IL VINCOLO
Circolare interna dei Servi e Serve della Chiesa
Novembre 2014
N° 9 nuova serie
Cum Christo et in Ecclesia
INDICE:
Messaggio del Responsabile (don Emanuele Benatti)
Messaggio per l'anno della Vita Consacrata
Messaggio del Responsabile Regionale a Marola (don PG Saviola)
Scheda di formazione Dicembre 2014 (don Giovanni Mattarella)
Un Servo gioviale: Artemio Massi (don Mario Pini)
Don Dino e la Chiesa in uscita (Edoardo Tincani)
Rischiò la sospensione a divinis (don Emanuele Benatti)
Resoconto della visita del Vescovo in Madag. (Blandine e Luciano)
Relazione del Resp. Reg. del Madagascar (p. Elisè)
Relazione sulla missione in Albania
Il Diacono secondo la profezia di don Altana (Ivano Argentini)
Enzo Bigi: cerco sempre di prendere tutto (suor Ines delle CdC)
Testimonianza su Enzo Bigi (Corrado Corghi)
Ho incontrato Abramo (don Emanuele Benatti)
SPOSI PER IL SERVIZIO
Una piccola visita in Francia (Maria Valeria Leuratti)
INFO-FLASH (don Emanuele Benatti)
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MESSAGGIO DEL RESPONSABILE
Scrivo queste poche righe mentre cerco di districarmi nel groviglio della posta elettronica,
dei messaggi, delle telefonate, degli articoli riguardanti don Dino, oltre alla vita dell'Istituto,
la salute malferma di alcuni fratelli e la presentazione ufficiale in Diocesi a Reggio del
libro di Spreafico.
Onestamente, a volte, mi viene un po' di affanno, accompagnato da un senso crescente di
inadeguatezza...Anche se non me la sento di proclamare con san Paolo :” Sono stato
crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me “ - data la
povertà della mia realtà - posso comunque associarmi all'Apostolo in quello che scrive
subito dopo :” Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che
mi ha amato e che ha dato se stesso per me” (Gal 2,20). “Mi ha amato e ha dato se stesso
per me”: quanto basta per alzarsi ogni giorno con fiducia...E sono certo che altri Servi e
Serve, molto più di me, stanno vivendo momenti di passione intensa e di profonda
identificazione con il Signore Gesù, Servo sofferente. Penso in particolare a quanti in
questi mesi o settimane sono stati colpiti nel corpo, nello spirito o negli affetti da grandi
sofferenze e hanno avuto chiara la sensazione di essere in qualche modo crocifissi,
intimamente uniti al mistero della passione del Signore Gesù. Quanto è stato sofferto e
offerto con amore da fratelli e sorelle ha certamente prodotto, qui e altrove, frutti di grazia
anche per l'Istituto.
Ne è una prova, tra le altre, la presentazione del libro su don Dino, Il Calice di legno, del
prof. Sandro Spreafico. Sabato 29 nov sarà presente anche il Vescovo Massimo. E' una
tappa importante per tutta la Famiglia, un dono particolare del Signore, proprio alla vigilia
dell'apertura dell'anno della Vita Consacrata. Sandro Spreafico, che mai riusciremo a
ringraziare adeguatamente, con il suo immane lavoro, ha permesso e permetterà a noi e a
molti altri di allargare e approfondire la conoscenza della figura di don Dino, del suo
carisma e della storia della nostra Famiglia, nel suo contesto ecclesiale, culturale,
sociopolitico originario. E di trarne profitto...
Ovviamente ciò avverrà se ognuno, con umiltà e costanza, deciderà nel suo cuore il santo
viaggio per leggere e assimilare i contenuti dei diversi capitoli, riconoscendo il limite della
propria conoscenza anche personale e diretta di don Dino. Nessuno potrà mai pretendere
o illudersi di avere una conoscenza integrale del Fondatore. Ognuno avrà bisogno di
confrontarsi con quanto altri hanno colto della sua persona, della sua profezia, della sua
opera. Come pure nessun Servo/Serva, pur immerso nei più diversi ambiti di vita, campi di
azione, settori di servizio, e pur cercando di vivere il Vangelo nella povertà e con passione,
incarnerà mai la totalità del carisma di don Dino: lui ne è stato, per così dire, depositario
universale, perché tutti i suoi figli e figlie, ovunque, nel tempo presente e futuro, potessero
esserne “segnati”, trarne beneficio e diventare, a loro volta, fermento e frammento di vita
evangelica nella Chiesa e nel mondo.
So bene che si vorrebbero i Servi e le Serve maggiormente presenti tra i Sinti e i Rom, tra
i circhi e i luna park, nelle carceri, negli ospedali, nelle periferie, tra le famiglie in difficoltà,
tra i malati mentali, tra i minatori, tra i mandriani, tra i profughi, tra i musulmani, tra le
donne della tratta...
Neppure don Dino, con tutto il suo slancio, ha potuto inviare tutti i Servi tra i Sinti, o tutti in
carcere, o tutti tra i malati, o tutti in zone di periferia, o tutti in terra di missione. Piuttosto,
favorendo le più diverse esperienze, ha allargato gli orizzonti delle persone, contribuendo
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a creare nuove sensibilità. E da ciò sono nate nuove vocazioni, anche per l'Istituto.
Ci auguriamo che l'opera dello Spreafico, il lavoro delle Costituzioni e l'intercessione di
don Dino, insieme a quella di tanti nostri fratelli e sorelle in cielo, possano costituire un
nuovo impulso per la nostra fedeltà quotidiana alla vocazione e per una più generosa
testimonianza di vita, nonostante la nostra povertà e fragilità...
don Emanuele
Masone,16.IX.2014
L'anno della vita consacrata (30 novembre 2014 - 02 febbraio 2016)
"Capaci di svegliare il mondo"
Il 29 novembre 2013, il Santo Padre Francesco annunciò che il 2015 sarebbe stato
dedicato alla vita consacrata.
Si tratta di un anno do grazia, che sarà accolto con grande gioia dai consacrati.
Il 31 gennaio 2014, il Card. Joao Braz de Aviz ne ha indicato gli scopi principali: fare
memoria grata del recente passato, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro
con speranza.
L'anno dedicato alla vita consacrata inizierà il prossimo 30 novembre. I domenica di
Avvento, e si concluderà il 2 febbraio 2016, Giornata mondiale della Vita Consacrata;
inoltre, con la pubblicazione della prima lettera circolare Rallegratevi, i religiosi sono
invitati a un confronto tra Vangelo e Vita, a partire dal Magistero di Papa Francesco, che
esorta i religiosi a " svegliare il mondo" con la vita buona che genera la "gioia, quella vera,
contagiosa".
Fra le altre iniziative, si è pensato anche a una catena mondiale di preghiere fra i
monasteri; essa dovrebbe accompagnare lo svolgimento dell'anno dedicato ai consacrati.
E' un'ottima proposta: la preghiera è l'essenza della vita contemplativa e questa è di
somma importanza per la missione della Chiesa, poiché "è Dio che, in risposta alla
preghiera, invia operai nella sua messe (Cfr. Mt 9,38), apre lo spirito dei non cristiani
perché ascoltino il Vangelo (Cfr. At 16,14) e rende presente nei loro cuori la parola della
salvezza (Cfr. 1 Cor 3,7)" (Ad Gentes 40).
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ASSEMBLEA REGIONALE EUROPA - AMERICA LATINA
Relazione 2014
"Al centro di ogni decisione non si pongano gli interessi particolari, ma il bene comune e il
rispetto di ogni persona. Ricordiamo che tutto si perde con la guerra e nulla si perde con la
pace... Mai la guerra! Mai la guerra! Penso soprattutto ai bambini, i quali si toglie la
speranza di una vita degna, di un futuro: bambini morti, bambini feriti, bambini mutilati,
bambini orfani, bambini che hanno come giocattoli residui bellici, bambini che non sanno
sorridere. Fermatevi, per favore! Ve lo chiedo con tutto il cuore. E' l'ora di fermarsi!
Fermatevi, per favore!"
Questo appello accorato di papa Francesco all' Angelus di domenica scorsa (27 luglio
2014), risuona con insistenza nei nostri animi e deve rimbalzare negli animi di tutti coloro
che hanno nelle loro mani le sorti dell' umanità.
Purtroppo in risposta a questo accorato appello del papa e nonostante tutti gli interventi
diplomatici di cessare il fuoco, altro genocidio a Gaza: 23 morti tra i quali otto bambini in
un parco giochi colpiti da un missile israeliano, ultima notizia di oggi, 29 luglio 2014,
mentre sto scrivendo questa relazione (e sono trascorsi solo due giorni da domenica).
Dopo questo breve sguardo sulla tragica situazione mondiale dominata da tante guerre in
atto, nella maggior parte taciute, disseminata da tante morti anche di innocenti indifesi, da
arsenali di fabbricazioni di armi sempre più sofisticate, di continuo esodo di popoli disperati
in cerca di oasi di pace, di campagne di solidarietà sempre più contestate, di crisi
economiche insolubili, di scandali che compromettono la credibilità delle istituzioni, di
grave mancanza di rispetto del creato, come ci è stato illustrato ieri nella giornata di studio,
e prima di addentrarmi con notizie varie nella vita della nostra famiglia, vi vorrei invitare a
tenere presente i prossimi avvenimenti che ci dovranno coinvolgere non solo come
cristiani ma in modo particolare come consacrati che hanno a cuore la vita della Chiesa,
popolo di Dio.
In particolare: Il Sinodo sulla famiglia.
Così si esprime l'introduzione al Sinodo: La missione di predicare il Vangelo a ogni
creatura è stata affidata direttamente dal Signore ai suoi discepoli e di essa la Chiesa è
portatrice nella storia. Nel tempo che stiamo vivendo l’evidente crisi sociale e spirituale
diventa una sfida pastorale, che interpella la missione evangelizzatrice della
Chiesa per la famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale.
Proporre il Vangelo sulla famiglia in questo contesto risulta quanto mai urgente e
necessario.
L’importanza del tema emerge dal fatto che il Santo Padre ha deciso di stabilire per il
Sinodo dei Vescovi un itinerario di lavoro in due tappe: la prima, l’Assemblea Generale
Straordinaria del 2014, volto a precisare lo “status quaestionis” e a raccogliere
testimonianze e proposte dei Vescovi per annunciare e vivere credibilmente il Vangelo per
la famiglia; la seconda, l’Assemblea Generale Ordinaria del 2015, per cercare linee
operative per la pastorale della persona umana e della famiglia.
Per prepararci a questo avvenimento in allegato troverete riportato il capitolo
dell'introduzione al Sinodo:
"L' insegnamento della Chiesa sulla famiglia" esortandovi leggere e studiare i seguenti
testi:
- I cosiddetti "codici familiari" delle lettere apostoliche neotestamentarie;
- le lettere di San Paolo ((cf. Ef 5,21-6,9; Col 3,18-4,1; 1Tm 2,8-15; Tt
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2,1-10; 1Pt 2,13-3,7; cf. inoltre anche la Lettera a Filemone);
- al Concilio Vaticano II : la Costituzione pastorale Gaudium et Spes;
- Enciclica di Paolo VI: Humanae vitae;
- Esortazione Apostolica di Giovanni Paolo II: Familiaris Consortio;
- Enciclica di Papa Francesco: Lumen Fidei.
Comunque spetta alle nostre "Famiglie al Servizio" guidarci in questo delicato e importante
cammino della Chiesa.
Desidero ora ricordare brevemente l'intervento di papa Francesco all'udienza nella Sala
del Concistoro 2014 concessa alla Conferenza Italiana degli Istituti Secolari che don
Emanuele ci ha fatto pervenire e che avrete letto:
solo qualche passaggio:
"...voi fate parte di quella Chiesa povera e in uscita che sogno!";
"... questo tipo di vocazione impegna a passare accanto ad ogni uomo, facendosi
prossimo di ogni persona ...vi chiede di abitare là dove abita ogni uomo...diffondere
l'amore in ogni luogo e in ogni situazione ... condividere con gli altri la bellezza della
fede ... camminare per le strade del mondo anche se con passo incerto o zoppicando";
e il papa ringraziando ha congedato la commissione con queste parole:
"... In forza dell'amore di Dio che avete incontrato e conosciuto, siete capaci di vicinanza e
tenerezza... e non dimenticate: siate rivoluzionari".
Ed ora dopo questa introduzione, passo alla nostra famiglia:
ma prima di tutto un caloroso benvenuti tra noi i fratelli malgasci p. Joseph de Copertino
di passaggio diretto a Bruxelles e Albert Fisy che invece si fermerà in Italia per motivo di
studio alla Università Urbaniana di Roma e in servizio "fidei donum" a Firenze.
Vada il nostro ricordo a tutti i nostri fratelli e sorerlle5 sparsi nel mondo: Spagna, Brasile,
Cile, Albania, Madagascar.
Ricorrono quest’anno alcuni importanti anniversari che vogliamo tenere presenti in
modo particolare soprattutto nella preghiera in questi giorni in cui la famiglia dell’Istituto si
trova qui riunita: il cinquantesimo di sacerdozio di don Luigi Veratti , il ventesimo di don
Fiorenzo Castorri, e di don Silvio Rotondo; il decimo anniversario di messa di p.
Chrysanthe. Don Antonio Romeo ricorda i 50 anni di inizio della sua formazione nell'
Istituto a Paredes de Nava, nel lontano 31 gennaio 1964
Vogliamo ricordare nella preghiera di suffragio il papà di p. Copertino, il cognato di don
Mario Pini, la mamma di don Silvio, la zia di Luciano Lanzoni, la sorella di Guido Mora.
Anche quest'anno la famiglia nel complesso si ritrova riunita qui a Marola per l'incontro
annuale ed è molto importante il trascorrere qualche giorno insieme essendo per alcuni di
noi l'unica occasione di rivederci, scambiare notizie, esperienze, ricordare i bei tempi
passati e i fratelli che ormai ci hanno lasciato: davvero sono tanti i ricordi...
Vogliamo allora ricordare tutti i nostri fratelli che non hanno avuto la stessa fortuna di
essere presenti a questo annuale appuntamento, chi per motivi gravi di salute, chi per
impegni improrogabili, chi per la distanza:
per motivi di salute:
Mons. Ambrogio Morani sempre con gravi problemi alla vista, ma ugualmente impegnato
come cappellano all’ospedale di Guastalla. Gli è stato consigliato un periodo di assoluto
riposo in casa di amici a San Nicolò di Valfurva (Sondrio); Artemio Massi che raggiungerà
il 17 novembre prossimo ben 99 anni, prosegue con i normali acciacchi della bella età
raggiunta senza comunque ulteriori problemi; don Bruno Zanghieri, vive le sue precarie
condizioni di salute con fede e lucidità assistito della sorella.
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Vecchi Redento, a parte i suoi vari disturbi, rimane a Masone, custode della Chiesa e
canonica.
don Fiorernzo Castorri è costretto a lunghe e ripetute ore di riposo nel corso della
giornata e per questo motivo vede problematica la sua presenza qui a Marola; pure don
Luigi Veratti non sarà presente perché sottoposto a periodiche visite mediche in vista a un
delicato intervento chirurgico.
Mons. Nando Bertoli non ha assicurato la sua presenza avendo bisogno di continui
controlli medici, dovuti al peggioramento della sua salute. Speriamo ci possa raggiungere
in uno di questi giorni.
Tosi Ernesto, convalescente da un delicato intervento chirurgico, ci raggiungerà a Dio
piacendo venerdì 8 per il rinnovo dei voti.
Sono assenti invece per impegni e per la distanza:
della Spagna:
Ojea Agustin: per impegni di lavoro.
del Brasile:
don Pietro Cecchelani: per la distanza
del Cile:
don Antonio Romeo Morlans, p. Gilberto Garay Cortès, e i novizi Juan Francisco
Araos Rojas, Hector Leòn Campillay: per la distanza
dell'Albania:
don Stefano Torelli ci raggiungerà lunedì prossimo.
ed ora gli aggiornamenti dei fratelli della nostra Regione:
Brasile:
don Pietro Cecchelani. Sue notizie da ultime telefonate intercorse: continua il suo gravoso
lavoro di assistenza presso il Centro Social “Brasil vivo” di Guarulhos - S.Paulo - Brasil. La
salute è buona anche se gli anni trascorrono inesorabili anche per lui. Ho l'impressione
che si senta solo anche se trova grande sostegno dal Centro di accoglienza che ha creato
e la presenza dei molti bambini che si alternano a gruppi numerosi nella giornata.
Purtroppo non ha alcun rapporto pastorale con la parrocchia ed è il peggio per un
sacerdote molto attivo come lo è stato alla Magliana e fino a qualche tempo fa pure in
Brasile.
Riporto alcune notizie della diocesi di Guarulhos: è stata eretta il 30 gennaio 1981 da
Giovanni Paolo II con il primo Vescovo Mons. Joao Bergese dal 1981 al 1991: il suo
successore Mons. Luis Gonzaga Bergonzino, scomparso il mese scorso, presentò le sue
dimissioni per l’età e per motivi di salute e subito accettate da Benedetto XVI; fu eletto e
consacrato vescovo di Guarulhos Mons. Joaquin Justino Carreira che fece il suo ingresso
il 23 novembre 2011. Anche la parrocchia di Nostra Signora di Loreto ha un nuovo parroco
sempre in difficili rapporti con don Pietro.
Cile:
riporto la cronaca dell'ultimo mio viaggio con don Josè in visita ai fratelli cileni, riassuntivo
delle notizie più importanti, avvenuta nel mese di Settembre, vi feci ritorno questa volta
accompagnato da don Josè, che mi raggiunse da Madrid, nel mese di Novembre, in
occasione dell’Ordinazione Sacerdotale di p. Gilberto Garay, e come da programma,
dell’ingresso in Noviziato di Juan Francisco Araos Rojas di Antofagasta, Regione di
Antofagasta, e di Hector Leòn Campillay di Vallenar, Regione di Copiapò, ambedue
laureati in Fisica e Chimica.
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Nella stessa celebrazione di inizio del Noviziato, la sera di sabato 16 Novembre, nella
Cappella della Sagrada Familia, affidata ai Servi della Chiesa, hanno rinnovato i voti
temporanei p. Gilberto Garay e i voti perpetui d. Antonio Romeo, d. Josè Aumente, d.
Piergiorgio Saviola.
Il venerdì 15 Novembre, in Cattedrale, gremita di fedeli e con la partecipazione di molti
sacerdoti diocesani e religiosi, l’Arcivescovo di Antofagasta, mons. Pablo Lizama, ha
imposto le mani a Gilberto Garay, primo sacerdote servo della chiesa cileno.
All’Ordinazione sacerdotale è seguita la Prima Messa di p. Gilberto il sabato mattino, 16
Novembre, in Cattedrale, dove aveva prestato servizio come sacrestano e in seguito come
cerimoniere, e la domenica sera, 17 Novembre, nella chiesa parrocchiale, Santa Maria del
Carmine, dove presterà servizio come Vice Parroco.
Per desiderio del Vescovo Pablo, p. Gilberto continuerà nell’insegnamento della
matematica, con orario ridotto, alla Università Cattolica del Nord di Antofagasta, dove si
unirà al gruppo pastorale universitario insieme ai novizi Hector e Juan Francisco, e a
Domingo Silva Zapeda che con la sua sposa segue un nascente gruppo di “sposi al
servizio” del Confraternita “bailes religiosos”.
A don Antonio, parroco della Parrocchia Sagrado Corazòn de Jesùs, in Tocopilla, città di
23.986 abitanti a 185 Km da Antofagasta, devastata dal terremoto del 14 Novembre del
2007 e da allora ancora in fase di ricostruzione, gli è stata affidata momentaneamente
anche la pastorale della Parrocchia principale “Madonna del Carmen” per l’assenza
forzata del parroco p. Jorge Ramirez. Il Sabato e la domenica verrà aiutato da p. Gilberto.
L’Istituto è riconoscente al Vescovo Pablo per la fiducia sempre dimostrata nei confronti
dei Servi della Chiesa in Cile e nello stesso tempo è lui stesso aringraziare don Antonio e
don Gilberto per la loro piena disponibilità, nei casi di emergenza sempre più presenti e
improvvisi in diocesi, a colmare i penosi vuoti di servizio pastorale nelle parrocchie.
Aggiornamento: p. Ramòn Henriquez della diocesi di Los Angeles, è il nuovo parroco del
Carmen di Tocopilla, ha instaurato un buon rapporto con d. Antonio e al momento di aiuto
pastorale vicendevole.
Giovedì 27 marzo a Tocopilla, nella parrocchia del Sagrado Corazòn, di cui è parroco don
Antonio, sono iniziati i lavori delle opere parrocchiali con la posa della prima pietra,
presente il vescovo Pablo.
A fine Giugno, don Antonio, è rientrato in Cile da Zaragoza in Spagna dove è stato
sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla spalla ed ha ripreso le normali attività
parrocchiali.
Le ultimissime le trovate su il Vincolo che riporta un messaggio di don Antonio.
Albania:
Della nostra presenza in Albania ce ne da notizia la "comunità di Gomsiqe" attraverso un
loro messaggio pubblicato su "il Vincolo". Comunque, dal momento che don Stefano da
lunedì sarà presente qui a Marola, sarà possibile ascoltarlo.
Spagna:
don Josè Aumente continua il suo impegno pastorale, a livello nazionale, in favore dei
circensi e dei lunaparchisti oltre la pastorale della strada, su incarico della Conferenza
Episcopale Spagnola e risiede a Madrid.
Del suo impegno pastorale specifico ce ne parlerà brevemente lui stesso
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come pure don Roman Tejedor, coparroco nella parrocchia del Carmen della città di
Palencia ci aggiornerà lui stesso sulla sua attività pasdtorale.
Italia:
Badia Polesine - RO:
Da quando sono stati soppressi i collegi, la Regione Veneto ha approvato un speciale
intervento di adeguamento tecnico-normativo agli standard definiti dalla L.R. n° 22/02
delle strutture socio-sanitarie dedicate agli anziani non autosufficienti, ai disabili ed ai
minori.
I lavori di adeguamento dell’edificio di Via S. Rocco, 50, “Casa della Divina Provvidenza
Ardiccio Tamassia” Istituto fanciulli Sinti, prevedevano ricavare:
1. una comunità alloggio al primo piano per otto ragazzi,
2. un gruppo famiglia al piano secondo per cinque ragazzi,
3. mantenere la funzione di comunità educativa diurna per minori adolescenti al piano
terra.
I lavori sono iniziati con il contributo della Regione, sono proseguiti con innumerevoli
difficoltà con diversi interventi della Fondazione Cassa di Risparmio e della Migrantes
CEI.
La “Casa Famiglia” da allora non ha interrotto la sua attività educativa con un
gruppetto di bambini appartenenti a famiglie sinte e immigrate in difficoltà in una sede
provvisoria della parrocchia “ex asilo d ‘infanzia” , fino ad oggi, sotto la guida di
Galleno Renato, con laurea in scienze dell’Educazione, con funzione di
direttore,autista, economo, riparatore danni vari, archivista, ecc … anni 84; Cattaneo
Maria Grazia con diploma di maestra elementare con più specializzazioni per
l’insegnamento a minori con handicap e minori nomadi, anni 62, con funzione di
educatrice e …. cuoca, guardarobiera ecc… ; Gennaro Chiara, anni 35, laurea in
lettere, diploma di dirigente di comunità, con mansioni di educatrice, addetta alla cura
del doposcuola; Pavan Giuliana, anni 55, addetta alle pulizie, lavanderia, cucina e
varie; Brusemini Gianna, anni 56, una volta la settimana per stirare e altro.
Con molte difficoltà e spirito di sacrificio sono riusciti a reggere il peso della piccola
comunità con il sostegno (purtroppo il più delle volte solo morale) della scuola,
dell’amministrazione comunale (contributo giornaliero di 5 euro per ogni bambino), con
le due pensioni di Renato e Grazia e con quello più consistente dei fratelli Servi della
Chiesa e della Caritas diocesana.
Per la nuova gestione è previsto l’intervento della Cooperativa Nuova Nursing
Toscana, che si avvale per il sostegno economico per le due “Case Famiglia” e per il
“Diurno” dell’Accreditamento presso le varie Istituzioni Assistenziali.
In questi giorni sono ripresi i lavori di ristrutturazione dei locali, grazie a un contributo
straordinario della CEI, fino ad ora sospesi per mancanza di fondi. Si prevede il
termine con riapertura ufficiale della struttura nel prossimo mese di ottobre.
E’ previsto nella struttura un ufficio di collegamento tra le varie direzioni didattiche,
scuole e le famiglie circensi e lunaparchiste del Triveneto ed Emilia Romagna in modo
da garantire la continuità didattica dei ragazzi con frequenza il più possibile regolare
alle lezioni nei paesi di sosta.
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Scandicci - FI
Lo stesso ufficio di collegamento tra le varie direzioni didattiche sullo stile di Badia
Polesine verrà aperto a Scandicci presso la Casa di Riposo don Dino Torreggiani
per le Regioni Toscana e Liguria.
A Scandicci continua l’attività di accoglienza degli anziani dello Spettacolo Viaggiante
e dei Circhi Equestri presso la casa di Riposo voluta da don Dino che ha raggiunto la
sua autonomia gestionale con la Cooperativa “Nuova Nursing Toscana” che ci
assicura la presenza di personale specializzato ventiquattro ore su ventiquattro, ed
economica con il consistente contributo annuale del Ministero Beni e Attività Culturali,
Dipartimento Spettacolo – Attività circense e spettacolo viaggiante.
A.A.S.V.C. E. il cui direttore è d. Piergiorgio Saviola pure Presidente dell’Associazione,
vice direttore il dott. Antonio Buccioni, Presidente dell’Ente Circhi, tesoriere il dott.
Giacomo Quaccini, Presidente della Cooperativa, consiglieri il Cav. Massimo
Piccaluga, Vice Presidente dell’ANESV-AGIS, don Mario Pini dei Servi della Chiesa re
Monica Ravelli dello Spettacolo Viaggiante.
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Sicilia:
Don Silvio Rotondo ci illustrerà la sua presenza pastorale nella sua diocesi di Troina
e don Giovanni Mattarella della nuova situazione creatasi nella Chiesa del Collegio,
in Alcamo, Trapani, dalla partenza di don Antonio Lusuardi per la Casa di riposo di
Montecchio Emilia, RE.
Lazio:
Mura Marcello, abita a Roma, nella parrocchia della Magliana
Isola d'Elba:
Don Emanuele Cavallo: parroco della Parrocchia di Capoliveri
Lombardia e il Veneto:
il diac. Francesco Mazzotti: offre il servizio diaconale alla sua Parrocchia di
Coccagglio - Brescia
Del Barba Pierino: offre il suo servizio in Oratorio parrocchiale
-
-
Emilia Romagna:
don Mario Pini, don Fiorenzo Castorri, don Umberto Lumetti, Tosi Ernesto, Mora
Guido, Vecchi Redento, Veratti don Luigino , Salsi don Orazio , Simonazzi don
Daniele, Zannini diac. Alfredo, Mora Guido, Pergreffi don Giancarlo, Tosi Ernesto
lavoro di Giovanni Dazzi a Masone (biblioteca, archivio, vincolo ecc.); - ecc.
ha svolto un lavoro in collaborazione col prof. Spreafico per la biografia di don Dino
Torreggiani:" il calice di legno".
Causa di Beatificazione del Servo di Dio don Dino Torreggiani
Causa di Canonizzazione del Servo di Dio don Dino, nostro padre Fondatore, che
presenta un cammino un po’ faticoso con molte soste, in parte dovuto alla difficoltà di
raggiungere gli ultimi testimoni, ed anche all’ingente materiale raccolto da consultare
(circa quaranta faldoni).
Al riguardo ho sollecitato a più riprese, il Tribunale Ecclesiastico presieduto da Mons.
Eleuterio Agostani, quale Delegato Episcopale, mons. Emilio Landini, quale Promotore di
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Giustizia (ex Avvocato del diavolo), il dott. Luigi Pecchini, quale Notaio-Attuario, ai quali
sono stati consegnati tutti i faldoni contenenti i documenti necessari per la Causa (lettere
scritte e ricevute, appunti, testimonianze raccolte, interventi vari, circolari, libri, diari ecc.).
Purtroppo la Commissione composta dai Periti e dai Censori, gli addetti esperti per
l’ortodossia inerente la fede e i costumi, deve essere aggiornata dichiarandosi alcuni non
più disponibili o per motivi di salute e anzianità avanzata o altro.
Comunque una rappresentanza del Comitato Attore della Causa di Canonizzazione di don
Dino diretta dal Postulatore don Piergiorgio Saviola, dal Vice Postulatore dott. Marzio
Ardovini, dal Responsabile Generale dei Servi della Chiesa don Emanuele Benatti, da don
Mario Pini, sono stati ricevuti dal nuovo vescovo Mons. Massimo Camisasca, mercoledì
24 Aprile 2013, per presentare la rinnovata richiesta dell’Istituto a che non venga interrotto
l’iter del processo diocesano di Canonizzazione iniziato e portato avanti dalla
Commissione del Tribunale diocesano istituito dal suo predecessore Mons. Adriano
Caprioli.
Su incarico del Vescovo Massimo ho preparato un dettagliato dossier sulla "fama di
Santità del Servo di Dio don Giuseppe Dino Torreggiani" che presenterò ai primi di
settembre in modo da continuare il processo momentaneamente interrotto.
L’insegnamento della Chiesa sulla famiglia
Anche nella comunità cristiana primitiva la famiglia apparve come la «Chiesa domestica»
(cf. CCC,1655): Nei cosiddetti “codici familiari” delle Lettere apostoliche neotestamentarie,
la grande famiglia del mondo antico è identificata come il luogo della solidarietà più
profonda tra mogli e mariti, tra genitori e figli, tra ricchi e poveri (cf. Ef 5,21-6,9; Col 3,184,1; 1Tm 2,8-15; Tt 2,1-10; 1Pt 2,13-3,7; cf. inoltre anche la Lettera a Filemone). In
particolare, la Lettera agli Efesini ha individuato nell’amore nuziale tra l’uomo e la donna
«il mistero grande», che rende presente nel mondo l’amore di Cristo e della Chiesa (cf. Ef
5,31-32).
Nel corso dei secoli, soprattutto nell’epoca moderna fino ai nostri giorni, la Chiesa non ha
fatto mancare un suo costante e crescente insegnamento sulla famiglia e sul matrimonio
che la fonda. Una delle espressioni più alte è stata proposta dal Concilio Ecumenico
Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, che trattando alcuni dei
problemi più urgenti dedica un intero capitolo alla promozione della dignità del matrimonio
e della famiglia, come appare nella descrizione del suo valore per la costituzione della
società: «la famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano
vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e ad armonizzare i
diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento
della società» (GS 52). Di speciale intensità è l’appello a una spiritualità cristocentrica per
gli sposi credenti: «i coniugi stessi, creati ad immagine del Dio vivente e muniti di
un’autentica dignità personale, siano uniti da un uguale mutuo affetto, dallo stesso modo
di sentire, da comune santità, così che, seguendo Cristo principio di vita nelle gioie e nei
sacrifici della loro vocazione, attraverso il loro amore fedele possano diventare testimoni di
quel mistero di amore che il Signore ha rivelato al mondo con la sua morte e la sua
risurrezione» (GS 52).
Anche i Successori di Pietro dopo il Concilio Vaticano II hanno arricchito con il loro
Magistero la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia, in particolare Paolo VI con la
Enciclica Humanae vitae, che offre specifici insegnamenti di principio e di prassi.
Successivamente il Papa Giovanni Paolo II nella Esortazione Apostolica Familiaris
consortio volle insistere nel proporre il disegno divino circa la verità originaria dell’amore
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sponsale e della famiglia: «Il “luogo” unico, che rende possibile questa donazione secondo
l’intera sua verità, è il matrimonio, ossia il patto di amore coniugale o scelta cosciente e
libera, con la quale l’uomo e la donna accolgono l’intima comunità di vita e d’amore, voluta
da Dio stesso (cfr. Gaudium et Spes, 48), che solo in questa luce manifesta il suo vero
significato. L’istituzione matrimoniale non è una indebita ingerenza della società o
dell’autorità, né l’imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto
d’amore coniugale che pubblicamente si afferma come unico ed esclusivo perché sia
vissuta così la piena fedeltà al disegno di Dio Creatore. Questa fedeltà, lungi dal
mortificare la libertà della persona, la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la
fa partecipe della Sapienza creatrice»(FC 11).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica raccoglie questi dati fondamentali: «L’alleanza
matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un’intima
comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal Creatore.
Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all’educazione
della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento
[Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; Codice di Diritto Canonico, 1055, 1]» (CCC
1660).
La dottrina esposta nel Catechismo tocca sia i principi teologici sia i comportamenti morali,
trattati sotto due titoli distinti: Il sacramento del matrimonio (nn. 1601-1658) e Il sesto
comandamento (nn. 2331-2391). L’attenta lettura di queste parti del Catechismo procura
una comprensione aggiornata della dottrina della fede a sostegno dell’azione della Chiesa
davanti alle sfide odierne. La sua pastorale trova ispirazione nella verità del matrimonio
visto nel disegno di Dio che ha creato maschio e femmina e nella pienezza del tempo ha
rivelato in Gesù anche la pienezza dell’amore sponsale elevato a sacramento. Il
matrimonio cristiano fondato sul consenso è anche dotato di propri effetti quali sono i beni
e i compiti degli sposi, tuttavia non è sottratto al regime del 5 peccato (cfr. Gen 3,1-24) che
può procurare ferite profonde e anche offese alla dignità stessa del sacramento.
La recente Enciclica di Papa Francesco, Lumen Fidei, parla della famiglia nel suo legame
con la fede che rivela «quanto possono essere saldi i vincoli tra gli uomini quando Dio si
rende presente in mezzo ad essi» (LF 50). «Il primo ambito in cui la fede illumina la città
degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della
donna nel matrimonio.
Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e
dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in
una sola carne (cf. Gn 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione
della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su
quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che
coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti
della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un
disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero
futuro alla persona amata» (LF 52). «La fede non è un rifugio per gente senza coraggio,
ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore,
e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il
suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte
di ogni nostra fragilità» (LF 53).
Don Piergiorgio Saviola
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SCHEDA DI FORMAZIONE Dicembre 2014
“Riconoscenti-Uniti-Complementari nel servizio”
“Diaconia della sofferenza e dei malati” “Il senso della sofferenza”
All’interno di ogni singola sofferenza provata dall’uomo, appare sempre l’interrogativo:
Perché?
Questo interrogativo cerca la risposta sulla causa, sulla ragione, sullo scopo, in definitiva
sul senso della sofferenza.
Sappiamo che il dolore specie quello fisico è ampiamente diffuso nel mondo degli animali,
però solo l’uomo, soffrendo, sa di soffrire e nello stesso tempo se ne chiede il perché.
L' uomo soffre più profondamente se non trova sufficiente risposta al suo dolore.
Perché soffrire? Perché morire? Perché il male? ...
Sono domande molto difficili, e quando l’uomo li pone all’uomo, e quando l’uomo li pone a
Dio, come Creatore e Signore del mondo.
Come l’esistenza del mondo apre lo sguardo dell’anima all’esistenza di Dio, alla sua
sapienza, potenza e magnificenza, così il male, la sofferenza, sembrano offuscare questa
immagine di Dio ed a volte a negare la stessa esistenza di Dio.
Per questo è importante anche per noi la riflessione sul senso della sofferenza, perché
ciascuno di noi già vive in questa realtà o per le malattie o per la vecchiaia con i suoi
acciacchi o per altri motivi.
L’uomo può rivolgere la domanda a Dio con un cuore umile e fiducioso, poiché Dio aspetta
la domanda dell’uomo e l’ascolta così come ha fatto con Giobbe.
E’ nota la storia di quest’uomo giusto, il quale senza nessuna colpa viene provato da
innumerevoli sofferenze: egli come sappiamo perde tutti i beni, i figli, le figlie ed infine
viene colpito da una grave malattia; in questa terribile situazione si presentano nella sua
casa i suoi vecchi amici, che cercano di convincerlo che la sua terribile sofferenza viene
dalle sue colpe.
Gli amici pensano che la sofferenza colpisce l’uomo come pena per un reato commesso,
quindi invitano Giobbe a convincersi delle sue colpe che lui non vede; ma Giobbe contesta
questa verità che identifica la sofferenza con la punizione del peccato, perché è
profondamente consapevole della sua innocenza e quindi di non meritare tale punizione.
Ma il Signore stesso da la risposta a Giobbe rimproverando i tre amici ed affermando che
la sua è la sofferenza di un innocente e quindi deve essere accettata come un mistero,
come una prova che l’uomo non è in grado di penetrare fino in fondo con la sua sola
intelligenza; quindi la sofferenza è essenzialmente un mistero e nello stesso tempo una
prova come l'oro che si purifica nel crogiolo.
Oggi, come sempre, ciò che scandalizza l’uomo è la sofferenza: se Dio è buono, se Dio è
nostro Padre perché permette la sofferenza?
Noi dobbiamo fare di tutto di non lasciarci contaminare da questa cultura pagana, per
questo dobbiamo incarnare le parole di San Paolo: ӏ quando sono debole che sono
forte”.
con affetto fraterno
don Giovanni Mattarella
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UN SERVO GIOVIALE: ARTEMIO MASSI
Venerdì mattina 22 agosto 2014, festa di Maria Regina, all'ospedale di Castiglione delle
Stiviere, paese natale di S. Luigi Gonzaga, è morto Artemio.
L'ultimo ricovero si è reso necessario a seguito di una caduta in casa dova ha battuto il
capo.
Purtroppo negli ultimi tempi lamentava un calo di forza nelle gambe: questo gli è stato
fatale.
Per il resto diceva di stare bene. In effetti, pur muovendosi a fatica, seduto al tavolo ci
riceveva con un grande sorriso, pronto alla battuta e riconoscente al Signore per la lunga
vita concessagli e per le molte attenzioni di cui è sempre stato circondato.
La vita di Artemio è iniziata quasi cento anni fa a Capranica di Viterbo, il 17 novembre
1915, in una famiglia numerosa, povera e di principi cristiani.
Verso i dodici anni i Salesiani di Torino gli prospettano la possibilità di portare avanti gli
studi e di imparare un lavoro.
E' lui che racconta: “Fui accompagnato al treno e percorsi da solo il lungo tragitto fino alla
stazione torinese, dove un parente mi aspettava per accompagnarmi in Collegio”.
Gli inizi sono stati duri, ma ben presto prese affezione ai libri, studiò musica e divenne
membro della banda oratoriana. Imparò bene a confezionare calzature e si specializzò
nell'arte del taglio della pelle per fabbricare scarpe.
Dopo aver lavorato in un suo piccolo laboratorio a Milano, fu assunto dal calzaturificio di
Carniana, dove ben presto divenne capo reparto.
Trovò alloggio ed affettuosa accoglienza presso la famiglia Carlotti, come un vero
famigliare, rimanendovi fino all'ultimo.
Lavoro e musica lo hanno tenuto occupato tutta la vita. I principi religiosi di Artemio e la
formazione al servizio dei figli di don Bosco lo hanno sempre tenuto desto e aperto alla
vita della Chiesa del post-Concilio. Venuto a conoscenza della restaurazione del
Diaconato permanente e della Comunità del Diaconato in Italia animata da don Alberto
Altana, volle conoscerla da vicino. Venne a Reggio in via Reverberi presso la nostra
Comunità e nel 1972 chiese di entrarvi per un periodo di reciproca conoscenza e per
capire i disegni del Signore su di lui.
Sospeso il lavoro, vi rimase per oltre un anno. Sotto la guida di don Alberto entrò in
noviziato e si preparò alla professione dei voti di povertà, castità ed obbedienza secondo
le nostre Costituzioni divenendo fraterno amico del nostro fondatore, don Dino Torreggiani.
Fece i primi voti nel 1978 e, cinque anni dopo, la professione perpetua.
Artemio ha vissuto i molti anni in mundo attingendo alla vita della sua parrocchia,
partecipando attivamente agli impegni di formazione e preghiera della Comunità dei Servi
sia a Cremignane, a Monticelli Brusati, a Coccaglio, che alle varie Assemblee e corsi di
Esercizi Spirituali a Marola di Reggio.
Raggiunta la pensione, riprende gli studi della sua amata musica sotto la guida di un
maestro di composizione, esercitandosi al pianoforte e all'organo che custodiva
gelosamente nel suo studio.
La sua serenità lo ha sempre sostenuto, ha sempre amato la sua gente, contraccambiato
da tutti. Ha conservato la lucidità fino all'ultimo giorno partecipe delle vicende della vita.
Nella sua ultima breve e dolorosa degenza siamo andati ad abbracciarlo: non ha potuto
proferir parola, ma più volte ci ha fissati al suono delle voci. Ha ricevuto da don Emanuele i
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conforti della fede.
Gli abbiamo dato l'ultimo saluto nella bella chiesa di Cavriana nel cui cimitero riposa.
Ci accompagna il ricordo della sua giovialità che non è mai venuta a mancare neppure nei
momenti della prova.
Don Mario Pini
Pubblichiamo due articoli apparsi sulla “Libertà” in occasione dell'uscita del libro “Il Calice
di legno”.
Don Dino e la Chiesa «in uscita»
Pensieri e scritti estratti dal libro «Il calice di legno»
“Calici di legno preti d’oro; tempi di miseria tempi di fede...
Il gran bene al mondo l’hanno fatto i santi. Sì, anche i teologi, ma di più i santi con la
povertà, amata sino alla esagerazione”. È con questo ideale di santità che si è svolta la
vicenda terrena del Servo di Dio don Dino Torreggiani, missionario e fondatore dell’Istituto
secolare dei Servi della Chiesa, l’amico dei carcerati e l’apostolo delle carovane degli
spettacoli viaggianti. Proprio “Il calice di legno. Dino Torreggiani e la sua Chiesa” è il titolo
del volume pubblicato per i tipi de “il Mulino” dallo storico reggiano Sandro Spreafico, che
sarà presentato il prossimo 29 novembre.
Il don Dino che affiora tra le pagine del libro è un’anima inquieta, grande suscitatore di
vocazioni (anche e doverosamente laicali), che dosa temerarietà e pazienza,
propugnatore di una Chiesa povera per i poveri, avendo speso il
suo ministero nelle periferie esistenziali del Novecento, tra nomadi e carcerati.
Così scriveva in una lettera del gennaio 1971 all’arcivescovo Giovanni Colombo: “Non si
perpetua forse nella Chiesa quell’assurdo sociale di gente
che, votata a servire la Chiesa dei poveri, non vive del carisma della povertà consacrata?”.
E un anno dopo annotava: “Non saremmo affascinati da questo amore bruciante per
Cristo povero, se non l’avessimo incontrato e perdutamente amato nei più poveri, negli
zingari, nei carcerati... Non sentiremmo tutta la gioia dell’eroica testimonianza della carità
se Dio non ci avesse chiamato alla professione, come carisma, del voto di castità... non
saremmo radicati nella ‘roccia di Pietro’, se la grazia dello Spirito Santo non ci avesse
fondato nel cuore della Chiesa: il vescovo”.
Conoscitore di diocesi e di parrocchie, di vescovi e di sacerdoti in cura d’anime, dal Veneto
alla Toscana, dal Lazio alla Sicilia, don Dino si cimentò più volte con una diagnosi delle
condizioni del clero secolare italiano. Scriverà in proposito, alla fine degli anni Sessanta:
“La messa è il centro della nostra vita, centro della nostra pietà, centro della nostra gioia,
rifugio della nostra miseria sorgente dell’ardore pastorale. La messa non è nostra, è della
Chiesa... Se perdiamo la gioia della nostra messa, è compromesso il nostro sacerdozio”.
Nel 1966 scriveva: “I santi si formano con il cuore elevato al cielo in continua preghiera,
con le spalle piegate dal portare le croci che gli uomini loro addossano, con le mani aperte
a profondere i doni celesti, con le ginocchia incallite come l’apostolo san Giacomo, nella
continua immobilità d’estasi davanti a Dio, con i piedi che camminano al calvario”.
Alle origini della sua storia vocazionale, due episodi accidentali. Il primo, già ricordato, è
un fatto di sangue del giugno 1914, allorché a San Bartolomeo alcuni parenti materni,
coltivatori del beneficio parrocchiale, uccisero il parroco in un alterco e la madre impose la
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mano sul capo del piccolo Dino dicendogli che avrebbe preso il posto del presbitero
defunto.
L’altro, quando il nostro era già prete da tre anni, è la chiamata ad assistere spiritualmente
una zingara moribonda, fatto che dette inizio alla battaglia
pastorale di don Dino a favore di nomadi e giostrai.
A proposito di battaglie, fascismo e comunismo restarono per don Dino Torreggiani
accidenti storici transeunti e il nostro non partecipò, a differenza
di altri confratelli, alla Resistenza militante del 1944-45.
Gli premeva piuttosto raggiungere le anime, soprattutto dei figli del proletariato e del
sottoproletariato, perché credeva a una sola rivoluzione: quella innescata da una
testimonianza radicale del Vangelo.
Nella prima, esaltante stagione postconciliare maturò
l’abbraccio ideale con il monaco di Monteveglio Giuseppe Dossetti e con don Mario
Prandi, il fondatore delle Case della Carità. E si intensificò l’afflato missionario dei Servi
della Chiesa.
Non a caso don Dino morì nel 1983 in Spagna, a Palencia, dove si era recato per
rilanciare il suo Istituto verso nuovi orizzonti, guardando all’America latina. Così aveva
scritto di ritorno dal Madagascar: “Ci sono certe cose che si fanno con a testa e, allora, si
ragiona; altre che si fanno con le mani e, allora, si lavora; altre che si fanno con il danaro
e, allora, si dona e si spende; altre, infine, e sono le opere di Dio, che si fanno con un solo
mezzo: la generosità ed allora ci si butta, senza calcolo, senza misura”.
Edoardo Tincani
RISCHIO' LA SOSPENSIONE A DIVINIS PER IL DIACONATO
Nella sua prima, recente Lettera pastorale Il dono del diaconato permanente, Mons
Vescovo cita all'inizio alcune figure carismatiche e meritevoli della nostra chiesa. Il primo
della lista è don Dino Torreggiani. Colgo l'occasione per rivelare qualcosa di sconosciuto
forse ai più, ma utile a tutti per una sempre migliore consapevolezza della “grazia a caro
prezzo”, garanzia di santificazione e di fecondità nella vita della Chiesa.
Sembrerà strano, ma è così. Spreafico ne parla diffusamente nel cap.XXV del suo libro ll
Calice di legno. La passione e lo zelo apostolico hanno davvero fatto correre a don Dino
il rischio della sospensione a divinis. La sua obbedienza al Vescovo e all'Episcopato è
sempre stata filiale e incondizionata, ma ad un tempo anche propositiva e dinamica,
capace di iniziative nuove e innovative, a volte profetiche e scomode, non sempre facili da
capire o da accettare.
In una lettera scritta ai Servi nell'agosto del 1980, tre anni prima di morire, una dozzina
dopo i fatti citati, troviamo questa esplicita confessione: ”...trascinare i Vescovi ad
instaurare il Diaconato, con la minaccia della sospensione a divinis. E' stato questo il
momento più triste, più angosciante della mia vita. Minacciato di essere sospeso a divinis
dal famoso Card Ruffini di Palermo. Pensava che il Diaconato fosse una minaccia mortale
al celibato ecclesiastico. Chissà poi come un'anima così intelligente, così meravigliosa sia
arrivata a questo!...Quando tornai a casa dalla Spagna, quando sul giornale ci fu un
articolo che parlava di Baggiovara, e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il
Card Urbani, mi chiamò...E tutto questo per la santa Chiesa di Dio, per obbedire alla
Chiesa di Dio, per ridare alla Chiesa di Dio una ricchezza riconosciuta e confermata dal
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Concilio!”
Che cosa era dunque successo?
In sostanza, quei suoi tentativi di “trascinare” i Vescovi con iniziative concrete ad
affrettare i tempi del ripristino del diaconato in Italia, secondo quanto stabilito al n. 29 della
Lumen Gentium, approvata dal Concilio il 21 nov. 1964, erano stati visti nei due-tre anni
successivi, anche dal Consiglio permanente della CEI, di cui il card Ruffini era membro,
come una forzatura, una frenesia non rispettosa, avventata, inopportuna...
Ma andiamo con ordine, pur nella necessaria concisione per esigenze di spazio.
Per don Dino, ancora prima del Concilio, il diaconato era in assoluto il sacramento della
consacra - zione al servizio nella Chiesa, perciò anche il sacramento emblematico della
vocazione dei Servi della Chiesa, che vi coglievano la conferma della loro identità e
missione ecclesiale specifica. Così, rifacendosi alle proprie e altrui esperienze di servizio
liturgico, caritativo e sociale, in accordo con don Dossetti, don Prandi, don Altana, con lo
stesso Mons Baroni e altri vescovi, don Dino diffondeva ovunque la convinzione che il
diacono esprimesse in modo sacramentale la connessione tra le diverse mense (Parola,
Eucaristia, Poveri) e che la sua diaconia portasse ad una migliore comprensione dello
stesso ministero episcopale e sacerdotale.
Spesso lo si sentiva ripetere :”Vescovo, presbitero, diacono: ecco la diaconia perfetta!”
Per don Dino, per i confratelli, per molti amici teologi e pastori, la necessità e l'urgenza del
Diaconato non era tanto dovuta alla scarsità del clero, certamente preoccupante, quanto
piuttosto alla riscoperta del mistero di Cristo e del ministero della Chiesa, come Cristo
chiamata ad essere povera e serva dell'umanità, per la salvezza di ogni creatura. (Mons
Baroni scriverà una memorabile Lettera Pastorale al riguardo, alcuni anni dopo, nel 1978).
Proprio alcuni mesi prima dell'approvazione conciliare, nella primavera e nell'estate del '64
don Dino aveva aperto in Spagna la Escuela diaconal misionera , scrivendo sulla
rivista”El Incunable” un impegnativo articolo sulla rinascita del Diaconato, tradotto e diffuso
poco dopo in Italia dalla “Settimana del Clero”. A settembre dello stesso anno, insieme a
don Dossetti e don Altana, e con la complicità del Card Lercaro , aveva prodotto e fatto
circolare tra i Padri Conciliari un testo di notevole importanza sul ripristino del Diaconato
nella Chiesa universale, avvenuto poi due mesi dopo, con l'approvazione della Lumen
Gentium.
Certamente un risultato storico, eppure ancora insufficiente, vista l'autorità riconosciuta
dallo stesso Concilio alle singole Conferenze Episcopali nazionali di decidere sui tempi e
sui modi.
Così don Dino, non da solo, riprese a scrivere articoli e a diffondere opuscoli, a visitare e a
coinvolgere monasteri, congregazioni, associazioni e movimenti, ad incontrare vescovi e
teologi, ad organizzare incontri e giornate di studio nazionali e internazionali. Tutto questo
con l'intento di far maturare le cose dal basso e con la speranza che l'Episcopato italiano
si affrettasse a considerare il diaconato come un fattore importante ed urgente di
rinnovamento ecclesiale e conciliare.
Nel gennaio del '65 ottenne anche una particolare benedizione di Paolo VI “per quanti si
preparano al Diaconato”... “Ma nessun benestare -annota Spreafico a pag 693 del suo
libro – arriva dai vertici della CEI a legittimare tanto ardore apostolico; anzi, al contrario, il
Card. Giuseppe Siri, suo Presidente, in una circostanziata lettera del luglio 1965, oppone
tre gravi motivi per raffreddare gli entusiasmi”: il sostanziale riserbo dell'Assemblea dei
Vescovi, la mancanza di studi adeguati prodotti da competenti teologi e canonisti, la
questione del diaconato uxorato a fianco di un clero celibatario...
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Lungi dal demordere, sostenuto dalla preghiera dei monasteri e dalla benevolenza di
alcuni presuli, come Pignedoli, Lercaro, Colombo, lo stesso Urbani, don Dino continua a
coinvolgere teologi e pastori, studiosi e scrittori, sacerdoti e laici. E nella primavera del '66
annuncia la prossima apertura della prima “Scuola diaconale sperimentale per l'Italia,
troppo precipitosamente battezzata Seminario italiano per diaconi permanenti”(Spreafico),
a Baggiovara, con un programma che prevede un corso preparatorio, seguito da un
secondo corso triennale specifico. Poi, nell'agosto dello stesso anno, realizza a Villa Maria
di Treviso, garante il Vescovo locale Mons Mistrorigo e Mons Carraro, presule di Verona, il
Corso di Orientamento Diaconale, un corso che “passa al setaccio l'intera questione del
Diaconato nei suoi aspetti storici, ecclesiologici, liturgici, vocazionali, caritativi, sociali”
(Spreafico, ibidem, pag 640).
La stampa, dall' Avvenire d'Italia alla Settimana del Clero, allo stesso Osservatore
romano, da risalto a simili iniziative, contribuendo nei mesi successivi a far crescere
consensi, ma anche perplessità, critiche, rimostranze all'interno della CEI. A tal punto che
a fine agosto, mentre don Dino è da poco rientrato dalla Spagna, viene raggiunto da una
improvvisa chiamata del Card. Urbani, nuovo Presidente della CEI, che lo invita con
paterna fermezza a sospendere, perchè prematuro e inopportuno, il progetto della “Scuola
di formazione diaconale”, pena la grave sanzione canonica della sospensione a divinis,
esplicitamente minacciata dal Card Ruffini.
Don Dino obbedisce. Con la morte nel cuore, all'inizio di settembre, incontrando gli
aspiranti diaconi convenuti numerosi, ignari ed euforici a Ventoso di Scandiano da tutta la
penisola per studiare il Motu proprio di Paolo VI “Sacrum Diaconatus ordinem” (giugno'67),
il nostro lo presenta discretamente come “una prima tappa dell'ancora lungo e difficile
cammino della restaurazione del Diaconato in Italia.” E invita tutti a pregare per una più
profonda maturazione personale, comunitaria, ecclesiale...Nel giugno del '68, a Varese, un
raduno degli aspiranti diaconi della regione ligure-piemontese-lombarda, sarà disertato dai
più. La delusione è cocente, ma l'obbedienza è garanzia di fecondità. Bisogna aspettare e
confidare... Baggiovara rimarrà un Centro di animazione, e soltanto fino al 1970, quando
con don Altana, a Reggio Emilia, nascerà la “Comunità del Diaconato in Italia”, che
segnerà una nuova tappa, anzi una svolta nel cammino...
Profonda e illuminante la conclusione di Spreafico :”La tremenda prudenza dei vertici
della Chiesa ebbe almeno l'effetto positivo di obbligare le prime linee, e non solo, dei
fautori del diaconato, ad una investigazione dottrinale, storica ed ecclesiologica di rara
severità; a sublimare ogni tentazione velleitaria in una verifica rigorosa della
consapevolezza e della preparazione delle comunità di fede; di più, a trasformare una
questione in una prospettiva di analisi critica e propositiva per contribuire ad una riforma
della Chiesa” (ibidem, pag 648).
Don Dino, sul diario, nel maggio del I977, scriverà :”Il diaconato è entrato in pieno nella
vita della Chiesa...mi sembra di rinascere!”
don Emanuele Benatti
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In occasione della visita del Vescovo Massimo in Madagascar pubblichiamo un resoconto
e la relazione di presentazione dell'Istituto.
RESOCONTO DELLA VISITA DEL VESCOVO IN MADAGASCAR
Carissimi don Emanuele, Giovanna e tutti, ciao!
Siamo qui a Manakara Blandine ed io, questa mattina il Vescovo Massimo ha celebrato la
Messa nella parrocchia di don Giovanni Ruozi, poi pranzo ad Analabe alla Ferme st
François. Oltre agli ospiti erano presenti tutti i ragazzi di Tsararano di Blandine e Alain
Parfait, i catechisti ed i rappresentanti delle comunità del distretto, il gruppo dei dipendenti
fissi della Ferme e noi Servi. E’ stato un momento bello di convivialità anche se il Vescovo
continua ad avere uno stile “riservato”.
Ma veniamo a quanto ci interessa più da vicino l’incontro con i Servi della Chiesa di
martedì scorso 28 ottobre. L’incontro si è tenuto come previsto presso le suore di Maria
Riparatrice a partire dalle 3 del pomeriggio. Al mattino alcuni di noi avevano partecipato
all’Eucaristia presso la comunità dei Fratelli della Carità. Dei Servi della Chiesa erano
presenti i due Consigli Regionali, quello dei fratelli e quello delle sorelle era presente la
Commissione per la Revisione delle Costituzioni ed ancora i membri di Fianarantsoa ( di
questi 3 rappresentanti dei seminaristi, mancavano alcune ragazze prese dal lavoro).
P. Elisé ha fatto gli onori di casa accogliendo il Vescovo e presentando la realtà della
Famiglia qui in Madagascar. In allegato la Relazione di P. Elisé. Durante questa
presentazione dettagliata ed approfondita vi sono stati alcuni interventi: sono intervenuto
io, ho fatto un cenno storico della presenza dei Servi della Chiesa, la partecipazione piena
alla Equipe missionaria con alcuni servi preti e laici. In secondo luogo le sorelle, Yvonne,
che hanno parlato del loro cammino all’interno della Famiglia dalle origini ad oggi con il
capitolo dello scorso anno qui in Madagascar. P. Aristide ha spiegato il lavoro che si sta
facendo sulla Revisione delle Costituzioni, di fronte a questo tema il Vescovo si è detto
assolutamente all’oscuro di questo percorso, afferma che nessuno lo ha informato del fatto
che si stia lavorando sulle Costituzioni. Ha comunque affermato la sua disponibilità a
collaborare e a lavorare perchè si possa giungere ad un testo riconosciuto. Ha posto
diverse domande a P. Aristide, durante l’incontro, e a me al termine, sul significato del
Carisma di fondazione. Infine gli abbiamo presentato il cammino degli sposi. Al termine
dell’incontro il Vescovo ha ribadito la sua disponibilità ad aiutare la famiglia dei Servi nel
suo cammino, anche se suggerisce di chiedere il riconoscimento Pontificio.
Visto che l’incontro è stato più breve del previsto, il Vescovo ci ha sollecitati ad accelerare i
tempi, vi è stata quasi un’ora di pausa prima della cena. Il Vescovo non ha partecipato ai
vespri. Dopo la cena, molto serena e distesa, abbiamo voluto concludere l’incontro
regalando al Vescovo una stola con raffigurata la “Lavanda dei Piedi”.
Nei due giorni successivi l’incontro con il Vescovo vi è stata la riunione dei due Consigli
congiunti, per l’organizzazione della vita della Famiglia, e contemporaneamente la
Commissione per la Revisione delle Costituzioni ha continuato il proprio lavoro di
preparazione dell’incontro di Natale che sarà tutto incentrato sulle Costituzioni. E’ stato
rivisto il Calendario degli incontri e soprattutto si è deciso chi dovrà accompagnare i vari
gruppi.
Venerdì mattina ciascuno ha raggiunto le rispettive occupazioni.
In generale siamo stati tutti abbastanza soddisfatti dall’incontro con il Vescovo, nelle cose
che ha detto ci ha fatto sentire la sua vicinanza e disponibilità e questo penso sia molto
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importante.
Ecco carissimi, questo è quello che abbiamo vissuto in questi giorni e lo condividiamo con
voi ..... a risentirci presto.
Blandine e Luciano
RELAZIONE DEL REGIONALE DELL’ISTITUTO SdC IN MADAGASCAR IN
OCCASIONE DELLA VISITA DEL VESCOVO DI REGGIO EMILIA
Sua Eccellenza Reverendissima Monsignore Massimo Camisasca,
Le diamo il benvenuto in questa grande Isola rossa nell’ambito della sua visita ufficiale
presso i missionari preti, religiose e laici(che) della diocesi di Reggio-Emilia. Ringraziamo il
Signore che ha vegliato il suo viaggio fin qui. Anche noi, servi e serve della chiesa del
Madagascar, siamo privilegiati di questa sua visita. Siamo contenti allora di incontrarLa
per la prima volta in questo luogo scelto da noi. Umilmente Lei ci ha accordato questo
momento per condividere con noi la gioia di essere un pastore che regge il suo gregge
sparso nel mondo e tra cui noi membri dell’Istituto servi della Chiesa in Madagascar.
Davvero il nostro Istituto è fondato da un prete di Reggio Emilia, don Dino, anni fa e la
nostra casa madre è a Masone, lo sa, e il nostro superiore generale è don Emanuele,
coadiuvato dal suo vice Luciano che sta con noi qui, già residente in Madagascar dal
1990. Vorrei farLe sapere, Eccellenza, quanti servi e serve della chiesa ci sono in
Madagascar adesso. Ma vorrei accennare prima che l’Istituto Secolare Servi della chiesa
in Madagascar è molto conosciuto tra gli Istituti secolari esistenti. Frutto dell’arrivo dei
missionari preti e laici i membri siamo attualmente 110 uomini e donne sparsi nelle varie
diocesi (Antananarivo, Moramanga, Antsirabe, Morondava, Ambositra, Fianarantsoa,
Mananjary, Morombe, Farafangana, Ihosy, Toliary, Fort Dauphin) cioè in dodici diocesi.
Laiche
Laici
Seminar.
Diaconi
Sacerdoti
Totale
Ricerc
Orientament
Prima
a
o
Formazion Temporanea
one
e
e
Definitiva
22
5
/
/
8
35
41
13
20
6
30
110
5
3
/
/
/
5
2
/
10
/
/
13
Consacrazione Consacrazi Total
1
4
10
5
13
33
11
1
/
1
9
22
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Oltre ai membri consacrati abbiamo anche una quindicina di famiglie che camminano
insieme con noi da anni e seguono tutti i programmi stabiliti per gli incontri vari all’interno
dell’Istituto.
Vedendo questa tabella possiamo senza dubbio affermare che l’Istituto è vivo in terra
malgascia ed è segno della crescita della vocazione alla vita consacrata qui. Anche se la
cultura malgascia è diversa di quella europea (perché il fatto di aver la discendenza nella
società o nella famiglia crea una stima verso la persona da parte di quella società o di
quella famiglia. Ciò vuole dire che un uomo o una donna che non ha figli(e) è un po’ mal
visto e non ha un suo giusto posto) essa non impedisce alcuni ad andar avanti nel
consacrarsi al Signore pur rimanendo all’interno delle famiglie di origine o lontano di esse.
Certo l’aumento dei numeri dei laici(che) è molto lento però si spera ancora che cambino
le cose. I numeri dei seminaristi, diaconi e preti invece crescano molto in questi ultimi anni.
Capiscono pian piano il valore del servizio svolto nella chiesa e solo per la chiesa nel loro
cammino di preparazione alla vita sacerdotale (per i seminaristi) o alla vita pastorale
diretta (per i preti e diaconi). Tutti infatti siamo servi della Chiesa ma il fatto di appartenere
a un Istituto che mette in evidenza il servizio aiuta ad approfondire il senso di essere
consacrati al Signore e di servirlo senza timore in tutto. Detto questo vorrei dunque farLe
sapere brevemente, Eccellenza, quali servizi i servi e serve della Chiesa si dedicano alla
chiesa locale qui in Madagascar:
-
Primo: siccome la maggioranza dei membri coabitano presso le famiglie di origine
essi aiutano le loro famiglie nei lavori quotidiani dell’allevamento, dell’agricultura,
etc, cioè sovvenire ai bisogni delle loro famiglie pure avendo comunque una certa
autonomia finanziaria nei confronti dei loro genitori se sono ancora vivi. Ciò vuole
dire che oltre ai lavori comuni all’interno della famiglia un servo o una serva della
chiesa cerca di avere un lavoro a parte. Ma in quanto servi della chiesa essi
cercano di coadiuvare i sacerdoti locali nella preparazione dei ragazzi e delle
ragazze ai sacramenti cioè fare la catechesi e pulire la chiesa stessa ogni tanto,
etc.
-
Secondo: alcuni(e) membri lavorano proprio fuori e lontani delle famiglie di origine.
Abitano da soli o in due o in tre al massimo. Alcuni fanno l’insegnante presso le
scuole statali o private; si occupano delle ragazze e ragazzi che hanno un difetto
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mentale (il caso di Manakara). Alcuni lavorano in una casa di accoglienza degli excarcerati (caso di Ambositra); alcuni aiutano la diocesi in una fattoria di allevamento
(Manakara); certi membri lavorano presso le suore: fabricano le ostie (presso i
carmelitani), prendono cura dei bambini disabili (preventorium), dei bambini dei
carcerati (Fanomezantsoa). Ma alcune svolgono dei lavori particolari come
laboratorista presso un dispensario delle suore; come seconda responsabile
nazionale di un associazione di giovani(e) contadini cattolici (FTMTK) etc. I preti e
diaconi lavorano nei distreti, nei Seminari e nelle opere speciali della diocesi.
Dettagliando tutti questi servizi significa che l’ambito dei servizi da svolgere è molto largo
qui in Madagascar; tutti cercano di farlo veramente nello spirito di servizio vissuto da
Cristo stesso che ci ha detto: “io non ricevo gloria dagli uomini” in linea del “servus sumus
inutiles”(Lc 17,10).
Per quanto riguarda l’organizzazione della vita dell’Istituto in Madagascar: da anni
abbiamo avuto due incontri all’anno per tutti i membri (servi e serve): dopo natale ed in
Agosto. Gli incontri si fanno in 7 o 10 giorni al massimo in cui abbiamo i ritiri spirituali, le
varie formazioni e poi le assemblee (perché ogni ramo, maschile e feminile, deve aver la
sua assemblea propria). Ma abbiamo deciso di ridurre gli incontri per motivi vari: anziché
facciamo due incontri per tutti facciamo un incontro solo per tutti a l’anno e questo si ha
nel mese di agosto-settembre. L’abbiamo sperimentato già quest’anno. L’incontro dopo
Natale si fa nelle varie zone cioè i membri di ogni diocesi s’incontrano in un luogo facile da
raggiungere all’interno della zona durante due giorni pieni (si pensa di farlo tre giorni pieni
da questo prossimo Natale perché i membri si sono accorti che due giorni non sono
sufficienti per lavorare). Si cerca sempre di valorizzare la vita di famiglia durante
quest’incontri. Ma non posso dirLe che tutti i membri sono presenti. Ci sono sempre gli
assenti tra cui i sacerdoti che sono spesso molto impegnati nelle loro organizzazioni
parrocchiali o attività varie nelle diocesi. Non ci preoccupiamo per questo (perché a volte
le donne ci criticano molto per quell’assenza, Eccellenza!).
Oltre agl’incontri che facciamo i due consigli regionali (Consiglio di ramo maschile e
Consiglio di ramo femminile) s’incontrano almeno due volte all’anno (ottobre-Novembre e
Aprile-Maggio) per decidere assieme delle cose riguardante la vita dell’Istituto in
Madagascar, ad esempio: le date degl’incontri, le linee di formazioni da approfondire
durante gli incontri, problematiche da risolvere, etc. Abbiamo anche due commissioni
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all’Interno dell’Istituto: commissione per la revisione delle Costituzioni, commissione per la
formazione. Tutto e due s’impegnano nell’ambito proprio di ciascuna. Volevo segnalare
solo una cosa: il motivo per cui abbiamo istituito la commissione di revisione delle
costituzioni all’interno dell’Istituto è che nel prossimo Capitolo Generale, detto anche
Assemblea Generale, si discuterà sul rinnovo delle Costituzioni perchè l’Istituto sia
riconosciuto in unica famiglia a due rami, maschile e femminile.
Per quanto riguarda le formazioni all’interno dell’Istituto posso dirLe che in primo luogo
una persona in contatto si dice in Ricerca, prima di iniziare la fase dell’Orientamento che
dura mediamente un anno. Passa dopo alla Prima formazione (Noviziato)
che dura
almeno quatro anni prima di fare i voti temporanei (il motivo che ci ha portati a prevedere
un periodo così lungo per la prima formazione è dato dal fatto che in quanto membri di
Istituto Secolare ciascuno segue il proprio cammino restando inserito nel suo contesto
sociale: famiglia, ambiente di lavoro, seminario ...). Eccellenza, anche se non ho detto
tutto sulla vita dell’Istituto qui in Madagascar per farla breve credo che Lei abbia ben
compreso le cose e La ringrazio molto per la sua amabile attenzione e speriamo una
collaborazione stretta con Lei.
Ancora Grazie.
Père Elisé
Fianarantsoa, 28 Ottobre 2014, festa di SS. Simone e Giuda Apostoli.
RESOCONTO DELLA MISSIONE IN ALBANIA
Il mese di ottobre è iniziato con un caldo quasi estivo che ha accolto suor Rita al suo
ritorno dal capitolo delle Casa della Carità. Proprio così, anche ottobre è stato un mese di
arrivi.
L’8 ci ha raggiunto a Gomsiqe don Emanuele Benatti, superiore dei Servi della Chiesa che
ci ha guidato nel primo incontro di formazione per noi missionari ma anche per gli albanesi
impegnati nel servizio e nell’educazione. È un percorso che per ora si articola su tre temi:
la diversità e disabilità, la lettura come strumento per conoscere la realtà che ci circonda, e
la consapevolezza dell’importanza della formazione e scolarizzazione. Don Emanuele ci
ha fatto riflettere sul tema della diversità lasciando spazio anche per la condivisione delle
diverse esperienze dei partecipanti. Per due giorni Gomsiqe durante la quale tutti siamo
stati testimoni dell’impegno di Klodjan, ragazzo di Gomsiqe, che presto riceverà il
battesimo.
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Dai tre moschettieri siamo passati ai fantastici quattro: il 21, con l’arrivo di Sonia, nuova
volontaria dall’Italia, la comunità fisarmonica di Gomsiqe si è allargata. Benvenuta!!! In
pochi giorni ha già fatto la conoscenza della Dila, di Gjon, della coppia Dila&Gjon Gjini e
dei gruppi dei ragazzi del catechismo. Infatti dall’inizio di ottobre sono gradualmente ripresi
gli incontri in tutti i villaggi. Per queste attività possiamo sempre contare sull’aiuto di suor
Drane, dorotea di Laç, nostra compagna a Karma, sulla presenza delle suore Ravasco di
Scutari con alcune ragazze del convitto per i villaggi di Korthpulë e Vrrith, e sull’aiuto di
Benito per catechismo a Gomsiqe e l’organizzazione di tornei sportivi per tutti i villaggi.
Un buon gruppo di ragazzi di Gomsiqe che hanno ricevuto la Cresima a giugno, insieme a
Benito, si sono impegnati per seguire un corso di formazione per allenatori promosso dalla
pastorale giovanile di scutari e con il centro sportivo italiano: è un modo per iniziare a
coinvolgerli nella animazione pastorale e per favorire la condivisone e il confronto con altri
loro coetanei.
Continuano gli appuntamenti con le donne di Gomsiqe per confezionare vestine
battesimali, di cui in Italia c’è sempre più richiesta.
Il 20 ottobre abbiamo partecipato a Scutari a un concerto di musica sacra eseguita dai cori
della nostra diocesi e di quelle vicine: con questo evento, primo nel suo genere, hanno
voluto festeggiare la ricorrenza della Zoja e Shkodrës. È stata una bella serata durante la
quale abbiamo sentito una versione a più voci del canto Zoja e Shkodrës.
La nostra esperienza di missione non è la sola qui in Albania, altre realtà sono presenti e
con queste cerchiamo di condividere e confrontarci, per questo domenica 26 abbiamo
partecipato con suor Rita alla consacrazione di Marcello, italiano impegnato ormai da anni
in Albania all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Per i primi giorni di Novembre stiamo organizzando la pulizia e sistemazione della casa di
Dila&Gjon e Dila, approfittando anche della visita di Dava, rispettivamente figlia e nipote.
Come l’anno passato cerchiamo di coinvolgere le donne della Legio i Maris di Gomsiqe. Vi
faremo sapere nel prossimo resoconto!
Don Stefano, Francesca, Simone e Sonia
IL DIACONO SECONDO LA PROFEZIA DI DON ALTANA
La pubblicazione appena avvenuta della Lettera pastorale “Il dono del diaconato
permanente” è un dono prezioso che monsignor Massimo Camisasca fa alla Chiesa
reggiana. Chi ha conosciuto don Alberto Altana sa quanto questa straordinaria figura di
prete - tanto colto, quanto povero - sia stata determinante per la rinascita del diaconato
permanente dopo il Concilio Vaticano II.
Nella magistrale sintesi biografica di Vittorio Cenini è scolpita l’impronta che don Alberto
ha impresso nella pratica della diaconia ordinata.
“Per Alberto il padre sognava la professione forense, e per questo l’aveva indirizzato prima
al ginnasio-liceo poi agli studi di giurisprudenza a Bologna (prima laurea) e al
conseguimento di una seconda laurea in filosofia alla Cattolica di Milano. Ma rimase
profondamente deluso quando, negli anni ’40, Alberto manifestò il fermo proposito di
diventare prete e per di più
nei ‘Servi della Chiesa’, Istituto Secolare che fa della condivisione di vita con i poveri il
cardine della propria spiritualità. Fu ordinato nel 1949, dopo aver conseguito anche la
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laurea in teologia presso l’Università Gregoriana di Roma. Il ministero presbiterale si ispirò
sempre ai criteri suggeriti dal beato Antonio Chevrier: «il prete povero come Cristo nel
presepio, il prete crocifisso come Cristo sul calvario, il prete mangiato, cioè donato, come
Cristo nell’Eucaristia»”.
Con questo spirito don Altana iniziava la sua esperienza di parroco in luoghi in cui
nessuno voleva andare perché privi di tutto (anche di chiesa e di canonica) e ritenuti
pericolosi per l’ostilità della popolazione. Fu così parroco, in Reggio Emilia, a San
Giuseppe al Migliolungo (’51-’58), a San Giovanni Bosco al Tondo (’58-’63), dove gli morì,
a 27 anni, il curato servo della Chiesa, don Urbano Bellini, che trascurò la sua salute per la
salvezza delle anime. Dal ’63 al ’68 è
parroco a Roma, nel quartiere popolare della Magliana, dove fonda la parrocchia di San
Gregorio Magno. Dal 1968, rientrato a Reggio Emilia, viene incaricato da don Dino
Torreggiani, fondatore e superiore dei Servi della Chiesa, di occuparsi del diaconato
permanente, sia per l’approfondimento teologico
che per la promozione a tutti i livelli.
Egli legò strettamente la prospettiva conciliare di una Chiesa-comunione, povera e
missionaria, al ripristino del diaconato permanente, che considerò “espressione e fattore
del rinnovamento della Chiesa”. Il suo intervento interessò direttamente la Cei, le Chiese
locali e le singole persone, mediante
contatti personali, seminari, esercizi spirituali, convegni e soprattutto la rivista, da lui
fondata, “Il diaconato in Italia”.
Negli ultimi anni fu costretto in carrozzina e privato della parola. Si avverava per lui quella
aspirazione di immolazione totale e di annientamento, inscritta nella vocazione del
cristiano, ad imitazione di Gesù che “annientò sé stesso”, come dice Paolo nella lettera ai
Filippesi.
I diaconi saranno una grande risorsa per il rinnovamento della Chiesa reggiana.
Attualmente sono già un buon numero, oltre 90, ma raramente ci accorgiamo della loro
presenza che si riscontra per lo più quando, in camice e stola traversa, “dicono Messa”.
Un ritorno alla principale e primigenia funzione, quella di essere l’uomo di fiducia del
Vescovo per le necessità dei poveri, ci aiuterà a scoprire che il diacono è invece l’uomo
del grembiule, come Gesù, il quale prese questo modesto indumento, se lo cinse ai
fianchi, si chinò per lavare i piedi ai suoi discepoli. Il diacono sarà così non solo una
presenza fondamentale nel vasto
mondo della povertà e della sofferenza, ma anche una realizzazione profetica di Cristo
servo. Certo non avrà vita facile oggi, dove i tempi sono grami e dovrà fare i conti con
battezzati molto lenti a diventare adulti nella fede e preti ancora troppo inclini ad essere
accentratori e clericali (don Alberto ne era già allora perfettamente consapevole). Ma il
diaconato può essere una grande opportunità per la nostra Diocesi e non bisogna
disperare.
Ivano Argentini
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Pubblichiamo gli ultimi due interventi al Convegno in memoria di Enzo Bigi
Enzo Bigi
“Cerco sempre di prendere tutto”
Non sono una testimone della vita di Enzo Bigi. Fino a qualche tempo fa per me Enzo Bigi
era una sigla e un numero, EB01001, cioè una Cartellina dell’Archivio di don Mario Prandi
in San Girolamo con le relazioni di un’Assemblea tenuta a Ventoso di Scandiano
nell’agosto 1966 prima degli Esercizi Spirituali predicati da don Mario ai Servi della
Chiesa.
Poi l'anno scorso , andando in pellegrinaggio insieme a Bozzolo con le 3 Famiglie, è
stata letta una lettera di Bigi a suor Maria del Carmine, prima Carmelitana Minore della
Carità, in seguito ne ha lette altre indirizzate a don Mario ed è così cominciata una prima
conoscenza.
E' diverso aver letto tutte le lettere scritte da don Mario e leggere invece quelle che
le persone più diverse hanno indirizzato a lui. La conoscenza di chi ci ha preceduto nella
fede e nella carità può sempre crescere e per vie inaspettate.
Sempre più parenti
All’inizio prendo spunto da una lettera scritta da don Mario il 7/2/1969 proprio al
“Carissimo don Dino e fratelli tutti dei Servi della Chiesa.
Ci stiamo scoprendo sempre più parenti oltre che amici in Cristo… Non so chi sia ‘lo
zio d’America’ che ci ha lasciato in parti uguali una così favolosa eredità. È ben vero però
che ci accomuna in molti beni e ci arricchisce continuamente, anche se noi siamo dei
dilapidatori formidabili di ricchezze e degli sperperatori. Credo che stia venendo il tempo
di fare un po’ di conti e di amministrare un po’ meglio questi beni…”.
Ecco l'orizzonte davanti a noi e mi sembra proprio che Enzo Bigi abbia dato una
mano per non dilapidare questo patrimonio comune, per far in modo che i doni lasciati in
eredità alla nostra Chiesa locale e alle nostre Famiglie non vadano dimenticati o sotterrati.
La Confraternita dei Santi Girolamo e Vitale.
Le Vecchiette di Via Belfiore
e la Casa della Carità di San Girolamo
La storia lega tra loro tante realtà e tante persone in maniera provvidenziale e qui
facciamo memoria di alcune vicende in cui è stato sempre presente Enzo Bigi.
4. Nel settembre 1949 quando nello studio di mons. Beniamino Socche si è costituita la
Confraternita dei Santi Girolamo e Vitale e il Vescovo ha chiesto “La Chiesa di San
Girolamo va in rovina, aiutatemi ad evitare danni maggiori”.
5. Nel 1954 quando con un fuoco di fila di lettere a don Mario e suor Maria Bigi chiede le
Suore per la futura Casa: “la mia preghiera vorrei che divenisse una tempesta”, e
come racconta suor Francesca, Enzo Bigi ha molto “trafficato” per San Girolamo.
6. Nel gennaio 1955 quando si firma l’accordo tra don Mario e la Confraternita, Priore il dr
Corrado Corghi, per trasferire le Vecchiette ospitate in un edificio cadente di via
Belfiore al primo piano della futura Casa della Carità con stanzette autonome.
7. Il 19 aprile 1958 con l’apertura della Casa della Carità di San Girolamo che ,come una
piccola luce, negli anni ha rischiarato la vita delle Vecchiette, degli Ospiti nel
Camerone, di don Mario che pone lì la base cittadina della Famiglia, la sede del
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Noviziato, gli uffici di Reggio Terzo Mondo, la celebrazione della Messa missionaria del
giovedì con l’adorazione notturna.“La lampada dell’amore è stata accesa, tocca ora a
tutti mantenerla vivida” scrive Enzo Bigi a don Mario.
Mi sembra che, anche se in modi diversi, il Vescovo Socche abbia rivolto alle nostre
Famiglie una comune chiamata ad essere ‘restauratori’ .
Restauratori non solo delle strutture architettoniche, delle tre Chiese bellissime, ma anche
restauratori di una carità e di un servizio ai poveri che deve brillare sempre più
chiaramente nel cuore della Diocesi.
Tenere insieme preghiera, lode e adorazione in San Girolamo, “si accenderà quella
lampada e per sempre” per sostenere e illuminare una vita continua di famiglia con gli
ultimi, per imparare a diventare servi di tutti, tenere in equilibrio le ali dell’azione e della
contemplazione per poter volare, come diceva don Mario.
Mi ha colpito il titolo di questa giornata “Cerco sempre di prendere tutto”che richiama
tanto lo “scelgo tutto” di S. Teresa di Gesù Bambino, il desiderio di assoluto suo e di Enzo
Bigi, lo scoprire che caratteristica dell’amore è abbassarsi simili nella piccola Carmelitana
Scalza e nell’umile Servo della Chiesa.
Nella Chiesa di San Girolamo, che è un gioiello prezioso e nascosto, ci sono tre
chiese, una sull’altra, che richiamano l’idea del “Sacro Monte” con la riproduzione di alcuni
luoghi della Terra Santa : il rifacimento in scala ridotta del S. Sepolcro di Gerusalemme,
della Scala Santa del Litostroto, la reliquia con la Santa Croce , la Rotonda con la gloria
dei Santi in cielo.
Questi luoghi consentivano a chi non poteva permettersi un pellegrinaggio in Terra
santa di fare un altro tipo di viaggio e di rivivere il Mistero della Passione , Morte e
Risurrezione del Signore Gesù.
Ma anche la Casa della Carità e gli altri luoghi che accolgono i piccoli e i poveri e i
sofferenti sono come un “Sacro Monte”. In questi fratelli più deboli “per una misteriosa
consacrazione del dolore si rende presente in un modo quasi sacrale la Persona di Cristo”,
scriveva don Mario.
“Il povero è come la Sacra Sindone”, diceva Enzo Bigi e così con grande semplicità
si aiutava la gente a vivere questo strano e originale Triduo Pasquale, a servire e lasciarsi
servire, ad accogliere e lasciarsi accogliere, salendo la Santa Montagna che è il Signore
Gesù vivo e presente nei Poveri.
Vale la pena di continuare.
L’ultima considerazione la ricavo da alcuni brevi cenni della storia delle nostre 2
Famiglie.
Sulla scia di don Dino e don Mario e di tanti altri, Enzo Bigi ha speso tempo, energie
e preghiere per creare rapporti e legami, occasioni di accoglienza, lasciandosi disturbare
dall’ascolto della voce del Signore e del grido dei poveri.
Don Mario e don Dino si erano conosciuti in seminario,erano entrambi radicati in
questa Diocesi, hanno coltivato insieme tanti desideri e progetti.
Don Dino per un po’ di tempo coltivò l’idea di un’unica famiglia in cui far confluire le
Case della Carità e i Servi della Chiesa. Poi si parlò di fare un unico cammino di
formazione alla vita consacrata anche con la Piccola Famiglia dell'Annunziata di don
Giuseppe Dossetti , ma questi desideri non si realizzarono.
Nacquero però anche tanti progetti comuni, ne ricordo solo alcuni:
8. Nel 1952 don Dino chiese la collaborazione a don Mario per mandare le suore nella
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Casa di accoglienza per malati e anziani dello Spettacolo Viaggiante in una villa di
Scandicci (FI). La collaborazione durò 40 anni
9. Nel 1967 alcuni membri delle due Famiglie partirono nell’equipe missionaria diocesana
per il Madagascar composta di 11 persone; qui due Servi della Chiesa ebbero un
ruolo importante nel rafforzare la comunione: don Giovanni Voltolini è stato
responsabile della prima equipe e Mario Predieri, figlio spirituale di don Giovanni
Reverberi, parroco di San Giovanni di Querciola, ha praticamente costruito le Case
della Carità in Madagascar dalla prima a Tongarivo
10.Don Dino e don Mario nel 1953 hanno predicato insieme le Missioni ai carcerati
dell’isola di Pianosa. Successivamente aderirono alla “!Pia Unione sacerdotale per le
missioni gratuite negli Istituti di detenzione e pena”. Questa comune attenzione al
mondo del carcere continua anche oggi: don Matteo Mioni, Fratello della Carità, è
cappellano della Casa Circondariale di Reggio Emilia e don Daniele Simonazzi, Servo
della Chiesa, è cappellano dell’OPG nella stessa città.
11. Nel 1989 è stata aperta una Casa della Carità nella Parrocchia di San Gregorio Magno
alla Magliana (Roma), dove la Diocesi di Reggio Emilia è stata presente con sacerdoti
fidei donum, molti dei quali Servi della Chiesa; all’apertura il parroco era don Pietro
Cecchelani .
In questi piccoli frammenti della nostra storia riconosciamo una ricchezza e fecondità
per la vita di tanti.
Anche oggi dobbiamo lasciarci disturbare dalla presenza debole e scomoda di Gesù
nella Parola, nell’Eucarestia, nei Poveri perché, come scriveva don Mario a don Dino il
22/09/1972: “Troviamo veramente qualcosa che unisca, Lui in mezzo a noi, … Posta
grossa perché: ‘Guardate come si vogliono bene’. Vale la pena di continuare”.
Suor Ines delle Case della carità
Testimonianza su Enzo Bigi
Ho conosciuto Enzo Bigi nell’azione cattolica di Sesso, ma ho avuto modo di collaborare
con lui soprattutto attraverso San Girolamo.
Bigi ha incontrato don Dino in san Rocco, che è stato per tutti noi un grande luogo di
riferimento.
Don Dino mi ha incaricato di rimettere in piedi la confraternita di San Girolamo e Vitale ma
avevo bisogno di una assistenza vera e Bigi mi aiutò a mettere in piedi la nuova
costruzione mentre assisteva le persone anziane.
Cominciammo a mettere in ordine la chiesa, durante la guerra erano stati asportati tutti gli
oggetti di legno, portone compreso, per bruciarli al fine di scaldarsi.
La casa della carita di San Girolamo è nata grazie a lui.
Mi sono domandato perchè don Dino scelse Bigi per farlo diventare servo della Chiesa;
sicuramente per il suo senso di umilta e di servizio. C’erano altre persone valide ma don
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Dino scelse lui.
Attraverso Bigi si vede l’esaltazione di don Dino.
Credo che nella sua vita, Enzo abbia risposto in pieno alla domanda di Cristo. Ha
rinnegato se stesso, un umilta profonda, vissuta.
Non è facile rinnegare se stessi, lui l’ha fatto.
Fu di una umiltà eccezionale, pronto a tutto.
Lo sento vicino ancora, insieme a don Dino e a don Alberto.
Corrado Corghi
HO INCONTRATO ABRAMO
Il suo nome completo è Brahim (Abramo, appunto) Dahane. E’ venuto a Luzzara nel
contesto del XXX del “For Africa”, sabato pomeriggio 7 giugno 2014 , per scoprire il
cartello stradale che sancisce l’amicizia tra il Comune Luzzarese e il Popolo Sahrawi, e
per offrire la sua testimonianza alle 41 famiglie dell’Emilia Romagna che questa estate,
come da anni ormai, accoglieranno alcune decine di bambini Sahrawi, “ ambasciatori di
pace”.
Brahim è attivista per i Diritti Umani del suo popolo, presidente dell’Associazione Sahrawi
delle Vittime di gravi Violazioni dei Diritti Umani da parte dello Stato Marocchino (ASVDH),
Associazione vietata in Marocco… Non sto qui a ricordare la storia dell’occupazione del
Sahara Occidentale da parte di Marocco e Mauritania nel 1975, l’esilio di una parte della
popolazione verso il deserto algerino della Hammada dove è costretta a vivere tuttora di
aiuti umanitari, il sanguinoso conflitto, durato anni, tra l’Esercito marocchino e il Fronte
Polisario, le durissime condizioni di vita imposte al popolo Sahrawi nei territori occupati dal
Marocco (la Mauritania si è ritirata), la nascita della RASD (Rep. Araba Sahrawi
Democratica) e l’impegno non violento insieme alla richiesta di Referendum sanciti negli
anni ’90 e sostenuti da tutti i Paesi dell’Unione Africana (escluso il Marocco) e dall’ONU…
Né intendo soffermarmi sulle tre incarcerazioni di Brahim, durate complessivamente 7
anni, tutte con capi di accusa ideologici (“attentato alla sicurezza e agli interessi dello
Stato”), davanti a tribunali militari, con frequenti rinvii pretestuali e senza mai reali
sentenze, per timore del discredito a livello internazionale e di accuse da parte delle
Associaziooni a difesa dei Diritti Umani… Vi invito a consultare “Wikipendia, the free
enciclopedia”.
Voglio piuttosto condividere l’impatto profondo e benefico che ha avuto su tutti i presenti la
testimonianza di Brahim, pacata, lucida, vigorosa, umanissima, profetica.
A braccio, riassumo il suo intervento, brevemente, riportandone alcune espressioni :
“Avevo 22 anni e ovviamente molti sogni e progetti, quando nel 1987 fui arrestato insieme
ad altri giovani dalla Polizia marocchina durante le manifestazioni di benvenuto alla
MINURSO (Missione Intern. Nazioni Unite per Referendum in Sahara Occidentale) e
portato in luogo segreto. Fui liberato insieme a circa 300 attivisti Sahrawi dopo 4 anni.
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Amnesty International e altre Organizzazioni denunciarono la nostra “sparizione forzata”,
definendoci “prigionieri politici” e “prigionieri di coscienza”. Non ho mai accettato, né potrò
mai accettare che un popolo opprima un altro popolo, calpestandone la dignità e la
libertà… In quegli anni di oscurità totale, senza poter saper nulla del mio domani, in
situazioni di vero inferno fisico e psichico, ho sentito distruggere i miei sogni, ho visto
morire i compagni, ne ho visto altri impazzire…Ho pensato spesso che se fossi nato
bestia, avrei vissuto meglio. E mi sono chiesto perché e con quale diritto un uomo o un
popolo possano infierire su di un altro, impadronendosi del suo destino…Non so perché
nè come abbia potuto resistere e ridiventare uomo”…
In realtà era proprio questa la domanda che tutti avremmo voluto fargli, mentre
parlava….E alla nostra considerazione di trovarci di fronte ad un profeta e ad un martire,
ha risposto con un sorriso di fierezza avulso da ogni autocompiacimento, precisando
che :” Nessuno può essere profeta o martire da solo, se non ha dietro di sé un popolo
credente, capace di condividere la stessa lotta”…
Brahim ci ha commosso con il suo sguardo sereno e intenso, in un certo senso già
vittorioso, e ci ha conquistati per l’assenza totale di parole di odio, di vendetta o di rivalsa,
come per la forte determinazione ad andare avanti, comunque, con e per il suo popolo.
Sabato 7 giugno era la Vigilia di Pentecoste… Per me quel volto, quelle parole, quella
forza e quell’abbraccio finale sono stati una ulteriore conferma che lo Spirito di Dio soffia
dove vuole, leggero e veemente, creando ovunque profezia, resistenza, libertà, pace,
aprendo nei credenti di ogni religione e cultura, orizzonti sempre nuovi di fede e di
speranza…
Abramo, il patriarca, ne è stato il primo testimone. Brahim, il martire, non sarà l’ultimo
miracolo!
don Emanuele
SPOSI PER IL SERVIZIO
Sabato 1 novembre si è svolto a Corticella l'incontro degli Sposi per il Servizio.
Al mattino è stato letta e ritoccata la bozza di Statuto, solo fino a "Lavoro" che viene
pubblicato di seguito.
E' stato una ricca occasione di condivisione sulle nostre esperienze di vita quotidiana.
Dopo un bellissimo picnic sul prato (faceva caldo!) abbiamo ripreso nel
pomeriggio con il dibattito durante il quale ci siamo chiesti come aprirsi alle coppie e alle
famiglie in difficoltà.
I prossimi appuntamenti da tenere segnati in agenda sono
- LUNEDI' 5 GEN. a San Giuseppe (RE) ore ... Incontro (?) e Messa con le 3 Famiglie
(Annunziata, Case, Servi)
- DOMENICA 1 FEB. programma e luogo da definire
- SAB/DOM 25-26 APR.
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Bozza di Statuto - al 1 novembre 2014
Noi sposi desideriamo trovare una via per vivere appieno il nostro Battesimo e il nostro
Matrimonio.
La consapevolezza di essere amati da Dio e la sovrabbondanza di amore che nasce dal
Sacramento del Matrimonio ci spinge ad aprirci agli altri. Iniziando dalla nostra cerchia
famigliare e di prossimità ci sentiamo chiamati a servire coloro che il Signore ci fa
incontrare.
Ci riconosciamo nel carisma dell'Istituto Secolare Servi della Chiesa che ci sprona ad
essere "famiglie serve", come Gesù che per noi si è fatto servo, povero e obbediente.
In particolare vogliamo impegnarci a mantenere viva l'attenzione ai bisogni di coloro che la
nostra società considera "ultimi" perché in essi facciamo l'esperienza dell'incontro con
Cristo.
Alimentati dalla Parola e dall'Eucarestia cerchiamo di condividere il Vangelo che si fa vita.
- Il Matrimonio
Dio ha benedetto la nostra unione con il sacramento del matrimonio perché il suo progetto
di salvezza su di noi prevede una dimensione nuova, un’unità che ci lega l’uno all’altra,
attraverso i vari eventi della vita, fino all’incontro con Lui; è la fonte da cui origina tutta la
nostra missione come sposi e come famiglia. “E’ il matrimonio che porta il nostro amore
sulle spalle1”: attraverso di esso Dio ci consacra, ci forma e ci trasforma perché nel dono
reciproco moltiplichiamo i nostri talenti.
In famiglia ognuno impara a crescere nella pazienza, nel rispetto reciproco e nella
donazione, ricevendo a sua volta amore e perdono e chiedendo al Padre sostegno e
grazie nelle difficoltà.
Il nostro essere padri e madri, generatori di vita, si declina in varie forme; non solo verso i
figli ma anche verso ogni situazione di bisogno e sofferenza, “come veri missionari
dell’amore e della vita2”.
-
Primato dell’interiorità
- Preghiera
La preghiera, respiro dell’anima, è incontro con il Signore. E’ fargli spazio nella nostra vita.
Desideriamo, attraverso la preghiera, che Cristo ci sostenga e indirizzi i nostri sforzi, renda
salda la nostra unione, ci indichi la via da seguire, ci consoli nelle prove e nelle sofferenze.
La preghiera congiunta degli sposi sia sostegno in questo cammino.
L’orazione personale ci riconduce a Cristo in ogni momento della giornata, senza
dimenticare di rendergli grazie per quanto ci fa vivere.
La preghiera degli sposi, anche se breve 3, è fonte essenziale di comunione, di
riconciliazione e di lode; ci riconduce sempre a Cristo che ci rende un cuor solo e
un’anima sola. Nei momenti di difficoltà, di crisi o di smarrimento, è fondamentale ripartire
dalla preghiera, cercandovi Cristo e l’altro. Da essa scaturisce la preghiera in famiglia, con
i figli, con chi condivide in quel momento la nostra quotidianità.
1
“Il dono di nozze da parte di Dio - Anonimo
2
Citazione ?
3
(spiegare qui la difficoltà di trovare tempo per la preghiera di coppia)
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La preghiera comunitaria ci invita a vivere e sostenere la comunità locale, espressione del
nostro cammino di Chiesa ovunque il Signore ci chiama ad essere “fermento profetico” 4.
- Parola
La Parola annuncia la speranza rivelando l’Amore che Dio ha per noi; ci fa leggere la
nostra vita di coppia e di famiglia con gli occhi ed il cuore di Cristo.
L’ascolto ed il confronto con la Parola di Dio rigenera la nostra comunione di coppia,
abbatte le barriere quotidiane, mettendoci a nudo davanti a Lui.
Consapevoli di questo grande dono, ci sentiamo chiamati a condividerlo in famiglia e in
comunità.
- Eucaristia
La partecipazione come sposi e come famiglia alla Messa, attraverso i vari momenti e
gesti della liturgia, ci offre la possibilità di incontrare il Signore che accoglie, perdona,
unisce e rinforza i legami di amore.
E’ anche l’occasione in cui la coppia, piccola Chiesa domestica, vive la dimensione della
Chiesa comunità, incontrando i fratelli in Cristo e partecipando con loro alla grande festa
del banchetto eucaristico.
Vivendo l’Eucaristia noi ci nutriamo di Cristo nel desiderio di offrirci, per spezzarci l’un
l’altro, per i nostri figli, per i familiari e per il prossimo, vicino e lontano, diventando così
pane e nutrimento di tutti coloro che hanno fame.
- Stile di vita
- Povertà e gestione dei beni
La nostra riflessione prende spunto dalle Costituzioni dei Servi della Chiesa 5. Gli Sposi per
il Servizio, ispirandosi alla povertà evangelica, cercano di vivere in modo sobrio, riflettendo
e confrontandosi all’interno dell’Istituto, con un gruppo di famiglie o con consacrati,
consapevoli che la sobrietà nei consumi ci rende più liberi. E’ nostra convinzione inoltre
che i beni vadano condivisi nella misura delle possibilità di ogni famiglia. Non risponde a
giustizia infatti che qualcuno soffra per mancanza dei beni essenziali mentre noi viviamo
nell’abbondanza.
Come famiglie sappiamo che il tempo è un bene prezioso che possiamo mettere a
disposizione degli altri, senza trascurare il dovere primario della relazione di coppia e con
la famiglia.
- Lavoro
Gesù, incarnandosi, ha consacrato e dato dignità ad ogni lavoro, anche il più umile e
nascosto6. Per noi sposi, chiamati a vivere nel mondo, è quindi un ambito privilegiato nel
quale possiamo incontrare nell’uomo Cristo ed essere fermento e testimoni del Vangelo.
Avremo dunque attenzione per la dignità delle persone, per la cura delle relazioni, ma
anche per l’eticità7 delle scelte.
Nel rispetto della legalità e della giustizia evangelica, il lavoro è strumento che permette di
4
(Citazione don Alberto –Traccia …)
5
“I Servi della Chiesa, coscienti della povertà creaturale comune a tutti gli uomini e condivisa dallo stesso Figlio di
Dio (2Cor 8,9), chiedono al Padre il dono di conformarsi a Gesù che “non ha dove posare il capo” (Lc 9,58). Essi
perciò si impegnano ad un tenore di vita rigidamente povero, tale da implicare sacrifici e rinuncea comodità usuali.
Devono fare attenzione che la loro povertà sia progressivamente crescente e guardarsi dal pericolo di una facile
involuzione. Art 11 e ss
6
Gaudium et Spes 22 “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. . Ha lavorato con
mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”.
7
Non tutto ciò che è lecito è eticamente corretto.
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realizzarsi e di dare un senso alla propria vita. Non deve tuttavia diventarne l’unico scopo
ne’ tanto meno un mezzo per arricchirsi e per ricercare il potere; ogni responsabilità va
vissuta con impegno e spirito di servizio.
- Castità, fedeltà e fecondità
Dio ci offre di essere casti, fecondi e fedeli per vivere l’amore di coppia come riflesso della
sua fedeltà all’uomo nell’incarnazione di Cristo.
La castità è espressione di amore in pienezza, integrazione di corpo e spirito che non
nega né sottomette nessuna parte dell’altro. E’ lo stile con il quale intendiamo vivere la
sessualità, dono di Dio. E’ una scelta, scambio reciproco che gli sposi si fanno e che li
sostiene nell’amarsi, cercando di realizzare in tutto l’essere una sola carne. E’ attenzione
all’altro, ai suoi tempi e ai suoi bisogni, alle sue esigenze ed attese. E’ tenerezza creativa
per essere ogni giorno più vicini e più intimi.
La fedeltà al coniuge, insita nel sacramento del matrimonio, è dono ed impegno quotidiano; si può tradire anche con il lavoro, i soldi, i figli, la parrocchia,… e con tutto ciò che ci
distoglie dal mettere al primo posto il coniuge. E’ anche fedeltà al progetto di amore che
Dio ha su di noi, che ci spinge ad aprirci agli altri.
- Custodia del creato: responsabilità verso il mondo
- Implicazione dei figli nelle scelte degli sposi; i figli, pure respirando l’aria dei
Servi, possono essere liberi di sviluppare altre strade…
-
Forma di servizio agli ultimi
- “stare in mezzo”
- Condivisione – Accoglienza – Ascolto (Attenzione ai disagi di oggi, delle
persone sole, separate, famiglie in difficoltà. Ci deve libertà di forma
dell’accoglienza…)
- Missionarietà
-
Comunione tra le famiglie e tra i gruppi di famiglie
Filo invisibile della preghiera del giovedì. Come coltivare i legami con le famiglie
lontane (Sicilia, Madagascar, Roma, ecc…).
Obbligo del confronto, della condivisione, gradatamente, come a cerchi concentrici. C’è
una ricchezza della narrazione delle esperienze vissute da ogni famiglia, come
arricchimento reciproco e come possibilità di sostenersi a vicenda.
Condivisione delle proprie risorse materiali e umane, prioritariamente con le altre famiglie
dell’Istituto che fossero nel bisogno, poi con qualsiasi fratelli sofferente.
-
Relazione con l’Istituto ed i consacrati
- Obbedienza. Come attuare il sostegno reciproco nel vivere, ad esempio, la
povertà e la gestione dei beni.
Confronto - con molta libertà di scelta dettata anche dalle varie “stagioni” della vita
familiare - all’interno di un gruppo ridotto di famiglie e occasionalmente con un consacrato
dell’Istituto, sul proprio stile di vita: gestione dei beni in senso ampio, voce stabile - soldi o
tempo libero - nell’economia domestica per le realtà esterne alla famiglia, acquisti
straordinari, scelte rispetto alle vacanze,… Bisogna tenere conto comunque delle famiglie
con figli adulti che hanno il primaria dovere di trovare prima di tutto un accordo interno
sulle scelte di vita adottate.
- Offerta di formazione sull’Istituto per le famiglie (nota: preghiere il giovedì sera,
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-
-
filo invisibile per avere vicino le persone lontane…)
Corresponsabilità fra i vari “rami”
-
Relazione con la Chiesa locale
- Parrocchia
- Vescovo
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Cammino di formazione ed impegno
- Modalità della formazione
- Forma di impegno
Apertura ad altri membri aggregati all’Istituto
UNA PICCOLA VISITA IN FRANCIA (NOTE SULL’INCONTRO DI LUGLIO CON
RAYMONDE )
Ormai alla fine dell’estate assaporiamo il ricordo di mesi densi di incontri, luglio in
particolare, tra lo studio delle Costituzioni, i Consigli di Ramo, l’incontro delle 3 Famiglie;
momenti che abbiamo vissuto insieme alle sorelle ed ai fratelli malgasci, momenti che
sono sempre occasione di grazia per crescere nella comunione.
Ed è stato con Francine e Blandine che si è deciso di fare una ‘corsa’ a trovare
Raymonde in Francia , dal 21 al 23 luglio.
Giunte a Marsiglia , ci siamo fermate due ore, giusto per una camminata al Porto Vecchio,
lungo la strada principale.
Grande città portuale - la più importante , con Genova, sul Mediterraneo- assolata e
caotica. La prima scoperta, all’uscita dalla stazione, è stato il Maestrale, vento impetuoso
e stupendo, che ci ha accompagnato per tutto il cammino. La seconda scoperta, più
amara, è stata un’intera famiglia magrebina che viveva sulla strada, tra il passaggio dei
turisti . Del resto, già dentro la stazione avevamo notato grandi poster di ‘pubblicitàprogresso’ che invitavano a impegnarsi per restituire dignità a questa gente.
Ripreso il treno, siamo giunte a Istres, cittadina tranquilla, a un’ora di treno da Marseille,
essa pure battuta dal vento, e immersa nel verde di oleandri e di grandissimi olivi.
Raymonde era al lavoro ; è venuta a prenderci la sorella Angela , col figlioletto Mattieu,
con cui lei abita. Nella stessa città vive suo fratello Coco, sposato, con tre figli, e un’altra
sorella, Prisca, lei pure sposata, con un figlio, Matisse. Mentre a Brest vive Olga, a altri
due fratelli. Solo due restano in Madagascar.
Raymonde sta in un appartamentino in un grande condominio popolare. Niente paura :
spostato il tavolo ed il divano, abbiamo dormito benissimo sui materassi , con le lenzuola
nuove e colorate! Dalle finestre aperte soffiava il maestrale, e se ti affacciavi, il cortile era
ombreggiato da grandi ulivi.
Il mattino messa in parrocchia, poi al mercato. Più o meno tutti i mercati si assomigliano,
là c’è abbondanza di bancarelle con cibi magrebini.
Il pomeriggio ci siamo ritrovate, per rivedere i temi del Consiglio Generale, e del nostro
Capitolo. Abbiamo ripreso quanto d.Emmanuele ci ha ricordato: va valorizzato lo Spirito di
povertà, sia in Italia come in Madagascar; essere poveri non significa che siamo
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affettivamente distaccati.
Ci siamo fermate pure su un punto del nostro Consiglio: il proposito di seguire i discorsi di
Papa Francesco, e di non lasciare cadere il suo messaggio.
La preghiera di quei giorni è stata sempre in malgascio; io avevo portato il librino dei
salmi , e potevo leggere.(riadattando a me una storia dei Padri del deserto , mi dicevo:
”non importa se non capisco: il diavolo capisce , e fugge”..)
Come Responsabile, m’importava conoscere da vicino la giornata di Raymonde. Lavora
in una struttura per anziani, e deve giostrare gli orari con quelli di sua sorella, che lavora in
un’impresa di pulizie. Ore di lavoro che variano, contratti di lavoro rinnovati da un mese
all’altro.. Mi importava cogliere come Raymonde vive la sua vita, da serva della chiesa.
Di certo, convivere con una sorella e un bimbo di due anni non lascia molto tempo..
quando è a casa, tiene lei il piccolo Mattieu.
Mi ha molto colpito la sua serenità in una situazione di faticoso quotidiano, il quotidiano di
molti, anche in Italia. Per il momento, Raymonde non può che condividere con Angela gli
impegni famigliari, e vivere con tutto l’amore possibile il servizio agli anziani. Ma il
prossimo anno il bimbo andrà all’asilo, e Raymonde conta di essere più disponibile per
altri, magari seguire nei compiti i bambini senza aiuto a casa, cosa che già faceva in
Madagascar. Anche Luigina , in Italia, da molti anni ha dato tutta la sua disponibilità alla
famiglia ,la sua presenza è stata preziosa per la crescita dei suoi nipoti. Ma ora potrà
riprendere un servizio d’amore oltre le mura di casa..
In un giorno e mezzo non era facile cogliere particolari situazioni di disagio e occasioni di
condivisione nella città ; a Raymonde non pare che la realtà degli immigrati magrebini a
Istres sia un’emergenza’. D’altra parte, non ha avuto modo fino ad ora di partecipare
liberamente alla vita della sua chiesa locale e della sua città, e di conoscerle meglio.
Raymonde è una donna capace di calarsi nelle situazioni, e di parlare con franchezza. Le
auguro con tutto il cuore di prendere il largo!.
Le Costituzioni ci ricordano :’avranno particolare cura di ricercare e di accogliere questi
poveri, condividendo con loro..’ Ci sono diverse e nuove forme di povertà , ma resta
l’impegno di una missionarietà , di un amore ‘dilatato’ ovunque ci troviamo- l’impegno ad
essere una Chiesa ‘povera e in uscita’ , come ricorda il Papa..
Era importante andare da Raymonde, dopo oltre due anni dal suo arrivo in Francia. E’
stato importante per noi, e credo anche per lei. I fogli, i testi, internet non possono
sostituire i rapporti personali, uno sguardo, un abbraccio. E pregare insieme. E
incoraggiarci nel cammino comune.
L’idea che accarezziamo , che veramente ci auguriamo si realizzi al più presto, è un
incontro di fraternità e di preghiera a Parigi ,di père Guy, Raymonde, e le due coppie di
sposi francesi …. E magari Copertino, che potrebbe raggiungerli dal Belgio!
Vedremo. .’Si tratta di riscoprire la responsabilitò di essere profezia come comunità’.(cfr
papa Francesco agli I.S 19.5.14)
MariaValeria
Settembre 2014
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INFO-FLASH
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Come annunciato da tempo, nella mattinata di sabato 29 novembre, in Seminario a
RE, avrà luogo la presentazione ufficiale del libro di Spreafico su don Dino “Il calice
di legno”.
Vari Servi in Italia hanno avuto recentemente problemi di salute. Alcuni sono stati
ricoverati per interventi più o meno importanti, altri se la sono cavata con terapie.
Segnaliamo in particolare Guido Mora (cuore), don Mario (schiena), don Ambrogio,
don Piergiorgio e don Giancarlo (occhi), il diac. Francesco Mazzotti (intestino), don
Emanuele Cavallo (spalla), Ernesto Tosi, don Luigi Veratti, don Fiorenzo, don
Orazio.... Una telefonata, oltre alla preghiera, non farebbe male.
Alcune persone care hanno raggiunto la casa del Padre: Artemio Massi (morto il 22
agosto) e Maria, sorella di don Roman (morta il 1° novembre all'età di 71 anni, ha
lasciato il marito, 5 figli e 2 nipoti). Questo mese di novembre ci invita a ricordarli e
a pensarli con particolare intensità, insieme anche a tutti i nostri cari, nel mistero
della Comunione dei Santi.
Don Antonio Lusuardi, insieme a Redento e a don Mario, durante l'ultimo ritiro
spirituale di novembre a Masone, ha ricordato gioiosamente i suoi 70 anni di entrata
nella Famiglia dei Servi, a Guastalla. Attualmente, da settembre si trova alla Casa
del Clero di Montecchio (via Franchini 45 - 42027 RE). Don Giovanni Mattarella è
invece rientrato a Trapani, vive con la sorella nel quartiere San Giuliano e presta
servizio in una parrocchia vicina. L'indirizzo: rione S. Giuliano, 41 – Erice Casa
Santa – 91100 TP
Il Vescovo Massimo di RE ha felicemente concluso la sua prima visita in
Madagascar (21 ott./11 nov.), dove ha incontrato una nutrita rappresentanza di
Servi e Serve. In altra parte del Vincolo un breve resoconto della giornata inviato da
Luciano e la presentazione dell'Istituto fatta al Vescovo da p. Eliseo.
Attualmente sono in Europa per studi, inviati dalle loro rispettive Diocesi, 4 preti
Servi della Chiesa malagasy: p. Edmond Guy e p. Remana Martin (a Parigi, Diocesi
di Morondava), p. Albert Fisy (a Firenze, studia a Roma, Diocesi di Tuléar) e p.
Joseph de Copertino (a Bruxelles, Diocesi di Fianarantsoa). Avremo modo di
conoscerli più da vicino, magari nell'estate prossima. Auguriamo loro un buon
inserimento e un proficuo lavoro.
All'inizio di ottobre don Emanuele ha trascorso 3 giorni in Albania con don Stefano e
la sua comunità. Per il 2015 sono previste altre visite: a febbraio in Cile e Brasile
(don Piergiorgio e don Emanuele), ad agosto in Madagascar (Giovanna e don
Daniele).
In America Latina, don Pietro (Brasile), don Antonio, don Gilberto Garay, Hèctor
Lèon e Juan Francisco (Cile) sono in buona salute. E' partita per il sud del Cile nella
regione di Aysèn (Patagonia), Elisabetta Angelucci, come laica missionaria.
Seguiamo tutti con l'affetto e la preghiera.
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il vincolo - Servi della Chiesa