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Cassago Brianza
Anno XVII - Numero 05
Notiziario di informazione
parrocchiale
Editoriale
La Speranza
Mese di ottobre A.D. 2013
Sommario
"La Speranza"
(pagina 1)
di don Adriano Valagussa
sono ancora riuscito a leggere la nuova lettera pastorale che
Nilonnostro
Arcivescovo ha scritto a tutta la diocesi e che ha come
titolo: “Il campo è il mondo. Vie da percorrere incontro all’umano”
per cui non mi addentro nello specifico cammino che l’Arcivescovo
ci propone.
Mi sembra però utile, anzi direi necessario, iniziare il nuovo cammino richiamando me stesso e tutti voi a un atteggiamento di fondo
che chiamerei quello della speranza. C’è infatti il rischio di essere presi dalle cose da fare, con la sensazione di avere un altro impegno
da portare avanti da aggiungere a tutto quello che già si fa, quindi
da subito con un certo senso di peso da portare.
Scriveva Péguy: “Per sperare è necessario avere ricevuto una grande grazia”. Questo significa che il cammino che ci sta davanti con
gli impegni che ci sono richiesti va affrontato innanzitutto nella consapevolezza del grande dono della fede che ci è stato dato, e che
speriamo possa essere riconosciuto e accolto anche da altri. Il dono
che il Signore ci ha fatto e continuamente ci fa, la storia che il Signore con totale gratuità ha costruito nella nostra vita, pur con tutti i nostri difetti e peccati, facendoci sempre più scoprire la sua presenza familiare, piena di bellezza e di misericordia, capace di essere
risposta alla nostra vita, alla nostra umanità, è questo dono che ci fa
capaci di sperare di un passo in più per ciascuno di noi, e perciò anche per altri.
Siamo richiamati cioè a iniziare il cammino come un’occasione preziosa per la nostra vita prima ancora di preoccuparci delle cose da
fare. In fondo il gesto che il Papa ci ha chiesto di pregare e di digiunare per chiedere il dono della pace dice la stessa cosa: la pace deve innanzitutto cambiare me, muovere me perché possa sperare accada anche per gli altri.
La Settimana
agostiniana 2013
(pagina 2)
Intervista a
d o n C h a r l e s M a ka n ka
(pagina 4)
Don Sergio e il labaro
della "Sant'Agostino"
(pagina 6)
Che cos'è
l'Azione Cattolica?
(pagina 6)
Il mondo…
a tutto campo
(pagina 8)
Ricordi ed emozioni
dal Congo
(pagina 8)
L a " Pr e g h i e r a a c o l o r i "
di don Sergio
(pagina 10)
Il mio grazie, di cuore
(pagina 10)
C o n s e r v a t e l a Fe d e
e tramandatela
(pagina 11)
Montmartre
(pagina 12)
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ottobre 2013
2
Shalom
La Settimana agostiniana 2013
di Luigi Beretta
nche quest’anno, come di conA
sueto, il tema della Settimana
ha cercato di leggere l’attualità
corrente alla luce del pensiero di
Agostino. Considerato che siamo
nell’anno della Fede, proclamato
da papa Benedetto XVI, le relazioni della Settimana hanno esaminato “L’esperienza di Sant’Agostino” alla luce della Fede.
Dopo le celebrazioni religiose
nelle festività di santa Monica e sant’Agostino, la parte culturale della Settimana Agostiniana è iniziata sabato sera 31 agosto con una prima trattazione del
dott. Giuseppe Redaelli su “Il
tema della Fede nel commento di Agostino al Vangelo secondo Giovanni”.
Il pensiero di Agostino esaminato da Redaelli si trova
nell’opera “In Evangelium
Johannes Tractatus”, costituita da 124 discorsi scritti in un arco temporale che spazia dal 406
al 420 d.C. circa, quando innanzi
ai fedeli della città di Ippona, il
santo vescovo produsse una sorta di catechesi calata nella realtà
del quotidiano. In questi sermoni
la Fede ricorre come uno dei temi portanti che tocca da vicino la
sua esperienza personale di conversione. Essa determina il reciproco possesso del fedele da parte di Dio e di Dio da parte del fedele che in Lui si abbandona attraverso il legno della croce, identificato nel senso cristiano con la
nave, capace di traghettare verso un porto sicuro, e rende feconda la conoscenza.
La parola di Dio amministrata
dal predicatore diventa cibo
che nutre l’anima, associando
quindi l’immagine del pane alle
specie eucaristiche: parallelismo
che sarà assunto dai Padri conciliari durate il Concilio Vaticano II;
lui dispensa questa ricchezza ma
non la possiede. Per il cristiano la
Fede è il primo dono ricevuto da
Dio.
Nel commento all’incontro di Gesù con la Samaritana, l’esegeta
pone l’attenzione sul contrasto tra la potenza del Verbo e
l’umanità di Gesù. Nell’interpretazione del racconto della creazione Agostino sottolinea che Gesù “facendosi uomo nell’incarnazione, il Verbo divino si umilia e
assume la debolezza umana”. Il
cristiano deve attingere dalla debolezza di Cristo la sua forza. Nel
suo abbassarsi Cristo è “assimilato a una gallina”, volatile che per
la sua pesantezza non può volare
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contrapponendosi all’aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni.
Lunedì 2 settembre padre
Giancarlo Ceriotti Osa ha esposto le sue riflessioni riprendendo una frase degli scritti
di Agostino: “La Fede non è l’atteggiamento del corpo che si prostra, ma dell’animo che crede (De
catechizandis rudibus, 5,9) La Fede negli opuscoli e nei sermoni di
Agostino”. Egli ha fatto presente che gli studi agostiniani hanno beneficiato di un significativo approfondimento
nel corso degli ultimi anni, in occasione del centenario del battesimo di Agostino (387-1987) e della sua elezione a presbitero (3911991), soprattutto in ordine alla
teologia e spiritualità con particolare riferimento alla Chiesa e ai Sacramenti: lettera apostolica del
beato Giovanni Paolo II “Augustinum Hipponensem” e il contributo del ministero ordinario di Benedetto XVI, appassionato lettore
e devoto cultore del pensiero agostiniano.
Per il sommo Dottore la beatitudine della Fede “nasce dall’ascolto della Parola di Dio” e
accompagna il credente e “lo mette in relazione con Dio”. Padre
Giancarlo ha sottolineato l’atteggiamento di Maria, elogiata dalla
cugina Elisabetta perché “credette in virtù della Fede, concepì in
virtù della Fede” facendo la volontà del Padre. Perciò conta di più
per Maria “essere stata discepola
di Cristo che essere stata madre
di Cristo”; riflessione che ritorna
nei discorsi sul Credo. Uomini e
donne di Fede autentica si incontrano nei Vangeli: il centurione e
l’emorroissa.
La Fede è la chiave che “apre
il cuore” oppure, secondo
un’altra immagine, “è come una radice buona che trasforma la
pioggia in frutti”. Nel “De catechizandis rudibus”, il pensiero iniziale costituisce un prezioso
punto di riferimento per la vi-
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ta intellettuale, morale e
spirituale, così espresso: nel
cuore “dove io sono chiunque sono”. Il cuore è l’elemento vitale posto al centro dell’essere e di propulsione delle attività che da lì si
irradiano. Esso rappresenta il luogo per eccellenza dell’unione con
Dio. Ed è per questo che il simbolo
di Sant’Agostino, che non manca
mai nelle sue rappresentazioni iconografiche, è proprio il “cuore
che arde”.
Nella terza serata il pubblico è intervenuto numeroso per seguire
l’argomento trattato dal dott. Giuseppe Corti: “Milano 313 editto di Costantino: la storia, la
leggenda, le conseguenze”, di
cui ricorrono quest’anno i mille e
settecento anni dell’evento.
Molto puntuale l’analisi dello
storico, profondo conoscitore
del IV secolo, che ha delineato
il contesto all’interno del quale è
maturata la promulgazione dell’Editto di Milano, giunto dopo un decennio dall’inizio della grande persecuzione dei cristiani iniziata da
Diocleziano nel 303. Il termine “editto” è fuorviante, perché la questione religiosa era già stata risolta con l’Editto di Nicomedia del 30
aprile 311 emesso da Galerio, il
quale aveva già concesso la libertà
di culto ai cristiani. Probabilmente Costantino ha concordato a Milano con Licinio “i termini delle disposizioni verso i cristiani”. La ragione per cui Costantino diventa
protagonista dell’evento risiede nel
“suo favore alla Chiesa cristiana”,
e nel suo atteggiamento che “ha
modificato il suo rapporto pubblico e personale con il cristianesimo”.
Il cristianesimo al tempo di
Galerio non era ostacolato solo dalla persecuzione cruenta dello Stato, ma dipendeva anche
“dall’ostilità del governo centrale
o di quelli locali e dall’astio della
popolazione” nutrito nei suoi confronti. Il cristianesimo continuava ad essere considerato
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“un corpo coeso al suo interno, ma
estraneo allo Stato”. I cristiani, infatti, non partecipavano ai riti civili, espressione di fede e adesione politica. Le conseguenze furono disastrose.
L’opera di Costantino dopo il
313 è quella di conservare l’unità della Chiesa a garanzia di
quella dell’Impero. Il cristianesimo, rispetto al paganesimo, è rivoluzionario perché condanna i sacrifici e ne vieta la partecipazione.
In origine è privo di esortazioni a
pratiche liturgiche ad eccezione
della celebrazione pasquale. La radicalità cristiana non parte dalla
“pratica religiosa ma dalla modificazione della coscienza”.
L’affermazione del cristianesimo porta a un connubio con
il potere politico e l’Imperatore diventa Pontefice massimo, ruolo che ricoprirà fino all’età di Ambrogio. L’ultima parte della riflessione si è soffermata sui
luoghi di culto, quindi è seguito il dibattito che si è arricchito di
nuovi spunti di discussione sulla
personalità controversa di Costantino: Imperatore sanguinario
che ha perseguito una politica di
espansione dell’Impero e non ha
esitato a eliminare la moglie, un
figlio e altri parenti stretti per conservare il potere, ma è anche colui al quale grandi vescovi riconoscono indubbi meriti e la Chiesa di
Oriente venera come San Costantino il Grande.
L’ultimo degli incontri è stato trattato dal prof. Luigi Beretta. Il tema “L’avventura di una straordinaria conversione cristiana: il percorso di fede in sant’Agostino” ha
preso le mosse dalla recente lettera enciclica “Lumen Fidei”, dove
si sottolinea che l’uomo conosce
attraverso la vista e la luce. Per il
cristiano, in analogia al mondo fisico, Cristo è la fonte di ogni conoscenza, come dice di lui Giovanni nel suo Vangelo: “Io sono
venuto nel mondo come luce, sono la via, la verità e la vita”.
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Il percorso di Agostino verso la Verità è descritto nel “De beata Vita”, composto proprio a Cassiciaco. Egli confida a Manlio Teodoro
di esservi giunto grazie alla lettura di Ortensio, un’opera di Cicerone che suscitò in Agostino l’amore per la filosofia e il desiderio di
cercare “la sapienza immortale”.
La madre Monica gli suggerisce le
sacre Scritture, che, però, lo deludono, perché il suo animo resta inquieto “per falsa e puerile interpretazione della religione”. La falsa luce prospettata ad Agostino
proviene dai Manichei. In questo
periodo ha la pretesa di conosce-
4
re “ciò che non poteva vedere con
gli occhi”. Si rende conto, però, che
la vita gli propone ogni giorno fatti a cui crede senza vederli. A questo punto comprende che la ricerca della Verità non è più un fatto
personale ma collettivo che “si tramanda e si fa conoscere a ogni uomo”. L’esito finale di questo processo lo porta alla convinzione che
“la Fede è la luce per donare e assicurare la verità a chiunque”.
Trae da San Paolo testimonianze
efficaci: Abele, Enoch, Noè, Abramo. A Milano Agostino vede la mèta, si affida “all’autorità della Chiesa e trova la via per raggiunger-
Shalom
la”. Per il cristiano “la Fede è credere nella Incarnazione e Risurrezione di Cristo (…) è una grazia
che nasce dall’incontro con Dio”.
L’immagine più suggestiva dell’esperienza di conversione di Agostino è il suo commento all’incontro di Gesù con Zaccheo.
La grande speranza che rimane al
cristiano è: “Noi non possiamo trovare da soli la Verità, ma la Verità,
che è Persona, ci trova”.
Alla conclusione delle esposizioni
i relatori hanno sempre risposto
alle numerose domande tese ad
approfondire vari aspetti dell’argomento trattato.
Intervista a don Charles Makanka
di Matteo Villa
omenica 15 Settembre, con
D
la S. Messa solenne e il pranzo comunitario in Oratorio, è sta-
Cassago per iniziare un nuovo
ministero.
to festeggiato don Charles
Makanka, superiore dell’Istituto
S. Antonio, che l’11 Settembre si
è allontanato dalla parrocchia di
Don Charles, non da molto
abbiamo accolto il suo gioioso arrivo qui a Cassago ma
da pochissimo abbiamo rice-
vuto notizia della sua nuova partenza. Qual è la sua
nuova destinazione? Dove si
troverà a operare nei prossimi anni?
Sono arrivato a Cassago Brianza
nel mese di Agosto 2011 per assumere il ruolo di superiore e direttore dell’Istituto Sant’Antonio
in sostituzione a don Carmelo
Sgroi. Dopo appena due anni sono stato chiamato dai miei superiori a svolgere un’altra missione, questa volta nel ministero parrocchiale, precisamente
nella Parrocchia San Gaetano,
nella grande città di Milano.
Quando ha ricevuto notizia
di questo trasferimento e come l’ha accolta?
Se ricordo bene, era nel mese di
Marzo o Aprile di quest’anno. Un
giorno ricevetti la telefonata dal
nostro superiore provinciale che
mi chiese di incontrarlo. Avevo
già avuto un presentimento che
qualcosa di strano potesse accadere poiché uno o due giorni
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prima della telefonata, si era tenuto il raduno mensile del Consiglio Provinciale. In quell’occasione il superiore provinciale
venne a Cassago e durante un
incontro a due parlammo della
situazione generale dell’Istituto
e della nostra vita di religiosi e
sacerdoti guanelliani. Solo successivamente il Superiore mi disse: “c’è bisogno di un parroco
per San Gaetano in Milano. E ho
pensato a te. Che ne dici?” La
mia risposta non fu né negativa
né affermativa. Se non sbaglio,
ricordo che dissi testualmente al
superiore: “per favore lasciatemi finire i tre anni di mandato a
Cassago e dopo ne parleremo”.
Davanti all’insistenza del superiore per avere una mia risposta,
dissi: “fate quello che volete”. Ma
poiché la nomina definitiva a
Parroco deve venire della Curia
arcivescovile, speravo che le cose potessero cambiare per rimanere a Cassago e completare il
mio operato.
Ci racconti un po’ di lei: qual
è stato il suo cammino prima
di arrivare qui a Cassago?
Sono stato ordinato sacerdote il
1 agosto 2004 a Kinshasa da Sua
Eminenza Frederic Cardinale Etsou, Arcivescovo di Kinshasa. Subito dopo fui destinato nel nostro seminario teologico a Kinshasa per la formazione dei chierici guanelliani africani, prima come prefetto e dopo come responsabile della formazione. Nel
dicembre 2007 fui chiamato in Italia sempre dai superiori e inserito nella Comunità religiosa
della CAV (Comunità di Accoglienza Vocazionale) cioè il Seminario Guanelliano nel Nord Italia, dove effettivamente approdai nel Marzo 2008 come collaboratore nella pastorale giovanile, vocazionale e missionaria,
rimanendovi per tre anni (dal
2008 al 2011).
Cosa ha trovato a Cassago e
come ha vissuto questa e-
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sperienza con i nostri Guanelliani?
Cassago è la prima casa dove sono stato superiore. E voi sapete
bene che comunemente si dice:
“il primo amore non si dimentica mai”. Per me l’esperienza è
stata positiva. Nonostante qualche difficoltà, ho cercato di dare il meglio di me. Non nascondo che all’inizio avevo tanta paura. A Cassago, ho lasciato un
pezzo del mio cuore.
Cosa l’ha colpita maggiormente?
Il senso religioso della gente di
Cassago e l’impegno a rendere
bello e abitabile il paese.
Quale il miglior ricordo?
La festa insieme come parrocchia e paese per l’accoglienza
dell’urna di don Guanella.
Quali progetti/iniziative è
riuscito a realizzare o imbastire in questi due anni, ma
anche quali avrebbe voluto
realizzare?
Venendo a Cassago non avevo
nessun progetto in mente. Venivo solo con l’idea di vivere il mio
ministero di sacerdote guanelliano in mezzo ai nostri ragazzi
dell’Istituto; solo successivamente mi sono reso conto che
il Sant’Antonio non può “esistere” senza il paese e la parrocchia. Pertanto il mio maggior
sforzo è stato quello di favorire
l’apertura dell’Istituto alla vita
della parrocchia e del paese.
Cosa crede di aver ricevuto
maggiormente in questa esperienza di vita pastorale a
Cassago?
Penso di aver ricevuto tanto tanto, in particolare l’amicizia nata
tra me e qualche cassaghese.
Che cosa crede e spera di aver donato e trasmesso a chi
ha incontrato?
Spero di avere trasmesso alla
gente la gioia di essere cristiano
e prete.
Quale suggerimento o invito
vuole lasciare ai cassaghesi?
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E in particolare ai giovani?
La chiesa non è la piazza del
paese, non è il bar, non è il mercato. È il luogo dell’Incontro con
Dio. Si va in chiesa per pregare
e partecipare attivamente alla
Messa e non per guardare il prete che fa “le sue cose”, né per
chiacchierare. L’invito è dunque
a una partecipazione attiva alla
Messa. Ai giovani: non abbiate
paura di abbracciare la vita religiosa e sacerdotale.
Don Charles, parliamo del
suo futuro: che cosa l’attende? Quali progetti? quali aspettative? quali desideri?
Io stesso non so cosa mi attende. Sarà la mia prima esperienza in parrocchia. Spero di essere capace di guidare la mia gente, di essere – come dice Gesù
nel Vangelo di Giovanni – un
buon pastore. Vorrei essere tutto a tutti per guadagnare un
buon numero a Cristo. Vorrei essere un prete di parrocchia che
vive in mezzo alle sue pecore,
che ascolta la sua gente, che si
consuma per la sua gente perché fermarsi non si può. Mi vengono in mente le parole di S.
Paolo che ho scritto sulla foto ricordo della mia ordinazione sacerdotale: “Caritas Christi urget
nos” ovvero “La carità di Cristo
ci spinge”.
Infine, unitamente ad un accorato grazie per la sua testimonianza di vita e di fatto, e l’augurio per questa sua
nuova missione e attività pastorale, le chiedo: come possiamo rintracciarla e venirla a trovare in futuro?
Èmolto semplice… potete o venire a Milano o scrivermi. La parrocchia si trova in Via Mac
Mahon 92 e il mio indirizzo mail
è [email protected]. E
naturalmente un caro saluto a
tutti voi (Don Charles-Papy
Makanka Yafu, SdC - Nganga-Nzambe).
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Don Sergio e il labaro della "Sant'Agostino"
di Luigi Beretta
celebrare la S. Messa domeniA
ca 1 settembre, nella ricorrenza della 383 Festa in onore di
ma
Sant’Agostino patrono di Cassago,
oltre al parroco don Adriano Valagussa anche don Sergio Ceppi, che
ha festeggiato il sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Alla cerimonia sono intervenuti anche il sindaco On. Gian Mario Fragomeli insieme ad assessori e consiglieri.
All’offertorio è stato portato all’altare l’olio per la lampada votiva da
parte del primo cittadino e delle
autorità comunali cassaghesi. Il
Sindaco ha quindi letto la preghiera ad Agostino in cui, ricordando la
benignità espressa dal santo in occasione della peste del 1630, invoca di nuovo l’intercessione di Agostino affinché gli amministratori possano reggere con giustizia le
sorti del paese. Al termine della ce-
lebrazione, il presidente dell’Associazione storico-culturale dedicata al Santo, Luigi Beretta, ha presentato ai fedeli il nuovo Labaro
dell’Associazione.
Il Labaro si presenta con due facciate: sulla prima figura l’immagine del cenacolo agostiniano ripresa dall’artista brianzolo De Nova.
Le diciture ricordano la data di fondazione dell’Associazione, il 1967,
e il rapporto fra Cassago e il Rus
Cassiciacum di sant’Agostino.
Sull’altra facciata vi sono invece
due frasi riprese dai Soliloquia che
sono intramezzate dal simbolo degli “agostiniani”, un libro aperto con
un cuore fiammante trafitto da una freccia.
La prima frase in latino recita
“Deum et animam scire cupio”, ed
è tratta dall’incipit dei Soliloquia,
mentre la seconda è “Un cuor solo e un’anima sola in Dio” che riprende l’inizio della regola agostiniana.
Il labaro è stato realizzato su indicazione dei Soci dell’Associazione
che ne hanno indicato immagini e
testi. Vi hanno lavorato alcune signore che si sono impegnate pazientemente per diversi mesi.
Che cos’è l’Azione Cattolica?
di Piera Merlini
on è facile dare una risposta.
N
Spesso si dice che è più semplice chiarirsi le idee strada facendo, vivendone l’esperienza.
Nessuna definizione potrà mai
contenere la ricchezza di vita, di
spiritualità, di cammini di santità
che dopo tanti anni attraversano
ancora l’Associazione.
Dal numero uno dello statuto di
AC: “L’Azione Cattolica Italiana
è un’Associazione di laici che si
impegnano liberamente, in forma comunitaria e organica e in
diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del
fine generale apostolico della
Chiesa” . Emergono tre parole
che stanno a cuore al laico di AC:
- Laicità: che va intesa come
vocazione cristiana a vivere in
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pienezza il Battesimo e l’appartenenza a un popolo. La formazione che si vive in AC significa in particolare riscoprire nel
quotidiano il bello della preghiera, la beatitudine della condivisione e della comunione, la
bontà del servizio speso anche
nella comunità ecclesiale e in
quella civile. Significa anche essere ragazzi, giovani o adulti che serenamente hanno a
cuore la loro formazione.
- Ecclesialità: cioè il suo essere radicata nella comunità
ecclesiale, in particolare nella comunità locale e diocesana. La
diocesanità vuol dire presenza
nelle parrocchie, nelle comunità
pastorali e nei decanati in comunione con il Vescovo e con
tutta la Chiesa ambrosiana. Significativa la formazione che si
vive in AC, quella di essere ragazzi, giovani e adulti immersi
anche nella bellezza di ogni diversità presente nel territorio
diocesano, con l’attenzione a
camminare insieme, cioè uno stile di corresponsabilità.
- Associazione: cioè un’esperienza condivisa, che si dà delle regole e uno stile, garanzie
per essere presente in modo
organico e stabile, adeguata
a essere uno strumento per far
crescere in noi i doni della diocesanità e della laicità. Significa
dichiarare che è impossibile
formarsi a essere cristiani da
soli.
Vittorio Bachelet, presidente dell’AC nazionale ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980 disse: “Che
cos’è l’AC? Ne abbiamo parlato
molto, ma mi pare che sia soprattutto una realtà di persone
che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano insieme
nel nome del Signore, che sono
amici; è questa rete di uomini e
donne, di giovani e ragazzi che
lavorano in tutta la Chiesa Italiana con uno spirito comune, in
concordia, essendo sempre più
7
un cuore solo e un’anima sola e
cercano di servire la Chiesa”.
Il 13 ottobre sarà la giornata
parrocchiale dell’Azione Cattolica. Questa domenica è prima
della Dedicazione del Duomo di
Milano e per gli anni a venire
sarà sempre in questa domenica. Il fatto che questa giornata
faccia parte del calendario diocesano (come quelle del Seminario, della Solidarietà, della Vita…) ci dice l’importanza che riveste nella nostra Chiesa Ambrosiana.
Hanno detto infatti i nostri Arcivescovi: “ Chiedo a tutti coloro
che hanno a cuore la loro parrocchia nell’orizzonte più reale e
concreto della Chiesa diocesana di confrontarsi con la proposta dell’Azione Cattolica e di sentirsi chiamati ad aderire con
semplicità e disponibilità perché
la forma dell’associazione è di
grande aiuto per intensificare la
propria vita spirituale, approfondire la comunione ecclesiale, approfondire la formazione (…) Auspico pertanto che si guardi all’AC con simpatia, che la si promuova in tutte le comunità nelle sue diverse articolazioni: ACR,
giovani, adulti; che la si riconosca come una risorsa opportuna per l’oggi della nostra vita di
Chiesa” (Card. Angelo Scola,
messaggio alla Diocesi per la
giornata parrocchiale del 28 aprile 2013).
“Solo se sarete fedeli alla regola di vita potrete compiere il
cammino che porta il cristiano
laico di AC a vivere una fede
profonda, matura e missionaria,
gioiosamente impegnata a edificare la Chiesa in specifica comunione con il proprio Vescovo”
(Card. Dionigi Tettamanzi, lettera di saluto a Desio il 9 novembre 2008).
“ L’Azione Cattolica è l’unica
realtà laicale che professa una
dedicazione permanente di carattere definitivo al servizio del-
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la Chiesa, una dedicazione della
vita sulla quale il Vescovo può
contare sempre” (Card. Carlo
Maria Martini).
Altra data importante per l’AC è
l’8 dicembre, dove si ricorda il
giorno dell’adesione, cioè si benedicono e si distribuiscono le
tessere che significano il proprio
Sì al vivere in cui crediamo e alla testimonianza con l’incontro
vero e unico con il Signore Gesù che cambia con il suo amore
la nostra storia e all’impegno serio per la vita della Chiesa e del
Paese.
In questo anno associativo
2013/2014 ci saranno le votazioni per il rinnovo delle cariche
a livello parrocchiale, decanale,
diocesano e nazionale, preceduti da assemblee e convegni.
Iniziamo un anno assembleare in
stretto collegamento con un anno dedicato all’attenzione a “Il
Campo è il mondo” lettera Pastorale del cardinale Scola e al
tema associativo “Per-Dono,
Invitati-Inviati”, con l’icona
della Parabola dell’invito a nozze. Per gli adulti gli incontri si
terranno in parrocchia, mentre
per gli adulti/giovani e i giovani
in decanato.
Attenzione particolare è per
bambine/i e ragazze/i dai sei ai
quattordici anni Fine ultimo dell’ACR è educarli a testimoniare
nei vari ambienti, e in particolare tra i coetanei, la gioia di vivere e di essere discepoli del Signore Gesù, così che, con l’esempio della loro vita e con la
semplicità delle loro parole rendano presenti i valori evangelici
nelle varie comunità e nei vari
ambienti, contribuendo a trasformarli dal di dentro. Questo
“fine” si articola nelle quattro
mete educative: educare il ragazzo al dono di sé, alla responsabilità, al rapporto personale
con Cristo, a vivere la Chiesa (seguendo gli itinerari proposti d’età
6-8; 9-11; 12-14).
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Molto importante per la formazione è la Scuola della Parola o
Lectio Divina aperto a tutti. Il tema è sul libro del profeta Giona
dal titolo “Ho un popolo numeroso in città” e si terrà nella
Chiesa di Casatenovo di giovedì
alle ore 20,45 nei giorni 28 nov.
2013 e 30 genn., 27 febb., 27
mar. e 24 apr. 2014. Relatore
8
sarà il decano e parroco di Casatenovo Don Sergio Zambenetti.
Un’ulteriore novità è che il 24 ottobre verrà proposta a tutte le
zone pastorali della Diocesi una
introduzione generale al libro del
profeta Giona con la lettura integrale del testo. Si terrà per la
zona di Lecco presso la Chiesa di
Shalom
S. Nicolò alle ore 20,45 con l’intervento del biblista Patrizio Rota Scalabrini. Seguirà poi un momento musicale.
Chi fosse interessato – o volesse saperne di più – può rivolgersi
alla parrocchia dove sarà ben accolto, o andare sul sito diocesano di AC www.azionecattolicamilano.it.
Il mondo... a tutto campo
di Cristina Proserpio
l nuovo anno pastorale che ci
Ititolo
accingiamo a iniziare ha come
“Il campo è il mondo” e il
titolo dell’anno oratoriano è “A
tutto campo”. Impossibile non ripensare alla Veglia della GMG di
Rio di qualche settimana fa,
quando papa Francesco ha invitato i giovani a essere terra fertile per la semina della Parola di
Dio - Vangelo di Matteo al capitolo 13 (cfr. Mt 13, 1-2.24-30.3643).
“Oggi… tutti i giorni, ma oggi in
modo speciale, Gesù semina.
Quando accettiamo la Parola di
Dio, allora siamo il Campo della
Fede! Per favore, lasciate che
Cristo e la sua Parola entrino nella vostra vita, lasciate entrare la
semente della Parola di Dio, lasciate che germogli, lasciate che
cresca. Dio fa tutto, ma voi lasciatelo agire, lasciate che Lui lavori in questa crescita!” (dal Discorso di papa Francesco durante la Veglia GMG 27 luglio 2013).
Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il
seme buono sono i figli del
Regno” ( Mt 13, 1-2.24-30.3643).
Un invito da raccogliere in prima
persona, a essere terra fertile e
a essere semi buoni. Cos’ è un
semino? Una piccolezza che diventa un albero, un niente rispetto al mondo, ma tanto per il
campo della nostra Comunità. Un
invito ad allargare i propri orizzonti, a essere uomini e donne
missionari così come ha indicato
il nostro Arcivescovo nella Celebrazione del 28 marzo scorso:
Dio ha scelto per questo di “aver
bisogno degli uomini” cioè di noi.
E noi di certo, non ci sottrarremo. La misericordia di Dio, personificata in Gesù Cristo accende in noi una speranza affidabile che vogliamo umilmente comunicare al nostro fratello uomo
più che mai in ricerca in questo
Ricordi ed emozioni dal Congo
di Lina Milani*
un’esperienza di missione
È
nuova che il Gruppo Missionario Caritas Cassago ha intrapreso quest’anno, un campo di
lavoro in Congo con i Missionari
della Consolata che operano da
molti anni.
P. Antonello, il parroco da diversi anni, ci invitava nella sua missione e alcuni componenti del
Gruppo hanno deciso di accettare questo invito. Siamo partiti in
cinque nel mese di agosto. Siamo arrivati a destinazione nella
notte (problema dovuto al mancato arrivo delle valigie) ma come si dice in swahili “Hakuna Matata”: nessun problema. Il mattino dopo, di buon ora, abbiamo
fatto un giro nelle varie missioni
che facevano parte della Parroc-
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chia Mater Dei di Kimbondo. La
missione è formata dai quartieri
di Kimbondo, Sans. Fil, Telecom,
Mbenzeke ed è situata a sud ovest di Kinshasa che è la capitale della Repubblica Democratica
del Congo.
La zona è caratterizzata da brulle colline ormai prive di boschi, il
terreno è sabbioso, molto povero di agricoltura e i pochi raccolti sono frutto di fatica e costanza. È un quartiere abitato da
gente che migra dall’interno del
Paese in cerca di lavoro e di una sistemazione migliore. La
maggior parte di loro proviene
dalle tribù Bakongo e Bantandu.
Un tempo era la zona residenziale abitata da stranieri o da
gente facoltosa della città. Rimangono ancora case e ville d’e-
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poca, oggi abbandonate o diventate abitazioni fatiscenti. Chi
ha avuto la fortuna di avere un
lavoro deve tutti i giorni affrontare il problema del trasporto, affidato a taxi locali pericolosi vetusti e imprevedibili.
La maggior parte della gente,
giovani soprattutto, sono alla
continua ricerca di occupazione.
Per sopravvivere molte famiglie
vivono soprattutto grazie alla
fantasia e alla capacità delle
mamme che si affidano al piccolo commercio al dettaglio, ricavando così qualche soldo per i bisogni quotidiani. Molti ragazzi
non terminano neanche la scuola dell’obbligo per via delle tasse
scolastiche impossibili da sostenere.
A livello sanitario, alcuni quartieri
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hanno dispensari gestiti da religiose. Esiste anche una pediatria
diventata famosa, gestita da una dottoressa italiana Laura Perna. La pediatria ospita bambini
orfani, cura le varie malattie infantili, cerca di aiutare nel limite del possibile i malati più vari
e accoglie ragazzi senza famiglia.
L’obiettivo del Campo di lavoro
era di essere a disposizione per
qualsiasi tipo di attività. P. Antonello ci ha illustrato il nuovo
progetto che voleva iniziare: costruire un panificio. Visto il contesto di periferia urbana dove
non è possibile l’agricoltura. Nella città ci sono panifici, ma non
bastano per il fabbisogno dell’estrema periferia.
I nostri ragazzi con alcuni muratori e ragazzi del luogo hanno
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iniziato le fondamenta di questo
panificio. Alla nostra partenza
penseranno loro a terminare
questo progetto.
La popolazione dei vari quartieri
di Kimbondo avranno la possibilità di avere un panificio vicino,
capace di offrire loro pane di
qualità a buon prezzo e in condizioni igieniche accettabili.
È stata un’esperienza positivissima, la missione dei padri è fiorente, le loro gioie sono state le
nostre e i loro problemi sono stati i nostri, la loro casa è sempre
aperta a tutti e risolve quasi sem-
Shalom
pre i grandi problemi della sua
gente. Abbiamo avuto accoglienza, disponibilità anche da
parte della gente. Faremo tesoro di questa bella esperienza.
* Con i ragazzi del Gruppo Missionario di Cassago
La "Preghiera a colori" di don Sergio
di Orazio Caliandro
omenica 1° settembre nelD
l’ambito della settimana agostiniana, abbiamo festeggiato
il 60mo anniversario sacerdotale di don Sergio Ceppi, il sacerdote che per una decina d’anni
è stato preziosissimo alla nostra
comunità. Don Sergio, uomo dall’esile figura, ha proposto senza
mai imporre, ha comunicato senza mai ammonire, ha convinto
senza mai urlare e, come ognuno di noi, si è esposto anche a
delle critiche per le sue debolezze.
Per il suo 50° anniversario,
quando svolgeva a Cassago il
proprio ministero, lo abbiamo fe-
steggiato come uno di famiglia.
Per il 60° lo abbiamo festeggiato come cittadino onorario, ma
con altrettanta emozione, considerando che lui a Cassago ha lasciato un po’ di cuore.
Don Sergio ha stupito tutti per la
voglia che ha di vivere, sia con
le parole che con le opere: con
le parole, durante l’omelia nella
Messa solenne da lui celebrata
la mattina, durante la quale ha
rivolto a noi tutti l’invito al suo
70° anniversario; con le opere,
ha stupito per la sua costante
“Preghiera a colori”: così ha intitolato la mostra esposta nel salone dell’oratorio dove ha pre-
sentato ai cassaghesi ben tremila
suoi disegni. Don Sergio non si
definisce un Giotto, né un Michelangelo, né un Donatello. E
questo è molto bello perché con
tutta umiltà denuncia i suoi limiti artistici e propone la semplicità, proprio come ha sempre
fatto col suo modo di vivere. A
lui quindi va il nostro miglior augurio di poter festeggiare il 70°
anniversario sacerdotale, ma innanzitutto di festeggiare giorno
dopo giorno, con la sua serena
devozione, quel cammino che
adduce tra le braccia del Padre
Celeste.
Il mio grazie, di cuore
di suor Giovanna Francesca Giussani
arissimi don Adriano e parC
rocchiani tutti.
Prima di lasciare l’Italia vi raggiungo per esprimervi di gran
cuore il mio grazie per la vostra
accoglienza fraterna e collaborazione.
Nella Parrocchia dove si è stati
battezzati e cresciuti si ritorna
sempre con emozione profonda
ritrovando in questo “ritornare”
le radici della propria Fede e del
Dono di se stessi.
Cosa mi attende ritornando in Cameroun a Ngaoundal? Certamente molto da fare ma soprattutto mi attende l’incontro e il
servizio quotidiano di tanti fratelli
e sorelle che il Signore, per Sua
Grazia, mi dona di incontrare, di
poter servire e amare nel Suo Nome manifestando a ciascuno di
loro la Bontà del Suo Cuore sempre tenero e misericordioso con
tutti.
E così mi viene spontaneo invitare anche voi a camminare insie-
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me nel portare un po’ più di amore nel nostro mondo, dando
qualcosa di noi stessi in dono, là
dove siamo. In questo modo ci
accorgeremo pure che, osare il
dono di noi stessi, anche in piccole cose, non si perde mai nulla anzi, riceviamo sempre un centuplo di bene, quel centuplo che
è prima gioia profonda che ci lascia in cuore il Signore.
Durante questa vacanza ho avuto modo di incontrare il gruppo
dei ragazzi che terminavano il
percorso dell’iniziazione cristiana
e a loro, come rappresentanza di
tutti i ragazzi del catechismo, ho
espresso il mio e nostro grazie,
per la collaborazione e solidarietà
dimostrata per il progetto in corso del nostro ospedale. grazie a
tutti i ragazzi e alle loro famiglie
per la generosa solidarietà dimostrata.
Grazie alla collaborazione di molti si sta andando verso la realizzazione del primo blocco del progetto e siamo sempre fiduciosi di
poter continuare per arrivare piano piano verso la sua piena realizzazione. È come un sogno che
sta prendendo volto proprio grazie alla collaborazione di molti.
Noi vediamo e leggiamo con stupore in tutto questo, il segno del-
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la Provvidenza di Dio. Il mio ricordo per ciascuno di voi e per le
vostre famiglie è all’alba di ogni
mattino, attraverso il canale “speciale” della preghiera, affidandovi a Maria perché aiuti, sostenga
e consoli con il suo cuore materno ciascuno di voi, soprattutto coloro che debbono affrontare nella giornata la dura battaglia del-
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la prova e della sofferenza. E la
Madonna sicuramente ci insegnerà la strada che ci porta a Gesù.
Nella fiducia del sentirci amati e
sostenuti dal Signore, con le sorelle della mia comunità, rinnovo
la mia gratitudine e il saluto fraterno a don Adriano e a tutti voi.
Di cuore.
Conservate la Fede e tramandatela
di don Sergio Ceppi
arissimo don Adriano, col
C
Consiglio parrocchiale e tutti.
Sapevo che mi avreste fatto una
bella festa, utile a me e utile a
voi che sapete di avere i vostri
preti, passati e futuri (fin che ce
ne saranno!), sempre pronti a
darvi i Sacramenti, la Parola di
Dio e una benedizione.
Ho visto il nuovo altare: se nella foto in bianco e nero di Shalom di qualche mese fa, non mi
era piaciuto perché scuro, vedendolo nella realtà sono rimasto entusiasta. Quel marmo di
nome “arabescato orobico” delle valli bergamasche, ottimo per
lavori delicati, io lo conoscevo
già, perché a Pinzano l’avevo a-
doperato per il pavimento di tutto l’altare, ed essendo quel lavoro sotto i piedi dei chierichetti (!), l’avevo scelto non rosa ma
rosso. Poi feci la grande stupidaggine di dare a tutti i chierichetti le pantofole per non rovinarlo. Non vi dico ma potete immaginare cosa può essere successo con quelle pantofole in
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“Informazioni utili”
Sede di Shalom
Casa parrocchiale
P.zza Beato Giovanni XXIII 10
23893 Cassago B.za (LC)
Tel. 039.955715 - Fax 039.9287249
[email protected]
www.parrocchiacassago.it
Orari parrocchiali
S. Messe festive (Chiesa parrocchiale)
Sab. 20.00; Dom. 8.00; 10.30; 18.00
S. Messe feriali (Chiesa parrocchiale)
Lun., Mar., Giov., Ven. 9.00 (dopo la recita delle lodi alle 8.50)
Primo venerdì del mese
S. Messa 20.30
Celebrazione della Parola e S.
Comunione
Mer. e Sab. 9.00 (dopo la recita delle lodi
alle 8.50)
S. Messe feriali e festive (Chiesa di
Oriano)
Dom. 9.30; Mer. 9.00
Adorazione eucaristica
15.00-16.00 (ogni primo giovedì del
mese)
Sante confessioni
Tutti i giorni feriali prima delle S. Messe
Sab. pom. (Chiesa Parrocchiale) 15.0018.00
Orario Segreteria parrocchiale
Tutti i giorni 9.40-11.30
Associazione S. Agostino
Biblioteca e Sede - Dom. 11.00-12.00
[email protected] - www.cassiciaco.it
Appuntamenti: 039.958105 (Beretta)
Orari Farmacia
Lun.-Ven. 8.30-12.30 e 15.30-19.30;
Sab. 8.30-12.30
Tel. 039.955221
Piazzola rifiuti (zona Stazione)
1 apr.-31 ott.
Mar. 18-21; Sab. 9-12 e 14-17
1 nov.-31 mar.
Mar. 14-17; Sab. 9-12 e 14-17
Centro aiuto alla vita - Barzanò
Apertura mer. 15-17.30
Tel. (parrocchia) 039/955835
Numeri utili
Parrocchia
039.955715
Oratorio
039.955136
Comune
039.921321
Asilo nido
039.956623
Elementari
039.956078
Materna
039.955681
Media Cassago
039.955358
Biblioteca
039.9213250
Guardia medica Casatenovo 039.9206798
Pronto Soccorso Carate
0362.984300
Pronto Soccorso Lecco
0341.489222
Carabinieri Cremella
039.955277
Pagine a cura e responsabilità
della Parrocchia
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mano, cioè ai piedi, di quei ragazzi…!
Bella anche la posa di quel marmo “a libro aperto”, sull’ambone.
Ho visto e rivisto tanta gente, ma
ho dovuto chiedere molte volte i
nomi e i cognomi. Per i bravi ragazzi, invece, di Tremoncino, che
servivano al pranzo, ho dovuto
chiedere i nomi dei loro nonni.
Sono andato col pensiero a tutti gli ammalati che avevo su
quella famosa lista, che oramai
è tutta a segnacci neri, perché
per la maggior parte sono trapassati di là. Li vedo però con uno sguardo fugace quando vengo al cimitero. Naturalmente tra
questi la Rosetta.
Se i parroci hanno l’obbligo di celebrare una S. Messa domenicale per la popolazione (io non sono parroco), mi sono però inventato l’obbligo di celebrare la
S. Messa della domenica per
quelli dei quali non mi ricordo
mai di pregare. Come si fa a ricordarsi di tutti? Così, quando
durante la settimana mi vengono in mente dei nomi dimenticati, dico: “è per domenica!”.
Nelle poche ore che sono stato
lì, ho sentito di sofferenze familiari. Sono all’ordine del giorno,
anche nelle famiglie dei preti. Per
tutti c’è la volontà del ricordo e
della preghiera.
Ricordatevi di conservare la Fede che avete ricevuto. Nei primi
giorni che ero lì, oramai tredici
anni fa, chiedevo a chi parlava
con me “chi è che è stato il prete che ti ha spinto alla fede e alla pratica religiosa?” e mi facevano i nomi. Conservate la Fede e tramandatela, se ci riuscite, ai figli e ai nipoti. Potresti anche non riuscire in questo. Ma lo
Spirito di Dio può fare quello che
noi non siamo capaci di fare.
Ringrazio tutti e in particolare
don Adriano e il Consiglio pastorale, anche per il dono ricevuto.
Un grazie ancora! ( Seregno, 6
settembre 2013).
Shalom
MONTMARTRE
Prediletto
del Signore
Ho saputo che ci sei,
prediletto del Signore,
ho saputo, quindi,
della tua povertà.
Non sprecherò la facoltà
di esserti amico.
La mia anima è scaduta
per i punti persi
nelle distrazioni.
Occupandomi di Te,
conto di recuperarli.
Conto di depositare
nella banca dell’amore
quei tesori necessari
per la vita d’oltre tomba.
Ho bisogno di amarti,
prediletto del Signore.
Aiutami ad amarti,
a lavare le brutture
che deturpano il mio intimo,
a colmare
di me la tua vita,
a orientare
la mia alla speranza.
L’egoismo ha reso nulla
la mia dignità,
prediletto del Signore
Vorrei, col tuo aiuto,
rientrare in relazione
col Divino,
cancellare
le accuse del rimorso
e riempirmi gli occhi
del tuo sorriso pago.
Vorrei, così,
mettere qualcosa
nella mia Valigia
per non averla vuota
quando partirò dal mondo.
C.O.
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Shalom - Ottobre 2013 - parrocchia di cassago brianza