AMICI DI DON ORIONE
Spedizione in a.p. - art. 2, comma 20/c - legge n. 662/96 - Filiale di Bergamo - Anno XXXX - N. 1 - Gennaio 2000
Mensile del
Piccolo Cottolengo
di Don Orione Genova
pieghiamoci
con caritatevole
dolcezza alla
comprensione
dei piccoli, dei poveri,
degli umili
don orione
2
3
MOTIVI
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
Qualche interrogativo che aiuta
MA DON ORIONE NON È UN ICEBERG
12:
N
enerdì 12 novembre, nella Parrocchia di S. Giuseppe B. Cottolengo, come
ormai avviene da parecchio
tempo il 12 di ogni mese, si è
fatta memoria del Beato Don
Orione alla S. Messa delle ore
18.
Diversamente dal solito
però, l’incontro di formazione
che si teneva dopo la S. Messa, per la prima volta è stato
anticipato alle ore 17 e questa
variazione ha reso possibile la
partecipazione anche ad amici, volontari, collaboratori, ex
allievi non parrocchiani.
Laici orionini provenienti da
situazioni diverse si sono riuniti nella preghiera e nell’ascol-
essuno, sia chiaro, vuol farsi maestro. Si tratta solo di riflessioni spicciole fatte a voce alta, che possono essere raccolte da qualcuno.
“Se non sei visibile, non esisti”: è uno slogan
che rispecchia la realtà di questo nostro mondo,
dove messaggi e immagini di ogni tipo imperversano nei grandi e piccoli media. Da questo
punto di vista e se ce ne stiamo terra terra, possiamo dire che Don Orione è abbastanza visibile. Il suo volto te lo trovi davanti un po’ dappertutto nei nostri ambienti: ti guarda, ti scruta,
qualche volta ti rimprovera. Compare anche di
tanto in tanto sulla carta stampata e ormai riesce
a scomodare perfino qualche editore. Insomma,
il suo nome e la sua immagine si stanno guadagnando un posticino nel gran ciclone della comunicazione.
Ma è proprio questa la “visibilità” che ci interessa, quando parliamo del nostro fondatore?
Scontata la piccola premessa, la domanda che si
impone è: ma Don Orione è veramente visibile
in mezzo a noi, con la forza e il fascino del suo
messaggio? Oppure è una specie di iceberg, di
cui ci accontentiamo di scorgere da lontano la
punta, ma tutto il resto e un gran corpo invisibile sotto il pelo dell’acqua? Fuori metafora: Don
Orione è una guida che ci suggerisce certi comportamenti, che ispira un certo stile sul piano dei
fatti? Oppure, piano piano tutto va in acqua,
sotto la spinta di aggiornamenti, tecnicismi e
deleghe, che invece di dilatarci lo spazio per il
messaggio, ci dirottano su percorsi sempre più
poveri del nostro spirito vitale?
Don Orione è sempre lì, ce lo vediamo sempre davanti, dicevamo. E anche le parole scorrono veloci: carisma, spirito, stile orionino sono
termini familiari e ci gratificano, capaci come sono di ricordarci una identità che ha larga e apprezzata cittadinanza. Ma una verifica un po’
meno superficiale ci farebbe scoprire che, sì, le
parole sono quelle, ma i fatti forse restano un
po’ lontani. Al di là delle grandi parole che spendiamo abbondantemente, nei dettagli del nostro quotidiano emerge chiaro il timbro dell’ispirazione orionina che leghi in coerenza le parole
con i fatti?
È bello quando ci capita di sentire che qual-
Alla scuola
di Don Orione
V
novembre 1999, primo tentativo di neve
al villaggio della carità di camaldoli
e sulla statua di don orione
cuno ha riconosciuto con gioia e al primo impatto il timbro orionino, magari solo in un dettaglio,
ma il fatto è che, purtroppo, questa è una cosa
che ci capita sempre più raramente di ascoltare.
Anzi, se ci mettiamo umilmente in ascolto, ci capiterà di sentire che qualcuno che ci vuole bene
ci mette in guardia e quasi quasi ci da l’alt. La
grande sagoma dell’iceberg, insomma, c’è, ma
è tutta sott’acqua e non si vede.
Una conclusione semplice semplice, allora, ci
pare che possiamo tirarla. Se anche ci saranno
un po’ meno immagini di Don Orione in giro, se
anche il suo nome lo spenderemo con più parsimonia, ma “lui” sarà un po’ più visibile in noi come persone e nelle nostre attività di fronte a un
mondo che ci è vicinissimo e ce lo chiede, avremo fatto una piccola riconquista.
Don Carlo Matricardi
INCONTRI
to di episodi della vita di Don
Orione rievocati da Don Matricardi che ha messo in evidenza la grandissima fiducia
che egli aveva nella Divina
Provvidenza, fiducia che gli
permetteva di raggiungere
delle mete che dal punto di vista umano potevano sembrare irrealizzabili.
Apprendere tutto questo è
stato senz’altro interessante;
penso però che nel corso di
questi incontri dovremmo
avere uno spazio per riflettere
insieme e interrogarci su come noi tutti, sacerdoti e laici,
ci poniamo di fronte all’insegnamento che ci viene dal
fondatore. In avvenire è auspi-
cabile che gli incontri abbiano
questo taglio e che si svolgano in un ambiente più adatto
per quanto riguarda l’acustica,
come potrebbe essere la sala
“Don Monea” nella casa parrocchiale.
12
Ornella Ratto
Domenica 23 gennaio 2000
apertura del “luogo giubilare
della carità” nell’istituto paverano
Sarà il nostro amato Arcivescovo
S.E. il Cardinale Dionigi Tettamanzi
ad officiare questo solenne atto giubilare.
A grandi linee lo svolgimento: sosta e preghiera davanti alla Croce del Giubileo; breve processione con sosta dinanzi alla statua della Madonna; visita guidata a qualche reparto assistenziale; conclusione nella chiesa interna dell’istituto con preghiera del Credo e secondo le intenzioni del Papa, con possibilità del Sacramento della Confessione e Santa Messa.
Questo incontro sostituisce il tradizionale raduno di fine mese. La presenza degli amici, graditissima, sarà ulteriore testimonianza del nostro “essere chiesa” all’interno della realtà locale –
Genova – dove la Provvidenza ci chiama ad operare.
formazione orionina e preghiera per laici
Il 12 di ogni mese, nella parrocchia S. Giuseppe B. Cottolengo, Via Cellini 26, si tiene un incontro aperto a tutti i laici che desiderano approfondire la conoscenza sul nostro Fondatore.
ore 17 - Riflessione su Don Orione, lo spirito, la vita, le opere.
ore 17,45 - Vespri e S. Messa.
4
LE NOSTRE SUORE
5
Sempre Deo Gratias
suor m. Luigina saluta la realtà del Paverano...
“O
Gesù
aprici il tuo cuore:
lasciaci entrare, o Gesù,
che solo nel tuo cuore
potremo comprendere
qualche cosa di quello
che sei, potremo sentire
la tua carità
e misericordia,
comprendere ed amare
anche noi il sacrificio
e quella santa
obbedienza per cui
ti sei sacrificato”
(Don Orione, Epifania 1935)
Con queste stupende parole del nostro fondatore il Beato
Luigi Orione, tutto il Paverano
esprime il suo ringraziamento
a Suor Maria Luigina Tononi,
nostra Superiora per molti anni, chiamata a servire i poveri
più poveri nella casa di riposo
San Giuseppe, a San Sebastia-
...mentre arriva a sostituirla
suor M. Rodolfa...
no Curone (AL).
Nello stesso tempo vogliamo donare il nostro più caldo
benvenuto a Suor Maria Rodolfa Bariani, nostra nuova Superiora proveniente da Tortona e a Suor Maria Rosanna Riva, nuova vice-superiora proveniente da Roma.
Don Orione diceva nella
stessa lettera del 1935:
“Viviamo il vivido e fervido
desiderio dell’obbedienza! E
dico con animo ilare, perché
l’obbedienza ci deve rallegrare
sempre qualunque sacrificio
essa comporti”.
Come Maria, Madre della
Divina Provvidenza, viviamo
questo momento con pieno
abbandono a Dio, nella certezza che il Signore continuerà a
compiere grandi cose in coloro
che seguono la sua volontà.
E come Don Orione ripeteva in tutte le occasioni:
Sempre Deo Gratias!
...che avrà un valido aiuto
in Suor M. Rosanna.
PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000
Giubileo del 1950
Pio XII,
Eugenio Pacelli,
visse il grande
giubileo del Dogma dell’Assunzione della Gran Madre di Dio
Immacolata Maria Santissima al
Cielo.
Alla conclusione dell’Anno
Santo, vissuto molto intensamente da masse immense di fedeli, il Papa Pio XII, dopo secoli
di attenti studi e apprendimenti
nella Sacra Scrittura, accogliendo gli aneliti sia della fede che
della tradizione, anche artistica,
davanti ad un numero stragrande di Vescovi di tutta la Chiesa,
poteva proclamare, in modo solenne, Maria Santissima Assunta
in Cielo.
E fu giubilo per tutta la Chiesa.
Quanti abbiamo vissuto
quell’Anno Santo abbiamo potuto partecipare agli atti di fede
e di penitenza con una intensità
grande, quasi passionale.
Certo attorno al grande Papa – Defensor civitatis –, come
dice la targa che indica la piazza
antistante Piazza San Pietro,
tutto il mondo accorse per ringraziarlo del grande servizio
per la pace e la salvezza della
città di Roma al termine della
seconda guerra mondiale.
Fu lui a supplicare il capo
dell’esercito tedesco in ritirata
che aveva giurato di opporre
resistenza combattendo di casa
in casa a Roma, fu lui a inginocchiarsi davanti a Kesserling e
pregarlo: “Fallo per questo vecchio che non ha più lacrime; se
non lo fai per la fede o per il rispetto di tanta storia”, di lasciare Roma senza distruggere tanti
fratelli inermi e tanta cultura. E il
6 giugno 1943 Roma fu salva. In
quell’occasione la tribù di Don
Orione si unì al Papa in preghiera e fece voto di erigere la bellissima statua della Madonna –
Salus populi Romani – sul Colle
di Monte Mario scolpita dal celebre Arrigo Minerbi, ebreo accolto, come tantissimi, nelle
opere di Don Orione durante la
bufera.
Fu un anno santo di riconoscenza al Papa Pio XII per le
grandi aperture del Vaticano a
profughi, a rifugiati, a poveri,
accolti con la paternità del Papa
che provvide anche cucine economiche in diversi punti di Roma per sfamare tante persone.
A questa opera silenziosa ma
di grande impegno, partecipò
anche l’Opera di Don Orione. È
rimasta famosa la “cucina dei
poveri” guidata da Suor Fortunata presso l’Istituto scolastico
San Filippo Neri in via Don
Orione; vi accorrevano poveri e
ricchi ma tutti affamati; era il famoso “Circolo San Pietro”.
Grande Anno Santo quello
del 1950! Quanti hanno ancora
negli occhi e nel cuore la ieratica figura di quel Santo Padre
che al termine dei Sacri Riti si
ergeva sulla folla per la benedizione apostolica – sembrava veramente scendesse dal cielo da
quelle braccia fortemente in
croce!
Alla storia il compito di rendere l’onore che merita così
grande Pontefice cui devono
essere grati in modo particolare
proprio gli ebrei di Roma e del
mondo.
Dopo le basiliche romane e la
cattedrale di Genova la sede
giubilare del “Paverano” Piccolo Cottolengo di Don Orione in Genova
Papa Giovanni Paolo II, nella
bolla di indizione del Giubileo
del 2000, indicava come luoghi
giubilari per preghiere e penitenza non solo le quattro secolari basiliche di Roma ma anche
le chiese “madri” delle chiese
sorelle di tutto il mondo ed alcuni luoghi preferenziale della fede e della carità. Fatto nuovo e
molto significativo per la vita cristiana. Il nostro Arcivescovo
Cardinal Dionigi Tettamanzi ha
indicato il “Paverano” luogo
della carità in Genova per l’acquisto delle Sante Indulgenze:
“Vuol ricordare a tutti e in modo
permanente che la carità verso i
malati e i poveri è uno degli elementi essenziali e irrinunciabili
della grazia del Giubileo”.
Voi che leggete il mensile
“Amici di Don Orione” sapete
tutto del “Paverano” Istituto
Piccolo Cottolengo di Don
Orione in Genova, ma vogliamo
darne alcuni accenni. Il Piccolo
Cottolengo accoglie ospiti in
estrema necessità di assistenza
fisica e spirituale. È un’opera
della Chiesa che si prefigge di
vivere e portare il Santo Vangelo con l’esercizio della carità –
amore del prossimo per amor di
Dio –. Don Orione ha voluto
che accogliesse qualsiasi persona in estremo bisogno; dove
nessuno poteva o voleva giungere ci fosse l’opera della Divina Provvidenza a manifestarsi
paterna. Il Piccolo Cottolengo
al Paverano è in attività dal
1933 quando Don Orione stesso con l’opera di ottimi benefattori poté acquistare, al servizio
di tanti abbandonati, il vecchio
ospizio di mendicità in abbandono. Don Orione voleva fare
del Paverano per Genova un
fuoco più ardente della luminosa Lanterna.
Pellegriniamo tra i nostri
ospiti con lo spirito del Buon
Samaritano e pagando i due talenti dell’amore di Dio e del
prossimo otterremo misericordia e pace.
Don Ferdinando
6
7
PROGETTO EDUCATIVO
Tanti auguri Carmelita
“T
utte le creature sono lettere di amore di Dio: se lo
vogliamo in esse possiamo
leggere, da esse possiamo imparare a capire”.
Difficile per chi non conosce
Carmelita interpretare i suoi
sentimenti, le sue esigenze, i
suoi desideri, la sua voglia di
donare amore e aiutare gli altri, ma l’amicizia per lei scatta
all’istante, è un gesto spontaneo di accoglienza nel proprio
cuore.
Carmelita stessa esprime
l’amore verso gli altri a volte in
modo molto particolare, eppure emana da lei una bellezza interiore, una serenità che non
può passare inosservata.
Chiunque abbia visto Carmelita in questi giorni insieme
ad una bellissima bambina di
nome Serena, nipote di Suor
M. Luigina, non può essere rimasto indifferente. Tra loro
due c’è sempre stata una simcarmelita e serena: una
piccola grande storia.
carmelita: 33 anni,
la mamma, suor M. luigina.
patica amicizia, ma questa volta è esploso un sentimento
nuovo, in tutta la sua tenerezza. Tra Serena e Carmelita è
nato un sentimento forte, vero,
fatto di abbracci, di parole non
dette, di baci dolcissimi.
E che cosa importa se Carmelita è una ragazza handicappata e Serena una splendida piccola bambina? Agli occhi innocenti di Serena, Carmelita è apparsa una bambina
come lei, un’amica, ed allora
anche asciugarle la bocca ed
abbracciarla diventa un gesto
normale.
Ma le situazioni in cui Car-
melita si distingue sono tante;
chi non sapeva che il 13 novembre 1999 nel reparto Don
Orione si festeggiava il suo
trentatreesimo compleanno?
C’era tanta gente, la sua mamma, Suor Eugenia, il personale,
le altre ospiti, i medici e tanti
amici che hanno voluto dimostrare a Carmelita il proprio affetto.
C’era anche Suor Luigina, in
uno degli ultimi momenti che
ha trascorso a Paverano prima
di trasferirsi nella nuova casa a
lei affidata, e la nuova Superiora, Suor M. Rodolfa, che non è
voluta mancare a questo bell’avvenimento. Tutti facevano
capolino dal salone, splendidamente addobbato, attirati dalla musica, dagli applausi e dal
buon profumo di dolci.
E per Carmelita è stato puro
divertimento, ha ballato, riso,
giocato e forse si è anche un
po’ commossa. Tutti erano lì
per lei.
Ogni giorno incontriamo
Carmelita davanti all’ufficio
della Superiora, al bar o fuori
in giardino; a volte si passa
dritti perché non si ha tempo,
a volte si rimane stupiti dai suoi
capricci o dalla sua sagacia e
intelligenza, ma quante volte
pensiamo realmente a lei?
Ecco chi è Carmelita, ecco
perché le vogliamo bene, ecco
perché dovremmo soffermarci
a riflettere ogni volta che la incontriamo, non sulla sua condizione fisica ma sulle infinite
strade dell’amore di Dio perché, come ogni uomo, Carmelita e tutte le persone che abitano nelle case di Don Orione
sono immagine di Dio.
Cecilia
VOLONTARIATO
Gita ritiro a Diano Marina
iovedì 11 novembre un
gruppetto di volontari è partito in pullman alle 8 da piazza Solari per il “soggiorno Don
Orione” di Diano Marina. Scopo del viaggio una giornata di
ritiro spirituale in quella località; accompagnavano il gruppo Don C. Matricardi, suor M.
Rosanna e suor M. Clotilde.
Viaggio sereno e piacevole in
pullman da 55 posti quasi due
per ogni partecipante!
La casa di accoglienza orionina è stata una bella sorpresa.
È posta in collina, su un terreno
ricco di ulivi, con un panorama
privilegiato sul golfo e sul mare
di Diano. Le due costruzioni
che compongono il complesso
rimodernate e ristrutturate da
poco, sono circondate da un
parco-giardino con alberi, prati, fiori, fontane, viali che invitano alla meditazione. All’interno
sale di soggiorno, poltrone, un
bar, la cappella con vetrate moderne e luminose, una sala riunioni, l’allegra sala da pranzo e
al piano superiore stanze a uno
o a due letti. Don Matricardi ha
spiegato che quel soggiorno,
nato per un lascito di due signore inglesi, è stato voluto da
Don Orione per permettere a
chi non può spendere grandi
somme una vacanza serena in
luogo da ottimo clima.
Noi volontari orionini ci siamo subito sentiti a casa, accolti
con cortesia da Don Alberto
Cuciz e messi a nostro agio da
tutte le bellezze e le comodità
che ci circondavano. Dopo un
caffè ristoratore, Don Matricardi, vice direttore di GE-Camaldoli ma anche incaricato del laicato orionino nella meditazione ha ricordato che il volontariato ha due valori specifici:
diano marina.
sopra: volontari nella
accogliente cappella.
sotto: volontari attenti
alle parole di don matricardi.
G
quello di conversione personale e quello profetico di testimonianza. Il volontario infatti deve
essere la coscienza critica della
sua vita perché non si può agire in due maniere, ma ci si deve
comportare sempre ricordando che la carità è un valore assoluto, totale. Non va dimenticato mai che tutta la Chiesa,
tutti i cristiani sono in “missione” e che un buon esempio di
coerenza è la testimonianza
che conta forse più di tutto.
Alle 12,30 un ottimo pasto
ha riunito tutti e con noi ha fatto onore alle vivande abbondanti e saporite Don Germano
Corona attuale direttore di
Sanremo. Dopo un po’ di sollievo nel parco o in poltrona
(chi sarebbe riuscito a meditare
subito con tutto il ben di Dio
servito e gustato a tavola?)
un’altra oretta più che altro di
rinnovata conoscenza tra Don
Carlo e i volontari e la discussione su alcuni argomenti della
vita di servizio. Poi in Cappella
rosario meditato e S. Messa
con una breve omelia nella
quale il sacerdote ha tirato un
po’ le somme della giornata.
Rientro a Genova senza alcun problema e con un po’ di
anticipo sul programma.
Un ringraziamento di cuore
a Don C. Matricardi e la constatazione che il ritiro di un gruppo non troppo numeroso può
essere più spiritualmente proficuo e raccolto.
Carla Revello
8
PAGINA MISSIONARIA
9
23 ottobre 1999: l’ultimo nato
INAUGURATO IL PICCOLO COTTOLENGO
DI CAMPO GRANDE IN BRASILE
D
a queste parti si chiama
«Orionopolis» o città di Don
Orione. Ed è un vero villaggio,
sorto alla periferia di Campo
Grande, la capitale dello Stato
del Mato Grosso do Sul, in Brasile. Creata capitale nel 1977, la
città è cresciuta in due decenni
dal nulla, raggiungendo già i
750.000 abitanti. La zona dove
arrivarono gli orionini Don Andrea Scaglia e il chierico Renato
Andreatto il 14 febbraio 1993,
si chiama Novoso Estados perché ha accolto gli immigrati da
altri stati del Brasile, qui accorsi
in cerca di lavoro e di miglior
fortuna.
Agli orionini fu affidata la
parrocchia del Senho do Bonfim, che oggi conta circa 65.000
abitanti. Ma il Vescovo Mons. V.
Pavanello, salesiano, chiese subito che la congregazione aprisse un’opera di carità come segno della Chiesa.
Nel 1995, ci fu la donazione
del terreno; il 25 giugno 1995,
la benedizione della prima pietra. Il 23 ottobre 1999, dopo
che alcune strutture erano già
entrate in funzione, Mons. V.
Pavanello con una solenne benedizione ha inaugurato la
Orionopolis. Presenti i superiori
orionini, autorità civili e soprattutto molta gente che ha iniziato ad amare e a collaborare in
campogrande.
sopra: i primi tre padiglioni
del Piccolo Cottolengo
orionopolis del Mato Grosso
(manca l’ultimo
salone polivalente).
sotto: il nostro
conratello renato
allora studente di teologia
ed oggi sacerdote.
quest’opera. A rappresentare i
benefattori dell’Italia c’erano
Ennio Moneghini e Marziano
Santambrogio da Seregno.
«La Orionopolis ha già varie
attività avviate – racconta Gizela, animatrice appassionata – e
crescono ogni giorno con l’aiuto di gente di ogni tipo». Ci sono le tre unità per l’accoglienza
di bambini e giovani cerebrolesi: 19 sono ospitati stabilmente
e altri 102 vengono all’Orionopolis dalle famiglie per le varie
cure.
Ma accanto, dettato dalle
necessità, è sorto un grande salone polifunzionale, intitolato a
Don Angelo Mugnai. Vi si svolgono attività di ambulatorio per
poveri, prevenzione prenatale
ed accompagnamento delle
madri, attività formative per
giovani, feste e promozioni. C’è
anche una piccola scuola per
bambini. Il tutto si presenta
molto bene, semplice ma ben
ordinato.
Tanti hanno sognato quest’opera di carità e di civiltà, a
cominciare da Don Orione che,
nel 1936, scrisse: «Ho risposto
accettando la missione al Mato
Grosso, si apre il 6 marzo, festa
di San Marziano. È quella una
vera e difficilissima missione».
Don Orione non sognò da solo.
Oggi molti offrono e ricevono
del bene all’Orionopolis di
Campo Grande.
CRONAC A
Il calore
dell’accoglienza
on molto tempo fa Don
Gianni, il nostro direttore
provinciale, mi disse: “A Roma
mi hanno chiesto il nome di un
rappresentante laico per le comunicazioni, ed ho fatto il tuo”.
Io, che sono un animale residenziale, anzi sedentario, sebbene giustifichi il fatto con la
pretesa di punto di riferimento,
mi sono trovato a precisare:
“purché ciò non significhi riunioni a destra e sinistra...”. Infatti, classico scherzo da prete,
qualche settimana dopo arriva
una convocazione a Roma, in
curia generale.
Capisco che, da cronista, dovrei soffermarmi sui contenuti
dell’incontro; sarà uno dei tanti
“fuori tema”, se non provvedo
a dare un titolo adeguato. Perché, vedete, la mia sensibilità
viene normalmente distratta
dal “clima”. Arrivo in curia verso le 22 del 25 novembre dove
alla scampanellata trovo disponibile Don Severino (così si presenta) che mi “obbliga” ad accettare la sua cena, malgrado
fossi attrezzato per mio conto,
mi assegna la camera, mi intrattiene affabilmente per tutto il
tempo del pasto, mi concede
una telefonata per placare l’ansia della lontana consorte...
Il mattino dopo, all’uscita
della cappella, me lo trovo davanti con: “So che a lei piace il
caffè” e mi conduce in un baretto antidiluviano dove con la
“Gaggia” mi prepara un ottimo
caffè, ricordandomi che alle
7,30 c’è la colazione. Lì mi ritrovo con altre persone che si fanno avanti a salutare. Non essendo fisionomista, ho diffi-
N
coltà ad inquadrare i soggetti
col solo nome. Solo più tardi ho
potuto dare una qualifica a
qualcheduno. A mò di esempio
il “Don Luigi” aggiornato con
Fiordaliso, vicario generale.
L’incontro si apre con la preghiera comunitaria, una sorta
di S. Messa senza Eucarestia,
con canti e qualche movenza di
danza (Don Josè Carlos e Suor
M. Fatima, brasiliani). Quindi la
presentazione fatta da ciascuno: nome e realtà che rappresenta. Ci sono esponenti di tutte le province religiose europee; manca la rappresentanza
africana che però ha mandato
una sua nota. Nella seconda
tornata viene esposta la situazione di ogni provincia per
quanto attiene le comunicazioni ed in particolare la stampa.
C’è un’attenzione palpabile,
tanto è vero che, sentita la poca potenza della mia voce, vengo sollecitato ad alzarla e a
pormi più in vista dall’angolo
del quadrato dove mi sono collocato.
L’interruzione del pranzo
consente discorsi personalizzati
coi vicini; io ho un ampio scambio d’idee con Don Teodoro,
spagnolo, e soprattutto con
Suor Fatima, già menzionata
prima, mentre Don Bai mi accatasta accanto piatti di portata
di ogni ben di Dio recati un po’
da tutti, in special modo da
Don Cristoforo e Don Silvestro,
polacchi.
Nel pomeriggio il dialogo si
accentra principalmente sul
“Don Orione oggi”, seguendo
una traccia elaborata da precedente analoga riunione svoltasi
in America Latina. Si parla di
“internazionalizzare” il bollettino ufficiale dell’Opera, e tutti i
non italiani hanno un sussulto di
gioia, condiviso anche da noi.
Finalmente! Da subito un maggior accesso ad articoli “stranieri” e, in tempi brevi, la stampa nelle lingue in uso nell’arcipelago orionino. Si sono intanto aggiunte nuove persone, via
via presentate. Verso le 17 mi
vedo costretto a chiedere scusa
a Don Campagna ed al sacerdote inglese che mi precedono
per anticipare l’ultimo mio intervento prima di correre a
prendere il treno.
Lascio malvolentieri questi
nuovi amici che parteciperanno, poi, alla “realizzazione”
pratica del nuovo numero del
“Don Orione oggi”. Nella fretta ho comunque occasione di
salutare e ringraziare Don Severino, passato nel frattempo da
un lei ad un piacevole “tu”. Autobus, treno, lettura, pensieri.
All’arrivo a Genova Principe il
figlio, la moglie... continua l’accoglienza.
“Ma questa – dicono i miei –
è esperienza di chiesa”. Già,
questo è essere chiesa. Non
tanto né principalmente quello
che si è detto o fatto – la comunicazione può essere evangelizzazione, catechesi, apostolato –
quanto il “clima” che mi ha portato a vedere la nuova impostazione del bollettino espressione di pari dignità fra coloro che,
nel mondo, porgono il Vangelo
con le mani ed il cuore di Don
Orione.
Vittorio
Echi dalla Polonia
Nel numero precedente,
presentando le tre domeniche
dedicate a festeggiare il nuovo
beato martire orionino presso
l’Istituto di Castagna, eravamo
partiti da una foto che ritraeva
i pellegrini giunti da ogni parte
(cospicua la rappresentanza
brasiliana). Tra essi c’era il nostro “Giuseppe l’Africano”, il
dott. Giuseppe Santero, impegnato a tempo pieno con le
missioni (da cui deriva il nome
di battaglia), che visse l’esperienza dei campi di concentramento.
A dire il vero avevamo chiesto a lui una testimonianza (le
patate a fette noscoste tra gli
indumenti portati dai polacchi,
un Natale quasi umano...), che
non è arrivata. In compenso ne
riceviamo ora una dal nipote,
Andrea, che volentieri vi proponiamo.
18 dicembre 1999, Zduny:
in questa chiesa il Beato
Francesco Drzewiecki
è stato battezzato
e cresciuto nella fede.
Milano, 21 XI 99
Il pellegrinaggio mi ricorda
alcuni versi del Canzoniere
“Movesi il vecchierel canuto
et biancho
del dolce loco ov’à sua età
fornita...
... indi trahendo poi l’antiquo fianco
... col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal cammino stanco...”
Francesco Petrarca
1304, Canzoniere
uando sono partito per il
pellegrinaggio, sulle orme
di Padre Drzewiecki, mi sono
imposto di non pensare a come sarebbe stato il viaggio, a
cosa avrei visto e cosa avrei
portato a casa, con lo scopo di
lasciarmi coinvolgere dall’ambiente che avrei trovato in Polonia. Diversamente da un
viaggio di piacere un pellegrinaggio è profondamente legato alla spiritualità di chi lo intraprende.
Quando si arriva in Polonia
Q
ci si accorge subito di essersi
spostati più a nord di qualche
parallelo perché il clima è leggermente più rigido che in Italia. Ampiamente pianeggiante,
la Polonia è una grande distesa
di campi coltivati con macchine che ricordano l’Italia degli
anni 70, compare il netto contrasto tra le poche classi abbienti e le innumerevoli famiglie povere.
Due seminaristi durante il ritorno da Czestochowa raccontano: “Ai tempi del comunismo era molto difficile procurarsi qualsiasi cosa, anche lo
zucchero, a volte bisognava
aspettare per mesi” ... “Ora
che il comunismo è scomparso
in Polonia si trova di tutto in
abbondanza il problema è che
nessun polacco dispone di capitali da investire e così sono in
pochissimi a fare fortuna”.
L’arretratezza polacca è sentita proprio a causa del confronto con i paesi della comunità europea; noi italiani siamo
considerati molto in Polonia
come un modello da raggiungere, proprio come gli ameri-
novembre 1942, giuseppe
a kAntemirovka, russia,
10 mesi prima del lager.
cani lo sono stati per noi negli
anni 60.
Per un italiano in Polonia la
vita non è facile perché è più
essenziale; infatti anche nelle
grandi città ci sono pochi servizi e attività commerciali. Ho
proprio constatato che nelle
zone rurali il mezzo più usato
per muoversi dai giovani e dagli anziani è la bicicletta, ma un
panorama così povero sembra
non avere importanza per un
popolo abituato a vivere con lasciato, ma soprattutto al suo go in cui Padre Drzewiecki fu
esempio di fede. Constatare arrestato dai tedeschi per poi
sacrificio.
Sicuramente il popolo po- tutto questo di persona è dav- essere deportato a Dachau.
lacco è uscito dalla guerra vero rassicurante perché tutti, Una volta a Zdunska Wola e, vimondiale fortemente distrutto alla fine del viaggio, vogliamo sitata la casa madre degli orioed il comunismo non è stato in sentirci contagiati dalla sua ab- nini, è stato il momento della
grado di migliorare l’econo- negazione.
toccante testimonianza di paIl nostro pellegrinaggio ha dre Kubicki, compagno di pamia ma al di là di questi aspetti comunque non può non stu- toccato il paese natale di pa- dre Francesco nel campo di
pire la fede da cui i polacchi si- dre Francesco, Zduny, e poi Dachau: avevano in comune i
curamente traggono forza e Wloclawek dove c’è il Piccolo numeri successivi.
sostegno. Non sono solo le Cottolengo, la parrocchia, luoLe visite a Czestochowa e ad
chiese o le opere di caAuschwitz hanno chiurità a testimoniarlo bensì
so con dei momenti
Voi che vivete sicuri
la loro dedizione a Criforti un viaggio ormai
sto, frutto di una decisa
Nelle vostre tiepide case,
pieno di testimonianze,
conversione alla fede
di momenti di festa visVoi che trovate tornando a casa la sera
cristiana forse resa più
suti in compagnia di seIl cibo caldo e visi amici:
facile proprio dalla loro
minaristi e preti di cui
Considerate se questo è un uomo
povertà materiale. Da
ricordo con molto piaquesto punto di vista la
cere Don Peloso e tutti
Che lavora nel fango
loro devozione alla Mai padri che ci hanno
Che non conosce pace
donna sembra quasi naospitato o aiutato nei
Che lotta per mezzo pane
turale.
momenti di difficoltà
Alle soglie della guerChe muore per un sì o per un no.
come, ad esempio,
ra che avrebbe sconvolquando non avevamo il
Considerate se questa è una donna,
to l’Europa proprio Panostro bagaglio.
Senza capelli e senza nome
dre Drzeviecki, nel monSicuramente la PoloSenza più forza per ricordare
do polacco, è la testimonia, il nazismo, la prinianza vivente della lotta
gionia hanno cambiato
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
tra la repressione nazista
la
vita di mio nonno,
Come una rapa d’inverno.
e la santità eroica di chi
era inevitabile, ma
Meditate che questo è stato:
opera secondo i piani di
questo pellegrinaggio
Dio anche in un lager.
Vi comando queste parole.
ha cambiato anche me;
Ripercorrendo le ormi
ha insegnato l’imScolpitele nel vostro cuore
me di Francesco Drzeportanza di non dimenStando in casa andando per via,
wiecki ci si rende conto
ticare la guerra e quelCoricandovi alzandovi;
di quanto una vita spesa
lo che rappresenta...
nella fede come la sua
grazie nonno.
Ripetetele ai vostri figli.
dia dei frutti ancora ogCon tanto affetto
Primo Levi
gi, dopo la sua morte,
Andrea Santero
grazie alle opere che ha
Camaldoli in concerto
omenica 21 novembre sono venuti a trovarci al villaggio di Camaldoli i Cavalieri
di Malta, che con la collaborazione di don Francesco e degli
animatori Paolo Delli Noci e
Carlo Maggioncalda, hanno
offerto ai nostri ospiti un concerto musicale con rinfresco finale.
Il maestro Benedetto Spingardi apprezzato esecutore,
spesso convocato per il suo talento a suonare a feste e ricevimenti a Cervinia, Portofino e
nelle località più esclusive, come pure nei famosi piano bar,
ha regalato una giornata memorabile ai nostri ragazzi che si
sono molto divertiti a cantare
con lui brani di cantautori contemporanei come Claudio Baglioni e Franco Battiato, ma
anche di gruppi vocali degli
anni cinquanta e sessanta e
melodie in dialetto genovese e
napoletano. Mattatore fra tutti
il versatile Aldo Franchi, ma anche Claudio Benvenuto, Sandro Musso, Claudio Sacco ed
altri si sono distinti con sorprendenti interpretazioni.
Certo non tutte le esecuzio-
D
ni erano impeccabili, ma il
maestro con straordinario
adattamento musicale è riuscito a far ben figurare quasi tutti.
Infatti, grazie alla sua disponibilità nella sala si è scatenato
l’entusiasmo quando ha invitato i nostri ospiti a cantare con
lui salendo sul palco. Alcuni
hanno addirittura ballato. Ad
un certo punto per consentire
al concertista di offrirci almeno
un paio di brani in assolo, ab-
biamo dovuto dalla cabina di
regia togliere l’audio ai microfoni, questo ha scatenato
l’ilarità in platea a seguito d’alcune pantomime inscenate sul
palco dagli “artisti” rimasti
senza voce.
Il servizio d’ordine è stato
un po’ permissivo, ma il risultato è stata una giornata davvero
speciale. Alla fine il rinfresco
con bibite e torte buonissime
hanno completato la gioia dei
presenti in teatro; la roba era
talmente tanta che gli animatori sono riusciti a farne arrivare un po’ in tutti i reparti.
Grazie alla squisita contessa
Cattaneo, al signor Gianfranco
Badalassi e a tutti i Cavalieri di
Malta (con i quali ci scusiamo
se per ragioni di spazio non riportiamo tutti i nomi), che ci
hanno onorato con la loro presenza e beneficenza.
Paolo Delli Noci
camaldoli:
uno dei mattatori.
un aspetto della sala teatro.
Villa Santa Clotilde
i sono vivaci sfumature sotto
le palme che si sono ingigantite nel giardino di Villa Santa Clotilde.
Sosto per riavere nuova
energia per più facilmente scacciare la malinconia, perché si sono chiusi i cancelli che delimitano il giardino. Però si sono aperte tutte le porte.
I grandi cambiamenti realizzati in questo anno, unificando
la Villa alla casa di riposo, aprono un nuovo cielo progettuale
verso il futuro, di grande rilievo
sociale, perché i diritti della terza età non devono rimanere incerte declamazioni. E così sarebbe se le porte rimangono
chiuse a bambini e genitori.
Mentre scrivo il giardino e il salone attiguo è popolato da tanti
bambini che festeggiano il compleanno di un amico. Le feste si
susseguono anche dopo battesimi e altre cerimonie. Si può affermare che la “Villa” si è trasformata in “casa della gioia”
portando il sorriso sul viso di
molte persone anziane in questo piccolo mondo. Ora la “Villa” può ospitare persone di tutte le età, di ogni estrazione so-
C
sanremo.
museo don orione realizzato
col contributo regionale per
il giubileo. Vi sono esposti i
paramenti dell’ultima messa,
le tazzine dell’ultimo caffè, i
manoscritti delle lettere
scritte il 12 marzo 1940.
ciale, per una “carta” dei diritti
al terzo millennio.
Lascio il giardino per entrare
in “Villa” dove i progressi della
tecnica facilitano la fruizione dei
vari servizi e delle informazioni
senza difficoltà. L’ingresso inondato di luce, in cui è collocato il
centralino telefonico collegato
ad ogni servizio interno, è arricchito da due monitor. Un’ampia
sala di accoglienza si trova adiacente alla camera dove è morto
Don Orione affrescata di recente e aperta all’esterno per facilitare visite e pellegrinaggi. A
fianco della camera è stato realizzato un museo che raccoglie
quanto è appartenuto al fondatore. In esso trova posto una ricca documentazione dell’opera
orionina.
Altri aspetti nuovi sono costituiti da varie iniziative educative
utili per imparare a vivere meglio. Con tutto ciò si è rinnovata
anche la casa di riposo, dove è
sanremo.
cameretta dove don orione
morì il 12 marzo 1940
riconosciuta come
luogo sacro per i pellegrini
diretti a roma per il giubileo.
stata abbattuta una parete ricavando spazio per la sala da
pranzo con accesso agli ospiti
della “Villa”. Si è provveduto
inoltre a servizi per handicappati eliminando tutto ciò che impediva un facile accesso. Altri
lavori sono in corso per rendere
le due strutture (la “Villa” e la
casa di riposo) più vicine tra loro
in modo che gli ospiti di entrambe possano facilmente fraternizzare.
Così vuole essere il nuovo
volto di Villa Santa Clotilde a
San Remo.
Lea Magni
sanremo.
il giardino di villa santa
clotilde dove, olter agli
ospiti, si radunano famiglie
per festeggiare compleanni,
prime comunioni...
Incontro di novembre
del Gruppo Amici
on Luigi Lorenzi, direttore
di Camaldoli, ha concelebrato la S. Messa con il direttore di Paverano, don Nino Zanichelli e con don Giacomo Silvano e ha guidato gli amici a riflettere sul significato dell’avvento, che apre un nuovo anno
liturgico.
È l’inizio di un cammino per
andare incontro al Signore che
viene a salvarci e che, nel sacrificio eucaristico, si offre a Dio
con noi, suoi fratelli, perché il
Padre possa ascoltare ed esaudire le nostre preghiere. Dobbiamo andare incontro a Gesù
D
vigilanti nell’attesa, con amore
e desiderio, non passivi ed indifferenti come coloro che non
si accorgono di questo grande
mistero che la Chiesa ci fa vivere.
Don Lorenzi ha, poi, illustrato il progetto educativo “Gulliver” destinato a 23 disabili, già
ospiti di Camaldoli, che sono
stati trasferiti nella casa di Bogliasco per poter accogliere
nel villaggio persone provenienti dalle strutture psichiatriche di Cogoleto e di Quarto.
Il progetto è portato avanti
da un gruppo di giovani laici
impegnati, che hanno seguito
un corso di formazione a Paverano e hanno costituito la cooperativa Dono. Con interventi
educativi individualizzati, essi
si impegnano a sviluppare le
potenzialità di ogni ospite,
perché tutti possano raggiungere una migliore qualità di vita.
A conclusione dell’incontro
il Presidente, signor Dagnino,
ha ricordato che domenica 23
gennaio 2000, a Paverano, ci
sarà l’apertura dell’anno giubilare.
Anna Maria Torre
IN MEMORIA
Athanase, il “catechista”
della missione di Bonoua
Il 18 novembre giunge da
Bonoua e da Anyama un fax
con l’annuncio che Mr. Athanase è deceduto la sera prima e
cioè il 17.XI sera.
Da Bonoua mi dicono che
“dopo lunga sofferenza, Athanase ha fatto la morte dei giusti” e da Anyama “Athanase ci
ha lasciati: è morto come ha
vissuto: da santo!”. Al suo capezzale il nostro confratello
sac. Pierre Assamoi, suo nipote!
Avevo visitato Athanase l’agosto scorso, cieco e con le
gambe gonfie, ma sereno e
limpido di mente! La moglie
Henriette vicino a lui, dolorante per la sua età e gli acciacchi.
Abbiamo recitato qualche preghiera, ho impartito loro la benedizione e li ho salutati con un
arrivederci! Incontrando la fi-
glia, religiosa nell’Istituto Notre
Dame des Apôtres le ho consegnato delle medicine per il
papà, ma non avrei pensato ad
una fine così repentina.
Athanase fu tra i primi che
incontrammo quel 24 aprile
1971 alla missione; don Marino
ed io fummo conquistati dal
suo portamento e dalla sua
modestia e dedizione. Come
occupazione gestiva un bazar
col fratellastro Paul, presiedeva
assieme al fratello Blaise il suo
cortile. Puntuale alla Messa e
dal giovedì al sabato puntuale
alla lezione di catechesi agli
adulti. Debbo dire che fu sempre vigile custode di don Angelo e di don Marino, con una
predilezione per i due giovani
chierici Riccardo e Michele.
Non vi dico con quanta delicatezza si curava delle nostre per-
Athanase kraidy, boutiuier
e catechista a Bonoua.
sone tenendo anche lontana
da noi la gente che avrebbe
potuto nuocerci! Fu lui inoltre
che dopo quei fatti di sangue,
nel nostro primo anno, organizzò la guardia notturna alla
missione perché dormissimo
tranquilli e ci salvò.
La sua vita non fu sempre co-
sì nel senso che dovette soffrire, nella sua giovinezza. Per poter ricevere il battesimo doveva
percorrere 18 km. per raggiungere Mossou e dovendosi sposare scelse la signorina Henriette e il matrimonio cattolico. Per
questo fatto fu scacciato dal
padre e dal cortile: fatto gravissimo equivalente alla nostra
“morte civile”. Dovette riprendere la via della brousse. La sua
volontà, la sua rettitudine e
onestà gli permisero di risalire
la china e dopo molti anni ritornò e fu accolto nel cortile del
fratello Blaise e alla missione fino ad avere la responsabilità di
catechista dal 1954.
Don Zambarbieri e don Terzi
se ne innamorarono. Lo vollero
a Roma dove arrivò nel maggio
del ’74 e da Roma don Mugnai
e Michele Capece lo accompagnarono a turno in varie comunità orionine d’Italia. Non finiva
mai di esprimere la sua meraviglia ma quello che amava di più
erano le assemblee degli
“Amici” dove si cantava e si
pregava! A Lu Monferrato raccontò l’attesa che a Bonoua si
ebbe alla notizia dell’arrivo di
due missionari. “Preparammo,
disse, una grande apatam, tutta coperta di rami di palma
perché pensavamo che questi
“servi di Dio” ci avrebbero in-
trattenuti nell’ascolto della parola di Dio e nella preghiera e
questa rivelazione fece impressione anche a me!
Durante il soggiorno in Italia
espresse anche due desideri:
uno soprattutto; aveva sentito
parlare di una città “sur les
eaux” (città sull’acqua) e cosi
vide Venezia con me e la neve
sulle Alpi con Michele.
Caro papà Athanase... come
ti ha accolto in paradiso Don
Orione? E cosa hai raccontato
di noi a lui? La risposta l’ho avuta io stesso nel corso della celebrazione della Messa offerta
per te il 18 sera.
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti
mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: sig. Michele Bianchi, sig. Nicolino Accame, sig.a Maria
Bruno, sig.a Cesarina Piloni
ved. Scarpari, don Luigi Merlo,
sig. Avio Fertonani, sig. Armando Cossavella, sig.a Luigia
Olcese, sig.a Anastasia Consoli ved. Tinnirello, sig. Antonio
Brentin, n.d. Livietta Ollandini,
suor M. Provvidenza, sig.a Olga Vermigli, suor M. Stanislaa,
frate Ave Maria, sig. Evaristo
Bertoglio, sig. Angelo Nenci,
sig.a Gesuina Magnani in Bellomo, sig.a Emilia Bettolo in
Perfumo, sig.a Giuseppina Colombo ved. Bafico, sig. Luigi
Carlini, sig. Giacomo Merello,
sig.a Vincenzina Giacone ved.
Sanseverino, sig a Maria Chiarella in Solari, sig.a Caterina
Pittaluga ved. Cogorno, cav.
Carlo Merlano, sig.a Libera
Masserini, sig.a Sofia Schiaffino, sig.a Giacinta Ronzana
ved. Fassio, sig.a Maria Teresa
Mora, dott. Edoardo Mazza,
sig.a Angela Bruno, suor M.
Teofila, dott. G.B. Bonini, sig.a
Robertina Molinari, sig.a Giovanna Bruzzone, sig. Angelo
Costa, can. Bartolomeo Balo-
stro, sig. Cesare De Albertis,
sig.a Martina Silvano, sig. Domenico Pagliano, card. Pietro
Boetto, sig.a Maria Carenini,
sig.a Adele Danovaro, sig.a
Marianna Petrelli, sig.a Ida
Cambiaso Bologna, mons. Felice Cribellati, sig. Attilio Furcas, sig.a Maria Tacchella, sig.a
Caterina Rebagliati, sig. Giuseppe Losi, don Agostino De
Marchi, sig. Achille Negro, sig.
Luigi Vignoli, gr. uff. Achille
Mario Malcovati, dott. Antonio
Frumento, don Giuseppe Da
Rech, sig.a Ginevra Angela
Poggi in Isola, prof. Nicolò Filippi, mons. Carlo Chiesa, don
Luigi Nicco, sig.a Maria Grazia
Ferro, sig.a Maria Luigia Taverna, suor M. Silvina, don Vincenzo Minetti, sig. Rocco Petraroli, comm. Alberto Ravano, cap.
Luigi Olivero, sig. Antonio
Cancedda, prof. Antonio Falchi, dott. Domenico Boglione,
sig.a Ada Varale ved. Volpe,
ing. Vincenzo Bonica, sig.a Luigia Dellepiane ved. Pedemonte, sig.a Maria A. De Amicis
ved. Migone, sig. Luigi Calleri,
sig. Angelo Filippini, sig.a Teresa Rovegno, sig.a Rina Raffetto, sig.a Sandra Covi Baraggioli, sig.a Ida Burlando Lanata, ch. Teofilo Tezze, sig. Giuseppe Gambaro, sig. Cesare
Guenzi, sig.a Chiara Tasso ved.
Pellini, don Giovanni Simionato, don Mario Ghiazza, padre
Umile da Genova, sig. Bernardo Queirolo, dott. Giorgio Mogni, sig. Francesco Catani, don
Francesco Bozzini, sig. G. Battista Bernardi, dr. prof. Goffredo Del Vivo, sig. Camillo Garlando, sig.a Maria Rosa Ricchino, sig.a Giuditta Lagostena
ved. Orlando, sig.a Flora Negri, don Lino Negri, dott.
Achille Luigi Sterpi, sig.a Elisa
Solari, sig. Virgilio Traverso,
sig. Francesco Canessa, sig.a
Flora Scarpato, sig.a Giuseppina Pula, sig. Renato Palmisano,
sig.a Rachele Marcone ved.
Cassinelli, sig.a Maria Ansaldo,
sig.a Clementina Orione ved.
Borgna, sig.a Rosaria Di Cursi,
suor M. Romana, sig. Walter
Chittolini, sig. Gianfranco
Grondona, sig. Rinaldo Franzoni, m.se Giuseppe Ricci, ing.
Francesco Sasso, suor M. Bibiana, sig. Agostino Grasso,
sig. Ernesto Piras, sig. Ernesto
Nizza, sig. Pasquale Saraullo,
sig. Luigi Francesco Sciaccaluga, sig.a Italia Checconi, sig.a
Cecilia Caterina Pagano, sig.a
Rosina Vaccari, sig.a Giulietta
Bionda, sig.a Tosca Fontanelli,
sig.a Regina Bricchetti, prof.
ing. Ferruccio Alacevich.
DAM
DON ORIONE
a
c
i
r
f
A
in
A distanza di cinque anni
dalla prima edizione (esaurita) vede la luce una rielaborazione di “Don Orione in Africa” riveduta, corretta e arricchita da nuove realtà nate nel
frattempo. Come il precedente si prefigge lo scopo di
sensibilizzare maggiormente
alle problematiche del continente africano, variegate come il suo territorio.
L’autore, don Aldo Viti, alla conosciuta e stimata verve
letteraria aggiunge oggi una
conoscenza più diretta dei
fatti, soprattutto di quelli attinenti alla Costa d’Avorio e
alle zone limitrofe, dove da
alcuni anni si trova ad operare. Le notizie invitano ad una
partecipazione attiva dei lettori, dando indicazioni pratiche per contattare il centro
che più sollecita la nostra
sensibilità.
Siccome l’operatore – religioso o laico che sia – della
terra di missione ha imparato
a dare ai soldi un valore specifico, relazionato ai molteplici bisogni che riescono a soddisfare, non ci sarà un lancio
generalizzato dell’opuscolo.
Chiunque ha in animo di aiutare, può farne richiesta alla
nostra redazione che provvederà ad inviarne copia.
PER DONAZIONI E LASCITI
Siccome avvengono degli inconvenienti nella
procedura del disbrigo della pratica, si prega
usare esclusivamente la seguente dicitura:
«Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli
anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO
DI DON ORIONE IN GENOVA».
2
MOTIVI
3
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
INCONTRI
4
LE NOSTRE SUORE
5
PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000
7
VOLONTARIATO
8
PAGINA MISSIONARIA
9
CRONAC A
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1
- Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don NINO ZANICHELLI
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri
Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo)
Realizzazione a cura della
Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)
IN MEMORIA
Scarica

AMICI gen2000 - Il Piccolo Cottolengo Genovese