DELLA
ANNO XXXIV
2 MAGGIO 2009
E 1,00
17
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
TRA LA GENTE
DELLE TENDE
“La nostra attesa in queste
ultime ore è piena di gioia
per un Papa che viene a
visitare una comunità ferita,
portando, come Pietro alle
prime comunità cristiane, la
guarigione fisica e spirituale
perché la speranza non
muoia sotto le macerie e i
cuori si confermino nella
fede”. Sono queste le parole
con cui mons. Giuseppe
Molinari, arcivescovo de
L’Aquila, riassume l’attesa
della Chiesa aquilana in
vista della visita di Papa
Benedetto XVI alle zone
colpite dal sisma nella
mattina di martedì 28
aprile. “Speriamo che questa
sua visita possa mantenere
viva l’attenzione sulla nostra
realtà perché le promesse
fatte in queste settimane
vengano mantenute”.
N
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
el lasciare i campi di
accoglienza, dove migliaia di sfollati continuano a raccogliersi
soprattutto la notte
quando più forte ritorna la paura, rimangono a lungo le immagini, le parole, i gesti della
vita che scorre tra le tende.
I primi volti sono quelli dei
giovani: dietro la comprensibile fretta del racconto mediatico
c’è la lentezza delle ore spese
in mille servizi diversi. Una
presenza straordinaria e quotidiana che dice di una generazione attenta ai grandi valori
della solidarietà e della condivisione, dice di una generazione sensibile al valore inestimabile della vita umana e dice
ancora di una generazione rispettosa del valore delle opere compiute dalle persone nei
secoli. Opere che un terremoto
può distruggere o danneggiare
in pochi secondi.
È sorprendente vedere con
quale delicatezza i volontari
impegnati nel recupero del patrimonio artistico mettono in
sicurezza statue e dipinti. Ci si
rende conto di quanto la memoria sia amata e rispettata dai
giovani. C’è un sorriso nel vedere un’opera salvata e c’è il silenzio nel vederne un’altra mutilata o sfregiata. Tutte raccontano la storia, la cultura, la fede
di un popolo. Le espressioni del
volto dei volontari, moltissime
sono le ragazze, dicono più di
tante parole.
Un ultimo pensiero accompagna il ritorno a casa dai luoghi
del terremoto: la chiesa di Pettino a L’Aquila diventata più
che magazzino di alimenti e di
vestiario un luogo di ascolto e
di progetto per il futuro delle
comunità cristiane materialmente smembrate e disperse
dal sisma.
L’emergenza finirà e occorre
evitare da subito la frammentazione sociale ed ecclesiale. I
parroci, come quello di Pettino,
avvertono profondamente questa esigenza, molti sono nelle
tende o sui treni fermi alla stazione per condividere tutto con
la gente.
La loro domanda è già per il
dopo: fino a che punto, nelle
scelte logistiche e urbanistiche
della ricostruzione, sarà possibile ricucire il tessuto umano,
sociale e cristiano?
Si terrà conto di un inestimabile patrimonio di relazioni tra
persone e comunità?
La Chiesa italiana, presente
nei luoghi del terremoto in tutte le sue diverse espressioni, ha
nel cuore l’attesa del vescovo e
dei parroci abruzzesi. Sono vivi
il desiderio e la volontà di accompagnare la comunità cristiana di questo territorio nel
ritrovare, anche fisicamente, se
stessa.
Questa è la ricostruzione alla
quale, in un’intesa profonda e
permanente tra memoria e progetto, occorre mettere mano al
più presto. Con le nuove generazioni.
PAOLO BUSTAFFA
L’Aquila
Il Papa a L’Aquila
COMO
GIOVANNI FERRO,
IL “GIUSTO”
DI COMO
OLGIATESE
“LIBERITUTTI”
LA GUIDA
DELL’ACCESSIBILITÀ
A PAGINA 21
I
l 10 maggio presso il Collegio Gallio si svolgerà un
concerto in ricordo di questo arcivescovo, che fu rettore del collegio Gallio negli anni della seconda guerra
mondiale e tra i protagonisti
dei “fatti di Como” dell’aprile
1945.
A PAGINA 14
SEGRINO
SULLE RIVE DEL LAGO
A PAGINA 23
SORICO
IN FESTA
PER S. MIRO
A PAGINA 25
COMO
LA BASILICA
DI S. GIORGIO E
NOSTRA SIGNORA
DEL S. CUORE
A PAGINA 18
CAMPIONE
SARÀ COMASCO
IL PORTO
PIÙ GRANDE
DEL CERESIO
A PAGINA 15
BRINZIO
UNA NUOVA
STATUA DEDICATA
A SAN PAOLO
A PAGINA 28
NUOVA OLONIO
LA FESTA
DEL PRIMO
MAGGIO
A PAGINA 30
A MOTIVO
DELLA CHIUSURA
ANTICIPATA
DEL NOSTRO
SETTIMANALE
PER LA FESTIVITÀ
CIVILE DEL
1° MAGGIO,
NON CI È
POSSIBILE DARE
CONTO SU QUESTO
NUMERO DELLA
VISITA DI PAPA
BENEDETTO XVI
NELLE ZONE
TERREMOTATE.
LO FAREMO SUL
PROSSIMO
NUMERO, E GIÀ
DA ORA - VEDI
A PAGINA 7 PRESENTIAMO
L’IMPORTANTE
VIAGGIO DEL PAPA
IN TERRA SANTA
DALL’8 AL 15
MAGGIO
VALTELLINA
TANTE RISORSE
CONTRO LA CRISI
ECONOMICA
Secondo l’analisi del sociologo
Aldo Bonomi la provincia di
Sondrio, nonostante il periodo
difficile, ha molte risorse umane e culturali su cui puntare per
riuscire a contrastare la crisi.
A PAGINA 29
LIBRI
“LA FINE” DEL DUCE
SUL LARIO
A PAGINA 19
ANZIANI
RICERCA DELL’AOVV
SUL LORO
BENESSERE
A PAGINA 35
LIBRI
LAVÉC’: FRA
GASTRONOMIA
E ARTE
A PAGINA 32
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
LO SPLENDORE DELL’AMORE
NOVITÀ IN LIBRERIA
LE ICONE
DEL CANTICO
DEI CANTICI
NEL MESE DI MARIA
Q
uesto testo propone
una lettura del Cantico dei Cantici per immagini. Il ricco apparato iconografico accompagna i singoli capitoli del
Cantico affiancati da un commento esegetico volto a spiegare
sia il passo biblico sia gli elementi simbolici ripresi dall’icona.
Ciascun capitolo si conclude con
una preghiera. La contemplazione esige un linguaggio che coinvolga l’intera persona perché
solo così è possibile ascoltare il
mistero. Le immagini, con la loro
forza evocativa, sono parte essenziale di questo linguaggio. È
facile constatare come la diminuzione dell’intelligenza contemplativa in nome di un approccio
razionale anche all’estetica abbia finito con l’impoverire la comprensione globale di un mistero
che comunque ci avvolge e ci interpella.
«Dopo un clamoroso esaurirsi
di varie estetiche, noi cristiani
siamo chiamati a rileggere la nostra memoria e a rivisitare i nostri tesori. È questo il punto in
cui collocherei l’ammirevole sforzo del diacono e iconografo Antonio Bongiorno che da molti anni,
in modo quasi monastico, pignolo e diligente, cerca di dar vita a
una lettura spirituale di questi
orizzonti fondamentali dell’intelligenza cristiana. In un certo senso è ammirevole anche il coraggio di non lasciarsi condizionare
dai trend di moda, ma di rimanere rigorosamente attaccato all’antica regola di tradurre la parola nell’immagine.
Nella presente raccolta notiamo che la sua familiarità con il
canone iconografico è a tal punto radicata da non riprodurne
solo il modello ma con i modelli
incomincia a dialogare così da
dire cose nuove. Le icone possono
ANTONIO BONGIORNO, Lo
splendore dell’amore. Icone del
Cantico dei Cantici, Paoline,
pagine 174, euro 26,00
piacere o non piacere, possono
essere considerate culturalmente estranee e lontane, religiosamente non addomesticate, ma
non si può non ammettere che si
tratta comunque di un’espressione in cui è superato il soggettivismo attuale e che viene incontro
all’altro con un linguaggio comunicabile».
(dalla prefazione di Marko Ivan Rupnik)
OPERE DI FRANCESCO DI SALES
INTRODUZIONE
ALLA VITA DEVOTA
F
OPERE COMPLETE DI
FRANCESCO DI SALES, Filotea.
Introduzione alla vita devota,
Città Nuova, pagine 312, euro
25,00
ilotea è il nome ideale di chi ama o vuole amare Dio. A chi decide di impegnarsi in questa splendida avventura, san Francesco di Sales traccia un itinerario spirituale, cioè una Introduzione alla vita devota. L’Autore aveva affidato a una sua figlia spirituale una raccolta di appunti con consigli e suggerimenti spirituali che avrebbero dovuto aiutarla quando egli si trovava lontano. Pubblicato per la prima volta nel 1608 con il titolo Filotea,
tale scritto conobbe una diffusione eccezionale, venne ampiamente
tradotto, fu apprezzato da pontefici come Alessandro VII, utilizzato
come vademecum da direttori spirituali di tutti i tempi, accolto come
libro amico da quanti ne hanno fatto lettura in qualunque stato di vita
e condizione sociale. Opera dallo stile colloquiale, quasi dialogo intimo tra il lettore e Francesco di Sales, la Filotea si propone di condurre il lettore alla perfezione dell’amore con amore, camminando a passo
d’uomo, nella concretezza, nella realtà quotidiana. Un libro scritto per
ogni cristiano che vuole vivere con coerenza e rettitudine la propria
vita di fede. Ottima la veste grafica dell’editore Città Nuova.
a cura di AGOSTINO CLERICI
«Maria non è mai stata una causa di separazione
tra le Chiese. Al contrario, essa ne è diventata la
vittima, addirittura l’espressione esacerbata. Su
di lei si polarizzano e in lei si riflettono numerosi
altri fattori di disunione». In questo modo netto e
deciso si esprime il documento ecumenico di
Dombes sulla Madonna. Di conseguenza Maria e
la mariologia diventano illustrazione della questione ecumenica, di ciò che già unisce, del suo
contenzioso, del suo evolversi e dei suoi arresti,
in un coinvolgimento non solo dottrinale, ma affettivo e passionale, perché vi entrano in gioco la pietà, la devozione e la cultura.
Per costruire una mariologia che non sia «vittima» delle divisioni
confessionali, il volume tesse pazientemente i fili dei dialoghi teologici sulla Madonna intercorsi tra tutte le Chiese, organizzando
la materia in 5 grandi sezioni: approcci, documenti ufficiali internazionali, documenti ufficiali nazionali, documenti non ufficiali,
prospettive. Appunto le Prospettive conclusive, per i principi
metodologici che enunciano, per le indicazioni teologiche condivise che propongono, per il consenso individuato nonostante la diversità delle tradizioni, indicano che anche in mariologia i dialoghi ecumenici hanno prodotto una teologia riconciliata che è già
in se stessa un frutto non piccolo del movimento ecumenico.
GIANCARLO BRUNI, Mariologia ecumenica, EDB, pagine
576, euro 44,90.
In questo volume si ripercorre l’alfabeto delle mani
che hanno cullato Gesù. Le mani, il volto operoso
del cuore. Le mani prendono e lasciano, porgono o
riûutano, carezzano, stringono, ma sanno anche
colpire. Ci si prende per mano, si dà la mano, si
chiede la mano, a volte è necessario «dare una
mano» o mettersi nelle mani di qualcuno. Sul palmo delle mani si dice sia scritto il nostro destino… Le mani di Maria sono state mani di bimba,
di sposa, di donna felice, di madre affranta, mani
che hanno sperimentato la terra e il cielo, sono
diventate soprattutto mani di madre per tutti gli
uomini, mani di grazia per «gli esuli figli di Eva». In questo prezioso
volume, ricco di illustrazioni, le mani della Vergine ci «parlano»
dai dipinti in cui compaiono, dal Beato Angelico a Caravaggio, da
Giotto a Mantegna, da Raffaello a Tiziano. Più di venti capolavori
della storia dell’arte, riletti con sensibilità e competenza, narrano
la vita di Maria attraverso la storia delle sue mani. ZAIRA
ZUFFETTI, Le mani di Maria, Ancora, pagine 170, euro
29,50.
Questo libro, di grande formato, ruota attorno alla figura di Maria, offrendo differenti approcci: la lettura delle opere d’arte in parallelo alla storia dei vangeli, i
segreti e le simbologie delle opere spiegate nel dettaglio. Le opere d’arte presentate, accostate agli episodi evangelici,
sono: Annuncio a Anna (Giotto); Nascita
di Maria (Maestro dell’Osservanza); Educazione di Maria; Presentazione al tempio (Vittore Carpaccio); Matrimonio di
Maria (Beato Angelico); Annunciazione (Mosaico); Nascita di Gesù
(mosaico); Miracolo Cana (Duccio da Boninsegna); Maria sotto la
croce (Giotto); Pentecoste (Duccio da Boninsegna); Dormizione
(Gerini); Assunzione; Incoronazione di Maria (Raffaello Sanzio);
Donna vestita di sole (Tiepolo). Un libro di grande effetto, illustrato in modo magistrale, destinato ai ragazzi per un primo incontro con l’arte sacra e con la storia di Maria. GRUPPO IL
SICOMORO, Rallegrati Maria. Storie dipinte della vita
della Vergine, San Paolo, pagine 64, euro 14,00.
QUARTA DOMENICA DI PASQUA - ANNO B
Parola
FRA
noi
AT 4,8-12
SAL 117
1 GV 3,1-2
GV 10,11-18
Il buon pastore
è conosciuto dalle
pecore e dal Padre
di ANGELO SCEPPACERCA
QUARTA SETTIMANA
del Salterio
IL PASTORE - BELLO... VERO, AUTENTICO, BUONO
D
opo la guarigione del
cieco dalla nascita, che
ha provocato la dura
opposizione dei farisei,
Gesù parla di se stesso
come del “buon pastore”. Ai
farisei ciechi, che pretendevano
di essere le guide del popolo,
Gesù mostra la loro cecità e propone se stesso come il vero pastore che conduce verso la libertà i
suoi fratelli. Sullo sfondo del discorso di Gesù c’è un’immagine
familiare in Palestina: a tutti era
chiaro il rapporto particolare che
c’è tra gregge e pastore, figura di
quello tra re e popolo, simile a
quello tra Dio e i suoi fedeli. È
l’antica figura del re pastore, di
Dio stesso come pastore. Anche
Abramo e i patriarchi erano pastori; Mosè, Giosuè e Davide sono
chiamati pastori del popolo, che
loro guidano in nome di Dio. La
vita del pastore si spiega con
quella delle pecore e la vita delle
pecore dipende da quella del pastore.
Per la maggior parte di noi,
oggi, è desueta e poco gradita
l’immagine dell’uomo-pecora,
che segue un pastore, perché l’uomo si percepisce come essere libero. Eppure, al di là della nostra
sensibilità in materia di immagini di noi stessi, gli spazi lasciati
alla nostra libertà sono sempre
più ridotti. I mezzi di comunicazione, tanto per citare alcune delle nuove “guide”, impongono veri
e propri modelli culturali e
comportamentali, limitando di
fatto la libertà. I “modelli” sono i
nuovi pastori, che tutti, come un
gregge, desideriamo seguire e
raggiungere, mentre ne restiamo
eternamente sudditi inquieti e
mai appagati.
Gesù propone un modello alternativo, decisamente. Ciò che
dobbiamo imitare non sono i desideri degli altri – con i conflitti
che ne seguono – ma quelli del
Padre, che non è rivale di nessuno. Proprio Gesù, che è il Figlio
che conosce l’amore del Padre, si
propone come il vero pastore, il
pastore-bello alla cui sequela di-
ventiamo ciò che siamo: figli del
Padre e fratelli fra di noi. Ai falsi pastori che diffondono la cultura dell’aggressione, della competizione, della rivalità e della violenza, Gesù oppone la sua persona di pastore che porta la cultura della fraternità e dell’amore.
Solo così, finalmente, anche la
nostra vita potrà essere libera e
dunque bella.
Il buon pastore è conosciuto
dalle pecore e dal Padre: “Conoscere” è “amare intensamente”.
Questo amore lo fa “buono”, anzi
“bello” ed è il segreto della sua
forza; è quel “potere” e quel “comandamento” che egli ha ricevuto dal Padre, che gli permette di
“porre” la sua vita per le pecore e
per il Padre, come si depongono
le offerte sull’altare. Una vita
“deposta” per amore ha una
fecondità senza limiti di tempo,
di spazio, di cultura e religione;
giunge fino ai confini della terra:
“Ho altre pecore, che non sono di
quest’ovile; anche queste devo
condurre”.
Buon-pastore, dunque, nel senso di pastore-bello. Bello perché
vero, autentico, buono. È questa
la bellezza che salverà il mondo.
La contrapposizione tra Gesù e i
mercenari sta nella risposta a
questa domanda: quanto ti importa delle pecore? Le pecore
sono di chi dà la propria vita per
esse. Gli altri, quelli che le pecore non le conoscono perché non le
amano, sono i briganti, i mercenari. La questione, allora, non è
su chi sia il vero pastore, ma chi
è per noi Gesù Cristo. Anche stavolta si giunge alla questione
cruciale, alla domanda sulla
fede. Ancora una volta Gesù diviene motivo di discussione e divisione tra le persone: non esiste
nella storia elemento di più alta
provocazione. La polemica su
Gesù Cristo accompagna ogni
generazione umana, non solo cristiana, e occupa il pensiero, il
rimescolamento e la speranza di
ogni anima.
CHIESA
P A G I N A
3
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
46° GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
PROGETTO DI VITA: «SO A CHI
HO DATO LA MIA FIDUCIA»
«Intervista»
a Benedetto XVI, per
ascoltare cosa il Santo
Padre, attraverso
il messaggio
per la Giornata
delle Vocazioni, vuole
dire ai giovani...
S
ua Santità, le chiedo
scusa per il disturbo e
soprattutto con questo
mezzo, forse poco
consono alla situazione
come è la chat. Deve sapere che
sono un ragazzo di 20 anni come
tanti. Ho tante domande e mi
piacerebbe se potesse rispondere a qualcuna di queste.
L’argomento che più mi
sta a cuore è la vocazione,
tutti me ne parlano. Ma cosa
è la vocazione sacerdotale?
«La vocazione al sacerdozio e
alla vita consacrata costituisce
uno speciale dono divino, che si
inserisce nel vasto progetto
d’amore e di salvezza che Iddio
ha su ogni uomo e per l’intera
umanità… Nell’universale
chiamata alla santità risalta la
peculiare iniziativa di Dio, con
cui sceglie alcuni perché seguano più da vicino il suo Figlio
Gesù Cristo, e di lui siano ministri e testimoni privilegiati. Il
divino Maestro chiamò personalmente gli Apostoli “perché
stessero con lui e per mandarli
a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,14-15); essi, a loro volta, si sono associati
altri discepoli, fedeli collaboratori nel ministero missionario».
Secondo lei quale è l’atteggiamento in cui anche io
posso mettermi per capire
qualcosa, per dare delle risposte a un desiderio di seguire Dio nella mia vita?
«La fiducia nell’iniziativa di
Dio e la risposta umana. La consapevolezza di essere salvati
dall’amore di Cristo, che ogni
Santa Messa alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in
essi un fiducioso abbandono in
Cristo che ha dato la vita per
noi. Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo grato aderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il “chiamato” abbandona
volentieri tutto e si pone alla
scuola del divino Maestro; ha
inizio allora un fecondo dialogo
tra Dio e l’uomo, un misterioso
incontro tra l’amore del Signore che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore gli risponde, sentendo risuonare nel
suo animo le parole di Gesù:
“Non voi avete scelto me, ma io
ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”
(Gv 15,16)».
Le confesso che mi è capitato di pensare alla vita consacrata. Ma cosa può fare,
come può comportarsi chi si
sente chiamato?
«Da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e
come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta
e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera infatti, la
comunità cristiana può effettivamente “avere maggiore fede
e speranza nella iniziativa divina”».
Le confesso di avere un
po’ di paura…
«Cari amici, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà e ai
dubbi; fidatevi di Dio e seguite
fedelmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che scaturisce dall’unione intima con lui.
prudente discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio approfondimento di ciò che è proprio della
vocazione sacerdotale e religiosa per corrispondervi in modo
responsabile e convinto. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda opportunamente che
la libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell’uomo.
Una risposta positiva che presuppone sempre l’accettazione
e la condivisione del progetto
che Dio ha su ciascuno; una risposta che accolga l’iniziativa
d’amore del Signore e diventi
per chi è chiamato un’esigenza
morale vincolante, un riconoscente omaggio a Dio e una totale cooperazione al piano che
Egli persegue nella storia».
Vedo che con lei posso
parlare tranquillamente, allora mi permetto di farle
una domanda che mi faccio
da un po’: chi può ritenersi
degno di accedere al ministero sacerdotale? Chi può
abbracciare la vita consacrata contando solo sulle
sue umane risorse?
«Ancora una volta, è utile ribadire che la risposta dell’uomo alla chiamata divina, quando si è consapevoli che è Dio a
prendere l’iniziativa ed è ancora lui a portare a termine il suo
progetto salvifico, non si riveste mai del calcolo timoroso del
servo pigro che per paura nascose sotto terra il talento affidatogli (cfr Mt 25,14-30), ma si
esprime in una pronta adesione all’invito del Signore, come
fece Pietro quando non esitò a
gettare nuovamente le reti pur
avendo faticato tutta la notte
senza prendere nulla, fidandosi della sua parola (cfr Lc 5,5).
Senza abdicare affatto alla responsabilità personale, la libe-
ra risposta dell’uomo a Dio diviene così “corresponsabilità”,
responsabilità in e con Cristo,
in forza dell’azione del suo Santo Spirito; diventa comunione
con Colui che ci rende capaci di
portare molto frutto (cfr Gv
15,5)».
Quello che dice e propone
è molto bello ma anche molto difficile da vivere… Chi
posso guardare, per seguire
il suo esempio? A chi rivolgermi?
«Emblematica risposta umana, colma di fiducia nell’iniziativa di Dio, è l’”Amen” generoso
e pieno della Vergine di Nazaret, pronunciato con umile e
decisa adesione ai disegni dell’Altissimo, a Lei comunicati dal messo celeste (cfr Lc 1,38).
II suo pronto “si” permise a Lei
di diventare la Madre di Dio, la
Madre del nostro Salvatore.
Maria, dopo questo primo “fiat”,
tante altre volte dovette ripeterlo, sino al momento culminante della crocifissione di
Gesù, quando “stava presso la
croce”, come annota l’evangelista Giovanni, compartecipe dell’atroce dolore del suo Figlio
innocente. E proprio dalla croce, Gesù morente ce l’ha data
come Madre ed a Lei ci ha affidati come figli (cfr Gv 19,26-27),
Madre specialmente dei sacerdoti e delle persone consacrate».
Ancora una cosa Santo Padre: cosa posso fare fin
d’ora? Come trovare il modo
di affidarmi a Dio?
«Risuona perenne nella Chiesa l’esortazione di Gesù ai suoi
discepoli: “Pregate dunque il
Signore della messe, perché
mandi operai nella sua messe!”
(Mt 9,38). Pregate! Il pressante appello del Signore sottolinea
Ad imitazione della Vergine
Maria, che le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc 1,48), impegnatevi con
ogni energia spirituale a realizzare il progetto salvifico del Padre celeste, coltivando nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare “grandi cose” perché Santo è il suo
nome».
Caro Papa, è stato un piacere parlare con lei! Grazie
per le belle parole che mi ha
rivolte!
GIORNATA MONDIALE
PER LE VOCAZIONI
LE VEGLIE ZONALI
COMO CENTRO
San Giorgio, sabato 23 maggio, alle ore 21.00,
dopo la Scuola Animatori.
COMO SUD
San Fermo, venerdì 8 maggio, alle ore 20.45,
in Santuario.
BISBINO
Rovenna, sabato 30 maggio, alle ore 17.00,
salita al Bisbino.
BASSA COMASCA
Rovellasca, domenica 3 maggio, alle ore 21.00,
con don Roberto Bartesaghi.
PREALPI
Gaggino, sabato 2 maggio, alle ore 20.45.
VAL D’INTELVI
Argegno, venerdì 1 maggio. alle ore 20.00, salendo
a S. Anna (recita del rosario e celebrazione della Messa).
TRE PIEVI E TREMEZZINA
Dongo, sabato 9 maggio, alle ore 20.30,
Santuario della Madonna delle Lacrime.
GRIGNE
Mandello del Lario, sabato 9 maggio, alle ore 20.00,
nella Cappella del “Villone”.
BASSA VALTELLINA
Regoledo, sabato 2 maggio, alle ore 20.45.
MEDIA VALTELLINA
A settembre in preparazione alle Ordinazioni Diaconali
ALTA VALTELLINA E VALTELLINA SUPERIORE
Sondalo, sabato 2 maggio, alle ore 21.00,
Veglia in san Francesco con il Vescovo.
VALLI VARESINE
Gemonio, sabato 2 maggio, alle ore 21.00,
Veglia in san Pietro.
SOCIETÀ
P A G I N A
4
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
TERREMOTO IN ABRUZZO
BERLINO UN REFERENDUM BOCCIA L’ORA DI RELIGIONE
Così il Governo... Si insegni solo etica laica
V
a tenuto d’occhio il
“caso” di Berlino.
Come è noto, in questa città si verifica un
caso particolare per
quanto riguarda l’insegnamento della religione a scuola. Da
alcuni anni, infatti, nelle classi
che corrispondono alle nostre
medie è stata introdotta come
materia obbligatoria l’etica laica, mentre l’insegnamento religioso resta facoltativo. Il referendum convocato per rimettere sullo stesso piano insegnamento religioso ed etica è fallito: non ha raggiunto il quorum
e tra i votanti la maggioranza
si è espressa per mantenere la
situazione.
Cosa succede di fatto? A Berlino chi vuole l’insegnamento
religioso lo può scegliere, ma in
concreto si trova a fare un’ora
in più di scuola, mentre per tutti esiste l’ora “laica”. La regola
berlinese non vale in tutta la
Germania, dove normalmente
l’insegnamento religioso confessionale (cattolico, protestante...)
è previsto in ogni scuola e al
quale è affiancata l’alternativa
di corsi di etica o filosofia. Ancora di più, la regola berlinese
sembra essere in controtendenza rispetto a un panorama
complessivo europeo nel quale
l’insegnamento religioso confessionale resta l’opzione più gettonata, come testimonia la recente ricerca delle Chiese cattoliche d’Europa sull’insegnamento della religione. Una “fotografia” della situazione ad
ampio raggio che mostra come
in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente proprio l’opzio-
ne per un insegnamento confessionale - con tutte le alternative possibili nei diversi Paesi sia la norma.
In qualche modo Berlino ribalta la situazione. È un “caso”,
dunque. Una specie di “laboratorio laico” che conviene osservare con attenzione nelle sue
caratteristiche, tra le quali
quelle di costituirsi in una
grande città dove si incrociano
identità e appartenenze diverse, dove la storia - e la contrapposizione tra ideologie - è passata in modo tutto speciale. Si
intrecciano qui diverse considerazioni. La prima riguarda il
tema proprio della religiosità.
In Europa è considerato un valore l’opportunità di approfondire la questione religiosa. Al di
là delle ragioni confessionali, vi
sono autorevoli prese di posizione - anche in seno al Consiglio
d’Europa, ad esempio - che sottolineano l’importanza di affrontare a scuola i temi religiosi per lo sviluppo completo degli allievi. Non solo: l’approfondimento delle tradizioni religiose diverse e della loro storia,
come il confronto tra loro, è ritenuto una conquista importante sul piano culturale ed educativo, in rapporto alla conoscenza delle identità, alla possibilità del dialogo, all’inclusione sociale. In questa direzione - più complessa dell’“etica
laica” - va l’Europa.
Il caso berlinese fa venire il
dubbio che si rischi una perdita di memoria. Che una certa
Europa cresciuta in fretta negli ultimi anni del Novecento,
con il crollo del Muro e soprattutto di un mondo ideologicamente ben disegnato, rassicurante nelle sue contrapposizioni chiare, rimasta in balìa
non di rado di consumismo e
mercati, della “liquidità” contemporanea, cerchi un nuovo
inizio. E “azzeri”, per così dire,
il portato di un passato che
chiede invece fatica per recuperare radici e prospettive per il
domani.
Senza spingerci troppo oltre,
il caso berlinese dice una volta
di più di come sia urgente, nel
Vecchio Continente, la riflessione sull’educazione e sulla scuola. Attraverso l’impegno educativo e scolastico, anche attraverso quello per l’insegnamento della religione, passa un progetto di futuro e di cittadinanza per la nostra nuova Europa.
ALBERTO CAMPOLEONI
OGNI ANNO 70.000 PERSONE MUOIONO DI LEISHMANIOSI
Le malattie neglette... dalla farmaceutica
«
C
iò che è lontano, ciò
che non si vede, ciò
che non ci disturba,
non esiste. Così è
per le malattie neglette e per la leishmaniosi in
particolare».
A parlare è Gianni Colotti,
ricercatore all’Istituto di biologia e patologia molecolari del
Cnr (Consiglio nazionale delle
ricerche), che denuncia al SIR
un “grave disinteresse” delle
multinazionali farmaceutiche
nei confronti di questa malattia della povertà che colpisce,
soprattutto nei Paesi del Sud
del mondo, circa 12 milioni di
persone, con 600.000 nuovi casi
e 70.000 morti ogni anno.
La leishmaniosi è la seconda
“malattia negletta”, dopo la malaria. Nonostante la ricerca
scientifica in materia stia facendo grandi passi in avanti per
trovare dei farmaci più semplici e a basso costo (i costi dei farmaci attualmente vanno dai
100 ai 1.000 dollari a dose), le
ditte farmaceutiche non finanziano questi progetti perché
non portano facili guadagni. Ma
presto se ne dovranno occupare, perché con i cambiamenti
climatici e l’avanzata della “linea del caldo” anche in Europa
e in Nord America aumentano
i casi anche tra noi.
Cos’è la leishmaniosi e
come si manifesta?
“Si manifesta principalmente in due forme, quella cutanea
e quella viscerale. Il parassita,
un protozoo, è trasmesso da un
insetto (il pappatacio, sand fly
o mouche du sable), che usa il
cane come serbatoio. Per cui se
l’insetto morde un cane e poi un
uomo gli trasmette la malattia.
La malattia cutanea è data da
morsi che non guariscono. Si
manifesta con segni piuttosto
evidenti e facili da identificare.
Alcune persone vengono sfigurate in maniera orribile. Ma
questa è la forma meno grave,
che raramente porta alla morte. Normalmente si guarisce in
maniera spontanea. La forma
viscerale è più complessa. Si
muore per diverse cause legate
a danni al fegato, ai reni e al
cuore. In Occidente difficilmente si muore perché la diagnosi
e le cure sono più efficaci e le
persone colpite possono pagare
i farmaci”.
Come si diagnostica e si
cura?
“La diagnostica è tramite le
analisi del sangue, alle quali i
poveri accedono con difficoltà.
Ma la cura non è facilissima. I
farmaci vanno presi per iniezione, ripetutamente, e sono molto costosi. La cura più semplice
è con l’antimonio, ma siccome è
un veleno va somministrato
sotto stretto controllo medico e
in alcuni ceppi non funziona.
L’obiettivo è trovare un farmaco che funzioni con una-due
dosi”.
Quali sono i Paesi più colpiti?
“I Paesi più colpiti in assoluto sono l’India (lo Stato del
Bihar) e il Bangladesh. In particolare il sub-continente indiano, l’Asia centrale, l’Africa centro-orientale, il Centro e il Sud
America. Ma la malattia si sta
espandendo verso Nord a causa dei cambiamenti climatici e
dell’aumento della temperatura media della terra. Fino a 20/
30 anni fa l’Europa era immune da questa malattia, che da
noi colpisce solitamente solo i
cani (8-25% di casi soprattutto
al sud) invece ora comincia a
colpire anche l’uomo. In Europa sono stati accertati centinaia di casi in Grecia, Italia (alcune decine, soprattutto tra i
migranti africani) e Spagna,
ultimamente anche in Francia
e Germania. In Italia alcune
decine”.
Una malattia della povertà estrema...
“È una malattia fetente che
colpisce dove c’è povertà e dove
le conseguenze sociali sono peggiori. Le persone colpite diventano invalide a lungo e costituiscono un problema per la famiglia. Le donne vengono scarsamente curate. L’aggravante
in questo periodo è che la
leishmaniosi tende a colpire
persone malate di Aids, perché
già indebolite. Dove non c’è igiene, dove c’è fame e le condizioni
di vita sono peggiori è più facile prendere la malattia ed è più
difficile curarsi, soprattutto
perché le cure costano. L’antimonio costa relativamente poco, ma ci sono altri farmaci carissimi. Ogni singolo trattamento costa dai 100 ai 1.000
dollari”.
Perché non interessa alle
case farmaceutiche?
“Ovviamente le ditte farmaceutiche non sono interessate
perché non ci guadagnano. Il
problema è quindi l’accesso al
farmaco. Sarebbe invece etica e
necessaria almeno una diminuzione sostanziosa del prezzo del
farmaco. In seconda battuta, i
Paesi del Sud del mondo potrebbero e dovrebbero essere in grado - se non esistesse la tutela
dei brevetti - di produrli in casa,
ma le multinazionali farmaceutiche si oppongono perché non
vogliono sprecare i loro brevetti senza guadagno”.
Quale risultato scientifico
potrebbe essere appetibile,
economicamente?
“Abbiamo identificato dei
composti metallici più efficienti dell’antimonio. L’abbiamo
provati solo in vitro, ora dobbiamo testarli. Siamo abbastanza
ottimisti e crediamo che nel giro
di uno/due anni si potrebbe arrivare ad un risultato serio. La
nostra idea è arrivare ad un
cocktail di metalli. Un farmaco
unico, semplice, a prezzi accessibili. Abbiamo pubblicato dati
scientifici e busseremo di nuovo alle case farmaceutiche”.
Cosa potrebbe portare
l’attenzione su questa malattia negletta?
“Servirebbero campagne di
sensibilizzazione, anche in Occidente. Ciò che sta leggermente aumentando l’interesse è il
fatto che la linea del caldo si
stia spostando verso nord, quindi anche la leishmaniosi aumenterà tra i cani e di conseguenza potrebbe colpire di più
anche l’uomo. Purtroppo l’interesse nasce solo quando i problemi ci colpiscono direttamente. Ciò che è lontano, ciò che non
si vede, ciò che non disturba,
non esiste”.
a cura di PATRIZIA CAIFFA
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
BETORI OCCORRE RIPENSARE L’IMMAGINE DELLA FEDE
Il messaggio della bellezza
«
H
I
Le soliti «frasi fatte»
senza domande
beni culturali oggi possono essere per la Chiesa un prezioso strumento di nuova evangelizzazione e di percorsi
significativi per il Progetto culturale. Ma occorre fare scelte
precise e destinare risorse. Servono figure capaci di compendiare preparazione storica e teologica e linguaggi della comunicazione”, una sorta di “intermediatori culturali”. In tale prospettiva “la collaborazione tra
enti ecclesiali e università consentirebbe la creazione di percorsi di formazione ad hoc”. Ne
è convinto l’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori
(nella foto), che il 21 aprile ha
tenuto una relazione all’Università Internazionale dell’Arte su
“L’Arte nella comunicazione del
messaggio cristiano: un ruolo
ancora possibile?”.
L’EROSIONE DEI
SIMBOLI CRISTIANI
Nella odierna società
mediatica, ha osservato mons.
Betori, “la comunicazione sociale e i suoi mezzi giocano un ruolo privilegiato nella costruzione dell’opinione pubblica e, in
ultima analisi, nella delicata
questione di creare consenso
attorno a ciò che è giusto e ciò
che è sbagliato, a ciò che è bene
e ciò che è male”. Si parla addirittura di soft power per indicare la capacità di uno Stato di
“influenzare le scelte politiche
internazionali mediante i mezzi di comunicazione sociale e i
modelli di cultura diffusa”. In
questo orizzonte, secondo l’arcivescovo di Firenze, “l’immagine e la comunicazione vengono
prima del contenuto, anzi l’hanno sostituito”, e “l’uomo dedito
alla comunicazione si trova ad
essere sottomesso alla tirannia
dell’immagine”. Tuttavia “la comunicazione è tutt’altro che un
male. Ne è testimone autorevole la Chiesa”, che “nel trascorrere dei secoli”, ha saputo elaborare “linguaggi adatti a parlare agli uomini di ogni epoca”.
Se però “nella civiltà cristiana
l’iconografia di un episodio
evangelico o di un santo, lo
schema planimetrico di una
chiesa, il colore di una veste liturgica rientravano in un patrimonio di simboli comune”, oggi,
annota mons. Betori, “l’erosione dei simboli cristiani operata dal processo di secolarizzazione” ha reso opachi “codici
un tempo limpidissimi”, con la
conseguenza che “gli strumenti impiegati per secoli dalla
Chiesa per comunicare rischiano oggi di essere muti”.
RIPENSARE
L’IMMAGINE
DELLA FEDE
Per l’arcivescovo di Firenze
occorre “acquisire e padroneggiare i nuovi codici”, mentre “il
cambiamento culturale in atto
esige che la parola - in questo
caso l’immagine - della fede sia
non solo ridetta, ripetuta, ma
ripensata”. “Trovare i modi per
riattivare il potenziale comunicativo dei beni culturali ecclesiastici - spiega - significa spazzare via la cenere della
musealizzazione che li sta ricoprendo e riaccenderne l’attualità”. Una comunicazione che,
avverte, “non può essere improvvisata”. Per questo “la
Chiesa deve individuare una
propria via” privilegiando l’orizzonte della bellezza. “La soppressione dell’interiorità - sottolinea il presule - ha reso più
ardente nell’uomo la sete che da
sempre lo caratterizza. I surrogati propostigli dalla comunicazione non possono che acuirla
ulteriormente. Solo la bellezza
può placarla” perché, secondo
San Tommaso d’Aquino, “Deus
est pulchritudo ipsa” e, come
affermava il teologo Von
Balthasar, essa incorona “il duplice astro del vero e del bene”.
così dire bloccata”. Due, ha spiegato, i mezzi individuati per
“superare questa frattura”. La
rivista “Luoghi dell’infinito” (inserto mensile del quotidiano
Avvenire) e, soprattutto, la pubblicazione del nuovo Lezionario
della Cei, promosso dallo stesso Betori, che raccoglie in nove
volumi le letture dell’Antico e
del Nuovo Testamento da proclamare nella Messa lungo l’anno liturgico, le cui illustrazioni
si ricollegano all’idea teologica
di icona che “dice in altra forma il senso delle parola”. Grazie all’opera di alcuni tra i più
accreditati artisti italiani contemporanei, fra cui Angelo
Casciello, Mario Ceroli, Arnaldo
Pomodoro, nel Lezionario - i cui
tre primi volumi sono già stati
pubblicati, tre sono in fase di
pubblicazione e gli ultimi in
fase di composizione - coesistono le “principali poetiche
stilistiche” e le “principali correnti culturali dell’arte contemporanea”. Un’operazione che
per il presule “rientra a pieno
titolo” nel Progetto culturale
“che alimenta l’impegno della
Chiesa italiana da circa un decennio e ci vede in fruttuoso dialogo con diversi ambiti della
cultura contemporanea al fine
di poter esprimere la verità del
Vangelo in forme comprensibili
e plausibili per l’uomo contemporaneo”. “In questo orizzonte
conclude -, il Progetto culturale segna un’importante presa di
coscienza da parte della Chiesa. Resta però la parte forse più
difficile: il fatto che questa presa di coscienza sia, oltre che forte, diffusa”.
o atteso con un certo interesse la puntata di Report (Raitre 19 aprile) che
avrebbe dovuto analizzare la situazione critica
della scuola italiana. Ma l’attesa si è trasformata -alla
fine e ripensando i passaggi
chiave della trasmissione- in
una profonda delusione. Mi
sarei atteso una attenta analisi di quanto non funziona
nella scuola italiana: documentazione ma soprattutto
analisi critica di ciò che genera le situazioni che fanno
sì che la scuola non funzioni
o funzioni male. Invece, la
strada seguita dalla trasmissione è stata un’altra. Alcune denunce di situazioni-limite: insegnanti che portano
a scuola persino la carta igienica; filmati che attestano il
degrado di diverse scuole italiane; scuole nelle quali docenti nullafacenti restano al
loro posto; spese davvero folli e senza alcun effetto pratico sul miglioramento delle
scuole. Un giornalismo più
proteso al sensazionale e all’emotivo che all’analisi delle cause di certe situazioni.
Certamente non sono mancati dati e statistiche; nulla
di nuovo, almeno per chi scrive: sono noti dal lontano
1998. La cosa strana è che
solo oggi si vanno a rivisitare. Si è parlato del rischio di
cattedre tagliate, ma nulla si
è detto sull’eccedenza di burocrazia (e di posti occupati
da burocrati); si è detto che
molto si spende, ma non si è
detto perché si spende male; ci
si è lamentati del fatto che servano centinaia di telefonate
per reclutare un supplente; si è
descritto il
meccanismo strano
di concorsi
e di assegnazioni
delle cattedre… Tutte cose
che il lettore può trovare in
moltissimi libri. Cose note,
cose risapute. Eppure… Eppure non si è voluto andare
oltre la documentazione. Non
ci voleva molto a sollevare almeno qualche interrogativo.
Ne elenchiamo alcuni. Perché uno studente italiano come denunciato - costa più
di ogni altro studente europeo? Perché per nominare un
supplente occorre fare tutta
quella trafila che è stata documentata? Perché nelle università i concorsi a cattedra
ubbidiscono ad una logica
quasi “di scambio”? Da ultimo: cosa ha aggiunto la trasmissione all’analisi delle
cause del mal funzionamento della scuola? Nulla. Solo
la solita litania: serve più
danaro pubblico. Ancora una
domanda: più danaro pubblico per fare che cosa?
QUALE
?
scuola
ARCANGELO BAGNI
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
IN “FRUTTUOSO
DIALOGO”
CON LA CULTURA
Eppure, dopo essere stata per
secoli uno degli strumenti principali per la trasmissione della
fede, l’arte ha conosciuto “nella
modernità” una separazione
dalla “sfera ecclesiale” che ha
avuto “drammatiche conseguenze” sulla “comunicazione
estetica della Chiesa”, ha rilevato ancora mons. Betori, secondo il quale, se “nel passato
la Chiesa ha saputo ospitare le
grandi rivoluzioni dell’arte”,
questa “capacità di interlocuzione” nel Novecento “si è per
FEBBRE SUINA
«RISPOSTA COORDINATA A LIVELLO UE»,
RIUNIONE URGENTE A BRUXELLES
La presidenza di turno del Consiglio Ue “è cosciente della gravità dell’epidemia sul continente americano ed è determinarta
a limitare i rischi di un impatto sull’Europa”. L’emergenza della
febbre suina – che sarebbe la causa di oltre cento morti nel
mondo e all’origine di casi sospetti in alcuni paesi europei - sta
tenendo in allerta le autorità comunitarie, in particolare Consiglio e Commissione. Nel pomeriggio di lunedì è stata convocata una “riunione urgente” a Bruxelles con i rappresentanti
degli Stati membri responsabili della salute pubblica, “con
l’obiettivo di valutare la situazione attuale, di proporre una
reazione coordinata a livello Ue e per preparare la riunione
straordinaria del Consiglio salute”. I ministri competenti dei
Ventisette potrebbero essere convocati per giovedì 30 aprile.
La stessa presidenza Ue ha “incaricato la Commissione di preparare delle proposte specifiche relative a possibili misure da
adottare”. Lo stesso tema, “che richiede una risposta coordinata dell’Unione europea”, è stata sottoposta anche all’attenzione del Consiglio affari esteri.
CENTO ANNI
PER PURO
... CASO!
Il 22 aprile la scienziata
Rita Levi Montalcini ha
compiuto cento anni. È stata ricevuta in Quirinale dal
presidente Napolitano. Ne
ha parlato la televisione, ne
hanno scritto i giornali.
Una persona che raggiunge
un simile traguardo merita
sempre attenzione, a maggior ragione se quei cento
anni contengono pensieri e
azioni che hanno contribuito a far crescere in qualche
modo l’umanità di tutti. È
certamente il caso della
scienziata italiana, senatrice a vita. Eppure, permettete ad uno che si appresta
a staccare il tagliando del
mezzo secolo (e che si ritrova, quindi, con una esperienza dimezzata rispetto
alla nostra centenaria) di
fare una riflessione in riferimento ad alcune parole
che la Levi Montalcini ha
pronunciato in occasione
dei festeggiamenti per il suo
prestigioso compleanno.
Ha detto: «Non ha importanza quando finirà la mia
vita, il corpo muore ma re-
stano i messaggi lasciati
durante una vita, ed io dico:
credete nei valori». È risaputo che la Montalcini si dichiara atea, e, quindi, è ovvio che per lei l’unica immortalità possibile è quella dei
messaggi lasciati durante la
vita. Ho il sospetto che tanti cristiani riducano a questo anche la risurrezione di
Gesù, ovvero: la sopravvivenza di un messaggio di
amore, la continuità di un
nobile insegnamento, la memoria di un grande uomo
vissuto nella dedizione agli
altri. Questa sorta di «risurrezione laica» è considerata
una forma di «cristianesimo
sostenibile», cioè una proposta ragionevole che può essere fatta a tutti: non importa se il sepolcro è davvero
vuoto, non importa se Gesù
Cristo è davvero vivo, tu almeno tieni vivo il suo messaggio nel tuo cuore e cerca
di praticare le sue parole...
D’accordo, un ateo duro e
puro non si lascia intenerire nemmeno da questa riduzione del cristianesimo a
«fantasma», ma essa inganna tanti cristiani. E Gesù è
costretto a ripeterci: «Guardate le mie mani e i miei
piedi: sono proprio io! Toc-
catemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa,
come vedete che io ho».
La scienziata centenaria,
quando ha voluto ringraziare per il traguardo raggiunto, ha dovuto dire che «per
tutto questo non posso che
ringraziare il caso». È impossibile che una scienziata del suo valore non riconosca l’esistenza di un disegno intelligente nella materia, e, se anche dovesse arrivare a tanto (e non sarebbe del tutto spiegabile), è la
sua stessa lunga vita densa
di risultati, di scoperte e di
tenace conoscenza a dimostrare in se stessa l’esistenza di questo disegno intelligente. Quindi dobbiamo
concludere che è solo una
questione di vocabolario: la
Levi Montalcini usa la parola «caso» - invero così poco
scientifica - per indicare una intelligenza che ella non
ha saputo misurare con le
leggi della logica o della matematica o che semplicemente non ha voluto riconoscere. Io, invece, ringrazio
Dio perché ha preso il posto
del «caso» nella mia mente,
e ha dato un cuore, un cuore umano, all’intelligenza
che tutto sovrintende.
P A G I N A
6
CHIESA
CHIESA LOCALE
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
«
I
o non mi vergogno del
Vangelo: l’insegnamento della religione cattolica per una cultura al
servizio dell’uomo”. E’
il titolo del primo Meeting degli insegnanti di religione cattolica che si è tenuto a Roma il
23 e 24 aprile che è culminato
il 25 aprile con l’incontro tra gli
insegnanti e Benedetto XVI in
Vaticano.
La diocesi di Como ha partecipato con una delegazione di
40 insegnanti coordinati da
don Stefano Cadenazzi - direttore dell’ufficio pastorale della
Scuola.
Il convegno è stato aperto da
una relazione del presidente
della Cei, card. Angelo Bagnasco, sul tema ‘’L’insegnamento della religione cattolica
oggi in Italia. Continuità ed innovazione nelle finalità della
scuola’’.
Il presidente della CEI ha affermato che “l’insegnamento
della Religione Cattolica non è
a-situato, cioè fuori contesto,
ma al contrario è radicato in
una tradizione viva, capace a
sua volta di vivificarlo continuamente, e farlo progredire in
un costante confronto con la
realtà”
E la realtà di oggi parla di
una grande richiesta di senso.
Inoltre l’obiettivo comune di
Stato e Chiesa è l’alleanza
educativa e proprio l’insegnamento della Religione Cattolica “pone l’accento sulla comprensione delle persone che vivono coerentemente la fede cristiana in vista della promozione di una mentalità accogliente che favorisce una serena convivenza civile nel quadro del
pluralismo”
Per raggiungere questi obiettivi – è emerso dall’intervento
del Cardinale Bagnasco ma
anche dalla presentazione del
responsabile del Servizio Nazionale dell’IRC, don Vincenzo
Annichiarico, e dagli interventi del Direttore diocesano di
Brescia e di una insegnante romana - “occorre che la religione
cattolica diventi all’interno del
sistema scolastico italiano
sempre più disciplina scolastica a pieno titolo e con pari dignità”.
PRIMO MEETING DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA
«Io non mi vergogno del Vangelo»
Tale indicazione è stata avvalorata anche dall’intervento del
ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, la
quale ha espresso un pieno riconoscimento del ruolo svolto
dagli insegnanti di religione
cattolica.
Intervenendo al Convegno, il
ministro ha affermato che “non
ci sono dubbi che tale insegnamento sia uno strumento indispensabile per la formazione
dei giovani e che il cattolicesimo sia parte integrante del patrimonio storico del nostro paese”. Inoltre ha ribadito che
“nello sforzo di restituire alla
scuola il suo ruolo educativo,
questa disciplina deve assumere ancor più una valenza centrale in quanto è diventata sempre più un’occasione di confronto aperto e libero su tematiche
fondamentali per la vita e per
le scelte che i giovani devono
compiere”.
Il momento culminante del
Meeting è stato senza dubbio
l’incontro del 25 aprile con Benedetto XVI nell’aula Paolo VI.
Le 8000 persone che gremivano la sala hanno avvertito la
gioia di far parte davvero di una
Chiesa viva.
Il Papa, come sempre, ha parlato in maniera pacata, ma profonda: le sue parole giungeva-
no in una platea silenziosissima e, nello stesso tempo, attenta a cogliere e sottolineare i
passaggi chiave delle parole del
Santo Padre, come laddove diceva che, lungi dal costituire
“un’interferenza o una limitazione della libertà”, la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione
selezionati dalla Chiesa cattolica “è un valido esempio di
quello spirito positivo di laicità
che permette di promuovere
una
convivenza
civile
costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale,
valori di cui un Paese ha sempre bisogno. L’insegnamento
della religione cattolica è parte
integrante della storia della
scuola in Italia, e l’insegnante
di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti”.
Il Papa ha sottolineato inoltre che il “servizio” dei docenti
di religione si svolge “senza
improprie invasioni o confusione di ruoli” e ha aggiunto: “È
significativo che con gli insegnanti tanti ragazzi si tengano
in contatto anche dopo i corsi.
L’altissimo numero di coloro che
scelgono di avvalersi di questa
disciplina è inoltre il segno del
valore insostituibile che essa riveste nel percorso formativo e
www.diocesidicomo.it
DAL NOSTRO SITO
DIOCESANO
a cura dell’Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali
In questa breve rubrica presenteremo a cadenza fissa le caratteristiche, le novità, le
pagine scelte del nostro sito diocesano, che viene sempre più segnalato a livello ecclesiale italiano come una delle esperienze più valide ed innovative.
Lectio continua delle lettere di san Paolo
Sul sito internet diocesano è possibile seguire l’importante iniziativa che il Vescovo ha proposto
alle diverse zone pastorali in occasione dell’Anno Paolino: la “Lectio continua delle lettere di S.
Paolo”, ovvero la lettura mensile di una lettera dell’apostolo, preceduta da una breve introduzione,
per poter apprezzare appieno la ricchezza del messaggio paolino.
Entrando nella sezione blu ‘Vita cristiana’, cliccando su ‘Anno Paolino in Diocesi’ nella categoria
‘Itinerari dello Spirito’ (sulla banda in alto alla pagina) o anche dai link presenti su tutte le quattro
home page delle quattro sezioni in cui è strutturato il sito si accede al materiale disponibile. Oltre
ad una breve nota di Mons. Coletti sul senso di questa iniziativa “Lettura continuata, proclamata,
in assemblea; perché?”, sono attualmente presenti cinque cartelle corrispondenti agli incontri già
svolti sulla Lettera ai Filippesi, la Lettera ai Tessalonicesi, quella ai Galati, e le due Lettere ai
Corinzi. In queste cartelle si può trovare il testo della lettera (in formato pdf, scaricabile e stampabile),
e i files audio (in formato mp3) con l’introduzione al testo proposta dal Vescovo o da don Marco
Cairoli. Le pagine verranno poi aggiornate con i contenuti degli ultimi due incontri previsti per
maggio e giugno (Lettera agli Efesini e Lettera ai Romani).
un indice degli elevati livelli di
qualità che ha raggiunto. L’insegnamento della religione cattolica favorisce la riflessione sul
senso profondo dell’esistenza,
aiutando a ritrovare, al di là
delle singole conoscenze, un
senso unitario e un’intuizione
globale. Ciò è possibile perché
tale insegnamento pone al centro la persona umana e la sua
insopprimibile dignità, lasciandosi illuminare dalla vicenda
unica di Gesù di Nazaret, di cui
si ha cura di investigare l’identità, che non cessa da duemila
anni di interrogare gli uomini”.
Il Santo Padre ha concluso
affermando che “grazie all’insegnamento della religione cattolica la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di
cultura e di umanità... La dimensione religiosa non è dunque una sovrastruttura; essa è
parte integrante della persona,
sin dalla primissima infanzia;
è apertura fondamentale
all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani. La
dimensione religiosa rende l’uomo più uomo”.
L’occasione di questo Meeting
è stata sicuramente per tutti
coloro che vi hanno partecipato
e, in generale, per tutti gli insegnanti di religione cattolica
che ogni giorno vivono con impegno il loro servizio nella scuola, un momento fondamentale
per rilanciare la propria professionalità come cristiani chiamati a portare la testimonianza del Signore Risorto nel mondo, con la gioia che deriva dal
servire Cristo e la Chiesa senza mai vergognarsi del Vangelo.
VISITA
PASTORALE
MOVIMENTO
EUCARISTICO
DIOCESANO
Dal 20 aprile, in Curia, è attivo
l’Ufficio per la Visita Pastorale. I
recapiti dell’Ufficio sono i seguenti: delegato vescovile per
la visita pastorale 031-3312204
(digitare 3); segretaria 0313312204 (digitare 2); fax 031300557.
Sabato 16 maggio il Movimento Eucaristico Diocesano terrà un
convegno presso le suore canossiane in via Balestra 10 a Como.
Ecco il programma: ore 15.30: S.
Rosario - ore 16.00: S. Messa - ore
17.00: adorazione - ore 18.15: assemblea con comunicazioni del
presidente Ferdinando Marchini
- ore 19.30: cena presso il ristorante “Le caverne” in via Tommaso
Grossi 3 (quota 25,00 euro, bevande incluse). A questo convegno
sono tutti invitati, in modo particolare i Crociati eucaristici i quali possono, a loro discrezione, portare la divisa. E’ gradita la presenza di parenti e amici. Per quanto riguarda la cena si prega di prenotare entro i primi giorni di maggio telefonando a Marchini
(031.304667).
LAUREA IN TEOLOGIA
PER DON IVAN
SALVADORI
Lo scorso 21 aprile, a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, don Ivan Salvadori - docente in Seminario e assistente
diocesano di Azione cattolica - ha
discusso la sua tesi di dottorato
in Teologia dal titolo “Simile a noi
in tutto, fuorché nel peccato.
L’autocoscienza di Gesù nel dibattito attuale”.
SAMANTA SCAGNELLI
SALESIANI COOPERATORI
GIORNATA LOMBARDA A VARESE
San Paolo: “Tutto è grazia - Non appartengo a me stesso - Guai a me
se non evangelizzassi”. Don Bosco: “Tutto è salvezza - Per voi studio,
per voi lavoro, per voi sono disposto a dare la vita - Guai a me se non
educassi”. San Paolo e don Bosco: quest’anno sono 2000 anni dalla
nascita di san Paolo e 150 anni dalla fondazione della Congregazione Salesiana; l’identica passione apostolica e le analogie possibili fra
i due santi sono state al centro della riflessione svolta dai salesiani
cooperatori riuniti all’istituto Maria Ausiliatrice di Varese per la
“Giornata del Cooperatore” organizzata domenica 29 marzo dalla Provincia Lombardo-Elvetica, con il delegato don Enrico Mozzanica ed il
coordinatore Ivano Sbrana. Questo annuale appuntamento ha visto
una numerosa partecipazione di associati giunti dai vari centri
lombardi, tra cui un bel gruppo del nostro centro di Como, con il coordinatore locale Cocco ed il coordinatore emerito Marchini. In mattinata don Arnaldo Scaglioni sdb, direttore dell’istituto salesiano di Forlì,
ha guidato la riflessione mettendo in evidenza alcune analogie nelle
caratteristiche dei due santi: in particolare l’universalità e l’originalità. La mattinata si è chiusa con la S. Messa ed il pranzo. Nel pomeriggio il coordinatore provinciale Sbrana ha presentato la prima stesura
del Direttorio dei Salesiani Cooperatori della Lombardia sottolineando la necessità di avere indicazioni chiare sulle funzioni e sull’organizzazione dei Centri e dello stesso Consiglio Provinciale. Il Direttorio è
stato approntato per consentire una crescita adeguata e più matura
dell’Associazione Salesiani Cooperatori, a servizio della Chiesa e dei
giovani dei nostri tempi. Sbrana ha poi ricordato il prossimo appuntamento: il Consiglio Provinciale allargato a tutti i consiglieri dei Centri
che si terrà a Milano il 31 maggio. La giornata si è conclusa con l’estrazione della lotteria provinciale a favore dell’Associazione.
ANTONIO NEGRINI
Domenica 10 maggio presso il “Salesianum” di Tavernola i Salesiani
Cooperatori terranno una giornata di spiritualità e la Prima conferenza annuale. Programma: ore 9.00: accoglienza; ore 9.30: preghiera; ore 9.45: momento formativo “La famiglia salesiana oggi”, riflessione del rettor maggiore; ore 11.00: intervallo (con possibilità di confessioni); ore 11.30: celebrazione eucaristica; ore 12.30: pranzo - sorteggio premi (si invita a portare doni per la lotteria!). Nel pomeriggio comunicazioni varie ed intrattenimento con videoproiezione di un DVD.
CHIESA
CHIESAMONDO
P A G I N A
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IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
Dall’8 al 15 maggio 2009
BENEDETTO XVI IN TERRASANTA
«
D
all’8 al 15 maggio
compirò un pellegrinaggio in Terra
Santa per domandare al Signore, visitando i luoghi santificati dal
suo passaggio terreno, il prezioso dono dell’unità e della pace
per il Medio Oriente e per l’intera umanità”. Con queste parole, pronunciate dopo l’Angelus
dell’8 marzo scorso, Benedetto
XVI annunciava ufficialmente il
suo viaggio in Giordania, Israele e Territori palestinesi. A dare
sostanza a queste intenzioni la
scelta dei siti inseriti nel programma del viaggio che toccherà Amman, Nazareth, Gerusalemme e Betlemme. Presentiamo una scheda con le descrizioni dei luoghi simbolo di questo
pellegrinaggio, il terzo di un
Papa in Terra Santa, dopo quelli di Paolo VI nel 1964 e di Giovanni Paolo II nel 2000.
Giordania, Memoriale di
Mosè sul monte Nebo (9 maggio, ore 9.15). Il Memoriale, secondo quanto afferma la Custodia di Terra Santa, fu costruito
dai cristiani della regione di
Madaba nella prima metà del IV
secolo per ricordare una pagina
della Bibbia (Deuteronomio 34)
nella quale si narra la fine della
vita e della missione di Mosè.
Nel 1932 la Custodia di Terra
Santa con la collaborazione
dell’emiro Abdallah, nonno di re
Hussein, riuscì ad entrare in
possesso delle rovine del santuario che furono scavate e studiate dagli archeologi del Biblicum
Franciscanum di Gerusalemme
a cominciare dal 1933. L’area
della basilica con le cappelle laterali fu coperta nel 1963 con
una struttura provvisoria di ferro per permettere ai pellegrini
di pregare e agli archeologi di
restaurare i mosaici pavimentali di cui il santuario è ricco. Al
momento architetti e archeologi francescani stanno progettando una nuova protezione del
santuario.
Giordania, moschea AlHussein Bin Talal (9 maggio,
ore 11.30). Si tratta della moschea più grande del Paese, fu
costruita nel 1924 e vanta una
meravigliosa facciata fiancheggiata da due minareti in stile
ottomano. La moschea al giorno
d’oggi sorge là dove un tempo si
trovava un’altra moschea risalente alla prima epoca islamica.
Giordania, Bethany beyond the Jordan, sito del
Battesimo (10 maggio, ore
17.30). La località viene nominata dall’evangelista Giovanni
(Gv 1,28). Del luogo ne parlano
anche numerosi testi bizantini
e medievali. Il sito è localizzato
sulla sponda orientale del
Giordano, ed è stato scavato e
restaurato in particolare dopo il
1994 a seguito dell’accordo di
pace tra Giordania e Israele.
Israele, Gerusalemme, Memoriale Yad Vashem (11 maggio, ore 17.45). Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah, è stato istituito nel
1953 con un atto del Parlamento israeliano. Ha il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante il
periodo della Shoah, preservando la memoria di ognuna delle
sei milioni di vittime – per mez-
zo dei suoi archivi, della biblioteca, della Scuola e dei musei.
Ha inoltre il compito di ricordare i Giusti tra le Nazioni, che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah.
Israele, Gerusalemme, Cupola della Roccia sulla spianata delle Moschee (12 maggio, ore 9). Il santuario islamico
è stato eretto sul luogo dove secondo la tradizione sorgeva il
tempio di Salomone (distrutto
nel 70 d.C.): qui, su una roccia
che viene tutt’oggi conservata
all’interno dell’edificio, Abramo
offrì Isacco in sacrificio a Dio. Il
sito è sacro ai musulmani poiché fu da qui che Maometto sarebbe asceso al cielo per ricevere i comandamenti divini. Benché la copertura sia stata rinnovata varie volte, la Cupola della
Roccia – il secondo edificio sacro dell’Islam dopo la Kaaba alla
Mecca – si presenta ancora sostanzialmente com’era alla fine
del VII secolo.
Israele, Gerusalemme,
Muro Occidentale (12 maggio,
ore 10). L’Hakotel Hama’aravi,
o Muro del Pianto, è l’unica parte superstite dell’antico Tempio
di Gerusalemme, distrutto dai
soldati romani nel 70 d.C. e mai
più ricostruito: era una delle
mura costruite da Erode per sorreggere l’enorme terrapieno, in
parte artificiale, su cui sorgeva
il Tempio vero e proprio. La sua
distruzione ha segnato per il
popolo d’Israele l’inizio della
diaspora e la perdita del luogo
di culto che incarnava l’unità e
la profondità del suo rapporto
con Dio. Coloro che pregano in
questo luogo lasciano tra le fessure delle pietre biglietti con le
loro preghiere. Come fece, in una
immagine passata alla storia,
Giovanni Paolo II nella sua visita del 2000.
Israele, Gerusalemme, Cenacolo (12 maggio ore 11.50).
L’edificio, ora occupato da una
Yeshiva (scuola religiosa ebraica), fino al 1948 apparteneva ai
musulmani. Ma tra il 1335 e il
1551 fu il convento francescano
del Monte Sion e sede originaria del Custode di Terra Santa.
L’edificio detto “il Cenacolo” è
l’ultima parte rimasta della
chiesa bizantina e crociata della “Santa Sion”, l’erede della primitiva comunità apostolica. La
memoria dell’Ultima Cena di
Gesù e della Pentecoste (At 2,113) si venerano al piano superiore.
Territori palestinesi, Betlemme, Grotta della Natività (13 maggio, ore 15.30). La
grotta è sempre stata localizzata sotto la basilica, voluta da
Costantino (IV sec.), con la quale comunicava mediante una, poi
due scale. Le facciatine dei due
ingressi risalgono al tempo dei
Crociati. Sulle facciatine e sulle
colonnette, numerosi graffiti di
pellegrini in latino, italiano, arabo e armeno. La grotta è piuttosto buia. La rischiarano 48 lampade, 21 delle quali appartengono ai Latini. In basso, ai piedi
dell’altare, la stella latina che
ricorda la Natività.
Israele, Nazareth, Grotta
dell’Annunciazione (14 maggio, ore 17). Da diversi scritti
datati 570 d.C. si ha notizia di
una chiesa costruita sul luogo
stesso della casa di Maria. I
francescani entrarono in possesso del santuario nel 1620. Nel
1730 edificarono una piccola
chiesa che durò fino al 1954,
quando il famoso archeologo
padre Bellarmino Bagatti, condusse degli scavi per arrivare
all’edificazione della basilica attuale progettata dal Muzio e
inaugurata nel 1969. Qui sono
racchiusi i resti della “Casa di
Maria”. Si ritiene che questa fosse costituita da una parte scavata nella roccia, la grotta, appunto, e da una parte in
muratura. Quest’ultima non è
più presente in loco: secondo la
tradizione, fu trasportata nel
sec. XIII a Loreto, dove è conservata all’interno del Santuario
della Santa Casa. Per la visita
di Benedetto XVI verranno sospesi i lavori di consolidamento
e restauro all’interno della grotta.
Israele, Gerusalemme,
Santo Sepolcro (15 maggio, ore
10.15). Situato all’interno della
omonima basilica, nella città
vecchia di Gerusalemme. Della
tripartita basilica costantiniana
rimane oggi solo la rotonda
dell’Anastasi. Il resto della costruzione è opera crociata
(1141). I francescani officiano
nella basilica dal XIV sec. insieme con diversi altri riti cristiani, dei diritti dei quali disposero
a loro piacimento i sultani, prima del Cairo e poi (dal 1517) di
Costantinopoli, fino al riconoscimento dello “statu quo” (1757 e
1852), l’ordinamento che ancora oggi regola la convivenza delle diverse comunità.
a cura di DANIELE ROCCHI
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CHIESA
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ASTORALE
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APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
SOLENNE CELEBRAZIONE LO SCORSO 23 APRILE
INDETTA LA VISITA PASTORALE
NELLA VALLE D’INTELVI
L
a sera del 23 aprile le comunità della Valle d’Intelvi si sono riunite nella
parrocchia di Sant’Antonio Abate in San Fedele per la celebrazione dei Vespri in preparazione alla Visita
Pastorale del nostro vescovo
Diego. Erano presenti il vicario
territoriale mons. Italo Mazzoni e il delegato vescovile per la
visita pastorale don Flavio Feroldi.
Questo momento di preghiera è
stato preceduto, oltre che dagli
incontri previsti dalla lettera di
indizione, da due serate di preparazione a San Fedele il 18 e 25
marzo, nel corso delle quali mons.
Mazzoni ci ha introdotto con delle riflessioni in questo momento
di grazia particolare. In quei
momenti abbiamo cercato di capire cosa il Vescovo ci chiede, individuando quale cammino compiere affinché la sua visita possa
essere occasione di crescita nella speranza, nella fede e nella
carità. Nella prima serata, quella del 18 marzo, abbiamo ascoltato don Italo presentarci la Visita Pastorale come segno di presenza tra noi di Dio attraverso il
suo Apostolo; nella seconda, dividendoci in gruppi, abbiamo
svolto tre laboratori di approfondimento inerenti le fasi centrali
della vita del credente ovvero: l’iniziazione cristiana, il giorno
del Signore, la famiglia.
Queste due serate sono state
base e fondamento di questa solenne indizione. Se non ci fossero state non avremmo potuto cogliere l’importanza del momento. Alla celebrazione solenne dei
Vespri erano presenti tutti i sacerdoti della Valle: don Enrico
chiesa diocesana che viene non
solo per verificare il cammino
svolto, poiché di pastorale integrata nella nostra zona si parla
da parecchio tempo ma anche
come un momento di confronto e
di crescita e anche di correzione ,
per un futuro pieno di speranza.
Molteni, parroco di Lanzo,
Scaria, Ramponio e Verna; don
Bruno Biotto, parroco uscente,
poiché trasferito a Cernobbio, ma
ancora alla guida di Pellio Superiore e Laino; don Paolo Barocco, nostro vicario foraneo e parroco di San Fedele e amministratore parrocchiale di Ponna,
Blessagno, Pigra e Casasco; don
Luciano Larghi, responsabile
della pastorale Giovanile e collaboratore di don Paolo; don
Franco Bernasconi, parroco di
Pellio Inferiore dal lontano 1957
(la nostra enciclopedia vivente e
la nostra quercia); don Gianpaolo Acquistapace, che segue
le tante case di riposo disseminate nella nostra bella Valle; don
Giovanni Meroni, arciprete di
Castiglione e parroco di Cerano,
Muronico, Dizzasco e Veglio; don
Renzo Gabuzzi, prevosto di
Argegno e Schignano.
Il momento liturgico scelto è stato quello dei Vespri della dedicazione della chiesa e la lettura breve è stata la pagina di Vangelo
dell’Annunciazione. È stata la
processione d’ingresso dei sacerdoti, quasi a rappresentare la
comunione e la condivisione delle fatiche apostoliche a introdurci nella serata. Don Franco ci ricorda sempre che in Valle c’erano 17 sacerdoti, uno per campanile, ora sono molti di meno. E
questo calo porta i nostri sacerdoti ad essere più uniti e in
sintonia. Una chiesa che vive
nella storia ed è testimone di
Cristo quaggiù. Una preghiera
semplice, ben partecipata che ci
ha introdotto in un clima di accoglienza premurosa alle parole
che mons. Italo ha voluto rivolgerci. Una preghiera che ci ha
permesso di aprire il cuore alla
profonda riflessione di mons.
Mazzoni, e alla praticità frutto
dell’amore di don Feroldi.
Al di là di una cronaca che può
apparire sterile c’è stato impresso nel cuore certo questo desiderio del Vescovo di venirci a trovare nei luoghi dove viviamo,
gioiamo, soffriamo e lavoriamo
ma, nello stesso tempo la gioia
nel nostro cuore di accoglierlo
come padre e pastore della nostra
Al termine della riflessione di
mons. Mazzoni e don Feroldi è
stata consegnata ad ognuno di
noi la lettera di Indizione e l’icona della Visitazione dove è riportata la profonda preghiera in preparazione alla visita. Gesù nel
Vangelo ci dice: “non temere piccolo gregge”, non eravamo in
molti, ma ognuno ora diventa
portatore di questa visita a tutti
i fedeli della Valle. Saranno mesi
di preparazione, di riflessione, di
confronto in Spirito Sinodale.
Non possiamo dimenticare il fascicolo “Tornino i Volti” sul quale
la nostra zona pastorale ha lungo riflettuto, non possiamo dimenticare l’importante lettera
pastorale che il nostro Vescovo
Diego ci ha donato all’inizio dell’anno pastorale; iniziamo con
gioia con entusiasmo e con impegno questo cammino di preparazione all’ incontro. Che lo Spirito Santo modelli, come i
Magistri Intelvesi, il volto di una
chiesa giovane radicata nelle tradizioni ma che si rinnova sul Vangelo che è sempre giovane. Un
Volto senza sorriso non lo guarda nessuno una parrocchia senza progetto non interessa a nessuno. Il Vescovo e tutti i suoi preziosi collaboratori ci aiutino a
essere sorriso e progetto per l’uomo d’oggi.
pagina a cura dell’USVI
Ufficio Stampa della Valle Intelvi
LA RIFLESSIONE DI MONS. ITALO MAZZONI
PERCHÈ LA NOSTRA GIOIA SIA PIENA
D
esideriamo riportare
alcune riflessioni che
mons. Mazzoni ha tenuto durante la solenne
indizione della Visita
pastorale alla zona Valle d’Intelvi
il 23 aprile.
«Benedetto il Signore che ha visitato e redento il suo popolo».
Con queste parole, di visita in
visita, nel corso della Storia, Dio
si fa vicino al suo popolo, proprio
come il vescovo Diego, servo del
Vangelo, viene a visitare le sue
Comunità. È bello pensare di essere visitati nel prossimo autunno come prima Zona Pastorale,
questo permetterà di vivere la
freschezza di questo importante
incontro, preceduto da mesi di
preparazione spirituale, di riflessione e verifica che dovranno portare ad un risultato di comunione, rinnovamento e riforma pastorale. Solo pensando a Gesù nostro Salvatore, possiamo percepire la bellezza dell’apostolo che
viene in nome Suo, umile servo del
Vangelo, che proclama il Signore,
speranza, vita e salvezza.
Allora, qual è il compito di coloro
che sono chiamati ad attuare la
pastorale? Il compito è scoprire
che Dio è gioia e stupore ed essere strumento di comunicazione
verso gli altri; attraverso l’esempio e lo stile di vita, preparare “la
strada al Signore”. Gioia di Dio,
che invade la nostra vita, volti
più luminosi poiché solo il cristiano è gioioso. Stupore della fede,
luce dei nostri occhi. Lode alla
FINALITÀ E ATTEGGIAMENTI:
LA COMUNITÀ CAMMINA
VERSO LA VISITA PASTORALE
FINALITÀ
Al termine della celebrazione dei Vespri, mons. Italo
Mazzoni ha sintetizzato in sette punti le finalità della
Visita Pastorale.
Trinità segna il nostro pensare e
il nostro operare.
La ricchezza della nostra Zona
Pastorale ha profonde radici nelle tradizioni di fede che non devono essere vissute prive di valori ma devono sfociare in rinnovamento: prendere il meglio del
passato per lanciarsi nel futuro.
In tutto questo, l’Eucaristia che
santifica, che converte, che è sorgente, non deve essere contorno,
ma centro della nostra vita, fonte della vita cristiana, primizia,
brivido di un amore puro, slancio nella missione, visita del Signore fra noi ogni domenica: questo viene a ricordarci il Vescovo
nella sua visita.
Il Signore è sempre presente in
mezzo a noi e si ricorda di ciò che
promette, mantiene sempre la
sua Parola, è Memoria. Solo di
una cosa si dimentica: dei nostri
peccati. La visita del vescovo Diego ci dà la possibilità di rinnovare la promessa comunitaria, noi
siamo la famiglia dei discepoli di
Gesù che ama il Signore nella
Comunità rinnovando la fede, la
speranza, la carità, il patrimonio
della vita cristiana.
Buona visita pastorale al vescovo Diego! Buona visita pastorale
a questa gente concreta e semplice, a queste comunità. Lo Spirito Santo continuerà a scolpire
ed edificare “cattedrali” di fede e
cuore, come guglie slanciate verso l’alto.
• Che cosa ci aspettiamo dalla Visita Pastorale? Un più
stretto legame con il nostro Vescovo, che ci guida nella fede.
• Che occasione è per il Vescovo? Vedere, celebrare, consolidare, stimolare, rendersi conto per chiamare al rinnovamento.
• Verificare lo stato della fede nelle nostre Comunità,
cioè se cresce in qualità e quantità.
• Fare crescere le esperienze tipiche della Comunità. La comunione, l’amore fraterno e la stima reciproca, la
pace e la preghiera perché la gioia diventi esperienza prevalente.
• Far crescere la missione, non solo nei paesi dove non
si conosce Gesù ma anche nelle nostre Comunità, è il Vescovo che ci fa da guida.
• Comunità Apostolica formata dalle persone che hanno
a cuore la vita della Comunità come la loro vita. È costituita dai laici che collaborano nel portare avanti il progetto
pastorale.
• Progetto pastorale delle parrocchie che costituisce
la vera novità perché richiede una conoscenza approfondita dei bisogni e risposte nel rinnovare un cammino di crescita nella fede e nei segni.
ATTEGGIAMENTI
Don Flavio Feroldi ha voluto suggerirci tre atteggiamenti:
• Prepararci ad aprire il cuore per incontrare il Vescovo.
• Arrivare preparati a questo incontro ponendoci sem-
plicemente una domanda, cosa voglio dire al mio Vescovo?
• Che la festa esteriore sia riflesso di interiorità.
CHIESA
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CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
DAL 3 AL 10 SETTEMBRE LA DIOCESI PELLEGRINA CON IL VESCOVO IN TERRA SANTA
IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO/7
INTERVISTA AL RETTORE DEL SEMINARIO
T
ra le realtà più significative della Terra Santa vi è senza dubbio il
Seminario di Beit-Jala,
molto noto in diocesi per
le molteplici attività di gemellaggio, sostegno e “adozioni a distanza” che in questi anni molte parrocchie hanno realizzato
in aiuto di numerosi seminaristi. Abbiamo rivolto alcune domande a don William Shomali, rettore del seminario del
Patriarcato Latino di Gerusalemme.
Quando fu fondato il Seminario e quali sono le aree
da cui arrivano i futuri sacerdoti?
«Il seminario del Patriarcato
Latino di Gerusalemme ha ormai 147 anni di vita. Fondato
dal Primo Patriarca, monsignor
Valerga, serve la diocesi cattolica di Terra Santa nelle quattro aree geografiche: Giordania,
Palestina, Israele e Cipro. La
diocesi ha anche inviato missionari negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi Uniti e nel Sudan».
Quanti sono i seminaristi?
«Il numero attuale dei
seminaristi nel Seminario Maggiore è 31, di cui 12 in teologia;
50 sono i ragazzi che frequentano il Minore. Alla fine di
giugno avremo la gioia di
vedere tre nuovi sacerdoti,
d’origine giordana, tutti
adottati con borse di studio
da parrocchie di Como. Due
terzi dei seminaristi attuali
provengono dalla Giordania, un
paese tranquillo e che gode di
libertà religiosa che permette
alla Chiesa di avere tante scuole cattoliche».
Qual è, oggi, la situazione
politica e sociale in Israele?
«La situazione politica non fa
nese non possono andare liberamente alla Città Santa. Hanno bisogno di un permesso speciale, raramente concesso dalla autorità israeliane. I seminaristi giordani incontrano difficoltà burocratiche nell’ottenere
i visti. Nel Natale 2007 partimmo in alcuni per andare a casa
in Giordania. Il visto era scaduto. Avevamo paura di non
poter più ritornare…».
pensare a una soluzione rapida del conflitto palestinese. Il
nucleo del problema rimane
“non risolto”. Negli ultimi sessant’anni, il Paese ha conosciuto 8 guerre: l’ultima è stata l’invasione di Gaza, con tutto il
dramma che ne è seguito. L’essenza del problema consiste nel
definire chi possiede legalmente la terra di Palestina. Dalle
due risposte contraddittorie risultano due ideologie opposte.
Per gli ebrei tutta la terra e proprietà del popolo ebreo. Il Signore l’aveva promessa ad Abramo
e alla sua discendenza per sempre. Gli israeliani parlano di un
diritto divino al possesso della
terra. Per i palestinesi tutta la
terra e palestinese e araba da
13 secoli consecutivi. Loro parlano di un diritto storico».
Quali sono gli ostacoli per
il processo di pace?
«Gli Ebrei non accettano
l’espressione “Territori Occupati”, e si stanno ritirando soltanto da una parte di questi Territori, un ritiro che chiamano
«concessione generosa» e che
chiedono di “scambiare con la
pace”. I Palestinesi pensano di
fare una concessione più generosa nel riconoscere il diritto
dello Stato d’Israele all’esistenza. Si tratta del 78% di tutta la
Palestina ma gli Israeliani pensano di restituire l’11% della
terra. La differenza nelle «concessioni» è troppo forte poter
essere colmata dai negoziati. In
più i due popoli desiderano fare
di Gerusalemme la loro capitale. Subito dopo la guerra del
giugno 1967, la Città Vecchia è
stata annessa e considerata come capitale esclusiva dello Stato d’Israele. Ogni anno siamo
testimoni della giudaizzazione
della città. Il perdente principale e la comunità cristiana di
Gerusalemme che ha visto il
suo numero calare di un modo
significativo. Da 25.000 cristiani nel 1948 il numero è sceso a
11.000 nel 2009».
E voi, in seminario, come
vivete?
«Il seminario soffre meno che
la popolazione. I nostri seminaristi, avendo un visto israeliano, possono visitare Gerusalemme liberamente. Ma sorgono due difficoltà. I sacerdoti e i
seminaristi di origine palesti-
Come sono i rapporti con
le diocesi italiane?
«La relazione della nostra
diocesi con l’Italia risale all’inizio della restaurazione del Patriarcato Latino. I sette primi
patriarchi, molti sacerdoti e
suore sono venuti dal Veneto e
da altre regioni italiane per servire Il Patriarcato Latino. Tutti i sacerdoti hanno imparato la
lingua araba e hanno potuto
servire con efficienza nelle diverse parrocchie della Giordania, d’Israele e Palestina. E vero
che il numero attuale di sacerdoti italiani è diminuito rispetto al passato, ma ne rimane,
comunque, un buon numero: fra
loro il vescovo di Nazaret, monsignor Marcuzzo, già rettore del
seminario di Beit-Jala. Questa
collaborazione è stata, in un
certo senso, reciproca. Infatti i
nostri sacerdoti che studiano a
Roma servono in qualche parrocchia del Nord Italia durante le grandi feste, specialmente
la Settimana Santa, aiutando
nelle confessioni e prediche. È
per loro una gioia scoprire questa terra che aveva dato alla
diocesi di Gerusalemme ottimi
missionari».
E con la Chiesa di Como?
«I legami con la diocesi di
Como sono forti e incoraggianti. Grazie all’amicizia nata fra
la vostra Chiesa e l’ordine del
Santo Sepolcro - particolarmen-
te “I cavalieri di Como” - è nata
l’Associazione degli amici del
Seminario. Il sodalizio riesce a
trovare borse di studio per i
seminaristi e realizza progetti
importanti per il seminario.
Questi progetti non avrebbero
visto il giorno senza l’aiuto de
“I Cavalieri di Como”…».
Cosa vedete nel vostro futuro?
«Attualmente abbiamo un
progetto molto importante per
il quale stiamo cercando aiuti.
Il numero crescente di seminaristi ci impone la costruzione di
altre camere per ospitare i chierici che arriveranno l’anno prossimo. Abbiamo ricevuto un finanziamento generoso dal
Gran Magistero dell’Ordine del
Santo Sepolcro. Il totale del progetto ammonta a 180mila euro.
Ma ci manca il 30% del finanziamento. Se l’otteniamo, il risultato sarebbe: 11 nuove camere per i seminaristi, una cappella, una classe e una sala di
comunità».
Tra pochi giorni in Terra
Santa arriverà il Papa: come
state vivendo l’attesa di
questo momento così importante?
«Sì, la nostra diocesi si prepara a ricevere Benedetto XVI
a Betlemme, Gerusalemme e
Nazaret. Preghiamo per il successo di questa visita pastorale, che non potrà essere distaccata da un carattere politico.
Oltre alle tre messe papali e
alla visita ai diversi santuari,
il Santo Padre andrà al Memoriale dell’Olocausto, lo Yad
Vashem, e al Campo dei profughi palestinesi di Aida, vicino a
Nazaret. I suoi discorsi saranno molto attesi».
intervista a cura
di ENRICA LATTANZI
IN CHIUSURA
LE ISCRIZIONI
PER LA TERRA
SANTA
DAL 3 AL 10
SETTEMBRE
LA CHIESA DI
COMO PELLEGRINA
CON IL VESCOVO
C
oloro che desiderino
prendere parte al
pellegrinaggio diocesano in Terra Santa dal
3 al 10 settembre o le
parrocchie che abbiano già
raccolto le iscrizioni e ancora non le abbiano fatte pervenire, sono invitati a comunicare tali dati il più presto
possibile. Il termine ultimo, e
perentorio, di raccolta è il 18
maggio.
Per motivi organizzativi si richiede di comunicare, se possibile, i nominativi tempestivamente, volta per volta,
senza attendere il giorno di
chiusura delle iscrizioni.
Per ulteriori chiarimenti e informazioni: Ufficio diocesano
pellegrinaggi, telefono 031 –
3312216; I viaggi di Oscar,
telefono 031.304524
P A G I N A
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CHIESA
RUBRICHE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
MAGGIO 2009
MAGGIO 2009
Apostolato
della preghiera
Intenzione generale: “Perché i laici e le comunità cristiane si rendano responsabili promotori delle vocazioni sacerdotali e religiose”.
I fedeli laici, unitamente ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, formano l’unico Popolo di
Dio e Corpo di Cristo.
L’essere «membri» della Chiesa nulla toglie al
fatto che ciascun cristiano sia un essere «unico
e irripetibile», bensì garantisce e promuove il
senso più profondo della sua unicità e
irripetibilità, in quanto fonte di varietà e di
ricchezza per l’intera Chiesa. In tal senso Dio
in Gesù Cristo chiama ciascuno col proprio
inconfondibile nome. L’appello del Signore:
«Andate anche voi nella mia vigna» si rivolge
a ciascuno personalmente e suona: «Vieni anche tu nella mia vigna!».
Così ciascuno nella sua unicità e irripetibilità,
con il suo essere e con il suo agire, si pone al
servizio della crescita della comunione ecclesiale, come peraltro singolarmente riceve e fa
sua la comune ricchezza di tutta la Chiesa. E’
questa la «Comunione dei Santi», da noi professata nel Credo: il bene di tutti diventa il bene
di ciascuno e il bene di ciascuno diventa il bene
di tutti. «Nella santa Chiesa - scrive San
Gregorio Magno - ognuno è sostegno degli altri e gli altri sono suo sostegno».
(Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, n. 28)
Intenzione missionaria: “Perché le Chiese
cattoliche di recente fondazione, grate al Signore per il dono della fede, siano pronte a partecipare alla missione universale della Chiesa, offrendo la loro disponibilità a predicare il Vangelo in tutto il mondo”.
Con il Concilio Vaticano II si è aperta una nuova stagione nella storia sempre affascinante
dell’attività missionaria. Dal momento che la
Chiesa è per sua natura missionaria e ogni
Chiesa particolare è chiamata a riprodurre in
se stessa l’immagine della Chiesa universale,
anche le nuove Chiese sono invitate a «partecipare quanto prima e di fatto alla missione
universale della Chiesa, inviando anch’esse dei
missionari a predicare dappertutto nel mondo
il Vangelo, anche se soffrono per scarsezza di
Clero. La comunione con la Chiesa universale
raggiungerà in un certo senso la sua perfezione solo quando anch’esse prenderanno parte
attiva allo sforzo missionario diretto verso le
altre nazioni» («Ad Gentes», 20).
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la
Giornata Missionaria Mondiale, 1989)
Intenzione dei Vescovi italiani: “La Vergine
Maria ci insegni a vivere il senso profondo della liturgia come offerta di noi stessi, per diventare strumenti di Dio per il mondo”.
Prega, o Madre, per tutti noi.
Prega per l’umanità che soffre miseria
e ingiustizia,
violenza e odio, terrore e guerre.
Aiutaci a contemplare col santo Rosario
i misteri di Colui che “è la nostra pace”,
affinché ci sentiamo tutti coinvolti
in un preciso impegno di servizio alla pace.
Abbi uno sguardo di particolare attenzione
alla terra in cui desti alla luce Gesù,
terra che insieme avete amato
e che ancor oggi è tanto provata.
Prega per noi, Madre della speranza!
“Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino.
Fa’ che vediamo il tuo Figlio,
pieni di gioia nel cielo”. Amen!
(Giovanni Paolo II, Preghiera, dicembre 2002)
PER LE PARROCCHIE
93
L’informatore
giuridico
L
a manovra finanziaria del 2009 ha
introdotto alcune modifiche in tema
di destinazione del 5 per mille
dell’Irpef. Infatti l’art. 63 bis del D.L.
25.6.2008, n. 112, convertito in Legge
6.8.2008, n. 133 (Disposizioni urgenti per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria),
confermando per l’anno finanziario 2009 la
facoltà di destinare il 5 per mille dell’Irpef
ad una serie di enti non profit, ha individuato un numero maggiore di soggetti che
possono essere beneficiari del contributo.
Oltre ai soggetti già individuati lo scorso
anno vengono reintrodotti altri enti già presenti nelle scorse annualità.
La scelta dei destinazione del 5 per mille
potrà quindi essere effettuata tra i seguenti soggetti:
1. le onlus, sia di diritto che per opzione, compresi i “rami onlus” degli enti ecclesiastici;
2. le associazioni di promozione sociale,
purchè iscritte nei registri, sia nazionali che
locali;
3. le associazioni riconosciute, purchè operino in uno dei settori di cui all’art. 10,
comma 1, lettera a, del D. Leg. 4.12.1997, n.
460 (cioè: 1) assistenza sociale e socio-sanitaria; 2) assistenza sanitaria; 3) beneficenza; 4) istruzione; 5) formazione; 6) sport dilettantistico; 7) tutela, promozione e
valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939,
n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409; 8) tutela e
valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti
urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997,
n. 22; 9) promozione della cultura e dell’arte; 10) tutela dei diritti civili; 11) ricerca
scientifica di particolare interesse sociale
svolta direttamente da fondazioni ovvero da
esse affidata ad università, enti di ricerca
ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della
legge 23 agosto 1988, n. 400);
4. gli enti che operano nel campo della ricerca scientifica e universitaria e della ricerca sanitaria, individuati dai Ministeri
competenti;
5. le fondazioni che operano nei settori previsti per le onlus;
6. il comune di residenza del contribuente
(che pur essendo stata tra le scelte più
opzionate dai contribuenti nel primo anno,
era stata abolita nelle successive edizioni);
7. le associazioni sportive dilettantistiche.
L’accesso di questi ultimi soggetti ai contributi è subordinata da una previa adozione del decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze che disciplina le relative modalità di attuazione.
Viene inoltre confermato l’obbligo di redigere un apposito e separato rendiconto, corredato da una relazione illustrativa, nel quale deve essere indicato, in modo chiaro e trasparente, quale sia stata la destinazione delle somme attribuite.
La redazione di tale documento dovrà essere effettuata entro un anno dalla ricezione del contributo e inviata entro 30 giorni
da tale data al Ministero competente per
l’erogazione delle somme (l’invio è obbligatorio per gli enti che percepiscono contributi pari o superiori a 15.000 euro).
rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI
Parola di vita
di CHIARA LUBICH
«Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno
metta a servizio degli altri la grazia
particolare che ha ricevuto»
(1 Pt 4,10)
dith, cieca dalla nascita, vive con altre non
vedenti in un istituto dove il cappellano, paralizzato alle gambe, non può più celebrare
la Messa. Per questo motivo si vuole togliere
Gesù Eucaristia dalla casa. Edith ricorre al
vescovo perché lo lasci quale unica luce alla loro
tenebra. Ottiene il permesso e con questo anche
quello di distribuire lei stessa la Comunione al cappellano e alle compagne.
Desiderosa di rendersi utile, Edith ha ottenuto
anche di disporre di una radio libera per varie ore.
Se ne serve per offrire ciò che di meglio ha: consigli,
pensieri validi, chiarimenti morali, per sostenere con
la sua esperienza coloro che soffrono. Edith… e potrei narrarti altre cose di lei. Ed è cieca e la sofferenza l’ha illuminata.
Ma quanti altri esempi avrei da narrarti! Il bene
c’è e non fa rumore. Edith vive praticamente da cristiana: sa che ognuno di noi ha ricevuto dei doni e li
mette al servizio degli altri.
Sì, perché per “dono” (o “carisma” come si suol dire
dal greco) non s’intendono soltanto quelle grazie di
cui Dio arricchisce coloro che debbono governare la
Chiesa. E nemmeno s’intendono soltanto quei doni
straordinari che egli si riserva di mandare direttamente a qualche fedele, per il bene di tutti, quando
pensa che occorra nella Chiesa rimediare a situazioni eccezionali, o a pericoli gravi, per i quali non
bastano le istituzioni ecclesiastiche. Questi possono essere la sapienza, la scienza, il dono dei miracoli, il parlare le lingue, il carisma di suscitare una
nuova spiritualità nella Chiesa ed altri ancora.
Per doni, o carismi, non s’intendono solo questi,
ma anche altri più semplici che possiedono molte
persone e si notano per il bene che producono. Lo
Spirito Santo lavora.
Inoltre si possono chiamare doni o carismi anche
i talenti naturali. Ognuno quindi ne è dotato. Anche tu.
E che uso devi farne? Pensare come farli fruttare.
Essi ti sono dati non solamente per te, ma proprio
per il bene di tutti.
“Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a
servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”.
La varietà dei doni è immensa. Ognuno ha il suo
e ha quindi nella comunità la sua specifica funzione.
Ma dimmi un po’: qual è il tuo caso? Hai qualche
diploma? Non hai mai pensato di mettere a disposizione qualche ora della settimana per insegnare a
chi non sa, o non ha i mezzi per studiare?
Hai un cuore particolarmente generoso? Non hai
mai pensato di mobilitare delle forze ancora sane
in favore di gente povera ed emarginata, e rimettere così nel cuore di molti il senso della dignità dell’uomo?
[…] Hai doti particolari per confortare? Oppure
per tenere la casa, per cucinare, per confezionare
con poco abbigliamenti utili o per lavori manuali?
Guardati attorno e vedi chi ha bisogno di te.
Provo dolore quando vedo che c’è gente che cerca
e insegna come riempire il tempo libero. Non abbiamo, noi cristiani, tempo libero, finché ci sarà sulla terra un ammalato, un affamato, un carcerato,
un ignorante, un dubbioso, uno triste, un drogato,
[…] un orfano, una vedova…
E la preghiera non ti sembra un dono formidabile
da utilizzare, dato che in ogni momento puoi rivolgerti a Dio presente dappertutto?
[…]
“Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a
servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”.
Immagini la Chiesa in cui tutti i cristiani, dai bambini agli adulti, fanno quanto possono per mettere
a disposizione degli altri i loro doni?
L’amore scambievole acquisterebbe tale consistenza, tale ampiezza e rilievo che […] potrebbero riconoscere da questo i discepoli di Cristo. […]
E allora, se il risultato è tale, perché non fare tutta la tua parte per conseguirlo?
E
Parola di vita , gennaio 1979,
pubblicata su Essere la Tua Parola.
Chiara Lubich e cristiani di tutto il mondo , vol. I, Roma
1980, p.157 - 159.
CHIESA
P A G I N A
11
CHIESALOCALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
PRESENTATO UFFICIALMENTE DAL VESCOVO DURANTE LA VEGLIA PER IL LAVORO
IL FONDO «FAMIGLIA - LAVORO»
Nella giustizia e nella solidarietà
si realizza il bene cui tutti siamo chiamati
Di fronte alle difficoltà che un numero crescente
di famiglie si trova ad affrontare,
si sono moltiplicate le iniziative di sostegno
e solidarietà; la nostra diocesi, come altre
Chiese in Italia, ha scelto di attivare un fondo
di solidarietà: lo ha presentato ufficialmente
il Vescovo, lo scorso 30 aprile, in occasione
della Veglia per il Lavoro; in questa pagina
pubblichiamo una stesura quasi definitiva
del testo, per cominciare a far conoscere
l’iniziativa e sensibilizzare sull’argomento:
i fondamenti ci sono tutti; nel depliant
che a breve sarà distribuito
a tutte le parrocchie saranno precisati
i particolari tecnici e le modalità di adesione
CHE COSA STA
SUCCEDENDO?
La crisi economica, innescata dal dissesto finanziario
globale, sta spingendo molte
famiglie e persone in stato di
grave difficoltà economica.
Una difficoltà che potrebbe
prolungarsi anche per un arco
di tempo non breve. La perdita del posto di lavoro e la precarietà occupazionale, soprattutto nei nuclei monoreddito,
possono rappresentare un serio ostacolo per le aspirazioni
della persona ad una vita dignitosa per sé e i propri cari.
Occorre tuttavia riconoscere che una riduzione dei
consumi nell’ambito dei paesi ricchi occidentali è un percorso obbligato, se si vuole
evitare il collasso ambientale
del pianeta e consentire ai
paesi poveri di uscire dalla
miseria, evitando pericolose
tensioni internazionali. Non
solo: una vita più sobria sembra anche essere la condizione per rimediare alla drammatica perdita di valori e al
profondo disagio esistenziale
che attraversano le società
ricche, frutto di un’illusoria
identificazione tra consumo di
beni materiali e benessere
della persona.
Ci rendiamo conto allora
che la crisi può diventare occasione di cambiamento
verso una società più umana
ed equa, con al centro la persona piuttosto che il consumatore, i beni relazionali piuttosto che quelli materiali, la solidarietà piuttosto che la competizione. Le difficoltà di questo momento possono così essere percepite come un’opportunità, un’occasione di cambiamento da vivere insieme,
con coraggio, serenità e fiducia.
Per la comunità cristiana, si
tratta di un impegno radicato, ancor prima che nel comandamento dell’amore, in
quella Giustizia senza la quale la Carità rischia di ridursi
a sterile elemosina, smarrendo il senso più profondo e
profetico di dono di Dio. Per
tutti i cristiani deve essere un
fatto educativo, che aumenti
la solidarietà e la condivisione, l’apertura del cuore e la generosità. Senza mai dimenticare che spesso la nostra ricchezza coincide con l’impoverimento dei poveri.
COSA PROPONIAMO
A sostegno di famiglie e persone in difficoltà, la diocesi,
con la collaborazione di tutte
le parrocchie, vuole:
• promuovere reti di solidarietà, che aiutino le persone ad uscire dall’isolamento e
dall’individualismo, condividendo bisogni e risorse;
• rendere le parrocchie luoghi di corresponsabilità,
dove i problemi di ogni membro divengono problema di
tutti (e viceversa), impegnandole nella ricerca delle soluzioni più adeguate;
• richiamare chi ha di più
al dovere della giustizia e della solidarietà, attraverso
elargizioni e autoriduzioni dei
propri guadagni a favore di
chi ha di meno;
• educare tutti ad un uso responsabile e moderato delle risorse;
• riscoprire una solidarietà basata sulla relazione e
lo scambio reciproco, non solo
di denaro, ma anche di tempo, lavoro, attenzioni.
CON QUALI SOGGETTI
Il vescovo monsignor Diego
Coletti, affida l’iniziativa ai
seguenti soggetti:
LE COMUNITÀ
PARROCCHIALI
invitate a vigilare sulle situazioni che prevedono un aiuto, a segnalarle al parroco o
a un suo incaricato, e a collaborare per dare una risposta.
IL PARROCO, O UN SUO
COLLABORATORE
incaricati di raccogliere la
richiesta di aiuto, valutare le
1. Una giornata diocesana di raccolta delle offerte, domenica 10 maggio
2009: i contributi confluiranno nel Fondo diocesano “Famiglie-lavoro”. Dovranno essere
versati alla “Fondazione
Caritas Solidarietà e servizio” specificando la causale
“Solidarietà famiglie-lavoro”
presso il Credito Valtellinese
- sedi di Como e Sondrio (nel
depliant saranno precisati
tutti gli estremi).
condizioni di bisogno, e portarla all’attenzione del referente zonale.
I REFERENTI ZONALI
cui è affidato il compito
di raccogliere le richieste di
sostegno, portandole all’attenzione del Comitato dei
garanti, e confermando ai parroci o ai collaboratori l’accoglienza e le modalità dell’aiuto.
GLI SPORTELLI
INFORMATIVI
segnalati per offrire sostegno e accompagnamento ai
disoccupati rispetto alle problematiche del lavoro.
LA “FONDAZIONE
CARITAS DIOCESANA”
chiamata a gestire contabilmente e fiscalmente il fondo diocesano e su richiesta del
Comitato dei garanti e ad erogare l’aiuto facendolo pervenire ai parroci richiedenti.
IL COMITATO
DEI GARANTI
incaricato di raccogliere le
richieste, valutarle e stabilire l’erogazione dell’ aiuto. Il
Comitato è composto da:
• due membri della Caritas
diocesana (Mario Luppi e
Marco Mazzone);
• due membri della Pastorale del Lavoro (Alberto Conti
e Giorgio Riccardi);
• due membri dell’Azione
cattolica (Francesco Mazza
e Germano Colombo);
• presidente è don Battista
Galli, Vicario episcopale.
Accanto alla collaborazione specifica delle Acli
di \Como e Sondrio, che si
occupano anche degli
“Sportelli informativi”,
partecipano all’iniziativa
o danno il proprio contributo anche tutte le realtà
associative, gruppi, movimenti e singole persone
che, a diverso titolo, condividono le ragioni e le finalità dell’iniziativa.
COME PROCEDIAMO
• Giovedì 30 aprile 2009:
in coincidenza con la Veglia di
preghiera per il lavoro, è previsto il lancio dell’iniziativa.
• I parroci offrono in parrocchia il dépliant illustrativo e sensibilizzano i fedeli circa la necessità di una
conversione personale ad una
vita più sobria e solidale. Nel
frattempo responsabilizzano la comunità perché sia
attenta alle situazioni di perdita del lavoro con conseguenti gravi difficoltà, segnalandole al parroco o a un suo incaricato.
• Le modalità di sostegno devono il più possibile esprimere relazioni di prossimità,
impegnando le famiglie della
comunità a qualche forma di
vicinanza, di presa in carico,
di adozione temporanea…
• Le elargizioni non dovranno essere a fondo perso, ma impegnare in qualche
tipo di restituzione, se pur
parziale.
• Il fondo nazionale promosso dalla Chiesa Italiana
avrà uno scopo complementare rispetto al Fondo diocesano, integrandolo in casi di
particolare gravità.
CHI SI INTENDE
AIUTARE
L’intervento ha carattere
straordinario e temporaneo,
ed è rivolto a famiglie e persone, italiane o straniere,
residenti, rimaste senza lavoro, dando priorità a precarietà di salute, disabilità
e non-autosufficienza.
In particolare:
famiglie monoreddito o
singoli, con figli a carico,
che hanno perso il lavoro dal
gennaio 2009, non godono di
contributi previdenziali, non
hanno altri redditi né aiuti da
parenti o amici, né risparmi
adeguati.
2. Consegnare contante o
assegno non trasferibile in
busta chiusa presso la Caritas diocesana (il rilascio,
su richiesta, della ricevuta per
la detrazione fiscale può essere eseguito solo nel caso di offerta attraverso assegno non
trasferibile).
3. Altre raccolte a carattere continuativo nelle singole parrocchie, che coinvolgano preferibilmente famiglie o gruppi di famiglie
in forme di autotassazione o
di coinvolgimento diretto in
specifiche situazioni di bisogno.
È importante che i contributi confluiscano tutti
nell’unico fondo diocesano, perché gli interventi
siano sufficientemente valutati e garantiti e distribuiti nell’ambito diocesano secondo le necessità.
Nel depliant presto in distribuzione saranno segnalati gli
sportelli informativi distribuiti sul territorio della diocesi.
Ai parroci o ai loro collaboratori saranno al più presto
comunicati i nominativi e gli
indirizzi dei “referenti zonali”
cui fare riferimento.
INFORMAZIONI
CARITAS DIOCESANA
La sede è a Como, in piazza Grimoldi 5; l’ufficio è aperto nei seguenti orari: il lunedì dalle 14.30 alle 17.30;
dal martedì al giovedì dalle 9.00 alle 12.30; il venerdì
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle
14.30 alle 17.30; il recapito telefonico è lo 031-304330. Al
di fuori degli orari di apertura è comunque in funzione la segreteria telefonica.
GLI SPORTELLI
INFORMATIVI
IL SITO DELLA DIOCESI
PER COSTITUIRE
E ALIMENTARE
IL FONDO DIOCESANO
Sono previste le seguenti
tre modalità:
www.diocesidicomo.it.
COMUNICAZIONI
ATTRAVERSO
IL SETTIMANALE
P A G I N A
12
CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
CARITAS E TERREMOTO
LO STILE DI SOLIDARIETÀ
In questa pagina
sono presenti alcune
indicazioni, ma
soprattutto lo stile,
per una presenza
sul territorio del
terremoto in Abruzzo.
Il gemellaggio sarà
con diverse parrocchie
del territorio
di Paganica – Onna.
Dopo un sopralluogo
già le Caritas
di Lombardia si stanno
attivando per iniziare
una presenza costante
di vicinanza a tutta
la popolazione
pagina a cura
della CARITAS DIOCESANA
zione delle comunità parrocchiali che le sono state assegnate, attraverso una sorta di gemellaggio, la comunità di Paga-
nica con altre otto piccole parrocchie, per aiutarle ad essere
punto di riferimento per tutte
le persone che vivono in queste
comunità.
Per poter concretizzare questo aiuto abbiamo bisogno di
persone che vogliono mettere a
disposizione una parte del loro
tempo, per compiere un servizio di volontariato inserendosi
in queste comunità parrocchiali
per condividere le fatiche di
queste persone che per la maggior parte dei casi hanno perso
tutto, per ridare loro la speranza che nasce soprattutto da un
cammino di condivisione che
porta poi a capire i bisogni reali della gente e le azioni concrete, per poterli soddisfare.
Molte persone ci hanno chiesto di poter partire per vivere
questo servizio di volontariato,
per questo mi sembra urgente
ricordare lo stile di un volontario cristiano, perché il nostro
andare non sia solo la soddisfazione del nostro bisogno di es-
LE PRIME INFORMAZIONI NECESSARIE
IL GEMELLAGGIO CON PAGANICA
a scelta fondamentale
maturata dalla delegazione Caritas Lombardia, come in ogni situazione di emergenza ter
remoti in Italia, è quella di garantire una presenza di costante vicinanza, di ascolto, di attenzione per un periodo mediolungo (solitamente è di circa 2
anni).
Il gemellaggio con la frazione di Paganica si è allargato al
territorio circostante che comprende circa 12.000 persone. È
un territorio molto variegato
che comprende parrocchie di
montagna di 100 abitanti, fino
alla realtà cittadina con la frazione di Paganica con 7000 abitanti. Il clero diocesano presente è di differenti nazionalità. Ci
L
sono sacerdoti brasiliani, venezuelani, altri provenienti da diverse regioni d’italia, il direttore Caritas, parroco di Paganica,
è di origine sudamericana.
Si tratta in questo momento di stare vicino e di sostenere quello che già c’è, senza gravare sulle risorse del
territorio.
Quanto mai adesso è necessaria la presenza della Caritas
per ribadire lo stile di lavoro di
ascolto, affiancamento, discrezione (vedi primo articolo), e di
vicinanza necessaria.
Sul posto saranno presenti
due operatori stipendiati che
garantiranno la presenza di
Caritas per tutto il tempo necessario, oltre alla presenza di
volontariato che sarà for-
mato attraverso un percorso ad hoc (già oggi possiamo
dire che il corso di formazione è obbligatorio in tutte le
sue date - non ancora decise per la presenza come Caritas
nelle zone terremotate).
Per questo motivo, già questa
settimana partirà un gruppo di
delegazione per l’Abruzzo per
allestire il centro logistico delle Caritas di Lombardia che sarà nella parrocchia di Paganica,
proprio vicino alla chiesa e alla
casa parrocchiale.
I direttori che hanno visitato
le zone terremotate ribadiscono che in questo momento non
c’è bisogno di alcun materiale
(vestiti, giochi, cibo ecc.): ci sono
magazzini pieni di materiale
che rischia di deperire nel tem-
po. Si sta organizzando anche
il lavoro e la presenza estiva.
Per questo motivo l’orientamento in questo momento è
quella, almeno per l’estate
2009, di ospitare solo gruppi organizzati, (ad es. gruppi giovanili di oratorio) e non persone
singole, in grado di essere completamente autonomi per
dormire e per gli spostamenti. (tutto si appoggerà al
centro logistico delle Caritas
Lombarde di Paganica). Rispetto alle disponibilità già arrivate, sarà cura della Caritas Diocesana contattare i gruppi appena sarà concordata la presenza delle varie Diocesi.Per ulteriori informazioni contattare direttamente Caritas Diocesana
allo 031-304330.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
D
i fronte alla tragedia
che ha colpito la terra di Abruzzo, tutti ci
siamo sentiti coinvolti in prima persona ed è scattata all’interno del
nostro Paese quella dimensione di solidarietà, che, pur svolta in modi diversi, ci proietta a
prendere coscienza e a intervenire per alleviare le fatiche delle persone coinvolte dalla calamità.
La solidarietà si è subito concretizzata e in questi giorni sono partite tante collette, molte
persone hanno messo a disposizione soldi, beni materiali,
spazi abitativi, tempo e professionalità, per alleviare le fatiche e per aiutare a riprendere
il cammino della vita di questi
nostri fratelli così duramente
provati.
La Caritas diocesana si sente impegnata in prima persona
in questa opera di aiuto alla popolazione dell’Abruzzo, in modo
particolare si mette a disposi-
serci, ma diventi davvero una
occasione di aiuto al recupero
di vivibilità in queste comunità.
Lo stile di un volontario Caritas deve essere quello della
prossimità che ci è data dalla condizione dell’ascolto, che ci
porta poi a saper capire la situazione partendo non dal nostro punto di vista, ma da quello di chi vive il disagio del terremoto, questo poi deve portare a condividere l’azione di accompagnamento e di recupero.
Il contenuto è quello del volontariato cristiano, che non è
mai lasciato esclusivamente ai
singoli, ma è volontariato che
rappresenta tutta la comunità
e attraverso l’azione concreta
dei singoli volontari trasmette
innanzitutto la speranza che ci
è data da Cristo che per noi ha
patito ed è morto in croce.
Il volontario cristiano ama
con il cuore di Cristo e quindi
come prima azione ha il compito di sapersi donare a tutte le
persone che incontra nella sua
esperienza di volontariato.
Questa condivisione sarà diversa secondo i doni di ognuno,
ma è l’atteggiamento di fondo
che conta, perché il volontario
deve saper esprimere l’amore
che ha ricevuto da Cristo.
Allora, lo specifico per un volontario non sarà caratterizzato dalle azioni che sarà capace
di compiere, che probabilmente saranno simili a quelle di chi
ha altre motivazioni per vivere
un servizio, ma si troverà nella
radice da cui nascono le motivazioni, che se è viva produrrà
i propri frutti, che per noi vorranno dire amicizia, continuità
di servizio, capacità di far parte di un gruppo organizzato;
vorrà dire ancora saper lavorare in rete, superando i personalismi a favore di un lavoro di
squadra, trasmettere e vivere il
servizio in assoluta gratuità,
privilegiare e vivere il dialogo
e l’amicizia con le persone che
ci troviamo ad aiutare, avere la
consapevolezza dei propri limiti, ricordarsi sempre di essere i
rappresentanti di una comunità che ti ha inviato e che attraverso di te rende concreto e visibile l’amore donato ai fratelli.
Questo modo di compiere il
servizio di volontari ci permetterà di gustare i frutti che saranno la maggior generosità
nella donazione, il maggior disinteresse nel servizio vissuto,
il credere nella speranza oltre
la speranza, saper continuare
il servizio anche nell’insuccesso, avere la capacità di amare e
saper servire a fondo perduto,
senza mai chiedere nulla e senza aspettarsi nulla.
Mi è sembrato utile ricordare alcuni atteggiamenti che devono essere il bagaglio di un
volontario Caritas, perché il
cammino che la nostra Caritas
diocesana sta per intraprendere sia proficuo e perché attraverso l’impegno che i nostri volontari metteranno a disposizione di questi nostri fratelli di
Abruzzo possa rendersi concreta la vicinanza della nostra
Chiesa diocesana che è capace
di donare assieme a cose concrete anche l’amore di Cristo.
ROBERTO BERNASCONI, direttore
CHIESA
RIFLESSIONI
P A G I N A
13
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
Maria... per una “memoria evangelica”
MADRE E DISCEPOLA DEL FIGLIO
In Maria avviene l’incontro tra Dio
che si dona gratuitamente
e la persona umana che accetta,
con fiducia, questo dono
pagina a cura di ARCANGELO BAGNI
U
na lettura, anche veloce, dei Vangeli attesta il ruolo essenziale
di Maria. Un solo esempio. Il Vangelo di
Giovanni parla di Maria due
volte: all’inizio, a Cana, e alla
fine, ai piedi della Croce. Ogni
episodio riguarda certamente la
madre di Gesù (cf 2,1; 19,25).
Allo stesso tempo, però, la presenza di Maria a Cana nel contesto del primo «segno» di Gesù
(Gv 2,1ss) rimanda all’«ora» di
Gesù, alla Croce, al momento
nel quale il figlio sarà «glorificato». La vicenda di Maria è
tutta sotto il segno della fedeltà: fedeltà a un Dio che l’ha
chiamata e che le chiede di vivere - dentro una concreta vi-
cenda - una fedeltà ostinata.
Una fedeltà che diventa, così,
punto di riferimento per ogni discepolo. La vicenda storica di
Maria offre al credente una logica di vita: la fedeltà, appunto. Una fedeltà che non è il risultato di una decisione arbitrariamente presa ma la condizione prima per poter seguire
Gesù: «Se qualcuno vuol seguirmi, rinneghi se stesso, prenda
la sua croce e mi segua».
LA FEDELTÀ A DIO NEL
VOLTO DI UNA DONNA
È in funzione della sua relazione a Gesù che parliamo di
Maria. Ciò che la fede dirà di
lei, anche a riguardo della sua
maternità, partirà sempre da
questa fedeltà. Discepola di suo
figlio, Maria diventa allora colei che porta a compimento l’esistenza cristiana. Le affermazioni della fede, circa Maria, non
saranno che il dispiegamento di
questa prima e fondamentale
dimensione: la radicale fedeltà
a Dio, una fedeltà dal volto di
donna. Il legame di Maria al
Cristo fonda la riflessione ulteriore sulla Madre di Gesù. Un
passaggio di Marco (3,20) ci aiuta a comprendere questa prospettiva. Gesù è letteralmente
oppresso dalla folla. Non può
neppure mangiare (3,20). I suoi
familiari pensano che egli abbia perso la testa. Infatti lo stile di vita di Gesù non corrisponde alla forma di Messia atteso
- un Messia potente e giudice che la gente si attendeva. I familiari cercano allora di riprendere Gesù. Ma egli risponde:
«Chiunque fa la volontà di Dio,
questi è mio fratello, mia sorella, mia madre» (3,35).
La maternità non è un sem-
plice fatto biologico. Essere madre non si riassume nel mettere al mondo un figlio. La maternità esige di collocarsi al servizio del figlio per permettergli
di diventare se stesso. È in questa prospettiva che si colloca
Maria. Ella si definisce la «serva» (Lc 1,38). Ma il «mondo» di
Gesù non è semplicemente dato
dalla vita concreta e dai suoi
problemi. Il «mondo di Gesù» è
innanzitutto il «mondo» di Dio:
«Perché mi cercate? Non sapevate che devo occuparmi delle
cose del Padre mio?» (Lc 2,49).
Gesù «abita» la volontà del Padre. Ma questa parola appare
problematica a Maria stessa
che, al momento, non comprende, pur conservandola nel suo
cuore (2,51-52). Ella si conserva per questa parola, facendosi
obbediente e ad essa conformandosi. Ascoltare e obbedire
si richiamano: l’obbedienza passa attraverso l’ascolto dell’Altro.
E Maria si mette al seguito di
Gesù. Ella può dunque essere
madre, non solo sul piano biologico, ma anche a livello della
stessa persona del Figlio che si
nutre del fare la volontà del
Padre (Gv 4,34). Così ella partecipa a questa nascita dall’alto
che è opera dello Spirito. Il concilio di Efeso (431) la definisce,
a giusto titolo, madre di Dio.
Vediamo subito in che cosa
Maria è unica e in che cosa ci
riguarda. Appartenendo al mondo inaugurato da Gesù, essa rimanda ai tempi in cui lo Spirito
è effuso su ogni uomo (At 2,17;
Lc 1,35). Là ella appartiene alla
Chiesa nella quale si trova (At
1,14). Ma, collocata all’istante
iniziale, all’origine dell’entrata
del Verbo nella storia ella è unica e particolare. La sua maternità possiede dunque queste due
dimensioni: in sé è madre di
Gesù e della Chiesa, secondo la
formula del Vaticano II; e, nella
Chiesa, ella partecipa alla nascita del Cristo in quanti credono
in Lui. E’ per questo che Gesù in
croce la dona a Giovanni.
UNA RISPOSTA DI FEDE NELLA
LINEA DELLA FIDUCIA E DEL DONO
A
partire da questo centro - cioè la totale e assoluta fedeltà - possiamo comprendere in
modo adeguato le affermazioni della Chiesa su Maria. I Vangeli notano con precisione
la rottura che interviene nella vita degli apostoli: essi abbandonano Gesù arrestato,
Pietro lo rinnega, gli altri fuggono, certi dubitano della risurrezione. Il vangelo di
Giovanni colloca la stessa parola fondatrice di Gesù a Pietro in due contesti: Simone è
chiamato Pietro all’inizio (1,42), ma riceve il mandato alla fine (21,15-17). La sua missione è
allora ancorata nella fede nella risurrezione. Il suo rinnegamento è perdonato. Pietro rinasce.
Egli può dire, allora, «sì» a ciò che Gesù gli chiede.
La risposta di Pietro è così «adattata» alla domanda di Gesù. In effetti, Dio non fa all’uomo
proposte alle quali non sarebbe capace di rispondere: sarebbe una smentita della collaborazione
che Dio stesso desidera instaurare con gli uomini. Ma Dio suscita nell’uomo il volere e l’operare
secondo i suoi benevoli disegni (cf Fil 2,13). Maria è chiamata a dire «sì» a Dio per l’incarnazione
di Gesù, il Figlio del Padre. La sua origine è dunque nel disegno stesso dell’incarnazione. Ella è
formata per rispondere liberamente a questo disegno. Il progetto divino dell’incarnazione è un
disegno da collocare all’origine di tutto e non dopo, a livello dello svolgersi del tempo e delle cose.
Maria appartiene a questo disegno e il suo «sì» è esso pure originale, senza peccato.
IL DONO TOTALE DI SÉ
Allora il primo «sì» di Maria alla sua missione rivela - allo stesso tempo - la logica della sua
esistenza: il dono totale, incondizionato. Molto è stato detto e scritto su questo punto. Sappiamo
bene che i «vangeli dell’infanzia» sono stati redatti alla luce della Pasqua. La risurrezione permette di comprendere la nascita di Gesù perché la sua origine divina, che nella Pasqua trova la
sua piena manifestazione, è ugualmente presente a Natale.
Nessuno ha visto la risurrezione. I discepoli hanno visto il Cristo risorto, poiché la risurrezione è opera dello Spirito (Rm 1,14). Lo Spirito esprime l’origine. Così Egli è presente all’incarnazione. La venuta di Gesù, come la risurrezione, si iscrive innanzitutto nel silenzio attivo dello
Spirito. Con ciò è attestato chi è Gesù: l’Inviato del Padre, il Dono del Padre. L’origine di Gesù
sfugge agli sforzi dell’uomo. Maria non ha «conosciuto» Giuseppe (Mt 1,25): conoscere è sempre
impossessarsi. Gli uomini non possono mettere le mani su Gesù: Egli viene dal Padre.
La verginità iscrive nella carne di Maria l’origine stessa di Gesù Cristo. Gesù non è un figlio
adottato da Dio dopo la sua nascita. Da questo fatto Maria si trova al crocevia di una storia e di
un dono allo stesso tempo: la genealogia di Gesù (Mt 1,1-16) e l’invio del Figlio. Il versetto 16
traduce molto bene questa rottura delle discendenze umane: «Giacobbe generò Giuseppe (siamo
qui nella linea della continuità), lo sposo di Maria dalla quale fu generato Gesù (siamo qui nella
linea della rottura), chiamato Cristo». Perché Gesù è Figlio del Padre, Maria appartiene alla
nuova creazione (2Cor 5,17) che comincia. Un mondo nuovo è allora creato, quello della
ricapitolazione di tutte le realtà in Gesù, affinché «Dio sia tutto in tutti» (1Cor 15,28).
LA FEDELTÀ DIVENTA PIENEZZA SENZA FINE
Con la Pasqua del Cristo il segreto più profondo della creazione viene svelato. Pasqua porta a
compimento l’atto creatore di Dio. Questa è la fedeltà di Dio alla sua alleanza, a partire dal
primo istante della creazione fatta nel Figlio, mediante lui e per lui (Col 1,15-16).
Maria si colloca nella realizzazione di questo progetto. In lei, il primo stato della creazione ( il
«mondo vecchio») si apre al «mondo nuovo». Ella si trova così al primo momento della
ricapitolazione di tutto nel Cristo, non come un «mezzo» della venuta del Verbo di Dio, ma come
quella che ha personalmente partecipato alla sua entrata nel mondo. Fedele al suo «sì» iniziale,
fedele a suo Figlio, Maria riceve in se stessa la fecondità del Regno.
Ella è conformata al Figlio fino alla risurrezione. L’assunzione ci mostra che la grazia di Dio
ricrea totalmente quanti l’accolgono. L’Alleanza riguarda persone concrete ed essa trasforma
quelli che si mettono al suo servizio. In Maria la vita di Dio svela le sue potenzialità, perché
Maria è colei che ha accettato di lasciarsi coinvolgere totalmente da Dio. Nella logica del servizio sino alla fine, la sua esistenza può essere sintetizzata dalle parole del Magnificat: «Ha esaltato gli umili».
Ciò che è accaduto nella storia di Maria è, per il credente, un segno reale della speranza che
lo sorregge nel suo cammino verso «cieli e terra nuovi».
Non separare
Maria da Gesù
Questa è la missione di Maria e di ogni credente: non mettersi tra
Gesù e quelli che incontriamo, ma di metterci tutti al seguito di
Gesù, il solo e unico Salvatore. Come Maria, pure i credenti sono
chiamati a meditare nel loro cuore il vangelo di Gesù Cristo e a
proclamarlo a tutti. Come Maria, anche i credenti sono chiamati
a proclamare la loro fede: solo il crocifisso-risorto è il vero e unico
salvatore, colui che propone all’uomo la via da seguire per non
correre inutilmente nella propria vita.
E’ significativo notare come, non solo nel vangeli ma anche nella
tradizione ortodossa, Maria non sia mai disgiunta da Gesù. Maria dice costantemente riferimento a Gesù: si è messa al suo seguito e si è fatta sua discepola. Quante volte corriamo il rischio di
parlare di Maria al di fuori del suo riferimento a Gesù: riferimento che dice la sua identità e la sua missione?
Non è privo di significato il «poco» parlare di Maria nei vangeli.
Maria è presente nei momenti chiave della vita di Gesù. Poche
sono le parole. Un invito, urgente, a riscoprire il silenzio di Maria
per non cedere alla tentazione di attribuirle tante parole che potrebbero correre il rischio di sostituire le parole del vangelo o di
essere lette e dette -paradossalmente- a prescindere da quelle del
vangelo! Anche in questo Maria ci indica la via: Gesù e le sue
parole.
P A G I N A
14
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
LA MEMORIA DI UN UOMO SPECIALE CHE MERITA DI ESSERE CONOSCIUTO
Giovanni Ferro
il “Giusto”
di Como
Gerusalemme
lo Yad Vashem
- il Museo e archivio dell’Olocausto - (vi sarà interessato anche il
Papa durante il prossimo
viaggio in Terra Santa)
assegna il riconoscimento del “Giusto fra le nazioni” a ognuno di quei
non ebrei che durante la
seconda guerra mondiale
hanno salvato vite ebraiche. Sono oltre 20.000 i
riconoscimenti stabiliti
su base rigorosamente
documentale per ricordare “chi portò in salvo lo
spirito e l’idea dell’uomo,
come espresso nella migliore tradizione biblica”.
Il concetto di “giusto tra
le nazioni” è antico nella
tradizione ebraica. Durante la recita serale della Pasqua gli ebrei ricordano le due levatrici
egiziane che violarono il
decreto del faraone di far
annegare i neonati e, insieme alla figlia dello
stesso, salvarono Mosè.
Dovunque, oltre i casi
famosissimi di Giorgio
Perlasca e Oskar Schindler, è risuonata la motivazione di carità cristiana (e insieme di pura ragionevolezza) di ogni “giusto”: “qualsiasi altra persona avrebbe fatto la stessa cosa al mio posto; non
c’era tempo per pensare
di fare diversamente da
A
P. Ferro, rettore del Collegio Gallio di Como,
durante gli anni della seconda guerra mondiale
Il 10 maggio,
presso il Collegio
Gallio, si svolgerà
un concerto in
ricordo di questo
arcivescovo
rettore al collegio
Gallio negli anni
della guerra e
protagonista dei
“fatti di Como”
dell’aprile 1945
APERTA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE
di padre LUIGI AMIGONI
ciò che era giusto compiere”.
Parallelamente, e in coordinamento con la istituzione che scopre “i giusti”, si muove anche
“Hidden Children” l’associazione, attiva in USA,
dei bambini ebrei nascosti, sottratti alla deportazione e alla morte in seguito alla emanazione di
leggi razziali o all’applicazione di inumani teoremi.
Como, al collegio Gallio,
ha annoverato uno di questi “eroi nascosti”, doppiamente nascosto dato che
il suo nome non è arrivato all’ufficialità delle cronache di Gerusalemme.
Si tratta di Giovanni
Ferro, piemontese di Costigliole d’Asti, somasco,
presente a Como dal 1938
al 1945 come rettore del
Gallio (e implicato con la
sua grandissima generosità nei fatti relativi al 25
aprile 1945), e poi amatissimo arcivescovo di
Reggio Calabria dal 1950
al 1977. E’ morto a Reggio
Calabria, dopo anni di infermità, il 18 aprile 1992;
nel maggio 2008 è stata
introdotta la sua causa di
beatificazione.
Roberto Furcht, di origine ebree, allievo al Gallio negli anni di p. Ferro,
intende ricordare il suo
“protettore” e insieme
convalidare il riconoscimento che gli sta riservando la diocesi reggina,
promovendo un concerto
del pianista Luca Trabucco, docente di pianoforte al Conservatorio
Tartini di Trieste. Il concerto si terrà domenica
10 maggio, alle ore 17,
nell’aula magna del collegio.
Il 21 maggio 2008 nella cattedrale di Reggio Calabria alla presenza di sei
vescovi e di un centinaio di sacerdoti e di tanti fedeli, mons. Vittorio Mondello,
arcivescovo della diocesi e presidente della Conferenza episcopale calabra,
ha aperto la causa di beatificazione.
Precedentemente aveva annunciato l’evento con questo scritto.
“Sono veramente lieto di potervi comunicare che la Congregazione delle
Cause dei Santi, rispondendo ad una mia richiesta, ha emanato in data 8
aprile 2008 il Decreto col quale autorizza l’introduzione della Causa di
Beatificazione di S. E. mons. Giovanni Ferro nella nostra Arcidiocesi. Mi sono
deciso di inoltrare la superiore richiesta sollecitato da varie petizioni in tal
senso sia di singoli che di associazioni, ma soprattutto per l’interessante lettera inviatami congiuntamente dai quattro Arcivescovi di origine reggina
che voglio riportarvi: Noi Arcivescovi, tutti del clero reggino, ci rivolgiamo,
nello spirito della fraternità sacerdotale, a te, Pastore della nostra Chiesa di
origine, perché significhi al Consiglio presbiterale dell’Arcidiocesi regginabovense questo nostro pensiero. Chiediamo, in comunione con te ed attraverso te, che si promuova l’avvio del processo di canonizzazione per l’illustre ed
indimenticato Mons. Giovanni Ferro che fu arcivescovo della nostra amata
Chiesa per 27 anni (1950-1977). Le motivazioni che ci spingono sono la
straordinarietà delle virtù teologali e morali del nostro indimenticato Pastore. Il popolo reggino-bovense che ha “l’intuito della fede” lo vede come “uomo
di Dio” di straordinarie virtù e di insolita ed instancabile pastoralità.
Noi sentiamo di sottolineare: la sua continua concentrazione in Dio ed il suo
spirito di preghiera costante e profondo; il suo stile di povertà evangelica,
esemplare e provocante; la sua instancabile passione pastorale e particolarmente l’amore a noi, suoi presbiteri; la straordinarietà della carità, suo refrain
continuo e convinto; la disponibilità illuminata, quasi gioiosa, al perdono per
chi lo ha potuto offendere, non comprendendolo; la conversione alla linea tracciata dal Concilio Vaticano II cui ha partecipato e la conseguente proposta
alla nostra Chiesa; la creatività di opere, servizi per la carità, per la catechizzazione, per la crescita culturale e sociale della nostra Chiesa reggina; la
presenza nel sociale, nobile, vigile costante, specie in fronte a fenomeni degenerativi della nostra terra, quali la mafia, e baluardo di pace, nella verità, in
occasione dei cosiddetti “moti di Reggio”; l’equilibrio nei giudizi e la ricerca
continua di frammenti di verità negli altri e, soprattutto, il rispetto della persona; la commovente e sorridente assunzione della sua malattia che sopportò
in silenzio e nella pace della fede; la sua morte santa, serena e abbandonata in
Dio”.
1° MAGGIO: LA REGIONE LOMBARDIA SCEGLIE PIAZZA CAVOUR PER UN CONCERTO SUL LAVORO
Un grande concerto in piazza Cavour per salutare il 1° maggio a Como. A
promuovere l’iniziativa, è stato l’assessorato alle Culture, Identità e
Automomie della Lombardia, nella persona dell’assessore Massimo Zanello.
«Un Primo Maggio dedicato alla cultura del lavoro - ha detto Zanello, spiegando il significato dell’evento - in un presente che inevitabilmente conduce
a una riflessione consapevole sugli effetti di una crisi che non ha risparmiato nessun settore, neppure là dove tradizionalmente l’economia locale, con le
sue tipicità, ha saputo garantire a generazioni intere occupazione e benessere». A fare gli onori di casa, venerdì 1° maggio sul palco (a partire dalle
18,30), sarà Davide Van De Sfroos, un artista che ha saputo valorizzare i
tratti identitari del suo messaggio e trasmettere nelle sue interpretazioni il
valore e il significato dell’appartenenza a un territorio. Sulla scia del cantante “laghee’”, ma con interpretazioni ovviamente differenti, altri due personaggi simbolo della tradizione popolare lombarda, del teatro e del cabaret,
Cochi e Renato, campioni memorabili di una comicità surreale e “intelligente”, ma sempre con un occhio e un legame stretto con le proprie origini. «Un
Primo Maggio per stare insieme, divertirsi e riflettere sui temi del lavoro,
dedicato a un capoluogo importante della nostra regione - ha aggiunto Zanello
- e a una terra che ha saputo trasmettere in pieno il valore della cultura del
lavoro: non come un diritto tout court ma come dimensione in cui ognuno di
noi realizza appieno la propria personalità, coniugando conoscenza, intelligenza, capacità operativa, volontà, e principi morali». «Il lavoro - ha osservato Van De Sfroos - diventa, col tempo, quello che siamo. Se svolgi quella
professione, se continui un certo cammino, è perché arrivi a identificarti con
quello che fai, e stai percorrendo la tua strada. C’è una poetica nel lavoro di
una persona che, sia che la racconti in un libro o in una canzone, non puoi
che vivere accanto a chi la vive ogni giorno, conoscendone gli aspetti partico-
lari, come ho fatto quando ho scritto una canzone dedicata ai minatori».
«Van De Sfroos - ha sottolineato Zanello - è un caso paradigmatico di come
un artista riesca grazie al proprio talento e alle proprie capacità a valorizzare e trasmettere un messaggio partendo da ciò che gli sta attorno, da quello
che vede, in un processo simbiotico con le identità e il proprio territorio».
Ma ci sarà anche una grande esponente della musica italiana, Antonella
Ruggiero. «Dagli anni indimenticabili dell’esperienza con i Matia Bazar a
oggi - ha ricordato l’assessore Zanello -, il percorso dell’artista di origine
genovese, che ha fatto dell’espressività della sua voce il tratto distintivo del
suo eclettismo, è sempre stato in piena evoluzione, in una sorta di viaggio
tra le musiche e le canzoni più differenti per cultura e provenienza». La
serata - in caso di pioggia lo spettacolo si terrà al Teatro Sociale - sarà presentata da Federica Fontana e Andrea Casta. Un Primo Maggio di festa,
dunque, e di orgoglio per tutti i lavoratori, un’occasione in più per riflettere
sul valore del lavoro come esperienza che segna un cammino di crescita,
«ma anche per vivere un momento di positività - ha concluso Zanello - in cui
la musica sarà l’unica protagonista. E se Cochi e Renato canteranno ‘E la
vita, la vita’ - ha promesso Van De Sfroos - noi li accompagneremo con le
note». «Per noi è un onore che la Regione Lombardia abbia scelto Como e
piazza Cavour per celebrare la festa del 1° maggio valorizzando anche la
cultura locale con Davide Van De Sfroos, ormai testimonial inscindibile con
le attività delle Politiche giovanili del Comune di Como - ha sottolineato
l’Assessore alle Politiche Giovanili, Maurizio Faverio -. Molto importante è
inoltre l’iniziativa di sostegno alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Speriamo che i comaschi si dimostrino generosi». Ricordiamo che per
l’occasione il lungolago di Como verrà chiuso al traffico a partire dalle ore
20.00.
CRONACA
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Como
15
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
CAMPIONE D’ITALIA
Sarà comasco
il porto più
grande
del Ceresio
di LUIGI CLERICI
uecentocinquantadue posti barca, un molo esterno da 260
metri e pontili
interni per 410 metri. Sono questi alcuni dei “numeri” del nuovo porto comunale di Campione d’Italia, il più grande del lago Ceresio, presentati nel
corso di un incontro organizzato per promuovere
“Campione Expolago”, la
1^ rassegna dedicata al
lago Ceresio ed alle sue
imbarcazioni che animerà il borgo dall’1 al 3 maggio. Oltre all’evento, la curiosità era però calamitata dal progetto del nuovo
D
porto comunale che, una
volta ultimato, sarà il più
grande del lago di Lugano. «Si tratta di un cantiere importante dal punto di vista turistico ed
anche economico per il nostro paese» ha commentato il sindaco Marita Piccaluga. Lavori per 5,5
milioni di franchi che, per
il momento, hanno già
stabilito un record di celerità amministrativa: incarico al progettista assegnato a novembre, primo
progetto presentato a
marzo e due settimane fa
l’approvazione del progetto preliminare da parte
dell’esecutivo cittadino.
A coordinare
le operazioni
l’associazione
omonima.
Con il consenso
dei proprietari,
soci
dell’associazione,
si è dato corso
ad alcuni studi
per permettere
una riqualifica
della zona,
rendendola
nuovamente
percorribile
a piedi, pur
mantenendo
una flora
adeguata
alla protezione
e salvaguardia
delle specie
animali
COMO
Una ricostruzione del porto di Campione
Inoltre i lavori sono già
stati avviati con opere di
consolidamento di un terreno prospiciente al lago,
così che si possa lavorare
in tranquillità per sviluppare un cantiere che interesserà ben 12.000 mq di
terreno. Roba da accaponare la pelle se confrontata con le lungaggini che
a Como stanno riguardando alcuni progetti come il nuovo quartiere “ex
Ticosa”. Il nuovo porto
dell’enclave, però, non servirà soltanto ad incrementare i posti barca del
paese, portandoli da 140
a 252 su un lago dove i
posti sono esauriti, ma
prevedendo anzitutto una
dotazione tecnica sul versante nautico (dal distributore di carburante alla
rampa d’alaggio) e in pro-
spettiva un centro esposizioni attrezzato anche per
il ristoro e il lungamente
atteso albergo. Quest’ultimo sorgerà dove ora c’è la
Casaccia, come è chiamato a Campione d’Italia il
rudere della stazione di
base dell’incompiuta funivia della Sighignola, trasformandola in un hotel
di ridotte dimensioni ma
tale da cancellare per
sempre l’attuale esempio
di poco edificante gestione del territorio. In compenso il rudere si trova in
posizione tale, sul lago,
che ne amplifica il potenziale nella prospettiva turistica in cui s’inserisce,
secondo lo studio di fattibilità dal progettista architetto Enrico Boni e dall’ingegner Aldo Bernasconi, una piattaforma
A Cardina si ripristina
la zona dei “laghetti”
S
ono iniziati i lavori di bonifica e ripristino della zona “laghetti” sulla cima della collina di Cardina, non lontano dal ristorante Crotto
del Lupo e dalla sede dell’Associazione “Cardina”,
dove Bruno Munari e
Marcello Piccardo hanno
abitato e lavorato.
Le operazioni, coordinate dall’Associazione Cardina sono curate dal
Gruppo Alpini di Monte
Olimpino, con la consulenza del Parco Regionale Spina Verde e della So-
cietà Archeologica Comense.
La zona, così denominata, in quanto, in seguito
alle precipitazioni, si formano due invasi d’acqua,
era da alcuni anni senza
una costante manutenzione.
Con il consenso dei proprietari, soci dell’associazione, si è provveduto a
fare alcuni studi per permettere una riqualifica
della zona, rendendola
nuovamente percorribile
a piedi, mantenendo però
una flora adeguata alla
protezione e salvaguardia
delle specie animali.
Per questo motivo l’Associazione Cardina si è avvalsa di uno studio e della consulenza del socio
prof. Alberto Pozzi, membro della Società Archeologica Comense.
multifunzionale attrezzata anche per attività espositive di ridotte dimensioni e elevato standard qualitativo. «I lavori saranno realizzati in 3
lotti - ha specificato il progettista, arch. Enrico
Boni -: creazione della
barriera frangiflutti, riordino dei pontili esistenti
e realizzazione di una
piattaforma a lago dove
sorgeranno un centro
espositivo ed un ristorante dotato di posti barca».
Il Comune realizzerà le
infrastrutture di base: per
il centro espositivo e per
il ristorante sono ben accetti interventi e proposte
da parte di privati. «Speriamo di vedere i risultati già prima della fine del
mandato amministrativo,
ovvero entro il 2012» ha
Nei mesi scorsi numerosi
sopralluoghi sono stati
effettuati in loco per cercare di capire quale fosse
la soluzione migliore per
un’adeguata salvaguardia dell’area. Preziosa è
stata la disponibilità del
presidente del Parco Spina Verde, dott. Giorgio
Casati che insieme al p.a.
Amedeo Gelpi hanno indicato le linee guida dell’operazione.
La zona in questione nelle scorse estati era stata
anche causa del proliferare delle zanzare; l’operazione in corso servirà anche ad agevolare le bonifiche in programma su
iniziativa dei residenti,
dell’Associazione e le eventuali da parte dell’Assessorato al Verde del Comune di Como, per arginare il problema.
Durante le operazioni in
svolgimento, oltre che la
pulizia da rovi e sterpaglie intorno ad alberi di
pregio, sono stati recuperati molti rifiuti. Anche la
sicurezza nella zona è migliorata, in quanto ora è
ben definito dove si trovi
il confine tra terreno e
acqua.
Da segnalare che, anche
in seguito alla bonifica,
hanno fatto il loro ritorno
diverse specie animali,
tra cui anatre, rane e tritoni, che sicuramente aiuteranno ad una naturale
lotta contro le zanzare.
Le operazioni di ripristino proseguiranno nelle
prossime settimane.
concluso Marita Piccaluga.
Un porto, dunque, importante per il Ceresio perché i posti barca nel lago
sono esauriti e la normativa elvetica prevede che
non si rilascino targhe ai
natanti se i proprietari
non abbiano già a disposizione un posto barca.
«In seguito all’applicazione del Protocollo internazionale di Locarno che
regola la navigazione nei
laghi Ceresio e Verba-no
i natanti campionesi possono disporre di posti barca nelle località tici-nesi
e viceversa - ha confidato
il Maurizio Tumbiolo, comandante della Polizia
Locale dell’enclave -. Per
questo ritengo che il porto si riempirà velocemente».
DA TAVERNOLA
A CARDINA
Il Circolo Culturale Tavernolese - Gruppo Ambiente e territorio - e l’Associazione Cardina organizzano per venerdì 1
maggio la tradizionale
camminata, la settima,
sul sentiero che da Tavernola raggiunge Cardina.
La partenza da Tavernola
è prevista in via Rismondo (dietro la farmacia e
nei pressi della chiesa)
alle ore 9, l’arrivo, poco
più di un’ora al laghetto
di Cardina, vicino al
Crotto del Lupo. Alle ore
11 è prevista la S.Messa
nei pressi del laghetto. In
caso di cattivo tempo l’appuntamento sarà rinviato. Nel pomeriggio è previsto il percorso di ritorno a Tavernola, giungendo sulla via Campari e
lungo la via Conciliazione
si arriverà alla via Rismondo da dove si era partiti. Il percorso è facile,
alla portata di tutti, e individua-bile agevolmente
attraverso diversi cartelli. Si estende su un dislivello di circa 210 metri e
copre una distanza totale
di circa 2,5 km. Attraversa il bosco del parco urbano e lungo di esso è possibile scorgere dei bei prati
e alcuni ruderi delle
fortificazioni della linea
Cadorna.
Per eventuali ulteriori informazioni telefonare a:
Mariangela Fuggiaschi
(031-341605) oppure a Federico Faverio (cell. 3397324013).
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
252 posti barca, un molo esterno
da 260 metri e pontili interni per 410
metri. Sono questi alcuni dei “numeri”
del nuovo porto comunale dell’enclave
italiana in territorio elvetico
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Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
PER UN CONSUMO RESPONSABILE ED EQUO
“Corto Circuito”
la strada
della filiera corta
Cosa fa l’AVC-CSV...
collabora nelle attività di formazione e comunicazione rivolte a sviluppare le capacità di promuovere partecipazione, in particolare:
- la formazione di animatori territoriali e operatori delle istituzioni, con corsi per animatori di rete
rivolti a far acquisire competenze nella gestione
dei processi partecipativi;
- lo sviluppo del “Cortile”: una piattaforma web
che punta a supportare il consolidamento della
partecipazione offrendo a gruppi e realtà del territorio strumenti di comunicazione, condivisione e
collaborazione
Cosa fa il Coordinamento...
conduce le attività rivolte a sperimentare strumenti di governo sostenibile e partecipato del territorio, proseguendo sul tracciato del percorso
Municipi Sostenibili avviato nel 2008, attraverso
l’attivazione presso alcuni comuni pilota di:
- una “Consulta per la Sostenibilità Ambientale
ed Economica del territorio”, un organo che affianchi le amministrazioni comunali sui temi della
sostenibilità e del governo del territorio, creando
spazi di confronto tra cittadini, enti e amministrazioni locali
- un “Ufficio Partecipazione” che diventi punto
di animazione e di riferimento per i cittadini
Riparte il progetto
lanciato nel 2007
da “L’Isola che
c’è”, dal Centro
Servizi per
il Volontariato
e dal
Coordinamento
comasco
per la Pace.
Lo scopo:
avvicinare sempre
di più produttori
e consumatori
e diffondere stili
di consumo
responsabile
associazione comasca “L’Isola
che c’è”, da anni
impegnata nella
promozione di
stili di vita sostenibili, il
Coordinamento Comasco
per la Pace e il Centro
Servizi per il volontariato
di Como rilanciano “Corto Circuito”, un progetto
di “filiera corta”, avviato
nel 2007, allo scopo di riavvicinare produttore e
consumatore e diffondere
uno stile di consumo responsabile. Cofinanziato
dalla Fondazione Cariplo
tramite il bando 2008
“Promuovere l’educazione
ambientale” il progetto si
prefigge l’ambizioso obiettivo di sviluppare e consolidare pratiche di sostenibilità e partecipazione sul
territorio, stimolando nuovi legami tra amministratori e cittadini, sulla
base di principi di sostenibilità sociale ed ecologica, valorizzazione del territorio, partecipazione attiva, cooperazione, reciprocità.
Da dove nasce quest’idea?
A spiegarcelo sono Marco Servettini, presidente
dell’associazione “L’Isola
che c’è”, Mauro Oricchio,
direttore del Coordina-
IL RUOLO DEI TRE ENTI
IN “CORTO CIRCUITO”
Cosa fa L’isola che c’è…
sviluppa reti di consumo responsabile e pratiche di filiera corta sul territorio comasco favorisce
l’accessibilità al consumo responsabile e sostenibile tramite la diffusione:
- dei Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) - come
forme di comunità ecologiche e mutualistiche
- dei Mercati Solidali - come spazi pubblici ad
alto valore sociale e ambientale
- delle pratiche di Piccola Distribuzione Organizzata - come modalità innovative di scambio
orientate alla qualità e alla sostenibilità.
L
’
mento Comasco per la Pace e Alessandra Bellandi
per il CSV «In questi anni
- spiegano - abbiamo riscontrato un interesse
crescente nei confronti di
forme di consumo responsabile e di acquisto solidale. Ne è riprova il fatto
di come, in provincia di
Como, i Gas (Gruppi di
acquisto solidale) siano
passati, nell’ultimo quinquennio, da 5-6 circa alla
trentina di oggi, con l’attuale coinvolgimento di
circa 700 famiglie (un’ottantina in Como città). Il
problema che abbiamo
però riscontrato è una certa difficoltà di accessibilità alle pratiche proprie
di questo processo, sia in
termini culturali, sia, in
termini di luoghi, tempi e
opportunità. Da qui la
scelta, da un lato, di promuovere stili di vita sostenibili, e dall’alto di organizzare una sorta di
“filiera corta” di distribuzione e produzione, in grado di favorire l’acquisto di
prodotti di qualità, buoni,
sani, ecologici e social-
mente responsabili, a un
prezzo trasparente ed
equo, sia per gli acquirenti, sia per i produttori».
Promozione e formazione, promozione e distribuzione. Questi i fronti d’impegno sui quali “Corto
Circuito” si è sviluppato
in questi anni, in linea
con gli obiettivi più generali portati avanti da ciascuno dei tre enti promotori: sviluppare le capacità di promuovere partecipazione (AVC-CSV); sperimentare strumenti di
governo sostenibile e partecipato del territorio (Coordinamento Comasco
per la Pace); strutturare
le reti di consumo responsabile e le pratiche di filiera corta (L’isola che c’è).
In tema di promozione
e formazione “Corto Circuito” organizza e promuove percorsi di informazione, eventi, visite, laboratori di auto produzione
a supporto della crescita
dei Gas e percorsi di formazione rivolti alla cittadinanza, per far conoscere e diffondere stili di vita
sostenibili e partecipati.
Nel 2007 e nel 2008 l’attività formativa, denominata “Quotidiano sostenibile” ha coinvolto centinaia di cittadini in oltre 30
comuni con iniziative di
promozione di stili di vita
e di consumo sostenibile.
L’ultimo percorso formativo (gratuito e aperto a
tutti) è stato organizzato
a Bregnano, con il patrocinio del Comune di Bregnano, nei mesi di marzoaprile. In maggio partirà
il prossimo percorso a Lurate Caccivio, con il patrocinio del Comune.
In tema di promozione
e distribuzione “Corto
Circuito” programma e
supporta la messa in rete
di produttori locali, la progettazione partecipata di
nuove filiere corte, l’attivazione di mercati solidali, la sperimentazione di
ottimizzazioni logistiche
per agevolare lo scambio
tra consumatori responsabili e produttori locali.
Nello specifico, nel 2008
è stata fatta partire una
raccolta di ordini dai Gas
e l’organizzazione di mercati come momento di
consegna.
In ottobre è stata avviata una filiera del pane con
la semina di un campo a
frumento nel nostro territorio da parte di un agricoltore.
Da giugno, inoltre, è allestito un mercato settimanale che, oltre che rivolgersi alla cittadinanza,
è il luogo di scambio dei
prodotti ordinati dai Gas
aderenti. Mercato che si
alterna tra Bregnano
(nella piazza centrale di
Puginate il 2° e il 4° sabato del mese) e a Como
(presso il parco dei Comboniani di Rebbio, il 1° e
3° sabato del mese).
Durante tutto il 2008
sono stati effettuati 19
mercati, in cui sono stati
complessivamente coinvolti 22 Gas, 22 produttori (agricoltori e trasformatori alimentari) e 10
tra artigiani e botteghe
del commercio equo. Complessivamente nei mercati sono state scambiate
782 cassette di verdura
mista, per un totale di
6425 kg di prodotto ortofrutticolo.
Presso questi mercati è
possibile trovare frutta e
verdura di stagione, legumi, pane, formaggi, salumi, trasformati, confetture, miele, vino, prodotti
artigianali e del commercio equo. «Tra gli obiettivi per il 2009 - conclude
Marco Servettini - spicca
la volontà di rendere autonomo e sostenibile questo circuito attraverso la
creazione di una Cooperativa Sociale che consorzi
gli attori coinvolti - produttori locali e consumatori responsabili. Sul piano logistico cercheremo di
attivare la gestione di un
magazzino per ottimizzare il reperimento dei prodotti acquistati dai Gas e,
in prospettiva, punteremo
a far nascere nuovi punti
di riferimento per coinvolgere più persone e creare
una rete di distribuzione
leggera che riduca il movimento dei prodotti».
CON LE ACLI: “SANO E SOBRIO”
L’associazione “Famiglie in Cammino” delle Acli si è
resa promotrice un ciclo di incontri formativi dal titolo “Sano e Sobrio”, alla scoperta dell’alimentazione sostenibile.
Il primo incontro si è svolto martedì 28 aprile, sul tema
“Alimentazione e salute”.
Il secondo incontro, in programma il 22 maggio alle
18.30, sarà un “Corso di cucina a km zero”. Si tratterà
di un incontro culinario, promosso in collaborazione
con “L’isola che c’è”, per la promozione della “filiera
corta” e la valorizzazione dei prodotti locali, nell’interesse dell’ambiente, dei consumatori e dei produttori
agricoli della zona. Il corso avrà luogo presso la sede della cooperativa Aclichef, in via Tentorio 14/g, a
Como (contributo di 12 euro per socio, ragazzi fino a 14 anni gratis). Iscrizioni entro il 14 maggio.
Ultimo appuntamento il 21 giugno con una gita all’azienda agricola “Roccolo San Bernardo” di Schignano
per conoscere la loro esperienza e visitare il caseificio.
Per iscrizioni e informazioni: [email protected], tel. 031-3312727.
A S. FEDELE CONCERTO
IL 19 MAGGIO IN RICORDO
DI PAPA INNOCENZO XI
La chiesa di S. Fedele ospita, il prossimo 19
maggio, alle ore 21, il concerto d’organo del maestro Hielscher, uno dei migliori organisti attuali
in Germania, per la prima volta a Como.
L’occasione sarà la ricorrenza della nascita di
papa Innocenzo XI (Odescalchi) nativo comasco
e parrocchiano di S. Fedele, che ogni anno viene
ricordato con un concerto.
L’evento è organizzato dalla Cappella Musicale di S.Fedele di Como, con il patrocinio dell’Associazione Italiana Organisti di Chiesa.
CRONACA
P A G I N A
17
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
CHECK UP VISIVO DAL 4 AL 15 MAGGIO
Occhio...
ai bambini
difendiamo
la vista
ito puntato contro la cecità. Dal
4 al 15 maggio
la provincia di
Como ospita
un’importante campagna
di prevenzione contro la
cecità dal titolo “Check up
visivo nelle scuole dell’infanzia - occhio ai bambini”: un’iniziativa di alto
valore sociale voluta dalla sezione italiana dell’agenzia Internazionale
per la Prevenzione della
Cecità IAPB in stretta
collaborazione con la sezione comasca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.
Per l’occasione un camper di proprietà dell’Agenzia con le attrezzature oftalmiche a bordo sosterà per 10 giorni consecutivi in alcune scuole
dell’infanzia del territorio. Il dott. Dario Aureggi,
presidente del Comitato
Provinciale della Prevenzione della cecità della sezione di Como dell’UICI
D
L’iniziativa rappresenta
un’importante campagna
di prevenzione contro la cecità.
Un camper di proprietà
dell’Agenzia con le attrezzature
oftalmiche a bordo sosterà per 10
giorni consecutivi in alcune scuole
dell’infanzia del territorio
ha deciso di curare personalmente, dal punto di
vista medico-scientifico,
l’organizzazione di questa
campagna che si prefigge
lo scopo di individuare eventuali difetti visivi nei
bambini. Il check up servirà anche per raccogliere informazioni di carattere statistico, rigorosamente anonime, che verranno in seguito inviate a
Roma per le necessarie
elaborazioni.
«La famiglia di ciascun
bambino - spiega Mario
Mazzoleni, presidente
dell’Unione Ciechi di Como - è stata informata
della visita da parte
della scuola attraverso una lettera di presentazione del progetto, accompagnata
da un questionario,
con domande relative all’anamnesi oculare familiare e personale del bambino e dalla richiesta della indispensabile autorizzazione
per procedere alla visita
oculistica. Ogni bambino,
al momento della visita,
porterà il questionario
(solo poche domande)
compilato, che verrà trascritto sul file elettronico
da parte di un collabora-
visita oculistica verranno
registrati su un questionario elettronico anonimo
per la successiva fase di
elaborazione statistica.
tore e completato con i dati acquisiti durante la visita. A tutti i bambini verranno inoltre consegnati
l’opuscolo e il Dvd “Apri
gli Occhi”. Si tratta di una
campagna di grande importanza che permetterà
di aiutare molti bambini».
Gli esami da effettuare
saranno i seguenti:
1. il riflesso rosso dell’occhio
2. esame della motilità
oculare (cover-uncover
test)
3. stereopsi (Lang)
4. riflessi corneali
5. esame dell’acuità visiva con test delle E di Snellen.
I dati rilevati durante la
La durata della visita oculistica sarà mediamente di 10 minuti.
I bambini visitati nella
zona di Como saranno oltre 300 delle scuole:
- Materna “Raschi”, in
via Raschi
- Materna “Luca Mauri”, in via Tibaldi 2, Tavernola-Como
-Materna “Giuseppe
Garibaldi”, in via Briantea 4, Como
-Asilo infantile di
Buccinigo, in via San
Cassiano 6, Erba.
Per ulteriori informazioni: Unione Ciechi e
Ipovedenti di Como, via
Raschi 6 22100 Como; telefono 031-570565, fax
031-571540, e-mail uicco
@uiciechi.it; sito internet
www.uicco.it.
MONS. ALESSANDRO CORNAGGIA CAVALIERE UFFICIALE DELLA REPUBBLICA
Grande festa,
domenica scorsa,
in Comune,
a Como, per
il riconoscimento
di cavaliere ufficiale
della Repubblica
a mons. Alessandro
Cornaggia Medici.
A conferire
il presigioso
riconoscimento
il prefetto di Como
Sante Frantellizzi,
accanto al sindaco
e ad altre autorità
cittadinne.
Foto William
MERCOLEDÌ 13 MAGGIO A MONTEOLIMPINO
Cena al buio per “vivere” la cecità
L
’
Unione Italiana
dei Ciechi e degli
Ipovedenti, sezione provinciale
di Como con la
collaborazione del Centro
di formazione Professionale (C.F.P.) di Monte
Olimpino e del C.I.F. Provinciale di Como organizza una “cenalbuio” mercoledì 13 maggio (ore 20.00)
presso il CFP di via Bellinzona 88 a Monte Olimpino. Una quota del rica-
vato sarà devoluta alle attività dell’U.I.C.I. di Como. Si tratterà di una cena caratterizzata da menù fisso, accompagnata
da acqua e vino (costo ingresso 40 euro).Per informazioni e prenotazioni:
tel. 031-571055 interno
223 (CFP) oppure tel.
031-304190 (Cif). «Si tratta di un’esperienza multisensoriale, non solo
moda, quella della cena
consumata a luci spente -
spiega chi ha già vissuto
questa esperienza -. Mangiare e bere immersi nella più assoluta oscurità.
E non (solo) per gioco! Un
modo, da una parte, per
capire sulla propria pelle, anche solo per poche
ore, il mondo dei non vedenti; e dall’altro, per dialogare meglio con gli altri nostri sensi: olfatto,
udito, gusto e tatto. La
cena al buio rappresenta
una concreta esperienza
per cogliere la ricchezza
multisensoriale che è assopita in ciascuno di noi.
L’ambiente della sala,
completamente buio, un
diverso e più stimolante
percorso alla scoperta del
cibo e dei sapori, un viaggio nel gusto che vede impegnati tutti gli altri sensi in un gioco di riconoscimenti che riserva non poche sorprese. Differenti
anche le percezioni vissute: ad esempio: dopo pochi
istanti, si alza il volume
della voce dei commensali, perché nessuno ha più
la percezione della distanza dall’interlocutore.
I camerieri, ipo e non vedenti, si occupano dei partecipanti, accogliendoli
nel loro mondo. Menu a
sorpresa, l’occasione di
percepire sapori e profumi
così come sono, all’improvviso, senza quella preparazione intellettuale che deriva dal sapere ciò che si
mangerà. Cenare con noi,
come noi, completamente
al buio, serviti da camerieri ciechi equivale a rendersi conto, vivendole in prima persona, di alcune delle difficoltà che chi non
vede affronta quotidianamente. E non sbaglia chi
sostiene che nel breve tratto di una cena nell’oscurità, si comprende della cecità più che con la lettura
di molti volumi in materia
di disabilità visiva».
CRONACA
P A G I N A
18
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
BASILICA DI SAN GIORGIO IN BORGOVICO
90 anni
fa l’incoronazione
di Nostra Signora
del S. Cuore
L
e cronache dell’epoca raccontano di un evento
straordinario per
la nostra città e la
convalle. Siamo nel mese
di agosto dell’anno 1919.
È appena terminata la
“grande guerra” e la popolazione di Como compie
il voto di gratitudine promesso alla Madonna, che
ha protetto la città e ottenuto la vittoria. Si vivono però giorni di irrequietezza per la crisi - anche
allora - del settore tessile: un terzo della città è
in sciopero da diversi
giorni.
Ma gli animi vengono
calamitati dai preparativi per i festeggiamenti in
onore del simulacro di
Nostra Signora, che verrà trasportato in cattedrale per essere incoronato dal papa Benedetto XV,
che delega in sua rappresentanza l’arcivescovo di
Milano, il card. Andrea
Carlo Ferrari, già vescovo di Como. La novena a
san Giorgio, un triduo di
predicazione in duomo,
l’ascolto della Parola di
Dio, gli addobbi interni e
gli allestimenti esterni
lungo la via dove si svolgerà la processione per
riportare la statua della
Madonna nella nostra
chiesa parrocchiale… è
tutto una gara di offerta
di cuori e mani perché
questa manifestazione di
fede risulti un vero e proprio trionfo.
A mezzogiorno in punto del 15 agosto, al termine del solenne Pontificale, alla presenza di altri
sette vescovi, delle autorità e associazioni cittadi-
È il mese di agosto
del 1919. Da poco si è
conclusa la Grande guerra
e la popolazione comasca
compie il voto
di gratitudine promesso
alla Madonna, che
ha protetto la città.
È l’inizio di un
pellegrinaggio
mai interrotto
ne, del clero e del popolo
assiepato sotto le arcate
della cattedrale - papà e
mamme che sollevano i
loro bambini perché possano osservare la liturgia
-, tra le note del maestoso
organo e gli inni di giubilo dei cantori, il cardinale metropolita sale la scaletta e pone le preziose corone d’oro sul capo del
Bambino e della sua SS.
Madre. Il cannone di Brunate saluta la Vergine con
i colpi a salve, le campane di tutta la città risuonano in un unico concerto. Restano mute solo
quelle del duomo a motivo di alcuni lavori al campanile. Dentro e fuori dal
tempio un tripudio di gioia e di festa.
Saranno medesimi i tributi di omaggio il giorno
successivo, quando nel
pomeriggio la lunga processione si snoderà per le
vie della città, recando su
un carro addobbato di
drappi e fiori la statua di
Nostra Signora alla chiesa di san Giorgio. L’accorrere dei fedeli è sorprendente: “Tramvie e carrozzoni ferroviari non solo
erano stracarichi e zeppi,
LE CELEBRAZIONI MARIANE
ma moltissimi avevano
preso posto nei carri bestiame o pendevano aggrappati come grappoli”
(Ordine, 17 agosto). Sfila
il corteo dopo il canto dei
Vespri. Precedono carabinieri e vigili, seguono le
associazioni delle diverse
parrocchie di Como e dei
paesi limitrofi, le rappresentanze degli istituti cittadini, il clero, i vescovi,
il simulacro di Nostra Signora, il cardinale. Un
lungo procedere, scandito
dal suono di quattro corpi musicali, tra un ala di
popolo che in alcuni punti ostruiva la strada; tutte le vie addobbate a festa. Soprattutto il Borgo
Vico volle tributare alla
Madonna un onore particolarissimo: per tutte le
finestre un drappo, per
tutte le case un fiore.
Uno spettacolo che pro-
seguì per tutta la sera,
fino a notte inoltrata, senza alcun incidente. “Uno
sfolgorio fantastico, uno
splendore di luce di variopinti colori prodotto da
migliaia e migliaia di
lampioncini di ogni forma
che adornavano ogni finestra, ogni angolo di casa;
dovunque vi era un animo, un cuore, una fede.
Era una festa di luci e di
colori, sembrava per un
momento di trovarsi in un
paese incantato” (Ordine,
17 agosto). Dal campanile vennero sparati fuochi
d’artificio e di bengala.
Anche dalle ville del lago
vennero lanciati fuochi
pirotecnici, mentre in
piazza S. Teresa la banda
di S. Fermo offriva un concerto e la facciata della
chiesa di san Giorgio risplendeva illuminata in
modo sfarzoso da lampa-
Quest’anno il mese di maggio, tradizionalmente
legato al ricordo di Maria, sarà vissuto in modo
particolarmente intenso dalla comunità parrocchiale di san Giorgio, perché ricorre il 90° anniversario dell’incoronazione del simulacro di Nostra Signora del S. Cuore, venerato nella basilica-santuario di Borgo Vico.
Apertura del mese di maggio
- Domenica 3 maggio ore 11.00 solenne
concelebrazione eucaristica presieduta da mons.
Esmeraldo Mbonyintege, vescovo di Kabgayi
(Rwanda).
- Lunedì 4 maggio ore 21.00, fiaccolata mariana presieduta da mons. Diego Coletti, vescovo di Como, con la partecipazione del Gruppo
Unitalsi Como (dalla chiesa di S. Salvatore alla
Basilica di S. Giorgio, percorrendo la passeggiata lago) dal martedì al venerdì celebrazione mariana in Basilica alle ore 21.00 con la partecipazione delle diverse parrocchie e gruppi della città.
In questi giorni è stato inaugurato anche il sito
web della parrocchia: www.sangiorgiocomo.it,
nel quale una sezione è dedicata proprio alla storia, alla devozione di Nostra Signora e alle iniziative legate alla vita di questo santuario.
dine elettriche multicolori. Sul portale d’ingresso
campeggiava questa espressiva e augurante
epigrafe: “Incoronata dal-
la riconoscenza filiale,
Nostra Signora del S. Cuore, qui le tue grazie ognor
concedi copiose a chi sperando ti invoca”.
DA LUNEDÌ 4 MAGGIO
ASF: qualche novità per le linee 1, 3, 6, 8 e 11
on lunedì 4 maggio, a titolo sperimentale, entra
in vigore il nuovo percorso delle
linee 6 e 3 insieme ad altre piccole variazioni inerenti la frequenza di corse per le linee 1, 8 e 11.
Novità presentate nel corso di una conferenza
stampa, alla quale sono
intervenuti l’assessore
con delega ai Trasporti,
Fulvio Caradonna, il dirigente del Settore Viabilità, Pierantonio Lorini e
l’amministratore delega-
C
Variazioni
che verranno
attuate in forma
sperimentale
per rispondere
al meglio alle
esigenze
dell’utenza
to di ASF Autolinee, Annarita Polacchini. «Grazie
ad un accordo con ASF, a
titolo sperimentale, parte
dunque il nuovo percorso
della linea 6 - ha esposto
l’assessore Caradonna -.
Dall’attuale fermata si-
tuata nelle vicinanze della Motorizzazione Civile
(via Tentorio) gli autobus
proseguiranno in direzione di via Scalabrini, percorrendo via Pasquale Paoli ed avendo quale capolinea via Palma nei giorni festivi mentre via Varesina, con transito in via
Venturino, all’altezza dell’Istituto Magistri Cumacini nei giorni feriali. Si
tratta di un servizio particolarmente richiesto
dalle persone anziane che
avevano la necessità di
raggiungere soprattutto
via Carso».
Modifiche ai percorsi che
saranno realizzate a titolo di sperimentazione fino
al termine dell’anno scolastico che servirà al Comune di Como e ad ASF
per capire se ci saranno
modifiche agli orari o ai
capolinea. «E’ una decisione che viene incontro alle
esigenze dell’utenza - ha
commentato Polacchini effettuata, al momento, a
titolo sperimentale così
da effettuare eventuali
aggiustamenti da settembre». Altre modifiche ri-
guardano la linea 3 che
non transiterà più lungo
il viadotto delle lavandaie ma seguirà il vecchio
percorso via Muggiò-via
Turati, con due nuove fermate per servire l’utenza
della zona (una delle quali nelle vicinanze dell’ospedale Sant’Anna),
per poi continuare il proprio tragitto fino a Camerlata; e la linea 11 che
non arriverà più a Ponte
Chiasso ma effettuerà un
vero e proprio giro interno a Sagnino così da servire un’area fortemente
abitata della città e che
permetterà di regolarizzare il traffico delle altre
linee verso Tavernola. I
nuovi orari saranno reperibili sulle paline e scaricabili dal sito www.asfau
tolinee.it dal 30 aprile e
nelle prossime settimane,
presso tutte fermate, saranno disponibili le nuove cartine del servizio di
trasporto pubblico urbano. Si tratta di mappe di
facile lettura che verranno recapitate direttamente a casa dei cittadini.
L.CL.
A
CRONACA
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19
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
UN LIBRO A TRE MANI
“La fine”. Gli ultimi
giorni di Mussolini
visti dai servizi Usa
Lo storico comasco
Giorgio Cavalleri,
lo storico varesino
Franco
Giannantoni
e il ricercatore
Mario J.
Cereghino
ritornano su un
capitolo di storia
mai dimenticato,
prendendo spunto
da interessanti
documenti
recuperati dagli
archivi della Cia
A destra la prima pagina
del memorandum
di Lada-Mocarski redatto
ai primi di maggio 1945
di MARCO GATTI
G
li ultimi giorni
di Benito Mussolini sul Lario. Una vicenda scritta, ribadita e contesa da molti
storici negli ultimi sessant’anni. Verità e fantasia più volte sovrapposte.
Decine di pubblicazioni,
film, documentari. È stato detto tutto?
A questa domanda, forse, non sarà mai possibile dare risposta definitiva. Tali e tante sono le
fonti cui la storia attinge.
Ed è proprio scartabellando tra le fonti che ha
preso corpo una nuova
pubblicazione dedicata
all’epilogo della carriera
del duce. A parlare, questa volta, sono i documenti dei servizi segreti americani. Il titolo dell’opera,
edizioni Garzanti, è “La
fine. Gli ultimi giorni di
Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (19451946)”. Un testo frutto
dell’intreccio di tre menti
di grande esperienza storica: Giorgio Cavalleri, lo
storico e scrittore comasco autore di una quarantina di pubblicazioni, il
ricercatore storico varesino Franco Giannantoni
e il ricercatore indipendente Mario J. Cereghino.
Il libro si poggia su due
IL
R
U
O
L
O
DEI
TRE
ENTI
IN
“
C
O
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O
T
R
C
IU
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O
I”
memorandum segreti dell’Office of Strategic Service ritrovati da Mario
Cereghino negli archivi
del National Archives and
Record Administration
del Maryland (Usa), dopo
la declassificazione avvenuta nel 2000 con l’amministrazione Clinton. Memorandum, analizzati nel
dettaglio da Cavalleri e
Giannantoni e riportati
integralmente nel testo,
che “illustrano in modo
approfondito - scrivono gli
autori - quello che accadde nell’aprile del 1945 sull’alto lago di Como”.
Che cosa accadde, allora, quella mattina del 28
aprile 1945 a Giulino di
Mezzegra? A descrivere
quegli eventi per le forze
alleate è l’agente OSS 441
(Valerian Lada-Mocar-
ski). Dopo una prima approssimativa ricostruzione, basata anche su quanto riferito dal quotidiano
“l’Unità” in data 1° maggio, la versione definitiva
viene inviata il 30 maggio 1945 ad Allen Dulles,
direttore del Centro OSSEuropa di Berna, con l’invito di farlo pervenire alle
autorità competenti. Una
ricostruzione dettagliata,
priva di coinvolgimento
ideologico e qualsiasi forma di retorica, delle ultime ore del duce.
Il volume, prima di entrare nel merito dei due
memorandum, approfondisce la figura di Valerian
Lada-Mocarski - nobile
russo al servizio dell’intelligence degli Stati Uniti, dunque non uno “spione” qualsiasi - e dei rap-
porti tra l’OSS e la Resistenza italiana.
Segue la cronistoria
dettagliata delle ultime
giornate comasche di
Mussolini. Il trasferimento del duce da Milano a
Como la sera del 25 aprile, la ricerca di una via di
fuga verso Menaggio all’alba del 26 aprile, la ripartenza, all’alba del 27
aprile, verso l’alto lago,
quindi la cattura a Dongo.
“Il capo della repubblica
fascista - scrive l’agente
OSS 441 nel suo secondo
memorandum - e la sua
amante furono portati a
Bonzanigo nel cuore della notte tra venerdì 27 e
sabato 28 aprile”. Alti erano i rischi che un raid fascista liberasse il capo così “… per prevenire una
simile possibilità, Mussolini e la sua amante furono portati in una casa…”
reputata sicura. “L’automobile con la quale il
gruppo era arrivato fu lasciata a qualche centinaio di metri dalla casa, in
una piazzola nei pressi
della chiesa. Da qui, la
strada diventava troppo
stretta per una macchina.
Mussolini e la Petacci,
scossi ed esausti per gli
eventi del giorno, percorsero a piedi il tratto fino
all’antica e modesta abitazione, nei pressi del Riale, appartenente a Giacomo De Maria, un semplice contadino, e alla moglie, una donna di mezza
età…” Il De Maria, “fervente patriota”, come lo
definisce Lada-Mocarski,
non si sottrasse ad ospitare il gruppo partigiano.
In breve venne predisposta la stanza per Mussolini e la Petacci. “La coppia dormì all’incirca fino
a mezzogiorno di sabato
28 aprile. Dopo essersi alzata, la Petacci chiese della polenta e un po’ di latte. Due porzioni furono
portate al primo piano, assieme ad un piatto con dei
salumi e del pane razionato. La Petacci mangiò
con appetito, mentre
Mussolini prese solo due
fette di salame e un po’ di
pane. Non bevve il latte,
così come la notte prima
aveva rifiutato il caffè.
Temeva di essere avvelenato?...” Da lì a poche ore
gli eventi prendono velocità. “Il Duce - scrive l’agente dando cronaca di
informazioni raccolte da
testimoni oculari - indossava un soprabito grigio
con il bavero rialzato e un
berretto calato fino agli
occhi; Claretta un semplice tailleur e un foulard di
seta sul capo. Entrambi
calzavano stivali neri.
Quindi il trasferimento
nei pressi di villa Belmonte, qui ai due venne
letta la sentenza di morte. Poi l’epilogo: “A Mussolini fu quindi ordinato di
spostarsi di qualche passo verso il muro, a nord
del cancello. Quasi contemporaneamente, partirono gli spari dal revolver
del civile [Audisio] e dal
mitra del partigiano [Moretti]. L’uomo di Milano si
trovava a nord di Mussolini (a sinistra) e i suoi due
colpi sembrano essere stati esplosi una frazione di
secondo prima di quelli
FASCISMO E RESISTENZA IN UNA MAPPA DELLA MEMORIA
Una mappa della memoria, un aiuto a leggere la Como che fu, nel periodo 1943-1945, partendo dai luoghi simbolo che, all’epoca la caratterizzarono. Si presenta particolarmente interessante l’ultimo lavoro realizzato dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, edito con il contributo del Circolo Culturale
Ricreativo di Como. Una cartina della convalle su cui sono riportati i luoghi comaschi del potere fascista, dell’occupazione tedesca e dell’attività partigiana. Un intreccio di colori e immagini (accompagnate da una breve
contestualizzazione storica sul retro) che confermano il ruolo strategico che il capoluogo comasco ebbe nel corso
dell’ultima guerra in virù della sua particolare collocazione geografica. Da un lato la vicinanza con il confine
elvetico protesse Como dai bombardamenti, facendone una meta per i molti sfollati dalla vicina e tormentata
Milano, dall’altro sollecitò una sorta di seconda residenza dei centri di potere fascisti e nazisti. Molti furono i
gerarchi e i comandanti occupanti che risiedevano a Como che ogni mattina rientravano a Milano con le Ferrovie
Nord. Linea che fu protagonista di un pendolarismo che non di rado mise fianco a fianco occupanti tedeschi, sfollati e uomini della resistenza. Sfogliando la cartina scopriamo, per esempio, il comando logistico della Wehrmacht
presso l’Hotel Suisse, ma anche tanti altri luoghi di occupazione tedesca e di espressione del potere fascista,
oltre luoghi simbolo della resistenza.
La mappa è stata stampata in diecimila copie e verrà distribuita gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta,
in occasioni di manifestazioni pubbliche, presso enti e scuole cittadine.
spararti dal mitra del
partigiano. La pallottole
[del revolver del civile]
raggiunsero obliquamente il Duce, sulla schiena,
mentre i tre proiettili sparati dal mitra lo colpirono direttamente al petto.
Il partigiano che aveva
sparato questi colpi era
posizionato a sud di
Mussolini (a destra). Il
Duce si accasciò di lato,
contro il muro. Fu poi il
turno della Petacci. Sollevò le braccia in un gesto
disperato, fu raggiunta da
diversi colpi al petto e cadde accanto al suo amante.
I loro corpi si sfioravano.
Mussolini non era ancora
morto… In quel preciso
momento, dal lato più
basso della strada, arrivò
un ufficiale dell’unità partigiana locale [il “capitano Neri”]. Voleva capire
cosa fossero i colpi di
arma da fuoco che aveva
udito da sotto. Il capo partigiano [Lampre-di] che si
trovava tra i fucilatori lo
riconobbe e gli fece il gesto di avvicinarsi. Osservando che Mussolini era
ancora vivo, il nuovo arrivato lo finì con due colpi del suo revolver…”
“La fine. Gli ultimi
giorni di Benito Mussolini nei documenti
dei servizi segreti americani (1945-1946), Garzanti, aprile 2009, Giorgio Cavalleri, Franco
Giannantoni, Mario J.
Cereghino, pp 280, ill.
CRONACA
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20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
LA PRESENZA DI PADRE WITOLD
A Camnago
il “grazie”
di Caritas
Georgia
abato e domenica scorsi la comunità di Camnago Volta ha
vissuto momenti
intensi e toccanti, accogliendo padre Witold
Szulcynski, direttore della Caritas Georgia, in visita al quartiere comasco
per ringraziare la Circoscrizione 4 e la parrocchia
di S. Cecilia per la generosità dimostrata nella
raccolta di beni a favore
dei bisognosi da lui assistiti, avvenuta lo scorso
gennaio. L’incontro è iniziato con il divertente
spettacolo per bambini
offerto dal Gruppo Fata
Morgana nell’Auditorium, dal titolo “Un’altra
Pulcinella” (che ha avuto
lo scopo di raccogliere ulteriori fondi e materiali
da consegnare per le sue
opere) ed è proseguito nelle due Messe del sabato
sera e della domenica
mattina nella chiesa di S.
Cecilia. Il vicepresidente
vicario della Circoscrizione 4, Roberto Todeschini,
e il parroco, don Andrea
Messaggi, hanno salutato padre Witold a nome
della Circoscrizione e della parrocchia, testimoniandogli nuovamente la
loro vicinanza e quella
dell’intera comunità.
Padre Witold Szulcynski, salesiano polacco, ha
una somiglianza incredibile con il suo più famoso
connazionale ed amico
Karol Wojtyla, che nel
1993 lo ha invitato ad assumere il ruolo di direttore della Caritas Georgia, con sede a Tiblisi. La
stessa espressione dolce e
serena, ma nello stesso
tempo energica, gli stessi
occhi azzurri. E la stessa
capacità di portare un
S
Il religioso ha
fatto vsita al
quartiere comasco
per ringraziare
la Circoscrizione 4
e la parrocchia
di S. Cecilia
per la generosità
dimostrata
nella raccolta
di beni a favore
dei bisognosi
da lui assistiti,
avvenuta lo scorso
gennaio, nel
Paese georgiano
di SILVIA FASANA
messaggio d’amore e di
speranza anche nelle situazioni più difficili. Padre Witold confessa: «All’inizio non ero molto entusiasta all’idea, perché
per un polacco come me
andare in un paese russo
non è molto facile. Ho accettato per obbedienza».
Trovò una situazione molto difficile, un Paese provato dalla miseria, dove la
gente più povera moriva
per il freddo e per la fame.
«Provengo da una famiglia non benestante, molto cattolica, ma almeno
ogni giorno riuscivamo a
vivere dignitosamente e a
mangiare. In Georgia invece non avevo mai visto
così tanta povertà. Eppure è qui che ho capito veramente il senso della
fede e della mia vocazione. Ho avuto la grazia di
poter toccare con mano
cosa significa la Provvidenza di Dio». E la Provvidenza la può toccare con
mano chiunque abbia l’occasione di parlare con pa-
dre Witold, perché ne è un
reale testimone con le parole e la vita, con semplicità e stupore. Quella
Provvidenza che lo ha accompagnato quotidianamente in questi 15 anni,
accanto alla gente in situazione di bisogno, in
particolare gli anziani, i
bambini e, dallo scorso
agosto, i profughi della
guerra contro la Russia,
con attività di accoglienza, sostegno, nutrizione,
integrazione sociale, formazione, cura. Tra le tante attività gestite e sostenute dalla Caritas Georgia ricordiamo una Casa
- Famiglia per l’accoglienza dei bambini di strada,
Centri diurni per ragazzi, una rete di ambulatori per l’assistenza medica in particolare degli
anziani, mense, due panifici, un centro di formazione professionale. Padre
Witold, in particolare, riceve una grande carica
quando si occupa dei
bambini: «Sono loro il futuro della Georgia. Ogni
sera prima di andare a
dormire, mi si mettono
tutti attorno ed ognuno
vuole ricevere una carezza, un abbraccio, un saluto. Ognuno è una persona, non un numero, è una
richiesta di affetto, di
quell’affetto che non hanno ricevuto in famiglia. In
Georgia è veramente
drammatica la piaga dell’abbandono minorile, terribile conseguenza della
disgregazione delle famiglie a causa dell’estrema
povertà che si è creata nel
paese caucasico nel periodo post-sovietico». Continua padre Witold con un
velo di commozione: «Ogni giorno, ma soprattutto quando io e i miei collaboratori siamo più in
difficoltà, preoccupati,
scoraggiati per il timore
di non riuscire a far fronte alle mille emergenze
quotidiane, accadono piccoli, grandi, stupefacenti
miracoli di amore. Mi ricordo in particolare dell’episodio di una bambina,
menomata delle dita delle mani e orribilmente sfigurata in seguito ad un
incendio che aveva devastato la sua povera casa.
Gli interventi sanitari in
Georgia sono molto costosi, e noi non avevamo soldi per aiutarla. Ne ho parlato con mons. Claudio
Gugerotti, Nunzio Apostolico di Armenia e
Georgia, di cui allora ero
segretario. Abbiamo pregato e poi è partito per
rientrare in Italia per le
vacanze di Natale. Du-
rante l’omelia della Messa di Natale, in una parrocchia del veronese, ha
accennato al caso di quella bambina. Nel giro di
qualche giorno la generosità dei fedeli ha permesso di raccogliere l’intera
somma necessaria per
l’intervento. Ma c’è di più.
Dopo qualche settimana,
siamo stati contattati da
un Centro Ospedaliero
pugliese che si offriva di
compiere l’intervento gratuitamente. Cos’era successo? Uno studente pugliese che si trovava a
Verona e aveva ascoltato
la storia da mons. Gugerotti, ne aveva parlato con
la madre, ricoverata in
stato terminale presso la
clinica pugliese. Quella
povera donna, dal letto
d’ospedale, prima di morire, aveva coinvolto i
medici e la direzione sanitaria. Dopo qualche
giorno ancora, l’Aeronautica Militare Italiana ci
ha offerto il volo. Ora
quella bambina è guarita,
grazie alla generosità di
tanti italiani. Molte
Caritas locali, tra cui
quella Diocesana di
Como, quella Decanale di
Cantù e quella di Cabiate,
ci hanno tanto aiutato,
molti gruppi ed Associazioni, tra cui la comasca
Iubilantes, ci sono stati
vicini, molte comunità,
come quella di Camnago,
LE CELEBRAZIONI DI MAGGIO IN S. CARPOFORO
La parrocchia dei santi Carpoforo e
Brigida di Camerlata rende note le celebrazioni programmate nella basilica
di San Carpoforo nel mese di maggio
2009:
mercoledì 6 - 13 - 20 alle ore 20.45:
celebrazione eucaristica;
sabato 23 alle ore 18.00: celebrazione eucaristica per la dedicazione della
chiesa (dalla visita pastorale del beato
cardinal Ferrari indicata ‘ab immemorabilis’ il 25) con la corale polifonica
“Nazariana”.
Le parrocchie che lo desiderano possono organizzarsi per celebrazioni eucaristiche o momenti di preghiera anche in altre serate, contattando la parrocchia.
ci hanno sostenuto. Nella
nostra attività ci appoggiano soprattutto gli italiani, gente di grande cuore. Un popolo veramente
cristiano, che ha nel Dna
la solidarietà e la carità.
Non mi stancherò mai di
ringraziarlo». Una nota
fondamentale di padre
Witold è la gratitudine
come respiro dell’esistenza, conseguenza dello stupore dell’amore gratuito
di Dio. «I nostri anziani,
ogni settimana, fanno due
cose fondamentali: si fanno il bagno e vanno in
chiesa ortodossa (la maggior parte dei cristiani in
Georgia è ortodossa) ad
accendere una candela
per ringraziare tutti quelli che in ogni parte del
mondo li aiutano».
Per qualche giorno ancora a Camnago Volta è
attiva una raccolta di vestiario per la Georgia; per
informazioni Roberto
Todeschini tel. 347.
8452378; e-mail: todeschi
[email protected].
Se invece si volesse aiutare il popolo georgiano
tramite l’adozione a distanza di un anziano e un
bambino, si può scrivere
direttamente a padre
Witold Szulczynski c/o
Nunziatura Apostolica
Georgia (Caritas), Ufficio
Corrieri, Segreteria di
Stato, 00120 Città del
Vaticano.
CRONACA
Prealpi&Bassa
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
P A G I N A
21
PRESENTATA A LURATE CACCIVIO IL 23 APRILE SCORSO
“Liberitutti”
la guida
all’accessibilità
dell’Olgiatese
L
iberitutti!”
uno titolo efficace per una
pubblicazione
che, di tanto
in tanto, ritorna. Un lavoro a più mani che il Centro servizi per il volontariato di Como ha deciso di
avviare qualche anno fa
per monitorare il territorio e le sue barriere, i suoi
ostacoli ad una vita dignitosa. Ed ecco la “Guida all’accessibilità dell’Olgiatese”, un lavoro che si integra con quanto già realizzato dal CSV nel 2005
e nel 2006 rispettivamente per le realtà di Como e
di Erba. La guida è stata
presentata lo scorso 23
aprile presso il Centro Diurno Disabili di Lurate
Caccivio.
«Un folto e appassionato gruppo di volontari scrive in premessa al volumetto Fiorenzo Gagliardi, presidente dell’Associazione del Volontariato
Comasco - Centro Servizi
per il Volontariato, cooperative, tecnici, disabili
hanno lavorato per più di
un anno esplorando i
ventitré comuni dell’Olgiatese per tentare un
singolare quanto necessario percorso: guardare al
territorio e toccare con
mano l’accessibilità di luoghi ed edifici, e ragionare sull’accoglienza e la vivibilità dei nostri paesi.
Accessibilità, dunque, in
un’accezione più ampia,
non legata solo alle barriere architettoniche, ma
“
Dopo Como e Erba il lavoro del Centro
Servizi per il Volontariato di Como,
d’intesa con altre realtà del territorio,
si è concentrato sull’area prealpina.
Orginale la prospettiva di analisi:
non edifici pubblici ma
i luoghi del tempo libero
da intendersi come mezzo e strumento per perseguire una migliore integrazione sociale. Lo sforzo è stato quello di far
sperimentare a giovani,
volontari, disabili, una
modalità costruttiva e attiva di lavorare insieme,
di scoprire il proprio territorio, analizzarne i punti critici e i punti di forza...».
Il lavoro, come detto, è
stato curato dal Csv di
Como, insieme al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese e ad un gruppo di
4 associazioni e di 6 cooperative del territorio.
Tra le circa cinquanta
persone coivolte nel progetto anche una terza media di Lurate Caccivio,
che da qualche anno sta
portando avanti un lavoro mirato sul tema dell’accessibilità in questo comune.
«La qualità della vita di
un territorio - spiegano al
CSV - si misura anche
dalla possibilità degli abitanti di fruirne liberamente, quindi dalla sua
accessibilità. Una parola
che non ha solamente a
che fare con la disabilità,
ma proprio a partire da
questa condizione si estende a ogni categoria di
cittadini: uno spazio accessibile ad un disabile è
ugualmente adatto anche
ad una mamma con un
passeggino, ad un anziano, a chi si è sfortunatamente rotto una gamba...
insomma, a tutti.
Liberitutti è la terza
tappa di un percorso promosso dal Csv per valutare l’accessibilità del territorio della provincia di
Como. Il progetto ha coinvolto le amministrazioni
pubbliche, le associazioni
e le cooperative che lavorano al tema della disabilità, un gruppo di tecnici
e le associazioni giovanili. Il gruppo di lavoro ha
individuato i luoghi da
censire, ha predisposto gli
strumenti e ha valutato,
luogo per luogo, l’accessibilità per poi restituire
alla comunità i risultati
al fine di rimuovere le
barriere architettoniche,
ma anche e soprattutto le
barriere culturali che vedono i portatori di handicap come cittadini di serie B».
«I volontari che com-
pongono il gruppo - proseguono gli operatori del
CSV - hanno fatto una
scelta coraggiosa: non si
sono limitati ai luoghi
pubblici, ma hanno preferito investire le proprie
energie nella rilevazione
dei luoghi del tempo libero. Certo banca, ufficio
postale, municipio, ambulatorio medico devono, o
meglio dovrebbero essere
accessibili, perché vi si
concentrano alcuni servizi essenziali, ma piscine,
gelaterie, aree verdi, proprio perché la loro fruizione è lasciata al desiderio di trascorrervi per piacere il proprio tempo,
spesso tengono conto esclusivamente delle capacità dei normodotati, con
un grave danno alla qualità della vita di ciascuno».
Da qui la scelta di concentrale l’attenzione proprio su luoghi in cui si può
vivere il tempo libero: cinema, piscine, centri sportivi, parchi verdi, bar, ge-
laterie, biblioteche «perché è anche nel tempo libero e liberato che passa
un tratto della qualità
della vita di tutti».
Dato il numero elevato
di comuni e di luoghi di
tempo libero presenti nel
Distretto dell’Olgiatese il
gruppo di lavoro ha scelto di concentrare le rilevazioni delle barriere
architettoniche in base a
due criteri: fare in modo
che per ciascun comune ci
fosse almeno un luogo significativo rilevato; rilevare quei luoghi che avessero un’offerta articolata
per il tempo libero.
Il risultato è questa guida che, in una cinquantina di pagine, offre al lettore la possibilità di conoscere spazi più o meno
accessibili dell’Olgiatese.
Il quadro che ne emerge
appare positivo, anche se
definisce uno scenario largamente perfettibile: dei
76 luoghi censiti, 46 sono
accessibili, 22 sono accessibili con aiuto,10 non accessibili, e 3 non hanno
potuto essere rilevati.
Ma ora quale sarà il destino di questo strumento? «Il progetto “Liberitutti” - conclude Fiorenzo
Gagliardi - è ora concluso
in ogni suo aspetto (analisi, rilevazione, valutazione): inizia ora il suo
momento più delicato. I
risultati saranno restituiti ai territori, agli enti
coinvolti, ai comuni quali
organi di governo delle
nostre comunità, secondo
un’ottica di una collaborazione costruttiva: di aggregazione, di incontro, di
lavoro tra persone abili e
disabili che si offrono come risorsa per il miglioramento della qualità della vita nelle nostre città».
La guida può essere richiesta gratuitamente a:
Associazione del Volontariato Comasco - Centro
Servizi per il Volontariato
di Como, via Col di Lana
5, Como, tel. 031.301800,
e-mail [email protected],
www.csv.como.it, oppure
al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese, via
Roma 61, Olgiate Comasco, tel. 031.990743, www.
servizisocialiolgiatese.co.it.
DAL 9 AL 13 MAGGIO
A Guanzate mostra dedicata a santa Gianna
All’ombra del santuario di Guanzate, nei giorni che preparano alla Madonna di Fatima,
nel mese dedicato dalla tradizione alla Madre di Dio, si terrà dal 9 al 13 maggio una
mostra dedicata ad una madre: “Santa Gianna Beretta Molla”.
Gli Amici del Santuario di Guanzate hanno voluto proporrre quast’anno questa figura
femminile di santità, in collaborazione con l’Associazione degli Amici di S. Gianna di
Mesero (Mi).
L’inaugurazione avverrà sabato 9 maggio dopo la S. Messa delle ore 20. La mostra sarà
visitabile fino al 13 maggio, giorno della Madonna di Fatima, dalle ore 14 alle 18 e dopo
ogni funzione religiosa.
L’esposizione, dal titolo “Una vita per la vita”, consisterà in panneli che ripercorrono la
vita della santa fino alla sua morte, avvenuta nel 1962.
In occasione delle celebrazioni per la Madonna di Fatima presso il santuario di Guanzate
saranno previsti i seguenti appuntamenti:
- sabato 9 maggio, ore 20, S. Messa con benedizione e apertura della mostra;
- domenica 10 maggio, ore 16.30, benedizione dei bambini da 0 a 6 anni e consegna
della corona del Rosario; ore 17.30 S. Rosario comunitario; ore 18 S. Messa;
- lunedì 11, martedì 12 e mercoledì 13: SS. Messe alle ore 8.30 e 20.30 e funzione
mariana alle ore 16.30. La S. Messa serale di martedì sarà dedicata a bambini e ai
genitori della1a Comunione, quella di mercoledì ai fidanzati e alle coppie che hanno
trascorso i primi cinque anni di matrimonio.
Il santuario di Guanzate in una foto d’archivio
CRONACA
P A G I N A
22
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
DENTRO IL TERREMOTO
La voglia di ricominciare
Sguardo dentro
le tendopoli,
per raccogliere
la fatica
del disastro
e il desiderio
di ritornare
alla vita
di MICHELE LUPPI
inviato Sir a L’Aquila
ra le mani
non ho niente so che Tu
mi accoglierai, chiedo
solo di restare accanto a Te”. Fa un
certo effetto sentire le parole di questo canto pronunciate dall’assemblea
raccolta nella piccola tenda della stazione de L’Aquila dove, ogni giorno, i
frati cappuccini celebrano
la S. Messa. Qui sui binari morti della stazione,
dal 6 aprile, vivono circa
seicento persone sui vagoni letto messi a disposizione dalle Ferrovie dello
Stato. Tra loro anche la
comunità dei frati sfollati dal convento di Santa
Chiara pesantemente
danneggiato dal sisma. Il
loro convento continua
però a vegliare su di loro
dall’alto della collina, poche centinaia di metri più
in alto. Fra Paolo era rientrato da Assisi, dove studia, proprio pochi giorni
prima del terremoto.
“Quella notte - racconta c’era stata una forte scossa attorno alle undici.
Eravamo usciti tutti di
corsa dal convento e ci
eravamo rifugiati nelle
macchine. Poco allo volta
eravamo però rientrati
tutti. Io non riuscivo a
dormire e stavo a letto
recitando il rosario quando c’è stata l’altra scossa,
quella più forte. E’ stato
terribile, siamo corsi fuori senza guardarci nem-
T
“
meno indietro tanta era
la paura. Da allora dormiamo su questi treni”.
Quello della stazione è un
campo un po’ particolare
perché durante il giorno
è quasi completamente
vuoto. Quasi tutti rientrano solo per dormire. Anche i frati passano gran
parte della giornata in un
altro campo a Piazza
d’Armi, la più grande delle 165 tendopoli ufficialmente censite della zona,
dove vivono ben 4500 persone. Un vero e proprio
paese che occupa lo spazio di un campo di calcio
e della pista di atletica
che lo circonda. Qui negli
ultimi giorni è stato alle-
stito un nuovo tendone,
che si aggiunge a quello
della mensa, che funge da
scuola elementare nei
giorni feriali e da chiesa
durante i giorni festivi.
Questa è sicuramente la
più bella delle tendopoli,
molto probabilmente perché è anche la più televisiva, costantemente presidiata dai giornalisti e
dalle troupe televisive che
qui hanno alcune postazioni fisse. La situazione
può, invece, cambiare radicalmente negli altri
campi. Da settimane la
Protezione Civile e gli addetti dell’Enel stanno procedendo allacciamento
della corrente, indispen-
sabile per il funzionamento delle stufette nelle tende, e alla predisposizione
di docce nei campi. A quasi un mese dal terremoto
vi sono però campi dove
mancano ancora le docce
o semplicemente l’acqua
calda. La situazione è divenuta particolarmente
difficile con il freddo e la
pioggia della scorsa settimana. “Nonostante la situazione colpisce vedere
come tutti, volontari, operatori e, prima ancora
sfollati, stiano dando il
meglio di sé. Tutti puntano sulle cose che non vanno, sui problemi che esistono ma nessuno si ferma a vedere tutta questa
generosità, che non è assolutamente scontata”,
racconta Luca, volontario
della delegazione Caritas
Umbria che fa parte di un
gruppo di giovani che da
dieci giorni vive nel piccolo campo di Cansatessa
alla periferia de L’Aquila.
Ormai da una settimana
si sono insediate nelle
zone terremotate le delegazioni delle varie Caritas nazionali che hanno il
compito di monitorare il
territorio per evidenziare
problematiche ed elaborare possibili interventi
futuri. “Abbiamo deciso di
vivere nel campo - spiega
don Marco, il capogruppo
- per condividere la vita
di questa gente e testimoniare la nostra vicinanza”. Al campo di Cansatessa non ci sono ancora
le docce ma negli ultimi
giorni è arrivata la corrente e le stufe per riscaldare le tende. “La gente
sopporta con forza questa
situazione - racconta don
Marco - ma con la prosecuzione delle ispezioni dei
Vigili del Fuoco aumentano le persone che sanno
che non potranno più
rientrare nella loro case
e questo crea altro dolore
e sofferenza”. Ad oggi i Vigili del Fuoco hanno realizzato controllo su quindicimila edifici: il 55% è
risultato agibile mentre il
21% inagibile. Anche chi
ha avuto la casa giudicata agibile non può però
ancora farvi rientro. Per
farlo è necessario infatti
aspettare l’ordinanza del
comune che sblocchi la
situazione e permette il
rilascio dei certificati di
agibilità. Cosa che non si
è ancora verificata. Sono
in molti però a entrare
nelle case anche senza i
permessi, magari solo per
fare una doccia. Sono soprattutto coloro che vivono nelle cosidette tendopoli non censite. Persone
che non vogliono allontanarsi dalle loro case ma
che per questo sono difficilmente raggiunti dai
servizi della Protezione
Civile, rimanendo senza
assistenza. E’ soprattutto a queste persone che la
Caritas cerca di dare il
proprio aiuto “anche a
quelli - racconta il giovane volontario - che si vergognano di andare al Centro di Coordinamento della Caritas a prendere vestiario o alimentari. Lo si
può capire pensando a
come la vita possa cambiare nel giro di venti secondi”. I secondi della
scossa.
UNA LETTERA CHE RITORNA DAL PASSATO
S. Fedele Intelvi, 3 maggio 1945, ricordi di guerra
Fedele 3 maggio 1945.
“Caro zio Carlo,
finalmente ti
posso scrivere
con qualche certezza che
questa mia arrivi a destinazione . Fortunatamente le tue lettere, tramite la Croce Rossa, non
tutte, ma qualcuna ci è
giunta, ma non ci dici niente di quello che ti ho
scritto, forse perché non
ti sono arrivate. Mi chiedi notizie della tua Valle
e dei tuoi amici che hai
lasciato tanto tempo fa
per andare in Francia a
lavorare, poi ti sei fatto
francese e hai combattuto per la tua nuova patria
e sei stato ferito sulla linea Maginot: spero che in
questi mesi la ferita sia
migliorata. Ora ti racconto la nostra realtà del do-
S.
poguerra.
In questa settimana dal
25 aprile al 3 maggio abbiamo visto di tutto, lo
sfascio delle milizie era
totale. Sulle nostre piccole strade di montagna
abbiamo visto gente che
scappava e chi voleva consegnarsi (come le brigate
nere), chi si toglieva la divisa, chi la toglieva con ferocia agli avversari. Tutti erano armati e ugualmente pericolosi.
Noi non avevamo nessuno che ci difendesse, ma
fortunatamente non si ha
notizia di saccheggio, forse lo sapremo a guerra
veramente finita quando,
nelle chiese, non troveremo più molte opere d’arte
che ci avevano lasciato i
nostri padri.
Ti racconto un episodio
per farti capire in che ca-
os viviamo, una cosa irreale.
Con un gruppo di ragazzini, avevamo trovato
un buco nelle recinzione
di una villa padronale
chiusa, ma che aveva un
alto muro che dava sulla
strada provinciale.
Ci eravamo appostati
con le gambe a penzoloni,
perché qualcuno ci aveva
detto che stavano arrivando i camion delle Brigate nere con appostate
sul tetto le mitragliatrici
pronte a sparare sui partigiani se gli avessero loro
sbarrata la strada. Incoscienza di ragazzi! Ma
eravamo tanto abituati a
vedere armi in giro che ce
ne stavamo lì, come in attesa di uno spettacolo teatrale. A un certo punto
la nostra attenzione fu attirata da una figura bar-
collante che gridava avanzando in fondo alla
strada.
Naturalmente lasciammo il nostro posto di osservazione e gli corremmo
incontro: era un giovane,
stracciato che appena ci
vide gridò: “Non avvicinatevi, vengo da S. Donnino,
il carcere e sono pieno di
pidocchi, ve li posso attaccare, state lontani!”
Come se noi non sapessimo cosa erano i pidocchi. Cercammo di calmarlo, ma improvvisamente il
rombo dei motori attirarono la nostra attenzione.
Stava arrivando infatti la
colonna delle brigate nere
proveniente da Pellio Superiore e allora, nonostante i pidocchi, trascinammo con forza il reduce attraverso il buco nella rete, nascondendolo
agli occhi di chi passava
sulla strada.
Siamo rimasti, questa
settimana rinchiusi nella nostra Valle, tu la conosci tra il confine chiuso
e la strada Regina sul versante occidentale del lago
di Como dove stavano accadendo cose molto gravi:
se avessimo dovuto portare un malato o un ferito
all’ospedale non ci sarebbe dato di passare. Speriamo proprio che tutto si
acquieti così da poter tornare alla normalità. Un
buon segno e una gioia
immensa l’abbiamo, io,
mamma e nonno, avuta
ieri sera, quando abbiamo
sentito picchiare la porta
e sulla soglia c’era il mio
babbo che tornava dal
campo di concentramento in Svizzera interna,
erano quasi due anni che
non avevamo più notizie
di lui!
Finalmente qualcosa di
bello! E ora ti scrivo una
notizia curiosa che forse
farai fatica a credere.
Oggi 3 maggio 1945 ci siamo svegliati con 50 cm di
neve, con gli alberi già con
le foglie.
Ti mando tanti bacioni
da tutti in famiglia
La tua nipotina … la
più piccola”
Questa lettera scritta
dopo 64 anni è l’esatta copia di quella che partì per
la Francia il 3 maggio
1945. Essa riporta fedelmente uno spaccato di cosa succedeva in Valle Intelvi nell’ultima settimana di guerra …la settimana più tremenda che i
vallintelvesi abbiano vissuto.
RINA CARMINATI FRANCHI
CRONACA
Como&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
P A G I N A
23
PARCO LAGO SEGRINO
Sulle rive
del lago
Domenica 3 maggio, nell’ambito
di “Agrinatura” sarà ufficialmente
presentato l’intervento
di riqualificazione degli ambienti
ripariali acquatici e palustri
di questa splendida area caratterizzata
dalla presenza di habitat
e di specie rare e minacciate
di SILVIA FASANA
D
omenica 3 maggio, alle ore 11,
presso la Sala
“Lario” di Lario
Fiere ad Erba,
nell’ambito della manifestazione “Agrinatura”,
l’ormai consueto appuntamento con la natura,
l’ambiente e la promozione del territorio, sarà ufficialmente presentato
l’intervento di riqualificazione degli ambienti
ripariali acquatici e palustri del Parco Lago Segrino. Questo progetto è
stato realizzato negli
anni 2007-2008 dal Consorzio Parco Lago Segrino, con il contributo della Fondazione Cariplo e
dalla Provincia di Como,
in un’area degradata, localizzata sulla riva del lago tra l’emissario e il nucleo di Mariaga (Eupilio),
nella porzione meridionale del Parco. Ricordiamo
che il lago del Segrino e il
territorio circostante è tutelato dal 1984 da un Parco Locale di Interesse Sovracomunale, ed è stato
riconosciuto come Sito di
Interesse Comunitario,
parte integrante della Rete europea Natura 2000.
Si tratta dunque di un’area che, per ricchezza e diversità biologica, è meritevole di essere tutelata
per la presenza di habitat
e di specie rare e minacciate. Ci spiega Silvia
Speziale, naturalista, che
con l’ingegnere Silvia
Gaspani, ha curato il progetto esecutivo per conto
del Consorzio Parco Lago
Segrino: «Questo intervento ha avuto come obiettivo la riqualificazione
di quegli ambienti ripariali (indicati dalla normativa europea come
*91E0) caratterizzati da
formazioni boschive igrofile, ovvero amanti dell’umidità, con specie come
l’ontano nero, il frassino
maggiore, il salice bianco
e il salicone, con il fine ultimo di tutelare e valorizzare la biodiversità dell’intero territorio. Queste
associazioni vegetali costituiscono una sorta di
barriera protettiva per gli
ambienti acquatico - palustri, che ospitano un
gran numero di specie vegetali e animali caratteristiche. L’intervento ha
permesso inoltre di migliorare la zona dal punto di vista paesaggistico,
e di stimolare la popolazione alla conoscenza del
proprio territorio e ad una
sua frequentazione più
attenta e rispettosa».
Continua Speziale: «Nel
dettaglio, abbiamo realizzato una serie di interventi per ripristinare una
fascia continua di vegetazione con ontano e salici,
attraverso la riprofilatura dell’area per garantire
DA FINO MORNASCO
ALLA MOSTRA DI VILLA OLMO
Il Comune di Fino Mornasco - Assessorato alla Cultura e la Biblioteca comunale organizzano, per domenica 31 maggio, una visita alla mostra allestita a Villa Ol-mo e dedicata a Chagall, Kandisky e Malevic, le
avanguardie russe.
Il programma prevede: ritrovo alla stazione di Fino
Morna-sco alle ore 14.00, visita guidata alle ore 15.20
a Villa Olmo.
Ingresso e visita guidata 12 euro.
Per informazioni biblioteca di Fino Mornasco - tel.
031-929291.
CON IL CENTRO ITALIANO
FEMMINILE A LIGNANO
SABBIADORO
Anche quest’anno il C.I.F. (Centro Italiano Femminile) di Como organizza un
soggiorno estivo al mare per bambini dai
6 ai 13 anni a Lignano Sabbiadoro - Udine dal 25 luglio al 7 agosto.
Obiettivo del C.I.F. è quello di proporre
una vacanza in cui le cure per il benessere fisico si accompagnano a momenti educativi di vita comunitaria.
La Casa “Serena di Lignano Sabbiadoro ha la disponibilità di un parco ed è
dotata di spiaggia riservata e offre ai
bambini un’ottima assistenza dal punto
di vista sanitario ed educativo, in una
splendida località marina.
Direzione e assistenti sono di sicura
serietà; animatori conducono il soggiorno con molteplici attività ludiche e
creative che interessano i ragazzi.
Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi direttamente al Centro Italiano
Femminile in via Rodari 1 a Como; tel. e
fax 031-304190. (Orari d’ufficio: il lunedì
dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore
15.00 alle 17.30, il mercoledì e venerdì
dalle ore 10.00 alle ore 12.30).
le condizioni di umidità del suolo idonee alla
crescita delle essenze prescelte e la loro piantu-mazione. Inoltre abbiamo
creato una duna di terra
pian-tumata con essenze
au-toctone, con funzione
di protezione nei confronti della riva del lago e
dell’emissario dal disturbo generato dall’uomo. Infine, abbiamo dato la giusta rilevanza anche all’aspetto didattico e comunicativo, per sensibilizzare la popolazione residente e i numerosi turisti che frequentano l’area
protetta, dando loro la
possibilità di conoscere il
territorio e di fruire dell’area in modo più consapevole e responsabile. In
collaborazione con il
Gruppo Naturalistico della Brianza, nostro partner in questo progetto, ab-
biamo realizzato un pannello di spiegazione dell’intervento e due di presentazione della vegetazione e dell’avifauna acquatico - palustre, che
verranno a breve posizionati in un punto attrezzato in prossimità dell’area
di intervento». È stato
inoltre edito un pieghevole illustrativo, che può
essere richiesto presso la
sede del Parco Lago Segrino, c/o Comunità Montana Triangolo Lariano,
via Vittorio Veneto 16,
Canzo, tel. 031.672000, email: parcolagosegrino@
hotmail.com; il Centro Visitatori Parco “Dr. Elvezio
Malvezzi” via Valassina
31, Longone al Segrino,
tel. e fax 031-641525 o
presso Aquilegia Centro
Benessere Lido Segrino,
via L. Panigatti 3, Eupilio,
tel. 031-655160.
L’ARTE NON HA ETÀ. A COMO
LA 25a MOSTRA DELLA CREATIVITÀ
DELL’ANZIANO E DEL FANCIULLO
Il M.I.T.E. - Movimento Interparrocchiale
Terza Età di Como - promuove la 25a Mostra
della Creatività dell’anziano e del fanciullo a
cui parteciperanno gli ospiti delle case di riposo e i bambini della scuola materna di via
Brambilla 22 di Como.
L’inaugurazione si terrà venerdì 15 maggio alle ore 15.00 e proseguirà fino a domenica 17 maggio. Orario d’apertura: dalle ore 9.30
alle 12.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00. L’ingresso è libero.
Informazioni presso M.I.T.E., viale Giulio
Cesare 5, Como; tel. 031-306029.
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CRONACA
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
P A G I N A
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DOMENICA 3 MAGGIO
Sorico in festa
per S. Miro
on la prima domenica di maggio, si rinnova a
Sorico l’antichissima festa di
S. Miro. Come ormai noto,
l’eremita, giunto da Canzo suo paese nativo, arrivò a Sorico verso il 1376.
Dice la leggenda che attraversò il lago stendendo il suo mantello sulle
acque, dopo che un barcaiolo del posto gli rifiutò il
passaggio vedendo nel povero eremita un mendicante e quindi senza soldi. Giunto a Sorico, Miro
rimase subito affascinato
dalla solitaria chiesa di S.
Michele che si innalzava
sul colle sopra Sorico. Di
sicuro il suo itinerario
non prevedeva certo Sorico, ma Prata in Valchiavenna, paese della madre.
Stanco, Miro si fermò a
Sorico e non proseguì più
verso la meta prefissata.
Il posto solitario della chiesa di S. Michele era adatto per il tipo di vita da lui
scelto: eremitaggio, preghiera e solitudine.
La morte colse Miro nel
1381 in spirito di santità.
Dice la leggenda che le
campane di Sorico suonarono da sole a festa. E tra
gli abitanti della monta-
C
La fiaccolata che, sabato sera
2 maggio partirà dalla chiesa
parrocchiale di S. Stefano per
raggiungere la chiesa di S. Miro
darà l’avvio alle solenni celebrazioni
del giorno successivo
gna e di Sorico sorsero liti
per contendersi il corpo di
S. Miro: nessuno voleva
rinunciare alle reliquie di
un santo. Il posto della sepoltura di Miro fu l’antica chiesa di S. Michele sul
colle. Il suo sepolcro fu subito meta di pellegrini e,
col tempo, la chiesa romanica di S. Michele si rivelò troppo piccola per il
grande afflusso di gente,
per cui, su ordine del vescovo di Como, nel 1400
si ampliò la chiesa.
Nacque così quella chiesa a tre navate che oggi
ammiriamo, edificio ricco
di affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi:
famosi quelli di Sigismondo De Magistris del 1526,
nella seconda e terza
campata destra.
Negli ultimi anni la chiesa di S. Miro è stata oggetto di lunghi ed importanti lavori di restauro
che hanno permesso di individuare sotto gli affreschi altre pitture nascoste
da scialbi di calce. Sono
tornati alla luce parte della muratura e affreschi
della chiesa romanica di
S. Michele.
La fiaccolata, che sabato sera 2 maggio partirà
dalla chiesa parrocchiale
di S. Stefano per raggiungere la chiesa di S.Miro,
darà l’avvio alle solenni
celebrazioni di domenica
3 maggio.
Alle ore 11.00, all’altare del santo si celebrerà
la Messa solenne al termine della quale, sul sagrato della chiesa, il Corpo musicale di Sorico rallegrerà con musica il
pranzo al sacco sotto gli
antichi castagneti. Al pomeriggio si celebreranno
i santi Vespri, al termine
dei quali seguirà la visita guidata al Santuario.
GIOIELLI STORICI DELL'ALTO LARIO.
CULTURA DEL PREZIOSO NEL PERIODO
DELL’EMIGRAZIONE A PALERMO
UN PROGETTO ALBORELLE PER RIPOPOLARE I LAGHI PREALPINI
Far sì che le
alborelle tornino
a vivere in abbondanza nelle acque
del lago di Lugano, di Como e
Maggiore. E’ questa la finalità del
progetto “Alborella” che sarà presentato a Campione d’Italia durante “Campione
Expolago 2009”,
tre giorni dedicati completamente
al Ceresio. Ed accanto a natanti e
ad esercitazioni
congiunte tra le
forze italiane e
svizzere in caso di emergenza (una dimostrazione
d’impiego delle forze d’intervento, cui parteciperanno la Polizia locale campionese, la Polizia Cantonale,
Lugano Soccorso ed il Corpo Pompieri di Melide si
terrà domenica) si parlerà anche di fauna ittica ed
in modo particolare delle alborelle, uno dei pesci
autoctoni dei nostri laghi ma il cui numero è
drasticamente diminuito nel corso degli ultimi anni.
Le ragioni precise di questo calo non sono state individuate: «Sul tavolo sono stati indicati diverse
ragioni che possono aver portato a questa scomparsa misteriosa – afferma Cesare Puzzi, biologo, responsabile dello Studio Blu Progetti – ma non si è
capito il vero motivo. Tanti progetti, comunque, sono
stati realizzati nel corso degli anni per favorire un
ripopolamento. Il progetto “Alborella” vuole essere
innovativo da questo punto di vista fondendo iniziative già attuate con altre innovative. In modo
particolare ci si affiderà a quanto già accade nei
nostri bacini prealpini: saranno posizionati in al-
cuni punti del
Lario, del Ceresio e del Verbano
letti di ghiaia pulita, che attirano
le alborelle perché ritenuti posti
idonei per deporre le uova. Una
volta effettuata
la deposizione
grazie a grandi
contenitori di
plastica si sposteranno tali “zone riproduttive”
nella destinazione definitiva. In
passato, però, ci
si fermava qui
con il risultato
che piccole larve erano sottoposte ad una predazione
fortissima che non dava risultati apprezzabili in
termini di ripopolamento. Questa volta le “spiagge” saranno immerse nelle acque dei laghi e, grazie
a varie tecniche, si favorirà la presenza in queste
zone di zooplancton, l’alimento base delle alborelle.
In questo modo i pesci cresceranno di qualche centimetro così che potranno poi essere rilasciati nelle
acque del lago ad una lunghezza variabile tra i 3
ed i 5 centimetri, con maggiori possibilità di riproduzione e quindi per favorire il ripopolamento di
questa specie. Certo, se pur con queste precauzioni
le alborelle non dovessero riuscire a diffondersi nelle
acque dei nostri laghi vuol dire che le ragioni della
loro scomparsa sono ben più complesse di quanto
ipotizzato». Per chi vuole saperne di più dunque l’appuntamento è dall’1 al 3 maggio sul lungolago di
Campione d’Italia (Galleria civica) per “Campione
Expolago 2009”.
L.CL.
Giovedì 30 aprile alle ore 21.00 Gravedona, nella prestigiosa cornice di Palazzo Gallio, sede della
Comunità Montana Alto Lario Occidentale,
Iubilantes presenterà la nuova pubblicazione: “Gioielli storici dell’Alto Lario. Cultura del prezioso nel
periodo dell’emigrazione a Palermo” di Rita Pellegrini, esperta di arte orafa.
La manifestazione, aperta dalle Autorità locali,
avrà come relatori l’autrice, il prof. Guido Scaramellini, esperto di emigrazione storica lariana e
chiavennasca, il vicesindaco di Peglio, Claudio La
Corte, esponente di una delle Comunità più interessate dallo straordinario fenomeno storico dell’emigrazione altolariana verso Palermo, e il Consigliere Regionale Edgardo Arosio.
Tutti sono invitati. Ingresso libero.
Per informazioni: Iubilantes - via Vittorio Emanuele II, 45 - 22100 Como, tel. 031-279684, fax 031
-265545, e-mail: [email protected], sito
www.iubilantes.eu.
CRONACA
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Lago&Valli
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
VENERDÌ 15 MAGGIO ALLE ORE 21. PRESENTERÀ “EUROPA CRISTIANA LIBERA”
Magdi Allam a Castiglione
L
e parrocchie della
Bassa Valle Intelvi invitano venerdì 15 maggio
alle ore 21.00,
presso la chiesa arcipretale di Castiglione Intelvi,
all’incontro con Magdi
Cristiano Allam che presenterà la sua ultima fatica editoriale dal titolo
“Europa Cristiana Libera”. L’incontro avrà lo scopo di concludere il cammino della catechesi degli
adulti tenutasi durante
tutto il periodo quaresimale.
La vita di Magdi Cristiano Allam, dopo la conversione, che ha raccontato nel bestseller del 2008
“Grazie Gesù”, è molto
cambiata. Il suo lavoro
quotidiano di reporter e
giornalista alla ricerca di
notizie importanti e verità scomode sull’islam italiano e sulle sue possibili
contaminazioni con il terrorismo internazionale,
ha fatto posto man mano
a un impegno di tipo diverso: da cristiano convertito e da conoscitore in
prima persona delle difficoltà del dialogo interreligioso e dei pericoli di vivere senza radici culturali e morali salde.
A meno di un anno di
distanza, Magdi Cristiano Allam ha compiuto la
seconda scelta radicale
della sua vita. Ha deciso
di porre fine, dopo trenta-
cinque anni, a una brillante carriera giornalistica - che lo ha portato alla
carica di vicedirettore ad
personam del “Corriere
della Sera” e, nello stesso
tempo, a diventare il principale bersaglio in Italia
dei terroristi islamici e a
vivere sotto scorta. Una
scelta che, come quella
della conversione, è stata
tanto clamorosa quanto,
forse, inevitabile. Nel suo
giornalismo, infatti, era
diventata sempre più evidente l ’urgenza di integrare la testimonianza
resa con la scrittura e la
parola con la testimonianza tramite l’azione,
capace di tradurre in fatti le idee.
“Europa Cristiana Libera” è, quindi, l’esortazione con cui Allam chiama a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per
difendere i principi non
negoziabili che sostanziano la nostra civiltà (verità e libertà, fede e ragio-
ne, valori e regole), contro
i pericoli che la insidiano
dall’ interno. Fra questi,
il nichilismo, cioè la negazione di ogni valore; il materialismo e il consumismo, che hanno portato
alla «cosificazione» della
persona e della vita stessa; il relativismo, che pone sullo stesso piano di
verità tutte le confessioni e tutte le ideologie; il
laicismo, che rifiuta la
presenza della religione e
della spiritualità nell’ambito della sfera pubblica. Ma anche il buonismo, che immagina il
rapporto con l ’altro solo
in termini di arrendevolezza e acquiescenza, e il
multiculturalismo, ovvero
l’illusione che si possa gestire una comunità di persone appartenenti a culture, e di etnie diverse, limitandosi a elargire a
piene mani diritti e libertà.
L’obiettivo della nuova
missione a cui Allam ha
scelto di dedicare la propria vita ha la chiarezza
e la semplicità dei grandi
sogni, la base di valori e
regole che salvaguardano
il bene comune e l’interesse generale, fondati sul
rispetto dei diritti e l’ottemperanza dei doveri,
sul godimento della libertà, sull’adesione alla democrazia sostanziale, su
una spiritualità condivisa.
cantante lirica Giuditta
Pasta, l’interprete per la
quale Bellini compose sia
La Norma sia La sonnambula. A Torno si sa che
a calamitare presenze illustri fu, soprattutto, la
Villa Pliniana. Di essa furono ospiti, oltre a Vincenzo Bellini anche Gioacchino Rossini.
Bellagio fu un altro dei
luoghi cari ai musicisti,
tra cui il noto compositore ungherese Franz Liszt.
Scorrendo i nomi più
noti dei secoli scorsi spiccano anche il compositore palermitano Errico
Petrella, che fu ospite di
Villa Matilde a Ponte
Lambro, che accolse anche il compositore cremonese Amilcare Ponchielli.
Sempre nel Comasco pare
fece tappa anche il grande Giuseppe Verdi che, a
quanto sembra, fu ospite
della villa del dottor Giovanni Biffi di Galliani di
Eupilio.
Il viaggio prosegue con
il Triangolo del Romanico e una carrellata dei
principali monumenti romanici del nostro territorio. Una testimonianza
evidente solo dai campanili che spiccano sulle
sponde del Lario tra Torno e Bellagio: dal campanile di San Giovanni di
Torno, a Santa Margherita a Molina di Faggeto,
San Giorgio di Lemna,
San Rocco e San Miro di
Pognana.
In felice posizione a lago spicca, tra gli esempi
di chiesette romaniche
rimaneggiate, quello di
San Martino a Careno di
Nesso. A Bellagio si possono ammirare la basilica di San Giacomo nel
borgo e la chiesa di Santa Maria di Loppia.
Da segnalare anche le
importanti testimonianze
fornite da San Pietro di
Barni, Sant’Alessandro di
Lasnigo, la chiesa dei
Santi Cosma e Damiano
di Rezzago, lo splendido
campanile del santuario
di San Calogero. E ci fermiamo qui, consapevoli di
aver fornito solo un assaggio della ricca presenza
romanica sul Lario.
Lasciati dietro le spalle poeti e musicisti, impossibile non dedicarsi
anche alla moltitudine di
pittori che hanno reso
uniche le nostre chiese,
ma hanno anche regalato
al mondo immagini del
Lario. Ecco dunque il
Triangolo dei pittori.
Ricco com’è di scorci suggestivi il nostro territorio
è sempre stato amato dai
vedutisti, tant’è che può
annoverare, tra i frequentatori, maestri del calibro
di William Turner, Camille Corot, Giovanni Segantini. Impossibile, però,
in questo caso, abbozzare
una sintesi vista la ricchezza di pennelli e opere di cui il Comasco è prezioso custode. Da Andrea
de Passeris, soltanto per
citarne alcuni, originario
di Torno, a Bartolomeo de
Benzi, a Andrea de Magistris, a Giovanni Antonio
degli Ortelli di Quarsano,
a Gian Donato Carpani e
altri ancora.
Il Triangolo Lariano fu
anche legato a diffuse forme di devozione. Da qui
il Triangolo dei Santi.
A moltiplicare e diffondere nel territorio le forme
della devozione concorsero sicuramente conventi e
monasteri che nel Trian-
golo Lariano sfruttarono
il silenzio dei luoghi appartati o la cornice contemplativa dei monti del
lago. Si va dal culto locale a Santa Guglielmina,
in quel di Brunate a, per
restare sempre a Brunate, San Maurizio, la beata Maddalena Albricci,
San Bernardino.
Sopra Torno, nei primi
decenni del Cinquecento
si attivò, nel nome di Santa Elisabetta, un distaccamento delle monache
del monastero del Sacro
Monte, sopra Varese. Sul
lago particolarmente viva
è la devozione verso S.
Miro.
Nesso e le sue valli furono il regno degli Umiliati. Alla protezione della Madonna del Ghisallo
è affidata la pedalata di
molti sportivi. A Barni
nell’antica chiesa di S.
Pietro si può intravvedere, affrescata, un’immagine di San Lucio, ritenuto
dalla tradizione protezione dei formaggi.
Un altro culto curioso
aveva sede a Caglio, per i
santi Valeria e Vitale. A
Rezzago sorge la chiesa
dei Santi Cosma e Damiano. Nella Valbrona, terra
di emigranti stagionali,
spicca l’invocazione a potenziali protettori dai rischi e dalle malattie: la
Madonna della febbre, o i
santi della pelle come San
Rocco, San Cristoforo e
San Sebastiano. Come
non ricordare, inoltre, il
convento di Ponte Lambro dedicato a San Bernardo, o ancora San Cassiano, patrono di Buccinigo… E l’elenco potrebbe proseguire
Dopo questo lungo viaggio impossibile non accettare di sostare, un po’
spossati, presso qualche
luogo di ristoro. Ed ecco
il Triangolo dei sapori,
con un veloce excursus
delle sagre popolari più
diffuse del nostro territorio.
La guida prosegue poi
con una scheda, in ordine
alfabetico, dei 31 comuni
del Triangolo Lariano.
Per informazioni e reperire la guida: Comunità
Montana Triangolo Lariano, tel. 031-672000.
GUIDE DI IERI E DI OGGI
Alla scoperta
del Triangolo
Lariano
T
ra le molteplici
guide che riaffiorano con l’approssimarsi della stagione turistica ce n’è una che, in
questo periodo, ha attirato la nostra attenzione
per la particolare cura e
la ricchezza di immagini
che la caratterizzano. Realizzata qualche anno fa
(per la precisione nel
2004)
Accompagna alla scoperta del Triangolo Lariano, lungo un percorso attraverso monumenti, curiosità, eventi, itinerari di
indubbio fascino.
Il primo elemento originale è la suddivisione del
territorio per aree tematiche, una modalità interessante per rendere più
agevole la scelta del turista. Ed ecco allora, per gli
amanti del verde e dei
monumenti naturali, il
Triangolo della natura, con indicazioni relative alle numerose ricchezze offerte dal patrimonio
naturalistico locale. Dalle alture di Torno, ai massi erratici di Monte Piatto (la pietra Pendula e la
pietra Nairola), al Pian
del Tivano (la cui origine
è palesemente legata alle
glaciazioni), per salire, da
lì, su fino alla Colma di
Sormano, postazione panoramica e naturalistica
di grande fascino, o, ancora, fino al monte San Primo, punto più elevato del
Triangolo Lariano con i
suoi 1686 metri. E ancora, muovendosi da Magreglio: le sorgenti del Lambro e il laghetto di Crezzo.
Altra attrattiva naturalistica del Triangolo Lariano è data dai funghi di
terra di Rezzago.
Per chi si affaccia nel
territorio di Canzo c’è la
Un percorso,
ancora attuale,
non solo
geografico,
fatto anche
di atmosfere,
emozioni,
curiosità, eventi
possibilità di godere di tre
interessanti bellezze: una
riguarda il lago del Segrino, una seconda meta può
essere il Sasso Malascarpa e una terza può essere
il sentiero geologico che si
snoda dalle fonti di Gajum al Santuario di S. Miro e, più su, fino all’ex rifugio Terz’Alpe. Al limite
occidentale del Pian d’Erba le principali attrattive
naturalistiche si possono
condensaree all’Alpe del
Vicerè ed al Buco del
Piombo.
Accantonata la natura
largo alla poesia. Ecco allora il Triangolo dei
poeti con una carrellata
delle più interessanti firme transitate sul Lario:
da Plinio a Paolo Giovio,
da Filippo Tommaso Marinetti (il dinamico animatore del futurismo),
scomparso a Bellagio, a
Herman Hesse che, nel
1913, aveva condensato
in poche righe scintillanti l’emozione provata accostando, in battello da
Como, la visione di Torno
dal Lago. Poi ancora Alessandro Manzoni, che più
volte fu ospite presso la
Villa Belvedere di Blevio,
ove transitò anche Giulio
Carcano. Per non parlare
della splendida Villa Pliniana di Torno, meta di
poeti del calibro di George
Gordon Byron, Sthendal,
Ugo Foscolo, Giovanni
Berchet. Un altro tra i più
grandi poeti inglesi, Percy
Bysshe Shelly, fu anche
sul punto di acquisire la
villa. Ricercato punto
d’approdo di poeti d’ogni
epoca fu anche la splendida località di Bellagio,
pensiamo a Silvio Pellico,
Ippolito Nievo, Giovanni
Verga, per restare in Italia. Ma il fascino lacustre
già godeva di indubbia
fama oltreoceano. Nel febbraio del 1857 giunse a
Bellagio Hermann Melville, il quale da poco aveva pubblicato il suo Moby
Dick. Un altro grande
scrittore americano che
approdò a Bellagio, era il
1876, fu Mark Twain. Il
terzo dei grandi scrittori
americani che si lasciò
inebriare dal fascino del
nostro lago fu Henry James. E l’elenco potrebbe
proseguire ancora…
Ad allietare la terza voce di questo suggestivo
viaggio è la magia della
musica. La guida prosegue, infatti, con il Triangolo dei musicisti. Scopriamo così che Vincenzo
Bellini pare abbia tratto
ispirazione dai canti popolari della regione lariana per alcune arie de La
sonnambula. Le ville di
Blevio e di Torno ebbero
un ruolo non marginale
per la creatività di compositori di spicco del primo Ottocento. Si sa, per
esempio, che nella Villa
Ferranti di Blevio era solita soggiornare la celebre
CRONACA
P A G I N A
28
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
BRINZIO UN OMAGGIO ARTISTICO PER CONCLUDERE L’ANNO SULL’APOSTOLO DELLE GENTI
Una statua dedicata a san Paolo
T
ra poche settimane - il 29 giugno
prossimo - si chiuderà l’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI per ricordare il bimillenario della nascita dell’Apostolo delle
genti. Diverse sono le proposte che nel corso dell’anno sono state poste all’attenzione dei fedeli per
vivere bene questo anno
e andare incontro alla figura di questo grande
Santo della cristianità.
Nella zona delle Valli Varesine, come in tante altre parti del mondo, è stata proposta la lettura integrale delle lettere di
San Paolo con appuntamenti mensili nella chiesa plebana di San Lorenzo a Canonica, mentre alcune parrocchie hanno
inserito nei loro programmi viaggi-pellegrinaggio
nei luoghi paolini, primo
fra tutti la città di Roma.
In questo contesto assume particolare interesse
la scelta fatta dalla parrocchia dei santi Pietro e
Paolo di Brinzio che, oltre
al pellegrinaggio organizzato per metà maggio a
Roma, ha deciso di commissionare per la propria
chiesa parrocchiale una
statua dedicata a san Paolo. Una scelta che permetterà di arricchire il
patrimonio storico artistico della comunità e ricordare in maniera permanente l’anno paolino. Sarà
proprio in occasione della festa patronale di santi Pietro e Paolo il 28 giugno prossimo che la nuova statua verrà accolta
dalla comunità parrocchiale e portata in processione per le vie del paese
assieme alla più antica effigie di san Pietro apostolo, conservata nella chie-
sa di Brinzio. La nuova
raffigurazione dell’apostolo delle genti è stata
commissionata a Gigi Pogliani l’artigiano-artista
di Brenta che negli ultimi anni ha prodotto diverse opere di pregio e si è
fatto promotore di interessanti iniziative culturali-artistiche in Valcuvia
(chiesa di San Rocco a Cuveglio; museo della civiltà contadina a Brinzio;
Iniziative a Brenta e a ancora a Brinzio).
La nuova statua sarà in
legno e una volta terminata verrà colorata - da
una restauratrice, Claudia - per abbinarla in maniera ottimale con l’esistente statua di San Pietro con la quale rimarrà
esposta all’interno della
chiesa di Brinzio, a lato
del presbiterio. Per avere
un’anteprima del lavoro
una mattina siamo andati a trovare Gigi nel suo
laboratorio di via Cesare
Battisti a Brenta, dove
stava lavorando proprio
alla statua di San Paolo.
“Sto ultimando il lavoro
con la sgrossatura e il
finissaggio dei particolari - ci spiega Pogliani - che
è il lavoro più lungo, ma
anche più importante perché sono proprio i particolari che personalizzano
una scultura; in più questa statua - una volta portata nella chiesa di
Brinzio - sarà collocata in
alto rispetto ai fedeli e
quindi sto cercando di
rendere ancor meglio quei
particolari che si potranno vedere guardandola
dal basso”. Alta circa 1.40
m la statua di San Paolo
è realizzata in legno di
Cirmolo (Pinus cembra),
una conifera particolarmente adatta ad essere
GEMONIO TEATRO
Presso il salone parrocchiale dell’Oratorio di
Gemonio la Compagnia “Sale & Pepe”, giunta al
suo XIV anno di attività, presenterà alle ore
21.00 di sabato 9 maggio la commedia in 3 atti
di Italo Ferrari “La cicogna si diverte … Ovvero
gli scherzi della cicogna”. Regia di Lauro
Callegarini. Lo spettacolo sarà a favore del Gruppo Caritas - Missioni parrocchiale in onore di
tutte le mamme e per aiutare, con il ricavato, le
mamme profughe del Congo ove ha la missione
Padre Italo Noris.
VILLA BOZZOLO
Nell’ambito degli incontri nei Beni del FAI, si
svolgerà domenica 10 maggio dalle 14.30 alle
16.15, a Villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno
la rappresentazione “Il Contado e la Villa - il
Settecento”. L’affascinante storia di Gian Angelo III Della Porta e della moglie, la nobildonna
milanese Isabella Giulini, verrà raccontata con
ironia e comicità, tra recitazione, danze e musica alla scoperta di passioni e nobili sentimenti,
il tutto in collaborazione con gli allievi della Scuola Civica di Teatro del CRT di Fagnano Olona.
MESE DI MAGGIO
Le parrocchie della Valmarchirolo propongono
due pellegrinaggi a piedi al Santuario di Ardena
in occasione dell’inizio e della conclusione del
mese di maggio. Una camminata tra i boschi
recitando il Santo Rosario meditato. Incontri:
• 1° maggio ore 16.00 a Marchirolo all’inizio
della strada per Ardena; ore 17.00 S. Messa in
santuario;
• 31 maggio ore 20.00 a Marchirolo all’inizio
della strada per Ardena, con conclusione della
preghiera in santuario.
scolpita per la sua tessitura finissima e la sua
lavorabilità. È stato un
abile falegname di
Cittiglio, il sig. Tonetti, ad
incollare insieme le tavole necessarie per creare la
massa legnosa nella quale Gigi Pogliani ha intagliato la nuova statua che
richiederà, per essere
completata, circa 3 mesi
e mezzo di lavoro. “Dapprima - spiega Pogliani si è fatto il lavoro di sgrossatura con la motosega,
poi poco alla volta con le
sgorbie e il mazzuolo di legno si è dato forma alla
figura scolpendo prima il
volto e poi il resto del corpo. È importante partire
dal viso, dagli occhi, dai lineamenti perché in questo modo si crea quella
simbiosi tra artista e scultura necessaria per lavorare il legno in maniera
ottimale e dare personalità alla figura che si sta
creando”.
La statua di San Paolo è
stata dimensionata sul
modello di quella già esistente di San Pietro e, infatti, il sig. Gigi ci mostra
i disegni in scala che sono
serviti per impostare il lavoro e studiare la composizione artistica del lavoro. “Ho scelto una rappresentazione classica di San
Paolo, con un libro socchiuso tenuto col braccio
destro e la spada - strumento del martirio del
santo - foggiata però a mo’
di croce, sostenuta dalla
mano sinistra, con un movimento complessivo della scultura che pone, però,
proprio questa spada-croce al centro dell’attenzione dell’osservatore e questo perché - ci illustra il
Gigi - ho voluto evidenziare, con questo simbolo, il
cammino di conversione
di San Paolo che da persecutore con la spada dei
primi cristiani, abbracciando la croce di Cristo è
divenuto - a sua volta perseguitato con la spada”. Sembra soddisfatto il
Pogliani di questa sua ul-
tima opera ed in effetti
questo Paolo è proprio un
bel lavoro ed è un sunto
della maestria e delle capacità artistiche del suo
autore. Lasciamo il laboratorio del signor Gigi
perché di li a poco arriveranno da lui alcuni allie-
vi a cui sta insegnando
loro la tecnica della scultura nel legno. “Io spiego
- ci dice - ma anch’io da
questa esperienza apprendo molto: c’è sempre
tanto da imparare!”.
ANTONIO CELLINA
COMUNITÀ MONTANA L’ULTIMA PUBBLICAZIONE PRIMA DELLA FUSIONE
Valcuvia: territorio da conoscere
on la presentazione a firma congiunta di Marco
Magrini - presidente - e Angela
Viola - assessore ai servizi
culturali ed educativi della Comunità Montana
Valcuvi - si apre una nuova agile guida che descri-
C
ve il “territorio straordinario, ricco di ambienti naturali diversi ed affascinanti” della Valcuvia. Predisposto in formato tascabile, stampato sia in lingua
italiana che inglese, questo
opuscoletto rilegato ad
anelli “intende rispondere
alle richieste sempre più
pressanti e diffuse di uno
strumento semplice, agile
ed aggiornato, ad uso e consumo dei turisti e di quanti desiderano percorrere il
territorio per scoprirlo in
tutti i suoi aspetti”. Dopo
l’iniziale inquadramento
geografico vengono presi in
esame e presentati - utiliz-
INNOCENTE SALVINI: 120 ANNI FA LA NASCITA
L’associazione Museo Salvini e il Centro Studi Peregalli promuovono numerose
iniziative per ricordare la vita e l’opera di Innocente Salvini, in occasione della
ricorrenza dei 120 anni dalla nascita. Prologo di queste manifestazioni è stata
la presentazione al museo Bodini di Gemonio lo scorso 17 aprile del lavoro di
riorino e catalogazione dell’archivio Salvini realizzato dal Centro Studi e documentazione per la Valcuvia e l’Alto Varesotto Giancarlo Peregalli.
Gli altri appuntamenti in Valcuvia sono i seguenti:
• domenica 3 maggio - Museo Salvini: Inaugurazione della mostra “Il sogno e
la visione nell’immagine dipinta” Natalia Aubel Bolis e Joseph Kaliher.
• mercoledì 13 maggio - anniversario nascita Salvini e festa della Madonna
di Fatima: ricordo religioso dell’artista con recita del rosario presso la cappella
della Madonna di Fatima (affresco di Salvini), in via Motti a Gemonio.
• sabato 23 maggio, ore 21.00 - chiesa di San Pietro a Gemonio: concerto
di clavicembalo del maestro Giuliano Bellorini in ricordo di Natalia Aubel Bolis
e del centoventesimo anniversario della nascita di Innocente Salvini.
• domenica 7 giugno, ore 16.00 - Museo Salvini: inaugurazione mostra di
disegni e tele di Innocente Salvini.
In calendario, poi, anche le seguenti iniziative:
• Arcumeggia: mostra di tele di Salvini (alcune inedite);
• sede della Provincia di Varese: presentazione del testo di Serena Contini
(Edizioni Alberti Verbania) sui carteggi inediti di Innocente Salvini.
zando belle fotografie - tutti i venti comuni che formano la Comunità Montana e,
per ciascuno di essi, vengono dati i cenni storici, l’indicazione di “cosa vedere”
ed il suggerimento per delle escursioni. In aggiunta,
all’interno della guida, ci
sono delle pagine di approfondimento su particolarità della valle: Circuito museale Valcuvia; Villa Bozzolo; l’anulare valcuviano; la
Linea Cadorna. In conclusione c’è un’appendice dedicata ai prodotti del territorio e ai luoghi ove è possibile pernottare e mangiare. Con questa guida stampata dai F.lli Crespi di
Cassano Magnago su progetto grafico de “Il Colibrì”
di Sesto Calende, la CMV,
ormai proiettata verso la
fusione con la Comunità
Montana Valli del Luinese,
termina (probabilmente) le
sue pubblicazioni e chiude
un “ciclo editoriale” che
negli anni ha sempre accompagnato con costanza e
attenzione lo sviluppo della Valcuvia. La guida è reperibile a Cuveglio, nella
sede della Comunità Montana Valcuvia, al costo di 5
euro.
Sondrio
CRONACA DI
E
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P A G I N A
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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
ALDO BONOMI NEI GIORNI SCORSI LA RELAZIONE TENUTA PRESSO L’UNITRE DI SONDRIO
Le risorse locali contro la crisi...
C
he rapporto c’è
fra il capitalismo
e la crisi mondiale che stiamo vivendo in questi
tempi? La risposta che
Aldo Bonomi ha dato
nella sua conferenza tenuta a Sondrio lunedì 20
aprile e promossa dall’Unitre di Sondrio, è stata
semplice e nello stesso
tempo senza possibilità di
replica: «il capitalismo è
crisi». Ha infatti spiegato
che il sistema economico
oggi dominante nel mondo comporta innovazioni
e cambiamenti continui,
che creano ricorrenti
squilibri, più o meno gravi e di questo non dobbiamo meravigliarci. L’illustre sociologo e giornalista, originario di Tresivio
e ormai famoso non solo
in ambito nazionale, ha
poi ricordato che negli ultimi decenni abbiamo vissuto tre gravi crisi, due
delle quali proprio all’inizio del secolo che abbiamo appena iniziato. Ognuna di esse ha cambiato la nostra antropologia,
cioè il nostro modo di vivere, di pensare e di consumare. La prima è stata
quella del 1973, con l’aumento vertiginoso del
prezzo del petrolio e le famose domeniche a piedi,
che hanno segnato la fine
dell’epoca delle fonti di
energia a buon mercato.
Successivamente abbiamo avuto lo sviluppo impressionante dell’elettronica, dei computer, delle
comunicazioni, di inter-
Nonostante la situazione non sembri
delle migliori, la provincia di Sondrio
risente di meno delle conseguenze
della crisi: una risorsa da cui ripartire
di CIRILLO RUFFONI
net, dei telefonini. Molte
spese della famiglia si sono orientate alla comunicazione, che è diventata la
nuova merce; «le tariffe
telefoniche sono diventate la moderna tassa sul
macinato»; le azioni della
cosiddetta new economy
hanno avuto un aumento
vertiginoso ed hanno creato una bolla speculativa
che è esplosa nel 2001 con
il crollo delle borse. Questa crisi (aggravata anche
dall’attentato alle torri
gemelle di New York
dell’11 settembre) ha però
lasciato una conseguenza
importante. Oggi la popolazione viene di solito divisa in due categorie: chi
naviga in internet e chi
no, cioè chi sa usare le
nuove tecnologie e chi si
dimostra refrattario ad
ogni cambiamento. La crisi che stiamo vivendo ora,
ha proseguito Aldo Bonomi, è invece molto vicina alla nostra mentalità
di valtellinesi, che siamo
sempre stati afflitti dal
cosiddetto «male della
pietra», cioè dal desiderio
di avere una propria casa.
Il tutto, infatti, è nato dalla sciagurata pratica (diffusa soprattutto in America) di finanziare i mutui per la casa fino al
120%, anche a famiglie
che non avrebbero mai
avuto la possibilità di restituirli. Si sono poi aggiunte le pratiche del
«credito al consumo»
(compri oggi, anche viaggi e vacanze, pagherai in
seguito) e l’utilizzo dissennato delle carte di credito, che hanno trasformato in merce i nostri
comportamenti quotidiani. Pare che adesso il peggio sia passato, ma ad un
certo punto l’economia
mondiale è stata ad un
passo dalla bancarotta
generale. Come ne usciremo? «Le crisi si risolvono
sempre in avanti - ha affermato il relatore -; dalle difficoltà usciremo con
un grande cambiamento
culturale, perché d’ora in
poi avranno sempre più
importanza l’ecologia (la
green economy), lo sviluppo sostenibile, il risparmio di energia e le merci
ecologicamente compatibili. Se poi guardiamo più
avanti nel futuro, vediamo delinearsi problemi
etici gravi e complessi,
come la clonazione, i trapianti, i traffici di organi,
che faranno del corpo
umano la nuova merce.
Dovremo essere pronti ad
affrontare le questioni
etiche legate a questi
temi. Dovremo essere
schizofrenici, cioè capaci
di combinare insieme ele-
menti opposti, come crescita e decrescita, sviluppo e limite, consumismo e
sobrietà». Sotto questo
aspetto, la generazione
dei più anziani, cresciuta
in una cultura legata al
mondo contadino, legata
alla frugalità, alla sobrietà e al risparmio, può
svolgere un ruolo molto
importante e tornare ad
essere protagonista. Deve
solo avere la forza di rimettersi in mezzo, di riprendere voce e di riproporre quelli che sono sem-
VENERDÌ 8 MAGGIO CONVEGNO PRESSO LA SEDE CAMERALE
Giornata dell’economia a Sondrio
L
a settima Giornata
dell’Economia, che
si celebrerà a Sondrio come in tutte
le Camere di Commercio italiane venerdì
8 maggio, avrà a tema la
crisi che verrà analizzata
attraverso le relazioni dei
rappresentanti dei comparti provinciali, sviscerata con le testimonianze
degli imprenditori e approfondita dagli interventi di membri del Parlamento. Il convegno, divenuto, negli anni, un appuntamento cruciale di
dibattito e di valutazione
sullo stato dell’economia
provinciale, presenterà
dati e considerazioni, alternando la franchezza
dei numeri alla spontaneità delle esperienze, i
consuntivi sull’anno che
si è chiuso alle prospettive future. La presenza di
ospiti illustri e l’adesione
degli imprenditori, oltre
che dei principali attori
della realtà economica,
politica e istituzionale della provincia di Sondrio,
affermano la Giornata
dell’Economia quale autentico e autorevole mo-
mento di incontro e di
confronto su tematiche
tanto rilevanti. L’edizione
2009, sotto questo profilo, è particolarmente attesa per l’argomento che
la caratterizzerà. “In questa fase non si poteva non
parlare della crisi in atto
- sottolinea il presidente
della Camera di Commercio di Sondrio Emanuele Bertolini -, non possiamo e non vogliamo
ignorarla, anzi, secondo
noi, l’approfondimento e
la conoscenza sono il presupposto per affrontarla a
viso aperto, senza sottacerne la gravità, ma concentrandosi sulle contromisure, per guardare al
futuro con rinnovato ottimismo. La crisi si può superare, ma è fondamentale impegnarsi per uscirne
più forti di prima. Con il
confronto e lo scambio di
esperienze vogliamo far
capire agli imprenditori
che non sono soli in questo momento delicato”.
Il programma della
VII Giornata dell’Economia, che si svolgerà
l’8 maggio presso la
Sala Martinelli, nella
sede camerale di via
Piazzi, a partire dalle
ore 16.00, prevede, com’è
consuetudine, dopo i saluti del presidente Bertolini, la relazione del segretario generale Marco
Bonat sull’andamento
economico della provincia
di Sondrio nel 2008 e l’aggiornamento sui primi
mesi del 2009. Il documento, predisposto dagli
uffici camerali, delinea un
quadro completo e analitico dei principali indicatori economici offrendo un
prezioso strumento di analisi a coloro i quali operano per la crescita della
realtà locale. Seguirà l’intervento di Bertolini che,
a pochi mesi dal rinnovo
degli organi camerali, all’inizio del suo mandato
quinquennale, illustrerà
la strategia dell’ente camerale per i prossimi
anni. A moderare il dibattito e gli interventi programmati sul tema “Le
imprese di fronte alla crisi” sarà Luca Orlando,
responsabile dei dorsi regionali del quotidiano “Il
Sole 24 Ore”. Parteciperanno con un proprio intervento gli onorevoli Benedetto Della Vedova
ed Erminio Angelo Quartiani, membri della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati. Le conclusioni saranno affidate al presidente Bertolini. Sarà possibile seguire in diretta i
lavori in web streaming
su www.so.camcom.it.
pre stati i valori fondamentali della vita. E la
nostra provincia come si
sta comportando nel mare della crisi? L’analisi
svolta da Aldo Bonomi ha
presentato diverse analogie con quella effettuata
recentemente dal presidente della Camera di
Commercio, Emanuele
Bertolini. Il nostro territorio appartiene a quel
grande comprensorio dell’arco alpino (con 1500 Comuni e 3 milioni di abitanti) che negli ultimi
anni si è sempre classificato ai primi posti nelle
graduatorie del benessere nazionale con un reddito annuo medio degli
abitanti di circa 25mila
euro. La Valtellina sta risentendo meno della crisi per la sua «orizzontalità operosa», perché abbiamo un’economia distribuita su vari settori (agricoltura, turismo, artigianato, industria, edilizia,
servizi). Tale distribuzione occupazionale si verifica anche all’interno delle singole famiglie. La crisi comunque cambierà i
nostri modi di vita, ma soprattutto potrà fornirci
alcune importanti lezioni.
«Dobbiamo anzitutto tener presente che è ormai
finita l’epoca dello sviluppo basato sui capannoni
e sulle villette a schiera;
è finita l’epoca dei supermercati e del credito al
consumo; avremo comunque delle opportunità enormi, legate all’ambiente (un valore sempre più
prezioso), alle risorse idriche, alla produzione alimentare e, prossimamente, anche alle riserve di uranio. Dovremo curare soprattutto la formazione,
la coesione sociale, le aperture verso l’esterno e la
nostra partecipazione ai
temi economici e alla vita
delle nostre banche. Occuparsi di economia non
vuol dire avere il cuore a
salvadanaio, ma significa
essere coinvolti, anche dal
basso, nei grandi processi di cambiamento».
RICERCA DI GIOVANI VOLONTARI
L.A.Vo.P.S., nell’ambito del progetto GEDA-Giovani Energie di Attivazione, sta organizzando dei
campi estivi sul territorio provinciale. In particolare, il CSV cerca un giovane volontario con
il ruolo di coordinatore di un campo di
volontariato e di lavoro legato al Servizio Civile Internazionale-SCI che si terrà a Triangia dal
25 luglio al 3 agosto. Il giovane in questione deve
aver compiuto almeno 20 anni, precedenti esperienze in campi di lavoro o nella gestione di gruppi, parlare la lingua inglese e prendere parte ad
un incontro di formazione che si terrà a fine maggio promosso dallo SCI. Il campo è aperto a 10
giovani dai 18 ai 25 anni provenienti dall’Europa
e dal mondo e ad altrettanti giovani valtellinesei
dai 16 ai 25 anni. I campisti saranno chiamati ad
impegnarsi in lavori di pulitura e recupero della
sentieristica della zona di Triangia. Per maggiori
informazioni contattare il CSV L.A.Vo.P.S. allo
0342.200058. Il progetto vedrà il coinvolgimento
dell’azienda agricola Lunalpina, associazione
Humus, Gruppo sportivo Triangia, parrocchia di
Triangia, Pro loco di Castione e circolo Legambiente di Morbegno.
TRAFORO DELLA MESOLCINA
“Il Traforo della Mesolcina: una porta aperta all’Europa” è il titolo del convegno che si è svolto
martedì 28 aprile nella Sala Consiliare del Palazzo della Provincia, a Sondrio, alla presenza di illustri relatori, amministratori e rappresentanti dei
due governi. Un tema particolarmente sentito in
valle, dove i collegamenti verso nord sono stati individuati come strategici per il futuro, tornato ufficialmente alla ribalta a seguito dell’inserimento
dello studio sul collegamento ferroviario transfrontaliero tra i progetti dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale sottoscritto tra Regione Lombardia e Provincia di Sondrio.
CRONACA
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Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
DALL’UNO AL TRE MAGGIO CELEBRAZIONI PER LA RICORRENZA PATRONALE
Festa del lavoro a Nuova Olonio
C
ome da tradizione, in occasione
della ricorrenza
del primo maggio
e dei festeggiamenti per il santo patrono, la parrocchia di Nuova Olonio “SS. Salvatore
– Santuario Madonna del
Lavoro”, propone un fine
settimana ricco di appuntamenti e tante novità.
Essendo il primo maggio
di venerdì e la ricorrenza
del Santo Patrono la prima domenica del mese di
maggio si è deciso di organizzare una festa “lunga” tre giorni.
Ecco, nel dettaglio, il
variegato programma
della manifestazione.
Venerdì 1 maggio si
celebrerà la Santa Messa
alle ore 10.30 presso la
chiesa parrocchiale e nel
pomeriggio, a partire dalle 14.30, si darà inizio ai
giochi a squadre aperti a
bambini e ragazzi. Si terranno anche la tradizionale e gustosa competizione “Miss Torta 2009”,
un’esibizione di “MiniRugby”, “L’angolo pazzo
con i giochi” e gare con le
carte da gioco (scopa). È
prevista inoltre la presenza di un angolo per i più
piccini (baby parking dai
2 ai 6 anni) a cura del
team Peter Pan.
Nel tardo pomeriggio si
terrà la rinomata e molto
attesa Corsa degli asini: una simpatica competizione che impegna quadrupedi dalle lunghe orecchie di ogni età condotti a
È NATO IL SITO
INTERNET DEDICATO
AI GENITORI
DI BAMBINI NATI
PREMATURI
Primavera 2009: in provincia di Sondrio è nato
un nuovo portale internet dedicato alle famiglie dei bambini nati prematuri www.piccoli
passiprematuri.it inaugurato dal gruppo
valtellinese Piccoli Passi Prematuri, genitori, per la maggioranza mamme, di bambini nati
prematuri. «Alcuni dei nostri bimbi erano ricoverati all’ospedale di Sondrio, altri in ospedali
fuori provincia (l’ospedale di Lecco in particolare è il bacino che raccoglie il maggior numero
di gravidanze a rischio della provincia di
Sondrio). La nostra esperienza di ricovero in
Patologia Neonatale ci accomuna e ci ha spronate a fare un percorso insieme, a piccoli passi,
per creare un gruppo di auto-aiuto, per essere
un punto di riferimento in Valtellina per i genitori che oggi si trovano a vivere questa prova».
Così si esprime Francesca Dalle Grave,
fondatrice del gruppo, la quale aggiunge: «da
tre anni organizziamo incontri mensili gratuiti
e aperti a tutti, presso la ludoteca del Comune di Sondrio, e incontri in reparto, per dare la
possibilità alle famiglie che hanno vissuto o che
stanno vivendo l’esperienza di una nascita pretermine, di condividere e confrontarsi con altri
genitori che hanno provato le stesse emozioni,
gli stessi dubbi e paure. Oggi, grazie a questo
sito, la condivisione e il confronto escono dai
confini provinciali per raggiungere tutti quei
genitori che cercano informazioni e sostegno online. Il nostro è un gruppo di volontariato, senza scopo di lucro, di auto-aiuto tra genitori, che
si arricchisce grazie a tutte le testimonianze dei
genitori che ci raccontano la loro esperienza di
ricovero in terapia intensiva neonatale o in patologia neonatale». «La nostra mission – proseguono i promotori dell’iniziativa –, attraverso
la mailing list che trovate nella sezione “genitori prematuri”, è quella di riuscire ad estendere on-line il prezioso aiuto della condivisione tra
pari, a tutti quei genitori che non hanno la fortuna di trovare un gruppo di genitori nel reparto in cui è ricoverato il proprio figlio. Proprio
per questo, chiediamo di diffondere l’invito ad
iscriversi alla nostra mailing-list, tra tutti i genitori e le associazioni di genitori di bambini
nati prematuri, per far sì che ognuno possa diventare risorsa di aiuto per sé e per gli altri».
IL 21 GIUGNO A TEGLIO:
FESTA-INSIEME
Il gruppo Piccoli Passi Prematuri, insieme al
gruppo valtellinese di mamme donatrici di latte materno, organizza a Teglio in Valtellina,
una giornata di festa domenica 21 giugno. L’invito è rivolto a tutte le famiglie di bambini nati
prematuri, alle mamme donatrici con rispettive famiglie al seguito, ma anche a nonni, amici
e simpatizzanti. Informazioni e iscrizioni su
www.piccolipassiprematuri.it.
mano dai loro fantini lungo un percorso; un appuntamento immancabile e
assai divertente che coinvolge e appassiona da
anni un folto pubblico.
Dalle ore 19.30 sarà
possibile cenare con prodotti tipici locali (polenta
e brasato d’asino, costine
e salsicce, dolci caserecci)
e concludere con una serata danzante allietata
dalla musica dal vivo del
gruppo Lesina Band. Nel
corso di questa si terranno anche le premiazioni
dei vincitori delle varie
competizioni proposte nel
pomeriggio.
Sabato 2 maggio è
dedicato allo sport: a partire dalle 14.30 si terrà un
torneo di Rugby a sette,
intitolato (per l’occasione)
“1° Torneo dell’asino”. È
prevista la partecipazione dei Vespa Club. A partire dalle ore 20.00 sarà
possibile ascoltare musica varia proposta da
gruppi di dilettanti locali
e ristorarsi presso il servizio bar presente in prossimità della tensostruttura.
Domenica 3 maggio,
Festa della Madonna del
Lavoro, si celebrerà presso la chiesa parrocchiale
alle ore 10.30 la Santa
Messa, per le ore 14.30 è
prevista la processione
mariana per le vie del
paese accompagnata dalle note della Banda di
Dubino e, per le ore 18.00,
è prevista la messa festiva serale.
Le attività sportive,
ludiche e ricreative si terranno presso le zone verdi antistanti alla tensostruttura presente in
prossimità di via Beato don Luigi Guanella in
centro paese. In caso di
pioggia i giochi di venerdì e sabato saranno sospesi, mentre le serate si
svolgeranno al coperto.
ELENA OREGGIONI
SONDRIO UNA SERIE DI INCONTRI PER LA FORMAZIONE DI EDUCATORI
Con un «quartiere nel... cuore»
S
i sono svolti martedì 21 e 28 aprile i primi due incontri, promossi
dall’oratorio Sacro Cuore di Sondrio, nell’ambito del progetto “Un
quartiere nel cuore”. L’iniziativa, promossa con il
contributo della Fondazione Pro-Valtellina, prevede tre incontri nella prima fase, con l’obiettivo di
migliorare la preparazione dei volontari, dei genitori e di tutti coloro che
operano in oratorio. “Alla
ricerca di volti per educare cristiano in oratorio” è
il tema scelto per gli appuntamenti: nei due già
trascorsi, con l’intervento
della dottoressa Debora
Nava, sono stati affrontati i temi relativi all’accoglienza dell’adolescente e
alla condivisione delle regole. Il prossimo incontro
conclusivo di martedì 5
maggio vedrà invece l’intervento di don Fabio Fornera, vicario della Collegiata che svolge il proprio
ministero presso il Sacro
Cuore, per affrontare la
tematica educativa secon-
da la prospettiva cristiana. «Siamo conviti – si
legge nel volantino di presentazione – di quanto sia
importante e necessario
stare vicino ai ragazzi che
trascorrono del tempo in
oratorio, luogo di incontro
per fare amicizia e trova-
re qualcuno che dia il sapore di una presenza cristiana. Proponiamo a tutti di essere un volto educante, capace di accogliere, di stare, di comunicare, di accompagnare insieme agli altri educatori
dell’oratorio. Per costrui-
TAVOLO TERRITORIALE SULL’EXPO
Martedì 28 aprile, presso la Sala del Consiglio della Provincia di Sondrio, si è
tenuto il Tavolo Territoriale di Confronto dedicato alle opportunità per i territori di
regione Lombardia offerti da “Expo 2015”. Regione Lombardia, nell’ambito del tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e
sovraregionali per Expo 2015 ha promosso a novembre 2008 un Accordo quadro di
sviluppo territoriale tematico, dedicato alla stessa manifestazione. Obiettivo, definire gli interventi legati all’evento espositivo e garantire un adeguato inserimento
dei diversi territori provinciali coinvolti. Questa scelta di Regione Lombardia richiede il raccordo con gli Enti e le Istituzioni locali attraverso i Tavoli Territoriali di
Confronto per definire strumenti e programmi che possano valorizzare il contributo dei territori lombardi ad Expo 2015 che significativamente ha scelto di avere
come tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il Tavolo Territoriale di
Confronto di Sondrio è la sede istituzionale per sviluppare un percorso di raccolta,
analisi e condivisione delle iniziative che il partenariato locale intende proporre in
vista di questo importante appuntamento. Le energie e le progettualità locali hanno quindi l’occasione per convergere in un’insieme di proposte correlate al contenuto e alla realizzazione di Expo 2015 con particolare riferimento a temi strategici per
la Provincia di Sondrio quali la valorizzazione turistica e offerta culturale, l’assetto
ambientale e idrogeologico e la valorizzazione del sistema rurale ed agroalimentare.
re le basi solide dell’educazione e condividere uno
stile per incontrare ragazzi e adolescenti». In quest’ottica, il progetto iniziale predisposto Comitato dell’oratorio era molto
ampio e prevedeva tre diverse fasi di intervento
con una richiesta di 25
mila euro di contributi alla Fondazione Pro-Valtellina. I fondi erogati sono
stati pari a 10 mila euro,
con l’impegno dell’oratorio di raccogliere una
somma pari al 20% del
contributo, e il progetto
dovrà essere ridimensionato o finanziato in maniera differente. L’ipotesi
iniziale prevede, nella prima fase volta al rafforzamento delle competenze
per migliorare la preparazione dei volontari, degli
operatori e dei genitori,
un percorso di formazione – quello in corso di
svolgimento – per le famiglie e per gli operatori dell’oratorio sull’educare cristiano e un percorso di
formazione per le famiglie
che vivono conflitti o difficoltà di tipo educativo e/
o scolastico con l’intervento degli psicologi dell’ Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona di Milano. Nella seconda fase
è previsto il rafforzamento dei servizi e degli interventi con l’obbiettivo di
qualificare gli interventi
dell’oratorio, dei volontari e delle associazioni. Infine, nella terza fase che,
come la seconda dovrà
essere ridimensionata, è
previsto il monitoraggio e
valutazione del progetto
con la costante verifica
dell’andamento dello stesso e l’informazione di tutti i portatori di interesse
coinvolti.
ALBERTO GIANOLI
CRONACA
SondrioEnergia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
P A G I N A
31
SONDRIO LA SCORSA SETTIMANA SI È PARLATO DI NUOVE CONCESSIONI IDROELETTRICHE E DI FONTI ALTERNATIVE
«Acqua: risorsa e opportunità»
L
a scorsa settimana
presso la sala consiliare della Provincia si è svolto il convegno “Nuove concessioni idroelettriche:
opportunità per il territorio”, momento di confronto e ascolto tra pubblico e privato su un tema di
stretta attualità e di importanza strategica per il futuro del nostro territorio,
come chiaramente evidenzia l’esperienza dei vicini
atesini e trentini. Vi hanno partecipato Fiorello
Provera, presidente della
Provincia, Giuliano Zuccoli, presidente di A2A Reti
Elettriche Spa, Corrado
Fabi, presidente di Confindustria di Sondrio, Klaus
Stocker, presidente di Sel
Spa Bolzano e Paolo Duiella, presidente di Autostrada Brennero Spa. Per evitare che il titolo scatenasse inevitabili polemiche, il
presidente Provera ha
dovuto subito precisare che
faceva riferimento al solo
rinnovo delle concessioni
idroelettriche già in essere. Che si tratti di una
grande opportunità economica e finanziaria, e anche
politica, lo dicono le cifre:
una produzione di 6
GWh, pari al 12% della
produzione di energia elettrica (al 18%, della produzione idroelettrica) in Italia e al 60% della produzione di energia elettrica
(all’80% della produzione
idroelettrica) in Lombardia. «Sul piatto ci sono i
guadagni derivanti dalla
gestione delle concessioni
per lo sfruttamento delle
acque - ha spiegato -, risorse che devono essere ripartite diversamente, garantendo una presenza più incisiva del pubblico. Si parla di centinaia di milioni di
euro, che sarebbero preziosissime entrate correnti
per le nostre amministrazioni da utilizzare in servizi, progetti infrastrutturali (strade, ferrovia e connessione veloce con tecnologia Wi-Max) e soprattutto per i mutui». Da qui il
passo di rivendicare dopo
il federalismo fiscale anche
un federalismo demaniale: «Come politico e amministratore mi sembra assolutamente corretto, senza
Il confronto con una realtà territoriale
simile alla Provincia di Sondrio, ha
permesso di esplorare aspetti meno
noti della tematica, che rappresenta
sempre un argomento molto sensibile
pagina a cura di PIERANGELO MELGARA
nulla togliere all’integrità
dello Stato, che i primi a
fruire delle risorse sul proprio territorio siano i residenti, comuni cittadini,
enti pubblici e imprese. A
questa nuova politica delle concessioni si può arrivare con la sinergia tra
pubblico e privato come
prevede la legge europea
con benefici per tutti».
GLI INTERVENTI
DI ZUCCOLI E FABI
Giuliano Zuccoli ritiene
importante la risorsa idroelettrica, perché tra le fonti rinnovabili è quella fondamentale. L’aumento dei
consumi, però, ha attivato
altri modi di generare
energia e così a livello nazionale il contenuto strategico della produzione idroelettrica si è affievolito,
mentre si è rafforzato il collegamento col territorio.
«Per questo è tempo di rivisitare gli accordi stipulati tanti anni fa - ha spiegato - e auspico che nei prossimi giorni si cerchi di costruire un modello per
rilanciare la provincia di
Sondrio. Questo non potrà
che essere un modello misto, dove il giusto equilibrio
fra il pubblico, che esprime
e porta gli interessi diffusi, e il privato, che esprime
e porta la propria professionalità e la tensione al
risultato, garantirà il massimo vantaggio per tutti. Si
dovrà essere capaci di costruire qualcosa di concreto da proporre alle istituzioni e, poiché certe prerogative del governo centrale sono già state trasferite
alle Regioni, è più che opportuno che il territorio
non solo abbia voce in capitolo, ma per certi aspetti
abbia anche potere decisionale. Se questa riforma
avrà successo, potrebbe risultare una leva per modificare anche il modello di
sviluppo e offrire opportunità di lavoro in Valle anche per chi ha studiato».
Corrado Fabi, promotore
del convegno insieme all’Amministrazione provinciale, ha ripreso la centralità della risorsa acqua nell’economia della provincia,
evidenziandone sia l’assoluta rilevanza strategica
nella produzione di energia
idroelettrica - fonte molto
competitiva, perché non
dipende dalle quotazioni
del greggio né dalle importazioni, ma anche perché
rinnovabile per eccellenza
e disponibile in loco in
quantità largamente prevedibili -, sia come materia prima insostituibile per
importanti produzioni manifatturiere sul territorio e
per l’industria delle acque
minerali e delle soluzioni
medicali. Considerando poi
l’impegno dell’Italia a ridurre del 20% le emissioni, ad aumentare del 20%
l’efficienza ener-getica e ad
arrivare a consumi di energia rinnova-bile attorno al
20%, Fabi ha osservato che
«Allo stato attuale delle
tecnologie, solare ed eolico
sono buone alternative, ma
in termini di efficienza non
possono competere con
l’idroelettrico: un aumento
del 10% della produzione
di energia idroelettrica in
provincia può migliorare di
quasi un punto la quota di
consumo di energia da fonte rinnovabile nel nostro
paese, avvicinandolo all’obiettivo del 17%». Da qui
la chiave di volta del suo
discorso, fondato sullo studio «molto approfondito»,
commissionato da Confindustria e che presto sarà
presentato agli enti competenti, da cui emergerebbe
che, pur avendo la Valtellina e la Valchiavenna una
spiccata vocazione naturale alla produzione di energia idroelettrica, lo sfruttamento dell’acqua a tali fini
è nella media delle province confinanti. Infatti, mentre per la particolare orografia della nostra provincia sulla base della piovo-
sità e dell’altezza dei salti
la producibilità idroelettrica teorica dei bacini è superiore del 40% rispetto a
Trento e addirittura del
60% rispetto a Brescia, l’attuale utilizzo delle acque è
significativamente inferiore e si attesterebbe attorno al 40% della producibilità teorica. «Il punto non
è però stabilire se è possibile e/o necessario costruire nuovi impianti - ha precisato -, decisione che dovranno assumere le istituzioni insieme al territorio,
bensì riscrivere quel patto
territoriale che ha reso
possibili i grandi investimenti e lo sviluppo socioeconomico della provincia.
Ciò che occorre è un patto
energetico moderno e innovativo, che assegni al territorio un ruolo di primo
piano». L’altro nodo fondamentale del discorso di
Fabi ha riguardato la realizzazione della Società di
Valle, obiettivo che deve
vedere tutti uniti. «In questa partita si gioca il futuro della provincia - ha detto - Crediamo, inoltre, che
il Polo tecnologico della
provincia di Sondrio abbia
diritto a vedersi assegnata la responsabilità di progettare e realizzare un centro di eccellenza di livello
regionale, se non addirittura nazionale, che lavori sui
grandi temi delle energie
rinnovabili e dello sviluppo sostenibile, occasione
straordinaria per frenare
la fuga di cervelli e dare
nuove opportunità di occupazione in Valle alle generazioni future».
LA SITUAZIONE
IN TRENTINO
ALTO ADIGE
Un rapido accenno anche
agli interventi di Klaus
Stocker e di Paolo Duiella, da cui è emerso con
chiarezza che le loro province sono un passo più avanti rispetto alla nostra,
in quanto hanno già una
propria società energetica,
la SEL a Bolzano e la Dolomiti Energia a Trento,
multiutility fortemente
radicate sul territorio provinciale con l’obiettivo di
acquisire e gestire le centrali idroelettriche ivi
ubicate, ma anche di distribuire e vendere i prodotti
energetici. Ad esempio,
Bolzano, dopo aver acquisito le 7 centrali di grande
derivazione Edison, entro
un anno riuscirà a gestire
anche la maggioranza delle centrali Enel. «Abbiamo
voluto questo - ha spiegato Stocker -, perché significa posti di lavoro e knowhow tecnico. Raggiunto
questo obiettivo, vogliamo
comunque rimanere in
partnership con le grandi
aziende nazionali per commercializzare l’energia in
sovrappiù, perché ne produciamo 6 GWh (come da
noi), il doppio di quella che
consumiamo». Dolomiti
Energia è una partecipata
da soggetti pubblici e privati e le ricadute per la
Provincia, oltre a una miglior gestione degli impatti ambientali, sono di carattere economico e finanziario, perché Enel ha ottenuto una proroga decennale a fronte di un consistente aumento dei canoni.
«Così, ai proventi che già
si ricavano dalle concessioni - ha concluso Duiella -,
si aggiungeranno altri
trenta milioni annui, da ripartirsi pro quota tra tutti
i Comuni, mentre, una volta a regime, la Provincia di
Trento incasserà ogni anno
60-70 milioni di ricaduta
fiscale».
AMBIENTE,
DMV E INTERESSI
ECONOMICI
A questo punto si è aperto
il dibattito e Giovanni
Bettini di Legambiente ha
avuto ben più di un rilievo
da porre sia a riguardo della mancanza di una programmazione territoriale,
sia di una tutela dell’ambiente molto meno efficace che nelle province di
Trento e Bolzano, ma soprattutto ha ribadito che i
tecnici hanno già dimostrato che il grado di sfruttamento idroelettrico nelle
nostre valli è altissimo, soprattutto se si tiene conto
del dmv (deflusso minimo
vitale). Il segretario generale della Cisl, Daniele
Tavasci, ha ricordato invece che qualche anno fa anche la provincia di Sondrio
era già stata a un passo dal
vedersi riconosciuta la gestione del demanio idrico
grazie alla rivendicazione
della specificità di territorio interamente montano.
«Credo che la questione
decisiva sia ottenere la gestione del demanio idrico ha concluso -, perché a fian-
co di una società di valle,
ancora da costituire, che
possa partecipare alle gare
per le nuove concessioni
idroelettriche, è indispensabile che ci sia riconosciuta la titolarità nella gestione delle stesse. Su questo,
come sindacato siamo
pronti a dare il nostro sostegno». Zuccoli ha riconosciuto che il dmv è uno degli elementi da tenere in
considerazione, ma che
«proprio qui si evidenzia
un conflitto: i proprietari
degli impianti non hanno
interesse a rilasciare le
acque, mentre a chi vive
sul territorio interessa il
massimo del rilascio. Nel
momento in cui la Provincia prenderà in mano la
gestione, il soggetto diventerà unico e si attuerà la
giusta mediazione col territorio». Fabi, però, pur ribadendo di volere uno sviluppo sostenibile, ha riferito la dichiarazione rilasciata nell’agosto scorso
dal presidente della Provincia di Trento, Dellai: in
essa prospettava una riduzione del dmv con l’obiettivo di aumentare la produzione di circa il 18%. A
chiarire i motivi della scelta Duiella ha spiegato che
dal 1 gennaio 2009 i rilasci determinano una perdita di produzione di circa
400 milioni di GWh. «Questi GWh dovranno essere
prodotti da centrali termiche - ha osservato concludendo -, cioè i bilanci si devono fare tenendo conto di
tutti i fattori, da una parte l’ambiente da salvaguardare, dall’altra la perdita
di 400 GWh di energia rinnovabile, che ha valore a
prescindere da quello solo
economico, perché dovranno essere prodotti da energia non rinnovabile».
ALCUNE
CONSIDERAZIONI
FINALI
Al termine di argomentazioni così articolate, preme
proporre alcune riflessioni.
È evidente che l’interesse
prioritario di Confindustria, al di là delle dichiarazioni a favore di uno sviluppo sostenibile, è di disporre di una quantità
sempre maggiore di energia per le attività dei propri associati, meglio se a
buon mercato soprattutto
nella crisi attuale. D’altro
canto, nello scenario prospettato per l’Ente provinciale, e in subordine per i
Comuni, potrebbe invece
delinearsi un inedito conflitto di interessi: da una
parte infatti c’è la spinta a
produrre più energia per
accrescere le entrate, dall’altra il rischio di mettere
sempre più in subordine la
tutela dell’ambiente. Ultimo, ma non meno importante, punto su cui riflettere è quello presentato da
Duiella, e cioè che il costo
della salvaguardia del nostro ambiente viene pagato con la produzione di
energia da centrali termiche. Qui, dunque, si apre il
discorso molto più ampio
della necessità di un ripensamento dello sviluppo da
riequilibrare prioritariamente in rapporto al rispetto dell’uomo, dell’ambiente e dello sfruttamento delle risorse naturali
tenendo conto delle generazioni future.
CRONACA
P A G I N A
32
SondrioCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
LIBRI L’ULTIMA PUBBLICAZIONE EDITA DALLA NODO, IN COLLABORAZIONE CON L’ACCADEMIA DEL PIZZOCCHERO
«Lavéc’»: fra arte e tradizione
D
opo il volume
sulle Fontane di
Valtellina e Valchiavenna e
quello su Porte,
portoni e portali della provincia di Sondrio, la scorsa settimana presso la
sala dell’Unione Artigiani di Sondrio è stato presentato il terzo volume,
edito da NodoLibri di
Como nella collana voluta dall’Accademia del Pizzocchero di Teglio, Lavéc’
- Pentole in pietra
ollare di Valtellina e
Valchiavenna. Anche
questa è un’edizione artistica di 240 pagine e oltre 300 fotografie, con testi brevi che presentano
gli aspetti storici e culturali riguardanti la tradizionale pentola di pietra
ollare, il lavéc’, per secoli
nell’uso domestico delle
genti di queste valli per
cuocere minestre, carni,
verdure, ma anche polenta. È il primo lavoro che
approfondisce l’argomento a tutto tondo e nella
Presentazione i promotori dell’iniziativa e della
collana, Rezio Donchi,
presidente dell’Accademia del Pizzocchero, e
Gianfranco Avella, procuratore della Repubblica
di Sondrio, ne sintetizzano efficacemente il taglio,
ricordando che “con questo lavoro a più mani si è
inteso riportare nella sua
giusta posizione il lavéc’,
antico ma vivo testimone
della nostra storia. Storia
forse minore, ma sempre
La pentola in
pietra ollare
è caratteristica
di Valtellina
e Valchiavenna:
un patrimonio per
la gastronomia
e la scultura...
di ANGELO REPI
importante per conoscere
il carattere e le fatiche di
coloro che hanno abitato
queste terre prima di noi”.
Come nei precedenti volumi, la Prefazione di
questo porta la prestigiosa firma del direttore della Fiera Internazionale
del Libro di Torino, Ernesto Ferrero, che qui
innalza un monumento
alla “fatica paziente”, al
“sofferto e sapiente amore per il proprio mestiere” dei laveggiai, alla bellezza primigenia di questa pentola, sottolineando
che, come già i portali e
le fontane, anche i lavéc’
“ci ricordano due verità
essenziali. La prima che
ogni pratica artistica consiste... in un levare, un togliere, un prosciugare,
fino a giungere a una più
radicale essenzialità”;
l’altra sta nella “dura lezione che ci viene dalla
crisi finanziaria mondiale innescata dalle sciagurate e irresponsabili speculazioni della finanza
creativa americana... Gli
umili lavéc’, nell’asciutta
perfezione della loro forma, ci riportano con i piedi per terra, alla nobiltà
OLTRE MILLE VISITATORI
PER LA MOSTRA
SU SAN PAOLO A SONDRIO
Oltre 1000 visitatori hanno lasciato la propria firma sul registro della mostra Sulla
via di Damasco, dedicata all’Anno Paolino, che
ha chiuso i battenti martedì 21 aprile. “Intenso
il contenuto, potente la parola”, come ha lasciato scritto uno dei visitatori. La ricchezza delle
immagini ha colpito in particolare i numerosi
giovani che singolarmente o in scolaresche si
sono recati all’esposizione allestita presso la
Sala Ligari. Ventiquattro le classi di ragazzi,
dalla primaria alle superiori di Sondrio e dintorni, che hanno usufruito delle visite guidate
più altri gruppi parrocchiali. Oltre 70 i volontari di Aziona Cattolica, Agesci, CL e della parrocchia della Collegiata coinvolti nell’allestimento e nella custodia della mostra. Successo
anche per l’audizione di brani dal Paulus di
Mendelssohn tenutasi venerdì 17 aprile presso
la cappella dell’Istituto Pio XII: la prof.ssa Rita
Pezzola ha introdotto e guidato all’ascolto dei
brani musicali che si alternavano alla lettura
di passi degli Atti e delle Lettere di Paolo ad
opera degli alunni della seconda classe della
media M. C. Turchi coordinati dalla prof.ssa
Paola Zenobi.
A SONDRIO INCONTRO
CON CLAUDIO MAGRIS
E MOSTRA FOTOGRAFICA
Lunedì 4 maggio, alle ore 18.30 presso la
sala conferenze “Fabio Besta” della Banca
Popolare di Sondrio, con ingresso da piazza
Garibaldi 16, il cavalier di gran croce, professor
Claudio Magris, scrittore e germanista, terrà
una pubblica conferenza sul tema Dopo Omero:
Ulisse moderno e postmoderno. L’incontro è
stato organizzato a coronamento del 70° compleanno del conferenziere. Dal 5 maggio al 6
giugno, in onore di Claudio Magris, è allestita
una mostra fotografica con immagini a cura
di Danilo De Marco, visitabile presso la Biblioteca “Luigi Credaro” in Sondrio, Lungo
Mallero Armando Diaz, 18. L’ingresso è libero.
del lavoro manuale, all’etica rigorosa che ispira
ogni vero artigianato”. Da
qui in poi, le foto di Giorgio De Giorgi ci introducono nel duro mondo di
pietra dalla Valchiavenna-Val Bregaglia alla Valmalenco. Di Guido Scaramellini è il primo contributo, Secoli di pietra
ollare, in cui ripercorre
la storia dell’estrazione
dai tempi più remoti della preistoria all’oggi. Già
nell’antichità la si lavorava per ottenerne pentole
per cuocere e conservare
i cibi. Ma poi l’autore evidenzia anche gli altri
usi di questa duttile pietra, dall’edilizia (portali,
davanzali, balconcini, fontane, colonnine a rocchi
come nella Córt di asen),
alla produzione figurativa, di cui primo monumentale esempio è il fonte battesimale monolitico
di Chiavenna (1156), «una delle maggiori espressioni della scultura romanica lombarda». Dopo uno
stacco fotografico, dove
De Giorgi esalta la durezza, la perizia, la dedizione che richiede questo lavoro - davvero pregnante
la foto che ritrae in doppia pagina Guido Giordani, nel cui volto «si legge tutta la sofferenza e il
valore della vita di questi uomini e dice più di un
intero libro» -, Augusta
Corbellini, nel capitolo
Dalla cava alla casa,
descrive con un taglio storico dapprima il paesaggio esterno delle cave, poi,
accompagnata da un proprietario di oggi, Silvio
Gaggi, guida il lettore nella tróna fino “al cuore della pietra, compatta ed
omogenea”. Qui descrive
la tecnica e la fatica di un
tempo - la partecipazione
umana è evidente nella
descrizione minuta degli
attrezzi di lavoro - per
staccare il ciapùn e portarlo a spalle, o trascinarlo all’esterno, poi al tornio
ad acqua per la lavorazione, lavoro che si concludeva nella realizzazione di
una serie di pentole. Ultimo atto, la cerchiatura
e il manico, un tempo eseguita dal magnàn, oggi
invece dal medesimo
laveggiaio. Un altro stac-
co fotografico di una ventina di pagine introduce
al Viaggio nelle forme
dei laveggi di Graziano
Tognini, il quale si rivela, oltre che profondo conoscitore dell’architettura, cesellatore della parola, facendosi cantore della pietra: “Nelle forme dei
laveggi, colte dall’oscurità pietrificata delle cave,
scolpite nella materia del
silenzio, si può ancora
avvertire il respiro della
montagna che le ha concepite”. Egli ci invita a riconoscere che la cavità del
lavéc’ “faticosamente raggiunta, non disegna l’estetica della fatica... Sembra
piuttosto che la pietra affidi le forme che racchiude alla cura di premurose mani. Le mani della
pazienza le colgono, l’una
dopo l’altra, come se sollevassero un antico tronco dagli anelli della sua
vecchiaia”. Immagine potente, che restituisce il
lavéc’ alla natura e, anche
se “Le forme sono estratte, sbozzate, tornite dal
sale amaro del sudore...
sembrano scoperte, ritrovate perché già presenti
nel grembo della montagna”. Segue l’altrettanto
intenso “Al lavéc’ di pizòcher (Il favo nella roccia)” di Remo Bracchi,
poeta prestato alla linguistica, che scavando dietro
la parola, offre un’originalissima indagine dal punto di vista linguistico, storico ed etnografico di questa pietra “arrendevole”
che “il fuoco non può mordere”. E certo è affascinante che basti un’etimologia per dedurre che dalle coppelle, “Dalla pratica di infossare nel masso
il misterioso incavo si apprese l’arte di svuotare la
pietra per ottenere recipienti per usi diversi”. Di
Francesco Bedogné,
dell’Istituto Valtellinese
di Mineralogia Fulvio
Grazioli, sono i Lineamenti petrografici e
mineralogici della pietra ollare, capitoletto in
cui l’autore traccia il dna
di questa pietra. Poche
pagine più oltre, Floriana Palmieri, scultrice
(ma anche pittrice) la cui
fama ha varcato i confini
d’Italia, ottenendo prestigiosi riconoscimenti
anche all’estero, nel breve saggio, L’anima della pietra, racconta come
dalla prima metà del ‘900
si sia intrapresa l’arte di
estrarre dalla pietra
ollare nuove possibilità
espressive con l’artigianato artistico. Un’altra
sintetica sezione fornisce
al curioso indicazioni sui
musei che in provincia di
Sondrio, ma anche nelle
vicine regioni svizzere,
documentano la lavorazione e gli usi della pietra ollare. Da ultimi, ma
non meno importanti nel
progetto editoriale - che
intende recuperare non
solo la capacità di fare dei
nostri avi, ma nel caso
nostro soprattutto la tradizione culinaria per
riproporla a ristoranti e
alberghi della provincia
-, sono i contributi firmati da Nella Porta Credaro, su La gastronomia
nella cottura lenta della pietra, e di Alberto
Zoia su Aspetti nutrizionali e uso dei laveggi. La Credaro, attingendo ai documenti e alla storia, propone ricette senza
tempo, stimolando la fantasia dei cuochi, mentre
Zoia spiega come è possibile rivisitare l’antica cucina alla luce della moderna scienza dell’alimentazione. In ultima pagina,
in controcopertina, un
piego dà al turista l’elenco di alberghi, ristoranti
e trattorie con cucina al
lavéc’.
Infine, è doveroso dar conto ancora di tre notizie:
dal prossimo anno a Sondrio presso l’Istituto tecnico Mattei ci sarà un laboratorio con un tornio
meccanico per corsi di formazione professionale di
lavorazione della pietra
ollare; questo volume ha
potuto essere pubblicato
grazie ai contributi di enti
privati e pubblici (tra questi, una menzione particolare ha avuto la Pro Valtellina), ma già si pensa
al prossimo che dovrà offrire un ritratto delle stüe
nella Rezia di lingua italiana, cioè in Valtellina,
Valchiavenna, Val Bregaglia e Val Poschiavo.
CRONACA
SondrioCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
P A G I N A
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INCONTRO CON LORENA PINI LA DOCENTE UNIVERSITARIA OSPITE A SONDRIO DI ARGONAUTE
Cristianesimo e identità europea
I
l titolo dell’incontro
promosso dalle Argonaute mercoledì scorso a Sondrio alla sala
del Bim appariva fin
troppo promettente, Le
ragioni dell’apologetica nel tempo del disincanto. Spunti di riflessione su cristianesimo e identità europea.
Temevo di trovarmi coinvolto in uno di quei salotti di moda oggi, dove è
gara a gettare fango sulla Chiesa e sul cristianesimo. Niente di tutto questo, le parole non nascondevano trabocchetti, anzi
la relatrice, Lorena Pini,
valtellinese di Grosio e
docente di filosofia al magistrale “Lena Perpenti”
di Sondrio, ha delineato
un ritratto lucido, documentato e appassionato
del nostro tempo, mettendo in luce il suo rifiuto del
cristianesimo e del contributo di civiltà che questi
ha dato in passato e dà
ancor oggi all’umana convivenza. Il giorno prima,
martedì 21 aprile, anche
se pochi se n’erano accorti, si era celebrato il nono
centenario della morte di
Anselmo d’Aosta, il doctor magnificus, colui che
fu uno dei fondatori della
filosofia scolastica, cioè
del pensiero moderno. Dal
suo Non quaero intelligere ut credam, sed credo ut intelligam (non
cerco di capire per credere, ma di credere per capire), dall’affermazione
che la fede non è in contrasto con la ragione, ma
sprona alla ricerca della
verità è partita la riflessione della relatrice, perché - ha spiegato - è attraverso l’intelligenza
della fede che più pienamente vi possiamo aderire. Come Agostino (Et inquietum est cor nostrum
donec requiescat in Te!, il
nostro cuore è inquieto
finché non riposa in Te),
anche Anselmo mostra
La relatrice ha delineato un ritratto
lucido, documentato e appassionato
del nostro tempo, mettendo
in luce il rapporto fra cristianesimo
e dibattito sulla laicità
pagina a cura di PIERANGELO MELGARA
un’inquietudine del cuore
e un profondo desiderio di
verità, che sono i due pilastri venuti meno nel
nostro tempo del disincanto, che è anche il tempo del silenzio e della perdita di senso, perché l’uomo rinuncia ad essere
onesto ricercatore della
Verità. E colui che si ostina ad esserlo è segnato a
dito come un pazzo, o un
reazionario, o un integralista e un fondamentalista. Frutti maturi di questa rinuncia sono il relativismo e il nichilismo di
cui è intriso il nostro mondo, fino a determinare sotto l’apparenza democratica una subdola e violenta
dittatura della cultura
del dubbio assoluto, dell’assenza di qualsiasi certezza. In altra occasione
mons. Angelo Riva, vicario episcopale per la cultura e docente di teologia
morale, aveva spiegato
trattarsi di un “nichilismo
ormai imborghesito, pantofolaio, vanesio e sconsideratamente gaio (che) si
è impadronito dello scenario della nostra cultura,
nel tempo del suo triste
declino. E si tratta di un
nichilismo anche filosoficamente deteriore, ben
lontano da quello, pure a
suo modo, tragicamente
“eroico” di Nietzsche”. La
conseguente mancanza di
valori, di modelli di riferimento, la labilità dei
rapporti, evidente soprattutto nelle famiglie sempre più precarie, nel “consumo relazionale”, nel
pensiero debole, nella morale “fai da te”, hanno generato quello che Zygmunt Bauman chiama
“mondo liquido”, dove l’a-
more, l’identità, i valori, i
rapporti, in una parola
l’uomo stesso ha perso
consistenza, è diventato
“liquido”, ha assunto la
forma del contenitore,
così che oggi le identità si
indossano come magliette, si possono sostituire
quando non servono più.
A questo è stata condotta
l’umanità dalla ragione
assoluta che ha trionfato
nell’Illuminismo e nelle
filosofie moderne, fino a
tradursi in un attacco alla
ragione stessa, perché con
la pretesa di esaurire la
conoscenza del reale ha
finito per censurare il reale, riducendolo a quello
che la ragione può comprendere. Mi viene in
mente ciò che sosteneva il
grande umanista agnostico, Leo Moulin: “La
Ragione (quella scritta
con la maiuscola dai “laici” della Rivoluzione francese) è finita negli schemi
sterili del razio-nalismo
che impedisce di capire la
complessità del reale”.
Allo stesso modo, “I Diritti
dell’Individuo ci hanno
condotti all’individualismo, all’egoismo e all’edonismo”, il quale ultimo divenuto modalità di vita
- non può che respingere,
perché senza senso, la realtà del dolore, della malattia, della morte. Cioè,
la pretesa totalizzante
della ragione, asservita al
potere e all’ideologia, invece di liberare l’uomo, lo
ha reso schiavo, non più
qualcuno ma qualcosa, col
rischio che non valga più
per quello che è, ma per
quello che fa o che ha, così
che - denuncia Mario Melazzini, medico e malato
di sla - “La dignità della
GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO
Questi gli incontri proposti da Unitre di Sondrio per la prima settimana
di maggio: lunedì 4 maggio, Eleonora Spervoli, docente di letteratura
francese all’Università degli Studi di Milano, terrà una lezione su Marcel
Proust e le intermittenze del cuore; martedì 5 presso il Cinema Excelsior
sarà proiettato a prezzo ridotto il film in programma la domenica precedente; mercoledì 5 si terrà l’assemblea generale dei soci studenti per esprimere valutazioni, dare suggerimenti, discutere di problemi organizzativi e
gestionali della sede; seguirà la proiezione di due documentari del Sondrio
Festival 2008, Gli Alti Tatra, primo premio Città di Sondrio e Il ritorno del
bue muschiato, secondo premio; giovedì 7, quanti si saranno prenotati assisteranno al Teatro alla Scala di Milano alla prima del balletto Trittico Novecento, étoile Roberto Bolle; venerdì 8, per Avventure di viaggio, il
gemmologo Pietro Nana presenterà con proiezioni in power-point Alla ricerca di pietre preziose nel Madagascar; sabato 9, presso l’auditorium di
Morbegno la London Music Orchestra, diretta da Tim Crodley e con
Sabrina Lanzi al pianoforte, eseguirà il Concerto per pianoforte e orchestra
n. 2 op. 18 di Sergej Rachmaninov, e Variazioni su un tema originale, Enigma op. 36 di Edward Elgar (prenotazioni entro lunedì 4); lunedì 11, il direttore e redattore dell’annuario della Sezione Valtellinese del Cai, Guido
Combi, e il fotografo, Marino Amonini, presenteranno una serie di diapositive sul tema Le Orobie: montagne da scoprire. Si ricorda che gli incontri
hanno inizio alle 15.30 e si tengono presso la sala del Cinema Excelsior.
Questi gli appuntamenti di Unitre a Tirano: martedì 5 alle 15, Arturo
Colombo, professore emerito di Storia delle Dottrine Politiche all’Università degli Studi di Pavia, terrà una lezione di storia sul tema: 1848-1948. Un
secolo di storia italiana tra caricatura e satira della politica; mercoledì 6,
sarà proposta la visita guidata a cura di Giuseppina Pessognelli a Trezzo
d’Adda, Villaggio Crespi e Castello di Cassano; martedì 12 alle 15, Silvia
Perlini, esperta d’arte, parlerà dell’Arte lignea nella Valtellina del Cinquecento.
persona è diventata una
sorta di patente a punti:
le fragilità e i problemi
portano via i punti, fino al
giorno in cui, persi tutti,
viene meno la patente di
persona e la dignità di vivere. Invece, la dignità
della vita è ontologica e
non dipende da una qualità stabilita da noi”.
L’URGENZA
DELL’APOLOGETICA
E DI
UN’EDUCAZIONE
In tutto ciò, e in tanto
altro che si potrebbe aggiungere di disperato e
disperante nella vita dell’uomo di oggi, quale spazio può avere l’apologetica? Quello di riportare un
annuncio di speranza e di
fede, che è il compito di
chi ancora crede, perché,
di fronte alla diffusa ignoranza dei contenuti della
fede portata dal crescente secolarismo, la luce della fede è - scrive mons.
Bruno Forte - ciò di cui
tutti abbiamo bisogno,
specialmente oggi, in questo tempo di crollo dell’utopia e di disincanto
ammaliante, per imparare a vivere, a sperare e ad
amare. In tale contesto
scristianizzato, a fronte di
moltissimi che, pur continuando a dichiararsi cattolici, vivono del tutto organici al mondo (accettando la pratica dell’aborto, dell’eutanasia, il divorzio, ecc.), dimentichi della fede ricevuta nel battesimo, la comunità dei
credenti è investita della
responsabilità di annunciare la ragionevolezza
della fede, pronti sempre
a rispondere a chiunque vi
domandi ragione della
speranza che è in voi, come invita l’apostolo Pietro nella sua prima lettera.
«Il fatto stesso che Cristo ci abbia chiamato
“amici” - ha continuato
Pini -, elevandoci dalla
condizione di schiavi, e ci
abbia inviati al mondo ad
annunciare la Buona Novella, rende indiscutibile
l’apologetica. Del resto,
anche di recente i papi ci
hanno richiamato questo
dovere, dandocene l’esempio e offrendocene più volte gli strumenti, come
Giovanni Paolo II con l’enciclica Fides et ratio e Benedetto XVI col discorso
di Ratisbona». L’urgenza
dell’apologetica deriva
anche dalla necessità di
contrastare il pensiero
dominante, fondato sul
razionalismo scientista di
matrice illuminista che
cerca in ogni modo di screditare il cristianesimo e di
mettere il cattolico e il suo
pensiero alla gogna, irridendo la stessa possibilità di ricerca della Verità.
Si vedano, a mo’ di esempio, Il Codice da Vinci di
Dan Brown, i saggi inchiesta su Gesù e sul cristianesimo del giornalista
Corrado Augias e del matematico Piergiorgio Odifreddi, la “dubbia e ambigua teologia laica” di Vito
Mancuso. Di fronte a questi attacchi, molto spesso
privi di fondamento e di
modesta levatura intellettuale e culturale, quando non addirittura volgari, ma sempre orchestrati in modo da avere vasta
risonanza, il rischio è di
cadere in questo gioco
perverso e, per ignoranza,
di credere vere le falsità
che vengono dette. In questo caso mi soccorre ancora Leo Moulin: “Date retta a me, vecchio incredulo
che se ne intende: il capolavoro della propaganda
anti-cristiana è l’essere
riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia.
A furia di insistere, dalla
Riforma sino ad oggi, ce
l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili
di tutti o quasi i mali del
mondo. Vi hanno paralizzati nell’autocritica masochistica, per neutralizzare la critica di ciò che ha
preso il vostro posto”. Trascurando i tanti onesti laici (non i laicisti!) non credenti - da Fortini a Cacciari, da Croce a Salvemini, a Chabod, e a tanti altri anche stranieri -, che
laicamente hanno riconosciuto l’apporto umano,
morale e culturale del cristianesimo, riprendo dalla relatrice il pensiero
dello storico inglese Christopher Dawson, il quale acutamente ha osser-
vato che «l’ideologia viene imposta alla collettività non tanto da una deliberata propaganda, quanto per mezzo di una manomissione burocratica dell’educazione, dell’informazione e della
pubblicità. Ne è un esempio tipico l’accanimento
ideologico contro il Medioevo, verso cui permane il
pregiudizio di età oscura,
tuttora alimentata nella
scuola. In realtà, quelli
furono secoli di straordinario dinamismo e grande progresso in tutti i
campi, in cui fiorirono le
invenzioni della tecnica,
le università e i liberi Comuni, perché, come ha
scritto lo storico non credente Georges Duby, Questi uomini di Dio credevano nell’uomo».
Infine un ultimo riferimento a don Luigi Giussani, uno degli uomini
che con più decisione nel
secolo scorso ha difeso e
sostenuto con intelligente determinazione l’originalità e la ragionevolezza della proposta cristiana. Egli nel Rischio educativo, opera fra le più originali e fondamentali non
solo della sua produzione
sull’argomento, pone l’accento sul fatto che “La
vera educazione deve essere un’educazione alla
critica”, nel significato positivo del “rendersi ragione delle cose...”. Senza timore, perché “il criterio
ultimo del giudizio (in
greco krísis, da cui critica), ..., è in noi, altrimenti
siamo alienati. Ed il criterio ultimo, che è in ciascuno di noi, è identico: è
esigenza di vero, di bello,
di buono”. Fondamentale
è anche la sottolineatura
del riconoscimento dell’esigenza di infinito di cui
è intriso il cuore dell’uomo, che don Giussani esprime con queste parole:
“L’illimitatezza è la sola
risposta possibile per la
sete di cui l’uomo adulto,
suo malgrado, l’adolescente per esigenza urgente, sono preda”. È la stessa sete di cui parlava s.
Agostino e Leopardi esprimeva nella sua poesia, che costituisce l’uomo
e in cui, ultimamente,
consiste la sua dignità.
P A G I N A
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CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
INNOVAZIONE LA SEDE DI MONTAGNA PREFIGURA IL FUTURO DEL POLO TECNOLOGICO DI SONDRIO
Politec, realtà per il territorio
N
ei giorni scorsi
la società cooperativa Politec
Valtellina - costituita per la
realizzazione del polo provinciale dell’innovazione ha celebrato la propria assemblea. Di recente è stata ufficialmente inaugurata la sua prima sede
operativa. Si tratta della
struttura del Protopolo di
Montagna in Valtellina una realtà, a dire il vero,
operativa già dallo scorso
settembre -. La cerimonia
ha visto il taglio del nastro alla presenza di
Fiorello Provera e Stefano Besseghini, rispettivamente presidente e amministratore delegato di
Politec, del consiglio di
amministrazione della
società e di numerose autorità locali. «Solo innovando - ha affermato
Provera all’inizio della cerimonia - si può uscire
dalla crisi. Siamo di fronte ad un periodo difficile,
ma sono fiducioso. Non si
può tagliare questo nastro senza ricordare Renato Bartesaghi che alcuni mesi fa ci ha asciati orfani del vero e proprio ideatore del progetto di questa struttura al servizio
concreto della nostra gente e delle nostre imprese.
Politec è indispensabile
per le imprese valtellinesi. Non è solo un centro di
ricerca, ma una struttura che ha finalità economiche e sociali. L’obiettivo è quello di costruire il
nostro futuro da attori,
non subendo i tempi che
verranno senza avere gli
strumenti per affrontare
LA STORIA DI POLITEC
le difficoltà. Daremo poi
spazio ai giovani della
nostra provincia che si
sono qualificati e che vogliono tornare a lavorare
per contribuire allo sviluppo della loro terra».
Durante il rito di benedizione, monsignor Ugo
Pedrini ha voluto rivolgere un breve pensiero ai
presenti. «Mi hanno detto - ha affermato il sacerdote - che questa struttura è aperta a tutti. Speriamo allora che non
manchi lo spazio per il Signore». Terminata la cerimonia, gli ospiti hanno
potuto riunirsi nella sala
conferenze della struttura dove si sono alternati
gli interventi del vice presidente di Politec, Emanuele Bertolini, e di Stefano Besseghini. «Il polo
tecnologico - ha spiegato
Bertolini - è una struttura assolutamente necessaria per il servizio alle
imprese che credono in
questo progetto. Qui dovremmo cercare di concentrare le eccellenze e le
ricerche di sviluppo che
sono fondamentali per affrontare le negatività e la
crisi di questo periodo.
Crediamo molto in questa
struttura e crediamo che
SONDRIO INCONTRO CON IL GIUDICE CERRACCHIO
Sistema-giustizia italiano
O
ttava “miniconferenza” al Vittoria, relatore il
presidente vicario del Tribunale di Sondrio Francesco
Saverio Cerracchio, tema
“La questione Giustizia vista dalla Valtellina”. Si è
trattato di una panoramica sulla Giustizia italiana
e sui suoi problemi, primo
fra tutti quello della lentezza. Il legislatore è intervenuto fissando “il principio della ragionevole durata del processo” (3 anni per
il primo grado, due per il
secondo, uno per la Cassazione) ma in realtà, nonostante le modifiche intervenute, la lentezza resta.
Per quanto riguarda il Civile mediamente occorrono
6 anni e due mesi tra primo e secondo grado. Quattro anni e sette mesi per
cause di lavoro (giacenti
1.140.000). meno per il penale (giacenti 3.262.000)
vale a dire tre anni e due
mesi. Molteplici le cause
che vanno dal garantismo
- assai superiore rispetto
agli altri Paesi europei -,
anche allo stesso numero
di avvocati che in Italia
sono diverse volte rispetto
al numero dei colleghi
francesi, agli organici scoperti, alle risorse insufficienti, alla quantità di leg-
gi e norme varie. Per quanto riguarda gli organici c’è
una proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati in base alla quale verrebbero soppresse le sedi minori, quelle che in certe occasioni hanno addirittura
bisogno l’integrazione con
giudici provenienti per l’occasione da altre sedi. Proposta però inattuabile perché la soppressione dei Tribunali minori è un provvedimento che nessun Governo riuscirà a fare. La lentezza costa. Circa 4.000 i
ricorsi in Europa e 10 volte tanti quelli nelle Corti
di Appello italiane per avere il risarcimento a causa
della lunghezza del processo. Il dr. Cerracchio ha anche passato in rassegna le
proposte di riforma presentate, facendo però presente che nessuna delle innovazioni introdotte è servita a ridurre i tempi. Fra i
problemi ha citato anche
quelli delle cosiddette ‘zone
disagiate’nelle quali non
vuole andare nessuno
nemmeno dopo i recenti
incentivi stabiliti per i magistrati che intendessero
andare ad operare in queste zone. Il risultato è che
à dove servirebbero i magistrati più esperti ci vanno gli uditori giudiziari, chi
cioè è appena entrato in
Magistratura, certo con
l’entusiasmo giovanile ma
non certo con l’esperienza.
Per migliorare le cose ci sarebbe da considerare il
caso di Sondrio. Abolita la
Pretura, stabilita una nuova organizzazione le cose
sono migliorate, l’arretrato è sparito e i tempi si
sono accorciati. L’ultima
classifica annuale della
qualità della vita de “Il
Sole-24 Ore” ha collocato
Sondrio al quinto posto in
Italia, al primo in Lombardia. Il dibattito ha portato,
questa volta, a sforare di
parecchio il tempo previsto, segno dell’interesse
della serata che può essere vista, o rivista via web
avrà un grande futuro per
rendere le nostre imprese ancora più competitive
sul mercato». «Molti - ha
aggiunto l’amministratore delegato Besseghini - si
pongono la domanda “cos’è Politec?”. Nell’immaginario di molti si tratta di
una struttura che è lontana dal costruire qualcosa di concreto. In questo
senso, l’inaugurazione di
oggi segna un passaggio
smarcante nel dare prova
della concretezza di una
grande idea studiata sulla carta e che ora sta muovendo i primi importanti
passi. Si tratta di una re-
La società di Politec, nata nell’aprile 2008, vanta 216 soci, di cui 7 finanziatori. Sono 79 le società e 137 persone fisiche coinvolte nel progetto. 9.468 le azioni versate e 473.400 euro il valore delle azioni sottoscritte. Grandi numeri per
una società che sviluppa la sua azione in diversi progetti, tra i quali spicca quello della copertura della connettività a banda larga dell’intera provincia con Wi-Max. Nel settore digitale
non mancano poi gli interventi finalizzati a
supportare il settore pubblico nella sua azione
di integrazione di processi tradizionali con quelli
elettronici. Grazie a Politec, molti enti hanno
pure adottato i prodotti e i servizi di InfoCert,
tra i quali la firma digitale o la posta elettronica certificata, per la sicurezza informatica. Altra area progettuale è quella legata ai laboratori del team Valtellina Labs, dotati delle competenze e delle apparecchiature necessarie per
il rafforzamento delle aree di eccellenza del
comparto produttivo valtellinese, presenti presso la sede di Montagna. Le tecnologie attive nei
laboratori vengono applicate nei settori
agroalimentare, tessile, farmaceutico, ma anche
ambientale o biotecnologico. «In forza di un accordo tra Politec e Fondazione Credito
Valtellinese - ha spiegato Besseghini -, avremo
la possibilità di avere un laboratorio del CNR
ospitato all’interno della nostra struttura, con
due ricercatori del centro che verranno qui ad
operare». Un altro progetto di Politec riguarda
poi l’area di sviluppo locale del capitale umano
che nel 2008 si è concretizzato in attività di staf,
creazione dell’Accademia Valtellinese dell’Innovazione e azioni di supporto al sistema pubblico. Importanti anche gli incontri di Politec Informa, servizi di comunicazione e aggiornamento dedicati ai professionisti e alla cittadinanza.
altà che ha due nature.
Una è legata al settore
produttivo che, grazie a
Politec, trova nuove opportunità nel collegamento col mondo della ricerca
e della grande industria.
Ma Politec è importante
anche per la pubblica
amministrazione perché
la modernità è una sfida
che non interessa solamente l’azienda. Esiste
invece una terna di collaborazioni con strutture
pubbliche, private ed enti
di ricerca».
API E FIORITURA DEI MELI
La fioritura dei meli è nella sua fase iniziale. È un momento cruciale della natura e dei frutteti. Le famiglie di api sono nella delicata fase di crescita e di sviluppo. È il momento, come ogni anno, della collaborazione fra frutticoltori e apicoltori nel ambito di un progetto dell’APAS - Associazione Produttori Apistici della
provincia di Sondrio denominato “Servizio di impollinazione frutteti”. Un progetto importante per i frutticoltori perché dà la sicurezza di poter avere una buona fecondazione dei fiori e quindi di raccogliere poi frutta
più sana, ben sviluppata, croccante e dolce. È quindi loro precipuo interesse seguire le corrette indicazioni fornite dalle Cooperative
Ortofrutticole. «Se qualcuno effettua in questo periodo trattamenti impropri –
dicono dall’associazione apicoltori di Sondrio – danneggia gli apicoltori per la
moria di api che provoca ma arreca un grave danno alla stessa frutticoltura, che
la legge ha voluto proteggere (Legge Regionale n. 5 del 24 marzo 2000: “è fatto
divieto di effettuare trattamenti insetticidi ed acaricidi: a) sulle piante legnose ed
erbacee dall’inizio della loro fioritura alla caduta dei petali; b) su gli alberi di
qualsiasi specie qualora siano in fioritura le vegetazioni sottostanti, salvo che
queste ultime siano preventivamente sfalciate”)». Ma l’appello degli apicoltori non
si ferma qui. Secondo l’Apas sondriese sarebbe «opportuno anche moderare e
limitare il più possibile i trattamenti anticrittogamici, comunque dannosi alle
api con l’invito ad effettuarli prima dell’alba e dopo il tramonto. Consigliamo di
effettuare uno sfalcio del tarassaco (“soffioni” o “dente di cane”) per ottenere un
maggior interesse delle api nei confronti dei fiori di melo. Al di là del possibile
accertamento della presenza o meno di insetticida nella miscela irrorata con le
analisi del caso, riteniamo sia da preferire la via della fiducia. Basta infatti solo
il gesto di uno o di pochi frutticoltori per creare forti danni, a tutti ma soprattutto a quella fiducia ed armonia che deve regnare fra apicoltori e frutticoltori: i
primi per avere frutta bella ed i secondi per poter disporre di una piccola integrazione di reddito con questo servizio. Si segnala – concludono dall’Apas – che già
alcuni apicoltori hanno declinato l’invito a portare i propri alveari nelle zone
frutticole. È un campanello d’allarme che deve preoccupare e deve costituire un
forte stimolo per tutti ad una maggiore attenzione all’impiego degli antiparassitari
nelle zone agricole ad alta specializzazione».
su www.gazzettadison
drio.it/vittoria .
Le prossime “miniconferenze” in programma, sempre a partire dalle ore
18.00, saranno martedì 5
maggio, con l’incontro dal
titolo “Verso la Giornata
nazionale per la donazione
degli organi” in collaborazione con l’Aido provincia-
le di Sondrio e, il giorno
successivo, mercoledì 6
maggio “La Valtellina 2009
e un suo modello di riferimento con la sua industria
enoagroalimentare”, con
Guido Visini componente
della Giunta nazionale di
Confindustria, in collaborazione con Lions Sondrio
Host. Seguiranno, sempre
in maggio, “La Valtellina
2009 vista attraverso i suoi
dialetti”, con Gabriele
Antonioli vicepresidente
dell’Istituto di dialettologia ed etnografia di Valtellina e Valchiavenna; “La
Valchiavenna ieri e oggi”,
con Guido Scaramellini
Presidente Centro Studi
Storici Valchiavennaschi.
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
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LA RICERCA PROMOSSA DALL’AZIENDA OSPEDALIERA UN QUADRO POSITIVO PER LA PROVINCIA
Benessere e salute negli anziani
È
stato un pomeriggio di festa per un
gruppo di vivaci
ultraottantenni di
Valtellina e Valchiavenna quello organizzato lo scorso giovedì dall’amministrazione provinciale nella sala consigliare di palazzo Muzio.
Un «momento di contatto» lo ha definito il presidente della Provincia
Fiorello Provera che, rivolgendosi ai presenti ha
domandato quando ci si
debba davvero sentire
vecchi. «Quando non si
hanno più sogni e speranze da realizzare – ha affermato Provera –, quando ci si sente sordi e vuoti e davanti alla vita. Ma
non è così per voi che siete qui oggi». L’assessore
con delega allo sport, Elisabetta Ferro Tradati, ha
poi spiegato il senso dell’incontro. «Il mio assessorato – ha esordito la Ferro Tradati – si occupa dei
giovani, ma volevamo
fare qualcosa anche per
gli anziani. In collaborazione con la dottoressa
Cristina Manca abbiamo
voluto identificare le persone non più giovani che
con attività motoria o abitudini fisiche avessero
ancora una buona qualità di vita, grazie alle impagabili caratteristiche
della nostra provincia
quali ambiente, alimenti
e abitudini di vita supportate da una società che
permette ancora di vivere bene anche in età avanzata. Voi – ha proseguito
rivolgendosi agli anziani
presenti –, siete veramente dei grandi rappresen-
Attraverso un questionario che ha
coinvolto quasi duecento persone è
stato possibile tracciare un quadro
dello stato di salute e delle abitudini
della popolazione non più giovane
a cura di ALBERTO GIANOLI
tanti della nostra gente».
«Siamo sempre molto attenti a quelle che sono le
fasce più giovani – ha aggiunto Giulio De Capitani, presidente del Consiglio regionale –, ci curiamo dei loro problemi, ma
spesso non siamo capaci
di acquisire le esperienze
maturate da quelle che
sono le persone che hanno maggior esperienza. Se
la nostra regione è arrivata agli attuali standard, anche di carattere
economico, lo deve a chi
ha lavorato prima di noi
e per noi. Credo allora che
non sia casuale una significativa presenza di anziani ancora attivi in provincia di Sondrio». Una
presenza che è stata monitorata da uno studio
condotto dall’Azienda Ospedaliera di Valtellina e
Valchiavenna con il coordinamento del direttore
sanitario Cristina Manca.
“Benessere negli anziani”
il tema dell’indagine su
stili di vita e abitudini
alimentari virtuose, difesa delle attività tradizionali, biodiversità, spazi
naturali e servizi che contribuiscono alla longevità
sana degli anziani che vivono in provincia di
Sondrio. «Abbiamo intervistato 180 anziani – ha
spiegato la dottoressa
Manca – per raccogliere
una serie di informazioni
importanti. Abbiamo cercato di capire con chi vivono le persone anziane?
Un elemento determinante è che 2/3 donne degli
ultraottantenni sono donne e 1/3 uomini. Gli uomini oltre gli 80 anni per 2/3
vivono con la moglie, mentre il 40% delle donne vivono da sole. Gli uomini
vanno, in media, 7 anni
prima delle donne in casa
di risposo, non perché
sono malati ma perché
faticano a gestirsi da soli.
Sono di più le donne che,
rispetto agli uomini, vivono con i figli: questo vuol
dire che tante nonne contribuiscono ancora ad aiutare in casa. Abbiamo poi
domandato cosa mangiano gli anziani e la risposta è stata che, sostanzialmente, si nutrono
come i giovani: carne, verdura e farinacei, ma in
Valtellina ci sono grossi
mangiatori di patate. Il
90% degli intervistati
mangiano patate più di
una volta alla settimana.
L’olio viene utilizzato da
pochi e il burro da tutti gli
intervistati. Soltanto il
50% confessano di mangiare i dolci, ma è un dato
al quale non credo perché,
per mia esperienza, i dolci vengono mangiati da
tutti. Negli anziani però
è stato creato un senso di
colpa per cui chi mangia i
dolci fa qualcosa che fa
PRECOCEMENTE UN PROGETTO PER I GIOVANI
Per prevenire il disagio
recocemente, il
progetto per l’intervento precoce
nelle psicosi giovanili, finanziato
dalla Regione Lombardia e
fortemente voluto dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna (Aovv), entra nel vivo. L’iniziativa
presentata qualche settimana fa dai vertici dell’Aovv e dell’Azienda sanitaria
locale (Asl) ha visto l’attivazione di un gruppo di lavoro multiprofessionale
(psicologi, psichiatri ed
educatori) così come di un
apposito servizio denominato “TempoZero”. «Tutto il
lavoro si basa sulla scommessa di entrare in contatto con il mondo dei giovani
- spiega il direttore del Dipartimento di Salute Mentale dr. Mario Ballantini
- per intercettare un bisogno sommerso e offrire un
aiuto mirato e personalizzato. Le modalità di comunicazione scelte dall’equipe
ben si sposano con lo spirito di un servizio che vuole
essere accessibile e flessibile, senza che sui soggetti
a rischio pesino il pregiudizio e la stigmatizzazione.
Ecco perché sono in distribuzione proprio in questi
giorni delle cartoline, che
P
oltre a descrivere in modo
chiaro gli obiettivi del progetto, spiegano dove, quando e come è possibile contattare il gruppo di lavoro.
Se questa bella cartolina prosegue Ballantini - resterà nelle mani dei ragazzi
anche solo il tempo di leggerla fino in fondo avremo
già raggiunto il nostro
obiettivo». «Ci proponiamo
- aggiunge la coordinatrice del progetto, dott.ssa
Tiziana Baruffini - di offrire un aiuto integrato e
individualizzato a chiunque esprima il bisogno di
confrontarsi e parlare rispetto al disagio psicologico. Se cominciare a parlarne - conclude Baruffini - ci
consente di intervenire
precocemente aumentando
la possibilità di guarigione,
perché aspettare? Insomma non bisogna avere paura di chiedere aiuto ed è
possibile farlo in diversi
luoghi e modi».
Il servizio, è attivo il lunedì, martedì, giovedì e
venerdì dalle ore 14.00
alle ore 19.00 presso
l’Informagiovani a Palazzo Martinengo n. 1 a
Sondrio. È possibile, inoltre, ricevere aiuto e ascolto inviando un semplice
sms ai numeri riportati
sulla cartolina. “TempoZero” corre anche in rete: il
sito internet di riferimento è www.tempozero.info;
oppure basta scrivere una
mail a scrivici@tempoze
ro.info; o cercare tempozero su Facebook.
Il prossimo 7 maggio,
infine, proprio per dare la
massima visibilità alla
nuova iniziativa e per sensi-bilizzare sul problema, a
Sondrio, presso il Cinema Excelsior, a partire
dalle ore 20.30 si terrà
l’incontro I giovani e il
disagio mentale: prevenire è possibile. Il dottor
Mario Ballantini aprirà i
lavori con un intervento su
“Riconoscere e prevenire il
disagio mentale”, con la
presentazione del progetto
“Precocemente”. Alle ore
20.45 sarà proiettato il
film di Craig Gillespie,
datato 2007, dal titolo
Lars e una ragazza tutta sua. Lars Lindstrom, un
uomo molto timido e introverso, decide un giorno di
presentare a suo fratello
Gus e alla moglie di lui,
Karen, un’amica che ha conosciuto attraverso internet: bianca. con grande
sgomento, Gus e Karen scoprono che bianca non è una
donna in carne ed ossa ma
una bambola di dimensioni umane con cui Lars si
relaziona come se fosse
vera. sconvolti, i due deci-
male alla salute. Considerando che gli anziani perdono il sapore sul salato,
ma conservano quelli sul
dolce, io consiglio a tutti
di mangiare dolci. Praticamente tutti gli uomini
e 2/3 delle donne hanno
detto che bevono vino. In
Valtellina non c’è l’abitudine dei super alcolici, ma
quella al vino e consolidata e un bicchiere a pasto
lo si può bere. Il caffè e il
the vengono bevuti da
tutti. Un altro dato interessante riguarda le abitudini: le signore continuano ad occuparsi della
casa, gli uomini dell’orto
o della vigna e vanno un
po’ più a passeggio. Quasi nessuno partecipa alle
associazioni degli amici
degli anziani o ai circoli
culturali e ricreativi. A
quell’età si fa vita in famiglia o vita da soli. I cir-
coli sono rivolti a persone
più giovani: io penso che
questo debba far riflettere chi fa iniziative nel sociale. Tutti, indistintamente uomini e donne,
guardano la televisione
che è un veicolo di comunicazione importante e
che raggiunge tutti. I programmi seguiti sono però
quelli pomeridiani o in
prima serata perché gli
anziani vanno a letto presto. Due parole vanno
spese sull’uso dei farmaci: quasi tutti gli anziani
sani prendono i farmaci
da soli e questo rappresenta un rischio. Assumono, a volte, farmaci che
non servono e fanno male.
È noto che più farmaci si
prendono e più aumenta
il rischio di danni da farmaco. In particolare, nella nostra provincia, si
abusa di psicofarmaci: c’è
chi prende alla sera il
Tavor per dormire, come
se fosse una caramella.
Anche i lassativi sono pericolosi perché possono
disidratare in maniera
drammatica e far cadere.
Antidolorifici, quali l’Aulin, vengono molto utilizzati: i dolori sono comuni
a molti e numerosi anziani hanno l’artrosi cervicale, ma da qui a prendere gli antidolorifici ce ne
passa. Sono farmaci che
possono danneggiare i
reni o lo stomaco». Al termine della presentazione
dello studio, i rappresentanti dell’amministrazione provinciale hanno consegnato a ciascun anziano presente un piccolo
pensiero, differente per
uomini e donne, in segno
di ringraziamento per la
disponibilità data nel corso dell’indagine.
XX EDIZIONE OLIMPIADI SULLA NEVE SPECIAL OLYMPICS
L’associazione Handy Sport Livigno ha organizzato la XX edizione delle Olimpiadi sulla neve Special Olympics. Sulle nevi di Livigno dal 20 al 24 aprile una
quarantina di gruppi ed associazioni che si dedicano alle persone disabili si
sono fronteggiate nelle discipline di slittino, di sci di fondo, di triathlon unificato e di sci alpino. Una serie di attività correlate hanno arricchito la speciale
settimana dei quasi 400 concorrenti: la mostra “Venti anni di Olimpiadi a
Livigno”; una camminata Nordic Walking; una serata di Gala; pranzi e cene in
compagnia presso Plaza Placheda. La manifestazione è principalmente una bella
occasione di incontro e di festa. Il coinvolgimento di molti volontari, l’impegno
di tante strutture ricettive e ricreative, la disponibilità e l’attenzione di tutti i
livignaschi nei confronti dei partecipanti alle Olimpiadi dei Disabili è da anni
la caratteristica preminente di questa iniziativa che sa coinvolgere ed aiuta a
crescere l’intera comunità. Le Olimpiadi dei Disabili sono anche un’opportunità
di crescita e di comunicazione delle esperienze delle diverse realtà educative
che vi partecipano. In questa direzione va letto il coinvolgimento delle scuole,
da quella dell’infanzia alle primarie e secondarie, che si è concretizzato soprattutto nella partecipazione alla sfilata e alla cerimonia di apertura svoltesi nel
pomeriggio di martedì 21 aprile durante le quali è stato possibile ammirare i
cartelli ed ascoltare l’inno che gli scolari hanno preparato appositamente per la
ventesima edizione delle Olimpiadi livignasche. Le scuole dell’infanzia di S.
Maria, S. Rocco e S. Anna hanno preparato per ogni gruppo partecipante un
quadro ricordo della manifestazione. Durante le singole gare i ragazzi delle scuole
hanno sostenuto con il tifo ogni singolo concorrente ed hanno accompagnato i
concorrenti più in difficoltà. Sebbene le gare la prevedano, la classifica finale
non è così importante da scontentare qualcuno: tutti escono vincitori e soddisfatti. Per l’ottima organizzazione, da parte di tutti i partecipanti sono giunti i
complimenti al Centro Diurno Disabili di Livigno (CDD) e all’Handy Sport
Livigno, l’Associazione sportiva, senza fini di lucro, costituita il 19 marzo 1992
allo scopo di promuovere attività sportive finalizzate all’integrazione dei portatori di handicap e alla diffusione, conoscenza e pratica degli sport per disabili
favorendo la loro partecipazione a manifestazioni proposte anche da altri enti.
Handy Sport Livigno aderisce, inoltre a Special Olympics Italia l’organismo onlus,
riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale che promuove, organizza e
partecipa a manifestazioni sportive nazionali ed internazionali di sci alpino –
sci nordico – racchette da neve e bocce. “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze” è il giuramento alle manifestazioni
di Special Olympics.
QUINTO BORMOLINI
dono di rivolgersi al medico di famiglia, che spiega
loro che Lars è vittima di
un profondo blocco emozio-
nale. Al termine, intorno
alle ore 22.30, è previsto
un momento di dibattito. La serata del 7 maggio
è a ingresso libero. Per tutte le informazioni contattare il numero di telefono:
366.66.87.739.
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SPOR
T
SPORT
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
CANOTTAGGIO AMPLIATA LA BASE DEGLI ATLETI CON GLI ISTITUTI S. MARIA E IPSIA RIPAMONTI
Lario: Progetto disabili anno II
I contributi
del Comune
di Como
e della
Fondazione
Cariplo
garantiranno
un programma
di lavoro
quadriennale
pagina a cura di LUIGI CLERICI
"
C
ro del canottaggio disabili
ha annunciato il desiderio
di portare ai prossimi
Mondiali di Poznan non
solo un “quattro con” di disabili fisici, ma anche un
equipaggio di disabili mentali. In tal senso la Griz-
L’Adaptive Rowing è ormai una realtà in Italia,
il “quattro con” azzurro è
campione paralimpico in
carica e sarà l’equipaggio
da battere anche ai Mondiali di Poznan in Polonia
(dal 23 al 30 agosto).
Il responsabile tecnico
della nazionale Adaptive,
Paola Grizzetti ha l’obiettivo di portare anche un
equipaggio di disabili
psichici ai Mondiali. La
Fisa, Federazione inter-
3 punti d'oro
E
ravamo in pieno
inverno, e con ancora Corrado Cotta in panchina,
quando il Como
conquistava la sua ultima
vittoria esterna in quel di
Trento con il Mezzocorona
prima di domenica scorsa
quando gli azzurri, dopo
aver battuto il Carpenedolo per 1-0 al Sinigaglia la
settimana precedente, si
sono ripetuti in un paese
posto a pochi chilometri,
ovvero a Montichiari. Il
Como ha vinto per 2-1 e rilancia, quindi, in modo
prepotente le proprie ambizioni di play-off. Tutt’altro che in discussione, visti
i risultati delle dirette rivali.
risponde “presente”.
Questo, grazie all’Istituto Villa Santa Maria di Tavernerio, della presidente
Gaetana Mariani, e del terapista Fausto Panizza.
“Fausto - ha ricordato
Molteni - è ormai un amico
Cos’è l’Adaptive Rowing...
CALCIO VITTORIA ESTERNA
Dopo oltre tre
mesi gli azzurri
vincono lontano
dal Sinigaglia e si
candidano per un
posto nei play-off
zetti ha chiesto la collaborazione delle società sportive italiane e la “Lario - ha
detto Molteni - con il sostegno di tutto il consiglio e, in
particolare, del neopresidente della sezione adaptive, il dottor Paolo Tornari,
In vetta, il Varese è stato superato per 2-1 dalla
Pro Vercelli e la sua leadership è ora in pericolo.
L’Alessandria, infatti, ha
ribaltato la situazione in
quel di Pizzighettone rimontando un gol e vincendo per 3-1. Ora le distanze
degli “orsi grigi” dalla vetta è di soli due punti con
ancora tre partite da giocare.
E dopo queste due squadre troviamo proprio il Como, vincitore a Montichiari per 2-1, insieme
all’Olbia che ha sconfitto
per 1-0 il Rodengo Saiano
che, in questo momento
appare la candidata principale per essere esclusa
dalla fase finale del campionato, essendo alla seconda sconfitta consecutiva. L’ultimo posto utile per
i play-off è ora appannaggio della Sambonifacese
che ha battuto il Mezzocorona.
Domenica, il Como al
Sinigaglia per affrontare
l’Alto Adige.
nazionale di canottaggio ha
infatti ulteriormente diviso le categorie di partecipanti.
Le categorie
Sono diverse le classi di
barche, ossia le specialità
dell’Adaptive. La prima divisione riguarda la possibilità o meno di poter utilizzare alcune parti del corpo.
LTA (Legs “gambe” Trunk “tronco” - Arms
“braccia”) è per gli atleti
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
i rivediamo
a quasi un
anno di distanza dalla prima gara di Adaptive Rowing, il
canottaggio per disabili ha esordito il presidente
della Canottieri Lario G.
Sinigaglia, Enzo Molteni
alla presentazione del progetto disabili 2009 - e per
poter annunciare che il
“progetto disabili” della
Canottieri Lario prosegue
e possiamo guardare con
ottimismo al futuro. Con
un contributo di 5mila
euro dell’amico vicesindaco, assessore allo Sport e ai
Servizi Sociali, Francesco
Cattaneo, finalizzato al
progetto e con il sostegno
della Fondazione Cariplo,
che ci consentirà di dotare
la nostra sede dei requisiti per l’accesso ai disabili,
oltreché di sostenere l’attività dell’Adaptive, possiamo ora allargare ulteriormente la nostra base di
atleti e pensare in grande.
Oggi la Canottieri Lario è
una delle 15 società italiane affiliate alla Federazione per l’Adaptive Rowing”.
Recentemente Paola Grizzetti, commissario tecnico
della nazionale Adaptive
Rowing, parlando del futu-
della Lario, un amico del
canottaggio, che ha respirato per tanti anni nella
sua Mandello Lario grazie
al medico e all’oro di Seul,
Piero Poli”.
“I contatti con il commissario tecnico azzurro Paola
Grizzetti sono costanti - ha
detto Panizza, presente
ieri con la neuropsichiatria
infantile Cinzia Triscari -.
Paola ha chiesto di portare
ad allenarsi nel centro federale di Gavirate due nostri atleti, Luca Varesano e
Beatrice Livio, non è detto
che uno dei due o entrambi possano entrare nella
nazionale Adaptive”.
Molteni ha annunciato
poi l’allargamento del progetto all’Ipsia Ripamonti.
“Se con Villa Santa Maria
vogliamo proseguire questa splendida collaborazione - ha detto ancora Molteni - per la necessità di
allargare la base, grazie in
particolare al nostro consigliere, Maurizio Ballabio,
che nella scuola di via Belvedere gioca in casa - la
moglie Caterina è una del-
che possono usare tutto il
corpo nel gesto. La categoria comprende i non vedenti, gli amputati ad un arto,
gli affetti da altre disabilità fisiche che non compromettono completamente i movimenti (gambe,
tronco e braccia) e i disabili
mentali.
TA (Trunk “tronco” Arms “braccia”) è per chi
non ha l’uso delle gambe.
Il sedile è fisso. Si gareggia in singolo e in doppio
misto, un uomo e una donna
A (Arms “braccia”) è
per chi può utilizzare solo
le braccia, ossia generalmente chi ha lesioni alla
colonna vertebrale. Le
gare vengono effettuate in
songolo.
Le gare dell’Adaptive si
svolgono sulla distanza
dei 1.000 metri, ossia la
metà della distanza olimpica del canottaggio
(2.000).
le insegnanti di sostegno è nata la collaborazione
con l’Ipsia Ripamonti di
Como del preside Pasquale Clemente. La Ripamonti
di Camerlata è la scuola
superiore di riferimento
provinciale per i disabili,
ne gestisce una settantina
che a turno stanno provando, con i loro insegnanti e il
nostro prezioso collaboratore e docente Isef, Andrea
Tenca, il canottaggio qui
alla Lario.
“Devo ringraziare la Canottieri Lario per questa
opportunità - ha detto la
prof.ssa Fabrizia Turconi,
referente per le attività
sportive dei disabili alla
Ripamonti -. Siamo al giro
di boa, ossia una quarantina di nostri ragazzi hanno
già provato il canottaggio e
a breve li porteremo tutti e
70; c’è grande entusiasmo
per questo progetto che ha
avuto l’appoggio dell’ufficio
scolastico provinciale, qui
rappresentato da Laura
Peruzzo e Pietro Gini che ci
sono sempre vicini. La Ripamonti è anche Centro
servizi per la provincia di
Como, quindi potremmo
estendere il progetto anche
ai disabili di altre scuole”.
Uno sguardo infine al futuro ai tanti appuntamenti. “Il calendario remiero
prevede due gare a Torino
e Gavirate. A noi della Lario piace sognare e sarebbe
bello essere presenti almeno ad una delle due gare
con due equipaggi - ha concluso Molteni -. Sarà difficile, forse impossibile, ma il
prossimo anno si vorrebbe
partecipare a tutte le manifestazioni con propri equipaggi e magari organizzare una regata”.
IMPIANTI SPORTIVI STADIO CITTADINO AL CENTRO DI UN DIBATTITO
Il Sinigaglia torna a far parlare
La città voleva
recuperarlo già
negli anni ‘80 ma
non se ne fece
nulla. Ora c’è chi
rilancia questa
idea: Calcio Como
da un’altra parte
C
orrevano i gloriosi,
almeno per il Calcio Como, anni ‘80
ed uno degli argomenti preferiti del
momento era trovare una
nuova collocazione per lo
stadio cittadino. Troppo vicino al centro, senza parcheggi, di difficile controllo
per le forze dell’ordine... se
ne sono dette sempre tante e si sono fatte idee ed anche progetti (in primis
l’area che accolse papa
Giovanni Paolo II nel 1996
alle porte della città) eppure lo stadio Sinigaglia, nel
frattempo sottoposto a ripetuti restyling, è ancora
lì.
Ma da qualche settimana lo storico impianto, costruito nel 1927 (anche se
di quella costruzione ormai non rimane più nulla)
è tornato a far parlare di
sè. Architetti e parte del
mondo politico hanno affermato a chiare lettere
che l’impianto cittadino
dovrebbe recuperare la
sua funzione originale,
quindi ospitare non solo
partite di calcio, ma anche
altri eventi sportivi e di intrattenimento. E il Como
che si arrangi!
Come in tutti i dibattiti
c’è chi, invece, ha affermato che forse una mano al
Como bisognerebbe darla e
che mettere alla porta la
società lariana non è poi
un gesto da condividere.
Sicuramente Como è unica anche in questo senso.
Certo, non sono da condividere atteggiamenti politici
che hanno sostenuto con
denaro di tutti squadre di
calcio e impianti sportivi
(come accadeva nel centro
e nel meridione d’Italia in
passato, oggi, fortunatamente, un po’ meno), ma a
Como il Calcio Como,
quando “il giocattolo funzionava”, non come adesso
dove, comunque, è una
“macchietta” rispetto al
passato, ha sempre dato
fastidio. Niente posteggi e
possibilità limitata di fare
shopping, città blindata,
magari incidenti, tanta
gente... insomma la flemmatica calma di queta cittadina addormentata era
messa a repentaglio da
una squadra che, dopo tutto, veleggiava tra serie A e
serie B.
A prescindere comunque
dalle idee politiche forse il
futuro del Como, o del calcio in generale, deve trovare altri spazi perché le nuove regole sulla sicurezza
degli impianti sportivi
pongono dei vincoli che
questa struttura non può
sopportare a meno di investimenti che finirebbero
per rattoppare un vestito
ormai logoro.
P A G I N A
38
MASSMEDIA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009
RIFLETTERE FRA VALORI E MARKETING
FAMIGLIA... QUALE TV?
«
L
a famiglia nella televisione italiana” è il
tema di una tavola rotonda a porte chiuse
promossa a Roma dal
Fiuggi Family Festival (Fff). Sulla questione i manager della tv
pubblica e privata si sono confrontati con gli esperti del Forum
delle associazioni familiari.
NON DIMENTICARE
LA FAMIGLIA
“È sotto gli occhi di tutti come
oggi la televisione sostituisca
spesso, nell’educazione e nell’intrattenimento dei bambini, il
ruolo che da sempre hanno ricoperto i nonni. Oggi il nonno è
morto nella famiglia italiana. O
sta morendo. E la perdita di questo ruolo fondamentale ha creato indubbiamente un vuoto”. Lo
ha detto, aprendo i lavori dell’incontro, il regista Alessandro
D’Alatri, che quest’anno sarà il
presidente della giuria internazionale che giudicherà le dieci
opere in concorso alla seconda
edizione del Fiuggi Family Festival, in programma dal 25 luglio al 1° agosto. Secondo D’A-latri, ci troviamo in un’impasse
giuridico e istituzionale che andrebbe risolto: “Oggi una coppia
che fa figli è sola. La famiglia è
stata dimenticata dalla legislazione. Siamo al paradosso: la coppia divorziata ha spesso dei vantaggi rispetto alla coppia sposata, ad esempio in termini fiscali
o nel punteggio per l’iscrizione
dei propri figli all’asilo”. Inoltre,
il regista considera più pericolosi della tv internet e i videogiochi.
“Tra i media oggi alla portata dei
bambini, il web - sostiene D’Alatri - non è soltanto molto più
diversificato nei contenuti, ma è
anche meno controllabile. Non
sarebbe male che la tv insegnasse ai bambini e ai giovani come
utilizzare internet”. D’Alatri ha
quindi ribadito la necessità che
“nel cinema come nella tv non
siano solo i dati freddi del
marketing a decidere le linee
editoriali e gli argomenti, ma
anche i valori che fanno parte
della nostra storia e della nostra
cultura”.
L’IMPORTANZA
DEI VALORI
“La tv - ha ammesso Jaime
Ondarza, di “Turner Italia”
(Cartoon network, Boomerang e
Boing tv) - è di fatto un modello
culturale per l’educazione e stabilisce continuamente dei modelli. Per questo chiedo alle famiglie
di continuare sempre e comunque a pungolarci, per mettere a
punto insieme un’offerta televisiva sempre migliore”. La famiglia,
a giudizio di Marcello Giuseppe Ciannamea, vicedirettore
marketing Rai, “guarda la televisione per stare insieme, divertirsi e interagire. Spero che il mon-
LAURENZIANA, APPLAUSI IN EUROPA
La Corale Laurenziana di Chiavenna protagonista in quella che
probabilmente è la più importante manifestazione dedicata al
canto corale in Europa. Ampi riconoscimenti nella settimana
dedicata alla 45esima edizione del Montreux Choral Festival
per la compagine femminile presieduta da Giordano Sterlocchi
e diretta dal maestro Ezio Molinetti. Unico coro italiano, invitato la Laurenziana si è confrontata con il meglio del canto corale a livello continentale. Diciannove cori provenienti da tutta Europa, si sono contesi il primo premio nella splendida località svizzera. Riconoscimento andato al Coro Giovanile della
Televisione Estone di Tallin. Per il concorso, tenutosi nel teatro
di Vevey, la Corale Laurenziana è stata inserita tra i cori che
hanno ottenuto la “categoria di merito” con una valutazione di
“Bien”. Un risultato eccellente, ma che sta un pelo stretto alle
voci della Valchiavenna, che avrebbero potuto tranquillamente ottenere un “Tres Bien” dalla severissima giuria: «Siamo
molto soddisfatti dell’esperienza - commenta il presidente
Sterlocchi - che ci ha visto competere con cori di livello assoluto, praticamente professionistico, provenienti certo non da realtà territorialmente piccole come la nostra. L’esibizione durante il concorso è stata eccellente, siamo arrivati molto preparati
all’appuntamento. Ormai tra i cori femminili la Laurenziana
può competere con tutti. Quando si tratta di gareggiare con le
compagini giovanili, invece, queste hanno solitamente un livello
irraggiungibile grazie alle grandi scuole che hanno alle spalle».
Durante la settimana la Laurenziana ha avuto modo di esibirsi più volte e in contesti diversi. Mercoledì 15 aprile, oltre all’esibizione del concorso, Ezio Molinetti ha guidato le voci femminili della città del Mera in un piccolo concerto andato in onda
sulle frequenze di Radio Chablis e in un’esibizione serale al
Teatro Casinò. Venerdì 17 esibizione al Castello di Chillon, per
finire con i due canti durante la cerimonia di palmares tenutasi
al Teatro Stravinsky di Montreaux nella giornata di sabato. La
Laurenziana nella serata di sabato ha presenziato anche al
concerto di gala dell’incredibile coro “Tenebrae” di Londra.
D.PRA.
do delle associazioni familiari ci
aiuti, attraverso le esperienze, a
declinare nel migliore dei modi
questi tre elementi in un’offerta
televisiva di qualità”. Maria
Mussi Bollini, capostruttura
“bambini/ragazzi” e coordinamento “cartoni Rai Tre”, ha denunciato “la mancanza di cultura dell’infanzia nella società di
oggi, tanto in televisione quanto
in famiglia. Le stesse famiglie
spesso non aiutano i ragazzi o i
bambini nella scelta dei programmi. In realtà, il vero problema è una seria cultura dell’informazione che nel nostro Paese
non c’è”. Dello stesso avviso anche Gianfranco Noferi, direttore di “RaiSat ragazzi” e responsabile di “Rai Gulp”: “La soglia si
sta abbassando, i cartoni animati sono sostituiti dai seriali già a
partire dalle fasce d’età dei sette
anni”. Noferi auspica una “collaborazione tra chi fa tv e le associazioni familiari per realizzare
insieme prodotti più adatti e più
mirati. I bisogni delle famiglie,
che sono per noi i principali azionisti, sono fondamentali”. Dell’importanza di una nuova e più
mirata offerta televisiva per i
bambini, è consapevole anche
Luca Milano, (Raifiction): “Noi
produciamo fiction e cartoni animati, e pensiamo che sia importante che esista una produzione
rivolta decisamente ai bambini.
Per la tv del servizio pubblico i
valori sono importanti e imprescindibili”. Per Elisabeth de’
Grassi, direttore programmi di
“Disney Channel”, “il primo obiettivo è quello di stimolare attraverso i prodotti tv le conversazioni all’interno della famiglia.
Oggi i bambini hanno sempre
Tele
IL
comando
DOMENICA 3
MERCOLEDÌ 6
Le frontiere dello Spirito,
C5,8,50. Mons. Ravasi commenta Romani 8,11. M. C. Sangiorgi ci porta in Senegal. Racconti di vita, Rai3, 12,55.
Epilessia una vergogna? Attualità. Rebecca, la prima
moglie, La7, 14,00. Io ti salverò, La7, 17,40. Due capolavori di A. Hitchock. Enrico
Mattei, Rai1, 21,30. Miniserie
con M. Ghini. Mattei fu uno
degli artefici della ripresa economica dopo la guerra fondando l’ENI. Numbers. Rai2,
21,45 Telefilm polizieschi.
Report, Rai3, 21,30, Manicomio all’italiana. La situazione dei malati mentali a 30
anni dalla legge 180 che chiuse i manicomi. La mummia, il
ritorno, It1, 21,20. Film d’avventura fantastico con B.
Frasier. The gift, C5, 23,30.
Film drammatico coi toni del
Thriller e una brava C. Blanchett. Speciale Tg1, Rai1,
23,35. Attualità. Glob, l’osceno del villaggio, Rai3, 23,35.
Un programma sulla comunicazione e la satira conduce Enrico Bertolino.
Il caso Thomas Crawford,
Rai1,21,10. Film drammatico
con H. Hopkins. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,10. Arma letale, R4, 21,10. Film d’azione con
B.Willis e D.Glover. Una coppia azzeccata. Tentazioni
d’amore, Tsi, 21,00. Bel film
commedia che tocca temi importanti come l’amore, il celibato dei preti, l’amicizia in
modo leggero ma serio. Da vedere. La storia siamo noi,
Rai2, 23,35.Documentario. Matrix, C5, 23,15. Attualità.
LUNEDÌ 4
Enrico Mattei, Rai1, 21,10.
Ultima parte. L’infedele, La7,
21,10. Programma d’attualità
con Gad Lerner. Senza traccia, Rai2, 21,05. Telefilm investigativi. Il comandante Flo
rent, Rete4, 21,10. Telefilm poliziesco. 0007 la spia che mi
amava, Rai3, 21,10. Con Roger Moore. I Cesaroni, C5,
21,10. Fiction nostrana.
MARTEDÌ 5
Solo 2 ore, Rai2,21,10. Film
d’azione con B. Willis. Un trasferimento di routine di un prigioniero diventa … Ballarò,
Rai3, 21.10. Attualità. Cast
away, R4, 21.10, Film di spessore con T. Hanks naufrago per
4 anni su un’isola deserta dopo
essere sopravvissuto ad un incidente aereo. Colorado, It1,
21,10. Varietà. Crossing Jordan, La7, 21,10. Telefilm polizieschi. L’ultimo bacio, C5,
23,30. Le vicende di 4 amici
trentenni che non vogliono crescere raccontate con simpatia
e verità da G. Muccino.
meno bisogno di essere accuditi
e sempre più bisogno di essere
guidati. La tv deve fornire una
risposta a questa urgenza educativa”.
LINGUAGGIO COMUNE
“L’idea di parlare della famiglia nella televisione non ha intenti provocatori - ha sostenuto
Andrea Piersanti, direttore
artistico del Fff -. Vogliamo invece aprire un tavolo di lavoro alla
pari, tra coloro che quotidianamente fanno televisione e i rap-
TEATRO A REGOLEDO
Regoledo si appresta a festeggiare i vent’anni di vita del Gruppo Teatro Oratorio “Il Monello” con tre spettacoli, preparati dal
gruppo stesso. Ecco il programma della Rassegna Teatrale:
• 2 maggio
Il Monello Junior - Ditelo con i fiori
• 22 maggio / 23 maggio
Il Monello Senior - La Murusa del me um
• 2 giugno
Il Monello Giovani - Il fantasma del povero Piero
Inizio spettacoli, presso il teatro Frassati di Regoledo,
alle ore 20.45.
GIOVEDÌ 7
Butta la luna 2, Rai1, 21,10.
Fiction . Falò, Tsi, 21,00. Attualità. The rock, Rai3, 21,10.
Film d’azione spettacolare con
S. Connery. Il commissario
Cordier R4, 21,10. Telefilm
polizieschi. Come Harry divenne un albero, Iris, 21,00.
Film irlandese ambientato negli anni ’20. Uno dei sette,
Rai2, 23,35. Dall’aula al palcoscenico. Opera nata da un
progetto educativo coi ragazzi
di Napoli.
VENERDÌ 8
Piper, C5, 21,10. Sei puntate
sei storie che ruotano attorno
al famoso locale romano. E.R.
medici in prima linea, Rai2,
21,05. Behind enemy lines,
It1, 21,10. Film di guerra con
G. Hackman. Missione di salvataggio di un pilota in Serbia.
Premio David di Donatello,
Rai1, 22,50. Gli oscar del cinema italiano.
SABATO 9
TV Talk, Rai3, 9,00. Analisi
della Tv. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Poirot, R4, 15,00. Telefilm. A sua immagine, Rai,
17,10. Rubrica religiosa. Ti lascio una canzone, Rai1,
21,10. Gara musicale tra giovanissimi Cold case, Rai2,
21,05. Telefilm investigativi.
Ulisse, Rai3, 21,30. Doc. Codice Magnum, R4,21,10. Poliziesco. Perfetti innamorati,
C5, 23,45. Simpatica commedia con J. Robert e J. Cusack.
a cura di
TIZIANO RAFFAINI
presentanti delle associazioni
familiari. Le decisioni prese in
televisione derivano per l’80%
dei casi dai dati marketing. Questi dati, però, sono informazioni
fredde e, seppure utilissime per
gli addetti ai lavori, non possono
rappresentare gli unici parametri per la scelta e la definizione di
una linea editoriale. Noi vogliamo dare a chi fa televisione informazioni calde, qualcosa in più di
un semplice focus group, stabilire regole per un linguaggio comune ed elaborare progetti da
realizzare insieme. Televisione e
famiglia sono due mondi per forza di cose destinati a parlarsi”.
Nell’occasione il presidente del
Fff, Gianni Astrei, ha ricordato
il terremoto che ha sconvolto
l’Abruzzo e ha annunciato che il
Fiuggi Family Festival si unirà
anch’esso alla cordata di solidarietà, ospitando gratuitamente a
Fiuggi per tutta la settimana del
Festival tre famiglie dei territori terremotati individuate dalle
sezione regionale dell’Abruzzo
del Forum delle associazioni familiari.
GIGLIOLA ALFARO
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Numero Completo - Diocesi di Como