PIT VESEVO – PARCO NA ZIONALE DEL VESUVIO – PROGETTO S23 – VERSIONE DEFINITIVA REGIONE CAMPANIA UNIONE EUROPEA POR Campania 2000-2006 PROGETTO INTEGRATO TERRITORIALE “VESEVO” PI “VESEVO” S23 DENOMINAZIONE DELL’INTERVENTO MONITORAGGIO SANITARIO NEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO DOCUMENTO DI PROGETTO Pag 1di30 PIT VESEVO Progetto S23 MONITORAGGIO SANITARIO NEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO 1. PREMESSA Il rapporto problematico ed in molti casi conflittuale che da sempre persiste tra fauna selvatica e uomo ha sempre influito negativamente sulla ricerca del consenso intorno alla istituzione di un’area protetta. Una profonda conoscenza ed una gestione corretta del patrimonio naturale, entrambi obiettivi fondamentali di un Parco nazionale, sono quindi anche fattori di “criticità”, da affrontare e mitigare nella ricerca di una convivenza, anzi, per meglio dire, di una “coevoluzione” armonica tra fauna selvatica e uomo. L’uomo e la fauna selvatica sono i destinatari di questo progetto, costretti entrambi a vivere in continuo contatto in un territorio relativamente poco esteso ed allo stesso tempo così complesso come quello vesuviano, utilizzando le stesse risorse ambientali e gli stessi spazi vitali. Il controllo delle comunità faunistiche, specialmente delle specie “problematiche”, cioè di difficile gestione per le loro interferenze con le attività antropiche, è compito importante per l’Ente Parco, in quanto custode e gestore, a tutti gli effetti, del territorio che è chiamato a proteggere. Nello specifico, in un’area così densamente popolata la politica di tutela e di conservazione della biodiversità, per essere condivisa anche dalle popolazioni locali, va perseguita assicurando anche la riduzione del rischio sanitario ed epidemiologico. Le tematiche legate alla gestione delle specie problematiche coinvolgono spesso l’intera società: dai settori di interesse direttamente interessati dai disagi (proprietari di immobili, agricoltori, allevatori), agli amministratori ed ai ricercatori. La questione diventa così più ampia rispetto agli aspetti legati alla biologia o alla gestione ambientale; diventa un vero e proprio argomento “politico”, sul quale spesso si assiste a scontri tra interessi e percezioni che i diversi attori hanno nei confronti delle specie di difficile gestione, e più in generale della “fauna selvatica” e del mondo della natura, visto spesso come separato dal mondo del genere umano. Pag.2 di30 PIT VESEVO Progetto S23 INQUADRAMENTO TERRITORIALE ED AMBIENTALE Gli ecosistemi presenti nel Parco sono estremamente complessi ed in continua evoluzione; dominato da un vulcano tuttora attivo, dove tutto è sottoposto ad un equilibrio instabile, l’area protetta racchiude al suo interno una straordinaria varietà di paesaggi e un patrimonio di biodiversità unico al mondo, che si è evoluto contestualmente al susseguirsi degli insediamenti umani che hanno caratterizzato questo territorio sin dall'antichità. L’Ambiente e la biodiversità Il Somma–Vesuvio è il complesso vulcanico ancora attivo più importante dell'Europa continentale. Situato nella Piana Campana, è costituito da due strutture morfologicamente ben distinguibili: la caldera del Somma ed il Gran Cono del Vesuvio. La caldera del Somma è di forma semicircolare, raggiunge la sua massima altezza con Punta Nasone (1132 m.s.l.m.), e rappresenta il residuo dell’antico vulcano, la cui attività risale ad almeno 300.000 anni fa; una vasta depressione, la Valle del Gigante, suddivisa in Atrio del Cavallo e Valle dell'Inferno, rappresenta la parte interna residua dell'antica caldera; all'interno di quest'ultima si trova il più recente Gran Cono del Vesuvio (1281 m.s.l.m), più volte distrutto e ricostruito nel corso delle eruzioni antiche e recenti. Il recinto del Somma è ben conservato per tutta la sua parte settentrionale e il suo orlo craterico è un susseguirsi di cime dette cognoli. Il complesso si è formato dall’alternanza di eruzioni effusive, caratterizzate dalla messa in posto di lave e prodotti di caduta, e di eruzioni esplosive a forte impatto distruttivo (Pliniane), con emissione di grossi volumi di ceneri, lapilli e scorie. I due versanti, vesuviano e sommano, presentano diverse caratteristiche dal punto di vista naturalistico: il primo è per lo più arido, in parte riforestato per mitigare i frequenti fenomeni di tipo erosivo e franoso; dove non sono stati attuati interventi diretti di forestazione sono individuabili le caratteristiche associazioni vegetali della macchia mediterranea, a partire dalla iniziale colonizzazione delle lave nude da parte di licheni; il versante del Somma, caratterizzato da clima più umido e meno interessato da fenomeni eruttivi recenti, è invece caratterizzato da ecosistemi più evoluti, con presenza prevalente di associazioni forestali mesofile. La flora presente nel territorio del Parco è di tipo essenzialmente mediterraneo; da numerosi studi riportati in letteratura risulta che il complesso vulcanico è stato colonizzato da più di 900 specie, considerando quelle estinte e quelle la cui colonizzazione è recente. L’impoverimento del patrimonio floristico vesuviano va certamente ricondotto all’accentuarsi della antropizzazione, soprattutto negli ultimi decenni. Attualmente sono presenti nell’area 610 specie vegetali, alcune delle quali sono endemiche dell’Appennino meridionale. Tra queste ultime, quella che può considerarsi veramente rara è la Silene giraldi, presente, oltre che sul Vesuvio, anche a Capri ed a Ischia; degna di nota è la Ginestra dell’Etna (Genista aetnensis), un endemita etneo introdotto sul Vesuvio dopo l’eruzione del 1906, che in alcune zone, come nell’Atrio del Cavallo e nella Valle dell’Inferno, ha formato delle boscaglie quasi impenetrabili. Particolare interesse riveste la colonizzazione vegetale dei suoli lavici vesuviani, che parte ad opera dello Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme tipico di quest’area, dominante incontrastato soprattutto sulle colate laviche più recenti, dal tipico aspetto grigio e filamentoso. Ad esso si affiancano in un momento successivo altre specie pioniere, tra cui la Valeriana rossa (Centranthus ruber), l'Elicriso (Helichrysum litoreum), l'Artemisia (Artemisia campestris). Le associazioni pioniere preparano il terreno per l'instaurarsi di estesi ginestreti, costituiti da Cytisus scoparius, Spartium junceum e Genista aetnensis, che imprimono un aspetto caratteristico ai versanti del Vesuvio, soprattutto in periodo primaverile durante le fioriture. Pag.3 di30 PIT VESEVO Progetto S23 Sul versante meridionale del vulcano, l’originale vegetazione mediterranea del Vesuvio è stata in buona parte sostituita dal Pino domestico (Pinus pinea); a partire degli anni ’90 è iniziata un’opera di sfoltimento delle pinete per lasciare il posto alle essenze mediterranee della zona, e in particolare al Leccio (Quercus ilex). Tra Lecci e Pini, il rigoglioso sottobosco include il Biancospino (Crataegus monogyna), la Fusaggine (Euonymus europaeus) e lo Smilace (Smilax aspera). Dove prevalgono le associazioni della macchia mediterranea si incontrano il Lentisco (Pistacia lentiscus), il Mirto (Myrtus communis), l’Alloro (Laurus nobilis), la Fillirea (Philllirea latifolia), l’Origano (Origanum vulgare) ed il Rosmarino (Rosmarinus officinalis). Nel mese di maggio fioriscono ben 23 specie di orchidee selvatiche. Le pendici settentrionali del monte Somma sono coperte da ampi castagneti fino a circa 900 mt. Di quota; oltre prevalgono boschi misti di latifoglie, ricchi di sottobosco e costituiti, oltre che dal Castagno (Castanea sativa), da Roverella (Quercus pubescens), Carpino nero (Ostrya carpinifolia), Orniello (Fraxinus ornus), Ontano napoletano (Alnus glutinosa), e varie specie di Acero (Acer spp.); lungo i valloni sommani sono presenti alcuni nuclei relitti di Betulla (Betula pendula), a testimonianza delle antiche glaciazioni. Alcuni esemplari di Betulla sono presenti anche nella Valle del Gigante. Dove l'umidità è maggiore, alle specie arboree citate si affiancano anche i Pioppi (Populus spp.) e diverse specie di Salice (Salix spp.). Il sottobosco è particolarmente ricco; tra le specie maggiormente diffuse si cita il Pungitopo (Ruscus aculeatus), lo Smilace (Smilax aspera), il Biancospino (Crataegus monogyna), il Ligustro (Ligustrum vulgaris), e numerose famiglie di felci. La caratterizzazione climatica, l’attività eruttiva, che a più riprese ha cancellato la vegetazione, ed il profondo rimaneggiamento dovuto alla costante presenza dell'uomo, sono alla base della coesistenza, in un territorio relativamente poco ampio, di così tanti ambienti, diversi fra loro ed in varie fasi di evoluzione. Nonostante l’area del Parco sia completamente inserita in un contesto estremamente antropizzato, ed abbia assunto caratteristiche assimilabili a quelle di un'isola biogeografica, il suo popolamento faunistico è ancora notevolmente interessante. La fauna, così come le specie vegetali, è stata protagonista di ripetute ricolonizzazioni a seguito dei ciclici eventi eruttivi del complesso vulcanico; la vicinanza alla fascia costiera, il fatto di essere l'unico complesso montuoso situato al centro della pianura nolana, unitamente alle favorevoli condizioni climatiche ed alla grande diversità ambientale, hanno contribuito alla costituzione, in un territorio di così modesta estensione, di una interessante comunità faunistica. Soprattutto le fasce ecotonali poste a confine tra i numerosi agroecosistemi hanno creato le condizioni favorevoli all'instaurarsi di una comunità animale ricca e diversificata. Tra i vertebrati sono state recentemente accertate 2 specie di anfibi, 8 specie di rettili, oltre 150 specie di uccelli (compresi i migratori), 29 specie di mammiferi, mentre tra gli invertebrati si contano 44 specie di lepidotteri diurni, 8 famiglie di apoidei e formicidi, tutte rappresentate da numerose specie, e molti altri taxa, in parte ancora da studiare, in parte descritti in una recente pubblicazione sulla biodiversità del Parco nazionale del Vesuvio (Picariello, Di Fusco e Fraissinet, 2000). Gli anfibi presenti sono il Rospo smeraldino (Bufo viridis) e la Rana verde (Rana esculenta); il primo è piuttosto diffuso nel territorio del Parco alle quote medio-basse, la seconda è invece molto localizzata, laddove sono presenti pozze o vasche artificiali. Tra i rettili sono degni di nota il Cervone (Elaphe quatorlineata) ed il Saettone (Elaphe longissima), entrambi piuttosto rari. Tra i mammiferi, si citano il Ghiro (Glis glis), il Topo quercino (Eliomys quercinus), il Mustiolo (Suncus etruscus), la Crocidura minore (Crocidura suaveolens), il Moscardino (Muscardinus avellanarius), soprattutto negli ambienti boscati, oltre al Riccio (Erinaceus europaeus), presente il tutto il territorio Pag.4 di30 PIT VESEVO Progetto S23 protetto. Due le specie di lagomorfi accertate: il Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), recente protagonista di una notevole espansione demografica, ora in sensibile calo, e la Lepre europea (Lepus europaeus), presente soprattutto alle quote medio-alte con una discreta densità di popolazione. I predatori sono rappresentati dalla Volpe (Vulpes vulpes), diffusa in tutti gli habitat del territorio vesuviano, compresi quelli densamente antropizzati, la Faina (Martes foina), anch'essa presente in tutto il territorio, prediligendo però gli ambienti forestali, e la Donnola (Mustela nivalis), comune soprattutto nel versante sommano. La classe degli uccelli rappresenta sicuramente il taxon più ricco del Parco nazionale del Vesuvio; a parte le specie nidificanti e svernanti, il complesso del SommaVesuvio, essendo posto lungo le rotte migratorie dell'avifauna del Paleartico occidentale, ed essendo l’unico rilievo montuoso isolato di una certa importanza in una vasta area pianeggiante, riveste una fondamentale importanza ed un sicuro riferimento per numerosi migratori che vi sostano durante i passi; tra questi vale la pena citare il Falco di palude (Circus aeruginosus), il Gruccione (Merops apiaster), l'Averla capirossa (Lanius senator). Le specie nidificanti accertate sono 62, un numero di tutto rispetto considerata la limitata estensione del territorio. Tra le specie nidificanti più interessanti si citano la Poiana (Buteo buteo), il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), lo Sparviere (Accipiter nisus), il Gheppio (Falco tinnunculus) ed il Pellegrino (Falco peregrinus). Degno di nota è il regolare svernamento di un discreto numero di Beccacce (Scolopax rusticola) lungo le profonde incisioni sommane. Gli aspetti antropici Al termine di ogni eruzione, la nuova crosta terrestre ha sempre subito la lenta ricolonizzazione della vegetazione, il nuovo insediamento della fauna, e anche dell'uomo, che ha sempre provato una grande attrazione per il Vesuvio, così pericoloso e al tempo stesso altrettanto ricco di risorse naturali. I terreni fertilissimi, la mitezza del clima dovuta alla vicinanza del mare, la straordinaria varietà di paesaggi hanno determinato il susseguirsi di insediamenti che hanno caratterizzato questo territorio sin dall'antichità. Tutta l'area vesuviana è stata densamente abitata fin dall’età paleolitica. Già in epoca romana gli abitanti residenti nelle sole città di Pompei ed Ercolano erano almeno 30.000. Oggi questo territorio, il più densamente popolato della Campania, subisce la pressione antropica determinata da almeno due milioni di abitanti, e l’aumento della popolazione ha ovviamente moltiplicato anche il fattore rischio, non solo quello determinato dalla presenza del vulcano, ma anche rischio sanitario ed epidemiologico. L'impatto dell'uomo su questo territorio non ha avuto soltanto risvolti negativi; l’area pedemontana è ricca di vigneti, frutteti ed orti, i cui prodotti sono famosi in tutto il mondo. L’immagine del Vesuvio è infatti storicamente legata al paesaggio agrario, tra i più fertili del mondo; la selvicoltura delle quote più alte e le colture agrarie sulla fascia delle pendici e della pianura confinante (frutteti, in particolare albicoccheti, vigneti e orti vesuviani) hanno reso celebre questa terra. Pag.5 di30 PIT VESEVO Progetto S23 IDENTIFICAZIONE DELLE ESIGENZE Come già evidenziato, l’uomo e la fauna selvatica sono i due protagonisti del progetto. L’Ente Parco nazionale del Vesuvio nasce con la duplice finalità di preservare e garantire la naturale evoluzione del patrimonio di biodiversità presente, ed al tempo stesso di sperimentare e promuovere nuove forme di gestione territoriale idonee a “realizzare un integrazione tra uomo e ambiente naturale, mediante la salvaguardia dei valori antropologici e delle attività agro-silvo-pastorali , nonché la promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, nonché di attività ricreative compatibili.” Garantire la fusione delle due finalità, salvaguardia e sviluppo, passa attraverso la conoscenza e la risoluzione delle criticità connesse ad entrambe, ed alla mitigazione delle reciproche interferenze tra le comunità faunistiche e quelle antropiche. La necessità di conciliare le esigenze dei due protagonisti di questo progetto è dettata anche dalla presenza, in questo territorio, di due aree pSIC ai sensi della Direttiva 92/43/CEE e di un’area ZPS ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, che praticamente interessano l’intera estensione dell’area protetta. Senza voler entrare nel merito di tutte le Direttive ed i Regolamenti europei che a vario titolo riguardano la protezione della fauna selvatica, ma limitandoci alle due sole Direttive citate, la cui attuazione consentirà la realizzazione della rete “NATURA 2000”, (fine ultimo dell’istituzione delle aree protette in Europa), si rilevano all’interno del Parco numerose specie prioritarie ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli; in particolare, considerando i soli vertebrati, sui quali le nostre conoscenze sono maggiormente approfondite, le specie prioritarie presenti sono le seguenti: ANFIBI • Rospo smeraldino (Bufo Viridis) RETTILI • Lucertola campestre (Podarcis sicula) • Biacco (Coluber viridiflavus) • Saettone (Elaphe longissima) • Cervone (Elaphe quatorlineata) UCCELLI • Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) • Albanella reale (Circus cyaneus) • Grillaio (Falco naumanni) • Pellegrino (Falco peregrinus) • Quaglia (Coturnix coturnix) • Beccaccia (Scolopax rusticola) • Colombaccio (Columba palumbus) • Tortora (Streptopelia turtur) • Ghiandaia marina (Coracias garrulus) • Tottavilla (Lullula arborea) • Allodola (Alauda arvensis) • Tordo sassello (Turdus iliacus) • Merlo (Turdus merula) • Tordo bottaccio (Turdus philomelos) • Cesena (Turdus pilaris) • Tordela (Turdus viscivorus) • Magnanina (Sylvia undata) Pag.6 di30 PIT VESEVO Progetto S23 • Averla piccola (Lanius collurio) MAMMIFERI • Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) • Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) • Miniottero (Miniopterus schreibersi) • Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus) • Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhli) • Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) • Vespero di Savi (Hypsugo savii) • Orecchione (Plecotus auritus) • Molosso del Cestoni (Tadarida teniotis) • Moscardino (Muscardinus avellanarius) La necessità di approfondire le problematiche relative alla gestione di queste specie, oltre naturalmente a tutte le altre presenti in area vesuviana, ci viene imposta, oltre che dal vincolo del Parco nazionale, anche dalla necessità di rispettare la normativa europea, che impone agli Stati Membri dell’Unione Europea di garantire una soddisfacente conservazione della biodiversità, cosa che richiede notevoli sforzi aggiuntivi in contesti, quali quello vesuviano, estremamente antropizzati e con forti problemi di isolamento ecologico e geografico. Sono molte le problematiche relative agli impatti di alcune specie, soprattutto mammiferi ed uccelli, sulle attività agricole; per tali specie è necessario individuare le giuste modalità di gestione, che siano compatibili sia con le finalità di conservazione che con le esigenze delle popolazioni locali. Per esse andranno approfonditi gli aspetti relativi alla biologia riproduttiva ed agli adattamenti alla presenza dell’uomo, oltre alle possibili patologie di cui possono essere vettori; soprattutto alcune specie di uccelli, come ad esempio il Colombo di città, possono essere infatti potenziali veicoli di agenti patogeni. Necessità fondamentale dunque, per un ottimale raggiungimento delle finalità istitutive del Parco nazionale del Vesuvio, è l’individuazione ed il monitoraggio delle cosiddette pest species, o specie problematiche, la cui presenza in contesti antropizzati può determinare interferenza o danno alle attività antropiche, o può costituire rischio sanitario per l’uomo o per altre specie, o può interagire negativamente con le comunità faunistiche presenti, oppure la cui gestione appare problematica a fini conservazionistici. La scelta delle tecniche di gestione delle specie problematiche dipenderà dai risultati raggiunti durante le fasi di monitoraggio e di ricerca ottenuti attraverso l’attuazione di questo progetto e di quello, strettamente integrato, del Monitoraggio della Biodiversità, oltre che dalle singole specie; incremento dei predatori, tentativi di riequilibrio ambientale, riduzione delle risorse alimentari, utilizzo di dissuasori, sterilizzazione sono solo alcune delle tecniche gestionali che saranno individuate nel corso della realizzazione di entrambi i progetti. Qualunque siano le strategie scelte, resta chiaro che lo scopo finale è una gestione corretta delle popolazioni faunistiche, e non certo l’eliminazione di specie, effetto non desiderato per ragioni etiche, ecologiche e legislative. Pag.7 di30 PIT VESEVO Progetto S23 IL PROBLEMA DEL RANDAGISMO NEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO Particolare attenzione andrà posta sul fenomeno del randagismo, che negli ultimi anni sta assumendo notevole importanza, soprattutto in alcuni comuni del Parco. Negli ultimi decenni il randagismo e la presenza di cani vaganti ha assunto le caratteristiche di un rilevante problema sia dal punto di vista ecologico che sanitario. Si tratta di un problema di difficile soluzione, perché il randagismo canino assume caratteristiche diverse e complesse a seconda del contesto sociale. Le diverse tipologie di cani vaganti sono infatti estremamente dinamiche, e la loro consistenza e distribuzione varia in funzione del flusso di soggetti che da padronali non controllati diventano randagi. Anche l’ambiente è un fattore condizionante il fenomeno del randagismo; la presenza di discariche abusive, o la presenza di scarti alimentari provenienti dalla ristorazione collettiva, sono tutti elementi che favoriscono l’incremento e l’organizzazione in branchi dei randagi. Le problematiche prodotte sono diverse, e vanno dalla possibilità di attacchi all’uomo, ai rischi sanitari, ai danni economici che i cani possono provocare, all’interferenza con le zoocenosi presenti. In un Parco nazionale, che ha come principale finalità istitutiva la salvaguardia e l’incremento della biodiversità, il controllo di questo fenomeno risulta una necessità per ulteriori due fattori: la lotta alle zoonosi e a malattie trasmissibili ad animali selvatici e/o domestici, e la prevenzione di eventuali danni e alterazioni alle comunità faunistiche presenti; i cani vaganti sono infatti spesso responsabili indiretti dell’aumento di popolazioni di animali sinantropici, a loro volta serbatoi o vettori di svariate malattie. Il semplice rovesciamento dei contenitori di immondizie e di rottura dei sacchetti di rifiuti sono azioni che aumentano la disponibilità di risorse trofiche per ratti, topi e mosche. Situazione attuale Nel corso di una ricerca effettuata negli ultimi mesi del 1999 (periodo OttobreDicembre) nei territori dei 13 Comuni che rientrano nel perimetro del Parco sono stati raccolti i seguenti dati (P. Raia, 2000, com. pers.): Numero complessivo di randagi presenti nell’area Parco. Sono state distinte le osservazioni effettuate in zona 1 e zona 2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1 0 11 12 13 Comune Boscoreale Boscotrecase Ercolano Massa di Somma Ottaviano Pollena Trocchia S.Giuseppe Vesuviano S.Sebastiano del Vesuvio S. Anastasia Somma Vesuviana Terzigno Torre del Greco Trecase TOTALE Pag.8 di30 Zona 1 0 7 13 12 0 0 0 2 6 0 0 5 2 47 Zona 2 0 0 0 3 8 5 0 9 0 9 12 0 3 49 Totale 0 7 13 15 8 5 0 11 6 9 12 5 5 96 PIT VESEVO Progetto S23 I dati raccolti evidenziano la presenza di cani randagi in aree particolari: • Ercolano, nella zona 1 del Parco, nelle vicinanze della Valle del Gigante e nel piazzale di quota 1000; • Boscotrecase all’interno della Riserva Forestale “Tirone- Alto Vesuvio”. • S. Anastasia presso le sorgenti dell'Olivella. • Pollena Trocchia, a monte dell’area denominata “Il Carcavone”. • Terzino, nei pressi dell’area di Piana tonda. Per quanto concerne i randagi presenti nell’area del piazzale di quota 1000 (Comune di Ercolano), si tratta prevalentemente di soggetti che stazionano in quella località, attratti dalla disponibilità alimentare dovuta alla presenza massiccia di turisti, spostandosi talora nella vicina Valle del Gigante. Gli altri soggetti si possono definire vaganti nel territorio del Parco, visto che vivono costantemente lungo le strade di accesso al Parco, nelle immediate periferie dei comuni. Pag.9 di30 PIT VESEVO Progetto S23 2. ESIGENZA INIZIALE Dopo l’analisi della situazione è possibile individuare l’esigenza di fondo che ha portato alla elaborazione di un progetto di monitoraggio sanitario della fauna selvatica. Da quanto appena descritto si possono estrapolare alcuni elementi che permettono di identificare i punti nodali: • Persistenza di problematiche di tipo sanitario ed epidemiologico • Persistenza di un rapporto conflittuale tra uomo e fauna selvatica • Mancanza di specifici programmi di gestione delle specie faunistiche problematiche (pest species) Questi tre punti possono essere ulteriormente sintetizzati in un’unica esigenza fondamentale particolarmente sentita dall’Ente Parco: NECESSITA’ DI DOTARE L’ENTE PARCO DELLE CONOSCENZE E DEGLI STRUMENTI ADATTI AD ATTUARE UNA CORRETTA STRATEGIA DI CONSERVAZIONE DEGLI ECOSISTEMI, RIDUCENDO I CONFLITTI TRA FAUNA SELVATICA ED ATTIVITA’ ANTROPICHE. Pag.10 di30 PIT VESEVO Progetto S23 OBIETTIVO PROGETTUALE Individuazione dell’obiettivo generale Perseguire uno sviluppo sostenibile e orientato a facilitare la simbiosi tra le società umane e la natura rappresenta la scelta per la risoluzione del problema appena individuato. Questo tipo di impostazione progettuale, finalizzata a conciliare le esigenze di salvaguardia delle risorse ambientali, nello specifico quelle faunistiche, con quelle altrettanto importanti di sviluppo e valorizzazione di quelle socio-culturali, aumenterà il senso di fiducia ed il consenso delle popolazioni locali nei confronti delle scelte gestionali dell’Ente Parco, garantendo altresì una maggiore sensibilizzazione alle tematiche ambientali ed un rapporto più corretto con la fauna selvatica. Ciò che emerge da questa breve analisi e dalla individuazione dell’esigenza iniziale è la necessità di favorire una corretta impostazione del rapporto tra uomo e natura, accrescendo le conoscenze finalizzate al miglioramento della qualità della vita ed alla corretta fruizione delle risorse ambientali, appoggiandosi ad un riferimento concreto sul territorio, l’Ente Parco, che fornisca risposte precise a tutte le problematiche connesse ad una convivenza corretta e sicura con la fauna selvatica, così che da potenziale “fattore di rischio” diventi invece “risorsa” da tutelare e salvaguardare. Il progetto pone l’attenzione sugli aspetti specificatamente di tipo sanitario, in quanto alcune specie di uccelli e mammiferi, tra i quali anche i cani vaganti, possono rappresentare un serbatoio di numerose zoonosi, spesso difficili da accertare, le quali, oltre a creare problemi diretti alla specie umana, possono innescare processi di contaminazione ambientale, la cui gravità dipende dalla velocità di diffusione delle specie veicolo di infezioni. Da quanto detto emerge che l’obiettivo generale del progetto può essere identificato nel seguente modo: OBIETTIVO GENERALE DEL PROGETTO APPLICARE UNA CORRETTA GESTIONE DELLE SPECIE FAUNISTICHE A RISCHIO SANITARIO Per ottenere un sostanziale raggiungimento dell’obiettivo generale appena formulato, è necessario individuare concreti obiettivi specifici del progetto stesso, per ognuno dei quali saranno individuati i risultati da raggiungere ed indicate le azioni necessarie per raggiungerli. Pag.11 di30 PIT VESEVO Progetto S23 OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO Individuazione degli obiettivi del Progetto Una corretta strategia di gestione della fauna selvatica si attua attraverso i seguenti punti: Realizzazione di studi preliminari sulla consistenza, la distribuzione e le condizioni sanitarie delle specie a rischio; non è possibile individuare soluzioni efficaci e definitive senza che siano determinate inequivocabilmente le cause del problema. Individuazione delle aree a rischio sanitario e delle principali tipologie di danni o disagi arrecati alle attività antropiche; Predisposizione e realizzazione di campagne di monitoraggio che procedano parallelamente ai singoli interventi, valutandone l’efficienza e l’efficacia. Individuazione delle principali strategie di controllo, di mitigazione e prevenzione dei rischi sanitari ed epidemiologici; Gestione ambientale opportuna e riduzione delle risorse trofiche e spaziali disponibili per le specie a rischio indotte dalle attività antropiche; Integrazione, quando è possibile, di diverse strategie di gestione; Valutazione del “fattore umano”, che si concretizza attraverso la valutazione della percezione della problematica a livello delle popolazioni locali, del grado di soddisfazione delle stesse a seguito delle azioni messe in campo dall’Ente Parco, ed attraverso la realizzazione di campagne educative ed informative; I punti individuati possono essere sintetizzati in due obiettivi specifici: • • Individuazione delle specie di fauna selvatica vettori di malattie infettive; Controllo e prevenzione dei problemi sanitari e dei rischi epidemiologici. Nel panorama degli obiettivi individuati il randagismo canino richiede un’attenzione particolare, in considerazione degli impatti negativi che produce sia sulla naturale evoluzione delle zoocenosi sia sulle attività antropiche in generale. Si ritiene quindi opportuno focalizzare l’attenzione sul fenomeno del randagismo, e pertanto la sua mitigazione e controllo deve essere considerato un obiettivo specifico del progetto. Pertanto l’obiettivo generale va esaminato con una duplice prospettiva, la prima riguardante le problematiche sanitarie in generale e la seconda il fenomeno del randagismo canino in particolare. In definitiva possiamo individuare tre obiettivi specifici del progetto di monitoraggio sanitario, che sono di seguito esplicitati: 1. Mitigazione del fenomeno del Randagismo; 2. Individuazione delle specie vettori di malattie infettive; 3. Controllo e Prevenzione dei problemi sanitari e dei rischi epidemiologici. Pag.12 di30 PIT VESEVO Progetto S23 RISULTATI ATTESI Il raggiungimento dei tre obiettivi definiti nel paragrafo precedente si otterrà attraverso la realizzazione dei risultati di seguito identificati: Obiettivo 1: Mitigazione del randagismo La mitigazione del randagismo canino, raggiunta attraverso il controllo delle popolazioni canine, è una necessità dell’Ente Parco, in quanto il suo raggiungimento è propedeutico al raggiungimento della finalità di salvaguardia della biodiversità del Parco nazionale del Vesuvio; le problematiche connesse al randagismo sono molteplici, e legate in particolar modo all’abbandono dei cani padronali, alla possibilità di attacchi all’uomo, ai rischi sanitari, ai danni economici che i cani possono provocare in alcuni contesti ed alle attività economiche dell’uomo, all’interferenza negativa nel funzionamento delle zoocenosi presenti nel Parco. I Risultati attesi possono essere raggruppati in sequenza temporale in questo modo: 1. Conoscenza della distribuzione ed abbondanza dei cani vaganti; 2. Individuazione delle strategie di Controllo e Prevenzione del randagismo; 3. Messa in atto di azioni specifiche per la Prevenzione ed il Controllo del randagismo; 4. Educazione ad un corretto rapporto con il Cane; Obiettivo 2: Individuazione delle specie vettori di malattie infettive Questo obiettivo è di importanza strategica in quanto il suo raggiungimento getta le basi per la identificazione delle strategie di controllo e prevenzione di eventuali rischi sanitari ed epidemiologici. Le patologie della fauna selvatica rappresentano infatti un aspetto della medicina veterinaria che non è ancora completamente conosciuto. Definire con chiarezza il ruolo epidemiologico dei selvatici assume un’importanza prioritaria per gli Enti gestori di aree protette. I risultati attesi per questo obiettivo sono riassumibili in due punti: 5. Classificazione delle specie a rischio sanitario ed epidemiologico; 6. Definizione ed attuazione di Programmi di Monitoraggio Obiettivo 3: Controllo e Prevenzione dei problemi sanitari e dei rischi epidemiologici Quest’ultimo obiettivo determina di fatto il successo dell’intero progetto in quanto il suo raggiungimento soddisfa le necessità e le esigenze evidenziate nelle pagine precedenti. La prevenzione delle malattie infettive è uno dei compiti dello Stato italiano e quindi degli Pag.13 di30 PIT VESEVO Progetto S23 Enti Gestori dei territori. Il Controllo di eventuali patologie, delle zoonosi in particolare ( le malattie cioè caratterizzate da una catena di contagio che comprende specie diverse) permetterà infatti, se necessario, di elaborare in tempo reale piani per la gestione di emergenze di carattere epidemico. Gli interventi per il controllo si attuano attraverso il controllo dei vettori e gli interventi sull’uomo (controllando i cicli uomo/animale, promuovendo aggiornamento costante dei veterinari e l’educazione sanitaria). Si prevede di ottenere i seguenti risultati: 7. Programmi di Gestione delle Specie a Rischio 8. Messa in atto di azioni specifiche per Prevenzione e Controllo 9. Educazione ad un corretto rapporto con la fauna selvatica TABELLA RIASSUNTIVA DEI RISULTATI ATTESI PER OGNI OBIETTIVO OBIETTIVI SPECIFICI 1 Mitigazione del randagismo 2 3 4 Individuazione delle specie di fauna selvatica vettori di malattie infettive 5 6 7 Controllo e Prevenzione dei problemi sanitari e dei rischi epidemiologici 8 9 Pag.14 di30 RISULTATI Distribuzione e abbondanza dei cani vaganti Individuazione di strategie di controllo e prevenzione del randagismo Messa in atto di azioni specifiche per Prevenzione e Controllo Educazione ad un corretto rapporto con il Cane Classificazione delle specie a rischio Programmi di Monitoraggio Programmi di Gestione delle Specie a Rischio Messa in atto di azioni specifiche per Prevenzione e Controllo Educazione ad un corretto rapporto con la fauna selvatica PIT VESEVO Progetto S23 ATTIVITA’ E PRODOTTI ATTESI In questa fase si procede a definire meglio le singole attività previste ed i prodotti attesi per l’ottenimento dei risultati appena elencati. OBIETTIVO 1: MITIGAZIONE DEL RANDAGISMO NEL TERRITORIO DEL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO RISULTATO 1: distribuzione e abbondanza dei cani vaganti Attività previste: 1. Verifica del numero di cani iscritti all’anagrafe canina La legge 281/91 “Legge quadro in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo”, e la Legge regionale 16/01 “ Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo”, prevedono entrambe l’istituzione dell’anagrafe canina in ogni ASL locale, alla quale ogni proprietario o detentore a qualsiasi titolo deve iscrivere il proprio cane entro 60 giorni dalla nascita o dall’acquisizione del possesso. La verifica dei cani iscritti consentirà di valutare l’applicazione delle leggi vigenti e di attuare un censimento dei cani di proprietà presenti nei territori dei 13 comuni. • Prodotti attesi a. Elenco e numero di cani iscritti per ogni comune 2. Strutturazione telefoniche e somministrazione di questionari ed interviste Questa attività consentirà di effettuare un primo censimento, da integrare con gli elenchi dei cani iscritti all’anagrafe, sia dei cani con proprietario che dei cani vaganti sul territorio. Per minimizzare il rischio di falsare i dati a causa di una probabile bassa percentuale di ritorno dei questionari, si affiancheranno ad essi interviste telefoniche, anche se resta comunque la possibilità di ottenere risposte falsate dalla preoccupazione dei proprietari di possibili ripercussioni per comportamenti irregolari. • Prodotti attesi b. Schema di intervista predefinito e somministrato c. Questionari compilati 3. Individuazione degli ambienti maggiormente frequentati, dei corridoi di comunicazione e dei rifugi alimentari Questa attività consisterà nell’individuazione, sia su carta che sul territorio, degli ambienti maggiormente frequentati da cani vaganti, soprattutto in relazione alla disponibilità di cibo, dei potenziali luoghi dove è massimo il rischio di flusso di soggetti che da padronali non controllati diventano randagi, e che da randagi diventano inselvatichiti. Particolare attenzione sarà dedicata alle zone rurali dove la componente di Pag.15 di30 PIT VESEVO Progetto S23 cani padronali non controllati (maggiore serbatoio di reclutamento di cani randagi) è massima. • Prodotti attesi d. Mappa degli ambienti maggiormente frequentati, dei corridoi di comunicazione e dei rifugi alimentari 4. Definizione di specifici programmi di monitoraggio sulle popolazioni di cani vaganti Questa attività è propedeutica alle fasi di raccolta dei dati in campo, e prevede la ricerca e la definizione, prima studiando la cartografia e successivamente attraverso sopralluoghi a tappeto sul territorio, di transetti per il censimento ed il successivo monitoraggio delle popolazioni di cani vaganti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio. I prodotti ottenuti nelle attività precedenti saranno utilizzati nella definizione dei transetti. L’attività può quindi essere divisa in due fasi, la prima consisterà nell’effettuare sopralluoghi sul territorio ed individuare i transetti, la seconda nella elaborazione e definizione di programmi temporali di censimento e monitoraggio. o Fase 1. sopralluoghi nel territorio del parco ed individuazione dei transetti o Fase 2. elaborazione e definizione dei programmi di monitoraggio • Prodotti attesi e. Programma dettagliato di censimento e monitoraggio 5. Censimento e monitoraggio dei cani vaganti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio Definiti i programmi di censimento e monitoraggio, si passerà all’attuazione degli stessi; il primo anno sarà dedicato al censimento delle popolazioni canine presenti nei singoli comuni, per ottenere la stima delle densità per comune; negli anni successivi si passerà al monitoraggio delle popolazioni per ottenere i relativi trend per comune. Questi dati, unitamente a quelli ottenuti attraverso le interviste, i questionari e le verifiche all’anagrafe canina, permetteranno di avere un quadro conoscitivo sufficiente ad ipotizzare azioni atte alla prevenzione e controllo. • Prodotti attesi f. Classi di densità per comune g. Trend per comune 6. Individuazione delle dinamiche di reclutamento I censimenti ed il monitoraggio condotti nei singoli comuni o per ambienti preferenziali, unitamente all’individuazione degli ambienti maggiormente frequentati, dei corridoi di comunicazione e dei rifugi alimentari consentiranno di identificare le dinamiche secondo le quali avviene il reclutamento di nuovi individui da cani padronali a cani vaganti ed inselvatichiti. Tale attività permetterà di attuare, dove necessario, maggiori controlli sui cani padronali vaganti, che è considerato il più efficace metodo di intervento per la riduzione del randagismo. • Prodotti attesi Pag.16 di30 PIT VESEVO Progetto S23 h. Mappe dei flussi 7. Realizzazione di banche dati Si procederà alla realizzazione di banche dati opportunamente costruite per implementare il G.I.S. dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio, in fase di realizzazione da parte degli estensori del Piano del Parco. Le banche dati dovranno contenere, oltre ai dati relativi alla distribuzione degli individui, anche la loro localizzazione geografica, e dovranno essere realizzate per ogni prodotto elencato. • Prodotti attesi i. Data base georeferenziato 8. Popolamento di banche dati Parallelamente alla raccolta dei dati relativi ad ogni attività, gli stessi saranno archiviati nelle banche dati appositamente realizzate. j. Dati memorizzati RISULTATO 2: individuazione di strategie di controllo e prevenzione del randagismo Attività previste 1. Verifica dello stato di attuazione delle normative vigenti nel territorio Un efficace controllo delle popolazioni di cani vaganti nel Parco nazionale del Vesuvio passa attraverso la corretta applicazione delle normative vigenti sul territorio nazionale e regionale; la legge prevede, come tecnica di controllo delle popolazioni, la limitazione delle nascite, la cattura ed il trasferimento dei cani vaganti in strutture pubbliche o private, ove possono essere soppressi solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. La verifica della attuazione della normativa è un importante passo per individuare le successive strategie di gestione. Per analizzareil quadro di applicazione della legge ed i principali problemi che gli operatori del settore incontrano si realizzeranno interviste con i dirigenti delle strutture gestite dalle Aziende Sanitarie Locali, con i responsabili di associazioni di volontariato che gestiscono strutture convenzionate (se esistenti) e con i funzionari del Corpo Forestale dello Stato. • Prodotti attesi a. Relazione rappresentativa dello stato di attuazione delle normative 2. Censimento e stato di adeguatezza dei canili pubblici e privati Per ogni comune si provvederà ad accertare la presenza di adeguate strutture pubbliche o private atte ad ospitare i cani prelevati e catturati, così come previsto dalla normativa Pag.17 di30 PIT VESEVO Progetto S23 vigente, ed a valutare la adeguatezza delle strutture stesse, sia dal punto di vista delle dimensioni che per condizioni igieniche e sanitarie. • Prodotti attesi b. Elenco delle strutture per comune con relazione sullo stato di adeguatezza 3. Definizione e Programmazione di campagne di sterilizzazione La valutazione della consistenza delle popolazioni di cani vaganti per comune permetterà di definire, quando necessario, eventuali campagne di sterilizzazione degli individui, nonché di programmarne l’attuazione. • Prodotti attesi c. Piano di sterilizzazione per comune 4. Definizione e Programmazione di campagne di controllo sanitario sulle popolazioni di cani vaganti La valutazione della consistenza delle popolazioni di cani vaganti per comune permetterà di definire le campagne di controllo sanitario degli individui, nonché di programmarne l’attuazione. • Prodotti attesi d. Piano delle campagne di controllo sanitario per comune RISULTATO 3: Messa in atto di azioni specifiche per il controllo e la prevenzione del randagismo Attività previste 1. Solleciti per la rimozione dei rifugi alimentari censiti L’Ente non può provvedere per legge alla rimozione dei rifiuti, per cui una volta localizzati i rifugi alimentari delle popolazioni canine, che consistono principalmente in scarti alimentari della ristorazione collettiva, l’attività prevista consiste nel sollecitare con tutti i mezzi previsti per legge la rimozione degli stessi da parte dei comuni o dei privati proprietari dei fondi in cui ricadono i rifiuti. • Prodotti attesi a. Incremento del numero di rifugi alimentari rimossi per comune 2. Attuazione delle campagne di sterilizzazione e di controllo sanitario Ove previsto dalla programmazione delle strategie di controllo precedentemente definite, si procederà alla attuazione delle campagne di sterilizzazione e di controllo sanitario dei cani vaganti catturati o ospitati in strutture pubbliche o private convenzionate presenti nel territorio dei singoli comuni. Pag.18 di30 PIT VESEVO Progetto S23 • Prodotti attesi b. Individui sterilizzati, Report di sterilizzazioni per comune c. Individui controllati, Report di controlli sanitari per comune 3. Attuazione delle campagne di cattura, rimozione e custodia in canili pubblici dei cani inselvatichiti Si procederà in questa attività alla attuazione di campagne di cattura, rimozione e custodia presso le strutture pubbliche, precedentemente monitorate, presenti in ogni comune del territorio del Parco nazionale del Vesuvio. • Prodotti attesi d. Report delle catture RISULTATO 4: educazione ad un corretto rapporto con il cane Attività previste 1. Individuazione delle associazioni ambientaliste presenti sul territorio L’educazione riveste particolare importanza, perché è l’unico strumento potenzialmente in grado di incidere significativamente e positivamente sul comportamento dei proprietari dei cani, nonché sull’incremento di del tasso di adozioni di cani abbandonati ed affidati a strutture pubbliche; questa attività potranno essere affidate prevalentemente alle associazioni ambientaliste presenti a vario titolo sul territorio del Parco nazionale del Vesuvio. • Prodotti attesi a. Elenchi di associazioni per comune 2. Elaborazione di programmi specifici di sensibilizzazione nelle scuole e nel territorio Alle singole associazioni sui potrà affidare la elaborazione e definizione di specifici programmi di educazione ambientale e sensibilizzazione orientata soprattutto ad una corretta convivenza con la fauna selvatica ed in particolare con il cane, ma anche ad una più completa informazione sui rischi ecologici del mancato controllo dei cani di proprietà, ed all’impatto che i cani vaganti esercitano sulle specie selvatiche. In particolare si inizierà ad inserire tra le tematiche affrontate anche la possibilità, prevista per legge, di adottare i cosiddetti “cani di quartiere”, soggetti a periodici e specifici controlli a spese del Comune, come modalità di prevenzione del randagismo. Prodotti attesi b. Piano degli interventi 3. Realizzazione di programmi specifici di sensibilizzazione nelle scuole e nel territorio • Pag.19 di30 PIT VESEVO Progetto S23 Alla elaborazione e programmazione degli interventi educativi e di informazione e sensibilizzazione, seguirà l’attuazione di detti interventi, da parte delle stesse associazioni che hanno provveduto ad effettuare il piano degli interventi appena citato. • Prodotti attesi c. campagne per l’adozione di cani randagi ospiti di rifugi d. campagne di adozione di cani di quartiere e. incontri nelle scuole 4. Progettazione e Realizzazione di materiale divulgativo La realizzazione e la diffusione nelle scuole di materiale divulgativo costituirà una fase importante di questo risultato, in quanto permetterà di fissare con espressioni chiare e strumenti immediati i concetti utilizzati durante le campagne di informazione. • Prodotti attesi f. Manifesti e brochure contro il maltrattamento degli animali Pag.20 di30 PIT VESEVO Progetto S23 TABELLA RIASSUNTIVA DELL’OBIETTIVO SPECIFICO 1 OBIETTIVO1 RISULTATI Mitigazione del Randagismo Distribuzione e abbondanza dei cani vaganti ATTIVITA’ Verifica dei cani iscritti all’anagrafe canina Numero cani iscritti per Comune Strutturazione e somministrazione di questionari ed interviste telefoniche Schema di intervista Questionari compilati Individuazione e monitoraggio degli ambienti maggiormente frequentati, dei corridoi di comunicazione e dei rifugi alimentari Mappa degli ambienti maggiormente frequentati, dei corridoi di comunicazione e dei rifugi alimentari Definizione Specifici Programmi Censimento Monitoraggio dei cani vaganti nel territorio del parco nazionale del Vesuvio Individuazione delle dinamiche di reclutamento Realizzazione Banche Dati Popolamento Base Dati Verifica dello stato di attuazione delle normative vigenti nel territorio Censimento e stato di adeguatezza dei canili pubblici e privati Individuazione di strategie di controllo e prevenzione del randagismo Messa in atto di azioni specifiche Pag.21 di30 PRODOTTI Programma dettagliato di monitoraggio Classi di densità per comune e trend Mappe di flussi Data base georeferenziato Dati memorizzati Relazione rappresentativa dello stato Elenco delle strutture per comune con relazione sullo stato Definizione e Programmazione di campagne di sterilizzazione Piano di sterilizzazione per comune Definizione e Programmazione di campagne di cattura e controllo sanitario sulle popolazioni di cani vaganti Piano delle campagne di cattura e controllo sanitario per comune Solleciti per la rimozione dei rifugi alimentari censiti Incremento Rifugi alimentari rimossi Attuazione delle campagne di sterilizzazione e di Individui sterilizzati Report sterilizzazioni per comune PIT VESEVO Progetto S23 controllo sanitario Educazione ad un corretto rapporto con il cane Pag.22 di30 Attuazione delle campagne di cattura, rimozione e custodia in canili pubblici dei cani inselvatichiti Individuazione delle associazioni presenti sul territorio Elaborazione di programmi specifici di sensibilizzazione nelle scuole e nel territorio Individui controllati Report controlli sanitari per comune Report delle catture Elenchi di associazioni per comune Piano di interventi Realizzazione di programmi specifici di sensibilizzazione nelle scuole e nel territorio Incontri nelle scuole campagne per l’adozione di cani randagi ospiti di rifugi campagne di adozione di cani di quartiere Progettazione e Realizzazione di materiale divulgativo Manifesti e brochure contro il maltrattamento degli animali PIT VESEVO Progetto S23 OBIETTIVO 2: INDIVIDUAZIONE DELLE SPECIE DI FAUNA SELVATICA VETTORI DI MALATTIE INFETTIVE RISULTATO 1: Classificazione delle Specie a Rischio sanitario Attività previste 1. Analisi Bibliografica Questa attività consisterà prevalentemente nella raccolta sistematica di tutti gli studi o di altro materiale bibliografico riguardante le problematiche di tipo epidemiologico e sanitario presenti o documentate nell’intero territorio regionale, con particolare riguardo alla provincia di Napoli ed al territorio vesuviano. Costituirà la base essenziale sulla quale costruire l’elenco delle specie a rischio presenti nel Parco. • Prodotti attesi a. Elenchi di specie presenti nel territorio b. Elenchi di specie a rischio c. Elenchi di patologie 2. Verifica su Campo, missioni in Campagna Si effettueranno sopralluoghi a tappeto in tutta l’area del Parco nazionale del Vesuvio, che serviranno ad individuare transetti e punti di osservazione a seconda delle specie considerate, opportunamente scelti in base alle diverse tipologie ambientali. L’individuazione dei transetti e dei punti di osservazione sarà effettuata precedentemente su cartografia 1:25.000 e 1: 10.000 del Parco nazionale del Vesuvio. • Prodotti attesi d. Elenchi di tipologie ambientali e. Transetti e Punti di osservazione individuati per ogni tipologia ambientale 3. Individuazione Potenziali Specie vettori di malattie infettive Il confronto e la sovrapposizione delle informazioni ricavate dalla analisi bibliografica e dalle verifiche sul campo consentiranno una integrazione e sintesi dei dati, che permetteranno di ottenere un elenco attendibile di specie cosiddette bersaglio. • Prodotti attesi f. Elenchi di specie bersaglio. Pag.23 di30 PIT VESEVO Progetto S23 RISULTATO 2: realizzazione di Programmi di Monitoraggio Attività previste 1. Definizione di Specifici Programmi di Monitoraggio: Saranno elaborati e definiti, per ogni specie individuata come a rischio sanitario ed epidemiologico, specifici piani di attività di censimento e monitoraggio attraverso le opportune tecniche di studio. La periodicità, gli ambienti maggiormente frequentati e le fasce orarie utilizzate varieranno naturalmente in funzione delle caratteristiche ecologiche delle singole specie. • Prodotti attesi a. Programma dettagliato di monitoraggio per singola specie 2. Realizzazione degli specifici programmi di monitoraggio Si metterà in opera quanto pianificato al punto precedente attraverso l’avvio di azioni finalizzate alla raccolta dei dati relativi alla distribuzione ed abbondanza delle singole specie. • Prodotti attesi b. Disponibilità di dati quantitativi e georeferenziati sulle popolazioni delle singole specie bersaglio precedentemente individuate 3. Archiviazione ed Analisi dei Risultati: I dati raccolti in campo durante l’attuazione dei singoli programmi di monitoraggio saranno archiviati periodicamente in banche dati georeferenziate opportunamente costruite per implementare il G.I.S. dell’Ente Parco nazionale del Vesuvio, in fase di realizzazione da parte degli estensori del Piano del Parco • Prodotti attesi c. Database georeferenziato d. Archivi Pag.24 di30 PIT VESEVO Progetto S23 TABELLA RIASSUNTIVA DELL’OBIETTIVO SPECIFICO 2 OBIETTIVO 2 RISULTATI ATTIVITA’ Analisi Bibliografica PRODOTTI Elenchi di Specie presenti, Elenchi di specie a rischio e Elenchi di patologie Elenchi di tipologie ambientali Classificazione 2.1 delle specie a rischio Individuazione delle principali specie di fauna selvatica vettori di malattie infettive 2.2 Pag.25 di30 Programmi di monitoraggio Verifica sul Campo Missioni campagna Transetti e Punti di osservazione individuati Individuazione di potenziali vettori di malattie Elenchi di specie Bersaglio Definizione di Specifici Programmi Programma dettagliato per specie (specie, luoghi,dati, modalità) da raccogliere Monitoraggio Informazioni raccolte localmente su specie bersaglio Archiviazione e Analisi dei Risultati Archivi – Banche Dati Densità e Distribuzione PIT VESEVO Progetto S23 OBIETTIVO 3: CONTROLLO E PREVENZIONE DEI PROBLEMI SANITARI E DEI RISCHI EPIDEMIOLOGICI RISULTATO1: Programmi di Gestione delle Specie a Rischio Attività previste 1. Individuazione delle Potenziali malattie infettive: Sulla base delle analisi integrata dei dati raccolti attraverso il monitoraggio e attraverso i dati bibliografici saranno individuati gli agenti infettivi o parassitari che potenzialmente possono interessare il territorio del Parco nazionale del Vesuvio (es. Rabbia, Brucellosi, Mixomatosi, Salmonellosi, micosi etc.). Tale attività è importante perché favorisce la diagnosi del tipo di malattia che può colpire l’animale selvatico. La diagnosi di una malattia infettiva è sovente difficile, ed inoltre spesso un animale può essere colpito da diversi agenti patogeni. • Prodotti attesi a. Elenco delle Patologie potenziali presenti 2. Definizione di programmi di Gestione specie-specifici Questa attività è volta a definire le linee di gestione ed i tipi di controllo per singola specie a rischio, sulla base dei dati rilevati e dei potenziali agenti infettivi e parassitari ai quali può essere esposta. Tali linee di gestione e di controllo definiranno nel dettaglio le azioni specifiche da porre in atto per prevenire eventuali rischi sanitari. I fattori generali che predispongono o che influiscono negativamente sul decorso di una malattia in un animale selvatico sono molteplici e variano da una eccessiva densità di popolazione, come nel caso della mixomatosi, a disturbi causati dall’uomo, o da un clima sfavorevole o altro ancora. I programmi di gestione dovranno contenere le modalità di prevenzione da tali fattori. • Prodotti attesi b. Scheda di gestione specie-specifica (individuazione di azioni finalizzate al controllo e prevenzione sanitaria per ogni specie individuata) RISULTATO2 :Messa in atto di azioni specifiche per Prevenzione e Controllo di patologie infettive Attività previste 1. Individuazione e Allestimento di una struttura idonea al ricovero di soggetti infetti o da porre sotto osservazione Pag.26 di30 PIT VESEVO Progetto S23 Questa attività, che consiste nel dotare l’Ente Parco di una struttura dove poter ospitare temporaneamente individui presumibilmente colpiti da malattie infettive, si comporrà di più sottofasi, che consisteranno sostanzialmente nella individuazione della suddetta struttura, nella identificazione delle attrezzature minime per il suo allestimento, nel suo stesso allestimento e nella manutenzione ottimale in funzione delle condizioni igieniche adeguate al suo utilizzo. • Prodotti attesi a. Struttura disponibile e contratto di comodato siglato. b. Elenco delle attrezzature necessario c. Struttura allestita d. Struttura manutenuta e sorvegliata 2. Messa in Atto dei Programmi di Gestione Specie-Specifici definiti I programmi di controllo e prevenzione specie-specifici definiti nelle fasi precedenti saranno messi in atto nel corso di questa attività; saranno concepite soluzioni specifiche di volta in volta individuate sulla base dei programmi precedenti. Potranno prevedere campagne di cattura di soggetti da osservare e da porre in quarantena, campagne di sterilizzazione, di vaccinazione contro agenti infettivi precedentemente individuati, di prelievo selettivo e controllo attraverso analisi di laboratorio dello stato di salute di campioni rappresentativi di popolazioni delle specie a rischio. Prodotti attesi e. Campagne di Cattura; f. Campagne di Sterilizzazione; g. Campagne di Vaccinazione; h. Analisi di Laboratorio. • RISULTATO3: Educazione Ad un corretto rapporto con la fauna selvatica Attività previste 1. Definizione di campagne di informazione, sensibilizzazione prevenzione sui problemi di tipo sanitario ed epidemiologico e Nel corso di questa attività, presumibilmente portata avanti dalle associazioni ambientaliste presenti sul territorio, saranno identificati i luoghi, i tempi, i modi ed i contenuti di campagne di informazione e sensibilizzazione alle tematiche di questo obiettivo, saranno ideati e realizzati opuscoli informativi e brochure, programmati seminari nelle scuole e costruita una finestra web sugli argomenti oggetto del monitoraggio sanitario. • Prodotti attesi i. Opuscoli e Brochure j. seminari k. finestra web Pag.27 di30 PIT VESEVO Progetto S23 TABELLA RIASSUNTIVA DELL’OBIETTIVO SPECIFICO 3 OBIETTIVO 3 RISULTATI Programmi di Gestione delle Specie a Rischio ATTIVITA’ Individuazione dei potenziali agenti Infettivi: Definizione di Programmi di Gestione SpecieSpecifici PRODOTTI Elenco dellePatologie Presenti Schede di Gestione Specie Specifiche Struttura disponibile e contratto di comodato siglato Controllo e Prevenzione dei problemi sanitari e dei rischi epidemiologici Messa in atto di azioni specifiche per Prevenzione e Controllo Elenco delle attrezzature necessarie Struttura allestita Struttura manutenuta e sorvegliata Messa in Atto dei Programmi di Gestione SpecieSpecifici definiti Educazione ad un corretto rapporto con la fauna selvatica Pag.28 di30 Individuazione ed Allestimento di una struttura idonea ad ospitare soggetti da osservare Definizione di campagne di informazione, sensibilizzazione e prevenzione sui problemi di tipo sanitario ed epidemiologico Campagne di Cattura; Campagne di Sterilizzazione; Campagne di Vaccinazione; Analisi Laboratorio Seminari Sensibilizzazione Pubblicazioni, Opuscoli Brochure Finestra WEB PIT VESEVO Progetto S23 COMPETENZE NECESSARIE Le competenze necessarie per la realizzazione del progetto sono di vario tipo; il soggetto dovrà tenere conto della normativa vigente a livello nazionale e regionale, che prevede competenze su alcune delle attività previste nel progetto ad Enti e Istituti ben individuati, come ad esempio l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, le Aziende Sanitarie i Comuni e gli Istituti Zooprofilattici di pertinenza. Con tali soggetti andranno promosse collaborazioni e si dovrà operare in stretta sinergia. L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio coadiuverà questa fase, attivandosi ove necessario. Di seguito sono elencate le competenze che si ritiene siano necessarie per l’ottimale raggiungimento dei singoli obiettivi specifici: OBIETTIVO 1: MITIGAZIONE DEL FENOMENO DEL RANDAGISMO Il progetto, in accordo con quanto stabilito dall’art. 1 della legge regionale, coinvolge, per quanto di rispettiva competenza, la Regione, la Provincia, i Comuni del parco, le Aziende sanitarie locali ed i liberi professionisti attraverso le organizzazioni che rappresentano a livello regionale, oltre ad Associazioni Protezionistiche e zoofile riconosciute a livello ministeriale. Le attività previste per il raggiungimento di questo obiettivo sono in gran parte affidate alle AA.SS.LL locali, in particolare nel territorio del Parco sono presenti due Aziende Sanitarie Locali, la Napoli 4 e la Napoli 5 (Na4 e Na5). Sono interessati soprattutto i Servizi Sanitari Veterinari, che dovranno occuparsi del monitoraggio e del controllo delle popolazioni di cani vaganti, e della predisposizione di piani di sterilizzazione previsti nell’obiettivo. Le figure professionali coinvolte sono veterinari e zootecnici. Nella fase di affidamento del progetto dovrà essere assicurata, dal soggetto appaltante, piena collaborazione con le AA.SS.LL. locali. L’Ente Parco coadiuverà questa fase, attivandosi nelle procedure necessarie a garantire il trasferimento dei fondi regionali disponibili. Le attività relative alla manutenzione e gestione della struttura necessitano di diverse tipologie professionali; sono richiesti infatti veterinari di provata esperienza professionale, nelle attività relative agli aspetti sanitari ed epidemiologici, tecnici qualificati per le analisi di laboratorio. Il gruppo di lavoro individuato dovrà comprendere anche una figura professionale di tipo informatico, che sarà impegnata sia nella fase di realizzazione degli archivi, i quali dovranno essere coerenti con le specificità del sistema informatico del Parco, che nella definizione delle mappe di flusso e dei trend. Tuttavia l’Ente intende monitorare le attività del progetto con proprio personale addetto al coordinamento per tutta la durata del progetto stesso, al fine di individuare eventuali criticità in tempi utili per la loro soluzione, e con compiti di interfaccia e di monitoraggio delle attività. Saranno individuati momenti di incontro per verificare che l’avanzamento ed il contenuto delle attività sia coerente con quanto atteso: tali incontri consentiranno di evidenziare eventuali scostamenti fra i risultati dello studio e le attese dell’Ente in tempi rapidi. Pag.29 di30 PIT VESEVO Progetto S23 OBIETTIVO 2: INDIVIDUAZIONE DELLE SPECIE DI FAUNA SELVATICA VETTORI DI MALATTIE INFETTIVE Le figure professionali necessarie per la realizzazione di questo obiettivo sono di vario tipo, ed anche in questo caso le competenze sono in parte affidate per legge (in questo caso la legge nazionale 157/92 e la legge regionale 8/96) a strutture ed Enti pubblici; in particolare molte competenze relative al monitoraggio ed alla valutazione della consistenza della fauna selvatica sono affidate all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Per l’individuazione delle principali specie faunistiche vettori di malattie infettive occorrono competenze di vario tipo, che vanno dal veterinario di esperienza maturata, al tecnico faunista, allo zoologo, al tecnico informatico, al neolaureato in materie scientificoambientali. Le attività relative all’intervento 2 saranno appaltate ad un soggetto da individuare tramite opportuna procedura di evidenza pubblica, che dovrà riferirsi all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica per quanto ad esso demandato dalla normativa vigente. Tuttavia l’Ente intende monitorare le attività del progetto con proprio personale addetto al coordinamento per tutta la durata del progetto stesso, al fine di individuare eventuali criticità in tempi utili per la loro soluzione, e con compiti di interfaccia e di monitoraggio delle attività. Saranno individuati momenti di incontro per verificare che l’avanzamento ed il contenuto delle attività sia coerente con quanto atteso: tali incontri consentiranno di evidenziare eventuali scostamenti fra i risultati dello studio e le attese dell’Ente in tempi rapidi. OBIETTIVO 3 – CONTROLLO E PREVENZIONE DEI PROBLEMI SANITARI E DEI RISCHI EPIDEMIOLOGICI La realizzazione di questo obiettivo è affidata soprattutto a veterinari ed a neolaureati in medicina veterinaria, che si occuperanno, ognuno per le proprie competenze, delle attività relative all’individuazione dei potenziali agenti infettivi ed alla definizione ed attuazione dei programmi di gestione specie-specifici; si prevede che siano necessari un soggetto veterinario di esperienza maturata e di almeno due soggetti neolaureati. Sarà necessario individuare anche un tecnico di laboratorio che effettui le analisi di laboratorio, e di un esperto informatico che implementi l’archivio e che curi la realizzazione di una finestra web, che sia integrata nel sito del Parco. E’ ragionevole, per creare flusso di informazioni tra i gruppi che lavoreranno ai tre obiettivi, che alcune figure, specialmente i veterinari ed i soggetti impiegati nelle attività di educazione ed informazione, si occupino di tutti gli obiettivi, e che una sola figura sia adibita alle attività informatiche. In tal modo si ritiene di raggiungere migliori risultati in termini di efficienza/efficacia. Anche in questo caso l’Ente intende monitorare le attività del progetto con proprio personale addetto al coordinamento per tutta la durata del progetto stesso, al fine di individuare eventuali criticità in tempi utili per la loro soluzione, e con compiti di interfaccia e di monitoraggio delle attività. Saranno individuati momenti di incontro per verificare che l’avanzamento ed il contenuto delle attività sia coerente con quanto atteso: tali incontri consentiranno di evidenziare eventuali scostamenti fra i risultati dello studio e le attese dell’Ente in tempi rapidi. Pag.30 di30