Parrocchia di
Santa Maria Assunta
Gemona del Friuli
(Ud) Italia - cap 33013
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Mauro Vale
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Gemona del Friuli
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Pubblicazione fondata
nel 1933
Anno LXXX, numero 3
Ottobre 2012
Credo, perciò parlo
Invitando la Chiesa Udinese a
partecipare attivamente all’Anno
della fede proposto da Benedetto
XVI per ricordare i 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e
i 20 dalla promulgazione del
Catechismo della Chiesa cattolica, l’arcivescovo monsignor
Andrea Bruno Mazzocato ha
pubblicato la Lettera pastorale dal
titolo Ho creduto, perciò ho parlato ora diffusa in tutte le parrocchie, in occasione dell’avvio del
nuovo anno pastorale.
I punti della Lettera
La lettera si suddivide in quattro
parti: la prima sottolinea che questo è un anno di grazia, per ravvivare appunto la fede. La seconda
descrive puntualmente i passi
della fede. La terza invita a prendere esempio dai testimoni della
fede della nostra Chiesa. La lettera si conclude con la quarta parte,
dedicata alle indicazioni pastorali.
Fin dalle prime battute l’arcivescovo indica l’atteggiamento con
cui vivere l’anno della fede.
“Prima di parlare e mentre parlo
della fede devo esaminare la mia
esperienza personale di fede”. E
ribadisce che la fede è, sì, un
dono ma è anche responsabilità.
Consapevoli di ciò, dobbiamo
tutti guardarci dalla tentazione di
darla per scontata: “Questa tentazione può insinuarsi specialmente in quanti di noi hanno, dentro
la Chiesa, una responsabilità
riconosciuta di educare alla fede:
il vescovo per primo, come i
sacerdoti, i genitori e gli altri educatori cristiani”.
Il sale insipido
Chiedendosi perché troppi, dopo
(continua a pagina 20)
Un anno dedicato alla fede
«Una domanda diretta: perché
si deve essere cristiani?
Perché non basta essere uomini? […] I cristiani dovrebbero
sapere quel che vogliono. I
non-cristiani dovrebbero sapere quel che vogliono i cristiani.
Se si domanda a un marxista
che cosa vuole il marxismo, si
avrà una risposta concisa e
pregnante, anche se oggi non è
più così indiscussa: la rivoluzione mondiale, la dittatura del
proletariato, la socializzazione
dei mezzi di produzione, l’uomo nuovo, la società senza
classi.
E che cosa vuole il cristianesimo? La risposta di tanti cristiani resta per molti aspetti vaga,
sentimentale, astratta: il cristianesimo vuole amore, giustizia, una finalità nella vita,
bontà e carità, umanità… Ma
non è ciò che vogliono anche i
non-cristiani?». Così scrive
provocatoriamente Hans
Küng, uno fra i più insigni e
controversi teologi contemporanei, nel suo celebre libro del
1976 Essere cristiani, oggi riedito.
Benedetto XVI, con la lettera
apostolica Porta fidei (La
porta della fede) ha indetto,
dall’11 ottobre 2012 alla
solennità di Cri sto Re del
2013, un Anno della fede, in
concomitanza con il 50° anniversario dell’indizione del
concilio Vaticano II e il 20°
della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica
(rispettivamente 11 ottobre
1962 e 1992). All’inizio di
quest’anno si riunirà l’assemblea generale del Sinodo dei
vescovi per riflettere sul tema
La nuova evangelizzazione per
la trasmissione della fede cristiana e anche la Chiesa italiana, nel suo 5° convegno nazionale, che si terrà a Firenze
nel 2015, ha messo all’ordine
Al suo “volerci bene”
Con la benedizione dell’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato,
la Casa di Forni Avoltri è stata intitolata a monsignor Gastone Candusso e
al suo “volerci bene” (servizio alle pagine 2 e 3; foto Bruno Londero).
del giorno la quæstio fidei, il
tema, anzi meglio la domanda
(perché ciò significa quaestio)
della fede.
Il tema fede è quindi avvertito
come urgente dalla Chiesa e
richiede la massima attenzione: il papa, in un suo intervento di qualche mese fa, non
esita a parlare apertamente di
“profonda crisi di fede” che
colpisce vaste zone della terra,
a cominciare dal nostro
Occidente postmoderno e
post cristiano. Proprio tale
crisi, secondo Benedetto XVI,
costituisce la grande sfida per
la Chiesa dei nostri tempi. Ma
tale questione è da mettere a
tema anche nelle nostre comunità locali, nelle nostre parrocchie, da noi cristiani della strada. Infatti tutti noi siamo chiamati a trovare delle risposte
convincenti perché, non
neghiamolo, molte delle
domande e delle perplessità
sollevate da Küng nel brano
citato sono anche le nostre!
Per questo motivo anche la
nostra realtà ecclesiale intende
farsi provocare seriamente dal
tema della fede. A Gemona,
sia a livello foraniale che parrocchiale, stiamo progettando
delle occasioni di riflessione e
di approfondimento. Qui desideriamo semplicemente suggerire alcune idee e suggestioni, agganciandoci alle parole
di Hans Küng riportate in
apertura, quasi come antipasto
– speriamo stuzzicante! – ai
percorsi che verranno proposti
a tempo debito.
L’espressione “domanda della
fede» può essere letta in due
modi.
Innanzitutto «domanda sulla
fede», cioè riguardante l’identità e le modalità della fede. Il
modo in cui Küng esemplifica
le problematiche connesse a
(continua a pagina 19)
don Federico Grosso
vicario arcipretale
1
Intitolata a Monsignor Gastone Candusso la Casa di Forni Avoltri
Queste parole sui festeggiamenti del 10 agosto a Forni Avoltri
per l’intitolazione della Casa
della Parrocchia di Gemona a
monsignor Gastone Candusso,
hanno l’intento di riferire non
solo l’evento in sé, ma soprattutto di riportare i sentimenti e le
emozioni di chi ha partecipato.
Raccogliere le impressioni sulla
giornata è stato come ruotare un
caleidoscopio, che mostra coloratissime immagini dove è però
possibile riconoscere alcuni elementi ricorrenti. Il primo di essi
è, senza dubbio, la gratitudine
dei gemonesi verso monsignor
Gastone per ciò che ha realizzato di visibile e non visibile in
soli 10 anni nella nostra comunità.
Sembra quasi superfluo ricordare che don Gastone è stato una
vera guida e un vero testimone
del Vangelo, che la sua fede era
tangibile e solida quanto lo sono
le mura dell’edificio che ora è
stato intitolato a lui; che per
quanto egli fosse legato alle tradizioni, aveva il dono di saper
sognare in grande: sognare in
grande per noi, sua famiglia
nella Chiesa. E ognuno di noi
serba queste verità nel cuore.
Poi vi è il senso di responsabilità da parte di tutti nell’accogliere l’eredità di don Gastone.
Un’eredità frutto di determinazione e, se si vuole, anche di un
pizzico di spregiudicatezza;
un’eredità per noi impegnativa
ma che sta dimostrando di valere veramente ogni nostro sforzo
2
e ogni nostro impegno. A monsignor Candusso non poteva
certo bastare, per Gemona, una
soluzione che equivalesse ad un
palliativo e così… si sono create
le condizioni per la nuova
costruzione di Forni.
A noi, ora, resta il compito di
vivere questa realtà considerandola con la valenza che ad essa
va attribuita, cioé con la rilevanza di luogo speciale dove nutrire
lo spirito.
La speranza è che questa casa
venga abitata con l’affetto e l’atteggiamento con cui si vive a
casa propria: una casa di famiglia dunque che, ospitando
generazioni di giovani, adulti,
anziani, farà da quinta ideale a
molti episodi che lasceranno il
segno nella vita della nostra
comunità.
In alto: il benvenuto dell’arciprete.
Qui a fianco: gli interventi dei sindaci
di Gemona e di Forni Urbani e Ferrari.
A pagina 3, dall’alto: il sindaco Urbani
consegna a monsignor Costante
un’opera dell’artista Marisa Plos,
dono dell’Amministrazione comunale
alla Casa Monsignor Candusso;
la benedizione dell’arcivescovo;
una parte dei partecipanti al rancio
con la favolosa polenta
di Ciro Baldissera;
i rappresentanti delle chiese
delle borgate gemonesi
sotto l’insegna della Casa Monsignor
Gastone Candusso.
(Sevizio foto: Bruno Londero).
Ma come si sono svolti, dunque,
i festeggiamenti? Don Valentino
aveva da tempo organizzato la
festa, approfittando della presenza in paese dell’arcivescovo
Andrea Bruno Mazzocato per la
ricorrenza di San Lorenzo,
patrono di Forni Avoltri.
Unire la solennità patronale alla
cerimonia di intitolazione della
Casa è stata proprio una bella
idea! In questo modo entrambe
le parrocchie sono state coinvolte e partecipi.
I festeggiamenti per il Santo
Patrono in realtà sono iniziati il
giorno 9, con l’accensione del
falò sulla montagna che sovrasta
l’abitato. Le vie del paese, oscurate per l’occasione, sono state
illuminate da una fiaccolata e
dai lumi accesi ai bordi delle
strade. I ragazzi di Gemona presenti a Forni per il campeggio si
sono accorti della bella atmosfera e vi hanno preso parte con
discrezione. La mattina del 10
molti altri gemonesi hanno raggiunto Forni per seguire la Santa
Messa e l’evento dell’intitolazione.
Monsignor arcivescovo, nell’omelia, ha sottolineato le affinità tra la vita del santo e quella
di don Gastone ed ha suggerito
ai parroci delle due comunità
(don Valentino e don Ottavio) di
trarre nuova carica da questi due
esempi.
Dopo la processione per le vie
del centro, allietata dalla banda
paesana e dai canti del coro di
Forni Avoltri, la folla si è radunata all’ingresso della Casa per
assistere al rito d’intitolazione.
All’aperto… non potevamo sperare in una giornata migliore, né
troppo calda, né piovosa.
Le autorità che hanno par(continua nella pagina a fianco)
nia con lo spirito di fraternità, di
amicizia e di fede che ha come
riferimento il Signore Gesù.
Alle parole dell’arciprete – che
ha anche ricordato e ringraziato
quanti hanno collaborato alla
riuscita della giornata e quanti
rendono possibili le attività nelle
strutture parrocchiali tanto a
Forni come a Gemona – hanno
fatto eco il sindaco di Gemona
Paolo Urbani che, ricordando
l’idea di monsignor Gastone nel
voler chiamare casa il complesso di Forni – casa dove l’accoglienza è l’impegno primario:
tutti vi sono accolti e tutti accolgono tutti – ha auspicato che lo
spirito di questa iniziativa possa
essere trasmesso a tutti i cittadini delle due comunità di
Gemona e di Forni Avoltri; e il
sindaco di Forni Avoltri
Manuele Ferrari che ha invitato
soprattutto i giovani a riscoprire
la bellezza, l’orgoglio di amare
e rivitalizzare le montagne,
visioni di bellezza e d’infinito
che non possono non avvicinare
autenticamente a Dio.
Per concludere in gloria, presso
il centro Eder messo a disposizione dal Comune di Forni
Avoltri, gli ex alpini dell’ANA,
sezioni di Gemona e Forni
Avoltri, hanno servito un eccezionale rancio alpino a tutti i
presenti confermando la disponibilità, la bravura ed il grande
spirito di servizio che contraddistinguono le loro iniziative;
mentre le signore che prestano
servizio sui banchetti della parrocchia al Mercatino delle Pulci
hanno allestito, con l’aiuto dei
giovani, una specia di lotteria
casalinga per raccogliere fondi
a favore della Casa stessa.
È stata una giornata davvero
ricca di eventi e piacevole per
tutti nel ricordo dell’indimenticabile arciprete monsignor
Gastone.
S.C.
lato, lo hanno fatto con parole di
sincera soddisfazione, riconoscenza, impegno. In particolare
ricordiamo l’apertura degli
interventi da parte di monsignor
arciprete che, dopo aver espresso gratitudine all’arcivescovo
per la sua partecipazione a un
momento così importante per la
comunità parrocchiale gemonese e dopo aver affettuosamente
salutato le sorelle e i familiari
del compianto arciprete, ha sottolineato che questa casa, voluta
da monsignor Candusso con
tutte le sue forze e da lui sostenuta direttamente anche con
ogni suo avere, rappresenta un
grande impegno per l’intera
comunità parrocchiale che deve
viverla come opportunità aperta
a tutti coloro che intendono
impostare un cammino in sinto3
Domenica 30 settembre, nel
Duomo di Gemona, le
Comunità e i Sacerdoti delle 12
parrocchie che costituiscono la
Forania di Gemona, presenti
con le Croci delle loro
Parrocchie, hanno dato avvio
non solo all’Anno Pastorale,
ma hanno anche celebrato l’inizio dell’Anno della Fede, proclamato da Papa Benedetto
XVI (11 ottobre 2012–24
novembre 2013) nel 50° anniversario del Concilio Vaticano
II. Questo tempo speciale,
voluto dal Papa “per fare
memoria del dono prezioso
della fede”, diventa occasione
per tutte le Comunità, per i singoli credenti e anche per le persone lontane dalla fede, per
interrogarsi e ri-motivarsi, nel
“profondo del cuore”, per le
proprie scelte esistenziali.
Dal Consiglio Pastorale
Foraniale, formato dai rappresentanti delle 12 Parrocchie del
territorio e impegnato con i
Sacerdoti ad individuare ed
offrire occasioni di riflessione a
tutti i livelli sul tema proposto
da Benedetto XVI “per ritrovare Dio e la sua Provvidenza
dentro gli avvenimenti quotidiani”, nel prossimo mese sarà
stilato un programma di appuntamenti, celebrazioni ed incontri per concretizzare anche le
indicazioni pastorali che
l’Arcidiocesi Udinese promuove per “l’Ascolto della Parola
di Dio” (Vangelo di Luca) e per
“Educare alla vita buona del
Vangelo” (II anno).
Questo Progetto Pastorale,
denominato “I Percorsi della
Fede”, sarà indirizzato a tutte le
famiglie della Forania e si pone
come un ulteriore aiuto – a
livello più ampio – alle variegate attività pastorali che ogni
Parrocchia già organizza sul
suo territorio: esso vuole essere
uno strumento, prima di tutto,
di conoscenza delle opportunità di crescita e maturazione
umana e spirituale che le
Parrocchie, nell’arco dell’anno
sociale, mettono a disposizione
di tutti; inoltre, vuole proporsi
come occasione di stimolo ad
una disponibilità e partecipazione più consapevole e matura
non solo nella propria
Comunità parrocchiale, ma
anche a livello della zona più
4
I Percorsi della Fede
I Percorsi
Un anno di crescita per le Comunità della Forania
ampia, determinata dalla
Forania.
Il progetto pastorale “I Percorsi
della Fede”, a carattere foraniale, è suddiviso se condo gli
Ambiti pastorali scelti e operanti nella nostra Arcidiocesi
fin dai tempi del Sinodo
Udinese V (1983-1988).
Ecco l’elenco delle iniziative
che si vorrebbero attivare per
l’anno pastorale 2012- 2013,
aperte a tutta la Forania.
Per la Catechesi
* Nei tempi forti dell’Anno
liturgico (Avvento–Quaresima)
si vorrebbero proporre alcuni
incontri specifici per riflessioni
e dibattito con categorie diverse
(uomini, donne, giovani, anziani, ragazzi). Il tema proposto è
conoscere gli articoli del Credo: Credo in Dio, in Gesù
Cristo, nello Spirito Santo,
nella Chiesa, nella risurrezione
dei morti...
* Offrire a tutti coloro che sono
impegnati nella Catechesi parrocchiale con i ragazzi delle
Elementari, delle Medie e delle
Superiori, momenti di confron-
to e di scambio, indicazioni
pastorali e possibilità di formazione personale.
Il primo incontro si terrà giovedì 18 ottobre, ore 20.30, nella
Sala Teatro ad Artegna.
* Per le persone ultratrentenni,
che non hanno ricevuto il Sacramento della Cresima, si propone un percorso di formazione unitario. Il primo incontro
programmatorio è fissato per
Domenica 28 ottobre, dalle ore
17 alle ore 18, presso la
Canonica di Gemona.
Per i giovani
* Ai giovani cresimati della
classe quinta Superiore si propone un percorso autogestito di
crescita umana, sociale e spirituale, con cadenza settimanale
al Centro Glemonensis e guidato da uno o più animatori.
È una vera sfida, questa, proprio per offrire “alternative
serie” al tanto “vuoto” cui gli
stessi giovani sono oggi sottoposti …
* Un gruppo di giovani della
Forania (delle Superiori e oltre), amanti della musica e del-
l’amiciazia, si incontra già da
alcuni mesi per cantare, suonare e per animare celebrazioni
liturgiche. I giovani si incontrano spostandosi anche nei vari
paesi: di norma, si incontrano
ogni lunedì sera al Glemo nensis.
* Anche per “pregare” si incontrano i giovani. Con una
doppia serie si incontri: ogni
terzo venerdì del mese si ritrovano, nel Duomo di Gemona,
per pregare secondo “lo stile di
Taizé”; inoltre, in Avvento ed
in Quaresima, ogni sabato mattina prima di andare a scuola, si
incontrano nella Chiesa di
Santa Lucia in Piovega.
* Ogni anno viene organizzato,
per giovani e per adulti, un
corso di formazione per animare i Centri estivi, Campeggi o
Grest di Elementari e Medie.
La preparazione, curata dal
punto di vista tecnico, umano e
spirituale, è finalizzata a costruire con i più giovani una
relazione vera sia pure in un
clima di festa come lo sono i
campeggi.
Per la famiglia
* Alle coppie che vogliono preparasi al matrimonio cristiano
viene proposto un ciclo di
incontri – da febbraio ad aprile
– per riflettere sulla loro formazione umana, affettiva e spirituale. Gli incontri, avviati da
esperti e sostenuti da un gruppo
(continua nella pagina a fianco)
Mandi e grazie a don Bogus e don Alberto
Recentemente li abbiamo
festeggiati e ora ci tocca salutarli: don Bogus Kadela, ordinato sacerdote il 3 giugno
scorso, ci lascierà il giorno del
tradizionale pellegrinaggio a
Castelmonte, la prima domenica di ottobre; don Alberto
Zanier, ordinato diacono il 29
giugno, ci ha già lasciati.
Erano arrivati a Gemona per
dare una mano in un momento di difficoltà dopo la scomparsa di monsignor Gastone
Candusso ed hanno subito
saputo farsi apprezzare per
l’impegno che hanno profuso
soprattutto tra i più giovani
del Glemo e di Forni e tra i
chierichetti.
Ora l’arcivescovo ha disposto
per loro nuovi incarichi e così
lasciano Gemona l’uno per la
parrocchia di Tricesimo, l’altro
per la parrocchia di Santo Stefano di Buia
A noi non resta che ringraziarli
di cuore per quanto hanno fatto
in questo tempo per la nostra
comunità e accompagnarli con
la preghiera affinché il servizio
che si accingono ad intraprendere nella Chiesa friulana sia di
amore per i fedeli che saranno
loro affidati e di fedeltà al
Signore Gesù.
di coppie sposate per l’approfondimento successivo, sono un
momento indispensabile “per
preparare al meglio” anche la
celebrazione del matrimonio.
* Si sta cercando di organizzare incontri pomeridiani festivi,
aperti da un intrattenimento o
spettacolo (teatro, cinema, recital…), cui seguirà un momento
di dibattito tra spettatori (genitori e figli) presso il Centro
Glemonenis di Gemona. Inizio
ore 16.30, chiusura ore 20. La
proposta vorrebbe essere un’alternativa al pomeriggio “tracorso nei centri commericiali”!
Per la Liturgia
* Si ritiene sempre più necessario preparare alcune persone
disponibili e già impegnate nella
comunità parrocchiale, ad
affiancare ed aiutare i Sacerdoti
nel portare l’Eucaristia alle persone malate ed anche a distribuire l’Eucaristia nelle celebrazioni più partecipate.
* Altrettanto importante e
necessario risulta il preparare
alcune persone disponibili ed
impegnate nel sostenere, nelle
chiese del proprio paese, le
celebrazioni in assenza del
Sacerdote o in particolari
momenti forti dell’Anno liturgico (Avvento-Quaresima).
* Offrire una festa a ducj i
Muìnis, che nelle nostre comunità curano e preparano le celebrazioni, per un momento di
incontro e di svago. La cadenza
della Festa dovrebbe essere
annuale e celebrata ogni anno
in una Parrocchia diversa.
Lunedi 16 luglio, alle ore 11, è
stata celebrata in San
Valentino una santa Messa
presieduta da don Giacinto
Marchiol.
Su invito di monsignor
Valentino, don Giacinto, nativo di Pradielis in comune di
Lusevera (Alta Val Torre), da
alcuni anni in quiescenza, è
ritornato in Godo per ricordare
il sessantacinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale (13 luglio) e i 90 anni di
vita, compiuti proprio il giorno 16.
A concelebrare con lui c’erano
l’arciprete, don Bogus (sacerdote novello), don Bruno (cappellano dell’ospedale e celebrante nelle borgate gemonesi)
e don Dino Pezzetta (parroco
di Montenars, dove per parecchi anni don Giacinto è stato
Per la Carità
* Crescono ogni giorno le
necessità di tante persone e
famiglie a causa dell’attuale
crisi economica. Formare una
rete di conoscenze e relazioni
tra le Parrocchie che sostengono l’azione a favore dei poveri,
distribuendo cibo, vestiti, aiuti
economici, non solo è utile ma
necessario per poter aiutare chi
è davvero nel bisogno.
* Il Gruppo di Volontariato Vincenziano, presente a Gemona,
non solo distribuisce aiuti a
poveri, ma chiede anche di
poter avere delle antenne nelle
altre Comunità. I volontari, che
si incontrano il sabato pomeriggio presso la Chiesa di Santa
Lucia in Piovega, puntano ad
allargare la loro rete di solidarietà nei paesi vicini.
* Anche il Centro di aiuto alla
Vita punta a diffondersi sul territorio. Soprattutto per far
conoscere le agevolazioni legislative cui le famiglie possono
accedere di fronte ad una
maternità imprevista.
Per le Missioni
* Il Gruppo Missionario
Foraniale è ancora da costituire.
Potrebbe essere formato da rappresentanti di quelle Comunità
da cui sono usciti Missionari,
Religiosi o Laici impegnati in
terra di missione. Tanto più che
in molte delle nostre Parrocchie
si svolgono attività e raccolte a
favore di singoli Missionari o
Religiosi conosciuti. Un gruppo
foraniale potrebbe coordinare e
sostene le tante singole inziative.
Per i media
* Il Gruppo Foraniale è ancora
da costituire. Le persone di
questo Gruppo si impegnano a
far conoscere, diffondere e
sostenere gli strumenti di
comunicazione sociale della
realtà ecclesiale (parrocchiale,
diocesana, nazionale): il proprio bollettino parrocchiale, il
settimanale diocesano La Vita
Cattolica, la radio diocesana
Radio Spazio 103, Telechiara,
il quotidiano Avvenire…
“Tutte le nostre comunità parrocchiali – scrive l’arcivescovo
Giuseppe Piccoli
FO R AN IA D I G E M O N A D E L FR IULI
FORANIA DI GEMONA DEL FRIULI
O ttO bre M issiO nariO
IN CO OTTOBRE
N T R I PE R MISSIONARIO
LE CO M UN IT A’
INCONTRI PER LE COMUNITÀ
VenerdÏ 5 ottobre, ore 20.30,Chiesa di Campag nola ( O sped)
Venerdì 5 ottobre,
oreM 20,30,
di Campagnola
VE G LIA
IS S IO Chiesa
N AR IA
(Ospedaletto)
VenerdÏ 12 ottobre,
oreMISSIONARIA
20.30, Convento S uore Francescane
VEGLIA
AD O R AZ IO N E E UCAR IS T ICA
Venerdì 12 ottobre,
20,30M Convento
con ilore
Vescovo
ons. T ito Suore
S olari Francescane
ADORAZIONE EUCARISTICA
D omenica 14 ottobre, ore 19.00, D uomo di G emona
Domenica
14 ottobre, ore 19, Duomo di Gemona
PR E S E N T I AL M O N D O
PRESENTI AL
MONDOda M ons. T ito S olari
Celebrazione eucaristica
presieduta
Concelebrazione
dal Vescovo
con le Comunitàeucaristica
g emellate presieduta
con Cochabamba
( Bolivia)
monsignor Tito Solari
con VenerdÏ
le Comunità
gemellate
con
Cochabamba
19 ottobre,
ore
20.30,
S antuario(Bolivia)
S . Antonio
M O N D O oreIN 20,30,
50 AVE
M AR di
IASant’Antonio
Venerdì 19ILottobre,
Santuario
R osario
issionario
IL MONDO
INM 50
AVE MARIA
Rosario Missionario
D omenica 21 ottobre in tutte le Chiese
Domenica
in tutte
Chiese
G IO R N AT A M IS 21
S IOottobre,
N AR IA
M O N leD IALE
GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
D omenica 4 novembre, ore 17, Centro G lemonensis
Domenica
G E M O N A4IN novembre,
M IS S IO ore
N E 17
GEMONA
INmultimediale
MISSIONE
S pettacolo
Spettacolo multimediale
D omenica 11 novembre in tutte le Chiese
Domenica
11 novembre, in tutte le Chiese
UN PICCO LO PAN E
UN PICCOLO PANE DA CONDIVIDERE
D A CO N D IVID E R E
I novant’anni di don Giacinto
parroco) che si sono stretti
attorno a lui, unitamente
all’assemblea dei fedeli, nel
rendere grazie al Signore per il
dono del sacerdozio e per il
ragguardevole traguardo raggiunto da don Giacinto.
Per le privilegiate Godo e
monsignor Andrea Bruno
Mazzocato nella sua lettera
pastorale per l’anno della Fede
– sono ben consapevoli di
quanto sia importante educare
alla fede le giovani generazioni; per questo impegnamo le
migliori energie nell’opera
educativa che viene chiamata
Iniziazione Cristiana”.
Anche le Comunità parrocchiali della Forania di Gemona
sono convinte della necessità di
questo impegno: anzi, questa è
una sfida per il nostro futuro.
Piovega è stata anche l’occasione di ricordare ed esprimere
gratitudine per i 25 anni di
costante e fedele servizio spesi
da don Giacinto a favore delle
due borgate, garantendo la
celebrazione eucaristica domenicale e festiva.
Indubbiamente, è stanto emozionante risentire la sua voce e
riascoltare la sua parola, mirata ed attenta come allora e,
fortificante per tutti, questa
ulteriore sua testimonianza di
fede, inossidabile alle sofferenze e ai disagi dell’età.
Di nuovo grazie, don Giacinto
e che la Madre Santissima, in
questo giorno venerata
Vergine del monte Carmelo,
interceda propizia presso
l’Altissimo: guardando a
Maria, modello di vita consacrata al Signore, noi tutti
vogliamo sentirci spiritualmente uniti a lei, reverendissimo, nella preghiera e nel rendimento di grazie: “L’anima
magnifica il Signore e il mio
spirito esulta in Dio mio
Salvatore”.
Paolo Arduino
5
Finalmente è arrivata la notte
tanto attesa: la partenza per
Assisi. La corriera attendeva le
famiglie e i ragazzi di Prima Comunione assieme a monsignor
Valentino, alle catechiste Carla,
Manuela e Piera e alcuni amici
che si sono simpaticamente uniti
a noi. Zaino alla mano, accensione motori e… via! Il viaggio è
trascorso serenamente (o per
meglio dire la nottata) e, senza
quasi accorgercene, al sorgere
del sole abbiamo visto avvicinarsi le splendide colline umbre!
Una breve sosta per la colazione
casalinga e siamo ripartiti alla
volta di Assisi. Ad attenderci
all’ingresso di Porta Nuova c’era
fra’ Marco, un giovane simpatico
frate francescano. Lui ci ha guidati per l’intera mattinata, dal
Duomo di San Rufino alla
Basilica di Santa Chiara, con
dolcezza, pazienza, allegria e
tanta, tanta semplicità. Il suo profondo e genuino modo di esprimersi ha aperto delle nuove brecce nel nostro cuore alla scoperta
di San Francesco e anche di
Santa Chiara, così simile a lui ma
a noi meno nota.
Nel pomeriggio la maestosa Basilica di San Francesco. Davanti
ai nostri occhi lo scenario si è
mostrato in tutta la sua magnificenza! Che emozione: arte, storia, fede e mistero lì si uniscono
in un connubio inscindibile. Noi
pellegrini gemonesi ci siamo
sentiti veramente piccoli in quella maestosa Basilica e i nostri
sguardi estasiati si sono persi
negli splendidi affreschi di
Giotto. Quale ricchezza spirituale si avverte all’interno di questo
luogo, quale profonda pace si
respira: il Santo irradia da secoli
la sua spiritualità, che brivido!
Vorremmo che tutti voi lo provaste. Nonostante la temperatura
tropicale e la stanchezza che iniziava a farsi sentire, abbiamo
avuto la possibilità di ammirare la
bellissima città di Assisi, i colori
dei suoi palazzi, i suoi vicoli e le
sue piazzette medioevali. Il ricordo è andato lontano nel tempo
fino alla “vecchia” Gemona che
ormai non c’è più. Alla sera il
rosario recitato nella Basilica di
Santa Maria degli Angeli, la processione multicolore con le fiaccole sul sagrato della chiesa e…
una dolce buonanotte al termine
di una giornata intensa. Il mattino
seguente, accompagnati da suor
Eliodora della Congregazione
gemonese delle Francescane,
abbiamo assistito alla Santa
Messa nel santuario di San
6
Sulle orme di San Francesco
Damiano, tanto caro a San
Francesco e Santa Chiara, immerso nel silenzio di ulivi secolari.
Una breve visita a Rivotorto e
infine alla Basilica di Santa Maria
degli Angeli per visitare la
Porziuncola, nucleo del primo
convento francescano e luogo
dove è morto San Francesco.
L’ora della partenza era già arrivata e… come tutte le cose belle
è giunta troppo in fretta. Stare
assieme è sempre bello! Sulla
corriera ci hanno accompagnato
le suggestive immagini di questa
nuova avventura: come lo splendido crocifisso di San Damiano,
con il Cristo dagli occhi aperti,
che riesce a suscitare profonde
emozioni a chi si lascia coinvolgere, come è accaduto a San
Francesco.
Lasciandoci alle spalle la splendida città umbra, don Valentino,
che ha accompagnato il nostro
viaggio con grande partecipazione e competenza, ha guidato la
riflessione conclusiva. Ha ribadi-
to l’importanza di figure come
San Francesco e Santa Chiara
quali portatori di linfa nuova ad
una chiesa che in quel periodo
storico attraversava un momento
di difficoltà. E poi, cosa a noi
molto gradita, si è soffermato
sulle origini della chiesa aquileiese e sulla profonda (e ben più
antica di quella umbra) tradizione religiosa che vantano il Friuli
e Gemona, in particolare con il
suo Duomo.
Non è poi mancato un pensiero
per i cari amici che per vari motivi
non hanno potuto essere con noi e
naturalmente per don Gastone.
Carichi di questo profondo bagaglio, il viaggio di ritorno è stato
allietato dalla spontanea gioia dei
nostri figli che hanno fatto tornare
bambini anche noi adulti!
È bello partire ma anche tornare:
arricchiti da una nuova esperienza
da vivere nel nostro quotidiano,
testimoniando quelle antiche e
profonde radici di fede, così semplici ma così vere, che abbiamo
respirato in Assisi assieme ai
nostri figli.
Famiglie e ragazzi di Prima Comunione
Per ricordare la ricostruzione di due chiese
In occasione delle festività della
Madonna della Pace e di San
Rocco i comitati che si sono
impegnati nella ricostruzione
delle due chiese distrutte dal terremoto hanno dato alle stampe
due opuscoli relativi ai due sacri
edifici.
Per primo è uscito l’opuscolo
edito da L’ASER e dedicato al
ventennale di consacrazione
della chiesa di Gleseute da parte
di monsignor Pietro Brollo,
allora vescovo ausiliare di
Udine.
E proprio a monsignor Brollo,
oggi arcivescovo emerito della
nostra Diocesi, domenica 1°
luglio scorso è toccato di guidare un momento di preghiera
nella chiesa rinata e di celebrare
l’anniversario con lo scoprimento di una lapide commemorativa
della ricostruzione (nella foto
qui sopra), alla presenza dell’assessore comunale Collini, dell’arciprete Costante, dei dirigenti dell’Associazione e della popolazione di Stalis, aprendo così
ufficialmente la tradizionale
sagra di Madone da Pâs.
A metà del mese successivo, in
occasione della Messa della
festa di San Rocco, concelebrata
da tutti i sacerdoti gemonesi
insieme con quelli che prestano
o che negli anni hanno prestato
servizio nella nostra parrocchia,
il Comitato di Borgo del Ponte
ha distribuito l’opuscolo (qui a
lato la foto) dedicato al trentennale della consacrazione della
nuova chiesa del protettore dalla
peste, rinata con il solo sostegno
di privati e delle istituzioni locali e col lavoro del volontariato, e
consacrata dall’allora arcivescovo di Udine monsignor Battisti.
Oltre a costituire un significativo contributo alle memorie cittadine, le due pubblicazioni
hanno il merito di riportarci
indietro negli anni più impegnativi della nostra storia recente,
ricordando quel “corale anelito”
che riuscì a pervadere l’intera
comunità gemonese e che nella
ricostruzione in generale – ma
anche nella riproposizione dei
punti di riferimento della religiosità popolare “voluti fortemente” da tutte le borgate –
ebbe esiti sorprendenti tanto da
fare di Gemona la vera “capitale” della rinascita.
per il trentennale della ricostruzione
La Chiesa
di San Rocco
in Borgo del Ponte
“Non turisti ma pellegrini” questa è la frase che ha caratterizzato lo stile del viaggio ideato per
agosto 2012 come ricarica nel
corpo e nello spirito. Come non
pensare allora alla Polonia quale
meta del viaggio, quando il 3
giugno, nella Solennità della
Santissima Trinità, don Bogus è
diventato sacerdote?
Quanta Grazia, in Polonia, con
un prete polacco! 33 persone di
diversa età e provenienza hanno
dato vita ad un bel mix accomunato dalle medesime aspettative.
Fissata la meta, don Bogus ha
trovato una guida veramente in
sintonia con le nostre richieste:
disponibile, attenta, premurosa,
con un programma dove la parte
culturale e spirituale potessero
trovare il giusto equilibrio.
Don Bogus ha preparato con
cura ogni cosa: una presentazione video ci ha insegnato parole
base di polacco, illustrato usi,
costumi della sua nazione e
naturalmente, dato le coordinate
generali del viaggio, della terra
natale di Karol Wojtyla e di suor
Faustina Kowalska, voce che ha
trasmesso al mondo il messaggio della Divina Misericordia,
beatificata proprio dal Papa
Giovanni Paolo II nel 2000.
Per ben introdurci nella realtà
polacca abbiamo anche visto un
film sul beato Popiełuszko che,
attraverso il cammino di sofferenza, si rese sempre più simile
a Cristo, sofferente sulla via
della Croce. Forse egli presagiva
che sarebbe morto martire e le
sue parole «Io mi sono offerto e
non mi tiro indietro», confermano che egli era cosciente della
sua vocazione, e della sua particolare missione sacerdotale.
Pellegrini, non turisti
Una storia toccante, una vera
testimonianza di fedeltà alla
propria chiamata e un chiaro
esempio di come, con l’aiuto
Signore, si possano superare
tutti gli ostacoli e le paure.
Dopo la prima meta a Olomuc,
in Repubblica Ceca, il giorno
successivo è stato decisamente
“tosto”, con la visita ad Auschwitz, con i suoi orrori, e a Birkenau, l’altro campo di sterminio. Il silenzio, nella consapevolezza di che cosa può essere
capace l’uomo che si allontana
da Dio, è l’unico commento
possibile.
Nei giorni successivi abbiamo
visitato la più bella città della
Polonia, Cracovia, sede d’università, ricca di storia millenaria, con 17 musei, 7 teatri, il teatro d’opera e con una famosa
filarmonica. Da qui nel 1978 il
cardinale arcivescovo Karol
Wojtyla partì per il conclave che
lo avrebbe eletto papa.
Le carrozze con i bianchi cavalli
che popolano la piazza rievocano altri tempi e rendono piacevoli le passeggiate nel centro
storico, dove si possono ammirare, oltre agli splendidi monumenti, il mercato, la torre del
municipio, la parrocchiale
dell’Assunta, il Wawel (collina
sulla Vistola), il castello e la cattedrale.
Nella periferia sorge il Santuario
della Divina Misericordia dove
è custodito il dipinto originale,
eseguito secondo le indicazioni
di suor Faustina, del Gesù
Misericordioso con la scritta
“Gesù confido in te”.
Ci siamo recati poi a Czesto-
La venerata icona della
Madonna Nera di Czestochowa.
In alto una vista di Cracovia: la
collina del Wawel con la reggia
e la cattedrale di San Venceslao.
Qui sotto: i pellegrini nella
miniera di sale di Wieliczka.
chowa, capitale religiosa della
Polonia, famosa per il santuario
di Jasna Gòra (la montagna
luminosa) dove si trova la venerata icona della Madonna Nera.
Il monastero è di indubbia bellezza ma sicuramente quello che
ci ha maggiormente colpito è
stato l’accompagnamento della
guida, suor Iwona. Prima di
entrare ci ha descritto l’icona;
quando ci ha parlato degli occhi
della Vergine, il suo sguardo si
illuminato di una luce e di una
gioia tale che ci ha trasmesso un
messaggio più esaustivo di qualsiasi spiegazione.
Come poi non visitare
Wadowice, la città natale del
beato Giovanni Paolo II?
L’ultima tappa in Polonia è stata
Wieliczka, la storica città del
sale, dichiarata dall’Unesco
monumento mondiale della
natura e della cultura La miniera, funzionante dall’età preistorica, è stata sfruttata su ben 8
livelli a m 515 di profondità e
con km 150 di gallerie. Una
città sotterranea con caverne,
laghi, tunnel, lampadari, sculture, cappelle. Davvero sorprendente ed inimmaginabile, nonché… salutare!
Prima di rientrare un’ultima
tappa nella Repubblica Slovacca
dove, sulla sponda settentrionale
del Danubio, abbiamo visitato
Bratislava. Siamo rimasti sorpresi dalla bellezza di questo
storico punto di incrocio tra
importanti vie di comunicazione: una città giovane e dinamica
che ci ha fatto guardare con speranza al futuro.
Con questi sentimenti, e con
gratitudine per chi ci ha accompagnato in questi giorni, chiudiamo questa piccola cronaca. Il
ricordo che conserviamo è quello di un’esperienza semplice e
serena, dove ognuno ha trovato
spazio e accoglienza divenendo
ricchezza per l’altro.
Pensandoci bene, il sentore che
sarebbe stato un viaggio “protetto” si è percepito fin dall’inizio:
la semplice preghiera della partenza si è elevata come un’unica
voce!
Gruppo Polonia
non turisti ma pellegrini
PS: attenzione agli avvisi!! Ci
troveremo a vedere il filmato
che sarebbe bello condividere
anche con chi non ha potuto
esserci!
7
E S T A T E F O R N I A V O L T R I / 4a - 5a E L E M E N T A R E
“Io sono Dan Sin e voi
siete giunti nella riserva
indiana Alta-Carnia!
Volete dunque unirvi a
noi ed essere indiani
per scoprire come noi
viviamo?” Al “sì”, gridato all’unisono dai
bambini, è iniziato il
campeggio estivo della
quarta elementare, che
si è svolto nella casa
parrocchiale di Forni
Avoltri dal 17 al 21 giugno. Lassù una quarantina di piccoli indiani
gemonesi, accompagnati dai grandi capi e
dallo sciamano (impersonati
dagli animatori e dalle catechiste), si sono districati in un
percorso impegnativo e divertente attraverso il mondo degli
indiani d’America.
L‘armonia del cerchio (momento di incontro e confronto
serale), adattata agli aspetti
della vita di ogni giorno, è
diventata punto di partenza per
riflettere sulle relazioni con sé
stessi, con gli altri, con il creato, con Dio. È stato sorprendente osservare come questi
bambini non abbiano trovato
alcuna difficoltà a comprendere lo “stile di vita” degli indiaUn capitano simpatico
senza ciurma e quattro
amici che hanno voluto seguirlo alla ricerca
di un grande tesoro:
così noi animatori – i
nostromi – abbiamo
deciso di iniziare la
settimana alla Casa
recentemente intitolata
a monsignor Candusso
di Forni Avoltri, alcuni ragazzi – la ciurma
– di V elementare.
Per me è stata la prima
esperienza di animazione in un campeggio: allora mentre i
bambini che si preparano a diventare ragazzi e ad andare alle medie
imparavano a conoscersi, a
rispettarsi e ad impegnarsi
nella convivenza, nelle attività di gruppo e nei giochi,
parallelamente anche io crescevo con loro e con gli altri
animatori con cui potevo parlare e condividere le mie preoccupazioni ma anche la mia
8
Riserva indiana di Carnia
ni; anzi, hanno colto subito le
affinità tra le loro e le nostre
tradizioni, tra la loro spiritualità e la nostra fede.
Quando abbiamo guidato le
tribù nelle attività di approfondimento, di solito svolte nel
pomeriggio, noi animatori non
potevamo fare a meno di guardarci negli occhi con stupore,
ascoltando le parole dei bambini: certo, usano un linguaggio semplice, ma riescono ad
esprimere ciò che hanno compreso con estrema precisione e
naturalezza. [NdR. Chissà perché in pochi anni questa capacità vada perdendosi…è un
vero peccato!]
La partecipazione dei bambini
alle attività proposte è stata
totale, e questo ha permesso a
noi animatori (soprattutto
quelli alla prima esperienza
dopo il corso formativo foraniale) di scacciare la stanchezza e trovare la carica per
nuove iniziative. I sorrisi e gli
abbracci dei bambini hanno
dato un senso speciale a questo campeggio.
Ci siamo resi conto che, a questa età, i bambini si affezionano immediatamente agli animatori, per cui abbiamo fatto
molta attenzione a comportar-
La parola a nostromi e ciurma
felicità, e come per loro facevo esperienza anche di fede.
I sorrisi nei loro volti, il calore nei loro abbracci, l’energia
di questi bambini che avevano e che ci costringeva a correre loro dietro per tutta la
giornata per poi stenderci
esausti senza farci sentire nel
letto, ma solo dopo aver
avuto fra noi nostromi condivisione e riflessioni del giorno trascorso e sentirci meravigliosamente bene.”
Matteo Copetti
La settimana a Forni è stata
un‘esperienza straordinaria
perché io desidero andare
ci in modo corretto e
nel testimoniare il
nostro essere cristiani.
Per noi, sono stati fondamentali anche i
momenti di verifica con
le catechiste, con
Daniele e con Giovanni,
che sono esempi importantissimi e che ringraziamo per il loro servizio sincero e costante.
Abbiamo fatto conoscere gli indiani anche da
un punto di vista più
pratico: abbiamo decorato il vaso della vita e
costruito un acchiappasogni.
Magari qualche ricordo rimasto invischiato nella magica
rete dell’acchiappa-sogni zampillerà nei sogni dei “nostri
bambini” e riporterà loro alla
mente quest’esperienza che
per noi è stata fantastica.
Tutto quello che abbiamo
dato, ci è tornato in termini di
affetto, gioia, gratitudine. Non
vediamo l’ora che arrivi la
prossima estate, per ritrovare
questo gruppo e accompagnarlo in un’altra grande, meravigliosa tappa della loro crescita!
Dario Gubiani & C.
d’accordo con tutti e in
quei giorni ho imparato
sull’esempio anche di
Gesù a perdonare le
persone che commettono degli errori o che si
comportano in modo
sbagliato e a dare più
importanza all’amicizia dicendo con sincerità le cose che penso.
Secondo me è stata
un’esperienza importante anche perché mi
ha insegnato a stare
non solo con le mie
amiche, ma anche con
altre persone che non
conoscevo o con quelle
meno simpatiche, a
creare belle amicizie e a
imparare tanti giochi nuovi,
canti religiosi ed allegre canzoni con divertenti balli.
Spero di poter rifare ancora
questo campeggio meraviglioso e quando sarò più
grande mi piacerebbe diventare una brava animatrice!
Chiara Dosi
Con il gabbiano Jonathan Junior
smesso a tutti la bellezza di volare alto e ricercare il significato
vero della vita.
Come Jonathan ha inseguito con
tenacia il suo desiderio di volare
al mare, così anche i ragazzi si
sono davvero messi alla prova
nelle passeggiate, nei numerosi
giochi all’aperto e nei tanto desiderati giochi notturni, mettendo
tutto il loro entusiasmo e senza
mai arrendersi.
E la partecipazione non è mancata neanche nei momenti di riflessione e di preghiera, guidati da
don Alan con la sua profondità e
testimonianza di fede.
È stato un campeggio davvero
riuscito perché tutti – ragazzi,
animatori, don e le fantastiche
cuoche con Emanuele –- hanno
collaborato con gioia alla costruzione di un gruppo dove ognuno
ha potuto ritrovarsi, divertendosi
e condividendo una nuova esperienza insieme. Non possiamo
che dire un grande grazie a tutti e
confidare che il gruppo continui
a stare insieme!
Lucia e Francesca
Il cammino della felicità
Quest’anno ben trentanove ragazzi di II media hanno letteralmente
preso d’assalto la casa di Forni
per partecipare al campeggio estivo dedicato al Cammino della
felicità. Un nome e un programma dato che le occasioni per
divertirsi e stare bene insieme
sono state davvero tante.
Riflettendo su un racconto di
Bernard Benson e ascoltando il
Vangelo, abbiamo capito che la
felicità non è un concetto o una
meta lontana, ma uno stile di vita.
Ed è con questo stile che abbiamo
trascorso la settimana istante per
istante, tra camminate, giochi notturni e tante flessioni per i più animosi! E allora felicità può voler
dire tuffarsi nella splendida piscina di Piani di Luzza, ridere a crepapelle durante le sfide di karaoke, prendere il sole sulla riva ai
Laghi d’Olbe, bagnare e farsi
bagnare dagli animatori… o divorare un meraviglioso pasticcio al
termine di una camminata! Grazie
alle nostre bravissime cuoche
infatti siamo stati felici… di
sederci a tavola! Senza parlare di
don Federico, per l’ottima polenta
e le ancora più gustose risate con
cui ha saputo contagiarci di buon
umore.
Insomma, alla fine dei sette giorni
nessuno sarebbe tornato a casa: lo
si è capito anche dagli abbracci
commossi dopo il falò del sabato
sera.
Ma la sfida è proprio questa: essere capaci di conservare nella normalità lo stile del campeggio, cioè
vivere con semplicità ed entusiasmo, accettando di mettersi in
gioco. Ce lo hanno insegnato anche i due giovani chitarristi, scoperti fra i ragazzi, che hanno
accompagnato i canti durante la
messa conclusiva.
E allora, ragazzi, continuate a
intrecciare la vostra corda della
felicità anche a casa con gli amici
e la vostra famiglia.
Ora vi aspettiamo al Glemo (a
Forni ci ritroviamo nel 2013)!
Gli animatori
9
E S T A T E F O R N I A V O L T R I / 1a - 2a M E D I A
Durante la settimana di ferragosto il gabbiano Jonathan Junior
ha raggiunto la casa di Forni per
far scoprire la sua avventura ai
ragazzi di prima media.
Giorno dopo giorno ha insegnato
loro l’importanza di conoscere le
proprie qualità e svilupparle con
impegno mettendole a servizio
degli altri. La sua storia ha tra-
E S T A T E F O R N I / 3a M E D I A - 1a - 2a S U P E R I O R E
Un gruppo dalle grandi potenzialità
Quest’anno il campeggio di terza
media, dal 6 al 12 agosto, ha
rappresentato un po’ l’anello di
congiunzione tra la fine di un
percorso e l’inizio di una nuova
avventura, meravigliosa ma
anche spaventosa per i ragazzi.
Non sono più ragazzini ma muovono i primi passi in quel mondo
che li porterà ad essere adulti tra
qualche anno. È proprio un bel
salto! Ci siamo chiesti quanto si
siano resi conto di questo ma, a
giudicare dall’intensità e dall’entusiasmo con cui hanno vissuto
la settimana e dalle lacrime versate gli ultimi giorni, crediamo
proprio di sì. Il campeggio di
terza media è anomalo perché
non ha una storia che fa da sfondo all’intera settimana ma vengono affrontati vari temi che
interessano da vicino i ragazzi:
sono loro la “storia”, non serve
altro! Abbiamo parlato di amici,
amore, famiglia, impegno, sogni,
speranze, desideri - un bel po’ di
cose per una sola settimana -,
dando loro degli spunti che li
aiutino a trovare quelle risposte
che ognuno cerca di darsi nella
propria vita su questi temi molto
importanti e complessi. Li abbiamo invitati a sfruttare fino in
fondo le loro qualità, facendo
affidamento sulla famiglia e gli
amici veri, a non avere paura di
mostrarsi per ciò che si è perché
è proprio nell’unicità di ognuno
di noi che sta la nostra bellezza.
Abbiamo parlato di Dio, colui
che ci ama incondizionatamente,
che sogna per noi la felicità, la
vita vissuta con pienezza, camminando sempre al nostro fianco.
E l’ultima sera, prima del tradizionale falò conclusivo, abbiamo
affidato i nostri sogni più grandi
10
al fiume attraverso barchette di
carta: un momento davvero
bello, pieno di speranza, sotto il
cielo stellato.
Tutto questo è naturalmente condito con giochi, mitiche battaglie
d’acqua, la camminata sul
Marinelli, risate e fatiche, torce e
colpevoli da individuare.
Ci sono state delle difficoltà,
certo, ma che alla fine ci hanno
confermato che questi ragazzi
sono un gruppo vivo, eterogeneo
e della grandi potenzialità… non
sprecatele ragazzi!!
Il venerdì abbiamo anche vissuto
insieme a tutta la comunità di
Forni Avoltri e Gemona l’intitolazione della a casa a DonGa,
che ha sognato per noi quel
luogo, casa per tutti, da costruire
e vivere. Ha sognato in grande,
ora tocca a noi, a voi ragazzi,
portare avanti quel sogno!
Vogliamo, infine, ringraziare le
cuoche, don Bogus, Giordano e
Adalgisa e tutti quelli che hanno
vissuto con noi quella settimana.
Un grazie ai genitori che ci
hanno affidato i loro figli in questi 5 anni di attività insieme a
loro, prima nei campeggi di
quarta e quinta elementare e poi
in tutte le attività delle medie.
Ma è soprattutto voi, ragazzi, che
vogliamo ringraziare perché
avete voluto condividere con noi
questi ultimi 5 anni della vostra
vita e noi siamo cresciuti insieme
con voi, vivendo tantissimi
momenti fantastici e sperimentando quanto è bello vivere con
gli altri, essere comunità.
Ricordate che il cammino che
potete fare in Parrocchia non
finisce certo qui, ma continua
con nuovi animatori e nuove possibilità che vi aspettano il giovedì
sera al Glemo, che ormai è
diventata anche casa vostra.
Un ultimo augurio: è proprio ora
che vi affacciate alla vita vera, è
ora che dovete costruirla e
sognarla.
Fate sempre affidamento sulle
vostra qualità e sulle persone che
vi stanno accanto!
Buon cammino a tutti e a presto!
Gli animatori di terza media
Ascoltarsi e ascoltare: dal bozzetto a...
Nel titolo è il tema che ha
accompagnato noi ragazzi del
'96 e '97 per tutto l'arco della settimana dal 23 al 29 luglio.
Siamo arrivati intimoriti gli uni
dagli altri poiché non c'erano
molti rapporti tra le due classi.
Dopo una rapida sistemazione
nelle camere, gli animatori ci
hanno svelato e introdotto al
grandioso tema del campeggio.
Con il passare dei giorni si sono
create e rafforzate varie amicizie
favorendo un’atmosfera piacevole e familiare. Il tutto seguito da
grandi giochi notturni, partite a
calcio, a pallavolo, a carte e dalla
camminata in montagna.
Come da titolo l'argomento trattato riguardava l'ascoltare e l'essere ascoltati. Inoltre, durante la
settimana, ci ha accompagnato
una sagoma che pian piano,
attraverso i momenti di meditazione, si è evoluta in un modello
di persona. Le riflessioni, alimentate da don Valentino, sono
state interessanti, piacevoli e corroboranti anche se lunghe e
intense. Da queste è scaturito che
uomini e donne si nasce, persone
si diventa e che ognuno è unico e
irripetibile.
É stata una settimana ricca di
positive emozioni molto costruttive e che ci hanno fatto capire il
vero significato della persona.
Un grazie a don Valentino, Giovanni, Daniela, Chiara (detta
Berta), Ferruccio, Anna, Sara,
Viola, Alessandro e Tiziana, che
ci hanno animato con passione e
pazienza aiutandoci a crescere;
grazie anche ai cuochi eccellenti
Luca S., Marco C. e Viviana
Noi ragazzi di terza superiore
quest’anno abbiamo deciso di
fare un’esperienza estiva diversa
da quella usuale del campeggio
nella casa parrocchiale di Forni:
nella settimana dal 6 all’11 agosto ci siamo recati nella fantastica Torino (la vecchia Augusta
Taurinorum), ricca di esempi
storico-culturali ma anche di
molta santità.
Il filo conduttore di questo
nostro viaggio è stato l’approfondimento del messaggio evangelico attraverso esempi di cari-
“La fede si presenta oggi
come un rischio, il rischio
della fiducia. Essa non è in
primo luogo l’adesione a delle
verità, ma è una relazione con
Dio. E ci chiama a rivolgerci
verso la luce di Dio.” (Lettera
2012)
Taizè è un’esperienza
improntata sulla semplicità di
vivere, di rapportarsi con gli
altri, di percepire la realtà, di
sentire ed ascoltare Dio.
Staccare dal proprio quotidiano, dalle abitudini, dalla vita
frenetica di tutti i giorni per
fermarsi. Fermarsi ed osservare.
Voltarsi a guardare il tempo
trascorso, le scelte fatte, le
decisioni prese; riflettere su
ciò che è stato fatto, detto, su
come questo ci abbia cambiato, su ciò che, presi dal vortice
degli impegni, abbiamo trascurato.
Un modo diverso, speciale per
ritrovare se stessi tra gli altri.
Scoprire come persone provenienti da nazioni differenti,
con un vissuto apparentemen-
tà, pace e preghiera, ma soprattutto di fede, presenti nella ex
capitale sabauda.
Il primo giorno abbiamo visitato
la “Piccola Casa della Divina
Provvidenza” fondata nel XIX
secolo da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, casa di accoglienza per persone affette da
disabilità fisica e/o mentale,
dove abbiamo potuto ascoltare
la forte testimonianza di fede e
carità di una suora e di una ospite; ci ha colpito la capacità di
saper accogliere le difficoltà
Una relazione con Dio
te dissimile, possano avere
pensieri, problemi, domande
che li accomunano e li fanno
sentire più uniti e vicini.
Trovare nello sguardo e nel
sorriso del prossimo Dio.
Si riscopre la semplicità anche
nei rapporti umani. Nel corso
di un breve tempo si vengono
a creare forti legami, fiducia,
libertà d’espressione senza
timore del giudizio altrui.
Su questa collina della
Borgogna si respira un clima
di pace e serenità, che pervade
il corpo, la mente, il cuore. Un
tale stile di vita, senza distrazioni che isolino dalla realtà,
consente di soffermarsi di più
sui piccoli gesti, su ciò che sta
Milioni di persone aiutano
milioni di persone con il desiderio di vivere il Vangelo e di essere segno di speranza.
Il giorno dopo abbiamo conosciuto meglio la comunità salesiana
nei luoghi della sua fondazione, il
quartiere torinese del Valdocco, a
opera di San Giovanni Bosco. Ci
ha colpito la grande dedizione
gratuita per i giovani e l’impegno
pedagogico a favore anche dei più
poveri ed emarginati.
I pomeriggi della settimana li
abbiamo trascorsi ad arricchire
il nostro bagaglio artistico-culturale: abbiamo visitato la Mole
Antonelliana e il museo del
cinema, il museo egizio e quello
dell’automobile, la residenza
reale della Venaria e il confinante parco della Mandria, dove è
presente un’altra residenza
reale, e abbiamo avuto la fortuna di risalire il Po.
È stata un’esperienza estremamente formativa, che ci ha fatto
scoprire nuovi modi di seguire il
messaggio evangelico e grandi
esempi di una salda fede cristiana.
Dario, Enrico, Martina B,
Martina L, Matteo Co., Matteo Cu.,
Michela, Stefania, Stefano
attorno e di gioire di questi.
Gioire perché sono un dono,
perché sono unici, perché
entrano a far parte di noi.
La preghiera mediante canti,
letture dai testi sacri, silenzi
conferisce ad ogni singola persona la possibilità di incontrare Dio in un modo libero, personale, autentico.
Possibilità che si estende fino
a diventare un vero e proprio
bisogno. Bisogno di rendere
grazie, bisogno di un Amore
più grande.
“…La fede consiste nel dare
fiducia a questo tesoro deposto
in noi. Talvolta sentiamo questo amore, ma dobbiamo
anche imparare ad avere fiducia pur senza sentire nulla.
L’amore di Dio che brucia in
noi è più profondo delle nostre
emozioni o delle nostre capacità di comprensione.
Dunque, anche se siamo nella
nebbia, e giustamente quando
nella nebbia ci perdiamo, è
importante ravvivare la fiducia
nella presenza di Cristo…”
(Meditazione da frère Alois)
Angelica ed Eleonora
11
E S T A T E F U O R I / 3a S U P E R I O R E - G R U P P O T A I Z È
Ad Augusta Taurinorum
poste dalla vita
sul proprio percorso e saper trovare il buono
anche in tali
situazioni.
Il secondo giorno
abbiamo conosciuto la realtà
dell’Arsenale della Pace o SERMIG (Servizio
Missionario
Giovani) fondata
da Ernesto Oliviero nel 1964.
Era un’antica fabbrica in disuso: il
lavoro gratuito di tanti l’ha trasformata in una profezia di
pace. È un punto di incontro tra
culture e religioni diverse per
conoscersi, dialogare, camminare insieme. È un riferimento per
i giovani che vogliono dare un
senso alla propria vita. È una
casa aperta a chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro. È
un luogo di preghiera dove
chiunque può sostare, incontrare
il silenzio e Dio. Il risultato?
E S TAT E S C S C O U T - C E N T R O E S T I V O
Il Gruppo Scout Gemona I
Il Gruppo Scout AGESCI
Gemona 1 accoglie bambini e
ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. Il gruppo
è diviso in quattro branche: il
Branco Rocce Tremanti, formato da lupetti e coccinelle
dagli 8 ai 12 anni; il Reparto
Don Pio Gabos, con ragazzi
dai 12 a 16 anni; e il Clan che
accoglie ragazzi dai 17 ai 21
anni. La sede del gruppo si
trova in via Salcons, vicino al
Glemo.
In branco i lupetti vivono nell’ambiente fantastico della
giungla di Mowgli e attraverso
il gioco fanno del loro meglio
per cacciare le loro prede e
conquistare le specialità.
Nel reparto si sperimenta l’avventura durante l’anno e
soprattutto durante il campo
estivo, con la vita in tenda
assieme alla squadriglia; attraverso sfide, giochi, attività
manuali gli esploratori e le
guide imparano ad essere
pronti ad affrontare le sfide
della vita.
I ragazzi del clan affrontano
tematiche adulte e si impegnano nel servizio verso il prossimo, parte fondamentale delle
loro attività; solitamente i
rover e le scolte affrontano
una route estiva, ovvero un
campo mobile in tenda. Del
clan fanno parte anche i novizi, che vivono assieme l’anno
di passaggio tra il reparto e il
clan, preparandosi a passare
da attività prettamente manuali, ad attività più ragionate e
profonde.
Gioco, avventura e vita all’aria
aperta, strada e servizio sono
occasioni di catechesi esperienziale in cui bambini,
ragazzi e giovani hanno la
possibilità di progredire nel
proprio cammino di fede.
Capi
gruppo:
Ilaria
3406643786 / Stefano
3470120593. Indirizzo mail di
riferimento: [email protected]
Branco Rocce Brune
Quest’anno uno strano annuncio è arrivato al Branco delle
Rocce Brune: la Gallia era
assediata dai Romani…
Asterix e Obelix avevano chiesto aiuto ai lupetti, appena
12
arrivati per le loro Vacanze di
Branco alla casa di Fusine in
Valromana (foto in alto).
Nume rose prove sono state
affrontate: di forza (tiro alla
fune), resistenza (uscita ai
laghi di Fusine), coraggio
(raggiungere al buio l’occhio
di Osiride), il gioco paese, il
Kim del monte Olimpo e l’isola del piacere. Abbiamo preparato le corazze (magliette)
per lo scontro finale e dopo
aver sconfitto l’esercito di
Giulio Cesare, la Gallia finalmente era libera. Aste rix e
Obelix ci hanno ringraziato e
salutato raccomandandoci di
rimanere sempre un branco
unito, forte e coraggioso!
Durante la settimana siamo
stati accompagnati da Gesù e
abbiamo vissuto alcune esperienze proposte dal Vangelo
tra cui il deserto (momento di
silenzio in cui poter ascoltare
il nostro cuore), condiviso
alcune paure personali con il
branco e pensato alla partenza
come inizio di una nuova
avventura, scrivendo i nostri
pensieri su un cartellone che
indicava la nostra strada. Il
campo si è concluso con la S.
Messa e con un ringraziamento al Signore per le fantastiche
avventure vissute.
Reparto Don Pio Gabos
Quest’estate noi del reparto
Don Pio Gabos (foto qui sotto,
in alto), nei pressi della Nigger Island, o meglio conosciuta come Tramonti di Sopra,
abbiamo incontrato otto strani
personaggi accolti dal maggiordomo e dalla cuoca nella
villa del padrone dell’isola, il
signor U.N. Owen, che nessuno ha mai visto. Durante la
costruzione delle strutture del
campeggio, però, uno degli
invitati è morto per avvelenamento da cianuro. Così, giorno dopo giorno, chi per una
puntura d’insetto, chi per
annegamento, chi a causa di
un colpo d’accetta, tutti e otto
gli invitati sull’isola, e perfino
il maggiordomo e la cuoca,
decedono misteriosamente...
Dopo aver superato mille traversie abbiamo fatto una breve
ma intensa camminata e ci
siamo rinfrescati nel fiume
che costeggiava il sentiero, per
poi tornare dai pochi personaggi rimasti sulla Nigger
Island. Verso la fine del nostro
soggiorno sono venuti a chiederci aiuto due ispettori della
Polizia incaricati di risolvere il
caso delle dieci misteriose
scomparse; così, con l’aiuto di
tutto il reparto, sono riusciti a
trovare l’assassino che - attenzione attenzione - non era il
maggiordomo! Infine, nel
primo pomeriggio del 19 agosto, abbiamo purtroppo chiuso
il campo con un potente
‘VOGAAA!’ e ci siamo salutati. Grazie a questo campo, e
al compito a noi affidato,
abbiamo potuto collaborare e
rafforzare l’unità del reparto e
delle squadriglie, vivendo
momenti intensi a stretto contatto con la natura, accompagnati sempre dalle parole di
Gesù e Baden-Powell.
BUINE CJACE
Noviziato
Il Noviziato (foto in basso)
quest’anno ha deciso di percorrere le strade della Toscana
in una Route durata 6 giorni
dal 23 al 28 luglio; il nostro
percorso ha toccato le foreste
del Casentino, nell’Appennino
Toscano in provincia di
Arezzo, e le colline del
Mugello in provincia di
Firenze.
La prima tappa importante è
stata al santuario della Verna,
situato a 1128 metri, sul
monte Penna; in questo luogo
sacro, dove San Francesco
ricevette le stigmate, abbiamo
incontrato fra Michele che ci
ha parlato del suo percorso di
vita e della scelta di far parte
dell’Ordine francescano.
Dopo due giorni di cammino
(segue nella pagina accanto)
nei boschi abbiamo raggiunto
l’eremo di Camaldoli, luogo
di spiritualità e silenzio fondato da San Romualdo nei primi
anni del XI secolo, dove i
Monaci camaldolesi seguono
la Regola benedettina, raccogliendosi in preghiera nelle
celle del complesso; qui padre
Fran cisco ci ha raccontato
cos’è per lui la Fede e cosa
può dare in più alla vita di una
persona.
Con treni, corriere e i nostri
piedi ci siamo poi spostati a
Barbiana, un piccolo paese
formato solo da una decina di
case sparse sulle colline del
Mugello, in cui don Milani
fondò la sua piccola scuola.
Erano gli anni ’50 quando
questo prete scomodo per la
Chiesa venne mandato tra i
colli toscani e nonostante le
difficoltà riuscì a portare
l’istruzione nelle case della
povera gente.
In questa settimana abbiamo
avuto modo di conoscerci
meglio restando a stretto contatto lungo la strada, condividendone la fatica e l’avventu-
Il drago del Centro estivo
non solo alla regia generale e
al coordinamento delle varie
fasi ma soprattutto grazie a
coloro che si sono messi in
gioco per la riuscita del centro
estivo: gli animatori e gli adulti.
Rispondendo ad una scelta di
servizio verso la comunità parrocchiale personalmente ho
messo a disposizione tempo,
capacità ed entusiasmo mentre
i giovani animatori hanno dato
ben di più: dedizione, impegno, serietà... vivendo con passione ogni momento. Si sono
fidati e si sono lasciati guidare.
Bravi!
Voi ragazzi siete stati chiamati
ra, con la possibilità di riflettere sul rapporto con gli altri,
con il futuro, con noi stessi e
con Dio.
È stata un’esperienza che ha
lasciato il segno in tutti noi e
ha sicuramente contribuito
alla crescita personale di
ognuno.
Clan
“Siam partiti all’improvviso
tutti quanti insieme…” dice
una canzone scritta dal nostro
clan. Beh, siamo davvero partiti all’improvviso ma a dire la
verità eravamo pochi (foto qui
a vivere il centro estivo da animatori, il che non vuol dire
intrattenitori: in parrocchia
animatori vuol dire educatori
consapevoli e coerenti capaci
anche, al termine di una giornata impegnativa, di affrontare
le necessarie verifiche.
Bravi! come gli adulti che
hanno allenato anche il loro
drago nei laboratori e nel supporto logistico.
Gli adulti, giovani e meno giovani, sono stati risorsa importante anche in quello che questo anno è stato un esperimento: il centro estivo per i ragazzi
delle medie, dal titolo La tua
storia nella mia: riflessione
sopra). La nostra meta, o
meglio mete, erano prefissate
e la “logistica” aveva preparato tutto il necessario e così
abbiamo affrontato i cinque
giorni di cammino da
Pierabech (Forni Avoltri) a
Cleulis. Il percorso che abbiamo seguito non era proprio
quel che si dice una passeggiata però ce l’abbiamo fatta tutti,
chi più agilmente chi meno;
chi era più allenato cercava di
dare una mano quando e come
poteva, in pieno spirito scout.
Ma non è stato “solo” un
campo in cui camminare fisi-
sulla propria storia e sull’
influenza che altre storie e
quella di Dio hanno sul loro
presente.
Vorrei chiudere con una riflessione proprio sulla presenza
degli adulti in queste attività
estive. Nei laboratori hanno
trasmesso i loro saperi, tesori
inestimabili di passione e
competenze, esempi di impegno e di disponibilità. Il loro
contributo è stato essenziale,
ma purtroppo è tanto prezioso
quanto ancora raro. Noi adulti
dovremmo essere l’esempio
della parola di Dio veramente
vissuta.
Allora, dove siamo? Perché
non ci buttiamo? Perché non
investiamo in attività educative? Perché non mettiamo a
disposizione dei nostri giovani
i talenti che Dio ci ha dato e
che abbiamo fatto fruttare?
Il centro estivo del prossimo
anno è… alle porte: facciamoci avanti e nel frattempo…
alleniamo il drago che c’è in
noi!
Mariateresa Adamo coordinatrice
camente: durante tutto il percorso siamo stati accompagnati da una riflessione riguardante i luoghi che attraversavamo:
uno dei fronti della prima
guerra mondiale! Abbiamo
letto alcune testimonianze di
reduci cercando il più possibile di immedesimarci e di comprendere la vita e le sensazioni
di queste persone durante la
guerra.
La route è stata inoltre occasione per vivere a stretto contatto tra noi e in armonia con
la natura: in questo siamo stati
stimolati dal percorso di catechesi incentrato sulla vista e in
particolare sulla capacità di
osservare la realtà, la natura, le
persone che incontriamo e di
andare oltre la superficie, per
essere pronti a cogliere le
occasioni in cui renderci utili.
L‘esperienza vissuta non è di
tutti i giorni e richiede una
bella forza di volontà per partire, ma si viene ripagati di
tutte le fatiche quando si arriva
in vetta e si può ammirare il
panorama e la strada già percorsa per arrivarci!
13
E S TAT E S C S C O U T - C E N T R O E S T I V O
Allena il tuo drago!: questo lo
slogan del centro estivo 2012,
questa la sfida lanciata a tutti i
partecipanti.
Il centro è stato concepito per
essere non solo la risposta
della Parrocchia ad effettive
esigenze di bambini e genitori,
ma anche e soprattutto come
un momento di aggregazione,
di confronto e di condivisione.
Condivisione di che cosa? Di
momenti ludici, di esperienze
laboratoriali, di riflessioni, di
regole… di vita. A tutto questo
ha fatto da sfondo il cartone
animato “Dragon trainer”
(allenatore di draghi), la storia
di un’amicizia tra un giovane
vichingo e un drago.
Interessante e intrigante è stata
la sfida che ci ha visto impegnati nel cercare elementi
comuni tra le vicissitudini del
giovane protagonista vichingo
e la nostra esperienza all’insegna del messaggio di Gesù.
Fin dai primi giorni l’iniziativa
ha registrato l’apprezzamento
dei genitori oltre al gradimento dei ragazzi. Tutto ciò grazie
Per il terzo anno consecutivo la
Parrocchia ha organizzato un
soggiorno a Forni Avoltri riservato a tutte le persone anziane o,
come le ha scherzosamente chiamate la signora Adalgisa: “i giovani meno giovani”.
La proposta è stata accolta con
entusiasmo da un bel gruppo di
gemonesi.
Sono stati quattro giorni trascorsi
nel riposo, in belle escursioni in
varie località dell’alta valle del
Degano ed anche oltre i confini
provinciali (sorgenti del Piave).
Naturalmente non sono mancati i
momenti di riflessione sulla
Parola di Dio e di preghiera.
Il disagio che per alcuni poteva
derivare dalla necessità di sistemarsi su letti a castello, è stato
brillantemente superato e non ha
minimamente condizionato il
nostro buon umore.
Molto apprezzata è stata la vista
alla collezione etnografica
Cemùot chi èrin allestita dal
Comune di Forni Avoltri. Una
mostra veramente interessante,
che, attraverso l’esposizione di
mobili di cucina e di camera,
capi di corredo, attrezzi da lavoro, raccontano “con sensibilità e
precisione la quotidianità, i riti e
E cosi anche quest’anno, per la settima volta, i genitori dei ragazzi del
1996 sono riusciti
a fare assieme ai
loro pargoli oramai
cresciuti, la consueta gita - pellegrinaggio comunitaria.
In 53 persone ci
siamo ritrovati l’ultimo week-end del
mese di luglio ad
intraprendere il
viaggio verso le
terre ed il circondario senese. La meta era dovuta:
avevamo già visto Siena in modo
un po’ frettoloso assieme al compianto don Gastone e ci eravamo
ripromessi, allora con lui, di tornare perché il posto meritava un
ulteriore approfondimento. Ad
accompagnarci questa volta c’era
don Alan.
E cosi nei territori toscani, assieme alle spiegazioni delle varie
guide che si sono susseguite nei
3 giorni di visita, abbiamo potuto
riscoprire ed avere la conferma
della bella amicizia creatasi tra le
nostre famiglie. I ragazzi sono
stati bravissimi e si sono adattati
14
I giovani... meno giovani
le tradizioni dei fornesi dal 1800
alla fine della seconda guerra
mondiale”.
Spontaneo per i visitatori ritornare indietro nel tempo e ricordare,
forse con un pizzico di nostalgia,
la loro infanzia, spensierata si,
ma non priva di sacrifici e privazioni.
Nello spirito di collaborazione e
di integrazione, tanto auspicato
dal carissimo monsignor Candusso, anche quest’anno è stata
organizzata la “tombola”, con la
partecipazione di alcune persone
di Forni Avoltri. Veri animatori
del nostro soggiorno la signora
Adalgisa e il marito Giordano, a
cui va tutta la nostra gratitudine.
Giordano ci ha anche raccontato
la storia, molto interessante, di
Forni Avoltri e ci ha descritto le
attività che hanno caratterizzato
per secoli la vita del paese dove
un tempo esistevano dei forni per
la lavorazione del ferro e delle
Gita comunitaria a Siena
con allegria a seguire i genitori,
noi adulti abbiamo saputo e
dovuto stare assieme nel rispetto
delle esigenze di tutti e con la
massima serenità.
Oltre alle varie riflessioni fatte
nel corso delle giornate, durante
la messa svolta all’aperto il sabato sera sotto un cielo stellato, don
Alan ci ha sottolineato l’importanza dell’appartenenza ad un
gruppo.
A Siena quando nasce un bimbo
si realizzano due battesimi, il
primo è il battesimo religioso e il
secondo invece, si celebra per
accogliere il bambino nella con-
trada cittadina di appartenenza. Il
senso di far parte di una contrada
e’ molto sentito ed importante
per i senesi.
In questo contesto, noi vogliamo
ricordarci che far parte di un
gruppo vuol dire avere uno
scopo comune, è un crescere ed
un arricchirsi assieme, è un non
disperdere le proprie forze ma
unirle per avere un’unica forza
ben più potente, è un continuo
sostituire la parola Noi al solitario Io.
Non so cosa potremo fare noi
come gruppo di genitori: certo
che l’amicizia, il comune senso
particolarissime tegole de tetti.
A conclusione di queste brevi
note, riportiamo volentieri un
simpatico trafiletto della signora
Adalgisa:
“Trascorrere alcuni giorni nella
casa di Gemona a Forni Avoltri,
bella e ospitale, rinfranca lo spirito e... lo stomaco, con i manicaretti preparati dalle cuoche.
Il gruppo dei giovani di una
volta, capitanati da Ettore, si è
divertito facendo gite e camminate, visitando il museo, giocando a tombola in compagnia di un
piccolo gruppo di amici del
paese.
Gli ospiti sono rientrati a Gemona felici e rilassati con la promessa di tornare il prossimo
anno ancora più numerosi, per
tenere viva questa casa tanto
desiderata dal compianto monsignor Gastone. La sua presenza è
sempre con noi!
E grazie a tutti voi, giovani meno
giovani, per mantenere vivo il
nostro paese”.
E noi un posticino per il prossimo anno lo prenotiamo già fin
d’ora, con la speranza di ottenere un’aggiunta di qualche giorno
in più!
e. c.
dello stare bene, il
collaborare ed
accettarsi per quello che si è, sono
comunque valori
da non sottovalutare e da insegnare e
trasmettere alle
future generazioni.
Due posti sono
stati particolarmente suggestivi:
l’abbazia di San
Antimo, dove
abbiamo potuto
ascoltare i canti
gregoriani dei religiosi presenti presso tale struttura
e l’abbazia di San Galgano, che
sorge nel mezzo di una distesa di
campi di grano. In quest’ultimo
edificio, privo del tetto di copertura, si è potuto respirare un’aria
di tranquillità e serenità, che ci
ha fatto completamente perdere
la nozione del tempo.
Un grazie a tutti i ragazzi, i genitori, i nonni, i fratelli e sorelle, gli
amici che hanno partecipato alla
gita e a don Alan che con la sua
semplicità e simpatia si è reso
disponibile ad accompagnarci
nel nostro peregrinare !!!
Un genitore dei ragazzi del 1996
I chierichetti? A Trento (e dintorni)
Come succede ormai da quattro
anni s’è svolta alla fine di agosto
la gita dei chierichetti del duomo,
con meta a Trento e dintorni.
Prima di arrivare in città avevamo in programma una visita a
Gardaland dove, a dire il vero,
siamo arrivati un po’ in ritardo a
causa di un intoppo in autostrada
che ci ha costretti ad una unga
deviazione. Comunque alle 11
eravamo già in fila per salire
sulle giostre più adrenaliniche.
Purtroppo il tempo corre velocemente e così, sotto sera, abbiamo
dovuto abbandonare quel...
“paese dei campanelli” e riprendere il viaggio verso la nostra
meta: una bella e ospitale casa in
mezzo al verde dell’altopiano di
Pinè, trovata da don Albeto,
organizzatore dell’uscita, dove ci
siamo sistemati in un clima di
campeggio del tutto simile all’atmosfera di Forni. A turno, infatti,
e sotto il controllo di Antonietta,
abbiamo apparecchiato, spreparato e pulito dopo aver – s’intende – fatto onore a quello che
Ruben e Franca, da cuochi provetti, ci avevano approntato. Il
secondo giorno l’abbiamo dedi-
cato alla cultura con una visita
meticolosa al maestoso e severo
duomo di Trento (foto sotto),
dalla cripta che conserva i resti di
un’antica basilica, alle tombe dei
vescovi tridentini, al museo diocesano. Qui ci siamo divisi in
due gruppi: per i chierichetti di
elementari e medie la visita è
stata allietata da una specie di
caccia al tesoro appositamente
preparata dalla guida per far loro
scoprire particolari delle opere
d’arte esposte; a noi delle superiori è toccato un percorso più
idoneo, con una illustrazione dettagliata delle opere d’arte della
collezione culminata con la visita
al tesoro e all’esposizione dei
paramenti– una piccola parte dei
mille capi un tempo usati nelle
liturgie – che hanno fatto andare
quasi in estasi don Alberto.
Dopo il pranzo in un bel parco
cittadino ci siamo avviati verso il
castello un tempo residenza dei
principi-vescovi di Trento.
Quindi, dopo aver avuto a disposizione un po’ di tempo libero,
abbiamo fatto rientro alla base.
Il terzo è stato il giorno dello spirito: la mattina ci siamo recati a
piedi al santuario della Madonna
di Pinè dove nel 1729 la Vergine è
apparsa ben cinque volte. Qui don
Bogus ha celebrato la santa messa
per noi e per un gruppo di pellegrini; in seguito il parroco ci ha
narrato la vicenda delle apparizioni illustrandoci anche dal punto di
vista storico ed artistico il sacro
edificio. Nel pomeriggio siamo
partiti alla volta di Rovereto da
dove, dopo la visita al centro storico e un’ottima pizza, abbiamo
raggiunto il vicino colle di
Miravalle dove è collocata la più
grande campana del mondo che
suona a distesa, realizzata con il
bronzo dei cannoni di tutti i paesi
coinvolti nella prima guerra mondiale. La campana, chiamata
“Maria dolens”, suona ogni sera
100 rintocchi a ricordo delle vittime di tutte le guerre.
Il giro poi è stato guastato dalla
pioggia che ci ha costretto a
cambiare programma. Così al
rientro abbiamo toccato Bolzano,
Bressanone con visita al duomo
e un po’ di tempo per sgranchirsi,
passo di Monte Croce Comelico
con pioggia mista a neve e, finalmente, Forni, nella Casa dedicata
a don Gastone, dove ad attenderci c’erano Adalgisa e Giordano.
Stanchissimi, siamo giunti a
Gemona dove, ad accoglierci,
c’erano i nostri genitori.
Che dire ancora? Anche questa
volta s’è trattato di una bella
esperienza: ci siamo divertiti,
abbiamo pregato, e anche riflettuto con l’aiuto di don Bogus e di
don Alberto, soprattutto la seconda serata, passata attorno ad un
bel falò.
Un grazie lo dobbiamo agli organizzatori, alle persone che ci
hanno dato una mano, ai nostri
genitori che con fiducia ci lasciano partecipare a questa bella iniziativa... Un caro saluto a don
Alberto che lascia la nostra
comunità: grazie per averci
seguiti con tanta passione e dedizione in questi due anni!
I chierichetti
UNA "CASSETTA" PER FORNI
«Nella nostra famiglia abbiamo festeggiato un traguardo
importante»: così, nei giorni scorsi, una signora si è presentata in canonica, mentre teneva una busta in mano.
E ha continuato: «Era un momento bello, un traguardo
significativo e abbiamo invitato amici e conoscenti a fare
festa con noi. Siccome in casa abbiamo già tutto, li abbiamo invitati pregandoli di non portare niente. E abbiamo
detto loro che, alla festa, avrebbero trovato una cassetta
per Forni, dove, se volevano, potevano mettere una offerta
libera a favore della Casa parrocchiale intitolata a don
Gastone. Questo è stato il risultato».
La signora, andandosene, ha consegnato la busta. Quando
l'abbiamo aperta, c'erano 300 euro.
E non sappiamo neppure chi ringraziare!
15
Grande compianto ha suscitato in
tutta la Chiesa la scomparsa del
cardinale Carlo Maria Martini,
spentosi a Milano il 31 agosto
scorso. Era nato a Chieri, in provincia di Torino, 85 anni fa e,
dopo l’ingresso nel seminario
della Compagnia di Gesù a 17
anni, era stato ordinato sacerdote
nel 1952. Particolarmente portato
agli studi teologici ed esegetici,
era divenuto uno dei maggiori
biblisti a livello mondiale tanto
che nel 1969 era stato nominato
rettore del Pontificio Istituto
Biblico e nel 1978 della Pontificia Università Gregoriana.
L’anno dopo il papa Giovanni
Paolo II lo aveva eletto arcivescovo di Milano creandolo in seguito
cardinale nel Concistoro del
1983.
Nel capoluogo lombardo le cure
del pastore si indirizzarono alla
riscoperta e alla valorizzazione
della dimensione spirituale della
vita, alla promozione di un
approccio personale e comunitario alla Bibbia, alla solidarietà,
all’educaziomne dei giovani, alla
animazione delle comunità parrocchiali e alle iniziative di carattere sociale e culturale illuminate
Un uomo di Dio
dal Vangelo.
Anche il dialogo con la società
civile, con il mondo della cultura
e con i fratelli separati furono
sempre presenti nella sua agenda,
come il colloquio aperto con i
non credenti per i quali istituì la
Cattedra dei non credenti, luogo
di confronto leale e rispettoso dei
convincimenti di tutti.
A testimoniare la stima e l’affetto
che hanno accompagnato il suo
impegno sacerdotale, pastorale e
culturale sono le oltre 20mila persone che hanno seguito lunedì 3
settembre le esequie all’interno e
all’esterno del duomo di Milano
cui vanno aggiunte le oltre
200mila che nei giorni precedenti
hanno voluto rendergli omaggio
nella camera ardente allestita
nella cattedrale ambrosiana.
Sotto il duomo
Ricordate le vittime della montagna
Giovedì 2 agosto si è svolta la celebrazione
commemorativa a sella Foredôr per ricordare le vittime della montagna. Quest’anno la
Santa Messa è stata celebrata per la prima
volta da monsignor Valentino che si è detto
entusiasta dell’iniziativa per il significato che
ha e per il magnifico contesto naturale in cui
essa si ripete annualmente.
Fedele all’appuntamento anche don
Federico che, da grande appassionato della
montagna qual è, ha colto l’occasione di
questa giornata per salire sul monte
16
Un’eco dell’affetto e della stima
la si è avuta nelle parole del cardinale Angelo Scola che, nell’omelia delle esequie, ha affermato: «Siamo qui convocati dalla
figura imponente di questo uomo
di Chiesa per esprimergli la
nostra commossa gratitudine per
l’eredità che ci ha lasciato nella
sua vita e nel suo magistero cui
dovremo a lungo attingere».
A rendere vivo il ricordo del cardinale anche il messaggio di Papa
Benedetto XVI, letto dal legato
cardinale Comastri: «È stato un
uomo di Dio che non solo ha studiato la Sacra Scrittura ma l’ha
amata intensamente e ne ha fatto
la luce della sua vita, divenendo
così capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla
cerca della verità che l’unica
parola degna di essere ascoltata,
accolta e seguita è quella di Dio
perché indica a tutti il cammino
verso la verità e l’amore».
Parole, queste del papa, che parlano di un uomo di Chiesa che si
è lasciato modellare dalla parola
di Dio, su cui ha voluto fondare il
suo impegno di pastore facendone lievito, sale e luce per il suo
gregge.
Cjampon e condividere con alcuni amici una
preghiera anche da lassù.
La cerimonia è stata animata dal coro liturgico della parrocchia diretto dalla maestra
Maria Grosso. I numerosi presenti hanno
preso parte, dopo i saluti degli organizzatori
e del sindaco, al tradizionale incontro conviviale alla malga Cuarnan. Un grazie speciale
va a Vittorino Forgiarini che ha predisposto
con il Gruppo Alpini tutti i particolari affinché
la giornata si svolgesse al meglio.
mb
A completamento delle informazioni dell’articolo “Novità
dagli scavi sotto il duomo”
comparso sull’ultimo numero
di Voce Amica, riportiamo con
gratitudine l’elenco delle persone che, dall’agosto 2008 ad
oggi, hanno collaborato all’iniziativa organizzata dall’Associazione Ostermann:
Alberto Antonelli, Germano
Blasoni, Iacopo Bravi, Mario
Cargnelutti, Davide Casa grande, Mario Collini, Dino
Contessi, Michela Contessi,
Marcello Copetti, Alber to
Della Signora, Enzo Forgiarini, Gra ziano Forgiarini,
Pietro Forgiarini, Rico Forgiarini, Ottone Goi, Franca
Gubiani, Gabriele Gubiani,
Gianfrancesco Gubiani, Rino
Gubiani, Livio Londero, Luigi
Londero, Pierluigi Londero,
Anna Lucadello, Stefania Pagliari, Patrizia Palese, Marino
Pascottini, Lorenzo Passera,
Marco Patat, Walter Petracco,
An na Piazza, Gra ziella
Ridolfo, Bruno Rizzi, Sergio
Sabidussi, Dino San goi,
Maurizio Se rafini, Pieri no
Serafini, Davide Se ravalli,
Graziano Soravito,Cesare Stefanutti, Mauro Vale, Bepi Vidoni, Guglielmina Zamolo.
La solidarietà come seme di liberazione
È mancata suor Severina, al
secolo Ilva Lirussi, per venti anni
suora infermiera delle Ancelle di
Carità presso l’Ospedale San
Michele fino alla sera del terremoto e, dopo la costruzione della
Casa di riposo comunale, ancora
a Gemona come suora infermiera degli anziani fino a metà degli
anni 1990.
Fu qui che avvertì i primi sintomi della malattia che la ridusse
all’infermità completa. Dal 1997
entrò a far parte delle "Sorelle
Oranti" del convento di Santo
Spirito di Udine, Casa provinciale delle Ancelle, dove – come ha
ricordato la sua consorella suor
Lidia Morandini il 27 agosto,
giorno delle sue esequie – «iniziò e visse il suo lungo Calvario
che, attraverso una sofferenza
sempre crescente, la portò dopo
quindici anni all'incontro con lo
Sposo. Così, da una attività dinamica e molto impegnativa lentamente si rese conto del suo declinare, e da una intensa esperienza
di carità passò serenamente, nell'adesione completa alla Volontà
di Dio, alla parabola non meno
eloquente della Croce, sulla
quale si adagiò nella certezza
dell'Amore fedele di Dio che non
abbandona mai le sue creature».
Alle commosse parole di suor
Lidia ha fatto seguito il cordiale
ricordo dell’assistente sociale
Lucilla Del Zotto che pubblichiamo di seguito certi di fare
cosa gradita ai tanti gemonesi
che hanno conosciuto ed ap prezzato suor Severina e che serbano di lei un grato ricordo.
«Ho conosciuto suor Severina nel
1970 quando già da anni lavorava
come suora infermiera nell’allora
ospedale civile di Gemona.
All’epoca vi funzionavano anche
una succursale psichiatrica che
accoglieva 450 pazienti e due
case di riposo (una maschile e
una femminile). Ho operato ininterrottamente con la suora quasi
fino alla mia pensione. In seguito
ho conservato con lei rapporti
amicali durante i 16 anni della sua
lunga, importante malattia.
Era sfibrata nel fisico anche per il
troppo lavoro. Ha dovuto subire
la tracheotomia. Per tanti anni,
stesa a letto, si esprimeva quasi
esclusivamente con gli occhi. Era
importante e sempre fruttuoso
comunicare con lei.Suor Severina è stata una donna che,
mentre lavorava, aveva dentro
una forza, una determinazione e
un coraggio che stupivano coloro
che vivevano vicino a lei. Una
lucidità di analisi e un realismo
mai arrendevole la guidavano
nelle scelte anche drammatiche
(terremoto e post terremoto).
Ricordava spesso a noi colleghi
l’importanza del nostro lavoro
che si svolgeva tra le persone più
provate fisicamente, psicologicamente e più sole.
Ha salvato non solo la vita ma
anche la dignità di tante persone.
L’ impronta che ha lasciato su
molti operatori è stata forte.
Aveva ben chiaro che la solidarietà non deve perpetuare forme
di dipendenza, ma deve essere
seme di liberazione.
È stata una grande credente che
ha vissuto fino in fondo la scelta
di vita tra le Ancelle della Carità.
Ha visto la fine del suo operare,
ha visto le sue mani forti ed attive non agire più. Ha saputo con
calma, tranquillità, con il sorriso,
deporre il suo fare in Altre Mani
ben più forti».
Regina Sangoi
n. 15.05.1923 m. 05.12.2011
Addio a Fernanda Cuzzi Sindici
Fernanda Cuzzi Sindici, la
più anziana gemonese, si è
spenta il 5 agosto, a poco più
di un mese dal 15 settembre,
giorno in cui avrebbe compiuto 105 anni.
La signora Fernanda viveva
da anni a Udine, ma era fortemente legata alla sua città
dove, un anno fa, aveva voluto feteggiare i suoi 104 anni
con una santa Messa celebrata a San Rocco (nella foto).
Madre di ben 7 figli, la
signora Sindici ha fatto fronte durante la sua lunga esistenza a momenti difficili
senza mai perdersi d’animo:
dal 1917, quando con la
famiglia abbandonò Gemona
dopo Caporetto, alla seconda
ANAGRAFE
PARROCCHIALE
BATTESIMI
18 Picco Giulia di Roberto Stefano e
Concina Laura, n. il 4.8.11 batt. il
4.8.12
19 Brollo Matilde di Alain e
Forgiarini Silvia, n. l’11.11.11
batt. il 12.8.12
20 Mauro Elena Francesca di Sandro
e Forgiarini Erica, n. il 2.5.12
batt. il 12.8.12
21 Pischiutti Andrea di Marco e
Paolini Cristiana, n. il 14.6.11
batt. il 19.8.12
Sergio Copetti
n. 07.11.1952 m.13.12.2011
guerra mondiale con il marito, il maresciallo Carlo Sindici, prima in armi e poi prigioniero in terra d’Africa,
alle vicende del terremoto
del 1976.
Ma nonostante le vicissitudini di quello che è passato alla
storia come il secolo breve,
da lei percorso quasi per
intero, Fernanda Cuzzi Sindici ha sempre seguito la
bussola della fede, impegnandosi a trasmettere questo grande dono e valore a
tutti i suoi cari con raccomandazioni semplici ma non
per questo meno incisive:
«Siate buoni con tutti – diceva – frequentate la chiesa e
vivete onestamente...».
MATRIMONI
9 Picco Roberto Stefano – Concina
Laura il 4.8.12
10 Cuzzi Luca – D’Aronco Sara
l’11.8.12
11 Cargnelutti Ezio – Iurich Dayana
l’1.9.12
DEFUNTI
81 Biz Laura ved. Piemonte di anni 82
il 21.7.12
82 Covini Celestina ved. Londero di
anni 91 il 21.7.12
83 Forgiarini Mario di anni 86 l’1.8.12
84 Cuzzi Fernanda ved. Sindici di anni
104 il 5.8.12
85 Bianchi Giovanna Morandini di
anni 65 l’11.8.12
Anna Pontelli
n. 20.08.1938 m. 19.05.2012
Emilio Copetti
n. 03.08.1936 m. 28.06.2012
17
Associazioni aderenti al Coordinamento
A.C.A.T. - Ass. dei Clubs degli Alcolisti in Trattamento | A.T.Sa.M. - Ass. Tutela Salute Mentale | A.V.U.L.S.S. - Ass. per il
Volontariato nelle Unità Locali dei Servizi Socio-Sanitari | Amnesty International - Gruppo Italia 143 | Ass."Bravi Ragazzi" |
Ass."Coro Glemonensis" | Ass."Coro Kelidon" | Ass."Gruppo Special" | Ass."Un blanc e un neri" | Ass. Buteghe dal mont Glemone | Ass. Casa per l'Europa - Gemona | Ass. Culturale e Compagnia Teatrale Dreteledrôs | Ass. Culturale Friûl
Adventures - Fiore (Osoppo) | Ass. Culturale Pense e Maravee | Ass. Musicologi | Ass. Pro Loco Pro Glemona | Ass.
storico-archeologico-culturale "Valentino Ostermann" | AUSER Alto Friuli - Ass. per l'autogestione dei servizi e la solidarietà |
C.A.V. - Centro Aiuto alla Vita | C.I.D.I. - Centro territoriale d'Iniziativa Democratica degli Insegnanti della Carnia e del
Gemonese | CAI - Club Alpino Italiano - Sez. di Gemona del Fr., Sottosezioni di Buja ed Osoppo | Centro Giovanile
Parrocchiale Glemonensis | Circolo Legambiente della Pedemontana Gemonese | Comitato per la Costituzione | Comitato per
la Solidarietà di Osoppo | Ecomuseo delle Acque del Gemonese | Gruppo "Coccolastorie" | Gruppo Caritas della Parrocchia di
S. Maria Assunta di Gemona | Gruppo Missionario Parr. di S. Maria Assunta di Gemona | Gruppo Scout AGESCI Gemona 1
Siamo ancora capaci
di gesti di solidarietà?
Intervista a Maria Schiava,
un’adolescente che scrive
di volontariato e di comunità
Maria Schiava è una ragazza di quindici anni
che, quando ne aveva quattordici, ha partecipato
a un concorso di scrittura sul tema del volontariato; alla fine ha vinto un premio con un testo
che ha intitolato Diari, dove immagina di trovare
in soffitta il diario, in friulano, scritto nel 1935
dalla bisnonna, allora quattordicenne.
Da dove è nata la tua riflessione, da che cosa hai preso
spunto per il tuo testo? Il diario
è reale oppure inventato?
Perché hai scelto la lingua
friulana?
Il tema del volontariato era
quello suggerito dal bando di
concorso, ma poi ho preso
spunto dai racconti ascoltati in
casa tante volte dalla nonna,
che riferiva quello che sua
madre, a sua volta, le aveva
narrato. Il diario è una mia
invenzione, basata però sulla
verosimiglianza, perché riprende appunto i racconti che
davvero ho sentito tramandare.
Ho usato il friulano, che
comunque è la lingua che parlo
abitualmente, perché anche
questa era una condizione stabilita dal concorso; in realtà ho
dapprima composto le pagine in
italiano, poi mi sono autotradotta, cercando di fare attenzione, durante la stesura, alla
corretta grafia.
Alla luce di quanto hai scritto
nel tuo testo, che definizione
daresti del volontariato?
Volontariato per me significa
disponibilità a dare una mano
agli altri senza pretendere niente
in cambio. Quello che io chiamo
“vero volontariato” è fatto non
di gesti eclatanti, ma di quotidianità e concretezza, è basato
non su grandi iniziative sporadiche, bensì sulla costanza e su
gesti anche piccoli, però sinceri.
Si fonda sulla gratuità, sulla
fatica e sulla capacità di donare
del tempo.
Nel corso di quasi un secolo
molte cose sono cambiate, nella
vita delle comunità e in quella
dei singoli individui: in una
società che ha conquistato il
benessere non dovrebbe allora
essere minore la necessità di
aiuto e sostegno reciproco,
proprio perché la miseria non è
più pressante come a inizio
Novecento?
Penso che oggi, magari, non
sia più così necessario aiutarsi
economicamente e materialmente, ma mi pare che rimangano comunque dei vuoti, delle
mancanze da colmare: forse si
può semplicemente parlare del
bisogno di un altro tipo di
solidarietà e di impegno, cioè di
una sorta di “volontariato delle
relazioni”, che sia attento alla
vicinanza tra le persone, soprattutto.
Ricordi un’esperienza concreta di volontariato che ti abbia
vista coinvolta di recente?
Oltre alle attività di animazione in parrocchia e durante i campeggi estivi, tempo fa ho aiutato
nei compiti una ragazzina del
mio paese: mi sono sentita utile
e felice nel vedere, alla fine, i
risultati della fatica fatta insieme.
Per concludere, nel tuo Diari
descrivi la vita di una ragazza
della tua età nel 1935. Come
definiresti, invece, i tuoi coetanei, ovvero gli adolescenti di
oggi?
A mio parere i ragazzi di oggi
non sono tutti indifferenti e
intorpiditi come spesso vengono
rappresentati, forse sono piuttosto un po’ pigri. Quando stanno
nella massa sembrano disinteressati e annoiati, ma poi, singolarmente, riflettono e si dimostrano sensibili. Credo che
quello che è sommerso sia
spesso migliore di quello che si
vede.
Un anno dedicato alla fede
(continua dalla prima pagina)
questa domanda mi pare interessante. In altra occasione
avevo proposto una specie di
giochetto – che potrebbe
comunque verificarsi realmente –: proviamo a immaginare
di ricevere o di porre ai nostri
amici la domanda «Cosa vuol
dire essere cristiano?». Credo
che la prima reazione sarebbe
di imbarazzo.La fede è un
fatto privato, personale, intimo
e una simile domanda sarebbe
quindi indiscreta, come chiedere a uno quando e come fa
l’amore con sua moglie. L’idea
della fede come fatto esclusivamente privato, individuale e
individualistico, è nata dall’illuminismo ed è ben radicata in
molte persone. Ma ho l’impressione che spesso sia un
alibi ad una reale mancanza di
risposte serie, dato che quelle
vaghe, astratte, sentimentali
ipotizzate da Küng oppure
altre di taglio moralistico –
credere in alcuni valori in cui
ci riconosciamo, obbedire alle
regole della Chiesa, seguire
una tradizione appresa in famiglia – convincono poco, perché non vanno al cuore del
problema. Valori, regole, tradizioni vanno e vengono e spesso non sono vincolate in prima
battuta alla fede, ma si radicano in un comune buonsenso,
che non è negato dalla fede,
ma che non ne costituisce la
giustificazione più profonda.
La teologia più classica, che
notoriamente parla in latino,
riferendosi alla fede usa due
espressioni che sono divenute
tecniche: fides quæ creditur (la
fede che si crede) e fides qua
creditur (la fede con cui si
crede). Ciò significa che esistono dei contenuti di fede
(fides quæ) che sono, per
intenderci, quelli che elenchiamo ogni domenica recitando il
Credo. Tali contenuti non
costituiscono una serie di principi astratti da dare per scontati, ma devono inverarsi in un
atto di fede (fides qua), che ha
il sapore e il calore della vita.
I contenuti della fede o sfociano in una vita di fede oppure
sono muti, e la vita di fede o
attinge alla sorgente viva della
parola di Dio, da cui derivano i
contenuti della tradizione
ecclesiale, oppure si riduce ad
una generica messa in atto di
buoni sentimenti. Fides quæ e
fides qua: o sono, nell’esperienza quotidiana del credente,
in intimo collegamento tra loro
o perdono la loro stessa ragion
d’essere. Molte persone oggi
sentono il bisogno di riagganciarsi ad una vita di fede, ma
non sanno come fare. Molte
altre ammettono una scarsa
conoscenza dei contenuti di
fondo della fede e desidererebbero approfondirli.
Ma c’è anche un secondo
modo di intendere l’espressione “domanda della fede”, nel
senso di “domanda che è la
fede”. Spesso diciamo che la
fede è una risposta alle tante
domande che affollano il cuore
dell’uomo, ma mi piace pensare che la fede stessa sia anche
una domanda, la quæstio fidei
di cui parlavamo prima.
La domanda perentoria «Vogliamo vedere Gesù» che alcuni greci rivolgono all’apostolo
Filippo (Gv 12,21) contiene
già le premesse della fede e
trova la sua risposta nella fede.
Per questo Gesù risponde in
modo apparentemente incongruente – «se il chicco di
grano, caduto in terra, non
muore…» –, rilanciando un
modo di vedere le cose che va
al di là dell’apparenza e che è
reso possibile solo dalla fede.
Infatti, scorgere nell’orrendo
spettacolo di un crocifisso – il
chicco di grano che muore! – il
vero ritratto di Dio, il miracolo
del suo amore per l’umanità, è
opera della fede. Una fede che
non risponde a buon mercato
alle domande e ai problemi,
ma che interroga, provoca,
converte. La risposta di fede si
traduce subito in un’ulteriore
domanda: «E io?». Qui si percepisce allora che una vita di
fede si fonda in prima battuta
su una relazione personale con
Gesù e in seconda battuta sui
contenuti, che ne sono la conseguenza.
Tutte queste cose ci interpelleranno durante quest’Anno
della fede, che, speriamo, non
sarà un banale concerto di
musica a programma – quest’anno parliamo di…! –, ma
l’occasione per riscoprire che
la fede è un fatto tutt’altro che
scontato. È invece, ancora e
sempre, quel caso serio attorno
al quale si gioca il nostro essere cristiani. Per noi stessi e per
il mondo intero.
don Federico
A Luincis un battistero del V secolo
Se non conoscete le ricchezze
culturali e storiche, un tempo
nascoste, in quel di Luincis in
val di Gorto, non potete dire
di conoscere la Carnia. Ho accompagnato in questo sito archeologico un gruppo di persone di Gemona e di Campo
Lessi, al ritorno dalla visita di
Illegio.
L’attenzione con cui i partecipanti hanno seguito la spiegazione della brava guida mi
hanno indotto a farlo conoscere anche a coloro che non
erano presenti.
Il nuovo giacimento culturale
è una scoperta recente (2001 e
gli ultimi scavi si sono conclusi nel gennaio 2012) e consiste in un battistero dei primi
secoli del Cristianesimo, risalente al V secolo. All’interno
si trova una vasca battesimale
esagonale, tipica della tradizione aquilejese ed adatta al
battesimo per immersione.
È stata rinvenuta sotto il pavimento di una modesta (e
finora trascurata dal punto di
vista archeologico) chiesetta
nel comune di Ovaro, la chie-
sa di S. Martino, che si trova
tra le frazioni di Luincis e di
Cella, a pochi passi dal torrente Degano, in zona pianeggiante.
All’esterno della chiesa, verso
il fiume, sono stati portati alla
luce i resti di una antica basilica, di oltre 400 mq di superficie. La presenza di una
costruzione così importante
nel V secolo (450 d.C.), conferma che il cristianesimo
nelle valli di Carnia è arrivato
assai prima di quanto finora
supposto e che dunque
Aquileja potrebbe davvero
essere stata evangelizzata da
Marco o un suo diretto discepolo.
AFC
Progetto Ragazzi in crescita
Per un’iniziativa della Caritas di
Udine denominato “Progetto
Ragazzi in crescita” noi, un
gruppo di (16) ragazzi e
ragazze di Udine, Gemona e
dintorni, abbiamo partecipato a
un campo di volontariato presso un paese della Val Pesarina
già conosciuto da alcuni di noi,
Osais.
Durante il campo, sotto la direzione di don Bruno e con la
guida di Sandro, Francesca e
Stefania (anch’essi volontari)
abbiamo aiutato la comunità
locale svolgendo lavori (principalmente manuali) di ogni tipo.
Da questa settimana abbiamo
compreso il significato di volontariato: lavorare per gli altri
senza pretendere niente in
cambio, ma acquistando in
effetti nuove consapevolezze e
punti fermi. Inoltre è emerso un
gruppo affiatato e unito, e tutti
ne sono rimasti molto soddisfatti.
Grazie alle testimonianze
abbiamo avuto modo di confrontarci con varie realtà quali la
pena di morte e la reintegrazione degli emarginati sociali.
Anche gli scettici e le persone
meno motivate si sono dovute
ricredere e hanno apprezzato
l’esperienza e consigliamo ad
altri ragazzi di farla.
Un grazie speciale a chi ha
reso possibile questo campo.
I ragazzi in crescita
19
Credo perciò parlo
(segue dalla prima pagina)
aver ricevuto i sacramenti, si
allontanano dalla fede l’arcivescovo si pone una riflessione intrigante: “La gente che si allontana
da Gesù Cristo probabilmente ha
trovato sale insipido in chi doveva
trasmettere l’attraente sapore del
Vangelo”.
Ricordando i discepoli di Emmaus monsignor Mazzocato parte da
quegli uomini rattristati e sfiduciati per descrivere i passi della
fede. Passi che non si fanno una
volta per sempre. “Sono continuamente nuovi e da rifare perché il
cammino di fede e di amore verso
Gesù ha una profondità che mai
esauriamo”. La fede, dunque, non
si dà una volta per sempre. “La
via della fede è sempre aperta
anche per noi: la si percorre con
passi successivi che sono impegnativi ma che portano sicuramente all’incontro con il Signore
risorto. Mentre sono poco affidabili le scorciatoie che imboccano
coloro che cercano manifestazioni
straordinarie e miracolistiche del
divino”.
Il nostro compagno di viaggio
Dopo aver sottolineato che è Gesù
risorto il “nostro compagno quotidiano di viaggio”, l’arcivescovo
interpreta la delusione e l’ansia
per il futuro di chi, invece, ha confidato, e magari continua a confidare nelle sole capacità umane.
Forse proprio questo, allora, è il
tempo favorevole per tornare alla
ricerca di Dio. “Noi uomini del
21° secolo assomigliamo a quei
due discepoli e conosciamo la
loro tristezza. Conosciamo il
vuoto che lascia la perdita della
fede in Dio. Alla fine dell’800 si è
arrivati ad affermare che l’uomo
non ne aveva più bisogno dato
che, con il progresso, era ormai in
grado di crearsi da solo un futuro
di speranza e di giustizia”.
Ma questa fede nelle capacità
umane sta cedendo il passo ad un
senso di delusione e di ansia per il
futuro: “Anche gli uomini più
potenti si stanno rivelando piccoli
nel governo della politica, dell’economia, del bene comune o,
addirittura, schiavi di interessi di
parte. Si avverte il bisogno di un
fondamento più grande a cui
aggrapparsi; ma il fondamento
viene a mancare se gli uomini
costruiscono il loro mondo e le
loro vite senza ricercarlo. Quel
Dio che si voleva morto ha lasciato, però, nelle menti e nei cuori
una specie di nostalgia che magari
si tenta di coprire nell’evasione del
consumismo, della sessualità fine
a se stessa, del divertimento...”.
Gesù ascolta le attese e le speranze, rassicura a questo punto l’arcivescovo. Le ascolta per aprirle,
poi, a più grandi dimensioni e per
consentire il passo della fede. E
dopo aver garantito che “ogni
attesa che l’uomo custodisce in sé
– a cominciare dall’attesa di felicità e di pienezza di vita e di
amore – trova risposta, senso e
pienezza nell’incontro con Gesù
che la apre a prospettive inattese e
sorprendenti”, monsignor Mazzocato esemplifica: “per questo,
anche l’educazione alla fede deve
partire dall’accoglienza e dall’ascolto della persona con tutta la
sua storia concreta perché dentro
quella storia agirà Gesù, con il
suo Spirito, per trasformarla in
storia di salvezza. Questa è un’attenzione che vale per i bambini
del catechismo, per i giovani e per
gli adulti”.
Il dono dell’Eucaristia
L’arcivescovo si sofferma poi sul
dono dell’eucarestia. “Il battezzato raggiunge una fede matura se
crede che Gesù è realmente presente nell’eucaristia e se desidera
incontrarlo mangiando il suo
Corpo; chi ha scoperto, nella sua
vita, la centralità dell’eucaristia
matura anche un vero amore per
la Chiesa, Corpo di Cristo formato da coloro che partecipano alla
comunione eucaristica; grazie alla
comunione con Gesù nell’eucaristia possiamo avere la forza di
vivere la carità e il servizio ai
poveri perché riceviamo lo stesso
Periodico trimestrale della Parrocchia di S. Maria Assunta - 33013 Gemona
20
Spirito di Cristo”. Ma un passaggio di verità è anche quello che la
fede va condivisa con i fratelli. E
a questo riguardo, nella terza
parte della lettera pastorale, l’arcivescovo ricorda i tanti santi che
dalla Chiesa di Aquileia fino ai
nostri giorni hanno condiviso questa fede. “Il loro esempio ci incoraggia a vivere con rinnovata
gioia e profondità la nostra fede in
Gesù superando la mediocrità e
correndo sulla via della santità.
Tutti questi testimoni si sono
nutriti ad un’unica fonte: la tradizione di fede della Chiesa di
Aquileia nella quale sono stati
battezzati e che hanno maturato
fino alla santità. Essere inseriti in
una Chiesa che ha conservato
lungo i secoli una ricca tradizione
di fede è un ulteriore aiuto alla
nostra vita di cristiani”.
L’espressione pubblica più autorevole di tale tradizione, scrive
ancora monsignor Mazzocato, “è
il Credo aquileiese che suggerisco
a beneficio di tutti”.
Indicazioni pastorali.
L’Anno della fede valga anche a
valorizzare tutte le occasioni in
cui leggeremo la Sacra Scrittura.
Lo raccomanda, l’arcivescovo,
nella quarta parte della sua lettera
invitando, i presbiteri a curare la
proclamazione della Parola di Dio
nella celebrazione della Santa
Messa e la sua spiegazione nell’omelia. Rivolgendosi alle famiglie, egli sottolinea che “sarà bello
e importante che i genitori e figli
(e nonni) sappiano ritagliare dei
momenti per riunirsi e pregare
assieme, davanti al crocifisso o ad
un’immagine sacra della vostra
casa” e che le famiglie rinnovino
l’impegno a partecipare alla Santa
Messa domenicale santificando il
giorno del Signore; e la gioia del
giorno di festa nasca dai cuori
uniti attorno all’altare del Signore.
L’autentica fede in Gesù ha come
frutto la carità. Per questo,
nell’Anno della fede, ci sia – questo un altro, forte invito dell’arcivescovo – qualche segno particolare di solidarietà, specialmente
Gentile Famiglia
33013 Gemona del Friuli
verso i più poveri, in questo
momento di crisi economica che
sta pesando su persone e famiglie.
Fecondi di grazia possono essere
anche esperienze spirituali straordinarie organizzate sia in parrocchia che nelle foranie.
L’impegno a educare
Nell’anno della fede si rafforza
anche l’impegno in campo educativo. “Tutte le nostre comunità cristiane sono ben consapevoli di
quanto sia importante educare alla
fede le nuove generazioni; per questo impegnamo le migliori energie
nell’opera educativa che viene
chiamata Iniziazione cristiana.
Essa promuove nei bambini, nei
ragazzi e nei giovani un cammino
che va dal battesimo alla cresima,
abbracciando gli anni più preziosi
della loro crescita. Con il catechismo, l’iniziazione alla preghiera e
alla liturgia ed altre esperienze
offriamo ai nostri figli le condizioni migliori per incontrare Gesù e
aprirsi all’azione dello Spirito
Santo che abita nei loro cuori”.
La Lettera pastorale si conclude
con un forte invito ai genitori e
agli educatori: “Anche se ci sentiamo inadeguati, non vogliamo
cedere alla tentazione di delegare
agli specialisti l’educazione dei
bambini e dei ragazzi.
I figli non vogliono specialisti ma
i loro genitori che li hanno chiamati alla vita. Da loro aspettano
l’abbraccio d’amore che non tradisce e l’esempio di come la vita
possa essere impegnata come un
talento da investire per una gioia
piena. Aspettano questo dono
anche dagli altri adulti che collaborano in una vera alleanza educativa. Anche se riconosciamo
povera la nostra fede e poco coerente la vita, non possiamo abbandonare i piccoli. Essi non pretendono genitori ed educatori perfetti
ma disponibili a mettersi sempre
in discussione per amore dei loro
figli, per scoprire con loro e per
loro come si crede in Gesù Cristo
e in Dio Padre con tutta la mente,
il cuore, la condotta di vita”.
Da “La Vita Cattolica”
PTL/OMF/PMP/902/09
valida dal 22/09/2009
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2012-3 - parrocchia di Gemona