Nonostante questo si è registrato qualche focolaio peronospora
come ad esempio nella zona del Conero. Nell’ultima decade di giugno, in alcune aree collinari, sono stati
rilevati focolai di oidio circoscritti, però, a vigneti nei quali non erano stati effettuati trattamenti
adeguati. Si sono verificate grandinate a macchia di leopardo solo in alcune aree della provincia di Ancona
e di Macerata, che però non hanno arrecato danni irreversibili ai fini della produzione finale, in quanto i
vitigni colpiti sono in grado di recuperare grazie all’ottimo stato vegetativo.
Una stagione complicata quella dei viticoltori dell’Umbria. Dopo un inverno straordinariamente rigido e
che si è protratto fino a primavera inoltrata, sono seguiti due mesi caratterizzati da precipitazioni piovose
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intense e frequenti. Condizioni queste che hanno determinato un forte ritardo nella ripresa vegetativa dei
vigneti, valutabile nell'ordine delle due settimane, e un lavoro eccezionale per il controllo dei patogeni,
peronospora in primo luogo. Lo sviluppo vegetativo è stato buono e fioritura e allegagione sono risultate
così ricche da far prevedere, in un primo momento, una produzione abbondante. Il maltempo e alcune
grandinate di inizio giugno hanno però ridimensionato gli incrementi previsti. Per il prosieguo dell’estate è
da escludere stress idrico, vista l'ottima dotazione idrica dei terreni, mentre c’è massima attenzione per
lo stato sanitario dei vigneti. Nel Lazio la situazione vegetativa e sanitaria mostra, di fatto, una regione
divisa in due. Nella zona dei Castelli Romani il ciclo vegetativo è partito con circa dieci giorni di ritardo
per via di un inverno che si è protratto più a lungo del solito. La cacciata è stata buona, ma in seguito le
frequenti piogge hanno condizionato fioritura e allegagione, con grappoli che si presentano piuttosto
spargoli. La troppa umidità ha aumentato l'incidenza delle malattie del vigneto, della peronospora in
particolare, che non si presentava, in queste zone, con tanta virulenza dal 2004. Chi ha agito per tempo
aumentando la frequenza dei trattamenti in vigna ha limitato i danni. Quantitativamente, ci si aspetta, in
queste zone, una produzione lievemente inferiore rispetto all'anno passato, anche a causa degli abbandoni
e degli espianti in corso. Nella zona litoranea, invece, il calendario vegetativo risulta nella media
stagionale e in linea con quello considerato normale. Tutte le fasi dalla cacciata all’allegagione sono
risultate ottime, facendo prevedere un lieve aumento della produzione anche grazie alla mancanza di
particolari avversità climatiche e alla buona tenuta dei trattamenti antiparassitari che fino a ora hanno
contenuto gli attacchi, in particolare, di peronospora.
Dopo la decisa flessione dello scorso anno sembra in netto recupero anche la produzione dell’Abruzzo.
L’andamento stagionale, caratterizzato da forti escursioni termiche non ha ritardato le diverse fasi
fenologiche della vite rispetto alla media stagionale. Buono lo stato fitosanitario dei vigneti, nonostante le
condizioni meteo, caratterizzate da eccesso di piovosità e temperature sopra la media, siano abbastanza
favorevoli allo sviluppo di peronospora. Si riscontrano solo alcuni attacchi di oidio nelle aree collinari,
subito circoscritti con interventi tempestivi. Si attende in crescita anche la produzione della Campania,
dove i vigneti si presentano con uno sviluppo vegetativo in ritardo rispetto allo scorso anno, ma in linea
con un calendario ritenuto normale. Le abbondanti piogge hanno creato un clima favorevole allo sviluppo
della peronospora che ha colpito però soprattutto i vigneti non specializzati e dove non sono state
applicate corrette pratiche agronomiche. Le buone riserve idriche accumulate durante l’inverno e la
primavera, stanno permettendo alle viti, soprattutto nelle zone di collina dove non è sempre possibile
intervenire con irrigazione di soccorso, di non subire troppo lo stress idrico e il caldo di queste prime
settimane di luglio. Nella regione l’adesione alla misura della vendemmia verde è stata inferiore rispetto
alle attese. Pur senza tornare sui livelli produttivi del 2008, la Puglia sembrerebbe recuperare molte delle
perdite registrate nella scorsa vendemmia. In tutta la regione la situazione sembra abbastanza buona,
sebbene a differenziare le diverse zone ci siano i tempi del calendario vegetativo. Nel Nord, infatti, si
evidenzia un ritardo di qualche giorno rispetto allo scorso anno, a fronte di un anticipo nelle aree
salentine. Le piogge primaverili hanno favorito un germogliamento uniforme dei tralci permettendo lo
sviluppo di un elevato numero di grappoli. Lo stato sanitario nel complesso è buono perché la
peronospora, comparsa comunque in forma leggera, è stata ottimamente controllata. Leggeri gli attacchi
di oidio, soprattutto in quei vigneti non sottoposti a sfogliatura.
Più abbondante dello scorso anno anche la produzione stimata per il Molise. I vigneti sono ben sviluppati
grazie a fasi fenologiche che si sono susseguite in modo ottimale, sebbene con un ritardo di circa una
settimana che potrebbe essere recuperato con il caldo dell’estate. Eseguiti i trattamenti preventivi contro
peronospora e oidio, per cui lo stato sanitario del vigneto, per il momento, non desta preoccupazioni.
Anche in Calabria, alla luce dell’ottimo sviluppo vegetativo, si stima una vendemmia più abbondante della
precedente. Tuttavia, l’aumento potenziale sarà in parte compensato dall’adesione dei viticoltori alla
vendemmia verde. Lo stato di salute del vigneto è ottimo. L’andamento stagionale ha fatto ritardare di
una settimana cacciata, fioritura e allegagione, ritenute però ottime. Lievi gli attacchi di peronospora e
oidio in alcune zone, comunque ben controllati. Si prospetta abbondante anche la vendemmia della
Basilicata, sebbene non tanto da recuperare il calo dello scorso anno. Le piogge, che si sono susseguite
per i primi sei mesi di quest’anno, hanno creato una buona riserva idrica da cui attingere anche in caso di
un’estate particolarmente siccitosa. Ancora da quantificare i danni da peronospora e oidio, di cui si sono
registrati focolai nelle ultime settimane.
A differenza delle altre regioni del Sud, la Sicilia si presenta alla vigilia della nuova campagna con
previsioni di produzione in calo rispetto allo scorso anno. Sull’andamento della vendemmia influiranno le
condizioni meteo verificatesi in primavera, quando fioritura e allegagione sono state accompagnate da
temperature più basse rispetto alla media stagionale e da vento di scirocco che ha interessato, in
particolare, la Sicilia occidentale e la fascia costiera. Ma non solo. Saranno infatti da valutare anche la
forte adesione alla vendemmia verde alla quale si aggiunge l’abbandono, con premio, dei vigneti. Sono
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stati circa 10.000 gli ettari per i quali è stata accolta la domanda di vendemmia verde e questo potrebbe
togliere dalla produzione, potenzialmente, circa un milione di quintali di uva. A questo si aggiunga il fatto
che negli ultimi due anni il vigneto siciliano, grazie alle estirpazioni con premio, è calato di oltre 5.000
ettari. Buone, comunque, le aspettative sulla qualità delle uve, così come buono lo stato di salute dei
vigneti: si registra solo una leggera comparsa di oidio a macchia di leopardo. In Sardegna il susseguirsi
delle fasi vegetative, con una buona fioritura, ma una non altrettanto ottimale allegagione dovuta ad
avversità atmosferiche come forti venti e accentuate escursioni termiche, fa prevedere un volume
produttivo difficilmente superiore a quello, già non abbondante, dello scorso anno. Si registra, inoltre,
l’aumento degli attacchi di peronospora e oidio rispetto alla media a causa delle prolungate piogge.
(Orazio Meridio) 20 lug 2010 12:36
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http://www.informatoreagrario.it/
N°9 - 15 Lug. 2010
Libertà di scelta ai Paesi europei se coltivare ogm (pdf, 334 kB)
di A. Olper
Politica
Nel nome di Bonomi la Coldiretti chiede al Governo scelte chiare (pdf, 440 kB)
di L. Martirano
Sul prezzo del latte l’industria non ci sente (pdf, 397 kB)
Corsa contro il tempo per salvare i fondi dei Psr
Cambia l’etichettatura dei prodotti biologici
di F. Piva
Le regole Agea per l’aiuto ai foraggi essiccati
Unione Europea
Ne hanno inventata un’altra:il patto di stabilità lo paga l’agricoltore
di E. Comegna
L’esempio francese per una filiera più equa (pdf, 444 kB)
La presidenza belga dell’Ue si apre nel segno dell’incertezza
Panorama regionale
Lazio: La Centrale del latte tra pubblico e privato
Viticoltura
Il riutilizzo delle vinacce in filiera corta conviene
di P. Donna et al.
Meccanica
Lotta meccanica alle infestanti, le alternative disponibili
di M. Valer
Avversità delle piante
È arrivato anche in Piemonte il cancro batterico del kiwi
di D. Spadaro et al.
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Fiere e convegni
Le bioenergie devono diventare grandi
di R. Mattei
Il progresso varietale passa dalla Basilicata
di F. Radogna
Vinitech & Sifel insieme per la prima volta
di C. Palese
Buona la produzione del grano duro 2010
di C. Corticelli
Rallenta nel mondo il sistema vitivinicolo
Prezzi soddisfacenti per i meloni pugliesi
di G. Lamacchia
http://www.informatoreagrario.it/
N° 8 16 - 22 Lug. 2010
Il miraggio dell’innovazione nella pac (pdf, 332 kB)
di R. Espositi
Politica
Sulle multe per il latte stavolta la battaglia è tutta politica (pdf, 433 kB)
di A. Andrioli
Latte: Mipaaf e Agea contestano i Carabinieri
di E. Comegna
Prevista in calo la campagna pomodoro
di L. Bazzana
Cereali, raccolto 2010 nel segno della variabilità
di L. Andreotti
Per l’Anbi tante sfide,anche organizzative
di R. Mattei
Il bio, una chance in più per tutta l’agricoltura (Intervista a P. Carnemolla) (pdf, 353 kB)
di A. Mossini
Unione Europea
Sulla coltivazione degli ogm nell’Ue decideranno i singoli Stati (pdf, 453 kB)
Un miliardo in meno nel bilancio della pac
Panorama regionale
Veneto: Serve più decisione contro le contraffazioni
Il nuovo servizio de L'Informatore Agrario
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Una selezione dei bandi attivi e di prossima apertura
Economia
Logistica del vino da migliorare per ridurre i costi della filiera
di G. Di Gravio, E. Pomarici
Meccanica
Con l’orticoltura di precisione più qualità contenendo i costi
di D. Dell’Unto et al.
Olivicoltura
L’olivo giusto per ogni olio
di P. Fiorino et al.
Avversità delle piante
Esca attivata con spinosad efficace sulla mosca delle olive
di A. Guario et al.
Albicocco e susino: le varietà in Lista per il 2010
Per l’albicocco sono molte le varietà promettenti che potrebbero entrare nelle prossime Liste.
Intanto per quest’anno esce Valievka. Tutti i pregi e i difetti delle varietà di susino consigliate per la
coltivazione in Italia. La tardiva Empress esce dalla Lista 2010
Fiere e convegni
AgroInnovare, vetrina dell’innovazione
di G. Armentano
Soave, il vulcano di ieri regala grandi vini oggi
Lavoro e previdenza
L’Inps perde la guerra del congedo parentale
di M. De Luigi
Agroindustria
Crisi senza fine per le macchine agricole
di F. Venturi
Patate, prezzi buoni ma pochi lo sanno
di R. Piazza
Buona annata per le fragole del Nord
di E. Macchi
Listini in calo per le nettarine pugliesi
di G. Lamacchia
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n°9 23 - 29 Lug.2010
Collaborare per competere (pdf, 337 kB)
di G. Canali
Politica
Crisi economica e quote latte riportano in piazza gli agricoltori (pdf, 369 kB)
di A. Andrioli
Gli allevatori contestano le «verità» di Assolatte (pdf, 1.08 MB)
di E. Comegna
Anche l’agricoltura sotto la scure (pdf, 358 kB)
di L. Martirano
E il settore bieticolo sta ancora aspettando
di M. Guidi
La semplificazione punta sui Caa
Tagli pesanti in vista agli aiuti ai trasformati (pdf, 378 kB)
di L. Bazzana
Condizionalità, ecco le norme per il 2010
Oscar Green: la fantasia al potere
Troppa disinformazione nel dibattito sugli ogm
di S. Sansavini
Unione Europea
Dalla Conferenza sulla pac più spettacolo che risultati concreti
L’Europarlamento dice la sua sulla pac
Tornano a salire nel mondo gli aiuti pubblici all’agricoltura
Panorama regionale
Piemonte: Procedure più semplici per la gestione del Psr
Agronomia
Il liquame bovino su prato non comporta perdite di nitrati
di P. Mantovi et al.
Viticoltura
Con il cordone speronato più qualità e meccanizzazione
di R. Castaldi
Avversità delle piante
Monitorare gli insetti vettori dei giallumi della vite
di L. De Leo et al.
Come contrastare la diffusione del viroide PSTVd della patata
di V. Vicchi et al.
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Attualità
Quote latte e legalità, due parole ancora inconciliabili
di A. Andrioli
Latte Ue: aumenta il prezzo, ma scende la produzione
di C. Palese
Domanda e offerta verso l’equilibrio (Intervista a Enrico Scorsolini di Lattepiù)
Appuntamento in stalla
Così il silomais migliora la produzione di latte
di A. Mossini
L’ipocalcemia al parto si può risolvere
di M. Campiotti, C. Rota
Strutture stalle
I requisiti di una stalla per affrontare il caldo
di P. Zappavigna
Mungitura
Impianto di mungitura, quando la riserva è «utile»
di F. Sangiorgi Qualità latte
Stoccaggio del latte in stalla:errori comuni e punti chiave
di M. Zucali et al.
I numeri di vacche e bufale messi a confronto
di A. Zecconi
Fiere e convegni
Previsioni e numeri per Space 2010
Agroindustria
Herd Navigator, il nuovo sistema DeLaval per la gestione completa della mandria
di C. Palese
Collaborazione Sata
Lavaggio a ciclo chiuso efficace con giuste dosi di detergente
di L. Zanini
Tributaria
Quando va presentatala dichiarazione Ici 2010
di D. Hoffer
Lavoro e previdenza
Ancora aumenti per l’addizionale Inail
di M. De Luigi
Agroindustria
Cresce l’internazionalità per il gruppo Nardi
di G. Armentano
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Unacma più vicina al concessionario
Isagri, software per tutte le esigenze
Prospettive favorevoli per i lattiero-caseari
di D. Rama
Campagna cocomeri a gonfie vele
di G. Lamacchia
Link: http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/InfoFinagri/PSRPiemonte.asp
"L’agricoltura di oggi non è più solo produzione e trasformazione di prodotti, è un settore in forte
evoluzione, che compete sui mercati globali, contribuisce a gestire il territorio, è fonte
dell’alimentazione umana e componente essenziale della salubrità ambientale, promotore di opportunità
culturali, sociali e ricreative. Una nuova identità culturale dell’agricoltura sta emergendo, ancora poco
conosciuta e valorizzata.
Comunicare questa identità può rappresentare un messaggio forte per i protagonisti del settore – gli
imprenditori agricoli, le loro famiglie e i lavoratori dell’indotto - ed è, al tempo stesso, un’occasione
importante per rendere visibile al grande pubblico una realtà in trasformazione e vitale per la
collettività.
Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) prevede, per la propria attuazione, interventi mirati a informare
i beneficiari, i partner economici e sociali e l’area più vasta dei cittadini sulle opportunità offerte e sul
ruolo svolto dall’Unione Europea nelle politiche di sviluppo rurale. La Direzione Agricoltura della
Regione Piemonte ha fatto propria questa esigenza, avviando un organico piano di comunicazione del PSR
2007-2013.
La serie di opuscoli informativi realizzati in collaborazione con L’Informatore Agrario si inserisce in
questo piano..."
Gianfranco Corgiat Loia
Autorità di Gestione del PSR 2007-2013
Regione Piemonte
Regione Piemonte - Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013
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Montagna e collina
Latte e formaggi
Ricerca agricola
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La Newsletter
per i professionisti del mondo agricolo
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Questa settimana la Redazione de L'Informatore Agrario ha selezionato per Lei questi
articoli:
Sommario del numero 29 del 23 Luglio 2010
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EDITORIALE – Collaborare per competere
Scarica l'editoriale (pdf, 337 kB)
ATTUALITA' – Politica – Crisi economica e quote latte riportano in piazza gli
agricoltori
Manifestazioni in tutta Italia, ma rigorosamente divisi...
Scarica l'articolo (pdf, 369 kB)
ATTUALITA' - Politica – Gli allevatori contestano le «verità» di Assolatte
L’Associazione degli industriali contesta la richiesta di aumento del prezzo del latte crudo
alla stalla formulata dagli allevatori italiani, ma produce numeri e considerazioni che non
rispecchiano la realtà... Scarica l'articolo (pdf, 916 kB)
ATTUALITA' - Politica – Anche l’agricoltura sotto la scure
La manovra anticrisi alla camera...
Scarica l'articolo (pdf, 358 kB)
ATTUALITA' - Politica – Prodotti ortofrutticoli: tagli pesanti in vista agli aiuti ai
trasformati
Rispetto alla proposta iniziale della Commissione, il taglio al valore della produzione
commercializzata dalle op è minore, ma comporta perdite per diversi milioni di euro...
Scarica l'articolo (pdf, 378 kB)
FINANZIAMENTI E CREDITO
Una selezione dei bandi attivi e di prossima apertura
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SUPPLEMENTO - STALLE DA LATTE
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8 Luglio 2010
MERCATO ITALIANO
•
GRANO TENERO
La trebbiatura procede...
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•
GRANO DURO
La trebbiatura è alle ultime...
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•
MAIS E SOIA
Sebbene gli scambi...
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MERCATO ESTERO
•
GRANO TENERO
I mercati comunitari...
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•
GRANO DURO
Le preoccupazioni...
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•
MAIS E SOIA
Le condizioni meteo...
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VARIE
•
Numeri in caduta per l'annata cerealicola 2010
Dopo le già consistenti...
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16 Luglio 2010
MERCATO ITALIANO
•
GRANO TENERO
In attesa di dati...
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GRANO DURO
La trebbiatura è conclusa nel...
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MAIS E SOIA
Gli effetti della situazione...
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MERCATO ESTERO
•
GRANO TENERO
L'assenza di precipitazioni...
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GRANO DURO
Anche nel resto d'Europa...
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•
MAIS E SOIA
La preoccupazione per l'assenza...
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VARIE
•
Che qualità aspettarsi dai raccolti 2010?
Le qualità del grano...
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Puglia: arrembate due navi cariche di frumento duro
Lo scorso 7 luglio la Goletta Gialla di Coldiretti...
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22 Luglio 2010
MERCATO ITALIANO
•
GRANO TENERO
La trebbiatura è praticamente...
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GRANO DURO
In mercato è in tensione anche per...
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MAIS E SOIA
Il mercato del mais ha fatto registrare...
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MERCATO ESTERO
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GRANO TENERO
La trebbiatura del grano...
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•
GRANO DURO
La produzione comunitaria è stata...
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MAIS E SOIA
Come già detto la situazione...
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VARIE
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Il caldo spinge in alto i prezzi dei cereali
Il grande caldo spinge...
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L'Australia si conferma granaio mondiale
A causa delle avverse condizioni...
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Agenzia di informazione on line su agricoltura, alimentazione e ambiente a cura di
Confagricoltura Piemonte
Anno XXX – n. 20 venerdì 9 luglio 2010
Sommario
Dalla nuova Pac attesi interventi immediati e reti di sicurezza contro le crisi di mercato
Pronti a tutte le forme di protesta contro la proposta di sospendere le multe agli splafonatori
Per i generi alimentari le famiglie italiane spendono sempre meno
Contraffazione: 7 milioni di euro l’ora rubati al made in Italy
Anche in Piemonte l’aggiornamento dello schedario viticolo rinviato al 2011
Dalla nuova Pac attesi interventi immediati e reti di sicurezza contro le crisi di mercato
La nostra agricoltura ha ancora bisogno di una politica di sostegno capace di assicurare gli obiettivi della
stabilità e dell’adeguatezza del reddito. Lo ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Piemonte, Ezio
Veggia, aprendo i lavori del convegno dedicato alla riforma della politica agricola comune dopo il 2013,
che si è volto venerdì scorso, nella tenuta Cerello di Chivasso, in occasione dell’assemblea annuale
dell’organizzazione agricola. Sono in ballo fattori strategici, come quello delle risorse finanziarie e per
questo “dobbiamo essere bravi non solo nella fase di analisi e di elaborazione delle proposte – ha esortato
Veggia – ma anche nel saper tessere la rete delle alleanze, a cominciare dall’opinione pubblica che deve
essere consapevole del ruolo multiforme che l’agricoltura riveste per rispondere alle esigenze della
sicurezza alimentare e della salvaguardia del territorio”. Il quadro generale sull’andamento della spesa
dei Piani regionali di sviluppo rurale e sugli orientamenti comunitari rispetto alla nuova Pac “post 2013” è
stato tracciato da Ugo Sciarretta della Direzione economica di Confagricoltura. A questo riguardo, gli
obiettivi prioritari di Confagricoltura sono: semplificare gli interventi e le procedure; evitare l’allocazione
delle risorse a favore di soggetti estranei al mondo della produzione agricola e concentrarle invece su
misure a vantaggio delle imprese, puntando principalmente sull’aumento della competitività; compensare
i produttori per gli svantaggi indotti dalla normativa comunitaria di produzione più restrittiva rispetto a
quella dei Paesi terzi; favorire la concentrazione produttiva. Sullo stato di attuazione del Psr del Piemonte
si è soffermato poi il direttore regionale dell’Agricoltura, Gianfranco Corgiat Loia, che ha messo in luce la
discreta performance di spesa del Piemonte rispetto ad altre Regioni. Il direttore di Arpea, Marco Astori,
ha quindi evidenziato l’accresciuto livello di pagamenti effettuati dall’Organismo pagatore regionale
nell’ultimo periodo. Dopo il saluto da parte del sindaco della città di Chivasso, Bruno Matola, hanno
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portato il loro contributo al dibattito sul futuro assetto della politica agricola comune: Massimo Fiorio,
componente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Mino Taricco, ex assessore
regionale all’Agricoltura e attuale consigliere regionale, Mario Tommaso Abrate, presidente di FedagriConfcooperative Piemonte, Lodovico Actis Perinetto, vicepresidente di Cia Piemonte. Erano inoltre
presenti i consiglieri regionali Rosanna Valle e Roberto Tentoni e l’assessore all’Agricoltura della Provincia
di Torino Marco Balagna. “L’agricoltura sta vivendo una crisi spaventosa, con cadute di redditi, perdite di
mercati, diminuzione degli investimenti. Va bene pensare alla riforma della Pac ‘post 2013’ - ha detto il
presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo in chiusura dei lavori – ma non
possiamo dimenticare che ci sono molti interventi da affrontare nel ‘pre 2013’. Vanno attivate senza
indugi specifiche misure anticrisi“. A livello europeo, ha spiegato Federico Vecchioni, per l’agricoltura è
necessario mantenere ed introdurre nuovi strumenti, accompagnati da reti di sicurezza che supportino i
produttori in presenza di crisi di mercato. Il problema può essere affrontato anche istituendo un fondo
anticrisi che consenta di finanziare stoccaggi privati, interventi sull’offerta e sulla domanda per gestire i
mercati in difficoltà. Un'altra rilevante questione riguarda infine la possibilità di erogare i pagamenti
diretti in maniera selettiva: “Non accetteremo – ha ribadito Vecchioni - proposte ingiustificate che
compiano discriminazione tra le imprese, magari penalizzando proprio quelle che sono economicamente
più vitali”.
Pronti a tutte le forme di protesta contro la proposta di sospendere le multe agli splafonatori
“Non siamo disposti ad accettare sanatorie ad esclusivo vantaggio dei pochi produttori di latte che si
ostinano a non voler rispettare le regole e a danno dei tanti allevatori che si sono comportati
correttamente”. Così il presidente di Confagricoltura Piemonte, Ezio Veggia, ha commentato
l’emendamento sulla sospensione delle rate dei pagamenti delle multe per lo sforamento dei tetti di
produzione del latte, presentato in Commissione Bilancio del Senato dal relatore Azzolini alla manovra
finanziaria. “Basterebbe meno della metà di quanto si vorrebbe condonare – ha aggiunto Veggia – per
poter accogliere le richieste del mondo agricolo, a cominciare dalla stabilizzazione della fiscalizzazione
degli oneri sociali per le imprese che operano nelle zone svantaggiate e di montagna, istanze che invece
risultano completamente disattese dal Governo”. A sua volta, il presidente nazionale di Confagricoltura,
Federico Vecchioni, schierandosi al fianco del ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, ha invitato
la Commissione Bilancio del Senato a sopprimere un emendamento inaccettabile perché in spregio alle
norme comunitarie e nazionali e ha dichiarato che “di fronte a questo scandaloso scenario,
Confagricoltura è pronta a tutte le forme di protesta più vigorose e radicali”.
Per i generi alimentari le famiglie italiane spendono sempre meno
La spesa alimentare delle famiglie italiane nel 2009 è scesa del 3%. Il doppio della flessione complessiva
dei consumi registrata a livello nazionale per i prodotti non alimentari, che costituiscono oltre l’80% della
spesa totale delle famiglie. Una tendenza al ribasso che è determinata sia dall’andamento deflazionistico
dei prezzi dei prodotti alimentari rispetto al 2008, sia dalla contrazione delle quantità acquistate. Non a
caso, secondo l’Istat, il 36% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver ridotto, nel 2009, sia la quantità
sia la qualità dei prodotti alimentari acquistati. Si conferma, quindi, il ruolo anti-inflattivo dei consumi
alimentari che, dopo un periodo di relativo dinamismo, è tornato a far sentire i suoi effetti positivi sulle
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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tasche dei consumatori. Ma, osserva Confagricoltura, questo significa prezzi all’origine inferiori, che
comprimono i redditi degli agricoltori, non a caso diminuiti del 21% nel 2009 rispetto all’anno precedente.
Confagricoltura evidenzia anche il dato strutturale di contenimento della spesa alimentare sul complesso
dei consumi delle famiglie italiane, scesa sotto il 19%. Se si contraggono gli spazi della domanda interna,
che peraltro è sempre più soddisfatta dall’offerta estera in virtù del ravvicinamento dei mercati, è
necessario guardare all’export , per rimanere competitivi.
Contraffazione: 7 milioni di euro l’ora rubati al made in Italy
Ogni ora vanno in fumo 7 milioni di euro del fatturato del made in Italy agroalimentare. Persi, o meglio
scippati, dal cosiddetto “italian sounding”, i prodotti “di ispirazione”, “taroccati”, che, con immagini,
nomi e colori evocano quelli italiani, ma che niente hanno a che fare con la qualità e la cultura del Bel
Paese. Una cifra ben più grande di quella rappresentata dal mercato della contraffazione agroalimentare
vera e propria, che vale 2,3 milioni di euro. Lo evidenzia Confagricoltura, in occasione della “giornata
nazionale anticontraffazione”, rimarcando la differenza tra quello che è un vero e proprio illecito, da
perseguire penalmente, e quello che invece è un enorme business, che può essere combattuto solo
attraverso regole e accordi internazionali, che consentano di assicurare una totale trasparenza sulla
qualità delle materie prime e sui processi produttivi utilizzati da parte degli operatori della filiera. Il
mercato del falso più grande è negli Stati Uniti e in Canada, dove il “similitaliano” supera il “vero” con un
rapporto di quasi 10 a 1, mentre in Europa il rapporto è di 2 a 1, cioè due prodotti “italian sounding” per
ogni prodotto autentico.
Anche in Piemonte l’aggiornamento dello schedario viticolo rinviato al 2011
La riorganizzazione dello schedario viticolo, stabilita dal decreto legislativo 61/2010, verrà completata in
Piemonte entro il 2011. Lo ha deciso l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, venendo
incontro ad una specifica richiesta di Confagricoltura Piemonte. Se questa operazione di aggiornamento
dello schedario, con contestuale integrazione delle informazioni contenute negli albi vigneti, va nella
direzione auspicata di semplificare le procedure amministrative, con conseguente maggiore trasparenza
dei dati e riduzione dei costi, l’avvio di essa già dalla prossima vendemmia suscitava forti perplessità, nel
timore che un’attuazione frettolosa di questa innovazione potesse causare effetti pregiudizievoli ad un
settore che versa in una profonda crisi di mercato e non può tollerare altri errori di programmazione.
Confagricoltura Piemonte ha soprattutto posto l’accento sull’esiguità dei tempi a disposizione sia per
informare adeguatamente i viticoltori sull’iniziativa, sia per procedere all’allineamento dei dati tra quelli
contenuti negli albi e quelli presenti nello schedario. Sulla base di queste considerazioni, l’assessore ha
deciso di uniformarsi al prevalente orientamento nazionale di adeguare il sistema in tempo utile per la
vendemmia del prossimo anno, mantenendo ancora in vigore per le dichiarazioni vitivinicole di quest’anno
l’attuale procedura certificata basata sugli albi vigneti gestiti dalle Camere di Commercio.
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Agenzia di informazione on line su agricoltura, alimentazione e ambiente a cura di
Confagricoltura Piemonte
Anno XXX – n. 21
giovedì 22
luglio 2010
Sommario
Mobilitazione Confagricoltura: questa sera grande manifestazione a Cremona
Balzo in avanti dell’export dei nostri prodotti agricoli nei primi cinque mesi dell’anno
Secondo Agriturist l’estate 2010 difficile anche per le aziende agrituristiche
In pieno svolgimento ad Alessandria il progetto “Campi estivi” rivolto ai ragazzi delle scuole
Preoccupazione per una recrudescenza della flavescenza dorata nei vigneti del Piemonte
L’Assessorato regionale Agricoltura semplifica le procedure per gli investimenti aziendali
Mobilitazione Confagricoltura: questa sera grande manifestazione a Cremona
Confagricoltura ha dichiarato la mobilitazione nazionale. La decisione è stata presa dall’assemblea
generale dell’organizzazione, che ha fatto il punto sulla situazione in atto e, in particolare, sulla manovra
economica all’esame del Parlamento. La prima grande manifestazione per ribadire i temi caldi che non
hanno ricevuto risposta, come il rispetto del calendario di pagamento delle multe per le quote latte e la
stabilizzazione della fiscalizzazione degli oneri sociali, si terrà questa sera a Cremona. Una seconda
massiccia protesta si svolgerà lunedì 26 luglio a Napoli e probabilmente ci sarà anche un presidio a Roma,
in piazza Montecitorio, il 28 o il 30 luglio. Gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno reso inevitabili le
azioni di forza che Confagricoltura si accinge a intraprendere. “Sosteniamo le posizioni espresse dal
ministro Galan – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni - e lo ringraziamo per
come e quanto si è speso in questa vicenda che, oltre ad essere il trionfo dei furbi, ha del paradossale,
poiché, in una finanziaria in cui non ci sono soldi per niente e nessuno, esce come dal cilindro di un
prestigiatore il rinvio di un pagamento che costa parecchi milioni all’erario”. Confagricoltura chiede che
quanto atteso dal sistema agricolo, in un momento tanto grave, sia accolto con il rispetto dovuto ad un
settore strategico per l’economia del Paese. I punti chiavi sono: latte, fiscalizzazione degli oneri sociali
per le imprese che operano nelle zone svantaggiate e di montagna (che scade alla fine di questo mese),
fondi per il comparto bieticolo-saccarifero e fondo di solidarietà nazionale. “La tensione tra gli agricoltori
onesti e rispettosi delle leggi è allo spasimo – ha aggiunto Vecchioni – e la mobilitazione lanciata da
Confagricoltura è aperta a tutti quelli a cui sta a cuore la sopravvivenza e il futuro dell’agricoltura. Noi
non abbiamo la tracotanza di asserire che siamo l’agricoltura, ma certamente possiamo dire a buon titolo
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che non c’è agricoltura senza di noi”. Il primo appuntamento è dunque alle ore 19 di oggi alla Fiera di
Cremona, dove si riuniranno gli agricoltori delle regioni del Nord-Italia. Dal Piemonte è previsto l’arrivo di
un migliaio di associati.
Balzo in avanti dell’export dei nostri prodotti agricoli nei primi cinque mesi dell’anno
Buona “performance” dell’export agroalimentare e in particolare dei prodotti agricoli nei primi cinque
mesi di quest’anno. Secondo i dati sul commercio estero diffusi dall’Istat, le esportazioni agroalimentari
italiane sono infatti aumentate in valore del 9,3%, un pò meno dell’aumento dell’export nazionale
complessivo. Un significativo balzo in avanti lo fa invece l’export dei prodotti agricoli allo stato naturale,
che aumenta del 14,2% a gennaio-maggio 2010 sullo stesso periodo 2009, meglio del totale dell’export nel
suo complesso (+10,5%). Confagricoltura evidenzia soprattutto i positivi risultati per alcune particolari
destinazioni del nostro export agricolo, dove le percentuali di crescita sono state migliori rispetto
all’andamento dell’export complessivo. Come in Germania e Francia, dove le esportazioni sono cresciute
del 17 e del 21% rispettivamente. Ma anche in Russia, India, Cina – dove l’aumento dell’export, pur se
ancora contenuto in valore, è stato del 130% - Paesi Arabi e Asia. E’ opinione di Confagricoltura che vi
siano sul mercato globale grandi opportunità da cogliere, che vanno però sostenute da adeguate iniziative
di promozione dell’export agricolo.
Secondo Agriturist l’estate 2010 difficile anche per le aziende agrituristiche
L’estate 2010 non sarà facile per l’agriturismo: un sondaggio di Agriturist (associazione di settore di
Confagricoltura), condotto su un campione di 200 aziende agricole che offrono ospitalità, conferma le
preoccupazioni già espresse da organizzazioni di categoria del turismo e associazioni di consumatori,
smentendo alcune previsioni di crescita del comparto. Tutte le fonti più qualificate sono d’accordo nel
rilevare che il complicarsi del quadro economico internazionale ha spento le pur modeste attese di ripresa
del turismo avanzate a fine 2009. Oggi abbiamo un primo semestre dell’anno a “crescita zero” e previsioni
per il secondo semestre che tendono al negativo. Il 46% degli intervistati ha dichiarato che gli ospiti sono
in diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto per effetto di una rilevante
flessione della domanda estera, stimata intorno al 6%. Soltanto il 19% degli intervistati mette a segno un
incremento di ospiti. Il sondaggio di Agriturist registra anche, per il 31% degli agriturismi, un’ulteriore
contrazione della durata delle vacanze (-4%) e per il 35% prenotazioni dei posti letto in agosto ancora
inferiori al 50%, quando la media del mese, lo scorso anno, è stata superiore al 60%. A questo proposito,
segnali positivi vengono invece dal Piemonte con un +13%.
In pieno svolgimento ad Alessandria il progetto “Campi estivi” rivolto ai ragazzi delle scuole
Dal mese di giugno è in pieno svolgimento in provincia di Alessandria il progetto “Campi estivi 2010”
realizzato dalla locale sezione di Agriturist, per offrire ai ragazzi in età scolare la possibilità di entrare in
contatto in vari modi con la realtà della campagna: dalla semplice merenda al pranzo, dalle attività
didattiche al soggiorno per intere giornate o settimane nelle aziende agrituristiche. L’iniziativa - che si
inserisce nel contesto di “Scatta il verde, vieni in campagna”, programma di educazione agroambientale
per gli alunni della scuola dell’obbligo – proseguirà per tutta l’estate, fino ai primi giorni di settembre,
allorché i ragazzi torneranno sui banchi di scuola. Al progetto “Campi estivi 2010” partecipano numerose
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aziende aderenti alla sezione alessandrina di Agriturist, le quali hanno sviluppato percorsi ludici ed
educativi appositamente studiati per far trascorrere ai ragazzi intense giornate a contatto con la realtà
agricola.
Preoccupazione per una recrudescenza della flavescenza dorata nei vigneti del Piemonte
Nella stagione 2010 si sta assistendo in Piemonte ad una recrudescenza della flavescenza dorata, con
numerose segnalazioni da parte dei viticoltori di una elevata presenza di Scaphoideus titanus, le cui
popolazioni erano già in aumento nell’estate 2009. Poiché gli effetti di un insufficiente controllo del
vettore si manifestano nell’anno successivo, il Settore fitosanitario regionale, fin dall’inizio dell’attuale
campagna, aveva richiamato l’attenzione di tecnici ed agricoltori sulla necessità di effettuare in modo
puntuale e corretto i trattamenti insetticidi obbligatori. Inoltre è stata condotta un’analisi approfondita
sulle cause che, insieme al particolare andamento climatico 2010, potrebbero avere influito sulla
diffusione della malattia. In particolare, gli elementi di criticità sono stati individuati nella presenza di
piante sintomatiche in vigneto, nell’esistenza di luoghi rifugio per l’insetto vettore, nella mancata o
inadeguata effettuazione dei trattamenti insetticidi, nello scarso controllo della qualità delle barbatelle
e, cosa forse più importante, nell’ancora insufficiente presa in carico del problema a livello locale.
Infatti, per contrastare efficacemente la malattia, è essenziale un impegno diretto dei Comuni, che
valorizzi il grande patrimonio di esperienza agronomica disponibile sul territorio, costituendo gruppi in
grado di individuare capillarmente le emergenze e collaborare attivamente ai progetti di lotta,
adattandoli al contesto locale.
L’Assessorato regionale Agricoltura semplifica le procedure per gli investimenti aziendali
In un periodo di congiuntura economica che rende la vita difficile alle imprese agricole, l’Assessorato
all’Agricoltura della Regione Piemonte ha deciso di agevolare la realizzazione degli investimenti per lo
sviluppo del settore primario, dando vita ad un percorso di semplificazione amministrativa a partire dal
Psr 2007-2013. Infatti, sono state alleggerite le procedure per ottenere più rapidamente acconti e anticipi
sulle spese previste dalla misura 121, favorendo così un’accelerazione degli investimenti contenuti nei
progetti di ammodernamento presentati delle aziende agricole nel 2007 e nel 2008. Inoltre, tenuto conto
dell’andamento delle istruttorie e della quota di contributo medio ammesso a finanziamento sulla “121”,
la Regione ha autorizzato lo scorrimento della graduatoria, riconoscendo la finanziabilità di un ulteriore
contingente di domande (circa 700) collocate tra i 35 e i 33 punti. Infine, per il bando “121 – effluenti
zootecnici”, specifico per le aziende che devono adeguarsi alle nuove norme sulla direttiva nitrati, sono
state raddoppiate le risorse finanziarie, passando dagli originali 10 milioni di euro agli attuali 20. Con
questa maggiore disponibilità di fondi sarà probabilmente possibile erogare i sostegni pubblici a tutte le
554 istanze presentate dalle aziende agricole.
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07 luglio 2010
Come va l’ambiente in Piemonte
Utilizzo consapevole delle risorse e incremento nell’utilizzo di fonti rinnovabili, miglioramento
dell’efficienza energetica, perfezionamento dei mezzi adibiti a trasporto pubblico e privato in termini di
impatto ambientale sono solo alcune delle buone pratiche e degli interventi che la Regione intende
mettere in pratica e perfezionare nei prossimi anni alla luce dei dati raccolti nella Relazione 2010 sullo
stato dell’ambiente in Piemonte, presentata il 7 luglio presso il Centro Incontri della Regione a Torino
dall’assessore all’Ambiente, Roberto Ravello, e dal direttore di Arpa Piemonte, Silvano Ravera.
I dati documentano una tendenza al cambiamento delle dinamiche del clima. Nonostante un inverno
particolarmente rigido, il 2009 ha fatto registrare una temperatura mediamente superiore alla norma degli
ultimi anni, con un avanzamento di 0,7°C, così come superiori alla media climatologica (+10%) sono state
le precipitazioni piovose.
L'analisi dell’aria conferma la tendenza degli anni passati: resta critica la situazione per il biossido
d’azoto, ozono e polveri sottili, valore più strettamente legato all’inquinamento, seppure quest’ultimo ha
registrato un leggero decremento dei livelli di concentrazione (anche se poco significativo ai fini del
raggiungimento degli obiettivi previsti dalla normativa vigente). Situazione stabile invece per monossido di
carbonio, biossido di zolfo, metalli e benzene, i cui livelli si mantengono al di sotto dei limiti previsti dalla
legge.
Nel 2009 le attività di controllo delle Asl (oltre 22mila i campionamenti effettuati) hanno confermato la
buona qualità dell’acqua distribuita agli utenti, tanto che il 95% circa dei campionamenti è risultato
conforme ai limiti di legge. Le maggiori criticità delle acque superficiali e sotterranee riguardano invece i
pesticidi, i nitrati, i metalli e i composti organici volatili.
Per quanto riguarda la difesa del suolo, si registra l'aumento dell’impermealizzazione dei terreni ad
elevata produttività agricola perché molti suoli prima destinati all’agricoltura sono stati infatti convertiti
ad usi residenziali, produttivi o forestali. Una questione che la Regione sta affrontando disincentivando gli
interventi di nuova edificazione e favorendo invece la riqualificazione delle aree già urbanizzate,
definendo soglie massime di consumo di suolo, tutelando le aree agricole e avviando progetti di recupero
e bonifica dei siti inquinati.
La produzione totale di rifiuti urbani conferma il trend in leggera discesa già riscontrato nel 2008. In
particolare, si segnala un aumento dei rifiuti raccolti in modo differenziato (la cui percentuale media si è
attestata al 48,4%, ambito in cui si aggiudica il primato la città di Verbania che ha ottenuto anche
quest’anno il primo posto nella classifica dei capoluoghi d’Italia “ricicloni”), una sostanziale stabilità dei
rifiuti prodotti (508 kg/anno) ed una continua riduzione dei quantitativi avviati a smaltimento
(262kg/anno).
“Tre - ha commentato l’assessore Ravello - sono i presupposti essenziali dai quali partiremo per riuscire a
mettere in atto azioni efficaci e contribuire alla crescita economica del Piemonte: pensare all’ambiente
non più in termini di costo ma come a qualcosa di interdisciplinare, al centro di tutte le decisioni e le
politiche che hanno diretta ricaduta sui cittadini; un utilizzo e sviluppo consapevole e controllato delle
risorse che l’ambiente produce; la diffusione di una cultura dell’educazione ambientale, base di tutti i
comportamenti virtuosi”.
sdepalma
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26 luglio 2010
DIARIO
Inizia la riforma delle aree naturali
Prende corpo la riforma del Testo unico sulle aree naturali e la biodiversità (l.r. 19/2009, dichiarato
parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale.
L’assessore William Casoni ha illustrato i capisaldi del disegno di legge approvato il 26 luglio dalla Giunta
regionale: “Non abbandoniamo la missione della conservazione, ma diamo sempre più spazio alla fruizione
delle aree protette da parte dei cittadini”.
Il nuovo testo recepisce innanzitutto i dubbi di costituzionalità, soprattutto in merito alle competenze tra
Stato e Regione. Inoltre, chiarisce l’assessore, “i piani d’area verranno approvati direttamente in Giunta,
e non più con lo strumento della legge regionale, garantendo così un iter più snello e una maggiore
semplicità operativa. Vengono, in ogni passaggio, fortemente abbreviati i tempi di risposta della Pubblica
amministrazione”.
Tra le modifiche salienti vi è poi quella sui tempi degli indennizzi per i danni provocati dagli animali
selvatici, ora regolamentati entro 90 giorni, e la riduzione dei componenti nei consigli di amministrazione
dei parchi che, in linea con le indicazioni dettata dalla nuova Finanziaria, che scendono a cinque membri
(due di nomina regionale, uno di nomina provinciale e due nominati dalla comunità del parco).
“L’obiettivo della nuova normativa è creare unitarietà d’intenti - chiosa Casoni - e costruire finalmente un
sistema che renda le aree protette delle vere e proprie risorse ed un sistema capace di offrire sempre
maggiori servizi ai cittadini”.
Meno burocrazia per le aziende agricole
La Regione semplifica l’iter burocratico a carico delle aziende agricole per accedere ai finanziamenti del
Piano di sviluppo regionale, accelerando così i tempi per ottenere anticipazioni e acconti, e mette a
disposizione nuovi fondi per 10 milioni di euro, che consentono il finanziamento i circa 1.000 pratiche ad
oggi ferme in graduatoria a causa di una serie di parametri molto rigidi fissati a suo tempo.
Le nuove disposizioni consentiranno alle imprese di effettuare corposi investimenti che porteranno un
notevole indotto.
www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/menoburocraziaper-le-aziende-agricole.html
Prestiti quinquennali per l’acquisto di macchinari agricoli
La Giunta provinciale ha emesso il bando relativo alla concessione di prestiti a tasso agevolato per
l’acquisto di macchinari ed attrezzature agricole.
L’iniziativa è rivolta alle aziende agricole situate nel territorio provinciale condotte da imprenditori
agricoli professionali, le quali potranno fruire di un prestito a tasso agevolato della durata di cinque anni.
La spesa massima ammissibile a finanziamento è fissata in 100.000 euro per le aziende singole e in
150.000 euro per le aziende associate, le cooperative e per l’acquisto di mietitrebbie, vendemmiatrici ed
altre macchine complesse.
Le domande dovranno essere compilate utilizzando un’apposita procedura informatica (a disposizione
presso i CAA ) e trasmesse in via telematica ed in forma cartacea al Servizio agricoltura e alimentazione
della Provincia entro il 31 agosto 2010.
Confronto per il prezzo del latte
Il presidente di Coldiretti Rovellotti ed il direttore Rivarossa annunciano la disponibilità ad attivare un
percorso di confronto e di trattativa per tentare un accordo di filiera sul latte prodotto in Piemonte.
L’assessore all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, risponde dando pieno appoggio alle richieste di Coldiretti.
“Ogni azione messa in piedi - spiega Sacchetto - per porre fine a questa situazione di incertezza sul prezzo
del latte è più che lodevole. Pertanto, condivido pienamente la richiesta di Coldiretti di attivare una serie
di tavoli di confronto per regolamentare la filiera del latte”. Conclude Sacchetto: “Permane inoltre
l’impegno dell’Assessorato a monitorare la situazione, di modo che ogni decisione ed ogni accordo siano a
vantaggio degli allevatori, tenendo conto che in Piemonte l’esistenza di una nuova esperienza legata alla
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torre di sprayatura di Moretta, con l’indicizzazione del prezzo pone sul tavolo un elemento non
trascurabile”.
Campagna pesche 2010
Si è svolto, mercoledì 14 luglio, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura a Torino, l’incontro
convocato dall’assessore Claudio Sacchetto inerente la campagna pesche 2010. Il tavolo si è reso
necessario a seguito delle richieste di alcuni operatori del settore, intenzionati a prevenire problematiche
derivanti da incontrollati abbassamenti dei prezzi di cessione delle pesche. Dal tavolo è emersa l’esigenza
di aprire un confronto settimanale che abbia lo scopo di coordinare l'offerta, stabilendo una soglia di
prezzo di vendita sotto il quale sarebbe preferibile non scendere. Le riunioni settimanali avranno luogo
presso la Camera di Commercio di Cuneo.
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IL CASO
Quote latte, nuovo avvertimento di Bruxelles
"Ogni modifica potrebbe violare le norme Ue"
Alla vigilia del voto di fiducia sulla manovra, la Commissione europea invia una lettera all'Italia. Al
Consiglio regionale della Lombardia passa l'odg che chiede la cancellazione della proroga per le multe
BRUXELLES - Ogni modifica alle regole fissate nel 2003 sulla rateizzazione del pagamento delle multe per
le quote latte potrebbe violare le norme Ue sugli aiuti di Stato. Questo il nuovo avvertimento lanciato
dalla Commissione europea, con una lettera indirizzata all'Italia, alla vigilia del voto di fiducia sulla
manovra
1
che prevede anche la proroga del pagamento delle multe per le quote latte.
Consiglio regionale della Lombardia chiede cancellazione proroga. Intanto, con 39 voti a favore e 25
contrari, al Consiglio regionale della Lombardia passa l'ordine del giorno del Pd, che chiede di cancellare
dal maxiemendamento del governo la proroga per il pagamento delle multe. La mossa che ha permesso di
avere una approvazione a maggioranza nella seduta odierna è stata quella di chiedere il voto segreto.
"Quello che è accaduto oggi ci dice due cose - sottolinea Fabrizio Santantonio, consigliere regionale del Pd
e primo firmatario dell'odg - da un lato il voto espresso in aula dà rappresentazione ad un disagio,
presente anche a livello nazionale, che verte sull'insostenibilità della posizione volta a preservare un
piccolo gruppo di allevatori al di fuori delle regole. Ma è anche un voto che ridà fiducia e credibilità alle
istituzioni,
perché
dimostra
che
si
crede
nella
legalità".
Zaia: "Delle quote latte si occupa il ministro". "Non so nulla di quanto ha dichiarato il segretario Bossi. È
il ministro dell'Agricoltura che si sta occupando di quote latte". Il presidente della Regione Veneto, Luca
Zaia, ex titolare del dicastero ora diretto da Giancarlo Galan, così ha risposto a chi gli chiedeva di
commentare quanto ha detto il leader della Lega Nord e cioè che "dovrebbe essere proprio lui, Zaia, ad
occuparsi
di
questo
problema".
Cia: "La manovra mortifica l'agricoltura". Della manovra e delle quote latte ha parlato il presidente
della Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, che ha definito la manovra economica
'mortificante per l'agricoltura': "In essa - dice Politi - non c'è una sola parola per l'agricoltura che sta
attraversando una delle crisi più difficili degli ultimi trent'anni. Vengono premiati unicamente i furbetti
delle quote latte. Quindi, niente proroga (in scadenza il prossimo 31 luglio) della fiscalizzazione degli
oneri sociali per le aziende che danno manodopera nelle zone svantaggiate e di montagna e niente
reintroduzione del 'bonus gasolio' per le serre".
(27 luglio 2010)
"Il formaggio grattugiato arà il prossimo scandalo"
L'allarme Coldiretti: arriva dalla Lituania. Il direttore Rivarossa sollecita maggiori controlli: "A tutela
dei consumatori". "Siamo noi il vero volano per uscire dalla crisi: non c'è alcun rischio che si
delocalizzi"
di ERICA DI BLASI
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
L'agricoltura si candida a volano per uscire dalla crisi. "E' uno dei pochi settori - sottolinea Bruno
Rivarossa, direttore di Coldiretti Piemonte - che non ha né l'intenzione né la possibilità di delocalizzare
la produzione. Parte dal basso, dalla terra: non è virtuale e pirotecnica, come lo sono invece quei settori
che hanno condotto la regione alla crisi. Ecco perché resta il motore per antonomasia dell'economia del
territorio". Oggi in Piemonte operano circa 70mila aziende agricole: la maggior parte a conduzione diretta.
Il valore della produzione è di circa 3,2 miliardi. Per rilanciare il settore sta prendendo vita un piano che
tocca diversi campi. "Alla filiera italiana - spiega il direttore - che ha come primo obiettivo valorizzare il
made in Italy, stiamo accompagnando una serie di accordi, da quello con l'azienda Ferrero per la
polverizzazione del latte, che impegna ogni giorno 5mila quintali, pari al 20% della produzione
piemontese, a quello con Novi per la fornitura di nocciole". Non manca il coinvolgimento degli enti
pubblici. "Finora - sottolinea Rivarossa - abbiamo sottoscritto accordi con 200 mense, per fornire i
nostri prodotti. E abbiamo costruito una rete di oltre 150 mercati di campagna amica, per far incontrare
direttamente
produttori
e
consumatori".
Se il settore è di per sé sano manca però ancora un lavoro di marketing, in particolare per il riso - di cui il
Piemonte è il primo produttore europeo - e per i cereali. "Abbiamo poi altre eccellenze su cui puntare sottolinea il direttore -. Oltre al settore vinicolo, la frutta dell'area piemontese ha diritto di essere
valorizzata. Ci sono prodotti, come le mele, i kiwi e le pesche per cui è forte anche l'esportazione". Solo
quest'ultimo frutto dà lavoro in Piemonte a 7.100 aziende: nell'ultimo anno la produzione è stata di
834mila quintali, 763mila per le nettarine. Sui kiwi si registra invece un aumento di circa il 4%.
Un capitolo a parte è il settore caseario. Il Piemonte conta circa 3mila aziende, per una produzione di
oltre 8 milioni di quintali di latte. "Peccato che - fa notare Rivarossa - la stessa quantità venga importata
dall'estero. Sono indispensabili controlli. Anche a tutela dei consumatori. La cartina di tornasole è stato il
caso delle mozzarelle blu. Ora siamo preoccupati anche per altri prodotti: abbiamo ricevuto diverse
segnalazioni su grandi marche che importerebbero formaggio grattugiato dalla Lituania". La Coldiretti non
nasconde l'amarezza per come è stata gestita la partita quote latte. "E' paradossale - critica Rivarossa che da un lato il governo attraverso la Finanziaria chieda ai cittadini più sacrifici, e dall'altro conceda una
proroga di sei mesi per le multe".
(27 luglio 2010)
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08/07/10–27/07/10
Link: http://www.enterisi.it/index.jsp
E’ scaricabile dal link http://www.enterisi.it/doc/Risicoltore7-2010w.pdf il numero di luglio/agosto del
Risicoltore
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08/07/10–27/07/10
Link: http://www.coldiretti.it/
Da http://www.ilpuntocoldiretti.it/Pagine/Home.aspx
Allevatori in piazza a Montecitorio: "Ridateci i 2,4 miliardi delle quote latte"
20/07/2010
Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la sospensione delle
rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi conti, ma visto che
venti anni non gli sono ancora bastati, intanto restituisca 2,4 miliardi di euro a tutti gli allevatori che
hanno versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato
oggi, con tanto di legge, ritiene non ancora certi.
E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini alla manifestazione a Piazza
Montecitorio con migliaia di allevatori e coltivatori provenienti da tutte le Regioni mentre è iniziata la
discussione della manovra finanziaria con l’emendamento sulle quote latte.
Molti manifestanti sono andati in piazza con i cartelli che raccontano la propria storia personale: “Ho
pagato migliaia di euro per mettermi in regola. Se vi siete sbagliati ridatemeli”. Con il vitello “Giusto”,
scelto come simbolo della speranza in un futuro di giustizia con la fine della "telenovela" sulle quote
latte, hanno partecipato tutte le delegazioni territoriali con gazebo, palloncini e manifesti colorati di
giallo, anche se le più numerose vengono dalle principali regioni produttrici di latte: Piemonte,
Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Molise. Abruzzo, Campania e Puglia.
“Noi rispettiamo - ha precisato Marini - sempre la legge, ma la legge rispetti noi e se sono ancora da
rifare i conti “chi sbaglia paga” deve valere per i produttori, ma anche per lo Stato”. Da uno studio della
Coldiretti si evidenzia infatti che ad oggi i produttori di latte in regola hanno subito costi per la gestione
delle quote latte pari a 2,42 miliardi di euro dei quali 1,7 miliardi per l’acquisto, 150 milioni per l’affitto,
220 per il versamento del prelievo e 350 milioni per l’adesione alla rateizzazione prevista dalla legge
119/03.
Sono queste le somme che la Coldiretti chiede di restituire agli allevatori: “Quote latte: lo Stato deve
ancora accertare? Allora ci restituisca i soldi che ci ha fatto pagare”. La questione quote ha monopolizzato
il dibattito parlamentare e rischia di fare passare sotto silenzio i veri problemi degli allevamenti da latte
che sono il prezzo, le contraffazioni e le importazioni anonime, ma anche le altre situazioni di difficoltà
del settore agricolo che - sostiene Marini - ci auguravamo la manovra potesse risolvere. Stabilizzare le
aliquote ridotte per i contributi previdenziali versati dagli imprenditori agricoli nelle zone montane e
svantaggiate in scadenza il 31 luglio, scongiurare l’insostenibile aumento delle accise del gasolio e
garantire risorse al fondo bieticolo saccarifero sono vere e proprie emergenze che devono essere
affrontate per evitare che il settore agricolo sia - denuncia Marini - l’unico nel quale si verifica un
aumento
delle
tasse.
La questione quote latte è iniziata 30 anni or sono nel 1983 con l’assegnazione ad ogni Stato membro
dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All’Italia fu
assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte. Il 1992 con la legge 468 poi il 2003 con la
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legge 119 e infine il 2009 con la legge 33, sono le tappe principali del difficile iter legislativo per
l’applicazione delle quote latte in Italia. Degli attuali 40mila allevatori oggi in attività nel nostro Paese
(erano 120mila nel 1996) sono solo un po’ più un migliaio quelli che devono alle casse dello Stato 1,7
miliardi di euro di multe maturate in questi ultimi anni.
Molti allevatori si sono messi in regola in questi ultimi anni, 15mila hanno rateizzato con la legge 119 del
2003, per 350 milioni di euro, mentre altri 220 milioni di “multe” sono stati regolarmente pagati in questi
ultimi 12 anni. Con l’aumento di quota nazionale previsto dalla legge 33 quest’anno per la prima il nostro
Paese non supera la propria quota nazionale e quindi per la prima volta non saranno pagate “multe”
all’Unione Europea. Inoltre, con la stessa legge 33 circa 15mila posizioni (tra possessori di quota B,
affittuari di quota e altri produttori) sono state sistemate.
Restano ad oggi 1300 splafonatori (che hanno prodotto negli anni più della quota assegnata) che non sono
in regola e non hanno mai pagato multe ai quali l’emendamento nella manovra consente una ulteriore
dilazione di sei mesi nel pagamento. Le motivazioni di questa dilazione sono anche legate, secondo
l’emendamento, alla necessità di accertamenti che lo Stato dovrebbe ancora fare sull’effettivo
superamento, negli anni passati, da parte dell’Italia della quota assegnata. Ecco perché la Coldiretti dice
che se lo Stato si è sbagliato a fare i conti intanto restituisca i soldi a tutti gli allevatori che hanno versato
multe non dovute e acquistato quote non necessarie.
Il caldo fa salire il prezzo del grano, +20% in 15 giorni
19/07/2010
Con il grande caldo salgono i prezzi del grano che aumentano del 20 per cento nei primi quindici giorni di
luglio raggiungendo il valore massimo dall’inizio dell’anno. E’ quanto emerge da una analisi della
Coldiretti sui dati del Chicago Board of Trade (Cbot), il punto di riferimento delle contrattazioni
internazionali, anche se in Italia i prezzi restano però sui livelli più bassi degli ultimi venti anni.
A far risalire le quotazioni mondiali sono le previsioni di un calo del raccolto dovuto alle alte temperature
e alla mancanza di precipitazioni in Russia ed in Paesi come l’Ucraina ed il Kazakistan mentre nei Paesi
dell’Est Europa come Bulgaria, Ungheria e Romania è stato invece l'eccesso di pioggia a compromettere la
stagione.
In Italia si è verificato un calo delle superfici coltivate dell’1 per cento per il grano duro destinato alla
produzione di pasta e del 5 per cento per quello tenero per il pane secondo il bollettino Agrit del Ministero
delle Politiche Agricole, determinato però dai bassi prezzi riconosciuti ai coltivatori che sono scesi al di
sotto dei costi di produzione. Secondo i dati Ismea la campagna 2008/09 si è conclusa con prezzi all'origine
diminuiti rispetto a quella precedente, del 41 per cento per il grano duro.
Un chilo di grano che è venduto in Italia, su valori simili a quelli di venti anni fa ad un prezzo di circa 16
centesimi per effetto delle speculazioni favorite anche dalla possibilità di spacciare come Made in Italy la
pasta ottenuta dal grano importato dal Messico, Turchia o Kazakistan come purtroppo spesso accade. Il
risultato è che un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero ma i consumatori non lo sanno e per
questo la Coldiretti chiede che venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato.
Ice-Istat: nel 2010 esportazioni agricole in ripresa
19/07/2010
Tra i primi segnali della ripresa economica del nostro Paese, i dati delle esportazioni offrono conferme
tangibili, come dimostra il Rapporto Ice-Istat 2009-2010 “L’Italia nell’economia internazionale”,
presentato a Roma.
Dopo un pessimo 2009 – durante il quale non si è potuto far altro che tentare di difendere la preesistente
quota di mercato (siamo gli undicesimi nella graduatoria mondiale degli esportatori) – nel primo trimestre
del 2010 l’export ha ricominciato a crescere sia in volume che in valore e i prodotti dell’agricoltura, della
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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silvicoltura e della pesca hanno fatto più che egregiamente la loro parte, con un dato tendenziale di +13,1
per cento a fronte di un aumento delle importazioni sensibilmente minore, pari al 4,9 per cento.
C’è quindi motivo di sperare che quest’anno non sarà solo la Liguria (la migliore per tasso di crescita
generale rispetto alle altre regioni italiane nel biennio 2008-2009: +9,6 e +9,7 per cento) a far registrare
incrementi fortemente positivi, con il dato regionale 2009 delle esportazioni dei prodotti dell’agricoltura,
della silvicoltura e della pesca che ha segnato una crescita di ben il 31,5 per cento grazie all’aumento
delle vendite nei mercati di riferimento - Germania, Paesi Bassi, Francia, Regno Unito - che coprono circa
il 70 per cento dell’export settoriale.
E proprio i Paesi europei geograficamente più vicini rappresentano lo sbocco naturale dei prodotti italiani;
nel 2009 secondo il Rapporto Ice-Istat si sono confermati i principali acquirenti delle nostre esportazioni,
specie per quel che riguarda i prodotti dell’ortofrutta, per cui è essenziale la vicinanza dei mercati.
Il maggior flusso di esportazioni si è diretto lo scorso anno verso la Germania (da sola assorbe più di un
quarto del nostro export), che però ha ridotto le importazioni del 16 per cento mentre hanno
maggiormente tenuto le importazioni della Francia, in flessione soltanto del 4,4 per cento.
Incalo la raccolta del pomodoro da industria
19/07/2010
I dati relativi ai contratti di coltivazione per la campagna in corso per il pomodoro da industria fanno
segnare una riduzione di 3,1 milioni di quintali nelle quantità e di 3.300 ettari nelle superfici.
Le quantità contrattate sono pari a 62,2 milioni di quintali; erano 65,3 nel 2009, con una riduzione pari al
4,7%. Minore il calo delle superfici contrattate, pari a -3,8% (interessati 82.606 ettari, rispetto agli 85.940
ettari dell'anno precedente).
Si segnala una prevalenza delle quantità contrattate al Sud, 29,6 milioni di quintali, contro i 28,9 al Nord
dove però risulterebbero superiori le superfici, essendo stati contrattati 40.749 ettari, rispetto ai 37.308
del Sud.
Intanto sono state rese note le stime al 21 giugno 2010 del World Processing Tomato Council,
l’organizzazione mondiale dei trasformatori di pomodoro, che prevedono, complessivamente, una
riduzione del 10% della produzione di pomodoro da industria, rispetto al 2009. In particolare,
nell’emisfero settentrionale, dove si produce oltre il 90% del totale mondiale, è prevista una riduzione
dell’11,3%.
Secondo questi dati, ovviamente tutti da verificare con quelli di raccolta, i primi quattro produttori
mondiali di pomodoro da industria registrerebbero una contrazione delle produzioni: negli Stati Uniti si
passerebbe da 120 a 111,5 milioni di quintali; in Cina da 86,5 a 76,5 milioni di quintali; l’Italia vedrebbe
ridotta la propria produzione da 57,4 a 48 milioni di quintali, mentre la Spagna registrerebbe un raccolto
di 19 milioni di tonnellate, a fronte dei 27 milioni del 2009.
Encefalopatia, l'Ue potrebbe reintrodurre proteine animali nei mangimi animali
19/07/2010
Il 16 luglio, la Commissione europea ha adottato la seconda Comunicazione (Road Map) sull’Encefalopatia
Spongiforme Trasmissibile (Tse) il cui obiettivo è quello di promuovere un dibattito, tra le diverse
Istituzioni comunitarie, sulle future modifiche dell’attuale legislazione comunitaria in materia.
L’elemento di maggior rilievo è costituito dalla possibilità di reinserire nei mangimi proteine di origine
animale (Pat). Secondo quanto si apprende dal documento, tale modifica potrebbe avvenire , da un lato,
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attraverso la fissazione di una soglia di tolleranza minima (revoca del principio di tolleranza zero) per la
presenza di proteine nei mangimi destinati agli animali da fattoria (ruminanti e non-ruminanti) e,
dall’altra, revocando il divieto sull’uso di farine animali provenienti da non ruminanti nella produzione di
mangimi destinati a non ruminanti (suini, pollame, pesci), mantenendo il rispetto del divieto di riciclaggio
intra-specie.
Questa intenzione è giustificata dalla Commissione sulla base di un duplice ordine di motivi: in primo
luogo le Pat provenienti dai non ruminanti potrebbero costituire una fonte di proteine di qualità per gli
allevamenti di non ruminanti ed in secondo luogo la reintroduzione delle farine di non ruminati
nell’alimentazione degli stessi permettere all’Ue di ridurre la sua dipendenza da fonti esterne di proteine.
Inoltre, l’esecutivo comunitario si dice dell’avviso che, dal punto di vista ambientale, risulta
maggiormente sostenibile l’impiego di tali proteine nell’alimentazione animale piuttosto che la loro
destinazione alla produzione energetica.
Un altro punto sensibile concerne la questione dei materiali specifici a rischio (Mrs), ovvero l’intenzione
espressa dalla Commissione di allineare la lista dei Mrs agli standard internazionali stabiliti
dall’Organizzazione Mondiale per la salute animale.
Relativamente alla revisione di programmi di sorveglianza dei bovini, si prospetta l’idea di un aumento
graduale dei limiti di età per i test della Bse. Limite che nel 2009 è stato innalzato da 30 a 48 mesi per gli
Stati membri che hanno dimostrato un miglioramento della situazione nel proprio territorio.
Il documento, inoltre, evidenzia la necessità di trovare soluzioni alternative alla politica di abbattimento
sistematico praticata attualmente nel caso delle coorti bovine in cui si è riscontrato un caso positivo di
Bse. Mentre per quanto concerne le misura di eradicazione della Scrapie (Tse nei piccoli ruminanti) viene
suggerito l’allineamento alle nuove conoscenze scientifiche e la previsione di strumenti sostenibili per
controllare questa patologia nell’Unione
Nel corso del 2011, la Commissione europeo presenterà le sue proposte legislative aventi ad oggetto le
aree di intervento sopra indicate, che saranno adottate secondo un approccio caso per caso e dopo aver
ricevuto il parere dell’Efsa.
Un giudice di pace contro lo strapotere della distribuzione
19/07/2010
Cresce in Europa il consenso per l’ipotesi di far regolare al giudice di pace il potere dei grandi gruppi
retail (il commercio al dettaglio); dopo il Regno Unito, anche la Germania sta considerando un intervento
in tal senso: in parlamento al Comitato sul Cibo, Agricoltura e Protezione dei Consumatori è stata proposta
la figura del giudice di pace (ombudsman).
I principali nomi delle catene tedesche di GDO, che controllano il 90% del mercato interno, si sono trovate
quest'anno al centro di una inchiesta per un presunto monopolio sula determinazione dei prezzi di caffè,
cibo per animali, e caramelle. Il German Federal Cartel Office ha poi allargato la propria indagine su
birra, spezie e ingredienti per prodotti da forno, come ha riportato il quotidiano Handelsblatt .
Secondo le testimonianze dei rappresentanti dei produttori, pratiche illegali di mercato sono frequenti in
Germania, ma rimangono sconosciute perché i produttori rischiano di subire pesanti rappresaglie. Tra le
richieste illecite più recenti, quella di contributi ai produttori per costruire magazzini, motivate con i
vantaggi generali che ne deriverebbero. Quel che manca quindi non sarebbero tanto le regole, quanto la
governance ed il rispetto delle regole stesse, in una condizione in cui nessuno parla per timore di essere
tagliato fuori dal mercato.
Per risolvere il problema è stato proposto di copiare il modello degli agricoltori dei paesi in via di sviluppo
secondo il concetto FairTrade, dove un ombudsman riceve in via anonima le lamentele. Franz-Josef
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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Mollenberg, dell’Unione Internazionale Food Agriculture, Leisure and Hospitality ha descritto la relazione
tra catene supermarket e produttori come completamente sbilanciata.
"Siamo ad un bivio per decidere se vogliamo che le persone possano comprare alimenti di qualità", ha
dichiarato. Infatti nella competizione delle grandi catene di supermercati per aumentare la propria quota
di mercato, la fornitura e i costi produttivi diventano i fattori centrali della possibilità di avere maggiori
margini di guadagno e di rimanere sul mercato. Questo spinge le industrie a cercare ingredienti più
economici e di più bassa qualità, ma anche a trattare peggio i propri lavoratori, come ha riferito Marita
Wiggerthale, esperta di agricoltura per Oxfam Germania.
ALTRO CHE “IL LATTE DELLA LOLA!” ORA LA GRANAROLO DEVE DIRE DOVE COMPRA IL LATTE CHE FA
LE MOZZARELLE BLU
23/07/2010
In relazione alla scoperta in un ipermercato Auchan di Rivoli, di mozzarelle blu realizzate dal colosso
caseario Granarolo, Coldiretti Piemonte chiede di fare immediatamente chiarezza su quanto latte e
derivati sono importati, di quale provenienza, con quali marchi e prodotti vengano immessi sul mercato e
su quali relazioni con la società tedesca Milchwerk Jager, responsabile della vicenda delle mozzarelle blu,
abbia la Granarolo, società di proprietà della più grande cooperativa del settore lattiero caseario che
dovrebbe avere come primo obiettivo la valorizzazione del latte prodotto nelle stalle italiane.
Dichiarano Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa, presidente e direttore Coldiretti Piemonte – “Con la nostra
mobilitazione alle frontiere del Brennero e del Frejus avevamo messo in guardia i cittadini e le autorità di
controllo sul fatto che molto latte proveniente dall’estero diventa italiano dopo la sua trasformazione. A
fronte di 8 milioni di quintali di latte prodotti in Piemonte, ne vengono importati altrettanti anche sotto
forma di cagliate. La mozzarella blu della Granarolo che ci ha imboniti per anni con la Mucca Lola ed il suo
latte, evidenzia la necessità di indicare sulla confezione dei trasformati il paese d’origine del prodotto
agroalimentare. La gravità del fatto è ulteriore se si considera che la Granarolo indica sulle sue confezioni
che il latte proviene da allevamenti italiani. Nell’interesse dei consumatori, ma anche dei produttori,
riteniamo che occorra chiarire al più presto se le notizie diffuse in queste ore sono fondate. La Coldiretti
del Piemonte ha portato per la seconda volta la Vera Mucca Lola in piazza a Torino, con tanto di carta
d’identità, proprio perché alcuni dubbi sulla provenienza del latte Granarolo ci sono sempre stati. In
quell’occasione l’Assessore all’agricoltura Claudio Sacchetto si era impegnato a rilevare i dati delle
importazioni di latte e derivati in Piemonte, fornendo anche la loro destinazione. È giunto il momento di
rendere noti questi dati. Invitiamo l’Assessore, se veramente lo vuole fare, ad indire un momento di
comunicazione
specifica.
Ora che i nodi vengono al pettine è giusto che i consumatori riflettano anche sulle capacità
comunicazionali e sugli investimenti pubblicitari di certi colossi che forniscono informazioni distorte. Una
scelta tendenziosa da parte di chi specula sul termine territorio e Made in Italy ”.
UNA NUMEROSA DELEGAZIONE DI PIEMONTESI HA PARTECIPATO IN PIAZZA A MONTECITORIO A ROMA
PER LA MOBILITAZIONE SULLE QUOTE LATTE
20/07/2010
Una numerosa presenza di dirigenti ed imprenditori piemontesi hanno partecipato oggi a Roma alla
manifestazione in Piazza Montecitorio da dove è iniziata la mobilitazione di Coldiretti contro
l’emendamento approvato in Finanziaria, che proroga di 6 mesi il versamento delle multe per le quote
latte
a
una
sparuta
minoranza
di
allevatori.
“Noi rispettiamo sempre la legge ma la legge rispetti noi - ha affermato il presidente della Coldiretti
Sergio Marini - . Se gli accertamenti in corso sono così “importanti” da determinare nella manovra la
sospensione delle rate delle multe sulle quote latte, allora lo Stato rifaccia per l’ennesima volta i suoi
conti, visto che venti anni non gli sono ancora bastati, restituendo i soldi a tutti gli allevatori che hanno
versato multe non dovute e acquistato quote non necessarie calcolate su dati che lo stesso Stato oggi, con
tanto di legge, ritiene non ancora certi. Se - conclude Marini - sono ancora da rifare i conti, il concetto del
“chi
sbaglia
paga”
deve
valere
per
i
produttori
ma
anche
per
lo
Stato”.
Concludono Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa, presidente e direttore Coldiretti Piemonte – “I nostri
produttori hanno aderito con convinzione alla mobilitazione perché ritengono che sia stato perpetrato
l’ennesimo tentativo di salvare un gruppo di imprese dal pagamento delle sanzioni senza considerare che
la stragrande maggioranza dei produttori che hanno rispettato la legge, lo hanno fatto con sacrifici enormi
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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sia come imprenditori che come famiglie. Sosteniamo con forza la posizione del presidente Marini il quale
ha affermato chiaramente che a questo punto i conti vanno rifatti per tutti”.
PREZZO DEL LATTE ALLA STALLA: COLDIRETTI PIEMONTE CHIEDE LA TRATTATIVA IN UNIONCAMERE
15/07/2010
Coldiretti Piemonte ha chiesto con una lettera inviata al Presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio
Dardanello, la disponibilità ad attivare un percorso di confronto e di trattativa per tentare un accordo di
filiera sul latte prodotto in Piemonte. L’obiettivo di Coldiretti è di trovare un accordo tra gli attori della
filiera del latte nella istituzione che rappresenta la casa comune delle imprese che compongono la filiera
lattiero casearia. Nelle Camere di Commercio infatti, sono rappresentate le organizzazioni agricole, quelle
degli industriali e della distribuzione sia essa tradizionale che legata alla grande distribuzione.
Dicono il presidente e il direttore di Coldiretti Piemonte, Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa: “ Sono due
anni che nella Regione Piemonte manca un prezzo di riferimento per il latte alla stalla. Riteniamo che per
il senso di responsabilità nei confronti degli imprenditori e dei consumatori sia opportuno un ulteriore
tentativo che coinvolga i componenti della filiera. La lettera inviata al Presidente di Unioncamere
Piemonte per attivare i contatti necessari per la costituzione di un nuovo percorso di confronto e
trattativa può generare un nuovo percorso che sblocchi l’attuale situazione di stasi che dura
incredibilmente da oltre due anni. La lettera è stata inviata anche ai vertici di Confindustria Piemonte e
all’Assessore Regionale Claudio Sacchetto e a quello delle Attività Produttive Massimo Giordano,
nell’interesse collettivo di individuare un accordo per un comparto che considerando la trasformazione, la
produzione e l’indotto dà lavoro in Piemonte ad oltre seimila persone.
LA REGIONE RENDA NOTI I DATI DELLE IMPORTAZIONI AGROALIMENTARI IN PIEMONTE. LO CHIEDE LA
COLDIRETTI ALL’ASSESSORE SACCHETTO
“Chiediamo all’Assessore regionale all’Agricoltura del Piemonte Claudio Sacchetto di rendere noti i dati
relativi alle importazioni agroalimentari nella nostra Regione”. Questa la sollecitazione partita oggi da
Coldiretti Piemonte, dopo che lo stesso Assessore domenica 4 luglio, nel partecipare alla mobilitazione
dell’organizzazione, aveva condiviso le ragioni della protesta e si era impegnato a raccogliere e rendere
noti i dati delle importazioni così come sono censiti dall’UVAC, l’ufficio torinese preposto alla
registrazione
delle
importazioni
sul
territorio
regionale.
Dicono Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa - rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Piemonte
– “ Da quanto abbiamo percepito nella mobilitazione al Frejus il fenomeno delle importazioni selvagge
soprattutto di latte e carni, ma anche di frutta e vino in una Regione ad elevata vocazione agricola come
il Piemonte, danneggia fortemente gli imprenditori agricoli con una truffa legalizzata, in quanto molte di
queste produzioni estere sono italianizzate dalle aziende di trasformazione. Una sorta di concorrenza
sleale che genera confusione tra i consumatori che ignari dei giochi perpetrati a loro insaputa sono
convinti
di
mangiare
prodotti
piemontesi
che
invece
non
lo
sono.”
La richiesta di Coldiretti Piemonte rientra nella logica della mobilitazione intrapresa a livello nazionale. I
dati reali delle importazioni agroalimentari e le relative destinazioni sono un elemento indispensabile per
la trasparenza necessaria per le libere scelte dei consumatori e l’approvazione urgente della legge che
obbliga l’indicazione dell’origine su tutte le confezioni anche quando si tratta di prodotto trasformato.
La mobilitazione alle frontiere ha dimostrato che le mozzarelle blu potrebbero non essere che la punta
dell’iceberg di una pesante e pericolosa realtà che grava sulle imprese oneste e sulle fasce sociali più
deboli.
DA COLDIRETTI PIEMONTE UN FORTE ALLARME: TROPPE IMPORTAZIONI E SCARSA TRASPARENZA
METTONO IN GINOCCHIO LE IMPRESE ZOOTECNICHE PIEMONTESI
13/07/2010
La zootecnia da carne è in forte crisi. Da due anni a questa parte i prezzi dei bovini e dei suini sono in
costante diminuzione e il mercato appare stanco e saturo anche a causa della crisi economica che colpisce
l’Italia
e
l’Europa
intera.
Se questa è l’analisi dei fatti, resta difficile spiegare in Piemonte questa situazione che non trova
giustificazione alcuna. Siamo nella patria della carne tipica piemontese dalle caratteristiche nutrizionali
eccezionali,
unica
al
mondo
per
bontà
e
contenuti
nutrizionali.
Siamo in una regione dove l’anno oltre un milione di cosce di suini vanno a rifornire i pregiati circuiti del
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
prosciutto
crudo
di
Parma
e
San
Daniele.
Siamo anche in una regione dove all’anno si producono quasi un milione di conigli e dove si allevano otto
milioni
di
capi
di
pollame
(dal
pollo
al
tacchino,
dall’anatra
alla
faraona).
Ma siamo anche in una regione dove si importano 233 mila capi bovini nonostante qui ne siano allevati
quasi 850 mila. Nel settore dei suini nonostante 1.200 mila capi allevati arrivano da fuori Italia 100 mila
capi
all’anno.
Eppure tutti i settori si sono dotati di marchi di valorizzazione, dalla carne con i Consorzi del Coalvi ed il
Consorzio Dono di Natura, alle DOP recentemente ottenute per il prosciutto crudo di Cuneo e quelle in via
di riconoscimento per il salame del Piemonte. Siamo anche nella regione in cui gli allevatori di pollame e
di galline si sono consorziati nel Consorzio Avicolo Piemontese vincolando i loro allevamenti a regole di
produzione rispettose dell’ambiente e del benessere animale. Infine in Piemonte è stato costituito il
Conalpi, Consorzio che ha l’obiettivo di valorizzare la carne di coniglio e di incentivarne i consumi per via
della leggerezza delle stesse, in questi periodi di grande attenzione da parte dei consumatori verso le
carni
bianche.
Come si spiega allora la crisi in cui versano tutti i settori produttivi zootecnici?
Secondo Coldiretti Piemonte che sull’argomento ha attivato un Osservatorio di livello regionale, le
responsabilità vanno ricercate nelle troppe importazioni anonime, nella nazionalizzazione dei prodotti
esteri, nello scarso e scoordinato aiuto che le Istituzioni danno alla promozione dei prodotti locali.
Occorre quindi rilanciare il consumo consapevole puntando sulla trasparenza delle etichette che
accompagnano il prodotto, evitando truffe legalizzate come la nazionalizzazione di un prodotto estero.
“Coldiretti Piemonte – concludono Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa, presidente e direttore Coldiretti
Piemonte – non intende promuovere formule di neo-protezionismo ma di fornire ai consumatori la
possibilità di scegliere il vero Made in Italy con una informazione commerciale chiara e trasparente.
Inoltre vanno potenziati gli accordi di filiera che vedano la grande distribuzione fortemente coinvolta ed
in condizione di dare dignità a tutti i componenti della filiera stessa. Infine sono indispensabili progetti di
promozione complessivi per evitare che la produzione agroalimentare zootecnica del Piemonte crolli
inevitabilmente generando ulteriori problemi di reddito e di disoccupazione”.
COSMAN: CONVOCATA IN REGIONE UNA RIUNIONE SU RICHIESTA DI COLDIRETTI
E’ stato convocato oggi in Regione Piemonte dall’Assessore Regionale Claudio Sacchetto un incontro
richiesto da Coldiretti Piemonte per analizzare le problematiche sul futuro dello smaltimento delle
carcasse animali. Sono stati anche presi in esame i costi che gravano sulle imprese agricole in relazione ai
costi
di
smaltimento.
“Coldiretti – ha dichiarato Bruno Rivarossa direttore Coldiretti Piemonte – è disponibile ad un futuro
approccio alla materia che garantisca l’attenzione sanitaria ed individui formule che riducano
l’impatto
economico
sulle
imprese
agricole”.
L’ Assessore Sacchetto nel prendere atto della situazione e delle richieste avanzate, si è impegnato ad
approfondire dati e formule per giungere ad un successivo incontro che individui una operatività meno
impattante sull’economia delle imprese agricoleĀpiemontesi.
QUOTE LATTE: SE APPROVATO L’EMENDAMENTO ALLA FINANZIARIA GENERA NUOVE INGIUSTIZIE
08/07/2010
L’emendamento presentato alla manovra finanziaria sulla proroga del pagamento delle quote latte
genererebbe, se approvato, una nuova ingiustizia nei confronti dell’agricoltura in generale e degli
allevatori
che
hanno
rispettato
le
leggi
in
materia,
in
particolare.
La motivazione che sta alla base di tale proposta di emendamento non ha nulla a che fare con la crisi
agricola perché, se così fosse, dovrebbe riguardare tutti i settori produttivi agricoli e tutte le scadenze,
dalle cambiali agrarie, ai mutui, ai contributi previdenziali, alle imposte dirette ed indirette.
Coldiretti Piemonte evidenzia quanto sottolineato dal presidente nazionale Sergio Marini “La questione
vera, che non si vuole raccontare, è che si cerca di trovare un ulteriore escamotage per allungare i
termini di pagamento a chi non ha mai pagato le multe del latte, magari per agganciarsi a
quell’improbabile filo di speranza secondo il quale l’Italia non avrebbe mai sforato la propria quota
produttiva
e
pertanto
nulla
sarebbe
da
pagare”.
Paolo Rovellotti e Bruno Rivarossa, presidente e direttore Coldiretti Piemonte, dichiarano: “Siamo,come
sempre, per il rispetto delle leggi vigenti, ma si sappia fin da ora che altrettanto dovrà fare lo Stato. Se
dovessero cambiare le carte in tavola, come ha già ben evidenziato il presidente Marini, non tarderemo un
giorno ad utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo per far restituire i soldi a tutti quegli allevatori
che in questi anni hanno pagato le multe e acquistato le quote con tanti sacrifici economici che hanno
coinvolto
tutte
le
famiglie
imprenditrici”.
Per Coldiretti Piemonte il problema vero del comparto della produzione di latte non sono solo le quote,
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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ma resta il prezzo del latte. Non si dimentichi che oggi il latte alla stalla è sottopagato in quanto non
arriva a coprire neanche i costi di produzione mentre il consumatore allo scaffale lo paga a prezzi
vergognosi. Occorre individuare nuove formule contrattuali in grado di dare le giuste risposte economiche
agli
allevatori
ed
alle
loro
imprese.
Al
link
http://www.piemonte.coldiretti.it/piemonte-rurale-anno-
2010.aspx?KeyPub=10019387|19677325&Lingua=IT è possibile scaricare i numeri 26, 27 e 28 di
Piemonte
Rurale,
la
neswsletter
della
Coldiretti
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Piemonte.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
Link: http://www.confagricoltura.it/Pages/default.aspx
26/07/2010
Manovra. L’imponente manifestazione della Confagricoltura a Napoli. Il presidente Vecchioni:
“chiediamo un decreto di urgenza che dia all’agricoltura quanto è stato dato agli altri settori”
“Nei ragionamenti della politica l’agricoltura conta meno di un call center. La nostra non è una
manifestazione contro il governo ma per l`agricoltura; ci rivolgiamo a chiunque sia disposto - non mi
interessa se maggioranza o opposizione, io preferirei entrambi - a darci par condicio con gli altri settori
produttivi. Un esempio di quello che intendiamo viene dalla fermezza del ministro Galan sulle quote latte.
Abbiamo un’agenda di cose urgenti: dalla defiscalizzazione degli oneri sociali che scadono tra pochi giorni,
ai prezzi del gasolio agricolo”. Lo ha ribadito il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni nel suo
vibrante intervento davanti ai diecimila associati intervenuti a Napoli, al Palapartenope, alla seconda
imponente manifestazione nazionale dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli sulla manovra
economica che ha trascurato del tutto il settore primario.
“L'agricoltura deve stare sul mercato e deve produrre reddito. Ce lo lascino fare. Noi siamo aziende
speciali: l’abbandono delle campagne equivale alla delocalizzazione delle industrie, ma è ben più
drammatico in termini di degrado e di impatto sul territorio”. E a chi nella maggioranza vorrebbe le
dimissioni del ministro Galan, Vecchioni ha fatto sapere: “Facciamo quadrato attorno al ministro che, da
quando si è insediato, ha sempre difeso gli interessi di tutta l’agricoltura italiana”.
“Il governo - ha proseguito il presidente di Confagricoltura - deve intervenire perché sia garantito
all’agricoltura un ‘contratto’ così come fa per difendere produzioni ed occupazione nelle grandi vertenze
industriali. L’agricoltura va considerata centrale nelle politiche di sviluppo nazionali. Quando si parla di
difesa delle medie e piccole imprese, quelle agricole non ci sono mai. Il Paese, la classe politica deve
rendersi conto che l`agricoltura è allo stremo e, se le nostre imprese chiudono, addio made in Italy ed
export”.
Alla manifestazione napoletana sono intervenuti circa diecimila agricoltori della Confagricoltura di
Campania, Lazio, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Lucania, Sicilia, Sardegna.
Erano presenti anche molti esponenti dei vari schieramenti politici che hanno voluto esprimere piena
solidarietà. Sono intervenuti sul palco il presidente della Commissione Agricoltura della Camera Paolo
Russo, il vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato Alfonso Andria, il vicepresidente della
Giunta regionale della Campania Giuseppe De Mita.
Dal palco del Palapartenope, tra bandiere bianco verde e tricolore, Vecchioni ha scandito: “Vorrei che non
si dimenticasse che le imprese agricole danno lavoro a un milione e quattrocentomila persone, che
producono quasi il 16 per cento della ricchezza dei Paese, con grande beneficio per l`erario; gran parte
del patrimonio culturale italiano è in ambito rurale e viene conservato e tutelato grazie agli agricoltori. A
fronte di tutto ciò i piani regolatori continuano a cancellare circa mille ettari di terra produttiva al giorno
per far spazio ad un’edilizia forsennata”.
“C’è un problema politico. Se vogliono far saltare la coesione sociale questo è il metodo giusto”, ha detto
il presidente della Confagricoltura per poi concludere: “A questo punto l’unica strada percorribile per
tentare di riequilibrare la situazione è un decreto di urgenza che recepisca le nostre richieste e chiarisca
la volontà politica di permettere alle eccellenze del made in Italy di sopravvivere”.
14/07/2010 Prezzi al consumo: Confagricoltura, in calo gli alimentari e il reddito delle imprese
agricole resta al palo
L’indice definitivo sui prezzi al consumo rilevati da Istat per il mese di giugno conferma la frenata dei
prezzi al consumo degli alimentari, che registrano un calo dello 0,3% rispetto allo stesso mese del 2009. E
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
negli ultimi dodici mesi i prezzi degli alimentari sono aumentati dello 0,4% su base annua; meno della
metà dell’incremento registrato dai prezzi medi complessivi (+0,9%).
Lo rileva Confagricoltura che sottolinea come i produttori agricoli contribuiscano sempre più a frenare
l'inflazione e ad agevolare la spesa dei consumatori.
Entrando nel dettaglio, emerge come siano in discesa i valori congiunturali di pane e cereali (-0,1%), oli e
grassi (-0,3%), vegetali (-0,1%). Fermi i prezzi delle carni (0%), mentre si registrano modesti incrementi
per vino (+0,2%), latte, formaggi e uova (+0,2%). Il prodotto che aumenta di più è la frutta che registra
+0,4% ma c’è da dire che, rispetto ad un anno fa (giugno 2010 su giugno 2009), i prezzi al consumo sono
diminuiti di ben il 5,5%.
Intanto Confagricoltura registra, in base ai dati Ismea di giugno, una tendenza al recupero delle quotazioni
all’origine dei prodotti agricoli (mediamente +8,6% rispetto al mese precedente). Modesta però la crescita
nel settore dei cereali (+2,1%) con prezzi che rimangono di oltre il dieci per cento inferiori alle quotazioni
dello scorso anno.
Insomma, ancora benefici per le tasche dei consumatori - sottolinea Confagricoltura - ma gli agricoltori
restano ancora in attesa di un pieno e vero recupero dei prezzi all’origine, per compensare i forti aumenti
dei costi di produzione che hanno eroso la redditività del settore.
12/07/2010 Vino: il presidente dei giovani di Confagricoltura, Motolese, “controlli più efficaci e più
semplici”
“Dobbiamo spingere sull’acceleratore per permettere al vino, emblema del made in Italy, di crescere sui
mercati esteri e di continuare a fare da traino all’export agroalimentare”. Lo ha detto il presidente dei
giovani di Confagricoltura, Nicola Motolese intervenendo al convegno: ”Opportunità e limiti della nuova
legge sulle denominazioni di origine dei vini”, organizzato da Paola Corsinovi presidente Anga Firenze in
collaborazione col Consorzio Vino Chianti Classico, che si è tenuto oggi a San Casciano in Val di Pesa,
Firenze.
L’Anga sottolinea la crescita vivace registrata dal vino italiano nelle aree emergenti dell’Europa dell’Est,
dell’Asia Centrale, dell’Oceania e dell’America del Sud. “E il merito va tutto ai produttori italiani afferma Motolese - che sono stati capaci più dei nostri concorrenti europei di confrontarsi in un contesto
globale economicamente difficile”.
La rapidità con cui è stato varato il decreto 61, già operativo, ha spinto i giovani di Confagricoltura a
confrontarsi con le imprese del Chianti Classico sulle politiche di sviluppo del sistema vitivinicolo. “La
velocità è stata importante, prosegue, ma i decreti attuativi in discussione in questi giorni dovranno
affrontare i temi caldi come quello dei controlli, che devono essere efficaci, quindi più semplici e
proporzionati al pregio del prodotto”.
“Oltre al saper fare e al saper innovare, caratteristica che ritroviamo nelle tante imprese dei giovani
agricoltori - sostiene Nicola Motolese - c’è bisogno di semplificazione normativa e di meno scartoffie: la
qualità paga sul mercato, ma non facciamo pagare la qualità con i costi della burocrazia. Solo così il vino
che verrà, secondo i giovani di Confagricoltura, potrà dare la giusta soddisfazione in termini di valori
remunerativi e di mercato”.
09/07/2010 Manovra economica: i Giovani di Confagricoltura chiedono il rimborso per le quote latte
acquistate
«Sostegno al ministro Galan e forte critica all’emendamento sulle quote latte, passato per un voto alla
commissione bilancio Senato, che proroga il pagamento delle multe per gli “splafonatori”», questo è
quanto approvato oggi all’unanimità dal Consiglio nazionale dei giovani agricoltori di Confagricoltura.
«Siamo scandalizzati per quanto è successo che, oltre al cattivo esempio, ci regalerà una procedura
d’infrazione per il mancato rispetto delle regole comunitarie – dice Nicola Motolese, presidente dell’Anga
– ma il problema è ancora più grande e investe la fiducia nelle Istituzioni, una “questione morale” che non
può essere ignorata, né sottovalutata. Che esempio si da favorendo chi ha operato nell’illegittimità a
discapito anche dei tanti giovani,che si sono comportati legalmente effettuando investimenti nel settore a
costo di indebitarsi?»
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
«Cosa diremo a chi si avvicina con entusiasmo al nostro settore?», chiede il presidente dell’Anga. «Aver
sospeso le multe significa imporre al resto del Paese di pagare le responsabilità di pochi, dirottando
risorse indispensabili per lo sviluppo dell’Italia a esclusivo vantaggio dei pochi che sono nell’illegalità». Di
conseguenza i giovani allevatori che con sacrificio hanno rispettato le regole e lavorano nella legalità, si
sentono in diritto di chiedere il rimborso per le quote acquistate a suo tempo.
«Le nostre imprese hanno voglia di crescere, cercano di fare sempre di più e meglio, confrontandosi con il
mercato e con le difficili contingenze – conclude Motolese -. A questo punto intervenga il commissario
Dacian Ciolos a bloccare una disposizione palesemente fuori dalle regole della correttezza».
09/07/2010
Quote latte, emendamento approvato per un voto. Confagricoltura: la Commissione europea
intervenga a ripristinare la legalità
In spregio ad ogni appello all’equanimità e alla tutela dei diritti delle persone oneste la Commissione
Bilancio del Senato ha approvato, con un solo voto di scarto, l'emendamento alla manovra che dispone una
sospensione fino al 31 dicembre del pagamento della rata delle multe quote latte per i produttori che
hanno aderito alle rateizzazioni previste dalla legge. Confagricoltura stigmatizza questo vero e proprio
atto di forza a tutela degli interessi dei pochi allevatori che hanno aderito alla sanatoria introdotta dalla
Legge 33, voluta dall’ex ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia.
“E’ una legge che si può dunque a buon titolo definire ‘ad personas’ e a cui il nuovo rinvio dei pagamenti
definito nell’emendamento passato al Senato garantisce altri spazi di dilazione. Questo - sottolinea
Confagricoltura - nonostante l’Unione Europea abbia offerto nell’ultimo negoziato l’opportunità per
sistemare il quadro produttivo”.
“Solo una corretta applicazione di quanto disposto dalla normativa nazionale e comunitaria può consentire
al settore lattiero di mettersi definitivamente alle spalle il troppo lungo periodo di anarchia che tanti
danni ha creato all’erario e che tanto negativamente ha pesato sulle quotazioni del latte – rileva
Confagricoltura -. Insistere nella direzione indicata dall’emendamento Azzollini vuol dire non tener conto
degli 11.000 produttori che hanno regolarmente onorato gli impegni contratti con la rateizzazione ex lege
119/03”.
Confagricoltura plaude alla linea dell’onestà e del rigore su cui si è attestato il ministro Giancarlo Galan,
ribadendo che la legge deve essere uguale per tutti e che nessuna appartenenza politica per cambiare
questa regola.
“Sulle quote latte la coesione sociale è a rischio - avverte ancora Confagricoltura - . Da una parte, tutti i
cittadini sopportano oneri finanziari impropri e dall’altro mancano le risorse per lo sviluppo del settore
agricolo, un controsenso tutto italiano che pesa sul sistema e ne mina la credibilità. Se ci sono le
disponibilità finanziarie è preferibile utilizzarle per l’interesse dell’intero settore e non per poche persone
da tempo individuate. Sarebbe sufficiente meno della metà di quanto si pensa di condonare per affrontare
le criticità che da tempo il mondo agricolo segnala alla politica”.
Confagricoltura auspica ora - poiché l’applicazione della nuova disposizione è subordinata alla
compatibilità comunitaria - che la Commissione europea ne sancisca l’illegittimità.
23/07/2010 Confagricoltura: vendite alimentari in calo rispetto ad un anno di crisi come il 2009
Diminuiscono in valore, rispetto allo scorso anno, i consumi dei beni alimentari, anche se nell’ultimo
trimestre si intravede una certa inversione di tendenza. Lo rileva Confagricoltura analizzando i dati
diffusi oggi da Istat sulle vendite del commercio fisso al dettaglio.
“Si nota – precisa Confagricoltura – un calo delle vendite di prodotti alimentari (-1,2%) che è ben sei volte
maggiore di quello registrato per i prodotti non alimentari (-0,2%) e che ha colpito anche la Grande
Distribuzione, pur se in misura più contenuta rispetto al dettaglio su piccola superficie. Segno che si tratta
di una flessione generalizzata che interessa tutti i canali di vendita.
“Il dato è sintomatico – prosegue Confagricoltura - di come il mercato interno sia in contrazione, tanto più
che si tratta di variazioni negative rispetto ad un anno di crisi come il 2009”. Fortunatamente le
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08/07/10–27/07/10
rilevazioni attinenti all’ultimo trimestre mostrano una lieve ripresa e lasciano ben sperare. Tra marzo e
maggio, rispetto al trimestre precedente, le vendite di prodotti alimentari sono aumentati dello 0,1%,
mentre le vendite complessive si sono contratte sempre dello 0,1%.
“Ora è bene confidare in questo segnale di ripresa – conclude Confagricoltura – e augurarsi che si rifletta
sui prezzi all’origine dei prodotti agricoli e sui redditi delle imprese”.
6/07/2010 Mobilitazione Confagricoltura: due grandi manifestazioni a Cremona e Napoli
Confagricoltura ha chiamato a raduno i propri associati in due grandi manifestazioni nazionali,
denunciando che nessuna delle richieste degli agricoltori italiani ha trovato risposta nella manovra
economica varata dal Governo ed all’esame del Parlamento. Dalle quote latte, alla previdenza, alle
bietole, dalle agevolazioni per il gasolio ai certificati verdi.
Soprattutto occorre - ricorda Confagricoltura - stabilizzare la fiscalizzazione degli oneri sociali per le
imprese che operano nelle zone svantaggiate e di montagna, che scade alla fine di questo mese. Il
maggior costo per le imprese in assenza di queste agevolazioni è pari a 210 milioni di euro annui. E’ a
rischio l’occupazione ed il presidio e la tutela del territorio.
Per quanto riguarda le quote latte Confagricoltura stigmatizza la decisione di prorogare al 31 dicembre il
pagamento della rata delle multe quote latte per i produttori che hanno aderito alle rateizzazioni previste
dalla legge. “I produttori onesti si sentono presi in giro; non sono accettabili ulteriori dilazioni. Coloro che
non hanno pagato devono farlo e subito, in modo che il sistema possa rientrare nella normalità”.
Confagricoltura ha previsto due importanti appuntamenti, con decine di migliaia di associati, uno a
Cremona ed uno a Napoli.
CREMONA Giovedì 22 luglio, ore 19,00: manifestazione presso l’Ente Fiera Cremona
NAPOLI Lunedì 26 luglio, ore 15,30: gli agricoltori della Confagricoltura si riuniranno presso il Teatro
Palapartenope e nell’area circostante.
Il 21 luglio alle ore 11.30 a Roma, a Palazzo della Valle, si terrà la conferenza stampa del presidente
dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli Federico Vecchioni che illustrerà motivazioni e modalità
della protesta.
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08/07/10–27/07/10
CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI DEL PIEMONTE
Link:http://www.piemonte.cia.it/ciapiemonte/svl/documentiLst?sez_id=93
Data:
Titolo:
.
24/07/2010
Piralide, diabrotica, afidi stanno attaccando il mais
PIRALIDE, DIABROTICA ED AFIDI STANNO ATTACCANDO IL MAIS
Piralide, diabrotica, afidi: sono gli insetti che in questo momento stanno attaccando le nostre colture, in
particolare il mais. Per quanto riguarda la piralide, insetto ben conosciuto dagli agricoltori, è stato
raggiunto su tutto il territorio regionale il momento più opportuno per l’inizio dei trattamenti, ove
necessario; è importante ricordare che gli interventi non vanno effettuati in periodo di fioritura e che in
alcune situazioni essi hanno il vantaggio di consentire un effetto anche sulla diabrotica, insetto molto
pericoloso per il mais in monosuccessione di recente introdottosi nei nostri territori. La soluzione più
efficace contro la diabrotica, che evita la necessità sia di trattamenti contro gli adulti nell’anno in corso
sia di trattamenti alla semina nell’anno successivo, è quella di evitare di ripetere la coltivazione del mais
sullo stesso appezzamento. I tecnici hanno osservato inoltre pullulazioni di afidi in appezzamenti isolati
che allo stato risultano controllate da predatori (coccinellidi, sirfidi, crisope). In questo caso il consiglio è
di fare particolare attenzione nella scelta di principi attivi che abbiano basso impatto sui predatori: ciò
riduce il rischio sia di riprese delle infestazioni di afidi sia di infestazioni di altri fitofagi, come il ragnetto
rosso.
Data:
Titolo:
23/07/2010
Non se ne può più di scandali inventati
QUANDO SI INVENTANO GLI SCANDALI
Non se ne può davvero più. I media stanno di nuovo agitando la spettro della mucca pazza, nonostante il
direttore sanitario dell'Azienda Usl 6 della Toscana, Rosa La Mantia, dove la paziente colpita dalla
malattia di Creutzfeldt-Jako viene curata, abbia chiarito che "Questo tipo di patologia è presente da
decenni: si tratta di una malattia che colpisce 1 o 2 persone su milione di abitanti e che, al momento, non
ha alcun sbocco terapeutico”.
La mucca pazza quindi non c’entra per niente con la malattia della povera signora di Livorno ed è
sperabile che i consumatori non si facciano intimorire dalla notizia e non smettano di comprare carne di
bovino.
Sono ancora vivi nella memoria degli agricoltori i danni al settore procurati dalle recenti campagne di
stampa sull’influenza aviaria e su quella suina, rivelatasi poi delle bufale gigantesche, ma che fecero
crollare i consumi di carne di pollo e di maiale.
Quando lo scandalo, vero o presunto che sia, riguarda gli alimenti e la salute pubblica, i media, sapendo
quanto i cittadini siano sensibili a tali temi, ci si buttano a capofitto e seminano spesso tensioni e paure
incontrollate. Talvolta anche il panico, mandando in crisi interi comparti agricoli. Manca, in campo
alimentare un’informazione chiara, obiettiva, non sensazionalistica.
Nessun mezzo di comunicazione si è premurato, ad esempio, di informare i consumatori che in Italia è
ancora attivo un imponente sistema di sorveglianza quotidiana nei confronti della malattia della mucca
pazza, iniziato nel gennaio 2001, che prevede di testare gli animali prima del loro ingresso nella catena
alimentare. Il sistema è coordinato dal Centro di referenza nazionale per la Bse presso l’Istituto
zooprofilattico sperimentale di Torino.
L’azione di controllo sui bovini e sui processi di produzione dei mangimi fin dal 2000 hanno impedito il
dilagare della malattia in Italia, a differenza di quel che è avvenuto in altri Paesi, particolarmente nel
Regno Unito, dove la diffusione ha raggiunto livelli altissimi, con oltre 200.000 bovini ammalati.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
.
Data:
23/07/2010
Titolo:
AGRITURISMO
ANCHE IN PIEMONTE GLI AGRITURISMI LAMENTANO UNA RIDUZIONE DEL FATTURATO ---Nonostante il
gradimento del pubblico per la ricchezza di contenuti culturali, naturalistici ed enogastronomici della
vacanza in fattoria, si sta prospettando un'estate difficile per circa 18.000 agriturismo presenti in Italia. E'
quanto sostiene un indagine effettuata dal "Turismo Verde", l'associazione per l'agriturismo della
Confederazione italiana agricoltori. Le previsioni non sono allegre e c'è il rischio che si ripeta il trend
negativo del precedente anno che aveva avuto un calo superiore al 6% delle presenze. I segnali si erano
già avuti dalla metà dello scorso mese di giugno, con l'arrivo della bella stagione e la chiusura delle
scuole.
I giorni di permanenza nelle aziende si sono sensibilmente ridotti, le settimane si sono trasformati in
week-end lunghi, possibilmente sfruttando le promozioni e le offerte, che nelle migliori delle ipotesi,
vedono i prezzi fermi allo scorso anno e nelle peggiori, la classica formula 3x2.
Anche gli agriturismi in Piemonte soffrono la crisi. Gli operatori agrituristici piemontesi lamentano un calo
del reddito globale ed una riduzione del fatturato ed intanto chiedono alla Giunta Cota, per migliorare la
situazione, di rivedere la legge regionale, vecchia di 25 anni, una maggior semplificazione burocratica e
più controlli per smascherare le imprese abusive che si fregiano del titolo di agriturismo senza averne i
requisiti.
Data:
Titolo:
23/07/2010
MOBILITAZIONE ---
.
ROBERTO ERCOLE: LA CIA NON GETTA LA SPUGNA ---- Pur dando per scontato che il Governo
porrà la fiducia e che la manovra finanziaria del Governo passerà senza modifiche, la Cia
tornerà in piazza per chiedere le stesse cose e ribadisce l’appello alle altre organizzazioni
agricole perché si mettano da parte sigle e bandiere per dare vita ad un’azione comune
dell’intero mondo agricolo.
La crisi del settore agricolo è durissima ed è lungi dall’essersi conclusa: per la prima volta dal
dopoguerra vede in difficoltà tutte le aree produttive, nessuna esclusa, dalla zootecnia da latte
e da carne, alla cerealicoltura, alla vitivinicoltura, al florovivaismo, all’ortofrutta, alle produzioni
più innovative.
Gli introiti delle aziende agricole nel nostro Paese sono infatti crollati del 21% in un anno
contro una media del 11,6% dell'Ue a 27.
La fase agricola ha registrato in questi ultimi anni un trend fortemente declinante del valore
aggiunto monetario, con una netta accentuazione nel 2009 ( -11,5% nel 2009, -0,5% nel
2008, -3% la variazione media annua 2004-2009). Anche in termini reali (ossia a prezzi
costanti), il valore aggiunto agricolo è rimasto stagnante nell'intero periodo dal 2004 al 2009,
per poi contrarsi del 3,1% nel 2009.
Gli agricoltori sono pronti a rispondere alla crisi continuando a produrre qualità a prezzi
competitivi e puntando a prodotti di standard sempre più elevato, ma da soli non possono
risolvere problemi che vengono da lontano e che sono al di sopra delle possibilità di
superamento da parte di una singola categoria produttiva.
Migliaia di aziende, se non saranno assunti provvedimenti adeguati, saranno messe fuori gioco
a causa degli elevati costi produttivi, contributivi e burocratici e dei prezzi sui campi in caduta
libera.
A fronte della persistente drammaticità della situazione dell'agricoltura non giova che ciascuna
Organizzazione continui a manifestare per conto proprio. Per questo la Cia chiama tutta la
rappresentanza agricola ad un impegno unitario, dichiarandosi fin d’ora disponibile a rinunciare
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
alle proprie manifestazioni in programma dopo la pausa estiva purché le altre sigle dimostrino
altrettanto senso di responsabilità.
ROBERTO ERCOLE Presidente Cia Piemonte
Data:
22/07/2010
Titolo:
Si prospetta una vendemmia 2010 al livello di quella del 2008
.
VENDEMMIA 2010 AI LIVELLI DEL 2008. IN PIEMONTE POCHE ADESIONI ALLA VENDEMMIA VERDE
Vendemmia in linea sui livelli del 2008, tempi nella norma e una buona qualità diffusa: ecco il primo
sentiment sulla vendemmia 2010, firmato da Ismea e Unione Italiana Vini, da una prima ricognizione dei
vigneti del Belpaese nella prima decade di luglio. Attesi, dunque, 46 milioni di ettolitri, sui 45,4 del 2009.
La cautela è, comunque, d’obbligo perché come di consueto per gli esiti produttivi saranno determinanti
la fine di luglio e il mese di agosto. Ci sarà, infatti, da valutare quanto le riserve idriche accumulate
nell’inverno risulteranno sufficienti a contrastare l’attuale ondata di caldo e in che misura si riuscirà ad
arginare i potenziali attacchi dei patogeni - un rischio in molte aree a causa dell’umidità - ad oggi tuttavia
ben controllati. Tra le variabili da valutare anche l’effetto della “vendemmia verde”, attivata per la
prima volta e che di fatto va a togliere materia prima dal circuito produttivo, che già si aggiunge alla
riduzione delle superfici vitate dovuta alle estirpazioni con premio previste dall’Ocm vino (10.741 ettari
nel 2010, oltre agli 11.571 del 2009). In molte aree, inoltre, aumenta il ricorso al diradamento per
migliorare la qualità. Una caratteristica che accomuna il “vigneto Italia” è il ritorno a un calendario
“normale”, dopo gli anticipi del 2009: il freddo rigido che ha contraddistinto il lungo e piovoso inverno ha
infatti rallentato lo sviluppo vegetativo, determinando uno slittamento in avanti, rispetto allo scorso
anno, di quasi tutte le fasi fenologiche. Scendendo nel dettaglio regionale, si registra una sostanziale
omogeneità all’interno delle diverse macro-aree nazionali. Nel Nord, infatti, quasi tutte le regioni si
collocano, al momento, su livelli produttivi uguali o leggermente superiori alla campagna scorsa.
Previsioni in linea con il 2009 anche per il Centro, ad eccezione delle Marche, dove, come in larga parte
delle regioni meridionali, si stima un recupero, almeno parziale, delle perdite del 2009. Al generalizzato
incremento del Sud sembrano, tuttavia, sottrarsi le produzioni di Sicilia e Sardegna.
In Piemonte, se l’inverno tra il 2008 e il 2009 era stato ricco di precipitazioni nevose, quello tra il 2009 e
il 2010 si è caratterizzato per il freddo e il gelo. Ha fatto seguito una primavera fredda e molto piovosa,
che si è conclusa con un’ultima settimana di forti precipitazioni, dopo che si è avuto un periodo più caldo
tra metà maggio e inizio giugno. Nei vigneti, quindi, l’inizio della germogliazione si è verificato con ritardo
rispetto alla norma, calcolabile dai 10-15 giorni. Il bel tempo di maggio e giugno ha poi accelerato lo
sviluppo vegetativo, creando qualche problema di gestione della chioma e di controllo delle fitopatie, in
particolare della peronospora. La grandine ha colpito alcune aree, soprattutto nel Cuneese, ma la sua
incidenza così precoce potrebbe avere limitato i danni a un diradamento iniziale dei grappoli. Tutto
considerato, la buona allegagione e la consistente umidità nel terreno fanno prevedere la presenza di
abbondanti quantitativi di uva, sebbene l’ormai abituale pratica del diradamento potrebbe tendere a
ridimensionare l’aumento produttivo rispetto allo scorso anno. Poche, invece, le adesioni alla vendemmia
verde.
Data:
Titolo:
21/07/2010
Pausa di riflessione per la Presidenza dell'Ente Risi
PAUSA DI RIFLESSIONE PER LA PRESIDENZA DELL’ENTE RISI. NOMINATO UN COMMISSARIO
In poco meno di un mese la corsa alla poltrona di presidente dell’Ente nazionale Risi ha cambiato più volte
direzione. Dalla designazione di Marco Avanza di Casalino, sponsorizzato da Zaia e dalla Lega, a Stefano
Camandona di Vercelli, nomina proposta da Galan e già approvata dal Consiglio dei ministri, ma in attesa
di parere delle Commissioni Agricoltura Camera e Senato. E ora il commissariamento dello stesso Ente di
tutela della risicoltura italiana. In attesa che l’iter relativo a Camandona sia perfezionato, il ministro delle
Politiche Agricole ha nominato Stefano Vaccari, dirigente generale del dicastero con competenza sugli enti
vigilati, commissario per la durata massima di sei mesi. Una decisione quasi obbligata in quanto proprio
oggi scade la proroga per Piero Garrione, presidente uscente. Senza l’intervento di Galan sarebbe venuta
meno la possibilità di proseguire nella gestione dell’organismo cui fanno capo le oltre 4 mila aziende
risicole italiane e le industrie di trasformazione. L’impasse sull’Ente Risi è il risultato dello scontro ZaiaGalan, che si è ripercosso su Avanza dopo le elezioni regionali, con la vittoria di Zaia in Veneto e la
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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nomina dell’ex governatore Pdl a ministro. Galan ha di fatto bloccato l’iter riguardante l’imprenditore di
Casalino e azzerato le nomine (tre) già decise da Zaia nel consiglio di amministrazione dell’Ente.
Insomma, tutto da rifare. La settimana scorsa è spuntato il nome di Camandona, ex assessore provinciale
all’Agricoltura a Vercelli, caldeggiato dal senatore Lorenzo Piccioni (Pdl). Ma nella seduta di Commissione
al Senato il presidente Scarpa Bonazza Buora ha ritenuto necessaria una pausa di riflessione per consentire
a Pdl e Lega di confrontarsi.
Da "LA STAMPA"
Data:
19/07/2010
Titolo:
Iniziato il dibattito sulla Pac post 2013
.L’EUROPA DISCUTE DEL FUTURO DELLA PAC
Il Commissario europeo all'Agricoltura ha aperto, il 19 luglio a Bruxelles, il grande convegno voluto dalla
Commissione europea per trovare una sintesi dei 6.000 contributi su come riformare la Pac dopo il 2013,
inviati dalle forze civili e produttive europee.
Numerosi i temi di riflessione che sono emersi dal dibattito e che rappresentano altrettante sfide per il
settore: garantire l'approvvigionamento alimentare a prezzi corretti per i consumatori mantenendo un’alta
qualità di produzione e di sicurezza alimentare, ma anche tutela dell’ambiente e del territorio
salvaguardando la biodiversità, e senza perdere d'occhio l'importanza dell'occupazione in agricoltura e in
tutta
la
filiera.
Insomma, si è affermato con decisione il ruolo sociale dell'agricoltura in quanto fornitrice non solo di
alimenti, ma anche di servizi che vanno a beneficio di tutta la collettività. E tutti appaiono concordi nel
sostenere che i produttori vanno compensati proprio per questi beni pubblici che con il loro lavoro
mettono a disposizione della società, nel rispetto di rigide norme sanitarie, ambientali e a tutela del
benessere animale.
Il Presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi ha sostenuto che “La nuova politica agricola Ue deve
concentrare la massima attenzione sul reddito degli agricoltori e, quindi, la riforma post 2013 deve
destinare più risorse per il settore e più sostegni a chi vive realmente di agricoltura, ovvero agli agricoltori
professionali”.
Politi ha ricordato però che, oltre a discutere del futuro, è necessario dare risposte immediate alla
gravissima crisi che in questo momento stanno vivendo gli agricoltori europei.
“La nuova politica agricola – ha dichiarato il Presidente regionale della Cia Roberto Ercole - deve
soddisfare le molteplici attese dei nostri cittadini e valorizzare il contributo dell'agricoltura e delle aree
rurali alle nuove sfide globali della società moderna”.
Data:
19/07/2010
Titolo:
L'Associazione Produttori Latte: pieno appoggio alla mobilitazione della CIA
.
L’ASSOCIAZIONE PRODUTTORI LATTE DA IL PROPRIO PIENO SUPPORTO AL PRESIDIO DELLA CIA A
MONTECITORIO
L'Associazione Regionale Produttori Latte Piemonte dà il proprio pieno supporto all'iniziativa del presidio
di Roma promosso dalla C.I.A. giovedì 22 luglio contro l'emendamento sulle quote latte, in quanto la
norma introdotta nella finanziaria favorisce nuovamente le aziende che da anni speculano sul sistema
delle quote. In tal modo si continua a voler mantenere una zootecnica "a doppia velocità", distinta tra chi
ha sempre rispettato le regole e chi no.
Data:
Titolo:
15/07/2010
Tavolo sulla campagna pesche 2010 in Regione
.
TAVOLO IN REGIONE SULLA CAMPAGNA PESCHE 2010
Si è svolto nel primo pomeriggio di mercoledì 14 luglio, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura a
Torino, l’incontro convocato dall’Assessore Claudio Sacchetto sulla Campagna Pesche 2010. Il tavolo si era
reso necessario a seguito delle richieste di alcuni operatori del settore, intenzionati a prevenire
problematiche derivanti da incontrollati abbassamenti dei prezzi di cessione delle pesche. Hanno preso
parte alla riunione Unioncamere, Asprofrut, Lagnascofruit, Ortofrut, CIA Regionale, Confagricoltura
Regionale e Coldiretti Regionale.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
Dal tavolo è emersa l’esigenza di aprire un confronto settimanale che abbia lo scopo di coordinare
l'offerta, stabilendo una soglia di prezzo di vendita sotto il quale sarebbe preferibile non scendere. Tale
confronto avrà luogo presso la Camera di Commercio di Cuneo.
Claudio Sacchetto ha dichiarato che : “In un'annata come questa, in cui è verosimile essere
moderatamente ottimisti, è necessario comunque tenere alta la guardia, affinché le remunerazioni per i
produttori siano congrue in base ai prezzi di vendita. Auspico che si possa poi procedere con l'accordo
della filiera ad un progetto di medio periodo, che permetta di gestire meglio le campagne soprattutto nei
momenti di crisi con strumenti quali l'ocm ortofrutta per evitare il ripetersi, o comunque limitare,
situazioni verificatesi in annate come quella del 2009”.
La previsione è quella di una minor produzione nazionale di pesche e di percoche (-5%) e di nettarine (8%) rispetto al 2009. L’avvio di campagna sembra discreto, con prezzi alla produzione superiori a quelli
dello scorso anno, per ora senza sovrapposizioni di produzione, senza un’eccessiva pressione da parte dei
Paesi concorrenti (Spagna e Grecia) e con la positiva apertura dei mercati in Russia e nei Paesi dell’Est
dopo il blocco del 2009.
Data:
15/07/2010
Titolo:
Un nuovo tavolo di trattativa per il prezzo del latte alla stalla?
.UNO NUOVO TAVOLO DI TRATTATIVA SUL PREZZO DEL LATTE ALLA STALLA PRESSO UNIONCAMERE?
Coldiretti Piemonte ha chiesto, con una lettera inviata al Presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio
Dardanello, la disponibilità ad attivare presso la sede dell'Ente un nuovo percorso di confronto e di
trattativa per tentare un accordo di filiera sul latte prodotto in Piemonte.
La richiesta ci lascia perplessi per due motivi.
Il primo motivo è che la richiesta è stata avanzata senza consultare le altre rappresentanze del mondo del
latte. Per quanto la Coldiretti sia la maggiore organizzazione agricola piemontese, non rappresenta tutto
il mondo della produzione. La Coldiretti conferma di voler assumere il ruolo di unica rappresentante
dell'agricoltura, ma è un ruolo improprio, che si è arbitrariamente attribuita e che non le spetta.
ll secondo motivo è che non basta cambiare il luogo della trattativa, i percorsi di confronto o chi fa da
mediatore per sbloccare l’attuale situazione di stasi, che dipende da una molteplicità di fattori, primo fra
tutti la mancanza di volontà da parte degli industriali lattiero-caseari di voler arrivare ad un accordo.
Ogni sede è comunque essere buona per discutere, ma più importante ancora è che il mondo agricolo
riesca a presentarsi al tavolo della trattativa unito. La qual cosa sembra ancora lontana dal realizzarsi. Di
chi siano le responsabilità è evidente.
LODOVICO ACTIS PERINETTO Presidente CiaTorino
Data:
14/07/2010
Titolo:
Ogm, la UE consente agli Stati di decidere liberamente della coltivazione
.OGM, LA COMMISSIONE PROPONE CHE GLI STATI DECIDANO LIBERAMENTE DELLA COLTIVAZIONE DEGLI OGM
In Europa la nuova parola d'ordine sugli Ogm è "massima flessibilità" agli Stati membri di decidere se
coltivarli o meno sul loro territorio. Così le autorità nazionali, regionali o locali potranno decidere che sul
loro territorio, o una parte di esso, non potranno essere coltivati Ogm perché la maggioranza dei cittadini
vi sono avversi. C'è chi insinua che dopo 12 anni in cui la Commissione non è riuscita a far rspettare le
regole comunitarie sugli ogm, Bruxelles abbia tentato l'ultima mossa: legalizzare l'anarchia.
La nuova strategia europea sul futuro degli Ogm comprende un 'pacchetto' di misure. Due gli interventi
essenziali.
Il primo è di applicazione immediata, in quanto modifica e sostituisce le raccomandazioni in materia di
coesistenza tra produzioni agricole convenzionali, biologiche o Ogm: i Paesi membri possono adottare
misure per evitare la presenza involontaria di Ogm.
Il secondo riguarda una proposta legislativa che lascia libero ogni Stato membro dell'Ue di decidere se
autorizzare o meno la coltivazione di ogm sul proprio territorio. La proposta dovrà però essere negoziata
con
Consiglio
e
Parlamento
Ue.
Al momento non cambia nulla, invece, per la procedura che riguarda gli Ogm importati e utilizzati per
produrre alimenti e mangimi, che continueranno a circolare nell'Ue dopo essere stati approvati a livello
europeo. Dalli ha tenuto infatti a precisare "che il sistema di autorizzazione degli Ogm nell'Ue non verrà
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modificato e continuerà a basarsi su fondamenti scientifici rigorosi". Ciò significa che se non si porrà mano
ad un piano per lo sviluppo della coltivazione delle piante proteiche, come ha richiesto la Cia, la nostra
zootecnia continuerà a reggersi su mangimi geneticamente modificati coltivati da altri.
Insomma, con la nuova proposta l'Europa dà una svolta alla vecchia concezione degli Ogm. In particolare,
con le nuove raccomandazione sulla coesistenza tra i diversi tipi di produzioni agricole, Bruxelles offre già
agli Stati gli strumenti per introdurre regole molto più restrittive. Così, ad esempio, una regione può
decidere che sul suo territorio, o parte del territorio, la contaminazione da Ogm deve essere a livello
zero. Questo è possibile perché non è più necessario rispettare la soglia dello 0,9% di presenza accidentale
di
Ogm
nei
prodotti
coltivati
in
modo
convenzionale.
Inoltre, se entrerà in vigore la modifica della direttiva europea come proposta da Bruxelles, uno Stato
membro potrà decidere se coltivare o meno un Ogm autorizzato dall'Ue avvalendosi di giustificazioni
etiche, morali, ambientali o socioeconomiche. Basterà che informi la Commissione della decisione presa
senza che Bruxelles possa interferire. I Paesi invece che decideranno di coltivare ogm, ad esempio un mais
transgenico, potranno venderlo sul mercato europeo ma dovrà essere chiaramente etichettato come
prodotto
ogm.
La Cia giudica favorevolmente l’orientamento espresso dalla UE di concedere agli stati membri la
responsabilità delle rispettive politiche in tema di ogm ed ha ribadito il suo fermo no agli ogm.
“La nostra contrarietà al biotech – ha ribadito il Presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi- non è
ideologica. E’ invece dettata dalla consapevolezza che l’utilizzazione degli organismi geneticamente
modificati può annullare l’unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercati: quello della
biodiversità. Lasciare liberi gli Stati membri di decidere se coltivare o meno gli ogm sul loro territorio è un
atteggiamento responsabile. Non si possono regolare temi di così alto valore etico a colpi di norme
imposte dall’alto. Sugli ogm devono poter decidere liberamente i cittadini.”.
I ministri di alcuni Paesi europei, tra cui la Francia e la Spagna, hanno invece criticato le proposte perché
annientano la politica comunitaria in materia. "Speriamo che le decisioni continueranno a venire prese a
livello comunitario. Non appoggiamo la rinazionalizzazione delle decisioni (sugli Ogm)", ha detto il
ministro francese all'Agricoltura Bruno Le Maire ai giornalisti a Bruxelles.
LODIVICO ACTIS PERINETTO Presidente Cia Torino
Data:
14/07/2010
Titolo:
Misura 121 del PSR, eliminato il sopralluogo di inizio lavori
.
AMMODERNAMENTO DELLE AZIENDE, ELIMINATO IL SOPRALLUOGO DI INZIO LAVORI
Per il Piemonte non esiste il rischio del disimpegno automatico dei fondi del PSR. Entro fine luglio sarà
erogato il saldo 2009 delle misure agro ambientali e sono state adottati alcuni provvedimenti che
consentiranno le sveltimento delle pratiche. Grazie a ciò il Piemonte riuscirà a spendere entro il
31/12/2010 tutte le risorse disponibili che, in caso contrario, dovrebbero essere restituite alla UE.
La ha assicurato l’Assessore Sacchetto (che però non ci mette la mano sul fuoco) nel corso di una
conferenza stampa, tenutasi la mattina del 13 luglio, presso la sede di Corso Stati Uniti 11.
L’Assessore ha informati gli astanti (era presente anche una delegazione della Cia del Piemonte) che sono
state emanate disposizioni per semplificare l’erogazione degli acconti sulla misura 121 (ammodernamento
delle aziende) del PSR. Per agevolare l’accesso ai contributi di acconto (fino al 50% della spesa ammessa a
fronte di presentazione di fideiussione) e di anticipo in base all’avanzamento dei lavori ed alle spese già
effettuate, la Regione ha previsto di erogare le somme sulla base dei giustificativi di spesa (fatture
quietanziate) senza l’obbligo da parte delle Province di effettuare i sopralluoghi di inizio lavori.
Per aumentare la base degli utenti del PSR, la Regione ha anche messo a disposizione nuovi fondi, per un
totale di circa 10 milioni di euro, che consentiranno a circa 1.000 pratiche (700 circa per il “bando
2007/2008” e 300 per il “bando nitrati”), ad oggi ferme in graduatoria, di essere finanziate.
La Regione ha anche intenzione di supportare con fideiussione a proprio carico quelle imprese agricole
che, per varie ragioni, non sono in grado di presentarne una aziendale.
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
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L’Assessore ha infine comunicato che è allo studio, in collaborazione con Finpiemonte, un sistema di
anticipi per la Pac, simile a quello in uso il Lombardia, che dovrebbe diventare operativo il prossimo anno.
Data:
12/07/2010
Titolo:
QUOTE LATTE
.L'EMENDAMENTO SULLE QUOTE LATTE E' UNA VERGOGNA. LA COMMISSIONE UE PRONTA A FAR SCATTARE
LA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L'ITALIA --- La Cia non usa criticare le scelte di questo o quel
Partito. Privilegia l'interlocuzione con le Istituzioni, a cui presenta le propri istanze e di cui approva o
disapprova gli atti e le decisioni. Tuttavia ritiene doveroso, in questa fase politica, fare un’eccezione per
esprimere il proprio netto dissenso rispetto alla scelta della Lega Nord di difendere ad oltranza un piccolo
gruppo di splafonatori, facendo strame di ogni residuo di legalità ancora rimasto in questo nostro
disgraziato Paese.
Gli splafonatori, di cui la Lega Nord è paladina, hanno infranto le norme comunitarie e nazionali del
settore, esercitando una concorrenza sleale nei confronti dalla maggioranza dei produttori che, a quelle
stesse regole, si sono sempre attenuti, con tutti gli oneri che ciò ha comportato. L'iniziativa della Lega
Nord a favore dei "furbi" delle quote latte è ancora più grave perchè siamo in un contesto di difficoltà
economica generalizzata, nel quale le scelte della politica sono orientate ad un drastico contenimento
della spesa, con notevoli ricadute su tutti i cittadini e non solo sui produttori agricoli.
Impegnare risorse pubbliche, per avvantaggiare una ristretta cerchia di allevatori inadempienti rispetto
alle leggi dello Stato, mortifica lo Stato stesso e la parte onesta dell'agricoltura. Se ci sono risorse
disponibili, esse vanno prioritariamente impiegate, come ha chiesto la Cia, per prorogare e stabilizzare gli
sgravi contributivi per le aree svantaggiate e montane e per ripristinare il “bonus gasolio” non solo per le
serre, che in questi ultimi mesi hanno subito un pesante aggravio nei costi petroliferi, ma anche per tutte
le altre imprese.
L’emendamento Azzollini, che prevede il posticipo fino al 31 dicembre del pagamento delle multe, è
un’autentica vergogna e, qualora il Governo ed il Parlamento lo approvassero, ci farebbe fare
un’ennesima brutta figura nei confronti dell’Europa.
Il Commissario europeo Ciolos ha inviato al Ministro Galan una lettera piuttosto esplicita per informare il
nostro Governo che "la Commissione sarebbe costretta ad avviare la procedura appropriata ai sensi del
Trattato". Scatterebbe cioè la procedura d’infrazione.
Il Commissario Ciolos ha scritto che “Non c’è alcun dubbio che la sospensione dei pagamenti, prevista
nell’emendamento, sarebbe non solo in netto contrasto con il diritto Ue ma anche con i ripetuti impegni,
assunti a livello politico dal Governo italiano, di imporre una rigorosa ed efficiente applicazione del
regime delle quote latte in Italia» scrive ancora il commissario Ue, prendendo tuttavia nota del fatto che
il ministro italiano «ha espresso netta contrarietà a tale emendamento”.
Inoltre,”sospendere i pagamenti sarebbe non solo in contrasto” con la Decisione unanimemente adottata
dal Consiglio nel 2003, “ma priverebbe – ha sottolinea ancora Ciolos - anche gli agricoltori italiani
interessati dei vantaggi finanziari di quel piano che consiste nel pagare i prelievi senza interessi su 14 anni
invece di pagare l’intero debito in una unica soluzione”.
“Mi è d’obbligo sottolineare - ha proseguito il commissario - che il diritto Ue impone all’Italia di assicurare
l’effettiva riscossione dei prelievi sulle eccedenze dovuti dai produttori di latte”. Perciò, se sospendesse
l’applicazione del piano di rateizzazione approvato nel 2009, “l’Italia sarebbe ancora più distante
dall’adempimento dei suoi obblighi di riscossione ai sensi del diritto Ue. Questo aggraverebbe le
preoccupazioni cui la Commissione ha recentemente dato voce nel suo rapporto al Consiglio del 26 Marzo
2010 a riguardo dell’estrema lentezza – ha bacchettato ancora Ciolos - con la quale l’Italia opera
l’esazione dei prelievi sulle eccedenze che non sono oggetto del piano di rateizzazione del 2003”.
Nella missiva Ciolos ricorda tra l’altro al ministro delle Politiche agricole che la strada della richiesta
dilazionatoria sulla annosissima vicenda delle quote latte (la loro introduzione risale ormai a 26 anni fa
con l’allora ministro Pandolfi) è già stata battuta dall’Italia, ma senza successo: “Il suo predecessore ha
già effettuato una richiesta di dilazione del pagamento della sesta rata prevista dal piano di rateizzazione
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
del 2003”, richiesta però rigettata a suo tempo dalla Commissaria Fischer Boel in ragione del fatto che
l’accordo prevedeva chiaramente il rimborso mediante rate annuali di uguale importo.
VALENTINA MASANTE Direttore Cia Cuneo
Data:
12/07/2010
Titolo:
Fondamentale l'indicazione d'origine dei prodotti, da non confondere con l'autarchia
.L'INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI E' FONDAMENTALE, MA NON VA CONFUSA CON L'AUTARCHIA
L'indicazione d'origine dei prodotti agroalimentari è fondamentale. Essa garantisce sia i produttori che i
consumatori. Un'etichetta chiara e trasparente che informi i consumatori sulla provenienza delle materie
prime che compongono un determinato prodotto alimentare è una scelta indispensabile per contrastare
ogni tipo di falsificazione, rafforzare la politica di qualità e rendere il nostro settore agroalimentare più
competitivo. Altrettanto importante è la tracciabilità, cioè la possibilità di ricostruire e seguire il
percorso di un alimento, di un mangime o di un animale destinato alla produzione animale oppure di una
sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime, attraverso tutte le fasi
della produzione, della trasformazione e della distribuzione: in sintesi, la possibilità di risalire alla
"storia", alle trasformazioni o alla collocazione di un prodotto alimentare attraverso informazioni
documentate.
Indicazione d’origine in etichetta e tracciabilità sono due obbiettivi irrinunciabili per il mondo agricolo,
anche per impedire che a certa merce, magari di bassa qualità, venga fornito un falso passaporto tricolore
che danneggia l’immagine del made in Italy.
Altra cosa, però, è, in nome di queste istanze, ritornare ad alzare il vessillo dell’autarchia, ormai
cancellato dalla storia. L'autarchia in tempi di globalizzazione, piaccia o non piaccia, lascia il tempo che
trova.
Pur essendo comprensibile che in questi tempi di comunicazione urlata ci sia chi ritenga di dover puntare
su iniziative populiste, quali i presidi alle frontiere ed i blitz nei porti, per farsi ascoltare dalla politica e
per colpire l’opinione pubblica, si deve però fare attenzione a non dare l'impressione che si voglia
dare addosso, in modo indiscriminato, allo “straniero”, perché dello “straniero” abbiamo bisogno anche
noi. L’Italia è forte esportatrice di vino, frutta, verdura, olio e tante altre cose buone. I nostri agricoltori
sono felici che gli “stranieri” comprino i nostri prodotti.
Si deve avere anche il coraggio di ammettere che il nostro Paese è deficitario per circa il 50% di latte e
carne, nonché per il 30% di cereali. Alla nostra industria agroalimentare dobbiamo chiedere di usare
prioritariamente l’eccellenza delle materie prime italiane, ma non possiamo criminalizzarla se fa ricorso a
commodities estere quando da noi non se ne producono a sufficienza.
Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti provenienti dall’estero è giusto stringere i
controlli ed è bene che gli organi di vigilanza, quando prodotti sono fuorilegge o c’è truffa, intervengano
con durezza e dispongano l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi. Altra cosa
è dare contro allo "straniero" solo per il fatto di essere "straniero", anche se su ciò si fondano ormai molte
fortune politiche, o mettere in discussione la libera circolazione delle merci in Europa che è una
delle libertà voluta dai Padri fondatori.
I consumatori devono comunque essere sempre informati sull’origine nazionale od estera dei prodotti che
acquistano e sulla loro "storia". La trasparenza è importante per una questione di conoscenza e quindi di
libertà di scelta di un prodotto rispetto a un altro.
ROBERTO ERCOLE - Presidente Cia Piemonte
Data:
11/07/2010
Titolo:
Tavolo di confronto in Regione sulla campagna delle pesche
.
TAVOLO DI CONFRONTO IN REGIONE SULLA CAMPAGNA DELLE PESCHE
Per il settore delle pesche, il 2009 è stato l’annus horribilis. Prezzi alla produzione crollati del 50%, quelli
al consumo scesi soltanto di pochi punti percentuali. Gli oltre duemila agricoltori piemontesi che coltivano
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
pesche e nettarine, incassavano 20 centesimi al chilo, contro i 30-35 dei costi di produzione, senza
contare il lavoro. Bilancio di fine stagione? Un passivo di tremila euro a ettaro.
La grande distribuzione, a gennaio, attraverso la «pianificazione economica» (cioè quanto si decide di
investire nei vari prodotti alimentari) determina quale sarà la domanda e, di conseguenza, anche
l’andamento dei prezzi. Una situazione a cui i produttori piemontesi e le associazioni di categoria hanno
deciso di dire «basta». Mercoledì pomeriggio, a Torino, l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio
Sacchetto, ha convocato un tavolo di confronto sulla campagna pesche 2010. Si parlerà delle previsioni di
produzione (80 mila tonnellate di pesche, 74 mila di nettarine in Piemonte), ma soprattutto,
dell’abbassamento dei prezzi di vendita alla produzione. «Valuteremo se esiste la possibilità di stabilire un
prezzo settimanale in base all’andamento del mercato - dice l’assessore - con l’obiettivo di rendere note
ai produttori le oscillazioni di quotazioni per varietà di prodotto, a seconda del periodo di raccolta e
commercializzazione. Un’iniziativa utile anche ai consumatori». All’incontro parteciperanno Asprofrut,
Lagnascofruit, Ortofrut, Associazione Esportatori ortofrutta, Cia, Confragricoltura, Coldiretti regionale e
Unioncamere.
Tratto da “La Stampa"
Data:
Titolo:
09/07/2010
Massimo Camandona, nuovo Presidente dell'Ente risi
.
MASSIMO CAMANDONA NUOVO PRESIDENTE DELL’ENTE RISI (SE GALAN RIMANE MINISTRO)
Il consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentarie forestali
Giancarlo Galan ha avviato la procedura di nomina, da effettuarsi con DPR, di Massimo
Camandona a Presidente dell’Ente Risi, ente vigilato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali.
Massimo Camandona, imprenditore agricolo, dal 2007 è Presidente del Consorzio vercellese
Covevar e membro del Cda del Servizio Idrico Integrato. Ha al suo attivo anche alcune
esperienze di amministratore pubblico tra cui quella di Assessore della Provincia di Vercelli con
deleghe all’Agricoltura, Promozione prodotti enogastronomici, Caccia e Pesca, Valorizzazione
Flora e Fauna.
Data:
09/07/2010
Titolo:
In Piemonte ci sono 16 ha di agrumeti e 49 ha di oliveti "biologici"
.
IN PIEMONTE CI SONO 16 ETTARI DI AGRUMETI E 39 ETTARI DI OLIVETI "BIOLOGICI"
Il SINAB ha fornito i dati relativi all’andamento del settore biologico dai quali risulta che gli operatori
biologici in Italia al 31/12/2009 erano 48.509, con una riduzione complessiva, rispetto allo scorso anno di
circa due punti percentuali.
Sono stati soprattutto i produttori a risentire di un calo importante (-3.7%), mentre i trasformatori che
operano in regime di agricoltura biologica sono continuati a crescere (+3.5%).
In Piemonte al 31/12/2009 gli operatori del settore (produttori, preparatori ed importatori) erano 2.237,
con un incremento dell’1,2% rispetto alla stessa data del 2008.
La superficie destinata al biologico nella nostra Regione era di 30.074 ettari, rispetto ai 27.821 del 2008.
Le colture biologiche più diffuse in Piemonte sono nell’ordine: cereali (6.878 ettari), prati e pascoli (5.666
ettari), pascolo magro (5.422 ettari), foraggio verde da seminativi (4,546 ettari), frutta secca (3.039
ettari), frutta (1.198 ettari), vite (850 ettari), colture ortive (690 ettari).
Una curiosità: dai dati forniti dal SINAB risulta che in Piemonte ci sono 16 ettari di agrumeti e 39 ettari di
oliveti a coltivazione biologica.
Data:
09/07/2010
Titolo:
Moratoria in Piemonte sui parchi fotovoltaici a terra
.
MORATORIA IN PIEMONTE SUI PARCHI FOTOVOLTAICI A TERRA. ROBERTO ERCOLE RIBADISCE IL NO DELLA
CIA AL FOTOVOLTAICO SELVAGGIO
Il Piemonte intende disciplinare il fotovoltaico. Sta per arrivare infatti una moratoria sui parchi
fotovoltaici a terra, di grandi dimensioni, che distruggono il paesaggio agrario inteso come il risultato
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RASSEGNA STAMPA – Filiere e sistema agroalimentare del Piemonte
08/07/10–27/07/10
di centinaia di anni di storia rurale e sottraggono suolo fertile ad un settore primario come quello
agricolo. A darne notizia è stata l’Amministrazione regionale nel far presente al riguardo come la Giunta
del Piemonte abbia approvato un apposito Disegno di Legge regionale che mira a disciplinare ed a
regolamentare l’utilizzo di suolo con la finalità di ospitare impianti di produzione di energia con la
tecnologia del fotovoltaico. Il testo approvato dalla Giunta del Piemonte passa ora all’esame da parte del
Consiglio regionale.
Nelle scorse settimane anche la Cia del Piemonte si era espressa contro i grandi impianti fotovoltaici a
terra, che hanno una durata ultraventennale, trasformano in modo irreversibile il suolo e sono
incompatibili con l’attività agricola.
La Cia del Piemonte aveva invitato tutte le Amministrazioni a vietare l’installazione su aree agricole di
impianti fotovoltaici - e di altri impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili - con moduli
ubicati al suolo, qualora gli stessi non fossero volti alla produzione di energia finalizzata direttamente alla
conduzione dell’azienda agricola.
“Per la localizzazione degli impianti fotovoltaici – aveva dichiarato il Presidente regionale della Cia
Roberto Ercole - sono da preferire le aree produttive e le aree “compromesse” come quelle di pertinenza
o adiacenti alle reti infrastrutturali viarie, ferroviarie, alle reti elettriche di alta tensione, alle aree
produttive artigianali e industriali, a quelle utilizzate per depuratori, impianti di trattamento, recupero e
smaltimento rifiuti e aree di cava e di giacimento di cava, stabilendo per queste aree specifici criteri”
“Gli stessi agricoltori, che provati dalla crisi dell’agricoltura hanno intenzione di optare per l’affitto dei
propri terreni per un ventennio – aveva ammonito Roberto Ercole -, devono sapere che tra vent’anni si
troveranno tra le mani una patata bollentissima: il silicio, componente principale degli impianti, difficile
da smaltire. A loro spetterà il complicatissimo compito di liberare le fertili terra da quel materiale
distruttivo e dannoso che sarà veleno per le colture”.
Data:
07/07/2010
Titolo:
Carlo Ricagni: vendemmia verde, un'opportunità persa dal Piemonte
.
VENDEMMIA VERDE, UN’OPPORTUNITA’ PERSA DALLA REGIONE PIEMONTE, PRESENTATE DOMANDE PER
SOLI 300 ETTARI A FRONTE DI UNA DISPONIBILITA’ DI RISORSE PER 2.000 ETTARI
“In un momento difficile per uve e vini -afferma Italo Danielli, responsabile del settore vitivinicolo della
Cia e presidente della zona di Ovada (Alessandria)- ed in particolare per Dolcetto e Barbera, non siamo
stati capaci di sfruttare l’opportunità offerta dalla ‘vendemmia verde’”.
La “vendemmia verde” consiste nell'eliminazione totale dei grappoli ancora acerbi in modo da annullare la
resa della superficie vitata interessata, con l'obbligo di non mettere a vendemmia lo stesso impianto per
più di un anno.
In Piemonte c’era la possibilità di destinare a questa pratica circa 2000 ettari di vigneto, ma sono state
presentate domande per circa 300 ettari.
In provincia di Alessandria, nello specifico, sono state presentate domande da 78 aziende vitivinicole per
poco meno di 100 ettari di superficie vitata.
“Si poteva utilizzare meglio -dichiara Danielli- questo strumento sia per ridurre la produzione sia per farlo
divenire un efficace mezzo di controllo delle produzioni. Di fatto da una scelta che poteva essere di
comparto ci siamo trovati di fronte a scelte aziendali individuali senza avere alla base un progetto
complessivo”.
La Cia evidenzia, attraverso i suoi tecnici, che ci troviamo di fronte ad un’annata viticola particolarmente
abbondante che sicuramente porrà ulteriori difficoltà nell’immettere sul mercato alcune tipologie di vini.
“La richiesta di poter accedere alla distillazione dei vini rossi -sottolinea il presidente della Cia di Ovadache abbiamo appoggiato nella speranza di risolvere in parte il problema del vino invenduto mette ancora
più in evidenza il fatto che il settore non è stato in grado di sfruttare le opportunità offerte”.
“Ci stiamo avviando -evidenzia Carlo Ricagni, presidente provinciale della Cia di Alessandria- verso una
vendemmia sulla quale dovremo concentrare le nostre attenzioni per far si che, nonostante i rischi di
sovrapproduzione, si possa analizzare al meglio quello che potrebbero essere gli eventuali scenari
affinché si possano garantire prezzi adeguati alle uve e un ritorno economico ai produttori”:
“Come Cia -rimarca Ricagni- eravamo già coscienti quest’anno dell’importanza della ‘vendemmia verde’ e
su ciò che si poteva e si doveva fare. Ora dobbiamo proiettarci già verso la prossima annata, dove, in
modo unitario, tutto il sistema vitivinicolo deve analizzare bene le opportunità che possono derivare dalla
applicazione della ‘vendemmia verde’ affinché si possa organizzare al meglio il nostro mercato
vitivinicolo”.
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08/07/10–27/07/10
Data:
07/07/2010
Titolo:
Taricco critica l'odg del Consiglio regionale sulle quote latte
.
OSPITIAMO UN INTERVENTO DI MINO TARICCO.
FORTI CRITICHE ALL'ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE SULLE QUOTE LATTE
Nelle sedute di martedì 29 giugno 2010, il Consiglio Regionale ha approvato con i voti di PDL e Lega Nord
un ordine del giorno, predisposto dalla Lega Nord, che impegna la Giunta regionale a mettere in atto gli
strumenti e gli atti utili ad ottenere la sospensione del pagamento della prima rata, stabilita in base alla l.
33/09, nonché la sospensione del pagamento della sesta rata, ai sensi della Legge 119/2003.
Il Gruppo Consiliare del Partito Democratico ha votato contro tale ordine del giorno.
Nel suo intervento, il Consigliere Regionale Mino Taricco ha sostenuto che la Legge 33/09 era stata, in
passato, accettata con molta sofferenza dal settore lattiero-caseario, perché ritenuta ingiusta nei
confronti delle aziende che avevano, sin dall’inizio, operato nel rispetto della normativa sulle quote latte
e di quelle imprese che, ai sensi della Legge 119/2003, avevano rateizzato le multe pregresse ed
acquistato le quote necessarie, con grandi sforzi ed impegni economico finanziari.
La Legge 33/09, infatti, aveva sottratto l’aumento di quota, concesso dall’UE all’Italia (il 2% nel 2008 ed il
5% nel gennaio 2009) a quelle aziende che, ai sensi della normativa precedentemente in vigore
(l.119/2003), avendone rispettato i dettami, ne avrebbero avuto diritto, per assegnare, invece, l’aumento
di quota in oggetto, a coloro che avevano prodotto, in quegli anni, fuori quota, non rispettando i prelievi
previsti
.
La Legge 33/09, sbandierata dall’allora Ministro all’Agricoltura Zaia, da una parte come una necessità per
risolvere i problemi del settore e dall’altra come un successo personale, prevedeva che le aziende, che
avevano prodotto fuori dalla quota loro assegnata e per questo si trovavano in contenzioso con Regioni e
Stato, ottenessero le quote in omaggio, pagando, però, le multe ricevute con una rateizzazione fino 30
anni.
Il mondo agricolo, ed in particolare le aziende del comparto lattiero-caseario, aveva accettato, pur con
molte perplessità e tanta amarezza, una norma, la 33/09, che toglieva a chi, avendo rispettato le regole,
aveva maturato un diritto, e dava, invece, a coloro che avevano violato le normative, cercando una
pacificazione del settore e convinti che le regole almeno questa volta sarebbero state rispettate.
La
Legge
33/09,
in
sintesi,
si
fondava
su
tre
punti
cardine:
- l’assegnazione delle quote aggiuntive prima alle aziende che avevano prodotto fuori quota e,
successivamente,
a
tutte
le
altre;
- la sottoscrizione di un accordo di rateizzazione delle multe pregresse ed il versamento della prima rata
per
rendere
effettiva
la
assegnazione
delle
quote;
- la costituzione di un Fondo di sostegno finanziario per le aziende del settore in difficoltà con uno
stanziamento
di
almeno
45
milioni
di
euro.
Ad un anno di distanza, della creazione del Fondo di sostegno finanziario per le aziende del settore
lattiero-caseario, nonostante i ripetuti solleciti della Regione Piemonte, inoltrati, prima dell’insediamento
della Giunta Cota, dall’allora Assessore all’Agricoltura, Mino Taricco, si è persa ogni traccia degli
stanziamenti, le quote sono state assegnate alle aziende che avevano prodotto fuori quota, mentre agli
altri produttori sono andate solo le briciole, ed ora si chiede la proroga per chi avrebbe dovuto versare la
prima
rata
della
regolarizzazione
prevista
dalla
L.
33/09
.
Per quanto concerne la sospensione relativa alla L.119/03, in Piemonte, hanno già versato la sesta rata
prevista quasi 1200 aziende su circa 1400 coinvolte, pertanto, chiedere la sospensione vuol dire, ancora
una
volta,
dichiarare
che
chi
ha
rispettato
le
regole
ha
sbagliato.
Tra l’altro, tutto questo avviene dopo che l’Assessore Sacchetto, con lettera del 17 giugno 2010, ha
comunicato alla Province che ritiene “possibile procedere ad una momentanea sospensione della
procedura di verifica in merito ai produttori individuati negli elenchi di Agea, riguardanti soggetti che a
vario titolo non risultano in regola con il versamento delle rate dovute” e, quindi, in qualche misura, ciò
che si chiede al Ministero è di assumere formalmente una decisione che per il Piemonte l’Assessore ha già
non
solo
preso,
ma
addirittura
comunicato.
Nei giorni scorsi il Ministro Bossi, a Pontida, ha affermato, rivolto ai produttori latte fuori quota, “non
posso dire il perché e il per come, ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati, ma io non vi ho
dimenticati e la Lega risolverà i vostri problemi”. Pensiamo che queste parole si commentino da sole ed
esprimano
un
orientamento
preciso.
Infatti, la sospensione rivolta a poco più di 200 aziende del settore, in Piemonte, che non hanno ancora
versato la sesta rata prevista dalla l.119/03 è chiaramente una foglia di fico per mascherare la mancata
applicazione
della
l.
33/09,
e
crediamo
questo
non
sfugga
a
nessuno.
Ancora una volta le regole risultano soltanto riferimenti per gli sprovveduti che ci credono, e spiace che
chi
le
ha
rispettate
ne
esca
nuovamente
umiliato.
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08/07/10–27/07/10
Prendiamo atto che la l. 33/09, come alcuni avevano paventato, non è servita a risolvere il problema, ma
solo a prendere tempo per trovare una scappatoia e permetterne la non applicazione.
Spiace constatare che, qui in Piemonte, su questi temi molti esponenti del PDL che, in passato, avevano
condiviso le nostre posizioni in nome della legalità,oggi, per dovere di coalizione, appoggino una posizione
della Lega Nord che rischia di essere l’ennesima presa in giro per le oltre 2000 aziende che hanno creduto
che
rispettare
le
regole
non
solo
avesse
un
senso,
ma
fosse
un
dovere.
Sappiamo che ci sono problemi finanziari, ma, per far fronte a questi, era stato previsto il Fondo di
sostegno finanziario destinato a tutte le aziende del settore, peccato che se ne sia persa traccia.
Continuiamo a credere che sia possibile pacificare il settore, ma non riteniamo che questo obiettivo sia
perseguibile, attraverso furbizie e colpi di mano, per aggirare le leggi e le regole.
Prendiamo atto, comunque, del fatto che il Ministro Galan, intervenendo, in audizione in Commissione
Agricoltura della Camera ha dichiarato: "Conosco bene le difficoltà del settore e mi dispiace togliere
qualsiasi illusione: le sanzioni sulle quote latte vanno pagate e vanno rispettate le scadenze definite
dall'Unione Europea”. Un segnale importante che conferma le nostre posizioni e non certo i proclami della
Lega
Nord.
Mino Taricco
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rassegna stampa 100727 - i.rur innovazione rurale