DIRITTO INTERNAZIONALE
Università degli Studi di Parma
Prof. Marco Scarpati – Prof. Gabriele Catalini
LE GUERRE IRAKENE
La Prima Guerra del Golfo
La Guerra del Golfo (2 agosto 1990 – 28 febbraio
1991 - detta anche Prima Guerra del Golfo in
relazione alla cosiddetta Secomda Guerra del
Golfo) è il conflitto che oppose l‘Iraq ad una
coalizione composta da 35 stati formatasi sotto
l'egida dell‘ONU e guidata dagli Stato Uniti, che
si proponeva di restaurare la sovranità del
piccolo Emirato del Kawait, dopo che questo era
stato invaso dall'Iraq.
Il 2 agosto del 1990 il ra‘īs (Presidente) iracheno
Saddam Husayn invase il vicino Stato del Kuwait
in nome di un'antica ma infondata pretesa di
Baghdad di recuperare un territorio che sarebbe
stato iracheno.
In effetti prima della nascita dell'Iraq sia l'Iraq, sia il
Kuwait erano stati parte dei più vasti domini del
Sultanato Ottomano.
In ogni caso l’Iraq aveva precedentemente
riconosciuto l'indipendenza del piccolo Emirato
del Golfo Persico allorché questi chiese ed
ottenne di essere ammesso nella Lega Araba.
IRAQ
L'invasione provocò l’immediata reazione
delle Nazioni Unite che lanciarono un
ultimatum all’Iraq, imponendo il ritiro delle
truppe dai territori del Kuwait.
La richiesta non conseguì risultati e il 17
gennaio 1991 iniziò la Guerra nel Golfo.
Le operazioni di aria e di terra furono
chiamate, dalle forze armate statunitensi,
Operation Desert Storm motivo per cui
spesso ci si riferisce alla guerra usando la
locuzione "Tempesta nel deserto".
Cronologia
• Il 17 luglio 1990 – Saddam Hussein pronuncia in
televisione un discorso che accusa gli Emirati Arabi e il
Kuwait di superare deliberatamente i tetti di estrazione
del greggio al fine di danneggiare economicamente
l'Iraq.
• Il 18 luglio ’90 il ministro degli esteri iracheno Tereq Aziz
invia un messaggio ufficiale alla Lega Araba accusando
il Kuwait di aver rubato petrolio all'Iraq estraendolo lungo
i 120 chilometri di frontiera comune, e di aver così
inflazionato il mercato petrolifero per far cadere il prezzo
del greggio. Per questo, esige l'annullamento di un
credito di 10 miliardi di dollari, che il Kuwait vanta nei
suoi confronti. I toni si inaspriscono e l'Iraq decide di
dispiegare delle forze di terra lungo la frontiera.
• Il 27 luglio 1990 in seguito alle richieste
irachene, l’OPEC decide, per la prima volta dal
dicembre 1986, di aumentare il prezzo del barile
da 18 a 21 dollari al barile. Il guadagno di 4
miliardi di dollari in un anno non sarà comunque
sufficiente a coprire i fabbisogni dell'Iraq.
• IL 29 luglio 1990 Saddam Hussein chiede al
Kuwait, a titolo di risarcimento dei danni subiti, le
isole di Bubyan e Warbah, che si trovano in
posizione strategica rispetto al Golfo Persico.
Il 2 agosto 1990 l'esercito
iracheno invade il Kuwait
con 100 mila uomini e
300 carri armati, vincendo
in quattro ore la
resistenza dell'Emirato.
Lo sceicco Jaber AlAhmed Al Sabah,
sovrano dello stato, ripara
con la famiglia in Arabia
Saudita, mentre suo
fratello Fahd rimane
ucciso, fra altre 200
persone, negli scontri di
Kuwait City. Il CdS con
una la risoluzione 660
condanna
immediatamente
l'invasione.
Saddām Husayn
Negli Stati Uniti, il presidente George H. W.
Bush convoca un'unità di crisi composta
fra gli altri da James Baker, segretario di
Stato, Colin POwell, capo dell'esercito
USA, Norman Schwarzkopf, generale
delle forze armate nel Golfo, Richerd
Chaney, segretario alla Difesa.
Intanto telefona personalmente a più di
sessanta capi di stato per mettere insieme
un fronte comune al fine di schierare
contro Saddam, in caso di confronto, non
solo gli Stati Uniti ma il mondo intero.
Richard Chaney
Norman Schwarzkopf
• Il 4 agosto 1990 gli Stati Uniti intimano all'Iraq di
ritirarsi dal Kuwait.
• Il 6 agosto 1990 13 dei 15 membri del Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite votano a favore
di dure sanzioni economiche e commerciali
contro l'Iraq (si astengono Yemen e Cuba).
• Il 7 agosto 1990 Saddam proclama, in un
discorso televisivo, che il 2 agosto si è verificato
«il naturale sbocco della vittoria di Baghdad
sull'Iran», e che «l'annessione dell'Emirato del
Kuwait al territorio iracheno è totale e
irreversibile».
• Gli Stati Uniti annunciano intanto l'invio di forze
militari nel Golfo Persico, dando il via
all’Operazione Desert Shield(scudo nel deserto).
• Il 9 agosto 1990 l'Iraq chiude le frontiere, impedendo a
circa diecimila stranieri provenienti da paesi occidentali
di tornare in patria.
• Il 10 agosto 1990 la Lega Araba, in un summit al Cairo si
divide sulla questione irachena: una risicata
maggioranza si impegna a dislocare unità militari lungo
la frontiera tra Iraq e Arabia Saudita, al fine di evitare
l'intervento degli Stati Uniti. Favorevoli a Saddam sono
Gheddafi e Arafat, mentre si astengono Algeria, Tunisia
e Yemen.
• Il 18 agosto 1990 Saddam "invita" i cittadini occidentali
bloccati a rimanere in Iraq e annuncia che saranno
"ospitati" in dei siti speciali. La sua intenzione è quella di
utilizzarli come scudi umani. Gli stranieri provenienti da
Asia e paesi arabi possono invece lasciare l'Iraq, senza
però la possibilità di portare con sé i propri averi.
• Il 20 agosto 1990 Vengono chiuse le ambasciate
straniere a Kuwait City e il personale diplomatico viene
fatto rimpatriare. Rimangono aperte solo le ambasciate
di Francia, UK, Italia e USA, e il personale fa scorta di
viveri per sopravvivere senza acqua, energia elettrica e
servizi all'interno degli edifici.
• Il 23 agosto 1990 viene diffuso un video di Saddam
circondato da ostaggi britannici: tutto il mondo è
indignato nel vederlo accarezzare la testa di un
bambino.
• Il 25 agosto 1990 nelle acque del Mediterraneo, del
Golfo Persico e del Mar Rosso sono presenti unità navali
di sette paesi occidentali, tra cui l'Italia, che ha deliberato
l'invio delle fregate Orsa e Libeccio, della nave-appoggio
Stromboli, e di due corvette della classe Minerva.
La Fregata “Libeccio”
• IL 14 settembre 1990 alle unità già presenti nel Golfo,
l'Italia aggiunge 8 cacciabombardieri Tornado e la
fregata Zeffiro.
• A Kuwait City vengono prese d'assalto le ambasciate di
Canada, Olanda e Francia. Tre addetti di quest'ultima
vengono sequestrati.
• Il 15 settembre Francois Mitterand si impegna a
rispondere all'azione del regime di Baghdad e fa
espellere gli iracheni presenti sul territorio francese.
• Il 23 settembre Saddam Hussein minaccia di colpire i
pozzi petroliferi del Medio Oriente.
• IL 24 settembre alla minaccia di Saddam il prezzo del
barile oltrepassa la barriera dei 40 dollari e i mercati
borsistici sperimentano una giornata nera, con crolli in
tutte le piazze da Tokyo a Wall Street.
Tornado in rifornimento in volo
• Il 23 ottobre vengono rilasciati gli ultimi 300 ostaggi
francesi trattenuti in Iraq. Gli altri occidentali saranno
rilasciati a poco a poco, con l'interessamento di
personalità di governo dei vari paesi.
• Il 19 novembre altri 250 mila uomini sono inviati da
Baghdad in Kuwait. Appare chiaro che l'Iraq dispone
ancora di larghe risorse prima che si facciano sentire gli
effetti dell’embargo, e il Pentagono ha accertato che gli
iracheni stanno preparando linee difensive sotterranee e
hanno intenzione di sabotare i pozzi petroliferi del
Kuwait.
• Il 30 novembre in un ultimo tentativo di risolvere la crisi
in maniera diplomatica, Bush invita Tareq Aziz alla Casa
Bianca e decide di inviare Baker a Baghdad, ma l'unico
incontro che si realizza sarà quello tra Baker e Aziz a
Ginevra il 9 gennaio 1991.
• Il 6 dicembre Saddam libera gli ultimi 300 ostaggi
occidentali trattenuti e afferma: «Siamo abbastanza forti
da poter fare a meno degli scudi umani».
• Il 3 gennaio a Washington viene messa ai
voti la decisione di Bush di usare la forza
contro l'Iraq: camera e senato la
approvano, ma un sondaggio rivela che
solo il 47% degli americani è favorevole
alla guerra (ad agosto era il 73%).
• Il 16 gennaio, 19 ore dopo la scadenza
dell‘ultimatum dell'ONU, ha inizio
l'operazione Desert Storm, la più potente
azione militare alleata dal 1945 in poi.
• Le perdite in combattimento degli Stati Uniti,
secondo l'US Department of Veteran Affairs
ammontano in tutto a 17.847 soldati. Quelle
irachene invece sono più difficili da stimare: le
valutazioni variano da circa 20.000 ad oltre
100.000 morti, fra cui diverse migliaia di civili.
• Il presidente americano Bush si attenne al
mandato dell'ONU, evitando di penetrare in
profondità in territorio iracheno e di rovesciare il
regime di Saddām; questo anche per timore che
un vuoto di potere portasse ad una situazione
ancora peggiore (come una guerra civile in Iraq,
o un allineamento fra Iraned Iraq).
George H. V. Bush
Le Risoluzioni ONU I
La risoluzione 660 del due agosto del 1990 condanna
l'invasione del Kuwait da parte delle truppe irachene,
il giorno precedente. Ne chiede il ritiro ''immediato e
senza condizioni'' e sollecita Iraq e Kuwait ad avviare
''immediatamente'' ''intensi colloqui'' per risolvere le
loro divergenze, riservandosi di adottare ''ulteriori
misure'' qualora Baghdad non rispetti il
provvedimento. Nei quattro mesi successivi ben altre
dieci risoluzioni ribadiscono la richiesta (le risoluzioni
che Bush non ha considerato presentando il suo
'catalogo' di fronte all'Assemblea generale dell'Onu,
un saldo contabile ribadito ieri nella prima conferenza
stampa dopo il successo repubblicano alle elezioni di
medio termine).
Risoluzioni ONU su IRAQ II
• La 678 del 29 novembre del 1990 ''autorizza tutti i paesi
membri che cooperano con il governo del Kuwait'' a ''usare
tutti i mezzi necessari per ripristinare la pace e la sicurezza
nella regione'' se l'Iraq non rispettera' tutte le richieste
contenute nella 660 e nelle successive risoluzioni ''entro o il
15 gennaio del 1991''. Paradossalmente, la comunita'
internazionale non avrebbe avuto bisogno di questa
risoluzione per lanciare l'operazione ''Desert Storm'', dato
che Baghdad aveva violato la Carta delle Nazioni Unite
invadendo il Kuwait. Una autorizzazione che invece, secondo
i giuristi, e' necessaria adesso. Dato che la risoluzione 687
approvata alla fine della guerra funziona come ''trattato di
pace'' e annulla quindi la precedente autorizzazione, la 678,
all'uso della forza.
Risoluzioni ONU su IRAQ III
• Il 3 aprile del 1991 entra in vigore la risoluzione 687 in
cui si impone all'Iraq la ''distruzione, rimozione e
disattivazione dei suoi armamenti di distruzione di
massa, dei missili balistici con una gittata superiore ai
150 chilometri, e di tutti gli impianti e le componenti
coinvolte con lo sviluppo di questi programmi''. Il tutto
deve avvenire, si precisa, ''senza condizioni''. Il
provvedimento istituisce un sistema di verifica e di
controllo del rispetto del bando, dando vita alla missione
UNSCOM (United Nations Special Commission), e impone
a Baghdad l'accettazione, entro 15 giorni, della
risoluzione e la descrizione completa e dettagliata dei
suoi arsenali. L'Iraq si adegua solo tre giorni dopo circa il
primo punto, temporeggia sul secondo, a lungo, sul
terzo.
Risoluzioni ONU su IRAQ IV
• Il 17 giugno 1991, la risoluzione 699 conferma il mandato
della missione UNSCOM, a cui viene affiancata l'Agenzia
internazionale per l'energia atomica (AIEA), per le operazioni
di monitoraggio della distruzione degli arsenali di armi di
distruzione di massa in Iraq.
• Il 15 agosto 1991, la 707, sollecita Baghdad a fornire
''senza ulteriore ritardo'' l'elenco delle armi bandite dalla
687.
• L'11 ottobre 1991, la 715 approva il piano presentato da
UNSCOM per le operazioni di verifica presentato al
Segretario generale dell'Onu e al direttore generale dell'AIEA
e sottolinea che Baghdad ''deve accettare senza condizioni
gli ispettori e tutti gli altri inviati designati da UNSCOM.
• 15 ottobre 1994, viene approvata la risoluzione 949 in cui si
sollecita Baghdad a ''cooperare pienamente'' con UNSCOM e
a ritirare tutte le sue unità militari dislocate nel sud del
paese, in direzione del Kuwait, un provvedimento questo a
cui l'Iraq si adegua velocemente.
Il cappellano Dan Reardon benedice un bombardiere F18/A
Risoluzioni ONU su IRAQ V
• Il 27 marzo 1996, con la risoluzione 1051 entra in vigore un
sistema di controllo delle esportazioni ed importazioni
irachene, un provvedimento reso necessario dalla scoperta
in Giordania, nel novembre dell'anno precedente, di un
grande quantitativo di componenti missilistiche dirette in
Iraq.
• Il 12 giugno 1996, la 1060 deplora la proibizione
dell'accesso degli ispettori di UNSCOM a otto diversi siti, i
cosiddetti ''siti presidenziali'', e sollecita Baghdad ad
assicurare ''accesso immediato e senza restrizioni a tutti i
siti designati da UNSCOM. La crisi sembrerà risolversi solo
nel febbraio dell'anno successivo (1997) con la visita del
segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, a Baghdad e la
firma di un memorandum di intesa che offre ai siti di
Saddam uno statuto speciale.
• 21 giugno 1997: il CdS approva la risoluzione 1115 in cui
sostanzialmente si ribadisce il contenuto della precedente,
rafforzandone il linguaggio (al posto di ''deplora'' viene
utilizzato il termine ''condanna'') sospendendo tuttavia la
periodica revisione delle sanzioni, come misura di ritorsione.
Risoluzioni ONU su IRAQ VI
• Il 23 ottobre del 1997, la risoluzione 1134 rinnova la
sospensione della periodica revisione delle sanzioni in
programma al Palazzo di Vetro, preannunciando
l'eventuale introduzione di nuove misure restrittive.
• il 12 novembre del 1997, con la risoluzione 1137, una
nuova condanna per il mancato rispetto delle precedenti
risoluzioni e bando alle missioni all'estero per funzionari
del governo coinvolti con le restrizioni imposte agli
ispettori di UNSCOM.
• il 2 marzo del 1998 con la Risoluzione 1154 si ribadiscono
tutte le dichiarazioni contenute nel Memorandum di intenti
firmato dal segretario generale, Kofi Annan, e dal vice
premier iracheno, Tareq Aziz a Baghdad il 23 febbraio
(dichiarazione in cui si assicura agli otto siti presidenziali
uno ''status speciale'', e in cui Baghdad ribadisce la
propria volonta' a concedere ''accesso immediato, senza
limiti e restrizioni'' agli altri siti, secondo quanto previsto
dalle precedenti risoluzioni).
Risoluzioni ONU su IRAQ VII
• Il 13 ottobre 1998, nella 1194, la sospensione della
collaborazione irachena viene definita ''del tutto
inaccettabile''. Viene sospesa nuovamente la revisione
del regime di sanzioni.
• 5 novembre 1998, risoluzione 1205: nuova condanna
dell'Iraq e richiesta a Baghdad di riammettere gli
ispettori ''immediatamente e senza condizioni''. L'Iraq
aveva infatti formalmente rotto ogni rapporto con
UNSCOM il 31 ottobre. Da allora nessuna verifica
internazionale e' stata mai piu' compiuta in Iraq.
• L'espulsione degli ispettori sancisce la fine della
missione UNSCOM, che viene sostituita da UNMOVIC
(United Nations Monitoring, Verification and Inspection
Commission) con la risoluzione 1284 del 17 dicembre
del 1999. Tutti gli ispettori di UNMOVIC sono funzionari
dell'Onu, per evitare il ripetersi delle accuse di Baghdad
circa le presunte attivita' di spionaggio dei tecnici in
favore degli Stati Uniti. Al vertice della missione viene
nominato l'ex direttore generale dell'AIEA, il diplomatico
svedese, Hans Blix.
Risoluzione 1441 (2002)
• 1441 Agendo sotto il capitolo Settimo della Carta dell'Onu il
Consiglio:
1) - DECIDE che l'Iraq è stato e rimane in VIOLAZIONE
SOSTANZIALE dei suoi obblighi conseguenti alla risoluzione 687
(1991), in particolare per la mancata collaborazione con gli ispettori
dell'Onu e dell'Aiea, e per il non aver completato le azioni richieste
nei paragrafi da 8 a 13 della risoluzione 687.
2) - DECIDE di offrire all'Iraq una OPPORTUNITÀ FINALE di
collaborare con i suoi obblighi di disarmo in base alle rilevanti
risoluzioni dell'Onu e DECIDE di conseguenza di istituire un regime
rafforzato di ispezioni con lo scopo di portare a pieno e verificato
completamento il processo di disarmo stabilito dalla risoluzione 687
del 1991 e delle successive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
• 3) - DECIDE che, per cominciare a porre in atto i suoi obblighi di
disarmo, oltre a sottoporre le dichiarazioni biannuali richieste, il
governo dell'Iraq fornisca all'Unmovic all'Aiea e al Consiglio di
Sicurezza non oltre 30 giorni dalla data della risoluzione una
AGGIORNATA ACCURATA, PIENA E COMPLETA DICHIARAZIONE
di tutti gli aspetti dei suoi programmi di sviluppo di armi chimiche,
biologiche, nucleari, missilistiche e altri sistemi di lancio tra cui
veicoli aerei senza pilota... fornendo la precisa ubicazione di queste
armi, componenti, sotto-componenti, riserve di agenti e materiali e
attrezzature relative...
• 4) - DECIDE che false dichiarazioni o omissioni nelle dichiarazioni
sottomesse dall'Iraq in seguito a questa risoluzione e la mancata
collaborazione in qualsiasi momento con i dettati di questa
risoluzione costituirà ulteriore VIOLAZIONE SOSTANZIALE dei suoi
obblighi che dovrà essere riportata in Consiglio per VALUTAZIONE
in accordo con i paragrafi 11 E 12.
• 5) - DECIDE che l'Iraq fornisca all'Unmovic e all'Aiea IMMEDIATO
ACCESSO SENZA RESTRIZIONI O CONDIZIONI a tutti i siti anche
sotterranei, edifici, attrezzature, documenti e mezzi di trasporto che
gli ispettori decidano di visitare, assieme a immediato accesso
privato e senza restrizioni a tutti i funzionari e altre persone che
decidano di intervistare nel luogo di loro scelta. Decide inoltre che
Unmovic e Aiea possano condurre le interviste dentro o fuori l'Iraq,
possano facilitare a loro arbitrio il loro spostamento e quello delle
loro famiglie fuori dall'Iraq e questo alla sola discxrezione
dell';Unmovic e dell'Aiea. Queste interviste potranno svolgersi senza
la presenza di osservatori iracheni. Istruisce inoltre l'Unmovic e
richiede che l'Aiea riprendano le ispezioni non oltre 45 giorni
dall'adozione della risoluzione e aggiornino il Consiglio 60
giorni dopo.
6) - AVVALLA la lettera 8 ottobre 2002 del presidente esecutivo
dell'Unmovic e del direttore generale dell'Aiea al generale (Amir) alSaadi del governo dell'Iraq e DECIDE che questa lettera sia
vincolante per l'Iraq.
7) - DECIDE inoltre che, alla luce della prolungata interruzione delle ispezioni, il
Consiglio di Sicurezza stabilisca le seguenti procedure riviste o addizionali che
saranno vincolanti per l'Iraq nonostante accordi precedenti.
-- Unmovic e Aiea determineranno il personale delle ispezioni a cui spetteranno
privilegi e immunità del personale di esperti in missione.
-- Il persona Unmovic e Aiea godranno dei privilegi dell'immunità previste
dall'apposita convenzione dell'Onu.
-- Unmovic e Aiea avranno diritto di entrare e uscire senza restrizioni dall'Iraq, il
diritto di completi liberi movimenti dentro e fuori i siti di ispezione e il DIRITTO DI
ISPEZIONARE QUALSIASI SITO O EDIFICIO compresi I SITI PRESIDENZIALI
nonostante i termini della risoluzione 1154 del 1998.
-- Unmovic e Aiea avranno il diritto di ricevere dall'Iraq i nomi di tutto il personale
associato al presente o in passato con i programmi militari chimici, batteriologici,
missilistici o nucleari e con le installlazioni di produzione.
-- La sicurezza di Unmovic e Aiea sarà assicurata da sufficiente personale di
sicurezza Onu.
-- Unmovic e Aiea potranno dichiarare zone di 'non volò e di 'non transitò, zone di
esclusione e corridoi di transito aereo e terrestre vigilate da forze di sicurezza Onu o
da stati membri: lo scopo sarà 'congelarè un sito da ispezionare.
-- Unmovic e Aiea avranno diritto di usare senza restrizioni aerei e elicotteri sia dotati
di pilota che senza pilota.
-- Unmovic e Aiea avranno il diritto di rimuovere, distruggere o rendere innocui armi
proibite, sub-sistemi, componenti, documenti e il diritto di chiudere gli impianti per la
produzione dei suddetti. Avranno il diritto di comunicare liberamente e senza
restrizione anche in codice.
-- Unmovic e Aiea avranno il dirito di importare e usare materiali per ispezioni e
esportare materiali equipaggiamento e docuqmenti sequestrati nelle ispezioni senza
perquisizioni del loro bagaglio personale o di servizio.
• 8) - DECIDE che l'Iraq non prenderà misure ostili contro personale
Onu o stato membro che fa rispettare le risoluzioni dell'Onu.
9) - RICHIEDE che il Segretario generale notifichi immediatamente
all'Iraq questa risoluzione e che l'Iraq dichiari la sua accettazione
entro sette giorni.
10) - RICHIEDE che tutti gli stati membri collaborino in pieno con
Unmovic e Aiea.
11) - INCARICA il presidente esecutivo di Unmovic e il direttore
dell'Aiea di informare immediatamente il Consiglio di qualsiasi
interferenza o mancata collaborazione dell'Iraq.
12) - DECIDE di convocarsi immediatamente in base ai paragrafi 4 o
11, una volta ricevuto un rapporto per considerare la situazione e il
bisogno di piena attuazione con tutte le risoluzioni rilevanti del
Consiglio di Sicurezza per RIPRISTINARE LA PACE E LA
SICUREZZA INTERNAZIONALE.
13) - RICORDA in questo contesto che il Consiglio ha ripetutamente
avvertito l'Iraq che andrà incontro a GRAVI CONSEGUENZE come
risultato delle sue continue violazioni ai suoi obblighi.
14) - DECIDE di rimanere investito della questione.
La seconda Guerra del Golfo
La Seconda Guerra del Golfo inizia il 20 marzo
2003 con l'invasione dell'Iraq da parte di una
coalizione formata da Stati Uniti, Regno Unito,
Australia e Polonia.
George W. Bush
Saddam Hussein
Le truppe della coalizione prevalsero facilmente
sull'esercito iracheno, tanto che il 1° maggio
2003 il presidente americano George W. Bush
proclamò concluse le operazioni militari su larga
scala. Tuttavia, nonostante numerosi paesi (fino
al dicembre 2006 anche l‘Italia) si siano uniti alla
coalizione inviando contingenti militari, il conflitto
prosegue.
Il conflitto si è trasformato in una guerra
civile che vede da una parte le forze
internazionali e il nuovo governo iracheno
(e le milizie curde e sciite che lo
appoggiano) e dall'altra un movimento di
resistenza forte soprattutto nelle province
centrali a prevalenza sunnita, di cui fanno
parte blocchi disparati che vanno da exmembri del partito Bath e dell'esercito, a
gruppi religiosi, etnici o tribali e a gruppi
apertamente terroristici legati ad AlQuaida.
Aerei della coalizione in volo sull’Iraq
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Diritto Internazionale (Le guerre in IRAQ)