NOVEMBRE 2012
Per Christum abundat consolatio nostra
CONSOLATIO
BOLLETTINO DI INFORMAZIONE DELL’OPERA DELLA DIVINA CONSOLAZIONE
La nostra fede
è veramente
personale,
solo se è anche
comunitaria
La via
della
consolazione
Nuova
Evangelizzazione …
Antica!
Le Sette Allegrezze
di Maria Vergine
Editoriale
Il mese di novembre inizia con la festa di tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti: la prima ci ricorda la vocazione cristiana alla santità che è
per tutti; la seconda il dovere di carità verso i morti, che possiamo ancora beneficare con i nostri suffragi. Le due feste ci ricordano la nostra finale destinazione, che va oltre alla certezza della morte, che tutti abbiamo. Nel cristiano la morte viene trasfigurata, ma non per una disumana esaltazione come il
martirio islamico dei terroristi suicidi, né per la rassegnata accettazione dei buddisti, né per la sospirata eliminazione della stessa vita diventata insignificante dei nuovi atei ex-cristiani (alla maniera dei fautori dell’eutanasia). Il cristiano vero trasfigura il dolore e la morte unendosi a Cristo crocifisso e risorto: con Lui la pena diventa espiazione e la morte porta il germe della risurrezione. Chi non è cristiano non può capire. Noi possiamo solo testimoniarlo
con la nostra serenità e fiducia in Colui che ci ha creati non per la morte ma per la vita eterna, non per la terra ma per il Cielo. Il Sinodo dei Vescovi sulla
nuova evangelizzazione si è concluso. Ora la palla passa al Papa, che certamente ci darà i nuovi orientamenti. L’Anno della Fede, che è iniziato in ottobre, mette a fuoco prima di tutto la trasmissione della fede in Cristo e poi la sua crescita e testimonianza viva. Di fatto il mondo di oggi è molto lontano
dal Vangelo, se non proprio ostile. Un grande compito ci è dato: Non solo non dobbiamo perdere la fede – cosa che è accaduta a tanti – ma anzi dobbiamo alimentarla e trasmetterla. E’ una luce che si trasmette solo se è accesa, proprio come il fuoco. Il richiamo alla Pentecoste ci mette nella direzione
giusta: quella delle prima generazione di credenti in Cristo, presenti nel Cenacolo con la Vergine Madre, in attesa vigilante del divino Paraclito. Qui c’è la radice della vera evangelizzazione: opera dello Spirito Santo. Novembre si conclude con la festa di Cristo Re e con l’inizio
dell’Avvento: sono, per i fedeli, due eventi liturgici che ci aprono al futuro: il Regno di Cristo sappiamo che verrà con potenza, anche se
oggi è fortemente avversato dall’usurpatore Satana, che domina su tutta la terra, ma che va in perdizione. A sua volta l’Avvento non ci
riporta solo a Betlemme, ma ci proietta alla seconda venuta di Cristo, che nel mistero sacramentale avviene subito, ma che nella sua trasfigurante e trionfante realtà avverrà al ritorno glorioso di Cristo. “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca
18,8). Che l’Anno della fede che abbiamo appena iniziato ci serva almeno a dire a noi stessi e agli altri: “Sì!”, in me la fede Gesù la troverà
viva e ardente!
Padre Giuseppe Tagliareni
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
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Le immagini del mese…
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BOLLETTINO
DI INFORMAZIONE
A CURA DELL’OPERA
DELLA DIVINA
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LE ALTRE NOTIZIE… OLTRE LA COPERTINA
PER UNA NUOVA SOCIETÀ
Introduzione ad un “Terza Via”
di Padre Giuseppe Tagliareni
CONSOLAZIONE
Fondatore dell’Opera
e responsabile
Amorth: Al 90% le
vessazioni diaboliche sono
conseguenze di malefici
del Bollettino:
Padre Giuseppe
Tagliareni.
Sede: “Casa S. Giorgio”
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Quattro beati e santi del mese di novembre
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accogli in Vaticano i musulmani
convertiti a Gesù
NUOVA RUBRICA a cura di Padre Tagliareni
La via della consolazione
Nel momento del dolore, la
principale tentazione è quella di
dubitare di Dio, della Sua bontà,
del Suo amore. Ci si può credere
troppo peccatori per essere da
Lui aiutati e salvati. E allora si
apre la strada alla disperazione.
Bisogna decisamente reagire e
farsi illuminare dalla fede. Dio
non rigetta chiunque confida in
Lui, anche se si tratta di un
peccatore. “Chiunque invocherà
il nome del Signore sarà salvato” è detto (cfr. Gioele 3,5, Atti
2,2; Romani 10,13). E Gesù conferma: “Se uno viene a Me, non
lo respingerò” (Giovanni 6,37).
La fiducia è la chiave che apre il cuore di Dio. Giobbe da
ricco che era divenne improvvisamente povero e pieno di
sventure di ogni genere, che lo ridussero piagato e in
grande miseria. Disse: “Nudo uscii dal seno di mia madre e
nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia
benedetto il nome del Signore! Egli non peccò e non attribuì
a Dio nulla d’ingiusto” (Gb 1,21).
Sua moglie invece perse la fede e
lo getto fuori di casa. Ma egli
replicò: “Se da Dio accettiamo il
bene, perché non dovremo accettare il male?” (Gb 2,10). I suoi
amici vennero a consolarlo, ma non
vi riuscirono perché non credettero alla sua integrità e pensarono ad una punizione divina di
Giobbe. Così mostrarono di non
conoscere i disegni di Dio né il suo
agire nella storia in favore dei
suoi santi. Giobbe ebbe il coraggio
di elevare all’Onnipotente il suo
grido e di professare la sua fiducia in Colui che poteva redimerlo
dal male: “Sì, io so che il mio Redentore è vivo e che ultimo,
senza questa mia carne vedrò Dio. Sì, io lo vedrò!” (cfr. Gb
19,25-27). Giobbe ebbe risposta: la sua fede fu premiata e
Dio lo colmò di più grandi favori di prima. E visse molto a
lungo una vita beata. La fiducia forte e la preghiera sincera
dunque, aprono la via della divina consolazione.
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CONSOLATIO
La nostra fede è veramente personale,
solo se è anche comunitaria...
L’atto di fede è un atto eminentemente
personale, che avviene nell’intimo più
profondo e che segna un cambiamento
di direzione, una conversione personale: è la mia esistenza che riceve una
svolta, un orientamento nuovo. … Ma
non posso costruire la mia fede personale in un dialogo privato con Gesù,
perché la fede mi viene donata da Dio
attraverso una comunità credente che è
la Chiesa e mi inserisce così nella moltitudine dei credenti in una comunione
che non è solo sociologica, ma radicata
nell’eterno amore di Dio, che in Se
stesso è comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è Amore
trinitario. La nostra fede è veramente
personale, solo se è anche comunitaria:
può essere la mia fede, solo se vive e si
muove nel «noi» della Chiesa, solo se
è la nostra fede, la comune fede
dell’unica Chiesa. Alla domenica, nella
Santa Messa, recitando il «Credo», noi
ci esprimiamo in prima persona, ma
confessiamo comunitariamente l’unica fede della Chiesa. Quel
«credo» pronunciato singolarmente si unisce a quello di un immenso
coro nel tempo e nello spazio, in cui ciascuno contribuisce, per così
dire, ad una concorde polifonia nella fede. Il Catechismo della Chiesa
Cattolica riassume in modo chiaro così: «"Credere" è un atto ecclesiale. La fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra
fede. La Chiesa è la Madre di tutti i credenti. "Nessuno può dire di
avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa come Madre" [san Cipriano]» (n. 181). Quindi la fede nasce nella Chiesa, conduce ad essa e
vive in essa. Questo è importante ricordarlo. Agli inizi dell’avventura
cristiana, quando lo Spirito Santo scende con potenza sui discepoli,
nel giorno di Pentecoste - come narrano gli Atti degli Apostoli (cfr
2,1-13) - la Chiesa nascente riceve la forza per attuare la missione
affidatale dal Signore risorto: diffondere in ogni angolo della terra il
Vangelo, la buona notizia del Regno di Dio, e guidare così ogni uomo all’incontro con Lui, alla fede che salva. Gli Apostoli superano
ogni paura nel proclamare ciò che avevano udito, visto, sperimentato
di persona con Gesù. Per la potenza dello Spirito Santo, iniziano a
parlare lingue nuove, annunciando apertamente il mistero di cui erano stati testimoni. Negli Atti degli Apostoli ci viene riferito poi il
grande discorso che Pietro pronuncia proprio nel giorno di Pentecoste. Egli parte da un passo del profeta Gioele (3,1-5), riferendolo a
Gesù, e proclamando il nucleo centrale della fede cristiana: Colui che
aveva beneficato tutti, che era stato accreditato presso Dio con prodigi e segni grandi, è stato inchiodato sulla croce ed ucciso, ma Dio lo
ha risuscitato dai morti, costituendolo Signore e Cristo. Con Lui siamo entrati nella salvezza definitiva annunciata dai profeti e chi invocherà il suo nome sarà salvato (cfr At 2,17-24). Ascoltando queste
parole di Pietro, molti si sentono personalmente interpellati, si pentono dei propri peccati e si fanno battezzare ricevendo il dono dello
Spirito Santo (cfr At 2, 37-41). Così inizia il cammino della Chiesa,
comunità che porta questo annuncio nel tempo e nello spazio, comunità che è il Popolo di Dio fondato sulla nuova alleanza grazie al sangue di Cristo e i cui membri non appartengono ad un particolare
gruppo sociale o etnico, ma sono uomini e donne provenienti da ogni
nazione e cultura. E’ un popolo «cattolico», che parla lingue nuove,
universalmente aperto ad accogliere tutti, oltre ogni confine, abbattendo tutte le barriere. La Chiesa, dunque, fin dagli inizi è il luogo
della fede, il luogo della trasmissione della fede, il luogo in cui, per il
Battesimo, si è immersi nel Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo, che ci libera dalla prigionia del peccato, ci dona la
libertà di figli e ci introduce nella comunione col Dio Trinitario. Al
tempo stesso, siamo immersi nella comunione con gli altri fratelli e
sorelle di fede, con l’intero Corpo di Cristo, tirati fuori dal nostro
isolamento. Il Concilio Ecumenico Vaticano II lo ricorda: «Dio volle
salvare e santificare gli uomini non
individualmente e senza alcun legame fra loro, ma volle costituire di
loro un popolo, che Lo riconoscesse
nella verità e fedelmente Lo servisse» (Cost. dogm. Lumen gentium,
9). Richiamando ancora la liturgia
del Battesimo, notiamo che, a conclusione delle promesse in cui esprimiamo la rinuncia al male e
ripetiamo «credo» alle verità della
fede, il celebrante dichiara: «Questa
è la nostra fede, questa è la fede
della Chiesa e noi ci gloriamo di
professarla in Cristo Gesù nostro
Signore». La fede è virtù teologale,
donata da Dio, ma trasmessa dalla
Chiesa lungo la storia. Lo stesso san
Paolo, scrivendo ai Corinzi, afferma
di aver comunicato loro il Vangelo
che a sua volta anche lui aveva ricevuto (cfr 1 Cor 15,3). Vi è
un’ininterrotta catena di vita della
Chiesa, di annuncio della Parola di
Dio, di celebrazione dei Sacramenti, che giunge fino a noi e che chiamiamo Tradizione. Essa ci dà la garanzia che ciò in cui crediamo è il
messaggio originario di Cristo, predicato dagli Apostoli. Il nucleo
dell’annuncio primordiale è l’evento della Morte e Risurrezione del
Signore, da cui scaturisce tutto il patrimonio della fede. Dice il Concilio: «La predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale
nei libri ispirati, doveva essere consegnata con successione continua
fino alla fine dei tempi» Cost. dogm. Dei Verbum, 8). In tal modo, se
la Sacra Scrittura contiene la Parola di Dio, la Tradizione della Chiesa la conserva e la trasmette fedelmente, perché gli uomini di ogni
epoca possano accedere alle sue immense risorse e arricchirsi dei
suoi tesori di grazia. Così la Chiesa «nella sua dottrina, nella sua vita
e nel suo culto trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è,
tutto ciò che essa crede» (ibidem). Vorrei, infine, sottolineare che è
nella comunità ecclesiale che la fede personale cresce e matura. E’
interessante osservare come nel Nuovo Testamento la parola «santi»
designa i cristiani nel loro insieme, e certamente non tutti avevano le
qualità per essere dichiarati santi dalla Chiesa. Che cosa si voleva
indicare, allora, con questo termine? Il fatto che coloro che avevano e
vivevano la fede in Cristo risorto erano chiamati a diventare un punto
di riferimento per tutti gli altri, mettendoli così in contatto con la
Persona e con il Messaggio di Gesù, che rivela il volto del Dio vivente. E questo vale anche per noi: un cristiano che si lascia guidare e
plasmare man mano dalla fede della Chiesa, nonostante le sue debolezze, i suoi limiti e le sue difficoltà, diventa come una finestra aperta
alla luce del Dio vivente, che riceve questa luce e la trasmette al
mondo. Il Beato Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris missio affermava che «la missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede
e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La
fede si rafforza donandola!» (n. 2). La tendenza, oggi diffusa, a relegare la fede nella sfera del privato contraddice quindi la sua stessa
natura. Abbiamo bisogno della Chiesa per avere conferma della nostra fede e per fare esperienza dei doni di Dio: la sua Parola, i Sacramenti, il sostegno della grazia e la testimonianza dell’amore.
Così il nostro «io» nel «noi» della Chiesa potrà percepirsi, ad un tempo, destinatario e protagonista di un evento che lo supera:
l’esperienza della comunione con Dio, che fonda la comunione tra gli
uomini. In un mondo in cui l’individualismo sembra regolare i rapporti fra le persone, rendendole sempre più fragili, la fede ci chiama
ad essere Popolo di Dio, ad essere Chiesa, portatori dell’amore e della comunione di Dio per tutto il genere umano.
Benedetto XVI
UDIENZA GENERALE, 31.10.2012
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Pubblichiamo a puntate il libro di Matteo Orlando
La virtù della fede nel tempo del “coniglismo”
Pubblichiamo, a puntate, il recentissimo libro di Matteo Orlando: La
virtù della fede nel tempo del “coniglismo”.
Ecco la prima parte, l’introduzione.
Durante una confessione, a tre giorni dall’apertura dell’ “Anno della
Fede” (11 ottobre 2012-24 novembre 2013) voluto da Sua Santità
Benedetto XVI perché «la Chiesa rinnovi l’entusiasmo di credere in
Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, ravvivi la gioia di camminare
sulla via che ci ha indicato, e testimoni in modo concreto la forza
trasformante della fede» , un anziano sacerdote salesiano mi ha
detto: “La fede è un sapere donato”. Ho riflettuto su quella definizione. L’enunciazione è relativa alla “visuale di Dio”. Guardando con
gli occhi umani, potrei dire che la fede è “un sapere divino ricevuto”,
un sapere divino “da far fruttificare”. La fede è una virtù soprannaturale che rende l’uomo capace di assentire fermamente a tutto ciò
che Dio ha rivelato attraverso Nostro Signore Gesù Cristo che è
"colui che dà origine alla fede e la porta a compimento" (Eb 12,2). La
fede è «fundamentum totius spiritualis aedificii» , dà forma a tutte
le dimensioni della vita cristiana (personale, familiare, comunitaria,
sociale, mondiale). Per San Tommaso d’Aquino Dio può essere considerato l'oggetto, il testimone e il fine della fede. L’aquinate distingue nell’atto della fede 3 dimensioni: 1. Il credo Deum
(credo Dio), cioè Dio come oggetto della fede; 2. Il credo
Deo (credo a Dio), cioè Dio è
«colui che attesta»; 3. Il credo
in Deum (credo in Dio), dove
Dio è la destinazione del mio
atto di fede. Ma credere in
Deum (Credere in Dio), «è il
tratto costitutivo essenziale
del dinamismo della fede». Infatti, «se oggetto o testimone
della fede può essere anche
una creatura, il fine ultimo della fede non può essere che Dio soltanto, perché il nostro spirito non
può essere indirizzato altro che a Dio come al proprio fine» . Senza
dimenticare, inoltre, che «un uomo che abbia pronta la volontà a
credere, ama la verità che crede, riflette su lei e l’abbraccia con le
ragioni che può trovare» o, detta con Sant’Agostino, ogni uomo deve puntare ad una «conoscenza che genera, nutre, difende e fortifica la fede supremamente salutare» , sempre nella «gioia della verità» , nella pregustazione della gioia eterna che già oggi possono assaporare gli «innamorati della bellezza spirituale» .
Purtroppo siamo da decenni in un’epoca in cui la fede riceve forti
scosse. C'è chi ha paura di manifestarla, chi la perde e c'è, purtroppo, chi la disprezza per darsi aria di modernità e per non apparire in
società “minorato” rispetto agli altri. Come il coniglio per timidezza
appena è visto scappa e va a nascondersi nella tana, così molti cristiani hanno paura di dimostrare la loro fede, magari anche per non
dispiacere il semplice rispetto umano, nascondendo la loro fortezza
cristiana e la loro dignità personale. Molti cristiani, scriveva don
Giuseppe Tomaselli in La fede, Messina 1970, sono affetti da
“coniglismo” e auspicava un ritorno alla fede viva e forte dei Martiri, i quali la professavano davanti ai carnefici, pronti a qualunque
tormento! A distanza di un quarantennio, nella vita paganeggiante
del tempo presente, l’invito del celebre esorcista e taumaturgo siciliano è ancor più attuale.
La causa che più di ogni altra ha portato al raffreddamento della
vita cristiana in tanti credenti, anche nel clero, è – sostiene don
Ferdinando Rancan in “Là dove cielo e terra si incontano” –
l’abbandono della preghiera che: - attenua prima di tutto la fede
(per cui lo splendore di luce che Gesù ci ha portato con la Verità,
pian piano lascia il posto alla nebbia e, in molti casi, alle tenebre più
fitte); - poi affievolisce la speranza (che è la fiducia in Dio e il desiderio del suo regno; così all’entusiasmo, alla gioia di essere cristiani
subentra la noia, la stanchezza, l’indifferenza); - infine fa venir meno la carità (senza preghiera il cuore si inaridisce, perde slancio e
calore, non vibra più né per Dio né per i fratelli. È l’insensibilità della morte interiore).
In questo testo ho cercato, brevemente, di indagare sulla virtù teologale della fede e mi sono basato:
- sul Catechismo Maggiore di San Pio X (i numeri 227-237);
- sul Catechismo della Chiesa Cattolica (in sigla CCC), pubblicato nel
1992 (i numeri 142-197);
- sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (in sigla
Comp.CCC), pubblicato nel
2005 (in particolare i numeri
377-390);
- sul messaggio della Commissione Teologica Internazionale
in occasione dell’Anno della
Fede (16.10.2012);
- sull’Udienza Generale del
Santo Padre Benedetto XVI
del 17.10.2012 (durante la quale il Papa ha iniziato un nuovo
ciclo di catechesi dedicato
all’Anno della fede, "per riprendere e approfondire le
verità centrali della fede su
Dio, sull’uomo, sulla Chiesa, su tutta la realtà sociale e cosmica, meditando e riflettendo sulle affermazioni del Credo");
- Sul discorso ai Vescovi che parteciparono come Padri Conciliari al
Concilio Ecumenico Vaticano II, assieme ai Patriarchi e Arcivescovi
delle Chiese orientali cattoliche e a numerosi Presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo, convenuti a Roma in occasione
dell’apertura dell’Anno della Fede, nel 50° anniversario dell’inizio dei
lavori conciliari (11.10.2012);
- sulle parole di Benedetto XVI ai partecipanti al momento di riflessione e preghiera, testimonianza e festa “La Chiesa bella del Concilio", un’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica Italiana in collaborazione con la Diocesi di Roma, in occasione dell’apertura dell’Anno
della Fede, nel 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II
(11.10.2012);
- su un articolo-catechesi di Francisco Díaz (già pubblicato sul sito
dell’Opus Dei).
Inizio, però, presentandovi una sintesi della Lettera Apostolica
(datata 17.10.2011), in forma di "motu proprio", Porta Fidei (d’ora in
poi la citerò con la sigla P.F.) del Sommo Pontefice Benedetto XVI
con la quale il Papa ha indetto “L’anno della Fede” .
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* Prendere coscienza: è dono di luce che viene dall’alto per Affrontare il buon combattimento della fede
guidarci al Cielo; è lenta conquista per la vita beata in Dio.
-contro la negazione e l’apostasia (= perdita della fede)
* Dobbiamo confermarla e professarla apertamente davan- oggi imperanti; contro la corruzione dei costumi e gli scanti agli uomini, che mai come oggi ne hanno avuto bisogno.
dali sempre più dilaganti; contro l’empietà del nuovo paga* Viverla sempre più intensamente in ogni ambiente di vita.
nesimo, l’idolatria e la magia, la religione “fai-da-te”.
* Trasmetterla come fuoco che accende i cuori e orienta * “Gesù Cristo è il Signore!” (Filippesi 2,11).
l’esistenza al Cielo. Altrimenti il mondo diventa sempre più * “Senza la fede non si può piacere a Dio” (Ebrei 11,6)
una bolgia infernale e la vita una crescente disperazione.
* “La fede dipende dalla predicazione” (Rom 10,17)
* Celebrarla nella santa Liturgia e nel tempio santo di Dio * ”Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in
in festa, dove tutti sono chiamati ad entrare e partecipa- pratica” (Luca 11,28)
re.
* ”Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo
Quale fede
14,31)
*Il “Credo” professato dalla Chiesa cattolica lungo due mi- 
“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia
la anni di storia. Su di esso si è formata la nostra civiltà.
Chiesa e le porte degli Inferi non prevarranno con*La fede in Cristo che annunzia l’avvento del Regno di Dio
tro di essa” (Matteo 16,18). * “Chi crede nel Figlio ha
con potenza. Le forze del male devono recedere.
la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà
*La fede che si traduce
la vita, ma l’ira di Dio inCREDO APOSTOLICO
nella carità verso tutti per
combe su di lui”(Gv 3,36).
amore di Cristo. Dio è A* “Io come luce sono venumore; la Sua Legge è amato nel mondo, perché chiIo credo in Dio, Padre Onnipotente,
re.
unque crede in Me non riCreatore del Cielo e della terra e in Gesù Cristo
*Nella Chiesa fondata da
manga nelle tenebre” (Gv
suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu
Gesù Cristo sulla confes13,46). * “Abbiate fede in
concepito di Spirito Santo, nacque da Maria
sione di Pietro e degli ADio e abbiate fede anche
Vergine,
patì
sotto
Ponzio
Pilato,
fu
crocifisso,
postoli. La Chiesa non può
in me” (Gv 14,1).
morì e fu sepolto; discese agli inferi. Il terzo
crollare.
* “Tommaso, tu hai credugiorno risuscitò da morte, salì al cielo, siede
*Sull’esempio dei Martiri e
to perché mi hai veduto.
dei Santi confessori della
Beati quelli che crederanalla destra di Dio Padre Onnipotente. Di là verrà
fede, piccoli e grandi, la
no senza aver veduto” (Gv
a giudicare i vivi e i morti.
cui Regina è la Vergine
20,29).
Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa
Maria.
* “Questa è la vittoria che
cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei
Agenti principali
ha sconfitto il mondo: la
peccati,
la
risurrezione
della
carne,
la
vita
eterna.
*Il Padre dei cieli, che si
nostra fede!” (1 Giovanni
Amen.
rivela ai “piccoli” che Lo
5,4)
amano e credono in Lui. Il
* “Siamo più che vincitori
Verbo di Dio, che si dona nella Chiesa, che è la “Casa del per virtù di Colui ci ha amati” (Romani 8,37).
Dio vivente”. Lo Spirito Santo, che accende il fuoco nei * “Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Sicuori e crea comunione e unità. La Madonna, Madre dei vi- gnore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato
venti, redenti dal Figlio suo Gesù, nostro fratello.
dai morti, sarai salvo” (Romani 10,9).
La persona stessa amante del Regno di Dio e della sua giu- * “Ma il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla
stizia, che vive nella Chiesa. La fede è dono e conquista.
terra?” (Luca 18,8).
Mezzi per ravvivarla
Rinnega la fede:
*Ascolto meditato della Parola di Dio che risuona nella -chi vive come se Dio non ci fosse;
Chiesa. Il culto eucaristico: S. Messa e adorazione. Il san- -chi si allontana dalla Chiesa e dai Sacramenti;
to Rosario giornaliero alla Madonna.
-chi passa ad altra religione;
Mezzi per mantenerla
-chi legittima contraccezione, aborto, divorzio, libero amo*Fedeltà a Dio mediante la preghiera giornaliera e la S. re, eutanasia;
Messa festiva. Fedeltà al Vangelo e al comandamento della -chi pratica usura, pedofilia, disonestà, droga, alcolismo,
carità.
magia, turismo sessuale, giochi d’azzardo, adesione a sette
*Fedeltà al coniuge e alla famiglia naturale.
(mafia, massoneria, satanismo).
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C’è chi vuol fare oggi del mondo una nuova Babele e Babilo- Fatima (1017), Dio si appresta a punire severamente quenia (città del caos e della corruzione), una nuova Sodoma e sto mondo con grandi castighi come le guerre. Tuttavia, se
Gomorra (città del vizio e della perversione), in cui domina vi sarà conversione le cose potranno cambiare. Un futuro
la Bestia (Satana con i suoi molti servi). Solo la fede in Cri- meraviglioso è alle porte, perché dopo un grande travaglio
sto ci salva. Come a Timoteo S. Paolo ci esorta tutti:
cosmico, Dio creerà “Cieli nuovi e Terra nuova” (cfr. Isaia
“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giu- 65,17; 66, 22; 2 Pietro 3,13) in cui abiterà la giustizia e
dicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo trionferà il suo Regno tra le genti.
regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportu- *
na e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni Dio dà dei segni di sicura speranza:
magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si * Fatima 1917. La Madonna: “Alla fine il mio Cuore Immacosopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire lato trionferà!”.
qualcosa, gli uomini si
* Le rivelazioni di Gecirconderanno di maesù Misericordioso a S.
CREDO NICENO-COSTANTINOPOLITANO
stri secondo le proFaustina Kowalska in
prie voglie, rifiutando
Polonia (1938).
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del
di dare ascolto alla
* La Madonna a Mecielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
verità per volgersi alle
djugorje dal 1981:
favole. Tu però vigila
“Sono la Regina della
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio
attentamente,
sappi
pace. Pregate, pregadi Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da
sopportare le soffete, pregate!”.
Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato
renze, compi la tua
* Miracolo del sole
non creato, della stessa sostanza del Padre; per
opera di annunziatore
ripetuto in molte pardel vangelo, adempi il
ti: è simbolo di Gesù
mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi
tuo ministero” (2Tm
nella sua seconda veuomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. E
4,1-5).
nuta. “Vieni, Signore
per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno
- la grande apostasia e
Gesù!”
della
Vergine
Maria
e
si
è
fatto
uomo.
Fu
crocifisso
l’ateismo pratico di

Folle di pellegritanta gente;
ni nei santuari mariani
per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
- la progressiva di(Lourdes, Fatima, MeIl terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture,
struzione della famidjugorje, Loreto, …)
è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di
glia e della civiltà
dove tanti si convertonuovo
verrà
nella
gloria,
per
giudicare
i
vivi
e
i
morti,
(amore libero, unioni
no.
innaturali,
l’empietà
* Tanti miracoli lì dove
e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito
verso tutti);
scienza e medicina falSanto, che è Signore e dà la vita, e procede dal
- la violenza e il delitliscono, ma c’è fede
Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato
to a tutti i livelli soviva
e
si nc e r a .
e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
ciali e familiari;
* L’avvertimento di
- la nuova barbarie, il
Garabandal (ancora da
Credo la Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica.
caos sociale, la recesv e r i f i c a r s i ) .
Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati.
sione, la disperazione,
* 10 segreti di MedjuAspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo
il suicidio, i tatuaggi, il
gorje (ancora da veriche verrà. Amen.
piercing, etc.;
ficarsi).
- la droga, la malavita
* “La Russia si converorganizzata, le guerre e gli sconvolgimenti planetari tirà e sarà pace sulla terra” (ancora da verificarsi).
(terremoti, tsunami, pestilenze, etc.).
Gli uomini hanno creato una società in cui “i delitti sono "NOI CRISTIANI CREDIAMO"
diventati diritti” (Giovanni Paolo II) e la disperazione è -che non siamo frutto del caso, o da evoluzione della scimsempre più di casa. Dio non ha più diritto di cittadinanza e mia, ma siamo creature di un Dio che è Amore, fatte a Sua
la Sua Legge è sempre più calpestata e irrisa. Questa ge- immagine e somiglianza, libere e responsabili, capaci di anerazione “incredula e perversa” continua a ripetere con- mare e destinate alla vita eterna del Cielo;
tro Gesù Cristo: “Non vogliamo che costui venga a regnare -che l’umanità si è allontanata dalla comunione con Dio a
sopra di noi” (Luca 19,14). Hanno scelto in massa di servire causa del peccato delle origini, da cui sono venuti tutti i
“Mammona”: il denaro, il benessere, i piaceri della terra. mali compresa la morte. E che Dio vuole liberarci dal male
Hanno dimenticato il Cielo, che è la nostra comune destina- e ridarci la vita e la Benedizione eterna mediante il Messia
zione e si avviano alla maledizione eterna.
da Lui mandato nella discendenza di Abramo, nella tribù di
Per questo, come la Santa Vergine disse ai tre pastorelli di Giuda e nella stirpe di Davide;
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
P a g i n a
8
-che Gesù Cristo è il Messia atteso. Egli non è un semplice
uomo, ma il Verbo fatto carne, il Figlio di Dio nato da Maria Vergine, morto sul Calvario e risorto il terzo giorno,
vivente nella Chiesa e che verrà nella gloria “a giudicare i
vivi e i morti” e “il suo Regno non avrà fine”; -Che la Chiesa
non è un club o un’associazione di beneficenza, ma la famiglia dei figli di Dio, che ha Gesù per capo e noi, per il santo
Battesimo, siamo le sue membra. La Chiesa è stata fondata
da Gesù Cristo sulla roccia di Pietro e non crollerà mai: “Le
porte degli Inferi
non
prevarranno
contro
di
essa” (Matteo 16,18),
perché in essa c’è
Dio;
-che per salvarsi
bisogna aderire a
Cristo con tutto il
cuore e vivere nella
Chiesa, osservando
la Parola di Dio e i
Sacramenti,
nell’ubbidienza
al
Romano Pontefice,
che fa le veci di
Gesù Cristo. Chi non
aderisce a Gesù,
non può piacere a
Dio;
-che i Comandamenti di Dio dati per
mezzo di Mosè si
devono
osservare
fedelmente e che il
Vangelo di Gesù
Cristo non passa
mai di moda e si
deve prendere alla
lettera, come ben
dimostra la vita
degli Apostoli, dei
Martiri e di tutti i
Santi;
-che la Madonna è
la Madre Immacolata e sempre vergine
di Gesù e di tutti i redenti, Mediatrice di tutte le grazie e
Madre della Chiesa. Spesso è apparsa (come alla Salette, a
Lourdes, a Fatima, etc.) per richiamare tutti a Cristo e al
Vangelo; -che il matrimonio è l’unione indissolubile tra
l’uomo e la donna, celebrato santamente in Chiesa e vissuto
nella fedeltà reciproca, nell’amore vicendevole e nella cura
dei figli e degli anziani.
È immagine dell’unione di Cristo con la Chiesa;
-che la vita umana è dono di Dio creatore e va rispettata
dal suo sorgere nel grembo materno fino al suo naturale
CONSOLATIO
spegnersi, circondata da tutte le amorevoli cure che la favoriscono;
-che Gesù è presente nella sua Chiesa specialmente nel
Sacramento dell’Eucaristia, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. E si offre per noi in sacrificio nella S. Messa, da cui
ci vengono tutti i beni della vita presente e futura; -che il
peccato offende Dio, perché calpesta la Sua Legge. Dal
suo moltiplicarsi nascono tutti i mali della società e si attirano i castighi di Dio, come le maledizioni, le pestilenze, i
cataclismi, le guerre.
I peccati vanno riparati col pentimento,
il digiuno, la preghiera, le processioni, i
pellegrinaggi ai Santuari, ma soprattutto con l’offerta del
sacrificio eucaristico nella S. Messa e
l’accettazione serena delle tribolazioni;
-che ogni Sacerdote
validamente consacrato col Sacramento dell’Ordine, è ministro di Dio e impersona Cristo “buon
pastore”. Per suo
mandato annunzia il
Vangelo, dà il perdono ai peccatori pentiti, caccia i demoni,
offre il divino Sacrificio di Gesù, dà ai
fedeli il Pane vivo
disceso dal Cielo e li
guida alla terra promessa, cioè al Cielo;
-che “la fede senza
le opere è morta” (Giacomo 2,26) e
che bisogna dimostrarla con la vita e
le opere. L’opera
principale della fede è la carità verso ogni essere umano
per ragione di Cristo e la testimonianza evangelica fino al
martirio.
Nell’Anno della Fede dobbiamo prendere più coscienza
dell’inestimabile tesoro che abbiamo ricevuto col Battesimo e trasmettere integro il “sacro deposito” della fede
(cfr. 1 Tim 6,20 e 2 Tim 1,14) alle nuove generazioni, perché abbiano la luce e credano in Colui che libera e salva,
Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Signore.
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
P a g i n a
Per Christum abundat consolatio nostra
Noi rispettiamo tutti, anche chi non crede o chi ha altra
fede. Ognuno è libero di aderire o no al Credo dei cristiani
e farsi discepolo di Gesù non per costrizione ma per convinzione.
Invitiamo però tutti gli uomini a conoscere Gesù e il suo
Vangelo: Gesù è l’unico che ha vinto il peccato e la morte;
ne dà prova la sua risurrezione e ascensione al Cielo, che
molte persone hanno potuto costatare. Chi crede in lui sarà salvato; ma chi non crede, come potrà salvarsi dal giudizio di condanna? “Nessuno può riscattare se stesso o dare
a Dio il suo prezzo … per vivere senza fine e non vedere la
tomba” (Salmo 49,8.10).
La morte segna per tutti il fallimento finale ed ineluttabile. Solo Gesù Cristo l’ha vinto, come testimoniano gli Apostoli che lo videro risorto e per lui diedero la vita. Gesù
con la sua Passione e Morte ci libera dal peccato e con la
sua Eucaristia ci partecipa già la vita del Risorto. Un giorno anche noi risorgeremo. Noi crediamo nella risurrezione
della carne e nella vita del mondo che verrà, secondo la
promessa del Signore. La vera fede in Cristo permette di
vivere già ora le Beatitudini promesse.
*
9
BEATITUDINI EVANGELICHE
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti,
perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame
e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di
cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati
per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa
mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra
ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (Mt 5,3-11); “Beati coloro che ascoltano
la Parola di Dio e la osservano” (Luca 11,28); “Beato colui
che non si scandalizza di me” (Matteo 11,6); “Beato quel
servo che il padrone arrivando troverà al suo lavoro!” (Luca
12,43); “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,17) “Voi sarete afflitti, ma la vostra
afflizione si cambierà in gioia” (Gv 16,20); “Beati coloro
che pur non avendo visto, crederanno” (Gv 20,29).
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
P a g i n a
CONSOLATIO
1 0
Meditazione di Padre Giuseppe Tagliareni
Nuova Evangelizzazione … Antica!
Come sarà la nuova evangelizzazione? È ben difficile da dire. I Padri
dell’ultimo Sinodo hanno affrontato il tema e poi il Papa prenderà i
loro suggerimenti e ci dirà. Per
intanto, sappiamo bene come fu
l’antica evangelizzazione: quella dei
tempi di Gesù e degli Apostoli,
come ci testimonia il Vangelo e gli
Atti degli Apostoli. Ci sembra che
gli elementi essenziali sono tre: la
Parola di Dio vivente, il fuoco dello
Spirito Santo e la comunità dei
discepoli, viventi in Cristo risorto
l’amore fraterno. Vediamo in breve.
1. La Parola di Dio: è la prima cosa
(“In principio erat Verbum”: Gv 1,1), la luce per la mente che
cerca il vero, la rivelazione per chi cerca Dio, la risposta certa
per chi si fa le grandi domande dell’ esistenza. È il buon seme,
che una volta deposto, cresce e porta frutto; è lievito che fermenta tutta la massa; è luce posta sul candelabro per illuminare
tutti quelli che stanno in casa; è spada a doppio taglio che penetra l’intimo dei cuori per giudicare il bene e il male. E’ frutto
della divina Sapienza che viene data all’uomo perché ne diventi la
guida sicura, il criterio di discernimento, il corredo indispensabile per non smarrirsi nelle tenebre o nebbie dell’esistenza,
come la stella polare della vita che splende per orientare il navigante al porto sicuro. Tale è la Parola di Dio, il Vangelo di Gesù
e, per derivazione, l’annunzio della Chiesa, il suo “Credo”, la sua
fede professata da due millenni nella santa Chiesa cattolica. I
nuovi Missionari non devono fare altro che annunziare il Vangelo,
parlando di Gesù, della sua vita, morte e risurrezione, le sue
parabole, i suoi esempi, i suoi insegnamenti, le sue profezie, le
sue promesse. Egli mandò i suoi discepoli dicendo: “Andate in
tutto il mondo e annunziate il Vangelo a tutte le creature, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho insegnato. Chi crederà sarà salvo; chi non crederà sarà condannato” (cfr. Mt 28,19
-20; Mc 16,16). L’annunzio lascia liberi di aderire o meno: non
costringe nessuno. Dio ci parla perché ci tratta da persone: la
parola comunica un messaggio a chi vuole ascoltare. Poi gli uomini
si divideranno: c’è chi ascolta e chi no. La Parola di Dio ha in sé
un’intrinseca evidenza per cui rivela all’intimo dell’uomo la verità
di Dio, a cui non è lecito rifiutare l’assenso. Per questo, chi non
crederà sarà condannato. La Parola è l’unica arma dell’Apostolo:
egli non ha da usare la spada per chi non vuol credere. La Parola
di Dio ci giudicherà nell’ultimo giorno. Nell’Islam invece, al Corano (libro sacro agli islamici) si accompagna come alternativa la
scimitarra: chiara minaccia agli “infedeli”. Mentre la “guerra
santa” fa parte dell’eredità di Maometto ai suoi, Gesù disse a
Pietro di rimettere la spada nel fodero e mandò i suoi a due a due
senza bisaccia e bastone. L’Islam è “sottomissione” a Dio e al suo
profeta (Maometto); il Cristianesimo è annunzio di salvezza in
Cristo e inizio del Regno di Dio fondato sull’amore e sulla verità.
2. Il fuoco dello Spirito Santo: la grande avventura missionaria
della Chiesa iniziò con la Pentecoste: la discesa dello Spirito
Santo sulla prima comunità radunata in preghiera nel cenacolo,
con Maria, la Madre di Gesù. Scese dal Cielo un vento impetuoso
che investì la casa e apparve un fuoco che si divise in lingue
sospese sulle teste dei presenti. Essi uscirono sulla piazza e
annunziarono la salvezza di Cristo
in tutte le lingue a coloro che accorsero. Quel giorno se ne convertirono tre mila. Fu una cosa eccezionale, ma riveste un valore emblematico, esemplare. Nessuno può
annunziare il Cristo se non è investito dal fuoco dello Spirito Santo.
Una fiaccola può trasmettere il
fuoco solo se è accesa; così il cuore
dell’apostolo: non può trasmettere
l’amore a Cristo se non ne è infiammato. Ogni evangelizzazione dunque, deve nascere da una forte
esperienza “pentecostale”, vissuta
nella preghiera più intensa. E’ da
Dio che scende il “fuoco”. Ricevuto il quale, non si può contenere
ma si deve trasmettere. E il fuoco accende altro fuoco, risplende e riscalda, fa luce e calore a tutti coloro che vi si avvicinano. Ebbene, solo lo Spirito Santo può infiammare i cuori.
Dopo il sacrificio di Cristo sul Calvario, Dio lo dà volentieri “a
coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13). Guai a quelli che lo bestemmiano e lo rifiutano: non vi sarà perdono per costoro. Lo
Spirito Santo è luce e amore: non è lecito rifiutarlo, perché
siamo chiamati a realizzarci nell’amore di Dio e del prossimo, per
mezzo di Cristo. Fuori di questo, non ci può essere salvezza.
3. Una comunità che vive in Cristo risorto: il soggetto che evangelizza è tutta la comunità che vive in comunione nel nome di
Cristo. Gesù è presente in mezzo a loro, sia spiritualmente, sia
con la sua Parola, sia con la sua Eucaristia e cioè con la sua Anima
e Divinità, con suo Corpo e Sangue offerti nel Sacrifico del
Calvario, che è la fonte di tutte le grazie, compresa la vita divina
del Risorto e dei risorti. I discepoli vivono di Gesù e per Gesù: da
Lui ricevono tutto: la fede, il Battesimo, la comunione fraterna,
l’Eucaristia, il dono dello Spirito, l’unità, la concordia e la pace.
Da lui prendono il coraggio della testimonianza fino al martirio,
se richiesto. Ma la cosa più attraente è la carità fraterna che si
usano scambievolmente, come fossero un’unica famiglia. “Da
questo riconosceranno che siete miei discepoli – aveva detto
Gesù – se vi amerete l’un l’altro. Amatevi come Io ho amato
voi” (cfr. Gv 13,34-35). “Guardate come si amano!” dicevano dei
primi cristiani i pagani. Questa è la più bella propaganda, perché
a tutti piace essere nel numero degli amati. È chiaro che ogni
comunità credente deve ispirarsi alla prima, quella delle origini.
Cosa che non si può realizzare per masse anonime e troppo numerose. E’ necessario che le comunità siano piccole e soprattutto ferventi, col fuoco sempre acceso: il fuoco dell’amore
fraterno, il fuoco del fervore eucaristico, il fuoco della carità
verso tutti. La fonte di tutto è l’Eucaristia e quindi la S. Messa
ben celebrata, ben partecipata, ben attuata in tutti i suoi risvolti apostolici: la consolazione degli afflitti, la cura dei malati,
gli aiuti ai poveri, il perdono delle offese, la lotta per la giustizia,
la promozione della pace, la testimonianza di fronte agli increduli e ai persecutori. Nel cuore dei veri credenti è presente
Gesù. Il fedele discepolo non fa che prolungare la sua presenza
nei vari contesti di vita. Ma egli si carica nella comunità cristiana, quando essa si raduna per la preghiera domenicale, per celebrare il Sacrifico di Cristo.
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
Per Christum abundat consolatio nostra
Tutto viene dalla S. Messa; per questo la Chiesa ha da sempre
dato ogni cura possibile alla santa Liturgia eucaristica e al tempio santo dove la comunità si raduna a rendere culto a Dio e
ricevere le Sue Benedizioni e la sua Eucaristia. Da ciò si comprende che la più grande colpa della Chiesa è quella di trascurare
la S. Messa. Oscurata la presenza viva di Cristo, chi evangelizzerà? “Senza di Me non potete fare nulla!” (Gv 15,5) ha detto il
Signore. La nuova Evangelizzazione deve iniziare da qui. Altrimenti, male andremo! “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori” (Sal 127,1). Nella S. Messa si rinnova
l’offerta del Sacrificio di Cristo sul Calvario, da cui ci sono venuti tutti i beni. Questo viene applicato ai presenti, che attualizzano il comando del Signore: “Fate questo in memoria di Me” e
tutto essi possono ottenere dal Padre in Cristo. Quali sono i
nemici dell’evangelizzazione? Sono tanti. Ne enumeriamo alcuni:
lo spegnersi del fervore all’interno della comunità credente e del
senso del sacro nella società; il predominio della scelta di
“mammona” da parte anche dei credenti; l’ostilità della società e
delle autorità politiche fino alla persecuzione; il fanatismo religioso avverso e violento (islamico, indù, tribale, etc.); la diffusione di un ateismo pratico nella società sempre più invasivo; la
sostituzione della chiesa con comunità alternative (la loggia e la
fratellanza massonica; il culto evangelico e la chiesa protestante; la sinagoga e la tradizione giudaica; la moschea e la comunità
musulmana; la sètta col suo covo nascosto; le comunità virtuali di
facebook, twitter; la palestra, il pub, lo stadio e la discoteca con
i loro frequentatori abituali, etc.); l’uscita domenicale (shopping,
turismo eno-gastronomico, spiaggia, montagna, etc.). Tutto ciò
che allontana dalla Messa domenicale è nemico del Cristianesimo. Tra di questi non annoveriamo gli ortodossi e una parte degli
anglicani, anche se essi ancora non riconoscono il primato petrino; mentre le altre confessioni cristiane hanno per lo più perduto la Messa e l’Eucaristia. Il solo Vangelo non basta per essere
fedeli di Cristo. Gesù vuole che si arrivi ad “un solo gregge e un
solo Pastore” e se è vero che è Lui stesso il Pastore supremo, è
anche vero che ha lasciato i suoi rappresentanti: il Papa suo
Vicario, i Vescovi e i Sacerdoti; senza di questi non vi è Chiesa di
Cristo.
Satana, nemico dell’evangelizzazione
Il demonio è colui che semina zizzania nel campo di Dio, cosicché
non v’è solo buon grano nel mondo. Anzi, nel tempo presente
vediamo come il male sotto ogni forma si diffonde e impera,
mentre il bene è ostacolato e prossimo a sparire. “E scomparsa la
fedeltà tra i figli dell’uomo. Labbra insincere parlano con cuore
doppio. Emergono i peggiori tra i figli dell’uomo” (Sal 12,2.3.9) e
tutto ciò fa prevedere che è prossima la “mietitura” da parte
degli Angeli di Dio. Ma fino ad allora, dobbiamo faticare a seminare il buon grano, a coltivarlo, a metterlo al sicuro nei granai
di Dio. Il Maligno ha molti servi; ma Dio non ne ha di meno. Tutti
i servi di Dio devono sapere con chi hanno da fare e come devono
difendersi. Gesù ha vinto una volta per tutte e ha dato i mezzi
per vincere Satana: la verità del Vangelo, la preghiera unita al
digiuno, l’esorcismo nel suo Nome, la fedeltà a Dio nel momento
della prova, le armi dello Spirito: “lo scudo della fede”, “la spada
della Parola di Dio”, “lo zelo per portare il Vangelo”, etc. (cfr. Ef
6,10-20). Sappiamo che Satana ha chiesto a Dio di tentare la
Chiesa con l’intento di distruggerla: lo testimoniano papa Leone
XIII e i veggenti di Medjugorje. Dio gli ha dato cent’anni, ma
non permetterà che egli la distrugga. A Fatima (1917) la Madonna confermò che il male si sarebbe moltiplicato e diffuso
molto sulla terra, ma promise che “alla fine” (dei cent’anni?) il
suo Cuore Immacolato avrebbe trionfato e il potere satanico
sarebbe stato distrutto. A Medjugorje ha parlato di Satana
scatenato e infuriato, perché egli sa che gli rimane poco tempo:
P a g i n a
1 1
attacca la famiglie e i matrimoni, suscita violenza e guerre su
tutta la terra, promuove la distruzione del pianeta, ordisce
trame per corrompere la Chiesa dall’interno, vuol portare tutti
alla disperazione finale. Il rimedio a tanto male è la fedeltà a
Gesù per mezzo di Maria: occorre consacrarsi al suo Cuore immacolato ed entrare nel S. Cuore di Gesù. Qui c’è pace e gioia;
qui c’è amore e unità. I mezzi classici della Chiesa per vincere il
male sono: la preghiera, i Sacramenti e i Sacramentali. Un posto
rilevante su tutti hanno la S. Messa e il S. Rosario; ma poi bisogna aggiungere tutti i mezzi tradizionali: la lettura della Bibbia,
l’offerta di sacrifici, le novene, i pellegrinaggi, il digiuno, la
mortificazione, l’ubbidienza al Magistero della Chiesa,
l’affidamento alla Madonna, gli oggetti benedetti (immagini
sacre, crocifissi, rosari, abitini, medaglie, etc.), l’acqua benedetta, una condotta di vita semplice, umile e ritirata, la fedeltà
ai Comandamenti di Dio, l’astensione dagli spettacoli profani. “I
cristiani sono nel mondo, ma non sono del mondo” (Lettera a
Diogneto): essi hanno un altro spirito e pertanto non possono
comportarsi come gli altri che non conoscono Dio né sperano
ricompensa per le anime pure. La mentalità mondana pensa solo
al presente e considera come beni assoluti il benessere immediato, la ricchezza, il divertimento. Su di queste cose Satana
gioca per attrarre al peccato. Ma vincere si può! Chi ama Dio non
pecca. A tutto è disposto a rinunziare pur di non perdere la
benevolenza e l’amicizia di Dio. Chi resiste al peccato, diventa
come una luce che illumina tutto l’ambiente in cui si trova. Di
questo oggi l’umanità ha bisogno per non smarrirsi nelle tenebre
dell’errore, dell’eresia, dell’egoismo, della disperazione e della
morte. La mentalità mondana si vince con la pietà verso Dio e la
Sua Parola di vita (Vangelo).
Le sette lettere dell’Apocalisse
Per mezzo dell’Apostolo Giovanni, Gesù dà un forte richiamo alle
comunità presenti nell’Asia Minore, che possono ben rappresentare tutte le chiese. A quelli di Efeso rimprovera di aver
“abbandonato l’amore di prima” (Ap 2,4) e di essere perciò decaduti dalle opere di un tempo; a quelli di Smirne predice prove e
tribolazioni, calunnie e trappole sataniche, da superare con la
fedeltà fino alla morte; a quelli di Pergamo rimprovera idolatria
e fornicazione sotto istigazione di false dottrine; a quelli di
Tiàtira la libertà data ad una falsa carismatica (Jezabele)
d’indurre alla dissolutezza e all’idolatria; a quelli di Sardi di
essere una chiesa morente; a quelli di Laodicea la tiepidezza e la
miseria spirituale che rende ciechi e nudi agli occhi di Dio. Solo
la chiesa di Filadelfia (una su sette!) gode buona salute e fa
proseliti persino tra i servi di Satana: su di essa piovono le benedizioni del Signore, anche se non mancano tentazioni e persecuzioni. La cosa principale da rilevare è la presenza nascosta
ma attiva di Gesù nella storia di ogni singola comunità. Egli tutto
vede ed ha sotto controllo, ma lascia liberi e vuole tutta la collaborazione degli uomini, a partire dai suoi ministri, gli Angeli
delle chiese, i Vescovi. A questi chiede fedeltà, fervore, zelo
apostolico, vigilanza, perseveranza, onestà di costumi, discernimento, direzione pastorale decisa e corretta. Emerge anche un
altro dato: la costante opposizione del mondo e del Maligno, che
attacca con ogni mezzo fino alla persecuzione violenta la Chiesa
di Dio. Gesù dice di non temerlo, ma di com- batterlo con la
fedeltà fino al martirio e promette la ricompensa celeste ai
vincitori: il nome nuovo e la manna nascosta, una sede sul suo
stesso trono e autorità sopra le nazioni, la corona della gloria e
la stella del mattino, la veste candida degli eletti e l’iscrizione
nel libro della vita, l’accesso all’albero della vita e l’esclusione
dalla seconda morte, la dimora stabile nella nuova Gerusalemme,
una indicibile intimità con Lui e con Dio.
P. Giuseppe
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
P a g i n a
CONSOLATIO
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PER UNA NUOVA SOCIETÀ. Capitolo VI: La legge
di P. Giuseppe Tagliareni
Un elemento importante che regge la
società è la legge: essa regola l’agire e
può dunque contribuire ad orientare il
comportamento di tutti verso un fine
specifico, che deve essere costruttivo
per la società e non distruttivo. Ad esempio la legge 194 che permette
l’aborto in Italia, ha fatto in trent’anni
circa cinque milioni di vittime innocenti.
Questi sono cittadini mai nati, che vengono a mancare nelle famiglie e rendono
molto più difficili i problemi
dell’assistenza agli anziani, per mancanza di figli che se ne prendano cura. Una
simile Legge è distruttiva e non costruttiva; promuove una società dell’arbitrio e
dell’eliminazione del più debole, dove regna la legge del più
forte. Va bene in una società liberal-massonica o marxista,
non in una società a misura d’uomo. Dobbiamo studiare cos’è
la legge e come concepirla.
1. Concetto di legge
La legge è un ordinamento razionale, promulgato da chi ha
l’autorità, al fine di regolare l’agire di tutti al bene comune,
in modo vincolante per i singoli cittadini.
-Ordinamento: la legge è una regola dell’agire che è finalizzato al raggiungimento del bene comune. Deve perciò essere
capace di “ordinare” i comportamenti in modo idoneo ed efficace. Altrimenti il disordine regna sovrano e col disordine
il caos. Nella natura ogni cosa ha la sua legge, posta dal Creatore e ciò conferisce ordine e bellezza a tutto il cosmo.
-Razionale: deve essere opera della ragione, dell’intelligenza
del fine da raggiungere e delle persone a cui si dovrà applicare. Deve valutare la fattibilità, l’incidenza pratica sul
comporta- mento generale, i frutti, le conseguenze, la disponibilità dei mezzi richiesti. La ragione garantisce
l’obiettività, l’universalità, la plausibilità della legge e cioè la
sua idoneità a produrre l’ordinata convivenza.
-Autorità: chi promulga le leggi deve avere l’autorità necessaria. Questa compete a chi è a capo di una comunità per la
quale si fa la legge. Perché non sia dispotica, l’autorità deve
essere legittima ed esercitata in modo da rispettare la dignità umana dei sudditi e le reali esigenze del bene comune.
-Fine: è il bene comune. Non si fa una legge “ad personam”.
Il legislatore deve ordinare il comportamento di tutti verso
la meta da raggiungere, che a tutti coloro che sono di buona
volontà deve apparire buona, logica e raggiungibile, necessaria per costruire la pacifica convivenza di un popolo.
-Vincolante: la legge di per sé non ammette deroghe o eccezioni. Tutti sono tenuti ad osservarla, sotto pena di una sanzione. Infatti, chi contravviene crea disordine e abusi, che
non possono giovare alla società, ma la spingono verso il caos. Una legge non è vincolante quando si dimostra irrazionale, illegittima, contraria alla retta coscienza e alla legge
naturale o divina, come è ad esempio la legge che legittima
la soppressione di una vita umana innocente (= aborto volontario).
2. Rapporto con la legge naturale
e col modello di società
In verità il legislatore umano non
può prescindere dalla legge naturale. Questa esiste ben prima del
costituirsi di una città, esiste nella
stessa costituzione della natura
umana e del cosmo. La sua origine è
divina: è il Creatore che ha messo
le regole per ogni cosa creata. Anche chi è agnostico deve riconoscere che c’è un disegno intelligente
nelle cose e c’è una regola perfetta
che regola i fenomeni e che tutto è
armonicamente collegato. Gli eco-sistemi ne danno prova.
Scompaginare un eco-sistema porta un cumulo di gravi conseguenze negative sull’ambiente e sulla vita. L’ordine è frutto d’intelligenza; la regola dimostra la potenza. Ora nella
natura si riscontrano regole assolute (es. le leggi cosmiche)
e ordini mirabili che richiamano una sapienza e potenza infinite. Negarlo è da sciocchi. Capirlo e riprodurlo è da saggi.
Le leggi umane cambiano il volto di una città e di un intero
popolo. Basta guardare la storia. Oggi abbiamo una società
molto diversa da quelle antiche: non solo per le accresciute
conoscenze, lo sviluppo della scienza e della tecnologia, ma
anche per l’intero assetto della società, l’evolversi della
mentalità, il cambiamento dei costumi e dei comportamenti,
la condivisione dei valori, la mescolanza delle civiltà, gli influssi reciproci. Una legge crea un orientamento della prassi, che è l’azione collettiva che costruisce una società. Ma la
prassi può stabilirsi anche a prescindere dalle leggi: basta
che vi sia una massa di gente che assume un certo comportamento, magari ispirato dai mass-media, divenuto coerente
e costante. Più prassi orientano verso una società nuova,
che può essere migliore o peggiore di quelle precedenti, “a
misura d’uomo” o al contrario disumana, ingiusta, caotica,
innaturale, invivibile. Bisogna allora porsi la domanda di fondo: Quale società si vuole costruire? E’ chiaro che è ammissibile solo una società dove si rispetti la dignità della persona, la giustizia e la pace; una società basata sui valori assoluti che fanno bella la vita: l’amore, il rispetto della coscienza, la libertà e gli altri legittimi diritti propri e altrui, la
famiglia, il lavoro, l’arte, la cultura, l’accoglienza, la promozione e la difesa dei piccoli, dei deboli, la pacifica convivenza, la salute fisica e mentale, il risanamento ambientale, le
buone relazioni con gli altri popoli, etc. Il modello di società
che gode di maggiore successo è quello delle attuali liberaldemocrazie europee ed anglosassoni (Nord America, Australia), più o meno condite di Socialismo o di Comunismo. La
loro matrice purtroppo è atea e materialista; il loro modulo
evoluzionista è basato sulla selezione naturale del più forte
o sulla lotta di classe (oggi sotto forma di scioperi di categoria o generali o selvaggi), che creano tanta violenza ed
emarginazione dei più deboli. La cosa più ambita è una buona
posizione economica, da cui dipende il proprio benessere; il
denaro diventa la cosa più importante; la difesa dei propri
diritti è affidata alla lotta.
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
Per Christum abundat consolatio nostra
Questo sistema produce enormi ingiustizie e conflittualità
diffusa e continua, che genera violenza. Altro amaro frutto
è l’evasione: il tentativo vano di “uscire”, di “fuggire”, di vivere anche se per attimi una vita più gratificata, più interessante.
Questo porta non solo al turismo, ma all’alcol, alla tossicodipendenza, alla lotteria, ai video-giochi, alla ricerca spasmodica di spettacoli, di divertimenti, di avventure, di esperienze “forti” come i droga-party, gli sport violenti ed estremi, i concerti rock, l’esoterismo, lo spiritismo, il satanismo.
L’evasione più frequente è quella dello stadio, del pub, della
discoteca, dove ci si incontra per far “tifo”, per bere, per
divertirsi fino allo “sballo” e dimenticare per un attimo i
problemi e le tensioni giornaliere. Bisogna avere il coraggio
di contestare la società materialista ed edonista, perché è
disumana ed alienante.
Si deve ardire di pensare una società diversa, aperta allo
spirito, ai valori assoluti, all’ordinata e pacifica convivenza,
allo sviluppo solidale, alla promozione di tutti i cittadini e
non solo dei più forti. E in questa linea si devono fare le leggi nuove, perché si stabilisca una
nuova prassi che edifichi la migliore
società: quella “a misura d’uomo”. A
tal fine bisogna tener d’occhio la
legge naturale e, per i credenti,
anche quella divina.
Il Creatore infatti, ha dato come
base dello sviluppo armonico la natura e come punto di orientamento
il Regno di Dio: Regno di amore, di
giustizia e di pace.
Anche chi non crede in Dio può accettare questo obiettivo dell’agire
collettivo (amore, giustizia e pace)
e questa base (la natura umana).
Una legge non si può fare in base
solo alle istanze dei richiedenti o
per soddisfare pretesi diritti. Bisogna riferirsi alla natura umana come base di partenza e alla società
ideale come punto d’arrivo.
La legge è uno strumento: deve essere adatto allo scopo, che è quello di orientare la prassi
corrente al modello di società voluto.
Il legislatore deve avere la sapienza pratica e la lungimiranza. Quante volte le leggi umane si sono rivelate inadeguate,
inconcludenti, esagerate, erronee, inique! Vedi, ad esempio,
la legge che consente il divorzio e l’aborto.
Il legislatore che ha ammesso il divorzio, rende legittimo il
venir meno alla parola data al proprio coniuge, il rescindere
il patto che secondo l’intesa doveva estendersi a tutta la
vita. Produce instabilità della famiglia e gravissime conseguenze nei figli, ferite affettive non rimarginabili, enormi
disagi nella vita familiare per la mancanza ora di un genitore
ora dell’altro, aumento di spese per nuova abitazione e nuovo arredamento, ingiustizie di trattamento a carico del coniuge che subisce la separazione, contese giudiziarie, scandalo nella società.
Il divorzio moltiplica le convivenze e nuovi modelli di famiglia che sostituiscono quella naturale, fondata sulla fedeltà
reciproca al patto coniugale e sulla indissolubilità.
Questi nuovi modelli di famiglia sono senza altro fondamento che non sia la volontà di “stare insieme”. Volontà sottoposta all’arbitrio insindacabile.
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Il distacco dalla natura, che dice l’essenza della cosa in oggetto, consente di fare qualunque costruzione, basta che
sia “voluta” e affermata da molte persone.
L’ignoranza della metafisica porta inevitabilmente a cercare
l’ultimo fondamento nel consenso generale o nella convenienza momentanea.
Le conseguenze sono gravissime, perché si costruisce qualcosa che presto cadrà su se stessa, anche se non lo si vorrà.
Se ad esempio, una squadra di muratori si mette d’accordo
a costruire una casa, mettendo le pietre a fantasia e senza
tener conto della legge di gravità, inevitabilmente la casa
prima o poi cadrà. Ora, si può presumere di fare una
“famiglia” senza tener conto delle sue proprie leggi? Queste bisogna osservare, altrimenti non si può parlare di famiglia. Così pure, si può fare un matrimonio senza tener conto
del sesso? Una unione di due individui dello stesso sesso non
può dirsi matrimonio, ma al più “accoppiamento omofilo”.
Se poi in una società si vuol dare un ordinamento “razionale”
a chi vuole nuove nozze, si deve cercare d’indirizzare il desiderio verso ciò che è lecito e producente e non verso il
capriccio o l’ avventura sentimentale.
La legge non deve essere al ribasso,
a facilitare il disimpegno e
l’egoismo, ma al contrario verso
l’alto, verso l’impegno a costruire
una società più giusta. Se non si può
costringere uno che vuole separarsi
a restare col vecchio coniuge, si può
però cercare di scoraggiare la divisione, di aiutare i coniugi in difficoltà, di promuovere la famiglia unita, di concedere incentivi per ogni
figlio, di recuperare la presenza dei
nonni oggi tanto emarginati ed esautorati.
Al limite, si possono addossare tutte le spese della separazione e del
mantenimento al coniuge che vuole
dividersi contro il patto d’origine.
In altri campi, chi viene meno ad un
contratto regolarmente stipulato,
va incontro a gravi sanzioni.
Perché non fare lo stesso per chi
rompe il patto matrimoniale? Se due individui dello stesso
sesso vogliono stare insieme, nessuno glielo potrà impedire.
Ma chiamare la loro unione “matrimonio” è un grave equivoco
e concedere loro gli stessi diritti del matrimonio eterosessuale è cosa abnorme. Come tutti sanno, l’omosessualità è
una condizione innaturale, determinatasi nella prima infanzia per un rapporto conflittuale col proprio sesso.
Il bambino o ragazzino ha un rapporto conflittuale col papà,
oppure un legame identificativo con la mamma, per cui tende
ad assumere atteggiamenti femminili. Viceversa la ragazzina. Ma questa è cosa non normale, ma patologica.
Come il trattamento psicoterapico dimostra con successo,
la genesi dell’omosessualità non è genetica, ma psicologica.
Volendo, dunque, si può “guarire” e riorientare il proprio
psichismo e il proprio desiderio d’unione in modo conforme
alla natura.
Gli omosessuali vanno dunque aiutati a guarire e non a fissarsi in uno stato anormale e dannoso, oltrecché infecondo
e scandaloso.
L’aiuto potrebbe concretizzarsi con agevolazioni della psicoterapia idonea, mediante sgravi fiscali o contributi statali,
come per la medicina di base.
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CONSOLATIO
Amorth: Al 90% le vessazioni diaboliche sono conseguenze di malefici
Modenese, esorcista nella
Diocesi di Roma dal 1986,
fondatore dell'Associazione
internazionale degli esorcisti
nel 1990, conduttore radiofonico su Radio Maria, Don
Gabriele Amorth è il decano
mondiale degli esorcisti.
Ecco un florilegio delle sue
ultime affermazioni:
"Monti è un capo massone, un
massone che vuole distruggere la Chiesa o affamarla.
Piaccia o meno, è uno strumento nella mani di Satana".
"Lo yoga è un imbroglio, un colossale imbroglio, come tutta la filosofia sottostante ad esso".
"Halloween, una trappola del demonio, che le prova tutte. Intanto, fa schifo
e mi fa schifo. Si tratta di una roba pagana, anticristiana ed anticattolica,
proveniente da terre nordiche ed esplosa negli Usa".
"Il comico Maurizio Crozza, non è posseduto dal demonio, tuttavia é stato
sedotto dal maligno, è sotto la sua influenza malefica".
"Se uno è nato gay, non ci può fare nulla. Deve solo cercare la castità e
pregare. Io cerco, per quanto possibile, di incoraggiare queste persone, di
aiutarle pastoralmente. Differente mi pare il discorso per coloro i quali non
siano nati gay, ma si abbandonino a questa pratica per volontà o vizio. In
questo caso, è possibile parlare di seduzione satanica".
"Fiorello in Tv ha esaltato l'uso del profilattico? Non mi meraviglierei, anzi
io penso, che dietro quella indecente promozione ci sia una tentazione del
demonio e che il presentatore sia stato oggetto dell'azione del Maligno".
"Non conosco Vendola, ma chiunque in politica appoggi leggi favorevoli all'aborto, o ammiccanti ai gay, è sotto la nefasta influenza del demonio".
"Il profilattico è satanico. E' una creazione del demonio fatta apposta per
tentare l'uomo, allontanarlo da Dio e determinarne la perdizione".
"Maometto, dal punto di vista della condotta personale, rappresentò quanto
di più lontano esista dalla
logica di Dio e da questa angolazione credo corretto
definirlo un esempio di possessione satanica".
"Credo seriamente che lo
scandalo orribile della pedofilia nel clero, o meglio parte
di esso, sia frutto e figlia di
una orribile e perversa macchinazione satanica, il quale
ha fatto il suo ingresso anche
nel Vaticano".
"Il signor Beppino Englaro
(padre di Eluana), come del
resto tutti i medici e coloro che hanno contribuito alla morte della povera
ragazza, sono stati sotto l'influsso del Maligno e ci sono caduti con i due
piedi come pere mature".
"Satana? Si nasconde subdolamente in certi spettacoli e giochi televisivi,
per esempio quello dei pacchi di Affari Tuoi e nella pubblicità, assai spesso.
La sua tattica è quella di far credere che non esista, che sia solo un parto
della fantasia".
"Come ben sapete, Padre Pio è invocato durante gli esorcismi e il demonio lo
teme, diventa furioso, schiuma rabbia. Ma quando nelle mie sedute nomino
Giovanni Paolo II, Satana diventa ancor più brutale, incontrollabile, lo detesta e lo dice: quello, ovvero Giovanni Paolo, lo odio con maggior intensità di
Padre Pio".
"Al 90 per cento le vessazioni diaboliche sono conseguenze di malefici, cioè
sono causate da persone che per vendetta o per rabbia si rivolgono a maghi
e occultisti legati a Satana i quali, pagati profumatamente, si attivano per
far intervenire il maligno".
"Questo avviene anche quando rubiamo, commettiamo adulterio, uccidiamo.
Tutte le condotte peccaminose sono gradite ed hanno il placet di Satana.
Per la pratica omosessuale ancora di più, in quanto si concreta in atti che
vanno contro la natura, offendono l'armonia del creato e lo stesso piano
predisposto da Dio che prevede due soli generi, maschile e femminile volti
alla procreazione".
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale:
le adozioni gay non sono preferibili per il bambino
Il Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) esprime seria preoccupazione per la rapidità e la leggerezza con la quale, a
livello mediatico, si stanno diffondendo informazioni superficiali e spesso, fuorvianti, sulle “Adozioni gay”, argomento molt o delicato che andrebbe valutato con maggiore rigore scientifico, soprattutto per le ripercussioni che comporta sulla crescita e lo sviluppo del bambino. A tal proposito, il Presidente,
Dottor Di Mauro, ha inviato una denuncia all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) nei confronti di una trasmissione di Canale 5, per
tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali nel settore dell'editoria e dei mezzi di comunicazione. “Il dibattito è molt o complesso e scientificamente
ancora aperto e quindi, sarebbe auspicabile, da parte dei mezzi d’informazione, una maggiore cautela e più consapevolezza dei messaggi che vengono
trasmessi ai tanti telespettatori. Di studi a riguardo ne esistono tanti, ma la loro qualità è spesso scarsa, soprattutto riguardo al metodo di campionamento:
uno studio scientificamente valido deve essere condotto su un campione casuale e su un numero significativo di soggetti. Invece, la maggior parte delle
ricerche su questo argomento sono state realizzate su campioni non casuali e di piccole dimensioni e quindi non rappresentativi”. I dati al quale di solito
fanno riferimento i sostenitori delle adozioni gay, per dare un fondamento scientifico alle proprie convinzioni, sono quelli relativi a 59 piccoli studi analizzati nel 2004 dall’American Psychological Association (APA) da cui risulta che i figli di genitori gay o lesbiche non sono svantaggiati rispetto a quelli di
coppie eterosessuali. Tali sostenitori, però, tralasciano di riferire che questo studio è stato successivamente screditato da una buona parte della comunità
scientifica e dall’Ex Presidente della stessa Società Scientifica. L’unico studio che ha attualmente una riconosciuta validità è quello del sociologo
dell’Università del Texas Mark Regnerus. Pubblicato nel 2012, vanta un impianto metodologico inedito quantitativamente e qualitativamente, sia perché si
basa sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale (12.000), sia perché per la prima volta fa parlare direttamente i “figli” (ormai
cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando che il 12% pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), sono più propensi al tradimento (40%
contro il 13%), sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%), ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%), sono più spesso seguiti
dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero-sessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%), sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità. Facendo riferimento al lo studio di Mark Regnerus, il
Dottor Di Mauro ha commentato che: “I bambini hanno una grande capacità di adattamento e quindi possono certamente crescere con genitori dello stesso
sesso, tuttavia, sulla base della letteratura scientifica disponibile, i bambini sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono
la loro intera infanzia con i loro padri e madri biologici sposati e specialmente quando l’unione dei genitori rimane stabile a lungo”.
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Caro Papa, accogli in Vaticano i musulmani convertiti a Gesù
Chiedo al Papa che ha avuto il coraggio di darmi il
battesimo, vincendo sia la paura della vendetta islamica sia la resistenza interna alla Chiesa, di accogliermi con una delegazione di musulmani convertiti
al cristianesimo in Europa e nel mondo. L’idea, che
ho subito accolto con entusiasmo, è di Mohammed
Christophe Bilek, franco-algerino che ha fondato
l’associazione Notre Dame de Kabylie. Attraverso il
sito www.notredamedekabylie.net promuove la
missione della conversione dei musulmani al cristianesimo attraverso un dialogo fondato sulla certezza della nostra fede e sull’ottemperanza
dell’esortazione di Gesù: “Andate in tutto il mondo
e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Marco
16,15-18). Per quanto il fenomeno sia avvolto dalla
segretezza e diventa pertanto difficile attestare delle
certezze, da varie fonti si rileva che sarebbero tantissimi i musulmani che abbracciano la fede in Cristo. Nel 2006 lo sheikh Ahmad al-Qataani, intervistato da Al-Jazeera, diede queste cifre: “Ogni ora 667 musulmani si
convertono al cristianesimo. Ogni giorno 16 mila musulmani si convertono al cristianesimo. Ogni anno 6 milioni di musulmani si convertono al cristianesimo”. Parlando ieri a Parigi, Bilek ha detto che
persino in Arabia Saudita, la culla dell’islam e custode dei due principali luoghi di culto islamici, ci sarebbero 120 mila musulmani convertiti al cristianesimo. Dati del 2008 indicavano che i musulmani
convertiti erano 5 milioni nel Sudan, 250 mila in Malesia, oltre 50 mila
in Egitto, dai 25 ai 40 mila in Marocco, 50 mila in Iran, 5 mila in Iraq,
10 mila in India, 10 mila in Afghanistan, 15 mila in Kazakistan, 30
mila in Uzbekistan. Sono stato a Parigi nel fine settimana per tenere
una conferenza dal titolo: “L’Europa e le sue radici di fronte
all’incalzare della cristianofobia”, organizzata dalle associazioni
“Tradizione Famiglia Proprietà”, presieduta da Xavier Da Silveira, e
“Cristianità-Solidarietà” fondata da Bernard Antony. Era il giorno
dopo l’annuncio del conferimento del Premio Nobel della Pace
all’Unione Europea. Che scandalo nel momento in cui l’Unione Europea in Siria è schierata dalla parte degli estremisti islamici che stanno
perpetrando un vero e proprio genocidio nei confronti dei cristiani! In
serata, nella piazza antistante la Chiesa di Sant’Agostino, con un berbero algerino anch’egli convertito, ho partecipato a una veglia di solidarietà e preghiera con i cristiani perseguitati. Nel mio intervento ho
azzardato questa previsione: “Più vado avanti, più mi guardo attorno,
più valuto il tutto, più mi convinco che il futuro della
civiltà laica e liberale, democratica e dello stato di
diritto, dipenderà dalla sua capacità di prendere le
distanze dall’islam come religione senza discriminare i musulmani come persone. Così come sono
sempre più consapevole che ci salveranno i cristiani
fuggiti dalla persecuzione islamica. Solo chi ha
vissuto sulla propria pelle la tirannia dell’islam
saprà convincere l’Occidente sulla verità dell’islam.
Coloro che hanno tenuta salda la fede in Gesù
sconfiggeranno l’islam, salveranno il cristianesimo
in quest’Occidente scristianizzato e salveranno la
nostra civiltà. Grazie Gesù!”. È subito dopo la mia
conferenza di fronte a 500 persone che confortano
sulla tenuta del cristianesimo, che Bilek mi ha rivolto l’invito a promuovere un’associazione che
aggreghi i musulmani convertiti al cristianesimo in
tutt’Europa. A me l’idea di essere qualificato come
“ex” musulmano non piace affatto, mi sento e voglio
essere considerato esclusivamente cristiano così come sono orgogliosamente italiano anche se di origine egiziana. Ma afferro il senso del
messaggio: bisogna dar vita a un’istituzione che incoraggi i musulmani
a vincere la paura, a battezzarsi pubblicamente, a vivere apertamente la
loro nuova fede. Entrambi siamo consapevoli che il vero problema
sono i cristiani autoctoni, perché sono innanzitutto loro ad avere paura.
Innumerevoli sono le denunce fatte da musulmani che vorrebbero
ricevere il battesimo ma si trovano di fronte al rifiuto di sacerdoti
cattolici perché non vogliono violare le leggi dei Paesi islamici che
vietano e sanzionano con il carcere e talvolta con la morte sia chi fa
opera di proselitismo sia chi incorre nel “reato” di apostasia. Ed è
paradossale che mentre le chiese si svuotano sempre più al punto che
vengono messe in vendita e finiscono per trasformarsi in moschee, la
Chiesa blocchi la conversione dei musulmani al cristianesimo. Ecco
perché rivolgo un appello al Santo Padre: accolga in Vaticano i convertiti al cristianesimo per lanciare un messaggio chiaro e forte a tutti i
pastori della Chiesa a favore dell’evangelizzazione dei musulmani.
Saranno loro ad affrancarci dalla dittatura del relativismo religioso che
ci costringe a legittimare l’islam, a restituirci la fede solida nella verità
in Cristo e a salvare la nostra civiltà laica e liberale che, piaccia o
meno, si fonda sul cristianesimo.
Magdi Cristiano Allam, Il Giornale del 15-10-2012
Dall’anticlericalismo femminista alla fede:
il percorso dell’attrice Villoresi
In seguito a “Divinamente, festival internazionale della spiritualità”, svoltosi a Roma e giunto alla quinta edizione, l’attrice Pamela Villoresi racconta con un’intervista su Acqua&Sapone il suo percorso di fede, dall’anticlericalismo femminista fino al ritorno al Cattolicesimo, tutto attraverso
l’arte. Il festival, di cui la Villoresi cura la direzione artistica, nacque, seppur ancora in forma germinale, 15 anni fa come il risultato dei «percorsi
personali» dell’attrice che la influenzarono fino «radicalmente» cambiarne l’esistenza. L’incontro con il Signore, frutto della «meditazione del
Vangelo e la figura di Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce)» e «dell’arte e la poesia» cristiana ha cambiato profondamente la vita
dell’artista ora più «forte ed equilibrata». «Ora – ha dichiarato la Villoresi – vivo meglio e mi sento più libera». Il viaggio spiriturale dell’attrice
inizia da giovanissima. Dopo aver frequentato la scuola dalle suore, «soprattutto in coincidenza con il periodo del femminismo», seguì «un forte
rifiuto dell’apparato ecclesiale». Rigetto nato dall’ignoranza e superato «leggendo molto, alla scoperta di testimoni della Chiesa» e che ha portato
ad un percorso che «continua sempre, sostenuto dal desiderio del divino e dalla preghiera». Infine, la Villoresi conclude commentando: «Nella
nostra società la sacralità è assente. [...] Purtroppo, per inganni secolari, spesso si crede che avvicinandosi alla spiritualità si entri in un percorso di
costrizione invece che di libertà. Eppure, io ho l’esperienza che intorno a noi ci sono continuamente delle persone che, anche inconsapevolmente,
fungono da angeli e messaggeri, strumenti di Dio per la nostra anima».
Da Uccronline.it
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ALCUNI SANTI DEL MESE
A cura di Matteo Orlando (dal settimanale Verona Fedele)
La Beata Cristina nacque a Stommeln nel 1242. Dall’età di 7 anni cominciò ad avere visioni mistiche ed estasi (conosciamo
i fatti relativi alla vita della beata grazie al frate domenicano svedese, studente a Colonia, Pietro di Dacia († 1289), con il
quale entrò in sintonia spirituale, che scrisse la Vita della beata fino al 1286). A tredici anni entrò nel beghinaggio
Beata
(un’insieme di casette) di Colonia, dove alloggiavano giovani donne che, facendo voto di povertà, castità e obbedienza, ma
Cristina
solo temporaneamente, trascorrevano il tempo in preghiera, visitando i malati e facendo lavori di cucito e ricamo. Nel 1269
Stommeln ricevette le stimmate sulle mani, sui piedi, sulla fronte e sul fianco, che divenivano visibili in certi periodi dell’anno. Poco
dopo aver ricevuto le stimmate, nella chiesa dei Frati Predicatori di Colonia, perse conoscenza. Trasportata presso
un ospedale dell’epoca, ci rimase 3 giorni e 3 notti. Le sue consorelle credettero si trattasse di problemi fisici.
Tuttavia si capì subito dopo che era vittima, per permissione di Dio, di una possessione diabolica. Dovette affrontare numerosi assalti del demonio, tanto che fu sull’orlo del suicidio e dalle sue compagne beghine fu considerarla pazza e allontanata. Soffrì pene indicibili: spesso perdeva sangue dalla bocca e dalle narici; mentre pregava, o camminava, delle volte alla beata Cristina arrivavano chili di escrementi che talvolta erano anche umani;
il demonio: - era solito frustarla con delle spine dalla testa ai piedi, - quando pregava assumeva la forma di un
gallo per infastidirla, - la costrinse per 15 giorni al mutismo; - per 14 giorni consecutivi non la fece dormire.
Satana perpetrava aggressioni in coincidenza dei momenti più intensi del calendario liturgico. Il 1° novembre del
1269, Satana sparse dappertutto scarpe vecchie ed escrementi, sottraendo i guanciali e i cuscini e rimpiazzandoli
con delle pietre o degli escrementi. Attraverso le labbra di Cristina, il diavolo bestemmiava il Signore. Sottoposta
ad esorcismi, quando l’esorcista chiese più volte il motivo di quei tormenti, il demonio pronunciò queste parole:
“Per soddisfare il suo desiderio di soffrire per gli altri”. Cristina morì a 60 anni. Liberata dai demoni poco tempo
prima della sua morte, sul letto di morte, un magnifico profumo avvolse la stanza. La Beata Cristina aveva vissuto
la sua vita di fede nel più assoluto e totale nascondimento (eccetto nelle manifestazioni esterne del demonio),
indossando un silicio e una corda i cui nodi la ferivano. Dormiva sulle panche o sulle pietre e digiunava spesso a
pane e acqua. Il Venerdì restava ore ed ore distesa a braccia aperte, raccolta in preghiera per il suo Sposo. Nel
1342 le sue reliquie furono trasferite a Nideggen e dal 1568 riposano nella chiesa di Jülich. Il suo culto fu approvato da San Pio X, il 22/8/1908.
6 Novembre
13 Novembre
Beato Pavel
Djidjov
Pavel Djidjov, nato il 19 luglio 1919 a Plovdiv, l'ex-Filippopoli, da una famiglia cattolica di rito latino, fu battezzato
il 2 agosto con il nome di Giuseppe prima di prendere il nuovo nome di Pavel (Paolo) all'entrata nel noviziato degli
Assunzionisti, il 2 ottobre 1938, a Nozeroy, nel Jura francese. Fin da giovane manifestò il desiderio di diventare
prete. Entrato nel seminario degli Assunzionisti, proseguì nel collegio Sant'Agostino, di Plovdiv, i suoi studi superiori. Giudicato un buono studente, dotato in matematica, vivace, sportivo nel club locale, dopo il suo noviziato fece
gli studi di teologia in Francia (a Lormoy, presso Parigi), durante la seconda guerra mondiale.
Per motivi di salute, nel 1942, tornò in Bulgaria dove terminò gli studi di teologia. Ordinato
sacerdote nel rito latino il 26 gennaio 1945, a Plovdiv, prosegue gli studi d'economia e di
scienze sociali, e diventò professore al collegio di Varna, dove fu sorvegliato da vicino dalla
polizia comunista poiché aveva un grande influsso sugli studenti. Nominato nel 1945 economo
del collegio Sant'Agostino di Plovdiv (il collegio sarà chiuso dai comunisti nell'agosto 1948),
Padre Pavel non nascose mai le sue idee e convinzioni anticomuniste, e proprio per questo venne seguito da vicino dai servizi segreti della nuova dirigenza dello Stato. Nel giugno 1952,
commentando in una lettera gli arresti e le condanne dei vari preti, scrisse: "Che la volontà di
Dio sia fatta: noi aspettiamo il nostro turno". Il mese seguente fu arrestato, la notte del 4
luglio 1952, insieme a Padre Kamen Vitchev e Josaphat Chichkov. Venne emessa la sentenza di
morte il 3 ottobre 1952 e vennero fucilati, nella prigione centrale della città di Sofia, nella
notte tra l’11 e il 12 novembre 1952, insieme con il beato Vescovo Eugenio Bossilkov. Era l'atto finale di un processo totalmente inventato fondato sull'accusa di spionaggio a favore del
Vaticano, di tentativo di complotto e di essere al servizio del capitalismo. Fino ad oggi non si
sa in quale posto nel cimitero di Sofia siano stati sepolti. Sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 26 maggio 2002.
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Enrichetta Alfieri nacque a Borgo Vercelli il 23 febbraio del 1891 con il nome di Maria Angela Domenica
23 Novembre
Alfieri. A vent’anni, nel 1911, spinta da una fortissima chiamata a servire il Signore, Maria entrò tra le Suore
della Carità di San Giovanna Antida Thouret, nel grande Monastero Santa Margherita di Vercelli. Qui divenBeata Enrichetta
tò per tutti suor Enrichetta. La sua vocazione era la missione educativa nell’asilo infantile ma a soli 28 anni
si ritrovò ammalata del morbo di Pott e fu costretta a lasciare la scuola. Per quattro anni restò immobile a
Alfieri
letto, soffrendo «con dignità, amore, dolcezza e fortezza», come scriveva alle consorelle. Da un viaggio a Lourdes riportò a casa una bottiglia di acqua benedetta, che
iniziò a bere quotidianamente con fiducia. E il 25 febbraio 1923, dopo aver invocato
la Madonna, sentì l’ordine: «Alzati». La voce della prodigiosa guarigione si diffuse
in tutto il circondario e la superiora della comunità preferì allontanarla da Vercelli e
inviarla presso il carcere di San Vittore a Milano, dove resterà sino alla morte, avvenuta il 23 novembre 1951. A San Vittore, in un luogo segnato dal dolore e
dall’espiazione dei peccati, Suor Enrichetta riuscì a dare un grandissimo aiuto spirituale alle detenute; tanto che le diedero il titolo di "Mamma e Angelo di San Vittore".
Con la sua presenza «accoglieva, illuminava e riscaldava; con l’amore stemperava le
rabbie, le prepotenze, le volgarità e portava anche alla conversione». Con lo scoppio
della seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazifascista a Milano, accanto
ai detenuti comuni vennero rinchiusi in carcere prigionieri politici, partigiani, ebrei
(che venivano portati a San Vittore prima di essere deportarli nei campi di concentramento). Suor Enrica riuscì a stabilire contatti clandestini e a passare informazioni e
messaggi, e per questo motivo fu anche lei arrestata, il 23 settembre 1944. Per interessamento del cardinale Ildefonso Schuster le fu risparmiata la fucilazione, ma venne comunque internata nel campo di Grumello al Monte (Bergamo). Il 7 maggio
1945 i responsabili del Comitato di liberazione nazionale la riaccompagnarono con
tutti gli onori alla sua missione a San Vittore. Qui iniziò a occuparsi soprattutto delle
detenute, cercando di migliorarne le condizioni di reclusione e di offrire prospettive
per il loro rientro in società. Quando morì, per le conseguenze di una frattura al femore, esclamò: «Non credevo fosse così dolce morire». L’eroicità delle virtù è stata riconosciuta il 19 dicembre 2009, mentre il miracolo è stato
approvato il 2 aprile 2011.
«È una grande grazia e una grande gloria essere cappuccini e veri figli di s. Francesco. Ma bisogna conoscere e portare sempre con noi cinque gemme preziose: austerità, semplicità, esatta osservanza delle Costituzioni e della serafica Regola, innocenza di vita e carità inesauribile». Questa riflessione del Beato
Angelo d'Acri (19 ottobre 1669-30 ottobre 1739), al secolo Lucantonio Falcone, sintetizza bene il suo
programma di vita e ciò che, effettivamente, ha realizzato da “grande missionario dell'Italia meridionale”.
Emessi i voti solenni il 12 novembre 1691 (dopo aver lasciato per ben 2 volte i Cappuccini di Dipingano e di
Acri ed essere rientrato in famiglia), fra Angelo d'Acri, dal 1695 al 1700, lo
ritroviamo nei conventi di Rossano, di Corigliano Calabro e di Cassano Jonio.
Completati gli studi teologici, filosofici e umanistici, il 10 aprile 1700 fu ordinato sacerdote nel duomo di Cassano Jonio e destinato, dai superiori, al ministero
della predicazione. Dal 1702 al 1739, anno della sua morte, percorse instancabilmente tutta la Calabria e buona parte dell'Italia meridionale, predicando
quaresimali, missioni popolari ed esercizi spirituali. In tutti i luoghi dove predicava, la sua presenza richiamava nelle chiese moltitudini di fedeli, e al suo confessionale numerosissimi era le persone, di ogni ceto e di ogni età, che andavano a confessarsi da lui. Alle sue infuocate parole, alla luce dei suoi esempi, i
buoni diventavano più buoni ed i cattivi si convertivano: fu una vera resurrezione spirituale. Non aveva più bisogno dei manoscritti, elaborati secondo l'oratoria pomposa e roboante del tempo, perciò li bruciò. Il suo esempio trascinava
più delle prediche e, spesso, le sue fatiche missionarie furono costellate dal
dono della profezia, da estasi, bilocazioni e liberazioni dal demonio e guarigioni.
Padre Angelo fu anche più volte maestro dei novizi, guardiano nei conventi di
Mormanno, Cetraro e Acri, visitatore e definitore provinciale, ministro provinciale (dal 1717 al 1720) e, infine, nel 1735, provisitatore generale. Consumato
dalle fatiche e dall'amore di Cristo Crocefisso, concluse il suo corso della sua
mirabile vita terrena a 70 anni e 11 giorni. Papa Leone XII°, il 18 dicembre
1825, lo proclamò Beato. Anche dopo la morte molti miracoli e grazie si attribuiscono alla sua intercessione. Le sue spoglie mortali sono raccolte nel monumentale santuario innalzato ad Acri tra il 1893 e 1896, ed elevato a Basilica minore da Giovanni Paolo II.
30 ottobre
Beato
Angelo
d'Acri
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Dagli scritti di Maria Valtorta
Le Sette Allegrezze di Maria Vergine
Mattina del 13 - 5. Dopo la Comunione in onore del Cuore
immacolato. Dice Maria: « Voglio che tu comprenda meglio
le mie allegrezze. Dirai più volentieri la corona francescana. Nella I (Mi rallegro con Te, o Maria, per l’immensa
gioia che ti riempì il cuore all’annuncio dell’angelo Gabriele) non fui contenta per la gloria e la gioia mia, ma perché
era venuto il tempo della redenzione dell'uomo e del perdono di Dio all'uomo. La II (Mi rallegro con Te, o Maria,
per l’immensa gioia che ti riempì il cuore nella visita alla
cugina Elisabetta) mi fece felice non per la lode a me data
dalla cugina, ma per aver dato inizio alla redenzione santificando i l Battista col portargli i l mio Gesù, Redentore vostro.
La beatitudine della III (Mi rallegro con Te, o Maria, per
l’immensa gioia che ti riempì il cuore alla nascita di Gesù tuo Figlio)
non fu unicamente per esser divenuta, senza dolore o macchia alla
mia verginità, madre, e nemmeno per la grazia di poter baciare
Iddio, mio Figlio. Ma perché la terra aveva ormai i l Salvatore. Ciò
che mi fece lieta per la 4" volta (Mi rallegro con Te, o Maria, per
l’immensa gioia che ti riempì il cuore all’adorazione dei Magi) si fu
che nei tre Magi io vidi tutti coloro che da ogni parte del mondo e
in ogni epoca della terra, da quel momento, sarebbero venuti verso
la Luce, verso il mio Signore, e l'avrebbero proclamato loro Re e
loro Salvatore e Dio. L'allegrezza del 5° fatto (Mi rallegro con Te,
o Maria, per l’immensa gioia che ti riempì il cuore al ritrovamento
di Gesù tra i dottori nel tempio) viene non già unicamente per i l
mio amore di Madre che cessa di soffrire poiché il Figlio smarrito
è ritrovato. Sarebbe stato egoismo. Ma era inesprimibile gioia
udendo echeggiare per la prima volta la "Buona Novella" e comprendendo che essa, con anticipo di qualche anno, cadeva in qualche cuore e vi germogliava in pianta eterna. Godevo per questi pre
-ammaestrati. La 6" allegrezza (Mi rallegro con Te, o Maria, per
l’immensa gioia che ti riempì il cuore alla prima apparizione di Gesù
risorto) fu ancor più grande amore per voi, creature redente. Il
Risorto mi diceva che i Cieli erano aperti e già abitati dai santi del
Signore che da secoli attendevano quell'ora, e che in essi Cieli
erano pronti i seggi dei dieci e diecimila salvati. E per me, Madre
vostra, sapere pronta la vostra dimora mi era letizia di profondità
incalcolabile. Infine la settima allegrezza (Mi rallegro con Te, o
Maria, per l’immensa gioia che ti riempì il cuore nella tua assunzione in cielo accanto a Gesù) non fu per la mia gloria. Ma perché,
fatta dalla bontà di Dio Regina dei Cieli, io potevo da Regina occuparmi di voi, miei amati, ed eletta come ero a sedere alla destra
di Dio potevo direttamente e con supplica potente, parlare, pregare, ottenere per voi. Nessuna allegrezza fu per me sola. L'egoismo, anche più giusto e santo, distrugge l'amore. Ogni allegrezza
a me venne per amore perfetto e fu spinta ad un ancor più perfetto amore. Ora sono beata. Più di così non lo potrei essere
perché sono circondata dall'abbraccio trino di Dio. Ma ancora uso
della mia beatitudine per l'amore di voi. Anche qua applico la
legge: amo Dio con tutta me stessa e il prossimo come me stessa.
Me stessa non perché Maria, ma perché Maria ha trovato grazia
presso il Signore ed è amata da Lui; perciò è creatura santa in Lui
e di Lui, parte di Lui. Oh! la mia teologia! Non ha che una parola di
chiave: "Amore". Sono Regina dei Cieli perché ho compreso come
nessuna fra le creature questa teologia. Ama. Sarai salva.
Ama. Ama con la parola o col silenzio. Ama con l'azione o
l'immobilità. Ama col fervore o nella sofferenza dell'aridità. Ama nella gioia e nel dolore. Ama nella vittoria e
nella debolezza. Ama nella tentazione e nella libertà dal
Nemico. Ama sempre. Vi sia un punto in te, il più profondo, che in mezzo a tutto un essere ferito, percosso,
agonizzante, inebetito dal dolore, spossato dagli assalti
del demonio, nauseato dagli eventi della vita, sbattuto
come nave in procella, sa rimanere quieto e vivo nell'amore. Un punto in te che abbia questa unica missione:
amare, e la esplichi per la mente, il cuore, la carne. E quel punto sia
il santuario tuo. Là vi sia l'altare dalla lampada sempre accesa, dai
fiori sempre freschi, dalla lode sempre sonante. Sia che tu pianga
o rida, che tu speri o dubiti, che tu sia esaudita o no, la parte più
santa del tuo spirito, quella che vive in quel punto sacrato al culto
di Dio, sappia sempre dire: "Gloria tibi, Domine. Gloria! Laudamus
Te! Benedicimus Te! Adoramus Te! Glorificamus Te! Quoniam Tu
solus Sanctus; Tu solus Dominus; Tu solus Altissimus. Cum Angelis
et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni
militia caelestis exercitus, himnum gloriae tuae canimus, sine fine
dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus!". Prima della Elevazione
viene la lode. Prima della Consumazione viene la lode. Sappi dire la
tua Messa. Ogni vittima è sacerdote. Ma non si è sacerdoti se non
si sa celebrare la Messa. In tutte le sue parti. Guarda il mio Gesù.
Prima di essere elevato e consumato ha dato lode al Padre. E
sapeva già quello che l'attendeva. Canti il tuo cuore, o Maria. Canti
anche se le lacrime piovono dagli occhi tuoi. Il canto copra il tuo
gemito e le voci di Satana che ti vuole persuadere a diffidare di te
per impedirti di seguire la tua missione; che ti vuol persuadere
che Dio non ti ascolta per impedirti di pregare; che ti vuol persuadere che sei perduta per perderti. No. Non lo sei. Persevera.
Vale più un giorno, un'ora di fedeltà in questo momento, che non i
dieci anni passati nel dolore fisico e nella penitenza, ma con la
pace nel cuore e Dio sensibile al tuo fianco. Persevera. “Chi persevererà sino alla fine sarà salvo”. Lo dice Gesù mio e tuo. E io te
lo dico. Soffri con pace. Presto verrò”. Maria Valtorta, I
Quaderni del 1944, pp. 347-350 (Centro Editoriale Valtortiano
1985).
*
Ecco le Sette Allegrezze della corona francescana in onore della
Beata Vergine Maria: 1. Mi rallegro con Te, o Maria, per l’immensa
gioia che ti riempì il cuore all’annuncio dell’angelo Gabriele. 2. Mi
rallegro con Te, o Maria, per l’immensa gioia che ti riempì il cuore
nella visita alla cugina Elisabetta. 3.Mi rallegro con Te, o Maria,
per l’immensa gioia che ti riempì il cuore o alla nascita di Gesù tuo
Figlio. 4. Mi rallegro con Te, o Maria, per l’immensa gioia che ti
riempì il cuore all’adorazione dei Magi. 5. Mi rallegro con Te, o
Maria, per l’immensa gioia che ti riempì il cuore al ritrovamento di
Gesù tra i dottori nel tempio. 6. Mi rallegro con Te, o Maria, per
l’immensa gioia che ti riempì il cuore alla prima apparizione di Gesù
risorto. 7. Mi rallegro con Te, o Maria, per l’immensa gioia che ti
riempì il cuore nella tua assunzione in cielo accanto a Gesù.
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- GIUGNO 2012
CONSOLATIO
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Medjugorje: messaggi
della Regina della pace
Messaggio del 25 ottobre 2012
Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché
satana è astuto e attira molti cuori al peccato e alla
perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere
nella grazia. Adorate mio Figlio affinché Lui vi colmi con
la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata.
Vogliamo sottolineare un vecchio messaggio della
Madonna, oggi ancor più attuale: la profezia del 1982.
Già 30 anni fa, il 14 aprile 1982, la Madonna ha predetto
con un messaggio straordinario:
“Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si e' presentato davanti
al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo
periodo con l'intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di
mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: Non la distruggerai! Questo secolo in cui vivete e' sotto il potere di Satana ma, quando
saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà
distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò e' diventato ancora più' aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche
tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi
dunque con il digiuno e la preghiera, soprattutto con la preghiera comunitaria. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre
case. E riprendete l'uso dell'acqua benedetta!”. Quanto qui è detto corrisponde perfettamente all’apparizione avuta da papa Leone XIII, in cui
Satana gridava a Dio: “Dammi cent’anni e distruggerò la Chiesa”. Dio gli
rispose: Ti darò cent’anni, ma non ci riuscirai!”. Il Papa fu così impressionato da scrivere subito l’esorcismo contro Satana e gli Angeli ribelli e fece
la preghiera a S. Michele Arcangelo. Poi ordinò a tutti i Sacerdoti del
mondo di recitare questa preghiera a S. Michele alla fine della Messa. Era
un grande coro di preghiere che ogni giorno saliva all’Arcangelo, deputato
da Dio a legare Satana.
Dopo il Concilio sparì ed
oggi è quasi sconosciuta. Dobbiamo riprenderla e recitarla spesso con fede.
Eccola:
O S. Michele Arcangelo, difendici nella lotta!
Contro la malvagità e le insidie del Demonio
sii nostro aiuto. Lo reprima Iddio!
Te lo chiediamo supplicando. E tu,
o Principe della Milizia celeste, con la divina potenza,
precipita nell' Inferno Satana e gli altri spiriti maligni
che vagano nel mondo per la
perdizione delle anime.
Dalle insidie del Maligno, liberaci, o Signore!
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CONSOLARE DIO
E IL PROSSIMO.
Regola per Consolatori
Col fuoco dello Spirito
36. Lo Spirito Santo trasformerà il mondo: e sarà una nuova creazione, come agli inizi della Chiesa. La Nuova Pentecoste
promessa trasformerà il mondo con la Civiltà dell'Amore. E sarà il trionfo di Gesù-Eucaristia e del Cuore Immacolato di
Maria. Perciò i Consolatori staranno nel Cenacolo con Maria e alla mensa eucaristica con Gesù: è lì che si riceve il Divino
Consolatore e il suo fuoco d'amore con cui incendiare il mondo. È questo il desiderio del Salvatore: "Sono venuto a portare
il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49).
Per un compito d'amore
37. Investiti dal dono dello Spirito i Consolatori saranno pieni di misericordia nei confronti di quella umanità afflitta e
desolata, che oggi si trova in abbondanza ai margini delle strade dove corrono i gaudenti, i potenti, i miscredenti, i violenti
che seminano ovunque vittime e distruzione. L'umanità dolente è grande esercito oggi: la nuova evangelizzazione deve
cominciare da qui. I Consolatori devono esserne consapevoli e sapersi formare a questo formidabile compito. Lo Spirito
Santo li condurrà alla Verità tutta intera: Cristo regnerà e presto trionferà; il suo Amore vince ogni ostacolo e rende
beati! Il Cuore Immacolato e Addolorato di Maria è il suo giardino e la sua fonte sigillata (cf. Ct 4,12).
Nei "Cenacoli"
38. In onore della Vergine Maria essi celebrano con la Chiesa tutte le Feste mariane e s'impegnano a recitare giornal mente il S. Rosario in comunità o in famiglia. Si formano così tanti "Cenacoli Mariani" di preghiera con la Madonna, di
meditazione dei divini misteri, di santa fraternità tra tutti i presenti. Nobile loro intento sarà invitare altre persone,
soprattutto se sofferenti e moltiplicare i "Cenacoli", perché si diffonda la pietà mariana e la divina Consolazione, specialmente nelle case degli afflitti.
CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO
Notizie dell’Opera
Padre Giuseppe Tagliareni, fondatore dell’Opera della Divina Consolazione, vive presso la “Casa S. Giorgio” in Contrada S. Giorgio (Sciacca, S.S.
115 al km. 129,8). Riceve per appuntamento il martedì pomeriggio e il sabato.
Tel. 0925 997015 - www.odc.altervista.org
Cell. 3398896068 (TIM), 3931409912 (WIND). E-Mail: [email protected]
ORARI: Colloqui e Benedizioni: Martedì pomeriggio (ore 16-18); Sabato mattino (ore 9,30) e pomeriggio (ore 16-18); S. Messa feriale: ore 10; S.
Messa festiva: ore 19 (18 ora solare). Per prendere appuntamento, telefonare in anticipo.
Per fare delle offerte: - CCP. n. 88905179 intestato a: Associazione della Divina Consolazione–Onlus Sciacca.
-Per il 5 per mille: mettere il C.F.92016580844 nella casella apposita del modulo della
Dichiarazione dei redditi. Dio ricompensi i nostri benefattori in terra e in Cielo.
BENEFATTORI - OTTOBRE 2012
Carmelo Fiorello (Campobello di Licata); Giuseppe Mandarino ( Campobello di L.); Selenio Truzzolino (Sciacca); Giuseppe Sciacca
(Marsala); Angela Zambito (Cattolica Eraclea); Gisella Plano (Agrigento); Giovanna Di Stefano (Castelvetrano); Paolo Ferrara (Sciacca);
Pietro Restivo (Palma M.); Santina Graceffo (Calamonaci); Giuseppe Ribecca (Sciacca); Livia Sanfilippo (Casteltermini).
Ogni giorno viene celebrata una Santa Messa per voi tutti. Dio vi benedica e ricompensi la vostra generosità.
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Per Christum abundat consolatio nostra
"Da più parti si indicano le cause che hanno
favorito l'odierna crisi della fede: nei seminari si studia Karl Barth e Karl Rahner invece di sant'Agostino e san Tommaso; non si
capisce quale sia il pensiero cattolico, lo si
ritiene una silloge di altri pensieri; si confonde la filosofia e la teologia, non distinguendo l'ordine naturale da quello soprannaturale; si propone una fede senza dogmi. Si
ritiene più importante il dialogo che l'annuncio della Verità; la Chiesa non sarebbe Maestra, ma alla pari col mondo; l'autorità episcopale è sostituita dal democraticismo, la
collegialità dall'assemblearismo; da parte di
conferenze episcopali e
singoli vescovi, vengono
emanati documenti contrastanti con quelli
pontifici. La Chiesa non
è più unisona nell'insegnamento della dottrina. Meglio non ostentare certezze ma dubbi e
opinioni. /.../ Poi siamo,
alla riduzione politica
della liturgia, attraverso l'annidlamento delle
differenze
tra celebrante e popolo
e attraverso l'affermazione della comunione come luogo in cui
esprimere rivendicazioni sociali. È avvenuta la
corruzione egualitaria
dell'idea di comunione:
si è dimenticato che il
Sacerdote è mediatore
tra Dio e l'uomo, che in
tal senso lo rappresenta nell'assemblea liturgica. Se la liturgia ha,
come si suole dire, una
dimensione
politica,
questa consiste solo nel
raffermare il regno di
Dio e la sua giustizia
nel mondo e ciò accade
se si pratica la riconciliazione" (Nicola Bux,
Come andare a Messa e non perdere la fede, con un contributo di Vittorio Messori,
2010, Piemme, pp.17-18).
ABUSI LITURGICI
"Quanti sono i cattolici praticanti in Italia? /.../ Tanti cattolici si dicono praticanti
ma non vanno a messa, pur frequentando
santuari e mete di pellegrinaggio religioso.
Quanto ha influito l'attuale situazione relativa alla celebrazione eucaristica, colpita da
trascuratezza da parte dei sacerdoti e ignoranza da parte dei fedeli? Il risultato:
se la Messa è priva di significato, si abbandona la pratica. /.../ Giovani che avevano
chiesto al rettore di una basilica pontificia
di celebrare la messa tridentina, si sono
sentiti rispondere: "Qui comando io, il Papa
a Roma ". /.../ Un responsabile della liturgia
di una grande diocesi dice ad un religioso:
"La cosa che più mi dà fastidio è la comunione in ginocchio!". Un prete dice: "Non mi
interessa il crocifisso sull'altare". Un altro
prete, vedendo una persona che ricevuta la
comunione si era inginocchiata devotamente
in raccoglimento, le si è messo in ginocchio
davanti per irriderla. Roba da psicopatologia!/.../ Pissidi consacrate durante una concelebrazione vengono poggiate prima su una
credenza all'aperto, poi quando un prete
coscienzioso cerca un tabernacolo in cui
deporle, il parroco gli dice: "Le metta in
quello stanzino, tanto non entra nessu-
no". /.../ Benedetto XVI insiste che il male
viene da dentro la Chiesa. È tempo di grave
crisi imputabile in gran parte al crollo della
liturgia, come ha detto quando era ancora
cardinale (cfr. La mia vita. San Paolo, 1997,
p. 115). /.../ La crisi della chiesa è dovuta
alla crisi della liturgia, diventata senza regole, fai-da-te, dimentica del diritto di Dio. /.../ Gli altari (dal latino "alta - res" : "ciò
che sta in alto") sono diventati "bassari",
tavoli da avvicinare al popolo e non luoghi
alti a cui salire, come al Golgota, per il Sacrificio di Cristo e nostro" (Nicola Bux, Come andare a Messa e non perdere la fede,
con un contributo di Vittorio Messori, 2010,
Piemme, pp. 13-16). "La Sacrosanctum Concilium non parla di celebrazione "verso il
popolo" (Idem , p 24). "Chi aveva teorizzato
la nuova posizione verso il popolo, è stato
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Martin Lutero che, nel suo opuscolo "Messa
tedesca e ordinamento del culto divino", del
1526, sosteneva che così Cristo aveva fatto
nell'Ultima Cena, dimenticando che il popolo
nel cenacolo non c'era proprio e che al tempo di Gesù i commensali sedevano o giacevano all'emiciclo posteriore del tavolo rotondo
o a forma di sigma e il posto d'onore era al
lato destro" (idem, p. 27). "Alcuni movimenti
e gruppi introducono nuove pratiche con
l'intento di "rinnovare" la liturgia; questa si
riduce ad intrattenimento e a spettacolo
invece che essere raccoglimento nell'ascolto del mistero e nel rendimento di grazie" (idem, p. 36). "Il
rituale romano scompare sotto presunte
nuove forme, come
nei "rituali" di movimenti e nuove comunità, o addirittura
nelle varietà illegittime di una o dell'altra
parrocchia, se non
addirittura
in
"Orientamenti e Norme per Accoliti e
Lettori", approntati
da un ufficio liturgico diocesano, erronei
e fuorvianti" (idem,
p. 40). Le responsabilità dei sacerdoti. Si
incontrano fenomeni
di crescente gravità:
inflazione della liturgia della parola infarcita di commenti che
sono
mini-omelie;
preghiere dei fedeli
che sembrano proclami della comunità;
riduzione al minimo
della liturgia eucaristica; diffuso personalismo e protagonismo di molti preti
che ritengono di poter manipolare la messa a richiesta; sostituzione di riti e testi, in particolare le letture
bibliche, al fine di personalizzare la liturgia
e renderla più "significativa"; ministri straordinari della comunione diventati "ordinari"
perché sostituiscono del tutto il sacerdote
celebrante; comunione self-service dei laici
con intinzione dell'ostia nel calice; prediche
di sacerdoti e religiosi che enfatizzano tendenze immorali e scelte politiche, al punto
da causare sconcerto tra i fedeli; recita da
parte dei fedeli della preghiera eucaristica
in roto o in parte; uso casual delle vesti
liturgiche previste; casula senza stola, stola
senza casula, stola sulla casula e, anche, né
l'una né l'altra, ecc; missionari europei che,
in nome dell'inculturazione, trapiantano usi
europei nei paesi di missione o, al contrario,
usi indigeni in Europa" (idem, p. 42).
CONSOLATIO - NOVEMBRE 2012
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Africa/Senegal. Atti oltraggiosi verso la cro-
ce, il simbolo per eccellenza della fede cristiana. Grave atto sacrilego contro la comunità cristiana a
Dakar. Sono state profanate, infatti, da ignoti, più di 160 tombe
nei due cimiteri cristiani di Saint Lazare de Béthanie e di Bel
Air della capitale senegalese. Secondo quanto riporta il quotidiano locale “L’Observateur” ripreso dall’agenzia Apic, durante
il raid notturno, diverse croci sono state divelte e alcuni oggetti
rubati. “Costernazione e indignazione” per il grave gesto sacrilego, fatto senza precedenti in Senegal, paese tradizionalmente
caratterizzato dalla pacifica convivenza interreligiosa, è stata
espressa dalla Chiesa locale. Una nota dell’arcidiocesi parla di
un “atto oltraggioso verso la croce, il simbolo al cuore della
fede cristiana”. L’arcivescovo di Dakar, il cardinale Théodore
Adrien Sarr, e il Comitato di gestione dei cimiteri cristiani cittadini si sono detti “profondamente scioccati da una tale violenza
contro la memoria dei defunti e delle loro famiglie”. Il cardinale
Sarr ha, quindi, esortato credenti e non credenti a moltiplicare
gli sforzi per costruire una società pluralista e fondata sul rispetto comune di ciò che ognuno considera più sacro. Egli ha inoltre chiesto alle autorità cittadine di proteggere la sicurezza dei
cimiteri, sia cristiani che musulmani, per “garantire il rispetto e
la considerazione dovuta ai defunti”.
(Lisa Zengarini)
CONSOLATIO
Pisapia finanzia pure il festival del voodoo.
Europa/Italia.
Tutti in fila per conoscere le meraviglie del voodoo: dallo sgozzamento rituale del gallo al risveglio notturno degli zombi fino alle
celebri bambolette puntaspilli, quelle che secondo qualche profano
dovrebbero servire per punire i nemici ovunque si trovino.
Un’occasione per riscoprire le meraviglie di Papa Legba, spirito guida sempre pronto a farci fare una chiacchierata con i parenti morti, o
per venerare Shango, versione afro di Thor. Senza dimenticare Damballa, la divinità serpente che s’aggira per la jungla. Tutto questo si
trova in una mostra all’Anfiteatro Martesana di Milano ed è stato
fatto con denaro pubblico. Palazzo Marino, infatti, ha deciso di stanziare 950 euro per permettere all’associazione “Compagnia Africana”
di organizzare la seconda edizione milanese di questo festival. Il tutto
per non mancare un presunto «appuntamento mondiale di studio e di
recupero di aspetti importanti delle culture africane e di questa grande religione poco conosciuta in Italia», spiega il Comune sul suo sito,
«e esplorare la ritualità e l'apporto culturale del voodoo attraverso le
sue forme visibili, considerando le contaminazioni avvenute successivamente all'incontro con la cultura occidentale e con la religione cattolica». Purtroppo il voodoo è praticato da sessanta milioni di persone
ed è ancora oggi la religione ufficiale dello stato africano del Benin,
da cui è stata esportata oltreoceano - in particolare ad Haiti - dagli
schiavi deportati nelle piantagioni. Il voodoo (o vudù, a seconda dei
gusti) è una pratica malefica che invoca Satana ed è profondamente
dannosa ma, a quanto pare, non interessa all’amministrazione comunale di Milano, guidata da Giuliano Pisapia, che spende soldi per
invitare i turisti a recarsi dall’altra parte del mondo, invece che pubblicizzare le bellezze milanesi, a partire dal Duomo.
Qualche notizia dalle
terre di “missione”...
Anche in Germania
crescono l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani.
America/Usa. Un neuroscienziato racconta,
Europa/Germania.
Eben Alexander venne ricoverato per un attacco di meningite nel 2008.
Entrato in stato vegetativo, al risveglio ricordava un viaggio in una
"dimensione più alta", popolata da angeli, in uno scenario paradisiaco. Il
protagonista di questa notizia è un dottore, neurochirurgo a Harvard, con un
curriculum accademico importante. Una storia finita sulla copertina di
Newsweek, e ripresa da altri giornali nel mondo, che adesso sarà pubblicata
in un libro. Alexander dalla sua parte ha i referti di un monitoraggio costante
del suo stato cerebrale durante quello che lui definisce come “un'esperienza
in un altro mondo”. Sono migliaia i casi, ogni anno, di Near Death Experiences (NDE, cioè esperienze di "pre-morte"). Molte persone hanno raccontato di aver visto, se non vissuto, in un "aldilà" dalla realtà terrena. Sono
tutte esperienze accomunate da almeno una costante: profonda e pervasiva
sensazione di pace, riservata a chi attraversa il confine tra la vita e la morte.
Molti parlano di una vera e propria estasi. E nella stragrande maggioranza,
chi è tornato indietro non aveva alcuna intenzione di farlo, e i racconti
convergono tutti sull'intervento di una forza non meglio specificata, in
grado di riavvicinare la coscienza al corpo "abbandonato". Nello specifico
caso di Alexander, 58 anni, mentre il suo cervello non comunicava attività, e
il suo corpo era privo di conoscenza e non rispondeva agli stimoli, è giunto
“in un luogo pieno di farfalle, in cui si udiva della musica e canti”, dopo un
viaggio “molto vivido, in un universo coerente”, verso un "luogo pieno di
nuvole", in cui è stato accolto da una donna "bellissima, con gli occhi
azzurri", e ha percepito di essere "amato incondizionatamente" da un'entità
spirituale. "Come neurochirurgo, non credevo alle Nde", scrive lo scienziato
su Newsweek, "e ho sempre preferito le ipotesi scientifiche". Il dottore
dichiara di non essere cattolico, e di non credere nella vita eterna. Ma poi ha
sperimentato "qualcosa di così profondo", da fargli riconsiderare le esperienze NDE in chiave scientifica. Il suo viaggio tra "nuvole rosa e creature
angeliche che lasciavano scie in cielo"racconta di incontri con creature
"diverse da qualunque altra abbia mai visto su questo pianeta", dice Alexander. "Erano più avanzate, forme più alte. E poi il canto corale che arrivava dall'alto, mi riempiva di gioia e stupore". Alexander aggiunge: "Una
coscienza slegata dalla mente è arrivata in un altro universo. Una dimensione di cui mai avrei immaginato l'esistenza".
Lo segnala il sociologo torinese Massimo Introvigne, coordinatore
dell’Osservatorio della Libertà Religiosa istituito dal Ministero degli
Esteri. Una denuncia contro la Germania è stata presentata al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite dall’Osservatorio
sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani di Vienna,
un’importante istituzione non governativa cattolica più volte elogiata
anche dalla Santa Sede. «La denuncia – dice Introvigne – contiene sei
capi d’accusa contro la Germania. Primo: violazione dei diritti dei
genitori cristiani attraverso le severe limitazioni che colpiscono
l’istruzione domiciliare, cioè la possibilità per le famiglie di fare scuola per i bambini a casa propria, il cosiddetto homeschooling. Secondo:
nonostante una circolare ministeriale del 1986, rimane dubbio e contestato se un farmacista cristiano che non desideri vendere la pillola
abortiva possa esercitare la sua obiezione di coscienza. Terzo: le organizzazioni contrarie all’aborto si vedono spesso vietare, specie a Monaco e a Friburgo, dimostrazioni pacifiche e anche la semplice presenza nei pressi degli ospedali e delle cliniche dove si praticano aborti.
Quarto: i tribunali non colpiscono, o trattano con grande leggerezza,
casi di offese e insulti al cristianesimo e alla religione cattolica, mentre
intervengono con maggiore severità quando a essere offese sono altre
religioni. Quinto: crescono gli atti di vandalismo contro chiese e cimiteri cristiani. Sesto: gli allievi delle scuole non possono essere esentati
da corsi di educazione sessuale che inculcano principi diametralmente
opposti alla morale insegnata dalla Chiesa Cattolica e da altre denominazioni cristiane». «In materia di avversione al cristianesimo esiste
una logica del piano inclinato – commenta —. Si comincia con
l’intolleranza, che è un fatto culturale. Di qui si passa alla discriminazione, che è un insieme di norme giuridiche. E infine si arriva al terzo
stadio: i veri e propri crimini d’odio, la violenza contro i cristiani. Se
non si vuole arrivare alla violenza occorre fermarsi prima, fermare
l’intolleranza e la discriminazione. Per questo la vicenda che riguarda
la Germania è importante».
dopo il coma, di aver visto "il Paradiso".
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Consolatio N. 29 - L`Opera