Anno XXVIII
Numero 90
Settembre 2009
IMQ, via Quintiliano 43 - MI
Poste Italiane S.p.A.
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DCB_Milano
90
SENZA TE, CHE FAREI
PLASTICA: TRA UTILIZZO E RIUTILIZZO ECCO COME LA PLASTICA
PUÒ RIDURRE IL SUO IMPATTO AMBIENTALE
PRODOTTI DI QUALITA’
• LED IT BE: apparecchi
di illuminazione a LED. Il punto
di vista di produttori, pubblica
amministrazione e architetti
I L
M A G A Z I N E
STORIE DI QUALITA’
• OSPITALITÀ: viaggi
tra alberghi extra-ordinari
e hotel eco-sostenibili
P E R
U N A
V I T A
COMUNICAZIONE
• BEPPE SEVERGNINI: quattro
chiacchiere sui nuovi modi di
comunicare nelle strade del web
D I
Q U A L I T À
QUALITA’ DELLA VITA
• L’estate indiana in Canada
• Canyoning in Ossola
• Regole anti-stress
E
S I C U R E Z Z A
OCCHIALI NUOVI
Di Giancarlo Zappa
Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il vicino di casa, il droghiere) e gli og-
Numero 90
getti (le auto, la caffettiera, lo spazzolino) siano a rischio di estinzione. Una mattina vi
alzate e vi accorgete che non passa più il postino o non c'è più la tazza del caffè. E que-
Direttore Responsabile
Giancarlo Zappa
Capo redattore
Roberta Gramatica
sto non accade solo a voi, ma anche a chi vi sta intorno. Probabilmente, in quel momento, le relazioni e le cose fino ad allora trascurate o ritenute meno importanti,
potrebbero sembrarvi le più preziose del mondo.
Questa non è, ovviamente, realtà, ma la trama di un intenso libro di Paul Auster intito-
Art direction
lato “Nel paese delle ultime cose”. Un testo che offre un ottimo spunto per riflettere
Antonio Fortarezza
sui nostri comportamenti, molto spesso così appiattiti dalla quotidianità e dall’abitu-
Coordinamento grafico
Fortarezza & Harvey
dine, da farci disinteressare dell’importanza di ciò che ci sta intorno.
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Riflettere sul valore di quanto ci circonda è l’esercizio che abbiamo provato a fare pen-
Hanno collaborato
sando a questo numero di IMQ Notizie. E siamo partiti dalla plastica.
Walter Molino
Come sarebbe un mondo senza plastica? Probabilmente molto più scomodo, nono-
Alessandra Cicalini
stante le controindicazioni che questa utile invenzione “del passato” porta con sé. Ma
Federico Cerrato
Gioele Grisetti
si sa, niente è perfetto.
Con la stessa attenzione ci siamo rivolti “al nuovo”, scegliendo tra le varie possibilità gli
Direzione, Redazione, Amministrazione
IMQ, Istituto Italiano
apparecchi di illuminazione a LED. Una tecnologia sempre più diffusa che sembra por-
del Marchio di Qualità
tare con sé una grande sfida: riconsiderare l’illuminazione artificiale liberandoci dagli
Via Quintiliano 43
schemi ai quali siamo abituati, ripercorrendo, per esempio, il percorso fatto dalle auto-
20138 Milano
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mobili che, come ricorda Piero Gandini di Assoluce, nell’intervista di seguito riportata,
inizialmente facevano il verso alle carrozze con i cavalli, ovvero ad una realtà consolidata,
e solo successivamente sono diventate le auto di oggi.
Ridare valore al quotidiano e pensare liberamente, senza schemi e senza preconcetti:
non trovate che siano due propositi affascinanti? Credo proprio di sì. Così come spero
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IMQ NOTIZIE N. 90
SOMMARIO
PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA
2 CUORE DI PLASTICA
Avete mai pensato a come sarebbe un mondo senza plastica? Presumibilmente tutto
da rifare. Ma probabilmente non varrebbe la pena ri-farlo, visto che la plastica può
anche salvare una vita
2
4 COME SAREBBERO GLI ELETTRODOMESTICI SENZA PLASTICA?
Prove di laboratorio per plastiche a regola d’arte
6 PLASMABILE. COME UN’OPERA D’ARTE
Quando la plastica diventa materia di design. E di riciclo
8 PIÙ CONSUMI, MENO SPRECHI
La produzione e il recupero delle plastiche in cifre
6
10 SENZA FINE
I processi di smaltimento e di riciclo delle plastiche
12 LA AMO O NON LA AMO?
I sogni e le contraddizioni della bioplastica. In una partita ancora tutta da giocare
14 SHOPPER ADDIO! (O ARRIVEDERCI?)
Il futuro dei sacchetti, senza la plastica
STORIE DI QUALITÀ: ALBERGHI
16 DORMIRE, SOGNARE, MEGLIO SE A 7 STELLE
A Milano il primo luxury hotel a sette stelle italiano
16
20 VERDE INN
Quando l’hotel diventa eco-sostenibile
22 CHI DORME PUÒ ANCHE PIGLIARE PESCI
Breve viaggio in alberghi extra-ordinari
24 UN MECCANISMO DI GRANDE PRECISIONE
Dietro le quinte dell’ospitalità a regola d’arte
PRODOTTI DI QUALITÀ: ILLUMINAZIONE A LED
28 LED IT BE
Apparecchi di illuminazione a tecnologie a LED. Il punto di vista delle Associazioni,
dei produttori, della pubblica amministrazione e degli architetti
28
QUALITÀ E COMUNICAZIONE
42 ITALIANS DO IT TWITTER
Quattro chiacchiere con Beppe Severgnini sui nuovi modi di comunicare nelle strade
del web
42
44 A VOLTE RITORNANO
Mode e modi che ritornano e quelli che finiscono nel dimenticatoio
QUALITÀ DELLA VITA
46 VIAGGI: L’ESTATE INDIANA IN CANADA
48 SPORT: CANYONING, A SPASSO PER I CORSI D’ACQUA
52 SALUTE: CONTRO LO STRESS
46
56 HOBBY: GIARDINAGGIO SUI TETTI
58 LIBRI, MUSICA E VIDEO: CONSIGLI E RECENSIONI
RUBRICHE
60 Panorama News
62 Brevi IMQ
65 Curiosità
62
1
PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA
CUORE
DI
PLASTICA
HAI VOGLIA DI DENIGRARLA, PERCHÉ PUÒ INQUINARE, PERCHÉ HA UN PROCESSO DI BIODEGRADAZIONE LUNGO, PERCHÉ PUÒ NON PIACERE, ECCETERA, ECCETERA.
MA AVETE MAI PENSATO A COME SAREBBE UN MONDO SENZA PLASTICA? PRESUMIBILMENTE TUTTO DA RIFARE. E PROBABILMENTE NON VARREBBE LA PENA RI-FARLO VISTO
CHE LA PLASTICA, MOLTO SPESSO, PUÒ ESSERE PERFETTAMENTE RIUTILIZZABILE E RICICLABILE. SENZA DIMENTICARE CHE, PROPRIO LEI, LA PLASTICA, PUÒ ANCHE SALVARE UNA VITA.
2
IMQ NOTIZIE N.90
E
CA
Quanta plastica ci accompagna nella
vita di tutti i giorni? Tantissima, più di
quanto potremmo immaginare
dando una rapida occhiata intorno a
noi. Cominciamo da casa, allora. Nell'ambiente domestico è facile riconoscerla nelle cose più comuni:
dall'imballaggio in cellophane della rivista a cui siamo abbonati, alla parte
interna del tubo della doccia; all'oggetto di design consigliato dall'amico
architetto per dare un tocco di tendenza all'arredamento. Eppure, chi
mai direbbe che tra la sedia “Unbroken wave” di NO MADEDESIGN che
viaggia alla modica cifra di 5 mila
euro e il più discreto boiler installato
in bagno passa un sottile filo comune
rintracciabile nel poliuretano, la plastica più diffusa nelle applicazioni che
necessitano termoisolamento? E se è
scontato ricordare la presenza di plastiche come il polistirene nei contenitori per alimenti, meno ovvio sarà
pensare alle plastiche nei tessuti. Grazie all'applicazione dello "scotchgard", un film trasparente di
poliestere duro, è possibile ricoprire le
fibre tessili rendendole idrorepellenti
e più durature senza alterarne i colori: viene usato per molti capi sportivi
come le giacche a vento.
Continuando il nostro tour a caccia
della plastica, in bagno troviamo il PVC
(policloruro di vinile) tra flaconi di
shampoo e detergenti (ma in quantità
minore che in passato, da che è stata
provata la pericolosità nello smaltimento di questo composto); di policarbonato sono le lenti a contatto, lo
shopper della spesa riutilizzato per i rifiuti è comunemente in polietilene,
mentre in frigo troveremo la sigla PET
del Polietilene Tereftalato stampata
sulle bottiglie d'acqua e di tutte le bevande gassate. Questi due ultimi polimeri hanno entrambi uno svantaggio
e un vantaggio: un processo di biodegradazione lungo, ma una capacità di
riutilizzo altissima, votata alla realizzazione di altre componenti in plastica
come i cordoncini per gli occhiali, i
contenitori non alimentari e perfino i
tappeti.
Se vi sembra già tanto è bene ricordare
che basta mettere il naso fuori casa per
essere letteralmente avvolti in una spirale di oggetti derivati dalla plastica, a
partire da quegli ambienti in cui è necessario che gli strumenti utilizzati
siano perfettamente igienici e sicuri
per la salute. Per esempio negli ospedali, dove il PVC è diffuso nelle applicazioni biomediche (fiale, sacche per
drenaggi, cateteri), e dove c'è anche il
polipropilene, impiegato nelle siringhe
monouso e nelle uniformi verdi monouso dei medici e del personale
ospedaliero. In questi ambiente la plastica è un materiale fondamentale,
perché ha il vantaggio di trattenere un
numero minore di batteri e di acari,
tanto che riveste anche i muri e i pavimenti. Restando in tema di applicazioni biomediche: cosa sarebbe la
tanto discussa (e massicciamente
adottata) chirurgia plastica senza...la
plastica? Dal vezzo di chi voglia aumentare con il silicone il volume delle
labbra a un intervento di emergenza
3
PRIMO PIANO: UN MONDO DI PLASTICA
Plastica
per impiantare tessuto epidermico artificiale ad un paziente gravemente ustionato, la plastica costituisce la
componente principale di una branca
medica comunemente associata (a
torto) esclusivamente con l'apparenza
estetica.
A chiedere ai nonni di indicarci quali siano,
a parer loro, i materiali della modernità,
probabilmente tra le prime risposte
avremmo proprio la plastica. Eppure dai
primi esperimenti sul PVC al polipropilene
isotattico - da cui derivano i polimeri più
innovativi - lo stacco è lungo un secolo.
Correva l'anno 1835: il chimico francese
Henri Regnault osservava il processo di polimerizzazione naturale realizzarsi all'interno di alcune bottiglie di cloruro di vinile
lasciate al sole. La scoperta della formazione di una massa bianca solida segnava
l'origine del policloruro di vinile. Ci sarebbero voluti molti anni perché il PVC venisse
messo a punto così come lo conosciamo
oggi. Intanto vedevano la luce altri materiali derivati dal processo di polimerizzazione, ormai governato artificialmente.
L'impegno primario degli scienziati era
quello di “sostituire” la natura: è il caso del
nitrato di cellulosa, realizzato nel 1845
dallo svizzero Schoenbein nell'intento di
ottenere qualcosa che fosse simile all'ambra. Così anche la produzione di Parkesine
(composto che prende il nome del chimico
Alexander Parkes) fu rivolta alla sostituzione della guttaperca, una sostanza gommosa di origine naturale utilizzata negli
studi dentistici.
La storia ricorda anche episodi “ludici”: nel
Se questa è la vita di tutti i giorni, un vero
evento è quello accaduto nella sala operatoria di un reparto di cardiochirurgia
pavese nel 1995: ad un paziente affetto
da una grave disfunzione miocardica veniva impiantato il primo cuore di plastica.
Si trattava del prodotto dell'azienda
americana Novacor, consistente in un dispositivo inserito internamente al ventricolo sinistro, e un apparecchio esterno
che emetteva costantemente il ticchettio di un orologio o, meglio, il battito di
un cuore. Dopo più di un anno allo
stesso paziente fu trapiantato l'organo
di un donatore: per 427 giorni aveva vissuto una vita vera grazie ad un cuore di
plastica.
4
IMQ NOTIZIE N. 90
a, che storia!
1868 il giovane tipografo americano John
Hyatt ricercava un materiale capace di sostituire l'avorio nella fabbricazione delle
palle da biliardo. Due produttori di questo
gioco, esaltato nel famoso film “Lo spaccone” interpretato nel 1961 da Paul Newman, avevano infatti messo in palio la
ragguardevole cifra di 10 mila dollari per il
prodotto che permettesse di avere biglie
più economiche e sfericamente perfette.
Non è dato sapere se Hyatt si aggiudicò la
somma, ma di certo, mescolando a caldo
nitrato di cellulosa e canfora, ottenne la
celluloide. La rivoluzione fu segnata dall'avvento della bakelite, la prima resina termoindurente ottenuta facendo reagire
fenolo e formaldeide. Ad inventarla, l'irrequieto chimico belga Leo Baekeland: professore universitario già all'età di 26 anni,
abbandonò gli allori dell'accademia per
trasferirsi negli Stati Uniti, dove lavorò per
diverse industrie fotografiche. Altro personaggio originale è Wallace Carothers,
inventore del neoprene, del poliestere e
della poliammide. Geniale, tanto da essere
eletto capo del dipartimento di chimica
della sua università nel Missouri quando
non era ancora laureato, lavorò per
l'azienda chimica DuPont. La leggenda
vuole che il nome del composto più noto
degli Studi DuPont, il nylon, sia un acro-
nimo: Now you lose old Nippon, in risposta al veto imposto dal Giappone sulla
vendita di seta agli USA, che l'avrebbero
usata per tessere i paracadute dell'esercito, realizzati a quel punto proprio con il
nylon.
Come spesso accade, le innovazioni destinate a un utilizzo di massa trovano il loro
primo campo di sperimentazione in ambito militare. Così furono i grandi conflitti
mondiali a dare la spinta maggiore alle
materie plastiche. Il commercio della
gomma veniva boicottato per ragioni politiche, perciò le industrie si specializzarono
nella ricerca di surrogati. I poliuretani, scoperti da Otto Bayer nel 1938, vennero utilizzati in sostituzione delle gomme naturali
(per ricoprire i palloni frenati che proteggevano Londra dalle incursioni dei missili
V1 e V2) e come schiume isolanti per sottomarini ed aerei tedeschi. L'era contemporanea della plastica è segnata invece
dall'italiano Giulio Natta e dai suoi studi
sul polipropilene, attualmente adottato
per gli oggetti di più vario utilizzo: dagli
scolapasta ai rivestimenti isolanti, ai filati
per moquette. Per arrivare infine agli ultimissimi ritrovati come policarbonati e resine acetaliche impiegati nell'industria
ottica, sanitaria ospedaliera, ma anche in
edilizia e per componenti elettroniche.
Come sarebbero
gli elettrodomestici
senza plastica?
Nudi e con molti componenti in meno. Perché oltre che di meccanica, elettronica ed
elettricità, gli elettrodomestici sono anzitutto composti da parti in plastica. Una plastica di gran qualità perché a volte deve
resistere ad alte temperature e vibrazioni
particolari. E così, per rendere tutti un po’
più sicuri, si è pensato di avviare anche uno
schema di certificazione delle plastica. Della
plastica come materia in sé e della plastica
già trasformata in componente che verrà
poi utilizzato nell’elettrodomestico.
Ma cosa è meglio certificare? La risposta
avrebbe la stessa valenza di quella data alla
domanda se sia meglio certificare l’uovo o
la gallina. Probabilmente tutte e due. E a
beneficiarne sarebbe la sicurezza del consumatore. Così come, tornando alle plastiche, a beneficiarne sarebbero i produttori
di apparecchi elettrodomestici che, con materiale o componente certificato, si ritroverebbero ad eseguire delle verifiche in meno
per accertare la bontà del proprio prodotto.
Il che significa anche minori costi a carico
dei produttori di elettrodomestici, riduzione
dei tempi di verifica e del time-tomarket.
SOTTO LA PLASTICA, L’ELETTRICITÀ
ARIA, ACQUA, CALORE, VIBRAZIONI: LE SOLLECITAZIONI AMBIENTALI E MECCANICHE CHE LA PLASTICA
UTILIZZATA NEGLI ELETTRODOMESTICI DEVE AFFRONTARE SONO NUMEROSE. COME FARE ALLORA PER
ESSERE CERTI CHE NON SUBISCA CONSEGUENZE?
SCEGLIENDO MATERIALI CERTIFICATI.
NELLA FOTO IL GLOW WIRE TEST CHE VERIFICA L’INDICE DI INFIAMMABILITÀ DELLA PLASTICA.
5
PRIMO PIANO: PLASTICA E DESIGN
PLASMABILE.
COME UN’OPER
D’ARTE
QUANDO LA PLASTICA DIVENTA MATERIA DI DESIGN. E
6
IMQ NOTIZIE N. 90
RA
E DI RICICLO
NATO PER OSPITARE LA PRESENTAZIONE IN ANTEPRIMA DEL NUOVO CARTOON “TRILLI” PRODOTTO DA WALT DISNEY, IL PADIGLIONE PLASTICAMENTE È UNA MODERNA STRUTTURA ESPOSITIVA CHE PUNTA ANCHE AD
EDUCARE I PIÙ PICCOLI AL TEMA DEL RICICLO DEI MATERIALI PLASTICI. REALIZZATO DA RICCARDO GIOVANNETTI E COMMISSIONATO DALL’ISTITUTO
PER LA PROMOZIONE DELLE PLASTICHE DA RICICLO, IL PROGETTO SI CONCRETIZZA IN UNA STRUTTURA CIRCOLARE CREATA ATTRAVERSO UNA SEQUENZA DI DISCHI IN PLASTICA BIANCA CHE SCANDISCONO IL VOLUME
ESTERNO E FORMANO LA COPERTURA DELL’ANFITEATRO CENTRALE. UN
ESEMPIO DEGLI STUDI E DELLE SPERIMENTAZIONI IN ATTO NEL MONDO DEL
DESIGN ITALIANO, DA SEMPRE ALL’AVANGUARDIA, ORA PROIETTATI VERSO
L’APPUNTAMENTO DI EXPO 2015, IN FUNZIONE DEL QUALE È STATA DA
POCO INAUGURATA A MILANO LA NUOVA SEDE DI MATERIOTECA, IL
PUNTO DI INCONTRO TRA DESIGN E INDUSTRIA DELLE MATERIE PLASTICHE.
L’utilizzo della plastica nel design non è una
novità: fior di designer internazionali hanno
da tempo puntato su questo materiale per
la creazione di oggetti di arredamento e di
moda, facendone, in alcuni casi, la cifra essenziale del proprio stile artistico. Non solo.
Negli ultimi anni, con la crescita esponenziale di una coscienza ambientalista diffusa,
il tema del riciclo dei materiali ha di fatto
aperto un ulteriore ambito di sviluppo e
creatività. Qualche esempio? Chi non conosce Philippe Starck, il “Re Mida” del
design? Nome e stile universalmente noti,
Stark è un enfant prodige. A soli 20 anni
era direttore artistico di Pierre Cardin, negli
anni Ottanta lega il proprio stile alla Parigi di
Mitterand: dagli appartamenti presidenziali
al café Costes. Qui ci interessa per i suoi arredi belli e possibili capaci di diventare nuovi oggetti del desiderio e
soprattutto di superare la dimensione d’elite e avvicinare
il design al grande pubblico. La sua creazione più
nota e diffusa è la sedia
Victoria ghost, prodotta
da Kartell e realizzata
in policarbonato trasparente o colorato in
un unico stampo ad
iniezione. Idea che
nasce da linee classiche, con lo schienale
arrotondato che ricorda la forma degli
antichi medaglioni,
mentre la seduta è lineare e geometrica.
Dalla creatività di Ron
Arad, invece, israeliano con trascorsi italiani, unita all’adattabilità della plastica e alla
tecnologia della Kartell è nato, poco meno
di quindici anni fa, il progetto di libreria più
rivoluzionario del mondo. Si tratta di Bookworm, la libreria flessibile. Una forma sinuosa che non ne compromette la
resistenza e la funzionalità, lasciando soprattutto spazio alla creatività personale
nella realizzazione delle molteplici figure
possibili.
Sosteneva un genio come Salvador Dalì,
“coloro che mai vogliono imitare, nulla producono”. Nell’arte come nel design, le
competizioni per la palma dell’originalità
sono all’ordine del giorno e mettono di
fronte - l’un contro l’altro armati - nomi di
assoluto prestigio. Chi ha copiato chi, per
esempio, nel celebre confronto tra Bombo
chair ed Eros chair? La prima è la sedia ovomorfa ideata nel 1999 da uno dei maggiori
designer italiani, Stefano Giovannoni. La
seconda è arrivata due anni dopo, ma se
l’autore è il già citato Philippe Starck, chi ha
il coraggio di affermare che ha semplicemente “copiato”? Nel dubbio, rileviamo
che si tratta di due tra le sedute più famose
del mondo, naturalmente in materiale plastico, e che il nostro Giovannoni ha comunque molte altre creazioni originali nel
suo palmares, tanto da aver unito il suo
nome e il suo stile alla mitica Officina Alessi.
Tra le sue più importanti ideazioni, rigorosamente plasticose, impossibile non ricordare “Pino”, il celebre e simpaticissimo
imbuto dal lungo naso e con il volto di Pinocchio. Senza ipocrite contorsioni lessicali,
sempre di Giovannoni per Alessi, è il “Merdolino”, lo scopino per il water con cui il
designer ha portato una ventata di scanzonata poesia in una tipologia del tutto inconsueta, ma destinata ad aprire un nuovo
versante e, soprattutto, a invadere allegramente le nostre case. Ma la plastica, sia pur
riciclata, non è usata solo per oggettistica di
arredo o di complemento. Liana Kabel, ad
esempio, è una designer australiana che
per essere figlia d’arte non ha voluto scontentare nessuno. Il papà faceva il gioielliere,
la mamma era una venditrice Tupperware,
i celebri contenitori per la conservazione
degli alimenti. Qualcuno ha definito i suoi
gioielli una piccola favola pop, “golosi
come caramelle nei colori e nelle semitrasparenze”. La particolarità, poi, è che sono
realizzati completamente con plastica riciclata. Ma non plastica qualunque: quella
degli accessori Tupperware! Fusi, assemblati, modellati, ritagliati per creare collane,
anelli, spille e bracciali. Siete curiosi di sapere come l’ha presa la Tupperware? Benissimo. Tanto che le manda regolari
forniture di nuovi prodotti su cui sperimentare le sue creazioni.
OGGI MI METTO
GLI ORECCHINI DI PET
SI INDOSSANO, MA SONO VERE E PROPRIE OPERE D’ARTE.
SONO A SOGGETTO UNICO E NON TEMONO IMITAZIONI.
POSSONO ESSERE ENORMI, MA INDOSSANDOLI NON PESANO PER NULLA. SONO I GIOIELLI DI WANDA ROMANO.
INCREDIBILMENTE E PREZIOSAMENTE REALIZZATI IN PET RICICLATO. UN MATERIALE SCELTO GRAZIE ALLA SUA CONSISTENZA, DUTTILITÀ, ALLE CARATTERISTICHE DI
TRASPARENZA E DI COLORE. UN MATERIALE LEGGERO E RESISTENTE CHE SI PRESTA PER LA REALIZZAZIONE ANCHE DI
GIOIELLI CON GRANDI DIMENSIONI. OVVIAMENTE LA LAVORAZIONE CHE PORTA ALLA MODELLATURA DEL PED È
IMPEGNATIVA E LUNGA, MA WANDA ROMANO, MISCHIANDO LE TECNICHE DI OREFICERIA, SARTORIA E QUELLA
DEI MAESTRI VETRAI, È RIUSCITA A IMPADRONIRSENE OFFRENDO DEGLI OGGETTI DI GRANDE BELLEZZA. SENZA DIMENTICARE L’ASPETTO DI RECUPERO DEL MATERIALE CHE
TALE CREATIVITÀ COMPORTA.
www.wandaromano.com
7
PRIMO PIANO: PLASTICA E MERCATO
PIU’ CONSUMI
LA PRODUZIONE E IL RECUPERO
DELLE PLASTICHE IN CIFRE
LA DOMANDA MONDIALE DI PLASTICA SUPERA I 260 MILIONI DI TONNELLATE ANNUE.
NEI 27 PAESI DELL’UNIONE EUROPEA,
PIÙ NORVEGIA E SVIZZERA, ALL’ANNO
SE NE TRASFORMANO 52,5 MILIONI,
CON UN RITMO DI CRESCITA
MEDIA
DELLA
DOMANDA DEL 3% SUPERIORE A QUELLA DEL
PIL E CON UN RECUPERO DELLE MATERIE
PLASTICHE CHE, NEL
2007, HA RAGGIUNTO IL
50% DELLE PLASTICHE
UTILIZZATE (+1% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE).
8
IMQ NOTIZIE N. 90
MENO SPRECHI
Sono questi, in sintesi, i dati del 18°
Rapporto europeo su produzione, domanda e recupero di materie plastiche presentato alla fine del 2008 da
Plastics Europe, il network delle principali associazioni di materie plastiche
europee e nazionali, con oltre 100
aziende associate che producono oltre
il 90% di tutti i polimeri in Europa.
Il dato più significativo del Rapporto è
che nove Paesi, che rappresentano il
29% della popolazione nell’UE27 +
Norvegia e Svizzera, hanno recuperato oltre l'80% delle loro plastiche
utilizzate e sono vicine all’abbandono
delle discariche. La metà di tutte le
plastiche post-consumo viene recuperato sia attraverso il riciclaggio (salito
al 20,4%) sia attraverso il recupero
energetico (stabile al 29,2%). I Paesi
virtuosi sono Svizzera, Danimarca,
Germania, Svezia, Belgio, Austria
Paesi Bassi e, per la prima
volta, Norvegia. Si tratta,
con tutta evidenza, di
OLTRE 1,6 MILIONI DI PERSONE IMPIEGATE, 50 MILA
AZIENDE, IN PARTICOLARE
punte di eccellenza. Il progresso, infatti, rimane lento tra i Paesi con un
minore tasso di recupero. La metà
degli Stati europei recupera, infatti,
ancora meno del 30%, pagando i lunghi processi decisionali politici e i
tempi necessari per le opzioni di recupero energetico.
Il trend della domanda di materie plastiche e di riduzione del loro conferimento in discarica è in crescita già da
alcuni anni. Guidata dallo sviluppo
economico e da una maggiore presenza delle materie plastiche in una
serie di applicazioni, la quantità di rifiuti di plastica post-consumo è infatti
in aumento. Tuttavia, proprio grazie
all’incremento del recupero, la quantità conferita in discarica rimane stabile. Spinto dall’aumento dei prezzi
dei polimeri e dal miglioramento dei
processi di raccolta e smistamento
sempre più efficienti, il riciclaggio
meccanico sperimenta buoni livelli di
crescita, superiore addirittura alla cre-
CONSUMO
PLASTICHE
PER PRINCIPALI
SETTORI
43%
IMBALLAGGIO
18%
VARIE
MAZIONE, E UN FATTURATO DI 300 MILIARDI DI
EURO ALL’ANNO: QUESTI
IN SINTESI I NUMERI DEL
SETTORE PLASTICA IN EU-
E nel nostro paese? I dati di Plastics Europe Italia (la vecchia Assoplast) mostrano che nel 2008 abbiamo
consumato più di 6 milioni di tonnellate di plastica, a fronte di una produzione interna poco superiore ai 3
milioni di tonnellate. Di queste, 2,8
milioni di tonnellate li abbiamo esportati, mentre ne abbiamo acquistati
dall’estero oltre 6,2 milioni di tonnellate. Il settore che ne consuma più è e
quello degli imballaggi, che utilizza il
43% del totale. A seguire l’edilizia
(16%), il comparto elettronica (compresi elettrodomestici) con il 10%,
mobili e arredamento (5%), trasporti
e agricoltura (entrambi con il 4%).
ITALIA 2008
PICCOLE E MEDIE IMPRESE
ATTIVE NELLA TRASFOR-
scita media degli ultimi 10 anni. Un risultato possibile grazie ad un incremento della raccolta dell’imballaggio,
come nel caso delle bottiglie in PET,
dei film da imballaggio industriale e
degli infissi.
4%
AGRICOLTURA
4%
TRASPORTI
5%
MOBILI E
ARREDAMENTO
16%
EDILIZIA
10%
ELETTRONICA
ED
ELETTRODOMESTICI
ROPA.
9
PRIMO PIANO: PLASTICA E AMBIENTE
SMALTIMENTO
E RICICLO
SENZA
FINE
Nel 2008 si è impennato in Italia il livello
della raccolta differenziata della plastica,
che nel 2008 ha superato le 528 mila
tonnellate, con un incremento rispetto all'anno precedente del 19%. Il dato è
contenuto nella relazione annuale del
COREPLA, il Consorzio nazionale per la
raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti d’imballaggi in plastica, che raccoglie oltre 2.600 imprese in tutto il
territorio nazionale. A intensificare il lavoro di raccolta sono stati sia i provvedimenti legislativi sia l'applicazione di
sanzioni e sistemi premianti per i comuni,
senza dimenticare l'effetto traino dell'emergenza rifiuti in Campania, regione
10
IMQ NOTIZIE N. 90
che ha registrato un incremento della raccolta differenziata del 92%. Sempre nell’area Sud miglioramenti sono arrivati
anche in Basilicata e Calabria. In totale
sono 14 le regioni italiane in cui la differenziata è aumentata di almeno il 20% rispetto al 2007 e, di queste, 11
appartenenti all’area Centro-Sud, protagonista, nel recente passato, di pesanti ritardi. Le rimanenti 6 regioni, che hanno
avuto una crescita inferiore al 20%,
hanno comunque un consolidato indice
di raccolta pro-capite elevato, anche se,
l’indice più elevato, pari a 13,2 chili per
abitante in un anno, rimane nell’area
Nord.
Il recupero energetico. L’aumento della
raccolta differenziata e in particolare della
frazione più difficilmente riciclabile, ha di
fatto influito sulle dinamiche di gestione
dei flussi di imballaggi; infatti, nel corso
del 2008, è stato registrato un cospicuo
incremento del recupero energetico rispetto all’anno precedente. Secondo i dati
COREPLA, sebbene nella gerarchia della
gestione dei rifiuti il riciclo sia prioritario rispetto al recupero, quest’ultimo rappresenta comunque uno strumento
indispensabile per una gestione integrata
dei rifiuti in generale e degli imballaggi in
plastica post consumo in particolare,
anche in virtù del loro potenziale energetico. Nello specifico il flusso di scarti generato dai processi di selezione viene
destinato al recupero energetico attraverso l'avvio diretto ad impianti di termovalorizzazione con recupero di energia o
per la produzione di un combustibile alternativo, utilizzabile sia in termovalorizzatori sia in impianti termici in sostituzione
di combustibili fossili.
Il quadro legislativo. Il 2008 si è concluso con la pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale dell’Unione Europea della nuova
Direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE), il
cui recepimento a livello nazionale è previsto entro il 12 dicembre 2010. La nuova
Direttiva ha innovato profondamente la
disciplina del settore, stabilendo anzitutto
una demarcazione più netta tra rifiuti, sottoprodotti e materie prime secondarie, e
riformulando le nozioni di riciclo, recupero
e smaltimento. Riguardo al riciclaggio, la
nuova definizione comprende qualsiasi
operazione di recupero attraverso cui i
materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per
altri fini. Rientrano nella definizione il ritrattamento di materiale organico, ma
non il recupero di energia né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare
quali combustibili o in operazioni di riempimento. Il provvedimento punta molto
anche sull'aspetto sicurezza, stabilendo la
definizione di programmi di gestione e
prevenzione, oltre che norme in materia
di autorizzazioni e ispezione degli impianti. Per quanto attiene alla raccolta differenziata dei rifiuti, è resa obbligatoria
ovunque, entro il 2015, per carta, metallo,
plastica e vetro. Al fine di tendere verso
una società europea del riciclaggio con un
alto livello di efficienza delle risorse, la Direttiva prevede che entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di
rifiuti sia aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso.
L'immissione al consumo. La crisi economica si misura anche con la minore
quantità di plastica da imballaggio immessa al consumo, che in linea con il generale rallentamento dell’economia si è
evidenziata in maniera significativa nel
quarto trimestre del 2008. Rispetto all’anno 2007 la flessione è stata del 3%
circa. In uno studio condotto da COREPLA
e CONAI (il Consorzio nazionale degli imballaggi), si rileva che, a livello di polimeri,
il grosso del consumo è coperto dal polietilene, indirizzato prevalentemente all’imballaggio flessibile, dove la sua quota
supera l’87%. Considerevoli quantitativi
di consumo si hanno anche per il PET e PP,
che si rivolgono invece soprattutto all’imballaggio rigido. Tra gli altri materiali sono
ancora del tutto trascurabili i volumi di
consumo dei biopolimeri. Interessante è
anche la distribuzione dell’immesso al
consumo secondo i canali di formazione
dei rifiuti, tra i quali rimane nettamente
prevalente quello domestico, mentre i
quantitativi di industria e commercio rappresentano poco più del 30% del totale,
pur includendo i volumi non indifferenti di
materiale (in particolare contenitori per liquidi), smaltiti con i rifiuti solidi urbani.
USO
e
GETTO?
Tornano sul banco
degli imputati a
ogni “emergenza
rifiuti”: sono i prodotti di plastica usa
e getta, una vera
passione per i consumatori italiani,
che alimentano un
mercato da 4 miliardi di euro. Non c’è campagna ambientalista che non punti sulla riduzione,
infatti, delle stoviglie di plastica. Eppure il
mercato italiano è uno dei maggiori in
Europa, grazie alla speciale affinità di
questi prodotti monouso con la crescente mobilità degli italiani che provoca
un aumento costante del numero dei
pasti consumati fuori casa e la conseguente ricerca della massima praticità.
I principali consumatori di posate e bicchieri di plastica si trovano al Sud, dove si
concentra la metà del mercato, mentre le
percentuali di crescita più elevate si registrano al Nord. Ma come affrontare
l’impatto ambientale di piatti e bicchieri in plastica? La soluzione potrebbe essere l'utilizzo di plastiche
biodegradabili, depositabili nel cassonetto dell'umido, ma i protagonisti del
mercato restano dubbiosi. Secondo
l’AIPPM - l’Associazione Italiana Produttori Plastica Monouso - permangono infatti molte riserve sul massiccio utilizzo di
plastiche derivate da mais (prodotti Ogm,
alto impatto della coltura), e la stessa disponibilità di materia prima contribuirebbe a limitarne la diffusione. L'impatto
ambientale dei prodotti usa e getta, peraltro, non si limita alle sole stoviglie, ma
riguarda sempre di più i prodotti tecnologici. Su questo fronte, mentre il mercato annuncia l'arrivo dei modelli di
cellulari, fotocamere digitali e lettori dvd
usa e getta, le macchine fotografiche
analogiche vantano già buone performance di raccolta e riciclo: quasi il 50%
degli oltre due milioni di pezzi annui venduti. Il futuro degli usa e getta, insomma,
è ancora tutto da definire.
11
PRIMO PIANO: PLASTICA E AMBIENTE
LA AMO O NO
I SOGNI E LE CONTRADDIZIONI DELLA BIOPLASTIC
Da 150 mila tonnellate consumate
nel 2006 ai 2 milioni di tonnellate
nel 2011. Sono i numeri del mercato europeo della bioplastica,
emersi nel corso dell’ultima conferenza europea di Berlino, che fotografa un segmento di nicchia ma in
costante crescita. Nel corso del
2009, nonostante la crisi, è attesa
una forte crescita della domanda,
trainata soprattutto da un mercato
sempre più sensibile alle tematiche
ambientali e da un quadro normativo europeo che, tra accelerazioni
e frenate, appare ormai decisamente orientato verso gli indirizzi
12
comunitari che spingono per
un’adozione massiccia dei derivati
dai bio-polimeri. Come detto, dal
2010 i sacchetti di plastica dovrebbero sparire, lasciando spazio a
tutte le possibili alternative.
La più nota e avanzata è quella del
Mater-Bi, un materiale sintetico rivoluzionario derivato dai vegetali
(mais, grano e patate).
L’invenzione è tutta italiana, grazie
a un’azienda leader mondiale
come la Novamont, l’unica che è
riuscita a sopravvivere alla fine
della Montedison a metà anni Novanta.
Il passaggio dall’agricoltura alla
plastica è diretto, senza uso del petrolio, e il Mater-Bi può essere impiegato nella costruzione di
pneumatici, stoviglie, giocattoli,
pannolini, penne biro, oggetti di
ogni tipo. I prodotti sono totalmente biodegradabili, poiché il
Mater-Bi si trasforma in composto
organico in presenza di acqua e
anidride carbonica e quindi in
humus fertile per la terra, ricomponendone il ciclo naturale.
La prima sperimentazione di massa
del Mater-Bi risale al 2000, in occasione delle olimpiadi di Sydney,
IMQ NOTIZIE N. 90
ON LA AMO?
CA. IN UNA PARTITA ANCORA TUTTA DA GIOCARE
quando il comitato organizzatore
dei Giochi utilizzò per il catering di
atleti e pubblico solo piatti e contenitori realizzati con questo materiale. Da allora è cresciuto il
numero di oggetti realizzati con
questa particolare bioplastica. Ci
sono oggetti dedicati allo svago,
come le palline da golf che si sciolgono in acqua, oltre ad oggetti più
pratici e di uso comune come le posate, le retine per la frutta e naturalmente i sacchetti biodegradabili.
Sulle virtù taumaturgiche della bioplastica, però, non tutti concordano. Una recente inchiesta
commissionata dal quotidiano britannico Guardian ha posto qualche
dubbio sulla reale eco sostenibilità
della plastica biodegradabile. Lo
studio dimostrerebbe che la plastica
bio potrebbe aumentare il rischio di
emissione di gas serra nei siti di
stoccaggio, in considerazione delle
alte temperature di cui necessita
per decomporsi. Inoltre, soprattutto in Europa, le apparecchiature
per il suo riciclaggio non sono ancora molto diffuse. Non solo, ma le
bioplastiche contribuirebbero all’attuale crisi globale dei prezzi alimentari, perché occupano parte dei
terreni prima destinati alle colture
per il consumo umano di mais,
canna da zucchero, grano. La crisi
alimentare in diverse aree del pianeta ha inoltre messo in evidenza la
competizione tra bioplastica, biocarburanti e cibo.
Una soluzione che accontenti tutti,
insomma, sembra ancora non essere arrivata.
13
PRIMO PIANO: PLASTICA ED ECOLOGIA
SHOPPER
ADDIO!
(o arrivederci?)
SEGNATEVI QUESTA DATA: 31 DICEMBRE 2009. E’ IL GIORNO IN CUI
SCOMPARIRANNO PER SEMPRE I SACCHETTI DI PLASTICA. IL SOGNO
DEGLI AMBIENTALISTI, IL TERRORE DEI PRODUTTORI E, SOPRATTUTTO,
UNA LEGGE DELLO STATO CHE, RECEPENDO UNA DIRETTIVA COMUNITARIA NELLA FINANZIARIA 2007, HA FISSATO PER LA FINE DI QUEST’ANNO IL TERMINE ULTIMO DELLA “COMMERCIALIZZAZIONE DI
SACCHI NON BIODEGRADABILI PER L’ASPORTO DI MERCI”.
14
IMQ NOTIZIE N. 90
Sarà vero? La norma è in vigore, ma perché sia efficace è necessario un decreto
attuativo, quello che stabilisce, ad
esempio, le sanzioni per chi non la rispetta. Del decreto, finora, non c’è
traccia e sul provvedimento aleggia
aria di rinvio. In attesa di capirne di
più, c’è da dire però che il mercato
non se ne sta con le mani in mano.
Quasi tutte le catene di supermercati, negli ultimi mesi, sono corse ai
ripari per non farsi trovare impreparate al momento clou. L'Unicoop di Firenze, prima tra le
catene di grande distribuzione europee, li ha eliminati da tutti i suoi
punti vendita anticipando leggi
italiane e direttive Ue. I francesi di
Auchan, dopo un primo esperimento nel bergamasco, sono diventati “market shopper-free” e
tutti i cinquanta negozi del circuito italiano offrono ai clienti la
scelta fra il sacchetto in mater-bi
(la pellicola biodegradabile che si
ricava dal mais, dall'olio di girasole, dalla patata o dagli scarti di
pomodoro), quello di carta o i
contenitori riutilizzabili di plastica
o cartone. Altre catene della
grande distribuzione sono in attesa degli eventi, ma Crai, Esselunga, Despar, Carrefour e
Conad offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shop-
per di plastica, sapendo che intervenire
sulle abitudini consolidate dei consumatori non è mai facile.
Inquinano, è vero. Però anche gli ambientalisti più radicali ammettono che i
sacchetti di plastica sono una delle invenzioni che maggiormente hanno cambiato la nostra vita. Il merito va a Walter
Deubner, droghiere di St. Paul, nel Minnesota, che lo sperimentò nel 1912, allora in versione cartacea. Oggi, con un
colpo di fustella e uno di termofusione,
da un tubo di polietilene (derivato del petrolio) nasce un capolavoro di ingegneria
moderna, il prodotto di consumo fabbricato nel maggior numero di pezzi dalla
rivoluzione industriale in poi. Nel mondo
si producono dai 500 a 1.000 miliardi
di buste di plastica l'anno. In Italia se
ne producono 260 mila tonnellate,
con un consumo mensile di circa 2 miliardi, ovvero 400 sacchetti a testa in
un anno, un quarto del totale degli
shopper in plastica di tutta l'Unione Europea, che ne usa 100 miliardi l'anno. Per
fabbricarli consumiamo petrolio come
160 mila automobili, il traffico di una
città. I sacchetti di plastica per la spesa finora sono stati fatti soprattutto in polietilene e per produrli si usano energia e
altri elementi chimici. Sono prodotti riciclabili, ma ciò avviene per poco meno del
30% degli shopper, per smaltire il resto
emettiamo in atmosfera 200 mila ton-
nellate di anidride carbonica.
In genere, il loro utilizzo ultimo è quello di
contenitori per altri rifiuti e finiscono
smaltiti negli inceneritori o, peggio, dispersi nell'ambiente. Nei campi, in
mare, sulle coste si degradano in 1020 anni e si dissolvono completamente in circa 200 anni. Con questi
tempi lunghissimi rischiano di entrare
nella catena alimentare con un carico terribile per gli ecosistemi, soprattutto quello
marino. Ridurre l'utilizzo di sacchetti di
plastica per la spesa è divenuto dunque
un obbiettivo primario a livello globale. A
partire dal 2002 molti paesi hanno preso
iniziative in tal senso. Perfino in Cina dove per descrivere il fenomeno dei sacchetti di polietilene che inondano le
strade è stato coniato il termine di 'inquinamento bianco' - sono stati messi al
bando quelli più sottili e ne è stata vietata
la distribuzione gratuita nei supermercati.
La Cina, per produrre il suo fabbisogno di
shopper tradizionali (300 miliardi l'anno),
raffina annualmente 5 milioni di tonnellate di greggio (37 milioni di barili circa),
gli Usa, per lo stesso scopo, utilizzano 12
milioni di barili di petrolio per fare 100 miliardi di buste.
Per quanto ci riguarda, in attesa di conforme o di smentite sul futuro dei sacchetti di plastica, mettiamone via uno di
ricordo. Si sa mai che un giorno possa diventare un pezzo di modernariato.
A SUON DI SACCHETTATE
Ricordate la eco-borsa “I’m not a plastic bag” della designer Anya Hindmarch che aveva fatto impazzire le modaiole di tutte il mondo? Stupito dall’incomprensibile successo di una banale borsa in
cotone dal design minimale, il sito inglese di HolyMoly rispose lanciando una borsa anti-Hindmarch
ovvero la “I AM a plastic bag”. Risultato? Vendite esaurite anche per questo shopper. Il che dimostra
come il numero di donne attente all’ecologia sia pari al numero di quelle che non se ne preoccupano. Oppure come la moda, in molti casi, possa molto di più dell’attenzione per l’ambiente.
15
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI A SETTE STELLE
DORMIR
SOGNA
MEGLIO
SE A 7 STELLE
A MILANO IL PRIMO LUXURY HOTEL A SETTE ST
16
IMQ NOTIZIE N. 90
RE,
ARE,
E
TELLE ITALIANO
Albergo è riduttivo, hotel un po’
provinciale. A sentire l’artefice del
progetto Alessandro Rosso si dovrebbe andare un po’ sul filosofico
e pensarlo come una base da cui vivere al meglio la città. Comunque
lo si voglia definire, il Town House
Galleria di Milano, inaugurato nel
2007, è il primo “luxury hotel”
(come suona bene) a sette stelle
della catena Town House e il primo
in Europa. Progettato da Ettore
Mocchetti nel cuore di Milano, il
Town House Galleria è dotato di
pochi appartamenti da sogno arredati dai migliori designer del
mondo. Più che a rilassarsi, è un
luogo deputato a trasformare i
sogni in realtà facendo il minimo
sforzo possibile. Maggiordomo personale, Bentley con autista a disposizione, fiori freschi, i cibi dei più
grandi chef adattati ai gusti personali degli ospiti, musica soffusa.
Nella casa del lusso ogni ospite è seguito da un maggiordomo personale, poliglotta e a completa
disposizione del suo cliente, un autentico personal assistant in grado
di prenotare i migliori ristoranti, di
organizzare un evento importante
o l’immancabile shopping esclusivo
nel quadrilatero della moda.
Insomma, qui non è (solo) una questione di lusso da riviste patinate.
Quel che pare affermarsi come tendenza di una clientela di altissimo
profilo è un nuovo modello di ospitalità ben diversa da quella alberghiera tradizionale, più vicina al
progetto in cui la “casa lontano da
casa” diventa espressione concreta.
Il Town House Galleria si trova in
Galleria Vittorio Emanuele II, monumento nazionale che collega
Piazza Duomo con Piazza della
Scala, il più prestigioso Teatro dell’Opera italiano. L’entrata, privata e
limitata ai soli ospiti, è situata in via
Silvio Pellico e quasi tutte le suites
si affacciano direttamente sulla Galleria riuscendo a dare una visione
unica della cupola e di questo gioiello di architettura di fine Ottocento. Diversi affreschi originali
sono stati rinvenuti in alcune suites,
risalenti a fine ‘800. L’Hotel è stato
infatti rinnovato rispettando l’atmosfera e le preziose decorazioni
dell’epoca, sotto il diretto controllo
dell’Istituto per le Belle Arti. Le suites sono tutte diverse, allestite in
modo personale ed elegante e dedicate ad un musicista diverso.
L’idea del “sette stelle” nasce
anche perché le tradizionali “cinque” sembrano non più in grado
di soddisfare la nuova richiesta di
lusso, che diversamente dal passato, non si caratterizza soprattutto per il costo sfrenato, ma per
la cura dei più piccoli dettagli, per
l’unicità del servizio offerto, per la
possibilità di assistere il cliente 24
ore al giorno. Luoghi, dunque, che
a differenza degli alberghi tradizionali non puntano a stimolare la
parte razionale del cervello, ma a
sollecitare quella emotiva. Per
questo gli ospiti del Town House,
pur accuditi minuziosamente, difficilmente si sentiranno “prigionieri” della suite. E lo scambio, la
partecipazione e l’incontro si alimentano anche attraverso scelte
originali e controtendenza, come
la colazione in cui gli ospiti siedono a un unico tavolo, un po’
come a casa, per fare amicizia a
due passi dal Duomo.
17
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI A SETTE STELLE
CRISI, MA QUALE CRISI?
Intervista ad Alessandro Rosso,
l’uomo del Sette Stelle
LUI È DI CERTO UNO TRA I MANAGER
ITALIANI PIÙ VISIONARI. TALENTO E
FORTUNA A PARTE, NON È FACILE DIVENTARLO QUANDO TUO PADRE È IL
FONDATORE DI UNO DEI PIÙ NOTI
TOUR OPERATOR DEL MONDO, LA
FRANCOROSSO. ALESSANDRO ROSSO
OGGI È A CAPO DI MICE (MEETING, INCENTIVE, CONGRESS E EVENT), UN GRUPPO ITALIANO
LEADER NEL MONDO, CHE NASCE DA UN’IDEA SEMPLICE: UNIRE LE MIGLIORI SOCIETÀ SPECIALIZZATE IN
QUESTI SETTORI, INTORNO AD UN’UNITÀ DI PRODUZIONE CENTRALIZZATA. CON LUI PARLIAMO DEL
TOWN HOUSE GALLERIA DI MILANO, LA PRIMA
STRUTTURA RICETTIVA A SETTE STELLE IN ITALIA.
o acquistare regali unici. Ma il servizio che Seven
Stars offre non finisce certo qua. A disposizione degli
ospiti ci sono anche valet parking e servizio auto di
lusso con delle Bentley per essere accompagnati all’aeroporto o agli appuntamenti in città, anche nei
palchi riservati nei migliori teatri, o nelle Spa e nelle
palestre più trendy che sono convenzionate con
l’hotel. Anche al ristorante il menu è “tailor made”:
grazie alla sua conoscenza dell’ayurveda, lo chef Giacomo Gaspari pone a ogni ospite delle domande che
lo aiuteranno a individuare gli ingredienti, i sapori e
i piatti più adatti ad ogni ospite
Intanto cominciamo col dire quanto è costato.
L’investimento per la ristrutturazione dei locali, la
mano d’opera e tutti gli arredi è stato calcolato in 10
milioni di euro sulla base di un progetto gestionale
di 10 anni.
E’ d’obbligo chiedersi come vanno gli affari in tempi
di crisi.
La congiuntura di crisi internazionale non ha influito
in nessun modo sull’attività del Seven Stars. Alcuni
ospiti hanno magari volato in economy e non in business, ma hanno comunque scelto un servizio con i
guanti bianchi nel cuore di Milano.
Quali sono i servizi più lussuosi e particolari di un
hotel a sette stelle?
Il Seven Stars non è solo un albergo, ma anche un
modo di vivere la città. In Galleria Vittorio Emanuele
II i nostri ospiti possono dedicarsi agli acquisti, andare a cena o sorseggiare un caffè, potendo affidare
le compere al maggiordomo. Quando gli ospiti entrano nell’ascensore privato che da via Pellico li conduce alla reception vengono “accuditi” e coccolati,
con un trattamento personalizzato. E, grazie ai dati
inseriti e alle preferenze indicate per ogni momento,
sapranno ottenere tutto quello che preferiscono: dal
tipo di lenzuola al modello di guanciale, dalla taglia
della biancheria da bagno alla cucina preferita. Ogni
ospite ha a disposizione un maggiordomo personale,
che parla la sua lingua, e che sovrintende a ogni sua
necessità, rivelandosi un efficiente personal assistant.
Di cosa si occupa il maggiordomo personale?
Di prenotare i migliori ristoranti o di organizzare un
evento importante, di procurarsi i biglietti per musei
e spettacoli, di organizzare lo shopping più esclusivo
Qual è il profilo del vostro ospite-tipo?
Il target è composto da donne e uomini d'affari esigenti e di classe, persone che cercano il top del lusso
e amano il servizio personalizzato fatto dai nostri
maggiordomi.
Un regalo pazzesco per chiederle la mano: una notte
nella vostra suite più bella. Quanto costerebbe questa follia al nostro innamorato pazzo?
Circa 15 mila euro.
L’IMPATTO DELLA CRISI
Nel 2008 gli alberghi italiani hanno registrato 246,5 milioni di
presenze con una perdita del 3,1% rispetto al 2007. A diminuire di più sono stati i pernottamenti degli stranieri (- 5,8%,)
passando a 106,5 milioni dai 113 milioni del 2007, mentre
quelli degli italiani sono diminuiti dello 0,9%, passando dai
141,3 milioni del 2007 a 140 milioni. Nel dettaglio, in tutto il
2008 sono stati persi 7,8 milioni di pernottamenti alberghieri e
la tendenza non è cambiata nei primi mesi del 2009. A farne
le spese anche l'occupazione, che nel settore ha mostrato
un calo del 4,5%.
(Fonte: Federalberghi)
18
IMQ NOTIZIE N. 90
SICUREZZA
DI LUSSO
LA PRIMA
BORSA
DEL VINO
Misure di sicurezza e privacy per tutti i suoi
E’ la novità di primavera del “sette stelle”
ospiti, controlli rigidi e segretezza per chi
di Milano: la Prima Borsa del Vino, un luogo
varca le sue porte. La filosofia del Town House
in cui qualsiasi appassionato può acquistare,
Galleria è quella di una casa privata: si entra
selezionare, ordinare e trovare le bottiglie
solo se invitati o se si è ospiti. Tutti i portieri
di vino più prestigiose del mondo. Dove tro-
del luxury hotel milanese hanno seguito un
vare, del resto, l’unico esemplare di Dom Pe-
corso di sicurezza per prevenire ogni pericolo,
rignon Rosè Guitar Case, disegnata da Karl
tutti gli ingressi sono protetti da un codice
Lagerfeld, interamente realizzata a mano in
personale e si riesce a monitorare chiunque
pelle di pesce persico, con inserti in pelle di
transiti in ogni ambiente. Town House Galle-
agnello? Nello specifico parliamo di tre
ria garantisce quindi a tutti i suoi ospiti la
Dom Pérignon Rosé vintage 1996, due Dom
stessa sicurezza a cui sono abituati diploma-
Pérignon Rosé vintage 1986, un Dom Péri-
tici, imprenditori e stars. Ogni ospite di questa
gnon Rosé vintage 1966 e tre flutes Dom Pé-
Casa nel cuore di Milano gode di quei privi-
rignon. Il tutto alla modica cifra di 100 mila
legi dedicati e noti ad oggi solo per grandi
euro. Il selezionatore dei vini è Anthony
personaggi o per sceicchi e nobel.
Chicheportiche.
19
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI E AMBIENTE
VERDE
REALIZZATI SEGUENDO I PRINCIPI
DELLA BIOEDILIZIA E INSERITI IN UN
CICLO VIRTUOSO DI REGOLE ECOLOGICHE, GLI ECO-ALBERGHI SONO UN
FENOMENO DI NICCHIA, MA IN CONTINUA ESPANSIONE E BEN RAPPRESENTANO LA NUOVA FRONTIERA DEL
TURISMO RESPONSABILE
20
IMQ NOTIZIE N. 90
INN
Decidere in quale albergo alloggiare
basandosi sul calcolo delle emissioni
prodotte per raggiungere l'hotel,
oppure privilegiare un albergo al
posto di un altro perché, al posto
degli ascensori, ci sono scale concepite come un percorso fitness e una
palestra dove i clienti producono
energia per l’albergo. O, ancora, preferire l’hotel nel quale è prevista una
green fidelity card che premia il
cliente virtuoso per il basso livello di
emissioni di carbonio del suo soggiorno, con conseguente sconto sulla
tariffa della camera, che offre menù
a “chilometri zero”, che possiede un
orto pensile con la produzione indoor, utilizza lavasecco a CO2 per lavare più bianco sfruttando l’anidride
carbonica dell’aria, e che offre caffè
bio-equosolidale, tostato con l’energia solare. Un sogno? Tutt’altro.
Stando a vedere i progetti in corso
nell’ambito dell’ospitalità a impatto
zero, ben presto tutto questo sarà infatti possibile.
Quella degli eco-alberghi è una sperimentazione che arriva da lontano
e che sta progressivamente diffondendosi in tutto il mondo.
In un sondaggio realizzato da
Ernst&Young sul tasso di eco-sostenibilità degli hotel in otto parti del
mondo, la capofila di questo trend
sembra essere l'Asia, con la Cina che
ha in programma di costruire oltre
10 mila alberghi verdi entro il 2010.
Niente male neppure la situazione
in Italia dove gli eco-alberghi recensiti da Legambiente Turismo sono
363, distribuiti in 15 regioni. Una
rete che, nel 2008, ha conquistato
circa 5 milioni e 500 mila persone.
Del resto, con il suo straordinario
patrimonio naturale, non dovrebbe
sorprenderci che l'Italia sia all'avanguardia in un mercato sensibile all’ambiente e con interessanti
potenzialità. Addirittura, secondo
uno studio dell'Università Iulm di
Milano, il Belpaese sarebbe il primo
Stato europeo per numero di strutture ricettive eco-sostenibili, detenendo il 47% delle certificazioni
Ecolabel in Europa. Un successo
forse dovuto anche alla massiccia
campagna di sensibilizzazione dell’Ecolabel che, lo ricordiamo, si
tratta di un marchio europeo di
qualità ecologica, istituito dall’Unione Europea per premiare i
prodotti o i servizi migliori dal
punto di vista ambientale.
QUELLI CHE
VIAGGIANO
ECO-SOSTENIBILE
(DATI RICERCA TRIPADVISOR,
COMMUNITY DI EXPEDIA)
L’11% DEI VIAGGIATORI INTERVISTATI HA
GIÀ PRESO PARTE A VACANZE VERDI.
IL 25%
STA PRENDENDO IN CONSIDERA-
ZIONE QUESTA POSSIBILITÀ.
IL 76%
PENSA CHE I FATTORI LEGATI AL-
L'ECO-SOSTENIBILITÀ DEI VIAGGI POSSANO
FARE LA DIFFERENZA NELLA SCELTA DELLA
VACANZA.
IL 38% HA SPIEGATO DI AVER SCELTO UN
HOTEL RISPETTOSO DELL'AMBIENTE, AD
ESEMPIO PER IL RISPARMIO ENERGETICO E
L'USO DI CARTA RICICLATA.
PERCENTUALI
CHE TESTIMONIANO UNA
MAGGIORE SENSIBILITÀ PER UN TURISMO
RESPONSABILE, MA CHE SI SCONTRANO CON
Una bella notizia che entra però in
contraddizione con un altro dato secondo il quale il 72% degli italiani
non avrebbe mai sentito parlare di
turismo eco-sostenibile e il 52% non
saprebbe nemmeno cosa si intende
con questa espressione. Una contraddizione che, se da un lato raffredda qualche facile entusiasmo,
dall'altro dimostra che c'è ancora
molto da lavorare per trasformare il
turismo verde da una tendenza di
nicchia a un'abitudine vera e propria. Ma gli esperti non hanno
dubbi: buone regole come il risparmio energetico e idrico, la riduzione
dei rifiuti prodotti e la gestione
della raccolta differenziata, la promozione del trasporto sostenibile, la
proposta di cibi sani e prodotti tipici
locali insieme alla promozione del
territorio e dei suoi beni ambientali
e culturali saranno le chiavi di successo del turismo di massa del XXI
secolo. Speriamo.
UNA REALTÀ NELLA QUALE L'ATTENZIONE
ALLE TEMATICHE AMBIENTALI NON È ANCORA CONSIDERATA UN ELEMENTO DI ATTRAZIONE PER LA MAGGIOR PARTE DEI
TURISTI ITALIANI,
“EDUCATI”
PIÙ ALLA RI-
CERCA DEI COMFORT E DELLA BUONA CUCINA E, A DIFFERENZA DI QUANTO SUCCEDE
NEI PAESI NORDEUROPEI, CON UNA CULTURA DEL TERRITORIO E DI RISPETTO PER LA
NATURA UN PO’ MENO RADICATA.
PER CHI VOLESSE
PRENOTARE “ECO”:
WWW.ECOWORLDHOTEL.COM
21
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI EXTRA-ORDINARI
CHI DORME
PUO’ ANCHE
PIGLIARE PESCI
PERCHÉ SE A DORMIRE SARETE IN
UNO DI QUEGLI ALBERGHI SOTTOMARINI, BEH, ALLORA LA COSA POTREBBE ANCHE ACCADERE. E SENZA
NEPPURE DOVER ENTRARE IN UNA
FAVOLA PER ESSERE CERTI CHE
TUTTO CIÒ È POSSIBILE
22
Per noi, ai quali sembravano già curiosi gli alberghi
di importazione americana, quelli con le camere a
tema, con la stanza arredata come una nave, un aeroplano o come se si fosse in una giungla, immaginate quale sia stata la sorpresa nell’entrare,
virtualmente, prima in un albergo di ghiaccio, poi in
uno di sabbia e dopo ancora in uno appeso su un albero. E più siamo andati avanti con le ricerche, più
abbiamo avuto accesso ad architetture fantastiche.
Laddove il termine fantastico va inteso non come
fiabesco, ma come prodotto concreto della più genuina e impensabile fantasia creativa. Leggete e poi
vedrete. Con un particolare interessante, perché vi
accorgerete che il palmarès degli alberghi più creativi va agli svedesi. Lo avreste mai pensato?
IMQ NOTIZIE N. 90
Dog Bark Park Inn
Cottonwood, Idaho, USA
Langholmen Hotel
Langholmen, Svezia
Chissà se il cavallo di Troia, una volta
terminato il suo dovere, venne poi
trasformato in una divertente locanda di legno. Perché se cosi fosse,
oggi avrebbe potuto fare concorrenza a questo imprevedibile brachetto in legno adibito a bed and
breakfast.
Sconsigliato a chi non ama le sbarre.
Perché questo albergo è stato ricavato dall’edificio di una prigione di
Stato costruita agli inizi dell’800. Non
preoccupatevi, di galeotti non dovrebbe esserci più traccia visto che ufficialmente le sbarre sono state aperte
dal 1989.
Hotel de Glace
Quebec, Canada
Woodpecker Hotel
Vasteras, Svezia
http://www.hoteldeglacecanada.com/
Volete mettere quali risparmi su costi
di manutenzione? Ogni anno, finita
la stagione, invece di chiudere per le
pulizie, si butta giù tutto e l’anno successivo si ricostruisce ex novo. In
fondo ci vogliono solo 5 settimane
per costruirlo, 500 tonnellate di
ghiaccio, 15.000 di neve e dentro
non fa poi così freddo, visto che la
temperatura varia dai 4 ai 9 °C.
Se vi chiederanno se siete appena
scesi dall’albero la risposta, nel caso di
questo albergo, dovrà essere sì. Perché il Woodpecker hotel è una casa di
legno posta a ben 13 metri di altezza,
su un albero in un parco pubblico, alla
quale si accede soltanto tramite una
scala di corda. La fatica per accedervi
vale la pena, data la vista mozzafiato
che si gode da quell’altezza.
Jules' Undersea Lodge
Key Largo Florida, USA
Un altro albergo con nessun costo di
manutenzione. Ma se piove la vacanza è rovinata, perché tutta la struttura è di sabbia. Per costruirlo ci sono
volute mille tonnellate di materia
prima, 4 sand artist che hanno lavorato sulla spiaggia 14 ore al giorno
per 7 giorni. Piccolo particolare: il
tetto non c’è, romanticamente si
dorme sotto le stelle.
http://www.jul.com/
Vietato l’accesso a chi non ha il brevetto da sub e non è dotato di maschere e di pinne. Perché l’ingresso e
le camere di questo albergo sottomarino sono a 9 metri sotto il livello
dell’acqua, laddove prima era ospitato un laboratorio di ricerche sottomarine.
Utter Inn,
Lake Mälaren, Svezia
Sand Hotel
Dorset, Inghilterra
Hotel De Vrouwe
van Stavoren
Stavoren, Olanda
Per chi il brevetto di sub non l’ha, ma
vuole lo stesso dormire qualche lega
sotto i mari o i laghi, potrà andare all’Utter Inn, un albergo immerso in un
lago svedese, al quale si ha accesso
passando dalla tipica casetta rossa di
legno che porta in una camera stagna, fissata alla parte inferiore di una
piattaforma galleggiante.
Un po’ normale e un po’ no. Perché
accanto alle classiche camere, in questo albergo è possibile dormire in una
delle quattro originali botti svizzere da
15.000 litri, trasformate in confortevoli e accoglienti stanze d'albergo
connotate da comodissimi interni,
ciascuna dotata di quattro oblò.
Sconsigliato agli astemi.
Sala Silvermine
Västmanland, Svezia
Hotel Costa Verde
Costa Rica, USA
E per chi soffre il mare, e preferisce
stare a terra, anzi, un po’ sotto, ecco
l’albergo realizzato in una vecchia miniera d’argento. Le camere sono a
155 metri sotto il suolo, le più profonde del mondo, e per arrivarci occorre attraversare cunicoli, laghetti e
piccole grotte. Un albergo decisamente cool, se non altro per l’arietta
bella frizzante che si respira.
Sembra un aereo schiantato nella
giungla, ma per fortuna non lo è. Si
tratta invece di un vecchio Boeing
727 andato in pensione e trasformato in un hotel di lusso collocato tra
le cime degli alberi del Parco Nazionale Manuel Antonio.
Per scoprire gli alberghi più pazzi del
mondo:
www.unusualhotelsoftheworld.com
23
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI DIETRO LE QUINTE
UN MECCANI
DI GRANDE
PRECISIONE
DAL DIRETTORE AL RESPONSABILE SICUREZZA,
ECCO TUTTE LE FIGURE PROFESSIONALI DELLA
BUONA OSPITALITÀ RACCONTATECI DA GABRIELE
SELCI, DIRETTORE DEL ROSE GARDEN PALACE
24
IMQ NOTIZIE N. 90
SMO
Hotel, locande o resort extralusso: qualunque sia la tipologia prescelta, un albergo funziona come un complesso
meccanismo di precisione. Dal servire le
colazioni alle sette del mattino al garantire la perfetta efficienza dei più sofisticati sistemi di sicurezza, il gruppo si
muove come un sol uomo e con un
unico obiettivo: assicurare una gradevole
permanenza agli ospiti, scommettendo
sul più straordinario veicolo pubblicitario
che la storia dell'umanità conosca, il passaparola. Ne è convinto Gabriele Selci, direttore del Rose Garden Palace, moderno
ed elegante quattro stelle di Roma, zona
via Veneto, il salotto buono della città
eterna. Dirige una struttura che conta 65
camere, 130 posti letto, due sale congressi, un ristorante e un giardino
esterno gestiti da uno staff di una quarantina di persone. E' lui ad accompagnarci in giro a curiosare nel back office
di un hotel, per scoprire che dietro l'atmosfera ovattata che accoglie i clienti, si
muove una squadra affiatata ed efficiente. Ma chi sono le figure che fanno
vivere un albergo? Al vertice della piramide c'è il direttore, naturalmente. “Un
ruolo che è molto cambiato negli anni.
Da una parte bisogna supervisionare
tutte le funzioni operative, risolvere i
mille piccoli problemi di ogni giorno. Dall'altra però non bisogna mai trascurare il
rapporto con il pubblico: al direttore è richiesto di essere un manager, di trovare
i clienti e assicurare che una volta in hotel
stiano il meglio possibile. Ma dobbiamo
trovare tempi e modi per un aspetto fon-
damentale: conoscere i nostri ospiti, parlare con loro, saper sorridere”. Non facile, in effetti, quando il ritmo non lascia
tregua e allora “è importante poter contare su una squadra di collaboratori affidabili”. In gergo si chiamano capiservizio,
e rispondono al direttore. Cominciamo
con la Governante, responsabile della
pulizia, del guardaroba e della lavanderia, della pulizia delle camere e delle sale
comuni. Lo dice anche il nome: ha un po'
il controllo su tutto quanto avviene in albergo, le stanze da preparare e quelle da
sistemare, sovraintende al lavoro delle
cameriere. E se la vita in albergo non si
ferma mai, è pur vero che, almeno per
gli ospiti, la giornata inizia con la colazione del mattino. Ad assicurare che
tutto sia a posto è il responsabile della
caffetteria, che fa capo allo chef, così
come gli aiuto-cuochi e gli addetti al lavaggio delle stoviglie. A stretto contatto
con loro lavora il maître, responsabile del
personale di sala e dei camerieri. Per
completare la carrellata dei volti che resteranno impressi nella memoria dei
clienti c'è il Front office manager, responsabile del banco informazioni e dell'accoglienza, colui che ha sostituito la
romantica figura del portiere d'albergo.
Più che ricevere direttamente gli ospiti, il
Front office manager si occupa di coordinare turni e attività del personale dietro
il banco e interagisce strettamente con il
responsabile delle prenotazioni. Qui
siamo già dietro le quinte: si tratta di una
persona incaricata di gestire l'agenda
degli arrivi. Prenotazioni e disdette av-
25
STORIE DI QUALITA’: ALBERGHI DIETRO LE QUINTE
vengono “ormai quasi del tutto via email”, sottolinea il direttore Selci. Un
volto che difficilmente i clienti di un albergo riconosceranno è quello del responsabile amministrativo, figura
chiave dell'architettura logistica di un
hotel. E' lui che si occupa dei conti,
degli acquisti, del controllo e dello stoccaggio merci, della contabilità dei clienti
e della gestione del personale. E a lui fa
capo anche il responsabile della manutenzione, un tecnico con una serie di
competenze trasversali (elettriche e
idrauliche su tutte) in grado di risolvere
i piccoli inconvenienti quotidiani e di
coordinare gli interventi di manutenzione o di riparazione generalmente affidati a ditte esterne specializzate.
26
OSPITALITA’
A REGOLA D’ARTE
Il compito di garantire la sicurezza dei lavoratori e del pubblico è forse
la più grande responsabilità nel settore alberghiero, non solo nell’applicazione delle normative ma anche nella loro diretta gestione. Per migliorare la sicurezza, diminuire la possibilità di infortuni e incidenti,
aumentando nel contempo la probabilità di risolvere favorevolmente
ogni situazione di emergenza, sono necessarie azioni preventive ed organizzative adeguate che includono un’attenta analisi dei rischi, una
competente progettazione degli impianti, un’affidabile installazione e
una continua manutenzione di sistemi integrati, un’esperta formazione
del personale addetto ai lavori. Impianti anti-incendio, sistemi di allarme,
materiali ignifughi, controllo qualità di cibi e bevande, manutenzioni ordinarie e straordinarie, esercitazioni ed evacuazioni del personale. Gli alberghi non sono fabbriche, si dice. Eppure la sicurezza rappresenta un
dovere reso vincolante dal Testo Unico sulla Sicurezza, con obblighi e disposizioni che riguardano sia i datori di lavoro che i dipendenti. Un problema non da poco, se è vero che quasi il 15% degli oltre 33 mila
alberghi italiani si trovano in aree storiche o in edifici antichi, tali da rendere estremamente complessa la realizzazione di interventi strutturali
volti alla messa in sicurezza della struttura. Le aziende alberghiere sono
tenute ad annotare in un apposito registro tutti gli interventi ed i controlli che vengono effettuati al fine di mantenere in efficienza gli impianti elettrici, di illuminazione, di sicurezza, i presidi antincendio, nonché
le date e le modalità delle riunioni di addestramento e delle esercitazioni
di evacuazione effettuate. Il “registro dei controlli” deve essere mantenuto costantemente aggiornato e disponibile per eventuali controlli da
parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco.
IMQ NOTIZIE N. 90
CON UNA SICUREZZA IN PIÙ
Per avere la certezza di operare in un ambiente conforme ai requisiti di legge, sano e sicuro anche per
i dipendenti, i collaboratori e gli ospiti dell’albergo, IMQ offre ai responsabili salute e sicurezza delle
strutture alberghiere un servizio per l’individuazione di tutte le normative vigenti in tema di sicurezza
e per l’identificazione di eventuali criticità e modalità di intervento sulle strutture e sugli gli impianti.
27
PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
“LED IT
E pensare che fino a poco tempo fa
erano relegati a ruoli secondari, utilizzati
per lo più come elementi di segnalazione
in centraline e quadri di comando o per
prodotti consumer come stereo e televisori. Oggi invece il loro successo è innegabile. Grazie anzitutto ai passi fatti dal
punto di vista tecnico, che ne hanno corretto i limiti originari, e grazie ai numerosi
vantaggi offerti in termini di risparmio nei
consumi e nei costi di manutenzione, di
affidabilità e resa cromatica (anche a
temperature inferiori a 20°C), di resistenza ad urti e vibrazioni, di rispetto dell’ambiente dato dall’assenza, nella loro
composizione, di metalli pesanti come il
mercurio.
Certo l’imminente pensionamento delle
vecchie lampadine incandescenti ha
forse contribuito ad accelerare il loro successo e molti non se ne sono ancora fatti
una ragione. Ma si sa, come tutti i cambiamenti, anche il passaggio a una maggiore diffusione dei LED per un po’ creerà
qualche problema di adattamento.
Per saperne di più, per vedere come
associazioni di categoria, produttori,
pubblica amministrazione ed architetti stanno vivendo l’”era LED”,
siamo andati a intervistarli.
28
IMQ NOTIZIE N. 90
BE…”
LED: ISTRUZIONI PER
L’USO
La tecnologia LED (Light Emitting Diode - Diode ad emissione luminosa) sfrutta la proprietà di elettroluminescenza di alcuni elementi semiconduttori in grado di emettere luce sotto l’effetto di un campo elettrico. Il meccanismo si basa sulla ricombinazione di elettroni e lacune (uno dei due portatori di carica che contribuiscono al
passaggio di corrente elettrica nei semiconduttori) in un materiale semiconduttore opportunamente “drogato”
e sottoposto all’azione di un campo elettrico. Gli elettroni eccitati dalla corrente rilasciano così energia sotto forma
di fotoni, ovvero luce. Il grande vantaggio dell’elettroluminescenza sta nella conversione diretta di energia elettrica in luce, senza ricorrere a
stadi intermedi come avviene, ad esempio nell’incandescenza dove la luce
rappresenta il terzo stadio
del processo, uno “scarto di
produzione” nella generazione del calore all’interno di
una resistenza.
Maggiore efficienza, quindi,
rispetto ai sistemi di illuminazione classica, ma anche
assenza di calore e facilità di
miniaturizzazione che permettono la semplice e sicura
integrazione in qualsiasi apparecchio o ambiente.
29
PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
Il punto di vista delle Associazioni di produttori: ASSIL e ASSOLUCE
HO
VISTO
COSE
CHE
ASSIL
INTERVISTA A PATRIZIA DI SANO,
PRESIDENTE
FORSE NON SARANNO ANCORA
PERFETTI, FORSE C’È ANCORA
MOLTA
STRADA
DA
FARE,
FORSE LA SOLUZIONE CHE OFFRONO AGLI APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE È ANCORA PER
CERTI VERSI LIMITANTE. MA È
INDUBBIO CHE I LED FARANNO
PARTE DEL FUTURO DELL’ILLUMINAZIONE. MAGARI NON IN
SOLITARIO, MA AFFIANCATI DA
ALTRE APPLICAZIONI. E CON
FORME E FUNZIONI CHE OGGI
FAREMMO FATICA ANCHE SOLO
A IMMAGINARE.
30
LED: UNA CONVERSIONE INDISPENSABILE O UNA STRADA
POSSIBILE?
L’evoluzione della tecnologia
LED procede a ritmi esponenziali. Se nei primi anni 2000 i LED
emettevano
circa
16-20
lumen/watt (efficienza luminosa=quantità di luce emessa/consumo), nel 2008 è stato
possibile raggiungere i 100
lumen/watt. I produttori di LED,
ad oggi, stimano che nei prossimi anni potrebbero esserci notevoli innovazioni tecnologiche
in grado di consentire il raggiungimento di ulteriori importanti
traguardi. Per molte applicazioni, i LED attualmente costituiscono una valida alternativa alle
sorgenti luminose tradizionali
come, ad esempio, per il settore
dell’illuminazione decorativa.
Nell’illuminazione delle facciate
di edifici, di ponti, di opere artistiche, luoghi di incontro e locali
di accoglienza, dove è necessario
coniugare luci in grado di creare
giochi cromatici e dimensioni di
ingombro ridotte, la tecnologia
LED ha trovato forte impiego.
Per altre tipologie di applicazioni, i LED non sono ancora in
grado di raggiungere adeguati
livelli di affidabilità e competitività in termini di prezzo .
Non bisogna, tuttavia, dimenticare che l’evoluzione tecnologica
procede anche in altre direzioni
e che quindi, in futuro, altre tecnologie potrebbero affiancare i
LED in molte applicazioni. Per
ora, dunque, è importante che la
ricerca sui LED continui intensamente, nella speranza che si
possa arrivare a forme di generazione della luce che garantiscono altissime efficienze e
massima qualità di illuminazione
congiuntamente al risparmio
energetico.
IL PUNTO DI VISTA DEI PRODUTTORI: PIÙ DIFFICOLTÀ O PIÙ BENEFICI?
Come tutte le tecnologie in rapida evoluzione e non ancora
consolidate, anche la tecnologia
LED attualmente porta non
pochi problemi ai costruttori che
cercano di applicarla ai propri
prodotti. Ad oggi, non tutta la
normativa tecnica sui LED è stata
predisposta dagli enti normatori
internazionali ed europei. Se da
un punto di vista della sicurezza
tutti gli aspetti normativi sono
stati considerati e normalizzati,
resta ancora lungo il cammino
verso una normalizzazione e corretta valutazione delle prestazioni di questi prodotti.
Attualmente, sono in fase di
pubblicazione norme relative ai
prodotti utilizzanti tecnologia
LED. Tali norme tengono in considerazione gli aspetti di sicurezza elettrica, meccanica,
termica e di radiazione ottica. In
particolare, quest’ultimo problema ha richiesto numerose
IMQ NOTIZIE N. 90
ASSOLUCE
INTERVISTA A PIERO GANDINI,
PRESIDENTE
nuove considerazioni rispetto alle
tradizionali sorgenti luminose.
Tuttavia, i produttori di apparecchi sono consapevoli che i LED offrono ancora grandi margini di
miglioramento e stanno investendo molte risorse in ricerca per
sviluppare soluzioni pratiche ai
numerosi problemi posti da questa tecnologia.
QUALE EVOLUZIONE FUTURA È
IPOTIZZABILE?
Come già detto, l’elevato tasso di
sviluppo tecnologico rende difficile fare previsioni sugli utilizzi futuri dei LED. Le applicazioni,
infatti, dipenderanno dalle rese
luminose raggiungibili, dalla qualità della luce emessa, dall’affidabilità dei prodotti e dalla
possibilità di risolvere determinati
problemi che, a tutt’oggi, ne limitano le applicazioni. Non sono, infatti, trascurabili i limiti legati ai
maggiori costi di produzione connessi alla componentistica, alla
qualità e affidabilità della luce
emessa, alle problematiche di abbagliamento causato dalla miniaturizzazione dei prodotti e alla
realizzazione di dissipatori termici
efficaci, che se mal progettati limiterebbero la durata dei LED. Si
può certamente affermare che,
con l’evoluzione della tecnologia,
un giorno i LED potrebbe trovare
molteplici applicazioni. In attesa
di quel momento, è opportuno ricordare che per molte realizzazioni le tecnologie esistenti, che in
ogni caso stanno anch’esse evolvendo, costituiscono ancora la
scelta migliore da un punto di
vista di efficienza energetica, di
comfort visivo, di ritorno dell’investimento e di affidabilità.
rebbe un inutile dispendio di denaro
e di risorse, soprattutto in considerazione del fatto che per questo
scopo esistono già da tempo i regolatori elettronici.
LED: UNA CONVERSIONE INDISPENSABILE O UNA STRADA POSSIBILE?
Credo che la tecnologia a LED sia anzitutto una grande occasione.
Un’opportunità da non perdere, per
i vantaggi che offre in termini di risparmio energetico, durata, impatto
ambientale e costi di manutenzione,
ma soprattutto, per le nuove forme
di espressione della luce che ci consentirà di esplorare.
IL PUNTO DI VISTA DEI PRODUTTORI: PIÙ DIFFICOLTÀ O PIÙ BENEFICI?
Quella dei LED è una strada ricca di
promesse, ma solo a patto che si
abbia la capacità di sfruttare le peculiarità che essa offre, totalmente
distinte da quelle delle sorgenti luminose tradizionali. I LED rappresentano infatti oggi l’unica
espressione dell’elettronica applicabile in modo consistente e fisiologico alla gestione della luce. E vanno
utilizzati come tali, sfruttando i vantaggi quali, ad esempio, la possibilità di gestione del colore della luce,
l’intensità cromatica, il flusso, ma
anche le dimensioni della stessa sorgente luminosa. Sfruttare invece
l’elettronica, semplicemente per la
regolazione della luminosità, sa-
QUALE EVOLUZIONE FUTURA È IPOTIZZABILE?
Oggi siamo ancora in una fase pionieristica dell’illuminazione a LED, in
un periodo di sperimentazione,
forse e per certi versi, ancora condizionato dal nostro retroterra culturale dell’illuminazione tradizionale.
Ma la sfida consiste proprio in questo: riuscire a ripensare l’apparecchio di illuminazione partendo da
zero. Senza condizionamenti. Perché un conto è utilizzare i LED su apparecchi pensati per altre fonti. Un
altro è utilizzare LED su un prodotto
appositamente ideato per loro, e un
altro ancora è azzerare tutte le nostre conoscenze pregresse e pensare
a un apparecchio totalmente nuovo,
certamente illuminante, ma magari
con forme completamente diverse
rispetto a quelle alle quali siamo abituati. Se riusciremo in questa sfida
sono certo che arriveremo a risultati
straordinari. Pensiamo solo a cosa è
successo nel campo automobilistico:
le prime automobili, ricordate? seguivano la forma delle carrozze. In
pratica erano carrozze con manovella al posto dei cavalli. Poi, gradualmente, prendendo confidenza,
si sono trasformate arrivando ai risultati che conosciamo oggi. Mi permetto di fare un esempio di una
lampada presentata dalla Flos all’Euroluce, la Skin del giovane designer Paul Cocksedge: due sottili
fogli di acciaio Inox che fungono da
superficie dissipante necessaria per i
31
PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
LED che vengono delicatamente
uniti come se fossero due pagine
di libro fluttuanti nell'aria. Un
prodotto sorprendente per la
sua bidimensionalità, ma possibile solo grazie alla tecnologia a
LED.
Pensiamo inoltre che i LED di
oggi non è detto saranno quelli
del futuro. Anche perché questi
presentano ancora qualche limite, benché siano già stati fatti
notevoli progressi in termini tecnologici. Oggi è impensabile pretendere che l’illuminazione a
LED possa sostituire tout court
quella preesistente. I LED non
sono certo adatti per un’illuminazione diffusa, ad ampia portata, ma invece sono ideali per
luce focalizzata, proiettata, mirata. Questo per il momento.
Cosa ci aspetta per il futuro lo sapremo solo lavorando e sperimentando.
Le incognite che riguardano i
LED sono insomma molte. Soprattutto perché non esiste ancora una casistica a lungo
termine. La durata della vita di
una fonte luminosa è una cosa.
La qualità della durata è un’altra. La qualità cromatica nel
tempo potrebbe anche variare.
Ma questo lo scopriremo, piano
piano. Credo che sarebbe un errore pensare agli apparecchi a
LED come un’innovazione improvvisa, immediata, definitiva
ed epocale. E’ vero che il cammino dei LED, per certi aspetti, è
stato ultimamente un po’ accelerato da interessi che non sono
né quelli dei consumatori né
quelli dei produttori di apparecchi di illuminazione. Ma se riusciremo a non farci coinvolgere
dai LED come un fenomeno da
vivere hic et nunc, ma come un
grande ginnasio, una palestra
nella quale sperimentare tutte le
potenzialità che questi conduttori offrono, potremo davvero
inventare grandi e nuove cose.
32
IMQ NOTIZIE N. 90
Curiosità
E FURONO I LED
Il LED, acronimo di Light Emitting Diod, “Diodo
che emette luce”, è una tecnologia piuttosto recente. La presentazione del primo LED risale, infatti, al 1962 quando Nick Holonyak, un
professore americano consulente della multinazionale General Electric, mettendo a frutto le
conoscenze acquisite sulle proprietà di
elettroluminescenza di alcuni semiconduttori, inventò il primo LED. Questa invenzione, apparentemente curiosa e fine a se stessa, come la
definì il suo ignaro inventore, ha avuto negli ultimi trent’anni uno sviluppo grandioso e ha trovato applicazioni in moltissimi campi. Il primo
LED commercializzato fu quello del tipo GaAsP
(fosfuro arseniuro di gallio), il LED rosso. La nascente industria tecnologica acquisì e seppe valorizzare questa tecnologia, che fu applicata
inizialmente ai display dei grandi calcolatori a nastro e ai primi computer, che utilizzavano i LED
per monitorare le fasi del processo di calcolo. In
seguito cominciarono a diffondersi anche le
prime applicazioni destinate al largo consumo
come orologi, spie di funzionamento e calcolatrici. Nei primi anni ’70 ci fu il primo progresso
tecnologico quando vennero sviluppati diodi in
grado di emettere luce verde. Un evoluzione che
permise di creare i primi LED integrati, uno rosso
e uno verde, capaci di visualizzare quattro
stadi di funzione (spento, verde, rosso,
verde+rosso=giallo) con un unico dispositivo. Da
quel momento, sempre più prodotti cominciarono a incorporare i LED che, per la loro versatilità, la lunga durata e i ridottissimi consumi,
potevano garantire ottime prestazioni.
La vera svolta della tecnologica si ebbe però alla
metà degli anni ’80 con la presentazione del
primo LED ad alta emissione. Fino a quel momento, infatti, non si era riusciti a risolvere il problema della emissione luminosa troppo scarsa,
ma da quegli anni si concretizzò l’ipotesi di utilizzare i LED per molte altre applicazioni, in particolare per le comunicazioni e l’illuminazione.
L’utilizzo nelle comunicazioni, con lo sviluppo
delle tecnologie digitali e della fibra ottica, vide
il LED utilizzato nei trasmettitori ottici per le applicazioni di networking, mentre per le applicazioni d’illuminotecnica occorreva risolvere un
altro problema, quello del mix di colori con i
quali generare la luce bianca. Bisognò così aspettare fino al ’93, con la presentazione dei diodi
InGaN (nitruro di gallio e indio) ad emissione altamente efficiente negli spettri di colore blu e
verde, per arrivare alle giuste condizioni.
Da quel momento in avanti la disponibilità di LED
ad alta luminosità ha dato grande impulso a
molte tecnologie ampiamente diffuse, come la
retroilluminazione degli schermi LCD, i semafori
e gli “stop” dei veicoli, mentre i LED che integrano in un unico dispositivo i colori red, green
e blue (RGB) che consentono di generare qualunque colore, ha permesso effetti dinamici in
applicazioni come cartelloni a messaggio variabile, vidiwall e giochi di luce per arredamento e
spazi commerciali.
“LED invenzione
dimenticata.
Con lo zampino
di un noto italiano”
Il 2007 è stato l’anno del centenario dalla
scoperta dell’elettroluminescenza. Una scoperta
legata all’americano H.J. Round, stretto collaboratore dell’italianissimo Guglielmo Marconi,
presso le Officine Radiotelegrafiche Marconi. Ma
quando Round fece la scoperta, contemporaneamente stava lavorando a un altro progetto,
un nuovo metodo per la ricerca della direzione
dei segnali radio navali. Fu così che l’elettroluminescenza, principio base del LED, per quasi
mezzo secolo rimase semplicemente dimenticata.
“LED macchina reversibile”
Molte valutazioni mostrano come varie caratteristiche dei LED li rendano amici dell’ambiente,
talmente amici da essere in grado di comportarsi
come girasoli. Infatti, anche se è cosa poco nota,
i LED sono "macchine reversibili": se la loro giunzione (la testa) viene esposta direttamente ad
una forte fonte luminosa come i raggi solari, ai
terminali (code metalliche) appare una tensione,
dipendente dall'intensità della radiazione (e dal
colore del LED stesso). Una caratteristica che
viene sfruttata nella realizzazione di sensori e
che, in particolare, trova grande impiego nei sistemi fotovoltaici e negli impianti a concentrazione dei raggi solari.
“LED e la rivoluzione
zapping”
Le parole anglofone “LED” e “zapping” sono
ormai entrate nel vocabolario comune. Pochi,
però, sanno che queste due parole sono legate
a doppio filo. Tutto, infatti, cominciò proprio da
un filo. Nel secondo dopoguerra, in America,
venne presentato il primo televisore dotato di un
comando esterno collegato tramite un cavo che
permetteva di non doversi alzare per cambiare
canale. La grande rivoluzione e il successo mondiale si ebbe però solamente con l’invenzione
del telecomando a infrarossi, il quale, grazie a
una “lucina” LED con una determinata frequenza infrarossa, permise - e permette tuttora
- di inviare il segnale al ricevitore del televisore
per cambiare canale.
33
PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
Il punto di vista dei produttori: Artemide e iGuzzini
DATEMI
UN LED
E...
NON SI TRATTA DI UNA SEMPLICE SOSTITUZIONE, DI UNA FONTE LUMINOSA
CHE PRENDE IL POSTO DI UN’ALTRA.
LA LUCE DEGLI APPARECCHI DI ILLUMINAZIONE CON TECNOLOGIA A LED VA
PROGETTATA E PENSATA IN MANIERA
DIVERSA RISPETTO A QUELLA CON LAMPADINE TRADIZIONALI. SOLO IN QUESTO
MODO È POSSIBILE VALORIZZARNE LE
PECULIARITÀ E I NUMEROSI PREGI OF-
ARTEMIDE
INTERVISTA A FABIO ZANOLA
DIRETTORE RICERCA E SVILUPPO
Produzione di apparecchi a LED: quali cambiamenti produttivi e tecnologici ha richiesto all'azienda?
In sé la produzione di apparecchi LED non ha “ sconvolto“ il layout meccanico dell’apparecchio, cambia ovviamente la parte “finale“ del prodotto ove sparisce di fatto l’interfaccia verso la
sorgente costituita dal tradizionale portalampada e sempre più
spesso si tende a confondere il ruolo di supporto meccanico del
diffusore luminoso con il ruolo anche di dissipatore per il calore generato dalle sorgenti LED.
Un progetto efficiente dal punto di vista prestazionale ed economico basato sui LED non può prescindere da una progettazione
spinta in termini di sviluppo illuminotecnico e di verifica delle prestazioni dell’apparecchio, pena costi eccessivi oppure prestazioni
deludenti. Occorre saper valutare correttamente le varie proposte
disponibili sul mercato da parte dei costruttori di sorgenti allo stato
solido ed utilizzare la soluzione più confacente alle specifiche esigenze di progetto.
Le diverse tipologie di apparecchi di illuminazione, le diverse esigenze dei consumatori, le differenti performance delle sorgenti
rendono poco applicabile in questo contesto una standardizzazione delle sorgenti LED, ma spingono ad indagare soluzioni
nuove ed originali.
FERTI. PERCHÉ, ALTRIMENTI, SI RISCHIEREBBE DI SPRECARE UN’OPPORTUNITÀ
DI CRESCITA E DIVERSIFICAZIONE DEL
MERCATO. UN’OCCASIONE CHE ARTEMIDE E IGUZZINI, DUE GRANDI LEADER
DELL’ILLUMINAZIONE MONDIALE, NON
INTENDONO LASCIARSI SCAPPARE.
34
IMQ NOTIZIE N. 90
Prodotti a LED e consumatori: quali i vantaggi offerti
in termini di sicurezza, affidabilità delle prestazioni e
risparmio energetico?
progredire della tecnologia produttiva e delle varie applicazioni in fase di sviluppo.
Potenzialmente il LED riassume in sé le caratteristiche capaci
di dare sostanza e di rispondere positivamente alla domanda, va tuttavia notato che questo si verifica solo qualora l’utilizzo dei LED sia fatto nel dovuto rispetto sia dei
parametri termici di funzionamento, sia dei parametri elettrici, sia di un corretto dimensionamento.
In caso contrario i LED potrebbero rivelarsi insoddisfacenti
in termini di vita utile, di riduzione del flusso luminoso
emesso nel tempo e anche in termini economici stante la
necessità (non sempre agevole) di sostituire anzitempo, rispetto alle aspettative, le eventuali sorgenti degradate.
Per quanto sopra riteniamo che l’applicazione migliore dei
LED non sia una banale sostituzione alla meno peggio delle
attuali sorgenti negli attuali apparecchi disponibili sul mercato, ma debba vedere lo sviluppo di apparecchi nati specificatamente per l’applicazione LED, che ne sappiano esaltare
al massimo le caratteristiche.
Mercato: diffidenza o curiosità? Strategie di marketing
per la penetrazione nei mercati degli apparecchi a LED.
Le applicazioni (nel settore domestico/terziario e nell'illuminazione urbana) degli apparecchi a LED.
Attualmente il tallone di Achille dei LED più che nei costi va ricercato nei modesti valori unitari di flusso disponibili per singola sorgente, il che ne limita l’impiego in applicazioni ove
normalmente sono utilizzate sorgenti compatte ad elevato
flusso (per esempio lampade a scarica, ma anche alogene a
tensione di rete di potenza).
Ovviamente la tecnologia sta facendo dei passi avanti insperati
rispetto a qualche anno fa quando erano disponibili esclusivamente LED di piccolissima potenza (0.12W), capaci di generare flussi estremamente ridotti e sempre più è capace di
realizzare “led array” di potenza, capaci di fornire livelli di
flusso significativi. Anche se ottimizzare una serie di sorgenti
puntuali e gestirne le temperature, specie in applicazioni ove
le potenze superino le decine di Watt, da un lato fa perdere le
potenzialità di design implicite in questa tipologia di sorgenti,
dall’altro rende complesso e costoso l’apparecchio rispetto ad
una equivalente soluzione tradizionale.
Ci si aspetta che questo gap vada via via colmandosi con il
La novità dei LED pensiamo sia evidente al consumatore.
Quello che ci si deve chiedere è se il delta costo delle soluzioni LED verso le tradizionali sia giustificato per il salto di
performance che queste nuove tecnologie possono consentire e per le possibilità che lasciano al design, a patto che
si utilizzino i LED in modo creativo e non ci si limiti ad una
progettazione sulla falsariga delle sorgenti tradizionali.
Le possibilità di regolazione, la consistenza meccanica delle
sorgenti, la loro vita utile sono le prerogative del prodotto che
devono essere comunicate perché siano correttamente percepite le differenze fra questi nuovi prodotti ed il passato.
Certificazione di parte terza e apparecchi a LED: quali
garanzie? Uno strumento per qualificare ulteriormente i prodotti?
Aziende come Artemide sviluppano con estrema attenzione e
professionalità i propri prodotti, ma proprio per questo puntano sulla certificazione di parte terza. Ciò affinché il mercato
possa distinguere fra prodotti affidabili e di qualità e che meglio di altri possono garantire la durabilità attesa per queste
applicazioni basate sui LED, rispetto a prodotti che fanno dei
LED un elemento di richiamo che, sulla carta o nelle prime fasi
di utilizzo, sembra fornire le prestazioni attese, ma che poi finisce per scontentare l’utilizzatore con pregiudizio non solo
verso il singolo prodotto, ma verso l’applicazione in generale.
Le direttive europee che sempre più spingono verso soluzioni luminose evolute, parimenti spingono anche verso la
“certificazione“ dei parametri prestazionali di sorgenti/apparecchi. Ciò, in particolare, per tutelare il consumatore e,
in generale, per far sì che vi siano benefici per la collettività,
in termini di riduzione dell’impatto ambientale legato ai consumi energetici, cosa che difficilmente può essere sostenuta
se in luogo della semplice lampadina incandescente dovessimo occuparci di smaltimento di sorgenti complesse e delle
relative parti elettroniche di alimentazione.
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PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
iGUZZINI
INTERVISTA AD ADOLFO GUZZINI
PRESIDENTE
Produzione di apparecchi a LED: quali cambiamenti produttivi e tecnologici ha richiesto all'azienda?
Un diodo. Ideato e costruito senza filamenti interni.
Fragile e soggetto ad usura. Questo è il Light Emitting Diode, quella che chiamano sorgente del futuro,
quella costantemente in evoluzione.
Il lavoro di organizzazione fatto intorno al LED e agli
apparecchi destinati ad accoglierlo è stato senz’altro
articolato e ha richiesto nuove logiche. Gli aspetti di
cui tenere conto sono tanti e per quanto comuni ad
altre lampade, diversi. I LED convivono, e quando
convivono necessitano di una temperatura di colore
comune. Questo richiede a monte una selezione
stretta delle sorgenti, che vanno poi collocate in
modo tale da poter lavorare in condizione ottimale
e di garantire l’uniformità cromatica. In quest’ottica,
siamo arrivati a sviluppare un software di simulazione
in grado di definire valori fotometrici con il minimo
livello energetico e stabilire così la giusta posizione
del LED all’interno del vano ottico.
Senza entrare nel dettaglio dell’intero processo di
progettazione e produzione, comunque, parliamo di
cambiamenti che abbracciano il parco fornitori, gli
operatori interni coinvolti nelle diverse fasi di sviluppo, la modalità stessa di gestire i prodotti finiti: i
prodotti a LED viaggiano con la sorgente inclusa.
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Questo moltiplica il numero di ogni singolo apparecchio con sorgente LED per le diverse temperature
di colore del led - cold/neutral/warm o RGB - e quindi
dei codici; i programmi di collaudo a fine linea necessari a testare la rispondenza dei requisiti normativi.
Prodotti a LED e consumatori: quali i vantaggi
offerti in termini di sicurezza, affidabilità delle
prestazioni e risparmio energetico?
I vantaggi della tecnologia LED sono ormai noti
anche al grande pubblico: a basso consumo energetico e ad alto rendimento potenziale, è in grado di
assicurare una durata e un’affidabilità maggiori rispetto alle altre sorgenti luminose. Le sue tante ore
di funzionamento (50.000), pensate in un’ ottica di
illuminazione urbana e stradale incidono notevolmente sulla riduzione dei costi di manutenzione e
gestione degli impianti. Inoltre, la possibilità di gestirne un ampio numero in un unico apparecchio,
anche di colore diverso, consente di personalizzare la
gestione del progetto di illuminazione e di creare
suggestive scenografie.
Un esempio di apparecchio iGuzzini può raccontare
bene il tipo di risultati che la tecnologia LED consente
di ottenere e il modo in cui questa incide sulla qualità di vita dei consumatori:
IMQ NOTIZIE N. 90
Archilede è un rivoluzionario sistema a LED progettato e sviluppato da
iGuzzini per ENEL Sole. Un
apparecchio
assolutamente innovativo, destinato all’illuminazione di
strade in aree urbane ed
extraurbane con traffico
prevalentemente veicolare.
Le tante, diverse soluzioni
innovative che lo realizzano, lo rendono una delle
più efficaci soluzioni di illuminazione stradale: Archilede consente di risparmiare oltre il 40%
dell’energia rispetto a quella consumata da apparecchi analoghi
dotati delle migliori sorgenti attualmente disponibili sul mercato internazionale. I LED sono ospitati in un vano ottico pensato ad hoc
per disporre le singole sorgenti in maniera ottimale sia per la distribuzione fotometrica del flusso luminoso sia per la migliore dissipazione del calore prodotto dai LED. Il loro funzionamento può
essere programmato con semplicità attraverso un sistema elettronico “intelligente”, che li gestisce, singolarmente e direttamente
dall’interno. Il driver ne monitora la temperatura e ne preserva la
vita media modificando ad hoc l’intensità di corrente.
La luce è uniforme, la resa cromatica notevole, la dispersione del
flusso luminoso verso l’alto è nulla.
Sempre parlando dei vantaggi della tecnologia LED non dimentichiamo come le sue dimensioni contenute riesca a liberare il design e a dar vita a straordinarie nuove forme: la lampada da tavolo
PizzaKobra (design Ron Arad) ne è un perfetto esempio.
Le applicazioni (nel settore domestico / terziario e nell'illuminazione urbana) degli apparecchi a LED.
Gli apparecchi con sorgente LED trovano applicazione in diversi
settori sia negli interni che negli esterni.
E se nel domestico si affiancano a fluorescenti e alogene, nel residenziale privato, nell’illuminazione pubblica, urbana, architetturale si propongono come soluzioni innovative, quasi inaspettate,
sorprendentemente efficaci.
Applicata nel residenziale, così come nell’architetturale, con poca
potenza realizza effetti luminosi - anche colorati - in grado di vestire la città di notte e di valorizzarne le tante dimensioni della sua
architettura.
Rispetto agli impianti con lampade al sodio, gli apparecchi per illuminazione pubblica o di arredo urbano con tecnologia LED migliorano notevolmente la qualità della luce e consentono un
risparmio energetico significativo che da un minimo del 35% può
salire fino al 60% se al LED si affiancano sistemi di lighting management. Con il LED, infatti, è possibile definire e programmare accensioni e variazioni della quantità di luce, migliorando così il
bilancio energetico dell’impianto.
Per riprendere l’esempio di Archilede: un apparecchio a LED che assorbe 106 W produce la stessa quantità e qualità di luce sulla superficie stradale di un apparecchio tradizionale che impiega le
lampade al sodio alta pressione da 150 W, ma che nel suo complesso ha un assorbimento di 178 W.
Si ottiene di fatto una riduzione dei consumi energetici del 44%.
Inoltre, la forte industrializzazione dei componenti permetterà di
ammortizzare i costi di installazione in tempi relativamente brevi rispetto alla vita dei prodotti che è stimabile in almeno 50.000 ore.
Mercato: diffidenza o curiosità? Strategie di marketing per
la penetrazione nei mercati degli apparecchi a LED.
La diffusione di una nuova coscienza eco-sostenibile che colora di
“verde” il design, l’architettura, la moda, i media, è passata dalla
fase di trend a quella operativa. Questo per noi si è tradotto, negli
ultimi anni in una sempre maggiore attenzione verso la riduzione
dei consumi e nell’utilizzo di nuove soluzioni ad alta efficienza
energetica: è il caso dei led, adottati non solo nei nuovi apparecchi ma anche in molti di quelli già a catalogo, ripensati ex-novo e
modificati per abbandonare le sorgenti più obsolete ed evolversi
in soluzioni più efficienti.
Rispetto però alle modalità in cui questa strategia di sviluppo si è
palesata sul mercato, è utile distinguere almeno due tipi di interlocutori:
• Un utente finale sensibile al tema “sostenibilità”, che conosce
- magari anche solo superficialmente - il termine Led , ma
che lo associa al tema del risparmio energetico e per questo
è pronto, anzi, si aspetta, prodotti con sorgente LED. Per questo tipo di interlocutore, iGuzzini divulga e sostiene un progetto di luce sostenibile e comunica attraverso leve quali il
rispetto ambientale, la riduzione di emissioni di CO2, il basso
consumo energetico.
• Un utente “progettista”, nostro attuale, possibile, futuro prescrittore. Consapevole delle tematiche illuminotecniche, fortemente interessato a conoscere il LED, cauto nell’approccio
verso questa tecnologia che suona quasi troppo “miracolosa”
per essere vera. Per questo tipo di utente, serio, competente,
il LED non è la panacea dell’emergenza energia, ma un valido
strumento che, se inserito in un progetto di illuminazione di
qualità può dare un effettivo contributo al risparmio sia energetico che (in specifici contesti) economico.
Certificazione di parte terza e apparecchi a LED: quali garanzie? Uno strumento per qualificare ulteriormente i prodotti?
La certificazione è sicuramente un elemento in grado di distinguere l’apparecchio e di testimoniarne la qualità. E’ una garanzia
per il consumatore tanto quanto per l’azienda che, nel caso del
LED, vede riconosciuto come plus, l’impegno infuso nell’attivare sinergie con i migliori produttori delle sorgenti, l’investimento fatto
in ricerca e innovazione, la volontà di azzerare i rischi e di tendere
sempre all’eccellenza sia tecnologica sia formale.
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PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
Il punto di vista dell’Amministrazione Pubblica
LED AND THE CITY
INTERVISTA A MAURZIO CADEO, ASSESSORE ARREDO,
DECORO URBANO E VERDE DEL COMUNE DI MILANO.
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IMQ NOTIZIE N. 90
A promuovere l’utilizzo dei LED, Milano ci aveva già pensato ancora prima della mozione del consiglio regionale della Lombardia
che lo scorso febbraio invitava a favorire la diffusione dei LED nelle
amministrazioni pubbliche e a sostenere la ricerca su tali sistemi da
parte delle Università.
Ci aveva già pensato, usando ad esempio i LED per le luminarie di
Natale e indicendo lo scorso novembre il “L.E.D. Light Exhibition
Design”, un concorso riservato a giovani professionisti e agli studenti delle più importanti scuole di design della città, invitati a progettare allestimenti di luce per arredare e illuminare la città. Con
obiettivi importanti: valorizzare l’arredo urbano con un utilizzo consapevole delle fonti di illuminazione; accrescere la sicurezza percepita dai cittadini anche attraverso una corretta illuminazione
degli edifici, dei parchi e delle aree pubbliche; offrire occasioni di
riflessione su tematiche quale il risparmio energetico.
Per approfondire l’argomento abbiamo incontrato l’assessore
Maurizio Cadeo, proprio in occasione della premiazione dei vincitori del concorso L.E.D. le cui opere accenderanno le vie di Milano
il prossimo dicembre.
Milano e i LED: sta nascendo un grande amore?
Spero proprio di sì. L’illuminazione a LED dovrebbe essere il nostro
futuro. Gli ostacoli riscontrati fino ad oggi derivavano per lo più da
una certa diffidenza dovuta al “colore” della luce emessa dai LED,
un po’ più fredda rispetto alle vecchie lampadine fluorescenti. La
tecnologia ha però fatto grandi passi avanti e anche queste riluttanze stanno per essere superate.
Quali sono i principali vantaggi offerti dalla tecnologia a
LED nell’arredo e nell’illuminazione urbana?
Anzitutto nella riduzione dei costi di manutenzione. Poi nei consumi. I LED hanno una durata elevata di almeno 50mila ore, un
consumo di energia inferiore dell’80 per cento rispetto a una lampadina tradizionale a incandescenza a fronte di un’efficienza luminosa 4/5 volte superiore, non comportano nessuna emissione di
raggi nocivi, vi è assenza di mercurio e altri inquinanti, elevata qualità e flessibilità d’impiego. Insomma, vantaggi indiscutibili sia per
l’ambiente sia per il portafoglio.
L’anno scorso le luminarie natalizie scelte da Milano usavano essenzialmente prodotti a LED. Quali sono stati i risultati avuti?
Una notevole riduzione dei costi, che sono scesi a un decimo delle
spese sostenute negli anni precedenti.
E per quanto riguarda i LED nell’illuminazione pubblica?
Milano ha già messo in ipotesi una progressiva e graduale sostituzione dei sistemi d’illuminazione. Per la conclusione di questo
processo serviranno ancora alcuni anni, ma è innegabile che la nostra città veda nel LED il futuro dell’illuminazione pubblica. Per tutti
i motivi di risparmio e rispetto dell’ambiente sopradetti, ma, in
questo caso, anche per il colore della luce. Perché la luce dei LED
è sì meno calda, ma è anche più penetrante e ciò contribuisce ad
avere una “visibilità” superiore e una resa cromatica migliore. Proprio oggi ho avuto modo di verificare nel mio ufficio, durante l’in-
contro con alcuni tecnici, come anche solo pochi punti luce LED
possano garantire una qualità e un’intensità luminosa del tutto
compatibile con la resa data dall’illuminazione tradizionale.
Quali altri progetti ha in programma il Comune di Milano,
nell’ambito LED?
Il nostro ufficio di arredo e decoro urbano vede nei LED un ottimo
strumento per l’illuminazione dei monumenti urbani e dei palazzi
pubblici. Il LED offre il vantaggio di essere piccolo e di non emettere raggi nocivi il che lo fa diventare mezzo ideale per l’illuminazione di facciate esterne. Grazie a queste sue caratteristiche, infatti,
non interferisce nell’estetica della facciata e non risulta invasivo
nel materiale costruttivo, dunque risponde anche alle esigenze di
conservazione dei beni artistici e architettonici.
Dal punto di vista dell’arredo urbano, quale città europea
vede all’avanguardia nell’utilizzo dei LED?
Non credo esistano statistiche precise, ma come impatto estetico
e studi tecnologici, Lione è una delle città dove si è fatto uno straordinario lavoro sull’illuminazione urbana a LED.
In occasione del Fuorisalone del Salone del Mobile, sono
stati creati dei murales realizzati non più con colori e pitture ma con LED colorati. Che fine faranno?
Spero ci sarà la possibilità di raccoglierli e conservarli. Considero
queste opere come delle espressioni d’arte che potrebbero venire
esposte o collocate nei diversi quartieri urbano per abbellire le aree
cittadine. Con i LED si possono realizzare cose spettacolari. Per chi
verrà a Milano a dicembre avrà modo di constatarlo quando la
città verrà illuminata dalle istallazioni luminose vincitrici del Concorso L.E.D.
Per saperne di più: www.comune.milano.it/led/
LÀ DOVE SI PROVA
LA SICUREZZA
DEGLI APPARECCHI A LED
Per garantire un utilizzo sicuro e conforme a quanto previsto
dalle direttive europee, gli apparecchi a LED devono assicurare
radiazioni ottiche non pericolose.
A definire le modalità di verifica dei potenziali rischi derivanti
da un’eccessiva esposizione a tali radiazioni, è l’edizione 2006
della norma IEC 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade
e dei sistemi di lampade”, ratificata a livello europeo con la EN
62471:2008.
Per poter determinare con precisione lo spettro di emissione
della sorgente luminosa, IMQ ha realizzato un laboratorio di
prova specializzato per le verifiche su apparecchi a LED in conformità a quanto previsto dalla sudddetta norma.
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PRODOTTI DI QUALITA’: ILLUMINAZIONE A LED
Il punto di vista dell’architetto
Dimensioni ridotte,
affidabilità, durata.
LED?
C’EST PLUS FACILE
INTERVISTA ALL’ARCHITETTO DUCCIO GRASSI
DUCCIO GRASSI È TRA I PIÙ FAMOSI INTERIOR DESIGN ITALIANI.
CONOSCIUTO IN ITALIA E ALL’ESTERO, È SPECIALIZZATO IN RETAIL
DESIGN
ARCHITETTONICI
E
PROGETTI
SU
VASTA
SCALA. SUOI SONO TUTTI I NEGOZI DEI BRAND MAX
MARA E CANALI, IN ITALIA E IN TUTTO IL MONDO,
COSÌ COME IMPORTANTI PROGETTI A DUBAI E IN KUWAIT. L’ARCHITETTO SI OCCUPA ANCHE DI DESIGN INDUSTRIALE PER EMMEBI, MINOTTI CUCINE E ALTRI
BRAND. NEL SUO LAVORO L’USO DELLA LUCE È UN
ELEMENTO FONDAMENTALE E LE NUOVE TECNOLOGIE A LED NE STANNO RIVOLUZIONANDO IL MODO DI
PROGETTARE. PER CAPIRE MEGLIO COME STA CAMBIANDO L’USO DELLA LUCE SIAMO ANDATI AD INCONTRARLO ALL’INTERNO DELLA SUA ULTIMA
REALIZZAZIONE, IL NUOVO NEGOZIO MAX MARA DI
CORSO VITTORIO EMANUELE A MILANO.
40
IMQ NOTIZIE N. 90
Cerchiamo innanzitutto di capire come viene utilizzata
la luce da un architetto e quanto è importante.
La luce è uno degli strumenti dell’architettura. Il progetto architettonico o di interior design si concretizza in volumi,
forme, materiali e luce, quindi la luce deve essere pensata e
prevista, non subita dal progettista. La luce non è addizionale, ma parte integrante di qualsiasi progetto. Nell’interior
design, poi, un’illuminazione errata non cambia semplicemente l’atmosfera dei luoghi, ma può compromettere drasticamente la percezione e quindi il giudizio sulle forme
disegnate.
Stiamo quindi parlando di una questione di spazio?
Certo, ma anche di una maggiore affidabilità e durata delle
nuove fonti illuminanti a LED. Nell’interior design è molto sentito il problema della manutenzione. Un’atmosfera o un’architettura risentono molto negativamente della mancata o
ritardata sostituzione di una sorgente luminosa esaurita. In
molti casi lo spegnimento di una o più fonti luminose può
fare apparire quella vista più o meno simile ad sorriso sdentato. L’utilizzo della tecnologia a led ha diminuito od azzerato questo problema, grazie alla lunga durata dei LED, che
può arrivare a coincidere con la vita stessa, ad esempio, di un
esercizio commerciale.
Com’è cambiato l’uso della luce nella progettazione con
l’arrivo della tecnologia a LED?
Il LED ha dato delle possibilità in più al lavoro del progettista.
Anzitutto grazie alla ridotta dimensione della nuove fonti di
illuminazione che ne ha permesso l’utilizzo dove prima non
era possibile per questioni di spazio e di calore emesso. Ne
sono un esempio le insegne luminose, che avevano bisogno
di un certa profondità per poter essere installate. Ora, invece,
grazie ai LED lo spessore dell’intonaco può essere sufficiente.
O, ancora, la possibilità di inserire sorgenti luminose, senza
problemi di surriscaldamento, in tubolari o in strutture di dimensioni ridotte, ad esempio in librerie o divisori.
Parlando invece di illuminazione di edifici, valgono le
stesse regole?
In questo caso il vantaggio della maggiore durata consente di
progettare le fonti luminose in zone difficili da raggiungere,
dove la manutenzione continua dei corpi illuminanti rappresenterebbe un problema. Ne sono esempi l’illuminazione dall’alto delle facciate o dei vani scala. Il fatto di poter contare
per molti anni su una sorgente luminosa senza la necessità di
essere sostituita è un grande vantaggio.
In aggiunta alla maggiore durata va anche considerato che la
forma stessa delle luci LED, costituite da migliaia di piccoli
elementi, aiuta a mantenere l’estetica dell’insieme. Se si brucia una lampadina su 300 su una facciata si nota subito, se
salta un LED su tremila difficilmente ci se ne accorge.
E la sicurezza?
La sicurezza è un altro fattore molto importante, soprattutto
per l’interior design. Progettando degli spazi con accesso al
pubblico, la tecnologia a LED, che riduce il pericolo derivante
dal calore, permette di posizionare fonti luminose dove prima
non era possibile.
Secondo lei l’illuminazione a LED soppianterà quella
classica?
Ci sono due aspetti da considerare. Uno è legato alla qualità
della luce. Attualmente i LED non sono in grado di sostituire
certe sorgenti di luce alogena, sia dal punto di vista del colore
che della profondità. All’ultimo Salone del Mobile sono stati
presentati dei faretti a LED molto interessanti, ma penso che,
per ora, la qualità della luce delle alogene sia ancora superiore
a quella dei LED. Di conseguenza la partita oggi si gioca nei
confronti dell’illuminazione a fluorescenza e a ioduri metallici
dove il LED rappresenta un’ottima alternativa e, in molti casi,
un vantaggio. Il secondo aspetto è quello del costo. I sistemi
a LED hanno, spesso, un costo superiore rispetto i loro concorrenti. Se dal punto di vista del risparmio energetico sono
decisamente più vantaggiosi, il maggiore costo iniziale, al momento, rischia di confinare i LED in una nicchia di mercato. In
ogni caso i LED hanno un enorme potenziale e nei prossimi
anni, grazie all’evoluzione tecnologica e ad una riduzione dei
costi di produzione, verranno sempre più utilizzati in architettura. La strada è ormai aperta.
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COMUNICAZIONE E QUALITA’
“ITALIANS”
DO IT TWITT
QUATTRO CHIACCHIERE CON BEPPE SEVERGNINI
A PROPOSITO DI TWITTER,
IL NUOVO MODO DI COMUNICARE
NELLE STRADE DEL WEB
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IMQ NOTIZIE N. 90
”
TTER
Se mangiassimo tutti i giorni come ai
pranzi di nozze, diventeremmo ben
presto obesi, lo sappiamo.
Però anche consumare molti snack al
posto dei pasti tradizionali non va
mica tanto bene. Minimo il fegato
s'ingrossa e il colesterolo si alza.
Si tratta di trovare un equilibrio,
come in tutte le cose.
E Beppe Severgnini, firma del Corrierone nazionale nonché animatore
di “Italians”, popolarissimo forum
dalle molte tracce anche sulla carta
stampata - dalla faccina disegnata
sul quotidiano nella pagina dei commenti, allo scontornato a figura intera in mezzo alle lettere del
“Magazine”, la rivista con i programmi tv e non solo che l'accompagna tutti i giovedì - ci tiene alla sua
psiche. Perciò, quando paragona
“Facebook” a un pranzo di nozze e
“Twitter” a uno snack, vuol semplicemente far capire alla collega che
tenta di intervistarlo in che modo
differiscono i due più famosi social
network al mondo.
“Il primo è più completo - dice - ma
ne sono rimasto fuori perché me l'ha
intimato mio figlio di sedici anni. Mi
ha proprio detto: papà, stanne
fuori”.
In realtà non sembra che il sacrificio
gli sia costato così tanto: “Per me
Twitter, com'è stata la posta elettronica negli anni Novanta, sono strumenti, non fini: se possono
facilitarmi il lavoro, va bene, altrimenti non m'interessano”.
E, a onor del vero, di certo non gli
serve Facebook per mangiare tutti i
giorni
primo-secondo-contornofrutta-dolce-caffè-ammazzacaffè.
“Ho già Italians - prosegue - e molto
altro, e semmai volevo uno strumento che mi permettesse di dare
una mia opinione senza che diventasse per forza un editoriale”.
Proprio su “Italians” ha raccontato
del proprio debutto su Twitter, sostenendo che se Indro Montanelli
fosse stato ancora vivo, avrebbe
amato il tecnologico “cinguettìo”.
Anzi, per la precisione, aggiunge Severgnini, “toscano e cacciatore, c'era
il rischio si facesse venire cattive idee
(anche verso di me)”.
Il punto è che ogni tanto si può voler
dir qualcosa senza trasformarlo in
uno scritto noioso e interminabile e
questo la piattaforma di microblogging che conta oggi oltre sei milioni
di “followers” al mondo lo permette. Oltretutto in tempi rapidissimi: “Se già Italians mi permetteva
di anticipare la carta stampata, Twitter mi consente una velocità ancora
più folgorante: oltretutto ho messo
un widget (ndr: elemento grafico di
un’interfaccia utente di un programma) sul forum così chi vuole
può trovarmi anche di là, sempre che
ritenga interessante quel che ho da
dire”. Insomma, all'autore di libri sull'italianità in patria e all'estero, il cinguettìo di byte piace, però il suo
hobby resta sempre il solito: “Il giornalismo, la mia ossessione; per il
resto voglio andare in campagna,
anche se capisco perché a un certo
punto tra followers ci si incontri e si
faccia comunità”. Durerà? Chi può
dirlo? Di certo Severgnini dormirà lo
stesso, dovesse finire anche domani.
Però è meglio che non si pronunci: di
Second life ha parlato male fin dall'inizio (“non ci ho mai perso neanche un minuto”) e abbiamo visto che
fine ha fatto...
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COMUNICAZIONE E QUALITA’
A VOLTE RITO
COLPA (O MERITO) DEL
A VOLTE RITORNANO, ALTRE VOLTE, INVECE, NON C'È
VERSO DI RIANIMARLI. CON GLI OGGETTI DEL PASSATO
SUCCEDE PROPRIO COSÌ: CI SONO QUELLI CHE DURANO
PER SEMPRE E QUELLI CHE IL MERCATO E LA PUBBLICITÀ VORREBBERO IMPORRE COME NOVITÀ, E INVECE
NIENTE, NON C'È VERSO, NON SE LI FILA NESSUNO.
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IMQ NOTIZIE N. 90
RNANO?
LLA NOSTALGIA
Capita così che ancora oggi si parli dei
mitici robot delle saghe giapponesi
animate, sbarcate in Italia a cavallo tra
i Settanta e gli Ottanta, e che proliferino comunità di quarantenni specializzati nello scambio via cellulare delle
sigle di quei cartoon (alcune carine,
altre obiettivamente agghiaccianti) o
nel peer-to-peer (lo scambio di file on
line) con la riesumazione delle “scene
madri” ripescate in chissà quale anfratto della memoria collettiva del
web. E qualcuno di loro è perfino capace di indossare con orgoglio magliette con i colori gialli e rossi di Jeeg
“cuore e acciaio”.
Che si condivida o meno la passione
per quei cartoon - ma anche per
Candy Candy, Lady Oscar o Lupin III -,
resta comunque un dato di fatto: i
protagonisti sono ormai entrati nella
storia del cinema d'animazione e non
solo. Chi li ha creati, probabilmente,
non poteva immaginarne tanta futura
fortuna, anche se già in quegli anni diversi imitatori si affannavano invano
a ripeterne il modello (di Mazinga
quanti ce ne sono stati? Troppi!).
Comunque la pensiate, Actarus (l'eroe
di Goldrake) e Hiroshi (di Jeeg) sono
in ogni caso solo il pretesto per disquisire sull'immortalità e la mortalità
di oggetti, mode e tecnologie.
Si è divertito di recente ad accendere
la questione Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, che si
è posto le seguenti domande: perché
qui in Italia abbiamo tracannato Coca
Cola per anni, ma per esempio, il drive
in non ci ha mai preso? Oppure, perché il telefonino piace ancora, ma il videofonino no? Com'è che Facebook
ha fatto il botto e Second life si è
sgonfiato presto, presto?
È naturale che siano domande desti-
nate a restare senza una risposta univoca, ma reggerebbero dignitosamente un dibattito balneare,
indossando magari un paio di Persol
649 (anni Ottanta) tirati giù dalla soffitta o ricomprati in un mercatino
estivo.
Sì, sempre chi sta lì, sulla svolta dei
suoi primi quarant'anni, a un certo
punto si sarà chiesto se per caso la
macchina del tempo si fosse messa a
girare all'indietro quando ha cominciato a notare schiere di ragazzine in
fiore con giganteschi e coloratissimi
cerchi alle orecchie, maniche a pipistrello, cinturoni ritornati al punto
vita, esattamente come capitava un
quarto di secolo fa (a quando il ritorno delle mega spalline?).
La moda, però, vive sempre di corsi e
ricorsi storici, dunque stupirsene
troppo non conviene e poi, chissà perché, di solito restiamo legati al look
che andava per la maggiore durante i
nostri anni verdi. Molto meno chiaro è
perché, per dire, una generazione è
impazzita per il “Tamagotchi”, quell'animaletto elettronico che dovevi
nutrire sennò moriva, mentre quella
di oggi, probabilmente, non sa minimamente che cosa fosse. Oggi sono
nate le “Pixel chix”, bambole virtuali
in 3D che ballano, si vestono e chiacchierano in casette di plastica reali che
puoi collegare l'una con l'altra. Ma il
fenomeno è meno evidente, al di
fuori della fascia d'età cui sono destinate.
Lo stesso vale per quelle specie di risciò con le grosse due-ruote (il più
noto è prodotto dalla Segway) che a
un certo punto impazzavano nella
grandi città, pure italiane: oggi chi li
usa più se non sulle piste da golf o similia? Lo stesso si può dire per il mo-
nopattino, recuperato dai giochi infantili e riadattato per gli adulti in carriera. Chi è che ci gira ancora oggi in
città? Ancora piuttosto gettonati sono
i pattini, ma sulle piste ciclopedonali
e nei momenti di relax, non certo per
spostarsi nelle caotiche mattine di lavoro.
Se passiamo all'hi-tech, le domande
senza risposta aumentano ancora.
Quanto durerà la moda dell'iPhone?
Chi è che lo usa veramente in sostituzione del computer? E il navigatore
satellitare diventerà di serie su tutte le
auto o le cartine stradali si prenderanno un giorno la loro rivincita?
E che dire dei libri? Davvero Kindle,
ossia il libro elettronico, sta per soppiantare i fogli da sfogliare? Chissà,
anche perché, a ben guardare, gli
amanti della carta sono ancora molti,
se pensiamo al popolo che va a caccia
di vecchi Tex e incunaboli da bancarella.
La verità non la sa nessuno, insomma,
però un'ipotesi plausibile è questa: di
solito restiamo attaccati al passato
quando è il presente a non dirci granché. Per questo poi cerchiamo i cartoni animati, Zagor e gli occhialoni da
sole. Così un giorno qualcuno comprerà su e-Bay (o la versione che lo
soppianterà) i primi modelli di Nokia
grossi come padelle, un po’ quel che
accade oggi con i vecchi telefoni in bachelite della Sip, quelli con la rotella
per fare i numeri e la cornetta per parlare. Il motivo di una così strana passione? Con quel telefonino (one...) un
tempo flirtava con la sua innamorata,
oppure aveva cominciato il suo primo
lavoro. In definitiva, siamo animali nostalgici: basta che qualcuno intercetti
i nostri ricordi e il revival è fatto.
45
QUALITA’ DELLA VITA: VIAGGI
L’ESTATE IN
VIAGGIO IN QUÉBEC,
TRA FOLIAGE
E OCHE DELLE NEVI
46
Molti di noi, da bambini, hanno conosciuto la leggenda di Martino, cavaliere
del Trecento diventato santo dopo aver
donato metà del suo mantello a un povero mendicante incontrato sul suo
cammino in un giorno freddo e tempestoso. La ricorrenza cade in Italia l'11
novembre, ed è spesso ricordata come
l’estate di San Martino poiché in genere, in quel periodo, dopo le prime gelate, per 3 giorni si verificano condizioni
climatiche di bel tempo e relativo tepore, proprio come se, per un istante,
l’estate volesse fare ritorno.
Un fenomeno climatico presente in Italia, ma ancora più in altri paesi del
mondo, come ad esempio nel Québec,
dove il richiamo dell’estate dura per almeno due settimane. Quindici giorni
nei quali flora e fauna si esibiscono in
uno spettacolo di colori e di luci al quale
almeno una volta nella vita varrebbe la
pena di assistere.
E’ l’indian summer, l’estate indiana.
IMQ NOTIZIE N. 90
DIANA
Sulle origini del nome non vi è molto
chiarezza, ma sia la tradizione scritta
sia quella orale concordano sul fatto
che la definizione derivi dagli indigeni
di quelle terre, gli indiani. Nel periodo
tra fine settembre e il mese di ottobre,
approfittando delle temperature miti
che in genere si verificavano da quelle
parti, sembra infatti che le popolazioni
del luogo iniziassero a costruire i rifugi
per l’inverno e ad accumulare le riserve
del cibo o, nel caso di nomadi, lasciassero quelle terre per partire in direzione dei territori di caccia.
Oggi le abitudini degli indiani sono
cambiate, ma il clima mite dell’indian
summer è rimasto e, grazie allo sbalzo
climatico tra le notti fredde e i pomeriggi caldi, si può assistere allo spettacolo del foliage, con le chiome degli
alberi che si tingono di colori incredibili che dal giallo sfumano nell’arancio
siano a diventare rosso fuoco. Uno scenario al quale sembra non vogliano ri-
nunciare neppure le oche delle nevi
provenienti dal nord che, proprio in
questo periodo, in migrazione verso la
costa atlantica, fanno scalo sulle rive
del Fiume San Lorenzo per recuperare
le forze e rifocillarsi. Le concentrazioni
più impressionanti di oche bianche si
registrano di solito alla metà di ottobre
presso Cap-Tourmente, a 60 km dalla
città di Québec. Questa riserva faunistica nazionale è caratterizzata da paludi di scirpi, piante che costituiscono
l’alimento preferito da questi volatili.
Una rete di sentieri, lunga una ventina
di chilometri, è attrezzata con numerose postazioni per l’osservazione delle
oche; un belvedere domina la scena
dall’alto dei 150 metri di una falesia.
Le oche si riuniscono in gran numero
anche nell’arcipelago dell’Isle-auxGrues e nella vicina Montmagny, dove
si tiene, sempre in ottobre, il celebre
Festival de l’oie blanche (Festa dell’oca
bianca). Da lungo tempo le oche frequentano le rive della rivière Richelieu,
fino al lago Champlain, mentre solo
dagli anni ’90 del secolo scorso si mostrano con sempre maggiore frequenza nell’entroterra e nella
campagna del Québec meridionale, soprattutto nella regione di Victoriaville
(Réservoir Beaudet) e di Danville.
Tavolozze di colori e nuvole di piumati
bianchi che planano sulle acque scintillanti, lo spettacolo promesso dall’indian summer in Quebec sembra
proprio valere un viaggio.
Per chi volesse partire segnaliamo
“Bonjour Québec”, l'agenzia turistica
ufficiale del governo, che ha un sito Internet multilingue ricco di informazioni.
www.bonjourquebec.com/it-it/accueil2.html
47
QUALITA’ DELLA VITA: SPORT
A SPASSO
PER I CORSI
D’ACQUA
DELL’OSSOLA
FARE SPORT NEI PAESAGGI PIÙ BELLI CHE LA NATURA CI PUÒ OFFRIRE. UNA PROMESSA CHE GIÀ DA
SOLA DOVREBBE CONVINCERCI A PRATICARE, ALMENO UNA VOLTA, IL CANYONING. CONOSCIUTO
ANCHE COME TORRENTISMO, CONSISTE NELLA DISCESA A PIEDI DI CORSI D'ACQUA CHE SCORRONO
ALL'INTERNO DI STRETTE GOLE PROFONDAMENTE SCAVATE NELLA ROCCIA E CARATTERIZZATI DA
PORTATA RIDOTTA (IN GENERE INFERIORE AI 200 LITRI AL SECONDO) E FORTE PENDENZA.
MOLTO DIFFUSO IN EUROPA, IN PARTICOLARE IN SPAGNA E FRANCIA, IL CANYONING È ARRIVATO
DA QUALCHE ANNO ANCHE IN ITALIA, OFFRENDOCI LA POSSIBILITÀ DI CONOSCERE ANGOLI DEL NOSTRO TERRITORIO ALTRIMENTI INACCESSIBILI. TRA QUESTI, IN PARTICOLARE, LA VALLE DELL’OSSOLA, CONSIDERATA OGGI UNO DEI LUOGHI PIÙ TECNICI E AFFASCINANTI IN EUROPA DOVE
PRATICARE IL TORRENTISMO.
PER CONOSCERLO PIÙ DA VICINO ABBIAMO INCONTRATO CRISTINA RAINELLI.
48
IMQ NOTIZIE N. 90
CRISTINA RAINELLI È DIRETTORE TECNICO DI MOVE TO
RELAX, AGENZIA CHE OFFRE
SOLUZIONI DI VIAGGIO E PROPOSTE VACANZE NELLO SPLENDIDO SCENARIO DELLE ALPI
LEPONTINE.
QUAL È LO SCENARIO IDEALE DEL
TORRENTISMO?
I corsi d’acqua che scorrono all’interno di strette gole profondamente scavate nella roccia, più
tecnicamente indicate come forre,
con una ridotta portata d’acqua,
una forte pendenza e rive inaccessibili tranne che all'imbocco e all'uscita. Caratteristica quest’ultima
che consente di arrivare in luoghi altrimenti irraggiungibili. Lungo questi percorsi, oltre alle forre si
possono incontrare cascate e profondi laghetti, che vanno superati di
volta in volta con tecniche diverse,
ad esempio con l'ausilio di corde e
calate, oppure con tuffi e scivolate
in una sorta di spettacolare acquafan naturale. La durata dei percorsi
varia tra le 2 e le 8 ore e, normalmente, una marcia di avvicinamento
in salita precede la discesa vera e
propria. In Italia ogni anno vengono
esplorati e attrezzati nuovi percorsi.
In generale potremmo dire che attualmente il canyoning si svolge
nelle forre di tutto l'arco alpino,
nelle prealpi e sull'appennino centrale. Le zone più interessanti si trovano nel Piemonte, in Triveneto, in
Lombardia, in Sardegna e in
Abruzzo.
OCCORRONO ATTREZZATURE
SPECIALI?
Indispensabile per proteggersi dal
freddo dell’acqua è la muta in neoprene (spessore 5 mm) che può essere sostituita da una tuta da
speleologia accoppiata con una
muta stagna, del tipo utilizzato per
la pratica del windsurf. Poi occorre
cappuccio, calzari e guanti sempre
in neoprene, scarpe da trekking (esistono anche delle calzature specifiche per il torrentismo), imbragatura,
moschettoni e discensore, casco,
corde statiche da canyoning o speleologia, contenitori stagni per
poter portare delle provviste e mantenerle all'asciutto.
QUANTO COSTA?
Una giornata di canyoning con le
Guide Alpine varia dai 65 ai 95 euro
a seconda del grado di difficoltà, e
include noleggio attrezzatura e accompagnamento della Guida.
E’ RICHIESTA UNA PREPARAZIONE
ATLETICA PARTICOLARE?
In realtà non sono necessarie particolari doti atletiche e neanche un allenamento specifico. E' importante
saper nuotare e avere un buon spirito di avventura. Ovviamente, con
l’aumentare del grado di difficoltà
del percorso, una buona conoscenza
delle tecniche e delle attrezzature
alpinistiche diventa preferibile. Per
i principianti è invece indispensabile
affidarsi agli esperti del settore, le
Guide Alpine.
E’ UNO SPORT SINGOLO O DI
GRUPPO?
Rigorosamente di gruppo.
E’ UNA DISCIPLINA RISCHIOSA?
Nel complesso direi di no, anche se è
uno sport che viene svolto in ambienti che potrebbero diventare improvvisamente inospitali a causa
dell’acqua e del freddo. I principali
rischi sono infatti rappresentati da
piene improvvise e manovre scorrette con le corde.
UNO SPORT A STRETTO CONTATTO
CON LA NATURA: QUALI ACCORGIMENTI AVERE PER RISPETTARLA?
E’ vero, il canyoning è uno sport che
porta a diretto contatto con la natura più incontaminata e ricca. L'acqua è poi una delle principali fonti
di vita di tutti gli esseri viventi pertanto è importante non perturbare
49
QUALITA’ DELLA VITA: SPORT
gli ambienti che si attraversano, ma essere spettatori passivi della natura che
ci circonda, cogliendo tutti gli incantevoli attimi che essa ci offre, senza necessariamente voler sottrarre parte di
essa per renderla nostro souvenir o cimelio. Non credo esistano accorgimenti specifici per il canyoning,
quanto accorgimenti per tutta la natura e per tutte le attività che in essa si
praticano.
QUALI CONSIGLI PER CHI INTENDESSE
PRATICARE PER LA PRIMA VOLTA IL
CANYONING?
Il mio consiglio principale è quello di
rivolgersi agli esperti del settore e
50
quindi alle Guide Alpine del posto,
che della natura e delle montagne
hanno fatto la loro professione.
PERCHÉ, ALMENO UNA VOLTA NELLA
VITA, BISOGNEREBBE PROVARLO?
Perché è uno dei modi più belli per
esplorare la nostra terra. Faccio il mio
esempio. Sono nata e cresciuta in Ossola, eppure mai, prima che iniziassi a
praticare il torrentismo, avrei immaginato che proprio vicino a casa mia potessero esserci luoghi così incantevoli.
Ho girato diverse delle località più rinomate delle nostre Alpi italiane, ma
trovo che le montagne dell'Ossola e le
sue sette vallate restino tra le zone
meno conosciute e più incontaminate
dell'Italia. Imponenti pareti, rocce
aspre e anguste vallate. Un habitat
meraviglioso e perfetto per il canyoning.
Non per niente qui da noi arrivano
persone da tutta Europa per praticare
torrentismo e le Guide Alpine di Chamonix (capitale dell'alpinismo mondiale) ci frequentano con i loro clienti
ormai da più di 15 anni.
IMQ NOTIZIE N. 90
PER SAPERNE DI PIÙ
http://www.canyoning.it
http://www.ossola.com
http://www.guidealpinemacugnaga.it/
IDEE VACANZE
Per provare il canyoning, Move To Relax propone
un pacchetto vacanze con trattamento agevolato
per i lettori di IMQ Notizie.
- Giorno 1: arrivo e sistemazione presso la
struttura (http://www.borgone.it/bed.htm)
- Giorno 2: mezza giornata canyoning: per
cominciare
- Giorno 3: relax muscolare, tempo libero
per visitare Macugnaga (http://www.macugnaga-online.it/) e la natura affascinante
del Monte Rosa, cena tipica presso l'Agri
turismo Alpe Burki
- Giorno 4: giornata canyoning, salti e tuffi a
volontà!!
Il pacchetto include: sistemazione in B&B con trattamento di pernottamento e prima colazione, noleggio mute e attrezzatura per le due giornate, guida
alpina per le due giornate, cena in agriturismo.
Per info www.movetorelax.it
PER POTER ACCEDERE ALLE CONDIZIONI AGEVOLATE,
CITARE L’ARTICOLO SU IMQ NOTIZIE.
51
QUALITA’ DELLA VITA: SALUTE
CHE STRESS, DI GIORN
52
IMQ NOTIZIE N. 90
NO E PURE DI NOTTE...
LO STRESS DI GIORNO È PIÙ FACILE, DICEVA BENE LA SIGLA DI “QUELLI DELLA
NOTTE”, IL FORTUNATO PROGRAMMA
DI RENZO ARBORE DEGLI ANNI OTTANTA. O MEGLIO: DI NOTTE, DI SOLITO,
SI DORME, A MENO DI NON ESSERE
TROPPO ANGOSCIATI DAL TERRORE DI
NON RIUSCIRE A DISTRICARSI TRA GLI
IMPEGNI INCOMBENTI, PERCHÉ A QUEL
PUNTO ALLO STRESS SI ACCOMPAGNA
PURE L'INSONNIA. SORGE PERCIÒ SPONTANEA LA DOMANDA: PERCHÉ CI
STRESSIAMO? COME MAI IL TRAN TRAN
QUOTIDIANO NORMALMENTE GESTIBILE
ALL'IMPROVVISO CI DIVENTA UN FARDELLO CHE CI TOGLIE PERSINO IL
SONNO? DA UN PUNTO DI VISTA MEDICO, I MOTIVI NON SONO MOLTI, MA
GLI EFFETTI SU DI NOI SONO DIVERSI,
CONDIZIONATI COM'È NATURALE DALL'UNICITÀ DI CIASCUNO.
Tanto per cominciare, lo stress può essere
di due tipi: acuto e cronico. Secondo la
scheda online realizzata da una nota società farmaceutica, il primo “si verifica
una volta sola e in un lasso di tempo limitato”. Il secondo, invece, è frutto di uno
“stimolo reiterato o di lunga durata”.
In sostanza, ci sta che anche soggetti tranquilli, da tutti considerati immuni dall'emotività, improvvisamente accusino il
colpo e si facciano vedere nervosi o scarichi, ossia incapaci di reggere a compiti
prima svolti in scioltezza.
Chi soffre di stress cronico, invece, è soggetto a “stressor”, ossia agenti “pressanti”, che si ripetono periodicamente nel
tempo, per cui chi li conosce li ha già bollati molto spesso come nevrotici e da trattare con cautela.
Di questo tipo di stress sono spesso vittime, per esempio, le persone che hanno
vissuto un divorzio traumatico oppure un
grave lutto, soprattutto se le due esperienze hanno lasciato segni ancora evidenti.
A dirla tutta, però, i due esempi sono perfetti all'interno della visione “psicologica”
dello stress.
Nella già citata scheda, infatti, si fa notare
che del problema esistono almeno altre
due definizioni accreditate dagli addetti ai
lavori. Per alcuni di loro, lo stress è uno stimolo interno o esterno, sociale o psichico,
in ogni caso nocivo. Per altri è invece la risposta al raggiungimento di “una soglia
di allarme” oltre la quale si smarrisce il
normale equilibrio psico-fisico, la cosiddetta “omeostasi dell'organismo”, ossia
quei processi di regolazione che si attivano
nel nostro corpo e che ci permettono di
conservare più o meno gli stessi valori (per
esempio la temperatura corporea) al mutare delle condizioni esterne in cui ci imbattiamo.
Comunque lo si definisca, i disturbi che ci
fanno capire che siamo stressati, dicevamo, sono abbastanza precisi.
Il mal di testa (scientificamente cefalea) è
uno dei più frequenti, seguito dall'orticaria o altre dermatiti, e in altri casi dall'asma
bronchiale fino ai più seri disturbi cardiaci.
Questi ultimi si verificherebbero purtroppo
soprattutto sulle persone che vivono o lavorano in ambienti particolarmente pesanti, soprattutto le grandi città, nel primo
caso, e tra chi svolge mestieri di grande
responsabilità, nel secondo.
Eppure, pur vivendo in grandi città e facendo lavori di grande responsabilità, c'è
chi allo stress resiste bene. Come mai?
Secondo la tesi medico-scientifica più diffusa (riportata per esempio sul sito
www.nienteansia.it nella parte dedicata
allo stress), tutto sta nella distinzione tra
tipi umani “A” e “B”.
I soggetti della prima schiera, di solito,
sono molto competitivi, pronti allo scontro e alla polemica. Generalmente mangiano in fretta, pensano altrettanto
velocemente e spesso fanno carriera. I tipi
“B”, invece, sono poco aggressivi, amano
socializzare, non vogliono avere il controllo su tutte le situazioni, mangiano lentamente e di solito non arrivano a
occupare posti di comando.
È abbastanza intuitivo immaginare quale
delle due tipologie rischia di stressarsi di
più... Gli “A” non accettano facilmente la
sconfitta né sono disposti a fare un passo
indietro per lasciare spazio ad altri. Come
dantesco contrappasso, subiscono più
duramente le conseguenze degli stop forzati, mettendo a rischio la propria capacità di resistenza psico-fisica assai più di
quanto non accada ai tipi “B”.
Per vincere lo stress, insomma, basterebbe
prendere qualche lezione dai tipi “B”,
sembrerebbe.
Eppure, anche tra questi ultimi lo stress
potrebbe ugualmente presentarsi. Perché?
Accanto allo stress, c'è un'altra componente da considerare, che gli somiglia ma
non gli si sovrappone esattamente.
Stiamo parlando dell'ansia, un disturbo
che può associarsi a situazioni di stress
prolungato, purtroppo verificabili sia per i
tipi “A” che per i “B”.
Come riconoscere se siamo preda dell'uno e dell'altra?
Secondo il già citato portale “Niente
ansia.it”, siamo a rischio se, oltre ai disturbi elencati sopra, abbiamo per esempio crisi di pianto, difficoltà di
concentrazione, colite, tiroide sballata, difficoltà di parola, senso di noia verso tutto,
irritabilità, dolori muscolari e ulcera.
La capacità di reagire a ciascuno di questi
disturbi è condizionata, certo, dalla gravità con cui i medesimi si sono presentati,
ma anche dalla personale resistenza di
ogni individuo.
C'è chi va avanti anche se capisce di aver
superato il limite. Altri, invece, si fermano
ai primi accenni di stress.
Nell'uno o nell'altro caso, c'è infine una
prova fisica che ci darà la certezza se è il
caso di mollare un po': quando il surrene,
una ghiandola endocrina posta alla base
del cervello, secerne troppo cortisolo,
siamo particolarmente esposti a stress e
ansia. Come capire se l'ormone è impazzito? Basterà un semplice prelievo del sangue, con l'indicazione specifica
nell'impegnativa. Prima di andare, però,
conviene fare un po' di training autogeno,
altrimenti il cortisolo cresce ancora di più.
53
QUALITA’ DELLA VITA: SALUTE
DALL'ANSIA ALL'OSSESS
INTERVISTA A STEFANIA MARCOLIN, PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTA SPECIALIZZATA IN TERAPIE COGNITIVO-COMPORTAMENTALI PER GLI ADULTI
Da lavoro, da esame e da quest'anno anche da crisi economica: l'ansia può prendere molte forme aggravando lo stress
che ci provoca mantenere fede a tutti i nostri impegni.
In condizioni normali, cioè di buon equilibrio psico-fisico,
la paura di non farcela ci attraversa letteralmente senza impedirci di arrivare fino in fondo. In altri casi, purtroppo, restiamo ingabbiati nell'ansia anche dopo il conseguimento
dei nostri obiettivi. In altri, addirittura, il terrore arriva a paralizzarci del tutto, trasformandoci in tremebonde creature
preda di pericoli immaginari.
Le ossessioni non vanno mai sottovalutate, anche le più stupide, come “lavarsi continuamente le mani”. A dirlo è Stefania Marcolin, psicologa-psicoterapeuta, la quale
aggiunge: “Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepiti come intrusivi,
fastidiosi e privi di senso”.
PERCHÉ POSSONO ESSERE PERICOLOSE?
Perché ad esse possono far seguito le compulsioni, che si
manifestano come atti mentali (per esempio, contare, pregare, ripetere parole) o veri e propri comportamenti ripetitivi (controllare, pulire, ordinare), messi in atto
secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e una situazione temuta.
PUÒ FARCI QUALCHE ESEMPIO PIÙ SPECIFICO?
Certamente: esempi di ossessioni sono pensieri del tipo
“potrei prendere qualche malattia se tocco la porta del
bagno della discoteca” oppure “tutto deve essere sempre
perfettamente in ordine e in armonia, altrimenti qualcosa
di brutto potrebbe capitare alla mia famiglia”.
54
E LE COMPULSIONI COLLEGATE QUALI POTREBBERO ESSERE?
Di solito si cerca di prevenire la minaccia paventata, per
esempio evitando di toccare o anche solo avvicinarsi a
tutte le porte delle discoteche, o alle porte in genere oppure continuando a controllare che tutti gli oggetti siano
sistemati secondo il proprio criterio di ordine.
LE SINDROMI ANSIOSO-COMPULSIVE SONO CURABILI?
Sì, ma in alcuni casi è necessario ricorrere all'aiuto degli
specialisti.
E SE VOLESSIMO CURARCI DA SOLI?
Posto che nei casi più gravi non basterà, possiamo intanto
adottare qualche strategia. Per esempio, il più delle volte
basterà distrarsi e concentrarsi su qualcosa di positivo e
piacevole per scacciare i pensieri ossessivi. In altre occorrerà uno sforzo di razionalizzazione.
CIOÈ?
Per esempio è sempre utile non perdere di vista ciò che è
davvero importante per noi: la famiglia e gli affetti, i due
pilastri su cui si fonda, in genere, la serenità personale.
C'È ALTRO DA SAPERE, SOPRATTUTTO PER CHI SOFFRE
DELL'ANSIA DA CRISI ECONOMICA?
Sì. Intanto, ricordiamoci che i problemi si affrontano
quando si presentano e poi abituiamoci ad uno stile di
vita più sobrio: se sappiamo riconoscere ciò che è veramente essenziale, questa ossessione dovrebbe tormentarci
di meno.
IMQ NOTIZIE N. 90
SIONE: IL SALTO È BREVE
MA UN PO'
D'ANSIA E STRESS
FANNO BENE
MOVIMENTO,
RESPIRO, TISANE
E FARMACI, SE SERVE:
LE STRADE PER
VINCERE LO STRESS
In un film di qualche anno fa Richard Gere interpre-
Vuoi vincere lo stress? Muoviti.
Non si tratta di uno slogan di qualche centro fitness,
ma della regola d'oro che ogni “stressato” dovrebbe
imprimersi nella memoria per sempre.
Non si tratta di diventare atleti modello seguendo
l'esempio di Rocky. Semplicemente, basta camminare per almeno venti minuti, almeno tre volte a settimana, senza fretta, magari lasciando l'auto nel
parcheggio più lontano anziché affannarsi a cercarne uno proprio sotto il posto di lavoro.
Chi fa sport abitualmente ma è stressato lo stesso,
invece, dovrà ricorrere ad altre strategie: per esempio imparando a rilassarsi.
Un ottimo sistema è apprendere i principi della respirazione yoga, da integrare nel proprio allenamento. Ogni volta che ci si piegherà per lo stretching
pre e post jogging, per esempio, si dovrebbe aumentare la propria flessibilità respirando più a lungo
(attenti a non andare nell'iperventilazione, però!).
Gli ipercinetici hanno a disposizione una tecnica ancora più “strong”, di derivazione militaresca: anche
in Italia è arrivato il British Military Fitness, una disciplina praticata dagli ex Marine, adatta a chi vuole
scaricare lo stress mettendo in gioco corpo e mente
(per saperne di più basta contattare i centri Virgin
Active Italia: http://www.virginactive.it/).
I più riflessivi, invece, possono introdurre nella propria giornata momenti di meditazione attiva, per indagare da sé sulle cause della propria agitazione e
decidendo, se necessario, di iscriversi a corsi di yoga
o simili, molto utili per imparare a lasciarsi andare.
Nei casi più seri non è un delitto ricorrere alla psicoterapia, prevedendo, quando serve, anche l'assunzione di farmaci ad hoc. Il tutto, naturalmente, sotto
stretto controllo medico.
Chi è contrario agli psicofarmaci può provare con le
tisane rilassanti (dalla passiflora fino alla valeriana)
oppure con i fiori di Bach. L'importante è non prendere sottogamba il protrarsi dei disturbi. In primavera o nel cambio di stagione autunnale, infatti, è
più facile sentirsi nervosi, ma se lo stato d'alterazione
non ci molla neanche a solleone (o freddo rigido) ritornato, vuol dire che è il momento di prendere
qualche contromisura.
tava la parte di un uomo che preferiva essere preda
delle sue “estasi” anziché farsi sedare. La scelta di
“Mister Jones”, il nome del suo personaggio nonché
titolo della pellicola, naturalmente è opinabile, però
per alcuni studiosi reprimere a tutti i costi i nostri
stati emotivi più esasperati non è sempre positivo.
Un po' d'ansia, dicono questi studiosi, e pure un po'
di stress, fanno bene. A sostenerlo è per esempio un
libro fresco di stampa, intitolato “Ansia. Come uscire
dalla gabbia e riprendersi la vita”, edito da Piemme.
L'autore è Giampaolo Perna, psichiatra responsabile
del Centro disturbi d'ansia del San Raffaele di Milano.
Secondo il medico, è possibile convivere con il disturbo senza ricorrere necessariamente ai farmaci, se
non nei casi più gravi. Tutto sta a far l'abitudine a
quel po' di batticuore che ci può dare un impegno
importante o un incontro con un potenziale partner.
Avere un po' di paura, oltretutto, può preservarci
dall'incorrere in situazioni di pericolo, come dicono
gli amanti degli sport estremi che convivono abitualmente con la possibilità di incidenti.
Analogamente, anche lo stress può essere positivo:
alcuni parlano proprio di “eustress”, giusto stress,
che si attiva quando vogliamo portare a termine un
compito importante, ben diverso dal “dis-stress”, il
suo rovescio.
L'agitazione è vita, insomma, basta prenderne coscienza e affrontarla giorno per giorno; e se saranno
necessarie anche terapie ad hoc, non è una tragedia.
È sempre meglio curarsi, infatti, che rischiare pure la
depressione, la conseguenza più frequente degli
stati di ansia e stress fuori controllo.
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QUALITA’ DELLA VITA: HOBBY
Orti sui tetti?
ERA DIVENTATO UN FENOMENO
IN VIA D´ESTINZIONE, UNA
“ROBA” DA VECCHIETTI.
POI IL MONDO E L´AMERICA
HANNO FATTO UNA VIRATA
IMPROVVISA E L’ORTO È DIVENTATO L´AVANGUARDIA
DI UNA NUOVA TENDENZA.
56
IMQ NOTIZIE N. 90
Trés chic!
Ce l'hanno Barack e Michelle
Obama alla Casa Bianca, ed è noto
che la first lady americana vi dedica
personalmente una buona parte
della sua giornata. Ce l'ha il sindaco di Londra Boris Johnson, che
ha previsto anche un programma
di incentivi per chi decide di farsene uno in casa propria. Il sindaco
di San Francisco invece l'ha voluto
proprio davanti al municipio, e invita i dipendenti comunali a trascorrervi la pausa pranzo. Non è
una beauty farm, né qualche altro
passatempo modaiolo: è semplicemente un orto, con tanto di patate,
cipolle e pomodori. Gli esempi illustri appena citati possono disporre
di un giardino di grandi dimensioni, ma il contadino urbano, laddove non disponga del cortile, sta
imparando a coltivare il suo campicello sul tetto o sul balcone. E così
la veduta aerea di metropoli come
New York, Boston e Detroit offre
chiazze di verde sparse qui e lì, che
ingrandite rivelano la presenza di
frutta e verdura. Più isolati, ma per
questo più appariscenti, i casi italiani. Come quello dell'architetto
torinese Gaetano Bruno, che ha
collegato quattro terrazze adiacenti alla sua fino ad ottenere ben
150 mq in cui non ha piantato solo
ortaggi, ma perfino alberi che raggiungono i 7 metri d'altezza. Osservando gli orti dall'alto, nelle
città americane dove questo modello di autoproduzione agricola è
maggiormente diffuso, è possibile
perfino tracciare una sorta di
mappa sociale. E scoprire che la
tendenza si diffonde trasversalmente in vari quartieri. A New
York, per esempio, gli agricoltori di
città vivono a Brooklyn, nel
Queens, nel Bronx. A Manhattan
l´orto sui tetti lo fanno architetti,
designer e produttori cinematografici: dicono sia trés chic nell'ambiente. E dal tipo di produzione si
può perfino riconoscere l'etnia: i latini coltivano peperoncini piccanti
e zucchine, gli asiatici verze e cavoli. E così, quello che sembrava un
fenomeno in via d'estinzione, importato dagli immigrati e perpetuato solo per nostalgia, è
divenuto un fenomeno affermato:
esaurite le sementi e corsi di giardinaggio, sono nate associazioni
come la My Farm di San Francisco,
che l'orto te lo attrezza e te lo
mantiene. Il risparmio rispetto al
supermercato è minimo, ma vuoi
mettere la soddisfazione di un
sugo fatto in casa?
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LIBRI, FILM, VIDEO, MUSICA
Libri
HOTEL DEL RITORNO
ALLA NATURA
George Simenon
Adelphi, 1989
Uno scienziato tedesco e la sua
compagna vivono in solitudine
su una delle isole Galapagos,
convinti di abbandonare così la
civiltà corrotta e "riavvicinarsi
allo stato di natura". Ma anche
la contessa von Kleber, affiancata da due gigolò, ha dei
piani su quel frammento abbagliante di terra circondata
dal mare: costruirsi l'Hotel del
Ritorno alla Natura, per tutti i
devoti dell'idillio. Non sarà
però l'idillio a regnare sulla
splendida isola: piuttosto la rovina e il terrore, scanditi dal
ritmo inesorabile di Simenon.
L’ALBERGO
DELLE TRE ROSE
Augusto De Angelis
Sellerio Editore, 2002
notte, al gioco d'azzardo, è
stato ucciso, prima pugnalato
e poi impiccato, un giovane
inglese. Seguono a questo
altri omicidi, mentre arriva in
albergo un avvocato, anch'egli inglese, che deve leggere agli eredi un testamento
la cui validità è, misteriosamente, sottoposta alla presenza di tre bambolette di
porcellana. E in questa atmosfera da Agatha Christie, il
commissario De Vincenzi indaga e scopre una verità che
alla fine niente ha a che dire
con le raffinatezze del delitto
all'inglese.
MUSICA DI PLASTICA,
LA RICERCA
DELL’AUTENTICITÀ
NELLA MUSICA POP
Hugh Barker e Yuval Taylor
Isbn Edizioni, 2009
La ricerca dell'autenticità attraversa tutta la storia della
musica pop. Raccontando le
storie di alcuni musicisti simbolo, dall'eroe del folk-revival
Leadbelly a Kurt Cobain (che
in nome della sincerità si uccise), passando per Elvis Presley, i Monkees, Donna
Summer, gli autori Barker e
Taylor svelano segreti e bugie
su cui quella autenticità fu costruita, smontando il paradosso estetico che anima da
sempre la musica pop.
Fumetti Poesia
TUTTO RICOMINCIÒ
CON UN'ESTATE
INDIANA
SAN MARTINO – RIME
NUOVE
Giosuè Carducci
Milo Manara e Hugo Pratt
RCS Rizzoli Libri, Edizione
CDE Milano, 1986
Siamo nel XVII secolo, ai
tempi e nei pressi delle prime
colonie americane. Sono i
giorni dell'estate indiana,
quando l'autunno finisce e
l'inverno sta per arrivare.
Stiamo per vivere una delle
più affascinanti avventure a
fumetti che si possano leggere, guidati dalla indimenticabile penna di Hugo Pratt e
dalla raffinata matita di Milo
Manara. La storia narra gli intrecci che si vengono a creare
fra i coloni inglesi che vivono
nel villaggio di New Canaan, i
pellerossa della tribù di
Squando ed i componenti
della famiglia Lewis.
La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’ esuli pensieri,
Nel vespero migrar.
Per chi non la ricordasse più.
In un albergo popolato di
strani figuri che si dedicano, la
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IMQ NOTIZIE N. 90
Video
SHINING
Regia di Stanley Kubrick,
con Jack Nicholson
USA, 1980
Dal romanzo (1977) di Stephen King: sotto l'influenza
malefica dell'Overlook Hotel
sulle Montagne Rocciose dove
s'è installato come guardiano
d'inverno con moglie e figlio,
Jack Torrence sprofonda in
una progressiva schizofrenica
follia che lo spinge a minacciare di morte i suoi cari. Più
che un film dell'orrore e del
terrore, è un thriller fantastico
di parapsicologia.
Musica
MAMMA HO
RIPERSO L’AEREO
Regia di Chris Columbus
con Culkin Macaulay
USA, 1992
La numerosa famiglia McCallister, di cui Kevin è l'ultimo
rampollo, lascia in aereo Chicago per Miami dove passerà
le vacanze natalizie. Questa
volta il ragazzetto non viene
"dimenticato" a casa, ma nel
bailamme generale sbarca a
New York e vi rimane solo.
Mentre i genitori allarmatissimi contattano la polizia per
le ricerche, Kevin, tuttavia,
non si sgomenta e dà inizio
alle sue avventurose vacanze
da "senza famiglia occasionale". Per cominciare prenota
una lussuosa camera all'Hotel
Plaza (di cui ha visto la réclame) al nome di suo padre,
vi si installa, si concede succulente colazioni, entra in lotta
con Hector, il portiere (che ha
fiutato qualcosa di poco
chiaro) e passeggia per le
strade di New York, fra alberi
di Natale giganteschi e vetrine
illuminate.
INDIAN SUMMER CHET BAKER IN
MILAN
Chet BAKER
Concord
Indian Summer è contenuta
nell'album Chet Baker in Milan
registrato in Italia nel 1959.
Un gran bel album, sebbene
non rivoluzionario, anche se
Baker non ha rivoluzionato
nulla: ha “solo” suonato la
tromba benissimo, con quel
suo mood malinconico e inconfondibile, sintomo di una
personalità creativa e tormentata come poche.
INDIAN SUMMER –
MORRISON HOTEL
The doors
Elektra
Inserito nell’album Morrison
Hotel (1970) in realtà Indian
Summer era stata registrata
nelle sessioni ai Sunset Sound
Recorders nel 1966. Scartata
dall'album The Doors, venne
poi pubblicata in Morrison
Hotel per mancanza di materiale.
Morrison Hotel segna il ritorno dei Doors verso atmosfere più hard rock e blues.
59
PANORAMA NEWS
CONFINDUSTRIA ANIE
CLAUDIO ANDREA GEMME
NUOVO PRESIDENTE
DELL’ASSOCIAZIONE ENERGIA
Genovese, Claudio Andrea Gemme si laurea in Scienze Economiche e Politiche all’Università di Genova e nel 1973 entra
nel Gruppo Finmeccanica, dove negli anni ricopre numerosi
incarichi operativi in Italia e all’estero. Dal 2000 è Amministratore Delegato di Ansaldo Sistemi Industriali (ASI) – azienda
tra i leader al mondo nella ricerca e produzione di sistemi elettromeccanici e di automazione, elettronica di potenza, motori
e generatori. Dal 2008 è Consigliere del Market Strategy
Board dell’IEC (International Electrotechnical Commission).
Con 250 aziende associate, per un totale di circa 16.000 addetti diretti, l’Associazione Energia aderente a Confindustria
ANIE è l’organismo di categoria delle aziende elettromeccaniche operanti in Italia, che offrono tecnologie per la produzione, trasmissione, distribuzione dell’energia elettrica e per
le applicazioni industriali. Nel 2008 il fatturato aggregato dell’industria elettromeccanica italiana ha superato gli 8 miliardi
di euro (+10,9% rispetto al 2007). È proseguita la crescita sostenuta delle esportazioni (+15,2%), la cui incidenza sul giro
d’affari totale ha superato nel 2008 il 40% (nel 2007 risultava
pari al 35%).
“L’elettromeccanica è un comparto industriale d’eccellenza
nell’offerta made in Italy di tecnologie” ha dichiarato il Presidente Gemme. “Occupiamo la terza posizione in Europa per
volume d’affari aggregato e questo è un risultato significativo
se si guarda all’elevata specializzazione tedesca in questi settori”.
“Il comparto ha sofferto delle più recenti difficoltà congiunturali soprattutto a partire dagli ultimi mesi del 2008. L’indebolimento della domanda interna e le difficoltà sui principali
mercati di destinazione delle esportazioni hanno portato ad
un rapido deterioramento dei principali indicatori economici.
Il fatturato nei primi due mesi del 2009 ha registrato una flessione del 20%, rispetto al corrispondente periodo del 2008,
e variazioni della stessa entità hanno interessato anche gli ordinativi” prosegue Gemme. “Le difficoltà di mercato non
hanno frenato gli investimenti in innovazione. Riteniamo, infatti, che la crisi possa agire da ulteriore stimolo per l’upgra60
ding di prodotto e di processo. Nel 2008 la spesa in R&S delle
aziende elettromeccaniche italiane è cresciuta del 18% rispetto al 2007 e di poco inferiore è risultato l’incremento del
personale assunto per attività di ricerca (+16%)”.
«Il nuovo corso della politica energetica europea pone a tutti
gli operatori della filiera opportunità straordinarie di crescita.
Accanto alle fonti rinnovabili, per le quali la sfida più importante per l’Italia è quella di coglierne le possibilità di sviluppo
industriale, occorre traguardare soluzioni nuove. In tal senso
il ritorno al nucleare si rivela come una strada quasi obbligata. Non cerchiamo nuovi siti ma puntiamo a recuperare
quelli già esistenti” prosegue ancora Gemme. “A questo occorre aggiungere il tema importante dell’efficienza energetica, per il quale la nostra industria ha da tempo messo in
campo soluzioni tecnologiche d’assoluta avanguardia per far
fronte alle esigenze di risparmio dei costi e di sostenibilità ambientale”.
“Alle sfide europee occorre affiancare a livello nazionale una
programmazione stabile negli investimenti infrastrutturali,
dalle reti di trasporto dell’energia elettrica al revamping del
parco di generazione esistente” conclude Gemme. “L’industria elettromeccanica italiana, nel disegno di una nuova politica energetica nazionale, è pronta ad offrire il suo
contributo alla crescita economica del Paese”.
Ufficio stampa Confindustria ANIE
[email protected]
ANIE SERVIZI INTEGRATI
Bandi di gara
in un click
Continua la convenzione ANIE Servizi Integrati e IMQ per la
promozione del servizio di segnalazione delle gare d’appalto.
In un’unica e-mail la segnalazione di tutte le gare di appalto
pubblicate sugli organi ufficiali nazionali ed internazionali,
per lavori, forniture e servizi. E’ questo il “servizio di segnalazione gare” di Anie Servizi Integrati, che viene proposto ai
clienti IMQ a condizioni agevolate.
IMQ NOTIZIE N. 90
Il servizio segnala quotidianamente le gare d’appalto a livello
nazionale, comunitario e internazionale per lavori, forniture
e servizi. Grazie ad un’approfondita conoscenza dei settori
elettronico, high-tech e settori contigui, il servizio è in grado
di fornire un’informazione specifica ma soprattutto mirata,
grazie a un sistema sofisticato di profilazione dell’utente che
consente di segnalare solo i bandi di interesse.
L’abbonamento comprende, oltre all’invio quotidiano dei
bandi, una serie di servizi a valore aggiunto gratuiti
In particolare:
- Sportello Appalti: risposta via e-mail a quesiti sulla partecipazione alla gara
- Corsi di formazione sugli appalti
- Newsletter “Appalti Oggi”: bollettino mensile di informazione e aggiornamento
Il Servizio offre, a chiunque sia interessato, un periodo di
prova assolutamente gratuito della durata di un mese, al termine del quale può decidere o meno di sottoscrivere l’abbonamento.
Assistenza commerciale
tel. 023264290
[email protected]
CEI
1909 - 2009:
il CEI compie 100 anni
2009: nell’anno dedicato alla sicurezza elettrica, il Comitato
Elettrotecnico Italiano celebra i suoi primi cento anni di attività.
Nel 1906 è stata istituita la IEC – International Electrotechnical Commission, successivamente, il 27 settembre 1909, è
stato fondato il Comitato Elettrotecnico Italiano.
Nel corso di questi cento anni di attività, il CEI ha giocato un
ruolo da protagonista nello sviluppo sociale ed economico
del nostro Paese. L’evoluzione della storia del CEI è negli oggetti, negli strumenti tecnologici, negli apparecchi elettrodomestici impiegati nella vita quotidiana.
vità, ha saputo mantenere invariati i principi di base della propria origine che hanno acquistato ad oggi maggiore rilevanza
e vigore.
Valori identificabili principalmente nella attività normativa basata sulla partecipazione dei Soci e nella predisposizione e approvazione di testi sottoposti al consenso pubblico.
Le Norme CEI, secondo la definizione accettata a livello internazionale, assolvono due funzioni fondamentali: regolano
in modo univoco i rapporti commerciali e definiscono la “regola dell’arte” per realizzare prodotti e impianti in sicurezza.
Il 2009, anno della sicurezza elettrica, concetto cardine dell’attività normativa: ricerca costante volta ad identificare le
necessità e le aspettative degli utenti delle norme per conseguire e perfezionare la sicurezza di impiego delle apparecchiature elettriche e delle metodologie di lavoro.
Per il CEI questi primi cento anni di attività normativa non costituiscono un punto di arrivo, ma un fondamentale momento di passaggio in linea con un costante processo
evolutivo finalizzato a soddisfare e, laddove possibile, anticipare le esigenze informative e formative dei Soci e dei portatori di interesse.
Il 2009 per il CEI sarà un anno ricco di eventi e di attività di
comunicazione e informazione indirizzata a Istituzioni, Soci,
membri dei Comitati Tecnici, Associazioni di categoria, mondo
della Stampa e cioè a tutti coloro che hanno contribuito a scrivere questo importante capitolo della nostra storia.
Servizio Comunicazione e Promozione
Silvia Berri - [email protected]
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BREVI IMQ
ABIO E IMQ
INSIEME CON UN’INIZIATIVA
DI SENSIBILIZZAZIONE
ALLA SICUREZZA DOMESTICA
Una pausa di distrazione per i bambini ospedalizzati che
possa anche diventare momento pedagogico e istruttivo,
durante e dopo il ricovero. Questo è in estrema sintesi
l’obiettivo di “Caccia al rischio” un gioco di carte pensato
da IMQ per sensibilizzare, in modo divertente e allegro,
i bambini dai 5 ai 10 anni di età sugli aspetti della sicurezza in casa e del rispetto dell’ambiente.
A idearlo IMQ, Istituto Italiano del Marchio di Qualità,
da anni impegnato in progetti di sensibilizzazione alla
sicurezza domestica. Partner dell’iniziativa FONDAZIONE
ABIO ITALIA ONLUS, che supporta i bambini e gli adolescenti in ospedale, oltre alle loro famiglie, con 58 Associazioni presenti nei principali ospedali del territorio, con
4.500 volontari e 2.285.332 bambini e adolescenti assistiti annualmente.
Il gioco verrà distribuito a tutte le Associazioni ABIO perché possa essere utilizzato dai volontari durante le attività negli ospedali ed, eventualmente, essere poi
regalato anche ai bambini insieme a un opuscolo con i
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principali consigli di sicurezza domestica e la cartolina
gioco per poter ricevere il Diploma di “Gran Cacciatore
del Rischio”.
Per saperne di più: www.imq.it/portale/Cacciarischio.it
IMQ NOTIZIE N. 90
IMQ E TMP:
UNA COLLABORAZIONE
A REGOLA D’ARTE
I buoni risultati arrivano grazie alla collaborazione tra le varie
parti e all’osmosi delle competenze. È questo forse il significato
principale della targa con la quale il Presidente TMP, l’Associazione Italiana dei Tecnici Materie Plastiche (www.associazionetmp.com), ha voluto insignire IMQ. Alla base la proficua
collaborazione iniziata nell’ambito della certificazione delle materie plastiche. Un’attività avviata da IMQ a supporto dei produttori di apparecchi elettrodomestici, ma utile anche per i
costruttori di materie plastiche che in questo modo potranno disporre di uno strumento di distinzione sul mercato oltre a un
plus nei confronti della concorrenza.
UN LABORATORIO
SPECIALIZZATO IN LED
Per garantire un utilizzo sicuro e conforme a quanto previsto
dalle direttive europee, gli apparecchi a LED devono assicurare
radiazioni ottiche non pericolose.
A definire le modalità di verifica dei potenziali rischi derivanti
da un’eccessiva esposizione alle radiazioni ottiche, è l’edizione
2006 della norma IEC 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade e dei sistemi di lampade”, ratificata a livello europeo con
la EN 62471:2008.
Per poter determinare con precisione lo spettro di emissione
della sorgente luminosa, IMQ ha realizzato un laboratorio di
prova specializzato per le verifiche su apparecchi a LED in conformità a quanto previsto dalla suddetta norma.
Per informazioni: [email protected]
Lo schema di certificazione delle materie plastiche, strutturato
in collaborazione con l’ente tedesco VDE, risponde ai requisiti di
infiammabilità e di incendiabilità richiesti dalla IV edizione della
norma EN 60335-1 relativa agli apparecchi elettrodomestici. Lo
schema offre ai produttori di materie plastiche la possibilità di
certificare i loro granulati in modo tale da poter garantire ai propri clienti materiale e componenti conformi a quanto previsto
dalla norma. Due in particolare le prove eseguite, quella di GWFI
Glow Wire Flammability Index e GWIT Glow Wire Ignitability
Index.
Per informazioni: [email protected]
ESPORTARE IN CANADA
Sei un produttore di apparecchi elettrici ad uso collettivo, di apparecchi medicali o di apparecchi a gas interessato a esportare in Nord
America?
IMQ è il partner italiano di CSA International, uno dei principali
riferimenti per le prove e le certificazioni di apparecchi elettrici
e a gas destinati al mercato nordamericano. Grazie a questa
partnership IMQ ti può supportare nell’ottenimento dei marchi
necessari per esportare i tuoi prodotti in Nord America.
Per saperne di più: www.esportareinnordamerica.it
Nella foto:
Renato Portentoso, Presidente TMP
e Orazio Fontali consigliere, consegnano la targa
a Giancarlo Zappa, Direttore Generale IMQ.
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BREVI IMQ
IMQ SHANGHAI R.O.
DIVENTA SOCIETÀ
Dopo 6 anni dalla costituzione dell’Ufficio di Rappresentanza in
Cina, IMQ ha rafforzato la propria presenza costituendo la società IMQ Certification Shanghai Co. LTD.
Un traguardo che conferma la volontà di IMQ di proseguire nel
suo percorso di crescita e internazionalizzazione anche in Asia,
privilegiando una strada che assicuri il presidio diretto dell’attività svolta localmente. In particolare a beneficio delle aziende
clienti che potranno usufruire di una maggiore flessibilità e tempestività dei servizi offerti, grazie anche all’indipendenza di IMQ
Shanghai.
Tra i servizi che IMQ Certification (Shanghai) è in grado di offrire
ricordiamo:
CERTIFICAZIONE DI PRODOTTI ELETTRICI E A GAS
- Rilascio marchio IMQ con prove presso laboratori locali
- Rilascio certificati CB e marchio GS (con prove presso IMQ Milano)
- Rilascio marchio ENEC (con prove presso IMQ Milano)
ISPEZIONI DI PARTE SECONDA (PRESHIPMENT, ISPEZIONI IN PRODUZIONE, ETC.)
ECO-VERIFICHE
Si chiama IMQ-ECO il nuovo schema di certificazione IMQ che
verifica le attività e i programmi di riduzione dell’impatto ambientale messi in essere dalle diverse realtà aziendali e lavorative.
Per saperne di più: [email protected]
IMQ INSIEME CON AEIT
Si svolgerà dal 27 al 29 settembre 2009, a Catania, la 102° edizione del Convegno Nazionale AEIT - Federazione Italiana di
Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni, che quest'anno vede come promotore principale
IMQ.
Il Convegno, che avrà il titolo "Sostenibilità Energetica: Tecnologia e Infrastrutture - La ricerca incontra l'industria", si propone di esaminare le problematiche che attualmente
interessano la scena internazionale, per poi focalizzare e ad affrontare i temi più rilevanti del sistema energetico italiano, con
particolare riguardo a quello elettrico.
ASSISTENZA IMPORT-EXPORT PER GDO E BUYER ITALIANI
Per saperne di più: www.federaeit.it/ita/
CERTIFICAZIONE DI PRODOTTI ELETTRICI
CCC - OBBLIGATORIO - E CQC).
PER IL MERCATO CINESE (MARCHIO
Per saperne di più: [email protected]
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IMQ NOTIZIE N. 90
CURIOSITA’
DINNER IN THE SKY
Una cenetta tranquilla? Scordatevela.
Paura del vuoto? Meglio una pizza
sotto casa. Insomma, il Dinner in the Sky
è per stomaci forti e commensali con il
gusto per l’avventura. Mangiare sospesi
per aria, a cinquanta metri di altezza, è
l’ultimo vezzo degli originali a tutti i
costi. Un pranzo di altissimo livello, nel
vero senso della parola, ventidue posti a
tavola tutti con vista panoramica.
Il ristorante tra le nuvole consiste in una
grossa piattaforma, particolari sedie dotate di imbragatura di sicurezza, una
piccola cucina, un forno per scaldare le
vivande, due camerieri per il servizio. Lo
spazio calpestabile è poco, ma non
manca una piccola orchestrina con
piano e due violini.
SETTEMBRE 2009
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