Celebrata a Betania la
Giornata mondiale del
26 giugno. Tutti insieme
per un problema che
è sempre attuale.
7
6
Aperto dal Vescovo in
Cattedrale l’anno giubilare
per il 150° di fondazione.
L’importanza della
presenza a Parma.
13
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
euro 1,65
anno XCV
GIORNALE
LOCALE
DIOCESI DI PARMA
25
4 L U G L I O 2 014
Editoriale del Vescovo
LA BELLEZZA
DELLA FAMIGLIA
“L
a bellezza del matrimonio” ricorda Papa Francesco, mentre torna dal viaggio
in Terra Santa, “deve essere al centro dei
Sinodi sulla famiglia”, senza tacere il grido che sale da tante famiglie e le situazioni difficili che le
vulnerano con dolore. Così il Sinodo prende piede, facendoci alzare lo sguardo con fare humile di
chi sta con i piedi in terra (le famiglie lo fanno
tutti i giorni) e di chi si china con sollecitudine su
quanti chiedono aiuto e stanno male. Andando
a ritroso, penso al mio viaggio - costa a costa - a
metà dell’Italia, ascoltando e parlando di famiglia. “La famiglia custode delle differenze”, quasi
lo slogan del primo meeting sotto lo sguardo di
san Benedetto. La diversità uomo – donna, che
riesce insieme a dare un’immagine più piena del
volto di Dio e che, tramite la sua benedizione, diventa feconda nel generare, nel figlio. La diversità
salutare della relazione genitore – figlio, con un
amore che non confonde i confini e che diventa
effusivo, autorevole, provvido. La diversità degli
anni, che segnano le generazioni capaci di scambiarsi esperienze e ricordi, perché si accetta nella pace, anche laboriosa, di transumare le fasi
della vita come dono di Dio. La famiglia è capace di contenere le differenze e di creare tramite
loro un percorso fecondo, certa che l’accoglienza dell’altro significa custodire la sua unicità, rallegrarsi della sua novità, camminare anche nelle sue scarpe, ma rimanendo l’uno distinto dall’altro. Così si può maturare e vincere la tentazione, che oggi ci viene propinata, della facile omologazione che togliendo le differenze rende più
poveri e induce il sospetto che una società tutta
uguale, a partire dalla famiglia, sia più facilmente controllabile, manipolabile. Riconoscere l’altro
e accoglierlo come diverso da me non sempre è
indolore, ma è un impegno quotidiano, perché
amare parte da questa coscienza rinnovata cercando il bene della persona amata, godendo proprio che cresca nell’essere di fronte a me e non
come me. L’Adriatico lontano - sotto il plumbeo
cielo delle Puglie - è l’altra costa guadagnata tra
pioggia tormentosa e asfalto infido. Si parlava degli sposi grembo di vita. Una famiglia che è sempre feconda, anche della carità creativa dell’adozione e dell’affido con gravidanze di anni, incomprensibili ostacoli, risurrezioni autentiche di
figli che hanno finalmente una famiglia che soffre e gioisce con loro. Tante storie, un grembo comune. La famiglia è bella, anche perché sa racchiudere grandi cose con parole morbide come
“grembo”. Grembo è fare spazio – riconoscendolo - ad un altro, rinunciando a tenerlo per sé.
continua a pagina 2
AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA
Agente Generale:
CAVARRETTA DOTT. GAETANO
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a l l e f a mi g l ie
I L T U O S E T T I M A N A LE
O GN I V EN ER DÌ
IN PARROCCHIA
E O N L I NE
www.diocesi.parma.it/vitanuova
Presentato l’Instrumentum laboris
in vista del Sinodo. Frutto di un’ampia
consultazione, chiede ancora i contributi
e le riflessioni delle chiese locali.
10-11
9 771825 290006
Aria “buona” e metodi
innovativi alla base delle
cure contro l’asma
infantile. Parla il
direttore del Pio XII.
40025
Contro la droga Piccole Figlie
ISSN 1825-2907
Misurina
lettere alla redazione
voci
E UNA SERA ARRIVANO
I PROFUGHI...
2
Tutto inizia in un pomeriggio di primavera quando
giunge la notizia dell’ arrivo
di profughi e allora iniziano anche i pensieri e le parole dei benpensanti. Si,
proprio loro, quelli che
inondano la collettività e i
luoghi pubblici di pensieri ,
parole, commenti e magari
anche sentenze spesso nemmeno pronunciabili. Il Governo dovrebbe…., le Istituzioni non….., dovrebbero rispedirli …, bisognerebbe
affondarli ..., vengono qui e
poi… ecc. ecc. Ma, caso strano, nessuno si pone la domanda: perché abbandonano la loro terra e i loro affetti? Si potrà fare qualche
cosa per aiutarli? L’unica
certezza è il desiderio non
tanto nascosto di affondare
questo o quel barcone. Ma
non per razzismo: no, noi
non siamo razzisti. E il bar
di turno o altro luogo pubblico continua a riempirsi
di parole senza senso e questi benpensanti aumentano
la loro autostima ed esprimono sempre più con forza
i loro disappunti davanti a
una tazzina di caffè o un bel
cappuccino caldo con un
pasticcino. Siamo in una ridente cittadina del Nord che
si appresta ad accogliere
questi cosi detti Profughi,
che in realtà sono persone.
E allora, un piccolo manipolo di persone meno benpensanti si veste di abiti ben
visibili, con colori di vario
genere, gialli, rossi, verdi,
blu, quasi un arcobaleno,
per dare un piccolo spiraglio di sole, una speranza,
ma soprattutto un aiuto.
Fervono i preparativi, si cerca di allestire al meglio la
struttura che accoglierà
queste persone, si cerca di
imbandire la tavola con
quelle poche cose a disposizione quasi per fare una festa di benvenuto a queste
persone. Ma non basta. Forse arrivano tardi e dovranno mangiare. Rovistano nel
congelatore, cercano nella
dispensa un po’ di pasta e
qualche sugo per arricchire
la tavola e qualche merendina, non si sa mai ci siano
dei bambini. Sì, non profughi ma bambini. Altri, sempre vestiti in giallo, rosso o
verde, recuperano qualche
brandina e qualche coperta
perché gira voce che queste
persone arrivano dal
profondo Sud dell’Europa
dei benpensanti e che abbiano dovuto fare un lungo
viaggio e possano aver bisogno di riposare. All’improvviso, nel grande piazzale,
sbuca un Pullman con i fari accesi perché è notte fonda e allora le persone variopinte si precipitano fuori
per l’accoglienza. Sono arrivati i Profughi ma per loro
sono persone. Ma questa è
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA
La bellezza
della famiglia
4 LUGLIO 2014
Come uno che guarda dal di fuori, mi sorprendono le
sfumature per dire che il grembo è abitato da una
creatura. Si sussurra a chi è più vicino (il marito, la
madre, la sorella…loro che possono capire…) poi diffuso, introducendo altri nell’attesa e nella gioia, ampliandosi fino alla nascita quando, come mi disse una
giovane mamma, “mi sentii come una regina, mostrando il mio bambino in braccio”.
Maria accoglie il Salvatore, Elisabetta è al sesto mese:
la storia della salvezza, passata per re e imperatori,
vittorie e sconfitte, si compie proprio nel grembo della Vergine e dell’anziana cugina.
Sforziamoci di riconoscere il fruscio fresco di parole
di vita, scambiate con pudore, da persona a persona,
nelle case dove ci si cerca e ci si vuol bene. Non ho sognato! Benedico Dio del silenzio e della generosità di
sposi e genitori, bambini e nonni, che – fidandosi - me
le hanno confidate, affidate. La famiglia le custodisce, insieme a tante altre dal sapore di rabbia e di sgomento. Ascoltiamo queste senza dimenticare quelle.
DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
una strana notte. Si aprono
le porte e iniziano a scendere queste persone e, sorpresa, tra di loro anche bambini con una espressione che
si comprende perfettamente anche nella penombra.
Le persone colorate hanno
il cuore che batte forte,
preoccupate ma felici. Sapevano che c’erano anche
colombe pasquali rimaste
dalle festività appena trascorse ed erano ideali per
questi bambini. Scendono
piano piano da questo
grande pullman, scende anche una persona vestita di
rosso, con un bambino in
braccio che dorme. Il lungo
viaggio in prima classe lo
aveva assopito e per non
svegliarlo lo porta nel lussuoso locale dell’accoglienza e lo adagia su una brandina coprendolo teneramente. Ma le sorprese non
sono ancora finite. Riflessa
nella luce dei lampioni
spunta una persona con in
braccio un piccolissimo fagotto. E’ una mamma con
un neonato di quattro mesi.
Ma come, non parlano la
nostra lingua? Non importa: hanno già chiamato chi
consentirà di dialogare con
loro: Mohamed e Hassan.
Due nomi che ai benpensanti farà storcere un po’ il
naso, ma vivono anche loro
in questa ridente cittadina
del Nord e parlano la nostra
lingua perfettamente , anche il dialetto locale. Ma che
strane persone. Dopo i primi convenevoli e le presentazioni, si fa così anche nelle Movide, la festa ha inizio.
Le persone variopinte sono
abituate all’ospitalità e offrono tutte le prelibatezze
che hanno stanato nei
meandri. C’è anche una teglia di pasta al forno fumante, del formaggio, un
po’ di stracciati di pollo al
Cherry, i dolcetti, the caldo
alla pesca, latte e acqua.
Spunta anche una busta di
latte in polvere. Già, le persone colorate hanno provveduto anche a quel fagotto
di quattro mesi. Deve pur
fare festa anche lui Dopo il
lungo viaggio in prima classe dove sicuramente queste
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected]
Vice direttore: don Luciano Genovesi
In redazione: Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Erick Ceresini, Luciano Olivetto, Maria Cecilia Scaffardi.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Casa della Giovane, Liliana Castagneti, Comunità Betania, Piccole Figlie, Aluisi Tosolini, Ufficio
Liturgico, Graziano Vallisneri.
persone hanno avuto la
possibilità di vedere cose
che noi umani non abbiamo mai visto, vorrebbero
poter riposare un po’. Scende il silenzio: tutti dormono.
Le persone colorate, facendo attenzione a non fare rumore, risistemano tutto e
preparano per la colazione
del mattino tra gioia e tristezza. Sanno che gli ospiti
domani partiranno. All’indomani, dopo una fugace
colazione, queste persone se
ne vanno e con grande sorpresa ringraziano uno a
uno le persone variopinte.
Sul volto dei bambini compare uno strano sorriso, che
dice tutto e contagia. Che
strana notte. Le persone variopinte non dormono da
24 ore hanno lavorato come
matti non hanno preso il
becco di un quattrino e sorridono felici. Che strane
persone. Chissà cosa penseranno di loro i benpensanti.
La notte è finita, un timido
sole cerca di riscaldare il
giorno e tra quelle persone
colorate si alza un pensiero
tanto silenzioso quanto forte e torna il ricordo di tanto
tempo fa. Appena finita la
guerra in quel paese di benpensanti, che hanno perso
la memoria, dove tutto è allo sfascio, dove i bambini
avevano ancora nelle orecchie le bombe che distruggevano la terra, gli affetti e nei
loro occhi c’era l’orrore, c’è
stato chi ha dovuto fare
quello che i benpensanti di
oggi chiamano profughi. Il
racconto vero di uno di questi torna alla memoria di
una delle persone colorate.
Profugo emigrato in un
paese molto lontano con i
suoi bambini. Non c’erano
le persone colorate ad accoglierli, allora vestivano tutti uguali, ma - anche allora
come oggi - un manipolo di
persone con lo stesso spirito
e uno stanzone dove ammassare queste persone in
attesa di chissà quale destino. Anni passati a fare ogni
tipo di lavoro umile per pochi spiccioli e mangiare
quello che si poteva. Ma
tanta dignità come quella
dimostrata in questa strana
notte. Tutto ritorna ma ciò
che resta e rende diverso sono le persone stesse con il
proprio cuore, le proprie
contraddizioni e ipocrisie.
Gli ipocriti hanno sempre la
voce alta per nascondere
debolezze e contraddizioni.
Gli umili non hanno voce e
non fanno rumore, ma il loro silenzio è sempre assordante come è stato silenziosamente assordante il sorriso di quei bambini. La
grande gioia delle persone
variopinte è la consapevolezza che, nonostante gli errori, sanno che quelle persone transitate in quella strana notte avranno sempre
un sorriso per loro.
Un volontario
“BUONE NOTIZIE”
DA SARAJEVO
LA SOLIDARIETÀ
TRA LE NAZIONI
Ringrazio Vita Nuova, che
ha partecipato a “Sarajevo
Peace Event 2014” attraverso
la sua “inviata speciale” Laura Caffagnini.
Sono passati 20 anni e non
sembra vero! Da lì però, insieme alle ferite aperte, viene
a noi l’invito a non rassegnarci alla violenza.
Credo che ciascuno di noi
sia come un carica-batterie,
che può connettersi con la
Centrale Operativa, che poi
distribuisce l’energia positiva
in tutto il Corpo.
Corpo Mistico, diciamo noi.
ick Nhat Hanh direbbe
“natura interdipendente della vita” lotta contro l’amplificazione delle notizie negative
con la “resistenza passiva”.
Voi, giornalisti, inventate
qualcosa che sia uno scoop
per le buone notizie (che sono
quelle che non fanno notizia).
Shalom, Salam, Peace e...
un abbraccio francescano.
Rina Passera
Gentile direttrice, mi permetto chiedere ancora un po’
di spazio nel suo giornale perché le affermazioni di Corrado Vitali, presbitero su Enrico
Berlinguer non possono essere lasciate senza risposta per
amore della verità e per rispetto dei lettori più giovani
di Vita Nuova. Non discuto la
persona “onesta, cara, stimata” ma il politico, il segretario
del Pci. Non ho piacere di conoscere don Vitali ma mi auguro che sia giovane e che
quindi non abbia vissuto, come invece il sottoscritto, quegli anni. Io mi ricordo bene
come i vari Togliatti, Longo e
Berlinguer (sì anche Berlinguer) al ritorno dei tradizionali pellegrinaggi a Mosca solennemente dichiaravano,
senza arrossire, che l’Unione
Sovietica era il paradiso dei
lavoratori, la patria della vera libertà.
Grazie a Dio la maggioranza del popolo italiano non
credette a questi cattivi maestri e non diede mai la maggioranza dei voti al partito
comunista. E tornando al nostro Berlinguer non ricordo,
anche dopo il XX congresso
del Pcus e la denuncia dei misfatti di Stalin, una denuncia
coraggiosa dei regimi illiberali al potere nell’Unione Sovietica e negli stati satelliti.
Che oggi, nel 2014, dopo
tutto quello che è venuto alla
luce dei disastri dovuti all’ideologia marxista si possa
avere nostalgia di quei regimi
che l’avevano messa in pratica mi sembra veramente
troppo. Forse qualcun altro
deve delle scuse.
Mario Del Chicca
”Non si può continuare a
bancchettare e fingere di non
vedere”
Queste parole forti, furono
pronunciate da Giovanni
Paolo II in occasione del suo
intervento all’ONU del giugno 1996. Espressioni simili
sono state riprese recentemente da Papa Francesco ricevendo gli ambasciatori dei
vari paesi accreditati presso
la Santa Sede, con riferimento soprattutto all’Africa ed alla America Latina.
Certe notizie, purtroppo,
non vengono mai sottolineate
con la dovuta evidenza, dai
mass-media,
Perché questo? Perché l’
informazione è diretta da persone che contano: politici, dirigenti e possessori di imperi
finanziari, manovratori delle
grandi concentrazioni multinazionali.
Tutte le notizie sullo stato di
malessere, di estrema povertà
al limite della sopravvivenza,
sulla corsa al genocidio, i politici e gli azionatori delle leve
economiche, lo sanno e come;
ma sono loro, in buona parte,
anche i detentori delle centrali di informazione.
Tanti esempi si potrebbero
portare nell’Africa, dove i politici, all’ombra delle multinazionali e di altri colossi del
potere, hanno tentato, decine
di volte, di iniettare poderose
dosi di false soluzioni ai problemi interni.
Ben pochi ormai credono
all’ONU. Forse, sono quasi i
soli, gli ultimi pontefici che
hanno cercato e cercano di
spiegare alla comunità internazionale, l’importanza della famiglia delle Nazioni, insistendo sulla solidarietà tra i
popoli ed auspicando che le
nazioni evolute siano ”prossime” ad altre in difficoltà.
Dal come noi cristiani di
tutte le nazioni ci comportiamo col ”prossimo” africano o
di altri Paesi sottosviluppati e
cioè ”nel vivere semplicemente per far si che altri semplicemente vivano”, ci chiediamo
se Gesù sia stato solo un profeta frainteso. Quel Gesù che
deve invece rappresentare
una tappa fondamentale nella nostra traiettoria terrestre.
L’incontro con Dio è simile
a quello che avviene con un’
altra persona umana. Si può
incontrare una persona come
un numero, una funzione sociale, o come un essere personale con cui ci si sente in sintonia profonda, globale e definitiva.
Armiamoci perciò di tanta
carità verso il ”prossimo” e,
con un bastone in mano e sulle spalle una povera bisaccia
carica di amore, iniziamo, da
oggi, una grande avventura
di questa nostra lunga attraversata per raggiungere, al di
là dell’enorme montagna dell’egoismo, l’Amore infinito.
Marco Fornaciari Chittoni
Parma
Reggio Emilia
Parma
IL PCI, IL PCUS
E LA NOSTALGIA
DI BERLINGUER
Parma
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Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 2 luglio, alle 19.30.
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Imparatedame
XIV DOMENICA
Tempo ordinario - A
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché
hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua
benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi
darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate
da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro
per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso
leggero».
Benediròiltuonomepersempre,Signore
I
MISERICORDIOSO
E PIETOSO • Gesù,
mite e umile di
cuore, è la
Sapienza di Dio e
ne rivela il volto. I
“piccoli” son
coloro che si
pongono sotto la
sua protezione e
ne seguono la via.
Zaccaria 9,9-10
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».
Salmo 144
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Romani 8,9.11-13
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello
Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se
qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito
che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne,
per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Q
uesto breve brano è stato definito «la perla matteana
di grande valore» (Lagrange). E’ uno dei passi più alti del primo evangelo; senz’altro una delle sue più tipiche composizioni. Qui il nostro evangelista si rivela più che
mai scriba che mette insieme cose vecchie (Siracide 51, 1-30)
e cose nuove (la rivelazione che Gesù di Nazareth fa di sé nel
corso della sua vita). Là il riferimento era alla sapienza, alla
Toràh; qui il riferimento è a Gesù, il Figlio-sapienza-fatta-carne. Il brano consiste di tre parti: 1. Un ringraziamento al Padre (vv 25- 26). Nonostante tutte le apparenze e la grave incredulità di molti, Gesù ha l’intima certezza che la sua opera
non è stata vana: molti, pur avendo visto tauta, cioè le opere
del Messia, non ne hanno compreso il significato più profondo. In compenso queste cose sono state rivelate ai nepios. E’ tipico il linguaggio semitico: si vuole ringraziare non tanto perché nasconde agli uni, quanto perché rivela agli altri. 2. Un soliloquio sul rapporto tra il Padre e il Figlio (v. 27). Prima è il
Padre che rivela ai nepios i misteri nascosti, qui è il Figlio che
rivela il Padre a chi vuole. Gesù ha l’autorità messianica di rivelare Dio. Solo Gesù può rivelare il Padre: questo significa che
Dio si rivela agli umili attraverso Colui che è mite e umile di cuore. 3. Un invito a imparare da Gesù (vv. 28-30). Gesù si rivolge a chi è sovraccaricato di pesi inutili per proporre loro
“riposo” (anapausis): una realtà che si ottiene attraverso l’acquisizione della sapienza. Questo implica certo un “giogo” e un
“carico”, che però non sono faticosi, sono riposanti. Gesù parla del “mio giogo”, del “mio carico”, come dire che la vera sapienza, il vero “riposo” è stare con Lui. E’ così motivata la scelta di Zaccaria. Davide aveva dato quest’ordine: fate montare
Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon.
Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d’Israele
(cfr 1 Re 1, 28-40). Cambiando cavalcatura, Gesù attesta che è
cambiata la missione del Messia. Salomone è re di questo
mondo, anche se è re del popolo del Signore. Gesù non è re di
questo mondo. Lui è re di verità, giustizia, riconciliazione. La
mula è segno di divisione, opposizione, guerra, odio di uomini contro altri uomini, ingiustizia infinita. L’asino invece è segno di lavoro umile a beneficio di ogni uomo. È segno di pace,
concordia, riconciliazione, vera fratellanza.
don Nando Bonati
NEPIOS
Il termine nepios (piccolo,
bambino…) si è arricchito
di molti significati nel corso
degli anni. Matteo con questo termine rivela il senso
stesso della rivelazione: destinatario della rivelazione
è il pio che sta sotto la protezione di Dio, ed è pronto
a comportarsi allo stesso
modo. La comunità di Matteo ha difficoltà ad accettare questo dato della rivelazione; mai è stato facile per
la Chiesa mantenere saldamente, nel corso della storia, questo presupposto
fondamentale del messaggio evangelico. Più volte,
anche negli scritti paolini,
preoccupazioni pedagogiche minacciano di sopprimere il carattere radicale
dell’esclamazione di esultanza di Gesù. Nel detto di
Gesù, infatti, non si sottolinea soltanto la rivelazione
a chi è nepios, ma anche
l’oscuro in cui son tenuti coloro che sapienti si ritengono. La traduzione di nepios
con piccoli, non rende giustizia a quanto l’ebreo Matteo vuole annunciarci. Ma
non solo, il nostro concetto
di piccoli = bambini ci porta a letture che in nessun
modo sono riconducibili al
Vangelo. [Matteo sta pensando agli ‘anawîm?]
l salmista non rinuncia
a lodare il santo Nome
(Sal 144,1.2.21): “Canti
la mia bocca la lode del Signore”! All’ispirazione
mancante, viene in soccorso la tecnica: egli prende
una dopo l’altra le lettere
dell’alfabeto, con le quali fa
iniziare i versi del suo canto: meravigliose le azioni di
’Adonay (4.5.10.12)! Con
grande forza, come in una
danza vorticosa, si dispiegano davanti a noi gli attributi divini: Grande (gadol,
3) e Glorioso (5.11), Buono
(tov, 7), Misericordioso e
Incline al perdono
(channun we rachum, 9a),
fedele nell’Amore (chesed,
8) e nella straripante Tenerezza (rachamim, 9b). Nel
rispetto della successione
alfabetica, i versetti si rincorrono senza legame apparente: questa preghiera
di lode non racconta un’esperienza, ma richiama alla
memoria e celebra le “verità” che il salmista ha imparato e nelle quali crede
fermamente. È un testo
aperto e senza limiti di luogo né di tempo: cantando
questo salmo, ciascuno
può soffermarsi su un versetto che lo colpisce, può
contemplare un’immagine,
può raccontare la propria
storia nel contesto della
Storia di salvezza. Così Zaccaria profetizza la gioia e la
pace: «Ecco, a te viene il
tuo re» ( Zc 9,9) – “Dicano
la gloria del tuo regno”
(11a). Così Paolo evangelizza la risurrezione in Cristo
(Rm 8,11): “Il Signore sostiene quelli che vacillano e
rialza chiunque è caduto”
(14). Così Gesù porta a
compimento la lode (Mt
11,25): “Ti voglio benedire
ogni giorno, lodare il tuo
Nome” (2). È Lui che fa conoscere il Padre (Mt
11,27), “Misericordioso e
pietoso, lento all’ira e grande nell’amore” (8). La sua
tenerezza è donata ai piccoli, perché la fedeltà sia
dolce e leggera (Mt 11,30)!
Parola
Matteo 11,25-30
3
Liliana Castagneti
C
osa fare di fronte a
questa Parola? L’ascolto
silenzioso
sembra essere l’atteggiamento più proprio, più consono: proprio come le donne ai piedi della croce… oppure come la folla alle pendici del monte delle beatitudini… Suggerisco quattro
sentieri. 1. Ti benedico o Padre perché hai rivelato queste cose ai piccoli... Il Battista
è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli di Cafarnao e di Betsaida non servono, eppure,
nel pieno della crisi, Gesù
benedice il Padre, fermandosi improvvisamente come
incantato davanti ai suoi, ai
nepios. 2. Per poter entrare
nel “cuore di Dio” io ho bisogno di una rivelazione.
Una rivelazione che è per i
nepios: chi non utilizza i “se”
e i “ma”. Gesù, il Figlio, il
Messia, è la persona autorizzata a rivelare Dio agli uomini. Questo vuol dire che le
opere del Messia manifestano la sapienza eterna di Dio,
quella che si nasconde ai sapienti e si rivela agli umili.
Prima la sapienza di Dio era
racchiusa nella Toràh: conoscendo la Toràh l’israelita
acquisiva sapienza; ora la
vera sapienza è nel Figlio,
mite e umile di cuore: la vera
sapienza è maturare la propria relazione con Gesù di
Nazareth come definitivo rivelatore di Dio. 3. Questa relazione è espressa molto bene con il termine “giogo”. I
rabbini parlano del “giogo
del regno dei cieli” per indi-
care l’obbedienza alla
Toràh: ma questo può rendere stanchi e oppressi! Gesù
parla del mio giogo e del mio
carico, identificando se stesso con la vera sapienza.
“Prendere su di sé il suo giogo” vuol dire “imparare da
lui”, diventare suo discepolo: non si tratta soltanto di
studiare la Toràh, ma di porsi alla sequela di Gesù. Questa perla matteana sottolinea chi è Gesù: è il Figlio, colui che conosce perfettamente la misericordia del
Padre ed è capace di comunicarla, nell’umiltà, a chiunque lo voglia. In sintesi. Gesù non dice: «Osservate la
Toràh, fate questo e non fate quest’altro…». Gesù dice:
«Imparate da me…». Tutto il
resto viene dopo! 4. E’ sem-
pre molto difficile per il discepolo vivere un simile
rapporto con il Signore. Nepios: concretamente, cosa
significa nella quotidianità?
C’è sempre il rischio di voler
fare la predica agli altri, utilizzando in questo modo la
Parola in modo diabolico:
quando sono sempre gli altri che debbono fare in questo modo o in quest’altro (ad
ogni livello: in famiglia, sul
lavoro, nei rapporti della vita ecclesiale…). Questo è
certo: la relazione vera con
il Signore deve portare, nonostante tutto, ad una atteggiamento eucaristico: Ti
rendo lode padre, perché hai
rivelato questo a me, nepios!
Questo fa di me un beato, un
discepolo.
N. B.
4 LUGLIO 2014
Parole e giorni
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 25 GIUGNO AL 1°LUGLIO
VERDI... DI RABBIA
• Polemiche per la
bocciatura alla
Camera di un
emendamento di
Patrizia Maestri per
finanziare il Festival
Verdi. Motivo: non
sarebbe un evento
“nazionale”.
Pizzarotti accusa il
Pd, che respinge al
mittente. Il
sovrintendente
Fontana assicura:
l’edizione 2014
non è a rischio, ma
Parma deve fare
sistema. La Ferraris:
rimbocchiamoci
tutti le maniche.
PARMATOUR • Sconti di pena nella sentenza d’appello per il crack. 3 anni e sei mesi a Tanzi, 5 le assoluzioni.
NORMA FRABOSCHI • A un mese dalla fuga, la 14enne di Langhirano scapppa con un’amica. Trovate a Genova.
PROSCIUTTI • Colpo dei soliti ignoti in un salumificio di Lesignano: nonostante l’allarme sono state rubate 200 cosce.
IMU & TASI • Il Comune ha stabilito una ulteriore proroga: nessuna sanzione per pagamenti entro il 16 luglio.
TERREMOTI • Decine di mini scosse in sequenza sull’Appennino tra Valtaro e Liguria. Paura ma nessun danno.
PANORAMA D’ITALIA • Successo per gli incontri voluti dal settimanale. Al Regio Pizzarotti difende la sua Giunta.
BLA BLA • Ancora violenza. Respinto dai buttafuori perché “alterato”, un cliente si vendica dando fuoco a un’auto.
MOVIDA • Debutto flop per le nuove regole varate dal Comune. Intanto il Tar ne sospende alcune fino al 24 luglio.
BILANCIO • Approvato dal Consiglio Comunale di parma il consuntivo 2013. Scintille “a 5 stelle” tra sindaco e Nuzzo.
IREN VS. PROVINCIA • Ricorso della multiutility contro la norma che impedisce di bruciare rifiuti non di Parma.
Il testo, che aggiorna l’analogo firmato nel 2009, pone in primo piano la collaborazione e la formazione degli operatori
Violenza, firmato un protocollo d’intesa
mappe
L’impegno di 15 tra enti e istituzioni per contrastare la violenza di genere
4
L
o scorso lunedì 30 giugno è stato presentato
e firmato in Prefettura
il nuovo “Protocollo d’intesa
per la prevenzione e il contrasto delle violenze nei confronti delle donne”, che aggiorna quello analogo già firmato nel 2009, recependo
anche tutte le ultime novità
legislative che sono state introdotte negli ultimi mesi
per contrastare il fenomeno,
sempre in aumento, della
violenza di genere e in generale ogni forma di violenza o
persecuzione.
Tra i firmatari, la Prefettura,
la Presidenza del Tribunale,
la Procura della Repubblica,
la Provincia, il Comune di
Parma, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, la Polizia Municipale del
Comune di Parma, l’Azienda
Unità Sanitaria Locale, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, l’Ufficio
Scolastico Provinciale, l’Ordine degli Avvocati, le Consigliere di Parità e il Centro
Antiviolenza.
Grande soddisfazione è stata espressa dal prefetto Luigi
Viana (al suo ultimo giorno
al vertice di Palazzo Rangoni) e dagli altri intervenuti,
che hanno sottolineato l’importanza del protocollo e
dell’agire insieme.
Il valore della “rete” è stato
sottolineato anche dalla Pm
Lucia Russo (foto di fianco al
titolo), che ha poi ricordato
come già il protocollo del
2009 fosse un modello di rilevanza nazionale, tanto che
alcune pratiche previste, come l’audizione protetta delle
vittime, sono poi state recepite dal Parlamento, diventando norma di legge.
Uno degli aspetti principali
del testo è anche il forte impulso che vuole dare afli
aspetti educativi, anche —
ma non solo — in ambito
scolastico.
Solo così infatti si possono
da un lato prevenire certi
comportamenti e dall’altro
diffondere una cultura della
denuncia e della richiesta di
aiuto.
Come ha ricordato l’assessora al Welfare del Comune di
Parma, Laura Rossi, infatti in
questi primi mesi del 2014 è
già stato superato il numero
di persone (27) collocate in
strutture protette nel 2013. E
se i numeri parlano di un fenomeno purtroppo ampio e
non in diminuzione, dicono
però anche che stanno aumentando le denunce.
Infine è stata evidenziata
l’importanza che il protocollo dà alla formazione degli
operatori, così che possano
essere sempre più in grado
di fornire un aiuto mirato alle donne vittime di violenza.
Arriva il
Vademecum
sicurezza
Nella stessa occasione è stato inoltre presentato un piccolo opuscolo, un “Vademecum” sulla sicurezza nel
quale sono raccolti consigli
e suggerimenti per aumentare la sicurezza dei cittadini
(non solo legata alla violenza
ma anche per furti, scippi,
truffe, eccetera), così come
riferimenti e indirizzi a cui
rivolgersi in caso di bisogno.
Il libretto, stampato in 10mila esemplari grazie anche alla collaborazione di Chiesi
Farmaceutici, sarà a breve
distribuito negli uffici comunali, alle Poste, negli ambulatori sanitari e in vari altri
punti “strategici” della città.
La presidente: Dai ragazzi una grande speranza per la profondità delle analisi e delle prospettive
All’Acisjf i sogni e le speranze dei giovani
Premiati i vincitori del 19° concorso di temi per studenti delle superiori
4 LUGLIO 2014
S
i è svolta nei giorni
scorsi presso la sede
della Casa della Giovane di Parma la premiazione
del 19° concorso di temi ricolto agli studenti delle scuole superiori. Argomento di
quest’anno, su cui i ragazzi
erano invitati ad esprimersi e
riflettere, era:
“Quali sono i valori in cui credete e che testimoniate nella
vostra quotidianità. Cosa
chiedete agli adulti, alla famiglia, alla scuola, alla politica, alla Chiesa per un dialogo costruttivo?
Come mostrate il vostro disagio di fronte ai tanti problemi
che ogni giorno affrontate?
Avete fiducia nei cambiamenti che possono avvenire
nella nostra società? A che cosa soprattutto oggi vi ribellate?
Attendiamo le vostre riflessioni per uno scambio costruttivo”.
In totale sono stati premiati
14 studenti, appartenententi
a sei diverse scuole del territorio (“Marconi”, “Toschi” e
“Bertolucci” di Parma più lo
“Zappa Fermi” di Borgotaro
e il “Mainetti “ di Traverseto-
lo). Dal 2010 il premio ACISJF è intitolato al “Dott.
Gianni Baiocchi”, già prezioso Consigliere dell’Associazione. In questo servizio ha
testimoniato un Volontariato
libero e gratuito vissuto per
affermare i valori dell’uomo
e per diffondere la cultura
della solidarietà e della condivisione
«Oggi siamo qui per fare festa
a voi — ha detto la presidente Anna Maria Baiocchi — e
per mettere in evidenza i vostri elaborati perché proprio
attraverso di essi siamo riusciti a conoscervi meglio. Anzi, pur senza conoscervi, ab-
biamo costruito un dialogo a
distanza che finalmente oggi
realizziamo nel concreto».
La lettura di tanti elaborati e
la proposta di questo concorso — ha continuato —
evidenziano che «per noi dell’ACISJF l’investimento nei
confronti dei giovani è la prova di quanto ci interessa il futuro. A noi adulti infatti compete la responsabilità di dare
vita a delle generazioni nuove, mettendoci al loro fianco,
sostenendole, e sentendoci
pieni delle loro realizzazioni».
Dalla lettura dei temi è emerso come tutti abbiano parlato della famiglia come valore
primario a cui fare riferimento sempre, evidenziando poi
altri valori come l’onestà, la
solidarietà, la libertà, la pace,
la tolleranza, l’ascolto ed altri.
Molti hanno parlato di loro
stessi per il desiderio di essere ascoltati dagli adulti ed accettati così come sono, definendosi entusiasti, incoerenti, pieni di passioni, impazienti, timorosi, pieni di dubbi, in difficoltà ad accettare
norme e regole, pur sentendone il bisogno.
Tanti hanno poi parlato dell’amicizia sia come valore
che come necessità, facendo
infine delle buone riflessioni
sul mondo della politica, della scuola e della Chiesa. «Abbiamo apprezzato i Vostri temi — ha concluso Anna Maria Baiocchi — che ci hanno
donato una grande Speranza
per la profondità delle analisi, per l’entusiasmo delle prospettive, per la ricchezza dei
valori che avete proposto, per
una mentalità aperta alle
nuove culture, per vivere l’oggi con lo spirito di una grande avventura difficile ma possibile».
BILANCIO DELLE ATTIVITÀ BENEFICHE
Tutto quanto fa
solidarietà
S
empre nelle scorse settimane è stato reso noto il
riepilogo ufficiale delle attività benefiche che la
Casa della Giovane - Acisjf ha svolto nel 2013.
• Pasti e Borse Solidarietà: 17.285 (per un controvalore di 138.280 €)
• Pernottamenti: 501 (controvalore 10.020 €)
• Sostegno ex ospiti e giovani in difficoltà (bollette, e
spese primarie emergenze): 23.222 €
• Per appartamenti “Emergenza Sfratti” (spese utenze ecc.): 9.600 €
• Adozioni a distanza: 6.240 €
Totale Beneficenza in denaro: € 39.062
Totale generale beneficenza: € 187.362
Numero ore di volontariato: oltre 15.080 (per una
media di 290 ore settimanali)
SEMINARIO DI CARITAS E MIGRANTES
Leggi e diritti delle migrazioni
La collaborazione tra avvocati,
Migrantes e Caritas regionale,
ha portato da
qualche anno all’organizzazione
e alla realizzazione — nella
nostra città — di
seminari di approfondimento su tematiche giuridiche riguardanti il
mondo delle migrazioni. Nella consapevolezza che la conoscenza delle leggi (e quindi dei diritti e dei doveri) è per
le persone immigrate ma anche per gli operatori che – a
vario titolo – si rapportano con loro il primo e ineludibile
servizio. E se tutto fa riferimento alla nostra Carta costituzionale e al Patto di cittadinanza (anche questo poco
25 CLASSI DELLA SCUOLA PER L’EUROPA
BiciAntiSmog, premiati 380 bimbi
A conclusione del progetto “BiciAntiSmog”, promosso da Fiab
– Parma Bicinsieme, con il contributo della Regione ed il sostegno del Comune, sono stati premiati, circa 380 alunni di 25
classi della Scuola per l’Europa che hanno partecipato al progetto che aveva come obiettivo promuovere l’uso di mezzi alternativi all’auto per andare a scuola.
Il progetto ha coinvolto 7 scuole della città, pari a 60 classi per
1.500 alunni circa. A tutti i ragazzi che hanno partecipato è stato regalato un giubbotto ad alta visibilità. Ad ogni classe sono
andati due super premi per il ragazzo e la ragazza che hanno
utilizzato la bici o sono andati a piedi a scuola per il maggio
numero di giorni dall’avvio del progetto.
«L’obiettivo – ha spiegato Remo Mosconoi – è di ridurre il numero di mezzi circolanti in città, meno auto e più bici, il che
significa un maggior rispetto dell’ambiente e di noi stessi. Mi
preme sottolineare il valore formativo del progetto che coinvolge anche le tematiche legate all’educazione stradale, ambientale ed all’accrescimento dell’autonomia degli alunni».
Ospedale: dai reparti ai dipartimenti
per razionalizzare. Non solo sui costi
A
chi è funzionale la
nuova riorganizzazione dell’Ospedale? Domanda, non priva di preoccupazione, che sottende alle
varie polemiche e dibattiti
che si sono scatenati. In particolare, uno dei nodi è la riduzione dei dipartimenti da
12 a 5. Vale la pena ricordare
che la suddivisione per “dipartimenti” è una scelta operata dal Servizio Sanitario nazionale, ai fini di una migliore gestione, sia a livello tecnico che amministrativo.
Il Dipartimento (che supera
quindi la divisione tradizionale e forse troppo settoriale
dei reparti) si configura come
“un’organizzazione integrata
di unità operative omogenee,
affini (per patologie o per
età) o complementari, ciascuna con obiettivi specifici,
ma che concorrono al perseguimento di comuni obiettivi di salute”. Dovrebbe favorire il lavoro interdisciplinare
tra operatori, una sinergia
sempre maggiore tra diverse
competenze e, di conseguenza, una miglior efficacia del
percorso diagnostico e terapeutico del paziente stesso.
Se questa è una direzione che
già da qualche anno si sta
perseguendo a livello regio-
nale, la questione che si pone
oggi non riguarda tanto la validità di questa suddivisione,
ma l’eccessivo “accorpamento”, che si tema possa invece
rendere più difficile e macchinoso raggiungere gli
obiettivi prefissati, tranne
quello – forse – di continuare
a tagliare il budget. A costo,
altro timore su cui vigilano in
particolare i sindacati, di una
riduzione del personale. Che
attende anche di capire quale riorganizzazione interna è
prevista con questo nuovo
assetto. E serpeggia anche la
domanda se questa scelta
non sia da leggersi in un’otti-
ca di depotenziamento della
realtà di Parma a vantaggio di
altre provincie.
Ragionare in un’ottica non
solo localista, ma interprovinciale, non sarebbe da
scartare a priori, se questo
volesse dire ragionare e quindi investire nella valorizzazione delle “eccellenze” proprie di ciascun Ospedale (in
termini di risorse umane, attrezzature...), consapevoli
anche che non si può eccellere su tutto. Ma al momento
non sembra questa la direzione presa.
E il dibattito è uscito dalle
corsie dei reparti ospedalie-
ri, pardòn, dai Dipartimenti
per entrare anche in Consiglio Comunale. E’ stato il
consigliere di Forza Italia,
Paolo Buzzi, a presentare due
interrogazioni, una riguardante appunto la riorganizzazione dell’azienda ospedaliera, ritenuta ingestibile, e
anche non omogenea nei diversi ambiti operativi. Non
per la riduzione della spesa,
ma per favorire “il confronto
culturale delle diverse aree
disciplinari che devono parlare lo stesso linguaggio e
condividere gli stessi obiettivi”, oltre che “le risorse disponibili”, sostiene il direttore generale Leonida Grisendi.
Nel dibattito è intervenuto
anche il rettore dell’università Loris Borghi (con una
esperienza sul campo), puntando l’obiettivo su un altro
dei nodi: ovvero la collaborazione tra azienda ospedaliero
– universitaria e l’azienda Usl
da tradursi nella formazione
di una “cabina di regia”, che
superi il dualismo tra medici
ospedalieri e universitari, tra
strutture a direzione universitaria e strutture a direzione
ospedaliera, per concentrarsi su obiettivi comuni: assistenza, formazione, ricerca.
Nella convinzione che non si
debba puntare su singoli
operatori ma sul lavoro di
squadra. Che vuol dire anche
creare le condizioni perché
non ci sia la fuga da Parma.
Dal Rettore giunge anche
l’invito – considerata la complessità e la delicatezza dei
temi della salute – ad affrontare queste problematiche
superando steccati, barriere
ideologiche...
Invito a mettersi tutti dall’altra parte, ovvero dalla parte
del paziente che, in quanto
persona e cittadino, ha diritto alla cura e il modo di salvaguardare e soddisfare tale
diritto è espressione della tenuta di una città. Che non si
accontenta di fare inaugurazioni o di tagliare nastri, ma è
attenta a ciò che si vive nelle
corsie d’ospedale e alle persone che vi accedono. Come
operatori e professionisti, come ammalati e come familiari.
M. C. S
mappe
FadiscutereilnuovoassettodelMaggiore,divisoinsoli5dipartimenti.Echechiteme
siailpreludiodiundepotenziamento.TrainodiancheledivisionitraUniversitàeAusl
5
4 LUGLIO 2014
“NUOVA”
SANITÀ
conosciuto, sia dai cittadini italiani che stranieri), c’è una
miriade di sentenze che intervengono, sempre in evoluzione, per cui è necessario un costante aggiornamento, fatto da chi ha le mani in pasta. In questa ottica, si è concluso (ma con un arrivederci già al prossimo autunno per proseguire su alcune tematiche), il corso che si è tenuto al Centro pastorale. Varia la partecipazione, che ha visto la presenza sia di operatori delle Caritas dell’Emilia Romagna, di
membri delle Migrantes e di persone impegnate a vario titolo in questo ambito. Coordinatore dell’iniziativa, Gianromano Gnesotto, insieme a Paola Scevi (docente universitaria) e a Patrizia Superchi (avvocata). Al termine, con la
presenza anche
di Maria Cecilia
Scaffardi, direttrice di Caritas a
nome delle delegazione regionale, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione al corso.
L
o scorso 20 giugno papa Francesco ha ricevuto i
partecipanti alla 31a edizione dell’International
Drug Enforcement Conference che si è svolta a Roma dal 17 al 19 giugno 2014.
UDIENZA ALLA “DRUG ENFORCEMENT CONFERENCE“
Illustri Signori, vi ringrazio della vostra visita e vi esprimo il
mio apprezzamento per l’opera che svolgete affrontando un
problema tanto grave e complesso del nostro tempo. Vi auguro che queste giornate romane segnino una tappa proficua
nel vostro impegno. In particolare, auspico che possiate raggiungere gli obiettivi che vi siete posti: coordinare le politiche
antidroga, condividere le relative informazioni e sviluppare
una strategia operativa tesa al contrasto del narcotraffico. Forse nel narcotraffico le azioni sono quelle che rendono più soldi nel mercato. E questo è tragico. Il flagello della droga continua ad imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe, che scavalca confini nazionali e continentali. In tal modo continua a crescere il pericolo per i giovani e gli adolescenti. Di fronte a tale fenomeno,
sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione.
Vorrei dire con molta chiarezza: la droga non si vince con la
Il Papa: «No a ogni tipo di droga»
droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che
continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le
legalizzazioni delle cosiddette “droghe leggere”, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un
modo velato di arrendersi al fenomeno. Intendo ribadire
quanto già detto in altra occasione: no ad ogni tipo di droga.
Semplicemente. No ad ogni tipo di droga (cfr Udienza generale, 7 maggio 2014). Ma per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport,
sì al lavoro, sì a più opportunità di lavoro. Un giovane che non
ha lavoro, pensiamoci. Credo che la cifra sia 75 milioni, in Europa. Credo, non sono sicuro, non voglio dire una cosa che
non c’è. Ma pensiamo ad un giovane: né, né. Né studia né lavora. Entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza, e la
prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la
droga... Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo
sport, la vita sana: questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi ”sì”, non c’è
posto per la droga, non c’è posto per l’abuso di alcol e per le
altre dipendenze. La Chiesa, fedele al mandato di Gesù di andare dovunque c’è un essere umano sofferente, assetato, affamato, in carcere (cfr Mt 25,31-46), non ha abbandonato
quanti sono caduti nella spirale della droga, ma con il suo
amore creativo è andata loro incontro. Li ha presi per mano,
attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché potessero riscoprire la propria dignità, aiutandoli a far resuscitare
quelle risorse, quei talenti personali che la droga aveva sepolto, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni
uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma questo
lavoro di recupero è molto limitato, non è sufficiente. Bisogna
lavorare sulla prevenzione. Questo farà molto bene. L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla dipendenza dalla droga, si impegnano a ricostruire la loro vita, è uno stimolo a guardare in avanti con fiducia.
Illustri Signori, vi incoraggio a proseguire il vostro lavoro con
sempre grande speranza. Grazie.
Il problema della tossicodipendenza è ancora drammaticamente attuale, pur in un contesto
di minore attenzione da parte dei media. E il problema si estende anche all’alcol e ai giochi
mappe
Droga: serve una risposta corale
4 LUGLIO 2014
6
DaBetaniaspuntiapartiredallagiornatamondialedel26giugno
I
l 26 giugno è la giornata
mondiale contro la droga. Come ogni anno la
Comunità Betania ha voluto
cogliere questa occasione
per condividere alcune riflessioni che nascono dal lavoro quotidiano con persone che vengono in comunità
per liberarsi dalla durissima
condizione di dipendenza.
Venendo da una lunga storia
di oltre trent’anni, la comunità è indubbiamente un osservatorio interessante.
Il fenomeno nel tempo è andato modificandosi.
In questi ultimi anni, avvertiamo una duplice problematica che si fa preoccupante: da una parte c’è sempre più silenzio nel campo
della comunicazione, dei
media, delle istituzioni circa
il permanere ed il diffondersi dell’uso di sostanze tossiche, inoltre si assiste ad un
consenso sempre più diffuso, giustificato da motivazioni soggettive e culturali che
sembrano legittimare il ricorso alle varie sostanze in
nome della autonomia, della
libertà, della emancipazione
da indirizzi di tipo etico ed
educativo. In Italia come a
Parma si riscontra un approccio sempre più precoce
all’alcol come veicolo di stordimento; la cannabis è largamente la sostanza più usata
dai giovani.
C’è un crescendo devastante di ricorso al gioco d’azzardo, alle scommesse, alle lotterie che spesso crea gravi
problemi all’equilibrio economico delle famiglie. Per
quest’ultima preoccupante
dipendenza non ci sono differenze di età: si gioca a
vent’anni come si gioca a
sessanta. Non ci sono neanche differenze di condizioni
sociali o di cultura: giocano
studenti, giovani, lavoratori
pensionati, operai, professionisti e dirigenti.
Il dato più allarmante è l’aumento di quella zona grigia
delle tante persone che
mantengono un rapporto
controllato nell’uso di sostanze senza cadere nella
condizione evidente di dipendenza in senso devastante.
Mentre tutto questo accade
nel tessuto sociale in cui viviamo, c’è sempre meno
consapevolezza della gravità
del fenomeno. Anche la qualità della vita va progressivamente modificandosi. Assistiamo ad una appartenenza
collettiva sempre più difficoltosa ad una città per tanti
aspetti frantumata.
Dall’osservatorio della comunità ci sentiamo di affermare la necessità di alcune
scelte prioritarie:
Davanti ad un fenomeno così diffuso e talvolta giustificato occorre una risposta corale, un vero movimento trasversale di opinione che valorizzi l’appartenenza sociale, l’impegno nelle proprie
responsabilità e nell’appartenenza sociale, nella professione come nel volontariato. Il concetto stesso di cittadinanza richiede ad ognuno senso civico, impegno
politico e un senso alto di legalità.
La trasgressione non può essere affrontata unicamente
con la scorciatoia della re-
pressione e della punizione.
Anche il contrasto ha significato e talvolta costituisce
un deterrente importante
ma deve essere collocato
dentro una cultura che ha il
suo fondamento nella corresponsabilità e nella educazione.
Non riteniamo che l’angolatura giusta per far fronte alla
diffusione delle cosiddette
droghe leggere sia la legalizzazione. Questo ritorno a
posizioni prevalentemente
ideologiche non contrasta il
mercato mafioso e corrotto
ed espone i più giovani al rischio effettivo della dipendenza. La diffusione legale
dell’alcol ne è una prova evidente.
Il contrasto ai grandi mercati di morte e di schiavitù deve essere seriamente contrastato e controllato dalle istituzioni e dagli organi di vigilanza sostenuti ed incoraggiati dall’opinione pubblica.
Le persone cadute nel tranello della dipendenza hanno bisogno di trovare adeguato aiuto e sostegno nel
loro difficile processo di liberazione sia nelle istituzioni sanitarie che nelle comunità del volontariato. Per
questo motivo vanno garan-
tite le risorse adeguate, attualmente molto scarse.
È davvero preoccupante avvertire il silenzio dei media,
anche locali, su un fenomeno che assume proporzioni
preoccupanti e che segna
inevitabilmente la vita di
tanti giovani. Il Presidente
del Senato, Pietro Grasso,
quando era Procuratore Nazionale Antimafia, ha rilasciato questa dichiarazione:
«come Procuratore Nazionale Antimafia, non posso che
impegnarmi, con tutta la
mia forza, nel perseguire i
traffici di droga in tutto il
mondo, ma ho bisogno della
rivolta epocale di tutti voi
giovani, anziani, poveri e ricchi. È tempo di dire tutti con
una sola voce NOI NO!». E
aggiunge «è tempo di soffiare tutti insieme forte, sempre
più forte per formare un vento che spazzi via tutte le droghe, naturali e sintetiche,
tutti i trafficanti e spacciatori nonché i loro soldi, sporchi di lacrime, di sangue, di
dolore per tante vite distrutte».
Don Luigi Valentini
Responsabile Comunità Betania
IL 26 GIUGNO A BETANIA OSPITI E OPERATORI DALLE COMUNITÀ DELL’EMILIA ROMAGNA
AMaroreperunagiornatadiriflessioneecondivisione
A
Betania, come accade da oltre vent’anni, la giornata
mondiale contro la droga è
stata vissuta con tutte le comunità
dell’Emilia Romagna aderenti al
C.N.C.A. (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
Erano presenti a Marore circa 250
giovani con i loro operatori per una
giornata di riflessioni e di giochi.
A mezzogiorno tutti convenuti nel
cortile della comunità, hanno accolto il saluto ed una riflessione:
sono intervenuti il Vescovo di Parma Mons. Enrico Solmi, l’Assessore
alle politiche sociali della Provincia
Marcella Saccani ed il Presidente
Regionale del C.N.C.A. Matteo Iori.
È stato un momento molto intenso
di contenuti, di proposte e di consegne ideali.
La giornata è proseguita con il
pranzo nel grande tendone ed alcune competizioni sportive fino a
sera.
Dopo le varie premiazioni si è consumato una cena a base di salume
e torta fritta.
Questa iniziativa come altre non ha
avuto spazio nella cronaca cittadina ma è certamente un modo efficace per dire in tanti il nostro NO
alla droga ed il nostro SÌ a veri progetti di vita.
Alla scoperta del Centro Pio XII, struttura all’avanguardia nella diagnosi, cura e riabilitazione
dell’asma infantile. Che, come spiega il direttore sanitario, ha tra i suoi punti forti proprio l’aria
N
uove sfide per l’Istituto Pio XII di Misurina,
centro di diagnosi,
cura e riabilitazione dell’asma infantile, gestito dall’Opera diocesana di san Bernardo, la realtà della Diocesi
di Parma che offre un ventaglio di assistenza rivolto alle
tre fasce fondamentali della
vita umana: verso i ragazzi
con l’Istituto Pio XII di Misurina, verso i giovani italiani e
stranieri con il Collegio Universitario, verso gli anziani
con Emmaus.
Del Centro di Misurina ne
parliamo con Elena Cardinali, direttrice generale dell’Opera e con Alfredo Boccacino, nuovo direttore sanitario.
Boccacino, lunga esperienza
ospedaliera, specialista in pediatria e in allergologia, con
studi particolari sull’elasticità
polmonare. Studi preziosi anche per quanto riguarda il
trattamento dell’asma, una
delle specialità proprio del
Pio XII. «Nella concezione tradizionale — spiega — l’asma è
ritenuta una malattia ostruttiva delle vie aeree ma non si è
mai affrontata tenendo conto
dell’intero polmone, macchina elastica e complicatissima,
che ci consente di andare incontro a tante difficoltà, combattendo le variabili presenti
nell’aria. Nei soggetti asmatici si riscontra un polmone difettoso, con minore elasticità,
che pertanto non riesce a compensare la fatica di affrontare
fattori, quali l’inquinamento
o l’infimmazione da allergia,
DOLOMITI • Il Centro Pio XII tra le montagne del Cadore. A lato:
apparecchiature diagnostiche; sotto: il direttore sanitario Alfredo Boccacino.
ad esempio da pollini. Fattori
che possono essere un elemento scatenante, ma non giocano un ruolo centrale come le
alterazioni elastiche. La terapia dell’asma ad alta quota –
grazie alla rarefazione dell’ossigeno – modifica l’elasticità
del polmone, costringendolo a
ridurre le sue resistenze respiratorie». L’importanza dei fat-
tori di inquinamento, per
quanto riguarda i problemi
respiratori, richiede un riequilibrio dell’apparato respiratorio che non è prodotto solo dai farmaci.
Ecco quello che lui definisce
il “miracolo di Misurina”,
spiegabile in termini scientifici. «L’apparato respiratorio
in ambiente libero da allerge-
ni o da fattori inquinanti migliora, ma a Misurina abbiamo sperimentato l’immediatezza del miglioramento soprattutto in bambini nei quali la difettosità elastica era importante». Ma occorre creare
le condizioni perché il miracolo continui nel tempo: ecco l’importanza che il paziente venga monitorato e seguito
anche a domicilio. «Abbiamo
pensato di installare un cellulare di servizio, attivo 24 ore
su 24, per comunicare col
Centro». Altro strumento di
monitoraggio la misurazione
del FEV1, unitamente ad
educare ad una corretta profilassi ambientale.
Diversi gli obiettivi che si propongono: passare da ricoveri
lunghi a ricoveri più brevi,
anche per non sradicare i
bambini dal loro contesto.
Nella consapevolezza che
«non si tratta solo di togliere
dall’ambiente “malato”, ma di
rinforzare la struttura dei polmoni». Nella logica di un percorso, dove il ricovero rappresenta un tratto di strada e
dove si può continuare anche
casa a camminare con compagni di viaggio competenti
ed esperti. E dove la qualità
dell’aria rappresenta uno degli elementi da promuovere e
favorire ma non quello centrale ed esclusivo.
Altro punto su cui investire:
offrire assistenza riabilitativa
ai bambini in età prescolare.
In questa ottica sono stati attivati dei laboratori di educazione musicale, con strumen-
STORIA E CARTA D’IDENTITÀ DEL “PIO DODICESIMO”
ti a fiato, in quanto la loro vibrazione produce effetti benefici. Con uno sguardo verso
il bambino globale e non solo scientifico, che deve comunque mantenere alto il livello. Sguardo che abbraccia
non solo il bambino ma l’intero nucleo familiare, con
equipe che – nelle varie fasi –
stringe una sorta di alleanza
con tutta la famiglia. E tra i
prossimi progetti, quello di
lavorare sull’obesità associata all’asma. «L’Istituto Pio XII
vorrebbe offrirsi come punto
di riferimento e supporto anche per i medici di base, non
solo per le patologie più gravi,
ritenute intrattabili, ma anche
per le forme più leggere». Questo ridurrebbe il ricorso frequente ai farmaci, gli accessi
al Pronto soccorso e vie crucis
interminabili dei genitori, che
spesso non sanno dove e a
chi rivolgersi. E se ancora Misurina è poco conosciuta è
bello vedere come tanti arrivano qui proprio attraverso il
passa parola, prima fonte di
attrazione. Espressione di
gratitudine e di un legame come testimoniano anche le pagine di facebook.
Aria, riabilitazione, domiciliarità, equipe... ma anche clima di famiglia. Gli ingredienti del miracolo di Misurina.
M. C. S.
mappe
Aria, riabilitazione, clima familiare:
gli ingredienti del “miracolo di Misurina”
7
Cartoline dal Pio XII
U
na storia “regale”, quella del
Pio XII che,
dapprima è stato una
sorta di “rifguio” per
l’imperatore d’Austria,
poi residenza estiva
dei Savoia.
Venne acquistato nel
1949 – tramite padre
Paolino Quattrocchi,
benedettino di Parma,
allora Legale Rappresentane della POA
(Pontificia Opera Assistenza – di qui il nome
Pio XII) – dalla Diocesi di Parma, con l’aiuto
di alcuni importanti benefattori.
Nel 1959 diventa “preventorio antitubercolare” (per più di 100 bambini) mentre nel 1970 è stata trasformato in Casa di Cura Pio XII per la
prevenzione e cura dell’asma, con la
capienza di 30 posti letto.
Nel 1996 è stata denominata “Centro
di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile” (con 100 posti letto). Nel 2008 ha ottenuto il Certificato di Qualità ISO 9000:2008. Nel
2011, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, ha ottenuto l’autorizzazione
dei Vigili del Fuoco per 150 posti letto.
Il Pio XII oggi
Centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile ad alta quota. Convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, l’Istituto Pio XII si
affaccia sulle rive del Lago di Misurina, a 1756 metri di altitudine, incastonato nello splendido scenario
delle Dolomiti, nel comune di Auronzo di Cadore e a pochi chilometri
da Cortina d’Ampezzo.
È qui che, quotidianamente, il personale dell’accoglienza, sanitario ed
educativo persegue il suo obiettivo
principale: prendersi cura in modo
attento e globale della salute del
bambino asmatico (e di adolescenti
e adulti affetti da patologie respiratorie), offrendo la possibilità di
ospitarlo assieme alla
sua famiglia.
L’accoglienza in tempi
brevi ed un rapido inquadramento della patologia, attraverso un
approccio multidisciplinare, offrono al paziente e alla sua famiglia un sostegno concreto nella gestione
quotidiana della malattia.
L’esperienza del personale e l’impiego di
strumenti d’avanguardia consentono l’esecuzione di esami specialistici per:
• la valutazione della funzione respiratoria;
• la diagnostica allergologica;
• la valutazione dell’infiammazione
delle vie aeree;
• la valutazione di eventuali patologie associate.
Istituto Pio XII di Misurina
Via Monte Piana, 4
32041 Misurina (Belluno)
tel. 0435.39008 - fax 0435.39210
[email protected]
www.misurinasma.it
4 LUGLIO 2014
DaFranzJosephallaDiocesidiParma
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4 LUGLIO 2014
IL VESCOVO E Individualismoefragilitàspessoportanoallarottura.DottrinadellaChiesa:questioni
LA FAMIGLIA /4 aperteeincomprensioni.Qualeformazioneeaccompagnamentoperfidanzatiesposi
La crisi dei matrimoni e la Chiesa:
le vie per prevenire e quelle per curare
La crescita quantitativa dei
matrimoni in crisi e delle rotture (uno su tre), la presenza
trasversale del fenomeno che
tocca tutte le età, ci fa riscontrare che ci troviamo davanti
ad una diversa condizione
della stessa “crisi”. Non solo la
crisi intesa in termini fisiologici dovuta alla novità iniziale e allo sviluppo della vita coniugale e della famiglia e che
può portare ad una normale
evoluzione di crescita, ma la
crisi generata da situazioni
che mettono oggi maggiormente alle corde, riconducibili anch’esse ad una visione
antropologica erosa da tanti
fattori.
Molti parlano di una situazione post – moderna nella
quale non c’è più nulla di solido e contrassegnata da
grande individualismo, per
il quale centrale è la gratificazione basata sull’esperienza
che deve essere bella e appagante.
In questo contesto ogni legame rappresenta una gabbia
che mortifica la persona. Tra
queste, il matrimonio e la famiglia sono particolarmente
temute…
Ne deriva che se un soggetto
si concentra ossessivamente
su di sé, fatalmente è portato
ad allontanarsi dall’altro, vivendo in sabbie mobili nelle
quali non ha alcun riferimento stabile, se non se stesso che
rischia di mettersi, così, al
centro del mondo e divenire
l’unica e presunta “sicurezza”1.
Ci troviamo davanti all’assolutizzazione di una dimensione importante, la persona,
che - di per se stessa - è comunione e necessita di dialogo e si realizza pienamente
nel ricercare il bene dell’altro.
Se nella coppia si cerca la felicità chiusa in se stessa, non
la si trova mai, se la si cerca
nella relazione la si trova.
Viviamo in un contesto di
grande fragilità che annovera caratteri diversi.
Fragilità fisica e psicologica,
propria dei giovani; fragilità
relazionale ed evolutiva,
propria di situazioni di mezza
età nella quale emergono le
rotture delle relazioni; fragilità interiore e religiosa, che
elimina il tema religioso o lo
ricerca in modo spasmodico
e privatistico; fragilità, queste,
che confluiscono in una più
amplia fragilità antropologica che deve accogliere il
senso e il valore del limite.
Spesso, infatti, si creano atte-
2. Domande poste
A fronte di questa situazione
e al riscontro qualitativo e
quantitativo2 di una crisi così
radicale, la comunità cristiana si è posta la domanda delle persone che soffrono questa crisi e sono arrivate a rompere il vincolo coniugale.
a. Pratiche pastorali
Circa le coppie in crisi risultano ancora poche le iniziative rivolte alla vicinanza e all’accompagnamento; si va comunque formulando una pastorale più adeguata e specifica.
Preziosa e significativa è la
presenza sul territorio italiano dei Consultori di ispirazione cristiana (quando vivono uno stretto legame con la
Diocesi) e la nascita di centri
di ascolto o di associazioni
che offrono un accompagnamento in questo senso (Retrouvaille).
Per chi non è riuscito ad uscire dalla crisi coniugale e vive
la situazione di separato si
stanno costituendo alcuni
gruppi di preghiera e di
ascolto. Non sempre però essi sono frequentati perché i
separati provano un senso di
vergogna e di solitudine nella gestione del fallimento fa-
osta, un autentico cammino
di fede che metta in discussione i fidanzati e il loro rapporto, li faccia riflettere e costruire delle basi solide e durature.
La prevenzione della crisi deve riguardare anche le famiglie già costituite, evitando
che si creino condizioni sfavorevoli e tenendo in conto
anche i nuovi problemi che
affliggono oggi le famiglie.
3. Un impegno
sinergico e integrato
tra pastorale
familiare, realtà
consultoriali e
tribunali ecclesiastici
miliare. Così da più parti si richiama l’attenzione alla necessità di realizzare un modello di comunità accogliente che sappia accostarsi con
premura e vicinanza alle coppie in crisi e accompagnarle
con intelligenza e creatività,
passando da percorsi proposti “per” loro a percorsi pensati “con” loro.
b. I Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza
L’indizione del Sinodo straordinario ha sollecitato molte
riflessioni, in particolare sull’ammissione alla comunione eucaristica e al sacramento della Penitenza3 di
queste persone che necessitano del sostegno per vivere
la loro vita cristiana.
Il Sinodo si è posta la domanda su
oppure di natura dottrinale,
per cui si ritiene necessario
un’ulteriore chiarificazione.
Emerge inoltre l’esigenza di
chiarire meglio il rapporto tra
fede e sacramento: chiedendosi quanti matrimoni celebrati in Chiesa siano veramente anche sacramenti.
c. Lo snellimento delle procedure canoniche.
È presente una domanda diretta sullo snellimento della
prassi canonica, tema sul
quale è tornato di recente Papa Francesco nel dialogo con
i giornalisti al ritorno dalla
Terra Santa. Alcuni hanno risposto anche sull’eco della
celebre affermazione di Papa
Benedetto che ipotizzava una
risoluzione non giudiziale
per il discernimento della verità del matrimonio celebrato.
e) Quali sono le richieste che
le persone divorziate e risposate rivolgono alla Chiesa a proposito dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione? Tra le
persone che si trovano in
queste situazioni, quante
chiedono questi sacramenti?
f) Lo snellimento della prassi canonica in ordine al riconoscimento della dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale potrebbe
offrire un reale contributo
positivo alla soluzione delle
problematiche delle persone
coinvolte? Se sì, in quali forme?
Spesso i divorziati risposati
non comprendono i motivi
dell’esclusione dai sacramenti e sperimentano una pluralità di prassi che genera in loro confusione e crea ulteriore
imbarazzo.
Grandi passi sono stati fatti
per abbreviare i tempi e sostenere i costi degli itinerari
per la dichiarazione di nullità
matrimoniale presso i Tribunali Ecclesiastici.
Si lamentano ancora le gravi
difficoltà per intraprendere e
completare tale cammino, ritenuto troppo complesso e
quasi riservato a pochi.
Sembra anche mancare un
accompagnamento pastorale di supporto ai percorsi
di nullità.
Si ritiene necessario compiere un adeguato rinnovamento dei percorsi di preparazione al matrimonio (come indicato dai recenti Orientamenti sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia della
Commissione Episcopale Famiglia e Vita della CEI) e sottolineando che sarebbe più
utile invece di un cammino di
preparazione finalizzato solo
al raggiungimento del nulla
A volte sono loro stessi che,
aiutati da una corretta catechesi, partecipando alla vita
della comunità cristiana,
comprendono pienamente il
motivo dell’esclusione dai sacramenti e testimoniano la
fedeltà agli insegnamenti della Chiesa.
Altri non si rivolgono più alla
Chiesa e hanno risolto in modo autonomo il problema
della partecipazione ai sacramenti. Molte risposte sollecitano la possibilità di esaminare la prassi in vigore nelle
Chiese ortodosse.
Sembra non del tutto chiaro
se si tratta di una disposizione canonica-disciplinare
a. Diversi per un unico fine.
Il riconoscimento di essere
diversi4 e di partire da percezioni complementari è il primo atto di un’efficace sinergia verso la famiglia, che consente di:
• vedere con uno sguardo più
ampio, collocare i problemi al
loro posto, relativizzarli rispetto ad un primo impatto
emotivo;
• avere un quadro più veritiero per elaborare la nostra
azione
• elaborare un intervento che
può essere progressivo e
complementare.
Il comune impegno pastorale, di approccio ecclesiale, di
consulenza familiare o giuridico, consente di incontrare
le coppie o le persone in crisi
o separate, nei diversi ambiti
e fasi della loro vita: la ricerca
della fede, la crescita umana
– relazione… e in situazioni
difficili quali il conflitto, la
crisi, la rottura del vincolo
matrimoniale. Un lavoro sinergico, che parte dal comune apprezzamento e conoscenza, permette di accogliere tutti, modulando su di loro i nostri interventi, collocandoli comunque nell’orizzonte di una visione integrale
della persona umana, aperta
a Dio che l’ha creata e redenta.
b. Una pagina nuova da scrivere insieme
Un dato è comune a tutti: essere espressione della cura
della comunità cristiana per
la famiglia. Con approcci diversi esprimono una medesima cura realizzata con progetti specifici e, proprio per
questo, capaci di intercettare
un maggiore numero di persone e situazioni.
La chiesa, la comunità cristiana deve avvertire l’opportunità di scrivere una pagina nuova articolando - in forma “leggera” ed efficace quello che vorrei chiamare
un “meta – progetto”, che accoglie le peculiarità e i progetti di tutti, ma li concepisce
in un quadro unitario e, maturando insieme, ne rende
coscienti e partecipi tutti soggetti in causa.
Questo richiede:
• una visione antropologica e
di fede comune,
• una comune e condivisa finalità: il bene della persona
e della famiglia,
• la conoscenza reciproca e
l’apprezzamento del lavoro
dell’altro.
mappe
1. La fragilità
se eccessive sulla vita di relazione, di coppia e di famiglia,
in una sorta di perfezionismo
verso il quale tendere in modo assoluto, fuggendo il fatto
che siamo segnati dal limite,
sia nel profilo umano – corporeo, sia in quello relazionale e dello stato di vita.
Si rischia di essere alla ricerca
di stati di vita irraggiungibili,
prospettati spesso da emozioni e sentimenti, dimenticandoci della condizione reale, ontologica della persona,
che è segnata dal limite e da
una relazione che comunque
deve sempre crescere e che è
attraversata anche dalla fragilità, dalla colpa, dal peccato.
Il clima in cui siamo immersi
è composto da un intaglio di
situazioni, vecchie e nuove,
che portano sovente - dalla
situazione di crisi - alla lacerazione e alla rottura del rapporto che aveva fatto molto
fatica a generarsi… Situazioni
nelle quali viviamo tutti, anche la comunità cristiana e
chi si sposa “nel Signore”.
Sono come la noia (anche
questa una causa o il frutto di
un insieme di cause qui descritte…) descritta da Bernanos: “è una specie di polvere.
Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la
bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non
scricchiola nemmeno. Ma bisogna che vi fermiate un secondo, ecco che vi copre il viso e le mani”.
“Amarsi da peccatori” sembra essere una sintesi felice
sia sotto il profilo antropologico che teologico: avvertire il
limite è necessario e salutare
come riconoscere e accogliere la Misericordia.
9
----------------------------------------------1
L. GHIA (a cura di) Se un amore muore. La chiesa e i cristiani divorziati, Monti ed, Saronno 2010, p. 12 ss.
2
Le separazioni e i divorzi in Italia hanno avuto, a partire dalla loro regolamentazione giuridica, una costante crescita (cfr.
allegato 3). I dati ISTAT (Separazioni e divorzi in Italia. Anno
2011, report pubblicato il 27 maggio 2013) mostrano non solo la loro crescita in termini assoluti (le separazioni erano
52.300 nel 1995, sono salite a 88.800 nel 2011; nello stesso periodo, i divorzi sono passati da 27.000 a 53.800), ma anche
l’impatto crescente in termini relativi. Infatti, se nel 1995 si
verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per
ogni 1.000 matrimoni, nel 2011 si sono registrati 311 separazioni e 182 divorzi ogni 1.000 matrimoni. Il fenomeno dell’instabilità coniugale presenta ancora oggi situazioni molto
diverse sul territorio: nel 2011 si va dal valore minimo di 232,2
separazioni per 1.000 matrimoni che caratterizza il Sud, al
massimo osservato nel Nord-ovest (378,6 separazioni per
1.000 matrimoni). La percezione che viene dalle Chiese locali scaturita dall’esperienza concreta coincide normalmente
con questi dati statistici.
3
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte sviluppo della riflessione teologico – pastorale su questo tema; per tutti
vorrei ricordare i pronunciamenti dei vescovi del Oberrhein
e la risposta della Santa Sede; testo ripreso in molti contesti e
in particolare dalla Diocesi di Bolzano; la questione sollevata
dalla Diocesi di Friburgo; la relazione iniziale al Concistoro richiesta al card. Kasper… la questione qui espressa in termini
molto essenziali sarà certamente dibattuta in sede sinodale.
Proprio da questa sede attendiamo la parola della Chiesa.
4
UFFICIO NAZIONALE DI PASTORALE FAMILIARE, Nullità
del matrimonio, seminario di studi, Sasssone, Roma 17 novembre 2009.
4 LUGLIO 2014
Concludiamo la
pubblicazione della
relazione che monsignor
Solmi ha recentemente
tenuto al Tribunale
Ecclesiastico di Firenze
sulle sfide e prospettive
della famiglia oggi, in vista
della prossima assemblea
straordinaria del Sinodo
dei Vescovi (ottobre 2015).
Verso il Sinodo • Presentato l’Instrumentum Laboris
4 LUGLIO 2014
10
La Segreteria Generale del Sinodo
ha attivato il processo di preparazione che oggi giunge ad un momento importante. Si tratta della
pubblicazione dell’Instrumentum
laboris, che è il risultato dell’inchiesta promossa dal Documento Preparatorio, che includeva un questionario costituito da 39 domande.
L’Instrumentum laboris si compone
di tre parti, coerenti con le tematiche del Documento Preparatorio.
La prima parte, dedicata al Vangelo
della famiglia, tratta del disegno di
Dio, della conoscenza biblica, magisteriale e della loro ricezione, della legge naturale e della vocazione
della persona in Cristo. Il riscontro
della scarsa conoscenza dell’insegnamento della Chiesa domanda
agli operatori pastorali una maggiore preparazione e l’impegno a favorirne la comprensione da parte dei
fedeli, che vivono in contesti culturali e sociali diversi. Le difficoltà che
insorgono a proposito della legge
naturale possono venir superate
mediante un più attento riferimento al mondo biblico, ai suoi linguaggi e forme narrative.
La seconda parte affronta le sfide
pastorali inerenti alla famiglia, quali la crisi della fede, le situazioni critiche interne, le pressioni esterne ed
altre problematiche. Alla responsabilità dei pastori compete la preparazione al matrimonio, oggi sempre
più necessaria, perché i nubendi
maturino la loro scelta come personale adesione di fede al Signore, per
edificare la loro famiglia su solide
basi. Alcune situazioni familiari risentono di difficoltà di relazione all’interno della coppia e altre dalle
condizioni esterne provocate da fattori economici, sociali e culturali
che influiscono in modo negativo
sulla famiglia.
Sono poi considerate in maniera
particolare le situazioni pastorali
difficili, che riguardano le convivenze e le unioni di fatto, i separati, i divorziati, i divorziati risposati e i loro
eventuali figli, le ragazze madri, coloro che si trovano in condizione di
irregolarità canonica e quelli che richiedono il matrimonio senza essere credenti o praticanti. Urge permettere alle persone ferite di guarire e di riconciliarsi, ritrovando nuova fiducia e serenità.
Il fenomeno delle convivenze e delle unioni di fatto, in crescente diffusione, è motivato da diversificate ragioni, tra cui quelle sociali, economiche e culturali. Inoltre, la questione dei divorziati risposati, che vivono con sofferenza la loro condizione di irregolari nella Chiesa, offre
una conoscenza reale della loro situazione dalla quale la Chiesa si
sente interpellata a trovare soluzioni compatibili con il suo insegnamento, che conducano ad una vita
serena e riconciliata. A questo proposito appare rilevante l’esigenza di
ta Maria Maggiore in Roma.
semplificare e snellire i procedimenti giudiziali di nullità matrimoniale. Altra frequente situazione è
quella di coloro che domandano il
matrimonio senza una fede esplicita.
Circa le unioni tra persone dello
stesso sesso si distinguono i contesti
in cui la legislazione civile è più o
meno favorevole; si evidenzia la cura pastorale delle Chiese particolari
verso queste situazioni, comprese le
questioni relative ad eventuali figli
presenti in esse.
La terza parte presenta dapprima le
tematiche relative all’apertura alla
vita, quali la conoscenza e le difficoltà nella ricezione del Magistero, i
suggerimenti pastorali, la prassi sacramentale e la promozione di una
mentalità aperta alla vita.
Appare comunemente condivisa la
percezione poco conosciuta del
contenuto dell’enciclica Humanae
vitae. Quanto alla responsabilità
educativa dei genitori, emerge la difficoltà nel trasmettere la fede ai figli,
che si concretizza nell’iniziazione
cristiana; si tratta, infine, dell’educazione cristiana in situazioni familiari difficili.
L’Instrumentum laboris fornisce
una visione della realtà familiare nel
contesto attuale, che rappresenta l’inizio di una profonda riflessione il
cui sviluppo si realizzerà nelle due
tappe previste dalla Assemblea Generale Straordinaria (2014) e da
quella Ordinaria (2015), strettamente collegate dal tema della famiglia
nella luce del Vangelo di Cristo. I risultati della prima Assemblea
Straordinaria saranno utilizzati per
la preparazione dell’Instrumentum
laboris della successiva Assemblea
Ordinaria, solo dopo la quale verrà
pubblicato un Documento finale,
sottoposto alle decisioni del Santo
Padre.
Data l’importanza dell’evento sinodale, in seguito alla Preghiera del
Papa per il Sinodo sulla famiglia è in
programma una Giornata di preghiera per il Sinodo, la domenica 28
settembre, e la adorazione eucaristica quotidiana, durante i lavori sinodali, nella Cappella della Salus
Populi Romani della Basilica di San-
FAMIGLIE E CRITICITÀ
- Péter Erdò Sebbene le domande indirizzate agli
episcopati del mondo in preparazione al sinodo abbiano cercato di
identificare più i problemi legati al
lavoro pastorale svolto nei confronti delle famiglie, dalle risposte emergono anche preziosi elementi sulla
famiglia come soggetto attivo dell’evangelizzazione.
L’insieme del documento comunque sembra offrire una panoramica
della situazione della pastorale delle famiglie a partire da due prospettive.
La prima parte si muove a livello
della conoscenza e dell’apprezzamento: vale a dire a livello della consapevolezza circa l’insegnamento di
Cristo e della Chiesa sul matrimonio, e sulla vera realtà della famiglia
secondo il disegno di Dio.
Riguardo alla comprensione della
fede, l’Instrumentum laboris tratta
del vangelo della famiglia e della
legge naturale, dei problemi legati ai
loro rispettivi linguaggi e della connessione tra famiglia e vocazione
della persona in Cristo. La visione
cristiana della famiglia quindi è
strettamente collegata con l’antropologia cristiana e con il rapporto
personale con Cristo stesso.
La seconda parte del documento si
muove su un altro livello. Essa si occupa del comportamento reale della gente, e quindi affronta l’aspetto
del lavoro pastorale. È in questa parte che sono presentate le cosiddette
situazioni critiche.
In base alle risposte pervenute, l’elemento marcante a livello sociologico sembra essere il rifiuto più o
meno generale delle istituzioni. Da
molte regioni del mondo sono giunte risposte secondo le quali la gente
si sposa sempre di meno, anche solamente civilmente. Tale fenomeno
s’inserisce nel contesto dell’individualismo e del soggettivismo pratico che ormai sembra aver raggiunto
larghi ceti delle popolazioni. Le convivenze non istituzionalizzate molto
spesso non hanno il carattere di preparazione al matrimonio o prova del
matrimonio, ma rappresentano una
forma di vita durevole.
Dopo questa impressione generale,
il documento presenta diverse situazioni particolari e difficili, e numerose pressioni esterne a cui devono far fronte le famiglie come il lavoro dipendente dei due genitori (o
il lavoro precario), il fenomeno migratorio, la povertà, il consumismo,
le guerre e altre circostanze ancora.
Esiste un’esperienza speciale che riguarda persone, che pur essendo
state cattoliche battezzate, non si
erano mai occupate realmente della loro fede e che soltanto dopo un
matrimonio canonico, un successivo divorzio e un altro matrimonio
civile cominciano ad arrivare alla fede personale, grazie alla testimonianza di amici, di famiglie cattoliche credenti ecc. Ora queste persone scoprono alla luce della loro fede
‘ritrovata’ che la loro attuale condizione matrimoniale presenta dei
problemi nella loro vita ecclesiale. Il
loro approccio non è rivendicativo,
ma somiglia molto a quello di quanti procedono sul cammino della
conversione. Tale cammino può essere pieno di gioie e dolori, ma può
e deve essere aiutato dalla comunità
dei fedeli.
PROPORRE LA FAMIGLIA
- Bruno Forte L’Instrumentum laboris è frutto della recezione attenta e fedele delle risposte al questionario inviato nello
scorso Novembre alle Conferenze
Episcopali di tutto il mondo. Ciò che
lo caratterizza in maniera rilevante è
l’aderenza alla realtà in tutta la sua
varietà e complessità e, di conseguenza, il rigore e l’onestà nel non
chiudere gli occhi di fronte ad alcun
problema, per quanto inquietante o
scomodo esso possa sembrare. I tre
grandi ambiti su cui esso propone di
sviluppare il dibattito sono quelli richiamati nelle tre parti di cui si compone: il Vangelo della famiglia da
proporre nelle circostanze attuali; la
pastorale familiare da approfondire
di fronte alle nuove sfide; la relazione generativa ed educativa dei genitori nei confronti dei figli.
ACCOGLIERLE E SOSTENERLE VUOL DIRE FARNE IL CRITERIO PER RIPENSARE LA PASTORALE
Ilbisognoattualediannunciare
ilVangelodellafamiglia
Q
uello della famiglia è sicuramente un tema sensibile
perché tocca la vita di ognuno. C’è pertanto grande attesa rispetto al Sinodo straordinario sulla
famiglia che si terrà nel prossimo ottobre e di cui è stata presentata in
questi giorni la traccia di lavoro.
La traccia che viene consegnata all’attenzione della Chiesa universale
non intende proporre una trattazione astratta perché muove piuttosto
dall’esperienza comune. Si avverte
con chiarezza la volontà di porsi in
ascolto di questa esperienza per aiutare a leggerla alla luce del Vangelo.
Il testo, nato da una consultazione
dall’inedita ampiezza, apre lo sguardo aiutando ad attraversare la complessa e variegata realtà della famiglia con un’attenzione che non si ferma unicamente alla cultura occidentale ma tiene conto della estrema varietà delle situazioni culturali a
livello mondiale. È uno sguardo che
non nasconde le difficoltà, rilevate
anzi con grande onestà e rigore, e le
prospetta con puntualità ed estrema
concretezza. Ma è anche uno sguardo che sa andare oltre l’evidente problematicità, per cogliere il crescente
desiderio di famiglia presente nel
nostro tempo, e dunque il valore con
cui ancora viene percepita questa
fondamentale esperienza, nella convinzione che le difficoltà non delimitano in maniera assoluta e univoca l’orizzonte della famiglia.
Dinanzi alla crescente fragilità ma
anche al desiderio di famiglia la
Chiesa avverte la responsabilità di
annunciare il Vangelo della famiglia.
C’è bisogno di raccontare di nuovo e
con un linguaggio nuovo la bellezza
dell’essere famiglia. Si tratta di aiutare a ritrovare il senso della famiglia
nel disegno d’amore di Dio per l’uomo riscoprendo la famiglia come
manifestazione di questo stesso
amore. Le famiglie non possono essere lasciate da sole. Hanno bisogno
di essere accompagnate, sostenute
nel loro impegno, accolte nelle diverse esigenze delle stagioni della vita. Non bastano i corsi di preparazione al matrimonio. Accogliere e
sostenere le famiglie vuol dire fare
delle famiglie il criterio per ripensare la pastorale, i tempi, i luoghi, le
modalità perché siano accoglienti
della vita delle persone. Vuol dire,
per la Chiesa, riscoprirsi famiglia, famiglia di famiglie e proprio per questo capace di non escludere nessu-
no. La famiglia deve poter diventare
protagonista della vita della Chiesa,
soggetto e non semplicemente oggetto della pastorale. Occorre arginare la tendenza ad una esasperata
privatizzazione che a lungo andare
è motivo di disorientamento e di angoscia aiutando le famiglie a sentirsi inserite in una rete di relazioni che
sostiene ma che chiede anche di essere assunta con rinnovata responsabilità. Va in questa direzione l’invito a riscoprire la dimensione sociale della famiglia. Si tratta di porre
la famiglia al centro della vita sociale esigendo un cambiamento di rotta delle politiche ma anche un più
chiaro protagonismo della famiglia
stessa.
Complessivamente possiamo dire
che questo Sinodo si presenta, nello
stile di Papa Francesco, come caratterizzato da una grande volontà di
accoglienza. Ne è prova la consultazione attivata attraverso il questionario diffuso mesi fa che ha suscitato un ampio coinvolgimento a tutti i
livelli della vita della Chiesa e anche
tra quanti non sono impegnati nella
realtà ecclesiale. Ma ne è prova anche la traccia di riflessione, l’Instrumentum laboris, che raccoglie i ri-
sultati di questa consultazione per
tradurli in linee di ulteriore confronto. Scritta con uno stile chiaro e un
linguaggio semplice, accessibile a
tutti, la traccia appare rivolta a tutti.
Il Sinodo è un momento di Chiesa, è
la Chiesa che ascolta, riflette e si interroga, ma, come è nella natura
stessa della Chiesa, le parole che nascono da questo ascolto e da questo
interrogarsi sono rivolte a tutti perché la Parola che alla Chiesa è affidata è per l’uomo: è il Vangelo di Gesù che è annuncio di pienezza e di
vita per ogni uomo. Ed è questa Parola che la Chiesa del Sinodo, una
Chiesa accogliente, che cammina
con gli uomini, vuol far ancora risuonare nella loro concreta esistenza. Non chiudere gli occhi di fronte
alla problematicità e alla delicatezza
delle questioni ma riscoprire a partire dal racconto di un’esperienza riletta in profondità la bellezza dell’essere famiglia e di un amore più grande delle nostre fragilità che può operare miracoli nella vita quotidiana.
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VISIONE FAMILIARE
- Lorenzo Baldisseri -
Il primo ambito esprime l’intenzione prioritaria che ha spinto il Santo
Padre Francesco a scegliere come
oggetto d’indagine la famiglia. Se da
una parte risulta con piena evidenza una situazione di crisi dell’istituto familiare, dall’altra un desiderio
di famiglia è altrettanto chiaramente rilevabile, proprio nelle nuove generazioni. Aspetti della crisi sono
quelli connessi alle profonde trasformazioni culturali avvenute un
po’ dovunque negli ultimi decenni,
con l’abbandono di convinzioni ampiamente condivise in passato. Di
fronte a questa situazione si avverte
in maniera unanime e universale
nella Chiesa l’urgenza di ”proporre
una visione aperta della famiglia,
sorgente di capitale sociale, vale a
dire, di virtù essenziali per la vita comune”.
Il secondo ambito si riferisce alla
”pastorale familiare da approfondire di fronte alle nuove sfide”: è il
campo sul quale i Padri Sinodali dovranno portare in modo particolare
la ricchezza del loro apporto, alla luce del vissuto delle Chiese locali. Il
carattere eminentemente pastorale
che Papa Francesco intende dare alla prossima Assemblea Sinodale si
profila qui in tutta la sua evidenza:
non è in discussione la dottrina della Chiesa. La riflessione richiesta è
sulle applicazioni pastorali, sul modo di proporre la dottrina, di accompagnarne la recezione e la pratica, di mostrarne in maniera chiara
le potenzialità umanizzanti a fronte
di una diffusa non conoscenza o incomprensione. Si sottolinea, inoltre,
come l’agire pastorale della Chiesa
nei confronti delle persone in situazioni familiari difficili o irregolari
debba riflettere lo sguardo di misericordia con cui il Padre celeste
guarda e ama ciascuno dei suoi figli.
Di conseguenza, verso chi vive
realtà che comportano grande sofferenza ”la vera urgenza pastorale è
quella di permettere a queste persone di curare le ferite, di guarire e di
riprendere a camminare insieme a
tutta la comunità ecclesiale”.
Il terzo ambito riguarda ”la relazione generativa ed educativa dei genitori nei confronti dei figli”: esso
comprende la problematica della
denatalità, il valore della vita e la cosiddetta ”sfida educativa”. Su questa
sfida si gioca il futuro stesso dell’umanità, e l’impegno della comunità
cristiana in questo campo assume
più che mai la rilevanza di un servizio fondamentale alla causa dell’uomo e del suo destino.
La Chiesa è chiamata ad annunciare la fecondità dell’amore, la profondità e la ricchezza della generazione dei figli, che rende l’uomo collaboratore dell’amore creatore di Dio.
Il valore della vita viene affermato
dalla comunità cristiana tanto a sostegno del valore sacro della sua trasmissione, quanto nell’impegno
educativo, che porta la persona ad
apprezzarne fino in fondo il senso e
la bellezza.
In conclusione, si può osservare come l’immagine di Chiesa che risulta
dall’Instrumentum e che il Sinodo
sulla famiglia è chiamato a mostrare nel vivo delle scelte pastorali da
compiere, sia quella della Madre impegnata a generare, accompagnare
e sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso, facendosi volto per ciascuno di essi dell’infinita misericordia del cuore divino. Una Chiesa
non auto-referenziale, ma ”in uscita”, al servizio di tutto l’uomo in ogni
uomo, per la salvezza di ogni creatura e proprio così protesa a celebrare la gloria di Dio.
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Pina De Simone e Franco Miano
COMMENTI A CALDO
Undocumentoconmoltenovità
Consultazioneampia,realismo,consapevolezzadeiproblemi
Ufficio nazionale per la
pastorale della famiglia
Il direttore dell’Ufficio nazionale
per la pastorale della famiglia don
Paolo Gentili sottolinea che «Il
documento chiede alla Chiesa italiana di saper guardare oltre il
proprio giardino. Non è concepibile una proposta di spiritualità
familiare che non sia incarnata
nel concreto contesto di un lavoro
che manca, della difficoltà crescente di costruire legami stabili,
della pressione culturale». Al tempo stesso, l’accento sui problemi
non deve far dimenticare «la bellezza di tante famiglie che vivono
il Vangelo del matrimonio e della
famiglia come possibilità reale di
un’unione fedele e feconda».
Sulla conoscenza del magistero
della Chiesa riguardo alla famiglia
interviene invece Tommaso
Cioncolini, collaboratore dell’Ufficio insieme alla moglie Giulia: «Mi sembra che lo strumento
di lavoro del Sinodo sia chiaro: occorre investire nella formazione
del clero, perché spesso, purtroppo, è il clero stesso a dimostrare di
non conoscere la ricchezza del magistero sulla famiglia, a cominciare dalla recente “Evangelii gaudium”. Sia chiaro, i fedeli laici seguono a ruota. Ma a 50 anni dal
Concilio è davvero giunto il momento di raccoglierne i frutti e dare una svolta, positiva, ai percorsi
formativi in preparazione al matrimonio».
Famiglie Nuove
(Movimento dei Focolari)
In un’intervista a Radio Vaticana
Anna e Alberto Friso, responsabili di Famiglie Nuove, evidenziano la sostanziale novità del documento, che mostra una Chiesa dal
volto misericordioso, che comprende le sofferenze della famiglia e le illumina con il Vangelo
dell’accoglienza e dell’inclusione.
«Far percepire alla gente che
Dio ama ciascuno immensamente in qualsiasi situazione si trovi a
vivere, è l’annuncio che dobbiamo
e possiamo fare a tutti».
Il documento afferma che «non è
in discussione la dottrina della
Chiesa», ma che va rivisto il modo
di porgerla. «E’ quanto tutti ci
aspettiamo – auspicano – anche
perché nella dottrina è contenuta
quella verità di bellezza, di gioia,
di vera realizzazione iscritta nel
cuore di ogni uomo. Giustamente
però occorre saperla presentare,
avvalendosi di testimonianze positive e di modelli di riferimento
autentici. In un momento storico
in cui domina l’individualismo, la
Chiesa attraverso questo Sinodo
ha la possibilità di dare al mondo
un grande messaggio di fiducia e
di speranza, proprio perché attenta alle situazioni più complicate».
Associazione Teologica
Italiana
“Famiglia e Chiesa, sfida accettata” è il titolo dell’articolo pubblicato dal quotidiano “Avvenire” a
firma di don Roberto Repole,
presidente dell’Associazione teo-
logica italiana (Ati), che afferma
fra l’altro: «Se c’è un aspetto che
colpisce assai positivamente a una
prima lettura dell’Instrumentum
laboris in vista della III Assemblea
straordinaria del Sinodo dei vescovi è il fatto che la distanza tra
Chiesa gerarchica e il resto del popolo di Dio sembra affrontata con
chiarezza cercandone un concreto
superamento». L’ampia consultazione grazie alla quale si è giunti
alla stesura del documento, prosegue don Repole, «offre anche
qualche suggestione su cui riflettere: come la proposta di parlare di
un “ordine della creazione” invece
che di una “legge naturale”, difficilmente comprensibile ai più; o
come la chiara opzione di non
omologare le sfide inerenti le situazioni familiari e quelle concernenti le unioni tra persone dello
stesso sesso. La sincerità delle problematiche poste sul tappeto va di
pari passo alla loro complessità.
In situazioni del genere si evidenzia, come non mai, quanto uno
strumento come quello del Sinodo
è il più adatto a offrire quel discernimento comunitario di cui
tali questioni abbisognano per
non essere trattate con superficialità».
4 LUGLIO 2014
È
stato presentato lo scorso 26
giugno in Vaticano l’Instrumentum Laboris della III Assemblea Generale Straordinaria del
Sinodo dei Vescovi, dal tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, che si
svolgerà dal 5 al 19 ottobre 2014.
Per spiegare il documento sono intervenuti, tra gli altri, il card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale
del Sinodo dei Vescovi, il card. Péter
Erdò, relatore generale del Sinodo, e
mons. Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo.
DiocesidiParmaepovertà:leriflessionididonValentiniediungruppodilaici
Chiesa dei poveri e per i poveri
L’incontropromossoda“VaticanoIIdavantianoi”
chiesa
L
4 LUGLIO 2014
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a giornata a Betania, domenica 15 giugno, si è aperta nello
sfondo della icona di Pietro, alla “porta bella”, quando dice allo
zoppo che chiede l’elemosina “Non
ho oro, né argento, ma quello che ho
te lo dono”. Pietro non aveva né argento né oro, e con Pietro anche Giovanni e tutti gli apostoli. Povera era la
chiesa primitiva, poveri erano i primi
cristiani, poveri di beni materiali ma
ricchi delle ricchezze dello Spirito.
Possiamo dire altrettanto oggi della
nostra Chiesa di Parma?
Il fondamento: dal vangelo
a papa Francesco
Ci conduce nella riflessione don Luigi Valentini, Vicario generale della
diocesi, che parte dall’intervento di
Papa Francesco prima del conclave,
quando commentando le parole
dell’Apocalisse “Io sto alla porta e
busso”, richiama Gesù che non è fuori dalla porta per entrare ma chiede
alla Chiesa di uscire. Una Chiesa fatta di uomini peccatori, sempre in
cammino, in cui i poveri sono l’elemento essenziale. Una chiesa che si
riconverte continuamente, liberandosi delle sovrastrutture e manifestando la sua grandezza nella debolezza della croce.
In questo percorso verso la povertà,
la cui esigenza era stata già affermata da Giovanni XXIII nel messaggio
preconciliare, poi dai cardinali che
avevano sottoscritto il “patto delle
catacombe”, poi nei vari momenti assembleari del postconcilio fino alla
catechesi in San Giovanni Laterano
nell’anno del giubileo, Papa Francesco riprende in modo forte l’ispirazione giovannea con la scelta del nome, con i suoi gesti, con le sue omelie, con la sua prima affermazione
“Come vorrei una Chiesa povera e
per i poveri”.
Soprattutto la trasfonde in modo organico nella esortazione apostolica
“Evangelii Gaudium”, che don Luigi
ripercorre nei suoi passi più importanti: della trasformazione missionaria della chiesa, della crisi dell’impegno comunitario, dell’annuncio
del Vangelo, soffermandosi sulla dimensione sociale della evangelizzazionee e sull’inclusione sociale dei
poveri. Ogni cristiano ed ogni comunità sono infatti chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in
modo che essi possano integrarsi
pienamente nella società, per questo tutti dobbiamo ascoltare il grido
del povero e soccorrerlo. Un grido
per la giustizia che la Chiesa, guidata dal Vangelo della Misericordia e
dall’amore all’essere umano, vuole
ascoltare e a cui vuole rispondere
con tutte le sue forze. In questo quadro si comprende la richiesta di Gesù ai suoi apostoli “Voi stessi date loro da mangiare” (Ma 6.37) e ciò implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povertà
e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri sia i gesti più sem-
plici e quotidiani di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo.
Parole forti e precise della Esortazione, soggiunge don Valentini, che dovrebbero avere una incidenza pratica nella vita dei credenti e delle comunità di Parma a fronte dei tanti bisogni degli immigrati, che hanno diritto anche ad una assistenza spirituale, ad avere momenti aggregativi,
alla capacità della nostra chiesa di
favorire l’integrazione.
Una proposta di impegno:
i bilanci di carità
Il discorso di don Valentini costituisce la premessa pastorale e teologica
alla relazione preparata dal gruppo
del “Concilio Vaticano II davanti a
noi” sul “Servizio ai poveri della
Chiesa di Parma: i bilanci della carità”. Una riflessione che affronta in
modo particolare come la povertà
interpelli i laici cattolici: sia nella vita personale, per una riconversione
ad uno stile di vita sostenibile e rispettoso della sobrietà e della solidarietà, sia per la vita della comunità
ecclesiale, affinchè possa farso carico dei poveri e degli ultimi che sono
con noi. Un impegno che ci chiede
di diventare corresponsabili della vita delle nostre parrocchie, inserendoci con novità di intenti e cuore
aperto e generoso nel programma
delineato dal nuovo assetto diocesano (NAD). E a questo riguardo viene
sottolineata l’importanza della collaborazione delle nuove parrocchie
anche sul piano degli aspetti economici e della esigenza di un maggiore
coinvolgimento nella raccolta delle
risorse e della formazione e gestione
dei bilanci parrocchiali, spesso incompleti e di difficile lettura. Da qui
l’auspicio di trasformarli in bilancio
sociali, con l’indicazione anche delle iniziative e dei risultati raggiunti
rendendoli quindi trasparenti e disponibili alle comunità.
Esigenza questa della cultura della
trasparenza e della pubblicità che
dovrebbe essere rispettata anche per
i bilanci diocesani, per rendere chiare la situazione economica e le finalità delle scelte al fine di eliminare
sospetti e presentare una immagine
della chiesa povera e a servizio dei
poveri.
Il dibattito arricchisce le relazioni di
punti qualificanti e di suggerimenti,
giungendo anche a formulare la proposta di una seria e severa riflessione corale per riscoprire la povertà,
come invita a fare Papa Francesco,
nella chiesa di Parma che coinvolga
in assemblea tutte le varie espressioni del popolo di Dio, che è in Diocesi: presbiteri, diaconi, religiosi, laici,
operatori ecclesiali, associazioni e
movimenti.
Don Valentini in modo molto franco richiama la grande ristrutturazione che sta vivendo la nostra Diocesi
con il passaggio da 305 parrocchie
alle 68 Nuove parrocchie, in cui sono
previsti nuovi organismi (Moderatore, economo, consiglio pastorale,
Caec, servizio ministeriale) ed anche
i passaggi e le modalità di formazione e pubblicazione dei bilanci. Alla
stessa stregua si opera per i bilanci
della diocesi e delle opere diocesane, con la definizione delle responsabilità e dei momenti di pubblicità,
come del resto avviene per il rendiconto sull’otto per mille. Dà conto
poi anche se sinteticamente delle
difficoltà economiche che incontra
complessivamente la Diocesi anche
in ordine alle più importanti opere
da completare. Guarda però con ottimismo e fiducia al cammino del
Nuovo assetto diocesano che potrà
realizzarsi con la gradualità connessa alla necessità di abituarsi a crescere e a lavorare insieme: un auspicio questo pienamente condiviso dai
presenti all’assemblea, che attraverso le loro proposte intendono dare
un contributo al raggiungimento degli obiettivi posti dal Vescovo nel suo
piano pastorale.
Dopo la celebrazione della Eucarestia, la giornata di amicizia e spiritualità si è conclusa con il pranzo
conviviale dove si sono ritrovati anche gli amici del Cenacolo Diocesano di Apostolato, che, costituito con
l’approvazione del Vescovo Colli all’inizio degli anni 50, è stata una vera scuola di formazione e di vita per
tanti giovani laici che hanno poi avuto un ruolo importante nella vita ecclesiale, sociale e politica di Parma.
La gioia dell’incontro è stata rinnovata dai tanti ricordi e dalle testimonianze di amici che ancora mantengono forte la fede e l’amore per la
nostra chiesa.
Graziano Vallisneri
CELEBRATO DALLE COMUNITÀ DEL BERCETESE
Festa per gli 80 anni di don Laurenti
I parrocchiani delle comunità del bercetese hanno festeggiato nei
giorni scorsi gli 80 anni di don Giorgio Laurenti che, nato a Berceto,
ha svolto gran parte del suo ministero in queste zone, conoscendo
e seguendo diverse generazioni e creando un clima di famiglia, dove si condividono momenti sereni e gioiosi e momenti più dolorosi
e drammatici. Don Giorgio, che ha una cura e un’attenzione speciale
per le persone ammalate (frequenti i suoi viaggi per venire a trovare i suoi parrocchiani quando sono ricoverati in Ospedale), è di casa anche nei pellegrinnagi unitalsiani a Lourdes.
RINGRAZIAMENTO DI UN PELLEGRINO
Sulla via Romea da Parma a Berceto
“Un pellegrino alla
porta dell’ospitale, un
pellegrino, un viandante sacro, una persona in cammino e in
ricerca. Una persona
in tutta la sua debolezza e fragilità di straniero, di persona che viene da lontano, stanco
per il viaggio. Una persona con occhi pieni di
sole e di vento che lungo la strada ha raccolto tante cose e si è liberto di altre.
Un ospitaliere: colui che attende; sa che prima o poi passerà qualcuno. Non sa quando, non sa il giorno e neanche l’ora. Può essere al
culmine del giorno o della sera, ormai a notte. Sa che passerà qualcuno perché lui si è messo sulla strada, come il pellegrino. A differenza del pellegrino che si sposta, l’ospitaliere si è messo in un punto ben preciso dove sa
che il suo stare sarà
necessario, sarà utile,
sarà servizio... il cammino del pellegrino
incrocia quello dell’ospitaliere ... è l’incontro di due persone entrambe in cammino...”.
... e come sarebbero
state queste splendide
giornate senza la fraterna accoglienza delle comunità che ci hanno atteso, accolto e servito? Soprattutto a queste comunità, come a tutti i compagni di cammino, voglio portare ancora il mio ringraziamento, in attesa di ritrovarci in un nuovo cammino di ricerca. (Saverio Borrini)
IN LUGLIO 2 CORSI A VILLA SANTA MARIA
Alla scoperta della meditazione
L’associazione Centro di Formazione alla meditazione Cristiana prpone due itinerari di meditazione cristiana profonda. “Oggi, come
sempre e più di sempre, sentiamo la nostalgia e la chiamata ad essere più e meglio. per vivere nella Gioia la nostra vita.
La meditazione cos’è? Perché meditare? Come meditare? Quando
meditare? Dove meditare ? Su che cosa meditare?
I due itinerari ti daranno luce. Due mani ti accompagneranno: il Silenzio d’Ascolto e la Parola di Dio”.
Il primo corso sul Silenzio Mitigato (per chi inizia il cammino della
meditazione) si svolgerà dalle ore 18 del 29 luglio al 4 agosto dopo
colazione e sarà su: “La gioia cristiana: un dono da accogliere”. La
quota di iscrizione è di 50 euro mentre sono chiesti 225 euro per il
soggiorno.
Il secondo corso “silenzio completo” (per chi già pratica la meditazione) sarà sul tema “Il progetto spirituale crstiano” e si svolgerà invece dalle 18 del 4 agosto fino al 10 agosto dopo pranzo.La quota di
iscrizione è di 50 euro mentre sono chiesti 240 euro per il soggiorno.
Entrambi i corsi saranno accompagnati da suor Marisa Bisi, fdc e da
suoi collaboratori e si svolgeranno presso la casa di spiritualità Villa Santa Maria di Fornovo.
Per informaszioni si può contattare suor Marisa (tel. 06-33234017 [email protected]). Per iscrizioni: Francesco 380.3317962 oppure Claudia ([email protected]).
Ogni corso va seguito per intero.
ApertodalVescovol’annogiubilareperil150°dellafondazionedelleChieppine
Parma è attraversata dal torrente che, da sempre, l’ha divisa in due: l’Oltretorrente (Dedlà da l’aqua) era (è?) zona abitata da poveri. Nel testo che
segue diviene metafora di ogni frontiera da attraversare, perché il carisma
delle Piccole Figlie possa sprigionare tutta la propria vitalità, affondando di nuovo le radici in quell’acqua che straripò e divenne richiesta di
aiuto per Anna Micheli e le sue sorelle. Esse, insieme a don Agostino Chieppi, prete piacentino incardinato a Parma, il 14 aprile 1865 diedero vita ad
una piccola comunità che oggi vive anche in altre diocesi italiane, in Congo, Cile, Perù e Svizzera.
Oltre. Andare oltre, dove c’è un appuntamento con un piccolo lembo di
storia.
Volti. Oltre l’acqua. Abbiamo cominciato così: una piena del Parma, uno
scialle che avvolge, un amore che scalda.
Dedlà da l’aqua. Il quartiere dei poveri. Ci abbiamo messo una scuola,
una casa, una famiglia: Casa-Famiglia. La poca acqua del torrente cittadino è divenuta, negli anni, un oceano da attraversare: altri appuntamenti. Altri volti. Oltre quale acqua, oggi, il nostro appuntamento?
Dedlà da l’aqua
Come di ritorno dai grandi Laghi, dall’oceano… Noi, come di ritorno, con
un dialogo nuovo: dedlà da l’aqua i volti di quei fratelli. Sono lì.
Piccole comunità, disarmate: uno scialle che avvolge: l’ultima cosa che
raccomando è l’amore. Le mie figlie… tutto amore… (Don Chieppi)
Una formazione che impari i linguaggi: le lingue, le culture: italiana, cilena congolese, peruana, svizzera…
Piccole comunità pilota, che si spingano oltre l’acqua. Comunità, non
singole sorelle. Che sappiano cantare la liturgia, pregare la vita. I giovani amano la musica, non si può far formazione senza musica. Musica è
armonia. Eleganza. Equilibrio. Misura. Ritmo.
Comunità qui, a Parma, in Italia, coraggiose. Non solo oltre gli oceani. Ci
sono emergenze acute. La crisi. Starci dentro. Con l’eleganza della musica, che lenisce ed innalza.
Starci con stile alto, senza sciatterie. Sorelle attente, eleganti nella sobria
povertà. Comunità curate, belle di fiori. Aperte. Luminose.
Lì lo spazio di Dio, lo spazio del fratello. La vocazione condivisa. Dedlà
da l’aqua.
Sr Tilla Brizzolara
COMUNITÀ IN DIOCESI
«Cosa sarebbe la Chiesa di
Parma senza le Piccole Figlie?»
U
n’assemblea numerosa si è
ritrovata, domenica pomeriggio, nella Cripta della
Cattedrale per condividere con le
Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, il rendimento di grazie
per i 150 anni di vita e di storia della Congregazione, nata proprio qui
a Parma, il 14 aprile 1865. Una storia vissuta, raccontata, che si dipana nell’oggi, ma anche – come è stato ricordato nel saluto iniziale “tutta da costruire, da inventare e
da ricevere dalle mani del Signore”.
Storia attuale, anche per le intuizioni profetiche del fondatore, don
Agostino Chieppi, che fin dall’inizio ha voluto associare alla famiglia
religiosa anche una componente
laicale. Strada percorsa e strada ancora da percorrere, secondo l’invito
di don Agostino Chieppi: «Camminate; camminate con i tempi! Il libro del mondo sua il luogo dove
continuerete a dare tutto». Inizio
dell’anno giubilare che, felicemente, ha coinciso con la solennità dei
santi Pietro e Paolo. Occasione –
come ha ricordato il Vescovo Enrico che ha presieduto la celebrazione – per pensare alla nostra vocazione, destandoci e prendendo la
distanza «dalla mediocrità che cresce bene nei compromessi che possiamo fare con il carattere, il temperamento, le abitudini, con la
Ufficio liturgico
La forza del rito
Collecchio: attività pastorale (3 sorelle); Felino-Noceto attività pastorale (5 sorelle); Palanzano: attività pastorale (4 sorelle); San Secondo: attività pastorale (sorelle 3); Soragna: attività pastorale (sorelle 4); Trecasali: attività pastorale (sorelle 3); Misurina: attività pastorale (2 sorelle).
Parma: Casa madre e curia generalizia (sorelle 48); accoglienza vocazionale, via B. Longhi (3 sorelle); scuola Casa-Famiglia (sorelle 4); Centro pastorale diocesano (sorelle 2); “la Tenda”, via Cima Palone, attività
pastorale e servizio presso le parrocchie di Arola-Casatico- PanocchiaTorrechiara (sorelle 2); Hospital “Piccole Figlie” (sorelle 8); Casa di riposo
“Villa Chieppi” (sorelle 52); Scuola-materna San Leonardo e attività pastorali (sorelle 6); Comunità educativo-assistenziale “Santa Maria” in Vigheffio (sorelle 11); Villa S. Ilario in Porporano, attività accoglienza pastorale (sorelle 4).
mentalità del tempo di oggi e con il
peccato che — come aria sottile —
rischia di penetrare ovunque». E’
stato poi il dialogo tra il Signore Gesù e Simon Pietro a guidare la riflessione. A partire dalla domanda
posta da Gesù: “la gente chi dice
che io sia’”. «Domanda che percorre
i secoli e le coscienze, ancora oggi
ripetuta in modo esplicito se la gente si trova davanti una comunità viva». Domanda ripetuta anche in altre forme, sul senso della vita o che
esprimono una richiesta di aiuto.
«Domanda raccolta da don Agostino Chieppi e da Anna Micheli, giovane ricca solo di carità». Domanda che si intreccia e fa risuonare la
risposta di Pietro. “Tu sei il Cristo”;
risposta diventata vita, dono
nelle Piccole
Figlie che, come Maria, la
testimoniano
nell’umiltà,
nell’annuncio
del vangelo,
nell’educazione, nell’assistenza..., qui e
fino agli estremi confini della terra. Riconoscimento e
professione di fede in cristo, cui si
associa “il riconoscimento dei segni dei tempi, in un discernimento
fatto insieme dalla comunità”. Infine
ancora lo sguardo su Pietro e Paolo,“diversi ma uniti per la missione”:
immagine della Chiesa, delle comunità cristiana, delle comunità religiose. Diversità paragonata ad una
vetrata policroma, che fa trasparire
la luce, e chiede continuo movimento e dinamicità per non diventare opaca. Pietro e Paolo uniti anche nella persecuzione per il vangelo, come altri apostoli. «Mi piace
pensare come questi eventi siano
stati letti dal cuore di Maria. C’è nella Chiesa un cuore che soffre, che
freme, che offre, per la Chiesa, per
gli apostoli. E questo è certamente il
cuore di ogni persona consacrata».
Al grazie, il Vescovo ha unito due
domande consegnate alla preghiera: «Cosa sarebbe la Chiesa di Parma senza le Piccole Figlie, senza le
persone consacrate? E cosa sarebbe
la città?». Grazie ripetuto dalla Madre generale, suor Alfonsina Mazzi,
che ha chiesto di essere aiutate a vivere nella fedeltà al carisma. Consapevoli che l’anno giubilare che
inizia è dono e responsabilità, che
chiede di guardare con riconoscenza al passato per vivere e costruire il
presente e il futuro.
chiesa
Dedlà da l’aqua
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QUALE CANTO
NELLA LITURGIA
Seconda parte dell’intervista a padre Giovanni Maria Rossi realizzata dalla rivista
“Voix Nouvelles” poco prima della sua morte,
avvenuta il 7 febbraio 2004.
GRUPPI DI APPARTENENZA…
E L’ASSEMBLEA?
Padre Rossi, il popolo cristiano ama ancora cantare, oppure ha perso il senso del
canto comunitario, soprattutto a causa di una
musica sempre presente, ma che per lo più ci si
accontenta di ascoltare?
La patria del bel canto era proprio quella dell’opera lirica e della canzone, ispirata alle romanze d’opera. Oggi, è diventata quella della mescolanza.
Per ciò che riguarda il popolo cristiano, dobbiamo
prima di tutto chiederci di quale popolo si tratti.
Con la riforma liturgica, il popolo che prima cantava Mira il tuo popolo, vale a dire l’attuale popolazione anziana, continua a cantare il proprio repertorio, più o meno. Le persone di età media, andando dietro alla comunità, canticchiano qualche
canto post-conciliare, o tacciono. I giovani, in genere, si dividono secondo le appartenenze: membri di Comunione e Liberazione, dei Focolari, del
Rinnovamento nello Spirito, del movimento neocatecumenale, e cantano cose create abitualmente dentro il contesto del loro gruppo. Da qui la rinascita dei cori, che spesso “mangiano” ancora
tutti i canti della celebrazione. Tuttavia - ed è una
vera consolazione - stanno nascendo comunità in
cui vengono rispettati i ruoli, anche per ciò che riguarda il canto dell’assemblea celebrante. E questo genera un buon dialogo presidente - ministro
- assemblea - solisti - coro. Alcuni compositori accettano volentieri di collaborare con queste co-
munità; comincia così a nascere un repertorio che,
io penso, potrà lentamente prendere piede. Dobbiamo sperare in una forte azione dello Spirito.
Come armonizzare, in una celebrazione, lode e
contemplazione, canto espressivo, preghiera
vocale e silenzio?
Scrivo molta musica, ma credo che non ci sia niente di più musicale del silenzio! Sia perché il silenzio assoluto non esiste (a parte quello di una stanza insonorizzata), sia perché il silenzio è carico di
suoni, interiori ed esterni, non fatti da mano d’uomo. Soffro se una celebrazione è fatta soltanto di
suoni, parole e canti. Ci sono persone, si direbbe,
che hanno paura del silenzio. Come mi piacciono
le pause! Anche nella composizione di un inno o
di un’acclamazione, una serie di pause assume un
particolare valore, perché dà senso all’attesa dell’
“esplosione” che seguirà. Quanti silenzi impregnati di vera musica!
Possa sempre essere così! Come sarebbe ricco e
completo un “compositore-interprete” che sapesse equilibrare lode e contemplazione! E quanto ne
guadagnerebbe la liturgia! E non è questa, forse, la
strada giusta perché il Mistero pasquale di Cristo
sia veramente celebrato?
(2. fine)
4 LUGLIO 2014
LE PICCOLE FIGLIE A PARMA
INTERVISTA
MarianitaMontresor:dallasessionecheriuniscecristianididiversechieseaidialoghidipapaFrancesco
La cura della vita nel comando dell’amore
Dal27luglioal2agostolaformazioneecumenicaSaeaPaderno(Tv)
fedi
D
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opo la 50° edizione
sul mandato dell’evangelizzazione, la
sessione 2014 di formazione
ecumenica del Segretariato
attività ecumeniche ritorna
dal 27 luglio al 2 agosto all’Istituto Filippin di Paderno del
Grappa (TV), sul tema “Ama
il prossimo tuo come te stesso. (Lv 19, 18) La vita in relazione: prospettive etiche”.
Alle pendici del monte che è
tra i luoghi della memoria
della guerra di cui si commemora quest’anno il centenario, cristiani e cristiane cattolici, valdesi, metodisti, battisti, ortodossi, avventisti, con
qualche ebreo e musulmano,
dialogheranno a partire dal
comando dato da Dio a Mosé.
Un approccio che sottrae il tema a una visione moralistica
consolidata e lo pone come
esigenza dell’amore che Dio
nell’Alleanza mai revocata
consegna all’umanità. Perciò,
come dice il sottotitolo, è la
vita in relazione ad essere posta all’attenzione. In una forma aperta ogni anno a forme
e presenze nuove, il tema,
molto dibattuto e spesso soggetto a polarizzazioni tra credenti e diversamente credenti e pure all’interno del cristianesimo, sarà esaminato
all’incrocio tra l’etica della responsabilità e le acquisizioni
delle neuroscienze e la ricerca bioetica. I lavori sono racchiusi tra la preghiera e la meditazione mattutina tenuta da
pastori e laici cristiani ed
ebrei, e le celebrazioni litur-
CULTURE
giche confessionali ed ecumeniche prima di cena. Prima della notte serate in libertà, una proposta teatrale,
un incontro sulla catechesi
ecumenica e l’assemblea sulla sessione. Il tema principale, proposto attraverso interventi di teologi, biblisti, scienziati, filosofi, si espande in
nove gruppi di studio coordinati ecumenicamente, con riflessioni in diversi ambiti: le
Scritture, le famiglie, i comitati di bioetica, il lavoro, la società plurale, i rapporti di genere, l’accompagnamento
pastorale dei malati. Un gruppo particolare è quello del
teatro biblico, a cura dell’associazione Ilventointasca,
“spazio di esplorazione delle
relazioni tra Parola e azione”.
Partendo dalla sessione abbiamo sentito la presidente
Sae, Marianita Montresor.
• Da quale esigenza nasce la scelta del tema?
Innanzitutto nasce da un desiderio di completezza: concludere un ciclo sull’etica che
ha compreso nel 2011 il discutere insieme sull’etica fondamentale e i criteri che la
guidano, nella sessione
“Camminare in novità di vita
(Rm 6,4). In dialogo sull’etica”,
nel 2012 sull’etica sociale, nella sessione “Praticate il diritto
e la giustizia (Ger 22,3). Un
dialogo ecumenico sull’etica
sociale”, e ora l’altro ambito
delicatissimo e urgente dell’etica della persona che non
poteva mancare.
• Come vive un’associazione interconfessionale
il confronto sull’etica?
Questo è un punto significativo. L’ottica del confronto di
posizioni non è realmente
ecumenica e dovremmo
uscirne perché porta a chie-
dersi chi è il migliore e vince.
Occorre invece offrire ciò che
di più vitale ogni chiesa ha
elaborato, ciò che ha riflettuto su temi sensibili come
quelli della vita. Siamo chiamati a porci in un atteggiamento di ascolto molto rispettoso e molto attento per
cogliere cosa dell’altro può far
crescere tutti e aiutare a prendere decisioni sulla persona:
la vita, la morte e la cura, de-
cisioni estremamente problematiche su cui nessuno ha la
risposta già preconfezionata.
Noi crediamo di poterci aiutare gli uni gli altri accettando anche che alcune posizioni possano rimanere diverse.
Questo mi pare una conferma
del fatto che è possibile un
pluralismo etico, che non significa relativismo o accettazione di tutto e del contrario
di tutto ma, com’è assodato
IL PROGRAMMA
L
a 51a edizione della Sessione di formazione ecumenica
del Sae si terrà all’Istituto Filippin di Paderno del Grappa dal 27 luglio al 2 agosto. Interverranno la scrittrice Maria
Pia Veladiano, i teologi Giannino Piana, Paolo Benanti, Paolo Ricca, il filosofo Massimo Donà, la pedagogista Rosanna
Cima, lo psicoterapeuta Paolo Miorandi, il medico Ylenia
Goss. Meditazioni di Mino Chamla, Piero Stefani, Nino Piano, Sorin Bute, Gabriel Codrea. La sessione inizia e termina
con una celebrazione ecumenica. Carlo Roberto Maria Redaelli, vescovo di Gorizia, presiederà l’Eucarestia, il pastore
valdese Massimo Marottoli la Santa Cena, il presbitero Cristian Vasilescu i Vespri ortodossi. Nel gruppo ecumenico di
liturgia Marco Campedelli, Luca Maria Negro, Nicola Sfredda con Margherita Bertinat, Elda Possamai, Elza Ferrario.
Nei gruppi di studio Fulvio Ferrario, Giovanni Cereti, Amos
Luzzatto, Bruno Segre, Simone Morandini, Traian Valdman,
Mostafà El Ayubi, Alina Valentina Puflea. Attività per bambini e ragazzi. Iscrizioni fino al 19/7: [email protected]; 3735100524 ore 12-14, 16-17, 19-21.
che c’è un pluralismo biblico
nella narrazione della vita di
Cristo, vogliamo pensare che
sia possibile un pluralismo di
posizioni non necessariamente alternative.
• E’ possibile dialogare e
collaborare avendo posizioni diverse su temi così
importanti per le chiese?
Crediamo di sì partendo dal
rispetto profondo dell’altro.
Vorrei ricordare un’espressione che sentivo spesso sulla
bocca di Luigi Sartori che è
stato un grande maestro anche per il Sae: non sempre capiamo l’altro e ne condividiamo la posizione; non è detto
che dobbiamo arrivare a questo, però possiamo ascoltare
con attenzione e arrivare a dire: non sono ancora riuscito a
introiettare il suo orizzonte di
significato ma voglio cercare
di avvicinarmi e capire l’altro.
Credo che sia il modo più corretto e che ci aiuta a capirci.
L’obiettivo non è l’uniformità
e l’unicità di posizioni, ma
l’arricchirci a vicenda.
• Siamo alla 51a sessione, quasi un giro di boa,
con che spirito ripartite?
Credo che lo stato d’animo
che ci anima sia soprattutto la
gioia di un cammino sempre
nuovo. Non si può quantificare e decidere prima: ci sono le
sorprese di Dio che è ciò che
insieme possiamo fare. Dobbiamo avere fiducia che si
possa andare avanti nonostante anche possibili fraintendimenti e difficoltà inevitabili proprio perché si è diversi. Penso sia possibile affrontare insieme e superarle.
La fiducia è anche perseveranza, che non è facile perché
il dialogo non è facile anche
se è molto bello; questa è pure la storia del cammino ecu-
menico. Non crediamo che
sia tutto liscio ma c’è l’entusiasmo che viene dalla fede e
dalla ricerca di camminare
insieme verso il Signore.
• La presenza del Vescovo di Roma, Francesco,
ha avuto effetti e quali
sulla vita ecumenica?
Ha avuto effetti molto benefici, soprattutto un ecumenismo dei gesti particolarmente efficace proprio perché il
papa ha saputo fare tanti gesti, piccoli e grandi, che dicono un’apertura all’altro senza
la pretesa di avere la risposta
giusta e un giudizio sull’altro
che diventa dirimente. Un atteggiamento di ascolto che mi
pare incarnato bene in alcune
sue risposte: “ascolto l’altro
con attenzione e rispetto, non
sono io che posso giudicarlo”.
Credo che con la fiducia, il
non giudizio, l’ascolto abbia
in qualche modo conquistato anche le altre chiese.
• Cosa pensa degli incontri in Israele e Palestina tra Francesco e gli altri leader religiosi?
Gli incontri con figure significative di altre chiese ripercorre una strada già iniziata da
Giovanni XXIII, Paolo VI, Benedetto XVI: quella di ritrovarsi insieme verso la meta. Il
pellegrinaggio di fine maggio
in Palestina e Israele e la preghiera in Vaticano dell’8 giugno sono stati la ripresa di un
cammino che conduce verso
l’unità del genere umano. In
questo le persone religiose
hanno una particolare responsabilità. Credo quindi
che questi incontri testimonino l’avere capito insieme che
è urgente impegnarsi insieme
per l’unità del genere umano.
niali ebraici attraverso il tempo; ricostruire le reti di relazioni, produzione ed attraversamento del territorio da parte di persone, beni, idee, conoscenze riportabili al contesto
ebraico; confrontare gli esiti
dei vari approcci disciplinari
per dare vita ad una lettura
complessiva del quadro storico, culturale e territoriale che
si è prodotto nel quadro della
copresenza ebraico-cristiana
nelle epoche considerate; ricostruire la geografia profonda
della convivenza ebraico-cristiana in Italia ed in Europa».
Nel suo intervento Pier Francesco Fumagalli, vice prefetto della Veneranda Biblioteca
Ambrosiana di Milano e direttore della classe di studi sul
Vicino Oriente, si è soffermato sull’importanza che nel
parmense ebbe la presenza
ebraica che, come in altre zo-
ne, diede un impulso alla vita
sociale, economica e culturale. Lo studio dei manoscritti
ebraici, ha aggiunto lo studioso, testimonia sempre più la
ricchezza della vita culturale
ebraica, «sia nelle sue caratteristiche più proprie espresse
negli studi biblici, talmudici o
halakhici, sia nei suoi rapporti, talora di osmosi o talora
conflittuali, con la società circostante. La ricerca, il restauro, la ricostituzione, anche digitale, di queste biblioteche
sommerse costituisce un contributo essenziale alla memoria storica e innalza un monumento ai valori spirituali
perenni dell’ebraismo e dell’umanità». Il catalogo della mostra è reperibile al Parma
Point, alla Fiaccadori e alla
Bancarella; a breve in uscita
gli atti del convegno.
L. C.
Laura Caffagnini
InaugurataallaBibliotecaPalatinaconunconvegnointernazionaledistudi
I frammenti ebraici, memoria ritrovata
LamostraHebraicaparmensiasuirepertidell’ArchiviodiStato
4 LUGLIO 2014
N
ella Galleria Petitot
della Biblioteca Palatina di Parma sono in
mostra fino al 14 agosto e poi
dall’1 al 12 settembre i “gioielli” ritrovati recentemente durante operazioni di trasloco di
parti dell’Archivio di Stato di
Parma: frammenti di manoscritti ebraici ora esposti accanto a preziosi manoscritti
del Fondo De Rossi della Palatina — tra le collezioni
ebraiche più importanti d’Europa — che contengono brani della Bibbia, della Mishnà,
dell’Halakhà, midrashim e testi liturgici a cui i frammenti
corrispondono.
L’inaugurazione della mostra,
il 15 giugno scorso, è stata
l’occasione per svolgere un
convegno internazionale, denominato “Hebraica Parmensia. Da molti luoghi e
molti tempi: frammenti di
memoria ritrovata” e dedicato alla memoria di Giuseppe
Baruch Sermoneta, iniziatore
negli anni ’70 del Novecento
della ricerca di frammenti
ebraici di manoscritti in biblioteche e archivi.
L’evento è frutto di una feconda collaborazione tra l’Associazione Amici dell’Università di Gerusalemme, l’Archivio di Stato di Parma, la Biblioteca Ambrosiana, la Biblioteca Palatina, il Museo
Bodoniano e l’Institute of Microfilmed Hebrew Manuscripts della Biblioteca Nazionale d’Israele. Sono intervenuti, accanto a Pier Francesco
Fumagalli della Biblioteca
Ambrosiana di Milano e Lucia Masotti, docente all’Università di Verona, diversi studiosi israeliani della Biblioteca nazionale di Israele, del-
l’Università ebraica di Gerusalemme e dell’Istituto di studi giudaici Schechter di Gerusalemme. Ha fatto da spartiacque tra il convegno e l’inaugurazione della mostra
un concerto di musiche
ebraiche dell’Ensemble Salomone Rossi.
«All’Archivio di Parma abbiamo scoperto decine di frammenti rari di manoscritti
ebraici medievali, in parte di
importanza notevole, che erano stati avviati alla distruzione in seguito alle disposizioni
ecclesiastiche relative alla
confisca e distruzione dei Talmud, cui era seguita la distruzione di molte altre opere, solo perché redatte in caratteri
ebraici» spiega Lucia Masotti (nella foto), tra gli ideatori
della campagna di ricerca
d’archivio avviata due anni fa
e sostenuta dall’Archivio di
Stato di Parma, dagli Amici
dell’Università di Gerusalemme, dalla Biblioteca Ambrosiana e dall’Institute of Microfilmed Hebrew Manuscripts della Biblioteca Nazionale d’Israele. Insieme all’ar-
chivista Valentina Bocchi,
Masotti è anche protagonista
del ritrovamento dei frammenti nei faldoni d’archivio
dell’Archivio di Stato di Parma. «Essendo i libri scritti su
pergamena pregiata, spesso
ne venivano trattenute pagine
che venivano riutilizzate, soprattutto nei secoli XVI e XVII,
come copertine o per rilegare
documenti d’archivio o di libri. A Parma abbiamo trovato diverse decine di queste copertine nei faldoni d’archivio.
Una scoperta importante se si
pensa che in una ricerca analoga svolta in una vasta zona
della Sardegna avevamo trovato solo un frammento. Alcuni frammenti costituiscono un
unicum, come un frammento
di Talmud e altri che ci hanno
permesso di anticipare di due
secoli la datazione di un’opera
e anche di conoscere un testo
poetico ancora ignoto».
La linea di ricerca adottata,
interdisciplinare e comparativa — spiega Masotti —
«vuole indagare la materialità, il valore d’uso ed il valore
simbolico dei beni patrimo-
Basta indifferenza
S
tiamo troppo bene,
nonostante la crisi, e
abbiamo - non tutti, è
vero - la pancia piena, così
che il benessere ci rende
“insensibili alle grida degli
altri”: è la “globalizzazione
dell’indifferenza” che Papa
Francesco denunciava giusto un anno fa, l’8 luglio
2013, nella sua visita a Lampedusa, sconvolto lui stesso
dal dramma dei migranti
africani che continuamente perdono la vita nel Mediterraneo. Il pontefice intendeva “scuotere le coscienze”; ma le conseguenti decisioni politiche per prendere di petto il problema
non sono arrivate. Neanche
stavolta. Tanto che ancora
in questo fine giugno 2014
si conta l’ennesima tragedia
(si è scritto troppe volte “ennesima”), con una trentina
di cadaveri consegnati all’Europa dall’ennesimo barcone della morte.
Nei primi sei mesi dell’anno
sono 60mila le persone (di
questo si tratta, persone) in
qualche modo approdate
sulla sponda nord del “mare nostrum”, sorvegliato dall’operazione “Mare Nostrum” che, pur tra mille limiti strumentali, tende una
mano a chi cerca dalle nostre parti un impossibile Eldorado.
“Da oggi l’Italia è meno sola nel Mediterraneo”, aveva
detto - non senza elementi
ragionevoli - il premier Matteo Renzi venerdì 27 giugno
al termine del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e
di governo Ue avevano concordato di farsi carico programmaticamente, ma non
ancora solidalmente, del fenomeno migratorio. Se l’Italia sarà meno sola lo si vedrà nei prossimi mesi, nei
prossimi anni: per ora Renzi debutta come presidente
di turno Ue con l’ennesimo
- sempre quello - funerale
di anime disperate, fuggite
dalla loro terra sperando in
chissà che e illuse da chissà
chi.
Capiterà forse che l’operazione comunitaria Frontex
prenda il posto di “Mare
Nostrum”: ma serve ben altro. Serve sviluppo vero politico, economico, sociale, culturale - nei Paesi di
partenza; occorre la collaborazione Africa-Europa
per perseguire gli scafisti e
gli sfruttatori di ogni sorta;
urgono denaro e mezzi per
scandagliare tutto il mare e
tendere la mano a chi rischia di morirci e, poi, per
una prima accoglienza; e
necessitano accordi precisi
nell’ambito delle politiche
sui rifugiati e l’asilo, nonché
una equa e solidale ripartizione delle conseguenze e
dei costi del problema migratorio.
Scorciatoie non ce ne sono.
Le ennesime chiacchiere
non bastano più.
«Si respira ancora morte nel
Mediterraneo, mentre si avvicina l’8 luglio, giorno del
primo anniversario della visita di papa Francesco a
Lampedusa. I 30 morti rendono attuali le parole dell’omelia di Papa Francesco a
Lampedusa e le due domande bibliche che invitavano a
superare l’indifferenza: ‘Adamo dove sei? Caino, dov’è tuo
fratello?’». Lo ricorda Mons.
Gian Carlo Perego, Direttore
generale della Fondazione
Migrantes.
«Le nostre comunità non
possono rimanere indifferenti, l’Europa non può dimenticare i morti che continuano. Mare nostrum è stata
la prima grande risposta dell’Italia ai morti dell’ottobre
dello scorso anno: ora serve
un passo in avanti verso la ricerca di pace e di giustizia,
progetti di sviluppo che non
siano residuali nei Paesi di
provenienza dei migranti forzati. Serve uno scatto di democrazia con l’attenzione ai
diritti di persone che diversamente sono vittime di trafficanti, servono scelte politiche umanitarie. Ogni attesa,
ogni gesto di indifferenza si
trasforma irrimediabilmente
in nuove tragedie di cui non
possiamo non sentirci responsabili», conclude il Direttore della Migrantes.
Così si chiama uno degli scafisti recentemente
arrestati dalla polizia italiana e che ha raccontato il costo dei viaggi della speranza che partono dalla sponda sud del Mediterraneo per giungere in Sicilia.
Il biglietto può arrivare a 2500 euro cui devono
essere aggiunti, come scrive Avvenire, i costi degli “optional”. Il ponte superiore dei pescherecci, dove si sta più comodi e si ha il vento in faccia, costa tra i 200 e i 300 dollari extra. Cento euro per una porzione di sardine in scatola e un
paio di bottiglie d’acqua (è vietato salire sui barconi con provviste proprie!). Duecento per un
plaid con cui avvolgere i bambini. Altri duecento per non morire asfissiati in sala macchine.
Trecento per una telefonata d’emergenza con
l’apparecchio satellitare. Il giubbotto salvagente costa almeno altri 200 dollari. Facendo due
conti è facile arrivare, per la “prima classe”, oltre
i tremila euro. Niente sconti per i bambini che
anzi, se viaggiano da soli, pagano invece sino a
1.500 dollari in più. «E’ una responsabilità portarseli senza i parenti. L’importante è che viaggino senza documenti», ha spiegato El-Hamdi.
I trafficanti temono infatti di venire accusati di
rapimento dalle autorità dei paesi d’origine.
Una telefonata da satellitare costa 300 dollari
per meno di cinque minuti di conversazione.
Chi, giunto in Italia, ha poi bisogno di contatti
per essere poi trasportati fino al Nord Europa,
deve versare altri 1000 dollari.
In sintesi: con una media di tremila euro a persona un barcone con 300 sventurati frutta quasi un milione di euro. Pagamento anticipato a
prescindere dal successo del viaggio.
Le grandi tragedie sono sempre anche grandi
affari.
terra
Ennesimatragediainmare,urgeunarispostaforte
Dizionario delle globalizzazioni
Dinanzi ai cadaveri niente scorciatoie
KARIM EL-HAMDI
Aluisi Tosolini
Mons.Perego:«Lenostrecomunitànonpossonorimanereindifferenti.Orapassiinavanti»
IntervistaallagiuristafranceseAudeMirkovicsullarecentesentenzadellaCorteeuropeadeidirittidell’uomo
D
opo il caso-eutanasia di Vincent Lambert, la Francia è di
nuovo sotto i riflettori con
sentenze questa volta europee che pongono interrogativi e allertano di nuovo le
associazioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha
condannato la Francia perché la giustizia francese si è
rifiutata di trascrivere nei registri dello stato civile gli atti di nascita di bambini nati
all’estero ricorrendo alla
maternità surrogata (tecnicamente chiamata Gpa, meglio conosciuta come utero
in affitto). La Corte si è
espressa rispondendo al ricorso che le era stato presentato da due coppie eterosessuali, i coniugi Mennesson e Labasse. Entrambe si
erano recate negli Stati Uniti per accedere alla tecnica
della Gpa che la legge francese, e in particolare la legge
Toubira sul cosiddetto “mariage pour tous”, tuttora impedisce. Dalla Gpa sono nati tre bambini per i quali la
legge francese non ha riconosciuto la filiazione. La prima a sollevare dubbi sulla
sentenza di Strasburgo è stata Aude Mirkovic: è docente
di diritto privato all’Università di Evry ed è la portavoce
dell’associazione “Juristes
pour l’enfance” che riunisce
nella comune aspirazione di
difendere i bambini, magistrati, avvocati, docenti universitari. «Condonare l’uso
della Gpa — dice con fermezza — significa condannare molti altri bambini ad
essere ordinati, fabbricati,
consegnati. Che siano poi
amati, non cambia la natura
intrinsecamente perversa
della Gpa che rende il bambino un oggetto che si può
ordinare e consegnare in
cambio di soldi».
• La Corte europea dice
che i coniugi Mennesson si occupano delle
loro gemelle come dei
veri genitori fin dalla loro nascita e che i quattro
vivono insieme come
una vera famiglia. Dove
è il problema?
Il problema è che con la sua
decisione la Corte europea
di Strasburgo invia un messaggio molto chiaro: potete
far fabbricare un bambino
in qualsiasi modo. Certo il
fatto che poi questo bambino venga cresciuto in una fa-
miglia normale, in qualche
modo farà chiudere gli occhi
sulle condizioni con le quali lo si è ottenuto. In altre parole, i cosiddetti interessi del
bambino vengono utilizzati
per convalidare la violazione dei suoi diritti fondamentali. È una decisione
molto grave che alimenterà
purtroppo il mercato e il
traffico di bambini e una
volta che i bambini vengono
cresciuti in Europa, la giustizia dovrà necessariamente
chiudere gli occhi. Le persone che soffrono per non poter avere figli, hanno sicuramente buone intenzioni. Ma
è proprio questo il motivo
per cui la legge deve rimanere garante degli interessi
dei bambini, anche contro i
desideri stessi di cui sono
oggetto.
• Ritenete che la decisione della Corte possa
condurre la Francia a
un riconoscimento implicito delle madri in affitto? È cioè una sorta di
legalizzazione implicita
della Gpa “dall’alto”?
Questa decisione non richiede direttamente alla
Francia o a qualsiasi altro
Stato di legalizzare la Gpa.
Questa decisione vieta di
sanzionarla qualora la Gpa
venga fatta all’estero. Da un
male però si può trarre un
bene: questa decisione rende ancora più evidente che
gli Stati devono intrapren-
dere misure efficaci per
combattere a priori l’accesso alla Gpa, ed evitare che i
francesi facciano ricorso a
questa pratica all’estero.
Perché una volta che i bambini sono nati e che le donne
sono state usate come macchine di riproduzione, non
vi è alcuna altra soluzione,
sia per il bambino sia per la
madre surrogata e sia la famiglia. Dobbiamo quindi
agire prima, per evitare che
le donne e i bambini siano
sottoposti a questi trattamenti, adottando sanzioni
penali che impediscano il ricorso alla Gpa, anche quando questa è eseguita all’estero.
• La legge Toubira nega
l’accesso alle pratica
Pms e Gpa. La decisione
della Corte di Strasburgo può avere delle conseguenze sulla legislazione francese?
La decisione della Corte non
ha alcun effetto diretto sulla
Procreazione medicalmente assistita o sulla maternità
surrogata per le coppie dello stesso sesso. Ma i francesi
in questa situazione sono
incoraggiati dalla Corte europea ad andare all’estero
per ricorrere da una parte
alla procreazione medicalmente assistita permettendo alle donne di avere figli
senza un padre, e dall’altra
alla gestazione per altri (utero in affitto) permettendo
agli uomini di avere figli senza una madre. La Corte incoraggia ad andare all’estero
per aggirare la legislazione
francese impunemente.
• Come reagire quindi a
livello nazionale?
La Francia deve essere ferma nel proposito di proteggere i bambini contro queste pratiche che li privano
deliberatamente di un genitore, in violazione dei diritti
proclamati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui
diritti del fanciullo. Ma il governo francese non vuole
protegge i bambini ed ha
annunciato che non farà ricorso contro questa decisione ingiusta, che ci costringe
ad accettare una Gpa poiché
ha avuto luogo all’estero. Ciò
che sorprende è che la Corte europea dei diritti dell’uomo è diventata paradossalmente un ostacolo alla
tutela dei diritti umani e in
particolare dei bambini. Si è
messa cioè a servizio del diritto al bambino, in violazione dei diritti dei bambini. Si
dovrà senza dubbio denunciarlo se vogliamo, ancora
una volta, proteggere i bambini!
Maria Chiara Biagioni
4 LUGLIO 2014
Dalla Corte di Strasburgo può arrivare un via libera alle 15
maternità surrogate, dimenticando i diritti dei bambini
MAGISTERO
DEL PAPA
Nel mese di luglio sono sospese le udienze del mercoledì. Pubblichiamo le parole
che papa Bergoglio ha pronunciato in Santa Maria in Trastevere lo scorso 15 giugno
Il Papa a Sant’Egidio: «Andate avanti su
questa strada: preghiera, poveri e pace»
terra
C
16
ari amici,
vengo a visitare la
Comunità di Sant’Egidio qui a Trastevere, dove
è nata. Grazie della vostra
calorosa accoglienza!
Siamo raccolti qui attorno a
Cristo che, dall’alto del mosaico, ci guarda con occhi
teneri e profondi, insieme
con la Vergine Maria, che
cinge con il suo braccio.
Questa antica basilica è diventata luogo di preghiera
quotidiana per tanti romani
e pellegrini. Pregare nel centro della città non vuol dire
dimenticare le periferie
umane e urbane. Significa
ascoltare e accogliere qui il
Vangelo dell’amore per andare incontro ai fratelli e alle sorelle nelle periferie della città e del mondo!
Ogni chiesa, ogni comunità
è chiamata a questo nella vita convulsa e a volte confusa
della città. Tutto comincia
con la preghiera. La preghiera preserva l’uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche
le nostre: il protagonismo
per cui tutto gira attorno a
sé, l’indifferenza, il vittimismo. La preghiera è la prima
opera della vostra Comunità, e consiste nell’ascoltare
la Parola di Dio – questo pane, il pane che ci dà forza,
che ci fa andare avanti – ma
anche nel volgere gli occhi a
Lui, come in questa basilica:
«Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire», dice il
Salmo (34,6).
Chi guarda il Signore, vede
gli altri. Anche voi avete imparato a vedere gli altri, in
particolare i più poveri; e vi
auguro di vivere quello che
ha detto il Prof. Riccardi, che
tra voi si confonde chi aiuta
e chi è aiutato. Una tensione
che lentamente cessa di essere tensione per diventare
incontro, abbraccio: si
confonde chi aiuta e chi è
aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l’abbraccio.
Nei poveri è presente Gesù,
il quale si identifica con loro.
San Giovanni Crisostomo
scrive: «Il Signore si accosta
a te in atteggiamento da in-
digente...» (In Matthaeum
Homil. LXVI, 3: PG 58, 629).
Siete e rimanete una Comunità con i poveri. Vedo tra
voi anche molti anziani. Sono contento che siate loro
amici e vicini. Il trattamento
degli anziani, come quello
dei bambini, è un indicatore
per vedere la qualità di una
società. Quando gli anziani
sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si
spengono senza affetto, è
brutto segno! Quant’è buona invece quell’alleanza che
qui vedo tra giovani e anziani in cui tutti ricevono e donano! Gli anziani e la loro
preghiera sono una ricchezza per Sant’Egidio. Un popolo che non custodisce i
suoi anziani, che non si
prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro,
un popolo senza speranza.
Perché i giovani – i bambini,
i giovani – e gli anziani portano avanti la storia. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, è giusto. Gli anziani, dando loro la memoria. Ma quando una società
perde la memoria, è finita, è
finita. E’ brutto vedere una
società, un popolo, una cultura che ha perso la memoria. La nonna novantenne
che ha parlato – brava! – ci
ha detto che c’era questo ri-
Dai poveri e dagli anziani si inizia a
cambiare la società. Gesù dice di sé stesso:
«La pietra che i costruttori hanno scartato è
diventata la pietra d’angolo». Anche i poveri
sono in qualche modo ”pietra d’angolo” per
la costruzione della società. Oggi purtroppo
un’economia speculativa li rende sempre più
poveri, privandoli dell’essenziale, come la
casa e il lavoro. Chi vive la solidarietà non lo
accetta e agisce. E questa parola,
“solidarietà”, no è una parolaccia. No!
E’ una parola cristiana, la solidarietà!
corso allo scarto, questa cultura dello scarto. Per mantenere un equilibrio così, dove
al centro dell’economia
mondiale non ci sono l’uomo e la donna, ma c’è l’idolo denaro, è necessario scartare cose. Si scartano i bambini: niente bambini. Pensiamo soltanto alla quota di
crescita dei bambini in Europa: in Italia, Spagna, Francia… E si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro
ai quali c’è un’eutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello
che non serve si scarta.
Quello che non produce si
scarta. E oggi la crisi è tanto
grande che si scartano i giovani: quando pensiamo a
questi 75 milioni di giovani
dai 25 anni in giù, che sono
”né-né”: né lavoro, né studio. Sono senza. Succede
oggi, in questa Europa stanca, come ha detto lei. In
questa Europa che si è stancata; non è invecchiata, no,
è stanca. Non sa cosa fare.
Un mio amico mi faceva una
domanda, tempo fa: perché
io non parlo dell’Europa. Io
gli ho fatto una trappola, gli
ho detto: ”Lei ha sentito
quando ho parlato dell’Asia?”, e si è accorto che era
una trappola! Oggi parlo
dell’Europa. L’Europa è
stanca. Dobbiamo aiutarla a
ringiovanire, a trovare le sue
radici. E’ vero: ha rinnegato
le sue radici. E’ vero. Ma
dobbiamo aiutarla a ritrovarle.
Dai poveri e dagli anziani si
inizia a cambiare la società.
Gesù dice di sé stesso: «La
pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la
pietra d’angolo» (Mt 21,42).
Anche i poveri sono in qualche modo ”pietra d’angolo”
per la costruzione della società. Oggi purtroppo un’economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell’essenziale, come la casa e il lavoro. E’
inaccettabile! Chi vive la solidarietà non lo accetta e
agisce. E questa parola ”solidarietà” tanti vogliono toglierla dal dizionario, perché
a una certa cultura sembra
una parolaccia. No! E’ una
parola cristiana, la solidarietà! E per questo siete famiglia dei senza casa, amici
delle persone con disabilità,
che esprimono – se amati –
tanta umanità. Vedo qui
inoltre molti ”nuovi europei”, migranti giunti dopo
viaggi dolorosi e rischiosi.
La Comunità li accoglie con
premura e mostra che lo
straniero è un nostro fratello
da conoscere e da aiutare. E
questo ci ringiovanisce.
Da qui, da Santa Maria in
Trastevere, rivolgo il mio saluto a quanti partecipano alla vostra comunità in altri
Paesi del mondo. Incoraggio
anche loro ad essere amici
di Dio, dei poveri e della pace: chi vive così troverà benedizione nella vita e sarà
benedizione per gli altri.
In alcuni Paesi che soffrono
per la guerra, voi cercate di
tenere viva la speranza della
pace. Lavorare per la pace
non dà risultati rapidi, ma è
un’opera da artigiani pazienti, che cercano quel che
unisce e mettono da parte
quel che divide, come diceva san Giovanni XXIII.
Occorre più preghiera e più
dialogo: questo è necessario. Il mondo soffoca senza
dialogo. Ma il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identità. Io non
posso fare finta di avere
un’altra identità per dialogare. No, non si può dialogare
così. Io sono con questa
identità, ma dialogo, perché
sono persona, perché sono
uomo, sono donna e l’uomo
e la donna hanno questa
possibilità di dialogare senza negoziare la propria identità. Il mondo soffoca senza
dialogo: per questo anche
voi date il vostro contributo
per promuovere l’amicizia
tra le religioni.
Andate avanti su questa
strada: preghiera, poveri e
pace. E camminando così
aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società – che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza –, a
far crescere l’amicizia al posto dei fantasmi dell’inimicizia e dell’indifferenza.
Il Signore Gesù, che dall’alto
del mosaico abbraccia la
sua Santissima Madre, vi sostenga ovunque e vi abbracci tutti assieme a lei nella
sua misericordia. Ne abbiamo bisogno, ne abbiamo
tanto bisogno. Questo è il
tempo della misericordia.
Prego per voi, e voi pregate
per me! Grazie.
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Libreria Editrice Vaticana
LE PAROLE ALL’ANGELUS DI DOMENICA 29 GIUGNO, SOLENNITÀ DEI SANTI PIETRO E PAOLO
4 LUGLIO 2014
PietroePaolosisonolasciatitrasformaredaDio
C
ari fratelli e sorelle, buongiorno!
Fin dai tempi antichi la Chiesa di Roma celebra gli Apostoli Pietro e Paolo in un’unica festa il 29 giugno. La fede in
Gesù Cristo li ha resi fratelli e il martirio li ha
fatti diventare una sola cosa. San Pietro e San
Paolo, così diversi tra loro sul piano umano,
sono stati scelti personalmente dal Signore
Gesù e hanno risposto alla chiamata offrendo tutta la loro vita. In entrambi la grazia di
Cristo ha compiuto grandi cose, li ha trasformati. Simone aveva rinnegato Gesù nel
momento drammatico della passione; Sau-
lo aveva perseguitato duramente i cristiani.
Ma entrambi hanno accolto l’amore di Dio e
si sono lasciati trasformare dalla sua misericordia; così sono diventati amici e apostoli
di Cristo. Perciò essi continuano a parlare alla Chiesa e ancora oggi ci indicano la strada
della salvezza. Anche noi, se per caso cadessimo nei peccati più gravi e nella notte
più oscura, Dio è sempre capace di trasformarci, come ha trasformato a Pietro e a Paolo; trasformarci il cuore e perdonarci tutto,
trasformando così il nostro buio del peccato in un’alba di luce. Dio è così: ci trasforma,
ci perdona sempre, come ha fatto con Pietro
e come ha fatto con Paolo.
Il libro degli Atti degli Apostoli mostra molti tratti della loro testimonianza. Pietro, ad
esempio, ci insegna a guardare i poveri con
sguardo di fede e a donare loro ciò che abbiamo di più prezioso: la potenza del nome
di Gesù. Questo ha fatto col paralitico: gli ha
dato tutto quello che aveva, cioè Gesù.
Di Paolo, viene raccontato per tre volte l’episodio della chiamata sulla via di Damasco,
che segna la svolta della sua vita, marcando
nettamente un prima e un dopo. Prima era
un acerrimo nemico della Chiesa. Dopo,
mette tutta la sua esistenza a servizio del
Vangelo. Anche per noi l’incontro con la Parola di Cristo è in grado di trasformare la nostra vita. Non è possibile ascoltare questa Parola e restare fermi al proprio posto, restare
bloccati sulle proprie abitudini. Essa ci spinge a vincere l’egoismo che abbiamo nel cuore per seguire decisamente quel Maestro che
ha dato la vita per i suoi amici. Ma è Lui che
con la sua parola ci cambia; è Lui che ci trasforma; è Lui che ci perdona tutto, se noi
apriamo il cuore e chiediamo il perdono. (...)
Allarmantiidatidel“RapportoGiovani”dell’IstitutoToniolo.IntervistaallapsicologaAnnaOliverioFerraris
T
empi duri, per le ragazze del nostro Paese. Non è la scoperta
dell’acqua calda se al dato
già noto si aggiungono le ulteriori difficoltà delle giovani Neet (Not engaged in
Education, Employment or
Training). Un esercito che
tra ragazzi e ragazze conta
circa 2,4 milioni tra i 15 e i 29
anni - il 26% del totale - che
per il momento hanno perso
il treno dell’istruzione e si
trovano ai margini del mercato del lavoro. Con l’aggravante che la maggior parte di
loro il lavoro ha smesso pure di cercarlo. In questo universo, peraltro molto variegato e a rischio depressione
e disagio emotivo, le donne
sono più della metà, per la
maggioranza residenti al
Sud. Secondo il “Rapporto
giovani”, indagine condotta
dall’Istituto Toniolo in collaborazione con Ipsos, tra fine
2013 e inizio 2014 su un
campione di 2.350 19-29enni, questa fascia di ragazzi si
dichiara, a differenza dei
non Neet, “per nulla” o “poco” felice. Le giovani Neet,
rispetto agli omologhi maschi, hanno inoltre meno fi-
ducia nelle istituzioni e nelle persone e tendono di più
a isolarsi. Ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia
dello sviluppo all’Università
“La Sapienza” di Roma.
• È sorpresa che nella
generazione Neet siano
proprio le ragazze, da
sempre considerate più
intraprendenti e determinate dei maschi, ad
esprimere gli atteggiamenti più “rassegnati” e
“rinunciatari”, e a dirsi
più infelici?
No, perché in ragazze di
questa condizione ed età
l’incapacità di realizzare i
propri progetti di vita e il
conseguente senso di ‘fallimento’ possono essere avvertiti in maniera più totalizzante. La durezza della crisi
economica, il progressivo
deterioramento delle condizioni nel mercato del lavoro,
la mancanza di meritocrazia
a fronte di una cultura del
cosiddetto ‘appoggio’ e della
‘raccomandazione’, ancora
viva e vegeta nel nostro Paese, producono su maschi e
femmine effetti umani, sociali e psicologici devastanti
perché alimentano un clima
di sfiducia e disillusione, ma
per le ragazze la questione è
più complessa perché non
investe soltanto gli aspetti
lavorativi.
• Che cosa intende dire?
Dopo il senso di onnipoten-
za coltivato nell’infanzia che
a volte, spesso negli ambienti meno attrezzati culturalmente, sfocia in sogni e
ambizioni irrealistiche favorite, se non indotte, anche
dai media - e qui vorrei ricordare il paradosso della
scuola per veline istituita
qualche anno fa a Napoli
sotto la giunta Bassolino - le
ragazze si trovano ad affrontare una triplice ‘sfida’: la
realizzazione del progetto
scolastico-professionale, di
quello esistenziale-familiare, e il confronto tra la propria immagine e la proposta
di irraggiungibili modelli di
perfezione estetica. Una
pressione fortissima.
• Come dire che invece i
coetanei maschi si concentrano solo sul primo
obiettivo?
Le ragazze fanno i conti,
molto più dei ragazzi, con il
proprio orologio biologico.
Intorno ai 25 anni molte di
loro si dicono pronte ad impegnarsi in un progetto di vita serio e duraturo che richieda impegno e responsa-
bilità a più livelli, anche con
la nascita di un figlio, ma i
coetanei maschi non sono
per lo più sulla stessa lunghezza d’onda, non si sentono pronti e tendono a rinviare. Per molte ragazze,
l’impossibilità di attuare
questo progetto, insieme all’insuccesso scolastico o
professionale, viene percepita come inadeguatezza,
impotenza, fallimento; genera vergogna e porta al ripiegamento su se stesse. Poi
c’è il confronto, a volte crudele, con la propria immagine. Oggi viviamo in una società dell’apparenza e dell’apparire. Pensi solo alla diffusione del selfie! L’attenzione per la cura del proprio
aspetto non è mai stata così
presente, anche laddove
uno non se lo aspetterebbe
come in donne ‘impegnate’
quali le nostre ministre. La
sensazione di inadeguatezza su tutti questi tre fronti
può trasformarsi per una ragazza in un mix esplosivo di
angoscia, infelicità, isolamento.
• Come intervenire per
contrastare il fenomeno
dei Neet?
La prima risposta la dovrebbe dare la politica, applicandosi ai problemi reali di un
Paese impoverito e tornando ad occuparsi seriamente
dei giovani. Servono misure
non assistenziali, ma di sostegno al loro ingresso nel
mercato del lavoro e all’im-
prenditoria. Nel passaggio
dall’adolescenza
all’età
adulta i ragazzi hanno bisogno di ricevere fiducia. Frustrarne costantemente entusiasmo e capacità significa
ingenerare la convinzione di
non valere nulla.
• Che cosa possono fare
famiglia e scuola?
La famiglia italiana è davvero eroica, ma suggerirei ai
genitori di essere meno iperprotettivi. Il regalo più grande che possiamo fare ai nostri figli è l’indipendenza, e
questo si costruisce fin da
piccoli. Alla fine dell’adolescenza i ragazzi dovrebbero
uscire dalla condizione di figli, e se oggi mancano i presupposti perché questo avvenga, occorre almeno evitare che si ‘infantilizzino’
adagiandosi in un tran tran
che a volte fa comodo a tutti. Le bambine, nello specifico, dovrebbero essere trattate fin da piccole come i
maschi e incoraggiate a perseguire i propri obiettivi. La
scuola, e qui torniamo alla
politica, non deve più essere
considerata la cenerentola
del Paese. Se vogliamo sia il
luogo in cui i giovani trovano
alimento per la loro mente e
formazione davvero professionalizzante, occorrono investimenti coraggiosi. Serve
insomma una vera alleanza
politica-scuola-famiglia.
Giovanna Pasqualin
Traversa
terra
Lavoro, famiglia, immagine: i tre vertici del
triangolo dell’infelicità delle giovani italiane
17
Restanoalti,ancheseinflessione,gliindicisufamiglieeamici.Soloil20%sifidadeglialtri
Italiani: fiducia negli altri a “due velocità”
PubblicatodaCneleIstatilRapportosulbenessereequoesolidale
rappresentare lo stato dell’arte della società italiana
in modo più ampio del
semplicistico Pil, che come
affermava Robert Kennedy
dice tutto di una nazione
tranne quello che è veramente importante.
La fotografia che ci ritrae
mostra luci e ombre della
nostra socialità, espressa in
famiglia, nelle amicizie,
nella partecipazione alle
reti comunitarie.
In primo luogo c’è una leggera flessione nella soddisfazione per le relazioni familiari, per tradizione positive in Italia: in un anno calano quelli che si dichiarano molto soddisfatti dal
36,8% al 33,4%, compensati dagli abbastanza soddi-
sfatti, 56,8% contro 54,2%,
e dai poco soddisfatti 6,4%
contro il 5,7%. Un simile
andamento, si ritrova tra le
relazioni amicali, che hanno di solito livelli meno positivi: qui sono i “per niente soddisfatti” a passare in
un anno dall’11% al 12,7%.
L’ombra che appare dietro
questi flussi è quella di un
affaticamento, che però
non intacca la solidità di alcuni legami, dato che tra i
cittadini aumenta la percezione di una rete di sostegno ampia: l’80,8% afferma
di avere parenti, amici o vicini su cui contare, un forte
incremento, perché nel
2009 la quota toccava il 76%
dei cittadini.
In secondo luogo si assiste
alla riduzione della partecipazione alla vita sociale:
in attività di associazioni e
circoli sportivi, ricreativi,
culturali e civici è coinvolto
il 22,5% della popolazione.
Scendiamo di un punto
percentuale rispetto al 2012
e addirittura una diminuzione del 3,7%, in confronto al 2010. Quando invece
viene aggiunta la partecipazione a incontri o iniziative proposte da soggetti religiosi la quota dei cittadini
coinvolti sale al 31,6%. La
rilevazione ci permette di
cogliere due indicazioni: da
un lato, la scarsa attività civica è un sintomo della diffusione dell’individualismo
che fomenta il disinteresse
verso il bene collettivo; dal-
l’altro lato, si segnala il contributo che i soggetti ecclesiali offrono e possono offrire alla vitalità civile e sociale del nostro Paese.
Queste luci e ombre condizionano il nostro livello di
fiducia negli altri che è basso: “Nel 2013 solo il 20,9%
ritiene che gran parte della
gente sia degna di fiducia”,
contro una media dei paesi
Ocse è del 33%.
Allora la socialità che alimenta la fiducia sembra essere a due velocità mentre
rimane forte nella rete di
prossimità più circoscritta,
rallenta
vistosamente
quando ci allarghiamo alla
comunità più ampia. Qui ci
disgreghiamo.
Andrea Casavecchia
4 LUGLIO 2014
I
ndividuiamo i sintomi
di un malessere generalizzato, insieme ai suoi
anticorpi, quando osserviamo lo stato delle relazioni sociali in Italia: un indicatore cruciale per capire
qual è la nostra qualità della vita, perché nelle relazioni personali si forma la fiducia che amalgama una
comunità.
Purtroppo la nostra socialità non si traduce in fiducia nell’altro. Potrebbe essere questa un’immagine
che sintetizza il Secondo
Rapporto Bes (Benessere
equo e solidale): una buona pratica italiana, per la
quale bisogna ringraziare
l’impegno di Cnel e Istat.
Parliamo del tentativo di
Israeleinluttoperl’uccisionedeitrestudenti.AGazaaumentailtimorepernuoverappresaglie
Giovani israeliani: i cattolici uniti nel dolore
alle famiglie ebraiche e a ogni vittima dell’odio
terra
I
4 LUGLIO 2014
18
sraele in lutto. Dopo 18 giorni di ricerche
a tappeto, le forze di sicurezza israeliane
hanno ritrovato, nei pressi del villaggio di
Halhul, vicino Hebron in Cisgiordania, i corpi di Eyal Yifrah (19 anni) Gilad Shaar (16) e
Naftali Fraenkel (16), i tre giovani studenti di
una scuola rabbinica, rapiti il 12 giugno mentre facevano l’autostop per andare a Gerusalemme. Forte la commozione in tutto il Paese che per giorni aveva sperato nella loro liberazione. “Bring back our boys” (riportiamo a casa i nostri ragazzi) è stata la campagna di solidarietà lanciata subito dopo il rapimento che ha visto partecipare migliaia di
persone non solo in Israele ma anche fuori.
Il 29 giugno a Tel Aviv in ottomila si erano
stretti intorno alle famiglie dei tre rapiti insieme al presidente eletto
Reuven Rivlin. I funerali si
sono svolti martedì nel cimitero di Modin, a trenta chilometri da Tel Aviv.
di loro ha avvertito la polizia del rapimento.
Per tentare di liberare i rapiti Israele ha messo in campo un grande numero di militari, in
un’operazione definita “Brother’s keeper”,
che hanno setacciato l’intera Cisgiordania e
soprattutto la zona di Hebron. Durante le ricerche si sono verificati scontri con i palestinesi, cinque dei quali sono rimasti uccisi, 400
arrestati, molti sono membri di Hamas che
Israele ritiene il mandante del sequestro e
dell’uccisione degli ostaggi. Sono state perquisite centinaia di case. La notte scorsa l’aviazione israeliana ha attaccato 34 obiettivi
di Hamas a sud di Gaza dove la tensione resta alta anche a causa del lancio di razzi ad
opera di miliziani palestinesi verso la città
israeliana di Ashqelon. Il volume delle operazioni dell’esercito resta concentrato soprattutto nella zona di Hebron alla caccia di
Marwan Kawasmeh e Amar Abu Ayshe, entrambi membri di Hamas, ritenuti gli esecutori materiali del rapimento e dell’omicidio
dei tre giovani. A Gerusalemme, intanto, proseguono le consultazioni di governo. La scorsa notte il Consiglio di difesa del governo
israeliano ha discusso a lungo le ripercussioni della uccisione dei ragazzi, senza adottare decisioni operative. Nella serata di oggi
il premier Benyamin Netanyahu dovrebbe
proseguire le consultazioni. Il timore da par-
te palestinese è quello di ancora più forti rappresaglie israeliane delle quali non si conosce ancora la durata e la portata. Il proclama
“Hamas deve essere sradicata” non fa presagire nulla di buono per il prossimo futuro sia
a Gaza che nei Territori. Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, per
questo motivo, ha chiesto ai leader mondiali di controllare le reazioni di Israele. C’è,
inoltre, il timore concreto che il governo
israeliano chieda al leader palestinese di
cancellare il patto con Hamas, firmato lo
scorso 25 aprile.
La caccia continua
La preghiera del Papa
Secondo quanto risulta dalle
prime indagini i tre ragazzi
sarebbero stati uccisi subito
dopo il sequestro, qualcuno
pensa addirittura poco dopo
la telefonata con la quale uno
“La notizia dell’uccisione dei tre giovani
israeliani scomparsi è una notizia terribile e
drammatica - ha affermato il direttore della
Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi - l’assassinio di persone innocenti è sempre un crimine esecrabile e inac-
cettabile, e un gravissimo
ostacolo sul cammino verso
quella pace per la quale dobbiamo
instancabilmente
continuare a impegnarci e a
pregare. La violenza chiama
altra violenza e alimenta il
circolo mortale dell’odio”.
“Papa Francesco - ha aggiunto il portavoce vaticano - si
unisce al dolore inenarrabile
delle famiglie colpite da questa violenza omicida e al dolore di tutte le persone colpite dalle conseguenze dell’odio, e chiede a Dio di ispirare
a tutti pensieri di compassione e di pace”. “Siamo molto
tristi, addolorati. Siamo con
tutto il nostro popolo e siamo
vicini alle famiglie e agli amici di questi tre ragazzi”. Sono
le parole di cordoglio di padre David
Neuhaus, vicario patriarcale per le comunità
cattoliche di espressione ebraica. “Siamo tristi anche perché i due popoli qui non trovano il modo per vivere insieme. L’odio ha ancora il dominio”. Il Vicariato per i cattolici di
lingua ebraica in Israele ha, sin dal primo
giorno, seguito la vicenda accompagnando
con preghiere e speranza le ricerche. “Preghiamo - ha dichiarato padre Neuhaus - perché si trovi una maniera per convivere. La tristezza non può continuare per sempre. Preghiamo per la consolazione di queste famiglie”. Dal vicario anche la speranza che “la risposta israeliana sia condotta con molta saggezza e non con ancora più violenza che
provoca solo odio e rancore nelle persone.
Preghiamo perché questo ciclo di odio e violenza cessi e che fatti del genere non si ripetano più”.
Daniele Rocchi
Montagna:cardinali,cantieminiere
Collecchioancoramulticulturale,ilPorticosemprefamiliare
Dopo il grande successo dello scorso fine settimana, le associazioni organizzatrici della 18a
edizione rinnovano l’invito per venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 luglio al Parco Nevicati di
Collecchio, con eventi per tutti i gusti a partire dai menù che saranno proposti dalle sedici
diverse cucine del mondo. Lo Spazio musica e
lo Spazio incontri accoglieranno il ricco programma culturale. In particolare, segnaliamo
venerdì 4 luglio alle 21 “Le risorse minerarie
africane”, incontro con John Mpaliza a cura di
Maendeleo Italia, e alle 21.30 l’incontro con i
giovani attori e attrici del Centro Interculturale di Parma, alcuni studenti del Liceo Musicale A. Bertolucci e il regista Vincenzo Picone
che presenteranno “La terra delle donne e degli uomini integri”, opera teatrale di Francesco
Camattini.
Sabato 5 luglio sarà protagonista la danza,
con i balli etiopi alle 21 e greci alle 23, e per
quanto riguarda gl iincontri segnaliamo, alle
22, “Pakistan: Instabilità e contraddizioni di
un paese in emergenza (a cura di Amemi).
Infine, domenica 6 luglio spicca nel programma il concerto della Tirana Youth Orchestra e Tirana Girls Chor: dalle 20.30 le note di
sessanta giovani strumentisti riempiranno l’aria. Alle 22.30 l’incontro “Bolivia: tra cittadinanza ritrovata e potere indigeno (a cura di
Amemi).
Tutti i giorni a partire dalle 18 giochi per bambini e bambine con la cooperativa “Sei da me”,
che propone venerdì alle 19 il laboratorio con
le bolle di sapone e sabato, sempre alel 19,
quello di danze e ritmi.
Il tema della Festa 2014 è quello dell’accoglienza: tutti sono invitati a passare dallo stand
de “La civiltà dell’accoglienza”, per conoscere
la situazione del nostro territorio e condividere il sogno delle associazioni organizzatrici di
dare una casa a tutti.
Venerdì 4 luglio alle 16.30 al Seminario di Bedonia sarà presentata la biografia del cardinale Agostino Casaroli “Tra Est e Ovest. Agostino
Casaroli diplomatico vaticano”. L’autore, Roberto Morozzo della Rocca, ne discuterà con
Alberto Bobbio, giornalista di Famiglia Cristiana. Interverranno Luigi Tondei, ispettore
del Mibact, Graziano Tonelli, direttore dell’archivio di Stato di Parma, Corrado Truffelli, del
Centro Studi A. Casaroli”.
LA BIOGRAFIA DEL CARD. CASAROLI
Con musica e cucina
FESTA D’ESTATE AL MUSEO GUATELLI
Venerdì 4 e sabato 5 luglio, tornano gli appuntamenti serali al Museo con la “Festa d’estate” organizzata dal Circolo Rondine di Ozzano Taro. Venerdì 4 luglio a partire dalle 20.30
musica con Matteo Mazzoli e cena. Sabato 5
luglio a partire dalle 20 musica anni 60/70 con
il gruppo “RAS Ragazzi Anni Sessanta” e cena. Nel corso della serata il Museo rimarrà
aperto per visite guidate a cura dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli e del Museo, a
partire dalle ore 19. Non è richiesta la prenotazione. Info: 0521.333601, info@ museoguatelli.it
Dedicato a don Baga e Maurizio Saccani
IL FESTIVAL DI MOSSALE
Si preannuncia come un’edizione di qualificato e stimolante rilievo e spessore quella del
Festival di Mossale 2014: si ricorda e si festeggia infatti il 60° anniversario della prima volta
del Festival, avvenuta il 1° maggio 1954, ideata e promossa da don Arnaldo Baga (1922 2007). Da quel lontano 1° maggio 1954 la “rassegna di canti montanari e popolari“ di Mossale è rimasta e si è affermata come una delle
più rinomate kermesse canore dell’intero ar-
co degli Appennini. L’appuntamento è per domenica 6 luglio, con il seguente programma:
alle 10 nella chiesa parrocchiale di San Biagio
Santa Messa nel ricordo e in suffragio di Don
Arnaldo Baga (1922 - 2007) e di Maurizio Saccani (1938 - 2013); alle 11 al Centro sociale
“Giuseppe Micheli” onoranze alla memoria
del Sen. Giuseppe Micheli (1874 - 1948), dell’On. Andrea Borri (1935 - 2003) e del Sen. Carlo Buzzi (1922 - 2004). Dalle 15 alle 18 a Mossale Strada - Spiazzo nel castagneto antistante al salone parrocchiale - il festival, con la partecipazione dei cori “L’incontro Musicale” di
Sorbolo (PR) diretto da Ewa Lusnia; “Vocinsieme” di Praticello (Gattatico - RE) diretto dai
Corrado Pessina, Ilaria Cavalca, Josette Carenza; “CAI Mariotti” di Parma diretto da Monica Lodesani. Intermezzi musicali a cura di
William Tedeschi;presenta Enzo Petrolini. Ingresso libero e gratuito. Per info: 0521.889324,
339.1817822 - www.civiltacornigliesi.altervista. org. (sezione “eventi argomenti”).
Riprendono le escursioni a Corchia
UN POMERIGGIO IN MINIERA
Domenica 6 luglio riprende, a cura dell’associazione googolplex, il programma di escursioni alle miniere di Corchia. Partenza alle 16
davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore
19.30 circa. Si percorrerà il sentiero per raggiungere e visitare la miniera ”la Pietra del fuoco” e per scoprire come vivevano e lavoravano
i minatori in questa zona. Un viaggio all’indietro nel tempo immersi in una natura ancora oggi varia e ricca di sorprese. Difficoltà:
escursionistica di livello medio-facile. L’escursione successiva, sabato 12 luglio, sarà in
notturna: partenza alle 20.30 davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore 23 circa. Una
camminata nei bellissimi boschi per arrivare
fino alla miniera ”Pietra del fuoco” illuminati
dalla Luna piena. La camminata sarà accompagnata da racconti sia scientifici che fanta-
stici sulla Luna, il cielo stellato e l’orientamento notturno. Obbligatoria la torcia, possibilmente frontale. Domenica 13 luglio “Fiabe,
rocce e minatori”: salita alla miniera Pietra del
fuoco per famiglie con bambini. Partenza alle
9.30 davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore 13 circa. Sono previste soste nelle piazzole attrezzate con narrazioni di fiabe e leggende legate alla montagna, ai minatori e alle
miniere.
Le iniziative con visita alla Miniera prevedono
una quota di partecipazione di: 10 € (adulti) 5 € (bambini da 6 a 14 anni)/gratuito (minori
di 6 anni). E’ obbligatoria la prenotazione.
Info: www.googolplex.it.
Al “Portico” in Strada Quarta
LUGLIO AL LABORATORIO FAMIGLIA
Il Laboratorio Famiglia al Portico (Parma, Strada Quarta 23) propone per il mese di luglio il
seguente calendario di iniziative aperte a tutte le famiglie con ingresso libero e gratuito. Al
lunedì dalle 16.30 alle 18.30 “Facciamo Splash”, piscinette per bambini 0 - 3 anni; al martedì dalle 16.30 alle 19 “In che senso?”, laboratorio di creatività sui 5 sensi (dai 4 anni); al
mercoledì dalle 16 alle 18 “Pomeriggio adulti: laboratori creativi e gioco del burraco; al
giovedì dalle 16.30 alle 20 “Pomeriggio Giovani”: spazio per ragazzi dai 13 ai 17 anni. Al
sabato mattina, infine, dalle 10 alle 12, “L’acchiappa numeri e parole”, supporto didattico
per bambini delle scuole elementari.
Sono anche previste alcune serate a tema, con
inizio alle 21: venerdì 11 luglio Serata Giovani con dj set, stuzzichini, tornei ping pong e
calciobalilla; giovedì 17 luglio Serata Africana
in compagnia del gruppo musicale Afro-Sonore con brani della cultura africana e pop;
sabato 26 luglio Serata Araba dedicata alla figura femminile nel mondo islamico. Info:
0521.241420 328.7925459, [email protected], www.famiglia.comune.parma.it.
memo
Presentazione a Bedonia
LA FESTA MULTICULTURALE CONTINUA
19
4 LUGLIO 2014
Al parco Nevicati di Collecchio
20
4 LUGLIO 2014
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