AMICI DI DON ORIONE Spedizione in a.p. - art. 2, comma 20/c - legge n. 662/96 - Filiale di Bergamo - Anno XXXX - N. 1 - Gennaio 2000 Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova pieghiamoci con caritatevole dolcezza alla comprensione dei piccoli, dei poveri, degli umili don orione 2 3 MOTIVI MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO Qualche interrogativo che aiuta MA DON ORIONE NON È UN ICEBERG 12: N enerdì 12 novembre, nella Parrocchia di S. Giuseppe B. Cottolengo, come ormai avviene da parecchio tempo il 12 di ogni mese, si è fatta memoria del Beato Don Orione alla S. Messa delle ore 18. Diversamente dal solito però, l’incontro di formazione che si teneva dopo la S. Messa, per la prima volta è stato anticipato alle ore 17 e questa variazione ha reso possibile la partecipazione anche ad amici, volontari, collaboratori, ex allievi non parrocchiani. Laici orionini provenienti da situazioni diverse si sono riuniti nella preghiera e nell’ascol- essuno, sia chiaro, vuol farsi maestro. Si tratta solo di riflessioni spicciole fatte a voce alta, che possono essere raccolte da qualcuno. “Se non sei visibile, non esisti”: è uno slogan che rispecchia la realtà di questo nostro mondo, dove messaggi e immagini di ogni tipo imperversano nei grandi e piccoli media. Da questo punto di vista e se ce ne stiamo terra terra, possiamo dire che Don Orione è abbastanza visibile. Il suo volto te lo trovi davanti un po’ dappertutto nei nostri ambienti: ti guarda, ti scruta, qualche volta ti rimprovera. Compare anche di tanto in tanto sulla carta stampata e ormai riesce a scomodare perfino qualche editore. Insomma, il suo nome e la sua immagine si stanno guadagnando un posticino nel gran ciclone della comunicazione. Ma è proprio questa la “visibilità” che ci interessa, quando parliamo del nostro fondatore? Scontata la piccola premessa, la domanda che si impone è: ma Don Orione è veramente visibile in mezzo a noi, con la forza e il fascino del suo messaggio? Oppure è una specie di iceberg, di cui ci accontentiamo di scorgere da lontano la punta, ma tutto il resto e un gran corpo invisibile sotto il pelo dell’acqua? Fuori metafora: Don Orione è una guida che ci suggerisce certi comportamenti, che ispira un certo stile sul piano dei fatti? Oppure, piano piano tutto va in acqua, sotto la spinta di aggiornamenti, tecnicismi e deleghe, che invece di dilatarci lo spazio per il messaggio, ci dirottano su percorsi sempre più poveri del nostro spirito vitale? Don Orione è sempre lì, ce lo vediamo sempre davanti, dicevamo. E anche le parole scorrono veloci: carisma, spirito, stile orionino sono termini familiari e ci gratificano, capaci come sono di ricordarci una identità che ha larga e apprezzata cittadinanza. Ma una verifica un po’ meno superficiale ci farebbe scoprire che, sì, le parole sono quelle, ma i fatti forse restano un po’ lontani. Al di là delle grandi parole che spendiamo abbondantemente, nei dettagli del nostro quotidiano emerge chiaro il timbro dell’ispirazione orionina che leghi in coerenza le parole con i fatti? È bello quando ci capita di sentire che qual- Alla scuola di Don Orione V novembre 1999, primo tentativo di neve al villaggio della carità di camaldoli e sulla statua di don orione cuno ha riconosciuto con gioia e al primo impatto il timbro orionino, magari solo in un dettaglio, ma il fatto è che, purtroppo, questa è una cosa che ci capita sempre più raramente di ascoltare. Anzi, se ci mettiamo umilmente in ascolto, ci capiterà di sentire che qualcuno che ci vuole bene ci mette in guardia e quasi quasi ci da l’alt. La grande sagoma dell’iceberg, insomma, c’è, ma è tutta sott’acqua e non si vede. Una conclusione semplice semplice, allora, ci pare che possiamo tirarla. Se anche ci saranno un po’ meno immagini di Don Orione in giro, se anche il suo nome lo spenderemo con più parsimonia, ma “lui” sarà un po’ più visibile in noi come persone e nelle nostre attività di fronte a un mondo che ci è vicinissimo e ce lo chiede, avremo fatto una piccola riconquista. Don Carlo Matricardi INCONTRI to di episodi della vita di Don Orione rievocati da Don Matricardi che ha messo in evidenza la grandissima fiducia che egli aveva nella Divina Provvidenza, fiducia che gli permetteva di raggiungere delle mete che dal punto di vista umano potevano sembrare irrealizzabili. Apprendere tutto questo è stato senz’altro interessante; penso però che nel corso di questi incontri dovremmo avere uno spazio per riflettere insieme e interrogarci su come noi tutti, sacerdoti e laici, ci poniamo di fronte all’insegnamento che ci viene dal fondatore. In avvenire è auspi- cabile che gli incontri abbiano questo taglio e che si svolgano in un ambiente più adatto per quanto riguarda l’acustica, come potrebbe essere la sala “Don Monea” nella casa parrocchiale. 12 Ornella Ratto Domenica 23 gennaio 2000 apertura del “luogo giubilare della carità” nell’istituto paverano Sarà il nostro amato Arcivescovo S.E. il Cardinale Dionigi Tettamanzi ad officiare questo solenne atto giubilare. A grandi linee lo svolgimento: sosta e preghiera davanti alla Croce del Giubileo; breve processione con sosta dinanzi alla statua della Madonna; visita guidata a qualche reparto assistenziale; conclusione nella chiesa interna dell’istituto con preghiera del Credo e secondo le intenzioni del Papa, con possibilità del Sacramento della Confessione e Santa Messa. Questo incontro sostituisce il tradizionale raduno di fine mese. La presenza degli amici, graditissima, sarà ulteriore testimonianza del nostro “essere chiesa” all’interno della realtà locale – Genova – dove la Provvidenza ci chiama ad operare. formazione orionina e preghiera per laici Il 12 di ogni mese, nella parrocchia S. Giuseppe B. Cottolengo, Via Cellini 26, si tiene un incontro aperto a tutti i laici che desiderano approfondire la conoscenza sul nostro Fondatore. ore 17 - Riflessione su Don Orione, lo spirito, la vita, le opere. ore 17,45 - Vespri e S. Messa. 4 LE NOSTRE SUORE 5 Sempre Deo Gratias suor m. Luigina saluta la realtà del Paverano... “O Gesù aprici il tuo cuore: lasciaci entrare, o Gesù, che solo nel tuo cuore potremo comprendere qualche cosa di quello che sei, potremo sentire la tua carità e misericordia, comprendere ed amare anche noi il sacrificio e quella santa obbedienza per cui ti sei sacrificato” (Don Orione, Epifania 1935) Con queste stupende parole del nostro fondatore il Beato Luigi Orione, tutto il Paverano esprime il suo ringraziamento a Suor Maria Luigina Tononi, nostra Superiora per molti anni, chiamata a servire i poveri più poveri nella casa di riposo San Giuseppe, a San Sebastia- ...mentre arriva a sostituirla suor M. Rodolfa... no Curone (AL). Nello stesso tempo vogliamo donare il nostro più caldo benvenuto a Suor Maria Rodolfa Bariani, nostra nuova Superiora proveniente da Tortona e a Suor Maria Rosanna Riva, nuova vice-superiora proveniente da Roma. Don Orione diceva nella stessa lettera del 1935: “Viviamo il vivido e fervido desiderio dell’obbedienza! E dico con animo ilare, perché l’obbedienza ci deve rallegrare sempre qualunque sacrificio essa comporti”. Come Maria, Madre della Divina Provvidenza, viviamo questo momento con pieno abbandono a Dio, nella certezza che il Signore continuerà a compiere grandi cose in coloro che seguono la sua volontà. E come Don Orione ripeteva in tutte le occasioni: Sempre Deo Gratias! ...che avrà un valido aiuto in Suor M. Rosanna. PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000 Giubileo del 1950 Pio XII, Eugenio Pacelli, visse il grande giubileo del Dogma dell’Assunzione della Gran Madre di Dio Immacolata Maria Santissima al Cielo. Alla conclusione dell’Anno Santo, vissuto molto intensamente da masse immense di fedeli, il Papa Pio XII, dopo secoli di attenti studi e apprendimenti nella Sacra Scrittura, accogliendo gli aneliti sia della fede che della tradizione, anche artistica, davanti ad un numero stragrande di Vescovi di tutta la Chiesa, poteva proclamare, in modo solenne, Maria Santissima Assunta in Cielo. E fu giubilo per tutta la Chiesa. Quanti abbiamo vissuto quell’Anno Santo abbiamo potuto partecipare agli atti di fede e di penitenza con una intensità grande, quasi passionale. Certo attorno al grande Papa – Defensor civitatis –, come dice la targa che indica la piazza antistante Piazza San Pietro, tutto il mondo accorse per ringraziarlo del grande servizio per la pace e la salvezza della città di Roma al termine della seconda guerra mondiale. Fu lui a supplicare il capo dell’esercito tedesco in ritirata che aveva giurato di opporre resistenza combattendo di casa in casa a Roma, fu lui a inginocchiarsi davanti a Kesserling e pregarlo: “Fallo per questo vecchio che non ha più lacrime; se non lo fai per la fede o per il rispetto di tanta storia”, di lasciare Roma senza distruggere tanti fratelli inermi e tanta cultura. E il 6 giugno 1943 Roma fu salva. In quell’occasione la tribù di Don Orione si unì al Papa in preghiera e fece voto di erigere la bellissima statua della Madonna – Salus populi Romani – sul Colle di Monte Mario scolpita dal celebre Arrigo Minerbi, ebreo accolto, come tantissimi, nelle opere di Don Orione durante la bufera. Fu un anno santo di riconoscenza al Papa Pio XII per le grandi aperture del Vaticano a profughi, a rifugiati, a poveri, accolti con la paternità del Papa che provvide anche cucine economiche in diversi punti di Roma per sfamare tante persone. A questa opera silenziosa ma di grande impegno, partecipò anche l’Opera di Don Orione. È rimasta famosa la “cucina dei poveri” guidata da Suor Fortunata presso l’Istituto scolastico San Filippo Neri in via Don Orione; vi accorrevano poveri e ricchi ma tutti affamati; era il famoso “Circolo San Pietro”. Grande Anno Santo quello del 1950! Quanti hanno ancora negli occhi e nel cuore la ieratica figura di quel Santo Padre che al termine dei Sacri Riti si ergeva sulla folla per la benedizione apostolica – sembrava veramente scendesse dal cielo da quelle braccia fortemente in croce! Alla storia il compito di rendere l’onore che merita così grande Pontefice cui devono essere grati in modo particolare proprio gli ebrei di Roma e del mondo. Dopo le basiliche romane e la cattedrale di Genova la sede giubilare del “Paverano” Piccolo Cottolengo di Don Orione in Genova Papa Giovanni Paolo II, nella bolla di indizione del Giubileo del 2000, indicava come luoghi giubilari per preghiere e penitenza non solo le quattro secolari basiliche di Roma ma anche le chiese “madri” delle chiese sorelle di tutto il mondo ed alcuni luoghi preferenziale della fede e della carità. Fatto nuovo e molto significativo per la vita cristiana. Il nostro Arcivescovo Cardinal Dionigi Tettamanzi ha indicato il “Paverano” luogo della carità in Genova per l’acquisto delle Sante Indulgenze: “Vuol ricordare a tutti e in modo permanente che la carità verso i malati e i poveri è uno degli elementi essenziali e irrinunciabili della grazia del Giubileo”. Voi che leggete il mensile “Amici di Don Orione” sapete tutto del “Paverano” Istituto Piccolo Cottolengo di Don Orione in Genova, ma vogliamo darne alcuni accenni. Il Piccolo Cottolengo accoglie ospiti in estrema necessità di assistenza fisica e spirituale. È un’opera della Chiesa che si prefigge di vivere e portare il Santo Vangelo con l’esercizio della carità – amore del prossimo per amor di Dio –. Don Orione ha voluto che accogliesse qualsiasi persona in estremo bisogno; dove nessuno poteva o voleva giungere ci fosse l’opera della Divina Provvidenza a manifestarsi paterna. Il Piccolo Cottolengo al Paverano è in attività dal 1933 quando Don Orione stesso con l’opera di ottimi benefattori poté acquistare, al servizio di tanti abbandonati, il vecchio ospizio di mendicità in abbandono. Don Orione voleva fare del Paverano per Genova un fuoco più ardente della luminosa Lanterna. Pellegriniamo tra i nostri ospiti con lo spirito del Buon Samaritano e pagando i due talenti dell’amore di Dio e del prossimo otterremo misericordia e pace. Don Ferdinando 6 7 PROGETTO EDUCATIVO Tanti auguri Carmelita “T utte le creature sono lettere di amore di Dio: se lo vogliamo in esse possiamo leggere, da esse possiamo imparare a capire”. Difficile per chi non conosce Carmelita interpretare i suoi sentimenti, le sue esigenze, i suoi desideri, la sua voglia di donare amore e aiutare gli altri, ma l’amicizia per lei scatta all’istante, è un gesto spontaneo di accoglienza nel proprio cuore. Carmelita stessa esprime l’amore verso gli altri a volte in modo molto particolare, eppure emana da lei una bellezza interiore, una serenità che non può passare inosservata. Chiunque abbia visto Carmelita in questi giorni insieme ad una bellissima bambina di nome Serena, nipote di Suor M. Luigina, non può essere rimasto indifferente. Tra loro due c’è sempre stata una simcarmelita e serena: una piccola grande storia. carmelita: 33 anni, la mamma, suor M. luigina. patica amicizia, ma questa volta è esploso un sentimento nuovo, in tutta la sua tenerezza. Tra Serena e Carmelita è nato un sentimento forte, vero, fatto di abbracci, di parole non dette, di baci dolcissimi. E che cosa importa se Carmelita è una ragazza handicappata e Serena una splendida piccola bambina? Agli occhi innocenti di Serena, Carmelita è apparsa una bambina come lei, un’amica, ed allora anche asciugarle la bocca ed abbracciarla diventa un gesto normale. Ma le situazioni in cui Car- melita si distingue sono tante; chi non sapeva che il 13 novembre 1999 nel reparto Don Orione si festeggiava il suo trentatreesimo compleanno? C’era tanta gente, la sua mamma, Suor Eugenia, il personale, le altre ospiti, i medici e tanti amici che hanno voluto dimostrare a Carmelita il proprio affetto. C’era anche Suor Luigina, in uno degli ultimi momenti che ha trascorso a Paverano prima di trasferirsi nella nuova casa a lei affidata, e la nuova Superiora, Suor M. Rodolfa, che non è voluta mancare a questo bell’avvenimento. Tutti facevano capolino dal salone, splendidamente addobbato, attirati dalla musica, dagli applausi e dal buon profumo di dolci. E per Carmelita è stato puro divertimento, ha ballato, riso, giocato e forse si è anche un po’ commossa. Tutti erano lì per lei. Ogni giorno incontriamo Carmelita davanti all’ufficio della Superiora, al bar o fuori in giardino; a volte si passa dritti perché non si ha tempo, a volte si rimane stupiti dai suoi capricci o dalla sua sagacia e intelligenza, ma quante volte pensiamo realmente a lei? Ecco chi è Carmelita, ecco perché le vogliamo bene, ecco perché dovremmo soffermarci a riflettere ogni volta che la incontriamo, non sulla sua condizione fisica ma sulle infinite strade dell’amore di Dio perché, come ogni uomo, Carmelita e tutte le persone che abitano nelle case di Don Orione sono immagine di Dio. Cecilia VOLONTARIATO Gita ritiro a Diano Marina iovedì 11 novembre un gruppetto di volontari è partito in pullman alle 8 da piazza Solari per il “soggiorno Don Orione” di Diano Marina. Scopo del viaggio una giornata di ritiro spirituale in quella località; accompagnavano il gruppo Don C. Matricardi, suor M. Rosanna e suor M. Clotilde. Viaggio sereno e piacevole in pullman da 55 posti quasi due per ogni partecipante! La casa di accoglienza orionina è stata una bella sorpresa. È posta in collina, su un terreno ricco di ulivi, con un panorama privilegiato sul golfo e sul mare di Diano. Le due costruzioni che compongono il complesso rimodernate e ristrutturate da poco, sono circondate da un parco-giardino con alberi, prati, fiori, fontane, viali che invitano alla meditazione. All’interno sale di soggiorno, poltrone, un bar, la cappella con vetrate moderne e luminose, una sala riunioni, l’allegra sala da pranzo e al piano superiore stanze a uno o a due letti. Don Matricardi ha spiegato che quel soggiorno, nato per un lascito di due signore inglesi, è stato voluto da Don Orione per permettere a chi non può spendere grandi somme una vacanza serena in luogo da ottimo clima. Noi volontari orionini ci siamo subito sentiti a casa, accolti con cortesia da Don Alberto Cuciz e messi a nostro agio da tutte le bellezze e le comodità che ci circondavano. Dopo un caffè ristoratore, Don Matricardi, vice direttore di GE-Camaldoli ma anche incaricato del laicato orionino nella meditazione ha ricordato che il volontariato ha due valori specifici: diano marina. sopra: volontari nella accogliente cappella. sotto: volontari attenti alle parole di don matricardi. G quello di conversione personale e quello profetico di testimonianza. Il volontario infatti deve essere la coscienza critica della sua vita perché non si può agire in due maniere, ma ci si deve comportare sempre ricordando che la carità è un valore assoluto, totale. Non va dimenticato mai che tutta la Chiesa, tutti i cristiani sono in “missione” e che un buon esempio di coerenza è la testimonianza che conta forse più di tutto. Alle 12,30 un ottimo pasto ha riunito tutti e con noi ha fatto onore alle vivande abbondanti e saporite Don Germano Corona attuale direttore di Sanremo. Dopo un po’ di sollievo nel parco o in poltrona (chi sarebbe riuscito a meditare subito con tutto il ben di Dio servito e gustato a tavola?) un’altra oretta più che altro di rinnovata conoscenza tra Don Carlo e i volontari e la discussione su alcuni argomenti della vita di servizio. Poi in Cappella rosario meditato e S. Messa con una breve omelia nella quale il sacerdote ha tirato un po’ le somme della giornata. Rientro a Genova senza alcun problema e con un po’ di anticipo sul programma. Un ringraziamento di cuore a Don C. Matricardi e la constatazione che il ritiro di un gruppo non troppo numeroso può essere più spiritualmente proficuo e raccolto. Carla Revello 8 PAGINA MISSIONARIA 9 23 ottobre 1999: l’ultimo nato INAUGURATO IL PICCOLO COTTOLENGO DI CAMPO GRANDE IN BRASILE D a queste parti si chiama «Orionopolis» o città di Don Orione. Ed è un vero villaggio, sorto alla periferia di Campo Grande, la capitale dello Stato del Mato Grosso do Sul, in Brasile. Creata capitale nel 1977, la città è cresciuta in due decenni dal nulla, raggiungendo già i 750.000 abitanti. La zona dove arrivarono gli orionini Don Andrea Scaglia e il chierico Renato Andreatto il 14 febbraio 1993, si chiama Novoso Estados perché ha accolto gli immigrati da altri stati del Brasile, qui accorsi in cerca di lavoro e di miglior fortuna. Agli orionini fu affidata la parrocchia del Senho do Bonfim, che oggi conta circa 65.000 abitanti. Ma il Vescovo Mons. V. Pavanello, salesiano, chiese subito che la congregazione aprisse un’opera di carità come segno della Chiesa. Nel 1995, ci fu la donazione del terreno; il 25 giugno 1995, la benedizione della prima pietra. Il 23 ottobre 1999, dopo che alcune strutture erano già entrate in funzione, Mons. V. Pavanello con una solenne benedizione ha inaugurato la Orionopolis. Presenti i superiori orionini, autorità civili e soprattutto molta gente che ha iniziato ad amare e a collaborare in campogrande. sopra: i primi tre padiglioni del Piccolo Cottolengo orionopolis del Mato Grosso (manca l’ultimo salone polivalente). sotto: il nostro conratello renato allora studente di teologia ed oggi sacerdote. quest’opera. A rappresentare i benefattori dell’Italia c’erano Ennio Moneghini e Marziano Santambrogio da Seregno. «La Orionopolis ha già varie attività avviate – racconta Gizela, animatrice appassionata – e crescono ogni giorno con l’aiuto di gente di ogni tipo». Ci sono le tre unità per l’accoglienza di bambini e giovani cerebrolesi: 19 sono ospitati stabilmente e altri 102 vengono all’Orionopolis dalle famiglie per le varie cure. Ma accanto, dettato dalle necessità, è sorto un grande salone polifunzionale, intitolato a Don Angelo Mugnai. Vi si svolgono attività di ambulatorio per poveri, prevenzione prenatale ed accompagnamento delle madri, attività formative per giovani, feste e promozioni. C’è anche una piccola scuola per bambini. Il tutto si presenta molto bene, semplice ma ben ordinato. Tanti hanno sognato quest’opera di carità e di civiltà, a cominciare da Don Orione che, nel 1936, scrisse: «Ho risposto accettando la missione al Mato Grosso, si apre il 6 marzo, festa di San Marziano. È quella una vera e difficilissima missione». Don Orione non sognò da solo. Oggi molti offrono e ricevono del bene all’Orionopolis di Campo Grande. CRONAC A Il calore dell’accoglienza on molto tempo fa Don Gianni, il nostro direttore provinciale, mi disse: “A Roma mi hanno chiesto il nome di un rappresentante laico per le comunicazioni, ed ho fatto il tuo”. Io, che sono un animale residenziale, anzi sedentario, sebbene giustifichi il fatto con la pretesa di punto di riferimento, mi sono trovato a precisare: “purché ciò non significhi riunioni a destra e sinistra...”. Infatti, classico scherzo da prete, qualche settimana dopo arriva una convocazione a Roma, in curia generale. Capisco che, da cronista, dovrei soffermarmi sui contenuti dell’incontro; sarà uno dei tanti “fuori tema”, se non provvedo a dare un titolo adeguato. Perché, vedete, la mia sensibilità viene normalmente distratta dal “clima”. Arrivo in curia verso le 22 del 25 novembre dove alla scampanellata trovo disponibile Don Severino (così si presenta) che mi “obbliga” ad accettare la sua cena, malgrado fossi attrezzato per mio conto, mi assegna la camera, mi intrattiene affabilmente per tutto il tempo del pasto, mi concede una telefonata per placare l’ansia della lontana consorte... Il mattino dopo, all’uscita della cappella, me lo trovo davanti con: “So che a lei piace il caffè” e mi conduce in un baretto antidiluviano dove con la “Gaggia” mi prepara un ottimo caffè, ricordandomi che alle 7,30 c’è la colazione. Lì mi ritrovo con altre persone che si fanno avanti a salutare. Non essendo fisionomista, ho diffi- N coltà ad inquadrare i soggetti col solo nome. Solo più tardi ho potuto dare una qualifica a qualcheduno. A mò di esempio il “Don Luigi” aggiornato con Fiordaliso, vicario generale. L’incontro si apre con la preghiera comunitaria, una sorta di S. Messa senza Eucarestia, con canti e qualche movenza di danza (Don Josè Carlos e Suor M. Fatima, brasiliani). Quindi la presentazione fatta da ciascuno: nome e realtà che rappresenta. Ci sono esponenti di tutte le province religiose europee; manca la rappresentanza africana che però ha mandato una sua nota. Nella seconda tornata viene esposta la situazione di ogni provincia per quanto attiene le comunicazioni ed in particolare la stampa. C’è un’attenzione palpabile, tanto è vero che, sentita la poca potenza della mia voce, vengo sollecitato ad alzarla e a pormi più in vista dall’angolo del quadrato dove mi sono collocato. L’interruzione del pranzo consente discorsi personalizzati coi vicini; io ho un ampio scambio d’idee con Don Teodoro, spagnolo, e soprattutto con Suor Fatima, già menzionata prima, mentre Don Bai mi accatasta accanto piatti di portata di ogni ben di Dio recati un po’ da tutti, in special modo da Don Cristoforo e Don Silvestro, polacchi. Nel pomeriggio il dialogo si accentra principalmente sul “Don Orione oggi”, seguendo una traccia elaborata da precedente analoga riunione svoltasi in America Latina. Si parla di “internazionalizzare” il bollettino ufficiale dell’Opera, e tutti i non italiani hanno un sussulto di gioia, condiviso anche da noi. Finalmente! Da subito un maggior accesso ad articoli “stranieri” e, in tempi brevi, la stampa nelle lingue in uso nell’arcipelago orionino. Si sono intanto aggiunte nuove persone, via via presentate. Verso le 17 mi vedo costretto a chiedere scusa a Don Campagna ed al sacerdote inglese che mi precedono per anticipare l’ultimo mio intervento prima di correre a prendere il treno. Lascio malvolentieri questi nuovi amici che parteciperanno, poi, alla “realizzazione” pratica del nuovo numero del “Don Orione oggi”. Nella fretta ho comunque occasione di salutare e ringraziare Don Severino, passato nel frattempo da un lei ad un piacevole “tu”. Autobus, treno, lettura, pensieri. All’arrivo a Genova Principe il figlio, la moglie... continua l’accoglienza. “Ma questa – dicono i miei – è esperienza di chiesa”. Già, questo è essere chiesa. Non tanto né principalmente quello che si è detto o fatto – la comunicazione può essere evangelizzazione, catechesi, apostolato – quanto il “clima” che mi ha portato a vedere la nuova impostazione del bollettino espressione di pari dignità fra coloro che, nel mondo, porgono il Vangelo con le mani ed il cuore di Don Orione. Vittorio Echi dalla Polonia Nel numero precedente, presentando le tre domeniche dedicate a festeggiare il nuovo beato martire orionino presso l’Istituto di Castagna, eravamo partiti da una foto che ritraeva i pellegrini giunti da ogni parte (cospicua la rappresentanza brasiliana). Tra essi c’era il nostro “Giuseppe l’Africano”, il dott. Giuseppe Santero, impegnato a tempo pieno con le missioni (da cui deriva il nome di battaglia), che visse l’esperienza dei campi di concentramento. A dire il vero avevamo chiesto a lui una testimonianza (le patate a fette noscoste tra gli indumenti portati dai polacchi, un Natale quasi umano...), che non è arrivata. In compenso ne riceviamo ora una dal nipote, Andrea, che volentieri vi proponiamo. 18 dicembre 1999, Zduny: in questa chiesa il Beato Francesco Drzewiecki è stato battezzato e cresciuto nella fede. Milano, 21 XI 99 Il pellegrinaggio mi ricorda alcuni versi del Canzoniere “Movesi il vecchierel canuto et biancho del dolce loco ov’à sua età fornita... ... indi trahendo poi l’antiquo fianco ... col buon voler s’aita, rotto dagli anni, et dal cammino stanco...” Francesco Petrarca 1304, Canzoniere uando sono partito per il pellegrinaggio, sulle orme di Padre Drzewiecki, mi sono imposto di non pensare a come sarebbe stato il viaggio, a cosa avrei visto e cosa avrei portato a casa, con lo scopo di lasciarmi coinvolgere dall’ambiente che avrei trovato in Polonia. Diversamente da un viaggio di piacere un pellegrinaggio è profondamente legato alla spiritualità di chi lo intraprende. Quando si arriva in Polonia Q ci si accorge subito di essersi spostati più a nord di qualche parallelo perché il clima è leggermente più rigido che in Italia. Ampiamente pianeggiante, la Polonia è una grande distesa di campi coltivati con macchine che ricordano l’Italia degli anni 70, compare il netto contrasto tra le poche classi abbienti e le innumerevoli famiglie povere. Due seminaristi durante il ritorno da Czestochowa raccontano: “Ai tempi del comunismo era molto difficile procurarsi qualsiasi cosa, anche lo zucchero, a volte bisognava aspettare per mesi” ... “Ora che il comunismo è scomparso in Polonia si trova di tutto in abbondanza il problema è che nessun polacco dispone di capitali da investire e così sono in pochissimi a fare fortuna”. L’arretratezza polacca è sentita proprio a causa del confronto con i paesi della comunità europea; noi italiani siamo considerati molto in Polonia come un modello da raggiungere, proprio come gli ameri- novembre 1942, giuseppe a kAntemirovka, russia, 10 mesi prima del lager. cani lo sono stati per noi negli anni 60. Per un italiano in Polonia la vita non è facile perché è più essenziale; infatti anche nelle grandi città ci sono pochi servizi e attività commerciali. Ho proprio constatato che nelle zone rurali il mezzo più usato per muoversi dai giovani e dagli anziani è la bicicletta, ma un panorama così povero sembra non avere importanza per un popolo abituato a vivere con lasciato, ma soprattutto al suo go in cui Padre Drzewiecki fu esempio di fede. Constatare arrestato dai tedeschi per poi sacrificio. Sicuramente il popolo po- tutto questo di persona è dav- essere deportato a Dachau. lacco è uscito dalla guerra vero rassicurante perché tutti, Una volta a Zdunska Wola e, vimondiale fortemente distrutto alla fine del viaggio, vogliamo sitata la casa madre degli orioed il comunismo non è stato in sentirci contagiati dalla sua ab- nini, è stato il momento della grado di migliorare l’econo- negazione. toccante testimonianza di paIl nostro pellegrinaggio ha dre Kubicki, compagno di pamia ma al di là di questi aspetti comunque non può non stu- toccato il paese natale di pa- dre Francesco nel campo di pire la fede da cui i polacchi si- dre Francesco, Zduny, e poi Dachau: avevano in comune i curamente traggono forza e Wloclawek dove c’è il Piccolo numeri successivi. sostegno. Non sono solo le Cottolengo, la parrocchia, luoLe visite a Czestochowa e ad chiese o le opere di caAuschwitz hanno chiurità a testimoniarlo bensì so con dei momenti Voi che vivete sicuri la loro dedizione a Criforti un viaggio ormai sto, frutto di una decisa Nelle vostre tiepide case, pieno di testimonianze, conversione alla fede di momenti di festa visVoi che trovate tornando a casa la sera cristiana forse resa più suti in compagnia di seIl cibo caldo e visi amici: facile proprio dalla loro minaristi e preti di cui Considerate se questo è un uomo povertà materiale. Da ricordo con molto piaquesto punto di vista la cere Don Peloso e tutti Che lavora nel fango loro devozione alla Mai padri che ci hanno Che non conosce pace donna sembra quasi naospitato o aiutato nei Che lotta per mezzo pane turale. momenti di difficoltà Alle soglie della guerChe muore per un sì o per un no. come, ad esempio, ra che avrebbe sconvolquando non avevamo il Considerate se questa è una donna, to l’Europa proprio Panostro bagaglio. Senza capelli e senza nome dre Drzeviecki, nel monSicuramente la PoloSenza più forza per ricordare do polacco, è la testimonia, il nazismo, la prinianza vivente della lotta gionia hanno cambiato Vuoti gli occhi e freddo il grembo tra la repressione nazista la vita di mio nonno, Come una rapa d’inverno. e la santità eroica di chi era inevitabile, ma Meditate che questo è stato: opera secondo i piani di questo pellegrinaggio Dio anche in un lager. Vi comando queste parole. ha cambiato anche me; Ripercorrendo le ormi ha insegnato l’imScolpitele nel vostro cuore me di Francesco Drzeportanza di non dimenStando in casa andando per via, wiecki ci si rende conto ticare la guerra e quelCoricandovi alzandovi; di quanto una vita spesa lo che rappresenta... nella fede come la sua grazie nonno. Ripetetele ai vostri figli. dia dei frutti ancora ogCon tanto affetto Primo Levi gi, dopo la sua morte, Andrea Santero grazie alle opere che ha Camaldoli in concerto omenica 21 novembre sono venuti a trovarci al villaggio di Camaldoli i Cavalieri di Malta, che con la collaborazione di don Francesco e degli animatori Paolo Delli Noci e Carlo Maggioncalda, hanno offerto ai nostri ospiti un concerto musicale con rinfresco finale. Il maestro Benedetto Spingardi apprezzato esecutore, spesso convocato per il suo talento a suonare a feste e ricevimenti a Cervinia, Portofino e nelle località più esclusive, come pure nei famosi piano bar, ha regalato una giornata memorabile ai nostri ragazzi che si sono molto divertiti a cantare con lui brani di cantautori contemporanei come Claudio Baglioni e Franco Battiato, ma anche di gruppi vocali degli anni cinquanta e sessanta e melodie in dialetto genovese e napoletano. Mattatore fra tutti il versatile Aldo Franchi, ma anche Claudio Benvenuto, Sandro Musso, Claudio Sacco ed altri si sono distinti con sorprendenti interpretazioni. Certo non tutte le esecuzio- D ni erano impeccabili, ma il maestro con straordinario adattamento musicale è riuscito a far ben figurare quasi tutti. Infatti, grazie alla sua disponibilità nella sala si è scatenato l’entusiasmo quando ha invitato i nostri ospiti a cantare con lui salendo sul palco. Alcuni hanno addirittura ballato. Ad un certo punto per consentire al concertista di offrirci almeno un paio di brani in assolo, ab- biamo dovuto dalla cabina di regia togliere l’audio ai microfoni, questo ha scatenato l’ilarità in platea a seguito d’alcune pantomime inscenate sul palco dagli “artisti” rimasti senza voce. Il servizio d’ordine è stato un po’ permissivo, ma il risultato è stata una giornata davvero speciale. Alla fine il rinfresco con bibite e torte buonissime hanno completato la gioia dei presenti in teatro; la roba era talmente tanta che gli animatori sono riusciti a farne arrivare un po’ in tutti i reparti. Grazie alla squisita contessa Cattaneo, al signor Gianfranco Badalassi e a tutti i Cavalieri di Malta (con i quali ci scusiamo se per ragioni di spazio non riportiamo tutti i nomi), che ci hanno onorato con la loro presenza e beneficenza. Paolo Delli Noci camaldoli: uno dei mattatori. un aspetto della sala teatro. Villa Santa Clotilde i sono vivaci sfumature sotto le palme che si sono ingigantite nel giardino di Villa Santa Clotilde. Sosto per riavere nuova energia per più facilmente scacciare la malinconia, perché si sono chiusi i cancelli che delimitano il giardino. Però si sono aperte tutte le porte. I grandi cambiamenti realizzati in questo anno, unificando la Villa alla casa di riposo, aprono un nuovo cielo progettuale verso il futuro, di grande rilievo sociale, perché i diritti della terza età non devono rimanere incerte declamazioni. E così sarebbe se le porte rimangono chiuse a bambini e genitori. Mentre scrivo il giardino e il salone attiguo è popolato da tanti bambini che festeggiano il compleanno di un amico. Le feste si susseguono anche dopo battesimi e altre cerimonie. Si può affermare che la “Villa” si è trasformata in “casa della gioia” portando il sorriso sul viso di molte persone anziane in questo piccolo mondo. Ora la “Villa” può ospitare persone di tutte le età, di ogni estrazione so- C sanremo. museo don orione realizzato col contributo regionale per il giubileo. Vi sono esposti i paramenti dell’ultima messa, le tazzine dell’ultimo caffè, i manoscritti delle lettere scritte il 12 marzo 1940. ciale, per una “carta” dei diritti al terzo millennio. Lascio il giardino per entrare in “Villa” dove i progressi della tecnica facilitano la fruizione dei vari servizi e delle informazioni senza difficoltà. L’ingresso inondato di luce, in cui è collocato il centralino telefonico collegato ad ogni servizio interno, è arricchito da due monitor. Un’ampia sala di accoglienza si trova adiacente alla camera dove è morto Don Orione affrescata di recente e aperta all’esterno per facilitare visite e pellegrinaggi. A fianco della camera è stato realizzato un museo che raccoglie quanto è appartenuto al fondatore. In esso trova posto una ricca documentazione dell’opera orionina. Altri aspetti nuovi sono costituiti da varie iniziative educative utili per imparare a vivere meglio. Con tutto ciò si è rinnovata anche la casa di riposo, dove è sanremo. cameretta dove don orione morì il 12 marzo 1940 riconosciuta come luogo sacro per i pellegrini diretti a roma per il giubileo. stata abbattuta una parete ricavando spazio per la sala da pranzo con accesso agli ospiti della “Villa”. Si è provveduto inoltre a servizi per handicappati eliminando tutto ciò che impediva un facile accesso. Altri lavori sono in corso per rendere le due strutture (la “Villa” e la casa di riposo) più vicine tra loro in modo che gli ospiti di entrambe possano facilmente fraternizzare. Così vuole essere il nuovo volto di Villa Santa Clotilde a San Remo. Lea Magni sanremo. il giardino di villa santa clotilde dove, olter agli ospiti, si radunano famiglie per festeggiare compleanni, prime comunioni... Incontro di novembre del Gruppo Amici on Luigi Lorenzi, direttore di Camaldoli, ha concelebrato la S. Messa con il direttore di Paverano, don Nino Zanichelli e con don Giacomo Silvano e ha guidato gli amici a riflettere sul significato dell’avvento, che apre un nuovo anno liturgico. È l’inizio di un cammino per andare incontro al Signore che viene a salvarci e che, nel sacrificio eucaristico, si offre a Dio con noi, suoi fratelli, perché il Padre possa ascoltare ed esaudire le nostre preghiere. Dobbiamo andare incontro a Gesù D vigilanti nell’attesa, con amore e desiderio, non passivi ed indifferenti come coloro che non si accorgono di questo grande mistero che la Chiesa ci fa vivere. Don Lorenzi ha, poi, illustrato il progetto educativo “Gulliver” destinato a 23 disabili, già ospiti di Camaldoli, che sono stati trasferiti nella casa di Bogliasco per poter accogliere nel villaggio persone provenienti dalle strutture psichiatriche di Cogoleto e di Quarto. Il progetto è portato avanti da un gruppo di giovani laici impegnati, che hanno seguito un corso di formazione a Paverano e hanno costituito la cooperativa Dono. Con interventi educativi individualizzati, essi si impegnano a sviluppare le potenzialità di ogni ospite, perché tutti possano raggiungere una migliore qualità di vita. A conclusione dell’incontro il Presidente, signor Dagnino, ha ricordato che domenica 23 gennaio 2000, a Paverano, ci sarà l’apertura dell’anno giubilare. Anna Maria Torre IN MEMORIA Athanase, il “catechista” della missione di Bonoua Il 18 novembre giunge da Bonoua e da Anyama un fax con l’annuncio che Mr. Athanase è deceduto la sera prima e cioè il 17.XI sera. Da Bonoua mi dicono che “dopo lunga sofferenza, Athanase ha fatto la morte dei giusti” e da Anyama “Athanase ci ha lasciati: è morto come ha vissuto: da santo!”. Al suo capezzale il nostro confratello sac. Pierre Assamoi, suo nipote! Avevo visitato Athanase l’agosto scorso, cieco e con le gambe gonfie, ma sereno e limpido di mente! La moglie Henriette vicino a lui, dolorante per la sua età e gli acciacchi. Abbiamo recitato qualche preghiera, ho impartito loro la benedizione e li ho salutati con un arrivederci! Incontrando la fi- glia, religiosa nell’Istituto Notre Dame des Apôtres le ho consegnato delle medicine per il papà, ma non avrei pensato ad una fine così repentina. Athanase fu tra i primi che incontrammo quel 24 aprile 1971 alla missione; don Marino ed io fummo conquistati dal suo portamento e dalla sua modestia e dedizione. Come occupazione gestiva un bazar col fratellastro Paul, presiedeva assieme al fratello Blaise il suo cortile. Puntuale alla Messa e dal giovedì al sabato puntuale alla lezione di catechesi agli adulti. Debbo dire che fu sempre vigile custode di don Angelo e di don Marino, con una predilezione per i due giovani chierici Riccardo e Michele. Non vi dico con quanta delicatezza si curava delle nostre per- Athanase kraidy, boutiuier e catechista a Bonoua. sone tenendo anche lontana da noi la gente che avrebbe potuto nuocerci! Fu lui inoltre che dopo quei fatti di sangue, nel nostro primo anno, organizzò la guardia notturna alla missione perché dormissimo tranquilli e ci salvò. La sua vita non fu sempre co- sì nel senso che dovette soffrire, nella sua giovinezza. Per poter ricevere il battesimo doveva percorrere 18 km. per raggiungere Mossou e dovendosi sposare scelse la signorina Henriette e il matrimonio cattolico. Per questo fatto fu scacciato dal padre e dal cortile: fatto gravissimo equivalente alla nostra “morte civile”. Dovette riprendere la via della brousse. La sua volontà, la sua rettitudine e onestà gli permisero di risalire la china e dopo molti anni ritornò e fu accolto nel cortile del fratello Blaise e alla missione fino ad avere la responsabilità di catechista dal 1954. Don Zambarbieri e don Terzi se ne innamorarono. Lo vollero a Roma dove arrivò nel maggio del ’74 e da Roma don Mugnai e Michele Capece lo accompagnarono a turno in varie comunità orionine d’Italia. Non finiva mai di esprimere la sua meraviglia ma quello che amava di più erano le assemblee degli “Amici” dove si cantava e si pregava! A Lu Monferrato raccontò l’attesa che a Bonoua si ebbe alla notizia dell’arrivo di due missionari. “Preparammo, disse, una grande apatam, tutta coperta di rami di palma perché pensavamo che questi “servi di Dio” ci avrebbero in- trattenuti nell’ascolto della parola di Dio e nella preghiera e questa rivelazione fece impressione anche a me! Durante il soggiorno in Italia espresse anche due desideri: uno soprattutto; aveva sentito parlare di una città “sur les eaux” (città sull’acqua) e cosi vide Venezia con me e la neve sulle Alpi con Michele. Caro papà Athanase... come ti ha accolto in paradiso Don Orione? E cosa hai raccontato di noi a lui? La risposta l’ho avuta io stesso nel corso della celebrazione della Messa offerta per te il 18 sera. Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: sig. Michele Bianchi, sig. Nicolino Accame, sig.a Maria Bruno, sig.a Cesarina Piloni ved. Scarpari, don Luigi Merlo, sig. Avio Fertonani, sig. Armando Cossavella, sig.a Luigia Olcese, sig.a Anastasia Consoli ved. Tinnirello, sig. Antonio Brentin, n.d. Livietta Ollandini, suor M. Provvidenza, sig.a Olga Vermigli, suor M. Stanislaa, frate Ave Maria, sig. Evaristo Bertoglio, sig. Angelo Nenci, sig.a Gesuina Magnani in Bellomo, sig.a Emilia Bettolo in Perfumo, sig.a Giuseppina Colombo ved. Bafico, sig. Luigi Carlini, sig. Giacomo Merello, sig.a Vincenzina Giacone ved. Sanseverino, sig a Maria Chiarella in Solari, sig.a Caterina Pittaluga ved. Cogorno, cav. Carlo Merlano, sig.a Libera Masserini, sig.a Sofia Schiaffino, sig.a Giacinta Ronzana ved. Fassio, sig.a Maria Teresa Mora, dott. Edoardo Mazza, sig.a Angela Bruno, suor M. Teofila, dott. G.B. Bonini, sig.a Robertina Molinari, sig.a Giovanna Bruzzone, sig. Angelo Costa, can. Bartolomeo Balo- stro, sig. Cesare De Albertis, sig.a Martina Silvano, sig. Domenico Pagliano, card. Pietro Boetto, sig.a Maria Carenini, sig.a Adele Danovaro, sig.a Marianna Petrelli, sig.a Ida Cambiaso Bologna, mons. Felice Cribellati, sig. Attilio Furcas, sig.a Maria Tacchella, sig.a Caterina Rebagliati, sig. Giuseppe Losi, don Agostino De Marchi, sig. Achille Negro, sig. Luigi Vignoli, gr. uff. Achille Mario Malcovati, dott. Antonio Frumento, don Giuseppe Da Rech, sig.a Ginevra Angela Poggi in Isola, prof. Nicolò Filippi, mons. Carlo Chiesa, don Luigi Nicco, sig.a Maria Grazia Ferro, sig.a Maria Luigia Taverna, suor M. Silvina, don Vincenzo Minetti, sig. Rocco Petraroli, comm. Alberto Ravano, cap. Luigi Olivero, sig. Antonio Cancedda, prof. Antonio Falchi, dott. Domenico Boglione, sig.a Ada Varale ved. Volpe, ing. Vincenzo Bonica, sig.a Luigia Dellepiane ved. Pedemonte, sig.a Maria A. De Amicis ved. Migone, sig. Luigi Calleri, sig. Angelo Filippini, sig.a Teresa Rovegno, sig.a Rina Raffetto, sig.a Sandra Covi Baraggioli, sig.a Ida Burlando Lanata, ch. Teofilo Tezze, sig. Giuseppe Gambaro, sig. Cesare Guenzi, sig.a Chiara Tasso ved. Pellini, don Giovanni Simionato, don Mario Ghiazza, padre Umile da Genova, sig. Bernardo Queirolo, dott. Giorgio Mogni, sig. Francesco Catani, don Francesco Bozzini, sig. G. Battista Bernardi, dr. prof. Goffredo Del Vivo, sig. Camillo Garlando, sig.a Maria Rosa Ricchino, sig.a Giuditta Lagostena ved. Orlando, sig.a Flora Negri, don Lino Negri, dott. Achille Luigi Sterpi, sig.a Elisa Solari, sig. Virgilio Traverso, sig. Francesco Canessa, sig.a Flora Scarpato, sig.a Giuseppina Pula, sig. Renato Palmisano, sig.a Rachele Marcone ved. Cassinelli, sig.a Maria Ansaldo, sig.a Clementina Orione ved. Borgna, sig.a Rosaria Di Cursi, suor M. Romana, sig. Walter Chittolini, sig. Gianfranco Grondona, sig. Rinaldo Franzoni, m.se Giuseppe Ricci, ing. Francesco Sasso, suor M. Bibiana, sig. Agostino Grasso, sig. Ernesto Piras, sig. Ernesto Nizza, sig. Pasquale Saraullo, sig. Luigi Francesco Sciaccaluga, sig.a Italia Checconi, sig.a Cecilia Caterina Pagano, sig.a Rosina Vaccari, sig.a Giulietta Bionda, sig.a Tosca Fontanelli, sig.a Regina Bricchetti, prof. ing. Ferruccio Alacevich. DAM DON ORIONE a c i r f A in A distanza di cinque anni dalla prima edizione (esaurita) vede la luce una rielaborazione di “Don Orione in Africa” riveduta, corretta e arricchita da nuove realtà nate nel frattempo. Come il precedente si prefigge lo scopo di sensibilizzare maggiormente alle problematiche del continente africano, variegate come il suo territorio. L’autore, don Aldo Viti, alla conosciuta e stimata verve letteraria aggiunge oggi una conoscenza più diretta dei fatti, soprattutto di quelli attinenti alla Costa d’Avorio e alle zone limitrofe, dove da alcuni anni si trova ad operare. Le notizie invitano ad una partecipazione attiva dei lettori, dando indicazioni pratiche per contattare il centro che più sollecita la nostra sensibilità. Siccome l’operatore – religioso o laico che sia – della terra di missione ha imparato a dare ai soldi un valore specifico, relazionato ai molteplici bisogni che riescono a soddisfare, non ci sarà un lancio generalizzato dell’opuscolo. Chiunque ha in animo di aiutare, può farne richiesta alla nostra redazione che provvederà ad inviarne copia. PER DONAZIONI E LASCITI Siccome avvengono degli inconvenienti nella procedura del disbrigo della pratica, si prega usare esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE IN GENOVA». 2 MOTIVI 3 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO INCONTRI 4 LE NOSTRE SUORE 5 PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000 7 VOLONTARIATO 8 PAGINA MISSIONARIA 9 CRONAC A Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don NINO ZANICHELLI Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo) Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo) IN MEMORIA