INVITO ALLA FEDE
PER CREDERE, CELEBRARE E VIVERE
Guardando a Cristo, cuore dell'evangelizzazione e alla missione della Chiesa oggi,
comunicare il Vangelo, con parole significative e gesti simbolici, costituisce una nuova sfida.
Sollecitati da Benedetto XVI con il motu proprio Porta fidei, con cui ha indetto l'Anno della
fede a partire dall'ottobre 2012, a 50 anni dall'apertura del Concilio Vaticano il e a 20 anni
dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, l'opuscolo che presentiamo
raccoglie elementi preziosi e dimensioni dell'esperienza globale della vita cristiana ed
ecclesiale, perché la fede ritorni al suo centro e irradi la forza che proviene dai suoi riti,
secondo le intenzioni del Signore.
Parlare della fede significa individuare alcuni temi che dicono come il contenuto e
l'esperienza sulla fede si è arricchita nel tempo, e ciò ha costituito la "historia salutis", la
storia della salvezza, nella quale Dio si è rivelato, comunicandosi con la sua Parola e con
tutta la pedagogia dei segni, ed è stato interpretato e accolto da ogni generazione, da
uomini di fede. Il culmine di questa rivelazione è nel Figlio Unigenito, che ha portato a
compimento la salvezza, nella sua morte e risurrezione, insegnando, attraverso i riti, affidati
alla Chiesa, primi fra tutti, il Battesimo, (appello alla fede e alla conversione), e l'Eucaristia,
(nella quale ha ordinato di rinnovare in sua memoria, il convito della nuova Alleanza),
come il culto cristiano si è formato progressivamente, in armonia con lo sviluppo della fede
e della vita della Chiesa.
Ma la fede come può animare la vita? È da questa forte sollecitazione che l'opuscolo rivela
l'attendibilità del messaggio e dei testimoni della salvezza operata da Gesù di Nazareth. Ma
la fede ha bisogno di essere celebrata nel rito, perché continui a comunicare il Cristo, nel
quale è diventata manifesto e operante la salvezza di Dio. Ecco come la fede può assumere
valenze
diverse:
adorazione,
preghiera,
decisione,
motivazione,
comprensione,
ringraziamento, fedeltà, lotta contro il male, impegno per la carità e la giustizia, in una
parola liberazione e redenzione dell'uomo.
Tale liberazione non è mai una conquista autonoma da parte dell'uomo: è opera di Dio
che si serve della collaborazione dell'uomo per trasformare l'uomo, da qui una fede che
insieme è proposta e adesione, insieme esperienza del mistero da celebrare, da accogliere
e da vivere.
Mons. Alfredo Di Stefano
segretario - Centro Azione Liturgica Roma
Invochiamo il Signore Gesù: "Accresci in noi la fede"
La fede è un dono che richiede da noi accoglienza e collaborazione.
La lettera apostolica con la quale papa Benedetto XVI ha indetto un 'Anno della fede' si
intitola Porta Fidei - la 'Porta della fede'-. L'immagine è tratta da un testo degli Atti, in cui
Paolo e Barnaba, tornati nella comunità di Antiochia che li aveva inviati in missione,
raccontano alla Chiesa «tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse
aperto ai pagani la porta della fede» (At 14,27).
La metafora della porta è suggestiva, poiché evoca l'idea di un cammino, di un passaggio.
La fede non è qualcosa di acquisito una volta per sempre, né di afferrabile in modo puntuale
e immediato: esige piuttosto la gradualità di un itinerario.
Inoltre, il testo degli Atti mette bene in luce come in questo percorso operino insieme
tanto Dio quanto la persona umana: è Dio che apre la porta, ma Io fa attraverso l'impegno
di alcuni uomini, come Paolo e Barnaba, chiamati ad annunciare l'evangelo, e la
disponibilità di altri uomini e donne, docili nell'accogliere il loro annuncio. Dio apre la
porta, senza sfondarla; attende lui stesso la nostra disponibilità a lasciarla schiudere. O
quanto meno a non opporre resistenze. La pazienza del cammino è Dio stesso a viverla con
noi.
In altri termini: la fede è un dono, che tuttavia non si impone, ma chiede la collaborazione di un'accoglienza.
Come vedremo meglio, la risposta che il seme attende per portare il suo frutto è quella
di un affidamento, che ci chiede di abbandonare un'egocentrica confidenza in noi stessi
per porre la nostra fiducia in un Altro e nella relazione con lui.
Avere fede è fidarsi in Dio totalmente
Indicendo l'Anno della fede è come se il papa ci chiedesse di metterci con fiducia in
viaggio su questa via, facendo nostra la preghiera dei discepoli che nel vangelo di Luca
esclamano, rivolti a Gesù: «Accresci in noi la fede!» (17,6). C'è qualcosa di paradossale in
questa domanda. Infatti, i discepoli invocano Gesù chiamandolo 'Signore', con il titolo che
lo identifica come risorto da morte e posto alla destra di Dio; accolgono la propria povertà
e il proprio limite, ma li vivono affidandosi a colui che può colmare il loro vuoto. E cos'è la
fede se non questo: riconoscere la signoria di Gesù e confidare in essa, confessando il
proprio limite e la propria povertà? Ci può essere fede più grande di questa?
Ecco il paradosso della fede! Per essere grande, deve rimanere piccola. Tanto più accetta
la propria fatica, la propria mescolanza con l'incredulità, tanto più è grande, perché diventa
spazio in cui Dio può manifestare la sua potenza. Avere fede significa, anziché fidarsi di sé e
delle proprie possibilità, affidarsi, con fiducia, alla possibilità di Dio.
La mancanza di fede di Pietro
Un'altra icona evangelica può aiutarci a comprendere questa dinamica. In Matteo 142233 Pietro inizia a camminare sulle acque, obbedendo alla parola di Gesù che lo chiama:
Vieni! Poi si impaurisce del vento e inizia ad affondare. Guardare il vento significa
distogliere lo sguardo da Gesù e smarrire il senso della relazione con lui.
Lo sguardo di Pietro si posa sul pericolo, non più su colui che è vittorioso sul pericolo
stesso. Ma questa 'distrazione' nasconde un'insidia più grave: distogliendo gli occhi da
Gesù, Pietro giunge a fissarli su se stesso sulle proprie forze. Inizia ad affondare proprio
quando giunge a pensare: «guarda quanto sono stato bravo, sono arrivato sin qui, sono
diventato capace di camminare persino sulle acque!». Nel momento in cui la fiducia nella
parola di Dio torna a essere fiducia in se stessi, Pietro si smarrisce. Commenta Agostino: «la
presunzione di fermezza impedisce la fermezza di molti», aggiungendo: «nessuno può
essere reso forte e stabile da Dio se non chi percepisce tutta la propria debolezza e
instabilità». Ed è nel momento in cui annega che Pietro ritrova la sua fede genuina:
«Signore, salvami!». Non nella capacità di camminare sulle acque, ma nella consapevolezza
di aver bisogno della salvezza del Signore: qui c'è la verità della fede.
La fede in opere di carità
La fede è un dono, non perché Dio la darebbe a qualcuno sì e ad altri no. E un dono nel senso
che ha la sua sorgente nella relazione di fiducia con un Altro, che chiede alla nostra vita di
entrare a sua volta nella logica del dono: sia perché riconosciamo che l'esistenza ci viene donata, sia perché accettiamo di viverla nella forma di un dono, non rimanendo chiusi in noi
stessi e nelle nostre sicurezze, ma affidandoci a un altro e alla relazione d'amore con lui, che
fruttifica poi nell'amore oblativo per gli altri.
Per questo motivo Paolo può affermare che «la fede si rende operosa per mezzo della
carità» (Gal 5,6). Nell'amore per gli altri si manifesta e si accresce l'amore confidente in Dio
di chi, pur tuttavia, continua a percepire tutta la fatica del credere. E l'esperienza dei mistici,
ai quali non è stata risparmiata la prova dell'oscurità della fede, che però hanno vissuto
nell'affidamento amoroso: «Non posso appoggiarmi su nulla, su nessuna delle mie opere per
trovare fiducia... Si prova una così grande pace quando si è assolutamente poveri, quando
non si conta che sul buon Dio», confessa santa Teresa di Gesù Bambino. La compagnia dei
santi e dei mistici ci aiuta a credere sollecitandoci a fare nostro, come loro hanno saputo
farlo proprio, il grido del padre del fanciullo epilettico: «Credo; aiuta la mia incredulità!»
(Mc 9,24).
Fr Luca Fallica
PER LA RIFLESSIONE
1
Invoco costantemente lo Spirito perché mi guidi alla verità tutta intera (Gv
16,13)?
2
Come possiamo riconoscere e valorizzare all'interno della Chiesa i diversi doni
dello Spirito, i ministeri, i carismi?
I temi della fede
Nel tempo dell'oblio di Dio, ]Anno della fede è come la «città sul monte» verso la
quale Benedetto XVI invita a salire. Da quel luogo, ci si allontana con la mente e
con il cuore dai confini di questo piccolo mondo abbarbicato al presente; ci si
innalza e si spazia verso gli sconfinati orizzonti della realtà futura, dove la luce
illumina di speranza l'oggi dell'uomo. Inizia dunque, o riprende, il viaggio alla
ricerca di Dio, col proposito di incontrarlo e di re-incontrano, ossia di stabilire con
Lui un rapporto personale che entri più in profondità nello spazio e nella
testimonianza della vita.
G. V.
La creazione
Dio è il principio, il creatore da cui ha vita tutto ciò che esiste. In Cristo la creazione, e in
specie l'uomo, deturpato dal peccato, ritrovano la sua bellezza e santità originarie.
Lo stupore per la creazione
Di fronte all'universo e a tutto ciò che in esso è contenuto il primo sentimento che
ciascuno prova, fin da bambino, è un senso di grande stupore. A queste sensazioni si
aggiunge il desiderio di conoscere i meccanismi del creato, come tutto quanto esiste si sia
composto in maniera così perfetta e sia in grado di evolversi e di rigenerarsi nel corso dei
secoli.
E sorgono spontanee alcune domande: Da dove viene ciò che vediamo? Il mondo è
sempre stato così? Chi è l'artefice di tutta la creazione?
Sembrano domande scontate, eppure sono quelle che da sempre abitano l'intelligenza e
il cuore dell'uomo: gli scienziati si prodigano nel cercare di comprendere i meccanismi
della natura, di descrivere le creature, di scoprire le leggi dell'universo, ma non riescono a
dare risposte adeguate su chi abbia dato origine al mondo e sul perché l'abbia fatto.
Dio, origine e fine dell'universo
La risposta a questi interrogativi può venire in certo modo dalla conoscenza umana, ma
resta incompleta quando la vita ci pone di fronte non solo la questione dell'inizio, bensì
anche quella della fine, dell'uomo e dell'universo.
Dio stesso nella sua bontà ha voluto venire incontro a questa ricerca da parte dell'uomo
e, nella Bibbia, trovano risposta le tante attese umane: Dio è il principio da cui dipende
tutto ciò che esiste e lui si inserisce intimamente nelle vicende della storia volgendole al
loro vero fine, la comunione con sé.
È il fine dell'opera di Dio, che non ha creato per aumentare la sua beatitudine, ma per
mostrare la sua bontà e perché le creature partecipino della sua verità, della sua
bellezza, della sua gloria (Cfr CCC 319).
In questo disegno stupendo di amore ha voluto anche, nella pienezza dei tempi,
mandare nel mondo suo Figlio. Era presente, insieme allo Spirito Santo, nel momento
della creazione (perché essa è opera di tutta la Trinità), ma si incarna nella storia
dell'uomo, perché egli possa avere un modello di quale sia la sua vera dignità e perché
sia definitivamente liberato dal male.
In Cristo l'uomo ritrova la sua originaria identità
Il peccato ha la sua origine in uno squilibrio di rapporto dell'uomo verso Dio, che non si
riconosce creatura e pretende di essere il Creatore. E ciò in cui sono caduti Adamo ed
Eva. Il loro orgoglio, instillato dal diavolo, ha rotto la comunione con Dio, così che
l'uomo è sempre segnato dalla tentazione di mettersi al posto del Creatore.
Cristo ha mostrato con la sua vita quale sia la verità dell'uomo e come egli debba porsi
dinanzi a Dio e, nella sua morte e risurrezione, ha riconciliato le creature col Creatore,
aprendo nuovamente il ponte dell'alleanza con lui.
Ricrea così l'identità dell'uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,27),
chiamato a corrispondervi con l'esercizio sapiente della libertà e della responsabilità.
Ciò perché «la creazione... non è uscita dalle mani del Creatore interamente
compiuta» (CCC 302) e l'uomo partecipa liberamente alla sua Provvidenza,
completando l'opera della creazione e perfezionandone l'armonia, per il bene
proprio e del prossimo.
E, in altre parole, responsabile della terra, chiamato a conservarne e svilupparne le
energie con un progresso che non la deturpi ma ne rispetti l'ecosistema e l'ecologia. Dio
ha dato la terra all'uomo perché usufruendo saggiamente di essa, egli cooperi alla salvezza propria e di tutto il creato; Santa Caterina da Siena afferma, a questo proposito, che
tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non
a questo fine» (CCC 313).
Tiberio Cantabon
PER LA RIFLESSIONE
1
A confronto con la pluralità di visioni del mondo e di religioni, quale valore ha
quella cristiana?
2 Come la fede cristiana può contribuire a un rapporto responsabile con
il creato?
LA BIBBIA
La Bibbia è il libro della fede per gli ebrei e i cristiani. Essa si presenta come una
grande "raccolta di libri" (così significa il termine greco biblia, "i libri") Infatti sono
73 i libri racchiusi nelle due grandi parti in cui è suddivisa la Bibbia: Ant ico
Testamento (o "Prima Alleanza") e Nuovo Testamento (o "Seconda Alleanza"). 46
solo i libri che formano l'Antico Testamento, trasmessi a noi prima della venuta di
Cristo.
I libri dell'Antico Testamento
Nella Bibbia che abbiamo nelle nostre mani, i 46 Libri che compongono l'Antico Testamento
vengono raggruppati in quattro ampie raccolte: il Pentateuco, i libri storici, i libri profetici, i
libri sapienziali.
L'Antico Testamento
1
Il Pentateuco ("cinque astucci" o libri) contiene i cinque libri fondamentali
per la fede del popolo biblico: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
2
I libri storici narrano la storia e la fede del popolo d'Israele: Giosuè, Giudici,
Rut,1-2 Samuele, 1-2 Re, 1-2 Cronache, Esdra e Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1-2
Maccabei.
3
I libri sapienziali comunicano l'esperienza di vita, di preghiera e di fede dei
saggi d'Israele: Giobbe, Salmi. Proverbi, Qoèlet, Cantico dei Cantici. Sapienza,
Siracide.
4
I libri profetici trasmettono la predicazione dei profeti, distinti in Maggiori:
Isaia, Geremia (con l'aggiunta di Lamentazioni e Baruc). Ezechiele, Daniele; e in
Minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo,
Zaccaria, Malachia.
Come leggere la Bibbia
Essendo un libro molto antico, la Bibbia necessita di una guida alla lettura (personale, nei
gruppi, in casa e in chiesa) che ne favorisca la comprensione dell'ambiente storico
geografico, religioso e sociale.
Infatti, pur avendo come autore Dio e contenendo la verità che salva, la Bibbia risente della
cultura e dei modi di esprimersi degli antichi popoli orientali, questi amavano ispirarsi al
simbolismo, alle immagini e ai racconti popolari e alle parabole, al linguaggio del mondo
agricolo e pastorizio, della guerra e della giustizia. Ma occorre anche saper leggere ogni
passo della Bibbia nell'insieme di tutti i libri che la compongono, senza assolutizzare le
singole espressioni o i singoli episodi. Infatti non c'è contrapposizione tra Antico e Nuovo
Testamento, poiché entrambi contengono l'unico progetto di Dio sull'uomo, che dalla
creazione conduce alla fede nella persona di Gesù, il Salvatore. Giustamente diceva
sant'Agostino: «L'Antico Testamento è svelato nel Nuovo e il Nuovo è nascosto
nell'Antico».
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Quanto tempo dedico alta lettura e alla meditazione della Sacra Scrittura?
2
Come accolgo la spiegazione autorevole della Chiesa mediante la catechesi e
l'omelia?
LA BIBBIA
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento narra il Vangelo di Cristo e le vicende della Chiesa delle origini.
Alimenta la vita dei cristiano, orientandolo all'incontro con il Padre.
I Libri del Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento è composto da 27 libri: i 4 Vangeli, il libro degli Atti degli Apostoli,
le 21 Lettere degli Apostoli e l'Apocalisse.
I Vangeli
I Vangeli hanno un'estrema importanza «in quanto sono la principale testimonianza sulla
vita e sulla dottrina del Verbo incarnato» (Dei Verbum, 18). In essi è trasmesso quanto Gesù
ha operato e insegnato ed è stato narrato dagli Apostoli; gli autori sacri hanno redatto i testi
«scegliendo alcune cose tra le molte che erano tramandate a voce o già per iscritto, di altre
facendo una sintesi o spiegandole tenendo presente la situazione delle chiese, conservando
infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferirci su Gesù zose vere e
autentiche» (Dei Verbum, 19).
La Chiesa, fra i molti scritti su Gesù apparsi fin dall'inizio, ha ritenuto ispirati solo i
Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni; gli altri "vangeli" sono detti "apocrifi" e non sono
stati accolti nella Bibbia. Essi nel corso dei secoli hanno ispirato la letteratura su Cristo, la
pittura e gli affreschi, come pure alcune ricorrenze di origine devozionale (ad esempio il
nome dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna). Tuttavia, quanto noi troviamo nei Vangeli
canonici è sufficiente per la nostra conoscenza di Cristo e per la nostra fede in lui.
Fra i Vangeli, possiamo riconoscere che i primi tre hanno una struttura abbastanza
simile, sono infatti detti "sinottici". Il materiale a cui hanno attinto gli autori è
generalmente il medesimo ed è distribuito nello scritto più o meno allo stesso modo, salvo
alcune particolarità proprie di ciascuno.
Giovanni ha una struttura propria: qui Gesù utilizza discorsi simbolici, che spesse volte
si riferiscono alla sua relazione con il Padre. L'elemento fondante del suo vangelo è la
fede: il riconoscimento di Gesù come Messia è da parte dei discepoli sin dall'inizio (Gv
1,41-49), mentre nei sinottici ciò giunge al culmine del ministero di Gesù in Galilea (Mc
8,31). Questa fede è condizione della salvezza e afferma che credere in Gesù implica
percepire la relazione singolare tra lui e il Padre.
Gli altri scritti del Nuovo Testamento
Gli Atti degli Apostoli furono scritti dall'evangelista Luca, che raccoglie le vicende della
primitiva comunità cristiana.
Le Lettere degli Apostoli: quelle di Paolo hanno un indirizzo ben preciso (ai Romani, ai
Corinzi, etc.); le altre sono indirizzate a tutta la Chiesa (e sono dette cattoliche e
pastorali).
In questi scritti emergono i due grandi apostoli: Pietro, chiamato in modo particolare a
"traghettare" i Giudei verso l'incontro con Cristo e Paolo, a cui si devono i primi scritti del
NT, incaricato di portare alla fede i pagani. Pian piano la Chiesa diventa così universale,
senza confini di nazione o di lingua.
Il Nuovo Testamento nella liturgia Nel corso di tre anni (A-B-C) possiamo accostare i
Vangeli sinottici (con Giovanni che interviene in momenti salienti dell'anno) e, collegati ad
essi, le altre letture bibliche.
La Sacra Scrittura, Parola antica e sempre nuova, letta nella Chiesa, alimenta la nostra
fede e ci permette l'incontro autentico con Cristo.
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Che cos'è per me il cristianesimo? Solo un sistema di pensiero o Buona Notizia di
salvezza?
2
Nelle situazioni dell'esistenza, che luce attingo dalla Scrittura, mi sforzo di
rileggere la mia vita in base al Vangelo?
IL PADRE
La parola "Padre" attribuita a Dio esprime il suo essere e operare nella storia della
salvezza. Gesù insegna che Dio è Padre di chi crede fiduciosamente in lui.
Il "Padre" nell'Antico Testamento
Nelll'AT la parola "Padre" non ha un largo utilizzo, appare solo 11 volte e non si riferisce
generalmente all'idea di "genitore" del mondo, ma indica il rapporto di Dio con il suo popolo
grazie all'alleanza. Dio è Padre del popolo, perché lo chiama ad essergli figlio ne promuove la
crescita, in particolare di quelli che sono più deboli (egli è Padre degli orfani e delle vedove),
non impone una legge che debba essere osservata per timore, ma desidera che sia accolta
nella fiducia e nell'amore (Dt 6,4-9).
Dio Padre secondo il Figlio, Gesù Cristo
Il significato pieno della paternità di Dio giunge al suo culmine attraverso Gesù. "Padre" è
sulla sua bocca il nome più adeguato per indicare Dio (nei Vangeli è utilizzato 170 volte ed è il
nome proprio con cui Gesù si rivolge a Dio e vuole che i discepoli usino nella preghiera).
Come nell'AT, però, Dio non è Padre per spadroneggiare, lo è in forza del suo amore. Ne
sono una lezione le parabole di Le 15, che possono essere giustamente definite "dell'amore
del Padre".
Nel Vangelo di Matteo
Gesù parla di Dio come Padre in relazione ai discepoli (14 volte) come "Padre vostro, Padre
tuo, Padre nostro" da invocare nella preghiera. E il Padre nei cieli (5,45; 6,9); Padre che vede
le preghiere, i digiuni e le opere di generosità anche segrete, che perdona chi ha misericordia
verso gli altri; che sa ciò di cui i suoi figli hanno bisogno, che veste i gigli del campo e nutre gli
uccelli del cielo.
C'è la consapevolezza che Dio non tanto sia "Padre" perché Creatore di tutto, ma "Padre" per
chi liberamente lo accoglie come tale diventandogli discepolo.
Nei Vangeli di Marco e Luca
Marco menziona "Padre" riferito a Dio 3 volte, di cui una è di grande importanza:
nell'orto degli ulivi riporta il termine aramaico Abba (papà). Negli altri passi indica Dio
come Padre in rapporto ai discepoli esortati al perdono vicendevole.
In Luca Gesù si rivolge sempre a Dio, chiamandolo Padre, perfino sulla croce («Padre,
perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (23,34) e «Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito» (23,46).
Di forte espressività è la parabola del cap. 15, dove la figura del padre misericordioso
rivela i sentimenti e l'agire di Dio.
Nel Vangelo di Giovanni
Giovanni identifica sempre il "Padre di Gesù" con il "Dio" di Gesù e nostro: «Salgo al
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (20,17).
Siamo figli di Dio non per natura, ma per grazia, in Gesù Cristo, il quale ci riconcilia con
Dio perché quell'amore e quella volontà di amicizia/figliolanza, tipica della creazione,
torni ad, essere autentica.
Credere che Dio è Padre è credere che Dio è Amore...
è questo amore è la sua vera potenza, diventando così Pastore, che guida e promuove, si
pone come modello, capace di addossarsi i nostri peccati per perdonarli.
Gesù Cristo è l'immagine del Padre, tanto che può affermare: «Chi ha visto me, ha visto il
Padre» (Gv 14,9). In Cristo Dio chiama ogni uomo ad essergli figlio in una relazione d'amore
autentica, costituita dalla risposta libera di fede alla sua alleanza.
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
La mia è una relazione con un Dio generico e astratto oppure la sento come amicizia con
il Dio-Amore rivelato da Gesù Cristo?
2 Come santifico il nome di Dio nella mia vita quotidiana? Quali sono le mie scelte
concrete?
IL FIGLIO: GESÙ CRISTO
Gesù è il Figlio Dio incarnato. È personaggio storico e condivide la nostra natura
umana; è Signore e Redentore perché ci porta alla salvezza e alla comunione con
Dio.
In questo tempo terremo fisso lo « sguardo su Gesù Cristo, "colui che dà origine alla
fede e la porta a compimento" (Eb 12,2): in lui trova compimento ogni travaglio ed
anelito del cuore umano. La gioia dell'amore, la risposta al dramma della sofferenza e
del dolore, la forza del perdono davanti all'offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi
al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del
suo farsi uomo, del condividere con noi la debolezza umana per trasformarla con la
potenza della sua Risurrezione». Sono le parole di Benedetto XVI, nel documento per
l'indizione dell'anno della fede (13), le quali invitano il cristiano a riflettere con serietà
sulla propria conoscenza di Cristo. A ciascuno, come un giorno ai discepoli, Cristo ripete
questa domanda: «Ma voi chi dite che io sia?» (Mt 16,13-20; Mc 8,27-30; Lc 9,18-20) e
attende una risposta.
Chi è Gesù?
Possiamo avvicinare la figura di Gesù (7-4 a.C. - 30 d.C.) attraverso le parole della
Professione di fede, che lo presentano come personaggio storico e, nello stesso tempo,
ce lo fanno accostare nella fede.
E il Figlio unigenito di Dio, che ha preso la forma umana attraverso il concepimento
singolare di Maria, per opera dello Spirito Santo, e ha condiviso in tutto la nostra
umanità, eccetto che nel peccato. Per compiere la volontà del Padre di salvare ogni uomo,
ha accettato di sottoporsi alla passione e alla morte in croce, risorgendo il terzo giorno. In
questo modo l'alleanza originaria di Dio con gli uomini è stata ristabilita per sempre e
l'uomo è finalmente riconciliato con Dio, perché Gesù Cristo ha preso su di sé i peccati di
tutti.
I misteri della vita di Gesù
Il quadro della vita di Gesù può essere presentato secondo questi aspetti salienti:
a)
Entra nella storia di un popolo a tutti gli effetti: pur non avendo bisogno di
purificazione, chiede di essere battezzato e in quel momento il Padre rivela che è il Figlio
amato e che deve essere ascoltato;
b)
Annuncia che il Regno di Dio è prossimo, anzi si compie nella sua persona: il Regno di
Dio significa riconoscere il Padre come Creatore e vivere da suoi figli, intendendo la vita e
agendo come Cristo l'ha pensata e ha operato;
c)
Compie miracoli, per mostrare la sua potenza che non è supremazia, ma servizio al
bene dell'uomo. Egli guarisce i malati, risana quanti sono nell'afflizione morale e nel
peccato donando il perdono, viene incontro alle necessità materiali e umane di coloro
che incontra sul proprio cammino;
d)
Indica che la mèta della nostra vita non è la morte, ma la risurrezione: si trasfigura
davanti agli apostoli, anticipando il suo mistero pasquale;
e)
Vuole essere presente fino al suo ritorno glorioso: nell'Ultima Cena egli offre la sua vita
nel segno vivo del pane e del vino, di cui i discepoli dovranno nutrirsi.
Il mistero pasquale fonda la Chiesa
Nel mistero pasquale, anticipato con l'Eucaristia, la Chiesa trova il proprio
fondamento: Cristo torna al Padre, ma è sempre presente e con la forza dello Spirito la
sua opera continua sino al suo ritorno.
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Come esprimere e professare nel contesto della nostra società la fede in Gesù Signore?
2
Quali sono i principali condizionamenti psicologici e culturali che frenano una serena
testimonianza di Cristo?
LO SPIRITO SANTO
Lo Spirito Santo è da sempre all'opera nella storia della salvezza, dalla creazione al suo
compimento ultimo. Egli santifica la Chiesa perché cammini speditamente all'incontro
con il suo sposo, Cristo.
L a Bibbia si apre e si chiude menzionando lo Spirito (Gn 1,2; Ap 22,17): ciò significa che
«tutta la storia, dalla creazione al compimento ultimo, si svolge sotto il potente "soffio" di
Dio. Lo Spirito è l'onnipotenza dell'amore con cui Dio attua il suo progetto nel mondo:
produce le cose, dà la vita, suscita i profeti, giustifica i peccatori, fa risorgere i morti» (La
verità vi farà liberi. Catechismo degli adulti, pag. 172).
Il grande sconosciuto
Pur avendo un ruolo così importante nella storia della salvezza, lo Spirito rimane
spesso sconosciuto: più facile è rappresentarsi Dio Padre, facendolo rassomigliare al
"papà" dal punto di vista umano; il Figlio si è fatto conoscere in Gesù; dello Spirito
fatichiamo a farcene un'immagine, e questo fa in modo che spesso, anche nella
preghiera, è dimenticato.
E possibile, però, delinearne l'identità attraverso la sua opera nella storia della salvezza.
Egli ci introduce nella comunione con Dio; nello Spirito noi diveniamo fratelli di Cristo
e figli del Padre, partecipiamo della sua gloria, ci rende dunque santi!
Lo Spirito dà la vita
Mentre tutto era informe e deserto, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Con queste
immagini l'autore sacro indica che Dio è al di sopra di tutto ciò che esiste e si sviluppa e
il suo Spirito garantisce che la creazione non sarà mai priva della sua presenza. Ad
Adamo Dio soffia nelle narici un "alito di vita" e quell'argilla diventa un essere vivente.
Non a caso alcuni simboli dello Spirito sono l'acqua, il fuoco, la nube, il soffio, il vento,
la colomba: questi elementi sono necessari alla vita dell'uomo e la colomba, che comunemente indica la pace, significa che la vita è possibile solo in una convivenza pacificata, con
Dio e fra gli uomini.
Nella storia della salvezza
Nei secoli lo Spirito ha formato l'umanità per mezzo dei profeti. Ha ispirato gli scritti
dell'AT, che contengono le loro parole, i gesti, gli insegnamenti su Dio, sul mondo,
sull'uomo.
Israele parla in modo particolare dello Spirito quando pensa al Messia: Dio dona al
Messia lo spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio, di conoscenza e di fortezza, di pietà e di timore
del Signore (Is 11,2). Chi è colmato di questi doni, produce i frutti dello Spirito: gioia,
amore, fortezza e pace.
Gesù battezza nello Spirito
Gesù vive in unità con lo Spirito. Per opera sua Maria lo ha concepito; Giovanni Battista
battezza con acqua, ma il Messia battezzerà «in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11). Nel
Battesimo di Gesù lo Spirito si posa su di lui e viene proclamato il Figlio eletto; per opera
dello Spirito Gesù resiste alle tentazioni nel deserto.
Dopo la sua risurrezione, Gesù appare ai discepoli e comunica il dono dello Spirito.
La Chiesa vive nello Spirito
Di quel dono pasquale, effuso nella Pentecoste, vive la Chiesa: ogni epoca lo riceve
attraverso i Sacramenti della fede, può rispondere al disegno di Dio e, nello stesso
tempo, interpretare alla luce del Vangelo le situazioni in cui si trova, perché lo Spirito,
come dice Gesù, «prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,14).
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Invoco costantemente lo Spirito perché mi guidi alla verità tutta intera (Gv 16,13)?
2
Come possiamo riconoscere e valorizzare all'interno della Chiesa i diversi doni dello
Spirito, i ministeri, i carismi?
Le Beatitudini
Le Beatitudini sono l'immagine che Gesù dà di sé. Proponendosi a modello del cristiano,
chiede che siano i! suo "codice" di vita.
N ei primi capitoli di Matteo (5,112) e Luca (6,20-26) troviamo un momento particolare
della vita di Gesù: il Signore indica le esigenze del Regno di Dio e lo stile di vita che deve
contraddistinguere il discepolo. Il tutto introdotto dalle Beatitudini.
Le Beatitudini mostrano l'identità di Gesù
Prima che regole di vita, le Beatitudini si possono identificare come la descrizione che
Gesù fa di sé, ponendosi come maestro e modello del discepolo.
E lui, infatti, il povero di spirito, mite e puro di cuore (Mt 11,29), che attende tutto dal
Padre e con lui sosta in preghiera; è l'affamato di giustizia, quella che ci rende giusti di
fronte a Dio e riconciliati con lui; è misericordia per i peccatori, chiamati a rinnovarsi
nello spirito (Gv 8,11); ci pacifica con il Padre, a prezzo anche di piangere (Lc 19,41), di
essere perseguitato (Lc 16,28-29), rifiutato, messo a morte.
Gesù propone un nuovo rapporto con il Padre, non basato sull'obbedienza esteriore alla
Legge, ma sull'accoglienza e sulla somiglianza al suo amore.
Le Beatitudini non promettono una vita lunga, ma una vita grande, di qualità!
Le Beatitudini, il "codice di vita" del cristiano
Diceva Paolo VI: «Chi non ha ascoltato le beatitudini non conosce il Vangelo. Chi
non le ha meditate non conosce Cristo». E, infatti, esse sono la magna-charta dei
discepoli. Passiamole in rassegna, secondo la versione di Matteo, per meglio comprenderle e viverle.
Beati...
I poveri in spirito. Nella Bibbia sono coloro che rinunciano alla presunzione di costruire
il presente e il futuro indipendentemente da Dio, lasciando spazio al progetto di Dio e alla
sua Parola.
Quelli che sono nel pianto. Gesù racchiude tutte le afflizioni, promettendo che se sono
vissute nella fede, troveranno consolazione.
Imiti. I miti vengono ricordati nella Scrittura come coloro che godono
di una grande pace (Sai 37,10), contrapposti ai malvagi e ai peccatori. La mitezza è frutto
dello Spinto (Gai 5,22) e consiste nell'essere mansueti, moderati, pazienti verso gli altri.
Quelli che hanno fame e sete di giustizia. Gesù nell'Ultima Cena donerà il
comandamento nuovo dell'amore: esso presuppone la giustizia con Dio e con i fratelli. La
giustizia secondo Gesù è l'amoroso atteggiamento di Dio verso gli uomini e degli uomini
verso Dio e il prossimo.
I misericordiosi. Assomigliare a Cristo significa farsi carico delle insufficienze e delle
sofferenze altrui, secondo la parola di Gesù: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a
voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12).
I puri di cuore. Dice il Salmo 24: «Chi potrà salire il monte del Signore?... Chi ha mani
innocenti e cuore puro». Purezza di cuore è conformità alla volontà di Dio, cioè santità!
Gli operatori di pace. Solo la pace vera, che nasce dal cuore, è capace di creare
l'autentica famiglia di Dio, amati da lui e fratelli fra noi.
I perseguitati per la giustizia. Testimoniare Cristo non produce applausi, ma rifiuto, e
tuttavia: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al
Padre mio che è nei cieli» (Mt 10,32). Destino meraviglioso e, insieme, grandissima
responsabilità!
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Quale cammino indicano le Beatitudini per la società in cui vivo?
2
Quale Beatitudine in particolare il Signore mi chiama a vivere in questo momento della
mia vita per il mio cammino spirituale e umano?
La Risurrezione
La Risurrezione è l'evento che fonda la fede cristiana. Il Padre non abbandona il suo
Figlio Gesù e gli dona la vita nuova ed eterna: un traguardo che attende ciascun uomo
pellegrino sulla terra.
Il Figlio di Dio si è incarnato, è nato a Betlemme, ha predicato il Vangelo del Regno, è
morto sulla croce, il suo corpo è stato sepolto. I testimoni di questi fatti ci sono: i
discepoli che hanno seguito Gesù, gli accusatori, gli aguzzini, Ponzio Pilato e i soldati.
Ma... la pietra del sepolcro è rimossa...
La mattina di Pasqua le donne vanno alla tomba di Gesù e notano che la pietra con
cui era chiuso il sepolcro è rimossa. Un angelo annunzia loro che Gesù è risorto (Mc
16,1-7).
Le donne corrono a raccontare ciò che hanno visto e udito ai discepoli e così inizia un
nuovo tratto della loro avventura nella fede: Cristo è risuscitato, come aveva predetto (Mt
28,6; Le 24,6-9).
Già, Gesù aveva più volte alluso alla sua morte e risurrezione. Come? Sapendo di
poter morire violentemente, egli aveva espresso anche la certezza di partecipare al
banchetto del regno dei cieli: «Non berrò mai più del frutto della vite fino al gior no in
cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio» (Mc 14,25; Mt 26,26-29; Le 22,15-20; iCor
11,23-25).
Cristo, quindi, è cosciente che parteciperà con tutta la sua persona alla vittoria del
Regno di Dio e alla volontà di salvezza del Padre: tutte le
sue precedenti affermazioni riguardanti la sua morte e risurrezione sono da leggere
nella prospettiva dell'avvento del Regno (Mt 16,19-21; 20,20-28 etc.).
Ciò che fu detto si compie: Gesù è risorto!
Nonostante le rimostranze dei discepoli, l'epilogo si compie e Cristo muore. Al terzo
giorno, però, ecco apparire un annuncio: colui che era morto, è vivo! Il Padre ha
"applaudito" alla fedeltà di Gesù e lo ha strappato alla morte.
«O notte veramente beata, tu solo hai conosciuto il tempo e l'ora in cui Cristo è
risorto dai morti», canta l'Annuncio Pasquale: è vero, molti furono i testimoni della
morte, nessuno della risurrezione. E, tuttavia, Cristo volle manifestarsi ai suoi
discepoli ripetutamente per confermarli nella fede, per donare loro lo Spirito Santo e
per spronarli alla missione.
Non fu semplice riconoscerlo: ad esempio, i discepoli di Emmaus ascoltano lo
sconosciuto che si accosta a loro, ma hanno gli occhi ottenebrati per riconoscerlo (Le
24,13-16) e Maria di Màgdala lo scambia per il custode del giardino (Gv 20,15).
Vedere con gli occhi della fede
Sempre in quel giorno, Pietro e il discepolo amato, su invito di Maria di Màgdala, corrono
al sepolcro: Pietro vede il dato di fatto: ci sono solo i teli e il sudano; l'altro discepolo ntra
nel sepolcro e «vide e credette» (Gv 20,8): seppe cioè interpretare il fatto alla luce della
Parola di Cristo e della fede in lui.
Così l'apostolo Tommaso: non si fida dell'annunzio degli altri apostoli, vuole i segni
che la Parola del Signore si è realizzata; ma è retto in coscienza e Gesù lo esaudisce
donandogli ciò che cerca, ma avverte: «Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli
che non hanno visto e hanno creduto»(Gv 20,29).
È possibile vedere Gesù risorto e vivo solo «con gli occhi della fede»(P.Rousselot):
ciò che l'occhio umano vede sono i segni do nati dal Signore, ciò che
l'animo percepisce è la sua presenza nella vita nuova della risurrezione!
Tiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Perché la Pasqua di Cristo costituisce il cuore della fede cristiana?
2
Come posso testimoniare nell'ambiente in cui vivo la risurrezione di Gesù?
Con quali segni concreti?
La salvezza
La salvezza è la risposta di Dio all'incompiutezza dell'uomo e al suo bisogno di redenzione
difronte al peccato che deturpa la sua dignità e la sua originaria vocazione.
La salvezza, quella che abbraccia tutta l'esistenza dell'uomo, è la risposta che Dio
offre a chi si affida a lui. E la presenza di Dio in ogni uomo, resa visibile in Gesù, il
Figlio, il Salvatore, immagine di un uomo nuovo, che sa di essere amato, voluto,
perdonato da un Dio che gli è Padre.
La Bibbia è il libro della salvezza: le sue parole rivelano la Parola di Dio che salva. La
storia in essa narrata contiene la storia della nostra salvezza. In essa anche noi uomini
di oggi cogliamo la risposta di Dio. Come pure vi scorgiamo la presenza di Dio che, in
Gesù, opera con noi, apre il nostro cuore al suo Vangelo, ci guarisce, ci perdona e ci
offre la salvezza definitiva nella sua Pasqua di risurrezione.
Abbiamo bisogno di salvezza?
L'immagine proposta può essere considerata il simbolo della condizione umana?
L'uomo percepisce il bisogno della salvezza?
Nella bibbia è scritto: «consolate, consolate il mio popolo - dice il
vostro dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua
tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata... Ecco, il signore
d i o v i e ne con potenza... Ecco, egli ha con sé il premio» (is 40,1-2.10).
Israele riceve questa promessa: la liberazione è vicina, il peso dell'oppressione è
terminato. La voce suona come una speranza: Dio non abbandona l'uomo che ha creato,
benché gravino su di lui il peccato e le sue conseguenze. E spera che il Signore si manifesti
e compia le promesse!
L'uomo di oggi può dire di avere ancora questa attesa? Vive nella speranza della
salvezza? La società moderna, con la sua capacità di rispondere ai bisogni immediati
dell'uomo, sembra aver offuscato il bisogno di essere salvati. Tuttavia, nella vita di
ognuno questo anelito ritorna, soprattutto davanti alle grandi domande della vita, nello
scontro con la malattia e la morte.
Per ciascuno il problema della salvezza è senza dubbio quello della riuscita definitiva
della propria esistenza. Si impegna, con responsabilità e libertà; però, ad un certo punto,
si scopre incapace di salvarsi da sé, comprendendo che la salvezza è dono di Dio, il solo
che può dare un futuro a fronte dell'annientamento della morte.
Gesù Cristo, il Salvatore Dio ha dato una risposta al bisogno di salvezza dell'uomo.
Nell'AT aveva promesso la liberazione dalle molte forme di schiavitù del popolo: Israele
era cosciente della propria lontananza da Dio a causa del peccato e interpretava il castigo
come punizione di Dio e la liberazione il premio della riacquistata obbedienza. Nella
pienezza dei tempi Dio manda il suo Figlio (Gai 4,4): egli è la nostra salvezza: poiché
l'uomo non può perfezionarsi da sé, ci fa partecipi della vita stessa di Dio, recuperando
l'identità originaria di creature fatte «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26)
(divinizzazione);
ci riconcilia con il Padre (redenzione), pagando di persona nella morte e addossandosi i
peccati di tutti (Eb 2,17-18).
Gesù Cristo è l'unico mediatore della salvezza, compiuta una volta per sempre con la sua
morte e risurrezione (lTm 2,5-6): tutto ciò è ripresentato a noi nei Sacramenti,
particolarmente nell'Eucaristia e nella Penitenza, perché quel dono sia sempre fruttuoso per
la vita dell'uomo di ogni tempo. Non è ripetizione (Eb 10,11-18), ma offerta continua,
mediante la Chiesa, per la salvezza di tutti.
LTiberio Cantaboni
PER LA RIFLESSIONE
1
Quale prospettiva do alla mia vita? Solo di ricerca del benessere a breve termine, o del
bene eterno?
2
Come la speranza della vita eterna orienta la mia libertà nel bene? La fede
alimenta i miei criteri di giudizio?
la Chiesa
Gesù Cristo inaugura il nuovo popolo di Dio, la Chiesa. Essa è santa per vocazione, è
cattolica perché senza confini, è apostolica perché fondata sugli apostoli.
Dio stringe alleanza con gli uomini
Dio aveva radunato il suo popolo fin dalla chiamata di Abramo,
promettendogli di diventare padre di un popolo numeroso (Gn 12,2; 15,5-6).
Israele sarà il segno della volontà di Dio di stringere alleanza con tutta l'umanità, benché
spesso questa vocazione fu malintesa e interpretata come un'esclusiva di quel solo popolo.
I profeti annunceranno, invece, che Dio stipulerà un'alleanza nuova ed eterna (Is 55,5:
«Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano»), che il Messia attesoattuerà in pienezza non solo per gli Ebrei, ma per ogni uomo.
Gesù forma la Chiesa
Sin dall'inizio della vita pubblica, Gesù proclama che «. . .il Regno di Dio è vicino» (Mc 1,15) e
forma il suo popolo nuovo, scegliendo dodici apostoli; ad essi indica di continuare la sua
missione. Simone, a cui impone il nome di "Pietro", sarà la roccia della Chiesa (Ml 16,18).
Ecco il nome del nuovo popolo di Dio, che significa "comunità convocata": Gesù desidera
riunire in un unico gregge tutta l'umanità, perché sotto la sua guida, possa entrare in
comunione piena con il Padre nel Regno dei cieli.
Dice la Lumen gentium, 5: «La Chiesa... riceve la missione di annunciare il Regno di Dio
e di Cristo e di instaurarlo fra tutte le genti; di questo regno essa costituisce sulla terra il
germe e l'inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con
tutte le sue forze spera e brama di riunirsi al suo re nella gloria».
La sua missione è quindi di essere la traccia storica della presenza di Cristo nella storia
dell'umanità e della sua volontà di condurre tutti a salvezza, la quale si è realizzata in
maniera sublime nel suo sacrificio pasquale: «dal costato di Cristo dormiente sulla croce è
scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa» (Sacrosanctum Concilium 5).
Chi fa parte della Chiesa?
Si entra a far parte della Chiesa attraverso il Battesimo, che ci immerge nel mistero
pasquale di Cristo. Ogni battezzato è membro della Chiesa e manifesta la sua appartenenza
con una propria vocazione: come ministro ordinato, come religioso, come consacrato,
come fedele laico.
Il Signore non fa mancare la grazia dello Spirito Santo, dono pasqua del Signore e ad
ognuno elargisce un particolare carisma a beneficio di tutti (iCor 12,7.11), sicché la Chiesa
è come un corpo, «ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura,
secondo l'energia propria di ogni membro», che «cresce in modo da edificare se stesso
nella carità» (Ef 4,16).
T.C.
PER LA RIFLESSIONE
1
Dedico tempo nella preghiera per discernere la mia vocazione nella Chiesa
secondo il mio carisma?
2
Ognuno non è cristiano solo per se stesso, ma per il bene di tutti: come vivo la
mia testimonianza nel quotidiano?
Verso l’appuntamento di io De Janerio
La GMG di Rio de Janeiro (23-28 luglio 2013) ha come tema: «Andate e fate
discepoli tutti i popoli)) (Mt 28,19). Significativa l'immagine del logo, opera di
Gustavo Huguenin, un grafico di 25 anni di Cantagalo. Un grande cuore, che
racchiude in verde la Croce e il 'il Pan di Zucchero", la famosa collina di Rio de
Janeiro. Al centro in giallo oro il Cristo Redentore, simbolo della città, nella parte
bassa, in blu, è riportato il litorale brasiliano. Benedetto XVI si rivolge ai giovani:
«Cari amici... affido ai presenti questo grande compito: portare la conoscenza e
l'amore di Cristo a tutto il mondo. Egli vuole che siate suoi apostoli nel XXI seco lo
e messaggeri della sua gioia).
Maria donna di fede
Di lei parlano i Vangeli, che svelano la grandezza della sua missione, vissuta
accanto al figlio Gesù. A Lei si affida da sempre ogni comunità cristiana.
Se ci chiediamo qual è la "verità" su Maria, dobbiamo riconoscere con Giovanni Paolo 11
che prima ancora che madre di Dio ella è la credente: «Nella Chiesa di allora e di
sempre Maria è stata ed è soprattutto colei che è beata perché ha creduto» (Enciclica
Redemptoris Mater, 26).
In realtà Elisabetta al saluto della giovane madre Maria si sente spinta dello Spirito
Santo ed esclama "a gran voce": «Beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che
il Signore le ha detto» (Lc 1,45).
Possiamo affermare che come l'Antico Testamento inizia con la figura di Abramo
"padre dei credenti", così il Nuovo Testamento si apre con Maria "madre della fede". Ella
traccia il sentiero che devono percorrere tutti i credenti in Cristo.
Se poi vogliamo conoscere i contenuti della fede di Maria, ci viene incontro ancora
Giovanni Paolo Il che ci propone un approfondimento in tre direzioni: fede-donazione, in
quanto Maria mette tutto il suo essere a disposizione del Signore (Lc 1,38), cioè si
abbandona a Dio senza riserve e si consacra totalmente a lui (RM 13); fede-introduzione al
mistero, ossia costante e progressivo "contatto con l'ineffabile mistero di Dio" (RM 17);
infine fede-peregrinazione, cioè un duro cammino che ha conosciuto una "particolare
fatica del cuore" o "notte della fede" (RM 18), e perfino "la più profonda kenosi
(svuotamento, debolezza) della fede nella storia dell'umanità" (RM 26), quando partecipò
alla "tragica esperienza del Golgota" (RM 26). La sua fede fu come quella di Abramo
"sperando contro ogni speranza" (RM 14), sicché ai piedi della croce divenne eroica (RM
18).
Stefano De Fiores, Mariologo
I Sacramenti
Nei sacramenti il cristiano trova la presenza e l'azione di Dio. Accogliendoli con fede e
lasciando che la grazia di Dio agisca in lui, essi conducono all'incontro con Cristo.
Che cosa sono?
I sacramenti sono segni efficaci « della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa,
attraverso i quali ci viene elargita la vita divina. I riti visibili, con i quali i sacramenti sono
celebrati, significano e realizzano le grazie proprie di ciascun sacramento. Essi portano
frutto in coloro che li ricevono con le disposizioni richieste» (CCC 1131).
Dalla descrizione del Catechismo, possiamo ricavare gli elementi basilari sulla natura
dei sacramenti:
a) Sono segni della grazia di Dio, in quanto rendono realmente presente il Signore nella
sua Chiesa e, mediante essi, la sua salvezza raggiunge l'uomo;
b) Sono istituiti da Cristo, in quanto lui stesso, direttamente o indirettamente, ha stabilito
questo modo di manifestarsi nella comunità credente;
c) Vengono celebrati nella Chiesa, non sono quindi azioni di magia, ma riti, celebrazioni,
momenti in cui l'assemblea cristiana esprime il suo essere di fronte al Signore;
d) Il loro frutto dipende, senza automatismi, dalle disposizioni con cui vengono accolti e
dalle conseguenti azioni di chi li riceve.
Quali sono?
I sacramenti sono sette e possono essere suddivisi in tre gruppi:
a) Sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia. Attraverso questi
sacramenti il credente è inserito in Cristo morto e risorto (Col 2,12) e diventa membro
della Chiesa (Ef 4,43), chiamato alla testimonianza (2Cor 2,14), sostenuto dal Pane della
vita (Gv 6,55-57).
b) Sacramenti della guarigione: Penitenza e Unzione degli infermi. Attraverso la Penitenza
il credente, pentito dei suoi peccati, torna alla santità originaria del Battesimo (Gs 24,23;
Lc 15,11-32; Lc 15,4-7); mediante l'Unzione degli infermi è donato il sollievo cristiano a
quanti sono nel dolore e nella malattia (Gc 5,14-15).
c) Sacramenti per il servizio della vita comunitaria: Ordine e Matrimonio. Questi
sacramenti plasmano l'uomo credente: nell'Ordine il credente si configura a Cristo Capo
della Chiesa, in modo da poter agire in suo nome nell'insegnare, nel santificare, nel
governare (Presbyterorum ordinis, 2), nel Matrimonio l'uomo e la donna, con la loro
fedeltà e il loro amore, diventano segno vivo dell'amore sponsale di Cristo per la sua
Chiesa (Os 2, 16.21; iCor 7,39).
Che cosa operano?
I sacramenti sono celebrazioni della Chiesa (ogni sacramento è atto comunitario, non si
danno "sacramenti privati", anche quando la partecipazione è minima, esprime e rappresenta tutta la Chiesa): in essi operano congiuntamente parole e azioni, che
manifestano la Parola che Dio rivolge all'uomo e l'opera di salvezza nei suoi confronti.
Un giorno Gesù esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me.
Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi d'acqua viva» (Gv 7,37-38).
Nei sacramenti il cristiano attinge la salvezza all'acqua che zampilla per la vita eterna (Gv
4,14) che l'Agnello, immolato e risorto, dona con abbondanza con l'azione dello Spirito
Santo, perché l'uomo sia sostenuto mentre cammina nella fede (2 Cor 5,7) fino alla
visione del volto di Dio «così come egli è» (lGv 3,2). T.C.
PER LA RIFLESSIONE
1
Come fare per1 rinnovare la coscienza della responsabilità che nasce dal Battesimo
in ordine alla vita cristiana?
2
Desidero ricevere i sacramenti della fede? Come posso testimoniare la grazia che da
essi ricevo?
LA FEDE NELLA VITA QUOTIDIANA
La fede non è un abito da indossare in determinate occasioni, ma è una luce e una
forza che permea tutta la vita, trasforma il nostro modo di pensare, di sentire, di
agire, di essere.
1
Nella vita matrimoniale la fede porta ad assumere una concezione
cristiana del matrimonio e della famiglia, a considerare il proprio
amore come segno e strumento dell'amore di Dio, e quindi a ve dere
nell'amore di Dio la sorgente, il fondamento e il modello dell'amore umano.
2
Essere genitori, alla luce della fede, significa essere rappresentanti della
paternità e della maternità di Dio. Significa prendersi cura dei propri figli,
accompagnarli nella loro crescita, guidarli con la parola e soprattutto con
l'esempio.
3
Assieme ai genitori, gli insegnanti hanno il compito di educare. Ogni discepolo
è una persona da formare: una libertà da orientare, una ricchezza dipotenzialità da sviluppare, di attitudini da scoprire, di "talenti" da far
fruttificare. La fede cristiana ci fa scoprire la grandezza della persona umana,
l'originalità di ogni singolo individuo, la sua dignità sconfinata di "figlio di
Dio".
4
La fede vissuta nel mondo del lavoro oggi è particolarmente impegnativa.
Vi sono grandi mutamenti epocali. In una società dove il denaro conta più
del lavoro, dove il lavoro è attraversato dalla precarietà, l'impegno nuovo
dei cristiani è quello di riaffermare la centralità della per sona e del
lavoro, praticando la giustizia con la propria competenza, testimoniando
la carità con la propria solidarietà, vivendo il lavoro come spazio di
fraternità.
5
La fede porta i giovani a coltivare la "speranza che non delude" (Rm 5,5), a
coltivare l'amore contro ogni forma di egoismo, a coltivare ideali
6
alti e nobili, in alternativa al dilagante piatto materialismo. La fede li porta a
costruire un futuro secondo il disegno di Dio.
7
6. Alle donne la fede fa scoprire e vivere il "genio femminile", che le porta a
incarnare il senso dell'accoglienza, della delicatezza, della dedizione, della
propria dignità; le induce a immettere dinamiche di amore in questa società
arida.
8
Quando i politici e gli economisti accolgono la fede, scoprono che il degrado
attuale, alla radice, è determinato dalla carenza di fede. Tutto è
concatenato: senza la fede, l'etica manca di un saldo fondamento; senza
l'etica, la politica perde la sua anima; senza una buona politica, l'economia
assoggetta gli uomini e li lascia in balìa della legge del mercato; senza una
illuminata economia, la finanza prevarica e genera gravi crisi e disastri
sociali.
9
L'ambiente mediatico, nel quale siamo immersi e viviamo, è uno sconfinato
oceano nel quale l'uomo può "navigare", ma soltanto la fede può offrire una
"bussola" per non perdersi. La fede può orientare a vivere in maniera
autentica, attraverso i media, la dimensione "relazionale", il dialogo, la
reciprocità, l'interattività, la comunicazione, e anche la comunicazione della
fede.
10
La casalinga si trova nel crocevia della nostra storia, nel punto di confluenza di tutte le problematiche sociali. Più forti sono queste spinte, e più
forte deve essere la sua fede, che si esprime in tutti i gesti quotidiani nella
sua casa e che le consente di vivere la sua vita come una missione, spesso
sconosciuta o sottovalutata dagli altri, ma preziosa agli occhi di Dio.
11
Con gli occhi della fede, scopriamo che nei poveri, nei malati, nei terremotati e nei sofferenti è presente Cristo. Questa fede ci spinge alla solidarietà, alla vicinanza spirituale e alla lotta contro ogni forma di male.
Mons. Giuseppe Greco
TESTIMONI DELLA FEDE
SAN FRANCESCO D'ASSISI (1182 ca.-1226) visse con una fede incrollabile in Dio. Dopo
la conversione, scelse di dedicarsi a Cristo spogliandosi di tutto quanto aveva. Abbracciando
la povertà si affidò interamente alla Provvidenza e mai venne meno in lui la fede nell'aiuto
divino. Innamorato di Cristo volle seguirlo fin sulla via della Croce per assomigliargli sempre
più.
SANT'ANTONIO DI PADOVA (1195 ca-1231) entrò nell'Ordine fondato da san Francesco
d'Assisi dopo aver visto cinque Frati Minori martirizzati. Dalla testimonianza di questi
campioni della fede nacque in lui il desiderio di predicare il Vangelo affidandosi solo a Dio.
Percorse città e villaggi annunciando Cristo e richiamando i popoli a convertirsi a Lui. La fede
incrollabile nell'azione della grazia divina produsse in lui innumerevoli miracoli.
DON GIACOMO ALBERIONE Beato (1884-1971) accoglie la chiamata del Signore che lo
destina a una nuova missione: predicare il Vangelo a tutti i popoli, nello spirito dell'Apostolo
Paolo, utilizzado i moderni mezzi della comunicazione. Il 20 agosto 1914, ad Alba fonda la
"Società San Paolo". Da quel momento si dedica a portare la Parola di Dio in tutte le case con
l'intento di raggiungere anche i lontani. Nel corso degli anni fonda quattro Congregazioni re-
ligiose femminili, quattro Istituti di vita consacrata, e l'Associazione dei Cooperatori
Paolini.
PIER GIORGIO FRASSATI Beato (1901-1925) fu un laico che con parole e opere
testimoniò la sua fede in Cristo. Giovane iscritto all'Azione Cattolica e al Terz'Ordine domenicano si dedicò in prima persona all'assistenza dei poveri e dei bisognosi. Si battè contro
ogni totalitarismo e ogni ideologia che attentassero alla dignità e alla libertà dell'uomo.
GIOVANNI PAOLO II Beato (1920-2005). "La fede e la ragione sono come le due ali con le
quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel
cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità". Questo è l'incipit dell'Enciclica di Giovanni
Paolo 11 Fides et Ratio del settembre 1998. In lui la ricerca della fede fu un'autentica risposta alla
chiamata di Dio.
CHIARA LUCE BADANO Beata (1971-1990) visse la sua breve esistenza interamente
affidata a Gesù. Dopo una serena infanzia, conobbe il dolore e la malattia. Ormai immobile a
letto si fidò di Dio e accettò la sua volontà qualunque essa fosse. Con la gioia nel cuore
contagiò quanti la circondavano e andavano a trovarla. Morì salutando sua mamma dicendo:
"Ciao, sii felice, io lo sono!".
Nicola Gori
Benedici, Signore, questa famiglia
C - Sia benedetto Dio che, in questo "Anno della fede" indetto dal Papa, ci invita a
riscoprire il grande dono di credere in Lui. (La nostra preghiera salga fiduciosa, perché il
Signore illumini ogni nostro dubbio nella ricerca della verità).
Preghiamo insieme, dicendo:
Tutti : Illumina, Signore, le nostre scelte di vita.
1
Per la Chiesa: l'insegnamento del Concilio Vaticano Il e del Catechismo
della Chiesa cattolica illumini la sua azione pastorale. Preghiamo.
2
Per gli educatori: genitori, catechisti, operatori della comunicazione. Siano
valido sostegno alla fede di tutti i battezzati. Preghiamo.
3
Per i catecumeni che riceveranno i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Abbiano
davanti a sé come esempio padrini e madrine convinti della loro fede. Preghiamo.
4
Per i gruppi e le associazioni di fedeli: nella preghiera, nella catechesi, nella carità
mostrino l'unità del corpo ecclesiale, pur nella diversità dei carismi. Preghiamo.
5
Per ogni uomo e donna che Dio ama. La fede nella Trinità Santissima apra gli
orizzonti del vivere umano e diventi fermento per la vita quotidiana. Preghiamo.
Padre nostro...
C - Ascolta, o Padre, la nostra preghiera e vieni in nostro soccorso. Sostienici nella
speranza, perché possiamo lodarti e benedire per sempre il tuo santo nome. Per Cristo
nostro Signore.
Tutti - Amen.
Supplemento a La Domenica, n. 4, 2012 . P.I. SPA-S.A.P. . D.L. 53/2003 . L.
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