Settimanale d’informazione ANNO LVI- N. 27 www.vocedellavallesina.it euro 1 Jesi, domenica 26 luglio 2009 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi jesi estate 2009 Museo diocesano Il 25 luglio la città festeggia la Docg del Verdicchio Venerdì 24 luglio alle ore 21 Arie d’Opera 15 3 di Federico Catani foto Vincenzoni Attualita’ calcetto Il G8 a L’Aquila: per ricordare al mondo la sofferenza di Asmae Dachan 4 mondo Il torneo organizzato dalla Polisportiva Clementina di Cristiano Taviani 15 Il diario dalla Bolivia: le regole della strada di Giorgia Barboni 11 Nella Vallesina tante aziende stanno affrontando gli effetti della crisi economica globale S Siamo preoccupati e solidali iamo preoccupati! Le famiglie della Vallesina si trovano ad affrontare momenti difficili pieni di incognite nelle attività industriali e artigianali della zona. A Jesi l’azienda del gruppo Fiat New Holland anticipa le ferie ai suoi 984 dipendenti con la cassa integrazione; la Sadam, che di questi tempi era in piena attività, ora è ferma, con un piano di ristrutturazione da realizzare e l’incertezza per le tante piccole aziende e per gli agricoltori del settore. A Fabriano le fabbriche di elettrodomestici sono presidiate dai lavoratori mentre è in corso la procedura di vendita della Antonio Merloni. L’indotto è in difficoltà. Le Marche, “isola industriale”, sono in crisi! I piccoli laboratori a ridosso delle grandi aziende, vanto di una economia flessibile, non reggono di fronte al calo della domanda; il credito ha difficoltà a sostenere le piccole attività. La cassa integrazione ha elargito nel Paese più di 850 milioni di ore, più delle altre crisi degli anni passati. Lo Stato, intervenendo sul credito e sulle aziende cerca di rimettere fiducia nell’economia, che soffre di una domanda stagnante, (meno del 22%) con una esportazione ferma (più del 30% in meno rispetto al 2008). Le speculazioni hanno portato l’economia occidentale a confrontarsi con una crisi finanziaria profonda, trasferendone nel paese reale (quello che investe e occupa) le conseguenze. Si aspetta solo che il mercato riprenda. Ma quando? Le ferie programmate, in uno stile di vita ormai consolidato, diventano per molti un “aspettare” perché viene messo in crisi il futuro di molte famiglie. La nostra zona, con manodopera molto qualificata, soffre una grave la crisi. Il costo del lavoro, nell’era della globalizzazione, è molto alto nei paesi più indu- strializzati: i lavoratori cinesi o turchi, attualmente, costano meno. Alle aziende costa meno produrre un frigorifero in Cina piuttosto che in Italia, a Fabriano. Allo stesso modo un trattore può essere assemblato, con minori costi, in Turchia piuttosto che a Jesi. Diverse sono le interpretazioni sulla crisi e sulla sua fine. Diverse sono le interpretazioni sulla crisi e sulla sua fine. Qualcuno spera che entro il 2010 ci sia la ripresa: deve passare l’autunno che è alle porte, non sarà per tutti facile. Le aziende si stanno attrezzando per fronteggiare la globalizzazione e lo fanno diminuendo il personale o decolonizzando le produzioni in paesi con un basso costo della manodopera. Per salvarsi bisogna essere competitivi! La politica, schiava dell’economia, mette le pezze in un stoffa economica lacerata. Il “si salvi chi può” dei paesi forti, genera l’indebolimento dei paesi poveri di tecnologia che subiranno di più questa crisi. Nessuno è sicuro! Specialmente in Italia dove la manifattura è a basso contenuto tecnologico, quando altri stanno investendo sempre più in ricerca verso nuove tecnologie che caratterizzeranno il mondo futuro. Tutti: dall’operaio al commerciante, aspettano e sperano che l’economia riprenda. Il Papa, rivolgendosi ai disoccupati, infonde loro coraggio e speranza: la solidarietà e l’attenzione verso chi si trova in un momento difficile per sè e la propria famiglia sono necessarie con un richiamo ad una maggiore responsabilità verso chi è nelle condizioni di operare per il bene comune, con la consapevolezza che la “carità nella verità” richiede giustizia verso chi subisce le ripercussioni di scelte sbagliate che hanno portato a questa crisi. Nella sua Enciclica Caritas in Veritate afferma: “che senza verità, senza fiducia e amore per il vero non c’è coscienza e responsabilità sociale e l’agire sociale cade in balia di interessi e logiche di potere con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali” Remo Uncini Dati statistici, economia e movimenti politici marcano il nuovo volto della questione meridionale Nord e Sud sempre più lontani: il rischio delle due Italie N o, non mi sembra proprio di esagerare nel temere che nuovi fattori sociali, sempre più marcati, facciano maturare il cammino, tanto auspicato dalla Lega Nord, di una indipendenza della Padania e relativa interfaccia di un’altrettanta autonomia da parte del Sud. Dunque un correre verso una reale spaccatura tra centro-nord e sud? Così non sarà nel breve periodo, ma le premesse ci sono tutte. Ecco. La Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno) è sorta nell’immediato dopo guerra e tenuta a battesimo da personaggi come Donato Menichella e Pasquale Saraceno. Mantiene tutt’ora la sua autorevolezza, ma deve constatare ancora una volta, nella sua annuale relazione, che le cose nel Sud vanno sempre peggio, almeno rispetto al centro-nord. I migliori cervelli si trasferiscono nelle regioni settentrionali perché nel Sud non trovano valorizzazione, la disoccupazione giovanile è più che doppia rispetto al resto dell’Italia, le tante iniziative di carattere finanziario (Cassa del Mezzogiorno, consorzi ed enti di bonifica, banche di credito speciali ecc) durante oltre mezzo secolo, non hanno ottenuto l’auspicato progresso ed equiparazione con il centro-nord. Manca l’inizia- tiva industriale, dall’esterno nessuno è invogliato ad investire, la burocrazia rallenta in modo più che doppio le già pesantissime procedure delle altre regioni. E in pochi anni 700mila persone sono emigrate nel Nord. Di contro, il potere della malavita organizzata è aumentato a dismisura, al punto che in molti centri ha raggiunto tutti i settori economici e tutte le categorie sociali, dai colletti bianchi ai politici e agli amministratori locali. Altrimenti non si spiegherebbe l’allegra finanza negli enti pubblici, a cominciare dalle Regioni per finire ai presidenti di circoscrizione (è una chiacchiera o è vero che a Palermo hanno l’auto blu con tanto di autista?). Una finanza usata in gran parte – e comunque in modo scandaloso – a favore delle persone e contro il bene pubblico. Così, per esempio, Catania e Palermo rasentano la banca rotta. Il presidente regionale della Sicilia Raffaele Lombardo – grande alchimista della politica (da Casini a Berlusconi, a se stesso) - è approdato alla fondazione del “suo” partito, il Movimento per le Autonomie (otto deputati) e si guarda d’attorno per organizzare il Partito del Sud che politici di primo livello di altre regioni del meridione non disdegnano. Un disegno politico trasversale, interfaccia della Lega Nord, e un programma tutto incentrato sugli aiuti da dare al Sud, dopo 60 anni di fallimenti. Non dimentichiamo che già in occasione delle recenti elezioni europee Lombardi fece una capatina anche nelle Marche per diffondere il verbo del partito territoriale, utile solo a frantumare l’Italia. *** La politicizzazione della questione meridionale, nella misura in cui il Movimento per le Autonomie andrà avanti, è la evidenziazione dello scontro aperto con la Lega di Bossi, al di là di strumentali apparentamenti del recen- te passato. Ci sono tutte le premesse per approfondire il solco della rottura tra Nord e Sud. E si badi bene che Bossi auspica proprio questo. Par di sentirlo: se in Cecoslovacchia sì è verificata una rottura pacifica di tipo istituzionale al punto da permettere la creazione di due Stati, perché questo non è possibile in Italia considerata la nostra realtà economica, sociale e politica? Per Bossi, ma non solo per Bossi, la realtà del Meridione è irrecuperabile, pertanto ciascuno vada per la propria strada e ciascuno assuma le proprie responsabilità. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Cultura e società 26 luglio 2009 Del più e del meno Siamo davvero un popolo di maleducati? di Giuseppe Luconi N ell’ultimo numero, in questa rubrica, si è parlato dell’uomo del XX secolo, dell’uomo “moderno”, secondo uno studio fatto nel 1926. L’uomo del nostro tempo è più alto, più magro, ha il naso più lungo, le braccia più corte, ecc. E’ anche più intelligente e più furbo. Ma l’indagine del ’26 non faceva sapere se l’uomo “nuovo” è più virtuoso o è più vizioso, se è più galantuomo o più mascalzone. Eppure era ed è importante saperlo. Indirettamente, una prima risposta ce la dà, in questi giorni, il Resto del Carlino con un ampio servizio su “L’Italia dei maleducati”. Il giornale parla di cattiva educazione, di inciviltà. E porta come esempio la gente che, in treno, parla a voce alta al telefonino, i “furbetti della coda” che fanno di tutto per saltare la fila alle Poste, il vicino di casa che lascia in strada il frigo vecchio, il fumatore incallito che infrange ogni divieto, i clacson suonati di notte senza motivo. Viene spontaneo aggiungere le cartacce buttate dappertutto, lo sporco lasciato dai cani per strada e gli scarabocchi sui muri °°° Ma siamo davvero maleducati? Donatella Barbetta del Carlino lo chiede a Roberto Gervaso, “giornalista, scrittore e polemista”, noto anche per l’inseparabile cravatta a farfalla. Gervaso non solo è d’accordo, ma rincara la dose: “L’altra sera – racconta - ho cenato in un ristorante di lusso: con la cravatta eravamo solo in due o tre. Ma questa non è libertà, è una forma di maleducazione. Come quella che induce ad entrare in un albergo a quattro stelle con quei pantaloni corti chiamati pinocchietti. Ormai siamo un popolo senza regole che crede di essere libero. Noi pensiamo di essere liberi perché ascoltiamo la televisione a tutto volume e calpestiamo le aiuole”. “L’abito non fa il monaco”, osserva la giornalista. E Gervaso, pronto: «Senza essere conformisti, e io non lo sono, dobbiamo però stare attenti alle situazioni. Se in spiaggia incontro una donna che indossa l’abito da sera, penso che sia pazza. Ma con il costume non si può girare per strada”. Gervaso non risparmia i politici: “I nostri politici si vestono male. Credono che la sciatteria si traduca in simpatia e la simpatia in voti. Senza contare che ormai le istituzioni vengono irrise, il turpiloquio è dilagante e ognuno si fa i fatti propri. Siamo un popolo privo di senso civico, che guarda solo al proprio particolare. Ormai anche i giudici in tribunale si presentano in camicia o in maglietta». Dunque, stiamo diventando un popolo di maleducati, ma di chi la colpa? Gervaso non ha dubbi: “I rubinetti li ha aperti il Sessantotto e ora risentiamo an cora della sua onda lunga e devastante. Il Sessantotto ha svalutato il merito e ha consentito qualsiasi cosa”. “A volte una scelta può essere dettata dalla voglia di trasgressione” osserva ancora la giornalista. “La trasgressione è un’altra cosa – risponde Gervaso – E’ quando uno è consapevole di quello che fa ed è disposto a pagarne il prezzo. Essere antifascisti al tempo del fascismo, ecco quella è una trasgressione. Invece, fare la pipì in piazza è maleduca zione”. °°° Non so se e quanto c’entri il Sessantotto nel boom della maleducazione, che, purtroppo, è sempre esistita e sempre esisterà perché è legata all’intelligenza dell’uomo. Semmai sarebbe da sgomberare il campo dal malinteso che sembra piuttosto diffuso: infatti qualcuno confonde la libertà con la maleducazione, ignorando (o fingendo di ignorare) che la libertà si esercita praticando il rispetto: delle persone, delle regole, delle opinioni, delle cose… Una discendente della famiglia di San Romualdo al pellegrinaggio a Fabriano sto Onesti, ufficiale dell’esercito, combatté in Etiopia e in Cirenaica; in pensione col grado di generale, fu presidente della Cassa di Risparmio di Jesi durante la seconda guerra mondiale. Ebbe due figli, Oscar (padre di Paola) e Oreste. Paola è l’ultima discendente della famiglia Onesti residente a Jesi; il cugino, Sergio, figlio di Oreste, risiede a Modena. b.t. C’era anche una discendente della famiglia degli Onesti di Ravenna, cui il santo apparteneva, al pellegrinaggio sulle orme del santo del 4 luglio scorso: si tratta di Paola Onesti, jesina doc, moglie del nostro collaboratore, avvocato Paolo Marcozzi, difensore civico della città di Jesi. La famiglia Onesti si trova a Jesi da molto tempo: il bisnonno di Paola, Filippo Onesti, farmacista e naturalista, insegnava all’università di Camerino; il nonno, One- Iniziato l’annuale convegno dell’Ordo Virginum Passione per Dio, passione per l’uomo S i parla tanto di una Chiesa che non dà spazio alle donne e non è capace di rinnovarsi, ma la realtà dell’Ordo Virginum dimostra inequivocabilmente il contrario. Sorto, anzi risorto, con il Concilio Vaticano II, questo stile di consacrazione ha subito suscitato un interesse inatteso tanto che nei 40 anni trascorsi dal ripristino del Rito a oggi sono oltre 400 le donne che hanno scelto questo stile di consacrazione e più di 200 si stanno preparando per riceverlo. Circa 150 di esse sono riunite in Abruzzo presso il Santuario di S. Gabriele dell’Addolorata all’Isola del Gran Sasso. Tra loro insegnanti, avvocati, sindacaliste, medici, insomma tutte le professioni che le portano a vivere la loro condizione di consacrate in mezzo agli uomini. Nella celebrazione di apertura, mons. Bruno Forte – Arcivescovo di Chieti/Vasto – ha avuto parole di apprezzamento per questo antico e, nello stesso tempo, nuovo stile di consacrazione. Sue le parole: “Credenti, innamorate e speranzose in forza del battesimo, le Vergini consacrate vivono la passione per Dio sommamente amato, cooperando a trasformare il deserto dei cuori e degli scenari del tempo nello splendido giardino di Pasqua, dove Maria contemplò il Risorto”. Per questo, ha continuato: “La persona consacrata dovrà saper coniugare la solitudine con Dio alla vicinanza amorosa al popolo affidatole, l’intimità di una vita contemplativa alla presenza generosa e significativa fra gli uomini. Creatura della Parola, nel discepolato umile e innamorato di Cristo, la Vergine consacrata non la annuncerà mai senza aver prima a lungo camminato nei sentieri del silenzio, fatto di intimità con Dio e di attenzione tenera e premurosa, vigile e rispettosa verso ognuno dei fratelli e delle sorelle a cui Lui la invierà. La fedeltà al cielo va insomma coniugata alla fedeltà alla terra, la passione per Dio alla passione per gli uomini”. Significativo che la prima relazione del convegno – tenuta dalla dottoressa Paola Bignardi (già Presidente Nazionale dell’Associazione Cattolica Italiana) - sia stata esattamente sullo stesso tono ed abbia puntato sugli stessi concetti. Fondamentale la sua domanda: “Se Maria oggi vivesse tra noi, siamo certi che passerebbe inosservata? Maria vive a Nazaret per 30 anni che sono caratterizzati dal silenzio. E’ un tempo molto più lungo di quello dei miracoli e della manifestazione pubblica di Gesù. Qual è il senso di 30 anni di silenzio di una vita che era nata per cambiare la storia? In questi anni Maria e Gesù hanno solo condiviso la vita umana degli uomini del loro tempo. Possiamo immaginare che sia “Vangelo”, cioè “buona notizia”, condividere la vita degli uomini. “ E ancora: “Dio vide che tutto quanto uscito dalle sue mani era bello. Noi cristiani spesso rispondiamo con atteggiamento lamentoso nei confronti della realtà. Il nostro essere nel mondo ha invece il compito di far risuonare la compiacenza di Dio nei riguardi della bellezza del mondo. Non si vive nel mondo come se ci fossimo costretti o condannati. Noi dobbiamo apprezzarne i valori, la nostra vita ordinaria è il luogo della fedeltà a Lui. Fedeltà che significa quindi vivere come Maria e come Gesù in una città reale e concreta, condividendone in tutto il quotidiano. Ordinarietà che però non vuol dire banalità. La semplicità può sembrare troppo poco per l’incontro con Dio. Lo scorrere delle nostre giornate diventa, invece, il luogo del nostro incontro con il Signore risorto. L’ordinarietà è luogo del nostro incontro con Dio, la vera contemplazione di chi è chiamato a vivere nel mondo. Il mistero di Dio si scopre nel mistero della vita. Questa prospettiva della vita cristiana può farla apparire di valore minore mentre invece richiede una grande maturità umana e spirituale. La Bignardi ha invitato le consacrate dell’Ordo Virginum a non sacrificare mai il valore dell’incontro con l’altro. Dove la persona viene messa al primo posto cambia la società, il lavoro, gli spazi umani. Il senso della persona è una scelta fortemente politica, per esempio la persona al centro cambia la prospettiva con cui si vive l’essere nella scuola, con gli stranieri, con gli anziani e così via. Cosa c’é di strano? Non sono suore, sono insegnanti, medici, ingegneri, avvocati, sindacaliste … Felicitazioni “Signore, l’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. Aiutaci a coprire d’amore i giorni che vivremo insieme. Aiutaci a credere che l’amore sposta le montagne. Aiutaci a sperare nell’amore, oltre ogni speranza.” Auguri vivissimi ai novelli sposi Donatella Calamita e Nicola Piattella che hanno celebrato il loro matrimonio nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe sabato 11 luglio. 3 Cultura SCUSATE IL BISTICCIO (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it LA STORICA MICROFONATA Il fattaccio (anni orsono) Il direttor Del Noce, amici belli, oggi ha perso le staffe con Staffelli. Fabrizio nostro, ovverosia Del Noce, oggi a Valerio ha dato sulla voce. Il direttore al celebre inviato col microfono il naso ha fratturato. Speriamo che Del Noce, ossia Fabrizio, di romper nasi altrui non prenda il vizio. Scocciatori, attenzione (ma sul serio): che non capiti a voi come a Valerio. L’epilogo in differita (mesi fa) Tutto è finito a tarallucci e vino col suggello di un bacio colombino. Chiosa in prosa L’evidente vicendevole ribrezzo che trasudava da tutti i pori dei due baciatori riscatta abbondantemente l’atto da ogni sospetto di morbosità. NELL’ANTICA ROMA GIRAVA… ROBACCIA ? Cambio di consonante & scarto iniziale Chissà se la famosa Messalina assumeva, ogni tanto, mescalina. Chissà se il famosissimo Massenzio ingurgitava, di nascosto, assenzio. INDOVINALA, GRILLO! Il 13 dicembre u.s. Berlusconi ha personalmente inaugurato la linea ferroviaria ad alta velocità Milano – Bologna. Il premier è rimasto pienamente soddisfatto. A parte un dettaglio: quale? *** Soluzione del gioco precedente: Le località in cui potrebbe trovarsi Caterina sono 2: Recanati (anagramma) e Laterina, AR (cambio di iniziale). 26 luglio 2009 La nuove Tabulae del Centro Studi Federiciani In vacanza con Federico II S e Federico II non ha ancora finito di stupirvi; se vi piace scoprire il suo tempo, il suo mondo e tutto ciò che intorno a lui si muoveva; se amate viaggiare con la fantasia nella storia e indagarla anche in angoli segreti, mettete nella valigia delle vacanze le ultime “Tabulae” pubblicate dal Centro Studi Federiciani. Sono apparse a giugno e costituiscono il quarantunesimo testo della collana dedicata all’Imperatore svevo. Il volume, del quale fa premessa l ‘Albo d’oro’, raccoglie saggi e conferenze di otto studiosi. Gli argomenti sono vari, ma convergono tutti direttamente o indirettamente a Federico II e agli eventi storici, sociali, culturali che lo hanno interessato. Originale per soggetto è il primo di Aldo Beltrami, già docente di Storia dell’Arte e del Costume presso l’Istituto Marangoni di Milano, scomparso due anni fa. Si tratta del testo di una conferenza tenuta a Jesi nel maggio 2002, a tema “Il concetto del vestire e l’abbigliamento in genere all’epoca di Federico II”. Il saggio è corredato da numerosi disegni che mostrano come allora anche gli abiti più sfarzosi venissero strutturati tenendo conto di forme geometriche elementari come il cerchio, il quadrato, il rettangolo. Essenziali cuciture permettevano di creare fogge diverse con fantasia anche senza ricorrere a bottoni, fermagli o chiusure d’altro genere. Chi ha interesse per il mondo della moda e per la sua evoluzione avrà di che soddisfare molte curiosità. E’ di Franca D’Amico Sinatti il secondo saggio consistente nella catalogazione di tutte le pubblicazioni edite dalla Fondazione Federico II di Jesi, della quale è Socia Onoraria e collaboratrice dal 2005; per la quale anche ha tenuto nel 2006 la conferenza a tema “Federico II, ideale vettore di sviluppo turistico”. Il suo è un resoconto che dà chiara misura di quanto varia, intensa e significativa sia stata in venti anni l’attività dell’associazione. Franca Tacconi, direttrice del Centro Studi Federiciani, vice Presidente della Fondazione di cui è instancabile animatrice e molto esperta organizzatrice ha trattato, nel terzo saggio, un argomento sfuggito prima ad approfondimenti e verifiche: “Federico II e i Lombardi”. Dopo aver ripercorso gli eventi che nelle campagne di guerra contro i Lombardi coinvolsero Federico Barbarossa e Federico II, l’autrice si sofferma a considerare come la vittoria di Cortenuova e la conquista del Carroccio abbiano costituito il vertice massimo dell’epos federiciano, ma abbiano implicato anche le cause che provocheranno il successivo declino. Un’affascinante conferenza-spettacolo venne tenuta nel settembre scorso presso la Fondazione da Ferdy Sapio, poeta, scrittore, musicista e cantautore nato a Melfi. La figura di Federico II gli ha suggerito un romanzo, “Stupore mistico”, liriche e composizioni musicali in cui ha trattato, con gli effetti sonori della più specializzata tecnologia d’incisione, temi e moduli melodici antichi idealmente elaborati e suggestivamente ASSEMBLEA LEGISLATIVA: Franco Cardini ad Amandola La cultura adriatico jonica F Alla base della nostra fragilità c’è un insieme di ignoranza e paura. Per battere la paura dobbiamo sconfiggere l’ignoranza. Ecco perché dobbiamo conoscere la verità, a partire dalla verità delle radici cristiane dell’Europa, il contesto in cui noi viviamo e che, in assenza della consapevolezza della sua identità, finisce per trasformarsi sempre più in una terra di nessuno e in una terra di conquista. ranco Cardini, uno dei massimi esperti a livello mondiale di storia medioevale e moderna, ad Amandola, mercoledì 22 luglio ha tenuto una conversazione sulla cultura adriatico – ionica nel culto della dea - madre. Cardini, docente ordinario presso l’Università di Firenze, è stato invitato dalla Presidenza dell’Assemblea legislativa delle Marche, presso l’Auditorium dei Sibillini a suggellare lo stretto rapporto che esiste tra il culto di una delle figure femmi- Magdi Cristiano Allam, “Europa Cristiana Libera”, Mondatori, Milano 2009, p. 81 Arie D’Opera al Museo Diocesano La Citazione a cura di Riccardo Ceccarelli Sconfiggere l’ignoranza La p u l c e Federico Catani, ex refrattario, nel precedente numero di Voce, p.7, a conclusione delle sue sette (numero biblico di completezza) richieste su come dev’essere il prete, prega perché il papa – nel cercare di raddrizzare tante deviazioni - “sia uomo di polso”. Mai supplica fu più tempestiva. Specie per il polso destro. riformulati. Avvincente è il saggio scritto per le Tabulae nel quale racconta in forma romanzesca, ma attenendosi ad un’accurata documentazione, la storia della città delle ‘Constitutiones’. Il titolo dà orientamento sulla sua interpretazione: “Melfi, una visuale strettamente storica e una fantasiosamente esoterica”. Un’altra interessantissima conferenza ha tenuto, lo scorso marzo, il prof. Leandro Sperduti, storico, storiografo, vaticanista, docente universitario di fama internazionale. Ne è stata pubblicata la sintesi: “Federico II e gli ordini minori”, argomento difficile da trattare per le complesse, sottili questioni teologiche che implica e per i riferimenti a fatti che afflissero profondamente e dolorosamente la Chiesa. Il saggio getta luce su una delle più tormentate pagine della sua storia. Riportato dalle “Tabulae” è il testo della conferenza “Il fisco e Federico II”, tenuta a Jesi il 2 aprile scorso dal prof. Kristjan Toomaspoeg. Esaminando il sistema fiscale che Federico II ereditò da Ruggero II, lo studioso estone ne ha considerato le clausole precise, rigorose, minuziosamente analitiche che avrebbero dovuto assicurare una trasparenza assoluta nella riscossione dei tributi, tradita invece dalle malversazioni vessatorie di esecutori fiscali avidi e senza scrupoli sui quali l’Imperatore aveva riposto una immeritata fiducia. Rende onore infine alla storia locale l’ultimo capitolo della “Tabulae”. E’ del prof. Eros Pirani, attivissimo collaboratore della Fondazione, autore di un ampio saggio - “La famiglie imperiali in età sveva al tempo dei podestà osimani Attone Tornainguerra e Gottiboldo” - del quale viene pubblicata la terza parte. Si tratta di uno studio particolarmente approfondito, denso di nomi, di richiami e di inedite rivelazioni su eventi che in epoca sveva interessarono i rapporti conflittuali fra le Marche e i territori limitrofi. Augusta Franco Cardinali nili archetipiche più note e il mito della Sibilla. L’incontro, che rientra nel progetto “Laboratorio Marche”, rappresenta il terzo appuntamento dedicato al territorio e alla cultura marchigiana, alla loro analisi e alla loro contestualizzazione. E’ stato affrontato il tema della dea – madre, il simbolo e la rappresentazione della terra che sovrintendeva non solo ai riti della nascita ma anche a quelli della morte. La grande madre che nelle Marche si evolve e si Musiche di Verdi e Puccini Dopo la cerimonia d’apertura della mostra Figure dell’artista fabrianese Roberto Moschini dello scorso sabato 18 luglio, il Museo Diocesano di Jesi torna a proporre un nuovo appuntamento con l’arte, questa volta musicale. Venerdì 24 luglio alle ore 21 verrà presentato presso il salone d’ingresso del Museo, già sala-teatro del Palazzo Ripanti Nuovo, Arie D’Opera, un concerto di musiche dei grandi maestri Verdi e Puccini. Ad eseguire i brani saranno dei giovani e talentuosi artisti jesini: Chiara Ciattaglia e Nicola Santoni, entrambi studenti di canto della Scuola Musicale G. B. Pergolesi di Jesi saranno accompagnati al pianoforte da Saverio Santoni, studente presso il Conservatorio Rossini di Pesaro. Si ricorda che durante la serata, dalle 19 alle 22, sarà possibile visitare le sale del Museo e l’esposizione Figure presso la Sala d’Arte Contemporanea. Per informazioni chiamare lo 0731.226749 o inviare una mail a museo. [email protected]. unisce nel culto della Sibilla. Un mito che fonde la cultura della montagna marchigiana, in questo caso i monti della Sibilla, con quella del mare Adriatico e dello Jonio. La Sibilla italica, jonica e greca e ancor prima la dea madre, rappresentano infatti un filo indelebile che unisce la nostra regione a quelle altre che si specchiano nei mari del bacino del Mediterraneo. L’incontro è stato introdotto dal presidente dell’Assemblea legislativa Raffaele Bucciarelli e si è aperto con i saluti del neo presidente della provincia di Fermo Fabrizio Cesetti, del sindaco di Amandola Giulio Saccuti, del presidente del Parco dei Sibillini Massimo Marcaccio. Nella foto lo storico e scrittore Franco Cardini 4 Attualità 26 luglio 2009 G8 ALL’AQUILA: UNA GENIALE SCELTA D’IMMAGINE Fa scuola anche lo slogan dei terremotati in protesta S Non c’è da stare allegri di Riccardo Ceccarelli A d Arvier, in Valle d’Aosta a pochissimi chilometri da Introd-Les Combes, dove Benedetto XVI sta trascorrendo un periodo di riposo, sto ripensando alla commemorazione di Michael Jackson del 7 luglio, dimenticata dopo non molti giorni, ma non archiviata come “fenomeno religioso e mediatico”. A proposito, con gli amici di vacanza abbiamo visitato, il giorno prima che il papa arrivasse, gli immediati paraggi del suo soggiorno e lo spazio dove reciterà l’Angelus il 26 agosto: mi hanno colpito la pace ed il silenzio di questi luoghi, tanto che le stesse voci erano un sovrappiù e ci dicevamo l’un l’altro di parlare sottovoce. Si stava sperimentando un rapporto osmotico, di trasparenza cioè, di trasmissione, di quasi reciproca amalgamazione, tra noi, la montagna, il vento, il colore delle piante e dei fiori, il mormorio delle acque o il loro più sonoro scendere dal monte, ascoltato come un brusio o un canto. In questi silenzi abbiamo passeggiato, immaginando anche la gioia di Benedetto XVI, in sintonia con lui pure nell’atmosfera e nell’aria respirata per alcuni giorni. E con lui tantissimi altri. Quasi a dispetto di chi ha detto (Balducci, Rai3, 13 luglio) che solo “quattro gatti ascoltano e seguono il papa”. Certo ci sono stati più di “quattro gatti” alla commemorazione-esequie di Michael Jackson, un’onda planetaria l’ha seguita, anche in Italia abbiamo assistito ad una Jacksonmania che ha contagiato reti tv e giornali. La cerimonia è stata descritta e definita come “l’evento del secolo” e sì che il secolo è iniziato da poco più di otto anni: non c’è limite infatti alle sbracature giornalistiche e alla scempiaggine umana. Due cose preoccupano: questa insulsa definizione e l’evento che l’ha motivata. Se fosse vera infatti questa definizione, allora il mondo è ridotto veramente male. Concludeva un suo commento lo studioso francese Alain de Benoist: “Siamo franchi: non c’è da stare allegri ad abitare un mondo dove ormai nulla, proprio nulla, conta più che la morte di un re della pop music” (“Il Giornale”, 8 luglio). Una morte che ha creato un idolo, un nuovo dio da adorare, una nuova religione sostanziata da isteria collettiva. Decretata la morte di Dio ed allontanata la sua presenza dall’orizzonte umano, se ne cercano i surrogati, se ne consolidano i riti collettivi, magari nella condivisione di musiche e ritmi, senza però alcun ancoraggio o senso da dare alla vita stessa. Un personaggio che la Tv ha aiutato a dilatarsi ma anche ad impoverirsi, trasformando un grande compositore ed interprete musicale in fenomeno “religioso” ed amplificando a dismisura aspetti della sua vita rendendoli meritevoli di venerazione e di culto. Non so immaginare cosa passasse per la testa di quei milioni di fans di Mickael Jackson che ne hanno pianto la scomparsa, vorrei quasi esserci dentro per capirli e suggerire che Jackson non è un Dio che salva e che dona il senso della vita (non so però se queste cose tutti le capiscano ancora). Personalmente posso solo comunicare la gioia profonda e l’intensa emozione provata sostando in preghiera davanti alla teca della Sindone nella Cattedrale di Torino il 15 luglio: anche lì c’era il segno di una morte, non certo un cadavere inerte, ma un segno di morte che mi parlava insieme di dolore e di resurrezione rompendo così l’orizzonte di disperazione. Ai funerali di Jackon la disperazione poteva essere lenita dalla musica, ma ricadeva, non avvertita, sopra un “cimitero di viventi” sempre più afono alla ricerca di idoli, ultimo, appunto, quello dello stesso Jackson. “Non c’è da stare allegri ad abitare un mondo dove nulla, proprio nulla, conta più che la morte di un re della pop music”. Riccardo Ceccarelli i sono conclusi, lo scorso 10 luglio all’Aquila, i lavori del vertice dei G8, in una delle sue edizioni in assoluto più spettacolari. Sembra quasi di sentire ancora l’eco degli applausi scroscianti al termine di una manifestazione che, al di là delle immancabili polemiche, ha riscosso un grande successo sotto il profilo dell’organizzazione, dell’accoglienza e del crescendo emozionale che il viaggio attraverso i luoghi del terremoto ha suscitato nei “grandi della terra” e nell’opinione pubblica mondiale. Una scelta, quella di portare il vertice nel cuore dell’Italia ferita dal sisma, premiata per lo straordinario effetto mediatico che ha creato, portando l’attenzione di tutti sulla situazione che stanno vivendo gli abitanti dell’Aquila e delle zone limitrofe. Le immagini degli “inarrivabili” leader mondiali, provati e commossi mentre camminavano tra le macerie, a stringere le mani dei terremotati, dei volontari e dei vigili del fuoco, sembravano uscite da uno di quei film di grande effetto, tipici della tradizione USA. Di grande effetto anche le proteste, composte e condivisibili, degli sfollati, il cui slogan ha fatto il giro del mondo, diventando, a tutti gli effetti, lo slogan stesso del G8 abruzzese. Parafrasando l’ormai storico slogan che ha portato alla vittoria il presidente afro-americano Barack Obama, “Yes, we can”, hanno coniato l’espressione “Yes, we camp!”. Una frase di grande effetto, un grido a mezza bocca, ma a cuore aperto a ricordare la situazione davvero disumana in cui si trovano ancora centinaia di famiglie, costrette a vivere nelle tende, in balia delle intemperie del tempo. La speranza di molti è che, da tutta questa storia, si possa trarre un insegnamento importante, ovvero che i leader mondiali, magari scendendo ognuno dal proprio piedistallo, possano ricordarsi delle vittime dei numerosi disastri che purtroppo capitano in ogni angolo del pianeta ed organizzino eventi simili a questo G8, per ricordare al mondo la sofferenza di chi ha subito un terremoto, un uragano, uno tsunami, un’alluvione e quanto altro. Sarebbe un modo intelligente e lungimirante di attivarsi, di portare l’attenzione e di conseguenza l’impegno concreto, per ricostruire ciò che la natura, nelle sue imprevedibili manifestazioni, ha distrutto. Che sia un G8 o un summit di altro genere, sarebbe davvero lodevole se, invece di ambientarlo negli scintillanti palazzi del potere, venisse a svolgersi in sedi inconsuete, nel cuore di zone ferite dalla forza indomita della natura. Di certo, purtroppo, la scelta non manca. Asmae Dachan WEB: un nuovo Google Moon per visitare i luoghi dell’allunaggio 40° anniversario del primo uomo sulla Luna Q uattro decenni da quando, il 20 luglio 1969, alle 22.17 ora italiana, Neil Armstrong scese sul suolo lunare dall’Apollo 11, dopo avere fatto allunare il modulo lunare Eagle nella parte meridionale del Mare della Tranquillità ad una distanza di circa 20 Km a sud-ovest del cratere Sabine D.. Nonostante le polemiche e i dubbi sull’autenticità delle immagini che durante la “Notte della Luna” fecero il giro del mondo, lo sbarco dell’uomo sulla Luna rappresentò – e rappresenta tuttora – un grande passo per tutta l’umanità, aprendo di fatto l’esplorazione del cosmo. Le iniziative organizzate nel mondo per ricordare il 40° anniversario sono state moltissime, e anche la rete ovviamente ha fatto la sua parte. Google, sovrano dello sterminato regno del web, non poteva mancare all’appuntamento: lunedì 20 luglio, proprio in occasione del 40ennale dello sbarco del primo uomo sulla Luna, è stata ufficialmente presentata a Washington una nuova e implementata versione di Google Moon che permette di osservare i luoghi di allunaggio. L’innovativo progetto, grazie ad una proficua collaborazione tra Google e la Nasa, consente agli utenti di esplorare la Luna, similmente a come avviene per la Terra con Google Earth. Alla presentazione ha partecipato anche Buzz Aldrin, il pilota dell’Apollo 11, nonché il secondo uomo ad aver posato i piedi sulla Luna dopo Neil Armstrong. Aldrin, in quanto testimone diretto, è stato l’unico ad aver potuto comparare con certezza l’allunaggio reale con quello virtuale. Già da qualche anno era disponibile per gli utenti una versione del tutto sperimentale di Google Moon che, grazie alle foto satellitari fornite dalla Nasa, permetteva alle persone di immergersi con l’immaginazione nel primo allunaggio di Armstrong avvenuto nel 1969. Quel- la che è stata presentata pochi giorni fa dall’azienda della grande G è invece una versione “implementata” rispetto al Google Moon precedente, il quale ha riscosso tanto successo da indurre ad investire ulteriormente in questo progetto. Il servizio, grazie alle foto tridimensionali scattate da Lunar Reconnaisance Orbiter, l’ultimo satellite messo in orbita dalla Nasa intorno alla Luna, dà la sensazione agli osservatori di “esplorare” i luoghi di sbarco dell’Apollo 11 e delle altre missioni in 3 D. Ci sono i nomi dei luoghi, dei suoi crateri e link ipertestuali alle informazioni che arrivano direttamente dalla Nasa. Oltre alle nuove fotografie, sono disponibili anche tutte le informazioni relative alle precedenti missioni. Niente più sguardi a testa all’insù con telescopi, mega-zoom, binocoli ed altri dispositivi ottici, dunque, ma solo il PC e pochi clic per vedere la Luna. Rosa Coscia Un commento del ministro Sacconi all’enciclica “Caritas in Veritate” Fiducia nell’economia sociale di mercato In un tempo segnato da cambiamenti epocali e da conseguenti incertezze la Lettera Enciclica di Benedetto XVI concorre significativamente ad orientare la coscienza delle persone e la responsabilità dei decisori – credenti e non credenti - circa i modi con cui costruire, oltre la grande crisi, una lunga fase di crescita sostenibile, a misura di tutte le persone e di tutti i popoli. Essa ripropone ad un mondo disorientato di ripartire dalla persona nella sua integralità, nelle sue esigenze e nelle sue straordinarie potenzialità come nelle sue proiezioni relazionali, dalla comunità familiare a quella territoriale. Essa stabilisce innanzitutto un nesso necessario tra il riconoscimento del valore della vita e il grado di vitalità economica e sociale in ciascuna società. Se prevale una visione scettica della vita si genera inevitabilmente una minore propensione allo sviluppo non solo per le conseguenze della bassa natalità sui consumi e sulla capacità produttiva ma anche per il rattrappimento indotto dal relativismo valoriale. E ciò dà un significato ineludibile, ancor più in una stagione di grande depressione, ai temi della così detta bio – politica ovvero ai nodi della regolazione sulla creazione della vita e sul confine tra la vita e la morte. L’enciclica riconosce le potenzialità della scienza e delle tecnica ma, rigettando la presunzione per cui l’essere umano possa essere artefice assoluto del proprio destino, ci ricorda opportunamente che non tut- to ciò che è scientificamente possibile è per ciò, automaticamente, eticamente accettabile. L’uomo è – secondo il Pontefice – votato allo sviluppo per cui chi non crede in esso esprime sfiducia nell’uomo e in Dio. La persona prevale sulla natura anche se è doveroso preservarne l’equilibrio. Il mercato non è fisiologicamente destinato a generare una quota di esclusione sociale alla quale debba necessariamente provvedere l’intervento correttivo dello Stato. Un mercato efficiente ha bisogno di solidarietà e di fiducia reciproca – ovvero di coesione sociale - per funzionare. Insomma, le forme più compiute del mercato sanno promuovere l’emancipazione di tutti e si avvalgono della giustizia distributiva per riprodurre in una sorta di circolo virtuoso le ragioni della crescita. Questo mercato appare realizzarsi, nelle parole di Benedetto XVI, più ancora che in forza di una esasperata regolazione pubblicistica, in un contesto che esalta la libertà responsabile delle persone fisiche e giuridiche, la pluralità delle forme di impresa, il ruolo in sussidiarietà dei corpi intermedi. La dottrina sociale della Chiesa conferma così la fiducia nell’economia sociale di mercato che sa dare valore alle persone nel lavoro, apprezza – diremmo noi laicamente – il capitale umano e in tal modo genera tanto competitività quanto inclusione sociale. E ciò è tanto più vero nel momento in cui la nostra società deve saper competere nell’economia della conoscenza nonostante il vincolo rappresentato – almeno nel medio termine – dal declino demografico. Lo stesso richiamo al dono e alla carità su un presupposto di giustizia sociale aiuta ad affrontare la rigenerazione dei modelli sociali e l’aiuto alle comunità più povere del pianeta. Spesso la visione assistenzialistica e paternalista del tradizionale welfare state ha condotto alla sua insostenibilità finanziaria e alla sua inefficacia verso il bisogno di autosufficienza delle persone. L’antidoto alla deriva di questo modello è rappresentato proprio dalla rete di famiglie, piccole comunità, associazioni, imprese sociali, volontariato che alimenta il senso di responsabilità civile e il desiderio del dono. La proposta della Presidenza italiana del G8 per una de tax applicata alle forme caritatevoli in favore delle società bisognose non solo soccorre le carenze dei bilanci pubblici indeboliti dalla crisi ma sollecita analogamente comportamenti responsabili che aiutano le comunità più ricche a ritrovare la perduta vitalità. Sono – in conclusione - tutti impulsi di portata così straordinaria che ci consentono di constatare una rinnovata egemonia culturale della Chiesa sulle esauste ideologie che non hanno saputo né prevedere né prevenire la grande crisi come non appaiono ora capaci di indicare le vie di uscita da essa. Maurizio Sacconi Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 5 Cultura 26 luglio 2009 il racconto Dell’estate jesi, ultimi anni ’40 santo baffone N on appena finivano le scuole ogni sabato pomeriggio nonno Pallo (Paolo, ma così lo chiamava la nipotina) diceva a Mariuccia: “Vieni, andiamo a prendere il gelato”. Era per fare due passi al fresco sotto i tigli profumati e ombrosi del viale, per arrivare ai giardinetti della stazione. Lì il nonno si sarebbe seduto su una panchina a leggere tranquillamente il giornale e guardare di tanto in tanto i treni in partenza e in arrivo, mentre Mariuccia giocava per i vialetti o gettava qualche briciola della cialda del cono ai pesci rossi nella vasca. Mariuccia era contentissima. Quell’invito per lei era segno che le vacanze erano incominciate; che non c’erano più compiti da fare a casa per il giorno dopo; che il nonno, con il gelato, la voleva premiare per la promozione ottenuta a pieni voti. Così Mariuccia, tutta allegra, si metteva svelta il grembiule appena stirato, con il fiocco dietro, e i sandaletti della festa. Si pettinava, si faceva uno sberleffo davanti allo specchio tirando fuori un palmo di lingua e scendeva di corsa le scale. Il nonno, immancabilmente, si metteva sotto il braccio il “Corriere dei Piccoli”, al quale era abbonato e che era arrivato fresco fresco con la posta del mattino. Guai a chi l’avesse sfogliato prima di lui: lo prendeva, lo nascondeva in un cassetto e aspettavo proprio l’occasione di quella passeggiata per leggerselo in santa pace nel giardino della stazione. Da casa la strada da fare non era molta. Bastava girare l’angolo e subito si arrivava al viale, da percorrere fino in fondo dove era, appunto, la stazione ferroviaria. Quasi a metà, all’incrocio, c’era il gelataio. Era ben conosciuto da tutti: la sera ragazzi e ragazze venivano fino dall’altro capo della città e persino dai paesi vicini per comprare il suo gelato squisito. Era di un unico tipo, ma riuniva, in un arcobaleno colorato, gusti diversi: cioccolato, limone, fragola, crema, torroncino. Una delizia. Trionfante, con il cono in mano, Mariuccia proseguiva la passeggiata camminando accanto al nonno: piano piano, perché il gelato non le gocciolasse sul grembiule. Costeggiavano così la siepe di recinzione, ornata da uno splendido glicine ancora in fiore, di una grande villa bella e un po’ misteriosa. Non sembrava abitata: si intravedeva solo, attraverso il verde, la statua a grandezza naturale di una donna nuda che sembrava scendere nella vasca del giardino. Silenzio: non bisognava disturbarla. Qualche passo più oltre, sullo stesso lato del marciapiede, c’era un caseggiato sulla facciata del quale si apriva una tabaccheria la cui vetrina, colma di matite, penne, quaderni, astucci e temperini, attirava pure l’attenzione di Mariuccia. Accanto a questa c’era uno strano locale. Dalla porta sempre spalancata, sopra la quale sventolava una bandiera rossa con falce e martello, si vedeva una stanza nella penombra. Dentro erano sistemati quattro tavoli rotondi e un bancone. Ai tavoli erano seduti degli uomini che giocavano a carte, fumavano, bevevano, imprecavano. A Mariuccia veniva fatto di tapparsi il naso e le orecchie, ma la curiosità vinceva. Ral- lentava il passo e, di sottecchi, timidamente sbirciava. Era proprio un posto diverso da qualunque altro. Sulle pareti di destra e di sinistra, l’una di fronte all’altra, c’erano due mensole, o meglio due piccoli altari illuminati da due lampadine dalla luce fioca e ornati da mazzetti di fiori finti. Sopra gli altarini c’erano due quadri. Quello di destra era di un uomo con capelli e barba fluenti, un mantello rosso, una specie di cappello ricamato. Quello di sinistra invece era di un signore impettito, con grandi baffi, che indossava una divisa sulla quale erano appuntate molte medaglie. “Nonno Pallo, che santo è quello col mantello rosso? San Giuseppe?” “Si chiama Giuseppe, ma non è un santo. E’ Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi” “E quello coi baffi?” “Anche lui si chiama Giuseppe e anche lui non è un santo: Giuseppe Stalin, detto ‘Baffò’ “ Il nonno strattonò Mariuccia. Non gli piaceva che sentisse le parolacce di quegli uomini avvinazzati. “Andiamo” Il giardinetto era ormai vicino. Là, sotto un gran pino, c’era una bella panchina. Il nonno si sedette. “Finalmente!” sospirò. Ora sarebbe riuscito a leggere in pace il suo giornale. Lo spiegò, infatti, mentre Mariuccia restava ancora in piedi, pensierosa, con il gelato a metà. “Allora quei quadri sono dei parenti del proprietario. Morti in guerra, poveretti: per questo gli accendono i lumini” “Beh, non è proprio così. Uno campa ancora. Quello coi baffi, e molti aspettano che venga” “Come Babbo Natale?” “Mica tanto. Se un giorno o l’altro arriverà, dicono, porterà in regalo alla gente più povera quello che ha preso alla gente più ricca” “Così quelli ricchi diventeranno poveri e quelli poveri ricchi. Allora sarà come prima!” “Forse hai ragione” “Perché non regala invece le cose sue? Così sì che sarebbe davvero buono. Gli accenderebbero chissà quanti lumini e forse lo farebbero anche santo” “Lascia stare, Mariuccia. A queste cose penserai meglio quando sarai più grande. Adesso stai qui buona buona. Vuoi che ti leggo le avventure di Bibì e Bibò? O quelle del Signor Bonaventura?” Mariuccia si sedette seria accanto al nonno con il suo cono vuoto e sbocconcellato in mano, ascoltando un po’ distrattamente. Ma sì, nonno Pallo doveva aver detto la verità. Se fossero stati santi, quei due, gli uomini che stavano ai tavoli non avrebbero detto parolacce davanti a loro; né avrebbero sbraitato, né avrebbero giocato a carte, fumato e bevuto. Dovevano essere due personaggi importanti, però, che magari facevano anche un po’ paura. Chissà, forse un giorno quello coi baffi sarebbe arrivato in città con tanti soldati, aeroplani, carri armati, e avrebbe fatto la rivoluzione. E dove ci si sarebbe potuti nascondere? Rabbrividì. “Nonno! E se viene quello coi baffi a fare un’altra guerra?” “Ma santo cielo, stai un po’ tranquilla Mariuccia! La guerra ormai non la vuole più nessuno. Basta quella che abbiamo passato. Adesso c’è da riparare i danni che ha fatto”. Tirò fuori il fazzoletto dalla tasca. Strofinò con quello gli occhiali, se li rimise. Poi riprese in mano il Corriere dei Piccoli che aveva appoggiato sulla panchina accanto a sé: “Qui comincia l’avventura – del Signor Bonaventura….”. Augusta Franco Cardinali C inema Un film di grande successo per mano dei seguaci della setta satanica di Charles Manson, ma Polanski, già dall’infanzia, dovette affrontare traumi e perdite che lo segnarono nel profondo. Nasce a Parigi nel 1933 da genitori ebrei polacchi che, nel 1937, decisero disgraziatamente di far ritorno in Polonia, andando incontro alla tragica esperienza dei lager. Il piccolo Roman venne nascosto da una famiglia di contadini mentre i suoi genitori non sfuggirono ai campi di concentramento. Polanski subì dunque da piccolissimo la sua prima grave perdita, quella della mamma che, a differenza di suo padre liberato dall’esercito russo, non fece più ritorno. Roman, fin da tenera età, è affascinato da tutto ciò che è rappresentazione e messa in scena, ed il suo eclettismo lo porterà a ricoprire diversi ruoli, oltre a Vallesina Castelbellino, corsi d’arte rosemarY’s babY (1968) di Roman Polanski Dopo due registi italiani, Rosi e Sorrentino, abbiamo iniziato a conoscere un regista fra i più grandi che la storia della cinematografia ci possa proporre: Roman Polanski. Polanski è un artista eclettico e con una storia personale che già da sola può essere considerata una sceneggiatura degna di un grande film. Non a caso, la sua autobiografia Roman by Polanski (1984), viene ribattezzata da alcuni critici un “libro-uomo” ed il regista un “uomolibro”, come uno dei personaggi di Farenheit 451 di Bradbury (libro tradotto per il grande schermo da Truffaut). Abbiamo già accennato, nel precedente articolo su Chinatown, all’episodio del 9 agosto 1969, nella sua casa di Bel Air, a Los Angeles, dove perse la vita sua moglie, Sharon Tate, in stato interessante, estate in quello del regista, sia in teatro che nel cinema dove, come un certo Hitchcock, non disdegna camei ed apparizioni fugaci. Il film preso in esame oggi, Rosemary’s Baby (1968), è una pellicola dura da digerire, angosciante, ancor di più se si tiene in conto il tragico episodio sopracitato, accaduto solo un anno dopo. Rosemary (Mia Farrow) e suo marito Guy Woodhouse (John Cassavetes), vanno ad abitare in un appartamento di New York, benché il palazzo di cui fa parte non goda d’una buona fama. Nel palazzo, infatti, vi aveva abitato lo stregone Adrian Marcato, noto per essere a capo di una congrega solita a riunirsi nell’appartamento preso in affitto dalla coppia, segue a pag.6 VoCE dEllA VAllESiNA Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Castelbellino tra arte grafica e ceramica. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Castelbellino, in collaborazione con la locale Compagnia dell’Arco, organizza un corso di grafica d’arte ed uno ceramica. Il primo, dopo il successo dello scorso anno, si svolge dal 20 al 25 luglio e dal 27 luglio al 1° agosto mentre il secondo dal 20 al 24 luglio e dal 27 al 31 luglio. Entrambi i corsi prevedono un massimo di 20 allievi. Di 50 euro la quota partecipativa di ogni corso. Introduzione alla calcografia e insegnamento dell’incisione all’acquaforte, all’acquatinta e alla puntasecca sono gli argomenti del corso di grafica d’arte diretto dall’incisore Leonardo Meschini. Le finalità del corso sono fornire una preparazione di base per la stampa d’arte e impartire gli elementi essenziali e propedeutici per una professione di qualità. Acquisizione di conoscenze tecnico-operative dei linguaggi plastici e apprendimento di un linguaggio artistico al fine di stimolare la propria capacità creativa sono, invece, gli obiettivi del corso di ceramica che vede la ceramista e scultrice Maria Cristina Ponzetti come docente. Gli argomenti del corso, nato quest’anno, sono l’introduzione alla ceramica (argilla, foggiatura, cottura, utilizzo degli strumenti), lo studio dei piani (basso, medio e alto rilievo), volume e plasticità (le forme tridimensionali). Al termine delle lezioni sarà rilasciato un attestato di frequenza ad ogni partecipante. Riccardo Manieri Castelbellino, mostra di Zavattini Presso il Museo Civico di Villa Coppetti a Castelbellino, fino al 2 agosto, è possibile visitare la mostra dedicata alle opere pittoriche di Cesare Zavattini. Si tratta del primo grande evento del cartellone di Castelbellino Arte, che quest’anno si presenta più che mai ricco di prestigio ed interesse. E’ nota la grandezza di Zavattini come scrittore, giornalista, sceneggiatore e commediografo, di lui si parla a ragione come uno dei grandi protagonisti del neo realismo cinematografico italiano. Meno nota la sua rilevanza come pittore, anche se a questa arte Zavattini dedicò molta energia e passione ricevendo in cambio ampi consensi da parte della critica. La mostra che Castelbellino ospita a Villa Coppetti, nel ventennale della morte di Zavattini, è da considerare un evento di rilievo nazionale. Così scrive Riccardo Ceccarelli nel catalogo della mostra: “I quadri di questa mostra dipinti negli anni Settanta non smentiscono l’artista. La serie di autoritratti ci dicono del suo sguardo disinibito su se stesso dove non recupera i tratti somatici, ma un segno, un colore, un ghirigoro che concretizzano un pensiero, un’idea, un’intuizione, una fantasia. Autoritratti eseguiti “dentro di sé”, estrapolati da un guazzabuglio interiore ricco e strabordante di creatività per contemplarsi, e soprattutto per sorriderci, a volte con una punta di amarezza. La mostra è aperta tutti i giorni fino al 2 agosto dalle 17,30 alle 19,30. Montecarotto Ricco di iniziative interessanti il programma estivo di Montecarotto. Dalla metà di luglio, nella piattaforma polivalente, sono previsti laboratori di divertimento per bambini e ragazzi, con esposizione dei lavori e festa finale a suon di karaoke, ed un corso di Chi-Chung tenuto da Mario Santoni. Nel campo sportivo di via Risorgimento, a cura dei giovani di ‘Oltreconfine’, alle 20,30, torneo di calcetto. Ogni sabato appuntamento per gli appassionati di pianobar. Venerdì 24, nel loggiato del Teatro Comunale, ‘Ladakh terra senza tempo’, proiezione a cura del circolo Legambiente Montecarotto-Serra de’ Conti. Per agosto, segnaliamo, sabato 8, ‘Calici di stelle’, serata eno-gastronomica al lume di candela in piazza del Teatro. Altri appuntamenti musicali, concerti, spettacoli, serate, sono previsti nei finesettimana nelle piazzette, nei bar e nella piattaforma, tutti luoghi che rendono ancora più suggestivo il soggiorno estivo nel paese. Maria Cristina Coloso Monsano, la divina Commedia Forse nella zona di Monsano giunsero i Piceni, arrivati secoli fa per celebrare il rito della primavera. Forse arrivarono i greci o qualcuno che con essi commerciava. Di sicuro vi furono i romani, dalla vicina Jesi, che vennero a coltivare le nostre campagne. In un bosco di lauri sacri, lauritum, era, si dice, custodito un tempietto per il Dio Apollo. In mezzo agli allori, si dice vagassero gli spiriti delle Muse, patrone delle arti, che hanno dato il loro nome a questo piccolo paese (Musianum). Forse, chissà, quelle divinità delle Arti cantavano insieme a quei primi coloni, venuti ad addomesticare le terre di queste dolci colline. Poi venne, nel 1471, persino la Vergine Maria, a parlare ancora con chi sudava nei campi e, insieme, cantava. Oggi tutto è scomparso, o è sul punto di essere dimenticato o peggio cancellato. La campagna è muta, lamentano con rammarico i testimoni di un tempo, la memoria si spegne, vinta dal caos, quasi fosse la fine di un’estate felice. Da qui parte la messa in scena de “La giornata di Gaspare – il Purgatorio dei canti”, che giovedì 23 luglio alle 21.45 animerà il parco di Villa Pianetti a Monsano. ingresso libero. Rosora, una mostra Sabato 18 luglio a Palazzo Luminari di Rosora è stata inaugurata la mostra “Paesaggi da scoprire - passeggiate con obiettivo”. La mostra rimarrà aperta fino al 31 agosto. Nel cuore di Rosora, nella cinta di mura che risalgono al XIII secolo verranno esposte le fotografie più belle dedicate ai paesaggi e alle peculiarità artistiche della Provincia di Ancona. La mostra ha il seguente orario: mercoledì e giovedì mattina dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì pomeriggio dalle 16 alle 18, sabato e domenica dalle 17 alle 19. 6 Jesi 26 luglio 2009 vivere con apparecchiature elettriche da buoni coltivatori... Dalla storia di Luca, un impegno nazionale L C ontinua la lotta dei parlamentari marchigiani che richiedono la gratuità della fornitura elettrica per apparecchiature medicoterapeutiche necessarie alla sopravvivenza di persone in gravi condizioni fisiche. Tutto è cominciato dalla storia di Luca, il ragazzo jesino che vive con l’ausilio di un respiratore artificiale. La sua vicenda, e quella della sua famiglia, ha aperto gli occhi su una problematica diffusa e ancora poco indagata. E se una direttiva europea (la 2003/54/CE) prevede l’adozione da parte degli Stati membri di misure di tutela a favore di utenti di energia elettrica cosiddetti “vulnerabili”, per i parlamentari richiedenti è opportuno ricomprendervi non solo chi è in condizione di disagio economico, ma anche quanti sono in gravi condizioni di salute e necessitano dell’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche necessarie per la loro esistenza in vita ed alimentate da energia elettrica. Nell’ottobre 2008 è arrivata dunque l’interrogazione dei deputati marchigiani David Favia e Maria Paola Merloni, che hanno supportato la causa di Luca portandola in Parlamento e chiedendo al Ministro dello Sviluppo Economico di agire nei confronti dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas per la definizione di condizioni di ammissione alla compensazione a favore dei clienti in stato di disagio fisico che utilizzano apparecchiature elettriche medicoterapeutiche per vivere, e di prevedere inoltre che la compensazione potesse superare i 3 Kw di potenza contrattuale. Inadeguata è sembrata a molti la risposta del Ministero, che ha approvato le modalità proposte dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas per estendere il bonus sociale per l’energia elettrica anche a favore dei cittadini in gravi condizioni di salute che utilizzano apparecchiature medico-terapeutiche ad elevato consumo di energia. La compensazione riconosciuta agli aventi diritto è stata infatti stabilita in 150 euro annui indipendentemente dal livello di potenza impegnata. Ma i richiedenti alla Camera sono tornati a farsi sentire nel giugno scorso, con una proposta di risoluzione bipartisan che è arrivata in X commissione Industria e per cui ancora si aspetta un’approvazione da parte del Governo e una rapida successiva iniziativa normativa. Precise le richieste: la gratuità della fornitura elettrica relativamente alle apparecchiature elettriche medico-terapeutiche necessarie per la sopravvivenza di utenti in gravi condizioni di salute; una compensazione tariffaria maggiore rispetto a quella attualmente prevista, e commisurata ai maggiori consumi domestici prodotti in queste particolari condizioni; forme di equiparazione o di compensazione, tra utenti che hanno stipulato contratti di potenza non superiore a 3 Kw e gli utenti che necessitano di apparecchiature elettriche medicoterapeutiche e che, di conseguenza, necessitano di una potenza contrattualmente impegnata di 6 kw. Si attende dunque una risposta e si spera che arrivi in tempi brevi e con misure adeguate. Intanto in molti comuni - compreso Jesi - le amministrazioni hanno portato la questione negli ordini del giorno, impegnandosi a segnalare alle autorità competenti situazioni come quelle descritte ed a “promuovere tutte le iniziative necessarie nelle sedi opportune per migliorare le compensazioni volte ad abbattere il costo dell’energia elettrica a quei soggetti che si trovano in gravi condizioni di salute, il cui funzionamento dei macchinari è indispensabile per la loro sopravvivenza”. Maria Chiara La Rovere segue da pag.5 un misterioso incidente. Tutto il film può essere considerato una continua soggettiva della protagonista, non nella regia, ma dal punto di vista della narrazione. Polanski è dichiaratamente agnostico e, di conseguenza, decide di far risultare la storia non del tutto verosimile. Fa in modo che lo spettatore continui a chiedersi se effettivamente la versione raccontata dalla donna sia vera o meno, per poi invece, farci rabbrividire con un finale agghiacciante. Il film fu un grande successo e proiettò Mia Farrow tra le stelle del cinema, ma le similitudini e le coincidenze che portarono all’episodio reale della morte della moglie di Polanski, da un valore ulteriore all’angoscia che la pellicola provoca allo spettatore. Alla pari dell’Esorcista, Rosemary’s Baby è considerato uno dei film più spaventosi che siano mai stati girati. Andrea Antolini C inema per riti satanici e per sacrifici umani. I due giovani fanno amicizia con i vicini, Roman e Minnie Castevet, una coppia di anziani con l’abitudine di radunare ogni tanto strani individui. Guy è un attore di non grande successo che, dopo aver conosciuto i Castevet, ottiene una parte importante a discapito di un suo più famoso rivale, divenuto improvvisamente cieco. Rosemary, in una notte d’incubo, viene posseduta, durante un rito, da Lucifero stesso, evocato dalla coppia di anziani, d’accordo con il marito Guy. Scopriremo che Roman Castevet è in realtà il figlio dello stregone Marcato e che Guy, in cambio del successo professionale, dona il ventre della propria moglie al demonio. Rosemary scopre tutto ma nessuno è disposto a crederle, se non un suo amico che perderà la vita in di (2) a settimana scorsa, parlando in merito a certi comportamenti dei nostri politici, ci siamo fermati a riflettere sul rapporto che lega loro a noi e noi a loro. Se li abbiamo eletti, ci dicevamo, significa che in qualche modo ci sentiamo da loro rappresentati. Nei valori, nelle scelte, nel modo di vedere la vita sociale (e personale?). Ci dicevamo che essi, in fondo, sono un po’ come i frutti di un albero. E quest’albero siamo noi. Noi italiani. E con questa immagine nella mente, c’eravamo lasciati con una domanda: se i nostri politici sono il frutto di questa società (= noi italiani), noi che albero siamo? Così c’eravamo lasciati: con questo interrogativo aperto e con un po’ di tristezza nell’animo. Se le persone più in vista, quelle che occupano i primi posti nella vita politica e sociale, si comportano con tanta leggerezza e superficialità, a volte addirittura con strafottenza e supponenza, dimostrando di non avere alcuna consapevolezza di quanto il loro modo di vivere diventi non solo espressione di ciò che sono, ma anche modello di comportamento per milioni d’italiani… Se è così, come fare a cambiare le cose? Quale strada possiamo/dobbiamo percorrere per intraprendere una via di cambiamento e di rinnovamento? Ci avevano accompagna- Federico Cardinali to le parole di due maestri. Vissuti in epoche e in aree culturali e geopolitiche molto diverse. Un filosofo dell’antica Grecia, Platone, e un profeta della Palestina, Gesù. Ambedue grandi conoscitori dell’animo umano. Potremmo dire due grandi maestri di psicologia (ancora prima che la psicologia come scienza venisse riconosciuta!). Indipendentemente da come possiamo vedere la figura di Gesù di Nazareth - per i cristiani egli è Dio-con-noi, per tutti gli altri è sicuramente un grande maestro di vita -, riprendiamo oggi le sue parole: «Ogni albero si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male» e aggiunge: «La sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Luca 6, 4445). Parafrasando il proverbio ‘dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’, potremmo anche dire ‘guarda come fai (= come ti comporti) e saprai come sei’. Il nostro comportamento esprime i nostri valori, ciò che crediamo importante. Qualche esempio. Se facciamo di tutto pur di accumulare più soldi, significa che i soldi sono per noi la cosa più importante. Se facciamo di tutto per aiutare un amico che si trova in difficoltà, significa che per noi l’amicizia è un grande valore. Se un uomo cerca ad ogni costo l’occasione per fare sesso con una donna - che sia sua moglie o meno, a lui non importa -, vuol dire che per quest’uomo il sesso viene prima di ogni altra cosa, perfino prima della parola di fedeltà che ha dato alla sua donna, o prima del rispetto che si dovrebbe verso un altro essere umano. Se per fare carriera siamo disposti a venderci al padrone di turno, anche a costo di tradire o sacrificare amicizie e rispetto, significa che il nostro interesse privato viene prima di ogni altro valore… E così via. «La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda». Potremmo dire anche che il comportamento di una persona esprime il suo atteggiamento interiore. Per cui se davvero si vuole cambiare il comportamento bisogna cambiare l’atteggiamento interiore. Il modo di reagire alle situazioni. Il modo di valutare le situazioni. Diventa necessario attivare la consapevolezza di quali sono i valori che ci guidano nelle nostre scelte. Non sunt facienda mala ut veniant bona (= non è lecito fare il male con l’obiettivo di fare del bene), scrivevano nel nostro antico latino. Ma, visto che il male già viene fatto, perché non ‘approfittarne’ per fermarci e rifletterci un po’? In altre parole, perché non guardare alle defaillance dei nostri rappresentanti per provare a guardare un po’ meglio che cos’è importante per noi, quale scala di valori guida le nostre scelte, i nostri comportamenti. In altre parole, quali sono i valori, e le norme che da questi derivano, che prendiamo a guida del nostro comportamento quotidiano. Due sono i timori che si affacciano alla mia mente. Il primo: che possiamo arrivare perfino a guardare con una certa dose d’invidia i nostri uomini di successo, con una sorta di desiderio, quasi augurandoci di essere noi al loro posto. Per poi fare proprio come fanno loro. L’altro: che, abituati a tollerare tutto, perdiamo ogni sensibilità allo scandalo. In greco scàndalon significa ostacolo, inciampo: è la pietra, il gradino, il sasso sul quale s’inciampa camminando. Recuperare la capacità di scandalizzarci (= di accorgerci che c’è un ostacolo sul quale possiamo inciampare, camminando) significa evitare di inciampare, di cadere. Quindi di farci male. Tutto questo per diventare dei buoni coltivatori. Per prenderci cura dell’albero che siamo. Nella convinzione che, se ben curata, questa pianta riprenderà a dare buoni frutti. Da gustare noi. E da lasciare in eredità ai nostri figli. (L’albero e i frutti 2. fine) Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI VIVERE CON GIOIA Una esperienza di scambio E’ stabilito da sempre per noi tutti, nell’universo, un percorso, una traccia da seguire, un viaggio, o meglio, un progetto divino, in qualche modo da svolgere; a tratti in solitudine o incontri che determinano uno scambio. Partendo dal concetto che l’universo risponde sempre quando c’è la vera ricerca dell’essenziale, con tale fiducia il progetto “Vivere con Gioia” percorre già da un paio d’anni una linea basata sulla conoscenza, lo scambio e la sperimentazione; tutto nel modo più inaspettatamente adeguato ai nostri tempi. L’aiuto reciproco tramite lo scambio, privo di lucro, incentiva una maggiore fiducia e passione. Le categorie dell’iniziativa sono tre: chi accoglie, gli operatori e i partecipanti. Le strutture che si fanno carico di offrire spazio, possono essere casali ristrutturati, ex conventi adibiti ad agriturismi, bed and breakfast, ville private, ostelli, cascinali in mezzo al bosco. L’atmosfera assolutamente avvolta nella natura, favorisce la concentrazione e la disponibilità a lasciarsi andare e catturare dal linguaggio più esteso in materia di salute-benessere, perché le discipline sono varie ed alcune richiedono proprio il contatto terreno. Alimentazione, animazione, artigianato, counseling, sperimentazioni erboristiche con passeggiate nei boschi per conoscere piante e fiori e il loro uso; aromaterapia, …queste sono alcune delle pratiche di prevenzione o di aiuto all’autogestione della propria fibra emozionale. In tali circostanze, si mettono a disposizione spazi anche per più giorni, percorsi formativi e conferenze; a volte anche la presentazione di libri non manca: cito alcuni autori già conosciuti in altre circostanze, come Maria Lampa, e Barbara Raponi Giorgini con “Perché scomodare l’universo?” della Casa Editrice Cattedrale. Tra gli operatori c’è chi svolge da anni un servizio, accompagnato anche da attività didattica e di ricerca scientifica. I curiosi e i più propositivi, sono invitati a farsi avanti con un’idea o un progetto; sicuramente saranno ben accolti ed aiutati a svilupparlo. Informazioni su www.viverecongioia.org. Elisabetta Rocchetti IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 - www.fazibattaglia.com Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Vita ecclesiale LA CHIESA LOCALE IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Sabato 25 luglio ore 19.15: San Apollinare, S. Messa nella festa del Patrono Domenica 26 luglio ore 8.30: Maiolati, S. Messa alla casa di riposo nella festa di S. Anna ore 11: S. Maria del Colle, S. Messa e incontro con Lupetti Fse ore 21: Corinaldo, S. Messa nella festa della patrona Sant’Anna Martedì 28 luglio ore 15-19: il Vescovo riceve nella cappella di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza appuntamento. Mercoledì 29 luglio Mattino: Carpegna, incontro con reparto e branco scout Agesci di San Giuseppe ore 17: S. Maria del Colle, incontro con lupetti FSE Giovedì 30 luglio San Cassiano, incontro con Acr di Moie Campodonico, incontro con Esploratori FSE Sabato 1* agosto ore 18: Angeli di Rosora, S. Messa nella festa patronale ore 21: Loreto, manifestazione all’interno del pellegrinaggio Unitalsi Domenica 2 agosto Loreto, giornata con i malati in pellegrinaggio per servizio pastorale Parrocchia Santa Maria del Piano Nella chiesa di Santa Maria del Piano a Jesi, la domenica sera, fino al 30 agosto, una Santa Messa festiva sarà celebrata alle ore 21,30. PAROLA DI DIO UNA MERENDA PERSA E RITROVATA In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. Parola del Signore Commento Sospendiamo per un po’ di domeniche l’ascolto del Vangelo di Marco, per farci guidare da Giovanni in quell’episodio del capitolo 6 che si chiama “discorso sul pane di vita”. Tutto nasce dal miracolo della moltiplicazione dei pani, il più raccontato dai Vangeli. Una grande folla, radunata sulla riva nord-est del lago di Tiberiade, viene nutrita dal Messia Gesù. E attendeva il rinnovo dei miracoli compiuti da Mosè nell’attraversare il deserto. Dio aveva promesso a Mosè prima della sua morte: “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (Dt 18,18). Ecco il profeta Gesù di Naza- ret. Noi leggiamo il capitolo in queste domeniche, anche perché sappiamo di essere il nuovo popolo nutrito dal Signore nell’Eucaristia. Con questo nutrimento, possiamo avere forza per continuare il cammino della nostra vita fino alla terra promessa, all’eredità eterna di Dio (cf. Gv 14, 1-7). Che cosa è successo? Prese i pani, rese grazie, li distribuì, quanti ne volevano. E mentre lo distribuiva, il pane non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano, restava in ogni mano. C’è chi afferma che questo è il miracolo non della “moltiplicazione”, ma della “distribuzione” dei pani (Ronchi). In realtà questo pane è donato per essere distribuito. Come il Corpo di Cristo è da prendere per Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 essere mangiato, vissuto, offerto con i gesti della nostra vita quotidiana. Diventa in noi come un lievito (M. de Unamuno), per fermentare nell’umanità il mondo nuovo. Un ragazzo ha con sé la merenda (cinque pani e due pesci), li dà ad Andrea e Andrea li porta a Gesù. E’ il primo miracolo: dare tutto ciò che aveva. Perdere, fidandosi. E parte la catena. Il problema vero di questo mondo non è la mancanza di pane, ma la mancanza di quella forza per innescare la catena di distribuzione. Gesù quella forza la accoglie e la moltiplica: prese il pane, rese grazie, distribuì. E la vita, anche la vita sociale diventa vangelo. E’ un iter anche educativo per tutti, genitori e figli. Comprendere, accogliere, pendere in mano, 30 luglio: San Leopoldo Mandic Martire del confessionale nato a Castelnuovo di Cattaro (costa dalmata) nel 1866. Piccolo di statura (m 1.35), debole, claudicante per l’artrite deformante ai piedi, aveva un difetto di pronuncia che gli impediva di predicare e così fu incaricato delle confessioni. Nella sua cella-confessionale del convento cappuccino di Padova, dove oggi i fedeli accorrono a visitare il suo corpo incorrotto, confessò per trent’anni dalle 10 alle 15 ore al giorno. Di se stesso diceva: “Sono 18 luglio: Marcello Bottegoni e Francesca Rango a Cingoli/S. Maria Assunta; Walter Lardinelli e Barbara Archetti a S. Francesco d’Assisi. 19 luglio: Fabrizio Bigatti e Anna Maria Cozzo a Fermo/S. Francesco; Mauro Bronzini e Martina Stacchiotti a Castelbellino 7 26 luglio 2009 - Xvii Domenica Del tempo orDinario - anno b † Dal vangelo seconDo giovanni (gv 6,1-15) È Si sono sposati 26 luglio 2009 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. rendersi conto della vita e dei suoi doni. Alzare gli occhi, benedire, ringraziare. E allora arriva la distribuzione. Questa è la filiera del Regno. C’è la religiosità apparente della gente che vuole un Dio ad uso e consumo proprio. E c’è la religiosità di Gesù, che non vuole regnare, ma servire. Perché morendo, abbiano la vita. Abbiamo bísogno di te Abbiamo bisogno di Te, di Te solo. Tu solo conosci il bisogno che c’è di Te, in questo mondo, in quest’ora del mondo. Gesù, tutti hanno bisogno di te anche quelli che non lo sanno. E quelli che non lo sanno assai più di quelli che sanno. L’affamato si immagina di cercare il pane e ha fame di te. L’assetato crede di volere l’acqua e ha sete di te. Il malato s’illude di cercare la salute e il suo male è l’assenza di te. Tu sai quanto sia grande per me e per tutti noi il bisogno del tuo sguardo e della tua parola. Tu che fosti tormentato per amore nostro ed ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore. Giovanni Papini Confraternite veramente un uomo da nulla, anzi ridicolo”. E così veniva ritenuto dai frati e dalla gente. Perfino i bambini lo deridevano per strada. Poi i fedeli cominciarono ad accostarsi a quel confessionale, alcuni mandati anche da padre Pio che diceva: “Avete un Santo, perché venite da me?!”. Poco prima di morire (30 luglio 1942), fece una profezia: “La città sarà bombardata molte volte, questo convento sarà duramente colpito, ma questa celletta no. Qui Dio ha usato molta misericordia alle anime: deve restare il monumento della sua bontà”. Infatti, i bombardamenti del 1944 distrussero il convento, ma la cella confessionale dove accoglieva i penitenti, rimase in piedi... La sua salute man mano peggiorò, ma fino a quando gli è stato possibile non cessò di assolvere in nome di Dio quanti lo accostavano, divenendo un vero martire del confessionale. Il Martirologio Romano colloca la festa il 30 luglio. Giordano Maria Mascioni Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 di don Mariano Piccotti [email protected] E’ stata scelta Fabriano come sede del XXI raduno regionale delle Confraternite e Sodalizi delle Marche domenica 13 settembre. “Il tema su cui riflettere – sottolinea il vescovo della diocesi Giancarlo Vecerrica – prepararsi e pregare per questo raduno delle Confraternite è lo stesso del nostro progetto pastorale: ‘La testimonianza cristiana’ come fedeltà a Cristo nella Chiesa di oggi”. Al PalaGuerrieri si terrà alle 9 il convegno sul tema della testimonianza con la relazione centrale del vescovo Vecerrica, cui seguirà alle 10 la processione per le vie del centro con l’immagine della Madonna del Buon Gesù e alle 11,15 la concelebrazione in Cattedrale. chiesa Dell’aDorazione LUOGO DI ADORAZIONE E DI ASCOLTO Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in Piazza della Repubblica 2 a Jesi, per le Confessioni e il colloquio spirituale. Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Tutti i venerdì dalle 19 alle 20 un piccolo gruppo di giovani si riunisce nella Chiesa dell’Adorazione per un’ora di preghiera davanti alla SS Eucaristia. Sono invitati altri giovani che cercano un momento di silenzio, di meditazione sulla Parola di Dio e di preghiera di adorazione. 8 Vita Ecclesiale 26 luglio 2009 Riscoprire e vivere ciò che vale Noi operatori di Pace ricorda Edith Stein E L’anima, casa di Dio dith Stein ebrea convertitasi al cattolicesimo, fu internata durante il secondo conflitto mondiale nel terribile lager nazista di Auschtwz e, come San Massimiliano Kolbe, lì trovò la morte. L’Associazione Noi Operatori di Pace è particolarmente legata a questa figura sia di santa che di studiosa, tanto da averla citarla espressamente nel suo Statuto, per la chiarezza e profondità di pensiero nel mostrare come l’uomo non potrà mai realizzare se stesso e vivere una vita in pienezza, già su questa terra, se non riconciliandosi con Dio e accettando la sua Paternità. Nella sua vita ella è stata assistente universitaria del prof. Husserl, uno dei maggiori filosofi del Novecento. I temi che questa autrice ha trattato sono molto ampi. I libri e le sue pubblicazioni trattano argomenti di filosofia, pedagogia, questioni L’Associazione Noi Operatori di Pace di Jesi invita a ricordare la figura di Edith Stein (S. Teresa Benedetta della Croce), martire e compatrona d’Europa, nella celebrazione della Messa che si terrà sabato 8 agosto alle ore 18,30 presso la Cattedrale di Jesi riguardanti lo Stato e dopo la sua conversione anche la mistica cristiana. Parlare dell’opera di E. Stein in poche righe è un’impresa naturalmente impropria oltre che impossibile. Per avere solo un’idea della sua impostazione filosofica, diciamo che nella sua opera Essere finito e Essere eterno, in una nota, ella afferma che la filosofia (ndr: siamo agli inizi del Novecento) per superare l’insabbiamento in cui era caduta con il materialismo aveva tentato alcune vie più o meno convincenti. Il “ritorno a Kant”, continua non aveva dato i frutti sperati e così altri filosofi come, Scheler, Heidegger, Conrad-Martius, Husserl si erano posti il problema dell’”ente”. Quest’ultimo a base dei suoi studi aveva posto un suo specifico metodo (metodo husserliano) che lo stesso Husserl così descrive: “Il coglimento, e S la visione, dell’essenza è un atto che può atteggiarsi secondo parecchie modalità, in particolare la visione dell’essenza è un atto originalmente offerente e quindi l’analogo del percepire sensibile e non dell’immaginare”. Edith, allieva di Husserl, nelle sue opere filosofiche si mantenne fedele a questo metodo. Parlando dell’Io puro nella sua opera Essere Eterno e Essere finito così si esprime: “L’io vive e la vita è il suo essere”. In questo passaggio così apparentemente semplice è sottolineata l’esistenza dell’Io, come quell’ente che è esistente in senso preminente. La Stein accetta la posizione husserliana: l’operazione che ella fa è di ancorare sia il tema dell’essenza che i risultati dell’analisi fenomenologica della soggettività sullo sfondo metafisico dell’essere. Ossia l’uomo fatto in maniera indissolubile di corpo e spirito, che “guardandosi dentro” scopre il proprio esistere e i moti della propria essenza, del proprio spirito (stati d’animo, sentimenti, volontà). Abituata al metodo della filosofia, ella sottopone la stessa mistica a un’attenta analisi: non parla della propria esperienza ma la sua ricerca si fonda sullo studio dell’esperienza di San Giovanni della Croce. Concludiamo queste brevi note facendo notare come sia interessante la sua posizione nel rapporto tra scienza e fede, tra ricerca razionale e religiosità. Nella sua opera Essere finito e Essere eterno si afferma in una nota, che la considerazione dell’anima come “casa di Dio” non esclude una investigazione filosofica sulla natura dell’anima ed in questo contesto parla di filosofia cristiana. Per lei metodo razionale della filosofia e teologia sono strettamente connesse alla ricerca della verità; in quanto ciò che la filosofia, fondata unicamente sulla ragione naturale non può dare, può essere integrato dalla verità rilevata, senza per questo annullare la distinzione tra filosofia e teologia. A cura di Sergio Togni Nella foto, Edith Stein a 22 anni, nel 1913, quando era studentessa universitaria a Gottinga La riconciliazione e si parla con la gente di peccato…” (LG, n.11). problemi ed esperienze Nel Compendio del Catechidi fede che interpellano la smo della Chiesa Cattolica coscienza, non di rado ca- (2005), n. 297, il card. J. Ratpita di sentire dichiarazio- zinger alla domanda: “Perni del tipo: io mi confesso ché esiste un sacramento direttamente con Dio, sto della Riconciliazione dopo il bene così… Penso a me, Battesimo?”risponde: “Poiragazzina degli anni Cin- ché la vita nuova nella graquanta, quando era quasi un zia, ricevuta nel Battesimo, precetto la confessione fre- non ha soppresso la deboquente; e ricordo la lunga lezza della natura umana, fila al confessionale…prima né l’inclinazione al peccadi accostarsi all’Eucaristia. to (cioè la concupiscenza), Da tempo non è più così, re- Cristo ha istituito questo gna il deserto…. sacramento per la converMa c’é ancora il senso del sione dei battezzati, che si peccato e il bisogno del per- sono allontanati da lui con dono? il peccato”. E ricorda che “Il Parlo da cristiana laica in Signore risorto la sera di Pacomunione con la Chiesa, squa si mostrò agli Apostoconsapevole di essere Chie- li e disse loro: “Ricevete lo sa anch’io in cammino nella Spirito Santo, a chi rimettestoria, chiamata da Cristo rete i peccati saranno rimesad annunciare il Vangelo si e a chi non li rimetterete della salvezza. resteranno non rimessi” (Gv Per questo desidero comu- 20, 22-23). nicare una mia riflessione sul sacramento della Peni- Segno efficace di miseritenza: non è un “trattato” da cordia. far passare al vaglio della Il protagonista di tutta la ceCongregazione per la dottri- lebrazione è Gesù Cristo; il na della fede; è piuttosto un confessore é il ministro del invito ai sacerdoti e ai laici sacramento, mediatore di impegnati perché facciano salvezza in Cristo. Saltando conoscere ed apprezzare il la mediazione, si cadrebbe valore della Riconciliazione, nel fideismo o nel razionache oggi appare come la Ce- lismo. nerentola…dei sacramenti, Dove confessarsi? ma che, rivalutata mediante Il confessionale c’è da secoopportune catechesi, gio- li, anche in forme artistiche verebbe con la sua bellezza nelle cattedrali e nei sanalla formazione di una so- tuari d’Europa, ma in tante cietà di persone mature e chiese é entrato in disuso…. responsabili. Abolire il confessionale non Mi sta a cuore sottolinea- è un segno di rinnovamenre l’unione profonda fra la to; lo è invece la possibilità Parola di Dio, il magistero di scelta, per ogni persona, della Chiesa e il “mistero pa- fra il confessionale e la stansquale…dal quale derivano zetta riservata dove si possa la loro efficacia tutti i sacra- parlare serenamente. menti” (Sacrosantum Con- Ma c’è chi ha paura di guarcilium cap.3, n.61), mezzi di dare negli occhi il sacerdote, santificazione dell’umanità. chi sente il disagio del “tu Nel Decreto sul ministero per tu”. Il luogo è solo un e la vita sacerdotale si leg- mezzo… Gesù nella sua vita ge: “Essi…con il sacramento terrena “ha confessato” tandella Penitenza riconciliano ta gente, in luoghi diversi, in i peccatori con Dio e con la campagna, in città, sulla riva Chiesa…” (PO, cap.2, n. 5). del lago, sui monti… divenLa Costituzione sulla Chiesa tando per tutti Sacramento dice: “Quelli che si accosta- di salvezza. no al sacramento della Pe- Quel che conta é l’essenziale nitenza ricevono dalla mi- per una buona confessione: sericordia di Dio il perdono - la coscienza del peccato e delle offese fatte a lui; allo della gravità del peccato nei stesso tempo si riconcilia- confronti di Dio e dei fratelli no con la Chiesa, alla quale - confessare anche le “omishanno inflitto una ferita col sioni” che non di rado rap- Storie di Pina Alla Pinacoteca Diocesana di Senigallia con “Storia di Pina” ogni mercoledì sera, sino al 19 agosto, i bambini dai 6 ai 10 anni potranno partecipare alle attività promosse dalla Pinacoteca in collaborazione con il Comune di Senigallia. Attraverso laboratori teatrali, il museo della diocesi propone attività che hanno come fine una più ampia diffusione della conoscenza del patrimonio storico ed artistico, attraverso il divertimento. Sarà Pina, l’anziana signora della Pinacoteca, ad incontrare i ragazzi per vivere con loro storie fantastiche. Per informazioni: tel. 071.6629348 Ascolta la Radio della tua diocesi Radio Duomo Senigallia in Blu (a breve Radio Gabbiano) 106,7 o 95,2 da Jesi presentano i ¾ dei peccati personali e sociali… - il dolore per avere offeso Gesù - il desiderio intimo della conversione - il sincero pentimento e il proposito di non ricadere nel peccato - la coscienza della propria debolezza - la speranza e la fiducia nella divina misericordia. Si potrebbe concludere il Rito con un Salmo o con un breve brano del Vangelo, come ringraziamento e impegno per il futuro. La Penitenza Ho parlato solo del penitente, non del confessore; non mi compete, dico solo quel che penso ci si debba aspettare da lui: - capacità di ascolto - serenità nel dialogo e nella valutazione - chiarezza, pazienza, misericordia - in casi gravi, preghiera intensa, sospensione del giudizio, colloqui ulteriori perché il penitente possa poi ottenere l’Assoluzione. Quale penitenza? Adeguata per ogni situazione. La preghiera è sempre un bene, ma un gesto di carità materiale e spirituale impegna di più ogni persona nel dono e nel servizio: è carità visitare e aiutare i sofferenti, chiedere notizie, ascoltare… Tutto ciò fa crescere l’amore di Dio e la disponibilità a servire. Mi sono permessa di dare qualche consiglio ai miei fratelli sacerdoti, ma sono certa che il Signore non farà loro mancare doni e carismi. Pregare, accogliere, ascoltare, perdonare… Nel sacramento della Riconciliazione, articolato sui ritmi della vita umana, si incontrano ragione e fede, sacerdote e laico, uomo e donna, giovane e anziano, povero e ricco… Un campionario di umanità lungo una via privilegiata per l’incontro con Dio nell’intimità della coscienza. Se ben celebrato e ben vissuto, il Sacramento diviene quel che é: segno efficace della misericordia di Dio. Maria Crisafulli 21° anniversario 1988 2 agosto 2009 Dr. Francesco Martini Nel ventunesimo anniversario della scomparsa del titolare della nota farmacia di Jesi, la moglie Alba, i figli, i nipoti Edoardo e Francesco e i congiunti tutti pensano a lui con sentito rimpianto e grande amore. Il 2 agosto alle ore 10 nella chiesa di San Giovanni Battista (San Filippo) sarà celebrata una santa Messa in suo ricordo. Anniversario 2007 8 agosto 2009 Dott. Luigi Savio Triccoli Sarai sempre nel cuore di chi ti ama Una Santa Messa in suo ricordo sarà celebrata sabato 8 agosto alle ore 19,30 al Santuario delle Grazie di Jesi Anniversario Il 19 luglio del 2003 tornava alla casa del Padre Ricordo 19-9-1920 2-3-2001 24-2-1922 19-7-2008 Mons. Giuseppe Dottori vicario generale della diocesi di Jesi e per tanti anni parroco di S. Francesco di Paola. Nella sua parrocchia verrà celebrata una santa Messa di suffragio venerdì 24 luglio alle ore 19. Vincenzo Pelonara Egli è uscito dalla vita ma non dalla nostra vita. Potremmo noi credere morto, chi è così vivo nel nostro cuore? Ermenegilda Giulioni ved. Pelonara Nessuno muore sulla terra finchè vive nel cuore di chi resta Partecipazione La redazione e la direzione di Voce della Vallesina partecipa al lutto dell’ing. Ermes Albertini per la perdita della consorte Adriana Avitabile Lo scorso 11 luglio Adriana, sposa e madre intelligente e sapiente, cordiale e riservata, ha concluso la sua vita terrena per raggiungere la Casa del Padre. Partecipazione Gli iscritti al circolo Acli San Giuseppe sono affettuosamente vicini all’amico Sauro Sassaroli per la perdita della consorte Adriana Antonucci che all’età 77 anni, l’’11 luglio scorso, è tornata alla Casa del Padre. Si uniscono alla preghiera di suffragio per l’amabile scomparsa, cittadina esemplare conosciuta e stimata in vita dalle comunità parrocchiali di San Giuseppe e della Cattedrale. In diocesi 26 luglio 2009 9 a pochi passi Da monsano un affresco da recuperare stenza (eppure si trova a poco più Ma insomma, di che si tratta? d’un centinaio di metri dalle mura Rivelo subito l’arcano: sto parlancastellane). Ma prometteva inte- do di un affresco databile grosso ressamento: poi, sa, “la Crisi” ha modo al sec. XVI, di circa 4 medistolto tutti verso altre contin- tri quadri, posto nel fondo di una genze e urgenze. “figuretta”, un po’ appartata ma Aggiungiamo che la più nota re- visibilissima, eretta sul ciglio delstauratrice della zona (tanto per la strada che dalla chiesa del Sanon far nomi ma solo cognomi, la cramento conduce verso Jesi. La Pappagallo), pur affondando qui le struttura muraria si presenta in radici del suo albero genealogico buone condizioni, verniciata di (come del resto il sottoscritto) ha giallo e ocra. Chi passa in auto può mostrato di non aver presente il pensare che sia come una delle sullodato “gioiello”. Eppure appena tante che dentro c’hanno qualche ifficile capire come mai un cinque anni fa, rispondendo alla oleografia rimediata in casa fra paese piccolo, ma grazioso e sensibilità del parroco don Savino gli altarini della nonna, o qualche significativo come Monsano, che Capogrossi, si era resa benemedetiene alcuni primati in campo rita della riscoperta dell’affrecivile (prima zona industriale in sco della Madonna di S. Maria Vallesina, PC in ogni casa, 60% “fuori” Monsano. di raccolta differenziata, e chissà Infine, sfogliando le pubbliquant’altri me ne sono sfuggiti!) cazioni locali, soprattutto il non si sia accorto di un piccolo ponderoso “Monsano tra stogioiello da recuperare nel suo pa- ria e arte” (edito dal Comune trimonio artistico-religioso. E sì nel 1995 con firme del calibro che proprio un anno fa, dopo una di Bigliardi, Mozzoni, Santini, delle tre ottime serate di letture Urieli) non c’è traccia di tale dantesche col prof. Albani, ne ho “oggetto misterioso”. Come non parlato con il giovane sindaco. Il ce n’è traccia nel volume dell’arquale anche lui ne ignorava l’esi- te della diocesi. D statuetta di plastica comprata a Lourdes. Invece, se si ha la pazienza di scendere, salire la scaletta della scarpata e aprire il cigolante cancelletto in ferro battuto, si trova davanti un altarino sovrastato da quella che nel linguaggio dei critici d’arte si chiama “Madonna in trono - incoronata da cinque angeli - e santi”. Dopo aver fatto un po’ l’occhio nella penombra del piccolo vano, non ci vuole molto ad accorgersi che si tratta di un affresco di delicata fattura, anche se grossolanamente ridipinto da un successivo “birocciaro”. Proprio come accaduto alle pitture della chiesetta degli Aroli (a neppure 1 km.): da far pensare allo stesso artista (ma questo appare di mano più raffinata) e soprattutto poi allo stesso …birocciaro! Una parola sui due santi a lato: quello a destra è sicuramente S. Pietro (con le chiavi, titolare anche della chiesa parrocchiale), mentre quello a sinistra potrebbe essere l’apostolo Giacomo: proprio due dei tre (l’altro è S. Antonio abbate) apparsi Prima Comunione a Santa Maria del Piano accanto alla Madonna nel 1471 proprio all’Aroli. Nel complesso l’affresco appare in discrete condizioni. Se Parrocchia, Comune e qualche anima buona si mettessero “in sinergia” (come si usa dire con un’eleganza burocraticese), non ci vorrebbe molto per riportare l’affresco alla bellezza originaria. L’antica Musiano ritroverebbe, fra le sue dolci e riposanti colline, un segno di quella fede dei padri che sapeva esprimersi anche con lo splendore dell’arte. Don Vittorio Magnanelli Elisa Ausili, Alessio Nicolosi, Luca Stefanini, Roberto Cardinali, Lorenzo Cardinali, Damiano Pellegrini, Caterina Pellegrini, Nicole Giaccaglia, Lavinia Liuti hanno partecipato alla loro Messa di prima Comunione, domenica 10 maggio, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria del Piano a Jesi. Nella foto ricordo i bambini con il parroco don Giovanni Rossi e i catechisti Lorenza Gianfranceschi e Stefano Pellegrini. il campo estivo Del gruppo sangimartirippo “Storia di un rapimento” La Cresima a Santa Maria Nuova L’ultimo atto di un cammino che in questi otto mesi invernali ha unito i ragazzi del gruppo Giovanissimi di Azione Cattolica “SanGiuMartirIppo”, nato dalla collaborazione fra le parrocchie di San Giuseppe, San Pietro Martire e San Giovanni Battista, è il campo estivo. Un momento utile per staccare la spina dalla solita routine della città, per ricaricare lo spirito vivendo cinque giorni immersi nella natura. Così da martedì 28 luglio fino a domenica 2 agosto, i partecipanti al campo si recheranno ad Altino di Montemonaco, in provincia di Ascoli Piceno, a 1.100 metri, per ritemprare il corpo grazie alle lunghe passeggiate previste ma anche per indagare sulla “storia di un rapimento”. È infatti, questo il tema scelto dagli educatori e dall’assistente don Giuliano Fiorentini, che aiuteranno i ragazzi – tutti di età compresa tra i quindici ed i diciotto anni – a scoprire la vita e le opere di un personaggio “rapito da Cristo”. Nella foto un momento del campo dello scorso anno. Giuseppe Papadia Radio Duomo Senigallia in Blu (106,7 o 95,2 Mhz) Mirco Caputa, Matteo Civerchia, Sofia Galli, Cristian Gagliardi, Sofia Iencinella, Jacopo Marchegiani, Federica Mazzieri, Sara Moreschi, Maurizio Olimpio, Mattia Pesaresi, Andrea Picchietti, Chiara Pierandrei, Giulia Polzoni, Giulia Quercetti, Sara Romagnoli, Alessio Rosolani, Simone Saltamartini, Luca Santoni, Thomas Scuppa, Natascia Trombettoni, Valentina Valori, Andrea Viscio e Valentina Zuccari hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione dal vescovo Gerardo Rocconi nel corso della celebrazione che si è svolta nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate domenica 19 aprile. A questi giovani l’augurio di sperimentare ogni giorno la tenerezza di Dio e di essere testimoni del suo Amore. Foto Giaccaglini, Jesi Tutte le mattine alle ore 7,20 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20 10 26 luglio 2009 Cultura e società Nei sotterranei della scuola “Federico II” un reperto unico al mondo Resti di pavimentazione romana di straordinaria fattura I resti di due pavimentazioni romane rarissime, testimonianza unica nella loro fattura straordinaria, sono stati la meta del percorso improvvisato nei sotterranei dell’edificio scolastico “Federico II” dai volontari del circolo Azzaruolo di Jesi, in collaborazione con i volontari della Protezione civile di Monsano e Jesi, e dei Vigili del Fuoco. bene che richiederà circa dodicimila euro e prevederà un impianto di aereazione, un percorso di sicurezza, un adeguato impianto di illuminazione. E a chiedere l’autorizzazione della Sovrintendenza. Intanto abbiamo provveduto ad aprirlo al pubblico con l’aiuto dei volontari con cui abbiamo costruito una scala a chiocciola per scendere in sicurezza; e delimitato un percorso, come poi dovrebbe avvenire nel progetto.” cedenti consigliarono di intervenire preventivamente dal momento che tutta l’area del Campo Boario cominciava a rivelarsi di un certo interesse archeologico. Così, con un finanziamento del Comune di Jesi, la Sovrintendenza eseguì per diversi mesi - durante l’estate del ’77 e poi successivamente ancora a completamento nel ’79, prima di costruire il terzo lotto che era poi la palestra della scuola - un’indagine su tutta l’area. Quindi si passò a decidere che cosa valesse la pena conservare tra i ritrovamenti che erano stati fatti e che si erano rivelati interessanti per la storia della città. Ai numerosi visitatori intervenuti all’iniziativa, promossa venerdì 17 nell’ambito della festa del Cam- Dopo l’intervento del presidente po Boario, il presidente dell’asso- del circolo, l’interesse dei visitatori ciazione ambientalista, Vincenzo è stato catturato dalla coinvolgente Russo, ha raccontato di essere sta- relazione della dott.ssa Luisa Brecto informato della presenza, nella ciaroli - archeologa inizialmente scuola, di un bene culturale così presso la Sovrintendenza di An- L’officina per ceramiche importante dalla prof.ssa Maria cona, e poi per trent’anni presso “Durante l’indagine furono rinGiovanna Bacci, durante un mo- quella di Torino – che ha racconta- venuti i resti di una prima fase di edificio erano mal conservati permento di formazione ambientale to di aver compiuto proprio a Jesi, occupazione dell’area da alcuni ché erano stati devastati fino alle per gli insegnanti delle scuole di in questa circostanza, una delle impianti di officina per ceramiche fondamenta da precedenti lavori Jesi. “Quando l’ho saputo, ho chie- sue prime esperienze professionali fini da mensa nell’epoca dell’età re- agricoli. Quest’area, in effetti, già sto subito di vederlo. Mi è stata di scavo. pubblicana, tra gli ultimi decenni prima dell’Alto Medio Evo, era staaperta la porta del ripostiglio de- “Si trattava appunto di uno ta ridotta a colture agrigli attrezzi: c’era una botola. Sono scavo archeologico precole per cui i resti murari sceso con una scala a pioli. Alla ventivo in vista dell’amerano stati smantellati e luce di una torcia ho potuto con- pliamento della scuola, del il materiale era stato amstatare che si trattava di qualcosa secondo lotto della scuola. piamente impiegato nella di inestimabile valore.” ha spiegato Infatti, nel 1971, quando costruzione delle chiesine il presidente. era stato edificato il lotto alto medievali, tipo la San “Sempre grazie alla professoressa, originario, erano emerSavino, che nel frattempo è stato possibile risalire all’archeo- si del tutto fortuitamente, sorgevano in quest’area loga dott.ssa Luisa Brecciaroli che durante il lavoro degli scaperiferica della città. Abper prima, quando è stata scoper- vatori, i resti di una pavibiamo anche ritrovato ta la pavimentazione, ha redatto mentazione in mattonelle che si sovrapponevano, un opuscolo dettagliato, preciso, di cotto chiaramente di soprattutto a questo edicorredato da relazione storica e ar- età romana. Essa era stata ficio residenziale, tomcheologica del bene.” già danneggiata dai lavori be legate all’impianto, in agricoli nel corso del Mequesta zona, delle prime “Subito l’abbiamo messa in con- dioevo e dell’Età Moderna, chiese paleocristiane. tatto con i nostri tecnici volontari e poi dagli stessi scavi. Con La pavimentazione appar- ha continuato Russo : Francesco l’intervento della Sovrintiene al settore più orienRomagnoli, studente universitario tendenza, i due pavimentale di questo edificio redi Architettura, e il nostro geome- ti - o meglio quello che ne sidenziale di età imperiale, tra Lorenzo Bedetti, perché realiz- restava - vennero ripuliti. augustea, probabilmente zassero anche un dvd che permet- Successivamente, nel proabbandonato anche nel tesse ai cittadini – e soprattutto getto di edificazione della giro di molto tempo e poi agli studenti - la fruizione, sia pure scuola, si concordò con il Comune del III secolo a.C. e della fine del I trasformato in due ambienti resivirtuale, di questo bene che rap- di Jesi di salvaguardarli in modo secolo a. C. Un lunghissimo perio- denziali, cioè adibiti alla vita dopresenta la storia di Jesi di duemila da poterli rendere prima possibile do, quasi due secoli, che rappre- mestica, ma non di servizio. Proe cento anni fa. L’opportunità di un – in base alle disponibilità finanzia- senta proprio la fase più antica di babilmente era la sala da pranzo finanziamento da parte della Fon- rie - comunque visitabili. Quando sviluppo della colonia Aesis. della famiglia. dazione Cassa di Risparmio di Jesi il Comune, nel ’77, presentò alla Si trattava, rispetto alla città ro- Questi due pavimenti di Jesi sono ci ha spinti a preparare un proget- Sovrintendenza il progetto di am- mana, di una zona alla periferia significativi per la grande rilevanto di restauro e fruizione di questo pliamento della scuola, i fatti pre- orientale, nella campagna, pro- za che acquista il colore, la tonababilmente adiacente ad un asse lità dell’argilla che, con l’aggiunta viario importante (il Decumano probabilmente di un pigmento coMassimo e il Cardine Massimo lorato di origine minerale dava al della colonia), che attraverso Aesis disegno non solo un effetto di covenendo da Roma, si dirigeva verso lorazione, di policromia, ma anche, la costa dell’Esino. Pensiamo che nella combinazione delle diverse l’impianto di questa grande offici- forme di mattonelle, un effetto na si estendesse addirittura fino al prospettico nei motivi geometrici.” torrente Granita, con delle fornacette che servivano per la cottura “Il pavimento del vano A condelle ceramiche e che, dopo il ri- serva per intero quasi tutto il lato trovamento, sono state conservate nord-ovest, mentre ampie lacune con la speranza, un giorno, di in- interessano gli altri lati. La ricoserirle in un itinerario sotterraneo.” struzione dello schema decorativo ha consentito di ricavare le possiI pavimenti bili dimensioni originarie, pari a “I pavimenti, invece, appartengono circa m 5,50 x m 3,80 di una paad un grande edificio residenzia- vimentazione costituita da un le, una dimora signorile, che nel tappeto principale composto da I secolo a. C. piuttosto avanzato mattonelle esagonali, delimitato venne a insediarsi sull’area che da una larga fascia perimetrale di nel frattempo l’attività artigianale mattonelle quadrate, affiancate a aveva abbandonato spostandosi in formare almeno undici file paralaltra zona. I resti murari di questo lele. Le tonalità del cotto, varian- Jesi, Interporto: a breve la stazione Nasce l’intermodalità Il 15 luglio, come da cronoprogram- sponsabile Unico del Procedimento ma, Rete Ferroviaria Italiana ha ing. Paolo Manarini e la struttura provveduto all’attivazione del rac- interna diretta dall’ing. Manuela cordo in linea del terminal contai- Marconi per l’impegno e il rispetto ner di Interporto Marche spa, i cui delle scadenze concordate. “Da oggi lavori si erano conclusi a fine giugno - ha detto il presidente riferendosi scorso. Il presidente Roberto Pesa- all’attivazione del raccordo - è posresi nel corso di una breve cerimo- sibile incominciare a parlare senia, ha ringraziato RFI, il Consorzio riamente di trasporto intermodale stabile ITACA scarl esecutore dei nelle Marche, concentrando i traffilavori, la Direzione lavori, il Re- ci e garantendo agli operatori e alle imprese un ulteriore ed importante elemento di competitività. Diventano poi realistiche le integrazioni gestionali tra porto e interporto - ha aggiunto Pesaresi – per le quali siamo pronti a confrontarci con l’Autorità Portuale di Ancona. “Nei prossimi mesi ci impegneremo per l’avvio operativo del terminal container e per la realizzazione della stazione-interporto.” ti dal rosso mattone al marrone chiaro al giallognolo, determinano un gradevole effetto cromatico. Il pavimento del vano B, adiacente al precedente sul lato sudest, doveva misurare circa m 5,50 x m 3,40. Risulta lacunoso su tutti i lati e si impone all’attenzione per la singolarità della decorazione. Il tappeto principale si compone di una serie di schemi decorativi che si sviluppano su fasce concentriche a partire da un rettangolo centrale; questo è disegnato da mattonelle quadrate (cm 6 di lato), disposte su tre file concentriche di colore alternativamente rosso e marrone chiaro, attorno ad una figura centrale di mattonelle più piccole (cm 4 x 4); il rettangolo così ottenuto è incorniciato da una fila di losanghe e di triangoli inseriti negli spazi di risulta. Attorno a questa sorta di emblema si sviluppa una fascia di mattonelle a losanga, accostate in diagonale su file parallele in modo da formare nastri di zig-zag, che creano effetto prospettico grazie al gioco cromatico del cotto. Questo è sfruttato, con maggiore sistematicità, nella fascia successiva, decorata con motivo di cubi in prospettiva, disposti su quattro ranghi, ottenuti con l’accostamento di tre losanghe di tonalità diversa, che determinano l’effetto prospettico. Completa il tappeto la cornice esterna, realizzata con mattonelle quadrate allineate; qui le diverse sfumature di cotto determinano il suggestivo effetto a scacchiera. Infine, il gradino arrotondato, collocato sul lato breve sud ovest, è rivestito più semplicemente con quadrelli di cm 2 di lato, mentre altri quadrelli di cm 4 di lato si rilevano nel lacerto di pavimento conservato alla quota inferiore La relativa complessità di questo pavimento, per il quale non si sono reperiti confronti, denota una sperimentata abilità e notevole familiarità con l’uso del cotto; di questo vengono sfruttate tutte le potenzialità di resa cromatica, con risultati persino superiori a quelli dei pregiati pavimenti in opus sectile.” Fotoservizio Paola Cocola Vallesina 26 luglio 2009 11 Successo per la seconda edizione di Equa la festa: centinaia di persone hanno partecipato alle varie iniziative proposte Villa Borgognoni fa il pieno con “Meglio attivi che radioattivi” P er la seconda edizione di Equa la festa “Meglio attivi che radioattivi”, Villa Borgognoni ha ospitato per tre giorni - 2, 3 e 4 luglio - incontri, dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, mostre, laboratori, trattamenti benessere, oltre agli stands delle associazioni di volontariato e quelli gastronomici. Centinaia sono state le persone che hanno mostrato di apprezzare le varie iniziative promosse. Consuelo Paris è stata l’animatrice e coordinatrice dell’evento organizzato dal Cecovb (sigla del coordinamento di associazioni nato con la prima edizione, e che significa: Coordinamento Eventi Culturali Ostello Villa Borgognoni), in collaborazione con l’Associazione turistica Pro Jesi, la Rees Marche (Rete di economia etica e solidale delle Marche), Emergency (gruppo di Jesi) e Legambiente (Circolo Azzaruolo). La bellissima villa, di proprietà comunale, attualmente è un Ostello e tale resterà, come ha dichiarato il sindaco Fabiano Belcecchi, all’apertura della festa, smentendo ipotesi di privatizzazioni. Ospita per tutto l’anno persone che per turismo o per lavoro vengono a Jesi, e che in questo modo possono usufruire di una struttura molto bella ma anche particolarmente economica. È affidata in gestione alla cooperativa sociale Zanzibar di Ancona, che favorisce l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. La stessa cooperativa è aperta e disponibile a collaborare con il Coordinamento aprendo la villa a tutta la città per farne un centro di incontro, di scambio, di ospitalità; uno spazio per incontri, dibattiti, eventi culturali, feste. Obiettivi della manifestazione sono stati, anche quest’anno, quelli di far conoscere le tante associazioni di volontariato del Territorio, o quelle realtà che operano in campo economico con sensibilità e rispetto per le persone e per la natura, coerenti con l’idea di un’economia sostenibile per il nostro pianeta; approfondire la conoscenza tra le associazioni del Territorio, incluse le comunità di stranieri; sensibilizzare il pubblico sui temi del volontariato e dell’impegno sociale in modo da sviluppare l’associazionismo locale; promuovere l’economia solidale a livello territoriale con il supporto della Rete di Economia Etica e So- lidale delle Marche. In poche parole, far arrivare il messaggio che “c’è un mondo diverso da quello che ci vogliono imporre a forza con un lavaggio del cervello mediatico.” spiega appassionatamente Consuelo. “Un mondo che non è mosso dal profitto, o solo dal profitto, e dall’individualismo, ma che crede nella solidarietà, nell’equità, nella giustizia, nella legalità, nella convivenza pacifica, nella dife sa dei diritti di tutti, nel rispetto dell’ambiente. E poi nell’impegno civile, nel partecipare, nel condividere le scelte politiche - cioè che riguardano tutti - che cadono troppo spesso dall’alto sulla testa dei cittadini. E infine nella relazione, nello stare insieme condividendo valori e progetti.” Conclude soddisfatta: “Contribuire a una maggiore consapevo lezza e responsabilità nel consumo, nell’utilizzo dell’acqua pubblica, nella raccolta differenziata, nel riuso, nella mobilità urbana, nella sensibilità per l’ambiente…insomma, in tutte quelle piccole e grandi scelte quotidiane che, se fatte con coscienza, possono contribuire a migliorare il mondo è appunto il motore comune a tanta collaborazione.” Fotoservizio Paola Cocola Pianello Vallesina: raduno auto e moto d’epoca E “…E ben ci sta” Trattori antichi cco alcune foto, altre le invio di seguito, della festa estiva dei soci CJMAE, che quest’anno ha visto come ritrovo la stupenda Villa Salvati in comune di Monte Roberto. In collaborazione con l’associazione Mille Luci... ed Altro si è dato vita, nel pomeriggio di sabato 18 luglio, ad un raduno di auto e moto d’epoca che insieme a trattori d’epoca hanno fatto da cornice alla villa settecentesca aperta ad un folto pubblico. La carovana è poi par- tita per i Castelli sino a raggiungere Cupramontana, dove i partecipanti sono stati ospiti della Colonnara presso la propria cantina e dopo un gradito rinfresco di nuovo sui mezzi per scendere a Moie via Scisciano per raggiungere il ristorante Ponte Magno dove si è consumata la conviviale con Agosto in musica L a Banda G.B. Pergolesi città di Jesi invita i cittadini nel mese di agosto a due serate di musica. L’8 agosto alle ore 21 in Piazza della Repubblica, con il regista e attore Davide Riondino, la banda diretta dal M° Andrea Greganti partecipa al musical di Fabrizio De Andrè “La bella Addormentata” insieme alla corale di Città di Castello accompagna l’attore Riondino in un tributo al grande compositore e musicista D’Andrè scomparso da pochi anni. Il 22 agosto alle ore 21 nella Piazza delle Monnighette la Big Band della Banda Musicale G. B. Pergolesi diretta dal M° Massimo Morganti con 22 musicisti jazz, animerà una serata in cui si esibiranno in gruppo e in singolo in brani famosi di jazzisti contemporanei. La formazione, nata da un anno, ha già debuttato il 5 gennaio scorso al Teatro Valeria Moriconi riscuotendo un notevole successo, composta da maestri di conservatorio che si sono specializzati nella musica jazz suonando in diverse composizioni sia nazionali che internazionali. Il Presidente della Banda Musicale G. B. Pergolesi città di Jesi Remo Uncini musica e balli che hanno concluso l’incontro. Diario della Bolivia - terza parte di Giorgia Barboni P ur non essendolo ufficialmente, La Paz è considerata da tutti come la capitale della Bolivia. La vera capitale è Sucre, ma la sede del governo, così come tutti gli uffici amministrativi, di fatto si trovano qui. Attualmente circa 800 mila persone vivono a La Paz. Salendo da downtown su fino all’aeroporto si arriva a El Alto, città satellite che ospita più di un milione di persone, e che contribuisce dunque, con La Paz, a creare il nucleo abitativo più popoloso dell’intera Bolivia. Viaggiare da La Paz a El Alto è sicuramente un’esperienza insolita; pochissime persone a La Paz dispongono di una propria macchina, e dunque si affidano ai migliaia di furgoncini che di continuo fanno la spola tra le due città, come degli autobus di linea, ma privati, dal costo di 6 bolivianos (circa 70 centesimi di euro) a tratta, e che ospitano circa una decina di persone. Essere proprietario di uno di questi furgoncini significa possedere una propria attività imprenditoriale: oltre al guidatore, infatti, in ogni furgone c’è una persona che, costantemente affacciata al finestrino, urla all’esterno la direzione del veicolo, s’incarica di raccogliere i soldi tra i passeggeri, fa sistemare persone e bagagli. Spesso questo ruolo appartiene a una donna, che ancora più spesso è la moglie del guidatore. Le regole della strada sono affidate al comune buon senso: le strisce pedonali sono molto rare, così come le strisce in mezzo alla carreggiata o il rispetto costante dei semafori. Ma tutto ciò contribuisce a creare un clima di allegro disordine, e in un certo senso di profonda uguaglianza sociale. Sebbene le classi più ricche tendano a usare i normali taxi (le tariffe sono anche in questo caso talmente convenienti da rendere l’uso dell’auto privata assai più costoso), questi furgoncini sono utilizzati da tutti: piccoli venditori, studenti, impiegati, anziani. Tutti, allo stesso modo, si sporgono al ciglio della strada quando sentono urlare dalla persona affacciata al finestrino la direzione in cui desiderano andare, salgono di corsa, si sistemano al proprio posto e pagano il proprio tragitto, per poi di nuovo scendere al volo e rituffarsi nelle urla e negli odori della città. volte c’è da meravigliarsi che intorno ad una questione, nemmeno di trascendentale difficoltà, si accendano tante polemiche e si valutino le più fantasiose soluzioni senza giungere a quella apparentemente più logica. Dicono che sia un difetto tipico di noi italiani cimentarsi in cavillose discussioni senza approdare a niente. Non ci si lamenti però se chi ha idee più chiare o più semplicemente ragionevoli prende poi volentieri in giro la nostra inconcludente retorica. La considerazione può adattarsi anche a fatti di casa nostra; ad esempio ad una questione intorno alla quale da anni si sono dibattute, e ancora si stanno dibattendo, le più disparate opinioni. Forse qualcuno ha indovinato: si tratta della sistemazione, ahimè non ancora definitiva, della statua di Federico II. Molte le ipotesi scartate: nella piazza intitolata all’imperatore non c’è più il posto che gli spetterebbe, ormai occupato dalla fontana dei leoni; ai giardini pubblici, in piazza Pergolesi, davanti al teatro o al Liceo Scientifico o alla stazione ferroviaria nemmeno va bene: sono luoghi troppo lontani da quello in cui Federico II è nato; ancora di più lo è la Zipa, sulla cui candidatura qualcuno pure aveva contato. Del resto lasciare la statua dove è ora, cioè fuori dalle mura e in castigo dietro l’angolo, non è accettabile. Si degrada così l’augusto imperatore a semplice sentinella. Via, non se lo merita proprio. Nei quattro continenti hanno dedicato monumenti e piazze anche a dei ‘Carneade’ e noi non sappiamo dove collocare lo ‘Stupor mundi’? Faremmo di sicuro una figura barbina con la storia, con la cultura e persino con il buon senso. Eppure una soluzione ragionevole c’è e sotto gli occhi di tutti. Meraviglia sinceramente che nessuno fino ad oggi l’abbia proposta perché sarebbe di facilissima attuazione. Chissà perché fra tanti suggerimenti non si è pensato a piazza Colocci, al centro della quale, di fronte al Palazzo della Signoria che è pure simbolo della città, la statua potrebbe essere davvero degnamente collocata. E’ ipotizzabile che qualcuno alzerà gli scudi. E i posteggi? Non devono essere soppressi! Spostarne qualcuno dal centro della piazza per trasferirlo nella vicinissima piazza Federico II che, è augurabile, non in tempi biblici verrà ristrutturata, non sarebbe però difficile. La collocazione, obietterà qualche altro, non corrisponderebbe tuttavia al luogo preciso in cui l’Imperatore è nato. Siamo logici: chi può dire in realtà quale fosse questo esattamente? Nessuno vi ha collocato paletti o recinzioni o frecce indicatrici. Certo è che la piazza dove il fatto avvenne era allora di più e diversamente estesa rispetto ad oggi. Attiviamo allora un po’ la fantasia. Proviamo ad immaginare come più degnamente rappresentativo apparirebbe il cuore del centro storico: con quale soddisfazione anche potrebbero scattare foto in una splendida cornice quei visitatori che oggi si guardano intorno disorientati e sconcertati, se non pure scandalizzati, mentre cercano di rintracciare le orme del grande Federico e di ritrovarne le memorie nella sua città natale. Augusta Franco Cardinali SPIGOLANDO Banda musicale Pergolesi, città di Jesi A 1923 12 Jesi 26 luglio 2009 jesi, piazza Della repubblica 31 luglio confartigianato: alternanza scuola – lavoro balli musica e canti “S eminando a Luna Piena” sarà il primo incontro internazionale etnico folk che si terrà a Jesi, in piazza della Repubblica, il 31 luglio alle ore 21,30. Organizzato nell’ambito di JesiEstate dal gruppo folk Colle del Verdicchio di Staffolo, su ideazione e con la direzione artistica di Luciana Zanetti, tale incontro sarà l’occasione per assistere all’esibizione di altri gruppi folclorici come la Creative Cultural Academy, proveniente dall’India, la Company Matambu, proveniente dalla Costarica e di un gruppo di Ortensia di Ortezzano, della provincia di Ascoli Piceno. Filo conduttore della manifestazione è la luna, sotto la quale si uniscono tutti i popoli del mondo e sotto cui si semina in ogni luogo della terra per soddisfare il bisogno primario di ciascuno, ossia sostentarsi. L’intento dello spettacolo non è solo quello di fare una rappresentazione di balli, musiche e canti, ma immergere lo spettatore nei paesaggi, nelle bellezze artistiche, e nei momenti salienti di vita quotidiana dei paesi di provenienza dei gruppi che si esibiscono, avvalendosi di foto che saranno proiettate sul palco. La mostra fotografica “Salterellando. Salti e giri per il mondo”, che sarà allestita a Palazzo dei Convegni dal 27 luglio (giorno dell’inaugurazione alle ore 19) al 2 agosto, a cura di Luciana Zanetti e dell’architetto Riccardo Bucci, vuole rafforzare l’obiettivo dello spettacolo. Le foto, oltre a ripercorrere le tappe salienti delle attività del gruppo “Colle del S P P iamo in America durante la fine degli anni 20. E’ il periodo della crisi e del proibizionismo. C’e voglia di rinnovamento e tranquillità. Tali bisogni si sentono anche in campo musicale. Le orchestrine New Orleans e Dixieland non soddisfano più il pubblico. I locali di Kansas City e New York decidono allora di affidarsi a musicisti giovani con nuove idee. A Kansas City nasce la stella di Count Basie mentre a New York è Duke Ellington ad avere popolarità. Nasce un nuovo genere: lo swing. Lo swing di Kansas City è segnato da una totale influenza del blues mentre quello di New York strizza l’occhio alla musica sinfonica. Nello swing si assiste ad una maggiore importanza della sezione ritmica, generalmente composta da chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria. Il vantaggio dello swing è che può essere eseguito sia da big band che da gruppi formati da tre, quattro o cinque persone. Dopo i primi successi neri, lo swing diviene fonte di Dai banchi all’officina G6OKTG T [ 2 9KSOTGTJUG Jesi Piazza della Repubblica 31 Luglio ore 21.30 esibizione dei GRUPPI FOLCLORICI INDIA: creative Cultural Academy COSTARICA: Company Matambu ITALIA: Ortensia di Ortezzano (AP) Mini Gruppo Colle del Verdicchio - Staffolo ideazione e direzione artistica di Luciana Zanetti Mostra Fotografica Palazzo dei Convegni dal 27 Luglio al 2 Agosto Salterellando Salti & Giri per il Mondo COMUNE DI JESI Verdicchio”, dei gruppi folk che ha ospitato o che ha incontrato durante le tournèe, costituiscono per i visitatori un percorso in cui si ritraggono i lavori nei campi Seminando a luna piena Bisogna sempre seminare che si tratti di terra, di pensieri, di parole. Seminare – ricevere – consegnare Ci sarà sempre Una sera… Una luna piena… Una piazza… SWING guadagno per i musicisti bianchi i quali riescono a farlo divenire genere di successo radiofonico portarndo il jazz ad Hollywood. Tra gli anni 1935 e 1946 lo swing delle big band diviene il genere più popolare degli Stati Uniti: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti e bandleader come Fletcher Henderson, Benny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman e Artie Shaw furono i protagonisti di questo periodo. Anche in Italia su questa scia Alberto Rabagliati e il Trio Lescano danno vita allo swing italiano. Poco dopo, ancora in pieno periodo fascista, Natalino COMUNITÁ MONTANA DELL’ESINO FRASASSI VIVERE LE MARCHE L’ITALIA IN UNA REGIONE di Staffolo, nel periodo che va dal 1930 al 1960: si potrà dunque ammirare un contesto storico-sociale ormai del tutto dimenticato. Federico Catani Un bosco… Un campo… Due occhi al cielo… Le mani tese… Un gesto largo… Un abbraccio… E poi la terra… E poi l’attesa E poi uniti. … E’ festa …. Luciana Zanetti Otto ed Ernesto Bonino, direttori d’orchestra dell’EIAR, portano avanti il genere nonostante le avversità del regime alla musica afroamericana. Altri nomi di successo del periodo sono Pippo Barzizza, Cinico Angelini, Tito Petralia, Giorgio Ferrari, Piero Piccioni e Nunzio Rotondo. Più tardi è Fred Buscaglione ad ispirarsi allo swing americano con le sue innovative canzoni. Ed in tempi più recenti, Sergio Caputo si fa apprezzare per i suoi primi album swing. Ma con la fine degli anni 40 ed il declino della cosiddetta “era delle big band americane” lo swing inizia la sua fine. La chiusura delle immense sale da ballo, che costituivano i datori di lavoro più affidabili per le orchestre, è la causa maggiore. Dopo la guerra molte sale non riaprono, e le poche rimaste si dedicano ad altri tipi di musica da ballo. Comincia l’era del rock. Lo swing ed il jazz ora vengono riproposti solo in club di ridotte dimensioni. Ma con il vigore e l’efficacia degli inizi. Riccardo Manieri [email protected] A scuola nelle carrozzerie e nelle officine. Il progetto di alternanza scuola – lavoro, realizzato in collaborazione con la Confartigianato, ha coinvolto la classi II, III, IV e V dell’Ipsia Pieralisi di Jesi per un totale di 60 ragazzi. Il progetto ha valorizzato gli aspetti cognitivi e sociali dell’apprendimento in ambito scolastico e lavorativo e ha arricchito di nuove esperienze la formazione di ciascun studente partecipante. Alla realizzazione dell’iniziativa dell’Ipsia e Confartigianato, coordinato dal prof. Pietro Nocella, hanno collaborato diverse aziende che hanno fornito non solo ambienti di apprendimento per gli stage ma anche personale esperto che ha seguito i ragazzi per il tutoraggio nei tirocini e per lezioni frontali in aula oltre che sul posto di lavoro. Le aziende interessate sono state: carrozzeria Morichelli di Jesi, Lanari e Santilli di Ancona, Paoloni di Serra De Conti, Europa di Marzocca. Per ciò che concerne il settore riparazione auto, le aziende che hanno collaborato al progetto sono state: Star – diesel di Jesi, Esina Autoattrezzature di Jesi e Fiat Frulla. Le attività di stage sono state effettuate dagli studenti presso le carrozzerie e nelle officine di riparazione auto del territorio. la foto ricordo Nella foto ricordo il gruppo dei partecipanti al soggiorno estivo organizzato, come ogni anno dal comune di Jesi per mezzo dell’Istituzione Centro Servizi Sociali, a Montecatini da domenica 14 giugno a domenica 28 giugno. jesi: Associazione di Protezione Civile, Nucleo Volontariato CB OM Grande partecipazione al corso G rande interesse suscita nella popolazione la Protezione Civile, soprattutto dopo aver conosciuto meglio l’importanza dei diversi gruppi comunali che si dedicano al proprio territorio e che, con generosità, si sono messi a disposizione delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo. Lo scorso 30 giugno si è chiuso il corso di base per operatori della protezione Civile organizzato dal Nucleo Volontariato CB OM di Jesi con la consegna dei diplomi ai partecipanti. Il corso ha avuto un grande successo di partecipazione non solo da parte di associazioni della protezione civile, ma anche di cittadini non iscritti a nessuna associazione. Durante lo svolgimento del corso sono stati affrontati i seguenti argomenti: fenomeni naturali caratteristici del nostro territorio (frane, alluvioni, terremoti); la pianificazione comunale di emergenza; il sistema regionale di protezione civile e il ruolo del volontariato; la logistica in emergenza; radiocomunicazioni in emergenza; utilizzo delle radio in emergenza come e perché (con simulazione di una esercitazione); nozioni di cartografia: il territorio rappresentato sulla carta; i sistemi di riferimento in cartografia; uso del GPS e dei navigatori satellitari (con simulazione di ricerca di persone disperse in montagna); servizio sanitario in emergenza: la catena del soccorso; il ruolo dei vigili del fuoco nel sistema di protezione civili. Nell’ultima lezione, oltre alla valutazione finale in gruppi e alla raccolta delle disponibilità, il Nucleo Volon- DAL 1923 tariato CB OM ha trasmesso un video dove venivano proiettate le esperienze di protezione civile dalla nascita del gruppo fino al terremoto in Abruzzo. I partecipanti hanno manifestato grande interesse su tutte le tematiche trattate nel corso. I responsabili dell’associazione ringraziano i partecipanti e i docenti, l’Amministrazione Comunale e in particolar modo l’assessore alla Protezione Civile Stefano Tonelli, il presidente della Circoscrizione Jesi Ovest dott. Alessandro Viventi che ha concesso l’uso gratuito della sala, il personale di servizio per aver tenuto aperta la sede della circoscrizione per la durata del corso. Infine un grazie alla direzione di Jesi e la Sua Valle per aver gratuitamente donato oltre 100 copie del numero dieci della rivista in cui stato pubblicato un articolo sulla Protezione Civile impegnata nelle operazioni relative al recente terremoto in Abruzzo. Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it 13 In dialogo Opinioni a confronto L’aeroporto ...per aria? Giovedì scorso vado a Roma andata e ritorno partendo dall’aeroporto di Falconara. Leggo sul Corriere Adriatico che le perdite di esercizio dello stesso stanno “diminuendo” (ma l’aeroporto è pur sempre in perdita!) dopo anni di profondo rosso. Da marchigiano me ne rallegro. Il volo parte alle 6,45. I controlli di sicurezza ritardano, in quanto, mi spiegano, occorrono 4 persone e una è impegnata al controllo bagagli. Coda a serpentone nella hall. Corsa, poi, agli imbarchi. Poco male se nell’attesa l’aria condizionata dell’aeroporto fosse stata in funzione. Giornata molto afosa e già alle 6 di mattina è estremamente caldo e umido, date le facciate a vetrata dell’aeroporto. Clima da aeroporto tropicale africano. Rientro la sera alle 22.30 da Roma. Sempre aria condizionata non funzionante. Clima interno all’aeroporto incandescente e con umidità da serra di campagna. Ritiro l’auto pagando alla cassa. La persona prima di me fa presente al cassiere che il tesserino magnetico di uscita non funziona e che la prima mezz’ora sarebbe dovuta essere gratis. Il cassiere gli dice di “non rompere … che lui lavora e non c’entra con i tesserini”. Poi lo apostrofa chiedendogli se fosse venuto dalla Toscana a “rompere” a Falconara. Il cliente dice di essere umbro. Il cassiere prosegue dicendogli di andare ad atterrare a Perugia, la prossima volta. Infine, lo saluta con un bel “torna a casa, se ci arrivi”. Rivolto a me, in coda dopo il cliente che ha subito tale trattamento, mi dice: “stia tranquillo, mi incavolo in fretta, ma adesso mi calmo”. Se continua così l’aeroporto di Falconara non prenderà il volo, ma sicuramente andrà per aria. Claudio Cacciamani Pellegrinaggio Mater Domini Un messaggio dell’associazione Culturale Res Humanae e Circolo C. Ferrini a tutti i lettori di Voce della Vallesina Carissimi amici ed amiche, nell’ottobre del 2008 abbiamo celebrato la festa per San Gerardo Maiella, il giorno 17, con la Santa Messa celebrata da Mons. Vescovo in Cattedrale e con una conferenza al teatro del Museo Diocesano, dove ha parlato l’ins. Jole Ciarmatori che ci ha fatto conoscere la figura del santo giovane. Quest’ anno ci viene suggerito di organizzare per i giorni 19 e 20 ottobre un pellegrinaggio al santuario di Materdomini, nel comune di Caposele, in provincia di Avellino, dove si venera il corpo di San Gerardo Maiella. Tale proposta, che è stata accolta con entusiasmo da molti, la comunichiamo volentieri a tutti, perché pensiamo che sia una idea magnifica e facile da realizzare. Ecco qualche primo dato tec- nico: Il percorso di circa 600 km (Jesi Materdomini) richiede un viaggio di almeno due giorni, e dato che nei pressi di Materdomini, si trova Melfi, nella quale ci sono ricordi importanti di Federico II (castello, cattedrale, musei storici e diocesano e molte altre cose), si pensa di farci una sosta. Il pellegrinaggio potrebbe diventare così, anche gita, associando all’aspetto devozionale quello storico - artistico. Da primi contatti presi con le strutture recettive di Melti e di Materdomini potremmo pensare che la spesa complessiva possa aggirarsi intorno ai 120/130 euro. Ulteriori particolari saranno comunicati a tempo opportuno. Per maggiori informazioni rivolgersi al diacono Randolfo Frattesi, presidente di Res Humanae, tel. 0731 226749, tutte le mattine o al dott. Bini Primo Luigi presidente del circolo C. Ferrini tel. 0731 209146 26 luglio 2009 Fonte Avellana: Giornate di spiritualità del Meic Marche “L’uomo e il creato” Il Meic, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, delle Marche ha organizzato dal 3 al 5 luglio, tre giornate di spiritualità a Fonte Avellana dedicate a “L’uomo e il creato”. In un lungo ed articolato dibattito si sono avvicendati uomini di cultura e monaci, docenti universitari e teologi: lo scienziato Carlo Cirotto, presidente nazionale del Meic, l’assistente nazionale e Rettore dell’Urbaniana don Cataldo Zuccaro, don Alessandro Barban priore dell’Abbazia, la biblista Rosanna Virgili, i filosofi Luigi Alici e Enrico Peroli, don Gabriele Miola docente di sacra scrittura, il priore di Monte Giove don Salvatore Frigerio, il teologo Daniele Cogoni, il docente urbinate Gastone Mosci, l’arcivescovo di Camerino Francesco Giovanni Brugnaro. A questi illustri ospiti è stato affidato il compito di “guidare” gli incontri in cui si sono articolati le giornate, organizzate da Mimmo Valenza, delegato del MEIC delle Marche. a cui hanno partecipato con contributi e comunicazioni, i docenti universitari Nicola Teleman (matematico), Massimo Sargolini (urbanista), Roberto Esposti (economista), Marco Moron (storico e presidente regionale delle Acli), e ancora, il magistrato Vito D’Ambrosio, il consigliere nazionale del MEIC e dirigente industriale Luca Romanelli. Circa sessanta i partecipanti, provenienti da Ancona, Fermo, Jesi, Senigallia, Pesaro, Urbino, Fano, Foligno e Perugia. Gli incontri, caratterizzati da momenti di preghiera e di ascolto della Parola (lectio divina) hanno avuto come tema “teologico” la relazione: Dio - uomo - creazione per l’approfondimento delle grandi questioni dell’ambiente e dell’ecosistema. La Parola “ci” ricorda che la relazione dell’uomo con il creato (meglio con la terra) è un elemento costitutivo dell’identità umana: si tratta di una relazione che nasce dal rapporto, più profondo, dell’uomo con Dio. All’uomo Dio affida la responsabilità di tutto il creato, il compito di tutelare l’armonia e lo sviluppo (Genesi 1,26-30). Il peccato rompe l’armonia, porta la divisione nelle relazioni tra uomo e uomo, tra uomo e natura… Tutta la storia di Israele è pervasa dal desiderio di ristabilire quell’armonia e quelle potenzialità di crescita che il peccato ha compromesso: “la salvezza è compresa come nuova creazione (Isaia)”. L’ingresso di Gesù Cristo nella storia ha il suo culmine nella Pasqua; con questo evento decisivo l’intera creazione prende parte alla liberazione, pur nei gemiti delle doglie del parto (Rom. 8,19-23) in attesa di dare alla luce un mondo nuovo “un nuovo cielo e una nuova terra (Ap. 21,1)”. Allora al vecchio mandato di “custodire la terra” si accompagna quello più decisivo di una consapevolezza che i credenti devono avere che in Cristo è avvenuta la riconciliazione dell’uomo e del mondo con Dio, così che l’umanità tutta e il creato, nell’amore divino, possano ritrovare la pace perduta. Questa traccia è stata il fondamento per una riflessione sull’impegno dei credenti, in un tempo di crisi e di turbamento per un futuro oscuro, alla conversione degli stili di vita, al governo del territorio con riguardo alla tutela ambientale e del paesaggio, al necessario cambiamento dell’economia e dei consumi, all’attenzione al risparmio delle risorse per una loro giusta distribuzione planetaria, riconoscendo che i beni della terra (non scarsi, purtroppo oggetto di sprechi, ma molto ingiustamente distribuiti) hanno una destinazione universale e che tutti hanno diritto di godimento (DSC). A livello locale, la crisi imporrà dure, forse salutari, conversioni delle nostre economie locali e profondi mutamenti sociali: la terra, il territorio, il paesaggio, i beni culturali, la storia dei nostri centri, il giusto utilizzo delle risorse ambientali, la capacità di innovare, di accogliere e di valorizzare intelligenze e saperi che vengono da altre terre, potranno, forse, diventare le grandi opportunità del nostro futuro. Occorre però lavorare su dimensioni aperte, sgombre dalla nevrosi dei tempi corti, pensare con generosità alle generazioni future. Su questi temi, soprattutto su quelli regionali, sono emersi impegni concreti che si tradurranno in ulteriori appuntamenti regionali: a settembre un seminario con studiosi e tecnici dei temi ambientali e territoriali, per una migliore conoscenza, a livello regionale, delle problematiche e delle decisioni e, verso la fine dell’anno, un convegno sulle questioni del paesaggio e della pianificazione territoriale nella nostra Regione. L’incontro ha testimoniato una notevole e stimolante presenza di “intellettuali” di cui sono ricche le nostre università e gli istituti di formazione e ricerca religiosa. L’esperienza di Fonte Avellana che ha messo a confronto e in dialogo studiosi di diverse discipline, nel suo piccolo, ha rappresentato un laboratorio, dal quale sono emersi approcci metodologici diversi, che però, nel dialogo e nella predisposizione all’ascolto, hanno trovato proficue convergenze, certamente favorite dal luogo e dalla spiritualità camaldolese. All’Arcivescovo di Camerino, che nella Regione Ecclesiastica marchigiana presiede la Commissione per il laicato della CEM, è stata espressa la richiesta di tener conto di queste energie, di trovare luoghi di dialogo e di confronto dove il laicato possa offrire le sue diverse conoscenze e la sua pluralità di esperienze per un reciproco arricchimento, anche sul piano pastorale. 14 Pagina Aperta 26 luglio 2009 jesi - Il Palazzo e dintorni AGENDA il santo del giorno Giovedì 23 santa Brigida, patrona d’Europa, venerdì 24 santa Cristina, sabato 25 san Giacomo, domenica 26 santi Gioacchino e Anna, lunedì 27 san Simeone, martedì 28 santi Nazario e Celso, mercoledì 29 santa Marta, giovedì 30 san Pietro Crisologo, venerdì 31 san Fabio, sabato 1° agosto sant’Alfonso Maria de’ Liguori, domenica 2 agosto santt’Eusebio. Farmacie Farmacie di turno, la notte, a Jesi Giovedì 23 luglio Comunale 2, venerdì 24 Grammercato, sabato 25 e domenica 26 Coppi, lunedì 27 Calcatelli, martedì 28 Comunale 2, mercoledì 29 Grammercato, giovedì 30 e venerdì 31 Coppi, sabato 1° agosto Calcatelli, domenica 2 Comunale 2. Farmacie di turno, la notte, in Vallesina Giovedì 23 Angeli, venerdì 24 Poggio San Marcello, sabato 25 Castelbellino, domenica 26 Pianello, lunedì 27 Montecarotto, martedì 28 Moie (Angelico), mercoledì 29 macine, giovedì 30 Moie (Lucarelli), venerdì 31 Angeli, sabato 1° agosto Poggio San Marcello, domenica 2 Castelbellino. Anagrafe Nati a Jesi, salvo diversa indicazione, dall’1 al 13 luglio Nicole Sophie Tamburo e Cristian Ciccarelli in Ancona, Maram Messaoudi, Albulen Ahmedi, Alessia Michelangeletti, Margherita Bregallini, Tommaso Bolis, Luyi Zhan, Famida Islam, Sofia Cardinaletti, Mattia Cacciamani. deceduti a Jesi, salvo diversa indicazione, dall’1 al 13 luglio Michele Contini (51 anni) di Apiro, Franca Federici (83), Maria Brutti (88), Vasco Sandroni (74) di Rosora, Mirella Gagliardini (65), Maria Filipponi (76), Leonello Rocchetti (83), Dina Albani (64), Pino Ariel Osvaldo Bravo (33) di Senigallia, Virgilio Pieralisi (84), Mariano Rotoloni (87) di Belvedere Ostrense, Marcello Magni (87) di Montemarciano, Americo Angeloni (89) di Mergo, Quinto Scalpelli (79), Camillo Romagnoli (86) di Morro d’Alba, Prima Cesaroni (94), Adriana Antonucci (76), Gino Zoccari (65) grazie alla fonDazione carisj Nuovi strumenti La Banda Musicale G. B. Pergolesi di Jesi ringrazia la Fondazione Cassa Risparmio di Jesi per il contributo di 3.000 euro nell’ambito del bando di quest’anno. Con tali fondi, la banda ha potuto acquistare alcuni strumenti a fiato da far utilizzare agli allievi che frequenteranno nei prossimi anni la Scuola della Banda G. B. Pergolesi città di Jesi. In questo modo, le famiglie dei ragazzi non saranno costrette a dover affrontare, fin dall’inizio del corso, la spesa per l’acquisto dello strumento. Questa iniziativa rientra nell’attenzione della banda ai più giovani che desiderano avvicinarsi alla musica. Grazie alla sensibilità della Fondazione nei confronti di una istituzione che, da ormai dal 1870, è presente nel territorio al servizio della cittadinanza e che vuole, con e per i giovani, continuare un servizio di educazione musicale e concertistico per la città. Remo Uncini Banda G.B.Pergolesi città di Jesi il mestiere dell’opposizione E’ d’obbligo, per la par sui due assi Nord e Sud, condicio, dare oggi sulla sanità, il cimitero, uno sguardo all’opposi- il traffico, le strade, l’inzione in seno al nostro quinamento e, naturalconsiglio comunale, vi- mente, su tutto quello sto che la volta scorsa mi che fa o non fa la giunta: ha preso un po’ la mano è la grande riserva dalla il partito di maggioranza, quale l’opposizione tra il Pd di Jesi. L’esperienza all’infinito il vecchio e il vuole che, sia a Jesi come nuovo, il bello e il brutin Italia, l’opposizione to, il fatto e il non fatto. non dia tregua a chi go- E’ l’argomento che non verna, cerchi tutti i mo- finisce mai, ampio come tivi, non esclusi i cavilli, il mare. per accusare, sminuire, Ho richiamato tutto richiamare e per chiede- a memoria, sulla base re chiedere chiedere. di quel che si legge o si Il gruppo più vivace ap- sente dire. Mi sarebbe pare Alleanza nazionale proprio di grande sacricon l’avv. Daniele Mas- ficio assistere alle sedute saccesi che ad ogni ora consiliari. Per cui chiecirca, fa arrivare alla do venia se mi è sfuggistampa, al sindaco, al ta qualche opposizione consiglio comunale un che merita citazione e ordine del giorno, un qualche argomento cacomunicato, una mo- vallo di battaglia dei zione, una interpellanza, capigruppo di minoranuna critica, un richia- za. Devo riconosce però mo, un’accusa …..Segue che, nell’insieme, l’oppoMatteo Marasca di “Jesi sizione si fa sentire sia è Jesi” vivace, coraggio- nel settore specifico delso, che ne tira su mille le cose da fare o non da dal pozzo di S. Patrizio. fare, sia sul piano aperE’ l’eroe minacciato, tan- tamente politico. Tace, to dice chiaramente quel da un po’ di tempo, sui che è opportuno fare – e lavori pubblici e affini l’amministrazione non o, se volete, li ignora di fa – per risolvere l’eter- proposito, forse perché no problema di Tnt (a in cantiere ce ne sono proposito, Maiolatesi ha veramente tanti. Dire chiesto scusa? Marasca male di un’amministrase lo meriterebbe). zione per mestiere, sì’; Seguono un po’ tutti gli ma ci sono i limiti impoaltri gruppi, molto di- sti dal famoso adagio di stanziati e a pari merito antichi filosofi che recitra di loro. ta: “contra factum non Su quali argomenti s’ap- valet argomentum“, cioè punta, prevalentemente, “di fronte ai fatti non vall’opposizione? Sulla Sa- gono gli argomenti”. dam, sulla Fiat-trattori, v.m. Radio duomo in blu Ogni giovedì alle ore 12,45 andrà in onda, in versione radiofonica, su radio Duomo Senigallia in Blu (106,7 o 95,2 Mhz) la rubrica che Vittorio Massaccesi tiene su Voce della Vallesina, “Il palazzo e dintorni”. Montecarotto Venerdì 24 luglio ore 21 presso la piazzetta di via Roma a Montecarotto il Circolo di Legambiente “Verde Acqua” di Montecarotto-Serra De Conti, la Pro-Loco e l’amministrazione Comunale di Montecarotto propongono: “Diario di un viaggiatore”. Una proiezione di diapositive a dissolvenza incrociata e sonoro Ladakh Terra Senza Tempo a cura di Giorgio Marinelli. L’iniziativa è ad ingresso libero. Per informazioni è possibile telefonare al numero 339.6780197. al via l’ampliamento Di balDi carni L’azienda investe per innovare Baldi Carni, azienda leader nella lavorazione e nel confezionamento delle carni e nella fornitura di alimenti ad alberghi e ristoranti, inizia i lavori di ampliamento dello stabilimento di Jesi, come annunciato lo scorso ottobre. Si tratta di un investimento di circa 7 mln di euro che aumenterà la superficie di lavoro del sito di produzione di circa 4.000 metri quadrati. “Contiamo di terminare entro luglio, a tempo di record - dichiara il direttore Generale Emiliano Baldi – i lavori di realizzazione del nuovo reparto produttivo per essere pienamente operativi entro fine anno. L’innovazione tecnologica è fondamentale per la nostra azienda nell’ottica di continuare ad offrire ai nostri clienti prodotti e lavorazioni personalizzati su scala industriale.” Proprio la differenziazione dell’offerta e la capacità di fornire prodotti tarati su misura del cliente hanno consentito all’azienda di vantare, tra le altre, importanti collaborazioni con clienti come Autogrill, Metro, Club Med, Alitalia e Valtur. VACANZE DE ‘NA VOLTA N’era chiamade anco’ villeggiatura Che ce se stava sempre framezzo la nadura… Io la campagna ce l’aveo diedro casa ‘na voce a babbo E sci non me sentìa ‘na corsa fatta a ‘tirà via… In colonia ce ‘ ndava i più poretti cuscì me tenea lì casa che co’ i quadrì toccava a stacce attenti! Allora bastava ‘n goccio d’acqua che corre pe’ fallo esse’ ‘na spiaggia al mare ‘nvece che al fiume! Sci prima se camminava pure ’na settimana pe’ ‘rriva’ a Roma ade’ col footing da ‘gni parte te tieni in forma! Rtorna ‘gni anno la solita tiritera a fadiga’ pe’ gi’ ‘n vacanza vale la candela! L’ trôi sempre ‘n postici’ basta che prima fai be’ i conti coi quadrì! Maria Giannetta Grizi Latte Fresco Alta Qualità 15 Non solo sport Jesi, sabato 25 luglio alle ore 21,30 Verdicchio… che spettacolo! A Jesi si festeggia il riconoscimento della D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata Garantita) al Verdicchio dei Castelli di Jesi. Questo è quanto è stato illustrato martedì 21 luglio presso la Pinacoteca civica di Palazzo Pianetti, in una conferenza stampa tenuta dall’assessore allo sviluppo economico Daniele Olivi. Si terranno sabato 25 luglio dalle ore 21,30 fino a mezzanotte le iniziative di “Verdicchio, che spettacolo!” per celebrare, appunto, l’ottenimento della Docg. I festeggiamenti interesseranno l’area che va dal Santuario delle Grazie fino a Piazza Ghislieri. Il tutto, illustrato dalle responsabili dell’Ufficio Turismo, consisterà in un insieme di spettacoli, da quello degli artisti di strada e dei “tautatori di via”, a quello dagli angeli bianchi che sfileranno per corso Matteotti, da quello delle bolle di sapone a quello della “ruota tedesca” gigante azionata da un uomo che pedalerà fino a piazza della Repubblica, per arrivare poi agli acrobati argentini del “Circo Eguap”. Sarà possibile, inoltre, per tutta la serata, la degustazione gratuita del Verdicchio, tramite un tagliando da ritirare in piazza della Repubblica con la collaborazione dell’enoteca. L’assessore Olivi ha affermato che “il Verdicchio è uno dei più grandi biglietti da visita per Jesi. Dietro tale prodotto d’eccellenza c’è tutta la Vallesina. La festa di sabato dovrà essere una festa per famiglie”. Alla conferenza ha preso poi la parola Giancarlo Rossi, dell’enoteca di Jesi (che resterà aperta anche a Ferragosto), il quale ha sostenuto che “è stato il Ver- dicchio a far conoscere le Marche, mentre non è avvenuto il contrario. Tra l’altro, nel Verdicchio, vi è un giusto equilibrio nel rapporto qualità-prezzo. Iniziative come quella presa dal Comune aiutano la valorizzazione del territorio”. Ha preso infine la parola Sandro Sbarbati, dell’Italcook, che presenterà nei suoi locali di via Federico Conti, il Food &Fashion, a cura della sartoria Fiorella: un modo per mangiare e degustare vino in un ambiente elegante situato nella sala Pergolesi, sopra l’enoteca. Federico Catani Nuova iniziativa editoriale Punto Interrogativo P unto Interrogativo: un nuovo periodico della cooperativa L’Informazione, presieduta dal dott. Piero Bologna, un giornale che non si pone in alternativa agli altri esistenti ma che cerca di coprire un vuoto informativo nell’area di centro-destra. Il giornale, sedici pagine interamente a colori, è distribuito gratuitamente alle famiglie e agli esercizi commerciali di Jesi e della Vallesina, tratta di cultura, associazionismo, sport, di politica cittadina; cercherà di offrire soluzioni ad alcuni problemi della città e dedicherà uno spazio alle istituzioni e al gruppo consiliare di minoranza. Maria Celeste Pennoni, che, a puntate presenta il nuovo progetto dell’ospedale di Jesi, Piero Bologna e Daniele Massaccesi hanno illustrato, nel corso della conferenza stampa antastico fine settimana per il Fantasy. Margherita Rocchetti ha partecipato con la Squadra Nazionale ai Campionati Europei di Twirling svoltisi a Strasburgo, in Francia, conquistando il terzo posto. L’atleta, già Campionessa Italiana 2009 per la specialità Free-Style Junior, dopo un quinto posto nella fase preliminare, si è presentata nella gara di semi-finale e nella successiva finale con una grinta ed una classe tale da eseguire in modo perfetto il proprio esercizio, che le ha permesso di risalire ben due posizioni nella classifica aggiudicandosi la medaglia di bronzo, ad un soffio dall’argento. Al di là della gioia per la conquista di un risultato di sicuro valore e di portata storica per il Fantasy a livello di atleti individuali, grande è stata la commozione dell’atleta quando, al termine della manifestazione, alcuni giudici e tutti i tecnici ed i dirigenti federali si sono complimentati per la grande prova espressa che ha definitivamente inserito Margherita Rocchetti tra i punti di forza della Squadra Nazionale. Come in una favola, lieto fine per VOLLEY Via alla preparazione ai primi di agosto “E’ una Monte Schiavo competitiva” L a nona stagione in serie A1 della Monte Schiavo Banca Marche scatterà molto prima del previsto. Le “prilline” infatti, si raduneranno a Jesi già nei primi giorni di agosto, per iniziare la preparazione assieme al vice coach Marco Gaspari ed al nuovo preparatore atletico, Cristian Verona. “E’ stata una sua esigenza e noi l’abbiamo appoggiata subito - spiega lo stesso Gaspari (nella foto) - Negli ultimi quattro anni ha lavorato nel maschile e voleva conoscere le ragazze e condividere i suoi metodi di allenamento. Ci fermeremo a ferragosto, per poi riprendere a lavo- rare negli ultimi giorni del mese”. Giovedì 16 il Giudice di Lega ha accolto il ricorso presentato da Perugia, inizialmente esclusa. Ecco la A1 2009/10: Pesaro, Novara, Bergamo, Busto Arsizio, Jesi, Perugia, Castellana Grotte, Conegliano, Pavia, Urbino (che ha acquisito il titolo di Cesena) e le due neopromosse Piacenza e Villa Cortese. “Esclusi noi e Villa Cortese, le altre avranno impegni di coppa – ha detto il vice coach jesino - Potremo dedicarci al lavoro da fare in palestra durante la settimana, concentrandoci sugli impegni di campionato per raggiungere la qualificazione alla Champions. La nostra squadra non ha niente da invidiare a nessuno, sta alle giocatrici e a noi dello staff crederci”. Giuseppe Papadia BASKET Maestranzi va a Montegranaro La Fileni Bpa ingaggia Klaudio Ndoja L a Fileni Bpa 2009/10 sta lentamente prendendo forma. Ai già confermati Rossini, Paulinho, Raminelli e Boykin, va ad aggiungersi una new entry: l’italo-albanese Klaudio Ndoja. Nato a Scutari, in Albania il 18 maggio ‘85, alto 197 cm, Ndoja (nella foto) si è trasferito in Italia a tredici anni e si è formato nei settori giovanili del nostro paese. Nella passata stagione ha vestito la maglia di Scafati, con cui ha giocato 35 gare, totalizzando una media di 8,3 punti a partita. “E’ un giocatore – è il commento di coach Vanoncini – che si inquadra bene nel profilo di squadra che stiamo costruendo. E’ già pronto ed affidabile per la categoria, come ha dimostrato la scorsa stagione, ma ha anche ampi margini di miglioramento”. Per un nuovo giocatore che arriva ce n’è uno che parte. Anthony Maestranzi ha sciolto i dubbi sul suo futuro, firmando per Montegranaro, club di categoria superiore. “E’ approdato nel posto giusto, sono contento per lui – ha detto il tecnico jesino, ex proprio della Sutor – Difficile trovare di meglio: alla Premiata troverà l’ambiente ideale per la definitiva maturazione”. Intanto la “telenovela Maggioli” si arricchisce di un nuovo capitolo. Il giocatore avrebbe trovato l’accordo con la Virtus Bologna ma questa volta, a frenare i sogni di serie A del centro pesarese, ci sarebbe la buonuscita chiesta dall’Aurora Basket e definita esagerata dal club emiliano. Gip Parrocchia san Francesco di Paola, Polisportiva Clementina A calcio si può giocare 3 contro 3 S che si è svolta venerdì scorso, le diverse rubriche del giornale che vuole essere obiettivo ed aperto a tutti. Nella foto Vincenzoni, da sinistra Valeria Freddi, Maria Celeste Pennoni e Serenella Barbaresi del gruppo di redazione del giornale diretto da Beatrice Testadiferro Il Fantasy Twirling: un successo di Margherita Rocchetti Sul podio in Europa F 26 luglio 2009 un’atleta di sicuro talento che da anni lavora con grande impegno e modestia, sottoponendosi a continui viaggi di centinaia di chilometri per potersi allenare con la Squadra Nazionale o partecipare a corsi di perfezionamento. E’ questo un momento di orgoglio anche per i tecnici e la dirigenza del Fantasy che hanno coronato un anno, iniziato con amarezza per la sostituzione di tutto lo staff tecnico, e proseguito con un intenso impegno organizzativo che ha permesso il mantenimento di una realtà di sport ad alto livello nella media Vallesina. Non rimane altro che ringraziare di cuore Margherita Rocchetti ed il tecnico federale Paola De Marchi che l’ha seguita nella preparazione e nella trasferta con la Squadra Nazionale e tutti i tecnici Fantasy, Lucia Mimmotti, Alessandro Gigli e Agnese Bramati che hanno permesso il raggiungimento di un così prezioso risultato. Naturalmente occorre guardare avanti ed a Margherita diciamo... arrivederci ai Campionati Mondiali 2010 in Norvegia! Rosita Rossetti i sta disputando in questi giorni presso il cortile in cemento dell’oratorio della parrocchia S. Francesco di Paola, all’Arco Clementino, di Jesi la 10ª edizione del torneo di calcetto 3x3, organizzato dalla Polisportiva Clementina, in cui si affrontano, cioè, due squadre composte da soli 3 giocatori. Non esiste il portiere, tutti e 3 i giocatori giocano senza ruolo su un campetto in cemento da 14m x 14m realizzato nel cortile in cemento della parrocchia. La peculiarità più importante di questo torneo è che le gare durano 30 minuti divisi in due tempi da 15 e la palla non esce mai lateralmente (il classico gioco di sponda), mentre può uscire sul fondo, dietro le due mini-porte da 80x60 cm. Grande successo di partecipazioni anche quest’anno con 12 squadre per la categoria Top (sopra i 18 anni), 4 per la categoria Junior (dai 16 ai 18 anni) e 4 per la categoria Baby (dai 12 ai 16 anni). Come sempre in palio per i vincitori solo premi di natura culinaria (prosciutti, lonze, salami, vino). Tutto il ricavato sarà destinato alla ristrutturazione dell’oratorio parrocchiale. Cristiano Taviani Tennis: Magic Tennis Academy di Jesi Corsi per tutti i livelli M TA: un vero e proprio fulcro del tennis jesino e non solo. Sì, proprio la Magic Tennis Academy di Via Ricci, ormai diventata la scuola di tennis numero uno nella regione Marche e indirizzata ad esserlo in futuro nel panorama nazionale. L’MTA, coordinata da uno staff professionale, “capeggiato” da Massimiliano Albarella (nella foto), coach nonché tecnico della Federazione Italiana Tennis, è il risultato di esperienze diverse che si accumulano in un unico brillante progetto, quello di insegnare la disciplina del tennis ed allenare ragazzi di tutti i livelli: da principiante a professionista. Tale centro, sicuramente di elevato rendimento, dispone di campi con superfici diverse (terra, green-set, erba sintetica); inoltre, sono presenti altre strutture importanti come una palestra attrezzata Technogym e una sala fisioterapia, senza dimenticare un intrigante percorso vitae di circa 500 metri. Insomma, con questa interessantissima “accademia” poter diventare un ottimo tennista non è più utopia! Daniele Bartocci 16 Esperienze 26 luglio 2009 FESTA AL LICEO SCIENTIFICO: il saluto ai professori Tombolesi, Frattesi e Triccoli A scuola senza contare le ore Q uasi tutti gli insegnanti in servizio e molti presidi e insegnanti collocati a riposo si sono incontrati, poco dopo la fine dell’anno scolastico, presso il ristorante “La Rusticanella” per la festa di fine d’anno scolastico del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi. Per l’occasione si è festeggiato il pensionamento dei professori Velia Tombolesi, Randolfo Frattesi e Cristina Triccoli. Significativo è stato il discorso di commiato, con alcuni spunti di riflessioni per il futuro, della prof. Tombolesi. “Carissimi, dopo tante indecisioni e non nascondendo qualche lacrima è arrivato il momento fatidico di “togliermi di torno” e cominciare a godere delle mie giornate, provare a fare come qualche amico che non ha mai lavorato in vita sua e non è affatto in crisi. Se ripercorro il tempo all’indietro, dal 1974 ad oggi, gli anni trascorsi in questo liceo sono tanti, conosco tutto di voi (o quasi), tutti i capricci, le manie, i vizi, le virtù, i desiderata e gli out. Mi scuso con quei colleghi con cui a volte ho avuto uno Renzaglia e all’attuale nostra la vede ch’è identica, spudascatto di rabbia o verso cu “Ferrari” Bruna; i colleghi di da... mi sono volate via parole un tempo: Faliero, Assunta, Compagno è ‘l mese e l’anno che non pensavo, era solo Luciano, Cristina e tutti gli e pure el giorno! dovuto alla tensione del alunni, oggi Que volede che diga... è ‘n’inmomento, credetemi. Sono affermati professionisti ma contranza.. sempre stata sincera con per me linfa vitale; tutto sara stada ‘na gran combinatutti e sono sicura di essere il personale ata senza cui zio’, stata sempre circondata da non sarebbe stato possibi- c’è pure n’tellavoro colleganstima e affetto da parte di le questo cammino. E ora za… ognuno di voi. Inutile dire uno sguardo al cielo, dove “professoresse” eco’ ‘na gra’ che qualcosa mi mancherà: sono sicura che Gianfranco, passio’! mi mancheranno il ritmo del collega a volte serio a volte E ‘nte la vida? Moji, mamme lavoro e l’odore del liceo. Sì, scherzoso, e Renato, amico e nonne.. perché io a scuola sono stata fraterno, stanno festeggian- A paro ‘nte ‘nicosa, io e lia... Però ‘na cosa, no, no la sparbene, ho lavorato con one- do con noi.” tiscio: stà, ma soprattutto con passione, non ho mai contato le Nel momento dei doni c’è è i nummeri e la trigonomeore passate a scuola, non ho stata la recita della seguen- tria; mai presentato il conto, ma te poesia in dialetto jesino lia ce se ‘mpacchia e io no li se lo facessi... . Comunque della professoressa Maria capiscio…. mi inorgoglisce pensare di Cristina Locatelli: Anche sci ‘n so giuinetta essere stata anche una sola come lia, pedina che ha contribuito a Per festeggiare de Triccoli Cristina posso di’ fare di questo liceo la bella e i neo-pensionati prestigiosa scuola che è oggi. Incomincio da Velia che è Ch’ el nome già ce lega, fiji mia! Ed ora tocca a voi: continua- nata te a tenere alto il suo nome nello stesso anno, mese e E’ quello che se dice ‘n chiaro caso perché lo merita. Adesso i giorno de indiscutibbile omonimia. ringraziamenti a tutti colo- in cui anche io sono nata. ro che mi hanno trasmesso Del momento de nascida la te maneggia el fioretto sotto al naso, molto e con cui ho condi- dada, viso questo lungo iter: in chi c’ha el certifigado ‘nte le agile e ardida come ‘na pulzella primo luogo i dirigenti, dal ma’ preside Ciuffolotti a Mas- e je guarda co’ tutta ll’atten- E quanno fa l’affondo, sta a vede’ saccesi, a Impiglia, all’amico zio’, Comune di Jesi: un protocollo contro la violenza sulle donne Oikos e Casa delle Donne I l comune di Jesi in prima fila contro la violenza sulle donne. Il 14 luglio a Jesi è stato firmato un protocollo d’intesa contro la violenza sulle donne, frutto accordi e lavoro comune di varie associazioni ed enti della zona. Al protocollo aderiscono la prefettura di Ancona, il comune di Jesi, le forze dell’ordine, l’ufficio scolastico provinciale, il centro per l’impiego l’orientamento e la formazione di Jesi, l’Asur zona territoriale 5, l’ambito territoriale sociale IX e le associazioni operanti sul territorio comunale sul tema della violenza contro le donne (Oikos e Casa delle donne). L’obiettivo comune è quello di creare le migliori situazioni possibili per essere in grado di dare risposte tempestive in caso di denunce, poter offrire quindi i migliori servizi possibili e lavorare in sinergia tra i vari enti per poter anche prevenire gli eventi di violenza. Tutti riconoscono questo protocollo come punto di partenza, un elemento culturale e politico che non deve rimanere come evento saltuario, ma come tavolo permanente di confronto e condivisione. Tutti riconoscono come momento più difficile quello di riconoscere la violenza e come punto fondamentale quello di riuscire a dare alle donne la forza di reagire e di ricostruirsi un domani. Nella provincia c’è la necessità di trovare sia posti di prima accoglienza che di seconda dove poter ricostruire l’identità e la vita delle donne che subiscono violenza. Tutti gli enti e le associazioni hanno riscontrato un clima sereno e congiunto sia nella ratifica del protocollo che nell’assunzione delle varie responsabilità. L’impegno è quello di offrire, ognuno nel proprio campo d’azione, sia la formazione che un intervento post- violenza. L’augurio di tutti, anche dei non addetti ai lavori, è quello che il protocollo venga rispettato e che sia veramente un punto di partenza e che rimanga tavolo permanente di confronto e condivisione, nella speranza che sia sempre meno necessario attivare queste misure d’aiuto nella nostra zona. Sara Federici Foto Anna V. Vincenzoni Nella foto da sinistra Moreno Menotti, responsabile Centro per l’impiego, Giovanni Pichietti responsabile area consultoriale Azienda Sanitaria, zona 5, Simona Calcagnini della Prefettura di Ancona, Bruna Aguzzi assessore ai servizi sociali di Jesi, Fabiano Belcecchi sindaco di Jesi, don Giuliano Fiorentini presidente dell’Oikos di Jesi, Paola Moreschi, avv. Cristiana Scuppa consulente legale Casa delle Donne, Fabiana Gara dell’Oikos che te “flebotomizza” le bu- ce troi perdèro ‘n gran simdella. padigo’. Quell’amicizia ch’ aggià c’era tra noi Adesso ‘si tre prof vole ji via, c’ha portado a vive’n’avven- dice ch’ è ora de prenne la tura “ penzio’ De cappa e spada, che sci vòi che coi monelli, quelli ‘n po’ o non vòi, sbilacchi, vincendo de’ duelli la paura, a combatte ‘gni giorno è belli S’ispira a Scaramouche de e stracchi. Sabatini. “Volemo riposacce pure noi, El grande romanziere de’ Je- Non volemo rabbicce ‘gni sini . momento...” Damoje la ragio’ su s’argoAde’ tocca a Randolfo de’ mento Frattesi, E auguramoje, propio dal el cavaliere della situazio’, profonno, che a vedello cuscì tutto de scialà e de godesse el be’ ‘ncartado del monno. te pare serio, serio, e ‘n po’ A cura di Randolfo Frattesi ‘ngessado, Nella foto da sinistra però, sci se presenta l’occasio’, Randolfo Frattesi, Bruna sotto ‘l cappello e ‘l baffo che Aguzzi, Velia Tombolesi conquista e Cristina Triccoli Jesi, Riserva Naturale Ripa Bianca Un progetto di agricoltura sociale D a circa un anno un gruppo di nonni e nonne si incontrano alla Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi per coltivare il loro orto biologico. Mentre vangano, zappano, seminano, raccolgono, parlano del tempo, di quando piantare i cavoli o di come combattere le lumache, gruppi di bambini di scolaresche in visita al Centro di Esperienza Ambientale “Sergio Romagnoli” arrivano ad interromperli. Gli studenti rimangono sorpresi perché si aspettavano di vedere subito gli aironi cenerini e invece trovano ad accoglierli persone anziane con vanghe, insalate e pomodori. I nonni spiegano i segreti dell’orto, la loro infanzia, qualche detto tipico della città di Jesi, le verdure di stagione e le differenze fra le diverse specie e varietà coltivate; i bambini rimangono subito colpiti ed affascinati e capiscono che in fondo anche quella è biodiversità. Questo è il progetto “Il nonno coltiva: adotta un orto biologico” che ha preso avvio presso la Riserva Regionale di Ripa Bianca a novembre del 2008 e che sta continuando a pieno ritmo. Dalla constatazione della necessità di parlare, all’interno di una riserva naturale, sempre più di agricoltura sostenibile quale strumento per la conservazione della biodiversità agricola e selvatica e del paesaggio rurale; dalla volontà di far riaffezionare i bambini e gli adulti al loro territorio, per un’educazione al paesaggio, all’alimentazione sana e alla tutela della biodiversità in agricoltura…ha preso vita su un ettaro di terra della Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi, dato in concessione al WWF Italia dal Comune di Jesi, un’area didattica dell’agricoltura sostenibile. Come i raggi del sole, sul terreno sono stati ricavati degli appezzamenti tematici: il frutteto antico, il vigneto con varietà autoctone, l’orto dei semplici con le erbe medicinali, la siepe campestre, il pollaio, i seminativi tradizionali intercalati con file di ulivi e l’orto biologico. Tutto coltivato biologicamente e per scopi didattici. Il progetto dell’orto sociale biologico sta diventando giorno dopo giorno sempre più entusiasmante: gli orti sono coltivati con grande cura e passione e si sono rilevati fantastici strumenti educativi . A fianco degli orti dei nonni è presente l’ortiera, un orto jolly dove far fare attività ai bambini: come una volta si usavano le “sabbiere” nei parchi, è stata creata l’”ortiera” dove i bambini possono mettere le mani nella terra, conoscere e provare gli attrezzi del mestiere, scavare e vedere chi vive sotto terra…provare a piantare dei semi in prima persona e magari mangiarsi un ravanello.