Settimanale d’informazione
ANNO LVI- N. 27
www.vocedellavallesina.it euro 1
Jesi, domenica 26 luglio 2009
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
jesi estate 2009
Museo diocesano
Il 25 luglio la città
festeggia la Docg
del Verdicchio
Venerdì 24 luglio
alle ore 21
Arie d’Opera
15
3
di Federico Catani
foto Vincenzoni
Attualita’
calcetto
Il G8 a L’Aquila:
per ricordare
al mondo
la sofferenza
di Asmae Dachan
4
mondo
Il torneo organizzato dalla Polisportiva Clementina
di Cristiano Taviani
15
Il diario dalla
Bolivia: le regole
della strada
di Giorgia Barboni
11
Nella Vallesina tante aziende stanno affrontando gli effetti della crisi economica globale
S
Siamo preoccupati e solidali
iamo preoccupati! Le famiglie della Vallesina si trovano ad affrontare momenti
difficili pieni di incognite nelle attività
industriali e artigianali della zona. A Jesi
l’azienda del gruppo Fiat New Holland anticipa le ferie ai suoi 984 dipendenti con la
cassa integrazione; la Sadam, che di questi
tempi era in piena attività, ora è ferma, con
un piano di ristrutturazione da realizzare
e l’incertezza per le tante piccole aziende e
per gli agricoltori del settore. A Fabriano le
fabbriche di elettrodomestici sono presidiate dai lavoratori mentre è in corso la procedura di vendita della Antonio Merloni. L’indotto è in difficoltà.
Le Marche, “isola industriale”, sono in crisi! I piccoli laboratori a ridosso delle grandi aziende, vanto di una economia flessibile,
non reggono di fronte al calo della domanda;
il credito ha difficoltà a sostenere le piccole attività. La cassa integrazione ha elargito
nel Paese più di 850 milioni di ore, più delle
altre crisi degli anni passati. Lo Stato, intervenendo sul credito e sulle aziende cerca di
rimettere fiducia nell’economia, che soffre
di una domanda stagnante, (meno del 22%)
con una esportazione ferma (più del 30% in
meno rispetto al 2008). Le speculazioni hanno portato l’economia occidentale a confrontarsi con una crisi finanziaria profonda, trasferendone
nel paese reale (quello che investe e occupa) le conseguenze.
Si aspetta solo che il mercato riprenda. Ma quando? Le ferie
programmate, in uno stile di vita ormai consolidato, diventano per molti un “aspettare” perché viene messo in crisi il
futuro di molte famiglie. La nostra zona, con manodopera
molto qualificata, soffre una grave la crisi. Il costo del lavoro,
nell’era della globalizzazione, è molto alto nei paesi più indu-
strializzati: i lavoratori cinesi o turchi, attualmente, costano
meno. Alle aziende costa meno produrre un frigorifero in
Cina piuttosto che in Italia, a Fabriano. Allo stesso modo un
trattore può essere assemblato, con minori costi, in Turchia
piuttosto che a Jesi. Diverse sono le interpretazioni sulla crisi e sulla sua fine. Diverse sono le interpretazioni sulla crisi
e sulla sua fine. Qualcuno spera che entro il 2010 ci sia la
ripresa: deve passare l’autunno che è alle porte, non sarà per
tutti facile. Le aziende si stanno attrezzando per fronteggiare la globalizzazione
e lo fanno diminuendo il personale o decolonizzando le produzioni in paesi con
un basso costo della manodopera. Per salvarsi bisogna essere competitivi! La politica, schiava dell’economia, mette le pezze
in un stoffa economica lacerata. Il “si salvi
chi può” dei paesi forti, genera l’indebolimento dei paesi poveri di tecnologia che
subiranno di più questa crisi.
Nessuno è sicuro! Specialmente in Italia
dove la manifattura è a basso contenuto
tecnologico, quando altri stanno investendo sempre più in ricerca verso nuove tecnologie che caratterizzeranno il mondo
futuro. Tutti: dall’operaio al commerciante, aspettano e sperano che l’economia riprenda.
Il Papa, rivolgendosi ai disoccupati, infonde loro coraggio e speranza: la solidarietà
e l’attenzione verso chi si trova in un momento difficile per sè e la propria famiglia
sono necessarie con un richiamo ad una
maggiore responsabilità verso chi è nelle
condizioni di operare per il bene comune, con la consapevolezza che la “carità
nella verità” richiede giustizia verso chi
subisce le ripercussioni di scelte sbagliate
che hanno portato a questa crisi. Nella sua Enciclica Caritas in Veritate afferma: “che senza verità, senza fiducia
e amore per il vero non c’è coscienza e responsabilità sociale e l’agire sociale cade in balia di interessi e logiche di
potere con effetti disgregatori sulla società, tanto più in
una società in via di globalizzazione, in momenti difficili
come quelli attuali”
Remo Uncini
Dati statistici, economia e movimenti politici marcano il nuovo volto della questione meridionale
Nord e Sud sempre più lontani: il rischio delle due Italie
N
o, non mi sembra proprio di esagerare nel temere che nuovi fattori sociali,
sempre più marcati, facciano
maturare il cammino, tanto
auspicato dalla Lega Nord,
di una indipendenza della
Padania e relativa interfaccia
di un’altrettanta autonomia
da parte del Sud. Dunque
un correre verso una reale
spaccatura tra centro-nord e
sud? Così non sarà nel breve
periodo, ma le premesse ci
sono tutte. Ecco.
La Svimez, (Associazione
per lo sviluppo dell’industria
del Mezzogiorno) è sorta
nell’immediato dopo guerra
e tenuta a battesimo da personaggi come Donato Menichella e Pasquale Saraceno.
Mantiene tutt’ora la sua autorevolezza, ma deve constatare ancora una volta, nella
sua annuale relazione, che
le cose nel Sud vanno sempre peggio, almeno rispetto
al centro-nord. I migliori
cervelli si trasferiscono nelle
regioni settentrionali perché
nel Sud non trovano valorizzazione, la disoccupazione
giovanile è più che doppia
rispetto al resto dell’Italia, le
tante iniziative di carattere
finanziario (Cassa del Mezzogiorno, consorzi ed enti di
bonifica, banche di credito
speciali ecc) durante oltre
mezzo secolo, non hanno
ottenuto l’auspicato progresso ed equiparazione con il
centro-nord. Manca l’inizia-
tiva industriale, dall’esterno
nessuno è invogliato ad investire, la burocrazia rallenta in
modo più che doppio le già
pesantissime procedure delle
altre regioni. E in pochi anni
700mila persone sono emigrate nel Nord.
Di contro, il potere della malavita organizzata è aumentato a dismisura, al punto che
in molti centri ha raggiunto
tutti i settori economici e
tutte le categorie sociali, dai
colletti bianchi ai politici e
agli amministratori locali.
Altrimenti non si spiegherebbe l’allegra finanza negli
enti pubblici, a cominciare
dalle Regioni per finire ai
presidenti di circoscrizione
(è una chiacchiera o è vero
che a Palermo hanno l’auto blu con tanto di autista?).
Una finanza usata in gran
parte – e comunque in modo
scandaloso – a favore delle persone e contro il bene
pubblico. Così, per esempio,
Catania e Palermo rasentano
la banca rotta.
Il presidente regionale della
Sicilia Raffaele Lombardo –
grande alchimista della politica (da Casini a Berlusconi,
a se stesso) - è approdato alla
fondazione del “suo” partito,
il Movimento per le Autonomie (otto deputati) e si guarda d’attorno per organizzare
il Partito del Sud che politici
di primo livello di altre regioni del meridione non disdegnano. Un disegno politico
trasversale, interfaccia della
Lega Nord, e un programma
tutto incentrato sugli aiuti da
dare al Sud, dopo 60 anni di
fallimenti. Non dimentichiamo che già in occasione delle recenti elezioni europee
Lombardi fece una capatina
anche nelle Marche per diffondere il verbo del partito
territoriale, utile solo a frantumare l’Italia.
***
La politicizzazione della questione meridionale, nella misura in cui il Movimento per
le Autonomie andrà avanti, è la evidenziazione dello
scontro aperto con la Lega di
Bossi, al di là di strumentali
apparentamenti del recen-
te passato. Ci sono tutte le
premesse per approfondire il
solco della rottura tra Nord e
Sud. E si badi bene che Bossi
auspica proprio questo. Par
di sentirlo: se in Cecoslovacchia sì è verificata una rottura pacifica di tipo istituzionale al punto da permettere
la creazione di due Stati, perché questo non è possibile in
Italia considerata la nostra
realtà economica, sociale e
politica? Per Bossi, ma non
solo per Bossi, la realtà del
Meridione è irrecuperabile,
pertanto ciascuno vada per
la propria strada e ciascuno
assuma le proprie responsabilità.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Cultura e società
26 luglio 2009
Del più e del meno
Siamo davvero un popolo di maleducati?
di Giuseppe Luconi
N
ell’ultimo numero, in questa rubrica, si è parlato dell’uomo del XX
secolo, dell’uomo “moderno”, secondo uno
studio fatto nel 1926. L’uomo del nostro
tempo è più alto, più magro, ha il naso più
lungo, le braccia più corte, ecc. E’ anche
più intelligente e più furbo. Ma l’indagine
del ’26 non faceva sapere se l’uomo “nuovo” è più virtuoso o è più vizioso, se è più
galantuomo o più mascalzone. Eppure era ed è
importante saperlo.
Indirettamente, una
prima risposta ce la dà,
in questi giorni, il Resto
del Carlino con un ampio
servizio su “L’Italia dei
maleducati”. Il giornale
parla di cattiva educazione, di inciviltà. E porta
come esempio la gente
che, in treno, parla a voce
alta al telefonino, i “furbetti della coda” che fanno di tutto per saltare la
fila alle Poste, il vicino di
casa che lascia in strada il frigo vecchio, il
fumatore incallito che infrange ogni divieto, i clacson suonati di notte senza motivo.
Viene spontaneo aggiungere le cartacce
buttate dappertutto, lo sporco lasciato dai
cani per strada e gli scarabocchi sui muri
°°°
Ma siamo davvero maleducati? Donatella Barbetta del Carlino lo chiede a Roberto
Gervaso, “giornalista, scrittore e polemista”, noto anche per l’inseparabile cravatta
a farfalla. Gervaso non solo è d’accordo,
ma rincara la dose: “L’altra sera – racconta - ho cenato in un ri­storante di lusso: con
la cravat­ta eravamo solo in due o tre. Ma
questa non è libertà, è una forma di maleducazione. Co­me quella che induce ad
entra­re in un albergo a quattro stel­le con
quei pantaloni corti chiamati pinocchietti.
Or­mai siamo un popolo senza regole che
crede di essere libero. Noi pensiamo di essere liberi per­ché ascoltiamo la televisione
a tutto volume e calpestiamo le aiuole”.
“L’abito non fa il monaco”, osserva la
giornalista. E Gervaso, pronto: «Senza
essere conformisti, e io non lo sono, dobbiamo pe­rò stare attenti alle situazioni. Se
in spiaggia incontro una donna che indossa
l’abito da sera, penso che sia pazza. Ma con
il costume non si può girare per strada”.
Gervaso non risparmia i politici: “I nostri politici si vestono male. Credono che la
sciatte­ria si traduca in simpatia e la simpatia in voti. Senza conta­re
che ormai le istituzioni
ven­gono irrise, il turpiloquio è di­lagante e ognuno si fa i fatti propri. Siamo un popolo pri­vo di
senso civico, che guarda
solo al proprio particolare. Ormai anche i giudici in tribunale si presentano in camicia o in
maglietta».
Dunque, stiamo diventando un popolo di
maleducati, ma di chi la
colpa? Gervaso non ha
dubbi: “I rubinetti li ha
aperti il Sessantotto e ora risentiamo an­
cora della sua onda lunga e deva­stante. Il
Sessantotto ha svalutato il merito e ha consentito qualsiasi cosa”. “A volte una scelta
può essere dettata dal­la voglia di trasgressione” osserva ancora la giornalista. “La
trasgressione è un’altra cosa – risponde
Gervaso – E’ quando uno è consapevole
di quello che fa ed è dispo­sto a pagarne il
prezzo. Essere antifascisti al tempo del fascismo, ecco quella è una trasgres­sione.
Invece, fare la pipì in piazza è maleduca­
zione”.
°°°
Non so se e quanto c’entri il Sessantotto
nel boom della maleducazione, che, purtroppo, è sempre esistita e sempre esisterà
perché è legata all’intelligenza dell’uomo.
Semmai sarebbe da sgomberare il campo
dal malinteso che sembra piuttosto diffuso: infatti qualcuno confonde la libertà
con la maleducazione, ignorando (o fingendo di ignorare) che la libertà si esercita
praticando il rispetto: delle persone, delle
regole, delle opinioni, delle cose…
Una discendente della famiglia
di San Romualdo al pellegrinaggio a Fabriano
sto Onesti, ufficiale
dell’esercito, combatté in
Etiopia e in Cirenaica; in
pensione col grado di generale, fu presidente della Cassa di Risparmio di
Jesi durante la seconda
guerra mondiale. Ebbe
due figli, Oscar (padre
di Paola) e Oreste. Paola è l’ultima discendente
della famiglia Onesti residente a Jesi; il cugino,
Sergio, figlio di Oreste,
risiede a Modena.
b.t.
C’era anche una discendente della famiglia
degli Onesti di Ravenna, cui il santo apparteneva, al pellegrinaggio sulle orme del
santo del 4 luglio scorso: si tratta di Paola
Onesti, jesina doc, moglie del nostro collaboratore, avvocato Paolo Marcozzi, difensore civico della città di Jesi.
La famiglia Onesti si trova a Jesi da molto
tempo: il bisnonno di Paola, Filippo Onesti, farmacista e naturalista, insegnava
all’università di Camerino; il nonno, One-
Iniziato l’annuale convegno dell’Ordo Virginum
Passione per Dio, passione per l’uomo
S
i parla tanto di una Chiesa che
non dà spazio alle donne e non
è capace di rinnovarsi, ma la realtà dell’Ordo Virginum dimostra
inequivocabilmente il contrario.
Sorto, anzi risorto, con il Concilio
Vaticano II, questo stile di consacrazione ha subito suscitato un
interesse inatteso tanto che nei
40 anni trascorsi dal ripristino del
Rito a oggi sono oltre 400 le donne che hanno scelto questo stile
di consacrazione e più di 200 si
stanno preparando per riceverlo.
Circa 150 di esse sono riunite in
Abruzzo presso il Santuario di S. Gabriele
dell’Addolorata all’Isola del Gran Sasso.
Tra loro insegnanti, avvocati, sindacaliste,
medici, insomma tutte le professioni che
le portano a vivere la loro condizione di
consacrate in mezzo agli uomini.
Nella celebrazione di
apertura, mons. Bruno
Forte – Arcivescovo di
Chieti/Vasto – ha avuto
parole di apprezzamento
per questo antico e, nello stesso tempo, nuovo
stile di consacrazione.
Sue le parole: “Credenti,
innamorate e speranzose
in forza del battesimo, le
Vergini consacrate vivono
la passione per Dio sommamente amato, cooperando a trasformare il deserto dei cuori
e degli scenari del tempo nello splendido
giardino di Pasqua, dove Maria contemplò il Risorto”. Per questo, ha continuato:
“La persona consacrata dovrà saper coniugare la solitudine con Dio alla vicinanza
amorosa al popolo affidatole, l’intimità
di una vita contemplativa alla presenza generosa e significativa fra gli uomini.
Creatura della Parola, nel discepolato
umile e innamorato di Cristo, la Vergine
consacrata non la annuncerà mai senza
aver prima a lungo camminato nei sentieri del silenzio, fatto di intimità con Dio e
di attenzione tenera e premurosa, vigile e
rispettosa verso ognuno dei fratelli e delle
sorelle a cui Lui la invierà. La fedeltà al
cielo va insomma coniugata alla fedeltà
alla terra, la passione per Dio alla passione per gli uomini”.
Significativo che la prima relazione del
convegno – tenuta dalla dottoressa Paola Bignardi (già Presidente Nazionale
dell’Associazione Cattolica Italiana) - sia
stata esattamente sullo stesso tono ed abbia puntato sugli stessi concetti. Fondamentale la sua domanda: “Se Maria oggi
vivesse tra noi, siamo certi che passerebbe
inosservata? Maria vive a Nazaret per 30
anni che sono caratterizzati dal silenzio.
E’ un tempo molto più lungo di quello dei
miracoli e della manifestazione pubblica
di Gesù. Qual è il senso di 30 anni di silenzio di una vita che era nata per cambiare la storia? In questi anni Maria e
Gesù hanno solo condiviso la vita umana
degli uomini del loro tempo. Possiamo immaginare che sia “Vangelo”, cioè “buona notizia”,
condividere la vita degli
uomini. “
E ancora: “Dio vide che
tutto quanto uscito dalle
sue mani era bello. Noi
cristiani spesso rispondiamo con atteggiamento
lamentoso nei confronti
della realtà. Il nostro essere nel mondo ha invece
il compito di far risuonare la compiacenza di
Dio nei riguardi della bellezza del mondo.
Non si vive nel mondo come se ci fossimo
costretti o condannati. Noi dobbiamo apprezzarne i valori, la nostra vita ordinaria è il luogo della fedeltà a Lui. Fedeltà
che significa quindi vivere come Maria e
come Gesù in una città reale e concreta,
condividendone in tutto il quotidiano. Ordinarietà che però non vuol dire banalità.
La semplicità può sembrare troppo poco
per l’incontro con Dio. Lo scorrere delle
nostre giornate diventa, invece, il luogo
del nostro incontro con il Signore risorto.
L’ordinarietà è luogo del nostro incontro
con Dio, la vera contemplazione di chi è
chiamato a vivere nel mondo. Il mistero di
Dio si scopre nel mistero della vita. Questa prospettiva della vita cristiana può
farla apparire di valore minore mentre invece richiede una grande maturità umana
e spirituale.
La Bignardi ha invitato le consacrate
dell’Ordo Virginum a non sacrificare mai
il valore dell’incontro con l’altro. Dove la
persona viene messa al primo posto cambia la società, il lavoro, gli spazi umani.
Il senso della persona è una scelta fortemente politica, per esempio la persona
al centro cambia la prospettiva con cui si
vive l’essere nella scuola, con gli stranieri,
con gli anziani e così via.
Cosa c’é di strano?
Non sono suore, sono
insegnanti, medici,
ingegneri, avvocati,
sindacaliste …
Felicitazioni
“Signore, l’amore tutto copre,
tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta. Aiutaci a coprire
d’amore i giorni che vivremo
insieme. Aiutaci a credere che
l’amore sposta le montagne.
Aiutaci a sperare nell’amore,
oltre ogni speranza.”
Auguri vivissimi ai novelli sposi Donatella Calamita e Nicola
Piattella che hanno celebrato il
loro matrimonio nella chiesa
parrocchiale di San Giuseppe
sabato 11 luglio.
3
Cultura
SCUSATE IL BISTICCIO
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
LA STORICA MICROFONATA
Il fattaccio (anni orsono)
Il direttor Del Noce, amici belli,
oggi ha perso le staffe con Staffelli.
Fabrizio nostro, ovverosia Del Noce,
oggi a Valerio ha dato sulla voce.
Il direttore al celebre inviato
col microfono il naso ha fratturato.
Speriamo che Del Noce, ossia Fabrizio,
di romper nasi altrui non prenda il vizio.
Scocciatori, attenzione (ma sul serio):
che non capiti a voi come a Valerio.
L’epilogo in differita (mesi fa)
Tutto è finito a tarallucci e vino
col suggello di un bacio colombino.
Chiosa in prosa
L’evidente vicendevole ribrezzo che
trasudava da tutti i pori dei due baciatori
riscatta abbondantemente l’atto da ogni
sospetto di morbosità.
NELL’ANTICA ROMA GIRAVA…
ROBACCIA ?
Cambio di consonante & scarto iniziale
Chissà se la famosa Messalina
assumeva, ogni tanto, mescalina.
Chissà se il famosissimo Massenzio
ingurgitava, di nascosto, assenzio.
INDOVINALA, GRILLO!
Il 13 dicembre u.s. Berlusconi ha
personalmente
inaugurato
la
linea
ferroviaria ad alta velocità Milano –
Bologna. Il premier è rimasto pienamente
soddisfatto. A parte un dettaglio: quale?
***
Soluzione del gioco precedente:
Le località in cui potrebbe trovarsi Caterina
sono 2: Recanati (anagramma) e Laterina,
AR (cambio di iniziale).
26 luglio 2009
La nuove Tabulae del Centro Studi Federiciani
In vacanza con Federico II
S
e Federico II non ha ancora finito di
stupirvi; se vi piace scoprire il suo
tempo, il suo mondo e tutto ciò che intorno a lui si muoveva; se amate viaggiare con la fantasia nella storia e indagarla
anche in angoli segreti, mettete nella
valigia delle vacanze le ultime “Tabulae”
pubblicate dal Centro Studi Federiciani.
Sono apparse a giugno e costituiscono il
quarantunesimo testo della collana dedicata all’Imperatore svevo.
Il volume, del quale fa premessa l ‘Albo
d’oro’, raccoglie saggi e conferenze di
otto studiosi. Gli argomenti sono vari,
ma convergono tutti direttamente o indirettamente a Federico II e agli eventi
storici, sociali, culturali che lo hanno
interessato.
Originale per soggetto è il primo di
Aldo Beltrami, già docente di Storia
dell’Arte e del Costume presso l’Istituto
Marangoni di Milano, scomparso due
anni fa. Si tratta del testo di una conferenza tenuta a Jesi nel maggio 2002, a
tema “Il concetto del vestire e l’abbigliamento in genere all’epoca di Federico II”.
Il saggio è corredato da numerosi disegni che mostrano come allora anche gli
abiti più sfarzosi venissero strutturati
tenendo conto di forme geometriche
elementari come il cerchio, il quadrato,
il rettangolo. Essenziali cuciture permettevano di creare fogge diverse con
fantasia anche senza ricorrere a bottoni,
fermagli o chiusure d’altro genere. Chi
ha interesse per il mondo della moda e
per la sua evoluzione avrà di che soddisfare molte curiosità.
E’ di Franca D’Amico Sinatti il secondo saggio consistente nella catalogazione di tutte le pubblicazioni edite dalla
Fondazione Federico II di Jesi, della
quale è Socia Onoraria e collaboratrice
dal 2005; per la quale anche ha tenuto
nel 2006 la conferenza a tema “Federico
II, ideale vettore di sviluppo turistico”. Il
suo è un resoconto che dà chiara misura di quanto varia, intensa e significativa
sia stata in venti anni l’attività dell’associazione.
Franca Tacconi, direttrice del Centro
Studi Federiciani, vice Presidente della
Fondazione di cui è instancabile animatrice e molto esperta organizzatrice
ha trattato, nel terzo saggio, un argomento sfuggito prima ad approfondimenti e verifiche: “Federico II e i Lombardi”. Dopo aver ripercorso gli eventi
che nelle campagne di guerra contro i
Lombardi coinvolsero Federico Barbarossa e Federico II, l’autrice si sofferma
a considerare come la vittoria di Cortenuova e la conquista del Carroccio
abbiano costituito il vertice massimo
dell’epos federiciano, ma abbiano implicato anche le cause che provocheranno il successivo declino.
Un’affascinante conferenza-spettacolo venne tenuta nel settembre scorso
presso la Fondazione da Ferdy Sapio,
poeta, scrittore, musicista e cantautore
nato a Melfi. La figura di Federico II gli
ha suggerito un romanzo, “Stupore mistico”, liriche e composizioni musicali
in cui ha trattato, con gli effetti sonori
della più specializzata tecnologia d’incisione, temi e moduli melodici antichi
idealmente elaborati e suggestivamente
ASSEMBLEA LEGISLATIVA: Franco Cardini ad Amandola
La cultura adriatico jonica
F
Alla base della nostra fragilità c’è un insieme di ignoranza e paura. Per battere la paura dobbiamo sconfiggere
l’ignoranza. Ecco perché dobbiamo conoscere la verità,
a partire dalla verità delle radici cristiane dell’Europa, il
contesto in cui noi viviamo e che, in assenza della consapevolezza della sua identità, finisce per trasformarsi sempre più in una terra di nessuno e in una terra di
conquista.
ranco Cardini, uno dei
massimi esperti a livello
mondiale di storia medioevale e moderna, ad Amandola, mercoledì 22 luglio
ha tenuto una conversazione sulla cultura adriatico
– ionica nel culto della dea
- madre. Cardini, docente
ordinario presso l’Università di Firenze, è stato invitato
dalla Presidenza dell’Assemblea legislativa delle Marche,
presso l’Auditorium dei Sibillini a suggellare lo stretto
rapporto che esiste tra il culto di una delle figure femmi-
Magdi Cristiano Allam, “Europa Cristiana Libera”, Mondatori, Milano 2009, p. 81
Arie D’Opera al Museo Diocesano
La Citazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Sconfiggere l’ignoranza
La p u l c e
Federico Catani, ex refrattario, nel precedente numero di
Voce, p.7, a conclusione delle sue sette (numero biblico di
completezza) richieste su come dev’essere il prete, prega
perché il papa – nel cercare di raddrizzare tante deviazioni - “sia uomo di polso”. Mai supplica fu più tempestiva. Specie per il polso destro.
riformulati. Avvincente è il saggio scritto per le Tabulae nel quale racconta in
forma romanzesca, ma attenendosi ad
un’accurata documentazione, la storia della città delle ‘Constitutiones’. Il
titolo dà orientamento sulla sua interpretazione: “Melfi, una visuale strettamente storica e una fantasiosamente
esoterica”.
Un’altra interessantissima conferenza
ha tenuto, lo scorso marzo, il prof. Leandro Sperduti, storico, storiografo,
vaticanista, docente universitario di
fama internazionale. Ne è stata pubblicata la sintesi: “Federico II e gli ordini
minori”, argomento difficile da trattare
per le complesse, sottili questioni teologiche che implica e per i riferimenti
a fatti che afflissero profondamente
e dolorosamente la Chiesa. Il saggio
getta luce su una delle più tormentate
pagine della sua storia.
Riportato dalle “Tabulae” è il testo
della conferenza “Il fisco e Federico II”,
tenuta a Jesi il 2 aprile scorso dal prof.
Kristjan Toomaspoeg. Esaminando il
sistema fiscale che Federico II ereditò
da Ruggero II, lo studioso estone ne ha
considerato le clausole precise, rigorose, minuziosamente analitiche che
avrebbero dovuto assicurare una trasparenza assoluta nella riscossione dei
tributi, tradita invece dalle malversazioni vessatorie di esecutori fiscali avidi
e senza scrupoli sui quali l’Imperatore
aveva riposto una immeritata fiducia.
Rende onore infine alla storia locale
l’ultimo capitolo della “Tabulae”. E’ del
prof. Eros Pirani, attivissimo collaboratore della Fondazione, autore di un
ampio saggio - “La famiglie imperiali
in età sveva al tempo dei podestà osimani Attone Tornainguerra e Gottiboldo” - del quale viene pubblicata la terza
parte. Si tratta di uno studio particolarmente approfondito, denso di nomi,
di richiami e di inedite rivelazioni su
eventi che in epoca sveva interessarono i rapporti conflittuali fra le Marche
e i territori limitrofi.
Augusta Franco Cardinali
nili archetipiche più note e il
mito della Sibilla. L’incontro,
che rientra nel progetto “Laboratorio Marche”, rappresenta il terzo appuntamento
dedicato al territorio e alla
cultura marchigiana, alla
loro analisi e alla loro contestualizzazione.
E’ stato affrontato il tema
della dea – madre, il simbolo e la rappresentazione
della terra che sovrintendeva non solo ai riti della nascita ma anche a quelli della
morte. La grande madre che
nelle Marche si evolve e si
Musiche di Verdi e Puccini
Dopo la cerimonia
d’apertura della mostra
Figure dell’artista
fabrianese Roberto
Moschini dello scorso
sabato 18 luglio, il
Museo Diocesano di
Jesi torna a proporre un
nuovo appuntamento
con l’arte, questa volta
musicale. Venerdì 24
luglio alle ore 21 verrà
presentato presso il
salone d’ingresso del
Museo, già sala-teatro
del Palazzo Ripanti
Nuovo, Arie D’Opera, un
concerto di musiche dei
grandi maestri Verdi e
Puccini. Ad eseguire i
brani saranno dei giovani
e talentuosi artisti jesini:
Chiara Ciattaglia e
Nicola Santoni, entrambi
studenti di canto
della Scuola Musicale
G. B. Pergolesi di Jesi
saranno accompagnati
al pianoforte da Saverio
Santoni, studente presso
il Conservatorio Rossini
di Pesaro. Si ricorda che
durante la serata, dalle
19 alle 22, sarà possibile
visitare le sale del Museo
e l’esposizione Figure
presso la Sala d’Arte
Contemporanea. Per
informazioni chiamare
lo 0731.226749 o inviare
una mail a museo.
[email protected].
unisce nel culto della Sibilla.
Un mito che fonde la cultura
della montagna marchigiana,
in questo caso i monti della
Sibilla, con quella del mare
Adriatico e dello Jonio. La
Sibilla italica, jonica e greca
e ancor prima la dea madre,
rappresentano infatti un filo
indelebile che unisce la nostra regione a quelle altre
che si specchiano nei mari
del bacino del Mediterraneo.
L’incontro è stato introdotto dal presidente dell’Assemblea legislativa Raffaele
Bucciarelli e si è aperto con
i saluti del neo presidente
della provincia di Fermo Fabrizio Cesetti, del sindaco
di Amandola Giulio Saccuti,
del presidente del Parco dei
Sibillini Massimo Marcaccio.
Nella foto lo storico e
scrittore Franco Cardini
4
Attualità
26 luglio 2009
G8 ALL’AQUILA: UNA GENIALE SCELTA D’IMMAGINE
Fa scuola anche lo slogan dei terremotati in protesta
S
Non c’è da stare allegri
di Riccardo Ceccarelli
A
d Arvier, in Valle d’Aosta a pochissimi chilometri da Introd-Les Combes, dove Benedetto XVI sta trascorrendo un periodo di riposo, sto ripensando
alla commemorazione di Michael Jackson del 7 luglio, dimenticata dopo non
molti giorni, ma non archiviata come
“fenomeno religioso e mediatico”. A proposito, con gli amici di vacanza abbiamo visitato, il giorno prima che il papa
arrivasse, gli immediati paraggi del suo
soggiorno e lo spazio dove reciterà l’Angelus il 26 agosto: mi hanno colpito la
pace ed il silenzio di questi luoghi, tanto
che le stesse voci erano un sovrappiù e
ci dicevamo l’un l’altro di parlare sottovoce. Si stava sperimentando un rapporto osmotico, di trasparenza cioè, di
trasmissione, di quasi reciproca amalgamazione, tra noi, la montagna, il vento,
il colore delle piante e dei fiori, il mormorio delle acque o il loro più sonoro
scendere dal monte, ascoltato come un
brusio o un canto. In questi silenzi abbiamo passeggiato, immaginando anche
la gioia di Benedetto XVI, in sintonia
con lui pure nell’atmosfera e nell’aria
respirata per alcuni giorni. E con lui
tantissimi altri. Quasi a dispetto di chi
ha detto (Balducci, Rai3, 13 luglio) che
solo “quattro gatti ascoltano e seguono
il papa”. Certo ci sono stati più di “quattro gatti” alla commemorazione-esequie
di Michael Jackson, un’onda planetaria
l’ha seguita, anche in Italia abbiamo assistito ad una Jacksonmania che ha contagiato reti tv e giornali. La cerimonia è
stata descritta e definita come “l’evento
del secolo” e sì che il secolo è iniziato
da poco più di otto anni: non c’è limite
infatti alle sbracature giornalistiche e
alla scempiaggine umana. Due cose preoccupano: questa insulsa definizione e
l’evento che l’ha motivata. Se fosse vera
infatti questa definizione, allora il mondo è ridotto veramente male. Concludeva un suo commento lo studioso francese Alain de Benoist: “Siamo franchi: non
c’è da stare allegri ad abitare un mondo
dove ormai nulla, proprio nulla, conta
più che la morte di un re della pop music” (“Il Giornale”, 8 luglio). Una morte
che ha creato un idolo, un nuovo dio da
adorare, una nuova religione sostanziata
da isteria collettiva. Decretata la morte
di Dio ed allontanata la sua presenza
dall’orizzonte umano, se ne cercano i
surrogati, se ne consolidano i riti collettivi, magari nella condivisione di
musiche e ritmi, senza però alcun ancoraggio o senso da dare alla vita stessa.
Un personaggio che la Tv ha aiutato a
dilatarsi ma anche ad impoverirsi, trasformando un grande compositore ed
interprete musicale in fenomeno “religioso” ed amplificando a dismisura
aspetti della sua vita rendendoli meritevoli di venerazione e di culto. Non so
immaginare cosa passasse per la testa
di quei milioni di fans di Mickael Jackson che ne hanno pianto la scomparsa,
vorrei quasi esserci dentro per capirli e
suggerire che Jackson non è un Dio che
salva e che dona il senso della vita (non
so però se queste cose tutti le capiscano
ancora). Personalmente posso solo comunicare la gioia profonda e l’intensa
emozione provata sostando in preghiera davanti alla teca della Sindone nella
Cattedrale di Torino il 15 luglio: anche
lì c’era il segno di una morte, non certo un cadavere inerte, ma un segno di
morte che mi parlava insieme di dolore e di resurrezione rompendo così
l’orizzonte di disperazione. Ai funerali
di Jackon la disperazione poteva essere
lenita dalla musica, ma ricadeva, non
avvertita, sopra un “cimitero di viventi” sempre più afono alla ricerca di idoli, ultimo, appunto, quello dello stesso
Jackson. “Non c’è da stare allegri ad
abitare un mondo dove nulla, proprio
nulla, conta più che la morte di un re
della pop music”.
Riccardo Ceccarelli
i sono conclusi, lo scorso
10 luglio all’Aquila, i lavori del vertice dei G8, in una
delle sue edizioni in assoluto più spettacolari. Sembra
quasi di sentire ancora l’eco
degli applausi scroscianti
al termine di una manifestazione che, al di là delle
immancabili polemiche, ha
riscosso un grande successo
sotto il profilo dell’organizzazione, dell’accoglienza e
del crescendo emozionale
che il viaggio attraverso i
luoghi del terremoto ha suscitato nei “grandi della terra” e nell’opinione pubblica
mondiale. Una scelta, quella
di portare il vertice nel cuore dell’Italia ferita dal sisma,
premiata per lo straordinario effetto mediatico che ha
creato, portando l’attenzione di tutti sulla situazione
che stanno vivendo gli abitanti dell’Aquila e delle zone
limitrofe. Le immagini degli “inarrivabili” leader mondiali, provati e commossi
mentre camminavano tra le macerie, a
stringere le mani dei terremotati, dei volontari e dei vigili del fuoco, sembravano
uscite da uno di quei film di grande effetto, tipici della tradizione USA. Di grande effetto anche le proteste, composte e
condivisibili, degli sfollati, il cui slogan ha
fatto il giro del mondo, diventando, a tutti
gli effetti, lo slogan stesso del G8 abruzzese. Parafrasando l’ormai storico slogan
che ha portato alla vittoria il presidente
afro-americano Barack Obama, “Yes, we
can”, hanno coniato l’espressione “Yes,
we camp!”. Una frase di grande effetto, un
grido a mezza bocca, ma a cuore aperto a ricordare la situazione davvero disumana in cui
si trovano ancora centinaia di
famiglie, costrette a vivere nelle
tende, in balia delle intemperie
del tempo. La speranza di molti
è che, da tutta questa storia, si
possa trarre un insegnamento
importante, ovvero che i leader
mondiali, magari scendendo
ognuno dal proprio piedistallo,
possano ricordarsi delle vittime dei numerosi disastri che
purtroppo capitano in ogni angolo del pianeta ed organizzino
eventi simili a questo G8, per
ricordare al mondo la sofferenza di chi ha subito un terremoto,
un uragano, uno tsunami, un’alluvione e quanto altro. Sarebbe
un modo intelligente e lungimirante di attivarsi, di portare l’attenzione e di conseguenza l’impegno concreto, per ricostruire
ciò che la natura, nelle sue imprevedibili manifestazioni, ha
distrutto. Che sia un G8 o un summit di
altro genere, sarebbe davvero lodevole se,
invece di ambientarlo negli scintillanti palazzi del potere, venisse a svolgersi in sedi
inconsuete, nel cuore di zone ferite dalla
forza indomita della natura. Di certo, purtroppo, la scelta non manca.
Asmae Dachan
WEB: un nuovo Google Moon per visitare i luoghi dell’allunaggio
40° anniversario del primo uomo sulla Luna
Q
uattro decenni da quando, il 20 luglio 1969, alle 22.17 ora italiana,
Neil Armstrong scese sul suolo lunare
dall’Apollo 11, dopo avere fatto allunare
il modulo lunare Eagle nella parte meridionale del Mare della Tranquillità ad
una distanza di circa 20 Km a sud-ovest
del cratere Sabine D.. Nonostante le polemiche e i dubbi sull’autenticità delle
immagini che durante la “Notte della
Luna” fecero il giro del mondo, lo sbarco
dell’uomo sulla Luna rappresentò – e rappresenta tuttora – un grande passo per
tutta l’umanità, aprendo di fatto l’esplorazione del cosmo.
Le iniziative organizzate nel mondo per
ricordare il 40° anniversario sono state
moltissime, e anche la rete ovviamente
ha fatto la sua parte.
Google, sovrano dello sterminato regno
del web, non poteva mancare all’appuntamento: lunedì 20 luglio, proprio in occasione del 40ennale dello sbarco del primo
uomo sulla Luna, è stata ufficialmente
presentata a Washington una nuova e
implementata versione di Google Moon
che permette di osservare i luoghi di allunaggio. L’innovativo progetto, grazie ad
una proficua collaborazione tra Google e
la Nasa, consente agli utenti di esplorare
la Luna, similmente a come avviene per
la Terra con Google Earth. Alla presentazione ha partecipato anche Buzz Aldrin,
il pilota dell’Apollo 11, nonché il secondo
uomo ad aver posato i piedi sulla Luna
dopo Neil Armstrong. Aldrin, in quanto
testimone diretto, è stato l’unico ad aver
potuto comparare con certezza l’allunaggio reale con quello virtuale.
Già da qualche anno era disponibile per
gli utenti una versione del tutto sperimentale di Google Moon che, grazie alle
foto satellitari fornite dalla Nasa, permetteva alle persone di immergersi con
l’immaginazione nel primo allunaggio
di Armstrong avvenuto nel 1969. Quel-
la che è stata presentata pochi giorni fa
dall’azienda della grande G è invece una
versione “implementata” rispetto al Google Moon precedente, il quale ha riscosso tanto successo da indurre ad investire ulteriormente in questo progetto. Il
servizio, grazie alle foto tridimensionali
scattate da Lunar Reconnaisance Orbiter, l’ultimo satellite messo in orbita dalla
Nasa intorno alla Luna, dà la sensazione
agli osservatori di “esplorare” i luoghi di
sbarco dell’Apollo 11 e delle altre missioni in 3 D. Ci sono i nomi dei luoghi, dei
suoi crateri e link ipertestuali alle informazioni che arrivano direttamente dalla
Nasa. Oltre alle nuove fotografie, sono
disponibili anche tutte le informazioni
relative alle precedenti missioni.
Niente più sguardi a testa all’insù con telescopi, mega-zoom, binocoli ed altri dispositivi ottici, dunque, ma solo il PC e
pochi clic per vedere la Luna.
Rosa Coscia
Un commento del ministro Sacconi all’enciclica “Caritas in Veritate”
Fiducia nell’economia sociale di mercato
In un tempo segnato da cambiamenti epocali e da conseguenti incertezze la Lettera
Enciclica di Benedetto XVI concorre significativamente ad orientare la coscienza delle persone e la responsabilità dei decisori
– credenti e non credenti - circa i modi con
cui costruire, oltre la grande crisi, una lunga
fase di crescita sostenibile, a misura di tutte
le persone e di tutti i popoli. Essa ripropone
ad un mondo disorientato di ripartire dalla
persona nella sua integralità, nelle sue esigenze e nelle sue straordinarie potenzialità
come nelle sue proiezioni relazionali, dalla
comunità familiare a quella territoriale. Essa
stabilisce innanzitutto un nesso necessario
tra il riconoscimento del valore della vita e il
grado di vitalità economica e sociale in ciascuna società. Se prevale una visione scettica
della vita si genera inevitabilmente una minore propensione allo sviluppo non solo per
le conseguenze della bassa natalità sui consumi e sulla capacità produttiva ma anche per
il rattrappimento indotto dal relativismo valoriale. E ciò dà un significato ineludibile, ancor più in una stagione di grande depressione,
ai temi della così detta bio – politica ovvero
ai nodi della regolazione sulla creazione
della vita e sul confine tra la vita e la morte.
L’enciclica riconosce le potenzialità della scienza e delle tecnica ma, rigettando la
presunzione per cui l’essere umano possa
essere artefice assoluto del proprio destino, ci ricorda opportunamente che non tut-
to ciò che è scientificamente possibile è per
ciò, automaticamente, eticamente accettabile. L’uomo è – secondo il Pontefice – votato allo sviluppo per cui chi non crede in
esso esprime sfiducia nell’uomo e in Dio. La
persona prevale sulla natura anche se è doveroso preservarne l’equilibrio. Il mercato
non è fisiologicamente destinato a generare una quota di esclusione sociale alla quale
debba necessariamente provvedere l’intervento correttivo dello Stato. Un mercato efficiente ha bisogno di solidarietà e di fiducia
reciproca – ovvero di coesione sociale - per
funzionare. Insomma, le forme più compiute del mercato sanno promuovere l’emancipazione di tutti e si avvalgono della giustizia distributiva per riprodurre in una sorta
di circolo virtuoso le ragioni della crescita.
Questo mercato appare realizzarsi, nelle
parole di Benedetto XVI, più ancora che in
forza di una esasperata regolazione pubblicistica, in un contesto che esalta la libertà
responsabile delle persone fisiche e giuridiche, la pluralità delle forme di impresa, il
ruolo in sussidiarietà dei corpi intermedi.
La dottrina sociale della Chiesa conferma così la fiducia nell’economia sociale di
mercato che sa dare valore alle persone nel
lavoro, apprezza – diremmo noi laicamente – il capitale umano e in tal modo genera
tanto competitività quanto inclusione sociale. E ciò è tanto più vero nel momento in
cui la nostra società deve saper competere
nell’economia della conoscenza nonostante
il vincolo rappresentato – almeno nel medio
termine – dal declino demografico. Lo stesso
richiamo al dono e alla carità su un presupposto di giustizia sociale aiuta ad affrontare
la rigenerazione dei modelli sociali e l’aiuto
alle comunità più povere del pianeta. Spesso
la visione assistenzialistica e paternalista del
tradizionale welfare state ha condotto alla sua
insostenibilità finanziaria e alla sua inefficacia
verso il bisogno di autosufficienza delle persone. L’antidoto alla deriva di questo modello
è rappresentato proprio dalla rete di famiglie, piccole comunità, associazioni, imprese
sociali, volontariato che alimenta il senso di
responsabilità civile e il desiderio del dono.
La proposta della Presidenza italiana del G8
per una de tax applicata alle forme caritatevoli in favore delle società bisognose non solo
soccorre le carenze dei bilanci pubblici indeboliti dalla crisi ma sollecita analogamente
comportamenti responsabili che aiutano le
comunità più ricche a ritrovare la perduta vitalità. Sono – in conclusione - tutti impulsi di
portata così straordinaria che ci consentono
di constatare una rinnovata egemonia culturale della Chiesa sulle esauste ideologie che
non hanno saputo né prevedere né prevenire
la grande crisi come non appaiono ora capaci
di indicare le vie di uscita da essa.
Maurizio Sacconi
Ministro del Lavoro, della Salute
e delle Politiche Sociali
5
Cultura
26 luglio 2009
il racconto Dell’estate jesi, ultimi anni ’40
santo baffone
N
on appena finivano le
scuole ogni sabato pomeriggio nonno Pallo (Paolo,
ma così lo chiamava la nipotina) diceva a Mariuccia:
“Vieni, andiamo a prendere
il gelato”. Era per fare due
passi al fresco sotto i tigli
profumati e ombrosi del viale, per arrivare ai giardinetti
della stazione. Lì il nonno si
sarebbe seduto su una panchina a leggere tranquillamente il giornale e guardare
di tanto in tanto i treni in
partenza e in arrivo, mentre
Mariuccia giocava per i vialetti o gettava qualche briciola della cialda del cono ai
pesci rossi nella vasca.
Mariuccia era contentissima. Quell’invito per lei era
segno che le vacanze erano incominciate; che non
c’erano più compiti da fare
a casa per il giorno dopo;
che il nonno, con il gelato,
la voleva premiare per la
promozione ottenuta a pieni
voti. Così Mariuccia, tutta
allegra, si metteva svelta il
grembiule appena stirato,
con il fiocco dietro, e i sandaletti della festa. Si pettinava, si faceva uno sberleffo
davanti allo specchio tirando fuori un palmo di lingua
e scendeva di corsa le scale.
Il nonno, immancabilmente,
si metteva sotto il braccio
il “Corriere dei Piccoli”, al
quale era abbonato e che era
arrivato fresco fresco con
la posta del mattino. Guai a
chi l’avesse sfogliato prima
di lui: lo prendeva, lo nascondeva in un cassetto e
aspettavo proprio l’occasione di quella passeggiata per
leggerselo in santa pace nel
giardino della stazione.
Da casa la strada da fare non
era molta. Bastava girare
l’angolo e subito si arrivava
al viale, da percorrere fino
in fondo dove era, appunto,
la stazione ferroviaria. Quasi a metà, all’incrocio, c’era il
gelataio. Era ben conosciuto
da tutti: la sera ragazzi e ragazze venivano fino dall’altro capo della città e persino
dai paesi vicini per comprare il suo gelato squisito. Era
di un unico tipo, ma riuniva,
in un arcobaleno colorato,
gusti diversi: cioccolato, limone, fragola, crema, torroncino. Una delizia.
Trionfante, con il cono in
mano, Mariuccia proseguiva
la passeggiata camminando
accanto al nonno: piano piano, perché il gelato non le
gocciolasse sul grembiule.
Costeggiavano così la siepe
di recinzione, ornata da uno
splendido glicine ancora
in fiore, di una grande villa bella e un po’ misteriosa.
Non sembrava abitata: si intravedeva solo, attraverso il
verde, la statua a grandezza
naturale di una donna nuda
che sembrava scendere nella
vasca del giardino. Silenzio:
non bisognava disturbarla.
Qualche passo più oltre, sullo stesso lato del marciapiede, c’era un caseggiato sulla
facciata del quale si apriva
una tabaccheria la cui vetrina, colma di matite, penne,
quaderni, astucci e temperini, attirava pure l’attenzione di Mariuccia. Accanto
a questa c’era uno strano
locale. Dalla porta sempre
spalancata, sopra la quale sventolava una bandiera
rossa con falce e martello, si
vedeva una stanza nella penombra. Dentro erano sistemati quattro tavoli rotondi e
un bancone. Ai tavoli erano
seduti degli uomini che giocavano a carte, fumavano,
bevevano, imprecavano. A
Mariuccia veniva fatto di
tapparsi il naso e le orecchie,
ma la curiosità vinceva. Ral-
lentava il passo e, di sottecchi, timidamente sbirciava.
Era proprio un posto diverso da qualunque altro. Sulle
pareti di destra e di sinistra,
l’una di fronte all’altra, c’erano due mensole, o meglio
due piccoli altari illuminati
da due lampadine dalla luce
fioca e ornati da mazzetti di
fiori finti. Sopra gli altarini
c’erano due quadri. Quello di destra era di un uomo
con capelli e barba fluenti, un mantello rosso, una
specie di cappello ricamato.
Quello di sinistra invece era
di un signore impettito, con
grandi baffi, che indossava
una divisa sulla quale erano
appuntate molte medaglie.
“Nonno Pallo, che santo è
quello col mantello rosso?
San Giuseppe?”
“Si chiama Giuseppe, ma non
è un santo. E’ Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi”
“E quello coi baffi?”
“Anche lui si chiama Giuseppe e anche lui non è un
santo: Giuseppe Stalin, detto
‘Baffò’ “
Il nonno strattonò Mariuccia. Non gli piaceva che sentisse le parolacce di quegli
uomini avvinazzati.
“Andiamo”
Il giardinetto era ormai vicino. Là, sotto un gran pino,
c’era una bella panchina. Il
nonno si sedette.
“Finalmente!” sospirò. Ora
sarebbe riuscito a leggere in
pace il suo giornale. Lo spiegò, infatti, mentre Mariuccia
restava ancora in piedi, pensierosa, con il gelato a metà.
“Allora quei quadri sono
dei parenti del proprietario.
Morti in guerra, poveretti:
per questo gli accendono i
lumini”
“Beh, non è proprio così. Uno
campa ancora. Quello coi
baffi, e molti aspettano che
venga”
“Come Babbo Natale?”
“Mica tanto. Se un giorno o
l’altro arriverà, dicono, porterà in regalo alla gente più povera quello che ha preso alla
gente più ricca”
“Così quelli ricchi diventeranno poveri e quelli poveri ricchi. Allora sarà come prima!”
“Forse hai ragione”
“Perché non regala invece le
cose sue? Così sì che sarebbe
davvero buono. Gli accenderebbero chissà quanti lumini e forse lo farebbero anche
santo”
“Lascia stare, Mariuccia. A
queste cose penserai meglio
quando sarai più grande.
Adesso stai qui buona buona. Vuoi che ti leggo le avventure di Bibì e Bibò? O
quelle del Signor Bonaventura?”
Mariuccia si sedette seria
accanto al nonno con il
suo cono vuoto e sbocconcellato in mano, ascoltando un po’ distrattamente.
Ma sì, nonno Pallo doveva
aver detto la verità. Se fossero stati santi, quei due,
gli uomini che stavano ai
tavoli non avrebbero detto parolacce davanti a loro;
né avrebbero sbraitato, né
avrebbero giocato a carte,
fumato e bevuto. Dovevano
essere due personaggi importanti, però, che magari
facevano anche un po’ paura. Chissà, forse un giorno
quello coi baffi sarebbe arrivato in città con tanti soldati, aeroplani, carri armati,
e avrebbe fatto la rivoluzione. E dove ci si sarebbe potuti nascondere?
Rabbrividì. “Nonno! E se
viene quello coi baffi a fare
un’altra guerra?”
“Ma santo cielo, stai un po’
tranquilla Mariuccia! La
guerra ormai non la vuole
più nessuno. Basta quella
che abbiamo passato. Adesso c’è da riparare i danni
che ha fatto”.
Tirò fuori il fazzoletto dalla
tasca. Strofinò con quello
gli occhiali, se li rimise. Poi
riprese in mano il Corriere
dei Piccoli che aveva appoggiato sulla panchina accanto a sé:
“Qui comincia l’avventura –
del Signor Bonaventura….”.
Augusta Franco Cardinali
C inema Un film di grande successo
per mano dei seguaci della setta satanica di Charles Manson, ma Polanski, già
dall’infanzia, dovette affrontare traumi e
perdite che lo segnarono nel profondo.
Nasce a Parigi nel 1933 da genitori ebrei
polacchi che, nel 1937, decisero disgraziatamente di far ritorno in Polonia, andando incontro alla tragica esperienza
dei lager. Il piccolo Roman venne nascosto da una famiglia di contadini mentre
i suoi genitori non sfuggirono ai campi
di concentramento. Polanski subì dunque da piccolissimo la sua prima grave
perdita, quella della mamma che, a differenza di suo padre liberato dall’esercito russo, non fece più ritorno.
Roman, fin da tenera età, è affascinato
da tutto ciò che è rappresentazione e
messa in scena, ed il suo eclettismo lo
porterà a ricoprire diversi ruoli, oltre a
Vallesina
Castelbellino, corsi d’arte
rosemarY’s babY (1968) di Roman Polanski
Dopo due registi italiani, Rosi e Sorrentino, abbiamo iniziato a conoscere
un regista fra i più grandi che la storia
della cinematografia ci possa proporre:
Roman Polanski.
Polanski è un artista eclettico e con una
storia personale che già da sola può essere considerata una sceneggiatura degna di un grande film. Non a caso, la sua
autobiografia Roman by Polanski (1984),
viene ribattezzata da alcuni critici un
“libro-uomo” ed il regista un “uomolibro”, come uno dei personaggi di Farenheit 451 di Bradbury (libro tradotto
per il grande schermo da Truffaut). Abbiamo già accennato, nel precedente
articolo su Chinatown, all’episodio del 9
agosto 1969, nella sua casa di Bel Air, a
Los Angeles, dove perse la vita sua moglie, Sharon Tate, in stato interessante,
estate in
quello del regista, sia in teatro che nel
cinema dove, come un certo Hitchcock,
non disdegna camei ed apparizioni fugaci.
Il film preso in esame oggi, Rosemary’s
Baby (1968), è una pellicola dura da digerire, angosciante, ancor di più se si
tiene in conto il tragico episodio sopracitato, accaduto solo un anno dopo. Rosemary (Mia Farrow) e suo marito Guy
Woodhouse (John Cassavetes), vanno
ad abitare in un appartamento di New
York, benché il palazzo di cui fa parte
non goda d’una buona fama. Nel palazzo, infatti, vi aveva abitato lo stregone
Adrian Marcato, noto per essere a capo
di una congrega solita a riunirsi nell’appartamento preso in affitto dalla coppia,
segue a pag.6
VoCE dEllA VAllESiNA
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Castelbellino tra arte grafica e ceramica. L’Assessorato
alla Cultura del Comune di Castelbellino, in collaborazione con la locale Compagnia dell’Arco, organizza un corso
di grafica d’arte ed uno ceramica. Il primo, dopo il successo
dello scorso anno, si svolge dal 20 al 25 luglio e dal 27 luglio al 1° agosto mentre il secondo dal 20 al 24 luglio e dal
27 al 31 luglio. Entrambi i corsi prevedono un massimo
di 20 allievi. Di 50 euro la quota partecipativa di ogni corso.
Introduzione alla calcografia e insegnamento dell’incisione
all’acquaforte, all’acquatinta e alla puntasecca sono gli argomenti del corso di grafica d’arte diretto dall’incisore Leonardo
Meschini.
Le finalità del corso sono fornire una preparazione di base per
la stampa d’arte e impartire gli elementi essenziali e propedeutici per una professione di qualità.
Acquisizione di conoscenze tecnico-operative dei linguaggi
plastici e apprendimento di un linguaggio artistico al fine di
stimolare la propria capacità creativa sono, invece, gli obiettivi
del corso di ceramica che vede la ceramista e scultrice Maria
Cristina Ponzetti come docente.
Gli argomenti del corso, nato quest’anno, sono l’introduzione
alla ceramica (argilla, foggiatura, cottura, utilizzo degli strumenti), lo studio dei piani (basso, medio e alto rilievo), volume
e plasticità (le forme tridimensionali).
Al termine delle lezioni sarà rilasciato un attestato di frequenza ad ogni partecipante.
Riccardo Manieri
Castelbellino, mostra di Zavattini
Presso il Museo Civico di Villa Coppetti a Castelbellino, fino al 2
agosto, è possibile visitare la mostra dedicata alle opere pittoriche di Cesare Zavattini. Si tratta del primo grande evento del
cartellone di Castelbellino Arte, che quest’anno si presenta più
che mai ricco di prestigio ed interesse. E’ nota la grandezza di
Zavattini come scrittore, giornalista, sceneggiatore e commediografo, di lui si parla a ragione come uno dei grandi protagonisti del neo realismo cinematografico italiano. Meno nota la
sua rilevanza come pittore, anche se a questa arte Zavattini dedicò molta energia e passione ricevendo in cambio ampi consensi da parte della critica. La mostra che Castelbellino ospita
a Villa Coppetti, nel ventennale della morte di Zavattini, è da
considerare un evento di rilievo nazionale.
Così scrive Riccardo Ceccarelli nel catalogo della mostra: “I quadri di questa mostra dipinti negli anni Settanta non smentiscono l’artista. La serie di autoritratti ci dicono del suo sguardo
disinibito su se stesso dove non recupera i tratti somatici, ma
un segno, un colore, un ghirigoro che concretizzano un pensiero, un’idea, un’intuizione, una fantasia. Autoritratti eseguiti
“dentro di sé”, estrapolati da un guazzabuglio interiore ricco e
strabordante di creatività per contemplarsi, e soprattutto per
sorriderci, a volte con una punta di amarezza.
La mostra è aperta tutti i giorni fino al 2 agosto dalle 17,30 alle
19,30.
Montecarotto
Ricco di iniziative interessanti il programma estivo di Montecarotto. Dalla metà di luglio, nella piattaforma polivalente, sono
previsti laboratori di divertimento per bambini e ragazzi, con
esposizione dei lavori e festa finale a suon di karaoke, ed un
corso di Chi-Chung tenuto da Mario Santoni. Nel campo sportivo di via Risorgimento, a cura dei giovani di ‘Oltreconfine’, alle
20,30, torneo di calcetto. Ogni sabato appuntamento per gli
appassionati di pianobar. Venerdì 24, nel loggiato del Teatro
Comunale, ‘Ladakh terra senza tempo’, proiezione a cura del
circolo Legambiente Montecarotto-Serra de’ Conti. Per agosto,
segnaliamo, sabato 8, ‘Calici di stelle’, serata eno-gastronomica
al lume di candela in piazza del Teatro. Altri appuntamenti musicali, concerti, spettacoli, serate, sono previsti nei finesettimana nelle piazzette, nei bar e nella piattaforma, tutti luoghi che
rendono ancora più suggestivo il soggiorno estivo nel paese.
Maria Cristina Coloso
Monsano, la divina Commedia
Forse nella zona di Monsano giunsero i Piceni, arrivati secoli
fa per celebrare il rito della primavera. Forse arrivarono i greci o qualcuno che con essi commerciava. Di sicuro vi furono i
romani, dalla vicina Jesi, che vennero a coltivare le nostre campagne. In un bosco di lauri sacri, lauritum, era, si dice, custodito un tempietto per il Dio Apollo. In mezzo agli allori, si dice
vagassero gli spiriti delle Muse, patrone delle arti, che hanno
dato il loro nome a questo piccolo paese (Musianum). Forse, chissà, quelle divinità delle Arti cantavano insieme a quei
primi coloni, venuti ad addomesticare le terre di queste dolci
colline. Poi venne, nel 1471, persino la Vergine Maria, a parlare ancora con chi sudava nei campi e, insieme, cantava. Oggi
tutto è scomparso, o è sul punto di essere dimenticato o peggio
cancellato. La campagna è muta, lamentano con rammarico i
testimoni di un tempo, la memoria si spegne, vinta dal caos,
quasi fosse la fine di un’estate felice. Da qui parte la messa in
scena de “La giornata di Gaspare – il Purgatorio dei canti”,
che giovedì 23 luglio alle 21.45 animerà il parco di Villa Pianetti a Monsano. ingresso libero.
Rosora, una mostra
Sabato 18 luglio a Palazzo Luminari di Rosora è stata inaugurata la mostra “Paesaggi da scoprire - passeggiate con
obiettivo”. La mostra rimarrà aperta fino al 31 agosto. Nel
cuore di Rosora, nella cinta di mura che risalgono al XIII
secolo verranno esposte le fotografie più belle dedicate ai
paesaggi e alle peculiarità artistiche della Provincia di Ancona. La mostra ha il seguente orario: mercoledì e giovedì
mattina dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì pomeriggio
dalle 16 alle 18, sabato e domenica dalle 17 alle 19.
6
Jesi
26 luglio 2009
vivere con apparecchiature elettriche
da buoni coltivatori...
Dalla storia di Luca,
un impegno nazionale
L
C
ontinua la lotta dei parlamentari marchigiani
che richiedono la gratuità
della fornitura elettrica per
apparecchiature
medicoterapeutiche necessarie alla
sopravvivenza di persone
in gravi condizioni fisiche.
Tutto è cominciato dalla storia di Luca, il ragazzo jesino
che vive con l’ausilio di un
respiratore artificiale. La sua
vicenda, e quella della sua
famiglia, ha aperto gli occhi
su una problematica diffusa
e ancora poco indagata. E
se una direttiva europea (la
2003/54/CE) prevede l’adozione da parte degli Stati
membri di misure di tutela
a favore di utenti di energia
elettrica cosiddetti “vulnerabili”, per i parlamentari
richiedenti è opportuno ricomprendervi non solo chi
è in condizione di disagio
economico, ma anche quanti sono in gravi condizioni di
salute e necessitano dell’utilizzo di apparecchiature
medico-terapeutiche necessarie per la loro esistenza in
vita ed alimentate da energia
elettrica.
Nell’ottobre 2008 è arrivata
dunque l’interrogazione dei
deputati marchigiani David
Favia e Maria Paola Merloni, che hanno supportato
la causa di Luca portandola
in Parlamento e chiedendo
al Ministro dello Sviluppo Economico di agire nei
confronti dell’Autorità per
l’Energia Elettrica e il Gas
per la definizione di condizioni di ammissione alla
compensazione a favore dei
clienti in stato di disagio fisico che utilizzano apparecchiature elettriche medicoterapeutiche per vivere, e
di prevedere inoltre che
la compensazione potesse
superare i 3 Kw di potenza
contrattuale.
Inadeguata è sembrata a
molti la risposta del Ministero, che ha approvato le
modalità proposte dall’Autorità per l’energia elettrica e
il gas per estendere il bonus
sociale per l’energia elettrica
anche a favore dei cittadini
in gravi condizioni di salute
che utilizzano apparecchiature medico-terapeutiche
ad elevato consumo di energia. La compensazione riconosciuta agli aventi diritto è
stata infatti stabilita in 150
euro annui indipendentemente dal livello di potenza
impegnata. Ma i richiedenti
alla Camera sono tornati
a farsi sentire nel giugno
scorso, con una proposta di
risoluzione bipartisan che è
arrivata in X commissione
Industria e per cui ancora
si aspetta un’approvazione
da parte del Governo e una
rapida successiva iniziativa
normativa. Precise le richieste: la gratuità della fornitura
elettrica relativamente alle
apparecchiature elettriche
medico-terapeutiche necessarie per la sopravvivenza di
utenti in gravi condizioni di
salute; una compensazione
tariffaria maggiore rispetto a
quella attualmente prevista,
e commisurata ai maggiori
consumi domestici prodotti
in queste particolari condizioni; forme di equiparazione o di compensazione, tra
utenti che hanno stipulato
contratti di potenza non superiore a 3 Kw e gli utenti
che necessitano di apparecchiature elettriche medicoterapeutiche e che, di conseguenza, necessitano di una
potenza contrattualmente
impegnata di 6 kw.
Si attende dunque una risposta e si spera che arrivi
in tempi brevi e con misure
adeguate. Intanto in molti comuni - compreso Jesi
- le amministrazioni hanno
portato la questione negli
ordini del giorno, impegnandosi a segnalare alle autorità competenti situazioni
come quelle descritte ed
a “promuovere tutte le iniziative necessarie nelle sedi
opportune per migliorare
le compensazioni volte ad
abbattere il costo dell’energia elettrica a quei soggetti
che si trovano in gravi condizioni di salute, il cui funzionamento dei macchinari
è indispensabile per la loro
sopravvivenza”.
Maria Chiara La Rovere
segue da pag.5
un misterioso incidente.
Tutto il film può essere considerato una continua soggettiva della protagonista,
non nella regia, ma dal punto di vista della narrazione.
Polanski è dichiaratamente
agnostico e, di conseguenza,
decide di far risultare la storia non del tutto verosimile.
Fa in modo che lo spettatore
continui a chiedersi se effettivamente la versione raccontata dalla donna sia vera
o meno, per poi invece, farci
rabbrividire con un finale agghiacciante.
Il film fu un grande successo
e proiettò Mia Farrow tra le
stelle del cinema, ma le similitudini e le coincidenze che
portarono all’episodio reale
della morte della moglie di
Polanski, da un valore ulteriore all’angoscia che la pellicola provoca allo spettatore.
Alla pari dell’Esorcista, Rosemary’s Baby è considerato
uno dei film più spaventosi
che siano mai stati girati.
Andrea Antolini
C inema
per riti satanici e per sacrifici
umani. I due giovani fanno
amicizia con i vicini, Roman
e Minnie Castevet, una coppia di anziani con l’abitudine
di radunare ogni tanto strani
individui.
Guy è un attore di non grande successo che, dopo aver
conosciuto i Castevet, ottiene una parte importante a
discapito di un suo più famoso rivale, divenuto improvvisamente cieco.
Rosemary, in una notte d’incubo, viene posseduta, durante un rito, da Lucifero
stesso, evocato dalla coppia
di anziani, d’accordo con il
marito Guy. Scopriremo che
Roman Castevet è in realtà il
figlio dello stregone Marcato
e che Guy, in cambio del successo professionale, dona il
ventre della propria moglie al
demonio. Rosemary scopre
tutto ma nessuno è disposto a crederle, se non un suo
amico che perderà la vita in
di
(2)
a settimana scorsa, parlando in merito a certi
comportamenti dei nostri
politici, ci siamo fermati a
riflettere sul rapporto che
lega loro a noi e noi a loro.
Se li abbiamo eletti, ci dicevamo, significa che in qualche modo ci sentiamo da
loro rappresentati. Nei valori, nelle scelte, nel modo di
vedere la vita sociale (e personale?). Ci dicevamo che
essi, in fondo, sono un po’
come i frutti di un albero. E
quest’albero siamo noi. Noi
italiani.
E con questa immagine nella mente, c’eravamo lasciati
con una domanda: se i nostri politici sono il frutto di
questa società (= noi italiani), noi che albero siamo?
Così c’eravamo lasciati: con
questo interrogativo aperto e con un po’ di tristezza
nell’animo. Se le persone
più in vista, quelle che occupano i primi posti nella vita
politica e sociale, si comportano con tanta leggerezza e superficialità, a volte
addirittura con strafottenza
e supponenza, dimostrando
di non avere alcuna consapevolezza di quanto il loro
modo di vivere diventi non
solo espressione di ciò che
sono, ma anche modello di
comportamento per milioni
d’italiani… Se è così, come
fare a cambiare le cose?
Quale strada possiamo/dobbiamo percorrere per intraprendere una via di cambiamento e di rinnovamento?
Ci
avevano
accompagna-
Federico Cardinali
to le parole di due maestri.
Vissuti in epoche e in aree
culturali e geopolitiche
molto diverse. Un filosofo
dell’antica Grecia, Platone,
e un profeta della Palestina,
Gesù. Ambedue grandi conoscitori dell’animo umano.
Potremmo dire due grandi
maestri di psicologia (ancora prima che la psicologia
come scienza venisse riconosciuta!).
Indipendentemente da come
possiamo vedere la figura
di Gesù di Nazareth - per i
cristiani egli è Dio-con-noi,
per tutti gli altri è sicuramente un grande maestro
di vita -, riprendiamo oggi
le sue parole: «Ogni albero
si riconosce dal suo frutto:
non si raccolgono fichi dagli
spini, né si vendemmia uva
da un rovo. L’uomo buono
dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo
cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male» e aggiunge: «La sua bocca infatti
esprime ciò che dal cuore
sovrabbonda» (Luca 6, 4445).
Parafrasando il proverbio
‘dimmi con chi vai e ti dirò
chi sei’, potremmo anche
dire ‘guarda come fai (=
come ti comporti) e saprai
come sei’. Il nostro comportamento esprime i nostri
valori, ciò che crediamo importante.
Qualche esempio. Se facciamo di tutto pur di accumulare più soldi, significa che
i soldi sono per noi la cosa
più importante. Se facciamo
di tutto per aiutare un amico che si trova in difficoltà,
significa che per noi l’amicizia è un grande valore.
Se un uomo cerca ad ogni
costo l’occasione per fare
sesso con una donna - che
sia sua moglie o meno, a lui
non importa -, vuol dire che
per quest’uomo il sesso viene prima di ogni altra cosa,
perfino prima della parola di
fedeltà che ha dato alla sua
donna, o prima del rispetto che si dovrebbe verso un
altro essere umano. Se per
fare carriera siamo disposti a venderci al padrone di
turno, anche a costo di tradire o sacrificare amicizie e
rispetto, significa che il nostro interesse privato viene
prima di ogni altro valore…
E così via.
«La bocca esprime ciò che
dal cuore sovrabbonda».
Potremmo dire anche che il
comportamento di una persona esprime il suo atteggiamento interiore.
Per cui se davvero si vuole
cambiare il comportamento bisogna cambiare l’atteggiamento interiore. Il
modo di reagire alle situazioni. Il modo di valutare le
situazioni. Diventa necessario attivare la consapevolezza di quali sono i valori
che ci guidano nelle nostre
scelte.
Non sunt facienda mala ut
veniant bona (= non è lecito
fare il male con l’obiettivo
di fare del bene), scrivevano
nel nostro antico latino. Ma,
visto che il male già viene
fatto, perché non ‘approfittarne’ per fermarci e rifletterci un po’? In altre parole,
perché non guardare alle
defaillance dei nostri rappresentanti per provare a
guardare un po’ meglio che
cos’è importante per noi,
quale scala di valori guida le nostre scelte, i nostri
comportamenti. In altre parole, quali sono i valori, e le
norme che da questi derivano, che prendiamo a guida
del nostro comportamento
quotidiano.
Due sono i timori che si affacciano alla mia mente.
Il primo: che possiamo arrivare perfino a guardare con
una certa dose d’invidia i nostri uomini di successo, con
una sorta di desiderio, quasi
augurandoci di essere noi al
loro posto. Per poi fare proprio come fanno loro.
L’altro: che, abituati a tollerare tutto, perdiamo ogni
sensibilità allo scandalo. In
greco scàndalon significa ostacolo, inciampo: è la
pietra, il gradino, il sasso
sul quale s’inciampa camminando. Recuperare la
capacità di scandalizzarci
(= di accorgerci che c’è un
ostacolo sul quale possiamo
inciampare, camminando)
significa evitare di inciampare, di cadere. Quindi di
farci male.
Tutto questo per diventare
dei buoni coltivatori. Per
prenderci cura dell’albero
che siamo. Nella convinzione che, se ben curata, questa pianta riprenderà a dare
buoni frutti. Da gustare noi.
E da lasciare in eredità ai
nostri figli.
(L’albero e i frutti 2. fine)
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
VIVERE CON GIOIA
Una esperienza di scambio
E’ stabilito da sempre per noi tutti,
nell’universo, un percorso, una traccia da
seguire, un viaggio, o meglio, un progetto divino, in qualche modo da svolgere;
a tratti in solitudine o incontri che determinano uno scambio. Partendo dal
concetto che l’universo risponde sempre
quando c’è la vera ricerca dell’essenziale,
con tale fiducia il progetto “Vivere con
Gioia” percorre già da un paio d’anni una
linea basata sulla conoscenza, lo scambio
e la sperimentazione; tutto nel modo più
inaspettatamente adeguato ai nostri tempi. L’aiuto reciproco tramite lo scambio,
privo di lucro, incentiva una maggiore fiducia e passione. Le categorie dell’iniziativa sono tre: chi accoglie, gli operatori e
i partecipanti. Le strutture che si fanno
carico di offrire spazio, possono essere
casali ristrutturati, ex conventi adibiti
ad agriturismi, bed and breakfast, ville private, ostelli, cascinali in mezzo al
bosco. L’atmosfera assolutamente avvolta nella natura, favorisce la concentrazione e la disponibilità a lasciarsi
andare e catturare dal linguaggio più
esteso in materia di salute-benessere,
perché le discipline sono varie ed alcune richiedono proprio il contatto terreno. Alimentazione, animazione, artigianato, counseling, sperimentazioni
erboristiche con passeggiate nei boschi
per conoscere piante e fiori e il loro
uso; aromaterapia, …queste sono alcune delle pratiche di prevenzione o di
aiuto all’autogestione della propria fibra
emozionale. In tali circostanze, si mettono a disposizione spazi anche per più
giorni, percorsi formativi e conferenze; a volte anche la presentazione di
libri non manca: cito alcuni autori già
conosciuti in altre circostanze, come
Maria Lampa, e Barbara Raponi Giorgini con “Perché scomodare l’universo?” della Casa Editrice Cattedrale.
Tra gli operatori c’è chi svolge da anni
un servizio, accompagnato anche da
attività didattica e di ricerca scientifica. I curiosi e i più propositivi, sono
invitati a farsi avanti con un’idea o un
progetto; ­sicuramente saranno ben
accolti ed aiutati a svilupparlo. Informazioni su www.viverecongioia.org.
Elisabetta Rocchetti
IMPIANTI IDRAULICI
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Vita ecclesiale
LA CHIESA LOCALE
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Sabato 25 luglio
ore 19.15: San Apollinare, S. Messa nella festa del
Patrono
Domenica 26 luglio
ore 8.30: Maiolati, S. Messa alla casa di riposo
nella festa di S. Anna
ore 11: S. Maria del Colle, S. Messa e incontro con
Lupetti Fse
ore 21: Corinaldo, S. Messa nella festa della
patrona Sant’Anna
Martedì 28 luglio
ore 15-19: il Vescovo riceve nella cappella di
San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
Mercoledì 29 luglio
Mattino: Carpegna, incontro con reparto e branco
scout Agesci di San Giuseppe
ore 17: S. Maria del Colle, incontro con lupetti
FSE
Giovedì 30 luglio
San Cassiano, incontro con Acr di Moie
Campodonico, incontro con Esploratori FSE
Sabato 1* agosto
ore 18: Angeli di Rosora, S. Messa nella festa
patronale
ore 21: Loreto, manifestazione all’interno del
pellegrinaggio Unitalsi
Domenica 2 agosto
Loreto, giornata con i malati in pellegrinaggio per
servizio pastorale
Parrocchia Santa Maria del Piano
Nella chiesa di Santa Maria del Piano a Jesi,
la domenica sera, fino al 30 agosto, una Santa
Messa festiva sarà celebrata alle ore 21,30.
PAROLA
DI DIO
UNA MERENDA PERSA E RITROVATA
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul
monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo:
«Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così
per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose
Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa
riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon
Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si
misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e,
dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi
avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i
pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente,
visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che
viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di
nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore
Commento
Sospendiamo per un po’
di domeniche l’ascolto del
Vangelo di Marco, per farci guidare da Giovanni in
quell’episodio del capitolo 6
che si chiama “discorso sul
pane di vita”. Tutto nasce dal
miracolo della moltiplicazione dei pani, il più raccontato
dai Vangeli. Una grande folla,
radunata sulla riva nord-est
del lago di Tiberiade, viene nutrita dal Messia Gesù.
E attendeva il rinnovo dei
miracoli compiuti da Mosè
nell’attraversare il deserto.
Dio aveva promesso a Mosè
prima della sua morte: “Io
susciterò loro un profeta in
mezzo ai loro fratelli e gli
porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io
gli comanderò” (Dt 18,18).
Ecco il profeta Gesù di Naza-
ret. Noi leggiamo il capitolo
in queste domeniche, anche
perché sappiamo di essere
il nuovo popolo nutrito dal
Signore nell’Eucaristia. Con
questo nutrimento, possiamo avere forza per continuare il cammino della nostra
vita fino alla terra promessa, all’eredità eterna di Dio
(cf. Gv 14, 1-7). Che cosa è
successo? Prese i pani, rese
grazie, li distribuì, quanti ne
volevano. E mentre lo distribuiva, il pane non veniva a
mancare, e mentre passava
di mano in mano, restava
in ogni mano. C’è chi afferma che questo è il miracolo
non della “moltiplicazione”,
ma della “distribuzione” dei
pani (Ronchi). In realtà questo pane è donato per essere
distribuito. Come il Corpo
di Cristo è da prendere per
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
essere mangiato, vissuto, offerto con i gesti della nostra
vita quotidiana. Diventa in
noi come un lievito (M. de
Unamuno), per fermentare
nell’umanità il mondo nuovo. Un ragazzo ha con sé la
merenda (cinque pani e due
pesci), li dà ad Andrea e Andrea li porta a Gesù. E’ il primo miracolo: dare tutto ciò
che aveva. Perdere, fidandosi.
E parte la catena. Il problema
vero di questo mondo non è
la mancanza di pane, ma la
mancanza di quella forza per
innescare la catena di distribuzione. Gesù quella forza
la accoglie e la moltiplica:
prese il pane, rese grazie, distribuì. E la vita, anche la vita
sociale diventa vangelo. E’ un
iter anche educativo per tutti,
genitori e figli. Comprendere,
accogliere, pendere in mano,
30 luglio: San Leopoldo Mandic
Martire del confessionale
nato a Castelnuovo di Cattaro (costa
dalmata) nel 1866. Piccolo di statura
(m 1.35), debole, claudicante per l’artrite
deformante ai piedi, aveva un difetto di
pronuncia che gli impediva di predicare e
così fu incaricato delle confessioni.
Nella sua cella-confessionale del convento
cappuccino di Padova, dove oggi i fedeli
accorrono a visitare il suo corpo incorrotto, confessò per trent’anni dalle 10 alle 15
ore al giorno. Di se stesso diceva: “Sono
18 luglio: Marcello Bottegoni e Francesca Rango a Cingoli/S.
Maria Assunta; Walter Lardinelli e Barbara Archetti
a S. Francesco d’Assisi. 19 luglio: Fabrizio Bigatti
e Anna Maria Cozzo a Fermo/S. Francesco;
Mauro Bronzini e Martina Stacchiotti a Castelbellino
7
26 luglio 2009 - Xvii Domenica Del tempo orDinario - anno b
† Dal vangelo seconDo giovanni (gv 6,1-15)
È
Si sono sposati
26 luglio 2009
Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n.
143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale •
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Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo
a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge.
rendersi conto della vita e
dei suoi doni. Alzare gli occhi, benedire, ringraziare. E
allora arriva la distribuzione.
Questa è la filiera del Regno.
C’è la religiosità apparente
della gente che vuole un Dio
ad uso e consumo proprio. E
c’è la religiosità di Gesù, che
non vuole regnare, ma servire. Perché morendo, abbiano
la vita.
Abbiamo bísogno di te
Abbiamo bisogno di Te, di
Te solo.
Tu solo conosci il bisogno
che c’è di Te,
in questo mondo, in
quest’ora del mondo.
Gesù, tutti hanno bisogno
di te
anche quelli che non lo
sanno.
E quelli che non lo sanno
assai più di quelli che sanno.
L’affamato si immagina
di cercare il pane
e ha fame di te.
L’assetato crede di volere
l’acqua
e ha sete di te.
Il malato s’illude di cercare
la salute
e il suo male è l’assenza di te.
Tu sai quanto sia grande
per me e per tutti noi
il bisogno del tuo sguardo
e della tua parola.
Tu che fosti tormentato
per amore nostro
ed ora ci tormenti
con tutta la potenza
del tuo implacabile amore.
Giovanni Papini
Confraternite
veramente un uomo da nulla, anzi ridicolo”. E così veniva ritenuto dai frati e dalla
gente. Perfino i bambini lo deridevano per
strada.
Poi i fedeli cominciarono ad accostarsi a
quel confessionale, alcuni mandati anche
da padre Pio che diceva: “Avete un Santo,
perché venite da me?!”. Poco prima di morire (30 luglio 1942), fece una profezia: “La
città sarà bombardata molte volte, questo
convento sarà duramente colpito, ma questa celletta no. Qui Dio ha usato molta
misericordia alle anime: deve restare il
monumento della sua bontà”. Infatti, i
bombardamenti del 1944 distrussero
il convento, ma la cella confessionale
dove accoglieva i penitenti, rimase in
piedi... La sua salute man mano peggiorò, ma fino a quando gli è stato possibile non cessò di assolvere in nome di
Dio quanti lo accostavano, divenendo
un vero martire del confessionale. Il
Martirologio Romano colloca la festa il
30 luglio.
Giordano Maria Mascioni
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
di don Mariano Piccotti
[email protected]
E’ stata scelta Fabriano
come sede del XXI raduno regionale delle Confraternite e Sodalizi delle Marche domenica 13
settembre. “Il tema su
cui riflettere – sottolinea il vescovo della diocesi Giancarlo Vecerrica
– prepararsi e pregare per
questo raduno delle Confraternite è lo stesso del
nostro progetto pastorale:
‘La testimonianza cristiana’ come fedeltà a Cristo
nella Chiesa di oggi”. Al
PalaGuerrieri si terrà alle 9
il convegno sul tema della
testimonianza con la relazione centrale del vescovo
Vecerrica, cui seguirà alle
10 la processione per le vie
del centro con l’immagine
della Madonna del Buon
Gesù e alle 11,15 la concelebrazione in Cattedrale.
chiesa Dell’aDorazione
LUOGO DI ADORAZIONE E DI ASCOLTO
Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione, in Piazza della Repubblica 2 a Jesi, per le Confessioni e il colloquio spirituale.
Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani.
Tutti i venerdì dalle 19 alle 20 un piccolo gruppo di giovani si riunisce nella Chiesa dell’Adorazione per un’ora
di preghiera davanti alla SS Eucaristia. Sono invitati altri
giovani che cercano un momento di silenzio, di meditazione sulla Parola di Dio e di preghiera di adorazione.
8
Vita Ecclesiale
26 luglio 2009
Riscoprire e vivere ciò che vale
Noi operatori di Pace ricorda Edith Stein
E
L’anima, casa di Dio
dith Stein ebrea convertitasi al cattolicesimo, fu
internata durante il secondo conflitto mondiale nel
terribile lager nazista di Auschtwz e, come San Massimiliano Kolbe, lì trovò la
morte. L’Associazione Noi
Operatori di Pace è particolarmente legata a questa
figura sia di santa che di
studiosa, tanto da averla citarla espressamente nel suo
Statuto, per la chiarezza e
profondità di pensiero nel
mostrare come l’uomo non
potrà mai realizzare se stesso e vivere una vita in pienezza, già su questa terra,
se non riconciliandosi con
Dio e accettando la sua Paternità.
Nella sua vita ella è stata
assistente universitaria del
prof. Husserl, uno dei maggiori filosofi del Novecento.
I temi che questa autrice ha
trattato sono molto ampi. I
libri e le sue pubblicazioni
trattano argomenti di filosofia, pedagogia, questioni
L’Associazione Noi
Operatori di Pace
di Jesi invita
a ricordare la
figura di Edith
Stein (S. Teresa
Benedetta della
Croce), martire
e compatrona
d’Europa, nella
celebrazione
della Messa
che si terrà
sabato 8 agosto
alle ore 18,30
presso la
Cattedrale di Jesi
riguardanti lo Stato e dopo
la sua conversione anche la
mistica cristiana.
Parlare dell’opera di E. Stein
in poche righe è un’impresa naturalmente impropria
oltre che impossibile. Per
avere solo un’idea della
sua impostazione filosofica, diciamo che nella sua
opera Essere finito e Essere eterno, in una nota,
ella afferma che la filosofia
(ndr: siamo agli inizi del
Novecento) per superare
l’insabbiamento in cui era
caduta con il materialismo
aveva tentato alcune vie
più o meno convincenti.
Il “ritorno a Kant”, continua non aveva dato i frutti
sperati e così altri filosofi
come, Scheler, Heidegger,
Conrad-Martius, Husserl
si erano posti il problema
dell’”ente”. Quest’ultimo a
base dei suoi studi aveva
posto un suo specifico metodo (metodo husserliano)
che lo stesso Husserl così
descrive: “Il coglimento, e
S
la visione, dell’essenza è
un atto che può atteggiarsi
secondo parecchie modalità, in particolare la visione dell’essenza è un atto
originalmente offerente e
quindi l’analogo del percepire sensibile e non dell’immaginare”. Edith, allieva
di Husserl, nelle sue opere
filosofiche si mantenne
fedele a questo metodo.
Parlando dell’Io puro nella
sua opera Essere Eterno e
Essere finito così si esprime: “L’io vive e la vita è il
suo essere”. In questo passaggio così apparentemente semplice è sottolineata
l’esistenza dell’Io, come
quell’ente che è esistente in
senso preminente. La Stein
accetta la posizione husserliana: l’operazione che ella
fa è di ancorare sia il tema
dell’essenza che i risultati
dell’analisi fenomenologica della soggettività sullo
sfondo metafisico dell’essere. Ossia l’uomo fatto in
maniera indissolubile di
corpo e spirito, che “guardandosi dentro” scopre il
proprio esistere e i moti
della propria essenza, del
proprio spirito (stati d’animo, sentimenti, volontà).
Abituata al metodo della
filosofia, ella sottopone la
stessa mistica a un’attenta analisi: non parla della
propria esperienza ma la
sua ricerca si fonda sullo
studio dell’esperienza di
San Giovanni della Croce.
Concludiamo queste brevi
note facendo notare come
sia interessante la sua posizione nel rapporto tra
scienza e fede, tra ricerca
razionale e religiosità. Nella sua opera Essere finito
e Essere eterno si afferma
in una nota, che la considerazione dell’anima come
“casa di Dio” non esclude
una investigazione filosofica sulla natura dell’anima
ed in questo contesto parla
di filosofia cristiana. Per lei
metodo razionale della filosofia e teologia sono strettamente connesse alla ricerca della verità; in quanto
ciò che la filosofia, fondata
unicamente sulla ragione
naturale non può dare, può
essere integrato dalla verità
rilevata, senza per questo
annullare la distinzione tra
filosofia e teologia.
A cura di Sergio Togni
Nella foto, Edith Stein a 22
anni, nel 1913,
quando era studentessa
universitaria a Gottinga
La riconciliazione
e si parla con la gente di peccato…” (LG, n.11).
problemi ed esperienze Nel Compendio del Catechidi fede che interpellano la smo della Chiesa Cattolica
coscienza, non di rado ca- (2005), n. 297, il card. J. Ratpita di sentire dichiarazio- zinger alla domanda: “Perni del tipo: io mi confesso ché esiste un sacramento
direttamente con Dio, sto della Riconciliazione dopo il
bene così… Penso a me, Battesimo?”risponde: “Poiragazzina degli anni Cin- ché la vita nuova nella graquanta, quando era quasi un zia, ricevuta nel Battesimo,
precetto la confessione fre- non ha soppresso la deboquente; e ricordo la lunga lezza della natura umana,
fila al confessionale…prima né l’inclinazione al peccadi accostarsi all’Eucaristia. to (cioè la concupiscenza),
Da tempo non è più così, re- Cristo ha istituito questo
gna il deserto….
sacramento per la converMa c’é ancora il senso del sione dei battezzati, che si
peccato e il bisogno del per- sono allontanati da lui con
dono?
il peccato”. E ricorda che “Il
Parlo da cristiana laica in Signore risorto la sera di Pacomunione con la Chiesa, squa si mostrò agli Apostoconsapevole di essere Chie- li e disse loro: “Ricevete lo
sa anch’io in cammino nella Spirito Santo, a chi rimettestoria, chiamata da Cristo rete i peccati saranno rimesad annunciare il Vangelo si e a chi non li rimetterete
della salvezza.
resteranno non rimessi” (Gv
Per questo desidero comu- 20, 22-23).
nicare una mia riflessione
sul sacramento della Peni- Segno efficace di miseritenza: non è un “trattato” da cordia.
far passare al vaglio della Il protagonista di tutta la ceCongregazione per la dottri- lebrazione è Gesù Cristo; il
na della fede; è piuttosto un confessore é il ministro del
invito ai sacerdoti e ai laici sacramento, mediatore di
impegnati perché facciano salvezza in Cristo. Saltando
conoscere ed apprezzare il la mediazione, si cadrebbe
valore della Riconciliazione, nel fideismo o nel razionache oggi appare come la Ce- lismo.
nerentola…dei sacramenti, Dove confessarsi?
ma che, rivalutata mediante Il confessionale c’è da secoopportune catechesi, gio- li, anche in forme artistiche
verebbe con la sua bellezza nelle cattedrali e nei sanalla formazione di una so- tuari d’Europa, ma in tante
cietà di persone mature e chiese é entrato in disuso….
responsabili.
Abolire il confessionale non
Mi sta a cuore sottolinea- è un segno di rinnovamenre l’unione profonda fra la to; lo è invece la possibilità
Parola di Dio, il magistero di scelta, per ogni persona,
della Chiesa e il “mistero pa- fra il confessionale e la stansquale…dal quale derivano zetta riservata dove si possa
la loro efficacia tutti i sacra- parlare serenamente.
menti” (Sacrosantum Con- Ma c’è chi ha paura di guarcilium cap.3, n.61), mezzi di dare negli occhi il sacerdote,
santificazione dell’umanità.
chi sente il disagio del “tu
Nel Decreto sul ministero per tu”. Il luogo è solo un
e la vita sacerdotale si leg- mezzo… Gesù nella sua vita
ge: “Essi…con il sacramento terrena “ha confessato” tandella Penitenza riconciliano ta gente, in luoghi diversi, in
i peccatori con Dio e con la campagna, in città, sulla riva
Chiesa…” (PO, cap.2, n. 5). del lago, sui monti… divenLa Costituzione sulla Chiesa tando per tutti Sacramento
dice: “Quelli che si accosta- di salvezza.
no al sacramento della Pe- Quel che conta é l’essenziale
nitenza ricevono dalla mi- per una buona confessione:
sericordia di Dio il perdono - la coscienza del peccato e
delle offese fatte a lui; allo della gravità del peccato nei
stesso tempo si riconcilia- confronti di Dio e dei fratelli
no con la Chiesa, alla quale - confessare anche le “omishanno inflitto una ferita col sioni” che non di rado rap-
Storie di Pina
Alla Pinacoteca Diocesana
di Senigallia con “Storia di
Pina” ogni mercoledì sera,
sino al 19 agosto, i bambini
dai 6 ai 10 anni potranno
partecipare alle attività promosse dalla Pinacoteca in
collaborazione con il Comune di Senigallia. Attraverso
laboratori teatrali, il museo
della diocesi propone attività che hanno come fine una
più ampia diffusione della
conoscenza del patrimonio
storico ed artistico, attraverso il divertimento. Sarà
Pina, l’anziana signora della
Pinacoteca, ad incontrare i
ragazzi per vivere con loro
storie fantastiche. Per informazioni: tel. 071.6629348
Ascolta la Radio della tua diocesi
Radio Duomo Senigallia in Blu (a breve Radio Gabbiano)
106,7 o 95,2 da Jesi
presentano i ¾ dei peccati
personali e sociali…
- il dolore per avere offeso
Gesù
- il desiderio intimo della
conversione
- il sincero pentimento e il
proposito di non ricadere
nel peccato
- la coscienza della propria
debolezza
- la speranza e la fiducia nella divina misericordia.
Si potrebbe concludere il
Rito con un Salmo o con
un breve brano del Vangelo,
come ringraziamento e impegno per il futuro.
La Penitenza
Ho parlato solo del penitente, non del confessore; non
mi compete, dico solo quel
che penso ci si debba aspettare da lui:
- capacità di ascolto
- serenità nel dialogo e nella
valutazione
- chiarezza, pazienza, misericordia
- in casi gravi, preghiera intensa, sospensione del giudizio, colloqui ulteriori perché il penitente possa poi
ottenere l’Assoluzione.
Quale penitenza? Adeguata
per ogni situazione.
La preghiera è sempre un
bene, ma un gesto di carità
materiale e spirituale impegna di più ogni persona nel
dono e nel servizio: è carità
visitare e aiutare i sofferenti,
chiedere notizie, ascoltare…
Tutto ciò fa crescere l’amore di Dio e la disponibilità a
servire.
Mi sono permessa di dare
qualche consiglio ai miei
fratelli sacerdoti, ma sono
certa che il Signore non farà
loro mancare doni e carismi.
Pregare, accogliere, ascoltare, perdonare… Nel sacramento della Riconciliazione,
articolato sui ritmi della vita
umana, si incontrano ragione e fede, sacerdote e laico, uomo e donna, giovane
e anziano, povero e ricco…
Un campionario di umanità lungo una via privilegiata per l’incontro con Dio
nell’intimità della coscienza.
Se ben celebrato e ben vissuto, il Sacramento diviene
quel che é: segno efficace
della misericordia di Dio.
Maria Crisafulli
21° anniversario
1988 2 agosto 2009
Dr. Francesco Martini
Nel ventunesimo anniversario della scomparsa del titolare della nota farmacia di
Jesi, la moglie Alba, i figli, i
nipoti Edoardo e Francesco
e i congiunti tutti pensano
a lui con sentito rimpianto e
grande amore.
Il 2 agosto alle ore 10 nella
chiesa di San Giovanni Battista (San Filippo) sarà celebrata una santa Messa in
suo ricordo.
Anniversario
2007 8 agosto 2009
Dott. Luigi Savio Triccoli
Sarai sempre nel cuore di chi
ti ama
Una Santa Messa in suo ricordo sarà celebrata sabato 8
agosto alle ore 19,30 al Santuario delle Grazie di Jesi
Anniversario
Il 19 luglio del 2003 tornava
alla casa del Padre
Ricordo
19-9-1920
2-3-2001
24-2-1922 19-7-2008
Mons. Giuseppe Dottori
vicario generale della diocesi di Jesi e per tanti anni
parroco di S. Francesco di
Paola. Nella sua parrocchia
verrà celebrata una santa
Messa di suffragio venerdì
24 luglio alle ore 19.
Vincenzo Pelonara
Egli è uscito dalla vita ma
non dalla nostra vita. Potremmo noi credere morto, chi è così vivo nel nostro
cuore?
Ermenegilda Giulioni
ved. Pelonara
Nessuno muore sulla terra
finchè vive nel cuore di chi
resta
Partecipazione
La redazione e la direzione di Voce della Vallesina partecipa
al lutto dell’ing. Ermes Albertini per la perdita della consorte
Adriana Avitabile
Lo scorso 11 luglio Adriana, sposa e madre intelligente e sapiente, cordiale e riservata, ha concluso la sua vita terrena
per raggiungere la Casa del Padre.
Partecipazione
Gli iscritti al circolo Acli San
Giuseppe sono affettuosamente vicini all’amico Sauro
Sassaroli per la perdita della
consorte
Adriana Antonucci
che all’età 77 anni, l’’11 luglio scorso, è tornata alla
Casa del Padre. Si uniscono
alla preghiera di suffragio
per l’amabile scomparsa, cittadina esemplare conosciuta
e stimata in vita dalle comunità parrocchiali di San Giuseppe e della Cattedrale.
In diocesi
26 luglio 2009
9
a pochi passi Da monsano
un affresco da recuperare
stenza (eppure si trova a poco più Ma insomma, di che si tratta?
d’un centinaio di metri dalle mura Rivelo subito l’arcano: sto parlancastellane). Ma prometteva inte- do di un affresco databile grosso
ressamento: poi, sa, “la Crisi” ha modo al sec. XVI, di circa 4 medistolto tutti verso altre contin- tri quadri, posto nel fondo di una
genze e urgenze.
“figuretta”, un po’ appartata ma
Aggiungiamo che la più nota re- visibilissima, eretta sul ciglio delstauratrice della zona (tanto per la strada che dalla chiesa del Sanon far nomi ma solo cognomi, la cramento conduce verso Jesi. La
Pappagallo), pur affondando qui le struttura muraria si presenta in
radici del suo albero genealogico buone condizioni, verniciata di
(come del resto il sottoscritto) ha giallo e ocra. Chi passa in auto può
mostrato di non aver presente il pensare che sia come una delle
sullodato “gioiello”. Eppure appena tante che dentro c’hanno qualche
ifficile capire come mai un cinque anni fa, rispondendo alla oleografia rimediata in casa fra
paese piccolo, ma grazioso e sensibilità del parroco don Savino gli altarini della nonna, o qualche
significativo come Monsano, che Capogrossi, si era resa benemedetiene alcuni primati in campo rita della riscoperta dell’affrecivile (prima zona industriale in sco della Madonna di S. Maria
Vallesina, PC in ogni casa, 60% “fuori” Monsano.
di raccolta differenziata, e chissà Infine, sfogliando le pubbliquant’altri me ne sono sfuggiti!) cazioni locali, soprattutto il
non si sia accorto di un piccolo ponderoso “Monsano tra stogioiello da recuperare nel suo pa- ria e arte” (edito dal Comune
trimonio artistico-religioso. E sì nel 1995 con firme del calibro
che proprio un anno fa, dopo una di Bigliardi, Mozzoni, Santini,
delle tre ottime serate di letture Urieli) non c’è traccia di tale
dantesche col prof. Albani, ne ho “oggetto misterioso”. Come non
parlato con il giovane sindaco. Il ce n’è traccia nel volume dell’arquale anche lui ne ignorava l’esi- te della diocesi.
D
statuetta di plastica comprata a
Lourdes. Invece, se si ha la pazienza di scendere, salire la scaletta
della scarpata e aprire il cigolante
cancelletto in ferro battuto, si trova davanti un altarino sovrastato
da quella che nel linguaggio dei
critici d’arte si chiama “Madonna
in trono - incoronata da cinque
angeli - e santi”. Dopo aver fatto
un po’ l’occhio nella penombra del
piccolo vano, non ci vuole molto
ad accorgersi che si tratta di un
affresco di delicata fattura, anche
se grossolanamente ridipinto da
un successivo “birocciaro”. Proprio
come accaduto alle pitture della
chiesetta degli Aroli (a neppure
1 km.): da far pensare allo stesso artista (ma questo appare di
mano più raffinata) e soprattutto poi allo stesso …birocciaro!
Una parola sui due santi a lato:
quello a destra è sicuramente
S. Pietro (con le chiavi, titolare
anche della chiesa parrocchiale), mentre quello a sinistra
potrebbe essere l’apostolo Giacomo: proprio due dei tre (l’altro è S. Antonio abbate) apparsi
Prima Comunione
a Santa Maria
del Piano
accanto alla Madonna nel 1471
proprio all’Aroli. Nel complesso
l’affresco appare in discrete condizioni. Se Parrocchia, Comune e
qualche anima buona si mettessero “in sinergia” (come si usa dire
con un’eleganza burocraticese),
non ci vorrebbe molto per riportare l’affresco alla bellezza originaria. L’antica Musiano ritroverebbe,
fra le sue dolci e riposanti colline,
un segno di quella fede dei padri
che sapeva esprimersi anche con
lo splendore dell’arte.
Don Vittorio Magnanelli
Elisa Ausili, Alessio Nicolosi, Luca Stefanini,
Roberto Cardinali, Lorenzo Cardinali, Damiano Pellegrini, Caterina Pellegrini, Nicole
Giaccaglia, Lavinia Liuti hanno partecipato
alla loro Messa di prima Comunione, domenica 10 maggio, nella chiesa parrocchiale di
Santa Maria del Piano a Jesi. Nella foto ricordo i bambini con il parroco don Giovanni
Rossi e i catechisti Lorenza Gianfranceschi e
Stefano Pellegrini.
il campo estivo Del gruppo sangimartirippo
“Storia di un rapimento”
La Cresima a Santa Maria Nuova
L’ultimo atto di un cammino che in
questi otto mesi invernali ha unito
i ragazzi del gruppo Giovanissimi
di Azione Cattolica “SanGiuMartirIppo”, nato dalla collaborazione
fra le parrocchie di San Giuseppe,
San Pietro Martire e San Giovanni
Battista, è il campo estivo. Un momento utile per staccare la spina
dalla solita routine della città, per
ricaricare lo spirito vivendo cinque
giorni immersi nella natura.
Così da martedì 28 luglio fino a
domenica 2 agosto, i partecipanti
al campo si recheranno ad Altino
di Montemonaco, in provincia di
Ascoli Piceno, a 1.100 metri, per
ritemprare il corpo grazie alle lunghe passeggiate previste ma anche
per indagare sulla “storia di un rapimento”. È infatti, questo il tema
scelto dagli educatori e dall’assistente don Giuliano Fiorentini, che
aiuteranno i ragazzi – tutti di età
compresa tra i quindici ed i diciotto
anni – a scoprire la vita e le opere
di un personaggio “rapito da Cristo”.
Nella foto un momento del campo
dello scorso anno.
Giuseppe Papadia
Radio Duomo
Senigallia in Blu
(106,7 o 95,2 Mhz)
Mirco Caputa, Matteo Civerchia, Sofia Galli, Cristian Gagliardi, Sofia Iencinella, Jacopo Marchegiani, Federica Mazzieri, Sara Moreschi, Maurizio
Olimpio, Mattia Pesaresi, Andrea Picchietti, Chiara
Pierandrei, Giulia Polzoni, Giulia Quercetti, Sara
Romagnoli, Alessio Rosolani, Simone Saltamartini,
Luca Santoni, Thomas Scuppa, Natascia Trombettoni, Valentina Valori, Andrea Viscio e Valentina
Zuccari hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione dal vescovo Gerardo Rocconi nel corso
della celebrazione che si è svolta nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate domenica 19 aprile.
A questi giovani l’augurio di sperimentare ogni
giorno la tenerezza di Dio e di essere testimoni del
suo Amore.
Foto Giaccaglini, Jesi
Tutte le mattine alle ore 7,20
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
10
26 luglio 2009
Cultura e società
Nei sotterranei della scuola “Federico II” un reperto unico al mondo
Resti di pavimentazione romana di straordinaria fattura
I resti di due pavimentazioni romane rarissime, testimonianza
unica nella loro fattura straordinaria, sono stati la meta del percorso improvvisato nei sotterranei
dell’edificio scolastico “Federico
II” dai volontari del circolo Azzaruolo di Jesi, in collaborazione con
i volontari della Protezione civile
di Monsano e Jesi, e dei Vigili del
Fuoco.
bene che richiederà circa dodicimila euro e prevederà un impianto di aereazione, un percorso di
sicurezza, un adeguato impianto
di illuminazione. E a chiedere l’autorizzazione della Sovrintendenza.
Intanto abbiamo provveduto ad
aprirlo al pubblico con l’aiuto dei
volontari con cui abbiamo costruito una scala a chiocciola per scendere in sicurezza; e delimitato un
percorso, come poi dovrebbe avvenire nel progetto.”
cedenti consigliarono di intervenire preventivamente dal momento
che tutta l’area del Campo Boario
cominciava a rivelarsi di un certo
interesse archeologico. Così, con
un finanziamento del Comune di
Jesi, la Sovrintendenza eseguì per
diversi mesi - durante l’estate del
’77 e poi successivamente ancora
a completamento nel ’79, prima di
costruire il terzo lotto che era poi
la palestra della scuola - un’indagine su tutta l’area. Quindi si passò
a decidere che cosa valesse la pena
conservare tra i ritrovamenti che
erano stati fatti e che si erano rivelati interessanti per la storia della
città.
Ai numerosi visitatori intervenuti
all’iniziativa, promossa venerdì 17
nell’ambito della festa del Cam- Dopo l’intervento del presidente
po Boario, il presidente dell’asso- del circolo, l’interesse dei visitatori
ciazione ambientalista, Vincenzo è stato catturato dalla coinvolgente
Russo, ha raccontato di essere sta- relazione della dott.ssa Luisa Brecto informato della presenza, nella ciaroli - archeologa inizialmente
scuola, di un bene culturale così presso la Sovrintendenza di An- L’officina per ceramiche
importante dalla prof.ssa Maria cona, e poi per trent’anni presso “Durante l’indagine furono rinGiovanna Bacci, durante un mo- quella di Torino – che ha racconta- venuti i resti di una prima fase di edificio erano mal conservati permento di formazione ambientale to di aver compiuto proprio a Jesi, occupazione dell’area da alcuni ché erano stati devastati fino alle
per gli insegnanti delle scuole di in questa circostanza, una delle impianti di officina per ceramiche fondamenta da precedenti lavori
Jesi. “Quando l’ho saputo, ho chie- sue prime esperienze professionali fini da mensa nell’epoca dell’età re- agricoli. Quest’area, in effetti, già
sto subito di vederlo. Mi è stata di scavo.
pubblicana, tra gli ultimi decenni prima dell’Alto Medio Evo, era staaperta la porta del ripostiglio de- “Si trattava appunto di uno
ta ridotta a colture agrigli attrezzi: c’era una botola. Sono scavo archeologico precole per cui i resti murari
sceso con una scala a pioli. Alla ventivo in vista dell’amerano stati smantellati e
luce di una torcia ho potuto con- pliamento della scuola, del
il materiale era stato amstatare che si trattava di qualcosa secondo lotto della scuola.
piamente impiegato nella
di inestimabile valore.” ha spiegato Infatti, nel 1971, quando
costruzione delle chiesine
il presidente.
era stato edificato il lotto
alto medievali, tipo la San
“Sempre grazie alla professoressa, originario, erano emerSavino, che nel frattempo
è stato possibile risalire all’archeo- si del tutto fortuitamente,
sorgevano in quest’area
loga dott.ssa Luisa Brecciaroli che durante il lavoro degli scaperiferica della città. Abper prima, quando è stata scoper- vatori, i resti di una pavibiamo anche ritrovato
ta la pavimentazione, ha redatto mentazione in mattonelle
che si sovrapponevano,
un opuscolo dettagliato, preciso, di cotto chiaramente di
soprattutto a questo edicorredato da relazione storica e ar- età romana. Essa era stata
ficio residenziale, tomcheologica del bene.”
già danneggiata dai lavori
be legate all’impianto, in
agricoli nel corso del Mequesta zona, delle prime
“Subito l’abbiamo messa in con- dioevo e dell’Età Moderna,
chiese paleocristiane.
tatto con i nostri tecnici volontari e poi dagli stessi scavi. Con
La pavimentazione appar- ha continuato Russo : Francesco l’intervento della Sovrintiene al settore più orienRomagnoli, studente universitario tendenza, i due pavimentale di questo edificio redi Architettura, e il nostro geome- ti - o meglio quello che ne
sidenziale di età imperiale,
tra Lorenzo Bedetti, perché realiz- restava - vennero ripuliti.
augustea, probabilmente
zassero anche un dvd che permet- Successivamente, nel proabbandonato anche nel
tesse ai cittadini – e soprattutto getto di edificazione della
giro di molto tempo e poi
agli studenti - la fruizione, sia pure scuola, si concordò con il Comune del III secolo a.C. e della fine del I trasformato in due ambienti resivirtuale, di questo bene che rap- di Jesi di salvaguardarli in modo secolo a. C. Un lunghissimo perio- denziali, cioè adibiti alla vita dopresenta la storia di Jesi di duemila da poterli rendere prima possibile do, quasi due secoli, che rappre- mestica, ma non di servizio. Proe cento anni fa. L’opportunità di un – in base alle disponibilità finanzia- senta proprio la fase più antica di babilmente era la sala da pranzo
finanziamento da parte della Fon- rie - comunque visitabili. Quando sviluppo della colonia Aesis.
della famiglia.
dazione Cassa di Risparmio di Jesi il Comune, nel ’77, presentò alla Si trattava, rispetto alla città ro- Questi due pavimenti di Jesi sono
ci ha spinti a preparare un proget- Sovrintendenza il progetto di am- mana, di una zona alla periferia significativi per la grande rilevanto di restauro e fruizione di questo pliamento della scuola, i fatti pre- orientale, nella campagna, pro- za che acquista il colore, la tonababilmente adiacente ad un asse lità dell’argilla che, con l’aggiunta
viario importante (il Decumano probabilmente di un pigmento coMassimo e il Cardine Massimo lorato di origine minerale dava al
della colonia), che attraverso Aesis disegno non solo un effetto di covenendo da Roma, si dirigeva verso lorazione, di policromia, ma anche,
la costa dell’Esino. Pensiamo che nella combinazione delle diverse
l’impianto di questa grande offici- forme di mattonelle, un effetto
na si estendesse addirittura fino al prospettico nei motivi geometrici.”
torrente Granita, con delle fornacette che servivano per la cottura “Il pavimento del vano A condelle ceramiche e che, dopo il ri- serva per intero quasi tutto il lato
trovamento, sono state conservate nord-ovest, mentre ampie lacune
con la speranza, un giorno, di in- interessano gli altri lati. La ricoserirle in un itinerario sotterraneo.” struzione dello schema decorativo
ha consentito di ricavare le possiI pavimenti
bili dimensioni originarie, pari a
“I pavimenti, invece, appartengono circa m 5,50 x m 3,80 di una paad un grande edificio residenzia- vimentazione costituita da un
le, una dimora signorile, che nel tappeto principale composto da
I secolo a. C. piuttosto avanzato mattonelle esagonali, delimitato
venne a insediarsi sull’area che da una larga fascia perimetrale di
nel frattempo l’attività artigianale mattonelle quadrate, affiancate a
aveva abbandonato spostandosi in formare almeno undici file paralaltra zona. I resti murari di questo lele. Le tonalità del cotto, varian-
Jesi, Interporto: a breve la stazione
Nasce l’intermodalità
Il 15 luglio, come da cronoprogram- sponsabile Unico del Procedimento
ma, Rete Ferroviaria Italiana ha ing. Paolo Manarini e la struttura
provveduto all’attivazione del rac- interna diretta dall’ing. Manuela
cordo in linea del terminal contai- Marconi per l’impegno e il rispetto
ner di Interporto Marche spa, i cui delle scadenze concordate. “Da oggi
lavori si erano conclusi a fine giugno - ha detto il presidente riferendosi
scorso. Il presidente Roberto Pesa- all’attivazione del raccordo - è posresi nel corso di una breve cerimo- sibile incominciare a parlare senia, ha ringraziato RFI, il Consorzio riamente di trasporto intermodale
stabile ITACA scarl esecutore dei nelle Marche, concentrando i traffilavori, la Direzione lavori, il Re- ci e garantendo agli operatori e alle
imprese un ulteriore ed importante
elemento di competitività. Diventano poi realistiche le integrazioni
gestionali tra porto e interporto
- ha aggiunto Pesaresi – per le quali siamo pronti a confrontarci con
l’Autorità Portuale di Ancona. “Nei
prossimi mesi ci impegneremo per
l’avvio operativo del terminal container e per la realizzazione della
stazione-interporto.”
ti dal rosso mattone al marrone
chiaro al giallognolo, determinano un gradevole effetto cromatico.
Il pavimento del vano B, adiacente al precedente sul lato sudest, doveva misurare circa m 5,50
x m 3,40. Risulta lacunoso su tutti
i lati e si impone all’attenzione per
la singolarità della decorazione.
Il tappeto principale si compone
di una serie di schemi decorativi
che si sviluppano su fasce concentriche a partire da un rettangolo
centrale; questo è disegnato da
mattonelle quadrate (cm 6 di lato),
disposte su tre file concentriche
di colore alternativamente rosso
e marrone chiaro, attorno ad una
figura centrale di mattonelle più
piccole (cm 4 x 4); il rettangolo
così ottenuto è incorniciato da
una fila di losanghe e di triangoli
inseriti negli spazi di risulta. Attorno a questa sorta di emblema
si sviluppa una fascia di mattonelle a losanga, accostate in diagonale su file parallele in modo da formare nastri di zig-zag, che creano
effetto prospettico grazie al gioco
cromatico del cotto.
Questo è sfruttato, con maggiore
sistematicità, nella fascia successiva, decorata con motivo di cubi
in prospettiva, disposti su quattro ranghi, ottenuti con l’accostamento di tre losanghe di tonalità
diversa, che determinano l’effetto
prospettico. Completa il tappeto
la cornice esterna, realizzata con
mattonelle quadrate allineate; qui
le diverse sfumature di cotto determinano il suggestivo effetto a
scacchiera. Infine, il gradino arrotondato, collocato sul lato breve
sud ovest, è rivestito più semplicemente con quadrelli di cm 2 di
lato, mentre altri quadrelli di cm
4 di lato si rilevano nel lacerto di
pavimento conservato alla quota
inferiore
La relativa complessità di questo
pavimento, per il quale non si sono
reperiti confronti, denota una sperimentata abilità e notevole familiarità con l’uso del cotto; di questo
vengono sfruttate tutte le potenzialità di resa cromatica, con risultati persino superiori a quelli dei
pregiati pavimenti in opus sectile.”
Fotoservizio Paola Cocola
Vallesina
26 luglio 2009
11
Successo per la seconda edizione di Equa la festa: centinaia di persone hanno partecipato alle varie iniziative proposte
Villa Borgognoni fa il pieno con “Meglio attivi che radioattivi”
P
er la seconda edizione di Equa
la festa “Meglio attivi che radioattivi”, Villa Borgognoni ha
ospitato per tre giorni - 2, 3 e 4
luglio - incontri, dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, mostre,
laboratori, trattamenti benessere,
oltre agli stands delle associazioni di volontaria­to e quelli gastronomici. Centinaia sono state le
persone che hanno mostrato di
ap­prezzare le varie iniziative promosse.
Consuelo Paris è stata l’animatrice e coordinatrice dell’evento
organizzato dal Cecovb (sigla del
coordinamento di associazio­ni
nato con la prima edizione, e che
significa: Coordinamento Eventi
Culturali Ostello Villa Borgognoni), in collaborazione con l’Associazione turistica Pro Jesi, la Rees
Marche (Rete di economia etica e
solidale delle Marche), Emergency (gruppo di Jesi) e Legambiente
(Circolo Az­zaruolo).
La bel­lissima villa, di proprietà comunale, attualmente è un
Ostello e tale resterà, come ha
dichiarato il sindaco Fabiano
Belcecchi, all’apertura della festa,
smentendo ipotesi di privatizzazioni. Ospita per tutto l’anno persone che per turismo o per lavoro
vengono a Jesi, e che in questo
modo possono usufruire di una
struttura molto bella ma anche
particolarmente economica. È
affi­data in gestione alla cooperativa sociale Zanzibar di Ancona,
che favorisce l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
La stessa cooperati­va è aperta e
disponibile a colla­borare con il
Coordinamento aprendo la villa a
tutta la città per farne un centro
di incontro, di scambio, di ospitalità; uno spazio per incontri, dibattiti, eventi culturali, feste.
Obiettivi della manifestazione
sono stati, anche quest’anno, quelli
di far conoscere le tante associazioni di volontariato del Territorio, o quelle realtà che operano
in campo economico con sensibilità e rispetto per le persone e
per la natura, coerenti con l’idea
di un’economia sostenibile per il
nostro pianeta; approfondire la
conoscenza tra le associazioni del
Territorio, incluse le comunità di
stranie­ri; sensibilizzare il pubblico sui temi del volontariato e
dell’impegno sociale in modo da
sviluppare l’associazionismo locale; promuovere l’economia solidale
a livello territoriale con il supporto
della Rete di Economia Etica e So-
lidale delle Marche. In poche parole, far arrivare il messaggio che “c’è
un mondo diverso da quello che ci
vogliono imporre a forza con un
lavaggio del cervello mediatico.”
spiega appassionatamente Consuelo. “Un mondo che non è mosso dal profitto, o solo dal profitto,
e dall’indi­vidualismo, ma che crede nella solidarietà, nell’equità,
nella giustizia, nella legalità, nella
convivenza pacifica, nella dife­
sa dei diritti di tutti, nel rispetto
dell’ambiente. E poi nell’im­pegno
civile, nel partecipare, nel condividere le scelte po­litiche - cioè
che riguardano tutti - che cadono
troppo spes­so dall’alto sulla testa
dei cittadini. E infine nella relazione, nello stare insieme condividendo valori e progetti.”
Conclude soddisfatta: “Contribuire a una maggiore consapevo­
lezza e responsabilità nel consumo, nell’utilizzo dell’acqua
pubblica, nella raccolta differenziata, nel riuso, nella mobili­tà
urbana, nella sensibilità per l’ambiente…insomma, in tutte quelle
piccole e grandi scelte quotidiane
che, se fatte con coscienza, possono contribuire a migliorare il
mondo è appunto il motore comune a tanta collaborazione.”
Fotoservizio Paola Cocola
Pianello Vallesina: raduno auto e moto d’epoca
E
“…E ben ci sta”
Trattori antichi
cco alcune foto, altre le invio di seguito, della festa estiva dei soci CJMAE, che quest’anno ha visto come
ritrovo la stupenda Villa Salvati in comune di Monte Roberto. In collaborazione con l’associazione Mille Luci...
ed Altro si è dato vita, nel pomeriggio di sabato 18 luglio, ad un raduno
di auto e moto d’epoca che insieme a
trattori d’epoca hanno fatto da cornice alla villa settecentesca aperta ad un
folto pubblico. La carovana è poi par-
tita per i Castelli sino
a raggiungere Cupramontana, dove i partecipanti sono stati ospiti
della Colonnara presso la propria cantina e dopo un gradito
rinfresco di nuovo sui
mezzi per scendere a
Moie via Scisciano per
raggiungere il ristorante Ponte Magno
dove si è consumata la conviviale con
Agosto in musica
L
a Banda G.B. Pergolesi città di Jesi invita
i cittadini nel mese di agosto a due serate
di musica. L’8 agosto alle ore 21 in Piazza
della Repubblica, con il regista e attore Davide Riondino, la banda diretta dal M° Andrea
Greganti partecipa al musical di Fabrizio De
Andrè “La bella Addormentata” insieme alla
corale di Città di Castello accompagna l’attore
Riondino in un tributo al grande compositore
e musicista D’Andrè scomparso da pochi anni.
Il 22 agosto alle ore 21 nella Piazza delle
Monnighette la Big Band della Banda Musicale G. B. Pergolesi diretta dal M° Massimo
Morganti con 22 musicisti jazz, animerà una
serata in cui si esibiranno in gruppo e in singolo in brani famosi di jazzisti contemporanei. La formazione, nata da un anno, ha già
debuttato il 5 gennaio scorso al Teatro Valeria
Moriconi riscuotendo un notevole successo,
composta da maestri di conservatorio che si
sono specializzati nella musica jazz suonando
in diverse composizioni sia nazionali che internazionali.
Il Presidente della Banda Musicale
G. B. Pergolesi città di Jesi
Remo Uncini
musica e balli che hanno concluso
l’incontro. Diario della Bolivia - terza parte
di Giorgia Barboni
P
ur non essendolo ufficialmente, La Paz è
considerata da tutti come
la capitale della Bolivia. La
vera capitale è Sucre, ma
la sede del governo, così
come tutti gli uffici amministrativi, di fatto si trovano qui. Attualmente circa
800 mila persone vivono a
La Paz. Salendo da downtown su fino all’aeroporto
si arriva a El Alto, città satellite che ospita più di un
milione di persone, e che
contribuisce dunque, con
La Paz, a creare il nucleo
abitativo più popoloso
dell’intera Bolivia.
Viaggiare da La Paz a
El Alto è sicuramente
un’esperienza insolita; pochissime persone a La Paz
dispongono di una propria macchina, e dunque
si affidano ai migliaia di
furgoncini che di continuo
fanno la spola tra le due
città, come degli autobus
di linea, ma privati, dal
costo di 6 bolivianos (circa 70 centesimi di euro) a
tratta, e che ospitano circa
una decina di persone.
Essere proprietario di uno
di questi furgoncini significa possedere una propria
attività imprenditoriale:
oltre al guidatore, infatti, in ogni furgone c’è una
persona che, costantemente affacciata al finestrino,
urla all’esterno la direzione del veicolo, s’incarica
di raccogliere i soldi tra i
passeggeri, fa sistemare
persone e bagagli. Spesso
questo ruolo appartiene a
una donna, che ancora più
spesso è la moglie del guidatore.
Le regole della strada sono
affidate al comune buon
senso: le strisce pedonali sono molto rare, così
come le strisce in mezzo
alla carreggiata o il rispetto costante dei semafori.
Ma tutto ciò contribuisce
a creare un clima di allegro disordine, e in un certo senso di profonda uguaglianza sociale. Sebbene le
classi più ricche tendano a
usare i normali taxi (le tariffe sono anche in questo
caso talmente convenienti
da rendere l’uso dell’auto
privata assai più costoso),
questi furgoncini sono
utilizzati da tutti: piccoli
venditori, studenti, impiegati, anziani.
Tutti, allo stesso modo, si
sporgono al ciglio della
strada quando sentono
urlare dalla persona affacciata al finestrino la direzione in cui desiderano
andare, salgono di corsa,
si sistemano al proprio
posto e pagano il proprio
tragitto, per poi di nuovo
scendere al volo e rituffarsi nelle urla e negli odori
della città.
volte c’è da meravigliarsi che intorno ad una
questione, nemmeno di trascendentale difficoltà, si accendano tante polemiche e
si valutino le più fantasiose
soluzioni senza giungere a
quella apparentemente più
logica. Dicono che sia un
difetto tipico di noi italiani
cimentarsi in cavillose discussioni senza approdare
a niente. Non ci si lamenti però se chi ha idee più
chiare o più semplicemente
ragionevoli prende poi volentieri in giro la nostra inconcludente retorica.
La considerazione può adattarsi anche a fatti di casa nostra; ad esempio ad una questione intorno alla quale da
anni si sono dibattute, e ancora si stanno dibattendo, le
più disparate opinioni. Forse qualcuno ha indovinato:
si tratta della sistemazione,
ahimè non ancora definitiva, della statua di Federico
II. Molte le ipotesi scartate:
nella piazza intitolata all’imperatore non c’è più il posto
che gli spetterebbe, ormai
occupato dalla fontana dei
leoni; ai giardini pubblici,
in piazza Pergolesi, davanti
al teatro o al Liceo Scientifico o alla stazione ferroviaria nemmeno va bene:
sono luoghi troppo lontani
da quello in cui Federico II
è nato; ancora di più lo è la
Zipa, sulla cui candidatura
qualcuno pure aveva contato. Del resto lasciare la
statua dove è ora, cioè fuori
dalle mura e in castigo dietro l’angolo, non è accettabile. Si degrada così l’augusto
imperatore a semplice sentinella. Via, non se lo merita proprio. Nei quattro
continenti hanno dedicato
monumenti e piazze anche
a dei ‘Carneade’ e noi non
sappiamo dove collocare lo
‘Stupor mundi’? Faremmo
di sicuro una figura barbina
con la storia, con la cultura
e persino con il buon senso.
Eppure una soluzione ragionevole c’è e sotto gli occhi
di tutti. Meraviglia sinceramente che nessuno fino ad
oggi l’abbia proposta perché
sarebbe di facilissima attuazione. Chissà perché fra
tanti suggerimenti non si è
pensato a piazza Colocci, al
centro della quale, di fronte
al Palazzo della Signoria che
è pure simbolo della città,
la statua potrebbe essere davvero
degnamente collocata. E’ ipotizzabile che qualcuno alzerà gli
scudi. E i posteggi? Non devono
essere soppressi!
Spostarne qualcuno dal centro
della piazza per
trasferirlo nella
vicinissima piazza
Federico II che, è augurabile, non in tempi biblici verrà
ristrutturata, non sarebbe
però difficile. La collocazione, obietterà qualche altro,
non corrisponderebbe tuttavia al luogo preciso in cui
l’Imperatore è nato. Siamo
logici: chi può dire in realtà
quale fosse questo esattamente? Nessuno vi ha collocato paletti o recinzioni
o frecce indicatrici. Certo
è che la piazza dove il fatto
avvenne era allora di più e
diversamente estesa rispetto
ad oggi.
Attiviamo allora un po’ la
fantasia. Proviamo ad immaginare come più degnamente rappresentativo apparirebbe il cuore del centro
storico: con quale soddisfazione anche potrebbero
scattare foto in una splendida cornice quei visitatori
che oggi si guardano intorno disorientati e sconcertati,
se non pure scandalizzati,
mentre cercano di rintracciare le orme del grande Federico e di ritrovarne le memorie nella sua città natale.
Augusta Franco Cardinali
SPIGOLANDO
Banda musicale Pergolesi, città di Jesi
A
1923
12
Jesi
26 luglio 2009
jesi, piazza Della repubblica 31 luglio
confartigianato: alternanza scuola – lavoro
balli musica e canti
“S
eminando a Luna
Piena” sarà il primo
incontro internazionale
etnico folk che si terrà a
Jesi, in piazza della Repubblica, il 31 luglio alle
ore 21,30. Organizzato
nell’ambito di JesiEstate
dal gruppo folk Colle del
Verdicchio di Staffolo, su
ideazione e con la direzione artistica di Luciana Zanetti, tale incontro sarà l’occasione per
assistere all’esibizione
di altri gruppi folclorici
come la Creative Cultural Academy, proveniente dall’India, la Company
Matambu, proveniente
dalla Costarica e di un
gruppo di Ortensia di
Ortezzano, della provincia di Ascoli Piceno.
Filo conduttore della
manifestazione è la luna,
sotto la quale si uniscono
tutti i popoli del mondo
e sotto cui si semina in
ogni luogo della terra
per soddisfare il bisogno
primario di ciascuno, ossia sostentarsi.
L’intento dello spettacolo
non è solo quello di fare
una rappresentazione di
balli, musiche e canti, ma
immergere lo spettatore
nei paesaggi, nelle bellezze
artistiche, e nei momenti
salienti di vita quotidiana
dei paesi di provenienza
dei gruppi che si esibiscono, avvalendosi di foto che
saranno proiettate sul palco. La mostra fotografica
“Salterellando. Salti e giri
per il mondo”, che sarà allestita a Palazzo dei Convegni dal 27 luglio (giorno
dell’inaugurazione alle ore
19) al 2 agosto, a cura di Luciana Zanetti e dell’architetto Riccardo Bucci, vuole
rafforzare l’obiettivo dello
spettacolo.
Le foto, oltre a ripercorrere
le tappe salienti delle attività del gruppo “Colle del
S
P
P
iamo in America durante la fine degli anni 20.
E’ il periodo della crisi e del
proibizionismo.
C’e voglia di rinnovamento
e tranquillità. Tali bisogni
si sentono anche in campo
musicale.
Le orchestrine New Orleans
e Dixieland non soddisfano
più il pubblico.
I locali di Kansas City e New
York decidono allora di affidarsi a musicisti giovani
con nuove idee. A Kansas
City nasce la stella di Count
Basie mentre a New York
è Duke Ellington ad avere
popolarità. Nasce un nuovo
genere: lo swing.
Lo swing di Kansas City è
segnato da una totale influenza del blues mentre
quello di New York strizza
l’occhio alla musica sinfonica. Nello swing si assiste ad
una maggiore importanza
della sezione ritmica, generalmente composta da chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria.
Il vantaggio dello swing è
che può essere eseguito sia
da big band che da gruppi formati da tre, quattro o
cinque persone.
Dopo i primi successi neri,
lo swing diviene fonte di
Dai banchi all’officina
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2
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Jesi
Piazza della Repubblica
31 Luglio ore 21.30
esibizione dei GRUPPI FOLCLORICI
INDIA: creative Cultural Academy
COSTARICA: Company Matambu
ITALIA: Ortensia di Ortezzano (AP)
Mini Gruppo
Colle del Verdicchio - Staffolo
ideazione
e direzione artistica
di Luciana Zanetti
Mostra
Fotografica
Palazzo dei
Convegni
dal 27 Luglio
al 2 Agosto
Salterellando
Salti & Giri
per il Mondo
COMUNE
DI JESI
Verdicchio”, dei gruppi folk
che ha ospitato o che ha incontrato durante le tournèe,
costituiscono per i visitatori un percorso in cui si ritraggono i lavori nei campi
Seminando
a luna piena
Bisogna sempre
seminare
che si tratti di terra, di
pensieri, di parole.
Seminare – ricevere –
consegnare
Ci sarà sempre
Una sera…
Una luna piena…
Una piazza…
SWING
guadagno per i musicisti
bianchi i quali riescono a
farlo divenire genere di successo radiofonico portarndo
il jazz ad Hollywood.
Tra gli anni 1935 e 1946 lo
swing delle big band diviene
il genere più popolare degli
Stati Uniti: oltre ad Ellington e Basie altri musicisti e
bandleader come Fletcher
Henderson, Benny Goodman, Jimmy Dorsey, Tommy
Dorsey, Glenn Miller, Woody Herman e Artie Shaw furono i protagonisti di questo
periodo.
Anche in Italia su questa
scia Alberto Rabagliati e il
Trio Lescano danno vita allo
swing italiano.
Poco dopo, ancora in pieno
periodo fascista, Natalino
COMUNITÁ MONTANA
DELL’ESINO FRASASSI
VIVERE LE MARCHE
L’ITALIA IN UNA REGIONE
di Staffolo, nel periodo che
va dal 1930 al 1960: si potrà
dunque ammirare un contesto storico-sociale ormai
del tutto dimenticato.
Federico Catani
Un bosco…
Un campo…
Due occhi al cielo…
Le mani tese…
Un gesto largo…
Un abbraccio…
E poi la terra…
E poi l’attesa
E poi uniti.
… E’ festa ….
Luciana Zanetti
Otto ed Ernesto Bonino, direttori d’orchestra dell’EIAR,
portano avanti il genere
nonostante le avversità del
regime alla musica afroamericana. Altri nomi di
successo del periodo sono
Pippo Barzizza, Cinico Angelini, Tito Petralia, Giorgio Ferrari, Piero Piccioni e
Nunzio Rotondo.
Più tardi è Fred Buscaglione
ad ispirarsi allo swing americano con le sue innovative canzoni. Ed in tempi più
recenti, Sergio Caputo si fa
apprezzare per i suoi primi
album swing.
Ma con la fine degli anni 40
ed il declino della cosiddetta “era delle big band americane” lo swing inizia la sua
fine. La chiusura delle immense sale da ballo, che costituivano i datori di lavoro
più affidabili per le orchestre,
è la causa maggiore. Dopo la
guerra molte sale non riaprono, e le poche rimaste si
dedicano ad altri tipi di musica da ballo. Comincia l’era
del rock. Lo swing ed il jazz
ora vengono riproposti solo
in club di ridotte dimensioni. Ma con il vigore e l’efficacia degli inizi.
Riccardo Manieri
[email protected]
A
scuola nelle carrozzerie
e nelle officine. Il progetto di alternanza scuola
– lavoro, realizzato in collaborazione con la Confartigianato, ha coinvolto la
classi II, III, IV e V dell’Ipsia
Pieralisi di Jesi per un totale di 60 ragazzi. Il progetto
ha valorizzato gli aspetti
cognitivi e sociali dell’apprendimento in ambito scolastico e lavorativo e ha arricchito di nuove esperienze
la formazione di ciascun
studente partecipante. Alla
realizzazione dell’iniziativa
dell’Ipsia e Confartigianato,
coordinato dal prof. Pietro
Nocella, hanno collaborato
diverse aziende che hanno
fornito non solo ambienti di
apprendimento per gli stage
ma anche personale esperto
che ha seguito i ragazzi per
il tutoraggio nei tirocini e
per lezioni frontali in aula
oltre che sul posto di lavoro.
Le aziende interessate sono
state: carrozzeria Morichelli di Jesi, Lanari e Santilli di
Ancona, Paoloni di Serra De
Conti, Europa di Marzocca. Per ciò che concerne il
settore riparazione auto, le
aziende che hanno collaborato al progetto sono state:
Star – diesel di Jesi, Esina
Autoattrezzature di Jesi e
Fiat Frulla. Le attività di stage sono state effettuate dagli
studenti presso le carrozzerie e nelle officine di riparazione auto del territorio.
la foto
ricordo
Nella foto ricordo il
gruppo dei partecipanti
al soggiorno estivo
organizzato, come
ogni anno dal comune
di Jesi per mezzo
dell’Istituzione
Centro Servizi Sociali,
a Montecatini da
domenica 14 giugno a
domenica 28 giugno.
jesi: Associazione di Protezione Civile, Nucleo Volontariato CB OM
Grande partecipazione al corso
G
rande interesse suscita nella popolazione la Protezione Civile, soprattutto
dopo aver conosciuto meglio l’importanza
dei diversi gruppi comunali che si dedicano
al proprio territorio e che, con generosità, si
sono messi a disposizione delle popolazioni
colpite dal terremoto in Abruzzo.
Lo scorso 30 giugno si è chiuso il corso di
base per operatori della protezione Civile
organizzato dal Nucleo Volontariato CB OM
di Jesi con la consegna dei diplomi ai partecipanti. Il corso ha avuto un grande successo di partecipazione non solo da parte di associazioni della protezione civile, ma anche
di cittadini non iscritti a nessuna associazione. Durante lo svolgimento del corso sono
stati affrontati i seguenti argomenti: fenomeni naturali caratteristici del nostro territorio
(frane, alluvioni, terremoti); la pianificazione
comunale di emergenza; il sistema regionale
di protezione civile e il ruolo del volontariato; la logistica in emergenza; radiocomunicazioni in emergenza; utilizzo delle
radio in emergenza come e perché
(con simulazione di una esercitazione); nozioni di cartografia: il territorio rappresentato sulla carta; i sistemi di riferimento in cartografia; uso
del GPS e dei navigatori satellitari
(con simulazione di ricerca di persone disperse in montagna); servizio
sanitario in emergenza: la catena del
soccorso; il ruolo dei vigili del fuoco
nel sistema di protezione civili.
Nell’ultima lezione, oltre alla valutazione finale in gruppi e alla raccolta
delle disponibilità, il Nucleo Volon-
DAL 1923
tariato CB OM ha trasmesso un video dove
venivano proiettate le esperienze di protezione civile dalla nascita del gruppo fino al
terremoto in Abruzzo.
I partecipanti hanno manifestato grande interesse su tutte le tematiche trattate nel corso.
I responsabili dell’associazione ringraziano
i partecipanti e i docenti, l’Amministrazione
Comunale e in particolar modo l’assessore
alla Protezione Civile Stefano Tonelli, il presidente della Circoscrizione Jesi Ovest dott.
Alessandro Viventi che ha concesso l’uso
gratuito della sala, il personale di servizio
per aver tenuto aperta la sede della circoscrizione per la durata del corso. Infine un
grazie alla direzione di Jesi e la Sua Valle per
aver gratuitamente donato oltre 100 copie
del numero dieci della rivista in cui stato
pubblicato un articolo sulla Protezione Civile impegnata nelle operazioni relative al
recente terremoto in Abruzzo.
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
13
In dialogo
Opinioni
a confronto
L’aeroporto ...per aria?
Giovedì scorso vado a Roma andata e ritorno partendo dall’aeroporto di Falconara. Leggo sul
Corriere Adriatico che le perdite
di esercizio dello stesso stanno
“diminuendo” (ma l’aeroporto
è pur sempre in perdita!) dopo
anni di profondo rosso. Da marchigiano me ne rallegro. Il volo
parte alle 6,45. I controlli di sicurezza ritardano, in quanto, mi
spiegano, occorrono 4 persone
e una è impegnata al controllo
bagagli. Coda a serpentone nella hall. Corsa, poi, agli imbarchi.
Poco male se nell’attesa l’aria
condizionata dell’aeroporto fosse
stata in funzione. Giornata molto afosa e già alle 6 di mattina è
estremamente caldo e umido,
date le facciate a vetrata dell’aeroporto. Clima da aeroporto tropicale africano. Rientro la sera
alle 22.30 da Roma. Sempre aria
condizionata non funzionante. Clima interno all’aeroporto
incandescente e con umidità da
serra di campagna. Ritiro l’auto
pagando alla cassa. La persona
prima di me fa presente al cassiere che il tesserino magnetico
di uscita non funziona e che la
prima mezz’ora sarebbe dovuta
essere gratis. Il cassiere gli dice
di “non rompere … che lui lavora
e non c’entra con i tesserini”. Poi
lo apostrofa chiedendogli se fosse
venuto dalla Toscana a “rompere”
a Falconara. Il cliente dice di essere umbro. Il cassiere prosegue
dicendogli di andare ad atterrare
a Perugia, la prossima volta. Infine, lo saluta con un bel “torna a
casa, se ci arrivi”. Rivolto a me, in
coda dopo il cliente che ha subito tale trattamento, mi dice: “stia
tranquillo, mi incavolo in fretta,
ma adesso mi calmo”. Se continua
così l’aeroporto di Falconara non
prenderà il volo, ma sicuramente
andrà per aria.
Claudio Cacciamani
Pellegrinaggio Mater Domini
Un messaggio dell’associazione
Culturale Res Humanae e Circolo C. Ferrini a tutti i lettori
di Voce della Vallesina
Carissimi amici ed amiche,
nell’ottobre del 2008 abbiamo
celebrato la festa per San Gerardo Maiella, il giorno 17, con la
Santa Messa celebrata da Mons.
Vescovo in Cattedrale e con una
conferenza al teatro del Museo
Diocesano, dove ha parlato l’ins.
Jole Ciarmatori che ci ha fatto
conoscere la figura del santo giovane. Quest’ anno ci viene suggerito di organizzare per i giorni
19 e 20 ottobre un pellegrinaggio
al santuario di Materdomini, nel
comune di Caposele, in provincia
di Avellino, dove si venera il corpo di San Gerardo Maiella. Tale
proposta, che è stata accolta con
entusiasmo da molti, la comunichiamo volentieri a tutti, perché
pensiamo che sia una idea magnifica e facile da realizzare.
Ecco qualche primo dato tec-
nico:
Il percorso di circa 600 km (Jesi
Materdomini) richiede un viaggio di almeno due giorni, e dato
che nei pressi di Materdomini, si
trova Melfi, nella quale ci sono
ricordi importanti di Federico II
(castello, cattedrale, musei storici e diocesano e molte altre cose),
si pensa di farci una sosta.
Il pellegrinaggio potrebbe diventare così, anche gita, associando
all’aspetto devozionale quello
storico - artistico.
Da primi contatti presi con le
strutture recettive di Melti e di
Materdomini potremmo pensare
che la spesa complessiva possa
aggirarsi intorno ai 120/130 euro.
Ulteriori particolari saranno comunicati a tempo opportuno.
Per maggiori informazioni rivolgersi al diacono Randolfo
Frattesi, presidente di Res Humanae, tel. 0731 226749, tutte
le mattine o al dott. Bini Primo
Luigi presidente del circolo C.
Ferrini tel. 0731 209146
26 luglio 2009
Fonte Avellana: Giornate di spiritualità del Meic Marche
“L’uomo e il creato”
Il Meic, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, delle
Marche ha organizzato dal 3 al
5 luglio, tre giornate di spiritualità a Fonte Avellana dedicate a
“L’uomo e il creato”. In un lungo
ed articolato dibattito si sono
avvicendati uomini di cultura e
monaci, docenti universitari e
teologi: lo scienziato Carlo Cirotto, presidente nazionale del
Meic, l’assistente nazionale e
Rettore dell’Urbaniana don Cataldo Zuccaro, don Alessandro
Barban priore dell’Abbazia, la
biblista Rosanna Virgili, i filosofi
Luigi Alici e Enrico Peroli, don
Gabriele Miola docente di sacra
scrittura, il priore di Monte Giove don Salvatore Frigerio, il teologo Daniele Cogoni, il docente
urbinate Gastone Mosci, l’arcivescovo di Camerino Francesco
Giovanni Brugnaro. A questi
illustri ospiti è stato affidato il
compito di “guidare” gli incontri
in cui si sono articolati le giornate, organizzate da Mimmo Valenza, delegato del MEIC delle
Marche. a cui hanno partecipato
con contributi e comunicazioni,
i docenti universitari Nicola Teleman (matematico), Massimo
Sargolini (urbanista), Roberto
Esposti (economista), Marco
Moron (storico e presidente regionale delle Acli), e ancora, il
magistrato Vito D’Ambrosio, il
consigliere nazionale del MEIC
e dirigente industriale Luca Romanelli.
Circa sessanta i partecipanti,
provenienti da Ancona, Fermo,
Jesi, Senigallia, Pesaro, Urbino,
Fano, Foligno e Perugia. Gli incontri, caratterizzati da momenti di preghiera e di ascolto della
Parola (lectio divina) hanno
avuto come tema “teologico” la
relazione: Dio - uomo - creazione per l’approfondimento delle
grandi questioni dell’ambiente e
dell’ecosistema.
La Parola “ci” ricorda che la relazione dell’uomo con il creato
(meglio con la terra) è un elemento costitutivo dell’identità
umana: si tratta di una relazione
che nasce dal rapporto, più profondo, dell’uomo con Dio. All’uomo Dio affida la responsabilità
di tutto il creato, il compito di
tutelare l’armonia e lo sviluppo
(Genesi 1,26-30). Il peccato rompe l’armonia, porta la divisione
nelle relazioni tra uomo e uomo,
tra uomo e natura… Tutta la storia di Israele è pervasa dal desiderio di ristabilire quell’armonia
e quelle potenzialità di crescita
che il peccato ha compromesso: “la salvezza è compresa come
nuova creazione (Isaia)”. L’ingresso di Gesù Cristo nella storia ha
il suo culmine nella Pasqua; con
questo evento decisivo l’intera
creazione prende parte alla liberazione, pur nei gemiti delle doglie del parto (Rom. 8,19-23) in
attesa di dare alla luce un mondo nuovo “un nuovo cielo e una
nuova terra (Ap. 21,1)”. Allora al
vecchio mandato di “custodire la
terra” si accompagna quello più
decisivo di una consapevolezza
che i credenti devono avere che
in Cristo è avvenuta la riconciliazione dell’uomo e del mondo con
Dio, così che l’umanità tutta e il
creato, nell’amore divino, possano ritrovare la pace perduta.
Questa traccia è stata il fondamento per una riflessione
sull’impegno dei credenti, in un
tempo di crisi e di turbamento
per un futuro oscuro, alla conversione degli stili di vita, al governo del territorio con riguardo
alla tutela ambientale e del paesaggio, al necessario cambiamento dell’economia e dei consumi, all’attenzione al risparmio
delle risorse per una loro giusta
distribuzione planetaria, riconoscendo che i beni della terra
(non scarsi, purtroppo oggetto di
sprechi, ma molto ingiustamente
distribuiti) hanno una destinazione universale e che tutti hanno diritto di godimento (DSC).
A livello locale, la crisi imporrà
dure, forse salutari, conversioni
delle nostre economie locali e
profondi mutamenti sociali: la
terra, il territorio, il paesaggio, i
beni culturali, la storia dei nostri
centri, il giusto utilizzo delle risorse ambientali, la capacità di
innovare, di accogliere e di valorizzare intelligenze e saperi che
vengono da altre terre, potranno,
forse, diventare le grandi opportunità del nostro futuro. Occorre però lavorare su dimensioni
aperte, sgombre dalla nevrosi dei
tempi corti, pensare con generosità alle generazioni future.
Su questi temi, soprattutto su
quelli regionali, sono emersi
impegni concreti che si tradurranno in ulteriori appuntamenti
regionali: a settembre un seminario con studiosi e tecnici dei
temi ambientali e territoriali,
per una migliore conoscenza, a
livello regionale, delle problematiche e delle decisioni e, verso la
fine dell’anno, un convegno sulle
questioni del paesaggio e della
pianificazione territoriale nella
nostra Regione. L’incontro ha testimoniato una notevole e stimolante presenza di “intellettuali”
di cui sono ricche le nostre università e gli istituti di formazione
e ricerca religiosa.
L’esperienza di Fonte Avellana
che ha messo a confronto e in
dialogo studiosi di diverse discipline, nel suo piccolo, ha rappresentato un laboratorio, dal quale
sono emersi approcci metodologici diversi, che però, nel dialogo
e nella predisposizione all’ascolto, hanno trovato proficue convergenze, certamente favorite dal
luogo e dalla spiritualità camaldolese. All’Arcivescovo di Camerino, che nella Regione Ecclesiastica marchigiana presiede la
Commissione per il laicato della
CEM, è stata espressa la richiesta di tener conto di queste energie, di trovare luoghi di dialogo e
di confronto dove il laicato possa
offrire le sue diverse conoscenze
e la sua pluralità di esperienze
per un reciproco arricchimento,
anche sul piano pastorale.
14
Pagina Aperta
26 luglio 2009
jesi - Il Palazzo e dintorni
AGENDA
il santo del giorno
Giovedì 23 santa Brigida, patrona d’Europa, venerdì 24
santa Cristina, sabato 25 san Giacomo, domenica 26
santi Gioacchino e Anna, lunedì 27 san Simeone, martedì 28 santi Nazario e Celso, mercoledì 29 santa Marta,
giovedì 30 san Pietro Crisologo, venerdì 31 san Fabio,
sabato 1° agosto sant’Alfonso Maria de’ Liguori, domenica 2 agosto santt’Eusebio.
Farmacie
Farmacie di turno, la notte, a Jesi
Giovedì 23 luglio Comunale 2, venerdì 24 Grammercato, sabato 25 e domenica 26 Coppi, lunedì 27 Calcatelli,
martedì 28 Comunale 2, mercoledì 29 Grammercato,
giovedì 30 e venerdì 31 Coppi, sabato 1° agosto Calcatelli, domenica 2 Comunale 2.
Farmacie di turno, la notte, in Vallesina
Giovedì 23 Angeli, venerdì 24 Poggio San Marcello, sabato 25 Castelbellino, domenica 26 Pianello, lunedì 27
Montecarotto, martedì 28 Moie (Angelico), mercoledì
29 macine, giovedì 30 Moie (Lucarelli), venerdì 31 Angeli, sabato 1° agosto Poggio San Marcello, domenica
2 Castelbellino.
Anagrafe
Nati a Jesi, salvo diversa indicazione, dall’1 al 13 luglio
Nicole Sophie Tamburo e Cristian Ciccarelli in Ancona,
Maram Messaoudi, Albulen Ahmedi, Alessia Michelangeletti, Margherita Bregallini, Tommaso Bolis, Luyi
Zhan, Famida Islam, Sofia Cardinaletti, Mattia Cacciamani.
deceduti a Jesi, salvo diversa indicazione, dall’1 al
13 luglio
Michele Contini (51 anni) di Apiro, Franca Federici (83),
Maria Brutti (88), Vasco Sandroni (74) di Rosora, Mirella
Gagliardini (65), Maria Filipponi (76), Leonello Rocchetti (83), Dina Albani (64), Pino Ariel Osvaldo Bravo (33)
di Senigallia, Virgilio Pieralisi (84), Mariano Rotoloni
(87) di Belvedere Ostrense, Marcello Magni (87) di Montemarciano, Americo Angeloni (89) di Mergo, Quinto
Scalpelli (79), Camillo Romagnoli (86) di Morro d’Alba,
Prima Cesaroni (94), Adriana Antonucci (76), Gino Zoccari (65)
grazie alla fonDazione carisj
Nuovi strumenti
La Banda Musicale G. B. Pergolesi di Jesi ringrazia la
Fondazione Cassa Risparmio di Jesi per il contributo
di 3.000 euro nell’ambito del bando di quest’anno. Con
tali fondi, la banda ha potuto acquistare alcuni strumenti
a fiato da far utilizzare agli allievi che frequenteranno nei
prossimi anni la Scuola della Banda G. B. Pergolesi città di
Jesi. In questo modo, le famiglie dei ragazzi non saranno
costrette a dover affrontare, fin dall’inizio del corso, la spesa per l’acquisto dello strumento. Questa iniziativa rientra
nell’attenzione della banda ai più giovani che desiderano
avvicinarsi alla musica. Grazie alla sensibilità della Fondazione nei confronti di una istituzione che, da ormai dal
1870, è presente nel territorio al servizio della cittadinanza
e che vuole, con e per i giovani, continuare un servizio di
educazione musicale e concertistico per la città.
Remo Uncini
Banda G.B.Pergolesi città di Jesi
il mestiere dell’opposizione
E’
d’obbligo, per la par sui due assi Nord e Sud,
condicio, dare oggi sulla sanità, il cimitero,
uno sguardo all’opposi- il traffico, le strade, l’inzione in seno al nostro quinamento e, naturalconsiglio comunale, vi- mente, su tutto quello
sto che la volta scorsa mi che fa o non fa la giunta:
ha preso un po’ la mano è la grande riserva dalla
il partito di maggioranza, quale l’opposizione tra
il Pd di Jesi. L’esperienza all’infinito il vecchio e il
vuole che, sia a Jesi come nuovo, il bello e il brutin Italia, l’opposizione to, il fatto e il non fatto.
non dia tregua a chi go- E’ l’argomento che non
verna, cerchi tutti i mo- finisce mai, ampio come
tivi, non esclusi i cavilli, il mare.
per accusare, sminuire, Ho richiamato tutto
richiamare e per chiede- a memoria, sulla base
re chiedere chiedere.
di quel che si legge o si
Il gruppo più vivace ap- sente dire. Mi sarebbe
pare Alleanza nazionale proprio di grande sacricon l’avv. Daniele Mas- ficio assistere alle sedute
saccesi che ad ogni ora consiliari. Per cui chiecirca, fa arrivare alla do venia se mi è sfuggistampa, al sindaco, al ta qualche opposizione
consiglio comunale un che merita citazione e
ordine del giorno, un qualche argomento cacomunicato, una mo- vallo di battaglia dei
zione, una interpellanza, capigruppo di minoranuna critica, un richia- za. Devo riconosce però
mo, un’accusa …..Segue che, nell’insieme, l’oppoMatteo Marasca di “Jesi sizione si fa sentire sia
è Jesi” vivace, coraggio- nel settore specifico delso, che ne tira su mille le cose da fare o non da
dal pozzo di S. Patrizio. fare, sia sul piano aperE’ l’eroe minacciato, tan- tamente politico. Tace,
to dice chiaramente quel da un po’ di tempo, sui
che è opportuno fare – e lavori pubblici e affini
l’amministrazione non o, se volete, li ignora di
fa – per risolvere l’eter- proposito, forse perché
no problema di Tnt (a in cantiere ce ne sono
proposito, Maiolatesi ha veramente tanti. Dire
chiesto scusa? Marasca male di un’amministrase lo meriterebbe).
zione per mestiere, sì’;
Seguono un po’ tutti gli ma ci sono i limiti impoaltri gruppi, molto di- sti dal famoso adagio di
stanziati e a pari merito antichi filosofi che recitra di loro.
ta: “contra factum non
Su quali argomenti s’ap- valet argomentum“, cioè
punta, prevalentemente, “di fronte ai fatti non vall’opposizione? Sulla Sa- gono gli argomenti”.
dam, sulla Fiat-trattori,
v.m.
Radio duomo in blu
Ogni giovedì alle ore
12,45 andrà in onda, in
versione radiofonica, su
radio Duomo Senigallia
in Blu (106,7 o 95,2 Mhz)
la rubrica che Vittorio
Massaccesi tiene su Voce
della Vallesina, “Il palazzo
e dintorni”.
Montecarotto
Venerdì 24 luglio ore 21 presso la piazzetta di via Roma a
Montecarotto il Circolo di Legambiente “Verde Acqua” di
Montecarotto-Serra De Conti, la Pro-Loco e l’amministrazione Comunale di Montecarotto propongono: “Diario di
un viaggiatore”. Una proiezione di diapositive a dissolvenza
incrociata e sonoro Ladakh Terra Senza Tempo a cura di
Giorgio Marinelli. L’iniziativa è ad ingresso libero. Per informazioni è possibile telefonare al numero 339.6780197.
al via l’ampliamento Di balDi carni
L’azienda investe per innovare
Baldi Carni, azienda leader nella lavorazione e nel
confezionamento delle carni e nella fornitura di alimenti ad alberghi e ristoranti, inizia i lavori di ampliamento dello stabilimento di Jesi, come annunciato lo
scorso ottobre. Si tratta di un investimento di circa 7
mln di euro che aumenterà la superficie di lavoro del
sito di produzione di circa 4.000 metri quadrati.
“Contiamo di terminare entro luglio, a tempo di record - dichiara il direttore Generale Emiliano Baldi
– i lavori di realizzazione del nuovo reparto produttivo per essere pienamente operativi entro fine anno.
L’innovazione tecnologica è fondamentale per la nostra azienda nell’ottica di continuare ad offrire ai nostri
clienti prodotti e lavorazioni personalizzati su scala
industriale.”
Proprio la differenziazione dell’offerta e la capacità
di fornire prodotti tarati su misura del cliente hanno
consentito all’azienda di vantare, tra le altre, importanti collaborazioni con clienti come Autogrill, Metro,
Club Med, Alitalia e Valtur.
VACANZE DE ‘NA VOLTA
N’era chiamade anco’ villeggiatura
Che ce se stava sempre
framezzo la nadura…
Io la campagna ce l’aveo diedro casa
‘na voce a babbo
E sci non me sentìa
‘na corsa fatta a ‘tirà via…
In colonia ce ‘ ndava i più
poretti
cuscì me tenea lì casa
che co’ i quadrì toccava a
stacce attenti!
Allora bastava ‘n goccio
d’acqua che corre
pe’ fallo esse’ ‘na spiaggia al
mare
‘nvece che al fiume!
Sci prima se camminava
pure ’na settimana
pe’ ‘rriva’ a Roma
ade’ col footing da ‘gni parte
te tieni in forma!
Rtorna ‘gni anno la solita tiritera
a fadiga’ pe’ gi’ ‘n vacanza
vale la candela!
L’ trôi sempre ‘n postici’
basta che prima fai be’ i
conti
coi quadrì!
Maria Giannetta Grizi
Latte Fresco
Alta Qualità
15
Non solo sport
Jesi, sabato 25 luglio alle ore 21,30
Verdicchio… che spettacolo!
A
Jesi si festeggia il riconoscimento della D.O.C.G.
(Denominazione di Origine
Controllata Garantita) al
Verdicchio dei Castelli di
Jesi. Questo è quanto è stato
illustrato martedì 21 luglio
presso la Pinacoteca civica
di Palazzo Pianetti, in una
conferenza stampa tenuta
dall’assessore allo sviluppo
economico Daniele Olivi.
Si terranno sabato 25 luglio
dalle ore 21,30 fino a mezzanotte le iniziative di “Verdicchio, che spettacolo!” per
celebrare, appunto, l’ottenimento della Docg. I festeggiamenti
interesseranno
l’area che va dal Santuario
delle Grazie fino a Piazza
Ghislieri.
Il tutto, illustrato dalle responsabili dell’Ufficio Turismo, consisterà in un insieme di spettacoli, da quello
degli artisti di strada e dei
“tautatori di via”, a quello
dagli angeli bianchi che sfileranno per corso Matteotti,
da quello delle bolle di sapone a quello della “ruota
tedesca” gigante azionata da
un uomo che pedalerà fino a
piazza della Repubblica, per
arrivare poi agli acrobati
argentini del “Circo Eguap”.
Sarà possibile, inoltre, per
tutta la serata, la degustazione gratuita del Verdicchio, tramite un tagliando
da ritirare in piazza della
Repubblica con la collaborazione dell’enoteca. L’assessore Olivi ha affermato
che “il Verdicchio è uno dei
più grandi biglietti da visita
per Jesi. Dietro tale prodotto d’eccellenza c’è tutta la
Vallesina. La festa di sabato
dovrà essere una festa per
famiglie”. Alla conferenza ha
preso poi la parola Giancarlo Rossi, dell’enoteca di Jesi
(che resterà aperta anche a
Ferragosto), il quale ha sostenuto che “è stato il Ver-
dicchio a far conoscere le
Marche, mentre non è avvenuto il contrario. Tra l’altro,
nel Verdicchio, vi è un giusto equilibrio nel rapporto
qualità-prezzo. Iniziative
come quella presa dal Comune aiutano la valorizzazione del territorio”. Ha preso infine la parola Sandro
Sbarbati, dell’Italcook, che
presenterà nei suoi locali di
via Federico Conti, il Food
&Fashion, a cura della sartoria Fiorella: un modo per
mangiare e degustare vino
in un ambiente elegante situato nella sala Pergolesi,
sopra l’enoteca.
Federico Catani
Nuova iniziativa editoriale
Punto Interrogativo
P
unto Interrogativo: un
nuovo periodico della
cooperativa L’Informazione,
presieduta dal dott. Piero
Bologna, un giornale che
non si pone in alternativa
agli altri esistenti ma che
cerca di coprire un vuoto
informativo nell’area di centro-destra. Il giornale, sedici
pagine interamente a colori,
è distribuito gratuitamente
alle famiglie e agli esercizi
commerciali di Jesi e della
Vallesina, tratta di cultura,
associazionismo, sport, di
politica cittadina; cercherà
di offrire soluzioni ad alcuni problemi della
città e dedicherà uno spazio alle istituzioni
e al gruppo consiliare di minoranza. Maria
Celeste Pennoni, che, a puntate presenta il
nuovo progetto dell’ospedale di Jesi, Piero
Bologna e Daniele Massaccesi hanno illustrato, nel corso della conferenza stampa
antastico fine settimana
per il Fantasy. Margherita Rocchetti ha partecipato
con la Squadra Nazionale ai
Campionati Europei di Twirling svoltisi a Strasburgo, in
Francia, conquistando il terzo posto. L’atleta, già Campionessa Italiana 2009 per la
specialità Free-Style Junior,
dopo un quinto posto nella
fase preliminare, si è presentata nella gara di semi-finale
e nella successiva finale con
una grinta ed una classe tale
da eseguire in modo perfetto il proprio esercizio, che
le ha permesso di risalire ben due posizioni
nella classifica aggiudicandosi la medaglia
di bronzo, ad un soffio dall’argento. Al di
là della gioia per la conquista di un risultato di sicuro valore e di portata storica per il
Fantasy a livello di atleti individuali, grande
è stata la commozione dell’atleta quando, al
termine della manifestazione, alcuni giudici
e tutti i tecnici ed i dirigenti federali si sono
complimentati per la grande prova espressa
che ha definitivamente inserito Margherita
Rocchetti tra i punti di forza della Squadra
Nazionale. Come in una favola, lieto fine per
VOLLEY Via alla preparazione ai primi di agosto
“E’ una Monte Schiavo competitiva”
L
a nona stagione in serie
A1 della Monte Schiavo Banca Marche scatterà
molto prima del previsto.
Le “prilline” infatti, si raduneranno a Jesi già nei primi
giorni di agosto, per iniziare la preparazione assieme
al vice coach Marco Gaspari
ed al nuovo preparatore atletico, Cristian Verona. “E’
stata una sua esigenza e noi
l’abbiamo appoggiata subito - spiega lo stesso Gaspari
(nella foto) - Negli ultimi
quattro anni ha lavorato nel
maschile e voleva conoscere
le ragazze e condividere i
suoi metodi di allenamento.
Ci fermeremo a ferragosto,
per poi riprendere a lavo-
rare negli ultimi giorni del
mese”.
Giovedì 16 il Giudice di
Lega ha accolto il ricorso
presentato da Perugia, inizialmente esclusa. Ecco la
A1 2009/10: Pesaro, Novara,
Bergamo, Busto Arsizio, Jesi,
Perugia, Castellana Grotte,
Conegliano, Pavia, Urbino
(che ha acquisito il titolo
di Cesena) e le due neopromosse Piacenza e Villa
Cortese. “Esclusi noi e Villa Cortese, le altre avranno
impegni di coppa – ha detto
il vice coach jesino - Potremo dedicarci al lavoro da
fare in palestra durante la
settimana, concentrandoci
sugli impegni di campionato per raggiungere la qualificazione alla Champions.
La nostra squadra non ha
niente da invidiare a nessuno, sta alle giocatrici e a noi
dello staff crederci”.
Giuseppe Papadia
BASKET Maestranzi va a Montegranaro
La Fileni Bpa ingaggia Klaudio Ndoja
L
a Fileni Bpa 2009/10
sta lentamente prendendo forma. Ai già confermati Rossini, Paulinho,
Raminelli e Boykin, va ad
aggiungersi una new entry: l’italo-albanese Klaudio
Ndoja. Nato a Scutari, in
Albania il 18 maggio ‘85,
alto 197 cm, Ndoja (nella
foto) si è trasferito in Italia a tredici anni e si è formato nei settori giovanili
del nostro paese. Nella
passata stagione ha vestito la
maglia di Scafati, con cui ha
giocato 35 gare, totalizzando una media di 8,3 punti a
partita. “E’ un giocatore – è il
commento di coach Vanoncini – che si inquadra bene
nel profilo di squadra che
stiamo costruendo. E’ già
pronto ed affidabile per la
categoria, come ha dimostrato la scorsa stagione,
ma ha anche ampi margini
di miglioramento”.
Per un nuovo giocatore che
arriva ce n’è uno che parte. Anthony Maestranzi ha
sciolto i dubbi sul suo futuro,
firmando per Montegranaro, club di categoria
superiore. “E’ approdato
nel posto giusto, sono
contento per lui – ha
detto il tecnico jesino, ex
proprio della Sutor – Difficile trovare di meglio:
alla Premiata troverà
l’ambiente ideale per la
definitiva maturazione”.
Intanto la “telenovela
Maggioli” si arricchisce di
un nuovo capitolo. Il giocatore avrebbe trovato l’accordo con la Virtus Bologna
ma questa volta, a frenare i
sogni di serie A del centro
pesarese, ci sarebbe la buonuscita chiesta dall’Aurora
Basket e definita esagerata
dal club emiliano.
Gip
Parrocchia san Francesco di Paola, Polisportiva Clementina
A calcio si può giocare 3 contro 3
S
che si è svolta venerdì scorso, le diverse rubriche del giornale che vuole essere obiettivo ed aperto a tutti.
Nella foto Vincenzoni, da sinistra Valeria
Freddi, Maria Celeste Pennoni e Serenella
Barbaresi del gruppo di redazione del
giornale diretto da Beatrice Testadiferro
Il Fantasy Twirling: un successo di Margherita Rocchetti
Sul podio in Europa
F
26 luglio 2009
un’atleta di sicuro talento che
da anni lavora con grande
impegno e modestia, sottoponendosi a continui viaggi
di centinaia di chilometri per
potersi allenare con la Squadra Nazionale o partecipare
a corsi di perfezionamento.
E’ questo un momento di
orgoglio anche per i tecnici e la dirigenza del Fantasy
che hanno coronato un anno,
iniziato con amarezza per la
sostituzione di tutto lo staff
tecnico, e proseguito con
un intenso impegno organizzativo che ha permesso il
mantenimento di una realtà di sport ad alto
livello nella media Vallesina. Non rimane altro che ringraziare di cuore Margherita Rocchetti ed il tecnico federale Paola De Marchi
che l’ha seguita nella preparazione e nella
trasferta con la Squadra Nazionale e tutti i
tecnici Fantasy, Lucia Mimmotti, Alessandro Gigli e Agnese Bramati che hanno permesso il raggiungimento di un così prezioso
risultato. Naturalmente occorre guardare
avanti ed a Margherita diciamo... arrivederci
ai Campionati Mondiali 2010 in Norvegia!
Rosita Rossetti
i sta disputando in questi
giorni presso il cortile in
cemento dell’oratorio della parrocchia S. Francesco
di Paola, all’Arco Clementino, di Jesi la 10ª edizione
del torneo di calcetto 3x3,
organizzato dalla Polisportiva Clementina, in cui si affrontano, cioè, due squadre
composte da soli 3 giocatori.
Non esiste il portiere, tutti
e 3 i giocatori giocano senza ruolo su un campetto
in cemento da 14m x 14m
realizzato nel cortile in cemento della parrocchia. La
peculiarità più importante
di questo torneo è che le
gare durano 30 minuti divisi
in due tempi da 15 e la palla
non esce mai lateralmente
(il classico gioco di sponda),
mentre può uscire sul fondo,
dietro le due mini-porte da
80x60 cm.
Grande successo di partecipazioni anche quest’anno
con 12 squadre per la categoria Top (sopra i 18 anni),
4 per la categoria Junior (dai
16 ai 18 anni) e 4 per la categoria Baby (dai 12 ai 16
anni). Come sempre in palio
per i vincitori solo premi di
natura culinaria (prosciutti,
lonze, salami, vino). Tutto il
ricavato sarà destinato alla
ristrutturazione dell’oratorio parrocchiale.
Cristiano Taviani
Tennis: Magic Tennis Academy di Jesi
Corsi per tutti i livelli
M
TA: un vero e proprio fulcro del tennis
jesino e non solo. Sì, proprio la Magic
Tennis Academy di Via Ricci, ormai diventata
la scuola di tennis numero uno nella regione
Marche e indirizzata ad esserlo in futuro nel
panorama nazionale. L’MTA, coordinata da
uno staff professionale, “capeggiato” da Massimiliano Albarella (nella foto), coach nonché
tecnico della Federazione Italiana Tennis, è il
risultato di esperienze diverse che si accumulano in un unico brillante progetto, quello di
insegnare la disciplina del tennis ed allenare
ragazzi di tutti i livelli: da principiante a professionista. Tale centro, sicuramente di elevato
rendimento, dispone di campi con superfici
diverse (terra, green-set, erba sintetica); inoltre,
sono presenti
altre
strutture importanti come
una palestra
attrezzata
Technogym e
una sala fisioterapia, senza
dimenticare
un intrigante percorso vitae di circa 500 metri.
Insomma, con questa interessantissima “accademia” poter diventare un ottimo tennista non
è più utopia!
Daniele Bartocci
16
Esperienze
26 luglio 2009
FESTA AL LICEO SCIENTIFICO: il saluto ai professori Tombolesi, Frattesi e Triccoli
A scuola senza contare le ore
Q
uasi tutti gli insegnanti
in servizio e molti presidi e insegnanti collocati a riposo si sono incontrati, poco
dopo la fine dell’anno scolastico, presso il ristorante “La
Rusticanella” per la festa di
fine d’anno scolastico del Liceo Scientifico “Leonardo da
Vinci” di Jesi. Per l’occasione
si è festeggiato il pensionamento dei professori Velia
Tombolesi, Randolfo Frattesi
e Cristina Triccoli. Significativo è stato il discorso di
commiato, con alcuni spunti di riflessioni per il futuro,
della prof. Tombolesi.
“Carissimi, dopo tante indecisioni e non nascondendo qualche lacrima è
arrivato il momento fatidico di “togliermi di torno” e
cominciare a godere delle
mie giornate, provare a fare
come qualche amico che
non ha mai lavorato in vita
sua e non è affatto in crisi.
Se ripercorro il tempo all’indietro, dal 1974 ad oggi, gli
anni trascorsi in questo liceo
sono tanti, conosco tutto di
voi (o quasi), tutti i capricci,
le manie, i vizi, le virtù, i desiderata e gli out.
Mi scuso con quei colleghi
con cui a volte ho avuto uno Renzaglia e all’attuale nostra la vede ch’è identica, spudascatto di rabbia o verso cu “Ferrari” Bruna; i colleghi di da...
mi sono volate via parole un tempo: Faliero, Assunta, Compagno è ‘l mese e l’anno
che non pensavo, era solo Luciano, Cristina e tutti gli e pure el giorno!
dovuto alla tensione del alunni, oggi
Que volede che diga... è ‘n’inmomento, credetemi. Sono affermati professionisti ma contranza..
sempre stata sincera con per me linfa vitale; tutto sara stada ‘na gran combinatutti e sono sicura di essere il personale ata senza cui zio’,
stata sempre circondata da non sarebbe stato possibi- c’è pure n’tellavoro colleganstima e affetto da parte di le questo cammino. E ora za…
ognuno di voi. Inutile dire uno sguardo al cielo, dove “professoresse” eco’ ‘na gra’
che qualcosa mi mancherà: sono sicura che Gianfranco, passio’!
mi mancheranno il ritmo del collega a volte serio a volte E ‘nte la vida? Moji, mamme
lavoro e l’odore del liceo. Sì, scherzoso, e Renato, amico e nonne..
perché io a scuola sono stata fraterno, stanno festeggian- A paro ‘nte ‘nicosa, io e lia...
Però ‘na cosa, no, no la sparbene, ho lavorato con one- do con noi.”
tiscio:
stà, ma soprattutto con passione, non ho mai contato le Nel momento dei doni c’è è i nummeri e la trigonomeore passate a scuola, non ho stata la recita della seguen- tria;
mai presentato il conto, ma te poesia in dialetto jesino lia ce se ‘mpacchia e io no li
se lo facessi... . Comunque della professoressa Maria capiscio….
mi inorgoglisce pensare di Cristina Locatelli:
Anche sci ‘n so giuinetta
essere stata anche una sola
come lia,
pedina che ha contribuito a Per festeggiare
de Triccoli Cristina posso di’
fare di questo liceo la bella e i neo-pensionati
prestigiosa scuola che è oggi. Incomincio da Velia che è Ch’ el nome già ce lega, fiji
mia!
Ed ora tocca a voi: continua- nata
te a tenere alto il suo nome nello stesso anno, mese e E’ quello che se dice ‘n chiaro
caso
perché lo merita. Adesso i giorno
de indiscutibbile omonimia.
ringraziamenti a tutti colo- in cui anche io sono nata.
ro che mi hanno trasmesso Del momento de nascida la te maneggia el fioretto sotto
al naso,
molto e con cui ho condi- dada,
viso questo lungo iter: in chi c’ha el certifigado ‘nte le agile e ardida come ‘na pulzella
primo luogo i dirigenti, dal ma’
preside Ciuffolotti a Mas- e je guarda co’ tutta ll’atten- E quanno fa l’affondo, sta a
vede’
saccesi, a Impiglia, all’amico zio’,
Comune di Jesi: un protocollo contro la violenza sulle donne
Oikos e Casa delle Donne
I
l comune di Jesi in prima fila contro la violenza
sulle donne. Il 14 luglio a Jesi è stato firmato un
protocollo d’intesa contro la violenza sulle donne,
frutto accordi e lavoro comune di varie associazioni ed enti della zona. Al protocollo aderiscono
la prefettura di Ancona, il comune di Jesi, le forze
dell’ordine, l’ufficio scolastico provinciale, il centro per l’impiego l’orientamento e la formazione
di Jesi, l’Asur zona territoriale 5, l’ambito territoriale sociale IX e le associazioni operanti sul territorio comunale sul tema della violenza contro
le donne (Oikos e Casa delle donne). L’obiettivo
comune è quello di creare le migliori situazioni
possibili per essere in grado di dare risposte tempestive in caso di denunce, poter offrire quindi
i migliori servizi possibili e lavorare in sinergia
tra i vari enti per poter anche prevenire gli eventi
di violenza. Tutti riconoscono questo protocollo
come punto di partenza, un elemento culturale
e politico che non deve rimanere come evento
saltuario, ma come tavolo permanente di
confronto e condivisione. Tutti riconoscono come momento più difficile quello
di riconoscere la violenza e come punto
fondamentale quello di riuscire a dare alle
donne la forza di reagire e di ricostruirsi
un domani. Nella provincia c’è la necessità di trovare sia posti di prima accoglienza che di seconda dove poter ricostruire
l’identità e la vita delle donne che subiscono violenza.
Tutti gli enti e le associazioni hanno riscontrato un clima sereno e congiunto sia
nella ratifica del protocollo che nell’assunzione delle varie responsabilità. L’impegno è quello di offrire, ognuno nel proprio
campo d’azione, sia la formazione che un
intervento post- violenza.
L’augurio di tutti, anche dei non addetti ai lavori,
è quello che il protocollo venga rispettato e che
sia veramente un punto di partenza e che rimanga tavolo permanente di confronto e condivisione, nella speranza che sia sempre meno necessario attivare queste misure d’aiuto nella nostra
zona.
Sara Federici
Foto Anna V. Vincenzoni
Nella foto da sinistra Moreno Menotti,
responsabile Centro per l’impiego, Giovanni
Pichietti responsabile area consultoriale Azienda
Sanitaria, zona 5, Simona Calcagnini della
Prefettura di Ancona, Bruna Aguzzi assessore ai
servizi sociali di Jesi, Fabiano Belcecchi sindaco
di Jesi, don Giuliano Fiorentini presidente
dell’Oikos di Jesi, Paola Moreschi, avv. Cristiana
Scuppa consulente legale Casa delle Donne,
Fabiana Gara dell’Oikos
che te “flebotomizza” le bu- ce troi perdèro ‘n gran simdella.
padigo’.
Quell’amicizia ch’ aggià c’era
tra noi
Adesso ‘si tre prof vole ji via,
c’ha portado a vive’n’avven- dice ch’ è ora de prenne la
tura “
penzio’
De cappa e spada, che sci vòi che coi monelli, quelli ‘n po’
o non vòi,
sbilacchi,
vincendo de’ duelli la paura,
a combatte ‘gni giorno è belli
S’ispira a Scaramouche de e stracchi.
Sabatini.
“Volemo riposacce pure noi,
El grande romanziere de’ Je- Non volemo rabbicce ‘gni
sini .
momento...”
Damoje la ragio’ su s’argoAde’ tocca a Randolfo de’ mento
Frattesi,
E auguramoje, propio dal
el cavaliere della situazio’,
profonno,
che a vedello cuscì tutto de scialà e de godesse el be’
‘ncartado
del monno.
te pare serio, serio, e ‘n po’ A cura di Randolfo Frattesi
‘ngessado,
Nella foto da sinistra
però, sci se presenta l’occasio’,
Randolfo Frattesi, Bruna
sotto ‘l cappello e ‘l baffo che
Aguzzi, Velia Tombolesi
conquista
e Cristina Triccoli
Jesi, Riserva Naturale Ripa Bianca
Un progetto di agricoltura sociale
D
a circa un anno un gruppo di
nonni e nonne si incontrano
alla Riserva Naturale Ripa Bianca
di Jesi per coltivare il loro orto
biologico. Mentre vangano,
zappano, seminano, raccolgono,
parlano del tempo, di quando
piantare i cavoli o di come
combattere le lumache, gruppi di
bambini di scolaresche in visita al
Centro di Esperienza Ambientale
“Sergio Romagnoli” arrivano
ad interromperli. Gli studenti
rimangono sorpresi perché si
aspettavano di vedere subito gli
aironi cenerini e invece trovano
ad accoglierli persone anziane
con vanghe, insalate e pomodori. I
nonni spiegano i segreti dell’orto,
la loro infanzia, qualche detto
tipico della città di Jesi, le verdure
di stagione e le differenze fra le
diverse specie e varietà coltivate; i
bambini rimangono subito colpiti
ed affascinati e capiscono che in
fondo anche quella è biodiversità.
Questo è il progetto “Il nonno
coltiva: adotta un orto biologico”
che ha preso avvio presso la
Riserva Regionale di Ripa Bianca
a novembre del 2008 e che sta
continuando a pieno ritmo.
Dalla constatazione della necessità
di parlare, all’interno di una riserva
naturale, sempre più di agricoltura
sostenibile quale strumento per la
conservazione della biodiversità
agricola e selvatica e del paesaggio
rurale; dalla volontà di far
riaffezionare i bambini e gli adulti
al loro territorio, per un’educazione
al paesaggio, all’alimentazione
sana e alla tutela della biodiversità
in agricoltura…ha preso vita su
un ettaro di terra della Riserva
Naturale Ripa Bianca di Jesi, dato
in concessione al WWF Italia dal
Comune di Jesi, un’area didattica
dell’agricoltura sostenibile.
Come i raggi del sole, sul
terreno sono stati ricavati degli
appezzamenti tematici: il frutteto
antico, il vigneto con varietà
autoctone, l’orto dei semplici con le
erbe medicinali, la siepe campestre,
il pollaio, i seminativi tradizionali
intercalati con file di ulivi e
l’orto biologico. Tutto coltivato
biologicamente e per scopi didattici.
Il progetto dell’orto sociale biologico
sta diventando giorno dopo giorno
sempre più entusiasmante: gli orti
sono coltivati con grande cura e
passione e si sono rilevati fantastici
strumenti educativi .
A fianco degli orti dei nonni è
presente l’ortiera, un orto jolly dove
far fare attività ai bambini: come
una volta si usavano le “sabbiere” nei
parchi, è stata creata l’”ortiera” dove
i bambini possono mettere le mani
nella terra, conoscere e provare
gli attrezzi del mestiere, scavare e
vedere chi vive sotto terra…provare
a piantare dei semi in prima persona
e magari mangiarsi un ravanello.
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