Comitato di Redazione
Sergio Ferrario, Sergio Ghiringhelli, Lidia Lommi,
Daniele Moltrasio, Enrico Rossi,
Adolfo Scalpelli, Ambrogio
Vaghi, Giorgio Vozza
Direttore responsabile
Adolfo Scalpelli
1Prezzi e salari
qualcuno bara?
È d'obbligo, purtroppo, parlare ancora di
prezzi e di inflazione. Nonostante nessuno di
noi, facendo i conti a fine mese se ne fosse
accorto, fino al luglio scorso i dati statistici
ufficiali annunciavano una progressiva diminuzione dell'inflazione. Ripeto, non ce ne
accorgevamo facendo la spesa ma almeno le
statistiche sembravano confortanti. Pareva
che finalmente si fosse definitivamente scesi
sotto il «tetto» del 16 per cento fissato da Spadolini nel giugno del 1981, e si andasse diritti
verso l'obiettivo del 13 per cento posto per il
1983. Ma da luglio in avanti anche «ufficialmete» l'inflazione ha ripreso il galoppo: +
1,5% a luglio; + 1,8% ad agosto, + 1,4% a
settembre. Ad ottobre dati ufficiosi dicono
che saremo di poco sotto il 2%! Ricordiamoci
che 1'1;5% al mese significa un'inflazione di
oltre il 20% su base annua. Eppure le stangate fiscali e tariffarie si sono susseguite con la
cadenza delle stagioni: salari e stipendi hanno avuto una progressiva falcidia da .ritenute» fiscali: le bollette della luce, del gas, del
telefono, i trasporti pubblici, la benzina,
hanno subito costanti e continui aumenti. I
prezzi di generi di largo consumo, per volere
di Marcora, prima sono stati «concordati» ed
ora sono «vigilati» dall'osservatorio ministeriale messo in piedi appositamente. Da quasi
18 mesi non sí rinnovano contratti di lavoro
per dare tregua, si dice, al costo del lavoro. I
consumatori hanno dunque ben il diritto di
chiedersi se tutti questi sacrifici loro richiesti
(o meglio imposti) sono stati vani; se i frutti
di una politica economica sono buoni o cattivi. Perchè qui sicuramente qualcuno ha barato al gioco.
Prendiamo la questione della scala mobile e
più complessivamente del costo del lavoro.
Da un anno almeno, e da molte parti, ci è
stato detto che le cause dell'inflazione e della
crisi sí riconducevano tutte qui. Ora è l'ISTAT a comunicarci ufficialmente che le retribuzioni dei lavoratori dipendenti mediamente, dal settembre 1981 al settembre 1982,
sono cresciute in un anno meno del costo
della vita. Questo ha avuto un incremento
del 17,2%, ma solo gli addetti ai trasporti e al
commercio hanno avuto retribuzioni superiori. Dunque il costo della vita è stato più
veloce dei salari. Per di più sì tratta di dati
relativi ai salari lordi taglieggiati poi dal fi-
Comitato
Regionale
Lombardo
Anno 1, n. 4
Novembre 1982
Periodico mensile della
Unicoop Lombardia
Impaginazione: Franco Malaguti
Disegni: Marina Vecchi
Editrice Unicoop Lombardia
Viale Famagosta, 75
20142 Milano - Tel. 84.65.846
Tipografia T.E.M1.
Viale Fulvio Testi, 75
20162 Milano - Tel. 64.40
Spedizione in abbonamento
postale gruppo 11/70.
Autorizzazione del
Tribunale di Milano n. 144
del 14 aprile 1982
Supplemento
a «L'azione cooperativa»
(numero 14) del 31-10-1982
sco in modo crescente ed iniquo. Le buste
paga nette rivelerebbero un rapporto ancora
più penalizzante col costo della vita. Del resto da molte parti si sostiene che è impossibile combattere l'inflazione senza abbassare
decisamente il tenore di vita della gente.
Certo vi sono consumi voluttuari da comprimere ma noi sappiamo benissimo che i consumatori italiani imparano ad alimentarsi
in modo sempre più corretto, conoscono da
sempre l'arte del risparmio, sprecano sempre meno. Del resto è una realtà che ampie
fasce di consumatori, neppure volendo, hanno da sprecare alcunchè a causa dei loro redditti assai modesti.
Ma torniamo al problema del costo del lavoro. È un problema che esiste senza essere
l'unico e forse neppure il più importante fattore di crisi, va risolto, presto, e tutti dovranno fare la propria parte. Anche il fisco dovrà
contribuire a migliorare i redditi dei lavoratori dipendenti alleviando il crescente peso
della falcidia dei salari. E, del resto, una esigenza improrogabile di giustizia. Le tasse
non le devono pagare solo, e pesantemente, i
lavoratori dipendenti ma tutti devono contribuire equamente al bilancio dello Stato.
Le evasioni vanno combattute ed eliminate.
Da quelle grandi dei petrolieri a quelle meno
grandi ma diffuse. Non è una vergogna, per
esempio, che 5.000 avvocati, non denunciano
una lira di reddito al fisco? Tutti poveri in
canna? Non è una vergogna che da anni ristagni in Parlamento la legge che obbliga
all'introduzione dei registratori di cassa nei
negozi e che, mentre si avvicina la sua approvazione, scattino tutte le resistenze corporative che trovano potente difesa in ben qualificate forze politiche?
Ambrogio Vaghi
Autorizzazione n.106/1948
Tribunale di Milano
Direttore: Lidia Lommi
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L'assem3 ea nazionale delle Sezioni soci
La Terza Assemblea nazionale delle Sezioni Soci è passata: alle sue spalle lascia
due giorni di intenso dibattito, di discussione animate, di
progetti per il futuro. Proprio questo, in sede di consuntivo di lavori, ci sembra,
ancora oggi, l'elemento fondamentale: i soci della Coop
non si sono limitati a fare la
critica e l'autocritica, a prendere atto dei grandi passi in
avanti compiuti in questi ultimi nove anni (quelli cioè.
che sono trascorsi dalla precedente Consulta Nazionale)
ma hanno concretamente
indicato i nodi da sciogliere
affinchè in futuro la base sociale possa davvero costituire uno dei momenti centrali
della politica della Cooperazione di Consumo. Che l'aspetto sociale in una grande
azienda sia ormai divenuto
un problema fondamentale
lo ha sottolineato nelle conclusioni dei lavori il vicepresidente dell'Associazione
nazionale cooperative di
consumo Fornari.
Fornari ha rilevato che ormai persino l'industria privata è giunta a porsi in termini drammatici il problema di produrre tenendo conto delle istanze e dei bisogni
sociali; a maggior ragione
dunque, ha sottolineato, una
cooperativa non può oggi
che privilegiare e risaldare i
rapporti con i suoi soci-consumatori e investire massicciamente la proprie forze in
questo settore. nooperative
di altri paesi, è stato detto
durante i lavori, hanno allentato il rapporto con la loro base sociale; ma oggi
guardano preoccupate al fu-
turo, diven ute ormai troppo
simili, agli occhi dei consumatori, ad una qualunque azienda pr ivata, perchè prive
della loro caratterizzazione
cooperativistica e sociale.
Rafforzare dunque il rap
porto con la base sociale: ma
come? A Livorno la risposta
è stata ancora, necessariamente, di programma. In un
altra pagina si troverà la sintesi dei documenti con cui
hanno chiuso i lavori le commissioni di lavoro della Consulta. Dal lavoro delle commissioni, come del resto dalla relazione del responsabile
nazionale del settore Pattini,
sono usciti con nitidezza i
problemi e le possibili risposte che oggi interessano le
Sezioni Soci.
In primo luogo il tema della
democrazia interna della
Cooperativa. Come costruire
una sezione realmente rappresentativa dei soci? Come
far partecipare gli associati
che ormai nazionalmente assommano a quasi un milione? Per dare una seppur sintetica risposta a questi problemi si sono indicati mezzi
sia strutturali (più formazione per i quadri cooperativi,
ringiovanimento delle file)
sia di metodo (consultazione
obbligatoria, più fondi alle
sezioni soci),
Certo ad una Consulta non si
poteva chiedere la ricetta
miracolosa per risolvere ogni problema. Ma è pur vero
che questa Terza assemblea
si è configurata come una
importante tappa, come un
momento di riflessione che
ha fotografato una realtà so-
In seconda pagina
soci
sconto
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è da ritagiOei‘
ciale ormai molto cambiata
rispetto al passato e verso la
quale, e tutti si sono detti d'
accordo devono cambiare le
strategie del movimento
Cooperativo. I problemi sollevati a Livorno dovranno
trovare un'eco ed una risposta nel Congresso nazionale
dell'Associazione Cooperativa di Consumo che si terrà il
prossimo anno.
- E stato chiaramente sottoli-
neato negli interventi alla
Consulta, e qui lo ribadiamo,
che alle richieste levatesi a
Livorno non si può tardare a
rispondere. Le Sezioni Soci
aspettano un'indicazione
chiara e precisa. E necessario darla al più presto per
rafforzare un patrimonio di
esperienza e di impegno sociale che altrimenti rischia
di andare vanificato.
ALTRI SERVIZI
ALLE PAGINE 8-9
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dal 13 dicembre
ai 2 gennaio 1983
Due mani che si stringono
in un atto dí impegno e solidarietà reciproci. II volto di
Giuseppe Garibaldi, presidente onorario della Società
di mutuo soccorso dei tessitori ín seta di Como, sorta
nel 1864. Simboli che riportano ad una realtà antica,
nella quale affondano le radici del movimento cooperativo contemporaneo.
Simboli lontani nel tempo,
ma non per una città ed una
provincia come questa di Como, che fu tra le prime in
Italia a conoscere il processo
di industrializzazione. «Propio qui, a Como — ci dice
Giusto Perretta della sezione
Soci — nacque la prima cooperativa dí consumo». Con
lui ripercorriamo il lungo
cammino che, dai primi anni dell'unità d'Italia, ci porta
ai giorni nostri.
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Correva l'anno 1864. A Como
era già nata la Società operaia di mutuo soccorso tra
gli operai tessili, da cui prese
linfa la prima cooperativa.
Ci fu grande dibattito per
stabilire come dovesse funzionare lo spaccio. A quei
tempi, infatti, due erano i
modelli cui ci sí poteva ispirare. Uno, l'italiano, prevedeva la vendita dei prodotti
ai soli soci, a prezzo di costo,
prevalentemente a credito;
l'altro, l'inglese, contemplava la vendita a chiunque, a
prezzo di mercato, con pagamento della merce in contanti. Lo statuto della cooperativa, perfezionato nell'aprile del 1865, stabilì che il
sistema da seguire dovesse
essere quello inglese. Nel giro di due o tre anni la cooperativa conobbe uno sviluppo
notevole: furono aperti più
spacci ed entrò in funzione
Valle s &fio se sul,
retro è TDresente
Petichetta con
nome del. sodo
anche un forno per la pan if icazion e.
La prima cooperativa comasca (dal nome un po' ridondante: Società cooperativa
degli operai di Como e sobborghi) ebbe vita relativamente breve. Cessò dí esistere, infatti, cinque o sei anni
dopo. Erano anni difficili,
quelli. I privati (che, tra l'altro, facevano credito) e l'amministrazione comunale
non risparmiavano colpi per
impedire che quell'esperimento collettivo prendesse
piede. Ma c'era di più: con
l'unità d'Italia sí spegne, per
Como, la più importante via
della seta, il mercato dell'impero austroungarico. Inoltre, la spaventosa epidemia
che, negli anni intorno al
'67, colpì il baco da seta, gettò in una profonda crisi l'economia della provincia.
In questa situazione, di difficoltà generale e diffusa, di
spietata concorrenza da parte dei privati, la cooperativa
dovette sopportare l'imposizione, da parte dell'amministrazione comunale, dell'onere della riscossione del dazio di consumo. Si trattava
di raggiungere le quarantamila Lire annue.
La coop, per far fronte all'
impegno, doveva metterne
ventimila dí tasca sua. Fu il
colpo finale. La società mori,
ma non il movimento cooperativo. Negli anni successivi,
infatti, ne nacquero altre a
Pontelambro, Erba, Sellano,
Campione d'Italia. Tra queste, la cooperativa di consumo dei ferrovieri operai di
Chiasso (1895) e la cooperativa dí consumo fra il personale delle Ferrovie dello Stato del Mediterraneo (1895).
Entrambe godevano di un'agevolazione particolare: non
pagavano il trasporto delle
derrate alimentari.
I primissimi anni del Novecento coincidono con il fiorire, nel Comasco, della cooperazione di consumo. Tra le
altre, quella di Albate e
quella di Rebbio che, molti e
molti anni dopo, si affermeranno come pilastri dell'unificazione. Furono anche le
due cooperative che il fascismo tentò di piegare con
maggior pervicacia. Cercarono di distruggerle ma non
riuscirono. A Rebbio, addirittura, i soci fronteggiarono
le squadracce salendo sui
tetti e bombardandole con le
tegole.
Erano gli anni in cui venivano sciolti i consigli di amministrazione, che dovevano
essere composti da elementi
idascisti o di sentimenti na-
zionali». Nelle cooperative
non si doveva parlare di politica, venivano cacciati i soci che non aderivano al PNF.
Alla coercizione i ccoperatori reagirono in tutti i modi,
non votando i nominativi
suggeriti per i nuovi consigli
di amministrazione, non
pronunciandosi sull'adesione all'Ente nazionale fascista delle cooperative.
A prezzo di grandi sacrifici,
la rete della cooperazione di
consumo venne preservata
dalla catastrofe. Dal '45 in
poi, il movimento conobbe
un'altra stagione felice. Basti pensare che, dalla Liberazione al '60, nel Comasco si
potevano contare 246 fra
cooperative, circoli e mutue.
Dopo la Liberazione a Como
si ricostituì, in forma autonoma, la Federazione provinciale delle Coop che, solo
nel 1961, divenne organismo
periferico della Lega.
Francesco Viganò,
uno dei pionieri
della coopergzione comasca.
Da ritagliare e consegnare
al capo negozio
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Hanno collaborato a questo
numero di «quale consumo»
Domenica 31 ottobre tradizionale «castagna-
ta» sulla Baita di Monte Croce (di proprietà
Unicoop) organizzata dalla Sezione Soci. Un
simpatico momento di ritrovo tra soci e amici, una occasione per scambiarsi alcune opi- .
nioni sulla cooperativa al di fuori delle solite
riunioni.
Renata 13ottareili
giornalista
Titti Casiraghi
dottore in Scienze delle preparazioni alimentari
Sergio Ghiringhelli
capo sett. Soci e Consumatori Unicoop Lombardia
Lidia Lo Man i
AllrimentazRoglie:
um tema peT ragsizzl
defila Lorabanni
capo ufficio stampa Lega regionale Coop
Silvia Merlini
esperta di tecnologie alimentari
Daniele Moltrasio
settore Soci e Consumatori Unicoop Lombardia
Enrico Rossi
capo ufficio pubblicità Unicoop Lombardia
Ambrogio Vaghi
presidente Unicoop Lombardia
Giorgio Vozza
associazione regionale cooperative di Consum?tori
Fabio Zanchi
giornalista
La simpatica fato ricordo della castagnata al Monte Croce.
L'assessorato regionale Agricoltura ha bandito
un concorso destinato alle scuole elementari e
•medie inferiori sul tema dell'alimentazione.
'Due i temi a secondo del grado di scuola.
Alle elementari viene proposto: «La nostra alimentazione»; alle medie: «Come alimentarsi razionalmente risparmiando•.
Un'iniziativa positiva tenendo conto che l'educazione alimentare è stata inserita nei nuovi
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SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO
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Venne il momento delle «fusioni». Il patrimonio cooperativo corrispondeva in questa provincia ad una rete estesissima di punti di riferimento (come abbiamo visto,
circoli e negozi) che, da un
lato, testimoniava la buona
salute del movimento. D'altro canto, i tempi facevano
maturare soluzioni alternative rispetto alla struttura
tradizionale della presenza
cooperativa. C'era la forte
concorrenza delle coop
bianche e dei privati ma, soprattutto, si delineava all'orizzonte l'arrivo della grande distribuzione. C'era, insomma, un'esigenza: rendere più razionale e significativo il ruolo della coop.
Nel giugno del 1966 nacque
tra le cooperative aderenti
alla lega, l'Unione cooperativa comasca, familiarmente
chiamata d'Unione». Era il
risultato della fusione della
coop di Rebbio con quella di
Albate, due pilastri del movimento. L'UCC sorse all'insegna delle nuove esigenze:
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PARE
si doveva far fronte alla
pressante presenza dei supermercati delle grandi catene di distribuzione monopolistiche e, d'altra parte,
anche a concezioni più aggiornate delle tecniche commerciali.
Venne elaborato un piano
triennale: entro questo periodo si sarebbero dovute
realizzare due superettes,
una delle quali in pieno centro a Como, l'altra ad Albate.
E fu così.
Nel '70, con la realizzazione
di un moderno negozio di
400 metri quadrati in via
Maurizio Monti, a due passi
dal Duomo, la cooperazione
tornò in città. Nel frattempo,
Appre.0 dai
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di Villi.
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si procedette ad ulteriori unificazioni, Fino Mornasco
con Portichetto, Civello di
Villaguardia, Appiano Gen- ,
tile.
Alla fine del primo programma triennale il bilancio
dell'Unione toccò la soglia
del miliardo di lire: era stato
triplicato il giro di affari realizzato nel '68 dalle coop di
Rebbio ed Albate.
Ma proprio il raggiungimento di questa soglia convinse i
cooperatori che si sarebbe
dovuto compiere un ulteriore salto di qualità. E con il
secondo piano triennale, 1'
ultimo della UCC, si arriva
alla storia dei nostri giorni
con la nascita del grande
coop di Como-Rebbio.
•
III,
à mi ialtnernera S. E. il Ea1115, della Priviiiria
1572
Lasciamo parlare le cifre.
Nel '74, quando venne ratificata l'unificazione a livello
regionale, e presentata l'Unicoop Lombardia, il movimento cooperativo di consumo comasco era in piena espansione. Contava circa
millequattrocento soci. Ora
la Sezione Soci di Conto, ne
ha circa tremila. Ai tempi
dell'UCC, con mille soci all'
w
incirca, il prestito sociale
ammontava a 800 milioni;
ora sono stati superati i tre
miliardi. Sono aumentati, in
particolare, i giovani e le
donne, nelle file dei cooperatori. Per quest'anno si calcola che il fatturato del negozio dell'Unicoop Lombardia (una struttura di oltre
2000 mq.) ammonterà a undici miliardi.
La marcia di questa grande
azienda — che ha saputo rinnovarsi, far fronte alle nuove esigenze senza tuttavia
rompere con la propria tradizione, con quella «cultura
dei padri. che continua a
farne un soggetto atipico nel
panorama della moderna distribuzione — continua an-
15011.
cora. Per quanto riguarda il
supermercato di Como, infatti, è prevista una grossa
ristrutturazione. Dal prossimo gennaio sarà ampliato lo
spazio dedicato ai prodotti
non alimentari. Si potrebbe
indulgere alla tentazione di
autocompiacersi. In fondo,
quando si parla della storia
della cooperazione, si arriva
pur sempre a concludere
che, nonostante difficoltà di
ogni sorta, aziende come
questa di Como sanno esprimere una grande (e forse unica) flessibilità rispetto alle
tendenze del mercato. Anche se questo può voler dire,
come più volte è accaduto in
questa lunga storia, rimettersi continuamente in discussione. Ma, in fondo, è
proprio questa capacità che
distingue un'azienda democratica da quelle che operano avendo il profitto come
unico fine.
MIE=
11111
considerato che le analisi difficilmente consentono di rilevare la presenza di piccole quantità.
La foto più bella
della gita sui Garda
Suddivisi in due turni (12/19) anche quest'anno
i nostri soci hanno partecipato numerosissimi alla gita sociale che ci ha portato sulle rive del
Garda. Sirmione, Lonato e Desenzano hanno
dato il benvenuto ai soci dell'Unicoop i quali
hanno avuto modo, in queste due simpatiche occasioni, di conoscersi, divertirsi e passare insieme una lunga ed intensa giornata di svago.
A ricordo della gita rimangono le numerosissime istantanee scattate dai nostri soci (in totale 30
partecipanti x 150 fotografie). Le foto hanno
dato vita al tradizionale concorso, giunto quest'
anno alla 4' edizione.
È risultato vincitore assoluto Walter Colombo.
nostro collega della sede, con la fotografia che
qui pubblichiamo. Altri premi sono andati a: Ildefonso De Stefani (miglior paesaggio); Riccardo Corradi (miglior monumento); Walter Colombo (miglior foto ai gitanti).
Tra tutti i partecipanti al concorso sono stati estratti 5 buoni spesa del valore di L. 10.000 vinti
dai soci: Marco Pagliotti (sez. Soci Rogoredo);
Eliano Forlani (sez. Soci S. S. Giovannb: Ercole
Cornolli isez. Soci S. S. Giovanni): Marisa Mastellaro (sez. Soci Settimo M.); Luigi Cucchiara
(sez. Soci Corsico).
.
111E
DELLA
REGOLAMENTO
Una raccolta
di Statuti
e Regolamenti
di Società
di Mutuo Soccorso
Per tutelare maggiormente i consumatori contro le frodi e la pubblicità ingannevole, il ministero dell'Industria, di concerto con il ministero
della Sanità, ha predisposto uno schema di decreto legge che detta una nuova disciplina per la
produzione e la vendita dell'olio alimentare.
Sarà obbligatorio vendere l'olio d'oliva o di semi
in contenitori chiusi e sigillati. Su ogni confezione di olio di semi, inoltre, dovrà essere indicato
il tipo di seme da cui e ottenuto il prodotto. Se
vengono utilizzati più semi andrà apposta la
scritta «olio di semi varie con l'elenco dei tipi di
semi presenti, in ordine decrescente.
Infine, non sarà consentito utilizzare i vari tipi
di semi oleosi in percentuali inferiori al 20%
• ;
OPERA, E CONTADINI
DI LONIDARDIA
011i difi segni. più severe
le etichette
•
Kita 41.1
MITOIINCII E COMUNE DI C0110
DELLE SOCIETÀ" AllEAL1T1
L'operazione era, per molti versi, delicata. Ogni cooperativa, anche la più piccola, aveva solide tradizioni, un'identità da definire, in
quanto costruita anche con
notevoli sacrifici; ognuna
possedeva un patrimonio
che non doveva essere buttato al vento. La via da seguire venne trovata dopo un
intenso dibattito, che permise di seguire una strada diversa da quella che, successivamente, avrebbe imboccato (soprattutto qui nel Cornasco) la cooperazione bianca.
Questa, infatti, nel '70 scelse
di chiudere i venti spacci
dell'«Alleanza», una delle
realtà più significative del
movimento cooperativo cattolico. In altri casi, i circoli di
ispirazione cattolica furono
abbandonati, e si puntò
sull'edificazione di case a
proprietà divisa.
programmi della scuola media dell'obbligo. Ricordiamo ai genitori soci coop che sono disponibili i quaderni di educazione alimentare da noi
prodotti nell'ambito dei nostri interventi nelle
scuole.
Si tratta di un materiale di consultazione utile
per tutti i ragazzi chez volessero cimentarsi nei
temi proposti dalla Regione.
Per ottenere gli opuscoli è sufficiente richiederli al Settore Soci della sede (tel. 846.58.46).
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DI MUTUO SOCCORSO
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FALEGNAMI ED ALTRI ARTISTI
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Ecco la foto
di Walter
Colombo che
ha vinto il
concorso indetto
dalla Coop.
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Giorgio Vozzanoto di
Daniele
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Quanto costa
mangiare
Nel mese di maggio del
1981 le Coop di consumo
lombarde hanno svolto una
ricerca a campione presso i
propri soci per individuare
la spesa alimentare della
famiglia milanese (costituita dai genitori e da due
figli in età scolare).
Individuati i diversi prodotti e puntaNzzate le
quantità consumate si è
compiuto un raffronto fra i
prezzi rilevati dal Comune
di Milano, finalizzati alla
rilevazione dell'indice costo vita e gentilmente messici a disposizione dal competente ufficio, e i prezzi
praticati nei supermercati
Coop.
Dar da mangiare per una
settimana ad una famiglia
di quattro persone a Milano costava 113.439 lire secondo la rilevazione ISTAT-Comune di Milano e
96.661 lire acquistando nei
supermercati Coap.
La rilevazione comunale è
impostata storicamente
sulla rete tradizionale.
Si può allora sostenere che
se la famiglia milanese avesse effettuato i suoi acquisti tutti presso i supermercati Coop (o presso supermercati di una buona
catena privata) avrebbe ottenuto un risparmio di circa 900 mila lire annue pari
al 14,8% della spesa complessiva alimentare. L'aggiornamento della rilevazione del 15 maggio 1982
porta a nuove constatazioni.
La spesa rilevata dal Comune è passata da 113.439
a 135.831, con un incremento del -i- /9,7%.
Nello stesso periodo, maggio 1982 su maggio 1981, l'
ISTAT segnalava un incremento dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari
del 14,9%. I limiti della rilevazione ISTAT (cioè dell'Istituto centrale di statistica) sui prezzi alimentari
sano ormai ampiamente noti: arretratezza del paniere dei prodotti e della fotografia dell'apparato distributivo utilizzato per la
ponderazione, schiacc iamento dei valori per effetto
della media fra 20 città, disoma geneità nelle rilevazione fra comune e comune.
Il campione della Coop, che
rappresenta la spesa alimentare della famiglia milanese, è diverso da quello
ISTMI'. Anche se più ridotto esso appare più attuale e
meglio aderente alla realtà
dei consumi. nella città e
nella regione.
La differenza di prezzo fra
i grandi supermercati e la
media degli altri negozi si
aggira intorno al 15%, riconfermando un valore già
individuato al maggio
1981.
L'aggiornamento della rilevazione è stato effettuato
anche al 15 settembre 1982,
per verificare le tensioni
sui prezzi segnalate nel
quadrimestre giugno-settembre.
I valori sono diventati
7.486.908 con i dati rilevati
dal Comune e 6.360.172 con
i dati rilevati alla Coop. La
differenza su base annua si
aggira ancora intorno al
15% (L126.736).
Se ne può dedurre che la
pressione psicologica alla
quale è stato sottoposto il
commercio alimentare tradizionale negli ultimi 16
mesi ha fatto si che /a forbice esistente fra prezzi degli
esercizi tradizionali e prezzi dei supermercati non si
sia ulteriormente ampliata
attestandosi intorno al
15%.
gE7ro9990 sirenato
liazione
La spesa aDimeinitare della famiglia milanese
al 15 maggio 11982
Seco ndo la Coop l'aumento
del e oste della spesa alimentare per la famiglia lombarda è stato del 19,7% nel period i) maggio '82/maggio
'81. Circa 5 punti ín più rispet io ai dati ISTAT.
Seco ndo il campione Coop la
spes ia annua di una farriglia, rilevata al 15 maggio
1982 , è di 7.063.121 se rilevata n ?i negozi tradizionali come 'a l'ISTAT e di 6:008.548
se r i levata in un supermereato Coop. Una differenza di
1.05 1.573 lire annue rísparmia e se la s pesa è effettuata
tuttai alla Coop o in un buon
sup e!r mercato privato.
eta
\:‘ V‘tli lfhibihti
\,
0
Coofrnt© fra filati ISTAT e prezzi COOP
PREZZI
Quani12
Pane
Pasta alimentare
Riso
Olio oliva extra vergine
Olio oliva
Olio serro vari
Burro fino
Margarina
Carne macinata.
Polpa famiglia
Pollame
Carne suina
Mortadella Bologna
Prosciutto crudo
Prosciutto cotto
Salame Varzi
Latte intero
Uova
Parmigiano
Emmenthal
Mozzarella vacca
Taleggio
Patate estere
\
lam.
1-£993
rmw..5
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o
11.~-..».
Aletaiii,
;1-AT
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IIIII
C OOP
SPESA SETTIMANALE
PRODOTTI
Cipolle bianche
Erbette
Finocchi
Mele delizia 1•
Mele golden P
Pere conferente
Arance tarocco
Banane Chiquita
Limoni
Vino comune
Birra nazionali
Acqua minerale
Coca Cola familiare
Zucchero
Aceto
Pomodori pelati
Tonno
Carne in scatola
Sale grosso
Caffè tostato
grì
kg 1
kg 1
kg 1
lt 1
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It 1
kg 1
kg 0,20 0
kg 1
kg l
kg I
ich I
kg 1
kg I
kg- 1
kg l
kg 1
cadauna
kg 1
kg l
kg 1
kg 1
kg I
kg I
kg l
kg 1
kg 1
kg 1
kg 1
kg i
kg 1
kg 1
lt 1
lt 1
lt 1
It 1
kg 1
lt I
kg 0,400
kg 0,085
kg 0,125
kg 'l
kg 0,200
IST. ,,,
Supet MIC reno
caos
1.596
1.162
1.653
3.674
3.185
1227
7.048
563
5.424
9.206
3.778
10.552
8.183
19.986
15.015
14.785
760
1.596
990
1.370
3.390
2.790
1.140
6.080
410
4.590
6.290
2.590
6.290
7.500
18.900
12.700
11.800
770
153
157
13.905
9.125
7.317
8.907
622
970
1.321
1.241
2.399
2.239
2.390
2.188
2.556
1.380
892
988
312
695
1.025
682
442
873
1.070
350
2.141
12.980
8.180
5.590
7.580
690
790
750
790
1.940
1.650
2.290
1.690
2.290
790
830
590
190
500
1.010
630
370
750
820
360
1.820
,R ,... EL,
ISTAT
Stipt rmertlito
COOP
kg 4
kg 1.800
kg 0,800
It 0,150
li 0,150
11. 0,350
kg 0,350
kg 0,100
kg 0,500
kg 1,500
kg 1,800
kg 1,800
kg 0,150
kg 0,250
kg 0,250
kg 0,150
li. 7
n. 12
kg 0,300
kg 0,400
kg 0,200
kg 0,400
kg 1.200
kg 0.400
kg 1
kg i
kg 1,500
kg 1,500
kg 2
kg 1.
kg I
kg 1
lt 5
lt I
11 5
h 2
kg 0,600
h 0,125
kg 1
kg 0.170
kg 0,125
kg 0,500
kg 0,200
6.381
1.773
6.384
1.485
1.322
1.096
1.695
103
478
429
2.467
57
2.712
13.829 ,
6.800
18.994
1.227
4.997
3.754
2.218
5.320
1.836
4.172
3.650
1.453
3.563
746
388
1.321
1.241
3.598
3.258
4.780
2.188
2.556
1.380
4.460
980
1.560
1.390
615
85
1.107
1.746
1.070
175
2.14 1
419
399
2.128
41
2.295
12.435
4.842
14.922
1.125
4.725
3.175
1.770
5.390
1.084
3.094
3.272
1.318
3.072
820
316
750
790
2.910
2.475
4.580
1.690
2.290
790
4.150
590
950
1.160
606
79
925
1.500
820
180
1.820
La denuncia dei Sindacati unitari dei tessili ha fatto colpo: sui «jeans» il «ricarico»
commerciale viaggia attorno al 100%; ciò
vuol dire che il commerciante per fissare
il prezzo al consumo raddoppia quello d'
acquisto.
La notizia è uscita nell'ambito di uno studio sulla formazione dei prezzi dei prodotti tessili, nel quale, fra l'altro, veniva rimarcata la bassa incidenza del costo del
lavoro. attorno al 15%.
Pronta l'autodifesa del settore commerciale: è stata passata alla stampa una tabellina con i conti del negozio («l'Unità»
15 ottobre '82, edizione Toscana). Il «ricarico» non sarebbe del 100, ma dell'80%: in
questo caso un negozio che vende 100 milioni all'anno, pagati tutti i costi, compresi gli stipendi e i contributi pieni dei titolari, guadagnerebbe «solo» 12 milioni net-
dei registratori di cassa sigillati che possano consentire al fisco l'accertamento dei
dati economici degli esercizi commerciali.
La fermissima opposizione della maggiore associazione dei commercianti la Confcommercio, non è forse motivata 'dall'esigenza di tenere al coperto dalla tassazione
una categoria, quella dei medi esercenti,
finora quasi per niente scalfita dal prelievo fiscale?
Invece nei negozi maggiori, supermercati
e grandi magazzini, non solo i registratori di cassa sono installati da sempre, ma
la correttezza fiscale non è stata messa in
discussione. Per non parlare delle Coop, il
cui comportamento fiscale — anche attraverso la piena pubblicità dei dati di bilancio —, rappresenta probabilmente un
caso unico nel panorama commerciale
nazionale.
Perché registratore di cassa
Ec©© L 9 (SeLCffl©
de fieni fflis
ri a doppiatli
ti all'anno prima delle tasse. Intanto val
la pena di far notare il fatto che negozi
che vendono poco più di trecentomila lire
al giorno sono antieconomici, ma poi il
profitto viene tassato?
Si sa che su questo aspetto la polemica è
feroce ed é incentrata sull'installazione
La scalata dei prezzi:
quattro diminuzioni
e diciotto aumenti
1982
Bieta da costa
Cetrioli
Cicoria Catalogna
Fagiolino Boby
Insalata lattuga cappuccio
Insalata radicchio variegato
Melanzane tonde
Peperoni quadrati gialli
Pomodori perini S. Marzano
Sedano verde
Zucchine verdi scure medie
344
389
315
1.058
740
1.561
300
605
290
381
501
579
651
587
1.435
1.174
2.218
570
778
406
1.276
1.308
+ 85
+ 68,31
+ 67,40
+ 86,30
+ 35,60
+ 58,60
+ 42,10
+ 90
+ 28,60
+ 40
+354,10
+161,10
FRUTTA
Mele Golden Delicius Trentino
Pere William 55/65
Pesche pasta bianca l'A
Pesche pasta gialla l'AA
Pesche noce l'AA
Susine S. Clara
Susine President
Uva bianca Italia
Uva bianca Regina
Uva nera fragola
Uva nera olivella
Limoni verdelli Sicilia
493
492
752
975
1.712
637
1.213
940
803
649
740
1.352
1.157
701
587
991
1.521
488
1.133
1.092
960
604
1.078
2.304
+134,70
+ 42,50
– 28,10
+ 1,60
– 12,60
– 30,50
– 7,10
+ 16,20
+ 19,60
– 7,50
+ 45,70
+ 70,40
ORTAGGI
«Telefonate
al governo»
e fu
subito
catastrofe
Ci aveva provato Rumor col
suo «telefonate al governo»
nel '73; aveva poi decretato
un blocco dei prezzi che sarà
ricordato come uno dei più
catastrofici e al tempo stesso
inutili tentativi per calmare
il mercato.
Ai prezzi bloccati dei prodotti esistenti, le aziende risposero con prodotti nuovi a
prezzi nuovi, con la sparizione delle marche note legate
al blocco dei prezzi.
Si ricordano di quella vicenda due visioni: le file dei
banchi vuoti nei supermercati, le foto di alcuni fornai
di provincia ammanettati sui
banchi del tribunale a rispondere del reato di violazione del blocco governati-
vo. Il più navigato Marcora,
ministro dello stesso partito
ci ha riprovato due volte, la
prima l'anno scorso, con la
storia dei «prezzi concordati»
fra produttori, commercianti ed esibiti ai consumatori
come indicazioni di calmiere. L'altra sua iniziativa che
va sotto il nome di «osservatorio dei prezzi», è in corso.
In realtà, nell'81, i prezzi erano proprio stati concordati, nel senso che prima erano
stati decisi gli aumenti fra
produttori e commercianti,
poi erano stati affissi alle vetrine quei prezzi aumentati
che così potevano essere
spacciati come equi.
Poi il prezzo concordato valeva per una sola marca,
mentre tutte le altre erano
libere.
Il risultato del primo intevento di Marcora fu quello
di determinare il più cospicuo aumento dei prezzi di
tutto l'anno passato: nell'autunno infatti gli indici ISTAT marcarono il più violento scatto all'insù di tutto
il 1981.
Adesso è in corso l'«osservatorto dei prezzi»: cambia la
forma, resta identico il meccanismo; prima si fanno gli
aumenti e da lì si parte per
itosservare» i prezzi. I 35 prodotti «osservati» da Marcora
erano già aumentati del 18%
prima del varo dell'«osservatorio». Il trucco c'è
e si- vede.
11982: do scoli Porta primate
flle113 9.2tumenitoddwez2,, 5
Quakdzeo efitità 532 eu5 l suessi
mrPqrdo
Il 1982 sarà ricordato per il
suo record di aumento dei
prezzi. Altri tristi primati intanto si stanno accumulando
quest'anno: quello della disoccupazione, dell'indebitamento pubblico, della caduta
della produzione.
Né si scorge, neppure all'orizzonte, qualche segnale di
cambiamento che possa incrinare la cappa di preoccupazione, il senso di insicurezza
che gravano sui cittadini, sui
consumatori italiani.
Solo nel '75 si erano presentate condizioni economiche simili, ma nel quinquennio successivo, fino alla soglia degli
anni ottanta c'era stata una ri-
Una recente indagine dell'
Ufficio studi regionale della
CISL, fatto nel settembre
scorso su 20 prodotti alimentari di base, mette in luce differenze fra le provincie della
Lombardia.
Il primato dei prezzi »bassi»,
pare incredibile ma spetta a
Milano; prezzi più sostenuti a
Bergamo, Sondrio e Brescia.
Vicine all'andamento di Milano, sono Varese, Como,
Cremona.
La spiegazione è probabilmente nella più accentuata
modernizzazione dei negozi
in queste ultime quattro città,
mentre nelle altre, la predominanza di punti di vendita
presa, ed i consumi avevano
recuperato le perdite del
'75-76.
Colpiscono due fatti: i movimenti «naturali» dei prezzi e
la mancanza di opere di governo adatte, se non proprio a
controllare i fenomeni, quantomeno a conoscerli.
Invece non c'è niente del genere; a parte i settori amministrati: le tariffe, i carburanti,
gli affitti (ma l'equo canone è
largamente evaso), il pane, il
latte e poco d'altro, tutto il resto è libero. E »tutto il resto»
abbraccia una fascia di spese
che assorbe circa la metà del
reddito. Ciò vuol dire che metà del reddito degli italiani è
alla mercé del «mercato».
di piccola dimensione tende a
far salire il costo della vita.
120 prodotti alimentari considerati dallo studio della
CISL, sono stati poi riclassificati, a seconda degli aumenti,
in tre gruppi.
Nel primo gruppo quei prodotti che hanno avuto incrementi contenuti: pasta, pollo,
uova, olio d'oliva, olio di semi, burro, caffè.
Del secondo gruppo, a aumenti medi attorno al 16%,
fanno parte il pane, il salame,
il prosciutto crudo e iI latte.
Infine i prodotti che hanno
«tirato la volata dei prezzi»: riso, carne suina, parmigiano,
taleggio, vino da pasto, mele,
patate.
1982181
%
1981
PRODOTTI
+ 24
t[esta
glilla ellaiss5f5ez deRbi aQIIllill^° ?t
ILVfilealhe lle inefie
Ecco i prezzi di alcuni prodotti ortofrutticoli rilevati al
mercato all'ingrosso nello
stesso periodo (22 agosto-12
settembre) di due anni successivi (1981-1982) dalla SOGEMI (Mercato ortofrutticolo milanese). I prezzi sono rilevati per Kg., al netto di tara e non comprendono
l'IVA.
Per tutti i prodotti orticoli 1'
aumento di prezzo (calcolato
come prezzo medio praticato
nel periodo) è vistoso. Per
alcuni prodotti l'aumento è
circa del doppio (melanzane
tonde e cicoria catalogna),
per altri prodotti il prezzo è
più che triplicato (sedano
verde) o più che raddoppiato
(zucchine).
Per la frutta la situazione è
più articolata.
Il prezzo delle mele è più
che raddoppiato in un anno,
mentre le pere hanno segnato aumenti del 50% e i limoni
del 70%.
Le pesche e le susine segnano un calo di prezzo del 20%.
L'uva, prodotto frutticolo
leader segna un aumento intorno al 20%.
mine i prodotti che hanno
«tirato la volata dei prezzi»:
riso, carne suina, parmigiano, taleggio, vino da pasto,
mele, patate.
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il) Lucullo
viene da noi
I colori si smorzano, l'aria si
fa frizzante, l'inverno compare e con esso fa capolino
l'idea del prossimo Natale.
Non si tratta solo di pensare
al regalo adatto a ciascuno,
ma soprattutto di organizzare il pranzo, il famoso luculliano pranzo di Natale. Un
tempo questa ricorrenza
coincideva con una enorme
abbuffata, composta da tante portate, a partire dall'antipasto per arrivare alla
frutta ed al dolce.
Il Natale era occasione di vivere assieme una delle più
significative feste della cristianità, per scambiarsi doni, e, messa a parte ogni remora, lasciarsi andare ad un
abbondante, succoso, particolare stravizio alimentare.
Le donne facevano a gara
per mostrare la loro abilità
gastronomica, riandando
con la mente a vecchie ricette, magari tramandate da
madre in figlia, pur di ricreare e rivivere quel gusto
tradizionale a cui tanto si teneva.
Da nord a sud, da est a ovest,
sulla tavola imbandita comparivano: torte al formaggio
e salamini, tortellini, vermicelli con le alici salate, maccheroni di Natale in brodo,
tortelli di zucca, faraone arrosto, cotechini e zamponi,
capponi e lingua lessate, anguille e capitani fritti o marinati, fricassee di pollo, tacchini allo spiedo, pandolce,
panettone, pizza dolce, struloti, frutta secca e fresca.
Generose quantità di buon
vino locale per annaffiare il
tutto e, per concludere, l'immancabile bottiglia di spumante. Si, un tempo si mangiavano, in occasione del Natale, tante cose, tutte sapientamente elaborate dalle ma-
ni abili delle donne di casa,
ma oggi la situazione non è
precisamente la stessa, dato
che le tradizioni si sono modificate e con queste sono
entrate sostanziali sostitu-
zioni.
C9
C
Cosa è accaduto? Perchè
quella calda atmosfera famigliare, carica di allegrias, di
amore, di golosità è andata
via via affievolendosi? Non
dobbiamo guardare troppo
lontano, è sufficiente una
sbirciatina dentro di noi e
troveremo la risposta. Nella
nostra vita è entrata impetuosamente l'età industriale
e con essa tutto ciò che di
tradizionale esisteva è stato
riprodotto per sintesi chimica o prefabbricato industrialmente, a partire dalla
cima di abete per arrivare ai
dolci tradizionali. A questo
aggiungiamo che stiamo vivendo tempi duri sia dal
punto di vista economico che
sociale, siamo oppressi da
incertezze, inquietudini e
malumori da un lato, e dati'
altro non abbiamo più il
tempo e la voglia di preparare montagne di gustosità da
disintegrare nell'arco di poche ore.
È assai più semplice andare
al supermercato, acquistare
quanto ci è necessario e poi
con calma, a casa cuocere; e
poi se si fa il lesso perchè fare anche l'arrosto con quel
che costa la carne? Inoltre si
lasciano avanzi che vanno
gettati e con questi tanto denaro. Insomma le tradizioni
sono state sostituite dalla
praticità e dalla necessità di
risparmio di tempo e denaro.
Natale è però l'occasione per
un allontanamento dalla regola che ci siamo dati o cì ha
imposto l'età che viviamo.
Ma un'occasione breve e del
tutto eccezionale.
In Lombardia, come in tutte
le altre regioni, ci sono piatti
tradizionali per il Natale, alcuni tanto particolari da entrare nei gusti dell'intera
nazione, come il panettone, e
altri propri di talune sue
provincie. Già, perchè una
caratteristica di questa regione, è che ogni provincia
ha mantenuto talune sue ca. ratteristiche, senza invadere
le altre, tanto che è ben difficile poter ipotizzare una
cucina tradizionale lombarda, ma più facilmente una
cucina milanese, una comasca, una mantovana, una
bergamasca, una valtellinese, eccetera.
Certo, ripetiamo, ci sono diversi piatti lombardi noti ed
usati ovunque, e fra i tanti
ricorderemo la dorata costoletta alla milanese, il gustoso
risotto giallo, la ricca e semplice zuppa pavese, la superba faraona alla creta (o valcuviana).
Ma qui vogliamo ricordare
una minestra tradizionale
del Natale, anzi della sera
della vigilia, i tortelli di zucca, di origine mantovana. Il
loro sapore è insolito, ma superato il primo contrasto, il
piatto è veramente delizioso.
Glì ingredienti sono: una
sfoglia fatta in casa, zucca, amaretti, mostarda di mele,
pan grattato, uovo burro e
parmigiano, oltre che, se è
gradita, una casareccia salsetta di pomodoro, e non dimentichiamo poi, un po' di
cannella, il sale, la noce moscata, un pizzico di zucchero.
La ricetta per 6 persone è la
seguente:
PER LA SFOGLIA
Calorie 1408
600
400 gr. di farina
4 uova
PER IL RIPIENO
2 kg. di zucca
80 gr dí amaretti
70 gr. di mostarda di mele
Un pugno di pangrattato
I uovo
80 gr. di burro
40 gr. di parmigiano
180
150
155
77
605
160
3335
TOTALE CALORIE
O ETTI 17]
III O Eli
U. 117,
E:
n
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linten-venfi Ridilla rete con
canuMo dll anca prrezzil
e llistrutturaz5on2
Cassano Magnago:
rallihnentazUone
per Pan2ano
Dal mese scorso anche i negozi di
Mi/Freikofel, Mi/Trenno, Garbagnate e
Cassano Magnago, sono passati dalla linea
prezzi n. 2 alla linea I su tutti i generi vari.
Ciò comporterà una diminuzione sui prezzi
pari al 2,30% in media.
E anche questa una dimostrazione che la
Cooperativa è coerente con le proprie finalità, non appena i risultati lo consentono, riversando sui consumatori il risparmio possibile.
Sabato 9 ottobre nella sala consiliare del Comune di Cassano Magnago si è tenuta una
conferenza organizzata dal Comune in collaborazione con l'Unicoop sul tema «Una corretta alimentazione dell'anziano». Una cinquantina di persone hanno seguito la conferenza del nostro esperto Ubaldo Carloni,
confermando con domande ed interventi la
riuscita della manifestazione.
Secondo il programma stabilito, importanti
interventi di ristrutturazione sono avvenuti
nei negozi di MI/Suzzani, MI/ Pitagora, San
Donato, Livigno, Cinisello Garibaldi; si è
trattato di investimenti molto impegnativi
anche dal punto di vista finanziario, ma che
certamente hanno migliorato servizi alla
clientela e strumenti di lavoro per i dipendenti, ai quali va riconosciuto un encomiabile s Dirito di collaborazione nella realizzazione 'degli impianti a tempo di record.
sta
era una
Ci sono tradizioni delle diverse provincie che sopravvivono intatte e a Natale
riaffiorano ma isolatamente
senza concorrere a formare
una vera e propria tradizione lombarda. Ecco un menù
natalizio, servito nel 1901,
che sintetizza le più succose
portate dell'intera regione.
NATALE 1901
Antipasto:
Primo piatto:
Secondi piatti:
Dolce:
Vini:
Caffè
Come si vede, si tratta di un
pranzo luculliano, con portate estrose o quanto meno
particolari, che riassume le
specialità gastronomiche di
alcune provincie. Ciò che
appare strano è l'uso di alcuni vini provenienti dal centro sud, e non come ci si potrebbe aspettare, da zone limitrofe, rinomate per la
qualità del loro prodotta, come il Veneto, il Friuli ed il
Piemonte, anche se due indicazioni sono per vini quasi
di casa.
Una sola parola per la tacchina ripiena, retaggio della
dominazione austriaca che
risulta essere confezionata
con un numero considerevole di ingredienti, i più diversi. Infatti il ripieno è composto da: castagne secche, me-
le, pere, prugne nere secche,
gherigli di noci, carne di vitello tritata, pancetta, cognac, salvia, rosmarino ed avendoli a disposizione, anche tartufi. Il risultato però è
assicurato se si usa la <idindieta», cioè un tacchino femmina giovane.
Ad accompagnare questo
succulento piatto, vero mattatore del pranzo di Natale
di «tanto tempo fa», erano le
patatine rotonde e piccine,
insaporite nel burro, gli spinaci al burro con uvetta sultanina e l'immancabile mostarda di frutta intiera.
1;51 El9 M‘• I
O Eli Ci O CD i El
2)
S Donato:
ila lesta defill'uva
Ora, 112 sede è tutta nostra.
In collaborazione col Circolo «Rinascita», la
Sezione Soci ha partecipato alla festa dell'uva nel popoloso quartiere Certosa. L'esposizione e la vendita di prodotti Coop, la mostra
fotografica sul laboratorio chimico per il
controllo di qualità della Coop Italia di Bologna. hanno caratterizzato la nostra presenza
nell'ambito del ricco e festoso programma.
Come già negli scorsi anni, l'iniziativa ha riscosso un grosso successo di partecipazione.
Vogliamo annunciare ufficialmente, non
senza soddisfazione e orgoglio, la notizia di
un importante investimento realizzato dalla
cooperativa: l'acquisto della sede.
Trovare una sede stabile e sicura per i nostri
uffici è sempre stato un problema che ci ha
assillato negli anni scorsi. Infatti, affitti esosi,
non facili soluzioni tecniche e ubicazionali ci
hanno costretto a cambiare più volte sede.
Ora grazie all'incremento del prestito sociale
e ai risultati positivi di gestione aziendale,
Cl tr 1221P=C:O=OO=OMM(1-2.1_7:O O E7, 0
Salame di Cremona
Ravioli in brodo di cappone
Pasticcio di fegato grasso
Capponi di Brianza con mostarda
Tacchina ripiena
Confettura e Panettone
Capri bianco, Chianti stravecchio,
Inferno, Sassello
nomemon
abbiamo potuto realizzare questo importante
passo.
Questa sede è in viale Famagosta 75, su due
piani longitudinali, e il 5" e il 6° (nella foto)
per una superficie totale di circa 3000 mq, nei
quali trovano adeguata soluzione tutti i servizi centrali della cooperativa che attualmente conta 60 tra impiegati e dirigenti.
L'area disponibile, ora di nostra proprietà,
prevede anche la possibilità per futuri ampliamenti, secondo le esigenze di sviluppo
della cooperativa.
E9MEIREn212
th
Ili525
MI i n LI:
-
una volta 'anno qualcosa riaffiora
Il panettone e
la romantica
storia
di un amore
finito bene
Parliamo un po' del famosissimo panettone, riportando la gentile storia che ne
traccia la sua origine.
Ai tempi di Lodovico il Moro c'era a Milano un fornaio, certo Toni, che aveva una
figlia assai bella, di nome Adalgisa. Un
nobile del tempo, Ugo della Tela, la vide e
se ne invaghl a tal punto da fingersi gar-
zone panettiere pur di restarle vicino. Un
giorno, per poterle conquistare il cuore,
Ugo si mise a scartabellare ìn un vecchissimo libro di ricette di pasticceria e trovò
la ricetta di un dolce, tanto antico che se
n'era persino perduto il ricordo, fatto solo
di latte, fior di farina, burro, zucchero,
canditi e lievito. Preparatolo in gran segreto, per il Natale lo offrì all'amata e al
padre di lei.
E immaginabile che il successo fu tal-1
mente vivo che il padre, ovviamente con
lo sbuzzo degli affari, ne preparò alcuni
pezzi e li vendette ai più affezionati clienti. Il successo fu immediato, ben presto
tutta Milano corse dal panettiere per assaggiare e gustare quello che allora fu
chiamato «Pan de Toni».
Dimenticavo che Toni, il panettiere, per
gratitudine, concesse al giovane nobile la
mano della bella figlia. Questa è la graziosa storia d'amore; per la verità, storicamente è comprovato che fin dall'undicesimo secolo i Milanesi usavano mangiare
per Natale un «pan grande» dolce. Panettone deriva appunto dall'accrescitivo di
pane con l'antisuffisso mutato.
l'abbuffata di N ata le
Per la frutta secca, poi, ci si
può sbizzarrire! Non solo le
vecchie noccioline, ma
mandorle, anacardi, costosissimi pistacchi, fichi secchi infarinati provenienti
dalla Francia, altri con
mandorle dalla Turchia e,
allegramente, dopo l'abbondante pasto, ci conceEsiste un settore degli alimenti tipici del Natale che
ci vede propensi all'abbondanza e all'estrosità ed è
quello dei dolci e della
frutta secca.
Non dobbiamo più pensare
a farli in casa, dato che c'è
chi ce li propone bell'e
pronti, costosi tanto, ma
molto pratici, ed ecco comparire i panettoni, i pandori, i torroni, il panforte e
quant'altro si trovi nei negozi e si possa far rientrare
nell'atmosfera della festività.
Oggi però non è più sufficiente il semplice e gustoso
panettone, quello fatto con
farina, lievito, burro, zucchero, uovo, uvetta e cedro;
per sollecitare fantasie sopite, gusti sempre più annoiati, insoddisfazioni profonde, ci vogliono i panettoni glassati, quelli ripieni
di zabaione o di crema a]
Cognac, i torroni ricoperti,
quelli di cioccolato con
nocciole e quant'altro la
fervida fantasia dei produttori riesce a partorire.
ET 1211
In
d
gredienti per dieci
.
persone:
Ricetta.--MEI
_ 3 etti di farina
— 1 etto di lievito nostrale
(fatto con i fermenti del vino)
del
2 kg e 600 di farina
6 etti di burro
panettone
6 etti di zucchero
-
diamo la gioia di ingurgitare alimenti che da soli ci
possono fornire le calorie
di un'intera giornata alimentare. Ne vogliamo una
prova?
Ecco le tabelle di composizione di qualcuno di questi
prodotti (calcolati per 100
grammi consumati):
24 grammi di sale
24 rossi d'uovo
— 6 uova intere
— 3 etti di cedro candito
3 etti di uva sultanina
CALORIE
1.056
9.152
4.536
2.238
1.282
459
561
837
TOTALE CALORICO 20.121
i
LE CALORIE DELLA FRUTTA SECCA
Acqua Proteine
Arachidi
Datteri
Fichi secchi
Fichi con mandorle
Mandorle
Nocciole
Noci
Prugne secche
Uva secca
gN Si • RE NE M L: sii
Tornate dei
Q numi
consumatori
Anche fin Lombairdila
presto lie «Giot-rnaf;t:e dei
gh. ovnnfL consullnztoirft»
Le «Giornate dei Giovani Consumatori»:
cosa sono, come sono? Da molto tempo i
soci ne sentono parlare, ne hanno notizia
sui giornali ma fanno fatica ad averne un'idea precisa.
Perché?
Perché, diciamolo francamente, in Lombardia ci siamo mossi su questo terreno
leggermente in ritardo rispetto alle altre
cooperative italiane. Facciamo dunque do-
EllENERE€2111111.12UQUEC
3
20
18
18
8
4
9
24
24
27 9,7
4
5
19
15
19
2
2
EM? • -
Una poesia
sul
panettone
Grassi Glucidi CALORIE
44
3
4
54
66
68
24 73
61 53
17
14
3
61
71
600
284
287
277
597
663
646
268
268
El NE
verosa ammenda. È giusto però cominciare
a parlarne sul giornale, da adesso, per preparare la strada alla loro realizzazione.
Le »Giornate» hanno ormai una solida esperienza ed un rodaggio che viene da numerose esperienze effettuate nel centronord; esse si sono dimostrate una grande, e
forse unica, occasione di proposta culturale
sul consumo indirizzata ai giovani ed alla
scuola.
Si tratta ora anche per noi di porci sul terreno pratico, concreto. Se a Milano ed in
Lombardia non si è ancora riusciti a concretizzare nessuna manifestazione, ciò è
dovuto anche alla gravità dei problemi che
una simile iniziativa comporta in una regione come la nostra (rapporti con il mondo della scuola, Enti locali, oneri finanziari, ecc,).
Attualmente però sono stati avviati positivi
contatti con la Regione e nel 1983 ci sono.
ragionevoli speranze di partire con una o,
più province lombarde.
Il tempo dell'attesa per i giovani consumatori lombardi sta forse per finire: ci augu-riamo che presto, anche da noi, si possano
aprire le virgolette (simbolo delle Giornate) sul tema del consumo.
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1-7NJ
Panatton de meneghin
cont l'ughetta e coj cedrin
s'eet l'ottava maraviglia,
l'ambizion de la famiglia,
s'eet el dolz pussé gustos,
stappafoss e sostanzios.
AMALIA GOLA SOLA
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ED ED il]
Le dovute scese
Sul numero scorso del giornale abbiamo omesso tra i componenti del settore soci e consumatori il nostro collaboratore Giulio Garbelli. Ci scusiamo con lui e con i lettori per
l'imperdonabile omissione.
Meno fosfouso
bucato
peli' nspetitzwe maire
Dal l' settembre ha effetto una norma che,
nell'ambito della legge contenente provvedimenti urgenti per la tutela delle acque, stabilisce una riduzione della capacità inquinante dei detersivi per bucato.
Come è noto i detersivi rappresentano un
enorme fattore di inquinamento delle nostre
acque con conseguenze sull'equilibrio ambientale che tutti abbiamo sotto gli occhi.
Sappiamo infatti, cia studi condotti a livello
mondiale, nonchè dal CNR, che la presenza
di fosforo nelle acque dei nostri mari, proveniente soprattutto dai detersivi e dall'uso di
fertilizzanti chimici, è la causa principale del
IMIEMIIIEZEZEZIErtILRWEEI
l SE
ESE1
Effl
El
processo di eutrofizzazione, cioè dí sviluppo
abnorme di alghe. Ciò provoca una riduzione
dell'ossigeno presente nell'acqua dando luogo a quegli episodi di moria di pesci cui stiamo assistendo negli ultimi anni, particolarmente nell'Adriatico.
La nuova disposizione prevede per i detersivi
da bucato un contenuto massimo di fosforo
pari al 6,5% e, tra due anni, la sua riduzione
al 5% demandando ai sindaci il compito di
garantire il rispetto degli obblighi stabiliti.
Prevede inoltre che i produttori interessati
indichino sulla confezione la percentuale di
fosforo contenuta nel prodotto.
Nonostante la novità per il nostro Paese, il
provvedimento riesce a rimuovere solo in
parte l'arretratezza della normativa italiana
rispetto a quella di altri Paesi, dove ben più
basse sono le quantità di fosforo ammesse per
gli stessi detersivi (in Canadà, ad esempio, il
fosforo contenuto non può superare il 2,2%).
Sarebbe necessario che il legislatore si ponesse obiettivi più consistenti, almeno nel
medio termine, quali, ad esempio, l'eliminazione completa della presenza di fosforo e
quindi uno sviluppo della ricerca sulle tecnologie alternative, in grado di sostituire i composti sotto accusa con altri che dessero maggiori garanzie per il rispetto dell'equilibrio
ambientale.
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'Sergio Ghiringhelli
Tniele Moltrasio,
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indagine su un cittadino
dentro la cooperativa
Rainovarrs
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Un'anag afe
della eilientella
Discorriamo ancora di soci e di cooperative dopo l'indagine promossa nei nostri negozi, di cui abbiamo dato
conto nel numero scorso di «Qualeconsumo». Cosa ne è
uscito?
Una conferma intanto di un'ampia articolazione sul territorio delle strutture di base delle quindici grandi cooperative: ben 370 sezioni soci, dislocate nelle varie regioni, con una media di 1.800 soci ciascuna. Non è poco.
Dalle 1.061 interviste fatte ai membri di comitato di sezione soci sono emersi elementi tradizionali ma anche
volontà di rinnovamento che bisognerà non deludere.
Nell'indagine tra la clientela coop, sempre a proposito
della rilevazione operata nei nostri negozi, sono emersi
ulteriori elementi di valutazione sui quali riteniamo utile soffermarci. Si tratta di aspetti di confronto tra la
clientela e i soci che frequentano normalmente per i loro
acquisti i supermercati coop. Aspetti certamente utili
LE La prima cosa che si impone è la necessità di un ricambio nei quadri attivi, oggi troppo anziani, in media
circa il 60% oltre i 60 anni. Ciò crea problemi di assimilazione delle nuove tematiche consumieristiche all'interno della cooperazione nella propria attività sociale e di
proposta commerciale. La strada è quella della formazione di base, che dovrà disporre di spazi e mezzi consistenti
nei programmi delle cooperative.
per «mirare» nella giusta direzione la futura attività sociale ed economica della cooperativa.
Intanto, dai dati anagrafici emersi, risulta che nella fascia di età compresa tra i 20/30 anni i soci sono il 17% e
i clienti il 24%. Il 7% dei soci presenta una scolarità
universitaria o di media superiore contro 1'11% della
clientela, mentre il 48% ha la licenza elementare tra i
soci e il 38% tra i clienti. Tra le classi sociali netta prevalenza degli operai con il 32% tra i soci e il 25% tra i
clienti.
Il rapporto tra uomini e donne è praticamente uguale:
40% a 60%. Un dato interessante è il grado di fedeltà, o di
frequenza di acquisto, che risulta essere dieci volte al
mese per i soci e otto volte per la clientela. Così come più
positivo risulta essere l'atteggiamento verso i prodotti
con marchio coop: 87% per i soci, il 77% per i clienti, che
ne riconoscono la genuinità e la sicurezza.
M Nei confronti della cooperativa come impresa, i soci
attivi hanno espresso opinioni dí tipo ideologico e solidaristico in una misura contenuta rispetto alle posizioni
originarie. Nettamente prevalenti le aree del soddisfacimento dei bisogni e difesa dei consumatori, nel giudizio
attuale.
Con ciò, sempre secondo gli intervistati, si continua a
vedere la opportunità di un rafforzamento nella convenienza del servizio offerto per l'oggi, ma senza rinunciare ad un ruolo «ideologico» e impegnato nel mutamento
sociale di un domani.
N «Vogliamo contare di più» è ciò che viene fuori dalla
parte di indagine che riguarda «chi» conta oggi in cooperativa e in quale modo si verifica concretamente la democrazia delegata. Si riconosce l'autonomia che oggi la
cooperativa ha, in genere, sulle istanze esterne, politiche
o sindacali e lo scarso rilievo nelle scelte influenzate
dagli organi nazionali del movimento. Ma qui gioca forse una informazione carente.
In sostanza la cooperativa, è oggi diretta, nella opinione
prevalente, dalla presidenza, dalla direzione e dal consiglio di amministrazione, nell'ordine. Scarsa influenza
hanno le sezioni soci nel processo decisionale e nella
incidenza verso il CdA.
Pur riconoscendo alla procedura elettiva basata sulla
delega, ai diversi livelli, una peculiarità insostituibile, la
richiesta di una puntualizzazione dei meccanismi democratici e soprattutto di una più precisa e sostanziale responsabilità degli organismi di base, esce con evidenza.
•R1 Molto complessa e ancora incerta è invece l'analisi e le
risposte che riguardano in concreto le soluzioni per le
sezioni soci. Le carenze maggiori sono state individuate
nella mancanza di risorse umane e nella scarsità dei
mezzi a disposizione per le proprie attività, e in una certa
confusione sul proprio ruolo.
Le indicazioni di soluzioni sono meno precisate, anzi, in
un certo senso contraddittorie, perché accanto alla volontà e alla richiesta di maggiori poteri, si dimostra una
prudenza forse eccessiva nella coscienza dei propri limiti. Comunque il salto di qualità è ormai improcrastinabi, le e riconosciuto da tutti. Ai fatti l'ardua risposta.
Presentiamo in queste pagine, dopo
l'articolo della prima pagina che dà un
resoconto complessivo dell'assise, i
documenti elaborati a Livorno nel
corso dei lavori dell'Assemblea
nazionale delle Sezioni Soci. Sono le
relazioni di tre gruppi di lavoro che
hanno affrontato argomenti e temi
diversi della complessa vitalità delle
sezioni dei soci della cooperazione.
Altri scritti sono invece dedicati
all'analisi dei dati dopo la rilevazione
operata nei negozi Coop tra la
clientela.
Discutere di quale politica
per i consumatori significa,
solo l'economicità (ovviamente di fondamentale imovviamente, discutere del
portanza) ma chiede, insieproblema centrale del nome alla crescente qualifistro essere cooperativa: cocazione del servizio, comsì, la discussione nel grupportamenti selettivi, orienpo ha visto continuamente
tamenti, informazioni e cointrecciarsi i temi specifici
noscenza.
affidati al gruppo stesso
Si
pensa ad un lavoro ecocon i temi piu generali che
nomico, possiamo dire di
stanno alla base di questa 3'
marketing, che investa sia
Assemblea nazionale delle
le strutture per modernizSezioni Soci.
zarle, che l'offerta di proUn dibattito misurato e
dotti e servizi, che la stessa
non radicalizzato dal quale
attività di propaganda.
è però emersa, spesso parUn marketing di tipo nuotendo da posizioni non
vo, che riesca a cogliere atcoincidenti, la chiara esiteggiamenti più critici e
genza che le aziende coopemoderni espressi dai conrative muovano rapidasumatori, che sappia distinmente dei decisivi passi in
guere e che non sia neutraavanti nelle loro politiche
verso i soci e verso i consule verso la produzione.
matori.
Per questa via è possibile
Anni di lavoro serio hanno
unificare le forze tecnicoaccreditato la cooperazione
commerciali con quelle dei
come organismo che riesce
soci e dei consumatori.
a farsi carico dei problemi
Infatti, in questo contesto,
dei consumatori e che agidi grande importanza è il
sce in concreto per difenruolo che può essere svolto
derli: oggi, il consumatore
dalle Sezioni Soci.
chiede alla Coop non più
Le due condizioni:
1) che risulti chiaro che le Sezioni Soci costituiscono sempre più, nelle grandi è medie cooperative, non solo un
elemento di democrazia interna ma un indispensabile momento di contatto con una vasta area di soci e consumatori
tesa a capire il mutare delle esigenze, delle aspettative,
delle abitudini di vita e di consumo.
La Sezione Soci, così, non produce solo immagine, cultura,
ricreazione, ma produce anche mercato e quindi reddito
per la cooperativa;
2) che il settore soci e consumatori abbia riconosciutapiena dignità all'interno di ogni cooperativa, che venga dove
necessario, adeguatamente potehziato e sia così messo in
condizione di produrre quelle iniziative e quella circolazione di idee che risulti sempre più essenziale per il buon
funzionamento di una moderna cooperativa di consumatori.
al
ED El
MI MI
L'assemblea lombairda.
prima (Eli Lvon©
Quanta fora 'Danno i soci
Ma quali sono, proprio tra i soci, le motivazioni prevalenti nella fedeltà al negozio coop? Quali sono le ragioni di
queste scelte? Perche sono diventati soci?
Anche qui l'indagine dà una risposta articolata che dovrà portare a riflessioni attorno agli obiettivi:
Il 73% degli intervistati indica nelle motivazioni di tipo
economico (convenienze, sconti, premi) la spinta principale che li ha fatti associare alla cooperativa. Il 15% ha
aderito per motivi ideologici. Il 7% per solidarietà e altrettanto per tradizione familiare.
Non bisogna certo scandalizzarsi se l'aspetto economico
prevale nelle motivazioni del socio prestatore, in fondo
tutto ciò corrisponde alle stesse «ragioni storiche» che
furono alla base della nascita delle cooperative, e lo stesso Statuto della Unicoop cita all'articolo n. 1: «La cooperativa si propone dì assolvere la funzione sociale di difesa del bilancio familare dei soci e dei consumatori fornendo loro merci alle migliori condizioni possibili». Certo, non solo questo. Ma partendo da questo e dando lo
spazio più ampio possibile all'accezione «difesa dei consumatori», è necessario puntare in modo programmato a
riempire di valori nuovi le ragioni di una adesione così
vasta e, pur nei suoi limiti, così coerente con la scelta
fatta. I vantaggi in termini sociali, ma anche economici,
sono una garanzia per il futuro della cooperazione...
Preceduta da quattro riunioni di zona che hanno visto la
partecipazione di 17 Comitati di sezione soci e dal dibattito
in Consiglio d'amministrazione, sabato 2 ottobre si è svolta
a Milano la «Consulta), delle sezioni della Unicoop Lombardia in preparazione della 3' Assemblea nazionale delle
sezioni soci. 87 i soci presenti, 24 le sezioni rappresentate.
Mancavano solo Cassano M., Garbagnate e Monza.
La relazione introduttiva è stata svolta da Sergio Ghiringhelli responsabile del settore sociale della cooperativa.
Richiamati i temi essenziali contenuti nel documento nazionale, la relazione presentava una fotografia della realtà
sociale della cooperativa dalla quale si evince che solo 15
sezioni garantiscono un funzionamento e una presenza nel
territorio anche se in forme spesso tradizionali. Altre - 7
sezioni hanno una vita stentata e saltuaria e 5 praticamente esistono solo sulla carta. Questo in un contesto che ha
visto un grande sviluppo della base sociale e nella adesione formale alla cooperativa: dai 26.800 soci del 1981 agli
oltre 30.000 attuali, tra i quali il 40% donne e il 15% giovani
e studenti. Anche il prestito sociale è passato da 4.250
milioni del 1980 agli oltre 10.300 milioni attuali. Ciò
Effi
PII
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de del fut uro
zinne Sed,
SOCI
"l CONSOMATOffi NELLA CALVO.>
L'vf. ›.;TOCR 5A CRGMIZZA.7401gE.-
All'interno di ogni cooperativa, è altresì essenziale una
visione unitaria dei problemi, che passa in primo luogo
attraverso un costante interscambio di idee e di esperienze fra il settore commerciale ed il settore soci e consumatori.
Particolarmente importante, per i risultati che ha dato
e la potenzialità che ha dimostrato, è tutto il campo relativo all'educazione del
consumatore.
Le Giornate dei Giovani
Consumatori hanno fatto registrare ovunque notevoli
successi: è un'esperienza che
va estendendosi, che pone
soprattutto problemi nel riuscire a dare continuità di iniziativa nel rapporto che questa consente di instaurare
con la scuola e gli enti locali.
Importanti sono anche le attività (meno appariscenti ma
abbastanza diffuse) svolte in
collaborazione con la scuola:
cicli di conferenze, corsi per
genitori ed insegnanti, dibattiti.
Da questo punto di vista, un'esperienza concreta che ha
dato complessivamente buoni risultati e che perciò pare
opportuno estendere è quella dell'angolo del socio e del
consumatore all'interno del
negozio Coop.
Gestito attraverso il lavoro
volontario dei componenti
la Sezione Soci, l'angolo del
socio e del consumatore può
costituire un utile momento
di incontro tra soci attivi ed
il resto degli utenti del negozio, una occasione di informazione e di scambio di idee, una indiscutibile differenziazione del punto di
vendita cooperativo rispetto
-
a tutti gli altri. La Federazione nazionale dei consumatori deve essere da noi adeguatamente sostenuta (naturalmente attraverso la Lega) sperando che, magari su
obiettivi specifici, riesca finalmente a produrre qualche iniziativa; il sostegno alla FNC non può e non deve
significare il delegare ad essa il nostro ruolo di organizzazione di difesa dei consumatori.
Particolare rilievo ha assunto nella discussione il tema
dell'informazione.
Il socio attivo, infatti, deve
ricevere prima di tutto una
formazione di base sugli elementi fondamentali che
compongono la vita dell'azienda cooperativa e su questa inserire una informazione continua rispetto alle
questioni economiche, istituzionali, sociali, riguardanti
la cooperativa.
Una informazione, cioè, che
costituisce il presupposto indispensabile sul quale fondare una partecipazione seria e ragionata, che passa effettivamente contare qualcosa nella dinamica della vita aziendale.
Verso il consumatore, invece, appare opportuno dirigere una informazione corretta continua che riesca a cogliere quei temi di conoscenza per l'autodifesa a cui il
consumatore è sensibile.
Per produrre e dirigere l'informazione (ma più complessivamente per tutte le
attività da svolgere) il personale del settore soci consumatori deve essere adeguatamente formato e professionalizzato attraverso impegni precisi dell'azienda e
dell'Associazione nazionale.
Si deve innanzitutto premettere che il problema concernente la democrazia investe
l'insieme della struttura aziendale cooperativa; il demandare la risoluzione dei
problemi di democrazia al
solo settore soci-consumatori, per quanto esso possa essere efficiente e dotato di
mezzi propri, rende in effetti
poco rilevante o marginale il
lavoro svolto. È quindi necessario che dei suddetti
problemi si interessi sia la
struttura tecnico-operativa
che la struttura politico-sociale dell'azienda.
è emerso da più parti che il
rapporto tra la Sezioni Soci e
la base è distinto in due mo-
menti non separati bensì
completamente legati a:
• Adesione economica più
sviluppata
• Adesione di principio (politica di tutela del consumatore)
da sviluppare.
È avvertita dalla maggioranza la necessità di:
• una programmazione di
attività delle Sezioni Soci;
questo programma di attività deve essere finanziato non
con quote fisse, proporzionali ad esempio al numero dei
soci e così via, bensì in rapporto allo stesso programma
di attività formulato dalla
Sezioni Soci. Il programma
di attività può riguardare ad
esempio i seguenti punti:
a) intervento nelle iniziative commerciali riservate ai soci
mediante espressione di opinioni e.desideri della base;
b) iniziative di carattere economico: soci che fanno spesa,
che depositano (e qui si potrebbe pensare anche a remunerare i soci prestatori) che utilizzano il ristorno;
o) iniziative ed interventi di carattere culturale ad esempio
animazioni nel negozio (vedi esperienza di spesa guidata) in
modo che la gente capisca che la Caop è un organismo che
produce cultura.
n di una sede soddisfacente, Angolo del socio, cioè uno
spazio di incontro fisico ben
identificabile dal socio, ove
la Sezione Soci possa svolgere la propria attività e altre
iniziative.
Si avverte ancora la necessità di:
• formazione economica
dei quadri sociali come impegno anche economico della cooperativa;
• possibilità di contare in
qualche modo da parte della
Sezioni Soci nella definizione della strategia fondamentale e nelle linee di politica commerciale dell'azien-
da. Viene fatta un'analisi
della struttura delle Sezioni
Soci in relazione ai problemi
del territorio e si distinguono diversi tipi di struttura
come ad esempio Sezioni Soci che vengono costituite sulla base:
a) della presenza del negozio;
b) del numero di iscritti;
c) dei quartieri, unità sanitarie ecc.
Si è messo molto l'accento
sul fatto che la base sociale
sia costituita in gran parte da
anziani e che i soci attivi siano quasi tutti pensionati. Ora
bisogna osservare che l'utilizzo dell'anzianità è una degli obiettivi sociali che va
perseguito anche alla luce
delle numerose iniziative che, in tal senso, hanno visto attuazione in questi
ultimi tempi.
Volere a tutti i costi coinvolgere i giovani nelle attività
di Sezioni Soci può anche
non essere del tutto giusto
tenuto conto che questi ultimi hanno problemi di lavoro, di famiglia, insomma di
altre attività.
Ad ogni modo, per quanto
riguarda il reclutamento di
nuove forze sociali si può dire che se riusciremo a lavorare nelle Sezioni Soci e a
presentarci come una organizzazione che riesce a fare
qualcosa, riusciremo anche
ad aggregare gente.
È necessaria una informazione efficace e tempestiva
nei due sensi, che sia intelleggibile da parte dei soci (e
qui si fa riferimento al problema della formazione dei
quadri sociali) e da loro utilizzabile. Ci si riferisce anche al giornale di cooperativa che vari interventi hanno
definito non adeguato allo
sviluppo di un dibattito, dì
un confronto all'interno della Coop. L'azienda deve fare
investimenti in questo senso.
Da parte sua il socio può funzionare da ottimo e veloce
tramite per trasmettere alla
direzione gli umori e le esigenze della base (leggi consumatori).
Appare qui evidente anche
che la dirigenza delle cooperative non dimostra una vo-
Iontà politica vera di risolvere i problemi della democrazia e per lo meno non ha ancora esplicitato in modo coerente la propria posizione in
proposito.
E anche necessario andare
alla ricerca di un modello
democratico adatto alle varie, a volte assai diverse,
realtà sociali.
E infine occorre definire
quale sia il reale potere delle
Sezioni Soci individuando
compiti e ambiti precisi di
intervento delle stesse. E qui
si fa esplicito riferimento al
documento preparativo di
questo congresso dove si parla della «consultazione obbligatoria delle Sezioni Soci
su particolari e importanti
decisioni riguardo aspetti
tecnici o politici della vita
nel negozio di competenza e
della cooperativa nel suo
complesso». Occorre cioè andare alla definizione di procedure da rispettare.
E per concludere, accogliendo le istanze implicite in
molte lamentele dei soci a
proposito del lungo intervallo di tempo tra il 2' e il 3°
congresso delle Sezioni Soci,
si può fare la proposta di una
consultazione periodica per i
quadri delle Sezioni Soci, ad
esempio congressi annuali
per i presidenti delle Sezioni
Soci, oppure consultazioni
periodiche su singoli argomenti affinché si possa verificare che i passi fatti nel
problema della democrazia
aziendale, pur piccoli, lenti e
guardinghi che siano, possano essere sempre verso una
positiva soluzione.
IMIEZIMU=Kiall=n3MIEIMEICIC3IMMELIOIERM
è indubbiamente un segno di fiducia e di
riconoscimento del ruolo e della immagine
complessiva della cooperativa, ma pone
prdblerni non più procrastinabili. La cooperativa infatti deve trovare una maggior
simbiosi tra azienda e corpo sociale, verso
comuni obiettivi nella difesa del consumatore e nello sviluppo della democrazia. Superare i ritardi e il divario tra i due momenti, il sociale e l'aziendale, proprio perchè la cooperazione non può avere «una
grande testa che poggi su delle gambe fragilk È necessaria una svolta decisa in ter-
analisi critiche sempre formulate in modo
costruttivo, ma anche utili indicazioni per
affrontare i nuovi problemi. Dalla necessaria individuazione di una sede per le sezioni soci, alla presenza organizzativa, almeno nei negozi più importanti. Da una
comunicazione-informazione più ampia ad
un rapporto meno burocratico coi dirigenti. Le sezioni soci, sulla base di un loro programma di attività sociale, devono avere
una congrua autonomia finanziaria. I soci
rappresentano anche un grande patrimonio economico oltre che sociale, pertanto è
necessario garantire più servizi e spazi decisionali. Utile ripetere l'esperienza di rapporti internazionali e tra i presidenti delle sezioni soci, muoversi con metodi diversi
da quelli di altri organismi di massa e adeguare il settore alle dimensioni dei problemi anche attraverso soluzioni decentrate.
Insostituibile riconoscimento delle funzioni dei soci alla base ma attenzione a non
deluderli nelle scelte future. Queste le
principali indicazioni emerse, che il presidente Ambrogio Vaghi ha ripreso nelle sue
conclusioni. Inoltre, il presidente, ha volu-
mini di investimento, di formazione e di
informazione, anche attraverso una prassi
statutariamente aggiornata, che segni una
nuova mentalità complessiva della cooperativa non relegata al solo settore soci. Il
dibattito si è poi articolato durante l'arco
dell'intera giornata ed ha visto intervenire
i soci: Domenica Zucchelli (Lodi); Bruno
Mangiagalli (Como); Paolo Brusati (Bollate); Daniele Moltrasio (settore soci); Battista Cornalba (Navate M.); Aldina Alfieri
(Laveno); Giordano Affò (MI/Livigno);
Beniamino Cattaneo (MI/Appennini); Natalini Pizzi (MI/ Trenno); Giorgio Vozza
(Ass. regionale); Savino Gammino (Rozzano); Franco Spinelli (Cinisello); Giusto
Perretta (Como). Dal dibattito sono emerse
Un aspetto della
sala al Palazzo
delle ex Stelline
di Milano durante
l'assemblea
regionale delle
sezioni soci.
to sottolineare come per una grande cooperativa di utenti quali sono le cooperative di
consumo, non sia semplice trovare sempre
adeguate risposte. Resta comunque l'impegno a destinare uomini e mezzi notevoli su
questi problemi, con programmi precisi e
impegnativi sul terreno della formazione,
della attività culturale e ricreativa. Necessario anche stabilire i livelli di partecipazione e stile di lavora. Coinvolgere i soci
nelle grandi scelte di programmazione
pluriennale in un rapporto più stretto e
rappresentativo col Consiglio d'amministrazione, così come è necessario garantire
una presenza attiva e riconosciuta dei soci a
livello di negozio garantendo gli opportuni
spazi. Giusta una maggiore autonomia, anche finanziaria, delle sezioni soci che però
deve vederli protagonisti diretti delle iniziative e non sovvenzionatori di altri_ Esaminare i risultati raggiunti e verificare se
le indicazioni dei soci sono state accolte, in
ogni caso occorre una risposta, sempre.
Forse è necessaria anche la ricerca di nuove forme di partecipazione, non solo assembleare, ma anche attraverso questionari, elezione diretta e nominale dei direttivi.
Infine, è stata nominata la delegazione,
composta da 20 soci, che ha rappresentato
la cooperativa alla assemblea nazionale di
Livorno.
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Renata Bottarefii
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Orari dei negozi: un pomo
della discordia per il quale -a
pagare sono alla fine i cansuma tori. L'organizzazione
della vita, soprattutto nelle
grandi città, ma non solo in
queste, è cosi cambiata che
non potevano non esplodere
le contraddizioni che per anni sono state in qualche modo coperte tenendo soprattutto conto delle richieste di
quella temuta forza di pressione che è la massa degli operatori del commercio. L'
impennata dei prezZi che l'
inflazione alimenta continuamente ha riproposto il
grosso problema del rapporto tra consumatori e rete
commerciale. Nella realtà
quotidiana, i consumatori si
trovano di fronte a negozi aperti tutti alle stesse ore, in
ore che non tengono conto
dei veri orari delle famiglie
e, quindi, di chi deve fare la
spesa dopo aver timbrato il
cartellino. E non aver tempo
vuol dire comprare male. Il
fatto è che, negli anni, si è
andato consolidando più lo
spirito corporativo degli operatori del commercio che
quello della libera concorrenza: ai consumatori coinvolti in orari di lavoro sempre più differenziati la rete
commerciale ha risposto con
un appiattimento del servizio secondo la tendenza ad
essere aperti tutti nello stesso momento e nelle ore di
maggiore produttività.
L'argomento fondamentale
che viene portato a giustificazione di questa scelta della
rete commerciale è che, così,
si contengono i costi. Questo
argomento la vinse quando,
anni fa, i macellai chiesero
di poter stare chiusi due pomeriggi la settimana per
una più produttiva — e
quindi meno costosa
utilizzazione del personale e del
proprio tempo lavorativo. Si
—
é visto, poi, in pratica che i
due pomeriggi di chiusura,
se sono serviti ai commercianti, non hanno affatto influito sul contenimento dei
prezzi della carne.
Nel giugno scorso il Comune
di Milano esperirnentà nuovi
tipi di orario, con possibilità
di splafonare oltre le 44 ore
settimanali. Esso ha dimostrato che il consumatore
apprezza di poter fare acquisti nel cosidetto intervallo di
mezzogiorno e più tardi la
sera. L'Unicoo-p, che ha partecipato all'esperimento, -come fa notare il presidente
dell'Unicoop, Ambrogio Vaghi
ha già tenuto conto
dei risultati modificando i
propri orari, allungando
quello del mattino sino alle
13 e restando aperto al pubblico il pomeriggio dalle 15
alle 19,30. Analoghe iniziative sono state prese da grandi
catene di distribuzione privata. Resistenze invece, continuano ad essere presenti
nel settore dei dettaglianti.
Occorre dire che, di fronte
alla maggiore sensibilità dei
Comuni per le esigenze dei
consumatori, c'è la sordità
della Regione Lombardia
con cui fare i conti. In un
convegno promosso a fine
giugno dal Comune di Milano, l'assessorato al Commercio della Regione Lombardia
è stato direttamente chiamato in causa perché nella
bozza di regolamentazione
approntata sì manteneva l'
orario rigido delle 44 ore settimanali, si manteneva la
mezza giornata di riposo settimanale rigidamente uguale per i singoli settori, non si
riconosceva ai Comuni la
possibilità di consentire la
protrazione della chiusura
sera/e, non si attribuiva al
sindaco /a facatà di stabilire
turni per il periodo estivo, si
ignoravano le associazioni
dei consumatori.
—
Unione commercianti:
le contodità si devono pagare
Confesercenti: go.iellio che
non serve è proprio ii decreto
Queste le posizioni dell'Unione Commercianti milanese, aderente alla Confcommercio, associazione tradizionale del settore.
che autonomamente si collocano all'interno del movimento democratico progressista.
'Le innovazioni introdotte dal decreto legge per quel che riguarda i nuovi orari dei negozi sono fondamentalmente due: l'elasticità degli orari e l'aumento della fascia oraria dalle attuali 44 ore a
55 ore settimanali.
«Sulla elasticità dell'orario, da sostituire alla vigente rigidità di
apertura e chiusura, pensiamo sia positiva se, però, la scelta degli
orari mattino-pomeriggio sarà affidata ai singoli operatori nell'
ambito di fasce orarie più generali. Infatti solo se la flessibilità
tiene conto delle esigenze aziendali è destinata ad assicurare un
miglior servizio, esaltando la responsabilità dell'operatore commerciale.
•Sull'aumento della fascia oraria da 44 a 55 ore settimanali. siamo,
invece, severamente critici. Esso produce inevitabilmente un aumento dei costi. Certo l'aumento delle possibili ore di apertura
sarebbe più comodo per certi settori di consumatori, ma le comodità si pagano.
«C'è, poi, l'aspetto sociale-umano delle conseguenze del prolungamento degli orari per quei negozi a conduzione famigliare, che
sono poi la gran parte. Già oggi questi lavoratori autonomi, oltre
a tener aperto il negozio per 44 ore, devono spendere tempo per
gli acquisti, per le pratiche burocratico-amministrative, per riordinare l'esercizio. Se si passa a 55 ore, restando tutte le ore di
impegno per il «retrobottega», per i commercianti non c'è più vita.
In un mondo che, invece, ha subito una evoluzione nell'impiego
del tempo in direzione opposta.
«Secondo il decreto ministeriale alle Regioni non rimarrebbero
più margini per legiferare secondo le necessità locali. Come Con' fcommercio riteniamo, invece, che dovrebbe essere compito della
Regione affrontare tutti i problemi connessi con le fasce orarie.
«Il recente esperimento «orari non stop» organizzato a Milano per
iniziativa del Comune ha dimostrato che, al di fuori di certi orari,
l'utilità di tener aperto il negozio è del tutto marginale. Certo,
anche alle 21 ci sarebbe qualcuno che comprerebbe, ma il gioco
non vale la candela•.
avv. Achille Piovella vice segr. gen. dell'Unione commercianti
«A Milano, come Comune, abbiamo promosso e realizzato 1'
esperimento dell'orario non
stop oltre le 44 ore settimanali
e l'apertura domenicale, in armonia con i nuovi orientamenti che venivano avanti non solo
da parte dei consumatori ma
dello stesso governo. Quell'esperimento trovò attenzione e
interesse nel settore della
grande distribuzione (supermercati privati e cooperativi),
freddezza in quello dei negozi
a conduzione familiare o con
Pochi dipendenti. Certo hanno
giocato, nel secondo caso, oggettive difficoltà per la turnazione di chi sta dietro il banco.
L'esperimento, comunque, ci
ha confermato nella convinzione che occorre andare ad un
allungamento e ad una flessibilità delle fasce orarie di apertura dei negozi.
Si sostiene che orari differen-
Ii parere della Conlesercenti, l'associazione dei commercianti
«Come Confesercenti siamo convinti che l'ammodernamento della rete distributiva, e quindi anche degli orari al pubblico, lo si
realizza solo con una riforma dell'intero settore che veda protagonisti gli operatori. A colpi di decreti legge non si risolve nulla, si
aggrava tutto.
In Senato, nel Comitato ristretto della Commissione industria e
commercio, erano già stati votati i 34 articoli del disegno di legge
Martora, ampiamente modificato. Proprio a questo punto ecco
arrivare la doccia fredda del nuovo decreto che, secondo noi,
rappresenta un ulteriore tentativo di rinviare la riforma.
Sulla questione specifica degli orari, il nostro parere è negativo.
Un allungamento degli orari di 10 ore sarebbe pesante e insostenibile per i commercianti e estremamente onerosa per i consumatori che pagherebbero l'aumento dei costi aziendali (manodopera,
energia, ecc.). E non si può certo ipotizzare un aumento dei consumi determinato da un allungamento dell'orario.
Inoltre, se può essere vero che esiste il problema di una maggiore
flessibilità degli orari nella vita delle grandi città compatibili con
i turni dei lavoratori, questo non riguarda solo la possibilità di
fare acquisti ma anche la ben più vasta macchina dei servizi
pubblici. Per il settore commerciale la flessibilità oraria si può
risolvere con fasce orarie collegate ad un'apertura turnata delle
aziende in modo da soddisfare maggiormente le esigenze del
consumatore. Da tempo la Confesercenti chiede esperienze di
questo tipo e in alcune città, come Firenze, tutto era già pronto
per metterle in atto. Le fasce orarie, per settore merceologico e
per zone territoriali, che consentano un'apertura differenziata
nell'ambito delle 44 ore settimanali, sono, secondo noi, la vera
soluzione del problema.
Riassumendo: la strada .giusta, per noi, è da individuare in una
legge quadro e in un processo programmato e democratico che,
gradualmente, attraverso la qualificazione professionale, gli incentivi, il credito e l'associazionismo consenta di creare aziende
più moderne e produttive».
. Giuseppe Pasquale segr. prov. Confesercenti (Milano)
31111Iter,
ink
Assemore C
dettagligiAti “I'redia
a Le nuove proposte
Parla l'assessore al Commercio del Comune di Milano, Paolo IVIlalena.
ziati creerebbero confusione
tra i consumatori. Ciò avverrebbe se il consumatore fosse
obbligato a rivolgersi sempre
allo stesso negozio. Il che non
avviene mai. Il consumatore,
invece, riceve vantaggi dagli
orari diversificati perchè solo
così potrà confrontare qualità
e prezzi diversi e fare acquisti
oculati.
Si sostiene anche che orari più
lunghi comportano inevitabilmente maggiori spese, dando
per scontato, di conseguenza,
che i clienti resterebbero gli
stessi. Questa affermazione
viene smentita dalla semplice
considerazione che una riduzione degli orari di apertura,
anche solo di una due ore al
giorno, dovrebbe essere in
grado di assorbire la medesima
domanda.
-
remnemnowwwwwwwwwwwwimminta.
Locate 'radili
Spettacoli e calcio
Rapinale: visilta aU
magazzino Coop
La sezione Soci, ha riproposto domenica 26
settembre izLa giornata del Socio* con uno
Nell'ambito del programma visita al magazzino Coop, di Pieve Emanuele, la Sezione So-
ci ha organizzato il 26 settembre una gita di
ben 60 soci che, accompagnati dal direttore
amministrativo, Walter Silvestri, hanno visitato gli impianti con notevole interesse ed
entusiasmo per la realizzazione del nuovo capannone deperibili.
spettacolo teatrale per ragazzi e un filmato
per adulti. Alla sera la tradizionale festa danzante. Malgrado il tempo inclemente, l'iniziativa ha visto una buona partecipazione di
soci e cittadini.
Alcuni giorni prima, sabato 4 e l l settembre,
si era svolto il 3° trofeo di calcio Unicoop
Lombardia vinto dalla squadra di Cesano
sostane.
MUllano-Slazzanfi
Una festa per gil
21 ââ2fiZffilil
Inserendosi nelle iniziative dell'anno dell'
anziano, la nostra Sezione Soci ha dedicato
una festa agli anziani del quartiere presso il
Circolo Ancora, giovedì 11 novembre. Un
bel filmato sulla cooperazione di consumatori oggi e opuscoli sulla educazione alimentare in omaggio hanno caratterizzato la nostra
presenza.
•
• ni'un • • •
La sezione di Bollate in visita al magazzino Coop di Pieve Emanuele.
a
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zr em
Il problema, infatti, non è
quello di avere tutti i negozi
aperti o chiusi alla stessa ora
ma di avere una diversificazione ; una elasticità, che
consenta di adeguare gli orari
di ogni singolo esercizio alle esigenze dei consumatori e delle aziende commerciali.
È indubbio che tale diversificazione costituirebbe un fattore di innovazione e di competitività nelle aziende stimolando
la modernizzazione, l'efficienza e la maggiore produttività
della rete commerciale. Sono
evidenti, inoltre, i riflessi che
una modificazione degli orari
dei negozi avrebbe anche sugli
orari degli altri servizi pubblici e privati, con il risultato di
una migliore utilizzazione degli impianti, di servizi più diffusi sul territorio e, in definitiva, di una migliore qualità della vita».
EN RE l= Eli M III RE M il Mi
III «pronto sOCCOTS0
d.ei consumatore»
Si è costituito a Milano, su iniziativa della
Federazione regionale dei Consumatori il
primo «Pronto soccorso del consumatore».
Di che si tratta?
Tutti i cittadini, i consumatori che dovessero
rilevare durante i loro acquisti comportamenti scorretti o prezzi ingiusti possono telefonare al numero 240.09.86 per denunciare il
fatto. La Federazione dei consumatori, verificata la veridicità della denuncia, darà risalto ai casi più significativi, dandone ampia
comunicazione alle autorità ed agli organi di
informazione.
L'iniziativa è per ora limitata a Milano e provincia ed interessa solo i consumatori alimentari.
Rappresenta comunque una concreta iniziativa a tutela del consumatore e offre ai cittadinitin primo punta di riferimento per la
propria difesa contro l'incalzare degli aumenti ingiustificati.
Ricordiamoci dunque questa numero telefonico 240.02.86, nell'interesse di tutti.
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La musica
di
Un libro
nella borsa
della spesa
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celebrazioni verdiane, tre fra le principali opere
del popolare autore
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ingiustamente
non viene annoverato tra le «droghe pesanti», tanto che
le autorità sanitarie americane lo hanno recentemente
classificato come il problema sanitario numero uno dell'Occidente
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M
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eimire, c2
MENERIIIIMIUMREM 73 1111MIEEREEM=13111,
a cura di Lidia Lommi
Li bri e coop • • •
A. F. Laidlaw: «La cooperazione
nell'anno 2000», pubblicato a
cura dell'Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori, Roma 1982, pp. 135, s.p.
Questo saggio sui caratteri e le prospettive della cooperazione nel mondo è la
relazione introduttiva al XXVII congresso dell'Alleanza Cooperativa Internazionale, svoltosi a Mosca nell'ottobre
del 1980.
Laidlaw è stato uno dei membri più illustri della direzione dell'ACI. Canadese,
studioso della cooperazione, docente uII CI
110 M
niversitario, morì qualche mese dopo il
Congresso dell'ACI di cui era stato relatore. I 'Alleanza Cooperativa Internazionale è l'associazione delle organizzazioni
cooperative di 65 Paesi sparsi in tutti i
continenti. I soci di base delle cooperative rappresentate sono 355 milioni (dati
del 1977). A questa cifra vanno aggiunti i
soci delle cooperative non collegate ad
alcuna organizzazione e i cooperatori di
Paesi, come la Cina che non aderiscono
all'ACI. Un calcolo verosimile porta a
500 milioni le persone in qualche modo
legate a una cooperativa. Una cifra che
da sola dice l'importanza di questo tipo
di forma economica e sociale.
RE M
NI
RE
IEJ
Il pregio maggiore dello scritto di Laidlaw è appunto l'orizzonte planetario in
cui vengono collocati temi comuni a movimenti cooperativi assai diversi fra di
loro: quale senso ha la forma cooperativa
nel punto attuale della civiltà, quali direzioni può prendere, quale contributo
può dare al riequilibrio delle condizioni
dell'umanità.
Molti problemi, affrontati quotidianamente e nella loro peculiarità dalle singole cooperative, si trovano proiettati su
uno sfondo planetario: per i cooperatori
un aiuto a «pensare in grande» la propria
esperienza.
Il volume edito dall'Associazione delle
cooperative di consumo, contiene anche
il testo della mozione finale del XXVII
congresso e uno studio di Piero Verrucoli sui principi dell'Allenza Cooperativa
Internazionale e sui suoi rapporti con la
cooperazione italiana.
Il volume non è in commercio. Può essere richiesto all'Associazione lombarda
delle cooperative di consumo, via Palmanova 22, Milano.
10 M ali
RIR
Mila
Onelio Prandini, «La cooperazione», Editori Riuniti, Roma
1982, pp. 142, L. 4.000.
Nella bella collana dei «Libri di base» un
titolo sulla cooperazione. Il presidente
della Lega Nazionale delle Cooperative e
Mutue, spiega come è nato, come è attualmente, dove sta andando il movimento
cooperativo in Italia.
Il testo, come tutti quelli della collana, è
molto piano e didattico, ricco di esempi e
di informazioni. Un bel vantaggio per un
argomento non semplicissimo e tanto facilmente aggrovigliato dalla retorica e
dai luoghi comuni.
Come si forma una cooperativa; quali tipi
diversi di cooperative si possono costituire; quali difficoltà e quali vantaggi si incontrano; come è organizzata la cooperazione: una lettura utile anche per chi della cooperazione conosce bene solo qualche settore.
In appendice uno statuto tipo di cooperativa di lavoro e la proposta di riforma
della legislazione cooperativa. Il libro è
illustrato e contiene informazioni raccolte in tabelle e grafici molto chiari.
RE
M M IE
RE
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Un nutrimento importante e ricco. Ecco cos'è e come viene trattato
Ttti Casilragli-A
I
11 li i ,
Latte dal bambino
alla
«Terza età»
'-'
Di fronte all'ampiezza delle
proteste e alla forza degli
argomenti il ministro della
Sanità, il liberale Altissimo, ha fatto dietrofront.
Una grossa polemica, un'inopportuna circolare ministeriale, consistenti interessi economici in ballo: il
tutto si è giocato su un aggettivo: «fresco». Proprio
così: secondo Altissimo il
latte pastorizzato non si
può definire «fresco» perchè viene trattato industrialmente per renderlo igienico e commercializzabile.
Perchè tanto clamore?
Molto semplice: per favorire il consumo del latte «a
lunga conservazione» in un
mercato in lenta crescita,
ma non sufficiente per remunerare gli investimenti
che alcuni grandi industriali — la Parrnalat in testa — hanno effettuato in
questi anni. La sparizione
dell'aggettivo «fresco» sul
latte prodotto dalle Centrali pubbliche avrebbe reso
più difficile distinguere il
prodotto fresco da quello a
lunga conservazione e
quindi favorito quest'ultimo a danno di quello pastorizzato.
La cosa però non è passata
per l'immediata reazione di
un folto gruppo di Associazioni fra le quali la Lega
delle cooperative, le organizzazioni dei consumatori.
le Centrali pubbliche, i ri-
venditori di latte.
E il Ministro ha dovuto sospendere la sua circolare.
g.v.
Il nostro organismo ha bisogno per mantenersi in buono
stato di salute di acqua, proteine, grassi, zuccheri, vitamine e sali minerali. Tutti
questi nutrienti sono contenuti in proporzioni diverse
nel latte.
Proprio per questa ragione il
latte è il primo alimento
consumato dopo la nascita; il
suo uso è indispensabile durante l'infanzia e l'adolescenza; rimane importante
nella età adulta e ritorna ad
essere necessario nella terza
età.
Per capire l'importanza di
questo alimento analizziamone la composizione.
Nel latte intero i lipidi rappresentano circa il 3,5%, gli
zuccheri, prevalentemente
lattosio, il 4,8% e le proteine
il 3,2%. L'apporto di sali minerali è notevole e riguarda
in particolare calcio, fosforo
e magnesio. Tra le vitamine
presenti A, D, E, K e C sono
liposolubili, sono associate
cioè al grasso del latte, mentre quelle del gruppo B sono
disciolte nella fase acquosa.
Le proteine del latte, che
svolgono funzione plastica,
cioè contribuiscono alla formazione dell'organismo, sono di ottima qualità nutrizionale, paragonabile alle proteine della carne e delle uova. Calcio e fosforo, presenti
in elevate quantità solo nel
latte e nei suoi derivati, sono
importanti per la formazione ed il mantenimento di
una ossatura sana e robusta;
il loro assorbimento da parte
dell'intestino è facilitato
dalla presenza del lattosio.
Vitamine ed oligoelementi
di cui il latte è ricco svolgo-
di grasso, quello parzialmente scremato ha un contenuto
in grasso tra 1,5% e 1,8%
mentre per il latte scremato
tale valore non deve essere
superiore allo 0,5%. In pratica la scrematura parziale o
totale riduce il valore nutrizionale e calorico del prodotto. Quindi bambini e ragazzi devono consumare latte intero: questa abitudine
dovrebbe essere mantenuta
in età adulta da chiunque
non debba per ragioni mediche (colesterolemia, disturbi
cardiovascolari, diabete) ridurre il contenuto lipidico o
calorico della dieta.
La dicitura omogeneizzato
compare sempre in etichetta. Tutto il latte confezionato
subisce infatti un trattamento durante il quale i globuli
di grasso si frantumano in
minutissime goccioline che
si distribuiscono omogeneamente nel prodotto. Per
questo dopo l'omogeneizzazione nel latte non affiora la
crema o panna in superficie.
A differenza di quanto si
crede questo trattamento
bilita
••
e conserva
CONSERVABILITÀ
no inoltre un'azione regolatrice delle funzioni vitali.
Consumare latte è quindi
importante, ma quanto consumarne? Come si può vedere dal grafico gli italiani, soprattutto al Sud, consumano
quantità di latte inferiori a
quelle di altri paesi europei.
In media si bevono nel nostro paese 79 litri di latte per
persona all'anno, poco più di
200 grammi al giorno.
I nutrizionisti raccomandano invece consumi più ele-
vali, almeno mezzo litro pro
capite al giorno. Consumare
più latte significa anche superare alcuni pregiudizi: gli
adulti infatti considerano il
latte un alimento er bambini, gli uomini poi trovano
poco virile il consumo di latte in pubblico, ad esempio al
bar. D'altra parte la disabitudine al consumo può causare disturbi digestivi a livello intestinale che sono di
solito superabili riprendendo gradualmente il consumo
del prodotto.
non impoverisce in alcun
modo il prodotto, anzi lo
rende più digeribile. Il latte,
tranne quello crudo consumato o acquistato direttamente alla stalla, subisce
trattamenti di risanamento.
Ciò è giustificato dal fatto
che nel latte si moltiplicano
velocemente i microrganismi. Alcuni di questi, batteri
lattici, sono responsabili dell'inacidamento naturale del
prodotto; altri sono batteri
nocivi che devono essere eliminati in quanto possibile
causa di malattia nell'uomo.
Il latte pastorizzato, chiamato anche latte fresco, subisce
un trattamento che distrugge tutti i microrganismi patogeni e la maggior parte dei
batteri lattici. Si conserva in
frigorifero per alcuni giorni.
Durante la pastorizzazione il
latte viene scaldato a 75/80
gradi per quindici secondi.
Questo trattamento risana il
prodotto e nello stesso tempo ne conserva quasi inalterate le caratteristiche nutritive.
Il trattamento di sterilizza-
zione invece permette di
conservare il latte per alcuni
mesi, ma nello stesso tempo
provoca nel prodotto la modificazione di alcuni principi
nutritivi quali proteine e vitamine, quest'ultime vengono infatti in gran parte distrutte.
In etichetta si legge spesso
trattamento UHT: questa dicitura indica che il processo
di sterilizzazione è avvenuto
a temperature molto alte per
tempi brevi. Temperature
alte ma tempi più lunghi di
,trattamento sono utilizzati
per produrre il latte a lunga
conservazione in bottiglia di
vetro. In quest'ultimo caso i
danni alle caratteristiche
nutritive ed organolettiche
del prodotto sono più sensibili.
Da queste considerazioni risulta che il prodotto nutrizionalmente più valido è il
latte intero pastorizzato anche se a volte per il consu=
matore risulta più semplice
l'approvvigionamento di latte a lunga conservazione,
quasi sempre parzialmente
scremato.
•
II\
Consumo medio di latte in Italia ed in
altri Paesi europei. Litri di latte consumati per persona all'anno
CARATTERISTICHE
Italia -Nord
LATTE CRUDO
O DI STALLA
1 giorno in frigorifero
Può essere pericoloso per la salute poichè
contiene germi patogeni. Deve essere bollito per 10 minuti prima del consumo
LATTE PASTORIZZATO
O LATTE FRESCO
Imballaggio chiuso: 1 giorno a temperatura ambiente, fino a 4 giorni in frigorifero
Imballaggio aperto: I giorno in frigorif ero
Non contiene microrganismi patogeni.
Conserva buona parte del contenuto vitaminico. Gusto molto simile a quello del
latte crudo. Non bollire prima del consumo
Assenza di germi patogeni. Vitamine conservate solo in parte e gusto alterato soprattutto per i latti non trattati col processo UHT. Non bollire prima del consumo
LATTE STERILIZZATO
O A LUNGA
CONSERVAZIONE
LATTE CONCENTRATO
ZUCCHERATO
LATTE IN POLVERE
Q
à stalla o
Consumate più latte! Può
sembrare il solito inutile slogan, però in questo caso è
giustificato dal valore alimentare del prodotto. Ma
quale latte consumare? Intero, magro, fresco, sterilizzato, in bottiglia, omogeneizzato, a lunga conservazione; analizziamo le etichette in
cerca di informazioni. Dal
punto di vista nutritivo sono
importanti il contenuto in
grassi ed i trattamenti termici subiti dal prodotto. Rispetto al contenuto in grasso il
latte può essere intero, parzialmente scremato o scremato. Il latte intero non deve contenere meno del 3,2%
Tip
a
Imballaggio chiuso: qualche mese a temperatura ambiente
Imballaggio aperto: 2-3 giorni in frigorifero
Imballaggio chiuso: circa 1 anno a temperatura ambiente
Imballaggio aperto: qUalche giorno a temperatura ambiente, 1 settimana in frigorifero
Imballaggio chiuso: 15-20 mesi per il latte
scremato; 12-15 mesi per il latte parzialmente scremato o intero
Vitamine distrutte, gusto di «cotto». Molto
energetico per effetto dello zucchero aggiunto
Italia -Centro
Italia -Sud
Italia
Francia
Germania
Gran Bretagna
Paesi Bassi
Spagna
Portogallo
Vitamine conservate solo in parte. Solubile in acqua. Non deve essere bollito
Svizzera
Norvegia
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N. 4 novembre