Il saluto e l’augurio a chi
inizia un ministero in altre
sedi: Panocchia,
Monchio, Sorbolo
e Traversetolo.
15
8
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
euro 1,65
anno XCIV
EDIZIONE
ONLINE
30034
Le religioni e la violenza:
echi della tavola rotonda
organizzata dal Forum
interreligioso alle
Missioni estere.
DIOCESI DI PARMA
34
11 OT T OB R E 20 13
Noi, voi,
loro
ono sempre i pronomi che fanno la differenza. E che esprimono una direzione
della storia o il suo contrario. Noi, voi,
loro: non è la stessa cosa, quando si parla delle persone, avvolgerle nell’abbraccio del noi,
o quasi puntare il dito accusatorio: voi, o sentirli lontani, estranei alla nostra comunità: loro. O ancora dire: mi riguarda, mi appartiene,
dove è il pronome che dà senso al verbo e non
il contrario.
E se la grammatica ci insegna quando e come
usare i pronomi e qual’è la concordanza da rispettare, è lo sguardo che noi abbiamo sulla
gente, sulle cose, sui fatti che accadono, che ci
fa compiere la scelta: noi, voi, loro...
Noi, gli italiani; noi i pramzàn dal sas...; noi...
; voi, gli stranieri, gli immigrati; loro, le vittime,
i poveri, gli altri.
Noi viviamo, voi sopravvivete, loro ...: la coniugazione del verbo sembra incepparsi o scivolare via, quasi dissolvendosi.
Noi stiamo bene, voi …, loro si arrangino...
Noi, voi, loro: divisione categoriale che spesso ci fa perdere di vista la realtà. Come se la
stessa cosa accaduta a noi avesse un peso diverso se invece capita a “loro”. Espressione,
forse, di quell’essere e vivere da custodi o,
piuttosto, di rifiutare la responsabilità della
consegna.
Così il giro dei pronomi si associa a delle azioni o, meglio, ad un’azione.
Potrebbe essere questa una griglia che ci aiuta a leggere quello che accade vicino e lontano a noi, e ci porta poi a fare delle scelte. Decidendo di inglobare tutti nel noi o di fare tanti distinguo e quindi di giustificarci nel rimanere passivi e immobili. Lasciando che loro,
gli altri, siano quotidianamente a rischio della vita, perchè vittime di conflitti dimenticati,
di interessi particolari che prendono il sopravvento, di diritti non rispettati.
Ben venga allora l’inquietudine che ci sentiamo dentro in questi giorni, così come quel
sentimento di “vergogna” citato da papa Francesco e richiamato anche dal nostro vescovo.
A condizione, però, che non svaniscano come
i titoli di coda di un film o non vengano seppelliti da altri fatti che emotivamente ci coinvolgono di più, ma ci brucino dentro, perchè
sentiamo “nostra” la sorte di ogni persona.
Nostra e non soltanto loro.
E ci provochino a cambiare qualcosa, a partire da noi e dalle relazioni di casa nostra.
Sapendo che non è solo una questione di pronomi.
Maria Cecilia Scaffardi
S
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P i e tr e
v i ve
I L T U O S E T T I M A N A LE
O GN I V EN ER DÌ
IN PARROCCHIA
E O N L I NE
www.diocesi.parma.it/vitanuova
Questo il mandato ai giovani conciliari
che lo scorso 4 ottobre hanno rinnovato il
loro impegno di camminare dietro a
Gesù. La preghiera per Lampedusa.
7
9 771825 290006
inserto di 4 pagine
Comunità
ISSN 1825-2907
MADONNA
della STECCATA
4 ottobre
LAMPEDUSA • Ora che l’Europa ha visto l’orrore non può tirarsi indietro
“L’
voci
Europa
sta con
la gente
di Lampedusa”, e “non
può girarsi dall’altra
parte”: si è conclusa così la visita odierna a
Lampedusa del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del presidente del Consiglio
dei ministri Enrico Letta. Ad attenderli, decine di persone con cartelli e contestazioni.
Fuori programma, sono entrati anche nel
Centro di accoglienza
di Contrada Imbriacola, dove vivono oltre
800 profughi su una capienza di 250. I più alti
responsabili europei ed italiani hanno omaggiato le 280 bare dei profughi morti nel naufragio del 3 ottobre, mentre le altre salme recuperate oggi fanno salire il numero a 298 vittime. Per il commissario europeo Cecilia
Malmstrom vedere le bare è stato “un dolore
immenso”, “non degno dell’Europa”. Letta ha
rivolto parole di “scuse per le inadempienze
del nostro Paese, rispetto ad una tragedia come questa” e ha annunciato i funerali di Stato,
la discussione della legge Bossi-Fini, l’istituzione di un apposito Fondo con la dotazione
finanziaria di 190 milioni per il 2012 e l’incremento di 20 milioni del fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Oggi il Papa ha espresso di nuovo vicinanza “nel-
hanno raccontato perché sono venuti, come si
vive dall’altra parte del mare. Gli eritrei hanno
chiesto di essere aiutati nel rimpatrio delle salme”. Unhcr, Save the children e Croce rossa (le
tre organizzazioni che a Lampedusa operano
nel progetto “Praesidium”, finanziato da Commissione europea e Ministero dell’interno)
hanno invece “chiesto il potenziamento di
Frontex per i salvataggi in mare - prosegue -,
mentre la Comunità di S.Egidio ha ricordato la
sua proposta d’istituire un Centro europeo di
accoglienza sul territorio siciliano”.
“Decisioni concrete e di alto respiro”
la preghiera e nel dolore” ai vescovi della Chiesa di tradizione alessandrina di Etiopia ed Eritrea, per “i tanti figli della loro terra che hanno perso la vita nella tragedia di Lampedusa”.
Abbiamo raccolto alcune voci sull’isola.
Una tenda-ludoteca per i bambini
Una tenda-ludoteca davanti alla parrocchia di
Lampedusa per far giocare i bambini e decongestionare così il centro di accoglienza di
Contrada Imbriacola. È l’iniziativa congiunta
Caritas-Save the children che partirà nel fine
settimana, come annunciato al Sir da Valerio
Landri, direttore di Caritas Agrigento. Durante l’incontro con le organizzazioni umanitarie, riferisce Landri, “alcuni eritrei e siriani
Per il direttore di Caritas Agrigento la visita di
Barroso “è stata fondamentale: almeno si è reso conto delle condizioni in cui si trova il Centro”. La comunità lampedusana, invece, “mi è
sembrata un po’ perplessa, perché di visite politiche ne ha avute molte. Qui l’atmosfera è di
lutto diffuso, soprattutto dopo aver visto le bare nell’hangar”. Landri precisa che le proteste
della popolazione “sono state molto pacifiche”: c’erano cartelloni con fotografie e scritte tipo ‘Se è vero che non volete i morti in mare mettete una nave Libia-Roma’ oppure inviti ad aprire corridoi umanitari e trovare una
soluzione. “Speriamo si prendano delle decisioni concrete e di ampio respiro - auspica -,
senza mettere toppe momentanee che non risolvono il problema, rischiando di trovarci di
nuovo di fronte ad una tragedia. Di proclami e
provvedimenti ne sono stati fatti tanti, ma non
ci si rende conto che la gente continua ad arrivare, rischiando di morire in mare, perché è
disperata”. “Chiediamo di fare in modo che
l’attenzione su Lampedusa non scemi - affer-
ma il direttore di Caritas Agrigento - altrimenti rischiamo di restare in attesa della prossima
catastrofe per ritornare poi alla passerella mediatica”. L’auspicio finale è “che i propositi nati dopo questa tragedia vengano finalmente
realizzati e l’Italia possa avere un sistema di
accoglienza rispettoso della dignità dell’uomo. Ci auguriamo che Lampedusa possa tornare ad essere un centro di primo soccorso
con una permanenza di 48/72 ore. Strutturando poi un sistema di accoglienza diffusa
sul territorio per garantire i diritti umani e i
percorsi di integrazione”.
Le famiglie disposte ad accogliere
Le famiglie di Lampedusa, su invito del sindaco Giusi Nicolini, si sono rese disponibili ad
accogliere in casa i profughi, soprattutto donne e bambini, attualmente nel sovraffollato
Centro di Contrada Imbriacola. Lo dice al Sir
Damiano Sferlazza, vicesindaco di Lampedusa. “Abbiamo inviato ieri una lettera a tutti i
lampedusani - conferma - e già stamattina sono arrivate tantissime persone a chiedere
informazioni e a offrire la propria disponibilità
per un pranzo, un servizio doccia o un posto
letto per la notte. Vogliamo dare, in coordinamento con la parrocchia, un’accoglienza dignitosa allo straniero che vive accanto a noi, in
una situazione di grande difficoltà. Non vogliamo dimostrare nulla, solo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. A noi non
costa nulla, per i profughi fa una grande differenza. Il sindaco l’ha ritenuto un atto doveroso”.
Patrizia Caiffa
cartolina illustrata
2
BETANIA A ROMA • FOTO DEL GRUPPO DI GIOVANI, VOLONTARI ED
OPERATORI DELLA COMUNITA BETANIA CHE IN OCCASIONE DEL
TRENTENNALE SI SONO RECATI A ROMA ALL’UDIENZA GENERALE DI PAPA
FRANCESCO DI MERCOLEDÌ 11 SETTTEMBRE 2013.
PER COMUNICARE CON VITA NUOVA
11 OTTOBRE 2013
Attenzione! è cambiato il numero di fax della redazione:
il nuovo numero è 0521.230629
Restano invariati gli altri contatti:
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DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected]
Vice direttore: don Luciano Genovesi
In redazione: Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Stefano Montagna (copertina), Erick Ceresini, Anna rapacchi, Maria
Cecilia Scaffardi.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Liliana Castagneti,
Erick Ceresini, Rettorìa della basilica S. Maria della Steccata, Aluisi Tosolini, Ufficio Famiglia, Ufficio Liturgico, Ufficio Missionario.
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Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 9 ottobre, alle 19.30.
Tiratura: 2.385 copie.
Diosalva
Luca 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava
la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse
loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio
a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli
altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
IlSignoreharivelatoaipopolilasuagiustizia
Q
TUTTA LA TERRA •
Dio non interviene
per i nostri meriti,
ma perché è
fedele. In Gesù
giunge a noi
l’amore del Padre
e sperimentiamo
la sua salvezza,
che è per tutti.
2o Libro dei Re 5,14-17
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re
di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e
stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su
tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal
tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui
presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché
accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo
servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia
di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un
olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».
Salmo 97
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
2a Lettera a Timoteo 2,8-13
Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto
ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui
anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.
…nel viaggiare a Gerusalemme… passava… per la Samaria e la Galilea… E’ il sapere dove porta il sentiero che dà
senso al mio camminare. Per andare a Gerusalemme non si
dovrebbe passare dalla Samaria alla Galilea, ma il contrario .
Perché questo: errore di un copista o intenzione teologica di
Luca? La Samaria è il luogo dell’infedeltà, della lontananza:
bisogna attraversarla per poter giungere a Gerusalemme.
…dieci lebbrosi uomini … Le nostre bibbie non riportano
“uomini”; sono lebbrosi, è vero, ma sono uomini! “Dieci” è il
numero di adulti richiesti per formare un’assemblea sinagogale; indica l’insieme del lavoro e del cammino dell’uomo
(dieci dita); è l’immagine di tutta l’umanità. Questi uomini
sono morti oltre che nel fisico, anche nei loro rapporti civili e
religiosi. … Gesù (= Dio salva). Nel Vangelo di Luca, sono i lebbrosi quelli che per primi chiamano “Gesù” il rabbi di Nazareth; dopo di loro, il cieco e il malfattore sulla croce. Chiamare per nome significa avere un rapporto amichevole: la coscienza della nostra lebbra è il nostro titolo di diritto ad essere amici del Dio di Gesù Cristo. … Signore… La parola usata
da Luca “epistàta” non vuol dire Signore, ma “colui che sta in
alto”: è azzardato tradurre: “Gesù che stai sulla croce”? I lebbrosi stanno a distanza di fronte a colui che sta in alto: e colui
che sta in alto elimina la distanza. …Uno solo… vedendosi
guarito… facendo eucaristia a lui… era samaritano… La
salvezza è già avvenuta per tutti e dieci; all’uomo non rimane
che fare eucaristia. E quell’“uno” che fa eucaristia prende
coscienza che tutti, anche gli altri “nove” sono guariti, quindi
tutti sono amati da Dio; come dire: nessuno più osi chiamare
“immondo” ciò che Dio ha purificato (At 10.4ss). … I dieci…
i nove, dove sono….? Gli altri nove sono andati a Gerusalemme a farsi vedere dai sacerdoti, per adempiere una legge: ma
non hanno incontrato chi li ha guariti e quindi non fanno eucaristia. Uno solo ritorna da colui che lo ha guarito per rendere
grazie. All’unico credente si chiede conto degli altri nove. Sono forse responsabile di mio fratello? Chi ha fatto eucaristia
non può che rispondere :«Si». …Sorgi, viaggia… (alzati e va’:
così traduce la CEI): L’ Eucaristia fa uomini nuovi, associati al
cammino del Signore, testimoni della resurrezione fino agli
estremi confini della terra.
don Nando Bonati
IAOMAI
Luca sembra voler attirare
l’attenzione del lettore curando in modo sorprendente la scelta dei verbi.
“Katsarizo”: «Mentre andavano, furono sanati»;
dovremmo tradurre così:
furono dichiarati puri.
Questo avviene in riferimento ai sacerdoti ai quali
dovevano – secondo la legge – mostrarsi e dai quali
dovevano essere dichiarati guariti. Come dire: la religione (=i sacerdoti) ha il
potere di dire se sei puro o
impuro, se sei accetto a Dio
o ne sei separato. I sacerdoti, a cui si sono mostrati,
li hanno dichiarati purificati. “Iaomai”: «Vedendosi
guarito». Qui usa il verbo
“Iaomai”, che significa
guarire; è il verbo che Luca
usa per quello che ritorna a
ringraziare Gesù. “Sozo”:
«La tua fede ti ha “salvato”». Qui Luca usa il verbo
“Sozo”, che significa salvare, mettere in salvo. E’ il
verbo (con il sostantivo che
ne deriva, salvatore, salvezza) molto caro a Luca (e
non solo); lo utilizza per
parlare di una salvezza
operata da Dio. Il segno
che sono veramente guarito è il mio desiderio di ringraziare. Eucarestia: raduno di salvati!!!
uando si manifesta,
la giustizia di
YHWH (tsedaqah,
Sal 97,2) non è mai sola: la
accompagnano salvezza, fedeltà e amore (yeshucah, ’emunah, chesed, 1-3)!
Egli infatti è giusto perché
rimane fedele all’impegno
preso in favore del suo popolo (3b), non dimentica
mai la sua inclinazione ad
amare e a salvare (3a), interviene facendo meraviglie
(1b), con il suo braccio potente libera Israele (1cd). E
Israele esplode in un canto
di gioia: - Siamo liberi! Il
Braccio santo del nostro Dio
mette ordine nel cosmo e
nella storia: ci ha fatto ritornare! -. L’assemblea, cantando, ricorda le innumerevoli
meraviglie del suo amore: la
sua vittoria sul caos (cf. 7-8)
e le sue storiche vittorie a favore d’Israele (1-3), e impara così che YHWH non interviene per i nostri meriti,
ma perché è fedele. Fedeltà
visibile a tutti i popoli: Egli è
giusto e vuole salvare tutti!
Tutte le genti riconoscono
che YHWH compie ciò che
ha promesso, e sono invitate
ad acclamarlo Signore dell’universo (2.4.6). Infatti Egli
si è scelto un popolo perché,
per l’azione di salvezza della
sua Destra, tutti i popoli
possano conoscerlo, tutte le
genti gridino e cantino di
gioia! In Gesù di Nazareth,
Figlio di Dio, giunge a noi
l’amore del Padre, conosciamo la sua fedeltà, sperimentiamo la sua salvezza: è
Lui stesso la salvezza
(Yeshucah)! Per la sua morte
e risurrezione, la giustizia
di YHWH si manifesta e
giunge ai confini della terra
(3d), e ogni creatura è invitata a gridare di gioia: uomini e donne, cantando un
canto nuovo (1), esultano
con tutto il cosmo (6-7) perché YHWH è fedele e, dalla
Pasqua di Cristo, inizia la
vittoria del suo amore sulla
morte, per sempre, per tutti!
Tutti vediamo, e conosciamo, e cantiamo di gioia!
Parola
XXVIII DOMENICA
Tempo ordinario - C
3
Liliana Castagneti
1. Il testo di Luca riferisce che
la salvezza è stata già donata a
tutti: tutti si trovano lungo la
stessa strada che è percorsa
anche da Dio nella persona
del Figlio. Per ora, uno solo
incontra il Signore, cioè ha il
dono di questa coscienza;
tutti però stanno camminando lungo la stessa strada. Chi
è questo uno? Chi rappresenta? Faccio parte di questo
“uno” o sono ancora nei “nove”? Cosa significa che il
compito dell’“uno” è quello
di rendere grazie?
2. La salvezza, dunque, non è
soltanto o semplicemente
guarire dalla lebbra; la salvezza è incontrare chi ci ha guarito. E’ il rapporto con Gesù
(=Dio salva) che salva: i suoi
doni sono semplici strumenti per entrare in relazione con
lui: perché è lui che conta. La
preghiera, la Parola, la Messa…sono mezzi, “strumenti”;
non sono fine a se stessi: in
paradiso non si andrà più la
Messa, non ci saranno più
gruppi di ascolto… Perché
Dio sarà con i suoi e noi saremo resi capaci di “vederlo”.
3. Ancora nove su dieci vivono come se Dio non avesse
fatto niente per loro. E’ esagerato vedere qui la chiave di
lettura di mille situazioni che
attraversano le nostre vite a
alle quali tentiamo di dare
motivazioni senza trovarne
una soddisfacente? Come
può cambiare il nostro atteggiamento di fronte a coloro
che percorrono altre strade,
seguono altre etiche, hanno
altri obiettivi nelle proprie vite?
4. Abbiamo bisogno di molti
«medici» e ciascuno fa quel
che può, ma uno solo è colui
che ci “salva”, cioè che ci
strappa dalla morte, dal nonsenso, dal fallimento. E’ Gesù, il cui nome significa, appunto, Dio salva. Gesù è
quanto abbiamo di più caro,
di più prezioso: è il vero dono
di Dio. La comunità che prende nome da Gesù Cristo è il
luogo della manifestazione
visibile di quanto Dio ha operato e opera nelle vite degli
uomini attraverso la Persona
di Gesù di Nazareth; una Presenza resa sempre viva, vitale,
operante per il dono dello
Spirito. Nella quotidiana contemplazione di questi eventi
(vedi Maria dopo l’An-nunciazione) io sono ricondotto
oggi a Gesù, l’unico mio Sal-
vatore (non guaritore!!!): e
guidato dallo Spirito faccio
Eucaristia nel Giorno Ottavo
con coloro che scoprono di
essere guariti e non semplicemente purificati.
5. Termina così Luca: Essendoti alzato va’: la fede di te ha
salvato te… Sono le ultime
parole di Gesù. Chi ha purificato-guarito-salvato il lebbroso? Chiaro, è l’incontro, la
Persona di Gesù. Perché Luca
sottolinea che è la tua fede?!
Vuol dire che la “guarigione”
è di tutti, la “salvezza” (vedi
sopra) è la coscienza di questo dono grande? Coscienza
che purtroppo non tutti hanno perché non tutti hanno
questo dono!? Continuerò a
meditare fino a domenica e
dopo ancora…
N. B.
11 OTTOBRE 2013
Parole e giorni
4
11 OTTOBRE 2013
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 2 ALL’ 8 OTTOBRE
METALLARO
ERRANTE •
Atterrato e picchiato
da alcuni ragazzini
minorenni (che
riprendevano col
telefonino) l’uomo
che gira in pantaloni
corti (ad ogni
stagione) e con lo
stereo a tutto volume
per le strade di
Parma e diventato
una icona della città.
Sdegno unanime e
tam tam sui social
network per portare
solidarietà e
ricomprargli lo
stereo, rotto nella
caduta.
PER UN POSTO • In 1600 da tutta Italia tentano il concorso per un solo posto da infermiere all’Ausl di Parma.
CICLISTI • 90enne investito da uno scooter sul Lungoparma. Grave. A Torrile colpita una donna da un’auto pirata.
COLPO FALLITO • Assaltano un caseificio a Torrile con la fiamma ossidrica. La porta resiste ma restano i danni.
FACEVA FINTA • Rapina al ristorante, ma era una messa in scena per truffare l’assicurazione e il socio del titolare.
A PICCONATE • Vandali all’Agenzia delle Entrate e ad alcuni uffici comunali. In frantumi i vetri delle porte di ingresso.
TERMOSIFONI • Polemiche per il mancato permesso di accendere. Alla fine il via dal 10 invece che dal 15 ottobre.
GIRO D’ITALIA • Due tappe parmensi nella corsa 2014. Arrivo a Salsomaggiore e ripartenza da Collecchio.
VILLETTA • Vergognoso furto nell’ottagono monumentale. Rubati quintali di rame da tombe e cappelle di famiglia.
TARES • Approvate le nuove norme per la tassa sui rifiuti. Aumenti dal 7 al 14 per cento, ma nulla andrà al Comune.
GRIFFE • Colpo nella notte al verdi Promesse di Langhirano. Rubati abiti per un valore di oltre 30mila euro.
Gli stranieri in provincia sono più di 60mila
Tutti i numeri, e le criticità, dell’accoglienza
grazione al femminile: dal
2009, la componente delle
donne risulta essere in maggioranza. Con una duplice
conseguenza: donne che, per
lo più, sono inserite nel contesto di cura delle nostre famiglie, con ripercussioni negative nella propria famiglia
di origine: genitori anziani o
figli abbandonati a se stessi,
con effetti devastanti. Situazioni che ridisegnano anche
il welfare, impegnato ad affrontare - i tempi non troppo
lontani, ad esempio - i ricongiungimenti familiari.
Immigrazione che troppo
spesso fa rima con emergenza, forse meno con accoglienza: «Ci si ricorda che ci
sono criticità da gestire solo
quando le cronache nere ci
fanno tornare alla mente questa realtà». Così tra un mea
culpa e un ulteriore moto di
consapevolezza, sono stati
presentati anche alcuni numeri.
Al 1° gennaio 2013 contiamo
60.550 residenti stranieri, con
una crescita rispetto all’anno
scorso di 2.317 unità (+
4,0%), l’aumento più basso di
sempre confermando un
trend registrato anche a livello nazionale e regionale.
Su tale fattore è possibile che
abbia inciso anche la crisi
economica che, avendo colpito numerosi segmenti dell’attività produttiva del nostro
territorio, potrebbe aver rallentato il movimento in ingresso e determinato il ritorno in patria di un certo numero di persone
Comunque sia, i cittadini
stranieri costituiscono il
13,5% della popolazione parmense complessiva all’1.1.2013, posizionando la
provincia di Parma tra i livelli più elevati in Italia e in Emilia-Romagna.
La popolazione straniera è
aumentata nell’ultimo anno
in 29 comuni sui 47 della nostra provincia. I comuni di
Calestano, Langhirano, Colorno e Fornovo si confermano quelli in cui la percentuale di stranieri rispetto alla popolazione totale è più alta,
maggiore o uguale al 17,7% .
Continua la crescita della
presenza femminile, che ha
ormai raggiunto il 51,7% (nel
1999 le donne rappresentavano solo il 42,5% del totale
della popolazione straniera).
Per quanto riguarda le citta-
Occupati e disoccupati tra il 2012 e il 2013
Nuovi nati italiani e stranieri dal 2003 al 2013
dinanze più numerose, al
primo posto, per il terzo anno
consecutivo, troviamo i Moldavi, mentre al secondo i Rumeni, che hanno sottratto tale posizione agli Albanesi,
che si collocano, così, al terzo
posto; queste tre cittadinanze
da sole rappresentano il
35,3% di tutta la popolazione
straniera.
Da segnalare la crescita del
numero di nati (vale a dire residenti di età 0) stranieri (+
9%) dopo il calo del 10% che
aveva caratterizzato lo scorso anno. La percentuale dei
nati stranieri sul totale è ben
oltre il 20% all’interno di tutti e quattro i distretti; in provincia di Parma oltre 30 nati
su 100 sono figli di almeno
un genitore straniero e circa
24 su 100 hanno entrambi i
genitori di nazionalità non
italiana. A proposito di genitori e coppie, dai dati 2010
(ultimi disponibili) della Regione
Emilia-Romagna,
emerge che, in provincia di
Parma, più di 2 matrimoni su
10 sono composti da almeno
uno dei due coniugi di cittadinanza straniera.
Solo alcuni numeri estrapolati dal Rapporto che, come è
stato detto, non è solo uno
strumento di conoscenza del
territorio ma anche di integrazione.
M. C. S.
5
Stranieri residenti in provincia dal 1998 al 2013
11 OTTOBRE 2013
L
a presentazione del
Rapporto proviciale
2012 sull’immigrazione è avvenuto mentre gli echi
e gli interrogativi di quanto è
avvenuto a Lampedusa ci
abitano ancora gli occhi e soprattutto il cuore. Echi che si
sono intrecciati con alcuni
termini: “responsbailità” e
“frontiere”, pronunciati dall’assessora Marcella Saccani,
che ha aperto l’incontro. Termini ripresi poi da Michele
Rossi, che ha dato voce ad
elementi raccolti dallo sportello del Ciac, una delle antenne più sensibili. Proprio
lui ha individuato «un lungo
filo rosso dalle carcasse di
Lampedusa ad altri approdi,
quali ad esempio, il porto di
Ancona, Trieste...», mostrando l’esistenza di «frontiere
anche interne e capaci di altrettanti respingimenti» e testimoniando, dati alla mano,
che spesso la violenza subita
da chi cerca asilo politico
(che è un diritto costituzionale) non riguarda solo i Paesi di provenienza o i Paesi in
cui transitano, ma anche il
nostro stesso Paese.
Un altro elemento sottolineato: la stabilizzazione del
fenomeno migratorio che, in
quanto tale, produce mutamenti sia a livello sociale che
culturale, perchè sempre più
radicato nel territorio. Immi-
mappe
RAPPORTO Presentato in Provincia il documento che fotografa la situazione nel nostro territorio.
IMMIGRAZIONE Le donne hanno superato gli uomini e 24 bambini su 100 hanno genitori stranieri
IN RUSSIA IL BINOMIO CIBO-CULTURA
I DATI DI CONFARTIGIANATO - ISTAT
DAI CITTADINI SÌ ALLA FUSIONE DEGLI ENTI
A Mosca per promuovere Parma L’export ancora col segno più
Nasce il comune “Sissa Trecasali”
Parma e la Russia sempre più vicine. Nell’ambito dell’anno incrociato 2013 e 2014 tra Italia
e Russia, Parma si è dimostrata più veloce di
altre realtà storico-culturali italiane, arrivando ad essere la prima delegazione ospite dell’ambasciata di
Mosca. Il Sindaco Federico Pizzarotti e l’assessore al Turismo e al Commercio Cristiano Casa, assieme alla rappresentante dell’Acadaemia Barilla Ilaria Rossi, al Presidente
del Consorzio di Tutela dei Vini e dei colli di Parma Maurizio Dodi, hanno dato ampia visione di quanto l’arte, la cultura, la storia e l’enogastronomia della città possano essere
carte vincenti per aumentare la quota di visitatori russi, e di
quanto possa essere proficuo per entrambe le realtà un nuovo mercato produttivo di import ed export italo-russo.
Un matrimonio che s’ha da fare. L’unione dei comuni di
Sissa e Trecasali è stata infatti approvata, a stragrande maggioranza, dai cittadini dei due comuni interessati.
Il referendum consultivo della scorsa domenica, infatti, ha
dato esito positivo con i Sì che sono stati oltre il 90 per cento. Unico neo la bassa affluenza, ferma a poco più del 38%.
A Sissa i favorevoli sono stati oltre il 93 per cento; percentuale un po’ più bassa a Trecasali (85 per cento) ma pur
sempre schiacciante e “bulgara”.
Gli elettori si sono anche espressi sul nome del nuovo ente
e la maggioranza (circa il 50%) si è espressa per la dicitura
“Sissa Trecasali”. Solo le briciole alle altre quattro proposte
tra le quali la neutra “Terre del basso Taro”.
Ora l’iter previsot dalla legge regionale prevede lo scioglimento dei due consigli e delle due giunte il 31 dicembre, il
commissariamento e poi, nella primavera del 2014, le lezioni per sindaco e consiglio del nuovo Comune, che avrà
sede istituzionale a Sissa e quella operativa a Trecasali.
«L’export si conferma l’ancora di salvezza per le imprese italiane», così Marco Granelli, Presidente di Confartigianato Emilia Romagna, commenta quanto emerso
da una analisi effettuata dal Centro Studi di Confartigianato su dati Istat, in merito all’andamento economico nel primo semestre 2013: il Pil è calato dello 0,3%,
con la domanda nazionale che ha tolto 0,3 punti percentuali alla crescita mentre l’apporto della domanda
estera netta (esportazioni meno importazioni) è stato
positivo a +0,4%.
Prendendo a riferimento le prime venti province per
esportazioni manifatturiere dopo Firenze, Roma e Torino, troviamo Modena al 7° posto – con un aumento del
4,3%, e Parma - con una quota dell’1,6%, al 19° posto.
«Pur continuando a confidare sulla ripresa - conclude –
riteniamo indispensabile uno sforzo maggiore da parte
delle Istituzioni per aiutare le imprese ad essere presenti
sui mercati internazionali»
BelardinellihapresentatoilRapportocuratodalComitatoperilprogettoculturaledellaConferenzaepiscopaleitaliana
mappe
Lavoro: contro la crisi recuperare il senso antropologico,
curare la qualità, avere fiducia e stabilità per investire
6
E
mergenza educativa,
crisi demografica, lavoro: i temi oggetto di
indagine dei tre Rapporti
curati dal Comitato per il
progetto culturale della
Conferenza Episcopale italiana indicano – come ha
evidenziato il Vescovo nel
saluto iniziale lunedì sera che «gli artigli sono sulla
preda» e che «si è entrati
nella carne viva del nostro
Paese». Tre temi, una ispirazione comune e una convinzione che li anima, così
Berladinelli ..... «L’emergenza principale dell’Italia è riconducibile ad un deficit
antropologico. Il problema
che sta al di sotto di tutto è
un problema culturale e antropologico». E se, per
quanto riguarda il lavoro,
l’Italia deve fare i conti (la
fotografia è sempre di Belardinelli) con un tasso alto
RIFIUTI ZERO
di disoccupazione, con i
due milioni di “net”, che vivono alla giornata, con la
maggior fatica delle donne,
con la sconnessione tra i
tempi del lavoro e i tempi
della famiglia, «c’è un problema di cui si parla meno:
la progressiva perdita del
senso del lavoro». Necessario un cambio di prospettiva: «non pensare al lavoro
solo in un’ottica produttivistica e materiale, ma guardarlo come uno dei luoghi
privilegiati in cui gli uomini
costruiscono se stessi». Nel
ribadire che «La crisi del
mondo del lavoro è una crisi di tipo culturale», Belardinelli sostiene pertanto
che «le difficoltà che viviamo non giustificano il rinsecchimento culturale di
cui siamo vittime». Soffermandosi su alcuni particolari della fotografia scattata,
Belardinelli dopo aver citato il problema demografico
(«I figli tengono desta in
una società l’idea del futuro»), ha sottolineato il capitolo delle donne, «capitolo
CONTRIBUTI • Don
Andrea Volta,
Paolo Scarpa,
Sergio Belardinelli,
Daniela Incerti,
Giovanni Borri.
di cui dobbiamo farci carico». Sfatando luoghi comuni, favorendo il desiderio
delle donne, che è quello
«di mettere al mondo due
figli» e soprattutto «non lasciando sole le donne». I
dati parlano chiaro: «solo il
40% delle donne italiane
rientra nel mondo del lavoro dopo aver messo al mondo un figlio». Con uscite invece non scelte ma subite.
«Materia, questa, che riguarda non solo gli imprenditori, ma anche la politica,
i sindacati...». Così come
indiscussa la constatazione
che «quanto poco pensando al lavoro, ci siamo preoccupati della famiglia». Ultimo scatto fotografico, quello della cultura del lavoro
ben fatto. In cui oggi investiamo poco, anche se in
passato ne siamo stati promotori. Il moderatore della
serata, Paolo Scarpa ha
quindi dato la parola agli altri intervenuti per delineare il ruolo specifico dei vari
soggetto. Secondo Daniela
Incerti, sindacalista, il problema è come affrontare
una situazione drammatica, in un momento «in cui
la gente non è in condizione
di scegliere e sono aumentate le disuguaglianze». E se
è vero che «il sistema Italia
non funziona perchè non è
un sistema», è altrettanto
vero che «dobbiamo uscire
da questa situazione perchè
abbiamo le risorse per farlo». Le parole chiavi, secondo Giovanni Borri, presidente industriali, sono «fiducia e speranza», condizioni per poter investire e
fare qualcosa, ma anche
«stabilità», per consentire
una ripresa, che non avrà la
stessa velocità di prima.
Parmareincontral’espertoJackMacy.Eccoilpianoperrendereinutilel’impianto
RIFIUTI ZERO •
Dopo il film
“Trashed”, il
dibattito.
Da sinistra,
l’assessore
all’Ambiente
Gabriele Folli,
Raphael Rossi
(pres. Iren
Emilia), Jack
Macy (responsabile progetto
Rifiuti Zero di
San Francisco).
Come ti faccio morire di fame l’inceneritore
Differenziataall’80%ebidonenerotenuto“astecchetto”.Sipuòfare
11 OTTOBRE 2013
“L’
uomo intelligente risolve
problemi. L’uomo saggio li evita” (o li previene). In tempo di assegnazione dei Nobel, citiamo un
vincitore, Einstein.
Le materie che la natura offriva non soddisfacevano l’umanità. I chimici (certamente intelligenti, saggi non sempre) con la chimica di sintesi
vennero in soccorso. Migliaia
di nuove molecole videro così la luce, ma la natura non le
conosceva, e in natura restarono più o meno in eterno. E’
la storia della produzione industriale e di rifiuti negli ultimi 150 anni. Dalle trivellazioni in cerca di petrolio (futura
plastica) agli scavi per le discariche, alla costruzione di
inceneritori, il passo è breve.
Sapendo questo, accomodiamoci in poltrona e gustiamoci “Trashed”, scomodo docu-
film in cui Jeremy Irons fa da
cicerone tra i siti di stoccaggio rifiuti più inquinati e inquinanti. Il più grande è l’oceano. Seconda edizione di
“San Francesco con San Francisco”, la due giorni organizzata da Gestione corretta rifiuti, patrocinata dal Comune
con l’adesione di Zero Waste
Europe. All’indomani del
giorno del santo banalmente
noto per l’amore verso il
Creato, cittadini di Parma e di
altre province erano al cinema Astra per ascoltare e domandare, pensando globale e
agendo locale: l’inceneritore
di Ugozzolo è acceso. Cosa
possiamo fare, noi e l’amministrazione, per “farlo morire
di fame”? Da San Francisco, a
dare spunti e spinte al dibattito, è tornato Jack Macy, responsabile del piano Rifiuti
Zero. L’impressione è che a
Raphael Rossi (presidente
Iren Emilia), Gabriele Folli
(assessore comunale all’Ambiente) e ai parmigiani più
ambientalisti non abbia più
molto da suggerire, se non accorgimenti tecnico-logistici
(tempi, luoghi e modi per il ritiro dei bidoni; combinazione
di impianti a digestione anaerobica e compostaggio, per
trarre il massimo dal rifiuto
organico); strategie comunicative (l’approccio con i cittadini di diversa lingua e cultura, coi lavoratori e i loro manager) e economiche (come
vendere bene i materiali recuperati). Per sua stessa ammissione, col massimo impegno sul percorso già intrapreso, Parma potrebbe fare meglio dei californiani. Riassumiamo gli obiettivi: il porta a
porta su tutta la città (fatto);
la differenziata verso quota
80% in 2-3 anni; la tariffazione puntuale (da metà 2014?)
in base al volume di rifiuto indifferenziato e al numero di
“uscite” del bidone nero (etichettato, intelligente, dotato
di chip); la realizzazione di un
impianto di compostaggio e
riciclaggio vicino a noi (attualmente inviamo camion di
materiali a Carpi). Chiaro l’invito ad entrare nel circolo virtuoso: caro cittadino, meno
rifiuti produci, meno sprechi,
più differenzi, meno pagherai. Se sei un insensibile, pagherai di più. Per andare a regime — anche psicologicamente, dopo l’assestamento
delle tariffe (fissa e variabile)
— ci vorrà tempo. Rossi illustra: «dove c’è tariffazione
puntuale si producono meno
rifiuti. I cittadini l’hanno capito: pagano per acquistare
un prodotto, pagano per buttarlo». Anche in realtà difficili, comunicando bene, si può
raggiungere l’eccellenza: «po-
Non sono permessi tifoserie o scontri, ha però ammonito Borri. «Rimettere
l’uomo al centro», ha richiamato don Andrea Volta, responsabile della pastorale del lavoro_ «la concertazione deve essere sulla
persona». E a partire dalla
persona, ripensare i ritmi
del lavoro e della festa, gli
stili di vita, l’età del pensionamento, la collocazione
degli esodati, dei giovani..
Centralità non scontata,
che rimanda alla consegna
del principio: l’essere “concreatore”. Auspicio ripreso
anche nella conclusioni,
dove sono risuonate altre
parole: alleanza e catarsi
culturale. «la sola merce
concorrenziale dell’Occidente – ha citato Belardinelli – è la dignità della persona». Non lasciamocela
sfuggire pensando a guadagni più alti... E, alla fine, anche uno sguardo di ottimismo: «nei momenti cruciali
si muovono le forze migliori».
M. C. S.
chi ci credevano, ma persino a
Scampia siamo arrivati al
75% di differenziata». A Parma tramonta il bidone giallo
multimateriale. Ne arriverà
uno per plastica e barattolame, uno per il vetro. La differenziata diventa così a 5 canali (San Francisco si ferma a
tre). Due ritiri a settimana per
l’organico. Uno a settimana
per il resto. «Ma se si fa bene
la differenziata, uno a settimana per il residuo è tanto. In
Veneto i migliori arrivano a
un ritiro in 6 settimane». “Bonus” di 8 ritiri annui per chi
ha il contenitore grande; 20
ritiri per chi ha il cestello. Ol-
tre la soglia scatteranno gli extra, via via più cari. Dunque
“tienilo a stecchetto”, il bidone
nero: lo raccomanda lo slogan della campagna pubblicitaria Iren. La differenziata
«deve essere facile — riassume
Macy —, dare un beneficio
economico, diventare abitudine e quindi parte della cultura». All’industria il dovere di
convertire le produzioni, da
lineari — che spingono all’usa e getta — a circolari, dove
ogni prodotto sia riusabile, riciclabile, compostabile. A noi
crederci.
Erick Ceresini
Dopo Assisi, dopo Rio, ritorno a Parma nel nome del Vangelo. Buona notizia che
PIETRE VIVE tutti, e in particolare i giovani, devono far propria e voler trasmettere agli altri
In cammino seguendo Francesco
“P
sere ancora più protagonisti
della sua vita e, perché no,
divenire missionari del Signore con scelte forti e coraggiose… È la richiesta che
viene fatta a Francesco dal
Signore e rilanciata anche
dal Papa a Rio a tutti i giovani del mondo. Simbolicamente a Parma il cammino
è iniziato con una breve
processione silenziosa verso il Battistero. Dopo un
canto e la lettura di un brano della Prima Lettera di
San Pietro apostolo, è stato
consegnata ai giovani una
tessera di un puzzle, perché
ognuno di noi è pietra viva
della Chiesa, e solo con giovani volenterosi si può costruire una Chiesa ancora
più bella. Dopo la preghiera, la veglia itinerante si è
spostata in Cattedrale, dove
un grande pannello ha accolto tutti i presenti: “Pietre
vive della Chiesa di Parma”.
Grazie all’incastro di diverse
tessere di puzzle rappresentate dai giovani e l’ultima
dal nostro Vescovo, è stata
riprodotta su tela la facciata
esterna della Cattedrale della nostra città. L’ascolto di
una pagina del Vangelo di
Giovanni, quindi l’intervento di monsignor Solmi, che
si è soffermato in particolare su tre parole.
“Vergogna”: la prima, parola usata da Papa Francesco
per commentare la tragedia
di Lampedusa e ripresa dal
Vescovo, non solo per il
dramma avvenuto. “Vergogna”: perché? di che cosa?
Noi ci vergogniamo del Vangelo? Lo trasmetto a chi mi è
vicino? Queste sono le domande rivolte ai giovani dal
Vescovo: domande che bisogna porsi altrimenti questo sentimento resterebbe
un’emozione sterile e sarebbe una “vergogna”ancora
più grossa. Suscitare la fede
è il compito dell’evangeliz-
zazione, così il Papa ai giovani riuniti ad Assisi. San
Francesco ha saputo far crescere la Fede e ha saputo
rinnovare la Chiesa e la società. Anche noi non dobbiamo vergognarci di andare con coraggio a testimoniare la fede con la nostra vita.
“Pietre Vive”, questa la seconda parola. Il Vescovo
mostra a tutti i presenti un
sasso e ci dice che questo,
dopo che Dio Padre ha buttato per aria la pietra del sepolcro di Gesù di Nazraeth,
può diventare Pietra Viva.
Per costruire la Chiesa ci vogliono Pietre Vive, San Francesco stesso ce lo insegna: la
Pietra da opaca prende volto. Il Vescovo ha quindi presentato alcuni “volti”: il volto del giovane seminarista
Rolando Rivi, sottoposto al
martirio per non aver accettato di sputare sul Crocifisso; il volto di Ilaria, fino al-
l’anno scorso membro attivo del Concilio dei giovani e
ora nel percorso del pre-noviziato; il volto di ciascuno
dei presenti. Pietra viva vuol
dire prendere sul serio la
nostra vita dicendo di Sì a
tutto quello che ci viene
chiesto dal Signore.
“Battistero” è la terza parola. Il luogo dove tutto ha inizio, scelto anche come logo
del Concilio, dove la fede,
donata nel Battesimo, si traduce in opere.
“Credere ci impegna”,
questo è quello che ci viene
chiesto dal Vescovo. Ma cosa vuol dire per noi giovani?
Essere presenti nelle Nuove
Parrocchie, costruire la
Chiesa da giovani, non
guardando i nostri piedi, ma
diventando missionari.
Quindi giovani… non aspettiamo il domani… siamo
Santi oggi.
Raffaella e Michela
7
LA PREGHIERA PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA
Unatragediaannunciata
La sera di venerdì 4 ottobre, in Cattedrale, si sono intrecciati due percorsi: quello dei giovani, che hanno vissuto l’apertura del secondo anno del Concilio e
quello di persone venute a sostare in
preghiera silenziosa per le vittime di
Lampedusa. Un appuntamento reso noto lo stesso giorno, con un comunicato
della Curia che, in segno di lutto, ha fatto risuonare alle ore 21 alcuni rintocchi
del bajon. Un silenzio, quello della Cattedrale, accompagnato da alcune note
musicali e poi dalla lettura di alcuni testi, che hanno favorito la riflessione. E’
stato poi il Vescovo, all’interno della preghiera della sessione del Concilio dei
giovani, a rompere questo silenzio, ripetendo la parola “Vergogna”. Parola già
usata da papa Francesco per commentare quella che monsignor Solmi ha definito «una tragedia annunciatissima».
«Siamo affranti — ha proseguito — ma è
successo quello che era nelle previsioni». Ha poi riportato l’intervista ad un
giovane lampedusano, che chiedeva:
«non dateci il Nobel, non fate gli F 35, le
armi. L’immigrazione è figlia della guerra». Il pensiero, in particolare, va al continente africano, dove si incrociano tanti interessi ed egoismi. Come a dire: al
fondo del mare, dove ancora si trovano
corpi di donne, uomini e bambini, ci sono anche delle responsabilità che vanno fatte emergere. ”Vergogna”: parola,
anzi monito salutare se lo raccogliamo e
ce ne facciamo carico.
11 OTTOBRE 2013
ietre vive della
chiesa di Parma”
questo è il monito lanciato da monsignor
Enrico Solmi all’apertura
del secondo anno del Concilio dei Giovani dal titolo:
“Una Fede da vivere insieme”. Riparte dopo la lunga
pausa estiva, e dopo l’esperienza della Gmg di Rio con
Papa Francesco, il Concilio
dei Giovani di Parma, in un
luogo ricco di storia come la
chiesa di San Francesco,
aperta ai giovani solo per
questa occasione; chiesa
edificata nel XIII secolo e
poi successivamente soppressa da Napoleone nel
1800, che la trasformò nel
Carcere cittadino, e che solo
oggi, grazie ad un intervento di ristrutturazione, si sta
cercando di riportarla al suo
valore storico e riaprirla di
nuovo al culto. Dopo un primo momento di accoglienza, si è entrati subito nel vivo con l’ascolto del racconto
della storia di San Francesco
d’Assisi. “Va e ripara la mia
Chiesa”… ma come si può
fare? Mettersi in cammino
qui e ora tutti insieme per
costruire una Chiesa più
unita e salda nella fede, e
dove i giovani possano trovare la giusta spinta per es-
chiesa
Il4ottobresièapertoconunavegliailIIannodelConciliodeiGiovani
Mons.Solmi:«Unimpegnochevaoltrelasemplicecollaborazione»edovutaalla«sterilitàdellanostraChiesa»
A Panocchia due “vecchie conoscenze”
LecomunitàaffidateallePiccoleFiglie.Ilmandatoasr.Tillaesr.Anna
chiesa
“D
8
opo questi fatti
il Signore designò altri 72 discepoli e li inviò a due a due
avanti a sé in ogni città”. Vogliamo ora attualizzare il
vangelo di Luca. I “fatti” sono la condizione cronica
della diocesi, così sintetizzata e ribadita dal Vescovo:
«la scarsità di sacerdoti, un
segno della sterilità della nostra Chiesa». Quel “li inviò a
due a due” può valere al
femminile (“le inviò...”) e
“ogni città” tramutarsi in
“quattro frazioni”, tutte nel
comune di Langhirano.
Le due discepole lì giunte
sono Piccole Figlie dei Sacri
Cuori di Gesù e Maria. Non
una tappa inedita per la
congregazione, ma un gradito ritorno - per i non giovanissimi sono “le nostre
suore” -. Con decreto vescovile del 1° ottobre, la cura pastorale delle parrocchie di San Donnino in Panocchia, San Lorenzo in
Torrechiara, San Martino in
Arola e San Giorgio in Casatico è stata affidata alla
nella preghiera assidua,
nell’umile fatica quotidiana, ad imitazione di Maria,
madre di Gesù e della Chiesa. Quindi la consegna delle Sacre Scritture, «indirizzo
della vostra vita; conservatele nel cuore, annunciatele
nella gioia e nella verità».
Un altro libro prenderà in
mano mons. Solmi a inizio
omelia, il Codice di diritto
canonico: «Nel caso che il
vescovo diocesano, a motivo della scarsità di sacerdoti”, affidi “a una comunità di
persone (...) la cura pastorale di una parrocchia, costituisca un sacerdote (...)
moderatore” [can. 517,
comma 2]. «E’ quello che si
realizza qui oggi. Generosamente la madre generale e il
consiglio delle Piccole Figlie
hanno accettato; generosamente suor Tilla e suor Anna
hanno detto sì». Una misura
derivata dalla «sterilità» di
una Chiesa «feconda di persone alle quali il Signore
chiede — amandoli — “vuoi
seguirmi?”, ma a cui queste
dicono no, lasciando la comunità nella tristezza». Le
Piccole Figlie - care a molti
parmigiani e parmensi, e a
fratelli lontani in Cile e in
Africa - sopperiscono «ad
una povertà nostra con una
ricchezza loro. A loro è richiesto un impegno che va
oltre la semplice e bella collaborazione in una parrocchia, che parte non da un
decreto ma dalla realtà di
vita di una comunità che accoglie, ricca di tanti doni,
escluso quello dei preti. Il loro servizio non è un ripiego,
e germina su una pianta con
virgulti forti». Suor Anna ha
operato per anni a Panocchia; anche suor Tilla qui
non è nuova. La cura pastorale si concreterà nell’incontro fra le comunità e loro che «hanno messo la propria tenda - la canonica - in
mezzo a voi, per condividere la fede», gli eventi gioiosi
e tristi della vita, le attività
dei gruppi, e «aprire il libro
della Parola, nella lettura
sapiente» portata avanti come fece fino all’ultimo padre Giuseppe Lamera, il
parroco di Torrechiara e Panocchia scomparso nel novembre 2012 e ricordato
con tanto affetto. «Proprio
lui ci raccomandava — parole di suor Anna —: “di’ alla madre superiora di rimandarvi qui”. Neanche è
passato un anno, e ci siamo.
Credo che la forza della preghiera faccia miracoli. Ringraziamo voi e lui e auguriamoci buon cammino».
«E’ una sfida inedita — il
commento dei parrochiani
—. Siamo chiamati a una
partecipazione nuova, a
mostrare maturità e consapevolezza dell’opportunità
che ci è offerta come popolo
sacerdotale. Se “credere ci
impegna”, noi ci impegneremo».
Erick Ceresini
Domenica6l’ingressodidonReverberi,accompagnatodalVescovo
Benvenuto di Traversetolo a don Giancarlo
«Siamo pronti a camminare con te»
“B
11 OTTOBRE 2013
Congregazione che, a sua
volta, ha designato suor
Plautilla (Tilla) Brizzolara e
suor Anna Ricci. Moderatore della nuova parrocchia
resta don Giuseppe Fadani
— stesso incarico in quella
di Carignano, Vigatto, Alberi, Corcagnano, San Ruffino
e Gaione —.
Nella chiesa di San Donnino, giovedì 3 ottobre al tramonto, durante la messa
presieduta da mons. Solmi,
i fedeli hanno partecipato al
rinnovo delle promesse fatte dalle religiose al momento della professione: impegno costante a servire Cristo in castità, povertà e obbedienza per giungere alla
perfetta carità, verso Dio e il
prossimo; dedicare la propria vita al servizio del popolo di Dio; consacrarla
envenuto Don”. É
con questa lieta
espressione che
la vivace comunità traversetolese ha accolto il suo nuovo
parroco don Giancarlo Reverberi durante la Santa Messa serale di Domenica 6 Ottobre.
Il nostro “benvenuto” non è
formale o di circostanza, ma
nasce dalla profondità del
cuore e diventa movimento
reciproco: noi ti accogliamo
con affetto come pastore
buono e umile e tu accogli
noi con gioia come fratelli,
sorelle e figli desiderosi di lasciarsi condurre da te verso
Gesù.
Così, in un clima caldo e festoso, la parrocchia di San
Martino è stata affidata al
nuovo parroco.
La solennità del rito è stata
subito percepita dai numerosi fedeli presenti: l’aspersione
dell’altare e del popolo di Dio,
la firma dei due testimoni, la
presenza del Vescovo hanno
ben evidenziato l’importanza della missione sacerdotale.
«Forza, carità, prudenza devono essere le virtù di un prete» ha detto Monsignor Solmi
nella sua bella omelia; per
questo auguriamo al nostro
nuovo Don di essere forte in
bontà, umiltà, obbedienza, fiducia... tutti valori che devono prendere forma nei gesti,
nelle preghiere, nell’atteggiamento di un sacerdote.
Gli auguriamo di essere ricco
di quella carità che fa dire “mi
sta a cuore” e di essere prudente, non nell’evitare rischi
o danni, ma capace di intravedere le strade che portano
al bene in questa nostra società così bersagliata da illusori richiami. Quanta grazia
abbonda nel prezioso dono
del sacerdozio ministeriale!
Semplice, allegro, schietto,
don Giancarlo è subito entrato nel cuore dei suoi nuovi
parrocchiani; si è rivolto ai
giovani manifestando il suo
impegno all’educazione alla
fede, invitandoli anche a trascorrere tre giorni a Roma
con Papa Francesco durante
le vacanza natalizie, in preparazione al sacramento della Cresima.
Ai numerosi fedeli di Neviano presenti alla celebrazione,
addolorati per la partenza di
don Giancarlo, abbiamo augurato un rinnovato cammino di arricchimento della fede insieme al loro nuovo parroco.
A Don Giancarlo, che ci ha
raccomandato di compiere la
nostra missione nella vigna
del Signore, rispondiamo
“benvenuto Don, siamo
pronti a camminare con te
verso Gesù”.
La comunità di Traversetolo
BEN ARRIVATO DON PROTAIS • Dopo il saluto di don Marcello Benedini, diventato parroco di Colorno,
Monchio delle Corti e le comunità vicine hanno accolto con gioia e nella festa il nuovo parroco
moderatore don Protais Dusabe, che ha lasciato Ranzano.
BEN ARRIVATO DON ALDINO • C’era tutto il paese di Sorbolo, la scorsa domenica 29 settembre, per
dare il benvenuto al nuovo parroco moderatore don Aldino Arcari. Accompagnato dal Vicario
Episcopale don Stefano Rosati, ha fatto l’ingresso nella sua nuova “casa” accolto dall’affetto della
gente, dalle parole delle autorità e dai tanti làbari delle locali associazioni. E da parte di tutti il
desiderio di cominciare a lavorare insieme.
MADONNAdellaSTECCATA
Inserto a “Vita Nuova” numero 34 del 11 ottobre 2013 — a cura della Rettorìa della Basilica della Steccata
DALL’ENCICLICA “LUMEN FIDEI”
Beatacolei
chehacreduto
P
er concludere bene l’Anno della Fede proclamato da
papa Benedetto XVI per il centenario costantiniano,
che ricorda l’editto di Milano del 313 con il quale veniva permesso il culto cristiano nell’Impero, ci pare utile
rileggere quanto l’enciclica Lumen Fidei di papa Francesco dice (ai num. 58, 59 e 60) sulla fede di Maria Santissima.
***
N
Possiamo dire che nella Beata Vergine Maria si avvera ciò
su cui ho in precedenza insistito, vale a dire che il credente è coinvolto totalmente nella sua confessione di fede. Maria è strettamente associata, per il suo legame con
Gesù, a ciò che crediamo. Nel concepimento verginale di
Maria abbiamo un segno chiaro della filiazione divina di
Cristo. L’origine eterna di Cristo è nel Padre, Egli è il Figlio
in senso totale e unico; e per questo nasce nel tempo senza intervento di uomo. Essendo Figlio, Gesù può portare
al mondo un nuovo inizio e una nuova luce, la pienezza
dell’amore fedele di Dio che si consegna agli uomini.
D’altra parte, la vera maternità di Maria ha assicurato per
il Figlio di Dio una vera storia umana, una vera carne nella quale morirà sulla croce e risorgerà dai morti. Maria lo
accompagnerà fino alla croce (cfr Gv 19,25), da dove la
sua maternità si estenderà ad ogni discepolo del suo Figlio (cfr Gv 19,26-27). Sarà presente anche nel cenacolo,
dopo la Risurrezione e l’Ascensione di Gesù, per implorare con gli Apostoli il dono dello Spirito Santo (cfr At
1,14). Il movimento di amore tra il Padre e il Figlio nello
Spirito ha percorso la nostra storia; Cristo ci attira a Sé per
poterci salvare (cfr Gv 12,32). Al centro della fede si trova la confessione di Gesù, Figlio di Dio, nato da donna,
che ci introduce, per il dono dello Spirito Santo, nella figliolanza adottiva (cfr Gal 4,4-6).
A Maria, madre della Chiesa e madre della nostra fede, ci
rivolgiamo in preghiera.
Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo
la voce di Dio e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo
dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo
amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli
sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede
cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!
11 OTTOBRE 2013
ella parabola del seminatore, san Luca riporta
queste parole con cui Gesù spiega il significato
del “terreno buono”: «Sono coloro che, dopo aver
ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza» (Lc 8,15).
Nel contesto del Vangelo di Luca, la menzione del cuore
integro e buono, in riferimento alla Parola ascoltata e custodita, costituisce un ritratto implicito della fede della
Vergine Maria. Lo stesso evangelista ci parla della memoria di Maria, di come conservava nel cuore tutto ciò
che ascoltava e vedeva, in modo che la Parola portasse
frutto nella sua vita. La Madre del Signore è icona perfetta della fede, come dirà santa Elisabetta: «Beata colei che
ha creduto» (Lc 1,45).
In Maria, Figlia di Sion, si compie la lunga storia di fede
dell’Antico Testamento (...). Nella pienezza dei tempi, la
Parola di Dio si è rivolta a Maria, ed ella l’ha accolta con
tutto il suo essere, nel suo cuore, perché in lei prendesse
carne e nascesse come luce per gli uomini. (...) Nella Madre di Gesù la fede si è mostrata piena di frutto, e quando la nostra vita spirituale dà frutto, ci riempiamo di gioia,
che è il segno più chiaro della grandezza della fede. Nella sua vita, Maria ha compiuto il pellegrinaggio della fede, alla sequela di suo Figlio. Così, in Maria, il cammino
di fede dell’Antico Testamento è assunto nella sequela di
Gesù e si lascia trasformare da Lui, entrando nello sguardo proprio del Figlio di Dio incarnato.
I
IN QUESTO NUMERO
2 • Il Rosario e le missioni
• Due nuovi quadri in Steccata
3 • I sette secoli dell’immagine
di Santa Maria Bianca
4 • Diario del Santuario
• Appuntamenti in Steccata
• Orari Messe e celebrazioni
MESE
DI OTTOBRE
Dalla festa della Madonna del Rosario, istituita da Pio V, all’animazione di iniziative
missionarie nate dopo il Vaticano II. Due orientamenti che si completano a vicenda
Nel mese del Rosario, riscopriamo
la preghiera e lo slancio missionario
MADONNAdellaSTECCATA
L’
abbinamento che nel dopo Concilio si è realizzato
nella Chiesa italiana tra la
missione e il Rosario per qualificare pastoralmente il mese di ottobre merita qualche riflessione.
Tradizionalmente ottobre è un
mese dedicato, come maggio, a
quella tipica preghiera mariana.
La motivazione storica è nota: la
battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571) fermò la pressione
turca verso i paesi cristiani. Il Papa Pio V istituì la festa della Madonna del Rosario per celebrare
quella ricorrenza, attribuita alla
preghiera del popolo cristiano alla S. Madre di Dio.
Negli anni che seguirono il Vaticano II si diffuse l’abitudine di
animare nello stesso mese diverse iniziative a carattere missionario per formare i fedeli alla missione.
I due orientamenti pastorali non
si escludono, ma anzi si completano reciprocamente.
Infatti che cos’è la missione se non
l’annuncio della salvezza, che Dio
ha compiuto per mezzo di Gesù
Cristo a favore dell’umanità? Ora
è questa opera divina che il Rosario celebra nella preghiera, meditando i misteri. Viceversa la frequentazione di Maria non può
che vivificare lo spirito missionario
del cristiano. Infatti gli eventi della
salvezza, meditati nei 20 misteri
della vita di Gesù, trovano Maria di
Nazaret come testimone che custodisce in sé e porta agli altri il mistero dell’amore di Dio per l’uomo. La
Visita ad Elisabetta, che santifica il
Precursore ancora nel grembo materno e la Pentecoste, che dà l’avvio
alla predicazione apostolica, sono
la punta dell’iceberg del carattere
mariano della missione, perché
non si può vivere la vita di Cristo separandolo da Maria, sua Madre.
Recitiamo pertanto il Rosario, sia in
famiglia che in parrocchia, come
anche singolarmente con animo
missionario, vivendo la devozione
a Maria con il cuore aperto al mondo intero.
Ma imitiamo anche Maria nel suo
portare Cristo all’umanità. Ella lo
fece nel vivere quotidiano. Non organizzò spedizioni missionarie,ma
custodì e comunicò l’opera del Figlio, cioè quella comunità dei discepoli, impaurita e frastornata,
che era però la Chiesa nascente vivente nei secoli.
Pertanto ogni cristiano guardando
alla Madre del Signore dà testimonianza della sua fede in Cristo e così lo annuncia nel suo ambiente di
vita.
IL ROSARIO: PREGHIERA NON SOLO CATTOLICA
L
a corona del Rosario nel suo
succedersi di grani collegati in modi diversi è strumento di preghiera non solo per
i cristiani, ma anche per seguaci
dell’Islam. I mussulmani di tutte
le correnti ispirate al Corano, praticano questa forma di preghiera
semplice e insieme profonda.
È facile nei paesi islamici vedere
fedeli che anche per strada fanno scorrere tra le dita la loro corona. È meno frequente vederli
tra gli immigrati nei nostri paesi.
Perché intimiditi dalla secolarizzazione, cioè dall’esclusione della religione dai luoghi pubblici, di
noi cristiani occidentali?
Riportiamo dal Bollettino Salesiano del maggio 2013 il brano
seguente, che illustra l’uso della
corona presso i cristiani bizantini
e i musulmani.
La conoscenza delle religioni altre dalla nostra è premessa per
quel dialogo interreligioso che
Giovanni Paolo II promosse insistentemente per costruire la pace
tra i popoli e che viene definito
ormai lo spirito di Assisi.
P
er chi non capisce niente della
vita spirituale il rosario è sinonimo di una preghiera retorica, stupida, inutile. Per chi è «spirituale», per chi è arrivato avanti
nel cammino della preghiera, il
rosario è il modo più semplice per
aiutarsi a vivere la preghiera in
modo concreto e prolungato.
Non temo nell’affermare che chi
ama questo tipo di preghiera e si
trova a suo agio nel dire il rosario
è un contemplativo o certamente
sulla via della contemplazione.
Quindi: attenti nel parlar male di
cose che non si conoscono. Il rosario è un modo universale di preghiera; difatti lo troviamo in tutte le religioni rivelate. Ve ne indico tre.
II
Il rosario mariano
Il rosario bizantino
È fatto da cinquanta grani sistemati
e suddivisi in cinque decine e intercalati da un grano più grosso. È un
vero piccolo ufficio della Madonna,
un modo semplice per aiutare il popolo a pregare. Nella tradizione
cattolica ha avuto un ruolo fondamentale.
Per molti poveri è stato l’unico aiuto
per mantenere la fede in tempi duri
e aridi. Il rosario è il tentativo di riunire nello spazio di Quindici minuti
un piccolo itinerario di meditazione
sulla vita della Vergine intercalandolo con la preghiera iterativa, litanica dell’Ave Maria.
L’itinerario di meditazione batte
quattro piste molto semplici: la gioia
di Maria, il dolore di Maria, la gloria
di Maria e i principali momenti della vita di Gesù. Si articola su cinque
quadri chiamati misteri (il termine è
medioevale, quando venivano chiamati «misteri» le rappresentazioni
sacre).
I misteri del Rosario sono venti; cinque gaudiosi, che ricordano la vita
di Gesù e di Maria fino all’inizio della vita pubblica: l’Annunciazione, la
Visitazione, la Nascita di Gesù, la
Presentazione di Gesù al Tempio, il
Ritrovamento di Gesù nel Tempio;
cinque luminosi, che ricordano la vita pubblica di Gesù: il Battesimo di
Gesù, le Nozze di Cana, l’Annuncio
del Regno di Dio, la Trasfigurazione,
l’Istituzione dell’Eucaristia; cinque
dolorosi, che ricordano la sua passione: l’Agonia di Gesù nel Getsemani, la Flagellazione, la Coronazione
di Spine, la Salita di Gesù al Calvario con la Croce, la Crocifissione e
Morte di Gesù; cinque gloriosi, che
ricordano la sua risurrezione e la
gloria di Gesù e di Maria: la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione di Gesù
al Cielo, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione, l’Incoronazione di
Maria Vergine.
Il “rosario” nella liturgia bizantina è
chiamato “Cotki” e in russo “Comvolojan”. È un rosario di lana con
cento grani che si fanno scorrere sotto le dita, dicendo ad ogni grano:
«Signore Gesù Cristo, figlio del Dio
vivente, abbi pietà di me, peccatore».
È la stessa origine della famosa preghiera dì Gesù del Pellegrino russo:
«Signore pietà, sono peccatore!».
Questo ripetere, ripetere questa preghiera è un modo molto utile per
«addormentare» la fantasia e l’immaginazione. Come la mamma addormenta il bambino cullandolo, così il ritmo e la monotonia placano
queste due “matte” di casa che sono
sempre pronte a distrarre.
Il rosario islamico (subha)
È indubbiamente il più semplice. È
la preghiera del deserto delle lunghe
marce, dell’adorazione e della lode
prolungata. Formato da novantanove grani (corrispondenti alle novantanove lodi di Dio), si fa scorrere
sotto le dita ripetendo un’unica invocazione scelta tra le 99. È una fonte straordinaria di preghiera. Chi
ama Dio non si sazia di ripeterlo.
Andando nei paesi islamici, vi sarà
facile vedere i «credenti» camminare
tenendo in mano il rosario e facendo
scorrere i grani sotto le dita mentre le
labbra sussurrano: «Dio mio, come
sei grande»; oppure: «Dio, sei il misericordioso». Sovente l’espressione
scelta e ripetuta è tenuta come «segreto» personale.
Comunque sia, mettete in tasca il rosario. Non vergognatevi mai. Siatene
orgogliosi. Può darsi che passeranno
anni, prima che lo recitiate per benino. Non importa, tenetelo vicino.
Vi aiuterà. Semmai, Quando vi passa sotto le dita, dite solo: Ave Maria.
Proprio come si ripete «Ti voglio bene» a chi si ama.
UN PARTICOLARE SAN GIOVANNI BATTISTA E UNA SACRA FAMIGLIA COI SANTI PAOLO E GREGORIO
LaquadreriasacradellaBasilicadellaSteccata
siarricchiscediduenuovieimportantidipinti
nuovi soggetti di valore.
11 OTTOBRE 2013
San Giovanni Battista
N
egli ambulacri della nostra Basilica sono esposti all’ammirazione
dei fedeli e dei turisti diversi quadri a soggetto sacro che costituiscono un
vero patrimonio artistico e religioso forse poco conosciuto dalla città. Recentemente la raccolta si è arricchita di due
Un primo quadro è costituito da un San
Giovanni Battista di autore ignoto tolto
in condizioni molto degradate dal solaio
della Basilica e felicemente restaurato
dall’Ordine Costantiniano. La restauratrice Anna Morestori lo ha riportato in
condizioni non solo leggibili, ma ne ha
svelato l’alta qualità. Ai temi classici per
un Battista (austerità del vestito del profeta, presenza di un agnello a ricordare
la sua confessione di Gesù, agnello di
Dio) si aggiunge un dettaglio inusuale e
raro per non dire unico, che credo costituisca un’autentica originalità. Nello
sfondo della figura dominante, Giovanni
Battista appunto, si intravede un gruppo
di personaggi, che sono chiaramente Gesù e alcuni discepoli. Gesù indica con la
mano ai suoi il Profeta. Il riferimento va
alle parole del vangelo di Matteo (11,2 ss)
dove Gesù interrogando la folla definisce
Giovanni “il più grande fra i nati di donna”.
Il quadro è stato collocato nella Cappella di San Giovanni, detta anche di Sant’Ilario.
Sacra Famiglia
Una vera donazione invece è la Sacra Famiglia con i Santi Gregorio Magno papa
e Paolo con la spada del martirio, che la
signora Pongi ha consegnato alla Steccata, dopo che era stato esposto per anni
nell’oratorio di famiglia e poi al crollo di
questo nella casa avita.
È attribuito ad Antonio Bresciani e pur
necessitando di qualche restauro permette di ammirare questo artista che lavorò a Parma alla fine del seicento.
Il quadro si trova collocato nel corridoio
di destra dell’altare.
La nostra Chiesa si rivela così sempre più
un vero scrigno di bellezza e di devozione in onore della santa Madre di Dio e
Madre nostra.
SANTA MARIA BIANCA: UN CULTO CHE STA RIFIORENDO
Da sette secoli a vegliare su Parma
La storia dell’immagine mariana alla quale è dedicata
la chiesa delle Carmelitane Scalze di Via Montebello
Culto mariano
e carità fraterna
Intorno alla metà del ’300 il nostro
fra’ Pietro su un pilastro del suo eremo dipinse a fresco una pregevole
immagine della Vergine con il
Bambino. Una piccola curiosità
iconografica: in un’epoca in cui era
quasi di prassi il mantello azzurro,
fra’ Pietro le dipinse il mantello
bianco: forse per richiamare l’abbigliamento caratteristico dei Carmelitani?
Fatto sta che il popolo, sempre attento alle immagini (l’unico testo
religioso che i più erano allora in
grado di leggere), notò il particolare anomalo, e subito diede all’affresco il titolo di Santa Maria Bianca.
Il piccolo romitorio cominciò ad essere meta di una devozione popolare semplice e spontanea, e ben
presto si sentì l’esigenza di costruire intorno al pilastro un modesto
oratorio.
Fama taumaturgica
Alla devozione popolare per Santa
Maria Bianca contribuirono i non
pochi miracoli ottenuti per sua intercessione; il Registro delle Chiese di Parma, compilato nel secolo
XVI sulla scorta di documenti anteriori, parla delle moltissime (quamplures, assicura il testo latino) guarigioni altrimenti inspiegabili di cui
beneficiarono ciechi, sordi e paralitici. Accanto a ciò, un’altra fama cominciò a circondare Santa Maria
Bianca per poi perdurare nei secoli: quella di aiutare le maternità difficili e di proteggere i bambini.
Un «restauro»
rinascimentale
Nel 1575 la chiesa fu affidata alle
cure dei Francescani, che dopo soli quattro anni - per essere divenuti troppo numerosi - si trasferirono
altrove; ma durante la loro breve
permanenza avevano rinnovato la
chiesa e avevano anche fatto restaurare l’affresco: secondo il criterio del tempo, però. Vale a dire modificando radicalmente l’immagine originale, piuttosto arcaicizzante, e cercando di adeguarla ai gusti
mutati. In quella circostanza furono anche aggiunte - senza preoccuparsi troppo delle proporzioni due figure maschili ai lati: uno dei
re magi e, in abiti pontificali, il patrono della città Sant’Ilario.
Arrivano
i Carmelitani Scalzi
Era il 1623 quando la Confraternita
che gestiva la chiesa ne affidò la cura ai Carmelitani Scalzi, che erano
giunti a Parma preceduti dalla
grande fama che dalla Spagna si era
diffusa un po’ ovunque. I figli di
Santa Teresa non delusero le aspettative: suscitarono grande fervore
spirituale e si accollarono l’impegno di ricostruire la chiesa a fundamentis, come narrano le cronache.
La vita intensa e fervorosa del santuario mariano durò fino agli inizi
del secolo XIX, quando le soppres-
L’AGENDA
I NOSTRI ORARI
LE PROSSIME INIZIATIVE
Orario delle Sante Messe
Giorni feriali: ore 7.30
Giorni festivi: ore 7.30 e 17
15 OTTOBRE 2013, ORE 18.00
Santa Teresa di Gesù, Madre del
Carmelo Riformato.
Solenne Santa Messa presieduta
dal Vescovo Mons. Enrico Solmi.
Canto pubblico del Vespro
Giorni festivi: ore 16.30
I NOSTRI APPUNTAMENTI
• Incontro di Adorazione
Eucaristica Vocazionale
Da novembre a maggio, alle ore
20.30 di ogni primo giovedì del
mese.
Il tema conduttore di quest’anno
sarà: Contemplare l’Eucaristia
con i Santi del Carmelo.
• Incontro di preghiera del
Gruppo Ancilla Domini
animato dalla Fraternità Francescana di Betania
Da novembre a giugno, ogni
mercoledì alle ore 20.30
• Preghiera pubblica settimanale del Santo Rosario
Mese di maggio, in giorno da stabilirsi, alle ore 20,30
MADONNAdellaSTECCATA
Un gentile affresco e il
fiorire di una devozione
MESE DI DICEMBRE
Arrivo della Lampada della Pace
di Betlemme
SANTO NATALE 2013
Oltre alle Sante Messe festive già
in programma (7.30 e 17.00) sarà
celebrata come di consueto anche la Messa di Mezzanotte
31 DICEMBRE 2013, ORE 17.00
Solenne Santa Messa con il tradizionale canto del Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso
4 GENNAIO 2014, ORE 17.00
Solennità di Santa Maria Bianca,
titolare della nostra chiesa.
Santa Messa solenne; al termine
saranno benedetti e affidati alla
Madonna i bambini presenti.
III
sioni napoleoniche costrinsero gli
Scalzi ad andarsene, mentre la
chiesa fu dapprima chiusa e più
tardi distrutta.
L’affresco di Santa Maria Bianca rimase travolto e sepolto dalle macerie. Ma qualche anno più tardi, un
anonimo fedele percepì interiormente che la divina Madre soavemente lo spronava a ridonarle l’antico culto e, sobbarcandosi fatica e
spese, trasse l’affresco dalle macerie e lo mise in salvo.
Caduto Napoleone, gli Scalzi tornarono in possesso dell’immagine:
ma quando si trasferirono nella sede attuale di via Garibaldi (1920)
l’affresco di Santa Maria Bianca ancora una volta cambiò proprietario.
In dono alle monache
I Padri Carmelitani infatti lo donarono alla nostra comunità (1929),
che da qualche decennio, a motivo
delle soppressioni ordinate dal
neonato Regno d’Italia, si era dovuta a sua volta trasferire dall’originario monastero affacciato sul Giardino Ducale al modestissimo edificio in Borgo Felino, che per la sua
fatiscenza non poteva certo essere
ambìto dallo Stato. In questo povero monastero, dove le monache vissero fino agli anni ’50 e che in Parma ancora molti ricordano, l’affresco trovò la sua nuova, ennesima
collocazione. Le monache, pur nella povertà dei mezzi a loro disposizione, cercarono di offrirgli il massimo decoro possibile, e commissionarono a una ditta toscana un
altare di marmo intarsiato, che ri-
sultò mirabile per fattura ed eleganza. La consacrazione dell’altare
avvenne nel 1930, ad opera di un
futuro santo: il Vescovo Guido Maria Conforti. Ma il vecchio monastero di Borgo Felino, danneggiato
nel corso della seconda guerra
mondiale e ancor più in seguito al
memorabile scoppio della Cittadella (1945) finì per divenire pressoché
inagibile.
Così, quando la comunità si trasferì
nell’attuale edificio di Via Montebello (1957), anche la dolce e mite
immagine di Maria fece l’ennesimo
trasloco; con un’abilità che ha del
miracoloso, le maestranze rimossero l’altare di marmo e lo ricollocarono, perfettamente intatto, nella nuova chiesa. Ora l’affresco di
Santa Maria Bianca trova degna sistemazione alle spalle dell’altar
maggiore, sopra il Tabernacolo: nel
posto d’onore, dunque. E a lei abbiamo dedicato la nostra chiesa.
Via la polvere!
La collocazione dell’immagine mariana non poteva essere migliore,
ma... la devozione popolare verso
Santa Maria Bianca - forse anche in
seguito ai tanti spostamenti conosciuti dall’affresco nella sua storia
recente - non era più quella del passato. Sul bel dipinto il tempo aveva
posato troppa polvere.
Dunque, via la polvere! Negli anni
’80 del ’900 pensammo di ridare lustro alla nostra Maria Bianca: prima di tutto, in senso letterale. Seguendo il consiglio di esperti e con
la supervisione della Sovrinten-
denza ai Beni Artistici, affidammo
l’affresco alle cure del professor
Massimo Maria Peron di Tradate
(Varese) che, attraverso un felicissimo restauro, ha ridato all’opera
nuovo decoro e bellezza (1988).
I segni di una
nuova fioritura
In concomitanza con il restauro abbiamo pubblicato un opuscolo con
la storia dell’affresco, ricostruita attraverso i documenti a nostra disposizione; e abbiamo registrato alcuni piccoli ma significativi eventi
nei quali ci è piaciuto «leggere» il
desiderio della Vergine di veder rifiorire l’antica devozione: così ci
siamo adoperate perché il culto sia
ripristinato anche dal punto di vista canonico e liturgico.
Pertanto abbiamo ottenuto che la
Madonna venerata con il titolo di
Santa Maria Bianca goda di una celebrazione liturgica specifica, elevata al titolo di solennità. La scelta
della data è caduta sul 4 gennaio: si
direbbe che la Madonna abbia voluto essere collocata, proprio come
suggerisce l’affresco, accanto alla
solennità dell’Epifania e a quella di
Sant’Ilario...
Inoltre in questo bel giorno, ancora
tutto permeato dell’atmosfera natalizia, una tradizione recente ma
già ben radicata vuole che venga
celebrata una solennissima Eucaristia alla quale sono invitati tutti i
bambini che, alla fine, sono benedetti e affidati alla Vergine. A proposito, segnate sull’agenda la data
del 4 gennaio 2014, ore 17 …
11 OTTOBRE 2013
A
ll’origine del miracoloso affresco di Santa Maria Bianca
troviamo un nome: fra’ Pietro da Napoli: un religioso, probabilmente Carmelitano, che visse a
lungo come eremita nella campagna di Parma.
Con i pellegrini - e non solo parmigiani - arrivano le offerte. L’edificio
può essere ulteriormente ampliato
con la costruzione della sacrestia e
il culto liturgico viene assicurato
con un’officiatura quotidiana.
E proprio allo scopo di gestire le offerte e assicurare il culto divino era
sorta una confraternita laicale: una
tipica istituzione medievale che potremmo paragonare all’odierno volontariato organizzato.
L’abbondanza delle offerte permise alla confraternita non solo di far
fronte alle necessità più immediate,
ma anche di provvedere di dote le
povere ed oneste donzelle della
città.
DAL “DIARIO DEL SANTUARIO”
R
MADONNAdellaSTECCATA
iportiamo l’elenco delle iniziative particolari di ordine
spirituale e culturale che si sono svolte nel nostro Santuario della Steccata nei mesi scorsi.
• Nel mese di maggio abbiamo celebrato il Rosario con una
certa solennità.
• Lunedì 13 maggio: iniziano i “13 del mese” in onore della
Madonna di Fatima con la pratica dell’affido a Maria nella
Messa delle ore 16,30.
• Sabato 18 maggio “ I Maestri del lavoro” si trovano in basilica per la Messa delle ore 10, ricordando in modo particolare i loro amici caduti sul lavoro.
• Il 21 maggio il card. Camillo Ruini, davanti a un folto pubblico, presenta il suo ultimo libro: “Intervista con Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione”. L’incontro fa parte del ciclo “I lunedì della diocesi”.
• Terminiamo il mese di maggio il 31 con la presenza degli
ospiti della Caritas Diocesana che animano il Rosario delle
16 e la Messa delle 16,30.
Quel giorno era anche il 5° anniversario della elevazione della chiesa della Steccata a Basilica Minore.
• Domenica 2 giugno abbiamo avuto gradito ospite il numeroso e ben preparato “Coro di Desenzano”, che ha reso
solenne la Messa delle 11.
• La sera di domenica 9 giugno: concerto del “Coro Mavarta” di Sant’Ilario d’Enza e del nostro coro “Ianua Coeli”.
• Sabato 15 giugno il Vescovo nella Messa delle ore 16,30
consegna il mandato ai 37 giovani che parteciperanno alla
Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro.
• Il 25 giugno il Pro-Vicario della Diocesi don Luigi Valentini ha benedetto due quadri donati all’Ordine Costantiniano
di san Giorgio: un San Giovanni Battista e una Sacra Famiglia.
• Il 27 giugno alle ore 18,30 celebrazione della festa di san José Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei.
• Domenica 30 giugno don Walter Dall’Aglio celebra la Messa solenne delle ore 11 per il 60° di sacerdozio in quella chiesa della Steccata dove ha prestato il suo servizio entusiasta
per ben 26 anni.
• In luglio e agosto, come sempre, sospendiamo la Messa
delle 16,30 dei giorni feriali. Resta la recita del Rosario delle
16, che soffre della dispersione dell’estate!
• Domenica 18 agosto Mons. Vescovo presiede la celebrazione delle ore 11 in memoria e suffragio del Duca Carlo Ugo
di Borbone nel 3° anniversario della morte.
• Giovedì 5 settembre, festa della Beata Teresa di Calcutta,
la Santa Messa delle ore 126,30 è animata dagli ospiti della
Caritas Diocesana.
• Il 14 settembre accogliamo il pellegrinaggio del Santuario
Madonna del Bailino (Bergamo).
• Il 18 settembre la Basilica rimane chiusa tutto il giorno per
lavori di ispezione al catino dell’abside per i danni arrecati
dai vari terremoti.
• Giovedì 26 settembre alle ore 16,30 “Messa delle Conferenze di San Vincenzo”, che ricordano il Santo Patrono e il
fondatore beato Federico Ozanam nel bicentenario della nascita.
• Venerdì 27 settembre Capitolo degli ordini cavallereschi
aggregati alla Basilica Magistrale di S. Maria della Steccata:
ore 16,30: S. messa celebrata da mons. Vescovo;
ore 17,30: Capitolo Generale dei cavalieri nel coro della Chiesa durante il quale il Duca pronuncia un nobile discorso sugli impegni dei cavalieri di San Giorgio;
ore 18: cerimonia di conferimento degli ordini dinastici ai nuovi cavalieri nella sagrestia nobile.
• Domenica 6 ottobre nella messa delle ore
11 abbiamo ricordato in modo particolare il
caro don Gianni Mattioli nel 2° anniversario
della morte.
Appuntamenti
neiprossimimesi
• Stiamo celebrando il mese
di ottobre, mese del Rosario, con particolare impegno.
• Giovedì 10 ottobre, ore 10:
Messa del Serra Club. Celebra mons. Giulio Ranieri.
• Domenica 13 ottobre,
messa delle ore 10,30: pratica del “13 del mese” con l’affido a Maria Santissima.
• Giovedì 17 ottobre, alle
ore 19, il Notariato Parmense celebra la Festa di san Luca, patrono dei notai: Santa
Messa seguita dalla preghiera del notaio e le preci
recitate assolutamente in
latino.
• Sabato 2 novembre,
Commemorazione di tutti i
fedeli defunti: nella Messa
delle ore 10 benedizione
delle tombe dei Duchi e
preghiera per tutti i cavalieri dell’Ordine defunti.
• Venerdì 29 novembre inizio della Novena in prepa-
T
utti noi porgiamo di
cuore i più fraterni auguri a don James Schianchi
che celebra il 50° di sacerdozio:glisiamoviciniconlariconoscenza e la preghiera.
razione alla festa dell’Immacolata concezione della
vergine Maria. La celebrazione si farà alle ore 16.
• Nelle 4 domeniche d’Avvento: alle ore 16 canto dei
Vespri solenni.
• Martedì 10 dicembre
“Martedì del Vescovo” con i
giovani, dalle 20 alle 23.
• Domenica 15 dicembre,
ore 1730 “Concerto di Natale” del nostro coro Ianua
Coeli.
Appuntamenti natalizi
• La Novena del Santo Natale alle ore 16 sarà animata anche quest’anno dagli
ospiti della Caritas.
• Santo Natale: Messa di
mezzanotte e orario festivo,
così pure per Santo Stefano.
• Martedì 31 dicembre, ultimo dell’anno, alle ore
16,30 “Messa di Ringraziamento”.
D
on Rosolo e don James
ringraziano sentitamente le gentili persone che
portanoqualchefioreoqualchepiantaallanostrachiesa:
anche questo è preghiera.
Tra i nuovi cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio figurano anche i sacerdoti della Steccata don Rosolo Tarasconi e
don James Schianchi, che ringraziano sentitamente il Duca Carlo Saverio di Borbone,
Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano e il
Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, Gran
Cancelliere dell’Ordine dell’onore loro riservato, che li impegna maggiormente nel servizio pastorale della Basilica di Santa Maria
della Steccata.
IV
GLI APPUNTAMENTI DA RICORDARE
TuttiglioraridellaBasilica
SanteMesseferialiefestive,celebrazionieconfessioni
LITURGIE FESTIVE
squa e Pentecoste il Santo Rosario è
sostituito dal Vespro sempre alle ore
16.
Santa Messa
sabato • ore 16,30 (vespertina).
domenica • ore 8 - 9,30 - 11 - 16,30.
Santo Rosario
ore 16
• Nella cappella penitenziale è sempre disponibile un confessore per il
sacramento della Riconciliazione con
i seguenti orari:
- don Nando Azzali: lunedì e martedì
dalle 9 alle 11.30;
- don Guido Dall’Olio: mercoledì e
venerdì dalle 9,30 alle 11,30;
- don Giorgio Schianchi: sabato dalle
9,30 alle 11,30.
Negli altri orari sono disponibili i cappellani don Rosolo e don James.
LITURGIE FERIALI
Santa Messa • ore 8 - 9 - 10 - 16,30.
Santo Rosario • ore 16.
ALTRI APPUNTAMENTI
11 OTTOBRE 2013
CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ
• Ogni primo venerdì e sabato del mese: Celebrazione in onore del S. Cuore e del Cuore Immacolato di Maria.
• Da maggio ad ottobre ogni 13 del
mese dopo la Messa delle 16,30 si rinnova l’Affidamento a Maria secondo
la devozione di Fatima.
Per la celebrazione di SS. Messe nel
nostro Santuario occorre rivolgersi in
sagrestia ai sacerdoti o ai sagristi.
• Nelle domeniche dei tempi liturgici
di Avvento, Natale, Quaresima, Pa-
LA PREGHIERA DEL VESCOVO
BeataTechehaicreduto
Beata te che hai creduto,
Maria Madre del Signore,
Maria Madre nostra,
per Grazia di tuo Figlio.
Beata te che hai creduto
nell’Ora del tuo figlio,
tempo del tuo martirio,
sangue dell’Alleanza Nuova.
Beata te che hai creduto
nell’attesa dell’alba pasquale,
del giorno dello Spirito,
che nuovi ci ha creati.
Beata te che hai creduto:
in braccio, per mano,
tieni noi, tuoi figli,
sulla strada bella della Fede.
Accogliamo anche la richiesta di celebrazioni di SS. Messe Gregoriane.
AMEN
BASILICA SANTA MARIA DELLA STECCATA • Piazza della Steccata 9 - 43121 Parma
tel: 0521.234937 • e-mail: [email protected] • web: www.santuari.it/steccata
FORMAZIONE
FUCI CON AC, BORGO, MEIC, ACLI
Torna la Scuola di politica per giovani
Anche quest’anno il gruppo Fuci di parma organizza la Scuola di formazione politica per giovani “Abitare sognare fare la città”, in commaborazione con Azione Cattolica, circolo “il Borgo”, Meic e Acli. Tema del
percorso 2013-2014 è “Tutto da rifare? Politica e riforme”; il calendario
degli incontri, che si svolgono dalle 19 alle 22 al Campus,nei locali della Cappella universitari, è il seguente: martedì 22 ottobre: “Politica
semper reformanda. Riforme come, quando, perché?”; martedì 5 novembre: “Tutto da rifare nella Costituzione? Cara Costituzione, ti scrivo...”; martedì 19 novembre: “Università e sistema scolastico: riforma
infinita?”; giovedì 5 dicembre: “Il lavoro mobilita l’uomo? Preoccupazione-occupazione”; martedì 14 gennaio 2014: “Pari opportunità, opportuna parità”; martedì 28 gennaio 2014: “Partecipazione da riformare”.
• Iscrizioni: fino al 16 ottobre scrivendo a [email protected].
AGENDA
del VESCOVO
OTTOBRE
LUNEDì 14
Ore 21: Ottobre Educatori in Seminario Minore.
VENERDÌ 18
Ore 9-13: Convegno etica dignità e valori
Ore 21: Veglia Missionaria nella
parrocchia di San Paolo.
MERCOLEDì 16
Incontro con il presbiterio di Ravenna.
SABATO 19
Ore 8.45: inaugurazione scuola
“E. Stein”
Ore 11: S. Messa a Lesignano per
anniversario sacerdoti ordinati
nel 1958
Ore 15: incontro Caritas parrocchiali in Seminario Minore
Ore 18.30: ingresso parroco a
San Quintino.
GIOVEDì 17
Ore 9.30-12.30: Formazione del
clero in Seminario Minore.
DOMENICA 20
Ore 11: Cresime a S. Andrea in
Antognano.
MARTEDì 15
Ore 18: S. Messa Carmelitane
per S. Teresa.
• Monsignor Vescovo riceve in Vescovado, previo appuntamento.
Tel. 0521.282319, email: [email protected]
mo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto. (...)E’ la fede che
permette di riconoscere Cristo ed
è il suo stesso amore che spinge a
soccorrerlo ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della
vita».
Invito, dunque, a rinnovare e a
rinsaldare la fede per crescere nella carità e per fare in modo che la
carità sia espressione e rimando
ad un Amore più grande, che ci
precede. Di cui - talvolta - forse
non possiamo esplicitare il nome,
ma che ci abita dentro e ci muove.
Fede - carità: binomio che oggi,
più che in altri periodi, rischia di
essere sfilacciato o frammentato.
Viviamo e sentiamo la fatica di un
tempo che sempre più è segnato
dalla crisi. «Sono giorni importanti – scriveva il Vescovo — per alimentare una cultura di solidarietà
e di aiuto reciproco, anche sostenuti dalle Caritas parrocchiali che,
per rispondere alle esigenze vecchie e nuove, si impegnano in
un’attenta formazione, in un sempre maggior coordinamento e nel
reperimento di altre forze”. (“Sulla
Tua Parola”). Giorni importanti
anche per riflettere e riscoprire il
nostro mandato specifico, vigilando sul rischio, sempre più incombente, di essere strumentalizzati.
Interessante un passaggio del
commento a margine del Rapporto di Caritas italiana, pubblicato
nei mesi scorsi: «La Caritas, si potrebbe dire, non è un “bancomat”
della carità, anche se spesso e volentieri agisce tempestivamente in
questo senso. Invece, è un corpo
ecclesiale che con meticolosità
commisura i propri interventi,
graduandoli secondo le concrete
possibilità operative, ma anche
compiendo quell’azione di “animazione” della comunità cristiana e della società civile che è tra i
propri compiti istituzionali».
• Sabato 19 ottobre, ore 15,
presso il Seminario Minore (viale Solferino, 25 - ingresso auto da
via Conforti) incontro diocesano delle Caritas parrocchiali.
Apre i lavori il Vescovo, monsignor Enrico Solmi.
chiesa
U
n appuntamento tradizionale, ma non formale,
quello che vede le Caritas
parrocchiali riunirsi all’inizio dell’anno pastorale, per ascoltare la
parola del Pastore, ascoltare insieme le domande che ci vengono rivolte da tante situazioni di fragilità, ma anche ascoltarsi, ascoltare
esperienze, difficoltà e sogni. In
un confronto e in uno scambio
che non solo ci arricchiscono, ma
ci permettono anche di vivere
quel ”discernimento comunitario”
di cui spesso si parla e che sempre
più si rivela necessario.
Siamo entrati nel secondo anno
del programma pastorale: “Credere ci impegna”, che ci chiama particolarmente in causa, come battezzati, ma anche come operatori
pastorali chiamati ad animare la
comunità alla testimonianza della
carità. E attenti a tenere sempre
unito il binomio fede - impegno,
fede carità: «La fede è fedeltà, anzi fede - fedeltà e credere è un
tutt’uno con il vivere la carità e l’amore. Così si può rimanere nella
luce, fuggire le tenebre, rischiararle, portando la Luce che è Cristo»
(”Credere ci impegna”).
Un invito presente anche nel Motu proprio “Porta fidei” di Benedetto XVI, che pensando all’anno
della fede, l’ha pensato come opportunità per intensificare la carità: «La fede senza la carità non
porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia
costante del dubbio. Fede e carità
si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il
suo cammino. Non pochi cristiani,
infatti, dedicano la loro vita con
amore a chi è solo, emarginato o
escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso
di Cristo. Grazie alla fede possia-
13
CREDO IN UN SOLO DIO
Prima di parlare del Credo della messa, che è una formula di
professione di fede, o “simbolo”,
dobbiamo ricordare che la più
alta professione di fede di tutta
la messa è la preghiera eucaristica: si rivolge al Padre, proclama il mistero di Cristo e invoca
lo Spirito Santo.
POSTO E SENSO DEL CREDO
Quando il Vaticano II ha reintrodotto nella messa la “preghiera universale”, questa avrebbe dovuto naturalmente concatenarsi con le letture e l’omelia. Dopo
l’annuncio segue la domanda (“Fa’ ciò che hai detto”).
Ma il Credo dopo il vangelo o dopo il sermone era
troppo saldamente presente nell’uso. Fu lasciato
in quella posizione dove non di rado spezza la concatenazione parola-silenzio-preghiera.
«Il simbolo, o professione di fede, ha come fine che
tutto il popolo riunito risponda alla parola di Dio,
proclamata nella lettura della sacra Scrittura e spiegata nell’omelia» (OGMR 67)
TRE FORME DI PROFESSIONE DI FEDE
- La forma “liturgica” nel simbolo battesimale. È la
formula del rito del Battesimo e della Veglia pasquale. È proposta sotto forma di domande.
- La forma “catechetica” per l’ingresso dei catecumeni. Corrisponde al nostro simbolo apostolico.
- La forma “teologica” o conciliare, che chiarisce il
dogma in opposizione alle eresie. Corrisponde al
simbolo niceno-costantinopolitano, entrato nella messa romana nei secoli IX-XI.
PASTORALE E PRATICA
• Il canto integrale
Sul modello della messa in latino, alcune delle prime “messe in francese” proponevano melodie per
il canto corale in semi-recitativo alla maniera del
gregoriano. Sono state poco utilizzate. Questo lungo canto sbilancia nella durata lo svolgimento globale di una messa comune. E soprattutto il credo
non è un “inno”. È più un testo da dire che un testo
da cantare. Lo sentiamo più nella nostra lingua che
in latino.
• La recitazione corale
È la modalità più diffusa. Il risultato è spesso mediocre e noioso. Ci vorrebbe uno “stile” di dizione
che è più difficile del canto! L’alternanza presidente-tutti alleggerisce un po’, ma non risolve il problema. Il Credo costituisce una caduta a livello celebrativo in molte messe.
• Intercalare un ritornello
È una soluzione comoda e facile. Qualcuno recita
il testo. L’assemblea intercala un ritornello (ad es.
“Credo, Signore! Amen!”).
Joseph Gelineau
11 OTTOBRE 2013
Domenica scorsa abbiamo vissuto un giorno di gioia, di festa, di benedizione, di comunione. Un modo davvero bello di celebrare il Giorno
del Signore e di essere Chiesa diocesana. Mentre ne siamo riconoscenti al Signore, Dio della Vita e dell’Amore, desideriamo dire il nostro grazie a tutti.
Al vescovo ed alla comunità parrocchiale della Nuova Parrocchia di
Monticelli Terme. A chi ci ha aiutato in modi diversi e secondo le proprie attitudini, con
amicizia ed entusiasmo, a preparare e ad
animare la giornata.
Senza questa collaborazione non si sarebbe potuto fare così bene ed in modo così
bello ed apprezzato
da tutti. Insieme, ci
siamo veramente divertiti, lavorando in
letizia… A chi ha trascorso la giornata con
noi, venendo anche
da posti lontani. E’
stato, per noi, il segno più evidente dell’affetto, della riconoscenza, del
desiderio di continuare un rapporto di condivisione della nostra fede e
di crescere insieme… A chi, non potendo essere presente, ci ha manifestato ugualmente vicinanza e partecipazione. Basta un piccolo gesto
per esprimere
un grande sentimento… A chi
ci ha fatto dono, per iscritto,
delle proprie riflessioni, del
proprio ricordo, del proprio
affetto. Sono oltre cento le testimonianze
che ora compongono il “libro” – davvero
bello - del primo decennio di attività della “nostra Tenda”. Un regalo prezioso ed uno
stimolo, per noi, ad andare avanti con rinnovato slancio… Ai tanti bambini che, con allegria, semplicità e stupore, hanno reso piena la gioia di
tutti i presenti. Un fronte di speranza aperto sul mondo e sul futuro… A
tutti, confermiamo il nostro impegno ed il nostro affidamento al Signore affinché la Tenda di Sara e Abramo possa divenire sempre più
uno dei luoghi nei quali sposi e famiglie, accogliendo l’invito dell’apostolo Pietro (cfr. 2 Pt 1, 10) “possano rendere sempre più sicura la loro
vocazione” all’amore unico, totale, fedele e fecondo. (Ufficio Famiglia)
Essere e fare Caritas in tempo di
crisi: ne vogliamo parlare insieme
La forza del rito
Festa della Tenda di Sara e Abramo
Ufficio liturgico
10 ANNI DI SPIRITUALITÀ CONIUGALE
All’iniziodell’annopastorale,l’incontrodiocesanoilprossimo19ottobre
PARMA
MISSIONARIA
A cura dell’Ufficio diocesano
per la cooperazione missionaria tra le Chiese
LA VEGLIA DEL 18 OTTOBRE
“Sullestrade
delmondo”
chiesa
D
14
al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale:
“La fede è dono prezioso di Dio, il quale apre la
nostra mente perché lo possiamo conoscere ed amare,
Egli vuole entrare in relazione con noi per farci partecipi della sua stessa vita e rendere la nostra vita più piena di significato, più buona, più bella. Dio ci ama! La fede, però, chiede di essere accolta, chiede cioè la nostra
personale risposta, il coraggio di affidarci a Dio, di vivere il suo amore, grati per la sua infinita misericordia.
E’ un dono, poi, che non è riservato a pochi, ma che viene offerto con generosità. Tutti dovrebbero poter sperimentare la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia della
salvezza! Ed è un dono che non si può tenere solo per se
stessi, ma che va condiviso. Se noi vogliamo tenerlo soltanto per noi stessi, diventeremo cristiani isolati, sterili
e ammalati. L’annuncio del Vangelo fa parte dell’essere
discepoli di Cristo ed è un impegno costante che anima
tutta la vita della Chiesa”.
***
I
l tema dell’ottobre missionario 2013 è : “Sulle strade del mondo”.
“Le strade evocano ogni spazio aperto e percorribile, ogni luogo, piazza, sentiero, dove l’altro può farsi
vicino e dove si incrociano sguardi, parole, timori e
speranze, diffidenze e nuove amicizie.
Gesù ha percorso le strade della Palestina, partendo
dalla Galilea, zona di confine, e talvolta si è spinto oltre. Da bambino, come ebreo fu straniero in Egitto; nel
suo ministero provenire da Nazareth lo rendeva straniero in Giudea, ma anche a Nazareth l’origine da Betlemme non avrà evitato sospetti. L’uomo Gesù sapeva stare sulle strade
perché per lui, così spesso straniero, nessuno era straniero davvero.
Questa è anche la vicenda dei nostri missionari e missionarie su tante strade del mondo, comprese quelle
del web, dei social network, senza dimenticare quelle
di chi è messo ai margini, reso quasi invisibile. Questa
diventa la storia di ogni cristiano che non chiude la fede in spazi e tempi “religiosi”, ma la porta in ogni respiro della vita. Viviamola così e continuiamo ad accompagnare chi ne fa dono ad altri sulle strade del
mondo.”
La veglia Missionaria ci fa riflettere attraverso la Parola di Dio e dei missionari, ci farà pregare il Signore che
cammina con noi e ci insegna i sentieri che portano alla fraternità universale.
• La veglia missionaria diocesana sarà venerdì 18 ottobre alle 20:45 nella chiesa parrocchiale di San Paolo e sarà presieduta dal nostro Vescovo Enrico Solmi.
L’APPUNTAMENTO IN SAN BENEDETTO IL 27 OTTOBRE
11 OTTOBRE 2013
FestaMissionaria:lagioiadell’incontro
L
a Festa Missionaria Diocesana di
quest’anno che si svolge, come da
tradizione, in Ottobre, avrà luogo
domenica 27 in San Benedetto. È previsto un programma nutrito che si svolgerà
lungo l’intera giornata. Tema conduttore
della festa è ”La gioia dell’incontro”. Si riferisce all’incontro tra culture, religioni e
persone di diversa provenienza. Sono invitati i gruppi missionari della diocesi e
tutte le persone sensibili al tema “missione”.
Inizierà alle ore 10 con l’accoglienza nell’oratorio ed entrerà nel vivo alle 10 e
mezza, in teatro, con una tavola rotonda
che prevede tre interessanti testimonianze sul filo conduttore “la gioia dell’incontro”. Si cercherà di far passare il messaggio
che tutti siamo “in missione”, perché Gesù ci chiama alla comunione universale.
La mattinata si concluderà con la santa
messa, presieduta dal vescovo, che si
terrà nella chiesa di San Sepolcro a motivo della sua maggiore capienza ed anche
del fatto che, San Benedetto e San Sepolcro, appartengono alla stessa “Nuova parrocchia”. La messa prevede una liturgia di
stile “missionario” e sarà animata con
canti e preghiere preparate da gruppi etnici presenti nella nostra città. Dopo il
pranzo al sacco consumato in oratorio, i
partecipanti potranno visionare filmati
“missionari” nonché visitare bancarelle e
stands che vari gruppi missionari organizzeranno con presentazioni di libri e
iniziative varie.
Dulcis in fundo, alle 17 circa, presso la palestra dell’Istituto salesiano, si svolgerà il
“Festival della canzone missionaria”
giunto armai alla sua quarta edizione. È
una bella manifestazione che vedrà la
partecipazione festosa di molti giovani e
gruppi. Anche il festival avrà come tema
conduttore “la gioia dell’incontro”. Alle 19
terminerà la manifestazione.
PROGRAMMA
• ore 10 accoglienza in Oratorio.
• ore 10;30 tavola rotonda, in teatro,
con testimonianze.
• Ore 12 santa Messa in San Sepolcro.
• Ore 13,30 pranzo al sacco in Istituto.
• Filmati e visita stands.
• Ore 17 “festival della canzone missionaria” nella palestra dell’Istituto.
IL COMUNICATO DEL FORUM E DEL CONSIGLIO DELLE CHIESE SU LAMPEDUSA: SIAMO TUTTI RESPONSABILI
D
i fronte ad una tragedia come quella accaduta a Lampedusa non è possibile rimanere
in silenzio. Ieri il Forum prima di iniziare la Tavola rotonda sul tema del rapporto tra
violenza e religioni, ha osservato un minuto di silenzio per le vittime di quest’ultimo
naufragio; ebbene, possiamo affermare che gli oltre 100 morti e i 300 dispersi sono il risultato della violenza dell’uomo. A questa violenza, frutto di gravi incapacità e insensibilità da parte dell’Italia e dell’Europa, non deve ora aggiungersi la violenza dell’indifferenza, capace di
provocare ulteriori danni in ogni direzione.
Le lacrime di una soccorritrice esprimevano non solo il dolore ma anche il senso dell’impotenza nel non poter salvare tutte quelle donne, uomini e bambini abusati dal traffico della
speranza che fa fare soldi ai violenti nell’indifferenza dei governi italiano e degli altri paesi
europei che dimenticano i principi base della giustizia e della democrazia: i diritti dell’uomo. Non ci stupiamo di ciò, visto che questo discutibile processo di costruzione dell’Europa,
che continua a guardare più agli interessi finanziari che a quelli delle persone e dei popoli,
sta distruggendo il tessuto sociale delle nazioni più deboli, a cui chiede non di partecipare
con sacrificio ma di immolarsi e senza disturbare; mentre non si dota di una politica estera
unificata e lungimirante, capace di guardare al mondo intero in modo responsabile, come
vorrebbe la storia dell’Europa. Ancora più grave appare il dramma di questi fratelli e sorelle,
che per fuggire dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, attraversano il Mediterraneo con dei
relitti.
4 OTTOBRE
Come Consiglio delle Chiese Cristiane poniamo la questione sulla base del Vangelo: dov’è
finita la difesa dei più deboli? Ha ragione papa Francesco, c’è solo una parola: vergogna! Se
chi governa si dice cristiano, come si pone di fronte alla legge di Cristo? Paolo afferma che è
Gesù che ci costringe con il suo amore ad amare gli altri e per primi gli ultimi: ora, dovrebbe
essere chiaro per tutti che i morti dell’Isola dei Conigli e del Mediterraneo sono gli ultimi degli ultimi… e tutte queste morti gridano, come i due corpicini dei bimbi ripescati con delicatezza dai soccorritori , corpi esanimi che urlano come il sangue di Abele. Così, Gesù ancora
una volta si sente rispondere da noi, suoi figli, suoi rappresentanti (come fece Caino): “sono
forse io il guardiano di mio fratello?”
Come Forum interreligioso e Consiglio delle Chiese cristiane insieme e a voce alta e ferma
dichiariamo: sì, siamo anche noi i responsabili perché le leggi e le norme nazionali ed europee che possano affrontare il problema e iniziare a salvare queste persone non vengono promulgate perché interessi di lobby, banche, finanza e caste di ogni tipo sono impegnate nei
loro interessi. L’unico Dio che per tutti noi— Ebrei, Cristiani, Musulmani, Baha’ì — è un Dio
di Pace, Amore e Giustizia. Egli richiama ogni persona al suo impegno per una vita che manifesti queste caratteristiche. Pertanto chiediamo con forza a chi è chiamato a governare —
in Italia come in Europa — di rispondere a queste vittime e all’unico Dio con un atto concreto:
leggi che impediscano tragedie come queste, interventi che prevengano questi massacri, politiche che guardino allo sviluppo solidale e rispondano ai bisogni degli ultimi.
Daiprincipi,allastoriasofferta,allarevisionedelleletturedeitestifondanti,allesperanzesulfuturo
Le Famiglie di Abramo di fronte alla violenza
L’ecodell’affollatatavolarotondadellereligionidel3ottobre
La violenza
Quello della violenza è uno
dei temi su cui le religioni sono chiamate spesso in causa.
Che colui in cui credono sia
un Dio di pace che desidera
l’armonia tra gli esseri umani
è un dato espresso, anche implicitamente, da parte di ogni
Comunità, a partire da quella
ebraica che venera un Dio
che ha tra i suoi nomi quello
di shalom, pace, come integrità e completezza, ha spiegato il rabbino di Parma David Elia Sciunnach. «D’altra
parte quando leggiamo la
Bibbia vediamo che Caino
compie il primo atto di violenza — aggiunge —. La Torah, allora, insegna a dominare quell’istinto che è nella
natura di ogni uomo. Non è
facile trovare un equilibrio ma
lo tzaddiq (il giusto, nda) è colui che sa dominare l’istinto. Il
popolo ebraico ha sempre cercato di seguire questa via e
spesso per la sua diversità è
stato emarginato».
Il rabbino ha ripercorso la parabola europea dal XVI secolo in avanti fatta di cacciate,
ghetti e campagne contro gli
ebrei, fino alla tremenda ora
della Shoah, nonostante prima ci fssero stati «momenti
d’oro dove ebrei cristiani e
musulmani hanno creato insieme una cultura arrivata a
un livello molto elevato», terminata per la volontà di dominio di alcuni. Nel presente
Sciunnach ha rilevato la fre-
L’ermeneutica
Hanz Gutierrez, decano della Facoltà avventista di teologia di Firenze, rappresentando le Chiese cristiane del Forum, ha parlato «come cristiano che cerca di analizzare il
passato e cercare di affermare
una possibilità per il cristianesimo di articolare una convivenza di pace e di resistenza
alla violenza» Consapevole
che «tutti noi vorremmo a livello individuale e collettivo
non avere a che fare con la
violenza, ma purtroppo non è
così», il teologo è partito dal
dato storico del rapporto di
complicità con la violenza:
«noi cristiani abbiamo sempre condannato la violenza
ma l’abbiamo utilizzata per
giustificati motivi per condannare non solo durante l’Inquisizione ma in Sudamerica i re-
giusti. «Tutto questo — conclude Gutierrez — implica un
dialogo in cui ci sia anche
un’interpretazione positiva
dell’altro, che cerca di capire
cosa lo muove al dialogo, quali sono i suoi progetti nascosti,
capire le paure e le resistenze
per tirare fuori da lui il meglio
e non il peggio».
L’educazione
Dalle parole di Patrizia Khadija Dal Monte, emerge una
sofferenza: «in questo tempo
violenza fa rima con musulmani. La religione che viene
percepita come più violenta è
l’Islam a causa di alcuni fatti
e di un martellamento continuo alla tv». La teologa legge
le violenze emerse in molti
paesi a maggioranza musulmana come frutto delle condizioni di instabilità politica,
una situazione rispetto alla
quale «si afferma un’idea pacifista molto naif. C’è un un’idea pacifista che non tiene
conto della differenza tra l’oppressore e l’oppresso e li pone
LA PARTECIPAZIONE DEGLI STUDENTI DEL SERALE DELL’ISTITUTO BODONI
L
e visite del 3 e 4 ottobre si sono snodate tra il quartiere
artigianale di via Venezia, dove sta il Centro islamico, al
quartiere residenziale di via Traversetolo che ospita la
Chiesa avventista, al centro città dove nel raggio di un chilometro ci sono la Sinagoga, il Battistero, la Chiesa metodista e
la Chiesa ortodossa di San Nectario, all’Oltretorrente dove la
chiesa di Santa Maria del Quartiere ospita la parrocchia ortodossa rumena dei Santi Zaccaria ed Elisabetta. Ovunque si
sono susseguite da parte di ministri e laici spiegazioni sul credo, le liturgie e la tipologia del luogo di culto, a cui gli studenti hanno replicato con domande e osservazioni. Al buffet
interculturale e alla tavola rotonda ha partecipato una scolaresca del serale dell’Istituto tecnico “Bodoni”, accompagnata
dall’insegnante di religione cattolica Luigi Lanzi: «Partecipiamo a questo appuntamento da diversi anni. Stasera siamo
in ventitré: una classe quinta e alcuni studenti di quarta. Al serale sono presenti adulti e giovani, persone di tante religioni,
anche stasera ci sono molte ragazze cristiane ortodosse e giovani musulmani di diverse origini. Alcuni fanno religione anche se atei. La Giornata del dialogo interreligioso per noi rappresenta un’uscita didattica a cui partecipa anche chi non si
avvale della religione, perché è ritenuto uno stimolo umano e
culturale». Per Claudia Silva, un’adulta, di quinta: «è stata
un’esperienza molto interessante, mi sono rispecchiata in questi percorsi narrati dai rappresentanti delle fedi. La religione la
devi sentire, non è giusto seguirla perché la seguono gli altri».
La giovane Sofia Chavez, stessa classe, dice: «E’ stato molto
intenso sentire i pareri degli esponenti di queste religioni. Io sono cresciuta in Perù in un ambiente cristiano molto cattolico
e per me confrontare queste diverse idee è scoprire un altro
orizzonte. Riguardo al tema della serata, trovo che la violenza e la religione nel nostro periodo si sono mescolate in un modo non corretto perché la religione dovrebbe portare la pace e
non la violenza. La cattiva interpretazione ha portato la violenza e la guerra. Io non pratico la religione, ma sono rimasta
cristiana cattolica». Nell’ora di religione successiva alla Giornata l’eco è positiva, racconta il docente: «Agli studenti è piaciuta la chiarezza dei relatori, la possibilità che hanno avuto
di conoscere nuovi aspetti delle religioni, come il fatto che l’ebraismo sia un concetto di popolo prima che di religione; sono rimasti stupiti dalle molte interpretazioni sul testo biblico,
hanno apprezzato gli hadith islamici e hanno notato nella fede bahai polarità tra un concetto concreto di educazione e la
visione utopica di un mondo unico». (l. c.)
e ingiusto. Miglioriamo il
mondo con la parola, i gesti e,
se non si può fare altro, con il
cuore».
L’unità
Un plauso al Forum interreligioso di Parma viene da Guido Morisco, membro del direttivo dell’Assemblea nazionale bahai d’Italia: «Essere qui
così numerosi è frutto di un lavoro di anni del Forum. Solo
cinquant’anni fa una riunione del genere non sarebbe stata possibile. Testimonianze
bellissime ci dicono che il
mondo delle religioni è all’opposto delle forme di violenza
che vediamo». Ma , aggiunge,
«la storia dimostra che quando la religione è usata male
produce danni. La religione è
uno strumento potentissimo
che ci da la possibilità di costruire una struttura di valori
in cui credere intimamente e
che determinano le scelte, allora non possiamo liquidarla
dicendo che porta violenza».
Violenza, per Morisco, è anche far prevalere le proprie
opinioni, ritenute più giuste
di quelle degli altri. «Se avessimo una cultura impostata
sull’accettazione di strade diverse dalla nostra, la relazione
non sarebbe basata sul timore
di essere giudicato, ma sulla
voglia di collaborare. Il vero
strumento di progresso è il
confronto e l’accettazione: salvaguardare la diversità della
razza umana che è bella e ricca per renderla lo strumento
attraverso il quale cambiare
la cultura». Arrivare all’unità
del genere umano, per i
bahà’ì richiede «la riorganizzazione, il disarmo dell’intero
mondo civilizzato, un mondo
organicamente unificato nelle aspirazioni spirituali, nei
meccanismi politici, nei commerci e nelle finanze, nella
scrittura, negli idiomi, ma nel
contempo un mondo sconfinato per la diversità delle caratteristiche nazionali delle
sue unità confederali». L’orizzonte è costruire un’identità
sempre più ricca sviluppando
le qualità interiori. «Nei testi
bahà’ì è scritto che ogni essere
umano è una miniera piena
di gemme che possono essere
messe a disposizione dell’intero consesso umano, così la violenza non avrà più grande
spazio».
Laura Caffagnini
fedi
sistenti indios; a inizio Riforma Giovanni Calvino ha fatto
uccidere Michele Serveto perché antitrinitario. Nessuno
può tirarsi fuori».
Ma anche le fonti sono un
problema per Gutierrez: «i testi fondanti da un lato condannano la violenza, ma anche l’utilizzano», sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, precisa. La prospettiva antiviolenta su cui lavorare «con
molta sobrietà e umiltà», secondo il teologo avventista si
basa su quattro punti: 1) i testi sacri richiedono un passaggio interpretativo insostituibile in cui il dato testuale
vada incrociato con la ragionevolezza del lettore alla luce
dell’illuminazione dello Spirito Santo. 2) l’interpretazione del testo non basta, occorre anche un’interpretazione
del contesto. Non tenendone
conto, spesso i cristiani hanno favorito la violenza 3) occorre anche un’interpretazione di sé stessi. Non è detto
che i nostri progetti e desideri anche buoni siano quelli
sullo stesso piano o non indaga sui motivi di una rivolta,
perché uno dei mali di cui soffriamo è il non sentire i problemi degli altri, l’assuefarci
alla violenza che vediamo da
lontano». Per Dal Monte è legittimo un «giusto uso della
forza: un uso dell’aggressività
secondo certi canoni, come la
legittima difesa, viene accettato». Oltre alla condanna della
violenza — aggiunge — occorre un percorso educativo
per controllarla, «perché eliminarla del tutto non si può.
La violenza che si racconta
nella Bibbia è ancestrale, occorre cercare di educare noi e
gli altri a un controllo. Un hadith della Sunna dice che forte è chi si padroneggia nell’ira. Il Corano dice: “combattete coloro che vi combattono,
ma non siate aggressori”, propugna i valori della misericordia, della giustizia e del perdono. Il jihad più eccellente è
una parola di giustizia detta
dinanzi a un sovrano deviato
15
11 OTTOBRE 2013
R
eligioni e violenza è
stato il tema ponte tra
le due giornate all’insegna del dialogo, 3 e 4 ottobre, organizzate dal Forum
interreligioso coordinato da
Luciano Mazzoni, che le
scuole di Parma hanno dedicato alla visita dei luoghi di
culto delle Comunità. «Gli
studenti stessi, nel partecipare
alle scorse edizioni, hanno
suggerito il tema — ha detto
Mazzoni introducendo l’affollata tavola rotonda alle Missioni Estere —. In otto anni di
esperienza condivisa siamo
scesi in campo più volte in occasione di eventi problematici
su cui bisognava dichiararsi».
quenza di tavoli di dialogo tra
ebrei e cristiani, sviluppata
grazie all’apertura del Concilio Vaticano II, mentre «nei
Paesi islamici è stato diverso, il
problema è iniziato per una
questione politica, la fondazione dello Stato d’Israele». Il
rabbino ha ricordato anche
gli interventi di solidarietà
degli israeliani in diverse occasioni: Rwanda, tsunami,
terremoto in Emilia: «Ci sentiamo coinvolti a prescindere
dalla religione. La religione è
di Dio e in essa non può esserci violenza, che invece scaturisce dagli uomini che non riescono a far combaciare i rispettivi interessi».
CATECHESI
DEL PAPA
PerchélaChiesaècattolica?ÈladomandachePapaFrancescohapostoall’iniziodella
catechesidimercoledì9.«Comevadoio,inchiesa?Comeaccolgoidonichemioffre?»
La Chiesa non è un’élite, ma la casa
di tutti dove l’unità non è uniformità
C
ari fratelli e sorelle,
buon giorno! Si vede
che, oggi, in questa
brutta giornata, voi siete stati coraggiosi: complimenti!
«Credo la Chiesa una, santa,
cattolica…». Oggi ci fermiamo a riflettere su questa Nota della Chiesa: diciamo cattolica è l’Anno della cattolicità. Anzitutto: che cosa significa cattolico? Deriva dal
greco ”kath’olòn” che vuol
dire ”secondo il tutto”, la totalità. In che senso questa totalità si applica alla Chiesa?
In che senso noi diciamo che
la Chiesa è cattolica? Direi in
tre significati fondamentali.
terra
1
11 OTTOBRE 2013
16
Il primo. La Chiesa è cattolica perché è lo spazio,
la casa in cui ci viene annunciata tutta intera la fede, in
cui la salvezza che ci ha portato Cristo viene offerta a tutti. La Chiesa ci fa incontrare
la misericordia di Dio che ci
trasforma perché in essa è
presente Gesù Cristo, che le
dona la vera confessione di
fede, la pienezza della vita
sacramentale, l’autenticità
del ministero ordinato. Nella
Chiesa ognuno di noi trova
quanto è necessario per credere, per vivere da cristiani,
per diventare santi, per camminare in ogni luogo e in
ogni epoca.
Per portare un esempio, possiamo dire che è come nella
vita di famiglia; in famiglia a
ciascuno di noi è donato tutto ciò che ci permette di crescere, di maturare, di vivere.
Non si può crescere da soli,
non si può camminare da
soli, isolandosi, ma si cammina e si cresce in una comunità, in una famiglia. E
così è nella Chiesa! Nella
Chiesa noi possiamo ascoltare la Parola di Dio, sicuri
che è il messaggio che il Signore ci ha donato; nella
Chiesa possiamo incontrare
il Signore nei Sacramenti che
sono le finestre aperte attraverso le quali ci viene data la
luce di Dio, dei ruscelli ai
quali attingiamo la vita stessa di Dio; nella Chiesa impariamo a vivere la comunione, l’amore che viene da Dio.
Ciascuno di noi può chiedersi oggi: come vivo io nella Chiesa? Quando io vado in
chiesa, è come se fossi allo
stadio, a una partita di calcio? È come se fossi al cinema? No, è un’altra cosa. Come vado io in chiesa? Come
accolgo i doni che la Chiesa
mi offre, per crescere, per
maturare come cristiano?
Partecipo alla vita di comunità o vado in chiesa e mi
chiudo nei miei problemi
isolandomi dall’altro? In
questo primo senso la Chiesa è cattolica, perché è la casa di tutti. Tutti sono figli della Chiesa e tutti sono in quella casa.
2
Un secondo significato:
la Chiesa è cattolica perché è universale, è sparsa in
ogni parte del mondo e an-
nuncia il Vangelo ad ogni
uomo e ad ogni donna. La
Chiesa non è un gruppo di
élite, non riguarda solo alcuni. La Chiesa non ha chiusure, è inviata alla totalità delle
persone, alla totalità del genere umano. E l’unica Chiesa è presente anche nelle più
piccole parti di essa. Ognuno può dire: nella mia parrocchia è presente la Chiesa
cattolica, perché anch’essa è
parte della Chiesa universale, anch’essa ha la pienezza
dei doni di Cristo, la fede, i
Sacramenti, il ministero; è in
comunione con il Vescovo,
con il Papa ed è aperta a tutti, senza distinzioni. La Chiesa non è solo all’ombra del
nostro campanile, ma abbraccia una vastità di genti,
di popoli che professano la
stessa fede, si nutrono della
stessa Eucaristia, sono serviti dagli stessi Pastori. Sentir-
La Chiesa ci fa incontrare la
misericordia di Dio che ci trasforma
perché in essa è presente Gesù Cristo,
che le dona la vera confessione di fede,
la pienezza della vita sacramentale,
l’autenticità del ministero ordinato.
Nella Chiesa ognuno di noi trova
quanto è necessario per credere, per
vivere da cristiani, per diventare santi,
per camminare in ogni luogo e in ogni
epoca.
ci in comunione con tutte le
Chiese, con tutte le comunità cattoliche piccole o
grandi del mondo! È bello
questo! E poi sentire che tutti siamo in missione, piccole
o grandi comunità, tutti dobbiamo aprire le nostre porte
ed uscire per il Vangelo.
Chiediamoci allora: che cosa
faccio io per comunicare agli
altri la gioia di incontrare il
Signore, la gioia di appartenere alla Chiesa? Annunciare e testimoniare la fede non
è un affare di pochi, riguarda
anche me, te, ciascuno di
noi!
3
Un terzo e ultimo pensiero: la Chiesa è cattolica, perché è la ”Casa dell’armonia” dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme per essere ricchezza.
Pensiamo all’immagine della sinfonia, che vuol dire accordo, armonia, diversi strumenti suonano insieme;
ognuno mantiene il suo timbro inconfondibile e le sue
caratteristiche di suono si
accordano su qualcosa di
comune. Poi c’è chi guida, il
direttore, e nella sinfonia che
viene eseguita tutti suonano
insieme in ”armonia”, ma
non viene cancellato il timbro di ogni strumento; la peculiarità di ciascuno, anzi, è
valorizzata al massimo!
È una bella immagine che ci
dice che la Chiesa è come
una grande orchestra in cui
c’è varietà. Non siamo tutti
uguali e non dobbiamo essere tutti uguali. Tutti siamo diversi, differenti, ognuno con
le proprie qualità. E questo è
il bello della Chiesa: ognuno
porta il suo, quello che Dio
gli ha dato, per arricchire gli
altri. E tra i componenti c’è
questa diversità, ma è una
diversità che non entra in
conflitto, non si contrappone; è una varietà che si lascia
fondere in armonia dallo
Spirito Santo; è Lui il vero
”Maestro”, Lui stesso è armonia. E qui chiediamoci: nelle
nostre comunità viviamo
l’armonia o litighiamo fra
noi? Nella mia comunità
parrocchiale, nel mio movimento, dove io faccio parte
della Chiesa, ci sono chiacchiere? Se ci sono chiacchiere non c’è armonia, ma lotta.
E questa non è la Chiesa. La
Chiesa è l’armonia di tutti:
mai chiacchierare uno contro l’altro, mai litigare! Accettiamo l’altro, accettiamo che
vi sia una giusta varietà, che
questo sia differente, che
questo la pensa in un modo
o nell’altro – ma nella stessa
fede si può pensare diversamente – o tendiamo ad
uniformare tutto? Ma l’uniformità uccide la vita. La
vita della Chiesa è varietà, e
quando vogliamo mettere
questa uniformità su tutti
uccidiamo i doni dello Spirito Santo. Preghiamo lo Spirito Santo, che è proprio l’autore di questa unità nella varietà, di questa armonia, perché ci renda sempre più ”cattolici”, cioè in questa Chiesa
che è cattolica e universale!
Grazie.
© Copyright 2013
Libreria Editrice Vaticana
LE PAROLE DEL PAPA ALL’ISTITUTO SERAFICO DI ASSISI LO SCORSO 4 OTTOBRE
Controlaculturadelloscartodiffondiamol’accoglienza
C
ari fratelli e sorelle,
voglio iniziare la mia visita ad Assisi con
voi, vi saluto tutti! Oggi è la festa di San
Francesco, e io ho scelto, come Vescovo di Roma, di portare il suo nome. Ecco perché oggi
sono qui: la mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare sulla tomba
di un uomo che si è spogliato di se stesso e si
è rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo,
ha amato tutti, specialmente i più poveri e abbandonati, ha amato con stupore e semplicità
la creazione di Dio. Arrivando qui ad Assisi,
alle porte della città, si trova questo Istituto,
che si chiama proprio ”Serafico”, un soprannome di san Francesco. Lo fondò un grande
francescano, il Beato Ludovico da Casoria.
Ed è giusto partire da qui. San Francesco, nel
suo Testamento, dice: «Il Signore dette a me,
frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il
Signore stesso mi condusse tra loro e usai misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che
mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF, 110).
La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello ”scarto”, che è opposta alla cultura del-
l’accoglienza. E le vittime della cultura dello
scarto sono proprio le persone più deboli, più
fragili. In questa Casa invece vedo in azione la
cultura dell’accoglienza. Certo, anche qui non
sarà tutto perfetto, ma si collabora insieme per
la vita dignitosa di persone con gravi difficoltà.
Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il segno della vera civiltà, umana
e cristiana! Mettere al centro dell’attenzione
sociale e politica le persone più svantaggiate!
A volte invece le famiglie si trovano sole nel
farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo
luogo in cui si vede l’amore concreto, dico a
tutti: moltiplichiamo le opere della cultura
dell’accoglienza, opere anzitutto animate da
un profondo amore cristiano, amore a Cristo
Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si
uniscano la professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con il volontariato, un tesoro prezioso.
Servire con amore e con tenerezza le persone
che hanno bisogno di tanto aiuto ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse
di umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria, ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio,
e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella vita: non le ricchezze, la
forza delle armi, la gloria terrena, ma l’umiltà,
la misericordia, il perdono. (...)
Nella Cappella di questo Istituto, il Vescovo ha
voluto che ci sia l’adorazione eucaristica permanente: lo stesso Gesù che adoriamo nel Sacramento, lo incontriamo nel fratello più fragile, dal quale impariamo, senza barriere e
complicazioni, che Dio ci ama con la semplicità del cuore.
Grazie a tutti di questo incontro. Vi porto con
me, nell’affetto e nella preghiera. Ma anche voi
pregate per me! Il Signore vi benedica e la Madonna e san Francesco vi proteggano.
perché così com’è, con i procedimenti e le lungaggini,
produrrà immediatamente
entro qualche anno lo stesso
prodotto. Perché il modo di
amministrare la giustizia è
troppo lungo e farraginoso.
• Dai dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria risultano 24mila persone
che potrebbero essere
scarcerate con l’indulto.
Alcune voci critiche temono che la proposta
dell’amnistia sia stata
fatta invece per favorire
Berlusconi...
Non penso che la preoccupazione di Napolitano sia
stata Berlusconi perché ha
affrontato il tema da un punto di vista complessivo. Poi,
se anche Berlusconi rientrasse nell’amnistia... pazienza. Ci sono milioni di pratiche ferme che non si sbloccano, e migliaia di persone
che soffrono inutilmente.
• Pensa che il Parlamento porterà avanti le
sue indicazioni?
Sembra che molti parlamentari abbiano applaudito, in
quasi tutti gli schieramenti.
Anche perché in campagna
elettorale molti partiti hanno
fatto promesse in materia.
• Quindi siamo vicini a
una svolta?
Il capo dello Stato ha dato un
indirizzo preciso, concreto e
giusto. Bisogna vedere se il
Parlamento accetta le sue indicazioni e le mette in pratica. Anche perché alcune iniziative sono già in corso. Ci
sono delle prospettive, bisogna verificare se alla fine,
quando voteranno, si concorderà sulle intenzioni generali.
• Il capo dello Stato accenna anche all’ipotesi
che gli stranieri scontino la pena nei Paesi di
origine. Una strada fattibile?
Nel messaggio è specificato
che su questo tema gli accordi internazionali ci sono ma
non funzionano bene. Sono
pochissime le persone uscite
dall’Italia. Al di là del costo
per lo Stato, non è così semplice fare in modo che i cittadini vadano a scontare la
pena nei loro territori. Se sono Stati europei qualcosa
ancora si può fare ma con gli
altri Paesi sarà dura. Temo
che con il Nord Africa, l’America Latina e la Romania
qualche problema ci sia.
Faccio anche presente, inoltre, che per andare in un
Paese bisogna essere riconosciuti come cittadini di quel
Paese e non sempre le persone dicono la loro origine e
non è facile accertare l’identità se non si hanno i documenti.
Patrizia Caiffa
L’acronimo sta per Programme for the International Assessment of Adult Competencies, ovvero
un’indagine promossa dall’OCSE per la valutazione delle competenze degli adulti (16-65 anni) e
realizzata in 24 Paesi di Europa, America e Asia.
PIAAC si focalizza sulle competenze cognitive e lavorative necessarie ad assicurare un’attiva partecipazione all’economia e alla società del XXI Secolo.
L’indagine PIAAC consente ai Paesi aderenti al Programma di disporre di una base dati statisticamente valida al fine di valutare l’efficacia dei sistemi di istruzione e formazione relativamente alle
competenze chiave, gli effetti che queste hanno nel
posizionare i lavoratori nel mercato del lavoro,
quali risultano essere le migliori politiche per accrescere l’occupabilità e per favorire sistemi di apprendimento durante tutto l’arco della vita. Il quadro complessivo di ciascun Paese – già in sé ricco
di importanti informazioni – beneficia, inoltre, del
confronto internazionale.
I risultati relativi all’Italia non possono non essere
fonte di preoccupazione, per i gravi problemi che
denunciano. Il nostro Paese si colloca all’ultimo
posto della graduatoria nelle competenze alfabetiche (literacy), anche se rispetto alle precedenti indagini OCSE la distanza dagli altri Paesi si è ridotta. Inoltre l’Italia risulta penultima nelle competenze matematiche (numeracy), fondamentali per
affrontare e gestire problemi di natura matematica
nelle diverse situazioni della vita adulta. DI positivo c’è la tendenza al miglioramento dei livelli di
competenza del segmento femminile come anche
un processo di contenimento dell’analfabetismo.
Diminuisce, rispetto alle precedenti indagini internazionali la percentuale di popolazione che si
posiziona nei livelli più bassi di competenza.
terra
«C
«LaretediocesanadelleCaritaspuòaccogliere150/200profughichesononelsovraffollatocentrodiImbriacola»
“Corridoi umanitari per i profughi siriani” 17
LapropostadellaCaritasItalianadopolatragediadiLampedusa
“N
on fermare il dibattito
politico solo al livello
della legislazione sull’immigrazione, perché c’è una questione più urgente”: “Chiediamo che
tutte queste morti non siano invano,
perché avvenga un cambiamento utile e necessario: rivedere l’intero approccio europeo e italiano all’accoglienza di chi fugge da guerre e persecuzioni e predisporre dei corridoi
umanitari, soprattutto per i profughi
siriani, distribuendoli nei vari Paesi
europei”. È questa la posizione della
Caritas italiana, espressa al Sir da Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio
nazionale immigrazione, che da Lampedusa - dove sono riunite in questi
giorni 40 rappresentanti di tutte le Caritas della Sicilia - avanza anche tre
proposte concrete: “La rete diocesana
delle Caritas è disposta ad accogliere
150/200 profughi che attualmente sono nel sovraffollato centro di Contrada Imbriacola; accogliere in albergo
almeno le donne e i bambini; aprire
dal mese prossimo un centro Caritas
permanente a Lampedusa”.
• Il ministro Kyenge ha annunciato la volontà di rivedere la legge Bossi-Fini, qual è la vostra posizione?
Sulla Bossi-Fini ci siamo già espressi
in passato. Da sempre diciamo che il
reato di immigrazione clandestina
(articolo 10 bis) va contro la dignità e
il diritto delle persone di spostarsi, soprattutto di chi fugge da situazioni di
conflitto. È evidente che legare la possibile revisione della legge alla tragedia appena avvenuta, tecnicamente
non è corretto, perché qui si sta parlando di richiedenti asilo, quindi il tema è un altro. Certo, un ripensamento totale, a partire dalla modifica del
testo unico, ci vede favorevoli, ma
chiediamo che tutte queste morti non
siano invano, perché sia il motore di
un cambiamento utile e necessario.
• Da cosa partire?
È chiaro che andrà rivisto l’impianto
del testo unico sull’immigrazione a
partire dagli interventi della legge
Bossi-Fini. Ma ora siamo in una situazione di emergenza internazionale che va affrontata con strumenti di
carattere emergenziale. I canali umanitari al momento sono più urgenti.
Le forze politiche devono sentirsi in
primis responsabili per affrontare il
problema in maniera seria, ma non
con spot o interventi dell’ultima ora.
Bisogna capire che posizione vuole
prendere l’Italia rispetto al tema degli
ingressi regolari. Negli ultimi anni non
sono state date quote
per i flussi: è chiaro
che se non diamo
nessuna possibilità
alle persone che fuggono da guerre e persecuzioni di arrivare
in maniera regolare
(perché non si tratta
di migranti economici), la gente non capirà mai e farà di tutta l’erba un fascio.
Non vorrei che tutto
venisse schiacciato
sulla Bossi-Fini, perché al momento è
ancora più urgente un intervento
umanitario che parta anche dal non
inscrivere nel registro degli indagati
chi arriva in Italia per cercare protezione umanitaria. Si tratta di decidere politicamente cosa fare rispetto a
questi arrivi di persone che cercano
aiuto. Tutti cercano scorciatoie: chi dà
la colpa agli scafisti, chi a Frontex, chi
ai pescatori che non hanno soccorso.
Si tratta solo di decidere: cosa vogliamo fare di queste persone? Le vogliamo aiutare sì o no? Se le vogliamo aiutare abbiamo tutti gli strumenti per
farlo, anche andare nei loro Paesi per
aiutarli a reinserirsi. Ma non facciamoli arrivare con i barconi.
• Invece gli sbarchi continuano e
arriveranno sempre più profughi, soprattutto dalla Siria…
Questo è il punto: se non apriamo un
canale umanitario costringeremo
queste persone ad arrivare comunque con mezzi di fortuna mettendo a
repentaglio la loro vita. Cominciamo
allora da politiche nazionali, in un
quadro europeo, di apertura di canali umanitari regolari. Come è possibile che solo la Germania abbia previsto
per i siriani 5000 posti per aiutarli e
farli arrivare in sicurezza? Nessuno
degli altri Paesi europei lo ha fatto. Allora cosa vogliamo fare? Quale è il nostro strumento? Il nostro strumento
oggi è la speranza, ossia sperare che
queste persone non affondino in mare. Poi quando succede è la disperazione collettiva. Questo è veramente
un paradosso.
• A Lampedusa è andato anche il
presidente della Commissione
europea Josè Manuel Barroso.
Cosa gli chiedereste?
Quello che vorrei dire all’Europa, al di
là delle accuse generiche, perché non
si fa altro che scaricare responsabilità,
è di affrontare il tema delle frontiere
esterne, oramai cruciale per l’Europa.
Non sia semplicemente delegato ai
Paesi del Mediterraneo. La redistribuzione delle persone che arrivano in
Europa aiuterebbe nel processo di
corresponsabilità a livello europeo.
Dove sta la solidarietà europea? Serve un piano europeo che non esiste.
Si va avanti dicendo che i numeri non
sono grandi e si lascia che rimanga un
problema nazionale. Ma perché non
farlo come Europa? Ci vuole più coscienza, a partire dall’Italia, che per
prima deve fare la sua parte”.
P. C.
11 OTTOBRE 2013
ondivido pienamente il messaggio del presidente della Repubblica. Ha individuato i problemi con precisione. È stato molto coerente, chiaro e pratico, anche
idealmente molto alto, perché ha fatto capire che siamo
in una situazione in cui stiamo violando i diritti e stiamo
facendo degli atti di tortura».
È questo il commento al Sir
di don Virgilio Balducchi
(nella foto), ispettore capo
dei cappellani penitenziari,
a proposito del lungo messaggio (12 pagine) che il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, ha inviato alle Camere, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.
Dopo le violazioni contestate all’Italia dalla Corte europea di Strasburgo il presidente Napolitano definisce
“necessario intervenire nell’immediato” con un’amnistia e un indulto, oltre alle
misure straordinarie. “L’Italia - ricorda Napolitano - ha
un anno per conformarsi”
alla richiesta che arriva dalla
Corte europea. Il capo dello
Stato propone 3 anni di
sconto su tutte le pene e cancellazione dei reati minori.
L’auspicio di don Balducchi
è che il Parlamento “renda
operative le indicazioni del
capo dello Stato, perché sono tutte vie percorribili”.
• Un messaggio lungo e
dettagliato, con molte
proposte. Che ne pensa?
Condivido pienamente il
messaggio del presidente
della Repubblica. Fa vedere
che sono già in corso dei
passaggi – la depenalizzazione dei reati minori, l’affidamento sul territorio, le pene
alternative al carcere – sperando che vengano attuate
un po’ di più. Per come è organizzata oggi la giustizia, le
misure alternative al carcere
sono molto difficili da raggiungere, soprattutto da parte di chi è in carcere. In più
sul territorio oggi ci sono
meno risorse economiche
per assistere e accogliere chi
ha meno soldi. Napolitano
ha detto molto chiaramente
che, nonostante questi sforzi, se non si fa un indulto o
un’amnistia, nel 2014 saremo nei guai, perché non si
riuscirà ad abbattere il sovraffollamento solo con queste misure. Se non lo facciamo l’Europa ci condannerà e
dovremo pagare molti ricorsi.
• Il capo dello Stato ha
dato qualche indicazione anche su quali reati
potrebbero essere soggetti ad amnistia e indulto. Su questo tema ci
sarà molto dibattito...
L’indulto e l’amnistia per arrivare effettivamente all’abbattimento del sovraffollamento è una prima piattaforma reale. Certo, toccherà al Parlamento precisare quali reati, anche se ha dato alcune indicazioni, come i
reati ‘bagattellari’ o che non
superino i tre anni o non siano di grosso allarme sociale.
Poi si deve riformare l’amministrazione della giustizia
Dizionario delle globalizzazioni
Carceri, dal presidente Napolitano un
indirizzo preciso. Ora tocca al Parlamento
PIAAC
Aluisi Tosolini
Ilcommentodelcapodeicappellanipenitenziari,almessaggiodalpresidentealleCamere
IlcardAmato:«Nelcuorediragazzoavevaunamorepertutti:faredelbeneachiloodiavaebenedirechilomalediceva»
Beato Rolando Rivi, “campione dello spirito”
SièsvoltaaModenalacelebrazioneperilseminaristamartire
terra
S
11 OTTOBRE 2013
18
abato 5 ottobre cinquemila fedeli, provenienti
da tutta Italia, in particolare dalle diocesi di Modena-Nonantola e Reggio Emilia-Guastalla, hanno trasformato il Palazzetto dello Sport
di Modena in una cattedrale
per celebrare la beatificazione di Rolando Rivi, seminarista di origini reggiane, ucciso dai partigiani il 13 aprile
del 1945 a 14 anni in un bosco sull’Appennino modenese. Cori da stadio, striscioni,
fazzoletti colorati da sventolare in aria in nome di Rolando e applausi hanno accompagnato la celebrazione presieduta dal cardinale Angelo
Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei
santi, che ha commentato:
«In un luogo in cui di solito
si celebrano i campioni dello
sport, oggi si è celebrato un
campione dello Spirito».
Perdono, fortezza,
servizio, pace
«È con le lacrime agli occhi
che mi accingo a parlare del
beato Rolando Rivi, morto
martire per la fede. La commozione sgorga dal mio cuore di vescovo, che piange la
morte di questo ragazzo, forte come una quercia per
onorare e difendere la sua
identità di seminarista». È
con queste parole che il cardinale Amato ha iniziato l’omelia, ripercorrendo la storia di Rolando. «Al lampo di
odio dei suoi carnefici egli rispose con la mitezza dei
martiri, che inermi offrono la
vita perdonando e pregando
per i loro persecutori. Rolando nel suo cuore di ragazzo
aveva un amore per tutti:
amare non solo i genitori e i
fratelli, ma anche i nemici,
fare del bene a chi lo odiava e
benedire chi lo malediceva.
Una dottrina “rivoluzionaria”,
che porta ad atteggiamenti di
fraternità, tolleranza e rispetto della libertà altrui, senza
soprusi, senza imposizioni
forzate e senza spargimento
di sangue. Oggi il nostro piccolo beato è una buona notizia per tutti». Una lezione di
vita che il cardinale Amato
riassume in quattro parole:
«Perdono, fortezza, servizio e
pace. Il perdono come gesto
che ci avvicina di più a Dio,
padre buono e misericordioso. Abbiamo bisogno di perdono, come l’aria che respiriamo. In famiglia, nella società, sul lavoro, nei rapporti
umani abbiamo bisogno di
essere continuamente perdonati e di perdonare. Così si
dimentica il male e si fa il bene. La fortezza, una virtù fondamentale per la nostra esi-
mini e dal Signore. In tal modo il martirio del nostro Rolando non sarà stato invano».
Una festa di popolo
stenza cristiana. Niente separò Rolando dall’amore di
Cristo. Il servizio di Rolando
a Gesù e alla sua Chiesa fu
l’offerta della giovane vita,
come seme fecondo di cristiani autentici e forti. Il suo
martirio fu anche un gesto
eroico di lealtà umana. Oggi
la sua veste talare, macchiata
di sangue innocente, è la sua
bandiera di gloria. Egli si rivolge ai seminaristi d’Italia e
del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione
sacerdotale e a testimoniarla
senza rispetto umano, con
gioia, serenità e carità. Perdono, fortezza e servizio conclude il cardinale - faranno progredire la nostra umanità verso il porto della pace,
della comprensione reciproca, del bene comune. ‘Pace’
grida il nostro piccolo martire. Se ci convertiamo alla pace, se diventiamo costruttori
di pace, non avremo più nemici da combattere e da annientare, ma solo amici da
amare e da perdonare. E noi
saremo benedetti dagli uo-
«È stata una festa di popolo,
in cui tutti hanno collaborato, un evento storico per la
Chiesa di Modena e per la
società civile, un dono grande di Papa Francesco, che
deve diventare per noi un
esempio di vita», ha commentato dopo la cerimonia
monsignor Antonio Lanfranchi, arcivescovo abate di Modena-Nonantola. «Oggi Rolando Rivi ha molto da insegnarci: innanzitutto che i ragazzi sono capaci di prendere decisioni radicali e definitive e, quindi, che bisogna
avere fiducia nei giovani, che
vanno stimolati sia con la testimonianza personale sia
con delle proposte all’altezza
di quell’anelito grande che
portano nel cuore. Poi, Rolando ci insegna che i martiri non sono mai fuori moda,
purtroppo: paradossalmente
il Vangelo che è buona notizia per l’uomo è anche una
notizia che disturba tutti gli
egoismi, le prepotenze, le
mire di potere, quindi il martire sarà sempre colui che
viene perseguitato per questo e oggi viviamo ancora in
un’epoca di martiri. Infine,
difendere la dignità delle
persone, la vera libertà, la solidarietà e la fraternità sono
valori autenticamente umani di cui oggi c’è tanto bisogno». Fra i vari ringraziamenti a conclusione della
beatificazione monsignor
Lanfranchi ne ha rivolto uno
particolare all’assemblea:
«La vostra partecipazione riveste tanti significati, che insieme evidenziano il carattere popolare della santità. Le
pagine più belle della storia
della Chiesa sono quelle
scritte dai santi, che dicono
la bellezza della fede e fecondano la vita della Chiesa. Ora
nel corpo della nostra Chiesa
è immesso il sangue della testimonianza eroica di Rolando Rivi, perché ci sia data
nuova energia per seguire
Cristo e servire appassionatamente l’uomo, costruendo
insieme la civiltà dell’amore
e della verità».
a cura di Lucia Truzzi
“Lumenfidei”enonsolo:credereoggi
Perlefamiglie:burattiniinterculturali,atupertuconBodoni
Il Festival Ottobre Africano, nato a Parma dieci anni fa su iniziativa dell’associazione di promozione sociale “Le Réseau” , lancia per l’edizione 2013 lo slogan “dall’Incontro la Cultura”, e propone un programma che si svolge a
Roma, Milano, Reggio Emilia e Parma.
Venerdì 11 ottobre nella Sala Civica di Felino
(via Corridoni 2) alle 18 inaugurazione della
mostra fotografica “Dio sul tetto e i nuovi angeli”, di Giuseppe Morandi. Alle 19 al Cinema
Teatro Comunale di Felino (piazza Miodini
“Educare contro il razzismo”: kermesse di musica e danza con le diverse realtà artistiche giovanili delle seconde generazioni.
Sabato 12 ottobre al Centro Interculturale di
Parma (via Bandini 6) alle 16 “Donne e Co-sviluppo”: incontro con Fanta Tiemtore (Burkina
Faso) e Coumbaly Diaw (Senegal), già impegnate in progetti di cooperazione nei loro paesi di provenienza.
Al Laboratorio Oltretorrente
INTERCULTURA: FAMIGLIE A TEATRO
Sabato 12 ottobre, a partire dalle 15, il Laboratorio
Famiglia
in
Oltretorrente
(www.labfamoltretorrente.org) nella nuova
sede di piazzale San Giacomo 7 (accanto al cinema D’Azeglio) accoglierà l’evento “Babele
Burattini”: un pomeriggio dedicato alle famiglie e al dialogo interculturale. Il teatro di burattini aprirà il suo sipario sul tema della integrazione interculturale, invitando gli spettatori a prendere parte allo svolgimento delle vicende narrate (età dai 4/5 anni). Subito dopo
lo spettacolo si svolgerà un laboratorio di costruzione di burattini con materiali di recupero destinato a bambini dai 7 ai 12 anni. Il progetto Babele Burattini nasce da un’idea del
gruppo
teatrale
CaravanMaschera
(www.caravanmaschera.org) ed è stato appoggiato e finanziato dal Programma Europeo
Gioventù in Azione.
L’evento è aperto a tutti e totalmente gratuito.
Il laboratorio, gratuito, è per un numero limitato di bambini: per info e prenotazioni
333.6164577, labfamoltretorrente@gmail.
com, [email protected].
Fibrosi cistica: iniziativa a Roccabianca
CONCERTO PER LA RICERCA
Domenica 13 ottobre al Teatro “Arena del Sole” di Roccabianca avrà luogo un concerto benefico a favore della ricerca sulla fibrosi cistica. A partire dalle 16.30 si esibiranno il Coro
Culliculum, Ana Alpini di Collecchio, corale
“Don Arnaldo Furlotti” di San Secondo, la soprano Maria Carla Ferri e il tenore Antonio Coriano. A seguire buffet offerto dagli organizzatori. Nel corso dell’evento i volontari di Lifc,
Associazione Emiliana Fibrosi Cistica, saranno a disposizione di chiunque vorrà ricevere
informazioni e contribuire attraverso l’acquisto di una pianta di ciclamini.
“Giambattista, un uomo di carattere!”
FAMIGLIE AL MUSEO CON BODONI
Domenica 13 ottobre si tiene in tutta Italia la
prima edizione di F@MU, Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. La Galleria Nazionale di Parma insieme alla Biblioteca Palatina
partecipa alla Giornata con il percorso guidato “Giambattista, un uomo di carattere!” alla
Madonna delle Grazie
MESE DI OTTOBRE:
ROSARIO SERALE
La parrocchia della SS. Annunziata organizza per tutte
le sere del mese di ottobre alle 21 il Santo Rosario presso
la Madonna delle Grazie in
via dei Farnese angolo borgo
delle Grazie.
Due incontri per il mandato
NUOVI MINISTRI
DELL’EUCARISTIA
Sabato 12 e 19 ottobre, presso il Seminario Minore, dalle
ore 15 alle 17 due incontri per
coloro che riceveranno il
mandato come ministri
straordinari dell’Eucaristia.
Occorre portare la lettera di
presentazione del parroco o
del superiore/a della comunità.
Ordine secolare Carmelitani
INCONTRI MENSILI SU
SANTA TERESA D’AVILA
Ogni seconda domenica di
ogni mese in via Verdi 3, presso i Padri Carmelitani, il Padre Assistente dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi
ci illustra particolarità su Santa Teresa d’Avila, molto interessante e balsamo per gli
animi, particolarmente in
questi tempi nei quali è urgente parlare e meditare su
cose serie e recuperare la pace e il senso dell’essenziale
nella nostra vita. La riunione
è aperta a tutti, senza alcun
impegno ma nella certezza di
andare a casa un po’ più ricchi dentro di quando si è arrivati. Info: 0521.282814.
In Seminario Minore
OTTOBREDUCATORI:
I LABORATORI
Prosegue il programma di OttobrEducatori:
• Lunedì 14 ottobre in Seminario Minore alle 18.30 (1a
sessione) e alle 21 (2a sessione): Laboratori.
1. “Vuoi giocare con noi?”
(équipe diocesana Acr); 2.
“Anche il Maestro è andato a
scuola: la formazione di Gesù nel vangelo di Matteo”
(don Paolo Salvadori); 3. “La
preghiera come rischi e i rischi della preghiera” (sr Tilla
Brizzolara e Agesci); 4. “Animiamo la liturgia con il canto” (don Mario Mazza); 5. “Il
mio Amore voglio che sia…”:
piste di educazione all’affettività per giovani cuori (Ufficio
Famiglia). E’ previsto un contributo di 3 euro per la cena
• Lunedì 21 ottobre dalle
20.45 alle 22.45 in Seminario
Minore le proposte delle Associazioni. Agesci: incontri di
Branca e Co.Zo.; Acr e Ac settore giovani: incontri educatori dei gruppi.
Informazioni: [email protected].
A S. Maria del Rosario
CORSI DI
DANZA BIBLICA
Martedì 15 ottobre, alle ore
18, presso i locali della parrocchia di Santa Maria del
Rosario (via Isola 18), riprendono i corsi di danza biblica.
Informazioni: Rina Passera,
0521.293682; Nadia, 338.
7969391.
Con le Carmelitane
SANTA TERESA DI GESÙ:
MESSA IL 15 OTTOBRE
Martedì 15 ottobre le Carmelitane Scalze festeggiano
Santa Teresa di Gesù, Madre
del Carmelo Riformato. Alle
ore 18 sarà celebrata nella loro chiesetta di via Montebello
una solenne Santa Messa presieduta dal vescovo mons.
Enrico Solmi. Tutti sono invitati.
Sul Vangelo di Matteo
INCONTRO CON PERSONE OMOSESSUALI
Giovedì 17 ottobre a partire
dalle 20,45 riprendiamo l’incontro mensile con persone
omosessuali. Insieme mediteremo e pregheremo Mt
21,28-32. Per informazioni:
331.1009837, [email protected]
Incontro promosso dal Meic
CREDERE OGGI: LUMEN
FIDEI E NON SOLO
Giovedì 17 ottobre alle ore
21, presso la sede del Circolo
“Il Borgo” (via A. Turchi 15/A;
a fianco del teatro Pezzani) si
terrà una serata, aperta a tutti, sul tema “Credere oggi. La
fede cristiana nel mondo
contemporaneo”, con diretto
riferimento alla “Lumen fidei”, la prima enciclica firmata da Papa Francesco, e avendo presente i recenti interventi pubblici del Papa. Inter-
scoperta della mostra dedicata al grande tipografo Giambattista Bodoni. Durante la visita i
ragazzi avranno modo di conoscere la perso-
verrà don Raffaele Mazzolini,
docente all’Istituto di scienze
religiose S. Ilario di Poitiers.
L’incontro è promosso dal
Meic (Movimento Ecclesiale
di Impegno Culturale) in collaborazione col circolo “Il
Borgo” e il gruppo “Il Concilio
Vaticano II davanti a noi”.
Incontro con Massimo Toschi
L’ATTUALITÀ DELLA
PACEM IN TERRIS
Il gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, in collaborazione con altri organismi, venerdì 25 ottobre, alle
17.30, presso i Missionari Saveriani promuove un incontro sull’attualità dell’enciclica
Pacem in Terris, nel 50o anniversario della sua promulgazione. Interviene Massimo
Toschi, già assessore della regione Toscana.
Servizio Catecumenato
RISVEGLIO DELLA FEDE
E INIZIAZIONE ADULTI
Il Servizio diocesano al Catecumenato comunica che
martedì 5 novembre prende
avvio il primo gruppo dell’itinerario per il risveglio della
fede e il completamento dell’iniziazione cristiana degli
adulti (Cresima e 1a Eucarestia). Gli incontri si terranno
ogni martedì dalle 19.30 alle
20.45 nella sala parrocchiale
della Cattedrale, in strada
Sant’Anna 14.
La celebrazione della Cresima è fissata per sabato 26
aprile 2014 in Cattedrale; domenica 6 aprile il ritiro spirituale in Seminario maggiore.
Iscrizioni entro il 31 ottobre:
diacono Azzoni, 340.2544460,
[email protected];
Cancelleria
Vescovile,
0521.380508, cancelleria@
diocesi.parma.it.
Un secondo gruppo prenderà
avvio ll’11 dicembre e terminerà l’8 giugno 2014, riunendosi ogni mercoledì dalle
19.30 alle 20.45.
Tutti i giorni in Cattedrale
ADORAZIONE
EUCARISTICA
E’ ricominciata l’adorazione
eucaristica quotidiana in Cattedrale, dalle ore 8 alle ore 13;
e dalle ore 15 alle ore 19. Chi
desidera, può aderire mettendo il proprio nome e disponibilità negli appositi fogli.
nalità di questo grande artista e di seguire le
varie fasi dell’invenzione della stampa e della
creazione del libro come oggetto da leggere,
toccare e conservare.
Appuntamento per tutti davanti all’ingresso
della Galleria Nazionale alle 15.30. Il percorso
è consigliato per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. Ingresso al museo e partecipazione al percorso
gratuita per tutti. Prenotazione obbligatoria
all’indirizzo mail: percorsi.artificiomail.com,
366.2405842 - 370.3262016.
Alla biblioteca Alpi
DOCUMENTARIO SUI PROFUGHI LIBICI
Mercoledì 16 ottobre alle 20.45 alla Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi (Parma, vicolo
delle Asse 5) verrà proiettato il documentario
“Il Rifugio”, vincitore del Premio Ilaria Alpi
2013. Nel luglio 2011 centosedici profughi provenienti dalla Libia sono stati traferiti a Lampedusa in una spettrale stazione sciistica sulle Alpi. Emigrati in Libia e costretti a scappare
per sfuggire all’arruolamento forzato nelle
truppe di mercenari, gli autori li affiancano
per un anno, fino alla risposta alla loro richiesta di asilo.
Incontro sull’informazione
OSPITALITÀ AL CENTRO ISLAMICO
Giovedì 17 ottobre alle 18.30 al Centro islamico (via Campanini, 6) si terrà la Giornata
dell’Ospitalità, sul tema ”L’informazione oggi
sul e dal mondo arabo. Interverranno Hamza
Picardo, direttore di ”Islam-on line”, e Paolo
Ferrandi, giornalista della ”Gazzetta di Parma”.
Incontro a Forum Solidarietà
VOLONTARI PER KUMINDA
Dall’8 al 10 novembre in piazzale della Pilotta
si svolge Kuminda, il Festival del diritto al cibo. Giovedì 17 ottobre alle 18.30 a Forum Solidarietà (Parma, via Bandini 6) si svolge un
incontro per tutti coloro che desiderano impegnarsi come volontari in vari aspetti del festival. Inviare la scheda di iscrizione reperibile su www.kuminda.org entro il 14 ottobre, al
fax 0521.287154 o via mail (firmata e scansionata) a [email protected].
Messa, programma e cena
NUOVO ANNO SOCIALE PER IL C.A.V.
memo
OTTOBRE AFRICANO
19
Venerdì 18 ottobre presso la parrocchia di
Sant’Andrea in Antognano (Parma, via Berzioli) il Centro di Aiuto alla Vita di Parma apre
il nuovo anno sociale: alle 18 Santa Messa, alle 18.45 presentazione programma 20132014; segue la cena insieme. E’ gradita la conferma telefonica ai seguenti numeri:
0521.233566-334.6233016.
Prevenzione del tumore al seno
ILLUSTRATORI PER “NASTRO ROSA”
Nell’ambito della Campagna Nastro Rosa per
la prevenzione del tumore alla mammella, La
Lilt ha organizzato, grazie alla collaborazione
con l’Associazione Tapirulan, una mostra che
vede protagonista la donna, vista e interpretata da alcuni tra i più importanti illustratori a livello nazionale e non solo. Espongono Altan,
Pablo Amargo, Elena e Anna Balbusso, Giuseppe Braghiroli, Francesco Chiacchio, Beppe
Giacobbe, Valeria Petrone, Alberto Ruggieri,
Guido Scarabottolo, Shout, Antonello Silverini, Olimpia Zagnoli. La mostra sarà allestita
nella Sala delle colonne / Cinema Edison (Parma, largo 8 Marzo), e aperta fino al 31 ottobre.
11 OTTOBRE 2013
Appuntamenti a Felino e a Parma
20
11 OTTOBRE 2013
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