Parrocchia di Santa Maria Assunta Gemona del Friuli (Ud) Italia - cap 33013 Via Giuseppe Bini, 33 Tel/Fax 0432 9806083 [email protected] Voce Amica on line: gemonaparrocchia.it Autorizzazione Tribunale Tolmezzo n. 163 del 4.4.2006 Direttore responsabile Mauro Vale Stampa Tip. Rosso Gemona del Friuli Periodicità trimestrale Poste Italiane s.p.a. Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 conv. in L. 27.2.2004 n. 46 art. 1, c. 2 - DCB Udine Tassa pagata Taxe perçue Pubblicazione fondata nel 1933 Anno LXXX, numero 3 Ottobre 2012 Credo, perciò parlo Invitando la Chiesa Udinese a partecipare attivamente all’Anno della fede proposto da Benedetto XVI per ricordare i 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e i 20 dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, l’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato ha pubblicato la Lettera pastorale dal titolo Ho creduto, perciò ho parlato ora diffusa in tutte le parrocchie, in occasione dell’avvio del nuovo anno pastorale. I punti della Lettera La lettera si suddivide in quattro parti: la prima sottolinea che questo è un anno di grazia, per ravvivare appunto la fede. La seconda descrive puntualmente i passi della fede. La terza invita a prendere esempio dai testimoni della fede della nostra Chiesa. La lettera si conclude con la quarta parte, dedicata alle indicazioni pastorali. Fin dalle prime battute l’arcivescovo indica l’atteggiamento con cui vivere l’anno della fede. “Prima di parlare e mentre parlo della fede devo esaminare la mia esperienza personale di fede”. E ribadisce che la fede è, sì, un dono ma è anche responsabilità. Consapevoli di ciò, dobbiamo tutti guardarci dalla tentazione di darla per scontata: “Questa tentazione può insinuarsi specialmente in quanti di noi hanno, dentro la Chiesa, una responsabilità riconosciuta di educare alla fede: il vescovo per primo, come i sacerdoti, i genitori e gli altri educatori cristiani”. Il sale insipido Chiedendosi perché troppi, dopo (continua a pagina 20) Un anno dedicato alla fede «Una domanda diretta: perché si deve essere cristiani? Perché non basta essere uomini? […] I cristiani dovrebbero sapere quel che vogliono. I non-cristiani dovrebbero sapere quel che vogliono i cristiani. Se si domanda a un marxista che cosa vuole il marxismo, si avrà una risposta concisa e pregnante, anche se oggi non è più così indiscussa: la rivoluzione mondiale, la dittatura del proletariato, la socializzazione dei mezzi di produzione, l’uomo nuovo, la società senza classi. E che cosa vuole il cristianesimo? La risposta di tanti cristiani resta per molti aspetti vaga, sentimentale, astratta: il cristianesimo vuole amore, giustizia, una finalità nella vita, bontà e carità, umanità… Ma non è ciò che vogliono anche i non-cristiani?». Così scrive provocatoriamente Hans Küng, uno fra i più insigni e controversi teologi contemporanei, nel suo celebre libro del 1976 Essere cristiani, oggi riedito. Benedetto XVI, con la lettera apostolica Porta fidei (La porta della fede) ha indetto, dall’11 ottobre 2012 alla solennità di Cri sto Re del 2013, un Anno della fede, in concomitanza con il 50° anniversario dell’indizione del concilio Vaticano II e il 20° della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica (rispettivamente 11 ottobre 1962 e 1992). All’inizio di quest’anno si riunirà l’assemblea generale del Sinodo dei vescovi per riflettere sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana e anche la Chiesa italiana, nel suo 5° convegno nazionale, che si terrà a Firenze nel 2015, ha messo all’ordine Al suo “volerci bene” Con la benedizione dell’arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato, la Casa di Forni Avoltri è stata intitolata a monsignor Gastone Candusso e al suo “volerci bene” (servizio alle pagine 2 e 3; foto Bruno Londero). del giorno la quæstio fidei, il tema, anzi meglio la domanda (perché ciò significa quaestio) della fede. Il tema fede è quindi avvertito come urgente dalla Chiesa e richiede la massima attenzione: il papa, in un suo intervento di qualche mese fa, non esita a parlare apertamente di “profonda crisi di fede” che colpisce vaste zone della terra, a cominciare dal nostro Occidente postmoderno e post cristiano. Proprio tale crisi, secondo Benedetto XVI, costituisce la grande sfida per la Chiesa dei nostri tempi. Ma tale questione è da mettere a tema anche nelle nostre comunità locali, nelle nostre parrocchie, da noi cristiani della strada. Infatti tutti noi siamo chiamati a trovare delle risposte convincenti perché, non neghiamolo, molte delle domande e delle perplessità sollevate da Küng nel brano citato sono anche le nostre! Per questo motivo anche la nostra realtà ecclesiale intende farsi provocare seriamente dal tema della fede. A Gemona, sia a livello foraniale che parrocchiale, stiamo progettando delle occasioni di riflessione e di approfondimento. Qui desideriamo semplicemente suggerire alcune idee e suggestioni, agganciandoci alle parole di Hans Küng riportate in apertura, quasi come antipasto – speriamo stuzzicante! – ai percorsi che verranno proposti a tempo debito. L’espressione “domanda della fede» può essere letta in due modi. Innanzitutto «domanda sulla fede», cioè riguardante l’identità e le modalità della fede. Il modo in cui Küng esemplifica le problematiche connesse a (continua a pagina 19) don Federico Grosso vicario arcipretale 1 Intitolata a Monsignor Gastone Candusso la Casa di Forni Avoltri Queste parole sui festeggiamenti del 10 agosto a Forni Avoltri per l’intitolazione della Casa della Parrocchia di Gemona a monsignor Gastone Candusso, hanno l’intento di riferire non solo l’evento in sé, ma soprattutto di riportare i sentimenti e le emozioni di chi ha partecipato. Raccogliere le impressioni sulla giornata è stato come ruotare un caleidoscopio, che mostra coloratissime immagini dove è però possibile riconoscere alcuni elementi ricorrenti. Il primo di essi è, senza dubbio, la gratitudine dei gemonesi verso monsignor Gastone per ciò che ha realizzato di visibile e non visibile in soli 10 anni nella nostra comunità. Sembra quasi superfluo ricordare che don Gastone è stato una vera guida e un vero testimone del Vangelo, che la sua fede era tangibile e solida quanto lo sono le mura dell’edificio che ora è stato intitolato a lui; che per quanto egli fosse legato alle tradizioni, aveva il dono di saper sognare in grande: sognare in grande per noi, sua famiglia nella Chiesa. E ognuno di noi serba queste verità nel cuore. Poi vi è il senso di responsabilità da parte di tutti nell’accogliere l’eredità di don Gastone. Un’eredità frutto di determinazione e, se si vuole, anche di un pizzico di spregiudicatezza; un’eredità per noi impegnativa ma che sta dimostrando di valere veramente ogni nostro sforzo 2 e ogni nostro impegno. A monsignor Candusso non poteva certo bastare, per Gemona, una soluzione che equivalesse ad un palliativo e così… si sono create le condizioni per la nuova costruzione di Forni. A noi, ora, resta il compito di vivere questa realtà considerandola con la valenza che ad essa va attribuita, cioé con la rilevanza di luogo speciale dove nutrire lo spirito. La speranza è che questa casa venga abitata con l’affetto e l’atteggiamento con cui si vive a casa propria: una casa di famiglia dunque che, ospitando generazioni di giovani, adulti, anziani, farà da quinta ideale a molti episodi che lasceranno il segno nella vita della nostra comunità. In alto: il benvenuto dell’arciprete. Qui a fianco: gli interventi dei sindaci di Gemona e di Forni Urbani e Ferrari. A pagina 3, dall’alto: il sindaco Urbani consegna a monsignor Costante un’opera dell’artista Marisa Plos, dono dell’Amministrazione comunale alla Casa Monsignor Candusso; la benedizione dell’arcivescovo; una parte dei partecipanti al rancio con la favolosa polenta di Ciro Baldissera; i rappresentanti delle chiese delle borgate gemonesi sotto l’insegna della Casa Monsignor Gastone Candusso. (Sevizio foto: Bruno Londero). Ma come si sono svolti, dunque, i festeggiamenti? Don Valentino aveva da tempo organizzato la festa, approfittando della presenza in paese dell’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato per la ricorrenza di San Lorenzo, patrono di Forni Avoltri. Unire la solennità patronale alla cerimonia di intitolazione della Casa è stata proprio una bella idea! In questo modo entrambe le parrocchie sono state coinvolte e partecipi. I festeggiamenti per il Santo Patrono in realtà sono iniziati il giorno 9, con l’accensione del falò sulla montagna che sovrasta l’abitato. Le vie del paese, oscurate per l’occasione, sono state illuminate da una fiaccolata e dai lumi accesi ai bordi delle strade. I ragazzi di Gemona presenti a Forni per il campeggio si sono accorti della bella atmosfera e vi hanno preso parte con discrezione. La mattina del 10 molti altri gemonesi hanno raggiunto Forni per seguire la Santa Messa e l’evento dell’intitolazione. Monsignor arcivescovo, nell’omelia, ha sottolineato le affinità tra la vita del santo e quella di don Gastone ed ha suggerito ai parroci delle due comunità (don Valentino e don Ottavio) di trarre nuova carica da questi due esempi. Dopo la processione per le vie del centro, allietata dalla banda paesana e dai canti del coro di Forni Avoltri, la folla si è radunata all’ingresso della Casa per assistere al rito d’intitolazione. All’aperto… non potevamo sperare in una giornata migliore, né troppo calda, né piovosa. Le autorità che hanno par(continua nella pagina a fianco) nia con lo spirito di fraternità, di amicizia e di fede che ha come riferimento il Signore Gesù. Alle parole dell’arciprete – che ha anche ricordato e ringraziato quanti hanno collaborato alla riuscita della giornata e quanti rendono possibili le attività nelle strutture parrocchiali tanto a Forni come a Gemona – hanno fatto eco il sindaco di Gemona Paolo Urbani che, ricordando l’idea di monsignor Gastone nel voler chiamare casa il complesso di Forni – casa dove l’accoglienza è l’impegno primario: tutti vi sono accolti e tutti accolgono tutti – ha auspicato che lo spirito di questa iniziativa possa essere trasmesso a tutti i cittadini delle due comunità di Gemona e di Forni Avoltri; e il sindaco di Forni Avoltri Manuele Ferrari che ha invitato soprattutto i giovani a riscoprire la bellezza, l’orgoglio di amare e rivitalizzare le montagne, visioni di bellezza e d’infinito che non possono non avvicinare autenticamente a Dio. Per concludere in gloria, presso il centro Eder messo a disposizione dal Comune di Forni Avoltri, gli ex alpini dell’ANA, sezioni di Gemona e Forni Avoltri, hanno servito un eccezionale rancio alpino a tutti i presenti confermando la disponibilità, la bravura ed il grande spirito di servizio che contraddistinguono le loro iniziative; mentre le signore che prestano servizio sui banchetti della parrocchia al Mercatino delle Pulci hanno allestito, con l’aiuto dei giovani, una specia di lotteria casalinga per raccogliere fondi a favore della Casa stessa. È stata una giornata davvero ricca di eventi e piacevole per tutti nel ricordo dell’indimenticabile arciprete monsignor Gastone. S.C. lato, lo hanno fatto con parole di sincera soddisfazione, riconoscenza, impegno. In particolare ricordiamo l’apertura degli interventi da parte di monsignor arciprete che, dopo aver espresso gratitudine all’arcivescovo per la sua partecipazione a un momento così importante per la comunità parrocchiale gemonese e dopo aver affettuosamente salutato le sorelle e i familiari del compianto arciprete, ha sottolineato che questa casa, voluta da monsignor Candusso con tutte le sue forze e da lui sostenuta direttamente anche con ogni suo avere, rappresenta un grande impegno per l’intera comunità parrocchiale che deve viverla come opportunità aperta a tutti coloro che intendono impostare un cammino in sinto3 Domenica 30 settembre, nel Duomo di Gemona, le Comunità e i Sacerdoti delle 12 parrocchie che costituiscono la Forania di Gemona, presenti con le Croci delle loro Parrocchie, hanno dato avvio non solo all’Anno Pastorale, ma hanno anche celebrato l’inizio dell’Anno della Fede, proclamato da Papa Benedetto XVI (11 ottobre 2012–24 novembre 2013) nel 50° anniversario del Concilio Vaticano II. Questo tempo speciale, voluto dal Papa “per fare memoria del dono prezioso della fede”, diventa occasione per tutte le Comunità, per i singoli credenti e anche per le persone lontane dalla fede, per interrogarsi e ri-motivarsi, nel “profondo del cuore”, per le proprie scelte esistenziali. Dal Consiglio Pastorale Foraniale, formato dai rappresentanti delle 12 Parrocchie del territorio e impegnato con i Sacerdoti ad individuare ed offrire occasioni di riflessione a tutti i livelli sul tema proposto da Benedetto XVI “per ritrovare Dio e la sua Provvidenza dentro gli avvenimenti quotidiani”, nel prossimo mese sarà stilato un programma di appuntamenti, celebrazioni ed incontri per concretizzare anche le indicazioni pastorali che l’Arcidiocesi Udinese promuove per “l’Ascolto della Parola di Dio” (Vangelo di Luca) e per “Educare alla vita buona del Vangelo” (II anno). Questo Progetto Pastorale, denominato “I Percorsi della Fede”, sarà indirizzato a tutte le famiglie della Forania e si pone come un ulteriore aiuto – a livello più ampio – alle variegate attività pastorali che ogni Parrocchia già organizza sul suo territorio: esso vuole essere uno strumento, prima di tutto, di conoscenza delle opportunità di crescita e maturazione umana e spirituale che le Parrocchie, nell’arco dell’anno sociale, mettono a disposizione di tutti; inoltre, vuole proporsi come occasione di stimolo ad una disponibilità e partecipazione più consapevole e matura non solo nella propria Comunità parrocchiale, ma anche a livello della zona più 4 I Percorsi della Fede I Percorsi Un anno di crescita per le Comunità della Forania ampia, determinata dalla Forania. Il progetto pastorale “I Percorsi della Fede”, a carattere foraniale, è suddiviso se condo gli Ambiti pastorali scelti e operanti nella nostra Arcidiocesi fin dai tempi del Sinodo Udinese V (1983-1988). Ecco l’elenco delle iniziative che si vorrebbero attivare per l’anno pastorale 2012- 2013, aperte a tutta la Forania. Per la Catechesi * Nei tempi forti dell’Anno liturgico (Avvento–Quaresima) si vorrebbero proporre alcuni incontri specifici per riflessioni e dibattito con categorie diverse (uomini, donne, giovani, anziani, ragazzi). Il tema proposto è conoscere gli articoli del Credo: Credo in Dio, in Gesù Cristo, nello Spirito Santo, nella Chiesa, nella risurrezione dei morti... * Offrire a tutti coloro che sono impegnati nella Catechesi parrocchiale con i ragazzi delle Elementari, delle Medie e delle Superiori, momenti di confron- to e di scambio, indicazioni pastorali e possibilità di formazione personale. Il primo incontro si terrà giovedì 18 ottobre, ore 20.30, nella Sala Teatro ad Artegna. * Per le persone ultratrentenni, che non hanno ricevuto il Sacramento della Cresima, si propone un percorso di formazione unitario. Il primo incontro programmatorio è fissato per Domenica 28 ottobre, dalle ore 17 alle ore 18, presso la Canonica di Gemona. Per i giovani * Ai giovani cresimati della classe quinta Superiore si propone un percorso autogestito di crescita umana, sociale e spirituale, con cadenza settimanale al Centro Glemonensis e guidato da uno o più animatori. È una vera sfida, questa, proprio per offrire “alternative serie” al tanto “vuoto” cui gli stessi giovani sono oggi sottoposti … * Un gruppo di giovani della Forania (delle Superiori e oltre), amanti della musica e del- l’amiciazia, si incontra già da alcuni mesi per cantare, suonare e per animare celebrazioni liturgiche. I giovani si incontrano spostandosi anche nei vari paesi: di norma, si incontrano ogni lunedì sera al Glemo nensis. * Anche per “pregare” si incontrano i giovani. Con una doppia serie si incontri: ogni terzo venerdì del mese si ritrovano, nel Duomo di Gemona, per pregare secondo “lo stile di Taizé”; inoltre, in Avvento ed in Quaresima, ogni sabato mattina prima di andare a scuola, si incontrano nella Chiesa di Santa Lucia in Piovega. * Ogni anno viene organizzato, per giovani e per adulti, un corso di formazione per animare i Centri estivi, Campeggi o Grest di Elementari e Medie. La preparazione, curata dal punto di vista tecnico, umano e spirituale, è finalizzata a costruire con i più giovani una relazione vera sia pure in un clima di festa come lo sono i campeggi. Per la famiglia * Alle coppie che vogliono preparasi al matrimonio cristiano viene proposto un ciclo di incontri – da febbraio ad aprile – per riflettere sulla loro formazione umana, affettiva e spirituale. Gli incontri, avviati da esperti e sostenuti da un gruppo (continua nella pagina a fianco) Mandi e grazie a don Bogus e don Alberto Recentemente li abbiamo festeggiati e ora ci tocca salutarli: don Bogus Kadela, ordinato sacerdote il 3 giugno scorso, ci lascierà il giorno del tradizionale pellegrinaggio a Castelmonte, la prima domenica di ottobre; don Alberto Zanier, ordinato diacono il 29 giugno, ci ha già lasciati. Erano arrivati a Gemona per dare una mano in un momento di difficoltà dopo la scomparsa di monsignor Gastone Candusso ed hanno subito saputo farsi apprezzare per l’impegno che hanno profuso soprattutto tra i più giovani del Glemo e di Forni e tra i chierichetti. Ora l’arcivescovo ha disposto per loro nuovi incarichi e così lasciano Gemona l’uno per la parrocchia di Tricesimo, l’altro per la parrocchia di Santo Stefano di Buia A noi non resta che ringraziarli di cuore per quanto hanno fatto in questo tempo per la nostra comunità e accompagnarli con la preghiera affinché il servizio che si accingono ad intraprendere nella Chiesa friulana sia di amore per i fedeli che saranno loro affidati e di fedeltà al Signore Gesù. di coppie sposate per l’approfondimento successivo, sono un momento indispensabile “per preparare al meglio” anche la celebrazione del matrimonio. * Si sta cercando di organizzare incontri pomeridiani festivi, aperti da un intrattenimento o spettacolo (teatro, cinema, recital…), cui seguirà un momento di dibattito tra spettatori (genitori e figli) presso il Centro Glemonenis di Gemona. Inizio ore 16.30, chiusura ore 20. La proposta vorrebbe essere un’alternativa al pomeriggio “tracorso nei centri commericiali”! Per la Liturgia * Si ritiene sempre più necessario preparare alcune persone disponibili e già impegnate nella comunità parrocchiale, ad affiancare ed aiutare i Sacerdoti nel portare l’Eucaristia alle persone malate ed anche a distribuire l’Eucaristia nelle celebrazioni più partecipate. * Altrettanto importante e necessario risulta il preparare alcune persone disponibili ed impegnate nel sostenere, nelle chiese del proprio paese, le celebrazioni in assenza del Sacerdote o in particolari momenti forti dell’Anno liturgico (Avvento-Quaresima). * Offrire una festa a ducj i Muìnis, che nelle nostre comunità curano e preparano le celebrazioni, per un momento di incontro e di svago. La cadenza della Festa dovrebbe essere annuale e celebrata ogni anno in una Parrocchia diversa. Lunedi 16 luglio, alle ore 11, è stata celebrata in San Valentino una santa Messa presieduta da don Giacinto Marchiol. Su invito di monsignor Valentino, don Giacinto, nativo di Pradielis in comune di Lusevera (Alta Val Torre), da alcuni anni in quiescenza, è ritornato in Godo per ricordare il sessantacinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale (13 luglio) e i 90 anni di vita, compiuti proprio il giorno 16. A concelebrare con lui c’erano l’arciprete, don Bogus (sacerdote novello), don Bruno (cappellano dell’ospedale e celebrante nelle borgate gemonesi) e don Dino Pezzetta (parroco di Montenars, dove per parecchi anni don Giacinto è stato Per la Carità * Crescono ogni giorno le necessità di tante persone e famiglie a causa dell’attuale crisi economica. Formare una rete di conoscenze e relazioni tra le Parrocchie che sostengono l’azione a favore dei poveri, distribuendo cibo, vestiti, aiuti economici, non solo è utile ma necessario per poter aiutare chi è davvero nel bisogno. * Il Gruppo di Volontariato Vincenziano, presente a Gemona, non solo distribuisce aiuti a poveri, ma chiede anche di poter avere delle antenne nelle altre Comunità. I volontari, che si incontrano il sabato pomeriggio presso la Chiesa di Santa Lucia in Piovega, puntano ad allargare la loro rete di solidarietà nei paesi vicini. * Anche il Centro di aiuto alla Vita punta a diffondersi sul territorio. Soprattutto per far conoscere le agevolazioni legislative cui le famiglie possono accedere di fronte ad una maternità imprevista. Per le Missioni * Il Gruppo Missionario Foraniale è ancora da costituire. Potrebbe essere formato da rappresentanti di quelle Comunità da cui sono usciti Missionari, Religiosi o Laici impegnati in terra di missione. Tanto più che in molte delle nostre Parrocchie si svolgono attività e raccolte a favore di singoli Missionari o Religiosi conosciuti. Un gruppo foraniale potrebbe coordinare e sostene le tante singole inziative. Per i media * Il Gruppo Foraniale è ancora da costituire. Le persone di questo Gruppo si impegnano a far conoscere, diffondere e sostenere gli strumenti di comunicazione sociale della realtà ecclesiale (parrocchiale, diocesana, nazionale): il proprio bollettino parrocchiale, il settimanale diocesano La Vita Cattolica, la radio diocesana Radio Spazio 103, Telechiara, il quotidiano Avvenire… “Tutte le nostre comunità parrocchiali – scrive l’arcivescovo Giuseppe Piccoli FO R AN IA D I G E M O N A D E L FR IULI FORANIA DI GEMONA DEL FRIULI O ttO bre M issiO nariO IN CO OTTOBRE N T R I PE R MISSIONARIO LE CO M UN IT A’ INCONTRI PER LE COMUNITÀ VenerdÏ 5 ottobre, ore 20.30,Chiesa di Campag nola ( O sped) Venerdì 5 ottobre, oreM 20,30, di Campagnola VE G LIA IS S IO Chiesa N AR IA (Ospedaletto) VenerdÏ 12 ottobre, oreMISSIONARIA 20.30, Convento S uore Francescane VEGLIA AD O R AZ IO N E E UCAR IS T ICA Venerdì 12 ottobre, 20,30M Convento con ilore Vescovo ons. T ito Suore S olari Francescane ADORAZIONE EUCARISTICA D omenica 14 ottobre, ore 19.00, D uomo di G emona Domenica 14 ottobre, ore 19, Duomo di Gemona PR E S E N T I AL M O N D O PRESENTI AL MONDOda M ons. T ito S olari Celebrazione eucaristica presieduta Concelebrazione dal Vescovo con le Comunitàeucaristica g emellate presieduta con Cochabamba ( Bolivia) monsignor Tito Solari con VenerdÏ le Comunità gemellate con Cochabamba 19 ottobre, ore 20.30, S antuario(Bolivia) S . Antonio M O N D O oreIN 20,30, 50 AVE M AR di IASant’Antonio Venerdì 19ILottobre, Santuario R osario issionario IL MONDO INM 50 AVE MARIA Rosario Missionario D omenica 21 ottobre in tutte le Chiese Domenica in tutte Chiese G IO R N AT A M IS 21 S IOottobre, N AR IA M O N leD IALE GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE D omenica 4 novembre, ore 17, Centro G lemonensis Domenica G E M O N A4IN novembre, M IS S IO ore N E 17 GEMONA INmultimediale MISSIONE S pettacolo Spettacolo multimediale D omenica 11 novembre in tutte le Chiese Domenica 11 novembre, in tutte le Chiese UN PICCO LO PAN E UN PICCOLO PANE DA CONDIVIDERE D A CO N D IVID E R E I novant’anni di don Giacinto parroco) che si sono stretti attorno a lui, unitamente all’assemblea dei fedeli, nel rendere grazie al Signore per il dono del sacerdozio e per il ragguardevole traguardo raggiunto da don Giacinto. Per le privilegiate Godo e monsignor Andrea Bruno Mazzocato nella sua lettera pastorale per l’anno della Fede – sono ben consapevoli di quanto sia importante educare alla fede le giovani generazioni; per questo impegnamo le migliori energie nell’opera educativa che viene chiamata Iniziazione Cristiana”. Anche le Comunità parrocchiali della Forania di Gemona sono convinte della necessità di questo impegno: anzi, questa è una sfida per il nostro futuro. Piovega è stata anche l’occasione di ricordare ed esprimere gratitudine per i 25 anni di costante e fedele servizio spesi da don Giacinto a favore delle due borgate, garantendo la celebrazione eucaristica domenicale e festiva. Indubbiamente, è stanto emozionante risentire la sua voce e riascoltare la sua parola, mirata ed attenta come allora e, fortificante per tutti, questa ulteriore sua testimonianza di fede, inossidabile alle sofferenze e ai disagi dell’età. Di nuovo grazie, don Giacinto e che la Madre Santissima, in questo giorno venerata Vergine del monte Carmelo, interceda propizia presso l’Altissimo: guardando a Maria, modello di vita consacrata al Signore, noi tutti vogliamo sentirci spiritualmente uniti a lei, reverendissimo, nella preghiera e nel rendimento di grazie: “L’anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”. Paolo Arduino 5 Finalmente è arrivata la notte tanto attesa: la partenza per Assisi. La corriera attendeva le famiglie e i ragazzi di Prima Comunione assieme a monsignor Valentino, alle catechiste Carla, Manuela e Piera e alcuni amici che si sono simpaticamente uniti a noi. Zaino alla mano, accensione motori e… via! Il viaggio è trascorso serenamente (o per meglio dire la nottata) e, senza quasi accorgercene, al sorgere del sole abbiamo visto avvicinarsi le splendide colline umbre! Una breve sosta per la colazione casalinga e siamo ripartiti alla volta di Assisi. Ad attenderci all’ingresso di Porta Nuova c’era fra’ Marco, un giovane simpatico frate francescano. Lui ci ha guidati per l’intera mattinata, dal Duomo di San Rufino alla Basilica di Santa Chiara, con dolcezza, pazienza, allegria e tanta, tanta semplicità. Il suo profondo e genuino modo di esprimersi ha aperto delle nuove brecce nel nostro cuore alla scoperta di San Francesco e anche di Santa Chiara, così simile a lui ma a noi meno nota. Nel pomeriggio la maestosa Basilica di San Francesco. Davanti ai nostri occhi lo scenario si è mostrato in tutta la sua magnificenza! Che emozione: arte, storia, fede e mistero lì si uniscono in un connubio inscindibile. Noi pellegrini gemonesi ci siamo sentiti veramente piccoli in quella maestosa Basilica e i nostri sguardi estasiati si sono persi negli splendidi affreschi di Giotto. Quale ricchezza spirituale si avverte all’interno di questo luogo, quale profonda pace si respira: il Santo irradia da secoli la sua spiritualità, che brivido! Vorremmo che tutti voi lo provaste. Nonostante la temperatura tropicale e la stanchezza che iniziava a farsi sentire, abbiamo avuto la possibilità di ammirare la bellissima città di Assisi, i colori dei suoi palazzi, i suoi vicoli e le sue piazzette medioevali. Il ricordo è andato lontano nel tempo fino alla “vecchia” Gemona che ormai non c’è più. Alla sera il rosario recitato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, la processione multicolore con le fiaccole sul sagrato della chiesa e… una dolce buonanotte al termine di una giornata intensa. Il mattino seguente, accompagnati da suor Eliodora della Congregazione gemonese delle Francescane, abbiamo assistito alla Santa Messa nel santuario di San 6 Sulle orme di San Francesco Damiano, tanto caro a San Francesco e Santa Chiara, immerso nel silenzio di ulivi secolari. Una breve visita a Rivotorto e infine alla Basilica di Santa Maria degli Angeli per visitare la Porziuncola, nucleo del primo convento francescano e luogo dove è morto San Francesco. L’ora della partenza era già arrivata e… come tutte le cose belle è giunta troppo in fretta. Stare assieme è sempre bello! Sulla corriera ci hanno accompagnato le suggestive immagini di questa nuova avventura: come lo splendido crocifisso di San Damiano, con il Cristo dagli occhi aperti, che riesce a suscitare profonde emozioni a chi si lascia coinvolgere, come è accaduto a San Francesco. Lasciandoci alle spalle la splendida città umbra, don Valentino, che ha accompagnato il nostro viaggio con grande partecipazione e competenza, ha guidato la riflessione conclusiva. Ha ribadi- to l’importanza di figure come San Francesco e Santa Chiara quali portatori di linfa nuova ad una chiesa che in quel periodo storico attraversava un momento di difficoltà. E poi, cosa a noi molto gradita, si è soffermato sulle origini della chiesa aquileiese e sulla profonda (e ben più antica di quella umbra) tradizione religiosa che vantano il Friuli e Gemona, in particolare con il suo Duomo. Non è poi mancato un pensiero per i cari amici che per vari motivi non hanno potuto essere con noi e naturalmente per don Gastone. Carichi di questo profondo bagaglio, il viaggio di ritorno è stato allietato dalla spontanea gioia dei nostri figli che hanno fatto tornare bambini anche noi adulti! È bello partire ma anche tornare: arricchiti da una nuova esperienza da vivere nel nostro quotidiano, testimoniando quelle antiche e profonde radici di fede, così semplici ma così vere, che abbiamo respirato in Assisi assieme ai nostri figli. Famiglie e ragazzi di Prima Comunione Per ricordare la ricostruzione di due chiese In occasione delle festività della Madonna della Pace e di San Rocco i comitati che si sono impegnati nella ricostruzione delle due chiese distrutte dal terremoto hanno dato alle stampe due opuscoli relativi ai due sacri edifici. Per primo è uscito l’opuscolo edito da L’ASER e dedicato al ventennale di consacrazione della chiesa di Gleseute da parte di monsignor Pietro Brollo, allora vescovo ausiliare di Udine. E proprio a monsignor Brollo, oggi arcivescovo emerito della nostra Diocesi, domenica 1° luglio scorso è toccato di guidare un momento di preghiera nella chiesa rinata e di celebrare l’anniversario con lo scoprimento di una lapide commemorativa della ricostruzione (nella foto qui sopra), alla presenza dell’assessore comunale Collini, dell’arciprete Costante, dei dirigenti dell’Associazione e della popolazione di Stalis, aprendo così ufficialmente la tradizionale sagra di Madone da Pâs. A metà del mese successivo, in occasione della Messa della festa di San Rocco, concelebrata da tutti i sacerdoti gemonesi insieme con quelli che prestano o che negli anni hanno prestato servizio nella nostra parrocchia, il Comitato di Borgo del Ponte ha distribuito l’opuscolo (qui a lato la foto) dedicato al trentennale della consacrazione della nuova chiesa del protettore dalla peste, rinata con il solo sostegno di privati e delle istituzioni locali e col lavoro del volontariato, e consacrata dall’allora arcivescovo di Udine monsignor Battisti. Oltre a costituire un significativo contributo alle memorie cittadine, le due pubblicazioni hanno il merito di riportarci indietro negli anni più impegnativi della nostra storia recente, ricordando quel “corale anelito” che riuscì a pervadere l’intera comunità gemonese e che nella ricostruzione in generale – ma anche nella riproposizione dei punti di riferimento della religiosità popolare “voluti fortemente” da tutte le borgate – ebbe esiti sorprendenti tanto da fare di Gemona la vera “capitale” della rinascita. per il trentennale della ricostruzione La Chiesa di San Rocco in Borgo del Ponte “Non turisti ma pellegrini” questa è la frase che ha caratterizzato lo stile del viaggio ideato per agosto 2012 come ricarica nel corpo e nello spirito. Come non pensare allora alla Polonia quale meta del viaggio, quando il 3 giugno, nella Solennità della Santissima Trinità, don Bogus è diventato sacerdote? Quanta Grazia, in Polonia, con un prete polacco! 33 persone di diversa età e provenienza hanno dato vita ad un bel mix accomunato dalle medesime aspettative. Fissata la meta, don Bogus ha trovato una guida veramente in sintonia con le nostre richieste: disponibile, attenta, premurosa, con un programma dove la parte culturale e spirituale potessero trovare il giusto equilibrio. Don Bogus ha preparato con cura ogni cosa: una presentazione video ci ha insegnato parole base di polacco, illustrato usi, costumi della sua nazione e naturalmente, dato le coordinate generali del viaggio, della terra natale di Karol Wojtyla e di suor Faustina Kowalska, voce che ha trasmesso al mondo il messaggio della Divina Misericordia, beatificata proprio dal Papa Giovanni Paolo II nel 2000. Per ben introdurci nella realtà polacca abbiamo anche visto un film sul beato Popiełuszko che, attraverso il cammino di sofferenza, si rese sempre più simile a Cristo, sofferente sulla via della Croce. Forse egli presagiva che sarebbe morto martire e le sue parole «Io mi sono offerto e non mi tiro indietro», confermano che egli era cosciente della sua vocazione, e della sua particolare missione sacerdotale. Pellegrini, non turisti Una storia toccante, una vera testimonianza di fedeltà alla propria chiamata e un chiaro esempio di come, con l’aiuto Signore, si possano superare tutti gli ostacoli e le paure. Dopo la prima meta a Olomuc, in Repubblica Ceca, il giorno successivo è stato decisamente “tosto”, con la visita ad Auschwitz, con i suoi orrori, e a Birkenau, l’altro campo di sterminio. Il silenzio, nella consapevolezza di che cosa può essere capace l’uomo che si allontana da Dio, è l’unico commento possibile. Nei giorni successivi abbiamo visitato la più bella città della Polonia, Cracovia, sede d’università, ricca di storia millenaria, con 17 musei, 7 teatri, il teatro d’opera e con una famosa filarmonica. Da qui nel 1978 il cardinale arcivescovo Karol Wojtyla partì per il conclave che lo avrebbe eletto papa. Le carrozze con i bianchi cavalli che popolano la piazza rievocano altri tempi e rendono piacevoli le passeggiate nel centro storico, dove si possono ammirare, oltre agli splendidi monumenti, il mercato, la torre del municipio, la parrocchiale dell’Assunta, il Wawel (collina sulla Vistola), il castello e la cattedrale. Nella periferia sorge il Santuario della Divina Misericordia dove è custodito il dipinto originale, eseguito secondo le indicazioni di suor Faustina, del Gesù Misericordioso con la scritta “Gesù confido in te”. Ci siamo recati poi a Czesto- La venerata icona della Madonna Nera di Czestochowa. In alto una vista di Cracovia: la collina del Wawel con la reggia e la cattedrale di San Venceslao. Qui sotto: i pellegrini nella miniera di sale di Wieliczka. chowa, capitale religiosa della Polonia, famosa per il santuario di Jasna Gòra (la montagna luminosa) dove si trova la venerata icona della Madonna Nera. Il monastero è di indubbia bellezza ma sicuramente quello che ci ha maggiormente colpito è stato l’accompagnamento della guida, suor Iwona. Prima di entrare ci ha descritto l’icona; quando ci ha parlato degli occhi della Vergine, il suo sguardo si illuminato di una luce e di una gioia tale che ci ha trasmesso un messaggio più esaustivo di qualsiasi spiegazione. Come poi non visitare Wadowice, la città natale del beato Giovanni Paolo II? L’ultima tappa in Polonia è stata Wieliczka, la storica città del sale, dichiarata dall’Unesco monumento mondiale della natura e della cultura La miniera, funzionante dall’età preistorica, è stata sfruttata su ben 8 livelli a m 515 di profondità e con km 150 di gallerie. Una città sotterranea con caverne, laghi, tunnel, lampadari, sculture, cappelle. Davvero sorprendente ed inimmaginabile, nonché… salutare! Prima di rientrare un’ultima tappa nella Repubblica Slovacca dove, sulla sponda settentrionale del Danubio, abbiamo visitato Bratislava. Siamo rimasti sorpresi dalla bellezza di questo storico punto di incrocio tra importanti vie di comunicazione: una città giovane e dinamica che ci ha fatto guardare con speranza al futuro. Con questi sentimenti, e con gratitudine per chi ci ha accompagnato in questi giorni, chiudiamo questa piccola cronaca. Il ricordo che conserviamo è quello di un’esperienza semplice e serena, dove ognuno ha trovato spazio e accoglienza divenendo ricchezza per l’altro. Pensandoci bene, il sentore che sarebbe stato un viaggio “protetto” si è percepito fin dall’inizio: la semplice preghiera della partenza si è elevata come un’unica voce! Gruppo Polonia non turisti ma pellegrini PS: attenzione agli avvisi!! Ci troveremo a vedere il filmato che sarebbe bello condividere anche con chi non ha potuto esserci! 7 E S T A T E F O R N I A V O L T R I / 4a - 5a E L E M E N T A R E “Io sono Dan Sin e voi siete giunti nella riserva indiana Alta-Carnia! Volete dunque unirvi a noi ed essere indiani per scoprire come noi viviamo?” Al “sì”, gridato all’unisono dai bambini, è iniziato il campeggio estivo della quarta elementare, che si è svolto nella casa parrocchiale di Forni Avoltri dal 17 al 21 giugno. Lassù una quarantina di piccoli indiani gemonesi, accompagnati dai grandi capi e dallo sciamano (impersonati dagli animatori e dalle catechiste), si sono districati in un percorso impegnativo e divertente attraverso il mondo degli indiani d’America. L‘armonia del cerchio (momento di incontro e confronto serale), adattata agli aspetti della vita di ogni giorno, è diventata punto di partenza per riflettere sulle relazioni con sé stessi, con gli altri, con il creato, con Dio. È stato sorprendente osservare come questi bambini non abbiano trovato alcuna difficoltà a comprendere lo “stile di vita” degli indiaUn capitano simpatico senza ciurma e quattro amici che hanno voluto seguirlo alla ricerca di un grande tesoro: così noi animatori – i nostromi – abbiamo deciso di iniziare la settimana alla Casa recentemente intitolata a monsignor Candusso di Forni Avoltri, alcuni ragazzi – la ciurma – di V elementare. Per me è stata la prima esperienza di animazione in un campeggio: allora mentre i bambini che si preparano a diventare ragazzi e ad andare alle medie imparavano a conoscersi, a rispettarsi e ad impegnarsi nella convivenza, nelle attività di gruppo e nei giochi, parallelamente anche io crescevo con loro e con gli altri animatori con cui potevo parlare e condividere le mie preoccupazioni ma anche la mia 8 Riserva indiana di Carnia ni; anzi, hanno colto subito le affinità tra le loro e le nostre tradizioni, tra la loro spiritualità e la nostra fede. Quando abbiamo guidato le tribù nelle attività di approfondimento, di solito svolte nel pomeriggio, noi animatori non potevamo fare a meno di guardarci negli occhi con stupore, ascoltando le parole dei bambini: certo, usano un linguaggio semplice, ma riescono ad esprimere ciò che hanno compreso con estrema precisione e naturalezza. [NdR. Chissà perché in pochi anni questa capacità vada perdendosi…è un vero peccato!] La partecipazione dei bambini alle attività proposte è stata totale, e questo ha permesso a noi animatori (soprattutto quelli alla prima esperienza dopo il corso formativo foraniale) di scacciare la stanchezza e trovare la carica per nuove iniziative. I sorrisi e gli abbracci dei bambini hanno dato un senso speciale a questo campeggio. Ci siamo resi conto che, a questa età, i bambini si affezionano immediatamente agli animatori, per cui abbiamo fatto molta attenzione a comportar- La parola a nostromi e ciurma felicità, e come per loro facevo esperienza anche di fede. I sorrisi nei loro volti, il calore nei loro abbracci, l’energia di questi bambini che avevano e che ci costringeva a correre loro dietro per tutta la giornata per poi stenderci esausti senza farci sentire nel letto, ma solo dopo aver avuto fra noi nostromi condivisione e riflessioni del giorno trascorso e sentirci meravigliosamente bene.” Matteo Copetti La settimana a Forni è stata un‘esperienza straordinaria perché io desidero andare ci in modo corretto e nel testimoniare il nostro essere cristiani. Per noi, sono stati fondamentali anche i momenti di verifica con le catechiste, con Daniele e con Giovanni, che sono esempi importantissimi e che ringraziamo per il loro servizio sincero e costante. Abbiamo fatto conoscere gli indiani anche da un punto di vista più pratico: abbiamo decorato il vaso della vita e costruito un acchiappasogni. Magari qualche ricordo rimasto invischiato nella magica rete dell’acchiappa-sogni zampillerà nei sogni dei “nostri bambini” e riporterà loro alla mente quest’esperienza che per noi è stata fantastica. Tutto quello che abbiamo dato, ci è tornato in termini di affetto, gioia, gratitudine. Non vediamo l’ora che arrivi la prossima estate, per ritrovare questo gruppo e accompagnarlo in un’altra grande, meravigliosa tappa della loro crescita! Dario Gubiani & C. d’accordo con tutti e in quei giorni ho imparato sull’esempio anche di Gesù a perdonare le persone che commettono degli errori o che si comportano in modo sbagliato e a dare più importanza all’amicizia dicendo con sincerità le cose che penso. Secondo me è stata un’esperienza importante anche perché mi ha insegnato a stare non solo con le mie amiche, ma anche con altre persone che non conoscevo o con quelle meno simpatiche, a creare belle amicizie e a imparare tanti giochi nuovi, canti religiosi ed allegre canzoni con divertenti balli. Spero di poter rifare ancora questo campeggio meraviglioso e quando sarò più grande mi piacerebbe diventare una brava animatrice! Chiara Dosi Con il gabbiano Jonathan Junior smesso a tutti la bellezza di volare alto e ricercare il significato vero della vita. Come Jonathan ha inseguito con tenacia il suo desiderio di volare al mare, così anche i ragazzi si sono davvero messi alla prova nelle passeggiate, nei numerosi giochi all’aperto e nei tanto desiderati giochi notturni, mettendo tutto il loro entusiasmo e senza mai arrendersi. E la partecipazione non è mancata neanche nei momenti di riflessione e di preghiera, guidati da don Alan con la sua profondità e testimonianza di fede. È stato un campeggio davvero riuscito perché tutti – ragazzi, animatori, don e le fantastiche cuoche con Emanuele –- hanno collaborato con gioia alla costruzione di un gruppo dove ognuno ha potuto ritrovarsi, divertendosi e condividendo una nuova esperienza insieme. Non possiamo che dire un grande grazie a tutti e confidare che il gruppo continui a stare insieme! Lucia e Francesca Il cammino della felicità Quest’anno ben trentanove ragazzi di II media hanno letteralmente preso d’assalto la casa di Forni per partecipare al campeggio estivo dedicato al Cammino della felicità. Un nome e un programma dato che le occasioni per divertirsi e stare bene insieme sono state davvero tante. Riflettendo su un racconto di Bernard Benson e ascoltando il Vangelo, abbiamo capito che la felicità non è un concetto o una meta lontana, ma uno stile di vita. Ed è con questo stile che abbiamo trascorso la settimana istante per istante, tra camminate, giochi notturni e tante flessioni per i più animosi! E allora felicità può voler dire tuffarsi nella splendida piscina di Piani di Luzza, ridere a crepapelle durante le sfide di karaoke, prendere il sole sulla riva ai Laghi d’Olbe, bagnare e farsi bagnare dagli animatori… o divorare un meraviglioso pasticcio al termine di una camminata! Grazie alle nostre bravissime cuoche infatti siamo stati felici… di sederci a tavola! Senza parlare di don Federico, per l’ottima polenta e le ancora più gustose risate con cui ha saputo contagiarci di buon umore. Insomma, alla fine dei sette giorni nessuno sarebbe tornato a casa: lo si è capito anche dagli abbracci commossi dopo il falò del sabato sera. Ma la sfida è proprio questa: essere capaci di conservare nella normalità lo stile del campeggio, cioè vivere con semplicità ed entusiasmo, accettando di mettersi in gioco. Ce lo hanno insegnato anche i due giovani chitarristi, scoperti fra i ragazzi, che hanno accompagnato i canti durante la messa conclusiva. E allora, ragazzi, continuate a intrecciare la vostra corda della felicità anche a casa con gli amici e la vostra famiglia. Ora vi aspettiamo al Glemo (a Forni ci ritroviamo nel 2013)! Gli animatori 9 E S T A T E F O R N I A V O L T R I / 1a - 2a M E D I A Durante la settimana di ferragosto il gabbiano Jonathan Junior ha raggiunto la casa di Forni per far scoprire la sua avventura ai ragazzi di prima media. Giorno dopo giorno ha insegnato loro l’importanza di conoscere le proprie qualità e svilupparle con impegno mettendole a servizio degli altri. La sua storia ha tra- E S T A T E F O R N I / 3a M E D I A - 1a - 2a S U P E R I O R E Un gruppo dalle grandi potenzialità Quest’anno il campeggio di terza media, dal 6 al 12 agosto, ha rappresentato un po’ l’anello di congiunzione tra la fine di un percorso e l’inizio di una nuova avventura, meravigliosa ma anche spaventosa per i ragazzi. Non sono più ragazzini ma muovono i primi passi in quel mondo che li porterà ad essere adulti tra qualche anno. È proprio un bel salto! Ci siamo chiesti quanto si siano resi conto di questo ma, a giudicare dall’intensità e dall’entusiasmo con cui hanno vissuto la settimana e dalle lacrime versate gli ultimi giorni, crediamo proprio di sì. Il campeggio di terza media è anomalo perché non ha una storia che fa da sfondo all’intera settimana ma vengono affrontati vari temi che interessano da vicino i ragazzi: sono loro la “storia”, non serve altro! Abbiamo parlato di amici, amore, famiglia, impegno, sogni, speranze, desideri - un bel po’ di cose per una sola settimana -, dando loro degli spunti che li aiutino a trovare quelle risposte che ognuno cerca di darsi nella propria vita su questi temi molto importanti e complessi. Li abbiamo invitati a sfruttare fino in fondo le loro qualità, facendo affidamento sulla famiglia e gli amici veri, a non avere paura di mostrarsi per ciò che si è perché è proprio nell’unicità di ognuno di noi che sta la nostra bellezza. Abbiamo parlato di Dio, colui che ci ama incondizionatamente, che sogna per noi la felicità, la vita vissuta con pienezza, camminando sempre al nostro fianco. E l’ultima sera, prima del tradizionale falò conclusivo, abbiamo affidato i nostri sogni più grandi 10 al fiume attraverso barchette di carta: un momento davvero bello, pieno di speranza, sotto il cielo stellato. Tutto questo è naturalmente condito con giochi, mitiche battaglie d’acqua, la camminata sul Marinelli, risate e fatiche, torce e colpevoli da individuare. Ci sono state delle difficoltà, certo, ma che alla fine ci hanno confermato che questi ragazzi sono un gruppo vivo, eterogeneo e della grandi potenzialità… non sprecatele ragazzi!! Il venerdì abbiamo anche vissuto insieme a tutta la comunità di Forni Avoltri e Gemona l’intitolazione della a casa a DonGa, che ha sognato per noi quel luogo, casa per tutti, da costruire e vivere. Ha sognato in grande, ora tocca a noi, a voi ragazzi, portare avanti quel sogno! Vogliamo, infine, ringraziare le cuoche, don Bogus, Giordano e Adalgisa e tutti quelli che hanno vissuto con noi quella settimana. Un grazie ai genitori che ci hanno affidato i loro figli in questi 5 anni di attività insieme a loro, prima nei campeggi di quarta e quinta elementare e poi in tutte le attività delle medie. Ma è soprattutto voi, ragazzi, che vogliamo ringraziare perché avete voluto condividere con noi questi ultimi 5 anni della vostra vita e noi siamo cresciuti insieme con voi, vivendo tantissimi momenti fantastici e sperimentando quanto è bello vivere con gli altri, essere comunità. Ricordate che il cammino che potete fare in Parrocchia non finisce certo qui, ma continua con nuovi animatori e nuove possibilità che vi aspettano il giovedì sera al Glemo, che ormai è diventata anche casa vostra. Un ultimo augurio: è proprio ora che vi affacciate alla vita vera, è ora che dovete costruirla e sognarla. Fate sempre affidamento sulle vostra qualità e sulle persone che vi stanno accanto! Buon cammino a tutti e a presto! Gli animatori di terza media Ascoltarsi e ascoltare: dal bozzetto a... Nel titolo è il tema che ha accompagnato noi ragazzi del '96 e '97 per tutto l'arco della settimana dal 23 al 29 luglio. Siamo arrivati intimoriti gli uni dagli altri poiché non c'erano molti rapporti tra le due classi. Dopo una rapida sistemazione nelle camere, gli animatori ci hanno svelato e introdotto al grandioso tema del campeggio. Con il passare dei giorni si sono create e rafforzate varie amicizie favorendo un’atmosfera piacevole e familiare. Il tutto seguito da grandi giochi notturni, partite a calcio, a pallavolo, a carte e dalla camminata in montagna. Come da titolo l'argomento trattato riguardava l'ascoltare e l'essere ascoltati. Inoltre, durante la settimana, ci ha accompagnato una sagoma che pian piano, attraverso i momenti di meditazione, si è evoluta in un modello di persona. Le riflessioni, alimentate da don Valentino, sono state interessanti, piacevoli e corroboranti anche se lunghe e intense. Da queste è scaturito che uomini e donne si nasce, persone si diventa e che ognuno è unico e irripetibile. É stata una settimana ricca di positive emozioni molto costruttive e che ci hanno fatto capire il vero significato della persona. Un grazie a don Valentino, Giovanni, Daniela, Chiara (detta Berta), Ferruccio, Anna, Sara, Viola, Alessandro e Tiziana, che ci hanno animato con passione e pazienza aiutandoci a crescere; grazie anche ai cuochi eccellenti Luca S., Marco C. e Viviana Noi ragazzi di terza superiore quest’anno abbiamo deciso di fare un’esperienza estiva diversa da quella usuale del campeggio nella casa parrocchiale di Forni: nella settimana dal 6 all’11 agosto ci siamo recati nella fantastica Torino (la vecchia Augusta Taurinorum), ricca di esempi storico-culturali ma anche di molta santità. Il filo conduttore di questo nostro viaggio è stato l’approfondimento del messaggio evangelico attraverso esempi di cari- “La fede si presenta oggi come un rischio, il rischio della fiducia. Essa non è in primo luogo l’adesione a delle verità, ma è una relazione con Dio. E ci chiama a rivolgerci verso la luce di Dio.” (Lettera 2012) Taizè è un’esperienza improntata sulla semplicità di vivere, di rapportarsi con gli altri, di percepire la realtà, di sentire ed ascoltare Dio. Staccare dal proprio quotidiano, dalle abitudini, dalla vita frenetica di tutti i giorni per fermarsi. Fermarsi ed osservare. Voltarsi a guardare il tempo trascorso, le scelte fatte, le decisioni prese; riflettere su ciò che è stato fatto, detto, su come questo ci abbia cambiato, su ciò che, presi dal vortice degli impegni, abbiamo trascurato. Un modo diverso, speciale per ritrovare se stessi tra gli altri. Scoprire come persone provenienti da nazioni differenti, con un vissuto apparentemen- tà, pace e preghiera, ma soprattutto di fede, presenti nella ex capitale sabauda. Il primo giorno abbiamo visitato la “Piccola Casa della Divina Provvidenza” fondata nel XIX secolo da San Giuseppe Benedetto Cottolengo, casa di accoglienza per persone affette da disabilità fisica e/o mentale, dove abbiamo potuto ascoltare la forte testimonianza di fede e carità di una suora e di una ospite; ci ha colpito la capacità di saper accogliere le difficoltà Una relazione con Dio te dissimile, possano avere pensieri, problemi, domande che li accomunano e li fanno sentire più uniti e vicini. Trovare nello sguardo e nel sorriso del prossimo Dio. Si riscopre la semplicità anche nei rapporti umani. Nel corso di un breve tempo si vengono a creare forti legami, fiducia, libertà d’espressione senza timore del giudizio altrui. Su questa collina della Borgogna si respira un clima di pace e serenità, che pervade il corpo, la mente, il cuore. Un tale stile di vita, senza distrazioni che isolino dalla realtà, consente di soffermarsi di più sui piccoli gesti, su ciò che sta Milioni di persone aiutano milioni di persone con il desiderio di vivere il Vangelo e di essere segno di speranza. Il giorno dopo abbiamo conosciuto meglio la comunità salesiana nei luoghi della sua fondazione, il quartiere torinese del Valdocco, a opera di San Giovanni Bosco. Ci ha colpito la grande dedizione gratuita per i giovani e l’impegno pedagogico a favore anche dei più poveri ed emarginati. I pomeriggi della settimana li abbiamo trascorsi ad arricchire il nostro bagaglio artistico-culturale: abbiamo visitato la Mole Antonelliana e il museo del cinema, il museo egizio e quello dell’automobile, la residenza reale della Venaria e il confinante parco della Mandria, dove è presente un’altra residenza reale, e abbiamo avuto la fortuna di risalire il Po. È stata un’esperienza estremamente formativa, che ci ha fatto scoprire nuovi modi di seguire il messaggio evangelico e grandi esempi di una salda fede cristiana. Dario, Enrico, Martina B, Martina L, Matteo Co., Matteo Cu., Michela, Stefania, Stefano attorno e di gioire di questi. Gioire perché sono un dono, perché sono unici, perché entrano a far parte di noi. La preghiera mediante canti, letture dai testi sacri, silenzi conferisce ad ogni singola persona la possibilità di incontrare Dio in un modo libero, personale, autentico. Possibilità che si estende fino a diventare un vero e proprio bisogno. Bisogno di rendere grazie, bisogno di un Amore più grande. “…La fede consiste nel dare fiducia a questo tesoro deposto in noi. Talvolta sentiamo questo amore, ma dobbiamo anche imparare ad avere fiducia pur senza sentire nulla. L’amore di Dio che brucia in noi è più profondo delle nostre emozioni o delle nostre capacità di comprensione. Dunque, anche se siamo nella nebbia, e giustamente quando nella nebbia ci perdiamo, è importante ravvivare la fiducia nella presenza di Cristo…” (Meditazione da frère Alois) Angelica ed Eleonora 11 E S T A T E F U O R I / 3a S U P E R I O R E - G R U P P O T A I Z È Ad Augusta Taurinorum poste dalla vita sul proprio percorso e saper trovare il buono anche in tali situazioni. Il secondo giorno abbiamo conosciuto la realtà dell’Arsenale della Pace o SERMIG (Servizio Missionario Giovani) fondata da Ernesto Oliviero nel 1964. Era un’antica fabbrica in disuso: il lavoro gratuito di tanti l’ha trasformata in una profezia di pace. È un punto di incontro tra culture e religioni diverse per conoscersi, dialogare, camminare insieme. È un riferimento per i giovani che vogliono dare un senso alla propria vita. È una casa aperta a chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro. È un luogo di preghiera dove chiunque può sostare, incontrare il silenzio e Dio. Il risultato? E S TAT E S C S C O U T - C E N T R O E S T I V O Il Gruppo Scout Gemona I Il Gruppo Scout AGESCI Gemona 1 accoglie bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. Il gruppo è diviso in quattro branche: il Branco Rocce Tremanti, formato da lupetti e coccinelle dagli 8 ai 12 anni; il Reparto Don Pio Gabos, con ragazzi dai 12 a 16 anni; e il Clan che accoglie ragazzi dai 17 ai 21 anni. La sede del gruppo si trova in via Salcons, vicino al Glemo. In branco i lupetti vivono nell’ambiente fantastico della giungla di Mowgli e attraverso il gioco fanno del loro meglio per cacciare le loro prede e conquistare le specialità. Nel reparto si sperimenta l’avventura durante l’anno e soprattutto durante il campo estivo, con la vita in tenda assieme alla squadriglia; attraverso sfide, giochi, attività manuali gli esploratori e le guide imparano ad essere pronti ad affrontare le sfide della vita. I ragazzi del clan affrontano tematiche adulte e si impegnano nel servizio verso il prossimo, parte fondamentale delle loro attività; solitamente i rover e le scolte affrontano una route estiva, ovvero un campo mobile in tenda. Del clan fanno parte anche i novizi, che vivono assieme l’anno di passaggio tra il reparto e il clan, preparandosi a passare da attività prettamente manuali, ad attività più ragionate e profonde. Gioco, avventura e vita all’aria aperta, strada e servizio sono occasioni di catechesi esperienziale in cui bambini, ragazzi e giovani hanno la possibilità di progredire nel proprio cammino di fede. Capi gruppo: Ilaria 3406643786 / Stefano 3470120593. Indirizzo mail di riferimento: [email protected] Branco Rocce Brune Quest’anno uno strano annuncio è arrivato al Branco delle Rocce Brune: la Gallia era assediata dai Romani… Asterix e Obelix avevano chiesto aiuto ai lupetti, appena 12 arrivati per le loro Vacanze di Branco alla casa di Fusine in Valromana (foto in alto). Nume rose prove sono state affrontate: di forza (tiro alla fune), resistenza (uscita ai laghi di Fusine), coraggio (raggiungere al buio l’occhio di Osiride), il gioco paese, il Kim del monte Olimpo e l’isola del piacere. Abbiamo preparato le corazze (magliette) per lo scontro finale e dopo aver sconfitto l’esercito di Giulio Cesare, la Gallia finalmente era libera. Aste rix e Obelix ci hanno ringraziato e salutato raccomandandoci di rimanere sempre un branco unito, forte e coraggioso! Durante la settimana siamo stati accompagnati da Gesù e abbiamo vissuto alcune esperienze proposte dal Vangelo tra cui il deserto (momento di silenzio in cui poter ascoltare il nostro cuore), condiviso alcune paure personali con il branco e pensato alla partenza come inizio di una nuova avventura, scrivendo i nostri pensieri su un cartellone che indicava la nostra strada. Il campo si è concluso con la S. Messa e con un ringraziamento al Signore per le fantastiche avventure vissute. Reparto Don Pio Gabos Quest’estate noi del reparto Don Pio Gabos (foto qui sotto, in alto), nei pressi della Nigger Island, o meglio conosciuta come Tramonti di Sopra, abbiamo incontrato otto strani personaggi accolti dal maggiordomo e dalla cuoca nella villa del padrone dell’isola, il signor U.N. Owen, che nessuno ha mai visto. Durante la costruzione delle strutture del campeggio, però, uno degli invitati è morto per avvelenamento da cianuro. Così, giorno dopo giorno, chi per una puntura d’insetto, chi per annegamento, chi a causa di un colpo d’accetta, tutti e otto gli invitati sull’isola, e perfino il maggiordomo e la cuoca, decedono misteriosamente... Dopo aver superato mille traversie abbiamo fatto una breve ma intensa camminata e ci siamo rinfrescati nel fiume che costeggiava il sentiero, per poi tornare dai pochi personaggi rimasti sulla Nigger Island. Verso la fine del nostro soggiorno sono venuti a chiederci aiuto due ispettori della Polizia incaricati di risolvere il caso delle dieci misteriose scomparse; così, con l’aiuto di tutto il reparto, sono riusciti a trovare l’assassino che - attenzione attenzione - non era il maggiordomo! Infine, nel primo pomeriggio del 19 agosto, abbiamo purtroppo chiuso il campo con un potente ‘VOGAAA!’ e ci siamo salutati. Grazie a questo campo, e al compito a noi affidato, abbiamo potuto collaborare e rafforzare l’unità del reparto e delle squadriglie, vivendo momenti intensi a stretto contatto con la natura, accompagnati sempre dalle parole di Gesù e Baden-Powell. BUINE CJACE Noviziato Il Noviziato (foto in basso) quest’anno ha deciso di percorrere le strade della Toscana in una Route durata 6 giorni dal 23 al 28 luglio; il nostro percorso ha toccato le foreste del Casentino, nell’Appennino Toscano in provincia di Arezzo, e le colline del Mugello in provincia di Firenze. La prima tappa importante è stata al santuario della Verna, situato a 1128 metri, sul monte Penna; in questo luogo sacro, dove San Francesco ricevette le stigmate, abbiamo incontrato fra Michele che ci ha parlato del suo percorso di vita e della scelta di far parte dell’Ordine francescano. Dopo due giorni di cammino (segue nella pagina accanto) nei boschi abbiamo raggiunto l’eremo di Camaldoli, luogo di spiritualità e silenzio fondato da San Romualdo nei primi anni del XI secolo, dove i Monaci camaldolesi seguono la Regola benedettina, raccogliendosi in preghiera nelle celle del complesso; qui padre Fran cisco ci ha raccontato cos’è per lui la Fede e cosa può dare in più alla vita di una persona. Con treni, corriere e i nostri piedi ci siamo poi spostati a Barbiana, un piccolo paese formato solo da una decina di case sparse sulle colline del Mugello, in cui don Milani fondò la sua piccola scuola. Erano gli anni ’50 quando questo prete scomodo per la Chiesa venne mandato tra i colli toscani e nonostante le difficoltà riuscì a portare l’istruzione nelle case della povera gente. In questa settimana abbiamo avuto modo di conoscerci meglio restando a stretto contatto lungo la strada, condividendone la fatica e l’avventu- Il drago del Centro estivo non solo alla regia generale e al coordinamento delle varie fasi ma soprattutto grazie a coloro che si sono messi in gioco per la riuscita del centro estivo: gli animatori e gli adulti. Rispondendo ad una scelta di servizio verso la comunità parrocchiale personalmente ho messo a disposizione tempo, capacità ed entusiasmo mentre i giovani animatori hanno dato ben di più: dedizione, impegno, serietà... vivendo con passione ogni momento. Si sono fidati e si sono lasciati guidare. Bravi! Voi ragazzi siete stati chiamati ra, con la possibilità di riflettere sul rapporto con gli altri, con il futuro, con noi stessi e con Dio. È stata un’esperienza che ha lasciato il segno in tutti noi e ha sicuramente contribuito alla crescita personale di ognuno. Clan “Siam partiti all’improvviso tutti quanti insieme…” dice una canzone scritta dal nostro clan. Beh, siamo davvero partiti all’improvviso ma a dire la verità eravamo pochi (foto qui a vivere il centro estivo da animatori, il che non vuol dire intrattenitori: in parrocchia animatori vuol dire educatori consapevoli e coerenti capaci anche, al termine di una giornata impegnativa, di affrontare le necessarie verifiche. Bravi! come gli adulti che hanno allenato anche il loro drago nei laboratori e nel supporto logistico. Gli adulti, giovani e meno giovani, sono stati risorsa importante anche in quello che questo anno è stato un esperimento: il centro estivo per i ragazzi delle medie, dal titolo La tua storia nella mia: riflessione sopra). La nostra meta, o meglio mete, erano prefissate e la “logistica” aveva preparato tutto il necessario e così abbiamo affrontato i cinque giorni di cammino da Pierabech (Forni Avoltri) a Cleulis. Il percorso che abbiamo seguito non era proprio quel che si dice una passeggiata però ce l’abbiamo fatta tutti, chi più agilmente chi meno; chi era più allenato cercava di dare una mano quando e come poteva, in pieno spirito scout. Ma non è stato “solo” un campo in cui camminare fisi- sulla propria storia e sull’ influenza che altre storie e quella di Dio hanno sul loro presente. Vorrei chiudere con una riflessione proprio sulla presenza degli adulti in queste attività estive. Nei laboratori hanno trasmesso i loro saperi, tesori inestimabili di passione e competenze, esempi di impegno e di disponibilità. Il loro contributo è stato essenziale, ma purtroppo è tanto prezioso quanto ancora raro. Noi adulti dovremmo essere l’esempio della parola di Dio veramente vissuta. Allora, dove siamo? Perché non ci buttiamo? Perché non investiamo in attività educative? Perché non mettiamo a disposizione dei nostri giovani i talenti che Dio ci ha dato e che abbiamo fatto fruttare? Il centro estivo del prossimo anno è… alle porte: facciamoci avanti e nel frattempo… alleniamo il drago che c’è in noi! Mariateresa Adamo coordinatrice camente: durante tutto il percorso siamo stati accompagnati da una riflessione riguardante i luoghi che attraversavamo: uno dei fronti della prima guerra mondiale! Abbiamo letto alcune testimonianze di reduci cercando il più possibile di immedesimarci e di comprendere la vita e le sensazioni di queste persone durante la guerra. La route è stata inoltre occasione per vivere a stretto contatto tra noi e in armonia con la natura: in questo siamo stati stimolati dal percorso di catechesi incentrato sulla vista e in particolare sulla capacità di osservare la realtà, la natura, le persone che incontriamo e di andare oltre la superficie, per essere pronti a cogliere le occasioni in cui renderci utili. L‘esperienza vissuta non è di tutti i giorni e richiede una bella forza di volontà per partire, ma si viene ripagati di tutte le fatiche quando si arriva in vetta e si può ammirare il panorama e la strada già percorsa per arrivarci! 13 E S TAT E S C S C O U T - C E N T R O E S T I V O Allena il tuo drago!: questo lo slogan del centro estivo 2012, questa la sfida lanciata a tutti i partecipanti. Il centro è stato concepito per essere non solo la risposta della Parrocchia ad effettive esigenze di bambini e genitori, ma anche e soprattutto come un momento di aggregazione, di confronto e di condivisione. Condivisione di che cosa? Di momenti ludici, di esperienze laboratoriali, di riflessioni, di regole… di vita. A tutto questo ha fatto da sfondo il cartone animato “Dragon trainer” (allenatore di draghi), la storia di un’amicizia tra un giovane vichingo e un drago. Interessante e intrigante è stata la sfida che ci ha visto impegnati nel cercare elementi comuni tra le vicissitudini del giovane protagonista vichingo e la nostra esperienza all’insegna del messaggio di Gesù. Fin dai primi giorni l’iniziativa ha registrato l’apprezzamento dei genitori oltre al gradimento dei ragazzi. Tutto ciò grazie Per il terzo anno consecutivo la Parrocchia ha organizzato un soggiorno a Forni Avoltri riservato a tutte le persone anziane o, come le ha scherzosamente chiamate la signora Adalgisa: “i giovani meno giovani”. La proposta è stata accolta con entusiasmo da un bel gruppo di gemonesi. Sono stati quattro giorni trascorsi nel riposo, in belle escursioni in varie località dell’alta valle del Degano ed anche oltre i confini provinciali (sorgenti del Piave). Naturalmente non sono mancati i momenti di riflessione sulla Parola di Dio e di preghiera. Il disagio che per alcuni poteva derivare dalla necessità di sistemarsi su letti a castello, è stato brillantemente superato e non ha minimamente condizionato il nostro buon umore. Molto apprezzata è stata la vista alla collezione etnografica Cemùot chi èrin allestita dal Comune di Forni Avoltri. Una mostra veramente interessante, che, attraverso l’esposizione di mobili di cucina e di camera, capi di corredo, attrezzi da lavoro, raccontano “con sensibilità e precisione la quotidianità, i riti e E cosi anche quest’anno, per la settima volta, i genitori dei ragazzi del 1996 sono riusciti a fare assieme ai loro pargoli oramai cresciuti, la consueta gita - pellegrinaggio comunitaria. In 53 persone ci siamo ritrovati l’ultimo week-end del mese di luglio ad intraprendere il viaggio verso le terre ed il circondario senese. La meta era dovuta: avevamo già visto Siena in modo un po’ frettoloso assieme al compianto don Gastone e ci eravamo ripromessi, allora con lui, di tornare perché il posto meritava un ulteriore approfondimento. Ad accompagnarci questa volta c’era don Alan. E cosi nei territori toscani, assieme alle spiegazioni delle varie guide che si sono susseguite nei 3 giorni di visita, abbiamo potuto riscoprire ed avere la conferma della bella amicizia creatasi tra le nostre famiglie. I ragazzi sono stati bravissimi e si sono adattati 14 I giovani... meno giovani le tradizioni dei fornesi dal 1800 alla fine della seconda guerra mondiale”. Spontaneo per i visitatori ritornare indietro nel tempo e ricordare, forse con un pizzico di nostalgia, la loro infanzia, spensierata si, ma non priva di sacrifici e privazioni. Nello spirito di collaborazione e di integrazione, tanto auspicato dal carissimo monsignor Candusso, anche quest’anno è stata organizzata la “tombola”, con la partecipazione di alcune persone di Forni Avoltri. Veri animatori del nostro soggiorno la signora Adalgisa e il marito Giordano, a cui va tutta la nostra gratitudine. Giordano ci ha anche raccontato la storia, molto interessante, di Forni Avoltri e ci ha descritto le attività che hanno caratterizzato per secoli la vita del paese dove un tempo esistevano dei forni per la lavorazione del ferro e delle Gita comunitaria a Siena con allegria a seguire i genitori, noi adulti abbiamo saputo e dovuto stare assieme nel rispetto delle esigenze di tutti e con la massima serenità. Oltre alle varie riflessioni fatte nel corso delle giornate, durante la messa svolta all’aperto il sabato sera sotto un cielo stellato, don Alan ci ha sottolineato l’importanza dell’appartenenza ad un gruppo. A Siena quando nasce un bimbo si realizzano due battesimi, il primo è il battesimo religioso e il secondo invece, si celebra per accogliere il bambino nella con- trada cittadina di appartenenza. Il senso di far parte di una contrada e’ molto sentito ed importante per i senesi. In questo contesto, noi vogliamo ricordarci che far parte di un gruppo vuol dire avere uno scopo comune, è un crescere ed un arricchirsi assieme, è un non disperdere le proprie forze ma unirle per avere un’unica forza ben più potente, è un continuo sostituire la parola Noi al solitario Io. Non so cosa potremo fare noi come gruppo di genitori: certo che l’amicizia, il comune senso particolarissime tegole de tetti. A conclusione di queste brevi note, riportiamo volentieri un simpatico trafiletto della signora Adalgisa: “Trascorrere alcuni giorni nella casa di Gemona a Forni Avoltri, bella e ospitale, rinfranca lo spirito e... lo stomaco, con i manicaretti preparati dalle cuoche. Il gruppo dei giovani di una volta, capitanati da Ettore, si è divertito facendo gite e camminate, visitando il museo, giocando a tombola in compagnia di un piccolo gruppo di amici del paese. Gli ospiti sono rientrati a Gemona felici e rilassati con la promessa di tornare il prossimo anno ancora più numerosi, per tenere viva questa casa tanto desiderata dal compianto monsignor Gastone. La sua presenza è sempre con noi! E grazie a tutti voi, giovani meno giovani, per mantenere vivo il nostro paese”. E noi un posticino per il prossimo anno lo prenotiamo già fin d’ora, con la speranza di ottenere un’aggiunta di qualche giorno in più! e. c. dello stare bene, il collaborare ed accettarsi per quello che si è, sono comunque valori da non sottovalutare e da insegnare e trasmettere alle future generazioni. Due posti sono stati particolarmente suggestivi: l’abbazia di San Antimo, dove abbiamo potuto ascoltare i canti gregoriani dei religiosi presenti presso tale struttura e l’abbazia di San Galgano, che sorge nel mezzo di una distesa di campi di grano. In quest’ultimo edificio, privo del tetto di copertura, si è potuto respirare un’aria di tranquillità e serenità, che ci ha fatto completamente perdere la nozione del tempo. Un grazie a tutti i ragazzi, i genitori, i nonni, i fratelli e sorelle, gli amici che hanno partecipato alla gita e a don Alan che con la sua semplicità e simpatia si è reso disponibile ad accompagnarci nel nostro peregrinare !!! Un genitore dei ragazzi del 1996 I chierichetti? A Trento (e dintorni) Come succede ormai da quattro anni s’è svolta alla fine di agosto la gita dei chierichetti del duomo, con meta a Trento e dintorni. Prima di arrivare in città avevamo in programma una visita a Gardaland dove, a dire il vero, siamo arrivati un po’ in ritardo a causa di un intoppo in autostrada che ci ha costretti ad una unga deviazione. Comunque alle 11 eravamo già in fila per salire sulle giostre più adrenaliniche. Purtroppo il tempo corre velocemente e così, sotto sera, abbiamo dovuto abbandonare quel... “paese dei campanelli” e riprendere il viaggio verso la nostra meta: una bella e ospitale casa in mezzo al verde dell’altopiano di Pinè, trovata da don Albeto, organizzatore dell’uscita, dove ci siamo sistemati in un clima di campeggio del tutto simile all’atmosfera di Forni. A turno, infatti, e sotto il controllo di Antonietta, abbiamo apparecchiato, spreparato e pulito dopo aver – s’intende – fatto onore a quello che Ruben e Franca, da cuochi provetti, ci avevano approntato. Il secondo giorno l’abbiamo dedi- cato alla cultura con una visita meticolosa al maestoso e severo duomo di Trento (foto sotto), dalla cripta che conserva i resti di un’antica basilica, alle tombe dei vescovi tridentini, al museo diocesano. Qui ci siamo divisi in due gruppi: per i chierichetti di elementari e medie la visita è stata allietata da una specie di caccia al tesoro appositamente preparata dalla guida per far loro scoprire particolari delle opere d’arte esposte; a noi delle superiori è toccato un percorso più idoneo, con una illustrazione dettagliata delle opere d’arte della collezione culminata con la visita al tesoro e all’esposizione dei paramenti– una piccola parte dei mille capi un tempo usati nelle liturgie – che hanno fatto andare quasi in estasi don Alberto. Dopo il pranzo in un bel parco cittadino ci siamo avviati verso il castello un tempo residenza dei principi-vescovi di Trento. Quindi, dopo aver avuto a disposizione un po’ di tempo libero, abbiamo fatto rientro alla base. Il terzo è stato il giorno dello spirito: la mattina ci siamo recati a piedi al santuario della Madonna di Pinè dove nel 1729 la Vergine è apparsa ben cinque volte. Qui don Bogus ha celebrato la santa messa per noi e per un gruppo di pellegrini; in seguito il parroco ci ha narrato la vicenda delle apparizioni illustrandoci anche dal punto di vista storico ed artistico il sacro edificio. Nel pomeriggio siamo partiti alla volta di Rovereto da dove, dopo la visita al centro storico e un’ottima pizza, abbiamo raggiunto il vicino colle di Miravalle dove è collocata la più grande campana del mondo che suona a distesa, realizzata con il bronzo dei cannoni di tutti i paesi coinvolti nella prima guerra mondiale. La campana, chiamata “Maria dolens”, suona ogni sera 100 rintocchi a ricordo delle vittime di tutte le guerre. Il giro poi è stato guastato dalla pioggia che ci ha costretto a cambiare programma. Così al rientro abbiamo toccato Bolzano, Bressanone con visita al duomo e un po’ di tempo per sgranchirsi, passo di Monte Croce Comelico con pioggia mista a neve e, finalmente, Forni, nella Casa dedicata a don Gastone, dove ad attenderci c’erano Adalgisa e Giordano. Stanchissimi, siamo giunti a Gemona dove, ad accoglierci, c’erano i nostri genitori. Che dire ancora? Anche questa volta s’è trattato di una bella esperienza: ci siamo divertiti, abbiamo pregato, e anche riflettuto con l’aiuto di don Bogus e di don Alberto, soprattutto la seconda serata, passata attorno ad un bel falò. Un grazie lo dobbiamo agli organizzatori, alle persone che ci hanno dato una mano, ai nostri genitori che con fiducia ci lasciano partecipare a questa bella iniziativa... Un caro saluto a don Alberto che lascia la nostra comunità: grazie per averci seguiti con tanta passione e dedizione in questi due anni! I chierichetti UNA "CASSETTA" PER FORNI «Nella nostra famiglia abbiamo festeggiato un traguardo importante»: così, nei giorni scorsi, una signora si è presentata in canonica, mentre teneva una busta in mano. E ha continuato: «Era un momento bello, un traguardo significativo e abbiamo invitato amici e conoscenti a fare festa con noi. Siccome in casa abbiamo già tutto, li abbiamo invitati pregandoli di non portare niente. E abbiamo detto loro che, alla festa, avrebbero trovato una cassetta per Forni, dove, se volevano, potevano mettere una offerta libera a favore della Casa parrocchiale intitolata a don Gastone. Questo è stato il risultato». La signora, andandosene, ha consegnato la busta. Quando l'abbiamo aperta, c'erano 300 euro. E non sappiamo neppure chi ringraziare! 15 Grande compianto ha suscitato in tutta la Chiesa la scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini, spentosi a Milano il 31 agosto scorso. Era nato a Chieri, in provincia di Torino, 85 anni fa e, dopo l’ingresso nel seminario della Compagnia di Gesù a 17 anni, era stato ordinato sacerdote nel 1952. Particolarmente portato agli studi teologici ed esegetici, era divenuto uno dei maggiori biblisti a livello mondiale tanto che nel 1969 era stato nominato rettore del Pontificio Istituto Biblico e nel 1978 della Pontificia Università Gregoriana. L’anno dopo il papa Giovanni Paolo II lo aveva eletto arcivescovo di Milano creandolo in seguito cardinale nel Concistoro del 1983. Nel capoluogo lombardo le cure del pastore si indirizzarono alla riscoperta e alla valorizzazione della dimensione spirituale della vita, alla promozione di un approccio personale e comunitario alla Bibbia, alla solidarietà, all’educaziomne dei giovani, alla animazione delle comunità parrocchiali e alle iniziative di carattere sociale e culturale illuminate Un uomo di Dio dal Vangelo. Anche il dialogo con la società civile, con il mondo della cultura e con i fratelli separati furono sempre presenti nella sua agenda, come il colloquio aperto con i non credenti per i quali istituì la Cattedra dei non credenti, luogo di confronto leale e rispettoso dei convincimenti di tutti. A testimoniare la stima e l’affetto che hanno accompagnato il suo impegno sacerdotale, pastorale e culturale sono le oltre 20mila persone che hanno seguito lunedì 3 settembre le esequie all’interno e all’esterno del duomo di Milano cui vanno aggiunte le oltre 200mila che nei giorni precedenti hanno voluto rendergli omaggio nella camera ardente allestita nella cattedrale ambrosiana. Sotto il duomo Ricordate le vittime della montagna Giovedì 2 agosto si è svolta la celebrazione commemorativa a sella Foredôr per ricordare le vittime della montagna. Quest’anno la Santa Messa è stata celebrata per la prima volta da monsignor Valentino che si è detto entusiasta dell’iniziativa per il significato che ha e per il magnifico contesto naturale in cui essa si ripete annualmente. Fedele all’appuntamento anche don Federico che, da grande appassionato della montagna qual è, ha colto l’occasione di questa giornata per salire sul monte 16 Un’eco dell’affetto e della stima la si è avuta nelle parole del cardinale Angelo Scola che, nell’omelia delle esequie, ha affermato: «Siamo qui convocati dalla figura imponente di questo uomo di Chiesa per esprimergli la nostra commossa gratitudine per l’eredità che ci ha lasciato nella sua vita e nel suo magistero cui dovremo a lungo attingere». A rendere vivo il ricordo del cardinale anche il messaggio di Papa Benedetto XVI, letto dal legato cardinale Comastri: «È stato un uomo di Dio che non solo ha studiato la Sacra Scrittura ma l’ha amata intensamente e ne ha fatto la luce della sua vita, divenendo così capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla cerca della verità che l’unica parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio perché indica a tutti il cammino verso la verità e l’amore». Parole, queste del papa, che parlano di un uomo di Chiesa che si è lasciato modellare dalla parola di Dio, su cui ha voluto fondare il suo impegno di pastore facendone lievito, sale e luce per il suo gregge. Cjampon e condividere con alcuni amici una preghiera anche da lassù. La cerimonia è stata animata dal coro liturgico della parrocchia diretto dalla maestra Maria Grosso. I numerosi presenti hanno preso parte, dopo i saluti degli organizzatori e del sindaco, al tradizionale incontro conviviale alla malga Cuarnan. Un grazie speciale va a Vittorino Forgiarini che ha predisposto con il Gruppo Alpini tutti i particolari affinché la giornata si svolgesse al meglio. mb A completamento delle informazioni dell’articolo “Novità dagli scavi sotto il duomo” comparso sull’ultimo numero di Voce Amica, riportiamo con gratitudine l’elenco delle persone che, dall’agosto 2008 ad oggi, hanno collaborato all’iniziativa organizzata dall’Associazione Ostermann: Alberto Antonelli, Germano Blasoni, Iacopo Bravi, Mario Cargnelutti, Davide Casa grande, Mario Collini, Dino Contessi, Michela Contessi, Marcello Copetti, Alber to Della Signora, Enzo Forgiarini, Gra ziano Forgiarini, Pietro Forgiarini, Rico Forgiarini, Ottone Goi, Franca Gubiani, Gabriele Gubiani, Gianfrancesco Gubiani, Rino Gubiani, Livio Londero, Luigi Londero, Pierluigi Londero, Anna Lucadello, Stefania Pagliari, Patrizia Palese, Marino Pascottini, Lorenzo Passera, Marco Patat, Walter Petracco, An na Piazza, Gra ziella Ridolfo, Bruno Rizzi, Sergio Sabidussi, Dino San goi, Maurizio Se rafini, Pieri no Serafini, Davide Se ravalli, Graziano Soravito,Cesare Stefanutti, Mauro Vale, Bepi Vidoni, Guglielmina Zamolo. La solidarietà come seme di liberazione È mancata suor Severina, al secolo Ilva Lirussi, per venti anni suora infermiera delle Ancelle di Carità presso l’Ospedale San Michele fino alla sera del terremoto e, dopo la costruzione della Casa di riposo comunale, ancora a Gemona come suora infermiera degli anziani fino a metà degli anni 1990. Fu qui che avvertì i primi sintomi della malattia che la ridusse all’infermità completa. Dal 1997 entrò a far parte delle "Sorelle Oranti" del convento di Santo Spirito di Udine, Casa provinciale delle Ancelle, dove – come ha ricordato la sua consorella suor Lidia Morandini il 27 agosto, giorno delle sue esequie – «iniziò e visse il suo lungo Calvario che, attraverso una sofferenza sempre crescente, la portò dopo quindici anni all'incontro con lo Sposo. Così, da una attività dinamica e molto impegnativa lentamente si rese conto del suo declinare, e da una intensa esperienza di carità passò serenamente, nell'adesione completa alla Volontà di Dio, alla parabola non meno eloquente della Croce, sulla quale si adagiò nella certezza dell'Amore fedele di Dio che non abbandona mai le sue creature». Alle commosse parole di suor Lidia ha fatto seguito il cordiale ricordo dell’assistente sociale Lucilla Del Zotto che pubblichiamo di seguito certi di fare cosa gradita ai tanti gemonesi che hanno conosciuto ed ap prezzato suor Severina e che serbano di lei un grato ricordo. «Ho conosciuto suor Severina nel 1970 quando già da anni lavorava come suora infermiera nell’allora ospedale civile di Gemona. All’epoca vi funzionavano anche una succursale psichiatrica che accoglieva 450 pazienti e due case di riposo (una maschile e una femminile). Ho operato ininterrottamente con la suora quasi fino alla mia pensione. In seguito ho conservato con lei rapporti amicali durante i 16 anni della sua lunga, importante malattia. Era sfibrata nel fisico anche per il troppo lavoro. Ha dovuto subire la tracheotomia. Per tanti anni, stesa a letto, si esprimeva quasi esclusivamente con gli occhi. Era importante e sempre fruttuoso comunicare con lei.Suor Severina è stata una donna che, mentre lavorava, aveva dentro una forza, una determinazione e un coraggio che stupivano coloro che vivevano vicino a lei. Una lucidità di analisi e un realismo mai arrendevole la guidavano nelle scelte anche drammatiche (terremoto e post terremoto). Ricordava spesso a noi colleghi l’importanza del nostro lavoro che si svolgeva tra le persone più provate fisicamente, psicologicamente e più sole. Ha salvato non solo la vita ma anche la dignità di tante persone. L’ impronta che ha lasciato su molti operatori è stata forte. Aveva ben chiaro che la solidarietà non deve perpetuare forme di dipendenza, ma deve essere seme di liberazione. È stata una grande credente che ha vissuto fino in fondo la scelta di vita tra le Ancelle della Carità. Ha visto la fine del suo operare, ha visto le sue mani forti ed attive non agire più. Ha saputo con calma, tranquillità, con il sorriso, deporre il suo fare in Altre Mani ben più forti». Regina Sangoi n. 15.05.1923 m. 05.12.2011 Addio a Fernanda Cuzzi Sindici Fernanda Cuzzi Sindici, la più anziana gemonese, si è spenta il 5 agosto, a poco più di un mese dal 15 settembre, giorno in cui avrebbe compiuto 105 anni. La signora Fernanda viveva da anni a Udine, ma era fortemente legata alla sua città dove, un anno fa, aveva voluto feteggiare i suoi 104 anni con una santa Messa celebrata a San Rocco (nella foto). Madre di ben 7 figli, la signora Sindici ha fatto fronte durante la sua lunga esistenza a momenti difficili senza mai perdersi d’animo: dal 1917, quando con la famiglia abbandonò Gemona dopo Caporetto, alla seconda ANAGRAFE PARROCCHIALE BATTESIMI 18 Picco Giulia di Roberto Stefano e Concina Laura, n. il 4.8.11 batt. il 4.8.12 19 Brollo Matilde di Alain e Forgiarini Silvia, n. l’11.11.11 batt. il 12.8.12 20 Mauro Elena Francesca di Sandro e Forgiarini Erica, n. il 2.5.12 batt. il 12.8.12 21 Pischiutti Andrea di Marco e Paolini Cristiana, n. il 14.6.11 batt. il 19.8.12 Sergio Copetti n. 07.11.1952 m.13.12.2011 guerra mondiale con il marito, il maresciallo Carlo Sindici, prima in armi e poi prigioniero in terra d’Africa, alle vicende del terremoto del 1976. Ma nonostante le vicissitudini di quello che è passato alla storia come il secolo breve, da lei percorso quasi per intero, Fernanda Cuzzi Sindici ha sempre seguito la bussola della fede, impegnandosi a trasmettere questo grande dono e valore a tutti i suoi cari con raccomandazioni semplici ma non per questo meno incisive: «Siate buoni con tutti – diceva – frequentate la chiesa e vivete onestamente...». MATRIMONI 9 Picco Roberto Stefano – Concina Laura il 4.8.12 10 Cuzzi Luca – D’Aronco Sara l’11.8.12 11 Cargnelutti Ezio – Iurich Dayana l’1.9.12 DEFUNTI 81 Biz Laura ved. Piemonte di anni 82 il 21.7.12 82 Covini Celestina ved. Londero di anni 91 il 21.7.12 83 Forgiarini Mario di anni 86 l’1.8.12 84 Cuzzi Fernanda ved. Sindici di anni 104 il 5.8.12 85 Bianchi Giovanna Morandini di anni 65 l’11.8.12 Anna Pontelli n. 20.08.1938 m. 19.05.2012 Emilio Copetti n. 03.08.1936 m. 28.06.2012 17 Associazioni aderenti al Coordinamento A.C.A.T. - Ass. dei Clubs degli Alcolisti in Trattamento | A.T.Sa.M. - Ass. Tutela Salute Mentale | A.V.U.L.S.S. - Ass. per il Volontariato nelle Unità Locali dei Servizi Socio-Sanitari | Amnesty International - Gruppo Italia 143 | Ass."Bravi Ragazzi" | Ass."Coro Glemonensis" | Ass."Coro Kelidon" | Ass."Gruppo Special" | Ass."Un blanc e un neri" | Ass. Buteghe dal mont Glemone | Ass. Casa per l'Europa - Gemona | Ass. Culturale e Compagnia Teatrale Dreteledrôs | Ass. Culturale Friûl Adventures - Fiore (Osoppo) | Ass. Culturale Pense e Maravee | Ass. Musicologi | Ass. Pro Loco Pro Glemona | Ass. storico-archeologico-culturale "Valentino Ostermann" | AUSER Alto Friuli - Ass. per l'autogestione dei servizi e la solidarietà | C.A.V. - Centro Aiuto alla Vita | C.I.D.I. - Centro territoriale d'Iniziativa Democratica degli Insegnanti della Carnia e del Gemonese | CAI - Club Alpino Italiano - Sez. di Gemona del Fr., Sottosezioni di Buja ed Osoppo | Centro Giovanile Parrocchiale Glemonensis | Circolo Legambiente della Pedemontana Gemonese | Comitato per la Costituzione | Comitato per la Solidarietà di Osoppo | Ecomuseo delle Acque del Gemonese | Gruppo "Coccolastorie" | Gruppo Caritas della Parrocchia di S. Maria Assunta di Gemona | Gruppo Missionario Parr. di S. Maria Assunta di Gemona | Gruppo Scout AGESCI Gemona 1 Siamo ancora capaci di gesti di solidarietà? Intervista a Maria Schiava, un’adolescente che scrive di volontariato e di comunità Maria Schiava è una ragazza di quindici anni che, quando ne aveva quattordici, ha partecipato a un concorso di scrittura sul tema del volontariato; alla fine ha vinto un premio con un testo che ha intitolato Diari, dove immagina di trovare in soffitta il diario, in friulano, scritto nel 1935 dalla bisnonna, allora quattordicenne. Da dove è nata la tua riflessione, da che cosa hai preso spunto per il tuo testo? Il diario è reale oppure inventato? Perché hai scelto la lingua friulana? Il tema del volontariato era quello suggerito dal bando di concorso, ma poi ho preso spunto dai racconti ascoltati in casa tante volte dalla nonna, che riferiva quello che sua madre, a sua volta, le aveva narrato. Il diario è una mia invenzione, basata però sulla verosimiglianza, perché riprende appunto i racconti che davvero ho sentito tramandare. Ho usato il friulano, che comunque è la lingua che parlo abitualmente, perché anche questa era una condizione stabilita dal concorso; in realtà ho dapprima composto le pagine in italiano, poi mi sono autotradotta, cercando di fare attenzione, durante la stesura, alla corretta grafia. Alla luce di quanto hai scritto nel tuo testo, che definizione daresti del volontariato? Volontariato per me significa disponibilità a dare una mano agli altri senza pretendere niente in cambio. Quello che io chiamo “vero volontariato” è fatto non di gesti eclatanti, ma di quotidianità e concretezza, è basato non su grandi iniziative sporadiche, bensì sulla costanza e su gesti anche piccoli, però sinceri. Si fonda sulla gratuità, sulla fatica e sulla capacità di donare del tempo. Nel corso di quasi un secolo molte cose sono cambiate, nella vita delle comunità e in quella dei singoli individui: in una società che ha conquistato il benessere non dovrebbe allora essere minore la necessità di aiuto e sostegno reciproco, proprio perché la miseria non è più pressante come a inizio Novecento? Penso che oggi, magari, non sia più così necessario aiutarsi economicamente e materialmente, ma mi pare che rimangano comunque dei vuoti, delle mancanze da colmare: forse si può semplicemente parlare del bisogno di un altro tipo di solidarietà e di impegno, cioè di una sorta di “volontariato delle relazioni”, che sia attento alla vicinanza tra le persone, soprattutto. Ricordi un’esperienza concreta di volontariato che ti abbia vista coinvolta di recente? Oltre alle attività di animazione in parrocchia e durante i campeggi estivi, tempo fa ho aiutato nei compiti una ragazzina del mio paese: mi sono sentita utile e felice nel vedere, alla fine, i risultati della fatica fatta insieme. Per concludere, nel tuo Diari descrivi la vita di una ragazza della tua età nel 1935. Come definiresti, invece, i tuoi coetanei, ovvero gli adolescenti di oggi? A mio parere i ragazzi di oggi non sono tutti indifferenti e intorpiditi come spesso vengono rappresentati, forse sono piuttosto un po’ pigri. Quando stanno nella massa sembrano disinteressati e annoiati, ma poi, singolarmente, riflettono e si dimostrano sensibili. Credo che quello che è sommerso sia spesso migliore di quello che si vede. Un anno dedicato alla fede (continua dalla prima pagina) questa domanda mi pare interessante. In altra occasione avevo proposto una specie di giochetto – che potrebbe comunque verificarsi realmente –: proviamo a immaginare di ricevere o di porre ai nostri amici la domanda «Cosa vuol dire essere cristiano?». Credo che la prima reazione sarebbe di imbarazzo.La fede è un fatto privato, personale, intimo e una simile domanda sarebbe quindi indiscreta, come chiedere a uno quando e come fa l’amore con sua moglie. L’idea della fede come fatto esclusivamente privato, individuale e individualistico, è nata dall’illuminismo ed è ben radicata in molte persone. Ma ho l’impressione che spesso sia un alibi ad una reale mancanza di risposte serie, dato che quelle vaghe, astratte, sentimentali ipotizzate da Küng oppure altre di taglio moralistico – credere in alcuni valori in cui ci riconosciamo, obbedire alle regole della Chiesa, seguire una tradizione appresa in famiglia – convincono poco, perché non vanno al cuore del problema. Valori, regole, tradizioni vanno e vengono e spesso non sono vincolate in prima battuta alla fede, ma si radicano in un comune buonsenso, che non è negato dalla fede, ma che non ne costituisce la giustificazione più profonda. La teologia più classica, che notoriamente parla in latino, riferendosi alla fede usa due espressioni che sono divenute tecniche: fides quæ creditur (la fede che si crede) e fides qua creditur (la fede con cui si crede). Ciò significa che esistono dei contenuti di fede (fides quæ) che sono, per intenderci, quelli che elenchiamo ogni domenica recitando il Credo. Tali contenuti non costituiscono una serie di principi astratti da dare per scontati, ma devono inverarsi in un atto di fede (fides qua), che ha il sapore e il calore della vita. I contenuti della fede o sfociano in una vita di fede oppure sono muti, e la vita di fede o attinge alla sorgente viva della parola di Dio, da cui derivano i contenuti della tradizione ecclesiale, oppure si riduce ad una generica messa in atto di buoni sentimenti. Fides quæ e fides qua: o sono, nell’esperienza quotidiana del credente, in intimo collegamento tra loro o perdono la loro stessa ragion d’essere. Molte persone oggi sentono il bisogno di riagganciarsi ad una vita di fede, ma non sanno come fare. Molte altre ammettono una scarsa conoscenza dei contenuti di fondo della fede e desidererebbero approfondirli. Ma c’è anche un secondo modo di intendere l’espressione “domanda della fede”, nel senso di “domanda che è la fede”. Spesso diciamo che la fede è una risposta alle tante domande che affollano il cuore dell’uomo, ma mi piace pensare che la fede stessa sia anche una domanda, la quæstio fidei di cui parlavamo prima. La domanda perentoria «Vogliamo vedere Gesù» che alcuni greci rivolgono all’apostolo Filippo (Gv 12,21) contiene già le premesse della fede e trova la sua risposta nella fede. Per questo Gesù risponde in modo apparentemente incongruente – «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore…» –, rilanciando un modo di vedere le cose che va al di là dell’apparenza e che è reso possibile solo dalla fede. Infatti, scorgere nell’orrendo spettacolo di un crocifisso – il chicco di grano che muore! – il vero ritratto di Dio, il miracolo del suo amore per l’umanità, è opera della fede. Una fede che non risponde a buon mercato alle domande e ai problemi, ma che interroga, provoca, converte. La risposta di fede si traduce subito in un’ulteriore domanda: «E io?». Qui si percepisce allora che una vita di fede si fonda in prima battuta su una relazione personale con Gesù e in seconda battuta sui contenuti, che ne sono la conseguenza. Tutte queste cose ci interpelleranno durante quest’Anno della fede, che, speriamo, non sarà un banale concerto di musica a programma – quest’anno parliamo di…! –, ma l’occasione per riscoprire che la fede è un fatto tutt’altro che scontato. È invece, ancora e sempre, quel caso serio attorno al quale si gioca il nostro essere cristiani. Per noi stessi e per il mondo intero. don Federico A Luincis un battistero del V secolo Se non conoscete le ricchezze culturali e storiche, un tempo nascoste, in quel di Luincis in val di Gorto, non potete dire di conoscere la Carnia. Ho accompagnato in questo sito archeologico un gruppo di persone di Gemona e di Campo Lessi, al ritorno dalla visita di Illegio. L’attenzione con cui i partecipanti hanno seguito la spiegazione della brava guida mi hanno indotto a farlo conoscere anche a coloro che non erano presenti. Il nuovo giacimento culturale è una scoperta recente (2001 e gli ultimi scavi si sono conclusi nel gennaio 2012) e consiste in un battistero dei primi secoli del Cristianesimo, risalente al V secolo. All’interno si trova una vasca battesimale esagonale, tipica della tradizione aquilejese ed adatta al battesimo per immersione. È stata rinvenuta sotto il pavimento di una modesta (e finora trascurata dal punto di vista archeologico) chiesetta nel comune di Ovaro, la chie- sa di S. Martino, che si trova tra le frazioni di Luincis e di Cella, a pochi passi dal torrente Degano, in zona pianeggiante. All’esterno della chiesa, verso il fiume, sono stati portati alla luce i resti di una antica basilica, di oltre 400 mq di superficie. La presenza di una costruzione così importante nel V secolo (450 d.C.), conferma che il cristianesimo nelle valli di Carnia è arrivato assai prima di quanto finora supposto e che dunque Aquileja potrebbe davvero essere stata evangelizzata da Marco o un suo diretto discepolo. AFC Progetto Ragazzi in crescita Per un’iniziativa della Caritas di Udine denominato “Progetto Ragazzi in crescita” noi, un gruppo di (16) ragazzi e ragazze di Udine, Gemona e dintorni, abbiamo partecipato a un campo di volontariato presso un paese della Val Pesarina già conosciuto da alcuni di noi, Osais. Durante il campo, sotto la direzione di don Bruno e con la guida di Sandro, Francesca e Stefania (anch’essi volontari) abbiamo aiutato la comunità locale svolgendo lavori (principalmente manuali) di ogni tipo. Da questa settimana abbiamo compreso il significato di volontariato: lavorare per gli altri senza pretendere niente in cambio, ma acquistando in effetti nuove consapevolezze e punti fermi. Inoltre è emerso un gruppo affiatato e unito, e tutti ne sono rimasti molto soddisfatti. Grazie alle testimonianze abbiamo avuto modo di confrontarci con varie realtà quali la pena di morte e la reintegrazione degli emarginati sociali. Anche gli scettici e le persone meno motivate si sono dovute ricredere e hanno apprezzato l’esperienza e consigliamo ad altri ragazzi di farla. Un grazie speciale a chi ha reso possibile questo campo. I ragazzi in crescita 19 Credo perciò parlo (segue dalla prima pagina) aver ricevuto i sacramenti, si allontanano dalla fede l’arcivescovo si pone una riflessione intrigante: “La gente che si allontana da Gesù Cristo probabilmente ha trovato sale insipido in chi doveva trasmettere l’attraente sapore del Vangelo”. Ricordando i discepoli di Emmaus monsignor Mazzocato parte da quegli uomini rattristati e sfiduciati per descrivere i passi della fede. Passi che non si fanno una volta per sempre. “Sono continuamente nuovi e da rifare perché il cammino di fede e di amore verso Gesù ha una profondità che mai esauriamo”. La fede, dunque, non si dà una volta per sempre. “La via della fede è sempre aperta anche per noi: la si percorre con passi successivi che sono impegnativi ma che portano sicuramente all’incontro con il Signore risorto. Mentre sono poco affidabili le scorciatoie che imboccano coloro che cercano manifestazioni straordinarie e miracolistiche del divino”. Il nostro compagno di viaggio Dopo aver sottolineato che è Gesù risorto il “nostro compagno quotidiano di viaggio”, l’arcivescovo interpreta la delusione e l’ansia per il futuro di chi, invece, ha confidato, e magari continua a confidare nelle sole capacità umane. Forse proprio questo, allora, è il tempo favorevole per tornare alla ricerca di Dio. “Noi uomini del 21° secolo assomigliamo a quei due discepoli e conosciamo la loro tristezza. Conosciamo il vuoto che lascia la perdita della fede in Dio. Alla fine dell’800 si è arrivati ad affermare che l’uomo non ne aveva più bisogno dato che, con il progresso, era ormai in grado di crearsi da solo un futuro di speranza e di giustizia”. Ma questa fede nelle capacità umane sta cedendo il passo ad un senso di delusione e di ansia per il futuro: “Anche gli uomini più potenti si stanno rivelando piccoli nel governo della politica, dell’economia, del bene comune o, addirittura, schiavi di interessi di parte. Si avverte il bisogno di un fondamento più grande a cui aggrapparsi; ma il fondamento viene a mancare se gli uomini costruiscono il loro mondo e le loro vite senza ricercarlo. Quel Dio che si voleva morto ha lasciato, però, nelle menti e nei cuori una specie di nostalgia che magari si tenta di coprire nell’evasione del consumismo, della sessualità fine a se stessa, del divertimento...”. Gesù ascolta le attese e le speranze, rassicura a questo punto l’arcivescovo. Le ascolta per aprirle, poi, a più grandi dimensioni e per consentire il passo della fede. E dopo aver garantito che “ogni attesa che l’uomo custodisce in sé – a cominciare dall’attesa di felicità e di pienezza di vita e di amore – trova risposta, senso e pienezza nell’incontro con Gesù che la apre a prospettive inattese e sorprendenti”, monsignor Mazzocato esemplifica: “per questo, anche l’educazione alla fede deve partire dall’accoglienza e dall’ascolto della persona con tutta la sua storia concreta perché dentro quella storia agirà Gesù, con il suo Spirito, per trasformarla in storia di salvezza. Questa è un’attenzione che vale per i bambini del catechismo, per i giovani e per gli adulti”. Il dono dell’Eucaristia L’arcivescovo si sofferma poi sul dono dell’eucarestia. “Il battezzato raggiunge una fede matura se crede che Gesù è realmente presente nell’eucaristia e se desidera incontrarlo mangiando il suo Corpo; chi ha scoperto, nella sua vita, la centralità dell’eucaristia matura anche un vero amore per la Chiesa, Corpo di Cristo formato da coloro che partecipano alla comunione eucaristica; grazie alla comunione con Gesù nell’eucaristia possiamo avere la forza di vivere la carità e il servizio ai poveri perché riceviamo lo stesso Periodico trimestrale della Parrocchia di S. Maria Assunta - 33013 Gemona 20 Spirito di Cristo”. Ma un passaggio di verità è anche quello che la fede va condivisa con i fratelli. E a questo riguardo, nella terza parte della lettera pastorale, l’arcivescovo ricorda i tanti santi che dalla Chiesa di Aquileia fino ai nostri giorni hanno condiviso questa fede. “Il loro esempio ci incoraggia a vivere con rinnovata gioia e profondità la nostra fede in Gesù superando la mediocrità e correndo sulla via della santità. Tutti questi testimoni si sono nutriti ad un’unica fonte: la tradizione di fede della Chiesa di Aquileia nella quale sono stati battezzati e che hanno maturato fino alla santità. Essere inseriti in una Chiesa che ha conservato lungo i secoli una ricca tradizione di fede è un ulteriore aiuto alla nostra vita di cristiani”. L’espressione pubblica più autorevole di tale tradizione, scrive ancora monsignor Mazzocato, “è il Credo aquileiese che suggerisco a beneficio di tutti”. Indicazioni pastorali. L’Anno della fede valga anche a valorizzare tutte le occasioni in cui leggeremo la Sacra Scrittura. Lo raccomanda, l’arcivescovo, nella quarta parte della sua lettera invitando, i presbiteri a curare la proclamazione della Parola di Dio nella celebrazione della Santa Messa e la sua spiegazione nell’omelia. Rivolgendosi alle famiglie, egli sottolinea che “sarà bello e importante che i genitori e figli (e nonni) sappiano ritagliare dei momenti per riunirsi e pregare assieme, davanti al crocifisso o ad un’immagine sacra della vostra casa” e che le famiglie rinnovino l’impegno a partecipare alla Santa Messa domenicale santificando il giorno del Signore; e la gioia del giorno di festa nasca dai cuori uniti attorno all’altare del Signore. L’autentica fede in Gesù ha come frutto la carità. Per questo, nell’Anno della fede, ci sia – questo un altro, forte invito dell’arcivescovo – qualche segno particolare di solidarietà, specialmente Gentile Famiglia 33013 Gemona del Friuli verso i più poveri, in questo momento di crisi economica che sta pesando su persone e famiglie. Fecondi di grazia possono essere anche esperienze spirituali straordinarie organizzate sia in parrocchia che nelle foranie. L’impegno a educare Nell’anno della fede si rafforza anche l’impegno in campo educativo. “Tutte le nostre comunità cristiane sono ben consapevoli di quanto sia importante educare alla fede le nuove generazioni; per questo impegnamo le migliori energie nell’opera educativa che viene chiamata Iniziazione cristiana. Essa promuove nei bambini, nei ragazzi e nei giovani un cammino che va dal battesimo alla cresima, abbracciando gli anni più preziosi della loro crescita. Con il catechismo, l’iniziazione alla preghiera e alla liturgia ed altre esperienze offriamo ai nostri figli le condizioni migliori per incontrare Gesù e aprirsi all’azione dello Spirito Santo che abita nei loro cuori”. La Lettera pastorale si conclude con un forte invito ai genitori e agli educatori: “Anche se ci sentiamo inadeguati, non vogliamo cedere alla tentazione di delegare agli specialisti l’educazione dei bambini e dei ragazzi. I figli non vogliono specialisti ma i loro genitori che li hanno chiamati alla vita. Da loro aspettano l’abbraccio d’amore che non tradisce e l’esempio di come la vita possa essere impegnata come un talento da investire per una gioia piena. Aspettano questo dono anche dagli altri adulti che collaborano in una vera alleanza educativa. Anche se riconosciamo povera la nostra fede e poco coerente la vita, non possiamo abbandonare i piccoli. Essi non pretendono genitori ed educatori perfetti ma disponibili a mettersi sempre in discussione per amore dei loro figli, per scoprire con loro e per loro come si crede in Gesù Cristo e in Dio Padre con tutta la mente, il cuore, la condotta di vita”. Da “La Vita Cattolica” PTL/OMF/PMP/902/09 valida dal 22/09/2009