Associazione Teatrale Pescara Colli affiliata Domenica 12 ottobre 2014 L’Associazione Teatrale PerStareInsieme organizza la nona gita, nella quale si abbinano religione, cultura e spettacolo. Nel ringraziarvi per la partecipazione a questo importante appuntamento culturale, vi auguriamo una buona giornata con la speranza che il programma che è stato predisposto sia di vostro gradimento. Questo semplice opuscolo per le notizie generali sui luoghi da visitare, sul programma e su quanto ci è sembrato utile sottoporre alla vostra attenzione. Affinché possa essere garantita una buona riuscita dell’evento, è necessario attenersi agli orari ed al programma sotto riportati. Per qualsiasi informazione ed esigenza rivolgersi a Ferdinando (cell. 3401483349). Grazie e buona giornata a tutti. PROGRAMMA Ore 6,45 – Partenza da Via Di Sotto (Piazzale Conad). Ore 10,00 – Arrivo a Frascati – Visita libera alla città (Villa Torlonia, Cattedrale, Centro Storico… ) Ore 12,00 – Visita all’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata. Ore 13,00 – Pranzo al sacco condiviso in un locale messo a disposizione dal monastero delle Suore Missionarie Francescane. Ore 15,00 – Partenza per Ostia Lido. Ore 17,00 – Al Teatro Nino Manfredi per ritirare i biglietti al botteghino. Ore 17,30 – Spettacolo teatrale Scacco Pazzo. Ore 20,00 circa – Partenza da Ostia. Ore 23,30 circa – Rientro a Pescara. È prevista una sosta lungo il percorso. Si chiede il rispetto scrupoloso degli orari. Frascati si trova sui Colli Albani in posizione dominante rispetto Roma, e parte del suo territorio è compreso all'interno dei confini del Parco Regionale dei Castelli Romani. Storia Età antica I ritrovamenti archeologici più significativi risalgono all'epoca romana e appartengono alla villa patrizia di Lucullo (117 a.C. - 57 a.C.) e poi alla dinastia imperiale dei Flavi (69 d.C. - 96 d.C.). Medioevo Documenti del IX secolo (Liber Pontificalis) definiscono Frascati come un piccolo agglomerato urbano, ma dopo la distruzione di Tusculum (Tuscolo)nel 1191, la popolazione residente aumentò e la sede della diocesi passò da Tuscolo a Frascati. Il nome della città deriva forse da una tradizione locale nell'uso delle "frasche" come legname o dall'utilizzo delle stesse per costruire ripari di fortuna dopo la distruzione di Tuscolo. Età moderna All'inizio del XVI secolo papa Giulio II la cedette a Marcantonio I Colonna come possesso feudale per i servizi prestati. Dal 1508 il principe Colonna e sua moglie Lucrezia della Rovere (1485-1552) vissero nella fortezza di Frascati. Il 15 febbraio 1515 venne fissato lo statuto cittadino su commissione di Marcantonio I Colonna per il "Populus antiquae civitatis Tusculi" che fissava le regole del vivere civile e di convivenza nei territori di sua proprietà, del castello di Frascati. Nel 1518 fu costruito l'ospedale San Sebastiano, dedicato a questo santo in ricordo della vecchia basilica distrutta intorno al IX secolo, per iniziativa dell'Arciconfranternita del Gonfalone che, con i suoi confratelli, garantiva il servizio ospedaliero. Dopo la morte di Marcantonio Colonna nel 1522 a Milano, Lucrezia della Rovere vendette Frascati a Pier Luigi Farneseche a sua volta la cedette alla Camera Apostolica, ponendo così termine al periodo feudale di Frascati. Nel 1527 un'orda di Lanzichenecchi, dopo aver saccheggiato Roma, si diresse verso Frascati, arrivò nei sobborghi fino ad un capitello votivo consacrato alla Vergine Maria presente in un incrocio; i soldati cambiarono direzione di marcia e la città fu salva. Questo fatto resta ancora nella memoria degli abitanti che per gratitudine costruirono una chiesa dedicata alla Madonna, la chiesa di Capocroce. Nel 1538 papa Paolo III conferì a Frascati il titolo di "Civitas" con il nome di "Tusculum novum" e realizzò una nuova cinta muraria fortificata. Nel 1598 iniziò la costruzione della nuova cattedrale dedicata a San Pietro. La città ha nel proprio territorio e intorno ad esso una dozzina di ville costruite nel corso di un secolo a partire dal 1545, per motivi politici e sociali, di status symboldell'aristocrazia romana e della corte papale. Il 15 settembre 1616 iniziò la sua attività la prima scuola pubblica, libera e non aristocratica, sul modello di quella fondata in Trastevere nel 1597, per iniziativa di San Giuseppe Calasanzio su invito del papa Paolo V. Il 18 giugno 1656 nella chiesa di Santa Maria in Vivario l'intonaco della parete laterale sinistra crollò scoprendo un antico affresco con l'immagine dei Santi Sebastiano e Rocco protettori della peste. In quell'anno era in corso una terribile pestilenza in Roma ma Frascati rimase indenne, da quell'anno i due santi sono copatroni della città, due statue che li rappresentano sono poste sulla facciata della Cattedrale. Nel 1761 il castello al centro della città si trasformò in un palazzo principesco per l'intervento di ristrutturazione del cardinale Enrico Benedetto Stuart, Duca di York, divenendo la sede vescovile, la Sede suburbicaria di Frascati. Età contemporanea Nel 1798 anche Frascati si costituì Repubblica gemellata a quella Romana (vedi Rivoluzione francese nei Castelli Romani e a Velletri). Nell'autunno del 1837 una grande epidemia scoppiò in Roma e migliaia di abitanti lasciarono la città eterna; Frascati fu l'unico centro del circondario di Roma che aprì loro le porte della città e li ospitò fino alla fine dell'epidemia. Per questo da quel giorno, in ringraziamento dell'ospitalità, Frascati ha la stessa bandiera di Roma, giallorossa. Il 14 maggio 1849, durante la Repubblica Romana (1849), il re di Napoli, Ferdinando II, entrò in Frascati, accolto con 'noncuranza' dalla popolazione frascatana. Nel novembre 1873 venne aperto l'Orfanotrofio Femminile Micara nel Palazzo Spada acquistato attraverso l'uso di un lascito del cardinale frascatano Ludovico Micara. Nel dicembre 1878 venne aperto l'Asilo Infantile Tuscolano per iniziativa dell'Amministrazione Comunale. La prima ferrovia costruita dallo Stato della Chiesa, la ferrovia Roma Frascati, fu inaugurata durante il regno di papa Pio IX il 5 luglio 1856. Nel1884 l'ultima parte della ferrovia, dalla periferia (zona Campitelli) al centro della città, fu inaugurata durante il regno di Umberto I Re d'Italia. Fu la seconda ferrovia costruita, nel territorio Italiano. Nel 1901 l'elettricità arrivò a Frascati e l'illuminazione pubblica divenne elettrica. Nel 1906 venne inaugurata la linea tramviaria per Roma ed i Castelli Romani che collegava Frascati con il bivio di Grottaferrata dove si dipartiva verso Roma o verso Marino. Nel 1954 il servizio tramviario fu sostituito dal servizio autobus: nella memoria popolare però permane tuttora il ricordo e il rimpianto delle vecchie tramvie dei Castelli Romani. Nel 1916 fu messa in servizio la linea tramviaria Vicinale che collegava Frascati con la linea Roma-Fiuggi attraverso Monte Porzio Catone, Monte Compatri e San Cesareo. Nel 1943 la linea fu distrutta dagli eventi bellici, poi sostituita dal servizio autobus. Durante la seconda guerra mondiale, intorno alle ore 12 dell'8 settembre 1943, Frascati, sede del comando tedesco del feldmaresciallo Kesselring, fu pesantemente bombardata: 130 Boeing B17 americani, meglio conosciuti con il nome di Fortezze volanti, sganciarono ben 1300 bombe. Persero la vita circa 500 civili e 200 soldati tedeschi, metà degli edifici andò distrutta e tra questi molti monumenti e ville. Dopo l'8 settembre ci furono più di quaranta nuove incursioni di minore gravità. In particolare il bombardamento del 22 gennaio 1944 in conseguenza dello sbarco degli alleati ad Anzio (Operazione Shingle). All'alba del 4 giugno 1944 l'avanguardia della 85ma divisione di fanteria statunitense arrivò a Frascati. Villa Torlonia Nel 1563, Annibal Caro prese dall’Abbazia di Grottaferrata un piccolo podere e vi costruì la “caravilla”, dove completò la traduzione dell’Eneide. Dopo alterne vicende proprietarie, nel 1607 la villa fu venduta al cardinale Scipione Borghese che, attraverso l’opera di Giovanni Fontana, Flaminio Ponzio (1560-1613), e Carlo Maderno (1556-1629), provvide alla realizzazione delle fontane e dell’acquedotto necessario ad alimentarle. Dopo diversi passaggi di proprietà , nel 1841, passò ai Torlonia. I bombardamenti dell’ultima guerra hanno devastato irrimediabilmente l’edificio che è stato sostituito da una costruzione moderna. L’importante parco è diventato di proprietà Comunale nel 1945. Il parco fu caratterizzato dall’intervento di Flaminio Ponzio, Carlo Maderno e Giovanni Fontana (1540-1614), chiamati dal cardinale Scipione Borghese. Essi realizzarono all’inizio del 1600 la cascata d’acqua a monte della villa. Da una grande peschiera, infatti, collocata nella parte più alta, sgorga l’acqua che scende in vasche digradanti, incorniciate da scalee, terminando così in una più grande fontana. I Ludovisi incaricarono il Ponzio di completare la grandiosa fontana con il cosiddetto “Teatro delle acque”, caratterizzato da una lunga parete con nicchie e pilastri decorati con statue e vasi. Villa Aldobrandini (conosciuta anche come Villa Belvedere) è una delle più importanti ville di Frascati. Sorge su un'altura panoramica che sovrasta l'ingresso alla cittadina, ed ha una storia plurisecolare, divisa tra importanti famiglie epapato. Fu costruita per il cardinale Pietro Aldobrandini, nipote del Papa Clemente VIII su di un edificio preesistente del 1550 appartenuto a Monsignor Alessandro Rufini. I lavori di costruzione della villa richiesero quattro anni, dal 1598 al 1602 e furono diretti dall'architetto Giacomo della Porta, successivamente completati intorno al 1621 dagli architetti Carlo Maderno e Giovanni Fontana. Di notevole pregio il Teatro delle Acque di Carlo Maderno e Orazio Olivieri. All'interno della villa vi sono affreschi di artisti barocchi e manieristi come i fratelli Zuccari, il Cavalier d'Arpino ed ilDomenichino. Sull'ingresso della villa nella piazza principale di Frascati, il monumentale ingresso dell'architetto Carlo Francesco Bizzaccheri del XVIII secolo. Di particolare interesse la Sala del Parnaso. Villa Falconieri Originariamente era chiamata villa Rufina essendo stata costruita da monsignor Alessandro Rufini vescovo di Melfi. In seguito fu ingrandita da papa Paolo III intorno al 1546. Nel 1628 Orazio Falconieri acquistò la villa e commissionò il restauro a Francesco Borromini. Al progetto lavorarono importanti architetti come Antonio da Sangallo il Giovane e lo stesso Borromini. Gli affreschi presenti all'interno sono opera di Pier Leone Ghezzi, Giacinto Calandrucci, Ciro Ferri, Nicolò Berrettoni ed altri ancora. Il parco è costituito da splendidi giardini all'italiana ampliati nel XVII secolo, e con un piccolo lago circondato da cipressi costruito nel XVIII secolo. Nel maggio del 1907 la villa fu acquistata dal barone tedesco Ernest Mendelsshon-Bartholdy di Berlino che ne fece dono al Kaiser Guglielmo II. Il 6 aprile 1911 il principe Guglielmo e la principessa Cecilie visitarono la villa e decisero di iniziare i lavori di restauro. Qui lo scrittore tedesco Richard Voss visse per 25 anni e scrisse alcuni romanzi quali Villa Falconieri,Febbre romana, Il figlio della Volsca ed altri. Egli chiamò la villa "la mia casa splendente": per queste ragioni villa Falconieri rimane sempre cara alla comunità tedesca presente a Roma. Alla fine della prima guerra mondiale la villa fu confiscata dallo Stato italiano. Villa Falconieri fu danneggiata dai bombardamenti del 1943-1944 ma un lavoro di restauro l'ha riportata agli antichi splendori. Villa Falconieri è stata sede del Centro Europeo per l'Educazione (CEDE) fino al 1999, mentre dal 2000 è sede dell'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione (INVALSI), ora Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. Villa Falconieri ha ospitato le riprese della fiction Elisa di Rivombrosa-parte seconda, andata in onda su Canale 5 nel2005; era la residenza napoletana del barone di Conegliano. Villa Parisi-Borghese La villa fu costruita nella sua prima parte centrale, tra il 1604 ed il 1605, da Mons. Ferdinando Taverna, milanese, governatore e magistrato di Roma sotto il pontefice Papa Clemente VIII. Divenuto cardinale il Taverna vendette la villa nel 1614 al cardinale Scipione Borghese nipote del Papa Paolo V. La "Villa Taverna" confina con Villa Mondragone e Villa Vecchia. Il cardinale Borghese affidò all'architetto Girolamo Rainaldi la ristrutturazione della villa, cui vengono aggiunti due parti laterali ed il ninfeo nonché il portale delle armi. Nel 1729 nuovi lavori sono iniziati da Camillo Borghese con decorazioni interne e arcate sulla facciata. In seguito Marcantonio Borghese aggiunge nuove decorazioni pittoriche. Nel 1896 la Villa fu venduta a Saverio Parisi, la cui famiglia ne è ancora proprietaria. Per molti anni abitò in questa villa Paolina Bonaparte moglie del principe Camillo Filippo Ludovico Borghese (1775-1832). Villa Lancellotti Fu costruita nel 1582 dal Cardinale Bonanni, successivamente fu ristrutturata nel 1730 dal nuovo proprietario il Principe Pietro Piccolomini che gli diede il nome della propria famiglia chiamandola Villa Piccolomini, al fine dei lavori il Principe pose una lapide sopra l'ingresso della villa con la seguente iscrizione "PETRUS PICCOLOMINEUS ANNO MDCCLXIV". Fu in questa villa che il Cardinale Cesare Baronio scrisse nel 1607 la sua opera Storia della Chiesa. Il re Carlo Emanuele IV di Savoia visse come ospite in questa villa e nell'ottobre del 1805 ricevette per un soggiorno il Papa Pio VII. Nel 1840 la villa fu venduta al Cavaliere bavarese Francis Mehlem. Nel 1855 la nota scrittrice George Sand affittò Villa Piccolomini dal 31 marzo al 19 aprile vivendoci con suo figlio Maurice ed il suo segretario Alexandre Manceau. Nel 1866 la villa venne acquistata e ristrutturata dal Principe Filippo Massimo Lancellotti (18431915) e da sua moglie la Principessa Anna Elisabetta Borghese Aldobrandini (1847-1927) che diedero alla Villa il nome della propria famiglia chiamandola Villa Lancellotti. Una parte del giardino della villa è diventato parco pubblico con il nome di Parco dell'Ombrellino. Villa Rufinella È la più alta villa sulla collina sopra la città di Frascati. Venne costruita dal Mons. Alessandro Ruffini, vescovo diMelfi, nel 1578. Ulteriori passaggi di proprietà la modificarono strutturalmente. Nel 1773 la villa divenne proprietà della camera apostolica. L'aspetto attuale si deve all'architetto Luigi Vanvitelli, che rinnovò l'edificio su commissione dell'ordine gesuita. Nel 1804 Papa Pio VII vendette la villa a Luciano Bonaparte, che iniziò una campagna di scavi archeologici nell'area di proprietà della villa e nella città di Tusculum, mandando molti dei manufatti ritrovati ai musei di Parigi. Nel 1817 un gruppo di briganti della famosa banda del brigante Gasperone, comandata da Tommaso Transerici, tentò di rapire il Principe Luciano durante una delle sue feste nei giardini, ma la prontezza di un maggiordomo che si vestì da Principe e fu scambiato per Luciano Bonaparte, lo salvò. Nel 1820 la Duchessa Maria Anna di Chablais di Casa Savoia acquistò la villa dal principe Luciano Bonaparte. La regina Maria Cristina di Savoia, moglie di Carlo Felice di Savoia, ereditò la Villa per lascito testamentario della duchessa Maria Anna e vi visse per lunghi periodi fino al 1824. La regina chiamò per una prima campagna di scavi nel territorio della villa il presidente della Pontificia Accademia di Archeologia, Luigi Biondi, che iniziò gli scavi sul Tuscolo. Nel 1834 il poeta Giuseppe Gioachino Belli fu ospite nella Villa a cui dedicò il sonetto "La Rufinella". Con la direzione dell'architetto Luigi Canina, proseguirono gli scavi nel territorio della Villa e quindi di Tuscolo, i ritrovamenti archeologici furono poi trasferiti nel Castello di Agliè in Piemonte. Dopo il 1849 la Villa diviene proprietà del re Vittorio Emanuele II che nel 1872 la vendette a donna Elisabetta Aldobrandini Lancellotti. Appartenne in seguito alla famiglia Lancellotti. Durante la seconda guerra mondiale la villa venne danneggiata dai bombardamenti. Nel 1966 di proprietà deiOrdine Salesiano, è stata effettuatsa una prima grande ristrutturazione, terminata e migliorata dall'attuale proprietà che l'ha trasformata in una struttura ricettiva di grande charme, luogo ideale per incontri di lavoro, eventi matrimoni e soggiorni. Nel 2010 è stato inaugurato un centro benessere. Altre ville Villa Sora, Villa Sciarra, Villa Mondragone, Villa Grazioli, Villa Muti, Villa Vecchia. CHIESA CATTEDRALE DI SAN PIETRO È il luogo di culto più importante di Frascati. Realizzata dall’architetto Fontana tra il 1598 e il 1606, la chiesa è situata nel pieno centro storico della città. Al suo interno conserva meravigliose decorazioni settecentesche, mentre l’esterno, restaurato durante il Giubileo del 2000, oggi si presenta nel massimo del suo splendore. La Chiesa di San Pietro è il luogo di culto più amato di Frascati, meta dei fedeli, che vi si riuniscono in preghiera e dei turisti, che scelgono questa bellissima cittadina dei Castelli Romani, come luogo di villeggiatura. Nell’anno 1004 una comunità di monaci provenienti dalla Campania trova accoglienza nel monastero di S. Agata sui colli Tuscolani: erano i discepoli del venerando Abate Nilo, nato nella Calabria bizantina e quindi greco di origine e di rito, fondatore di vari monasteri. Allontanatosi dalla Calabria in seguito alle incursioni Saracene, dopo aver vissuto a lungo in Campania nei monasteri di Valleluce e Sérperi, famoso per la sua santità, l’umile vegliardo desiderava trovare un luogo “ove radunare tutti i suoi fratelli e i dispersi suoi figli”, avendo, secondo il racconto del suo discepolo s. Bartolomeo, conosciuto “per divina rivelazione” il luogo del suo ultimo riposo. Sui colli di Tuscolo vi erano i ruderi di una grande villa romana, forse appartenuta a Cicerone, fra i quali un piccolo edificio a doppio ambiente in blocchi di peperino (“opus quadratum”) già sepolcro di epoca repubblicana utilizzato dal V secolo come oratorio cristiano, denominato, per le finestre con doppia grata di ferro, “Crypta ferrata” (da qui Grottaferrata). Secondo la tradizione, qui i santi Nilo e Bartolomeo videro apparire la Madonna, che chiedeva l’edificazione di un Santuario a Lei dedicato. Sul luogo, donato da Gregorio Conte di Tuscolo, i monaci cominciarono a costruire il primo nucleo del Monastero, utilizzando il materiale dell’antica villa romana. La costruzione della Chiesa e del Monastero occupò i monaci per venti anni. Nel 1024 il santuario era completato, “bello, ornato di marmi e di pitture, ricco di sacri arredi, ammirato da tutti”. Il 17 dicembre di quell’anno il papa Giovanni XIX, dei Conti di Tuscolo veniva a consacrarlo solennemente, dedicandolo alla Madre di Dio, mentre i monaci cantavano in greco gli inni sacri che lo stesso s. Bartolomeo aveva composto per l’occasione. Nel tempo il monastero divenne un importante centro di cultura grazie all'opera degli 'scriptores' che, seguendo l'esempio di s. Nilo, esperto amanuense, prepararono i codici in parte conservati nella biblioteca. Dopo l'invasione delle milizie di Federico Barbarossa (1163), i monaci, rifugiatisi a Subiaco, ritornarono al monastero, poco prima della definitiva distruzione della città di Tuscolo, in questo periodo di riorganizzazione viene riportata (1230) nell'abbazia l'antichissima icona della SS. Madre di Dio. Nel 1241 Federico II si insedia nell'abbazia, saccheggiandola. Segue ancora un periodo di lotte per il Papato durante lo scisma d'Occidente. Un periodo di tranquillità si ebbe sotto il cardinale Bessarione, il primo abate commendatario, colto umanista greco (1462). FACCIATA - La facciata della Basilica di Santa Maria di Grottaferrata è stata ripristinata nelle forme originarie, con il rosone e le finestre in marmo traforato, gli archetti ciechi in stile gotico e le cornici in laterizio, che proseguono la decorazione dei fianchi. ATRIO - A colonne (prònao) in travertino e vestibolo (nartèce), ricostruiti nelle forme originarie nel 1930. Il nartèce presenta pavimenti a spina, soffitto in legno e finestre in marmo traforato. In esso troviamo a sinistra un fonte battesimale, opera in marmo del secolo XI, di forma cilindrica, poggiato su leoni alati, che presenta una decorazione simbolica a bassorilievo; a destra un altare sovrastato da un affresco di Cristo risorto che libera le anime dall’Ade. PORTALE - La porta è detta ‘speciosa’ per la ricca decorazione degli stipiti, a bassorilievo in marmo con intarsi di pietre e pasta vitrea. In stile romanico con influssi bizantini, presenta le ante in legno scolpito di diversa larghezza, riadattate forse da un altro edificio. Il mosaico sovrastante, in stile bizantino del XI secolo, rappresenta la ‘Dèisis’, cioè l’intercessione: Gesù benedicente seduto in trono con il Vangelo di s. Giovanni dove, in greco, è scritto: “Io sono la porta, chi per me passerà sarà salvo”; ai lati la Madonna e s. Giovanni e, in proporzioni minori, la figura di un monaco. INTERNO - L’interno della chiesa, originariamente in stile romanico, è stato trasformato nel 1754 con un rivestimento di stucco in stile barocco che ha ricoperto gli affreschi alle pareti e le colonne, trasformate in pilastri. Il pavimento è in marmo policromo, in opus sectile secondo lo stile cosmatesco del XIII secolo. Il coro dei monaci è caratterizzato da pregevoli stalli intarsiati; fu sistemato nell'aspetto attuale nel 1901. ARCO TRIONFALE - L'arco trionfale, che divide la navata centrale dal presbiterio, riservato ai monaci, è decorato da un mosaico medioevale (XII secolo). Esso rappresenta laPentecoste: le figure dei santi Apostoli, riconoscibili dalle scritte in greco, sono schierate su seggi preziosi con al centro il trono vuoto in attesa del Cristo per il Giudizio (etimasia); le figure dei santi, ieratiche e impassibili secondo lo stile bizantino, esprimono il distacco dalle cose terrene; nel trono vuoto al centro è raffigurato un agnello, simbolo del Cristo sacrificato, ai lati gli apostoli Pietro e Andrea, simboli di Roma e Costantinopoli. Lo stile dei mosaici, la ricerca di volumetria e le sfumature ricordano i mosaici del Duomo di Monreale, eseguiti da maestranze meridionali. AFFRESCHI - Sopra l'arco trionfale, oltre il mosaico, resta parte del ciclo di affreschi medioevali (XII-XIII secolo): è rappresentata la Trinità dentro la ‘mandorla mistica’: Cristo, piccolo di proporzioni, ma di aspetto adulto, tra le braccia del Padre, regge la colomba raggiata dello Spirito Santo; ai lati, due schiere di Angeli dalle ricche tuniche colorate, alle estremità i due profeti Davide ed Isaia. Altri affreschi furono coperti dal soffitto a lacunari nel 1577 e quelli un tempo sulle pareti della navata, dal rifacimento settecentesco (alcuni di essi, staccati, sono nel Museo). ICONOSTASI - Nel presbiterio, l'Iconostasi, parete che nasconde l’altare dal resto della Chiesa, simboleggia la necessità della mediazione liturgica; le sue tre porte vengono aperte durante i riti. Il progetto è del Bernini, l'esecuzione del Giorgetti. VIMA - Il ‘Vima’ (santuario) è posto nell’abside dietro l’iconostasi berniniana; dotato di altare quadrato, secondo il rito bizantino, è sormontato da un baldacchino da cui pende una colomba d’argento per la custodia del SS. Sacramento. Il teatro Nino Manfredi nasce da un`idea di un gruppo di residenti ad Ostia Lido e appassionati di teatro, che per gestire questo spazio, si consociano e danno vita alla GE.SER.T.e C. S.R.L.(gestione servizi teatrali e culturali). Rilevano la struttura in via dei Pallottini, 10, che per tanti anni ha funzionato come cinema ed incaricano l'architetto Beniamino Lavorato e l'ing. Attilio De' Rossi per la ristrutturazione. Si ricavano così 300 comodi posti a sedere, tra platea e galleria, e una sala esposizionecirca 100 mq. Il teatro è fornito di un impianto luci e audio di primo ordine, in modo da soddisfare qualsiasi esigenza anche per la programmazione musicale. Per un teatro che per capienza è tra i primi nella capitale, ci vuole un nome importante; ecco così l`idea di chiamarlo Nino Manfredi (primo in Italia), e per questo, dobbiamo un ringraziamento particolare alla sig.ra Erminia Manfredi per la sua disponibilità e cortesia. Oggi il teatro Nino Manfredi è un "polo culturale", che utilizza le sue sale anche per promuovere convegni, mostre di pittura e scultura, presentazione di libri ecc. Riteniamo doveroso ringraziare tutto il pubblico che ci ha da subito sostenuto con entusiasmo e ha dimostrato di apprezzare la nostra iniziativa (basti pensare che la scorsa stagione ci sono stati oltre 1600 abbonati e circa 40.000 presenze). Il nostro grazie va in particolar modo a loro. E a loro chiediamo di continuare a seguirci, anche esprimendo suggerimenti o critiche, e magari di diventare sempre più numerosi. Lo è far diventare il "Nino Manfredi" un`abitudine, cosicché ognuno possa sentirlo un po` come il suo teatro. Sinossi La scena: un interno piccolo borghese. Undici anni fa, proprio il giorno delle nozze, Antonio ha perso la fidanzata in un incidente d’auto. Alla guida c’era il fratello Valerio, che la stava accompagnando in chiesa per la cerimonia. Per l’emozione e il dolore Antonio ha una regressione infantile e da quel momento costringe il fratello - che pur professandosi innocente si porta dentro un oscuro senso di colpa - a travestirsi da padre, da madre e da fidanzata (con tanto di abito nuziale) in un gioco crudele del quale Valerio è vittima mentre Antonio grazie a esso riscopre il linguaggio, la fantasia, la tenerezza e il bisogno di amore e con essi anche la crudeltà dell’infanzia. In quella casa dove il tempo s’è fermato (da quel giorno gli orologi non vengono più ricaricati e Antonio indossa ancora, bisunto e logoro, il tight nuziale) Valerio - che gestisce la vecchia cartoleria paterna - decide di portare una donna che ha conosciuto di recente e che vorrebbe sposare, Marianna. Una donna apparentemente fragile, né bella né brutta, che forse si stava rassegnando a una vita di solitudine. Valerio non ce la fa più a gestire da solo la pesantissima situazione e dopo tanti anni dedicati esclusivamente al fratello ha deciso di pensare un po’ anche a se stesso e di farsi una famiglia. Ma l’arrivo in casa della donna mette ben presto in crisi quel precario equilibrio dove il solo Antonio pare a suo agio, padrone e maestro di una finzione della quale talvolta sembra essere perfettamente cosciente. Valerio… AUTORE: Vittorio Franceschi INTERPRETI: Paolo Triestino (Antonio) – Nicola Pistoia (Valerio) – Elisabetta De Vito (Marianna) REGIA: Vittorio Franceschi Prima edizione italiana: Bologna, Teatro Testoni, 16 gennaio 1991 - Prod. Nuova Scena/Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia - Interpreti: Alessandro Haber, Vittorio Franceschi, Monica Scattini - Scene e costumi di Sergio D’Osmo - Regia di Nanni Loy. Tradotta in diverse lingue è una commedia molto rappresentata all’estero. Vittorio Franceschi è attore, regista e autore di numerose opere teatrali e di testi di bellissime poesie (“Stramba Bologna sghemba” – Ed. Raffaelli, 2004. “Il volo dei giorni” Ed. Raffaelli, 2011. “Tre ballate da cantare ubriachi e altre canzoni” Ed. Pendragon, 2013) Nel 2002 ha sceneggiato per il cinema Scacco Pazzo. Ha interpretato la parte di Valerio. Regista e inerprete di Antonio è stato Alessandro Haber. Attualmente è in scena con Il cappotto di Gogol commedia della quale cura anche la regia. Per conoscere meglio questo bravissimo autore, si consiglia una visita al suo sito ufficiale: http://www.vittoriofranceschi.com/ nel quale è possibile leggere i suoi copioni. Nell’ambito delle attività sociali e culturali della Parrocchia di S. Giovanni Battista e S. Benedetto Abate di Pescara Colli si è legalmente costituita l’Associazione Teatrale PerStareInsieme” È un’associazione senza scopi di lucro, rivolta in modo particolare ai parrocchiani ed ha come finalità quella di creare fra i suoi componenti un positivo clima di condivisione di esperienze che conduca alla scoperta dell’importanza dello stare bene insieme,attraverso la fruizione dei migliori spettacoli teatrali rappresentati sul territorio, l’analisi e la comprensione del linguaggio e delle tecniche teatrali, l’allestimento di spettacoli teatrali dialettali e in lingua. Commedie e spettacoli rappresentati dal luglio 2008 ad oggi Lu ziprete – da Eduardo Scarpetta (7 repliche) La cantata dei pastori – da Andrea Perrucci (2 repliche) Lu diavule e l’acqua sande – da Camillo Vittici (11 repliche) La condanna dell’Innocente – di Alberto Cinquino (3 repliche) …e volò libero – di Carmine Ricciardi Titillo – da E. Scarpetta (4 repliche) La fattura – di Evaldo e Isabella Verì (13 repliche) Lu testamente – di Michele Ciulli (13 repliche) Natale in casa Bongiorno di C. Natili e C.Giustini (7 repliche) La scommessa e Gennareniello da E. De Filippo (2 repliche) La compagnia si diverte – farse e sketchs di autori vari (9 repliche) Cose turche – di Samy Fayad (6 repliche) Terra di nessuno – di Evaldo Verì (6 repliche) La vazzije – di Michele Ciulli (8 repliche) Laboratori teatrali per bambini (3 spettacoli per 4 repliche) il prossimo (5° anno) riprenderà venerdì 24 ottobre alle ore 17,15 Laboratori teatrali per ragazzi (2 spettacoli per 4 repliche) è in corso l’allestimento di una nuova commedia Altre attività culturali Cineforum sul film La strada di Federico Fellini 8 Gite teatrali: a Roma per assistere agli spettacoli La strada con Venturiello e Tosca al Teatro Valle, a Il piacere dell’onestà e Le allegre comari di Windsor con Leo Gullotta, al Teatro Eliseo a Perugia al Teatro Morlacchi per L’inganno con Glauco Mauri e Roberto Sturno, a Civitavecchia al Teatro Traiano per Il borghese gentiluomo con Venturielllo e Tosca, a Ostia al Teatro Nino Manfredi per Fausto e gli Sciacalli, Grisù, Giuseppe e Maria con Pistoia e Triestino, a Roma al Teatro Vittoria per Rumori fuori scena compagnia Attori & Tecnici. Attività sociali Destinazione dell’incasso netto di uno spettacolo in beneficenza ad una famiglia aquilana colpita dal terremoto, di due spettacoli all’AISLA, e di tre spettacoli alla Caritas Parrocchiale. Info: Carmine Ricciardi (presidente) cell. 3489353713 Recapito: c/o Carmine Ricciardi - Strada Colle Scorrano 15 - 65125 Pescara Colli e-mail: [email protected] - WEB: www.perstareinsieme.it Siamo anche su facebook dove potete informarvi sulle nostre attività Nuovo spettacolo in allestimento Li ’rrustellə di la scutranzìnzərə commedia dialettale in due atti di Ferdinando Giammarini sarà rappresentato a fine anno Prossima gita teatrale domenica 24 maggio 2015 Roma Teatro Eliseo – Il grande dittatore con Massimo Venturiello e Tosca ispirato all’omonimo film di Charlie Chaplin Musiche (tante!) di Germano Mazzocchetti