Anno XXVIII Numero 90 Settembre 2009 IMQ, via Quintiliano 43 - MI Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% DCB_Milano 90 SENZA TE, CHE FAREI PLASTICA: TRA UTILIZZO E RIUTILIZZO ECCO COME LA PLASTICA PUÒ RIDURRE IL SUO IMPATTO AMBIENTALE PRODOTTI DI QUALITA’ • LED IT BE: apparecchi di illuminazione a LED. Il punto di vista di produttori, pubblica amministrazione e architetti I L M A G A Z I N E STORIE DI QUALITA’ • OSPITALITÀ: viaggi tra alberghi extra-ordinari e hotel eco-sostenibili P E R U N A V I T A COMUNICAZIONE • BEPPE SEVERGNINI: quattro chiacchiere sui nuovi modi di comunicare nelle strade del web D I Q U A L I T À QUALITA’ DELLA VITA • L’estate indiana in Canada • Canyoning in Ossola • Regole anti-stress E S I C U R E Z Z A OCCHIALI NUOVI Di Giancarlo Zappa Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il vicino di casa, il droghiere) e gli og- Numero 90 getti (le auto, la caffettiera, lo spazzolino) siano a rischio di estinzione. Una mattina vi alzate e vi accorgete che non passa più il postino o non c'è più la tazza del caffè. E que- Direttore Responsabile Giancarlo Zappa Capo redattore Roberta Gramatica sto non accade solo a voi, ma anche a chi vi sta intorno. Probabilmente, in quel momento, le relazioni e le cose fino ad allora trascurate o ritenute meno importanti, potrebbero sembrarvi le più preziose del mondo. Questa non è, ovviamente, realtà, ma la trama di un intenso libro di Paul Auster intito- Art direction lato “Nel paese delle ultime cose”. Un testo che offre un ottimo spunto per riflettere Antonio Fortarezza sui nostri comportamenti, molto spesso così appiattiti dalla quotidianità e dall’abitu- Coordinamento grafico Fortarezza & Harvey dine, da farci disinteressare dell’importanza di ciò che ci sta intorno. [email protected] Riflettere sul valore di quanto ci circonda è l’esercizio che abbiamo provato a fare pen- Hanno collaborato sando a questo numero di IMQ Notizie. E siamo partiti dalla plastica. Walter Molino Come sarebbe un mondo senza plastica? Probabilmente molto più scomodo, nono- Alessandra Cicalini stante le controindicazioni che questa utile invenzione “del passato” porta con sé. Ma Federico Cerrato Gioele Grisetti si sa, niente è perfetto. Con la stessa attenzione ci siamo rivolti “al nuovo”, scegliendo tra le varie possibilità gli Direzione, Redazione, Amministrazione IMQ, Istituto Italiano apparecchi di illuminazione a LED. Una tecnologia sempre più diffusa che sembra por- del Marchio di Qualità tare con sé una grande sfida: riconsiderare l’illuminazione artificiale liberandoci dagli Via Quintiliano 43 schemi ai quali siamo abituati, ripercorrendo, per esempio, il percorso fatto dalle auto- 20138 Milano tel. 0250731 - fax 0250991500 [email protected] - www.imq.it mobili che, come ricorda Piero Gandini di Assoluce, nell’intervista di seguito riportata, inizialmente facevano il verso alle carrozze con i cavalli, ovvero ad una realtà consolidata, e solo successivamente sono diventate le auto di oggi. Ridare valore al quotidiano e pensare liberamente, senza schemi e senza preconcetti: non trovate che siano due propositi affascinanti? Credo proprio di sì. Così come spero The mark of responsible forestry ICILA - COC - 000284 © 1996 Forest Stewardship Council A.C. STAMPATO CON CARTA CERTIFICATA che la lettura di questo nuovo numero di IMQ Notizie possa essere di vostro gradimento. Buona lettura Tutte le informazioni qui pubblicate possono essere liberamente riprese citando la fonte IMQ Notizie, trimestrale d'informazione sui problemi della sicurezza e della certificazione. Via Quintiliano 43 20138 Milano tel. 0250731 Direttore responsabile: Giancarlo Zappa Autor. Tribunale Milano n. 17 del 17/1/1981 Stampa: Mediaprint - Milano In conformità a quanto previsto dal D.lgs. 30 giugno 2003 n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), e fatti salvi i diritti dell'interessato ex ate. 7 del suddetto decreto, l'invio di IMQ Notizie autorizza I'Istituto Italiano del Marchio di Qualità stesso al trattamento dei dati personali ai fini della spedizione di questo notiziario. IMQ NOTIZIE N. 90 SOMMARIO PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA 2 CUORE DI PLASTICA Avete mai pensato a come sarebbe un mondo senza plastica? Presumibilmente tutto da rifare. Ma probabilmente non varrebbe la pena ri-farlo, visto che la plastica può anche salvare una vita 2 4 COME SAREBBERO GLI ELETTRODOMESTICI SENZA PLASTICA? Prove di laboratorio per plastiche a regola d’arte 6 PLASMABILE. COME UN’OPERA D’ARTE Quando la plastica diventa materia di design. E di riciclo 8 PIÙ CONSUMI, MENO SPRECHI La produzione e il recupero delle plastiche in cifre 6 10 SENZA FINE I processi di smaltimento e di riciclo delle plastiche 12 LA AMO O NON LA AMO? I sogni e le contraddizioni della bioplastica. In una partita ancora tutta da giocare 14 SHOPPER ADDIO! (O ARRIVEDERCI?) Il futuro dei sacchetti, senza la plastica STORIE DI QUALITÀ: ALBERGHI 16 DORMIRE, SOGNARE, MEGLIO SE A 7 STELLE A Milano il primo luxury hotel a sette stelle italiano 16 20 VERDE INN Quando l’hotel diventa eco-sostenibile 22 CHI DORME PUÒ ANCHE PIGLIARE PESCI Breve viaggio in alberghi extra-ordinari 24 UN MECCANISMO DI GRANDE PRECISIONE Dietro le quinte dell’ospitalità a regola d’arte PRODOTTI DI QUALITÀ: ILLUMINAZIONE A LED 28 LED IT BE Apparecchi di illuminazione a tecnologie a LED. Il punto di vista delle Associazioni, dei produttori, della pubblica amministrazione e degli architetti 28 QUALITÀ E COMUNICAZIONE 42 ITALIANS DO IT TWITTER Quattro chiacchiere con Beppe Severgnini sui nuovi modi di comunicare nelle strade del web 42 44 A VOLTE RITORNANO Mode e modi che ritornano e quelli che finiscono nel dimenticatoio QUALITÀ DELLA VITA 46 VIAGGI: L’ESTATE INDIANA IN CANADA 48 SPORT: CANYONING, A SPASSO PER I CORSI D’ACQUA 52 SALUTE: CONTRO LO STRESS 46 56 HOBBY: GIARDINAGGIO SUI TETTI 58 LIBRI, MUSICA E VIDEO: CONSIGLI E RECENSIONI RUBRICHE 60 Panorama News 62 Brevi IMQ 65 Curiosità 62 1 PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA CUORE DI PLASTICA HAI VOGLIA DI DENIGRARLA, PERCHÉ PUÒ INQUINARE, PERCHÉ HA UN PROCESSO DI BIODEGRADAZIONE LUNGO, PERCHÉ PUÒ NON PIACERE, ECCETERA, ECCETERA. MA AVETE MAI PENSATO A COME SAREBBE UN MONDO SENZA PLASTICA? PRESUMIBILMENTE TUTTO DA RIFARE. E PROBABILMENTE NON VARREBBE LA PENA RI-FARLO VISTO CHE LA PLASTICA, MOLTO SPESSO, PUÒ ESSERE PERFETTAMENTE RIUTILIZZABILE E RICICLABILE. SENZA DIMENTICARE CHE, PROPRIO LEI, LA PLASTICA, PUÒ ANCHE SALVARE UNA VITA. 2 IMQ NOTIZIE N.90 E CA Quanta plastica ci accompagna nella vita di tutti i giorni? Tantissima, più di quanto potremmo immaginare dando una rapida occhiata intorno a noi. Cominciamo da casa, allora. Nell'ambiente domestico è facile riconoscerla nelle cose più comuni: dall'imballaggio in cellophane della rivista a cui siamo abbonati, alla parte interna del tubo della doccia; all'oggetto di design consigliato dall'amico architetto per dare un tocco di tendenza all'arredamento. Eppure, chi mai direbbe che tra la sedia “Unbroken wave” di NO MADEDESIGN che viaggia alla modica cifra di 5 mila euro e il più discreto boiler installato in bagno passa un sottile filo comune rintracciabile nel poliuretano, la plastica più diffusa nelle applicazioni che necessitano termoisolamento? E se è scontato ricordare la presenza di plastiche come il polistirene nei contenitori per alimenti, meno ovvio sarà pensare alle plastiche nei tessuti. Grazie all'applicazione dello "scotchgard", un film trasparente di poliestere duro, è possibile ricoprire le fibre tessili rendendole idrorepellenti e più durature senza alterarne i colori: viene usato per molti capi sportivi come le giacche a vento. Continuando il nostro tour a caccia della plastica, in bagno troviamo il PVC (policloruro di vinile) tra flaconi di shampoo e detergenti (ma in quantità minore che in passato, da che è stata provata la pericolosità nello smaltimento di questo composto); di policarbonato sono le lenti a contatto, lo shopper della spesa riutilizzato per i rifiuti è comunemente in polietilene, mentre in frigo troveremo la sigla PET del Polietilene Tereftalato stampata sulle bottiglie d'acqua e di tutte le bevande gassate. Questi due ultimi polimeri hanno entrambi uno svantaggio e un vantaggio: un processo di biodegradazione lungo, ma una capacità di riutilizzo altissima, votata alla realizzazione di altre componenti in plastica come i cordoncini per gli occhiali, i contenitori non alimentari e perfino i tappeti. Se vi sembra già tanto è bene ricordare che basta mettere il naso fuori casa per essere letteralmente avvolti in una spirale di oggetti derivati dalla plastica, a partire da quegli ambienti in cui è necessario che gli strumenti utilizzati siano perfettamente igienici e sicuri per la salute. Per esempio negli ospedali, dove il PVC è diffuso nelle applicazioni biomediche (fiale, sacche per drenaggi, cateteri), e dove c'è anche il polipropilene, impiegato nelle siringhe monouso e nelle uniformi verdi monouso dei medici e del personale ospedaliero. In questi ambiente la plastica è un materiale fondamentale, perché ha il vantaggio di trattenere un numero minore di batteri e di acari, tanto che riveste anche i muri e i pavimenti. Restando in tema di applicazioni biomediche: cosa sarebbe la tanto discussa (e massicciamente adottata) chirurgia plastica senza...la plastica? Dal vezzo di chi voglia aumentare con il silicone il volume delle labbra a un intervento di emergenza 3 PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA Plastica per impiantare tessuto epidermico artificiale ad un paziente gravemente ustionato, la plastica costituisce la componente principale di una branca medica comunemente associata (a torto) esclusivamente con l'apparenza estetica. A chiedere ai nonni di indicarci quali siano, a parer loro, i materiali della modernità, probabilmente tra le prime risposte avremmo proprio la plastica. Eppure dai primi esperimenti sul PVC al polipropilene isotattico - da cui derivano i polimeri più innovativi - lo stacco è lungo un secolo. Correva l'anno 1835: il chimico francese Henri Regnault osservava il processo di polimerizzazione naturale realizzarsi all'interno di alcune bottiglie di cloruro di vinile lasciate al sole. La scoperta della formazione di una massa bianca solida segnava l'origine del policloruro di vinile. Ci sarebbero voluti molti anni perché il PVC venisse messo a punto così come lo conosciamo oggi. Intanto vedevano la luce altri materiali derivati dal processo di polimerizzazione, ormai governato artificialmente. L'impegno primario degli scienziati era quello di “sostituire” la natura: è il caso del nitrato di cellulosa, realizzato nel 1845 dallo svizzero Schoenbein nell'intento di ottenere qualcosa che fosse simile all'ambra. Così anche la produzione di Parkesine (composto che prende il nome del chimico Alexander Parkes) fu rivolta alla sostituzione della guttaperca, una sostanza gommosa di origine naturale utilizzata negli studi dentistici. La storia ricorda anche episodi “ludici”: nel Se questa è la vita di tutti i giorni, un vero evento è quello accaduto nella sala operatoria di un reparto di cardiochirurgia pavese nel 1995: ad un paziente affetto da una grave disfunzione miocardica veniva impiantato il primo cuore di plastica. Si trattava del prodotto dell'azienda americana Novacor, consistente in un dispositivo inserito internamente al ventricolo sinistro, e un apparecchio esterno che emetteva costantemente il ticchettio di un orologio o, meglio, il battito di un cuore. Dopo più di un anno allo stesso paziente fu trapiantato l'organo di un donatore: per 427 giorni aveva vissuto una vita vera grazie ad un cuore di plastica. 4 IMQ NOTIZIE N. 90 a, che storia! 1868 il giovane tipografo americano John Hyatt ricercava un materiale capace di sostituire l'avorio nella fabbricazione delle palle da biliardo. Due produttori di questo gioco, esaltato nel famoso film “Lo spaccone” interpretato nel 1961 da Paul Newman, avevano infatti messo in palio la ragguardevole cifra di 10 mila dollari per il prodotto che permettesse di avere biglie più economiche e sfericamente perfette. Non è dato sapere se Hyatt si aggiudicò la somma, ma di certo, mescolando a caldo nitrato di cellulosa e canfora, ottenne la celluloide. La rivoluzione fu segnata dall'avvento della bakelite, la prima resina termoindurente ottenuta facendo reagire fenolo e formaldeide. Ad inventarla, l'irrequieto chimico belga Leo Baekeland: professore universitario già all'età di 26 anni, abbandonò gli allori dell'accademia per trasferirsi negli Stati Uniti, dove lavorò per diverse industrie fotografiche. Altro personaggio originale è Wallace Carothers, inventore del neoprene, del poliestere e della poliammide. Geniale, tanto da essere eletto capo del dipartimento di chimica della sua università nel Missouri quando non era ancora laureato, lavorò per l'azienda chimica DuPont. La leggenda vuole che il nome del composto più noto degli Studi DuPont, il nylon, sia un acro- nimo: Now you lose old Nippon, in risposta al veto imposto dal Giappone sulla vendita di seta agli USA, che l'avrebbero usata per tessere i paracadute dell'esercito, realizzati a quel punto proprio con il nylon. Come spesso accade, le innovazioni destinate a un utilizzo di massa trovano il loro primo campo di sperimentazione in ambito militare. Così furono i grandi conflitti mondiali a dare la spinta maggiore alle materie plastiche. Il commercio della gomma veniva boicottato per ragioni politiche, perciò le industrie si specializzarono nella ricerca di surrogati. I poliuretani, scoperti da Otto Bayer nel 1938, vennero utilizzati in sostituzione delle gomme naturali (per ricoprire i palloni frenati che proteggevano Londra dalle incursioni dei missili V1 e V2) e come schiume isolanti per sottomarini ed aerei tedeschi. L'era contemporanea della plastica è segnata invece dall'italiano Giulio Natta e dai suoi studi sul polipropilene, attualmente adottato per gli oggetti di più vario utilizzo: dagli scolapasta ai rivestimenti isolanti, ai filati per moquette. Per arrivare infine agli ultimissimi ritrovati come policarbonati e resine acetaliche impiegati nell'industria ottica, sanitaria ospedaliera, ma anche in edilizia e per componenti elettroniche. Come sarebbero gli elettrodomestici senza plastica? Nudi e con molti componenti in meno. Perché oltre che di meccanica, elettronica ed elettricità, gli elettrodomestici sono anzitutto composti da parti in plastica. Una plastica di gran qualità perché a volte deve resistere ad alte temperature e vibrazioni particolari. E così, per rendere tutti un po’ più sicuri, si è pensato di avviare anche uno schema di certificazione delle plastica. Della plastica come materia in sé e della plastica già trasformata in componente che verrà poi utilizzato nell’elettrodomestico. Ma cosa è meglio certificare? La risposta avrebbe la stessa valenza di quella data alla domanda se sia meglio certificare l’uovo o la gallina. Probabilmente tutte e due. E a beneficiarne sarebbe la sicurezza del consumatore. Così come, tornando alle plastiche, a beneficiarne sarebbero i produttori di apparecchi elettrodomestici che, con materiale o componente certificato, si ritroverebbero ad eseguire delle verifiche in meno per accertare la bontà del proprio prodotto. Il che significa anche minori costi a carico dei produttori di elettrodomestici, riduzione dei tempi di verifica e del time-tomarket. SOTTO LA PLASTICA, L’ELETTRICITÀ ARIA, ACQUA, CALORE, VIBRAZIONI: LE SOLLECITAZIONI AMBIENTALI E MECCANICHE CHE LA PLASTICA UTILIZZATA NEGLI ELETTRODOMESTICI DEVE AFFRONTARE SONO NUMEROSE. COME FARE ALLORA PER ESSERE CERTI CHE NON SUBISCA CONSEGUENZE? SCEGLIENDO MATERIALI CERTIFICATI. NELLA FOTO IL GLOW WIRE TEST CHE VERIFICA L’INDICE DI INFIAMMABILITÀ DELLA PLASTICA. 5 PRIMO PIANO: PLASTICA E DESIGN PLASMABILE. COME UN’OPER D’ARTE QUANDO LA PLASTICA DIVENTA MATERIA DI DESIGN. E 6 IMQ NOTIZIE N. 90 RA E DI RICICLO NATO PER OSPITARE LA PRESENTAZIONE IN ANTEPRIMA DEL NUOVO CARTOON “TRILLI” PRODOTTO DA WALT DISNEY, IL PADIGLIONE PLASTICAMENTE È UNA MODERNA STRUTTURA ESPOSITIVA CHE PUNTA ANCHE AD EDUCARE I PIÙ PICCOLI AL TEMA DEL RICICLO DEI MATERIALI PLASTICI. REALIZZATO DA RICCARDO GIOVANNETTI E COMMISSIONATO DALL’ISTITUTO PER LA PROMOZIONE DELLE PLASTICHE DA RICICLO, IL PROGETTO SI CONCRETIZZA IN UNA STRUTTURA CIRCOLARE CREATA ATTRAVERSO UNA SEQUENZA DI DISCHI IN PLASTICA BIANCA CHE SCANDISCONO IL VOLUME ESTERNO E FORMANO LA COPERTURA DELL’ANFITEATRO CENTRALE. UN ESEMPIO DEGLI STUDI E DELLE SPERIMENTAZIONI IN ATTO NEL MONDO DEL DESIGN ITALIANO, DA SEMPRE ALL’AVANGUARDIA, ORA PROIETTATI VERSO L’APPUNTAMENTO DI EXPO 2015, IN FUNZIONE DEL QUALE È STATA DA POCO INAUGURATA A MILANO LA NUOVA SEDE DI MATERIOTECA, IL PUNTO DI INCONTRO TRA DESIGN E INDUSTRIA DELLE MATERIE PLASTICHE. L’utilizzo della plastica nel design non è una novità: fior di designer internazionali hanno da tempo puntato su questo materiale per la creazione di oggetti di arredamento e di moda, facendone, in alcuni casi, la cifra essenziale del proprio stile artistico. Non solo. Negli ultimi anni, con la crescita esponenziale di una coscienza ambientalista diffusa, il tema del riciclo dei materiali ha di fatto aperto un ulteriore ambito di sviluppo e creatività. Qualche esempio? Chi non conosce Philippe Starck, il “Re Mida” del design? Nome e stile universalmente noti, Stark è un enfant prodige. A soli 20 anni era direttore artistico di Pierre Cardin, negli anni Ottanta lega il proprio stile alla Parigi di Mitterand: dagli appartamenti presidenziali al café Costes. Qui ci interessa per i suoi arredi belli e possibili capaci di diventare nuovi oggetti del desiderio e soprattutto di superare la dimensione d’elite e avvicinare il design al grande pubblico. La sua creazione più nota e diffusa è la sedia Victoria ghost, prodotta da Kartell e realizzata in policarbonato trasparente o colorato in un unico stampo ad iniezione. Idea che nasce da linee classiche, con lo schienale arrotondato che ricorda la forma degli antichi medaglioni, mentre la seduta è lineare e geometrica. Dalla creatività di Ron Arad, invece, israeliano con trascorsi italiani, unita all’adattabilità della plastica e alla tecnologia della Kartell è nato, poco meno di quindici anni fa, il progetto di libreria più rivoluzionario del mondo. Si tratta di Bookworm, la libreria flessibile. Una forma sinuosa che non ne compromette la resistenza e la funzionalità, lasciando soprattutto spazio alla creatività personale nella realizzazione delle molteplici figure possibili. Sosteneva un genio come Salvador Dalì, “coloro che mai vogliono imitare, nulla producono”. Nell’arte come nel design, le competizioni per la palma dell’originalità sono all’ordine del giorno e mettono di fronte - l’un contro l’altro armati - nomi di assoluto prestigio. Chi ha copiato chi, per esempio, nel celebre confronto tra Bombo chair ed Eros chair? La prima è la sedia ovomorfa ideata nel 1999 da uno dei maggiori designer italiani, Stefano Giovannoni. La seconda è arrivata due anni dopo, ma se l’autore è il già citato Philippe Starck, chi ha il coraggio di affermare che ha semplicemente “copiato”? Nel dubbio, rileviamo che si tratta di due tra le sedute più famose del mondo, naturalmente in materiale plastico, e che il nostro Giovannoni ha comunque molte altre creazioni originali nel suo palmares, tanto da aver unito il suo nome e il suo stile alla mitica Officina Alessi. Tra le sue più importanti ideazioni, rigorosamente plasticose, impossibile non ricordare “Pino”, il celebre e simpaticissimo imbuto dal lungo naso e con il volto di Pinocchio. Senza ipocrite contorsioni lessicali, sempre di Giovannoni per Alessi, è il “Merdolino”, lo scopino per il water con cui il designer ha portato una ventata di scanzonata poesia in una tipologia del tutto inconsueta, ma destinata ad aprire un nuovo versante e, soprattutto, a invadere allegramente le nostre case. Ma la plastica, sia pur riciclata, non è usata solo per oggettistica di arredo o di complemento. Liana Kabel, ad esempio, è una designer australiana che per essere figlia d’arte non ha voluto scontentare nessuno. Il papà faceva il gioielliere, la mamma era una venditrice Tupperware, i celebri contenitori per la conservazione degli alimenti. Qualcuno ha definito i suoi gioielli una piccola favola pop, “golosi come caramelle nei colori e nelle semitrasparenze”. La particolarità, poi, è che sono realizzati completamente con plastica riciclata. Ma non plastica qualunque: quella degli accessori Tupperware! Fusi, assemblati, modellati, ritagliati per creare collane, anelli, spille e bracciali. Siete curiosi di sapere come l’ha presa la Tupperware? Benissimo. Tanto che le manda regolari forniture di nuovi prodotti su cui sperimentare le sue creazioni. OGGI MI METTO GLI ORECCHINI DI PET SI INDOSSANO, MA SONO VERE E PROPRIE OPERE D’ARTE. SONO A SOGGETTO UNICO E NON TEMONO IMITAZIONI. POSSONO ESSERE ENORMI, MA INDOSSANDOLI NON PESANO PER NULLA. SONO I GIOIELLI DI WANDA ROMANO. INCREDIBILMENTE E PREZIOSAMENTE REALIZZATI IN PET RICICLATO. UN MATERIALE SCELTO GRAZIE ALLA SUA CONSISTENZA, DUTTILITÀ, ALLE CARATTERISTICHE DI TRASPARENZA E DI COLORE. UN MATERIALE LEGGERO E RESISTENTE CHE SI PRESTA PER LA REALIZZAZIONE ANCHE DI GIOIELLI CON GRANDI DIMENSIONI. OVVIAMENTE LA LAVORAZIONE CHE PORTA ALLA MODELLATURA DEL PED È IMPEGNATIVA E LUNGA, MA WANDA ROMANO, MISCHIANDO LE TECNICHE DI OREFICERIA, SARTORIA E QUELLA DEI MAESTRI VETRAI, È RIUSCITA A IMPADRONIRSENE OFFRENDO DEGLI OGGETTI DI GRANDE BELLEZZA. SENZA DIMENTICARE L’ASPETTO DI RECUPERO DEL MATERIALE CHE TALE CREATIVITÀ COMPORTA. www.wandaromano.com 7 PRIMO PIANO: PLASTICA E MERCATO PIU’ CONSUMI LA PRODUZIONE E IL RECUPERO DELLE PLASTICHE IN CIFRE LA DOMANDA MONDIALE DI PLASTICA SUPERA I 260 MILIONI DI TONNELLATE ANNUE. NEI 27 PAESI DELL’UNIONE EUROPEA, PIÙ NORVEGIA E SVIZZERA, ALL’ANNO SE NE TRASFORMANO 52,5 MILIONI, CON UN RITMO DI CRESCITA MEDIA DELLA DOMANDA DEL 3% SUPERIORE A QUELLA DEL PIL E CON UN RECUPERO DELLE MATERIE PLASTICHE CHE, NEL 2007, HA RAGGIUNTO IL 50% DELLE PLASTICHE UTILIZZATE (+1% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE). 8 IMQ NOTIZIE N. 90 MENO SPRECHI Sono questi, in sintesi, i dati del 18° Rapporto europeo su produzione, domanda e recupero di materie plastiche presentato alla fine del 2008 da Plastics Europe, il network delle principali associazioni di materie plastiche europee e nazionali, con oltre 100 aziende associate che producono oltre il 90% di tutti i polimeri in Europa. Il dato più significativo del Rapporto è che nove Paesi, che rappresentano il 29% della popolazione nell’UE27 + Norvegia e Svizzera, hanno recuperato oltre l'80% delle loro plastiche utilizzate e sono vicine all’abbandono delle discariche. La metà di tutte le plastiche post-consumo viene recuperato sia attraverso il riciclaggio (salito al 20,4%) sia attraverso il recupero energetico (stabile al 29,2%). I Paesi virtuosi sono Svizzera, Danimarca, Germania, Svezia, Belgio, Austria Paesi Bassi e, per la prima volta, Norvegia. Si tratta, con tutta evidenza, di OLTRE 1,6 MILIONI DI PERSONE IMPIEGATE, 50 MILA AZIENDE, IN PARTICOLARE punte di eccellenza. Il progresso, infatti, rimane lento tra i Paesi con un minore tasso di recupero. La metà degli Stati europei recupera, infatti, ancora meno del 30%, pagando i lunghi processi decisionali politici e i tempi necessari per le opzioni di recupero energetico. Il trend della domanda di materie plastiche e di riduzione del loro conferimento in discarica è in crescita già da alcuni anni. Guidata dallo sviluppo economico e da una maggiore presenza delle materie plastiche in una serie di applicazioni, la quantità di rifiuti di plastica post-consumo è infatti in aumento. Tuttavia, proprio grazie all’incremento del recupero, la quantità conferita in discarica rimane stabile. Spinto dall’aumento dei prezzi dei polimeri e dal miglioramento dei processi di raccolta e smistamento sempre più efficienti, il riciclaggio meccanico sperimenta buoni livelli di crescita, superiore addirittura alla cre- CONSUMO PLASTICHE PER PRINCIPALI SETTORI 43% IMBALLAGGIO 18% VARIE MAZIONE, E UN FATTURATO DI 300 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO: QUESTI IN SINTESI I NUMERI DEL SETTORE PLASTICA IN EU- E nel nostro paese? I dati di Plastics Europe Italia (la vecchia Assoplast) mostrano che nel 2008 abbiamo consumato più di 6 milioni di tonnellate di plastica, a fronte di una produzione interna poco superiore ai 3 milioni di tonnellate. Di queste, 2,8 milioni di tonnellate li abbiamo esportati, mentre ne abbiamo acquistati dall’estero oltre 6,2 milioni di tonnellate. Il settore che ne consuma più è e quello degli imballaggi, che utilizza il 43% del totale. A seguire l’edilizia (16%), il comparto elettronica (compresi elettrodomestici) con il 10%, mobili e arredamento (5%), trasporti e agricoltura (entrambi con il 4%). ITALIA 2008 PICCOLE E MEDIE IMPRESE ATTIVE NELLA TRASFOR- scita media degli ultimi 10 anni. Un risultato possibile grazie ad un incremento della raccolta dell’imballaggio, come nel caso delle bottiglie in PET, dei film da imballaggio industriale e degli infissi. 4% AGRICOLTURA 4% TRASPORTI 5% MOBILI E ARREDAMENTO 16% EDILIZIA 10% ELETTRONICA ED ELETTRODOMESTICI ROPA. 9 PRIMO PIANO: PLASTICA E AMBIENTE SMALTIMENTO E RICICLO SENZA FINE Nel 2008 si è impennato in Italia il livello della raccolta differenziata della plastica, che nel 2008 ha superato le 528 mila tonnellate, con un incremento rispetto all'anno precedente del 19%. Il dato è contenuto nella relazione annuale del COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti d’imballaggi in plastica, che raccoglie oltre 2.600 imprese in tutto il territorio nazionale. A intensificare il lavoro di raccolta sono stati sia i provvedimenti legislativi sia l'applicazione di sanzioni e sistemi premianti per i comuni, senza dimenticare l'effetto traino dell'emergenza rifiuti in Campania, regione 10 IMQ NOTIZIE N. 90 che ha registrato un incremento della raccolta differenziata del 92%. Sempre nell’area Sud miglioramenti sono arrivati anche in Basilicata e Calabria. In totale sono 14 le regioni italiane in cui la differenziata è aumentata di almeno il 20% rispetto al 2007 e, di queste, 11 appartenenti all’area Centro-Sud, protagonista, nel recente passato, di pesanti ritardi. Le rimanenti 6 regioni, che hanno avuto una crescita inferiore al 20%, hanno comunque un consolidato indice di raccolta pro-capite elevato, anche se, l’indice più elevato, pari a 13,2 chili per abitante in un anno, rimane nell’area Nord. Il recupero energetico. L’aumento della raccolta differenziata e in particolare della frazione più difficilmente riciclabile, ha di fatto influito sulle dinamiche di gestione dei flussi di imballaggi; infatti, nel corso del 2008, è stato registrato un cospicuo incremento del recupero energetico rispetto all’anno precedente. Secondo i dati COREPLA, sebbene nella gerarchia della gestione dei rifiuti il riciclo sia prioritario rispetto al recupero, quest’ultimo rappresenta comunque uno strumento indispensabile per una gestione integrata dei rifiuti in generale e degli imballaggi in plastica post consumo in particolare, anche in virtù del loro potenziale energetico. Nello specifico il flusso di scarti generato dai processi di selezione viene destinato al recupero energetico attraverso l'avvio diretto ad impianti di termovalorizzazione con recupero di energia o per la produzione di un combustibile alternativo, utilizzabile sia in termovalorizzatori sia in impianti termici in sostituzione di combustibili fossili. Il quadro legislativo. Il 2008 si è concluso con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della nuova Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), il cui recepimento a livello nazionale è previsto entro il 12 dicembre 2010. La nuova Direttiva ha innovato profondamente la disciplina del settore, stabilendo anzitutto una demarcazione più netta tra rifiuti, sottoprodotti e materie prime secondarie, e riformulando le nozioni di riciclo, recupero e smaltimento. Riguardo al riciclaggio, la nuova definizione comprende qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. Rientrano nella definizione il ritrattamento di materiale organico, ma non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o in operazioni di riempimento. Il provvedimento punta molto anche sull'aspetto sicurezza, stabilendo la definizione di programmi di gestione e prevenzione, oltre che norme in materia di autorizzazioni e ispezione degli impianti. Per quanto attiene alla raccolta differenziata dei rifiuti, è resa obbligatoria ovunque, entro il 2015, per carta, metallo, plastica e vetro. Al fine di tendere verso una società europea del riciclaggio con un alto livello di efficienza delle risorse, la Direttiva prevede che entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti sia aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso. L'immissione al consumo. La crisi economica si misura anche con la minore quantità di plastica da imballaggio immessa al consumo, che in linea con il generale rallentamento dell’economia si è evidenziata in maniera significativa nel quarto trimestre del 2008. Rispetto all’anno 2007 la flessione è stata del 3% circa. In uno studio condotto da COREPLA e CONAI (il Consorzio nazionale degli imballaggi), si rileva che, a livello di polimeri, il grosso del consumo è coperto dal polietilene, indirizzato prevalentemente all’imballaggio flessibile, dove la sua quota supera l’87%. Considerevoli quantitativi di consumo si hanno anche per il PET e PP, che si rivolgono invece soprattutto all’imballaggio rigido. Tra gli altri materiali sono ancora del tutto trascurabili i volumi di consumo dei biopolimeri. Interessante è anche la distribuzione dell’immesso al consumo secondo i canali di formazione dei rifiuti, tra i quali rimane nettamente prevalente quello domestico, mentre i quantitativi di industria e commercio rappresentano poco più del 30% del totale, pur includendo i volumi non indifferenti di materiale (in particolare contenitori per liquidi), smaltiti con i rifiuti solidi urbani. USO e GETTO? Tornano sul banco degli imputati a ogni “emergenza rifiuti”: sono i prodotti di plastica usa e getta, una vera passione per i consumatori italiani, che alimentano un mercato da 4 miliardi di euro. Non c’è campagna ambientalista che non punti sulla riduzione, infatti, delle stoviglie di plastica. Eppure il mercato italiano è uno dei maggiori in Europa, grazie alla speciale affinità di questi prodotti monouso con la crescente mobilità degli italiani che provoca un aumento costante del numero dei pasti consumati fuori casa e la conseguente ricerca della massima praticità. I principali consumatori di posate e bicchieri di plastica si trovano al Sud, dove si concentra la metà del mercato, mentre le percentuali di crescita più elevate si registrano al Nord. Ma come affrontare l’impatto ambientale di piatti e bicchieri in plastica? La soluzione potrebbe essere l'utilizzo di plastiche biodegradabili, depositabili nel cassonetto dell'umido, ma i protagonisti del mercato restano dubbiosi. Secondo l’AIPPM - l’Associazione Italiana Produttori Plastica Monouso - permangono infatti molte riserve sul massiccio utilizzo di plastiche derivate da mais (prodotti Ogm, alto impatto della coltura), e la stessa disponibilità di materia prima contribuirebbe a limitarne la diffusione. L'impatto ambientale dei prodotti usa e getta, peraltro, non si limita alle sole stoviglie, ma riguarda sempre di più i prodotti tecnologici. Su questo fronte, mentre il mercato annuncia l'arrivo dei modelli di cellulari, fotocamere digitali e lettori dvd usa e getta, le macchine fotografiche analogiche vantano già buone performance di raccolta e riciclo: quasi il 50% degli oltre due milioni di pezzi annui venduti. Il futuro degli usa e getta, insomma, è ancora tutto da definire. 11 PRIMO PIANO: PLASTICA E AMBIENTE LA AMO O NO I SOGNI E LE CONTRADDIZIONI DELLA BIOPLASTIC Da 150 mila tonnellate consumate nel 2006 ai 2 milioni di tonnellate nel 2011. Sono i numeri del mercato europeo della bioplastica, emersi nel corso dell’ultima conferenza europea di Berlino, che fotografa un segmento di nicchia ma in costante crescita. Nel corso del 2009, nonostante la crisi, è attesa una forte crescita della domanda, trainata soprattutto da un mercato sempre più sensibile alle tematiche ambientali e da un quadro normativo europeo che, tra accelerazioni e frenate, appare ormai decisamente orientato verso gli indirizzi 12 comunitari che spingono per un’adozione massiccia dei derivati dai bio-polimeri. Come detto, dal 2010 i sacchetti di plastica dovrebbero sparire, lasciando spazio a tutte le possibili alternative. La più nota e avanzata è quella del Mater-Bi, un materiale sintetico rivoluzionario derivato dai vegetali (mais, grano e patate). L’invenzione è tutta italiana, grazie a un’azienda leader mondiale come la Novamont, l’unica che è riuscita a sopravvivere alla fine della Montedison a metà anni Novanta. Il passaggio dall’agricoltura alla plastica è diretto, senza uso del petrolio, e il Mater-Bi può essere impiegato nella costruzione di pneumatici, stoviglie, giocattoli, pannolini, penne biro, oggetti di ogni tipo. I prodotti sono totalmente biodegradabili, poiché il Mater-Bi si trasforma in composto organico in presenza di acqua e anidride carbonica e quindi in humus fertile per la terra, ricomponendone il ciclo naturale. La prima sperimentazione di massa del Mater-Bi risale al 2000, in occasione delle olimpiadi di Sydney, IMQ NOTIZIE N. 90 ON LA AMO? CA. IN UNA PARTITA ANCORA TUTTA DA GIOCARE quando il comitato organizzatore dei Giochi utilizzò per il catering di atleti e pubblico solo piatti e contenitori realizzati con questo materiale. Da allora è cresciuto il numero di oggetti realizzati con questa particolare bioplastica. Ci sono oggetti dedicati allo svago, come le palline da golf che si sciolgono in acqua, oltre ad oggetti più pratici e di uso comune come le posate, le retine per la frutta e naturalmente i sacchetti biodegradabili. Sulle virtù taumaturgiche della bioplastica, però, non tutti concordano. Una recente inchiesta commissionata dal quotidiano britannico Guardian ha posto qualche dubbio sulla reale eco sostenibilità della plastica biodegradabile. Lo studio dimostrerebbe che la plastica bio potrebbe aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio, in considerazione delle alte temperature di cui necessita per decomporsi. Inoltre, soprattutto in Europa, le apparecchiature per il suo riciclaggio non sono ancora molto diffuse. Non solo, ma le bioplastiche contribuirebbero all’attuale crisi globale dei prezzi alimentari, perché occupano parte dei terreni prima destinati alle colture per il consumo umano di mais, canna da zucchero, grano. La crisi alimentare in diverse aree del pianeta ha inoltre messo in evidenza la competizione tra bioplastica, biocarburanti e cibo. Una soluzione che accontenti tutti, insomma, sembra ancora non essere arrivata. 13 PRIMO PIANO: PLASTICA ED ECOLOGIA SHOPPER ADDIO! (o arrivederci?) SEGNATEVI QUESTA DATA: 31 DICEMBRE 2009. E’ IL GIORNO IN CUI SCOMPARIRANNO PER SEMPRE I SACCHETTI DI PLASTICA. IL SOGNO DEGLI AMBIENTALISTI, IL TERRORE DEI PRODUTTORI E, SOPRATTUTTO, UNA LEGGE DELLO STATO CHE, RECEPENDO UNA DIRETTIVA COMUNITARIA NELLA FINANZIARIA 2007, HA FISSATO PER LA FINE DI QUEST’ANNO IL TERMINE ULTIMO DELLA “COMMERCIALIZZAZIONE DI SACCHI NON BIODEGRADABILI PER L’ASPORTO DI MERCI”. 14 IMQ NOTIZIE N. 90 Sarà vero? La norma è in vigore, ma perché sia efficace è necessario un decreto attuativo, quello che stabilisce, ad esempio, le sanzioni per chi non la rispetta. Del decreto, finora, non c’è traccia e sul provvedimento aleggia aria di rinvio. In attesa di capirne di più, c’è da dire però che il mercato non se ne sta con le mani in mano. Quasi tutte le catene di supermercati, negli ultimi mesi, sono corse ai ripari per non farsi trovare impreparate al momento clou. L'Unicoop di Firenze, prima tra le catene di grande distribuzione europee, li ha eliminati da tutti i suoi punti vendita anticipando leggi italiane e direttive Ue. I francesi di Auchan, dopo un primo esperimento nel bergamasco, sono diventati “market shopper-free” e tutti i cinquanta negozi del circuito italiano offrono ai clienti la scelta fra il sacchetto in mater-bi (la pellicola biodegradabile che si ricava dal mais, dall'olio di girasole, dalla patata o dagli scarti di pomodoro), quello di carta o i contenitori riutilizzabili di plastica o cartone. Altre catene della grande distribuzione sono in attesa degli eventi, ma Crai, Esselunga, Despar, Carrefour e Conad offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shop- per di plastica, sapendo che intervenire sulle abitudini consolidate dei consumatori non è mai facile. Inquinano, è vero. Però anche gli ambientalisti più radicali ammettono che i sacchetti di plastica sono una delle invenzioni che maggiormente hanno cambiato la nostra vita. Il merito va a Walter Deubner, droghiere di St. Paul, nel Minnesota, che lo sperimentò nel 1912, allora in versione cartacea. Oggi, con un colpo di fustella e uno di termofusione, da un tubo di polietilene (derivato del petrolio) nasce un capolavoro di ingegneria moderna, il prodotto di consumo fabbricato nel maggior numero di pezzi dalla rivoluzione industriale in poi. Nel mondo si producono dai 500 a 1.000 miliardi di buste di plastica l'anno. In Italia se ne producono 260 mila tonnellate, con un consumo mensile di circa 2 miliardi, ovvero 400 sacchetti a testa in un anno, un quarto del totale degli shopper in plastica di tutta l'Unione Europea, che ne usa 100 miliardi l'anno. Per fabbricarli consumiamo petrolio come 160 mila automobili, il traffico di una città. I sacchetti di plastica per la spesa finora sono stati fatti soprattutto in polietilene e per produrli si usano energia e altri elementi chimici. Sono prodotti riciclabili, ma ciò avviene per poco meno del 30% degli shopper, per smaltire il resto emettiamo in atmosfera 200 mila ton- nellate di anidride carbonica. In genere, il loro utilizzo ultimo è quello di contenitori per altri rifiuti e finiscono smaltiti negli inceneritori o, peggio, dispersi nell'ambiente. Nei campi, in mare, sulle coste si degradano in 1020 anni e si dissolvono completamente in circa 200 anni. Con questi tempi lunghissimi rischiano di entrare nella catena alimentare con un carico terribile per gli ecosistemi, soprattutto quello marino. Ridurre l'utilizzo di sacchetti di plastica per la spesa è divenuto dunque un obbiettivo primario a livello globale. A partire dal 2002 molti paesi hanno preso iniziative in tal senso. Perfino in Cina dove per descrivere il fenomeno dei sacchetti di polietilene che inondano le strade è stato coniato il termine di 'inquinamento bianco' - sono stati messi al bando quelli più sottili e ne è stata vietata la distribuzione gratuita nei supermercati. La Cina, per produrre il suo fabbisogno di shopper tradizionali (300 miliardi l'anno), raffina annualmente 5 milioni di tonnellate di greggio (37 milioni di barili circa), gli Usa, per lo stesso scopo, utilizzano 12 milioni di barili di petrolio per fare 100 miliardi di buste. Per quanto ci riguarda, in attesa di conforme o di smentite sul futuro dei sacchetti di plastica, mettiamone via uno di ricordo. Si sa mai che un giorno possa diventare un pezzo di modernariato. A SUON DI SACCHETTATE Ricordate la eco-borsa “I’m not a plastic bag” della designer Anya Hindmarch che aveva fatto impazzire le modaiole di tutte il mondo? Stupito dall’incomprensibile successo di una banale borsa in cotone dal design minimale, il sito inglese di HolyMoly rispose lanciando una borsa anti-Hindmarch ovvero la “I AM a plastic bag”. Risultato? Vendite esaurite anche per questo shopper. Il che dimostra come il numero di donne attente all’ecologia sia pari al numero di quelle che non se ne preoccupano. Oppure come la moda, in molti casi, possa molto di più dell’attenzione per l’ambiente. 15 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI A SETTE STELLE DORMIR SOGNA MEGLIO SE A 7 STELLE A MILANO IL PRIMO LUXURY HOTEL A SETTE ST 16 IMQ NOTIZIE N. 90 RE, ARE, E TELLE ITALIANO Albergo è riduttivo, hotel un po’ provinciale. A sentire l’artefice del progetto Alessandro Rosso si dovrebbe andare un po’ sul filosofico e pensarlo come una base da cui vivere al meglio la città. Comunque lo si voglia definire, il Town House Galleria di Milano, inaugurato nel 2007, è il primo “luxury hotel” (come suona bene) a sette stelle della catena Town House e il primo in Europa. Progettato da Ettore Mocchetti nel cuore di Milano, il Town House Galleria è dotato di pochi appartamenti da sogno arredati dai migliori designer del mondo. Più che a rilassarsi, è un luogo deputato a trasformare i sogni in realtà facendo il minimo sforzo possibile. Maggiordomo personale, Bentley con autista a disposizione, fiori freschi, i cibi dei più grandi chef adattati ai gusti personali degli ospiti, musica soffusa. Nella casa del lusso ogni ospite è seguito da un maggiordomo personale, poliglotta e a completa disposizione del suo cliente, un autentico personal assistant in grado di prenotare i migliori ristoranti, di organizzare un evento importante o l’immancabile shopping esclusivo nel quadrilatero della moda. Insomma, qui non è (solo) una questione di lusso da riviste patinate. Quel che pare affermarsi come tendenza di una clientela di altissimo profilo è un nuovo modello di ospitalità ben diversa da quella alberghiera tradizionale, più vicina al progetto in cui la “casa lontano da casa” diventa espressione concreta. Il Town House Galleria si trova in Galleria Vittorio Emanuele II, monumento nazionale che collega Piazza Duomo con Piazza della Scala, il più prestigioso Teatro dell’Opera italiano. L’entrata, privata e limitata ai soli ospiti, è situata in via Silvio Pellico e quasi tutte le suites si affacciano direttamente sulla Galleria riuscendo a dare una visione unica della cupola e di questo gioiello di architettura di fine Ottocento. Diversi affreschi originali sono stati rinvenuti in alcune suites, risalenti a fine ‘800. L’Hotel è stato infatti rinnovato rispettando l’atmosfera e le preziose decorazioni dell’epoca, sotto il diretto controllo dell’Istituto per le Belle Arti. Le suites sono tutte diverse, allestite in modo personale ed elegante e dedicate ad un musicista diverso. L’idea del “sette stelle” nasce anche perché le tradizionali “cinque” sembrano non più in grado di soddisfare la nuova richiesta di lusso, che diversamente dal passato, non si caratterizza soprattutto per il costo sfrenato, ma per la cura dei più piccoli dettagli, per l’unicità del servizio offerto, per la possibilità di assistere il cliente 24 ore al giorno. Luoghi, dunque, che a differenza degli alberghi tradizionali non puntano a stimolare la parte razionale del cervello, ma a sollecitare quella emotiva. Per questo gli ospiti del Town House, pur accuditi minuziosamente, difficilmente si sentiranno “prigionieri” della suite. E lo scambio, la partecipazione e l’incontro si alimentano anche attraverso scelte originali e controtendenza, come la colazione in cui gli ospiti siedono a un unico tavolo, un po’ come a casa, per fare amicizia a due passi dal Duomo. 17 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI A SETTE STELLE CRISI, MA QUALE CRISI? Intervista ad Alessandro Rosso, l’uomo del Sette Stelle LUI È DI CERTO UNO TRA I MANAGER ITALIANI PIÙ VISIONARI. TALENTO E FORTUNA A PARTE, NON È FACILE DIVENTARLO QUANDO TUO PADRE È IL FONDATORE DI UNO DEI PIÙ NOTI TOUR OPERATOR DEL MONDO, LA FRANCOROSSO. ALESSANDRO ROSSO OGGI È A CAPO DI MICE (MEETING, INCENTIVE, CONGRESS E EVENT), UN GRUPPO ITALIANO LEADER NEL MONDO, CHE NASCE DA UN’IDEA SEMPLICE: UNIRE LE MIGLIORI SOCIETÀ SPECIALIZZATE IN QUESTI SETTORI, INTORNO AD UN’UNITÀ DI PRODUZIONE CENTRALIZZATA. CON LUI PARLIAMO DEL TOWN HOUSE GALLERIA DI MILANO, LA PRIMA STRUTTURA RICETTIVA A SETTE STELLE IN ITALIA. o acquistare regali unici. Ma il servizio che Seven Stars offre non finisce certo qua. A disposizione degli ospiti ci sono anche valet parking e servizio auto di lusso con delle Bentley per essere accompagnati all’aeroporto o agli appuntamenti in città, anche nei palchi riservati nei migliori teatri, o nelle Spa e nelle palestre più trendy che sono convenzionate con l’hotel. Anche al ristorante il menu è “tailor made”: grazie alla sua conoscenza dell’ayurveda, lo chef Giacomo Gaspari pone a ogni ospite delle domande che lo aiuteranno a individuare gli ingredienti, i sapori e i piatti più adatti ad ogni ospite Intanto cominciamo col dire quanto è costato. L’investimento per la ristrutturazione dei locali, la mano d’opera e tutti gli arredi è stato calcolato in 10 milioni di euro sulla base di un progetto gestionale di 10 anni. E’ d’obbligo chiedersi come vanno gli affari in tempi di crisi. La congiuntura di crisi internazionale non ha influito in nessun modo sull’attività del Seven Stars. Alcuni ospiti hanno magari volato in economy e non in business, ma hanno comunque scelto un servizio con i guanti bianchi nel cuore di Milano. Quali sono i servizi più lussuosi e particolari di un hotel a sette stelle? Il Seven Stars non è solo un albergo, ma anche un modo di vivere la città. In Galleria Vittorio Emanuele II i nostri ospiti possono dedicarsi agli acquisti, andare a cena o sorseggiare un caffè, potendo affidare le compere al maggiordomo. Quando gli ospiti entrano nell’ascensore privato che da via Pellico li conduce alla reception vengono “accuditi” e coccolati, con un trattamento personalizzato. E, grazie ai dati inseriti e alle preferenze indicate per ogni momento, sapranno ottenere tutto quello che preferiscono: dal tipo di lenzuola al modello di guanciale, dalla taglia della biancheria da bagno alla cucina preferita. Ogni ospite ha a disposizione un maggiordomo personale, che parla la sua lingua, e che sovrintende a ogni sua necessità, rivelandosi un efficiente personal assistant. Di cosa si occupa il maggiordomo personale? Di prenotare i migliori ristoranti o di organizzare un evento importante, di procurarsi i biglietti per musei e spettacoli, di organizzare lo shopping più esclusivo Qual è il profilo del vostro ospite-tipo? Il target è composto da donne e uomini d'affari esigenti e di classe, persone che cercano il top del lusso e amano il servizio personalizzato fatto dai nostri maggiordomi. Un regalo pazzesco per chiederle la mano: una notte nella vostra suite più bella. Quanto costerebbe questa follia al nostro innamorato pazzo? Circa 15 mila euro. L’IMPATTO DELLA CRISI Nel 2008 gli alberghi italiani hanno registrato 246,5 milioni di presenze con una perdita del 3,1% rispetto al 2007. A diminuire di più sono stati i pernottamenti degli stranieri (- 5,8%,) passando a 106,5 milioni dai 113 milioni del 2007, mentre quelli degli italiani sono diminuiti dello 0,9%, passando dai 141,3 milioni del 2007 a 140 milioni. Nel dettaglio, in tutto il 2008 sono stati persi 7,8 milioni di pernottamenti alberghieri e la tendenza non è cambiata nei primi mesi del 2009. A farne le spese anche l'occupazione, che nel settore ha mostrato un calo del 4,5%. (Fonte: Federalberghi) 18 IMQ NOTIZIE N. 90 SICUREZZA DI LUSSO LA PRIMA BORSA DEL VINO Misure di sicurezza e privacy per tutti i suoi E’ la novità di primavera del “sette stelle” ospiti, controlli rigidi e segretezza per chi di Milano: la Prima Borsa del Vino, un luogo varca le sue porte. La filosofia del Town House in cui qualsiasi appassionato può acquistare, Galleria è quella di una casa privata: si entra selezionare, ordinare e trovare le bottiglie solo se invitati o se si è ospiti. Tutti i portieri di vino più prestigiose del mondo. Dove tro- del luxury hotel milanese hanno seguito un vare, del resto, l’unico esemplare di Dom Pe- corso di sicurezza per prevenire ogni pericolo, rignon Rosè Guitar Case, disegnata da Karl tutti gli ingressi sono protetti da un codice Lagerfeld, interamente realizzata a mano in personale e si riesce a monitorare chiunque pelle di pesce persico, con inserti in pelle di transiti in ogni ambiente. Town House Galle- agnello? Nello specifico parliamo di tre ria garantisce quindi a tutti i suoi ospiti la Dom Pérignon Rosé vintage 1996, due Dom stessa sicurezza a cui sono abituati diploma- Pérignon Rosé vintage 1986, un Dom Péri- tici, imprenditori e stars. Ogni ospite di questa gnon Rosé vintage 1966 e tre flutes Dom Pé- Casa nel cuore di Milano gode di quei privi- rignon. Il tutto alla modica cifra di 100 mila legi dedicati e noti ad oggi solo per grandi euro. Il selezionatore dei vini è Anthony personaggi o per sceicchi e nobel. Chicheportiche. 19 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI E AMBIENTE VERDE REALIZZATI SEGUENDO I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA E INSERITI IN UN CICLO VIRTUOSO DI REGOLE ECOLOGICHE, GLI ECO-ALBERGHI SONO UN FENOMENO DI NICCHIA, MA IN CONTINUA ESPANSIONE E BEN RAPPRESENTANO LA NUOVA FRONTIERA DEL TURISMO RESPONSABILE 20 IMQ NOTIZIE N. 90 INN Decidere in quale albergo alloggiare basandosi sul calcolo delle emissioni prodotte per raggiungere l'hotel, oppure privilegiare un albergo al posto di un altro perché, al posto degli ascensori, ci sono scale concepite come un percorso fitness e una palestra dove i clienti producono energia per l’albergo. O, ancora, preferire l’hotel nel quale è prevista una green fidelity card che premia il cliente virtuoso per il basso livello di emissioni di carbonio del suo soggiorno, con conseguente sconto sulla tariffa della camera, che offre menù a “chilometri zero”, che possiede un orto pensile con la produzione indoor, utilizza lavasecco a CO2 per lavare più bianco sfruttando l’anidride carbonica dell’aria, e che offre caffè bio-equosolidale, tostato con l’energia solare. Un sogno? Tutt’altro. Stando a vedere i progetti in corso nell’ambito dell’ospitalità a impatto zero, ben presto tutto questo sarà infatti possibile. Quella degli eco-alberghi è una sperimentazione che arriva da lontano e che sta progressivamente diffondendosi in tutto il mondo. In un sondaggio realizzato da Ernst&Young sul tasso di eco-sostenibilità degli hotel in otto parti del mondo, la capofila di questo trend sembra essere l'Asia, con la Cina che ha in programma di costruire oltre 10 mila alberghi verdi entro il 2010. Niente male neppure la situazione in Italia dove gli eco-alberghi recensiti da Legambiente Turismo sono 363, distribuiti in 15 regioni. Una rete che, nel 2008, ha conquistato circa 5 milioni e 500 mila persone. Del resto, con il suo straordinario patrimonio naturale, non dovrebbe sorprenderci che l'Italia sia all'avanguardia in un mercato sensibile all’ambiente e con interessanti potenzialità. Addirittura, secondo uno studio dell'Università Iulm di Milano, il Belpaese sarebbe il primo Stato europeo per numero di strutture ricettive eco-sostenibili, detenendo il 47% delle certificazioni Ecolabel in Europa. Un successo forse dovuto anche alla massiccia campagna di sensibilizzazione dell’Ecolabel che, lo ricordiamo, si tratta di un marchio europeo di qualità ecologica, istituito dall’Unione Europea per premiare i prodotti o i servizi migliori dal punto di vista ambientale. QUELLI CHE VIAGGIANO ECO-SOSTENIBILE (DATI RICERCA TRIPADVISOR, COMMUNITY DI EXPEDIA) L’11% DEI VIAGGIATORI INTERVISTATI HA GIÀ PRESO PARTE A VACANZE VERDI. IL 25% STA PRENDENDO IN CONSIDERA- ZIONE QUESTA POSSIBILITÀ. IL 76% PENSA CHE I FATTORI LEGATI AL- L'ECO-SOSTENIBILITÀ DEI VIAGGI POSSANO FARE LA DIFFERENZA NELLA SCELTA DELLA VACANZA. IL 38% HA SPIEGATO DI AVER SCELTO UN HOTEL RISPETTOSO DELL'AMBIENTE, AD ESEMPIO PER IL RISPARMIO ENERGETICO E L'USO DI CARTA RICICLATA. PERCENTUALI CHE TESTIMONIANO UNA MAGGIORE SENSIBILITÀ PER UN TURISMO RESPONSABILE, MA CHE SI SCONTRANO CON Una bella notizia che entra però in contraddizione con un altro dato secondo il quale il 72% degli italiani non avrebbe mai sentito parlare di turismo eco-sostenibile e il 52% non saprebbe nemmeno cosa si intende con questa espressione. Una contraddizione che, se da un lato raffredda qualche facile entusiasmo, dall'altro dimostra che c'è ancora molto da lavorare per trasformare il turismo verde da una tendenza di nicchia a un'abitudine vera e propria. Ma gli esperti non hanno dubbi: buone regole come il risparmio energetico e idrico, la riduzione dei rifiuti prodotti e la gestione della raccolta differenziata, la promozione del trasporto sostenibile, la proposta di cibi sani e prodotti tipici locali insieme alla promozione del territorio e dei suoi beni ambientali e culturali saranno le chiavi di successo del turismo di massa del XXI secolo. Speriamo. UNA REALTÀ NELLA QUALE L'ATTENZIONE ALLE TEMATICHE AMBIENTALI NON È ANCORA CONSIDERATA UN ELEMENTO DI ATTRAZIONE PER LA MAGGIOR PARTE DEI TURISTI ITALIANI, “EDUCATI” PIÙ ALLA RI- CERCA DEI COMFORT E DELLA BUONA CUCINA E, A DIFFERENZA DI QUANTO SUCCEDE NEI PAESI NORDEUROPEI, CON UNA CULTURA DEL TERRITORIO E DI RISPETTO PER LA NATURA UN PO’ MENO RADICATA. PER CHI VOLESSE PRENOTARE “ECO”: WWW.ECOWORLDHOTEL.COM 21 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI EXTRA-ORDINARI CHI DORME PUO’ ANCHE PIGLIARE PESCI PERCHÉ SE A DORMIRE SARETE IN UNO DI QUEGLI ALBERGHI SOTTOMARINI, BEH, ALLORA LA COSA POTREBBE ANCHE ACCADERE. E SENZA NEPPURE DOVER ENTRARE IN UNA FAVOLA PER ESSERE CERTI CHE TUTTO CIÒ È POSSIBILE 22 Per noi, ai quali sembravano già curiosi gli alberghi di importazione americana, quelli con le camere a tema, con la stanza arredata come una nave, un aeroplano o come se si fosse in una giungla, immaginate quale sia stata la sorpresa nell’entrare, virtualmente, prima in un albergo di ghiaccio, poi in uno di sabbia e dopo ancora in uno appeso su un albero. E più siamo andati avanti con le ricerche, più abbiamo avuto accesso ad architetture fantastiche. Laddove il termine fantastico va inteso non come fiabesco, ma come prodotto concreto della più genuina e impensabile fantasia creativa. Leggete e poi vedrete. Con un particolare interessante, perché vi accorgerete che il palmarès degli alberghi più creativi va agli svedesi. Lo avreste mai pensato? IMQ NOTIZIE N. 90 Dog Bark Park Inn Cottonwood, Idaho, USA Langholmen Hotel Langholmen, Svezia Chissà se il cavallo di Troia, una volta terminato il suo dovere, venne poi trasformato in una divertente locanda di legno. Perché se cosi fosse, oggi avrebbe potuto fare concorrenza a questo imprevedibile brachetto in legno adibito a bed and breakfast. Sconsigliato a chi non ama le sbarre. Perché questo albergo è stato ricavato dall’edificio di una prigione di Stato costruita agli inizi dell’800. Non preoccupatevi, di galeotti non dovrebbe esserci più traccia visto che ufficialmente le sbarre sono state aperte dal 1989. Hotel de Glace Quebec, Canada Woodpecker Hotel Vasteras, Svezia http://www.hoteldeglacecanada.com/ Volete mettere quali risparmi su costi di manutenzione? Ogni anno, finita la stagione, invece di chiudere per le pulizie, si butta giù tutto e l’anno successivo si ricostruisce ex novo. In fondo ci vogliono solo 5 settimane per costruirlo, 500 tonnellate di ghiaccio, 15.000 di neve e dentro non fa poi così freddo, visto che la temperatura varia dai 4 ai 9 °C. Se vi chiederanno se siete appena scesi dall’albero la risposta, nel caso di questo albergo, dovrà essere sì. Perché il Woodpecker hotel è una casa di legno posta a ben 13 metri di altezza, su un albero in un parco pubblico, alla quale si accede soltanto tramite una scala di corda. La fatica per accedervi vale la pena, data la vista mozzafiato che si gode da quell’altezza. Jules' Undersea Lodge Key Largo Florida, USA Un altro albergo con nessun costo di manutenzione. Ma se piove la vacanza è rovinata, perché tutta la struttura è di sabbia. Per costruirlo ci sono volute mille tonnellate di materia prima, 4 sand artist che hanno lavorato sulla spiaggia 14 ore al giorno per 7 giorni. Piccolo particolare: il tetto non c’è, romanticamente si dorme sotto le stelle. http://www.jul.com/ Vietato l’accesso a chi non ha il brevetto da sub e non è dotato di maschere e di pinne. Perché l’ingresso e le camere di questo albergo sottomarino sono a 9 metri sotto il livello dell’acqua, laddove prima era ospitato un laboratorio di ricerche sottomarine. Utter Inn, Lake Mälaren, Svezia Sand Hotel Dorset, Inghilterra Hotel De Vrouwe van Stavoren Stavoren, Olanda Per chi il brevetto di sub non l’ha, ma vuole lo stesso dormire qualche lega sotto i mari o i laghi, potrà andare all’Utter Inn, un albergo immerso in un lago svedese, al quale si ha accesso passando dalla tipica casetta rossa di legno che porta in una camera stagna, fissata alla parte inferiore di una piattaforma galleggiante. Un po’ normale e un po’ no. Perché accanto alle classiche camere, in questo albergo è possibile dormire in una delle quattro originali botti svizzere da 15.000 litri, trasformate in confortevoli e accoglienti stanze d'albergo connotate da comodissimi interni, ciascuna dotata di quattro oblò. Sconsigliato agli astemi. Sala Silvermine Västmanland, Svezia Hotel Costa Verde Costa Rica, USA E per chi soffre il mare, e preferisce stare a terra, anzi, un po’ sotto, ecco l’albergo realizzato in una vecchia miniera d’argento. Le camere sono a 155 metri sotto il suolo, le più profonde del mondo, e per arrivarci occorre attraversare cunicoli, laghetti e piccole grotte. Un albergo decisamente cool, se non altro per l’arietta bella frizzante che si respira. Sembra un aereo schiantato nella giungla, ma per fortuna non lo è. Si tratta invece di un vecchio Boeing 727 andato in pensione e trasformato in un hotel di lusso collocato tra le cime degli alberi del Parco Nazionale Manuel Antonio. Per scoprire gli alberghi più pazzi del mondo: www.unusualhotelsoftheworld.com 23 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI DIETRO LE QUINTE UN MECCANI DI GRANDE PRECISIONE DAL DIRETTORE AL RESPONSABILE SICUREZZA, ECCO TUTTE LE FIGURE PROFESSIONALI DELLA BUONA OSPITALITÀ RACCONTATECI DA GABRIELE SELCI, DIRETTORE DEL ROSE GARDEN PALACE 24 IMQ NOTIZIE N. 90 SMO Hotel, locande o resort extralusso: qualunque sia la tipologia prescelta, un albergo funziona come un complesso meccanismo di precisione. Dal servire le colazioni alle sette del mattino al garantire la perfetta efficienza dei più sofisticati sistemi di sicurezza, il gruppo si muove come un sol uomo e con un unico obiettivo: assicurare una gradevole permanenza agli ospiti, scommettendo sul più straordinario veicolo pubblicitario che la storia dell'umanità conosca, il passaparola. Ne è convinto Gabriele Selci, direttore del Rose Garden Palace, moderno ed elegante quattro stelle di Roma, zona via Veneto, il salotto buono della città eterna. Dirige una struttura che conta 65 camere, 130 posti letto, due sale congressi, un ristorante e un giardino esterno gestiti da uno staff di una quarantina di persone. E' lui ad accompagnarci in giro a curiosare nel back office di un hotel, per scoprire che dietro l'atmosfera ovattata che accoglie i clienti, si muove una squadra affiatata ed efficiente. Ma chi sono le figure che fanno vivere un albergo? Al vertice della piramide c'è il direttore, naturalmente. “Un ruolo che è molto cambiato negli anni. Da una parte bisogna supervisionare tutte le funzioni operative, risolvere i mille piccoli problemi di ogni giorno. Dall'altra però non bisogna mai trascurare il rapporto con il pubblico: al direttore è richiesto di essere un manager, di trovare i clienti e assicurare che una volta in hotel stiano il meglio possibile. Ma dobbiamo trovare tempi e modi per un aspetto fon- damentale: conoscere i nostri ospiti, parlare con loro, saper sorridere”. Non facile, in effetti, quando il ritmo non lascia tregua e allora “è importante poter contare su una squadra di collaboratori affidabili”. In gergo si chiamano capiservizio, e rispondono al direttore. Cominciamo con la Governante, responsabile della pulizia, del guardaroba e della lavanderia, della pulizia delle camere e delle sale comuni. Lo dice anche il nome: ha un po' il controllo su tutto quanto avviene in albergo, le stanze da preparare e quelle da sistemare, sovraintende al lavoro delle cameriere. E se la vita in albergo non si ferma mai, è pur vero che, almeno per gli ospiti, la giornata inizia con la colazione del mattino. Ad assicurare che tutto sia a posto è il responsabile della caffetteria, che fa capo allo chef, così come gli aiuto-cuochi e gli addetti al lavaggio delle stoviglie. A stretto contatto con loro lavora il maître, responsabile del personale di sala e dei camerieri. Per completare la carrellata dei volti che resteranno impressi nella memoria dei clienti c'è il Front office manager, responsabile del banco informazioni e dell'accoglienza, colui che ha sostituito la romantica figura del portiere d'albergo. Più che ricevere direttamente gli ospiti, il Front office manager si occupa di coordinare turni e attività del personale dietro il banco e interagisce strettamente con il responsabile delle prenotazioni. Qui siamo già dietro le quinte: si tratta di una persona incaricata di gestire l'agenda degli arrivi. Prenotazioni e disdette av- 25 STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI DIETRO LE QUINTE vengono “ormai quasi del tutto via email”, sottolinea il direttore Selci. Un volto che difficilmente i clienti di un albergo riconosceranno è quello del responsabile amministrativo, figura chiave dell'architettura logistica di un hotel. E' lui che si occupa dei conti, degli acquisti, del controllo e dello stoccaggio merci, della contabilità dei clienti e della gestione del personale. E a lui fa capo anche il responsabile della manutenzione, un tecnico con una serie di competenze trasversali (elettriche e idrauliche su tutte) in grado di risolvere i piccoli inconvenienti quotidiani e di coordinare gli interventi di manutenzione o di riparazione generalmente affidati a ditte esterne specializzate. 26 OSPITALITA’ A REGOLA D’ARTE Il compito di garantire la sicurezza dei lavoratori e del pubblico è forse la più grande responsabilità nel settore alberghiero, non solo nell’applicazione delle normative ma anche nella loro diretta gestione. Per migliorare la sicurezza, diminuire la possibilità di infortuni e incidenti, aumentando nel contempo la probabilità di risolvere favorevolmente ogni situazione di emergenza, sono necessarie azioni preventive ed organizzative adeguate che includono un’attenta analisi dei rischi, una competente progettazione degli impianti, un’affidabile installazione e una continua manutenzione di sistemi integrati, un’esperta formazione del personale addetto ai lavori. Impianti anti-incendio, sistemi di allarme, materiali ignifughi, controllo qualità di cibi e bevande, manutenzioni ordinarie e straordinarie, esercitazioni ed evacuazioni del personale. Gli alberghi non sono fabbriche, si dice. Eppure la sicurezza rappresenta un dovere reso vincolante dal Testo Unico sulla Sicurezza, con obblighi e disposizioni che riguardano sia i datori di lavoro che i dipendenti. Un problema non da poco, se è vero che quasi il 15% degli oltre 33 mila alberghi italiani si trovano in aree storiche o in edifici antichi, tali da rendere estremamente complessa la realizzazione di interventi strutturali volti alla messa in sicurezza della struttura. Le aziende alberghiere sono tenute ad annotare in un apposito registro tutti gli interventi ed i controlli che vengono effettuati al fine di mantenere in efficienza gli impianti elettrici, di illuminazione, di sicurezza, i presidi antincendio, nonché le date e le modalità delle riunioni di addestramento e delle esercitazioni di evacuazione effettuate. Il “registro dei controlli” deve essere mantenuto costantemente aggiornato e disponibile per eventuali controlli da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco. IMQ NOTIZIE N. 90 CON UNA SICUREZZA IN PIÙ Per avere la certezza di operare in un ambiente conforme ai requisiti di legge, sano e sicuro anche per i dipendenti, i collaboratori e gli ospiti dell’albergo, IMQ offre ai responsabili salute e sicurezza delle strutture alberghiere un servizio per l’individuazione di tutte le normative vigenti in tema di sicurezza e per l’identificazione di eventuali criticità e modalità di intervento sulle strutture e sugli gli impianti. 27 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED “LED IT E pensare che fino a poco tempo fa erano relegati a ruoli secondari, utilizzati per lo più come elementi di segnalazione in centraline e quadri di comando o per prodotti consumer come stereo e televisori. Oggi invece il loro successo è innegabile. Grazie anzitutto ai passi fatti dal punto di vista tecnico, che ne hanno corretto i limiti originari, e grazie ai numerosi vantaggi offerti in termini di risparmio nei consumi e nei costi di manutenzione, di affidabilità e resa cromatica (anche a temperature inferiori a 20°C), di resistenza ad urti e vibrazioni, di rispetto dell’ambiente dato dall’assenza, nella loro composizione, di metalli pesanti come il mercurio. Certo l’imminente pensionamento delle vecchie lampadine incandescenti ha forse contribuito ad accelerare il loro successo e molti non se ne sono ancora fatti una ragione. Ma si sa, come tutti i cambiamenti, anche il passaggio a una maggiore diffusione dei LED per un po’ creerà qualche problema di adattamento. Per saperne di più, per vedere come associazioni di categoria, produttori, pubblica amministrazione ed architetti stanno vivendo l’”era LED”, siamo andati a intervistarli. 28 IMQ NOTIZIE N. 90 BE…” LED: ISTRUZIONI PER L’USO La tecnologia LED (Light Emitting Diode - Diode ad emissione luminosa) sfrutta la proprietà di elettroluminescenza di alcuni elementi semiconduttori in grado di emettere luce sotto l’effetto di un campo elettrico. Il meccanismo si basa sulla ricombinazione di elettroni e lacune (uno dei due portatori di carica che contribuiscono al passaggio di corrente elettrica nei semiconduttori) in un materiale semiconduttore opportunamente “drogato” e sottoposto all’azione di un campo elettrico. Gli elettroni eccitati dalla corrente rilasciano così energia sotto forma di fotoni, ovvero luce. Il grande vantaggio dell’elettroluminescenza sta nella conversione diretta di energia elettrica in luce, senza ricorrere a stadi intermedi come avviene, ad esempio nell’incandescenza dove la luce rappresenta il terzo stadio del processo, uno “scarto di produzione” nella generazione del calore all’interno di una resistenza. Maggiore efficienza, quindi, rispetto ai sistemi di illuminazione classica, ma anche assenza di calore e facilità di miniaturizzazione che permettono la semplice e sicura integrazione in qualsiasi apparecchio o ambiente. 29 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED Il punto di vista delle Associazioni di produttori: ASSIL e ASSOLUCE HO VISTO COSE CHE ASSIL INTERVISTA A PATRIZIA DI SANO, PRESIDENTE FORSE NON SARANNO ANCORA PERFETTI, FORSE C’È ANCORA MOLTA STRADA DA FARE, FORSE LA SOLUZIONE CHE OFFRONO AGLI APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE È ANCORA PER CERTI VERSI LIMITANTE. MA È INDUBBIO CHE I LED FARANNO PARTE DEL FUTURO DELL’ILLUMINAZIONE. MAGARI NON IN SOLITARIO, MA AFFIANCATI DA ALTRE APPLICAZIONI. E CON FORME E FUNZIONI CHE OGGI FAREMMO FATICA ANCHE SOLO A IMMAGINARE. 30 LED: UNA CONVERSIONE INDISPENSABILE O UNA STRADA POSSIBILE? L’evoluzione della tecnologia LED procede a ritmi esponenziali. Se nei primi anni 2000 i LED emettevano circa 16-20 lumen/watt (efficienza luminosa=quantità di luce emessa/consumo), nel 2008 è stato possibile raggiungere i 100 lumen/watt. I produttori di LED, ad oggi, stimano che nei prossimi anni potrebbero esserci notevoli innovazioni tecnologiche in grado di consentire il raggiungimento di ulteriori importanti traguardi. Per molte applicazioni, i LED attualmente costituiscono una valida alternativa alle sorgenti luminose tradizionali come, ad esempio, per il settore dell’illuminazione decorativa. Nell’illuminazione delle facciate di edifici, di ponti, di opere artistiche, luoghi di incontro e locali di accoglienza, dove è necessario coniugare luci in grado di creare giochi cromatici e dimensioni di ingombro ridotte, la tecnologia LED ha trovato forte impiego. Per altre tipologie di applicazioni, i LED non sono ancora in grado di raggiungere adeguati livelli di affidabilità e competitività in termini di prezzo . Non bisogna, tuttavia, dimenticare che l’evoluzione tecnologica procede anche in altre direzioni e che quindi, in futuro, altre tecnologie potrebbero affiancare i LED in molte applicazioni. Per ora, dunque, è importante che la ricerca sui LED continui intensamente, nella speranza che si possa arrivare a forme di generazione della luce che garantiscono altissime efficienze e massima qualità di illuminazione congiuntamente al risparmio energetico. IL PUNTO DI VISTA DEI PRODUTTORI: PIÙ DIFFICOLTÀ O PIÙ BENEFICI? Come tutte le tecnologie in rapida evoluzione e non ancora consolidate, anche la tecnologia LED attualmente porta non pochi problemi ai costruttori che cercano di applicarla ai propri prodotti. Ad oggi, non tutta la normativa tecnica sui LED è stata predisposta dagli enti normatori internazionali ed europei. Se da un punto di vista della sicurezza tutti gli aspetti normativi sono stati considerati e normalizzati, resta ancora lungo il cammino verso una normalizzazione e corretta valutazione delle prestazioni di questi prodotti. Attualmente, sono in fase di pubblicazione norme relative ai prodotti utilizzanti tecnologia LED. Tali norme tengono in considerazione gli aspetti di sicurezza elettrica, meccanica, termica e di radiazione ottica. In particolare, quest’ultimo problema ha richiesto numerose IMQ NOTIZIE N. 90 ASSOLUCE INTERVISTA A PIERO GANDINI, PRESIDENTE nuove considerazioni rispetto alle tradizionali sorgenti luminose. Tuttavia, i produttori di apparecchi sono consapevoli che i LED offrono ancora grandi margini di miglioramento e stanno investendo molte risorse in ricerca per sviluppare soluzioni pratiche ai numerosi problemi posti da questa tecnologia. QUALE EVOLUZIONE FUTURA È IPOTIZZABILE? Come già detto, l’elevato tasso di sviluppo tecnologico rende difficile fare previsioni sugli utilizzi futuri dei LED. Le applicazioni, infatti, dipenderanno dalle rese luminose raggiungibili, dalla qualità della luce emessa, dall’affidabilità dei prodotti e dalla possibilità di risolvere determinati problemi che, a tutt’oggi, ne limitano le applicazioni. Non sono, infatti, trascurabili i limiti legati ai maggiori costi di produzione connessi alla componentistica, alla qualità e affidabilità della luce emessa, alle problematiche di abbagliamento causato dalla miniaturizzazione dei prodotti e alla realizzazione di dissipatori termici efficaci, che se mal progettati limiterebbero la durata dei LED. Si può certamente affermare che, con l’evoluzione della tecnologia, un giorno i LED potrebbe trovare molteplici applicazioni. In attesa di quel momento, è opportuno ricordare che per molte realizzazioni le tecnologie esistenti, che in ogni caso stanno anch’esse evolvendo, costituiscono ancora la scelta migliore da un punto di vista di efficienza energetica, di comfort visivo, di ritorno dell’investimento e di affidabilità. rebbe un inutile dispendio di denaro e di risorse, soprattutto in considerazione del fatto che per questo scopo esistono già da tempo i regolatori elettronici. LED: UNA CONVERSIONE INDISPENSABILE O UNA STRADA POSSIBILE? Credo che la tecnologia a LED sia anzitutto una grande occasione. Un’opportunità da non perdere, per i vantaggi che offre in termini di risparmio energetico, durata, impatto ambientale e costi di manutenzione, ma soprattutto, per le nuove forme di espressione della luce che ci consentirà di esplorare. IL PUNTO DI VISTA DEI PRODUTTORI: PIÙ DIFFICOLTÀ O PIÙ BENEFICI? Quella dei LED è una strada ricca di promesse, ma solo a patto che si abbia la capacità di sfruttare le peculiarità che essa offre, totalmente distinte da quelle delle sorgenti luminose tradizionali. I LED rappresentano infatti oggi l’unica espressione dell’elettronica applicabile in modo consistente e fisiologico alla gestione della luce. E vanno utilizzati come tali, sfruttando i vantaggi quali, ad esempio, la possibilità di gestione del colore della luce, l’intensità cromatica, il flusso, ma anche le dimensioni della stessa sorgente luminosa. Sfruttare invece l’elettronica, semplicemente per la regolazione della luminosità, sa- QUALE EVOLUZIONE FUTURA È IPOTIZZABILE? Oggi siamo ancora in una fase pionieristica dell’illuminazione a LED, in un periodo di sperimentazione, forse e per certi versi, ancora condizionato dal nostro retroterra culturale dell’illuminazione tradizionale. Ma la sfida consiste proprio in questo: riuscire a ripensare l’apparecchio di illuminazione partendo da zero. Senza condizionamenti. Perché un conto è utilizzare i LED su apparecchi pensati per altre fonti. Un altro è utilizzare LED su un prodotto appositamente ideato per loro, e un altro ancora è azzerare tutte le nostre conoscenze pregresse e pensare a un apparecchio totalmente nuovo, certamente illuminante, ma magari con forme completamente diverse rispetto a quelle alle quali siamo abituati. Se riusciremo in questa sfida sono certo che arriveremo a risultati straordinari. Pensiamo solo a cosa è successo nel campo automobilistico: le prime automobili, ricordate? seguivano la forma delle carrozze. In pratica erano carrozze con manovella al posto dei cavalli. Poi, gradualmente, prendendo confidenza, si sono trasformate arrivando ai risultati che conosciamo oggi. Mi permetto di fare un esempio di una lampada presentata dalla Flos all’Euroluce, la Skin del giovane designer Paul Cocksedge: due sottili fogli di acciaio Inox che fungono da superficie dissipante necessaria per i 31 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED LED che vengono delicatamente uniti come se fossero due pagine di libro fluttuanti nell'aria. Un prodotto sorprendente per la sua bidimensionalità, ma possibile solo grazie alla tecnologia a LED. Pensiamo inoltre che i LED di oggi non è detto saranno quelli del futuro. Anche perché questi presentano ancora qualche limite, benché siano già stati fatti notevoli progressi in termini tecnologici. Oggi è impensabile pretendere che l’illuminazione a LED possa sostituire tout court quella preesistente. I LED non sono certo adatti per un’illuminazione diffusa, ad ampia portata, ma invece sono ideali per luce focalizzata, proiettata, mirata. Questo per il momento. Cosa ci aspetta per il futuro lo sapremo solo lavorando e sperimentando. Le incognite che riguardano i LED sono insomma molte. Soprattutto perché non esiste ancora una casistica a lungo termine. La durata della vita di una fonte luminosa è una cosa. La qualità della durata è un’altra. La qualità cromatica nel tempo potrebbe anche variare. Ma questo lo scopriremo, piano piano. Credo che sarebbe un errore pensare agli apparecchi a LED come un’innovazione improvvisa, immediata, definitiva ed epocale. E’ vero che il cammino dei LED, per certi aspetti, è stato ultimamente un po’ accelerato da interessi che non sono né quelli dei consumatori né quelli dei produttori di apparecchi di illuminazione. Ma se riusciremo a non farci coinvolgere dai LED come un fenomeno da vivere hic et nunc, ma come un grande ginnasio, una palestra nella quale sperimentare tutte le potenzialità che questi conduttori offrono, potremo davvero inventare grandi e nuove cose. 32 IMQ NOTIZIE N. 90 Curiosità E FURONO I LED Il LED, acronimo di Light Emitting Diod, “Diodo che emette luce”, è una tecnologia piuttosto recente. La presentazione del primo LED risale, infatti, al 1962 quando Nick Holonyak, un professore americano consulente della multinazionale General Electric, mettendo a frutto le conoscenze acquisite sulle proprietà di elettroluminescenza di alcuni semiconduttori, inventò il primo LED. Questa invenzione, apparentemente curiosa e fine a se stessa, come la definì il suo ignaro inventore, ha avuto negli ultimi trent’anni uno sviluppo grandioso e ha trovato applicazioni in moltissimi campi. Il primo LED commercializzato fu quello del tipo GaAsP (fosfuro arseniuro di gallio), il LED rosso. La nascente industria tecnologica acquisì e seppe valorizzare questa tecnologia, che fu applicata inizialmente ai display dei grandi calcolatori a nastro e ai primi computer, che utilizzavano i LED per monitorare le fasi del processo di calcolo. In seguito cominciarono a diffondersi anche le prime applicazioni destinate al largo consumo come orologi, spie di funzionamento e calcolatrici. Nei primi anni ’70 ci fu il primo progresso tecnologico quando vennero sviluppati diodi in grado di emettere luce verde. Un evoluzione che permise di creare i primi LED integrati, uno rosso e uno verde, capaci di visualizzare quattro stadi di funzione (spento, verde, rosso, verde+rosso=giallo) con un unico dispositivo. Da quel momento, sempre più prodotti cominciarono a incorporare i LED che, per la loro versatilità, la lunga durata e i ridottissimi consumi, potevano garantire ottime prestazioni. La vera svolta della tecnologica si ebbe però alla metà degli anni ’80 con la presentazione del primo LED ad alta emissione. Fino a quel momento, infatti, non si era riusciti a risolvere il problema della emissione luminosa troppo scarsa, ma da quegli anni si concretizzò l’ipotesi di utilizzare i LED per molte altre applicazioni, in particolare per le comunicazioni e l’illuminazione. L’utilizzo nelle comunicazioni, con lo sviluppo delle tecnologie digitali e della fibra ottica, vide il LED utilizzato nei trasmettitori ottici per le applicazioni di networking, mentre per le applicazioni d’illuminotecnica occorreva risolvere un altro problema, quello del mix di colori con i quali generare la luce bianca. Bisognò così aspettare fino al ’93, con la presentazione dei diodi InGaN (nitruro di gallio e indio) ad emissione altamente efficiente negli spettri di colore blu e verde, per arrivare alle giuste condizioni. Da quel momento in avanti la disponibilità di LED ad alta luminosità ha dato grande impulso a molte tecnologie ampiamente diffuse, come la retroilluminazione degli schermi LCD, i semafori e gli “stop” dei veicoli, mentre i LED che integrano in un unico dispositivo i colori red, green e blue (RGB) che consentono di generare qualunque colore, ha permesso effetti dinamici in applicazioni come cartelloni a messaggio variabile, vidiwall e giochi di luce per arredamento e spazi commerciali. “LED invenzione dimenticata. Con lo zampino di un noto italiano” Il 2007 è stato l’anno del centenario dalla scoperta dell’elettroluminescenza. Una scoperta legata all’americano H.J. Round, stretto collaboratore dell’italianissimo Guglielmo Marconi, presso le Officine Radiotelegrafiche Marconi. Ma quando Round fece la scoperta, contemporaneamente stava lavorando a un altro progetto, un nuovo metodo per la ricerca della direzione dei segnali radio navali. Fu così che l’elettroluminescenza, principio base del LED, per quasi mezzo secolo rimase semplicemente dimenticata. “LED macchina reversibile” Molte valutazioni mostrano come varie caratteristiche dei LED li rendano amici dell’ambiente, talmente amici da essere in grado di comportarsi come girasoli. Infatti, anche se è cosa poco nota, i LED sono "macchine reversibili": se la loro giunzione (la testa) viene esposta direttamente ad una forte fonte luminosa come i raggi solari, ai terminali (code metalliche) appare una tensione, dipendente dall'intensità della radiazione (e dal colore del LED stesso). Una caratteristica che viene sfruttata nella realizzazione di sensori e che, in particolare, trova grande impiego nei sistemi fotovoltaici e negli impianti a concentrazione dei raggi solari. “LED e la rivoluzione zapping” Le parole anglofone “LED” e “zapping” sono ormai entrate nel vocabolario comune. Pochi, però, sanno che queste due parole sono legate a doppio filo. Tutto, infatti, cominciò proprio da un filo. Nel secondo dopoguerra, in America, venne presentato il primo televisore dotato di un comando esterno collegato tramite un cavo che permetteva di non doversi alzare per cambiare canale. La grande rivoluzione e il successo mondiale si ebbe però solamente con l’invenzione del telecomando a infrarossi, il quale, grazie a una “lucina” LED con una determinata frequenza infrarossa, permise - e permette tuttora - di inviare il segnale al ricevitore del televisore per cambiare canale. 33 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED Il punto di vista dei produttori: Artemide e iGuzzini DATEMI UN LED E... NON SI TRATTA DI UNA SEMPLICE SOSTITUZIONE, DI UNA FONTE LUMINOSA CHE PRENDE IL POSTO DI UN’ALTRA. LA LUCE DEGLI APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE CON TECNOLOGIA A LED VA PROGETTATA E PENSATA IN MANIERA DIVERSA RISPETTO A QUELLA CON LAMPADINE TRADIZIONALI. SOLO IN QUESTO MODO È POSSIBILE VALORIZZARNE LE PECULIARITÀ E I NUMEROSI PREGI OF- ARTEMIDE INTERVISTA A FABIO ZANOLA DIRETTORE RICERCA E SVILUPPO Produzione di apparecchi a LED: quali cambiamenti produttivi e tecnologici ha richiesto all'azienda? In sé la produzione di apparecchi LED non ha “ sconvolto“ il layout meccanico dell’apparecchio, cambia ovviamente la parte “finale“ del prodotto ove sparisce di fatto l’interfaccia verso la sorgente costituita dal tradizionale portalampada e sempre più spesso si tende a confondere il ruolo di supporto meccanico del diffusore luminoso con il ruolo anche di dissipatore per il calore generato dalle sorgenti LED. Un progetto efficiente dal punto di vista prestazionale ed economico basato sui LED non può prescindere da una progettazione spinta in termini di sviluppo illuminotecnico e di verifica delle prestazioni dell’apparecchio, pena costi eccessivi oppure prestazioni deludenti. Occorre saper valutare correttamente le varie proposte disponibili sul mercato da parte dei costruttori di sorgenti allo stato solido ed utilizzare la soluzione più confacente alle specifiche esigenze di progetto. Le diverse tipologie di apparecchi di illuminazione, le diverse esigenze dei consumatori, le differenti performance delle sorgenti rendono poco applicabile in questo contesto una standardizzazione delle sorgenti LED, ma spingono ad indagare soluzioni nuove ed originali. FERTI. PERCHÉ, ALTRIMENTI, SI RISCHIEREBBE DI SPRECARE UN’OPPORTUNITÀ DI CRESCITA E DIVERSIFICAZIONE DEL MERCATO. UN’OCCASIONE CHE ARTEMIDE E IGUZZINI, DUE GRANDI LEADER DELL’ILLUMINAZIONE MONDIALE, NON INTENDONO LASCIARSI SCAPPARE. 34 IMQ NOTIZIE N. 90 Prodotti a LED e consumatori: quali i vantaggi offerti in termini di sicurezza, affidabilità delle prestazioni e risparmio energetico? progredire della tecnologia produttiva e delle varie applicazioni in fase di sviluppo. Potenzialmente il LED riassume in sé le caratteristiche capaci di dare sostanza e di rispondere positivamente alla domanda, va tuttavia notato che questo si verifica solo qualora l’utilizzo dei LED sia fatto nel dovuto rispetto sia dei parametri termici di funzionamento, sia dei parametri elettrici, sia di un corretto dimensionamento. In caso contrario i LED potrebbero rivelarsi insoddisfacenti in termini di vita utile, di riduzione del flusso luminoso emesso nel tempo e anche in termini economici stante la necessità (non sempre agevole) di sostituire anzitempo, rispetto alle aspettative, le eventuali sorgenti degradate. Per quanto sopra riteniamo che l’applicazione migliore dei LED non sia una banale sostituzione alla meno peggio delle attuali sorgenti negli attuali apparecchi disponibili sul mercato, ma debba vedere lo sviluppo di apparecchi nati specificatamente per l’applicazione LED, che ne sappiano esaltare al massimo le caratteristiche. Mercato: diffidenza o curiosità? Strategie di marketing per la penetrazione nei mercati degli apparecchi a LED. Le applicazioni (nel settore domestico/terziario e nell'illuminazione urbana) degli apparecchi a LED. Attualmente il tallone di Achille dei LED più che nei costi va ricercato nei modesti valori unitari di flusso disponibili per singola sorgente, il che ne limita l’impiego in applicazioni ove normalmente sono utilizzate sorgenti compatte ad elevato flusso (per esempio lampade a scarica, ma anche alogene a tensione di rete di potenza). Ovviamente la tecnologia sta facendo dei passi avanti insperati rispetto a qualche anno fa quando erano disponibili esclusivamente LED di piccolissima potenza (0.12W), capaci di generare flussi estremamente ridotti e sempre più è capace di realizzare “led array” di potenza, capaci di fornire livelli di flusso significativi. Anche se ottimizzare una serie di sorgenti puntuali e gestirne le temperature, specie in applicazioni ove le potenze superino le decine di Watt, da un lato fa perdere le potenzialità di design implicite in questa tipologia di sorgenti, dall’altro rende complesso e costoso l’apparecchio rispetto ad una equivalente soluzione tradizionale. Ci si aspetta che questo gap vada via via colmandosi con il La novità dei LED pensiamo sia evidente al consumatore. Quello che ci si deve chiedere è se il delta costo delle soluzioni LED verso le tradizionali sia giustificato per il salto di performance che queste nuove tecnologie possono consentire e per le possibilità che lasciano al design, a patto che si utilizzino i LED in modo creativo e non ci si limiti ad una progettazione sulla falsariga delle sorgenti tradizionali. Le possibilità di regolazione, la consistenza meccanica delle sorgenti, la loro vita utile sono le prerogative del prodotto che devono essere comunicate perché siano correttamente percepite le differenze fra questi nuovi prodotti ed il passato. Certificazione di parte terza e apparecchi a LED: quali garanzie? Uno strumento per qualificare ulteriormente i prodotti? Aziende come Artemide sviluppano con estrema attenzione e professionalità i propri prodotti, ma proprio per questo puntano sulla certificazione di parte terza. Ciò affinché il mercato possa distinguere fra prodotti affidabili e di qualità e che meglio di altri possono garantire la durabilità attesa per queste applicazioni basate sui LED, rispetto a prodotti che fanno dei LED un elemento di richiamo che, sulla carta o nelle prime fasi di utilizzo, sembra fornire le prestazioni attese, ma che poi finisce per scontentare l’utilizzatore con pregiudizio non solo verso il singolo prodotto, ma verso l’applicazione in generale. Le direttive europee che sempre più spingono verso soluzioni luminose evolute, parimenti spingono anche verso la “certificazione“ dei parametri prestazionali di sorgenti/apparecchi. Ciò, in particolare, per tutelare il consumatore e, in generale, per far sì che vi siano benefici per la collettività, in termini di riduzione dell’impatto ambientale legato ai consumi energetici, cosa che difficilmente può essere sostenuta se in luogo della semplice lampadina incandescente dovessimo occuparci di smaltimento di sorgenti complesse e delle relative parti elettroniche di alimentazione. 35 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED iGUZZINI INTERVISTA AD ADOLFO GUZZINI PRESIDENTE Produzione di apparecchi a LED: quali cambiamenti produttivi e tecnologici ha richiesto all'azienda? Un diodo. Ideato e costruito senza filamenti interni. Fragile e soggetto ad usura. Questo è il Light Emitting Diode, quella che chiamano sorgente del futuro, quella costantemente in evoluzione. Il lavoro di organizzazione fatto intorno al LED e agli apparecchi destinati ad accoglierlo è stato senz’altro articolato e ha richiesto nuove logiche. Gli aspetti di cui tenere conto sono tanti e per quanto comuni ad altre lampade, diversi. I LED convivono, e quando convivono necessitano di una temperatura di colore comune. Questo richiede a monte una selezione stretta delle sorgenti, che vanno poi collocate in modo tale da poter lavorare in condizione ottimale e di garantire l’uniformità cromatica. In quest’ottica, siamo arrivati a sviluppare un software di simulazione in grado di definire valori fotometrici con il minimo livello energetico e stabilire così la giusta posizione del LED all’interno del vano ottico. Senza entrare nel dettaglio dell’intero processo di progettazione e produzione, comunque, parliamo di cambiamenti che abbracciano il parco fornitori, gli operatori interni coinvolti nelle diverse fasi di sviluppo, la modalità stessa di gestire i prodotti finiti: i prodotti a LED viaggiano con la sorgente inclusa. 36 Questo moltiplica il numero di ogni singolo apparecchio con sorgente LED per le diverse temperature di colore del led - cold/neutral/warm o RGB - e quindi dei codici; i programmi di collaudo a fine linea necessari a testare la rispondenza dei requisiti normativi. Prodotti a LED e consumatori: quali i vantaggi offerti in termini di sicurezza, affidabilità delle prestazioni e risparmio energetico? I vantaggi della tecnologia LED sono ormai noti anche al grande pubblico: a basso consumo energetico e ad alto rendimento potenziale, è in grado di assicurare una durata e un’affidabilità maggiori rispetto alle altre sorgenti luminose. Le sue tante ore di funzionamento (50.000), pensate in un’ ottica di illuminazione urbana e stradale incidono notevolmente sulla riduzione dei costi di manutenzione e gestione degli impianti. Inoltre, la possibilità di gestirne un ampio numero in un unico apparecchio, anche di colore diverso, consente di personalizzare la gestione del progetto di illuminazione e di creare suggestive scenografie. Un esempio di apparecchio iGuzzini può raccontare bene il tipo di risultati che la tecnologia LED consente di ottenere e il modo in cui questa incide sulla qualità di vita dei consumatori: IMQ NOTIZIE N. 90 Archilede è un rivoluzionario sistema a LED progettato e sviluppato da iGuzzini per ENEL Sole. Un apparecchio assolutamente innovativo, destinato all’illuminazione di strade in aree urbane ed extraurbane con traffico prevalentemente veicolare. Le tante, diverse soluzioni innovative che lo realizzano, lo rendono una delle più efficaci soluzioni di illuminazione stradale: Archilede consente di risparmiare oltre il 40% dell’energia rispetto a quella consumata da apparecchi analoghi dotati delle migliori sorgenti attualmente disponibili sul mercato internazionale. I LED sono ospitati in un vano ottico pensato ad hoc per disporre le singole sorgenti in maniera ottimale sia per la distribuzione fotometrica del flusso luminoso sia per la migliore dissipazione del calore prodotto dai LED. Il loro funzionamento può essere programmato con semplicità attraverso un sistema elettronico “intelligente”, che li gestisce, singolarmente e direttamente dall’interno. Il driver ne monitora la temperatura e ne preserva la vita media modificando ad hoc l’intensità di corrente. La luce è uniforme, la resa cromatica notevole, la dispersione del flusso luminoso verso l’alto è nulla. Sempre parlando dei vantaggi della tecnologia LED non dimentichiamo come le sue dimensioni contenute riesca a liberare il design e a dar vita a straordinarie nuove forme: la lampada da tavolo PizzaKobra (design Ron Arad) ne è un perfetto esempio. Le applicazioni (nel settore domestico / terziario e nell'illuminazione urbana) degli apparecchi a LED. Gli apparecchi con sorgente LED trovano applicazione in diversi settori sia negli interni che negli esterni. E se nel domestico si affiancano a fluorescenti e alogene, nel residenziale privato, nell’illuminazione pubblica, urbana, architetturale si propongono come soluzioni innovative, quasi inaspettate, sorprendentemente efficaci. Applicata nel residenziale, così come nell’architetturale, con poca potenza realizza effetti luminosi - anche colorati - in grado di vestire la città di notte e di valorizzarne le tante dimensioni della sua architettura. Rispetto agli impianti con lampade al sodio, gli apparecchi per illuminazione pubblica o di arredo urbano con tecnologia LED migliorano notevolmente la qualità della luce e consentono un risparmio energetico significativo che da un minimo del 35% può salire fino al 60% se al LED si affiancano sistemi di lighting management. Con il LED, infatti, è possibile definire e programmare accensioni e variazioni della quantità di luce, migliorando così il bilancio energetico dell’impianto. Per riprendere l’esempio di Archilede: un apparecchio a LED che assorbe 106 W produce la stessa quantità e qualità di luce sulla superficie stradale di un apparecchio tradizionale che impiega le lampade al sodio alta pressione da 150 W, ma che nel suo complesso ha un assorbimento di 178 W. Si ottiene di fatto una riduzione dei consumi energetici del 44%. Inoltre, la forte industrializzazione dei componenti permetterà di ammortizzare i costi di installazione in tempi relativamente brevi rispetto alla vita dei prodotti che è stimabile in almeno 50.000 ore. Mercato: diffidenza o curiosità? Strategie di marketing per la penetrazione nei mercati degli apparecchi a LED. La diffusione di una nuova coscienza eco-sostenibile che colora di “verde” il design, l’architettura, la moda, i media, è passata dalla fase di trend a quella operativa. Questo per noi si è tradotto, negli ultimi anni in una sempre maggiore attenzione verso la riduzione dei consumi e nell’utilizzo di nuove soluzioni ad alta efficienza energetica: è il caso dei led, adottati non solo nei nuovi apparecchi ma anche in molti di quelli già a catalogo, ripensati ex-novo e modificati per abbandonare le sorgenti più obsolete ed evolversi in soluzioni più efficienti. Rispetto però alle modalità in cui questa strategia di sviluppo si è palesata sul mercato, è utile distinguere almeno due tipi di interlocutori: • Un utente finale sensibile al tema “sostenibilità”, che conosce - magari anche solo superficialmente - il termine Led , ma che lo associa al tema del risparmio energetico e per questo è pronto, anzi, si aspetta, prodotti con sorgente LED. Per questo tipo di interlocutore, iGuzzini divulga e sostiene un progetto di luce sostenibile e comunica attraverso leve quali il rispetto ambientale, la riduzione di emissioni di CO2, il basso consumo energetico. • Un utente “progettista”, nostro attuale, possibile, futuro prescrittore. Consapevole delle tematiche illuminotecniche, fortemente interessato a conoscere il LED, cauto nell’approccio verso questa tecnologia che suona quasi troppo “miracolosa” per essere vera. Per questo tipo di utente, serio, competente, il LED non è la panacea dell’emergenza energia, ma un valido strumento che, se inserito in un progetto di illuminazione di qualità può dare un effettivo contributo al risparmio sia energetico che (in specifici contesti) economico. Certificazione di parte terza e apparecchi a LED: quali garanzie? Uno strumento per qualificare ulteriormente i prodotti? La certificazione è sicuramente un elemento in grado di distinguere l’apparecchio e di testimoniarne la qualità. E’ una garanzia per il consumatore tanto quanto per l’azienda che, nel caso del LED, vede riconosciuto come plus, l’impegno infuso nell’attivare sinergie con i migliori produttori delle sorgenti, l’investimento fatto in ricerca e innovazione, la volontà di azzerare i rischi e di tendere sempre all’eccellenza sia tecnologica sia formale. 37 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED Il punto di vista dell’Amministrazione Pubblica LED AND THE CITY INTERVISTA A MAURZIO CADEO, ASSESSORE ARREDO, DECORO URBANO E VERDE DEL COMUNE DI MILANO. 38 IMQ NOTIZIE N. 90 A promuovere l’utilizzo dei LED, Milano ci aveva già pensato ancora prima della mozione del consiglio regionale della Lombardia che lo scorso febbraio invitava a favorire la diffusione dei LED nelle amministrazioni pubbliche e a sostenere la ricerca su tali sistemi da parte delle Università. Ci aveva già pensato, usando ad esempio i LED per le luminarie di Natale e indicendo lo scorso novembre il “L.E.D. Light Exhibition Design”, un concorso riservato a giovani professionisti e agli studenti delle più importanti scuole di design della città, invitati a progettare allestimenti di luce per arredare e illuminare la città. Con obiettivi importanti: valorizzare l’arredo urbano con un utilizzo consapevole delle fonti di illuminazione; accrescere la sicurezza percepita dai cittadini anche attraverso una corretta illuminazione degli edifici, dei parchi e delle aree pubbliche; offrire occasioni di riflessione su tematiche quale il risparmio energetico. Per approfondire l’argomento abbiamo incontrato l’assessore Maurizio Cadeo, proprio in occasione della premiazione dei vincitori del concorso L.E.D. le cui opere accenderanno le vie di Milano il prossimo dicembre. Milano e i LED: sta nascendo un grande amore? Spero proprio di sì. L’illuminazione a LED dovrebbe essere il nostro futuro. Gli ostacoli riscontrati fino ad oggi derivavano per lo più da una certa diffidenza dovuta al “colore” della luce emessa dai LED, un po’ più fredda rispetto alle vecchie lampadine fluorescenti. La tecnologia ha però fatto grandi passi avanti e anche queste riluttanze stanno per essere superate. Quali sono i principali vantaggi offerti dalla tecnologia a LED nell’arredo e nell’illuminazione urbana? Anzitutto nella riduzione dei costi di manutenzione. Poi nei consumi. I LED hanno una durata elevata di almeno 50mila ore, un consumo di energia inferiore dell’80 per cento rispetto a una lampadina tradizionale a incandescenza a fronte di un’efficienza luminosa 4/5 volte superiore, non comportano nessuna emissione di raggi nocivi, vi è assenza di mercurio e altri inquinanti, elevata qualità e flessibilità d’impiego. Insomma, vantaggi indiscutibili sia per l’ambiente sia per il portafoglio. L’anno scorso le luminarie natalizie scelte da Milano usavano essenzialmente prodotti a LED. Quali sono stati i risultati avuti? Una notevole riduzione dei costi, che sono scesi a un decimo delle spese sostenute negli anni precedenti. E per quanto riguarda i LED nell’illuminazione pubblica? Milano ha già messo in ipotesi una progressiva e graduale sostituzione dei sistemi d’illuminazione. Per la conclusione di questo processo serviranno ancora alcuni anni, ma è innegabile che la nostra città veda nel LED il futuro dell’illuminazione pubblica. Per tutti i motivi di risparmio e rispetto dell’ambiente sopradetti, ma, in questo caso, anche per il colore della luce. Perché la luce dei LED è sì meno calda, ma è anche più penetrante e ciò contribuisce ad avere una “visibilità” superiore e una resa cromatica migliore. Proprio oggi ho avuto modo di verificare nel mio ufficio, durante l’in- contro con alcuni tecnici, come anche solo pochi punti luce LED possano garantire una qualità e un’intensità luminosa del tutto compatibile con la resa data dall’illuminazione tradizionale. Quali altri progetti ha in programma il Comune di Milano, nell’ambito LED? Il nostro ufficio di arredo e decoro urbano vede nei LED un ottimo strumento per l’illuminazione dei monumenti urbani e dei palazzi pubblici. Il LED offre il vantaggio di essere piccolo e di non emettere raggi nocivi il che lo fa diventare mezzo ideale per l’illuminazione di facciate esterne. Grazie a queste sue caratteristiche, infatti, non interferisce nell’estetica della facciata e non risulta invasivo nel materiale costruttivo, dunque risponde anche alle esigenze di conservazione dei beni artistici e architettonici. Dal punto di vista dell’arredo urbano, quale città europea vede all’avanguardia nell’utilizzo dei LED? Non credo esistano statistiche precise, ma come impatto estetico e studi tecnologici, Lione è una delle città dove si è fatto uno straordinario lavoro sull’illuminazione urbana a LED. In occasione del Fuorisalone del Salone del Mobile, sono stati creati dei murales realizzati non più con colori e pitture ma con LED colorati. Che fine faranno? Spero ci sarà la possibilità di raccoglierli e conservarli. Considero queste opere come delle espressioni d’arte che potrebbero venire esposte o collocate nei diversi quartieri urbano per abbellire le aree cittadine. Con i LED si possono realizzare cose spettacolari. Per chi verrà a Milano a dicembre avrà modo di constatarlo quando la città verrà illuminata dalle istallazioni luminose vincitrici del Concorso L.E.D. Per saperne di più: www.comune.milano.it/led/ LÀ DOVE SI PROVA LA SICUREZZA DEGLI APPARECCHI A LED Per garantire un utilizzo sicuro e conforme a quanto previsto dalle direttive europee, gli apparecchi a LED devono assicurare radiazioni ottiche non pericolose. A definire le modalità di verifica dei potenziali rischi derivanti da un’eccessiva esposizione a tali radiazioni, è l’edizione 2006 della norma IEC 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade e dei sistemi di lampade”, ratificata a livello europeo con la EN 62471:2008. Per poter determinare con precisione lo spettro di emissione della sorgente luminosa, IMQ ha realizzato un laboratorio di prova specializzato per le verifiche su apparecchi a LED in conformità a quanto previsto dalla sudddetta norma. 39 PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED Il punto di vista dell’architetto Dimensioni ridotte, affidabilità, durata. LED? C’EST PLUS FACILE INTERVISTA ALL’ARCHITETTO DUCCIO GRASSI DUCCIO GRASSI È TRA I PIÙ FAMOSI INTERIOR DESIGN ITALIANI. CONOSCIUTO IN ITALIA E ALL’ESTERO, È SPECIALIZZATO IN RETAIL DESIGN ARCHITETTONICI E PROGETTI SU VASTA SCALA. SUOI SONO TUTTI I NEGOZI DEI BRAND MAX MARA E CANALI, IN ITALIA E IN TUTTO IL MONDO, COSÌ COME IMPORTANTI PROGETTI A DUBAI E IN KUWAIT. L’ARCHITETTO SI OCCUPA ANCHE DI DESIGN INDUSTRIALE PER EMMEBI, MINOTTI CUCINE E ALTRI BRAND. NEL SUO LAVORO L’USO DELLA LUCE È UN ELEMENTO FONDAMENTALE E LE NUOVE TECNOLOGIE A LED NE STANNO RIVOLUZIONANDO IL MODO DI PROGETTARE. PER CAPIRE MEGLIO COME STA CAMBIANDO L’USO DELLA LUCE SIAMO ANDATI AD INCONTRARLO ALL’INTERNO DELLA SUA ULTIMA REALIZZAZIONE, IL NUOVO NEGOZIO MAX MARA DI CORSO VITTORIO EMANUELE A MILANO. 40 IMQ NOTIZIE N. 90 Cerchiamo innanzitutto di capire come viene utilizzata la luce da un architetto e quanto è importante. La luce è uno degli strumenti dell’architettura. Il progetto architettonico o di interior design si concretizza in volumi, forme, materiali e luce, quindi la luce deve essere pensata e prevista, non subita dal progettista. La luce non è addizionale, ma parte integrante di qualsiasi progetto. Nell’interior design, poi, un’illuminazione errata non cambia semplicemente l’atmosfera dei luoghi, ma può compromettere drasticamente la percezione e quindi il giudizio sulle forme disegnate. Stiamo quindi parlando di una questione di spazio? Certo, ma anche di una maggiore affidabilità e durata delle nuove fonti illuminanti a LED. Nell’interior design è molto sentito il problema della manutenzione. Un’atmosfera o un’architettura risentono molto negativamente della mancata o ritardata sostituzione di una sorgente luminosa esaurita. In molti casi lo spegnimento di una o più fonti luminose può fare apparire quella vista più o meno simile ad sorriso sdentato. L’utilizzo della tecnologia a led ha diminuito od azzerato questo problema, grazie alla lunga durata dei LED, che può arrivare a coincidere con la vita stessa, ad esempio, di un esercizio commerciale. Com’è cambiato l’uso della luce nella progettazione con l’arrivo della tecnologia a LED? Il LED ha dato delle possibilità in più al lavoro del progettista. Anzitutto grazie alla ridotta dimensione della nuove fonti di illuminazione che ne ha permesso l’utilizzo dove prima non era possibile per questioni di spazio e di calore emesso. Ne sono un esempio le insegne luminose, che avevano bisogno di un certa profondità per poter essere installate. Ora, invece, grazie ai LED lo spessore dell’intonaco può essere sufficiente. O, ancora, la possibilità di inserire sorgenti luminose, senza problemi di surriscaldamento, in tubolari o in strutture di dimensioni ridotte, ad esempio in librerie o divisori. Parlando invece di illuminazione di edifici, valgono le stesse regole? In questo caso il vantaggio della maggiore durata consente di progettare le fonti luminose in zone difficili da raggiungere, dove la manutenzione continua dei corpi illuminanti rappresenterebbe un problema. Ne sono esempi l’illuminazione dall’alto delle facciate o dei vani scala. Il fatto di poter contare per molti anni su una sorgente luminosa senza la necessità di essere sostituita è un grande vantaggio. In aggiunta alla maggiore durata va anche considerato che la forma stessa delle luci LED, costituite da migliaia di piccoli elementi, aiuta a mantenere l’estetica dell’insieme. Se si brucia una lampadina su 300 su una facciata si nota subito, se salta un LED su tremila difficilmente ci se ne accorge. E la sicurezza? La sicurezza è un altro fattore molto importante, soprattutto per l’interior design. Progettando degli spazi con accesso al pubblico, la tecnologia a LED, che riduce il pericolo derivante dal calore, permette di posizionare fonti luminose dove prima non era possibile. Secondo lei l’illuminazione a LED soppianterà quella classica? Ci sono due aspetti da considerare. Uno è legato alla qualità della luce. Attualmente i LED non sono in grado di sostituire certe sorgenti di luce alogena, sia dal punto di vista del colore che della profondità. All’ultimo Salone del Mobile sono stati presentati dei faretti a LED molto interessanti, ma penso che, per ora, la qualità della luce delle alogene sia ancora superiore a quella dei LED. Di conseguenza la partita oggi si gioca nei confronti dell’illuminazione a fluorescenza e a ioduri metallici dove il LED rappresenta un’ottima alternativa e, in molti casi, un vantaggio. Il secondo aspetto è quello del costo. I sistemi a LED hanno, spesso, un costo superiore rispetto i loro concorrenti. Se dal punto di vista del risparmio energetico sono decisamente più vantaggiosi, il maggiore costo iniziale, al momento, rischia di confinare i LED in una nicchia di mercato. In ogni caso i LED hanno un enorme potenziale e nei prossimi anni, grazie all’evoluzione tecnologica e ad una riduzione dei costi di produzione, verranno sempre più utilizzati in architettura. La strada è ormai aperta. 41 COMUNICAZIONE E QUALITA’ “ITALIANS” DO IT TWITT QUATTRO CHIACCHIERE CON BEPPE SEVERGNINI A PROPOSITO DI TWITTER, IL NUOVO MODO DI COMUNICARE NELLE STRADE DEL WEB 42 IMQ NOTIZIE N. 90 ” TTER Se mangiassimo tutti i giorni come ai pranzi di nozze, diventeremmo ben presto obesi, lo sappiamo. Però anche consumare molti snack al posto dei pasti tradizionali non va mica tanto bene. Minimo il fegato s'ingrossa e il colesterolo si alza. Si tratta di trovare un equilibrio, come in tutte le cose. E Beppe Severgnini, firma del Corrierone nazionale nonché animatore di “Italians”, popolarissimo forum dalle molte tracce anche sulla carta stampata - dalla faccina disegnata sul quotidiano nella pagina dei commenti, allo scontornato a figura intera in mezzo alle lettere del “Magazine”, la rivista con i programmi tv e non solo che l'accompagna tutti i giovedì - ci tiene alla sua psiche. Perciò, quando paragona “Facebook” a un pranzo di nozze e “Twitter” a uno snack, vuol semplicemente far capire alla collega che tenta di intervistarlo in che modo differiscono i due più famosi social network al mondo. “Il primo è più completo - dice - ma ne sono rimasto fuori perché me l'ha intimato mio figlio di sedici anni. Mi ha proprio detto: papà, stanne fuori”. In realtà non sembra che il sacrificio gli sia costato così tanto: “Per me Twitter, com'è stata la posta elettronica negli anni Novanta, sono strumenti, non fini: se possono facilitarmi il lavoro, va bene, altrimenti non m'interessano”. E, a onor del vero, di certo non gli serve Facebook per mangiare tutti i giorni primo-secondo-contornofrutta-dolce-caffè-ammazzacaffè. “Ho già Italians - prosegue - e molto altro, e semmai volevo uno strumento che mi permettesse di dare una mia opinione senza che diventasse per forza un editoriale”. Proprio su “Italians” ha raccontato del proprio debutto su Twitter, sostenendo che se Indro Montanelli fosse stato ancora vivo, avrebbe amato il tecnologico “cinguettìo”. Anzi, per la precisione, aggiunge Severgnini, “toscano e cacciatore, c'era il rischio si facesse venire cattive idee (anche verso di me)”. Il punto è che ogni tanto si può voler dir qualcosa senza trasformarlo in uno scritto noioso e interminabile e questo la piattaforma di microblogging che conta oggi oltre sei milioni di “followers” al mondo lo permette. Oltretutto in tempi rapidissimi: “Se già Italians mi permetteva di anticipare la carta stampata, Twitter mi consente una velocità ancora più folgorante: oltretutto ho messo un widget (ndr: elemento grafico di un’interfaccia utente di un programma) sul forum così chi vuole può trovarmi anche di là, sempre che ritenga interessante quel che ho da dire”. Insomma, all'autore di libri sull'italianità in patria e all'estero, il cinguettìo di byte piace, però il suo hobby resta sempre il solito: “Il giornalismo, la mia ossessione; per il resto voglio andare in campagna, anche se capisco perché a un certo punto tra followers ci si incontri e si faccia comunità”. Durerà? Chi può dirlo? Di certo Severgnini dormirà lo stesso, dovesse finire anche domani. Però è meglio che non si pronunci: di Second life ha parlato male fin dall'inizio (“non ci ho mai perso neanche un minuto”) e abbiamo visto che fine ha fatto... 43 COMUNICAZIONE E QUALITA’ A VOLTE RITO COLPA (O MERITO) DEL A VOLTE RITORNANO, ALTRE VOLTE, INVECE, NON C'È VERSO DI RIANIMARLI. CON GLI OGGETTI DEL PASSATO SUCCEDE PROPRIO COSÌ: CI SONO QUELLI CHE DURANO PER SEMPRE E QUELLI CHE IL MERCATO E LA PUBBLICITÀ VORREBBERO IMPORRE COME NOVITÀ, E INVECE NIENTE, NON C'È VERSO, NON SE LI FILA NESSUNO. 44 IMQ NOTIZIE N. 90 RNANO? LLA NOSTALGIA Capita così che ancora oggi si parli dei mitici robot delle saghe giapponesi animate, sbarcate in Italia a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, e che proliferino comunità di quarantenni specializzati nello scambio via cellulare delle sigle di quei cartoon (alcune carine, altre obiettivamente agghiaccianti) o nel peer-to-peer (lo scambio di file on line) con la riesumazione delle “scene madri” ripescate in chissà quale anfratto della memoria collettiva del web. E qualcuno di loro è perfino capace di indossare con orgoglio magliette con i colori gialli e rossi di Jeeg “cuore e acciaio”. Che si condivida o meno la passione per quei cartoon - ma anche per Candy Candy, Lady Oscar o Lupin III -, resta comunque un dato di fatto: i protagonisti sono ormai entrati nella storia del cinema d'animazione e non solo. Chi li ha creati, probabilmente, non poteva immaginarne tanta futura fortuna, anche se già in quegli anni diversi imitatori si affannavano invano a ripeterne il modello (di Mazinga quanti ce ne sono stati? Troppi!). Comunque la pensiate, Actarus (l'eroe di Goldrake) e Hiroshi (di Jeeg) sono in ogni caso solo il pretesto per disquisire sull'immortalità e la mortalità di oggetti, mode e tecnologie. Si è divertito di recente ad accendere la questione Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, che si è posto le seguenti domande: perché qui in Italia abbiamo tracannato Coca Cola per anni, ma per esempio, il drive in non ci ha mai preso? Oppure, perché il telefonino piace ancora, ma il videofonino no? Com'è che Facebook ha fatto il botto e Second life si è sgonfiato presto, presto? È naturale che siano domande desti- nate a restare senza una risposta univoca, ma reggerebbero dignitosamente un dibattito balneare, indossando magari un paio di Persol 649 (anni Ottanta) tirati giù dalla soffitta o ricomprati in un mercatino estivo. Sì, sempre chi sta lì, sulla svolta dei suoi primi quarant'anni, a un certo punto si sarà chiesto se per caso la macchina del tempo si fosse messa a girare all'indietro quando ha cominciato a notare schiere di ragazzine in fiore con giganteschi e coloratissimi cerchi alle orecchie, maniche a pipistrello, cinturoni ritornati al punto vita, esattamente come capitava un quarto di secolo fa (a quando il ritorno delle mega spalline?). La moda, però, vive sempre di corsi e ricorsi storici, dunque stupirsene troppo non conviene e poi, chissà perché, di solito restiamo legati al look che andava per la maggiore durante i nostri anni verdi. Molto meno chiaro è perché, per dire, una generazione è impazzita per il “Tamagotchi”, quell'animaletto elettronico che dovevi nutrire sennò moriva, mentre quella di oggi, probabilmente, non sa minimamente che cosa fosse. Oggi sono nate le “Pixel chix”, bambole virtuali in 3D che ballano, si vestono e chiacchierano in casette di plastica reali che puoi collegare l'una con l'altra. Ma il fenomeno è meno evidente, al di fuori della fascia d'età cui sono destinate. Lo stesso vale per quelle specie di risciò con le grosse due-ruote (il più noto è prodotto dalla Segway) che a un certo punto impazzavano nella grandi città, pure italiane: oggi chi li usa più se non sulle piste da golf o similia? Lo stesso si può dire per il mo- nopattino, recuperato dai giochi infantili e riadattato per gli adulti in carriera. Chi è che ci gira ancora oggi in città? Ancora piuttosto gettonati sono i pattini, ma sulle piste ciclopedonali e nei momenti di relax, non certo per spostarsi nelle caotiche mattine di lavoro. Se passiamo all'hi-tech, le domande senza risposta aumentano ancora. Quanto durerà la moda dell'iPhone? Chi è che lo usa veramente in sostituzione del computer? E il navigatore satellitare diventerà di serie su tutte le auto o le cartine stradali si prenderanno un giorno la loro rivincita? E che dire dei libri? Davvero Kindle, ossia il libro elettronico, sta per soppiantare i fogli da sfogliare? Chissà, anche perché, a ben guardare, gli amanti della carta sono ancora molti, se pensiamo al popolo che va a caccia di vecchi Tex e incunaboli da bancarella. La verità non la sa nessuno, insomma, però un'ipotesi plausibile è questa: di solito restiamo attaccati al passato quando è il presente a non dirci granché. Per questo poi cerchiamo i cartoni animati, Zagor e gli occhialoni da sole. Così un giorno qualcuno comprerà su e-Bay (o la versione che lo soppianterà) i primi modelli di Nokia grossi come padelle, un po’ quel che accade oggi con i vecchi telefoni in bachelite della Sip, quelli con la rotella per fare i numeri e la cornetta per parlare. Il motivo di una così strana passione? Con quel telefonino (one...) un tempo flirtava con la sua innamorata, oppure aveva cominciato il suo primo lavoro. In definitiva, siamo animali nostalgici: basta che qualcuno intercetti i nostri ricordi e il revival è fatto. 45 QUALITA’ DELLA VITA: VIAGGI L’ESTATE IN VIAGGIO IN QUÉBEC, TRA FOLIAGE E OCHE DELLE NEVI 46 Molti di noi, da bambini, hanno conosciuto la leggenda di Martino, cavaliere del Trecento diventato santo dopo aver donato metà del suo mantello a un povero mendicante incontrato sul suo cammino in un giorno freddo e tempestoso. La ricorrenza cade in Italia l'11 novembre, ed è spesso ricordata come l’estate di San Martino poiché in genere, in quel periodo, dopo le prime gelate, per 3 giorni si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore, proprio come se, per un istante, l’estate volesse fare ritorno. Un fenomeno climatico presente in Italia, ma ancora più in altri paesi del mondo, come ad esempio nel Québec, dove il richiamo dell’estate dura per almeno due settimane. Quindici giorni nei quali flora e fauna si esibiscono in uno spettacolo di colori e di luci al quale almeno una volta nella vita varrebbe la pena di assistere. E’ l’indian summer, l’estate indiana. IMQ NOTIZIE N. 90 DIANA Sulle origini del nome non vi è molto chiarezza, ma sia la tradizione scritta sia quella orale concordano sul fatto che la definizione derivi dagli indigeni di quelle terre, gli indiani. Nel periodo tra fine settembre e il mese di ottobre, approfittando delle temperature miti che in genere si verificavano da quelle parti, sembra infatti che le popolazioni del luogo iniziassero a costruire i rifugi per l’inverno e ad accumulare le riserve del cibo o, nel caso di nomadi, lasciassero quelle terre per partire in direzione dei territori di caccia. Oggi le abitudini degli indiani sono cambiate, ma il clima mite dell’indian summer è rimasto e, grazie allo sbalzo climatico tra le notti fredde e i pomeriggi caldi, si può assistere allo spettacolo del foliage, con le chiome degli alberi che si tingono di colori incredibili che dal giallo sfumano nell’arancio siano a diventare rosso fuoco. Uno scenario al quale sembra non vogliano ri- nunciare neppure le oche delle nevi provenienti dal nord che, proprio in questo periodo, in migrazione verso la costa atlantica, fanno scalo sulle rive del Fiume San Lorenzo per recuperare le forze e rifocillarsi. Le concentrazioni più impressionanti di oche bianche si registrano di solito alla metà di ottobre presso Cap-Tourmente, a 60 km dalla città di Québec. Questa riserva faunistica nazionale è caratterizzata da paludi di scirpi, piante che costituiscono l’alimento preferito da questi volatili. Una rete di sentieri, lunga una ventina di chilometri, è attrezzata con numerose postazioni per l’osservazione delle oche; un belvedere domina la scena dall’alto dei 150 metri di una falesia. Le oche si riuniscono in gran numero anche nell’arcipelago dell’Isle-auxGrues e nella vicina Montmagny, dove si tiene, sempre in ottobre, il celebre Festival de l’oie blanche (Festa dell’oca bianca). Da lungo tempo le oche frequentano le rive della rivière Richelieu, fino al lago Champlain, mentre solo dagli anni ’90 del secolo scorso si mostrano con sempre maggiore frequenza nell’entroterra e nella campagna del Québec meridionale, soprattutto nella regione di Victoriaville (Réservoir Beaudet) e di Danville. Tavolozze di colori e nuvole di piumati bianchi che planano sulle acque scintillanti, lo spettacolo promesso dall’indian summer in Quebec sembra proprio valere un viaggio. Per chi volesse partire segnaliamo “Bonjour Québec”, l'agenzia turistica ufficiale del governo, che ha un sito Internet multilingue ricco di informazioni. www.bonjourquebec.com/it-it/accueil2.html 47 QUALITA’ DELLA VITA: SPORT A SPASSO PER I CORSI D’ACQUA DELL’OSSOLA FARE SPORT NEI PAESAGGI PIÙ BELLI CHE LA NATURA CI PUÒ OFFRIRE. UNA PROMESSA CHE GIÀ DA SOLA DOVREBBE CONVINCERCI A PRATICARE, ALMENO UNA VOLTA, IL CANYONING. CONOSCIUTO ANCHE COME TORRENTISMO, CONSISTE NELLA DISCESA A PIEDI DI CORSI D'ACQUA CHE SCORRONO ALL'INTERNO DI STRETTE GOLE PROFONDAMENTE SCAVATE NELLA ROCCIA E CARATTERIZZATI DA PORTATA RIDOTTA (IN GENERE INFERIORE AI 200 LITRI AL SECONDO) E FORTE PENDENZA. MOLTO DIFFUSO IN EUROPA, IN PARTICOLARE IN SPAGNA E FRANCIA, IL CANYONING È ARRIVATO DA QUALCHE ANNO ANCHE IN ITALIA, OFFRENDOCI LA POSSIBILITÀ DI CONOSCERE ANGOLI DEL NOSTRO TERRITORIO ALTRIMENTI INACCESSIBILI. TRA QUESTI, IN PARTICOLARE, LA VALLE DELL’OSSOLA, CONSIDERATA OGGI UNO DEI LUOGHI PIÙ TECNICI E AFFASCINANTI IN EUROPA DOVE PRATICARE IL TORRENTISMO. PER CONOSCERLO PIÙ DA VICINO ABBIAMO INCONTRATO CRISTINA RAINELLI. 48 IMQ NOTIZIE N. 90 CRISTINA RAINELLI È DIRETTORE TECNICO DI MOVE TO RELAX, AGENZIA CHE OFFRE SOLUZIONI DI VIAGGIO E PROPOSTE VACANZE NELLO SPLENDIDO SCENARIO DELLE ALPI LEPONTINE. QUAL È LO SCENARIO IDEALE DEL TORRENTISMO? I corsi d’acqua che scorrono all’interno di strette gole profondamente scavate nella roccia, più tecnicamente indicate come forre, con una ridotta portata d’acqua, una forte pendenza e rive inaccessibili tranne che all'imbocco e all'uscita. Caratteristica quest’ultima che consente di arrivare in luoghi altrimenti irraggiungibili. Lungo questi percorsi, oltre alle forre si possono incontrare cascate e profondi laghetti, che vanno superati di volta in volta con tecniche diverse, ad esempio con l'ausilio di corde e calate, oppure con tuffi e scivolate in una sorta di spettacolare acquafan naturale. La durata dei percorsi varia tra le 2 e le 8 ore e, normalmente, una marcia di avvicinamento in salita precede la discesa vera e propria. In Italia ogni anno vengono esplorati e attrezzati nuovi percorsi. In generale potremmo dire che attualmente il canyoning si svolge nelle forre di tutto l'arco alpino, nelle prealpi e sull'appennino centrale. Le zone più interessanti si trovano nel Piemonte, in Triveneto, in Lombardia, in Sardegna e in Abruzzo. OCCORRONO ATTREZZATURE SPECIALI? Indispensabile per proteggersi dal freddo dell’acqua è la muta in neoprene (spessore 5 mm) che può essere sostituita da una tuta da speleologia accoppiata con una muta stagna, del tipo utilizzato per la pratica del windsurf. Poi occorre cappuccio, calzari e guanti sempre in neoprene, scarpe da trekking (esistono anche delle calzature specifiche per il torrentismo), imbragatura, moschettoni e discensore, casco, corde statiche da canyoning o speleologia, contenitori stagni per poter portare delle provviste e mantenerle all'asciutto. QUANTO COSTA? Una giornata di canyoning con le Guide Alpine varia dai 65 ai 95 euro a seconda del grado di difficoltà, e include noleggio attrezzatura e accompagnamento della Guida. E’ RICHIESTA UNA PREPARAZIONE ATLETICA PARTICOLARE? In realtà non sono necessarie particolari doti atletiche e neanche un allenamento specifico. E' importante saper nuotare e avere un buon spirito di avventura. Ovviamente, con l’aumentare del grado di difficoltà del percorso, una buona conoscenza delle tecniche e delle attrezzature alpinistiche diventa preferibile. Per i principianti è invece indispensabile affidarsi agli esperti del settore, le Guide Alpine. E’ UNO SPORT SINGOLO O DI GRUPPO? Rigorosamente di gruppo. E’ UNA DISCIPLINA RISCHIOSA? Nel complesso direi di no, anche se è uno sport che viene svolto in ambienti che potrebbero diventare improvvisamente inospitali a causa dell’acqua e del freddo. I principali rischi sono infatti rappresentati da piene improvvise e manovre scorrette con le corde. UNO SPORT A STRETTO CONTATTO CON LA NATURA: QUALI ACCORGIMENTI AVERE PER RISPETTARLA? E’ vero, il canyoning è uno sport che porta a diretto contatto con la natura più incontaminata e ricca. L'acqua è poi una delle principali fonti di vita di tutti gli esseri viventi pertanto è importante non perturbare 49 QUALITA’ DELLA VITA: SPORT gli ambienti che si attraversano, ma essere spettatori passivi della natura che ci circonda, cogliendo tutti gli incantevoli attimi che essa ci offre, senza necessariamente voler sottrarre parte di essa per renderla nostro souvenir o cimelio. Non credo esistano accorgimenti specifici per il canyoning, quanto accorgimenti per tutta la natura e per tutte le attività che in essa si praticano. QUALI CONSIGLI PER CHI INTENDESSE PRATICARE PER LA PRIMA VOLTA IL CANYONING? Il mio consiglio principale è quello di rivolgersi agli esperti del settore e 50 quindi alle Guide Alpine del posto, che della natura e delle montagne hanno fatto la loro professione. PERCHÉ, ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA, BISOGNEREBBE PROVARLO? Perché è uno dei modi più belli per esplorare la nostra terra. Faccio il mio esempio. Sono nata e cresciuta in Ossola, eppure mai, prima che iniziassi a praticare il torrentismo, avrei immaginato che proprio vicino a casa mia potessero esserci luoghi così incantevoli. Ho girato diverse delle località più rinomate delle nostre Alpi italiane, ma trovo che le montagne dell'Ossola e le sue sette vallate restino tra le zone meno conosciute e più incontaminate dell'Italia. Imponenti pareti, rocce aspre e anguste vallate. Un habitat meraviglioso e perfetto per il canyoning. Non per niente qui da noi arrivano persone da tutta Europa per praticare torrentismo e le Guide Alpine di Chamonix (capitale dell'alpinismo mondiale) ci frequentano con i loro clienti ormai da più di 15 anni. IMQ NOTIZIE N. 90 PER SAPERNE DI PIÙ http://www.canyoning.it http://www.ossola.com http://www.guidealpinemacugnaga.it/ IDEE VACANZE Per provare il canyoning, Move To Relax propone un pacchetto vacanze con trattamento agevolato per i lettori di IMQ Notizie. - Giorno 1: arrivo e sistemazione presso la struttura (http://www.borgone.it/bed.htm) - Giorno 2: mezza giornata canyoning: per cominciare - Giorno 3: relax muscolare, tempo libero per visitare Macugnaga (http://www.macugnaga-online.it/) e la natura affascinante del Monte Rosa, cena tipica presso l'Agri turismo Alpe Burki - Giorno 4: giornata canyoning, salti e tuffi a volontà!! Il pacchetto include: sistemazione in B&B con trattamento di pernottamento e prima colazione, noleggio mute e attrezzatura per le due giornate, guida alpina per le due giornate, cena in agriturismo. Per info www.movetorelax.it PER POTER ACCEDERE ALLE CONDIZIONI AGEVOLATE, CITARE L’ARTICOLO SU IMQ NOTIZIE. 51 QUALITA’ DELLA VITA: SALUTE CHE STRESS, DI GIORN 52 IMQ NOTIZIE N. 90 NO E PURE DI NOTTE... LO STRESS DI GIORNO È PIÙ FACILE, DICEVA BENE LA SIGLA DI “QUELLI DELLA NOTTE”, IL FORTUNATO PROGRAMMA DI RENZO ARBORE DEGLI ANNI OTTANTA. O MEGLIO: DI NOTTE, DI SOLITO, SI DORME, A MENO DI NON ESSERE TROPPO ANGOSCIATI DAL TERRORE DI NON RIUSCIRE A DISTRICARSI TRA GLI IMPEGNI INCOMBENTI, PERCHÉ A QUEL PUNTO ALLO STRESS SI ACCOMPAGNA PURE L'INSONNIA. SORGE PERCIÒ SPONTANEA LA DOMANDA: PERCHÉ CI STRESSIAMO? COME MAI IL TRAN TRAN QUOTIDIANO NORMALMENTE GESTIBILE ALL'IMPROVVISO CI DIVENTA UN FARDELLO CHE CI TOGLIE PERSINO IL SONNO? DA UN PUNTO DI VISTA MEDICO, I MOTIVI NON SONO MOLTI, MA GLI EFFETTI SU DI NOI SONO DIVERSI, CONDIZIONATI COM'È NATURALE DALL'UNICITÀ DI CIASCUNO. Tanto per cominciare, lo stress può essere di due tipi: acuto e cronico. Secondo la scheda online realizzata da una nota società farmaceutica, il primo “si verifica una volta sola e in un lasso di tempo limitato”. Il secondo, invece, è frutto di uno “stimolo reiterato o di lunga durata”. In sostanza, ci sta che anche soggetti tranquilli, da tutti considerati immuni dall'emotività, improvvisamente accusino il colpo e si facciano vedere nervosi o scarichi, ossia incapaci di reggere a compiti prima svolti in scioltezza. Chi soffre di stress cronico, invece, è soggetto a “stressor”, ossia agenti “pressanti”, che si ripetono periodicamente nel tempo, per cui chi li conosce li ha già bollati molto spesso come nevrotici e da trattare con cautela. Di questo tipo di stress sono spesso vittime, per esempio, le persone che hanno vissuto un divorzio traumatico oppure un grave lutto, soprattutto se le due esperienze hanno lasciato segni ancora evidenti. A dirla tutta, però, i due esempi sono perfetti all'interno della visione “psicologica” dello stress. Nella già citata scheda, infatti, si fa notare che del problema esistono almeno altre due definizioni accreditate dagli addetti ai lavori. Per alcuni di loro, lo stress è uno stimolo interno o esterno, sociale o psichico, in ogni caso nocivo. Per altri è invece la risposta al raggiungimento di “una soglia di allarme” oltre la quale si smarrisce il normale equilibrio psico-fisico, la cosiddetta “omeostasi dell'organismo”, ossia quei processi di regolazione che si attivano nel nostro corpo e che ci permettono di conservare più o meno gli stessi valori (per esempio la temperatura corporea) al mutare delle condizioni esterne in cui ci imbattiamo. Comunque lo si definisca, i disturbi che ci fanno capire che siamo stressati, dicevamo, sono abbastanza precisi. Il mal di testa (scientificamente cefalea) è uno dei più frequenti, seguito dall'orticaria o altre dermatiti, e in altri casi dall'asma bronchiale fino ai più seri disturbi cardiaci. Questi ultimi si verificherebbero purtroppo soprattutto sulle persone che vivono o lavorano in ambienti particolarmente pesanti, soprattutto le grandi città, nel primo caso, e tra chi svolge mestieri di grande responsabilità, nel secondo. Eppure, pur vivendo in grandi città e facendo lavori di grande responsabilità, c'è chi allo stress resiste bene. Come mai? Secondo la tesi medico-scientifica più diffusa (riportata per esempio sul sito www.nienteansia.it nella parte dedicata allo stress), tutto sta nella distinzione tra tipi umani “A” e “B”. I soggetti della prima schiera, di solito, sono molto competitivi, pronti allo scontro e alla polemica. Generalmente mangiano in fretta, pensano altrettanto velocemente e spesso fanno carriera. I tipi “B”, invece, sono poco aggressivi, amano socializzare, non vogliono avere il controllo su tutte le situazioni, mangiano lentamente e di solito non arrivano a occupare posti di comando. È abbastanza intuitivo immaginare quale delle due tipologie rischia di stressarsi di più... Gli “A” non accettano facilmente la sconfitta né sono disposti a fare un passo indietro per lasciare spazio ad altri. Come dantesco contrappasso, subiscono più duramente le conseguenze degli stop forzati, mettendo a rischio la propria capacità di resistenza psico-fisica assai più di quanto non accada ai tipi “B”. Per vincere lo stress, insomma, basterebbe prendere qualche lezione dai tipi “B”, sembrerebbe. Eppure, anche tra questi ultimi lo stress potrebbe ugualmente presentarsi. Perché? Accanto allo stress, c'è un'altra componente da considerare, che gli somiglia ma non gli si sovrappone esattamente. Stiamo parlando dell'ansia, un disturbo che può associarsi a situazioni di stress prolungato, purtroppo verificabili sia per i tipi “A” che per i “B”. Come riconoscere se siamo preda dell'uno e dell'altra? Secondo il già citato portale “Niente ansia.it”, siamo a rischio se, oltre ai disturbi elencati sopra, abbiamo per esempio crisi di pianto, difficoltà di concentrazione, colite, tiroide sballata, difficoltà di parola, senso di noia verso tutto, irritabilità, dolori muscolari e ulcera. La capacità di reagire a ciascuno di questi disturbi è condizionata, certo, dalla gravità con cui i medesimi si sono presentati, ma anche dalla personale resistenza di ogni individuo. C'è chi va avanti anche se capisce di aver superato il limite. Altri, invece, si fermano ai primi accenni di stress. Nell'uno o nell'altro caso, c'è infine una prova fisica che ci darà la certezza se è il caso di mollare un po': quando il surrene, una ghiandola endocrina posta alla base del cervello, secerne troppo cortisolo, siamo particolarmente esposti a stress e ansia. Come capire se l'ormone è impazzito? Basterà un semplice prelievo del sangue, con l'indicazione specifica nell'impegnativa. Prima di andare, però, conviene fare un po' di training autogeno, altrimenti il cortisolo cresce ancora di più. 53 QUALITA’ DELLA VITA: SALUTE DALL'ANSIA ALL'OSSESS INTERVISTA A STEFANIA MARCOLIN, PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTA SPECIALIZZATA IN TERAPIE COGNITIVO-COMPORTAMENTALI PER GLI ADULTI Da lavoro, da esame e da quest'anno anche da crisi economica: l'ansia può prendere molte forme aggravando lo stress che ci provoca mantenere fede a tutti i nostri impegni. In condizioni normali, cioè di buon equilibrio psico-fisico, la paura di non farcela ci attraversa letteralmente senza impedirci di arrivare fino in fondo. In altri casi, purtroppo, restiamo ingabbiati nell'ansia anche dopo il conseguimento dei nostri obiettivi. In altri, addirittura, il terrore arriva a paralizzarci del tutto, trasformandoci in tremebonde creature preda di pericoli immaginari. Le ossessioni non vanno mai sottovalutate, anche le più stupide, come “lavarsi continuamente le mani”. A dirlo è Stefania Marcolin, psicologa-psicoterapeuta, la quale aggiunge: “Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso”. PERCHÉ POSSONO ESSERE PERICOLOSE? Perché ad esse possono far seguito le compulsioni, che si manifestano come atti mentali (per esempio, contare, pregare, ripetere parole) o veri e propri comportamenti ripetitivi (controllare, pulire, ordinare), messi in atto secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e una situazione temuta. PUÒ FARCI QUALCHE ESEMPIO PIÙ SPECIFICO? Certamente: esempi di ossessioni sono pensieri del tipo “potrei prendere qualche malattia se tocco la porta del bagno della discoteca” oppure “tutto deve essere sempre perfettamente in ordine e in armonia, altrimenti qualcosa di brutto potrebbe capitare alla mia famiglia”. 54 E LE COMPULSIONI COLLEGATE QUALI POTREBBERO ESSERE? Di solito si cerca di prevenire la minaccia paventata, per esempio evitando di toccare o anche solo avvicinarsi a tutte le porte delle discoteche, o alle porte in genere oppure continuando a controllare che tutti gli oggetti siano sistemati secondo il proprio criterio di ordine. LE SINDROMI ANSIOSO-COMPULSIVE SONO CURABILI? Sì, ma in alcuni casi è necessario ricorrere all'aiuto degli specialisti. E SE VOLESSIMO CURARCI DA SOLI? Posto che nei casi più gravi non basterà, possiamo intanto adottare qualche strategia. Per esempio, il più delle volte basterà distrarsi e concentrarsi su qualcosa di positivo e piacevole per scacciare i pensieri ossessivi. In altre occorrerà uno sforzo di razionalizzazione. CIOÈ? Per esempio è sempre utile non perdere di vista ciò che è davvero importante per noi: la famiglia e gli affetti, i due pilastri su cui si fonda, in genere, la serenità personale. C'È ALTRO DA SAPERE, SOPRATTUTTO PER CHI SOFFRE DELL'ANSIA DA CRISI ECONOMICA? Sì. Intanto, ricordiamoci che i problemi si affrontano quando si presentano e poi abituiamoci ad uno stile di vita più sobrio: se sappiamo riconoscere ciò che è veramente essenziale, questa ossessione dovrebbe tormentarci di meno. IMQ NOTIZIE N. 90 SIONE: IL SALTO È BREVE MA UN PO' D'ANSIA E STRESS FANNO BENE MOVIMENTO, RESPIRO, TISANE E FARMACI, SE SERVE: LE STRADE PER VINCERE LO STRESS In un film di qualche anno fa Richard Gere interpre- Vuoi vincere lo stress? Muoviti. Non si tratta di uno slogan di qualche centro fitness, ma della regola d'oro che ogni “stressato” dovrebbe imprimersi nella memoria per sempre. Non si tratta di diventare atleti modello seguendo l'esempio di Rocky. Semplicemente, basta camminare per almeno venti minuti, almeno tre volte a settimana, senza fretta, magari lasciando l'auto nel parcheggio più lontano anziché affannarsi a cercarne uno proprio sotto il posto di lavoro. Chi fa sport abitualmente ma è stressato lo stesso, invece, dovrà ricorrere ad altre strategie: per esempio imparando a rilassarsi. Un ottimo sistema è apprendere i principi della respirazione yoga, da integrare nel proprio allenamento. Ogni volta che ci si piegherà per lo stretching pre e post jogging, per esempio, si dovrebbe aumentare la propria flessibilità respirando più a lungo (attenti a non andare nell'iperventilazione, però!). Gli ipercinetici hanno a disposizione una tecnica ancora più “strong”, di derivazione militaresca: anche in Italia è arrivato il British Military Fitness, una disciplina praticata dagli ex Marine, adatta a chi vuole scaricare lo stress mettendo in gioco corpo e mente (per saperne di più basta contattare i centri Virgin Active Italia: http://www.virginactive.it/). I più riflessivi, invece, possono introdurre nella propria giornata momenti di meditazione attiva, per indagare da sé sulle cause della propria agitazione e decidendo, se necessario, di iscriversi a corsi di yoga o simili, molto utili per imparare a lasciarsi andare. Nei casi più seri non è un delitto ricorrere alla psicoterapia, prevedendo, quando serve, anche l'assunzione di farmaci ad hoc. Il tutto, naturalmente, sotto stretto controllo medico. Chi è contrario agli psicofarmaci può provare con le tisane rilassanti (dalla passiflora fino alla valeriana) oppure con i fiori di Bach. L'importante è non prendere sottogamba il protrarsi dei disturbi. In primavera o nel cambio di stagione autunnale, infatti, è più facile sentirsi nervosi, ma se lo stato d'alterazione non ci molla neanche a solleone (o freddo rigido) ritornato, vuol dire che è il momento di prendere qualche contromisura. tava la parte di un uomo che preferiva essere preda delle sue “estasi” anziché farsi sedare. La scelta di “Mister Jones”, il nome del suo personaggio nonché titolo della pellicola, naturalmente è opinabile, però per alcuni studiosi reprimere a tutti i costi i nostri stati emotivi più esasperati non è sempre positivo. Un po' d'ansia, dicono questi studiosi, e pure un po' di stress, fanno bene. A sostenerlo è per esempio un libro fresco di stampa, intitolato “Ansia. Come uscire dalla gabbia e riprendersi la vita”, edito da Piemme. L'autore è Giampaolo Perna, psichiatra responsabile del Centro disturbi d'ansia del San Raffaele di Milano. Secondo il medico, è possibile convivere con il disturbo senza ricorrere necessariamente ai farmaci, se non nei casi più gravi. Tutto sta a far l'abitudine a quel po' di batticuore che ci può dare un impegno importante o un incontro con un potenziale partner. Avere un po' di paura, oltretutto, può preservarci dall'incorrere in situazioni di pericolo, come dicono gli amanti degli sport estremi che convivono abitualmente con la possibilità di incidenti. Analogamente, anche lo stress può essere positivo: alcuni parlano proprio di “eustress”, giusto stress, che si attiva quando vogliamo portare a termine un compito importante, ben diverso dal “dis-stress”, il suo rovescio. L'agitazione è vita, insomma, basta prenderne coscienza e affrontarla giorno per giorno; e se saranno necessarie anche terapie ad hoc, non è una tragedia. È sempre meglio curarsi, infatti, che rischiare pure la depressione, la conseguenza più frequente degli stati di ansia e stress fuori controllo. 55 QUALITA’ DELLA VITA: HOBBY Orti sui tetti? ERA DIVENTATO UN FENOMENO IN VIA D´ESTINZIONE, UNA “ROBA” DA VECCHIETTI. POI IL MONDO E L´AMERICA HANNO FATTO UNA VIRATA IMPROVVISA E L’ORTO È DIVENTATO L´AVANGUARDIA DI UNA NUOVA TENDENZA. 56 IMQ NOTIZIE N. 90 Trés chic! Ce l'hanno Barack e Michelle Obama alla Casa Bianca, ed è noto che la first lady americana vi dedica personalmente una buona parte della sua giornata. Ce l'ha il sindaco di Londra Boris Johnson, che ha previsto anche un programma di incentivi per chi decide di farsene uno in casa propria. Il sindaco di San Francisco invece l'ha voluto proprio davanti al municipio, e invita i dipendenti comunali a trascorrervi la pausa pranzo. Non è una beauty farm, né qualche altro passatempo modaiolo: è semplicemente un orto, con tanto di patate, cipolle e pomodori. Gli esempi illustri appena citati possono disporre di un giardino di grandi dimensioni, ma il contadino urbano, laddove non disponga del cortile, sta imparando a coltivare il suo campicello sul tetto o sul balcone. E così la veduta aerea di metropoli come New York, Boston e Detroit offre chiazze di verde sparse qui e lì, che ingrandite rivelano la presenza di frutta e verdura. Più isolati, ma per questo più appariscenti, i casi italiani. Come quello dell'architetto torinese Gaetano Bruno, che ha collegato quattro terrazze adiacenti alla sua fino ad ottenere ben 150 mq in cui non ha piantato solo ortaggi, ma perfino alberi che raggiungono i 7 metri d'altezza. Osservando gli orti dall'alto, nelle città americane dove questo modello di autoproduzione agricola è maggiormente diffuso, è possibile perfino tracciare una sorta di mappa sociale. E scoprire che la tendenza si diffonde trasversalmente in vari quartieri. A New York, per esempio, gli agricoltori di città vivono a Brooklyn, nel Queens, nel Bronx. A Manhattan l´orto sui tetti lo fanno architetti, designer e produttori cinematografici: dicono sia trés chic nell'ambiente. E dal tipo di produzione si può perfino riconoscere l'etnia: i latini coltivano peperoncini piccanti e zucchine, gli asiatici verze e cavoli. E così, quello che sembrava un fenomeno in via d'estinzione, importato dagli immigrati e perpetuato solo per nostalgia, è divenuto un fenomeno affermato: esaurite le sementi e corsi di giardinaggio, sono nate associazioni come la My Farm di San Francisco, che l'orto te lo attrezza e te lo mantiene. Il risparmio rispetto al supermercato è minimo, ma vuoi mettere la soddisfazione di un sugo fatto in casa? 57 LIBRI, FILM, VIDEO, MUSICA Libri HOTEL DEL RITORNO ALLA NATURA George Simenon Adelphi, 1989 Uno scienziato tedesco e la sua compagna vivono in solitudine su una delle isole Galapagos, convinti di abbandonare così la civiltà corrotta e "riavvicinarsi allo stato di natura". Ma anche la contessa von Kleber, affiancata da due gigolò, ha dei piani su quel frammento abbagliante di terra circondata dal mare: costruirsi l'Hotel del Ritorno alla Natura, per tutti i devoti dell'idillio. Non sarà però l'idillio a regnare sulla splendida isola: piuttosto la rovina e il terrore, scanditi dal ritmo inesorabile di Simenon. L’ALBERGO DELLE TRE ROSE Augusto De Angelis Sellerio Editore, 2002 notte, al gioco d'azzardo, è stato ucciso, prima pugnalato e poi impiccato, un giovane inglese. Seguono a questo altri omicidi, mentre arriva in albergo un avvocato, anch'egli inglese, che deve leggere agli eredi un testamento la cui validità è, misteriosamente, sottoposta alla presenza di tre bambolette di porcellana. E in questa atmosfera da Agatha Christie, il commissario De Vincenzi indaga e scopre una verità che alla fine niente ha a che dire con le raffinatezze del delitto all'inglese. MUSICA DI PLASTICA, LA RICERCA DELL’AUTENTICITÀ NELLA MUSICA POP Hugh Barker e Yuval Taylor Isbn Edizioni, 2009 La ricerca dell'autenticità attraversa tutta la storia della musica pop. Raccontando le storie di alcuni musicisti simbolo, dall'eroe del folk-revival Leadbelly a Kurt Cobain (che in nome della sincerità si uccise), passando per Elvis Presley, i Monkees, Donna Summer, gli autori Barker e Taylor svelano segreti e bugie su cui quella autenticità fu costruita, smontando il paradosso estetico che anima da sempre la musica pop. Fumetti Poesia TUTTO RICOMINCIÒ CON UN'ESTATE INDIANA SAN MARTINO – RIME NUOVE Giosuè Carducci Milo Manara e Hugo Pratt RCS Rizzoli Libri, Edizione CDE Milano, 1986 Siamo nel XVII secolo, ai tempi e nei pressi delle prime colonie americane. Sono i giorni dell'estate indiana, quando l'autunno finisce e l'inverno sta per arrivare. Stiamo per vivere una delle più affascinanti avventure a fumetti che si possano leggere, guidati dalla indimenticabile penna di Hugo Pratt e dalla raffinata matita di Milo Manara. La storia narra gli intrecci che si vengono a creare fra i coloni inglesi che vivono nel villaggio di New Canaan, i pellerossa della tribù di Squando ed i componenti della famiglia Lewis. La nebbia agli irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestrale Urla e biancheggia il mar; Ma per le vie del borgo Dal ribollir de’ tini Va l’aspro odor de i vini L’anime a rallegrar. Gira su’ ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l’uscio a rimirar Tra le rossastre nubi Stormi d’uccelli neri, Com’ esuli pensieri, Nel vespero migrar. Per chi non la ricordasse più. In un albergo popolato di strani figuri che si dedicano, la 58 IMQ NOTIZIE N. 90 Video SHINING Regia di Stanley Kubrick, con Jack Nicholson USA, 1980 Dal romanzo (1977) di Stephen King: sotto l'influenza malefica dell'Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose dove s'è installato come guardiano d'inverno con moglie e figlio, Jack Torrence sprofonda in una progressiva schizofrenica follia che lo spinge a minacciare di morte i suoi cari. Più che un film dell'orrore e del terrore, è un thriller fantastico di parapsicologia. Musica MAMMA HO RIPERSO L’AEREO Regia di Chris Columbus con Culkin Macaulay USA, 1992 La numerosa famiglia McCallister, di cui Kevin è l'ultimo rampollo, lascia in aereo Chicago per Miami dove passerà le vacanze natalizie. Questa volta il ragazzetto non viene "dimenticato" a casa, ma nel bailamme generale sbarca a New York e vi rimane solo. Mentre i genitori allarmatissimi contattano la polizia per le ricerche, Kevin, tuttavia, non si sgomenta e dà inizio alle sue avventurose vacanze da "senza famiglia occasionale". Per cominciare prenota una lussuosa camera all'Hotel Plaza (di cui ha visto la réclame) al nome di suo padre, vi si installa, si concede succulente colazioni, entra in lotta con Hector, il portiere (che ha fiutato qualcosa di poco chiaro) e passeggia per le strade di New York, fra alberi di Natale giganteschi e vetrine illuminate. INDIAN SUMMER CHET BAKER IN MILAN Chet BAKER Concord Indian Summer è contenuta nell'album Chet Baker in Milan registrato in Italia nel 1959. Un gran bel album, sebbene non rivoluzionario, anche se Baker non ha rivoluzionato nulla: ha “solo” suonato la tromba benissimo, con quel suo mood malinconico e inconfondibile, sintomo di una personalità creativa e tormentata come poche. INDIAN SUMMER – MORRISON HOTEL The doors Elektra Inserito nell’album Morrison Hotel (1970) in realtà Indian Summer era stata registrata nelle sessioni ai Sunset Sound Recorders nel 1966. Scartata dall'album The Doors, venne poi pubblicata in Morrison Hotel per mancanza di materiale. Morrison Hotel segna il ritorno dei Doors verso atmosfere più hard rock e blues. 59 PANORAMA NEWS CONFINDUSTRIA ANIE CLAUDIO ANDREA GEMME NUOVO PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE ENERGIA Genovese, Claudio Andrea Gemme si laurea in Scienze Economiche e Politiche all’Università di Genova e nel 1973 entra nel Gruppo Finmeccanica, dove negli anni ricopre numerosi incarichi operativi in Italia e all’estero. Dal 2000 è Amministratore Delegato di Ansaldo Sistemi Industriali (ASI) – azienda tra i leader al mondo nella ricerca e produzione di sistemi elettromeccanici e di automazione, elettronica di potenza, motori e generatori. Dal 2008 è Consigliere del Market Strategy Board dell’IEC (International Electrotechnical Commission). Con 250 aziende associate, per un totale di circa 16.000 addetti diretti, l’Associazione Energia aderente a Confindustria ANIE è l’organismo di categoria delle aziende elettromeccaniche operanti in Italia, che offrono tecnologie per la produzione, trasmissione, distribuzione dell’energia elettrica e per le applicazioni industriali. Nel 2008 il fatturato aggregato dell’industria elettromeccanica italiana ha superato gli 8 miliardi di euro (+10,9% rispetto al 2007). È proseguita la crescita sostenuta delle esportazioni (+15,2%), la cui incidenza sul giro d’affari totale ha superato nel 2008 il 40% (nel 2007 risultava pari al 35%). “L’elettromeccanica è un comparto industriale d’eccellenza nell’offerta made in Italy di tecnologie” ha dichiarato il Presidente Gemme. “Occupiamo la terza posizione in Europa per volume d’affari aggregato e questo è un risultato significativo se si guarda all’elevata specializzazione tedesca in questi settori”. “Il comparto ha sofferto delle più recenti difficoltà congiunturali soprattutto a partire dagli ultimi mesi del 2008. L’indebolimento della domanda interna e le difficoltà sui principali mercati di destinazione delle esportazioni hanno portato ad un rapido deterioramento dei principali indicatori economici. Il fatturato nei primi due mesi del 2009 ha registrato una flessione del 20%, rispetto al corrispondente periodo del 2008, e variazioni della stessa entità hanno interessato anche gli ordinativi” prosegue Gemme. “Le difficoltà di mercato non hanno frenato gli investimenti in innovazione. Riteniamo, infatti, che la crisi possa agire da ulteriore stimolo per l’upgra60 ding di prodotto e di processo. Nel 2008 la spesa in R&S delle aziende elettromeccaniche italiane è cresciuta del 18% rispetto al 2007 e di poco inferiore è risultato l’incremento del personale assunto per attività di ricerca (+16%)”. «Il nuovo corso della politica energetica europea pone a tutti gli operatori della filiera opportunità straordinarie di crescita. Accanto alle fonti rinnovabili, per le quali la sfida più importante per l’Italia è quella di coglierne le possibilità di sviluppo industriale, occorre traguardare soluzioni nuove. In tal senso il ritorno al nucleare si rivela come una strada quasi obbligata. Non cerchiamo nuovi siti ma puntiamo a recuperare quelli già esistenti” prosegue ancora Gemme. “A questo occorre aggiungere il tema importante dell’efficienza energetica, per il quale la nostra industria ha da tempo messo in campo soluzioni tecnologiche d’assoluta avanguardia per far fronte alle esigenze di risparmio dei costi e di sostenibilità ambientale”. “Alle sfide europee occorre affiancare a livello nazionale una programmazione stabile negli investimenti infrastrutturali, dalle reti di trasporto dell’energia elettrica al revamping del parco di generazione esistente” conclude Gemme. “L’industria elettromeccanica italiana, nel disegno di una nuova politica energetica nazionale, è pronta ad offrire il suo contributo alla crescita economica del Paese”. Ufficio stampa Confindustria ANIE [email protected] ANIE SERVIZI INTEGRATI Bandi di gara in un click Continua la convenzione ANIE Servizi Integrati e IMQ per la promozione del servizio di segnalazione delle gare d’appalto. In un’unica e-mail la segnalazione di tutte le gare di appalto pubblicate sugli organi ufficiali nazionali ed internazionali, per lavori, forniture e servizi. E’ questo il “servizio di segnalazione gare” di Anie Servizi Integrati, che viene proposto ai clienti IMQ a condizioni agevolate. IMQ NOTIZIE N. 90 Il servizio segnala quotidianamente le gare d’appalto a livello nazionale, comunitario e internazionale per lavori, forniture e servizi. Grazie ad un’approfondita conoscenza dei settori elettronico, high-tech e settori contigui, il servizio è in grado di fornire un’informazione specifica ma soprattutto mirata, grazie a un sistema sofisticato di profilazione dell’utente che consente di segnalare solo i bandi di interesse. L’abbonamento comprende, oltre all’invio quotidiano dei bandi, una serie di servizi a valore aggiunto gratuiti In particolare: - Sportello Appalti: risposta via e-mail a quesiti sulla partecipazione alla gara - Corsi di formazione sugli appalti - Newsletter “Appalti Oggi”: bollettino mensile di informazione e aggiornamento Il Servizio offre, a chiunque sia interessato, un periodo di prova assolutamente gratuito della durata di un mese, al termine del quale può decidere o meno di sottoscrivere l’abbonamento. Assistenza commerciale tel. 023264290 [email protected] CEI 1909 - 2009: il CEI compie 100 anni 2009: nell’anno dedicato alla sicurezza elettrica, il Comitato Elettrotecnico Italiano celebra i suoi primi cento anni di attività. Nel 1906 è stata istituita la IEC – International Electrotechnical Commission, successivamente, il 27 settembre 1909, è stato fondato il Comitato Elettrotecnico Italiano. Nel corso di questi cento anni di attività, il CEI ha giocato un ruolo da protagonista nello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese. L’evoluzione della storia del CEI è negli oggetti, negli strumenti tecnologici, negli apparecchi elettrodomestici impiegati nella vita quotidiana. vità, ha saputo mantenere invariati i principi di base della propria origine che hanno acquistato ad oggi maggiore rilevanza e vigore. Valori identificabili principalmente nella attività normativa basata sulla partecipazione dei Soci e nella predisposizione e approvazione di testi sottoposti al consenso pubblico. Le Norme CEI, secondo la definizione accettata a livello internazionale, assolvono due funzioni fondamentali: regolano in modo univoco i rapporti commerciali e definiscono la “regola dell’arte” per realizzare prodotti e impianti in sicurezza. Il 2009, anno della sicurezza elettrica, concetto cardine dell’attività normativa: ricerca costante volta ad identificare le necessità e le aspettative degli utenti delle norme per conseguire e perfezionare la sicurezza di impiego delle apparecchiature elettriche e delle metodologie di lavoro. Per il CEI questi primi cento anni di attività normativa non costituiscono un punto di arrivo, ma un fondamentale momento di passaggio in linea con un costante processo evolutivo finalizzato a soddisfare e, laddove possibile, anticipare le esigenze informative e formative dei Soci e dei portatori di interesse. Il 2009 per il CEI sarà un anno ricco di eventi e di attività di comunicazione e informazione indirizzata a Istituzioni, Soci, membri dei Comitati Tecnici, Associazioni di categoria, mondo della Stampa e cioè a tutti coloro che hanno contribuito a scrivere questo importante capitolo della nostra storia. Servizio Comunicazione e Promozione Silvia Berri - [email protected] nno mplea CEI! , giorni i t s e ma i qu 00 d o del siste 1 i r t E al a sostegn taliano i e sempr ttrotecnico e l e co Buon Il CEI, evolvendosi costantemente in questi cent’anni di atti- 61 BREVI IMQ ABIO E IMQ INSIEME CON UN’INIZIATIVA DI SENSIBILIZZAZIONE ALLA SICUREZZA DOMESTICA Una pausa di distrazione per i bambini ospedalizzati che possa anche diventare momento pedagogico e istruttivo, durante e dopo il ricovero. Questo è in estrema sintesi l’obiettivo di “Caccia al rischio” un gioco di carte pensato da IMQ per sensibilizzare, in modo divertente e allegro, i bambini dai 5 ai 10 anni di età sugli aspetti della sicurezza in casa e del rispetto dell’ambiente. A idearlo IMQ, Istituto Italiano del Marchio di Qualità, da anni impegnato in progetti di sensibilizzazione alla sicurezza domestica. Partner dell’iniziativa FONDAZIONE ABIO ITALIA ONLUS, che supporta i bambini e gli adolescenti in ospedale, oltre alle loro famiglie, con 58 Associazioni presenti nei principali ospedali del territorio, con 4.500 volontari e 2.285.332 bambini e adolescenti assistiti annualmente. Il gioco verrà distribuito a tutte le Associazioni ABIO perché possa essere utilizzato dai volontari durante le attività negli ospedali ed, eventualmente, essere poi regalato anche ai bambini insieme a un opuscolo con i 62 principali consigli di sicurezza domestica e la cartolina gioco per poter ricevere il Diploma di “Gran Cacciatore del Rischio”. Per saperne di più: www.imq.it/portale/Cacciarischio.it IMQ NOTIZIE N. 90 IMQ E TMP: UNA COLLABORAZIONE A REGOLA D’ARTE I buoni risultati arrivano grazie alla collaborazione tra le varie parti e all’osmosi delle competenze. È questo forse il significato principale della targa con la quale il Presidente TMP, l’Associazione Italiana dei Tecnici Materie Plastiche (www.associazionetmp.com), ha voluto insignire IMQ. Alla base la proficua collaborazione iniziata nell’ambito della certificazione delle materie plastiche. Un’attività avviata da IMQ a supporto dei produttori di apparecchi elettrodomestici, ma utile anche per i costruttori di materie plastiche che in questo modo potranno disporre di uno strumento di distinzione sul mercato oltre a un plus nei confronti della concorrenza. UN LABORATORIO SPECIALIZZATO IN LED Per garantire un utilizzo sicuro e conforme a quanto previsto dalle direttive europee, gli apparecchi a LED devono assicurare radiazioni ottiche non pericolose. A definire le modalità di verifica dei potenziali rischi derivanti da un’eccessiva esposizione alle radiazioni ottiche, è l’edizione 2006 della norma IEC 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade e dei sistemi di lampade”, ratificata a livello europeo con la EN 62471:2008. Per poter determinare con precisione lo spettro di emissione della sorgente luminosa, IMQ ha realizzato un laboratorio di prova specializzato per le verifiche su apparecchi a LED in conformità a quanto previsto dalla suddetta norma. Per informazioni: [email protected] Lo schema di certificazione delle materie plastiche, strutturato in collaborazione con l’ente tedesco VDE, risponde ai requisiti di infiammabilità e di incendiabilità richiesti dalla IV edizione della norma EN 60335-1 relativa agli apparecchi elettrodomestici. Lo schema offre ai produttori di materie plastiche la possibilità di certificare i loro granulati in modo tale da poter garantire ai propri clienti materiale e componenti conformi a quanto previsto dalla norma. Due in particolare le prove eseguite, quella di GWFI Glow Wire Flammability Index e GWIT Glow Wire Ignitability Index. Per informazioni: [email protected] ESPORTARE IN CANADA Sei un produttore di apparecchi elettrici ad uso collettivo, di apparecchi medicali o di apparecchi a gas interessato a esportare in Nord America? IMQ è il partner italiano di CSA International, uno dei principali riferimenti per le prove e le certificazioni di apparecchi elettrici e a gas destinati al mercato nordamericano. Grazie a questa partnership IMQ ti può supportare nell’ottenimento dei marchi necessari per esportare i tuoi prodotti in Nord America. Per saperne di più: www.esportareinnordamerica.it Nella foto: Renato Portentoso, Presidente TMP e Orazio Fontali consigliere, consegnano la targa a Giancarlo Zappa, Direttore Generale IMQ. 63 BREVI IMQ IMQ SHANGHAI R.O. DIVENTA SOCIETÀ Dopo 6 anni dalla costituzione dell’Ufficio di Rappresentanza in Cina, IMQ ha rafforzato la propria presenza costituendo la società IMQ Certification Shanghai Co. LTD. Un traguardo che conferma la volontà di IMQ di proseguire nel suo percorso di crescita e internazionalizzazione anche in Asia, privilegiando una strada che assicuri il presidio diretto dell’attività svolta localmente. In particolare a beneficio delle aziende clienti che potranno usufruire di una maggiore flessibilità e tempestività dei servizi offerti, grazie anche all’indipendenza di IMQ Shanghai. Tra i servizi che IMQ Certification (Shanghai) è in grado di offrire ricordiamo: CERTIFICAZIONE DI PRODOTTI ELETTRICI E A GAS - Rilascio marchio IMQ con prove presso laboratori locali - Rilascio certificati CB e marchio GS (con prove presso IMQ Milano) - Rilascio marchio ENEC (con prove presso IMQ Milano) ISPEZIONI DI PARTE SECONDA (PRESHIPMENT, ISPEZIONI IN PRODUZIONE, ETC.) ECO-VERIFICHE Si chiama IMQ-ECO il nuovo schema di certificazione IMQ che verifica le attività e i programmi di riduzione dell’impatto ambientale messi in essere dalle diverse realtà aziendali e lavorative. Per saperne di più: [email protected] IMQ INSIEME CON AEIT Si svolgerà dal 27 al 29 settembre 2009, a Catania, la 102° edizione del Convegno Nazionale AEIT - Federazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni, che quest'anno vede come promotore principale IMQ. Il Convegno, che avrà il titolo "Sostenibilità Energetica: Tecnologia e Infrastrutture - La ricerca incontra l'industria", si propone di esaminare le problematiche che attualmente interessano la scena internazionale, per poi focalizzare e ad affrontare i temi più rilevanti del sistema energetico italiano, con particolare riguardo a quello elettrico. ASSISTENZA IMPORT-EXPORT PER GDO E BUYER ITALIANI Per saperne di più: www.federaeit.it/ita/ CERTIFICAZIONE DI PRODOTTI ELETTRICI CCC - OBBLIGATORIO - E CQC). PER IL MERCATO CINESE (MARCHIO Per saperne di più: [email protected] 64 IMQ NOTIZIE N. 90 CURIOSITA’ DINNER IN THE SKY Una cenetta tranquilla? Scordatevela. Paura del vuoto? Meglio una pizza sotto casa. Insomma, il Dinner in the Sky è per stomaci forti e commensali con il gusto per l’avventura. Mangiare sospesi per aria, a cinquanta metri di altezza, è l’ultimo vezzo degli originali a tutti i costi. Un pranzo di altissimo livello, nel vero senso della parola, ventidue posti a tavola tutti con vista panoramica. Il ristorante tra le nuvole consiste in una grossa piattaforma, particolari sedie dotate di imbragatura di sicurezza, una piccola cucina, un forno per scaldare le vivande, due camerieri per il servizio. Lo spazio calpestabile è poco, ma non manca una piccola orchestrina con piano e due violini. SETTEMBRE 2009