DELLA ANNO XXXIV 2 MAGGIO 2009 E 1,00 17 DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO TRA LA GENTE DELLE TENDE “La nostra attesa in queste ultime ore è piena di gioia per un Papa che viene a visitare una comunità ferita, portando, come Pietro alle prime comunità cristiane, la guarigione fisica e spirituale perché la speranza non muoia sotto le macerie e i cuori si confermino nella fede”. Sono queste le parole con cui mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo de L’Aquila, riassume l’attesa della Chiesa aquilana in vista della visita di Papa Benedetto XVI alle zone colpite dal sisma nella mattina di martedì 28 aprile. “Speriamo che questa sua visita possa mantenere viva l’attenzione sulla nostra realtà perché le promesse fatte in queste settimane vengano mantenute”. N ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ el lasciare i campi di accoglienza, dove migliaia di sfollati continuano a raccogliersi soprattutto la notte quando più forte ritorna la paura, rimangono a lungo le immagini, le parole, i gesti della vita che scorre tra le tende. I primi volti sono quelli dei giovani: dietro la comprensibile fretta del racconto mediatico c’è la lentezza delle ore spese in mille servizi diversi. Una presenza straordinaria e quotidiana che dice di una generazione attenta ai grandi valori della solidarietà e della condivisione, dice di una generazione sensibile al valore inestimabile della vita umana e dice ancora di una generazione rispettosa del valore delle opere compiute dalle persone nei secoli. Opere che un terremoto può distruggere o danneggiare in pochi secondi. È sorprendente vedere con quale delicatezza i volontari impegnati nel recupero del patrimonio artistico mettono in sicurezza statue e dipinti. Ci si rende conto di quanto la memoria sia amata e rispettata dai giovani. C’è un sorriso nel vedere un’opera salvata e c’è il silenzio nel vederne un’altra mutilata o sfregiata. Tutte raccontano la storia, la cultura, la fede di un popolo. Le espressioni del volto dei volontari, moltissime sono le ragazze, dicono più di tante parole. Un ultimo pensiero accompagna il ritorno a casa dai luoghi del terremoto: la chiesa di Pettino a L’Aquila diventata più che magazzino di alimenti e di vestiario un luogo di ascolto e di progetto per il futuro delle comunità cristiane materialmente smembrate e disperse dal sisma. L’emergenza finirà e occorre evitare da subito la frammentazione sociale ed ecclesiale. I parroci, come quello di Pettino, avvertono profondamente questa esigenza, molti sono nelle tende o sui treni fermi alla stazione per condividere tutto con la gente. La loro domanda è già per il dopo: fino a che punto, nelle scelte logistiche e urbanistiche della ricostruzione, sarà possibile ricucire il tessuto umano, sociale e cristiano? Si terrà conto di un inestimabile patrimonio di relazioni tra persone e comunità? La Chiesa italiana, presente nei luoghi del terremoto in tutte le sue diverse espressioni, ha nel cuore l’attesa del vescovo e dei parroci abruzzesi. Sono vivi il desiderio e la volontà di accompagnare la comunità cristiana di questo territorio nel ritrovare, anche fisicamente, se stessa. Questa è la ricostruzione alla quale, in un’intesa profonda e permanente tra memoria e progetto, occorre mettere mano al più presto. Con le nuove generazioni. PAOLO BUSTAFFA L’Aquila Il Papa a L’Aquila COMO GIOVANNI FERRO, IL “GIUSTO” DI COMO OLGIATESE “LIBERITUTTI” LA GUIDA DELL’ACCESSIBILITÀ A PAGINA 21 I l 10 maggio presso il Collegio Gallio si svolgerà un concerto in ricordo di questo arcivescovo, che fu rettore del collegio Gallio negli anni della seconda guerra mondiale e tra i protagonisti dei “fatti di Como” dell’aprile 1945. A PAGINA 14 SEGRINO SULLE RIVE DEL LAGO A PAGINA 23 SORICO IN FESTA PER S. MIRO A PAGINA 25 COMO LA BASILICA DI S. GIORGIO E NOSTRA SIGNORA DEL S. CUORE A PAGINA 18 CAMPIONE SARÀ COMASCO IL PORTO PIÙ GRANDE DEL CERESIO A PAGINA 15 BRINZIO UNA NUOVA STATUA DEDICATA A SAN PAOLO A PAGINA 28 NUOVA OLONIO LA FESTA DEL PRIMO MAGGIO A PAGINA 30 A MOTIVO DELLA CHIUSURA ANTICIPATA DEL NOSTRO SETTIMANALE PER LA FESTIVITÀ CIVILE DEL 1° MAGGIO, NON CI È POSSIBILE DARE CONTO SU QUESTO NUMERO DELLA VISITA DI PAPA BENEDETTO XVI NELLE ZONE TERREMOTATE. LO FAREMO SUL PROSSIMO NUMERO, E GIÀ DA ORA - VEDI A PAGINA 7 PRESENTIAMO L’IMPORTANTE VIAGGIO DEL PAPA IN TERRA SANTA DALL’8 AL 15 MAGGIO VALTELLINA TANTE RISORSE CONTRO LA CRISI ECONOMICA Secondo l’analisi del sociologo Aldo Bonomi la provincia di Sondrio, nonostante il periodo difficile, ha molte risorse umane e culturali su cui puntare per riuscire a contrastare la crisi. A PAGINA 29 LIBRI “LA FINE” DEL DUCE SUL LARIO A PAGINA 19 ANZIANI RICERCA DELL’AOVV SUL LORO BENESSERE A PAGINA 35 LIBRI LAVÉC’: FRA GASTRONOMIA E ARTE A PAGINA 32 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 LO SPLENDORE DELL’AMORE NOVITÀ IN LIBRERIA LE ICONE DEL CANTICO DEI CANTICI NEL MESE DI MARIA Q uesto testo propone una lettura del Cantico dei Cantici per immagini. Il ricco apparato iconografico accompagna i singoli capitoli del Cantico affiancati da un commento esegetico volto a spiegare sia il passo biblico sia gli elementi simbolici ripresi dall’icona. Ciascun capitolo si conclude con una preghiera. La contemplazione esige un linguaggio che coinvolga l’intera persona perché solo così è possibile ascoltare il mistero. Le immagini, con la loro forza evocativa, sono parte essenziale di questo linguaggio. È facile constatare come la diminuzione dell’intelligenza contemplativa in nome di un approccio razionale anche all’estetica abbia finito con l’impoverire la comprensione globale di un mistero che comunque ci avvolge e ci interpella. «Dopo un clamoroso esaurirsi di varie estetiche, noi cristiani siamo chiamati a rileggere la nostra memoria e a rivisitare i nostri tesori. È questo il punto in cui collocherei l’ammirevole sforzo del diacono e iconografo Antonio Bongiorno che da molti anni, in modo quasi monastico, pignolo e diligente, cerca di dar vita a una lettura spirituale di questi orizzonti fondamentali dell’intelligenza cristiana. In un certo senso è ammirevole anche il coraggio di non lasciarsi condizionare dai trend di moda, ma di rimanere rigorosamente attaccato all’antica regola di tradurre la parola nell’immagine. Nella presente raccolta notiamo che la sua familiarità con il canone iconografico è a tal punto radicata da non riprodurne solo il modello ma con i modelli incomincia a dialogare così da dire cose nuove. Le icone possono ANTONIO BONGIORNO, Lo splendore dell’amore. Icone del Cantico dei Cantici, Paoline, pagine 174, euro 26,00 piacere o non piacere, possono essere considerate culturalmente estranee e lontane, religiosamente non addomesticate, ma non si può non ammettere che si tratta comunque di un’espressione in cui è superato il soggettivismo attuale e che viene incontro all’altro con un linguaggio comunicabile». (dalla prefazione di Marko Ivan Rupnik) OPERE DI FRANCESCO DI SALES INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA F OPERE COMPLETE DI FRANCESCO DI SALES, Filotea. Introduzione alla vita devota, Città Nuova, pagine 312, euro 25,00 ilotea è il nome ideale di chi ama o vuole amare Dio. A chi decide di impegnarsi in questa splendida avventura, san Francesco di Sales traccia un itinerario spirituale, cioè una Introduzione alla vita devota. L’Autore aveva affidato a una sua figlia spirituale una raccolta di appunti con consigli e suggerimenti spirituali che avrebbero dovuto aiutarla quando egli si trovava lontano. Pubblicato per la prima volta nel 1608 con il titolo Filotea, tale scritto conobbe una diffusione eccezionale, venne ampiamente tradotto, fu apprezzato da pontefici come Alessandro VII, utilizzato come vademecum da direttori spirituali di tutti i tempi, accolto come libro amico da quanti ne hanno fatto lettura in qualunque stato di vita e condizione sociale. Opera dallo stile colloquiale, quasi dialogo intimo tra il lettore e Francesco di Sales, la Filotea si propone di condurre il lettore alla perfezione dell’amore con amore, camminando a passo d’uomo, nella concretezza, nella realtà quotidiana. Un libro scritto per ogni cristiano che vuole vivere con coerenza e rettitudine la propria vita di fede. Ottima la veste grafica dell’editore Città Nuova. a cura di AGOSTINO CLERICI «Maria non è mai stata una causa di separazione tra le Chiese. Al contrario, essa ne è diventata la vittima, addirittura l’espressione esacerbata. Su di lei si polarizzano e in lei si riflettono numerosi altri fattori di disunione». In questo modo netto e deciso si esprime il documento ecumenico di Dombes sulla Madonna. Di conseguenza Maria e la mariologia diventano illustrazione della questione ecumenica, di ciò che già unisce, del suo contenzioso, del suo evolversi e dei suoi arresti, in un coinvolgimento non solo dottrinale, ma affettivo e passionale, perché vi entrano in gioco la pietà, la devozione e la cultura. Per costruire una mariologia che non sia «vittima» delle divisioni confessionali, il volume tesse pazientemente i fili dei dialoghi teologici sulla Madonna intercorsi tra tutte le Chiese, organizzando la materia in 5 grandi sezioni: approcci, documenti ufficiali internazionali, documenti ufficiali nazionali, documenti non ufficiali, prospettive. Appunto le Prospettive conclusive, per i principi metodologici che enunciano, per le indicazioni teologiche condivise che propongono, per il consenso individuato nonostante la diversità delle tradizioni, indicano che anche in mariologia i dialoghi ecumenici hanno prodotto una teologia riconciliata che è già in se stessa un frutto non piccolo del movimento ecumenico. GIANCARLO BRUNI, Mariologia ecumenica, EDB, pagine 576, euro 44,90. In questo volume si ripercorre l’alfabeto delle mani che hanno cullato Gesù. Le mani, il volto operoso del cuore. Le mani prendono e lasciano, porgono o riûutano, carezzano, stringono, ma sanno anche colpire. Ci si prende per mano, si dà la mano, si chiede la mano, a volte è necessario «dare una mano» o mettersi nelle mani di qualcuno. Sul palmo delle mani si dice sia scritto il nostro destino… Le mani di Maria sono state mani di bimba, di sposa, di donna felice, di madre affranta, mani che hanno sperimentato la terra e il cielo, sono diventate soprattutto mani di madre per tutti gli uomini, mani di grazia per «gli esuli figli di Eva». In questo prezioso volume, ricco di illustrazioni, le mani della Vergine ci «parlano» dai dipinti in cui compaiono, dal Beato Angelico a Caravaggio, da Giotto a Mantegna, da Raffaello a Tiziano. Più di venti capolavori della storia dell’arte, riletti con sensibilità e competenza, narrano la vita di Maria attraverso la storia delle sue mani. ZAIRA ZUFFETTI, Le mani di Maria, Ancora, pagine 170, euro 29,50. Questo libro, di grande formato, ruota attorno alla figura di Maria, offrendo differenti approcci: la lettura delle opere d’arte in parallelo alla storia dei vangeli, i segreti e le simbologie delle opere spiegate nel dettaglio. Le opere d’arte presentate, accostate agli episodi evangelici, sono: Annuncio a Anna (Giotto); Nascita di Maria (Maestro dell’Osservanza); Educazione di Maria; Presentazione al tempio (Vittore Carpaccio); Matrimonio di Maria (Beato Angelico); Annunciazione (Mosaico); Nascita di Gesù (mosaico); Miracolo Cana (Duccio da Boninsegna); Maria sotto la croce (Giotto); Pentecoste (Duccio da Boninsegna); Dormizione (Gerini); Assunzione; Incoronazione di Maria (Raffaello Sanzio); Donna vestita di sole (Tiepolo). Un libro di grande effetto, illustrato in modo magistrale, destinato ai ragazzi per un primo incontro con l’arte sacra e con la storia di Maria. GRUPPO IL SICOMORO, Rallegrati Maria. Storie dipinte della vita della Vergine, San Paolo, pagine 64, euro 14,00. QUARTA DOMENICA DI PASQUA - ANNO B Parola FRA noi AT 4,8-12 SAL 117 1 GV 3,1-2 GV 10,11-18 Il buon pastore è conosciuto dalle pecore e dal Padre di ANGELO SCEPPACERCA QUARTA SETTIMANA del Salterio IL PASTORE - BELLO... VERO, AUTENTICO, BUONO D opo la guarigione del cieco dalla nascita, che ha provocato la dura opposizione dei farisei, Gesù parla di se stesso come del “buon pastore”. Ai farisei ciechi, che pretendevano di essere le guide del popolo, Gesù mostra la loro cecità e propone se stesso come il vero pastore che conduce verso la libertà i suoi fratelli. Sullo sfondo del discorso di Gesù c’è un’immagine familiare in Palestina: a tutti era chiaro il rapporto particolare che c’è tra gregge e pastore, figura di quello tra re e popolo, simile a quello tra Dio e i suoi fedeli. È l’antica figura del re pastore, di Dio stesso come pastore. Anche Abramo e i patriarchi erano pastori; Mosè, Giosuè e Davide sono chiamati pastori del popolo, che loro guidano in nome di Dio. La vita del pastore si spiega con quella delle pecore e la vita delle pecore dipende da quella del pastore. Per la maggior parte di noi, oggi, è desueta e poco gradita l’immagine dell’uomo-pecora, che segue un pastore, perché l’uomo si percepisce come essere libero. Eppure, al di là della nostra sensibilità in materia di immagini di noi stessi, gli spazi lasciati alla nostra libertà sono sempre più ridotti. I mezzi di comunicazione, tanto per citare alcune delle nuove “guide”, impongono veri e propri modelli culturali e comportamentali, limitando di fatto la libertà. I “modelli” sono i nuovi pastori, che tutti, come un gregge, desideriamo seguire e raggiungere, mentre ne restiamo eternamente sudditi inquieti e mai appagati. Gesù propone un modello alternativo, decisamente. Ciò che dobbiamo imitare non sono i desideri degli altri – con i conflitti che ne seguono – ma quelli del Padre, che non è rivale di nessuno. Proprio Gesù, che è il Figlio che conosce l’amore del Padre, si propone come il vero pastore, il pastore-bello alla cui sequela di- ventiamo ciò che siamo: figli del Padre e fratelli fra di noi. Ai falsi pastori che diffondono la cultura dell’aggressione, della competizione, della rivalità e della violenza, Gesù oppone la sua persona di pastore che porta la cultura della fraternità e dell’amore. Solo così, finalmente, anche la nostra vita potrà essere libera e dunque bella. Il buon pastore è conosciuto dalle pecore e dal Padre: “Conoscere” è “amare intensamente”. Questo amore lo fa “buono”, anzi “bello” ed è il segreto della sua forza; è quel “potere” e quel “comandamento” che egli ha ricevuto dal Padre, che gli permette di “porre” la sua vita per le pecore e per il Padre, come si depongono le offerte sull’altare. Una vita “deposta” per amore ha una fecondità senza limiti di tempo, di spazio, di cultura e religione; giunge fino ai confini della terra: “Ho altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche queste devo condurre”. Buon-pastore, dunque, nel senso di pastore-bello. Bello perché vero, autentico, buono. È questa la bellezza che salverà il mondo. La contrapposizione tra Gesù e i mercenari sta nella risposta a questa domanda: quanto ti importa delle pecore? Le pecore sono di chi dà la propria vita per esse. Gli altri, quelli che le pecore non le conoscono perché non le amano, sono i briganti, i mercenari. La questione, allora, non è su chi sia il vero pastore, ma chi è per noi Gesù Cristo. Anche stavolta si giunge alla questione cruciale, alla domanda sulla fede. Ancora una volta Gesù diviene motivo di discussione e divisione tra le persone: non esiste nella storia elemento di più alta provocazione. La polemica su Gesù Cristo accompagna ogni generazione umana, non solo cristiana, e occupa il pensiero, il rimescolamento e la speranza di ogni anima. CHIESA P A G I N A 3 PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 46° GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI PROGETTO DI VITA: «SO A CHI HO DATO LA MIA FIDUCIA» «Intervista» a Benedetto XVI, per ascoltare cosa il Santo Padre, attraverso il messaggio per la Giornata delle Vocazioni, vuole dire ai giovani... S ua Santità, le chiedo scusa per il disturbo e soprattutto con questo mezzo, forse poco consono alla situazione come è la chat. Deve sapere che sono un ragazzo di 20 anni come tanti. Ho tante domande e mi piacerebbe se potesse rispondere a qualcuna di queste. L’argomento che più mi sta a cuore è la vocazione, tutti me ne parlano. Ma cosa è la vocazione sacerdotale? «La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nel vasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per l’intera umanità… Nell’universale chiamata alla santità risalta la peculiare iniziativa di Dio, con cui sceglie alcuni perché seguano più da vicino il suo Figlio Gesù Cristo, e di lui siano ministri e testimoni privilegiati. Il divino Maestro chiamò personalmente gli Apostoli “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,14-15); essi, a loro volta, si sono associati altri discepoli, fedeli collaboratori nel ministero missionario». Secondo lei quale è l’atteggiamento in cui anche io posso mettermi per capire qualcosa, per dare delle risposte a un desiderio di seguire Dio nella mia vita? «La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana. La consapevolezza di essere salvati dall’amore di Cristo, che ogni Santa Messa alimenta nei credenti e specialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato la vita per noi. Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo grato aderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il “chiamato” abbandona volentieri tutto e si pone alla scuola del divino Maestro; ha inizio allora un fecondo dialogo tra Dio e l’uomo, un misterioso incontro tra l’amore del Signore che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore gli risponde, sentendo risuonare nel suo animo le parole di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16)». Le confesso che mi è capitato di pensare alla vita consacrata. Ma cosa può fare, come può comportarsi chi si sente chiamato? «Da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera infatti, la comunità cristiana può effettivamente “avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina”». Le confesso di avere un po’ di paura… «Cari amici, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà e ai dubbi; fidatevi di Dio e seguite fedelmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che scaturisce dall’unione intima con lui. prudente discernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e religiosa per corrispondervi in modo responsabile e convinto. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda opportunamente che la libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell’uomo. Una risposta positiva che presuppone sempre l’accettazione e la condivisione del progetto che Dio ha su ciascuno; una risposta che accolga l’iniziativa d’amore del Signore e diventi per chi è chiamato un’esigenza morale vincolante, un riconoscente omaggio a Dio e una totale cooperazione al piano che Egli persegue nella storia». Vedo che con lei posso parlare tranquillamente, allora mi permetto di farle una domanda che mi faccio da un po’: chi può ritenersi degno di accedere al ministero sacerdotale? Chi può abbracciare la vita consacrata contando solo sulle sue umane risorse? «Ancora una volta, è utile ribadire che la risposta dell’uomo alla chiamata divina, quando si è consapevoli che è Dio a prendere l’iniziativa ed è ancora lui a portare a termine il suo progetto salvifico, non si riveste mai del calcolo timoroso del servo pigro che per paura nascose sotto terra il talento affidatogli (cfr Mt 25,14-30), ma si esprime in una pronta adesione all’invito del Signore, come fece Pietro quando non esitò a gettare nuovamente le reti pur avendo faticato tutta la notte senza prendere nulla, fidandosi della sua parola (cfr Lc 5,5). Senza abdicare affatto alla responsabilità personale, la libe- ra risposta dell’uomo a Dio diviene così “corresponsabilità”, responsabilità in e con Cristo, in forza dell’azione del suo Santo Spirito; diventa comunione con Colui che ci rende capaci di portare molto frutto (cfr Gv 15,5)». Quello che dice e propone è molto bello ma anche molto difficile da vivere… Chi posso guardare, per seguire il suo esempio? A chi rivolgermi? «Emblematica risposta umana, colma di fiducia nell’iniziativa di Dio, è l’”Amen” generoso e pieno della Vergine di Nazaret, pronunciato con umile e decisa adesione ai disegni dell’Altissimo, a Lei comunicati dal messo celeste (cfr Lc 1,38). II suo pronto “si” permise a Lei di diventare la Madre di Dio, la Madre del nostro Salvatore. Maria, dopo questo primo “fiat”, tante altre volte dovette ripeterlo, sino al momento culminante della crocifissione di Gesù, quando “stava presso la croce”, come annota l’evangelista Giovanni, compartecipe dell’atroce dolore del suo Figlio innocente. E proprio dalla croce, Gesù morente ce l’ha data come Madre ed a Lei ci ha affidati come figli (cfr Gv 19,26-27), Madre specialmente dei sacerdoti e delle persone consacrate». Ancora una cosa Santo Padre: cosa posso fare fin d’ora? Come trovare il modo di affidarmi a Dio? «Risuona perenne nella Chiesa l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,38). Pregate! Il pressante appello del Signore sottolinea Ad imitazione della Vergine Maria, che le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc 1,48), impegnatevi con ogni energia spirituale a realizzare il progetto salvifico del Padre celeste, coltivando nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare “grandi cose” perché Santo è il suo nome». Caro Papa, è stato un piacere parlare con lei! Grazie per le belle parole che mi ha rivolte! GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI LE VEGLIE ZONALI COMO CENTRO San Giorgio, sabato 23 maggio, alle ore 21.00, dopo la Scuola Animatori. COMO SUD San Fermo, venerdì 8 maggio, alle ore 20.45, in Santuario. BISBINO Rovenna, sabato 30 maggio, alle ore 17.00, salita al Bisbino. BASSA COMASCA Rovellasca, domenica 3 maggio, alle ore 21.00, con don Roberto Bartesaghi. PREALPI Gaggino, sabato 2 maggio, alle ore 20.45. VAL D’INTELVI Argegno, venerdì 1 maggio. alle ore 20.00, salendo a S. Anna (recita del rosario e celebrazione della Messa). TRE PIEVI E TREMEZZINA Dongo, sabato 9 maggio, alle ore 20.30, Santuario della Madonna delle Lacrime. GRIGNE Mandello del Lario, sabato 9 maggio, alle ore 20.00, nella Cappella del “Villone”. BASSA VALTELLINA Regoledo, sabato 2 maggio, alle ore 20.45. MEDIA VALTELLINA A settembre in preparazione alle Ordinazioni Diaconali ALTA VALTELLINA E VALTELLINA SUPERIORE Sondalo, sabato 2 maggio, alle ore 21.00, Veglia in san Francesco con il Vescovo. VALLI VARESINE Gemonio, sabato 2 maggio, alle ore 21.00, Veglia in san Pietro. SOCIETÀ P A G I N A 4 INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 TERREMOTO IN ABRUZZO BERLINO UN REFERENDUM BOCCIA L’ORA DI RELIGIONE Così il Governo... Si insegni solo etica laica V a tenuto d’occhio il “caso” di Berlino. Come è noto, in questa città si verifica un caso particolare per quanto riguarda l’insegnamento della religione a scuola. Da alcuni anni, infatti, nelle classi che corrispondono alle nostre medie è stata introdotta come materia obbligatoria l’etica laica, mentre l’insegnamento religioso resta facoltativo. Il referendum convocato per rimettere sullo stesso piano insegnamento religioso ed etica è fallito: non ha raggiunto il quorum e tra i votanti la maggioranza si è espressa per mantenere la situazione. Cosa succede di fatto? A Berlino chi vuole l’insegnamento religioso lo può scegliere, ma in concreto si trova a fare un’ora in più di scuola, mentre per tutti esiste l’ora “laica”. La regola berlinese non vale in tutta la Germania, dove normalmente l’insegnamento religioso confessionale (cattolico, protestante...) è previsto in ogni scuola e al quale è affiancata l’alternativa di corsi di etica o filosofia. Ancora di più, la regola berlinese sembra essere in controtendenza rispetto a un panorama complessivo europeo nel quale l’insegnamento religioso confessionale resta l’opzione più gettonata, come testimonia la recente ricerca delle Chiese cattoliche d’Europa sull’insegnamento della religione. Una “fotografia” della situazione ad ampio raggio che mostra come in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente proprio l’opzio- ne per un insegnamento confessionale - con tutte le alternative possibili nei diversi Paesi sia la norma. In qualche modo Berlino ribalta la situazione. È un “caso”, dunque. Una specie di “laboratorio laico” che conviene osservare con attenzione nelle sue caratteristiche, tra le quali quelle di costituirsi in una grande città dove si incrociano identità e appartenenze diverse, dove la storia - e la contrapposizione tra ideologie - è passata in modo tutto speciale. Si intrecciano qui diverse considerazioni. La prima riguarda il tema proprio della religiosità. In Europa è considerato un valore l’opportunità di approfondire la questione religiosa. Al di là delle ragioni confessionali, vi sono autorevoli prese di posizione - anche in seno al Consiglio d’Europa, ad esempio - che sottolineano l’importanza di affrontare a scuola i temi religiosi per lo sviluppo completo degli allievi. Non solo: l’approfondimento delle tradizioni religiose diverse e della loro storia, come il confronto tra loro, è ritenuto una conquista importante sul piano culturale ed educativo, in rapporto alla conoscenza delle identità, alla possibilità del dialogo, all’inclusione sociale. In questa direzione - più complessa dell’“etica laica” - va l’Europa. Il caso berlinese fa venire il dubbio che si rischi una perdita di memoria. Che una certa Europa cresciuta in fretta negli ultimi anni del Novecento, con il crollo del Muro e soprattutto di un mondo ideologicamente ben disegnato, rassicurante nelle sue contrapposizioni chiare, rimasta in balìa non di rado di consumismo e mercati, della “liquidità” contemporanea, cerchi un nuovo inizio. E “azzeri”, per così dire, il portato di un passato che chiede invece fatica per recuperare radici e prospettive per il domani. Senza spingerci troppo oltre, il caso berlinese dice una volta di più di come sia urgente, nel Vecchio Continente, la riflessione sull’educazione e sulla scuola. Attraverso l’impegno educativo e scolastico, anche attraverso quello per l’insegnamento della religione, passa un progetto di futuro e di cittadinanza per la nostra nuova Europa. ALBERTO CAMPOLEONI OGNI ANNO 70.000 PERSONE MUOIONO DI LEISHMANIOSI Le malattie neglette... dalla farmaceutica « C iò che è lontano, ciò che non si vede, ciò che non ci disturba, non esiste. Così è per le malattie neglette e per la leishmaniosi in particolare». A parlare è Gianni Colotti, ricercatore all’Istituto di biologia e patologia molecolari del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), che denuncia al SIR un “grave disinteresse” delle multinazionali farmaceutiche nei confronti di questa malattia della povertà che colpisce, soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, circa 12 milioni di persone, con 600.000 nuovi casi e 70.000 morti ogni anno. La leishmaniosi è la seconda “malattia negletta”, dopo la malaria. Nonostante la ricerca scientifica in materia stia facendo grandi passi in avanti per trovare dei farmaci più semplici e a basso costo (i costi dei farmaci attualmente vanno dai 100 ai 1.000 dollari a dose), le ditte farmaceutiche non finanziano questi progetti perché non portano facili guadagni. Ma presto se ne dovranno occupare, perché con i cambiamenti climatici e l’avanzata della “linea del caldo” anche in Europa e in Nord America aumentano i casi anche tra noi. Cos’è la leishmaniosi e come si manifesta? “Si manifesta principalmente in due forme, quella cutanea e quella viscerale. Il parassita, un protozoo, è trasmesso da un insetto (il pappatacio, sand fly o mouche du sable), che usa il cane come serbatoio. Per cui se l’insetto morde un cane e poi un uomo gli trasmette la malattia. La malattia cutanea è data da morsi che non guariscono. Si manifesta con segni piuttosto evidenti e facili da identificare. Alcune persone vengono sfigurate in maniera orribile. Ma questa è la forma meno grave, che raramente porta alla morte. Normalmente si guarisce in maniera spontanea. La forma viscerale è più complessa. Si muore per diverse cause legate a danni al fegato, ai reni e al cuore. In Occidente difficilmente si muore perché la diagnosi e le cure sono più efficaci e le persone colpite possono pagare i farmaci”. Come si diagnostica e si cura? “La diagnostica è tramite le analisi del sangue, alle quali i poveri accedono con difficoltà. Ma la cura non è facilissima. I farmaci vanno presi per iniezione, ripetutamente, e sono molto costosi. La cura più semplice è con l’antimonio, ma siccome è un veleno va somministrato sotto stretto controllo medico e in alcuni ceppi non funziona. L’obiettivo è trovare un farmaco che funzioni con una-due dosi”. Quali sono i Paesi più colpiti? “I Paesi più colpiti in assoluto sono l’India (lo Stato del Bihar) e il Bangladesh. In particolare il sub-continente indiano, l’Asia centrale, l’Africa centro-orientale, il Centro e il Sud America. Ma la malattia si sta espandendo verso Nord a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento della temperatura media della terra. Fino a 20/ 30 anni fa l’Europa era immune da questa malattia, che da noi colpisce solitamente solo i cani (8-25% di casi soprattutto al sud) invece ora comincia a colpire anche l’uomo. In Europa sono stati accertati centinaia di casi in Grecia, Italia (alcune decine, soprattutto tra i migranti africani) e Spagna, ultimamente anche in Francia e Germania. In Italia alcune decine”. Una malattia della povertà estrema... “È una malattia fetente che colpisce dove c’è povertà e dove le conseguenze sociali sono peggiori. Le persone colpite diventano invalide a lungo e costituiscono un problema per la famiglia. Le donne vengono scarsamente curate. L’aggravante in questo periodo è che la leishmaniosi tende a colpire persone malate di Aids, perché già indebolite. Dove non c’è igiene, dove c’è fame e le condizioni di vita sono peggiori è più facile prendere la malattia ed è più difficile curarsi, soprattutto perché le cure costano. L’antimonio costa relativamente poco, ma ci sono altri farmaci carissimi. Ogni singolo trattamento costa dai 100 ai 1.000 dollari”. Perché non interessa alle case farmaceutiche? “Ovviamente le ditte farmaceutiche non sono interessate perché non ci guadagnano. Il problema è quindi l’accesso al farmaco. Sarebbe invece etica e necessaria almeno una diminuzione sostanziosa del prezzo del farmaco. In seconda battuta, i Paesi del Sud del mondo potrebbero e dovrebbero essere in grado - se non esistesse la tutela dei brevetti - di produrli in casa, ma le multinazionali farmaceutiche si oppongono perché non vogliono sprecare i loro brevetti senza guadagno”. Quale risultato scientifico potrebbe essere appetibile, economicamente? “Abbiamo identificato dei composti metallici più efficienti dell’antimonio. L’abbiamo provati solo in vitro, ora dobbiamo testarli. Siamo abbastanza ottimisti e crediamo che nel giro di uno/due anni si potrebbe arrivare ad un risultato serio. La nostra idea è arrivare ad un cocktail di metalli. Un farmaco unico, semplice, a prezzi accessibili. Abbiamo pubblicato dati scientifici e busseremo di nuovo alle case farmaceutiche”. Cosa potrebbe portare l’attenzione su questa malattia negletta? “Servirebbero campagne di sensibilizzazione, anche in Occidente. Ciò che sta leggermente aumentando l’interesse è il fatto che la linea del caldo si stia spostando verso nord, quindi anche la leishmaniosi aumenterà tra i cani e di conseguenza potrebbe colpire di più anche l’uomo. Purtroppo l’interesse nasce solo quando i problemi ci colpiscono direttamente. Ciò che è lontano, ciò che non si vede, ciò che non disturba, non esiste”. a cura di PATRIZIA CAIFFA SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 BETORI OCCORRE RIPENSARE L’IMMAGINE DELLA FEDE Il messaggio della bellezza « H I Le soliti «frasi fatte» senza domande beni culturali oggi possono essere per la Chiesa un prezioso strumento di nuova evangelizzazione e di percorsi significativi per il Progetto culturale. Ma occorre fare scelte precise e destinare risorse. Servono figure capaci di compendiare preparazione storica e teologica e linguaggi della comunicazione”, una sorta di “intermediatori culturali”. In tale prospettiva “la collaborazione tra enti ecclesiali e università consentirebbe la creazione di percorsi di formazione ad hoc”. Ne è convinto l’arcivescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori (nella foto), che il 21 aprile ha tenuto una relazione all’Università Internazionale dell’Arte su “L’Arte nella comunicazione del messaggio cristiano: un ruolo ancora possibile?”. L’EROSIONE DEI SIMBOLI CRISTIANI Nella odierna società mediatica, ha osservato mons. Betori, “la comunicazione sociale e i suoi mezzi giocano un ruolo privilegiato nella costruzione dell’opinione pubblica e, in ultima analisi, nella delicata questione di creare consenso attorno a ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, a ciò che è bene e ciò che è male”. Si parla addirittura di soft power per indicare la capacità di uno Stato di “influenzare le scelte politiche internazionali mediante i mezzi di comunicazione sociale e i modelli di cultura diffusa”. In questo orizzonte, secondo l’arcivescovo di Firenze, “l’immagine e la comunicazione vengono prima del contenuto, anzi l’hanno sostituito”, e “l’uomo dedito alla comunicazione si trova ad essere sottomesso alla tirannia dell’immagine”. Tuttavia “la comunicazione è tutt’altro che un male. Ne è testimone autorevole la Chiesa”, che “nel trascorrere dei secoli”, ha saputo elaborare “linguaggi adatti a parlare agli uomini di ogni epoca”. Se però “nella civiltà cristiana l’iconografia di un episodio evangelico o di un santo, lo schema planimetrico di una chiesa, il colore di una veste liturgica rientravano in un patrimonio di simboli comune”, oggi, annota mons. Betori, “l’erosione dei simboli cristiani operata dal processo di secolarizzazione” ha reso opachi “codici un tempo limpidissimi”, con la conseguenza che “gli strumenti impiegati per secoli dalla Chiesa per comunicare rischiano oggi di essere muti”. RIPENSARE L’IMMAGINE DELLA FEDE Per l’arcivescovo di Firenze occorre “acquisire e padroneggiare i nuovi codici”, mentre “il cambiamento culturale in atto esige che la parola - in questo caso l’immagine - della fede sia non solo ridetta, ripetuta, ma ripensata”. “Trovare i modi per riattivare il potenziale comunicativo dei beni culturali ecclesiastici - spiega - significa spazzare via la cenere della musealizzazione che li sta ricoprendo e riaccenderne l’attualità”. Una comunicazione che, avverte, “non può essere improvvisata”. Per questo “la Chiesa deve individuare una propria via” privilegiando l’orizzonte della bellezza. “La soppressione dell’interiorità - sottolinea il presule - ha reso più ardente nell’uomo la sete che da sempre lo caratterizza. I surrogati propostigli dalla comunicazione non possono che acuirla ulteriormente. Solo la bellezza può placarla” perché, secondo San Tommaso d’Aquino, “Deus est pulchritudo ipsa” e, come affermava il teologo Von Balthasar, essa incorona “il duplice astro del vero e del bene”. così dire bloccata”. Due, ha spiegato, i mezzi individuati per “superare questa frattura”. La rivista “Luoghi dell’infinito” (inserto mensile del quotidiano Avvenire) e, soprattutto, la pubblicazione del nuovo Lezionario della Cei, promosso dallo stesso Betori, che raccoglie in nove volumi le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento da proclamare nella Messa lungo l’anno liturgico, le cui illustrazioni si ricollegano all’idea teologica di icona che “dice in altra forma il senso delle parola”. Grazie all’opera di alcuni tra i più accreditati artisti italiani contemporanei, fra cui Angelo Casciello, Mario Ceroli, Arnaldo Pomodoro, nel Lezionario - i cui tre primi volumi sono già stati pubblicati, tre sono in fase di pubblicazione e gli ultimi in fase di composizione - coesistono le “principali poetiche stilistiche” e le “principali correnti culturali dell’arte contemporanea”. Un’operazione che per il presule “rientra a pieno titolo” nel Progetto culturale “che alimenta l’impegno della Chiesa italiana da circa un decennio e ci vede in fruttuoso dialogo con diversi ambiti della cultura contemporanea al fine di poter esprimere la verità del Vangelo in forme comprensibili e plausibili per l’uomo contemporaneo”. “In questo orizzonte conclude -, il Progetto culturale segna un’importante presa di coscienza da parte della Chiesa. Resta però la parte forse più difficile: il fatto che questa presa di coscienza sia, oltre che forte, diffusa”. o atteso con un certo interesse la puntata di Report (Raitre 19 aprile) che avrebbe dovuto analizzare la situazione critica della scuola italiana. Ma l’attesa si è trasformata -alla fine e ripensando i passaggi chiave della trasmissione- in una profonda delusione. Mi sarei atteso una attenta analisi di quanto non funziona nella scuola italiana: documentazione ma soprattutto analisi critica di ciò che genera le situazioni che fanno sì che la scuola non funzioni o funzioni male. Invece, la strada seguita dalla trasmissione è stata un’altra. Alcune denunce di situazioni-limite: insegnanti che portano a scuola persino la carta igienica; filmati che attestano il degrado di diverse scuole italiane; scuole nelle quali docenti nullafacenti restano al loro posto; spese davvero folli e senza alcun effetto pratico sul miglioramento delle scuole. Un giornalismo più proteso al sensazionale e all’emotivo che all’analisi delle cause di certe situazioni. Certamente non sono mancati dati e statistiche; nulla di nuovo, almeno per chi scrive: sono noti dal lontano 1998. La cosa strana è che solo oggi si vanno a rivisitare. Si è parlato del rischio di cattedre tagliate, ma nulla si è detto sull’eccedenza di burocrazia (e di posti occupati da burocrati); si è detto che molto si spende, ma non si è detto perché si spende male; ci si è lamentati del fatto che servano centinaia di telefonate per reclutare un supplente; si è descritto il meccanismo strano di concorsi e di assegnazioni delle cattedre… Tutte cose che il lettore può trovare in moltissimi libri. Cose note, cose risapute. Eppure… Eppure non si è voluto andare oltre la documentazione. Non ci voleva molto a sollevare almeno qualche interrogativo. Ne elenchiamo alcuni. Perché uno studente italiano come denunciato - costa più di ogni altro studente europeo? Perché per nominare un supplente occorre fare tutta quella trafila che è stata documentata? Perché nelle università i concorsi a cattedra ubbidiscono ad una logica quasi “di scambio”? Da ultimo: cosa ha aggiunto la trasmissione all’analisi delle cause del mal funzionamento della scuola? Nulla. Solo la solita litania: serve più danaro pubblico. Ancora una domanda: più danaro pubblico per fare che cosa? QUALE ? scuola ARCANGELO BAGNI CORSIVO di AGOSTINO CLERICI IN “FRUTTUOSO DIALOGO” CON LA CULTURA Eppure, dopo essere stata per secoli uno degli strumenti principali per la trasmissione della fede, l’arte ha conosciuto “nella modernità” una separazione dalla “sfera ecclesiale” che ha avuto “drammatiche conseguenze” sulla “comunicazione estetica della Chiesa”, ha rilevato ancora mons. Betori, secondo il quale, se “nel passato la Chiesa ha saputo ospitare le grandi rivoluzioni dell’arte”, questa “capacità di interlocuzione” nel Novecento “si è per FEBBRE SUINA «RISPOSTA COORDINATA A LIVELLO UE», RIUNIONE URGENTE A BRUXELLES La presidenza di turno del Consiglio Ue “è cosciente della gravità dell’epidemia sul continente americano ed è determinarta a limitare i rischi di un impatto sull’Europa”. L’emergenza della febbre suina – che sarebbe la causa di oltre cento morti nel mondo e all’origine di casi sospetti in alcuni paesi europei - sta tenendo in allerta le autorità comunitarie, in particolare Consiglio e Commissione. Nel pomeriggio di lunedì è stata convocata una “riunione urgente” a Bruxelles con i rappresentanti degli Stati membri responsabili della salute pubblica, “con l’obiettivo di valutare la situazione attuale, di proporre una reazione coordinata a livello Ue e per preparare la riunione straordinaria del Consiglio salute”. I ministri competenti dei Ventisette potrebbero essere convocati per giovedì 30 aprile. La stessa presidenza Ue ha “incaricato la Commissione di preparare delle proposte specifiche relative a possibili misure da adottare”. Lo stesso tema, “che richiede una risposta coordinata dell’Unione europea”, è stata sottoposta anche all’attenzione del Consiglio affari esteri. CENTO ANNI PER PURO ... CASO! Il 22 aprile la scienziata Rita Levi Montalcini ha compiuto cento anni. È stata ricevuta in Quirinale dal presidente Napolitano. Ne ha parlato la televisione, ne hanno scritto i giornali. Una persona che raggiunge un simile traguardo merita sempre attenzione, a maggior ragione se quei cento anni contengono pensieri e azioni che hanno contribuito a far crescere in qualche modo l’umanità di tutti. È certamente il caso della scienziata italiana, senatrice a vita. Eppure, permettete ad uno che si appresta a staccare il tagliando del mezzo secolo (e che si ritrova, quindi, con una esperienza dimezzata rispetto alla nostra centenaria) di fare una riflessione in riferimento ad alcune parole che la Levi Montalcini ha pronunciato in occasione dei festeggiamenti per il suo prestigioso compleanno. Ha detto: «Non ha importanza quando finirà la mia vita, il corpo muore ma re- stano i messaggi lasciati durante una vita, ed io dico: credete nei valori». È risaputo che la Montalcini si dichiara atea, e, quindi, è ovvio che per lei l’unica immortalità possibile è quella dei messaggi lasciati durante la vita. Ho il sospetto che tanti cristiani riducano a questo anche la risurrezione di Gesù, ovvero: la sopravvivenza di un messaggio di amore, la continuità di un nobile insegnamento, la memoria di un grande uomo vissuto nella dedizione agli altri. Questa sorta di «risurrezione laica» è considerata una forma di «cristianesimo sostenibile», cioè una proposta ragionevole che può essere fatta a tutti: non importa se il sepolcro è davvero vuoto, non importa se Gesù Cristo è davvero vivo, tu almeno tieni vivo il suo messaggio nel tuo cuore e cerca di praticare le sue parole... D’accordo, un ateo duro e puro non si lascia intenerire nemmeno da questa riduzione del cristianesimo a «fantasma», ma essa inganna tanti cristiani. E Gesù è costretto a ripeterci: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toc- catemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». La scienziata centenaria, quando ha voluto ringraziare per il traguardo raggiunto, ha dovuto dire che «per tutto questo non posso che ringraziare il caso». È impossibile che una scienziata del suo valore non riconosca l’esistenza di un disegno intelligente nella materia, e, se anche dovesse arrivare a tanto (e non sarebbe del tutto spiegabile), è la sua stessa lunga vita densa di risultati, di scoperte e di tenace conoscenza a dimostrare in se stessa l’esistenza di questo disegno intelligente. Quindi dobbiamo concludere che è solo una questione di vocabolario: la Levi Montalcini usa la parola «caso» - invero così poco scientifica - per indicare una intelligenza che ella non ha saputo misurare con le leggi della logica o della matematica o che semplicemente non ha voluto riconoscere. Io, invece, ringrazio Dio perché ha preso il posto del «caso» nella mia mente, e ha dato un cuore, un cuore umano, all’intelligenza che tutto sovrintende. P A G I N A 6 CHIESA CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 « I o non mi vergogno del Vangelo: l’insegnamento della religione cattolica per una cultura al servizio dell’uomo”. E’ il titolo del primo Meeting degli insegnanti di religione cattolica che si è tenuto a Roma il 23 e 24 aprile che è culminato il 25 aprile con l’incontro tra gli insegnanti e Benedetto XVI in Vaticano. La diocesi di Como ha partecipato con una delegazione di 40 insegnanti coordinati da don Stefano Cadenazzi - direttore dell’ufficio pastorale della Scuola. Il convegno è stato aperto da una relazione del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, sul tema ‘’L’insegnamento della religione cattolica oggi in Italia. Continuità ed innovazione nelle finalità della scuola’’. Il presidente della CEI ha affermato che “l’insegnamento della Religione Cattolica non è a-situato, cioè fuori contesto, ma al contrario è radicato in una tradizione viva, capace a sua volta di vivificarlo continuamente, e farlo progredire in un costante confronto con la realtà” E la realtà di oggi parla di una grande richiesta di senso. Inoltre l’obiettivo comune di Stato e Chiesa è l’alleanza educativa e proprio l’insegnamento della Religione Cattolica “pone l’accento sulla comprensione delle persone che vivono coerentemente la fede cristiana in vista della promozione di una mentalità accogliente che favorisce una serena convivenza civile nel quadro del pluralismo” Per raggiungere questi obiettivi – è emerso dall’intervento del Cardinale Bagnasco ma anche dalla presentazione del responsabile del Servizio Nazionale dell’IRC, don Vincenzo Annichiarico, e dagli interventi del Direttore diocesano di Brescia e di una insegnante romana - “occorre che la religione cattolica diventi all’interno del sistema scolastico italiano sempre più disciplina scolastica a pieno titolo e con pari dignità”. PRIMO MEETING DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA «Io non mi vergogno del Vangelo» Tale indicazione è stata avvalorata anche dall’intervento del ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, la quale ha espresso un pieno riconoscimento del ruolo svolto dagli insegnanti di religione cattolica. Intervenendo al Convegno, il ministro ha affermato che “non ci sono dubbi che tale insegnamento sia uno strumento indispensabile per la formazione dei giovani e che il cattolicesimo sia parte integrante del patrimonio storico del nostro paese”. Inoltre ha ribadito che “nello sforzo di restituire alla scuola il suo ruolo educativo, questa disciplina deve assumere ancor più una valenza centrale in quanto è diventata sempre più un’occasione di confronto aperto e libero su tematiche fondamentali per la vita e per le scelte che i giovani devono compiere”. Il momento culminante del Meeting è stato senza dubbio l’incontro del 25 aprile con Benedetto XVI nell’aula Paolo VI. Le 8000 persone che gremivano la sala hanno avvertito la gioia di far parte davvero di una Chiesa viva. Il Papa, come sempre, ha parlato in maniera pacata, ma profonda: le sue parole giungeva- no in una platea silenziosissima e, nello stesso tempo, attenta a cogliere e sottolineare i passaggi chiave delle parole del Santo Padre, come laddove diceva che, lungi dal costituire “un’interferenza o una limitazione della libertà”, la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica “è un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un Paese ha sempre bisogno. L’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l’insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti”. Il Papa ha sottolineato inoltre che il “servizio” dei docenti di religione si svolge “senza improprie invasioni o confusione di ruoli” e ha aggiunto: “È significativo che con gli insegnanti tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi. L’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina è inoltre il segno del valore insostituibile che essa riveste nel percorso formativo e www.diocesidicomo.it DAL NOSTRO SITO DIOCESANO a cura dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali In questa breve rubrica presenteremo a cadenza fissa le caratteristiche, le novità, le pagine scelte del nostro sito diocesano, che viene sempre più segnalato a livello ecclesiale italiano come una delle esperienze più valide ed innovative. Lectio continua delle lettere di san Paolo Sul sito internet diocesano è possibile seguire l’importante iniziativa che il Vescovo ha proposto alle diverse zone pastorali in occasione dell’Anno Paolino: la “Lectio continua delle lettere di S. Paolo”, ovvero la lettura mensile di una lettera dell’apostolo, preceduta da una breve introduzione, per poter apprezzare appieno la ricchezza del messaggio paolino. Entrando nella sezione blu ‘Vita cristiana’, cliccando su ‘Anno Paolino in Diocesi’ nella categoria ‘Itinerari dello Spirito’ (sulla banda in alto alla pagina) o anche dai link presenti su tutte le quattro home page delle quattro sezioni in cui è strutturato il sito si accede al materiale disponibile. Oltre ad una breve nota di Mons. Coletti sul senso di questa iniziativa “Lettura continuata, proclamata, in assemblea; perché?”, sono attualmente presenti cinque cartelle corrispondenti agli incontri già svolti sulla Lettera ai Filippesi, la Lettera ai Tessalonicesi, quella ai Galati, e le due Lettere ai Corinzi. In queste cartelle si può trovare il testo della lettera (in formato pdf, scaricabile e stampabile), e i files audio (in formato mp3) con l’introduzione al testo proposta dal Vescovo o da don Marco Cairoli. Le pagine verranno poi aggiornate con i contenuti degli ultimi due incontri previsti per maggio e giugno (Lettera agli Efesini e Lettera ai Romani). un indice degli elevati livelli di qualità che ha raggiunto. L’insegnamento della religione cattolica favorisce la riflessione sul senso profondo dell’esistenza, aiutando a ritrovare, al di là delle singole conoscenze, un senso unitario e un’intuizione globale. Ciò è possibile perché tale insegnamento pone al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità, lasciandosi illuminare dalla vicenda unica di Gesù di Nazaret, di cui si ha cura di investigare l’identità, che non cessa da duemila anni di interrogare gli uomini”. Il Santo Padre ha concluso affermando che “grazie all’insegnamento della religione cattolica la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità... La dimensione religiosa non è dunque una sovrastruttura; essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia; è apertura fondamentale all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani. La dimensione religiosa rende l’uomo più uomo”. L’occasione di questo Meeting è stata sicuramente per tutti coloro che vi hanno partecipato e, in generale, per tutti gli insegnanti di religione cattolica che ogni giorno vivono con impegno il loro servizio nella scuola, un momento fondamentale per rilanciare la propria professionalità come cristiani chiamati a portare la testimonianza del Signore Risorto nel mondo, con la gioia che deriva dal servire Cristo e la Chiesa senza mai vergognarsi del Vangelo. VISITA PASTORALE MOVIMENTO EUCARISTICO DIOCESANO Dal 20 aprile, in Curia, è attivo l’Ufficio per la Visita Pastorale. I recapiti dell’Ufficio sono i seguenti: delegato vescovile per la visita pastorale 031-3312204 (digitare 3); segretaria 0313312204 (digitare 2); fax 031300557. Sabato 16 maggio il Movimento Eucaristico Diocesano terrà un convegno presso le suore canossiane in via Balestra 10 a Como. Ecco il programma: ore 15.30: S. Rosario - ore 16.00: S. Messa - ore 17.00: adorazione - ore 18.15: assemblea con comunicazioni del presidente Ferdinando Marchini - ore 19.30: cena presso il ristorante “Le caverne” in via Tommaso Grossi 3 (quota 25,00 euro, bevande incluse). A questo convegno sono tutti invitati, in modo particolare i Crociati eucaristici i quali possono, a loro discrezione, portare la divisa. E’ gradita la presenza di parenti e amici. Per quanto riguarda la cena si prega di prenotare entro i primi giorni di maggio telefonando a Marchini (031.304667). LAUREA IN TEOLOGIA PER DON IVAN SALVADORI Lo scorso 21 aprile, a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, don Ivan Salvadori - docente in Seminario e assistente diocesano di Azione cattolica - ha discusso la sua tesi di dottorato in Teologia dal titolo “Simile a noi in tutto, fuorché nel peccato. L’autocoscienza di Gesù nel dibattito attuale”. SAMANTA SCAGNELLI SALESIANI COOPERATORI GIORNATA LOMBARDA A VARESE San Paolo: “Tutto è grazia - Non appartengo a me stesso - Guai a me se non evangelizzassi”. Don Bosco: “Tutto è salvezza - Per voi studio, per voi lavoro, per voi sono disposto a dare la vita - Guai a me se non educassi”. San Paolo e don Bosco: quest’anno sono 2000 anni dalla nascita di san Paolo e 150 anni dalla fondazione della Congregazione Salesiana; l’identica passione apostolica e le analogie possibili fra i due santi sono state al centro della riflessione svolta dai salesiani cooperatori riuniti all’istituto Maria Ausiliatrice di Varese per la “Giornata del Cooperatore” organizzata domenica 29 marzo dalla Provincia Lombardo-Elvetica, con il delegato don Enrico Mozzanica ed il coordinatore Ivano Sbrana. Questo annuale appuntamento ha visto una numerosa partecipazione di associati giunti dai vari centri lombardi, tra cui un bel gruppo del nostro centro di Como, con il coordinatore locale Cocco ed il coordinatore emerito Marchini. In mattinata don Arnaldo Scaglioni sdb, direttore dell’istituto salesiano di Forlì, ha guidato la riflessione mettendo in evidenza alcune analogie nelle caratteristiche dei due santi: in particolare l’universalità e l’originalità. La mattinata si è chiusa con la S. Messa ed il pranzo. Nel pomeriggio il coordinatore provinciale Sbrana ha presentato la prima stesura del Direttorio dei Salesiani Cooperatori della Lombardia sottolineando la necessità di avere indicazioni chiare sulle funzioni e sull’organizzazione dei Centri e dello stesso Consiglio Provinciale. Il Direttorio è stato approntato per consentire una crescita adeguata e più matura dell’Associazione Salesiani Cooperatori, a servizio della Chiesa e dei giovani dei nostri tempi. Sbrana ha poi ricordato il prossimo appuntamento: il Consiglio Provinciale allargato a tutti i consiglieri dei Centri che si terrà a Milano il 31 maggio. La giornata si è conclusa con l’estrazione della lotteria provinciale a favore dell’Associazione. ANTONIO NEGRINI Domenica 10 maggio presso il “Salesianum” di Tavernola i Salesiani Cooperatori terranno una giornata di spiritualità e la Prima conferenza annuale. Programma: ore 9.00: accoglienza; ore 9.30: preghiera; ore 9.45: momento formativo “La famiglia salesiana oggi”, riflessione del rettor maggiore; ore 11.00: intervallo (con possibilità di confessioni); ore 11.30: celebrazione eucaristica; ore 12.30: pranzo - sorteggio premi (si invita a portare doni per la lotteria!). Nel pomeriggio comunicazioni varie ed intrattenimento con videoproiezione di un DVD. CHIESA CHIESAMONDO P A G I N A 7 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 Dall’8 al 15 maggio 2009 BENEDETTO XVI IN TERRASANTA « D all’8 al 15 maggio compirò un pellegrinaggio in Terra Santa per domandare al Signore, visitando i luoghi santificati dal suo passaggio terreno, il prezioso dono dell’unità e della pace per il Medio Oriente e per l’intera umanità”. Con queste parole, pronunciate dopo l’Angelus dell’8 marzo scorso, Benedetto XVI annunciava ufficialmente il suo viaggio in Giordania, Israele e Territori palestinesi. A dare sostanza a queste intenzioni la scelta dei siti inseriti nel programma del viaggio che toccherà Amman, Nazareth, Gerusalemme e Betlemme. Presentiamo una scheda con le descrizioni dei luoghi simbolo di questo pellegrinaggio, il terzo di un Papa in Terra Santa, dopo quelli di Paolo VI nel 1964 e di Giovanni Paolo II nel 2000. Giordania, Memoriale di Mosè sul monte Nebo (9 maggio, ore 9.15). Il Memoriale, secondo quanto afferma la Custodia di Terra Santa, fu costruito dai cristiani della regione di Madaba nella prima metà del IV secolo per ricordare una pagina della Bibbia (Deuteronomio 34) nella quale si narra la fine della vita e della missione di Mosè. Nel 1932 la Custodia di Terra Santa con la collaborazione dell’emiro Abdallah, nonno di re Hussein, riuscì ad entrare in possesso delle rovine del santuario che furono scavate e studiate dagli archeologi del Biblicum Franciscanum di Gerusalemme a cominciare dal 1933. L’area della basilica con le cappelle laterali fu coperta nel 1963 con una struttura provvisoria di ferro per permettere ai pellegrini di pregare e agli archeologi di restaurare i mosaici pavimentali di cui il santuario è ricco. Al momento architetti e archeologi francescani stanno progettando una nuova protezione del santuario. Giordania, moschea AlHussein Bin Talal (9 maggio, ore 11.30). Si tratta della moschea più grande del Paese, fu costruita nel 1924 e vanta una meravigliosa facciata fiancheggiata da due minareti in stile ottomano. La moschea al giorno d’oggi sorge là dove un tempo si trovava un’altra moschea risalente alla prima epoca islamica. Giordania, Bethany beyond the Jordan, sito del Battesimo (10 maggio, ore 17.30). La località viene nominata dall’evangelista Giovanni (Gv 1,28). Del luogo ne parlano anche numerosi testi bizantini e medievali. Il sito è localizzato sulla sponda orientale del Giordano, ed è stato scavato e restaurato in particolare dopo il 1994 a seguito dell’accordo di pace tra Giordania e Israele. Israele, Gerusalemme, Memoriale Yad Vashem (11 maggio, ore 17.45). Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah, è stato istituito nel 1953 con un atto del Parlamento israeliano. Ha il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante il periodo della Shoah, preservando la memoria di ognuna delle sei milioni di vittime – per mez- zo dei suoi archivi, della biblioteca, della Scuola e dei musei. Ha inoltre il compito di ricordare i Giusti tra le Nazioni, che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah. Israele, Gerusalemme, Cupola della Roccia sulla spianata delle Moschee (12 maggio, ore 9). Il santuario islamico è stato eretto sul luogo dove secondo la tradizione sorgeva il tempio di Salomone (distrutto nel 70 d.C.): qui, su una roccia che viene tutt’oggi conservata all’interno dell’edificio, Abramo offrì Isacco in sacrificio a Dio. Il sito è sacro ai musulmani poiché fu da qui che Maometto sarebbe asceso al cielo per ricevere i comandamenti divini. Benché la copertura sia stata rinnovata varie volte, la Cupola della Roccia – il secondo edificio sacro dell’Islam dopo la Kaaba alla Mecca – si presenta ancora sostanzialmente com’era alla fine del VII secolo. Israele, Gerusalemme, Muro Occidentale (12 maggio, ore 10). L’Hakotel Hama’aravi, o Muro del Pianto, è l’unica parte superstite dell’antico Tempio di Gerusalemme, distrutto dai soldati romani nel 70 d.C. e mai più ricostruito: era una delle mura costruite da Erode per sorreggere l’enorme terrapieno, in parte artificiale, su cui sorgeva il Tempio vero e proprio. La sua distruzione ha segnato per il popolo d’Israele l’inizio della diaspora e la perdita del luogo di culto che incarnava l’unità e la profondità del suo rapporto con Dio. Coloro che pregano in questo luogo lasciano tra le fessure delle pietre biglietti con le loro preghiere. Come fece, in una immagine passata alla storia, Giovanni Paolo II nella sua visita del 2000. Israele, Gerusalemme, Cenacolo (12 maggio ore 11.50). L’edificio, ora occupato da una Yeshiva (scuola religiosa ebraica), fino al 1948 apparteneva ai musulmani. Ma tra il 1335 e il 1551 fu il convento francescano del Monte Sion e sede originaria del Custode di Terra Santa. L’edificio detto “il Cenacolo” è l’ultima parte rimasta della chiesa bizantina e crociata della “Santa Sion”, l’erede della primitiva comunità apostolica. La memoria dell’Ultima Cena di Gesù e della Pentecoste (At 2,113) si venerano al piano superiore. Territori palestinesi, Betlemme, Grotta della Natività (13 maggio, ore 15.30). La grotta è sempre stata localizzata sotto la basilica, voluta da Costantino (IV sec.), con la quale comunicava mediante una, poi due scale. Le facciatine dei due ingressi risalgono al tempo dei Crociati. Sulle facciatine e sulle colonnette, numerosi graffiti di pellegrini in latino, italiano, arabo e armeno. La grotta è piuttosto buia. La rischiarano 48 lampade, 21 delle quali appartengono ai Latini. In basso, ai piedi dell’altare, la stella latina che ricorda la Natività. Israele, Nazareth, Grotta dell’Annunciazione (14 maggio, ore 17). Da diversi scritti datati 570 d.C. si ha notizia di una chiesa costruita sul luogo stesso della casa di Maria. I francescani entrarono in possesso del santuario nel 1620. Nel 1730 edificarono una piccola chiesa che durò fino al 1954, quando il famoso archeologo padre Bellarmino Bagatti, condusse degli scavi per arrivare all’edificazione della basilica attuale progettata dal Muzio e inaugurata nel 1969. Qui sono racchiusi i resti della “Casa di Maria”. Si ritiene che questa fosse costituita da una parte scavata nella roccia, la grotta, appunto, e da una parte in muratura. Quest’ultima non è più presente in loco: secondo la tradizione, fu trasportata nel sec. XIII a Loreto, dove è conservata all’interno del Santuario della Santa Casa. Per la visita di Benedetto XVI verranno sospesi i lavori di consolidamento e restauro all’interno della grotta. Israele, Gerusalemme, Santo Sepolcro (15 maggio, ore 10.15). Situato all’interno della omonima basilica, nella città vecchia di Gerusalemme. Della tripartita basilica costantiniana rimane oggi solo la rotonda dell’Anastasi. Il resto della costruzione è opera crociata (1141). I francescani officiano nella basilica dal XIV sec. insieme con diversi altri riti cristiani, dei diritti dei quali disposero a loro piacimento i sultani, prima del Cairo e poi (dal 1517) di Costantinopoli, fino al riconoscimento dello “statu quo” (1757 e 1852), l’ordinamento che ancora oggi regola la convivenza delle diverse comunità. a cura di DANIELE ROCCHI INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. 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Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Settimanali Cattolici) e all’USPI P A G I N A 8 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 SOLENNE CELEBRAZIONE LO SCORSO 23 APRILE INDETTA LA VISITA PASTORALE NELLA VALLE D’INTELVI L a sera del 23 aprile le comunità della Valle d’Intelvi si sono riunite nella parrocchia di Sant’Antonio Abate in San Fedele per la celebrazione dei Vespri in preparazione alla Visita Pastorale del nostro vescovo Diego. Erano presenti il vicario territoriale mons. Italo Mazzoni e il delegato vescovile per la visita pastorale don Flavio Feroldi. Questo momento di preghiera è stato preceduto, oltre che dagli incontri previsti dalla lettera di indizione, da due serate di preparazione a San Fedele il 18 e 25 marzo, nel corso delle quali mons. Mazzoni ci ha introdotto con delle riflessioni in questo momento di grazia particolare. In quei momenti abbiamo cercato di capire cosa il Vescovo ci chiede, individuando quale cammino compiere affinché la sua visita possa essere occasione di crescita nella speranza, nella fede e nella carità. Nella prima serata, quella del 18 marzo, abbiamo ascoltato don Italo presentarci la Visita Pastorale come segno di presenza tra noi di Dio attraverso il suo Apostolo; nella seconda, dividendoci in gruppi, abbiamo svolto tre laboratori di approfondimento inerenti le fasi centrali della vita del credente ovvero: l’iniziazione cristiana, il giorno del Signore, la famiglia. Queste due serate sono state base e fondamento di questa solenne indizione. Se non ci fossero state non avremmo potuto cogliere l’importanza del momento. Alla celebrazione solenne dei Vespri erano presenti tutti i sacerdoti della Valle: don Enrico chiesa diocesana che viene non solo per verificare il cammino svolto, poiché di pastorale integrata nella nostra zona si parla da parecchio tempo ma anche come un momento di confronto e di crescita e anche di correzione , per un futuro pieno di speranza. Molteni, parroco di Lanzo, Scaria, Ramponio e Verna; don Bruno Biotto, parroco uscente, poiché trasferito a Cernobbio, ma ancora alla guida di Pellio Superiore e Laino; don Paolo Barocco, nostro vicario foraneo e parroco di San Fedele e amministratore parrocchiale di Ponna, Blessagno, Pigra e Casasco; don Luciano Larghi, responsabile della pastorale Giovanile e collaboratore di don Paolo; don Franco Bernasconi, parroco di Pellio Inferiore dal lontano 1957 (la nostra enciclopedia vivente e la nostra quercia); don Gianpaolo Acquistapace, che segue le tante case di riposo disseminate nella nostra bella Valle; don Giovanni Meroni, arciprete di Castiglione e parroco di Cerano, Muronico, Dizzasco e Veglio; don Renzo Gabuzzi, prevosto di Argegno e Schignano. Il momento liturgico scelto è stato quello dei Vespri della dedicazione della chiesa e la lettura breve è stata la pagina di Vangelo dell’Annunciazione. È stata la processione d’ingresso dei sacerdoti, quasi a rappresentare la comunione e la condivisione delle fatiche apostoliche a introdurci nella serata. Don Franco ci ricorda sempre che in Valle c’erano 17 sacerdoti, uno per campanile, ora sono molti di meno. E questo calo porta i nostri sacerdoti ad essere più uniti e in sintonia. Una chiesa che vive nella storia ed è testimone di Cristo quaggiù. Una preghiera semplice, ben partecipata che ci ha introdotto in un clima di accoglienza premurosa alle parole che mons. Italo ha voluto rivolgerci. Una preghiera che ci ha permesso di aprire il cuore alla profonda riflessione di mons. Mazzoni, e alla praticità frutto dell’amore di don Feroldi. Al di là di una cronaca che può apparire sterile c’è stato impresso nel cuore certo questo desiderio del Vescovo di venirci a trovare nei luoghi dove viviamo, gioiamo, soffriamo e lavoriamo ma, nello stesso tempo la gioia nel nostro cuore di accoglierlo come padre e pastore della nostra Al termine della riflessione di mons. Mazzoni e don Feroldi è stata consegnata ad ognuno di noi la lettera di Indizione e l’icona della Visitazione dove è riportata la profonda preghiera in preparazione alla visita. Gesù nel Vangelo ci dice: “non temere piccolo gregge”, non eravamo in molti, ma ognuno ora diventa portatore di questa visita a tutti i fedeli della Valle. Saranno mesi di preparazione, di riflessione, di confronto in Spirito Sinodale. Non possiamo dimenticare il fascicolo “Tornino i Volti” sul quale la nostra zona pastorale ha lungo riflettuto, non possiamo dimenticare l’importante lettera pastorale che il nostro Vescovo Diego ci ha donato all’inizio dell’anno pastorale; iniziamo con gioia con entusiasmo e con impegno questo cammino di preparazione all’ incontro. Che lo Spirito Santo modelli, come i Magistri Intelvesi, il volto di una chiesa giovane radicata nelle tradizioni ma che si rinnova sul Vangelo che è sempre giovane. Un Volto senza sorriso non lo guarda nessuno una parrocchia senza progetto non interessa a nessuno. Il Vescovo e tutti i suoi preziosi collaboratori ci aiutino a essere sorriso e progetto per l’uomo d’oggi. pagina a cura dell’USVI Ufficio Stampa della Valle Intelvi LA RIFLESSIONE DI MONS. ITALO MAZZONI PERCHÈ LA NOSTRA GIOIA SIA PIENA D esideriamo riportare alcune riflessioni che mons. Mazzoni ha tenuto durante la solenne indizione della Visita pastorale alla zona Valle d’Intelvi il 23 aprile. «Benedetto il Signore che ha visitato e redento il suo popolo». Con queste parole, di visita in visita, nel corso della Storia, Dio si fa vicino al suo popolo, proprio come il vescovo Diego, servo del Vangelo, viene a visitare le sue Comunità. È bello pensare di essere visitati nel prossimo autunno come prima Zona Pastorale, questo permetterà di vivere la freschezza di questo importante incontro, preceduto da mesi di preparazione spirituale, di riflessione e verifica che dovranno portare ad un risultato di comunione, rinnovamento e riforma pastorale. Solo pensando a Gesù nostro Salvatore, possiamo percepire la bellezza dell’apostolo che viene in nome Suo, umile servo del Vangelo, che proclama il Signore, speranza, vita e salvezza. Allora, qual è il compito di coloro che sono chiamati ad attuare la pastorale? Il compito è scoprire che Dio è gioia e stupore ed essere strumento di comunicazione verso gli altri; attraverso l’esempio e lo stile di vita, preparare “la strada al Signore”. Gioia di Dio, che invade la nostra vita, volti più luminosi poiché solo il cristiano è gioioso. Stupore della fede, luce dei nostri occhi. Lode alla FINALITÀ E ATTEGGIAMENTI: LA COMUNITÀ CAMMINA VERSO LA VISITA PASTORALE FINALITÀ Al termine della celebrazione dei Vespri, mons. Italo Mazzoni ha sintetizzato in sette punti le finalità della Visita Pastorale. Trinità segna il nostro pensare e il nostro operare. La ricchezza della nostra Zona Pastorale ha profonde radici nelle tradizioni di fede che non devono essere vissute prive di valori ma devono sfociare in rinnovamento: prendere il meglio del passato per lanciarsi nel futuro. In tutto questo, l’Eucaristia che santifica, che converte, che è sorgente, non deve essere contorno, ma centro della nostra vita, fonte della vita cristiana, primizia, brivido di un amore puro, slancio nella missione, visita del Signore fra noi ogni domenica: questo viene a ricordarci il Vescovo nella sua visita. Il Signore è sempre presente in mezzo a noi e si ricorda di ciò che promette, mantiene sempre la sua Parola, è Memoria. Solo di una cosa si dimentica: dei nostri peccati. La visita del vescovo Diego ci dà la possibilità di rinnovare la promessa comunitaria, noi siamo la famiglia dei discepoli di Gesù che ama il Signore nella Comunità rinnovando la fede, la speranza, la carità, il patrimonio della vita cristiana. Buona visita pastorale al vescovo Diego! Buona visita pastorale a questa gente concreta e semplice, a queste comunità. Lo Spirito Santo continuerà a scolpire ed edificare “cattedrali” di fede e cuore, come guglie slanciate verso l’alto. • Che cosa ci aspettiamo dalla Visita Pastorale? Un più stretto legame con il nostro Vescovo, che ci guida nella fede. • Che occasione è per il Vescovo? Vedere, celebrare, consolidare, stimolare, rendersi conto per chiamare al rinnovamento. • Verificare lo stato della fede nelle nostre Comunità, cioè se cresce in qualità e quantità. • Fare crescere le esperienze tipiche della Comunità. La comunione, l’amore fraterno e la stima reciproca, la pace e la preghiera perché la gioia diventi esperienza prevalente. • Far crescere la missione, non solo nei paesi dove non si conosce Gesù ma anche nelle nostre Comunità, è il Vescovo che ci fa da guida. • Comunità Apostolica formata dalle persone che hanno a cuore la vita della Comunità come la loro vita. È costituita dai laici che collaborano nel portare avanti il progetto pastorale. • Progetto pastorale delle parrocchie che costituisce la vera novità perché richiede una conoscenza approfondita dei bisogni e risposte nel rinnovare un cammino di crescita nella fede e nei segni. ATTEGGIAMENTI Don Flavio Feroldi ha voluto suggerirci tre atteggiamenti: • Prepararci ad aprire il cuore per incontrare il Vescovo. • Arrivare preparati a questo incontro ponendoci sem- plicemente una domanda, cosa voglio dire al mio Vescovo? • Che la festa esteriore sia riflesso di interiorità. CHIESA P A G I N A 9 CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 DAL 3 AL 10 SETTEMBRE LA DIOCESI PELLEGRINA CON IL VESCOVO IN TERRA SANTA IL SENSO DEL PELLEGRINAGGIO/7 INTERVISTA AL RETTORE DEL SEMINARIO T ra le realtà più significative della Terra Santa vi è senza dubbio il Seminario di Beit-Jala, molto noto in diocesi per le molteplici attività di gemellaggio, sostegno e “adozioni a distanza” che in questi anni molte parrocchie hanno realizzato in aiuto di numerosi seminaristi. Abbiamo rivolto alcune domande a don William Shomali, rettore del seminario del Patriarcato Latino di Gerusalemme. Quando fu fondato il Seminario e quali sono le aree da cui arrivano i futuri sacerdoti? «Il seminario del Patriarcato Latino di Gerusalemme ha ormai 147 anni di vita. Fondato dal Primo Patriarca, monsignor Valerga, serve la diocesi cattolica di Terra Santa nelle quattro aree geografiche: Giordania, Palestina, Israele e Cipro. La diocesi ha anche inviato missionari negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi Uniti e nel Sudan». Quanti sono i seminaristi? «Il numero attuale dei seminaristi nel Seminario Maggiore è 31, di cui 12 in teologia; 50 sono i ragazzi che frequentano il Minore. Alla fine di giugno avremo la gioia di vedere tre nuovi sacerdoti, d’origine giordana, tutti adottati con borse di studio da parrocchie di Como. Due terzi dei seminaristi attuali provengono dalla Giordania, un paese tranquillo e che gode di libertà religiosa che permette alla Chiesa di avere tante scuole cattoliche». Qual è, oggi, la situazione politica e sociale in Israele? «La situazione politica non fa nese non possono andare liberamente alla Città Santa. Hanno bisogno di un permesso speciale, raramente concesso dalla autorità israeliane. I seminaristi giordani incontrano difficoltà burocratiche nell’ottenere i visti. Nel Natale 2007 partimmo in alcuni per andare a casa in Giordania. Il visto era scaduto. Avevamo paura di non poter più ritornare…». pensare a una soluzione rapida del conflitto palestinese. Il nucleo del problema rimane “non risolto”. Negli ultimi sessant’anni, il Paese ha conosciuto 8 guerre: l’ultima è stata l’invasione di Gaza, con tutto il dramma che ne è seguito. L’essenza del problema consiste nel definire chi possiede legalmente la terra di Palestina. Dalle due risposte contraddittorie risultano due ideologie opposte. Per gli ebrei tutta la terra e proprietà del popolo ebreo. Il Signore l’aveva promessa ad Abramo e alla sua discendenza per sempre. Gli israeliani parlano di un diritto divino al possesso della terra. Per i palestinesi tutta la terra e palestinese e araba da 13 secoli consecutivi. Loro parlano di un diritto storico». Quali sono gli ostacoli per il processo di pace? «Gli Ebrei non accettano l’espressione “Territori Occupati”, e si stanno ritirando soltanto da una parte di questi Territori, un ritiro che chiamano «concessione generosa» e che chiedono di “scambiare con la pace”. I Palestinesi pensano di fare una concessione più generosa nel riconoscere il diritto dello Stato d’Israele all’esistenza. Si tratta del 78% di tutta la Palestina ma gli Israeliani pensano di restituire l’11% della terra. La differenza nelle «concessioni» è troppo forte poter essere colmata dai negoziati. In più i due popoli desiderano fare di Gerusalemme la loro capitale. Subito dopo la guerra del giugno 1967, la Città Vecchia è stata annessa e considerata come capitale esclusiva dello Stato d’Israele. Ogni anno siamo testimoni della giudaizzazione della città. Il perdente principale e la comunità cristiana di Gerusalemme che ha visto il suo numero calare di un modo significativo. Da 25.000 cristiani nel 1948 il numero è sceso a 11.000 nel 2009». E voi, in seminario, come vivete? «Il seminario soffre meno che la popolazione. I nostri seminaristi, avendo un visto israeliano, possono visitare Gerusalemme liberamente. Ma sorgono due difficoltà. I sacerdoti e i seminaristi di origine palesti- Come sono i rapporti con le diocesi italiane? «La relazione della nostra diocesi con l’Italia risale all’inizio della restaurazione del Patriarcato Latino. I sette primi patriarchi, molti sacerdoti e suore sono venuti dal Veneto e da altre regioni italiane per servire Il Patriarcato Latino. Tutti i sacerdoti hanno imparato la lingua araba e hanno potuto servire con efficienza nelle diverse parrocchie della Giordania, d’Israele e Palestina. E vero che il numero attuale di sacerdoti italiani è diminuito rispetto al passato, ma ne rimane, comunque, un buon numero: fra loro il vescovo di Nazaret, monsignor Marcuzzo, già rettore del seminario di Beit-Jala. Questa collaborazione è stata, in un certo senso, reciproca. Infatti i nostri sacerdoti che studiano a Roma servono in qualche parrocchia del Nord Italia durante le grandi feste, specialmente la Settimana Santa, aiutando nelle confessioni e prediche. È per loro una gioia scoprire questa terra che aveva dato alla diocesi di Gerusalemme ottimi missionari». E con la Chiesa di Como? «I legami con la diocesi di Como sono forti e incoraggianti. Grazie all’amicizia nata fra la vostra Chiesa e l’ordine del Santo Sepolcro - particolarmen- te “I cavalieri di Como” - è nata l’Associazione degli amici del Seminario. Il sodalizio riesce a trovare borse di studio per i seminaristi e realizza progetti importanti per il seminario. Questi progetti non avrebbero visto il giorno senza l’aiuto de “I Cavalieri di Como”…». Cosa vedete nel vostro futuro? «Attualmente abbiamo un progetto molto importante per il quale stiamo cercando aiuti. Il numero crescente di seminaristi ci impone la costruzione di altre camere per ospitare i chierici che arriveranno l’anno prossimo. Abbiamo ricevuto un finanziamento generoso dal Gran Magistero dell’Ordine del Santo Sepolcro. Il totale del progetto ammonta a 180mila euro. Ma ci manca il 30% del finanziamento. Se l’otteniamo, il risultato sarebbe: 11 nuove camere per i seminaristi, una cappella, una classe e una sala di comunità». Tra pochi giorni in Terra Santa arriverà il Papa: come state vivendo l’attesa di questo momento così importante? «Sì, la nostra diocesi si prepara a ricevere Benedetto XVI a Betlemme, Gerusalemme e Nazaret. Preghiamo per il successo di questa visita pastorale, che non potrà essere distaccata da un carattere politico. Oltre alle tre messe papali e alla visita ai diversi santuari, il Santo Padre andrà al Memoriale dell’Olocausto, lo Yad Vashem, e al Campo dei profughi palestinesi di Aida, vicino a Nazaret. I suoi discorsi saranno molto attesi». intervista a cura di ENRICA LATTANZI IN CHIUSURA LE ISCRIZIONI PER LA TERRA SANTA DAL 3 AL 10 SETTEMBRE LA CHIESA DI COMO PELLEGRINA CON IL VESCOVO C oloro che desiderino prendere parte al pellegrinaggio diocesano in Terra Santa dal 3 al 10 settembre o le parrocchie che abbiano già raccolto le iscrizioni e ancora non le abbiano fatte pervenire, sono invitati a comunicare tali dati il più presto possibile. Il termine ultimo, e perentorio, di raccolta è il 18 maggio. Per motivi organizzativi si richiede di comunicare, se possibile, i nominativi tempestivamente, volta per volta, senza attendere il giorno di chiusura delle iscrizioni. Per ulteriori chiarimenti e informazioni: Ufficio diocesano pellegrinaggi, telefono 031 – 3312216; I viaggi di Oscar, telefono 031.304524 P A G I N A 10 CHIESA RUBRICHE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 MAGGIO 2009 MAGGIO 2009 Apostolato della preghiera Intenzione generale: “Perché i laici e le comunità cristiane si rendano responsabili promotori delle vocazioni sacerdotali e religiose”. I fedeli laici, unitamente ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, formano l’unico Popolo di Dio e Corpo di Cristo. L’essere «membri» della Chiesa nulla toglie al fatto che ciascun cristiano sia un essere «unico e irripetibile», bensì garantisce e promuove il senso più profondo della sua unicità e irripetibilità, in quanto fonte di varietà e di ricchezza per l’intera Chiesa. In tal senso Dio in Gesù Cristo chiama ciascuno col proprio inconfondibile nome. L’appello del Signore: «Andate anche voi nella mia vigna» si rivolge a ciascuno personalmente e suona: «Vieni anche tu nella mia vigna!». Così ciascuno nella sua unicità e irripetibilità, con il suo essere e con il suo agire, si pone al servizio della crescita della comunione ecclesiale, come peraltro singolarmente riceve e fa sua la comune ricchezza di tutta la Chiesa. E’ questa la «Comunione dei Santi», da noi professata nel Credo: il bene di tutti diventa il bene di ciascuno e il bene di ciascuno diventa il bene di tutti. «Nella santa Chiesa - scrive San Gregorio Magno - ognuno è sostegno degli altri e gli altri sono suo sostegno». (Giovanni Paolo II, Christifideles Laici, n. 28) Intenzione missionaria: “Perché le Chiese cattoliche di recente fondazione, grate al Signore per il dono della fede, siano pronte a partecipare alla missione universale della Chiesa, offrendo la loro disponibilità a predicare il Vangelo in tutto il mondo”. Con il Concilio Vaticano II si è aperta una nuova stagione nella storia sempre affascinante dell’attività missionaria. Dal momento che la Chiesa è per sua natura missionaria e ogni Chiesa particolare è chiamata a riprodurre in se stessa l’immagine della Chiesa universale, anche le nuove Chiese sono invitate a «partecipare quanto prima e di fatto alla missione universale della Chiesa, inviando anch’esse dei missionari a predicare dappertutto nel mondo il Vangelo, anche se soffrono per scarsezza di Clero. La comunione con la Chiesa universale raggiungerà in un certo senso la sua perfezione solo quando anch’esse prenderanno parte attiva allo sforzo missionario diretto verso le altre nazioni» («Ad Gentes», 20). (Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, 1989) Intenzione dei Vescovi italiani: “La Vergine Maria ci insegni a vivere il senso profondo della liturgia come offerta di noi stessi, per diventare strumenti di Dio per il mondo”. Prega, o Madre, per tutti noi. Prega per l’umanità che soffre miseria e ingiustizia, violenza e odio, terrore e guerre. Aiutaci a contemplare col santo Rosario i misteri di Colui che “è la nostra pace”, affinché ci sentiamo tutti coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace. Abbi uno sguardo di particolare attenzione alla terra in cui desti alla luce Gesù, terra che insieme avete amato e che ancor oggi è tanto provata. Prega per noi, Madre della speranza! “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino. Fa’ che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”. Amen! (Giovanni Paolo II, Preghiera, dicembre 2002) PER LE PARROCCHIE 93 L’informatore giuridico L a manovra finanziaria del 2009 ha introdotto alcune modifiche in tema di destinazione del 5 per mille dell’Irpef. Infatti l’art. 63 bis del D.L. 25.6.2008, n. 112, convertito in Legge 6.8.2008, n. 133 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria), confermando per l’anno finanziario 2009 la facoltà di destinare il 5 per mille dell’Irpef ad una serie di enti non profit, ha individuato un numero maggiore di soggetti che possono essere beneficiari del contributo. Oltre ai soggetti già individuati lo scorso anno vengono reintrodotti altri enti già presenti nelle scorse annualità. La scelta dei destinazione del 5 per mille potrà quindi essere effettuata tra i seguenti soggetti: 1. le onlus, sia di diritto che per opzione, compresi i “rami onlus” degli enti ecclesiastici; 2. le associazioni di promozione sociale, purchè iscritte nei registri, sia nazionali che locali; 3. le associazioni riconosciute, purchè operino in uno dei settori di cui all’art. 10, comma 1, lettera a, del D. Leg. 4.12.1997, n. 460 (cioè: 1) assistenza sociale e socio-sanitaria; 2) assistenza sanitaria; 3) beneficenza; 4) istruzione; 5) formazione; 6) sport dilettantistico; 7) tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico di cui alla legge 1° giugno 1939, n. 1089, ivi comprese le biblioteche e i beni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409; 8) tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente, con esclusione dell’attività, esercitata abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22; 9) promozione della cultura e dell’arte; 10) tutela dei diritti civili; 11) ricerca scientifica di particolare interesse sociale svolta direttamente da fondazioni ovvero da esse affidata ad università, enti di ricerca ed altre fondazioni che la svolgono direttamente, in ambiti e secondo modalità da definire con apposito regolamento governativo emanato ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400); 4. gli enti che operano nel campo della ricerca scientifica e universitaria e della ricerca sanitaria, individuati dai Ministeri competenti; 5. le fondazioni che operano nei settori previsti per le onlus; 6. il comune di residenza del contribuente (che pur essendo stata tra le scelte più opzionate dai contribuenti nel primo anno, era stata abolita nelle successive edizioni); 7. le associazioni sportive dilettantistiche. L’accesso di questi ultimi soggetti ai contributi è subordinata da una previa adozione del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze che disciplina le relative modalità di attuazione. Viene inoltre confermato l’obbligo di redigere un apposito e separato rendiconto, corredato da una relazione illustrativa, nel quale deve essere indicato, in modo chiaro e trasparente, quale sia stata la destinazione delle somme attribuite. La redazione di tale documento dovrà essere effettuata entro un anno dalla ricezione del contributo e inviata entro 30 giorni da tale data al Ministero competente per l’erogazione delle somme (l’invio è obbligatorio per gli enti che percepiscono contributi pari o superiori a 15.000 euro). rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI Parola di vita di CHIARA LUBICH «Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto» (1 Pt 4,10) dith, cieca dalla nascita, vive con altre non vedenti in un istituto dove il cappellano, paralizzato alle gambe, non può più celebrare la Messa. Per questo motivo si vuole togliere Gesù Eucaristia dalla casa. Edith ricorre al vescovo perché lo lasci quale unica luce alla loro tenebra. Ottiene il permesso e con questo anche quello di distribuire lei stessa la Comunione al cappellano e alle compagne. Desiderosa di rendersi utile, Edith ha ottenuto anche di disporre di una radio libera per varie ore. Se ne serve per offrire ciò che di meglio ha: consigli, pensieri validi, chiarimenti morali, per sostenere con la sua esperienza coloro che soffrono. Edith… e potrei narrarti altre cose di lei. Ed è cieca e la sofferenza l’ha illuminata. Ma quanti altri esempi avrei da narrarti! Il bene c’è e non fa rumore. Edith vive praticamente da cristiana: sa che ognuno di noi ha ricevuto dei doni e li mette al servizio degli altri. Sì, perché per “dono” (o “carisma” come si suol dire dal greco) non s’intendono soltanto quelle grazie di cui Dio arricchisce coloro che debbono governare la Chiesa. E nemmeno s’intendono soltanto quei doni straordinari che egli si riserva di mandare direttamente a qualche fedele, per il bene di tutti, quando pensa che occorra nella Chiesa rimediare a situazioni eccezionali, o a pericoli gravi, per i quali non bastano le istituzioni ecclesiastiche. Questi possono essere la sapienza, la scienza, il dono dei miracoli, il parlare le lingue, il carisma di suscitare una nuova spiritualità nella Chiesa ed altri ancora. Per doni, o carismi, non s’intendono solo questi, ma anche altri più semplici che possiedono molte persone e si notano per il bene che producono. Lo Spirito Santo lavora. Inoltre si possono chiamare doni o carismi anche i talenti naturali. Ognuno quindi ne è dotato. Anche tu. E che uso devi farne? Pensare come farli fruttare. Essi ti sono dati non solamente per te, ma proprio per il bene di tutti. “Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”. La varietà dei doni è immensa. Ognuno ha il suo e ha quindi nella comunità la sua specifica funzione. Ma dimmi un po’: qual è il tuo caso? Hai qualche diploma? Non hai mai pensato di mettere a disposizione qualche ora della settimana per insegnare a chi non sa, o non ha i mezzi per studiare? Hai un cuore particolarmente generoso? Non hai mai pensato di mobilitare delle forze ancora sane in favore di gente povera ed emarginata, e rimettere così nel cuore di molti il senso della dignità dell’uomo? […] Hai doti particolari per confortare? Oppure per tenere la casa, per cucinare, per confezionare con poco abbigliamenti utili o per lavori manuali? Guardati attorno e vedi chi ha bisogno di te. Provo dolore quando vedo che c’è gente che cerca e insegna come riempire il tempo libero. Non abbiamo, noi cristiani, tempo libero, finché ci sarà sulla terra un ammalato, un affamato, un carcerato, un ignorante, un dubbioso, uno triste, un drogato, […] un orfano, una vedova… E la preghiera non ti sembra un dono formidabile da utilizzare, dato che in ogni momento puoi rivolgerti a Dio presente dappertutto? […] “Usate bene i vari doni di Dio: ciascuno metta a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”. Immagini la Chiesa in cui tutti i cristiani, dai bambini agli adulti, fanno quanto possono per mettere a disposizione degli altri i loro doni? L’amore scambievole acquisterebbe tale consistenza, tale ampiezza e rilievo che […] potrebbero riconoscere da questo i discepoli di Cristo. […] E allora, se il risultato è tale, perché non fare tutta la tua parte per conseguirlo? E Parola di vita , gennaio 1979, pubblicata su Essere la Tua Parola. Chiara Lubich e cristiani di tutto il mondo , vol. I, Roma 1980, p.157 - 159. CHIESA P A G I N A 11 CHIESALOCALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 PRESENTATO UFFICIALMENTE DAL VESCOVO DURANTE LA VEGLIA PER IL LAVORO IL FONDO «FAMIGLIA - LAVORO» Nella giustizia e nella solidarietà si realizza il bene cui tutti siamo chiamati Di fronte alle difficoltà che un numero crescente di famiglie si trova ad affrontare, si sono moltiplicate le iniziative di sostegno e solidarietà; la nostra diocesi, come altre Chiese in Italia, ha scelto di attivare un fondo di solidarietà: lo ha presentato ufficialmente il Vescovo, lo scorso 30 aprile, in occasione della Veglia per il Lavoro; in questa pagina pubblichiamo una stesura quasi definitiva del testo, per cominciare a far conoscere l’iniziativa e sensibilizzare sull’argomento: i fondamenti ci sono tutti; nel depliant che a breve sarà distribuito a tutte le parrocchie saranno precisati i particolari tecnici e le modalità di adesione CHE COSA STA SUCCEDENDO? La crisi economica, innescata dal dissesto finanziario globale, sta spingendo molte famiglie e persone in stato di grave difficoltà economica. Una difficoltà che potrebbe prolungarsi anche per un arco di tempo non breve. La perdita del posto di lavoro e la precarietà occupazionale, soprattutto nei nuclei monoreddito, possono rappresentare un serio ostacolo per le aspirazioni della persona ad una vita dignitosa per sé e i propri cari. Occorre tuttavia riconoscere che una riduzione dei consumi nell’ambito dei paesi ricchi occidentali è un percorso obbligato, se si vuole evitare il collasso ambientale del pianeta e consentire ai paesi poveri di uscire dalla miseria, evitando pericolose tensioni internazionali. Non solo: una vita più sobria sembra anche essere la condizione per rimediare alla drammatica perdita di valori e al profondo disagio esistenziale che attraversano le società ricche, frutto di un’illusoria identificazione tra consumo di beni materiali e benessere della persona. Ci rendiamo conto allora che la crisi può diventare occasione di cambiamento verso una società più umana ed equa, con al centro la persona piuttosto che il consumatore, i beni relazionali piuttosto che quelli materiali, la solidarietà piuttosto che la competizione. Le difficoltà di questo momento possono così essere percepite come un’opportunità, un’occasione di cambiamento da vivere insieme, con coraggio, serenità e fiducia. Per la comunità cristiana, si tratta di un impegno radicato, ancor prima che nel comandamento dell’amore, in quella Giustizia senza la quale la Carità rischia di ridursi a sterile elemosina, smarrendo il senso più profondo e profetico di dono di Dio. Per tutti i cristiani deve essere un fatto educativo, che aumenti la solidarietà e la condivisione, l’apertura del cuore e la generosità. Senza mai dimenticare che spesso la nostra ricchezza coincide con l’impoverimento dei poveri. COSA PROPONIAMO A sostegno di famiglie e persone in difficoltà, la diocesi, con la collaborazione di tutte le parrocchie, vuole: • promuovere reti di solidarietà, che aiutino le persone ad uscire dall’isolamento e dall’individualismo, condividendo bisogni e risorse; • rendere le parrocchie luoghi di corresponsabilità, dove i problemi di ogni membro divengono problema di tutti (e viceversa), impegnandole nella ricerca delle soluzioni più adeguate; • richiamare chi ha di più al dovere della giustizia e della solidarietà, attraverso elargizioni e autoriduzioni dei propri guadagni a favore di chi ha di meno; • educare tutti ad un uso responsabile e moderato delle risorse; • riscoprire una solidarietà basata sulla relazione e lo scambio reciproco, non solo di denaro, ma anche di tempo, lavoro, attenzioni. CON QUALI SOGGETTI Il vescovo monsignor Diego Coletti, affida l’iniziativa ai seguenti soggetti: LE COMUNITÀ PARROCCHIALI invitate a vigilare sulle situazioni che prevedono un aiuto, a segnalarle al parroco o a un suo incaricato, e a collaborare per dare una risposta. IL PARROCO, O UN SUO COLLABORATORE incaricati di raccogliere la richiesta di aiuto, valutare le 1. Una giornata diocesana di raccolta delle offerte, domenica 10 maggio 2009: i contributi confluiranno nel Fondo diocesano “Famiglie-lavoro”. Dovranno essere versati alla “Fondazione Caritas Solidarietà e servizio” specificando la causale “Solidarietà famiglie-lavoro” presso il Credito Valtellinese - sedi di Como e Sondrio (nel depliant saranno precisati tutti gli estremi). condizioni di bisogno, e portarla all’attenzione del referente zonale. I REFERENTI ZONALI cui è affidato il compito di raccogliere le richieste di sostegno, portandole all’attenzione del Comitato dei garanti, e confermando ai parroci o ai collaboratori l’accoglienza e le modalità dell’aiuto. GLI SPORTELLI INFORMATIVI segnalati per offrire sostegno e accompagnamento ai disoccupati rispetto alle problematiche del lavoro. LA “FONDAZIONE CARITAS DIOCESANA” chiamata a gestire contabilmente e fiscalmente il fondo diocesano e su richiesta del Comitato dei garanti e ad erogare l’aiuto facendolo pervenire ai parroci richiedenti. IL COMITATO DEI GARANTI incaricato di raccogliere le richieste, valutarle e stabilire l’erogazione dell’ aiuto. Il Comitato è composto da: • due membri della Caritas diocesana (Mario Luppi e Marco Mazzone); • due membri della Pastorale del Lavoro (Alberto Conti e Giorgio Riccardi); • due membri dell’Azione cattolica (Francesco Mazza e Germano Colombo); • presidente è don Battista Galli, Vicario episcopale. Accanto alla collaborazione specifica delle Acli di \Como e Sondrio, che si occupano anche degli “Sportelli informativi”, partecipano all’iniziativa o danno il proprio contributo anche tutte le realtà associative, gruppi, movimenti e singole persone che, a diverso titolo, condividono le ragioni e le finalità dell’iniziativa. COME PROCEDIAMO • Giovedì 30 aprile 2009: in coincidenza con la Veglia di preghiera per il lavoro, è previsto il lancio dell’iniziativa. • I parroci offrono in parrocchia il dépliant illustrativo e sensibilizzano i fedeli circa la necessità di una conversione personale ad una vita più sobria e solidale. Nel frattempo responsabilizzano la comunità perché sia attenta alle situazioni di perdita del lavoro con conseguenti gravi difficoltà, segnalandole al parroco o a un suo incaricato. • Le modalità di sostegno devono il più possibile esprimere relazioni di prossimità, impegnando le famiglie della comunità a qualche forma di vicinanza, di presa in carico, di adozione temporanea… • Le elargizioni non dovranno essere a fondo perso, ma impegnare in qualche tipo di restituzione, se pur parziale. • Il fondo nazionale promosso dalla Chiesa Italiana avrà uno scopo complementare rispetto al Fondo diocesano, integrandolo in casi di particolare gravità. CHI SI INTENDE AIUTARE L’intervento ha carattere straordinario e temporaneo, ed è rivolto a famiglie e persone, italiane o straniere, residenti, rimaste senza lavoro, dando priorità a precarietà di salute, disabilità e non-autosufficienza. In particolare: famiglie monoreddito o singoli, con figli a carico, che hanno perso il lavoro dal gennaio 2009, non godono di contributi previdenziali, non hanno altri redditi né aiuti da parenti o amici, né risparmi adeguati. 2. Consegnare contante o assegno non trasferibile in busta chiusa presso la Caritas diocesana (il rilascio, su richiesta, della ricevuta per la detrazione fiscale può essere eseguito solo nel caso di offerta attraverso assegno non trasferibile). 3. Altre raccolte a carattere continuativo nelle singole parrocchie, che coinvolgano preferibilmente famiglie o gruppi di famiglie in forme di autotassazione o di coinvolgimento diretto in specifiche situazioni di bisogno. È importante che i contributi confluiscano tutti nell’unico fondo diocesano, perché gli interventi siano sufficientemente valutati e garantiti e distribuiti nell’ambito diocesano secondo le necessità. Nel depliant presto in distribuzione saranno segnalati gli sportelli informativi distribuiti sul territorio della diocesi. Ai parroci o ai loro collaboratori saranno al più presto comunicati i nominativi e gli indirizzi dei “referenti zonali” cui fare riferimento. INFORMAZIONI CARITAS DIOCESANA La sede è a Como, in piazza Grimoldi 5; l’ufficio è aperto nei seguenti orari: il lunedì dalle 14.30 alle 17.30; dal martedì al giovedì dalle 9.00 alle 12.30; il venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30; il recapito telefonico è lo 031-304330. Al di fuori degli orari di apertura è comunque in funzione la segreteria telefonica. GLI SPORTELLI INFORMATIVI IL SITO DELLA DIOCESI PER COSTITUIRE E ALIMENTARE IL FONDO DIOCESANO Sono previste le seguenti tre modalità: www.diocesidicomo.it. COMUNICAZIONI ATTRAVERSO IL SETTIMANALE P A G I N A 12 CHIESA CARIT AS CARITAS IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 CARITAS E TERREMOTO LO STILE DI SOLIDARIETÀ In questa pagina sono presenti alcune indicazioni, ma soprattutto lo stile, per una presenza sul territorio del terremoto in Abruzzo. Il gemellaggio sarà con diverse parrocchie del territorio di Paganica – Onna. Dopo un sopralluogo già le Caritas di Lombardia si stanno attivando per iniziare una presenza costante di vicinanza a tutta la popolazione pagina a cura della CARITAS DIOCESANA zione delle comunità parrocchiali che le sono state assegnate, attraverso una sorta di gemellaggio, la comunità di Paga- nica con altre otto piccole parrocchie, per aiutarle ad essere punto di riferimento per tutte le persone che vivono in queste comunità. Per poter concretizzare questo aiuto abbiamo bisogno di persone che vogliono mettere a disposizione una parte del loro tempo, per compiere un servizio di volontariato inserendosi in queste comunità parrocchiali per condividere le fatiche di queste persone che per la maggior parte dei casi hanno perso tutto, per ridare loro la speranza che nasce soprattutto da un cammino di condivisione che porta poi a capire i bisogni reali della gente e le azioni concrete, per poterli soddisfare. Molte persone ci hanno chiesto di poter partire per vivere questo servizio di volontariato, per questo mi sembra urgente ricordare lo stile di un volontario cristiano, perché il nostro andare non sia solo la soddisfazione del nostro bisogno di es- LE PRIME INFORMAZIONI NECESSARIE IL GEMELLAGGIO CON PAGANICA a scelta fondamentale maturata dalla delegazione Caritas Lombardia, come in ogni situazione di emergenza ter remoti in Italia, è quella di garantire una presenza di costante vicinanza, di ascolto, di attenzione per un periodo mediolungo (solitamente è di circa 2 anni). Il gemellaggio con la frazione di Paganica si è allargato al territorio circostante che comprende circa 12.000 persone. È un territorio molto variegato che comprende parrocchie di montagna di 100 abitanti, fino alla realtà cittadina con la frazione di Paganica con 7000 abitanti. Il clero diocesano presente è di differenti nazionalità. Ci L sono sacerdoti brasiliani, venezuelani, altri provenienti da diverse regioni d’italia, il direttore Caritas, parroco di Paganica, è di origine sudamericana. Si tratta in questo momento di stare vicino e di sostenere quello che già c’è, senza gravare sulle risorse del territorio. Quanto mai adesso è necessaria la presenza della Caritas per ribadire lo stile di lavoro di ascolto, affiancamento, discrezione (vedi primo articolo), e di vicinanza necessaria. Sul posto saranno presenti due operatori stipendiati che garantiranno la presenza di Caritas per tutto il tempo necessario, oltre alla presenza di volontariato che sarà for- mato attraverso un percorso ad hoc (già oggi possiamo dire che il corso di formazione è obbligatorio in tutte le sue date - non ancora decise per la presenza come Caritas nelle zone terremotate). Per questo motivo, già questa settimana partirà un gruppo di delegazione per l’Abruzzo per allestire il centro logistico delle Caritas di Lombardia che sarà nella parrocchia di Paganica, proprio vicino alla chiesa e alla casa parrocchiale. I direttori che hanno visitato le zone terremotate ribadiscono che in questo momento non c’è bisogno di alcun materiale (vestiti, giochi, cibo ecc.): ci sono magazzini pieni di materiale che rischia di deperire nel tem- po. Si sta organizzando anche il lavoro e la presenza estiva. Per questo motivo l’orientamento in questo momento è quella, almeno per l’estate 2009, di ospitare solo gruppi organizzati, (ad es. gruppi giovanili di oratorio) e non persone singole, in grado di essere completamente autonomi per dormire e per gli spostamenti. (tutto si appoggerà al centro logistico delle Caritas Lombarde di Paganica). Rispetto alle disponibilità già arrivate, sarà cura della Caritas Diocesana contattare i gruppi appena sarà concordata la presenza delle varie Diocesi.Per ulteriori informazioni contattare direttamente Caritas Diocesana allo 031-304330. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ D i fronte alla tragedia che ha colpito la terra di Abruzzo, tutti ci siamo sentiti coinvolti in prima persona ed è scattata all’interno del nostro Paese quella dimensione di solidarietà, che, pur svolta in modi diversi, ci proietta a prendere coscienza e a intervenire per alleviare le fatiche delle persone coinvolte dalla calamità. La solidarietà si è subito concretizzata e in questi giorni sono partite tante collette, molte persone hanno messo a disposizione soldi, beni materiali, spazi abitativi, tempo e professionalità, per alleviare le fatiche e per aiutare a riprendere il cammino della vita di questi nostri fratelli così duramente provati. La Caritas diocesana si sente impegnata in prima persona in questa opera di aiuto alla popolazione dell’Abruzzo, in modo particolare si mette a disposi- serci, ma diventi davvero una occasione di aiuto al recupero di vivibilità in queste comunità. Lo stile di un volontario Caritas deve essere quello della prossimità che ci è data dalla condizione dell’ascolto, che ci porta poi a saper capire la situazione partendo non dal nostro punto di vista, ma da quello di chi vive il disagio del terremoto, questo poi deve portare a condividere l’azione di accompagnamento e di recupero. Il contenuto è quello del volontariato cristiano, che non è mai lasciato esclusivamente ai singoli, ma è volontariato che rappresenta tutta la comunità e attraverso l’azione concreta dei singoli volontari trasmette innanzitutto la speranza che ci è data da Cristo che per noi ha patito ed è morto in croce. Il volontario cristiano ama con il cuore di Cristo e quindi come prima azione ha il compito di sapersi donare a tutte le persone che incontra nella sua esperienza di volontariato. Questa condivisione sarà diversa secondo i doni di ognuno, ma è l’atteggiamento di fondo che conta, perché il volontario deve saper esprimere l’amore che ha ricevuto da Cristo. Allora, lo specifico per un volontario non sarà caratterizzato dalle azioni che sarà capace di compiere, che probabilmente saranno simili a quelle di chi ha altre motivazioni per vivere un servizio, ma si troverà nella radice da cui nascono le motivazioni, che se è viva produrrà i propri frutti, che per noi vorranno dire amicizia, continuità di servizio, capacità di far parte di un gruppo organizzato; vorrà dire ancora saper lavorare in rete, superando i personalismi a favore di un lavoro di squadra, trasmettere e vivere il servizio in assoluta gratuità, privilegiare e vivere il dialogo e l’amicizia con le persone che ci troviamo ad aiutare, avere la consapevolezza dei propri limiti, ricordarsi sempre di essere i rappresentanti di una comunità che ti ha inviato e che attraverso di te rende concreto e visibile l’amore donato ai fratelli. Questo modo di compiere il servizio di volontari ci permetterà di gustare i frutti che saranno la maggior generosità nella donazione, il maggior disinteresse nel servizio vissuto, il credere nella speranza oltre la speranza, saper continuare il servizio anche nell’insuccesso, avere la capacità di amare e saper servire a fondo perduto, senza mai chiedere nulla e senza aspettarsi nulla. Mi è sembrato utile ricordare alcuni atteggiamenti che devono essere il bagaglio di un volontario Caritas, perché il cammino che la nostra Caritas diocesana sta per intraprendere sia proficuo e perché attraverso l’impegno che i nostri volontari metteranno a disposizione di questi nostri fratelli di Abruzzo possa rendersi concreta la vicinanza della nostra Chiesa diocesana che è capace di donare assieme a cose concrete anche l’amore di Cristo. ROBERTO BERNASCONI, direttore CHIESA RIFLESSIONI P A G I N A 13 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 Maria... per una “memoria evangelica” MADRE E DISCEPOLA DEL FIGLIO In Maria avviene l’incontro tra Dio che si dona gratuitamente e la persona umana che accetta, con fiducia, questo dono pagina a cura di ARCANGELO BAGNI U na lettura, anche veloce, dei Vangeli attesta il ruolo essenziale di Maria. Un solo esempio. Il Vangelo di Giovanni parla di Maria due volte: all’inizio, a Cana, e alla fine, ai piedi della Croce. Ogni episodio riguarda certamente la madre di Gesù (cf 2,1; 19,25). Allo stesso tempo, però, la presenza di Maria a Cana nel contesto del primo «segno» di Gesù (Gv 2,1ss) rimanda all’«ora» di Gesù, alla Croce, al momento nel quale il figlio sarà «glorificato». La vicenda di Maria è tutta sotto il segno della fedeltà: fedeltà a un Dio che l’ha chiamata e che le chiede di vivere - dentro una concreta vi- cenda - una fedeltà ostinata. Una fedeltà che diventa, così, punto di riferimento per ogni discepolo. La vicenda storica di Maria offre al credente una logica di vita: la fedeltà, appunto. Una fedeltà che non è il risultato di una decisione arbitrariamente presa ma la condizione prima per poter seguire Gesù: «Se qualcuno vuol seguirmi, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». LA FEDELTÀ A DIO NEL VOLTO DI UNA DONNA È in funzione della sua relazione a Gesù che parliamo di Maria. Ciò che la fede dirà di lei, anche a riguardo della sua maternità, partirà sempre da questa fedeltà. Discepola di suo figlio, Maria diventa allora colei che porta a compimento l’esistenza cristiana. Le affermazioni della fede, circa Maria, non saranno che il dispiegamento di questa prima e fondamentale dimensione: la radicale fedeltà a Dio, una fedeltà dal volto di donna. Il legame di Maria al Cristo fonda la riflessione ulteriore sulla Madre di Gesù. Un passaggio di Marco (3,20) ci aiuta a comprendere questa prospettiva. Gesù è letteralmente oppresso dalla folla. Non può neppure mangiare (3,20). I suoi familiari pensano che egli abbia perso la testa. Infatti lo stile di vita di Gesù non corrisponde alla forma di Messia atteso - un Messia potente e giudice che la gente si attendeva. I familiari cercano allora di riprendere Gesù. Ma egli risponde: «Chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella, mia madre» (3,35). La maternità non è un sem- plice fatto biologico. Essere madre non si riassume nel mettere al mondo un figlio. La maternità esige di collocarsi al servizio del figlio per permettergli di diventare se stesso. È in questa prospettiva che si colloca Maria. Ella si definisce la «serva» (Lc 1,38). Ma il «mondo» di Gesù non è semplicemente dato dalla vita concreta e dai suoi problemi. Il «mondo di Gesù» è innanzitutto il «mondo» di Dio: «Perché mi cercate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Gesù «abita» la volontà del Padre. Ma questa parola appare problematica a Maria stessa che, al momento, non comprende, pur conservandola nel suo cuore (2,51-52). Ella si conserva per questa parola, facendosi obbediente e ad essa conformandosi. Ascoltare e obbedire si richiamano: l’obbedienza passa attraverso l’ascolto dell’Altro. E Maria si mette al seguito di Gesù. Ella può dunque essere madre, non solo sul piano biologico, ma anche a livello della stessa persona del Figlio che si nutre del fare la volontà del Padre (Gv 4,34). Così ella partecipa a questa nascita dall’alto che è opera dello Spirito. Il concilio di Efeso (431) la definisce, a giusto titolo, madre di Dio. Vediamo subito in che cosa Maria è unica e in che cosa ci riguarda. Appartenendo al mondo inaugurato da Gesù, essa rimanda ai tempi in cui lo Spirito è effuso su ogni uomo (At 2,17; Lc 1,35). Là ella appartiene alla Chiesa nella quale si trova (At 1,14). Ma, collocata all’istante iniziale, all’origine dell’entrata del Verbo nella storia ella è unica e particolare. La sua maternità possiede dunque queste due dimensioni: in sé è madre di Gesù e della Chiesa, secondo la formula del Vaticano II; e, nella Chiesa, ella partecipa alla nascita del Cristo in quanti credono in Lui. E’ per questo che Gesù in croce la dona a Giovanni. UNA RISPOSTA DI FEDE NELLA LINEA DELLA FIDUCIA E DEL DONO A partire da questo centro - cioè la totale e assoluta fedeltà - possiamo comprendere in modo adeguato le affermazioni della Chiesa su Maria. I Vangeli notano con precisione la rottura che interviene nella vita degli apostoli: essi abbandonano Gesù arrestato, Pietro lo rinnega, gli altri fuggono, certi dubitano della risurrezione. Il vangelo di Giovanni colloca la stessa parola fondatrice di Gesù a Pietro in due contesti: Simone è chiamato Pietro all’inizio (1,42), ma riceve il mandato alla fine (21,15-17). La sua missione è allora ancorata nella fede nella risurrezione. Il suo rinnegamento è perdonato. Pietro rinasce. Egli può dire, allora, «sì» a ciò che Gesù gli chiede. La risposta di Pietro è così «adattata» alla domanda di Gesù. In effetti, Dio non fa all’uomo proposte alle quali non sarebbe capace di rispondere: sarebbe una smentita della collaborazione che Dio stesso desidera instaurare con gli uomini. Ma Dio suscita nell’uomo il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni (cf Fil 2,13). Maria è chiamata a dire «sì» a Dio per l’incarnazione di Gesù, il Figlio del Padre. La sua origine è dunque nel disegno stesso dell’incarnazione. Ella è formata per rispondere liberamente a questo disegno. Il progetto divino dell’incarnazione è un disegno da collocare all’origine di tutto e non dopo, a livello dello svolgersi del tempo e delle cose. Maria appartiene a questo disegno e il suo «sì» è esso pure originale, senza peccato. IL DONO TOTALE DI SÉ Allora il primo «sì» di Maria alla sua missione rivela - allo stesso tempo - la logica della sua esistenza: il dono totale, incondizionato. Molto è stato detto e scritto su questo punto. Sappiamo bene che i «vangeli dell’infanzia» sono stati redatti alla luce della Pasqua. La risurrezione permette di comprendere la nascita di Gesù perché la sua origine divina, che nella Pasqua trova la sua piena manifestazione, è ugualmente presente a Natale. Nessuno ha visto la risurrezione. I discepoli hanno visto il Cristo risorto, poiché la risurrezione è opera dello Spirito (Rm 1,14). Lo Spirito esprime l’origine. Così Egli è presente all’incarnazione. La venuta di Gesù, come la risurrezione, si iscrive innanzitutto nel silenzio attivo dello Spirito. Con ciò è attestato chi è Gesù: l’Inviato del Padre, il Dono del Padre. L’origine di Gesù sfugge agli sforzi dell’uomo. Maria non ha «conosciuto» Giuseppe (Mt 1,25): conoscere è sempre impossessarsi. Gli uomini non possono mettere le mani su Gesù: Egli viene dal Padre. La verginità iscrive nella carne di Maria l’origine stessa di Gesù Cristo. Gesù non è un figlio adottato da Dio dopo la sua nascita. Da questo fatto Maria si trova al crocevia di una storia e di un dono allo stesso tempo: la genealogia di Gesù (Mt 1,1-16) e l’invio del Figlio. Il versetto 16 traduce molto bene questa rottura delle discendenze umane: «Giacobbe generò Giuseppe (siamo qui nella linea della continuità), lo sposo di Maria dalla quale fu generato Gesù (siamo qui nella linea della rottura), chiamato Cristo». Perché Gesù è Figlio del Padre, Maria appartiene alla nuova creazione (2Cor 5,17) che comincia. Un mondo nuovo è allora creato, quello della ricapitolazione di tutte le realtà in Gesù, affinché «Dio sia tutto in tutti» (1Cor 15,28). LA FEDELTÀ DIVENTA PIENEZZA SENZA FINE Con la Pasqua del Cristo il segreto più profondo della creazione viene svelato. Pasqua porta a compimento l’atto creatore di Dio. Questa è la fedeltà di Dio alla sua alleanza, a partire dal primo istante della creazione fatta nel Figlio, mediante lui e per lui (Col 1,15-16). Maria si colloca nella realizzazione di questo progetto. In lei, il primo stato della creazione ( il «mondo vecchio») si apre al «mondo nuovo». Ella si trova così al primo momento della ricapitolazione di tutto nel Cristo, non come un «mezzo» della venuta del Verbo di Dio, ma come quella che ha personalmente partecipato alla sua entrata nel mondo. Fedele al suo «sì» iniziale, fedele a suo Figlio, Maria riceve in se stessa la fecondità del Regno. Ella è conformata al Figlio fino alla risurrezione. L’assunzione ci mostra che la grazia di Dio ricrea totalmente quanti l’accolgono. L’Alleanza riguarda persone concrete ed essa trasforma quelli che si mettono al suo servizio. In Maria la vita di Dio svela le sue potenzialità, perché Maria è colei che ha accettato di lasciarsi coinvolgere totalmente da Dio. Nella logica del servizio sino alla fine, la sua esistenza può essere sintetizzata dalle parole del Magnificat: «Ha esaltato gli umili». Ciò che è accaduto nella storia di Maria è, per il credente, un segno reale della speranza che lo sorregge nel suo cammino verso «cieli e terra nuovi». Non separare Maria da Gesù Questa è la missione di Maria e di ogni credente: non mettersi tra Gesù e quelli che incontriamo, ma di metterci tutti al seguito di Gesù, il solo e unico Salvatore. Come Maria, pure i credenti sono chiamati a meditare nel loro cuore il vangelo di Gesù Cristo e a proclamarlo a tutti. Come Maria, anche i credenti sono chiamati a proclamare la loro fede: solo il crocifisso-risorto è il vero e unico salvatore, colui che propone all’uomo la via da seguire per non correre inutilmente nella propria vita. E’ significativo notare come, non solo nel vangeli ma anche nella tradizione ortodossa, Maria non sia mai disgiunta da Gesù. Maria dice costantemente riferimento a Gesù: si è messa al suo seguito e si è fatta sua discepola. Quante volte corriamo il rischio di parlare di Maria al di fuori del suo riferimento a Gesù: riferimento che dice la sua identità e la sua missione? Non è privo di significato il «poco» parlare di Maria nei vangeli. Maria è presente nei momenti chiave della vita di Gesù. Poche sono le parole. Un invito, urgente, a riscoprire il silenzio di Maria per non cedere alla tentazione di attribuirle tante parole che potrebbero correre il rischio di sostituire le parole del vangelo o di essere lette e dette -paradossalmente- a prescindere da quelle del vangelo! Anche in questo Maria ci indica la via: Gesù e le sue parole. P A G I N A 14 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 LA MEMORIA DI UN UOMO SPECIALE CHE MERITA DI ESSERE CONOSCIUTO Giovanni Ferro il “Giusto” di Como Gerusalemme lo Yad Vashem - il Museo e archivio dell’Olocausto - (vi sarà interessato anche il Papa durante il prossimo viaggio in Terra Santa) assegna il riconoscimento del “Giusto fra le nazioni” a ognuno di quei non ebrei che durante la seconda guerra mondiale hanno salvato vite ebraiche. Sono oltre 20.000 i riconoscimenti stabiliti su base rigorosamente documentale per ricordare “chi portò in salvo lo spirito e l’idea dell’uomo, come espresso nella migliore tradizione biblica”. Il concetto di “giusto tra le nazioni” è antico nella tradizione ebraica. Durante la recita serale della Pasqua gli ebrei ricordano le due levatrici egiziane che violarono il decreto del faraone di far annegare i neonati e, insieme alla figlia dello stesso, salvarono Mosè. Dovunque, oltre i casi famosissimi di Giorgio Perlasca e Oskar Schindler, è risuonata la motivazione di carità cristiana (e insieme di pura ragionevolezza) di ogni “giusto”: “qualsiasi altra persona avrebbe fatto la stessa cosa al mio posto; non c’era tempo per pensare di fare diversamente da A P. Ferro, rettore del Collegio Gallio di Como, durante gli anni della seconda guerra mondiale Il 10 maggio, presso il Collegio Gallio, si svolgerà un concerto in ricordo di questo arcivescovo rettore al collegio Gallio negli anni della guerra e protagonista dei “fatti di Como” dell’aprile 1945 APERTA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE di padre LUIGI AMIGONI ciò che era giusto compiere”. Parallelamente, e in coordinamento con la istituzione che scopre “i giusti”, si muove anche “Hidden Children” l’associazione, attiva in USA, dei bambini ebrei nascosti, sottratti alla deportazione e alla morte in seguito alla emanazione di leggi razziali o all’applicazione di inumani teoremi. Como, al collegio Gallio, ha annoverato uno di questi “eroi nascosti”, doppiamente nascosto dato che il suo nome non è arrivato all’ufficialità delle cronache di Gerusalemme. Si tratta di Giovanni Ferro, piemontese di Costigliole d’Asti, somasco, presente a Como dal 1938 al 1945 come rettore del Gallio (e implicato con la sua grandissima generosità nei fatti relativi al 25 aprile 1945), e poi amatissimo arcivescovo di Reggio Calabria dal 1950 al 1977. E’ morto a Reggio Calabria, dopo anni di infermità, il 18 aprile 1992; nel maggio 2008 è stata introdotta la sua causa di beatificazione. Roberto Furcht, di origine ebree, allievo al Gallio negli anni di p. Ferro, intende ricordare il suo “protettore” e insieme convalidare il riconoscimento che gli sta riservando la diocesi reggina, promovendo un concerto del pianista Luca Trabucco, docente di pianoforte al Conservatorio Tartini di Trieste. Il concerto si terrà domenica 10 maggio, alle ore 17, nell’aula magna del collegio. Il 21 maggio 2008 nella cattedrale di Reggio Calabria alla presenza di sei vescovi e di un centinaio di sacerdoti e di tanti fedeli, mons. Vittorio Mondello, arcivescovo della diocesi e presidente della Conferenza episcopale calabra, ha aperto la causa di beatificazione. Precedentemente aveva annunciato l’evento con questo scritto. “Sono veramente lieto di potervi comunicare che la Congregazione delle Cause dei Santi, rispondendo ad una mia richiesta, ha emanato in data 8 aprile 2008 il Decreto col quale autorizza l’introduzione della Causa di Beatificazione di S. E. mons. Giovanni Ferro nella nostra Arcidiocesi. Mi sono deciso di inoltrare la superiore richiesta sollecitato da varie petizioni in tal senso sia di singoli che di associazioni, ma soprattutto per l’interessante lettera inviatami congiuntamente dai quattro Arcivescovi di origine reggina che voglio riportarvi: Noi Arcivescovi, tutti del clero reggino, ci rivolgiamo, nello spirito della fraternità sacerdotale, a te, Pastore della nostra Chiesa di origine, perché significhi al Consiglio presbiterale dell’Arcidiocesi regginabovense questo nostro pensiero. Chiediamo, in comunione con te ed attraverso te, che si promuova l’avvio del processo di canonizzazione per l’illustre ed indimenticato Mons. Giovanni Ferro che fu arcivescovo della nostra amata Chiesa per 27 anni (1950-1977). Le motivazioni che ci spingono sono la straordinarietà delle virtù teologali e morali del nostro indimenticato Pastore. Il popolo reggino-bovense che ha “l’intuito della fede” lo vede come “uomo di Dio” di straordinarie virtù e di insolita ed instancabile pastoralità. Noi sentiamo di sottolineare: la sua continua concentrazione in Dio ed il suo spirito di preghiera costante e profondo; il suo stile di povertà evangelica, esemplare e provocante; la sua instancabile passione pastorale e particolarmente l’amore a noi, suoi presbiteri; la straordinarietà della carità, suo refrain continuo e convinto; la disponibilità illuminata, quasi gioiosa, al perdono per chi lo ha potuto offendere, non comprendendolo; la conversione alla linea tracciata dal Concilio Vaticano II cui ha partecipato e la conseguente proposta alla nostra Chiesa; la creatività di opere, servizi per la carità, per la catechizzazione, per la crescita culturale e sociale della nostra Chiesa reggina; la presenza nel sociale, nobile, vigile costante, specie in fronte a fenomeni degenerativi della nostra terra, quali la mafia, e baluardo di pace, nella verità, in occasione dei cosiddetti “moti di Reggio”; l’equilibrio nei giudizi e la ricerca continua di frammenti di verità negli altri e, soprattutto, il rispetto della persona; la commovente e sorridente assunzione della sua malattia che sopportò in silenzio e nella pace della fede; la sua morte santa, serena e abbandonata in Dio”. 1° MAGGIO: LA REGIONE LOMBARDIA SCEGLIE PIAZZA CAVOUR PER UN CONCERTO SUL LAVORO Un grande concerto in piazza Cavour per salutare il 1° maggio a Como. A promuovere l’iniziativa, è stato l’assessorato alle Culture, Identità e Automomie della Lombardia, nella persona dell’assessore Massimo Zanello. «Un Primo Maggio dedicato alla cultura del lavoro - ha detto Zanello, spiegando il significato dell’evento - in un presente che inevitabilmente conduce a una riflessione consapevole sugli effetti di una crisi che non ha risparmiato nessun settore, neppure là dove tradizionalmente l’economia locale, con le sue tipicità, ha saputo garantire a generazioni intere occupazione e benessere». A fare gli onori di casa, venerdì 1° maggio sul palco (a partire dalle 18,30), sarà Davide Van De Sfroos, un artista che ha saputo valorizzare i tratti identitari del suo messaggio e trasmettere nelle sue interpretazioni il valore e il significato dell’appartenenza a un territorio. Sulla scia del cantante “laghee’”, ma con interpretazioni ovviamente differenti, altri due personaggi simbolo della tradizione popolare lombarda, del teatro e del cabaret, Cochi e Renato, campioni memorabili di una comicità surreale e “intelligente”, ma sempre con un occhio e un legame stretto con le proprie origini. «Un Primo Maggio per stare insieme, divertirsi e riflettere sui temi del lavoro, dedicato a un capoluogo importante della nostra regione - ha aggiunto Zanello - e a una terra che ha saputo trasmettere in pieno il valore della cultura del lavoro: non come un diritto tout court ma come dimensione in cui ognuno di noi realizza appieno la propria personalità, coniugando conoscenza, intelligenza, capacità operativa, volontà, e principi morali». «Il lavoro - ha osservato Van De Sfroos - diventa, col tempo, quello che siamo. Se svolgi quella professione, se continui un certo cammino, è perché arrivi a identificarti con quello che fai, e stai percorrendo la tua strada. C’è una poetica nel lavoro di una persona che, sia che la racconti in un libro o in una canzone, non puoi che vivere accanto a chi la vive ogni giorno, conoscendone gli aspetti partico- lari, come ho fatto quando ho scritto una canzone dedicata ai minatori». «Van De Sfroos - ha sottolineato Zanello - è un caso paradigmatico di come un artista riesca grazie al proprio talento e alle proprie capacità a valorizzare e trasmettere un messaggio partendo da ciò che gli sta attorno, da quello che vede, in un processo simbiotico con le identità e il proprio territorio». Ma ci sarà anche una grande esponente della musica italiana, Antonella Ruggiero. «Dagli anni indimenticabili dell’esperienza con i Matia Bazar a oggi - ha ricordato l’assessore Zanello -, il percorso dell’artista di origine genovese, che ha fatto dell’espressività della sua voce il tratto distintivo del suo eclettismo, è sempre stato in piena evoluzione, in una sorta di viaggio tra le musiche e le canzoni più differenti per cultura e provenienza». La serata - in caso di pioggia lo spettacolo si terrà al Teatro Sociale - sarà presentata da Federica Fontana e Andrea Casta. Un Primo Maggio di festa, dunque, e di orgoglio per tutti i lavoratori, un’occasione in più per riflettere sul valore del lavoro come esperienza che segna un cammino di crescita, «ma anche per vivere un momento di positività - ha concluso Zanello - in cui la musica sarà l’unica protagonista. E se Cochi e Renato canteranno ‘E la vita, la vita’ - ha promesso Van De Sfroos - noi li accompagneremo con le note». «Per noi è un onore che la Regione Lombardia abbia scelto Como e piazza Cavour per celebrare la festa del 1° maggio valorizzando anche la cultura locale con Davide Van De Sfroos, ormai testimonial inscindibile con le attività delle Politiche giovanili del Comune di Como - ha sottolineato l’Assessore alle Politiche Giovanili, Maurizio Faverio -. Molto importante è inoltre l’iniziativa di sostegno alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Speriamo che i comaschi si dimostrino generosi». Ricordiamo che per l’occasione il lungolago di Como verrà chiuso al traffico a partire dalle ore 20.00. CRONACA P A G I N A Como 15 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 CAMPIONE D’ITALIA Sarà comasco il porto più grande del Ceresio di LUIGI CLERICI uecentocinquantadue posti barca, un molo esterno da 260 metri e pontili interni per 410 metri. Sono questi alcuni dei “numeri” del nuovo porto comunale di Campione d’Italia, il più grande del lago Ceresio, presentati nel corso di un incontro organizzato per promuovere “Campione Expolago”, la 1^ rassegna dedicata al lago Ceresio ed alle sue imbarcazioni che animerà il borgo dall’1 al 3 maggio. Oltre all’evento, la curiosità era però calamitata dal progetto del nuovo D porto comunale che, una volta ultimato, sarà il più grande del lago di Lugano. «Si tratta di un cantiere importante dal punto di vista turistico ed anche economico per il nostro paese» ha commentato il sindaco Marita Piccaluga. Lavori per 5,5 milioni di franchi che, per il momento, hanno già stabilito un record di celerità amministrativa: incarico al progettista assegnato a novembre, primo progetto presentato a marzo e due settimane fa l’approvazione del progetto preliminare da parte dell’esecutivo cittadino. A coordinare le operazioni l’associazione omonima. Con il consenso dei proprietari, soci dell’associazione, si è dato corso ad alcuni studi per permettere una riqualifica della zona, rendendola nuovamente percorribile a piedi, pur mantenendo una flora adeguata alla protezione e salvaguardia delle specie animali COMO Una ricostruzione del porto di Campione Inoltre i lavori sono già stati avviati con opere di consolidamento di un terreno prospiciente al lago, così che si possa lavorare in tranquillità per sviluppare un cantiere che interesserà ben 12.000 mq di terreno. Roba da accaponare la pelle se confrontata con le lungaggini che a Como stanno riguardando alcuni progetti come il nuovo quartiere “ex Ticosa”. Il nuovo porto dell’enclave, però, non servirà soltanto ad incrementare i posti barca del paese, portandoli da 140 a 252 su un lago dove i posti sono esauriti, ma prevedendo anzitutto una dotazione tecnica sul versante nautico (dal distributore di carburante alla rampa d’alaggio) e in pro- spettiva un centro esposizioni attrezzato anche per il ristoro e il lungamente atteso albergo. Quest’ultimo sorgerà dove ora c’è la Casaccia, come è chiamato a Campione d’Italia il rudere della stazione di base dell’incompiuta funivia della Sighignola, trasformandola in un hotel di ridotte dimensioni ma tale da cancellare per sempre l’attuale esempio di poco edificante gestione del territorio. In compenso il rudere si trova in posizione tale, sul lago, che ne amplifica il potenziale nella prospettiva turistica in cui s’inserisce, secondo lo studio di fattibilità dal progettista architetto Enrico Boni e dall’ingegner Aldo Bernasconi, una piattaforma A Cardina si ripristina la zona dei “laghetti” S ono iniziati i lavori di bonifica e ripristino della zona “laghetti” sulla cima della collina di Cardina, non lontano dal ristorante Crotto del Lupo e dalla sede dell’Associazione “Cardina”, dove Bruno Munari e Marcello Piccardo hanno abitato e lavorato. Le operazioni, coordinate dall’Associazione Cardina sono curate dal Gruppo Alpini di Monte Olimpino, con la consulenza del Parco Regionale Spina Verde e della So- cietà Archeologica Comense. La zona, così denominata, in quanto, in seguito alle precipitazioni, si formano due invasi d’acqua, era da alcuni anni senza una costante manutenzione. Con il consenso dei proprietari, soci dell’associazione, si è provveduto a fare alcuni studi per permettere una riqualifica della zona, rendendola nuovamente percorribile a piedi, mantenendo però una flora adeguata alla protezione e salvaguardia delle specie animali. Per questo motivo l’Associazione Cardina si è avvalsa di uno studio e della consulenza del socio prof. Alberto Pozzi, membro della Società Archeologica Comense. multifunzionale attrezzata anche per attività espositive di ridotte dimensioni e elevato standard qualitativo. «I lavori saranno realizzati in 3 lotti - ha specificato il progettista, arch. Enrico Boni -: creazione della barriera frangiflutti, riordino dei pontili esistenti e realizzazione di una piattaforma a lago dove sorgeranno un centro espositivo ed un ristorante dotato di posti barca». Il Comune realizzerà le infrastrutture di base: per il centro espositivo e per il ristorante sono ben accetti interventi e proposte da parte di privati. «Speriamo di vedere i risultati già prima della fine del mandato amministrativo, ovvero entro il 2012» ha Nei mesi scorsi numerosi sopralluoghi sono stati effettuati in loco per cercare di capire quale fosse la soluzione migliore per un’adeguata salvaguardia dell’area. Preziosa è stata la disponibilità del presidente del Parco Spina Verde, dott. Giorgio Casati che insieme al p.a. Amedeo Gelpi hanno indicato le linee guida dell’operazione. La zona in questione nelle scorse estati era stata anche causa del proliferare delle zanzare; l’operazione in corso servirà anche ad agevolare le bonifiche in programma su iniziativa dei residenti, dell’Associazione e le eventuali da parte dell’Assessorato al Verde del Comune di Como, per arginare il problema. Durante le operazioni in svolgimento, oltre che la pulizia da rovi e sterpaglie intorno ad alberi di pregio, sono stati recuperati molti rifiuti. Anche la sicurezza nella zona è migliorata, in quanto ora è ben definito dove si trovi il confine tra terreno e acqua. Da segnalare che, anche in seguito alla bonifica, hanno fatto il loro ritorno diverse specie animali, tra cui anatre, rane e tritoni, che sicuramente aiuteranno ad una naturale lotta contro le zanzare. Le operazioni di ripristino proseguiranno nelle prossime settimane. concluso Marita Piccaluga. Un porto, dunque, importante per il Ceresio perché i posti barca nel lago sono esauriti e la normativa elvetica prevede che non si rilascino targhe ai natanti se i proprietari non abbiano già a disposizione un posto barca. «In seguito all’applicazione del Protocollo internazionale di Locarno che regola la navigazione nei laghi Ceresio e Verba-no i natanti campionesi possono disporre di posti barca nelle località tici-nesi e viceversa - ha confidato il Maurizio Tumbiolo, comandante della Polizia Locale dell’enclave -. Per questo ritengo che il porto si riempirà velocemente». DA TAVERNOLA A CARDINA Il Circolo Culturale Tavernolese - Gruppo Ambiente e territorio - e l’Associazione Cardina organizzano per venerdì 1 maggio la tradizionale camminata, la settima, sul sentiero che da Tavernola raggiunge Cardina. La partenza da Tavernola è prevista in via Rismondo (dietro la farmacia e nei pressi della chiesa) alle ore 9, l’arrivo, poco più di un’ora al laghetto di Cardina, vicino al Crotto del Lupo. Alle ore 11 è prevista la S.Messa nei pressi del laghetto. In caso di cattivo tempo l’appuntamento sarà rinviato. Nel pomeriggio è previsto il percorso di ritorno a Tavernola, giungendo sulla via Campari e lungo la via Conciliazione si arriverà alla via Rismondo da dove si era partiti. Il percorso è facile, alla portata di tutti, e individua-bile agevolmente attraverso diversi cartelli. Si estende su un dislivello di circa 210 metri e copre una distanza totale di circa 2,5 km. Attraversa il bosco del parco urbano e lungo di esso è possibile scorgere dei bei prati e alcuni ruderi delle fortificazioni della linea Cadorna. Per eventuali ulteriori informazioni telefonare a: Mariangela Fuggiaschi (031-341605) oppure a Federico Faverio (cell. 3397324013). ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ 252 posti barca, un molo esterno da 260 metri e pontili interni per 410 metri. Sono questi alcuni dei “numeri” del nuovo porto comunale dell’enclave italiana in territorio elvetico CRONACA P A G I N A 16 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 PER UN CONSUMO RESPONSABILE ED EQUO “Corto Circuito” la strada della filiera corta Cosa fa l’AVC-CSV... collabora nelle attività di formazione e comunicazione rivolte a sviluppare le capacità di promuovere partecipazione, in particolare: - la formazione di animatori territoriali e operatori delle istituzioni, con corsi per animatori di rete rivolti a far acquisire competenze nella gestione dei processi partecipativi; - lo sviluppo del “Cortile”: una piattaforma web che punta a supportare il consolidamento della partecipazione offrendo a gruppi e realtà del territorio strumenti di comunicazione, condivisione e collaborazione Cosa fa il Coordinamento... conduce le attività rivolte a sperimentare strumenti di governo sostenibile e partecipato del territorio, proseguendo sul tracciato del percorso Municipi Sostenibili avviato nel 2008, attraverso l’attivazione presso alcuni comuni pilota di: - una “Consulta per la Sostenibilità Ambientale ed Economica del territorio”, un organo che affianchi le amministrazioni comunali sui temi della sostenibilità e del governo del territorio, creando spazi di confronto tra cittadini, enti e amministrazioni locali - un “Ufficio Partecipazione” che diventi punto di animazione e di riferimento per i cittadini Riparte il progetto lanciato nel 2007 da “L’Isola che c’è”, dal Centro Servizi per il Volontariato e dal Coordinamento comasco per la Pace. Lo scopo: avvicinare sempre di più produttori e consumatori e diffondere stili di consumo responsabile associazione comasca “L’Isola che c’è”, da anni impegnata nella promozione di stili di vita sostenibili, il Coordinamento Comasco per la Pace e il Centro Servizi per il volontariato di Como rilanciano “Corto Circuito”, un progetto di “filiera corta”, avviato nel 2007, allo scopo di riavvicinare produttore e consumatore e diffondere uno stile di consumo responsabile. Cofinanziato dalla Fondazione Cariplo tramite il bando 2008 “Promuovere l’educazione ambientale” il progetto si prefigge l’ambizioso obiettivo di sviluppare e consolidare pratiche di sostenibilità e partecipazione sul territorio, stimolando nuovi legami tra amministratori e cittadini, sulla base di principi di sostenibilità sociale ed ecologica, valorizzazione del territorio, partecipazione attiva, cooperazione, reciprocità. Da dove nasce quest’idea? A spiegarcelo sono Marco Servettini, presidente dell’associazione “L’Isola che c’è”, Mauro Oricchio, direttore del Coordina- IL RUOLO DEI TRE ENTI IN “CORTO CIRCUITO” Cosa fa L’isola che c’è… sviluppa reti di consumo responsabile e pratiche di filiera corta sul territorio comasco favorisce l’accessibilità al consumo responsabile e sostenibile tramite la diffusione: - dei Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) - come forme di comunità ecologiche e mutualistiche - dei Mercati Solidali - come spazi pubblici ad alto valore sociale e ambientale - delle pratiche di Piccola Distribuzione Organizzata - come modalità innovative di scambio orientate alla qualità e alla sostenibilità. L ’ mento Comasco per la Pace e Alessandra Bellandi per il CSV «In questi anni - spiegano - abbiamo riscontrato un interesse crescente nei confronti di forme di consumo responsabile e di acquisto solidale. Ne è riprova il fatto di come, in provincia di Como, i Gas (Gruppi di acquisto solidale) siano passati, nell’ultimo quinquennio, da 5-6 circa alla trentina di oggi, con l’attuale coinvolgimento di circa 700 famiglie (un’ottantina in Como città). Il problema che abbiamo però riscontrato è una certa difficoltà di accessibilità alle pratiche proprie di questo processo, sia in termini culturali, sia, in termini di luoghi, tempi e opportunità. Da qui la scelta, da un lato, di promuovere stili di vita sostenibili, e dall’alto di organizzare una sorta di “filiera corta” di distribuzione e produzione, in grado di favorire l’acquisto di prodotti di qualità, buoni, sani, ecologici e social- mente responsabili, a un prezzo trasparente ed equo, sia per gli acquirenti, sia per i produttori». Promozione e formazione, promozione e distribuzione. Questi i fronti d’impegno sui quali “Corto Circuito” si è sviluppato in questi anni, in linea con gli obiettivi più generali portati avanti da ciascuno dei tre enti promotori: sviluppare le capacità di promuovere partecipazione (AVC-CSV); sperimentare strumenti di governo sostenibile e partecipato del territorio (Coordinamento Comasco per la Pace); strutturare le reti di consumo responsabile e le pratiche di filiera corta (L’isola che c’è). In tema di promozione e formazione “Corto Circuito” organizza e promuove percorsi di informazione, eventi, visite, laboratori di auto produzione a supporto della crescita dei Gas e percorsi di formazione rivolti alla cittadinanza, per far conoscere e diffondere stili di vita sostenibili e partecipati. Nel 2007 e nel 2008 l’attività formativa, denominata “Quotidiano sostenibile” ha coinvolto centinaia di cittadini in oltre 30 comuni con iniziative di promozione di stili di vita e di consumo sostenibile. L’ultimo percorso formativo (gratuito e aperto a tutti) è stato organizzato a Bregnano, con il patrocinio del Comune di Bregnano, nei mesi di marzoaprile. In maggio partirà il prossimo percorso a Lurate Caccivio, con il patrocinio del Comune. In tema di promozione e distribuzione “Corto Circuito” programma e supporta la messa in rete di produttori locali, la progettazione partecipata di nuove filiere corte, l’attivazione di mercati solidali, la sperimentazione di ottimizzazioni logistiche per agevolare lo scambio tra consumatori responsabili e produttori locali. Nello specifico, nel 2008 è stata fatta partire una raccolta di ordini dai Gas e l’organizzazione di mercati come momento di consegna. In ottobre è stata avviata una filiera del pane con la semina di un campo a frumento nel nostro territorio da parte di un agricoltore. Da giugno, inoltre, è allestito un mercato settimanale che, oltre che rivolgersi alla cittadinanza, è il luogo di scambio dei prodotti ordinati dai Gas aderenti. Mercato che si alterna tra Bregnano (nella piazza centrale di Puginate il 2° e il 4° sabato del mese) e a Como (presso il parco dei Comboniani di Rebbio, il 1° e 3° sabato del mese). Durante tutto il 2008 sono stati effettuati 19 mercati, in cui sono stati complessivamente coinvolti 22 Gas, 22 produttori (agricoltori e trasformatori alimentari) e 10 tra artigiani e botteghe del commercio equo. Complessivamente nei mercati sono state scambiate 782 cassette di verdura mista, per un totale di 6425 kg di prodotto ortofrutticolo. Presso questi mercati è possibile trovare frutta e verdura di stagione, legumi, pane, formaggi, salumi, trasformati, confetture, miele, vino, prodotti artigianali e del commercio equo. «Tra gli obiettivi per il 2009 - conclude Marco Servettini - spicca la volontà di rendere autonomo e sostenibile questo circuito attraverso la creazione di una Cooperativa Sociale che consorzi gli attori coinvolti - produttori locali e consumatori responsabili. Sul piano logistico cercheremo di attivare la gestione di un magazzino per ottimizzare il reperimento dei prodotti acquistati dai Gas e, in prospettiva, punteremo a far nascere nuovi punti di riferimento per coinvolgere più persone e creare una rete di distribuzione leggera che riduca il movimento dei prodotti». CON LE ACLI: “SANO E SOBRIO” L’associazione “Famiglie in Cammino” delle Acli si è resa promotrice un ciclo di incontri formativi dal titolo “Sano e Sobrio”, alla scoperta dell’alimentazione sostenibile. Il primo incontro si è svolto martedì 28 aprile, sul tema “Alimentazione e salute”. Il secondo incontro, in programma il 22 maggio alle 18.30, sarà un “Corso di cucina a km zero”. Si tratterà di un incontro culinario, promosso in collaborazione con “L’isola che c’è”, per la promozione della “filiera corta” e la valorizzazione dei prodotti locali, nell’interesse dell’ambiente, dei consumatori e dei produttori agricoli della zona. Il corso avrà luogo presso la sede della cooperativa Aclichef, in via Tentorio 14/g, a Como (contributo di 12 euro per socio, ragazzi fino a 14 anni gratis). Iscrizioni entro il 14 maggio. Ultimo appuntamento il 21 giugno con una gita all’azienda agricola “Roccolo San Bernardo” di Schignano per conoscere la loro esperienza e visitare il caseificio. Per iscrizioni e informazioni: [email protected], tel. 031-3312727. A S. FEDELE CONCERTO IL 19 MAGGIO IN RICORDO DI PAPA INNOCENZO XI La chiesa di S. Fedele ospita, il prossimo 19 maggio, alle ore 21, il concerto d’organo del maestro Hielscher, uno dei migliori organisti attuali in Germania, per la prima volta a Como. L’occasione sarà la ricorrenza della nascita di papa Innocenzo XI (Odescalchi) nativo comasco e parrocchiano di S. Fedele, che ogni anno viene ricordato con un concerto. L’evento è organizzato dalla Cappella Musicale di S.Fedele di Como, con il patrocinio dell’Associazione Italiana Organisti di Chiesa. CRONACA P A G I N A 17 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 CHECK UP VISIVO DAL 4 AL 15 MAGGIO Occhio... ai bambini difendiamo la vista ito puntato contro la cecità. Dal 4 al 15 maggio la provincia di Como ospita un’importante campagna di prevenzione contro la cecità dal titolo “Check up visivo nelle scuole dell’infanzia - occhio ai bambini”: un’iniziativa di alto valore sociale voluta dalla sezione italiana dell’agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB in stretta collaborazione con la sezione comasca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Per l’occasione un camper di proprietà dell’Agenzia con le attrezzature oftalmiche a bordo sosterà per 10 giorni consecutivi in alcune scuole dell’infanzia del territorio. Il dott. Dario Aureggi, presidente del Comitato Provinciale della Prevenzione della cecità della sezione di Como dell’UICI D L’iniziativa rappresenta un’importante campagna di prevenzione contro la cecità. Un camper di proprietà dell’Agenzia con le attrezzature oftalmiche a bordo sosterà per 10 giorni consecutivi in alcune scuole dell’infanzia del territorio ha deciso di curare personalmente, dal punto di vista medico-scientifico, l’organizzazione di questa campagna che si prefigge lo scopo di individuare eventuali difetti visivi nei bambini. Il check up servirà anche per raccogliere informazioni di carattere statistico, rigorosamente anonime, che verranno in seguito inviate a Roma per le necessarie elaborazioni. «La famiglia di ciascun bambino - spiega Mario Mazzoleni, presidente dell’Unione Ciechi di Como - è stata informata della visita da parte della scuola attraverso una lettera di presentazione del progetto, accompagnata da un questionario, con domande relative all’anamnesi oculare familiare e personale del bambino e dalla richiesta della indispensabile autorizzazione per procedere alla visita oculistica. Ogni bambino, al momento della visita, porterà il questionario (solo poche domande) compilato, che verrà trascritto sul file elettronico da parte di un collabora- visita oculistica verranno registrati su un questionario elettronico anonimo per la successiva fase di elaborazione statistica. tore e completato con i dati acquisiti durante la visita. A tutti i bambini verranno inoltre consegnati l’opuscolo e il Dvd “Apri gli Occhi”. Si tratta di una campagna di grande importanza che permetterà di aiutare molti bambini». Gli esami da effettuare saranno i seguenti: 1. il riflesso rosso dell’occhio 2. esame della motilità oculare (cover-uncover test) 3. stereopsi (Lang) 4. riflessi corneali 5. esame dell’acuità visiva con test delle E di Snellen. I dati rilevati durante la La durata della visita oculistica sarà mediamente di 10 minuti. I bambini visitati nella zona di Como saranno oltre 300 delle scuole: - Materna “Raschi”, in via Raschi - Materna “Luca Mauri”, in via Tibaldi 2, Tavernola-Como -Materna “Giuseppe Garibaldi”, in via Briantea 4, Como -Asilo infantile di Buccinigo, in via San Cassiano 6, Erba. Per ulteriori informazioni: Unione Ciechi e Ipovedenti di Como, via Raschi 6 22100 Como; telefono 031-570565, fax 031-571540, e-mail uicco @uiciechi.it; sito internet www.uicco.it. MONS. ALESSANDRO CORNAGGIA CAVALIERE UFFICIALE DELLA REPUBBLICA Grande festa, domenica scorsa, in Comune, a Como, per il riconoscimento di cavaliere ufficiale della Repubblica a mons. Alessandro Cornaggia Medici. A conferire il presigioso riconoscimento il prefetto di Como Sante Frantellizzi, accanto al sindaco e ad altre autorità cittadinne. Foto William MERCOLEDÌ 13 MAGGIO A MONTEOLIMPINO Cena al buio per “vivere” la cecità L ’ Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sezione provinciale di Como con la collaborazione del Centro di formazione Professionale (C.F.P.) di Monte Olimpino e del C.I.F. Provinciale di Como organizza una “cenalbuio” mercoledì 13 maggio (ore 20.00) presso il CFP di via Bellinzona 88 a Monte Olimpino. Una quota del rica- vato sarà devoluta alle attività dell’U.I.C.I. di Como. Si tratterà di una cena caratterizzata da menù fisso, accompagnata da acqua e vino (costo ingresso 40 euro).Per informazioni e prenotazioni: tel. 031-571055 interno 223 (CFP) oppure tel. 031-304190 (Cif). «Si tratta di un’esperienza multisensoriale, non solo moda, quella della cena consumata a luci spente - spiega chi ha già vissuto questa esperienza -. Mangiare e bere immersi nella più assoluta oscurità. E non (solo) per gioco! Un modo, da una parte, per capire sulla propria pelle, anche solo per poche ore, il mondo dei non vedenti; e dall’altro, per dialogare meglio con gli altri nostri sensi: olfatto, udito, gusto e tatto. La cena al buio rappresenta una concreta esperienza per cogliere la ricchezza multisensoriale che è assopita in ciascuno di noi. L’ambiente della sala, completamente buio, un diverso e più stimolante percorso alla scoperta del cibo e dei sapori, un viaggio nel gusto che vede impegnati tutti gli altri sensi in un gioco di riconoscimenti che riserva non poche sorprese. Differenti anche le percezioni vissute: ad esempio: dopo pochi istanti, si alza il volume della voce dei commensali, perché nessuno ha più la percezione della distanza dall’interlocutore. I camerieri, ipo e non vedenti, si occupano dei partecipanti, accogliendoli nel loro mondo. Menu a sorpresa, l’occasione di percepire sapori e profumi così come sono, all’improvviso, senza quella preparazione intellettuale che deriva dal sapere ciò che si mangerà. Cenare con noi, come noi, completamente al buio, serviti da camerieri ciechi equivale a rendersi conto, vivendole in prima persona, di alcune delle difficoltà che chi non vede affronta quotidianamente. E non sbaglia chi sostiene che nel breve tratto di una cena nell’oscurità, si comprende della cecità più che con la lettura di molti volumi in materia di disabilità visiva». CRONACA P A G I N A 18 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 BASILICA DI SAN GIORGIO IN BORGOVICO 90 anni fa l’incoronazione di Nostra Signora del S. Cuore L e cronache dell’epoca raccontano di un evento straordinario per la nostra città e la convalle. Siamo nel mese di agosto dell’anno 1919. È appena terminata la “grande guerra” e la popolazione di Como compie il voto di gratitudine promesso alla Madonna, che ha protetto la città e ottenuto la vittoria. Si vivono però giorni di irrequietezza per la crisi - anche allora - del settore tessile: un terzo della città è in sciopero da diversi giorni. Ma gli animi vengono calamitati dai preparativi per i festeggiamenti in onore del simulacro di Nostra Signora, che verrà trasportato in cattedrale per essere incoronato dal papa Benedetto XV, che delega in sua rappresentanza l’arcivescovo di Milano, il card. Andrea Carlo Ferrari, già vescovo di Como. La novena a san Giorgio, un triduo di predicazione in duomo, l’ascolto della Parola di Dio, gli addobbi interni e gli allestimenti esterni lungo la via dove si svolgerà la processione per riportare la statua della Madonna nella nostra chiesa parrocchiale… è tutto una gara di offerta di cuori e mani perché questa manifestazione di fede risulti un vero e proprio trionfo. A mezzogiorno in punto del 15 agosto, al termine del solenne Pontificale, alla presenza di altri sette vescovi, delle autorità e associazioni cittadi- È il mese di agosto del 1919. Da poco si è conclusa la Grande guerra e la popolazione comasca compie il voto di gratitudine promesso alla Madonna, che ha protetto la città. È l’inizio di un pellegrinaggio mai interrotto ne, del clero e del popolo assiepato sotto le arcate della cattedrale - papà e mamme che sollevano i loro bambini perché possano osservare la liturgia -, tra le note del maestoso organo e gli inni di giubilo dei cantori, il cardinale metropolita sale la scaletta e pone le preziose corone d’oro sul capo del Bambino e della sua SS. Madre. Il cannone di Brunate saluta la Vergine con i colpi a salve, le campane di tutta la città risuonano in un unico concerto. Restano mute solo quelle del duomo a motivo di alcuni lavori al campanile. Dentro e fuori dal tempio un tripudio di gioia e di festa. Saranno medesimi i tributi di omaggio il giorno successivo, quando nel pomeriggio la lunga processione si snoderà per le vie della città, recando su un carro addobbato di drappi e fiori la statua di Nostra Signora alla chiesa di san Giorgio. L’accorrere dei fedeli è sorprendente: “Tramvie e carrozzoni ferroviari non solo erano stracarichi e zeppi, LE CELEBRAZIONI MARIANE ma moltissimi avevano preso posto nei carri bestiame o pendevano aggrappati come grappoli” (Ordine, 17 agosto). Sfila il corteo dopo il canto dei Vespri. Precedono carabinieri e vigili, seguono le associazioni delle diverse parrocchie di Como e dei paesi limitrofi, le rappresentanze degli istituti cittadini, il clero, i vescovi, il simulacro di Nostra Signora, il cardinale. Un lungo procedere, scandito dal suono di quattro corpi musicali, tra un ala di popolo che in alcuni punti ostruiva la strada; tutte le vie addobbate a festa. Soprattutto il Borgo Vico volle tributare alla Madonna un onore particolarissimo: per tutte le finestre un drappo, per tutte le case un fiore. Uno spettacolo che pro- seguì per tutta la sera, fino a notte inoltrata, senza alcun incidente. “Uno sfolgorio fantastico, uno splendore di luce di variopinti colori prodotto da migliaia e migliaia di lampioncini di ogni forma che adornavano ogni finestra, ogni angolo di casa; dovunque vi era un animo, un cuore, una fede. Era una festa di luci e di colori, sembrava per un momento di trovarsi in un paese incantato” (Ordine, 17 agosto). Dal campanile vennero sparati fuochi d’artificio e di bengala. Anche dalle ville del lago vennero lanciati fuochi pirotecnici, mentre in piazza S. Teresa la banda di S. Fermo offriva un concerto e la facciata della chiesa di san Giorgio risplendeva illuminata in modo sfarzoso da lampa- Quest’anno il mese di maggio, tradizionalmente legato al ricordo di Maria, sarà vissuto in modo particolarmente intenso dalla comunità parrocchiale di san Giorgio, perché ricorre il 90° anniversario dell’incoronazione del simulacro di Nostra Signora del S. Cuore, venerato nella basilica-santuario di Borgo Vico. Apertura del mese di maggio - Domenica 3 maggio ore 11.00 solenne concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Esmeraldo Mbonyintege, vescovo di Kabgayi (Rwanda). - Lunedì 4 maggio ore 21.00, fiaccolata mariana presieduta da mons. Diego Coletti, vescovo di Como, con la partecipazione del Gruppo Unitalsi Como (dalla chiesa di S. Salvatore alla Basilica di S. Giorgio, percorrendo la passeggiata lago) dal martedì al venerdì celebrazione mariana in Basilica alle ore 21.00 con la partecipazione delle diverse parrocchie e gruppi della città. In questi giorni è stato inaugurato anche il sito web della parrocchia: www.sangiorgiocomo.it, nel quale una sezione è dedicata proprio alla storia, alla devozione di Nostra Signora e alle iniziative legate alla vita di questo santuario. dine elettriche multicolori. Sul portale d’ingresso campeggiava questa espressiva e augurante epigrafe: “Incoronata dal- la riconoscenza filiale, Nostra Signora del S. Cuore, qui le tue grazie ognor concedi copiose a chi sperando ti invoca”. DA LUNEDÌ 4 MAGGIO ASF: qualche novità per le linee 1, 3, 6, 8 e 11 on lunedì 4 maggio, a titolo sperimentale, entra in vigore il nuovo percorso delle linee 6 e 3 insieme ad altre piccole variazioni inerenti la frequenza di corse per le linee 1, 8 e 11. Novità presentate nel corso di una conferenza stampa, alla quale sono intervenuti l’assessore con delega ai Trasporti, Fulvio Caradonna, il dirigente del Settore Viabilità, Pierantonio Lorini e l’amministratore delega- C Variazioni che verranno attuate in forma sperimentale per rispondere al meglio alle esigenze dell’utenza to di ASF Autolinee, Annarita Polacchini. «Grazie ad un accordo con ASF, a titolo sperimentale, parte dunque il nuovo percorso della linea 6 - ha esposto l’assessore Caradonna -. Dall’attuale fermata si- tuata nelle vicinanze della Motorizzazione Civile (via Tentorio) gli autobus proseguiranno in direzione di via Scalabrini, percorrendo via Pasquale Paoli ed avendo quale capolinea via Palma nei giorni festivi mentre via Varesina, con transito in via Venturino, all’altezza dell’Istituto Magistri Cumacini nei giorni feriali. Si tratta di un servizio particolarmente richiesto dalle persone anziane che avevano la necessità di raggiungere soprattutto via Carso». Modifiche ai percorsi che saranno realizzate a titolo di sperimentazione fino al termine dell’anno scolastico che servirà al Comune di Como e ad ASF per capire se ci saranno modifiche agli orari o ai capolinea. «E’ una decisione che viene incontro alle esigenze dell’utenza - ha commentato Polacchini effettuata, al momento, a titolo sperimentale così da effettuare eventuali aggiustamenti da settembre». Altre modifiche ri- guardano la linea 3 che non transiterà più lungo il viadotto delle lavandaie ma seguirà il vecchio percorso via Muggiò-via Turati, con due nuove fermate per servire l’utenza della zona (una delle quali nelle vicinanze dell’ospedale Sant’Anna), per poi continuare il proprio tragitto fino a Camerlata; e la linea 11 che non arriverà più a Ponte Chiasso ma effettuerà un vero e proprio giro interno a Sagnino così da servire un’area fortemente abitata della città e che permetterà di regolarizzare il traffico delle altre linee verso Tavernola. I nuovi orari saranno reperibili sulle paline e scaricabili dal sito www.asfau tolinee.it dal 30 aprile e nelle prossime settimane, presso tutte fermate, saranno disponibili le nuove cartine del servizio di trasporto pubblico urbano. Si tratta di mappe di facile lettura che verranno recapitate direttamente a casa dei cittadini. L.CL. A CRONACA P A G I N A 19 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 UN LIBRO A TRE MANI “La fine”. Gli ultimi giorni di Mussolini visti dai servizi Usa Lo storico comasco Giorgio Cavalleri, lo storico varesino Franco Giannantoni e il ricercatore Mario J. Cereghino ritornano su un capitolo di storia mai dimenticato, prendendo spunto da interessanti documenti recuperati dagli archivi della Cia A destra la prima pagina del memorandum di Lada-Mocarski redatto ai primi di maggio 1945 di MARCO GATTI G li ultimi giorni di Benito Mussolini sul Lario. Una vicenda scritta, ribadita e contesa da molti storici negli ultimi sessant’anni. Verità e fantasia più volte sovrapposte. Decine di pubblicazioni, film, documentari. È stato detto tutto? A questa domanda, forse, non sarà mai possibile dare risposta definitiva. Tali e tante sono le fonti cui la storia attinge. Ed è proprio scartabellando tra le fonti che ha preso corpo una nuova pubblicazione dedicata all’epilogo della carriera del duce. A parlare, questa volta, sono i documenti dei servizi segreti americani. Il titolo dell’opera, edizioni Garzanti, è “La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (19451946)”. Un testo frutto dell’intreccio di tre menti di grande esperienza storica: Giorgio Cavalleri, lo storico e scrittore comasco autore di una quarantina di pubblicazioni, il ricercatore storico varesino Franco Giannantoni e il ricercatore indipendente Mario J. Cereghino. Il libro si poggia su due IL R U O L O DEI TRE ENTI IN “ C O R O T R C IU T O I” memorandum segreti dell’Office of Strategic Service ritrovati da Mario Cereghino negli archivi del National Archives and Record Administration del Maryland (Usa), dopo la declassificazione avvenuta nel 2000 con l’amministrazione Clinton. Memorandum, analizzati nel dettaglio da Cavalleri e Giannantoni e riportati integralmente nel testo, che “illustrano in modo approfondito - scrivono gli autori - quello che accadde nell’aprile del 1945 sull’alto lago di Como”. Che cosa accadde, allora, quella mattina del 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra? A descrivere quegli eventi per le forze alleate è l’agente OSS 441 (Valerian Lada-Mocar- ski). Dopo una prima approssimativa ricostruzione, basata anche su quanto riferito dal quotidiano “l’Unità” in data 1° maggio, la versione definitiva viene inviata il 30 maggio 1945 ad Allen Dulles, direttore del Centro OSSEuropa di Berna, con l’invito di farlo pervenire alle autorità competenti. Una ricostruzione dettagliata, priva di coinvolgimento ideologico e qualsiasi forma di retorica, delle ultime ore del duce. Il volume, prima di entrare nel merito dei due memorandum, approfondisce la figura di Valerian Lada-Mocarski - nobile russo al servizio dell’intelligence degli Stati Uniti, dunque non uno “spione” qualsiasi - e dei rap- porti tra l’OSS e la Resistenza italiana. Segue la cronistoria dettagliata delle ultime giornate comasche di Mussolini. Il trasferimento del duce da Milano a Como la sera del 25 aprile, la ricerca di una via di fuga verso Menaggio all’alba del 26 aprile, la ripartenza, all’alba del 27 aprile, verso l’alto lago, quindi la cattura a Dongo. “Il capo della repubblica fascista - scrive l’agente OSS 441 nel suo secondo memorandum - e la sua amante furono portati a Bonzanigo nel cuore della notte tra venerdì 27 e sabato 28 aprile”. Alti erano i rischi che un raid fascista liberasse il capo così “… per prevenire una simile possibilità, Mussolini e la sua amante furono portati in una casa…” reputata sicura. “L’automobile con la quale il gruppo era arrivato fu lasciata a qualche centinaio di metri dalla casa, in una piazzola nei pressi della chiesa. Da qui, la strada diventava troppo stretta per una macchina. Mussolini e la Petacci, scossi ed esausti per gli eventi del giorno, percorsero a piedi il tratto fino all’antica e modesta abitazione, nei pressi del Riale, appartenente a Giacomo De Maria, un semplice contadino, e alla moglie, una donna di mezza età…” Il De Maria, “fervente patriota”, come lo definisce Lada-Mocarski, non si sottrasse ad ospitare il gruppo partigiano. In breve venne predisposta la stanza per Mussolini e la Petacci. “La coppia dormì all’incirca fino a mezzogiorno di sabato 28 aprile. Dopo essersi alzata, la Petacci chiese della polenta e un po’ di latte. Due porzioni furono portate al primo piano, assieme ad un piatto con dei salumi e del pane razionato. La Petacci mangiò con appetito, mentre Mussolini prese solo due fette di salame e un po’ di pane. Non bevve il latte, così come la notte prima aveva rifiutato il caffè. Temeva di essere avvelenato?...” Da lì a poche ore gli eventi prendono velocità. “Il Duce - scrive l’agente dando cronaca di informazioni raccolte da testimoni oculari - indossava un soprabito grigio con il bavero rialzato e un berretto calato fino agli occhi; Claretta un semplice tailleur e un foulard di seta sul capo. Entrambi calzavano stivali neri. Quindi il trasferimento nei pressi di villa Belmonte, qui ai due venne letta la sentenza di morte. Poi l’epilogo: “A Mussolini fu quindi ordinato di spostarsi di qualche passo verso il muro, a nord del cancello. Quasi contemporaneamente, partirono gli spari dal revolver del civile [Audisio] e dal mitra del partigiano [Moretti]. L’uomo di Milano si trovava a nord di Mussolini (a sinistra) e i suoi due colpi sembrano essere stati esplosi una frazione di secondo prima di quelli FASCISMO E RESISTENZA IN UNA MAPPA DELLA MEMORIA Una mappa della memoria, un aiuto a leggere la Como che fu, nel periodo 1943-1945, partendo dai luoghi simbolo che, all’epoca la caratterizzarono. Si presenta particolarmente interessante l’ultimo lavoro realizzato dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, edito con il contributo del Circolo Culturale Ricreativo di Como. Una cartina della convalle su cui sono riportati i luoghi comaschi del potere fascista, dell’occupazione tedesca e dell’attività partigiana. Un intreccio di colori e immagini (accompagnate da una breve contestualizzazione storica sul retro) che confermano il ruolo strategico che il capoluogo comasco ebbe nel corso dell’ultima guerra in virù della sua particolare collocazione geografica. Da un lato la vicinanza con il confine elvetico protesse Como dai bombardamenti, facendone una meta per i molti sfollati dalla vicina e tormentata Milano, dall’altro sollecitò una sorta di seconda residenza dei centri di potere fascisti e nazisti. Molti furono i gerarchi e i comandanti occupanti che risiedevano a Como che ogni mattina rientravano a Milano con le Ferrovie Nord. Linea che fu protagonista di un pendolarismo che non di rado mise fianco a fianco occupanti tedeschi, sfollati e uomini della resistenza. Sfogliando la cartina scopriamo, per esempio, il comando logistico della Wehrmacht presso l’Hotel Suisse, ma anche tanti altri luoghi di occupazione tedesca e di espressione del potere fascista, oltre luoghi simbolo della resistenza. La mappa è stata stampata in diecimila copie e verrà distribuita gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta, in occasioni di manifestazioni pubbliche, presso enti e scuole cittadine. spararti dal mitra del partigiano. La pallottole [del revolver del civile] raggiunsero obliquamente il Duce, sulla schiena, mentre i tre proiettili sparati dal mitra lo colpirono direttamente al petto. Il partigiano che aveva sparato questi colpi era posizionato a sud di Mussolini (a destra). Il Duce si accasciò di lato, contro il muro. Fu poi il turno della Petacci. Sollevò le braccia in un gesto disperato, fu raggiunta da diversi colpi al petto e cadde accanto al suo amante. I loro corpi si sfioravano. Mussolini non era ancora morto… In quel preciso momento, dal lato più basso della strada, arrivò un ufficiale dell’unità partigiana locale [il “capitano Neri”]. Voleva capire cosa fossero i colpi di arma da fuoco che aveva udito da sotto. Il capo partigiano [Lampre-di] che si trovava tra i fucilatori lo riconobbe e gli fece il gesto di avvicinarsi. Osservando che Mussolini era ancora vivo, il nuovo arrivato lo finì con due colpi del suo revolver…” “La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946), Garzanti, aprile 2009, Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni, Mario J. Cereghino, pp 280, ill. CRONACA P A G I N A 20 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 LA PRESENZA DI PADRE WITOLD A Camnago il “grazie” di Caritas Georgia abato e domenica scorsi la comunità di Camnago Volta ha vissuto momenti intensi e toccanti, accogliendo padre Witold Szulcynski, direttore della Caritas Georgia, in visita al quartiere comasco per ringraziare la Circoscrizione 4 e la parrocchia di S. Cecilia per la generosità dimostrata nella raccolta di beni a favore dei bisognosi da lui assistiti, avvenuta lo scorso gennaio. L’incontro è iniziato con il divertente spettacolo per bambini offerto dal Gruppo Fata Morgana nell’Auditorium, dal titolo “Un’altra Pulcinella” (che ha avuto lo scopo di raccogliere ulteriori fondi e materiali da consegnare per le sue opere) ed è proseguito nelle due Messe del sabato sera e della domenica mattina nella chiesa di S. Cecilia. Il vicepresidente vicario della Circoscrizione 4, Roberto Todeschini, e il parroco, don Andrea Messaggi, hanno salutato padre Witold a nome della Circoscrizione e della parrocchia, testimoniandogli nuovamente la loro vicinanza e quella dell’intera comunità. Padre Witold Szulcynski, salesiano polacco, ha una somiglianza incredibile con il suo più famoso connazionale ed amico Karol Wojtyla, che nel 1993 lo ha invitato ad assumere il ruolo di direttore della Caritas Georgia, con sede a Tiblisi. La stessa espressione dolce e serena, ma nello stesso tempo energica, gli stessi occhi azzurri. E la stessa capacità di portare un S Il religioso ha fatto vsita al quartiere comasco per ringraziare la Circoscrizione 4 e la parrocchia di S. Cecilia per la generosità dimostrata nella raccolta di beni a favore dei bisognosi da lui assistiti, avvenuta lo scorso gennaio, nel Paese georgiano di SILVIA FASANA messaggio d’amore e di speranza anche nelle situazioni più difficili. Padre Witold confessa: «All’inizio non ero molto entusiasta all’idea, perché per un polacco come me andare in un paese russo non è molto facile. Ho accettato per obbedienza». Trovò una situazione molto difficile, un Paese provato dalla miseria, dove la gente più povera moriva per il freddo e per la fame. «Provengo da una famiglia non benestante, molto cattolica, ma almeno ogni giorno riuscivamo a vivere dignitosamente e a mangiare. In Georgia invece non avevo mai visto così tanta povertà. Eppure è qui che ho capito veramente il senso della fede e della mia vocazione. Ho avuto la grazia di poter toccare con mano cosa significa la Provvidenza di Dio». E la Provvidenza la può toccare con mano chiunque abbia l’occasione di parlare con pa- dre Witold, perché ne è un reale testimone con le parole e la vita, con semplicità e stupore. Quella Provvidenza che lo ha accompagnato quotidianamente in questi 15 anni, accanto alla gente in situazione di bisogno, in particolare gli anziani, i bambini e, dallo scorso agosto, i profughi della guerra contro la Russia, con attività di accoglienza, sostegno, nutrizione, integrazione sociale, formazione, cura. Tra le tante attività gestite e sostenute dalla Caritas Georgia ricordiamo una Casa - Famiglia per l’accoglienza dei bambini di strada, Centri diurni per ragazzi, una rete di ambulatori per l’assistenza medica in particolare degli anziani, mense, due panifici, un centro di formazione professionale. Padre Witold, in particolare, riceve una grande carica quando si occupa dei bambini: «Sono loro il futuro della Georgia. Ogni sera prima di andare a dormire, mi si mettono tutti attorno ed ognuno vuole ricevere una carezza, un abbraccio, un saluto. Ognuno è una persona, non un numero, è una richiesta di affetto, di quell’affetto che non hanno ricevuto in famiglia. In Georgia è veramente drammatica la piaga dell’abbandono minorile, terribile conseguenza della disgregazione delle famiglie a causa dell’estrema povertà che si è creata nel paese caucasico nel periodo post-sovietico». Continua padre Witold con un velo di commozione: «Ogni giorno, ma soprattutto quando io e i miei collaboratori siamo più in difficoltà, preoccupati, scoraggiati per il timore di non riuscire a far fronte alle mille emergenze quotidiane, accadono piccoli, grandi, stupefacenti miracoli di amore. Mi ricordo in particolare dell’episodio di una bambina, menomata delle dita delle mani e orribilmente sfigurata in seguito ad un incendio che aveva devastato la sua povera casa. Gli interventi sanitari in Georgia sono molto costosi, e noi non avevamo soldi per aiutarla. Ne ho parlato con mons. Claudio Gugerotti, Nunzio Apostolico di Armenia e Georgia, di cui allora ero segretario. Abbiamo pregato e poi è partito per rientrare in Italia per le vacanze di Natale. Du- rante l’omelia della Messa di Natale, in una parrocchia del veronese, ha accennato al caso di quella bambina. Nel giro di qualche giorno la generosità dei fedeli ha permesso di raccogliere l’intera somma necessaria per l’intervento. Ma c’è di più. Dopo qualche settimana, siamo stati contattati da un Centro Ospedaliero pugliese che si offriva di compiere l’intervento gratuitamente. Cos’era successo? Uno studente pugliese che si trovava a Verona e aveva ascoltato la storia da mons. Gugerotti, ne aveva parlato con la madre, ricoverata in stato terminale presso la clinica pugliese. Quella povera donna, dal letto d’ospedale, prima di morire, aveva coinvolto i medici e la direzione sanitaria. Dopo qualche giorno ancora, l’Aeronautica Militare Italiana ci ha offerto il volo. Ora quella bambina è guarita, grazie alla generosità di tanti italiani. Molte Caritas locali, tra cui quella Diocesana di Como, quella Decanale di Cantù e quella di Cabiate, ci hanno tanto aiutato, molti gruppi ed Associazioni, tra cui la comasca Iubilantes, ci sono stati vicini, molte comunità, come quella di Camnago, LE CELEBRAZIONI DI MAGGIO IN S. CARPOFORO La parrocchia dei santi Carpoforo e Brigida di Camerlata rende note le celebrazioni programmate nella basilica di San Carpoforo nel mese di maggio 2009: mercoledì 6 - 13 - 20 alle ore 20.45: celebrazione eucaristica; sabato 23 alle ore 18.00: celebrazione eucaristica per la dedicazione della chiesa (dalla visita pastorale del beato cardinal Ferrari indicata ‘ab immemorabilis’ il 25) con la corale polifonica “Nazariana”. Le parrocchie che lo desiderano possono organizzarsi per celebrazioni eucaristiche o momenti di preghiera anche in altre serate, contattando la parrocchia. ci hanno sostenuto. Nella nostra attività ci appoggiano soprattutto gli italiani, gente di grande cuore. Un popolo veramente cristiano, che ha nel Dna la solidarietà e la carità. Non mi stancherò mai di ringraziarlo». Una nota fondamentale di padre Witold è la gratitudine come respiro dell’esistenza, conseguenza dello stupore dell’amore gratuito di Dio. «I nostri anziani, ogni settimana, fanno due cose fondamentali: si fanno il bagno e vanno in chiesa ortodossa (la maggior parte dei cristiani in Georgia è ortodossa) ad accendere una candela per ringraziare tutti quelli che in ogni parte del mondo li aiutano». Per qualche giorno ancora a Camnago Volta è attiva una raccolta di vestiario per la Georgia; per informazioni Roberto Todeschini tel. 347. 8452378; e-mail: todeschi [email protected]. Se invece si volesse aiutare il popolo georgiano tramite l’adozione a distanza di un anziano e un bambino, si può scrivere direttamente a padre Witold Szulczynski c/o Nunziatura Apostolica Georgia (Caritas), Ufficio Corrieri, Segreteria di Stato, 00120 Città del Vaticano. CRONACA Prealpi&Bassa IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 21 PRESENTATA A LURATE CACCIVIO IL 23 APRILE SCORSO “Liberitutti” la guida all’accessibilità dell’Olgiatese L iberitutti!” uno titolo efficace per una pubblicazione che, di tanto in tanto, ritorna. Un lavoro a più mani che il Centro servizi per il volontariato di Como ha deciso di avviare qualche anno fa per monitorare il territorio e le sue barriere, i suoi ostacoli ad una vita dignitosa. Ed ecco la “Guida all’accessibilità dell’Olgiatese”, un lavoro che si integra con quanto già realizzato dal CSV nel 2005 e nel 2006 rispettivamente per le realtà di Como e di Erba. La guida è stata presentata lo scorso 23 aprile presso il Centro Diurno Disabili di Lurate Caccivio. «Un folto e appassionato gruppo di volontari scrive in premessa al volumetto Fiorenzo Gagliardi, presidente dell’Associazione del Volontariato Comasco - Centro Servizi per il Volontariato, cooperative, tecnici, disabili hanno lavorato per più di un anno esplorando i ventitré comuni dell’Olgiatese per tentare un singolare quanto necessario percorso: guardare al territorio e toccare con mano l’accessibilità di luoghi ed edifici, e ragionare sull’accoglienza e la vivibilità dei nostri paesi. Accessibilità, dunque, in un’accezione più ampia, non legata solo alle barriere architettoniche, ma “ Dopo Como e Erba il lavoro del Centro Servizi per il Volontariato di Como, d’intesa con altre realtà del territorio, si è concentrato sull’area prealpina. Orginale la prospettiva di analisi: non edifici pubblici ma i luoghi del tempo libero da intendersi come mezzo e strumento per perseguire una migliore integrazione sociale. Lo sforzo è stato quello di far sperimentare a giovani, volontari, disabili, una modalità costruttiva e attiva di lavorare insieme, di scoprire il proprio territorio, analizzarne i punti critici e i punti di forza...». Il lavoro, come detto, è stato curato dal Csv di Como, insieme al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese e ad un gruppo di 4 associazioni e di 6 cooperative del territorio. Tra le circa cinquanta persone coivolte nel progetto anche una terza media di Lurate Caccivio, che da qualche anno sta portando avanti un lavoro mirato sul tema dell’accessibilità in questo comune. «La qualità della vita di un territorio - spiegano al CSV - si misura anche dalla possibilità degli abitanti di fruirne liberamente, quindi dalla sua accessibilità. Una parola che non ha solamente a che fare con la disabilità, ma proprio a partire da questa condizione si estende a ogni categoria di cittadini: uno spazio accessibile ad un disabile è ugualmente adatto anche ad una mamma con un passeggino, ad un anziano, a chi si è sfortunatamente rotto una gamba... insomma, a tutti. Liberitutti è la terza tappa di un percorso promosso dal Csv per valutare l’accessibilità del territorio della provincia di Como. Il progetto ha coinvolto le amministrazioni pubbliche, le associazioni e le cooperative che lavorano al tema della disabilità, un gruppo di tecnici e le associazioni giovanili. Il gruppo di lavoro ha individuato i luoghi da censire, ha predisposto gli strumenti e ha valutato, luogo per luogo, l’accessibilità per poi restituire alla comunità i risultati al fine di rimuovere le barriere architettoniche, ma anche e soprattutto le barriere culturali che vedono i portatori di handicap come cittadini di serie B». «I volontari che com- pongono il gruppo - proseguono gli operatori del CSV - hanno fatto una scelta coraggiosa: non si sono limitati ai luoghi pubblici, ma hanno preferito investire le proprie energie nella rilevazione dei luoghi del tempo libero. Certo banca, ufficio postale, municipio, ambulatorio medico devono, o meglio dovrebbero essere accessibili, perché vi si concentrano alcuni servizi essenziali, ma piscine, gelaterie, aree verdi, proprio perché la loro fruizione è lasciata al desiderio di trascorrervi per piacere il proprio tempo, spesso tengono conto esclusivamente delle capacità dei normodotati, con un grave danno alla qualità della vita di ciascuno». Da qui la scelta di concentrale l’attenzione proprio su luoghi in cui si può vivere il tempo libero: cinema, piscine, centri sportivi, parchi verdi, bar, ge- laterie, biblioteche «perché è anche nel tempo libero e liberato che passa un tratto della qualità della vita di tutti». Dato il numero elevato di comuni e di luoghi di tempo libero presenti nel Distretto dell’Olgiatese il gruppo di lavoro ha scelto di concentrare le rilevazioni delle barriere architettoniche in base a due criteri: fare in modo che per ciascun comune ci fosse almeno un luogo significativo rilevato; rilevare quei luoghi che avessero un’offerta articolata per il tempo libero. Il risultato è questa guida che, in una cinquantina di pagine, offre al lettore la possibilità di conoscere spazi più o meno accessibili dell’Olgiatese. Il quadro che ne emerge appare positivo, anche se definisce uno scenario largamente perfettibile: dei 76 luoghi censiti, 46 sono accessibili, 22 sono accessibili con aiuto,10 non accessibili, e 3 non hanno potuto essere rilevati. Ma ora quale sarà il destino di questo strumento? «Il progetto “Liberitutti” - conclude Fiorenzo Gagliardi - è ora concluso in ogni suo aspetto (analisi, rilevazione, valutazione): inizia ora il suo momento più delicato. I risultati saranno restituiti ai territori, agli enti coinvolti, ai comuni quali organi di governo delle nostre comunità, secondo un’ottica di una collaborazione costruttiva: di aggregazione, di incontro, di lavoro tra persone abili e disabili che si offrono come risorsa per il miglioramento della qualità della vita nelle nostre città». La guida può essere richiesta gratuitamente a: Associazione del Volontariato Comasco - Centro Servizi per il Volontariato di Como, via Col di Lana 5, Como, tel. 031.301800, e-mail [email protected], www.csv.como.it, oppure al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese, via Roma 61, Olgiate Comasco, tel. 031.990743, www. servizisocialiolgiatese.co.it. DAL 9 AL 13 MAGGIO A Guanzate mostra dedicata a santa Gianna All’ombra del santuario di Guanzate, nei giorni che preparano alla Madonna di Fatima, nel mese dedicato dalla tradizione alla Madre di Dio, si terrà dal 9 al 13 maggio una mostra dedicata ad una madre: “Santa Gianna Beretta Molla”. Gli Amici del Santuario di Guanzate hanno voluto proporrre quast’anno questa figura femminile di santità, in collaborazione con l’Associazione degli Amici di S. Gianna di Mesero (Mi). L’inaugurazione avverrà sabato 9 maggio dopo la S. Messa delle ore 20. La mostra sarà visitabile fino al 13 maggio, giorno della Madonna di Fatima, dalle ore 14 alle 18 e dopo ogni funzione religiosa. L’esposizione, dal titolo “Una vita per la vita”, consisterà in panneli che ripercorrono la vita della santa fino alla sua morte, avvenuta nel 1962. In occasione delle celebrazioni per la Madonna di Fatima presso il santuario di Guanzate saranno previsti i seguenti appuntamenti: - sabato 9 maggio, ore 20, S. Messa con benedizione e apertura della mostra; - domenica 10 maggio, ore 16.30, benedizione dei bambini da 0 a 6 anni e consegna della corona del Rosario; ore 17.30 S. Rosario comunitario; ore 18 S. Messa; - lunedì 11, martedì 12 e mercoledì 13: SS. Messe alle ore 8.30 e 20.30 e funzione mariana alle ore 16.30. La S. Messa serale di martedì sarà dedicata a bambini e ai genitori della1a Comunione, quella di mercoledì ai fidanzati e alle coppie che hanno trascorso i primi cinque anni di matrimonio. Il santuario di Guanzate in una foto d’archivio CRONACA P A G I N A 22 Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 DENTRO IL TERREMOTO La voglia di ricominciare Sguardo dentro le tendopoli, per raccogliere la fatica del disastro e il desiderio di ritornare alla vita di MICHELE LUPPI inviato Sir a L’Aquila ra le mani non ho niente so che Tu mi accoglierai, chiedo solo di restare accanto a Te”. Fa un certo effetto sentire le parole di questo canto pronunciate dall’assemblea raccolta nella piccola tenda della stazione de L’Aquila dove, ogni giorno, i frati cappuccini celebrano la S. Messa. Qui sui binari morti della stazione, dal 6 aprile, vivono circa seicento persone sui vagoni letto messi a disposizione dalle Ferrovie dello Stato. Tra loro anche la comunità dei frati sfollati dal convento di Santa Chiara pesantemente danneggiato dal sisma. Il loro convento continua però a vegliare su di loro dall’alto della collina, poche centinaia di metri più in alto. Fra Paolo era rientrato da Assisi, dove studia, proprio pochi giorni prima del terremoto. “Quella notte - racconta c’era stata una forte scossa attorno alle undici. Eravamo usciti tutti di corsa dal convento e ci eravamo rifugiati nelle macchine. Poco allo volta eravamo però rientrati tutti. Io non riuscivo a dormire e stavo a letto recitando il rosario quando c’è stata l’altra scossa, quella più forte. E’ stato terribile, siamo corsi fuori senza guardarci nem- T “ meno indietro tanta era la paura. Da allora dormiamo su questi treni”. Quello della stazione è un campo un po’ particolare perché durante il giorno è quasi completamente vuoto. Quasi tutti rientrano solo per dormire. Anche i frati passano gran parte della giornata in un altro campo a Piazza d’Armi, la più grande delle 165 tendopoli ufficialmente censite della zona, dove vivono ben 4500 persone. Un vero e proprio paese che occupa lo spazio di un campo di calcio e della pista di atletica che lo circonda. Qui negli ultimi giorni è stato alle- stito un nuovo tendone, che si aggiunge a quello della mensa, che funge da scuola elementare nei giorni feriali e da chiesa durante i giorni festivi. Questa è sicuramente la più bella delle tendopoli, molto probabilmente perché è anche la più televisiva, costantemente presidiata dai giornalisti e dalle troupe televisive che qui hanno alcune postazioni fisse. La situazione può, invece, cambiare radicalmente negli altri campi. Da settimane la Protezione Civile e gli addetti dell’Enel stanno procedendo allacciamento della corrente, indispen- sabile per il funzionamento delle stufette nelle tende, e alla predisposizione di docce nei campi. A quasi un mese dal terremoto vi sono però campi dove mancano ancora le docce o semplicemente l’acqua calda. La situazione è divenuta particolarmente difficile con il freddo e la pioggia della scorsa settimana. “Nonostante la situazione colpisce vedere come tutti, volontari, operatori e, prima ancora sfollati, stiano dando il meglio di sé. Tutti puntano sulle cose che non vanno, sui problemi che esistono ma nessuno si ferma a vedere tutta questa generosità, che non è assolutamente scontata”, racconta Luca, volontario della delegazione Caritas Umbria che fa parte di un gruppo di giovani che da dieci giorni vive nel piccolo campo di Cansatessa alla periferia de L’Aquila. Ormai da una settimana si sono insediate nelle zone terremotate le delegazioni delle varie Caritas nazionali che hanno il compito di monitorare il territorio per evidenziare problematiche ed elaborare possibili interventi futuri. “Abbiamo deciso di vivere nel campo - spiega don Marco, il capogruppo - per condividere la vita di questa gente e testimoniare la nostra vicinanza”. Al campo di Cansatessa non ci sono ancora le docce ma negli ultimi giorni è arrivata la corrente e le stufe per riscaldare le tende. “La gente sopporta con forza questa situazione - racconta don Marco - ma con la prosecuzione delle ispezioni dei Vigili del Fuoco aumentano le persone che sanno che non potranno più rientrare nella loro case e questo crea altro dolore e sofferenza”. Ad oggi i Vigili del Fuoco hanno realizzato controllo su quindicimila edifici: il 55% è risultato agibile mentre il 21% inagibile. Anche chi ha avuto la casa giudicata agibile non può però ancora farvi rientro. Per farlo è necessario infatti aspettare l’ordinanza del comune che sblocchi la situazione e permette il rilascio dei certificati di agibilità. Cosa che non si è ancora verificata. Sono in molti però a entrare nelle case anche senza i permessi, magari solo per fare una doccia. Sono soprattutto coloro che vivono nelle cosidette tendopoli non censite. Persone che non vogliono allontanarsi dalle loro case ma che per questo sono difficilmente raggiunti dai servizi della Protezione Civile, rimanendo senza assistenza. E’ soprattutto a queste persone che la Caritas cerca di dare il proprio aiuto “anche a quelli - racconta il giovane volontario - che si vergognano di andare al Centro di Coordinamento della Caritas a prendere vestiario o alimentari. Lo si può capire pensando a come la vita possa cambiare nel giro di venti secondi”. I secondi della scossa. UNA LETTERA CHE RITORNA DAL PASSATO S. Fedele Intelvi, 3 maggio 1945, ricordi di guerra Fedele 3 maggio 1945. “Caro zio Carlo, finalmente ti posso scrivere con qualche certezza che questa mia arrivi a destinazione . Fortunatamente le tue lettere, tramite la Croce Rossa, non tutte, ma qualcuna ci è giunta, ma non ci dici niente di quello che ti ho scritto, forse perché non ti sono arrivate. Mi chiedi notizie della tua Valle e dei tuoi amici che hai lasciato tanto tempo fa per andare in Francia a lavorare, poi ti sei fatto francese e hai combattuto per la tua nuova patria e sei stato ferito sulla linea Maginot: spero che in questi mesi la ferita sia migliorata. Ora ti racconto la nostra realtà del do- S. poguerra. In questa settimana dal 25 aprile al 3 maggio abbiamo visto di tutto, lo sfascio delle milizie era totale. Sulle nostre piccole strade di montagna abbiamo visto gente che scappava e chi voleva consegnarsi (come le brigate nere), chi si toglieva la divisa, chi la toglieva con ferocia agli avversari. Tutti erano armati e ugualmente pericolosi. Noi non avevamo nessuno che ci difendesse, ma fortunatamente non si ha notizia di saccheggio, forse lo sapremo a guerra veramente finita quando, nelle chiese, non troveremo più molte opere d’arte che ci avevano lasciato i nostri padri. Ti racconto un episodio per farti capire in che ca- os viviamo, una cosa irreale. Con un gruppo di ragazzini, avevamo trovato un buco nelle recinzione di una villa padronale chiusa, ma che aveva un alto muro che dava sulla strada provinciale. Ci eravamo appostati con le gambe a penzoloni, perché qualcuno ci aveva detto che stavano arrivando i camion delle Brigate nere con appostate sul tetto le mitragliatrici pronte a sparare sui partigiani se gli avessero loro sbarrata la strada. Incoscienza di ragazzi! Ma eravamo tanto abituati a vedere armi in giro che ce ne stavamo lì, come in attesa di uno spettacolo teatrale. A un certo punto la nostra attenzione fu attirata da una figura bar- collante che gridava avanzando in fondo alla strada. Naturalmente lasciammo il nostro posto di osservazione e gli corremmo incontro: era un giovane, stracciato che appena ci vide gridò: “Non avvicinatevi, vengo da S. Donnino, il carcere e sono pieno di pidocchi, ve li posso attaccare, state lontani!” Come se noi non sapessimo cosa erano i pidocchi. Cercammo di calmarlo, ma improvvisamente il rombo dei motori attirarono la nostra attenzione. Stava arrivando infatti la colonna delle brigate nere proveniente da Pellio Superiore e allora, nonostante i pidocchi, trascinammo con forza il reduce attraverso il buco nella rete, nascondendolo agli occhi di chi passava sulla strada. Siamo rimasti, questa settimana rinchiusi nella nostra Valle, tu la conosci tra il confine chiuso e la strada Regina sul versante occidentale del lago di Como dove stavano accadendo cose molto gravi: se avessimo dovuto portare un malato o un ferito all’ospedale non ci sarebbe dato di passare. Speriamo proprio che tutto si acquieti così da poter tornare alla normalità. Un buon segno e una gioia immensa l’abbiamo, io, mamma e nonno, avuta ieri sera, quando abbiamo sentito picchiare la porta e sulla soglia c’era il mio babbo che tornava dal campo di concentramento in Svizzera interna, erano quasi due anni che non avevamo più notizie di lui! Finalmente qualcosa di bello! E ora ti scrivo una notizia curiosa che forse farai fatica a credere. Oggi 3 maggio 1945 ci siamo svegliati con 50 cm di neve, con gli alberi già con le foglie. Ti mando tanti bacioni da tutti in famiglia La tua nipotina … la più piccola” Questa lettera scritta dopo 64 anni è l’esatta copia di quella che partì per la Francia il 3 maggio 1945. Essa riporta fedelmente uno spaccato di cosa succedeva in Valle Intelvi nell’ultima settimana di guerra …la settimana più tremenda che i vallintelvesi abbiano vissuto. RINA CARMINATI FRANCHI CRONACA Como&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 23 PARCO LAGO SEGRINO Sulle rive del lago Domenica 3 maggio, nell’ambito di “Agrinatura” sarà ufficialmente presentato l’intervento di riqualificazione degli ambienti ripariali acquatici e palustri di questa splendida area caratterizzata dalla presenza di habitat e di specie rare e minacciate di SILVIA FASANA D omenica 3 maggio, alle ore 11, presso la Sala “Lario” di Lario Fiere ad Erba, nell’ambito della manifestazione “Agrinatura”, l’ormai consueto appuntamento con la natura, l’ambiente e la promozione del territorio, sarà ufficialmente presentato l’intervento di riqualificazione degli ambienti ripariali acquatici e palustri del Parco Lago Segrino. Questo progetto è stato realizzato negli anni 2007-2008 dal Consorzio Parco Lago Segrino, con il contributo della Fondazione Cariplo e dalla Provincia di Como, in un’area degradata, localizzata sulla riva del lago tra l’emissario e il nucleo di Mariaga (Eupilio), nella porzione meridionale del Parco. Ricordiamo che il lago del Segrino e il territorio circostante è tutelato dal 1984 da un Parco Locale di Interesse Sovracomunale, ed è stato riconosciuto come Sito di Interesse Comunitario, parte integrante della Rete europea Natura 2000. Si tratta dunque di un’area che, per ricchezza e diversità biologica, è meritevole di essere tutelata per la presenza di habitat e di specie rare e minacciate. Ci spiega Silvia Speziale, naturalista, che con l’ingegnere Silvia Gaspani, ha curato il progetto esecutivo per conto del Consorzio Parco Lago Segrino: «Questo intervento ha avuto come obiettivo la riqualificazione di quegli ambienti ripariali (indicati dalla normativa europea come *91E0) caratterizzati da formazioni boschive igrofile, ovvero amanti dell’umidità, con specie come l’ontano nero, il frassino maggiore, il salice bianco e il salicone, con il fine ultimo di tutelare e valorizzare la biodiversità dell’intero territorio. Queste associazioni vegetali costituiscono una sorta di barriera protettiva per gli ambienti acquatico - palustri, che ospitano un gran numero di specie vegetali e animali caratteristiche. L’intervento ha permesso inoltre di migliorare la zona dal punto di vista paesaggistico, e di stimolare la popolazione alla conoscenza del proprio territorio e ad una sua frequentazione più attenta e rispettosa». Continua Speziale: «Nel dettaglio, abbiamo realizzato una serie di interventi per ripristinare una fascia continua di vegetazione con ontano e salici, attraverso la riprofilatura dell’area per garantire DA FINO MORNASCO ALLA MOSTRA DI VILLA OLMO Il Comune di Fino Mornasco - Assessorato alla Cultura e la Biblioteca comunale organizzano, per domenica 31 maggio, una visita alla mostra allestita a Villa Ol-mo e dedicata a Chagall, Kandisky e Malevic, le avanguardie russe. Il programma prevede: ritrovo alla stazione di Fino Morna-sco alle ore 14.00, visita guidata alle ore 15.20 a Villa Olmo. Ingresso e visita guidata 12 euro. Per informazioni biblioteca di Fino Mornasco - tel. 031-929291. CON IL CENTRO ITALIANO FEMMINILE A LIGNANO SABBIADORO Anche quest’anno il C.I.F. (Centro Italiano Femminile) di Como organizza un soggiorno estivo al mare per bambini dai 6 ai 13 anni a Lignano Sabbiadoro - Udine dal 25 luglio al 7 agosto. Obiettivo del C.I.F. è quello di proporre una vacanza in cui le cure per il benessere fisico si accompagnano a momenti educativi di vita comunitaria. La Casa “Serena di Lignano Sabbiadoro ha la disponibilità di un parco ed è dotata di spiaggia riservata e offre ai bambini un’ottima assistenza dal punto di vista sanitario ed educativo, in una splendida località marina. Direzione e assistenti sono di sicura serietà; animatori conducono il soggiorno con molteplici attività ludiche e creative che interessano i ragazzi. Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi direttamente al Centro Italiano Femminile in via Rodari 1 a Como; tel. e fax 031-304190. (Orari d’ufficio: il lunedì dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 15.00 alle 17.30, il mercoledì e venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.30). le condizioni di umidità del suolo idonee alla crescita delle essenze prescelte e la loro piantu-mazione. Inoltre abbiamo creato una duna di terra pian-tumata con essenze au-toctone, con funzione di protezione nei confronti della riva del lago e dell’emissario dal disturbo generato dall’uomo. Infine, abbiamo dato la giusta rilevanza anche all’aspetto didattico e comunicativo, per sensibilizzare la popolazione residente e i numerosi turisti che frequentano l’area protetta, dando loro la possibilità di conoscere il territorio e di fruire dell’area in modo più consapevole e responsabile. In collaborazione con il Gruppo Naturalistico della Brianza, nostro partner in questo progetto, ab- biamo realizzato un pannello di spiegazione dell’intervento e due di presentazione della vegetazione e dell’avifauna acquatico - palustre, che verranno a breve posizionati in un punto attrezzato in prossimità dell’area di intervento». È stato inoltre edito un pieghevole illustrativo, che può essere richiesto presso la sede del Parco Lago Segrino, c/o Comunità Montana Triangolo Lariano, via Vittorio Veneto 16, Canzo, tel. 031.672000, email: parcolagosegrino@ hotmail.com; il Centro Visitatori Parco “Dr. Elvezio Malvezzi” via Valassina 31, Longone al Segrino, tel. e fax 031-641525 o presso Aquilegia Centro Benessere Lido Segrino, via L. Panigatti 3, Eupilio, tel. 031-655160. L’ARTE NON HA ETÀ. A COMO LA 25a MOSTRA DELLA CREATIVITÀ DELL’ANZIANO E DEL FANCIULLO Il M.I.T.E. - Movimento Interparrocchiale Terza Età di Como - promuove la 25a Mostra della Creatività dell’anziano e del fanciullo a cui parteciperanno gli ospiti delle case di riposo e i bambini della scuola materna di via Brambilla 22 di Como. L’inaugurazione si terrà venerdì 15 maggio alle ore 15.00 e proseguirà fino a domenica 17 maggio. Orario d’apertura: dalle ore 9.30 alle 12.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00. L’ingresso è libero. Informazioni presso M.I.T.E., viale Giulio Cesare 5, Como; tel. 031-306029. ...hai l'ALCOLISMO in casa? ...VUOI saperne di più? ...hai bisogno di AIUTO? I GRUPPI FAMILIARI AL-ANON condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi. telefona al: 800-087897 CRONACA Lago&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 25 DOMENICA 3 MAGGIO Sorico in festa per S. Miro on la prima domenica di maggio, si rinnova a Sorico l’antichissima festa di S. Miro. Come ormai noto, l’eremita, giunto da Canzo suo paese nativo, arrivò a Sorico verso il 1376. Dice la leggenda che attraversò il lago stendendo il suo mantello sulle acque, dopo che un barcaiolo del posto gli rifiutò il passaggio vedendo nel povero eremita un mendicante e quindi senza soldi. Giunto a Sorico, Miro rimase subito affascinato dalla solitaria chiesa di S. Michele che si innalzava sul colle sopra Sorico. Di sicuro il suo itinerario non prevedeva certo Sorico, ma Prata in Valchiavenna, paese della madre. Stanco, Miro si fermò a Sorico e non proseguì più verso la meta prefissata. Il posto solitario della chiesa di S. Michele era adatto per il tipo di vita da lui scelto: eremitaggio, preghiera e solitudine. La morte colse Miro nel 1381 in spirito di santità. Dice la leggenda che le campane di Sorico suonarono da sole a festa. E tra gli abitanti della monta- C La fiaccolata che, sabato sera 2 maggio partirà dalla chiesa parrocchiale di S. Stefano per raggiungere la chiesa di S. Miro darà l’avvio alle solenni celebrazioni del giorno successivo gna e di Sorico sorsero liti per contendersi il corpo di S. Miro: nessuno voleva rinunciare alle reliquie di un santo. Il posto della sepoltura di Miro fu l’antica chiesa di S. Michele sul colle. Il suo sepolcro fu subito meta di pellegrini e, col tempo, la chiesa romanica di S. Michele si rivelò troppo piccola per il grande afflusso di gente, per cui, su ordine del vescovo di Como, nel 1400 si ampliò la chiesa. Nacque così quella chiesa a tre navate che oggi ammiriamo, edificio ricco di affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi: famosi quelli di Sigismondo De Magistris del 1526, nella seconda e terza campata destra. Negli ultimi anni la chiesa di S. Miro è stata oggetto di lunghi ed importanti lavori di restauro che hanno permesso di individuare sotto gli affreschi altre pitture nascoste da scialbi di calce. Sono tornati alla luce parte della muratura e affreschi della chiesa romanica di S. Michele. La fiaccolata, che sabato sera 2 maggio partirà dalla chiesa parrocchiale di S. Stefano per raggiungere la chiesa di S.Miro, darà l’avvio alle solenni celebrazioni di domenica 3 maggio. Alle ore 11.00, all’altare del santo si celebrerà la Messa solenne al termine della quale, sul sagrato della chiesa, il Corpo musicale di Sorico rallegrerà con musica il pranzo al sacco sotto gli antichi castagneti. Al pomeriggio si celebreranno i santi Vespri, al termine dei quali seguirà la visita guidata al Santuario. GIOIELLI STORICI DELL'ALTO LARIO. CULTURA DEL PREZIOSO NEL PERIODO DELL’EMIGRAZIONE A PALERMO UN PROGETTO ALBORELLE PER RIPOPOLARE I LAGHI PREALPINI Far sì che le alborelle tornino a vivere in abbondanza nelle acque del lago di Lugano, di Como e Maggiore. E’ questa la finalità del progetto “Alborella” che sarà presentato a Campione d’Italia durante “Campione Expolago 2009”, tre giorni dedicati completamente al Ceresio. Ed accanto a natanti e ad esercitazioni congiunte tra le forze italiane e svizzere in caso di emergenza (una dimostrazione d’impiego delle forze d’intervento, cui parteciperanno la Polizia locale campionese, la Polizia Cantonale, Lugano Soccorso ed il Corpo Pompieri di Melide si terrà domenica) si parlerà anche di fauna ittica ed in modo particolare delle alborelle, uno dei pesci autoctoni dei nostri laghi ma il cui numero è drasticamente diminuito nel corso degli ultimi anni. Le ragioni precise di questo calo non sono state individuate: «Sul tavolo sono stati indicati diverse ragioni che possono aver portato a questa scomparsa misteriosa – afferma Cesare Puzzi, biologo, responsabile dello Studio Blu Progetti – ma non si è capito il vero motivo. Tanti progetti, comunque, sono stati realizzati nel corso degli anni per favorire un ripopolamento. Il progetto “Alborella” vuole essere innovativo da questo punto di vista fondendo iniziative già attuate con altre innovative. In modo particolare ci si affiderà a quanto già accade nei nostri bacini prealpini: saranno posizionati in al- cuni punti del Lario, del Ceresio e del Verbano letti di ghiaia pulita, che attirano le alborelle perché ritenuti posti idonei per deporre le uova. Una volta effettuata la deposizione grazie a grandi contenitori di plastica si sposteranno tali “zone riproduttive” nella destinazione definitiva. In passato, però, ci si fermava qui con il risultato che piccole larve erano sottoposte ad una predazione fortissima che non dava risultati apprezzabili in termini di ripopolamento. Questa volta le “spiagge” saranno immerse nelle acque dei laghi e, grazie a varie tecniche, si favorirà la presenza in queste zone di zooplancton, l’alimento base delle alborelle. In questo modo i pesci cresceranno di qualche centimetro così che potranno poi essere rilasciati nelle acque del lago ad una lunghezza variabile tra i 3 ed i 5 centimetri, con maggiori possibilità di riproduzione e quindi per favorire il ripopolamento di questa specie. Certo, se pur con queste precauzioni le alborelle non dovessero riuscire a diffondersi nelle acque dei nostri laghi vuol dire che le ragioni della loro scomparsa sono ben più complesse di quanto ipotizzato». Per chi vuole saperne di più dunque l’appuntamento è dall’1 al 3 maggio sul lungolago di Campione d’Italia (Galleria civica) per “Campione Expolago 2009”. L.CL. Giovedì 30 aprile alle ore 21.00 Gravedona, nella prestigiosa cornice di Palazzo Gallio, sede della Comunità Montana Alto Lario Occidentale, Iubilantes presenterà la nuova pubblicazione: “Gioielli storici dell’Alto Lario. Cultura del prezioso nel periodo dell’emigrazione a Palermo” di Rita Pellegrini, esperta di arte orafa. La manifestazione, aperta dalle Autorità locali, avrà come relatori l’autrice, il prof. Guido Scaramellini, esperto di emigrazione storica lariana e chiavennasca, il vicesindaco di Peglio, Claudio La Corte, esponente di una delle Comunità più interessate dallo straordinario fenomeno storico dell’emigrazione altolariana verso Palermo, e il Consigliere Regionale Edgardo Arosio. Tutti sono invitati. Ingresso libero. Per informazioni: Iubilantes - via Vittorio Emanuele II, 45 - 22100 Como, tel. 031-279684, fax 031 -265545, e-mail: [email protected], sito www.iubilantes.eu. CRONACA P A G I N A 26 Lago&Valli IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 VENERDÌ 15 MAGGIO ALLE ORE 21. PRESENTERÀ “EUROPA CRISTIANA LIBERA” Magdi Allam a Castiglione L e parrocchie della Bassa Valle Intelvi invitano venerdì 15 maggio alle ore 21.00, presso la chiesa arcipretale di Castiglione Intelvi, all’incontro con Magdi Cristiano Allam che presenterà la sua ultima fatica editoriale dal titolo “Europa Cristiana Libera”. L’incontro avrà lo scopo di concludere il cammino della catechesi degli adulti tenutasi durante tutto il periodo quaresimale. La vita di Magdi Cristiano Allam, dopo la conversione, che ha raccontato nel bestseller del 2008 “Grazie Gesù”, è molto cambiata. Il suo lavoro quotidiano di reporter e giornalista alla ricerca di notizie importanti e verità scomode sull’islam italiano e sulle sue possibili contaminazioni con il terrorismo internazionale, ha fatto posto man mano a un impegno di tipo diverso: da cristiano convertito e da conoscitore in prima persona delle difficoltà del dialogo interreligioso e dei pericoli di vivere senza radici culturali e morali salde. A meno di un anno di distanza, Magdi Cristiano Allam ha compiuto la seconda scelta radicale della sua vita. Ha deciso di porre fine, dopo trenta- cinque anni, a una brillante carriera giornalistica - che lo ha portato alla carica di vicedirettore ad personam del “Corriere della Sera” e, nello stesso tempo, a diventare il principale bersaglio in Italia dei terroristi islamici e a vivere sotto scorta. Una scelta che, come quella della conversione, è stata tanto clamorosa quanto, forse, inevitabile. Nel suo giornalismo, infatti, era diventata sempre più evidente l ’urgenza di integrare la testimonianza resa con la scrittura e la parola con la testimonianza tramite l’azione, capace di tradurre in fatti le idee. “Europa Cristiana Libera” è, quindi, l’esortazione con cui Allam chiama a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere i principi non negoziabili che sostanziano la nostra civiltà (verità e libertà, fede e ragio- ne, valori e regole), contro i pericoli che la insidiano dall’ interno. Fra questi, il nichilismo, cioè la negazione di ogni valore; il materialismo e il consumismo, che hanno portato alla «cosificazione» della persona e della vita stessa; il relativismo, che pone sullo stesso piano di verità tutte le confessioni e tutte le ideologie; il laicismo, che rifiuta la presenza della religione e della spiritualità nell’ambito della sfera pubblica. Ma anche il buonismo, che immagina il rapporto con l ’altro solo in termini di arrendevolezza e acquiescenza, e il multiculturalismo, ovvero l’illusione che si possa gestire una comunità di persone appartenenti a culture, e di etnie diverse, limitandosi a elargire a piene mani diritti e libertà. L’obiettivo della nuova missione a cui Allam ha scelto di dedicare la propria vita ha la chiarezza e la semplicità dei grandi sogni, la base di valori e regole che salvaguardano il bene comune e l’interesse generale, fondati sul rispetto dei diritti e l’ottemperanza dei doveri, sul godimento della libertà, sull’adesione alla democrazia sostanziale, su una spiritualità condivisa. cantante lirica Giuditta Pasta, l’interprete per la quale Bellini compose sia La Norma sia La sonnambula. A Torno si sa che a calamitare presenze illustri fu, soprattutto, la Villa Pliniana. Di essa furono ospiti, oltre a Vincenzo Bellini anche Gioacchino Rossini. Bellagio fu un altro dei luoghi cari ai musicisti, tra cui il noto compositore ungherese Franz Liszt. Scorrendo i nomi più noti dei secoli scorsi spiccano anche il compositore palermitano Errico Petrella, che fu ospite di Villa Matilde a Ponte Lambro, che accolse anche il compositore cremonese Amilcare Ponchielli. Sempre nel Comasco pare fece tappa anche il grande Giuseppe Verdi che, a quanto sembra, fu ospite della villa del dottor Giovanni Biffi di Galliani di Eupilio. Il viaggio prosegue con il Triangolo del Romanico e una carrellata dei principali monumenti romanici del nostro territorio. Una testimonianza evidente solo dai campanili che spiccano sulle sponde del Lario tra Torno e Bellagio: dal campanile di San Giovanni di Torno, a Santa Margherita a Molina di Faggeto, San Giorgio di Lemna, San Rocco e San Miro di Pognana. In felice posizione a lago spicca, tra gli esempi di chiesette romaniche rimaneggiate, quello di San Martino a Careno di Nesso. A Bellagio si possono ammirare la basilica di San Giacomo nel borgo e la chiesa di Santa Maria di Loppia. Da segnalare anche le importanti testimonianze fornite da San Pietro di Barni, Sant’Alessandro di Lasnigo, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Rezzago, lo splendido campanile del santuario di San Calogero. E ci fermiamo qui, consapevoli di aver fornito solo un assaggio della ricca presenza romanica sul Lario. Lasciati dietro le spalle poeti e musicisti, impossibile non dedicarsi anche alla moltitudine di pittori che hanno reso uniche le nostre chiese, ma hanno anche regalato al mondo immagini del Lario. Ecco dunque il Triangolo dei pittori. Ricco com’è di scorci suggestivi il nostro territorio è sempre stato amato dai vedutisti, tant’è che può annoverare, tra i frequentatori, maestri del calibro di William Turner, Camille Corot, Giovanni Segantini. Impossibile, però, in questo caso, abbozzare una sintesi vista la ricchezza di pennelli e opere di cui il Comasco è prezioso custode. Da Andrea de Passeris, soltanto per citarne alcuni, originario di Torno, a Bartolomeo de Benzi, a Andrea de Magistris, a Giovanni Antonio degli Ortelli di Quarsano, a Gian Donato Carpani e altri ancora. Il Triangolo Lariano fu anche legato a diffuse forme di devozione. Da qui il Triangolo dei Santi. A moltiplicare e diffondere nel territorio le forme della devozione concorsero sicuramente conventi e monasteri che nel Trian- golo Lariano sfruttarono il silenzio dei luoghi appartati o la cornice contemplativa dei monti del lago. Si va dal culto locale a Santa Guglielmina, in quel di Brunate a, per restare sempre a Brunate, San Maurizio, la beata Maddalena Albricci, San Bernardino. Sopra Torno, nei primi decenni del Cinquecento si attivò, nel nome di Santa Elisabetta, un distaccamento delle monache del monastero del Sacro Monte, sopra Varese. Sul lago particolarmente viva è la devozione verso S. Miro. Nesso e le sue valli furono il regno degli Umiliati. Alla protezione della Madonna del Ghisallo è affidata la pedalata di molti sportivi. A Barni nell’antica chiesa di S. Pietro si può intravvedere, affrescata, un’immagine di San Lucio, ritenuto dalla tradizione protezione dei formaggi. Un altro culto curioso aveva sede a Caglio, per i santi Valeria e Vitale. A Rezzago sorge la chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Nella Valbrona, terra di emigranti stagionali, spicca l’invocazione a potenziali protettori dai rischi e dalle malattie: la Madonna della febbre, o i santi della pelle come San Rocco, San Cristoforo e San Sebastiano. Come non ricordare, inoltre, il convento di Ponte Lambro dedicato a San Bernardo, o ancora San Cassiano, patrono di Buccinigo… E l’elenco potrebbe proseguire Dopo questo lungo viaggio impossibile non accettare di sostare, un po’ spossati, presso qualche luogo di ristoro. Ed ecco il Triangolo dei sapori, con un veloce excursus delle sagre popolari più diffuse del nostro territorio. La guida prosegue poi con una scheda, in ordine alfabetico, dei 31 comuni del Triangolo Lariano. Per informazioni e reperire la guida: Comunità Montana Triangolo Lariano, tel. 031-672000. GUIDE DI IERI E DI OGGI Alla scoperta del Triangolo Lariano T ra le molteplici guide che riaffiorano con l’approssimarsi della stagione turistica ce n’è una che, in questo periodo, ha attirato la nostra attenzione per la particolare cura e la ricchezza di immagini che la caratterizzano. Realizzata qualche anno fa (per la precisione nel 2004) Accompagna alla scoperta del Triangolo Lariano, lungo un percorso attraverso monumenti, curiosità, eventi, itinerari di indubbio fascino. Il primo elemento originale è la suddivisione del territorio per aree tematiche, una modalità interessante per rendere più agevole la scelta del turista. Ed ecco allora, per gli amanti del verde e dei monumenti naturali, il Triangolo della natura, con indicazioni relative alle numerose ricchezze offerte dal patrimonio naturalistico locale. Dalle alture di Torno, ai massi erratici di Monte Piatto (la pietra Pendula e la pietra Nairola), al Pian del Tivano (la cui origine è palesemente legata alle glaciazioni), per salire, da lì, su fino alla Colma di Sormano, postazione panoramica e naturalistica di grande fascino, o, ancora, fino al monte San Primo, punto più elevato del Triangolo Lariano con i suoi 1686 metri. E ancora, muovendosi da Magreglio: le sorgenti del Lambro e il laghetto di Crezzo. Altra attrattiva naturalistica del Triangolo Lariano è data dai funghi di terra di Rezzago. Per chi si affaccia nel territorio di Canzo c’è la Un percorso, ancora attuale, non solo geografico, fatto anche di atmosfere, emozioni, curiosità, eventi possibilità di godere di tre interessanti bellezze: una riguarda il lago del Segrino, una seconda meta può essere il Sasso Malascarpa e una terza può essere il sentiero geologico che si snoda dalle fonti di Gajum al Santuario di S. Miro e, più su, fino all’ex rifugio Terz’Alpe. Al limite occidentale del Pian d’Erba le principali attrattive naturalistiche si possono condensaree all’Alpe del Vicerè ed al Buco del Piombo. Accantonata la natura largo alla poesia. Ecco allora il Triangolo dei poeti con una carrellata delle più interessanti firme transitate sul Lario: da Plinio a Paolo Giovio, da Filippo Tommaso Marinetti (il dinamico animatore del futurismo), scomparso a Bellagio, a Herman Hesse che, nel 1913, aveva condensato in poche righe scintillanti l’emozione provata accostando, in battello da Como, la visione di Torno dal Lago. Poi ancora Alessandro Manzoni, che più volte fu ospite presso la Villa Belvedere di Blevio, ove transitò anche Giulio Carcano. Per non parlare della splendida Villa Pliniana di Torno, meta di poeti del calibro di George Gordon Byron, Sthendal, Ugo Foscolo, Giovanni Berchet. Un altro tra i più grandi poeti inglesi, Percy Bysshe Shelly, fu anche sul punto di acquisire la villa. Ricercato punto d’approdo di poeti d’ogni epoca fu anche la splendida località di Bellagio, pensiamo a Silvio Pellico, Ippolito Nievo, Giovanni Verga, per restare in Italia. Ma il fascino lacustre già godeva di indubbia fama oltreoceano. Nel febbraio del 1857 giunse a Bellagio Hermann Melville, il quale da poco aveva pubblicato il suo Moby Dick. Un altro grande scrittore americano che approdò a Bellagio, era il 1876, fu Mark Twain. Il terzo dei grandi scrittori americani che si lasciò inebriare dal fascino del nostro lago fu Henry James. E l’elenco potrebbe proseguire ancora… Ad allietare la terza voce di questo suggestivo viaggio è la magia della musica. La guida prosegue, infatti, con il Triangolo dei musicisti. Scopriamo così che Vincenzo Bellini pare abbia tratto ispirazione dai canti popolari della regione lariana per alcune arie de La sonnambula. Le ville di Blevio e di Torno ebbero un ruolo non marginale per la creatività di compositori di spicco del primo Ottocento. Si sa, per esempio, che nella Villa Ferranti di Blevio era solita soggiornare la celebre CRONACA P A G I N A 28 ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 BRINZIO UN OMAGGIO ARTISTICO PER CONCLUDERE L’ANNO SULL’APOSTOLO DELLE GENTI Una statua dedicata a san Paolo T ra poche settimane - il 29 giugno prossimo - si chiuderà l’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI per ricordare il bimillenario della nascita dell’Apostolo delle genti. Diverse sono le proposte che nel corso dell’anno sono state poste all’attenzione dei fedeli per vivere bene questo anno e andare incontro alla figura di questo grande Santo della cristianità. Nella zona delle Valli Varesine, come in tante altre parti del mondo, è stata proposta la lettura integrale delle lettere di San Paolo con appuntamenti mensili nella chiesa plebana di San Lorenzo a Canonica, mentre alcune parrocchie hanno inserito nei loro programmi viaggi-pellegrinaggio nei luoghi paolini, primo fra tutti la città di Roma. In questo contesto assume particolare interesse la scelta fatta dalla parrocchia dei santi Pietro e Paolo di Brinzio che, oltre al pellegrinaggio organizzato per metà maggio a Roma, ha deciso di commissionare per la propria chiesa parrocchiale una statua dedicata a san Paolo. Una scelta che permetterà di arricchire il patrimonio storico artistico della comunità e ricordare in maniera permanente l’anno paolino. Sarà proprio in occasione della festa patronale di santi Pietro e Paolo il 28 giugno prossimo che la nuova statua verrà accolta dalla comunità parrocchiale e portata in processione per le vie del paese assieme alla più antica effigie di san Pietro apostolo, conservata nella chie- sa di Brinzio. La nuova raffigurazione dell’apostolo delle genti è stata commissionata a Gigi Pogliani l’artigiano-artista di Brenta che negli ultimi anni ha prodotto diverse opere di pregio e si è fatto promotore di interessanti iniziative culturali-artistiche in Valcuvia (chiesa di San Rocco a Cuveglio; museo della civiltà contadina a Brinzio; Iniziative a Brenta e a ancora a Brinzio). La nuova statua sarà in legno e una volta terminata verrà colorata - da una restauratrice, Claudia - per abbinarla in maniera ottimale con l’esistente statua di San Pietro con la quale rimarrà esposta all’interno della chiesa di Brinzio, a lato del presbiterio. Per avere un’anteprima del lavoro una mattina siamo andati a trovare Gigi nel suo laboratorio di via Cesare Battisti a Brenta, dove stava lavorando proprio alla statua di San Paolo. “Sto ultimando il lavoro con la sgrossatura e il finissaggio dei particolari - ci spiega Pogliani - che è il lavoro più lungo, ma anche più importante perché sono proprio i particolari che personalizzano una scultura; in più questa statua - una volta portata nella chiesa di Brinzio - sarà collocata in alto rispetto ai fedeli e quindi sto cercando di rendere ancor meglio quei particolari che si potranno vedere guardandola dal basso”. Alta circa 1.40 m la statua di San Paolo è realizzata in legno di Cirmolo (Pinus cembra), una conifera particolarmente adatta ad essere GEMONIO TEATRO Presso il salone parrocchiale dell’Oratorio di Gemonio la Compagnia “Sale & Pepe”, giunta al suo XIV anno di attività, presenterà alle ore 21.00 di sabato 9 maggio la commedia in 3 atti di Italo Ferrari “La cicogna si diverte … Ovvero gli scherzi della cicogna”. Regia di Lauro Callegarini. Lo spettacolo sarà a favore del Gruppo Caritas - Missioni parrocchiale in onore di tutte le mamme e per aiutare, con il ricavato, le mamme profughe del Congo ove ha la missione Padre Italo Noris. VILLA BOZZOLO Nell’ambito degli incontri nei Beni del FAI, si svolgerà domenica 10 maggio dalle 14.30 alle 16.15, a Villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno la rappresentazione “Il Contado e la Villa - il Settecento”. L’affascinante storia di Gian Angelo III Della Porta e della moglie, la nobildonna milanese Isabella Giulini, verrà raccontata con ironia e comicità, tra recitazione, danze e musica alla scoperta di passioni e nobili sentimenti, il tutto in collaborazione con gli allievi della Scuola Civica di Teatro del CRT di Fagnano Olona. MESE DI MAGGIO Le parrocchie della Valmarchirolo propongono due pellegrinaggi a piedi al Santuario di Ardena in occasione dell’inizio e della conclusione del mese di maggio. Una camminata tra i boschi recitando il Santo Rosario meditato. Incontri: • 1° maggio ore 16.00 a Marchirolo all’inizio della strada per Ardena; ore 17.00 S. Messa in santuario; • 31 maggio ore 20.00 a Marchirolo all’inizio della strada per Ardena, con conclusione della preghiera in santuario. scolpita per la sua tessitura finissima e la sua lavorabilità. È stato un abile falegname di Cittiglio, il sig. Tonetti, ad incollare insieme le tavole necessarie per creare la massa legnosa nella quale Gigi Pogliani ha intagliato la nuova statua che richiederà, per essere completata, circa 3 mesi e mezzo di lavoro. “Dapprima - spiega Pogliani si è fatto il lavoro di sgrossatura con la motosega, poi poco alla volta con le sgorbie e il mazzuolo di legno si è dato forma alla figura scolpendo prima il volto e poi il resto del corpo. È importante partire dal viso, dagli occhi, dai lineamenti perché in questo modo si crea quella simbiosi tra artista e scultura necessaria per lavorare il legno in maniera ottimale e dare personalità alla figura che si sta creando”. La statua di San Paolo è stata dimensionata sul modello di quella già esistente di San Pietro e, infatti, il sig. Gigi ci mostra i disegni in scala che sono serviti per impostare il lavoro e studiare la composizione artistica del lavoro. “Ho scelto una rappresentazione classica di San Paolo, con un libro socchiuso tenuto col braccio destro e la spada - strumento del martirio del santo - foggiata però a mo’ di croce, sostenuta dalla mano sinistra, con un movimento complessivo della scultura che pone, però, proprio questa spada-croce al centro dell’attenzione dell’osservatore e questo perché - ci illustra il Gigi - ho voluto evidenziare, con questo simbolo, il cammino di conversione di San Paolo che da persecutore con la spada dei primi cristiani, abbracciando la croce di Cristo è divenuto - a sua volta perseguitato con la spada”. Sembra soddisfatto il Pogliani di questa sua ul- tima opera ed in effetti questo Paolo è proprio un bel lavoro ed è un sunto della maestria e delle capacità artistiche del suo autore. Lasciamo il laboratorio del signor Gigi perché di li a poco arriveranno da lui alcuni allie- vi a cui sta insegnando loro la tecnica della scultura nel legno. “Io spiego - ci dice - ma anch’io da questa esperienza apprendo molto: c’è sempre tanto da imparare!”. ANTONIO CELLINA COMUNITÀ MONTANA L’ULTIMA PUBBLICAZIONE PRIMA DELLA FUSIONE Valcuvia: territorio da conoscere on la presentazione a firma congiunta di Marco Magrini - presidente - e Angela Viola - assessore ai servizi culturali ed educativi della Comunità Montana Valcuvi - si apre una nuova agile guida che descri- C ve il “territorio straordinario, ricco di ambienti naturali diversi ed affascinanti” della Valcuvia. Predisposto in formato tascabile, stampato sia in lingua italiana che inglese, questo opuscoletto rilegato ad anelli “intende rispondere alle richieste sempre più pressanti e diffuse di uno strumento semplice, agile ed aggiornato, ad uso e consumo dei turisti e di quanti desiderano percorrere il territorio per scoprirlo in tutti i suoi aspetti”. Dopo l’iniziale inquadramento geografico vengono presi in esame e presentati - utiliz- INNOCENTE SALVINI: 120 ANNI FA LA NASCITA L’associazione Museo Salvini e il Centro Studi Peregalli promuovono numerose iniziative per ricordare la vita e l’opera di Innocente Salvini, in occasione della ricorrenza dei 120 anni dalla nascita. Prologo di queste manifestazioni è stata la presentazione al museo Bodini di Gemonio lo scorso 17 aprile del lavoro di riorino e catalogazione dell’archivio Salvini realizzato dal Centro Studi e documentazione per la Valcuvia e l’Alto Varesotto Giancarlo Peregalli. Gli altri appuntamenti in Valcuvia sono i seguenti: • domenica 3 maggio - Museo Salvini: Inaugurazione della mostra “Il sogno e la visione nell’immagine dipinta” Natalia Aubel Bolis e Joseph Kaliher. • mercoledì 13 maggio - anniversario nascita Salvini e festa della Madonna di Fatima: ricordo religioso dell’artista con recita del rosario presso la cappella della Madonna di Fatima (affresco di Salvini), in via Motti a Gemonio. • sabato 23 maggio, ore 21.00 - chiesa di San Pietro a Gemonio: concerto di clavicembalo del maestro Giuliano Bellorini in ricordo di Natalia Aubel Bolis e del centoventesimo anniversario della nascita di Innocente Salvini. • domenica 7 giugno, ore 16.00 - Museo Salvini: inaugurazione mostra di disegni e tele di Innocente Salvini. In calendario, poi, anche le seguenti iniziative: • Arcumeggia: mostra di tele di Salvini (alcune inedite); • sede della Provincia di Varese: presentazione del testo di Serena Contini (Edizioni Alberti Verbania) sui carteggi inediti di Innocente Salvini. zando belle fotografie - tutti i venti comuni che formano la Comunità Montana e, per ciascuno di essi, vengono dati i cenni storici, l’indicazione di “cosa vedere” ed il suggerimento per delle escursioni. In aggiunta, all’interno della guida, ci sono delle pagine di approfondimento su particolarità della valle: Circuito museale Valcuvia; Villa Bozzolo; l’anulare valcuviano; la Linea Cadorna. In conclusione c’è un’appendice dedicata ai prodotti del territorio e ai luoghi ove è possibile pernottare e mangiare. Con questa guida stampata dai F.lli Crespi di Cassano Magnago su progetto grafico de “Il Colibrì” di Sesto Calende, la CMV, ormai proiettata verso la fusione con la Comunità Montana Valli del Luinese, termina (probabilmente) le sue pubblicazioni e chiude un “ciclo editoriale” che negli anni ha sempre accompagnato con costanza e attenzione lo sviluppo della Valcuvia. La guida è reperibile a Cuveglio, nella sede della Comunità Montana Valcuvia, al costo di 5 euro. Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A P A G I N A 29 ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 ALDO BONOMI NEI GIORNI SCORSI LA RELAZIONE TENUTA PRESSO L’UNITRE DI SONDRIO Le risorse locali contro la crisi... C he rapporto c’è fra il capitalismo e la crisi mondiale che stiamo vivendo in questi tempi? La risposta che Aldo Bonomi ha dato nella sua conferenza tenuta a Sondrio lunedì 20 aprile e promossa dall’Unitre di Sondrio, è stata semplice e nello stesso tempo senza possibilità di replica: «il capitalismo è crisi». Ha infatti spiegato che il sistema economico oggi dominante nel mondo comporta innovazioni e cambiamenti continui, che creano ricorrenti squilibri, più o meno gravi e di questo non dobbiamo meravigliarci. L’illustre sociologo e giornalista, originario di Tresivio e ormai famoso non solo in ambito nazionale, ha poi ricordato che negli ultimi decenni abbiamo vissuto tre gravi crisi, due delle quali proprio all’inizio del secolo che abbiamo appena iniziato. Ognuna di esse ha cambiato la nostra antropologia, cioè il nostro modo di vivere, di pensare e di consumare. La prima è stata quella del 1973, con l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e le famose domeniche a piedi, che hanno segnato la fine dell’epoca delle fonti di energia a buon mercato. Successivamente abbiamo avuto lo sviluppo impressionante dell’elettronica, dei computer, delle comunicazioni, di inter- Nonostante la situazione non sembri delle migliori, la provincia di Sondrio risente di meno delle conseguenze della crisi: una risorsa da cui ripartire di CIRILLO RUFFONI net, dei telefonini. Molte spese della famiglia si sono orientate alla comunicazione, che è diventata la nuova merce; «le tariffe telefoniche sono diventate la moderna tassa sul macinato»; le azioni della cosiddetta new economy hanno avuto un aumento vertiginoso ed hanno creato una bolla speculativa che è esplosa nel 2001 con il crollo delle borse. Questa crisi (aggravata anche dall’attentato alle torri gemelle di New York dell’11 settembre) ha però lasciato una conseguenza importante. Oggi la popolazione viene di solito divisa in due categorie: chi naviga in internet e chi no, cioè chi sa usare le nuove tecnologie e chi si dimostra refrattario ad ogni cambiamento. La crisi che stiamo vivendo ora, ha proseguito Aldo Bonomi, è invece molto vicina alla nostra mentalità di valtellinesi, che siamo sempre stati afflitti dal cosiddetto «male della pietra», cioè dal desiderio di avere una propria casa. Il tutto, infatti, è nato dalla sciagurata pratica (diffusa soprattutto in America) di finanziare i mutui per la casa fino al 120%, anche a famiglie che non avrebbero mai avuto la possibilità di restituirli. Si sono poi aggiunte le pratiche del «credito al consumo» (compri oggi, anche viaggi e vacanze, pagherai in seguito) e l’utilizzo dissennato delle carte di credito, che hanno trasformato in merce i nostri comportamenti quotidiani. Pare che adesso il peggio sia passato, ma ad un certo punto l’economia mondiale è stata ad un passo dalla bancarotta generale. Come ne usciremo? «Le crisi si risolvono sempre in avanti - ha affermato il relatore -; dalle difficoltà usciremo con un grande cambiamento culturale, perché d’ora in poi avranno sempre più importanza l’ecologia (la green economy), lo sviluppo sostenibile, il risparmio di energia e le merci ecologicamente compatibili. Se poi guardiamo più avanti nel futuro, vediamo delinearsi problemi etici gravi e complessi, come la clonazione, i trapianti, i traffici di organi, che faranno del corpo umano la nuova merce. Dovremo essere pronti ad affrontare le questioni etiche legate a questi temi. Dovremo essere schizofrenici, cioè capaci di combinare insieme ele- menti opposti, come crescita e decrescita, sviluppo e limite, consumismo e sobrietà». Sotto questo aspetto, la generazione dei più anziani, cresciuta in una cultura legata al mondo contadino, legata alla frugalità, alla sobrietà e al risparmio, può svolgere un ruolo molto importante e tornare ad essere protagonista. Deve solo avere la forza di rimettersi in mezzo, di riprendere voce e di riproporre quelli che sono sem- VENERDÌ 8 MAGGIO CONVEGNO PRESSO LA SEDE CAMERALE Giornata dell’economia a Sondrio L a settima Giornata dell’Economia, che si celebrerà a Sondrio come in tutte le Camere di Commercio italiane venerdì 8 maggio, avrà a tema la crisi che verrà analizzata attraverso le relazioni dei rappresentanti dei comparti provinciali, sviscerata con le testimonianze degli imprenditori e approfondita dagli interventi di membri del Parlamento. Il convegno, divenuto, negli anni, un appuntamento cruciale di dibattito e di valutazione sullo stato dell’economia provinciale, presenterà dati e considerazioni, alternando la franchezza dei numeri alla spontaneità delle esperienze, i consuntivi sull’anno che si è chiuso alle prospettive future. La presenza di ospiti illustri e l’adesione degli imprenditori, oltre che dei principali attori della realtà economica, politica e istituzionale della provincia di Sondrio, affermano la Giornata dell’Economia quale autentico e autorevole mo- mento di incontro e di confronto su tematiche tanto rilevanti. L’edizione 2009, sotto questo profilo, è particolarmente attesa per l’argomento che la caratterizzerà. “In questa fase non si poteva non parlare della crisi in atto - sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Sondrio Emanuele Bertolini -, non possiamo e non vogliamo ignorarla, anzi, secondo noi, l’approfondimento e la conoscenza sono il presupposto per affrontarla a viso aperto, senza sottacerne la gravità, ma concentrandosi sulle contromisure, per guardare al futuro con rinnovato ottimismo. La crisi si può superare, ma è fondamentale impegnarsi per uscirne più forti di prima. Con il confronto e lo scambio di esperienze vogliamo far capire agli imprenditori che non sono soli in questo momento delicato”. Il programma della VII Giornata dell’Economia, che si svolgerà l’8 maggio presso la Sala Martinelli, nella sede camerale di via Piazzi, a partire dalle ore 16.00, prevede, com’è consuetudine, dopo i saluti del presidente Bertolini, la relazione del segretario generale Marco Bonat sull’andamento economico della provincia di Sondrio nel 2008 e l’aggiornamento sui primi mesi del 2009. Il documento, predisposto dagli uffici camerali, delinea un quadro completo e analitico dei principali indicatori economici offrendo un prezioso strumento di analisi a coloro i quali operano per la crescita della realtà locale. Seguirà l’intervento di Bertolini che, a pochi mesi dal rinnovo degli organi camerali, all’inizio del suo mandato quinquennale, illustrerà la strategia dell’ente camerale per i prossimi anni. A moderare il dibattito e gli interventi programmati sul tema “Le imprese di fronte alla crisi” sarà Luca Orlando, responsabile dei dorsi regionali del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. Parteciperanno con un proprio intervento gli onorevoli Benedetto Della Vedova ed Erminio Angelo Quartiani, membri della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati. Le conclusioni saranno affidate al presidente Bertolini. Sarà possibile seguire in diretta i lavori in web streaming su www.so.camcom.it. pre stati i valori fondamentali della vita. E la nostra provincia come si sta comportando nel mare della crisi? L’analisi svolta da Aldo Bonomi ha presentato diverse analogie con quella effettuata recentemente dal presidente della Camera di Commercio, Emanuele Bertolini. Il nostro territorio appartiene a quel grande comprensorio dell’arco alpino (con 1500 Comuni e 3 milioni di abitanti) che negli ultimi anni si è sempre classificato ai primi posti nelle graduatorie del benessere nazionale con un reddito annuo medio degli abitanti di circa 25mila euro. La Valtellina sta risentendo meno della crisi per la sua «orizzontalità operosa», perché abbiamo un’economia distribuita su vari settori (agricoltura, turismo, artigianato, industria, edilizia, servizi). Tale distribuzione occupazionale si verifica anche all’interno delle singole famiglie. La crisi comunque cambierà i nostri modi di vita, ma soprattutto potrà fornirci alcune importanti lezioni. «Dobbiamo anzitutto tener presente che è ormai finita l’epoca dello sviluppo basato sui capannoni e sulle villette a schiera; è finita l’epoca dei supermercati e del credito al consumo; avremo comunque delle opportunità enormi, legate all’ambiente (un valore sempre più prezioso), alle risorse idriche, alla produzione alimentare e, prossimamente, anche alle riserve di uranio. Dovremo curare soprattutto la formazione, la coesione sociale, le aperture verso l’esterno e la nostra partecipazione ai temi economici e alla vita delle nostre banche. Occuparsi di economia non vuol dire avere il cuore a salvadanaio, ma significa essere coinvolti, anche dal basso, nei grandi processi di cambiamento». RICERCA DI GIOVANI VOLONTARI L.A.Vo.P.S., nell’ambito del progetto GEDA-Giovani Energie di Attivazione, sta organizzando dei campi estivi sul territorio provinciale. In particolare, il CSV cerca un giovane volontario con il ruolo di coordinatore di un campo di volontariato e di lavoro legato al Servizio Civile Internazionale-SCI che si terrà a Triangia dal 25 luglio al 3 agosto. Il giovane in questione deve aver compiuto almeno 20 anni, precedenti esperienze in campi di lavoro o nella gestione di gruppi, parlare la lingua inglese e prendere parte ad un incontro di formazione che si terrà a fine maggio promosso dallo SCI. Il campo è aperto a 10 giovani dai 18 ai 25 anni provenienti dall’Europa e dal mondo e ad altrettanti giovani valtellinesei dai 16 ai 25 anni. I campisti saranno chiamati ad impegnarsi in lavori di pulitura e recupero della sentieristica della zona di Triangia. Per maggiori informazioni contattare il CSV L.A.Vo.P.S. allo 0342.200058. Il progetto vedrà il coinvolgimento dell’azienda agricola Lunalpina, associazione Humus, Gruppo sportivo Triangia, parrocchia di Triangia, Pro loco di Castione e circolo Legambiente di Morbegno. TRAFORO DELLA MESOLCINA “Il Traforo della Mesolcina: una porta aperta all’Europa” è il titolo del convegno che si è svolto martedì 28 aprile nella Sala Consiliare del Palazzo della Provincia, a Sondrio, alla presenza di illustri relatori, amministratori e rappresentanti dei due governi. Un tema particolarmente sentito in valle, dove i collegamenti verso nord sono stati individuati come strategici per il futuro, tornato ufficialmente alla ribalta a seguito dell’inserimento dello studio sul collegamento ferroviario transfrontaliero tra i progetti dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale sottoscritto tra Regione Lombardia e Provincia di Sondrio. CRONACA P A G I N A 30 Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 DALL’UNO AL TRE MAGGIO CELEBRAZIONI PER LA RICORRENZA PATRONALE Festa del lavoro a Nuova Olonio C ome da tradizione, in occasione della ricorrenza del primo maggio e dei festeggiamenti per il santo patrono, la parrocchia di Nuova Olonio “SS. Salvatore – Santuario Madonna del Lavoro”, propone un fine settimana ricco di appuntamenti e tante novità. Essendo il primo maggio di venerdì e la ricorrenza del Santo Patrono la prima domenica del mese di maggio si è deciso di organizzare una festa “lunga” tre giorni. Ecco, nel dettaglio, il variegato programma della manifestazione. Venerdì 1 maggio si celebrerà la Santa Messa alle ore 10.30 presso la chiesa parrocchiale e nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, si darà inizio ai giochi a squadre aperti a bambini e ragazzi. Si terranno anche la tradizionale e gustosa competizione “Miss Torta 2009”, un’esibizione di “MiniRugby”, “L’angolo pazzo con i giochi” e gare con le carte da gioco (scopa). È prevista inoltre la presenza di un angolo per i più piccini (baby parking dai 2 ai 6 anni) a cura del team Peter Pan. Nel tardo pomeriggio si terrà la rinomata e molto attesa Corsa degli asini: una simpatica competizione che impegna quadrupedi dalle lunghe orecchie di ogni età condotti a È NATO IL SITO INTERNET DEDICATO AI GENITORI DI BAMBINI NATI PREMATURI Primavera 2009: in provincia di Sondrio è nato un nuovo portale internet dedicato alle famiglie dei bambini nati prematuri www.piccoli passiprematuri.it inaugurato dal gruppo valtellinese Piccoli Passi Prematuri, genitori, per la maggioranza mamme, di bambini nati prematuri. «Alcuni dei nostri bimbi erano ricoverati all’ospedale di Sondrio, altri in ospedali fuori provincia (l’ospedale di Lecco in particolare è il bacino che raccoglie il maggior numero di gravidanze a rischio della provincia di Sondrio). La nostra esperienza di ricovero in Patologia Neonatale ci accomuna e ci ha spronate a fare un percorso insieme, a piccoli passi, per creare un gruppo di auto-aiuto, per essere un punto di riferimento in Valtellina per i genitori che oggi si trovano a vivere questa prova». Così si esprime Francesca Dalle Grave, fondatrice del gruppo, la quale aggiunge: «da tre anni organizziamo incontri mensili gratuiti e aperti a tutti, presso la ludoteca del Comune di Sondrio, e incontri in reparto, per dare la possibilità alle famiglie che hanno vissuto o che stanno vivendo l’esperienza di una nascita pretermine, di condividere e confrontarsi con altri genitori che hanno provato le stesse emozioni, gli stessi dubbi e paure. Oggi, grazie a questo sito, la condivisione e il confronto escono dai confini provinciali per raggiungere tutti quei genitori che cercano informazioni e sostegno online. Il nostro è un gruppo di volontariato, senza scopo di lucro, di auto-aiuto tra genitori, che si arricchisce grazie a tutte le testimonianze dei genitori che ci raccontano la loro esperienza di ricovero in terapia intensiva neonatale o in patologia neonatale». «La nostra mission – proseguono i promotori dell’iniziativa –, attraverso la mailing list che trovate nella sezione “genitori prematuri”, è quella di riuscire ad estendere on-line il prezioso aiuto della condivisione tra pari, a tutti quei genitori che non hanno la fortuna di trovare un gruppo di genitori nel reparto in cui è ricoverato il proprio figlio. Proprio per questo, chiediamo di diffondere l’invito ad iscriversi alla nostra mailing-list, tra tutti i genitori e le associazioni di genitori di bambini nati prematuri, per far sì che ognuno possa diventare risorsa di aiuto per sé e per gli altri». IL 21 GIUGNO A TEGLIO: FESTA-INSIEME Il gruppo Piccoli Passi Prematuri, insieme al gruppo valtellinese di mamme donatrici di latte materno, organizza a Teglio in Valtellina, una giornata di festa domenica 21 giugno. L’invito è rivolto a tutte le famiglie di bambini nati prematuri, alle mamme donatrici con rispettive famiglie al seguito, ma anche a nonni, amici e simpatizzanti. Informazioni e iscrizioni su www.piccolipassiprematuri.it. mano dai loro fantini lungo un percorso; un appuntamento immancabile e assai divertente che coinvolge e appassiona da anni un folto pubblico. Dalle ore 19.30 sarà possibile cenare con prodotti tipici locali (polenta e brasato d’asino, costine e salsicce, dolci caserecci) e concludere con una serata danzante allietata dalla musica dal vivo del gruppo Lesina Band. Nel corso di questa si terranno anche le premiazioni dei vincitori delle varie competizioni proposte nel pomeriggio. Sabato 2 maggio è dedicato allo sport: a partire dalle 14.30 si terrà un torneo di Rugby a sette, intitolato (per l’occasione) “1° Torneo dell’asino”. È prevista la partecipazione dei Vespa Club. A partire dalle ore 20.00 sarà possibile ascoltare musica varia proposta da gruppi di dilettanti locali e ristorarsi presso il servizio bar presente in prossimità della tensostruttura. Domenica 3 maggio, Festa della Madonna del Lavoro, si celebrerà presso la chiesa parrocchiale alle ore 10.30 la Santa Messa, per le ore 14.30 è prevista la processione mariana per le vie del paese accompagnata dalle note della Banda di Dubino e, per le ore 18.00, è prevista la messa festiva serale. Le attività sportive, ludiche e ricreative si terranno presso le zone verdi antistanti alla tensostruttura presente in prossimità di via Beato don Luigi Guanella in centro paese. In caso di pioggia i giochi di venerdì e sabato saranno sospesi, mentre le serate si svolgeranno al coperto. ELENA OREGGIONI SONDRIO UNA SERIE DI INCONTRI PER LA FORMAZIONE DI EDUCATORI Con un «quartiere nel... cuore» S i sono svolti martedì 21 e 28 aprile i primi due incontri, promossi dall’oratorio Sacro Cuore di Sondrio, nell’ambito del progetto “Un quartiere nel cuore”. L’iniziativa, promossa con il contributo della Fondazione Pro-Valtellina, prevede tre incontri nella prima fase, con l’obiettivo di migliorare la preparazione dei volontari, dei genitori e di tutti coloro che operano in oratorio. “Alla ricerca di volti per educare cristiano in oratorio” è il tema scelto per gli appuntamenti: nei due già trascorsi, con l’intervento della dottoressa Debora Nava, sono stati affrontati i temi relativi all’accoglienza dell’adolescente e alla condivisione delle regole. Il prossimo incontro conclusivo di martedì 5 maggio vedrà invece l’intervento di don Fabio Fornera, vicario della Collegiata che svolge il proprio ministero presso il Sacro Cuore, per affrontare la tematica educativa secon- da la prospettiva cristiana. «Siamo conviti – si legge nel volantino di presentazione – di quanto sia importante e necessario stare vicino ai ragazzi che trascorrono del tempo in oratorio, luogo di incontro per fare amicizia e trova- re qualcuno che dia il sapore di una presenza cristiana. Proponiamo a tutti di essere un volto educante, capace di accogliere, di stare, di comunicare, di accompagnare insieme agli altri educatori dell’oratorio. Per costrui- TAVOLO TERRITORIALE SULL’EXPO Martedì 28 aprile, presso la Sala del Consiglio della Provincia di Sondrio, si è tenuto il Tavolo Territoriale di Confronto dedicato alle opportunità per i territori di regione Lombardia offerti da “Expo 2015”. Regione Lombardia, nell’ambito del tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovraregionali per Expo 2015 ha promosso a novembre 2008 un Accordo quadro di sviluppo territoriale tematico, dedicato alla stessa manifestazione. Obiettivo, definire gli interventi legati all’evento espositivo e garantire un adeguato inserimento dei diversi territori provinciali coinvolti. Questa scelta di Regione Lombardia richiede il raccordo con gli Enti e le Istituzioni locali attraverso i Tavoli Territoriali di Confronto per definire strumenti e programmi che possano valorizzare il contributo dei territori lombardi ad Expo 2015 che significativamente ha scelto di avere come tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il Tavolo Territoriale di Confronto di Sondrio è la sede istituzionale per sviluppare un percorso di raccolta, analisi e condivisione delle iniziative che il partenariato locale intende proporre in vista di questo importante appuntamento. Le energie e le progettualità locali hanno quindi l’occasione per convergere in un’insieme di proposte correlate al contenuto e alla realizzazione di Expo 2015 con particolare riferimento a temi strategici per la Provincia di Sondrio quali la valorizzazione turistica e offerta culturale, l’assetto ambientale e idrogeologico e la valorizzazione del sistema rurale ed agroalimentare. re le basi solide dell’educazione e condividere uno stile per incontrare ragazzi e adolescenti». In quest’ottica, il progetto iniziale predisposto Comitato dell’oratorio era molto ampio e prevedeva tre diverse fasi di intervento con una richiesta di 25 mila euro di contributi alla Fondazione Pro-Valtellina. I fondi erogati sono stati pari a 10 mila euro, con l’impegno dell’oratorio di raccogliere una somma pari al 20% del contributo, e il progetto dovrà essere ridimensionato o finanziato in maniera differente. L’ipotesi iniziale prevede, nella prima fase volta al rafforzamento delle competenze per migliorare la preparazione dei volontari, degli operatori e dei genitori, un percorso di formazione – quello in corso di svolgimento – per le famiglie e per gli operatori dell’oratorio sull’educare cristiano e un percorso di formazione per le famiglie che vivono conflitti o difficoltà di tipo educativo e/ o scolastico con l’intervento degli psicologi dell’ Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona di Milano. Nella seconda fase è previsto il rafforzamento dei servizi e degli interventi con l’obbiettivo di qualificare gli interventi dell’oratorio, dei volontari e delle associazioni. Infine, nella terza fase che, come la seconda dovrà essere ridimensionata, è previsto il monitoraggio e valutazione del progetto con la costante verifica dell’andamento dello stesso e l’informazione di tutti i portatori di interesse coinvolti. ALBERTO GIANOLI CRONACA SondrioEnergia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 31 SONDRIO LA SCORSA SETTIMANA SI È PARLATO DI NUOVE CONCESSIONI IDROELETTRICHE E DI FONTI ALTERNATIVE «Acqua: risorsa e opportunità» L a scorsa settimana presso la sala consiliare della Provincia si è svolto il convegno “Nuove concessioni idroelettriche: opportunità per il territorio”, momento di confronto e ascolto tra pubblico e privato su un tema di stretta attualità e di importanza strategica per il futuro del nostro territorio, come chiaramente evidenzia l’esperienza dei vicini atesini e trentini. Vi hanno partecipato Fiorello Provera, presidente della Provincia, Giuliano Zuccoli, presidente di A2A Reti Elettriche Spa, Corrado Fabi, presidente di Confindustria di Sondrio, Klaus Stocker, presidente di Sel Spa Bolzano e Paolo Duiella, presidente di Autostrada Brennero Spa. Per evitare che il titolo scatenasse inevitabili polemiche, il presidente Provera ha dovuto subito precisare che faceva riferimento al solo rinnovo delle concessioni idroelettriche già in essere. Che si tratti di una grande opportunità economica e finanziaria, e anche politica, lo dicono le cifre: una produzione di 6 GWh, pari al 12% della produzione di energia elettrica (al 18%, della produzione idroelettrica) in Italia e al 60% della produzione di energia elettrica (all’80% della produzione idroelettrica) in Lombardia. «Sul piatto ci sono i guadagni derivanti dalla gestione delle concessioni per lo sfruttamento delle acque - ha spiegato -, risorse che devono essere ripartite diversamente, garantendo una presenza più incisiva del pubblico. Si parla di centinaia di milioni di euro, che sarebbero preziosissime entrate correnti per le nostre amministrazioni da utilizzare in servizi, progetti infrastrutturali (strade, ferrovia e connessione veloce con tecnologia Wi-Max) e soprattutto per i mutui». Da qui il passo di rivendicare dopo il federalismo fiscale anche un federalismo demaniale: «Come politico e amministratore mi sembra assolutamente corretto, senza Il confronto con una realtà territoriale simile alla Provincia di Sondrio, ha permesso di esplorare aspetti meno noti della tematica, che rappresenta sempre un argomento molto sensibile pagina a cura di PIERANGELO MELGARA nulla togliere all’integrità dello Stato, che i primi a fruire delle risorse sul proprio territorio siano i residenti, comuni cittadini, enti pubblici e imprese. A questa nuova politica delle concessioni si può arrivare con la sinergia tra pubblico e privato come prevede la legge europea con benefici per tutti». GLI INTERVENTI DI ZUCCOLI E FABI Giuliano Zuccoli ritiene importante la risorsa idroelettrica, perché tra le fonti rinnovabili è quella fondamentale. L’aumento dei consumi, però, ha attivato altri modi di generare energia e così a livello nazionale il contenuto strategico della produzione idroelettrica si è affievolito, mentre si è rafforzato il collegamento col territorio. «Per questo è tempo di rivisitare gli accordi stipulati tanti anni fa - ha spiegato - e auspico che nei prossimi giorni si cerchi di costruire un modello per rilanciare la provincia di Sondrio. Questo non potrà che essere un modello misto, dove il giusto equilibrio fra il pubblico, che esprime e porta gli interessi diffusi, e il privato, che esprime e porta la propria professionalità e la tensione al risultato, garantirà il massimo vantaggio per tutti. Si dovrà essere capaci di costruire qualcosa di concreto da proporre alle istituzioni e, poiché certe prerogative del governo centrale sono già state trasferite alle Regioni, è più che opportuno che il territorio non solo abbia voce in capitolo, ma per certi aspetti abbia anche potere decisionale. Se questa riforma avrà successo, potrebbe risultare una leva per modificare anche il modello di sviluppo e offrire opportunità di lavoro in Valle anche per chi ha studiato». Corrado Fabi, promotore del convegno insieme all’Amministrazione provinciale, ha ripreso la centralità della risorsa acqua nell’economia della provincia, evidenziandone sia l’assoluta rilevanza strategica nella produzione di energia idroelettrica - fonte molto competitiva, perché non dipende dalle quotazioni del greggio né dalle importazioni, ma anche perché rinnovabile per eccellenza e disponibile in loco in quantità largamente prevedibili -, sia come materia prima insostituibile per importanti produzioni manifatturiere sul territorio e per l’industria delle acque minerali e delle soluzioni medicali. Considerando poi l’impegno dell’Italia a ridurre del 20% le emissioni, ad aumentare del 20% l’efficienza ener-getica e ad arrivare a consumi di energia rinnova-bile attorno al 20%, Fabi ha osservato che «Allo stato attuale delle tecnologie, solare ed eolico sono buone alternative, ma in termini di efficienza non possono competere con l’idroelettrico: un aumento del 10% della produzione di energia idroelettrica in provincia può migliorare di quasi un punto la quota di consumo di energia da fonte rinnovabile nel nostro paese, avvicinandolo all’obiettivo del 17%». Da qui la chiave di volta del suo discorso, fondato sullo studio «molto approfondito», commissionato da Confindustria e che presto sarà presentato agli enti competenti, da cui emergerebbe che, pur avendo la Valtellina e la Valchiavenna una spiccata vocazione naturale alla produzione di energia idroelettrica, lo sfruttamento dell’acqua a tali fini è nella media delle province confinanti. Infatti, mentre per la particolare orografia della nostra provincia sulla base della piovo- sità e dell’altezza dei salti la producibilità idroelettrica teorica dei bacini è superiore del 40% rispetto a Trento e addirittura del 60% rispetto a Brescia, l’attuale utilizzo delle acque è significativamente inferiore e si attesterebbe attorno al 40% della producibilità teorica. «Il punto non è però stabilire se è possibile e/o necessario costruire nuovi impianti - ha precisato -, decisione che dovranno assumere le istituzioni insieme al territorio, bensì riscrivere quel patto territoriale che ha reso possibili i grandi investimenti e lo sviluppo socioeconomico della provincia. Ciò che occorre è un patto energetico moderno e innovativo, che assegni al territorio un ruolo di primo piano». L’altro nodo fondamentale del discorso di Fabi ha riguardato la realizzazione della Società di Valle, obiettivo che deve vedere tutti uniti. «In questa partita si gioca il futuro della provincia - ha detto - Crediamo, inoltre, che il Polo tecnologico della provincia di Sondrio abbia diritto a vedersi assegnata la responsabilità di progettare e realizzare un centro di eccellenza di livello regionale, se non addirittura nazionale, che lavori sui grandi temi delle energie rinnovabili e dello sviluppo sostenibile, occasione straordinaria per frenare la fuga di cervelli e dare nuove opportunità di occupazione in Valle alle generazioni future». LA SITUAZIONE IN TRENTINO ALTO ADIGE Un rapido accenno anche agli interventi di Klaus Stocker e di Paolo Duiella, da cui è emerso con chiarezza che le loro province sono un passo più avanti rispetto alla nostra, in quanto hanno già una propria società energetica, la SEL a Bolzano e la Dolomiti Energia a Trento, multiutility fortemente radicate sul territorio provinciale con l’obiettivo di acquisire e gestire le centrali idroelettriche ivi ubicate, ma anche di distribuire e vendere i prodotti energetici. Ad esempio, Bolzano, dopo aver acquisito le 7 centrali di grande derivazione Edison, entro un anno riuscirà a gestire anche la maggioranza delle centrali Enel. «Abbiamo voluto questo - ha spiegato Stocker -, perché significa posti di lavoro e knowhow tecnico. Raggiunto questo obiettivo, vogliamo comunque rimanere in partnership con le grandi aziende nazionali per commercializzare l’energia in sovrappiù, perché ne produciamo 6 GWh (come da noi), il doppio di quella che consumiamo». Dolomiti Energia è una partecipata da soggetti pubblici e privati e le ricadute per la Provincia, oltre a una miglior gestione degli impatti ambientali, sono di carattere economico e finanziario, perché Enel ha ottenuto una proroga decennale a fronte di un consistente aumento dei canoni. «Così, ai proventi che già si ricavano dalle concessioni - ha concluso Duiella -, si aggiungeranno altri trenta milioni annui, da ripartirsi pro quota tra tutti i Comuni, mentre, una volta a regime, la Provincia di Trento incasserà ogni anno 60-70 milioni di ricaduta fiscale». AMBIENTE, DMV E INTERESSI ECONOMICI A questo punto si è aperto il dibattito e Giovanni Bettini di Legambiente ha avuto ben più di un rilievo da porre sia a riguardo della mancanza di una programmazione territoriale, sia di una tutela dell’ambiente molto meno efficace che nelle province di Trento e Bolzano, ma soprattutto ha ribadito che i tecnici hanno già dimostrato che il grado di sfruttamento idroelettrico nelle nostre valli è altissimo, soprattutto se si tiene conto del dmv (deflusso minimo vitale). Il segretario generale della Cisl, Daniele Tavasci, ha ricordato invece che qualche anno fa anche la provincia di Sondrio era già stata a un passo dal vedersi riconosciuta la gestione del demanio idrico grazie alla rivendicazione della specificità di territorio interamente montano. «Credo che la questione decisiva sia ottenere la gestione del demanio idrico ha concluso -, perché a fian- co di una società di valle, ancora da costituire, che possa partecipare alle gare per le nuove concessioni idroelettriche, è indispensabile che ci sia riconosciuta la titolarità nella gestione delle stesse. Su questo, come sindacato siamo pronti a dare il nostro sostegno». Zuccoli ha riconosciuto che il dmv è uno degli elementi da tenere in considerazione, ma che «proprio qui si evidenzia un conflitto: i proprietari degli impianti non hanno interesse a rilasciare le acque, mentre a chi vive sul territorio interessa il massimo del rilascio. Nel momento in cui la Provincia prenderà in mano la gestione, il soggetto diventerà unico e si attuerà la giusta mediazione col territorio». Fabi, però, pur ribadendo di volere uno sviluppo sostenibile, ha riferito la dichiarazione rilasciata nell’agosto scorso dal presidente della Provincia di Trento, Dellai: in essa prospettava una riduzione del dmv con l’obiettivo di aumentare la produzione di circa il 18%. A chiarire i motivi della scelta Duiella ha spiegato che dal 1 gennaio 2009 i rilasci determinano una perdita di produzione di circa 400 milioni di GWh. «Questi GWh dovranno essere prodotti da centrali termiche - ha osservato concludendo -, cioè i bilanci si devono fare tenendo conto di tutti i fattori, da una parte l’ambiente da salvaguardare, dall’altra la perdita di 400 GWh di energia rinnovabile, che ha valore a prescindere da quello solo economico, perché dovranno essere prodotti da energia non rinnovabile». ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI Al termine di argomentazioni così articolate, preme proporre alcune riflessioni. È evidente che l’interesse prioritario di Confindustria, al di là delle dichiarazioni a favore di uno sviluppo sostenibile, è di disporre di una quantità sempre maggiore di energia per le attività dei propri associati, meglio se a buon mercato soprattutto nella crisi attuale. D’altro canto, nello scenario prospettato per l’Ente provinciale, e in subordine per i Comuni, potrebbe invece delinearsi un inedito conflitto di interessi: da una parte infatti c’è la spinta a produrre più energia per accrescere le entrate, dall’altra il rischio di mettere sempre più in subordine la tutela dell’ambiente. Ultimo, ma non meno importante, punto su cui riflettere è quello presentato da Duiella, e cioè che il costo della salvaguardia del nostro ambiente viene pagato con la produzione di energia da centrali termiche. Qui, dunque, si apre il discorso molto più ampio della necessità di un ripensamento dello sviluppo da riequilibrare prioritariamente in rapporto al rispetto dell’uomo, dell’ambiente e dello sfruttamento delle risorse naturali tenendo conto delle generazioni future. CRONACA P A G I N A 32 SondrioCultura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 LIBRI L’ULTIMA PUBBLICAZIONE EDITA DALLA NODO, IN COLLABORAZIONE CON L’ACCADEMIA DEL PIZZOCCHERO «Lavéc’»: fra arte e tradizione D opo il volume sulle Fontane di Valtellina e Valchiavenna e quello su Porte, portoni e portali della provincia di Sondrio, la scorsa settimana presso la sala dell’Unione Artigiani di Sondrio è stato presentato il terzo volume, edito da NodoLibri di Como nella collana voluta dall’Accademia del Pizzocchero di Teglio, Lavéc’ - Pentole in pietra ollare di Valtellina e Valchiavenna. Anche questa è un’edizione artistica di 240 pagine e oltre 300 fotografie, con testi brevi che presentano gli aspetti storici e culturali riguardanti la tradizionale pentola di pietra ollare, il lavéc’, per secoli nell’uso domestico delle genti di queste valli per cuocere minestre, carni, verdure, ma anche polenta. È il primo lavoro che approfondisce l’argomento a tutto tondo e nella Presentazione i promotori dell’iniziativa e della collana, Rezio Donchi, presidente dell’Accademia del Pizzocchero, e Gianfranco Avella, procuratore della Repubblica di Sondrio, ne sintetizzano efficacemente il taglio, ricordando che “con questo lavoro a più mani si è inteso riportare nella sua giusta posizione il lavéc’, antico ma vivo testimone della nostra storia. Storia forse minore, ma sempre La pentola in pietra ollare è caratteristica di Valtellina e Valchiavenna: un patrimonio per la gastronomia e la scultura... di ANGELO REPI importante per conoscere il carattere e le fatiche di coloro che hanno abitato queste terre prima di noi”. Come nei precedenti volumi, la Prefazione di questo porta la prestigiosa firma del direttore della Fiera Internazionale del Libro di Torino, Ernesto Ferrero, che qui innalza un monumento alla “fatica paziente”, al “sofferto e sapiente amore per il proprio mestiere” dei laveggiai, alla bellezza primigenia di questa pentola, sottolineando che, come già i portali e le fontane, anche i lavéc’ “ci ricordano due verità essenziali. La prima che ogni pratica artistica consiste... in un levare, un togliere, un prosciugare, fino a giungere a una più radicale essenzialità”; l’altra sta nella “dura lezione che ci viene dalla crisi finanziaria mondiale innescata dalle sciagurate e irresponsabili speculazioni della finanza creativa americana... Gli umili lavéc’, nell’asciutta perfezione della loro forma, ci riportano con i piedi per terra, alla nobiltà OLTRE MILLE VISITATORI PER LA MOSTRA SU SAN PAOLO A SONDRIO Oltre 1000 visitatori hanno lasciato la propria firma sul registro della mostra Sulla via di Damasco, dedicata all’Anno Paolino, che ha chiuso i battenti martedì 21 aprile. “Intenso il contenuto, potente la parola”, come ha lasciato scritto uno dei visitatori. La ricchezza delle immagini ha colpito in particolare i numerosi giovani che singolarmente o in scolaresche si sono recati all’esposizione allestita presso la Sala Ligari. Ventiquattro le classi di ragazzi, dalla primaria alle superiori di Sondrio e dintorni, che hanno usufruito delle visite guidate più altri gruppi parrocchiali. Oltre 70 i volontari di Aziona Cattolica, Agesci, CL e della parrocchia della Collegiata coinvolti nell’allestimento e nella custodia della mostra. Successo anche per l’audizione di brani dal Paulus di Mendelssohn tenutasi venerdì 17 aprile presso la cappella dell’Istituto Pio XII: la prof.ssa Rita Pezzola ha introdotto e guidato all’ascolto dei brani musicali che si alternavano alla lettura di passi degli Atti e delle Lettere di Paolo ad opera degli alunni della seconda classe della media M. C. Turchi coordinati dalla prof.ssa Paola Zenobi. A SONDRIO INCONTRO CON CLAUDIO MAGRIS E MOSTRA FOTOGRAFICA Lunedì 4 maggio, alle ore 18.30 presso la sala conferenze “Fabio Besta” della Banca Popolare di Sondrio, con ingresso da piazza Garibaldi 16, il cavalier di gran croce, professor Claudio Magris, scrittore e germanista, terrà una pubblica conferenza sul tema Dopo Omero: Ulisse moderno e postmoderno. L’incontro è stato organizzato a coronamento del 70° compleanno del conferenziere. Dal 5 maggio al 6 giugno, in onore di Claudio Magris, è allestita una mostra fotografica con immagini a cura di Danilo De Marco, visitabile presso la Biblioteca “Luigi Credaro” in Sondrio, Lungo Mallero Armando Diaz, 18. L’ingresso è libero. del lavoro manuale, all’etica rigorosa che ispira ogni vero artigianato”. Da qui in poi, le foto di Giorgio De Giorgi ci introducono nel duro mondo di pietra dalla Valchiavenna-Val Bregaglia alla Valmalenco. Di Guido Scaramellini è il primo contributo, Secoli di pietra ollare, in cui ripercorre la storia dell’estrazione dai tempi più remoti della preistoria all’oggi. Già nell’antichità la si lavorava per ottenerne pentole per cuocere e conservare i cibi. Ma poi l’autore evidenzia anche gli altri usi di questa duttile pietra, dall’edilizia (portali, davanzali, balconcini, fontane, colonnine a rocchi come nella Córt di asen), alla produzione figurativa, di cui primo monumentale esempio è il fonte battesimale monolitico di Chiavenna (1156), «una delle maggiori espressioni della scultura romanica lombarda». Dopo uno stacco fotografico, dove De Giorgi esalta la durezza, la perizia, la dedizione che richiede questo lavoro - davvero pregnante la foto che ritrae in doppia pagina Guido Giordani, nel cui volto «si legge tutta la sofferenza e il valore della vita di questi uomini e dice più di un intero libro» -, Augusta Corbellini, nel capitolo Dalla cava alla casa, descrive con un taglio storico dapprima il paesaggio esterno delle cave, poi, accompagnata da un proprietario di oggi, Silvio Gaggi, guida il lettore nella tróna fino “al cuore della pietra, compatta ed omogenea”. Qui descrive la tecnica e la fatica di un tempo - la partecipazione umana è evidente nella descrizione minuta degli attrezzi di lavoro - per staccare il ciapùn e portarlo a spalle, o trascinarlo all’esterno, poi al tornio ad acqua per la lavorazione, lavoro che si concludeva nella realizzazione di una serie di pentole. Ultimo atto, la cerchiatura e il manico, un tempo eseguita dal magnàn, oggi invece dal medesimo laveggiaio. Un altro stac- co fotografico di una ventina di pagine introduce al Viaggio nelle forme dei laveggi di Graziano Tognini, il quale si rivela, oltre che profondo conoscitore dell’architettura, cesellatore della parola, facendosi cantore della pietra: “Nelle forme dei laveggi, colte dall’oscurità pietrificata delle cave, scolpite nella materia del silenzio, si può ancora avvertire il respiro della montagna che le ha concepite”. Egli ci invita a riconoscere che la cavità del lavéc’ “faticosamente raggiunta, non disegna l’estetica della fatica... Sembra piuttosto che la pietra affidi le forme che racchiude alla cura di premurose mani. Le mani della pazienza le colgono, l’una dopo l’altra, come se sollevassero un antico tronco dagli anelli della sua vecchiaia”. Immagine potente, che restituisce il lavéc’ alla natura e, anche se “Le forme sono estratte, sbozzate, tornite dal sale amaro del sudore... sembrano scoperte, ritrovate perché già presenti nel grembo della montagna”. Segue l’altrettanto intenso “Al lavéc’ di pizòcher (Il favo nella roccia)” di Remo Bracchi, poeta prestato alla linguistica, che scavando dietro la parola, offre un’originalissima indagine dal punto di vista linguistico, storico ed etnografico di questa pietra “arrendevole” che “il fuoco non può mordere”. E certo è affascinante che basti un’etimologia per dedurre che dalle coppelle, “Dalla pratica di infossare nel masso il misterioso incavo si apprese l’arte di svuotare la pietra per ottenere recipienti per usi diversi”. Di Francesco Bedogné, dell’Istituto Valtellinese di Mineralogia Fulvio Grazioli, sono i Lineamenti petrografici e mineralogici della pietra ollare, capitoletto in cui l’autore traccia il dna di questa pietra. Poche pagine più oltre, Floriana Palmieri, scultrice (ma anche pittrice) la cui fama ha varcato i confini d’Italia, ottenendo prestigiosi riconoscimenti anche all’estero, nel breve saggio, L’anima della pietra, racconta come dalla prima metà del ‘900 si sia intrapresa l’arte di estrarre dalla pietra ollare nuove possibilità espressive con l’artigianato artistico. Un’altra sintetica sezione fornisce al curioso indicazioni sui musei che in provincia di Sondrio, ma anche nelle vicine regioni svizzere, documentano la lavorazione e gli usi della pietra ollare. Da ultimi, ma non meno importanti nel progetto editoriale - che intende recuperare non solo la capacità di fare dei nostri avi, ma nel caso nostro soprattutto la tradizione culinaria per riproporla a ristoranti e alberghi della provincia -, sono i contributi firmati da Nella Porta Credaro, su La gastronomia nella cottura lenta della pietra, e di Alberto Zoia su Aspetti nutrizionali e uso dei laveggi. La Credaro, attingendo ai documenti e alla storia, propone ricette senza tempo, stimolando la fantasia dei cuochi, mentre Zoia spiega come è possibile rivisitare l’antica cucina alla luce della moderna scienza dell’alimentazione. In ultima pagina, in controcopertina, un piego dà al turista l’elenco di alberghi, ristoranti e trattorie con cucina al lavéc’. Infine, è doveroso dar conto ancora di tre notizie: dal prossimo anno a Sondrio presso l’Istituto tecnico Mattei ci sarà un laboratorio con un tornio meccanico per corsi di formazione professionale di lavorazione della pietra ollare; questo volume ha potuto essere pubblicato grazie ai contributi di enti privati e pubblici (tra questi, una menzione particolare ha avuto la Pro Valtellina), ma già si pensa al prossimo che dovrà offrire un ritratto delle stüe nella Rezia di lingua italiana, cioè in Valtellina, Valchiavenna, Val Bregaglia e Val Poschiavo. CRONACA SondrioCultura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 33 INCONTRO CON LORENA PINI LA DOCENTE UNIVERSITARIA OSPITE A SONDRIO DI ARGONAUTE Cristianesimo e identità europea I l titolo dell’incontro promosso dalle Argonaute mercoledì scorso a Sondrio alla sala del Bim appariva fin troppo promettente, Le ragioni dell’apologetica nel tempo del disincanto. Spunti di riflessione su cristianesimo e identità europea. Temevo di trovarmi coinvolto in uno di quei salotti di moda oggi, dove è gara a gettare fango sulla Chiesa e sul cristianesimo. Niente di tutto questo, le parole non nascondevano trabocchetti, anzi la relatrice, Lorena Pini, valtellinese di Grosio e docente di filosofia al magistrale “Lena Perpenti” di Sondrio, ha delineato un ritratto lucido, documentato e appassionato del nostro tempo, mettendo in luce il suo rifiuto del cristianesimo e del contributo di civiltà che questi ha dato in passato e dà ancor oggi all’umana convivenza. Il giorno prima, martedì 21 aprile, anche se pochi se n’erano accorti, si era celebrato il nono centenario della morte di Anselmo d’Aosta, il doctor magnificus, colui che fu uno dei fondatori della filosofia scolastica, cioè del pensiero moderno. Dal suo Non quaero intelligere ut credam, sed credo ut intelligam (non cerco di capire per credere, ma di credere per capire), dall’affermazione che la fede non è in contrasto con la ragione, ma sprona alla ricerca della verità è partita la riflessione della relatrice, perché - ha spiegato - è attraverso l’intelligenza della fede che più pienamente vi possiamo aderire. Come Agostino (Et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te!, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te), anche Anselmo mostra La relatrice ha delineato un ritratto lucido, documentato e appassionato del nostro tempo, mettendo in luce il rapporto fra cristianesimo e dibattito sulla laicità pagina a cura di PIERANGELO MELGARA un’inquietudine del cuore e un profondo desiderio di verità, che sono i due pilastri venuti meno nel nostro tempo del disincanto, che è anche il tempo del silenzio e della perdita di senso, perché l’uomo rinuncia ad essere onesto ricercatore della Verità. E colui che si ostina ad esserlo è segnato a dito come un pazzo, o un reazionario, o un integralista e un fondamentalista. Frutti maturi di questa rinuncia sono il relativismo e il nichilismo di cui è intriso il nostro mondo, fino a determinare sotto l’apparenza democratica una subdola e violenta dittatura della cultura del dubbio assoluto, dell’assenza di qualsiasi certezza. In altra occasione mons. Angelo Riva, vicario episcopale per la cultura e docente di teologia morale, aveva spiegato trattarsi di un “nichilismo ormai imborghesito, pantofolaio, vanesio e sconsideratamente gaio (che) si è impadronito dello scenario della nostra cultura, nel tempo del suo triste declino. E si tratta di un nichilismo anche filosoficamente deteriore, ben lontano da quello, pure a suo modo, tragicamente “eroico” di Nietzsche”. La conseguente mancanza di valori, di modelli di riferimento, la labilità dei rapporti, evidente soprattutto nelle famiglie sempre più precarie, nel “consumo relazionale”, nel pensiero debole, nella morale “fai da te”, hanno generato quello che Zygmunt Bauman chiama “mondo liquido”, dove l’a- more, l’identità, i valori, i rapporti, in una parola l’uomo stesso ha perso consistenza, è diventato “liquido”, ha assunto la forma del contenitore, così che oggi le identità si indossano come magliette, si possono sostituire quando non servono più. A questo è stata condotta l’umanità dalla ragione assoluta che ha trionfato nell’Illuminismo e nelle filosofie moderne, fino a tradursi in un attacco alla ragione stessa, perché con la pretesa di esaurire la conoscenza del reale ha finito per censurare il reale, riducendolo a quello che la ragione può comprendere. Mi viene in mente ciò che sosteneva il grande umanista agnostico, Leo Moulin: “La Ragione (quella scritta con la maiuscola dai “laici” della Rivoluzione francese) è finita negli schemi sterili del razio-nalismo che impedisce di capire la complessità del reale”. Allo stesso modo, “I Diritti dell’Individuo ci hanno condotti all’individualismo, all’egoismo e all’edonismo”, il quale ultimo divenuto modalità di vita - non può che respingere, perché senza senso, la realtà del dolore, della malattia, della morte. Cioè, la pretesa totalizzante della ragione, asservita al potere e all’ideologia, invece di liberare l’uomo, lo ha reso schiavo, non più qualcuno ma qualcosa, col rischio che non valga più per quello che è, ma per quello che fa o che ha, così che - denuncia Mario Melazzini, medico e malato di sla - “La dignità della GLI APPUNTAMENTI DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO Questi gli incontri proposti da Unitre di Sondrio per la prima settimana di maggio: lunedì 4 maggio, Eleonora Spervoli, docente di letteratura francese all’Università degli Studi di Milano, terrà una lezione su Marcel Proust e le intermittenze del cuore; martedì 5 presso il Cinema Excelsior sarà proiettato a prezzo ridotto il film in programma la domenica precedente; mercoledì 5 si terrà l’assemblea generale dei soci studenti per esprimere valutazioni, dare suggerimenti, discutere di problemi organizzativi e gestionali della sede; seguirà la proiezione di due documentari del Sondrio Festival 2008, Gli Alti Tatra, primo premio Città di Sondrio e Il ritorno del bue muschiato, secondo premio; giovedì 7, quanti si saranno prenotati assisteranno al Teatro alla Scala di Milano alla prima del balletto Trittico Novecento, étoile Roberto Bolle; venerdì 8, per Avventure di viaggio, il gemmologo Pietro Nana presenterà con proiezioni in power-point Alla ricerca di pietre preziose nel Madagascar; sabato 9, presso l’auditorium di Morbegno la London Music Orchestra, diretta da Tim Crodley e con Sabrina Lanzi al pianoforte, eseguirà il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 18 di Sergej Rachmaninov, e Variazioni su un tema originale, Enigma op. 36 di Edward Elgar (prenotazioni entro lunedì 4); lunedì 11, il direttore e redattore dell’annuario della Sezione Valtellinese del Cai, Guido Combi, e il fotografo, Marino Amonini, presenteranno una serie di diapositive sul tema Le Orobie: montagne da scoprire. Si ricorda che gli incontri hanno inizio alle 15.30 e si tengono presso la sala del Cinema Excelsior. Questi gli appuntamenti di Unitre a Tirano: martedì 5 alle 15, Arturo Colombo, professore emerito di Storia delle Dottrine Politiche all’Università degli Studi di Pavia, terrà una lezione di storia sul tema: 1848-1948. Un secolo di storia italiana tra caricatura e satira della politica; mercoledì 6, sarà proposta la visita guidata a cura di Giuseppina Pessognelli a Trezzo d’Adda, Villaggio Crespi e Castello di Cassano; martedì 12 alle 15, Silvia Perlini, esperta d’arte, parlerà dell’Arte lignea nella Valtellina del Cinquecento. persona è diventata una sorta di patente a punti: le fragilità e i problemi portano via i punti, fino al giorno in cui, persi tutti, viene meno la patente di persona e la dignità di vivere. Invece, la dignità della vita è ontologica e non dipende da una qualità stabilita da noi”. L’URGENZA DELL’APOLOGETICA E DI UN’EDUCAZIONE In tutto ciò, e in tanto altro che si potrebbe aggiungere di disperato e disperante nella vita dell’uomo di oggi, quale spazio può avere l’apologetica? Quello di riportare un annuncio di speranza e di fede, che è il compito di chi ancora crede, perché, di fronte alla diffusa ignoranza dei contenuti della fede portata dal crescente secolarismo, la luce della fede è - scrive mons. Bruno Forte - ciò di cui tutti abbiamo bisogno, specialmente oggi, in questo tempo di crollo dell’utopia e di disincanto ammaliante, per imparare a vivere, a sperare e ad amare. In tale contesto scristianizzato, a fronte di moltissimi che, pur continuando a dichiararsi cattolici, vivono del tutto organici al mondo (accettando la pratica dell’aborto, dell’eutanasia, il divorzio, ecc.), dimentichi della fede ricevuta nel battesimo, la comunità dei credenti è investita della responsabilità di annunciare la ragionevolezza della fede, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, come invita l’apostolo Pietro nella sua prima lettera. «Il fatto stesso che Cristo ci abbia chiamato “amici” - ha continuato Pini -, elevandoci dalla condizione di schiavi, e ci abbia inviati al mondo ad annunciare la Buona Novella, rende indiscutibile l’apologetica. Del resto, anche di recente i papi ci hanno richiamato questo dovere, dandocene l’esempio e offrendocene più volte gli strumenti, come Giovanni Paolo II con l’enciclica Fides et ratio e Benedetto XVI col discorso di Ratisbona». L’urgenza dell’apologetica deriva anche dalla necessità di contrastare il pensiero dominante, fondato sul razionalismo scientista di matrice illuminista che cerca in ogni modo di screditare il cristianesimo e di mettere il cattolico e il suo pensiero alla gogna, irridendo la stessa possibilità di ricerca della Verità. Si vedano, a mo’ di esempio, Il Codice da Vinci di Dan Brown, i saggi inchiesta su Gesù e sul cristianesimo del giornalista Corrado Augias e del matematico Piergiorgio Odifreddi, la “dubbia e ambigua teologia laica” di Vito Mancuso. Di fronte a questi attacchi, molto spesso privi di fondamento e di modesta levatura intellettuale e culturale, quando non addirittura volgari, ma sempre orchestrati in modo da avere vasta risonanza, il rischio è di cadere in questo gioco perverso e, per ignoranza, di credere vere le falsità che vengono dette. In questo caso mi soccorre ancora Leo Moulin: “Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l’imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla Riforma sino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzati nell’autocritica masochistica, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto”. Trascurando i tanti onesti laici (non i laicisti!) non credenti - da Fortini a Cacciari, da Croce a Salvemini, a Chabod, e a tanti altri anche stranieri -, che laicamente hanno riconosciuto l’apporto umano, morale e culturale del cristianesimo, riprendo dalla relatrice il pensiero dello storico inglese Christopher Dawson, il quale acutamente ha osser- vato che «l’ideologia viene imposta alla collettività non tanto da una deliberata propaganda, quanto per mezzo di una manomissione burocratica dell’educazione, dell’informazione e della pubblicità. Ne è un esempio tipico l’accanimento ideologico contro il Medioevo, verso cui permane il pregiudizio di età oscura, tuttora alimentata nella scuola. In realtà, quelli furono secoli di straordinario dinamismo e grande progresso in tutti i campi, in cui fiorirono le invenzioni della tecnica, le università e i liberi Comuni, perché, come ha scritto lo storico non credente Georges Duby, Questi uomini di Dio credevano nell’uomo». Infine un ultimo riferimento a don Luigi Giussani, uno degli uomini che con più decisione nel secolo scorso ha difeso e sostenuto con intelligente determinazione l’originalità e la ragionevolezza della proposta cristiana. Egli nel Rischio educativo, opera fra le più originali e fondamentali non solo della sua produzione sull’argomento, pone l’accento sul fatto che “La vera educazione deve essere un’educazione alla critica”, nel significato positivo del “rendersi ragione delle cose...”. Senza timore, perché “il criterio ultimo del giudizio (in greco krísis, da cui critica), ..., è in noi, altrimenti siamo alienati. Ed il criterio ultimo, che è in ciascuno di noi, è identico: è esigenza di vero, di bello, di buono”. Fondamentale è anche la sottolineatura del riconoscimento dell’esigenza di infinito di cui è intriso il cuore dell’uomo, che don Giussani esprime con queste parole: “L’illimitatezza è la sola risposta possibile per la sete di cui l’uomo adulto, suo malgrado, l’adolescente per esigenza urgente, sono preda”. È la stessa sete di cui parlava s. Agostino e Leopardi esprimeva nella sua poesia, che costituisce l’uomo e in cui, ultimamente, consiste la sua dignità. P A G I N A 34 CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 INNOVAZIONE LA SEDE DI MONTAGNA PREFIGURA IL FUTURO DEL POLO TECNOLOGICO DI SONDRIO Politec, realtà per il territorio N ei giorni scorsi la società cooperativa Politec Valtellina - costituita per la realizzazione del polo provinciale dell’innovazione ha celebrato la propria assemblea. Di recente è stata ufficialmente inaugurata la sua prima sede operativa. Si tratta della struttura del Protopolo di Montagna in Valtellina una realtà, a dire il vero, operativa già dallo scorso settembre -. La cerimonia ha visto il taglio del nastro alla presenza di Fiorello Provera e Stefano Besseghini, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Politec, del consiglio di amministrazione della società e di numerose autorità locali. «Solo innovando - ha affermato Provera all’inizio della cerimonia - si può uscire dalla crisi. Siamo di fronte ad un periodo difficile, ma sono fiducioso. Non si può tagliare questo nastro senza ricordare Renato Bartesaghi che alcuni mesi fa ci ha asciati orfani del vero e proprio ideatore del progetto di questa struttura al servizio concreto della nostra gente e delle nostre imprese. Politec è indispensabile per le imprese valtellinesi. Non è solo un centro di ricerca, ma una struttura che ha finalità economiche e sociali. L’obiettivo è quello di costruire il nostro futuro da attori, non subendo i tempi che verranno senza avere gli strumenti per affrontare LA STORIA DI POLITEC le difficoltà. Daremo poi spazio ai giovani della nostra provincia che si sono qualificati e che vogliono tornare a lavorare per contribuire allo sviluppo della loro terra». Durante il rito di benedizione, monsignor Ugo Pedrini ha voluto rivolgere un breve pensiero ai presenti. «Mi hanno detto - ha affermato il sacerdote - che questa struttura è aperta a tutti. Speriamo allora che non manchi lo spazio per il Signore». Terminata la cerimonia, gli ospiti hanno potuto riunirsi nella sala conferenze della struttura dove si sono alternati gli interventi del vice presidente di Politec, Emanuele Bertolini, e di Stefano Besseghini. «Il polo tecnologico - ha spiegato Bertolini - è una struttura assolutamente necessaria per il servizio alle imprese che credono in questo progetto. Qui dovremmo cercare di concentrare le eccellenze e le ricerche di sviluppo che sono fondamentali per affrontare le negatività e la crisi di questo periodo. Crediamo molto in questa struttura e crediamo che SONDRIO INCONTRO CON IL GIUDICE CERRACCHIO Sistema-giustizia italiano O ttava “miniconferenza” al Vittoria, relatore il presidente vicario del Tribunale di Sondrio Francesco Saverio Cerracchio, tema “La questione Giustizia vista dalla Valtellina”. Si è trattato di una panoramica sulla Giustizia italiana e sui suoi problemi, primo fra tutti quello della lentezza. Il legislatore è intervenuto fissando “il principio della ragionevole durata del processo” (3 anni per il primo grado, due per il secondo, uno per la Cassazione) ma in realtà, nonostante le modifiche intervenute, la lentezza resta. Per quanto riguarda il Civile mediamente occorrono 6 anni e due mesi tra primo e secondo grado. Quattro anni e sette mesi per cause di lavoro (giacenti 1.140.000). meno per il penale (giacenti 3.262.000) vale a dire tre anni e due mesi. Molteplici le cause che vanno dal garantismo - assai superiore rispetto agli altri Paesi europei -, anche allo stesso numero di avvocati che in Italia sono diverse volte rispetto al numero dei colleghi francesi, agli organici scoperti, alle risorse insufficienti, alla quantità di leg- gi e norme varie. Per quanto riguarda gli organici c’è una proposta dell’Associazione Nazionale Magistrati in base alla quale verrebbero soppresse le sedi minori, quelle che in certe occasioni hanno addirittura bisogno l’integrazione con giudici provenienti per l’occasione da altre sedi. Proposta però inattuabile perché la soppressione dei Tribunali minori è un provvedimento che nessun Governo riuscirà a fare. La lentezza costa. Circa 4.000 i ricorsi in Europa e 10 volte tanti quelli nelle Corti di Appello italiane per avere il risarcimento a causa della lunghezza del processo. Il dr. Cerracchio ha anche passato in rassegna le proposte di riforma presentate, facendo però presente che nessuna delle innovazioni introdotte è servita a ridurre i tempi. Fra i problemi ha citato anche quelli delle cosiddette ‘zone disagiate’nelle quali non vuole andare nessuno nemmeno dopo i recenti incentivi stabiliti per i magistrati che intendessero andare ad operare in queste zone. Il risultato è che à dove servirebbero i magistrati più esperti ci vanno gli uditori giudiziari, chi cioè è appena entrato in Magistratura, certo con l’entusiasmo giovanile ma non certo con l’esperienza. Per migliorare le cose ci sarebbe da considerare il caso di Sondrio. Abolita la Pretura, stabilita una nuova organizzazione le cose sono migliorate, l’arretrato è sparito e i tempi si sono accorciati. L’ultima classifica annuale della qualità della vita de “Il Sole-24 Ore” ha collocato Sondrio al quinto posto in Italia, al primo in Lombardia. Il dibattito ha portato, questa volta, a sforare di parecchio il tempo previsto, segno dell’interesse della serata che può essere vista, o rivista via web avrà un grande futuro per rendere le nostre imprese ancora più competitive sul mercato». «Molti - ha aggiunto l’amministratore delegato Besseghini - si pongono la domanda “cos’è Politec?”. Nell’immaginario di molti si tratta di una struttura che è lontana dal costruire qualcosa di concreto. In questo senso, l’inaugurazione di oggi segna un passaggio smarcante nel dare prova della concretezza di una grande idea studiata sulla carta e che ora sta muovendo i primi importanti passi. Si tratta di una re- La società di Politec, nata nell’aprile 2008, vanta 216 soci, di cui 7 finanziatori. Sono 79 le società e 137 persone fisiche coinvolte nel progetto. 9.468 le azioni versate e 473.400 euro il valore delle azioni sottoscritte. Grandi numeri per una società che sviluppa la sua azione in diversi progetti, tra i quali spicca quello della copertura della connettività a banda larga dell’intera provincia con Wi-Max. Nel settore digitale non mancano poi gli interventi finalizzati a supportare il settore pubblico nella sua azione di integrazione di processi tradizionali con quelli elettronici. Grazie a Politec, molti enti hanno pure adottato i prodotti e i servizi di InfoCert, tra i quali la firma digitale o la posta elettronica certificata, per la sicurezza informatica. Altra area progettuale è quella legata ai laboratori del team Valtellina Labs, dotati delle competenze e delle apparecchiature necessarie per il rafforzamento delle aree di eccellenza del comparto produttivo valtellinese, presenti presso la sede di Montagna. Le tecnologie attive nei laboratori vengono applicate nei settori agroalimentare, tessile, farmaceutico, ma anche ambientale o biotecnologico. «In forza di un accordo tra Politec e Fondazione Credito Valtellinese - ha spiegato Besseghini -, avremo la possibilità di avere un laboratorio del CNR ospitato all’interno della nostra struttura, con due ricercatori del centro che verranno qui ad operare». Un altro progetto di Politec riguarda poi l’area di sviluppo locale del capitale umano che nel 2008 si è concretizzato in attività di staf, creazione dell’Accademia Valtellinese dell’Innovazione e azioni di supporto al sistema pubblico. Importanti anche gli incontri di Politec Informa, servizi di comunicazione e aggiornamento dedicati ai professionisti e alla cittadinanza. altà che ha due nature. Una è legata al settore produttivo che, grazie a Politec, trova nuove opportunità nel collegamento col mondo della ricerca e della grande industria. Ma Politec è importante anche per la pubblica amministrazione perché la modernità è una sfida che non interessa solamente l’azienda. Esiste invece una terna di collaborazioni con strutture pubbliche, private ed enti di ricerca». API E FIORITURA DEI MELI La fioritura dei meli è nella sua fase iniziale. È un momento cruciale della natura e dei frutteti. Le famiglie di api sono nella delicata fase di crescita e di sviluppo. È il momento, come ogni anno, della collaborazione fra frutticoltori e apicoltori nel ambito di un progetto dell’APAS - Associazione Produttori Apistici della provincia di Sondrio denominato “Servizio di impollinazione frutteti”. Un progetto importante per i frutticoltori perché dà la sicurezza di poter avere una buona fecondazione dei fiori e quindi di raccogliere poi frutta più sana, ben sviluppata, croccante e dolce. È quindi loro precipuo interesse seguire le corrette indicazioni fornite dalle Cooperative Ortofrutticole. «Se qualcuno effettua in questo periodo trattamenti impropri – dicono dall’associazione apicoltori di Sondrio – danneggia gli apicoltori per la moria di api che provoca ma arreca un grave danno alla stessa frutticoltura, che la legge ha voluto proteggere (Legge Regionale n. 5 del 24 marzo 2000: “è fatto divieto di effettuare trattamenti insetticidi ed acaricidi: a) sulle piante legnose ed erbacee dall’inizio della loro fioritura alla caduta dei petali; b) su gli alberi di qualsiasi specie qualora siano in fioritura le vegetazioni sottostanti, salvo che queste ultime siano preventivamente sfalciate”)». Ma l’appello degli apicoltori non si ferma qui. Secondo l’Apas sondriese sarebbe «opportuno anche moderare e limitare il più possibile i trattamenti anticrittogamici, comunque dannosi alle api con l’invito ad effettuarli prima dell’alba e dopo il tramonto. Consigliamo di effettuare uno sfalcio del tarassaco (“soffioni” o “dente di cane”) per ottenere un maggior interesse delle api nei confronti dei fiori di melo. Al di là del possibile accertamento della presenza o meno di insetticida nella miscela irrorata con le analisi del caso, riteniamo sia da preferire la via della fiducia. Basta infatti solo il gesto di uno o di pochi frutticoltori per creare forti danni, a tutti ma soprattutto a quella fiducia ed armonia che deve regnare fra apicoltori e frutticoltori: i primi per avere frutta bella ed i secondi per poter disporre di una piccola integrazione di reddito con questo servizio. Si segnala – concludono dall’Apas – che già alcuni apicoltori hanno declinato l’invito a portare i propri alveari nelle zone frutticole. È un campanello d’allarme che deve preoccupare e deve costituire un forte stimolo per tutti ad una maggiore attenzione all’impiego degli antiparassitari nelle zone agricole ad alta specializzazione». su www.gazzettadison drio.it/vittoria . Le prossime “miniconferenze” in programma, sempre a partire dalle ore 18.00, saranno martedì 5 maggio, con l’incontro dal titolo “Verso la Giornata nazionale per la donazione degli organi” in collaborazione con l’Aido provincia- le di Sondrio e, il giorno successivo, mercoledì 6 maggio “La Valtellina 2009 e un suo modello di riferimento con la sua industria enoagroalimentare”, con Guido Visini componente della Giunta nazionale di Confindustria, in collaborazione con Lions Sondrio Host. Seguiranno, sempre in maggio, “La Valtellina 2009 vista attraverso i suoi dialetti”, con Gabriele Antonioli vicepresidente dell’Istituto di dialettologia ed etnografia di Valtellina e Valchiavenna; “La Valchiavenna ieri e oggi”, con Guido Scaramellini Presidente Centro Studi Storici Valchiavennaschi. CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 P A G I N A 35 LA RICERCA PROMOSSA DALL’AZIENDA OSPEDALIERA UN QUADRO POSITIVO PER LA PROVINCIA Benessere e salute negli anziani È stato un pomeriggio di festa per un gruppo di vivaci ultraottantenni di Valtellina e Valchiavenna quello organizzato lo scorso giovedì dall’amministrazione provinciale nella sala consigliare di palazzo Muzio. Un «momento di contatto» lo ha definito il presidente della Provincia Fiorello Provera che, rivolgendosi ai presenti ha domandato quando ci si debba davvero sentire vecchi. «Quando non si hanno più sogni e speranze da realizzare – ha affermato Provera –, quando ci si sente sordi e vuoti e davanti alla vita. Ma non è così per voi che siete qui oggi». L’assessore con delega allo sport, Elisabetta Ferro Tradati, ha poi spiegato il senso dell’incontro. «Il mio assessorato – ha esordito la Ferro Tradati – si occupa dei giovani, ma volevamo fare qualcosa anche per gli anziani. In collaborazione con la dottoressa Cristina Manca abbiamo voluto identificare le persone non più giovani che con attività motoria o abitudini fisiche avessero ancora una buona qualità di vita, grazie alle impagabili caratteristiche della nostra provincia quali ambiente, alimenti e abitudini di vita supportate da una società che permette ancora di vivere bene anche in età avanzata. Voi – ha proseguito rivolgendosi agli anziani presenti –, siete veramente dei grandi rappresen- Attraverso un questionario che ha coinvolto quasi duecento persone è stato possibile tracciare un quadro dello stato di salute e delle abitudini della popolazione non più giovane a cura di ALBERTO GIANOLI tanti della nostra gente». «Siamo sempre molto attenti a quelle che sono le fasce più giovani – ha aggiunto Giulio De Capitani, presidente del Consiglio regionale –, ci curiamo dei loro problemi, ma spesso non siamo capaci di acquisire le esperienze maturate da quelle che sono le persone che hanno maggior esperienza. Se la nostra regione è arrivata agli attuali standard, anche di carattere economico, lo deve a chi ha lavorato prima di noi e per noi. Credo allora che non sia casuale una significativa presenza di anziani ancora attivi in provincia di Sondrio». Una presenza che è stata monitorata da uno studio condotto dall’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna con il coordinamento del direttore sanitario Cristina Manca. “Benessere negli anziani” il tema dell’indagine su stili di vita e abitudini alimentari virtuose, difesa delle attività tradizionali, biodiversità, spazi naturali e servizi che contribuiscono alla longevità sana degli anziani che vivono in provincia di Sondrio. «Abbiamo intervistato 180 anziani – ha spiegato la dottoressa Manca – per raccogliere una serie di informazioni importanti. Abbiamo cercato di capire con chi vivono le persone anziane? Un elemento determinante è che 2/3 donne degli ultraottantenni sono donne e 1/3 uomini. Gli uomini oltre gli 80 anni per 2/3 vivono con la moglie, mentre il 40% delle donne vivono da sole. Gli uomini vanno, in media, 7 anni prima delle donne in casa di risposo, non perché sono malati ma perché faticano a gestirsi da soli. Sono di più le donne che, rispetto agli uomini, vivono con i figli: questo vuol dire che tante nonne contribuiscono ancora ad aiutare in casa. Abbiamo poi domandato cosa mangiano gli anziani e la risposta è stata che, sostanzialmente, si nutrono come i giovani: carne, verdura e farinacei, ma in Valtellina ci sono grossi mangiatori di patate. Il 90% degli intervistati mangiano patate più di una volta alla settimana. L’olio viene utilizzato da pochi e il burro da tutti gli intervistati. Soltanto il 50% confessano di mangiare i dolci, ma è un dato al quale non credo perché, per mia esperienza, i dolci vengono mangiati da tutti. Negli anziani però è stato creato un senso di colpa per cui chi mangia i dolci fa qualcosa che fa PRECOCEMENTE UN PROGETTO PER I GIOVANI Per prevenire il disagio recocemente, il progetto per l’intervento precoce nelle psicosi giovanili, finanziato dalla Regione Lombardia e fortemente voluto dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna (Aovv), entra nel vivo. L’iniziativa presentata qualche settimana fa dai vertici dell’Aovv e dell’Azienda sanitaria locale (Asl) ha visto l’attivazione di un gruppo di lavoro multiprofessionale (psicologi, psichiatri ed educatori) così come di un apposito servizio denominato “TempoZero”. «Tutto il lavoro si basa sulla scommessa di entrare in contatto con il mondo dei giovani - spiega il direttore del Dipartimento di Salute Mentale dr. Mario Ballantini - per intercettare un bisogno sommerso e offrire un aiuto mirato e personalizzato. Le modalità di comunicazione scelte dall’equipe ben si sposano con lo spirito di un servizio che vuole essere accessibile e flessibile, senza che sui soggetti a rischio pesino il pregiudizio e la stigmatizzazione. Ecco perché sono in distribuzione proprio in questi giorni delle cartoline, che P oltre a descrivere in modo chiaro gli obiettivi del progetto, spiegano dove, quando e come è possibile contattare il gruppo di lavoro. Se questa bella cartolina prosegue Ballantini - resterà nelle mani dei ragazzi anche solo il tempo di leggerla fino in fondo avremo già raggiunto il nostro obiettivo». «Ci proponiamo - aggiunge la coordinatrice del progetto, dott.ssa Tiziana Baruffini - di offrire un aiuto integrato e individualizzato a chiunque esprima il bisogno di confrontarsi e parlare rispetto al disagio psicologico. Se cominciare a parlarne - conclude Baruffini - ci consente di intervenire precocemente aumentando la possibilità di guarigione, perché aspettare? Insomma non bisogna avere paura di chiedere aiuto ed è possibile farlo in diversi luoghi e modi». Il servizio, è attivo il lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle ore 14.00 alle ore 19.00 presso l’Informagiovani a Palazzo Martinengo n. 1 a Sondrio. È possibile, inoltre, ricevere aiuto e ascolto inviando un semplice sms ai numeri riportati sulla cartolina. “TempoZero” corre anche in rete: il sito internet di riferimento è www.tempozero.info; oppure basta scrivere una mail a scrivici@tempoze ro.info; o cercare tempozero su Facebook. Il prossimo 7 maggio, infine, proprio per dare la massima visibilità alla nuova iniziativa e per sensi-bilizzare sul problema, a Sondrio, presso il Cinema Excelsior, a partire dalle ore 20.30 si terrà l’incontro I giovani e il disagio mentale: prevenire è possibile. Il dottor Mario Ballantini aprirà i lavori con un intervento su “Riconoscere e prevenire il disagio mentale”, con la presentazione del progetto “Precocemente”. Alle ore 20.45 sarà proiettato il film di Craig Gillespie, datato 2007, dal titolo Lars e una ragazza tutta sua. Lars Lindstrom, un uomo molto timido e introverso, decide un giorno di presentare a suo fratello Gus e alla moglie di lui, Karen, un’amica che ha conosciuto attraverso internet: bianca. con grande sgomento, Gus e Karen scoprono che bianca non è una donna in carne ed ossa ma una bambola di dimensioni umane con cui Lars si relaziona come se fosse vera. sconvolti, i due deci- male alla salute. Considerando che gli anziani perdono il sapore sul salato, ma conservano quelli sul dolce, io consiglio a tutti di mangiare dolci. Praticamente tutti gli uomini e 2/3 delle donne hanno detto che bevono vino. In Valtellina non c’è l’abitudine dei super alcolici, ma quella al vino e consolidata e un bicchiere a pasto lo si può bere. Il caffè e il the vengono bevuti da tutti. Un altro dato interessante riguarda le abitudini: le signore continuano ad occuparsi della casa, gli uomini dell’orto o della vigna e vanno un po’ più a passeggio. Quasi nessuno partecipa alle associazioni degli amici degli anziani o ai circoli culturali e ricreativi. A quell’età si fa vita in famiglia o vita da soli. I cir- coli sono rivolti a persone più giovani: io penso che questo debba far riflettere chi fa iniziative nel sociale. Tutti, indistintamente uomini e donne, guardano la televisione che è un veicolo di comunicazione importante e che raggiunge tutti. I programmi seguiti sono però quelli pomeridiani o in prima serata perché gli anziani vanno a letto presto. Due parole vanno spese sull’uso dei farmaci: quasi tutti gli anziani sani prendono i farmaci da soli e questo rappresenta un rischio. Assumono, a volte, farmaci che non servono e fanno male. È noto che più farmaci si prendono e più aumenta il rischio di danni da farmaco. In particolare, nella nostra provincia, si abusa di psicofarmaci: c’è chi prende alla sera il Tavor per dormire, come se fosse una caramella. Anche i lassativi sono pericolosi perché possono disidratare in maniera drammatica e far cadere. Antidolorifici, quali l’Aulin, vengono molto utilizzati: i dolori sono comuni a molti e numerosi anziani hanno l’artrosi cervicale, ma da qui a prendere gli antidolorifici ce ne passa. Sono farmaci che possono danneggiare i reni o lo stomaco». Al termine della presentazione dello studio, i rappresentanti dell’amministrazione provinciale hanno consegnato a ciascun anziano presente un piccolo pensiero, differente per uomini e donne, in segno di ringraziamento per la disponibilità data nel corso dell’indagine. XX EDIZIONE OLIMPIADI SULLA NEVE SPECIAL OLYMPICS L’associazione Handy Sport Livigno ha organizzato la XX edizione delle Olimpiadi sulla neve Special Olympics. Sulle nevi di Livigno dal 20 al 24 aprile una quarantina di gruppi ed associazioni che si dedicano alle persone disabili si sono fronteggiate nelle discipline di slittino, di sci di fondo, di triathlon unificato e di sci alpino. Una serie di attività correlate hanno arricchito la speciale settimana dei quasi 400 concorrenti: la mostra “Venti anni di Olimpiadi a Livigno”; una camminata Nordic Walking; una serata di Gala; pranzi e cene in compagnia presso Plaza Placheda. La manifestazione è principalmente una bella occasione di incontro e di festa. Il coinvolgimento di molti volontari, l’impegno di tante strutture ricettive e ricreative, la disponibilità e l’attenzione di tutti i livignaschi nei confronti dei partecipanti alle Olimpiadi dei Disabili è da anni la caratteristica preminente di questa iniziativa che sa coinvolgere ed aiuta a crescere l’intera comunità. Le Olimpiadi dei Disabili sono anche un’opportunità di crescita e di comunicazione delle esperienze delle diverse realtà educative che vi partecipano. In questa direzione va letto il coinvolgimento delle scuole, da quella dell’infanzia alle primarie e secondarie, che si è concretizzato soprattutto nella partecipazione alla sfilata e alla cerimonia di apertura svoltesi nel pomeriggio di martedì 21 aprile durante le quali è stato possibile ammirare i cartelli ed ascoltare l’inno che gli scolari hanno preparato appositamente per la ventesima edizione delle Olimpiadi livignasche. Le scuole dell’infanzia di S. Maria, S. Rocco e S. Anna hanno preparato per ogni gruppo partecipante un quadro ricordo della manifestazione. Durante le singole gare i ragazzi delle scuole hanno sostenuto con il tifo ogni singolo concorrente ed hanno accompagnato i concorrenti più in difficoltà. Sebbene le gare la prevedano, la classifica finale non è così importante da scontentare qualcuno: tutti escono vincitori e soddisfatti. Per l’ottima organizzazione, da parte di tutti i partecipanti sono giunti i complimenti al Centro Diurno Disabili di Livigno (CDD) e all’Handy Sport Livigno, l’Associazione sportiva, senza fini di lucro, costituita il 19 marzo 1992 allo scopo di promuovere attività sportive finalizzate all’integrazione dei portatori di handicap e alla diffusione, conoscenza e pratica degli sport per disabili favorendo la loro partecipazione a manifestazioni proposte anche da altri enti. Handy Sport Livigno aderisce, inoltre a Special Olympics Italia l’organismo onlus, riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale che promuove, organizza e partecipa a manifestazioni sportive nazionali ed internazionali di sci alpino – sci nordico – racchette da neve e bocce. “Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze” è il giuramento alle manifestazioni di Special Olympics. QUINTO BORMOLINI dono di rivolgersi al medico di famiglia, che spiega loro che Lars è vittima di un profondo blocco emozio- nale. Al termine, intorno alle ore 22.30, è previsto un momento di dibattito. La serata del 7 maggio è a ingresso libero. Per tutte le informazioni contattare il numero di telefono: 366.66.87.739. P A G I N A 37 SPOR T SPORT IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 CANOTTAGGIO AMPLIATA LA BASE DEGLI ATLETI CON GLI ISTITUTI S. MARIA E IPSIA RIPAMONTI Lario: Progetto disabili anno II I contributi del Comune di Como e della Fondazione Cariplo garantiranno un programma di lavoro quadriennale pagina a cura di LUIGI CLERICI " C ro del canottaggio disabili ha annunciato il desiderio di portare ai prossimi Mondiali di Poznan non solo un “quattro con” di disabili fisici, ma anche un equipaggio di disabili mentali. In tal senso la Griz- L’Adaptive Rowing è ormai una realtà in Italia, il “quattro con” azzurro è campione paralimpico in carica e sarà l’equipaggio da battere anche ai Mondiali di Poznan in Polonia (dal 23 al 30 agosto). Il responsabile tecnico della nazionale Adaptive, Paola Grizzetti ha l’obiettivo di portare anche un equipaggio di disabili psichici ai Mondiali. La Fisa, Federazione inter- 3 punti d'oro E ravamo in pieno inverno, e con ancora Corrado Cotta in panchina, quando il Como conquistava la sua ultima vittoria esterna in quel di Trento con il Mezzocorona prima di domenica scorsa quando gli azzurri, dopo aver battuto il Carpenedolo per 1-0 al Sinigaglia la settimana precedente, si sono ripetuti in un paese posto a pochi chilometri, ovvero a Montichiari. Il Como ha vinto per 2-1 e rilancia, quindi, in modo prepotente le proprie ambizioni di play-off. Tutt’altro che in discussione, visti i risultati delle dirette rivali. risponde “presente”. Questo, grazie all’Istituto Villa Santa Maria di Tavernerio, della presidente Gaetana Mariani, e del terapista Fausto Panizza. “Fausto - ha ricordato Molteni - è ormai un amico Cos’è l’Adaptive Rowing... CALCIO VITTORIA ESTERNA Dopo oltre tre mesi gli azzurri vincono lontano dal Sinigaglia e si candidano per un posto nei play-off zetti ha chiesto la collaborazione delle società sportive italiane e la “Lario - ha detto Molteni - con il sostegno di tutto il consiglio e, in particolare, del neopresidente della sezione adaptive, il dottor Paolo Tornari, In vetta, il Varese è stato superato per 2-1 dalla Pro Vercelli e la sua leadership è ora in pericolo. L’Alessandria, infatti, ha ribaltato la situazione in quel di Pizzighettone rimontando un gol e vincendo per 3-1. Ora le distanze degli “orsi grigi” dalla vetta è di soli due punti con ancora tre partite da giocare. E dopo queste due squadre troviamo proprio il Como, vincitore a Montichiari per 2-1, insieme all’Olbia che ha sconfitto per 1-0 il Rodengo Saiano che, in questo momento appare la candidata principale per essere esclusa dalla fase finale del campionato, essendo alla seconda sconfitta consecutiva. L’ultimo posto utile per i play-off è ora appannaggio della Sambonifacese che ha battuto il Mezzocorona. Domenica, il Como al Sinigaglia per affrontare l’Alto Adige. nazionale di canottaggio ha infatti ulteriormente diviso le categorie di partecipanti. Le categorie Sono diverse le classi di barche, ossia le specialità dell’Adaptive. La prima divisione riguarda la possibilità o meno di poter utilizzare alcune parti del corpo. LTA (Legs “gambe” Trunk “tronco” - Arms “braccia”) è per gli atleti ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ i rivediamo a quasi un anno di distanza dalla prima gara di Adaptive Rowing, il canottaggio per disabili ha esordito il presidente della Canottieri Lario G. Sinigaglia, Enzo Molteni alla presentazione del progetto disabili 2009 - e per poter annunciare che il “progetto disabili” della Canottieri Lario prosegue e possiamo guardare con ottimismo al futuro. Con un contributo di 5mila euro dell’amico vicesindaco, assessore allo Sport e ai Servizi Sociali, Francesco Cattaneo, finalizzato al progetto e con il sostegno della Fondazione Cariplo, che ci consentirà di dotare la nostra sede dei requisiti per l’accesso ai disabili, oltreché di sostenere l’attività dell’Adaptive, possiamo ora allargare ulteriormente la nostra base di atleti e pensare in grande. Oggi la Canottieri Lario è una delle 15 società italiane affiliate alla Federazione per l’Adaptive Rowing”. Recentemente Paola Grizzetti, commissario tecnico della nazionale Adaptive Rowing, parlando del futu- della Lario, un amico del canottaggio, che ha respirato per tanti anni nella sua Mandello Lario grazie al medico e all’oro di Seul, Piero Poli”. “I contatti con il commissario tecnico azzurro Paola Grizzetti sono costanti - ha detto Panizza, presente ieri con la neuropsichiatria infantile Cinzia Triscari -. Paola ha chiesto di portare ad allenarsi nel centro federale di Gavirate due nostri atleti, Luca Varesano e Beatrice Livio, non è detto che uno dei due o entrambi possano entrare nella nazionale Adaptive”. Molteni ha annunciato poi l’allargamento del progetto all’Ipsia Ripamonti. “Se con Villa Santa Maria vogliamo proseguire questa splendida collaborazione - ha detto ancora Molteni - per la necessità di allargare la base, grazie in particolare al nostro consigliere, Maurizio Ballabio, che nella scuola di via Belvedere gioca in casa - la moglie Caterina è una del- che possono usare tutto il corpo nel gesto. La categoria comprende i non vedenti, gli amputati ad un arto, gli affetti da altre disabilità fisiche che non compromettono completamente i movimenti (gambe, tronco e braccia) e i disabili mentali. TA (Trunk “tronco” Arms “braccia”) è per chi non ha l’uso delle gambe. Il sedile è fisso. Si gareggia in singolo e in doppio misto, un uomo e una donna A (Arms “braccia”) è per chi può utilizzare solo le braccia, ossia generalmente chi ha lesioni alla colonna vertebrale. Le gare vengono effettuate in songolo. Le gare dell’Adaptive si svolgono sulla distanza dei 1.000 metri, ossia la metà della distanza olimpica del canottaggio (2.000). le insegnanti di sostegno è nata la collaborazione con l’Ipsia Ripamonti di Como del preside Pasquale Clemente. La Ripamonti di Camerlata è la scuola superiore di riferimento provinciale per i disabili, ne gestisce una settantina che a turno stanno provando, con i loro insegnanti e il nostro prezioso collaboratore e docente Isef, Andrea Tenca, il canottaggio qui alla Lario. “Devo ringraziare la Canottieri Lario per questa opportunità - ha detto la prof.ssa Fabrizia Turconi, referente per le attività sportive dei disabili alla Ripamonti -. Siamo al giro di boa, ossia una quarantina di nostri ragazzi hanno già provato il canottaggio e a breve li porteremo tutti e 70; c’è grande entusiasmo per questo progetto che ha avuto l’appoggio dell’ufficio scolastico provinciale, qui rappresentato da Laura Peruzzo e Pietro Gini che ci sono sempre vicini. La Ripamonti è anche Centro servizi per la provincia di Como, quindi potremmo estendere il progetto anche ai disabili di altre scuole”. Uno sguardo infine al futuro ai tanti appuntamenti. “Il calendario remiero prevede due gare a Torino e Gavirate. A noi della Lario piace sognare e sarebbe bello essere presenti almeno ad una delle due gare con due equipaggi - ha concluso Molteni -. Sarà difficile, forse impossibile, ma il prossimo anno si vorrebbe partecipare a tutte le manifestazioni con propri equipaggi e magari organizzare una regata”. IMPIANTI SPORTIVI STADIO CITTADINO AL CENTRO DI UN DIBATTITO Il Sinigaglia torna a far parlare La città voleva recuperarlo già negli anni ‘80 ma non se ne fece nulla. Ora c’è chi rilancia questa idea: Calcio Como da un’altra parte C orrevano i gloriosi, almeno per il Calcio Como, anni ‘80 ed uno degli argomenti preferiti del momento era trovare una nuova collocazione per lo stadio cittadino. Troppo vicino al centro, senza parcheggi, di difficile controllo per le forze dell’ordine... se ne sono dette sempre tante e si sono fatte idee ed anche progetti (in primis l’area che accolse papa Giovanni Paolo II nel 1996 alle porte della città) eppure lo stadio Sinigaglia, nel frattempo sottoposto a ripetuti restyling, è ancora lì. Ma da qualche settimana lo storico impianto, costruito nel 1927 (anche se di quella costruzione ormai non rimane più nulla) è tornato a far parlare di sè. Architetti e parte del mondo politico hanno affermato a chiare lettere che l’impianto cittadino dovrebbe recuperare la sua funzione originale, quindi ospitare non solo partite di calcio, ma anche altri eventi sportivi e di intrattenimento. E il Como che si arrangi! Come in tutti i dibattiti c’è chi, invece, ha affermato che forse una mano al Como bisognerebbe darla e che mettere alla porta la società lariana non è poi un gesto da condividere. Sicuramente Como è unica anche in questo senso. Certo, non sono da condividere atteggiamenti politici che hanno sostenuto con denaro di tutti squadre di calcio e impianti sportivi (come accadeva nel centro e nel meridione d’Italia in passato, oggi, fortunatamente, un po’ meno), ma a Como il Calcio Como, quando “il giocattolo funzionava”, non come adesso dove, comunque, è una “macchietta” rispetto al passato, ha sempre dato fastidio. Niente posteggi e possibilità limitata di fare shopping, città blindata, magari incidenti, tanta gente... insomma la flemmatica calma di queta cittadina addormentata era messa a repentaglio da una squadra che, dopo tutto, veleggiava tra serie A e serie B. A prescindere comunque dalle idee politiche forse il futuro del Como, o del calcio in generale, deve trovare altri spazi perché le nuove regole sulla sicurezza degli impianti sportivi pongono dei vincoli che questa struttura non può sopportare a meno di investimenti che finirebbero per rattoppare un vestito ormai logoro. P A G I N A 38 MASSMEDIA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 2 MAGGIO 2009 RIFLETTERE FRA VALORI E MARKETING FAMIGLIA... QUALE TV? « L a famiglia nella televisione italiana” è il tema di una tavola rotonda a porte chiuse promossa a Roma dal Fiuggi Family Festival (Fff). Sulla questione i manager della tv pubblica e privata si sono confrontati con gli esperti del Forum delle associazioni familiari. NON DIMENTICARE LA FAMIGLIA “È sotto gli occhi di tutti come oggi la televisione sostituisca spesso, nell’educazione e nell’intrattenimento dei bambini, il ruolo che da sempre hanno ricoperto i nonni. Oggi il nonno è morto nella famiglia italiana. O sta morendo. E la perdita di questo ruolo fondamentale ha creato indubbiamente un vuoto”. Lo ha detto, aprendo i lavori dell’incontro, il regista Alessandro D’Alatri, che quest’anno sarà il presidente della giuria internazionale che giudicherà le dieci opere in concorso alla seconda edizione del Fiuggi Family Festival, in programma dal 25 luglio al 1° agosto. Secondo D’A-latri, ci troviamo in un’impasse giuridico e istituzionale che andrebbe risolto: “Oggi una coppia che fa figli è sola. La famiglia è stata dimenticata dalla legislazione. Siamo al paradosso: la coppia divorziata ha spesso dei vantaggi rispetto alla coppia sposata, ad esempio in termini fiscali o nel punteggio per l’iscrizione dei propri figli all’asilo”. Inoltre, il regista considera più pericolosi della tv internet e i videogiochi. “Tra i media oggi alla portata dei bambini, il web - sostiene D’Alatri - non è soltanto molto più diversificato nei contenuti, ma è anche meno controllabile. Non sarebbe male che la tv insegnasse ai bambini e ai giovani come utilizzare internet”. D’Alatri ha quindi ribadito la necessità che “nel cinema come nella tv non siano solo i dati freddi del marketing a decidere le linee editoriali e gli argomenti, ma anche i valori che fanno parte della nostra storia e della nostra cultura”. L’IMPORTANZA DEI VALORI “La tv - ha ammesso Jaime Ondarza, di “Turner Italia” (Cartoon network, Boomerang e Boing tv) - è di fatto un modello culturale per l’educazione e stabilisce continuamente dei modelli. Per questo chiedo alle famiglie di continuare sempre e comunque a pungolarci, per mettere a punto insieme un’offerta televisiva sempre migliore”. La famiglia, a giudizio di Marcello Giuseppe Ciannamea, vicedirettore marketing Rai, “guarda la televisione per stare insieme, divertirsi e interagire. Spero che il mon- LAURENZIANA, APPLAUSI IN EUROPA La Corale Laurenziana di Chiavenna protagonista in quella che probabilmente è la più importante manifestazione dedicata al canto corale in Europa. Ampi riconoscimenti nella settimana dedicata alla 45esima edizione del Montreux Choral Festival per la compagine femminile presieduta da Giordano Sterlocchi e diretta dal maestro Ezio Molinetti. Unico coro italiano, invitato la Laurenziana si è confrontata con il meglio del canto corale a livello continentale. Diciannove cori provenienti da tutta Europa, si sono contesi il primo premio nella splendida località svizzera. Riconoscimento andato al Coro Giovanile della Televisione Estone di Tallin. Per il concorso, tenutosi nel teatro di Vevey, la Corale Laurenziana è stata inserita tra i cori che hanno ottenuto la “categoria di merito” con una valutazione di “Bien”. Un risultato eccellente, ma che sta un pelo stretto alle voci della Valchiavenna, che avrebbero potuto tranquillamente ottenere un “Tres Bien” dalla severissima giuria: «Siamo molto soddisfatti dell’esperienza - commenta il presidente Sterlocchi - che ci ha visto competere con cori di livello assoluto, praticamente professionistico, provenienti certo non da realtà territorialmente piccole come la nostra. L’esibizione durante il concorso è stata eccellente, siamo arrivati molto preparati all’appuntamento. Ormai tra i cori femminili la Laurenziana può competere con tutti. Quando si tratta di gareggiare con le compagini giovanili, invece, queste hanno solitamente un livello irraggiungibile grazie alle grandi scuole che hanno alle spalle». Durante la settimana la Laurenziana ha avuto modo di esibirsi più volte e in contesti diversi. Mercoledì 15 aprile, oltre all’esibizione del concorso, Ezio Molinetti ha guidato le voci femminili della città del Mera in un piccolo concerto andato in onda sulle frequenze di Radio Chablis e in un’esibizione serale al Teatro Casinò. Venerdì 17 esibizione al Castello di Chillon, per finire con i due canti durante la cerimonia di palmares tenutasi al Teatro Stravinsky di Montreaux nella giornata di sabato. La Laurenziana nella serata di sabato ha presenziato anche al concerto di gala dell’incredibile coro “Tenebrae” di Londra. D.PRA. do delle associazioni familiari ci aiuti, attraverso le esperienze, a declinare nel migliore dei modi questi tre elementi in un’offerta televisiva di qualità”. Maria Mussi Bollini, capostruttura “bambini/ragazzi” e coordinamento “cartoni Rai Tre”, ha denunciato “la mancanza di cultura dell’infanzia nella società di oggi, tanto in televisione quanto in famiglia. Le stesse famiglie spesso non aiutano i ragazzi o i bambini nella scelta dei programmi. In realtà, il vero problema è una seria cultura dell’informazione che nel nostro Paese non c’è”. Dello stesso avviso anche Gianfranco Noferi, direttore di “RaiSat ragazzi” e responsabile di “Rai Gulp”: “La soglia si sta abbassando, i cartoni animati sono sostituiti dai seriali già a partire dalle fasce d’età dei sette anni”. Noferi auspica una “collaborazione tra chi fa tv e le associazioni familiari per realizzare insieme prodotti più adatti e più mirati. I bisogni delle famiglie, che sono per noi i principali azionisti, sono fondamentali”. Dell’importanza di una nuova e più mirata offerta televisiva per i bambini, è consapevole anche Luca Milano, (Raifiction): “Noi produciamo fiction e cartoni animati, e pensiamo che sia importante che esista una produzione rivolta decisamente ai bambini. Per la tv del servizio pubblico i valori sono importanti e imprescindibili”. Per Elisabeth de’ Grassi, direttore programmi di “Disney Channel”, “il primo obiettivo è quello di stimolare attraverso i prodotti tv le conversazioni all’interno della famiglia. Oggi i bambini hanno sempre Tele IL comando DOMENICA 3 MERCOLEDÌ 6 Le frontiere dello Spirito, C5,8,50. Mons. Ravasi commenta Romani 8,11. M. C. Sangiorgi ci porta in Senegal. Racconti di vita, Rai3, 12,55. Epilessia una vergogna? Attualità. Rebecca, la prima moglie, La7, 14,00. Io ti salverò, La7, 17,40. Due capolavori di A. Hitchock. Enrico Mattei, Rai1, 21,30. Miniserie con M. Ghini. Mattei fu uno degli artefici della ripresa economica dopo la guerra fondando l’ENI. Numbers. Rai2, 21,45 Telefilm polizieschi. Report, Rai3, 21,30, Manicomio all’italiana. La situazione dei malati mentali a 30 anni dalla legge 180 che chiuse i manicomi. La mummia, il ritorno, It1, 21,20. Film d’avventura fantastico con B. Frasier. The gift, C5, 23,30. Film drammatico coi toni del Thriller e una brava C. Blanchett. Speciale Tg1, Rai1, 23,35. Attualità. Glob, l’osceno del villaggio, Rai3, 23,35. Un programma sulla comunicazione e la satira conduce Enrico Bertolino. Il caso Thomas Crawford, Rai1,21,10. Film drammatico con H. Hopkins. Chi l’ha visto?, Rai3, 21,10. Arma letale, R4, 21,10. Film d’azione con B.Willis e D.Glover. Una coppia azzeccata. Tentazioni d’amore, Tsi, 21,00. Bel film commedia che tocca temi importanti come l’amore, il celibato dei preti, l’amicizia in modo leggero ma serio. Da vedere. La storia siamo noi, Rai2, 23,35.Documentario. Matrix, C5, 23,15. Attualità. LUNEDÌ 4 Enrico Mattei, Rai1, 21,10. Ultima parte. L’infedele, La7, 21,10. Programma d’attualità con Gad Lerner. Senza traccia, Rai2, 21,05. Telefilm investigativi. Il comandante Flo rent, Rete4, 21,10. Telefilm poliziesco. 0007 la spia che mi amava, Rai3, 21,10. Con Roger Moore. I Cesaroni, C5, 21,10. Fiction nostrana. MARTEDÌ 5 Solo 2 ore, Rai2,21,10. Film d’azione con B. Willis. Un trasferimento di routine di un prigioniero diventa … Ballarò, Rai3, 21.10. Attualità. Cast away, R4, 21.10, Film di spessore con T. Hanks naufrago per 4 anni su un’isola deserta dopo essere sopravvissuto ad un incidente aereo. Colorado, It1, 21,10. Varietà. Crossing Jordan, La7, 21,10. Telefilm polizieschi. L’ultimo bacio, C5, 23,30. Le vicende di 4 amici trentenni che non vogliono crescere raccontate con simpatia e verità da G. Muccino. meno bisogno di essere accuditi e sempre più bisogno di essere guidati. La tv deve fornire una risposta a questa urgenza educativa”. LINGUAGGIO COMUNE “L’idea di parlare della famiglia nella televisione non ha intenti provocatori - ha sostenuto Andrea Piersanti, direttore artistico del Fff -. Vogliamo invece aprire un tavolo di lavoro alla pari, tra coloro che quotidianamente fanno televisione e i rap- TEATRO A REGOLEDO Regoledo si appresta a festeggiare i vent’anni di vita del Gruppo Teatro Oratorio “Il Monello” con tre spettacoli, preparati dal gruppo stesso. Ecco il programma della Rassegna Teatrale: • 2 maggio Il Monello Junior - Ditelo con i fiori • 22 maggio / 23 maggio Il Monello Senior - La Murusa del me um • 2 giugno Il Monello Giovani - Il fantasma del povero Piero Inizio spettacoli, presso il teatro Frassati di Regoledo, alle ore 20.45. GIOVEDÌ 7 Butta la luna 2, Rai1, 21,10. Fiction . Falò, Tsi, 21,00. Attualità. The rock, Rai3, 21,10. Film d’azione spettacolare con S. Connery. Il commissario Cordier R4, 21,10. Telefilm polizieschi. Come Harry divenne un albero, Iris, 21,00. Film irlandese ambientato negli anni ’20. Uno dei sette, Rai2, 23,35. Dall’aula al palcoscenico. Opera nata da un progetto educativo coi ragazzi di Napoli. VENERDÌ 8 Piper, C5, 21,10. Sei puntate sei storie che ruotano attorno al famoso locale romano. E.R. medici in prima linea, Rai2, 21,05. Behind enemy lines, It1, 21,10. Film di guerra con G. Hackman. Missione di salvataggio di un pilota in Serbia. Premio David di Donatello, Rai1, 22,50. Gli oscar del cinema italiano. SABATO 9 TV Talk, Rai3, 9,00. Analisi della Tv. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Poirot, R4, 15,00. Telefilm. A sua immagine, Rai, 17,10. Rubrica religiosa. Ti lascio una canzone, Rai1, 21,10. Gara musicale tra giovanissimi Cold case, Rai2, 21,05. Telefilm investigativi. Ulisse, Rai3, 21,30. Doc. Codice Magnum, R4,21,10. Poliziesco. Perfetti innamorati, C5, 23,45. Simpatica commedia con J. Robert e J. Cusack. a cura di TIZIANO RAFFAINI presentanti delle associazioni familiari. Le decisioni prese in televisione derivano per l’80% dei casi dai dati marketing. Questi dati, però, sono informazioni fredde e, seppure utilissime per gli addetti ai lavori, non possono rappresentare gli unici parametri per la scelta e la definizione di una linea editoriale. Noi vogliamo dare a chi fa televisione informazioni calde, qualcosa in più di un semplice focus group, stabilire regole per un linguaggio comune ed elaborare progetti da realizzare insieme. Televisione e famiglia sono due mondi per forza di cose destinati a parlarsi”. Nell’occasione il presidente del Fff, Gianni Astrei, ha ricordato il terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo e ha annunciato che il Fiuggi Family Festival si unirà anch’esso alla cordata di solidarietà, ospitando gratuitamente a Fiuggi per tutta la settimana del Festival tre famiglie dei territori terremotati individuate dalle sezione regionale dell’Abruzzo del Forum delle associazioni familiari. GIGLIOLA ALFARO