Anno 18 Numero 75 (OTTOBRE 2012—Festa Madonna del Rosario)
Il Nostro Mondo
C
P A R R O C C H IA D I S A N L O R E N Z O M A R T IR E V A L L E B O N A
arissimi fedeli,
Stiamo per iniziare il cammino pastorale
parrocchiale anno 2012-2013, invito tutti a essere attenti alle varie iniziative e incontri che
faremo in quest’anno. Certamente, come avete letto
nel precedente giornalino, il Papa Benedetto XVI ha
indetto l’“Anno della Fede” da Giovedì 11 Ottobre
2012 a Domenica 24 Novembre 2013. Anche per
quest’anno particolare
avremo
delle varie iniziative. Potete informarvi prendendo
gli opuscoli a disposizione
o
comprare qualche libro che viene presentato durante le omelie
per approfondire
la fede, conoscere la Sacra Scrittura e le varie
lettere del magistero della Chiesa. Tutto serve
per vivere bene
la vita cristiana e
umana.
Inizieremo
il
cammino pastorale Domenica
07 Ottobre con la
festa della Madonna del Rosario durante la
Messa delle ore 17,30 con la presentazione dei bambini del catechismo e delle altre varie attività. Prima
della Messa dalle Ore 16,00 alle Ore 17,00 Adorazione Eucaristica - S. Rosario.
Vi ricordo che la prima Domenica del Mese è dedicata alla solidarietà parrocchiale: la S. Messa per
tutti vivi e defunti della parrocchia—Aperitivo e
pranzo insieme quando è possibile con avvisi e anche in questa giornata si chiede un’offerta maggiore
ai fedeli per le opere della comunità parrocchiale.
Vogliamo sempre creare nella nostra comunità una
vera famiglia che partecipi a tutti gli eventi che si
svolgono nella “Famiglia-Comunità”. Sì una vera
famiglia che s’interessa di tutto.
Inizieremo l’“Anno della Fede” con una celebrazione unitaria tra Borghetto, Modonna dei Fiori e
Vallebona GIOVEDI 11 OTTOBRE 2012 alle Ore 21,00
nella Chiesa parrocchiale di Vallebona.
Tutti siamo invitati a partecipare per accrescere la nostra
fede ed accogliere i messaggi per questo anno particolare e
studiare e pregare insieme attraverso i vari documenti indicateci dal Papa:
Il Concilio Vaticano secondo e il Catechismo della Chiesa
cattolica. Tutto questo ci porta a rivedere la nostra fede e
accrescere il nostro cammino umano e cristiano.
Un invito a essere
presenti a questa
celebrazione e ai
vari incontri che
avremo in seguito
sia a Vallebona che
nelle altre comunità.
Domenica 21 Ottobre avremo la festa
d’Autunno al campo
sportivo: S. Messa
alle ore 9,00, marcia
panoramica
ecc., festa gastronomica e giochi particolari per tutta la
giornata, castagnata.
Festa parrocchiale
d’inizio attività.
Cercate di essere
presenti.
La festa di San Lorenzo nostro patrono il dieci Agosto ci
ha visti uniti nella
preghiera e nella
buona partecipazione. Mi auguro che sia stata una festa di
crescita pastorale per tutti.
La processione della Croce Domenica 16 Ottobre, con la
benedizione del paese, pur avendo avuto poca presenza, è
stata utile per rafforzare la nostra fede e chiede aiuto al
Cristo Crocifisso per le varie necessità materiali e spirituali.
La gita-pellegrinaggio a Lourdes e la visita ad alcune città francesi, come potete leggere nei vari articoli in questo
giornalino, l’ultima settimana di Agosto, ha visto uniti venti
fedeli che hanno gioito e fatto esperienza spirituale pregando per tutti. Avremo altre occasioni in futuro con qualche
gita o visite particolari per stare insieme, specialmente in
questo anno della “Fede”. Daremo avvisi al più presto per
programmare e stare insieme con amicizia fraterna.
(Continua a pagina 2)
(Continua da pagina 1)
Abbiamo fatto un incontro assembleare parrocchiale
Giovedì 20 Settembre per parlare e programmare l’anno
pastorale, eravamo soltanto in cinque, abbiamo discusso
insieme sul cammino della nostra parrocchia ed abbiamo
delineato alcune linee direttive par questo cammino, daremo comunicazione volta per volta nelle varie occasioni di
incontri e di celebrazioni. Potete prendere il programma
che ogni anno viene messo disposizione di tutti. Prossimamente cercheremo di fare qualche lavoretto in parrocchia
sia per restaurare qualche tela sia altri piccoli ritocchi nelle varie strutture. Certamente abbiamo bisogno di qualche
offerta. Speriamo che arrivi.
Grazie a tutti coloro che partecipano sia con la loro presenza che con il loro contributo, grazie a tutte le persone
che si adoperano per la crescita e bene della comunità
parrocchiale.
Prepariamoci alla Festa dei Santi Giovedì 01 Novembre
e Venerdì 02 la commemorazione dei fedeli defunti: Orari: - Primo Novembre: Ore 11,15 S. Messa solenne - Ore
17,30 Vespro per i fedeli defunti. - Due Novembre: Ore
8,15 S. Messa in Parrocchia - Ore 9,00 S. Messa al Cimitero - Ore 18,00 S. Messa in parrocchia. A Borghetto Ore
10,00 S. Messa in parrocchia - Ore 15,00 S. Messa al Cimitero. (Leggere gli avvisi per le indulgenze).
Subito dopo queste feste percorreremo il cammino di preparazione alla festa dell’Immacolata e del Santo Natale
(Avviseremo per gli incontri di preparazione).
Vi ricordo che la Messa di Mezzanotte in Vallebona sarà
celebrata alle Ore 24,00.
A Borghetto alle ore 10,30. Prepariamo bene a questi eventi sia i piccoli sia i grandi.
Avremo occasione di parlarne per poter fare qualcosa
unitariamente con le altre parrocchie.
V’invito pertanto a prendere nota dei vari incontri e partecipare.
Mi rivolgo a tutti voi cari fedeli a essere responsabile,
prendere sempre di più coscienza di essere veri cristiani, e
in particolare a tutti i bambini ad essere presenti nei vari
incontri e celebrazioni nei momenti forti della liturgia.
Cercheremo insieme di cooperare per il bene della comunità, ed è per questo che chiedo sempre collaboratori
per la manutenzione delle opere ecclesiali sia in offerta che
manuale, chiedo collaboratori anche per le varie iniziative
e per il catechismo(presentarsi al parroco) si chiede collaborazione anche per il nostro giornalino parrocchiale. Vede quanto bisogno ha la nostra comunità, non tiriamoci
indietro, nel possibile partecipiamo.
Un caloroso augurio di buon inizio a tutti gli studenti della parrocchia e a tutti voi cari fedeli per un buon inizio e
continuazione nelle vostre famiglie, nel lavoro e nelle varie
altre attività per il bene umano e cristiano. Vi ricordo nelle
preghiere, e ricordatevi anche voi di pregare per me che ne
ho tanto bisogno di aiuto. A presto e un caro abbraccio a
tutti.
Il vostro parroco
Don Salvatore Crisopulli
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LA SIGNORA IN AZZURRO
Ovviamente, lo avete già capito, voglio parlarvi della
Madonna del Rosario, che si festeggia a Vallebona
il 7 Ottobre di ogni anno.
L’origine del culto della Madonna del Rosario è
stata attribuita all’apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille, nel primo convento da lui
fondato.
Egli utilizzò l’immagine di questa apparizione quale emblema nella crociata contro gli albigesi , o
“catàri”, nella Francia meridionale, tra il 1200 e il 1250.
Al’inizio essa veniva assimilata alla “Madonna della Cintola”, il cui culto viene tuttora celebrato a Prato, ma con il tempo e soprattutto nel periodo della
Controriforma, essa viene rappresentata non più
con la cintola bensì con una veste azzurra e la corona del rosario tra le mani.
La sua festa, il 7 ottobre, fu istituita da Papa Pio V
°, che la chiamò “Madonna della Vittoria”, a perenn e
ricordo della battaglia di Lepanto, svoltasi appunto il
7 ottobre 1571, nella quale la flotta della Lega Santa
(formata da Spagna, Repubblica di Venezia e Stato
IL NOSTRO MONDO
della Chiesa) sconfisse quella
dell’Impero Ottomano.
Il Papa successivo, Gregorio XIII,
la trasformò in ”festa della Madonna del Rosario”: i cristiani attribuirono il merito della vittoria alla protezione di Maria, che avevano invocato recitando il rosario prima della
battaglia.
Proprio da quell’evento è nata,
per gli Ufficiali delle Forze Armate
Italiane, l’uso di indossare durante
le cerimonie ufficiali, una fascia azzurra, a ricordo dell’evento e della
veste della Madonna del Rosario.
Due parole sul rosario. Si chiama
così dal latino “rosarium”, perché le
Ave Maria che lo compongono formano come un rosaio, una corona
di rose offerte a Maria.
Alle origini, intorno all’anno mille, il
rosario era costituito da 150 tra Padre nostro e Ave Maria, poi il certosino Domenico di Prussia, morto
nel 1460, ridusse a 50 le Ave Maria .
La Madonna del Rosario è stata
invocata in oltre 30 combattimenti
contro i turchi o i mori, terminate
tutte in altrettante vittorie, la più importante delle quali (oltre a Lepanto) è la vittoria di Vienna il 12 settembre 1683.
Sembrava che la Madonna del
Rosario fosse una combattente, come all’epoca fu Giovanna d’Arco, e
per sfatare l’aspetto “battagliero”
della vergine Maria tutti i Pontefici,
da Pio XII° in poi, trasformarono la
preghiera alla Madonna del Rosario in un contesto di pace:
“Meditando i misteri del santo rosario, noi impareremo, sull’esempio di
Maria, a diventare anime di pace,
attraverso il contatto amoroso e incessante con Gesù e coi misteri
della sua vita redentrice”.(Pio XII°)
La statua che, nella Chiesa parrocchiale di Vallebona, raffigura la
Madonna del Rosario è scolpita nel
legno d’oliva, un legno durissimo,
come ben sanno i vallebonenchi
che coltivano gli olivi e che un tempo la trasportavano a braccia in
processione per il paese.
R.L.
Pellegrinaggio a Lourdes
Giorno 27 agosto 2012 ore 5:30 siamo partiti da Vallebona, sull’autobus in tutto eravamo 20 persone più l’autista,tra queste ci sono 3 bambini: io Lucio e Livia.
Sull’ autobus abbiamo pregato, cantato e scherzato.
I primi due giorno abbiamo visitato tre città con monumenti e cattedrali Aix en Provence ,Nimes e Montpellier,tutte e tre città bellissime.
Martedì sera siamo arrivati a Lourdes stanchi ma felici. dopo aver sistemato i bagagli
in camera e cenato Don Salvatore ci ha proposto di andare tutti insieme a dire una
preghiera alla grotta, mentre altra gente faceva processione “Flambeau”, alla grotta
abbiamo aspettato il nostro turno per poter toccare la roccia e vedere il pozzo nella
grotta che Bernadette ha scavato per lavarsi la faccia. Poi tutti insieme abbiamo pregato sotto la Madonnina. Nel guardare la Madonnina mi sono emozionata. Siamo entrati nel santuario ed abbiamo ammirato la sua bellezza ed abbiamo pregato.
Il giorno dopo abbiamo assistito alla Santa Messa Internazionale nella Basilica Pio X
noi bambini insieme ad Ilaria portavamo lo stendardo. In questa occasione abbiamo
conosciuto un sacerdote di Rieti,quando è iniziata la Santa Messa noi abbiamo fatto il
giro dell’Altare ci siamo commossi perché ha nominato i pellegrini di Vallebona e poi ci
siamo visti sul grande schermo, non avevo mai visto tanta gente e un’ Altare così
grande. Nel pomeriggio abbiamo assistito alla Processione Eucaristica anche lì c
‘erano molti malati e quando ho visto Don Salvatore sull’altare insieme agli altri sacerdoti mi sono emozionata. La sera abbiamo partecipato alla processione Flambeau anche se pioveva noi siamo rimasti fino alla fine,poi io Ilaria Livia e Don Salvatore siamo
saliti sull’Altare con lo stendardo e anche lì vedendo tutta quella gente mi sono sentita
come se eravamo vincitori di una coppa. Il giorno dopo ho fatto una fatica ad alzarmi
presto per fare la Via Crucis che era alle ore 7,00, eravamo il secondo gruppo,alle
9:45 dopo la “Via Crucis” ci siamo recati alla grotta per assistere alla Santa Messa
insieme a tutti gli italiani presenti a Lourdes .Abbiamo visitato la casa dove viveva Bernadetta mi sono meravigliata e mi sono chiesta come facevano a vivere 4 persone in
una sola stanza, la guida ci ha spiegato che la stanza prima veniva usata come carcere, nel pomeriggio poiché pioveva invece di esser andati all’escursione a “pont
d’espagne”siamo andati alle “grotte di bètharram”. Il giorno 31 prima di partire per
Vallebona Don Salvatore ha celebrato la Santa Messa nella cappella di sant’Anna.
Partendo da Lourdes il mio pensiero è rimasto nella grotta. Di questo viaggio mi e rimasta una grande emozione che non si può descrivere. Vorrei tornarci un giorno per
visitare tutti quei luoghi dove Bernadetta Ha vissuto. Sono ritornata a casa stanca ma
felice e con un carico di emozioni. consiglio anche ad altri bambini di fare questa indimenticabile esperienza.
e|ÇzÜté|É Å|É é|É WÉÇ ftÄätàÉÜx
cxÜ täxÜÅ| wtàÉ Öâxáàt ÉÑÑÉÜàâÇ|àõ
V|tÉ VxÄxáà|Çt
Durante il pellegrinaggio a Lourdes e altre città francesi sono state raccolte alcune
preghiere.
Quelle riportate qui sotto sono state scritte da Lucio, Livia e Giovanna.
“Nella casa di Bernadette (il cachot) ho capito come viveva: la stanza era povera,
stretta, con poca luce che veniva da una finestra con le sbarre; però erano felici lo
stesso. Dal cachot Bernadette è partita per prendere legna alla grotta e lì vede la
“bianca signora”.”
“Durante i due giorni trascorsi a Lourdes il momento che mi ha affascinato è stato davanti alla grotta di Massabielle e vedere la sorgente dell’acqua che ha guarito tante
persone. Ho toccato la roccia levigata dalle mani dei fedeli. Ero contenta di essere
davanti alla Madonna e per questo le ho chiesto aiuto per gli ammalati e per le persone che hanno bisogno del suo aiuto.”
“Lourdes è soprattutto la grotta di Massabielle. Non ci sono parole, ma il silenzio che
ci avvolge ci unisce profondamente con lei. Nel luglio 1963 eravamo 12, nell’agosto
2012 eravamo 20, ma credo che ognuno abbia fatto il proposito di ritornare.
Grazie Don Salvatore, grazie a tutta la compagnia!”
A NNO 18 NU MER O 75 ( O TT O BR E 2 01 2— FE S T A MA DO NNA DEL R OS ARI O )
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Il Dott. Manlio Rossi, Psicologo Clinico e Psicoterapeuta, da alcuni anni si occupa del disagio adolescenziale ed opera presso il Progetto CTO-A
(Centro Territoriale per l’Orientamento e
l’Adolescenza) nel programma di formazione della
Provincia di Imperia per l’integrazione e
l’inclusione sociale. Questo inedito rappresenta il
contenuto di una sua conferenza tenuta a Sanremo presso il Giants’ Club in data 27/03/2008.
(Dott. MANLIO ROSSI
Cell. 3382495370—Tel/Fax 0184504405
email: [email protected]
Corso Garibaldi 101—Sanremo
Via Guglielmi 70—Vallebona)
Adolescenza tra
crescita e disagio
(PARTE V)
(continua dal numero 73)
……… Il disagio individuale rilevato in
13 soggetti pari al 19% dei ragazzi
intervistati risulta uniformemente distribuito su tutte le aree esaminate e
non registra “picchi” espressivi riguardanti una particolare area problematica, ma appare come un dato generalizzato, confermando la multifattorialità e l’interdipendenza delle suddette
nel fenomeno.
L’utilizzo e l’analisi
delle singole frasi stimolo nella restituzione individuale integra il colloquio,
come momento di riflessione e conoscenza, evidenziando l’area di disagio
che l’intervento dovrà privilegiare.
L’intervento non dovrà essere pensato come una ricerca di regole ma come una ricerca di senso, significato e
di risposte possibili al problema. Per
alcuni adolescenti la condizione evolutiva si complica con la comparsa di
comportamenti antisociali che costituisce in genere un episodio transitorio
ma può essere, per altri, la prima fase
di un processo il cui esito è la stabilizzazione della devianza. Alcune forme di devianza si manifestano in condizioni di marginalità individuale e sociale, altre “da benessere”, emergono
sempre più numerose e sono legate
alla spinta al consumismo e al possesso di beni materiali.
Accanto a
queste forme più evidenti di devianza
vanno indicati alcuni fenomeni che più
r e c e n t e m e n t e h a n n o a t t i r a to
l’attenzione degli studiosi anche per il
carattere simbolico che esprimono: le
violenze nell’ambito scolastico, che si
estrinsecano non solo nel danneggiamento agli edifici ma anche in forme
di sopraffazione verso i compagni,
quelle pratiche di bullismo che sempre più caratterizzano il loro comportamento a scuola: lo sfondo è quello
della violenza dei più forti sui più dePagina 4
boli, condotte aggressive rivolte verso persone e cose. Altri fenomeni
di devianza giovanile la violenza delle tifoserie, la prostituzione maschile
e femminile, la presenza di minorenni nella manovalanza del crimine organizzato.
Il giudizio negativo espresso su questi fenomeni visti soltanto come trasgressioni rispetto alle norme e alle attese degli adulti e
la manifestazione dell’allarme sociale che essi provano non ne coglie
l’aspetto di essi come mezzo attraverso il quale alcuni adolescenti affermano un’identità, seppure negativa.
La maggior parte delle teorie
psicologiche e sociologiche spiega
la devianza come espressione del
fallimento della socializzazione da
ricondursi alla problematicità insita
in alcune condizioni adolescenziali.
L’uso di sostanze lecite e non si è
andato delineando fin dagli anni 60
come una realtà specificamente adolescenziale e giovanile; inizialmente considerato soprattutto come
l’effetto di processi psicopatologici e
devianti, attualmente è interpretato
nel quadro più complessivo delle
problematiche adolescenziali alla
stessa stregua di altri comportamenti definibili a rischio quali i disturbi
alimentari, la violenza, la guida pericolosa.
L’esigenza di modificare
gli stati di coscienza attraverso
l’assunzione di sostanze non è un
fenomeno nuovo: è sempre esistita
nella storia e in ogni tipo di società
ed ha sempre spinto a scoprire e inventare nuove sostanze che permettessero di conseguire lo scopo.
l
gradi di attrazione esercitato da una
droga è da porre in relazione con i
significati che gli adolescenti vi attribuiscono connessi sia con la ricerca
di stati di eccitamento e di piacere,
sia con i problemi attinenti all’area
della socialità e della definizione
dell’identità. La droga, oltre come
un’occasione per sperimentare percezioni, emozioni e situazioni nuove,
stimolanti e non convenzionali, può
essere identificata dall’adolescente
come un mezzo che facilitala comunicazione, il sentirsi simile ai coetanei, può assumere un significato di
sfida nei confronti degli adulti e ricercarne la differenza e la distanza.
Per quanto riguarda le risorse personali si ritiene che, con il sostegno
di adulti competenti, l’adolescente
sia soprattutto da aiutare e stimolare
a rafforzare il suo livello di autostima,
le capacità di autocontrollo,e le abilità a riconoscere ed affrontare le
pressioni culturali verso l’uso delle
diverse sostanze psicoattive.
L’ipotesi sottostante è che quanto più
l’adolescente raggiunge elevati livelli
di autostima e fiducia in se stesso,
tanto più sarà in grado di controllare
in modo attivo e consapevole emozione ed eventi; quanto più dispone
delle competenze necessarie per comunicare produttivamente con gli altri, tanto minore sarà il rischio che
egli possa scegliere compagnie problematiche o devianti, che si distacchi dalla famiglia o dalla scuola, tutti
fattori in grado di favorire scelte estreme.
Oltre ai quadri clinici che definiscono
gli aspetti psicopatologici in adolescenza, quali crollo o break-down
evolutivo, disturbi depressivi, sindromi borderline, psicosi, disturbi di personalità, preoccupa una sempre più
diffusa sensazione di “vuoto” e nonsenso della vita dove non sono rilevate esperienze anamnestiche particolarmente devastanti, né disorganizzazioni importanti della personalità ma un generico senso di noia e
vuoto che portano i giovani a qualunque tipi di agito distruttivo rivolto alla
propria persona come il suicidio e
all’interno del gruppo, ad esempio le
sfide mortali estreme effettuate tra i
s u o i m e m b ri .
L ’ a t t e n zi o n e
dell’adolescente non è attratta solo
dai coetanei ma, nonostante le apparenze, egli ha bisogno di relazioni
verticali con adulti competenti e li deve interrogare per ottenere risposte
su questioni essenziali a proposito di
alcuni segreti dai quali si sente escluso.
Appare utile individuare i
motivi che spingono gli adolescenti
alla ricerca di adulti competenti e
chiedersi il perché essi hanno bisogno di essere ascoltati e le ragioni
che permettono loro di esprimere il
profondo bisogno di riscontro e di ascolto.
Le funzioni che
l’adolescente chiede di svolgere
all’adulto che elegge quale referente
e che ritiene competente consistono
sostanzialmente in un rilevante sostegno alla crescita.
I ragazzi si
recano dagli adulti per “chiedere il
permesso”; ogni fase della crescita
comporta di chiedere ed ottenere il
IL NOSTRO MONDO
permesso di superare una determinata
soglia, di avere accesso a un nuovo livello di libertà e trovare una soluzione intelligente a un difficile conflitto decisionale.
L’adolescente attuale, a differenza di
quello del passato non sente il bisogno di
chiudersi all’interno del gruppo per salvarsi da eventuali manovre manipolatorie
da parte del sistema degli adulti perché
non ha motivo di ritenere che un rappresentante degli adulti abbia come obiettivo di influenzare e controllare la sua
mente.
Quando gli adolescenti vengono a chiedere una consultazione è come
se, metaforicamente chiedessero il permesso di crescere o chiedessero scusa
per non averlo ancora fatto.
L’adolescente privo di adulti di riferimento rimane deprivato di un nutrimento funzionale alla crescita che non può essergli
dato da nessun altro che non sia adulto e
non possegga i requisiti che
l’adolescente gli delega.
Gli psicoanalisti dell’ ultima generazione tendono a
riconoscere come assolutamente necessaria alla crescita la tendenza rispecchiante, il lasciarsi usare come parte del
Sé, appunto come oggetto Sé onde garantire un nutrimento affettivo essenziale
alla crescita, cioè uno sguardo di ritorno
che confermi la bellezza delle imprese
che compie e la loro assoluta legittimità.
Di fondamentale importanza è l’assetto
mentale dell’analista: ciò che egli è piuttosto di ciò che egli fa, come lo dice piuttosto di ciò che egli dice e la sua posizione nell’ascolto che da sospettoso diventi
rispettoso fino ad arrivare verso l’ascolto
“a fianco di” nella convinzione che vi sia
un qualcosa che vada oltre la teoria.
Nel lavoro con l’adolescente è quasi impossibile aderire in maniera rigida ed assoluta ad un modello teorico forte ed univoco; occorre integrare diversi approcci
teorici quando si affrontano certi passaggi, con un certo paziente e in un certo
momento della terapia, unico e irripetibile.
Le motivazioni di base di noi terapeuti di adolescenti riflettono anzitutto la
curiosità ed il bisogno di rimanere in contatto con il tempo che corre e con i numerosi cambiamenti in atto in sintonia
con il passare delle stagioni, degli orientamenti, delle idee e la nostalgia per la
nostra adolescenza, o per gli aspetti che
non abbiamo potuto vivere, nostalgia non
solo per qualcosa che non c’è o non c’è
mai stato ma anche per tutto quello che
è stato e non tornerà.
■
EPPURE AVEVA
LA BARBA
Ogni anno il 4 Novembre a Vallebona si festeggia San Carlo Borromeo; la statua del Santo viene portata in processione, ben sbarbato,
quasi fosse appena uscito dal barbiere, preceduto dalla, sempre meno
numerosa, confraternita.
Forse qualcuno non conosce bene
questo Santo, per cui mi accingo a
riassumere un po’ della sua vita e
della sua attività pastorale.
Carlo Borromeo era figlio di Margherita dei Medici, la sorella di Papa
Pio IV°. Era nato nel 1538 ad Arona,
sulle rive del Lago Maggiore.
A 21 anni, nel 1559, suo zio Gian
Angelo dei Medici fu eletto Papa e
chiamò Carlo a Roma, nominandolo
‘Cardinale di Santa Prassede’. Nel
1564 iniziò a lavorare presso la Santa Sede per “governare la Chiesa” nel difficile tempo della riforma. Suo Zio Pio IV lo chiamava allora scherzosamente
“il mio occhio destro”.
L’anno successivo il Papa morì e, con l’elezione di Papa Pio V, Carlo Borromeo, non ancora trentenne, lasciò Roma e ritornò nella sua Diocesi di Milano
diventando così il più grande Arcivescovo di Milano, dopo Sant’Ambrogio, e
rimanendovi fino alla morte.
Egli fu il più grande interprete della Riforma del Concilio di Trento, che si
era concluso nel 1563. Notevole era la sua capacità organizzativa: istituì un
censimento generale delle famiglie, delle chiese e degli Istituti religiosi presenti nella sua Diocesi milanese, (che allora comprendeva anche il cantone
dei Grigioni in Svizzera), poi attuò la riforma del Clero unificando il clero rurale
delle campagne con quello cittadino, fondò ospedali per i poveri e accolse un
gruppo di laici al servizio della Chiesa, che furono i precursori della futura Azione Cattolica.
A causa delle sue riforme ecclesiastiche, volute dal Concilio di Trento, nel
1569 egli fu oggetto di un attentato da parte di un frate Umiliato che gli sparò
un’archibugiata mentre pregava in una cappella privata: se la cavò con poche
ferite, ma l’Ordine degli Umiliati fu soppresso.
Carlo Borromeo morì a Milano la sera del 3 Novembre 1584, a soli 46 anni!.
Fu canonizzato nel 1610 da Papa Paolo V. Siccome era deceduto dopo il tramonto, la sua morte fu considerata avvenuta il 4 novembre secondo l’uso del
tempo. (Il giorno veniva allora considerato finito al tramonto e non a mezzanotte).
San Carlo era altissimo per il suo tempo: infatti superava 1 m. e 80 cm. Era
anche molto robusto e forte. Da adulto egli portò sempre la barba. Se la tolse
solo una volta nel 1576, per un voto fatto in tempo di pestilenza (durante la
cosiddetta peste di San Carlo), e poi negli ultimi giorni di vita.
Negli anni 1576 e 1577, durante la peste di San Carlo appunto, egli fece
una processione per chiedere che il morbo cessasse, e procedette a piedi nudi con in mano la reliquia del Santo Chiodo; il morbo si placò e ciò fu considerato un miracolo.
I suoi rapporti con il Governatore spagnolo e Vicerè di Milano erano pessimi
perché egli lottò sempre per non far giungere nella città l’Inquisizione spagnola; si narra che una volta il governatore lo abbia convocato nel suo Palazzo
per minacciarlo di cacciarlo da Milano, ma il nostro Carlo rispose che sarebbe
stato un onore troppo grande per lui andarsene, per cui preferiva rimanere.
Ecco, adesso ne so anch’io qualcosa di più su San Carlo: peccato che le
immagini lo mostrino sempre sbarbato: ve lo immaginate voi un San Carlo
con la barba lunga lunga? Io sì, dopo tutto, i grandi uomini chiamati Carlo una
volta ce l’avevano !
Riccardo Lanteri
A NNO 18 NU MER O 75 ( O TT O BR E 2 01 2— FE S T A MA DO NNA DEL R OS ARI O )
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A Vallebona dopo circa 50 anni si alza in volo
un pallone aerostatico
-_-_-_-_-_Lè in pò che aa Madona de papète nù se fàva ciù parte u balùn
Dopo la costruzione del nuovo Oratorio intitolato alla Natività di Maria, i
Vallebonesi ritornano ad iscriversi
alla Confraternita che verso la metà
del 1800 conta ben 257 Confratelli.
L’elevato numero di iscrizioni, la fede
e forse il tenore di vita cambiato in
meglio, portano la Confraternita a
festeggiare con più sfarzosità il giorno della Natività di Maria Santissima,
considerata la padrona di casa.
Nell’anno 1844, per allietare ancora
di più la festa, durante la processione per le vie del paese, per la prima
volta nell’angolo dietro l’Oratorio si
effettuano gli spari con mortaretti, in
gergo chiamati i masculi.
La Confraternita per mantenere la
tradizione, negli anni successivi
provvede all’acquisto della polvere
necessaria.
Per amplificare ancora di più la festa
della Natività di Maria, nell’anno
1903 risulta sia la prima volta che la
Confraternita prepara le papete.
Vengono appese a delle sfere composte da fronde verdi raccolte nei
boschi, dove nascono spontanee.
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La domenica successiva alla festa
della Natività di Maria, il sacrestano
dell’Oratorio accompagnato dai massari
si reca nella residenza del priore, del sindaco del paese e del
parroco della Chiesa, a portare una di
quelle sfere chiamata mundu con dieci
papete appese, che
funge da bomboniera di confetti preparati per il battesimo
di Maria.
Nel pomeriggio dopo
i vespri, dal finestrone sopra il portale
dell’Oratorio, il priore
con il sacrestano ed
i massari, lanciano
le papete, come si
usava fare il giorno
del battesimo di un bimbo.
La Confraternita di Vallebona, per
dare ancora più solennità alla festa
in onore della Natività di Maria
Santissima, nell’anno 1906, per la
prima volta, lancia verso il cielo un
pallone aerostatico, i lan fàu parte
u balùn.
Questo evento che ha entusiasmato grandi e piccoli, continua nel
tempo, ma diventa diventa una tradizione soggettiva perchè u balùn,
salvo decisioni diverse prese dalla
fabbriceria dell’Oratorio, deve
provvederlo il priore pro tempore.
Nell’anno 1926 ricopre la carica di
priore Giacomo Rossi detto Già de
Scardè. Egli nella ricorrenza della
festa della natività di Maria, provvede due palloni aerostatici, che
vengono lanciati verso il cielo con
tanto entusiasmo.
Tutti i palloni lanciati dalla piazza
dell’Oratorio vengono confezionati
da maestri artigiani del luogo che
sono: Giuseppe Guglielmi, personaggio non identificato perchè privo di soprannome; i fratelli Batareli
Quinto Guglielmi e Sesto Guglielmi; Benedetto Rossi detto Benedè lumeira,
Valentino Rossi detto Valentì lumeira;
Florindo Guglielmi detto Flurindu di Batareli.
Questi maestri artigiani, principalmente i
più anziani, per costruire un pallone aerostatico usavano carta-velina, a volte
colorata, che tagliavano a spicchi e incollavano con della colla speciale fatta
in casa.
Era un intrugliu composto da acqua e
farina, un pizzico di sale, qualche goccia
di aceto, ed il succo che fuoriesce tagliando un ramo di lentisco.
Nell’anno 1921 viene nominato massaro
dell’Oratorio Natale Guglielmi, che, per
aver sempre portato il Crocifisso piccolo
nelle processioni, qualche decennio viene soprannominato Natalì Cristètu.
Egli è molto dinamico, tra gli altri incarichi assume anche quello di coordinare il
gruppo che ogni anno alla festa della
Natività fa alzare in volo il pallone aerostatico, cu fa parte u balun. Si occupa
di provvedere quattro pigne di pino marittimo, deporle in un catino e accenderle per produrre aria calda.
Lorenzo Guglielmi detto Lurè de Magiargè, aiutandosi con una canna, tiene appeso il pallone sopra il fuoco sprigionato
dalle pigne accese.
Nel primo dopoguerra, a dare man forte
al sacrestano Natalì Cristetu, arrivano i
IL NOSTRO MONDO
giovani massari: Elio Guglielmi detto Elio de custeleta,
Celestino Lupi detto Celè, Primo Anfosso detto Pri de
Piè de manè e Tullio Ballauco detto Tugliu d’Ampè.
Questi giovani si impegnano anche a dare man forte nel
far partire u balun. Il compito loro assegnato è quello di
collocare alla base del pallone il braciere, composto da
un pacco di cotone imbevuto di alcool etilico da accendere poco prima della partenza.
A Vallebona la tradizione del lancio del pallone aerostatico alla festa della Natività di Maria Santissima, per ordine dell’autorità forestale si ferma negli anni ’960.
Dopo circa mezzo secolo di inattività, grazie all’idea di
Maria Pia Viale, all’impegno dell’associazione culturale
a Cria, del Comune di Vallebona, dell’associazione turistica Pro Loco e della Parrocchia di Vallebona col parroco don Salvatore, la tradizione de fà parte u balun da
Madona de papete viene ripresa il giorno 9 settembre
2012 festa della Natività di Maria. Dopo un cenno sulla
motivazione che oltre un secolo fa ha spinto la Confraternita a festeggiare con solennità la sua padrona di casa, vengono lanciati due palloni aerostatici, confezionati e fatti volare con mezzi moderni molto più sicuri per
l’ambiente, dagli specialisti Natalino Trincheri, Renzo
Orengo ed il giovane Paolo Bracco originari del luogo di
Bellissimi, una località nei pressi di Dolcedo.
Quell’evento si è rivelato una gioa di festa per grandi e
piccini, ha lasciato nel cuore di tutti la speranza della
continuità di questa tradizione.
G.M.R.
I COCCI DELLA SCODELLA
(storiella con morale)
C’era una volta un vecchio che non ci vedeva più, non
ci sentiva più e le ginocchia gli tremavano. E quando
era a tavola non poteva tenere fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia, e qualche volta
gliene scappava anche dalla bocca.
La moglie di suo figlio se ne era infastidita fino alla
nausea; e anche suo figlio, cioè il figlio del vecchio. Cosi alla fine non lo vollero più a tavola con loro.
Il povero vecchio doveva stare seduto accanto al camino, e mangiava un poco di zuppa in una scodella di
terra.
Un giorno, siccome le sue mani tremavano tremavano, ecco che la scodella gli cadde per terra e si ruppe in
due o tre pezzi. Allora sì che la nuora gliene disse! E il
povero vecchio non rispose nulla, e chinò il capo e sospirò.
Gli comprarono una ciotola di legno , e gli dissero:
“Questa non la romperete!”.
Quella sera suo figlio e la nuora videro il loro bimbetto
che giocava e raccattava i cocci della scodella. “Ma
cosa fai?”, gli chiese suo padre. “Riattacco la scodella
per dar da mangiare a papà e mamma, quando sarò
grande”.
E il padre e la madre si guardarono negli occhi, poi si
misero a piangere, e ripresero il nonno a tavola con loro, e da allora in poi lo trattarono bene.
ANGOLO DELL’INTERVISTA
“ANCORA PROVERBI LIGURI”
Vi propongo questa volta un’altra sfornata di proverbi liguri, forse poco noti, ma molto espressivi e anche divertenti.
“ I bouxairi e i funzi in cresce anche sensa semenari”. E’
proverbiale la facilità nel dire bugie, e forse è più difficile estirparle.
“Pe fa in bon mariagiu ghe va in omu surdu e ina dona lürba”. Son due difetti che, secondo i nostri vecchi, rendevano
la vita matrimoniale più accettabile.
“A a Madona d’e Papete se apende e magagliete”. La magaglieta è un bidente (se avesse tre denti sarebbe un
“magaglio”) utilizzato per “scerbare”, ossia per lavorare il
terreno intorno alle piante, allo scopo di impedire la crescita
di erbacce, ma soprattutto di mantenere il terreno umido
sotto la scerbatura” quando fa molto caldo e non piove. Dopo l’8 Settembre, giorno della nascita della vergine Maria (a
Madona d’e Papete) il tempo comincia ad essere più fresco
e piove anche più spesso per cui un tempo si poteva appendere al chiodo la “magaglieta”.
“Tütu ven a segnu, tütu ven a tagliu, anche e ungie pe perà
l’agliu”. Noi vallebonenchi abbiamo il brutto vizio di non
buttare mai nulla; i nostri fondi, le nostre cantine, i magazzini, gli sgabuzzini, sono tutti strapieni di cianfrusaglie perché
“possono servire un giorno, non si sa mai!”. Questa nostra
mentalità deriva dalla vita magra e di stenti patita dai nostri
antenati, per cui ogni oggetto conservato poteva essere utile in futuro, e questa mentalità ce l’abbiamo ancora nel nostro DNA…
“Arecampa ciü ina dona cun u cügliarin che in omu cun a
para”. La donna di casa è molto più brava dell’uomo
nell’economizzare le scarse entrate. Naturalmente gli uomini di un tempo non erano molto d’accordo con questo proverbio e avevano di conseguenza tendenza a ribaltare il
concetto con quest’altro: “Fa prima a dona a desmüglià
cun u cügliarin che l’omu a amüglià cun a para”!
“L’è megliu sciacà e prüxe a l’umbra che e geve au su”.
Beh, quando il sole picchia, soprattutto in estate, il refrigerio
dell’ombra è decisamente gradito da tutti …
Ecco, può bastare per stavolta. Alla prossima, se me ne
vengono in mente altri …
Riccardo Lanteri
ANGOLO DEI GIOCHI
UNA FAMIGLIA NUMEROSA
Il rompicapo della volta precedente era assai facile: si trattava
di dividere equamente 5 mele fra 8 bambini. Come c’è riuscita la
mamma? Semplice: facendo la composta ….
Oggi vi propongo questo “rodi cervello”: in una taverna un padre e una madre, un figlio e una figlia, un fratello e una sorella,
un cugino e una cugina, e uno zio e una zia hanno ordinato ognuno un boccale di birra. Il padrone porta solo 4 boccali, eppure o(di Giovanni Pascoli, gnuno è servito. Come è possibile? A voi …
R.L.
con adattamento dal toscano di Riccardo Lanteri)
A NNO 18 NU MER O 75 ( O TT O BR E 2 01 2— FE S T A MA DO NNA DEL R OS ARI O )
Pagina 7
QUANDO IL PASSATO
SI PROTENDE AL FUTURO
E COINCIDE CON LA STORIA
In origine la discendenza della mia nonna
materna
era:
VISCONTI,
YDO o GUIDO
di ALFONSO,
lasciato dall'imperatore a GENOVA
come
vice. I suoi figli
nel dividersi assunsero cognomi diversi: DE
MARlNl,
SPINOLA,
EMBRIACO, SERPalazzo Ducale RA,
DELLA
Cappella Dogale PORTA,
DE
Guglielmo Embriaco
M
A
R
E
C
Aconquista Gerusalemme
STELLO, PEVERE,
ZACCAR|A, PORTA, DE CASTRO, DELLA VOLTA, DE TURCA, AWOCATI, CARMANDINO, BRUSCO, MANESSENO
ecc...
Siamo intorno al 1070 quando nasce: GUGLIELMO
EMBRIACO e suo fratello: OBERTO SPINOLA con fratelli
e sorelle furono capostipiti di famiglie nobili, ammiragli,
ambasciatori, avvocati, architetti, consoli, commercianti,
navigatori e tutta: la GERARCHIA CLERICALE. Come si
sa: GUGLIELMO EMBRIACO era detto: "CAPUT
MALLEI: TESTA Dl MAGLIO", per la sua fierezza,
tenacia, caparbietà, coraggio; un uomo fornito di grande
talento ed inventiva. Si dedicò allo studio della nautica,
alle discipline militari, all'architettura e ingegneria; siamo
ormai nel 1099 e lui ha già le sue navi e le sue galle.
Durante una delle sue navigazioni con suo fratello PRIMO
Dl CASTELLO andò in soccorso a GOFFREDO di
BUGLIONE in TERRA SANTA. Quest’ultimo si era recato
nei LUOGHI SANTI per visitare il SANTO SEPOLCRO e
assistere al miracolo delle lampade, ma per poter
accedere bisognava pagare il pedaggio di un soldo di
BISANZIO. Purtroppo il suo servitore si era un po'
attardato e lui cercando di convincere il soldato della
guardia {che era musulmano), quest’ultimo per tutta
risposta gli sferrò un forte pugno e di conseguenza
GOFFREDO di BUGLIONE pensò di vendicarsi liberando
i LUOGHI SACRI dai musulmani dando origine alla 1^
CROCIATA. Quando GUGLIELMO EMBRIACO con suo
fratello PRIMO Dl CASTELLO sbarcò a GIAFFA,
smantellò le sue navi e le sue galee, per costruire i
"BATTlFREDl", macchine belliche di sua invenzione, le
torri ossidionali: erano alte, poggiate su numerose ruote
che molti marinai nascosti facevano funzionare; così si
potevano avvicinare alle mura essendo superiori in
Per scrivere al giornale:
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altezza e dall'alto i difensori potevano lanciare dardi e brulotti
per mezzo di argani e di trabucchi. A meta altezza e proprio a
livello dei merli delle mura, avevano una prima apertura chiusa
da una specie di ponte levatoio; giunto il battifredo vicino al
bastione, il ponte si abbassava e formando una passerella,
permetteva ai guerrieri chiusi nella torre di precipitarsi sulle
mura. Il secondo piano era identico al primo, solamente che al
di sopra della porta, in luogo dei merli, c’erano numerose
bertesche, queste erano una specie di finestre chiuse da
imposte a bilico (le moderne porte basculanti) che si alzavano
quando i balestrieri dovevano sparare o le petriere lanciare il
loro proiettile e abbassarsi appena partito il colpo. Questi
battifredi potevano contenere centinaia di uomini erano molto
grandi e nel corso di un mese ne fece costruire due, mettendo
a frutto i suoi studi d’ingegneria e architettura, ma la cosa più
importante e geniale è stata quella di rivestire le torri con pelli
d'animali imbevute d'aceto e altre sostanze resistenti al fuoco
rendendole così ignifughe proprio perché il maggior nemico
sarebbe stato il fuoco e nessuno poteva avere scampo e
diventare torce umane da quella specie di trappola
incandescente. Il 15 luglio 1099 espugnò; GERUSALEMME
vennero liberati: il SANTO SEPOLCRO e gli altri LUOGHI
SACRI e ritornarono così in mano ai Cristiani. Al suo ritorno in
patria portò; le “SACRE CENERI di GIOVANNI BATTISTA"
arrivando a Genova la vigilia di NATALE. Nel 1101 fece ritorno
in PALESTINA ed espugnò: T|RO, CESAREA, ACR|,
LEODOCEA, ANTIOCHIA ecc... e da CESAREA portò: il
“SACRO CATINO”: una coppa che sarebbe stata usata da:
“GESU" nell'ultima cena. Napoleone III lo trafugò e lo portò con
s'è a PARIGI dove oggi al LUOVRE se ne ammira un
frammento mentre il restante si può ammirare insieme
all'URNA CINERARIA in oro e argento nel MUSEO Dl SAN
LORENZO (che merita una visita accurata), queste reliquie
sono sempre state venerate dai genovesi ed orgogliosi di
possederle. GUGLIELMO EMBRIACO FU CONSOLE,
AMBASCTATORE della città di GENOVA donando lustro alla
stessa avendo poi dei feudi in MEDIO ORIENTE, fu uno dei
fondatori della: CUMPAGNA COMMUNIT, il COMUNE in nuce
da cui sarebbe sorta la: REPUBBLICA di GENOVA. Nella
CAPPELTA Dl PALAZZO DUCALE si possono ammirare i due
affreschi che rappresentano: GUGLIELMO EMBRIACO che
impartisce ordini e dietro di lui la famosa: “torre" sulla destra,
mentre a sinistra si può ammirare il suo arrivo a GENOVA con
le: "CENERI del BATTISTA". A PALAZZO SAN GIORGIO sulla
facciata a destra vi è rappresentato GUGLIELMO EMBRIACO
con in mano il: “SACRO CATINO"; sparse per la città vi sono
statue e anche in palazzi
privati vi sono affreschi che
lo rappresentano; mentre in
COMUNE a PALAZZO
TURSI si trova un suo busto.
(continua)
LEONE PAOLA
Il Sacro Catino
(San Lorenzo—Genova)
Hanno collaborato a questo numero: Don Salvatore, Camillo Davide, Manlio Rossi, Lanteri Riccardo,
Magoni Rossi Giuliano, Crisopulli Celestina, Lanteri Daniela, Leone Paola.
FOTOCOPIATO IN PROPRIO OFFERTA LIBERA
Pagina 8
IL NOSTRO MONDO
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