Comitato di Redazione Sergio Ferrario, Sergio Ghiringhelli, Lidia Lommi, Daniele Moltrasio, Enrico Rossi, Adolfo Scalpelli, Ambrogio Vaghi, Giorgio Vozza Direttore responsabile Adolfo Scalpelli 1Prezzi e salari qualcuno bara? È d'obbligo, purtroppo, parlare ancora di prezzi e di inflazione. Nonostante nessuno di noi, facendo i conti a fine mese se ne fosse accorto, fino al luglio scorso i dati statistici ufficiali annunciavano una progressiva diminuzione dell'inflazione. Ripeto, non ce ne accorgevamo facendo la spesa ma almeno le statistiche sembravano confortanti. Pareva che finalmente si fosse definitivamente scesi sotto il «tetto» del 16 per cento fissato da Spadolini nel giugno del 1981, e si andasse diritti verso l'obiettivo del 13 per cento posto per il 1983. Ma da luglio in avanti anche «ufficialmete» l'inflazione ha ripreso il galoppo: + 1,5% a luglio; + 1,8% ad agosto, + 1,4% a settembre. Ad ottobre dati ufficiosi dicono che saremo di poco sotto il 2%! Ricordiamoci che 1'1;5% al mese significa un'inflazione di oltre il 20% su base annua. Eppure le stangate fiscali e tariffarie si sono susseguite con la cadenza delle stagioni: salari e stipendi hanno avuto una progressiva falcidia da .ritenute» fiscali: le bollette della luce, del gas, del telefono, i trasporti pubblici, la benzina, hanno subito costanti e continui aumenti. I prezzi di generi di largo consumo, per volere di Marcora, prima sono stati «concordati» ed ora sono «vigilati» dall'osservatorio ministeriale messo in piedi appositamente. Da quasi 18 mesi non sí rinnovano contratti di lavoro per dare tregua, si dice, al costo del lavoro. I consumatori hanno dunque ben il diritto di chiedersi se tutti questi sacrifici loro richiesti (o meglio imposti) sono stati vani; se i frutti di una politica economica sono buoni o cattivi. Perchè qui sicuramente qualcuno ha barato al gioco. Prendiamo la questione della scala mobile e più complessivamente del costo del lavoro. Da un anno almeno, e da molte parti, ci è stato detto che le cause dell'inflazione e della crisi sí riconducevano tutte qui. Ora è l'ISTAT a comunicarci ufficialmente che le retribuzioni dei lavoratori dipendenti mediamente, dal settembre 1981 al settembre 1982, sono cresciute in un anno meno del costo della vita. Questo ha avuto un incremento del 17,2%, ma solo gli addetti ai trasporti e al commercio hanno avuto retribuzioni superiori. Dunque il costo della vita è stato più veloce dei salari. Per di più sì tratta di dati relativi ai salari lordi taglieggiati poi dal fi- Comitato Regionale Lombardo Anno 1, n. 4 Novembre 1982 Periodico mensile della Unicoop Lombardia Impaginazione: Franco Malaguti Disegni: Marina Vecchi Editrice Unicoop Lombardia Viale Famagosta, 75 20142 Milano - Tel. 84.65.846 Tipografia T.E.M1. Viale Fulvio Testi, 75 20162 Milano - Tel. 64.40 Spedizione in abbonamento postale gruppo 11/70. Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 144 del 14 aprile 1982 Supplemento a «L'azione cooperativa» (numero 14) del 31-10-1982 sco in modo crescente ed iniquo. Le buste paga nette rivelerebbero un rapporto ancora più penalizzante col costo della vita. Del resto da molte parti si sostiene che è impossibile combattere l'inflazione senza abbassare decisamente il tenore di vita della gente. Certo vi sono consumi voluttuari da comprimere ma noi sappiamo benissimo che i consumatori italiani imparano ad alimentarsi in modo sempre più corretto, conoscono da sempre l'arte del risparmio, sprecano sempre meno. Del resto è una realtà che ampie fasce di consumatori, neppure volendo, hanno da sprecare alcunchè a causa dei loro redditti assai modesti. Ma torniamo al problema del costo del lavoro. È un problema che esiste senza essere l'unico e forse neppure il più importante fattore di crisi, va risolto, presto, e tutti dovranno fare la propria parte. Anche il fisco dovrà contribuire a migliorare i redditi dei lavoratori dipendenti alleviando il crescente peso della falcidia dei salari. E, del resto, una esigenza improrogabile di giustizia. Le tasse non le devono pagare solo, e pesantemente, i lavoratori dipendenti ma tutti devono contribuire equamente al bilancio dello Stato. Le evasioni vanno combattute ed eliminate. Da quelle grandi dei petrolieri a quelle meno grandi ma diffuse. Non è una vergogna, per esempio, che 5.000 avvocati, non denunciano una lira di reddito al fisco? Tutti poveri in canna? Non è una vergogna che da anni ristagni in Parlamento la legge che obbliga all'introduzione dei registratori di cassa nei negozi e che, mentre si avvicina la sua approvazione, scattino tutte le resistenze corporative che trovano potente difesa in ben qualificate forze politiche? Ambrogio Vaghi Autorizzazione n.106/1948 Tribunale di Milano Direttore: Lidia Lommi 1111111.b► L'assem3 ea nazionale delle Sezioni soci La Terza Assemblea nazionale delle Sezioni Soci è passata: alle sue spalle lascia due giorni di intenso dibattito, di discussione animate, di progetti per il futuro. Proprio questo, in sede di consuntivo di lavori, ci sembra, ancora oggi, l'elemento fondamentale: i soci della Coop non si sono limitati a fare la critica e l'autocritica, a prendere atto dei grandi passi in avanti compiuti in questi ultimi nove anni (quelli cioè. che sono trascorsi dalla precedente Consulta Nazionale) ma hanno concretamente indicato i nodi da sciogliere affinchè in futuro la base sociale possa davvero costituire uno dei momenti centrali della politica della Cooperazione di Consumo. Che l'aspetto sociale in una grande azienda sia ormai divenuto un problema fondamentale lo ha sottolineato nelle conclusioni dei lavori il vicepresidente dell'Associazione nazionale cooperative di consumo Fornari. Fornari ha rilevato che ormai persino l'industria privata è giunta a porsi in termini drammatici il problema di produrre tenendo conto delle istanze e dei bisogni sociali; a maggior ragione dunque, ha sottolineato, una cooperativa non può oggi che privilegiare e risaldare i rapporti con i suoi soci-consumatori e investire massicciamente la proprie forze in questo settore. nooperative di altri paesi, è stato detto durante i lavori, hanno allentato il rapporto con la loro base sociale; ma oggi guardano preoccupate al fu- turo, diven ute ormai troppo simili, agli occhi dei consumatori, ad una qualunque azienda pr ivata, perchè prive della loro caratterizzazione cooperativistica e sociale. Rafforzare dunque il rap porto con la base sociale: ma come? A Livorno la risposta è stata ancora, necessariamente, di programma. In un altra pagina si troverà la sintesi dei documenti con cui hanno chiuso i lavori le commissioni di lavoro della Consulta. Dal lavoro delle commissioni, come del resto dalla relazione del responsabile nazionale del settore Pattini, sono usciti con nitidezza i problemi e le possibili risposte che oggi interessano le Sezioni Soci. In primo luogo il tema della democrazia interna della Cooperativa. Come costruire una sezione realmente rappresentativa dei soci? Come far partecipare gli associati che ormai nazionalmente assommano a quasi un milione? Per dare una seppur sintetica risposta a questi problemi si sono indicati mezzi sia strutturali (più formazione per i quadri cooperativi, ringiovanimento delle file) sia di metodo (consultazione obbligatoria, più fondi alle sezioni soci), Certo ad una Consulta non si poteva chiedere la ricetta miracolosa per risolvere ogni problema. Ma è pur vero che questa Terza assemblea si è configurata come una importante tappa, come un momento di riflessione che ha fotografato una realtà so- In seconda pagina soci sconto b uono è da ritagiOei‘ ciale ormai molto cambiata rispetto al passato e verso la quale, e tutti si sono detti d' accordo devono cambiare le strategie del movimento Cooperativo. I problemi sollevati a Livorno dovranno trovare un'eco ed una risposta nel Congresso nazionale dell'Associazione Cooperativa di Consumo che si terrà il prossimo anno. - E stato chiaramente sottoli- neato negli interventi alla Consulta, e qui lo ribadiamo, che alle richieste levatesi a Livorno non si può tardare a rispondere. Le Sezioni Soci aspettano un'indicazione chiara e precisa. E necessario darla al più presto per rafforzare un patrimonio di esperienza e di impegno sociale che altrimenti rischia di andare vanificato. ALTRI SERVIZI ALLE PAGINE 8-9 iniziativa ~1~.•41~ ~al MI ..... ~era IMMOM Mge IMO ~O •••n•wa=2 •Mr - . 127a IM rffin ,==ah 1=2 Q Q EZMI = = oca = I Fabio Zanchi Correv2 CM 1 9 2nno mm r - Alle origin del movimuto a Co aao, dal 13 dicembre ai 2 gennaio 1983 Due mani che si stringono in un atto dí impegno e solidarietà reciproci. II volto di Giuseppe Garibaldi, presidente onorario della Società di mutuo soccorso dei tessitori ín seta di Como, sorta nel 1864. Simboli che riportano ad una realtà antica, nella quale affondano le radici del movimento cooperativo contemporaneo. Simboli lontani nel tempo, ma non per una città ed una provincia come questa di Como, che fu tra le prime in Italia a conoscere il processo di industrializzazione. «Propio qui, a Como — ci dice Giusto Perretta della sezione Soci — nacque la prima cooperativa dí consumo». Con lui ripercorriamo il lungo cammino che, dai primi anni dell'unità d'Italia, ci porta ai giorni nostri. CAFL PEr ekde ira e COOP BharacE 0C litri l 7 4- Correva l'anno 1864. A Como era già nata la Società operaia di mutuo soccorso tra gli operai tessili, da cui prese linfa la prima cooperativa. Ci fu grande dibattito per stabilire come dovesse funzionare lo spaccio. A quei tempi, infatti, due erano i modelli cui ci sí poteva ispirare. Uno, l'italiano, prevedeva la vendita dei prodotti ai soli soci, a prezzo di costo, prevalentemente a credito; l'altro, l'inglese, contemplava la vendita a chiunque, a prezzo di mercato, con pagamento della merce in contanti. Lo statuto della cooperativa, perfezionato nell'aprile del 1865, stabilì che il sistema da seguire dovesse essere quello inglese. Nel giro di due o tre anni la cooperativa conobbe uno sviluppo notevole: furono aperti più spacci ed entrò in funzione Valle s &fio se sul, retro è TDresente Petichetta con nome del. sodo anche un forno per la pan if icazion e. La prima cooperativa comasca (dal nome un po' ridondante: Società cooperativa degli operai di Como e sobborghi) ebbe vita relativamente breve. Cessò dí esistere, infatti, cinque o sei anni dopo. Erano anni difficili, quelli. I privati (che, tra l'altro, facevano credito) e l'amministrazione comunale non risparmiavano colpi per impedire che quell'esperimento collettivo prendesse piede. Ma c'era di più: con l'unità d'Italia sí spegne, per Como, la più importante via della seta, il mercato dell'impero austroungarico. Inoltre, la spaventosa epidemia che, negli anni intorno al '67, colpì il baco da seta, gettò in una profonda crisi l'economia della provincia. In questa situazione, di difficoltà generale e diffusa, di spietata concorrenza da parte dei privati, la cooperativa dovette sopportare l'imposizione, da parte dell'amministrazione comunale, dell'onere della riscossione del dazio di consumo. Si trattava di raggiungere le quarantamila Lire annue. La coop, per far fronte all' impegno, doveva metterne ventimila dí tasca sua. Fu il colpo finale. La società mori, ma non il movimento cooperativo. Negli anni successivi, infatti, ne nacquero altre a Pontelambro, Erba, Sellano, Campione d'Italia. Tra queste, la cooperativa di consumo dei ferrovieri operai di Chiasso (1895) e la cooperativa dí consumo fra il personale delle Ferrovie dello Stato del Mediterraneo (1895). Entrambe godevano di un'agevolazione particolare: non pagavano il trasporto delle derrate alimentari. I primissimi anni del Novecento coincidono con il fiorire, nel Comasco, della cooperazione di consumo. Tra le altre, quella di Albate e quella di Rebbio che, molti e molti anni dopo, si affermeranno come pilastri dell'unificazione. Furono anche le due cooperative che il fascismo tentò di piegare con maggior pervicacia. Cercarono di distruggerle ma non riuscirono. A Rebbio, addirittura, i soci fronteggiarono le squadracce salendo sui tetti e bombardandole con le tegole. Erano gli anni in cui venivano sciolti i consigli di amministrazione, che dovevano essere composti da elementi idascisti o di sentimenti na- zionali». Nelle cooperative non si doveva parlare di politica, venivano cacciati i soci che non aderivano al PNF. Alla coercizione i ccoperatori reagirono in tutti i modi, non votando i nominativi suggeriti per i nuovi consigli di amministrazione, non pronunciandosi sull'adesione all'Ente nazionale fascista delle cooperative. A prezzo di grandi sacrifici, la rete della cooperazione di consumo venne preservata dalla catastrofe. Dal '45 in poi, il movimento conobbe un'altra stagione felice. Basti pensare che, dalla Liberazione al '60, nel Comasco si potevano contare 246 fra cooperative, circoli e mutue. Dopo la Liberazione a Como si ricostituì, in forma autonoma, la Federazione provinciale delle Coop che, solo nel 1961, divenne organismo periferico della Lega. Francesco Viganò, uno dei pionieri della coopergzione comasca. Da ritagliare e consegnare al capo negozio .01 M M 171Mi t i E2 22 M L] LI Mi M o IE EIMIEHEINIEMIELTEll=n1= 11.1:FEE-ra .11 mia Como: ila c2stsigtut2 Metrute n'ecc Hanno collaborato a questo numero di «quale consumo» Domenica 31 ottobre tradizionale «castagna- ta» sulla Baita di Monte Croce (di proprietà Unicoop) organizzata dalla Sezione Soci. Un simpatico momento di ritrovo tra soci e amici, una occasione per scambiarsi alcune opi- . nioni sulla cooperativa al di fuori delle solite riunioni. Renata 13ottareili giornalista Titti Casiraghi dottore in Scienze delle preparazioni alimentari Sergio Ghiringhelli capo sett. Soci e Consumatori Unicoop Lombardia Lidia Lo Man i AllrimentazRoglie: um tema peT ragsizzl defila Lorabanni capo ufficio stampa Lega regionale Coop Silvia Merlini esperta di tecnologie alimentari Daniele Moltrasio settore Soci e Consumatori Unicoop Lombardia Enrico Rossi capo ufficio pubblicità Unicoop Lombardia Ambrogio Vaghi presidente Unicoop Lombardia Giorgio Vozza associazione regionale cooperative di Consum?tori Fabio Zanchi giornalista La simpatica fato ricordo della castagnata al Monte Croce. L'assessorato regionale Agricoltura ha bandito un concorso destinato alle scuole elementari e •medie inferiori sul tema dell'alimentazione. 'Due i temi a secondo del grado di scuola. Alle elementari viene proposto: «La nostra alimentazione»; alle medie: «Come alimentarsi razionalmente risparmiando•. Un'iniziativa positiva tenendo conto che l'educazione alimentare è stata inserita nei nuovi W12.193111•MMIMIEMMWMffIMIEURIIIktiiE221132MIZUEEREURIMMUMMMIIIIMIIIIMMMWEEMMITEITQEIWE STATELTD[1.11..n DEL WYkAlrigTO SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO CRISOLITI) DELLE •SSIEllaw OI'ER.0 nasceva. ia prima «3•3eieC, woperatiu,» Venne il momento delle «fusioni». Il patrimonio cooperativo corrispondeva in questa provincia ad una rete estesissima di punti di riferimento (come abbiamo visto, circoli e negozi) che, da un lato, testimoniava la buona salute del movimento. D'altro canto, i tempi facevano maturare soluzioni alternative rispetto alla struttura tradizionale della presenza cooperativa. C'era la forte concorrenza delle coop bianche e dei privati ma, soprattutto, si delineava all'orizzonte l'arrivo della grande distribuzione. C'era, insomma, un'esigenza: rendere più razionale e significativo il ruolo della coop. Nel giugno del 1966 nacque tra le cooperative aderenti alla lega, l'Unione cooperativa comasca, familiarmente chiamata d'Unione». Era il risultato della fusione della coop di Rebbio con quella di Albate, due pilastri del movimento. L'UCC sorse all'insegna delle nuove esigenze: SAI.: GIUSEPPE :ipproaln tolta Seduta In i Ionio 4177 IN COMO DELLO URLA FIZ STATUTO CON.À0 11T•GRAFI 11E1.1 A1, 1 T PALEDIDa SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO 131 1• 4l1 DELLA-- OPERAI E CONTADINI ASSOCIAZIONE DI MUTUO SOCCORSO COMUNE DI CAMERLATA LAVORANTI PARA TTIEfll ,•ITTA I. DD , 0 O 1 L A •Q • n•••••••1 r•••n•44.• h'• .3 Pankirot• rie II DI C0.0 SOCIETA' TEMEI SUCCORSO liTI ih TESSITORI IN SETA remo 100,1.01, I , l e.01IC ria cal liti. i OMUNE DI COMO UFFICIO AGRARIO DELLA SOCIETÀ UMANITARIA 1 4 ,==*4 SEDERMICI FU Fin All.r..11d AMA — EL, í00510 Atiaria...01 SP%-‘ MUTUO SO 9 J0 Per la inunigratione CIS conta&ní Settentrionali nella Basilicata ELI N. STATUTO j. ^7arWl.egco .1:11c 14 1 ,3111 1.1., .4474 SOCIETÀ DI MUTUA ASSICURAZIONE .5A31311 T-1 PER LA MORTE GEL BESTIUIE 00150 Collo DALLA DITTA c. Nemo 03TVIELLI. I 87o. WirCr',ZIMID:ISIU11711 C A DORA GO .110iDgel STATUTO MIaD•liga. jiaff DELLA SOCIETÀ - DI DELLA MUTUO SOCCORS SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO 1E11 GLI STATUTO OPERAJ MECCANICI SELLA Contro la Mortalità 11,01..• 4•45C40, 4.111.14 MIL SOCIET,1 DI MUTUO SOCCORSO 011 IlESTIMIE IMMO COMO I PUBBLICI IMPIEGATI L'UNIONE Illn Gpm., e Coniad ni PARE si doveva far fronte alla pressante presenza dei supermercati delle grandi catene di distribuzione monopolistiche e, d'altra parte, anche a concezioni più aggiornate delle tecniche commerciali. Venne elaborato un piano triennale: entro questo periodo si sarebbero dovute realizzare due superettes, una delle quali in pieno centro a Como, l'altra ad Albate. E fu così. Nel '70, con la realizzazione di un moderno negozio di 400 metri quadrati in via Maurizio Monti, a due passi dal Duomo, la cooperazione tornò in città. Nel frattempo, Appre.0 dai C000 Scri -tell'Iserthlra dei SO 0011 I legnale ed àler:r-ilialisk man.. é Paesi limitrofi CIARZANCe minat,..in di Villi. n Cara -nudi:0ra 14cdara di Sana si procedette ad ulteriori unificazioni, Fino Mornasco con Portichetto, Civello di Villaguardia, Appiano Gen- , tile. Alla fine del primo programma triennale il bilancio dell'Unione toccò la soglia del miliardo di lire: era stato triplicato il giro di affari realizzato nel '68 dalle coop di Rebbio ed Albate. Ma proprio il raggiungimento di questa soglia convinse i cooperatori che si sarebbe dovuto compiere un ulteriore salto di qualità. E con il secondo piano triennale, 1' ultimo della UCC, si arriva alla storia dei nostri giorni con la nascita del grande coop di Como-Rebbio. • III, à mi ialtnernera S. E. il Ea1115, della Priviiiria 1572 Lasciamo parlare le cifre. Nel '74, quando venne ratificata l'unificazione a livello regionale, e presentata l'Unicoop Lombardia, il movimento cooperativo di consumo comasco era in piena espansione. Contava circa millequattrocento soci. Ora la Sezione Soci di Conto, ne ha circa tremila. Ai tempi dell'UCC, con mille soci all' w incirca, il prestito sociale ammontava a 800 milioni; ora sono stati superati i tre miliardi. Sono aumentati, in particolare, i giovani e le donne, nelle file dei cooperatori. Per quest'anno si calcola che il fatturato del negozio dell'Unicoop Lombardia (una struttura di oltre 2000 mq.) ammonterà a undici miliardi. La marcia di questa grande azienda — che ha saputo rinnovarsi, far fronte alle nuove esigenze senza tuttavia rompere con la propria tradizione, con quella «cultura dei padri. che continua a farne un soggetto atipico nel panorama della moderna distribuzione — continua an- 15011. cora. Per quanto riguarda il supermercato di Como, infatti, è prevista una grossa ristrutturazione. Dal prossimo gennaio sarà ampliato lo spazio dedicato ai prodotti non alimentari. Si potrebbe indulgere alla tentazione di autocompiacersi. In fondo, quando si parla della storia della cooperazione, si arriva pur sempre a concludere che, nonostante difficoltà di ogni sorta, aziende come questa di Como sanno esprimere una grande (e forse unica) flessibilità rispetto alle tendenze del mercato. Anche se questo può voler dire, come più volte è accaduto in questa lunga storia, rimettersi continuamente in discussione. Ma, in fondo, è proprio questa capacità che distingue un'azienda democratica da quelle che operano avendo il profitto come unico fine. MIE= 11111 considerato che le analisi difficilmente consentono di rilevare la presenza di piccole quantità. La foto più bella della gita sui Garda Suddivisi in due turni (12/19) anche quest'anno i nostri soci hanno partecipato numerosissimi alla gita sociale che ci ha portato sulle rive del Garda. Sirmione, Lonato e Desenzano hanno dato il benvenuto ai soci dell'Unicoop i quali hanno avuto modo, in queste due simpatiche occasioni, di conoscersi, divertirsi e passare insieme una lunga ed intensa giornata di svago. A ricordo della gita rimangono le numerosissime istantanee scattate dai nostri soci (in totale 30 partecipanti x 150 fotografie). Le foto hanno dato vita al tradizionale concorso, giunto quest' anno alla 4' edizione. È risultato vincitore assoluto Walter Colombo. nostro collega della sede, con la fotografia che qui pubblichiamo. Altri premi sono andati a: Ildefonso De Stefani (miglior paesaggio); Riccardo Corradi (miglior monumento); Walter Colombo (miglior foto ai gitanti). Tra tutti i partecipanti al concorso sono stati estratti 5 buoni spesa del valore di L. 10.000 vinti dai soci: Marco Pagliotti (sez. Soci Rogoredo); Eliano Forlani (sez. Soci S. S. Giovannb: Ercole Cornolli isez. Soci S. S. Giovanni): Marisa Mastellaro (sez. Soci Settimo M.); Luigi Cucchiara (sez. Soci Corsico). . 111E DELLA REGOLAMENTO Una raccolta di Statuti e Regolamenti di Società di Mutuo Soccorso Per tutelare maggiormente i consumatori contro le frodi e la pubblicità ingannevole, il ministero dell'Industria, di concerto con il ministero della Sanità, ha predisposto uno schema di decreto legge che detta una nuova disciplina per la produzione e la vendita dell'olio alimentare. Sarà obbligatorio vendere l'olio d'oliva o di semi in contenitori chiusi e sigillati. Su ogni confezione di olio di semi, inoltre, dovrà essere indicato il tipo di seme da cui e ottenuto il prodotto. Se vengono utilizzati più semi andrà apposta la scritta «olio di semi varie con l'elenco dei tipi di semi presenti, in ordine decrescente. Infine, non sarà consentito utilizzare i vari tipi di semi oleosi in percentuali inferiori al 20% • ; OPERA, E CONTADINI DI LONIDARDIA 011i difi segni. più severe le etichette • Kita 41.1 MITOIINCII E COMUNE DI C0110 DELLE SOCIETÀ" AllEAL1T1 L'operazione era, per molti versi, delicata. Ogni cooperativa, anche la più piccola, aveva solide tradizioni, un'identità da definire, in quanto costruita anche con notevoli sacrifici; ognuna possedeva un patrimonio che non doveva essere buttato al vento. La via da seguire venne trovata dopo un intenso dibattito, che permise di seguire una strada diversa da quella che, successivamente, avrebbe imboccato (soprattutto qui nel Cornasco) la cooperazione bianca. Questa, infatti, nel '70 scelse di chiudere i venti spacci dell'«Alleanza», una delle realtà più significative del movimento cooperativo cattolico. In altri casi, i circoli di ispirazione cattolica furono abbandonati, e si puntò sull'edificazione di case a proprietà divisa. programmi della scuola media dell'obbligo. Ricordiamo ai genitori soci coop che sono disponibili i quaderni di educazione alimentare da noi prodotti nell'ambito dei nostri interventi nelle scuole. Si tratta di un materiale di consultazione utile per tutti i ragazzi chez volessero cimentarsi nei temi proposti dalla Regione. Per ottenere gli opuscoli è sufficiente richiederli al Settore Soci della sede (tel. 846.58.46). M DI MUTUO SOCCORSO SOTTO IL PATFIDEISIO DELLA IffilMMIEMMIMMEIIM=CJIMMCDIMIEffil allE= MI DE-LLA SOCIETÀ FALEGNAMI ED ALTRI ARTISTI E DI MUTUO SOCCORSO Ecco la foto di Walter Colombo che ha vinto il concorso indetto dalla Coop. l • ' il M IN II Eli IL• Ent' „•I1_ .111 111._ 111.1 AMI NEM r1t • Giorgio Vozzanoto di Daniele onecchi Quanto costa mangiare Nel mese di maggio del 1981 le Coop di consumo lombarde hanno svolto una ricerca a campione presso i propri soci per individuare la spesa alimentare della famiglia milanese (costituita dai genitori e da due figli in età scolare). Individuati i diversi prodotti e puntaNzzate le quantità consumate si è compiuto un raffronto fra i prezzi rilevati dal Comune di Milano, finalizzati alla rilevazione dell'indice costo vita e gentilmente messici a disposizione dal competente ufficio, e i prezzi praticati nei supermercati Coop. Dar da mangiare per una settimana ad una famiglia di quattro persone a Milano costava 113.439 lire secondo la rilevazione ISTAT-Comune di Milano e 96.661 lire acquistando nei supermercati Coap. La rilevazione comunale è impostata storicamente sulla rete tradizionale. Si può allora sostenere che se la famiglia milanese avesse effettuato i suoi acquisti tutti presso i supermercati Coop (o presso supermercati di una buona catena privata) avrebbe ottenuto un risparmio di circa 900 mila lire annue pari al 14,8% della spesa complessiva alimentare. L'aggiornamento della rilevazione del 15 maggio 1982 porta a nuove constatazioni. La spesa rilevata dal Comune è passata da 113.439 a 135.831, con un incremento del -i- /9,7%. Nello stesso periodo, maggio 1982 su maggio 1981, l' ISTAT segnalava un incremento dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari del 14,9%. I limiti della rilevazione ISTAT (cioè dell'Istituto centrale di statistica) sui prezzi alimentari sano ormai ampiamente noti: arretratezza del paniere dei prodotti e della fotografia dell'apparato distributivo utilizzato per la ponderazione, schiacc iamento dei valori per effetto della media fra 20 città, disoma geneità nelle rilevazione fra comune e comune. Il campione della Coop, che rappresenta la spesa alimentare della famiglia milanese, è diverso da quello ISTMI'. Anche se più ridotto esso appare più attuale e meglio aderente alla realtà dei consumi. nella città e nella regione. La differenza di prezzo fra i grandi supermercati e la media degli altri negozi si aggira intorno al 15%, riconfermando un valore già individuato al maggio 1981. L'aggiornamento della rilevazione è stato effettuato anche al 15 settembre 1982, per verificare le tensioni sui prezzi segnalate nel quadrimestre giugno-settembre. I valori sono diventati 7.486.908 con i dati rilevati dal Comune e 6.360.172 con i dati rilevati alla Coop. La differenza su base annua si aggira ancora intorno al 15% (L126.736). Se ne può dedurre che la pressione psicologica alla quale è stato sottoposto il commercio alimentare tradizionale negli ultimi 16 mesi ha fatto si che /a forbice esistente fra prezzi degli esercizi tradizionali e prezzi dei supermercati non si sia ulteriormente ampliata attestandosi intorno al 15%. gE7ro9990 sirenato liazione La spesa aDimeinitare della famiglia milanese al 15 maggio 11982 Seco ndo la Coop l'aumento del e oste della spesa alimentare per la famiglia lombarda è stato del 19,7% nel period i) maggio '82/maggio '81. Circa 5 punti ín più rispet io ai dati ISTAT. Seco ndo il campione Coop la spes ia annua di una farriglia, rilevata al 15 maggio 1982 , è di 7.063.121 se rilevata n ?i negozi tradizionali come 'a l'ISTAT e di 6:008.548 se r i levata in un supermereato Coop. Una differenza di 1.05 1.573 lire annue rísparmia e se la s pesa è effettuata tuttai alla Coop o in un buon sup e!r mercato privato. eta \:‘ V‘tli lfhibihti \, 0 Coofrnt© fra filati ISTAT e prezzi COOP PREZZI Quani12 Pane Pasta alimentare Riso Olio oliva extra vergine Olio oliva Olio serro vari Burro fino Margarina Carne macinata. Polpa famiglia Pollame Carne suina Mortadella Bologna Prosciutto crudo Prosciutto cotto Salame Varzi Latte intero Uova Parmigiano Emmenthal Mozzarella vacca Taleggio Patate estere \ lam. 1-£993 rmw..5 . ni. o 11.~-..». Aletaiii, ;1-AT 'Aaw -M . Bewnwiamiluamisú.ú.wirigd t.T if.ok o IIIII C OOP SPESA SETTIMANALE PRODOTTI Cipolle bianche Erbette Finocchi Mele delizia 1• Mele golden P Pere conferente Arance tarocco Banane Chiquita Limoni Vino comune Birra nazionali Acqua minerale Coca Cola familiare Zucchero Aceto Pomodori pelati Tonno Carne in scatola Sale grosso Caffè tostato grì kg 1 kg 1 kg 1 lt 1 /t 1. It 1 kg 1 kg 0,20 0 kg 1 kg l kg I ich I kg 1 kg I kg- 1 kg l kg 1 cadauna kg 1 kg l kg 1 kg 1 kg I kg I kg l kg 1 kg 1 kg 1 kg 1 kg i kg 1 kg 1 lt 1 lt 1 lt 1 It 1 kg 1 lt I kg 0,400 kg 0,085 kg 0,125 kg 'l kg 0,200 IST. ,,, Supet MIC reno caos 1.596 1.162 1.653 3.674 3.185 1227 7.048 563 5.424 9.206 3.778 10.552 8.183 19.986 15.015 14.785 760 1.596 990 1.370 3.390 2.790 1.140 6.080 410 4.590 6.290 2.590 6.290 7.500 18.900 12.700 11.800 770 153 157 13.905 9.125 7.317 8.907 622 970 1.321 1.241 2.399 2.239 2.390 2.188 2.556 1.380 892 988 312 695 1.025 682 442 873 1.070 350 2.141 12.980 8.180 5.590 7.580 690 790 750 790 1.940 1.650 2.290 1.690 2.290 790 830 590 190 500 1.010 630 370 750 820 360 1.820 ,R ,... EL, ISTAT Stipt rmertlito COOP kg 4 kg 1.800 kg 0,800 It 0,150 li 0,150 11. 0,350 kg 0,350 kg 0,100 kg 0,500 kg 1,500 kg 1,800 kg 1,800 kg 0,150 kg 0,250 kg 0,250 kg 0,150 li. 7 n. 12 kg 0,300 kg 0,400 kg 0,200 kg 0,400 kg 1.200 kg 0.400 kg 1 kg i kg 1,500 kg 1,500 kg 2 kg 1. kg I kg 1 lt 5 lt I 11 5 h 2 kg 0,600 h 0,125 kg 1 kg 0.170 kg 0,125 kg 0,500 kg 0,200 6.381 1.773 6.384 1.485 1.322 1.096 1.695 103 478 429 2.467 57 2.712 13.829 , 6.800 18.994 1.227 4.997 3.754 2.218 5.320 1.836 4.172 3.650 1.453 3.563 746 388 1.321 1.241 3.598 3.258 4.780 2.188 2.556 1.380 4.460 980 1.560 1.390 615 85 1.107 1.746 1.070 175 2.14 1 419 399 2.128 41 2.295 12.435 4.842 14.922 1.125 4.725 3.175 1.770 5.390 1.084 3.094 3.272 1.318 3.072 820 316 750 790 2.910 2.475 4.580 1.690 2.290 790 4.150 590 950 1.160 606 79 925 1.500 820 180 1.820 La denuncia dei Sindacati unitari dei tessili ha fatto colpo: sui «jeans» il «ricarico» commerciale viaggia attorno al 100%; ciò vuol dire che il commerciante per fissare il prezzo al consumo raddoppia quello d' acquisto. La notizia è uscita nell'ambito di uno studio sulla formazione dei prezzi dei prodotti tessili, nel quale, fra l'altro, veniva rimarcata la bassa incidenza del costo del lavoro. attorno al 15%. Pronta l'autodifesa del settore commerciale: è stata passata alla stampa una tabellina con i conti del negozio («l'Unità» 15 ottobre '82, edizione Toscana). Il «ricarico» non sarebbe del 100, ma dell'80%: in questo caso un negozio che vende 100 milioni all'anno, pagati tutti i costi, compresi gli stipendi e i contributi pieni dei titolari, guadagnerebbe «solo» 12 milioni net- dei registratori di cassa sigillati che possano consentire al fisco l'accertamento dei dati economici degli esercizi commerciali. La fermissima opposizione della maggiore associazione dei commercianti la Confcommercio, non è forse motivata 'dall'esigenza di tenere al coperto dalla tassazione una categoria, quella dei medi esercenti, finora quasi per niente scalfita dal prelievo fiscale? Invece nei negozi maggiori, supermercati e grandi magazzini, non solo i registratori di cassa sono installati da sempre, ma la correttezza fiscale non è stata messa in discussione. Per non parlare delle Coop, il cui comportamento fiscale — anche attraverso la piena pubblicità dei dati di bilancio —, rappresenta probabilmente un caso unico nel panorama commerciale nazionale. Perché registratore di cassa Ec©© L 9 (SeLCffl© de fieni fflis ri a doppiatli ti all'anno prima delle tasse. Intanto val la pena di far notare il fatto che negozi che vendono poco più di trecentomila lire al giorno sono antieconomici, ma poi il profitto viene tassato? Si sa che su questo aspetto la polemica è feroce ed é incentrata sull'installazione La scalata dei prezzi: quattro diminuzioni e diciotto aumenti 1982 Bieta da costa Cetrioli Cicoria Catalogna Fagiolino Boby Insalata lattuga cappuccio Insalata radicchio variegato Melanzane tonde Peperoni quadrati gialli Pomodori perini S. Marzano Sedano verde Zucchine verdi scure medie 344 389 315 1.058 740 1.561 300 605 290 381 501 579 651 587 1.435 1.174 2.218 570 778 406 1.276 1.308 + 85 + 68,31 + 67,40 + 86,30 + 35,60 + 58,60 + 42,10 + 90 + 28,60 + 40 +354,10 +161,10 FRUTTA Mele Golden Delicius Trentino Pere William 55/65 Pesche pasta bianca l'A Pesche pasta gialla l'AA Pesche noce l'AA Susine S. Clara Susine President Uva bianca Italia Uva bianca Regina Uva nera fragola Uva nera olivella Limoni verdelli Sicilia 493 492 752 975 1.712 637 1.213 940 803 649 740 1.352 1.157 701 587 991 1.521 488 1.133 1.092 960 604 1.078 2.304 +134,70 + 42,50 – 28,10 + 1,60 – 12,60 – 30,50 – 7,10 + 16,20 + 19,60 – 7,50 + 45,70 + 70,40 ORTAGGI «Telefonate al governo» e fu subito catastrofe Ci aveva provato Rumor col suo «telefonate al governo» nel '73; aveva poi decretato un blocco dei prezzi che sarà ricordato come uno dei più catastrofici e al tempo stesso inutili tentativi per calmare il mercato. Ai prezzi bloccati dei prodotti esistenti, le aziende risposero con prodotti nuovi a prezzi nuovi, con la sparizione delle marche note legate al blocco dei prezzi. Si ricordano di quella vicenda due visioni: le file dei banchi vuoti nei supermercati, le foto di alcuni fornai di provincia ammanettati sui banchi del tribunale a rispondere del reato di violazione del blocco governati- vo. Il più navigato Marcora, ministro dello stesso partito ci ha riprovato due volte, la prima l'anno scorso, con la storia dei «prezzi concordati» fra produttori, commercianti ed esibiti ai consumatori come indicazioni di calmiere. L'altra sua iniziativa che va sotto il nome di «osservatorio dei prezzi», è in corso. In realtà, nell'81, i prezzi erano proprio stati concordati, nel senso che prima erano stati decisi gli aumenti fra produttori e commercianti, poi erano stati affissi alle vetrine quei prezzi aumentati che così potevano essere spacciati come equi. Poi il prezzo concordato valeva per una sola marca, mentre tutte le altre erano libere. Il risultato del primo intevento di Marcora fu quello di determinare il più cospicuo aumento dei prezzi di tutto l'anno passato: nell'autunno infatti gli indici ISTAT marcarono il più violento scatto all'insù di tutto il 1981. Adesso è in corso l'«osservatorto dei prezzi»: cambia la forma, resta identico il meccanismo; prima si fanno gli aumenti e da lì si parte per itosservare» i prezzi. I 35 prodotti «osservati» da Marcora erano già aumentati del 18% prima del varo dell'«osservatorio». Il trucco c'è e si- vede. 11982: do scoli Porta primate flle113 9.2tumenitoddwez2,, 5 Quakdzeo efitità 532 eu5 l suessi mrPqrdo Il 1982 sarà ricordato per il suo record di aumento dei prezzi. Altri tristi primati intanto si stanno accumulando quest'anno: quello della disoccupazione, dell'indebitamento pubblico, della caduta della produzione. Né si scorge, neppure all'orizzonte, qualche segnale di cambiamento che possa incrinare la cappa di preoccupazione, il senso di insicurezza che gravano sui cittadini, sui consumatori italiani. Solo nel '75 si erano presentate condizioni economiche simili, ma nel quinquennio successivo, fino alla soglia degli anni ottanta c'era stata una ri- Una recente indagine dell' Ufficio studi regionale della CISL, fatto nel settembre scorso su 20 prodotti alimentari di base, mette in luce differenze fra le provincie della Lombardia. Il primato dei prezzi »bassi», pare incredibile ma spetta a Milano; prezzi più sostenuti a Bergamo, Sondrio e Brescia. Vicine all'andamento di Milano, sono Varese, Como, Cremona. La spiegazione è probabilmente nella più accentuata modernizzazione dei negozi in queste ultime quattro città, mentre nelle altre, la predominanza di punti di vendita presa, ed i consumi avevano recuperato le perdite del '75-76. Colpiscono due fatti: i movimenti «naturali» dei prezzi e la mancanza di opere di governo adatte, se non proprio a controllare i fenomeni, quantomeno a conoscerli. Invece non c'è niente del genere; a parte i settori amministrati: le tariffe, i carburanti, gli affitti (ma l'equo canone è largamente evaso), il pane, il latte e poco d'altro, tutto il resto è libero. E »tutto il resto» abbraccia una fascia di spese che assorbe circa la metà del reddito. Ciò vuol dire che metà del reddito degli italiani è alla mercé del «mercato». di piccola dimensione tende a far salire il costo della vita. 120 prodotti alimentari considerati dallo studio della CISL, sono stati poi riclassificati, a seconda degli aumenti, in tre gruppi. Nel primo gruppo quei prodotti che hanno avuto incrementi contenuti: pasta, pollo, uova, olio d'oliva, olio di semi, burro, caffè. Del secondo gruppo, a aumenti medi attorno al 16%, fanno parte il pane, il salame, il prosciutto crudo e iI latte. Infine i prodotti che hanno «tirato la volata dei prezzi»: riso, carne suina, parmigiano, taleggio, vino da pasto, mele, patate. 1982181 % 1981 PRODOTTI + 24 t[esta glilla ellaiss5f5ez deRbi aQIIllill^° ?t ILVfilealhe lle inefie Ecco i prezzi di alcuni prodotti ortofrutticoli rilevati al mercato all'ingrosso nello stesso periodo (22 agosto-12 settembre) di due anni successivi (1981-1982) dalla SOGEMI (Mercato ortofrutticolo milanese). I prezzi sono rilevati per Kg., al netto di tara e non comprendono l'IVA. Per tutti i prodotti orticoli 1' aumento di prezzo (calcolato come prezzo medio praticato nel periodo) è vistoso. Per alcuni prodotti l'aumento è circa del doppio (melanzane tonde e cicoria catalogna), per altri prodotti il prezzo è più che triplicato (sedano verde) o più che raddoppiato (zucchine). Per la frutta la situazione è più articolata. Il prezzo delle mele è più che raddoppiato in un anno, mentre le pere hanno segnato aumenti del 50% e i limoni del 70%. Le pesche e le susine segnano un calo di prezzo del 20%. L'uva, prodotto frutticolo leader segna un aumento intorno al 20%. mine i prodotti che hanno «tirato la volata dei prezzi»: riso, carne suina, parmigiano, taleggio, vino da pasto, mele, patate. BD tr:73.U:n a I. li E]n n • 111 íg IN rna c4ibi la ME in .111915 qier Ve tradizioni si affievoliscono e il mondo moderno ci impone le sue leggi, ma • MerRini — 7 Ì24 il) Lucullo viene da noi I colori si smorzano, l'aria si fa frizzante, l'inverno compare e con esso fa capolino l'idea del prossimo Natale. Non si tratta solo di pensare al regalo adatto a ciascuno, ma soprattutto di organizzare il pranzo, il famoso luculliano pranzo di Natale. Un tempo questa ricorrenza coincideva con una enorme abbuffata, composta da tante portate, a partire dall'antipasto per arrivare alla frutta ed al dolce. Il Natale era occasione di vivere assieme una delle più significative feste della cristianità, per scambiarsi doni, e, messa a parte ogni remora, lasciarsi andare ad un abbondante, succoso, particolare stravizio alimentare. Le donne facevano a gara per mostrare la loro abilità gastronomica, riandando con la mente a vecchie ricette, magari tramandate da madre in figlia, pur di ricreare e rivivere quel gusto tradizionale a cui tanto si teneva. Da nord a sud, da est a ovest, sulla tavola imbandita comparivano: torte al formaggio e salamini, tortellini, vermicelli con le alici salate, maccheroni di Natale in brodo, tortelli di zucca, faraone arrosto, cotechini e zamponi, capponi e lingua lessate, anguille e capitani fritti o marinati, fricassee di pollo, tacchini allo spiedo, pandolce, panettone, pizza dolce, struloti, frutta secca e fresca. Generose quantità di buon vino locale per annaffiare il tutto e, per concludere, l'immancabile bottiglia di spumante. Si, un tempo si mangiavano, in occasione del Natale, tante cose, tutte sapientamente elaborate dalle ma- ni abili delle donne di casa, ma oggi la situazione non è precisamente la stessa, dato che le tradizioni si sono modificate e con queste sono entrate sostanziali sostitu- zioni. C9 C Cosa è accaduto? Perchè quella calda atmosfera famigliare, carica di allegrias, di amore, di golosità è andata via via affievolendosi? Non dobbiamo guardare troppo lontano, è sufficiente una sbirciatina dentro di noi e troveremo la risposta. Nella nostra vita è entrata impetuosamente l'età industriale e con essa tutto ciò che di tradizionale esisteva è stato riprodotto per sintesi chimica o prefabbricato industrialmente, a partire dalla cima di abete per arrivare ai dolci tradizionali. A questo aggiungiamo che stiamo vivendo tempi duri sia dal punto di vista economico che sociale, siamo oppressi da incertezze, inquietudini e malumori da un lato, e dati' altro non abbiamo più il tempo e la voglia di preparare montagne di gustosità da disintegrare nell'arco di poche ore. È assai più semplice andare al supermercato, acquistare quanto ci è necessario e poi con calma, a casa cuocere; e poi se si fa il lesso perchè fare anche l'arrosto con quel che costa la carne? Inoltre si lasciano avanzi che vanno gettati e con questi tanto denaro. Insomma le tradizioni sono state sostituite dalla praticità e dalla necessità di risparmio di tempo e denaro. Natale è però l'occasione per un allontanamento dalla regola che ci siamo dati o cì ha imposto l'età che viviamo. Ma un'occasione breve e del tutto eccezionale. In Lombardia, come in tutte le altre regioni, ci sono piatti tradizionali per il Natale, alcuni tanto particolari da entrare nei gusti dell'intera nazione, come il panettone, e altri propri di talune sue provincie. Già, perchè una caratteristica di questa regione, è che ogni provincia ha mantenuto talune sue ca. ratteristiche, senza invadere le altre, tanto che è ben difficile poter ipotizzare una cucina tradizionale lombarda, ma più facilmente una cucina milanese, una comasca, una mantovana, una bergamasca, una valtellinese, eccetera. Certo, ripetiamo, ci sono diversi piatti lombardi noti ed usati ovunque, e fra i tanti ricorderemo la dorata costoletta alla milanese, il gustoso risotto giallo, la ricca e semplice zuppa pavese, la superba faraona alla creta (o valcuviana). Ma qui vogliamo ricordare una minestra tradizionale del Natale, anzi della sera della vigilia, i tortelli di zucca, di origine mantovana. Il loro sapore è insolito, ma superato il primo contrasto, il piatto è veramente delizioso. Glì ingredienti sono: una sfoglia fatta in casa, zucca, amaretti, mostarda di mele, pan grattato, uovo burro e parmigiano, oltre che, se è gradita, una casareccia salsetta di pomodoro, e non dimentichiamo poi, un po' di cannella, il sale, la noce moscata, un pizzico di zucchero. La ricetta per 6 persone è la seguente: PER LA SFOGLIA Calorie 1408 600 400 gr. di farina 4 uova PER IL RIPIENO 2 kg. di zucca 80 gr dí amaretti 70 gr. di mostarda di mele Un pugno di pangrattato I uovo 80 gr. di burro 40 gr. di parmigiano 180 150 155 77 605 160 3335 TOTALE CALORIE O ETTI 17] III O Eli U. 117, E: n nn linten-venfi Ridilla rete con canuMo dll anca prrezzil e llistrutturaz5on2 Cassano Magnago: rallihnentazUone per Pan2ano Dal mese scorso anche i negozi di Mi/Freikofel, Mi/Trenno, Garbagnate e Cassano Magnago, sono passati dalla linea prezzi n. 2 alla linea I su tutti i generi vari. Ciò comporterà una diminuzione sui prezzi pari al 2,30% in media. E anche questa una dimostrazione che la Cooperativa è coerente con le proprie finalità, non appena i risultati lo consentono, riversando sui consumatori il risparmio possibile. Sabato 9 ottobre nella sala consiliare del Comune di Cassano Magnago si è tenuta una conferenza organizzata dal Comune in collaborazione con l'Unicoop sul tema «Una corretta alimentazione dell'anziano». Una cinquantina di persone hanno seguito la conferenza del nostro esperto Ubaldo Carloni, confermando con domande ed interventi la riuscita della manifestazione. Secondo il programma stabilito, importanti interventi di ristrutturazione sono avvenuti nei negozi di MI/Suzzani, MI/ Pitagora, San Donato, Livigno, Cinisello Garibaldi; si è trattato di investimenti molto impegnativi anche dal punto di vista finanziario, ma che certamente hanno migliorato servizi alla clientela e strumenti di lavoro per i dipendenti, ai quali va riconosciuto un encomiabile s Dirito di collaborazione nella realizzazione 'degli impianti a tempo di record. sta era una Ci sono tradizioni delle diverse provincie che sopravvivono intatte e a Natale riaffiorano ma isolatamente senza concorrere a formare una vera e propria tradizione lombarda. Ecco un menù natalizio, servito nel 1901, che sintetizza le più succose portate dell'intera regione. NATALE 1901 Antipasto: Primo piatto: Secondi piatti: Dolce: Vini: Caffè Come si vede, si tratta di un pranzo luculliano, con portate estrose o quanto meno particolari, che riassume le specialità gastronomiche di alcune provincie. Ciò che appare strano è l'uso di alcuni vini provenienti dal centro sud, e non come ci si potrebbe aspettare, da zone limitrofe, rinomate per la qualità del loro prodotta, come il Veneto, il Friuli ed il Piemonte, anche se due indicazioni sono per vini quasi di casa. Una sola parola per la tacchina ripiena, retaggio della dominazione austriaca che risulta essere confezionata con un numero considerevole di ingredienti, i più diversi. Infatti il ripieno è composto da: castagne secche, me- le, pere, prugne nere secche, gherigli di noci, carne di vitello tritata, pancetta, cognac, salvia, rosmarino ed avendoli a disposizione, anche tartufi. Il risultato però è assicurato se si usa la <idindieta», cioè un tacchino femmina giovane. Ad accompagnare questo succulento piatto, vero mattatore del pranzo di Natale di «tanto tempo fa», erano le patatine rotonde e piccine, insaporite nel burro, gli spinaci al burro con uvetta sultanina e l'immancabile mostarda di frutta intiera. 1;51 El9 M‘• I O Eli Ci O CD i El 2) S Donato: ila lesta defill'uva Ora, 112 sede è tutta nostra. In collaborazione col Circolo «Rinascita», la Sezione Soci ha partecipato alla festa dell'uva nel popoloso quartiere Certosa. L'esposizione e la vendita di prodotti Coop, la mostra fotografica sul laboratorio chimico per il controllo di qualità della Coop Italia di Bologna. hanno caratterizzato la nostra presenza nell'ambito del ricco e festoso programma. Come già negli scorsi anni, l'iniziativa ha riscosso un grosso successo di partecipazione. Vogliamo annunciare ufficialmente, non senza soddisfazione e orgoglio, la notizia di un importante investimento realizzato dalla cooperativa: l'acquisto della sede. Trovare una sede stabile e sicura per i nostri uffici è sempre stato un problema che ci ha assillato negli anni scorsi. Infatti, affitti esosi, non facili soluzioni tecniche e ubicazionali ci hanno costretto a cambiare più volte sede. Ora grazie all'incremento del prestito sociale e ai risultati positivi di gestione aziendale, Cl tr 1221P=C:O=OO=OMM(1-2.1_7:O O E7, 0 Salame di Cremona Ravioli in brodo di cappone Pasticcio di fegato grasso Capponi di Brianza con mostarda Tacchina ripiena Confettura e Panettone Capri bianco, Chianti stravecchio, Inferno, Sassello nomemon abbiamo potuto realizzare questo importante passo. Questa sede è in viale Famagosta 75, su due piani longitudinali, e il 5" e il 6° (nella foto) per una superficie totale di circa 3000 mq, nei quali trovano adeguata soluzione tutti i servizi centrali della cooperativa che attualmente conta 60 tra impiegati e dirigenti. L'area disponibile, ora di nostra proprietà, prevede anche la possibilità per futuri ampliamenti, secondo le esigenze di sviluppo della cooperativa. E9MEIREn212 th Ili525 MI i n LI: - una volta 'anno qualcosa riaffiora Il panettone e la romantica storia di un amore finito bene Parliamo un po' del famosissimo panettone, riportando la gentile storia che ne traccia la sua origine. Ai tempi di Lodovico il Moro c'era a Milano un fornaio, certo Toni, che aveva una figlia assai bella, di nome Adalgisa. Un nobile del tempo, Ugo della Tela, la vide e se ne invaghl a tal punto da fingersi gar- zone panettiere pur di restarle vicino. Un giorno, per poterle conquistare il cuore, Ugo si mise a scartabellare ìn un vecchissimo libro di ricette di pasticceria e trovò la ricetta di un dolce, tanto antico che se n'era persino perduto il ricordo, fatto solo di latte, fior di farina, burro, zucchero, canditi e lievito. Preparatolo in gran segreto, per il Natale lo offrì all'amata e al padre di lei. E immaginabile che il successo fu tal-1 mente vivo che il padre, ovviamente con lo sbuzzo degli affari, ne preparò alcuni pezzi e li vendette ai più affezionati clienti. Il successo fu immediato, ben presto tutta Milano corse dal panettiere per assaggiare e gustare quello che allora fu chiamato «Pan de Toni». Dimenticavo che Toni, il panettiere, per gratitudine, concesse al giovane nobile la mano della bella figlia. Questa è la graziosa storia d'amore; per la verità, storicamente è comprovato che fin dall'undicesimo secolo i Milanesi usavano mangiare per Natale un «pan grande» dolce. Panettone deriva appunto dall'accrescitivo di pane con l'antisuffisso mutato. l'abbuffata di N ata le Per la frutta secca, poi, ci si può sbizzarrire! Non solo le vecchie noccioline, ma mandorle, anacardi, costosissimi pistacchi, fichi secchi infarinati provenienti dalla Francia, altri con mandorle dalla Turchia e, allegramente, dopo l'abbondante pasto, ci conceEsiste un settore degli alimenti tipici del Natale che ci vede propensi all'abbondanza e all'estrosità ed è quello dei dolci e della frutta secca. Non dobbiamo più pensare a farli in casa, dato che c'è chi ce li propone bell'e pronti, costosi tanto, ma molto pratici, ed ecco comparire i panettoni, i pandori, i torroni, il panforte e quant'altro si trovi nei negozi e si possa far rientrare nell'atmosfera della festività. Oggi però non è più sufficiente il semplice e gustoso panettone, quello fatto con farina, lievito, burro, zucchero, uovo, uvetta e cedro; per sollecitare fantasie sopite, gusti sempre più annoiati, insoddisfazioni profonde, ci vogliono i panettoni glassati, quelli ripieni di zabaione o di crema a] Cognac, i torroni ricoperti, quelli di cioccolato con nocciole e quant'altro la fervida fantasia dei produttori riesce a partorire. ET 1211 In d gredienti per dieci . persone: Ricetta.--MEI _ 3 etti di farina — 1 etto di lievito nostrale (fatto con i fermenti del vino) del 2 kg e 600 di farina 6 etti di burro panettone 6 etti di zucchero - diamo la gioia di ingurgitare alimenti che da soli ci possono fornire le calorie di un'intera giornata alimentare. Ne vogliamo una prova? Ecco le tabelle di composizione di qualcuno di questi prodotti (calcolati per 100 grammi consumati): 24 grammi di sale 24 rossi d'uovo — 6 uova intere — 3 etti di cedro candito 3 etti di uva sultanina CALORIE 1.056 9.152 4.536 2.238 1.282 459 561 837 TOTALE CALORICO 20.121 i LE CALORIE DELLA FRUTTA SECCA Acqua Proteine Arachidi Datteri Fichi secchi Fichi con mandorle Mandorle Nocciole Noci Prugne secche Uva secca gN Si • RE NE M L: sii Tornate dei Q numi consumatori Anche fin Lombairdila presto lie «Giot-rnaf;t:e dei gh. ovnnfL consullnztoirft» Le «Giornate dei Giovani Consumatori»: cosa sono, come sono? Da molto tempo i soci ne sentono parlare, ne hanno notizia sui giornali ma fanno fatica ad averne un'idea precisa. Perché? Perché, diciamolo francamente, in Lombardia ci siamo mossi su questo terreno leggermente in ritardo rispetto alle altre cooperative italiane. Facciamo dunque do- EllENERE€2111111.12UQUEC 3 20 18 18 8 4 9 24 24 27 9,7 4 5 19 15 19 2 2 EM? • - Una poesia sul panettone Grassi Glucidi CALORIE 44 3 4 54 66 68 24 73 61 53 17 14 3 61 71 600 284 287 277 597 663 646 268 268 El NE verosa ammenda. È giusto però cominciare a parlarne sul giornale, da adesso, per preparare la strada alla loro realizzazione. Le »Giornate» hanno ormai una solida esperienza ed un rodaggio che viene da numerose esperienze effettuate nel centronord; esse si sono dimostrate una grande, e forse unica, occasione di proposta culturale sul consumo indirizzata ai giovani ed alla scuola. Si tratta ora anche per noi di porci sul terreno pratico, concreto. Se a Milano ed in Lombardia non si è ancora riusciti a concretizzare nessuna manifestazione, ciò è dovuto anche alla gravità dei problemi che una simile iniziativa comporta in una regione come la nostra (rapporti con il mondo della scuola, Enti locali, oneri finanziari, ecc,). Attualmente però sono stati avviati positivi contatti con la Regione e nel 1983 ci sono. ragionevoli speranze di partire con una o, più province lombarde. Il tempo dell'attesa per i giovani consumatori lombardi sta forse per finire: ci augu-riamo che presto, anche da noi, si possano aprire le virgolette (simbolo delle Giornate) sul tema del consumo. E2 1-7NJ Panatton de meneghin cont l'ughetta e coj cedrin s'eet l'ottava maraviglia, l'ambizion de la famiglia, s'eet el dolz pussé gustos, stappafoss e sostanzios. AMALIA GOLA SOLA l ED ED il] Le dovute scese Sul numero scorso del giornale abbiamo omesso tra i componenti del settore soci e consumatori il nostro collaboratore Giulio Garbelli. Ci scusiamo con lui e con i lettori per l'imperdonabile omissione. Meno fosfouso bucato peli' nspetitzwe maire Dal l' settembre ha effetto una norma che, nell'ambito della legge contenente provvedimenti urgenti per la tutela delle acque, stabilisce una riduzione della capacità inquinante dei detersivi per bucato. Come è noto i detersivi rappresentano un enorme fattore di inquinamento delle nostre acque con conseguenze sull'equilibrio ambientale che tutti abbiamo sotto gli occhi. Sappiamo infatti, cia studi condotti a livello mondiale, nonchè dal CNR, che la presenza di fosforo nelle acque dei nostri mari, proveniente soprattutto dai detersivi e dall'uso di fertilizzanti chimici, è la causa principale del IMIEMIIIEZEZEZIErtILRWEEI l SE ESE1 Effl El processo di eutrofizzazione, cioè dí sviluppo abnorme di alghe. Ciò provoca una riduzione dell'ossigeno presente nell'acqua dando luogo a quegli episodi di moria di pesci cui stiamo assistendo negli ultimi anni, particolarmente nell'Adriatico. La nuova disposizione prevede per i detersivi da bucato un contenuto massimo di fosforo pari al 6,5% e, tra due anni, la sua riduzione al 5% demandando ai sindaci il compito di garantire il rispetto degli obblighi stabiliti. Prevede inoltre che i produttori interessati indichino sulla confezione la percentuale di fosforo contenuta nel prodotto. Nonostante la novità per il nostro Paese, il provvedimento riesce a rimuovere solo in parte l'arretratezza della normativa italiana rispetto a quella di altri Paesi, dove ben più basse sono le quantità di fosforo ammesse per gli stessi detersivi (in Canadà, ad esempio, il fosforo contenuto non può superare il 2,2%). Sarebbe necessario che il legislatore si ponesse obiettivi più consistenti, almeno nel medio termine, quali, ad esempio, l'eliminazione completa della presenza di fosforo e quindi uno sviluppo della ricerca sulle tecnologie alternative, in grado di sostituire i composti sotto accusa con altri che dessero maggiori garanzie per il rispetto dell'equilibrio ambientale. WE2SEMIMIIIIIMIEIMIIIIM • 'Sergio Ghiringhelli Tniele Moltrasio, RU E XAMilatE,» • SOCI ›...1»:Sì.0.4.1Y13^M PO.E.A CODP tA PE.MACOM.LQUMWEZ 12~" 9:› • < k— 4 indagine su un cittadino dentro la cooperativa Rainovarrs per svi1upp© Un'anag afe della eilientella Discorriamo ancora di soci e di cooperative dopo l'indagine promossa nei nostri negozi, di cui abbiamo dato conto nel numero scorso di «Qualeconsumo». Cosa ne è uscito? Una conferma intanto di un'ampia articolazione sul territorio delle strutture di base delle quindici grandi cooperative: ben 370 sezioni soci, dislocate nelle varie regioni, con una media di 1.800 soci ciascuna. Non è poco. Dalle 1.061 interviste fatte ai membri di comitato di sezione soci sono emersi elementi tradizionali ma anche volontà di rinnovamento che bisognerà non deludere. Nell'indagine tra la clientela coop, sempre a proposito della rilevazione operata nei nostri negozi, sono emersi ulteriori elementi di valutazione sui quali riteniamo utile soffermarci. Si tratta di aspetti di confronto tra la clientela e i soci che frequentano normalmente per i loro acquisti i supermercati coop. Aspetti certamente utili LE La prima cosa che si impone è la necessità di un ricambio nei quadri attivi, oggi troppo anziani, in media circa il 60% oltre i 60 anni. Ciò crea problemi di assimilazione delle nuove tematiche consumieristiche all'interno della cooperazione nella propria attività sociale e di proposta commerciale. La strada è quella della formazione di base, che dovrà disporre di spazi e mezzi consistenti nei programmi delle cooperative. per «mirare» nella giusta direzione la futura attività sociale ed economica della cooperativa. Intanto, dai dati anagrafici emersi, risulta che nella fascia di età compresa tra i 20/30 anni i soci sono il 17% e i clienti il 24%. Il 7% dei soci presenta una scolarità universitaria o di media superiore contro 1'11% della clientela, mentre il 48% ha la licenza elementare tra i soci e il 38% tra i clienti. Tra le classi sociali netta prevalenza degli operai con il 32% tra i soci e il 25% tra i clienti. Il rapporto tra uomini e donne è praticamente uguale: 40% a 60%. Un dato interessante è il grado di fedeltà, o di frequenza di acquisto, che risulta essere dieci volte al mese per i soci e otto volte per la clientela. Così come più positivo risulta essere l'atteggiamento verso i prodotti con marchio coop: 87% per i soci, il 77% per i clienti, che ne riconoscono la genuinità e la sicurezza. M Nei confronti della cooperativa come impresa, i soci attivi hanno espresso opinioni dí tipo ideologico e solidaristico in una misura contenuta rispetto alle posizioni originarie. Nettamente prevalenti le aree del soddisfacimento dei bisogni e difesa dei consumatori, nel giudizio attuale. Con ciò, sempre secondo gli intervistati, si continua a vedere la opportunità di un rafforzamento nella convenienza del servizio offerto per l'oggi, ma senza rinunciare ad un ruolo «ideologico» e impegnato nel mutamento sociale di un domani. N «Vogliamo contare di più» è ciò che viene fuori dalla parte di indagine che riguarda «chi» conta oggi in cooperativa e in quale modo si verifica concretamente la democrazia delegata. Si riconosce l'autonomia che oggi la cooperativa ha, in genere, sulle istanze esterne, politiche o sindacali e lo scarso rilievo nelle scelte influenzate dagli organi nazionali del movimento. Ma qui gioca forse una informazione carente. In sostanza la cooperativa, è oggi diretta, nella opinione prevalente, dalla presidenza, dalla direzione e dal consiglio di amministrazione, nell'ordine. Scarsa influenza hanno le sezioni soci nel processo decisionale e nella incidenza verso il CdA. Pur riconoscendo alla procedura elettiva basata sulla delega, ai diversi livelli, una peculiarità insostituibile, la richiesta di una puntualizzazione dei meccanismi democratici e soprattutto di una più precisa e sostanziale responsabilità degli organismi di base, esce con evidenza. •R1 Molto complessa e ancora incerta è invece l'analisi e le risposte che riguardano in concreto le soluzioni per le sezioni soci. Le carenze maggiori sono state individuate nella mancanza di risorse umane e nella scarsità dei mezzi a disposizione per le proprie attività, e in una certa confusione sul proprio ruolo. Le indicazioni di soluzioni sono meno precisate, anzi, in un certo senso contraddittorie, perché accanto alla volontà e alla richiesta di maggiori poteri, si dimostra una prudenza forse eccessiva nella coscienza dei propri limiti. Comunque il salto di qualità è ormai improcrastinabi, le e riconosciuto da tutti. Ai fatti l'ardua risposta. Presentiamo in queste pagine, dopo l'articolo della prima pagina che dà un resoconto complessivo dell'assise, i documenti elaborati a Livorno nel corso dei lavori dell'Assemblea nazionale delle Sezioni Soci. Sono le relazioni di tre gruppi di lavoro che hanno affrontato argomenti e temi diversi della complessa vitalità delle sezioni dei soci della cooperazione. Altri scritti sono invece dedicati all'analisi dei dati dopo la rilevazione operata nei negozi Coop tra la clientela. Discutere di quale politica per i consumatori significa, solo l'economicità (ovviamente di fondamentale imovviamente, discutere del portanza) ma chiede, insieproblema centrale del nome alla crescente qualifistro essere cooperativa: cocazione del servizio, comsì, la discussione nel grupportamenti selettivi, orienpo ha visto continuamente tamenti, informazioni e cointrecciarsi i temi specifici noscenza. affidati al gruppo stesso Si pensa ad un lavoro ecocon i temi piu generali che nomico, possiamo dire di stanno alla base di questa 3' marketing, che investa sia Assemblea nazionale delle le strutture per modernizSezioni Soci. zarle, che l'offerta di proUn dibattito misurato e dotti e servizi, che la stessa non radicalizzato dal quale attività di propaganda. è però emersa, spesso parUn marketing di tipo nuotendo da posizioni non vo, che riesca a cogliere atcoincidenti, la chiara esiteggiamenti più critici e genza che le aziende coopemoderni espressi dai conrative muovano rapidasumatori, che sappia distinmente dei decisivi passi in guere e che non sia neutraavanti nelle loro politiche verso i soci e verso i consule verso la produzione. matori. Per questa via è possibile Anni di lavoro serio hanno unificare le forze tecnicoaccreditato la cooperazione commerciali con quelle dei come organismo che riesce soci e dei consumatori. a farsi carico dei problemi Infatti, in questo contesto, dei consumatori e che agidi grande importanza è il sce in concreto per difenruolo che può essere svolto derli: oggi, il consumatore dalle Sezioni Soci. chiede alla Coop non più Le due condizioni: 1) che risulti chiaro che le Sezioni Soci costituiscono sempre più, nelle grandi è medie cooperative, non solo un elemento di democrazia interna ma un indispensabile momento di contatto con una vasta area di soci e consumatori tesa a capire il mutare delle esigenze, delle aspettative, delle abitudini di vita e di consumo. La Sezione Soci, così, non produce solo immagine, cultura, ricreazione, ma produce anche mercato e quindi reddito per la cooperativa; 2) che il settore soci e consumatori abbia riconosciutapiena dignità all'interno di ogni cooperativa, che venga dove necessario, adeguatamente potehziato e sia così messo in condizione di produrre quelle iniziative e quella circolazione di idee che risulti sempre più essenziale per il buon funzionamento di una moderna cooperativa di consumatori. al ED El MI MI L'assemblea lombairda. prima (Eli Lvon© Quanta fora 'Danno i soci Ma quali sono, proprio tra i soci, le motivazioni prevalenti nella fedeltà al negozio coop? Quali sono le ragioni di queste scelte? Perche sono diventati soci? Anche qui l'indagine dà una risposta articolata che dovrà portare a riflessioni attorno agli obiettivi: Il 73% degli intervistati indica nelle motivazioni di tipo economico (convenienze, sconti, premi) la spinta principale che li ha fatti associare alla cooperativa. Il 15% ha aderito per motivi ideologici. Il 7% per solidarietà e altrettanto per tradizione familiare. Non bisogna certo scandalizzarsi se l'aspetto economico prevale nelle motivazioni del socio prestatore, in fondo tutto ciò corrisponde alle stesse «ragioni storiche» che furono alla base della nascita delle cooperative, e lo stesso Statuto della Unicoop cita all'articolo n. 1: «La cooperativa si propone dì assolvere la funzione sociale di difesa del bilancio familare dei soci e dei consumatori fornendo loro merci alle migliori condizioni possibili». Certo, non solo questo. Ma partendo da questo e dando lo spazio più ampio possibile all'accezione «difesa dei consumatori», è necessario puntare in modo programmato a riempire di valori nuovi le ragioni di una adesione così vasta e, pur nei suoi limiti, così coerente con la scelta fatta. I vantaggi in termini sociali, ma anche economici, sono una garanzia per il futuro della cooperazione... Preceduta da quattro riunioni di zona che hanno visto la partecipazione di 17 Comitati di sezione soci e dal dibattito in Consiglio d'amministrazione, sabato 2 ottobre si è svolta a Milano la «Consulta), delle sezioni della Unicoop Lombardia in preparazione della 3' Assemblea nazionale delle sezioni soci. 87 i soci presenti, 24 le sezioni rappresentate. Mancavano solo Cassano M., Garbagnate e Monza. La relazione introduttiva è stata svolta da Sergio Ghiringhelli responsabile del settore sociale della cooperativa. Richiamati i temi essenziali contenuti nel documento nazionale, la relazione presentava una fotografia della realtà sociale della cooperativa dalla quale si evince che solo 15 sezioni garantiscono un funzionamento e una presenza nel territorio anche se in forme spesso tradizionali. Altre - 7 sezioni hanno una vita stentata e saltuaria e 5 praticamente esistono solo sulla carta. Questo in un contesto che ha visto un grande sviluppo della base sociale e nella adesione formale alla cooperativa: dai 26.800 soci del 1981 agli oltre 30.000 attuali, tra i quali il 40% donne e il 15% giovani e studenti. Anche il prestito sociale è passato da 4.250 milioni del 1980 agli oltre 10.300 milioni attuali. Ciò Effi PII El de del fut uro zinne Sed, SOCI "l CONSOMATOffi NELLA CALVO.> L'vf. ›.;TOCR 5A CRGMIZZA.7401gE.- All'interno di ogni cooperativa, è altresì essenziale una visione unitaria dei problemi, che passa in primo luogo attraverso un costante interscambio di idee e di esperienze fra il settore commerciale ed il settore soci e consumatori. Particolarmente importante, per i risultati che ha dato e la potenzialità che ha dimostrato, è tutto il campo relativo all'educazione del consumatore. Le Giornate dei Giovani Consumatori hanno fatto registrare ovunque notevoli successi: è un'esperienza che va estendendosi, che pone soprattutto problemi nel riuscire a dare continuità di iniziativa nel rapporto che questa consente di instaurare con la scuola e gli enti locali. Importanti sono anche le attività (meno appariscenti ma abbastanza diffuse) svolte in collaborazione con la scuola: cicli di conferenze, corsi per genitori ed insegnanti, dibattiti. Da questo punto di vista, un'esperienza concreta che ha dato complessivamente buoni risultati e che perciò pare opportuno estendere è quella dell'angolo del socio e del consumatore all'interno del negozio Coop. Gestito attraverso il lavoro volontario dei componenti la Sezione Soci, l'angolo del socio e del consumatore può costituire un utile momento di incontro tra soci attivi ed il resto degli utenti del negozio, una occasione di informazione e di scambio di idee, una indiscutibile differenziazione del punto di vendita cooperativo rispetto - a tutti gli altri. La Federazione nazionale dei consumatori deve essere da noi adeguatamente sostenuta (naturalmente attraverso la Lega) sperando che, magari su obiettivi specifici, riesca finalmente a produrre qualche iniziativa; il sostegno alla FNC non può e non deve significare il delegare ad essa il nostro ruolo di organizzazione di difesa dei consumatori. Particolare rilievo ha assunto nella discussione il tema dell'informazione. Il socio attivo, infatti, deve ricevere prima di tutto una formazione di base sugli elementi fondamentali che compongono la vita dell'azienda cooperativa e su questa inserire una informazione continua rispetto alle questioni economiche, istituzionali, sociali, riguardanti la cooperativa. Una informazione, cioè, che costituisce il presupposto indispensabile sul quale fondare una partecipazione seria e ragionata, che passa effettivamente contare qualcosa nella dinamica della vita aziendale. Verso il consumatore, invece, appare opportuno dirigere una informazione corretta continua che riesca a cogliere quei temi di conoscenza per l'autodifesa a cui il consumatore è sensibile. Per produrre e dirigere l'informazione (ma più complessivamente per tutte le attività da svolgere) il personale del settore soci consumatori deve essere adeguatamente formato e professionalizzato attraverso impegni precisi dell'azienda e dell'Associazione nazionale. Si deve innanzitutto premettere che il problema concernente la democrazia investe l'insieme della struttura aziendale cooperativa; il demandare la risoluzione dei problemi di democrazia al solo settore soci-consumatori, per quanto esso possa essere efficiente e dotato di mezzi propri, rende in effetti poco rilevante o marginale il lavoro svolto. È quindi necessario che dei suddetti problemi si interessi sia la struttura tecnico-operativa che la struttura politico-sociale dell'azienda. è emerso da più parti che il rapporto tra la Sezioni Soci e la base è distinto in due mo- menti non separati bensì completamente legati a: • Adesione economica più sviluppata • Adesione di principio (politica di tutela del consumatore) da sviluppare. È avvertita dalla maggioranza la necessità di: • una programmazione di attività delle Sezioni Soci; questo programma di attività deve essere finanziato non con quote fisse, proporzionali ad esempio al numero dei soci e così via, bensì in rapporto allo stesso programma di attività formulato dalla Sezioni Soci. Il programma di attività può riguardare ad esempio i seguenti punti: a) intervento nelle iniziative commerciali riservate ai soci mediante espressione di opinioni e.desideri della base; b) iniziative di carattere economico: soci che fanno spesa, che depositano (e qui si potrebbe pensare anche a remunerare i soci prestatori) che utilizzano il ristorno; o) iniziative ed interventi di carattere culturale ad esempio animazioni nel negozio (vedi esperienza di spesa guidata) in modo che la gente capisca che la Caop è un organismo che produce cultura. n di una sede soddisfacente, Angolo del socio, cioè uno spazio di incontro fisico ben identificabile dal socio, ove la Sezione Soci possa svolgere la propria attività e altre iniziative. Si avverte ancora la necessità di: • formazione economica dei quadri sociali come impegno anche economico della cooperativa; • possibilità di contare in qualche modo da parte della Sezioni Soci nella definizione della strategia fondamentale e nelle linee di politica commerciale dell'azien- da. Viene fatta un'analisi della struttura delle Sezioni Soci in relazione ai problemi del territorio e si distinguono diversi tipi di struttura come ad esempio Sezioni Soci che vengono costituite sulla base: a) della presenza del negozio; b) del numero di iscritti; c) dei quartieri, unità sanitarie ecc. Si è messo molto l'accento sul fatto che la base sociale sia costituita in gran parte da anziani e che i soci attivi siano quasi tutti pensionati. Ora bisogna osservare che l'utilizzo dell'anzianità è una degli obiettivi sociali che va perseguito anche alla luce delle numerose iniziative che, in tal senso, hanno visto attuazione in questi ultimi tempi. Volere a tutti i costi coinvolgere i giovani nelle attività di Sezioni Soci può anche non essere del tutto giusto tenuto conto che questi ultimi hanno problemi di lavoro, di famiglia, insomma di altre attività. Ad ogni modo, per quanto riguarda il reclutamento di nuove forze sociali si può dire che se riusciremo a lavorare nelle Sezioni Soci e a presentarci come una organizzazione che riesce a fare qualcosa, riusciremo anche ad aggregare gente. È necessaria una informazione efficace e tempestiva nei due sensi, che sia intelleggibile da parte dei soci (e qui si fa riferimento al problema della formazione dei quadri sociali) e da loro utilizzabile. Ci si riferisce anche al giornale di cooperativa che vari interventi hanno definito non adeguato allo sviluppo di un dibattito, dì un confronto all'interno della Coop. L'azienda deve fare investimenti in questo senso. Da parte sua il socio può funzionare da ottimo e veloce tramite per trasmettere alla direzione gli umori e le esigenze della base (leggi consumatori). Appare qui evidente anche che la dirigenza delle cooperative non dimostra una vo- Iontà politica vera di risolvere i problemi della democrazia e per lo meno non ha ancora esplicitato in modo coerente la propria posizione in proposito. E anche necessario andare alla ricerca di un modello democratico adatto alle varie, a volte assai diverse, realtà sociali. E infine occorre definire quale sia il reale potere delle Sezioni Soci individuando compiti e ambiti precisi di intervento delle stesse. E qui si fa esplicito riferimento al documento preparativo di questo congresso dove si parla della «consultazione obbligatoria delle Sezioni Soci su particolari e importanti decisioni riguardo aspetti tecnici o politici della vita nel negozio di competenza e della cooperativa nel suo complesso». Occorre cioè andare alla definizione di procedure da rispettare. E per concludere, accogliendo le istanze implicite in molte lamentele dei soci a proposito del lungo intervallo di tempo tra il 2' e il 3° congresso delle Sezioni Soci, si può fare la proposta di una consultazione periodica per i quadri delle Sezioni Soci, ad esempio congressi annuali per i presidenti delle Sezioni Soci, oppure consultazioni periodiche su singoli argomenti affinché si possa verificare che i passi fatti nel problema della democrazia aziendale, pur piccoli, lenti e guardinghi che siano, possano essere sempre verso una positiva soluzione. IMIEZIMU=Kiall=n3MIEIMEICIC3IMMELIOIERM è indubbiamente un segno di fiducia e di riconoscimento del ruolo e della immagine complessiva della cooperativa, ma pone prdblerni non più procrastinabili. La cooperativa infatti deve trovare una maggior simbiosi tra azienda e corpo sociale, verso comuni obiettivi nella difesa del consumatore e nello sviluppo della democrazia. Superare i ritardi e il divario tra i due momenti, il sociale e l'aziendale, proprio perchè la cooperazione non può avere «una grande testa che poggi su delle gambe fragilk È necessaria una svolta decisa in ter- analisi critiche sempre formulate in modo costruttivo, ma anche utili indicazioni per affrontare i nuovi problemi. Dalla necessaria individuazione di una sede per le sezioni soci, alla presenza organizzativa, almeno nei negozi più importanti. Da una comunicazione-informazione più ampia ad un rapporto meno burocratico coi dirigenti. Le sezioni soci, sulla base di un loro programma di attività sociale, devono avere una congrua autonomia finanziaria. I soci rappresentano anche un grande patrimonio economico oltre che sociale, pertanto è necessario garantire più servizi e spazi decisionali. Utile ripetere l'esperienza di rapporti internazionali e tra i presidenti delle sezioni soci, muoversi con metodi diversi da quelli di altri organismi di massa e adeguare il settore alle dimensioni dei problemi anche attraverso soluzioni decentrate. Insostituibile riconoscimento delle funzioni dei soci alla base ma attenzione a non deluderli nelle scelte future. Queste le principali indicazioni emerse, che il presidente Ambrogio Vaghi ha ripreso nelle sue conclusioni. Inoltre, il presidente, ha volu- mini di investimento, di formazione e di informazione, anche attraverso una prassi statutariamente aggiornata, che segni una nuova mentalità complessiva della cooperativa non relegata al solo settore soci. Il dibattito si è poi articolato durante l'arco dell'intera giornata ed ha visto intervenire i soci: Domenica Zucchelli (Lodi); Bruno Mangiagalli (Como); Paolo Brusati (Bollate); Daniele Moltrasio (settore soci); Battista Cornalba (Navate M.); Aldina Alfieri (Laveno); Giordano Affò (MI/Livigno); Beniamino Cattaneo (MI/Appennini); Natalini Pizzi (MI/ Trenno); Giorgio Vozza (Ass. regionale); Savino Gammino (Rozzano); Franco Spinelli (Cinisello); Giusto Perretta (Como). Dal dibattito sono emerse Un aspetto della sala al Palazzo delle ex Stelline di Milano durante l'assemblea regionale delle sezioni soci. to sottolineare come per una grande cooperativa di utenti quali sono le cooperative di consumo, non sia semplice trovare sempre adeguate risposte. Resta comunque l'impegno a destinare uomini e mezzi notevoli su questi problemi, con programmi precisi e impegnativi sul terreno della formazione, della attività culturale e ricreativa. Necessario anche stabilire i livelli di partecipazione e stile di lavora. Coinvolgere i soci nelle grandi scelte di programmazione pluriennale in un rapporto più stretto e rappresentativo col Consiglio d'amministrazione, così come è necessario garantire una presenza attiva e riconosciuta dei soci a livello di negozio garantendo gli opportuni spazi. Giusta una maggiore autonomia, anche finanziaria, delle sezioni soci che però deve vederli protagonisti diretti delle iniziative e non sovvenzionatori di altri_ Esaminare i risultati raggiunti e verificare se le indicazioni dei soci sono state accolte, in ogni caso occorre una risposta, sempre. Forse è necessaria anche la ricerca di nuove forme di partecipazione, non solo assembleare, ma anche attraverso questionari, elezione diretta e nominale dei direttivi. Infine, è stata nominata la delegazione, composta da 20 soci, che ha rappresentato la cooperativa alla assemblea nazionale di Livorno. wommiseisnumarimmigamileinfflimininnowwwwwiowoQiiimemaffitsg==r21211EIK La sp Renata Bottarefii ©91.r. fiato how grt s „Aro" Orari dei negozi: un pomo della discordia per il quale -a pagare sono alla fine i cansuma tori. L'organizzazione della vita, soprattutto nelle grandi città, ma non solo in queste, è cosi cambiata che non potevano non esplodere le contraddizioni che per anni sono state in qualche modo coperte tenendo soprattutto conto delle richieste di quella temuta forza di pressione che è la massa degli operatori del commercio. L' impennata dei prezZi che l' inflazione alimenta continuamente ha riproposto il grosso problema del rapporto tra consumatori e rete commerciale. Nella realtà quotidiana, i consumatori si trovano di fronte a negozi aperti tutti alle stesse ore, in ore che non tengono conto dei veri orari delle famiglie e, quindi, di chi deve fare la spesa dopo aver timbrato il cartellino. E non aver tempo vuol dire comprare male. Il fatto è che, negli anni, si è andato consolidando più lo spirito corporativo degli operatori del commercio che quello della libera concorrenza: ai consumatori coinvolti in orari di lavoro sempre più differenziati la rete commerciale ha risposto con un appiattimento del servizio secondo la tendenza ad essere aperti tutti nello stesso momento e nelle ore di maggiore produttività. L'argomento fondamentale che viene portato a giustificazione di questa scelta della rete commerciale è che, così, si contengono i costi. Questo argomento la vinse quando, anni fa, i macellai chiesero di poter stare chiusi due pomeriggi la settimana per una più produttiva — e quindi meno costosa utilizzazione del personale e del proprio tempo lavorativo. Si — é visto, poi, in pratica che i due pomeriggi di chiusura, se sono serviti ai commercianti, non hanno affatto influito sul contenimento dei prezzi della carne. Nel giugno scorso il Comune di Milano esperirnentà nuovi tipi di orario, con possibilità di splafonare oltre le 44 ore settimanali. Esso ha dimostrato che il consumatore apprezza di poter fare acquisti nel cosidetto intervallo di mezzogiorno e più tardi la sera. L'Unicoo-p, che ha partecipato all'esperimento, -come fa notare il presidente dell'Unicoop, Ambrogio Vaghi ha già tenuto conto dei risultati modificando i propri orari, allungando quello del mattino sino alle 13 e restando aperto al pubblico il pomeriggio dalle 15 alle 19,30. Analoghe iniziative sono state prese da grandi catene di distribuzione privata. Resistenze invece, continuano ad essere presenti nel settore dei dettaglianti. Occorre dire che, di fronte alla maggiore sensibilità dei Comuni per le esigenze dei consumatori, c'è la sordità della Regione Lombardia con cui fare i conti. In un convegno promosso a fine giugno dal Comune di Milano, l'assessorato al Commercio della Regione Lombardia è stato direttamente chiamato in causa perché nella bozza di regolamentazione approntata sì manteneva l' orario rigido delle 44 ore settimanali, si manteneva la mezza giornata di riposo settimanale rigidamente uguale per i singoli settori, non si riconosceva ai Comuni la possibilità di consentire la protrazione della chiusura sera/e, non si attribuiva al sindaco /a facatà di stabilire turni per il periodo estivo, si ignoravano le associazioni dei consumatori. — Unione commercianti: le contodità si devono pagare Confesercenti: go.iellio che non serve è proprio ii decreto Queste le posizioni dell'Unione Commercianti milanese, aderente alla Confcommercio, associazione tradizionale del settore. che autonomamente si collocano all'interno del movimento democratico progressista. 'Le innovazioni introdotte dal decreto legge per quel che riguarda i nuovi orari dei negozi sono fondamentalmente due: l'elasticità degli orari e l'aumento della fascia oraria dalle attuali 44 ore a 55 ore settimanali. «Sulla elasticità dell'orario, da sostituire alla vigente rigidità di apertura e chiusura, pensiamo sia positiva se, però, la scelta degli orari mattino-pomeriggio sarà affidata ai singoli operatori nell' ambito di fasce orarie più generali. Infatti solo se la flessibilità tiene conto delle esigenze aziendali è destinata ad assicurare un miglior servizio, esaltando la responsabilità dell'operatore commerciale. •Sull'aumento della fascia oraria da 44 a 55 ore settimanali. siamo, invece, severamente critici. Esso produce inevitabilmente un aumento dei costi. Certo l'aumento delle possibili ore di apertura sarebbe più comodo per certi settori di consumatori, ma le comodità si pagano. «C'è, poi, l'aspetto sociale-umano delle conseguenze del prolungamento degli orari per quei negozi a conduzione famigliare, che sono poi la gran parte. Già oggi questi lavoratori autonomi, oltre a tener aperto il negozio per 44 ore, devono spendere tempo per gli acquisti, per le pratiche burocratico-amministrative, per riordinare l'esercizio. Se si passa a 55 ore, restando tutte le ore di impegno per il «retrobottega», per i commercianti non c'è più vita. In un mondo che, invece, ha subito una evoluzione nell'impiego del tempo in direzione opposta. «Secondo il decreto ministeriale alle Regioni non rimarrebbero più margini per legiferare secondo le necessità locali. Come Con' fcommercio riteniamo, invece, che dovrebbe essere compito della Regione affrontare tutti i problemi connessi con le fasce orarie. «Il recente esperimento «orari non stop» organizzato a Milano per iniziativa del Comune ha dimostrato che, al di fuori di certi orari, l'utilità di tener aperto il negozio è del tutto marginale. Certo, anche alle 21 ci sarebbe qualcuno che comprerebbe, ma il gioco non vale la candela•. avv. Achille Piovella vice segr. gen. dell'Unione commercianti «A Milano, come Comune, abbiamo promosso e realizzato 1' esperimento dell'orario non stop oltre le 44 ore settimanali e l'apertura domenicale, in armonia con i nuovi orientamenti che venivano avanti non solo da parte dei consumatori ma dello stesso governo. Quell'esperimento trovò attenzione e interesse nel settore della grande distribuzione (supermercati privati e cooperativi), freddezza in quello dei negozi a conduzione familiare o con Pochi dipendenti. Certo hanno giocato, nel secondo caso, oggettive difficoltà per la turnazione di chi sta dietro il banco. L'esperimento, comunque, ci ha confermato nella convinzione che occorre andare ad un allungamento e ad una flessibilità delle fasce orarie di apertura dei negozi. Si sostiene che orari differen- Ii parere della Conlesercenti, l'associazione dei commercianti «Come Confesercenti siamo convinti che l'ammodernamento della rete distributiva, e quindi anche degli orari al pubblico, lo si realizza solo con una riforma dell'intero settore che veda protagonisti gli operatori. A colpi di decreti legge non si risolve nulla, si aggrava tutto. In Senato, nel Comitato ristretto della Commissione industria e commercio, erano già stati votati i 34 articoli del disegno di legge Martora, ampiamente modificato. Proprio a questo punto ecco arrivare la doccia fredda del nuovo decreto che, secondo noi, rappresenta un ulteriore tentativo di rinviare la riforma. Sulla questione specifica degli orari, il nostro parere è negativo. Un allungamento degli orari di 10 ore sarebbe pesante e insostenibile per i commercianti e estremamente onerosa per i consumatori che pagherebbero l'aumento dei costi aziendali (manodopera, energia, ecc.). E non si può certo ipotizzare un aumento dei consumi determinato da un allungamento dell'orario. Inoltre, se può essere vero che esiste il problema di una maggiore flessibilità degli orari nella vita delle grandi città compatibili con i turni dei lavoratori, questo non riguarda solo la possibilità di fare acquisti ma anche la ben più vasta macchina dei servizi pubblici. Per il settore commerciale la flessibilità oraria si può risolvere con fasce orarie collegate ad un'apertura turnata delle aziende in modo da soddisfare maggiormente le esigenze del consumatore. Da tempo la Confesercenti chiede esperienze di questo tipo e in alcune città, come Firenze, tutto era già pronto per metterle in atto. Le fasce orarie, per settore merceologico e per zone territoriali, che consentano un'apertura differenziata nell'ambito delle 44 ore settimanali, sono, secondo noi, la vera soluzione del problema. Riassumendo: la strada .giusta, per noi, è da individuare in una legge quadro e in un processo programmato e democratico che, gradualmente, attraverso la qualificazione professionale, gli incentivi, il credito e l'associazionismo consenta di creare aziende più moderne e produttive». . Giuseppe Pasquale segr. prov. Confesercenti (Milano) 31111Iter, ink Assemore C dettagligiAti “I'redia a Le nuove proposte Parla l'assessore al Commercio del Comune di Milano, Paolo IVIlalena. ziati creerebbero confusione tra i consumatori. Ciò avverrebbe se il consumatore fosse obbligato a rivolgersi sempre allo stesso negozio. Il che non avviene mai. Il consumatore, invece, riceve vantaggi dagli orari diversificati perchè solo così potrà confrontare qualità e prezzi diversi e fare acquisti oculati. Si sostiene anche che orari più lunghi comportano inevitabilmente maggiori spese, dando per scontato, di conseguenza, che i clienti resterebbero gli stessi. Questa affermazione viene smentita dalla semplice considerazione che una riduzione degli orari di apertura, anche solo di una due ore al giorno, dovrebbe essere in grado di assorbire la medesima domanda. - remnemnowwwwwwwwwwwwimminta. Locate 'radili Spettacoli e calcio Rapinale: visilta aU magazzino Coop La sezione Soci, ha riproposto domenica 26 settembre izLa giornata del Socio* con uno Nell'ambito del programma visita al magazzino Coop, di Pieve Emanuele, la Sezione So- ci ha organizzato il 26 settembre una gita di ben 60 soci che, accompagnati dal direttore amministrativo, Walter Silvestri, hanno visitato gli impianti con notevole interesse ed entusiasmo per la realizzazione del nuovo capannone deperibili. spettacolo teatrale per ragazzi e un filmato per adulti. Alla sera la tradizionale festa danzante. Malgrado il tempo inclemente, l'iniziativa ha visto una buona partecipazione di soci e cittadini. Alcuni giorni prima, sabato 4 e l l settembre, si era svolto il 3° trofeo di calcio Unicoop Lombardia vinto dalla squadra di Cesano sostane. MUllano-Slazzanfi Una festa per gil 21 ââ2fiZffilil Inserendosi nelle iniziative dell'anno dell' anziano, la nostra Sezione Soci ha dedicato una festa agli anziani del quartiere presso il Circolo Ancora, giovedì 11 novembre. Un bel filmato sulla cooperazione di consumatori oggi e opuscoli sulla educazione alimentare in omaggio hanno caratterizzato la nostra presenza. • • ni'un • • • La sezione di Bollate in visita al magazzino Coop di Pieve Emanuele. a mmfm ime- mummia 12 zr em Il problema, infatti, non è quello di avere tutti i negozi aperti o chiusi alla stessa ora ma di avere una diversificazione ; una elasticità, che consenta di adeguare gli orari di ogni singolo esercizio alle esigenze dei consumatori e delle aziende commerciali. È indubbio che tale diversificazione costituirebbe un fattore di innovazione e di competitività nelle aziende stimolando la modernizzazione, l'efficienza e la maggiore produttività della rete commerciale. Sono evidenti, inoltre, i riflessi che una modificazione degli orari dei negozi avrebbe anche sugli orari degli altri servizi pubblici e privati, con il risultato di una migliore utilizzazione degli impianti, di servizi più diffusi sul territorio e, in definitiva, di una migliore qualità della vita». EN RE l= Eli M III RE M il Mi III «pronto sOCCOTS0 d.ei consumatore» Si è costituito a Milano, su iniziativa della Federazione regionale dei Consumatori il primo «Pronto soccorso del consumatore». Di che si tratta? Tutti i cittadini, i consumatori che dovessero rilevare durante i loro acquisti comportamenti scorretti o prezzi ingiusti possono telefonare al numero 240.09.86 per denunciare il fatto. La Federazione dei consumatori, verificata la veridicità della denuncia, darà risalto ai casi più significativi, dandone ampia comunicazione alle autorità ed agli organi di informazione. L'iniziativa è per ora limitata a Milano e provincia ed interessa solo i consumatori alimentari. Rappresenta comunque una concreta iniziativa a tutela del consumatore e offre ai cittadinitin primo punta di riferimento per la propria difesa contro l'incalzare degli aumenti ingiustificati. Ricordiamoci dunque questa numero telefonico 240.02.86, nell'interesse di tutti. amis, se La musica di Un libro nella borsa della spesa In offerta ai nostri soci, in occasione delle celebrazioni verdiane, tre fra le principali opere del popolare autore Tutte le incisioni sono FON1T Cetra GIUSEPPE VERDI Saggistica G. C. Armo, ILA DROGA. PERFET•A, Feltrinelli t:~S: L. 10.000 et.R5H. OGNI* .":.R.R£R t VAR Un rapporto sul tabacco da fumo che •••.< Utntxratttt t %Ars.% afsru tshrtt FrAtx3tiru•tcsn•Ilik. ,81" rtstt» , •, t . - .t'atet.o. t•- FIQ.KlAtxtnott, Kin,rtil, nr.temitMìgvretrsi..syt..ttikv , tt:tikek;.~kgre Mese " ì•Sts,£bity,.09•49rR.-3 Ore • v~ottifsg•« <>3.,Sts.ftStI ...<<'' "'1 4%,1-gralett5;Ai:0 • SA OainIt '»)".! g:1:33 22n01,;(1-~ ingiustamente non viene annoverato tra le «droghe pesanti», tanto che le autorità sanitarie americane lo hanno recentemente classificato come il problema sanitario numero uno dell'Occidente Manualistica E. Levi - A. Dosi,5 0123130 DELLA GRAMMATICA, L. 6.000 Longanesi BUONO 11 l PRERACDTAZDONE INDICATE CON UNA CROCETTA IL DISCO PRESCELTO Questo libro può essere utile integrazione e sussidio alla grammatica italiana, aiutando a risolvere i dubbi della lingua che è ín continua evoluzione Offerta 8: Offerta A: PAGOLETTO Orchestra sinfonica di Torino Interpreti: G. Taddei, F. Tagliavini, L. Pagliughi L. 72.000 (3 dischi) E AIDA Orchestra sinfonica di Roma Interpreti: C. Mancini, G. Simionato, R. Panerai L. 12.000 (3 dischi) D LA -irRAvoLym Orchestra sinfonica di Torino Pacco completo delle TRE OPERE L. 30.000 (12 dischi) Per bambini L. 6.000 J. Crosber, 5 GRECO, Garzanti Il libro dà una vivace descrizione della vita quotidiana E.000 A uta© Prenotazioni dal 22 novembre alli 11 dicembre 1982 Interpreti: M. Callas, F. Albanese, U. Savarese L. 12.000 (3 dischi) degli antichi Greci; una storia che difficilmente appare sui libri di testo ma che è importante per capire la realtà di una civiltà passata Se vi serve un'agenda giovane, divertente, con tanto spazio per scrivere, tante vignette e notiziole da leggere 7- -7--- -' -77- ---77.• Vendita ai soci su prenotazione Un «clic» di marca Pier Pao lo Pasolini Arnao d mio Garzanti Prenotazioni dal 22 novembre all' 1 1 dicembre 1982 Consegne (in economia) O a partire dal 13 dicembre 1982 Prf3EnctaEhen5 L. 30.00e _. '-'4Nt í, Macchina fotografica Macchina fotografica Macchina fotografica FUJECA 27.X 'd FUJ2CA Obiettivo CaMPATTP-',: 17-U,HiCh4j2,, POCKE7 ZOOM 2E7 FILM FLASH, 2 rq SO Eltrul - 'g. T,9 - -. -,-,,-----,- , - ,- Pri•ozzo a5 soci L. 1)96.000 L. 7.500 AGENDA SMEMO ARMA I ,,,,,----- . — Pier Rado Pasoiini, AMA DO MO, Garzanti 43,-5-.. ..... <,,-.«...., Av, _,..,. .,,,,_/ L. 89.000 Prezzo di copertina L. 10.000 - Ali soci L. 8.000 Due brevi romanzi autobiografici della giovinezza friulana, rimasti inediti per trent'anni. Nascosti dalla madre dell'autore che temeva l'avidità scandalistica di coloro che fanno parte di quell'Italia che Pasolini odiava L. V5.000 • M IE eimire, c2 MENERIIIIMIUMREM 73 1111MIEEREEM=13111, a cura di Lidia Lommi Li bri e coop • • • A. F. Laidlaw: «La cooperazione nell'anno 2000», pubblicato a cura dell'Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori, Roma 1982, pp. 135, s.p. Questo saggio sui caratteri e le prospettive della cooperazione nel mondo è la relazione introduttiva al XXVII congresso dell'Alleanza Cooperativa Internazionale, svoltosi a Mosca nell'ottobre del 1980. Laidlaw è stato uno dei membri più illustri della direzione dell'ACI. Canadese, studioso della cooperazione, docente uII CI 110 M niversitario, morì qualche mese dopo il Congresso dell'ACI di cui era stato relatore. I 'Alleanza Cooperativa Internazionale è l'associazione delle organizzazioni cooperative di 65 Paesi sparsi in tutti i continenti. I soci di base delle cooperative rappresentate sono 355 milioni (dati del 1977). A questa cifra vanno aggiunti i soci delle cooperative non collegate ad alcuna organizzazione e i cooperatori di Paesi, come la Cina che non aderiscono all'ACI. Un calcolo verosimile porta a 500 milioni le persone in qualche modo legate a una cooperativa. Una cifra che da sola dice l'importanza di questo tipo di forma economica e sociale. RE M NI RE IEJ Il pregio maggiore dello scritto di Laidlaw è appunto l'orizzonte planetario in cui vengono collocati temi comuni a movimenti cooperativi assai diversi fra di loro: quale senso ha la forma cooperativa nel punto attuale della civiltà, quali direzioni può prendere, quale contributo può dare al riequilibrio delle condizioni dell'umanità. Molti problemi, affrontati quotidianamente e nella loro peculiarità dalle singole cooperative, si trovano proiettati su uno sfondo planetario: per i cooperatori un aiuto a «pensare in grande» la propria esperienza. Il volume edito dall'Associazione delle cooperative di consumo, contiene anche il testo della mozione finale del XXVII congresso e uno studio di Piero Verrucoli sui principi dell'Allenza Cooperativa Internazionale e sui suoi rapporti con la cooperazione italiana. Il volume non è in commercio. Può essere richiesto all'Associazione lombarda delle cooperative di consumo, via Palmanova 22, Milano. 10 M ali RIR Mila Onelio Prandini, «La cooperazione», Editori Riuniti, Roma 1982, pp. 142, L. 4.000. Nella bella collana dei «Libri di base» un titolo sulla cooperazione. Il presidente della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, spiega come è nato, come è attualmente, dove sta andando il movimento cooperativo in Italia. Il testo, come tutti quelli della collana, è molto piano e didattico, ricco di esempi e di informazioni. Un bel vantaggio per un argomento non semplicissimo e tanto facilmente aggrovigliato dalla retorica e dai luoghi comuni. Come si forma una cooperativa; quali tipi diversi di cooperative si possono costituire; quali difficoltà e quali vantaggi si incontrano; come è organizzata la cooperazione: una lettura utile anche per chi della cooperazione conosce bene solo qualche settore. In appendice uno statuto tipo di cooperativa di lavoro e la proposta di riforma della legislazione cooperativa. Il libro è illustrato e contiene informazioni raccolte in tabelle e grafici molto chiari. RE M M IE RE RE Un nutrimento importante e ricco. Ecco cos'è e come viene trattato Ttti Casilragli-A I 11 li i , Latte dal bambino alla «Terza età» '-' Di fronte all'ampiezza delle proteste e alla forza degli argomenti il ministro della Sanità, il liberale Altissimo, ha fatto dietrofront. Una grossa polemica, un'inopportuna circolare ministeriale, consistenti interessi economici in ballo: il tutto si è giocato su un aggettivo: «fresco». Proprio così: secondo Altissimo il latte pastorizzato non si può definire «fresco» perchè viene trattato industrialmente per renderlo igienico e commercializzabile. Perchè tanto clamore? Molto semplice: per favorire il consumo del latte «a lunga conservazione» in un mercato in lenta crescita, ma non sufficiente per remunerare gli investimenti che alcuni grandi industriali — la Parrnalat in testa — hanno effettuato in questi anni. La sparizione dell'aggettivo «fresco» sul latte prodotto dalle Centrali pubbliche avrebbe reso più difficile distinguere il prodotto fresco da quello a lunga conservazione e quindi favorito quest'ultimo a danno di quello pastorizzato. La cosa però non è passata per l'immediata reazione di un folto gruppo di Associazioni fra le quali la Lega delle cooperative, le organizzazioni dei consumatori. le Centrali pubbliche, i ri- venditori di latte. E il Ministro ha dovuto sospendere la sua circolare. g.v. Il nostro organismo ha bisogno per mantenersi in buono stato di salute di acqua, proteine, grassi, zuccheri, vitamine e sali minerali. Tutti questi nutrienti sono contenuti in proporzioni diverse nel latte. Proprio per questa ragione il latte è il primo alimento consumato dopo la nascita; il suo uso è indispensabile durante l'infanzia e l'adolescenza; rimane importante nella età adulta e ritorna ad essere necessario nella terza età. Per capire l'importanza di questo alimento analizziamone la composizione. Nel latte intero i lipidi rappresentano circa il 3,5%, gli zuccheri, prevalentemente lattosio, il 4,8% e le proteine il 3,2%. L'apporto di sali minerali è notevole e riguarda in particolare calcio, fosforo e magnesio. Tra le vitamine presenti A, D, E, K e C sono liposolubili, sono associate cioè al grasso del latte, mentre quelle del gruppo B sono disciolte nella fase acquosa. Le proteine del latte, che svolgono funzione plastica, cioè contribuiscono alla formazione dell'organismo, sono di ottima qualità nutrizionale, paragonabile alle proteine della carne e delle uova. Calcio e fosforo, presenti in elevate quantità solo nel latte e nei suoi derivati, sono importanti per la formazione ed il mantenimento di una ossatura sana e robusta; il loro assorbimento da parte dell'intestino è facilitato dalla presenza del lattosio. Vitamine ed oligoelementi di cui il latte è ricco svolgo- di grasso, quello parzialmente scremato ha un contenuto in grasso tra 1,5% e 1,8% mentre per il latte scremato tale valore non deve essere superiore allo 0,5%. In pratica la scrematura parziale o totale riduce il valore nutrizionale e calorico del prodotto. Quindi bambini e ragazzi devono consumare latte intero: questa abitudine dovrebbe essere mantenuta in età adulta da chiunque non debba per ragioni mediche (colesterolemia, disturbi cardiovascolari, diabete) ridurre il contenuto lipidico o calorico della dieta. La dicitura omogeneizzato compare sempre in etichetta. Tutto il latte confezionato subisce infatti un trattamento durante il quale i globuli di grasso si frantumano in minutissime goccioline che si distribuiscono omogeneamente nel prodotto. Per questo dopo l'omogeneizzazione nel latte non affiora la crema o panna in superficie. A differenza di quanto si crede questo trattamento bilita •• e conserva CONSERVABILITÀ no inoltre un'azione regolatrice delle funzioni vitali. Consumare latte è quindi importante, ma quanto consumarne? Come si può vedere dal grafico gli italiani, soprattutto al Sud, consumano quantità di latte inferiori a quelle di altri paesi europei. In media si bevono nel nostro paese 79 litri di latte per persona all'anno, poco più di 200 grammi al giorno. I nutrizionisti raccomandano invece consumi più ele- vali, almeno mezzo litro pro capite al giorno. Consumare più latte significa anche superare alcuni pregiudizi: gli adulti infatti considerano il latte un alimento er bambini, gli uomini poi trovano poco virile il consumo di latte in pubblico, ad esempio al bar. D'altra parte la disabitudine al consumo può causare disturbi digestivi a livello intestinale che sono di solito superabili riprendendo gradualmente il consumo del prodotto. non impoverisce in alcun modo il prodotto, anzi lo rende più digeribile. Il latte, tranne quello crudo consumato o acquistato direttamente alla stalla, subisce trattamenti di risanamento. Ciò è giustificato dal fatto che nel latte si moltiplicano velocemente i microrganismi. Alcuni di questi, batteri lattici, sono responsabili dell'inacidamento naturale del prodotto; altri sono batteri nocivi che devono essere eliminati in quanto possibile causa di malattia nell'uomo. Il latte pastorizzato, chiamato anche latte fresco, subisce un trattamento che distrugge tutti i microrganismi patogeni e la maggior parte dei batteri lattici. Si conserva in frigorifero per alcuni giorni. Durante la pastorizzazione il latte viene scaldato a 75/80 gradi per quindici secondi. Questo trattamento risana il prodotto e nello stesso tempo ne conserva quasi inalterate le caratteristiche nutritive. Il trattamento di sterilizza- zione invece permette di conservare il latte per alcuni mesi, ma nello stesso tempo provoca nel prodotto la modificazione di alcuni principi nutritivi quali proteine e vitamine, quest'ultime vengono infatti in gran parte distrutte. In etichetta si legge spesso trattamento UHT: questa dicitura indica che il processo di sterilizzazione è avvenuto a temperature molto alte per tempi brevi. Temperature alte ma tempi più lunghi di ,trattamento sono utilizzati per produrre il latte a lunga conservazione in bottiglia di vetro. In quest'ultimo caso i danni alle caratteristiche nutritive ed organolettiche del prodotto sono più sensibili. Da queste considerazioni risulta che il prodotto nutrizionalmente più valido è il latte intero pastorizzato anche se a volte per il consu= matore risulta più semplice l'approvvigionamento di latte a lunga conservazione, quasi sempre parzialmente scremato. • II\ Consumo medio di latte in Italia ed in altri Paesi europei. Litri di latte consumati per persona all'anno CARATTERISTICHE Italia -Nord LATTE CRUDO O DI STALLA 1 giorno in frigorifero Può essere pericoloso per la salute poichè contiene germi patogeni. Deve essere bollito per 10 minuti prima del consumo LATTE PASTORIZZATO O LATTE FRESCO Imballaggio chiuso: 1 giorno a temperatura ambiente, fino a 4 giorni in frigorifero Imballaggio aperto: I giorno in frigorif ero Non contiene microrganismi patogeni. Conserva buona parte del contenuto vitaminico. Gusto molto simile a quello del latte crudo. Non bollire prima del consumo Assenza di germi patogeni. Vitamine conservate solo in parte e gusto alterato soprattutto per i latti non trattati col processo UHT. Non bollire prima del consumo LATTE STERILIZZATO O A LUNGA CONSERVAZIONE LATTE CONCENTRATO ZUCCHERATO LATTE IN POLVERE Q à stalla o Consumate più latte! Può sembrare il solito inutile slogan, però in questo caso è giustificato dal valore alimentare del prodotto. Ma quale latte consumare? Intero, magro, fresco, sterilizzato, in bottiglia, omogeneizzato, a lunga conservazione; analizziamo le etichette in cerca di informazioni. Dal punto di vista nutritivo sono importanti il contenuto in grassi ed i trattamenti termici subiti dal prodotto. Rispetto al contenuto in grasso il latte può essere intero, parzialmente scremato o scremato. Il latte intero non deve contenere meno del 3,2% Tip a Imballaggio chiuso: qualche mese a temperatura ambiente Imballaggio aperto: 2-3 giorni in frigorifero Imballaggio chiuso: circa 1 anno a temperatura ambiente Imballaggio aperto: qUalche giorno a temperatura ambiente, 1 settimana in frigorifero Imballaggio chiuso: 15-20 mesi per il latte scremato; 12-15 mesi per il latte parzialmente scremato o intero Vitamine distrutte, gusto di «cotto». Molto energetico per effetto dello zucchero aggiunto Italia -Centro Italia -Sud Italia Francia Germania Gran Bretagna Paesi Bassi Spagna Portogallo Vitamine conservate solo in parte. Solubile in acqua. Non deve essere bollito Svizzera Norvegia