CAMERA DI COMMERCIO
INDUSTRIA ARTIGIANATO E AGRICOLTURA
REGGIO CALABRIA
RELAZIONE PREVISIONALE PROGRAMMATICA
ANNO 2005
Le priorità e gli obiettivi
Indice
PREMESSA .................................................................................................................... 3
GLI ORGANI DI GOVERNO DELLA CAMERA........................................................ 4
1. IL QUADRO ECONOMICO...................................................................................... 5
1.1. Il Sistema Italia............................................................................................................. 5
1.2. La Calabria ................................................................................................................... 9
1.3. Reggio Calabria.......................................................................................................... 16
2. L’ORGANIZZAZIONE DELLA CAMERA............................................................ 22
3. LE PARTECIPAZIONI ............................................................................................ 24
4. LE RISORSE FINANZIARIE E I COSTI................................................................ 25
5. GLI OBIETTIVI E LE PRIORITA’ ........................................................................ 25
5.1 Gli obiettivi ...................................................................................................................... 25
5.2 Il progetto ....................................................................................................................... 28
5.3. Le priorità ....................................................................................................................... 28
6. LE AREE DI INTERVENTO ............................................................................................ 29
6.1 Innovazione e trasferimento tecnologico ............................................................................... 29
6.1.1 Struttura organizzativa ed innovazione .................................................................... 29
6.1.2 Innovazione e trasferimento tecnologico per le imprese .............................................. 34
6.2 Qualità ............................................................................................................................ 39
6.3 Ambiente ......................................................................................................................... 43
6.4 Regolazione del Mercato .................................................................................................... 44
6.5 Internazionalizzazione ........................................................................................................ 47
6.6 Credito e finanza ............................................................................................................... 49
6.7 Formazione e lavoro .......................................................................................................... 51
6.8 Promozione del territorio .................................................................................................... 53
6.9 Reti ed Alleanze ................................................................................................................ 56
PATTO DI SERVIZIO PER LE IMPRESE ............................................................................. 58
2004-2006 ........................................................................................................................ 58
2
PREMESSA
L’anno che sta per concludersi, il primo del nuovo mandato 2004-2009, è stato un anno
caratterizzato da un grande impegno del sistema camerale per la esaltazione del proprio ruolo
istituzionale.
Anzitutto la riforma costituzionale. Il Parlamento, infatti, ha definitivamente approvato il
nuovo Titolo V della Costituzione che contiene la riforma dell’articolo 118 prevedendo le
autonomie funzionali “ …Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato…..
riconoscono e favoriscono altresì l’autonoma iniziativa degli enti di autonomia funzionale per
le medesime attività e sulla base del medesimo principio…” (quello della sussidiarietà) e
disponendo “ … l’ordinamento generale degli enti di autonomia funzionale è definito con
legge approvata ai sensi dell’articolo 70 primo comma …”.
Ciò significa che il sistema camerale è dentro l’ordinamento costituzionale in modo chiaro,
certo e definito; che le Camere di Commercio sono istituzioni che preesistono alla norma
costituzionale e a cui la norma vuole dare valore; che tutti dovranno anche favorire e
promuovere l’autonomia delle Camere di Commercio e anzi nessuno degli enti richiamati
potrà farle retrocedere dal grado di autonomia esistente. Le Camere di Commercio sono così
garantite e protette da ogni ingerenza sia statale che regionale peggiorativa di tale autonomia.
Anche per le competenze, proprio sulla base del principio di sussidiarietà, alle Camere di
Commercio dovranno essere affidate funzioni in tutti quei casi in cui esse siano in grado di
soddisfare meglio le esigenze per cui quelle competenze sono previste. Le funzioni attuali
non potranno comunque essere affidate ad altri soggetti perché ciò si tradurrebbe in una
sottrazione al legislatore.
Non solo la riforma costituzionale ma ogni innovazione di politica economica ha visto
svilupparsi o consolidarsi il ruolo delle Camere di Commercio: dalla scuola al mercato del
lavoro, dal diritto societario alla giustizia alternativa, alla responsabilità sociale, dalla tutela
della qualità nell’agricoltura alla innovazione, alla internazionalizzazione.
Spostando l’attenzione al contesto locale, l’anno 2004 ha registrato importanti avvenimenti.
Sul piano organizzativo interno: dal riordinamento strutturale e funzionale al sistema
professionale, all’avvio di una “politica per il personale” nel contesto di rinnovate relazioni
sindacali (formazione, sviluppo professionale, pianificazione dei fabbisogni delle risorse
umane, orientamento al risultato per dare risposta alle esigenze del “cliente” in un contesto di
definizione di obiettivi e della misurazione e valutazione del loro grado e qualità di
conseguimento). Senza trascurare i risultati conseguiti sulle criticità della finanza camerale.
Sul piano dei servizi: investimenti tecnologici sul front office e innovazione organizzativa del
back office.
E così la Camera va accreditandosi non solo come P.A. moderna e vicina alle imprese ma
soprattutto va consolidando sempre più il suo ruolo di punto riferimento per la realtà socioeconomica territoriale:
quale esclusivo osservatorio economico del territorio, registrando nella “2° giornata
dell’economia” un momento esaltante;
quale soggetto per lo sviluppo e la regolazione del mercato, attraendo una grande
attenzione sociale e degli opinion leader sulle partecipate iniziative sviluppate nel corso
della “settimana della conciliazione”;
quale protagonista dello sviluppo: innovando alla tradizionale configurazione e attività
di ente burocratico e burocratizzato, attraverso un ’organizzazione flessibile e di tipo
professionale, che punta sulla logica di rete all’interno e verso l’esterno, su team
multiprofessionali ed interfunzionali, sul decentramento delle decisioni, sulla
responsabilizzazione per processi ed obiettivi, sulla pianificazione e sul controllo dei
risultati e così giocando un ruolo importante per l’e-government per le imprese;
avviando le analisi economiche sul territorio ed il sistema delle imprese, a supporto
delle scelte dei decisori politici e delle strategie aziendali; richiamando attenzione ed
interesse, anche attraverso azioni sinergiche con le scuole, sulla riforma della scuola e
del mercato del lavoro; avviando una politica ed interventi sulla innovazione e il
trasferimento tecnologico; promuovendo la creazione di imprese e di finanza
innovativa; promuovendo la cultura e favorendo l’approccio alla internazionalizzazione.
Anche quest’anno la “Relazione Previsionale programmatica” dedica le sue prime pagine ad
un inquadramento del contesto economico entro cui la Camera di Commercio di Reggio
Calabria andrà ad esplicare le proprie funzioni, per ricavare da ciò obiettivi e priorità da porre
alla base della sua azione nel corso del prossimo esercizio e che saranno preceduti da
un’analisi del contesto organizzativo, delle risorse e delle alleanze che ad oggi hanno
presidiato il governo e l’azione della Camera di Reggio.
3
GLI ORGANI DI GOVERNO DELLA CAMERA
IL PRESIDENTE
Lucio DATTOLA
IL CONSIGLIO
Giandomenico AMADURI
Giuseppe BIACCA
Francesco CARNOVALE SCALZO
Umberto COTRONEO
Domenico COZZUPOLI
Francesco DE CARLO
Attilio FUNARO
Francesco GIOVINAZZO
Antonino INUSO
Giovanni LAGANA’
Rocco LEOTTA
Antonina MAESANO
Franco MAMMOLITI
Antonino MARCIANO’
Giuseppe MARTORANO
Pasquale MAURO
Francesco MAZZA LABOCCETTA
Giovanni MISITANO
Carlo MONTESANO
Pietro PEZZANO
Cosimo PISCIONERI
Michele PRIOLO
Carmelo QUATTRONE
Salvatore SENTINA
Carmelo Lorenzo VAZZANA
Salvatore ZIINO COLANINO
LA GIUNTA
Umberto COTRONEO
Attilio FUNARO
Francesco GIOVINAZZO
Giovanni LAGANA’
Rocco LEOTTA
Pasquale MAURO
Francesco MAZZA LABOCCETTA
Michele PRIOLO
Salvatore ZIINO COLANINO
IL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI
PRESIDENTE:
Letterio CRISPO
COMPONENTI:
Loredana LEUZZI
Stefano SOFI
SUPPLENTE:
Annunziato LABATE
IL SEGRETARIO GENERALE
Antonio Palmieri
IL VICE SEGRETARIO CONSERVATORE DEL REGISTRO DELLE
IMPRESE
Natina Crea
4
1. IL QUADRO ECONOMICO
1.1. Il Sistema Italia
Lo scenario di sviluppo
I primi segnali di ripresa dell’economia nazionale (l’anno dovrebbe chiudersi con una i
crescita del Pil di +1,4%, quella dell’export è +4,8%, quella degli investimenti in macchinari,
impianti e mezzi di trasporto è +4,3%), dovrebbero trovare nel 2005 un lento consolidamento
e, soprattutto, contribuire alla diminuzione del differenziale di crescita con gli altri paesi
europei, previsto mediamente al 2,0% dalla Commissione Europea il 26 ottobre scorso.
Lo segnalano gli Scenari delle economie locali, elaborati dal Centro Studi di Unioncamere,
mentre per il rapporto annuale del settimanale “The Economist” la crescita economica
mondiale rallenterà nel 2005: dal + 4,1% del 2004 ad un + 3,2% e le maggiori economie di
Eurolandia sono tra i 10 paesi a minore crescita.
L’indagine mostra che nel 2005 il Pil potrà aumentare dell’1,9%, mentre le esportazioni e gli
investimenti in macchinari e impianti, che hanno beneficiato quest’anno della ripresa del
commercio internazionale, potrà crescere ad un ritmo più contenuto rispetto al 2004 (+3,5%
entrambi).
Prodotto Interno Lordo – Nel 2005 solo il Nord-Ovest (+1,5%) si dovrebbe attestare al di
sotto della media nazionale. La performance migliore è prevista per le regioni centrali
(+2,3%), seguite da quelle nord-orientali (2,1%). Il Mezzogiorno dovrebbe raggiungere il
+2,0%. Nel 2005 saranno l’Abruzzo (+3,3%), il Trentino Alto Adige e l’Umbria (+2,7%) a
portare il maggior contributo allo sviluppo nazionale, seguite da Lazio, Molise e Campania
(+2,4%). Al di sotto della media nazionale si trovano Val d’Aosta (+1,8%), Marche (+1,7%),
Liguria (+1,6%), Sicilia (+1,4%) e Lombardia (+1,3%), oltre alla Calabria (+0,5%).
Esportazioni – Dopo il consistente miglioramento previsto per il 2004 (+4,8%), nel 2005 gli
Scenari di Unioncamere segnalano un rallentamento della crescita a livello nazionale
(+3,5%), che colpisce però soprattutto le regioni settentrionali, mentre nel Centro-Sud è
prevista una ulteriore accelerazione. Particolarmente brillanti si preannunciano le
performance di Puglia (+6,7%), Toscana e Liguria (+6,2%) e Lazio (+6,1%). Per la maggior
parte delle regioni meridionali, comunque, la crescita (che parte da valori assoluti più bassi)
prosegue a ritmi sempre superiori al 5%. Fanno eccezione la Basilicata e l’Abruzzo, in cui
l’incremento dell’export rimane decisamente al di sotto della media nazionale
(rispettivamente +0,4% e +1,8%).
Spese per consumi delle famiglie - Dal 2005 lo scenario indica uno sviluppo a tassi più
elevati di quelli del 2004. Il prossimo anno, infatti, i consumi delle famiglie dovrebbero
raggiungere il +2,0%, trainati dal miglior andamento del Mezzogiorno (+2,5%) e del Centro
(+2,1%). Per le regioni nord-occidentali si prospetta qualche difficoltà in più, mantenendosi
al di sotto della media nazionale (+1,4%). A livello regionale, Umbria (+3,7%) e Molise
(+3,2%) dovrebbero raggiungere nel 2005 i tassi di crescita dei consumi più elevati. La
Liguria, invece, quello più contenuto (+0,3%).
Investimenti in macchinari ed impianti – La ripresa degli investimenti da parte delle imprese,
segnalata per il 2004 (+4,3%), dovrebbe proseguire anche nel 2005, sebbene a ritmi più
contenuti (+3,5%). Mezzogiorno (+4,5%) e il Nord-Est (+4,2%) dovrebbero presentare
l’andamento più vivace. A livello regionale, spiccano gli incrementi di Abruzzo e Molise
(+9,7%) e del Trentino Alto Adige (+9,5%). Sardegna (-0,3%) e, soprattutto, Valle d’Aosta (10,7%) potrebbero avere, al contrario, una battuta d’arresto.
Occupazione – Secondo in dati del Ministero del Lavoro sono 163.000 gli occupati in più
registrati tra giugno 2003 e giugno 2004, di cui 144.000 (88,3%) appartengono alle regioni
centrali, 33.000 a quelle settentrionali,mentre nel Mezzogiorno si è verificato un calo di
14.000 unità.
Per il Centro Studi Unioncamere, il prossimo anno, le regioni meridionali dovrebbero
mantenere la dinamica più favorevole (+1,4%). Le regioni centrali dovrebbero conseguire un
incremento crescente rispetto al 2004 (+1,2% a fronte del +0,8% dell’anno in corso). NordEst (+1,1%) e Nord-Ovest (+1,0%) si collocano, invece, intorno alla media nazionale. Molise
(+2,1%), Basilicata (+1,8%) e Abruzzo (+1,7%) dovrebbero essere le regioni a maggior tasso
di crescita nel 2005. Lombardia e Piemonte (+0,9%) quelle a più modesto incremento
dell’occupazione.
5
Scenario di previsione al 2007 per l'Italia - Tassi di var. % su valori a prezzi costanti 1995
2002
2003
2004
2005
2006
2007
Prodotto interno lordo
0,4
0,3
1,4
1,9
2
2,1
Saldo regionale (% risorse interne)
0,2
-0,5
-0,5
-0,7
-1,2
-1,2
Domanda interna
1,1
1,1
1,4
2,2
2,5
2,1
Spese per consumi delle famiglie
0,1
1
1,4
2
2,2
1,7
Investimenti fissi lordi
1,2
-2,1
3,7
2,9
3,2
2,8
macchinari e impianti
-0,3
-4,9
4,3
3,5
4,2
3,6
costruzioni e fabbricati
3,3
1,8
2,9
2,1
1,9
1,7
Importazioni di beni dall'estero
-1,1
-0,8
4,6
5,1
5,6
4,9
Esportazioni di beni verso l'estero
-3,2
-5
4,8
3,5
3,8
4,1
-5,7
3,1
0,7
0,9
0,8
Valore aggiunto ai prezzi base
Agricoltura
-3,9
Industria
-0,4
-0,8
1
2,1
2,2
2,4
Costruzioni
2,5
2,5
2,5
2,3
2,1
1,9
Servizi
1
0,6
1,3
2,2
2,5
2,4
Totale
0,6
0,2
1,4
2,2
2,4
2,3
Unita' di lavoro
Agricoltura
-1,9
-3,7
-1
-2
-1,5
-1,1
Industria
0,5
-0,3
-0,4
0,4
0,3
0,9
Costruzioni
2,6
2,9
3,1
3
1,3
-2,7
Servizi
1,7
0,8
1,2
1,4
1,6
1,9
Totale
1,3
0,5
0,9
1,1
1,2
1,2
Tasso di occupazione specifico 15-64 anni
55,4
56
56,6
57,4
58,1
58,8
Tasso di occupazione
38
38,4
38,6
39
39,2
39,5
Tasso di disoccupazione
9
8,7
8,4
8,1
7,9
7,6
Rapporti caratteristici (%)
Tasso di attività
41,7
42
42,2
42,4
42,6
42,7
Reddito disponibile a prezzi correnti (var. %)
3,5
4,1
4
4,2
4,6
3,6
Deflatore dei consumi (var. %)
3,2
2,7
2,6
2,3
2
2,1
Le imprese
I risultati del terzo trimestre 2004. + 28.292 imprese tra luglio e settembre, + 82.845 da
gennaio, confermano la vitalità del sistema delle imprese che sembra guardare con maggiore
fiducia alle opportunità legate al buon andamento dell’economia internazionale. In termini di
crescita dello stock delle imprese registrate, il dato del trimestre (+ 0,57% rispetto al trimestre
precedente) è migliore di quello dei tre anni precedenti e, nella serie dei corrispondenti
trimestri del periodo 1999-2004, è preceduto soltanto dai valori registrati nel 1999 (+0,65%)
e nel 2000 (+0,75%).
Il Mezzogiorno riprende il primato, determinando il 34,5% del saldo complessivo, facendo
registrare gli incrementi più alti sia per quanto attiene le ditte individuali che le società di
persone. Solo con riferimento al saldo delle società di capitale il Sud è al secondo posto
(2.759 unità), dopo il Centro ( 2.927 unità) ma prima del Nord-Ovest (2.602 unità) e del
Nord-Est (1.921 unità).
I settori che in termini assoluti hanno contribuito maggiormente al saldo del trimestre da poco
concluso sono stati quelli delle costruzioni (7.653 imprese in più), del commercio all’ingrosso
e al dettaglio ( 6.807 unità), di quello che, per brevità, può essere chiamato dei servizi alle
imprese (6.561 unità) e degli alberghi e ristoranti ( 3.083 unità).
Le imprese cooperative
Rappresentano il 2,4% del totale delle imprese registrate in Italia nel primo semestre 2004.
Sono 69.918 le società cooperative attive, occupano 786.000 persone, più 5.674 cooperative
sociali, all’interno delle quali operano 149.000 addetti.
Numeri significativi e crescenti, quelli riportati dal Primo rapporto sulla cooperazione curato
da Unioncamere e Istituto G.Tagliacarne, che fanno assumere all’Italia una posizione di
6
assoluto rilievo nell’ambito dell’UE a 15: 300.000 cooperative, con oltre 83,5 milioni di soci,
che impiegano 4,8 milioni di addetti.
L’artigianato
Il numero delle aziende registrate al 2003 presso le Camere di Commercio è pari a un
milione e 456mila unità, il 28,7% di tutte le aziende italiane e il 35,3% delle imprese extraagricole. Sul totale imprese artigiane il 65,5% appartiene all’artigianato di produzione ( di cui
più della metà appartiene al settore costruzioni con 492.986 imprese) e il 34,5%
all’artigianato di servizi. Sul totale imprese artigiane il 65,5% appartiene all’artigianato di
produzione ( di cui più della metà appartiene al settore costruzioni con 492.986 imprese) e il
34,5% all’artigianato di servizi. Lo stock complessivo delle imprese del comparto è cresciuto
nel 3° trimestre 2004 dello 0,55% raggiungendo, alla fine di settembre, il valore di 1.456.675
unità.
L’elemento più significativo del trimestre è certamente la concentrazione pressoché totale
delle nuove imprese nell’edilizia: l’88% del saldo trimestrale è infatti spiegato da questo
settore la cui forte dinamica (+1,38%) consente di parlare di crescita anziché di stagnazione
nel trimestre luglio-settembre. Osservando i dati settoriali appare evidente come, al netto
dell’edilizia, il saldo del trimestre si attesti a sole 933 imprese, pari ad un tasso di crescita
quasi nullo (0,03%).
Guardando ai singoli settori, è questo il caso specifico dell’industria manifatturiera: qui si
concentra il 30% di tutte le imprese artigiane, ma le sole 244 unità in più in tre mesi
corrispondono ad una variazione impercettibile dello stock di imprese (lo 0,05% in più). Tra i
settori numericamente più significativi, oltre all’edilizia e all’industria manifatturiera, nel
trimestre si segnala l’arretramento delle attività nel commercio e riparazione di beni personali
e per la casa (-653 unità, pari a -0,50% nello stock). Crescono, invece, i servizi alla persona
(+0,51% prevalentemente concentrati tra barbieri, parrucchieri ed estetisti), le attività di
noleggio e servizi nell’informatica (+466 imprese, 0,75% il tasso di crescita nel trimestre) e le
imprese di trasporto e magazzinaggio (269 unità in più).
Nel 2001 il valore aggiunto generato da tutti i settori dell’artigianato ha raggiunto e superato
i 140miliardi di euro pari al 12,4% dell’intero prodotto lordo italiano, con punte del 56,9%
nelle costruzioni e il 22,7% nel manifatturiero, mentre le esportazioni del comparto hanno
registrato, nel 2000, il valore complessivo di 43 miliardi di euro pari al 16,6% del totale delle
esportazioni nazionali.
Le imprese artigiane rappresentano, come detto, il 35,3% del totale dell’universo
imprenditoriale (escludendo il settore agricolo1).
Sul territorio, però, tale incidenza risulta mediamente più bassa nel Mezzogiorno rispetto al
Centro-Nord. Si osserva, infatti come a fronte di valori mediamente compresi tra il 36% ed il
43%, nel Sud si registrino valori compresi tra il 20,7% della Campania ed il 38,6% del
Molise, con la Calabria che si colloca in posizione intermedia segnando il 30,9%.
L’analisi territoriale dei dati trimestrali sottolinea la vocazione artigiana del Nord-Italia
rispetto al resto della penisola: delle quasi 8mila nuove imprese, il 64,2% (poco più di 5mila
imprese) si trovano nelle 8 regioni settentrionali. Il solo saldo della Lombardia (+1.681 unità)
supera quello realizzato dalle 8 regioni della circoscrizione Sud e Isole (1.516 unità). Saldi
positivi si registrano comunque in tutte le regioni: dopo la Lombardia, i valori più elevati
riguardano il Veneto (1.236 imprese artigiane in più), il Piemonte (+854 unità) e la Toscana
(+804 unità). A livello provinciale, con 93.535 imprese Milano si conferma di gran lunga la
patria dell’artigianato italiano, seguita a grande distanza da Roma (65.023 imprese) e Torino
(63.663). Chiudono il quintetto di testa delle province più artigiane Brescia e Bari, nei cui
territori operano, rispettivamente, 36.742 e 33.577 imprese del comparto.
Lo scenario cambia decisamente, tuttavia, se si guarda al tasso di artigianato delle province
italiane: in questo caso, infatti, la provincia-madre risulta essere Reggio Emilia, le cui 21mila
imprese artigiane rappresentano oltre il 37% di tutta l’imprenditoria della provincia. Le prime
cinque piazze di questa particolare classifica sono occupate nell’ordine, dopo la capofila, da
Bergamo, Lecco, Como e Verbania con una tasso di concentrazione artigiana sempre
superiore al 35% del totale delle imprese esistenti.
L’artigianato occupa circa 3,3 milioni di persone2 (pari ad un quinto dei lavoratori che
operano nel settore privato), di cui 1.833.000 sono gli imprenditori e 1.568.000 i dipendenti.
In termini di occupati minore è la variabilità del fenomeno sul territorio, con valori che, ad
esclusione del Lazio e della Campania, vanno dai 19 punti percentuali della Lombardia ai 30
1
Si considerano i settori produttivi al netto dell’agricoltura per la comparabilità dell’incidenza delle
imprese artigiane con quella degli addetti. I valori relativi agli addetti, infatti, sono elaborati a partire dai
dati del Censimento Intermedio Industria e Servizi (C.I.I.S.) che non comprende le aziende agricole.
2
Dati dell’Istituto G. Tagliacarne ultimi disponibili.
7
delle Marche. Per Lazio e per la Campania, inoltre, l’incidenza degli occupati nelle imprese
artigiane sul totale degli occupati è nettamente al di sotto della media nazionale, con valori
rispettivamente pari a 10,9% e 13,5% a fronte del 20,7% dell’Italia e con un relativo valore
per la Calabria del 21%.
Le regioni che hanno la più elevata densità di impresa rispetto agli abitanti sono l’Emilia
Romagna (3,45 imprese artigiane ogni 100 abitanti) e la Toscana (3,36 imprese artigiane ogni
100 abitanti), con una evidente maggiore diffusione “pro capite” delle imprese artigiane nelle
regioni del Centro Nord rispetto a quelle del Mezzogiorno. Inoltre, il primo gruppo di regioni
registra una più alta dimensione media delle imprese con valori che superano le tre unità in
Veneto e Marche, contro valori prossimi alle due unità in Calabria (1,82) e in Sicilia (1,73)3.
Partendo dalle macro ripartizioni territoriali si rileva che, oltre a rappresentare la parte di gran
lunga più consistente delle esportazioni complessive, le regioni del Centro-Nord assorbono
nel loro insieme quasi il 91% delle vendite del comparto artigiano. Non solo la propensione
all’esportazione dell’intero sistema produttivo (rappresentata dalla corrispondente incidenza
sul PIL) raggiunge nel Centro Nord livelli incomparabilmente più alti di quelli che per lo
stesso anno vengono toccati dal Mezzogiorno, ma anche il divario tra le due ripartizioni
diviene ancora più marcato quando si passa a considerare le vendite di pertinenza
dell’artigianato. In rapporto a quelle totali, infatti, mentre la prima ripartizione registra
un’incidenza del 16,9%, la seconda si assesta su un più ristretto 13,9%.
Andamento congiunturale
Commercio e dei servizi
A fronte della cresciuta consistenza, il volume d’affari è ancora in contrazione per le piccole
e medie imprese del commercio e dei servizi, ma è attesa una ripresa a fine anno. La
rilevazione periodica Unioncamere registra tra luglio e settembre 2004, rispetto allo stesso
trimestre dello scorso anno, un calo delle vendite dell’1,3%, per effetto di un andamento
negativo delle imprese minori (-2,8% per la piccola distribuzione e -1,9% per la media) solo
parzialmente compensato dalla crescita – peraltro più contenuta che in passato – della grande
distribuzione ( +0,8%). A soffrire di più sono le imprese del Mezzogiorno (-2,1%) e del
Centro ( -1,6%), mentre Nord-Ovest (-0,9%) e Nord-Est (-0,3%) mostrano andamenti meno
penalizzanti.
Artigianato
Continua la flessione per il comparto artigiano, che registra diminuzioni nella produzione (3,0%), nel fatturato (-3,2%) e negli ordinativi (-3,5%). Prosegue anche l’arretramento
dell’export: dopo il –2,2% di aprile-giugno, le imprese segnalano una flessione pari a – 2,0%.
Manifatturiero
Sempre in difficoltà le imprese minori nel III trimestre 2004. Segnali di lenta ripresa, invece,
dalle aziende medio-grandi, che, soprattutto grazie alla ripresa delle esportazioni, cominciano
a riaversi dalla stagnazione economica registrata quest’anno. L’andamento positivo registrato
dalle imprese con oltre 50 dipendenti non riesce a compensare totalmente le diminuzioni delle
industrie di ridotta dimensione. Produzione, fatturato e ordinativi, tra luglio e settembre,
risultano mediamente ancora in flessione. L’export, invece, ha continuato, anche in questo
trimestre come in quello precedente, la sua marcia di recupero.
Secondo l’indagine congiunturale Unioncamere, relativa all’andamento nel III trimestre
dell’anno e alle previsioni per il IV trimestre 2004 delle piccole e medie imprese industriali
con 1-500 dipendenti, la produzione ed il fatturato hanno fatto registrare una flessione pari
rispettivamente a –0,8% e –0,9%, spiegata prevalentemente dall’andamento negativo delle
imprese con meno di 10 dipendenti (-3,9% per entrambi gli indicatori) e da quelle con 10-49
dipendenti (-1,6% e – 1,5%). Le aziende di dimensione superiore (50-500 dipendenti)
registrano al contrario un incremento dell’1,0% per la produzione e dello 0,7% per il
fatturato. Tutte le ripartizioni territoriali presentano andamenti negativi. Sotto la media
nazionale sono quelli del Mezzogiorno (-2,2% la produzione e –2,4% il fatturato) e del
Centro (1,3% e –1,0%). Nord-Est (-0,5% e –0,4%) e Nord-Ovest (-0,6% e –0,8%) registrano
invece flessioni più contenute. A livello settoriale, le maggiori difficoltà appaiono quelle
delle Altre industrie manifatturiere (-4,3%la produzione, -3,8% il fatturato) e del tessile,
abbigliamento, cuoio e calzature (-4,1% e –2,6%). Incrementi vengono segnalati dalle
industrie del trattamento metalli e minerali metalliferi (+1,4% e +0,3%) e dal settore
petrolchimico, industrie farmaceutiche, gomma e plastica (+1,3% e +1,2%).
3
Dati dell’Istituto G. Tagliacarne ultimi disponibili.
8
Variazione negativa, pari al –1,2%, degli ordinativi; più sensibile il decremento registrato
dalle piccole imprese fino a 10 dipendenti (-4,1%) e da quelle con 10-49 dipendenti (-2,0%).
Le imprese maggiori indicano al contrario una crescita degli ordinativi pari al +0,6%.
L’export a far intravedere segnali di ripresa del ciclo economico. Tra luglio e settembre,
rispetto all’analogo periodo del 2003, si è avuto un incremento delle esportazioni pari al
+1,1%, con una variazione prossima, quindi, a quella registrata tra aprile e giugno 2004
(+1,0%). La crescita più sensibile del commercio internazionale ha interessato ancora le
imprese maggiori, che chiudono il trimestre con un +1,6%. Le imprese con meno di 10
dipendenti, al contrario, registrano una ulteriore riduzione (-1,5%). E’ la manifattura del
Nord-Est a svolgere nel trimestre una funzione di battistrada per la ripresa dell’export: il suo
+2,5%, infatti, unito al +0,6% del Nord-Ovest, compensa le lievi flessioni delle altre macroaree (-0,4% il dato del Centro e – 0,1% quello del Mezzogiorno). Buoni soprattutto gli
incrementi delle industrie del trattamento metalli e minerali metalliferi (+2,9%), del sistema
moda (+2,7%, finalmente in controtendenza rispetto anche al precedente trimestre, chiuso con
un –0,2%), delle industrie alimentari e delle bevande (+1,9%) e del settore petrolchimico,
farmaceutico, della gomma e della plastica (+1,5%). Negativo, invece, l’andamento delle
Altre industrie manifatturiere (-3,8%) e delle industrie del trattamento minerali non
metalliferi (-2,5%).
Malgrado un terzo trimestre non roseo, resiste la fiducia delle imprese. Le previsioni
formulate dagli imprenditori per il IV trimestre 2004, infatti, risultano positive per tutte le
ripartizioni territoriali e tutte le dimensioni d’impresa. In questo scenario spiccano però le
attese positive di alcuni settori. E’ il caso delle Altre industrie manifatturiere, (+45 e +44 per
produzione e fatturato), delle Industrie delle macchine elettriche ed elettroniche (+35 e +37),
del settore del legno e mobile (+28 e +30).
Anche le imprese artigiane manifestano un cauto ottimismo: a +10, infatti ammonta il saldo
tra previsioni di crescita e previsioni di contrazione della produzione; +10 quello relativo al
fatturato.
1.2. La Calabria
Lo scenario di sviluppo
Alla fine del 2004 anche l’economia calabrese mostra alcuni segnali di ripresa, analogamente
a quanto si evidenzia a livello nazionale; particolarmente significativo l’incremento di
investimenti in macchinari ed impianti (+6,6%) ed in costruzioni (+4,4). Consistente anche
l’incremento dell’export che si assesta su un + 5,2%. Cresce anche il dato relativo alle unità
di lavoro che registra un +1,4%.
Prodotto Interno Lordo - Le previsioni di crescita per il PIL nel 2005 non sono altrettanto
incoraggianti; si dovrebbe attestare intorno a +0,5%, con un rallentamento rispetto al 2004.
Esportazioni – Particolarmente positivi i dati relativi al trend dell’export che anche per il
2005 si attesta su valori superiori al + 5%.
Spese per consumi delle famiglie - Gli scenari previsionali 2005 per l’economia calabrese
elaborati da Unioncamere evidenziano la crescita della domanda interna per la componente
legata ai consumi delle famiglie (+2,5%); registrano invece un rallentamento i dati riferiti agli
investimenti in macchinari ed impianti ed al settore delle costruzioni, rispettivamente pari a
+2% e + 2,8% nel 2005 contro un +6,6% e +4,4% nel 2004.
Occupazione - Se generalmente per il 2004 i dati ISTAT rilevano una tendenza positiva sul
mercato del lavoro, (occupati +0,4% nel 3° trim. 2004, riduzione del tasso di disoccupazione
riferito al 3° trim 2004 fino al 7,4%), in Calabria si registra un aumento degli occupati del
+4,6%.
Per il 2005 gli scenari previsionali evidenziano una inversione di tendenza con un incremento
delle unità di lavoro pari a +1,3%. Aumenta il tasso di occupazione che si dovrebbe assestare
al 29,3%mentre dovrebbe diminuire il tasso di disoccupazione al 22,4%. Lo scenario
congiunturale al 2007 inquadra una Calabria in controtendenza che non solo non riesce a
recuperare il divario rispetto alle altre regioni meridionali ma aumenta la distanza per alcuni
indicatori economici.
9
Prodotto Interno Lordo: tassi di var. % su valori a prezzi costanti 1995
Piemonte
Val d'Aosta
Lombardia
Trentino Alto Adige
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Italia
2002
-0,5
-0,8
0,2
0,4
-0,7
1,2
-1
0,7
-0,2
-0,5
-0,3
1,5
0,1
2,4
1,7
0,6
1,6
1,1
0,7
1,1
-0,1
0,1
0,6
1
0,4
2003
0
0,8
-0,1
0,8
0,1
0,4
0,7
0,4
0,7
0,5
0,7
0,8
-0,1
0,6
-0,4
0,5
0,5
0,4
1,5
0,4
0
0,3
0,7
0,4
0,3
2004
1,4
1,6
1,5
1,6
1,5
1,3
1,4
1,7
1,5
1,7
1,6
1,2
1,4
1,4
1,5
1,4
1,3
1,5
0,9
1,2
1,5
1,6
1,4
1,3
1,4
2005
2
1,8
1,3
2,7
2,2
1,9
1,6
2
2,3
2,7
1,7
2,4
3,3
2,4
2,4
2,1
2,1
0,5
1,4
2,2
1,5
2,1
2,3
2
1,9
2006
2
2,2
1,9
2,6
2,1
2,1
1,9
2
2,1
2,5
2
2,1
2,5
2,2
2,3
2
2,1
1,5
1,6
2
2
2,1
2,1
2
2
2007
2
2,2
2,1
2,8
2,1
2,1
1,9
2,2
2,2
2,6
2,1
2,1
2,2
2,4
2,2
2
2,3
1,7
1,6
2,1
2,1
2,2
2,2
2
2,1
Esportazioni - Tassi di var. % su valori a prezzi costanti 1995
Piemonte
Val d'Aosta
Lombardia
Trentino Alto Adige
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Liguria
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Nord Ovest
Nord Est
Centro
Mezzogiorno
Italia
2002
-4,6
-7,7
-5,1
-0,9
-0,8
-4
-11
-0,2
-5,1
4,4
0,1
4,6
-0,3
1
-6,7
-7,9
26,3
-3,5
-8,2
-8,1
-5,2
-0,9
-1,2
-4,7
-3,2
2003
-1,4
6,5
-3,6
3,4
-9,5
-10
-1,7
-3,1
-8
-5
0,9
-13
-3,5
-7
-16
-4,3
-0,9
5,3
1,6
13,7
-2,9
-6,5
-7,5
-4,8
-5
2004
5,3
2,4
4,8
5,4
4,6
4,2
8,3
5,1
4,9
4
3
4,8
1,5
5
5,3
6,8
-0,3
5,2
5,3
5,5
5,1
4,8
4,4
4,6
4,8
2005
3,5
1,1
3,2
2,8
2,1
1,7
6,2
2,2
6,2
5,4
4,2
6,1
1,8
5,1
5,3
6,7
0,4
5,3
5,4
5,6
3,4
2,1
5,7
4,7
3,5
2006
3,8
1,6
3,5
3,1
2,5
2,1
6,1
2,6
6,3
5,6
4,5
6,2
2,4
5,4
5,6
6,8
1,2
5,5
5,6
5,8
3,6
2,5
5,9
5
3,8
2007
4
2
3,7
3,4
2,8
2,5
6,1
3
6,4
5,8
4,8
6,3
2,9
5,6
5,7
6,8
1,8
5,7
5,8
5,9
3,9
2,9
6
5,3
4,1
10
Investimenti fissi lordi in macchinari ed impianti - Tassi di var. % su valori a prezzi costanti 1995
2002
2003
2004
2005
2006
Piemonte
-6,4
-1,1
3,9
2,8
4,1
Val d'Aosta
12,1
-6,3
-0,5
-11
-7,3
Lombardia
3,5
-5,5
2,2
3,6
4,3
Trentino Alto Adige
-26
-6,6
8,4
9,5
8,3
Veneto
1,6
-6,3
8,1
3,3
3,7
Friuli Venezia Giulia
-20
-7,7
6,9
3,5
3,7
Liguria
20,8
-5,1
3,5
2,2
3,6
Emilia Romagna
11,8
-4,9
4,5
4,2
4,4
Toscana
-0,9
-5,2
1,2
2,4
3,7
Umbria
26,5
-5,1
1,5
2,4
4,1
Marche
-7,9
-4,8
1,3
5,6
5,8
Lazio
-3
-5,2
3,5
1,4
2,5
Abruzzo
5,2
-6,1
3
9,7
8,2
Molise
-25
-5,4
6,6
9,7
7,9
Campania
-2,9
-7,5
8,4
7,1
7,3
Puglia
6,6
-5
6,4
5,2
5,7
Basilicata
12,3
-4,9
5,8
6,2
5,8
Calabria
10,1
-5,7
6,6
2
2,2
Sicilia
-13
-1,1
5,5
1,7
2,1
Sardegna
-7
-1,2
5,2
-0,3
0,9
Nord Ovest
1,8
-4,3
2,7
3,2
4,1
Nord Est
-0,4
-5,9
6,6
4,2
4,4
Centro
-1,2
-5,1
2,3
2,3
3,4
Mezzogiorno
-2,3
-4,6
6,3
4,5
4,7
Italia
-0,3
-4,9
4,3
3,5
4,2
Spese per consumi delle famiglie - Tassi di var. % su valori a prezzi costanti 1995
2002
2003
2004
2005
2006
Piemonte
0,3
1,2
1,1
1,2
1,8
Val d'Aosta
-0,1
0,7
1,3
0,6
1,9
Lombardia
-0,1
1,3
1,8
1,8
2,5
Trentino Alto Adige
-1,6
1,2
1,4
1,6
2,5
Veneto
-0,2
0,9
1,5
2,3
2,5
Friuli Venezia Giulia
-0,4
0,9
1,4
2,7
2,2
Liguria
-0,4
1,3
1,4
0,3
1,2
Emilia Romagna
0
1,3
1,8
1,5
2,4
Toscana
-0,1
1,8
1,3
1,3
2,3
Umbria
0
0,7
1,6
3,7
2,7
Marche
0,2
0,9
1,6
2,9
2,7
Lazio
0,6
0,8
1,4
2,2
2,3
Abruzzo
0,1
0,9
1,3
2,4
2,3
Molise
0,2
0,8
1,3
3,2
2,2
Campania
0,3
0,4
1,1
2,7
2,1
Puglia
0,4
0,8
1,2
2,1
2,1
Basilicata
0,6
0,4
1,3
2,9
1,9
Calabria
0
0,5
1,4
2,5
2
Sicilia
0,4
0,8
1,2
2,5
2,1
Sardegna
0,1
0,9
1,3
2,2
2
Nord Ovest
0
1,2
1,6
1,4
2,1
Nord Est
-0,3
1,1
1,6
2
2,4
Centro
0,3
1,1
1,4
2,1
2,4
Mezzogiorno
0,3
0,7
1,2
2,5
2,1
Italia
0,1
1
1,4
2
2,2
2007
3,7
-5,5
3,7
6,3
3,1
3
3,4
3,6
3,5
3,9
4,8
2,2
5,9
6,4
5,9
4,8
4,4
2,1
1,5
1,1
3,6
3,6
3,1
3,9
3,6
2007
1,3
1,4
1,9
2
1,9
1,7
0,8
1,9
1,7
2,2
2,2
1,8
1,8
1,7
1,7
1,6
1,4
1,5
1,5
1,6
1,6
1,9
1,9
1,6
1,7
Fonte: Unioncamere, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2004-2007
Se questo è il posizionamento dell’economia calabrese e così della provincia reggina nel
contesto nazionale, le cose non cambiano quando l’obiettivo si sposta sullo scenario europeo.
Il recente studio Unioncamere-Prometeia sull’inquadramento delle province italiane nello
spazio europeo, costruito attraverso una serie di indicatori che individuano 11 tipologie
territoriali cui sono raggruppate 1082 province dell’Unione, posiziona tutte e cinque le
province calabresi nella 1° tipologia che raggruppa 45 province (16 della Spagna, 18
dell’Italia, 6 della Polonia, 4 della Slovacchia) che registrano un livello di sviluppo
economico estremamente ridotto, tassi di disoccupazione particolarmente elevati, ridotti
indici di accessibilità (soprattutto quelli ferroviario e stradale) e di potenziale tecnologico .
Le imprese
Anche i più recenti dati del III trimestre 2004 sulla dinamica imprenditoriale registrano nella
Calabria una delle performance migliori a livello nazionale: +0,78 in Calabria per un totale
11
di 148.166 imprese registrate (al netto dell’agricoltura), +0,9% a Reggio Calabria per un
totale di 41.439 imprese (al netto dell’agricoltura).
Il ruolo preponderante spetta al “commercio” (raggruppa il 33,43% del totale delle imprese
registrate, a fronte del dato nazionale pari al 26,39%, ma con un preoccupante turnover di
circa il 50% annuo; il manifatturiero con l’10,80% (dato Italia 12,60%) che si concentra nelle
attività “tradizionali” (alimentari, tessile-abbigliamento, lavorazione del legno), le costruzioni
con l’11,99% in Calabria (dato Italia 12,80%).
Andamento congiunturale del commercio e dei servizi. Rispetto ai dati nazionali che
evidenziano una contrazione delle vendite, soprattutto per ciò che concerne la piccola e media
distribuzione, si evidenziano per la Calabria dati ancora più critici. Tra luglio e settembre
2004, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, si registra un calo delle vendite del
2,2%, determinato dalla contrazione nella piccola e media distribuzione (-3,3% e –2,8%), in
parte compensata dalla crescita nella grande distribuzione (+1,6%).
Un’annotazione, registrata già da due anni, riguarda l’espansione delle imprese c.d.
innovative. Nel periodo settembre 2000-settembre 2004 hanno registrato un tasso di crescita
del 47,8%, superiore al tasso di crescita nazionale che è stato del 21,4% (da 70.243 a 85.309;
nelle regioni meridionali da 13.464 a 17.978 con una crescita nei quattro anni del 33,5%). Al
30 settembre 2004 sono 2.148 contro le 1.986 dello stesso periodo 2003.
Cooperazione
Rappresentano l’1,5% del totale delle imprese registrate nel primo semestre 2004 e tra il 1°
gennaio 2000 ed il 30 giugno 2004 sono cresciute del 7,5%, un incremento superiore a quello
nazionale del 4,4%. Sono 2.282 le società cooperative attive (+0,5% rispetto all’anno 2003 ),
occupano 8.119 addetti, pari al 3,5%del totale addetti extra-agricoli. Nella graduatoria
regionale dell’incidenza delle cooperative “rosa” sul totale delle cooperative,la Calabria
occupa il 13° posto (18%)
Artigianato
In Calabria al 30 settembre 2004 si registra uno stock di 38.731 imprese artigiane,effetto di
un saldo positivo di n.260 imprese ( 706 le nate,446 le cessate):0,67% il tasso di crescita nel
trimestre ,0,56 rispetto all’analogo periodo 2003 (0,65% il tasso medio nazionale).
Trascurabile il contributo proveniente dalla Calabria sull’export nazionale che è dello 0,2%
rispetto ad un valore della ripartizione territoriale di appartenenza del 9,2% e superiore nel
Paese solo al valore della Valle D’Aosta (0,1%). Al contrario l’incidenza delle esportazioni
del settore artigiano sul totale dell’export regionale mostra per la Calabria (21,1%) valori
superiori alla corrispondente media nazionale (16,6%) e di ripartizione (13,9%) anche se il
valore calcolato per il 2000 è in regresso rispetto al 1991 (22,8%), Nondimeno, a conferma
della scarsa propensione delle imprese artigiane meridionali e calabresi ad intraprendere
rapporti di scambio con i mercati internazionali, la Calabria si colloca non solo all’ultimo
posto nella graduatoria relativa ai valori medi delle esportazioni per impresa artigiana (anno
2000) con 6.000,00 Euro rispetto ad una media Italia di 95.500,00 Euro, ma anche per la più
generale percentuale relativa alla propensione all’esportazione, come riportato nella tabella
seguente:
Propensione all’export (valori %/2000)
Territorio
Export artigiano
Export
Numero indice export
Calabria
3,2
1,3
9,1
Centro Nord
38,7
28,1
109,4
Mezzogiorno
18,9
11,1
53,4
Italia
35,4
24,1
100
Il turismo
Progressiva la perdita di competitività del comparto: il saldo della bilancia turistica nazionale
è in discesa da due anni e, tranne che per l’anno del Giubileo, il valore del 2002 (ultimo dato
disponibile), pari a 10.396 milioni di euro, riporta il valore assoluto della bilancia turistica
italiana indietro di sette anni. Anche il dato della spesa turistica degli stranieri in Italia
dimostra le sofferenze rispetto al contesto internazionale, con una diminuzione media del
2,6%. Gli arrivi dall’estero sono scesi del 4,4 e del 4,2% in termini di presenze.
Se il settore perde competitività a livello Paese, in Calabria il settore “nell’anno 2004 rileva
un andamento ancora in crescita accompagnato da un inizio di destagionalizzazione del
movimento turistico degli stranieri. Complessivamente nei mesi di alta stagione l’incremento
delle presenze è stato del 2,9%. All’aumento del 3,5% degli italiani corrisponde però una
diminuzione del 2,2% degli stranieri, con la conferma delle ricollocazione degli stranieri nei
12
mesi di bassa stagione” (Dalla Conferenza stampa dell’Assessore Regionale al Turismo, Vibo
Valenta dic.2004)
La quota di mercato della domanda turistica della Calabria rappresenta in media il 2% del
turismo nazionale. Gli arrivi e le presenze sono prevalentemente riferite a turisti italiani;
rispetto alle presenze e gli arrivi degli stranieri, la quota di mercato della Calabria rappresenta
meno dell’1% del totale Italia. Tra il 93 ed il 99 la domanda turistica calabrese ha avuto un
trend in crescita; il periodo 2000-2001 ha fatto registrare un leggero decremento, mentre
nell’anno 2002 il flusso dei turisti italiani è cresciuto in misura superiore al 2% (+2,3 %
arrivi, +2,9% presenze). Il dato positivo riguarda la permanenza media dei turisti che in
Calabria è generalmente superiore al corrispondente dato nazionale.
La provincia più significativa per il settore turistico, è Cosenza. Circa il 40% delle attività del
settore sono ubicate in questa provincia; Reggio Calabria incide sul totale delle attività
ricettive (alberghiere ed extralberghiere) regionali in misura pari al 21,6%.
Eppure il turismo continua a creare occupazione in Italia: entro la fine del 2004 le imprese
puntano a realizzare quasi 54mila assunzioni,pari ad un saldo occupazionale di 12.5000
nuovi addetti (+2,4% rispetto al 2003). Dei nuovi assunti, un quarto dovrà avere un diploma o
una laurea,mentre un ulteriore 24% dovrà avere una formazione professionale specifica.
“Il turismo è un banco di prova fondamentale per la ripresa dell’economia. In nessun altro
settore l’obiettivo di fare sistema è altrettanto importante 1quanto nel turismo,che
rappresenta,soprattutto nel mezzogiorno,un volano potentissimo per restituire competitività e
concrete prospettive di crescita per i territori”4 .
La criticità dei gruppi di impresa
La congiuntura economica e l’evoluzione dei mercati hanno stimolato alcuni cambiamenti
negli assetti organizzativi delle imprese. Un numero crescente di queste cresce e consolida la
propria posizione sviluppando i legami con altre aziende. Nella provincia di Reggio Calabria
il fenomeno dei gruppi d’impresa assume un peso pressoché irrilevante; l’indagine condotta
dal Centro studi Unioncamere sulle società di capitali ha evidenziato che le imprese che
operano in gruppo sono 127, pari al 10 % sul totale società di capitali, impiegando il 30,5%
degli addetti. I dati provinciali si attestano al di sotto della media regionale ove le società di
capitali che operano in gruppo rappresentano il 15,1% del totale ed occupano il 35,7% degli
addetti. Nella provincia di Reggio Calabria il 31,6% delle imprese in gruppo opera nel settore
trasporti, magazzinaggio, comunicazioni; segue il settore alimentare che interessa l’11,9%
delle imprese.
La qualità della vita
Due dei più completi studi statistici sulla qualità della vita, quello condotto da Italia Oggi e
quello del Sole 24 Ore, posizionano le province calabresi in fondo alla classifica finale, con la
sola eccezione di Cosenza collocata al 74° posto (75° posto nel 2003), ma solo secondo la
classifica di Italia Oggi:
Provincia
Italia Oggi
2004
87° posto
Catanzaro
Sole 24 Ore
2003
84° posto
2004
86° posto
2003
93° posto
Vibo Valentia
93° posto
102° posto
84° posto
86° posto
Crotone
99° posto
90° posto
93° posto
68° posto
Reggio Calabria
100° posto
103° posto
97° posto
99° posto
Cosenza
74° posto
75° posto
91° posto
86° posto
Una classifica costruita sulla base degli otto (Italia Oggi) e dei sei (Sole 24 Ore) indicatori
dimensionali di sintesi:
Indicatori (Italia Oggi)
4
Province
Catanzaro
Reggio Cal.
Crotone
Vibo V.
Cosenza
Tenore di Vita
99°
85°
94°
96°
101°
Affari e Lavoro
100°
84°
93°
98°
87°
Ambiente
60°
97°
33°
63°
22°
Criminalità
24°
54°
80°
65°
40°
Popolazione
32°
14°
4°
15°
26°
Tempo Libero
101°
100°
98°
102°
93°
Disagio sociale e personale
9°
10°
22°
11°
7°
Servizi
66°
85°
92°
69°
76°
G.Tripoli – Segretario Generale Unioncamere Italiana
13
Indicatori (sole 24 Ore)
Province
Catanzaro
Reggio Cal.
Crotone
Vibo V.
Cosenza
Tenore di Vita
90°
97°
91°
83°
102°
Affari e Lavoro
87°
75°
94°
93°
100°
Servizi e Ambiente
101°
94°
97°
90°
77°
Criminalità
32°
59°
66°
21°
37°
Popolazione
14°
16°
3°
39°
12°
Tempo Libero
83°
102°
94°
93°
82°
In tema poi di innovazione del sistema territoriale, il recente “Secondo rapporto
sull’innovazione nella Regione Calabria” nel trattare il tema del “digital divide” in termini
di numerosità delle tecnologie disponibili - le prestazioni associate alle diverse tecnologie –
livello di competizione, colloca la Calabria nell’ultima fascia , quando la copertura della
prima fascia si estende al 25% del territorio nazionale.
La bilancia dei pagamenti della tecnologia (Bpt) mette in evidenza un saldo negativo, pari a
circa 17 milioni di euro (con picchi che vanno dai 220 ai 300 per i soli diritti di sfruttamento
di brevetti, di marchi di fabbrica, modelli e disegni), a dimostrazione dell’esistenza di una
domanda di tecnologia da parte delle imprese italiane, che viene però soddisfatta per lo più
dal mercato estero. Tali considerazioni assumono sfumature diverse sulla base del territorio di
localizzazione dell’impresa che “acquista tecnologia”, dal momento che il saldo relativo alle
regioni nord-occidentali si mantiene largamente positivo, soprattutto grazie alla capacità di
queste regioni di esportare servizi avanzati, nel campo dell’engineering e della R&S.
La Calabria registra complessivamente un saldo negativo pari a 724 mila euro, determinato
prevalentemente dall’acquisto di Know how e di servizi di R&S. L’analisi della Bpt per
tipologia di servizio consente di evidenziare un unico saldo positivo nella regione Calabria,
pari a 20 mila €, per l’esportazione di servizi da parte di studi tecnici ed engineering.
Bilancia dei pagamenti della tecnologia, 2001-2002 (Valori assoluti in migliaia di Euro)
Incassi
Pagamenti
Saldi
Incassi
2001
Pagamenti
Saldi
2002
Piemonte
Valle d'Aosta
Lombardia
Liguria
Trentino Alto Adige
Veneto
Friuli Venezia Giulia
Emilia Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
543.925
34
1.264.888
90.632
5.839
141.740
39.987
120.981
83.609
7.889
20.460
622.805
3.360
470
15.009
6.646
9.651
1.947
7.191
11.607
356.143
1.396
1.808.088
88.561
19.520
160.010
46.292
194.785
84.963
21.603
175.375
754.961
37.902
2.161
30.611
24.671
1.299
3.952
9.296
19.789
187.782
-1.362
-543.200
2.071
-13.681
-18.270
-6.305
-73.804
-1.354
-13.714
-154.915
-132.156
-34.242
-1.691
-15.602
-18.025
8.352
-2.005
-2.105
-8.182
552.097
3.880
1.407.549
130.355
6.974
120.646
37.357
124.547
162.541
5.592
13.068
557.749
1.487
547
17.073
8.899
1.429
212
4.415
7.119
313.837
1.848
1.318.714
77.256
21.079
148.407
27.654
163.047
108.481
11.434
24.233
867.518
46.321
4.890
12.922
10.186
1.079
936
5.271
12.571
238.260
2.032
88.835
53.099
-14.105
-27.761
9.703
-38.500
54.060
-5.842
-11.165
-309.769
-44.834
-4.343
4.151
-1.287
350
-724
-856
-5.452
Nord-Ovest
Nord-Est
Centro
Sud
1.899.479
308.547
738.423
52521
2.254.188
420.607
1.074.804
91779
-354.709
-112.060
-336.381
-39.258
2.093.881
289.524
740.437
39.694
1.711.655
360.187
1.057.987
47.855
382.226
-70.663
-317.550
-8.161
Italia
Fonte: ISTAT
2.999.016
3.843.975
-844.959
3.163.707
3.180.422
-16.715
Tra le innovazioni della Regione Calabria per l’economia si segnalano:
3 La deliberazione della giunta regionale, 27 gennaio 2004 n.36, sul piano di intervento
nell’ambito del programma nazionale della ricerca 2004/2006, che definisce i seguenti macro
obiettivi, fondamento per il piano di intervento per lo sviluppo della ricerca e
dell’innovazione tecnologica in Calabria:
14
a) Potenziare la capacità di innovazione del tessuto economico calabrese
b) Sostenere nuovi percorsi di sviluppo attraverso la valorizzazione della conoscenza
prodotta in Calabria .
• Gli obiettivi strategici sono stati individuati in:
1. Alta formazione
2. Distretti tecnologici
3. Spin-off.
• Gli obiettivi specifici:
1. Ambiente sostenibilità ambientale sostenibilità tecnica sostenibilità economica
2. Trasporti
3. Energia
4. Agroalimentare
tecniche di biologia molecolare per la certificazione delle produzioni
tecnologie innovative nella conservazione degli alimenti
tecnologie innovative per l’utilizzo delle piante officinali ed essenze
tecnologie innovative nella filiera agro-alimentare
miglioramento della competitività delle produzioni tipiche
tecnologie per lo sviluppo dei sistemi eco-compatibili
5. Beni culturali
6. ICT
7. Alta formazione
• Le azioni specifiche di intervento saranno riferite ai seguenti territori:
1. Gioia Tauro logistica e trasformazione
2. Crotone
beni culturali
3 Le leggi regionali 13 ottobre 2004 n. 21 “Istituzione dei distretti rurali e agroalimentari
di qualità-Istituzione del distretto agroalimentare di qualità di Sibari” e n.23 “Istituzione dei
distretti rurali e agroalimentari di qualità in Calabria”. Quest’ultima delega la Giunta
regionale alla istituzione di nuovi distretti rurali e agroalimentari di qualità in Calabria, dopo
il riconoscimento di quello di Sibari.
Una legge che interviene a tre anni dalla legge nazionale di orientamento (il d.lsg 228 del
18/5/01) che ha posto le basi per la istituzione dei distretti rurali e dei distretti
agroalimentari di qualità,demandando alle regioni la definizione dei criteri per la loro
individuazione.
Eppure la frammentarietà delle nostre imprese agricole e le micro dimensioni delle nostre
imprese manifatturiere possono tradursi in valore in una logica di distrettualizzazione, capace
di generare un circolo virtuoso tra
produzione-commercializzazione-trasformazionedistribuzione e ristorazione; un sistema a rete, teso a valorizzare l’ambiente e le sue risorse,
un percorso composto da sussidariertà e concertazione.
Il rapporto Unioncamere-Istituto G. Tagliacarne “I distretti rurali ed agroalimentari di qualità
in Calabria” - Maggio 2004, individua :
ƒ Distretti rurali: Rocca Imperiale (CS), Belcastro (KR), Candidoni (VV), Laganadi (RC)
ƒ Distretti agroalimentari: Laino Castello (CS), Albidona (CS), Mongrassano (CS), Scala
Coeli (CS e KR), Capistrano (VV).
Il credito
L’indagine annuale “Le dinamiche creditizie a livello provinciale”, curata annualmente da
Unioncamere e Istituto G.Tagliacarne, testimonia come il sistema imprenditoriale del Sud
continua ad essere penalizzato in uno dei fattori fondamentali di sviluppo qual’è il credito.
Così l’aumento dei tassi di interesse è generalizzato in tutto il Mezzogiorno, aumenta la
forbice tra Nord e Sud .
Un fattore che sicuramente penalizza le imprese meridionali in un mercato del credito,
nonostante le fusioni/acquisizioni, sempre più regionalizzato.
Il rapporto sofferenze su impieghi è più alto nelle province meridionali, cresce la dimensione
media degli impieghi ma è grande il divario nord-sud.
Dati che confermano “il rischio che il Mezzogiorno resti al palo, ora che è in atto una
importante ristrutturazione del capitalismo italiano, centrato sulle medie imprese del made in
Italy e sui gruppi di impresa. Al Sud, questi nuovi protagonisti dello sviluppo appaiono poco
diffusi e rappresentati: nel Meridione, infatti, operano solo il 7,4% delle 36.667 medie
imprese italiane e solo il 12,5% dei 66mila gruppi di impresa.Troppo pochi ancora per
ingranare la marcia giusta per il decollo dell’economia meridionale”.5
5
G.Tripoli-Segreteraio generale Unioncamere
15
La Calabria è ancora una volta fanalino di coda:la regione con il costo del denaro il più
elevato del Paese, se si considera che ben 4 province (Vibo Valentia, Reggio Calabria,
Crotone e Catanzaro) si posizionano in testa alla graduatoria ‘poco virtuosa’ dei tassi di
interesse. Livello dei tassi di interesse che sembra essere fortemente condizionato da fattori
creditizi (ad esempio il livello delle sofferenze in termini di impieghi e la dimensione media
degli impieghi) e fattori non creditizi (ad esempio il livello di sviluppo e le caratteristiche in
termini dimensionali del tessuto produttivo). Tale interpretazione è supportata dal riscontro
osservato di alcuni fattori di correlazione (livello delle sofferenze, dimensione dei fidi
concesse, livello di sviluppo misurato attraverso il PIL pro capite, dimensione media delle
imprese, presenza di società di capitali e gruppi di impresa) che appaiono strettamente legati
alle performance riscontrate sia nelle province più virtuose che in quelle meno virtuose.
Tale spiegazione si adatta perfettamente alla performance negativa delle province calabresi
che si collocano pure alle prime posizioni delle speciali classifiche ‘negative relative al
rapporto sofferenze su impieghi (Reggio Calabria, Cosenza e Vibo Valentia), al rapporto tra
tasso di interesse e dimensione media delle imprese (Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone
e Catanzaro), al rapporto tra tasso di interesse e dimensioni del sistema imprenditoriale (Vibo
Valentia, Reggio Calabria, Crotone e Catanzaro ) ma alle ultime dieci per ciò che riguarda il
Pil pro capite ( Vibo Valentia, Cosenza e Crotone).
Il basso livello del PIL pro capite e le elevate sofferenze sono i fattori più importanti
nell’influenzare il tasso di interesse medio in una provincia. Non è il tessuto imprenditoriale
nel suo insieme a presentare un elevato tasso di rischiosità,quanto un rispetto numero di
imprese, che condiziona negativamente il livello medio dei tassi di interesse sul territorio. In
tutte le province della Calabria oltre il 65% delle sofferenze è detenuto dal 10% degli affidati.
1.3. Reggio Calabria
1.3.1. Lo scenario di sviluppo
I dati elaborati da Unioncamere sugli scenari previsionali nel periodo 2004 –2006, non sono
particolarmente incoraggianti per la provincia di Reggio Calabria, sebbene generalmente si
preveda un miglioramento di tutti gli indicatori riferiti al periodo 2000-2003. Per ciò che
concerne l’andamento delle esportazioni e del valore aggiunto, si prevedono tassi medi annui
di crescita pari a +1,8% e +1,3 % contro dati regionali pari a + 4,7% e +1,4% e dati sul
Mezzogiorno pari a +3,6% e +2%. La scarsa apertura della provincia verso i mercati
internazionali si evidenzia anche dal rapporto esportazioni/valore aggiunto che dovrebbe
assestarsi nel periodo 2004-2006 a 1,5 contro un dato relativo al Sud Italia dell’11,3%. I
valori medi pro-capite del V.A. dovrebbero essere in linea con i rispettivi dati regionali e
generalmente al di sotto del dato che interessa l’intero Mezzogiorno. E’ preoccupante, inoltre,
il dato relativo all’occupazione; sebbene si preveda una tasso di crescita medio annuo pari a
+2,8 % con un aumento del tasso di occupazione ed una riduzione del tasso di
disoccupazione, tuttavia la provincia di Reggio Calabria continuerà a dovere affrontare
l’emergenza disoccupazione: il relativo tasso è previsto pari al 26,4 %, rispetto al dato medio
del Mezzogiorno pari al 17,0% (23,1 Calabria).
Dinamica dell’economia locale e scenario di previsione al 2006
1998-2000
Calabria Mezzogiorno Reggio C.
2001-2003
Calabria Mezzogiorno
2004-2006
Reggio C. Calabria
Mezzogiorno
11,6
2,5
0,1
10
2,3
0,9
-2,6
1,8
0,9
-3,5
0,8
2,2
-1,3
1,2
1,5
1,8
1,3
2,8
4,7
1,4
1,1
3,6
2
1,5
1,7
1,4
11,7
1,5
1,2
10,8
1,5
1,4
11,3
25 7
30,5
37
26 5
26
35,9
28 5
21
36,1
26 6
27,5
36,7
28 5
23,4
37,2
29 9
17,7
36,4
28 8
26,4
39,1
29 2
23,1
38
30 9
17
37,2
Valore aggiunto per abitante 10
(in migliaia di euro)
10,1
11
10,6
10,4
11,4
11
10,8
12,1
Valore
aggiunto
per 33,6
occupato (in migliaia di
euro)
33,5
35,5
34,4
32,2
35,1
32,9
32,5
35,7
Reggio C.
Tassi di crescita medi annui
del periodo:
Esportazioni
13,5
Valore aggiunto
1
Occupazione
-1,1
Valori % a fine periodo:
Esportazioni/Valore
aggiunto
Tasso di occupazione
Tasso di disoccupazione
Tasso di attività
Valori pro capite a fine
periodo:
Fonte: Unioncamere, Scenari di sviluppo delle economie locali 1998-2006
16
E’ da evidenziare inoltre la presenza di criticità rilevate anche a livello nazionale sul versante
della “qualità” delle risorse umane richieste. Facendo riferimento alla richiesta esplicita di
formazione scolastica e universitaria manifestata dalle imprese (per la quale è possibile
effettuare confronti in serie storica), l'analisi dei dati Excelsior sulla composizione delle
entrate nel mercato del lavoro per il 2004 mette in luce una domanda limitata di personale in
possesso di un titolo di studi universitario (sebbene il dato sia in crescita rispetto alla
rilevazione effettuata nell’anno 2003), alla quale si affianca una certa flessione nel caso dei
diplomi di scuola secondaria. Aumenta la richiesta di personale con qualifica professionale,
ma anche il livello di personale con livello scuola dell’obbligo. In ambito locale, il personale
richiesto con un livello d’istruzione universitaria rappresenta solo il 4,4 %, mentre per il 52,7
% è richiesta esclusivamente la frequenza nella scuola dell’obbligo.
1.3.2 La crescita del tessuto imprenditoriale
I risultati del terzo trimestre 2004 confermano la particolare dinamicità che contraddistingue
le attività produttive della provincia di Reggio Calabria:rispetto al trimestre precedente hanno
registrato un tasso di crescita pari a + 0,90%,a fronte di un dato medio regionale di +0,78% e
nazionale pari a +0,57%.
La dinamica delle imprese nella provincia di Reggio Calabria.
Particolarmente significativa la crescita, rispetto al trimestre precedente, delle società di
capitali che è pari a + 1,37% e delle altre forme giuridiche (consorzi,cooperative) pari a +
1,43%. Nel lungo periodo questo determina un incremento del peso percentuale di queste
forme giuridiche sul totale delle imprese registrate nella provincia.
Imprese per natura giuridica al netto agricoltura - 30/09/2004
stock
stock giugno
tasso di
iscrizioni
cessazioni
Saldo
settembre 04
04
crescita III 04
soc. capitali
59
7
52
3854
3798
1,37
soc. persone
69
14
55
6730
6679
0,82
d.i.
494
253
241
29445
29207
0,83
altre forme
30
10
20
1410
1394
1,43
totale
652
284
368
41439
41078
0,9
I settori che in termini assoluti hanno contribuito maggiormente al risultato positivo sono
stati quelli del commercio (+162 imprese), le costruzioni (+54 imprese) e le attività
manifatturiere (+ 40 unità produttive).
Imprese per settore di attività - 30/09/2004
stock
settembre
Saldo 04
Iscrizioni cessazioni
stock
giugno 04
tasso di
crescita III saldo
04
trimestre
variaz. %
stock
agricoltura, caccia e silvicoltura
75
51
24
7702
7671
0,31
31
0,4
pesca, piscicoltura e serv. Conn.
1
1
0
63
63
0
0
0
estrazione minerali
manifatturiere
prod. Distr. Energia, gas acqua
costruzioni
comm. Ingr. Dett.; rip. Beni casa e pers.
0
0
0
160
159
0
1
0,63
45
19
26
5631
5591
0,47
40
0,72
0
0
0
12
12
0
0
0
57
22
35
5218
5160
0,68
58
1,12
288
165
123
18103
17941
0,69
162
0,9
alberghi e ristoranti
24
16
8
1624
1609
0,5
15
0,93
trasporti, magazz., comunicaz.
18
10
8
1670
1658
0,48
12
0,72
0
0
0
712
711
0
1
0,14
inter. Monetaria e Finanz.
att.imm. Inf. Ricerca
24
18
6
2127
2108
0,28
19
0,9
istruzione
1
3
-2
200
198
-1,01
2
1,01
sanità e serv. Sociali
1
0
1
231
229
0,44
2
0,87
altri serv. Pubblici, soc. pers.
19
7
12
1676
1657
0,72
19
1,15
imprese n.c.
280
168
112
4012
3982
2,81
30
0,75
TOTALE
727
335
392
49141
48749
0,8
392
0,8
Totale al netto Agricoltura
652
284
368
41439
41078
0,9
361
0,88
17
Le imprese definite innovative nel periodo settembre 2000-settembre 2004 crescono del
48,6% a fronte di una crescita regionale del 47,8%.Rispetto al trimestre precedente la
variazione % dello stock delle imprese innovative è pari allo 0,73%, inferiore alla variazione
registrata per il totale delle imprese (+0,88%). Particolarmente significativa la crescita delle
imprese nel settore delle telecomunicazioni (+ otto unità produttive), mentre si registra una
contrazione dello 0,55 % delle imprese che operano nel settore dell’informatica. Su base
annuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (30/09/2003) le imprese innovative
sono cresciute di 78 unità, registrando un incremento dello stock pari al 7,65%, percentuale
superiore rispetto all’incremento riferito al totale delle imprese, pari a +4,35%.
Imprese innovative nella provincia di Reggio Calabria al 30/09/2004
II trim.
2004
Fabbric.macchine ed appar. mecc.,instal.
III trim.
2004
saldo
trimestre
variazione % stock da III trim.
giugno a settembre 2004 2003
variazione % stock
rispetto III trim 2003
164
164
0
0
158
3,8
Fabbric.macchine per uff.,elaboratori
33
35
2
6,06
31
12,9
Fabbric.di macchine ed appar.elettr. n.c.a.
88
89
1
1,14
90
-1,11
Fabbric.appar.radiotel.e app.per comunic.
48
48
0
0
46
4,35
Fabbric.appar.medicali,precis.,strum.ottici
177
177
0
0
170
4,12
28
36
8
28,57
17
111,76
541
538
-3
-0,55
498
8,03
11
11
0
0
10
10
1090
1098
8
0,73
1020
7,65
Telecomunicazioni
Informatica e attivita' connesse
Ricerca e sviluppo
Artigianato
Le imprese artigiane rappresentano oltre il 20 % dell’universo imprenditoriale della provincia
di Reggio Calabria; sono infatti 9.435. Si tratta prevalentemente di imprese di piccole
dimensioni costituite sotto forma di ditte individuali (91%). I settori nei quali si concentrano
le realtà economiche artigiane sono prevalentemente “tradizionali” e riguardano, per oltre il
36 %, attività manifatturiere (industrie alimentari, lavorazione metalli, industria del legno),
per il 21% circa il settore delle costruzioni, ed a seguire il settore di riparazione beni (17%)
ed il settore dei servizi alla persona (12%). Il restante 14% delle imprese artigiane opera nei
settori dei trasporti, ristorazione, servizi alle imprese. I dati del Registro delle Imprese relativi
al 2003 per il comparto artigiano evidenziano una vivacità demografica pressoché in linea
con i risultati registrati per lo stesso periodo, dalla totalità delle imprese (+3,04 % contro un
dato generale pari a +2,9%). La crescita, ha interessato prevalentemente il settore dei prodotti
chimici, le industrie alimentari, la lavorazione di metalli, le costruzioni. Particolarmente
significativo l’incremento delle imprese del settore informatica (produzione e servizi) e dei
servizi in materia ambientale (smaltimento rifiuti). Segna una battuta d’arresto il settore
moda, l’industria conciaria e la pelletteria. Sembrerà strano ma in provincia di Reggio
Calabria, nel settore della produzione e concia di pellame e cuoio operano una decina di
imprese; si rileva anche la presenza di attività di esportazione del pellame. Sebbene la quasi
totalità delle attività artigianali è rappresentata da ditte individuali, dall’analisi dei dati
emerge che le forme giuridiche “organizzate” registrano tassi di crescita più consistenti,
soprattutto con riferimento alle società di capitali. Questa forma giuridica è cresciuta di 30
unità passando da 38 a 68 imprese tra il III° trimestre 2003 e lo stesso periodo del 2004.
Anche nel 3° trimestre 2004 continua a crescere il numero di artigiani che adottano la forma
giuridica di società di capitali (+ 5 unità nuove iscritte) e ciò dimostra che la possibilità di
costituire una società artigiana di capitali, introdotta dalla recente legislazione, sembra essere
stata ben accolta, sebbene questa forma giuridica abbia ancora una parte del tutto marginale
nell’universo artigiano.
18
SEZIONI E DIVISIONI DI ATTIVITA' ECONOMICA
A 01 Agricoltura, caccia e relativi servizi
A 02 Silvicoltura e utilizzaz.aree forestali
B 05 Pesca,piscicoltura e servizi connessi
CB14 Altre industrie estrattive
DA15 Industrie alimentari e delle bevande
DB17 Industrie tessili
DB18 Confez.articoli vestiario-prep.pellicce
DC19 Prep.e concia cuoio-fabbr.artic.viaggio
DD20 Ind.legno,esclusi mobili-fabbr.in paglia
DE21 Fabbric.pasta-carta,carta e prod.di carta
DE22 Editoria,stampa e riprod.supp.registrati
DG24 Fabbric.prodotti chimici e fibre sintetiche
DH25 Fabbric.artic.in gomma e mat.plastiche
DI26 Fabbric.prodotti lavoraz.min.non metallif.
DJ27 Produzione di metalli e loro leghe
DJ28 Fabbricaz.e lav.prod.metallo,escl.macchine
DK29 Fabbric.macchine ed appar.mecc.,instal.
DL30 Fabbric.macchine per uff.,elaboratori
DL31 Fabbric.di macchine ed appar.elettr.n.c.a.
DL32 Fabbric.appar.radiotel.e app.per comunic.
DL33 Fabbric.appar.medicali,precis.,strum.ottici
DM34 Fabbric.autoveicoli,rimorchi e semirim.
DM35 Fabbric.di altri mezzi di trasporto
DN36 Fabbric.mobili-altre industrie manifatturiere
DN37 Recupero e preparaz. per il riciclaggio
E 40 Produz.energia elettr.,gas,acqua calda
F 45 Costruzioni
G 50 Comm.manut.e rip.autov. e motocicli
G 51 Comm.ingr.e interm.del comm.escl.autov.
G 52 Comm.dett.escl.autov-rip.beni pers.
H 55 Alberghi e ristoranti
I 60 Trasporti terrestri-trasp.mediante condotta
I 63 Attivita' ausiliarie dei trasp.-ag.viaggi
I 64 Poste e telecomunicazioni
J 65 Interm.mon.e finanz.(escl.assic.e fondi p.)
j67 Attività ausil. Intermediaz. finanziaria
K 71 Noleggio macc.e attrezz.senza operat.
K 72 Informatica e attivita' connesse
K 74 Altre attivita' professionali e imprendit.
L 75 Pubbl.amm.e difesa;assic.sociale obbligatoria
M 80 Istruzione
O 90 Smaltim.rifiuti solidi, acque scarico e sim.
O 92 Attivita' ricreative, culturali sportive
O 93 Altre attivita' dei servizi
X Imprese non classificate
TOTALE
Fonte: CCIAA su dati Movimprese
STOCK 2003
46
38
1
10
1.241
71
199
18
400
11
119
26
24
222
15
465
90
17
56
33
147
10
12
295
3
3
1.972
1.099
33
484
92
510
3
5
1
7
128
279
1
14
8
29
1.094
104
9.435
STOCK 2002
41
39
1
12
1.150
69
208
20
404
11
113
23
23
218
14
470
85
12
57
35
149
8
13
290
3
3
1.812
1.116
36
498
98
510
2
6
1
1
7
115
262
0
15
6
27
1.075
99
9.157
TASSO
DI
12,20%
-2,56%
0,00%
-16,67%
7,91%
2,90%
-4,33%
-10,00%
-0,99%
0,00%
5,31%
13,04%
4,35%
1,83%
7,14%
-1,06%
5,88%
41,67%
-1,75%
-5,71%
-1,34%
25,00%
-7,69%
1,72%
0,00%
0,00%
8,83%
-1,52%
-8,33%
-2,81%
-6,12%
0,00%
50,00%
-16,67%
0,00%
-100,00%
0,00%
11,30%
6,49%
CRESCITA
-6,67%
33,33%
7,41%
1,77%
5,05%
3,04%
Interessanti differenziazioni a livello locale evidenziano come la “vocazione” artigiana delle
province italiane (misurata dal rapporto tra il numero di imprese artigiane e la popolazione
residente) sia più accentuata nelle regioni del Centro e del Centro Nord. In particolare nei
primi 10 posti della speciale graduatoria nazionale stilata sulla base di tale indicatore si
trovano infatti 3 province toscane (Lucca, Pistoia e Prato), 4 emiliane (Forlì, Modena, Parma
e Reggio Emilia) e 3 marchigiane (Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino). Osservando
altresì l’incidenza delle aziende artigiane sul totale dell’imprenditoria provinciale (escluse le
imprese agricole) si confermano gli stessi risultati. Al contrario, scorrendo la graduatoria
relativa alla vocazione artigiana e all’incidenza dell’imprenditoria artigiana sul totale delle
imprese provinciali, troviamo agli ultimi posti 9 province del Mezzogiorno, tra cui quella di
Reggio Calabria che compare nelle ultime dieci posizioni in tutte le graduatorie ed esclusione
di quella relativa all’incidenza del Valore aggiunto dell’artigianato sul totale del valore
aggiunto totale. In particolare la provincia reggina presenta i seguenti indicatori:
19
Indicatori
Valore
Reggio Calabria
Imprese artigiane attive/100 abitanti
Valore
medio percentile più alto
Valore medio percentile
più basso
1,6
3,8
1,5
imprese
26,9
43,6
26,9
Incidenza imprese artigiane industriali/totale
imprese industriali (2003)
54,2
84,1
54,3
Incidenza imprese artigiane servizi/totale imprese
servizi
15,7
23
14,3
Imprese
artigiane
extra.agricole
attive/totale
Cooperazione
Sono 648 le imprese cooperative al 30 settembre 2004, che registrano 1.595 addetti con una
incidenza del 2,8% sul complesso degli addetti extraagricoli, collocando Reggio Calabria
ultima tra le dieci province meno significative per densità sulla popolazione. L’annotazione
sulle cooperative nasce dalla esigenza di seguirne lo sviluppo a la luce dell’istituito Albo,
nuovo strumento di trasparenza per le imprese del settore, che consentirà di individuare le
cooperative che operano con i tradizionali requisiti mutualistici dalle altre tipologie di
cooperativa.
Turismo
L’offerta turistica
Reggio Calabria offre solo il 9,8 % dei posti letto alberghieri contro un dato di Cosenza pari
al 36,8% e Vibo del 25,3%. Per l’extralberghiero i posti letto della provincia di Reggio
Calabria sono il 17 % del totale regionale.
I dati disponibili per il 2003 evidenziano inoltre che la provincia di Reggio Calabria è
caratterizzata da piccole strutture con indicatori contenuti di posti letto e camere sul totale
esercizi (in media 71 posti letto e 32,7 camere per ciascun esercizio, contro corrispondenti
dati regionali pari rispettivamente a 106,7 e 51,4). Si evidenzia tuttavia che tra il 1998 ed il
2002 la provincia di Reggio Calabria ha registrato tassi di crescita delle strutture a 4 stelle
pari al 200 % contro una media regionale del 75,4%.
La domanda turistica
Nella provincia di Reggio Calabria i turisti italiani provengono prevalentemente da Sicilia,
Calabria, Lazio e Campania; i turisti stranieri sono per il 37% tedeschi.
Crescono tra il 2002 ed il 2003 le presenze e gli arrivi (rispettivamente +6% e +5,4%). Nel
medio periodo (98/2003) si evidenzia però che la quota del mercato turistico della provincia
si è ridotta rispetto alle altre province calabresi. Soprattutto con riferimento al settore
alberghiero gli arrivi nella provincia rappresentavano nel 98 il 19,4% del totale regionale; nel
2003 il 16,9%. Le presenze alberghiere della provincia sono passate dal 15,4% del totale
regionale (anno 98) al 10,5% (anno 2003).
I dati sui flussi turistici a livello provinciale aggiornati a settembre 2004 (fonte APT),
rapportati ai dati del periodo corrispondente 2003, evidenziano un aumento degli arrivi pari a
+ 3,46%, ma per effetto di una diminuzione della permanenza media da 3,66 a 3,49 giorni, il
numero delle presenze è diminuito dell’1,29%. Si evidenzia una tendenza alla
destagionalizzazione dei flussi turistici;particolarmente consistente l’incremento nei mesi di
febbraio ed aprile (rispettivamente +13,32 % + 8,32% gli arrivi, +10,8% e +3,84% le
presenze).
Tabella relativa ai flussi negli esercizi alberghieri ed extra della Provincia di Reggio Calabria*
Arrivi
Presenze
Permanenza media
Anno 2003
157.588
576.456
3,66
Anno 2004
163.042
569.036
3,49
Anni
Indicatori
Variazione numerica arrivi
5.454
Variazione percentuale arrivi
3,46%
Variazione numerica presenze
-7.420
Variazione percentuale presenze
-1,29%
Fonte: APT
20
Senza la mafia la Calabria raggiunge il Nord6
La mancata crescita del valore aggiunto delle imprese meridionali causata dalla presenza
pervasiva della criminalità organizzata è valutabile in 7,5 miliardi di euro all’anno. La stima,
interessando soltanto le imprese sotto i 250 addetti,fa riferimento alla metà, grosso modo, delle
attività economiche meridionali e pertanto costituisce una cauta misura del fenomeno
complessivo.
Tale volume di ricchezza non prodotta rapportata al valore del PIL del Mezzogiorno ne
rappresenta il 2,5%. E questo tasso di zavorramento mafioso annuo, applicato allo sviluppo
economico degli ultimi vent’anni, produce degli effetti considerevoli, poiché, come mostra il
grafico allegato, se non avesse avuto modo di incidere negativamente sull’andamento della
produzione, dall’81 ad oggi, il PIL pro-capite del Mezzogiorno avrebbe raggiunto quello del
Nord.
A questi risultati è giunto uno studio svolto nell’ambito del programma “Cultura dello sviluppo
e cultura della legalità nel Mezzogiorno” promosso dalla Fondazione BNC in collaborazione
con il Censis. La ricerca ha coinvolto oltre 700 imprese meridionali sotto i 250 addetti.
L’ombra della criminalità sulle imprese non si manifesta solo in termini di
mancata crescita economica ma anche di costi per dotarsi di sistemi di sicurezza, e questi
ammontano a non meno di 4,3 miliardi di euro, pari al 3,1% del fatturato complessivo delle
imprese considerate nella ricerca. Inoltre, il mancato valore aggiunto avrebbe potuto generare
almeno 180.000 unità di lavoro regolari annue, ossia il 5,6% di quelle utilizzate attualmente
dalle imprese fino a 250 addetti nel Mezzogiorno.
Tra gli imprenditori, risulta chiaramente in tale contesto, serpeggia un senso di sfiducia nei
confronti delle Istituzioni, e anche verso le associazioni per la lotta al racket e all’usura: ben il
67% degli intervistati, infatti, ritiene che le associazioni per la lotta al taglieggiamento siano
inutili e per un’ulteriore quota del 21% essi sono una pericolosa esposizione a ritorsioni da
parte delle organizzazioni criminali.
Per il 24,3% degli imprenditori intervistati il contesto territoriale risulta
molto insicuro, mentre solo il 21% ha dichiarato di non avere mai sentito parlare di attacchi
criminali contro le imprese. Il senso di insicurezza risulta diffuso soprattutto tra i commercianti
e tra gli imprenditori del manifatturiero e tra quelli del comparto turistico (albergatori e
ristoratori).
Fa molto riflettere, da un lato, la forte denuncia di un contesto insicuro da parte delle aziende
situate in Campania e Puglia (segno delle presenza di organizzazioni criminali sempre più forti
e che non accennano ad allentare la pressione sulle imprese) e, dall’altro lato, il basso tenore di
denuncia di atti criminali registrato tra gli imprenditori siciliani e calabresi, quasi a indicare, in
queste regioni, un senso di assuefazione o di accettazione alla convivenza con fenomeni che
distruggono intere parti del tessuto produttivo meridionale. Fa riflettere, dunque, come per il
78% degli imprenditori calabresi e per il 51,5% di quelli siciliani le attività criminali sul
territorio sono “rare”.
Resta il fatto che solo una minoranza del campione, pari al 38%, non ha mai sentito parlare di
danni arrecati dalla criminalità alle imprese, mentre per il 62% le aziende sono vittime di
vessazioni o di imposizioni di vario tipo. Furti, danneggiamenti, estorsioni e rapine sono i reati
di cui si sente maggiormente parlare, ma non manca chi, fra gli intervistati, denuncia “forme
nuove di controllo” della criminalità sul sistema delle imprese.
Questo diffuso senso di paura spinge quasi il 70% degli imprenditori intervistati ad affermare
che l’imprenditore subisce nel Mezzogiorno troppi condizionamenti esterni, tanto da non
sentirsi completamente libero nelle proprie decisioni; e questo clima esasperato spinge il 25% a
denunciare un’eccessiva difficoltà a “continuare la propria attività”.
Lo stato d’animo, d’altronde, non può essere diverso se: il 65% degli intervistati rileva la
presenza di atti di taglieggiamento nella propria zona e per il 14% questo tipo di attività risulta
anche molto diffuso; per il 70% l’usura è largamente praticata; per il 26% le organizzazioni
criminali impongono la loro manodopera alle imprese; per il 26% vi sono imprese costrette a
ricorrere solo ai fornitori imposti dalle organizzazioni criminali; il 63,9% rileva la nascita
improvvisa di grandi imprese capaci di spiazzare letteralmente (operando con prezzi molto
contenuti) le aziende concorrenti, specie quelle di piccole dimensioni; per il 67% degli
imprenditori contattati non sempre le assegnazioni degli appalti pubblici sono chiare e
trasparenti.
6
“Cultura dello sviluppo e cultura della legalità nel Mezzogiorno”- Fondazione BNC ,Censis. –Anno
2003
21
Emerge pertanto un forte malessere, che in alcune ben delimitate aree della Campania e della
Puglia è marcatamente evidente e che, invece, inaspettatamente, risulta meno evidente in
Calabria e Sicilia. Forse per un sentimento di paura degli imprenditori o, peggio, per una
pericolosa tendenza a considerare normali i fenomeni di intimidazione e di estorsione.
Le dinamiche del credito a livello provinciale
I dati rilevati dall’Osservatorio sul credito curato da Unioncamere e dall’Istituto Tagliacarne
per l’anno 2003, mettono in luce le numerose difficoltà di accesso al credito per le imprese
della provincia,che insieme a Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone fa della Calabria la regione
dove generalmente il costo del denaro è più elevato ( in media il tasso di interesse è del 8,18%
:+3,53 rispetto alla media delle prime 10 province con il più basso costo del denaro).
Reggio Calabria si colloca al 3° posto nella graduatoria delle province per tasso d’interesse più
elevato, con un costo del denaro pari a 8,21%.
Al 31/12/02 si posizionava al secondo posto con un tasso pari all’8,77%.
La provincia di Reggio Calabria è anche una delle province nella quale si registra il maggior
peso delle sofferenze rispetto agli impieghi. Nel 2003 si colloca al secondo posto della
specifica graduatoria con un indice pari a 19,8%, a fronte di un dato medio provinciale pari a
4,64%.
Tuttavia, il trend del rapporto sofferenze /impieghi nel periodo 98-02 è generalmente
decrescente, sebbene la provincia sia sempre caratterizzata da un elevato valore delle
sofferenze bancarie.
Nel 2003 si registra un incremento nel numero degli sportelli bancari, anche se il dato rimane
comunque contenuto rispetto al valore medio nazionale.
Sportelli/1000
imprese
Sportelli/10000
ab.
2002 RC
2003 RC
2,95
3,35
2003
Italia
6,11
2,4
2,47
5,32
Fonte: Unioncamere , Tagliacarne
2. L’ORGANIZZAZIONE DELLA CAMERA
Un assetto organizzativo, relazionato alla visione strategica della Camera rispetto al nuovo
ruolo e ai nuovi compiti, pone il problema di rispondere efficacemente a due esigenze: da un
lato, far fronte alla fornitura dei servizi istituzionali standard soddisfacendo crescenti livelli di
efficienza, efficacia e qualità; dall’altro, far fronte alla necessità di supportare lo sviluppo del
sistema-impresa e del territorio.
Il conseguimento di queste priorità strategiche richiede risorse umane ed organizzative più
qualificate; la costruzione di una “Camera di professionisti”.
L’esigenza di riconsiderare l’organizzazione interna si è imposta nel 2004 come uno dei
principali snodi della fase attuale di vita della Camera di Commercio di Reggio per adeguarla
agli indirizzi strategici e programmatici definiti dagli organi di governo della Camera, per il
periodo 2004-2009 del prossimo mandato.
La ridefinizione della struttura organizzativa, il nuovo sistema professionale, la
rideterminazione delle dotazioni organiche coerentemente e funzionalmente al piano
triennale di reclutamento, attualizzano quella impostazione generale della “politica del
personale” in direzione della “vision” e dei “valori” generali della Camera di Commercio di
Reggio Calabria, individuati nel “Programma pluriennale 2004-2009 che coinvolgono in modo
significativo lo sviluppo organizzativo dei servizi e lo sviluppo professionale del “ Personale”.
Così il nuovo assetto strutturale e funzionale della Camera si è determinato come uno dei
principali snodi della fase attuale di vita dell’Ente, avendo riconsiderato l’organizzazione interna
perché sia adeguata a sostenere gli indirizzi strategici e programmatici definiti dagli organi di
governo della Camera, mirati, da una parte, a sempre più attualizzarne il ruolo sul territorio e il suo
posizionamento e partenariato istituzionale e, dall’altra, a promuovere interventi diretti sui fattori
di competitività delle imprese e di supporto alla programmazione territoriale dello sviluppo.
22
CCIAA DI REGGIO CALABRIA
ORGANIGRAMMA
Segretario Generale
Segreteria Generale
Area dei Servizi Amministrativi
Vice Segretario Generale Vicario
Conservatore Registro Imprese
Registro Imprese
Depenalizzazioni
Tutela della
proprietà industriale
Servizi Albi, Registri,
Elenchi e Ruoli
Ruoli, Registri,
Albi, Elenchi
Licenze
Area dei Servizi Interni
Dirigente: Segretario Generale
Ufficio Metrico
Servizio Segreteria
Risorse Umane
Servizio Ragioneria
Segreteria
di Presidenza
anche con compiti
di URP
Bilanci e contabilità
Trattamento economico
personale
Segreteria
Provveditorato
Risorse Umane
Diritto Annuale
MUD
Industria:
Adempimenti vari
Affari Generali,
Archivio,
Protocollo
Area per lo sviluppo delle Imprese e del Mercato
Dirigente: Segretario Generale
Servizi per il mercato
e promozionali
Servizi per lo sviluppo
delle imprese
Tutela del mercato e
giustizia alternativa
Sportello per
l'internazionalizzazione
Statistica (SISTAN)
Innovazione
Prezzi
Qualità
Commercio Estero:
Adempimenti
Credito e Finanza
Sezione
Marittima
Informazione economica
(Osservatori
economici
provinciali)
Sezione
Agricoltura
Nuove imprese e
mercato del lavoro
Servizi ausiliari
23
3. LE PARTECIPAZIONI
Le partecipazioni, che esprimono gli investimenti della Camera sia sulle politiche di rete e di
alleanza che sul versante infrastrutturale, al 31.12.2004 sono rappresentate da:
Settori di intervento
Infrastrutture per la portualità
Infrastrutture aeroportuali
Totale infrastrutture di trasporto
Mercati agroalimentari e centri commerciali
Totale infrastrutture per la
Commercializzazione
Formazione
Organismi ed istituti di cultura e ricerca
Credito
Assistenza e diffusione
dell'innovazione tecnologica
Tutela e valorizzazione produzioni locali
Patto Territoriale dello Stretto
Consorzio per lo sviluppo industriale
della provincia di Reggio Calabria
Totale altre partecipazioni
Partecipazioni di rete del
sistema camerale italiano
1. Unione Nazionale
2. Unioncamere Regionale
3. Centro Estero
4. Infocamere s.c.p.a.
5. Società ed altri organismi
Camere di Commercio italiane
all'estero
Totale partecipazioni di rete
Totale partecipazioni
Partecipate
Capitale sottoscritto
al 31.12.2004
Contributo
associativo 2004
2
1
20.400,00
154.937,07
175.337,07
2.600,00
3
1
1
2.600,00
1.008.537,03
1.008.537,03
3
1
1
4
26.296,57
10.329,14
45.598,83
4
1
1
6.181,02
7.746,85
12.000,00
15
108.152,41
40.000,00
1
1
1
1
9
6
19
38
Totale investimenti per partecipazioni effettuati al 2004 (capitale + contributi):
40.000,00
111.818,87
144.634,60
56.641,63
19.623,00
52.255,11
71.878,11
21.432,07
1.850,50
336.377,67
€ 1.742.882,29
Queste partecipazioni si concretizzano, a volte, con la sola quota associativa o con il versamento di
quote di capitale; in alcuni casi comportano la presenza in organi di gestione o controllo.
Partecipazioni che assommano consistenti risorse finanziarie e che espongono a responsabilità
diverse se trattasi di presenza in partecipate o presenza in controllate,per cui dovrà essere affrontato
il problema del raccordo, attraverso opportune informazioni-comunicazioni e direttive,tra gli organi
di governo della Camera e i rappresentanti di questa. Se limitata è la responsabilità ipotizzabile nella
partecipazione ad un’assemblea – sulla quale è bene comunque informare la Giunta Camerale –
esistono invece obblighi di comunicazione alla Giunta da parte del rappresentante.
Verso le partecipate e le controllate,esistono anche poteri con diversa intensità di indirizzo e verifica
del rispetto, nei risultati, degli obiettivi.
24
Per quanto riguarda le nuove iniziative o la sostanziale modifica delle partecipazioni attuali, le
decisioni della Giunta dovrebbero essere supportate da documenti programmatici o progettuali e
simili che diano la dimensione, anche temporale, delle possibilità di sviluppo dell’attività della
struttura e di ricaduta utile dei risultati sulla Camera, sul sistema locale delle imprese e sui
destinatari dell’intervento.
4. LE RISORSE FINANZIARIE E I COSTI
DIRITTO ANNUALE
Anno 2001
Anno 2002
Anno 2003
Anno 2004
Anno 2005
PREVISIONE
€ 4.382.905,79
ACCERTAMENTO
€ 4.336.481,00
€ 4.382.905,79
€ 3.892.112,21
€ 3.895.250,93
€ 4.672.020,91
€ 4.382.905,79
€ 3.892.112,21
€ 4.750.250,93
-
INCASSO
€ 2.644.681,05
€ 2.986.721,54
€ 3.180.567,86
€ 4.520.438,30
-
SPESE
Anno 2001
Anno 2002
Anno 2003
Anno 2004
Anno 2005
Organi
€ 171.012,80
€ 344.488,21
€ 324.150,20
€ 319.712,61
€ 319.712,61
Personale
€ 2.850.234,74
€ 2.792.910,46
€ 2.879.935,10
€ 3.015.158,36
€ 2.975.374,96
Funzionamento
€ 364.618,58
€ 352.416,24
€ 347.911,60
€ 391.094,16
€ 369.780,23
Interventi economici
€ 2.953.904,33
€ 2.434.849,48
€ 1.243.136,30
€ 1.948.071,44
€ 1.976.852,91
Investimenti
€ 537.115,18
€ 504.601,56
€ 109.282,14
€ 275.874,14
€ 160.000,00
5. GLI OBIETTIVI E LE PRIORITA’
5.1 Gli obiettivi
Con la relazione previsionale e programmatica il Consiglio è chiamato a definire le linee di sviluppo
degli indirizzi strategici, oggetto del programma pluriennale, e quindi a programmare le attività per
l’anno 2005 che attualizzino la strategia nel contesto socio-economico, istituzionale, organizzativo e
delle risorse finanziarie della Camera,per contribuire allo sviluppo economico della
provincia,migliorando la competitività delle imprese e del territorio nonché alla modernizzazione del
sistema istituzionale.
Il contesto da cui muoversi è certamente lo stato dell’economia e del sistema imprenditoriale locale,
strutturale, congiunturale ed in una dimensione che travalichi i confini amministrativi della provincia
per una visione di “area vasta”, così come individuata nel programma pluriennale.
I dati demografici delle imprese reggine nel 2004, confermano le linee di crescita e di irrobustimento
strutturale che ne hanno caratterizzato le tendenze a partire dalla metà degli anni Novanta. Dati, che
per lo più in controtendenza rispetto al livello nazionale, corroborano l’ipotesi che la struttura del
sistema produttivo della provincia sia “relativamente protetta” in quanto meno esposta ai fattori esterni
della concorrenza e della congiuntura internazionale a causa delle limitata integrazione dei mercati
locali con il contesto internazionale, diversamente dal forte condizionamento subito dalle attività
manifatturiere (legno e mobilio, moda, meccanica) localizzate nelle aree più industrializzate del Paese
fortemente orientate all’export.
Allargamento della propria dimensione strategica.
Né è mancata alle imprese nuova linfa: gli ultimi dati disponibili dimostrano che oltre il 50% di neoimprenditori sono rappresentati da giovani al di sotto di 35 anni.
Se ci fermassimo ad un ritratto in bianco e nero del sistema imprenditoriale provinciale,dovremmo
concludere: grandi imprese che non ci sono, piccole e micro imprese che aumentano sì ma fanno
fatica a competere, sono in difficoltà, sottocapitalizzate, sottodimensionate e via di questo passo.
Il ritardo infrastrutturale che insieme a quello amministrativo, comprendente questo anche il tema della
giustizia civile, tra le cause più rilevanti della scarsa competitività delle imprese e del territorio.
Un tessuto imprenditoriale dunque fortemente esposto ai rischi di chiusura nei primi anni di vita
dell’impresa. Come in Calabria , oltre il 29% delle imprese reggine che annualmente cessa l’attività
non ha più di tre anni di vita alle spalle. Oltre il 30% il dato nazionale di questa mortalità precoce.
25
Se utilizziamo tonalità intermedie, da una parte registriamo la lenta trasformazione che sta avvenendo
tra le nostre piccole imprese che sempre più evolvono da forme giuridiche e organizzative più
semplici a forme giuridiche e organizzative più evolute; dall’altra, si misura ancora lontana la
ristrutturazione in atto del capitalismo italiano, centrato sulle medie imprese del made in Italy e sui
gruppi di impresa: questi nuovi protagonisti dello sviluppo appaiono scarsamente rappresentati.
In relazione a tale contesto le linee di indirizzo per favorire lo sviluppo della competitività
d’impresa e dei soggetti economici, vanno pertanto concepite in chiave intersettoriale e puntano a
potenziare le capacità che il sistema economico, nella sua componente fondamentale delle piccola
impresa , mostra concretamente di poter esprimere.
Questa impostazione consente di attribuire agli interventi maggiore efficacia, in quanto vanno ad
assecondare – e rafforzare - un potenziale realmente esistente.
Gli obiettivi della Camera per l’anno 2005 per aiutare le imprese a svilupparsi e per sostenere la
competitività del territorio si muovono sempre nell’ambito del programma pluriennale:
Accelerare i processi di semplificazione amministrativa al fine di evitare il permanere di barriere
all’entrata e di costi aggiuntivi letali in un contesto di mercato aggressivo e potenziare l’accesso e
l’utilizzo alle moderne tecnologie ICT che si individuano come azioni di e-governement
Ridurre da una parte le asimmetrie informative ed il digital divide; dall’altra gli ostacoli finanziari,
considerata la limitata capacità finanziaria che caratterizza le imprese artigiane e le micro-imprese e
l’inesistenza di relative funzioni interne all’impresa, con rilevante impatto sulla gestione finanziaria e
sulla valutazione economico-finanziaria dei nuovi investimenti;
Promuovere la cultura della qualità, della legalità, della responsabilità sociale e dell’innovazione
soprattutto in relazione al perseguimento di strategie aziendali “extra prezzo” e in considerazione che
le politiche di nicchia non mettono più al riparo dalla concorrenza e non favoriscono lo sviluppo
dell’azienda;
Favorire il trasferimento tecnologico ed in generale migliorare la qualità e l’accesso ai servizi reali,
considerando la necessità di affiancare l’attività produttiva d’imprese che hanno evidenti difficoltà a
internalizzare specifiche funzioni “no core business” ;
Contribuire alla creazione di un ambiente locale atto a stimolare e favorire la nascita di nuove
imprese innovative, attrezzando un adeguato “battaglione tecnologico”, quale componente cruciale
della capacità imprenditoriale e del potenziale competitivo di un sistema economico.
Favorire i processi di internazionalizzazione e di apertura verso l’estero per consentire alle imprese di
vedere gli stessi non solo come un pericolo ma come un’opportunità di mercato;
Investire sul capitale umano
Riqualificare e potenziare il tessuto infrastrutturale
Lo scenario di riferimento della Camera, nella realizzazione delle strategie a sostegno della
competitività delle imprese e del territorio, è certamente quello dell’Europa, con i suoi processi di
integrazione economica (l’allargamento a 25 Paesi); senza dimenticare il Mediterraneo, nella
prospettiva della creazione di quell’area di libero scambio che interesserà oltre 600 milioni di persone
prevista entro il 2010 per effetto del processo di integrazione tra l’U.E e i 12 paesi partner
mediterranei, avviato con la Conferenza di Barcellona del 1995, a significare che quel Mediterraneo è
venuto ad assumere una nuova centralità come ponte tra Asia Orientale, Medio Oriente, Europa e Stati
Uniti.
Lo scenario europeo, ricordando che la Commissione Europea, con la raccomandazione 2003/361/CE, ha
disposto che, a decorrere dal 1° gennaio 2005 entrerà in vigore la nuova definizione di micro, piccola e
media impresa prevedendo l’invarianza del criterio di classificazione sul personale ed un aumento della
soglia relativa al volume di affari ed al totale di bilancio; ricordando che è stata confermata la priorità
delle PMI nella definizione delle politiche comunitarie.
Ricerca, innovazione, organizzazione distrettuale, politica delle filiere sono i nodi da sciogliere per
affrontare da vincenti le sfide dell’allargamento .
Lo scenario mediterraneo. Non si può continuare oltre a parlare di Calabria e Mediterraneo, ad
inventare slogan turistici quando è il momento di agire, con strategie ed azioni per non dimenticare
che proprio l’allargamento dell’UE sposterà ancora più verso est i confini, con possibili ripercussioni
sullo sviluppo dei rapporti euro-mediterranei; che la UE, dopo l’allargamento, ha avviato la nuova
Politica Europea di Vicinato, che riguarda tanto i 9 restanti partner mediterranei (Algeria, Egitto,
Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Siria,Tunisia), dopo l’ingresso di Cipro e Malta e
l’accettazione della candidatura della Turchia, quanto i nuovi vicini orientali (Bielorussia, Moldavia,
Ucraina e, con uno status particolare, la Russia) e i tre paesi caucasici (Armenia, Azerbaigian e
Georgia).
Agire, superando il carattere assistenziale dello sviluppo ed il mercantilismo della politica
commerciale.
26
I concetti sono due,”cooperazione” e “marginalizzazione”:
1) Cooperazione:
abbandonare le relazioni basate sul mercantilismo o che sfruttano semplicemente gli aiuti allo sviluppo
dei Paesi mediterranei, per dare forza e concretezza ad un sistema di partenariato bicentrico in cui la
collaborazione tra ambedue le parti, la Calabria ed i Paesi Mediterranei, sia intesa a realizzare obiettivi
comuni dell’area e processi di integrazione tra le piccole e medie imprese e le istituzioni.
Si parla di quella collaborazione che può riguardare le Istituzioni, le Università, le imprese, le tante
organizzazioni, imprenditoriali e non, per proporsi come la Lombardia o meglio insieme alla
Lombardia quale “valida piattaforma di interscambio di idee, progetti e proposte “per la comune
crescita.
Per dare concretezza ad una aggregazione in relazione ai bisogni di un mercato di 600 milioni di
persone.
2) Marginalizzazione.
L’economia oggi si concentra esclusivamente su tre poli dello sviluppo mondiale, che sono i paesi forti
dell’UE, il Giappone, gli Stati Uniti ma anche la Cina.
Questo vuol dire che da tempo ormai tutti gli scambi commerciali si concentrano in queste aree.
Questo è il problema che marginalizza il Mediterraneo, il Meridione d’Italia, la Calabria.
Se questo è vero è anche vero che queste aree hanno una sola possibilità di uscita che è quella di
riorganizzarsi come aree regionali.
Ed è da qui che nasce l’alternativa.
Ma non è sui concetti che si costruisce lo sviluppo, soprattutto quando questa sfida euro-mediterranea
coglie la Calabria in un posizionamento di assoluta debolezza.
Se infatti sul piano dell’interscambio commerciale forte è la interdipendenza dell’Italia con i Paesi
MED, sia in termini di export che di import, tanto da trovare in questi Paesi una capacità di
assorbimento dei prodotti superiore, nell’insieme, a quella di Cina e Giappone (con 9 Paesi MED si è
creato addirittura uno “spazio economico esterno”), l’interscambio calabrese rappresenta appena lo
0,12% per importazioni e lo 0,19% per le esportazioni rispetto al dato nazionale: Reggio Calabria
rappresenta poi 1/5 dell’interscambio regionale
Ciò non impedisce, anzi è urgente ipotizzare un piano di azione euromediterraneo della Calabria , e di
riflesso della provincia di Reggio Calabria, che però non dimentichi come sia in corso un processo di
riallocazione delle produzioni a livello internazionale:le produzioni di determinati beni tende a
muoversi verso i territori che più investono in ricerca, innovazione e formazione; per contro, le
produzioni ad elevata intensità di lavoro si trasferiscono nelle aree a basso costo di manodopera.
Un piano di azione euromediterraneo deve perciò qualificarsi per dinamiche integrative e cooperative
rispetto a quelle competitive o addirittura conflittuali nell’ambito di due grandi aree:
Cultura, sapere, capitale umano;
YImprese, merci
La cultura ed il sapere anzitutto (e questo chiama in causa soprattutto ma non solo le Università
Calabresi mentre un ruolo particolare svolge e può essere potenziato dalla “Università per Stranieri
D.Alighieri”), perché, da una parte, la cultura diventa uno degli elementi fondamentali su cui costruire
una integrazione ed un comune senso di identità (ciò significa condivisione e valorizzazione di
elementi comuni, ma anche unione fra civiltà e modelli di vita differenti); dall’altra, il sapere e la
formazione, favorendo l’interscambio delle migliori intelligenze (così studi post laurea ma anche
candidandosi adeguatamente a polo di eccellenza nella produzione e diffusione di ricerche ed
innovazioni funzionali allo sviluppo delle due regioni).
Un ruolo non indifferente può essere svolto anche dalle comunità di origine mediterranea insediatesi in
Calabria e a Reggio Calabria, in quanto possono offrire significative potenzialità di interconnessione
verso i Paesi di provenienza (così scambi commerciali, accordi tra imprese, processi di mobilità per
motivi di studio-professionali-imprenditoriali).
Un obiettivo sarà quello di contribuire alla creazione di quello spazio euromediterraneo di istruzione
superiore,come sviluppo delle risorse umane per favorire il dialogo tra i popoli (Dichiarazione di
Barcellona del 1995, oggetto nel novembre 2003 di un incontro tra i Ministri dell’Università e della
Ricerca dei Paesi dell’UE e dei Paesi del bacino del Mediterraneo).
Y La situazione dell’interscambio Calabria – Paesi MED evidenzia l’opportunità di sviluppare i
rapporti con questi Paesi, tenendo presente che la composizione delle importazioni MED dall’Unione
Europea privilegia sempre beni capitali ma comprende anche e in misura crescente beni di consumo:
una domanda di beni e servizi soddisfatta solo in parte dalle imprese micro e familiari locali,con bassi
livelli di investimento ed utilizzo di tecnologie mediamente poco avanzate.
Per essere poi protagonisti nei processi di globalizzazione, occorre accompagnare ai rapporti
commerciali anche gli investimenti diretti: calabresi nei Paesi Med e di questi in Calabria.
Il sistema estero delle Camere di Commercio può essere un valido punto di riferimento e supporto.
27
Sono da rilevare anche delle priorità che valicano i confini regionali: la finanza e i trasporti, di cui si
parlerà avanti.
5.2 Il progetto
Il programma pluriennale individua un ruolo da protagonista della Camera nel “proporre e corealizzare un patto di sviluppo in grado di valorizzare e far emergere le vocazioni e la identità del
sistema territoriale locale, che coinvolga le imprese e tutti i soggetti locali”
Il rilancio economico e sociale della provincia va perseguito attraverso una visione strategica dello
sviluppo che la Camera indica in un progetto di sviluppo sostenibile , non il solito progetto risolutivo
di questa o quell’altra problematica, di questo o quel settore, di questa o quell’area del territorio
provinciale ma un progetto che significhi investire per il futuro della provincia.
Un progetto costruito su una forte idea di sviluppo, nella consapevolezza che il mercato, l’economia,
la cultura del mercato, la cultura dello sviluppo, associata alla cultura della legalità, nella misura in cui
coinvolge e pervade tutte le energie positive del territori, alla fine possano contrastare la diffusa
criminalità organizzata, prevalendo sui meccanismi di distorsione da questa generati, perché la
maggior parte del sistema delle imprese è fisiologicamente sana, perché la competizione, la
concorrenza e, probabilmente, la stessa spinta al profitto da parte degli imprenditori, stimoleranno una
forte azione di contrasto.
Una forte idea di sviluppo, su cui le istituzioni devono far convergere impegno e risorse, per ridare
fiducia e speranze e alle attese sinora mancate di sviluppo vero – duraturo -sostenibile ,e insieme
suscitare i sogni dei giovani ad esse legati .
Un progetto da costruire valorizzando e potenziando il metodo della concertazione continua,attraverso
un grande patto tra la politica, le Istituzioni, le parti sociali (imprenditori e lavoratori) .
Al centro il territorio ed il suo posizionamento, strategico,competitivo, percettivo. Si tratta di una sfida
complessa e difficile dal momento che la globalizzazione dell’economia spinge a forme di
competizione e di sviluppo che rischiano di essere distruttive rispetto ai caratteri e alle peculiarità
economiche, sociali, istituzionali della realtà locale.
Una sfida da affrontare coniugando qualità della vita e del territorio e innovazione.
5.3. Le priorità
Saranno queste le grandi direttrici di impegno per l’”innovazione” e la “qualità”, quali fattori
strettamente correlati perché il miglioramento continuo, che è l’essenza delle applicazioni tecniche
della Qualità, presuppone ed esige l’innovazione dell’organizzazione, dei mezzi e dei metodi
produttivi:
⇒ Nell’ambito delle azioni che qualificano l’efficienza amministrativa della Camera di Commercio di
Reggio Calabria come “Camera di professionisti”, l’obiettivo di fondo è il passaggio dalla
informatizzazione alla innovazione, che significa incidere nei processi operativi e gestionali di
produzione ed erogazione dei servizi, perché non sia più l’imprenditore a venire alla Camera di
Commercio ma è la Camera di Commercio che si reca a domicilio dell’imprenditore.
⇒ Nell’ambito dei compiti demandati alla Camera di Commercio per la regolazione e lo sviluppo del
mercato, la risoluzione alternativa alla giustizia civile va promossa e diffusa, anche attraverso Internet,
non solo nei rapporti tra consumatori ed imprese ma anche fra imprese.
Senza tralasciare il fenomeno autodisciplinare, che significa sottrazione del rapporto giuridicoeconomico alla normazione “esterna” per privilegiare una sorta di “privatizzazione” delle funzioni di
regolamentazione .
Contribuire anche all’abbattimento delle frontiere alla conoscenza e alle opportunità dell’era digitale e
quindi all’utilizzo delle moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
⇒ Innovazione e trasferimento tecnologico per sostenere la competitività delle imprese e del
territorio:
• per avvicinare le strutture di ricerca alle esigenze e alla domanda delle micro e piccole imprese;
• per monitorare la domanda e l’offerta di innovazione;
• per agevolare il trasferimento tecnologico sul territorio.
⇒ Promuovere la Qualità “:
• supportando le imprese nel passaggio da “product oriented” a “market oriented”
• sviluppando la qualità delle diverse filiere produttive
• favorendo la competitività delle imprese, che si avvalgano anche del forte rapporto con la comunità
in cui sono inserite, attraverso quella particolare forma di gestione che va sotto il nome di CSR
(Company Social Responsability) attraverso la quale il “il benessere dell’impresa riesce a coniugarsi
con l’attenzione alla qualità etica, sociale e ambientale, secondo una logica di sostenibilità”,
⇒ Promuovere l’internazionalizzazione, in una logica ed operatività di sistema, strutturando un
moderno ed efficiente sistema di servizi per le imprese che affrontano le sfide del mercato globale,
ponendosi l’obiettivo di accrescere il numero delle imprese che operano con l’estero non solo
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attraverso l’esportazione diretta delle merci ma anche e soprattutto attraverso collaborazioni produttive
e commerciali.
⇒ Particolare attenzione per la finanza ed il credito, privilegiando la finanza per l’innovazione
perché la variabile finanziaria risulta soprattutto critica per le piccole e micro imprese innovatrici, a
prescindere dal settore, ma anche per tutte le imprese che per sopravvivere e svilupparsi devono
comunque entrare in una logica di innovazione continua e di sviluppo
⇒ Valorizzazione del capitale umano, da una parte promuovendo e sostenendo l’incontro tra
domanda ed offerta di lavoro,dall’altro per soddisfare le mutate esigenze formative del sistema
imprenditoriale.
⇒ Una politica per lo sviluppo delle infrastrutture e dei trasporti
Se queste, in estrema sintesi, possono essere considerati gli orientamenti generali e le priorità che la
Camera di Commercio di Reggio Calabria intende darsi per il prossimo anno, non vanno dimenticate le
altre, complessive azioni che compongono il quadro generale della “politica” della Camera.
Tra le altre si segnalano:
l’impegno per la razionalizzazione e il monitoraggio della spesa, insieme all’ottimizzazione delle
fonti e dei processi generatori delle entrate
il ruolo e le funzioni sempre più accentuati dell’Azienda Speciale IN.FORM.A. quale polo di
servizio per la Camera ed il mercato.
un piano di comunicazione integrata che utilizzi le modalità tecnologicamente più avanzate del
CRM (Customer Relationship Management)
6. LE AREE DI INTERVENTO
6.1 Innovazione e trasferimento tecnologico
6.1.1 Struttura organizzativa ed innovazione
Secondo le stime dell’ISTAT, gli oneri che gravano sulle imprese sono pari a 9.687,5 milioni di euro e
le imprese nel 2003 hanno utilizzato ben 38,13 milioni di giornate-lavoro per adempimenti
amministrativi. Ne deriva un costo medio degli adempimenti per addetto che per le imprese con meno
di 9 addetti,come la quasi totalità delle nostre imprese, è pari a 1.444 euro contro valori inferiori a
1.000 euro per addetto delle imprese dai 20 addetti in poi.
Al fine di ridurre i costi e semplificare gli adempimenti vanno garantite alle imprese efficienza,
rapidità e capacità di dialogare in tempo reale.
La Camera di Commercio proseguirà nel corso del 2005 il già avviato processo di modernizzazione,
valorizzando e potenziando gli elementi di efficienza, efficacia ed economicità in un’ottica di “client
satisfaction”, cogliendo sempre di più le opportunità dell’I.C.T.
A)Sul fronte dell’organizzazione interna
X Semplificazione e qualità
Azioni di miglioramento attraverso la reingegnerizzazione dei processi di produzione dei servizi ai fini
di una loro semplificazione di accesso e velocizzazione di erogazione e ai fini della realizzazione del
prodotto/servizio di effettivo interesse dell’utente.
Semplificazione e qualità che significhino:
• eliminare inaccessibilità ed errori per assicurare la massima tempestività
• riduzione di obblighi e controlli e contestuale snellimento delle procedure per rendere efficaci le
novità introdotte dalla riforma del diritto societario, delle cooperative e dei nuovi sistemi di
abilitazione alle attività professionali ed imprenditoriali ;
• rendere gli adempimenti più facili e contribuire alla creazione di un'unica interfaccia istituzionale a
cui l'impresa possa rivolgersi (portale nazionale www.impresa.gov.it).
• assicurare affidabilità dei dati
Y Struttura organizzativa
La ridefinizione della struttura organizzativa, della dotazione organica, del sistema professionale,
intervenuta nell’anno 2004, costituisce il prius giuridico logico-procedimentale di un’amministrazione
che dovrà evolversi sempre più in senso orizzontale, orientata al servizio e caratterizzata da scambi
informativi all’interno e verso l’esterno.
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Alle trasformazioni organizzative in atto si accompagneranno innovazioni tecnologiche in grado di
produrre elevati rendimenti in termini di servizi per le imprese, per rispondere positivamente ad una
domanda di innovazione sempre più diffusa ed esigente.
Innovazione interna sia in termini di ottica operativa che di miglioramento delle professionalità.
La formazione delle risorse umane va pertanto strutturata come uno strumento fondamentale per
sostenere il processo di cambiamento ed assicurare un’elevata qualità dei servizi alle imprese e ai
cittadini.
Formazione non caratterizzata dalla settorialità ed occasionalità degli interventi ma da un sistema
organico e tecnicamente corretto; formazione che deve riguardare sempre meno la realizzazione di
lezioni e sempre più il benchmarking, gli scambi, il coaching, la consulenza e l’assistenza, la ricerca e
la sperimentazione, il training on the job. Una formazione che costituisca il presupposto sostanziale
dello sviluppo professionale.
Z Sviluppo del personale
Nel contesto del riordino della P.A. avviato col decreto legislativo n. 29/93 ed oggi rappresentato dal
d.lgs. n. 165/2001 modificato ed integrato dalle leggi n. 145/2002 e n. 3/2003, il processo di
privatizzazione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti assolve un ruolo di grande significato e
valenza strategica non tanto per l’integrazione della disciplina del lavoro pubblico con quella del
settore privato – con la conseguente estensione al primo delle disposizioni del codice civile e delle
leggi sui rapporti di lavoro privato nell’impresa e l’introduzione di meccanismi e strumenti gestionali
diversi e fortemente innovativi rispetto a quelli preesistenti – quanto, e soprattutto, per il diverso ruolo
riconosciuto al personale dipendente, inteso non più quale forza lavoro ma come risorsa.
Come risorsa, il personale che opera all’interno di una struttura pubblica, è pur sempre oggetto di
valutazione economica, ma in quanto limitata rispetto all’ampiezza dei bisogni da soddisfare, la stessa
va necessariamente utilizzata in modo appropriato, razionale ed ottimale (efficienza organizzativa) ed
in maniera, soprattutto, da poter offrire sempre e dovunque il massimo ed il meglio di sé con
riferimento allo specifico bisogno per il cui soddisfacimento è impiegata (efficacia erogativa).
Il lavoro, e per esso il dipendente, lungi, pertanto, dall’essere un semplice fattore della produzione,
diventa così elemento strategico e determinante nel processo produttivo pubblico con la conseguenza
che ogni scelta aziendale non può che essere largamente influenzata:
• dal tipo di uomini che opera nell’organizzazione;
• dal tipo di professionalità presente nei processi;
• dal grado di coinvolgimento della risorsa impiegata in sede di elaborazione dei programmi e di avvio
delle azioni conseguenti mirate al perseguimento delle finalità istituzionali.
La risorsa umana diventa, così, parte di un tutto il cui fine ultimo è la soddisfazione di esigenze e
bisogni rappresentati dalla collettività.
Ma perché ciò si realizzi occorre che la risorsa venga utilizzata in modo razionale, valorizzata al
massimo, incentivata in modo adeguato, curandone, in particolare, la formazione, lo sviluppo
professionale, il recupero motivazionale, con riconoscimenti, oltre che di merito, anche di natura
economica collegati sia alla qualità delle prestazioni rese che ai risultati conseguiti.
A completamento del processo di privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici – dopo
che anche la Corte Costituzionale ne ha riconosciuto la valenza ritenendo che una “ben più flessibile
utilizzazione della risorsa umana” per la pubblica amministrazione non può che essere funzionale al
raggiungimento della finalità istituzionale, non contrastando affatto col dettato costituzionale (art. 97)
ed atteso che il legislatore, in sede di riordino del pubblico impiego, ha inteso garantire, accanto a
quello dell’imparzialità, anche il valore dell’efficienza contestualmente si è dato il via anche al riordino
professionale del personale dipendente. Riordino assolutamente necessario perché l’ordinamento
esistente, essenzialmente incentrato sulla qualifica funzionale (introdotta negli anni settanta) e
fortemente caratterizzato da estrema rigidità, mostrava, già da tempo, notevoli limiti e contraddizioni
vistose con effetti, a dir poco dirompenti, sia per il dipendente il cui ruolo, per gli appiattimenti
operativi, veniva di fatto disatteso nei contenuti, sia anche per la stessa Amministrazione che, a causa
della frammentazione delle posizioni e l’ingabbiamento delle stesse, ma soprattutto per l’assoluta
mancanza di stimoli da offrire al personale, non era più nelle condizioni di poter gestire in modo
adeguato i processi produttivi con ripercussioni, certamente non esaltanti, sul piano delle realizzazioni
e del buon andamento dell’azione amministrativa.
Condizione questa assolutamente non soddisfatta dall’ordinamento professionale del personale vigente
al momento dell’avvio del processo di riordino dell’apparato pubblico.
Da tutto ciò discende la operata revisione dell’ordinamento professionale del personale e
l’introduzione di un nuovo sistema di classificazione, totalmente diverso dal precedente, in grado di:
• stimolare lo sviluppo professionale;
• valorizzare le capacità dei singoli;
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• creare concrete opportunità di sviluppo economico;
• coinvolgere il personale nei processi aziendali.
Gli elementi portanti che caratterizzano il nuovo ordinamento sono:
• una nuova classificazione del personale;
• un ordinato sviluppo di carriera per il tramite di progressioni interne “verticale” ed “orizzontale”;
• la valorizzazione del personale con l’attribuzione di incarichi gestionali di rilevante responsabilità;
• il riconoscimento economico attraverso l’attribuzione di fasce economiche.
Il tutto in un contesto fortemente caratterizzato da meccanismi di valorizzazione del merito supportati
da un innovativo sistema di valutazione del personale non dirigente, sperimentale per l’anno 2004, che
sarà introdotto a regime dall’anno 2005 e a cui seguirà anche un nuovo sistema di valutazione della
dirigenza.
Ciò significa una “politica per il personale” che ne qualifichi sempre più la spesa, come investimento
sul piano del continuo adeguamento delle professionalità ai bisogni emergenti della “mission” della
Camera sul territorio, della prospettazione di sentieri di carriera ai più meritevoli per competenze
accumulate, impegno profuso, risultati prodotti; dei trattamenti retributivi allineati a remunerare
“competenze” più in linea con le condizioni di mercato.
Ciò significa superare meccanismi rigidamente egualitaristici (sistema di ricompensa indipendente dai
contributi forniti, antidoto alla conflittualità interna) per attualizzare il valore della equità (giusta
correlazione contributi-ricompensa) promuovendo logiche ed azioni di competizione trasparente e
regolata all’interno della Camera.
Ciò significa utilizzare tutti gli spazi offerti dalla contrattazione collettiva e dalla normativa che
disciplina il rapporto di lavoro privato dei dipendenti camerali e quindi nella forte caratterizzazione di
“privato datore di lavoro” che privilegino un impiego flessibile, sul duplice versante della
valorizzazione del personale e della loro incentivazione attraverso l’investimento di risorse finanziarie
adeguate in salario accessorio, per mantenere sempre costante l’orientamento di tutto il personale verso
l’obiettivo della qualità dei servizi, anche incrementando l’investimento in “formazione”.
[ Fondamentale importanza è riconosciuta al monitoraggio continuo e costante del gradimento degli
utenti/clienti, nella consapevolezza che, se fino ad oggi la responsabilizzazione delle amministrazioni
pubbliche nei confronti dell’ambiente esterno è stata demandata prioritariamente al rispetto del
principio di legalità formale in quanto ritenuto sufficiente per ottenere risultati e fornire garanzie di
equità alla collettività, va sempre più affermandosi un modello di P.A. la cui legittimazione nei
confronti della società è legata sempre più alla capacità di generare “valore” riconoscibile e misurabile
per la comunità di riferimento, piuttosto che alla sua natura “istituzionale” in una logica garantista.
Tali tendenze configurano una nuova concezione del paradigma della “responsabilità dell’azienda
pubblica” secondo cui il comportamento di una P.A. e quindi anche di una Camera di Commercio deve
essere giudicato sulla capacità di:
• produrre servizi in quantità e qualità rispondenti alle attese degli utenti, perseguendo condizioni
durature di economicità;
• agire in una logica di rete valorizzando e potenziando tutte le opportunità offerte dai vari attori
locali;
• rendere conto delle proprie azioni e dei risultati.
Customer satisfaction che dà come feedback la valutazione dell’ente nel suo complesso da parte di
clienti singoli, di intermediari e di referenti istituzionali.
\ La comunicazione interna
La qualità dell’organizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo delle competenze professionali e del
personale, evolvono – come si è detto - in relazione alle “visioni” e ai “valori” generali della Camera di
Commercio di Reggio Calabria e coinvolgono in modo significativo la “comunicazione interna”.
La vision della “squadra professionalmente competente, motivata e dinamica”, l’obiettivo strategico
delle sopra delineate azioni sulla struttura e per il personale che coinvolgono in maniera significativa,
richiama i valori di una “comunicazione chiara, semplice, continua”.
Questo è dunque l’altro obiettivo cui tendere perché esalta i concetti di team, di valorizzazione delle
competenze ed il conseguente aspetto motivazionale delle persone.
La crescente attenzione ai processi di comunicazione esterna pone spesso in secondo piano le
complessità derivanti da una gestione dei flussi comunicativi all’interno delle amministrazioni
pubbliche .
Eppure forte deve essere la consapevolezza che l’efficacia della comunicazione interna, rivolta agli
“utenti intermedi”, è strumentale a quella esterna agli “utenti finali”.
La comunicazione pubblica di tipo interno interessa l’insieme dei flussi informativi, aventi carattere
biunivoco, che attivano un processo di scambio cognitivo fra le persone appartenenti alla medesima
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struttura organizzativa al di là della posizione di lavoro, nell’ambito del complesso sistema
dell’azienda pubblica.
La comunicazione interna dovrà qualificarsi per:
• il carattere pubblicistico dei messaggi, che trova legittimazione nel principio del bene comune e
nell’interesse generale e obbliga a far sì che ogni componente della organizzazione sia a conoscenza
delle informazioni che circolano all’interno;
• la duplicità del potere decisionale che contraddistingue il processo di comunicazione in quanto la
struttura organizzativa si caratterizza per la contemporanea presenza degli organi di governo politico
della Camera di Commercio e degli organi della direzione amministrativa;
• la visione unitaria e sistemica, che considera la Camera un sistema unitario composto da elementi
collegati da diverse relazioni.
Con l’effetto di suscitare consenso e promuovere condivisione, appartenenza e coesione (attraverso: la
ricerca del coinvolgimento; l’emersione della creatività; la presentazione delle scelte strategiche;
l’omogeneizzazione del linguaggio; l’accrescimento della trasparenza).
Al perseguimento di tale tali finalità concorrerà l’attivazione di una intranet.
B) Sul front-office
X In primo luogo, le strategie del sistema camerale italiano per offrire un contributo adeguato alla
soluzione dei problemi economici ed istituzionali che caratterizzano il nostro Paese, chiedono alla
Camera di Commercio di Reggio Calabria prontezza e decisione per accrescerne sul proprio territorio e
per contribuire a far riconoscere a livello regionale l’importanza del pluralismo istituzionale e del
principio di sussidiarietà, forte del proprio ruolo di 'autonomia funzionale', derivata in questi anni dagli
interventi legislativi successivi alla legge 580 del 1993, capace di governare in modo autonomo i
processi economici territoriali, che cura gli interessi generali delle imprese, ne promuove lo sviluppo
sul mercato, interfacciandosi con le altre Istituzioni.
Determinante il contributo del sistema camerale per l’implementazione del “Portale di servizi integrati
alle imprese”: progetto affidato dal Governo all’Unioncamere attraverso apposito protocollo d’intesa.
Il progetto si pone l'obiettivo di realizzare sul web un sistema di servizi dedicato all'intermediazione tra
mondo delle imprese e pubblica amministrazione (www.impresa.gov.it) articolato in 3 componenti:
Il sistema per la cooperazione tra le PPAA e per l'esposizione dei servizi on-line, attraverso il quale
le imprese ed i loro intermediari possono interagire in forma integrata, utilizzando il canale internet,
con gli uffici della PA.
Il Registro Informatico degli adempimenti, previsto dalla legge di semplificazione 2001 come
intervento fondamentale in materia di qualità della regolazione e riassetto normativo.
Il portale informativo, vero e proprio canale di comunicazione e di contatto tra le imprese e la
pubblica amministrazione.
Y In secondo luogo lo sviluppo della ITC richiede anche per le pubbliche amministrazioni una nuovo
modo di pensare la produzione dei servizi ed il rapporto con l'utente-impresa e il cittadino.
La telematizzazione del Registro delle imprese va pertanto considerata come una fase di un processo
più complessivo di telematizzazione degli altri servizi anagrafico-certificativi ma anche di servizi
informativi avanzati, per questi ultimi attraverso il sito web della Camera di Commercio.
Ciò contribuirà all’ obiettivo di portare la Camera di Commercio a domicilio delle imprese ,senza
trascurare il valore della sede decentrata di Gioia Tauro, che insieme alle postazioni telematiche, da
moltiplicare, consentono di avvicinarsi al territorio e quindi di rapportarsi sempre più efficacemente
alle esigenze degli utenti/clienti.
Così l’evoluzione della smart card in Carta Nazionale di Servizi.
Posizionano la Camera di Commercio quale pubblica amministrazione che pensa in modo nuovo, più
vicina alla logica del privato che è attento alle esigenze dei suoi clienti, che innova, che sa utilizzare le
nuove tecnologie e se ne fa promotrice.
C) Sportello Unico
Il recente protocollo d’intesa sottoscritto con l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria
dovrebbe contribuire alla funzionalità effettiva nei Comuni della provincia dello Sportello Unico per le
Attività Produttive (SUAP). Una tappa soltanto di un traguardo più ambizioso che dovrà essere la
realizzazione di una rete provinciale per attualizzare quel principio di “Unicità delle
Ammministrazioni” richiamato più volta dal Ministro dell’Innovazione Tecnologica.
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D)Comunicazione
Le nuove tecnologie dell’informazione hanno modificato tutti i comportamenti individuali e collettivi
nei confronti della comunicazione, che è venuta perdendo i connotati di semplice informazione (che
significa stabilire un rapporto a senso unico tra chi informa e chi riceve l’informazione) per divenire
strumento di interazione tra i soggetti individuali e collettivi (mettere in comune idee, visioni,
esperienze) e di relazione (che significa rendere la comunicazione sistemica, continuare ad interagire,
scambiarsi utilità e vantaggi).
La semplice attività di informazione rappresenta così il passato.
L’informazione come base per comunicare ed intrattenere relazioni rappresenta il futuro prossimo.
La struttura camerale deve porsi dunque nelle condizioni di operare in modo interattivo con il mondo
esterno attraverso le nuove tecnologie dell’informazione, per portare on-line la propria comunicazione
e le proprie informazioni.
Si tratta non solo di utilizzare gli strumenti tecnologici per aumentare la qualità e la quantità della
informazione ma anche di raccordare con gli altri (istituzioni ed associazioni) le modalità di
informazioni all’utenza.
Si tratta di creare le condizioni per un flusso informativo interattivo fra i vari soggetti istituzionali e
associativi, ma anche con i professionisti, in modo da offrire alle imprese servizi integrati e
costantemente aggiornati con l’ausilio delle nuove tecnologie dell’informazione e della
comunicazione.
Aumentare i livelli di comunicazione come strumento di interazione con l’utenza. Ciò vuol dire fare
rete, come richiamato prima .
Si tratta allora di strutturare un vero e proprio sistema integrato di comunicazione, previa analisi
dello stato attuale, individuando obiettivi, azioni prioritarie, target, destinatari, strumenti idonei da
utilizzare e modalità di diffusione dei processi comunicativi.
Alcune Azioni
• Formazione (Formazione del personale, chiamato a svolgere compiti di informazione, comunicazione,
relazioni esterne)
• Adeguamento degli strumenti di comunicazione (collegamenti e convenzioni con agenzie di stampa
per consolidare le relazioni con la stampa specialistica e non, privilegiando, in ordine ai temi di volta
in volta presi in considerazione ,i rapporti con le varie componenti specializzate,interazione – in vista
anche di piattaforme tecnologiche comuni – con siti e/o Portali web che favorisca la creazione di un
sistema informativo territoriale delle pubbliche amministrazioni e del mondo associato dell’economia.
• Prodotti e servizi di comunicazione (Definizione dell’immagine integrata della Camera correlata al
diverso utilizzo del sistema mass media, stampa-tv-cinema), materiale informativo istituzionale da
divulgare tramite supporti cartacei e/o multimediali
Si tratta di potenziare il sistema CRM ( Customer Relationship Management), che si caratterizza quale
modalità tecnologicamente più avanzata per offrire agli utenti/clienti della Camera solo le informazioni
rilevanti, ritagliandole sulle specifiche esigenze di ciascuno. Per le imprese, significa pertanto avere a
disposizione un canale di comunicazione privilegiato, attraverso il quale si ha la garanzia di ricevere
solamente informazioni utili per la propria attività, perché preselezionate sulla base di un profilo
dettagliato dell’impresa, inserito in un database che si alimenta ad ogni contatto.
Il sistema implementato nel corso del 2004 ,dovrà evolversi secondo una strategia di e-Government
ancor più orientata alla veicolazione delle attività promozionali e di servizio che la Camera di
Commercio mette a disposizione delle imprese.
Rafforzare, in ottica multicanale, la relazione diretta con le imprese dovrà essere l'obiettivo finale di
questo sforzo di comunicazione, sfruttando le opportunità offerte dalle tecnologie Internet e dalla
rivoluzione dell'e-government, per incidere proprio in quelle aree dei servizi alle imprese
(informazione economica e promozione) che attengono al suo ruolo di primario attore nella
promozione dell'economia e dello sviluppo locale.
Un sistema attraverso il quale perseguire i seguenti obiettivi finali:
1. Promuovere l'e-government per rendere più efficace e produttiva la relazione Imprese - Camera di
Commercio.
2. Rafforzare la relazione tra la Camera di Commercio e le imprese costruendo un canale diretto di
comunicazione con dei referenti individuati sulla base delle rispettive aree di interesse/competenza
(internazionalizzazione, promozione della commercializzazione, formazione, innovazione, finanza,
etc.);
3. Orientare al "cliente" i processi alla base dei servizi camerali, sviluppando una relazione evoluta
(basata cioè su una pluralità di canali) tra i responsabili dei procedimenti camerali ed i loro
interlocutori all'interno delle imprese; e questo sia in uscita (dalla Camera alle imprese - logica
OUTBOUND), sia tracciando e mantenendo memoria delle richieste provenienti dalle imprese "utenti"
(logica INBOUND);
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4. Arricchire progressivamente il database dei contatti con le aziende e delle motivazioni alla loro base,
al fine di accrescere la loro qualificazione attraverso la conoscenza delle caratteristiche non
amministrative delle aziende del proprio territorio (mercati di sbocco, target clientela, capacità di
innovazione, utilizzazione di strumenti finanziari innovativi, etc.);
5. Imparare a leggere i bisogni delle imprese attraverso l'analisi delle motivazioni e delle richieste alla
base dei contatti (customer experience), utilizzando tali informazioni proattivamente per proporre
servizi e proposte innovative in grado di soddisfarli;
6. Attraverso un processo di affinamento continuo, ottimizzare la capacità di indirizzare correttamente
le proposte camerali a profili di imprese potenzialmente interessate (profilazione), evitando processi di
spamming informativo che determinano disaffezione e disattenzione verso i servizi di gestione delle
relazioni;
7. Proporre l'utilizzo dei canali di comunicazione così creati per lo svolgimento di iniziative congiunte
in tema di e-Government e servizi promozionali alle imprese in collaborazione con altre istituzioni
locali (Regione, Province, Comuni, Centri Regionali di Competenza) e strutture associative.
Comunicazione anche per far conoscere in maniera adeguata ed informare il target di riferimento
della Camera di Commercio, nonché i cittadini ed i consumatori in senso lato, sul ruolo e le funzioni
che la Camera nella sua soggettività, quale terminale del sistema camerale, ma anche il sistema
camerale, in una logica e struttura di rete, svolge per la gestione e lo sviluppo economico ed
imprenditoriale del Paese e delle singole realtà locali.
Nello specifico si tratta di un progetto di sistema mirato a:
• valorizzare ruoli e attività camerali attraverso azioni di promozione e diffusione dei servizi erogati
alle imprese;
• rafforzare la presenza delle Camere di Commercio nell'opinione pubblica, confermando e
incrementando la loro referenzialità nel settore dell'economia e più in generale nello sviluppo del
territorio;
• diffondere un'immagine moderna dell'istituzione, intesa come struttura di servizio orientata ai bisogni
degli iscritti, motore di crescita dell'economia locale e nazionale ;
• rendere la Camera più vicina al suo pubblico; luogo di incontro tra istituzione e attività produttive,
per intese ed impegni comuni.
Obiettivi che intendono ancora di più evidenziare l'originalità della Camera di Commercio e dell'intero
sistema a cui appartiene. Una "rete aperta" in grado di promuovere - in modo organico e secondo
obiettivi generali e comuni - lo sviluppo delle capacità imprenditoriali e la loro proiezione oltre i
confini locali e nazionali.
Gli obiettivi generali dell'iniziativa si raggiungeranno individuando nella fase esecutiva gli aspetti più
salienti e di impatto comunicazionale adeguato nell'ambito delle tematiche definite strategiche da
Unioncamere Italiana per il 2004-2006, ma anche nel Programma Pluriennale della Camera (ricerca,
innovazione e trasferimento tecnologico; formazione del capitale umano; internazionalizzazione;
sviluppo delle infrastrutture per le imprese; diffusione della cultura e della certificazione della qualità;
e-government e semplificazione amministrativa)
La campagna si svilupperà a livello locale e nazionale attraverso tre modalità distinte nell'uso dei
mezzi:
• Stampa nazionale quotidiana e periodica;
• Campagna affissioni locale
• Trasmissione televisiva RAI
Questo triplice veicolo strumentale consentirà di raggiungere il duplice obiettivo di comunicare ed
informare in modo integrato sia a livello locale (esaltando il ruolo della singola Camera), sia a livello
nazionale (esaltando il ruolo della rete e del sistema).
E) E-procurement
Con la sottoscrizione del protocollo d’intesa Amministrazione Provinciale-Camera di CommercioConsip, nell’ambito della politica sulla razionalizzazione della spesa, la Camera dal 2005 opererà a
pieno titolo sul “mercato elettronico della Pubblica Amministrazione” attivato dal Ministero
dell’Economia e delle Finanze.
6.1.2 Innovazione e trasferimento tecnologico per le imprese
“La discussione
sviluppo (della
nell’evoluzione
globalizzazione.
aperta, sia sul declino del modello produttivo italiano, sia sui nuovi percorsi dello
nostra regione), individua nell’innovazione delle imprese e del sistema e
del modello di specializzazione una possibile risposta alla sfida portata dalla
Una sfida che può essere vinta solo con un salto di forza competitiva, capace di fare
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perno, non solo, su grandi e necessarie scelte di sviluppo, nazionali ed europee, ma anche, sui territori,
sulle risorse dei sistemi locali che esprimono, oggi, un’inedita centralità proprio all’interno dei
moderni paradigmi dello sviluppo: mercato globale; risposta alla deriva finanziaria dell’economia;
dematerializzazione dei fattori e dei settori trainanti; economia della conoscenza; rivoluzione
tecnologica “ (G.Porrazzini, La creazione di imprese innovative).
I dati statistici e gli scenari delle realtà regionale e provinciale concordano su un risultato: occorre
innovare alle politiche dello sviluppo sin qui sperimentate, con la conseguenza che la sfida per la
crescita sia per la situazione congiunturale che in relazione al contesto europeo 2007/2013 è divenuta
dunque più pesante.
Le nuove frontiere proiettano le società locali in una dimensione planetaria e la mondializzazione oggi
è giocata come competizione fra sistemi organizzati prima ancora che tra imprese.
Di conseguenza, la competizione diventa la diversa capacità dei sistemi locali di combinare ed
organizzare le opportunità economiche, le risorse, il territorio e gli attori in vista del posizionamento
più vantaggioso nei processi di riorganizzazione sistemica territoriale che si dispiegano su scala
mondiale.
Allora imprese, territorio, istituzioni sono le variabili per ogni futura politica di sviluppo, con forti dosi
di innovazione.
Ma dire “innovazione” sembra ormai diventato uno slogan, farla è tutt’altro che scontato, soprattutto in
un’area come quella reggina ove i nostri piccoli imprenditori hanno spesso sacrificato la crescita delle
loro imprese alla riproduzione di una struttura proprietaria “chiusa”.
Se la conoscenza è una risorsa strategica, è di importanza economica strategica mettere a sistema le
infrastrutture del sapere, cominciando dalle Università.
Una delle conseguenze delle economie moderne a forte intensità di sapere è che la produzione e l’uso
del sapere è il nucleo di tutte le attività a valore aggiunto, e l’innovazione è il punto nevralgico delle
strategie di crescita delle imprese e delle nazioni.
La Calabria è ricca di un patrimonio di conoscenza astratta (è il riconoscimento da dare anzitutto alle
nostre Università e alle altre strutture esistenti) ed ha una significativa dotazione anche di conoscenza
contestuale (piccole imprese, lavoratori professionalizzati, ecc.).
Il problema non è la carenza di poli, centri e quant’altro ci si inventa in questo periodo, quanto di:
⇒ Potenziamento e messa a sistema dei soggetti locali di produzione delle conoscenze
scientifiche e tecnologiche, partendo dalle Università;
⇒ Realizzazione di un network locale di diffusione del sapere e dell’innovazione (centri di
ricerca e dell’alta formazione, istituzioni, sistema delle imprese e finanza e credito);
⇒ Raccordo tra le sedi dello sviluppo teorico e dell’acquisizione delle conoscenze tecniche e
scientifiche e le sedi della conoscenza contestuale (le imprese).
La Calabria e così la provincia reggina hanno bisogno, per far evolvere il proprio modello di
specializzazione di innovare in profondità il sistema di imprese esistenti, ma anche di integrarlo e di
spostarne in avanti l’asse culturale e tecnologico, per mezzo della creazione di imprese innovative.
La specializzazione dell’impresa, insieme alla capacità di crescita, è il nodo cruciale dello sviluppo nei
prossimi anni. Le nostre aziende sono molto più esposte, rispetto a quelle delle regioni italiane e dei
Paesi più avanzati, alla concorrenza sui costi perché molto presenti in settori tradizionali,a basso valore
aggiunto e ad alta intensità di manodopera. Siamo invece molto più deboli nei comporti produttivi che
a livello internazionale crescono di più: sono i settori dominati dalle medie imprese o da gruppi di
impresa nei quali è molto alta la quota di investimenti in ricerca ed innovazione.
Il tema dei settori è dunque decisivo per il futuro del nostro tessuto produttivo.
E’ necessario spingere le imprese ad occupare i punti più alti delle filiere produttive, puntando
sull’eccellenza delle risorse umane,su partnership stabili con le Università e i centri di ricerca.
Il Forum organizzato dalla Camera di Commercio l’8 di ottobre 2004 è servito per ascoltare quello
che hanno fatto gli altri per lo sviluppo e la creazione di imprese innovative, per mettere a profitto le
buone prassi, i punti di forza delle esperienze di altre realtà per migliorare la competitività del territorio
in un disegno complessivo di cittadinanza di tutte le imprese, percorrendo un metodo ed un processo
positivamente valutati anche a livello europeo per come emerge dal 4° Rapporto della Commissione
UE sull’attuazione della “Carta europea delle piccole imprese”.
E ciò riguarda le imprese, come le istituzioni, come l’associazionismo economico: tutto il sistema
territoriale.
Il comportamento delle imprese rappresenta certo una condizione necessaria ma non è sufficiente per
lo sviluppo dell’economia locale; compete alle istituzioni accompagnare lo sviluppo e devono farlo
generando fiducia, misurandosi sulla efficienza, efficacia e redditività e producendo “valore” nei tre
settori prioritari contemplati dalla Carta europea per le piccole imprese: accesso al finanziamento,
consulenza , innovazione e trasferimento di tecnologia.
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Per fare questo sono chiamate cioè ad operare da “imprenditori collettivi”. Ciò significa forte capacità
propositiva, sburocratizzazione, responsabilità e sussidiarietà che si estenda sino al privato organizzato.
Un campo questo su cui generare novità, combinazioni innovative tra sistema pubblico e mercato, nella
forte consapevolezza che l’innovazione deve essere “innovazione di sistema” e quindi esige sempre
una buona dose di coesione istituzionale, sociale ed economica.
Partendo da una piena consapevolezza delle difficoltà da superare, che sono prevalentemente di
carattere culturale e finanziario, oltre che strutturale .
Il forum è stato una premessa di lavoro ed impegno perché attraverso la conoscenza di esperienze
territoriali di successo, il loro confronto con lo stato e le tendenze in Calabria e nella provincia, la
verifica di un possibile loro trasferimento e replica a livello locale, si pervenga alla individuazione di
un nuovo modello e percorso dello sviluppo della provincia di Reggio, replicabile anche per l’intera
regione, attraverso un progetto-programma che individui nell’innovazione delle imprese esistenti e
nella creazione di nuove imprese innovative una possibile risposta alla sfida portata dalla
globalizzazione, a quella più recente dell’allargamento dell’UE e a quella prospettica dell’area
euromediterranea di libero scambio, che rischiano di accentuare ancora di più l’emarginazione e
perifericità economica dalla Calabria e quindi della provincia reggina.
Le azioni che si programmano:
Potenziare i servizi di informazione/orientamento, inseriti nell’ambito di un’iniziativa
“di sistema” su scala nazionale, per stimolare la domanda di innovazione e favorirne l’incontro con
l’offerta di soluzioni tecnologiche.
La Camera già attua servizi di carattere informativo attraverso lo Sportello Informativo ad indirizzo
tecnologico, il Punto UNI - unico in Calabria - e soprattutto attraverso il proprio centro Patlib (Patent
Library) - coordinato a rete con gli altri centri europei dell’UEB. PATLIB come “biblioteca digitale
per l’innovazione tecnologica e la tutela della proprietà intellettuale”.
I brevetti sono uno strumento per il monitoraggio del grado di innovazione delle imprese ed i centri
Patlib possono essere gli snodi attorno ai quali coagulare l’azione delle Camere di Commercio ma
anche di tutto il sistema camerale per il ruolo di cerniera tra i detentori dell’innovazione e le PMI.
Potenziare il Centro di informazione brevettuale (PATLIB) e lo Sportello Informativo ad Indirizzo
Tecnologico, significherà sperimentare servizi ad alto valore aggiunto:
3 ricerche di anteriorità su brevetti e marchi a domanda ma anche autonomamente per promuovere la
conoscenza soprattutto in relazione ad ambiti di interesse;
3 monitoraggio in settori specifici, sia per quelli innovativi sia per i tradizionali.
La Camera nel corso del 2005, avvalendosi sempre della propria Azienda Speciale e sfruttando
l’opportunità del Patlib, dovrà impegnarsi a:
• Promuovere, attraverso efficaci servizi informativi-formativi, possibilmente coordinati con le
Università, l’importanza della tutela industriale e diffondere la cultura della brevettazione .
La brevettazione non è un costo ma una risorsa: crea vantaggi, leadership tecnologica e concorrenziale
e quindi sviluppo, lavoro e benessere.
Tanto motiva iniziative finalizzate a favorire l’attività di brevettazione delle PMI e delle Università.
L’offerta scientifico-tecnologica del sistema di ricerca pubblico italiano, oggetto di una recente
indagine DINTEC e Dipartimento Ingegneria dell’Impresa dell’Università “Tor Vergata” di Roma
(triennio 2000-2002), che posiziona le Università Calabresi (UNICAL e Reggio Calabria) agli ultimi 5
posti per la produzione scientifica.
• Promuovere la diffusione e l’accesso ai giacimenti delle conoscenze tecnologiche, in particolare dei
brevetti depositati per i vari settori, non tanto per evitare che gli imprenditori cadano inavvertitamente
in contraffazioni e violazioni dei diritti altrui, quanto per evitare inutili sprechi di risorse in studi e
ricerche per dare risposta a problemi già risolti da altri.
• L'attività "MUMBLESEARCH" per soddisfare l'esigenza di ricerca delle informazioni in ambito
web, con uno strumento più "mirato" rispetto ad un motore di ricerca tradizionale: è l'offerta di servizi
in ASP a valore aggiunto che permettono all'utente, interessato ad un suo determinato argomento, di
poter fruire di ogni ritrovamento di informazioni interessanti; è uno strumento di lavoro che, partendo
da diverse sorgenti informative (sources) decise a priori, aggrega le informazioni cercate e trovate, ne
fornisce una unica raccolta complessiva, e provvede a monitorare in tempo reale sulla rete le
informazioni sull'argomento.
Un team di esperti nelle varie materie, inoltre, sulla base di tecnologie di intelligenza artificiale
realizzerà agenti automatici di ricerca in grado di navigare autonomamente nel Web alla ricerca di
nuove fonti.
Supportare la domanda di innovazione - attraverso la definizione di percorsi per l'analisi
delle esigenze delle imprese - e, dall'altro, promuovendo l'incontro con l'offerta di innovazione
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tecnologica, tramite l'attivazione di funzioni di technology transfer & licensing management (TT&LM)
negli EPR (quali Università, CNR, Enea, etc),
Il target di riferimento sono le imprese operanti nei settori tradizionali dell'industria manifatturiera ma
con attenzione per gli ambiti innovativi che promettono nuovi spazi, come per esempio le
nanotecnologie, il biomedicale, l'Information and Communication Technology (ICT), etc.
Beneficiando dell'esperienza acquisita dal sistema camerale, ci si concentrerà sull'aspetto strettamente
tecnologico e si opererà nell'ottica di una strategia nazionale.
Due gli obiettivi strategici:
1) Dare avvio e consolidare un sistema per la conoscenza ed il monitoraggio sistematico dei fabbisogni
tecnologici delle imprese;
2) Sviluppare, avvalersi e contribuire alla rete di "referenti" stabili all'interno del mondo delle
Università e dei Centri di ricerca pubblici presenti sul territorio, al fine di avvicinare la domanda di
innovazione espressa dalle piccole e micro imprese con le potenzialità di risposta presenti nel sistema
della ricerca pubblica.
Le esperienze in atto:
•One stop shop, iniziativa di Unioncamere
•Liason Office, promosso dall’Università della Calabria.
Nello specifico, gli obiettivi del progetto si tradurranno in due aree di risultato:
1) Per le imprese: realizzazione dell'analisi dei fabbisogni tecnologici (per almeno 20-30 imprese) con
l'esecuzione di audit tecnologici (valida a proposito l’esperienza del “Progetto DIRCE” dell’Istituto
G.Tagliacarne) ed erogazione di una check list di rilevamento sintetica, per posta - fax -telefono email, che consenta di ottenere un significativo numero di risposte (almeno 50-100 imprese).
A valle degli audit si tratta anche di promuovere iniziative che contribuiscano a sviluppare
“partenariati per l’innovazione” ovvero la cooperazione tra imprese (si devono sostenere le
aggregazioni degli sforzi più che le fusioni, generalmente impossibili), per la formulazione di progetti
comuni di ricerca e la formazione di reti tra imprese,organismi scientifici e centri di competenza.
2) Per gli EPR: utilizzo diffuso della rete dei TT&LO (e cioè Technology Transfer & Licensing Office)
assicurando la nascita a livello locale di almeno un TT&LO tra gli EPR territoriali come strumento di
raccordo tra domanda ed offerta di innovazione.
Gli obiettivi esposti prevedono il raggiungimento dei seguenti obiettivi intermedi nel corso dell’anno
2005:
a) predisposizione di una guida, e relativa check list, per l'analisi dei fabbisogni tecnologici e di un
modello per la loro trasposizione in domanda di tecnologia ricevibile dagli EPR;.
b) costituzione di una rete locale di analisti dei fabbisogni tecnologici, scelti tra giovani laureati o tra
persone nel percorso dell'alta formazione, selezionati sulla base di specifiche valide a livello nazionale
e opportunamente formati alla rilevazione e trattamento dei fabbisogni delle imprese.
Sperimentazione e realizzazione di azioni di trasferimento tecnologico. A tal fine sarà
avviata la realizzazione di un “laboratorio per l’innovazione”, attraverso l’applicazione del modello di
servizi denominato “Laboratorio Innovazione PMI” già sperimentato con successo da altre Camere di
Commercio. (Progetto: “Sviluppo di servizi per il trasferimento tecnologico alle PMI e per
promuovere azioni a sostegno di nuove imprese innovative”).
Si tratta appunto di un “laboratorio” per:
• L’individuazione dei bisogni di “innovazione” delle imprese dei settori a maggiore rilevanza
economica della provincia, anche se latenti ed inespressi, il loro monitoraggio continuo per
l’elaborazione di una “domanda” sistematizzata;
•L’individuazione sul mercato dell’”offerta” di innovazione che incroci la “domanda” , ma anche delle
opportunità e delle soluzioni tecnologiche per innovare processi e prodotti;
•La diffusione mirata alle singole imprese (utilizzando lo strumento del CRM in fase di
implementazione) delle informazioni del “mercato della innovazione”
•L’affiancamento, attraverso incontri formativi, dell’impresa e della sua organizzazione nel processo
di selezione, acquisizione, implementazione delle soluzioni e gestione del cambiamento che ne
consegue, agendo anche come regolatore del mercato attraverso la istituzione di repertori referenziati e
la definizione di apposite convenzioni;
La nascita di una nuova generazione di imprese e di imprenditori ( nuove tecnologie
o business emergenti) può essere una delle carte fondamentali da giocare per far evolvere il modello
della nostra economia verso attività a più alto valore aggiunto che impegnino quelle risorse umane
professionalizzate oggi non richieste dal nostro sistema di imprese e che spostino sempre più i centri di
ricerca, cominciando dalle Università, verso il terreno delle imprese.
Per fare evolvere il sistema economico locale occorre non solo innovare in profondità il sistema di
imprese esistenti, ma anche integrarlo e spostarne in avanti l’asse culturale e tecnologico, per mezzo
della creazione di imprese innovative.
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La disponibilità nel breve periodo di un adeguato “battaglione tecnologico” è una componente cruciale
della capacità imprenditoriale e del potenziale competitivo di un sistema economico.
Per creare un ambiente locale atto a stimolare e favorire la creazione di nuove imprese innovative, si
prevede di associare agli interventi già avviati nel 2004 (“Premi per l’innovazione”, “Fondo rotativo di
seed capital per nuove imprese innovative”, “Sostegno alle imprese per l’utilizzo di nuove tecnologie
informatiche ed applicazioni internet”) azioni complementari che incentivino spin-off e
autoimprenditorialità in due settori innovativi: le Biotecnologie applicate all’agricoltura e il
Biomedicale (Progetto: “L’innovazione ed il trasferimento tecnologico alle PMI nel settore delle
Biotecnologie”; Progetto: “L’innovazione ed il trasferimento tecnologico alle PMI nel settore
Biomedicale”),
La scelta di sfruttare le potenzialità delle biotecnologie (non degli OGM) applicate all’agricoltura
nasce quale possibile percorso per favorire lo sviluppo del settore primario e della intera filiera
agroalimentare calabrese, e quindi, per l’effetto “modello” l’attivazione della economia locale nel suo
complesso.
Le applicazioni biotecnologiche, consentendo un sistema di certificazione Doc su base genetica e
quindi di tipizzare efficacemente prodotti agroalimentari largamente imitabili, generano una maggiore
caratterizzazione qualitativa delle produzioni calabresi con l’effetto di un aumento della competitività
sui mercati.
Si aprono su questo terreno prospettive per processi di partnership industriale e creazione di nuove
imprese innovative che abbiano una proiezione internazionale e che si fondino sulla crescita di processi
di ricerca e sviluppo.
In tale ambito, la Camera farà forza, risorse finanziarie consentendo, sul partenariato sottoscritto da
attori regionali, nazionali ed internazionali nell’ambito dei PPTIE – Programmi di partenariato
territoriale con gli italiani all’estero promosso dal MAE – per garantire il trasferimento di know how,
tecnologie, best practices e prodotti innovativi.
Le azioni di tale progetto: “ Agbiotech – Partnership – Partenariato per l’applicazione delle
biotecnologie all’agricoltura calabrese”, peraltro già positivamente selezionato (ma non finanziato) da
Regione Calabria e Ministero degli Affari Esteri tra i 46 progetti regionali di cui solo 6 ammessi alla
successiva fase, nell’ambito del PPTIE (PON ATAS OB. 1 2000-2006 – Misura II.1, Azione D),
prevedono tra l’altro un potenziamento nel settore del ruolo di ricerca della Facoltà di Agraria
dell’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, promuovendo e sostenendo, attraverso
il partenariato, una rete di relazioni con realtà territoriali e centri di ricerca più avanzati.
Le biodiversità, l’estinzione a livello mondiale di specie agricole a rischio, la loro salvaguardia non
sono soltanto fenomeni scientifici e tecnici ma anche culturali ed offrono prospettive per nuove
professionalità: la Scuola Sant’Anna di Pisa, ad esempio, ha già avviato i primi “superdottorati”
d’Europa in agrobiodiversità.
La scelta di promuovere la creazione di nuove imprese innovative nel biomedicale, favorendone lo
start-up, scaturisce dal fatto che il settore ha un ruolo oggi strategico e con importanti prospettive di
sviluppo per una forte domanda interna che per lo più viene evasa da un’offerta estera.
L’obiettivo specifico del progetto è quello di rendere disponibili tecnologie e know how degli altri
attori del partenariato progettuale: Camera di Commercio di Roma (attraverso il Tecnopolo Tiburtino e
il Tecnopolo di Castel Romano), Camera di Commercio di Pisa (con i centri di ricerca applicata sul
territorio) e del Parco Scientifico Biomedico San Raffaele di Roma.
Linea di azione trasversale a tutti i progetti sarà quella di monitorare ed intercettare
quelle misure finanziarie pubbliche (locali, regionali, nazionali e comunitarie) adeguate ed efficaci
per assicurare la sostenibilità di progetti innovativi.
Ma innovazione non è soltanto quella risultante da attività di ricerca e sviluppo, quanto il valore del
termine nella sua ampia accezione che indica:
Un processo continuo di adeguamento dei prodotti alle esigenze del cliente, nazionale ed
internazionale.
Tale processo mira a sfruttare, nel complesso ciclo che va dalla produzione alla commercializzazione,
tecniche, ritrovati e know-how che genera il progresso generale della tecnologia nei diversi settori e
che vengono rielaborati dalla singola impresa in modo originale e creativo. E’ quel patrimonio di
innovazione diffusa che caratterizza il panorama industriale italiano che contraddice con
quell’indicatore di innovazione rappresentato dai brevetti depositati e che penalizza la posizione
industriale reale dell’Italia (al 10° posto in Europa, al 17° nel mondo per brevetti depositati). Ne
consegue un’esigenza di tutela dell’innovazione, poco avvertita perché la maggioranza degli
imprenditori, soprattutto quelli piccoli, non conosce gli strumenti di tutela a sua disposizione e, ancora
meno, ne conosce i vantaggi.
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Un approccio sistemico all’innovazione, quella organizzativa, quella della finanza e quella
distributiva, attraverso l’offerta di servizi di informazione, formazione, assistenza tecnica diretti o di
rete.
Innovare significa anche e soprattutto puntare seriamente sul nuovo paradigma tecnologico, ossia
accogliere in azienda, facendola propria, la rivoluzione informatica cominciando dalle innovazioni rese
disponibili dal sistema camerale (firma digitale, Carta Nazionale dei Servizi, Legalmail).
Purtroppo, le tecnologie informatiche vengono utilizzate dalle imprese, anche cosiddette eccellenti,
come acceleratori del vecchio sistema: la posta elettronica per velocizzare le spedizioni cartacee,
l’home page di Internet come una sorta di nuovo biglietto da visita on line. E’ questo un limite che va
superato.
6.2 Qualità
La qualità è una delle condizioni fondamentali per lo sviluppo ed il miglioramento del sistema
produttivo.
“Qualità” ossia la capacità di mantenere, nel lungo periodo, un sistema in grado di soddisfare
efficacemente le esigenze dei clienti, di innovarsi e migliorare continuamente, di razionalizzare
l’impiego delle risorse, di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione aziendale nel suo
complesso.
Le imprese sono così chiamate a porre in essere una metodologia che sia orientata ad ottenere
un’affidabilità elevata nei processi di produzione dei beni e di erogazione dei servizi ed una conformità
costante di tali servizi alle esigenze, esplicite ed implicite, dei “clienti” e quindi del mercato.
Ecco perché un’applicazione più vasta della certificazione volontaria appare indispensabile per
soddisfare le esigenze (di sicurezza, salute, igiene e benessere) dei consumatori, le garanzie richieste
dalle imprese committenti e i requisiti imposti dalla legislazione di settore.
La Camera punterà pertanto a diffondere, soprattutto presso le micro e piccole imprese, le norme di
certificazione della qualità (di processi, prodotti, sistemi gestionali e ambientali) quali leve privilegiate
per accrescere l’efficienza e la redditività aziendale e quindi per rafforzare la competitività.
Proseguiranno le azioni già intraprese nel corso del 2004:
y Aiutare le imprese a comprendere il vantaggio competitivo della “qualità” e della “qualità
certificata”, attraverso iniziative informative e formative e sostenendole nei processi di certificazione.
y Promuovere la creazione, diffusione ed utilizzo di marchi collettivi di prodotto. Particolare
attenzione sarà dedicata al settore agricolo, al turismo e all’artigianato:
Agricoltura. Sfruttare le potenzialità dei distretti rurali ed agroalimentari di qualità, in sede di
applicazione delle recenti leggi regionali già richiamate.
ƒ Valorizzare al massimo il legame tra prodotti agroalimentari e territorio sfruttando le potenzialità
delle biotecnologie applicate all’agricoltura quale possibile percorso per favorire lo sviluppo del
settore primario e della intera filiera
ƒ Riconoscimento attraverso marchi collettivi, tutela e valorizzazione dei prodotti definiti tradizionali,
lavorando all’interno di quell’ampio, forse troppo, bacino di prodotti individuabili per la provincia
reggina tra i 271 individuati dalla Regione per tutta la Calabria (Suppl. Ord. n. 144 alla G.U.R.I. n.193
del 18 agosto 2004).
Ciò consente peraltro di affrontare con più tranquillità la fase di allargamento ad Est dell’Unione
Europea e di preparare le nostre produzioni al confronto, più serrato e competitivo, che ci sarà con
l’avvio della zona di libero scambio con i Paesi del corridoio mediterraneo, previsto entro il 2010.
Quella della qualità sembra dunque essere la strada più opportuna da percorrere. E questo anche in
considerazione della struttura del tessuto imprenditoriale provinciale, caratterizzato da micro e piccole
imprese. Con la qualità, quelli che appaiono essere dei punti di debolezza (ad es. la frammentarietà
dell’offerta), possono diventare, in molti casi, proprio per le micro e piccole aziende, dei veri e propri
punti di forza. L’articolazione produttiva, infatti, unitamente alla flessibilità organizzativa
costituiscono dei vantaggi per la conquista di mercati di nicchia, avendo la possibilità di scostarsi dalle
rigide logiche delle economie di scala e della competizione di prezzo.
Le strategie per la qualità e gli strumenti adottabili a supporto sono sostanzialmente riconducibili a due
tipologie:
1. qualità riferita al produttore (politica di marca) o anche all’area di produzione, valorizzata da sistemi
volontari di tracciabilità (ovvero la capacità di ricostruire la storia di un prodotto) e di certificazione
ISO (relative alla realizzazione e gestione dei sistemi di qualità aziendali).
2. qualità riferita ai prodotti tipici o a denominazione geografica, riconosciuta e protetta a livello
comunitario.
Senza dimenticare la “tracciabilità di filiera” ( che identifica le aziende che hanno contribuito alla
formazione di un dato prodotto alimentare:la più nota in Italia è ad es. quella del parmigiano reggiano)
che oggi è alla grande attenzione di imprenditori e consumatori per le sue connessioni con le
problematiche della origine e della sicurezza.
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Ma la identificazione, tracciabilità e certificazione sono soltanto i punti di partenza per disegnare piani
di produzione e commercializzazione adeguati, in risposta alle richieste di un mercato sempre più
globale, ma contestualmente più esigente.
D’altra parte, secondo una recente indagine tre italiani su quattro sono disposti a spendere di più nella
spesa alimentare pur di acquistare prodotti tipici e assicurarsi la provenienza nazionale di qualità.
Queste considerazioni devono spingere a valutare con molta attenzione la situazione che abbiamo di
fronte al fine di non fare passi falsi. Occorre, quindi, selezionare i prodotti con estremo rigore e
individuare per ciascuno di essi la forma di riconoscimento più appropriata. E’ importante sottolineare
che il riconoscimento viene prima delle forme di valorizzazione, non solo in omaggio ad un elementare
principio di logica ma anche per evitare il rischio di creare spazi impropri a prodotti che, senza
adeguati controlli sulle materie prime o sui processi produttivi impiegati, verrebbero facilmente e
immediatamente contraffatti.
Naturalmente, la forma di riconoscimento non dovrà né potrà essere sempre e comunque quella ad
omologazione europea (DOP/IGP o anche STG).
Pur nella consapevolezza di una eccessiva semplificazione, occorre richiamare l’attenzione sui rischi
della estinzione o di perdita dei caratteri originali di numerosi prodotti, a causa del processo di
omologazione dei modelli alimentari e dei processi di cannibalizzazione da parte dei prodotti tipici
provenienti da altri territori e da altre culture alimentari e per proporre:
1° la realizzazione di un Atlante delle tipicità reggine, che utilmente suddivida il variegato sistema
agroalimentare in alcuni gruppi strategici in relazione a due variabili fondamentali: da un lato il
potenziale di offerta – intesa come capacità produttiva del territorio; dall’altro la presenza della
riconoscibilità dei prodotti sul mercato.
Questo presuppone, da una lato, la catalogazione dei prodotti, che porti ad elevare il livello di
conoscenza e di informazione del consumatore sul territorio e le caratteristiche dei singoli prodotti (la
storia, la cultura, i sistemi di lavorazione e/o conservazione, le caratteristiche organolettiche);
dall’altro, la individuazione delle imprese che contribuiscono, secondo la logica della filiera, alla
formazione di un prodotto per rilevarne processi produttivi, volume e potenzialità di produzione,
mercati di riferimento.
2° Creazione di un marchio territoriale che funga da ombrello agli strumenti di tutela europea delle
denominazioni di origine relativi alle singole produzioni. Un marchio che certifichi anche il controllo
di qualità, secondo standard volontari - frutto di un patto tra pubblico e privato – ma rigorosi.
Contemporaneamente si percorre la strada della certificazione europea per quei prodotti che
evidenziano grandi prospettive di mercato e seriamente sono in grado di conseguirla,come l’olio di
oliva.
3° Un sistema sinergico a sostegno dello sviluppo delle tipicità.
Occorre cioè esprimere uno sforzo complessivo delle istituzioni, a livello di competenze intersettoriali
(agricoltura, artigianato, industria, commercio, ambiente, turismo), delle associazioni di categoria e
delle imprese, che produca un rinnovato slancio progettuale e persegua un insieme coerente di azioni.
Turismo
Promuovere un’accoglienza che, oltre al tradizionale binomio sole/mare, sappia offrire occasioni
alternative o complementari di fruizione legate, ad esempio, ai beni culturali ed ambientali o alle
tradizioni locali, che possono essere oltretutto interessanti occasioni di sviluppo per piccole imprese
locali.
Il settore ha bisogno di una serie di servizi importanti (si pensi alle nuove opportunità del B & B)
mutuando dal comparto industriale il modello di distretto, cioè incentivare dal punto di vista una
determinata area attraverso un’offerta di servizi tra loro sinergici, rispetto alla valorizzazione delle
diverse componenti e delle risorse del territorio.
Modello di distretto turistico per la valorizzazione soprattutto delle aree interne, che si basi su una
tipologia ricettiva differenziata, non solo alberghiera, e su una cultura dell’accoglienza, da cui dipende
l’attrattività di una destinazione turistica, generata dalla qualità .
Il valore aggiunto della qualità dell’offerta turistica dovrà poi formare oggetto di efficaci azioni mirate
a sostenere la commercializzazione, al di là ed indipendentemente dai programmi promo-pubblicitari
da realizzare e dei programmi di enti ed istituzioni aventi competenza esclusiva o prevalente nella
materia. Nel rispetto quindi e nella compatibilità con il principio della sussidiarietà.
Le azioni:
Un sistema informativo sulla rilevazione della domanda e dell’offerta e sull’analisi dei fabbisogni
formativi e professionali
Un osservatorio sul turismo provinciale,che non si esaurisca nel semplice monitoraggio
dell’andamento del settore, ma soprattutto quale luogo di incontro tra i soggetti associativi, istituzionali
e tecnici, per analizzare e dibattere le problematiche inerenti il turismo, elaborare una strategia globale
che consenta l’attuazione di una politica di sostegno e miglioramento unitaria ad ampio raggio che
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faccia leva e coinvolga la pluralità dei soggetti che vi operano. Ciò significherà fare sistema e strategia
per il turismo .
Progetto “ Reggio Calabria, turismo di qualità”.
Qualificare e far conoscere l’offerta turistica reggina come “Reggio Calabria - turismo di qualità”
promuovendo e sostenendo, da una parte la diffusione del marchio volontario di qualità per le imprese
ricettive, ristorative e agroturistiche; dall’altra la certificazione del sistema qualità a norma delle ISO
9000: 2000 e della gestione ambientale a norma delle ISO 14000.
Le iniziative di cui sopra potrebbero sfociare nella predisposizione di un disciplinare e relativo
protocollo d’intesa, a livello provinciale o dei singoli territori costieri/della montagna, tra i vari
soggetti comunque coinvolti operativamente nel settore turismo, che intendano partecipare alla
creazione di una rete di offerta di servizi turistici che sappia coniugare l’esigenza di garantire adeguati
livelli di qualità e di omogeneità alla necessità di mantenere ed enfatizzare le caratteristiche di tipicità
che rappresentano una vera e propria risorsa turistica.
Progetto “Mediterraneo”.
Per promuovere la cooperazione, attraverso azioni sinergiche con ASCAME –l’Associazione delle
Camere di Commercio del Mediterraneo
Educational tour e workshop .
L’offerta di mete turistiche e di conseguenza la concorrenza internazionale, si sta ampliando sempre
più e così nuove mete, come Turchia-Bulgaria-Croazia, attraggono sempre di più per il turismo
balneare di medio-basso livello.
E’ urgente dunque agire e sinergicamente per realizzare attività di promozione mirata all’inserimento
dell’offerta turistica reggina nei cataloghi di operatori turistici specializzati di Paesi, preventivamente
selezionati avvalendosi di Assocamerestero. L’obiettivo sarà quello di presentare la provincia,già
capace di abbinare le opportunità turistiche tradizionali, soprattutto quelle costiere, con nuove offerte
che valorizzino le potenzialità “nascoste” del territorio reggino.
Turismo sociale e responsabile
Promuovere il turismo sociale inteso come proposta da offrire a persone svantaggiate e il turismo
responsabile, inteso come offerta rivolta a far conoscere il territorio anche dal punto di vista sociale,
culturale, religioso.
Azioni sinergiche vuol dire fare sistema e la strategia per fare sistema passa per tre nodi fondamentali,
su cui la Camera di Commercio intende lavorare:
La formazione del capitale umano per arricchire la qualità dei servizi offerti
Y La certificazione dei livelli di qualità raggiunti
Z Lo sviluppo del networking, ossia di strategie di aggregazione per rendere più efficace l’azione di
piccoli e piccolissimi operatori che, singolarmente, incontrano grandi difficoltà a stare sul mercato.
Artigianato
Come per l’agroalimentare anche per l’artigianato nel 2005 saranno riproposte azioni di
valorizzazione e riconoscimento di quello artistico e tradizionale, con particolare attenzione ai settori
“ceramica”, ”moda”, ”oreficeria”. Il settore moda in particolare sarà protagonista dell’impegno del
sistema camerale attraverso l’”Associazione Intercamerale Filiera Moda” recentemente partecipata
dalla Camera di Commercio.
Per le imprese del settore dei metalli preziosi particolare attenzione sarà dedicata al piano strategico
per lo sviluppo delle stesse imprese,in corso di definizione da parte del sistema camerale.
La Camera promuoverà altresì i processi di applicazione delle norme ISO 9000, da far percepire la
Qualità come valore e non come vincolo ed obbligo. Se la norma, specialmente nella sua edizione
2000, è valida, carenti sono il grado ed il modo di applicarla. Si tratta allora di trasferire alle imprese
artigiane la cultura della Qualità,in tutti i suoi aspetti ormai complessi; il che comporta un impegno
nella formazione manageriale, indipendentemente dalle dimensioni aziendali.
Anche per l’artigianato si tratta di porre in essere tutti gli interventi di natura fattoriale richiesti dal
sistema imprenditoriale nel suo complesso: dalla formazione,alla innovazione, alla
internazionalizzazione,al credito e finanza
Con l’entrata in vigore, stabilita – a meno di proroghe – al 1° gennaio 2005 con D.M. del 24
novembre 2004, dell’Albo dei tecnici istituito presso le Camere di Commercio dall’art. 109 del DPR
n.380 del 6 giugno 2001, sarà programmata una iniziativa che varrà a promuovere la qualità del lavoro
artigiano e della piccola impresa e contemporaneamente garantire quella stessa qualità al consumatore.
Si tratta inizialmente di istituire un “marchio qualità e sicurezza controllata” rivolto alle imprese
operanti nel settore dell’impiantistica elettrica e termoidraulica.
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Responsabilità Sociale d’Impresa
Qualità è anche responsabilità sociale, insieme concorrono alla competitività delle imprese,
soprattutto quelle piccole.
Le questioni dello sviluppo sostenibile globale e, in particolare, la necessità da parte delle imprese di
adottare atteggiamenti complessivamente responsabili (non soltanto sul territorio di localizzazione ma
anche nei mercati di sbocco e di investimento) hanno dato il via ad alcune riflessioni, anche in sede
istituzionale, sul loro possibile impatto nei confronti delle diverse attività aziendali, a più livelli.
Molte ricerche condotte in Europa dimostrano ormai che le imprese che investono in beni immateriali
come la reputazione, la congruenza dei comportamenti al codice etico d’impresa, la disponibilità a
contribuire al benessere della comunità tendono ad acquisire vantaggi competitivi. Gli effetti
maggiormente positivi possono essere ricondotti ai seguenti:
- con riferimento alle risorse umane e al clima aziendale, l’adozione di atteggiamenti socialmente
responsabili contribuiscono a creare un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e motivante;
- nei confronti del mercato finale, tale impegno può contribuire a rafforzare il “valore del marchio”,
attraverso lo sviluppo di un rapporto stabile e duraturo con i consumatori/clienti, basato sulla fiducia e
la fedeltà alla marca;
- un ulteriore beneficio può essere rappresentato dalla relazione con le istituzioni finanziarie, nell’ottica
di un più facile accesso alle fonti di finanziamento, in virtù della diminuzione del “profilo di rischio”
dell’attività commerciale e produttiva.
Nel luglio 2001, la Commissione UE ha presentato il Libro verde “Promuovere un quadro europeo per
la responsabilità sociale delle imprese”, con l’obiettivo di lanciare il dibattito sul concetto di
responsabilità sociale delle imprese (CSR, Corporate Social Responsibility) e definire, al contempo, le
modalità di costituzione di un partenariato inteso a favorire lo sviluppo di una struttura europea di
promozione di tale concetto.
Il Libro verde definiva la responsabilità sociale delle imprese come “l'integrazione su base volontaria
dei problemi sociali ed ambientali delle imprese nelle loro attività commerciali e nelle loro relazioni
con le parti interessate”, in quanto imprese e società sanno che un comportamento responsabile è la
premessa di un successo commerciale durevole. Adottando comportamenti socialmente responsabili, le
imprese intendono gestire il cambiamento in modo consapevole sul piano sociale, cercando di trovare
un compromesso equilibrato tra le esigenze e i bisogni delle altre parti (o “portatori di interessi”, ossia
stakeholders) in termini che siano condivisibili e accettabili per tutti. Questo nella convinzione che, se
le mutazioni saranno gestite con responsabilità e consapevolezza, l'impatto a livello macroeconomico
sarà sicuramente positivo.
A partire da queste considerazioni, si è propagato un approccio alla diffusione della cultura della CSR
nel mondo delle imprese (avendo come riferimento soprattutto quelle di piccola e piccolissima
dimensione) che predilige la logica “volontaristica” rispetto a quella basata sulla “regolamentazione”
(attraverso l’adozione di forme di certificazione della responsabilità sociale), in quanto ciò, oltre a
rappresentare un aggravio in termini di costi, limiterebbe la creatività e l'innovazione delle stesse
imprese.
Nel dicembre 2002, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali italiano ha dato avvio al Progetto
CSR-SC, che consiste nello sviluppo di linee guida e criteri condivisi per la valutazione, la
rendicontazione e la verifica delle pratiche di CSR. Nello specifico, il Progetto CSR-SC del Governo
italiano mira alla diffusione di comportamenti etici nelle imprese, ampliando tuttavia la visione della
CSR, così come definita in ambito comunitario, con la dimensione degli interventi proattivi nel sociale.
Tale dimensione, definita di Social Commitment (coinvolgimento sociale, SC) ha lo scopo di "favorire
la partecipazione attiva delle imprese al sostegno del sistema di welfare nazionale e locale secondo una
moderna logica di integrazione pubblico - privato". La partecipazione implica, per le aziende, la
realizzazione di attività che vadano oltre il semplice rispetto della normativa vigente, investendo
maggiormente - e su base volontaria - nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con i diversi
“portatori di interessi” (azionisti, consumatori, istituzioni locali, mondo associativo). In prospettiva, la
CSR si configura quindi non come uno sforzo addizionale ma come un comportamento legato alla
normale gestione d’impresa.
L’impegno del sistema camerale
Nel novembre 2003, attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa con il Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali, Unioncamere, con il coinvolgimento di alcune Camere di Commercio diffuse
sul territorio nazionale e di adeguate professionalità in materia, si è impegnata a supportare,
nell’ambito delle proprie attività istituzionali, iniziative mirate di sensibilizzazione e di sviluppo del
Progetto CSR-SC del Ministero.
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Lo Sportello della Camera
Per diffondere la cultura della responsabilità sociale presso le imprese e sensibilizzarle all’adozione di
comportamenti socialmente responsabili, in particolare mediante la realizzazione di iniziative che
rendano visibili sul territorio l’impegno della Camera di Commercio:
1) Seminari di sensibilizzazione rivolti alle imprese, alle associazioni di categoria, ai sindacati, ai
rappresentanti della società civile, agli enti ed istituzioni presenti sul territorio. Le iniziative avranno
innanzi tutto l’obiettivo di far conoscere la CSR ed il progetto Ministeriale; illustrare le funzioni dello
sportello, fornire indicazioni e segnalazioni su dove trovare ulteriori informazioni riguardo ogni
argomento inerente la CSR. Avranno inoltre l’obiettivo di testare il grado di sensibilità delle imprese e
di altri organismi/associazioni sui temi della responsabilità sociale, al fine di definire ulteriori percorsi
di sensibilizzazione e strategie di informazione/intervento.
2) Ricognizione sul territorio di iniziative intraprese sui temi della responsabilità sociale ed
individuazione dei referenti, per la creazione di un network con tutti i servizi già attivi nella provincia
di Reggio Calabria per l’offerta di informazioni ed assistenza sui temi collegati alla CSR.
3) Attività di individuazione imprese Target e di altri soggetti attivi, con l’obiettivo di realizzare
momenti di studio e di confronto su strumenti comuni, trasparenti e modulari di analisi,
rendicontazione e monitoraggio delle prestazioni di responsabilità sociale, da applicare su base
volontaria (autovalutazione).
6.3 Ambiente
Se il progetto di sviluppo valorizza ed indirizza alla “sostenibilità”, “Qualità si coniuga con
“Ambiente”, come scelta economica per le imprese ed il territorio.
La tematica ambientale quale risorsa competitiva di un sistema economico-territoriale.
La sostenibilità dello sviluppo è una delle precondizioni per il raggiungimento di un benessere
completo e durevole nel tempo;rappresenta pertanto un vincolo di carattere strategico per tutte le
politiche regionale e locale .
Questo vale soprattutto per una regione ed una provincia dove è basso il livello di impatto
ambientale,misurato da una ricerca ENEA/Ist.G.Tagliacarne, sulla base di una serie di indicatori di
pressione ambientale.
Obiettivi prioritario per ogni azienda,anche di piccole o piccolissime dimensioni è quello di accrescere
la propria capacità di competere sul mercato. Le leve su cui è rivolta particolare attenzione sono via via
l’organizzazione e la gestione della qualità e della sicurezza, l’innovazione di processo, la finanza. Ma
l’attenzione ad una corretta gestione dei rapporti con l’ambiente assume, a tutti gli effetti valore di
variabile strategica per l’impresa.
Per raccogliere e vincere nel medio termine la sfida della competitività il sistema produttivo locale, le
imprese, devono realizzare progetti di riconversione ecologica dei propri sistemi di produzione.
Nel corso del 2005 la Camera,preferibilmente in stretta correlazione con gli altri soggetti aventi
specifiche competenze in materia e in raccordo con le politiche regionali e di sistema, prevede di
realizzare una serie di azioni volte alla diffusione fra tutte le imprese reggine,indipendentemente dalle
dimensioni e dai settori economici,di percorsi mirati all’introduzione in azienda di percorsi di un
completo Sistema di Gestione Aziendale.
Le imprese certamente ma anche le pubbliche amministrazioni.
Gli obiettivi individuati:
Accompagnare lo sviluppo locale sostenibile con azioni di programmazione, pianificazione,
monitoraggio e formazione
Affiancare le amministrazioni pubbliche locali nello sviluppo delle loro competenze operative e di
gestione
Sviluppare professionali manageriali,tecniche e imprenditoriali ai fini della gestione dei servizi
pubblici ,soprattutto idrici ed ambientali
Favorire, attraverso servizi informativi e di comunicazione la partecipazione ed il coinvolgimento di
tutti i soggetti territoriali interessati alle tematiche dello sviluppo sostenibile e concertato.
3 Funzionale a tali obiettivi e la implementazione nel corso del 2005 delle attività di un “Centro per
il monitoraggio, l’informazione, la formazione e la diffusione delle tecnologie ambientali
innovative” per:
y fornire informazioni normative, scientifiche e tecnologiche agli operatori del territorio (soggetti
privati, enti pubblici territoriali, scuole, popolazione)
y conoscere, interpretare ed applicare le norme e gli adempimenti amministrativi ambientali per aiutare
gli operatori ad affrontare le problematiche della gestione ambientale, il rispetto della normativa, a
valutare e controllare l’impatto ambientale delle attività,
y migliorare la propria tecnologia,adottare nuove tecnologie e conoscere i risultati della ricerca
scientifica e tutelare l’innovazione tecnologica
y Fornire informazione ed assistenza per l’individuazione di fonti finanziarie
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3Realizzare il primo “Rapporto sullo stato dell’Ambiente nella provincia”, valorizzando, in
collaborazione con l’Amministrazione Provinciale, il patrimonio informativo derivante dall’esercizio
delle funzioni anagrafico-certificative ( così il MUD).
3 “La borsa del recupero”, una piattaforma telematica per la negoziazione dei rifiuti e dei beni
recuperabili e per l’offerta di servizi informativi e di orientamento in campo ambientale;
3 Incentivare le imprese attente alla qualità dell’ambiente;
3 Promuovere e supportare i Comuni nella certificazione ISO 14001 per valorizzare la qualità
ambientale
3 Verificare la fattibilità di un progetto pilota per il settore agroalimentare, per sensibilizzare e
stimolare le PMI della trasformazione agroalimentare verso una gestione proattiva delle tematiche
energetiche ed ambientali e verso un utilizzo in chiave competitiva della certificazione ambientale.
3 Qualità, Ambiente si coniugano con la sicurezza quale piena tutela della salute e della incolumità
personale e collettiva.
L’assenza di una normativa internazionale per lo sviluppo di modelli gestionali applicabili alla
sicurezza, ha portato alla elaborazione e pubblicazione, nell’anno 1999, dello standard certificabile
OHSAS18001 (Occupational Health and Safety Assessment Series). La sua struttura è stata concepita
per potersi applicare a tutte le organizzazioni, indipendentemente dalla dimensione e dal settore di
attività, per costruire un insieme di procedure, strumenti, norme e azioni che portino al controllo
concreto a ad una efficace prevenzione dei rischi negli ambienti di lavoro. Un’impostazione comune a
quella delle norme ISO 9000 (Qualità) e ISO 14000 (Ambiente) di realizzare un unico sistema di
gestione integrata della Qualità.
6.4 Regolazione del Mercato
Anche nel 2005 continuerà l’azione della Camera c.d. ”di regolazione del mercato”, che per
l’innovatività in sé di alcuni compiti previsti dalla legge n. 580/93 (si pensi ad es. alla possibilità di
costituirsi parte civile nei giudizi relativi ai delitti contro l’economia pubblica, l’industria ed il
commercio) e per il nuovo ruolo che l’assolvimento di queste funzioni configura per le Camere di
Commercio, continua a rappresentare la sfida maggiore.
La Camera di Commercio ha il compito di vigilare sul mercato, promuovere e coordinare iniziative e
servizi per migliorare le condizioni di equilibrio fra consumatori e imprese.
Vigilanza e regolazione del mercato attraverso la promozione di regole certe ed eque, pratiche
contrattuali coerenti con le regole, la correttezza dei comportamenti degli operatori e la vigilanza sulla
sicurezza e conformità dei prodotti immessi sul mercato: conciliazione delle controversie,
informazione sulle normative a tutela del consumatore, vigilanza sulle manifestazioni a premio,
controllo della conformità dei prodotti immessi nel mercato, tutela del consumatore, rilevazione dei
prezzi, assistenza alle imprese.
In particolare gli orientamenti caratterizzanti questa linea programmatica si possono così sintetizzare:
Conciliazione stragiudiziale e innovazione.
y Promuovere il cambio di mentalità, quello dello sviluppo della giustizia alternativa.
y Potenziare lo sportello di conciliazione, anche in relazione alla potenziale domanda discendente dalla
riforma del diritto societario che ha dedicato particolare rilievo alla possibilità di ricorre, ove previsto
da apposite clausole statutarie, a strumenti alternativi al processo ordinario per le liti aventi ad oggetto
l’attività della società:
3 Corso per conciliatori
3 Aggiornamento professionale per aspiranti conciliatori già formati
3 Sperimentazione di un modello di collaborazione istituzionale tra Camera di Commercio,
Tribunali,Ordini degli Avvocati per promuovere una moderna cultura e pratica della risoluzione
alternativa delle controversie in materia civile e commerciale,avviando la sperimentazione della c.d.
“conciliazione delegata”.
y Il servizio “Conciliazione on-line”, attivabile tramite il sito web della Camera: basta un computer
munito di webcam e microfono per tentare la strada della risoluzione on line delle controversie
y Messa a punto di azioni aggiuntive per lo sviluppo e la promozione di meccanismi di regolazione ed
autoregolazione, secondo una prospettiva che abbandona l’ antagonismo per privilegiare la ricerca e
la condivisione, con tutti gli attori del mercato, di quelle “condizioni di trasparenza, efficacia ed equità
delle relazioni economiche che necessariamente si accompagnano a un corretto funzionamento delle
logiche di mercato e ad un equilibrato sviluppo del sistema economico”.
3 Il servizio per la predisposizione dei contratti standard, per formulare proposte di autodisciplina a
categorie economiche e professionali e legare queste proposte ad una diffusione della conciliazione
come strumento di ausilio e non di opposizione alla giurisdizione dello Stato (ad es. le categorie delle
tinto-lavanderie e degli installatori e manutentori di impianti ). Senza trascurare i comuni della
provincia.
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L’autodisciplina può definirsi quel fenomeno in forza del quale una pluralità di soggetti, aventi i
medesimi obiettivi, volontariamente decidono di assoggettarsi a determinate norme comportamentali
comuni, munite di meccanismi di applicazione cogente.
Ciò che pertanto contraddistingue il fenomeno autodisciplinare è la sottrazione del rapporto giuridicoeconomico alla normazione “esterna”, in particolar modo statuale: ci si trova di fronte ad una sorta di
“privatizzazione” delle funzioni di regolamentazione che vengono affidate agli operatori presenti sul
mercato.
Molteplici possono essere le motivazioni che inducono gli stessi operatori economici, appartenenti ad
un determinato settore o a più settori affini, a darsi delle regole di condotta:
- può emergere l’esigenza di regolare ciò che non lo è ancora oppure lo è, ma in maniera piuttosto
lacunosa e superficiale;
- può emergere l’esigenza di cautelarsi da interventi regolamentari esterni, sgraditi ed indesiderati
nonché potenzialmente lesivi del principio di riservatezza;
- può emergere l’esigenza di “autopromuoversi”, tentando di essere maggiormente credibili nel
contesto, spesso poco trasparente, in cui si opera sul mercato;
- può emergere, infine, l’esigenza di autoselezionare le imprese aderenti all’associazione al di sopra di
requisiti minimi di ammissione alla categoria.
L’autodisciplina è, pertanto, uno strumento di regolazione del mercato che contribuisce a rendere più
trasparente e competitivo il mondo degli affari, donandogli maggiore credibilità. L’impresa che si
avvale di codici di condotta e certificazioni di qualità produttiva ed etica ha un comprovato ritorno di
immagine che estende i suoi benefici effetti anche sul mercato più generale.
La Camera nei settori ove si percepisce maggiore interesse, in relazione ad una analisi costi-benefici,
si attiverà per arrivare ad un Codice di autoregolazione, cui possono aderire le varie componenti
interessate.
Perché l’adesione all’iniziativa possa dare maggiore visibilità alle imprese che aderiscano ai codici di
autoregolamentazione verrà assegnato dalla Camera uno specifico “marchio”. Il marchio varrà a
contraddistinguere tutti quegli operatori economici che si impegnano a tentare in maniera preventiva la
via conciliativa per risolvere le controversie che dovessero insorgere con i propri clienti, fornitori o
altre aziende. Questo significa che le imprese aderenti, contraddistinte dal marchio rappresentante
l'iniziativa, si impegnano ad accettare le procedure attivate dai propri clienti, nonché a farsi parte attiva
nell’avviare procedure conciliative nei confronti dei fornitori e/o di altri operatori economici prima di
ricorrere, in caso di fallimento della procedura stessa, agli ordinari canali di giurisdizione.
Importante il ruolo e la collaborazione delle Associazioni di categoria che saranno chiamate a
sottoscrivere il protocollo d'intesa
3 Sia pure in via sperimentale saranno promosse forme di controllo sulla presenza di clausole inique
o vessatorie nei contratti
Servizio sicurezza prodotti
y Servizio informativo sulla sicurezza dei prodotti
y Raccolta,classificazione e diffusione della normativa vigente sulla marcatura CE dei prodotti
y Redazione e diffusione di opuscoli informativi
Prevenzione ed ispezione
y Prevenzione delle irregolarità al fine di assicurare la trasparenza e la correttezza nella concorrenza
y Attività ispettive nell’esercizio delle funzioni già demandate agli UU.PP.I.C.A.
Le tradizionali attività di regolazione.
y Dalla raccolta e pubblicazione degli usi e consuetudini alla rilevazione dei prezzi, per farli evolvere a
strumenti strategici di ampliamento della sfera dell’autoregolamentazione: per i primi estendendo
l’accertamento a materie innovative attribuendo ad esse quella validazione giuridica, inesistente in
mancanza di una regolazione legislativa; per i secondi da qualificare, attraverso modalità di incrocio
dei dati che consentano di verificarne la veridicità, come attività propedeutica alla regolazione rispetto
alla loro attuale caratterizzazione di anonime statistiche.
y Particolare attenzione sarà dedicata al servizio delle tariffe idriche, da tempo trascurato.
Eppure, in attesa che le Autorità d’Ambito (ATO) divengano pienamente operative ed assumano le
funzioni di programmazione, organizzazione e controllo del servizio idrico loro attribuite dalla legge,
alle Camere di Commercio continua ad essere assegnato un ruolo fondamentale.
L’adesione al “Progetto Acquachiara” del sistema camerale favorirà quel supporto e assistenza
nell’attività di controllo delle tariffe dell’acqua potabile, della fognatura e della depurazione, di cui
necessita la struttura.
y I temi dei prezzi e dell’inflazione, e in particolare degli aspetti legati alla loro misurazione, hanno
verificato nell’ultimo anno una rinnovata attenzione da parte dell’opinione pubblica,delle istituzioni,
delle imprese e,non da ultimo,dei produttori informazioni statistiche.
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In coerenza con le linee guida diffuse da Unioncamere Italiana, attraverso INDIS, la Camera dovrà
attivare un Osservatorio Prezzi e promuovere, congiuntamente ed in collaborazione con le
Associazioni imprenditoriali e dei consumatori, iniziative di autodisciplina dei prezzi .
Informazione e digital divide
Informazione economica
Rafforzare l’impegno della Camera nella tradizionale funzione di produzione ed erogazione di dati,
valorizzando quanto già si sta facendo e ampliando la capacità di monitoraggio, analisi e
approfondimento in nuovi settori.
Tre le linee di attività,:
Valorizzazione del patrimonio informativo gestito a fini amministrativi dalla Camera di Commercio
YConsolidare le attività di ricerca ed analisi sviluppate nel corso del 2004:
y Analisi della struttura imprenditoriale
y Previsioni economiche e congiunture d ei settori produttive
y Analisi del mercato del lavoro
y Analisi economico aziendale
y Osservatorio del mercato del credito
y Specifiche attività di diffusione dell’informazione, organizzando convegni, seminari, workshop
tematici, conferenze stampa, migliorando gli strumenti tecnologici per aumentare la qualità e la
quantità della informazione accessibile via Web, in raccordo con gli altri soggetti del territorio
produttori e fornitori di informazioni, per avviare a progettazione un vero e proprio sistema
informativo territoriale.
Z Assicurare maggiore visibilità all’essere la Camera un nodo del SISTAN (Sistema Statistico
Nazionale) attraverso una maggiore efficacia operativa ed ogni possibile interazione con gli altri enti
per esternalizzare quanto d’interesse economico e sociale della provincia.
Digital divide
La domanda del mercato di prestazioni legate all'E-business continua ad essere sostenuta ed in
prospettiva, sia pure con le dovute selezioni naturali che intervengono, essa sta dimostrando sintomi di
ripresa dopo alcuni anni di rallentamento. Sono sempre più richieste conoscenze tecniche di giovani e
capacità manageriali legate a energie proprie di nuove generazioni. Soprattutto mostrano una capacità
di rapportarsi con gli strumenti telematici superiore a quella della media del sistema delle imprese. E'
perciò importante che le azioni di informazione, di assistenza e promozione verso queste nuove
imprese, intraprese dalla Camera di Commercio, acquistino una nuova competenza specifica per
quanto riguarda il settore dell'e-business, che va dal web marketing, al commercio elettronico, alle
aziende di informatica, al trading on line, al mobile communication, ecc.
Le linee direttrici dell’impegno programmatico nell’anno 2005:
3 Realizzare sul web, rivolgendosi inizialmente ed in via sperimentale alle "e-imprese" e nell'ottica di
estenderla in progress a tutto il sistema imprenditoriale provinciale, una struttura di servizi integrati
riconducibili alle seguenti fattispecie:
• Servizi di informazione, di monitoraggio e diffusione delle opportunità offerte dal web e fruibili via
web per le e-imprese;
• Servizi per lo sviluppo dell'E-Imprenditorialità - assistenza e consulenza (on line) per le imprese
legate all'area della Digital Economy (E-impresa), migliorando la capacità della struttura camerale e
della Azienda Speciale.
• Rendere disponibili per le imprese servizi di garanzia e sicurezza, a fronte della dimensione senza
confini che lo spazio economico è venuto assumendo e della difficoltà di definire nuove regole.
Senza dimenticare le linee guida dell’OCSE che, a tutela delle operazioni web, ha previsto che sia i
clienti e sia le imprese venditrici vadano identificate: “Certimpresa” ed “Infoimprese” sono due servizi
di Infocamere da potenziare e diffondere.
La certificazione Qweb assicurata da “Certicommerce”, nel suo schema revisionato per rispondere alle
richieste ed esigenze del mercato, è strumento di garanzia per i consumatori: identificabilità del
fornitore on line, chiarezza dell’offerta, sicurezza dei sistemi di pagamento, tutela della privacy, ecc.
Offre agli utenti anche altre tutele: Internet e minori, usabilità, accessibilità dei siti.
3Diffondere le migliori pratiche, promuovere le opportunità offerte dell’e-business, cogliere le
difficoltà da queste incontrate nell’approccio all’High Tech:
3Realizzazione sul sito web di un market place e degli strumenti per l’incontro di domanda e offerta di
beni e servizi nel settore agroalimentare e artigianato
3 Con la presentazione della piattaforma telematica “Meteora” nel corso del 2005 prenderà il via il
mercato telematico dei prodotti agrumari
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3Informare e assistere le imprese locali perché aderiscano al Mercato elettronico della P.A, attivo in
provincia per come richiamato nella parte dedicata all’e-procurement;
3Promuovere il settore della subfornitura e sostenerne lo sviluppo aderendo al network della
subfornitura in rete (www.subfor.net), con l’obiettivo di fornire alle piccole imprese una serie di
servizi telematici di carattere innovativo ed un punto di riferimento on line per tutto il mondo della
subfornitura .
3Diffondere la Carta Nazionale dei Servizi delle Camere di Commercio che dà valore aggiunto alla
smart card, attualmente limitata ad essere documento di sottoscrizione ed autenticazione (firma
digitale).
3 Promuovere l’applicazione delle nuove tecnologie al servizio delle imprese, sostenendole anche
finanziariamente.
L’iniziativa replica sul territorio il progetto “Internet facile” che ha avuto inizio con l’avvio del
Laboratorio centrale che ha individuato le soluzioni tecnologiche per l’accesso delle PMI all’IT e che
funge da struttura di analisi e soluzioni tecnologiche più idonee per le PMI e di sviluppo di strumenti
formativi a supporto delle diverse soluzioni.
E’ prevista così la costituzione di un Laboratorio territoriale in cui replicare le soluzioni implementate
e i relativi aggiornamenti.
6.5 Internazionalizzazione
Il punto di partenza.
Le azioni di internazionalizzazione svolte dal governo regionale e dal sistema camerale calabrese
hanno riguardato la partecipazione a fiere, mostre, workshop in quasi tutti i Paesi del globo e quasi
esclusivamente con riferimento al settore agroalimentare.
D’altra parte, si rileva un “sistema imprese” non adeguatamente “attrezzato” ed una domanda di servizi
per la internazionalizzazione inespressa. Eppure i settori produttivi prevalenti dovranno compiere
sforzi di adattamento continui e mirati, da una parte per non perdere i mercati naturali locali, dall’altra
per acquisire o sviluppare quote di mercato internazionali.
Strategia
Proseguire con determinazione nell’azione di sostegno a favore dell’internazionalizzazione facendo leva,
soprattutto, sui versanti della qualità, dell’innovazione, della ricerca.
Ciò significa, in altre parole, sostenere le esportazioni delle piccole e medie imprese rafforzando i servizi
alle imprese sul territorio; sostenere progetti innovativi nel campo della internazionalizzazione e
promozione complessiva di Reggio Calabria e delle tante realtà produttive che la compongono, anche
attraverso forme di marketing territoriale.
Per attuare queste politiche occorre una forte azione di coordinamento delle risorse umane, organizzative e
finanziarie che da varie fonti possono essere attivate. Ciò non significa vincolare o limitare la spinta
progettuale dei territori o dei diversi settori produttivi, ma anzi valorizzare tutte queste iniziative
riconducendole ad una cornice comune.
La strategia della Camera nell’anno 2005 avrà pertanto due obiettivi prioritari:
Rafforzamento delle funzioni internazionali nelle singole imprese e di sistemi di impresa
(gruppi,consorzi,ecc.), innovando alle tradizionali concezioni sulla internazionalizzazione: processo non
limitato al solo scambio, ma che ingloba sempre più iniziative allargate a investimenti diretti, accordi tecnicoproduttivi e commerciali, ecc.
Y Valorizzare in campo internazionale le specializzazioni e le eccellenze del territorio.
Il programma per il 2005 accrediterà la Camera di Commercio, attraverso la qualità e varietà dei
servizi proposti, il proprio ruolo di promozione e sostegno della internazionalizzazione dell’economia
locale e di supporto allo sviluppo soprattutto della micro e piccola impresa nei processi della
globalizzazione.
Da sostegno all’internazionalizzazione di tipo “micro”, (sostegno alle singole imprese,
partecipazione generica a fiere internazionali), ad un approccio di tipo macro orientato verso gruppi,
consorzi o filiere produttive per l’affermarsi di forme innovative di internazionalizzazione (rapporti di
collaborazione con imprese dei Paesi target, joint ventures, ecc.).
Non un programma di semplice supporto all’export ma una strategia globale, tendente a posizionare
l’impresa reggina nel contesto competitivo, con azioni mirate a favorire e migliorare la presenza sui
mercati e potenziare l’organizzazione aziendale, valorizzando le potenzialità di sviluppo determinate
dalla centralità di Reggio Calabria nel sistema del Mediterraneo che è sistema in crescita ove si
integrano i mercati e si incontrano diverse culture, tenendo conto dei cambiamenti determinati
dall’allargamento dell’Europa, sapendone cogliere anche le opportunità.
Non ci si può dunque accontentare di favorire genericamente le esportazioni o sostenere la
partecipazione a fiere internazionali.
Un programma di azioni che abbia, dunque per presupposti:
3Analisi dei fabbisogni
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Ascolto delle imprese, attivando strumenti di monitoraggio, per verificarne l’effettivo interesse verso la
internazionalizzazione ed identificarne la domanda espressa ed inespressa di servizi di
informazione,formazione ed assistenza.
3Identificazione dei settori target e preselezione delle imprese
Definizione di cluster di imprese coinvolgibili ,la loro qualificazione e le loro motivazioni per la
partecipazione.
La selezione delle imprese terrà conto dei requisiti minimi dimensionali e oprganizzativi per affrontare
i mercati esteri .
A tale fine sarà implementato il nuovo servizio Italiancom (ex SDOE) che contiene informazioni utili
per la lettura dell’effettiva natura “internazionale” delle imprese registrate .
3 Una forte integrazione con il sistema camerale regionale per il tramite del Centro Estero e con tutti i
soggetti del sistema estero italiano ed italiano all’estero;
3 La verifica della fattibilità di azioni congiunte o quantomeno di un coordinamento con le
associazioni di categoria e gli altri soggetti, pubblici e privati, che a livello provinciale realizzano
azioni sulla internazionalizzazione, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni e quindi dispendio
di risorse e per ricercare sinergie ai vari livelli, mai rinunciando al ruolo della Camera (sia istituzionale
che per il suo incardinamento sul territorio e la vicinanza alle imprese) quale punto di riferimento
naturale ed immediato delle imprese per domandare servizi anche sulla internazionalizzazione.
Le direzioni operative:
Essere un nodo efficiente ed efficace della realizzanda rete regionale dello “Sportello regionale per
l’internazionalizzazione”, per cui è in corso di perfezionamento la convenzione tra Regione Calabria
e sistema camerale calabrese.
Questo significa Formazione/addestramento del personale addetto:
• Le attività di formazione sui temi dell'internazionalizzazione saranno finalizzate al trasferimento non
solo di conoscenza, ma anche di esperienza e competenza maturate in altre realtà del sistema camerale
italiano e dell’Unione europea. Pertanto si prevedono percorsi di formazione in aula ed esperienze on
the job.
• Garantire una specializzazione del personale attraverso un percorso formativo sul tema della
consulenza alle imprese e loro aggregazioni in materia di internazionalizzazione, nonché sui temi della
pianificazione e valutazione delle caratteristiche aziendali necessarie per operare all’estero con
successo.
Area Informazione
•Informazione precisa, puntuale, misurata alla conoscenza delle problematiche del commercio
mondiale e della cooperazione transnazionale, delle opportunità dei mercati. degli strumenti finanziari.
•Informare ma anche orientare le imprese nell’universo delle conoscenze, interagendo con il sistema
camerale estero in Italia e Italiano all’estero e rendendo accessibile una pluralità di strumenti
informativi ed informatici (Globus)
• Particolare attenzione sarà dedicata ad analisi settoriali e ricerche di mercato,alle misure finanziarie o
comunque agevolative per le azioni delle imprese sui mercati internazionali
• Servizio eventi sul sito web della camera e implementazione anche si un servizio e-mail, per la
diffusione quotidiana di eventi di interesse per le imprese.
Area Formazione
Per un orientamento internazionale a tutto campo dell’attività aziendale. Dedicata a fornire alle
imprese un addestramento di tipo strategico e per suscitare nuove professionalità per i servizi
all’internazionalizzazione.
Con l’obiettivo prioritario di contribuire a
promuovere la cultura imprenditoriale per
l’internazionalizzazione, dando risposta all’esigenza di affrontare nuovi mercati e migliorare la propria
posizione in quelli dove si è già presenti con competenze specifiche.
Area Assistenza
Per una crescente attenzione alla qualificazione e personalizzazione delle funzioni di assistenza alle
imprese, rafforzando ed estendendo in tal senso tutte le collaborazioni (con realtà associative, agenzie
specializzate, istituzionali territoriali e di settore, ecc.) atte ad accrescere le potenzialità ed opportunità
dei servizi a rete.
Alcuni servizi:
• ricerca e selezione di partners, fornitori, agenti-distributori-buyers-importatori
• servizi di accoglienza e segreteria per operatori esteri, anche utilizzando Chamberpass, il servizio
telematico messo a disposizione da Eurochambres
• per la partecipazione a gare ed appalti internazionali
• alla redazione dell’export check-up e del business plan
Area consulenza
• Innovativo il servizio che sarà offerto attraverso “Infoexport”.
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Un servizio che permette alle imprese di porre quesiti on line sulla propria attività di import-export e
trading internazionale. Lo scopo è quello di aiutare le PMI a tutelarsi preventivamente dal rischio
connesso al commercio internazionale. Le risposte ai quesiti verranno erogate da un gruppo di esperti
selezionati sul territorio nazionale che rispondono ognuno per la propria area tematica di
specializzazione.
• Servizio di “Export promoter – esperti in azienda”.
Ci si propone di mettere a disposizione delle piccole imprese partecipanti, per un periodo di 6 mesi dei
giovani laureati/ricercatori, opportunamente selezionati e formati attraverso un corso specialistico
(export promoters), la cui attività sarà programmata, seguita ed affiancata da un gruppo di esperti
senior .
• Promuovere la diffusione di un
check-up/export
e del
business plan per
l’internazionalizzazione, dedicati alle imprese che si avviano ai processi della internazionalizzazione
ovvero per le imprese che ricercano un posizionamento più solido.
Y Valorizzare in campo internazionale le specializzazioni e le eccellenze del territorio. Valorizzare le
potenzialità di sviluppo determinate dalla centralità di Reggio Calabria nel sistema del Mediterraneo
che è sistema in crescita ove si integrano i mercati e si incontrano diverse culture, tenendo conto dei
cambiamenti determinati dall’allargamento dell’Europa, sapendone cogliere anche le opportunità.
Particolare attenzione ai Paesi dell'area del Mediterraneo e dell'Europa, ma anche al mercato della
Florida e del Sud America, in relazione all’accordo con l’Autorità portuale di Gioia Tauro, la Camera
di Commercio di Miami e Confindustria di Reggio Calabria siglato nell’ambito di un PPTIE
(Programma di Partenariato territoriale con gli italiani all’estero) e promosso dalla Regione Calabria.
Funzionale a tale linea di azione sarà:
• Verifica di fattibilità della possibile rotta diretta tra il porto di Gioia Tauro ed il porto Dante B.
Fascell di Miami Dade per favorire lo scambio di merci
• Promozione commerciale mirata a specifiche filiere/gruppi d’impresa e specifici Paesi target nelle
aree di interesse dell’Europa e del Mediterraneo, nonché nel territorio della Florida e Sud america in
forza dell’accordo siglato nell'ambito di un PPTIE.
• Sarà proseguita l’azione del “contratto per l’internazionalizzazione del sistema agroalimentare”,
promosso da Buonitalia, MIPAF, ISMEA, ICE e Unioncamere Italiana.
• Organizzazione di missioni, visite tecniche di operatori dei settori coinvolti in Italia e all’estero per
avviare la cooperazione internazionale tra le stesse imprese, attraverso accordi ed eventuali jointventure.
y Linea assolutamente innovativa rispetto alle tradizionali azioni sarà quella della promozione
all’estero dei fattori localizzativi, presenti in alcune aree della provincia, incentivanti l’insediamento
economico e/o il partenariato con investitori esteri.
Si tratta di mettere a frutto, a livello di sistema territoriale locale, le iniziative e i risultati delle azioni
marketing territoriale già realizzati da altri soggetti istituzionali e non, fornendo ogni supporto
collaborativo; e così il gemellaggio tra Provincia di Reggio Calabria e la provincia di Bialystock
(Polonia), destinato ad attivare sinergie culturali e commerciali, valorizzando le produzioni tipiche
locali.
6.6 Credito e finanza
Sono la principale criticità del sistema imprenditoriale calabrese e reggino in particolare, che influenza
non solo e non tanto l’aspetto dimensionale (micro e piccole imprese che impedite ad investire non
crescono e non si sviluppano) ma anche la propensione all’innovazione e alla internazionalizzazione,
che nell’era della globalizzazione sono i fattori decisivi per la competitività.
Il rapporto banca - impresa sarà destinato a modificarsi profondamente nei prossimi anni, con l’entrata
in vigore delle regole contenute nel documento di Basilea 2.
L'accordo di Basilea 2 rappresenta un importante salto di qualità nel rapporto banca impresa, poiché
una più dettagliata valutazione del rischio di credito della clientela offre alle PMI grandi opportunità in
termini di efficienza e produttività. D'altro canto, però, il vantaggio che deriva dall'utilizzo di un
sistema di rating richiede un'analisi dei fabbisogni e una programmazione delle risorse alle quali si fa
poco ricorso nel sistema aziendale di piccola e micro dimensione. Con Basilea 2, quindi, le imprese
minori (società di persone e imprese individuali) potrebbero incontrare difficoltà ad essere valutate,
mancando molti degli elementi conoscitivi per valutarne correttamente l'affidabilità.
Il primo impegno della Camera sarà lo studio dell'impatto che Basilea 2 avrà proprio sulle imprese
minori. Dopo la precedente esperienza promossa da Unioncamere, che ha analizzato gli effetti del
trattato sulle società di capitali, anche la Camera di Commercio di Reggio Calabria si propone come
interlocutore privilegiato del mondo imprenditoriale al fine di capire il rapporto banca impresa,
contribuendo a migliorarne i presupposti ed a facilitare il ricorso al mercato del credito.
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Verrà così realizzata, attraverso apposita rilevazione, una vera e propria simulazione con l’obiettivo
principale di verificare gli effetti delle modifiche introdotte dal nuovo trattato sulle piccole micro
imprese ed in particolare misurare, con metodi similari a quelli che verosimilmente il sistema creditizio
potrebbe adottare, la classe di merito di credito di un portafoglio di imprese (nella nostra fattispecie il
campione sarà rappresentato da 215 imprese tra individuali e società di persone) e gli effetti relativi
dello stesso rating sul costo del credito per l’’impresa.
Queste trasformazioni motivano le seguenti azioni prioritarie:
y Implementazione di un Osservatorio del credito in provincia per monitorare in continuità il mercato
della domanda e dell’offerta
y Iniziative di divulgazione di una più moderna cultura finanziaria in generale e di Basilea 2 in
particolare, attraverso l’informazione economica, interventi di formazione ed orientamento per
l’assistenza finanziaria creditizia, in continuità della strategia del sistema camerale sulla realizzazione
di una rete di sportelli informativi per la finanza ed il credito.
y Diffondere la cultura del rating, informando le imprese, accompagnandole ed assisterle nella
evoluzione dell’Accordo Basilea 2, perché possano attuare una programmazione delle loro attività in
linea con i nuovi parametri sulla concessione delle linee di credito.
y In collaborazione con l’associazionismo di impresa e organismi specialistici di settore, promuovere
la “confidenza” della piccola e micro impresa con i mercati finanziari e contestualmente presso le
banche e gli istituti finanziari un’offerta in grado di dare risposta efficace e più attenta alle esigenze
finanziarie e di garanzia delle imprese di minori dimensioni.
Finanza per l’innovazione
Più deciso e potenziato sarà il sostegno alla fase di start-up delle imprese innovative o alla crescita in
innovazione per quelle avviate, per promuovere lo sviluppo dell’innovazione tecnologica e la creazione
e sviluppo di imprese, soprattutto innovative: Fondo rotativo di seed capital per le imprese innovative.
A poco valgono però gli sforzi isolati della Camera.
Occorre fare sistema con altri soggetti pubblici e privati per un potenziamento ed eventuale
ampliamento dell’operativa del “Fondo rotativo di seed capital” ed in generale del “capitale di rischio”,
quale azione coerente con l’attenzione e l’interesse dovuti alla prossima realizzazione della Banca
Euro-meditrerranea, non si può pensare che soltanto le piazze finanziarie del nord siano di riferimento
ed interesse per le imprese e le istituzioni del Mediterraneo, se non per cercare un’alibi alla nostra
incapacità strategica ed operativa.
In un contesto locale segnato da significativi livelli di risparmio disponibile, dalla centralità produttiva
della micro e piccolo impresa e quindi da un contestuale fabbisogno di credito e finanza, continuare
soltanto a rilevare vizi sistemici nell’incontro tra domanda ed offerta di capitali è un fatto grave che
non può essere consentito oltre perpetuare.
Per svolgere anche in Calabria e quindi anche in provincia un ruolo significativo nel campo della
finanza, nella prospettiva di strategie di cooperazione tra banche locali e banche mediterranee,
organismi finanziari multilateriali ed organizzazioni di rappresentanza delle imprese, che valgano a
sviluppare le relazioni economiche tra la Calabria e i Paesi MED, si tratta di promuovere e sostenere
strumenti di finanza innovativa con le istituzioni che assumono il ruolo di “venture capitalist”
soprattutto nel settore del seed capital.
La stessa Commissione Europea, con le comunicazioni sul mercato del capitale di rischio e sugli aiuti
di stato nel settore del private equity, ha affermato la centralità delle politiche volte a favorire la
nascita e lo sviluppo delle nuove imprese, anche con interventi finanziari pubblici in fondi di sviluppo
che intervengono nel capitale delle imprese stesse, purché con modalità tali da non distorcere la
concorrenza.
Finanza etica
La Camera di Commercio, istituzionalmente e funzionalmente preposta alla regolazione del mercato,
dovrà svolgere sempre di più un lavoro di intermediazione e di miglioramento dell'accesso al credito
soprattutto grazie al suo radicamento sul territorio, capace di catalizzare gli interessi e di avvicinare il
dialogo fra domanda e offerta di credito, partendo dalla innovativa funzione di osservatorio del sistema
creditizio.
Le banche, quando scelgono i progetti meritevoli di finanziamento, assolvono la funzione di allocare le
risorse all'interno del sistema economico; la correttezza e la prudenza contribuiscono alla crescita
equilibrata e allo sviluppo sociale del Paese.
Nella realtà meridionale, calabrese e reggina in particolare, il mercato del credito funziona secondo la
logica di dare denaro esclusivamente a chi è in grado di offrire garanzie oppure a chi è in grado di
mettere in campo una redditività elevata. A nulla vale l'effettivo utilizzo del credito concesso.
In tal modo, si creano situazioni difficili di particolare onerosità del credito e fenomeni di
razionamento verso le aziende di minori dimensioni, e le organizzazioni del terzo settore che non
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rispondono a nessuna delle due condizioni sopracitate, innescando quei sempre più diffusi fenomeni di
usura che un buon funzionamento del circuito creditizio legale dovrebbe contrastare.
Da queste considerazioni nasce l'esigenza di parlare di finanza orientata eticamente, che dal punto di
vista della Camera di Commercio significa:
1. criteri più rigorosi e consapevoli nell'agire economico individuale;
2. intermediari finanziari che agiscano stimolati all'efficienza da condizioni di concorrenza e
trasparenza sull'utilizzo dei capitali;
3. Politica degli impieghi rivolta all'utilità sociale;
4. Massimizzazione dell'utilità sociale e non solo dei profitti individuali;
Obiettivi della Camera di Commercio saranno:
• svolgere un'azione di informazione e sensibilizzazione sul mercato del credito e sull'importanza
dell'eticità della finanza come strumento di sviluppo locale;
• sensibilizzare le imprese verso un comportamento etico che appare, sempre di più, un concetto
importante nel modo di essere impresa.
Profitto ma anche sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Il mercato sta diventando sempre più sensibile ai comportamenti etici delle aziende e ciò è dimostrato
dal fatto che spesso si è disposti a pagare un maggior prezzo per investire in imprese che rispettano i
principi etici.
6.7 Formazione e lavoro
Nella società dell’informazione e dell’economia guidata dalla conoscenza, si richiede sempre di più
una qualità elevata dell’educazione e della formazione. Diffondere il sapere e l’informazione non è
solo un supporto allo sviluppo dell’economia ma anche un’azione tesa a rendere più equo il modello di
distribuzione delle opportunità nella provincia e rafforzare lo sviluppo sociale della comunità.
L’economia, in un mercato sempre più globale, richiede uno sviluppo approfondito e diffuso del livello
delle conoscenze e competenze delle risorse umane.
La formazione permanente delle risorse umane è pertanto un altro fattore essenziale per accrescere la
competitività delle imprese e del territorio.
Ma per rendere competitivo il sistema produttivo, di fronte alla sfida della globalizzazione, occorre
integrare sempre di più i momenti dell’istruzione, della formazione e del lavoro e considerarli come
esperienze permeabili nella convinzione che la formazione dura tutto l’arco della vita.
Si tratta di costruire dunque un’azione complessa ed articolata che, certamente, favorisca la formazione
manageriale ed imprenditoriale, ma che favorisca altresì il collegamento “critico”, costante e flessibile
tra i sistemi scolastico-universitario-professionale e le esigenze di professionalità, managerialità e
imprenditorialità delle imprese e del contesto relazionale.
Occorre incentivare l’investimento sulla qualità delle risorse umane, da una parte promuovere e
sostenere l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro; dall’altra, dare risposta alle mutate esigenze
formative del sistema imprenditoriale e del sistema sociale nel suo complesso che esprimono il
fabbisogno di figure professionali con caratteristiche nuove rispetto al passato.
Oltre a rafforzare le attività di formazione imprenditoriale e manageriale, per abbattere il tasso di
mortalità delle aziende, occorre puntare su alcuni obiettivi qualificanti: i servizi di orientamento per le
scelte formative dei giovani e degli adulti; l’espansione di nuove attività per soddisfare le domande di
professionalità delle imprese.
I fabbisogni di professionalità del sistema produttivo, rilevabili attraverso il sistema informativo
Excelsior evidenziano chiaramente le difficoltà e le strozzature del nostro sistema educativo e
formativo. Peraltro, la sua qualità ed efficienza decrescono con l’aumento del grado di istruzione,
raggiungendo il minimo al livello universitario. Il mondo accademico resta poi, salvo alcune eccezioni,
molto lontano da quello delle imprese.
L’impegno programmatico della Camera per il 2005 vedrà potenziate le linee di azione 2004 che
conservando sempre la loro priorità:
Alternanza scuola – lavoro.
Significa continuare la sperimentazione dei percorsi in alternanza scuola lavoro già attivati con
successo nella scorsa annualità.
Il successo delle sperimentazioni effettuate e dei fattivi rapporti di collaborazione instaurati, spingono
alla continuità del lavoro svolto per progettare e sperimentare percorsi e modelli di apprendimento in
alternanza scuola-lavoro destinati ad alunni ultraquindicenni di Istituti d’istruzione secondaria.
In particolare la Camera si pone l'obiettivo di realizzare 2 percorsi in alternanza con tirocinio in
azienda presso gli istituti della provincia non ancora coinvolti nelle altre sperimentazioni ed una
esperienza di IFS.
I percorsi proposti mirano a conseguire sia obiettivi didattici e formativi che obiettivi preprofessionalizzanti, legati all'apprendimento specifico all'interno dell'azienda e di acquisizione di
un'esperienza complessiva sul lavoro, sull'organizzazione e sui comportamenti organizzativi, con una
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forte focalizzazione sulle componenti di tipo tecnico-operativo e professionalizzante per i tecnici
oppure relazionale e trasversale per i licei.
Si cureranno in particolare le attività di formazione dei tutor scolastici e aziendali e l'organizzazione
didattica dei singoli percorsi.
Orientamento e inserimento lavorativo
Le Camere di Commercio possono mettere a disposizione delle nuove politiche attive del lavoro una
serie di esperienze nel campo dell'orientamento, della formazione e dell'analisi dei fabbisogni
professionali e quale sistema a rete, capillarmente diffuso su tutto il territorio nazionale, sono in grado
di garantire, anche dal punto di vista tecnologico, modalità di funzionamento tali da consentire
un'efficace produzione e circolazione di informazioni, anche per favorire i processi di mobilità
territoriale.
Le Camere di Commercio, e così la Camera di Commercio di Reggio Calabria, hanno sempre avuto un
importante ruolo di congiunzione tra sistema scolastico-formativo e mondo del lavoro, svolto in
collaborazione con istituti scolastici, università ed altre agenzie formative, attraverso iniziative
incentrate su stage e tirocini formativi e di orientamento nell'ambito di servizi finalizzati al placement e
all'accompagnamento all'inserimento lavorativo nonché al decollo di nuove attività imprenditoriali.
Si citano il Sistema formativo Excelsior sulla domanda di lavoro e il Sistema Informativo POLARIS
che consente la gestione di una banca dati per l'incontro domanda-offerta di tirocini e di altri percorsi
in alternanza.
Il nuovo ruolo della Camera di Commercio si integra dunque, in particolare, con quanto si sta già
realizzando nell'ambito della riforma dell'istruzione e finalizzato a favorire il raccordo tra istruzione
superiore ed impresa .
In tale contesto che vede la Camera di Commercio già operativa sul fronte dell'accompagnamento al
lavoro, l'opportunità offerta dalla cosiddetta Legge Biagi rappresenta l'ulteriore sviluppo dei servizi a
supporto della la scuola per il lavoro.
La Camera di Commercio di Reggio Calabria si candida per sperimentare questa nuova funzione di
servizio alle imprese ed al territorio, forte delle esperienze già maturate sul fronte dell'orientamento al
lavoro.
Oltre a facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro, sia dipendente che indipendente, l’obiettivo è quello
di assistere le piccole e micro imprese locali nel reperimento delle professionalità necessarie allo
svolgimento della propria attività e rafforzare la competitività dei sistemi produttivi locali attraverso
una migliore valorizzazione delle risorse umane.
In tale suo impegno la Camera privilegerà il rapporto sinergico con le associazioni di categoria,
l’Amministrazione Provinciale, i Centri per l’impiego.
Al fine di accreditare il ruolo della Camera di Commercio nel settore dei servizi per l'orientamento e il
mercato del lavoro, a partire dai dati (da Excelsior ai dati economici territoriali) e dalle esperienze di
cui si è in possesso e contribuendo inoltre a veicolare e diffondere la cultura d'impresa, viene
programmato un intervento integrato che preveda:
- attività di analisi ed informazione sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese
- orientamento finalizzato all'analisi delle competenze
- formazione breve di adattamento delle competenze
- intermediazione domanda-offerta di lavoro
- azioni promozionali di divulgazione e comunicazione
Proseguiranno gli interventi formativi – informativi per la diffusione della cultura economica e
d’impresa, i servizi di orientamento al lavoro autonomo e d’impresa, la creazione di cooperative sociali
e il sostegno di quelle già esistenti.
In collaborazione con Laborcamere, società del sistema camerale, sarà sperimentata un’attività di
approfondimento e valorizzazione dell’indagine “Excelsior”
Nel campo degli interventi per le nuove imprese, oltre quelli aventi natura finanziaria riportati nel
programma “Credito e finanza”, è ipotizzata la creazione di un sistema di supporto alle nuove imprese,
soprattutto a quelle dei settori innovativi.
Maggiore attenzione ed interventi specifici saranno dedicati all’imprenditoria femminile, in
sinergia con il Comitato provinciale per l’imprenditoria femminile ed in relazione alle iniziative di
sistema per la promozione ed il consolidamento delle imprese al femminile, oggetto anche del
prossimo protocollo d’intesa (2005-2006) tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e
Unioncamere Italiana.
• Iniziative per diffondere la cultura di impresa tra le donne e valorizzare l’imprenditoria femminile.
• Verifica di una possibile adesione ad una iniziativa del sistema camerale che nel coniugare la storia
di donne imprenditrici, la didattica e i moderni canoni di comunicazione, esalta il ruolo istituzionale
della Camera impegnata nella promozione dell’imprenditorialità femminile.
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6.8 Promozione del territorio
Promuovere il territorio significa comunicare il territorio, nella dimensione sistemica (che va dalla
natura, alle strutture e infrastrutture, ai servizi, alla cultura, all’ospitalità) valorizzandone i punti di
forza e quindi la sua identità, autonomia, il sistema imprese, il turismo.
Identità, è la storia coniugata con la geografia.
Autonomia, significa misurare il posizionamento: strategico (il progetto sulla vision), competitivo
(mercato ed opportunità nello scenario della concorrenza), percettivo (l’idea che il cliente ha nella
mente del prodotto/territorio).
Promuovere il territorio significa dunque valorizzare i punti di forza ed attenuare (per eliminare) le
criticità.
Possibili azioni:
Identità: raccontare Reggio e la sua provincia per quello che sono ( i valori e i simboli) e che sanno
fare.
Questo si persegue attraverso la comunicazione che per quanto possibile dovrebbe ed essere integrata
rimediando alla parcellazione e frammentarietà dei mezzi e degli strumenti sinora utilizzati che per
nulla visibilizzano il “sistema Reggio”.
Posizionamento: si tratta di attivare un tavolo che in modalità permanente misuri il rating del
territorio e per quanto alla qualità della vita dei cittadini e per quanto alla qualità dell’ambiente per le
imprese.
Osservazione dunque degli indicatori che misurino la competitività delle imprese e del territorio.
Non si può pensare di fare “marketing territoriale” se non si ha conoscenza e consapevolezza del
valore d’insieme (rating) della provincia che ne misura la competitività.
Soprattutto quando la situazione generale è agevolmente percettibile come fragile e che necessita di
cambiamenti profondi e strutturali non solo nella componente economica ma anche in quella sociale
ed in quella politico-istituzionale.
Quali i vincoli e le opportunità?
Esistono certamente ragioni economiche per discutere delle prospettive che interessano l’economia
regionale e provinciale ma esiste un altro e più importante motivo: esiste un clima di smarrimento, in
parte economico ed in parte politico, che rischia di indurre al pessimismo e alla rassegnazione e di
indebolire la capacità di iniziativa e di innovazione di cui la Calabria, ma anche Reggio, abbisogna
oggi più che mai per investire sul futuro.
Questo senso di smarrimento, pericoloso perché può alimentare l’economia illegale, va combattuto
ma non con le politiche degli annunci ma con proposte ed iniziative concrete, in gradi di ridare
speranza in uno sviluppo complessivo, economico, morale e politico della provincia.
I dati e gli scenari in precedenza illustrati concordano su un risultato : il fallimento della politica dello
sviluppo degli ultimi anni ,con la conseguenza che la sfida per la crescita della Calabria e così della
provincia e per la situazione congiunturale ed in relazione al contesto europeo 2007/2013 è divenuta
dunque più pesante.
Va comunque affrontata e va affrontata subito per evitare di essere tagliati fuori quando l’onda
espansiva prodotta dall’inversione dell’attuale congiuntura europea ed internazionale andrà ad
avvantaggiare le economie meglio attrezzate.
Se le nuove frontiere proiettano le società locali in una dimensione planetaria,occorre prendere atto che
la mondializzazione oggi non è più giocata solo come competizione tra imprese ma fra sistemi
organizzati.
Di conseguenza, la competizione diventa la diversa capacità dei sistemi locali di combinare ed
organizzare le opportunità economiche,le risorse e gli attori in vista del posizionamento più
vantaggioso nei processi di riorganizzazione territoriale che si dispiegano su scala mondiale.
Allora imprese, territorio, istituzioni sono le variabili per ogni futura politica di sviluppo.
Un sfida da sostenere, sul fronte della pubblica amministrazione e delle imprese, come già richiamato,
ma anche del territorio, sempre con forti dosi di qualità ed innovazione.
Il territorio, con le riserve di intelligenza e di capacità contenute nella società che ospita, si rileva
nell’economia dei nostri tempi una risorsa fondamentale.
Perché la competitività delle imprese deve ritrovarsi anche al di là dei cancelli delle fabbriche.
In una progettualità di sviluppo forte, coeso e duraturo, che non sia la riproduzione di modelli importati
ma il frutto di un impegno collettivo e partecipato delle istituzioni e dei diversi soggetti delle comunità
locali a vantaggio della competitività e della sostenibilità sociale ed ambientale di cui il territorio ne è
il centro gravitazionale e il medium quasi obbligato per il sistema di piccole e micro imprese
nell’affrontare la complessità dello spazio economico globale.
Non per riscoprire i paradigmi dello sviluppo locale e dal basso, resi inefficaci dalla influenza degli
impulsi internazionali che pongono i sistemi territoriali in continua tensione: improvvise variazioni
della domanda internazionale dovute a fattori congiunturali oppure eventi traumatici quali crisi
finanziarie, guerre, attentati terroristici .
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C’è molta vitalità nella nostra provincia – bisogna riconoscerlo.
Molte le iniziative, molti i raggruppamenti sul territorio e settoriali di area, tanti organismi che
meritoriamente lavorano per lo sviluppo.
Non basta, occorre ricondurre tutto a sistema.
Ciò comporta il superamento di quella spirale di autoreferenzialità da parte delle singole autonomie
locali e degli altri “attori locali” e così dei singoli territori che ha caratterizzato vari strumenti della
programmazione negoziata e tra questi i patti territoriali.
Ma il ricentrarsi sul territorio dei processi produttivi valorizza e accresce importanza alla local
governance e quindi il coinvolgimento dei partner economici, sociali e istituzionali nei processi
decisionali.
“Essere sistema e a rete” e Qualità del territorio dovrebbero essere i valori per un reale processo di
vero sviluppo e la concertazione, il metodo per raggiungere il massimo consenso condiviso su obiettivi
strategici in una dimensione sistemica del territorio e delle sue potenzialità generative di sviluppo,
competitivo ed insieme solidale, ponendo le condizioni per una partecipazione più diretta e
responsabile di diversi soggetti che fanno rete, per proiettare in una “vision” (quello che vogliamo sia a
breve-medio-lungo termine) il futuro del territorio, perché è fondamentale avere chiaro dove vuole
andare, e come, la nostra Provincia.
Operare nell’ottica del principio di sussidiarietà, per promuovere e sostenere la capacità e la
responsabilità di autorganizzarsi della società civile.
Progettare e promuovere nuove modalità di rapporto, confronto e collaborazione istituzionale, perché i
processi di governo diventino sempre più multilivello, per una risposta più efficace ai problemi del
territorio la cui soluzione richiede la compresenza di diverse risorse e diversi soggetti, la creazione di
reti ed anche il superamento delle asimmetrie territoriale provocate dai rigidi confini delle competenze
c.d. territoriali.
Sono certamente presenti anche legami economici, territoriali e culturali unificanti senza i quali
sarebbe difficile poter parlare di federalismo regionale, ma questi legami non devono mettere in ombra
l’importanza delle specificità delle singole realtà locali territoriali.
Occorre dunque lavorare per la costruzione della nuova mappa dello sviluppo locale, che valga a
riscoprire e ridisegnare lo sviluppo del territorio reale,andando a cogliere il valore aggiunto potenziale
di ciascuna area, per uno sviluppo da costruire attraverso aree di nuova scommessa (Gioia Tauro
certamente è una di queste) e aree di nuova integrazione che valorizzino e sviluppino potenzialità e
specializzazioni produttive.
Investire nello sviluppo locale significa sviluppare un sistema economico competitivo.
Il che significa per l’imprenditore collettivo investire sui fattori che influiscono sulla competitività
territoriale.
Qualità del territorio e nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e nella dimensione della
sicurezza e nell’utilizzo programmato del territorio contro il proliferare di aree industriali in ogni
comune: regole dunque molto chiare relativamente ai processi produttivi proposti;è inevitabile cioè
decidere che cosa sviluppare,se non si vuole solo consumare territorio.
Una annotazione a proposito della sicurezza, un termine che può essere declinato in tanti modi.
In linea generale si può identificare con due tipi di esigenza:
1) la prima è quella di poter seguire un proprio progetto di vita, potendo contare su una rete di
protezione nei momenti di difficoltà
2) la seconda è quella di poter vivere la propria quotidianità senza eccessivi rischi di subire violazioni
o violenze, sia psicologiche che materiali, per effetto di incidenti o per effetto di eventi criminali.
Se la prima è demandata ai livelli di governo nazionale e regionale, su quest’ultimo aspetto va tenuta
sempre alta la guardia e la rete di prevenzione e sicurezza anche dinnanzi a brillanti operazioni di
polizia, come quelle realizzate recentemente, tenendo presente che sovvertire le regole della
concorrenza è la nuova strategia e l’ultima frontiera della criminalità organizzata e non solo il prelievo
forzato di risorse finanziarie.
L’obiettivo dunque è la promozione del concetto di qualità sia a livello territoriale sia di prodotto.
Con il termine qualità ci si riferisce così a tutto ciò che può favorire la valorizzazione delle risorse
economiche, culturali e ambientali presenti nel territorio.
Qualità a tutto tondo, avvalendosi anche di “Valoritaria”, consorzio promosso dalle Camere di
Commercio e dalle regioni italiane attraverso i rispettivi organismi Agroqualità e CSQA, l’unico ente
italiano no-profit in grado di valorizzare, attraverso la certificazione di qualità, le specificità produttive
e territoriali del nostro Paese, operando in tutti gli ambiti ed in tutti i settori economici
Azioni programmate:
Dalla qualità dell’offerta turistica, attraverso i marchi volontari per le strutture ricettive,
ristorative e agrituristiche, la Camera deve perseguire con impegno costante l’obiettivo di
arrivare a promuovere la provincia, le sue bellezze naturali e le sue ricchezze, storicoartistiche, le sue risorse enogastronomiche e dell’artigianato artistico e tradizionale,
identificandola con un “marchio territoriale” unico che dia visibilità e sia sinonimo
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dell’accoglienza e attrazione turistica e congiuntamente al “rating” e al sistema dell’offerta di
vantaggi localizzativi di attrazione di investimenti imprenditoriali. Un marchio che certifichi e
comunichi al mercato l’essere di un territorio che sviluppa iniziative imprenditoriali non solo
rivolte al profitto ma anche all’interesse generale, al bene comune, iniziative attraverso le
quali si persegua il complessivo sviluppo socio-economico.
Valorizzare le potenzialità di SIVALET-Sistema Informativo per la Valorizzazione
Economica del Territorio, un motore di ricerca promosso e attivato dal sistema camerale
italiano
Le istituzioni locali e così la Camera di Commercio sono chiamate ad accompagnare
iniziative e sforzi finanziari da parte delle imprese finalizzati ad aumentare il livello di
sicurezza avvalendosi delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie
Attraverso un approccio innovativo,fatto di creatività ed efficienza, la Camera promuoverà ma
anche sosterrà specifici eventi che valgano a promuovere quei processi di qualità direttamente
connessi al territorio.
Progetto di sviluppo integrato di tecnologia, organizzazione e persone” per la competitività e
la messa in rete territoriale delle piccole e medie imprese
“Business plan per un Museo di successo”.
Un percorso formativo e metodologico, già sperimentato con successo, finalizzato ad una più
incisiva valorizzazione del patrimonio artistico del Museo della Magna Grecia, da realizzare con la
Sovraintendenza ai beni culturali di Reggio Calabria, con il supporto di Asseforcamere, nel
tentativo di invertire il trend negativo delle presenze ed in particolare dei visitatori paganti (negli
ultimi due anni –7%).
Abbassare l’enfasi dei grandi interventi infrastrutturali da progettare, perché il problema non è
solo di ordine quantitativo (la Provincia di Reggio Calabria rileva un indicatore di dotazione
infrastrutturale pari a 106, dato 100 per l’Italia), come per tutto il Mezzogiorno, ma anche soprattutto
qualitativo: un sistema di infrastrutture efficiente ed adeguato alle esigenze della struttura produttiva
locale ma anche un incentivo alla localizzazione di nuove iniziative imprenditoriali, configurandosi, di
fatto, come una esternalità positiva.
E’ da evitare che le imprese reggine corrano il rischio di perdere la propria competitività una volta
fuori dai cancelli della fabbrica.
Esiste infatti una forte relazione tra livelli di accessibilità, dotazione infrastrutturale e indicatori di
sviluppo socio-economico.
Da uno studio condotto da EURISPES sul prezzo del trasporto merci intracomunitario, risulta che i
costi legati all’accessibilità e alla perifericità della provincia, sono in media superiori alle principali
località europee e persino superiori ad alcune destinazioni insulari.
Il POR 2000-2006 nell’allocazione delle risorse mostra una crescita rilevante delle spese per
infrastrastrutture rispetto agli incentivi dando continuità all’impatto realizzato nella precedente fase di
programmazione. Lo scenario tendenziale segnala invece incrementi rilevanti solo per gli incentivi,
mentre per le infrastrutture la dinamica rimane positiva ma debole.
Eppure la crescita della ricchezza e dell’occupazione richiede sistemi energetici, ambientali, di
trasporto e comunicazioni sempre più moderni ed efficienti. Con l’innovazione e il trasferimento
tecnologico, la formazione del capitale umano e la qualità. Le reti infrastrutturali e servizi logistici
adeguati sono determinanti per accrescere la competitività delle aziende e del territorio provinciale nel
nuovo contesto europeo e mondiale.
Dal potenziamento delle infrastrutture dipende il successo delle policies volte ad innalzare il livello di
competitività del sistema territoriale, che diversamente rischiano di rilevarsi incomplete.
La Camera deve pertanto assumere come prioritaria una politica che si oggettivi in giudizio, proposta,
progettualità e stimolo verso le altre istituzioni; concertazione ed integrazione tra i soggetti istituzionali
e non, valorizzando il suo essere e ruolo di istituzione funzionale, e quindi trasversale ai confini
territoriali, che si presta più di altri ad essere il tavolo di integrazione tra le istituzioni territoriali, i
soggetti economici e le agenzie tecniche pubbliche e private.
La Camera, forte anche dell’ulteriore riconoscimento attribuito agli enti camerali dalla recente legge n.
166/2002, dovrà appoggiare i programmi locali in via di elaborazione e proporsi come soggetto attivo e
di stimolo nella progettazione di determinate opere infrastrutturali necessarie allo sviluppo economico
del territorio, anche utilizzando la formula del project financing, quale strumento istituzionale idoneo a
superare uno dei maggiori ostacoli nella realizzazione di progetti di elevata complessità.
E’ di attualità l’Interporto di Gioia Tauro ma non basta parlarne e neppure avviare a realizzazione le
opere, quanto individuare e lavorare su strategie per il futuro prossimo,come la realizzazione di un
polo/distretto della logistica integrata di sistema e di rete, a supporto e completamento dell’interporto.
In questi giorni si è parlato dell’asse Gioia Tauro-Nola quale punto di raccordo tra il Mediterraneo ed il
Nord Europa.
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Si tratta allora di valorizzare tutte le risorse materiali e immateriali che l’area di Gioia Tauro offre per
promuovere un’iniziativa vincente nel settore dei trasporti e dell’intera catena della logistica a
beneficio dell’economia locale e regionale.
Di assoluto interesse potrebbe essere un workshop sul tema, tenendo presente che una politica e la
progettualità locale sulle infrastrutture di trasporto e logistica richiama all’attenzione il sistema dei
trasporti.
La reale creazione di uno spazio comune mediterraneo è perseguibile solo se si è capaci di intuire ciò
che questa area potrà essere tra trenta, cinquanta anni, sia percependone potenzialità ed esigenze sia
comunicando ai popoli coinvolti l’importanza di disegnare e perseguire obiettivi comuni di
investimento e crescita.
Ciò appare particolarmente evidente se si prende in considerazione lo sviluppo di una rete
euromediterranea di trasporto .
In tal senso è significativo ricordare che il progetto di costituire una Rete Transeuropea di Trasporto
(TEN-T) nacque nel 1993 e i tempi di realizzazione prevedono la consegna intorno al 2020.
Risulta evidente l’urgenza di partire, oggi, a disegnare il progetto del sistema di trasporti
euromediterraneo.
L’esperienza condotta in Europa a proposito della TEN-T suggerisce di perseguire un approccio basato
sull’identificazione di corridoi multimodali, che non trascurino le Regioni meridionali e così la
Calabria.
E’ tuttavia ovvio che la modalità marittima rivestirà un ruolo essenziale nella mobilità in particolare
delle merci: si dovrà pertanto identificare ,nel più ampio contesto regionale , un ruolo provinciale
nelle tratte marittime (autostrade del mare) capaci di collegare in maniera efficace ed efficiente gli stati
che si affacciano sul Mediterraneo e, in particolare, che connettano i corridoi terrestri.
Ad oggi per quanto riguarda l le relazioni Nord-Sud, si può parlare solo del corridoio I (BerlinoPalermo) e il cosiddetto corridoio dei due mari (Rotterdam-Genova).
E’ auspicabile pertanto che, al di là dei tempi di progettazione e realizzazione delle infrastrutture, parta
un processo di pianificazione che consenta di operare delle scelte almeno su quelli che potranno essere
i nodi portuali della rete euromediterranea di trasporto sia sul lato nord Africa, sia sul lato europeo.
Una particolare attenzione dovrebbe essere dedicata ad alcuni terminal nord africani in fase di migliore
organizzazione.
Il tutto senza dimenticare alcuni vincoli/condizioni essenziali che semplicemente si annunciani:security
degli impianti e dell’intera catena logistica;l’uso delle tecnologie informatiche e delle
telecomunicazioni.
Nella pratica è pertanto auspicabile che accanto agli organi di governo (Europa e stati mediterranei) vi
sia una forte presenza di soggetti pubblici e privati capaci di cogliere le esigenze e specificità locali e
di integrarle in un processo di ampio respiro e su vasta scala.
Un esempio di tale approccio è stato già implementato nel passato tramite la costituzione del Comitato
promotore per la realizzazione del “Corridoio Plurimodale Sistema integrato di trasporto lungo la
direttrice Ovest-Est a Sud dei Pirenei e delle Alpi” che si è poi tradotto nell’attuale corridoio 5. Il
Comitato è composto dai rappresentanti delle Camere di Commercio dei territori interessati al progetto.
Viste le esperienze e i risultati positivi del Comitato Promotore, lo si richiama come proposta per un
costituendo organismo provinciale formato da tutte le istituzioni locali.
In questo contesto La Camera di Commercio di Reggio Calabria, forte della sua appartenenza ad un
sistema nazionale ed europeo cui vanno riconosciute esperienze acquisite in diversi progetti, si
propone come soggetto attivo.
I porti restano un nodo infrastrutturale da risolvere per uno sviluppo del turismo nautico sulle nostre
coste.
La costituzione ma soprattutto l’operatività dell’Assonautica può svolgere un ruolo importante nello
sviluppo territoriale.
6.9 Reti ed Alleanze
Le Alleanze
Se l’obiettivo strategico della funzione promozionale della Camera è quello di generare valore, il grado
di questo valore sarà commisurato alla capacità di generare un sempre più forte e qualificato
partenariato istituzionale ed economico-sociale con il mondo associativo e gli altri attori locali non
istituzionali,per sviluppare “rete” e “fare sistema”.
La Camera quale istituzione locale, tra le autonomie territoriali e le istituzioni statali, ponte tra locale e
globale, per la valenza della sua “terzietà” può essere riconosciuta come forum dell’economia
territoriale ove si elaborano linee di azione strategica per la promozione sistemica del territorio
secondo un modello di agire di comunità economica in rete.
La Camera di Commercio deve incentivare la capacità della provincia di liberare le sue forze nella
collaborazione tra pubblico e privato.
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La sussidarietà, il federalismo, l’autonomia significano proprio questo: credere nella capacità, del
territorio e dei suoi protagonisti, per trovare insieme risposte al proprio futuro.
Non per esternare a livello territoriale una capacità di governo dell’economia impegnata a bilanciare le
richieste dei settori economici; non per gestire un consenso a posteriori intorno alle scelte fatte; quanto
per manifestare una capacità di convergenza delle forze locali su quei progetti che traducano in ipotesi
operative l’interesse generale dell’economia. E su questa convergenza e progettualità adeguare
strutture e spazi, procedure e regole, volontà e politiche per concreti obiettivi.
La Camera eviterà qualsivoglia concorrenzialità con gli altri soggetti istituzionali per privilegiare un
rapporto di complementarietà, cooperazione e proposta, valorizzando il suo ruolo istituzionale di
“forum dell’economia territoriale” ed accreditandolo nel:
Promuovere un forte “patto per lo sviluppo della provincia, in continuità con il patto territoriale ed il
contratto d’area, non solo in funzione di sostegno allo sviluppo dell’occupazione, ma per irrobustire,
da una parte, le relazioni fra istituzioni locali, dall’altra, la concertazione tra “il pubblico” ed “il
privato”, in una logica ed un’operatività di “sistema a rete”. Tutto al fine di ridare slancio alle deboli
funzioni a servizio della produzione (dalla logistica alla promozione) e alle dotazioni infrastrutturali
funzionali al miglioramento quali-quantitativo dei fattori di localizzazione e quindi destinare ad
influenzare le potenzialità di sviluppo.
In tale contesto si inserisce l’impegno di favorire convenzioni programmatiche attraverso le quali
investire risorse su programmi che attualizzino “politiche di filiera”, ”politiche di distretto, di sistema,
di rete”, ”politiche di qualità”, come la collaborazione in itinere con il coordinamento regionale del
“Progetto Policoro”, un progetto organico della Chiesa italiana che tenta una risposta concreta sul
problema della disoccupazione al Sud.
Le reti
Per rispondere efficacemente alle domande emergenti dal “mercato” la Camera continuerà a
privilegiare una organizzazione di tipo stellare a quella lineare di funzionari ed uffici, utilizzando gli
strumenti operativi previsti dalla legge di riforma.
Si tratta di diversificare ed articolare opportunamente questi strumenti, facendo ricorso per l’attuazione
dei propri fini istituzionali, oltre che all’organizzazione politico-amministrativa della Camera in senso
proprio, anche all’Azienda Speciale.
Questa ha la funzione, per conto della Camera, di produrre servizi altamente qualificati in regime di
economia di scala.
Nel corso del 2005 le attività dell’Azienda Speciale della Camera “In.form.a.” saranno potenziate per
dare valore alla sua identità di polo di servizio operante in tre macroambiti, attraverso la continua
crescente professionalizzazione del personale protesa alla “tecnicità specializzata”:
1. Servizi diretti alle micro e piccole imprese e ad altri clienti in regime di mercato.
2. Affiancamento progettuale ed operativo alla Camera nelle proprie “specialità”.
3. Strumento per la esternazionalizzazione di alcuni servizi o progetti camerali, in relazione
all’obiettivo generale da perseguire che è quello di conseguire economie di sistema che comportino
una riduzione dei costi dei servizi ovvero la fornitura – a parità di costo - di servizi più complessi,
evoluti, innovativi, ovvero nella realizzazione di progetti.
Fondamentale è la funzione di promoter della cultura aziendale nei campi più innovativi da cui possa
discendere la domanda alla Camera di Commercio di servizi nuovi o tecnologicamente innovati.
L’Azienda come promoter dello start up di servizi della Camera sempre più rispondenti quindi alle
esigenze dell’impresa e del territorio.
Un ruolo sistematico a sostegno della strategia della Camera che in continuità si innova per lasciare
spazio ai competitor del mercato. La Camera di Commercio, attraverso la sua Azienda Speciale,
diviene così anticipatrice oltre che promotrice dei bisogni delle imprese del territorio.
Per quanto all’Unione regionale e al Centro estero delle Camere di Commercio della Calabria
occorre sollecitare il processo di ridefinizione dei rispettivi ruoli perché siano coerenti al contesto
normativo ed istituzionale e ad una programmazione che, nell’esaltarne le rispettive missioni, sia di
supporto progettuale ed operativo alle stesse Camere attraverso funzioni innovative che ne rafforzino
la presenza e la visibilità istituzionale nello scenario della dimensione regionale indotto dall’assetto
federalista dello Stato.
Si richiama anche nell’anno 2005 il Patto di Servizio con le imprese, sottoscritto durante la 118°
Assemblea di Unioncamere Italiana (27/11/2003), con il quale il sistema camerale, nel più ampio
contesto delle linee d’azione delle Camere di Commercio nel triennio 2004-2006, si è lanciato nella
sfida di accrescere l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa, potenziando l’attività ed i
servizi di supporto alle imprese e alle autonomie locali.
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PATTO DI SERVIZIO PER LE IMPRESE
2004-2006
Sviluppo della competitività
LE CAMERE DI COMMERCIO SI IMPEGNANO NELLE SEGUENTI AZIONI ED OBIETTIVI
-
INTERNAZIONALIZZAZIONE:
accrescere di 18 mila unità il numero delle imprese che operano all’estero
-
RESPONSABILITÀ SOCIALE
accompagnare almeno 100.000 imprese all’adozione di pratiche di CSR
-
-
INFRASTRUTTURE
investire risorse pari a 500 milioni di euro, consolidando gli investimenti per le infrastrutture materiali ed
immateriali (fiere, sistema dei trasporti, borse, rete a banda larga), favorendo la progettazione di 10 nuove opere
locali con il ricorso alla finanza di progetto;
CREDITO
favorire l’accesso alle risorse finanziarie di 400.000 imprese, attraverso la costituzione di fondi per la
nascita di imprese innovative (seed capital), l’utilizzo di strumenti quali l’assicurazione del credito e i nuovi
Confidi;
-
INNOVAZIONE
aumentare del 15%, rispetto al 2002, le risorse destinate agli investimenti diretti;
-
FORMAZIONE
raggiungere 180.000 imprenditori con attività di formazione mirata
-
MADE IN ITALY
tutelare 200 nuovi prodotti tipici con marchi collettivi o riconoscimenti comunitari
-
CONCILIAZIONE E ARBITRATO
realizzare 5.000 accordi extragiudiziali
-
TRASFERIMENTO TECNOLOGICO
raggiungere 10mila imprese, creando 20 nuovi centri specializzati per la tutela dei brevetti e della proprietà
intellettuale;
-
RIFORMA DELLA SCUOLA
sostenere i percorsi di alternanza in almeno 1.000 istituti scolastici, permettendo la realizzazione di tirocini
e realizzando servizi di orientamento e raccordo formazione-imprese
SEMPLIFICAZIONE ED EFFICIENZA DEI SERVIZI
LE CAMERE DI COMMERCIO SI IMPEGNANO NELLE SEGUENTI AZIONI ED OBIETTIVI
-
E-GOVERNMENT
azzerare le file agli sportelli, rendendo disponibili a tutte le imprese i sistemi di accesso ai certificati
telematici e/o a domicilio
FIRMA DIGITALE
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-
-
consegnare 1 milione di dispositivi di firma digitale alle imprese
SERVIZI ON LINE
realizzare il portale per le imprese
PERSONALE:
investire nella formazione del personale non meno dell’1,8% del monte salari, accrescendone la
professionalità
CUSTOMER SATISFACTION:
sviluppare la multicanalità attraverso programmi di gestione attiva dei rapporti con l’utenza, per
comunicare alle imprese solo quello che serve e quando serve, assicurando l’operatività della piattaforma
tecnologica di Customer Relationship Management nel 60% del territorio nazionale.
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relazione previsionale programmatica anno 2005