Anno IV - Numero 241 - Martedì 13 ottobre 2015 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Attualità Storia Cronache Altre indagini per papà Renzi Esuli istriani: nuova legge Cocò ammazzato per un po' di droga A pag 3 Di Giorgi a pag 6 Fruch a pag 10 CON LE DIMISSIONI DI MARINO SI DEVE APRIRE UNA PAGINA CHE RIDIA SPERANZA AD UNA CITTÀ CHE DEVE TORNARE A CREDERE NELLE SUE POTENZIALITÀ di Francesco Storace on Ignazio Marino è fallito il mito del sindaco protogrillino che fu scelto dal Pd. A Roma serve semplicemente una persona seria, che abbia voglia di verità e senso di giustizia sociale. Col prossimo sindaco né Buzzi né quelli come lui che finanziano la politica avranno da festeggiarne l’elezione. Non avendo avuto problemi giudiziari con quelli di Mafia capitale, ma solo con Giorgio Napolitano - tanto per capire chi sta con la Casta vera e chi ne è stato contrastato - mi permetto di sollecitare qualche speranza... A Roma serve Er sindaco. il prossimo sindaco risparmierà pranzi e cene: sarà una persona perbene e pranzerà nelle periferie, nelle case popolari della città dove andrà ad incontrare le persone, le famiglie, i romani. Non ci sarà bisogno di carta di credito. Il prossimo sindaco risparmierà sui viaggi: dovrà contare e far riparare le buche della capitale. Il prossimo sindaco ripulirà la città dall’abusivismo che la infesta, commerciale, edilizio, di qualunque tipo. Il prossimo sindaco darà massima trasparenza alla scelta dei membri delle commissioni di gara sugli appalti. Il prossimo sindaco adotterà una norma tagliamani per evitare che chi finanzia le campagne elettorali C ER SINDACO quanti si sentono discriminati, garantirà diritti alle persone di qualunque condizione, ma pretenderà che non si sovverta la nostra cultura. Il prossimo sindaco lavorerà per rilanciare l’offerta culturale di Roma e proporrà la Borsa della Moda nella Capitale. Il prossimo sindaco lancerà iniziative di pacificazione politica alla città. Il prossimo sindaco dovrà portare la Capitale a trasformarsi in città regione, dotata di poteri legislativi, popolo sovrano. Il prossimo sindaco non dovrà temere alcun potere dello Stato nella difesa degli interessi della città. Il prossimo sindaco dovrà avere l’etica come riferimento personale: la discontinuità con le precedenti amministrazioni dovrà garantire che non si parli più del passato ma del futuro. Il prossimo sindaco non avrà bisogno di parlamentari in giunta. Chi vorrà proporsi come assessore per aiutare Roma lascerà l’incarico nazionale. Il prossimo sindaco non si farà “distrarre” da altre scadenze istituzionali durante il suo mandato. Il prossimo sindaco sarà una tassa in meno per i romani. Un sindaco così sarebbe l’ideale per una città che deve tornare a credere nelle sue potenzialità. È la speranza per i nostri figli (che sono quello che abbiamo di più importante). Altri servizi a pag. 2 (Proposta per Roma da chi non ha avuto problemi giudiziari con mafia capitale, ma solo con Giorgio Napolitano) si aggiudichi lavori pubblici. Il prossimo sindaco chiuderà i campi rom. Il prossimo sindaco assumerà personalmente la delega alla sicurezza: Roma non dovrà più essere terra di conquista per i reati da MA QUALI APERTURE… commettere dalla delinquenza nostrana e da quella di mezzo mondo che invade la città. Il prossimo sindaco darà case e servizi sociali prima agli italiani più poveri. Il prossimo sindaco farà pace con vigili e dipendenti comunali per riconciliare il Comune con i cittadini. Il prossimo sindaco nominerà amministratori unici in ogni azienda o ente di competenza. Il prossimo sindaco parlerà con PERQUISITE ALCUNE SEDI DI CLUB PER I DIRITTI TV, MA ANCHE PER I BILANCI GONFIATI Un altro po’ di marcio sotto il pallone e sedi di alcune società di calcio di serie A e B sono state perquisite dalla Guardia di Finanza, nell’ambito di uno dei filoni di inchiesta della Procura di Milano sulle presunte irregolarità nell'assegnazione dei diritti tv del calcio. E in queste ore è comparso anche davanti al Gip, ma senza rispondere alle domande, Andrea Baroni, il fiscalista arrestato nei giorni scorsi e accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro frutto di evasione fiscale di clienti italiani assieme ad altre persone; per gli inquirenti il professionista è infatti uno dei soci della Tax and Finance , società di consulenza fiscale con sede a Lugano e con uffici sparsi in tutto il mondo. Tra i clienti di questa società c’è anche la Infront Italy, una srl di Marco Bo- L La Merkel: “Immigrati a casa mia? No, grazie” ltro che svolta sul tema dell’immigrazione: Angela Merkel stavolta ha ammesso chiaramente che in casa sua un immigrato proprio non lo ospiterebbe. "Pur con tutto il rispetto per quelli che lo fanno, è un qualcosa che al momento non riesco a immaginare", ha dichiarato la Cancelliera in un’in- A tervista alla Bild . Secondo gli osservatori, a pesare su questa dichiarazione sarebbero i sondaggi che vedono la Cdu, il partito della Merkel, crollare al 38%, il minimo storico di popolarità dalle elezioni del settembre 2013. In particolare, il 48% dei tedeschi boccia la decisione della Merkel in tema di accoglienza. garelli, advisor della Lega Calcio nella vendita dei diritti televisivi delle squadre di serie A e B per i campionati 2015/2017. E non a caso i finanzieri hanno già bussato alla sede milanese della Lega Calcio con un ordine di esibizione di documenti nel quale si ipotizza a carico di In- front, Bogarelli, alcuni manager della stessa società e due di Rti (gruppo Mediaset) i reati di turbativa d'asta e turbata libertà degli incanti, in relazione alla compravendita dei diritti tv. Altro reato contestato è quello di ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, soprattutto nei con- fronti della Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio, riguardo presunti ‘aggiustamenti’ dei bilanci di alcune società calcistiche al fine di poter essere ammesse ai campionati. Gli inquirenti stanno ora seguendo in particolare il filone della cosiddetta "esterovestizione" , attuata per consentire agli utili di determinati atleti (non solo calciatori) e società di finire in Svizzera per una minore tassazione, “generando così risorse finanziarie fuori dal territorio nazionale". Ma questo ulteriore filone di indagine, per ammissione degli stessi inquirenti è ancora all’inizio. E magari già nei prossimi mesi saremo qui a raccontare del clamoroso coinvolgimento di questo o quell’atleta, di questa o quella società sportiva. 2 Martedì 13 ottobre 2015 PRIMO PIANO LE ULTIME ORE DEL SINDACO DI ROMA Marino firma. Per dieci milioni Prima di rassegnare ufficialmente le dimissioni, ha dato il via ad ordinanze “urgenti” per il Giubileo La Guardia di Finanza bussa al Campidoglio per acquisire tutti i dati della carta di credito galeotta di Robert Vignola Q uanto vale la firma di Ignazio Marino? Dieci milioni, dicono dal Campidoglio. Di ordinaria amministrazione o poco più: ma il fatto che il sindaco uscente abbia ieri dato il via a opere pubbliche per un importo del genere, la dice lunga su quanto si debbano ancora tenere gli occhi aperti sulle vicissitudini capitoline. La lettera di dimissioni doveva ancora terminare il suo lunghissimo percorso tra la mente di Marino e l’ufficio protocollo del Comune, durato quattro giorni, che la penna del cittadino portava in vigore tre ordinanze in materia di traffico, mobilità e inquinamento atmosferico e acustico, per una spesa complessiva di circa 10 milioni di euro. Tutta roba urgente, in vista del Giubileo, assicuravano dagli uffici comunali. Ma c’era anche qualcosa di politico nel firmario sottoposto al chirurgo: chiaro riferimento all’atto di costituzione di parte civile di Roma Capitale nel procedimento penale nei confronti di cinque imputati del procedimento penale Mafia capitale. Si inizierà il prossimo 20 ottobre e Marino ha espresso la sua ferma intenzione di partecipare alla prima udienza con la fascia tricolore. Un antipasto di ciò che potrà accadere a partire dal 5 novembre, quando partirà il maxiprocesso di Mafia Capitale con più di 50 imputati per cui il Campidoglio si è costituito parte offesa e non civile per la mancanza di tempi tecnici dopo la richiesta di rito immediato. La firma più attesa dal vasto mondo dei più critici nei suoi confronti, invece, Marino l’ha depositata solo nel primo pomeriggio, nelle mani del presidente dell’Assemblea Capitolina Valeria Baglio, dando il via ai canonici venti giorni entro i quali ha teoricamente il tempo di ripensarci. E magari di farsi sfiduciare in Consiglio dal Pd, con un bagno di sangue a livello politico. Se invece si ridurrà a più miti consigli, preparerà nei prossimi giorni in maniera adeguata il passaggio delle bollenti consegne al suo successore prefettizio. Significativo che abbia tempo fino al 2 novembre: data fortemente evocativa... In Comune insomma sono ore di intenso lavoro. Al quale si aggiungerà quello gentilmente ordinato dalle Fiamme Gialle, che busseranno oggi stesso alla porta del Campidoglio. Il nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di piazzale Clodio è stato incaricato dalla procura di acquisire tutto il carteggio relativo alle spese del dimissionario sindaco con la carta di credito pubblica. Come a dire che i guai non finiscono mai, né per il Pd né per Marino. I romani si augurano invece di aver già dato abbastanza. LA PROTESTA Marziani al Nazareno: “Pd alleato del Vaticano” ultima ridotta dei sostenitori di Ignazio Marino è a Sant’Andrea delle Fratte. Una ventina (ad esser generosi) di “attivisti” con cartelli e voci, a protestare contro quel Pd che ha pugnalato il loro Giulio Cesare asserragliato ormai da mesi a Palazzo Senatorio. “Mafia Capitale ringrazia il Pd e il Vaticano”, è una delle tesi scritte col pennarello su un malinconico foglio A4 da uno dei presenti. La vena complottista è particolarmente veemente: “Il Vaticano detta le regole per il nuovo sindaco di Roma. Vaticano + Pd: di nuovo i fascisti in Campidoglio, Renzi L’ LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI SULLA REGIONE LAZIO Campagna piena di insidie Zingaretti adesso teme arla, Zingaretti. Anche di Marino e delle prospettive (grame) future per il Pd. Dicendo da subito che dalla partita delle comunali si chiama fuori. “Il 16 luglio 2012 mi ero candidato a Sindaco di Roma, ma a settembre, di fronte alle vicende note, il Pd e il centrosinistra mi chiesero di cambiare e affrontare quella che fu definita un’emergenza democratica. Io condividendo quell’analisi di una situazione veramente drammatica non ci pensai due volte e rinunciai alla candidatura, buttandomi nell’avventura regionale. Abbiamo vinto all’insegna del cambiamento e ora stiamo governando la Regione. Penso che queste scelte si fanno una volta nella vita, io l’ho già fatta e credo che ora sia giusto che parta un processo di ricostruzione di una proposta di governo”. Zingaretti pensiero non figlio di una riflessione, ma di una risposta a domande dei giornalisti che lo braccavano da tempo. “In questi P mesi sono stato poco dietro la polemica politica, i comunicati e l’apparire perché credo che il mio compito sia dimostrare che una delle regioni più complicate dal punto di vista di governo potesse diventare un modello di buon governo per l’Italia - ha aggiunto Zingaretti - il contributo che io posso dare e darò al mio campo di forze sarà questo: dimostrare che si può governare meglio aiutando la vita dei cittadini. Questo è e sarà il mio contributo alla fase che si sta aprendo”. Chissà, magari basta.. Fatto sta che il governatore, di prendere posizione sulla guerra in atto, per il momento manco ci pensa. “Venerdì ho parlato con Marino per esprimergli la mia vicinanza, amicizia e solidarietà in un momento difficile e penso che la sua amarezza sia da comprendere visto l’impegno di questi due anni. Nei giorni scorsi ci sono state polemiche ma dobbiamo ricordarci che in fondo c’è in gioco la vita di milioni di cittadini: il Pd dovrà essere protagonista di questa nuova fase che dev’essere di ricostruzione di una coalizione larga, basato su un progetto di governo per la città. È importante ritrovare in fretta la capacità di incontrarsi, pensare e discutere collettivamente: non se ne può più di avere tanti gruppi, è tempo di ritrovare una dimensione collettiva. Dobbiamo far parlare Roma, a partire dai presidenti di Municipi che sono i depositari e custodi di rapporti di massa profondi con la città, ma anche i consiglieri, i deputati, gli assessori: tutti in campo senza egoismi”. Magari non dalla stessa parte: è ciò che Zingaretti teme, una campagna elettorale col centrosinistra diviso da steccati che minacciano di farsi sentire anche sulla sua maggioranza. “Ora ci sono le primarie, ne penso molto bene come scelta di coinvolgimento dei cittadini. Dev’essere chiaro che questo è il tempo della responsabilità”, dice infatti, e non a caso, il presidente del Lazio. “Con umiltà e coraggio dobbiamo rimboccarci le maniche - ha aggiunto - e mettere in campo delle idee per vincere ancora”. O quanto meno per non perdere pure la Regione. Vero, Zingaretti? il nuovo duce”, issa un analogo foglio una signora, ma tradisce la stessa grafia. Su un terzo cartello, stampato almeno al computer, un più arcadico “Marino, Roma onesta vuole te”. Vorrebbero parlare con alcuni dirigenti del partito che accusano di tradimento, ma figuriamoci se accade. È anche vero che è la qualità di quanto dicono a intimorire il Pd, più della quantità di quelli che vociano là sotto: “Ora il sindaco deve presentare una lista civica”. Sarebbe una campagna elettorale davvero difficile, con un “marziano” dal quale doR. V. versi difendere. LO SCENARIO Ex assessori e commissari? Tramonta l’ipotesi Sabella vviso ai naviganti: il commissario non può essere una figura politica. E chi aveva identificato la possibile promozione sul campo di Alfonso Sabella all’uopo, secondo gli ultimi spifferi andrà deluso. Davanti alla levata di scudi che si è verificata nello scenario politico non solo romano, ma anche nazionale, l’ipotesi pare destinata ad un veloce tramonto. Né l’assessore uscente alla legalità, né altri suoi colleghi avranno infatti la possibilità di far da pontieri tra l’amministrazione di cui hanno fatto parte e quella che verrà. I maldestri richiami ad una non meglio precisata esigenza di continuità hanno sbattuto contro evidenti ragioni di buon senso, in un’Italia che si ritrova già un premier catapultato a Palazzo Chigi con la scusa di aver vinto le primarie del suo partito. Il Pd sarebbe quindi pronto a cedere ad una figura esclusivamente tecnica, volendo tuttavia giocarsi fino in fondo le carte dell’altro fronte aperto A IL RETROSCENA Uscente ma querelante: pronta denuncia a Liguori per la delicata fase di commissariamento: la decisione sulla data delle elezioni. Qui, giocando su una “straordinarietà” del momento dovuta alla concomitanza con l’Anno Santo, si sta invece seriamente pensando (con tanto di pressing in atto sui funzionari del Viminale) a derogare sulla legge e rimandare l’appuntamento con le urne dei romani al 2017. Una forzatura sulla quale le opposizioni stanno facendo muro, ma che potrebbe essere il vero asso nella manica che il centro-sinistra sarebbe pronto a calare, nel disperato tentativo di allungare i tempi per il complesso intervento di… imenoplastica necessario a ripresentarsi con qualche chance R. V. al giudizio degli elettori. Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Capo Redattore Igor Traboni romette guai a Renzi e al Pd, ma ai giornalisti le denunce le manda subito. Ignazio Marino ha pure utilizzato il suo ufficio stampa per dare notizia della querela per diffamazione contro il giornalista Paolo Liguori, direttore editoriale New media Mediaset, che sarà presentata nei prossimi giorni. Il motivo? Il noto giornalista ha pubblicamente sostenuto, durante la puntata del 6 ottobre 2015 del programma di La7, “L’aria Che Tira”, che l’elezione di Marino sarebbe dipesa da voti procacciati dalla famiglia Casamonica e da Salvatore Buzzi, implicati in processi di mafia. Liguori, secondo il P Campidoglio, in diretta tv avrebbe in particolare detto che “il sindaco Ignazio Marino è stato eletto da una lobby del Pd composta da indagati, che aveva tra i raccoglitori di voti Casamonica e Buzzi”. Sicuro che non sia vero, l’ufficio stampa sostiene quindi che “davanti a bugie talmente gravi ed offensive, il sindaco ha deciso di sporgere querela per diffamazione, di chiedere in sede civile i danni e di devolvere l’eventuale risarcimento alla città”. Attraverso la carta di credito? Chissà. Certamente per la velina redatta dagli uscenti dal Campidoglio “si tratta infatti di invenzioni gratuite, gravissime e offensive. Buzzi e i Casamonica sono stati parte integrante di quel sistema criminale e corruttivo che durante la precedente amministrazione, come ha più volte ribadito il sindaco, aveva raggiunto anche posizioni apicali del Campidoglio”. Ma anche qui, come noto, si sostiene una linea oggetto di uerela da parte proprio dell’ex sindaco Alemanno… “L’attuale amministrazione del sindaco Marino ha spazzato quei veleni che ammorbavano l’aria della città – sostengono ancora con ampia convinzione – e che continuano forse a essere sparsi in certe R. V. trasmissioni televisive”. Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Martedì 13 ottobre 2015 ATTUALITA’ RESPINTA LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PER IL PADRE DEL PREMIER, INDAGATO PER BANCAROTTA Il gip: nuove indagini su babbo Renzi Nella società al centro dell’inchiesta lavorò - dopo esserne stato amministratore anche Matteo, fin quando venne eletto presidente della Provincia di Firenze RESTANO LE DIVISIONI SUL DDL CIRINNÀ Unioni civili: fumata nera Nessun accordo tra Pd e Ncd l vertice di ieri sera tra Renzi e Alfano sulle unioni civili si è rivelato un buco nell’acqua, che dunque potrebbe anche avere delle conseguenze sulla tenuta dell’alleanza Pd-Ncd anche se soprattutto gli alfaniani paiono assai restii dall’abbandonare la scialuppa governativa. "Restano differenze di merito sul provvedimento e non c’è accordo sui tempi”, ha detto in particolare il ministro dell''Interno Angelino Alfano, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi sul ddl sulle unioni civili. La riunione è durata più di due ore e al tavolo hanno preso parte anche i capigruppo al Senato di Pd e Ap, Luigi Zanda e Renato Schifani. "Il tema delle adozioni ci divide molto. Il testo Cirinnà 2 va anche meno bene del precedente", ha detto ancora Angelino Alfano, al termine dell'incontro, per poi aggiungere: "Noi temiamo che con norme scritte in modo ambiguo la magistratura possa dare avvio alla adottabilità da parte di genitori dello I iente archiviazione per Tiziano Renzi, padre del premier e segretario Pd Matteo, indagato per bancarotta fraudolenta: il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Genova, Roberta Bossi, ha infatti disposto un supplemento di indagini, respingendo dunque la richiesta di archiviazione formulata nelle settimane scorse dal pubblico ministero Marco Airoldi. Tiziano Renzi è indagato per bancarotta nel procedimento per il fallimento della Chil post. Le nuove indagini cercheranno di acclarare i rapporti contrattuali intercorsi tra il gruppo Tnt e le società Chil Post N srl e Chil promozioni srl”. Per il gip Bossi “le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui è pervenuta la pubblica accusa (la richiesta di archiviazione, ndr) Per questo si rende necessario un supplemento di indagine Per il difensore di Renzi senior, l’avvocato Federico Bagattini, invece, “si tratta di accertamenti che non daranno sorprese, essendo tutto documentabile e privo di ogni rilievo di carattere penale”. Ricordiamo che la Chil post era una società di marketing e promozione con sede a Genova (da qui la competenza della Procura del capoluogo ligure), dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, all’incirca tre anni dopo il passaggio di proprietà da Tiziano Renzi ad Antonello Gambelli e Mariano Massone. Per il pm Marco Airoldi, in parte però ora contraddetto dal Gip, non sarebbe però emerso alcun elemento per far ritenere che Renzi avesse avuto una ‘regia’ anche dopo la cessione, nonostante i dubbi sui suoi datati rapporti d’affari con Massone. Il padre dell’ex sindaco di Firenze era stato chiamato in ballo per la bancarotta fraudolenta da 1,3 milioni di euro a seguito del fallimento della Chil. Il curatore fallimentare aveva ravvisato alcuni passaggi sospetti nella cessione di rami d’azienda ‘sani’ alla Eventi Sei, società intestata alla moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli, per poco più di 3000 euro, cifra non ritenuta congrua. Va anche detto che prima della cessione della società, Matteo Renzi, insieme alle sorelle, ne era stato amministratore, e che dal 1999 al stesso sesso". A questo punto sarà la capigruppo di giovedì a calendarizzare il prosieguo dei lavori ma, visto che l’accordo non è stato raggiunto, pare scontato che tutto possa slittare ai primi del nuovo anno. E a quel punto bisognerà vedere se i grillini, che finora appoggiano il Cirinnà senza se e senza ma, saranno ancora disposti a dar man forte al Pd. 2004 era stato anche dipendente della stessa Chil spa. E quando Matteo Renzi venne eletto presidente della Provincia di Firenze (proprio nel 2004), aveva avuto il ‘distacco’ dall’azienda dopo averne ceduto il 40% delle quote, continuando a percepire i contributi lavorativi per circa nove anni. IL VATICANISTA SANDRO MAGISTER DIFFONDE LA LETTERA, POI SMENTITA DA 4 DEI POSSIBILI FIRMATARI Tredici cardinali scrivono al Papa: “Sinodo predeterminato”. Ma è giallo n nuovo giallo attraversa le stanze vaticane e più precisamente le aule dove è in corso il sinodo per la famiglia, dopo che il giornalista Sandro Magister, vaticanista dell’Espresso ‘sospeso’ nel giugno scorso dopo che il settimanale per cui lavora aveva pubblicato con tre giorni di anticipo l’enciclica papale violando l’embargo, ha dato notizia sul suo blog (pubblicandone il testo prima in inglese e quindi tradotto in italiano) di una lettera firmata da 13 cardinali, tutti padri sinodali. Una lettera che sarebbe stata consegnata a Papa Francesco già il 5 ottobre scorso, direttamente dal cardinale George Pell. "Nella lettera, concisa e chiarissima - scrive Sandro Magister - i 13 cardinali sottoponevano all'attenzione del papa le serie 'preoccupazioni' loro e di altri padri sinodali circa le procedure del sinodo, a loro giudizio 'configurate per U facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse', e riguardo all' 'Instrumentum laboris', ritenuto inadeguato come testo guida e fondamento di un documento finale". A firmare la lettera sarebbero stati: Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna; Thomas C. Collins, arcivescovo di Toronto, Canada;Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York; Willem J. Eijk, arcivescovo olandese di Utrecht; Péter Erdö, ungherese, arcivescovo di Esztergom-Budapest, relatore generale del Sinodo; Gerhard L. Müller, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, in Sudafrica, presidente delegato del Sinodo; George Pell, Prefetto della Segreteria per l'economia; Mauro Piacenza, Italia, Penitenziere maggiore; Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino; Angelo Scola, arcivescovo di Milano; Jorge L. Urosa Savino, arcivescovo di Caracas; André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente delegato del Sinodo. Altrettanto puntuali sono però iniziate ad arrivare le smentite, ad iniziare da quella dell'arcivescovo di Milano Angelo Scola, se vogliamo il calibro più ‘pesante’ nel lotto dei tredici, indicato da molti anche come il nome che la ‘pattuglia’ degli italiani avrebbe cercato di contrapporre a quello di Bergoglio nell’ultimo conclave. Anche l'arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois e il Penitenziere maggiore, Mauro Piacenza, hanno poi fatto sapere di non aver firmato e di non essere stati neppure invitati a farlo. Così come ha smentito anche il cardinale Péter Erdö, relatore generale del Sinodo. Ma il giallo, l’ennesimo all’ombra del Cupolone, sembra solo alIgor Traboni l’inizio. PADRE DALL’OGLIO PORTATO VIA DUE ANNI FA Libero sacerdote siriano rapito lo scorso maggio Ma del gesuita italiano nessuna notizia onfermata la liberazione di padre Jacques Mourad, sacerdote siro-cattolico, dopo una prigionia di cinque mesi in Siria, che ieri sera ha anche rilasciato una drammatica intervista a Tv2000. Ancora nessuna notizia invece di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano rapito da oltre due anni nella stessa area, ora roccaforte dello Stato islamico, e amido dello stesso Mourad. A pare qualche sporadica indiscrezione, senza conferme, di padre Dall’Oglio in pratica non si hanno notizie certe da quel 29 luglio del 2013, giorno del rapimento: un altro buco nell’acqua per la credibilità internazionale dell’Italia, che finora è riuscita a liberare connazionali ostaggi solo a suon di milioni di dollari. Anche padre Mourad avrebbe detto C di non sapere nulla delle condizioni del gesuita italiano e di dove possa trovarsi. Nel corso dell’intervista a Tv2000, padre Mourad ha detto tra l’altro: "Quasi tutti i giorni c'era qualcuno che entrava nella mia prigione e mi domandava: chi siete? Io rispondevo: sono nazareno, cioè cristiano. Allora sei un infedele, gridavano. E visto che sei un infedele se non ti converti ti sgozzeremo con un coltello. Ma io non ho mai firmato l'atto di abiura del cristianesimo". 4 Martedì 13 ottobre 2015 ATTUALITA’ SONO OLTRE NOVE MILIONI QUELLI A RISCHIO, A DECINE DI MIGLIAIA NEGLI ULTIMI MESI Gli italiani poveri aumentano ogni giorno Impietoso lo studio di Unimpresa anche sulla crisi dei lavoratori, altro che Jobs act DALLA TOSCANA ALLA SICILIA CONCESSIONI PER 50 ANNI E per far cassa lo Stato adesso “affitta” undici fari! ono stati pubblicati ieri sulla Gazzetta ufficiale i bandi di gara per la concessione da 6 a 50 anni di 11 fari di proprietà della Stato, di cui 7 in gestione all'Agenzia del Demanio e 4 al Ministero della Difesa. I bandi sono disponibili su www.agenziademanio e www.difesaservizi.it per la durata di 3 mesi, fino al 12 gennaio 2016. Si tratta di fari situati lungo le coste di Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Toscana. Per partecipare alla gara, sarà necessario presentare la documentazione amministrativa, la proposta progettuale e l'offerta economica libera. I fari potranno accogliere iniziative ed eventi di tipo culturale, sociale, sportivo e per la scoperta del territorio insieme ad attività turistiche, ricettive, ristorative, ricreative, didattiche e promozionali. Criterio di valutazione sarà l'offerta "economicamente più vantaggiosa", la data della proposta progettuale, valutata con punteggio pari al 60%, e la proposta economica, a cui può essere assegnato un punteggio massimo pari al 40%. La valutazione della proposta progettuale terrà conto, invece, di elementi qualitativi: soluzioni di recupero del faro, manu- S ono oltre nove milioni di italiani sono a rischio povertà. Il disagio sociale – nonostante le promesse e le comparsate un giorno sì e l’altro pure in qualche trasmissione televisiva da parte di Matteo Renzi e del suo fido scudiero il ministro Padoan - non accenna a diminuire; ma al contrario, vede ampliarsi la tristissima ‘platea’: da giugno 2014 a giugno 2015 altre 30mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia. Complessivamente si tratta di 9 milioni e 246mila persone in difficoltà, così come calcolato dal Centro Studi di Unim- S presa sulla base dei dati Istat. Si tratta dell’ennesima analisi statistica, basata su dati reali, che dunque inchioda l’Italia con le spalle al muro della povertà. Ai disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli. Agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare i contratti di lavoro a tempo determinato, part time (740mila persone) a orario pieno (1,66 milioni), i lavoratori autonomi part time (802mila), i collaboratori (349mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni). Persone occupate, "ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute", che ammontano complessivamente a 6,1 milioni di unità. ''Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione solo parzialmente migliorata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act. Di qui l'estendersi del bacino dei 'deboli'", si sottolinea nella nota di Unimpresa diffusa a margine di questo studio "Alle famiglie e alle imprese finora - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - sono arrivati pochi fondi e mal distribuiti. Nella settimana decisiva della legge di stabilità offriamo al governo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la tenzione, fruibilità pubblica, contributo allo sviluppo locale sostenibile e la possibilità di creare un network tra più strutture, attraverso una rete di servizi e attività condivise. Nell'ambito della procedure di gara c'è comunque la possibilità di effettuare sopralluoghi presso i fari entro il 16 dicembre 2015. Per non comprare a… scatola chiusa. crisi e la recessione nel nostro Paese: il 2015 si chiuderà con una crescita del Pil, ma c'è ancora molto da fare e la ripresa deve essere più consistente". Insomma: numeri, analisi e valutazioni impietosi. Altro che la solita ripresa vagheggiata da questo e dagli ultimi governi… IL SINDACATO INSEGNANTI: COLPA DELL’ENFASI PROPAGANDISTICA DEL PREMIER RENZI I presidi nuovi “padroni del vapore” Problemi anche all’Università per i “soliti” test d’ingresso alla facoltà di Medicina ltre alle croniche difficoltà tra orari ridotti, classi numerose e girandola di supplenti, quest'anno l’inizio della scuola deve anche scontare i primi effetti negativi della legge 107/2015, quella della cosiddetta ‘buona scuola’. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta le numerose segnalazioni, che pervengono al sindacato dalle scuole di tutta Italia, riguardanti i maggiori poteri concessi ai dirigenti scolastici dalla ‘buona scuola’. "Alcuni presidi, approfittando della confusione creata dall'attuazione della riforma, si arrogano poteri non contemplati dalla normativa in vigore, esigendo il recupero delle ore non previste dal Piano annuale delle attività, pretendendo di nominare le figure strumentali e i membri del comitato di valutazione. Bisogna ricordare - aggiunge Di Meglio - che la legge O 107/2015 non interviene sui poteri del Collegio dei docenti e sull'orario di servizio degli insegnanti che pertanto rimangono quelli stabiliti dal Testo unico del 1994 e dal contratto nazionale. Infatti il dirigente scolastico, come ricordano anche recenti sentenze, deve operare nel rispetto degli organi collegiali, cioè Collegio docenti e Consiglio d''Istituto, i cui poteri sulla didattica e sulla elezione delle funzioni strumentali e dei membri del comitato di valutazione sono garantiti dalle norme in vigore. Ciononostante, alcuni dirigenti scolastici, forti della grande enfasi propagandistica data dal presidente del Consiglio e dal ministro dell'Istruzione ai loro maggiori poteri, si stanno comportando come i nuovi ''padroni del vapore'' e stanno creando nelle scuole un clima di tensione che conclude il coordinatore della Gilda - non porta certo a migliorare la qualità dell'insegnamento". Altri problemi anche per l’università ed in particolare per quanto riguarda i test di accesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria: "Fogli macchiati, candidati che consegnano il compito con mezz’ora di ritardo, anonimato non garantito". Sono solo alcune delle irregolarità che si sarebbero verificate durante i test d'ingresso e denunciati da Consulcesi, una società specializzata nella tutela legale dei camici bianchi. I primi ricorsi sono già stati lanciati ed è probabile che i tribunali decretino l'ammissione in facoltà di tutti i candidati esclusi che avranno intentato l’azione. Il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ha di recente dichiarato in un'intervista che "programmare l'ingresso a Medicina è indispensabile, ma le modalità dei test sono da rivedere". MA LA SCORTA ALLONTANA L’INVIATO DI STRISCIA Tapiro d’oro alla Giannini: “Scuole senza carta igienica” l ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini è stata (vanamente), inseguita a Ferrara da Valerio Staffelli, il noto inviato di ''Striscia la notizia'' che voleva consegnare alla signora il Tapiro d’oro. Dopo le contestazioni di insegnanti e sindacati quasi un mese fa alla festa del Pd ferrarese, il ministro è tornato nella città cara agli estensi (ma non ai ministri dell’Istruzione…) per la firma dell'accordo per la valorizzazione delle aree e degli immobili pubblici di eccellenza della città di Ferrara , addirittura insieme ad latri due ministri, quello alla Cultura, Dario Franceschini e quello alla Difesa, Roberta Pinotti. A Ferrara c’era… in agguato, però, I anche Staffelli con il suo Tapiro. Alla fine dell'incontro Staffelli si è fatto avanti ed è corso dietro al ministro ex montiano, ora con il Pd, tentando di darle la statuetta, senza però riuscirci. L’inviato di Striscia è stato infatti bloccato dalle forze dell'ordine e ha potuto solo gridare all’indirizzo del ministro: "Nelle scuole manca anche la carta igienica e i genitori fanno le raccolte. Si faccia un esame di coscienza, quello che ha dato come ministero sono soltanto briciole di fronte a problemi gravi". Ma la signora ministro era già lontana, super scortata. Come lontana è anche e soprattutto dai problemi reali della scuola italiana. 5 Martedì 13 ottobre 2015 ESTERI TURCHIA: SALE IL NUMERO DELLE VITTIME Strage di Ankara: sono stati due kamikaze Secondo il governo, dietro l’attacco di sabato c’è l’Isis. E intanto si prosegue nei bombardamenti sul Pkk di Cristina Di Giorgi opo l’attacco sanguinario di sabato 10 ottobre, in cui in seguito a due esplosioni nei pressi della stazione dei treni di Ankara hanno perso la vita 128 persone (e più di 500 sono rimaste ferite, di cui quasi 70 in modo grave), le autorità turche vanno avanti nelle indagini. Ieri mattina il governo, mediante una comunicazione ufficiale, ha fatto sapere che “proseguono i tentativi di identificazione dei corpi di due terroristi, entrambi uomini, che sono sicuramente attentatori suicidi”. Stando a quanto si apprende, secondo fonti interne alla sicurezza turca “i segnali raccolti indicano che l’attacco è una copia di quello di Suruc” del 20 luglio, in cui un kamikaze del Califfato uccise 33 filo curdi. Isis come primo sospettato dunque, come ha sottolineato anche il premier turco Davutoglu parlando ai media nazionali. Ma non solo: in assenza di rivendicazioni, oltre a quella dell’Isis ci sono anche altre piste. Tra esse quella dei servizi segreti deviati, di formazioni di estrema sinistra e del Pkk. Ed è molto probabilmente anche per questo che l’aviazione turca ha lanciato, nelle scorse ore, una serie di raid aerei nel sudest della Turchia e a nord dell’Iraq, zone in cui è molto diffusa la presenza di militanti del Partito dei lavoratori D del Kurdistan. E questo nonostante il cessate il fuoco (respinto dal governo di Ankara) annunciato dal Pkk proprio sabato. Oltretutto la strage del 10 ottobre – la più grave in assoluto della storia della Turchia – è stata compiuta proprio mentre nella capitale si stavano radunando manifestanti delle opposizioni che sfilavano “per la pace”, chiedendo al governo di fermare i bombardamenti e tornare al tavolo dei negoziati con IL LANCIO È AVVENUTO A POCHE ORE DAL VOTO DELL’ACCORDO SUL NUCLEARE Iran: testato nuovo missile a lungo raggio Il ministro della Difesa: “Non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno” Iran ha testato “con successo” un nuovo missile balistico. La notizia del lancio, avvenuto nella giornata di domenica, è stata data dall’agenzia di stampa Irna e rilanciata in seguito dalla Cnn. Si tratta, stando a quanto riferito da fonti interne al ministero della Difesa di Teheran, di un arma terra-terra a lungo raggio, che può essere “guidato con precisione fino all’obiettivo”. E se alcuni esperti hanno ipotizzato che tale test abbia i qualche modo violato l’accordo firmato a luglio (sul programma nucleare iraniano) tra Teheran e i rappresentanti delle potenze mondiali, il commento in proposito del ministro della Difesa iraniano Hossein Dehgan: “Sui nostri programmi di difesa non chiediamo il permesso a nessuno”. L’episodio, che rischia di provocare più di qualche discussione, arriva a poche ore dall’approvazione, da parte del Parlamento iraniano, delle linee guida dell’accordo di Vienna. Che, secondo alcune interpretazioni, ha disposto restrizioni all’ambizioso programma iraniano, con conseguente divieto di “sviluppare missili adibiti al trasposto di testate nucleari”. Secondo il Centro Studi internazionali e strategici di Washington il nuovo missile “Emad” sarebbe una versione aggiornata di un modello già in uso, L’ il Pkk. Interrotti subito dopo l’attentato di Suruc, che aveva precipitato nuovamente la Turchia nel caos ponendo fine ad una tregua che durava dal 2013. Nel frattempo migliaia di persone DAL MONDO RUSSIA: PREPARAVANO ATTENTATO, DIECI ARRESTI Le forze dell’ordine di Mosca hanno arrestato dieci persone (in gran parte cittadini dell’Asia centrale) in quanto sospettate di preparare un attacco terroristico nella capitale russa. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa cinque chili di tritolo che, secondo fonti interne alla polizia, sarebbe dello stesso tipo di quello utilizzato nel recente, devastante attentato di Ankara. Stando a quanto riportato dalla stampa locale, l’obiettivo probabilmente era la metro o un aeroporto di Mosca. Durante il blitz, sono state evacuate oltre cento persone che risiedevano nel palazzo in cui sono stati effettuati gli arresti. Interrotta anche l’erogazione del gas. UK, INCHIESTA DENUNCIA: RIPRENDE LA CACCIA ALLE STREGHE La Metropolitan Police inglese ha diffuso un rapporto in cui, stando ai dati statistici relativi a reati specifici, in Gran Bretagna negli ultimi anni sono almeno raddoppiati i crimini censiti dalla polizia legati a riti contro donne e bambine bollate come “streghe” o a esorcismi di tradizione tribale contro fantomatici “spiriti maligni”. In totale, stando alle cifre diffuse dalla Met, si contano 60 crimini del genere dall’inizio del 2015 contro i 23 dell’intero 2013 e i 46 del 2014. definibile secondo la classifica internazionale come “missile a medio raggio”. Che però sarebbe in grado di raggiungere, visto che ha una gittata massima fino a 2000km, obiettivi in Arabia Saudita, Israele, Turchia e altri. E’ dunque di tutta evidenza che, seppure Europa e Usa non siano direttamente minacciati, la questione resta comunque un problema di notevole portata. CdG si sono riunite, ad Ankara e in altre città del Paese, per ricordare le vittime. E manifestare, al contempo, “un chiaro senso di rabbia nei confronti del governo”, ritenuto responsabile dell’attacco. Nel corso delle varie manifestazioni, sono stati registrati diversi momenti di tensione tra la gente in piazza e la polizia. Dal canto suo il governo ha definito l’attentato un “attacco alla pace e alla democrazia in Turchia” ed ha convocato una riunione di emergenza sulla sicurezza. Messaggi di cordoglio sono arrivati da tutto il mondo e nel Paese sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime. Nelle prossime ore, con lo slogan “Fermiamo la vita”, centinaia di migliaia di turchi si asterranno dalle loro attività quotidiane in segno di solidarietà con le famiglie delle vittime della strage e per partecipare alle manifestazioni organizzate in tutto il Paese. Drappi neri saranno esposti in case, luoghi di lavoro e auto. Altissimo il rischio che la situazione si aggravi ulteriormente: a poche settimane dalle elezioni del 1 novembre, l’intero Paese potrebbe dunque diventare preda del caos. Tra l’altro, proprio in tema di elezioni, i sondaggi rivelano un calo di consensi del partito di Erdogan, che non avrebbe più la maggioranza assoluta. E questo proprio a causa dell’ingresso in Parlamento del partito filocurdo. MESSICO: PUBBLICATI DOCUMENTI SUGLI STUDENTI SCOMPARSI Il procuratore generale messicano Arely Gomez Gonzalez ha reso di- sponibili i file relativi alle indagini sulla scomparsa, lo scorso anno, dei 43 studenti ad Iguala. In precedenza lo stesso magistrato aveva consentito ai giornalisti l’accesso al documento cartaceo. La pubblicazione online del file deriva probabilmente anche dalla volontà dell’Istituto nazionale messicano della trasparenza, che ha fatto pressioni per il rilascio del documento. “I parenti delle vittime - scrive i proposito l’Internazionale - non credono alla versione del governo secondo la quale i ragazzi sarebbero stati sequestrati da alcuni poliziotti e consegnati a un gruppo di trafficanti locali chiamato Guerreros unidos, che li avrebbero uccisi e cremati”. Secondo loro il governo ha fornito una versione dei fatti non verosimile, per mascherare la vasta presenza di polizia federale ed esercito nella zona al momento dei rapimenti. CAMERUN: STRAGE AL MERCATO, NOVE MORTI Nove morti e quasi trenta feriti: è questo il bilancio dell’attentato compiuto nel mercato di generi alimentari di un villaggio del nord del Camerun. La strage è stata compiuta da due ragazzine imbottite di tritolo, che secondo le autorità di Yaoundè sarebbero legate agli integralisti islamici nigeriani di Boko Haram. Nelle scorse ore - ricorda l’Ansa cinque kamikaze, tra cui due giovani donne, si erano fatti esplodere contemporaneamente in un villaggio del vicino Ciad, in cui migliaia di civili nigeriani si sono rifugiati per sfuggire alle razzie del gruppo islamico. 6 Martedì 13 ottobre 2015 ESTERI SLOVENIA, IL PARLAMENTO VARA UNA NORMATIVA SUGLI INDENNIZZI Approvata la “Legge dei Torti” Tra i beneficiari anche migliaia di italiani. Le associazioni degli esuli a disposizione per consulenza e informazioni NUOVI EQUILIBRI MONDIALI La rivincita dell’Orso bianco Rapoza (Forbes): “Piaccia o meno ai leader occidentali, la Russia deve essere presa sul serio” piuttosto evidente che quanto è accaduto (e sta ancora accadendo) in Ucraina e Siria, costituisce per tutto il mondo – in particolare per l’Occidente – che non si possono fare i conti senza la Russia: sanzioni, embarghi e azioni di vario tipo non sono infatti state in grado di mettere all’angolo Mosca. Anzi, tutt’altro. Dopo mesi di attacchi da ogni parte, che sembravano aver in qualche modo “ferito” l’Orso Bianco del Cremlino, oggi sembra invece che la Russia sia più forte ed ascoltata che mai. La grande capacità diplomatica dimostrata nella questione ucraina e l’entrata “a gamba tesa” in Siria contro l’Isis al fianco di Assad hanno infatti messo in seria difficoltà tutti coloro che volevano emarginare Mosca e limitarne influenza e potere. Piuttosto eloquenti, in proposito, le parole dell’editorialista della rivista “Forbes” Kenneth Rapoza: “Il successo di Vladimir Putin in Siria ha ricordato all'Occidente la necessità di tener conto della posizione di Mosca. Piaccia o meno È di Cristina Di Giorgi stata approvata, in Slovenia, la cosiddetta “Legge dei Torti”, il cui disposto normativo prevede la possibilità di ottenere indennizzi e risarcimenti per tutti coloro che hanno subito espropri, violenze e persecuzioni dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla secessione di Lubiana dalla Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia “Tra i beneficiari – scrive Sarah Salzano su Triesteprima.it – rientra pertanto una significativa quota di esuli istriani e giuliani”. Per presentare la domanda alle competenti autorità, i nostri connazionali po- È tranno avvalersi della consulenza di esperti messi a disposizione dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dall’Associazione delle Comunità Istriane. Sono già circa 2000 le persone che, a tal fine, hanno chiesto informazioni alle due associazioni, che fino ad ora hanno presentato al Ministero della Giustizia sloveno circa 130 domande. Ed altre 800 sono le pratiche in lavorazione, in attesa di essere completate con la necessaria documentazione. Questi dati sono stati esposti e commentati nel corso di un’affollata conferenza stampa tenutasi lo scorso 10 ottobre a Trieste, nella quale sono intervenuti il presidente nazionale e del Comitato di Trieste dell’ANVGD Renzo Codarin, Ma- nuele Braico (presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane) e la consulente Federica Cocolo. Che hanno inoltre confermato il servizio di consulenza messo a disposizione degli interessati nelle sedi di Trieste e Gorizia. I potenziali beneficiari sono però sparpagliati in tutto il territorio nazionale: per questo motivo le informazioni necessarie sono state inserite anche nel sito internet dell’Anvgd, nel quale sono indicati anche i recapiti ai quali è possibile rivolgersi. Inoltre, al fine di raggiungere anche gli esuli residenti nel resto del mondo (richieste di informazioni sono già arrivate da Francia e Australia), le due sigle associative hanno fatto sapere che si coordineranno con la rete dell’associazione Giuliani nel Mondo. “Dopo le incertezze che avevano accompagnato le prime notizie in merito – ha detto il presidente nazionale di Anvgd – ora finalmente si è avviato l’iter per accedere agli indennizzi, alcuni dei quali sono già stati liquidati. Raccogliere la documentazione e le testimonianze delle persone interessate ci ha inoltre consentito di reperire nuove ai leader occidentali, la Russia deve essere presa sul serio”. Secondo il giornalista americano, la situazione iniziale si è infatti rovesciata da quando il presidente Vladimir Putin è riuscito ad ottenere enormi successi, soprattutto in politica estera. Fatto questo che potrebbe portare sia alla revoca delle sanzioni nei confronti di Mosca, sia ad un cambio di egemonia nello scenario del Mediterraneo. “O l'Occidente ascolterà la Russia – ha scritto Rapoza - oppure Mosca inizierà ad ignorarlo e fare quello che vuole. E' quello che è successo con l'operazione militare russa in Siria”. E anche, recentemente, per quanto riguarda l’Ucraina: Francia e Germania sembrano infatti aver virato verso posizioni più morbide ed inclini ad ascoltare la Russia (come dimostrano l’insistere sulla piena attuazione degli accordi di Minsk2 e sullo svolgimento delle elezioni in Donbass). L’Occidente tutto dunque, Stati Uniti compresi, dovranno rassegnarsi a tenere sempre più in considerazione la Russia Tatiana Ovidi e il suo leader. pagine di storia riguardanti le violenze ed i soprusi patiti da tanti nostri connazionali a guerra finita. Concluse le trafile burocratiche – aggiunge Codarin - molte di queste vicende entreranno a far parte di una pubblicazione che contribuirà ad arricchire le fonti necessarie a ricostruire la tragica vicenda del confine orientale italiano”. ELEZIONI IN BIELORUSSIA Plebiscito per Lukashenko, riconfermato presidente Subito in piazza l’opposizione, che denuncia irregolarità e brogli. Atteso il rapporto Osce sulla regolarità del voto leksandr Lukashenko, come da previsioni, ha stravinto le elezioni e ha quindi conquistato il quinto mandato consecutivo. Secondo i dati ufficiali diffusi dalla Commissione elettorale, il presidente uscente ha ottenuto l’83,5% delle preferenze, con un’affluenza di più dell’86% degli aventi diritto. Gli altri candidati sono tutti sotto il 5%: 4,42% per Tatiana Korotkevich, attivista del movimento di opposizione “Dì la verità”; 3.32% per il leader del partito liberal-democratico Serghie Gaidukevich e 1,67% per Nikolai Ulakhovich, capo del partito patriottico. Quello che in molti definiscono come “l’ultimo dittatore d’Europa” porta dunque a casa un vero e proprio plebiscito. Che pare confermare la sua politica di apertura all’Occidente, attuata mantenendo però sempre molto A stretti legami con la Russia di Putin. Ed è stato proprio il leader russo il primo a congratularsi con Lukashenko per la rielezione. La vittoria del riconfermato premier, al potere da più di 21 anni, è stata più ampia di quella ottenuta nella precedente tornata elettorale (2010): in quell’occasione infatti aveva vinto con l’80% delle preferenze e alle elezioni erano seguite diverse proteste e manifestazioni per denunciare presunte irregolarità del voto e l’eccessivo potere del presidente. Proteste che non sono mancate nemmeno ieri: l’opposizione è infatti immediatamente scesa in piazza, parlando di “elezioni farsa” e brogli. Cinquemila, secondo alcune fonti, le persone scese in piazza. Le operazioni di voto, sia nel 2010 sia questa volta, sono state supervisionate dagli os- servatori occidentale e dall’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Che in passato aveva riscontrato e denunciato diverse irregolarità: non si esclude dunque che, nel rapporto atteso per le prossime ore, siano evidenziati problemi e violazioni. Critiche e commenti negativi sono arrivati dal nuovo premio Nobel per la letteratura, la bielorussa Svetlana Alexievich, che poco prima del voto aveva definito “dittatura dolce” quella in atto nel suo Paese e “uomo non degno di fiducia” il presidente uscente. Alle sue considerazioni fanno eco quelle delle opposizioni: “dobbiamo restare uniti e combattere perché nel nostro Paese la gente non sia manata in galera per le sue opinioni” ha detto il leader degli imprenditori Makaeu. Stella Spada 7 Martedì 13 ottobre 2015 SToRIA UN OPUSCOLO DEL 1928 CI RACCONTA IL BEL PAESE DEL VENTENNIO, ECCO LA COLLANA “MUSSOLINIA” Il Fascismo in Italia e l’opera di Benito Mussolini La pubblicazione della Casa Editrice Franco Paladino di Mantova, un nuovo viaggio nel tempo di Emma Moriconi ominciamo oggi un nuovo viaggio nel tempo, attraverso un opuscolo pubblicato dalla Casa Editrice Franco Paladino nel 1928, anno VI, a cura di Enrico Ferri, che ci trascinerà in un tempo lontano novant'anni da noi. Quasi un secolo. Questo opuscoletto che abbiamo rinvenuto in uno dei tanti mercatini che ci piace tanto frequentare è il fascicolo numero 31 di una Collana che si intitola "Mussolinia": uscì nel gennaio del 1928 e comincia relazionando al lettore di un articolo pubblicato, in francese, nella Revue belge, a Bruxelles, il 1 ottobre 1926 e in spagnolo nella "Revista argentina de ciencias politicas" di Buenos Aires nel gennaio 1927. Proponiamo al lettore qualche stralcio dell'opuscolo, a cominciare da una sorta di introduzione, nel tentativo di rendere ancora una volta, insieme alle informazioni, anche l'atmosfera dell'epoca e del sentimento nazionale e internazionale sul Fascismo e sull'uomo che lo rappresentava. "Fuori d'Italia - dice -, in ogni Paese, ormai tutti hanno una propria opinione sul Fascismo. Ma quante di queste opinioni sono il risultato di una riflessione basata su dati esatti, su documentazione seria? Pochissime, certamente. Il pubblico belga, fra cui è diffusa la Revue belge, come molti stranieri che la leggono fuori del Belgio, non mi contraddiranno in questa affermazione. Io non sono fascista; ma, abituato all'osservazione scientifica - cioè serena ed obbiettiva - io penso, d'altra parte, che il Fascismo è di tanto più difficile a giudicarsi, con piena conoscenza di causa, al di là dell'Italia, per quanto esso è un fenomeno ca- C ratteristicamente italiano. Esso presenta, è vero, dei caratteri comuni con taluni movimenti contemporanei ed analoghi in diversi paesi d'Europa; ma non si può valutarlo esattamente che nel clima sociale, politico, storico dell'Italia contemporanea, dove esso è nato come 'tendenza spirituale' prima di essere un 'movimento politico' e dove esso ha trovato, per personificarlo, un uomo eccezionale". Questi primi elementi già riportano un concetto che spesso ci preme sottolineare: contestualizzano, cioè, l'epoca. E lo fanno sin dal 1928, quando "l'epoca" è costituita dalla contemporaneità. Contestualizzare, dunque, è ancora una volta la prima raccomandazione che già all'epoca la pubblicazione oggetto del nostro studio faceva e che oggi ci sentiamo di tornare a reclamare nell'ottica di rendere un servizio a chi legge, al di fuori da ogni preconcetto di parte, sia di carattere demagogico che nostalgico. Proseguiamo con la nostra analisi: "Benito Mussolini - per il fascino della sua personalità - è un vero tipo latino. Personalità così eccezionali si riscontrano meno frequentemente fra i popoli germanici e anglo-sassoni. Per dirlo con frase tedesca, che talvolta traduce un pensiero chiaro e preciso, l'uomo presso i latini è una persona autonoma e particolarista (selbstweswn) mentre presso i Germani è soprattutto un gregario, un anello nella catena sociale (gliedwesen). Onde fra i germanici la disciplina e l'organizzazione sociale sono abituali e forti, mentre il genio individuale è più frequente fra i latini". Quest'ultimo passaggio, dedicato all'uomo più rappresentativo del Fascismo, cioè al Duce Benito Mussolini, è un passo, che viene riproposto nell'introduzione all'opuscolo, tratto da uno scritto ancora di Ferri: "Mussolini uomo di Stato", in "Mussolinia" del 1927 e anche in "Columbus", New York, marzo, sempre del 1927. E continua: "La storia di Roma, anche nel Medio Evo, non è che un seguito di individualità eccezionali, che riassumono e personificano l'anima del popolo. Questi uomini sono come degli accumulatori, che concentrano l'elettricità diffusa attorno ad essi e la traducono in una scintilla luminosa o in una scossa in movimento. Anche Garibaldi - dice ancora, proponendo un parallelismo che può anche dare adito a dubbi nell'immediatezza dell'espressione ma che va compreso sempre tentando di entrare nel clima e che ha senso - è stato un 'dittatore': perché la parola 'dittatura' e l'istituzione che essa esprime è, per la sua origine, essenzialmente romana, esempi: Romolo, Cincinnato. Giulio Cesare, Augusto ecc. Di più - aggiunge -, bisogna ricordare che il popolo italiano dopo molti secoli di servitù politica sotto gli stranieri, è nato alla libertà soltanto da mezzo secolo". Ecco un altro aspetto al quale difficilmente si pone mente e che è invece essenziale comprendere (o, forse meglio, ricordare): il Fascismo appartiene al secolo scorso, dunque è "storia". Come è "storia" ciò che era accaduto prima, né più né meno. E infatti lo scritto continua: "è per questo che il movimento 'anti-liberale' del Fascismo - come spiegherò tra poco - è stato possibile in Italia, mentre, secondo me, sarebbe stato più difficile in Belgio, in Francia, in Inghilterra. Bisogna ricordare altresì, che il Fascismo, nato come movimento spirituale, prima della guerra, è divenuto movimento politico soltanto dopo la guerra: ed un movimento politico col duplice carattere di essere, anzitutto, una 'reazione di conservazione sociale' contro il disordine, il caos del bolscevismo italiano (di fronte al quale il partito socialista italiano, che è bene il padre naturale del Fascismo, restò impotente) e di essere, in secondo luogo, una continuazione della 'psicologia di guerra' [...] Il Fascismo è stato, all'inizio, come una cascata d'acqua tumultuosa, che poi un abile ingegnere ha incanalato, trasformandola in forza motrice disciplinata. Del resto, dopo la Marcia su Roma, Mussolini non ha fatto erigere patiboli né ordinato fucilazioni, che sono tuttavia, il corteggio abituale dei movimenti rivoluzionari. È per questo che taluni osservatori superficiali affermano che il trionfo del Fascismo non è stato 'una rivoluzione' rilevando la mancanza dei patiboli ma dimenticando di rilevare il profondo cambiamento di orientazione spirituale, politica e sociale, da cui il Fascismo è nato e si è formato". DELL’IDEA DI UNITÀ NAZIONALE “MAZZINI È STATO L’APOSTOLO, CAVOUR IL DIPLOMATICO, GARIBALDI LA SPADA” Il Socialismo fu “padre naturale” Breve panoramica storica sulle vicende del Bel Paese prima del Ventennio seguire la pubblicazione che stiamo esaminando fornisce una rapida panoramica storica sull'Italia prima del Fascismo, e va a spiegare l'affermazione di cui sopra, cioè che "il partito socialista è stato padre naturale del Fascismo". E dice: "Anzitutto cominciando da Mussolini, parecchi degli uomini più in vista del Fascismo sono degli antichi socialisti". E poi aggiunge: "L'Italia, situata nel centro del Mediterraneo, che fu la culla della civiltà occidentale, sentì la necessità, dopo molti secoli di dominazione barbarica , spagnola, francese, tedesca, araba ecc. di diventare nazione unita e indipendente. Di questa idea Mazzini è stato l'apostolo, Cavour il diplomatico, Garibaldi la spada; Vittorio Emanuele coordinò i loro sforzi sul terreno della tradizione monarchica. Cavour, colla partecipazione del Piemonte alla guerra di Crimea, nel 1855, si assicurò l'aiuto dell'Inghilterra, che dominando, per via delle Indie, il Mediterraneo (di cui tiene le due porte, Gibilterra e Suez) vedeva favorevolmente il formarsi di un'Italia, che controbilanciasse nel Mediterraneo, il potere della Francia". L'autore racconta poi della mancanza A di carbone e di ferro che "paralizzava gli sforzi industriali della borghesia", della "miseria materiale e morale dei lavoratori italiani" che definisce "dolorosa", dei salari "di una o due lire per giorno e delle giornate di dieci, dodici, quattordici ore di lavoro", precisando che egli stesso aveva documentato alla Corte d'Assise di Venezia, nel febbraio 1886, "quando difesi i contadini mantovani accusati di eccitamento alla guerra civile e che furono tutti assolti". Riferisce quindi della nascita del partito Socialista nel 1892 e aggiunge: "Durante venti anni quel partito compì un'opera mirabile di propaganda, di organizzazione, di educazione popolare, dando ai lavoratori della fabbrica e della terra una coscienza civica. Esso obbligò con questo - dice ancora - la borghesia italiana a modernizzare i suoi procedimenti economici, tanto nell'industria quanto nell'agricoltura". Quindi fa un esame circa la situazione internazionale al sopraggiungere della guerra: "Mentre i socialisti belgi e francesi non potevano che prendervi parte, poiché le loro patrie erano invase e mentre i socialisti tedeschi dimenticavano ogni ideologia internazionale, i socialisti italiani restarono fedeli a questa ideologia e si dichiararono contrari alla guerra, pur senza sabotarla. Durante i venti anni di propaganda socialista, alla quale io diedi il miglior sangue dell'anima mia, io non cessai di predicare l'intransigenza, che è la condizione indispensabile per affermare e fortificare un partito nuovo. E ciò collo scopo di obbligare la borghesia italiana a modernizzarsi, accordando ai lavoratori condizioni di esistenza più umana". Del tema abbiamo ampiamente parlato quando abbiamo analizzato il passaggio dal neutralismo all'interventismo di Benito Mussolini, quindi in questa sede basterà riferire il commento di Ferri sull'argomento: "In questa condizione di smarrimento sociale e politico - dice - il partito socialista non seppe né approfittare del malcontento per organizzare la rivoluzione né prendere parte al governo". La carta non è infinita e per oggi dobbiamo fermarci qui. Domani torneremo però sul tema per completare il ragionamento e proseguire la nostra analisi con le altre vicende che il nostro testo va ad esaminare. [email protected] 8 Martedì 13 ottobre 2015 DA RoMA E DAL LAzIo FUGHE IN AVANTI NEL CENTRODESTRA IN VISTA DELLA SFIDA ELETTORALE PER IL DOPO-MARINO Tajani mette la Meloni in frigo L’eurodeputato azzurro incorona Marchini e “parcheggia” l’ex ministro in vista delle regionali. FdI: “Forza Italia non ripeta gli errori del recente passato”. Storace ironizza: “Non sapevo che le elezioni per la Pisana fossero così imminenti” di Robert Vignola candidati in più? Mettiamoli in frigo. Torneranno buoni quando si voterà per la regione. Disanima politica scritta, letta e firmata da Antonio Tajani, uomo forte di Forza Italia nel Lazio. Secondo il quale il centro-destra dovrebbe raccogliersi attorno ad Alfio Marchini: e anche se non lo dice esplicitamente neanche stavolta, lo si era capito. E secondo il quale, ancora, eventuali alternative non andranno già misurate con primarie od altri strumenti, ma semplicemente accontentate con la prospettiva di essere utilizzate un domani (non imminente: nel 2018, a meno di scossoni) per le regionali. Disanima che l’eurodeputato azzurro affida ai microfoni della trasmissione ''Ho scelto Cusano'', su Radio Cusano Campus, emittente dell’università Niccolò Cusano: “Per battere la sinistra del potere (Pd) e quella del mal di pancia (M5S) bisogna proporre una forte compagine di centrodestra, coinvolgendo anche i movimenti civici, tenendo conto del malcontento che c’è nei confronti della politica. Il centrodestra deve rinnovarsi, facendo ammenda per gli errori commessi dalla Giunta Alemanno. Serve una forte squadra composta da Fi, Lega, Fdi e i movimenti civici, compreso quello di Alfio Marchini”. Fin qui, in pochi non sottoscriverebbero la riflessione del vicepresidente del Parlamento Europeo. Che alla domanda precisa sul suo gradimento rispetto alla candidatura di Marchini ha risposto: “Berlusconi ha detto che per la città di Roma serve un manager ha disegnato un profilo. Intanto bisogna riunire il centrodestra intorno a un tavolo, poi sceglieremo il sindaco. Dicono che Marchini ha radici I di sinistra? Noi stiamo cercando il sindaco di Roma, non stiamo cercando il leader del centrodestra. Dobbiamo trovare qualcuno in grado di risolvere i problemi di questa città. Serve una persona capace, non ci interessa per chi ha votato quand’era giovane. Dobbiamo trovare un sindaco vincente che sappia fare il manager. In questo momento un uomo non di partito può essere quello giusto. Non è questo il mo- mento degli uomini di partito”. E neanche delle donne, visto che la domanda successiva gli è stata posta su Giorgia Meloni. “Ho grande stima di Giorgia Meloni - ha affermato Tajani - se ci fosse un accordo sul suo nome da parte anche dei movimenti civici per me potrebbe andare bene anche lei come sindaco. Ma la Meloni la vedrei meglio come presidente della Regione. Avevo fatto anche il nome di Paolo Liguori, che però ha detto di no. Noi - ha aggiunto poi Tajani - crediamo che questa città possa risorgere grazie al turismo, gli agricoltori, gli artigiani, i liberi professionisti. Come si fa a promuovere il turismo se le strade sono rotte e sporche, se i mezzi pubblici e i servizi pubblici non funzionano? Per questo è importante il manager. Serve un grande cambiamento in questa città. I partiti non devono pensare a spartirsi la città ma a come servire la città. Salvini? Dobbiamo discutere anche con la Legaha concluso- Io credo che Salvini non voglia sostenere un vecchio rottame della politica. L’alternativa alla sinistra non può essere rappresentata da un’altra sinistra che è quella di Grillo”. Da Fratelli d’Italia è quindi partito il fuoco di sbarramento, con il portavoce romano di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, che ha evocati brutti e assai recenti fantasmi per gli azzurri. “Tajani e Forza Italia hanno già provato nelle Marche e in Toscana cosa vuol dire fare scelte sui candidati incomprensibili agli elettori del centrodestra. Ora su Roma ci riprovano? Errare è umano ma perseverare...”. Chi invece l’ha presa con sarcasmo, è Francesco Storace. Che già aveva sollevato il problema con un tweet: “Dicono: 'uniti si vince'. Che cosa? Una Giunta come quella del 2008? Centrodestra o controdestra? Chi ha sbagliato ieri non sbagli oggi”, aveva raccomandato. Per poi strappare un sorriso ai suoi follower su Twitter scrivendo: “Molto bene. Da Tajani finalmente una proposta concreta per le comunali da farsi e sulle regionali che non sapevo imminenti. Auspico un’immediata riunione per organizzare i rappresentanti di lista ai seggi. Sennò ci si annoia”. ACCORATA DENUNCIA DEL PRESIDENTE DI FEDERFARMA ROMA, VITTORIO CONTARINA Medicinali scaduti abbandonati: “Intervenga la Lorenzin” F armaci scaduti che restano nei contenitori. Diventando ancor più scaduti, questo è ovvio. Ma dando comunque un’immagine sciatta della capitale e di un servizio sul quale dovrebbe misurarsi la competenza di chi amministra ed anche la civiltà di una società nel suo complesso. E Roma, anche in questo campo, non brilla. "Sono più di due anni che denunciamo il degrado in cui versano diverse farmacie romane a causa del mancato ritiro, da parte dell’Ama (l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti nella Capitale), dei farmaci scaduti gettati negli appositi contenitori. ormai siamo arrivati al limite". Questo il tenore della denuncia di Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma, che aggiunge: "Si tratta di una situazione che difficilmente migliorerà, almeno nell’immediato, ora che il sindaco Ignazio Marino si è dimesso". "Quello della raccolta dei farmaci scaduti - spiega il presidente Contarina - è un servizio essenziale che forniamo gratuitamente alla cittadinanza: le farmacie diventano un centro di raccolta per un tipo di rifiuto altrimenti non smaltibile. Per poter continuare a mettere i cittadini in condizione di liberarsi nel modo corretto dei farmaci scaduti abbiamo però bisogno dell’aiuto del Comune e dell’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti. Ma sono due anni, ormai, che questo sostegno non ci viene dato. Un anno fa circa ci siamo decisi a chiedere l’intervento del ministero della Salute, che ha prontamente inviato i NAS ed ha contribuito a normalizzare la situazione. ora però tutto è tornato come prima, se non peggio. I contenitori sono diventati delle vere e proprie montagne di immondizia. Di ogni tipo di immondizia. Per questo chiedo all’unica persona che ci ha dato una mano in questa battaglia, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di aiutarci ancora una volta, ora che, senza sindaco, siamo rimasti ancora più soli". "Non si tratta soltanto di una questione di decoro cittadino - spiega ancora Contarina - ma anche di salute pubblica: in questo tipo di contenitori vanno gettati oggetti e sostanze che possono risultare molto dannose per le persone. Molto spesso alcuni colleghi sono dovuti intervenire tempestivamente per impedire a qualche bambino, magari scappato dal controllo della mamma in fila, di infilare la mano nel contenitore. Per non parlare della raccolta differenziata, che così va a farsi benedire definitivamente: molte persone, infatti, vedendo il contenitore pieno lo scambiano per un cassonetto qualsiasi, e ci buttano dentro di tutto". "Per questi motivi - conclude Vittorio Contarina - noi farmacisti romani pretendiamo che l’Ama torni a fare il suo lavoro, svuotando i contenitori dei farmaci scaduti almeno una volta alla settimana su tutto il territorio di Roma e provincia. Io e i miei colleghi abbiamo il dovere di preservare la sicurezza, la pulizia e la dignità non solo delle farmacie, ma anche delle strade e dei cittadini. Per riuscirci però abbiamo bisogno che tutti facciano la propria parte. Con o senza sindaco". R. V. 9 Martedì 13 ottobre 2015 DAL LAzIo CODICE DELLA STRADA: L’ADEGUAMENTO A LIVELLO REGIONALE AGLI STANDARD EUROPEI Il contributo viene da tutto il mondo per limitare il fenomeno dell’incidentalità l Parlamento nel mese di giugno ha approvato alcune importanti modifiche al Codice della Strada, mentre l’Italia è ancora sotto procedura d’infrazione ed è aperto nei suoi confronti un caso di pre-contenzioso per non averne adeguato alcune norme alle disposizioni europee. Questa tappa appena raggiunta è un ulteriore passo legislativo per cambiare lo scenario delle regole sulla strada. Il dibattito sviluppatosi attorno all'introduzione, nel nostro ordinamento, del reato di “omicidio stradale” ha dato vita alla nuova legge, che si spera possa diventare operante entro il corrente anno. Una legge migliorabile, dicono alcuni, ma che intanto è un chiaro messaggio indirizzato alla comunità da parte del decisore politico e, in più, un contributo a tenere alta l’attenzione sociale verso quella vera e propria piaga costituita dagli incidenti dovuti a condotte gravemente imprudenti. Dal portale della Sicurezza Stradale dell'ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) viene reso noto che il Senato, in data 23 luglio 2015, ha dato il via libera definitivo alla Legge europea 2014 (A.C. 2977 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”), approvata a larga maggioranza con 123 voti a favore, 43 contrari e 41 astenuti. Il provvedimento risponde a 14 procedure di infrazione e 11 pre-infrazioni a carico dell’Italia. Le modifiche, tra l’altro, intervengono in materia di requisiti per il rilascio delle patenti di guida e di requisiti richiesti agli esaminatori, nonché eliminano alcune limitazioni alla guida dei minorenni titolari di patenti. In particolare, la disposizione modifica alcuni requisiti relativi al campo visivo minimo verso l'alto, nonché, per gli esaminatori, il requisito di essere titolari di patente di categoria B per il rilascio delle patenti di categoria AM, A1, A2, A, B1 e B. Viene eliminato, inoltre, il divieto di trasportare passeggeri per i sedicenni che conducono veicoli appartenenti alle categorie AM, A1 e B1 e per i conducenti di ciclomotori. L’introduzione di questo reato è stata definita dall’ASAPS una “piccola e grande battaglia di civiltà”. Con la nuova legge il ritiro della patente è previsto per un periodo che va dai 15 anni fino ad arrivare ai 30 anni, viene introdotto l’arresto in flagranza di reato e un forte inasprimento delle pene per chi si macchia del reato di omissione di soccorso. Le pene generiche vanno dagli 8 ai 12 anni e salgono a 18 per gli omicidi plurimi: se il guidatore cerca di fuggire, la pena aumenta della metà. Per chi guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro o sotto l’effetto di droghe e per i conducenti che svolgano attività di trasporto persone con tasso sopra 0,8 g/l o sotto l’effetto di sostanze la pena va da 8 a 12 anni di reclusione. Mentre per chi guida sotto l’effetto del tasso alcolemico superiore a 0,8 ma non a 1,5 g/l e non sotto l’effetto di droghe, la pena prevista va dai 7 ai 10 anni di reclusione. L’Italia è uno dei Paesi Europei a più alta densità di traffico interno e i dati confermano l’assoluto dominio del trasporto su strada I a cui non corrisponde un’offerta infrastrutturale adeguata alla domanda, con conseguenze negative pesanti in termini di congestionamento, inquinamento ambientale e sicurezza. L’Europa ci sta portando ad acquisire sul piano legislativo una serie di misure e sul piano della programmazione dell’uso delle tecnologie informatiche una serie di innovazioni, che alzeranno a breve termine il miglioramento della situazione complessiva della Sicurezza Stradale nazionale. Queste novità si agganceranno e si riverbereranno sui molteplici soggetti e sugli operatori che intervengono nel processo di riduzione delle vittime e che per propria competenza possono innalzare gli standard della Sicurezza Stradale: i soggetti istituzionali, le forze dell’ordine, le Regioni, le Province e i diversi Dipartimenti dei Comuni, gli organi tecnici, la Scuola, le Strutture sanitarie, gli Enti di ricerca e le Associazioni. Negli orientamenti della Commissione Europea in materia di sicurezza stradale per il decennio 2011-2020, sono stati individuati sette obiettivi strategici per poter migliorare la sicurezza di veicoli, infrastrutture e comportamento dell’utenza stradale. In particolare, è prevista la creazione di un quadro di cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione Europea finalizzato al “controllo dei progressi compiuti verso l'obiettivo comune nonché al miglioramento dell'acquisizione dei dati, alla condivisione delle esperienze, ai gemellaggi e allo scambio delle migliori pratiche”. L’obiettivo generale, in linea con la programmazione europea e nazionale è il raggiungimento, al 2020, di un tasso di incidentalità non superiore a 3,8 morti ogni 100 mila abitanti, con una riduzione del 50% delle vittime rispetto alla dimensione del 2010. L’obiettivo è ridurre nettamente i costi umani dovuti alle persone decedute ed infortunate, la mancanza di produttività in termini sociali unita al danno alla persona, sia il danno morale dei superstiti sia il danno biologico che determina i costi sanitari. L’incastro delle nuove normative con nuove buone pratiche e con l’adozione di mirate soluzioni extraurbane ed urbane, si uniscono alle azioni “trasversali”, vale a dire le azioni finalizzate a migliorare la conoscenza del fenomeno dell’incidentalità stradale, attraverso l’ottimizzazione delle attività di rilievo e di condivisione e analisi dei dati. In tal senso, per assicurare il supporto e la cooperazione necessari alla Commissione Europea è necessaria l’implementazione del monitoraggio nazionale della sicurezza stradale in modo tale da poter avere “un quadro certo delle problematiche, delle azioni intraprese e delle misure che hanno conseguito i risultati più soddisfacenti”. In tale ambito, un ruolo di primaria importanza viene attribuito ai Centri Regionali di Monitoraggio della sicurezza stradale, previsti nell’ambito del secondo Programma di attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale (PNSS), che costituiscono un elemento fondamentale sia della programmazione degli interventi a livello regionale, sia della conoscenza del fenomeno e della verifica dei risultati delle politiche a livello nazionale. Nella Regione Lazio, il CEREMSS Centro Regionale di Monitoraggio della Sicurezza Stradale del Lazio lavora nell’ottica della trasversalità, attraverso un processo ciclico e continuativo che si consolida e si valorizza nel tempo: le sue azioni sono finalizzate a migliorare la conoscenza e valutazione del fenomeno dell’incidentalità stradale, per determinare le misure e gli interventi più idonei a contrastare le specifiche componenti di rischio delle strade della Rete Viaria Regionale e del territorio delle cinque Province di Latina, Rieti, Viterbo, Frosinone e Roma. Il fine principale del CEREMSS, attraverso l’ottimizzazione delle attività di rilievo, gestione, elaborazione e valutazione dei dati, è di supportare ed indirizzare a livello regionale le scelte politiche dell’Amministrazione valutando i risultati e i livelli di efficacia degli interventi e gli impatti che essi determinano in termini di riduzione del numero di vittime e di costo sociale, per ritornare a valutare i nuovi scenari di incidentalità e definire i nuovi programmi di azione. Queste azioni di indirizzo sono volte a rafforzare le capacità di governo della Sicurezza Stradale del Lazio, anche attraverso l’adeguamento delle competenze sia tecniche che decisionali dei vari operatori del settore. Tutte le azioni che si intende intraprendere sono indirizzate ad una corretta gestione della rete stradale, attraverso l’individuazione delle tratte stradali e delle intersezioni critiche. Dalle elaborazioni del CEREMSS, il Lazio nel 2013 è rispettivamente al secondo e quarto posto della classifica delle Regioni italiane in relazione al Costo Sociale totale della Sicurezza Stradale e del Costo Sociale pro-capite dell'incidentalità su strada. La Regione Lazio pone tra i suoi obiettivi prioritari la riduzione di detti Costi Sociali, anche al fine di portarne i valori al di sotto degli attuali livelli superiori alla media nazionale. La situazione delle cinque Province del Lazio, per quanto attiene la ripartizione dei Costi sociali è sinteticamente rappresentata nelle due tabelle che seguono, in cui è evidente per la Provincia di Roma, l’impatto metropolitano di Roma Capitale. La Sicurezza Stradale di Roma Capitale è monitorata, in particolare, attraverso la metodologia del PCSS ” Piano Comunale della Sicurezza Stradale di Roma Capitale” che è valido fino al 2020, uno strumento di indirizzo e di programmazione che coordina e mette a sistema l’insieme delle strutture e degli organismi, delle azioni e degli interventi, delle procedure e degli strumenti che possono contribuire a migliorare le condizioni di sicurezza stradale nel territorio comunale. Si cerca con ogni sforzo e in ogni maniera di abbattere, o quantomeno, contenere, l’incidentalità, tanto da parte delle istituzioni preposte ad azioni educative e di controllo dei comportamenti su strada quanto da parte di associazioni o privati e una delle recenti iniziative apparse in tal senso è la diffusione delle dieci “regole d’oro” per evitare eventuali sinistri, scritte dalla Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA). Si tratta di consigli da mettere in pratica per evitare situazioni a rischio quando si è al volante o sulle due ruote. Allacciare le cinture di sicurezza; rispettare il Codice della Strada; rispettare i limiti di velocità; controllare i pneumatici; guidare solo se si è lucidi; proteggere i bambini a bordo; non distrarsi; fermarsi quando si è stanchi; indossare il casco quando si va in moto; essere cortesi e rispettosi. Nulla di trascendentale, come si vede, ma è un richiamo ad una condotta di guida responsabile. Basterebbe attenersi a queste elementari indicazioni per limitare tanti dolori, morti e feriti. Rispetto al problema, nel tempo c’è stata una maggiore attenzione di tutti coloro che operano nel settore, dalle Forze dell’Ordine, in particolare agli Enti proprietari delle strade i quali, pur rispetto a disponibilità economiche sempre più limitate, cercano di migliorare, complessivamente e sotto l’aspetto infrastrutturale, le arterie del Belpaese. Anche l’impegno dell’Unione Europea è volto a rendere sempre più sicure le vie di comunicazione comunitarie e parallelamente, nel tempo è cresciuta la sensibilità del legislatore nazionale e dell’opinione pubblica, soprattutto grazie all’enorme impegno di soggetti opinion leader che hanno ascendenza sugli utenti della strada. 10 Martedì 13 ottobre 2015 DALL’ITALIA SVOLTA NEL TRIPLICE DELITTO DI CASSANO ALLO JONIO Arrestati i killer del piccolo Cocò Usato come scudo dal nonno e freddato perché poteva riconoscere gli assassini Per questo morì il 16 gennaio 2014 in un agguato mafioso Nicola Campolongo junior di Barbara Fruch cciso con un colpo in testa e poi dato alle fiamme. Così morì Nicola Campolongo junior, detto Cocò, il piccolo di tre anni ammazzato a Cassano allo Jonio (Cosenza) in un agguato insieme al nonno, Giuseppe Iannicelli, e alla compagna di quest’ultimo, Ibtissam Taouss. A distanza di quasi due anni - era il 16 gennaio 2014 - i carabinieri del Ros hanno arrestato i due presunti autori del triplice omicidio. Si tratta Cosimo Donato detto il “Topo” di 38 anni e Faustino Campilongo alias “Panzetta” di 39 esponenti dei clan della zona di Sibari già nel carcere di Castrovillari dal 2014: arrestati per traffico di droga nell'ambito di un'indagine sulla ‘cosca degli zingari’. A loro i carabinieri di Cosenza, insieme a quelli del Ros, hanno notificato ieri mattina le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda. E proprio a contrasti per la spartizione dei proventi del traffico della droga sarebbe legato il movente del’agguato. Iannicelli, che sarebbe stato legato alla cosca degli zingari, la quale gestisce il traffico della droga nella zona dell'alto Jonio cosentino, avrebbe tentato di assumere un ruolo autonomo. Inoltre negli ambienti criminali della zona era cominciata a girare la voce che sarebbe stato pronto a collaborare U con la giustizia. In questo contesto è nato il delitto. La vittima si fidava degli arrestati, i due dipendevano, infatti, secondo gli inquirenti, da Iannicelli per la distribuzione di stupefacente. Avevano, inoltre, contratto un ingente debito relativo ad alcune forniture di droga acquistata in conto vendita dalla vittima. Non sopportando più la subordinazione a Iannicelli, aspirando ad assumere una posizione di rilievo criminale sul territorio in cui operavano, avrebbero deciso di assassinarlo. “Le indagini – spiegano gli investigatori – oltre a ricostruire il triplice omicidio sin dalle sue fasi preparatorie, hanno consentito di individuare il movente, documentare la sua connotazione tipicamente mafiosa ed evidenziare le dinamiche criminali insistenti nel territorio della Sibaritide”. Secondo gli inquirenti Iannicelli portava con sé il nipote per usarlo come scudo, convinto che con lui al fianco nessuno gli avrebbe fatto nulla. “Abbiamo cercato di non tralasciare nessun aspetto ma da subito è stato chiaro che chi aveva ucciso il piccolo Cocò faceva parte dell’entourage del nonno – ha commentato il comandante pro- RAGUSA - NOTIFICATO L’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI Loris Stival, per la Procura ad uccidere è stata la mamma Accusata di omicidio aggravato. Secondo le indagini avrebbe strangolato con una fascetta di plastica il figlio e poi avrebbe buttato il corpo in un canalone micidio aggravato per Veronica Panarello. È questo il reato ipotizzato dalla Procura di Ragusa che ha concluso le indagini per l’uccisione di Loris Stival, il bimbo di 8 anni trovato morto in un canale il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, Ragusa. Il provvedimento è già stato notificato alla mamma del piccolo che da dieci mesi si trova rinchiusa nel carcere di Agrigento con l’accusa di omicidio. Secondo le indagini della polizia di Stato la donna avrebbe strangolato con una fascetta di plastica il figlio e poi avrebbe buttato il corpo in un canalone di contrada Mulino Vecchio. A chiedere il rinvio a giudizio della Panarello per omicidio aggravato sono il procuratore Francesco Paolo Giordano e il sostituto Marco Rota che ritengono schiaccianti le prove a suo carico a cominciare dai filmati delle tante telecamere che quel sabato mattina O a Santa Croce Camerina ripresero il singolare tragitto in auto della mamma di Loris, sconfessando la sua versione dei fatti secondo quale avrebbe accompagnato il bambino a scuola senza più trovarlo all’uscita. Nonostante i video Veronica Panarello si è sempre professata innocente. Nel confermare la chiusura delle indagini il suo avvocato Francesco Villardita ha spiegato: “Vaglieremo tutte le opzioni, anche l’eventuale ricorso a riti alternativi, ma lo faremo soltanto dopo avere preso e letto tutti gli atti confluiti nell' inchiesta”. Dopo la chiusura delle indagini, ci sarà il rinvio a giudizio, quindi il processo che si terrà in Corte d'Assise a Siracusa. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile di Ragusa e i pm sabato 29 novembre la Panarello uscì dal portone di casa insieme ad entrambi i bambini ma accompagnò al nido solo il più piccolo. Sarebbe poi rientrata a casa con Loris, e lì lo avrebbe strangolato con delle fascette di plastica, anche se l’arma del delitto non è stata mai ritrovata (potrebbe essere stata nascosta dall’assassino in quello zainetto che non si è mai trovato e che Loris portava sulle spalle la mattina della scomparsa). Il mistero resta anche sul movente. La donna avrebbe agito perché considerava il bimbo una “presenza ingombrante”. Il corpo del bambino venne trovato qualche ora dopo (in seguito alla denuncia della sua scomparsa) nel canalone vicino al Vecchio mulino alla periferia del paese grazie a un cacciatore, Orazio Fidone, poi iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto. Proprio in quella località le telecamere avrebbero ripreso la macchina di Veronica Panarello subito prima di recarsi ad un corso di cucina al Castello di Donnafugata. La Panarello, si ricorda, era stata arrestata ed era finita in carcere qualche settimana dopo l’omicidio. Era l’8 dicembre quando la mamma fu interrogata nell’ufficio del procuratore di Ragusa e poi fermata con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Alla donna è stata peraltro sospesa la potestà genitoriale sull’altro figlioletto, affidato alle cure del padre Davide Stival che non ha mai nascosto di nutrire forti dubbi sulla versione dei fatti fornita B.F. dalla moglie. vinciale dei Carabinieri di Cosenza Giuseppe Brancati – L'omicidio del bimbo è stato un ‘dolo eventuale’. I due sapevano che il nonno andava sempre in giro con il nipote e la ragazza e che quindi c'era l'alta possibilità di trovarlo in loro compagnia. Inoltre Cocò era stato alcune volte anche a casa degli arrestati e li conosceva bene”. Per i carabinieri, infatti, il piccolo è stato ucciso perché temevano li avrebbe riconosciuti nonostante l'età, proprio perché cresciuto in un contesto difficile con moltissimi familiari in carcere. Inoltre le due sorelle del bimbo sono state sottratte alla madre e portate in una località protetta. L’omicidio di Cocò sconvolse l’opinione pubblica. Dieci giorni dopo il delitto Papa Francesco rivolse un pensiero al piccolo in occasione dell’Angelus in piazza San Pietro: “chi ha ucciso un bimbo così piccolo, con un accanimento senza precedenti nella storia della criminalità, si penta e si converta”, aveva detto il Pontefice, che poi incontrò anche il padre del bimbo, detenuto nel carcere di Castrovillari. Gratitudine è stata espressa ieri dal premier Renzi “agli inquirenti, alle forze dell'ordine e a tutti i servitori dello Stato che hanno raccolto gravi indizi sui killer e mandanti del omicidio. Niente - aggiunge - potrà sanare il dolore per l'accaduto, ma sono e siamo orgogliosi delle italiane e degli italiani che ogni giorno combattono contro la criminalità e per la giustizia: grazie”. NEL SALENTO Xyilella, comincia l’abbattimento volontario l via i nuovi abbattimenti di alberi infetti da Xylella fastidiosa in Salento. I proprietari di uliveti dovranno occuparsi delle operazioni di taglio degli alberi a seguito delle notifiche ricevute negli scorsi giorni come richiesto dal nuovo Piano Siletti. Il primo comune ad averne dato esecuzione è stato Trepuzzi, nel Leccese. Ieri mattina negli uliveti che si trovano lungo l’area che costeggia la ferrovia i proprietari dei terreni hanno iniziato ad abbattere le piante. Le operazioni riguardano il taglio, la depezzatura del tronco e lo svellimento della ceppaglia di circa 300 alberi. I lavori si svolgono sotto il controllo dell’Ispettorato fitosanitario regionale e di uomini del Corpo Forestale dello Stato. In base al piano Siletti bis, tutti coloro che aderiranno al programma di eradicazione volontaria degli ulivi infettati dalla Xylella verranno indennizzati con una somma che va dai 98 ai 146 euro. A Se entro dieci giorni dalla notifica dell'ordine di abbattimento, le piante malate non saranno eliminate, il commissario utilizzerà poteri sostitutivi, lasciando il compito di eliminare gli ulivi al personale dell'Arif. Le ruspe si sposteranno poi nel brindisino, a Torchiarolo, Cellino San Marco e San Pietro Vernotico. Il piano Silletti bis, dunque, prosegue in base alle direttive dell'Unione europea. Ma c’è sempre chi non si vuole arrendere: gli abitanti di Torchiarolo hanno proposto ricorso al Tar contro l'eradicazione degli alberi. Intanto i sindaci dei comuni i cui territori sono stati coinvolti dalla falce degli abbattimenti si incontreranno per mettere sul tavolo la strategia comune più adatta per ricorrere contro il piano di Giuseppe Silletti. Il timore è che gli abbattimenti degli ulivi oltre ad arginare la diffusione della Xylella abbiano pessime conseguenze sull’olivicoltura e sull’economia del Salento. 11 Martedì 13 ottobre 2015 DALL’ITALIA CONTINUA IL BUSINESS DIETRO AGLI ARRIVI Sbarchi sulle coste: nove scafisti in manette Sette gli egiziani beccati a Catania, mentre altri due connazionali sono finiti in cella nel Siracusano. A Reggio Calabria convalidato il fermo di un tunisino di Barbara Fruch ncora arresti dietro gli sbarchi. Nove cittadini egiziani sono stati fermati in due distinte operazioni con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Catania hanno fermato sette egiziani di età compresa fra 20 e 50 anni. Sono accusati di essere i componenti dell’equipaggio di un peschereccio con 134 immigrati, per lo più provenienti dall’africa sub-sahariana, soccorso nel Mar Mediterraneo dalla nave militare croata Andrija Mohorovicic arrivata nel centro etneo sabato 10 ottobre. L’individuazione degli scafisti è stata facilitata dal fatto che a bordo della “Mohorovicic” era imbarcato un militare della guardia di finanza, in qualità di “liason officer Frontex” e con funzioni di collegamento. Le indagini, eseguite dalla squadra mobile della questura e dal gico della guardia di finanza di Catania, hanno portato al provvedimento di fermo, disposto dalla procura distrettuale di Catania, per Ayman Ahmad Mohammad, 31 anni, Yasir Darwish, 40 anni, Hany Abu Al Hasan, 42 anni, Ahmed Mohamed Ibrahim, 20 anni, Mohammad Shumani, 50 anni, Ahmed Ahmed, 26 anni, e Gaber Bashanti, 25 anni. Tutti sono stati associati presso la casa circondariale di Catania “Piazza Lanza” a disposizione della locale Procura della Repub- A blica. Ora dovranno rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Altri due presunti scafisti sono stati fermati da agenti della polizia e da personale del Gicic della Procura di Siracusa. In manette sono finiti Ghali Ahmed, di 28 anni, e Mostapha Ahmed, di 18 anni. Sarebbero gli scafisti dell’imbarcazione con 237 stranieri soccorsa nel mar Mediterraneo dalla nave italiana “Durand de la Penne” che è poi arrivata domenica nel porto commerciale di Augusta, nel siracusano. Nella giornata di domenica inoltre è stato convalidato dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria il fermo a carico di Aymen Ben Fraj, il tunisino arrestato dalla squadra mobile la scorsa settimana a conclusione di serrate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Lo straniero aveva condotto l’imbarcazione sulla quale viaggiavano 335 dei 717 cittadini extracomunitari sbarcati lo scorso 6 ottobre. Al soggetto fermato è stato contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con le aggravanti di aver consentito l’ingresso di più di cinque persone; di aver esposto le persone trasportate a pericolo per la vita o per l’incolumità; di aver sottoposto le persone a trattamento inumano o degradante; di aver commesso il fatto allo scopo di trarre profitto, anche indiretto. Il tunisino è stato condotto in carcere. Continuano dunque gli sbarchi e gli arresti. Come più volte evidenziato in numerose indagini dietro agli arrivi di clandestini c’è un regia criminale: bande organizzate che fanno soldi a palate sfruttando proprio gli immigrati ch vogliono raggiungere l’Europa. E gli scafisti, coloro che traghettano gli stranieri da una sponda al’altra del Mar Mediterraneo, non sono altro che la punta del’iceberg. FRONTALE A GENOVA OVEST Ubriaco contromano: un morto e sette feriti Il conducente del furgone, risultato positivo ad alcol droga, è stato arrestato SAVONA In coma dopo una lite: albanese si costituisce a picchiato selvaggiamente un pedone che lo rimproverava per averlo sfiorato sulle strisce. Si è consegnato ieri pomeriggio in Questura a Savona Gabraje Sabit, 23enne di origini albanesi: ora è in stato di fermo. Le forze dell’ordine ormai lo stavano braccando. È accusato di aver massacrato di botte nella notte tra sabato e domenica a Varazze, Riccardo Cinco, 44 anni, che lo aveva rimproverato per la guida “briosa” e poco rispettosa della segnaletica stradale. Tutto è cominciato quando Riccardo Cinco, commerciante di Varazze, è uscito da un locale dove aveva passato la serata con la moglie e i due bambini. Mentre il savonese cercava di attraversare la strada per raggiungere la sua macchina, parcheggiata pochi metri più avanti, un'auto ha inchiodato a pochi centimetri da lui, evitandolo per un soffio. Tra la vittima e il 23enne era nato un diverbio. Il 44enne, H comprensibilmente spaventato, aveva urlato una frase all’indirizzo dell’automobilista che, dopo aver fermato la macchina, era sceso, accompagnato da un uomo che viaggiava con lui, e lo aveva aggredito sferrandogli diversi pugni in viso. L’aggressore era poi risalito come se niente fosse in auto e si era allontanato ma alcuni testimoni avevano preso il numero di targa e lo hanno segnalato alle forze dell’ordine, che lo avevano ormai identificato. Cinco era caduto a terra, battendo violentemente il capo e riportando un trauma cranico. Trasporto d’urgenza al Santa Corona, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per ridurre i due ematomi. Il 44enne si trova ancora ricoverato presso il reparto di rianimazione in prognosi riservata e in coma farmacologico. Sabit è stato trasferito presso il carcere Sant’Agostino di Savona, dovrà rispondere di lesioni aggravate. angue sulle strade. Una donna ecuadoriana di 34 anni è morta nella note tra domenica e lunedì mentre otto persone, tra cui 3 bambini, sono rimaste ferite in modo grave dopo uno scontro frontale tra due furgoni avvenuto al casello di Genova ovest, all’imbocco dell'A7. Il conducente del Fiat Ducato, il 28enne William Basquez Melo, che ha imboccato l'autostrada contromano è risultato positivo a alcool e cocaina ed è stato arrestato. Risulta ora indagato per omicidio colposo e lesioni plurime. L'incidente è avvenuto poco dopo le 23.30 di domenica, quando il furgone ha imboccato la rampa per il casello in senso contrario, scontrandosi con l'altro camioncino. Melo Basquez trasportava nel suo Ducato otto persone di cui 5, tra cui la vittima, irregolarmente sistemate nel vano carico: due uomini, tre donne e i tre bambini di età compresa fra i 2 e i 4 anni, probabilmente di ritorno da una gita. Sul posto, chiamati dagli automobilisti che assistono alla sequenza rischiando a loro volta di essere coinvolti, sono intervenute numerose ambulanze del 118 e i vigili del Fuoco. Ma per Leonor Maria Cabrera, 34enne ecuadoriana, non c’è stato nulla da fare. S otto i feriti, fra i quali tre bambini, accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale Gaslini, di cui uno in condizioni gravi. Grave il conducente dell'altro furgone, un cittadino marocchino di 38 anni residente in provincia di Vicenza, che è stato ricoverato all'ospedale San Martino in codice rosso. Il tratto autostradale è rimasto chiuso fino alle 3. Melo, ferito lievemente, è stato portato a Villa Scassi dove è stata accertata la presenza, nel suo sangue, di 2,5 grammi di alcol per litro di sangue, più del triplo rispetto al tasso consentito, oltre che tracce di cocaina. Per questo è stato arrestato e gli è stata sequestrata la patente, che gli verrà anche revocata. In manette domenica sono finiti anche i due pirati della strada che hanno ucciso due donne tra Rimini e Foligno. Il primo, catturato dalla stradale, aveva investito giovedì tre donne, uccidendo un’anziana in carrozzina, a San Giovanni in Marignano. L'uomo, 45 anni, si sarebbe consegnato spontaneamente dalla polizia stradale quando erano giù scaduti i limiti di legge e per questo è stato arrestato. D'altra parte, le forze dell'ordine erano già sulle sue dopo la fuga a bordo di una Xara in seguito al tragico incidente. Arrestato dalla polizia anche il presunto pirata della strada che aveva investito due donne sabato sera a Sant'Eraclio, nei pressi di Foligno uccidendone una e mandando l'altra in ospedale in gravi condizioni. È un macedone di 26 anni, regolare e residente a Foligno, che è ora accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso. Non si sa ancora se fosse sotto l'effetto della droga o dell'alcol. Secondo una prima ricostruzione della polizia, le due donne stavano attraversando quando sono state investite da una Bmw Station Wagon. Dopo l’impatto la vettura ha continuato la sua corsa e una delle due donne, di 60 anni, è stata trascinata per alcune decine di metri ed è morta. La sua amica, di 61 anni, ha riportato numerosi traumi in tutto il corpo e si trova ora ricoverata all'ospedale di Foligno in prognosi riservata. La Bmw è stata poi trovata, abbandonata. 12 Martedì 13 ottobre 2015 SPORT CALCIO - QUALIFICAZIONI PER FRANCIA 2016 Albania nella storia. Grazie a un italiano Il tecnico trevigiano De Biasi, in passato poco considerato da noi, protagonista della memorabile qualificazione ai campionati europei della nazionale balcanica di Chantal Capasso 11 ottobre 2015 verrà ricordata come una giornata storica per l’Albania. Per la prima volta, infatti, la nazionale di calcio della Repubblica balcanica, qualificandosi agli europei di Francia 2016, ha la possibilità di partecipare alla fase finale di una grande manifestazione internazionale. E’ questo il verdetto del campo, che vede la nazionale albanese raggiungere il secondo posto della classifica del girone (Gruppo I delle qualificazioni agli Europei di calcio) alle spalle dell’imprendibile Portogallo di Cristiano Ronaldo. E lo fa grazie al prezioso apporto di un tecnico italiano, quel Gianni De Biasi che in Italia non è stato molto fortunato. Dopo alcune esperienze in squadre di provincia (Modena, Brescia) ha allenato, con poca fortuna, Torino, Udinese e successivamente all’estero il Levante. De Biasi tecnico cade molto presto nel dimenticatoio e quindi, senza una panchina, ha occupato il tempo facendo il commentatore tecnico per le telecronache trasmesse su Mediaset Premium. Ma all’estero qualcuno si ricorda dell’allenatore trevigiano: viene infatti chiamato dalla Federazione Albanese che gli affida la panchina della nazionale maggiore. Nei balcani De Biasi è stimato e considerato. Ottiene, dal Presidente dell'Albania Bujar Nishani, la cittadinanza onoraria albanese per meriti sportivi portati alla Nazione (pertanto è anche in possesso del passaporto albanese). Non solo, il L’ 3 Ottobre scorso l'Università degli Studi europea di Tirana gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Sociali. «È la più grande soddisfazione della mia vita perché ho un popolo alle spalle. Quelli che ci ridevano dietro fino a qualche mese fa adesso fanno festa con noi. Voglio ringraziare tutto il mio staff, portare l'Albania a raggiungere il proprio sogno è la più grande soddisfazione della mia vita. Ne ho avute tante altre, ma in questo caso ho con me un popolo. Chi non ha creduto in noi adesso deve ricredersi», questo il commento di De Biasi raggiunto dai microfoni di SkySport subito dopo l’incontro decisivo vinto per 3 a 0 contro l’Armenia. L’allenatore trevigiano, per raggiungere la storica impresa, ha potuto contare sull’apporto e l’esperienza di alcune conoscenze del nostro campionato. Tanto per cominciare il capitano della squadra è quel Lorik Cana che fino a due mesi fa giocava nella Lazio (ora veste la maglia del Nantes), poi il terzino ex Empoli da quest’anno in forza al Napoli,Elseid Hysaj. Per arrivare al portiere, Etrit Berisha, secondo di Marchetti alla Lazio, che al termine del match ha commentato così l'impresa dell'Albania: "È stata una grande partita, ancora non riesco a credere che ci siamo qualificati a Francia 2016. Abbiamo sempre creduto nella squadra, anche se abbiamo avuto un po' di problemi lungo la strada. Le ultime due partite sono state molto difficili, ma siamo riusciti nell'impresa. Abbiamo perso una battaglia (contro la Serbia), ma abbiamo vinto la guerra ed è questo ciò che conta. In questa occasione desidero ringraziare tutti, in particolare i nostri tifosi che ci hanno sempre sostenuto. Ancora una volta chiedo scusa per la sconfitta contro la Serbia, ma ora appartiene al passato. Ci vediamo in Francia!". Non poteva mancare, poi, il commento del D.S. della Lazio, Igli Tare, per tanti anni bandiera della nazionale albanese:"Questa qualificazione rappresenta qualcosa di unico, vorrei essere a Tirana perché so quanto dureranno i festeggiamenti. Sono felice e orgoglioso di questo traguardo, chiamerò personalmente De Biasi, Tramezzani (che ricopre l’incarico di vice di De Biasi), Cana e Berisha per congratularmi. Vorrei avere 15 anni in meno per essere in campo con loro a festeggiare. Se lo sono meritato. Ha ragione De Biasi quando dice che in pochi si aspettavano un risultato simile, ma il suo lavoro è stato unico. Ora in molti vorranno salire sul carro dei vincitori, anche chi non ci credeva”. Queste le parole del dirigente laziale rilasciate a SkySport. A SOCHI PROTAGONISTA DELLA GARA, NEL BENE E NEL MALE, RAIKKONEN Il solito Hamilton, ma Vettel c’è L’inglese domina davanti al ferrarista che conquista la piazza d’onore anche nella classifica iridata Sochi il solito Hamilton vince un Gp denso di emozioni e combattuto fino all’ultimo giro. Anzi, la classifica è stata scritta addirittura oltre la bandiera a scacchi, con la penalizzazione di Raikkonen di 30 secondi sulla classifica finale. L’inglese della Mercedes non ha avuto problemi a condurre in testa la gara dall’inizio alla fine, sfruttando anche il problema riscontrato dal suo compagno di squadra e principale avversario nella lotta al titolo iridato, Nico Rosberg, che ha dovuto abbandonare la corsa per un inconsueto problema al pedale dell’acceleratore. Alle spalle di Hamilton si è piazzato il ferrarista Sebastian Vettel che ha gestito alla perfezione tutte le situazioni che si sono presentate in gara, sfruttando il pitstop e ingaggiando un duello acceso, poi vinto, con il compagno di squadra Raikkonen che non ci stava a A lasciare la posizione al tedesco. Proprio il finlandese della Ferrari è stato (nel bene e nel male) uno dei maggiori protagonisti del GP di Russia: partito benissimo dalla terza fila, è arrivato fino alla terza posizione che ha però perso per l’attacco di Bottas, che ha fatto valere la maggior velocità di punta della Williams motorizzata Mercedes. Nei giri successivi Raikkonen ha superato Perez e poi, di nuovo a duello con Bottas, ha compiuto una manovra azzardata con il risultato di mandare in testacoda la Williams. L’urto ha provocato il danneggiamento della sospensione anteriore sinistra della sua Ferrari, per cui ha dovuto subire il controsorpasso di Perez (giunto terzo al traguardo). Ma non basta: la successiva inchiesta sull’incidente con Bottas ha portato 30 secondi di penalità al ferra- rista che ha così perso il 5° posto ottenuto alle spalle di Massa (Raikkonen alla fine risulterà in 8° posizione). La penalizzazione di Raikkonen e il conseguente arretramento di posizione permette alla Mercedes di festeggiare con largo anticipo la conquista matema- tica del Campionato Mondiale Costruttori (la casa tedesca ha 531 punti contro i 359 della scuderia di Maranello). Tutto questo non ha impedito, in casa Ferrari, di esprimere una discreta soddisfazione. Queste le parole di Maurizio Arrivabene a fine gara: «L’ho già detto in altre occasioni, ma ancora una volta sono rimasto colpito dalla bravura di Sebastian. È stato un grande acquisto e sta dimostrando di essere un grande campione, capace di crescere ad ogni gara. Ha un’ottima macchina a disposizione, ma riesce a dare quel qualcosa in più tipico dei grandi. Quanto al duello con Kimi nelle fasi iniziali di gara, i nostri piloti sanno di avere regole di ingaggio molto chiare: è stata una bella lotta fra due campioni». In effetti a Maranello questo Gran Premio un importante risultato lo ha portato: a quattro gare dalla fine, con il ritiro di Rosberg, la piazza d’onore del Mondiale alle spalle di Hamilton (302 punti) è ora occupata da Sebastian Vettel (236 punti), che ha sopravanzato il connazionale driver della Mercedes Ch.C. (229 punti).