Il saluto e l’augurio a chi inizia un ministero in altre sedi: Panocchia, Monchio, Sorbolo e Traversetolo. 15 8 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA euro 1,65 anno XCIV EDIZIONE ONLINE 30034 Le religioni e la violenza: echi della tavola rotonda organizzata dal Forum interreligioso alle Missioni estere. DIOCESI DI PARMA 34 11 OT T OB R E 20 13 Noi, voi, loro ono sempre i pronomi che fanno la differenza. E che esprimono una direzione della storia o il suo contrario. Noi, voi, loro: non è la stessa cosa, quando si parla delle persone, avvolgerle nell’abbraccio del noi, o quasi puntare il dito accusatorio: voi, o sentirli lontani, estranei alla nostra comunità: loro. O ancora dire: mi riguarda, mi appartiene, dove è il pronome che dà senso al verbo e non il contrario. E se la grammatica ci insegna quando e come usare i pronomi e qual’è la concordanza da rispettare, è lo sguardo che noi abbiamo sulla gente, sulle cose, sui fatti che accadono, che ci fa compiere la scelta: noi, voi, loro... Noi, gli italiani; noi i pramzàn dal sas...; noi... ; voi, gli stranieri, gli immigrati; loro, le vittime, i poveri, gli altri. Noi viviamo, voi sopravvivete, loro ...: la coniugazione del verbo sembra incepparsi o scivolare via, quasi dissolvendosi. Noi stiamo bene, voi …, loro si arrangino... Noi, voi, loro: divisione categoriale che spesso ci fa perdere di vista la realtà. Come se la stessa cosa accaduta a noi avesse un peso diverso se invece capita a “loro”. Espressione, forse, di quell’essere e vivere da custodi o, piuttosto, di rifiutare la responsabilità della consegna. Così il giro dei pronomi si associa a delle azioni o, meglio, ad un’azione. Potrebbe essere questa una griglia che ci aiuta a leggere quello che accade vicino e lontano a noi, e ci porta poi a fare delle scelte. Decidendo di inglobare tutti nel noi o di fare tanti distinguo e quindi di giustificarci nel rimanere passivi e immobili. Lasciando che loro, gli altri, siano quotidianamente a rischio della vita, perchè vittime di conflitti dimenticati, di interessi particolari che prendono il sopravvento, di diritti non rispettati. Ben venga allora l’inquietudine che ci sentiamo dentro in questi giorni, così come quel sentimento di “vergogna” citato da papa Francesco e richiamato anche dal nostro vescovo. A condizione, però, che non svaniscano come i titoli di coda di un film o non vengano seppelliti da altri fatti che emotivamente ci coinvolgono di più, ma ci brucino dentro, perchè sentiamo “nostra” la sorte di ogni persona. Nostra e non soltanto loro. E ci provochino a cambiare qualcosa, a partire da noi e dalle relazioni di casa nostra. Sapendo che non è solo una questione di pronomi. Maria Cecilia Scaffardi S AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 P i e tr e v i ve I L T U O S E T T I M A N A LE O GN I V EN ER DÌ IN PARROCCHIA E O N L I NE www.diocesi.parma.it/vitanuova Questo il mandato ai giovani conciliari che lo scorso 4 ottobre hanno rinnovato il loro impegno di camminare dietro a Gesù. La preghiera per Lampedusa. 7 9 771825 290006 inserto di 4 pagine Comunità ISSN 1825-2907 MADONNA della STECCATA 4 ottobre LAMPEDUSA • Ora che l’Europa ha visto l’orrore non può tirarsi indietro “L’ voci Europa sta con la gente di Lampedusa”, e “non può girarsi dall’altra parte”: si è conclusa così la visita odierna a Lampedusa del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta. Ad attenderli, decine di persone con cartelli e contestazioni. Fuori programma, sono entrati anche nel Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola, dove vivono oltre 800 profughi su una capienza di 250. I più alti responsabili europei ed italiani hanno omaggiato le 280 bare dei profughi morti nel naufragio del 3 ottobre, mentre le altre salme recuperate oggi fanno salire il numero a 298 vittime. Per il commissario europeo Cecilia Malmstrom vedere le bare è stato “un dolore immenso”, “non degno dell’Europa”. Letta ha rivolto parole di “scuse per le inadempienze del nostro Paese, rispetto ad una tragedia come questa” e ha annunciato i funerali di Stato, la discussione della legge Bossi-Fini, l’istituzione di un apposito Fondo con la dotazione finanziaria di 190 milioni per il 2012 e l’incremento di 20 milioni del fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Oggi il Papa ha espresso di nuovo vicinanza “nel- hanno raccontato perché sono venuti, come si vive dall’altra parte del mare. Gli eritrei hanno chiesto di essere aiutati nel rimpatrio delle salme”. Unhcr, Save the children e Croce rossa (le tre organizzazioni che a Lampedusa operano nel progetto “Praesidium”, finanziato da Commissione europea e Ministero dell’interno) hanno invece “chiesto il potenziamento di Frontex per i salvataggi in mare - prosegue -, mentre la Comunità di S.Egidio ha ricordato la sua proposta d’istituire un Centro europeo di accoglienza sul territorio siciliano”. “Decisioni concrete e di alto respiro” la preghiera e nel dolore” ai vescovi della Chiesa di tradizione alessandrina di Etiopia ed Eritrea, per “i tanti figli della loro terra che hanno perso la vita nella tragedia di Lampedusa”. Abbiamo raccolto alcune voci sull’isola. Una tenda-ludoteca per i bambini Una tenda-ludoteca davanti alla parrocchia di Lampedusa per far giocare i bambini e decongestionare così il centro di accoglienza di Contrada Imbriacola. È l’iniziativa congiunta Caritas-Save the children che partirà nel fine settimana, come annunciato al Sir da Valerio Landri, direttore di Caritas Agrigento. Durante l’incontro con le organizzazioni umanitarie, riferisce Landri, “alcuni eritrei e siriani Per il direttore di Caritas Agrigento la visita di Barroso “è stata fondamentale: almeno si è reso conto delle condizioni in cui si trova il Centro”. La comunità lampedusana, invece, “mi è sembrata un po’ perplessa, perché di visite politiche ne ha avute molte. Qui l’atmosfera è di lutto diffuso, soprattutto dopo aver visto le bare nell’hangar”. Landri precisa che le proteste della popolazione “sono state molto pacifiche”: c’erano cartelloni con fotografie e scritte tipo ‘Se è vero che non volete i morti in mare mettete una nave Libia-Roma’ oppure inviti ad aprire corridoi umanitari e trovare una soluzione. “Speriamo si prendano delle decisioni concrete e di ampio respiro - auspica -, senza mettere toppe momentanee che non risolvono il problema, rischiando di trovarci di nuovo di fronte ad una tragedia. Di proclami e provvedimenti ne sono stati fatti tanti, ma non ci si rende conto che la gente continua ad arrivare, rischiando di morire in mare, perché è disperata”. “Chiediamo di fare in modo che l’attenzione su Lampedusa non scemi - affer- ma il direttore di Caritas Agrigento - altrimenti rischiamo di restare in attesa della prossima catastrofe per ritornare poi alla passerella mediatica”. L’auspicio finale è “che i propositi nati dopo questa tragedia vengano finalmente realizzati e l’Italia possa avere un sistema di accoglienza rispettoso della dignità dell’uomo. Ci auguriamo che Lampedusa possa tornare ad essere un centro di primo soccorso con una permanenza di 48/72 ore. Strutturando poi un sistema di accoglienza diffusa sul territorio per garantire i diritti umani e i percorsi di integrazione”. Le famiglie disposte ad accogliere Le famiglie di Lampedusa, su invito del sindaco Giusi Nicolini, si sono rese disponibili ad accogliere in casa i profughi, soprattutto donne e bambini, attualmente nel sovraffollato Centro di Contrada Imbriacola. Lo dice al Sir Damiano Sferlazza, vicesindaco di Lampedusa. “Abbiamo inviato ieri una lettera a tutti i lampedusani - conferma - e già stamattina sono arrivate tantissime persone a chiedere informazioni e a offrire la propria disponibilità per un pranzo, un servizio doccia o un posto letto per la notte. Vogliamo dare, in coordinamento con la parrocchia, un’accoglienza dignitosa allo straniero che vive accanto a noi, in una situazione di grande difficoltà. Non vogliamo dimostrare nulla, solo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. A noi non costa nulla, per i profughi fa una grande differenza. Il sindaco l’ha ritenuto un atto doveroso”. Patrizia Caiffa cartolina illustrata 2 BETANIA A ROMA • FOTO DEL GRUPPO DI GIOVANI, VOLONTARI ED OPERATORI DELLA COMUNITA BETANIA CHE IN OCCASIONE DEL TRENTENNALE SI SONO RECATI A ROMA ALL’UDIENZA GENERALE DI PAPA FRANCESCO DI MERCOLEDÌ 11 SETTTEMBRE 2013. PER COMUNICARE CON VITA NUOVA 11 OTTOBRE 2013 Attenzione! è cambiato il numero di fax della redazione: il nuovo numero è 0521.230629 Restano invariati gli altri contatti: telefono 0521.230451 [email protected] [email protected] [email protected] DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi • [email protected] Vice direttore: don Luciano Genovesi In redazione: Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Stefano Montagna (copertina), Erick Ceresini, Anna rapacchi, Maria Cecilia Scaffardi. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Rettorìa della basilica S. Maria della Steccata, Aluisi Tosolini, Ufficio Famiglia, Ufficio Liturgico, Ufficio Missionario. Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado) Telefono 0521.230451 - Fax 0521.230629 - Skype: vitanuova-parma E-mail: [email protected] - [email protected] Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Cell. 338.4074037 Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti, via Bodrio 14 - Porporano (Parma) - Cod Fisc. 80001410341 - P. Iva 00447730342 Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562. Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 9 ottobre, alle 19.30. Tiratura: 2.385 copie. Diosalva Luca 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». IlSignoreharivelatoaipopolilasuagiustizia Q TUTTA LA TERRA • Dio non interviene per i nostri meriti, ma perché è fedele. In Gesù giunge a noi l’amore del Padre e sperimentiamo la sua salvezza, che è per tutti. 2o Libro dei Re 5,14-17 In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra]. Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore». Salmo 97 Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia. Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio. Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate, cantate inni! 2a Lettera a Timoteo 2,8-13 Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. …nel viaggiare a Gerusalemme… passava… per la Samaria e la Galilea… E’ il sapere dove porta il sentiero che dà senso al mio camminare. Per andare a Gerusalemme non si dovrebbe passare dalla Samaria alla Galilea, ma il contrario . Perché questo: errore di un copista o intenzione teologica di Luca? La Samaria è il luogo dell’infedeltà, della lontananza: bisogna attraversarla per poter giungere a Gerusalemme. …dieci lebbrosi uomini … Le nostre bibbie non riportano “uomini”; sono lebbrosi, è vero, ma sono uomini! “Dieci” è il numero di adulti richiesti per formare un’assemblea sinagogale; indica l’insieme del lavoro e del cammino dell’uomo (dieci dita); è l’immagine di tutta l’umanità. Questi uomini sono morti oltre che nel fisico, anche nei loro rapporti civili e religiosi. … Gesù (= Dio salva). Nel Vangelo di Luca, sono i lebbrosi quelli che per primi chiamano “Gesù” il rabbi di Nazareth; dopo di loro, il cieco e il malfattore sulla croce. Chiamare per nome significa avere un rapporto amichevole: la coscienza della nostra lebbra è il nostro titolo di diritto ad essere amici del Dio di Gesù Cristo. … Signore… La parola usata da Luca “epistàta” non vuol dire Signore, ma “colui che sta in alto”: è azzardato tradurre: “Gesù che stai sulla croce”? I lebbrosi stanno a distanza di fronte a colui che sta in alto: e colui che sta in alto elimina la distanza. …Uno solo… vedendosi guarito… facendo eucaristia a lui… era samaritano… La salvezza è già avvenuta per tutti e dieci; all’uomo non rimane che fare eucaristia. E quell’“uno” che fa eucaristia prende coscienza che tutti, anche gli altri “nove” sono guariti, quindi tutti sono amati da Dio; come dire: nessuno più osi chiamare “immondo” ciò che Dio ha purificato (At 10.4ss). … I dieci… i nove, dove sono….? Gli altri nove sono andati a Gerusalemme a farsi vedere dai sacerdoti, per adempiere una legge: ma non hanno incontrato chi li ha guariti e quindi non fanno eucaristia. Uno solo ritorna da colui che lo ha guarito per rendere grazie. All’unico credente si chiede conto degli altri nove. Sono forse responsabile di mio fratello? Chi ha fatto eucaristia non può che rispondere :«Si». …Sorgi, viaggia… (alzati e va’: così traduce la CEI): L’ Eucaristia fa uomini nuovi, associati al cammino del Signore, testimoni della resurrezione fino agli estremi confini della terra. don Nando Bonati IAOMAI Luca sembra voler attirare l’attenzione del lettore curando in modo sorprendente la scelta dei verbi. “Katsarizo”: «Mentre andavano, furono sanati»; dovremmo tradurre così: furono dichiarati puri. Questo avviene in riferimento ai sacerdoti ai quali dovevano – secondo la legge – mostrarsi e dai quali dovevano essere dichiarati guariti. Come dire: la religione (=i sacerdoti) ha il potere di dire se sei puro o impuro, se sei accetto a Dio o ne sei separato. I sacerdoti, a cui si sono mostrati, li hanno dichiarati purificati. “Iaomai”: «Vedendosi guarito». Qui usa il verbo “Iaomai”, che significa guarire; è il verbo che Luca usa per quello che ritorna a ringraziare Gesù. “Sozo”: «La tua fede ti ha “salvato”». Qui Luca usa il verbo “Sozo”, che significa salvare, mettere in salvo. E’ il verbo (con il sostantivo che ne deriva, salvatore, salvezza) molto caro a Luca (e non solo); lo utilizza per parlare di una salvezza operata da Dio. Il segno che sono veramente guarito è il mio desiderio di ringraziare. Eucarestia: raduno di salvati!!! uando si manifesta, la giustizia di YHWH (tsedaqah, Sal 97,2) non è mai sola: la accompagnano salvezza, fedeltà e amore (yeshucah, ’emunah, chesed, 1-3)! Egli infatti è giusto perché rimane fedele all’impegno preso in favore del suo popolo (3b), non dimentica mai la sua inclinazione ad amare e a salvare (3a), interviene facendo meraviglie (1b), con il suo braccio potente libera Israele (1cd). E Israele esplode in un canto di gioia: - Siamo liberi! Il Braccio santo del nostro Dio mette ordine nel cosmo e nella storia: ci ha fatto ritornare! -. L’assemblea, cantando, ricorda le innumerevoli meraviglie del suo amore: la sua vittoria sul caos (cf. 7-8) e le sue storiche vittorie a favore d’Israele (1-3), e impara così che YHWH non interviene per i nostri meriti, ma perché è fedele. Fedeltà visibile a tutti i popoli: Egli è giusto e vuole salvare tutti! Tutte le genti riconoscono che YHWH compie ciò che ha promesso, e sono invitate ad acclamarlo Signore dell’universo (2.4.6). Infatti Egli si è scelto un popolo perché, per l’azione di salvezza della sua Destra, tutti i popoli possano conoscerlo, tutte le genti gridino e cantino di gioia! In Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, giunge a noi l’amore del Padre, conosciamo la sua fedeltà, sperimentiamo la sua salvezza: è Lui stesso la salvezza (Yeshucah)! Per la sua morte e risurrezione, la giustizia di YHWH si manifesta e giunge ai confini della terra (3d), e ogni creatura è invitata a gridare di gioia: uomini e donne, cantando un canto nuovo (1), esultano con tutto il cosmo (6-7) perché YHWH è fedele e, dalla Pasqua di Cristo, inizia la vittoria del suo amore sulla morte, per sempre, per tutti! Tutti vediamo, e conosciamo, e cantiamo di gioia! Parola XXVIII DOMENICA Tempo ordinario - C 3 Liliana Castagneti 1. Il testo di Luca riferisce che la salvezza è stata già donata a tutti: tutti si trovano lungo la stessa strada che è percorsa anche da Dio nella persona del Figlio. Per ora, uno solo incontra il Signore, cioè ha il dono di questa coscienza; tutti però stanno camminando lungo la stessa strada. Chi è questo uno? Chi rappresenta? Faccio parte di questo “uno” o sono ancora nei “nove”? Cosa significa che il compito dell’“uno” è quello di rendere grazie? 2. La salvezza, dunque, non è soltanto o semplicemente guarire dalla lebbra; la salvezza è incontrare chi ci ha guarito. E’ il rapporto con Gesù (=Dio salva) che salva: i suoi doni sono semplici strumenti per entrare in relazione con lui: perché è lui che conta. La preghiera, la Parola, la Messa…sono mezzi, “strumenti”; non sono fine a se stessi: in paradiso non si andrà più la Messa, non ci saranno più gruppi di ascolto… Perché Dio sarà con i suoi e noi saremo resi capaci di “vederlo”. 3. Ancora nove su dieci vivono come se Dio non avesse fatto niente per loro. E’ esagerato vedere qui la chiave di lettura di mille situazioni che attraversano le nostre vite a alle quali tentiamo di dare motivazioni senza trovarne una soddisfacente? Come può cambiare il nostro atteggiamento di fronte a coloro che percorrono altre strade, seguono altre etiche, hanno altri obiettivi nelle proprie vite? 4. Abbiamo bisogno di molti «medici» e ciascuno fa quel che può, ma uno solo è colui che ci “salva”, cioè che ci strappa dalla morte, dal nonsenso, dal fallimento. E’ Gesù, il cui nome significa, appunto, Dio salva. Gesù è quanto abbiamo di più caro, di più prezioso: è il vero dono di Dio. La comunità che prende nome da Gesù Cristo è il luogo della manifestazione visibile di quanto Dio ha operato e opera nelle vite degli uomini attraverso la Persona di Gesù di Nazareth; una Presenza resa sempre viva, vitale, operante per il dono dello Spirito. Nella quotidiana contemplazione di questi eventi (vedi Maria dopo l’An-nunciazione) io sono ricondotto oggi a Gesù, l’unico mio Sal- vatore (non guaritore!!!): e guidato dallo Spirito faccio Eucaristia nel Giorno Ottavo con coloro che scoprono di essere guariti e non semplicemente purificati. 5. Termina così Luca: Essendoti alzato va’: la fede di te ha salvato te… Sono le ultime parole di Gesù. Chi ha purificato-guarito-salvato il lebbroso? Chiaro, è l’incontro, la Persona di Gesù. Perché Luca sottolinea che è la tua fede?! Vuol dire che la “guarigione” è di tutti, la “salvezza” (vedi sopra) è la coscienza di questo dono grande? Coscienza che purtroppo non tutti hanno perché non tutti hanno questo dono!? Continuerò a meditare fino a domenica e dopo ancora… N. B. 11 OTTOBRE 2013 Parole e giorni 4 11 OTTOBRE 2013 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 2 ALL’ 8 OTTOBRE METALLARO ERRANTE • Atterrato e picchiato da alcuni ragazzini minorenni (che riprendevano col telefonino) l’uomo che gira in pantaloni corti (ad ogni stagione) e con lo stereo a tutto volume per le strade di Parma e diventato una icona della città. Sdegno unanime e tam tam sui social network per portare solidarietà e ricomprargli lo stereo, rotto nella caduta. PER UN POSTO • In 1600 da tutta Italia tentano il concorso per un solo posto da infermiere all’Ausl di Parma. CICLISTI • 90enne investito da uno scooter sul Lungoparma. Grave. A Torrile colpita una donna da un’auto pirata. COLPO FALLITO • Assaltano un caseificio a Torrile con la fiamma ossidrica. La porta resiste ma restano i danni. FACEVA FINTA • Rapina al ristorante, ma era una messa in scena per truffare l’assicurazione e il socio del titolare. A PICCONATE • Vandali all’Agenzia delle Entrate e ad alcuni uffici comunali. In frantumi i vetri delle porte di ingresso. TERMOSIFONI • Polemiche per il mancato permesso di accendere. Alla fine il via dal 10 invece che dal 15 ottobre. GIRO D’ITALIA • Due tappe parmensi nella corsa 2014. Arrivo a Salsomaggiore e ripartenza da Collecchio. VILLETTA • Vergognoso furto nell’ottagono monumentale. Rubati quintali di rame da tombe e cappelle di famiglia. TARES • Approvate le nuove norme per la tassa sui rifiuti. Aumenti dal 7 al 14 per cento, ma nulla andrà al Comune. GRIFFE • Colpo nella notte al verdi Promesse di Langhirano. Rubati abiti per un valore di oltre 30mila euro. Gli stranieri in provincia sono più di 60mila Tutti i numeri, e le criticità, dell’accoglienza grazione al femminile: dal 2009, la componente delle donne risulta essere in maggioranza. Con una duplice conseguenza: donne che, per lo più, sono inserite nel contesto di cura delle nostre famiglie, con ripercussioni negative nella propria famiglia di origine: genitori anziani o figli abbandonati a se stessi, con effetti devastanti. Situazioni che ridisegnano anche il welfare, impegnato ad affrontare - i tempi non troppo lontani, ad esempio - i ricongiungimenti familiari. Immigrazione che troppo spesso fa rima con emergenza, forse meno con accoglienza: «Ci si ricorda che ci sono criticità da gestire solo quando le cronache nere ci fanno tornare alla mente questa realtà». Così tra un mea culpa e un ulteriore moto di consapevolezza, sono stati presentati anche alcuni numeri. Al 1° gennaio 2013 contiamo 60.550 residenti stranieri, con una crescita rispetto all’anno scorso di 2.317 unità (+ 4,0%), l’aumento più basso di sempre confermando un trend registrato anche a livello nazionale e regionale. Su tale fattore è possibile che abbia inciso anche la crisi economica che, avendo colpito numerosi segmenti dell’attività produttiva del nostro territorio, potrebbe aver rallentato il movimento in ingresso e determinato il ritorno in patria di un certo numero di persone Comunque sia, i cittadini stranieri costituiscono il 13,5% della popolazione parmense complessiva all’1.1.2013, posizionando la provincia di Parma tra i livelli più elevati in Italia e in Emilia-Romagna. La popolazione straniera è aumentata nell’ultimo anno in 29 comuni sui 47 della nostra provincia. I comuni di Calestano, Langhirano, Colorno e Fornovo si confermano quelli in cui la percentuale di stranieri rispetto alla popolazione totale è più alta, maggiore o uguale al 17,7% . Continua la crescita della presenza femminile, che ha ormai raggiunto il 51,7% (nel 1999 le donne rappresentavano solo il 42,5% del totale della popolazione straniera). Per quanto riguarda le citta- Occupati e disoccupati tra il 2012 e il 2013 Nuovi nati italiani e stranieri dal 2003 al 2013 dinanze più numerose, al primo posto, per il terzo anno consecutivo, troviamo i Moldavi, mentre al secondo i Rumeni, che hanno sottratto tale posizione agli Albanesi, che si collocano, così, al terzo posto; queste tre cittadinanze da sole rappresentano il 35,3% di tutta la popolazione straniera. Da segnalare la crescita del numero di nati (vale a dire residenti di età 0) stranieri (+ 9%) dopo il calo del 10% che aveva caratterizzato lo scorso anno. La percentuale dei nati stranieri sul totale è ben oltre il 20% all’interno di tutti e quattro i distretti; in provincia di Parma oltre 30 nati su 100 sono figli di almeno un genitore straniero e circa 24 su 100 hanno entrambi i genitori di nazionalità non italiana. A proposito di genitori e coppie, dai dati 2010 (ultimi disponibili) della Regione Emilia-Romagna, emerge che, in provincia di Parma, più di 2 matrimoni su 10 sono composti da almeno uno dei due coniugi di cittadinanza straniera. Solo alcuni numeri estrapolati dal Rapporto che, come è stato detto, non è solo uno strumento di conoscenza del territorio ma anche di integrazione. M. C. S. 5 Stranieri residenti in provincia dal 1998 al 2013 11 OTTOBRE 2013 L a presentazione del Rapporto proviciale 2012 sull’immigrazione è avvenuto mentre gli echi e gli interrogativi di quanto è avvenuto a Lampedusa ci abitano ancora gli occhi e soprattutto il cuore. Echi che si sono intrecciati con alcuni termini: “responsbailità” e “frontiere”, pronunciati dall’assessora Marcella Saccani, che ha aperto l’incontro. Termini ripresi poi da Michele Rossi, che ha dato voce ad elementi raccolti dallo sportello del Ciac, una delle antenne più sensibili. Proprio lui ha individuato «un lungo filo rosso dalle carcasse di Lampedusa ad altri approdi, quali ad esempio, il porto di Ancona, Trieste...», mostrando l’esistenza di «frontiere anche interne e capaci di altrettanti respingimenti» e testimoniando, dati alla mano, che spesso la violenza subita da chi cerca asilo politico (che è un diritto costituzionale) non riguarda solo i Paesi di provenienza o i Paesi in cui transitano, ma anche il nostro stesso Paese. Un altro elemento sottolineato: la stabilizzazione del fenomeno migratorio che, in quanto tale, produce mutamenti sia a livello sociale che culturale, perchè sempre più radicato nel territorio. Immi- mappe RAPPORTO Presentato in Provincia il documento che fotografa la situazione nel nostro territorio. IMMIGRAZIONE Le donne hanno superato gli uomini e 24 bambini su 100 hanno genitori stranieri IN RUSSIA IL BINOMIO CIBO-CULTURA I DATI DI CONFARTIGIANATO - ISTAT DAI CITTADINI SÌ ALLA FUSIONE DEGLI ENTI A Mosca per promuovere Parma L’export ancora col segno più Nasce il comune “Sissa Trecasali” Parma e la Russia sempre più vicine. Nell’ambito dell’anno incrociato 2013 e 2014 tra Italia e Russia, Parma si è dimostrata più veloce di altre realtà storico-culturali italiane, arrivando ad essere la prima delegazione ospite dell’ambasciata di Mosca. Il Sindaco Federico Pizzarotti e l’assessore al Turismo e al Commercio Cristiano Casa, assieme alla rappresentante dell’Acadaemia Barilla Ilaria Rossi, al Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini e dei colli di Parma Maurizio Dodi, hanno dato ampia visione di quanto l’arte, la cultura, la storia e l’enogastronomia della città possano essere carte vincenti per aumentare la quota di visitatori russi, e di quanto possa essere proficuo per entrambe le realtà un nuovo mercato produttivo di import ed export italo-russo. Un matrimonio che s’ha da fare. L’unione dei comuni di Sissa e Trecasali è stata infatti approvata, a stragrande maggioranza, dai cittadini dei due comuni interessati. Il referendum consultivo della scorsa domenica, infatti, ha dato esito positivo con i Sì che sono stati oltre il 90 per cento. Unico neo la bassa affluenza, ferma a poco più del 38%. A Sissa i favorevoli sono stati oltre il 93 per cento; percentuale un po’ più bassa a Trecasali (85 per cento) ma pur sempre schiacciante e “bulgara”. Gli elettori si sono anche espressi sul nome del nuovo ente e la maggioranza (circa il 50%) si è espressa per la dicitura “Sissa Trecasali”. Solo le briciole alle altre quattro proposte tra le quali la neutra “Terre del basso Taro”. Ora l’iter previsot dalla legge regionale prevede lo scioglimento dei due consigli e delle due giunte il 31 dicembre, il commissariamento e poi, nella primavera del 2014, le lezioni per sindaco e consiglio del nuovo Comune, che avrà sede istituzionale a Sissa e quella operativa a Trecasali. «L’export si conferma l’ancora di salvezza per le imprese italiane», così Marco Granelli, Presidente di Confartigianato Emilia Romagna, commenta quanto emerso da una analisi effettuata dal Centro Studi di Confartigianato su dati Istat, in merito all’andamento economico nel primo semestre 2013: il Pil è calato dello 0,3%, con la domanda nazionale che ha tolto 0,3 punti percentuali alla crescita mentre l’apporto della domanda estera netta (esportazioni meno importazioni) è stato positivo a +0,4%. Prendendo a riferimento le prime venti province per esportazioni manifatturiere dopo Firenze, Roma e Torino, troviamo Modena al 7° posto – con un aumento del 4,3%, e Parma - con una quota dell’1,6%, al 19° posto. «Pur continuando a confidare sulla ripresa - conclude – riteniamo indispensabile uno sforzo maggiore da parte delle Istituzioni per aiutare le imprese ad essere presenti sui mercati internazionali» BelardinellihapresentatoilRapportocuratodalComitatoperilprogettoculturaledellaConferenzaepiscopaleitaliana mappe Lavoro: contro la crisi recuperare il senso antropologico, curare la qualità, avere fiducia e stabilità per investire 6 E mergenza educativa, crisi demografica, lavoro: i temi oggetto di indagine dei tre Rapporti curati dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale italiana indicano – come ha evidenziato il Vescovo nel saluto iniziale lunedì sera che «gli artigli sono sulla preda» e che «si è entrati nella carne viva del nostro Paese». Tre temi, una ispirazione comune e una convinzione che li anima, così Berladinelli ..... «L’emergenza principale dell’Italia è riconducibile ad un deficit antropologico. Il problema che sta al di sotto di tutto è un problema culturale e antropologico». E se, per quanto riguarda il lavoro, l’Italia deve fare i conti (la fotografia è sempre di Belardinelli) con un tasso alto RIFIUTI ZERO di disoccupazione, con i due milioni di “net”, che vivono alla giornata, con la maggior fatica delle donne, con la sconnessione tra i tempi del lavoro e i tempi della famiglia, «c’è un problema di cui si parla meno: la progressiva perdita del senso del lavoro». Necessario un cambio di prospettiva: «non pensare al lavoro solo in un’ottica produttivistica e materiale, ma guardarlo come uno dei luoghi privilegiati in cui gli uomini costruiscono se stessi». Nel ribadire che «La crisi del mondo del lavoro è una crisi di tipo culturale», Belardinelli sostiene pertanto che «le difficoltà che viviamo non giustificano il rinsecchimento culturale di cui siamo vittime». Soffermandosi su alcuni particolari della fotografia scattata, Belardinelli dopo aver citato il problema demografico («I figli tengono desta in una società l’idea del futuro»), ha sottolineato il capitolo delle donne, «capitolo CONTRIBUTI • Don Andrea Volta, Paolo Scarpa, Sergio Belardinelli, Daniela Incerti, Giovanni Borri. di cui dobbiamo farci carico». Sfatando luoghi comuni, favorendo il desiderio delle donne, che è quello «di mettere al mondo due figli» e soprattutto «non lasciando sole le donne». I dati parlano chiaro: «solo il 40% delle donne italiane rientra nel mondo del lavoro dopo aver messo al mondo un figlio». Con uscite invece non scelte ma subite. «Materia, questa, che riguarda non solo gli imprenditori, ma anche la politica, i sindacati...». Così come indiscussa la constatazione che «quanto poco pensando al lavoro, ci siamo preoccupati della famiglia». Ultimo scatto fotografico, quello della cultura del lavoro ben fatto. In cui oggi investiamo poco, anche se in passato ne siamo stati promotori. Il moderatore della serata, Paolo Scarpa ha quindi dato la parola agli altri intervenuti per delineare il ruolo specifico dei vari soggetto. Secondo Daniela Incerti, sindacalista, il problema è come affrontare una situazione drammatica, in un momento «in cui la gente non è in condizione di scegliere e sono aumentate le disuguaglianze». E se è vero che «il sistema Italia non funziona perchè non è un sistema», è altrettanto vero che «dobbiamo uscire da questa situazione perchè abbiamo le risorse per farlo». Le parole chiavi, secondo Giovanni Borri, presidente industriali, sono «fiducia e speranza», condizioni per poter investire e fare qualcosa, ma anche «stabilità», per consentire una ripresa, che non avrà la stessa velocità di prima. Parmareincontral’espertoJackMacy.Eccoilpianoperrendereinutilel’impianto RIFIUTI ZERO • Dopo il film “Trashed”, il dibattito. Da sinistra, l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli, Raphael Rossi (pres. Iren Emilia), Jack Macy (responsabile progetto Rifiuti Zero di San Francisco). Come ti faccio morire di fame l’inceneritore Differenziataall’80%ebidonenerotenuto“astecchetto”.Sipuòfare 11 OTTOBRE 2013 “L’ uomo intelligente risolve problemi. L’uomo saggio li evita” (o li previene). In tempo di assegnazione dei Nobel, citiamo un vincitore, Einstein. Le materie che la natura offriva non soddisfacevano l’umanità. I chimici (certamente intelligenti, saggi non sempre) con la chimica di sintesi vennero in soccorso. Migliaia di nuove molecole videro così la luce, ma la natura non le conosceva, e in natura restarono più o meno in eterno. E’ la storia della produzione industriale e di rifiuti negli ultimi 150 anni. Dalle trivellazioni in cerca di petrolio (futura plastica) agli scavi per le discariche, alla costruzione di inceneritori, il passo è breve. Sapendo questo, accomodiamoci in poltrona e gustiamoci “Trashed”, scomodo docu- film in cui Jeremy Irons fa da cicerone tra i siti di stoccaggio rifiuti più inquinati e inquinanti. Il più grande è l’oceano. Seconda edizione di “San Francesco con San Francisco”, la due giorni organizzata da Gestione corretta rifiuti, patrocinata dal Comune con l’adesione di Zero Waste Europe. All’indomani del giorno del santo banalmente noto per l’amore verso il Creato, cittadini di Parma e di altre province erano al cinema Astra per ascoltare e domandare, pensando globale e agendo locale: l’inceneritore di Ugozzolo è acceso. Cosa possiamo fare, noi e l’amministrazione, per “farlo morire di fame”? Da San Francisco, a dare spunti e spinte al dibattito, è tornato Jack Macy, responsabile del piano Rifiuti Zero. L’impressione è che a Raphael Rossi (presidente Iren Emilia), Gabriele Folli (assessore comunale all’Ambiente) e ai parmigiani più ambientalisti non abbia più molto da suggerire, se non accorgimenti tecnico-logistici (tempi, luoghi e modi per il ritiro dei bidoni; combinazione di impianti a digestione anaerobica e compostaggio, per trarre il massimo dal rifiuto organico); strategie comunicative (l’approccio con i cittadini di diversa lingua e cultura, coi lavoratori e i loro manager) e economiche (come vendere bene i materiali recuperati). Per sua stessa ammissione, col massimo impegno sul percorso già intrapreso, Parma potrebbe fare meglio dei californiani. Riassumiamo gli obiettivi: il porta a porta su tutta la città (fatto); la differenziata verso quota 80% in 2-3 anni; la tariffazione puntuale (da metà 2014?) in base al volume di rifiuto indifferenziato e al numero di “uscite” del bidone nero (etichettato, intelligente, dotato di chip); la realizzazione di un impianto di compostaggio e riciclaggio vicino a noi (attualmente inviamo camion di materiali a Carpi). Chiaro l’invito ad entrare nel circolo virtuoso: caro cittadino, meno rifiuti produci, meno sprechi, più differenzi, meno pagherai. Se sei un insensibile, pagherai di più. Per andare a regime — anche psicologicamente, dopo l’assestamento delle tariffe (fissa e variabile) — ci vorrà tempo. Rossi illustra: «dove c’è tariffazione puntuale si producono meno rifiuti. I cittadini l’hanno capito: pagano per acquistare un prodotto, pagano per buttarlo». Anche in realtà difficili, comunicando bene, si può raggiungere l’eccellenza: «po- Non sono permessi tifoserie o scontri, ha però ammonito Borri. «Rimettere l’uomo al centro», ha richiamato don Andrea Volta, responsabile della pastorale del lavoro_ «la concertazione deve essere sulla persona». E a partire dalla persona, ripensare i ritmi del lavoro e della festa, gli stili di vita, l’età del pensionamento, la collocazione degli esodati, dei giovani.. Centralità non scontata, che rimanda alla consegna del principio: l’essere “concreatore”. Auspicio ripreso anche nella conclusioni, dove sono risuonate altre parole: alleanza e catarsi culturale. «la sola merce concorrenziale dell’Occidente – ha citato Belardinelli – è la dignità della persona». Non lasciamocela sfuggire pensando a guadagni più alti... E, alla fine, anche uno sguardo di ottimismo: «nei momenti cruciali si muovono le forze migliori». M. C. S. chi ci credevano, ma persino a Scampia siamo arrivati al 75% di differenziata». A Parma tramonta il bidone giallo multimateriale. Ne arriverà uno per plastica e barattolame, uno per il vetro. La differenziata diventa così a 5 canali (San Francisco si ferma a tre). Due ritiri a settimana per l’organico. Uno a settimana per il resto. «Ma se si fa bene la differenziata, uno a settimana per il residuo è tanto. In Veneto i migliori arrivano a un ritiro in 6 settimane». “Bonus” di 8 ritiri annui per chi ha il contenitore grande; 20 ritiri per chi ha il cestello. Ol- tre la soglia scatteranno gli extra, via via più cari. Dunque “tienilo a stecchetto”, il bidone nero: lo raccomanda lo slogan della campagna pubblicitaria Iren. La differenziata «deve essere facile — riassume Macy —, dare un beneficio economico, diventare abitudine e quindi parte della cultura». All’industria il dovere di convertire le produzioni, da lineari — che spingono all’usa e getta — a circolari, dove ogni prodotto sia riusabile, riciclabile, compostabile. A noi crederci. Erick Ceresini Dopo Assisi, dopo Rio, ritorno a Parma nel nome del Vangelo. Buona notizia che PIETRE VIVE tutti, e in particolare i giovani, devono far propria e voler trasmettere agli altri In cammino seguendo Francesco “P sere ancora più protagonisti della sua vita e, perché no, divenire missionari del Signore con scelte forti e coraggiose… È la richiesta che viene fatta a Francesco dal Signore e rilanciata anche dal Papa a Rio a tutti i giovani del mondo. Simbolicamente a Parma il cammino è iniziato con una breve processione silenziosa verso il Battistero. Dopo un canto e la lettura di un brano della Prima Lettera di San Pietro apostolo, è stato consegnata ai giovani una tessera di un puzzle, perché ognuno di noi è pietra viva della Chiesa, e solo con giovani volenterosi si può costruire una Chiesa ancora più bella. Dopo la preghiera, la veglia itinerante si è spostata in Cattedrale, dove un grande pannello ha accolto tutti i presenti: “Pietre vive della Chiesa di Parma”. Grazie all’incastro di diverse tessere di puzzle rappresentate dai giovani e l’ultima dal nostro Vescovo, è stata riprodotta su tela la facciata esterna della Cattedrale della nostra città. L’ascolto di una pagina del Vangelo di Giovanni, quindi l’intervento di monsignor Solmi, che si è soffermato in particolare su tre parole. “Vergogna”: la prima, parola usata da Papa Francesco per commentare la tragedia di Lampedusa e ripresa dal Vescovo, non solo per il dramma avvenuto. “Vergogna”: perché? di che cosa? Noi ci vergogniamo del Vangelo? Lo trasmetto a chi mi è vicino? Queste sono le domande rivolte ai giovani dal Vescovo: domande che bisogna porsi altrimenti questo sentimento resterebbe un’emozione sterile e sarebbe una “vergogna”ancora più grossa. Suscitare la fede è il compito dell’evangeliz- zazione, così il Papa ai giovani riuniti ad Assisi. San Francesco ha saputo far crescere la Fede e ha saputo rinnovare la Chiesa e la società. Anche noi non dobbiamo vergognarci di andare con coraggio a testimoniare la fede con la nostra vita. “Pietre Vive”, questa la seconda parola. Il Vescovo mostra a tutti i presenti un sasso e ci dice che questo, dopo che Dio Padre ha buttato per aria la pietra del sepolcro di Gesù di Nazraeth, può diventare Pietra Viva. Per costruire la Chiesa ci vogliono Pietre Vive, San Francesco stesso ce lo insegna: la Pietra da opaca prende volto. Il Vescovo ha quindi presentato alcuni “volti”: il volto del giovane seminarista Rolando Rivi, sottoposto al martirio per non aver accettato di sputare sul Crocifisso; il volto di Ilaria, fino al- l’anno scorso membro attivo del Concilio dei giovani e ora nel percorso del pre-noviziato; il volto di ciascuno dei presenti. Pietra viva vuol dire prendere sul serio la nostra vita dicendo di Sì a tutto quello che ci viene chiesto dal Signore. “Battistero” è la terza parola. Il luogo dove tutto ha inizio, scelto anche come logo del Concilio, dove la fede, donata nel Battesimo, si traduce in opere. “Credere ci impegna”, questo è quello che ci viene chiesto dal Vescovo. Ma cosa vuol dire per noi giovani? Essere presenti nelle Nuove Parrocchie, costruire la Chiesa da giovani, non guardando i nostri piedi, ma diventando missionari. Quindi giovani… non aspettiamo il domani… siamo Santi oggi. Raffaella e Michela 7 LA PREGHIERA PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA Unatragediaannunciata La sera di venerdì 4 ottobre, in Cattedrale, si sono intrecciati due percorsi: quello dei giovani, che hanno vissuto l’apertura del secondo anno del Concilio e quello di persone venute a sostare in preghiera silenziosa per le vittime di Lampedusa. Un appuntamento reso noto lo stesso giorno, con un comunicato della Curia che, in segno di lutto, ha fatto risuonare alle ore 21 alcuni rintocchi del bajon. Un silenzio, quello della Cattedrale, accompagnato da alcune note musicali e poi dalla lettura di alcuni testi, che hanno favorito la riflessione. E’ stato poi il Vescovo, all’interno della preghiera della sessione del Concilio dei giovani, a rompere questo silenzio, ripetendo la parola “Vergogna”. Parola già usata da papa Francesco per commentare quella che monsignor Solmi ha definito «una tragedia annunciatissima». «Siamo affranti — ha proseguito — ma è successo quello che era nelle previsioni». Ha poi riportato l’intervista ad un giovane lampedusano, che chiedeva: «non dateci il Nobel, non fate gli F 35, le armi. L’immigrazione è figlia della guerra». Il pensiero, in particolare, va al continente africano, dove si incrociano tanti interessi ed egoismi. Come a dire: al fondo del mare, dove ancora si trovano corpi di donne, uomini e bambini, ci sono anche delle responsabilità che vanno fatte emergere. ”Vergogna”: parola, anzi monito salutare se lo raccogliamo e ce ne facciamo carico. 11 OTTOBRE 2013 ietre vive della chiesa di Parma” questo è il monito lanciato da monsignor Enrico Solmi all’apertura del secondo anno del Concilio dei Giovani dal titolo: “Una Fede da vivere insieme”. Riparte dopo la lunga pausa estiva, e dopo l’esperienza della Gmg di Rio con Papa Francesco, il Concilio dei Giovani di Parma, in un luogo ricco di storia come la chiesa di San Francesco, aperta ai giovani solo per questa occasione; chiesa edificata nel XIII secolo e poi successivamente soppressa da Napoleone nel 1800, che la trasformò nel Carcere cittadino, e che solo oggi, grazie ad un intervento di ristrutturazione, si sta cercando di riportarla al suo valore storico e riaprirla di nuovo al culto. Dopo un primo momento di accoglienza, si è entrati subito nel vivo con l’ascolto del racconto della storia di San Francesco d’Assisi. “Va e ripara la mia Chiesa”… ma come si può fare? Mettersi in cammino qui e ora tutti insieme per costruire una Chiesa più unita e salda nella fede, e dove i giovani possano trovare la giusta spinta per es- chiesa Il4ottobresièapertoconunavegliailIIannodelConciliodeiGiovani Mons.Solmi:«Unimpegnochevaoltrelasemplicecollaborazione»edovutaalla«sterilitàdellanostraChiesa» A Panocchia due “vecchie conoscenze” LecomunitàaffidateallePiccoleFiglie.Ilmandatoasr.Tillaesr.Anna chiesa “D 8 opo questi fatti il Signore designò altri 72 discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città”. Vogliamo ora attualizzare il vangelo di Luca. I “fatti” sono la condizione cronica della diocesi, così sintetizzata e ribadita dal Vescovo: «la scarsità di sacerdoti, un segno della sterilità della nostra Chiesa». Quel “li inviò a due a due” può valere al femminile (“le inviò...”) e “ogni città” tramutarsi in “quattro frazioni”, tutte nel comune di Langhirano. Le due discepole lì giunte sono Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Non una tappa inedita per la congregazione, ma un gradito ritorno - per i non giovanissimi sono “le nostre suore” -. Con decreto vescovile del 1° ottobre, la cura pastorale delle parrocchie di San Donnino in Panocchia, San Lorenzo in Torrechiara, San Martino in Arola e San Giorgio in Casatico è stata affidata alla nella preghiera assidua, nell’umile fatica quotidiana, ad imitazione di Maria, madre di Gesù e della Chiesa. Quindi la consegna delle Sacre Scritture, «indirizzo della vostra vita; conservatele nel cuore, annunciatele nella gioia e nella verità». Un altro libro prenderà in mano mons. Solmi a inizio omelia, il Codice di diritto canonico: «Nel caso che il vescovo diocesano, a motivo della scarsità di sacerdoti”, affidi “a una comunità di persone (...) la cura pastorale di una parrocchia, costituisca un sacerdote (...) moderatore” [can. 517, comma 2]. «E’ quello che si realizza qui oggi. Generosamente la madre generale e il consiglio delle Piccole Figlie hanno accettato; generosamente suor Tilla e suor Anna hanno detto sì». Una misura derivata dalla «sterilità» di una Chiesa «feconda di persone alle quali il Signore chiede — amandoli — “vuoi seguirmi?”, ma a cui queste dicono no, lasciando la comunità nella tristezza». Le Piccole Figlie - care a molti parmigiani e parmensi, e a fratelli lontani in Cile e in Africa - sopperiscono «ad una povertà nostra con una ricchezza loro. A loro è richiesto un impegno che va oltre la semplice e bella collaborazione in una parrocchia, che parte non da un decreto ma dalla realtà di vita di una comunità che accoglie, ricca di tanti doni, escluso quello dei preti. Il loro servizio non è un ripiego, e germina su una pianta con virgulti forti». Suor Anna ha operato per anni a Panocchia; anche suor Tilla qui non è nuova. La cura pastorale si concreterà nell’incontro fra le comunità e loro che «hanno messo la propria tenda - la canonica - in mezzo a voi, per condividere la fede», gli eventi gioiosi e tristi della vita, le attività dei gruppi, e «aprire il libro della Parola, nella lettura sapiente» portata avanti come fece fino all’ultimo padre Giuseppe Lamera, il parroco di Torrechiara e Panocchia scomparso nel novembre 2012 e ricordato con tanto affetto. «Proprio lui ci raccomandava — parole di suor Anna —: “di’ alla madre superiora di rimandarvi qui”. Neanche è passato un anno, e ci siamo. Credo che la forza della preghiera faccia miracoli. Ringraziamo voi e lui e auguriamoci buon cammino». «E’ una sfida inedita — il commento dei parrochiani —. Siamo chiamati a una partecipazione nuova, a mostrare maturità e consapevolezza dell’opportunità che ci è offerta come popolo sacerdotale. Se “credere ci impegna”, noi ci impegneremo». Erick Ceresini Domenica6l’ingressodidonReverberi,accompagnatodalVescovo Benvenuto di Traversetolo a don Giancarlo «Siamo pronti a camminare con te» “B 11 OTTOBRE 2013 Congregazione che, a sua volta, ha designato suor Plautilla (Tilla) Brizzolara e suor Anna Ricci. Moderatore della nuova parrocchia resta don Giuseppe Fadani — stesso incarico in quella di Carignano, Vigatto, Alberi, Corcagnano, San Ruffino e Gaione —. Nella chiesa di San Donnino, giovedì 3 ottobre al tramonto, durante la messa presieduta da mons. Solmi, i fedeli hanno partecipato al rinnovo delle promesse fatte dalle religiose al momento della professione: impegno costante a servire Cristo in castità, povertà e obbedienza per giungere alla perfetta carità, verso Dio e il prossimo; dedicare la propria vita al servizio del popolo di Dio; consacrarla envenuto Don”. É con questa lieta espressione che la vivace comunità traversetolese ha accolto il suo nuovo parroco don Giancarlo Reverberi durante la Santa Messa serale di Domenica 6 Ottobre. Il nostro “benvenuto” non è formale o di circostanza, ma nasce dalla profondità del cuore e diventa movimento reciproco: noi ti accogliamo con affetto come pastore buono e umile e tu accogli noi con gioia come fratelli, sorelle e figli desiderosi di lasciarsi condurre da te verso Gesù. Così, in un clima caldo e festoso, la parrocchia di San Martino è stata affidata al nuovo parroco. La solennità del rito è stata subito percepita dai numerosi fedeli presenti: l’aspersione dell’altare e del popolo di Dio, la firma dei due testimoni, la presenza del Vescovo hanno ben evidenziato l’importanza della missione sacerdotale. «Forza, carità, prudenza devono essere le virtù di un prete» ha detto Monsignor Solmi nella sua bella omelia; per questo auguriamo al nostro nuovo Don di essere forte in bontà, umiltà, obbedienza, fiducia... tutti valori che devono prendere forma nei gesti, nelle preghiere, nell’atteggiamento di un sacerdote. Gli auguriamo di essere ricco di quella carità che fa dire “mi sta a cuore” e di essere prudente, non nell’evitare rischi o danni, ma capace di intravedere le strade che portano al bene in questa nostra società così bersagliata da illusori richiami. Quanta grazia abbonda nel prezioso dono del sacerdozio ministeriale! Semplice, allegro, schietto, don Giancarlo è subito entrato nel cuore dei suoi nuovi parrocchiani; si è rivolto ai giovani manifestando il suo impegno all’educazione alla fede, invitandoli anche a trascorrere tre giorni a Roma con Papa Francesco durante le vacanza natalizie, in preparazione al sacramento della Cresima. Ai numerosi fedeli di Neviano presenti alla celebrazione, addolorati per la partenza di don Giancarlo, abbiamo augurato un rinnovato cammino di arricchimento della fede insieme al loro nuovo parroco. A Don Giancarlo, che ci ha raccomandato di compiere la nostra missione nella vigna del Signore, rispondiamo “benvenuto Don, siamo pronti a camminare con te verso Gesù”. La comunità di Traversetolo BEN ARRIVATO DON PROTAIS • Dopo il saluto di don Marcello Benedini, diventato parroco di Colorno, Monchio delle Corti e le comunità vicine hanno accolto con gioia e nella festa il nuovo parroco moderatore don Protais Dusabe, che ha lasciato Ranzano. BEN ARRIVATO DON ALDINO • C’era tutto il paese di Sorbolo, la scorsa domenica 29 settembre, per dare il benvenuto al nuovo parroco moderatore don Aldino Arcari. Accompagnato dal Vicario Episcopale don Stefano Rosati, ha fatto l’ingresso nella sua nuova “casa” accolto dall’affetto della gente, dalle parole delle autorità e dai tanti làbari delle locali associazioni. E da parte di tutti il desiderio di cominciare a lavorare insieme. MADONNAdellaSTECCATA Inserto a “Vita Nuova” numero 34 del 11 ottobre 2013 — a cura della Rettorìa della Basilica della Steccata DALL’ENCICLICA “LUMEN FIDEI” Beatacolei chehacreduto P er concludere bene l’Anno della Fede proclamato da papa Benedetto XVI per il centenario costantiniano, che ricorda l’editto di Milano del 313 con il quale veniva permesso il culto cristiano nell’Impero, ci pare utile rileggere quanto l’enciclica Lumen Fidei di papa Francesco dice (ai num. 58, 59 e 60) sulla fede di Maria Santissima. *** N Possiamo dire che nella Beata Vergine Maria si avvera ciò su cui ho in precedenza insistito, vale a dire che il credente è coinvolto totalmente nella sua confessione di fede. Maria è strettamente associata, per il suo legame con Gesù, a ciò che crediamo. Nel concepimento verginale di Maria abbiamo un segno chiaro della filiazione divina di Cristo. L’origine eterna di Cristo è nel Padre, Egli è il Figlio in senso totale e unico; e per questo nasce nel tempo senza intervento di uomo. Essendo Figlio, Gesù può portare al mondo un nuovo inizio e una nuova luce, la pienezza dell’amore fedele di Dio che si consegna agli uomini. D’altra parte, la vera maternità di Maria ha assicurato per il Figlio di Dio una vera storia umana, una vera carne nella quale morirà sulla croce e risorgerà dai morti. Maria lo accompagnerà fino alla croce (cfr Gv 19,25), da dove la sua maternità si estenderà ad ogni discepolo del suo Figlio (cfr Gv 19,26-27). Sarà presente anche nel cenacolo, dopo la Risurrezione e l’Ascensione di Gesù, per implorare con gli Apostoli il dono dello Spirito Santo (cfr At 1,14). Il movimento di amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito ha percorso la nostra storia; Cristo ci attira a Sé per poterci salvare (cfr Gv 12,32). Al centro della fede si trova la confessione di Gesù, Figlio di Dio, nato da donna, che ci introduce, per il dono dello Spirito Santo, nella figliolanza adottiva (cfr Gal 4,4-6). A Maria, madre della Chiesa e madre della nostra fede, ci rivolgiamo in preghiera. Aiuta, o Madre, la nostra fede! Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata. Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa. Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede. Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare. Semina nella nostra fede la gioia del Risorto. Ricordaci che chi crede non è mai solo. Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore! 11 OTTOBRE 2013 ella parabola del seminatore, san Luca riporta queste parole con cui Gesù spiega il significato del “terreno buono”: «Sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza» (Lc 8,15). Nel contesto del Vangelo di Luca, la menzione del cuore integro e buono, in riferimento alla Parola ascoltata e custodita, costituisce un ritratto implicito della fede della Vergine Maria. Lo stesso evangelista ci parla della memoria di Maria, di come conservava nel cuore tutto ciò che ascoltava e vedeva, in modo che la Parola portasse frutto nella sua vita. La Madre del Signore è icona perfetta della fede, come dirà santa Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). In Maria, Figlia di Sion, si compie la lunga storia di fede dell’Antico Testamento (...). Nella pienezza dei tempi, la Parola di Dio si è rivolta a Maria, ed ella l’ha accolta con tutto il suo essere, nel suo cuore, perché in lei prendesse carne e nascesse come luce per gli uomini. (...) Nella Madre di Gesù la fede si è mostrata piena di frutto, e quando la nostra vita spirituale dà frutto, ci riempiamo di gioia, che è il segno più chiaro della grandezza della fede. Nella sua vita, Maria ha compiuto il pellegrinaggio della fede, alla sequela di suo Figlio. Così, in Maria, il cammino di fede dell’Antico Testamento è assunto nella sequela di Gesù e si lascia trasformare da Lui, entrando nello sguardo proprio del Figlio di Dio incarnato. I IN QUESTO NUMERO 2 • Il Rosario e le missioni • Due nuovi quadri in Steccata 3 • I sette secoli dell’immagine di Santa Maria Bianca 4 • Diario del Santuario • Appuntamenti in Steccata • Orari Messe e celebrazioni MESE DI OTTOBRE Dalla festa della Madonna del Rosario, istituita da Pio V, all’animazione di iniziative missionarie nate dopo il Vaticano II. Due orientamenti che si completano a vicenda Nel mese del Rosario, riscopriamo la preghiera e lo slancio missionario MADONNAdellaSTECCATA L’ abbinamento che nel dopo Concilio si è realizzato nella Chiesa italiana tra la missione e il Rosario per qualificare pastoralmente il mese di ottobre merita qualche riflessione. Tradizionalmente ottobre è un mese dedicato, come maggio, a quella tipica preghiera mariana. La motivazione storica è nota: la battaglia navale di Lepanto (7 ottobre 1571) fermò la pressione turca verso i paesi cristiani. Il Papa Pio V istituì la festa della Madonna del Rosario per celebrare quella ricorrenza, attribuita alla preghiera del popolo cristiano alla S. Madre di Dio. Negli anni che seguirono il Vaticano II si diffuse l’abitudine di animare nello stesso mese diverse iniziative a carattere missionario per formare i fedeli alla missione. I due orientamenti pastorali non si escludono, ma anzi si completano reciprocamente. Infatti che cos’è la missione se non l’annuncio della salvezza, che Dio ha compiuto per mezzo di Gesù Cristo a favore dell’umanità? Ora è questa opera divina che il Rosario celebra nella preghiera, meditando i misteri. Viceversa la frequentazione di Maria non può che vivificare lo spirito missionario del cristiano. Infatti gli eventi della salvezza, meditati nei 20 misteri della vita di Gesù, trovano Maria di Nazaret come testimone che custodisce in sé e porta agli altri il mistero dell’amore di Dio per l’uomo. La Visita ad Elisabetta, che santifica il Precursore ancora nel grembo materno e la Pentecoste, che dà l’avvio alla predicazione apostolica, sono la punta dell’iceberg del carattere mariano della missione, perché non si può vivere la vita di Cristo separandolo da Maria, sua Madre. Recitiamo pertanto il Rosario, sia in famiglia che in parrocchia, come anche singolarmente con animo missionario, vivendo la devozione a Maria con il cuore aperto al mondo intero. Ma imitiamo anche Maria nel suo portare Cristo all’umanità. Ella lo fece nel vivere quotidiano. Non organizzò spedizioni missionarie,ma custodì e comunicò l’opera del Figlio, cioè quella comunità dei discepoli, impaurita e frastornata, che era però la Chiesa nascente vivente nei secoli. Pertanto ogni cristiano guardando alla Madre del Signore dà testimonianza della sua fede in Cristo e così lo annuncia nel suo ambiente di vita. IL ROSARIO: PREGHIERA NON SOLO CATTOLICA L a corona del Rosario nel suo succedersi di grani collegati in modi diversi è strumento di preghiera non solo per i cristiani, ma anche per seguaci dell’Islam. I mussulmani di tutte le correnti ispirate al Corano, praticano questa forma di preghiera semplice e insieme profonda. È facile nei paesi islamici vedere fedeli che anche per strada fanno scorrere tra le dita la loro corona. È meno frequente vederli tra gli immigrati nei nostri paesi. Perché intimiditi dalla secolarizzazione, cioè dall’esclusione della religione dai luoghi pubblici, di noi cristiani occidentali? Riportiamo dal Bollettino Salesiano del maggio 2013 il brano seguente, che illustra l’uso della corona presso i cristiani bizantini e i musulmani. La conoscenza delle religioni altre dalla nostra è premessa per quel dialogo interreligioso che Giovanni Paolo II promosse insistentemente per costruire la pace tra i popoli e che viene definito ormai lo spirito di Assisi. P er chi non capisce niente della vita spirituale il rosario è sinonimo di una preghiera retorica, stupida, inutile. Per chi è «spirituale», per chi è arrivato avanti nel cammino della preghiera, il rosario è il modo più semplice per aiutarsi a vivere la preghiera in modo concreto e prolungato. Non temo nell’affermare che chi ama questo tipo di preghiera e si trova a suo agio nel dire il rosario è un contemplativo o certamente sulla via della contemplazione. Quindi: attenti nel parlar male di cose che non si conoscono. Il rosario è un modo universale di preghiera; difatti lo troviamo in tutte le religioni rivelate. Ve ne indico tre. II Il rosario mariano Il rosario bizantino È fatto da cinquanta grani sistemati e suddivisi in cinque decine e intercalati da un grano più grosso. È un vero piccolo ufficio della Madonna, un modo semplice per aiutare il popolo a pregare. Nella tradizione cattolica ha avuto un ruolo fondamentale. Per molti poveri è stato l’unico aiuto per mantenere la fede in tempi duri e aridi. Il rosario è il tentativo di riunire nello spazio di Quindici minuti un piccolo itinerario di meditazione sulla vita della Vergine intercalandolo con la preghiera iterativa, litanica dell’Ave Maria. L’itinerario di meditazione batte quattro piste molto semplici: la gioia di Maria, il dolore di Maria, la gloria di Maria e i principali momenti della vita di Gesù. Si articola su cinque quadri chiamati misteri (il termine è medioevale, quando venivano chiamati «misteri» le rappresentazioni sacre). I misteri del Rosario sono venti; cinque gaudiosi, che ricordano la vita di Gesù e di Maria fino all’inizio della vita pubblica: l’Annunciazione, la Visitazione, la Nascita di Gesù, la Presentazione di Gesù al Tempio, il Ritrovamento di Gesù nel Tempio; cinque luminosi, che ricordano la vita pubblica di Gesù: il Battesimo di Gesù, le Nozze di Cana, l’Annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione, l’Istituzione dell’Eucaristia; cinque dolorosi, che ricordano la sua passione: l’Agonia di Gesù nel Getsemani, la Flagellazione, la Coronazione di Spine, la Salita di Gesù al Calvario con la Croce, la Crocifissione e Morte di Gesù; cinque gloriosi, che ricordano la sua risurrezione e la gloria di Gesù e di Maria: la Risurrezione di Gesù, l’Ascensione di Gesù al Cielo, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione, l’Incoronazione di Maria Vergine. Il “rosario” nella liturgia bizantina è chiamato “Cotki” e in russo “Comvolojan”. È un rosario di lana con cento grani che si fanno scorrere sotto le dita, dicendo ad ogni grano: «Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, abbi pietà di me, peccatore». È la stessa origine della famosa preghiera dì Gesù del Pellegrino russo: «Signore pietà, sono peccatore!». Questo ripetere, ripetere questa preghiera è un modo molto utile per «addormentare» la fantasia e l’immaginazione. Come la mamma addormenta il bambino cullandolo, così il ritmo e la monotonia placano queste due “matte” di casa che sono sempre pronte a distrarre. Il rosario islamico (subha) È indubbiamente il più semplice. È la preghiera del deserto delle lunghe marce, dell’adorazione e della lode prolungata. Formato da novantanove grani (corrispondenti alle novantanove lodi di Dio), si fa scorrere sotto le dita ripetendo un’unica invocazione scelta tra le 99. È una fonte straordinaria di preghiera. Chi ama Dio non si sazia di ripeterlo. Andando nei paesi islamici, vi sarà facile vedere i «credenti» camminare tenendo in mano il rosario e facendo scorrere i grani sotto le dita mentre le labbra sussurrano: «Dio mio, come sei grande»; oppure: «Dio, sei il misericordioso». Sovente l’espressione scelta e ripetuta è tenuta come «segreto» personale. Comunque sia, mettete in tasca il rosario. Non vergognatevi mai. Siatene orgogliosi. Può darsi che passeranno anni, prima che lo recitiate per benino. Non importa, tenetelo vicino. Vi aiuterà. Semmai, Quando vi passa sotto le dita, dite solo: Ave Maria. Proprio come si ripete «Ti voglio bene» a chi si ama. UN PARTICOLARE SAN GIOVANNI BATTISTA E UNA SACRA FAMIGLIA COI SANTI PAOLO E GREGORIO LaquadreriasacradellaBasilicadellaSteccata siarricchiscediduenuovieimportantidipinti nuovi soggetti di valore. 11 OTTOBRE 2013 San Giovanni Battista N egli ambulacri della nostra Basilica sono esposti all’ammirazione dei fedeli e dei turisti diversi quadri a soggetto sacro che costituiscono un vero patrimonio artistico e religioso forse poco conosciuto dalla città. Recentemente la raccolta si è arricchita di due Un primo quadro è costituito da un San Giovanni Battista di autore ignoto tolto in condizioni molto degradate dal solaio della Basilica e felicemente restaurato dall’Ordine Costantiniano. La restauratrice Anna Morestori lo ha riportato in condizioni non solo leggibili, ma ne ha svelato l’alta qualità. Ai temi classici per un Battista (austerità del vestito del profeta, presenza di un agnello a ricordare la sua confessione di Gesù, agnello di Dio) si aggiunge un dettaglio inusuale e raro per non dire unico, che credo costituisca un’autentica originalità. Nello sfondo della figura dominante, Giovanni Battista appunto, si intravede un gruppo di personaggi, che sono chiaramente Gesù e alcuni discepoli. Gesù indica con la mano ai suoi il Profeta. Il riferimento va alle parole del vangelo di Matteo (11,2 ss) dove Gesù interrogando la folla definisce Giovanni “il più grande fra i nati di donna”. Il quadro è stato collocato nella Cappella di San Giovanni, detta anche di Sant’Ilario. Sacra Famiglia Una vera donazione invece è la Sacra Famiglia con i Santi Gregorio Magno papa e Paolo con la spada del martirio, che la signora Pongi ha consegnato alla Steccata, dopo che era stato esposto per anni nell’oratorio di famiglia e poi al crollo di questo nella casa avita. È attribuito ad Antonio Bresciani e pur necessitando di qualche restauro permette di ammirare questo artista che lavorò a Parma alla fine del seicento. Il quadro si trova collocato nel corridoio di destra dell’altare. La nostra Chiesa si rivela così sempre più un vero scrigno di bellezza e di devozione in onore della santa Madre di Dio e Madre nostra. SANTA MARIA BIANCA: UN CULTO CHE STA RIFIORENDO Da sette secoli a vegliare su Parma La storia dell’immagine mariana alla quale è dedicata la chiesa delle Carmelitane Scalze di Via Montebello Culto mariano e carità fraterna Intorno alla metà del ’300 il nostro fra’ Pietro su un pilastro del suo eremo dipinse a fresco una pregevole immagine della Vergine con il Bambino. Una piccola curiosità iconografica: in un’epoca in cui era quasi di prassi il mantello azzurro, fra’ Pietro le dipinse il mantello bianco: forse per richiamare l’abbigliamento caratteristico dei Carmelitani? Fatto sta che il popolo, sempre attento alle immagini (l’unico testo religioso che i più erano allora in grado di leggere), notò il particolare anomalo, e subito diede all’affresco il titolo di Santa Maria Bianca. Il piccolo romitorio cominciò ad essere meta di una devozione popolare semplice e spontanea, e ben presto si sentì l’esigenza di costruire intorno al pilastro un modesto oratorio. Fama taumaturgica Alla devozione popolare per Santa Maria Bianca contribuirono i non pochi miracoli ottenuti per sua intercessione; il Registro delle Chiese di Parma, compilato nel secolo XVI sulla scorta di documenti anteriori, parla delle moltissime (quamplures, assicura il testo latino) guarigioni altrimenti inspiegabili di cui beneficiarono ciechi, sordi e paralitici. Accanto a ciò, un’altra fama cominciò a circondare Santa Maria Bianca per poi perdurare nei secoli: quella di aiutare le maternità difficili e di proteggere i bambini. Un «restauro» rinascimentale Nel 1575 la chiesa fu affidata alle cure dei Francescani, che dopo soli quattro anni - per essere divenuti troppo numerosi - si trasferirono altrove; ma durante la loro breve permanenza avevano rinnovato la chiesa e avevano anche fatto restaurare l’affresco: secondo il criterio del tempo, però. Vale a dire modificando radicalmente l’immagine originale, piuttosto arcaicizzante, e cercando di adeguarla ai gusti mutati. In quella circostanza furono anche aggiunte - senza preoccuparsi troppo delle proporzioni due figure maschili ai lati: uno dei re magi e, in abiti pontificali, il patrono della città Sant’Ilario. Arrivano i Carmelitani Scalzi Era il 1623 quando la Confraternita che gestiva la chiesa ne affidò la cura ai Carmelitani Scalzi, che erano giunti a Parma preceduti dalla grande fama che dalla Spagna si era diffusa un po’ ovunque. I figli di Santa Teresa non delusero le aspettative: suscitarono grande fervore spirituale e si accollarono l’impegno di ricostruire la chiesa a fundamentis, come narrano le cronache. La vita intensa e fervorosa del santuario mariano durò fino agli inizi del secolo XIX, quando le soppres- L’AGENDA I NOSTRI ORARI LE PROSSIME INIZIATIVE Orario delle Sante Messe Giorni feriali: ore 7.30 Giorni festivi: ore 7.30 e 17 15 OTTOBRE 2013, ORE 18.00 Santa Teresa di Gesù, Madre del Carmelo Riformato. Solenne Santa Messa presieduta dal Vescovo Mons. Enrico Solmi. Canto pubblico del Vespro Giorni festivi: ore 16.30 I NOSTRI APPUNTAMENTI • Incontro di Adorazione Eucaristica Vocazionale Da novembre a maggio, alle ore 20.30 di ogni primo giovedì del mese. Il tema conduttore di quest’anno sarà: Contemplare l’Eucaristia con i Santi del Carmelo. • Incontro di preghiera del Gruppo Ancilla Domini animato dalla Fraternità Francescana di Betania Da novembre a giugno, ogni mercoledì alle ore 20.30 • Preghiera pubblica settimanale del Santo Rosario Mese di maggio, in giorno da stabilirsi, alle ore 20,30 MADONNAdellaSTECCATA Un gentile affresco e il fiorire di una devozione MESE DI DICEMBRE Arrivo della Lampada della Pace di Betlemme SANTO NATALE 2013 Oltre alle Sante Messe festive già in programma (7.30 e 17.00) sarà celebrata come di consueto anche la Messa di Mezzanotte 31 DICEMBRE 2013, ORE 17.00 Solenne Santa Messa con il tradizionale canto del Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso 4 GENNAIO 2014, ORE 17.00 Solennità di Santa Maria Bianca, titolare della nostra chiesa. Santa Messa solenne; al termine saranno benedetti e affidati alla Madonna i bambini presenti. III sioni napoleoniche costrinsero gli Scalzi ad andarsene, mentre la chiesa fu dapprima chiusa e più tardi distrutta. L’affresco di Santa Maria Bianca rimase travolto e sepolto dalle macerie. Ma qualche anno più tardi, un anonimo fedele percepì interiormente che la divina Madre soavemente lo spronava a ridonarle l’antico culto e, sobbarcandosi fatica e spese, trasse l’affresco dalle macerie e lo mise in salvo. Caduto Napoleone, gli Scalzi tornarono in possesso dell’immagine: ma quando si trasferirono nella sede attuale di via Garibaldi (1920) l’affresco di Santa Maria Bianca ancora una volta cambiò proprietario. In dono alle monache I Padri Carmelitani infatti lo donarono alla nostra comunità (1929), che da qualche decennio, a motivo delle soppressioni ordinate dal neonato Regno d’Italia, si era dovuta a sua volta trasferire dall’originario monastero affacciato sul Giardino Ducale al modestissimo edificio in Borgo Felino, che per la sua fatiscenza non poteva certo essere ambìto dallo Stato. In questo povero monastero, dove le monache vissero fino agli anni ’50 e che in Parma ancora molti ricordano, l’affresco trovò la sua nuova, ennesima collocazione. Le monache, pur nella povertà dei mezzi a loro disposizione, cercarono di offrirgli il massimo decoro possibile, e commissionarono a una ditta toscana un altare di marmo intarsiato, che ri- sultò mirabile per fattura ed eleganza. La consacrazione dell’altare avvenne nel 1930, ad opera di un futuro santo: il Vescovo Guido Maria Conforti. Ma il vecchio monastero di Borgo Felino, danneggiato nel corso della seconda guerra mondiale e ancor più in seguito al memorabile scoppio della Cittadella (1945) finì per divenire pressoché inagibile. Così, quando la comunità si trasferì nell’attuale edificio di Via Montebello (1957), anche la dolce e mite immagine di Maria fece l’ennesimo trasloco; con un’abilità che ha del miracoloso, le maestranze rimossero l’altare di marmo e lo ricollocarono, perfettamente intatto, nella nuova chiesa. Ora l’affresco di Santa Maria Bianca trova degna sistemazione alle spalle dell’altar maggiore, sopra il Tabernacolo: nel posto d’onore, dunque. E a lei abbiamo dedicato la nostra chiesa. Via la polvere! La collocazione dell’immagine mariana non poteva essere migliore, ma... la devozione popolare verso Santa Maria Bianca - forse anche in seguito ai tanti spostamenti conosciuti dall’affresco nella sua storia recente - non era più quella del passato. Sul bel dipinto il tempo aveva posato troppa polvere. Dunque, via la polvere! Negli anni ’80 del ’900 pensammo di ridare lustro alla nostra Maria Bianca: prima di tutto, in senso letterale. Seguendo il consiglio di esperti e con la supervisione della Sovrinten- denza ai Beni Artistici, affidammo l’affresco alle cure del professor Massimo Maria Peron di Tradate (Varese) che, attraverso un felicissimo restauro, ha ridato all’opera nuovo decoro e bellezza (1988). I segni di una nuova fioritura In concomitanza con il restauro abbiamo pubblicato un opuscolo con la storia dell’affresco, ricostruita attraverso i documenti a nostra disposizione; e abbiamo registrato alcuni piccoli ma significativi eventi nei quali ci è piaciuto «leggere» il desiderio della Vergine di veder rifiorire l’antica devozione: così ci siamo adoperate perché il culto sia ripristinato anche dal punto di vista canonico e liturgico. Pertanto abbiamo ottenuto che la Madonna venerata con il titolo di Santa Maria Bianca goda di una celebrazione liturgica specifica, elevata al titolo di solennità. La scelta della data è caduta sul 4 gennaio: si direbbe che la Madonna abbia voluto essere collocata, proprio come suggerisce l’affresco, accanto alla solennità dell’Epifania e a quella di Sant’Ilario... Inoltre in questo bel giorno, ancora tutto permeato dell’atmosfera natalizia, una tradizione recente ma già ben radicata vuole che venga celebrata una solennissima Eucaristia alla quale sono invitati tutti i bambini che, alla fine, sono benedetti e affidati alla Vergine. A proposito, segnate sull’agenda la data del 4 gennaio 2014, ore 17 … 11 OTTOBRE 2013 A ll’origine del miracoloso affresco di Santa Maria Bianca troviamo un nome: fra’ Pietro da Napoli: un religioso, probabilmente Carmelitano, che visse a lungo come eremita nella campagna di Parma. Con i pellegrini - e non solo parmigiani - arrivano le offerte. L’edificio può essere ulteriormente ampliato con la costruzione della sacrestia e il culto liturgico viene assicurato con un’officiatura quotidiana. E proprio allo scopo di gestire le offerte e assicurare il culto divino era sorta una confraternita laicale: una tipica istituzione medievale che potremmo paragonare all’odierno volontariato organizzato. L’abbondanza delle offerte permise alla confraternita non solo di far fronte alle necessità più immediate, ma anche di provvedere di dote le povere ed oneste donzelle della città. DAL “DIARIO DEL SANTUARIO” R MADONNAdellaSTECCATA iportiamo l’elenco delle iniziative particolari di ordine spirituale e culturale che si sono svolte nel nostro Santuario della Steccata nei mesi scorsi. • Nel mese di maggio abbiamo celebrato il Rosario con una certa solennità. • Lunedì 13 maggio: iniziano i “13 del mese” in onore della Madonna di Fatima con la pratica dell’affido a Maria nella Messa delle ore 16,30. • Sabato 18 maggio “ I Maestri del lavoro” si trovano in basilica per la Messa delle ore 10, ricordando in modo particolare i loro amici caduti sul lavoro. • Il 21 maggio il card. Camillo Ruini, davanti a un folto pubblico, presenta il suo ultimo libro: “Intervista con Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione”. L’incontro fa parte del ciclo “I lunedì della diocesi”. • Terminiamo il mese di maggio il 31 con la presenza degli ospiti della Caritas Diocesana che animano il Rosario delle 16 e la Messa delle 16,30. Quel giorno era anche il 5° anniversario della elevazione della chiesa della Steccata a Basilica Minore. • Domenica 2 giugno abbiamo avuto gradito ospite il numeroso e ben preparato “Coro di Desenzano”, che ha reso solenne la Messa delle 11. • La sera di domenica 9 giugno: concerto del “Coro Mavarta” di Sant’Ilario d’Enza e del nostro coro “Ianua Coeli”. • Sabato 15 giugno il Vescovo nella Messa delle ore 16,30 consegna il mandato ai 37 giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro. • Il 25 giugno il Pro-Vicario della Diocesi don Luigi Valentini ha benedetto due quadri donati all’Ordine Costantiniano di san Giorgio: un San Giovanni Battista e una Sacra Famiglia. • Il 27 giugno alle ore 18,30 celebrazione della festa di san José Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. • Domenica 30 giugno don Walter Dall’Aglio celebra la Messa solenne delle ore 11 per il 60° di sacerdozio in quella chiesa della Steccata dove ha prestato il suo servizio entusiasta per ben 26 anni. • In luglio e agosto, come sempre, sospendiamo la Messa delle 16,30 dei giorni feriali. Resta la recita del Rosario delle 16, che soffre della dispersione dell’estate! • Domenica 18 agosto Mons. Vescovo presiede la celebrazione delle ore 11 in memoria e suffragio del Duca Carlo Ugo di Borbone nel 3° anniversario della morte. • Giovedì 5 settembre, festa della Beata Teresa di Calcutta, la Santa Messa delle ore 126,30 è animata dagli ospiti della Caritas Diocesana. • Il 14 settembre accogliamo il pellegrinaggio del Santuario Madonna del Bailino (Bergamo). • Il 18 settembre la Basilica rimane chiusa tutto il giorno per lavori di ispezione al catino dell’abside per i danni arrecati dai vari terremoti. • Giovedì 26 settembre alle ore 16,30 “Messa delle Conferenze di San Vincenzo”, che ricordano il Santo Patrono e il fondatore beato Federico Ozanam nel bicentenario della nascita. • Venerdì 27 settembre Capitolo degli ordini cavallereschi aggregati alla Basilica Magistrale di S. Maria della Steccata: ore 16,30: S. messa celebrata da mons. Vescovo; ore 17,30: Capitolo Generale dei cavalieri nel coro della Chiesa durante il quale il Duca pronuncia un nobile discorso sugli impegni dei cavalieri di San Giorgio; ore 18: cerimonia di conferimento degli ordini dinastici ai nuovi cavalieri nella sagrestia nobile. • Domenica 6 ottobre nella messa delle ore 11 abbiamo ricordato in modo particolare il caro don Gianni Mattioli nel 2° anniversario della morte. Appuntamenti neiprossimimesi • Stiamo celebrando il mese di ottobre, mese del Rosario, con particolare impegno. • Giovedì 10 ottobre, ore 10: Messa del Serra Club. Celebra mons. Giulio Ranieri. • Domenica 13 ottobre, messa delle ore 10,30: pratica del “13 del mese” con l’affido a Maria Santissima. • Giovedì 17 ottobre, alle ore 19, il Notariato Parmense celebra la Festa di san Luca, patrono dei notai: Santa Messa seguita dalla preghiera del notaio e le preci recitate assolutamente in latino. • Sabato 2 novembre, Commemorazione di tutti i fedeli defunti: nella Messa delle ore 10 benedizione delle tombe dei Duchi e preghiera per tutti i cavalieri dell’Ordine defunti. • Venerdì 29 novembre inizio della Novena in prepa- T utti noi porgiamo di cuore i più fraterni auguri a don James Schianchi che celebra il 50° di sacerdozio:glisiamoviciniconlariconoscenza e la preghiera. razione alla festa dell’Immacolata concezione della vergine Maria. La celebrazione si farà alle ore 16. • Nelle 4 domeniche d’Avvento: alle ore 16 canto dei Vespri solenni. • Martedì 10 dicembre “Martedì del Vescovo” con i giovani, dalle 20 alle 23. • Domenica 15 dicembre, ore 1730 “Concerto di Natale” del nostro coro Ianua Coeli. Appuntamenti natalizi • La Novena del Santo Natale alle ore 16 sarà animata anche quest’anno dagli ospiti della Caritas. • Santo Natale: Messa di mezzanotte e orario festivo, così pure per Santo Stefano. • Martedì 31 dicembre, ultimo dell’anno, alle ore 16,30 “Messa di Ringraziamento”. D on Rosolo e don James ringraziano sentitamente le gentili persone che portanoqualchefioreoqualchepiantaallanostrachiesa: anche questo è preghiera. Tra i nuovi cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio figurano anche i sacerdoti della Steccata don Rosolo Tarasconi e don James Schianchi, che ringraziano sentitamente il Duca Carlo Saverio di Borbone, Gran Maestro dell’Ordine Costantiniano e il Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, Gran Cancelliere dell’Ordine dell’onore loro riservato, che li impegna maggiormente nel servizio pastorale della Basilica di Santa Maria della Steccata. IV GLI APPUNTAMENTI DA RICORDARE TuttiglioraridellaBasilica SanteMesseferialiefestive,celebrazionieconfessioni LITURGIE FESTIVE squa e Pentecoste il Santo Rosario è sostituito dal Vespro sempre alle ore 16. Santa Messa sabato • ore 16,30 (vespertina). domenica • ore 8 - 9,30 - 11 - 16,30. Santo Rosario ore 16 • Nella cappella penitenziale è sempre disponibile un confessore per il sacramento della Riconciliazione con i seguenti orari: - don Nando Azzali: lunedì e martedì dalle 9 alle 11.30; - don Guido Dall’Olio: mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 11,30; - don Giorgio Schianchi: sabato dalle 9,30 alle 11,30. Negli altri orari sono disponibili i cappellani don Rosolo e don James. LITURGIE FERIALI Santa Messa • ore 8 - 9 - 10 - 16,30. Santo Rosario • ore 16. ALTRI APPUNTAMENTI 11 OTTOBRE 2013 CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ • Ogni primo venerdì e sabato del mese: Celebrazione in onore del S. Cuore e del Cuore Immacolato di Maria. • Da maggio ad ottobre ogni 13 del mese dopo la Messa delle 16,30 si rinnova l’Affidamento a Maria secondo la devozione di Fatima. Per la celebrazione di SS. Messe nel nostro Santuario occorre rivolgersi in sagrestia ai sacerdoti o ai sagristi. • Nelle domeniche dei tempi liturgici di Avvento, Natale, Quaresima, Pa- LA PREGHIERA DEL VESCOVO BeataTechehaicreduto Beata te che hai creduto, Maria Madre del Signore, Maria Madre nostra, per Grazia di tuo Figlio. Beata te che hai creduto nell’Ora del tuo figlio, tempo del tuo martirio, sangue dell’Alleanza Nuova. Beata te che hai creduto nell’attesa dell’alba pasquale, del giorno dello Spirito, che nuovi ci ha creati. Beata te che hai creduto: in braccio, per mano, tieni noi, tuoi figli, sulla strada bella della Fede. Accogliamo anche la richiesta di celebrazioni di SS. Messe Gregoriane. AMEN BASILICA SANTA MARIA DELLA STECCATA • Piazza della Steccata 9 - 43121 Parma tel: 0521.234937 • e-mail: [email protected] • web: www.santuari.it/steccata FORMAZIONE FUCI CON AC, BORGO, MEIC, ACLI Torna la Scuola di politica per giovani Anche quest’anno il gruppo Fuci di parma organizza la Scuola di formazione politica per giovani “Abitare sognare fare la città”, in commaborazione con Azione Cattolica, circolo “il Borgo”, Meic e Acli. Tema del percorso 2013-2014 è “Tutto da rifare? Politica e riforme”; il calendario degli incontri, che si svolgono dalle 19 alle 22 al Campus,nei locali della Cappella universitari, è il seguente: martedì 22 ottobre: “Politica semper reformanda. Riforme come, quando, perché?”; martedì 5 novembre: “Tutto da rifare nella Costituzione? Cara Costituzione, ti scrivo...”; martedì 19 novembre: “Università e sistema scolastico: riforma infinita?”; giovedì 5 dicembre: “Il lavoro mobilita l’uomo? Preoccupazione-occupazione”; martedì 14 gennaio 2014: “Pari opportunità, opportuna parità”; martedì 28 gennaio 2014: “Partecipazione da riformare”. • Iscrizioni: fino al 16 ottobre scrivendo a [email protected]. AGENDA del VESCOVO OTTOBRE LUNEDì 14 Ore 21: Ottobre Educatori in Seminario Minore. VENERDÌ 18 Ore 9-13: Convegno etica dignità e valori Ore 21: Veglia Missionaria nella parrocchia di San Paolo. MERCOLEDì 16 Incontro con il presbiterio di Ravenna. SABATO 19 Ore 8.45: inaugurazione scuola “E. Stein” Ore 11: S. Messa a Lesignano per anniversario sacerdoti ordinati nel 1958 Ore 15: incontro Caritas parrocchiali in Seminario Minore Ore 18.30: ingresso parroco a San Quintino. GIOVEDì 17 Ore 9.30-12.30: Formazione del clero in Seminario Minore. DOMENICA 20 Ore 11: Cresime a S. Andrea in Antognano. MARTEDì 15 Ore 18: S. Messa Carmelitane per S. Teresa. • Monsignor Vescovo riceve in Vescovado, previo appuntamento. Tel. 0521.282319, email: [email protected] mo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto. (...)E’ la fede che permette di riconoscere Cristo ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa nostro prossimo nel cammino della vita». Invito, dunque, a rinnovare e a rinsaldare la fede per crescere nella carità e per fare in modo che la carità sia espressione e rimando ad un Amore più grande, che ci precede. Di cui - talvolta - forse non possiamo esplicitare il nome, ma che ci abita dentro e ci muove. Fede - carità: binomio che oggi, più che in altri periodi, rischia di essere sfilacciato o frammentato. Viviamo e sentiamo la fatica di un tempo che sempre più è segnato dalla crisi. «Sono giorni importanti – scriveva il Vescovo — per alimentare una cultura di solidarietà e di aiuto reciproco, anche sostenuti dalle Caritas parrocchiali che, per rispondere alle esigenze vecchie e nuove, si impegnano in un’attenta formazione, in un sempre maggior coordinamento e nel reperimento di altre forze”. (“Sulla Tua Parola”). Giorni importanti anche per riflettere e riscoprire il nostro mandato specifico, vigilando sul rischio, sempre più incombente, di essere strumentalizzati. Interessante un passaggio del commento a margine del Rapporto di Caritas italiana, pubblicato nei mesi scorsi: «La Caritas, si potrebbe dire, non è un “bancomat” della carità, anche se spesso e volentieri agisce tempestivamente in questo senso. Invece, è un corpo ecclesiale che con meticolosità commisura i propri interventi, graduandoli secondo le concrete possibilità operative, ma anche compiendo quell’azione di “animazione” della comunità cristiana e della società civile che è tra i propri compiti istituzionali». • Sabato 19 ottobre, ore 15, presso il Seminario Minore (viale Solferino, 25 - ingresso auto da via Conforti) incontro diocesano delle Caritas parrocchiali. Apre i lavori il Vescovo, monsignor Enrico Solmi. chiesa U n appuntamento tradizionale, ma non formale, quello che vede le Caritas parrocchiali riunirsi all’inizio dell’anno pastorale, per ascoltare la parola del Pastore, ascoltare insieme le domande che ci vengono rivolte da tante situazioni di fragilità, ma anche ascoltarsi, ascoltare esperienze, difficoltà e sogni. In un confronto e in uno scambio che non solo ci arricchiscono, ma ci permettono anche di vivere quel ”discernimento comunitario” di cui spesso si parla e che sempre più si rivela necessario. Siamo entrati nel secondo anno del programma pastorale: “Credere ci impegna”, che ci chiama particolarmente in causa, come battezzati, ma anche come operatori pastorali chiamati ad animare la comunità alla testimonianza della carità. E attenti a tenere sempre unito il binomio fede - impegno, fede carità: «La fede è fedeltà, anzi fede - fedeltà e credere è un tutt’uno con il vivere la carità e l’amore. Così si può rimanere nella luce, fuggire le tenebre, rischiararle, portando la Luce che è Cristo» (”Credere ci impegna”). Un invito presente anche nel Motu proprio “Porta fidei” di Benedetto XVI, che pensando all’anno della fede, l’ha pensato come opportunità per intensificare la carità: «La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino. Non pochi cristiani, infatti, dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo. Grazie alla fede possia- 13 CREDO IN UN SOLO DIO Prima di parlare del Credo della messa, che è una formula di professione di fede, o “simbolo”, dobbiamo ricordare che la più alta professione di fede di tutta la messa è la preghiera eucaristica: si rivolge al Padre, proclama il mistero di Cristo e invoca lo Spirito Santo. POSTO E SENSO DEL CREDO Quando il Vaticano II ha reintrodotto nella messa la “preghiera universale”, questa avrebbe dovuto naturalmente concatenarsi con le letture e l’omelia. Dopo l’annuncio segue la domanda (“Fa’ ciò che hai detto”). Ma il Credo dopo il vangelo o dopo il sermone era troppo saldamente presente nell’uso. Fu lasciato in quella posizione dove non di rado spezza la concatenazione parola-silenzio-preghiera. «Il simbolo, o professione di fede, ha come fine che tutto il popolo riunito risponda alla parola di Dio, proclamata nella lettura della sacra Scrittura e spiegata nell’omelia» (OGMR 67) TRE FORME DI PROFESSIONE DI FEDE - La forma “liturgica” nel simbolo battesimale. È la formula del rito del Battesimo e della Veglia pasquale. È proposta sotto forma di domande. - La forma “catechetica” per l’ingresso dei catecumeni. Corrisponde al nostro simbolo apostolico. - La forma “teologica” o conciliare, che chiarisce il dogma in opposizione alle eresie. Corrisponde al simbolo niceno-costantinopolitano, entrato nella messa romana nei secoli IX-XI. PASTORALE E PRATICA • Il canto integrale Sul modello della messa in latino, alcune delle prime “messe in francese” proponevano melodie per il canto corale in semi-recitativo alla maniera del gregoriano. Sono state poco utilizzate. Questo lungo canto sbilancia nella durata lo svolgimento globale di una messa comune. E soprattutto il credo non è un “inno”. È più un testo da dire che un testo da cantare. Lo sentiamo più nella nostra lingua che in latino. • La recitazione corale È la modalità più diffusa. Il risultato è spesso mediocre e noioso. Ci vorrebbe uno “stile” di dizione che è più difficile del canto! L’alternanza presidente-tutti alleggerisce un po’, ma non risolve il problema. Il Credo costituisce una caduta a livello celebrativo in molte messe. • Intercalare un ritornello È una soluzione comoda e facile. Qualcuno recita il testo. L’assemblea intercala un ritornello (ad es. “Credo, Signore! Amen!”). Joseph Gelineau 11 OTTOBRE 2013 Domenica scorsa abbiamo vissuto un giorno di gioia, di festa, di benedizione, di comunione. Un modo davvero bello di celebrare il Giorno del Signore e di essere Chiesa diocesana. Mentre ne siamo riconoscenti al Signore, Dio della Vita e dell’Amore, desideriamo dire il nostro grazie a tutti. Al vescovo ed alla comunità parrocchiale della Nuova Parrocchia di Monticelli Terme. A chi ci ha aiutato in modi diversi e secondo le proprie attitudini, con amicizia ed entusiasmo, a preparare e ad animare la giornata. Senza questa collaborazione non si sarebbe potuto fare così bene ed in modo così bello ed apprezzato da tutti. Insieme, ci siamo veramente divertiti, lavorando in letizia… A chi ha trascorso la giornata con noi, venendo anche da posti lontani. E’ stato, per noi, il segno più evidente dell’affetto, della riconoscenza, del desiderio di continuare un rapporto di condivisione della nostra fede e di crescere insieme… A chi, non potendo essere presente, ci ha manifestato ugualmente vicinanza e partecipazione. Basta un piccolo gesto per esprimere un grande sentimento… A chi ci ha fatto dono, per iscritto, delle proprie riflessioni, del proprio ricordo, del proprio affetto. Sono oltre cento le testimonianze che ora compongono il “libro” – davvero bello - del primo decennio di attività della “nostra Tenda”. Un regalo prezioso ed uno stimolo, per noi, ad andare avanti con rinnovato slancio… Ai tanti bambini che, con allegria, semplicità e stupore, hanno reso piena la gioia di tutti i presenti. Un fronte di speranza aperto sul mondo e sul futuro… A tutti, confermiamo il nostro impegno ed il nostro affidamento al Signore affinché la Tenda di Sara e Abramo possa divenire sempre più uno dei luoghi nei quali sposi e famiglie, accogliendo l’invito dell’apostolo Pietro (cfr. 2 Pt 1, 10) “possano rendere sempre più sicura la loro vocazione” all’amore unico, totale, fedele e fecondo. (Ufficio Famiglia) Essere e fare Caritas in tempo di crisi: ne vogliamo parlare insieme La forza del rito Festa della Tenda di Sara e Abramo Ufficio liturgico 10 ANNI DI SPIRITUALITÀ CONIUGALE All’iniziodell’annopastorale,l’incontrodiocesanoilprossimo19ottobre PARMA MISSIONARIA A cura dell’Ufficio diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese LA VEGLIA DEL 18 OTTOBRE “Sullestrade delmondo” chiesa D 14 al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale: “La fede è dono prezioso di Dio, il quale apre la nostra mente perché lo possiamo conoscere ed amare, Egli vuole entrare in relazione con noi per farci partecipi della sua stessa vita e rendere la nostra vita più piena di significato, più buona, più bella. Dio ci ama! La fede, però, chiede di essere accolta, chiede cioè la nostra personale risposta, il coraggio di affidarci a Dio, di vivere il suo amore, grati per la sua infinita misericordia. E’ un dono, poi, che non è riservato a pochi, ma che viene offerto con generosità. Tutti dovrebbero poter sperimentare la gioia di sentirsi amati da Dio, la gioia della salvezza! Ed è un dono che non si può tenere solo per se stessi, ma che va condiviso. Se noi vogliamo tenerlo soltanto per noi stessi, diventeremo cristiani isolati, sterili e ammalati. L’annuncio del Vangelo fa parte dell’essere discepoli di Cristo ed è un impegno costante che anima tutta la vita della Chiesa”. *** I l tema dell’ottobre missionario 2013 è : “Sulle strade del mondo”. “Le strade evocano ogni spazio aperto e percorribile, ogni luogo, piazza, sentiero, dove l’altro può farsi vicino e dove si incrociano sguardi, parole, timori e speranze, diffidenze e nuove amicizie. Gesù ha percorso le strade della Palestina, partendo dalla Galilea, zona di confine, e talvolta si è spinto oltre. Da bambino, come ebreo fu straniero in Egitto; nel suo ministero provenire da Nazareth lo rendeva straniero in Giudea, ma anche a Nazareth l’origine da Betlemme non avrà evitato sospetti. L’uomo Gesù sapeva stare sulle strade perché per lui, così spesso straniero, nessuno era straniero davvero. Questa è anche la vicenda dei nostri missionari e missionarie su tante strade del mondo, comprese quelle del web, dei social network, senza dimenticare quelle di chi è messo ai margini, reso quasi invisibile. Questa diventa la storia di ogni cristiano che non chiude la fede in spazi e tempi “religiosi”, ma la porta in ogni respiro della vita. Viviamola così e continuiamo ad accompagnare chi ne fa dono ad altri sulle strade del mondo.” La veglia Missionaria ci fa riflettere attraverso la Parola di Dio e dei missionari, ci farà pregare il Signore che cammina con noi e ci insegna i sentieri che portano alla fraternità universale. • La veglia missionaria diocesana sarà venerdì 18 ottobre alle 20:45 nella chiesa parrocchiale di San Paolo e sarà presieduta dal nostro Vescovo Enrico Solmi. L’APPUNTAMENTO IN SAN BENEDETTO IL 27 OTTOBRE 11 OTTOBRE 2013 FestaMissionaria:lagioiadell’incontro L a Festa Missionaria Diocesana di quest’anno che si svolge, come da tradizione, in Ottobre, avrà luogo domenica 27 in San Benedetto. È previsto un programma nutrito che si svolgerà lungo l’intera giornata. Tema conduttore della festa è ”La gioia dell’incontro”. Si riferisce all’incontro tra culture, religioni e persone di diversa provenienza. Sono invitati i gruppi missionari della diocesi e tutte le persone sensibili al tema “missione”. Inizierà alle ore 10 con l’accoglienza nell’oratorio ed entrerà nel vivo alle 10 e mezza, in teatro, con una tavola rotonda che prevede tre interessanti testimonianze sul filo conduttore “la gioia dell’incontro”. Si cercherà di far passare il messaggio che tutti siamo “in missione”, perché Gesù ci chiama alla comunione universale. La mattinata si concluderà con la santa messa, presieduta dal vescovo, che si terrà nella chiesa di San Sepolcro a motivo della sua maggiore capienza ed anche del fatto che, San Benedetto e San Sepolcro, appartengono alla stessa “Nuova parrocchia”. La messa prevede una liturgia di stile “missionario” e sarà animata con canti e preghiere preparate da gruppi etnici presenti nella nostra città. Dopo il pranzo al sacco consumato in oratorio, i partecipanti potranno visionare filmati “missionari” nonché visitare bancarelle e stands che vari gruppi missionari organizzeranno con presentazioni di libri e iniziative varie. Dulcis in fundo, alle 17 circa, presso la palestra dell’Istituto salesiano, si svolgerà il “Festival della canzone missionaria” giunto armai alla sua quarta edizione. È una bella manifestazione che vedrà la partecipazione festosa di molti giovani e gruppi. Anche il festival avrà come tema conduttore “la gioia dell’incontro”. Alle 19 terminerà la manifestazione. PROGRAMMA • ore 10 accoglienza in Oratorio. • ore 10;30 tavola rotonda, in teatro, con testimonianze. • Ore 12 santa Messa in San Sepolcro. • Ore 13,30 pranzo al sacco in Istituto. • Filmati e visita stands. • Ore 17 “festival della canzone missionaria” nella palestra dell’Istituto. IL COMUNICATO DEL FORUM E DEL CONSIGLIO DELLE CHIESE SU LAMPEDUSA: SIAMO TUTTI RESPONSABILI D i fronte ad una tragedia come quella accaduta a Lampedusa non è possibile rimanere in silenzio. Ieri il Forum prima di iniziare la Tavola rotonda sul tema del rapporto tra violenza e religioni, ha osservato un minuto di silenzio per le vittime di quest’ultimo naufragio; ebbene, possiamo affermare che gli oltre 100 morti e i 300 dispersi sono il risultato della violenza dell’uomo. A questa violenza, frutto di gravi incapacità e insensibilità da parte dell’Italia e dell’Europa, non deve ora aggiungersi la violenza dell’indifferenza, capace di provocare ulteriori danni in ogni direzione. Le lacrime di una soccorritrice esprimevano non solo il dolore ma anche il senso dell’impotenza nel non poter salvare tutte quelle donne, uomini e bambini abusati dal traffico della speranza che fa fare soldi ai violenti nell’indifferenza dei governi italiano e degli altri paesi europei che dimenticano i principi base della giustizia e della democrazia: i diritti dell’uomo. Non ci stupiamo di ciò, visto che questo discutibile processo di costruzione dell’Europa, che continua a guardare più agli interessi finanziari che a quelli delle persone e dei popoli, sta distruggendo il tessuto sociale delle nazioni più deboli, a cui chiede non di partecipare con sacrificio ma di immolarsi e senza disturbare; mentre non si dota di una politica estera unificata e lungimirante, capace di guardare al mondo intero in modo responsabile, come vorrebbe la storia dell’Europa. Ancora più grave appare il dramma di questi fratelli e sorelle, che per fuggire dalla guerra, dalla fame e dalla miseria, attraversano il Mediterraneo con dei relitti. 4 OTTOBRE Come Consiglio delle Chiese Cristiane poniamo la questione sulla base del Vangelo: dov’è finita la difesa dei più deboli? Ha ragione papa Francesco, c’è solo una parola: vergogna! Se chi governa si dice cristiano, come si pone di fronte alla legge di Cristo? Paolo afferma che è Gesù che ci costringe con il suo amore ad amare gli altri e per primi gli ultimi: ora, dovrebbe essere chiaro per tutti che i morti dell’Isola dei Conigli e del Mediterraneo sono gli ultimi degli ultimi… e tutte queste morti gridano, come i due corpicini dei bimbi ripescati con delicatezza dai soccorritori , corpi esanimi che urlano come il sangue di Abele. Così, Gesù ancora una volta si sente rispondere da noi, suoi figli, suoi rappresentanti (come fece Caino): “sono forse io il guardiano di mio fratello?” Come Forum interreligioso e Consiglio delle Chiese cristiane insieme e a voce alta e ferma dichiariamo: sì, siamo anche noi i responsabili perché le leggi e le norme nazionali ed europee che possano affrontare il problema e iniziare a salvare queste persone non vengono promulgate perché interessi di lobby, banche, finanza e caste di ogni tipo sono impegnate nei loro interessi. L’unico Dio che per tutti noi— Ebrei, Cristiani, Musulmani, Baha’ì — è un Dio di Pace, Amore e Giustizia. Egli richiama ogni persona al suo impegno per una vita che manifesti queste caratteristiche. Pertanto chiediamo con forza a chi è chiamato a governare — in Italia come in Europa — di rispondere a queste vittime e all’unico Dio con un atto concreto: leggi che impediscano tragedie come queste, interventi che prevengano questi massacri, politiche che guardino allo sviluppo solidale e rispondano ai bisogni degli ultimi. Daiprincipi,allastoriasofferta,allarevisionedelleletturedeitestifondanti,allesperanzesulfuturo Le Famiglie di Abramo di fronte alla violenza L’ecodell’affollatatavolarotondadellereligionidel3ottobre La violenza Quello della violenza è uno dei temi su cui le religioni sono chiamate spesso in causa. Che colui in cui credono sia un Dio di pace che desidera l’armonia tra gli esseri umani è un dato espresso, anche implicitamente, da parte di ogni Comunità, a partire da quella ebraica che venera un Dio che ha tra i suoi nomi quello di shalom, pace, come integrità e completezza, ha spiegato il rabbino di Parma David Elia Sciunnach. «D’altra parte quando leggiamo la Bibbia vediamo che Caino compie il primo atto di violenza — aggiunge —. La Torah, allora, insegna a dominare quell’istinto che è nella natura di ogni uomo. Non è facile trovare un equilibrio ma lo tzaddiq (il giusto, nda) è colui che sa dominare l’istinto. Il popolo ebraico ha sempre cercato di seguire questa via e spesso per la sua diversità è stato emarginato». Il rabbino ha ripercorso la parabola europea dal XVI secolo in avanti fatta di cacciate, ghetti e campagne contro gli ebrei, fino alla tremenda ora della Shoah, nonostante prima ci fssero stati «momenti d’oro dove ebrei cristiani e musulmani hanno creato insieme una cultura arrivata a un livello molto elevato», terminata per la volontà di dominio di alcuni. Nel presente Sciunnach ha rilevato la fre- L’ermeneutica Hanz Gutierrez, decano della Facoltà avventista di teologia di Firenze, rappresentando le Chiese cristiane del Forum, ha parlato «come cristiano che cerca di analizzare il passato e cercare di affermare una possibilità per il cristianesimo di articolare una convivenza di pace e di resistenza alla violenza» Consapevole che «tutti noi vorremmo a livello individuale e collettivo non avere a che fare con la violenza, ma purtroppo non è così», il teologo è partito dal dato storico del rapporto di complicità con la violenza: «noi cristiani abbiamo sempre condannato la violenza ma l’abbiamo utilizzata per giustificati motivi per condannare non solo durante l’Inquisizione ma in Sudamerica i re- giusti. «Tutto questo — conclude Gutierrez — implica un dialogo in cui ci sia anche un’interpretazione positiva dell’altro, che cerca di capire cosa lo muove al dialogo, quali sono i suoi progetti nascosti, capire le paure e le resistenze per tirare fuori da lui il meglio e non il peggio». L’educazione Dalle parole di Patrizia Khadija Dal Monte, emerge una sofferenza: «in questo tempo violenza fa rima con musulmani. La religione che viene percepita come più violenta è l’Islam a causa di alcuni fatti e di un martellamento continuo alla tv». La teologa legge le violenze emerse in molti paesi a maggioranza musulmana come frutto delle condizioni di instabilità politica, una situazione rispetto alla quale «si afferma un’idea pacifista molto naif. C’è un un’idea pacifista che non tiene conto della differenza tra l’oppressore e l’oppresso e li pone LA PARTECIPAZIONE DEGLI STUDENTI DEL SERALE DELL’ISTITUTO BODONI L e visite del 3 e 4 ottobre si sono snodate tra il quartiere artigianale di via Venezia, dove sta il Centro islamico, al quartiere residenziale di via Traversetolo che ospita la Chiesa avventista, al centro città dove nel raggio di un chilometro ci sono la Sinagoga, il Battistero, la Chiesa metodista e la Chiesa ortodossa di San Nectario, all’Oltretorrente dove la chiesa di Santa Maria del Quartiere ospita la parrocchia ortodossa rumena dei Santi Zaccaria ed Elisabetta. Ovunque si sono susseguite da parte di ministri e laici spiegazioni sul credo, le liturgie e la tipologia del luogo di culto, a cui gli studenti hanno replicato con domande e osservazioni. Al buffet interculturale e alla tavola rotonda ha partecipato una scolaresca del serale dell’Istituto tecnico “Bodoni”, accompagnata dall’insegnante di religione cattolica Luigi Lanzi: «Partecipiamo a questo appuntamento da diversi anni. Stasera siamo in ventitré: una classe quinta e alcuni studenti di quarta. Al serale sono presenti adulti e giovani, persone di tante religioni, anche stasera ci sono molte ragazze cristiane ortodosse e giovani musulmani di diverse origini. Alcuni fanno religione anche se atei. La Giornata del dialogo interreligioso per noi rappresenta un’uscita didattica a cui partecipa anche chi non si avvale della religione, perché è ritenuto uno stimolo umano e culturale». Per Claudia Silva, un’adulta, di quinta: «è stata un’esperienza molto interessante, mi sono rispecchiata in questi percorsi narrati dai rappresentanti delle fedi. La religione la devi sentire, non è giusto seguirla perché la seguono gli altri». La giovane Sofia Chavez, stessa classe, dice: «E’ stato molto intenso sentire i pareri degli esponenti di queste religioni. Io sono cresciuta in Perù in un ambiente cristiano molto cattolico e per me confrontare queste diverse idee è scoprire un altro orizzonte. Riguardo al tema della serata, trovo che la violenza e la religione nel nostro periodo si sono mescolate in un modo non corretto perché la religione dovrebbe portare la pace e non la violenza. La cattiva interpretazione ha portato la violenza e la guerra. Io non pratico la religione, ma sono rimasta cristiana cattolica». Nell’ora di religione successiva alla Giornata l’eco è positiva, racconta il docente: «Agli studenti è piaciuta la chiarezza dei relatori, la possibilità che hanno avuto di conoscere nuovi aspetti delle religioni, come il fatto che l’ebraismo sia un concetto di popolo prima che di religione; sono rimasti stupiti dalle molte interpretazioni sul testo biblico, hanno apprezzato gli hadith islamici e hanno notato nella fede bahai polarità tra un concetto concreto di educazione e la visione utopica di un mondo unico». (l. c.) e ingiusto. Miglioriamo il mondo con la parola, i gesti e, se non si può fare altro, con il cuore». L’unità Un plauso al Forum interreligioso di Parma viene da Guido Morisco, membro del direttivo dell’Assemblea nazionale bahai d’Italia: «Essere qui così numerosi è frutto di un lavoro di anni del Forum. Solo cinquant’anni fa una riunione del genere non sarebbe stata possibile. Testimonianze bellissime ci dicono che il mondo delle religioni è all’opposto delle forme di violenza che vediamo». Ma , aggiunge, «la storia dimostra che quando la religione è usata male produce danni. La religione è uno strumento potentissimo che ci da la possibilità di costruire una struttura di valori in cui credere intimamente e che determinano le scelte, allora non possiamo liquidarla dicendo che porta violenza». Violenza, per Morisco, è anche far prevalere le proprie opinioni, ritenute più giuste di quelle degli altri. «Se avessimo una cultura impostata sull’accettazione di strade diverse dalla nostra, la relazione non sarebbe basata sul timore di essere giudicato, ma sulla voglia di collaborare. Il vero strumento di progresso è il confronto e l’accettazione: salvaguardare la diversità della razza umana che è bella e ricca per renderla lo strumento attraverso il quale cambiare la cultura». Arrivare all’unità del genere umano, per i bahà’ì richiede «la riorganizzazione, il disarmo dell’intero mondo civilizzato, un mondo organicamente unificato nelle aspirazioni spirituali, nei meccanismi politici, nei commerci e nelle finanze, nella scrittura, negli idiomi, ma nel contempo un mondo sconfinato per la diversità delle caratteristiche nazionali delle sue unità confederali». L’orizzonte è costruire un’identità sempre più ricca sviluppando le qualità interiori. «Nei testi bahà’ì è scritto che ogni essere umano è una miniera piena di gemme che possono essere messe a disposizione dell’intero consesso umano, così la violenza non avrà più grande spazio». Laura Caffagnini fedi sistenti indios; a inizio Riforma Giovanni Calvino ha fatto uccidere Michele Serveto perché antitrinitario. Nessuno può tirarsi fuori». Ma anche le fonti sono un problema per Gutierrez: «i testi fondanti da un lato condannano la violenza, ma anche l’utilizzano», sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, precisa. La prospettiva antiviolenta su cui lavorare «con molta sobrietà e umiltà», secondo il teologo avventista si basa su quattro punti: 1) i testi sacri richiedono un passaggio interpretativo insostituibile in cui il dato testuale vada incrociato con la ragionevolezza del lettore alla luce dell’illuminazione dello Spirito Santo. 2) l’interpretazione del testo non basta, occorre anche un’interpretazione del contesto. Non tenendone conto, spesso i cristiani hanno favorito la violenza 3) occorre anche un’interpretazione di sé stessi. Non è detto che i nostri progetti e desideri anche buoni siano quelli sullo stesso piano o non indaga sui motivi di una rivolta, perché uno dei mali di cui soffriamo è il non sentire i problemi degli altri, l’assuefarci alla violenza che vediamo da lontano». Per Dal Monte è legittimo un «giusto uso della forza: un uso dell’aggressività secondo certi canoni, come la legittima difesa, viene accettato». Oltre alla condanna della violenza — aggiunge — occorre un percorso educativo per controllarla, «perché eliminarla del tutto non si può. La violenza che si racconta nella Bibbia è ancestrale, occorre cercare di educare noi e gli altri a un controllo. Un hadith della Sunna dice che forte è chi si padroneggia nell’ira. Il Corano dice: “combattete coloro che vi combattono, ma non siate aggressori”, propugna i valori della misericordia, della giustizia e del perdono. Il jihad più eccellente è una parola di giustizia detta dinanzi a un sovrano deviato 15 11 OTTOBRE 2013 R eligioni e violenza è stato il tema ponte tra le due giornate all’insegna del dialogo, 3 e 4 ottobre, organizzate dal Forum interreligioso coordinato da Luciano Mazzoni, che le scuole di Parma hanno dedicato alla visita dei luoghi di culto delle Comunità. «Gli studenti stessi, nel partecipare alle scorse edizioni, hanno suggerito il tema — ha detto Mazzoni introducendo l’affollata tavola rotonda alle Missioni Estere —. In otto anni di esperienza condivisa siamo scesi in campo più volte in occasione di eventi problematici su cui bisognava dichiararsi». quenza di tavoli di dialogo tra ebrei e cristiani, sviluppata grazie all’apertura del Concilio Vaticano II, mentre «nei Paesi islamici è stato diverso, il problema è iniziato per una questione politica, la fondazione dello Stato d’Israele». Il rabbino ha ricordato anche gli interventi di solidarietà degli israeliani in diverse occasioni: Rwanda, tsunami, terremoto in Emilia: «Ci sentiamo coinvolti a prescindere dalla religione. La religione è di Dio e in essa non può esserci violenza, che invece scaturisce dagli uomini che non riescono a far combaciare i rispettivi interessi». CATECHESI DEL PAPA PerchélaChiesaècattolica?ÈladomandachePapaFrancescohapostoall’iniziodella catechesidimercoledì9.«Comevadoio,inchiesa?Comeaccolgoidonichemioffre?» La Chiesa non è un’élite, ma la casa di tutti dove l’unità non è uniformità C ari fratelli e sorelle, buon giorno! Si vede che, oggi, in questa brutta giornata, voi siete stati coraggiosi: complimenti! «Credo la Chiesa una, santa, cattolica…». Oggi ci fermiamo a riflettere su questa Nota della Chiesa: diciamo cattolica è l’Anno della cattolicità. Anzitutto: che cosa significa cattolico? Deriva dal greco ”kath’olòn” che vuol dire ”secondo il tutto”, la totalità. In che senso questa totalità si applica alla Chiesa? In che senso noi diciamo che la Chiesa è cattolica? Direi in tre significati fondamentali. terra 1 11 OTTOBRE 2013 16 Il primo. La Chiesa è cattolica perché è lo spazio, la casa in cui ci viene annunciata tutta intera la fede, in cui la salvezza che ci ha portato Cristo viene offerta a tutti. La Chiesa ci fa incontrare la misericordia di Dio che ci trasforma perché in essa è presente Gesù Cristo, che le dona la vera confessione di fede, la pienezza della vita sacramentale, l’autenticità del ministero ordinato. Nella Chiesa ognuno di noi trova quanto è necessario per credere, per vivere da cristiani, per diventare santi, per camminare in ogni luogo e in ogni epoca. Per portare un esempio, possiamo dire che è come nella vita di famiglia; in famiglia a ciascuno di noi è donato tutto ciò che ci permette di crescere, di maturare, di vivere. Non si può crescere da soli, non si può camminare da soli, isolandosi, ma si cammina e si cresce in una comunità, in una famiglia. E così è nella Chiesa! Nella Chiesa noi possiamo ascoltare la Parola di Dio, sicuri che è il messaggio che il Signore ci ha donato; nella Chiesa possiamo incontrare il Signore nei Sacramenti che sono le finestre aperte attraverso le quali ci viene data la luce di Dio, dei ruscelli ai quali attingiamo la vita stessa di Dio; nella Chiesa impariamo a vivere la comunione, l’amore che viene da Dio. Ciascuno di noi può chiedersi oggi: come vivo io nella Chiesa? Quando io vado in chiesa, è come se fossi allo stadio, a una partita di calcio? È come se fossi al cinema? No, è un’altra cosa. Come vado io in chiesa? Come accolgo i doni che la Chiesa mi offre, per crescere, per maturare come cristiano? Partecipo alla vita di comunità o vado in chiesa e mi chiudo nei miei problemi isolandomi dall’altro? In questo primo senso la Chiesa è cattolica, perché è la casa di tutti. Tutti sono figli della Chiesa e tutti sono in quella casa. 2 Un secondo significato: la Chiesa è cattolica perché è universale, è sparsa in ogni parte del mondo e an- nuncia il Vangelo ad ogni uomo e ad ogni donna. La Chiesa non è un gruppo di élite, non riguarda solo alcuni. La Chiesa non ha chiusure, è inviata alla totalità delle persone, alla totalità del genere umano. E l’unica Chiesa è presente anche nelle più piccole parti di essa. Ognuno può dire: nella mia parrocchia è presente la Chiesa cattolica, perché anch’essa è parte della Chiesa universale, anch’essa ha la pienezza dei doni di Cristo, la fede, i Sacramenti, il ministero; è in comunione con il Vescovo, con il Papa ed è aperta a tutti, senza distinzioni. La Chiesa non è solo all’ombra del nostro campanile, ma abbraccia una vastità di genti, di popoli che professano la stessa fede, si nutrono della stessa Eucaristia, sono serviti dagli stessi Pastori. Sentir- La Chiesa ci fa incontrare la misericordia di Dio che ci trasforma perché in essa è presente Gesù Cristo, che le dona la vera confessione di fede, la pienezza della vita sacramentale, l’autenticità del ministero ordinato. Nella Chiesa ognuno di noi trova quanto è necessario per credere, per vivere da cristiani, per diventare santi, per camminare in ogni luogo e in ogni epoca. ci in comunione con tutte le Chiese, con tutte le comunità cattoliche piccole o grandi del mondo! È bello questo! E poi sentire che tutti siamo in missione, piccole o grandi comunità, tutti dobbiamo aprire le nostre porte ed uscire per il Vangelo. Chiediamoci allora: che cosa faccio io per comunicare agli altri la gioia di incontrare il Signore, la gioia di appartenere alla Chiesa? Annunciare e testimoniare la fede non è un affare di pochi, riguarda anche me, te, ciascuno di noi! 3 Un terzo e ultimo pensiero: la Chiesa è cattolica, perché è la ”Casa dell’armonia” dove unità e diversità sanno coniugarsi insieme per essere ricchezza. Pensiamo all’immagine della sinfonia, che vuol dire accordo, armonia, diversi strumenti suonano insieme; ognuno mantiene il suo timbro inconfondibile e le sue caratteristiche di suono si accordano su qualcosa di comune. Poi c’è chi guida, il direttore, e nella sinfonia che viene eseguita tutti suonano insieme in ”armonia”, ma non viene cancellato il timbro di ogni strumento; la peculiarità di ciascuno, anzi, è valorizzata al massimo! È una bella immagine che ci dice che la Chiesa è come una grande orchestra in cui c’è varietà. Non siamo tutti uguali e non dobbiamo essere tutti uguali. Tutti siamo diversi, differenti, ognuno con le proprie qualità. E questo è il bello della Chiesa: ognuno porta il suo, quello che Dio gli ha dato, per arricchire gli altri. E tra i componenti c’è questa diversità, ma è una diversità che non entra in conflitto, non si contrappone; è una varietà che si lascia fondere in armonia dallo Spirito Santo; è Lui il vero ”Maestro”, Lui stesso è armonia. E qui chiediamoci: nelle nostre comunità viviamo l’armonia o litighiamo fra noi? Nella mia comunità parrocchiale, nel mio movimento, dove io faccio parte della Chiesa, ci sono chiacchiere? Se ci sono chiacchiere non c’è armonia, ma lotta. E questa non è la Chiesa. La Chiesa è l’armonia di tutti: mai chiacchierare uno contro l’altro, mai litigare! Accettiamo l’altro, accettiamo che vi sia una giusta varietà, che questo sia differente, che questo la pensa in un modo o nell’altro – ma nella stessa fede si può pensare diversamente – o tendiamo ad uniformare tutto? Ma l’uniformità uccide la vita. La vita della Chiesa è varietà, e quando vogliamo mettere questa uniformità su tutti uccidiamo i doni dello Spirito Santo. Preghiamo lo Spirito Santo, che è proprio l’autore di questa unità nella varietà, di questa armonia, perché ci renda sempre più ”cattolici”, cioè in questa Chiesa che è cattolica e universale! Grazie. © Copyright 2013 Libreria Editrice Vaticana LE PAROLE DEL PAPA ALL’ISTITUTO SERAFICO DI ASSISI LO SCORSO 4 OTTOBRE Controlaculturadelloscartodiffondiamol’accoglienza C ari fratelli e sorelle, voglio iniziare la mia visita ad Assisi con voi, vi saluto tutti! Oggi è la festa di San Francesco, e io ho scelto, come Vescovo di Roma, di portare il suo nome. Ecco perché oggi sono qui: la mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare sulla tomba di un uomo che si è spogliato di se stesso e si è rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo, ha amato tutti, specialmente i più poveri e abbandonati, ha amato con stupore e semplicità la creazione di Dio. Arrivando qui ad Assisi, alle porte della città, si trova questo Istituto, che si chiama proprio ”Serafico”, un soprannome di san Francesco. Lo fondò un grande francescano, il Beato Ludovico da Casoria. Ed è giusto partire da qui. San Francesco, nel suo Testamento, dice: «Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo» (FF, 110). La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello ”scarto”, che è opposta alla cultura del- l’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. In questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’accoglienza. Certo, anche qui non sarà tutto perfetto, ma si collabora insieme per la vita dignitosa di persone con gravi difficoltà. Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il segno della vera civiltà, umana e cristiana! Mettere al centro dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate! A volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro. Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto, dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza, opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano, amore a Cristo Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si uniscano la professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con il volontariato, un tesoro prezioso. Servire con amore e con tenerezza le persone che hanno bisogno di tanto aiuto ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse di umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria, ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio, e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella vita: non le ricchezze, la forza delle armi, la gloria terrena, ma l’umiltà, la misericordia, il perdono. (...) Nella Cappella di questo Istituto, il Vescovo ha voluto che ci sia l’adorazione eucaristica permanente: lo stesso Gesù che adoriamo nel Sacramento, lo incontriamo nel fratello più fragile, dal quale impariamo, senza barriere e complicazioni, che Dio ci ama con la semplicità del cuore. Grazie a tutti di questo incontro. Vi porto con me, nell’affetto e nella preghiera. Ma anche voi pregate per me! Il Signore vi benedica e la Madonna e san Francesco vi proteggano. perché così com’è, con i procedimenti e le lungaggini, produrrà immediatamente entro qualche anno lo stesso prodotto. Perché il modo di amministrare la giustizia è troppo lungo e farraginoso. • Dai dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria risultano 24mila persone che potrebbero essere scarcerate con l’indulto. Alcune voci critiche temono che la proposta dell’amnistia sia stata fatta invece per favorire Berlusconi... Non penso che la preoccupazione di Napolitano sia stata Berlusconi perché ha affrontato il tema da un punto di vista complessivo. Poi, se anche Berlusconi rientrasse nell’amnistia... pazienza. Ci sono milioni di pratiche ferme che non si sbloccano, e migliaia di persone che soffrono inutilmente. • Pensa che il Parlamento porterà avanti le sue indicazioni? Sembra che molti parlamentari abbiano applaudito, in quasi tutti gli schieramenti. Anche perché in campagna elettorale molti partiti hanno fatto promesse in materia. • Quindi siamo vicini a una svolta? Il capo dello Stato ha dato un indirizzo preciso, concreto e giusto. Bisogna vedere se il Parlamento accetta le sue indicazioni e le mette in pratica. Anche perché alcune iniziative sono già in corso. Ci sono delle prospettive, bisogna verificare se alla fine, quando voteranno, si concorderà sulle intenzioni generali. • Il capo dello Stato accenna anche all’ipotesi che gli stranieri scontino la pena nei Paesi di origine. Una strada fattibile? Nel messaggio è specificato che su questo tema gli accordi internazionali ci sono ma non funzionano bene. Sono pochissime le persone uscite dall’Italia. Al di là del costo per lo Stato, non è così semplice fare in modo che i cittadini vadano a scontare la pena nei loro territori. Se sono Stati europei qualcosa ancora si può fare ma con gli altri Paesi sarà dura. Temo che con il Nord Africa, l’America Latina e la Romania qualche problema ci sia. Faccio anche presente, inoltre, che per andare in un Paese bisogna essere riconosciuti come cittadini di quel Paese e non sempre le persone dicono la loro origine e non è facile accertare l’identità se non si hanno i documenti. Patrizia Caiffa L’acronimo sta per Programme for the International Assessment of Adult Competencies, ovvero un’indagine promossa dall’OCSE per la valutazione delle competenze degli adulti (16-65 anni) e realizzata in 24 Paesi di Europa, America e Asia. PIAAC si focalizza sulle competenze cognitive e lavorative necessarie ad assicurare un’attiva partecipazione all’economia e alla società del XXI Secolo. L’indagine PIAAC consente ai Paesi aderenti al Programma di disporre di una base dati statisticamente valida al fine di valutare l’efficacia dei sistemi di istruzione e formazione relativamente alle competenze chiave, gli effetti che queste hanno nel posizionare i lavoratori nel mercato del lavoro, quali risultano essere le migliori politiche per accrescere l’occupabilità e per favorire sistemi di apprendimento durante tutto l’arco della vita. Il quadro complessivo di ciascun Paese – già in sé ricco di importanti informazioni – beneficia, inoltre, del confronto internazionale. I risultati relativi all’Italia non possono non essere fonte di preoccupazione, per i gravi problemi che denunciano. Il nostro Paese si colloca all’ultimo posto della graduatoria nelle competenze alfabetiche (literacy), anche se rispetto alle precedenti indagini OCSE la distanza dagli altri Paesi si è ridotta. Inoltre l’Italia risulta penultima nelle competenze matematiche (numeracy), fondamentali per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta. DI positivo c’è la tendenza al miglioramento dei livelli di competenza del segmento femminile come anche un processo di contenimento dell’analfabetismo. Diminuisce, rispetto alle precedenti indagini internazionali la percentuale di popolazione che si posiziona nei livelli più bassi di competenza. terra «C «LaretediocesanadelleCaritaspuòaccogliere150/200profughichesononelsovraffollatocentrodiImbriacola» “Corridoi umanitari per i profughi siriani” 17 LapropostadellaCaritasItalianadopolatragediadiLampedusa “N on fermare il dibattito politico solo al livello della legislazione sull’immigrazione, perché c’è una questione più urgente”: “Chiediamo che tutte queste morti non siano invano, perché avvenga un cambiamento utile e necessario: rivedere l’intero approccio europeo e italiano all’accoglienza di chi fugge da guerre e persecuzioni e predisporre dei corridoi umanitari, soprattutto per i profughi siriani, distribuendoli nei vari Paesi europei”. È questa la posizione della Caritas italiana, espressa al Sir da Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio nazionale immigrazione, che da Lampedusa - dove sono riunite in questi giorni 40 rappresentanti di tutte le Caritas della Sicilia - avanza anche tre proposte concrete: “La rete diocesana delle Caritas è disposta ad accogliere 150/200 profughi che attualmente sono nel sovraffollato centro di Contrada Imbriacola; accogliere in albergo almeno le donne e i bambini; aprire dal mese prossimo un centro Caritas permanente a Lampedusa”. • Il ministro Kyenge ha annunciato la volontà di rivedere la legge Bossi-Fini, qual è la vostra posizione? Sulla Bossi-Fini ci siamo già espressi in passato. Da sempre diciamo che il reato di immigrazione clandestina (articolo 10 bis) va contro la dignità e il diritto delle persone di spostarsi, soprattutto di chi fugge da situazioni di conflitto. È evidente che legare la possibile revisione della legge alla tragedia appena avvenuta, tecnicamente non è corretto, perché qui si sta parlando di richiedenti asilo, quindi il tema è un altro. Certo, un ripensamento totale, a partire dalla modifica del testo unico, ci vede favorevoli, ma chiediamo che tutte queste morti non siano invano, perché sia il motore di un cambiamento utile e necessario. • Da cosa partire? È chiaro che andrà rivisto l’impianto del testo unico sull’immigrazione a partire dagli interventi della legge Bossi-Fini. Ma ora siamo in una situazione di emergenza internazionale che va affrontata con strumenti di carattere emergenziale. I canali umanitari al momento sono più urgenti. Le forze politiche devono sentirsi in primis responsabili per affrontare il problema in maniera seria, ma non con spot o interventi dell’ultima ora. Bisogna capire che posizione vuole prendere l’Italia rispetto al tema degli ingressi regolari. Negli ultimi anni non sono state date quote per i flussi: è chiaro che se non diamo nessuna possibilità alle persone che fuggono da guerre e persecuzioni di arrivare in maniera regolare (perché non si tratta di migranti economici), la gente non capirà mai e farà di tutta l’erba un fascio. Non vorrei che tutto venisse schiacciato sulla Bossi-Fini, perché al momento è ancora più urgente un intervento umanitario che parta anche dal non inscrivere nel registro degli indagati chi arriva in Italia per cercare protezione umanitaria. Si tratta di decidere politicamente cosa fare rispetto a questi arrivi di persone che cercano aiuto. Tutti cercano scorciatoie: chi dà la colpa agli scafisti, chi a Frontex, chi ai pescatori che non hanno soccorso. Si tratta solo di decidere: cosa vogliamo fare di queste persone? Le vogliamo aiutare sì o no? Se le vogliamo aiutare abbiamo tutti gli strumenti per farlo, anche andare nei loro Paesi per aiutarli a reinserirsi. Ma non facciamoli arrivare con i barconi. • Invece gli sbarchi continuano e arriveranno sempre più profughi, soprattutto dalla Siria… Questo è il punto: se non apriamo un canale umanitario costringeremo queste persone ad arrivare comunque con mezzi di fortuna mettendo a repentaglio la loro vita. Cominciamo allora da politiche nazionali, in un quadro europeo, di apertura di canali umanitari regolari. Come è possibile che solo la Germania abbia previsto per i siriani 5000 posti per aiutarli e farli arrivare in sicurezza? Nessuno degli altri Paesi europei lo ha fatto. Allora cosa vogliamo fare? Quale è il nostro strumento? Il nostro strumento oggi è la speranza, ossia sperare che queste persone non affondino in mare. Poi quando succede è la disperazione collettiva. Questo è veramente un paradosso. • A Lampedusa è andato anche il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Cosa gli chiedereste? Quello che vorrei dire all’Europa, al di là delle accuse generiche, perché non si fa altro che scaricare responsabilità, è di affrontare il tema delle frontiere esterne, oramai cruciale per l’Europa. Non sia semplicemente delegato ai Paesi del Mediterraneo. La redistribuzione delle persone che arrivano in Europa aiuterebbe nel processo di corresponsabilità a livello europeo. Dove sta la solidarietà europea? Serve un piano europeo che non esiste. Si va avanti dicendo che i numeri non sono grandi e si lascia che rimanga un problema nazionale. Ma perché non farlo come Europa? Ci vuole più coscienza, a partire dall’Italia, che per prima deve fare la sua parte”. P. C. 11 OTTOBRE 2013 ondivido pienamente il messaggio del presidente della Repubblica. Ha individuato i problemi con precisione. È stato molto coerente, chiaro e pratico, anche idealmente molto alto, perché ha fatto capire che siamo in una situazione in cui stiamo violando i diritti e stiamo facendo degli atti di tortura». È questo il commento al Sir di don Virgilio Balducchi (nella foto), ispettore capo dei cappellani penitenziari, a proposito del lungo messaggio (12 pagine) che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alle Camere, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Dopo le violazioni contestate all’Italia dalla Corte europea di Strasburgo il presidente Napolitano definisce “necessario intervenire nell’immediato” con un’amnistia e un indulto, oltre alle misure straordinarie. “L’Italia - ricorda Napolitano - ha un anno per conformarsi” alla richiesta che arriva dalla Corte europea. Il capo dello Stato propone 3 anni di sconto su tutte le pene e cancellazione dei reati minori. L’auspicio di don Balducchi è che il Parlamento “renda operative le indicazioni del capo dello Stato, perché sono tutte vie percorribili”. • Un messaggio lungo e dettagliato, con molte proposte. Che ne pensa? Condivido pienamente il messaggio del presidente della Repubblica. Fa vedere che sono già in corso dei passaggi – la depenalizzazione dei reati minori, l’affidamento sul territorio, le pene alternative al carcere – sperando che vengano attuate un po’ di più. Per come è organizzata oggi la giustizia, le misure alternative al carcere sono molto difficili da raggiungere, soprattutto da parte di chi è in carcere. In più sul territorio oggi ci sono meno risorse economiche per assistere e accogliere chi ha meno soldi. Napolitano ha detto molto chiaramente che, nonostante questi sforzi, se non si fa un indulto o un’amnistia, nel 2014 saremo nei guai, perché non si riuscirà ad abbattere il sovraffollamento solo con queste misure. Se non lo facciamo l’Europa ci condannerà e dovremo pagare molti ricorsi. • Il capo dello Stato ha dato qualche indicazione anche su quali reati potrebbero essere soggetti ad amnistia e indulto. Su questo tema ci sarà molto dibattito... L’indulto e l’amnistia per arrivare effettivamente all’abbattimento del sovraffollamento è una prima piattaforma reale. Certo, toccherà al Parlamento precisare quali reati, anche se ha dato alcune indicazioni, come i reati ‘bagattellari’ o che non superino i tre anni o non siano di grosso allarme sociale. Poi si deve riformare l’amministrazione della giustizia Dizionario delle globalizzazioni Carceri, dal presidente Napolitano un indirizzo preciso. Ora tocca al Parlamento PIAAC Aluisi Tosolini Ilcommentodelcapodeicappellanipenitenziari,almessaggiodalpresidentealleCamere IlcardAmato:«Nelcuorediragazzoavevaunamorepertutti:faredelbeneachiloodiavaebenedirechilomalediceva» Beato Rolando Rivi, “campione dello spirito” SièsvoltaaModenalacelebrazioneperilseminaristamartire terra S 11 OTTOBRE 2013 18 abato 5 ottobre cinquemila fedeli, provenienti da tutta Italia, in particolare dalle diocesi di Modena-Nonantola e Reggio Emilia-Guastalla, hanno trasformato il Palazzetto dello Sport di Modena in una cattedrale per celebrare la beatificazione di Rolando Rivi, seminarista di origini reggiane, ucciso dai partigiani il 13 aprile del 1945 a 14 anni in un bosco sull’Appennino modenese. Cori da stadio, striscioni, fazzoletti colorati da sventolare in aria in nome di Rolando e applausi hanno accompagnato la celebrazione presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, che ha commentato: «In un luogo in cui di solito si celebrano i campioni dello sport, oggi si è celebrato un campione dello Spirito». Perdono, fortezza, servizio, pace «È con le lacrime agli occhi che mi accingo a parlare del beato Rolando Rivi, morto martire per la fede. La commozione sgorga dal mio cuore di vescovo, che piange la morte di questo ragazzo, forte come una quercia per onorare e difendere la sua identità di seminarista». È con queste parole che il cardinale Amato ha iniziato l’omelia, ripercorrendo la storia di Rolando. «Al lampo di odio dei suoi carnefici egli rispose con la mitezza dei martiri, che inermi offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori. Rolando nel suo cuore di ragazzo aveva un amore per tutti: amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva. Una dottrina “rivoluzionaria”, che porta ad atteggiamenti di fraternità, tolleranza e rispetto della libertà altrui, senza soprusi, senza imposizioni forzate e senza spargimento di sangue. Oggi il nostro piccolo beato è una buona notizia per tutti». Una lezione di vita che il cardinale Amato riassume in quattro parole: «Perdono, fortezza, servizio e pace. Il perdono come gesto che ci avvicina di più a Dio, padre buono e misericordioso. Abbiamo bisogno di perdono, come l’aria che respiriamo. In famiglia, nella società, sul lavoro, nei rapporti umani abbiamo bisogno di essere continuamente perdonati e di perdonare. Così si dimentica il male e si fa il bene. La fortezza, una virtù fondamentale per la nostra esi- mini e dal Signore. In tal modo il martirio del nostro Rolando non sarà stato invano». Una festa di popolo stenza cristiana. Niente separò Rolando dall’amore di Cristo. Il servizio di Rolando a Gesù e alla sua Chiesa fu l’offerta della giovane vita, come seme fecondo di cristiani autentici e forti. Il suo martirio fu anche un gesto eroico di lealtà umana. Oggi la sua veste talare, macchiata di sangue innocente, è la sua bandiera di gloria. Egli si rivolge ai seminaristi d’Italia e del mondo, esortandoli a rimanere fedeli a Gesù, a essere fieri della loro vocazione sacerdotale e a testimoniarla senza rispetto umano, con gioia, serenità e carità. Perdono, fortezza e servizio conclude il cardinale - faranno progredire la nostra umanità verso il porto della pace, della comprensione reciproca, del bene comune. ‘Pace’ grida il nostro piccolo martire. Se ci convertiamo alla pace, se diventiamo costruttori di pace, non avremo più nemici da combattere e da annientare, ma solo amici da amare e da perdonare. E noi saremo benedetti dagli uo- «È stata una festa di popolo, in cui tutti hanno collaborato, un evento storico per la Chiesa di Modena e per la società civile, un dono grande di Papa Francesco, che deve diventare per noi un esempio di vita», ha commentato dopo la cerimonia monsignor Antonio Lanfranchi, arcivescovo abate di Modena-Nonantola. «Oggi Rolando Rivi ha molto da insegnarci: innanzitutto che i ragazzi sono capaci di prendere decisioni radicali e definitive e, quindi, che bisogna avere fiducia nei giovani, che vanno stimolati sia con la testimonianza personale sia con delle proposte all’altezza di quell’anelito grande che portano nel cuore. Poi, Rolando ci insegna che i martiri non sono mai fuori moda, purtroppo: paradossalmente il Vangelo che è buona notizia per l’uomo è anche una notizia che disturba tutti gli egoismi, le prepotenze, le mire di potere, quindi il martire sarà sempre colui che viene perseguitato per questo e oggi viviamo ancora in un’epoca di martiri. Infine, difendere la dignità delle persone, la vera libertà, la solidarietà e la fraternità sono valori autenticamente umani di cui oggi c’è tanto bisogno». Fra i vari ringraziamenti a conclusione della beatificazione monsignor Lanfranchi ne ha rivolto uno particolare all’assemblea: «La vostra partecipazione riveste tanti significati, che insieme evidenziano il carattere popolare della santità. Le pagine più belle della storia della Chiesa sono quelle scritte dai santi, che dicono la bellezza della fede e fecondano la vita della Chiesa. Ora nel corpo della nostra Chiesa è immesso il sangue della testimonianza eroica di Rolando Rivi, perché ci sia data nuova energia per seguire Cristo e servire appassionatamente l’uomo, costruendo insieme la civiltà dell’amore e della verità». a cura di Lucia Truzzi “Lumenfidei”enonsolo:credereoggi Perlefamiglie:burattiniinterculturali,atupertuconBodoni Il Festival Ottobre Africano, nato a Parma dieci anni fa su iniziativa dell’associazione di promozione sociale “Le Réseau” , lancia per l’edizione 2013 lo slogan “dall’Incontro la Cultura”, e propone un programma che si svolge a Roma, Milano, Reggio Emilia e Parma. Venerdì 11 ottobre nella Sala Civica di Felino (via Corridoni 2) alle 18 inaugurazione della mostra fotografica “Dio sul tetto e i nuovi angeli”, di Giuseppe Morandi. Alle 19 al Cinema Teatro Comunale di Felino (piazza Miodini “Educare contro il razzismo”: kermesse di musica e danza con le diverse realtà artistiche giovanili delle seconde generazioni. Sabato 12 ottobre al Centro Interculturale di Parma (via Bandini 6) alle 16 “Donne e Co-sviluppo”: incontro con Fanta Tiemtore (Burkina Faso) e Coumbaly Diaw (Senegal), già impegnate in progetti di cooperazione nei loro paesi di provenienza. Al Laboratorio Oltretorrente INTERCULTURA: FAMIGLIE A TEATRO Sabato 12 ottobre, a partire dalle 15, il Laboratorio Famiglia in Oltretorrente (www.labfamoltretorrente.org) nella nuova sede di piazzale San Giacomo 7 (accanto al cinema D’Azeglio) accoglierà l’evento “Babele Burattini”: un pomeriggio dedicato alle famiglie e al dialogo interculturale. Il teatro di burattini aprirà il suo sipario sul tema della integrazione interculturale, invitando gli spettatori a prendere parte allo svolgimento delle vicende narrate (età dai 4/5 anni). Subito dopo lo spettacolo si svolgerà un laboratorio di costruzione di burattini con materiali di recupero destinato a bambini dai 7 ai 12 anni. Il progetto Babele Burattini nasce da un’idea del gruppo teatrale CaravanMaschera (www.caravanmaschera.org) ed è stato appoggiato e finanziato dal Programma Europeo Gioventù in Azione. L’evento è aperto a tutti e totalmente gratuito. Il laboratorio, gratuito, è per un numero limitato di bambini: per info e prenotazioni 333.6164577, labfamoltretorrente@gmail. com, [email protected]. Fibrosi cistica: iniziativa a Roccabianca CONCERTO PER LA RICERCA Domenica 13 ottobre al Teatro “Arena del Sole” di Roccabianca avrà luogo un concerto benefico a favore della ricerca sulla fibrosi cistica. A partire dalle 16.30 si esibiranno il Coro Culliculum, Ana Alpini di Collecchio, corale “Don Arnaldo Furlotti” di San Secondo, la soprano Maria Carla Ferri e il tenore Antonio Coriano. A seguire buffet offerto dagli organizzatori. Nel corso dell’evento i volontari di Lifc, Associazione Emiliana Fibrosi Cistica, saranno a disposizione di chiunque vorrà ricevere informazioni e contribuire attraverso l’acquisto di una pianta di ciclamini. “Giambattista, un uomo di carattere!” FAMIGLIE AL MUSEO CON BODONI Domenica 13 ottobre si tiene in tutta Italia la prima edizione di F@MU, Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. La Galleria Nazionale di Parma insieme alla Biblioteca Palatina partecipa alla Giornata con il percorso guidato “Giambattista, un uomo di carattere!” alla Madonna delle Grazie MESE DI OTTOBRE: ROSARIO SERALE La parrocchia della SS. Annunziata organizza per tutte le sere del mese di ottobre alle 21 il Santo Rosario presso la Madonna delle Grazie in via dei Farnese angolo borgo delle Grazie. Due incontri per il mandato NUOVI MINISTRI DELL’EUCARISTIA Sabato 12 e 19 ottobre, presso il Seminario Minore, dalle ore 15 alle 17 due incontri per coloro che riceveranno il mandato come ministri straordinari dell’Eucaristia. Occorre portare la lettera di presentazione del parroco o del superiore/a della comunità. Ordine secolare Carmelitani INCONTRI MENSILI SU SANTA TERESA D’AVILA Ogni seconda domenica di ogni mese in via Verdi 3, presso i Padri Carmelitani, il Padre Assistente dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi ci illustra particolarità su Santa Teresa d’Avila, molto interessante e balsamo per gli animi, particolarmente in questi tempi nei quali è urgente parlare e meditare su cose serie e recuperare la pace e il senso dell’essenziale nella nostra vita. La riunione è aperta a tutti, senza alcun impegno ma nella certezza di andare a casa un po’ più ricchi dentro di quando si è arrivati. Info: 0521.282814. In Seminario Minore OTTOBREDUCATORI: I LABORATORI Prosegue il programma di OttobrEducatori: • Lunedì 14 ottobre in Seminario Minore alle 18.30 (1a sessione) e alle 21 (2a sessione): Laboratori. 1. “Vuoi giocare con noi?” (équipe diocesana Acr); 2. “Anche il Maestro è andato a scuola: la formazione di Gesù nel vangelo di Matteo” (don Paolo Salvadori); 3. “La preghiera come rischi e i rischi della preghiera” (sr Tilla Brizzolara e Agesci); 4. “Animiamo la liturgia con il canto” (don Mario Mazza); 5. “Il mio Amore voglio che sia…”: piste di educazione all’affettività per giovani cuori (Ufficio Famiglia). E’ previsto un contributo di 3 euro per la cena • Lunedì 21 ottobre dalle 20.45 alle 22.45 in Seminario Minore le proposte delle Associazioni. Agesci: incontri di Branca e Co.Zo.; Acr e Ac settore giovani: incontri educatori dei gruppi. Informazioni: [email protected]. A S. Maria del Rosario CORSI DI DANZA BIBLICA Martedì 15 ottobre, alle ore 18, presso i locali della parrocchia di Santa Maria del Rosario (via Isola 18), riprendono i corsi di danza biblica. Informazioni: Rina Passera, 0521.293682; Nadia, 338. 7969391. Con le Carmelitane SANTA TERESA DI GESÙ: MESSA IL 15 OTTOBRE Martedì 15 ottobre le Carmelitane Scalze festeggiano Santa Teresa di Gesù, Madre del Carmelo Riformato. Alle ore 18 sarà celebrata nella loro chiesetta di via Montebello una solenne Santa Messa presieduta dal vescovo mons. Enrico Solmi. Tutti sono invitati. Sul Vangelo di Matteo INCONTRO CON PERSONE OMOSESSUALI Giovedì 17 ottobre a partire dalle 20,45 riprendiamo l’incontro mensile con persone omosessuali. Insieme mediteremo e pregheremo Mt 21,28-32. Per informazioni: 331.1009837, [email protected] Incontro promosso dal Meic CREDERE OGGI: LUMEN FIDEI E NON SOLO Giovedì 17 ottobre alle ore 21, presso la sede del Circolo “Il Borgo” (via A. Turchi 15/A; a fianco del teatro Pezzani) si terrà una serata, aperta a tutti, sul tema “Credere oggi. La fede cristiana nel mondo contemporaneo”, con diretto riferimento alla “Lumen fidei”, la prima enciclica firmata da Papa Francesco, e avendo presente i recenti interventi pubblici del Papa. Inter- scoperta della mostra dedicata al grande tipografo Giambattista Bodoni. Durante la visita i ragazzi avranno modo di conoscere la perso- verrà don Raffaele Mazzolini, docente all’Istituto di scienze religiose S. Ilario di Poitiers. L’incontro è promosso dal Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) in collaborazione col circolo “Il Borgo” e il gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”. Incontro con Massimo Toschi L’ATTUALITÀ DELLA PACEM IN TERRIS Il gruppo “Il Concilio Vaticano II davanti a noi”, in collaborazione con altri organismi, venerdì 25 ottobre, alle 17.30, presso i Missionari Saveriani promuove un incontro sull’attualità dell’enciclica Pacem in Terris, nel 50o anniversario della sua promulgazione. Interviene Massimo Toschi, già assessore della regione Toscana. Servizio Catecumenato RISVEGLIO DELLA FEDE E INIZIAZIONE ADULTI Il Servizio diocesano al Catecumenato comunica che martedì 5 novembre prende avvio il primo gruppo dell’itinerario per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana degli adulti (Cresima e 1a Eucarestia). Gli incontri si terranno ogni martedì dalle 19.30 alle 20.45 nella sala parrocchiale della Cattedrale, in strada Sant’Anna 14. La celebrazione della Cresima è fissata per sabato 26 aprile 2014 in Cattedrale; domenica 6 aprile il ritiro spirituale in Seminario maggiore. Iscrizioni entro il 31 ottobre: diacono Azzoni, 340.2544460, [email protected]; Cancelleria Vescovile, 0521.380508, cancelleria@ diocesi.parma.it. Un secondo gruppo prenderà avvio ll’11 dicembre e terminerà l’8 giugno 2014, riunendosi ogni mercoledì dalle 19.30 alle 20.45. Tutti i giorni in Cattedrale ADORAZIONE EUCARISTICA E’ ricominciata l’adorazione eucaristica quotidiana in Cattedrale, dalle ore 8 alle ore 13; e dalle ore 15 alle ore 19. Chi desidera, può aderire mettendo il proprio nome e disponibilità negli appositi fogli. nalità di questo grande artista e di seguire le varie fasi dell’invenzione della stampa e della creazione del libro come oggetto da leggere, toccare e conservare. Appuntamento per tutti davanti all’ingresso della Galleria Nazionale alle 15.30. Il percorso è consigliato per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. Ingresso al museo e partecipazione al percorso gratuita per tutti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail: percorsi.artificiomail.com, 366.2405842 - 370.3262016. Alla biblioteca Alpi DOCUMENTARIO SUI PROFUGHI LIBICI Mercoledì 16 ottobre alle 20.45 alla Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi (Parma, vicolo delle Asse 5) verrà proiettato il documentario “Il Rifugio”, vincitore del Premio Ilaria Alpi 2013. Nel luglio 2011 centosedici profughi provenienti dalla Libia sono stati traferiti a Lampedusa in una spettrale stazione sciistica sulle Alpi. Emigrati in Libia e costretti a scappare per sfuggire all’arruolamento forzato nelle truppe di mercenari, gli autori li affiancano per un anno, fino alla risposta alla loro richiesta di asilo. Incontro sull’informazione OSPITALITÀ AL CENTRO ISLAMICO Giovedì 17 ottobre alle 18.30 al Centro islamico (via Campanini, 6) si terrà la Giornata dell’Ospitalità, sul tema ”L’informazione oggi sul e dal mondo arabo. Interverranno Hamza Picardo, direttore di ”Islam-on line”, e Paolo Ferrandi, giornalista della ”Gazzetta di Parma”. Incontro a Forum Solidarietà VOLONTARI PER KUMINDA Dall’8 al 10 novembre in piazzale della Pilotta si svolge Kuminda, il Festival del diritto al cibo. Giovedì 17 ottobre alle 18.30 a Forum Solidarietà (Parma, via Bandini 6) si svolge un incontro per tutti coloro che desiderano impegnarsi come volontari in vari aspetti del festival. Inviare la scheda di iscrizione reperibile su www.kuminda.org entro il 14 ottobre, al fax 0521.287154 o via mail (firmata e scansionata) a [email protected]. Messa, programma e cena NUOVO ANNO SOCIALE PER IL C.A.V. memo OTTOBRE AFRICANO 19 Venerdì 18 ottobre presso la parrocchia di Sant’Andrea in Antognano (Parma, via Berzioli) il Centro di Aiuto alla Vita di Parma apre il nuovo anno sociale: alle 18 Santa Messa, alle 18.45 presentazione programma 20132014; segue la cena insieme. E’ gradita la conferma telefonica ai seguenti numeri: 0521.233566-334.6233016. Prevenzione del tumore al seno ILLUSTRATORI PER “NASTRO ROSA” Nell’ambito della Campagna Nastro Rosa per la prevenzione del tumore alla mammella, La Lilt ha organizzato, grazie alla collaborazione con l’Associazione Tapirulan, una mostra che vede protagonista la donna, vista e interpretata da alcuni tra i più importanti illustratori a livello nazionale e non solo. Espongono Altan, Pablo Amargo, Elena e Anna Balbusso, Giuseppe Braghiroli, Francesco Chiacchio, Beppe Giacobbe, Valeria Petrone, Alberto Ruggieri, Guido Scarabottolo, Shout, Antonello Silverini, Olimpia Zagnoli. La mostra sarà allestita nella Sala delle colonne / Cinema Edison (Parma, largo 8 Marzo), e aperta fino al 31 ottobre. 11 OTTOBRE 2013 Appuntamenti a Felino e a Parma 20 11 OTTOBRE 2013