Celebrata a Betania la Giornata mondiale del 26 giugno. Tutti insieme per un problema che è sempre attuale. 7 6 Aperto dal Vescovo in Cattedrale l’anno giubilare per il 150° di fondazione. L’importanza della presenza a Parma. 13 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA euro 1,65 anno XCV GIORNALE LOCALE DIOCESI DI PARMA 25 4 L U G L I O 2 014 Editoriale del Vescovo LA BELLEZZA DELLA FAMIGLIA “L a bellezza del matrimonio” ricorda Papa Francesco, mentre torna dal viaggio in Terra Santa, “deve essere al centro dei Sinodi sulla famiglia”, senza tacere il grido che sale da tante famiglie e le situazioni difficili che le vulnerano con dolore. Così il Sinodo prende piede, facendoci alzare lo sguardo con fare humile di chi sta con i piedi in terra (le famiglie lo fanno tutti i giorni) e di chi si china con sollecitudine su quanti chiedono aiuto e stanno male. Andando a ritroso, penso al mio viaggio - costa a costa - a metà dell’Italia, ascoltando e parlando di famiglia. “La famiglia custode delle differenze”, quasi lo slogan del primo meeting sotto lo sguardo di san Benedetto. La diversità uomo – donna, che riesce insieme a dare un’immagine più piena del volto di Dio e che, tramite la sua benedizione, diventa feconda nel generare, nel figlio. La diversità salutare della relazione genitore – figlio, con un amore che non confonde i confini e che diventa effusivo, autorevole, provvido. La diversità degli anni, che segnano le generazioni capaci di scambiarsi esperienze e ricordi, perché si accetta nella pace, anche laboriosa, di transumare le fasi della vita come dono di Dio. La famiglia è capace di contenere le differenze e di creare tramite loro un percorso fecondo, certa che l’accoglienza dell’altro significa custodire la sua unicità, rallegrarsi della sua novità, camminare anche nelle sue scarpe, ma rimanendo l’uno distinto dall’altro. Così si può maturare e vincere la tentazione, che oggi ci viene propinata, della facile omologazione che togliendo le differenze rende più poveri e induce il sospetto che una società tutta uguale, a partire dalla famiglia, sia più facilmente controllabile, manipolabile. Riconoscere l’altro e accoglierlo come diverso da me non sempre è indolore, ma è un impegno quotidiano, perché amare parte da questa coscienza rinnovata cercando il bene della persona amata, godendo proprio che cresca nell’essere di fronte a me e non come me. L’Adriatico lontano - sotto il plumbeo cielo delle Puglie - è l’altra costa guadagnata tra pioggia tormentosa e asfalto infido. Si parlava degli sposi grembo di vita. Una famiglia che è sempre feconda, anche della carità creativa dell’adozione e dell’affido con gravidanze di anni, incomprensibili ostacoli, risurrezioni autentiche di figli che hanno finalmente una famiglia che soffre e gioisce con loro. Tante storie, un grembo comune. La famiglia è bella, anche perché sa racchiudere grandi cose con parole morbide come “grembo”. Grembo è fare spazio – riconoscendolo - ad un altro, rinunciando a tenerlo per sé. continua a pagina 2 AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 A c c an t o a l l e f a mi g l ie I L T U O S E T T I M A N A LE O GN I V EN ER DÌ IN PARROCCHIA E O N L I NE www.diocesi.parma.it/vitanuova Presentato l’Instrumentum laboris in vista del Sinodo. Frutto di un’ampia consultazione, chiede ancora i contributi e le riflessioni delle chiese locali. 10-11 9 771825 290006 Aria “buona” e metodi innovativi alla base delle cure contro l’asma infantile. Parla il direttore del Pio XII. 40025 Contro la droga Piccole Figlie ISSN 1825-2907 Misurina lettere alla redazione voci E UNA SERA ARRIVANO I PROFUGHI... 2 Tutto inizia in un pomeriggio di primavera quando giunge la notizia dell’ arrivo di profughi e allora iniziano anche i pensieri e le parole dei benpensanti. Si, proprio loro, quelli che inondano la collettività e i luoghi pubblici di pensieri , parole, commenti e magari anche sentenze spesso nemmeno pronunciabili. Il Governo dovrebbe…., le Istituzioni non….., dovrebbero rispedirli …, bisognerebbe affondarli ..., vengono qui e poi… ecc. ecc. Ma, caso strano, nessuno si pone la domanda: perché abbandonano la loro terra e i loro affetti? Si potrà fare qualche cosa per aiutarli? L’unica certezza è il desiderio non tanto nascosto di affondare questo o quel barcone. Ma non per razzismo: no, noi non siamo razzisti. E il bar di turno o altro luogo pubblico continua a riempirsi di parole senza senso e questi benpensanti aumentano la loro autostima ed esprimono sempre più con forza i loro disappunti davanti a una tazzina di caffè o un bel cappuccino caldo con un pasticcino. Siamo in una ridente cittadina del Nord che si appresta ad accogliere questi cosi detti Profughi, che in realtà sono persone. E allora, un piccolo manipolo di persone meno benpensanti si veste di abiti ben visibili, con colori di vario genere, gialli, rossi, verdi, blu, quasi un arcobaleno, per dare un piccolo spiraglio di sole, una speranza, ma soprattutto un aiuto. Fervono i preparativi, si cerca di allestire al meglio la struttura che accoglierà queste persone, si cerca di imbandire la tavola con quelle poche cose a disposizione quasi per fare una festa di benvenuto a queste persone. Ma non basta. Forse arrivano tardi e dovranno mangiare. Rovistano nel congelatore, cercano nella dispensa un po’ di pasta e qualche sugo per arricchire la tavola e qualche merendina, non si sa mai ci siano dei bambini. Sì, non profughi ma bambini. Altri, sempre vestiti in giallo, rosso o verde, recuperano qualche brandina e qualche coperta perché gira voce che queste persone arrivano dal profondo Sud dell’Europa dei benpensanti e che abbiano dovuto fare un lungo viaggio e possano aver bisogno di riposare. All’improvviso, nel grande piazzale, sbuca un Pullman con i fari accesi perché è notte fonda e allora le persone variopinte si precipitano fuori per l’accoglienza. Sono arrivati i Profughi ma per loro sono persone. Ma questa è CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA La bellezza della famiglia 4 LUGLIO 2014 Come uno che guarda dal di fuori, mi sorprendono le sfumature per dire che il grembo è abitato da una creatura. Si sussurra a chi è più vicino (il marito, la madre, la sorella…loro che possono capire…) poi diffuso, introducendo altri nell’attesa e nella gioia, ampliandosi fino alla nascita quando, come mi disse una giovane mamma, “mi sentii come una regina, mostrando il mio bambino in braccio”. Maria accoglie il Salvatore, Elisabetta è al sesto mese: la storia della salvezza, passata per re e imperatori, vittorie e sconfitte, si compie proprio nel grembo della Vergine e dell’anziana cugina. Sforziamoci di riconoscere il fruscio fresco di parole di vita, scambiate con pudore, da persona a persona, nelle case dove ci si cerca e ci si vuol bene. Non ho sognato! Benedico Dio del silenzio e della generosità di sposi e genitori, bambini e nonni, che – fidandosi - me le hanno confidate, affidate. La famiglia le custodisce, insieme a tante altre dal sapore di rabbia e di sgomento. Ascoltiamo queste senza dimenticare quelle. DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) una strana notte. Si aprono le porte e iniziano a scendere queste persone e, sorpresa, tra di loro anche bambini con una espressione che si comprende perfettamente anche nella penombra. Le persone colorate hanno il cuore che batte forte, preoccupate ma felici. Sapevano che c’erano anche colombe pasquali rimaste dalle festività appena trascorse ed erano ideali per questi bambini. Scendono piano piano da questo grande pullman, scende anche una persona vestita di rosso, con un bambino in braccio che dorme. Il lungo viaggio in prima classe lo aveva assopito e per non svegliarlo lo porta nel lussuoso locale dell’accoglienza e lo adagia su una brandina coprendolo teneramente. Ma le sorprese non sono ancora finite. Riflessa nella luce dei lampioni spunta una persona con in braccio un piccolissimo fagotto. E’ una mamma con un neonato di quattro mesi. Ma come, non parlano la nostra lingua? Non importa: hanno già chiamato chi consentirà di dialogare con loro: Mohamed e Hassan. Due nomi che ai benpensanti farà storcere un po’ il naso, ma vivono anche loro in questa ridente cittadina del Nord e parlano la nostra lingua perfettamente , anche il dialetto locale. Ma che strane persone. Dopo i primi convenevoli e le presentazioni, si fa così anche nelle Movide, la festa ha inizio. Le persone variopinte sono abituate all’ospitalità e offrono tutte le prelibatezze che hanno stanato nei meandri. C’è anche una teglia di pasta al forno fumante, del formaggio, un po’ di stracciati di pollo al Cherry, i dolcetti, the caldo alla pesca, latte e acqua. Spunta anche una busta di latte in polvere. Già, le persone colorate hanno provveduto anche a quel fagotto di quattro mesi. Deve pur fare festa anche lui Dopo il lungo viaggio in prima classe dove sicuramente queste Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected] Vice direttore: don Luciano Genovesi In redazione: Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Erick Ceresini, Luciano Olivetto, Maria Cecilia Scaffardi. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Casa della Giovane, Liliana Castagneti, Comunità Betania, Piccole Figlie, Aluisi Tosolini, Ufficio Liturgico, Graziano Vallisneri. persone hanno avuto la possibilità di vedere cose che noi umani non abbiamo mai visto, vorrebbero poter riposare un po’. Scende il silenzio: tutti dormono. Le persone colorate, facendo attenzione a non fare rumore, risistemano tutto e preparano per la colazione del mattino tra gioia e tristezza. Sanno che gli ospiti domani partiranno. All’indomani, dopo una fugace colazione, queste persone se ne vanno e con grande sorpresa ringraziano uno a uno le persone variopinte. Sul volto dei bambini compare uno strano sorriso, che dice tutto e contagia. Che strana notte. Le persone variopinte non dormono da 24 ore hanno lavorato come matti non hanno preso il becco di un quattrino e sorridono felici. Che strane persone. Chissà cosa penseranno di loro i benpensanti. La notte è finita, un timido sole cerca di riscaldare il giorno e tra quelle persone colorate si alza un pensiero tanto silenzioso quanto forte e torna il ricordo di tanto tempo fa. Appena finita la guerra in quel paese di benpensanti, che hanno perso la memoria, dove tutto è allo sfascio, dove i bambini avevano ancora nelle orecchie le bombe che distruggevano la terra, gli affetti e nei loro occhi c’era l’orrore, c’è stato chi ha dovuto fare quello che i benpensanti di oggi chiamano profughi. Il racconto vero di uno di questi torna alla memoria di una delle persone colorate. Profugo emigrato in un paese molto lontano con i suoi bambini. Non c’erano le persone colorate ad accoglierli, allora vestivano tutti uguali, ma - anche allora come oggi - un manipolo di persone con lo stesso spirito e uno stanzone dove ammassare queste persone in attesa di chissà quale destino. Anni passati a fare ogni tipo di lavoro umile per pochi spiccioli e mangiare quello che si poteva. Ma tanta dignità come quella dimostrata in questa strana notte. Tutto ritorna ma ciò che resta e rende diverso sono le persone stesse con il proprio cuore, le proprie contraddizioni e ipocrisie. Gli ipocriti hanno sempre la voce alta per nascondere debolezze e contraddizioni. Gli umili non hanno voce e non fanno rumore, ma il loro silenzio è sempre assordante come è stato silenziosamente assordante il sorriso di quei bambini. La grande gioia delle persone variopinte è la consapevolezza che, nonostante gli errori, sanno che quelle persone transitate in quella strana notte avranno sempre un sorriso per loro. Un volontario “BUONE NOTIZIE” DA SARAJEVO LA SOLIDARIETÀ TRA LE NAZIONI Ringrazio Vita Nuova, che ha partecipato a “Sarajevo Peace Event 2014” attraverso la sua “inviata speciale” Laura Caffagnini. Sono passati 20 anni e non sembra vero! Da lì però, insieme alle ferite aperte, viene a noi l’invito a non rassegnarci alla violenza. Credo che ciascuno di noi sia come un carica-batterie, che può connettersi con la Centrale Operativa, che poi distribuisce l’energia positiva in tutto il Corpo. Corpo Mistico, diciamo noi. ick Nhat Hanh direbbe “natura interdipendente della vita” lotta contro l’amplificazione delle notizie negative con la “resistenza passiva”. Voi, giornalisti, inventate qualcosa che sia uno scoop per le buone notizie (che sono quelle che non fanno notizia). Shalom, Salam, Peace e... un abbraccio francescano. Rina Passera Gentile direttrice, mi permetto chiedere ancora un po’ di spazio nel suo giornale perché le affermazioni di Corrado Vitali, presbitero su Enrico Berlinguer non possono essere lasciate senza risposta per amore della verità e per rispetto dei lettori più giovani di Vita Nuova. Non discuto la persona “onesta, cara, stimata” ma il politico, il segretario del Pci. Non ho piacere di conoscere don Vitali ma mi auguro che sia giovane e che quindi non abbia vissuto, come invece il sottoscritto, quegli anni. Io mi ricordo bene come i vari Togliatti, Longo e Berlinguer (sì anche Berlinguer) al ritorno dei tradizionali pellegrinaggi a Mosca solennemente dichiaravano, senza arrossire, che l’Unione Sovietica era il paradiso dei lavoratori, la patria della vera libertà. Grazie a Dio la maggioranza del popolo italiano non credette a questi cattivi maestri e non diede mai la maggioranza dei voti al partito comunista. E tornando al nostro Berlinguer non ricordo, anche dopo il XX congresso del Pcus e la denuncia dei misfatti di Stalin, una denuncia coraggiosa dei regimi illiberali al potere nell’Unione Sovietica e negli stati satelliti. Che oggi, nel 2014, dopo tutto quello che è venuto alla luce dei disastri dovuti all’ideologia marxista si possa avere nostalgia di quei regimi che l’avevano messa in pratica mi sembra veramente troppo. Forse qualcun altro deve delle scuse. Mario Del Chicca ”Non si può continuare a bancchettare e fingere di non vedere” Queste parole forti, furono pronunciate da Giovanni Paolo II in occasione del suo intervento all’ONU del giugno 1996. Espressioni simili sono state riprese recentemente da Papa Francesco ricevendo gli ambasciatori dei vari paesi accreditati presso la Santa Sede, con riferimento soprattutto all’Africa ed alla America Latina. Certe notizie, purtroppo, non vengono mai sottolineate con la dovuta evidenza, dai mass-media, Perché questo? Perché l’ informazione è diretta da persone che contano: politici, dirigenti e possessori di imperi finanziari, manovratori delle grandi concentrazioni multinazionali. Tutte le notizie sullo stato di malessere, di estrema povertà al limite della sopravvivenza, sulla corsa al genocidio, i politici e gli azionatori delle leve economiche, lo sanno e come; ma sono loro, in buona parte, anche i detentori delle centrali di informazione. Tanti esempi si potrebbero portare nell’Africa, dove i politici, all’ombra delle multinazionali e di altri colossi del potere, hanno tentato, decine di volte, di iniettare poderose dosi di false soluzioni ai problemi interni. Ben pochi ormai credono all’ONU. Forse, sono quasi i soli, gli ultimi pontefici che hanno cercato e cercano di spiegare alla comunità internazionale, l’importanza della famiglia delle Nazioni, insistendo sulla solidarietà tra i popoli ed auspicando che le nazioni evolute siano ”prossime” ad altre in difficoltà. Dal come noi cristiani di tutte le nazioni ci comportiamo col ”prossimo” africano o di altri Paesi sottosviluppati e cioè ”nel vivere semplicemente per far si che altri semplicemente vivano”, ci chiediamo se Gesù sia stato solo un profeta frainteso. Quel Gesù che deve invece rappresentare una tappa fondamentale nella nostra traiettoria terrestre. L’incontro con Dio è simile a quello che avviene con un’ altra persona umana. Si può incontrare una persona come un numero, una funzione sociale, o come un essere personale con cui ci si sente in sintonia profonda, globale e definitiva. Armiamoci perciò di tanta carità verso il ”prossimo” e, con un bastone in mano e sulle spalle una povera bisaccia carica di amore, iniziamo, da oggi, una grande avventura di questa nostra lunga attraversata per raggiungere, al di là dell’enorme montagna dell’egoismo, l’Amore infinito. Marco Fornaciari Chittoni Parma Reggio Emilia Parma IL PCI, IL PCUS E LA NOSTALGIA DI BERLINGUER Parma Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado) Telefono 0521.230451 - Fax 0521.230629 - Skype: vitanuova-parma E-mail: [email protected] - [email protected] Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Cell. 338.4074037 Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti, via Bodrio 14 - Porporano (Parma) - Cod Fisc. 80001410341 - P. Iva 00447730342 Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562. Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 2 luglio, alle 19.30. Tiratura: 1.680 copie. Imparatedame XIV DOMENICA Tempo ordinario - A In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Benediròiltuonomepersempre,Signore I MISERICORDIOSO E PIETOSO • Gesù, mite e umile di cuore, è la Sapienza di Dio e ne rivela il volto. I “piccoli” son coloro che si pongono sotto la sua protezione e ne seguono la via. Zaccaria 9,9-10 Così dice il Signore: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire il carro da guerra da Èfraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni, il suo dominio sarà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra». Salmo 144 Benedirò il tuo nome per sempre, Signore. O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza. Fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere. Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto. Romani 8,9.11-13 Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Q uesto breve brano è stato definito «la perla matteana di grande valore» (Lagrange). E’ uno dei passi più alti del primo evangelo; senz’altro una delle sue più tipiche composizioni. Qui il nostro evangelista si rivela più che mai scriba che mette insieme cose vecchie (Siracide 51, 1-30) e cose nuove (la rivelazione che Gesù di Nazareth fa di sé nel corso della sua vita). Là il riferimento era alla sapienza, alla Toràh; qui il riferimento è a Gesù, il Figlio-sapienza-fatta-carne. Il brano consiste di tre parti: 1. Un ringraziamento al Padre (vv 25- 26). Nonostante tutte le apparenze e la grave incredulità di molti, Gesù ha l’intima certezza che la sua opera non è stata vana: molti, pur avendo visto tauta, cioè le opere del Messia, non ne hanno compreso il significato più profondo. In compenso queste cose sono state rivelate ai nepios. E’ tipico il linguaggio semitico: si vuole ringraziare non tanto perché nasconde agli uni, quanto perché rivela agli altri. 2. Un soliloquio sul rapporto tra il Padre e il Figlio (v. 27). Prima è il Padre che rivela ai nepios i misteri nascosti, qui è il Figlio che rivela il Padre a chi vuole. Gesù ha l’autorità messianica di rivelare Dio. Solo Gesù può rivelare il Padre: questo significa che Dio si rivela agli umili attraverso Colui che è mite e umile di cuore. 3. Un invito a imparare da Gesù (vv. 28-30). Gesù si rivolge a chi è sovraccaricato di pesi inutili per proporre loro “riposo” (anapausis): una realtà che si ottiene attraverso l’acquisizione della sapienza. Questo implica certo un “giogo” e un “carico”, che però non sono faticosi, sono riposanti. Gesù parla del “mio giogo”, del “mio carico”, come dire che la vera sapienza, il vero “riposo” è stare con Lui. E’ così motivata la scelta di Zaccaria. Davide aveva dato quest’ordine: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d’Israele (cfr 1 Re 1, 28-40). Cambiando cavalcatura, Gesù attesta che è cambiata la missione del Messia. Salomone è re di questo mondo, anche se è re del popolo del Signore. Gesù non è re di questo mondo. Lui è re di verità, giustizia, riconciliazione. La mula è segno di divisione, opposizione, guerra, odio di uomini contro altri uomini, ingiustizia infinita. L’asino invece è segno di lavoro umile a beneficio di ogni uomo. È segno di pace, concordia, riconciliazione, vera fratellanza. don Nando Bonati NEPIOS Il termine nepios (piccolo, bambino…) si è arricchito di molti significati nel corso degli anni. Matteo con questo termine rivela il senso stesso della rivelazione: destinatario della rivelazione è il pio che sta sotto la protezione di Dio, ed è pronto a comportarsi allo stesso modo. La comunità di Matteo ha difficoltà ad accettare questo dato della rivelazione; mai è stato facile per la Chiesa mantenere saldamente, nel corso della storia, questo presupposto fondamentale del messaggio evangelico. Più volte, anche negli scritti paolini, preoccupazioni pedagogiche minacciano di sopprimere il carattere radicale dell’esclamazione di esultanza di Gesù. Nel detto di Gesù, infatti, non si sottolinea soltanto la rivelazione a chi è nepios, ma anche l’oscuro in cui son tenuti coloro che sapienti si ritengono. La traduzione di nepios con piccoli, non rende giustizia a quanto l’ebreo Matteo vuole annunciarci. Ma non solo, il nostro concetto di piccoli = bambini ci porta a letture che in nessun modo sono riconducibili al Vangelo. [Matteo sta pensando agli ‘anawîm?] l salmista non rinuncia a lodare il santo Nome (Sal 144,1.2.21): “Canti la mia bocca la lode del Signore”! All’ispirazione mancante, viene in soccorso la tecnica: egli prende una dopo l’altra le lettere dell’alfabeto, con le quali fa iniziare i versi del suo canto: meravigliose le azioni di ’Adonay (4.5.10.12)! Con grande forza, come in una danza vorticosa, si dispiegano davanti a noi gli attributi divini: Grande (gadol, 3) e Glorioso (5.11), Buono (tov, 7), Misericordioso e Incline al perdono (channun we rachum, 9a), fedele nell’Amore (chesed, 8) e nella straripante Tenerezza (rachamim, 9b). Nel rispetto della successione alfabetica, i versetti si rincorrono senza legame apparente: questa preghiera di lode non racconta un’esperienza, ma richiama alla memoria e celebra le “verità” che il salmista ha imparato e nelle quali crede fermamente. È un testo aperto e senza limiti di luogo né di tempo: cantando questo salmo, ciascuno può soffermarsi su un versetto che lo colpisce, può contemplare un’immagine, può raccontare la propria storia nel contesto della Storia di salvezza. Così Zaccaria profetizza la gioia e la pace: «Ecco, a te viene il tuo re» ( Zc 9,9) – “Dicano la gloria del tuo regno” (11a). Così Paolo evangelizza la risurrezione in Cristo (Rm 8,11): “Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto” (14). Così Gesù porta a compimento la lode (Mt 11,25): “Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo Nome” (2). È Lui che fa conoscere il Padre (Mt 11,27), “Misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore” (8). La sua tenerezza è donata ai piccoli, perché la fedeltà sia dolce e leggera (Mt 11,30)! Parola Matteo 11,25-30 3 Liliana Castagneti C osa fare di fronte a questa Parola? L’ascolto silenzioso sembra essere l’atteggiamento più proprio, più consono: proprio come le donne ai piedi della croce… oppure come la folla alle pendici del monte delle beatitudini… Suggerisco quattro sentieri. 1. Ti benedico o Padre perché hai rivelato queste cose ai piccoli... Il Battista è in carcere, in Galilea crescono rifiuto e ostilità, i miracoli di Cafarnao e di Betsaida non servono, eppure, nel pieno della crisi, Gesù benedice il Padre, fermandosi improvvisamente come incantato davanti ai suoi, ai nepios. 2. Per poter entrare nel “cuore di Dio” io ho bisogno di una rivelazione. Una rivelazione che è per i nepios: chi non utilizza i “se” e i “ma”. Gesù, il Figlio, il Messia, è la persona autorizzata a rivelare Dio agli uomini. Questo vuol dire che le opere del Messia manifestano la sapienza eterna di Dio, quella che si nasconde ai sapienti e si rivela agli umili. Prima la sapienza di Dio era racchiusa nella Toràh: conoscendo la Toràh l’israelita acquisiva sapienza; ora la vera sapienza è nel Figlio, mite e umile di cuore: la vera sapienza è maturare la propria relazione con Gesù di Nazareth come definitivo rivelatore di Dio. 3. Questa relazione è espressa molto bene con il termine “giogo”. I rabbini parlano del “giogo del regno dei cieli” per indi- care l’obbedienza alla Toràh: ma questo può rendere stanchi e oppressi! Gesù parla del mio giogo e del mio carico, identificando se stesso con la vera sapienza. “Prendere su di sé il suo giogo” vuol dire “imparare da lui”, diventare suo discepolo: non si tratta soltanto di studiare la Toràh, ma di porsi alla sequela di Gesù. Questa perla matteana sottolinea chi è Gesù: è il Figlio, colui che conosce perfettamente la misericordia del Padre ed è capace di comunicarla, nell’umiltà, a chiunque lo voglia. In sintesi. Gesù non dice: «Osservate la Toràh, fate questo e non fate quest’altro…». Gesù dice: «Imparate da me…». Tutto il resto viene dopo! 4. E’ sem- pre molto difficile per il discepolo vivere un simile rapporto con il Signore. Nepios: concretamente, cosa significa nella quotidianità? C’è sempre il rischio di voler fare la predica agli altri, utilizzando in questo modo la Parola in modo diabolico: quando sono sempre gli altri che debbono fare in questo modo o in quest’altro (ad ogni livello: in famiglia, sul lavoro, nei rapporti della vita ecclesiale…). Questo è certo: la relazione vera con il Signore deve portare, nonostante tutto, ad una atteggiamento eucaristico: Ti rendo lode padre, perché hai rivelato questo a me, nepios! Questo fa di me un beato, un discepolo. N. B. 4 LUGLIO 2014 Parole e giorni 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 25 GIUGNO AL 1°LUGLIO VERDI... DI RABBIA • Polemiche per la bocciatura alla Camera di un emendamento di Patrizia Maestri per finanziare il Festival Verdi. Motivo: non sarebbe un evento “nazionale”. Pizzarotti accusa il Pd, che respinge al mittente. Il sovrintendente Fontana assicura: l’edizione 2014 non è a rischio, ma Parma deve fare sistema. La Ferraris: rimbocchiamoci tutti le maniche. PARMATOUR • Sconti di pena nella sentenza d’appello per il crack. 3 anni e sei mesi a Tanzi, 5 le assoluzioni. NORMA FRABOSCHI • A un mese dalla fuga, la 14enne di Langhirano scapppa con un’amica. Trovate a Genova. PROSCIUTTI • Colpo dei soliti ignoti in un salumificio di Lesignano: nonostante l’allarme sono state rubate 200 cosce. IMU & TASI • Il Comune ha stabilito una ulteriore proroga: nessuna sanzione per pagamenti entro il 16 luglio. TERREMOTI • Decine di mini scosse in sequenza sull’Appennino tra Valtaro e Liguria. Paura ma nessun danno. PANORAMA D’ITALIA • Successo per gli incontri voluti dal settimanale. Al Regio Pizzarotti difende la sua Giunta. BLA BLA • Ancora violenza. Respinto dai buttafuori perché “alterato”, un cliente si vendica dando fuoco a un’auto. MOVIDA • Debutto flop per le nuove regole varate dal Comune. Intanto il Tar ne sospende alcune fino al 24 luglio. BILANCIO • Approvato dal Consiglio Comunale di parma il consuntivo 2013. Scintille “a 5 stelle” tra sindaco e Nuzzo. IREN VS. PROVINCIA • Ricorso della multiutility contro la norma che impedisce di bruciare rifiuti non di Parma. Il testo, che aggiorna l’analogo firmato nel 2009, pone in primo piano la collaborazione e la formazione degli operatori Violenza, firmato un protocollo d’intesa mappe L’impegno di 15 tra enti e istituzioni per contrastare la violenza di genere 4 L o scorso lunedì 30 giugno è stato presentato e firmato in Prefettura il nuovo “Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto delle violenze nei confronti delle donne”, che aggiorna quello analogo già firmato nel 2009, recependo anche tutte le ultime novità legislative che sono state introdotte negli ultimi mesi per contrastare il fenomeno, sempre in aumento, della violenza di genere e in generale ogni forma di violenza o persecuzione. Tra i firmatari, la Prefettura, la Presidenza del Tribunale, la Procura della Repubblica, la Provincia, il Comune di Parma, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, la Polizia Municipale del Comune di Parma, l’Azienda Unità Sanitaria Locale, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, l’Ufficio Scolastico Provinciale, l’Ordine degli Avvocati, le Consigliere di Parità e il Centro Antiviolenza. Grande soddisfazione è stata espressa dal prefetto Luigi Viana (al suo ultimo giorno al vertice di Palazzo Rangoni) e dagli altri intervenuti, che hanno sottolineato l’importanza del protocollo e dell’agire insieme. Il valore della “rete” è stato sottolineato anche dalla Pm Lucia Russo (foto di fianco al titolo), che ha poi ricordato come già il protocollo del 2009 fosse un modello di rilevanza nazionale, tanto che alcune pratiche previste, come l’audizione protetta delle vittime, sono poi state recepite dal Parlamento, diventando norma di legge. Uno degli aspetti principali del testo è anche il forte impulso che vuole dare afli aspetti educativi, anche — ma non solo — in ambito scolastico. Solo così infatti si possono da un lato prevenire certi comportamenti e dall’altro diffondere una cultura della denuncia e della richiesta di aiuto. Come ha ricordato l’assessora al Welfare del Comune di Parma, Laura Rossi, infatti in questi primi mesi del 2014 è già stato superato il numero di persone (27) collocate in strutture protette nel 2013. E se i numeri parlano di un fenomeno purtroppo ampio e non in diminuzione, dicono però anche che stanno aumentando le denunce. Infine è stata evidenziata l’importanza che il protocollo dà alla formazione degli operatori, così che possano essere sempre più in grado di fornire un aiuto mirato alle donne vittime di violenza. Arriva il Vademecum sicurezza Nella stessa occasione è stato inoltre presentato un piccolo opuscolo, un “Vademecum” sulla sicurezza nel quale sono raccolti consigli e suggerimenti per aumentare la sicurezza dei cittadini (non solo legata alla violenza ma anche per furti, scippi, truffe, eccetera), così come riferimenti e indirizzi a cui rivolgersi in caso di bisogno. Il libretto, stampato in 10mila esemplari grazie anche alla collaborazione di Chiesi Farmaceutici, sarà a breve distribuito negli uffici comunali, alle Poste, negli ambulatori sanitari e in vari altri punti “strategici” della città. La presidente: Dai ragazzi una grande speranza per la profondità delle analisi e delle prospettive All’Acisjf i sogni e le speranze dei giovani Premiati i vincitori del 19° concorso di temi per studenti delle superiori 4 LUGLIO 2014 S i è svolta nei giorni scorsi presso la sede della Casa della Giovane di Parma la premiazione del 19° concorso di temi ricolto agli studenti delle scuole superiori. Argomento di quest’anno, su cui i ragazzi erano invitati ad esprimersi e riflettere, era: “Quali sono i valori in cui credete e che testimoniate nella vostra quotidianità. Cosa chiedete agli adulti, alla famiglia, alla scuola, alla politica, alla Chiesa per un dialogo costruttivo? Come mostrate il vostro disagio di fronte ai tanti problemi che ogni giorno affrontate? Avete fiducia nei cambiamenti che possono avvenire nella nostra società? A che cosa soprattutto oggi vi ribellate? Attendiamo le vostre riflessioni per uno scambio costruttivo”. In totale sono stati premiati 14 studenti, appartenententi a sei diverse scuole del territorio (“Marconi”, “Toschi” e “Bertolucci” di Parma più lo “Zappa Fermi” di Borgotaro e il “Mainetti “ di Traverseto- lo). Dal 2010 il premio ACISJF è intitolato al “Dott. Gianni Baiocchi”, già prezioso Consigliere dell’Associazione. In questo servizio ha testimoniato un Volontariato libero e gratuito vissuto per affermare i valori dell’uomo e per diffondere la cultura della solidarietà e della condivisione «Oggi siamo qui per fare festa a voi — ha detto la presidente Anna Maria Baiocchi — e per mettere in evidenza i vostri elaborati perché proprio attraverso di essi siamo riusciti a conoscervi meglio. Anzi, pur senza conoscervi, ab- biamo costruito un dialogo a distanza che finalmente oggi realizziamo nel concreto». La lettura di tanti elaborati e la proposta di questo concorso — ha continuato — evidenziano che «per noi dell’ACISJF l’investimento nei confronti dei giovani è la prova di quanto ci interessa il futuro. A noi adulti infatti compete la responsabilità di dare vita a delle generazioni nuove, mettendoci al loro fianco, sostenendole, e sentendoci pieni delle loro realizzazioni». Dalla lettura dei temi è emerso come tutti abbiano parlato della famiglia come valore primario a cui fare riferimento sempre, evidenziando poi altri valori come l’onestà, la solidarietà, la libertà, la pace, la tolleranza, l’ascolto ed altri. Molti hanno parlato di loro stessi per il desiderio di essere ascoltati dagli adulti ed accettati così come sono, definendosi entusiasti, incoerenti, pieni di passioni, impazienti, timorosi, pieni di dubbi, in difficoltà ad accettare norme e regole, pur sentendone il bisogno. Tanti hanno poi parlato dell’amicizia sia come valore che come necessità, facendo infine delle buone riflessioni sul mondo della politica, della scuola e della Chiesa. «Abbiamo apprezzato i Vostri temi — ha concluso Anna Maria Baiocchi — che ci hanno donato una grande Speranza per la profondità delle analisi, per l’entusiasmo delle prospettive, per la ricchezza dei valori che avete proposto, per una mentalità aperta alle nuove culture, per vivere l’oggi con lo spirito di una grande avventura difficile ma possibile». BILANCIO DELLE ATTIVITÀ BENEFICHE Tutto quanto fa solidarietà S empre nelle scorse settimane è stato reso noto il riepilogo ufficiale delle attività benefiche che la Casa della Giovane - Acisjf ha svolto nel 2013. • Pasti e Borse Solidarietà: 17.285 (per un controvalore di 138.280 €) • Pernottamenti: 501 (controvalore 10.020 €) • Sostegno ex ospiti e giovani in difficoltà (bollette, e spese primarie emergenze): 23.222 € • Per appartamenti “Emergenza Sfratti” (spese utenze ecc.): 9.600 € • Adozioni a distanza: 6.240 € Totale Beneficenza in denaro: € 39.062 Totale generale beneficenza: € 187.362 Numero ore di volontariato: oltre 15.080 (per una media di 290 ore settimanali) SEMINARIO DI CARITAS E MIGRANTES Leggi e diritti delle migrazioni La collaborazione tra avvocati, Migrantes e Caritas regionale, ha portato da qualche anno all’organizzazione e alla realizzazione — nella nostra città — di seminari di approfondimento su tematiche giuridiche riguardanti il mondo delle migrazioni. Nella consapevolezza che la conoscenza delle leggi (e quindi dei diritti e dei doveri) è per le persone immigrate ma anche per gli operatori che – a vario titolo – si rapportano con loro il primo e ineludibile servizio. E se tutto fa riferimento alla nostra Carta costituzionale e al Patto di cittadinanza (anche questo poco 25 CLASSI DELLA SCUOLA PER L’EUROPA BiciAntiSmog, premiati 380 bimbi A conclusione del progetto “BiciAntiSmog”, promosso da Fiab – Parma Bicinsieme, con il contributo della Regione ed il sostegno del Comune, sono stati premiati, circa 380 alunni di 25 classi della Scuola per l’Europa che hanno partecipato al progetto che aveva come obiettivo promuovere l’uso di mezzi alternativi all’auto per andare a scuola. Il progetto ha coinvolto 7 scuole della città, pari a 60 classi per 1.500 alunni circa. A tutti i ragazzi che hanno partecipato è stato regalato un giubbotto ad alta visibilità. Ad ogni classe sono andati due super premi per il ragazzo e la ragazza che hanno utilizzato la bici o sono andati a piedi a scuola per il maggio numero di giorni dall’avvio del progetto. «L’obiettivo – ha spiegato Remo Mosconoi – è di ridurre il numero di mezzi circolanti in città, meno auto e più bici, il che significa un maggior rispetto dell’ambiente e di noi stessi. Mi preme sottolineare il valore formativo del progetto che coinvolge anche le tematiche legate all’educazione stradale, ambientale ed all’accrescimento dell’autonomia degli alunni». Ospedale: dai reparti ai dipartimenti per razionalizzare. Non solo sui costi A chi è funzionale la nuova riorganizzazione dell’Ospedale? Domanda, non priva di preoccupazione, che sottende alle varie polemiche e dibattiti che si sono scatenati. In particolare, uno dei nodi è la riduzione dei dipartimenti da 12 a 5. Vale la pena ricordare che la suddivisione per “dipartimenti” è una scelta operata dal Servizio Sanitario nazionale, ai fini di una migliore gestione, sia a livello tecnico che amministrativo. Il Dipartimento (che supera quindi la divisione tradizionale e forse troppo settoriale dei reparti) si configura come “un’organizzazione integrata di unità operative omogenee, affini (per patologie o per età) o complementari, ciascuna con obiettivi specifici, ma che concorrono al perseguimento di comuni obiettivi di salute”. Dovrebbe favorire il lavoro interdisciplinare tra operatori, una sinergia sempre maggiore tra diverse competenze e, di conseguenza, una miglior efficacia del percorso diagnostico e terapeutico del paziente stesso. Se questa è una direzione che già da qualche anno si sta perseguendo a livello regio- nale, la questione che si pone oggi non riguarda tanto la validità di questa suddivisione, ma l’eccessivo “accorpamento”, che si tema possa invece rendere più difficile e macchinoso raggiungere gli obiettivi prefissati, tranne quello – forse – di continuare a tagliare il budget. A costo, altro timore su cui vigilano in particolare i sindacati, di una riduzione del personale. Che attende anche di capire quale riorganizzazione interna è prevista con questo nuovo assetto. E serpeggia anche la domanda se questa scelta non sia da leggersi in un’otti- ca di depotenziamento della realtà di Parma a vantaggio di altre provincie. Ragionare in un’ottica non solo localista, ma interprovinciale, non sarebbe da scartare a priori, se questo volesse dire ragionare e quindi investire nella valorizzazione delle “eccellenze” proprie di ciascun Ospedale (in termini di risorse umane, attrezzature...), consapevoli anche che non si può eccellere su tutto. Ma al momento non sembra questa la direzione presa. E il dibattito è uscito dalle corsie dei reparti ospedalie- ri, pardòn, dai Dipartimenti per entrare anche in Consiglio Comunale. E’ stato il consigliere di Forza Italia, Paolo Buzzi, a presentare due interrogazioni, una riguardante appunto la riorganizzazione dell’azienda ospedaliera, ritenuta ingestibile, e anche non omogenea nei diversi ambiti operativi. Non per la riduzione della spesa, ma per favorire “il confronto culturale delle diverse aree disciplinari che devono parlare lo stesso linguaggio e condividere gli stessi obiettivi”, oltre che “le risorse disponibili”, sostiene il direttore generale Leonida Grisendi. Nel dibattito è intervenuto anche il rettore dell’università Loris Borghi (con una esperienza sul campo), puntando l’obiettivo su un altro dei nodi: ovvero la collaborazione tra azienda ospedaliero – universitaria e l’azienda Usl da tradursi nella formazione di una “cabina di regia”, che superi il dualismo tra medici ospedalieri e universitari, tra strutture a direzione universitaria e strutture a direzione ospedaliera, per concentrarsi su obiettivi comuni: assistenza, formazione, ricerca. Nella convinzione che non si debba puntare su singoli operatori ma sul lavoro di squadra. Che vuol dire anche creare le condizioni perché non ci sia la fuga da Parma. Dal Rettore giunge anche l’invito – considerata la complessità e la delicatezza dei temi della salute – ad affrontare queste problematiche superando steccati, barriere ideologiche... Invito a mettersi tutti dall’altra parte, ovvero dalla parte del paziente che, in quanto persona e cittadino, ha diritto alla cura e il modo di salvaguardare e soddisfare tale diritto è espressione della tenuta di una città. Che non si accontenta di fare inaugurazioni o di tagliare nastri, ma è attenta a ciò che si vive nelle corsie d’ospedale e alle persone che vi accedono. Come operatori e professionisti, come ammalati e come familiari. M. C. S mappe FadiscutereilnuovoassettodelMaggiore,divisoinsoli5dipartimenti.Echechiteme siailpreludiodiundepotenziamento.TrainodiancheledivisionitraUniversitàeAusl 5 4 LUGLIO 2014 “NUOVA” SANITÀ conosciuto, sia dai cittadini italiani che stranieri), c’è una miriade di sentenze che intervengono, sempre in evoluzione, per cui è necessario un costante aggiornamento, fatto da chi ha le mani in pasta. In questa ottica, si è concluso (ma con un arrivederci già al prossimo autunno per proseguire su alcune tematiche), il corso che si è tenuto al Centro pastorale. Varia la partecipazione, che ha visto la presenza sia di operatori delle Caritas dell’Emilia Romagna, di membri delle Migrantes e di persone impegnate a vario titolo in questo ambito. Coordinatore dell’iniziativa, Gianromano Gnesotto, insieme a Paola Scevi (docente universitaria) e a Patrizia Superchi (avvocata). Al termine, con la presenza anche di Maria Cecilia Scaffardi, direttrice di Caritas a nome delle delegazione regionale, sono stati consegnati gli attestati di partecipazione al corso. L o scorso 20 giugno papa Francesco ha ricevuto i partecipanti alla 31a edizione dell’International Drug Enforcement Conference che si è svolta a Roma dal 17 al 19 giugno 2014. UDIENZA ALLA “DRUG ENFORCEMENT CONFERENCE“ Illustri Signori, vi ringrazio della vostra visita e vi esprimo il mio apprezzamento per l’opera che svolgete affrontando un problema tanto grave e complesso del nostro tempo. Vi auguro che queste giornate romane segnino una tappa proficua nel vostro impegno. In particolare, auspico che possiate raggiungere gli obiettivi che vi siete posti: coordinare le politiche antidroga, condividere le relative informazioni e sviluppare una strategia operativa tesa al contrasto del narcotraffico. Forse nel narcotraffico le azioni sono quelle che rendono più soldi nel mercato. E questo è tragico. Il flagello della droga continua ad imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe, che scavalca confini nazionali e continentali. In tal modo continua a crescere il pericolo per i giovani e gli adolescenti. Di fronte a tale fenomeno, sento il bisogno di manifestare il mio dolore e la mia preoccupazione. Vorrei dire con molta chiarezza: la droga non si vince con la Il Papa: «No a ogni tipo di droga» droga! La droga è un male, e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano ad usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette “droghe leggere”, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno. Intendo ribadire quanto già detto in altra occasione: no ad ogni tipo di droga. Semplicemente. No ad ogni tipo di droga (cfr Udienza generale, 7 maggio 2014). Ma per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro, sì a più opportunità di lavoro. Un giovane che non ha lavoro, pensiamoci. Credo che la cifra sia 75 milioni, in Europa. Credo, non sono sicuro, non voglio dire una cosa che non c’è. Ma pensiamo ad un giovane: né, né. Né studia né lavora. Entra in questa mancanza di orizzonte, di speranza, e la prima offerta sono le dipendenze, tra le quali la droga... Le opportunità di lavoro, l’educazione, lo sport, la vita sana: questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi ”sì”, non c’è posto per la droga, non c’è posto per l’abuso di alcol e per le altre dipendenze. La Chiesa, fedele al mandato di Gesù di andare dovunque c’è un essere umano sofferente, assetato, affamato, in carcere (cfr Mt 25,31-46), non ha abbandonato quanti sono caduti nella spirale della droga, ma con il suo amore creativo è andata loro incontro. Li ha presi per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché potessero riscoprire la propria dignità, aiutandoli a far resuscitare quelle risorse, quei talenti personali che la droga aveva sepolto, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma questo lavoro di recupero è molto limitato, non è sufficiente. Bisogna lavorare sulla prevenzione. Questo farà molto bene. L’esempio di tanti giovani che, desiderosi di sottrarsi alla dipendenza dalla droga, si impegnano a ricostruire la loro vita, è uno stimolo a guardare in avanti con fiducia. Illustri Signori, vi incoraggio a proseguire il vostro lavoro con sempre grande speranza. Grazie. Il problema della tossicodipendenza è ancora drammaticamente attuale, pur in un contesto di minore attenzione da parte dei media. E il problema si estende anche all’alcol e ai giochi mappe Droga: serve una risposta corale 4 LUGLIO 2014 6 DaBetaniaspuntiapartiredallagiornatamondialedel26giugno I l 26 giugno è la giornata mondiale contro la droga. Come ogni anno la Comunità Betania ha voluto cogliere questa occasione per condividere alcune riflessioni che nascono dal lavoro quotidiano con persone che vengono in comunità per liberarsi dalla durissima condizione di dipendenza. Venendo da una lunga storia di oltre trent’anni, la comunità è indubbiamente un osservatorio interessante. Il fenomeno nel tempo è andato modificandosi. In questi ultimi anni, avvertiamo una duplice problematica che si fa preoccupante: da una parte c’è sempre più silenzio nel campo della comunicazione, dei media, delle istituzioni circa il permanere ed il diffondersi dell’uso di sostanze tossiche, inoltre si assiste ad un consenso sempre più diffuso, giustificato da motivazioni soggettive e culturali che sembrano legittimare il ricorso alle varie sostanze in nome della autonomia, della libertà, della emancipazione da indirizzi di tipo etico ed educativo. In Italia come a Parma si riscontra un approccio sempre più precoce all’alcol come veicolo di stordimento; la cannabis è largamente la sostanza più usata dai giovani. C’è un crescendo devastante di ricorso al gioco d’azzardo, alle scommesse, alle lotterie che spesso crea gravi problemi all’equilibrio economico delle famiglie. Per quest’ultima preoccupante dipendenza non ci sono differenze di età: si gioca a vent’anni come si gioca a sessanta. Non ci sono neanche differenze di condizioni sociali o di cultura: giocano studenti, giovani, lavoratori pensionati, operai, professionisti e dirigenti. Il dato più allarmante è l’aumento di quella zona grigia delle tante persone che mantengono un rapporto controllato nell’uso di sostanze senza cadere nella condizione evidente di dipendenza in senso devastante. Mentre tutto questo accade nel tessuto sociale in cui viviamo, c’è sempre meno consapevolezza della gravità del fenomeno. Anche la qualità della vita va progressivamente modificandosi. Assistiamo ad una appartenenza collettiva sempre più difficoltosa ad una città per tanti aspetti frantumata. Dall’osservatorio della comunità ci sentiamo di affermare la necessità di alcune scelte prioritarie: Davanti ad un fenomeno così diffuso e talvolta giustificato occorre una risposta corale, un vero movimento trasversale di opinione che valorizzi l’appartenenza sociale, l’impegno nelle proprie responsabilità e nell’appartenenza sociale, nella professione come nel volontariato. Il concetto stesso di cittadinanza richiede ad ognuno senso civico, impegno politico e un senso alto di legalità. La trasgressione non può essere affrontata unicamente con la scorciatoia della re- pressione e della punizione. Anche il contrasto ha significato e talvolta costituisce un deterrente importante ma deve essere collocato dentro una cultura che ha il suo fondamento nella corresponsabilità e nella educazione. Non riteniamo che l’angolatura giusta per far fronte alla diffusione delle cosiddette droghe leggere sia la legalizzazione. Questo ritorno a posizioni prevalentemente ideologiche non contrasta il mercato mafioso e corrotto ed espone i più giovani al rischio effettivo della dipendenza. La diffusione legale dell’alcol ne è una prova evidente. Il contrasto ai grandi mercati di morte e di schiavitù deve essere seriamente contrastato e controllato dalle istituzioni e dagli organi di vigilanza sostenuti ed incoraggiati dall’opinione pubblica. Le persone cadute nel tranello della dipendenza hanno bisogno di trovare adeguato aiuto e sostegno nel loro difficile processo di liberazione sia nelle istituzioni sanitarie che nelle comunità del volontariato. Per questo motivo vanno garan- tite le risorse adeguate, attualmente molto scarse. È davvero preoccupante avvertire il silenzio dei media, anche locali, su un fenomeno che assume proporzioni preoccupanti e che segna inevitabilmente la vita di tanti giovani. Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, quando era Procuratore Nazionale Antimafia, ha rilasciato questa dichiarazione: «come Procuratore Nazionale Antimafia, non posso che impegnarmi, con tutta la mia forza, nel perseguire i traffici di droga in tutto il mondo, ma ho bisogno della rivolta epocale di tutti voi giovani, anziani, poveri e ricchi. È tempo di dire tutti con una sola voce NOI NO!». E aggiunge «è tempo di soffiare tutti insieme forte, sempre più forte per formare un vento che spazzi via tutte le droghe, naturali e sintetiche, tutti i trafficanti e spacciatori nonché i loro soldi, sporchi di lacrime, di sangue, di dolore per tante vite distrutte». Don Luigi Valentini Responsabile Comunità Betania IL 26 GIUGNO A BETANIA OSPITI E OPERATORI DALLE COMUNITÀ DELL’EMILIA ROMAGNA AMaroreperunagiornatadiriflessioneecondivisione A Betania, come accade da oltre vent’anni, la giornata mondiale contro la droga è stata vissuta con tutte le comunità dell’Emilia Romagna aderenti al C.N.C.A. (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) Erano presenti a Marore circa 250 giovani con i loro operatori per una giornata di riflessioni e di giochi. A mezzogiorno tutti convenuti nel cortile della comunità, hanno accolto il saluto ed una riflessione: sono intervenuti il Vescovo di Parma Mons. Enrico Solmi, l’Assessore alle politiche sociali della Provincia Marcella Saccani ed il Presidente Regionale del C.N.C.A. Matteo Iori. È stato un momento molto intenso di contenuti, di proposte e di consegne ideali. La giornata è proseguita con il pranzo nel grande tendone ed alcune competizioni sportive fino a sera. Dopo le varie premiazioni si è consumato una cena a base di salume e torta fritta. Questa iniziativa come altre non ha avuto spazio nella cronaca cittadina ma è certamente un modo efficace per dire in tanti il nostro NO alla droga ed il nostro SÌ a veri progetti di vita. Alla scoperta del Centro Pio XII, struttura all’avanguardia nella diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile. Che, come spiega il direttore sanitario, ha tra i suoi punti forti proprio l’aria N uove sfide per l’Istituto Pio XII di Misurina, centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile, gestito dall’Opera diocesana di san Bernardo, la realtà della Diocesi di Parma che offre un ventaglio di assistenza rivolto alle tre fasce fondamentali della vita umana: verso i ragazzi con l’Istituto Pio XII di Misurina, verso i giovani italiani e stranieri con il Collegio Universitario, verso gli anziani con Emmaus. Del Centro di Misurina ne parliamo con Elena Cardinali, direttrice generale dell’Opera e con Alfredo Boccacino, nuovo direttore sanitario. Boccacino, lunga esperienza ospedaliera, specialista in pediatria e in allergologia, con studi particolari sull’elasticità polmonare. Studi preziosi anche per quanto riguarda il trattamento dell’asma, una delle specialità proprio del Pio XII. «Nella concezione tradizionale — spiega — l’asma è ritenuta una malattia ostruttiva delle vie aeree ma non si è mai affrontata tenendo conto dell’intero polmone, macchina elastica e complicatissima, che ci consente di andare incontro a tante difficoltà, combattendo le variabili presenti nell’aria. Nei soggetti asmatici si riscontra un polmone difettoso, con minore elasticità, che pertanto non riesce a compensare la fatica di affrontare fattori, quali l’inquinamento o l’infimmazione da allergia, DOLOMITI • Il Centro Pio XII tra le montagne del Cadore. A lato: apparecchiature diagnostiche; sotto: il direttore sanitario Alfredo Boccacino. ad esempio da pollini. Fattori che possono essere un elemento scatenante, ma non giocano un ruolo centrale come le alterazioni elastiche. La terapia dell’asma ad alta quota – grazie alla rarefazione dell’ossigeno – modifica l’elasticità del polmone, costringendolo a ridurre le sue resistenze respiratorie». L’importanza dei fat- tori di inquinamento, per quanto riguarda i problemi respiratori, richiede un riequilibrio dell’apparato respiratorio che non è prodotto solo dai farmaci. Ecco quello che lui definisce il “miracolo di Misurina”, spiegabile in termini scientifici. «L’apparato respiratorio in ambiente libero da allerge- ni o da fattori inquinanti migliora, ma a Misurina abbiamo sperimentato l’immediatezza del miglioramento soprattutto in bambini nei quali la difettosità elastica era importante». Ma occorre creare le condizioni perché il miracolo continui nel tempo: ecco l’importanza che il paziente venga monitorato e seguito anche a domicilio. «Abbiamo pensato di installare un cellulare di servizio, attivo 24 ore su 24, per comunicare col Centro». Altro strumento di monitoraggio la misurazione del FEV1, unitamente ad educare ad una corretta profilassi ambientale. Diversi gli obiettivi che si propongono: passare da ricoveri lunghi a ricoveri più brevi, anche per non sradicare i bambini dal loro contesto. Nella consapevolezza che «non si tratta solo di togliere dall’ambiente “malato”, ma di rinforzare la struttura dei polmoni». Nella logica di un percorso, dove il ricovero rappresenta un tratto di strada e dove si può continuare anche casa a camminare con compagni di viaggio competenti ed esperti. E dove la qualità dell’aria rappresenta uno degli elementi da promuovere e favorire ma non quello centrale ed esclusivo. Altro punto su cui investire: offrire assistenza riabilitativa ai bambini in età prescolare. In questa ottica sono stati attivati dei laboratori di educazione musicale, con strumen- STORIA E CARTA D’IDENTITÀ DEL “PIO DODICESIMO” ti a fiato, in quanto la loro vibrazione produce effetti benefici. Con uno sguardo verso il bambino globale e non solo scientifico, che deve comunque mantenere alto il livello. Sguardo che abbraccia non solo il bambino ma l’intero nucleo familiare, con equipe che – nelle varie fasi – stringe una sorta di alleanza con tutta la famiglia. E tra i prossimi progetti, quello di lavorare sull’obesità associata all’asma. «L’Istituto Pio XII vorrebbe offrirsi come punto di riferimento e supporto anche per i medici di base, non solo per le patologie più gravi, ritenute intrattabili, ma anche per le forme più leggere». Questo ridurrebbe il ricorso frequente ai farmaci, gli accessi al Pronto soccorso e vie crucis interminabili dei genitori, che spesso non sanno dove e a chi rivolgersi. E se ancora Misurina è poco conosciuta è bello vedere come tanti arrivano qui proprio attraverso il passa parola, prima fonte di attrazione. Espressione di gratitudine e di un legame come testimoniano anche le pagine di facebook. Aria, riabilitazione, domiciliarità, equipe... ma anche clima di famiglia. Gli ingredienti del miracolo di Misurina. M. C. S. mappe Aria, riabilitazione, clima familiare: gli ingredienti del “miracolo di Misurina” 7 Cartoline dal Pio XII U na storia “regale”, quella del Pio XII che, dapprima è stato una sorta di “rifguio” per l’imperatore d’Austria, poi residenza estiva dei Savoia. Venne acquistato nel 1949 – tramite padre Paolino Quattrocchi, benedettino di Parma, allora Legale Rappresentane della POA (Pontificia Opera Assistenza – di qui il nome Pio XII) – dalla Diocesi di Parma, con l’aiuto di alcuni importanti benefattori. Nel 1959 diventa “preventorio antitubercolare” (per più di 100 bambini) mentre nel 1970 è stata trasformato in Casa di Cura Pio XII per la prevenzione e cura dell’asma, con la capienza di 30 posti letto. Nel 1996 è stata denominata “Centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile” (con 100 posti letto). Nel 2008 ha ottenuto il Certificato di Qualità ISO 9000:2008. Nel 2011, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, ha ottenuto l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco per 150 posti letto. Il Pio XII oggi Centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell’asma infantile ad alta quota. Convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale, l’Istituto Pio XII si affaccia sulle rive del Lago di Misurina, a 1756 metri di altitudine, incastonato nello splendido scenario delle Dolomiti, nel comune di Auronzo di Cadore e a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo. È qui che, quotidianamente, il personale dell’accoglienza, sanitario ed educativo persegue il suo obiettivo principale: prendersi cura in modo attento e globale della salute del bambino asmatico (e di adolescenti e adulti affetti da patologie respiratorie), offrendo la possibilità di ospitarlo assieme alla sua famiglia. L’accoglienza in tempi brevi ed un rapido inquadramento della patologia, attraverso un approccio multidisciplinare, offrono al paziente e alla sua famiglia un sostegno concreto nella gestione quotidiana della malattia. L’esperienza del personale e l’impiego di strumenti d’avanguardia consentono l’esecuzione di esami specialistici per: • la valutazione della funzione respiratoria; • la diagnostica allergologica; • la valutazione dell’infiammazione delle vie aeree; • la valutazione di eventuali patologie associate. Istituto Pio XII di Misurina Via Monte Piana, 4 32041 Misurina (Belluno) tel. 0435.39008 - fax 0435.39210 [email protected] www.misurinasma.it 4 LUGLIO 2014 DaFranzJosephallaDiocesidiParma 8 4 LUGLIO 2014 IL VESCOVO E Individualismoefragilitàspessoportanoallarottura.DottrinadellaChiesa:questioni LA FAMIGLIA /4 aperteeincomprensioni.Qualeformazioneeaccompagnamentoperfidanzatiesposi La crisi dei matrimoni e la Chiesa: le vie per prevenire e quelle per curare La crescita quantitativa dei matrimoni in crisi e delle rotture (uno su tre), la presenza trasversale del fenomeno che tocca tutte le età, ci fa riscontrare che ci troviamo davanti ad una diversa condizione della stessa “crisi”. Non solo la crisi intesa in termini fisiologici dovuta alla novità iniziale e allo sviluppo della vita coniugale e della famiglia e che può portare ad una normale evoluzione di crescita, ma la crisi generata da situazioni che mettono oggi maggiormente alle corde, riconducibili anch’esse ad una visione antropologica erosa da tanti fattori. Molti parlano di una situazione post – moderna nella quale non c’è più nulla di solido e contrassegnata da grande individualismo, per il quale centrale è la gratificazione basata sull’esperienza che deve essere bella e appagante. In questo contesto ogni legame rappresenta una gabbia che mortifica la persona. Tra queste, il matrimonio e la famiglia sono particolarmente temute… Ne deriva che se un soggetto si concentra ossessivamente su di sé, fatalmente è portato ad allontanarsi dall’altro, vivendo in sabbie mobili nelle quali non ha alcun riferimento stabile, se non se stesso che rischia di mettersi, così, al centro del mondo e divenire l’unica e presunta “sicurezza”1. Ci troviamo davanti all’assolutizzazione di una dimensione importante, la persona, che - di per se stessa - è comunione e necessita di dialogo e si realizza pienamente nel ricercare il bene dell’altro. Se nella coppia si cerca la felicità chiusa in se stessa, non la si trova mai, se la si cerca nella relazione la si trova. Viviamo in un contesto di grande fragilità che annovera caratteri diversi. Fragilità fisica e psicologica, propria dei giovani; fragilità relazionale ed evolutiva, propria di situazioni di mezza età nella quale emergono le rotture delle relazioni; fragilità interiore e religiosa, che elimina il tema religioso o lo ricerca in modo spasmodico e privatistico; fragilità, queste, che confluiscono in una più amplia fragilità antropologica che deve accogliere il senso e il valore del limite. Spesso, infatti, si creano atte- 2. Domande poste A fronte di questa situazione e al riscontro qualitativo e quantitativo2 di una crisi così radicale, la comunità cristiana si è posta la domanda delle persone che soffrono questa crisi e sono arrivate a rompere il vincolo coniugale. a. Pratiche pastorali Circa le coppie in crisi risultano ancora poche le iniziative rivolte alla vicinanza e all’accompagnamento; si va comunque formulando una pastorale più adeguata e specifica. Preziosa e significativa è la presenza sul territorio italiano dei Consultori di ispirazione cristiana (quando vivono uno stretto legame con la Diocesi) e la nascita di centri di ascolto o di associazioni che offrono un accompagnamento in questo senso (Retrouvaille). Per chi non è riuscito ad uscire dalla crisi coniugale e vive la situazione di separato si stanno costituendo alcuni gruppi di preghiera e di ascolto. Non sempre però essi sono frequentati perché i separati provano un senso di vergogna e di solitudine nella gestione del fallimento fa- osta, un autentico cammino di fede che metta in discussione i fidanzati e il loro rapporto, li faccia riflettere e costruire delle basi solide e durature. La prevenzione della crisi deve riguardare anche le famiglie già costituite, evitando che si creino condizioni sfavorevoli e tenendo in conto anche i nuovi problemi che affliggono oggi le famiglie. 3. Un impegno sinergico e integrato tra pastorale familiare, realtà consultoriali e tribunali ecclesiastici miliare. Così da più parti si richiama l’attenzione alla necessità di realizzare un modello di comunità accogliente che sappia accostarsi con premura e vicinanza alle coppie in crisi e accompagnarle con intelligenza e creatività, passando da percorsi proposti “per” loro a percorsi pensati “con” loro. b. I Sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza L’indizione del Sinodo straordinario ha sollecitato molte riflessioni, in particolare sull’ammissione alla comunione eucaristica e al sacramento della Penitenza3 di queste persone che necessitano del sostegno per vivere la loro vita cristiana. Il Sinodo si è posta la domanda su oppure di natura dottrinale, per cui si ritiene necessario un’ulteriore chiarificazione. Emerge inoltre l’esigenza di chiarire meglio il rapporto tra fede e sacramento: chiedendosi quanti matrimoni celebrati in Chiesa siano veramente anche sacramenti. c. Lo snellimento delle procedure canoniche. È presente una domanda diretta sullo snellimento della prassi canonica, tema sul quale è tornato di recente Papa Francesco nel dialogo con i giornalisti al ritorno dalla Terra Santa. Alcuni hanno risposto anche sull’eco della celebre affermazione di Papa Benedetto che ipotizzava una risoluzione non giudiziale per il discernimento della verità del matrimonio celebrato. e) Quali sono le richieste che le persone divorziate e risposate rivolgono alla Chiesa a proposito dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione? Tra le persone che si trovano in queste situazioni, quante chiedono questi sacramenti? f) Lo snellimento della prassi canonica in ordine al riconoscimento della dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale potrebbe offrire un reale contributo positivo alla soluzione delle problematiche delle persone coinvolte? Se sì, in quali forme? Spesso i divorziati risposati non comprendono i motivi dell’esclusione dai sacramenti e sperimentano una pluralità di prassi che genera in loro confusione e crea ulteriore imbarazzo. Grandi passi sono stati fatti per abbreviare i tempi e sostenere i costi degli itinerari per la dichiarazione di nullità matrimoniale presso i Tribunali Ecclesiastici. Si lamentano ancora le gravi difficoltà per intraprendere e completare tale cammino, ritenuto troppo complesso e quasi riservato a pochi. Sembra anche mancare un accompagnamento pastorale di supporto ai percorsi di nullità. Si ritiene necessario compiere un adeguato rinnovamento dei percorsi di preparazione al matrimonio (come indicato dai recenti Orientamenti sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia della Commissione Episcopale Famiglia e Vita della CEI) e sottolineando che sarebbe più utile invece di un cammino di preparazione finalizzato solo al raggiungimento del nulla A volte sono loro stessi che, aiutati da una corretta catechesi, partecipando alla vita della comunità cristiana, comprendono pienamente il motivo dell’esclusione dai sacramenti e testimoniano la fedeltà agli insegnamenti della Chiesa. Altri non si rivolgono più alla Chiesa e hanno risolto in modo autonomo il problema della partecipazione ai sacramenti. Molte risposte sollecitano la possibilità di esaminare la prassi in vigore nelle Chiese ortodosse. Sembra non del tutto chiaro se si tratta di una disposizione canonica-disciplinare a. Diversi per un unico fine. Il riconoscimento di essere diversi4 e di partire da percezioni complementari è il primo atto di un’efficace sinergia verso la famiglia, che consente di: • vedere con uno sguardo più ampio, collocare i problemi al loro posto, relativizzarli rispetto ad un primo impatto emotivo; • avere un quadro più veritiero per elaborare la nostra azione • elaborare un intervento che può essere progressivo e complementare. Il comune impegno pastorale, di approccio ecclesiale, di consulenza familiare o giuridico, consente di incontrare le coppie o le persone in crisi o separate, nei diversi ambiti e fasi della loro vita: la ricerca della fede, la crescita umana – relazione… e in situazioni difficili quali il conflitto, la crisi, la rottura del vincolo matrimoniale. Un lavoro sinergico, che parte dal comune apprezzamento e conoscenza, permette di accogliere tutti, modulando su di loro i nostri interventi, collocandoli comunque nell’orizzonte di una visione integrale della persona umana, aperta a Dio che l’ha creata e redenta. b. Una pagina nuova da scrivere insieme Un dato è comune a tutti: essere espressione della cura della comunità cristiana per la famiglia. Con approcci diversi esprimono una medesima cura realizzata con progetti specifici e, proprio per questo, capaci di intercettare un maggiore numero di persone e situazioni. La chiesa, la comunità cristiana deve avvertire l’opportunità di scrivere una pagina nuova articolando - in forma “leggera” ed efficace quello che vorrei chiamare un “meta – progetto”, che accoglie le peculiarità e i progetti di tutti, ma li concepisce in un quadro unitario e, maturando insieme, ne rende coscienti e partecipi tutti soggetti in causa. Questo richiede: • una visione antropologica e di fede comune, • una comune e condivisa finalità: il bene della persona e della famiglia, • la conoscenza reciproca e l’apprezzamento del lavoro dell’altro. mappe 1. La fragilità se eccessive sulla vita di relazione, di coppia e di famiglia, in una sorta di perfezionismo verso il quale tendere in modo assoluto, fuggendo il fatto che siamo segnati dal limite, sia nel profilo umano – corporeo, sia in quello relazionale e dello stato di vita. Si rischia di essere alla ricerca di stati di vita irraggiungibili, prospettati spesso da emozioni e sentimenti, dimenticandoci della condizione reale, ontologica della persona, che è segnata dal limite e da una relazione che comunque deve sempre crescere e che è attraversata anche dalla fragilità, dalla colpa, dal peccato. Il clima in cui siamo immersi è composto da un intaglio di situazioni, vecchie e nuove, che portano sovente - dalla situazione di crisi - alla lacerazione e alla rottura del rapporto che aveva fatto molto fatica a generarsi… Situazioni nelle quali viviamo tutti, anche la comunità cristiana e chi si sposa “nel Signore”. Sono come la noia (anche questa una causa o il frutto di un insieme di cause qui descritte…) descritta da Bernanos: “è una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma bisogna che vi fermiate un secondo, ecco che vi copre il viso e le mani”. “Amarsi da peccatori” sembra essere una sintesi felice sia sotto il profilo antropologico che teologico: avvertire il limite è necessario e salutare come riconoscere e accogliere la Misericordia. 9 ----------------------------------------------1 L. GHIA (a cura di) Se un amore muore. La chiesa e i cristiani divorziati, Monti ed, Saronno 2010, p. 12 ss. 2 Le separazioni e i divorzi in Italia hanno avuto, a partire dalla loro regolamentazione giuridica, una costante crescita (cfr. allegato 3). I dati ISTAT (Separazioni e divorzi in Italia. Anno 2011, report pubblicato il 27 maggio 2013) mostrano non solo la loro crescita in termini assoluti (le separazioni erano 52.300 nel 1995, sono salite a 88.800 nel 2011; nello stesso periodo, i divorzi sono passati da 27.000 a 53.800), ma anche l’impatto crescente in termini relativi. Infatti, se nel 1995 si verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per ogni 1.000 matrimoni, nel 2011 si sono registrati 311 separazioni e 182 divorzi ogni 1.000 matrimoni. Il fenomeno dell’instabilità coniugale presenta ancora oggi situazioni molto diverse sul territorio: nel 2011 si va dal valore minimo di 232,2 separazioni per 1.000 matrimoni che caratterizza il Sud, al massimo osservato nel Nord-ovest (378,6 separazioni per 1.000 matrimoni). La percezione che viene dalle Chiese locali scaturita dall’esperienza concreta coincide normalmente con questi dati statistici. 3 Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte sviluppo della riflessione teologico – pastorale su questo tema; per tutti vorrei ricordare i pronunciamenti dei vescovi del Oberrhein e la risposta della Santa Sede; testo ripreso in molti contesti e in particolare dalla Diocesi di Bolzano; la questione sollevata dalla Diocesi di Friburgo; la relazione iniziale al Concistoro richiesta al card. Kasper… la questione qui espressa in termini molto essenziali sarà certamente dibattuta in sede sinodale. Proprio da questa sede attendiamo la parola della Chiesa. 4 UFFICIO NAZIONALE DI PASTORALE FAMILIARE, Nullità del matrimonio, seminario di studi, Sasssone, Roma 17 novembre 2009. 4 LUGLIO 2014 Concludiamo la pubblicazione della relazione che monsignor Solmi ha recentemente tenuto al Tribunale Ecclesiastico di Firenze sulle sfide e prospettive della famiglia oggi, in vista della prossima assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2015). Verso il Sinodo • Presentato l’Instrumentum Laboris 4 LUGLIO 2014 10 La Segreteria Generale del Sinodo ha attivato il processo di preparazione che oggi giunge ad un momento importante. Si tratta della pubblicazione dell’Instrumentum laboris, che è il risultato dell’inchiesta promossa dal Documento Preparatorio, che includeva un questionario costituito da 39 domande. L’Instrumentum laboris si compone di tre parti, coerenti con le tematiche del Documento Preparatorio. La prima parte, dedicata al Vangelo della famiglia, tratta del disegno di Dio, della conoscenza biblica, magisteriale e della loro ricezione, della legge naturale e della vocazione della persona in Cristo. Il riscontro della scarsa conoscenza dell’insegnamento della Chiesa domanda agli operatori pastorali una maggiore preparazione e l’impegno a favorirne la comprensione da parte dei fedeli, che vivono in contesti culturali e sociali diversi. Le difficoltà che insorgono a proposito della legge naturale possono venir superate mediante un più attento riferimento al mondo biblico, ai suoi linguaggi e forme narrative. La seconda parte affronta le sfide pastorali inerenti alla famiglia, quali la crisi della fede, le situazioni critiche interne, le pressioni esterne ed altre problematiche. Alla responsabilità dei pastori compete la preparazione al matrimonio, oggi sempre più necessaria, perché i nubendi maturino la loro scelta come personale adesione di fede al Signore, per edificare la loro famiglia su solide basi. Alcune situazioni familiari risentono di difficoltà di relazione all’interno della coppia e altre dalle condizioni esterne provocate da fattori economici, sociali e culturali che influiscono in modo negativo sulla famiglia. Sono poi considerate in maniera particolare le situazioni pastorali difficili, che riguardano le convivenze e le unioni di fatto, i separati, i divorziati, i divorziati risposati e i loro eventuali figli, le ragazze madri, coloro che si trovano in condizione di irregolarità canonica e quelli che richiedono il matrimonio senza essere credenti o praticanti. Urge permettere alle persone ferite di guarire e di riconciliarsi, ritrovando nuova fiducia e serenità. Il fenomeno delle convivenze e delle unioni di fatto, in crescente diffusione, è motivato da diversificate ragioni, tra cui quelle sociali, economiche e culturali. Inoltre, la questione dei divorziati risposati, che vivono con sofferenza la loro condizione di irregolari nella Chiesa, offre una conoscenza reale della loro situazione dalla quale la Chiesa si sente interpellata a trovare soluzioni compatibili con il suo insegnamento, che conducano ad una vita serena e riconciliata. A questo proposito appare rilevante l’esigenza di ta Maria Maggiore in Roma. semplificare e snellire i procedimenti giudiziali di nullità matrimoniale. Altra frequente situazione è quella di coloro che domandano il matrimonio senza una fede esplicita. Circa le unioni tra persone dello stesso sesso si distinguono i contesti in cui la legislazione civile è più o meno favorevole; si evidenzia la cura pastorale delle Chiese particolari verso queste situazioni, comprese le questioni relative ad eventuali figli presenti in esse. La terza parte presenta dapprima le tematiche relative all’apertura alla vita, quali la conoscenza e le difficoltà nella ricezione del Magistero, i suggerimenti pastorali, la prassi sacramentale e la promozione di una mentalità aperta alla vita. Appare comunemente condivisa la percezione poco conosciuta del contenuto dell’enciclica Humanae vitae. Quanto alla responsabilità educativa dei genitori, emerge la difficoltà nel trasmettere la fede ai figli, che si concretizza nell’iniziazione cristiana; si tratta, infine, dell’educazione cristiana in situazioni familiari difficili. L’Instrumentum laboris fornisce una visione della realtà familiare nel contesto attuale, che rappresenta l’inizio di una profonda riflessione il cui sviluppo si realizzerà nelle due tappe previste dalla Assemblea Generale Straordinaria (2014) e da quella Ordinaria (2015), strettamente collegate dal tema della famiglia nella luce del Vangelo di Cristo. I risultati della prima Assemblea Straordinaria saranno utilizzati per la preparazione dell’Instrumentum laboris della successiva Assemblea Ordinaria, solo dopo la quale verrà pubblicato un Documento finale, sottoposto alle decisioni del Santo Padre. Data l’importanza dell’evento sinodale, in seguito alla Preghiera del Papa per il Sinodo sulla famiglia è in programma una Giornata di preghiera per il Sinodo, la domenica 28 settembre, e la adorazione eucaristica quotidiana, durante i lavori sinodali, nella Cappella della Salus Populi Romani della Basilica di San- FAMIGLIE E CRITICITÀ - Péter Erdò Sebbene le domande indirizzate agli episcopati del mondo in preparazione al sinodo abbiano cercato di identificare più i problemi legati al lavoro pastorale svolto nei confronti delle famiglie, dalle risposte emergono anche preziosi elementi sulla famiglia come soggetto attivo dell’evangelizzazione. L’insieme del documento comunque sembra offrire una panoramica della situazione della pastorale delle famiglie a partire da due prospettive. La prima parte si muove a livello della conoscenza e dell’apprezzamento: vale a dire a livello della consapevolezza circa l’insegnamento di Cristo e della Chiesa sul matrimonio, e sulla vera realtà della famiglia secondo il disegno di Dio. Riguardo alla comprensione della fede, l’Instrumentum laboris tratta del vangelo della famiglia e della legge naturale, dei problemi legati ai loro rispettivi linguaggi e della connessione tra famiglia e vocazione della persona in Cristo. La visione cristiana della famiglia quindi è strettamente collegata con l’antropologia cristiana e con il rapporto personale con Cristo stesso. La seconda parte del documento si muove su un altro livello. Essa si occupa del comportamento reale della gente, e quindi affronta l’aspetto del lavoro pastorale. È in questa parte che sono presentate le cosiddette situazioni critiche. In base alle risposte pervenute, l’elemento marcante a livello sociologico sembra essere il rifiuto più o meno generale delle istituzioni. Da molte regioni del mondo sono giunte risposte secondo le quali la gente si sposa sempre di meno, anche solamente civilmente. Tale fenomeno s’inserisce nel contesto dell’individualismo e del soggettivismo pratico che ormai sembra aver raggiunto larghi ceti delle popolazioni. Le convivenze non istituzionalizzate molto spesso non hanno il carattere di preparazione al matrimonio o prova del matrimonio, ma rappresentano una forma di vita durevole. Dopo questa impressione generale, il documento presenta diverse situazioni particolari e difficili, e numerose pressioni esterne a cui devono far fronte le famiglie come il lavoro dipendente dei due genitori (o il lavoro precario), il fenomeno migratorio, la povertà, il consumismo, le guerre e altre circostanze ancora. Esiste un’esperienza speciale che riguarda persone, che pur essendo state cattoliche battezzate, non si erano mai occupate realmente della loro fede e che soltanto dopo un matrimonio canonico, un successivo divorzio e un altro matrimonio civile cominciano ad arrivare alla fede personale, grazie alla testimonianza di amici, di famiglie cattoliche credenti ecc. Ora queste persone scoprono alla luce della loro fede ‘ritrovata’ che la loro attuale condizione matrimoniale presenta dei problemi nella loro vita ecclesiale. Il loro approccio non è rivendicativo, ma somiglia molto a quello di quanti procedono sul cammino della conversione. Tale cammino può essere pieno di gioie e dolori, ma può e deve essere aiutato dalla comunità dei fedeli. PROPORRE LA FAMIGLIA - Bruno Forte L’Instrumentum laboris è frutto della recezione attenta e fedele delle risposte al questionario inviato nello scorso Novembre alle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Ciò che lo caratterizza in maniera rilevante è l’aderenza alla realtà in tutta la sua varietà e complessità e, di conseguenza, il rigore e l’onestà nel non chiudere gli occhi di fronte ad alcun problema, per quanto inquietante o scomodo esso possa sembrare. I tre grandi ambiti su cui esso propone di sviluppare il dibattito sono quelli richiamati nelle tre parti di cui si compone: il Vangelo della famiglia da proporre nelle circostanze attuali; la pastorale familiare da approfondire di fronte alle nuove sfide; la relazione generativa ed educativa dei genitori nei confronti dei figli. ACCOGLIERLE E SOSTENERLE VUOL DIRE FARNE IL CRITERIO PER RIPENSARE LA PASTORALE Ilbisognoattualediannunciare ilVangelodellafamiglia Q uello della famiglia è sicuramente un tema sensibile perché tocca la vita di ognuno. C’è pertanto grande attesa rispetto al Sinodo straordinario sulla famiglia che si terrà nel prossimo ottobre e di cui è stata presentata in questi giorni la traccia di lavoro. La traccia che viene consegnata all’attenzione della Chiesa universale non intende proporre una trattazione astratta perché muove piuttosto dall’esperienza comune. Si avverte con chiarezza la volontà di porsi in ascolto di questa esperienza per aiutare a leggerla alla luce del Vangelo. Il testo, nato da una consultazione dall’inedita ampiezza, apre lo sguardo aiutando ad attraversare la complessa e variegata realtà della famiglia con un’attenzione che non si ferma unicamente alla cultura occidentale ma tiene conto della estrema varietà delle situazioni culturali a livello mondiale. È uno sguardo che non nasconde le difficoltà, rilevate anzi con grande onestà e rigore, e le prospetta con puntualità ed estrema concretezza. Ma è anche uno sguardo che sa andare oltre l’evidente problematicità, per cogliere il crescente desiderio di famiglia presente nel nostro tempo, e dunque il valore con cui ancora viene percepita questa fondamentale esperienza, nella convinzione che le difficoltà non delimitano in maniera assoluta e univoca l’orizzonte della famiglia. Dinanzi alla crescente fragilità ma anche al desiderio di famiglia la Chiesa avverte la responsabilità di annunciare il Vangelo della famiglia. C’è bisogno di raccontare di nuovo e con un linguaggio nuovo la bellezza dell’essere famiglia. Si tratta di aiutare a ritrovare il senso della famiglia nel disegno d’amore di Dio per l’uomo riscoprendo la famiglia come manifestazione di questo stesso amore. Le famiglie non possono essere lasciate da sole. Hanno bisogno di essere accompagnate, sostenute nel loro impegno, accolte nelle diverse esigenze delle stagioni della vita. Non bastano i corsi di preparazione al matrimonio. Accogliere e sostenere le famiglie vuol dire fare delle famiglie il criterio per ripensare la pastorale, i tempi, i luoghi, le modalità perché siano accoglienti della vita delle persone. Vuol dire, per la Chiesa, riscoprirsi famiglia, famiglia di famiglie e proprio per questo capace di non escludere nessu- no. La famiglia deve poter diventare protagonista della vita della Chiesa, soggetto e non semplicemente oggetto della pastorale. Occorre arginare la tendenza ad una esasperata privatizzazione che a lungo andare è motivo di disorientamento e di angoscia aiutando le famiglie a sentirsi inserite in una rete di relazioni che sostiene ma che chiede anche di essere assunta con rinnovata responsabilità. Va in questa direzione l’invito a riscoprire la dimensione sociale della famiglia. Si tratta di porre la famiglia al centro della vita sociale esigendo un cambiamento di rotta delle politiche ma anche un più chiaro protagonismo della famiglia stessa. Complessivamente possiamo dire che questo Sinodo si presenta, nello stile di Papa Francesco, come caratterizzato da una grande volontà di accoglienza. Ne è prova la consultazione attivata attraverso il questionario diffuso mesi fa che ha suscitato un ampio coinvolgimento a tutti i livelli della vita della Chiesa e anche tra quanti non sono impegnati nella realtà ecclesiale. Ma ne è prova anche la traccia di riflessione, l’Instrumentum laboris, che raccoglie i ri- sultati di questa consultazione per tradurli in linee di ulteriore confronto. Scritta con uno stile chiaro e un linguaggio semplice, accessibile a tutti, la traccia appare rivolta a tutti. Il Sinodo è un momento di Chiesa, è la Chiesa che ascolta, riflette e si interroga, ma, come è nella natura stessa della Chiesa, le parole che nascono da questo ascolto e da questo interrogarsi sono rivolte a tutti perché la Parola che alla Chiesa è affidata è per l’uomo: è il Vangelo di Gesù che è annuncio di pienezza e di vita per ogni uomo. Ed è questa Parola che la Chiesa del Sinodo, una Chiesa accogliente, che cammina con gli uomini, vuol far ancora risuonare nella loro concreta esistenza. Non chiudere gli occhi di fronte alla problematicità e alla delicatezza delle questioni ma riscoprire a partire dal racconto di un’esperienza riletta in profondità la bellezza dell’essere famiglia e di un amore più grande delle nostre fragilità che può operare miracoli nella vita quotidiana. zoom zoom VISIONE FAMILIARE - Lorenzo Baldisseri - Il primo ambito esprime l’intenzione prioritaria che ha spinto il Santo Padre Francesco a scegliere come oggetto d’indagine la famiglia. Se da una parte risulta con piena evidenza una situazione di crisi dell’istituto familiare, dall’altra un desiderio di famiglia è altrettanto chiaramente rilevabile, proprio nelle nuove generazioni. Aspetti della crisi sono quelli connessi alle profonde trasformazioni culturali avvenute un po’ dovunque negli ultimi decenni, con l’abbandono di convinzioni ampiamente condivise in passato. Di fronte a questa situazione si avverte in maniera unanime e universale nella Chiesa l’urgenza di ”proporre una visione aperta della famiglia, sorgente di capitale sociale, vale a dire, di virtù essenziali per la vita comune”. Il secondo ambito si riferisce alla ”pastorale familiare da approfondire di fronte alle nuove sfide”: è il campo sul quale i Padri Sinodali dovranno portare in modo particolare la ricchezza del loro apporto, alla luce del vissuto delle Chiese locali. Il carattere eminentemente pastorale che Papa Francesco intende dare alla prossima Assemblea Sinodale si profila qui in tutta la sua evidenza: non è in discussione la dottrina della Chiesa. La riflessione richiesta è sulle applicazioni pastorali, sul modo di proporre la dottrina, di accompagnarne la recezione e la pratica, di mostrarne in maniera chiara le potenzialità umanizzanti a fronte di una diffusa non conoscenza o incomprensione. Si sottolinea, inoltre, come l’agire pastorale della Chiesa nei confronti delle persone in situazioni familiari difficili o irregolari debba riflettere lo sguardo di misericordia con cui il Padre celeste guarda e ama ciascuno dei suoi figli. Di conseguenza, verso chi vive realtà che comportano grande sofferenza ”la vera urgenza pastorale è quella di permettere a queste persone di curare le ferite, di guarire e di riprendere a camminare insieme a tutta la comunità ecclesiale”. Il terzo ambito riguarda ”la relazione generativa ed educativa dei genitori nei confronti dei figli”: esso comprende la problematica della denatalità, il valore della vita e la cosiddetta ”sfida educativa”. Su questa sfida si gioca il futuro stesso dell’umanità, e l’impegno della comunità cristiana in questo campo assume più che mai la rilevanza di un servizio fondamentale alla causa dell’uomo e del suo destino. La Chiesa è chiamata ad annunciare la fecondità dell’amore, la profondità e la ricchezza della generazione dei figli, che rende l’uomo collaboratore dell’amore creatore di Dio. Il valore della vita viene affermato dalla comunità cristiana tanto a sostegno del valore sacro della sua trasmissione, quanto nell’impegno educativo, che porta la persona ad apprezzarne fino in fondo il senso e la bellezza. In conclusione, si può osservare come l’immagine di Chiesa che risulta dall’Instrumentum e che il Sinodo sulla famiglia è chiamato a mostrare nel vivo delle scelte pastorali da compiere, sia quella della Madre impegnata a generare, accompagnare e sostenere tutti i figli di Dio, nessuno escluso, facendosi volto per ciascuno di essi dell’infinita misericordia del cuore divino. Una Chiesa non auto-referenziale, ma ”in uscita”, al servizio di tutto l’uomo in ogni uomo, per la salvezza di ogni creatura e proprio così protesa a celebrare la gloria di Dio. 11 Pina De Simone e Franco Miano COMMENTI A CALDO Undocumentoconmoltenovità Consultazioneampia,realismo,consapevolezzadeiproblemi Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia Il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia don Paolo Gentili sottolinea che «Il documento chiede alla Chiesa italiana di saper guardare oltre il proprio giardino. Non è concepibile una proposta di spiritualità familiare che non sia incarnata nel concreto contesto di un lavoro che manca, della difficoltà crescente di costruire legami stabili, della pressione culturale». Al tempo stesso, l’accento sui problemi non deve far dimenticare «la bellezza di tante famiglie che vivono il Vangelo del matrimonio e della famiglia come possibilità reale di un’unione fedele e feconda». Sulla conoscenza del magistero della Chiesa riguardo alla famiglia interviene invece Tommaso Cioncolini, collaboratore dell’Ufficio insieme alla moglie Giulia: «Mi sembra che lo strumento di lavoro del Sinodo sia chiaro: occorre investire nella formazione del clero, perché spesso, purtroppo, è il clero stesso a dimostrare di non conoscere la ricchezza del magistero sulla famiglia, a cominciare dalla recente “Evangelii gaudium”. Sia chiaro, i fedeli laici seguono a ruota. Ma a 50 anni dal Concilio è davvero giunto il momento di raccoglierne i frutti e dare una svolta, positiva, ai percorsi formativi in preparazione al matrimonio». Famiglie Nuove (Movimento dei Focolari) In un’intervista a Radio Vaticana Anna e Alberto Friso, responsabili di Famiglie Nuove, evidenziano la sostanziale novità del documento, che mostra una Chiesa dal volto misericordioso, che comprende le sofferenze della famiglia e le illumina con il Vangelo dell’accoglienza e dell’inclusione. «Far percepire alla gente che Dio ama ciascuno immensamente in qualsiasi situazione si trovi a vivere, è l’annuncio che dobbiamo e possiamo fare a tutti». Il documento afferma che «non è in discussione la dottrina della Chiesa», ma che va rivisto il modo di porgerla. «E’ quanto tutti ci aspettiamo – auspicano – anche perché nella dottrina è contenuta quella verità di bellezza, di gioia, di vera realizzazione iscritta nel cuore di ogni uomo. Giustamente però occorre saperla presentare, avvalendosi di testimonianze positive e di modelli di riferimento autentici. In un momento storico in cui domina l’individualismo, la Chiesa attraverso questo Sinodo ha la possibilità di dare al mondo un grande messaggio di fiducia e di speranza, proprio perché attenta alle situazioni più complicate». Associazione Teologica Italiana “Famiglia e Chiesa, sfida accettata” è il titolo dell’articolo pubblicato dal quotidiano “Avvenire” a firma di don Roberto Repole, presidente dell’Associazione teo- logica italiana (Ati), che afferma fra l’altro: «Se c’è un aspetto che colpisce assai positivamente a una prima lettura dell’Instrumentum laboris in vista della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi è il fatto che la distanza tra Chiesa gerarchica e il resto del popolo di Dio sembra affrontata con chiarezza cercandone un concreto superamento». L’ampia consultazione grazie alla quale si è giunti alla stesura del documento, prosegue don Repole, «offre anche qualche suggestione su cui riflettere: come la proposta di parlare di un “ordine della creazione” invece che di una “legge naturale”, difficilmente comprensibile ai più; o come la chiara opzione di non omologare le sfide inerenti le situazioni familiari e quelle concernenti le unioni tra persone dello stesso sesso. La sincerità delle problematiche poste sul tappeto va di pari passo alla loro complessità. In situazioni del genere si evidenzia, come non mai, quanto uno strumento come quello del Sinodo è il più adatto a offrire quel discernimento comunitario di cui tali questioni abbisognano per non essere trattate con superficialità». 4 LUGLIO 2014 È stato presentato lo scorso 26 giugno in Vaticano l’Instrumentum Laboris della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, dal tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, che si svolgerà dal 5 al 19 ottobre 2014. Per spiegare il documento sono intervenuti, tra gli altri, il card. Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, il card. Péter Erdò, relatore generale del Sinodo, e mons. Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo. DiocesidiParmaepovertà:leriflessionididonValentiniediungruppodilaici Chiesa dei poveri e per i poveri L’incontropromossoda“VaticanoIIdavantianoi” chiesa L 4 LUGLIO 2014 12 a giornata a Betania, domenica 15 giugno, si è aperta nello sfondo della icona di Pietro, alla “porta bella”, quando dice allo zoppo che chiede l’elemosina “Non ho oro, né argento, ma quello che ho te lo dono”. Pietro non aveva né argento né oro, e con Pietro anche Giovanni e tutti gli apostoli. Povera era la chiesa primitiva, poveri erano i primi cristiani, poveri di beni materiali ma ricchi delle ricchezze dello Spirito. Possiamo dire altrettanto oggi della nostra Chiesa di Parma? Il fondamento: dal vangelo a papa Francesco Ci conduce nella riflessione don Luigi Valentini, Vicario generale della diocesi, che parte dall’intervento di Papa Francesco prima del conclave, quando commentando le parole dell’Apocalisse “Io sto alla porta e busso”, richiama Gesù che non è fuori dalla porta per entrare ma chiede alla Chiesa di uscire. Una Chiesa fatta di uomini peccatori, sempre in cammino, in cui i poveri sono l’elemento essenziale. Una chiesa che si riconverte continuamente, liberandosi delle sovrastrutture e manifestando la sua grandezza nella debolezza della croce. In questo percorso verso la povertà, la cui esigenza era stata già affermata da Giovanni XXIII nel messaggio preconciliare, poi dai cardinali che avevano sottoscritto il “patto delle catacombe”, poi nei vari momenti assembleari del postconcilio fino alla catechesi in San Giovanni Laterano nell’anno del giubileo, Papa Francesco riprende in modo forte l’ispirazione giovannea con la scelta del nome, con i suoi gesti, con le sue omelie, con la sua prima affermazione “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Soprattutto la trasfonde in modo organico nella esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, che don Luigi ripercorre nei suoi passi più importanti: della trasformazione missionaria della chiesa, della crisi dell’impegno comunitario, dell’annuncio del Vangelo, soffermandosi sulla dimensione sociale della evangelizzazionee e sull’inclusione sociale dei poveri. Ogni cristiano ed ogni comunità sono infatti chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società, per questo tutti dobbiamo ascoltare il grido del povero e soccorrerlo. Un grido per la giustizia che la Chiesa, guidata dal Vangelo della Misericordia e dall’amore all’essere umano, vuole ascoltare e a cui vuole rispondere con tutte le sue forze. In questo quadro si comprende la richiesta di Gesù ai suoi apostoli “Voi stessi date loro da mangiare” (Ma 6.37) e ciò implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri sia i gesti più sem- plici e quotidiani di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo. Parole forti e precise della Esortazione, soggiunge don Valentini, che dovrebbero avere una incidenza pratica nella vita dei credenti e delle comunità di Parma a fronte dei tanti bisogni degli immigrati, che hanno diritto anche ad una assistenza spirituale, ad avere momenti aggregativi, alla capacità della nostra chiesa di favorire l’integrazione. Una proposta di impegno: i bilanci di carità Il discorso di don Valentini costituisce la premessa pastorale e teologica alla relazione preparata dal gruppo del “Concilio Vaticano II davanti a noi” sul “Servizio ai poveri della Chiesa di Parma: i bilanci della carità”. Una riflessione che affronta in modo particolare come la povertà interpelli i laici cattolici: sia nella vita personale, per una riconversione ad uno stile di vita sostenibile e rispettoso della sobrietà e della solidarietà, sia per la vita della comunità ecclesiale, affinchè possa farso carico dei poveri e degli ultimi che sono con noi. Un impegno che ci chiede di diventare corresponsabili della vita delle nostre parrocchie, inserendoci con novità di intenti e cuore aperto e generoso nel programma delineato dal nuovo assetto diocesano (NAD). E a questo riguardo viene sottolineata l’importanza della collaborazione delle nuove parrocchie anche sul piano degli aspetti economici e della esigenza di un maggiore coinvolgimento nella raccolta delle risorse e della formazione e gestione dei bilanci parrocchiali, spesso incompleti e di difficile lettura. Da qui l’auspicio di trasformarli in bilancio sociali, con l’indicazione anche delle iniziative e dei risultati raggiunti rendendoli quindi trasparenti e disponibili alle comunità. Esigenza questa della cultura della trasparenza e della pubblicità che dovrebbe essere rispettata anche per i bilanci diocesani, per rendere chiare la situazione economica e le finalità delle scelte al fine di eliminare sospetti e presentare una immagine della chiesa povera e a servizio dei poveri. Il dibattito arricchisce le relazioni di punti qualificanti e di suggerimenti, giungendo anche a formulare la proposta di una seria e severa riflessione corale per riscoprire la povertà, come invita a fare Papa Francesco, nella chiesa di Parma che coinvolga in assemblea tutte le varie espressioni del popolo di Dio, che è in Diocesi: presbiteri, diaconi, religiosi, laici, operatori ecclesiali, associazioni e movimenti. Don Valentini in modo molto franco richiama la grande ristrutturazione che sta vivendo la nostra Diocesi con il passaggio da 305 parrocchie alle 68 Nuove parrocchie, in cui sono previsti nuovi organismi (Moderatore, economo, consiglio pastorale, Caec, servizio ministeriale) ed anche i passaggi e le modalità di formazione e pubblicazione dei bilanci. Alla stessa stregua si opera per i bilanci della diocesi e delle opere diocesane, con la definizione delle responsabilità e dei momenti di pubblicità, come del resto avviene per il rendiconto sull’otto per mille. Dà conto poi anche se sinteticamente delle difficoltà economiche che incontra complessivamente la Diocesi anche in ordine alle più importanti opere da completare. Guarda però con ottimismo e fiducia al cammino del Nuovo assetto diocesano che potrà realizzarsi con la gradualità connessa alla necessità di abituarsi a crescere e a lavorare insieme: un auspicio questo pienamente condiviso dai presenti all’assemblea, che attraverso le loro proposte intendono dare un contributo al raggiungimento degli obiettivi posti dal Vescovo nel suo piano pastorale. Dopo la celebrazione della Eucarestia, la giornata di amicizia e spiritualità si è conclusa con il pranzo conviviale dove si sono ritrovati anche gli amici del Cenacolo Diocesano di Apostolato, che, costituito con l’approvazione del Vescovo Colli all’inizio degli anni 50, è stata una vera scuola di formazione e di vita per tanti giovani laici che hanno poi avuto un ruolo importante nella vita ecclesiale, sociale e politica di Parma. La gioia dell’incontro è stata rinnovata dai tanti ricordi e dalle testimonianze di amici che ancora mantengono forte la fede e l’amore per la nostra chiesa. Graziano Vallisneri CELEBRATO DALLE COMUNITÀ DEL BERCETESE Festa per gli 80 anni di don Laurenti I parrocchiani delle comunità del bercetese hanno festeggiato nei giorni scorsi gli 80 anni di don Giorgio Laurenti che, nato a Berceto, ha svolto gran parte del suo ministero in queste zone, conoscendo e seguendo diverse generazioni e creando un clima di famiglia, dove si condividono momenti sereni e gioiosi e momenti più dolorosi e drammatici. Don Giorgio, che ha una cura e un’attenzione speciale per le persone ammalate (frequenti i suoi viaggi per venire a trovare i suoi parrocchiani quando sono ricoverati in Ospedale), è di casa anche nei pellegrinnagi unitalsiani a Lourdes. RINGRAZIAMENTO DI UN PELLEGRINO Sulla via Romea da Parma a Berceto “Un pellegrino alla porta dell’ospitale, un pellegrino, un viandante sacro, una persona in cammino e in ricerca. Una persona in tutta la sua debolezza e fragilità di straniero, di persona che viene da lontano, stanco per il viaggio. Una persona con occhi pieni di sole e di vento che lungo la strada ha raccolto tante cose e si è liberto di altre. Un ospitaliere: colui che attende; sa che prima o poi passerà qualcuno. Non sa quando, non sa il giorno e neanche l’ora. Può essere al culmine del giorno o della sera, ormai a notte. Sa che passerà qualcuno perché lui si è messo sulla strada, come il pellegrino. A differenza del pellegrino che si sposta, l’ospitaliere si è messo in un punto ben preciso dove sa che il suo stare sarà necessario, sarà utile, sarà servizio... il cammino del pellegrino incrocia quello dell’ospitaliere ... è l’incontro di due persone entrambe in cammino...”. ... e come sarebbero state queste splendide giornate senza la fraterna accoglienza delle comunità che ci hanno atteso, accolto e servito? Soprattutto a queste comunità, come a tutti i compagni di cammino, voglio portare ancora il mio ringraziamento, in attesa di ritrovarci in un nuovo cammino di ricerca. (Saverio Borrini) IN LUGLIO 2 CORSI A VILLA SANTA MARIA Alla scoperta della meditazione L’associazione Centro di Formazione alla meditazione Cristiana prpone due itinerari di meditazione cristiana profonda. “Oggi, come sempre e più di sempre, sentiamo la nostalgia e la chiamata ad essere più e meglio. per vivere nella Gioia la nostra vita. La meditazione cos’è? Perché meditare? Come meditare? Quando meditare? Dove meditare ? Su che cosa meditare? I due itinerari ti daranno luce. Due mani ti accompagneranno: il Silenzio d’Ascolto e la Parola di Dio”. Il primo corso sul Silenzio Mitigato (per chi inizia il cammino della meditazione) si svolgerà dalle ore 18 del 29 luglio al 4 agosto dopo colazione e sarà su: “La gioia cristiana: un dono da accogliere”. La quota di iscrizione è di 50 euro mentre sono chiesti 225 euro per il soggiorno. Il secondo corso “silenzio completo” (per chi già pratica la meditazione) sarà sul tema “Il progetto spirituale crstiano” e si svolgerà invece dalle 18 del 4 agosto fino al 10 agosto dopo pranzo.La quota di iscrizione è di 50 euro mentre sono chiesti 240 euro per il soggiorno. Entrambi i corsi saranno accompagnati da suor Marisa Bisi, fdc e da suoi collaboratori e si svolgeranno presso la casa di spiritualità Villa Santa Maria di Fornovo. Per informaszioni si può contattare suor Marisa (tel. 06-33234017 [email protected]). Per iscrizioni: Francesco 380.3317962 oppure Claudia ([email protected]). Ogni corso va seguito per intero. ApertodalVescovol’annogiubilareperil150°dellafondazionedelleChieppine Parma è attraversata dal torrente che, da sempre, l’ha divisa in due: l’Oltretorrente (Dedlà da l’aqua) era (è?) zona abitata da poveri. Nel testo che segue diviene metafora di ogni frontiera da attraversare, perché il carisma delle Piccole Figlie possa sprigionare tutta la propria vitalità, affondando di nuovo le radici in quell’acqua che straripò e divenne richiesta di aiuto per Anna Micheli e le sue sorelle. Esse, insieme a don Agostino Chieppi, prete piacentino incardinato a Parma, il 14 aprile 1865 diedero vita ad una piccola comunità che oggi vive anche in altre diocesi italiane, in Congo, Cile, Perù e Svizzera. Oltre. Andare oltre, dove c’è un appuntamento con un piccolo lembo di storia. Volti. Oltre l’acqua. Abbiamo cominciato così: una piena del Parma, uno scialle che avvolge, un amore che scalda. Dedlà da l’aqua. Il quartiere dei poveri. Ci abbiamo messo una scuola, una casa, una famiglia: Casa-Famiglia. La poca acqua del torrente cittadino è divenuta, negli anni, un oceano da attraversare: altri appuntamenti. Altri volti. Oltre quale acqua, oggi, il nostro appuntamento? Dedlà da l’aqua Come di ritorno dai grandi Laghi, dall’oceano… Noi, come di ritorno, con un dialogo nuovo: dedlà da l’aqua i volti di quei fratelli. Sono lì. Piccole comunità, disarmate: uno scialle che avvolge: l’ultima cosa che raccomando è l’amore. Le mie figlie… tutto amore… (Don Chieppi) Una formazione che impari i linguaggi: le lingue, le culture: italiana, cilena congolese, peruana, svizzera… Piccole comunità pilota, che si spingano oltre l’acqua. Comunità, non singole sorelle. Che sappiano cantare la liturgia, pregare la vita. I giovani amano la musica, non si può far formazione senza musica. Musica è armonia. Eleganza. Equilibrio. Misura. Ritmo. Comunità qui, a Parma, in Italia, coraggiose. Non solo oltre gli oceani. Ci sono emergenze acute. La crisi. Starci dentro. Con l’eleganza della musica, che lenisce ed innalza. Starci con stile alto, senza sciatterie. Sorelle attente, eleganti nella sobria povertà. Comunità curate, belle di fiori. Aperte. Luminose. Lì lo spazio di Dio, lo spazio del fratello. La vocazione condivisa. Dedlà da l’aqua. Sr Tilla Brizzolara COMUNITÀ IN DIOCESI «Cosa sarebbe la Chiesa di Parma senza le Piccole Figlie?» U n’assemblea numerosa si è ritrovata, domenica pomeriggio, nella Cripta della Cattedrale per condividere con le Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, il rendimento di grazie per i 150 anni di vita e di storia della Congregazione, nata proprio qui a Parma, il 14 aprile 1865. Una storia vissuta, raccontata, che si dipana nell’oggi, ma anche – come è stato ricordato nel saluto iniziale “tutta da costruire, da inventare e da ricevere dalle mani del Signore”. Storia attuale, anche per le intuizioni profetiche del fondatore, don Agostino Chieppi, che fin dall’inizio ha voluto associare alla famiglia religiosa anche una componente laicale. Strada percorsa e strada ancora da percorrere, secondo l’invito di don Agostino Chieppi: «Camminate; camminate con i tempi! Il libro del mondo sua il luogo dove continuerete a dare tutto». Inizio dell’anno giubilare che, felicemente, ha coinciso con la solennità dei santi Pietro e Paolo. Occasione – come ha ricordato il Vescovo Enrico che ha presieduto la celebrazione – per pensare alla nostra vocazione, destandoci e prendendo la distanza «dalla mediocrità che cresce bene nei compromessi che possiamo fare con il carattere, il temperamento, le abitudini, con la Ufficio liturgico La forza del rito Collecchio: attività pastorale (3 sorelle); Felino-Noceto attività pastorale (5 sorelle); Palanzano: attività pastorale (4 sorelle); San Secondo: attività pastorale (sorelle 3); Soragna: attività pastorale (sorelle 4); Trecasali: attività pastorale (sorelle 3); Misurina: attività pastorale (2 sorelle). Parma: Casa madre e curia generalizia (sorelle 48); accoglienza vocazionale, via B. Longhi (3 sorelle); scuola Casa-Famiglia (sorelle 4); Centro pastorale diocesano (sorelle 2); “la Tenda”, via Cima Palone, attività pastorale e servizio presso le parrocchie di Arola-Casatico- PanocchiaTorrechiara (sorelle 2); Hospital “Piccole Figlie” (sorelle 8); Casa di riposo “Villa Chieppi” (sorelle 52); Scuola-materna San Leonardo e attività pastorali (sorelle 6); Comunità educativo-assistenziale “Santa Maria” in Vigheffio (sorelle 11); Villa S. Ilario in Porporano, attività accoglienza pastorale (sorelle 4). mentalità del tempo di oggi e con il peccato che — come aria sottile — rischia di penetrare ovunque». E’ stato poi il dialogo tra il Signore Gesù e Simon Pietro a guidare la riflessione. A partire dalla domanda posta da Gesù: “la gente chi dice che io sia’”. «Domanda che percorre i secoli e le coscienze, ancora oggi ripetuta in modo esplicito se la gente si trova davanti una comunità viva». Domanda ripetuta anche in altre forme, sul senso della vita o che esprimono una richiesta di aiuto. «Domanda raccolta da don Agostino Chieppi e da Anna Micheli, giovane ricca solo di carità». Domanda che si intreccia e fa risuonare la risposta di Pietro. “Tu sei il Cristo”; risposta diventata vita, dono nelle Piccole Figlie che, come Maria, la testimoniano nell’umiltà, nell’annuncio del vangelo, nell’educazione, nell’assistenza..., qui e fino agli estremi confini della terra. Riconoscimento e professione di fede in cristo, cui si associa “il riconoscimento dei segni dei tempi, in un discernimento fatto insieme dalla comunità”. Infine ancora lo sguardo su Pietro e Paolo,“diversi ma uniti per la missione”: immagine della Chiesa, delle comunità cristiana, delle comunità religiose. Diversità paragonata ad una vetrata policroma, che fa trasparire la luce, e chiede continuo movimento e dinamicità per non diventare opaca. Pietro e Paolo uniti anche nella persecuzione per il vangelo, come altri apostoli. «Mi piace pensare come questi eventi siano stati letti dal cuore di Maria. C’è nella Chiesa un cuore che soffre, che freme, che offre, per la Chiesa, per gli apostoli. E questo è certamente il cuore di ogni persona consacrata». Al grazie, il Vescovo ha unito due domande consegnate alla preghiera: «Cosa sarebbe la Chiesa di Parma senza le Piccole Figlie, senza le persone consacrate? E cosa sarebbe la città?». Grazie ripetuto dalla Madre generale, suor Alfonsina Mazzi, che ha chiesto di essere aiutate a vivere nella fedeltà al carisma. Consapevoli che l’anno giubilare che inizia è dono e responsabilità, che chiede di guardare con riconoscenza al passato per vivere e costruire il presente e il futuro. chiesa Dedlà da l’aqua 13 QUALE CANTO NELLA LITURGIA Seconda parte dell’intervista a padre Giovanni Maria Rossi realizzata dalla rivista “Voix Nouvelles” poco prima della sua morte, avvenuta il 7 febbraio 2004. GRUPPI DI APPARTENENZA… E L’ASSEMBLEA? Padre Rossi, il popolo cristiano ama ancora cantare, oppure ha perso il senso del canto comunitario, soprattutto a causa di una musica sempre presente, ma che per lo più ci si accontenta di ascoltare? La patria del bel canto era proprio quella dell’opera lirica e della canzone, ispirata alle romanze d’opera. Oggi, è diventata quella della mescolanza. Per ciò che riguarda il popolo cristiano, dobbiamo prima di tutto chiederci di quale popolo si tratti. Con la riforma liturgica, il popolo che prima cantava Mira il tuo popolo, vale a dire l’attuale popolazione anziana, continua a cantare il proprio repertorio, più o meno. Le persone di età media, andando dietro alla comunità, canticchiano qualche canto post-conciliare, o tacciono. I giovani, in genere, si dividono secondo le appartenenze: membri di Comunione e Liberazione, dei Focolari, del Rinnovamento nello Spirito, del movimento neocatecumenale, e cantano cose create abitualmente dentro il contesto del loro gruppo. Da qui la rinascita dei cori, che spesso “mangiano” ancora tutti i canti della celebrazione. Tuttavia - ed è una vera consolazione - stanno nascendo comunità in cui vengono rispettati i ruoli, anche per ciò che riguarda il canto dell’assemblea celebrante. E questo genera un buon dialogo presidente - ministro - assemblea - solisti - coro. Alcuni compositori accettano volentieri di collaborare con queste co- munità; comincia così a nascere un repertorio che, io penso, potrà lentamente prendere piede. Dobbiamo sperare in una forte azione dello Spirito. Come armonizzare, in una celebrazione, lode e contemplazione, canto espressivo, preghiera vocale e silenzio? Scrivo molta musica, ma credo che non ci sia niente di più musicale del silenzio! Sia perché il silenzio assoluto non esiste (a parte quello di una stanza insonorizzata), sia perché il silenzio è carico di suoni, interiori ed esterni, non fatti da mano d’uomo. Soffro se una celebrazione è fatta soltanto di suoni, parole e canti. Ci sono persone, si direbbe, che hanno paura del silenzio. Come mi piacciono le pause! Anche nella composizione di un inno o di un’acclamazione, una serie di pause assume un particolare valore, perché dà senso all’attesa dell’ “esplosione” che seguirà. Quanti silenzi impregnati di vera musica! Possa sempre essere così! Come sarebbe ricco e completo un “compositore-interprete” che sapesse equilibrare lode e contemplazione! E quanto ne guadagnerebbe la liturgia! E non è questa, forse, la strada giusta perché il Mistero pasquale di Cristo sia veramente celebrato? (2. fine) 4 LUGLIO 2014 LE PICCOLE FIGLIE A PARMA INTERVISTA MarianitaMontresor:dallasessionecheriuniscecristianididiversechieseaidialoghidipapaFrancesco La cura della vita nel comando dell’amore Dal27luglioal2agostolaformazioneecumenicaSaeaPaderno(Tv) fedi D 14 opo la 50° edizione sul mandato dell’evangelizzazione, la sessione 2014 di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche ritorna dal 27 luglio al 2 agosto all’Istituto Filippin di Paderno del Grappa (TV), sul tema “Ama il prossimo tuo come te stesso. (Lv 19, 18) La vita in relazione: prospettive etiche”. Alle pendici del monte che è tra i luoghi della memoria della guerra di cui si commemora quest’anno il centenario, cristiani e cristiane cattolici, valdesi, metodisti, battisti, ortodossi, avventisti, con qualche ebreo e musulmano, dialogheranno a partire dal comando dato da Dio a Mosé. Un approccio che sottrae il tema a una visione moralistica consolidata e lo pone come esigenza dell’amore che Dio nell’Alleanza mai revocata consegna all’umanità. Perciò, come dice il sottotitolo, è la vita in relazione ad essere posta all’attenzione. In una forma aperta ogni anno a forme e presenze nuove, il tema, molto dibattuto e spesso soggetto a polarizzazioni tra credenti e diversamente credenti e pure all’interno del cristianesimo, sarà esaminato all’incrocio tra l’etica della responsabilità e le acquisizioni delle neuroscienze e la ricerca bioetica. I lavori sono racchiusi tra la preghiera e la meditazione mattutina tenuta da pastori e laici cristiani ed ebrei, e le celebrazioni litur- CULTURE giche confessionali ed ecumeniche prima di cena. Prima della notte serate in libertà, una proposta teatrale, un incontro sulla catechesi ecumenica e l’assemblea sulla sessione. Il tema principale, proposto attraverso interventi di teologi, biblisti, scienziati, filosofi, si espande in nove gruppi di studio coordinati ecumenicamente, con riflessioni in diversi ambiti: le Scritture, le famiglie, i comitati di bioetica, il lavoro, la società plurale, i rapporti di genere, l’accompagnamento pastorale dei malati. Un gruppo particolare è quello del teatro biblico, a cura dell’associazione Ilventointasca, “spazio di esplorazione delle relazioni tra Parola e azione”. Partendo dalla sessione abbiamo sentito la presidente Sae, Marianita Montresor. • Da quale esigenza nasce la scelta del tema? Innanzitutto nasce da un desiderio di completezza: concludere un ciclo sull’etica che ha compreso nel 2011 il discutere insieme sull’etica fondamentale e i criteri che la guidano, nella sessione “Camminare in novità di vita (Rm 6,4). In dialogo sull’etica”, nel 2012 sull’etica sociale, nella sessione “Praticate il diritto e la giustizia (Ger 22,3). Un dialogo ecumenico sull’etica sociale”, e ora l’altro ambito delicatissimo e urgente dell’etica della persona che non poteva mancare. • Come vive un’associazione interconfessionale il confronto sull’etica? Questo è un punto significativo. L’ottica del confronto di posizioni non è realmente ecumenica e dovremmo uscirne perché porta a chie- dersi chi è il migliore e vince. Occorre invece offrire ciò che di più vitale ogni chiesa ha elaborato, ciò che ha riflettuto su temi sensibili come quelli della vita. Siamo chiamati a porci in un atteggiamento di ascolto molto rispettoso e molto attento per cogliere cosa dell’altro può far crescere tutti e aiutare a prendere decisioni sulla persona: la vita, la morte e la cura, de- cisioni estremamente problematiche su cui nessuno ha la risposta già preconfezionata. Noi crediamo di poterci aiutare gli uni gli altri accettando anche che alcune posizioni possano rimanere diverse. Questo mi pare una conferma del fatto che è possibile un pluralismo etico, che non significa relativismo o accettazione di tutto e del contrario di tutto ma, com’è assodato IL PROGRAMMA L a 51a edizione della Sessione di formazione ecumenica del Sae si terrà all’Istituto Filippin di Paderno del Grappa dal 27 luglio al 2 agosto. Interverranno la scrittrice Maria Pia Veladiano, i teologi Giannino Piana, Paolo Benanti, Paolo Ricca, il filosofo Massimo Donà, la pedagogista Rosanna Cima, lo psicoterapeuta Paolo Miorandi, il medico Ylenia Goss. Meditazioni di Mino Chamla, Piero Stefani, Nino Piano, Sorin Bute, Gabriel Codrea. La sessione inizia e termina con una celebrazione ecumenica. Carlo Roberto Maria Redaelli, vescovo di Gorizia, presiederà l’Eucarestia, il pastore valdese Massimo Marottoli la Santa Cena, il presbitero Cristian Vasilescu i Vespri ortodossi. Nel gruppo ecumenico di liturgia Marco Campedelli, Luca Maria Negro, Nicola Sfredda con Margherita Bertinat, Elda Possamai, Elza Ferrario. Nei gruppi di studio Fulvio Ferrario, Giovanni Cereti, Amos Luzzatto, Bruno Segre, Simone Morandini, Traian Valdman, Mostafà El Ayubi, Alina Valentina Puflea. Attività per bambini e ragazzi. Iscrizioni fino al 19/7: [email protected]; 3735100524 ore 12-14, 16-17, 19-21. che c’è un pluralismo biblico nella narrazione della vita di Cristo, vogliamo pensare che sia possibile un pluralismo di posizioni non necessariamente alternative. • E’ possibile dialogare e collaborare avendo posizioni diverse su temi così importanti per le chiese? Crediamo di sì partendo dal rispetto profondo dell’altro. Vorrei ricordare un’espressione che sentivo spesso sulla bocca di Luigi Sartori che è stato un grande maestro anche per il Sae: non sempre capiamo l’altro e ne condividiamo la posizione; non è detto che dobbiamo arrivare a questo, però possiamo ascoltare con attenzione e arrivare a dire: non sono ancora riuscito a introiettare il suo orizzonte di significato ma voglio cercare di avvicinarmi e capire l’altro. Credo che sia il modo più corretto e che ci aiuta a capirci. L’obiettivo non è l’uniformità e l’unicità di posizioni, ma l’arricchirci a vicenda. • Siamo alla 51a sessione, quasi un giro di boa, con che spirito ripartite? Credo che lo stato d’animo che ci anima sia soprattutto la gioia di un cammino sempre nuovo. Non si può quantificare e decidere prima: ci sono le sorprese di Dio che è ciò che insieme possiamo fare. Dobbiamo avere fiducia che si possa andare avanti nonostante anche possibili fraintendimenti e difficoltà inevitabili proprio perché si è diversi. Penso sia possibile affrontare insieme e superarle. La fiducia è anche perseveranza, che non è facile perché il dialogo non è facile anche se è molto bello; questa è pure la storia del cammino ecu- menico. Non crediamo che sia tutto liscio ma c’è l’entusiasmo che viene dalla fede e dalla ricerca di camminare insieme verso il Signore. • La presenza del Vescovo di Roma, Francesco, ha avuto effetti e quali sulla vita ecumenica? Ha avuto effetti molto benefici, soprattutto un ecumenismo dei gesti particolarmente efficace proprio perché il papa ha saputo fare tanti gesti, piccoli e grandi, che dicono un’apertura all’altro senza la pretesa di avere la risposta giusta e un giudizio sull’altro che diventa dirimente. Un atteggiamento di ascolto che mi pare incarnato bene in alcune sue risposte: “ascolto l’altro con attenzione e rispetto, non sono io che posso giudicarlo”. Credo che con la fiducia, il non giudizio, l’ascolto abbia in qualche modo conquistato anche le altre chiese. • Cosa pensa degli incontri in Israele e Palestina tra Francesco e gli altri leader religiosi? Gli incontri con figure significative di altre chiese ripercorre una strada già iniziata da Giovanni XXIII, Paolo VI, Benedetto XVI: quella di ritrovarsi insieme verso la meta. Il pellegrinaggio di fine maggio in Palestina e Israele e la preghiera in Vaticano dell’8 giugno sono stati la ripresa di un cammino che conduce verso l’unità del genere umano. In questo le persone religiose hanno una particolare responsabilità. Credo quindi che questi incontri testimonino l’avere capito insieme che è urgente impegnarsi insieme per l’unità del genere umano. niali ebraici attraverso il tempo; ricostruire le reti di relazioni, produzione ed attraversamento del territorio da parte di persone, beni, idee, conoscenze riportabili al contesto ebraico; confrontare gli esiti dei vari approcci disciplinari per dare vita ad una lettura complessiva del quadro storico, culturale e territoriale che si è prodotto nel quadro della copresenza ebraico-cristiana nelle epoche considerate; ricostruire la geografia profonda della convivenza ebraico-cristiana in Italia ed in Europa». Nel suo intervento Pier Francesco Fumagalli, vice prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e direttore della classe di studi sul Vicino Oriente, si è soffermato sull’importanza che nel parmense ebbe la presenza ebraica che, come in altre zo- ne, diede un impulso alla vita sociale, economica e culturale. Lo studio dei manoscritti ebraici, ha aggiunto lo studioso, testimonia sempre più la ricchezza della vita culturale ebraica, «sia nelle sue caratteristiche più proprie espresse negli studi biblici, talmudici o halakhici, sia nei suoi rapporti, talora di osmosi o talora conflittuali, con la società circostante. La ricerca, il restauro, la ricostituzione, anche digitale, di queste biblioteche sommerse costituisce un contributo essenziale alla memoria storica e innalza un monumento ai valori spirituali perenni dell’ebraismo e dell’umanità». Il catalogo della mostra è reperibile al Parma Point, alla Fiaccadori e alla Bancarella; a breve in uscita gli atti del convegno. L. C. Laura Caffagnini InaugurataallaBibliotecaPalatinaconunconvegnointernazionaledistudi I frammenti ebraici, memoria ritrovata LamostraHebraicaparmensiasuirepertidell’ArchiviodiStato 4 LUGLIO 2014 N ella Galleria Petitot della Biblioteca Palatina di Parma sono in mostra fino al 14 agosto e poi dall’1 al 12 settembre i “gioielli” ritrovati recentemente durante operazioni di trasloco di parti dell’Archivio di Stato di Parma: frammenti di manoscritti ebraici ora esposti accanto a preziosi manoscritti del Fondo De Rossi della Palatina — tra le collezioni ebraiche più importanti d’Europa — che contengono brani della Bibbia, della Mishnà, dell’Halakhà, midrashim e testi liturgici a cui i frammenti corrispondono. L’inaugurazione della mostra, il 15 giugno scorso, è stata l’occasione per svolgere un convegno internazionale, denominato “Hebraica Parmensia. Da molti luoghi e molti tempi: frammenti di memoria ritrovata” e dedicato alla memoria di Giuseppe Baruch Sermoneta, iniziatore negli anni ’70 del Novecento della ricerca di frammenti ebraici di manoscritti in biblioteche e archivi. L’evento è frutto di una feconda collaborazione tra l’Associazione Amici dell’Università di Gerusalemme, l’Archivio di Stato di Parma, la Biblioteca Ambrosiana, la Biblioteca Palatina, il Museo Bodoniano e l’Institute of Microfilmed Hebrew Manuscripts della Biblioteca Nazionale d’Israele. Sono intervenuti, accanto a Pier Francesco Fumagalli della Biblioteca Ambrosiana di Milano e Lucia Masotti, docente all’Università di Verona, diversi studiosi israeliani della Biblioteca nazionale di Israele, del- l’Università ebraica di Gerusalemme e dell’Istituto di studi giudaici Schechter di Gerusalemme. Ha fatto da spartiacque tra il convegno e l’inaugurazione della mostra un concerto di musiche ebraiche dell’Ensemble Salomone Rossi. «All’Archivio di Parma abbiamo scoperto decine di frammenti rari di manoscritti ebraici medievali, in parte di importanza notevole, che erano stati avviati alla distruzione in seguito alle disposizioni ecclesiastiche relative alla confisca e distruzione dei Talmud, cui era seguita la distruzione di molte altre opere, solo perché redatte in caratteri ebraici» spiega Lucia Masotti (nella foto), tra gli ideatori della campagna di ricerca d’archivio avviata due anni fa e sostenuta dall’Archivio di Stato di Parma, dagli Amici dell’Università di Gerusalemme, dalla Biblioteca Ambrosiana e dall’Institute of Microfilmed Hebrew Manuscripts della Biblioteca Nazionale d’Israele. Insieme all’ar- chivista Valentina Bocchi, Masotti è anche protagonista del ritrovamento dei frammenti nei faldoni d’archivio dell’Archivio di Stato di Parma. «Essendo i libri scritti su pergamena pregiata, spesso ne venivano trattenute pagine che venivano riutilizzate, soprattutto nei secoli XVI e XVII, come copertine o per rilegare documenti d’archivio o di libri. A Parma abbiamo trovato diverse decine di queste copertine nei faldoni d’archivio. Una scoperta importante se si pensa che in una ricerca analoga svolta in una vasta zona della Sardegna avevamo trovato solo un frammento. Alcuni frammenti costituiscono un unicum, come un frammento di Talmud e altri che ci hanno permesso di anticipare di due secoli la datazione di un’opera e anche di conoscere un testo poetico ancora ignoto». La linea di ricerca adottata, interdisciplinare e comparativa — spiega Masotti — «vuole indagare la materialità, il valore d’uso ed il valore simbolico dei beni patrimo- Basta indifferenza S tiamo troppo bene, nonostante la crisi, e abbiamo - non tutti, è vero - la pancia piena, così che il benessere ci rende “insensibili alle grida degli altri”: è la “globalizzazione dell’indifferenza” che Papa Francesco denunciava giusto un anno fa, l’8 luglio 2013, nella sua visita a Lampedusa, sconvolto lui stesso dal dramma dei migranti africani che continuamente perdono la vita nel Mediterraneo. Il pontefice intendeva “scuotere le coscienze”; ma le conseguenti decisioni politiche per prendere di petto il problema non sono arrivate. Neanche stavolta. Tanto che ancora in questo fine giugno 2014 si conta l’ennesima tragedia (si è scritto troppe volte “ennesima”), con una trentina di cadaveri consegnati all’Europa dall’ennesimo barcone della morte. Nei primi sei mesi dell’anno sono 60mila le persone (di questo si tratta, persone) in qualche modo approdate sulla sponda nord del “mare nostrum”, sorvegliato dall’operazione “Mare Nostrum” che, pur tra mille limiti strumentali, tende una mano a chi cerca dalle nostre parti un impossibile Eldorado. “Da oggi l’Italia è meno sola nel Mediterraneo”, aveva detto - non senza elementi ragionevoli - il premier Matteo Renzi venerdì 27 giugno al termine del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo Ue avevano concordato di farsi carico programmaticamente, ma non ancora solidalmente, del fenomeno migratorio. Se l’Italia sarà meno sola lo si vedrà nei prossimi mesi, nei prossimi anni: per ora Renzi debutta come presidente di turno Ue con l’ennesimo - sempre quello - funerale di anime disperate, fuggite dalla loro terra sperando in chissà che e illuse da chissà chi. Capiterà forse che l’operazione comunitaria Frontex prenda il posto di “Mare Nostrum”: ma serve ben altro. Serve sviluppo vero politico, economico, sociale, culturale - nei Paesi di partenza; occorre la collaborazione Africa-Europa per perseguire gli scafisti e gli sfruttatori di ogni sorta; urgono denaro e mezzi per scandagliare tutto il mare e tendere la mano a chi rischia di morirci e, poi, per una prima accoglienza; e necessitano accordi precisi nell’ambito delle politiche sui rifugiati e l’asilo, nonché una equa e solidale ripartizione delle conseguenze e dei costi del problema migratorio. Scorciatoie non ce ne sono. Le ennesime chiacchiere non bastano più. «Si respira ancora morte nel Mediterraneo, mentre si avvicina l’8 luglio, giorno del primo anniversario della visita di papa Francesco a Lampedusa. I 30 morti rendono attuali le parole dell’omelia di Papa Francesco a Lampedusa e le due domande bibliche che invitavano a superare l’indifferenza: ‘Adamo dove sei? Caino, dov’è tuo fratello?’». Lo ricorda Mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes. «Le nostre comunità non possono rimanere indifferenti, l’Europa non può dimenticare i morti che continuano. Mare nostrum è stata la prima grande risposta dell’Italia ai morti dell’ottobre dello scorso anno: ora serve un passo in avanti verso la ricerca di pace e di giustizia, progetti di sviluppo che non siano residuali nei Paesi di provenienza dei migranti forzati. Serve uno scatto di democrazia con l’attenzione ai diritti di persone che diversamente sono vittime di trafficanti, servono scelte politiche umanitarie. Ogni attesa, ogni gesto di indifferenza si trasforma irrimediabilmente in nuove tragedie di cui non possiamo non sentirci responsabili», conclude il Direttore della Migrantes. Così si chiama uno degli scafisti recentemente arrestati dalla polizia italiana e che ha raccontato il costo dei viaggi della speranza che partono dalla sponda sud del Mediterraneo per giungere in Sicilia. Il biglietto può arrivare a 2500 euro cui devono essere aggiunti, come scrive Avvenire, i costi degli “optional”. Il ponte superiore dei pescherecci, dove si sta più comodi e si ha il vento in faccia, costa tra i 200 e i 300 dollari extra. Cento euro per una porzione di sardine in scatola e un paio di bottiglie d’acqua (è vietato salire sui barconi con provviste proprie!). Duecento per un plaid con cui avvolgere i bambini. Altri duecento per non morire asfissiati in sala macchine. Trecento per una telefonata d’emergenza con l’apparecchio satellitare. Il giubbotto salvagente costa almeno altri 200 dollari. Facendo due conti è facile arrivare, per la “prima classe”, oltre i tremila euro. Niente sconti per i bambini che anzi, se viaggiano da soli, pagano invece sino a 1.500 dollari in più. «E’ una responsabilità portarseli senza i parenti. L’importante è che viaggino senza documenti», ha spiegato El-Hamdi. I trafficanti temono infatti di venire accusati di rapimento dalle autorità dei paesi d’origine. Una telefonata da satellitare costa 300 dollari per meno di cinque minuti di conversazione. Chi, giunto in Italia, ha poi bisogno di contatti per essere poi trasportati fino al Nord Europa, deve versare altri 1000 dollari. In sintesi: con una media di tremila euro a persona un barcone con 300 sventurati frutta quasi un milione di euro. Pagamento anticipato a prescindere dal successo del viaggio. Le grandi tragedie sono sempre anche grandi affari. terra Ennesimatragediainmare,urgeunarispostaforte Dizionario delle globalizzazioni Dinanzi ai cadaveri niente scorciatoie KARIM EL-HAMDI Aluisi Tosolini Mons.Perego:«Lenostrecomunitànonpossonorimanereindifferenti.Orapassiinavanti» IntervistaallagiuristafranceseAudeMirkovicsullarecentesentenzadellaCorteeuropeadeidirittidell’uomo D opo il caso-eutanasia di Vincent Lambert, la Francia è di nuovo sotto i riflettori con sentenze questa volta europee che pongono interrogativi e allertano di nuovo le associazioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Francia perché la giustizia francese si è rifiutata di trascrivere nei registri dello stato civile gli atti di nascita di bambini nati all’estero ricorrendo alla maternità surrogata (tecnicamente chiamata Gpa, meglio conosciuta come utero in affitto). La Corte si è espressa rispondendo al ricorso che le era stato presentato da due coppie eterosessuali, i coniugi Mennesson e Labasse. Entrambe si erano recate negli Stati Uniti per accedere alla tecnica della Gpa che la legge francese, e in particolare la legge Toubira sul cosiddetto “mariage pour tous”, tuttora impedisce. Dalla Gpa sono nati tre bambini per i quali la legge francese non ha riconosciuto la filiazione. La prima a sollevare dubbi sulla sentenza di Strasburgo è stata Aude Mirkovic: è docente di diritto privato all’Università di Evry ed è la portavoce dell’associazione “Juristes pour l’enfance” che riunisce nella comune aspirazione di difendere i bambini, magistrati, avvocati, docenti universitari. «Condonare l’uso della Gpa — dice con fermezza — significa condannare molti altri bambini ad essere ordinati, fabbricati, consegnati. Che siano poi amati, non cambia la natura intrinsecamente perversa della Gpa che rende il bambino un oggetto che si può ordinare e consegnare in cambio di soldi». • La Corte europea dice che i coniugi Mennesson si occupano delle loro gemelle come dei veri genitori fin dalla loro nascita e che i quattro vivono insieme come una vera famiglia. Dove è il problema? Il problema è che con la sua decisione la Corte europea di Strasburgo invia un messaggio molto chiaro: potete far fabbricare un bambino in qualsiasi modo. Certo il fatto che poi questo bambino venga cresciuto in una fa- miglia normale, in qualche modo farà chiudere gli occhi sulle condizioni con le quali lo si è ottenuto. In altre parole, i cosiddetti interessi del bambino vengono utilizzati per convalidare la violazione dei suoi diritti fondamentali. È una decisione molto grave che alimenterà purtroppo il mercato e il traffico di bambini e una volta che i bambini vengono cresciuti in Europa, la giustizia dovrà necessariamente chiudere gli occhi. Le persone che soffrono per non poter avere figli, hanno sicuramente buone intenzioni. Ma è proprio questo il motivo per cui la legge deve rimanere garante degli interessi dei bambini, anche contro i desideri stessi di cui sono oggetto. • Ritenete che la decisione della Corte possa condurre la Francia a un riconoscimento implicito delle madri in affitto? È cioè una sorta di legalizzazione implicita della Gpa “dall’alto”? Questa decisione non richiede direttamente alla Francia o a qualsiasi altro Stato di legalizzare la Gpa. Questa decisione vieta di sanzionarla qualora la Gpa venga fatta all’estero. Da un male però si può trarre un bene: questa decisione rende ancora più evidente che gli Stati devono intrapren- dere misure efficaci per combattere a priori l’accesso alla Gpa, ed evitare che i francesi facciano ricorso a questa pratica all’estero. Perché una volta che i bambini sono nati e che le donne sono state usate come macchine di riproduzione, non vi è alcuna altra soluzione, sia per il bambino sia per la madre surrogata e sia la famiglia. Dobbiamo quindi agire prima, per evitare che le donne e i bambini siano sottoposti a questi trattamenti, adottando sanzioni penali che impediscano il ricorso alla Gpa, anche quando questa è eseguita all’estero. • La legge Toubira nega l’accesso alle pratica Pms e Gpa. La decisione della Corte di Strasburgo può avere delle conseguenze sulla legislazione francese? La decisione della Corte non ha alcun effetto diretto sulla Procreazione medicalmente assistita o sulla maternità surrogata per le coppie dello stesso sesso. Ma i francesi in questa situazione sono incoraggiati dalla Corte europea ad andare all’estero per ricorrere da una parte alla procreazione medicalmente assistita permettendo alle donne di avere figli senza un padre, e dall’altra alla gestazione per altri (utero in affitto) permettendo agli uomini di avere figli senza una madre. La Corte incoraggia ad andare all’estero per aggirare la legislazione francese impunemente. • Come reagire quindi a livello nazionale? La Francia deve essere ferma nel proposito di proteggere i bambini contro queste pratiche che li privano deliberatamente di un genitore, in violazione dei diritti proclamati dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Ma il governo francese non vuole protegge i bambini ed ha annunciato che non farà ricorso contro questa decisione ingiusta, che ci costringe ad accettare una Gpa poiché ha avuto luogo all’estero. Ciò che sorprende è che la Corte europea dei diritti dell’uomo è diventata paradossalmente un ostacolo alla tutela dei diritti umani e in particolare dei bambini. Si è messa cioè a servizio del diritto al bambino, in violazione dei diritti dei bambini. Si dovrà senza dubbio denunciarlo se vogliamo, ancora una volta, proteggere i bambini! Maria Chiara Biagioni 4 LUGLIO 2014 Dalla Corte di Strasburgo può arrivare un via libera alle 15 maternità surrogate, dimenticando i diritti dei bambini MAGISTERO DEL PAPA Nel mese di luglio sono sospese le udienze del mercoledì. Pubblichiamo le parole che papa Bergoglio ha pronunciato in Santa Maria in Trastevere lo scorso 15 giugno Il Papa a Sant’Egidio: «Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace» terra C 16 ari amici, vengo a visitare la Comunità di Sant’Egidio qui a Trastevere, dove è nata. Grazie della vostra calorosa accoglienza! Siamo raccolti qui attorno a Cristo che, dall’alto del mosaico, ci guarda con occhi teneri e profondi, insieme con la Vergine Maria, che cinge con il suo braccio. Questa antica basilica è diventata luogo di preghiera quotidiana per tanti romani e pellegrini. Pregare nel centro della città non vuol dire dimenticare le periferie umane e urbane. Significa ascoltare e accogliere qui il Vangelo dell’amore per andare incontro ai fratelli e alle sorelle nelle periferie della città e del mondo! Ogni chiesa, ogni comunità è chiamata a questo nella vita convulsa e a volte confusa della città. Tutto comincia con la preghiera. La preghiera preserva l’uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche le nostre: il protagonismo per cui tutto gira attorno a sé, l’indifferenza, il vittimismo. La preghiera è la prima opera della vostra Comunità, e consiste nell’ascoltare la Parola di Dio – questo pane, il pane che ci dà forza, che ci fa andare avanti – ma anche nel volgere gli occhi a Lui, come in questa basilica: «Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire», dice il Salmo (34,6). Chi guarda il Signore, vede gli altri. Anche voi avete imparato a vedere gli altri, in particolare i più poveri; e vi auguro di vivere quello che ha detto il Prof. Riccardi, che tra voi si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Una tensione che lentamente cessa di essere tensione per diventare incontro, abbraccio: si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l’abbraccio. Nei poveri è presente Gesù, il quale si identifica con loro. San Giovanni Crisostomo scrive: «Il Signore si accosta a te in atteggiamento da in- digente...» (In Matthaeum Homil. LXVI, 3: PG 58, 629). Siete e rimanete una Comunità con i poveri. Vedo tra voi anche molti anziani. Sono contento che siate loro amici e vicini. Il trattamento degli anziani, come quello dei bambini, è un indicatore per vedere la qualità di una società. Quando gli anziani sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si spengono senza affetto, è brutto segno! Quant’è buona invece quell’alleanza che qui vedo tra giovani e anziani in cui tutti ricevono e donano! Gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza per Sant’Egidio. Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani – i bambini, i giovani – e gli anziani portano avanti la storia. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, è giusto. Gli anziani, dando loro la memoria. Ma quando una società perde la memoria, è finita, è finita. E’ brutto vedere una società, un popolo, una cultura che ha perso la memoria. La nonna novantenne che ha parlato – brava! – ci ha detto che c’era questo ri- Dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società. Gesù dice di sé stesso: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». Anche i poveri sono in qualche modo ”pietra d’angolo” per la costruzione della società. Oggi purtroppo un’economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell’essenziale, come la casa e il lavoro. Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce. E questa parola, “solidarietà”, no è una parolaccia. No! E’ una parola cristiana, la solidarietà! corso allo scarto, questa cultura dello scarto. Per mantenere un equilibrio così, dove al centro dell’economia mondiale non ci sono l’uomo e la donna, ma c’è l’idolo denaro, è necessario scartare cose. Si scartano i bambini: niente bambini. Pensiamo soltanto alla quota di crescita dei bambini in Europa: in Italia, Spagna, Francia… E si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro ai quali c’è un’eutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello che non serve si scarta. Quello che non produce si scarta. E oggi la crisi è tanto grande che si scartano i giovani: quando pensiamo a questi 75 milioni di giovani dai 25 anni in giù, che sono ”né-né”: né lavoro, né studio. Sono senza. Succede oggi, in questa Europa stanca, come ha detto lei. In questa Europa che si è stancata; non è invecchiata, no, è stanca. Non sa cosa fare. Un mio amico mi faceva una domanda, tempo fa: perché io non parlo dell’Europa. Io gli ho fatto una trappola, gli ho detto: ”Lei ha sentito quando ho parlato dell’Asia?”, e si è accorto che era una trappola! Oggi parlo dell’Europa. L’Europa è stanca. Dobbiamo aiutarla a ringiovanire, a trovare le sue radici. E’ vero: ha rinnegato le sue radici. E’ vero. Ma dobbiamo aiutarla a ritrovarle. Dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società. Gesù dice di sé stesso: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo» (Mt 21,42). Anche i poveri sono in qualche modo ”pietra d’angolo” per la costruzione della società. Oggi purtroppo un’economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell’essenziale, come la casa e il lavoro. E’ inaccettabile! Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce. E questa parola ”solidarietà” tanti vogliono toglierla dal dizionario, perché a una certa cultura sembra una parolaccia. No! E’ una parola cristiana, la solidarietà! E per questo siete famiglia dei senza casa, amici delle persone con disabilità, che esprimono – se amati – tanta umanità. Vedo qui inoltre molti ”nuovi europei”, migranti giunti dopo viaggi dolorosi e rischiosi. La Comunità li accoglie con premura e mostra che lo straniero è un nostro fratello da conoscere e da aiutare. E questo ci ringiovanisce. Da qui, da Santa Maria in Trastevere, rivolgo il mio saluto a quanti partecipano alla vostra comunità in altri Paesi del mondo. Incoraggio anche loro ad essere amici di Dio, dei poveri e della pace: chi vive così troverà benedizione nella vita e sarà benedizione per gli altri. In alcuni Paesi che soffrono per la guerra, voi cercate di tenere viva la speranza della pace. Lavorare per la pace non dà risultati rapidi, ma è un’opera da artigiani pazienti, che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide, come diceva san Giovanni XXIII. Occorre più preghiera e più dialogo: questo è necessario. Il mondo soffoca senza dialogo. Ma il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identità. Io non posso fare finta di avere un’altra identità per dialogare. No, non si può dialogare così. Io sono con questa identità, ma dialogo, perché sono persona, perché sono uomo, sono donna e l’uomo e la donna hanno questa possibilità di dialogare senza negoziare la propria identità. Il mondo soffoca senza dialogo: per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l’amicizia tra le religioni. Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace. E camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società – che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza –, a far crescere l’amicizia al posto dei fantasmi dell’inimicizia e dell’indifferenza. Il Signore Gesù, che dall’alto del mosaico abbraccia la sua Santissima Madre, vi sostenga ovunque e vi abbracci tutti assieme a lei nella sua misericordia. Ne abbiamo bisogno, ne abbiamo tanto bisogno. Questo è il tempo della misericordia. Prego per voi, e voi pregate per me! Grazie. © Copyright 2014 Libreria Editrice Vaticana LE PAROLE ALL’ANGELUS DI DOMENICA 29 GIUGNO, SOLENNITÀ DEI SANTI PIETRO E PAOLO 4 LUGLIO 2014 PietroePaolosisonolasciatitrasformaredaDio C ari fratelli e sorelle, buongiorno! Fin dai tempi antichi la Chiesa di Roma celebra gli Apostoli Pietro e Paolo in un’unica festa il 29 giugno. La fede in Gesù Cristo li ha resi fratelli e il martirio li ha fatti diventare una sola cosa. San Pietro e San Paolo, così diversi tra loro sul piano umano, sono stati scelti personalmente dal Signore Gesù e hanno risposto alla chiamata offrendo tutta la loro vita. In entrambi la grazia di Cristo ha compiuto grandi cose, li ha trasformati. Simone aveva rinnegato Gesù nel momento drammatico della passione; Sau- lo aveva perseguitato duramente i cristiani. Ma entrambi hanno accolto l’amore di Dio e si sono lasciati trasformare dalla sua misericordia; così sono diventati amici e apostoli di Cristo. Perciò essi continuano a parlare alla Chiesa e ancora oggi ci indicano la strada della salvezza. Anche noi, se per caso cadessimo nei peccati più gravi e nella notte più oscura, Dio è sempre capace di trasformarci, come ha trasformato a Pietro e a Paolo; trasformarci il cuore e perdonarci tutto, trasformando così il nostro buio del peccato in un’alba di luce. Dio è così: ci trasforma, ci perdona sempre, come ha fatto con Pietro e come ha fatto con Paolo. Il libro degli Atti degli Apostoli mostra molti tratti della loro testimonianza. Pietro, ad esempio, ci insegna a guardare i poveri con sguardo di fede e a donare loro ciò che abbiamo di più prezioso: la potenza del nome di Gesù. Questo ha fatto col paralitico: gli ha dato tutto quello che aveva, cioè Gesù. Di Paolo, viene raccontato per tre volte l’episodio della chiamata sulla via di Damasco, che segna la svolta della sua vita, marcando nettamente un prima e un dopo. Prima era un acerrimo nemico della Chiesa. Dopo, mette tutta la sua esistenza a servizio del Vangelo. Anche per noi l’incontro con la Parola di Cristo è in grado di trasformare la nostra vita. Non è possibile ascoltare questa Parola e restare fermi al proprio posto, restare bloccati sulle proprie abitudini. Essa ci spinge a vincere l’egoismo che abbiamo nel cuore per seguire decisamente quel Maestro che ha dato la vita per i suoi amici. Ma è Lui che con la sua parola ci cambia; è Lui che ci trasforma; è Lui che ci perdona tutto, se noi apriamo il cuore e chiediamo il perdono. (...) Allarmantiidatidel“RapportoGiovani”dell’IstitutoToniolo.IntervistaallapsicologaAnnaOliverioFerraris T empi duri, per le ragazze del nostro Paese. Non è la scoperta dell’acqua calda se al dato già noto si aggiungono le ulteriori difficoltà delle giovani Neet (Not engaged in Education, Employment or Training). Un esercito che tra ragazzi e ragazze conta circa 2,4 milioni tra i 15 e i 29 anni - il 26% del totale - che per il momento hanno perso il treno dell’istruzione e si trovano ai margini del mercato del lavoro. Con l’aggravante che la maggior parte di loro il lavoro ha smesso pure di cercarlo. In questo universo, peraltro molto variegato e a rischio depressione e disagio emotivo, le donne sono più della metà, per la maggioranza residenti al Sud. Secondo il “Rapporto giovani”, indagine condotta dall’Istituto Toniolo in collaborazione con Ipsos, tra fine 2013 e inizio 2014 su un campione di 2.350 19-29enni, questa fascia di ragazzi si dichiara, a differenza dei non Neet, “per nulla” o “poco” felice. Le giovani Neet, rispetto agli omologhi maschi, hanno inoltre meno fi- ducia nelle istituzioni e nelle persone e tendono di più a isolarsi. Ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo all’Università “La Sapienza” di Roma. • È sorpresa che nella generazione Neet siano proprio le ragazze, da sempre considerate più intraprendenti e determinate dei maschi, ad esprimere gli atteggiamenti più “rassegnati” e “rinunciatari”, e a dirsi più infelici? No, perché in ragazze di questa condizione ed età l’incapacità di realizzare i propri progetti di vita e il conseguente senso di ‘fallimento’ possono essere avvertiti in maniera più totalizzante. La durezza della crisi economica, il progressivo deterioramento delle condizioni nel mercato del lavoro, la mancanza di meritocrazia a fronte di una cultura del cosiddetto ‘appoggio’ e della ‘raccomandazione’, ancora viva e vegeta nel nostro Paese, producono su maschi e femmine effetti umani, sociali e psicologici devastanti perché alimentano un clima di sfiducia e disillusione, ma per le ragazze la questione è più complessa perché non investe soltanto gli aspetti lavorativi. • Che cosa intende dire? Dopo il senso di onnipoten- za coltivato nell’infanzia che a volte, spesso negli ambienti meno attrezzati culturalmente, sfocia in sogni e ambizioni irrealistiche favorite, se non indotte, anche dai media - e qui vorrei ricordare il paradosso della scuola per veline istituita qualche anno fa a Napoli sotto la giunta Bassolino - le ragazze si trovano ad affrontare una triplice ‘sfida’: la realizzazione del progetto scolastico-professionale, di quello esistenziale-familiare, e il confronto tra la propria immagine e la proposta di irraggiungibili modelli di perfezione estetica. Una pressione fortissima. • Come dire che invece i coetanei maschi si concentrano solo sul primo obiettivo? Le ragazze fanno i conti, molto più dei ragazzi, con il proprio orologio biologico. Intorno ai 25 anni molte di loro si dicono pronte ad impegnarsi in un progetto di vita serio e duraturo che richieda impegno e responsa- bilità a più livelli, anche con la nascita di un figlio, ma i coetanei maschi non sono per lo più sulla stessa lunghezza d’onda, non si sentono pronti e tendono a rinviare. Per molte ragazze, l’impossibilità di attuare questo progetto, insieme all’insuccesso scolastico o professionale, viene percepita come inadeguatezza, impotenza, fallimento; genera vergogna e porta al ripiegamento su se stesse. Poi c’è il confronto, a volte crudele, con la propria immagine. Oggi viviamo in una società dell’apparenza e dell’apparire. Pensi solo alla diffusione del selfie! L’attenzione per la cura del proprio aspetto non è mai stata così presente, anche laddove uno non se lo aspetterebbe come in donne ‘impegnate’ quali le nostre ministre. La sensazione di inadeguatezza su tutti questi tre fronti può trasformarsi per una ragazza in un mix esplosivo di angoscia, infelicità, isolamento. • Come intervenire per contrastare il fenomeno dei Neet? La prima risposta la dovrebbe dare la politica, applicandosi ai problemi reali di un Paese impoverito e tornando ad occuparsi seriamente dei giovani. Servono misure non assistenziali, ma di sostegno al loro ingresso nel mercato del lavoro e all’im- prenditoria. Nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta i ragazzi hanno bisogno di ricevere fiducia. Frustrarne costantemente entusiasmo e capacità significa ingenerare la convinzione di non valere nulla. • Che cosa possono fare famiglia e scuola? La famiglia italiana è davvero eroica, ma suggerirei ai genitori di essere meno iperprotettivi. Il regalo più grande che possiamo fare ai nostri figli è l’indipendenza, e questo si costruisce fin da piccoli. Alla fine dell’adolescenza i ragazzi dovrebbero uscire dalla condizione di figli, e se oggi mancano i presupposti perché questo avvenga, occorre almeno evitare che si ‘infantilizzino’ adagiandosi in un tran tran che a volte fa comodo a tutti. Le bambine, nello specifico, dovrebbero essere trattate fin da piccole come i maschi e incoraggiate a perseguire i propri obiettivi. La scuola, e qui torniamo alla politica, non deve più essere considerata la cenerentola del Paese. Se vogliamo sia il luogo in cui i giovani trovano alimento per la loro mente e formazione davvero professionalizzante, occorrono investimenti coraggiosi. Serve insomma una vera alleanza politica-scuola-famiglia. Giovanna Pasqualin Traversa terra Lavoro, famiglia, immagine: i tre vertici del triangolo dell’infelicità delle giovani italiane 17 Restanoalti,ancheseinflessione,gliindicisufamiglieeamici.Soloil20%sifidadeglialtri Italiani: fiducia negli altri a “due velocità” PubblicatodaCneleIstatilRapportosulbenessereequoesolidale rappresentare lo stato dell’arte della società italiana in modo più ampio del semplicistico Pil, che come affermava Robert Kennedy dice tutto di una nazione tranne quello che è veramente importante. La fotografia che ci ritrae mostra luci e ombre della nostra socialità, espressa in famiglia, nelle amicizie, nella partecipazione alle reti comunitarie. In primo luogo c’è una leggera flessione nella soddisfazione per le relazioni familiari, per tradizione positive in Italia: in un anno calano quelli che si dichiarano molto soddisfatti dal 36,8% al 33,4%, compensati dagli abbastanza soddi- sfatti, 56,8% contro 54,2%, e dai poco soddisfatti 6,4% contro il 5,7%. Un simile andamento, si ritrova tra le relazioni amicali, che hanno di solito livelli meno positivi: qui sono i “per niente soddisfatti” a passare in un anno dall’11% al 12,7%. L’ombra che appare dietro questi flussi è quella di un affaticamento, che però non intacca la solidità di alcuni legami, dato che tra i cittadini aumenta la percezione di una rete di sostegno ampia: l’80,8% afferma di avere parenti, amici o vicini su cui contare, un forte incremento, perché nel 2009 la quota toccava il 76% dei cittadini. In secondo luogo si assiste alla riduzione della partecipazione alla vita sociale: in attività di associazioni e circoli sportivi, ricreativi, culturali e civici è coinvolto il 22,5% della popolazione. Scendiamo di un punto percentuale rispetto al 2012 e addirittura una diminuzione del 3,7%, in confronto al 2010. Quando invece viene aggiunta la partecipazione a incontri o iniziative proposte da soggetti religiosi la quota dei cittadini coinvolti sale al 31,6%. La rilevazione ci permette di cogliere due indicazioni: da un lato, la scarsa attività civica è un sintomo della diffusione dell’individualismo che fomenta il disinteresse verso il bene collettivo; dal- l’altro lato, si segnala il contributo che i soggetti ecclesiali offrono e possono offrire alla vitalità civile e sociale del nostro Paese. Queste luci e ombre condizionano il nostro livello di fiducia negli altri che è basso: “Nel 2013 solo il 20,9% ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia”, contro una media dei paesi Ocse è del 33%. Allora la socialità che alimenta la fiducia sembra essere a due velocità mentre rimane forte nella rete di prossimità più circoscritta, rallenta vistosamente quando ci allarghiamo alla comunità più ampia. Qui ci disgreghiamo. Andrea Casavecchia 4 LUGLIO 2014 I ndividuiamo i sintomi di un malessere generalizzato, insieme ai suoi anticorpi, quando osserviamo lo stato delle relazioni sociali in Italia: un indicatore cruciale per capire qual è la nostra qualità della vita, perché nelle relazioni personali si forma la fiducia che amalgama una comunità. Purtroppo la nostra socialità non si traduce in fiducia nell’altro. Potrebbe essere questa un’immagine che sintetizza il Secondo Rapporto Bes (Benessere equo e solidale): una buona pratica italiana, per la quale bisogna ringraziare l’impegno di Cnel e Istat. Parliamo del tentativo di Israeleinluttoperl’uccisionedeitrestudenti.AGazaaumentailtimorepernuoverappresaglie Giovani israeliani: i cattolici uniti nel dolore alle famiglie ebraiche e a ogni vittima dell’odio terra I 4 LUGLIO 2014 18 sraele in lutto. Dopo 18 giorni di ricerche a tappeto, le forze di sicurezza israeliane hanno ritrovato, nei pressi del villaggio di Halhul, vicino Hebron in Cisgiordania, i corpi di Eyal Yifrah (19 anni) Gilad Shaar (16) e Naftali Fraenkel (16), i tre giovani studenti di una scuola rabbinica, rapiti il 12 giugno mentre facevano l’autostop per andare a Gerusalemme. Forte la commozione in tutto il Paese che per giorni aveva sperato nella loro liberazione. “Bring back our boys” (riportiamo a casa i nostri ragazzi) è stata la campagna di solidarietà lanciata subito dopo il rapimento che ha visto partecipare migliaia di persone non solo in Israele ma anche fuori. Il 29 giugno a Tel Aviv in ottomila si erano stretti intorno alle famiglie dei tre rapiti insieme al presidente eletto Reuven Rivlin. I funerali si sono svolti martedì nel cimitero di Modin, a trenta chilometri da Tel Aviv. di loro ha avvertito la polizia del rapimento. Per tentare di liberare i rapiti Israele ha messo in campo un grande numero di militari, in un’operazione definita “Brother’s keeper”, che hanno setacciato l’intera Cisgiordania e soprattutto la zona di Hebron. Durante le ricerche si sono verificati scontri con i palestinesi, cinque dei quali sono rimasti uccisi, 400 arrestati, molti sono membri di Hamas che Israele ritiene il mandante del sequestro e dell’uccisione degli ostaggi. Sono state perquisite centinaia di case. La notte scorsa l’aviazione israeliana ha attaccato 34 obiettivi di Hamas a sud di Gaza dove la tensione resta alta anche a causa del lancio di razzi ad opera di miliziani palestinesi verso la città israeliana di Ashqelon. Il volume delle operazioni dell’esercito resta concentrato soprattutto nella zona di Hebron alla caccia di Marwan Kawasmeh e Amar Abu Ayshe, entrambi membri di Hamas, ritenuti gli esecutori materiali del rapimento e dell’omicidio dei tre giovani. A Gerusalemme, intanto, proseguono le consultazioni di governo. La scorsa notte il Consiglio di difesa del governo israeliano ha discusso a lungo le ripercussioni della uccisione dei ragazzi, senza adottare decisioni operative. Nella serata di oggi il premier Benyamin Netanyahu dovrebbe proseguire le consultazioni. Il timore da par- te palestinese è quello di ancora più forti rappresaglie israeliane delle quali non si conosce ancora la durata e la portata. Il proclama “Hamas deve essere sradicata” non fa presagire nulla di buono per il prossimo futuro sia a Gaza che nei Territori. Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, per questo motivo, ha chiesto ai leader mondiali di controllare le reazioni di Israele. C’è, inoltre, il timore concreto che il governo israeliano chieda al leader palestinese di cancellare il patto con Hamas, firmato lo scorso 25 aprile. La caccia continua La preghiera del Papa Secondo quanto risulta dalle prime indagini i tre ragazzi sarebbero stati uccisi subito dopo il sequestro, qualcuno pensa addirittura poco dopo la telefonata con la quale uno “La notizia dell’uccisione dei tre giovani israeliani scomparsi è una notizia terribile e drammatica - ha affermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi - l’assassinio di persone innocenti è sempre un crimine esecrabile e inac- cettabile, e un gravissimo ostacolo sul cammino verso quella pace per la quale dobbiamo instancabilmente continuare a impegnarci e a pregare. La violenza chiama altra violenza e alimenta il circolo mortale dell’odio”. “Papa Francesco - ha aggiunto il portavoce vaticano - si unisce al dolore inenarrabile delle famiglie colpite da questa violenza omicida e al dolore di tutte le persone colpite dalle conseguenze dell’odio, e chiede a Dio di ispirare a tutti pensieri di compassione e di pace”. “Siamo molto tristi, addolorati. Siamo con tutto il nostro popolo e siamo vicini alle famiglie e agli amici di questi tre ragazzi”. Sono le parole di cordoglio di padre David Neuhaus, vicario patriarcale per le comunità cattoliche di espressione ebraica. “Siamo tristi anche perché i due popoli qui non trovano il modo per vivere insieme. L’odio ha ancora il dominio”. Il Vicariato per i cattolici di lingua ebraica in Israele ha, sin dal primo giorno, seguito la vicenda accompagnando con preghiere e speranza le ricerche. “Preghiamo - ha dichiarato padre Neuhaus - perché si trovi una maniera per convivere. La tristezza non può continuare per sempre. Preghiamo per la consolazione di queste famiglie”. Dal vicario anche la speranza che “la risposta israeliana sia condotta con molta saggezza e non con ancora più violenza che provoca solo odio e rancore nelle persone. Preghiamo perché questo ciclo di odio e violenza cessi e che fatti del genere non si ripetano più”. Daniele Rocchi Montagna:cardinali,cantieminiere Collecchioancoramulticulturale,ilPorticosemprefamiliare Dopo il grande successo dello scorso fine settimana, le associazioni organizzatrici della 18a edizione rinnovano l’invito per venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 luglio al Parco Nevicati di Collecchio, con eventi per tutti i gusti a partire dai menù che saranno proposti dalle sedici diverse cucine del mondo. Lo Spazio musica e lo Spazio incontri accoglieranno il ricco programma culturale. In particolare, segnaliamo venerdì 4 luglio alle 21 “Le risorse minerarie africane”, incontro con John Mpaliza a cura di Maendeleo Italia, e alle 21.30 l’incontro con i giovani attori e attrici del Centro Interculturale di Parma, alcuni studenti del Liceo Musicale A. Bertolucci e il regista Vincenzo Picone che presenteranno “La terra delle donne e degli uomini integri”, opera teatrale di Francesco Camattini. Sabato 5 luglio sarà protagonista la danza, con i balli etiopi alle 21 e greci alle 23, e per quanto riguarda gl iincontri segnaliamo, alle 22, “Pakistan: Instabilità e contraddizioni di un paese in emergenza (a cura di Amemi). Infine, domenica 6 luglio spicca nel programma il concerto della Tirana Youth Orchestra e Tirana Girls Chor: dalle 20.30 le note di sessanta giovani strumentisti riempiranno l’aria. Alle 22.30 l’incontro “Bolivia: tra cittadinanza ritrovata e potere indigeno (a cura di Amemi). Tutti i giorni a partire dalle 18 giochi per bambini e bambine con la cooperativa “Sei da me”, che propone venerdì alle 19 il laboratorio con le bolle di sapone e sabato, sempre alel 19, quello di danze e ritmi. Il tema della Festa 2014 è quello dell’accoglienza: tutti sono invitati a passare dallo stand de “La civiltà dell’accoglienza”, per conoscere la situazione del nostro territorio e condividere il sogno delle associazioni organizzatrici di dare una casa a tutti. Venerdì 4 luglio alle 16.30 al Seminario di Bedonia sarà presentata la biografia del cardinale Agostino Casaroli “Tra Est e Ovest. Agostino Casaroli diplomatico vaticano”. L’autore, Roberto Morozzo della Rocca, ne discuterà con Alberto Bobbio, giornalista di Famiglia Cristiana. Interverranno Luigi Tondei, ispettore del Mibact, Graziano Tonelli, direttore dell’archivio di Stato di Parma, Corrado Truffelli, del Centro Studi A. Casaroli”. LA BIOGRAFIA DEL CARD. CASAROLI Con musica e cucina FESTA D’ESTATE AL MUSEO GUATELLI Venerdì 4 e sabato 5 luglio, tornano gli appuntamenti serali al Museo con la “Festa d’estate” organizzata dal Circolo Rondine di Ozzano Taro. Venerdì 4 luglio a partire dalle 20.30 musica con Matteo Mazzoli e cena. Sabato 5 luglio a partire dalle 20 musica anni 60/70 con il gruppo “RAS Ragazzi Anni Sessanta” e cena. Nel corso della serata il Museo rimarrà aperto per visite guidate a cura dell’Associazione Amici di Ettore Guatelli e del Museo, a partire dalle ore 19. Non è richiesta la prenotazione. Info: 0521.333601, info@ museoguatelli.it Dedicato a don Baga e Maurizio Saccani IL FESTIVAL DI MOSSALE Si preannuncia come un’edizione di qualificato e stimolante rilievo e spessore quella del Festival di Mossale 2014: si ricorda e si festeggia infatti il 60° anniversario della prima volta del Festival, avvenuta il 1° maggio 1954, ideata e promossa da don Arnaldo Baga (1922 2007). Da quel lontano 1° maggio 1954 la “rassegna di canti montanari e popolari“ di Mossale è rimasta e si è affermata come una delle più rinomate kermesse canore dell’intero ar- co degli Appennini. L’appuntamento è per domenica 6 luglio, con il seguente programma: alle 10 nella chiesa parrocchiale di San Biagio Santa Messa nel ricordo e in suffragio di Don Arnaldo Baga (1922 - 2007) e di Maurizio Saccani (1938 - 2013); alle 11 al Centro sociale “Giuseppe Micheli” onoranze alla memoria del Sen. Giuseppe Micheli (1874 - 1948), dell’On. Andrea Borri (1935 - 2003) e del Sen. Carlo Buzzi (1922 - 2004). Dalle 15 alle 18 a Mossale Strada - Spiazzo nel castagneto antistante al salone parrocchiale - il festival, con la partecipazione dei cori “L’incontro Musicale” di Sorbolo (PR) diretto da Ewa Lusnia; “Vocinsieme” di Praticello (Gattatico - RE) diretto dai Corrado Pessina, Ilaria Cavalca, Josette Carenza; “CAI Mariotti” di Parma diretto da Monica Lodesani. Intermezzi musicali a cura di William Tedeschi;presenta Enzo Petrolini. Ingresso libero e gratuito. Per info: 0521.889324, 339.1817822 - www.civiltacornigliesi.altervista. org. (sezione “eventi argomenti”). Riprendono le escursioni a Corchia UN POMERIGGIO IN MINIERA Domenica 6 luglio riprende, a cura dell’associazione googolplex, il programma di escursioni alle miniere di Corchia. Partenza alle 16 davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore 19.30 circa. Si percorrerà il sentiero per raggiungere e visitare la miniera ”la Pietra del fuoco” e per scoprire come vivevano e lavoravano i minatori in questa zona. Un viaggio all’indietro nel tempo immersi in una natura ancora oggi varia e ricca di sorprese. Difficoltà: escursionistica di livello medio-facile. L’escursione successiva, sabato 12 luglio, sarà in notturna: partenza alle 20.30 davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore 23 circa. Una camminata nei bellissimi boschi per arrivare fino alla miniera ”Pietra del fuoco” illuminati dalla Luna piena. La camminata sarà accompagnata da racconti sia scientifici che fanta- stici sulla Luna, il cielo stellato e l’orientamento notturno. Obbligatoria la torcia, possibilmente frontale. Domenica 13 luglio “Fiabe, rocce e minatori”: salita alla miniera Pietra del fuoco per famiglie con bambini. Partenza alle 9.30 davanti al Museo Jasoni di Corchia, ritorno ore 13 circa. Sono previste soste nelle piazzole attrezzate con narrazioni di fiabe e leggende legate alla montagna, ai minatori e alle miniere. Le iniziative con visita alla Miniera prevedono una quota di partecipazione di: 10 € (adulti) 5 € (bambini da 6 a 14 anni)/gratuito (minori di 6 anni). E’ obbligatoria la prenotazione. Info: www.googolplex.it. Al “Portico” in Strada Quarta LUGLIO AL LABORATORIO FAMIGLIA Il Laboratorio Famiglia al Portico (Parma, Strada Quarta 23) propone per il mese di luglio il seguente calendario di iniziative aperte a tutte le famiglie con ingresso libero e gratuito. Al lunedì dalle 16.30 alle 18.30 “Facciamo Splash”, piscinette per bambini 0 - 3 anni; al martedì dalle 16.30 alle 19 “In che senso?”, laboratorio di creatività sui 5 sensi (dai 4 anni); al mercoledì dalle 16 alle 18 “Pomeriggio adulti: laboratori creativi e gioco del burraco; al giovedì dalle 16.30 alle 20 “Pomeriggio Giovani”: spazio per ragazzi dai 13 ai 17 anni. Al sabato mattina, infine, dalle 10 alle 12, “L’acchiappa numeri e parole”, supporto didattico per bambini delle scuole elementari. Sono anche previste alcune serate a tema, con inizio alle 21: venerdì 11 luglio Serata Giovani con dj set, stuzzichini, tornei ping pong e calciobalilla; giovedì 17 luglio Serata Africana in compagnia del gruppo musicale Afro-Sonore con brani della cultura africana e pop; sabato 26 luglio Serata Araba dedicata alla figura femminile nel mondo islamico. Info: 0521.241420 328.7925459, [email protected], www.famiglia.comune.parma.it. memo Presentazione a Bedonia LA FESTA MULTICULTURALE CONTINUA 19 4 LUGLIO 2014 Al parco Nevicati di Collecchio 20 4 LUGLIO 2014