Anno IV - Numero 241 - Martedì 13 ottobre 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Attualità
Storia
Cronache
Altre indagini
per papà Renzi
Esuli istriani:
nuova legge
Cocò ammazzato
per un po' di droga
A pag 3
Di Giorgi a pag 6
Fruch a pag 10
CON LE DIMISSIONI DI MARINO SI DEVE APRIRE UNA PAGINA CHE RIDIA SPERANZA AD UNA CITTÀ CHE DEVE TORNARE A CREDERE NELLE SUE POTENZIALITÀ
di Francesco Storace
on Ignazio Marino
è fallito il mito del
sindaco protogrillino che fu scelto
dal Pd. A Roma
serve semplicemente una
persona seria, che abbia
voglia di verità e senso di
giustizia sociale. Col prossimo sindaco né Buzzi né
quelli come lui che finanziano la politica avranno da
festeggiarne l’elezione.
Non avendo avuto problemi giudiziari con quelli di
Mafia capitale, ma solo con
Giorgio Napolitano - tanto
per capire chi sta con la
Casta vera e chi ne è stato
contrastato - mi permetto
di sollecitare qualche speranza...
A Roma serve Er sindaco.
il prossimo sindaco risparmierà pranzi e cene: sarà
una persona perbene e
pranzerà nelle periferie,
nelle case popolari della
città dove andrà ad incontrare le persone, le famiglie,
i romani. Non ci sarà bisogno di carta di credito.
Il prossimo sindaco risparmierà sui viaggi: dovrà contare e far riparare le buche
della capitale.
Il prossimo sindaco ripulirà
la città dall’abusivismo che
la infesta, commerciale, edilizio, di qualunque tipo.
Il prossimo sindaco darà massima
trasparenza alla scelta dei membri
delle commissioni di gara sugli
appalti.
Il prossimo sindaco adotterà una
norma tagliamani per evitare che
chi finanzia le campagne elettorali
C
ER SINDACO
quanti si sentono discriminati, garantirà diritti alle
persone di qualunque condizione, ma pretenderà che
non si sovverta la nostra
cultura.
Il prossimo sindaco lavorerà
per rilanciare l’offerta culturale di Roma e proporrà
la Borsa della Moda nella
Capitale.
Il prossimo sindaco lancerà
iniziative di pacificazione
politica alla città.
Il prossimo sindaco dovrà
portare la Capitale a trasformarsi in città regione,
dotata di poteri legislativi,
popolo sovrano.
Il prossimo sindaco non dovrà temere alcun potere dello Stato nella difesa degli
interessi della città.
Il prossimo sindaco dovrà
avere l’etica come riferimento personale: la discontinuità con le precedenti
amministrazioni dovrà garantire che non si parli più
del passato ma del futuro.
Il prossimo sindaco non avrà
bisogno di parlamentari in
giunta. Chi vorrà proporsi
come assessore per aiutare
Roma lascerà l’incarico nazionale.
Il prossimo sindaco non si
farà “distrarre” da altre scadenze istituzionali durante
il suo mandato.
Il prossimo sindaco sarà una
tassa in meno per i romani.
Un sindaco così sarebbe l’ideale
per una città che deve tornare a
credere nelle sue potenzialità. È
la speranza per i nostri figli (che
sono quello che abbiamo di più
importante).
Altri servizi a pag. 2
(Proposta per Roma da chi non ha avuto problemi giudiziari
con mafia capitale, ma solo con Giorgio Napolitano)
si aggiudichi lavori pubblici.
Il prossimo sindaco chiuderà i
campi rom.
Il prossimo sindaco assumerà personalmente la delega alla sicurezza: Roma non dovrà più essere
terra di conquista per i reati da
MA QUALI APERTURE…
commettere dalla delinquenza nostrana e da quella di mezzo mondo
che invade la città.
Il prossimo sindaco darà case e
servizi sociali prima agli italiani
più poveri.
Il prossimo sindaco farà pace
con vigili e dipendenti comunali
per riconciliare il Comune con i
cittadini.
Il prossimo sindaco nominerà amministratori unici in ogni azienda
o ente di competenza.
Il prossimo sindaco parlerà con
PERQUISITE ALCUNE SEDI DI CLUB PER I DIRITTI TV, MA ANCHE PER I BILANCI GONFIATI
Un altro po’ di marcio sotto il pallone
e sedi di alcune società di
calcio di serie A e B sono
state perquisite dalla Guardia di Finanza, nell’ambito di
uno dei filoni di inchiesta della
Procura di Milano sulle presunte
irregolarità nell'assegnazione
dei diritti tv del calcio.
E in queste ore è comparso anche davanti al Gip, ma senza rispondere alle domande, Andrea
Baroni, il fiscalista arrestato nei
giorni scorsi e accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro
frutto di evasione fiscale di
clienti italiani assieme ad altre
persone; per gli inquirenti il
professionista è infatti uno dei
soci della Tax and Finance , società di consulenza fiscale con
sede a Lugano e con uffici sparsi
in tutto il mondo. Tra i clienti di
questa società c’è anche la Infront Italy, una srl di Marco Bo-
L
La Merkel: “Immigrati
a casa mia? No, grazie”
ltro che svolta sul tema
dell’immigrazione: Angela
Merkel stavolta ha ammesso chiaramente che in casa
sua un immigrato proprio non
lo ospiterebbe. "Pur con tutto il
rispetto per quelli che lo fanno,
è un qualcosa che al momento
non riesco a immaginare", ha dichiarato la Cancelliera in un’in-
A
tervista alla Bild . Secondo gli
osservatori, a pesare su questa
dichiarazione sarebbero i sondaggi che vedono la Cdu, il partito
della Merkel, crollare al 38%, il
minimo storico di popolarità dalle
elezioni del settembre 2013. In
particolare, il 48% dei tedeschi
boccia la decisione della Merkel
in tema di accoglienza.
garelli, advisor della Lega Calcio
nella vendita dei diritti televisivi
delle squadre di serie A e B per
i campionati 2015/2017. E non
a caso i finanzieri hanno già
bussato alla sede milanese della
Lega Calcio con un ordine di
esibizione di documenti nel
quale si ipotizza a carico di In-
front, Bogarelli, alcuni manager
della stessa società e due di Rti
(gruppo Mediaset) i reati di turbativa d'asta e turbata libertà
degli incanti, in relazione alla
compravendita dei diritti tv. Altro
reato contestato è quello di
ostacolo all'attività degli organi
di vigilanza, soprattutto nei con-
fronti della Commissione per
la vigilanza e il controllo delle
società di calcio, riguardo presunti ‘aggiustamenti’ dei bilanci
di alcune società calcistiche al
fine di poter essere ammesse
ai campionati.
Gli inquirenti stanno ora seguendo in particolare il filone
della cosiddetta "esterovestizione" , attuata per consentire
agli utili di determinati atleti
(non solo calciatori) e società
di finire in Svizzera per una minore tassazione, “generando
così risorse finanziarie fuori dal
territorio nazionale". Ma questo
ulteriore filone di indagine, per
ammissione degli stessi inquirenti è ancora all’inizio. E magari
già nei prossimi mesi saremo
qui a raccontare del clamoroso
coinvolgimento di questo o
quell’atleta, di questa o quella
società sportiva.
2
Martedì 13 ottobre 2015
PRIMO PIANO
LE ULTIME ORE DEL SINDACO DI ROMA
Marino firma. Per dieci milioni
Prima di rassegnare ufficialmente le dimissioni, ha dato il via ad ordinanze “urgenti” per il Giubileo
La Guardia di Finanza bussa al Campidoglio per acquisire tutti i dati della carta di credito galeotta
di Robert Vignola
Q
uanto vale la firma di
Ignazio Marino? Dieci
milioni, dicono dal Campidoglio. Di ordinaria
amministrazione o poco
più: ma il fatto che il sindaco uscente
abbia ieri dato il via a opere pubbliche per un importo del genere, la dice lunga su quanto si
debbano ancora tenere gli occhi aperti sulle vicissitudini
capitoline.
La lettera di dimissioni doveva ancora terminare il suo lunghissimo percorso tra la mente di Marino e l’ufficio protocollo
del Comune, durato quattro giorni, che la penna del cittadino
portava in vigore tre ordinanze in materia di traffico, mobilità
e inquinamento atmosferico e acustico, per una spesa complessiva di circa 10 milioni di euro. Tutta roba urgente, in vista
del Giubileo, assicuravano dagli uffici comunali. Ma c’era
anche qualcosa di politico nel firmario sottoposto al chirurgo:
chiaro riferimento all’atto di costituzione di parte civile di
Roma Capitale nel procedimento penale nei confronti di
cinque imputati del procedimento penale Mafia capitale. Si
inizierà il prossimo 20 ottobre e Marino ha espresso la sua
ferma intenzione di partecipare alla prima udienza con la
fascia tricolore. Un antipasto di ciò che potrà accadere a
partire dal 5 novembre, quando
partirà il maxiprocesso di Mafia
Capitale con più di 50 imputati per
cui il Campidoglio si è costituito
parte offesa e non civile per la
mancanza di tempi tecnici dopo la
richiesta di rito immediato.
La firma più attesa dal vasto mondo
dei più critici nei suoi confronti, invece, Marino l’ha depositata solo
nel primo pomeriggio, nelle mani del presidente dell’Assemblea
Capitolina Valeria Baglio, dando il via ai canonici venti giorni
entro i quali ha teoricamente il tempo di ripensarci. E magari
di farsi sfiduciare in Consiglio dal Pd, con un bagno di sangue
a livello politico. Se invece si ridurrà a più miti consigli,
preparerà nei prossimi giorni in maniera adeguata il passaggio
delle bollenti consegne al suo successore prefettizio. Significativo
che abbia tempo fino al 2 novembre: data fortemente evocativa...
In Comune insomma sono ore di intenso lavoro. Al quale si
aggiungerà quello gentilmente ordinato dalle Fiamme Gialle,
che busseranno oggi stesso alla porta del Campidoglio. Il
nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di
piazzale Clodio è stato incaricato dalla procura di acquisire
tutto il carteggio relativo alle spese del dimissionario sindaco
con la carta di credito pubblica. Come a dire che i guai non finiscono mai, né per il Pd né per Marino. I romani si augurano
invece di aver già dato abbastanza.
LA PROTESTA
Marziani al Nazareno:
“Pd alleato del Vaticano”
ultima ridotta dei sostenitori di Ignazio Marino è a Sant’Andrea
delle Fratte. Una ventina (ad
esser generosi) di “attivisti”
con cartelli e voci, a protestare
contro quel Pd che ha pugnalato il loro Giulio Cesare asserragliato ormai da mesi a
Palazzo Senatorio. “Mafia Capitale ringrazia il Pd e il Vaticano”, è una delle tesi scritte
col pennarello su un malinconico foglio A4 da uno dei
presenti. La vena complottista
è particolarmente veemente:
“Il Vaticano detta le regole
per il nuovo sindaco di Roma.
Vaticano + Pd: di nuovo i fascisti in Campidoglio, Renzi
L’
LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI SULLA REGIONE LAZIO
Campagna piena di insidie
Zingaretti adesso teme
arla, Zingaretti. Anche di Marino
e delle prospettive (grame) future
per il Pd. Dicendo da subito che
dalla partita delle comunali si chiama
fuori. “Il 16 luglio 2012 mi ero candidato
a Sindaco di Roma, ma a settembre, di
fronte alle vicende note, il Pd e il centrosinistra mi chiesero di cambiare e
affrontare quella che fu definita un’emergenza democratica. Io condividendo quell’analisi di una situazione veramente drammatica non ci pensai due
volte e rinunciai alla candidatura, buttandomi nell’avventura regionale. Abbiamo vinto all’insegna del cambiamento e ora stiamo governando la Regione. Penso che queste scelte si fanno
una volta nella vita, io l’ho già fatta e
credo che ora sia giusto che parta un
processo di ricostruzione di una proposta di governo”. Zingaretti pensiero
non figlio di una riflessione, ma di una
risposta a domande dei giornalisti che
lo braccavano da tempo. “In questi
P
mesi sono stato poco dietro la polemica
politica, i comunicati e l’apparire perché
credo che il mio compito sia dimostrare
che una delle regioni più complicate
dal punto di vista di governo potesse
diventare un modello di buon governo
per l’Italia - ha aggiunto Zingaretti - il
contributo che io posso dare e darò al
mio campo di forze sarà questo: dimostrare che si può governare meglio
aiutando la vita dei cittadini. Questo è
e sarà il mio contributo alla fase che si
sta aprendo”. Chissà, magari basta..
Fatto sta che il governatore, di prendere
posizione sulla guerra in atto, per il
momento manco ci pensa. “Venerdì
ho parlato con Marino per esprimergli
la mia vicinanza, amicizia e solidarietà
in un momento difficile e penso che la
sua amarezza sia da comprendere
visto l’impegno di questi due anni. Nei
giorni scorsi ci sono state polemiche
ma dobbiamo ricordarci che in fondo
c’è in gioco la vita di milioni di cittadini:
il Pd dovrà essere protagonista di questa nuova fase che dev’essere di ricostruzione di una coalizione larga, basato su un progetto di governo per la
città. È importante ritrovare in fretta la
capacità di incontrarsi, pensare e discutere collettivamente: non se ne può
più di avere tanti gruppi, è tempo di
ritrovare una dimensione collettiva.
Dobbiamo far parlare Roma, a partire
dai presidenti di Municipi che sono i
depositari e custodi di rapporti di
massa profondi con la città, ma anche
i consiglieri, i deputati, gli assessori:
tutti in campo senza egoismi”. Magari
non dalla stessa parte: è ciò che Zingaretti teme, una campagna elettorale
col centrosinistra diviso da steccati
che minacciano di farsi sentire anche
sulla sua maggioranza. “Ora ci sono
le primarie, ne penso molto bene
come scelta di coinvolgimento dei cittadini. Dev’essere chiaro che questo
è il tempo della responsabilità”, dice
infatti, e non a caso, il presidente del
Lazio. “Con umiltà e coraggio dobbiamo rimboccarci le maniche - ha
aggiunto - e mettere in campo delle
idee per vincere ancora”. O quanto
meno per non perdere pure la Regione.
Vero, Zingaretti?
il nuovo duce”, issa un analogo foglio una signora, ma
tradisce la stessa grafia. Su
un terzo cartello, stampato
almeno al computer, un più
arcadico “Marino, Roma onesta vuole te”. Vorrebbero parlare con alcuni dirigenti del
partito che accusano di tradimento, ma figuriamoci se accade. È anche vero che è la
qualità di quanto dicono a intimorire il Pd, più della quantità di quelli che vociano là
sotto: “Ora il sindaco deve
presentare una lista civica”.
Sarebbe una campagna elettorale davvero difficile, con
un “marziano” dal quale doR. V.
versi difendere.
LO SCENARIO
Ex assessori e commissari?
Tramonta l’ipotesi Sabella
vviso ai naviganti: il commissario non può essere una
figura politica. E chi aveva
identificato la possibile promozione
sul campo di Alfonso Sabella all’uopo, secondo gli ultimi spifferi
andrà deluso. Davanti alla levata di
scudi che si è verificata nello scenario politico non solo romano,
ma anche nazionale, l’ipotesi pare
destinata ad un veloce tramonto.
Né l’assessore uscente alla legalità,
né altri suoi colleghi avranno infatti
la possibilità di far da pontieri tra
l’amministrazione di cui hanno fatto
parte e quella che verrà. I maldestri
richiami ad una non meglio precisata
esigenza di continuità hanno sbattuto contro evidenti ragioni di buon
senso, in un’Italia che si ritrova già
un premier catapultato a Palazzo
Chigi con la scusa di aver vinto le
primarie del suo partito. Il Pd sarebbe quindi pronto a cedere ad
una figura esclusivamente tecnica,
volendo tuttavia giocarsi fino in
fondo le carte dell’altro fronte aperto
A
IL RETROSCENA
Uscente ma querelante: pronta denuncia a Liguori
per la delicata fase di commissariamento: la decisione sulla data
delle elezioni. Qui, giocando su una
“straordinarietà” del momento dovuta alla concomitanza con l’Anno
Santo, si sta invece seriamente
pensando (con tanto di pressing
in atto sui funzionari del Viminale)
a derogare sulla legge e rimandare
l’appuntamento con le urne dei romani al 2017. Una forzatura sulla
quale le opposizioni stanno facendo
muro, ma che potrebbe essere il
vero asso nella manica che il centro-sinistra sarebbe pronto a calare,
nel disperato tentativo di allungare
i tempi per il complesso intervento
di… imenoplastica necessario a
ripresentarsi con qualche chance
R. V.
al giudizio degli elettori.
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Direttore responsabile
Francesco Storace
Amministratore
Roberto Buonasorte
Capo Redattore
Igor Traboni
romette guai a Renzi e al Pd, ma ai
giornalisti le denunce le manda subito. Ignazio Marino ha pure utilizzato
il suo ufficio stampa per dare notizia della
querela per diffamazione contro il giornalista Paolo Liguori, direttore editoriale
New media Mediaset, che sarà presentata
nei prossimi giorni.
Il motivo? Il noto giornalista ha pubblicamente sostenuto, durante la puntata del 6
ottobre 2015 del programma di La7, “L’aria
Che Tira”, che l’elezione di Marino sarebbe
dipesa da voti procacciati dalla famiglia
Casamonica e da Salvatore Buzzi, implicati
in processi di mafia. Liguori, secondo il
P
Campidoglio, in diretta tv avrebbe in particolare detto che “il sindaco Ignazio Marino
è stato eletto da una lobby del Pd composta
da indagati, che aveva tra i raccoglitori di
voti Casamonica e Buzzi”.
Sicuro che non sia vero, l’ufficio stampa
sostiene quindi che “davanti a bugie talmente gravi ed offensive, il sindaco ha
deciso di sporgere querela per diffamazione, di chiedere in sede civile i danni e
di devolvere l’eventuale risarcimento alla
città”. Attraverso la carta di credito?
Chissà. Certamente per la velina redatta
dagli uscenti dal Campidoglio “si tratta
infatti di invenzioni gratuite, gravissime e
offensive. Buzzi e i Casamonica sono stati
parte integrante di quel sistema criminale
e corruttivo che durante la precedente
amministrazione, come ha più volte ribadito
il sindaco, aveva raggiunto anche posizioni
apicali del Campidoglio”. Ma anche qui,
come noto, si sostiene una linea oggetto
di uerela da parte proprio dell’ex sindaco
Alemanno…
“L’attuale amministrazione del sindaco
Marino ha spazzato quei veleni che ammorbavano l’aria della città – sostengono
ancora con ampia convinzione – e che
continuano forse a essere sparsi in certe
R. V.
trasmissioni televisive”.
Società editrice
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n° 286 del 19-10-2012
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Martedì 13 ottobre 2015
ATTUALITA’
RESPINTA LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PER IL PADRE DEL PREMIER, INDAGATO PER BANCAROTTA
Il gip: nuove indagini su babbo Renzi
Nella società al centro dell’inchiesta lavorò - dopo esserne stato amministratore anche Matteo, fin quando venne eletto presidente della Provincia di Firenze
RESTANO LE DIVISIONI SUL DDL CIRINNÀ
Unioni civili: fumata nera
Nessun accordo tra Pd e Ncd
l vertice di ieri sera tra Renzi e Alfano
sulle unioni civili si è rivelato un
buco nell’acqua, che dunque potrebbe
anche avere delle conseguenze sulla
tenuta dell’alleanza Pd-Ncd anche se
soprattutto gli alfaniani paiono assai
restii dall’abbandonare la scialuppa governativa.
"Restano differenze di merito sul provvedimento e non c’è accordo sui tempi”,
ha detto in particolare il ministro dell''Interno Angelino Alfano, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi sul
ddl sulle unioni civili. La riunione è
durata più di due ore e al tavolo hanno
preso parte anche i capigruppo al
Senato di Pd e Ap, Luigi Zanda e Renato
Schifani.
"Il tema delle adozioni ci divide molto.
Il testo Cirinnà 2 va anche meno bene
del precedente", ha detto ancora Angelino Alfano, al termine dell'incontro,
per poi aggiungere: "Noi temiamo che
con norme scritte in modo ambiguo
la magistratura possa dare avvio alla
adottabilità da parte di genitori dello
I
iente archiviazione per
Tiziano Renzi, padre del
premier e segretario Pd
Matteo, indagato per
bancarotta fraudolenta:
il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Genova,
Roberta Bossi, ha infatti disposto
un supplemento di indagini, respingendo dunque la richiesta di
archiviazione formulata nelle settimane scorse dal pubblico ministero Marco Airoldi.
Tiziano Renzi è indagato per bancarotta nel procedimento per il
fallimento della Chil post. Le nuove
indagini cercheranno di acclarare
i rapporti contrattuali intercorsi tra
il gruppo Tnt e le società Chil Post
N
srl e Chil promozioni srl”.
Per il gip Bossi “le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione
cui è pervenuta la pubblica accusa
(la richiesta di archiviazione, ndr)
Per questo si rende necessario un
supplemento di indagine
Per il difensore di Renzi senior,
l’avvocato Federico Bagattini, invece, “si tratta di accertamenti che
non daranno sorprese, essendo
tutto documentabile e privo di ogni
rilievo di carattere penale”.
Ricordiamo che la Chil post era
una società di marketing e promozione con sede a Genova (da
qui la competenza della Procura
del capoluogo ligure), dichiarata
fallita il 7 febbraio 2013, all’incirca
tre anni dopo il passaggio di proprietà da Tiziano Renzi ad Antonello
Gambelli e Mariano Massone. Per
il pm Marco Airoldi, in parte però
ora contraddetto dal Gip, non sarebbe però emerso alcun elemento
per far ritenere che Renzi avesse
avuto una ‘regia’ anche dopo la
cessione, nonostante i dubbi sui
suoi datati rapporti d’affari con
Massone.
Il padre dell’ex sindaco di Firenze
era stato chiamato in ballo per la
bancarotta fraudolenta da 1,3 milioni di euro a seguito del fallimento
della Chil. Il curatore fallimentare
aveva ravvisato alcuni passaggi
sospetti nella cessione di rami
d’azienda ‘sani’ alla Eventi Sei, società intestata alla moglie di Tiziano
Renzi, Laura Bovoli, per poco più
di 3000 euro, cifra non ritenuta
congrua.
Va anche detto che prima della
cessione della società, Matteo Renzi, insieme alle sorelle, ne era stato
amministratore, e che dal 1999 al
stesso sesso".
A questo punto sarà la capigruppo di
giovedì a calendarizzare il prosieguo
dei lavori ma, visto che l’accordo non è
stato raggiunto, pare scontato che tutto
possa slittare ai primi del nuovo anno.
E a quel punto bisognerà vedere se i
grillini, che finora appoggiano il Cirinnà
senza se e senza ma, saranno ancora
disposti a dar man forte al Pd.
2004 era stato anche dipendente
della stessa Chil spa. E quando
Matteo Renzi venne eletto presidente della Provincia di Firenze
(proprio nel 2004), aveva avuto il
‘distacco’ dall’azienda dopo averne
ceduto il 40% delle quote, continuando a percepire i contributi lavorativi per circa nove anni.
IL VATICANISTA SANDRO MAGISTER DIFFONDE LA LETTERA, POI SMENTITA DA 4 DEI POSSIBILI FIRMATARI
Tredici cardinali scrivono al Papa:
“Sinodo predeterminato”. Ma è giallo
n nuovo giallo attraversa
le stanze vaticane e più
precisamente le aule
dove è in corso il sinodo per la
famiglia, dopo che il giornalista
Sandro Magister, vaticanista
dell’Espresso ‘sospeso’ nel giugno scorso dopo che il settimanale per cui lavora aveva
pubblicato con tre giorni di
anticipo l’enciclica papale violando l’embargo, ha dato notizia
sul suo blog (pubblicandone
il testo prima in inglese e quindi
tradotto in italiano) di una lettera
firmata da 13 cardinali, tutti padri sinodali. Una lettera che sarebbe stata consegnata a Papa
Francesco già il 5 ottobre scorso, direttamente dal cardinale
George Pell. "Nella lettera, concisa e chiarissima - scrive Sandro Magister - i 13 cardinali
sottoponevano all'attenzione
del papa le serie 'preoccupazioni' loro e di altri padri sinodali
circa le procedure del sinodo,
a loro giudizio 'configurate per
U
facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni
controverse', e riguardo all' 'Instrumentum laboris', ritenuto
inadeguato come testo guida
e fondamento di un documento
finale".
A firmare la lettera sarebbero
stati: Carlo Caffarra,
arcivescovo di Bologna; Thomas C. Collins, arcivescovo di
Toronto, Canada;Timothy M. Dolan, arcivescovo di New
York; Willem J. Eijk,
arcivescovo olandese
di Utrecht; Péter Erdö,
ungherese, arcivescovo di Esztergom-Budapest, relatore generale del Sinodo;
Gerhard L. Müller,
Prefetto della Congregazione per la
dottrina della fede;
Wilfrid Fox Napier,
arcivescovo di Durban, in Sudafrica, presidente
delegato del Sinodo; George
Pell, Prefetto della Segreteria
per l'economia; Mauro Piacenza, Italia, Penitenziere maggiore;
Robert Sarah, Prefetto della
Congregazione per il culto divino; Angelo Scola, arcivescovo
di Milano; Jorge L. Urosa Savino,
arcivescovo di Caracas; André
Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi
e presidente delegato del Sinodo.
Altrettanto puntuali sono però
iniziate ad arrivare le smentite,
ad iniziare da quella dell'arcivescovo di Milano Angelo Scola, se vogliamo il calibro più
‘pesante’ nel lotto dei tredici,
indicato da molti anche come
il nome che la ‘pattuglia’ degli
italiani avrebbe cercato di contrapporre a quello di Bergoglio
nell’ultimo conclave. Anche
l'arcivescovo di Parigi André
Vingt-Trois e il Penitenziere
maggiore, Mauro Piacenza,
hanno poi fatto sapere di non
aver firmato e di non essere
stati neppure invitati a farlo.
Così come ha smentito anche
il cardinale Péter Erdö, relatore
generale del Sinodo. Ma il
giallo, l’ennesimo all’ombra
del Cupolone, sembra solo alIgor Traboni
l’inizio.
PADRE DALL’OGLIO PORTATO VIA DUE ANNI FA
Libero sacerdote siriano
rapito lo scorso maggio
Ma del gesuita italiano nessuna notizia
onfermata la liberazione
di padre Jacques Mourad, sacerdote siro-cattolico, dopo una prigionia di
cinque mesi in Siria, che ieri
sera ha anche rilasciato una
drammatica intervista a
Tv2000. Ancora nessuna notizia
invece di padre Paolo Dall’Oglio,
il gesuita italiano rapito da oltre
due anni nella stessa area, ora
roccaforte dello Stato islamico,
e amido dello stesso Mourad.
A pare qualche sporadica indiscrezione, senza conferme,
di padre Dall’Oglio in pratica
non si hanno notizie certe da
quel 29 luglio del 2013, giorno
del rapimento: un altro buco
nell’acqua per la credibilità internazionale dell’Italia, che finora è riuscita a liberare connazionali ostaggi solo a suon
di milioni di dollari. Anche
padre Mourad avrebbe detto
C
di non sapere nulla delle condizioni del gesuita italiano e di
dove possa trovarsi.
Nel corso dell’intervista a
Tv2000, padre Mourad ha detto
tra l’altro: "Quasi tutti i giorni
c'era qualcuno che entrava
nella mia prigione e mi domandava: chi siete? Io rispondevo: sono nazareno, cioè cristiano. Allora sei un infedele,
gridavano. E visto che sei un
infedele se non ti converti ti
sgozzeremo con un coltello.
Ma io non ho mai firmato l'atto
di abiura del cristianesimo".
4
Martedì 13 ottobre 2015
ATTUALITA’
SONO OLTRE NOVE MILIONI QUELLI A RISCHIO, A DECINE DI MIGLIAIA NEGLI ULTIMI MESI
Gli italiani poveri aumentano ogni giorno
Impietoso lo studio di Unimpresa anche sulla crisi dei lavoratori, altro che Jobs act
DALLA TOSCANA ALLA SICILIA CONCESSIONI PER 50 ANNI
E per far cassa lo Stato
adesso “affitta” undici fari!
ono stati pubblicati ieri sulla Gazzetta ufficiale i bandi di gara per
la concessione da 6 a 50 anni di
11 fari di proprietà della Stato, di cui 7
in gestione all'Agenzia del Demanio e 4
al Ministero della Difesa. I bandi sono
disponibili su www.agenziademanio e
www.difesaservizi.it per la durata di 3
mesi, fino al 12 gennaio 2016. Si tratta
di fari situati lungo le coste di Sicilia,
Calabria, Campania, Puglia e Toscana.
Per partecipare alla gara, sarà necessario
presentare la documentazione amministrativa, la proposta progettuale e l'offerta
economica libera. I fari potranno accogliere iniziative ed eventi di tipo culturale,
sociale, sportivo e per la scoperta del
territorio insieme ad attività turistiche,
ricettive, ristorative, ricreative, didattiche
e promozionali. Criterio di valutazione
sarà l'offerta "economicamente più vantaggiosa", la data della proposta progettuale, valutata con punteggio pari al
60%, e la proposta economica, a cui
può essere assegnato un punteggio
massimo pari al 40%.
La valutazione della proposta progettuale
terrà conto, invece, di elementi qualitativi:
soluzioni di recupero del faro, manu-
S
ono oltre nove milioni di
italiani sono a rischio povertà. Il disagio sociale –
nonostante le promesse e
le comparsate un giorno
sì e l’altro pure in qualche trasmissione televisiva da parte di Matteo
Renzi e del suo fido scudiero il ministro Padoan - non accenna a diminuire; ma al contrario, vede ampliarsi la tristissima ‘platea’: da giugno 2014 a giugno 2015 altre 30mila
persone sono entrate nel bacino
dei deboli in Italia. Complessivamente si tratta di 9 milioni e 246mila
persone in difficoltà, così come calcolato dal Centro Studi di Unim-
S
presa sulla base dei dati Istat. Si
tratta dell’ennesima analisi statistica,
basata su dati reali, che dunque
inchioda l’Italia con le spalle al
muro della povertà.
Ai disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente
deboli. Agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare i contratti di lavoro a tempo
determinato, part time (740mila
persone) a orario pieno (1,66 milioni), i lavoratori autonomi part
time (802mila), i collaboratori
(349mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni).
Persone occupate, "ma con prospettive incerte circa la stabilità
dell'impiego o con retribuzioni contenute", che ammontano complessivamente a 6,1 milioni di unità.
''Il deterioramento del mercato del
lavoro non ha come conseguenza
la sola espulsione degli occupati,
ma anche la mancata stabilizzazione
dei lavoratori precari e il crescere
dei contratti atipici. Una situazione
solo parzialmente migliorata dalle
agevolazioni offerte dal Jobs Act.
Di qui l'estendersi del bacino dei
'deboli'", si sottolinea nella nota di
Unimpresa diffusa a margine di
questo studio
"Alle famiglie e alle imprese finora
- commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - sono arrivati pochi fondi e mal distribuiti.
Nella settimana decisiva della legge
di stabilità offriamo al governo, ai
partiti e alle istituzioni, i numeri e
gli argomenti su cui ragionare per
capire quanto sono profonde la
tenzione, fruibilità pubblica, contributo
allo sviluppo locale sostenibile e la possibilità di creare un network tra più
strutture, attraverso una rete di servizi
e attività condivise. Nell'ambito della
procedure di gara c'è comunque la possibilità di effettuare sopralluoghi presso
i fari entro il 16 dicembre 2015. Per
non comprare a… scatola chiusa.
crisi e la recessione nel nostro Paese: il 2015 si chiuderà con una crescita del Pil, ma c'è ancora molto
da fare e la ripresa deve essere
più consistente".
Insomma: numeri, analisi e valutazioni impietosi. Altro che la solita
ripresa vagheggiata da questo e
dagli ultimi governi…
IL SINDACATO INSEGNANTI: COLPA DELL’ENFASI PROPAGANDISTICA DEL PREMIER RENZI
I presidi nuovi “padroni del vapore”
Problemi anche all’Università per i “soliti” test d’ingresso alla facoltà di Medicina
ltre alle croniche difficoltà tra orari ridotti,
classi numerose e girandola di supplenti, quest'anno l’inizio della scuola deve
anche scontare i primi effetti
negativi della legge 107/2015,
quella della cosiddetta ‘buona
scuola’. Così Rino Di Meglio,
coordinatore nazionale della
Gilda degli Insegnanti, commenta le numerose segnalazioni, che pervengono al sindacato dalle scuole di tutta
Italia, riguardanti i maggiori
poteri concessi ai dirigenti
scolastici dalla ‘buona scuola’.
"Alcuni presidi, approfittando
della confusione creata dall'attuazione della riforma, si
arrogano poteri non contemplati dalla normativa in vigore,
esigendo il recupero delle
ore non previste dal Piano
annuale delle attività, pretendendo di nominare le figure
strumentali e i membri del
comitato di valutazione. Bisogna ricordare - aggiunge
Di Meglio - che la legge
O
107/2015 non interviene sui
poteri del Collegio dei docenti e sull'orario di servizio
degli insegnanti che pertanto
rimangono quelli stabiliti dal
Testo unico del 1994 e dal
contratto nazionale. Infatti il
dirigente scolastico, come
ricordano anche recenti sentenze, deve operare nel rispetto degli organi collegiali,
cioè Collegio docenti e Consiglio d''Istituto, i cui poteri
sulla didattica e sulla elezione
delle funzioni strumentali e
dei membri del comitato di
valutazione sono garantiti
dalle norme in vigore. Ciononostante, alcuni dirigenti
scolastici, forti della grande
enfasi propagandistica data
dal presidente del Consiglio
e dal ministro dell'Istruzione
ai loro maggiori poteri, si
stanno comportando come
i nuovi ''padroni del vapore''
e stanno creando nelle scuole un clima di tensione che conclude il coordinatore della Gilda - non porta certo a
migliorare la qualità dell'insegnamento".
Altri problemi anche per
l’università ed in particolare
per quanto riguarda i test di
accesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria: "Fogli
macchiati, candidati che consegnano il compito con mezz’ora di ritardo, anonimato
non garantito". Sono solo alcune delle irregolarità che
si sarebbero verificate durante i test d'ingresso e denunciati da Consulcesi, una
società specializzata nella
tutela legale dei camici bianchi. I primi ricorsi sono già
stati lanciati ed è probabile
che i tribunali decretino l'ammissione in facoltà di tutti i
candidati esclusi che avranno
intentato l’azione. Il rettore
della Sapienza, Eugenio
Gaudio, ha di recente dichiarato in un'intervista che
"programmare l'ingresso a
Medicina è indispensabile,
ma le modalità dei test sono
da rivedere".
MA LA SCORTA ALLONTANA L’INVIATO DI STRISCIA
Tapiro d’oro alla Giannini:
“Scuole senza carta igienica”
l ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini è stata (vanamente), inseguita a Ferrara da
Valerio Staffelli, il noto inviato di
''Striscia la notizia'' che voleva
consegnare alla signora il Tapiro
d’oro.
Dopo le contestazioni di insegnanti
e sindacati quasi un mese fa alla
festa del Pd ferrarese, il ministro
è tornato nella città cara agli estensi
(ma non ai ministri dell’Istruzione…) per la firma dell'accordo
per la valorizzazione delle aree e
degli immobili pubblici di eccellenza
della città di Ferrara , addirittura
insieme ad latri due ministri, quello
alla Cultura, Dario Franceschini e
quello alla Difesa, Roberta Pinotti.
A Ferrara c’era… in agguato, però,
I
anche Staffelli con il suo Tapiro.
Alla fine dell'incontro Staffelli si è
fatto avanti ed è corso dietro al
ministro ex montiano, ora con il
Pd, tentando di darle la statuetta,
senza però riuscirci. L’inviato di
Striscia è stato infatti bloccato dalle
forze dell'ordine e
ha potuto solo gridare all’indirizzo
del ministro: "Nelle
scuole manca anche la carta igienica e i genitori
fanno le raccolte.
Si faccia un esame
di coscienza, quello che ha dato
come ministero
sono soltanto briciole di fronte a
problemi gravi".
Ma la signora ministro era già lontana, super scortata. Come lontana
è anche e soprattutto dai problemi
reali della scuola italiana.
5
Martedì 13 ottobre 2015
ESTERI
TURCHIA: SALE IL NUMERO DELLE VITTIME
Strage di Ankara: sono stati due kamikaze
Secondo il governo, dietro l’attacco di sabato c’è l’Isis. E intanto si prosegue nei bombardamenti sul Pkk
di Cristina Di Giorgi
opo l’attacco sanguinario
di sabato 10 ottobre, in
cui in seguito a due esplosioni nei pressi della stazione dei treni di Ankara
hanno perso la vita 128 persone (e
più di 500 sono rimaste ferite, di cui
quasi 70 in modo grave), le autorità
turche vanno avanti nelle indagini.
Ieri mattina il governo, mediante
una comunicazione ufficiale, ha fatto
sapere che “proseguono i tentativi
di identificazione dei corpi di due
terroristi, entrambi uomini, che sono
sicuramente attentatori suicidi”. Stando a quanto si apprende, secondo
fonti interne alla sicurezza turca “i
segnali raccolti indicano che l’attacco
è una copia di quello di Suruc” del
20 luglio, in cui un kamikaze del
Califfato uccise 33 filo curdi. Isis
come primo sospettato dunque,
come ha sottolineato anche il premier
turco Davutoglu parlando ai media
nazionali.
Ma non solo: in assenza di rivendicazioni, oltre a quella dell’Isis ci
sono anche altre piste. Tra esse
quella dei servizi segreti deviati, di
formazioni di estrema sinistra e del
Pkk. Ed è molto probabilmente anche per questo che l’aviazione turca
ha lanciato, nelle scorse ore, una
serie di raid aerei nel sudest della
Turchia e a nord dell’Iraq, zone in
cui è molto diffusa la presenza di
militanti del Partito dei lavoratori
D
del Kurdistan. E questo nonostante
il cessate il fuoco (respinto dal governo di Ankara) annunciato dal Pkk
proprio sabato. Oltretutto la strage
del 10 ottobre – la più grave in assoluto della storia della Turchia – è
stata compiuta proprio mentre nella
capitale si stavano radunando manifestanti delle opposizioni che sfilavano “per la pace”, chiedendo al
governo di fermare i bombardamenti
e tornare al tavolo dei negoziati con
IL LANCIO È AVVENUTO A POCHE ORE DAL VOTO DELL’ACCORDO SUL NUCLEARE
Iran: testato nuovo missile
a lungo raggio
Il ministro della Difesa: “Non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno”
Iran ha testato “con successo”
un nuovo missile balistico. La
notizia del lancio, avvenuto
nella giornata di domenica, è stata data
dall’agenzia di stampa Irna e rilanciata
in seguito dalla Cnn. Si tratta, stando a
quanto riferito da fonti interne al ministero della Difesa di Teheran, di un
arma terra-terra a lungo raggio, che
può essere “guidato con precisione
fino all’obiettivo”.
E se alcuni esperti hanno ipotizzato
che tale test abbia i qualche modo violato l’accordo firmato a luglio (sul programma nucleare iraniano) tra Teheran
e i rappresentanti delle potenze mondiali, il commento in proposito del ministro della Difesa iraniano Hossein
Dehgan: “Sui nostri programmi di difesa
non chiediamo il permesso a nessuno”.
L’episodio, che rischia di provocare più
di qualche discussione, arriva a poche
ore dall’approvazione, da parte del
Parlamento iraniano, delle linee guida
dell’accordo di Vienna. Che, secondo
alcune interpretazioni, ha disposto restrizioni all’ambizioso programma iraniano, con conseguente divieto di “sviluppare missili adibiti al trasposto di
testate nucleari”.
Secondo il Centro Studi internazionali
e strategici di Washington il nuovo
missile “Emad” sarebbe una versione
aggiornata di un modello già in uso,
L’
il Pkk. Interrotti subito dopo l’attentato
di Suruc, che aveva precipitato nuovamente la Turchia nel caos ponendo
fine ad una tregua che durava dal
2013.
Nel frattempo migliaia di persone
DAL MONDO
RUSSIA: PREPARAVANO
ATTENTATO, DIECI ARRESTI
Le forze dell’ordine di Mosca hanno
arrestato dieci persone (in gran parte
cittadini dell’Asia centrale) in quanto
sospettate di preparare un attacco
terroristico nella capitale russa. Nel
corso dell’operazione sono stati sequestrati circa cinque chili di tritolo
che, secondo fonti interne alla polizia,
sarebbe dello stesso tipo di quello
utilizzato nel recente, devastante attentato di Ankara.
Stando a quanto riportato dalla stampa locale, l’obiettivo probabilmente
era la metro o un aeroporto di Mosca.
Durante il blitz, sono state evacuate
oltre cento persone che risiedevano
nel palazzo in cui sono stati effettuati
gli arresti. Interrotta anche l’erogazione del gas.
UK, INCHIESTA DENUNCIA:
RIPRENDE LA CACCIA ALLE STREGHE
La Metropolitan Police inglese ha
diffuso un rapporto in cui, stando ai
dati statistici relativi a reati specifici,
in Gran Bretagna negli ultimi anni
sono almeno raddoppiati i crimini
censiti dalla polizia legati a riti contro
donne e bambine bollate come “streghe” o a esorcismi di tradizione
tribale contro fantomatici “spiriti maligni”.
In totale, stando alle cifre diffuse
dalla Met, si contano 60 crimini del
genere dall’inizio del 2015 contro i
23 dell’intero 2013 e i 46 del 2014.
definibile secondo la classifica internazionale come “missile a medio raggio”. Che però sarebbe in grado di
raggiungere, visto che ha una gittata
massima fino a 2000km, obiettivi in
Arabia Saudita, Israele, Turchia e altri.
E’ dunque di tutta evidenza che, seppure
Europa e Usa non siano direttamente
minacciati, la questione resta comunque
un problema di notevole portata. CdG
si sono riunite, ad Ankara e in altre
città del Paese, per ricordare le vittime. E manifestare, al contempo,
“un chiaro senso di rabbia nei confronti del governo”, ritenuto responsabile dell’attacco. Nel corso delle
varie manifestazioni, sono stati registrati diversi momenti di tensione
tra la gente in piazza e la polizia.
Dal canto suo il governo ha definito
l’attentato un “attacco alla pace e
alla democrazia in Turchia” ed ha
convocato una riunione di emergenza sulla sicurezza. Messaggi di
cordoglio sono arrivati da tutto il
mondo e nel Paese sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale
in memoria delle vittime. Nelle prossime ore, con lo slogan “Fermiamo
la vita”, centinaia di migliaia di turchi
si asterranno dalle loro attività quotidiane in segno di solidarietà con
le famiglie delle vittime della strage
e per partecipare alle manifestazioni
organizzate in tutto il Paese. Drappi
neri saranno esposti in case, luoghi
di lavoro e auto.
Altissimo il rischio che la situazione
si aggravi ulteriormente: a poche
settimane dalle elezioni del 1 novembre, l’intero Paese potrebbe
dunque diventare preda del caos.
Tra l’altro, proprio in tema di elezioni,
i sondaggi rivelano un calo di consensi del partito di Erdogan, che
non avrebbe più la maggioranza assoluta. E questo proprio a causa dell’ingresso in Parlamento del partito
filocurdo.
MESSICO: PUBBLICATI DOCUMENTI
SUGLI STUDENTI SCOMPARSI
Il procuratore generale messicano
Arely Gomez Gonzalez ha reso di-
sponibili i file relativi alle indagini
sulla scomparsa, lo scorso anno,
dei 43 studenti ad Iguala. In precedenza lo stesso magistrato aveva
consentito ai giornalisti l’accesso al
documento cartaceo.
La pubblicazione online del file deriva
probabilmente anche dalla volontà
dell’Istituto nazionale messicano della
trasparenza, che ha fatto pressioni
per il rilascio del documento.
“I parenti delle vittime - scrive i proposito l’Internazionale - non credono
alla versione del governo secondo
la quale i ragazzi sarebbero stati sequestrati da alcuni poliziotti e consegnati a un gruppo di trafficanti
locali chiamato Guerreros unidos,
che li avrebbero uccisi e cremati”.
Secondo loro il governo ha fornito
una versione dei fatti non verosimile,
per mascherare la vasta presenza di
polizia federale ed esercito nella zona
al momento dei rapimenti.
CAMERUN:
STRAGE AL MERCATO,
NOVE MORTI
Nove morti e quasi trenta feriti: è
questo il bilancio dell’attentato compiuto nel mercato di generi alimentari
di un villaggio del nord del Camerun.
La strage è stata compiuta da due
ragazzine imbottite di tritolo, che secondo le autorità di Yaoundè sarebbero legate agli integralisti islamici
nigeriani di Boko Haram.
Nelle scorse ore - ricorda l’Ansa cinque kamikaze, tra cui due giovani
donne, si erano fatti esplodere contemporaneamente in un villaggio del
vicino Ciad, in cui migliaia di civili
nigeriani si sono rifugiati per sfuggire
alle razzie del gruppo islamico.
6
Martedì 13 ottobre 2015
ESTERI
SLOVENIA, IL PARLAMENTO VARA UNA NORMATIVA SUGLI INDENNIZZI
Approvata la “Legge dei Torti”
Tra i beneficiari anche migliaia di italiani. Le associazioni degli esuli a disposizione per consulenza e informazioni
NUOVI EQUILIBRI MONDIALI
La rivincita dell’Orso bianco
Rapoza (Forbes): “Piaccia o meno ai leader
occidentali, la Russia deve essere presa sul serio”
piuttosto evidente che quanto è
accaduto (e sta ancora accadendo)
in Ucraina e Siria, costituisce per
tutto il mondo – in particolare per l’Occidente – che non si possono fare i
conti senza la Russia: sanzioni, embarghi
e azioni di vario tipo non sono infatti
state in grado di mettere all’angolo
Mosca. Anzi, tutt’altro. Dopo mesi di attacchi da ogni parte, che sembravano
aver in qualche modo “ferito” l’Orso
Bianco del Cremlino, oggi sembra invece
che la Russia sia più forte ed ascoltata
che mai. La grande capacità diplomatica
dimostrata nella questione ucraina e
l’entrata “a gamba tesa” in Siria contro
l’Isis al fianco di Assad hanno infatti
messo in seria difficoltà tutti coloro che
volevano emarginare Mosca e limitarne
influenza e potere.
Piuttosto eloquenti, in proposito, le
parole dell’editorialista della rivista “Forbes” Kenneth Rapoza: “Il successo di
Vladimir Putin in Siria ha ricordato all'Occidente la necessità di tener conto
della posizione di Mosca. Piaccia o meno
È
di Cristina Di Giorgi
stata approvata, in Slovenia, la cosiddetta “Legge
dei Torti”, il cui disposto
normativo prevede la
possibilità di ottenere indennizzi e risarcimenti per tutti
coloro che hanno subito espropri,
violenze e persecuzioni dalla fine
della Seconda guerra mondiale
fino alla secessione di Lubiana
dalla Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia
“Tra i beneficiari – scrive Sarah Salzano su Triesteprima.it – rientra
pertanto una significativa quota di
esuli istriani e giuliani”. Per presentare la domanda alle competenti
autorità, i nostri connazionali po-
È
tranno avvalersi della consulenza
di esperti messi a disposizione dall’Associazione Nazionale Venezia
Giulia e Dalmazia e dall’Associazione delle Comunità Istriane. Sono
già circa 2000 le persone che, a tal
fine, hanno chiesto informazioni alle
due associazioni, che fino ad ora
hanno presentato al Ministero della
Giustizia sloveno circa 130 domande.
Ed altre 800 sono le pratiche in lavorazione, in attesa di essere completate con la necessaria documentazione.
Questi dati sono stati esposti e commentati nel corso di un’affollata conferenza stampa tenutasi lo scorso
10 ottobre a Trieste, nella quale
sono intervenuti il presidente nazionale e del Comitato di Trieste
dell’ANVGD Renzo Codarin, Ma-
nuele Braico (presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane) e
la consulente Federica Cocolo. Che
hanno inoltre confermato il servizio
di consulenza messo a disposizione
degli interessati nelle sedi di Trieste
e Gorizia. I potenziali beneficiari
sono però sparpagliati in tutto il
territorio nazionale: per questo motivo le informazioni necessarie sono
state inserite anche nel sito internet
dell’Anvgd, nel quale sono indicati
anche i recapiti ai quali è possibile
rivolgersi. Inoltre, al fine di raggiungere anche gli esuli residenti nel
resto del mondo (richieste di informazioni sono già arrivate da Francia
e Australia), le due sigle associative
hanno fatto sapere che si coordineranno con la rete dell’associazione
Giuliani nel Mondo.
“Dopo le incertezze che avevano
accompagnato le prime notizie in
merito – ha detto il presidente nazionale di Anvgd – ora finalmente
si è avviato l’iter per accedere agli
indennizzi, alcuni dei quali sono
già stati liquidati. Raccogliere la
documentazione e le testimonianze
delle persone interessate ci ha
inoltre consentito di reperire nuove
ai leader occidentali, la Russia deve
essere presa sul serio”. Secondo il giornalista americano, la situazione iniziale
si è infatti rovesciata da quando il presidente Vladimir Putin è riuscito ad ottenere
enormi successi, soprattutto in politica
estera. Fatto questo che potrebbe portare
sia alla revoca delle sanzioni nei confronti
di Mosca, sia ad un cambio di egemonia
nello scenario del Mediterraneo. “O l'Occidente ascolterà la Russia – ha scritto
Rapoza - oppure Mosca inizierà ad ignorarlo e fare quello che vuole. E' quello
che è successo con l'operazione militare
russa in Siria”. E anche, recentemente,
per quanto riguarda l’Ucraina: Francia e
Germania sembrano infatti aver virato
verso posizioni più morbide ed inclini
ad ascoltare la Russia (come dimostrano
l’insistere sulla piena attuazione degli
accordi di Minsk2 e sullo svolgimento
delle elezioni in Donbass).
L’Occidente tutto dunque, Stati Uniti
compresi, dovranno rassegnarsi a tenere
sempre più in considerazione la Russia
Tatiana Ovidi
e il suo leader.
pagine di storia riguardanti le violenze ed i soprusi patiti da tanti
nostri connazionali a guerra finita.
Concluse le trafile burocratiche –
aggiunge Codarin - molte di queste
vicende entreranno a far parte di
una pubblicazione che contribuirà
ad arricchire le fonti necessarie a
ricostruire la tragica vicenda del
confine orientale italiano”.
ELEZIONI IN BIELORUSSIA
Plebiscito per Lukashenko, riconfermato presidente
Subito in piazza l’opposizione, che denuncia irregolarità e brogli. Atteso il rapporto Osce sulla regolarità del voto
leksandr Lukashenko,
come da previsioni, ha
stravinto le elezioni e
ha quindi conquistato il quinto
mandato consecutivo. Secondo i dati ufficiali diffusi dalla
Commissione elettorale, il
presidente uscente ha ottenuto l’83,5% delle preferenze,
con un’affluenza di più
dell’86% degli aventi diritto.
Gli altri candidati sono tutti
sotto il 5%: 4,42% per Tatiana
Korotkevich, attivista del movimento di opposizione “Dì
la verità”; 3.32% per il leader
del partito liberal-democratico Serghie Gaidukevich e
1,67% per Nikolai Ulakhovich,
capo del partito patriottico.
Quello che in molti definiscono come “l’ultimo dittatore
d’Europa” porta dunque a
casa un vero e proprio plebiscito. Che pare confermare
la sua politica di apertura all’Occidente, attuata mantenendo però sempre molto
A
stretti legami con la Russia
di Putin. Ed è stato proprio il
leader russo il primo a congratularsi con Lukashenko
per la rielezione.
La vittoria del riconfermato
premier, al potere da più di
21 anni, è stata più ampia di
quella ottenuta nella precedente tornata elettorale
(2010): in quell’occasione infatti aveva vinto con l’80%
delle preferenze e alle elezioni erano seguite diverse
proteste e manifestazioni per
denunciare presunte irregolarità del voto e l’eccessivo
potere del presidente. Proteste che non sono mancate
nemmeno ieri: l’opposizione
è infatti immediatamente scesa in piazza, parlando di “elezioni farsa” e brogli. Cinquemila, secondo alcune fonti, le
persone scese in piazza.
Le operazioni di voto, sia nel
2010 sia questa volta, sono
state supervisionate dagli os-
servatori occidentale e dall’Osce (Organizzazione per
la sicurezza e la cooperazione
in Europa). Che in passato
aveva riscontrato e denunciato
diverse irregolarità: non si
esclude dunque che, nel rapporto atteso per le prossime
ore, siano evidenziati problemi e violazioni.
Critiche e commenti negativi
sono arrivati dal nuovo premio
Nobel per la letteratura, la
bielorussa Svetlana Alexievich, che poco prima del voto
aveva definito “dittatura dolce” quella in atto nel suo Paese e “uomo non degno di fiducia” il presidente uscente.
Alle sue considerazioni fanno
eco quelle delle opposizioni:
“dobbiamo restare uniti e
combattere perché nel nostro
Paese la gente non sia manata
in galera per le sue opinioni”
ha detto il leader degli imprenditori Makaeu.
Stella Spada
7
Martedì 13 ottobre 2015
SToRIA
UN OPUSCOLO DEL 1928 CI RACCONTA IL BEL PAESE DEL VENTENNIO, ECCO LA COLLANA “MUSSOLINIA”
Il Fascismo in Italia e l’opera di Benito Mussolini
La pubblicazione della Casa Editrice Franco Paladino di Mantova, un nuovo viaggio nel tempo
di Emma Moriconi
ominciamo oggi un nuovo
viaggio nel tempo, attraverso un opuscolo pubblicato dalla Casa Editrice
Franco Paladino nel 1928,
anno VI, a cura di Enrico Ferri, che
ci trascinerà in un tempo lontano
novant'anni da noi. Quasi un secolo.
Questo opuscoletto che abbiamo
rinvenuto in uno dei tanti mercatini
che ci piace tanto frequentare è il
fascicolo numero 31 di una Collana
che si intitola "Mussolinia": uscì nel
gennaio del 1928 e comincia relazionando al lettore di un articolo
pubblicato, in francese, nella Revue
belge, a Bruxelles, il 1 ottobre 1926
e in spagnolo nella "Revista argentina
de ciencias politicas" di Buenos
Aires nel gennaio 1927. Proponiamo
al lettore qualche stralcio dell'opuscolo, a cominciare da una sorta di
introduzione, nel tentativo di rendere
ancora una volta, insieme alle informazioni, anche l'atmosfera dell'epoca e del sentimento nazionale e
internazionale sul Fascismo e sull'uomo che lo rappresentava.
"Fuori d'Italia - dice -, in ogni Paese,
ormai tutti hanno una propria opinione sul Fascismo. Ma quante di
queste opinioni sono il risultato di
una riflessione basata su dati esatti,
su documentazione seria? Pochissime, certamente. Il pubblico belga,
fra cui è diffusa la Revue belge,
come molti stranieri che la leggono
fuori del Belgio, non mi contraddiranno in questa affermazione. Io
non sono fascista; ma, abituato all'osservazione scientifica - cioè serena ed obbiettiva - io penso, d'altra
parte, che il Fascismo è di tanto più
difficile a giudicarsi, con piena conoscenza di causa, al di là dell'Italia,
per quanto esso è un fenomeno ca-
C
ratteristicamente italiano. Esso presenta, è vero, dei caratteri comuni
con taluni movimenti contemporanei
ed analoghi in diversi paesi d'Europa; ma non si può valutarlo esattamente che nel clima sociale, politico,
storico dell'Italia contemporanea,
dove esso è nato come 'tendenza
spirituale' prima di essere un 'movimento politico' e dove esso ha
trovato, per personificarlo, un uomo
eccezionale".
Questi primi elementi già riportano
un concetto che spesso ci preme
sottolineare: contestualizzano, cioè,
l'epoca. E lo fanno sin dal 1928,
quando "l'epoca" è costituita dalla
contemporaneità. Contestualizzare,
dunque, è ancora una volta la prima
raccomandazione che già all'epoca
la pubblicazione oggetto del nostro
studio faceva e che oggi ci sentiamo
di tornare a reclamare nell'ottica di
rendere un servizio a chi legge, al
di fuori da ogni preconcetto di parte,
sia di carattere demagogico che
nostalgico.
Proseguiamo con la nostra analisi:
"Benito Mussolini - per il fascino
della sua personalità - è un vero
tipo latino. Personalità così eccezionali si riscontrano meno frequentemente fra i popoli germanici e anglo-sassoni. Per dirlo con frase tedesca, che talvolta traduce un pensiero chiaro e preciso, l'uomo presso
i latini è una persona autonoma e
particolarista (selbstweswn) mentre
presso i Germani è soprattutto un
gregario, un anello nella catena sociale (gliedwesen). Onde fra i germanici la disciplina e l'organizzazione sociale sono abituali e forti,
mentre il genio individuale è più
frequente fra i latini". Quest'ultimo
passaggio, dedicato all'uomo più
rappresentativo del Fascismo, cioè
al Duce Benito Mussolini, è un passo,
che viene riproposto nell'introduzione all'opuscolo, tratto da uno
scritto ancora di Ferri: "Mussolini
uomo di Stato", in "Mussolinia" del
1927 e anche in "Columbus", New
York, marzo, sempre del 1927. E
continua: "La storia di Roma, anche
nel Medio Evo, non è che un seguito
di individualità eccezionali, che riassumono e personificano l'anima del
popolo. Questi uomini sono come
degli accumulatori, che concentrano
l'elettricità diffusa attorno ad essi e
la traducono in una scintilla luminosa
o in una scossa in movimento. Anche
Garibaldi - dice ancora, proponendo
un parallelismo che può anche dare
adito a dubbi nell'immediatezza dell'espressione ma che va compreso
sempre tentando di entrare nel clima
e che ha senso - è stato un 'dittatore':
perché la parola 'dittatura' e l'istituzione che essa esprime è, per la
sua origine, essenzialmente romana,
esempi: Romolo, Cincinnato. Giulio
Cesare, Augusto ecc. Di più - aggiunge -, bisogna ricordare che il
popolo italiano dopo molti secoli di
servitù politica sotto gli stranieri, è
nato alla libertà soltanto da mezzo
secolo". Ecco un altro aspetto al
quale difficilmente si pone mente
e che è invece essenziale comprendere (o, forse meglio, ricordare):
il Fascismo appartiene al secolo
scorso, dunque è "storia". Come è
"storia" ciò che era accaduto prima,
né più né meno. E infatti lo scritto
continua: "è per questo che il movimento 'anti-liberale' del Fascismo
- come spiegherò tra poco - è
stato possibile in Italia, mentre, secondo me, sarebbe stato più difficile
in Belgio, in Francia, in Inghilterra.
Bisogna ricordare altresì, che il Fascismo, nato come movimento spirituale, prima della guerra, è divenuto movimento politico soltanto
dopo la guerra: ed un movimento
politico col duplice carattere di essere, anzitutto, una 'reazione di conservazione sociale' contro il disordine, il caos del bolscevismo italiano
(di fronte al quale il partito socialista
italiano, che è bene il padre naturale
del Fascismo, restò impotente) e di
essere, in secondo luogo, una continuazione della 'psicologia di guerra' [...] Il Fascismo è stato, all'inizio,
come una cascata d'acqua tumultuosa, che poi un abile ingegnere
ha incanalato, trasformandola in forza motrice disciplinata. Del resto,
dopo la Marcia su Roma, Mussolini
non ha fatto erigere patiboli né ordinato fucilazioni, che sono tuttavia,
il corteggio abituale dei movimenti
rivoluzionari. È per questo che taluni
osservatori superficiali affermano
che il trionfo del Fascismo non è
stato 'una rivoluzione' rilevando la
mancanza dei patiboli ma dimenticando di rilevare il profondo cambiamento di orientazione spirituale,
politica e sociale, da cui il Fascismo
è nato e si è formato".
DELL’IDEA DI UNITÀ NAZIONALE “MAZZINI È STATO L’APOSTOLO, CAVOUR IL DIPLOMATICO, GARIBALDI LA SPADA”
Il Socialismo fu “padre naturale”
Breve panoramica storica sulle vicende del Bel Paese prima del Ventennio
seguire la pubblicazione che stiamo esaminando fornisce una rapida panoramica storica sull'Italia
prima del Fascismo, e va a spiegare
l'affermazione di cui sopra, cioè che "il
partito socialista è stato padre naturale
del Fascismo". E dice: "Anzitutto cominciando da Mussolini, parecchi degli uomini più in vista del Fascismo sono
degli antichi socialisti". E poi aggiunge:
"L'Italia, situata nel centro del Mediterraneo, che fu la culla della civiltà occidentale, sentì la necessità, dopo molti
secoli di dominazione barbarica , spagnola, francese, tedesca, araba ecc. di
diventare nazione unita e indipendente.
Di questa idea Mazzini è stato l'apostolo,
Cavour il diplomatico, Garibaldi la spada;
Vittorio Emanuele coordinò i loro sforzi
sul terreno della tradizione monarchica.
Cavour, colla partecipazione del Piemonte
alla guerra di Crimea, nel 1855, si assicurò l'aiuto dell'Inghilterra, che dominando, per via delle Indie, il Mediterraneo
(di cui tiene le due porte, Gibilterra e
Suez) vedeva favorevolmente il formarsi
di un'Italia, che controbilanciasse nel
Mediterraneo, il potere della Francia".
L'autore racconta poi della mancanza
A
di carbone e di ferro che "paralizzava gli
sforzi industriali della borghesia", della
"miseria materiale e morale dei lavoratori
italiani" che definisce "dolorosa", dei
salari "di una o due lire per giorno e
delle giornate di dieci, dodici, quattordici
ore di lavoro", precisando che egli stesso
aveva documentato alla Corte d'Assise
di Venezia, nel febbraio 1886, "quando
difesi i contadini mantovani accusati di
eccitamento alla guerra civile e che
furono tutti assolti". Riferisce quindi
della nascita del partito Socialista nel
1892 e aggiunge: "Durante venti anni
quel partito compì un'opera mirabile di
propaganda, di organizzazione, di educazione popolare, dando ai lavoratori
della fabbrica e della terra una coscienza
civica. Esso obbligò con questo - dice
ancora - la borghesia italiana a modernizzare i suoi procedimenti economici,
tanto nell'industria quanto nell'agricoltura". Quindi fa un esame circa la situazione internazionale al sopraggiungere
della guerra: "Mentre i socialisti belgi e
francesi non potevano che prendervi
parte, poiché le loro patrie erano invase
e mentre i socialisti tedeschi dimenticavano ogni ideologia internazionale, i
socialisti italiani restarono fedeli a questa
ideologia e si dichiararono contrari alla
guerra, pur senza sabotarla. Durante i
venti anni di propaganda socialista, alla
quale io diedi il miglior sangue dell'anima
mia, io non cessai di predicare l'intransigenza, che è la condizione indispensabile per affermare e fortificare un
partito nuovo. E ciò collo scopo di obbligare la borghesia italiana a modernizzarsi, accordando ai lavoratori condizioni di esistenza più umana". Del
tema abbiamo ampiamente parlato quando abbiamo analizzato il passaggio dal
neutralismo all'interventismo di Benito
Mussolini, quindi in questa sede basterà
riferire il commento di Ferri sull'argomento: "In questa condizione di smarrimento sociale e politico - dice - il partito
socialista non seppe né approfittare del
malcontento per organizzare la rivoluzione né prendere parte al governo". La
carta non è infinita e per oggi dobbiamo
fermarci qui. Domani torneremo però
sul tema per completare il ragionamento
e proseguire la nostra analisi con le
altre vicende che il nostro testo va ad
esaminare.
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Martedì 13 ottobre 2015
DA RoMA E DAL LAzIo
FUGHE IN AVANTI NEL CENTRODESTRA IN VISTA DELLA SFIDA ELETTORALE PER IL DOPO-MARINO
Tajani mette la Meloni in frigo
L’eurodeputato azzurro incorona Marchini e “parcheggia” l’ex ministro in vista delle regionali. FdI: “Forza Italia non ripeta
gli errori del recente passato”. Storace ironizza: “Non sapevo che le elezioni per la Pisana fossero così imminenti”
di Robert Vignola
candidati in più? Mettiamoli in frigo. Torneranno buoni quando si
voterà per la regione. Disanima
politica scritta, letta e firmata da
Antonio Tajani, uomo forte di Forza
Italia nel Lazio. Secondo il quale il centro-destra dovrebbe raccogliersi attorno
ad Alfio Marchini: e anche se non lo dice
esplicitamente neanche stavolta, lo si era
capito. E secondo il quale, ancora, eventuali alternative non andranno già misurate con primarie od altri strumenti, ma
semplicemente accontentate con la prospettiva di essere utilizzate un domani
(non imminente: nel 2018, a meno di
scossoni) per le regionali.
Disanima che l’eurodeputato azzurro
affida ai microfoni della trasmissione ''Ho
scelto Cusano'', su Radio Cusano Campus,
emittente dell’università Niccolò Cusano:
“Per battere la sinistra del potere (Pd) e
quella del mal di pancia (M5S) bisogna
proporre una forte compagine di centrodestra, coinvolgendo anche i movimenti
civici, tenendo conto del malcontento
che c’è nei confronti della politica. Il centrodestra deve rinnovarsi, facendo ammenda per gli errori commessi dalla
Giunta Alemanno. Serve una forte squadra
composta da Fi, Lega, Fdi e i movimenti
civici, compreso quello di Alfio Marchini”.
Fin qui, in pochi non sottoscriverebbero la riflessione del vicepresidente del Parlamento
Europeo. Che alla domanda precisa sul suo
gradimento rispetto alla candidatura di Marchini ha risposto: “Berlusconi ha detto che
per la città di Roma serve un manager ha disegnato un profilo. Intanto bisogna riunire il
centrodestra intorno a un tavolo, poi sceglieremo il sindaco. Dicono che Marchini ha radici
I
di sinistra? Noi stiamo cercando il sindaco di
Roma, non stiamo cercando il leader del centrodestra. Dobbiamo trovare qualcuno in grado
di risolvere i problemi di questa città. Serve
una persona capace, non ci interessa per chi
ha votato quand’era giovane. Dobbiamo trovare
un sindaco vincente che sappia fare il manager.
In questo momento un uomo non di partito
può essere quello giusto. Non è questo il mo-
mento degli uomini di partito”.
E neanche delle donne, visto che la domanda
successiva gli è stata posta su Giorgia Meloni.
“Ho grande stima di Giorgia Meloni - ha affermato Tajani - se ci fosse un accordo sul suo
nome da parte anche dei movimenti civici
per me potrebbe andare bene anche lei come
sindaco. Ma la Meloni la vedrei meglio come
presidente della Regione. Avevo fatto anche il
nome di Paolo Liguori, che però ha detto
di no. Noi - ha aggiunto poi Tajani - crediamo che questa città possa risorgere
grazie al turismo, gli agricoltori, gli artigiani, i liberi professionisti. Come si fa a
promuovere il turismo se le strade sono
rotte e sporche, se i mezzi pubblici e i
servizi pubblici non funzionano? Per questo è importante il manager. Serve un
grande cambiamento in questa città. I
partiti non devono pensare a spartirsi la
città ma a come servire la città. Salvini?
Dobbiamo discutere anche con la Legaha concluso- Io credo che Salvini non
voglia sostenere un vecchio rottame della
politica. L’alternativa alla sinistra non può
essere rappresentata da un’altra sinistra
che è quella di Grillo”.
Da Fratelli d’Italia è quindi partito il fuoco
di sbarramento, con il portavoce romano
di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, che
ha evocati brutti e assai recenti fantasmi
per gli azzurri. “Tajani e Forza Italia
hanno già provato nelle Marche e in Toscana cosa vuol dire fare scelte sui candidati incomprensibili agli elettori del
centrodestra. Ora su Roma ci riprovano?
Errare è umano ma perseverare...”.
Chi invece l’ha presa con sarcasmo, è
Francesco Storace. Che già aveva sollevato il problema con un tweet: “Dicono: 'uniti si vince'. Che cosa? Una Giunta
come quella del 2008? Centrodestra o
controdestra? Chi ha sbagliato ieri non sbagli
oggi”, aveva raccomandato. Per poi strappare
un sorriso ai suoi follower su Twitter scrivendo: “Molto bene. Da Tajani finalmente
una proposta concreta per le comunali da
farsi e sulle regionali che non sapevo imminenti. Auspico un’immediata riunione per
organizzare i rappresentanti di lista ai seggi.
Sennò ci si annoia”.
ACCORATA DENUNCIA DEL PRESIDENTE DI FEDERFARMA ROMA, VITTORIO CONTARINA
Medicinali scaduti abbandonati:
“Intervenga la Lorenzin”
F
armaci scaduti che restano
nei contenitori. Diventando
ancor più scaduti, questo è
ovvio. Ma dando comunque un’immagine sciatta della capitale e di
un servizio sul quale dovrebbe misurarsi la competenza di chi amministra ed anche la civiltà di una
società nel suo complesso. E Roma,
anche in questo campo, non brilla.
"Sono più di due anni che denunciamo il degrado in cui versano
diverse farmacie romane a causa
del mancato ritiro, da parte dell’Ama (l’azienda che si occupa
dello smaltimento dei rifiuti nella
Capitale), dei farmaci scaduti gettati negli appositi contenitori. ormai
siamo arrivati al limite". Questo il
tenore della denuncia di Vittorio
Contarina, presidente di Federfarma Roma, che aggiunge: "Si tratta
di una situazione che difficilmente
migliorerà, almeno nell’immediato,
ora che il sindaco Ignazio Marino
si è dimesso".
"Quello della raccolta dei farmaci
scaduti - spiega il presidente Contarina - è un servizio essenziale
che forniamo gratuitamente alla
cittadinanza: le farmacie diventano
un centro di raccolta per un tipo
di rifiuto altrimenti non smaltibile.
Per poter continuare a mettere i
cittadini in condizione di liberarsi
nel modo corretto dei farmaci scaduti abbiamo però bisogno dell’aiuto del Comune e dell’azienda
che si occupa dello smaltimento
dei rifiuti. Ma sono due anni, ormai,
che questo sostegno non ci viene
dato. Un anno fa circa ci siamo decisi a chiedere l’intervento del ministero della Salute, che ha prontamente inviato i NAS ed ha contribuito a normalizzare la situazione.
ora però tutto è tornato come prima, se non peggio. I contenitori
sono diventati delle vere e proprie
montagne di immondizia. Di ogni
tipo di immondizia. Per questo
chiedo all’unica persona che ci ha
dato una mano in questa battaglia,
il ministro della Salute Beatrice
Lorenzin, di aiutarci ancora una
volta, ora che, senza sindaco, siamo
rimasti ancora più soli".
"Non si tratta soltanto di una questione di decoro cittadino - spiega
ancora Contarina - ma anche di
salute pubblica: in questo tipo di
contenitori vanno gettati oggetti e
sostanze che possono risultare molto dannose per le persone. Molto
spesso alcuni colleghi sono dovuti
intervenire tempestivamente per
impedire a qualche bambino, magari scappato dal controllo della
mamma in fila, di infilare la mano
nel contenitore. Per non parlare
della raccolta differenziata, che
così va a farsi benedire definitivamente: molte persone, infatti, vedendo il contenitore pieno lo scambiano per un cassonetto qualsiasi,
e ci buttano dentro di tutto". "Per
questi motivi - conclude Vittorio
Contarina - noi farmacisti romani
pretendiamo che l’Ama torni a fare
il suo lavoro, svuotando i contenitori
dei farmaci scaduti almeno una
volta alla settimana su tutto il territorio di Roma e provincia. Io e i
miei colleghi abbiamo il dovere
di preservare la sicurezza, la pulizia
e la dignità non solo delle farmacie,
ma anche delle strade e dei cittadini. Per riuscirci però abbiamo
bisogno che tutti facciano la propria
parte. Con o senza sindaco". R. V.
9
Martedì 13 ottobre 2015
DAL LAzIo
CODICE DELLA STRADA: L’ADEGUAMENTO
A LIVELLO REGIONALE AGLI STANDARD EUROPEI
Il contributo viene da tutto il mondo per limitare il fenomeno dell’incidentalità
l Parlamento nel mese di giugno ha
approvato alcune importanti modifiche
al Codice della Strada, mentre l’Italia
è ancora sotto procedura d’infrazione
ed è aperto nei suoi confronti un caso
di pre-contenzioso per non averne adeguato alcune norme alle disposizioni europee. Questa tappa appena raggiunta è
un ulteriore passo legislativo per cambiare
lo scenario delle regole sulla strada. Il dibattito sviluppatosi attorno all'introduzione,
nel nostro ordinamento, del reato di “omicidio stradale” ha dato vita alla nuova
legge, che si spera possa diventare operante entro il corrente anno. Una legge
migliorabile, dicono alcuni, ma che intanto
è un chiaro messaggio indirizzato alla
comunità da parte del decisore politico
e, in più, un contributo a tenere alta l’attenzione sociale verso quella vera e propria
piaga costituita dagli incidenti dovuti a
condotte gravemente imprudenti.
Dal portale della Sicurezza Stradale dell'ASAPS (Associazione Sostenitori e
Amici della Polizia Stradale) viene reso
noto che il Senato, in data 23 luglio
2015, ha dato il via libera definitivo alla
Legge europea 2014 (A.C. 2977 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
all’Unione europea”), approvata a larga
maggioranza con 123 voti a favore, 43
contrari e 41 astenuti. Il provvedimento
risponde a 14 procedure di infrazione e
11 pre-infrazioni a carico dell’Italia.
Le modifiche, tra l’altro, intervengono in
materia di requisiti per il rilascio delle
patenti di guida e di requisiti richiesti agli
esaminatori, nonché eliminano alcune limitazioni alla guida dei minorenni titolari
di patenti. In particolare, la disposizione
modifica alcuni requisiti relativi al campo
visivo minimo verso l'alto, nonché, per
gli esaminatori, il requisito di essere
titolari di patente di categoria B per il
rilascio delle patenti di categoria AM, A1,
A2, A, B1 e B. Viene eliminato, inoltre, il
divieto di trasportare passeggeri per i
sedicenni che conducono veicoli appartenenti alle categorie AM, A1 e B1 e per i
conducenti di ciclomotori. L’introduzione
di questo reato è stata definita dall’ASAPS
una “piccola e grande battaglia di civiltà”.
Con la nuova legge il ritiro della patente è
previsto per un periodo che va dai 15
anni fino ad arrivare ai 30 anni, viene introdotto l’arresto in flagranza di reato e
un forte inasprimento delle pene per chi
si macchia del reato di omissione di soccorso. Le pene generiche vanno dagli 8
ai 12 anni e salgono a 18 per gli omicidi
plurimi: se il guidatore cerca di fuggire,
la pena aumenta della metà. Per chi guida
con tasso alcolemico superiore a 1,5
grammi/litro o sotto l’effetto di droghe e
per i conducenti che svolgano attività di
trasporto persone con tasso sopra 0,8
g/l o sotto l’effetto di sostanze la pena va
da 8 a 12 anni di reclusione. Mentre per
chi guida sotto l’effetto del tasso alcolemico
superiore a 0,8 ma non a 1,5 g/l e non
sotto l’effetto di droghe, la pena prevista
va dai 7 ai 10 anni di reclusione.
L’Italia è uno dei Paesi Europei a più alta
densità di traffico interno e i dati confermano
l’assoluto dominio del trasporto su strada
I
a cui non corrisponde un’offerta infrastrutturale adeguata alla domanda, con
conseguenze negative pesanti in termini
di congestionamento, inquinamento ambientale e sicurezza. L’Europa ci sta portando
ad acquisire sul piano legislativo una serie
di misure e sul piano della programmazione
dell’uso delle tecnologie informatiche una
serie di innovazioni, che alzeranno a breve
termine il miglioramento della situazione
complessiva della Sicurezza Stradale nazionale. Queste novità si agganceranno e
si riverbereranno sui molteplici soggetti e
sugli operatori che intervengono nel processo di riduzione delle vittime e che per
propria competenza possono innalzare gli
standard della Sicurezza Stradale: i soggetti
istituzionali, le forze dell’ordine, le Regioni,
le Province e i diversi Dipartimenti dei Comuni, gli organi tecnici, la Scuola, le
Strutture sanitarie, gli Enti di ricerca e le
Associazioni.
Negli orientamenti della Commissione Europea in materia di sicurezza stradale per
il decennio 2011-2020, sono stati individuati
sette obiettivi strategici per poter migliorare
la sicurezza di veicoli, infrastrutture e comportamento dell’utenza stradale. In particolare, è prevista la creazione di un quadro
di cooperazione tra gli Stati membri e la
Commissione Europea finalizzato al “controllo dei progressi compiuti verso l'obiettivo
comune nonché al miglioramento dell'acquisizione dei dati, alla condivisione delle
esperienze, ai gemellaggi e allo scambio
delle migliori pratiche”. L’obiettivo generale,
in linea con la programmazione europea e
nazionale è il raggiungimento, al 2020, di
un tasso di incidentalità non superiore a
3,8 morti ogni 100 mila abitanti, con una
riduzione del 50% delle vittime rispetto
alla dimensione del 2010. L’obiettivo è ridurre nettamente i costi umani dovuti alle
persone decedute ed infortunate, la mancanza di produttività in termini sociali unita
al danno alla persona, sia il danno morale
dei superstiti sia il danno biologico che
determina i costi sanitari.
L’incastro delle nuove normative con nuove
buone pratiche e con l’adozione di mirate
soluzioni extraurbane ed urbane, si uniscono
alle azioni “trasversali”, vale a dire le azioni
finalizzate a migliorare la conoscenza del
fenomeno dell’incidentalità stradale, attraverso l’ottimizzazione delle attività di rilievo
e di condivisione e analisi dei dati. In tal
senso, per assicurare il supporto e la cooperazione necessari alla Commissione Europea è necessaria l’implementazione del
monitoraggio nazionale della sicurezza
stradale in modo tale da poter avere “un
quadro certo delle problematiche, delle
azioni intraprese e delle misure che hanno
conseguito i risultati più soddisfacenti”.
In tale ambito, un ruolo di primaria importanza viene attribuito ai Centri Regionali
di Monitoraggio della sicurezza stradale,
previsti nell’ambito del secondo Programma
di attuazione del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale (PNSS), che costituiscono
un elemento fondamentale sia della programmazione degli interventi a livello regionale, sia della conoscenza del fenomeno
e della verifica dei risultati delle politiche a
livello nazionale.
Nella Regione Lazio, il CEREMSS Centro
Regionale di Monitoraggio della Sicurezza
Stradale del Lazio lavora nell’ottica della
trasversalità, attraverso un processo ciclico
e continuativo che si consolida e si valorizza
nel tempo: le sue azioni sono finalizzate a
migliorare la conoscenza e valutazione
del fenomeno dell’incidentalità stradale,
per determinare le misure e gli interventi
più idonei a contrastare le specifiche componenti di rischio delle strade della Rete
Viaria Regionale e del territorio delle cinque
Province di Latina, Rieti, Viterbo, Frosinone
e Roma. Il fine principale del CEREMSS,
attraverso l’ottimizzazione delle attività di
rilievo, gestione, elaborazione e valutazione
dei dati, è di supportare ed indirizzare a livello regionale le scelte politiche dell’Amministrazione valutando i risultati e i livelli
di efficacia degli interventi e gli impatti
che essi determinano in termini di riduzione
del numero di vittime e di costo sociale,
per ritornare a valutare i nuovi scenari di
incidentalità e definire i nuovi programmi
di azione. Queste azioni di indirizzo sono
volte a rafforzare le capacità di governo
della Sicurezza Stradale del Lazio, anche
attraverso l’adeguamento delle competenze
sia tecniche che decisionali dei vari operatori
del settore. Tutte le azioni che si intende
intraprendere sono indirizzate ad una corretta gestione della rete stradale, attraverso
l’individuazione delle tratte stradali e delle
intersezioni critiche.
Dalle elaborazioni del CEREMSS, il Lazio
nel 2013 è rispettivamente al secondo e
quarto posto della classifica delle Regioni
italiane in relazione al Costo Sociale
totale della Sicurezza Stradale e del
Costo Sociale pro-capite dell'incidentalità
su strada. La Regione Lazio pone tra i
suoi obiettivi prioritari la riduzione di
detti Costi Sociali, anche al fine di
portarne i valori al di sotto degli attuali
livelli superiori alla media nazionale.
La situazione delle cinque Province del
Lazio, per quanto attiene la ripartizione dei
Costi sociali è sinteticamente rappresentata
nelle due tabelle che seguono, in cui è evidente per la Provincia di Roma, l’impatto
metropolitano di Roma Capitale.
La Sicurezza Stradale di Roma Capitale è
monitorata, in particolare, attraverso la
metodologia del PCSS ” Piano Comunale
della Sicurezza Stradale di Roma Capitale”
che è valido fino al 2020, uno strumento
di indirizzo e di programmazione che
coordina e mette a sistema l’insieme
delle strutture e degli organismi, delle
azioni e degli interventi, delle procedure
e degli strumenti che possono contribuire
a migliorare le condizioni di sicurezza
stradale nel territorio comunale.
Si cerca con ogni sforzo e in ogni maniera
di abbattere, o quantomeno, contenere,
l’incidentalità, tanto da parte delle istituzioni
preposte ad azioni educative e di controllo
dei comportamenti su strada quanto da
parte di associazioni o privati e una delle
recenti iniziative apparse in tal senso è
la diffusione delle dieci “regole d’oro”
per evitare eventuali sinistri, scritte dalla
Federazione Internazionale dell’Automobile
(FIA). Si tratta di consigli da mettere in
pratica per evitare situazioni a rischio
quando si è al volante o sulle due ruote.
Allacciare le cinture di sicurezza; rispettare
il Codice della Strada; rispettare i limiti
di velocità; controllare i pneumatici; guidare solo se si è lucidi; proteggere i
bambini a bordo; non distrarsi; fermarsi
quando si è stanchi; indossare il casco
quando si va in moto; essere cortesi e
rispettosi. Nulla di trascendentale, come
si vede, ma è un richiamo ad una condotta
di guida responsabile. Basterebbe attenersi
a queste elementari indicazioni per limitare
tanti dolori, morti e feriti. Rispetto al
problema, nel tempo c’è stata una maggiore attenzione di tutti coloro che operano
nel settore, dalle Forze dell’Ordine, in
particolare agli Enti proprietari delle strade
i quali, pur rispetto a disponibilità economiche sempre più limitate, cercano di
migliorare, complessivamente e sotto
l’aspetto infrastrutturale, le arterie del
Belpaese. Anche l’impegno dell’Unione
Europea è volto a rendere sempre più
sicure le vie di comunicazione comunitarie
e parallelamente, nel tempo è cresciuta
la sensibilità del legislatore nazionale e
dell’opinione pubblica, soprattutto grazie
all’enorme impegno di soggetti opinion
leader che hanno ascendenza sugli utenti
della strada.
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Martedì 13 ottobre 2015
DALL’ITALIA
SVOLTA NEL TRIPLICE DELITTO DI CASSANO ALLO JONIO
Arrestati i killer del piccolo Cocò
Usato come scudo dal nonno e freddato perché poteva riconoscere gli assassini
Per questo morì il 16 gennaio 2014 in un agguato mafioso Nicola Campolongo junior
di Barbara Fruch
cciso con un colpo in testa e poi dato alle fiamme. Così morì Nicola
Campolongo junior, detto
Cocò, il piccolo di tre
anni ammazzato a Cassano allo
Jonio (Cosenza) in un agguato insieme al nonno, Giuseppe Iannicelli,
e alla compagna di quest’ultimo,
Ibtissam Taouss.
A distanza di quasi due anni - era
il 16 gennaio 2014 - i carabinieri
del Ros hanno arrestato i due presunti autori del triplice omicidio.
Si tratta Cosimo Donato detto il
“Topo” di 38 anni e Faustino Campilongo alias “Panzetta” di 39 esponenti dei clan della zona di Sibari
già nel carcere di Castrovillari dal
2014: arrestati per traffico di droga
nell'ambito di un'indagine sulla ‘cosca degli zingari’. A loro i carabinieri di Cosenza, insieme a quelli
del Ros, hanno notificato ieri mattina
le ordinanze di custodia cautelare
emesse dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda.
E proprio a contrasti per la spartizione dei proventi del traffico della
droga sarebbe legato il movente
del’agguato.
Iannicelli, che sarebbe stato legato
alla cosca degli zingari, la quale
gestisce il traffico della droga nella
zona dell'alto Jonio cosentino,
avrebbe tentato di assumere un
ruolo autonomo. Inoltre negli ambienti criminali della zona era cominciata a girare la voce che sarebbe stato pronto a collaborare
U
con la giustizia. In questo contesto
è nato il delitto. La vittima si fidava
degli arrestati, i due dipendevano,
infatti, secondo gli inquirenti, da
Iannicelli per la distribuzione di
stupefacente. Avevano, inoltre, contratto un ingente debito relativo ad
alcune forniture di droga acquistata
in conto vendita dalla vittima. Non
sopportando più la subordinazione
a Iannicelli, aspirando ad assumere
una posizione di rilievo criminale
sul territorio in cui operavano,
avrebbero deciso di assassinarlo.
“Le indagini – spiegano gli investigatori – oltre a ricostruire il triplice omicidio sin dalle sue fasi
preparatorie, hanno consentito di
individuare il movente, documentare la sua connotazione tipicamente
mafiosa ed evidenziare le dinamiche criminali insistenti nel territorio
della Sibaritide”.
Secondo gli inquirenti Iannicelli
portava con sé il nipote per usarlo
come scudo, convinto che con lui
al fianco nessuno gli avrebbe fatto
nulla. “Abbiamo cercato di non
tralasciare nessun aspetto ma da
subito è stato chiaro che chi aveva
ucciso il piccolo Cocò faceva parte
dell’entourage del nonno – ha
commentato il comandante pro-
RAGUSA - NOTIFICATO L’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI
Loris Stival, per la Procura
ad uccidere è stata la mamma
Accusata di omicidio aggravato. Secondo le indagini avrebbe strangolato
con una fascetta di plastica il figlio e poi avrebbe buttato il corpo in un canalone
micidio aggravato per Veronica Panarello. È questo
il reato ipotizzato dalla Procura di Ragusa che ha concluso
le indagini per l’uccisione di Loris
Stival, il bimbo di 8 anni trovato
morto in un canale il 29 novembre
2014 a Santa Croce Camerina,
Ragusa. Il provvedimento è già
stato notificato alla mamma del
piccolo che da dieci mesi si trova
rinchiusa nel carcere di Agrigento
con l’accusa di omicidio.
Secondo le indagini della polizia
di Stato la donna avrebbe strangolato con una fascetta di plastica
il figlio e poi avrebbe buttato il
corpo in un canalone di contrada
Mulino Vecchio.
A chiedere il rinvio a giudizio della
Panarello per omicidio aggravato
sono il procuratore Francesco
Paolo Giordano e il sostituto
Marco Rota che ritengono schiaccianti le prove a suo carico a cominciare dai filmati delle tante telecamere che quel sabato mattina
O
a Santa Croce Camerina ripresero
il singolare tragitto in auto della
mamma di Loris, sconfessando
la sua versione dei fatti secondo
quale avrebbe accompagnato il
bambino a scuola senza più trovarlo all’uscita.
Nonostante i video Veronica Panarello si è sempre professata innocente. Nel confermare la chiusura delle indagini il suo avvocato
Francesco Villardita ha spiegato:
“Vaglieremo tutte le opzioni, anche
l’eventuale ricorso a riti alternativi,
ma lo faremo soltanto dopo avere
preso e letto tutti gli atti confluiti
nell' inchiesta”.
Dopo la chiusura delle indagini,
ci sarà il rinvio a giudizio, quindi
il processo che si terrà in Corte
d'Assise a Siracusa.
Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile
di Ragusa e i pm sabato 29 novembre la Panarello uscì dal portone di casa insieme ad entrambi
i bambini ma accompagnò al nido
solo il più piccolo. Sarebbe poi
rientrata a casa con Loris, e lì lo
avrebbe strangolato con delle fascette di plastica, anche se l’arma
del delitto non è stata mai ritrovata
(potrebbe essere stata nascosta
dall’assassino in quello zainetto
che non si è mai trovato e che
Loris portava sulle spalle la mattina
della scomparsa).
Il mistero resta anche sul movente.
La donna avrebbe agito perché
considerava il bimbo una “presenza
ingombrante”.
Il corpo del bambino venne trovato
qualche ora dopo (in seguito alla
denuncia della sua scomparsa)
nel canalone vicino al Vecchio
mulino alla periferia del paese
grazie a un cacciatore, Orazio Fidone, poi iscritto nel registro degli
indagati come atto dovuto.
Proprio in quella località le telecamere avrebbero ripreso la macchina
di Veronica Panarello subito prima
di recarsi ad un corso di cucina al
Castello di Donnafugata.
La Panarello, si ricorda, era stata
arrestata ed era finita in carcere
qualche settimana dopo l’omicidio.
Era l’8 dicembre quando la mamma fu interrogata nell’ufficio del
procuratore di Ragusa e poi fermata con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Alla donna è stata peraltro
sospesa la potestà genitoriale sull’altro figlioletto, affidato alle cure
del padre Davide Stival che non
ha mai nascosto di nutrire forti
dubbi sulla versione dei fatti fornita
B.F.
dalla moglie.
vinciale dei Carabinieri di Cosenza
Giuseppe Brancati – L'omicidio
del bimbo è stato un ‘dolo eventuale’. I due sapevano che il nonno
andava sempre in giro con il nipote
e la ragazza e che quindi c'era
l'alta possibilità di trovarlo in loro
compagnia. Inoltre Cocò era stato
alcune volte anche a casa degli
arrestati e li conosceva bene”.
Per i carabinieri, infatti, il piccolo
è stato ucciso perché temevano li
avrebbe riconosciuti nonostante
l'età, proprio perché cresciuto in
un contesto difficile con moltissimi
familiari in carcere. Inoltre le due
sorelle del bimbo sono state sottratte alla madre e portate in una
località protetta.
L’omicidio di Cocò sconvolse l’opinione pubblica. Dieci giorni dopo
il delitto Papa Francesco rivolse un
pensiero al piccolo in occasione
dell’Angelus in piazza San Pietro:
“chi ha ucciso un bimbo così piccolo, con un accanimento senza
precedenti nella storia della criminalità, si penta e si converta”, aveva
detto il Pontefice, che poi incontrò
anche il padre del bimbo, detenuto
nel carcere di Castrovillari.
Gratitudine è stata espressa ieri dal
premier Renzi “agli inquirenti, alle
forze dell'ordine e a tutti i servitori
dello Stato che hanno raccolto gravi
indizi sui killer e mandanti del omicidio. Niente - aggiunge - potrà sanare il dolore per l'accaduto, ma
sono e siamo orgogliosi delle italiane
e degli italiani che ogni giorno combattono contro la criminalità e per
la giustizia: grazie”.
NEL SALENTO
Xyilella, comincia
l’abbattimento volontario
l via i nuovi abbattimenti
di alberi infetti da Xylella fastidiosa in Salento. I proprietari di uliveti dovranno occuparsi delle operazioni di taglio degli alberi
a seguito delle notifiche ricevute negli scorsi giorni
come richiesto dal nuovo Piano Siletti.
Il primo comune ad averne
dato esecuzione è stato Trepuzzi, nel Leccese. Ieri mattina
negli uliveti che si trovano
lungo l’area che costeggia la
ferrovia i proprietari dei terreni hanno iniziato ad abbattere le piante. Le operazioni
riguardano il taglio, la depezzatura del tronco e lo svellimento della ceppaglia di circa
300 alberi. I lavori si svolgono
sotto il controllo dell’Ispettorato fitosanitario regionale e
di uomini del Corpo Forestale
dello Stato.
In base al piano Siletti bis,
tutti coloro che aderiranno al
programma di eradicazione
volontaria degli ulivi infettati
dalla Xylella verranno indennizzati con una somma che
va dai 98 ai 146 euro.
A
Se entro dieci giorni dalla
notifica dell'ordine di abbattimento, le piante malate non
saranno eliminate, il commissario utilizzerà poteri sostitutivi, lasciando il compito di
eliminare gli ulivi al personale
dell'Arif.
Le ruspe si sposteranno poi
nel brindisino, a Torchiarolo,
Cellino San Marco e San Pietro Vernotico.
Il piano Silletti bis, dunque,
prosegue in base alle direttive
dell'Unione europea.
Ma c’è sempre chi non si
vuole arrendere: gli abitanti
di Torchiarolo hanno proposto
ricorso al Tar contro l'eradicazione degli alberi.
Intanto i sindaci dei comuni i
cui territori sono stati coinvolti
dalla falce degli abbattimenti
si incontreranno per mettere
sul tavolo la strategia comune
più adatta per ricorrere contro
il piano di Giuseppe Silletti.
Il timore è che gli abbattimenti
degli ulivi oltre ad arginare
la diffusione della Xylella abbiano pessime conseguenze
sull’olivicoltura e sull’economia del Salento.
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Martedì 13 ottobre 2015
DALL’ITALIA
CONTINUA IL BUSINESS DIETRO AGLI ARRIVI
Sbarchi sulle coste: nove scafisti in manette
Sette gli egiziani beccati a Catania, mentre altri due connazionali sono finiti
in cella nel Siracusano. A Reggio Calabria convalidato il fermo di un tunisino
di Barbara Fruch
ncora arresti dietro gli sbarchi. Nove cittadini egiziani
sono stati fermati in due distinte operazioni con l’accusa
di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza
di Catania hanno fermato sette egiziani
di età compresa fra 20 e 50 anni. Sono
accusati di essere i componenti dell’equipaggio di un peschereccio con 134
immigrati, per lo più provenienti dall’africa sub-sahariana, soccorso nel Mar
Mediterraneo dalla nave militare croata
Andrija Mohorovicic arrivata nel centro
etneo sabato 10 ottobre. L’individuazione
degli scafisti è stata facilitata dal fatto
che a bordo della “Mohorovicic” era
imbarcato un militare della guardia di
finanza, in qualità di “liason officer Frontex” e con funzioni di collegamento.
Le indagini, eseguite dalla squadra mobile della questura e dal gico della guardia di finanza di Catania, hanno portato
al provvedimento di fermo, disposto
dalla procura distrettuale di Catania,
per Ayman Ahmad Mohammad, 31 anni,
Yasir Darwish, 40 anni, Hany Abu Al Hasan, 42 anni, Ahmed Mohamed Ibrahim,
20 anni, Mohammad Shumani, 50 anni, Ahmed
Ahmed, 26 anni, e Gaber Bashanti, 25 anni.
Tutti sono stati associati presso la casa circondariale di Catania “Piazza Lanza” a disposizione della locale Procura della Repub-
A
blica. Ora dovranno rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Altri due presunti scafisti sono stati fermati
da agenti della polizia e da personale del
Gicic della Procura di Siracusa. In manette
sono finiti Ghali Ahmed, di 28 anni, e Mostapha
Ahmed, di 18 anni. Sarebbero gli scafisti dell’imbarcazione con 237 stranieri soccorsa
nel mar Mediterraneo dalla nave italiana “Durand de la Penne” che è poi arrivata domenica
nel porto commerciale di Augusta, nel
siracusano.
Nella giornata di domenica inoltre è
stato convalidato dal Gip del Tribunale
di Reggio Calabria il fermo a carico di
Aymen Ben Fraj, il tunisino arrestato
dalla squadra mobile la scorsa settimana
a conclusione di serrate indagini coordinate dalla Procura della Repubblica
di Reggio Calabria e dalla Direzione
Distrettuale Antimafia. Lo straniero aveva
condotto l’imbarcazione sulla quale viaggiavano 335 dei 717 cittadini extracomunitari sbarcati lo scorso 6 ottobre. Al
soggetto fermato è stato contestato il
reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con le aggravanti
di aver consentito l’ingresso di più di
cinque persone; di aver esposto le persone trasportate a pericolo per la vita o
per l’incolumità; di aver sottoposto le
persone a trattamento inumano o degradante; di aver commesso il fatto allo
scopo di trarre profitto, anche indiretto.
Il tunisino è stato condotto in carcere.
Continuano dunque gli sbarchi e gli arresti. Come più volte evidenziato in numerose indagini dietro agli arrivi di
clandestini c’è un regia criminale: bande
organizzate che fanno soldi a palate
sfruttando proprio gli immigrati ch vogliono
raggiungere l’Europa. E gli scafisti, coloro
che traghettano gli stranieri da una sponda
al’altra del Mar Mediterraneo, non sono altro
che la punta del’iceberg.
FRONTALE A GENOVA OVEST
Ubriaco contromano: un morto e sette feriti
Il conducente del furgone, risultato positivo ad alcol droga, è stato arrestato
SAVONA
In coma dopo una lite:
albanese si costituisce
a picchiato selvaggiamente
un pedone che lo rimproverava per averlo sfiorato
sulle strisce. Si è consegnato
ieri pomeriggio in Questura a
Savona Gabraje Sabit, 23enne
di origini albanesi: ora è in stato
di fermo. Le forze dell’ordine
ormai lo stavano braccando.
È accusato di aver massacrato
di botte nella notte tra sabato e
domenica a Varazze, Riccardo
Cinco, 44 anni, che lo aveva
rimproverato per la guida “briosa” e poco rispettosa della segnaletica stradale.
Tutto è cominciato quando Riccardo Cinco, commerciante di
Varazze, è uscito da un locale
dove aveva passato la serata
con la moglie e i due bambini.
Mentre il savonese cercava di
attraversare la strada per raggiungere la sua macchina, parcheggiata pochi metri più avanti,
un'auto ha inchiodato a pochi
centimetri da lui, evitandolo per
un soffio.
Tra la vittima e il 23enne era
nato un diverbio. Il 44enne,
H
comprensibilmente spaventato,
aveva urlato una frase all’indirizzo dell’automobilista che,
dopo aver fermato la macchina,
era sceso, accompagnato da
un uomo che viaggiava con lui,
e lo aveva aggredito sferrandogli
diversi pugni in viso.
L’aggressore era poi risalito
come se niente fosse in auto e
si era allontanato ma alcuni testimoni avevano preso il numero
di targa e lo hanno segnalato
alle forze dell’ordine, che lo avevano ormai identificato.
Cinco era caduto a terra, battendo violentemente il capo e
riportando un trauma cranico.
Trasporto d’urgenza al Santa
Corona, è stato sottoposto ad
un intervento chirurgico per ridurre i due ematomi. Il 44enne
si trova ancora ricoverato presso
il reparto di rianimazione in prognosi riservata e in coma farmacologico.
Sabit è stato trasferito presso il
carcere Sant’Agostino di Savona,
dovrà rispondere di lesioni aggravate.
angue sulle strade. Una
donna ecuadoriana di
34 anni è morta nella
note tra domenica e lunedì
mentre otto persone, tra cui
3 bambini, sono rimaste ferite in modo grave dopo
uno scontro frontale tra due
furgoni avvenuto al casello
di Genova ovest, all’imbocco dell'A7.
Il conducente del Fiat Ducato, il 28enne William Basquez Melo, che ha imboccato l'autostrada contromano è risultato positivo
a alcool e cocaina ed è stato arrestato.
Risulta ora indagato per omicidio colposo e lesioni plurime.
L'incidente è avvenuto poco dopo le
23.30 di domenica, quando il furgone
ha imboccato la rampa per il casello
in senso contrario, scontrandosi con
l'altro camioncino. Melo Basquez trasportava nel suo Ducato otto persone
di cui 5, tra cui la vittima, irregolarmente sistemate nel vano carico: due
uomini, tre donne e i tre bambini di
età compresa fra i 2 e i 4 anni, probabilmente di ritorno da una gita.
Sul posto, chiamati dagli automobilisti
che assistono alla sequenza rischiando
a loro volta di essere coinvolti, sono
intervenute numerose ambulanze del
118 e i vigili del Fuoco.
Ma per Leonor Maria Cabrera,
34enne ecuadoriana, non c’è stato
nulla da fare.
S
otto i feriti, fra i quali tre bambini, accompagnati al pronto soccorso dell’ospedale Gaslini, di cui uno in condizioni gravi.
Grave il conducente dell'altro furgone,
un cittadino marocchino di 38 anni residente in provincia di Vicenza, che è
stato ricoverato all'ospedale San Martino in codice rosso.
Il tratto autostradale è rimasto chiuso
fino alle 3.
Melo, ferito lievemente, è stato portato
a Villa Scassi dove è stata accertata
la presenza, nel suo sangue, di 2,5
grammi di alcol per litro di sangue,
più del triplo rispetto al tasso consentito, oltre che tracce di cocaina.
Per questo è stato arrestato e gli è
stata sequestrata la patente, che gli
verrà anche revocata.
In manette domenica sono finiti anche
i due pirati della strada che hanno ucciso due donne tra Rimini e Foligno.
Il primo, catturato dalla stradale, aveva
investito giovedì tre donne,
uccidendo un’anziana in
carrozzina, a San Giovanni
in Marignano. L'uomo, 45
anni, si sarebbe consegnato spontaneamente dalla
polizia stradale quando
erano giù scaduti i limiti
di legge e per questo è
stato arrestato. D'altra parte, le forze dell'ordine erano già sulle sue dopo la
fuga a bordo di una Xara
in seguito al tragico incidente.
Arrestato dalla polizia anche il presunto
pirata della strada che aveva investito
due donne sabato sera a Sant'Eraclio,
nei pressi di Foligno uccidendone una
e mandando l'altra in ospedale in gravi
condizioni. È un macedone di 26 anni,
regolare e residente a Foligno, che è
ora accusato di omicidio colposo e
omissione di soccorso. Non si sa ancora
se fosse sotto l'effetto della droga o
dell'alcol. Secondo una prima ricostruzione della polizia, le due donne
stavano attraversando quando sono
state investite da una Bmw Station Wagon. Dopo l’impatto la vettura ha continuato la sua corsa e una delle due
donne, di 60 anni, è stata trascinata
per alcune decine di metri ed è morta.
La sua amica, di 61 anni, ha riportato
numerosi traumi in tutto il corpo e si
trova ora ricoverata all'ospedale di Foligno in prognosi riservata. La Bmw è
stata poi trovata, abbandonata.
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Martedì 13 ottobre 2015
SPORT
CALCIO - QUALIFICAZIONI PER FRANCIA 2016
Albania nella storia. Grazie a un italiano
Il tecnico trevigiano De Biasi, in passato poco considerato da noi, protagonista
della memorabile qualificazione ai campionati europei della nazionale balcanica
di Chantal Capasso
11 ottobre 2015 verrà ricordata come una giornata storica per l’Albania.
Per la prima volta, infatti,
la nazionale di calcio della Repubblica balcanica, qualificandosi agli
europei di Francia 2016, ha la possibilità di partecipare alla fase finale
di una grande manifestazione internazionale. E’ questo il verdetto
del campo, che vede la nazionale
albanese raggiungere il secondo
posto della classifica del girone
(Gruppo I delle qualificazioni agli
Europei di calcio) alle spalle dell’imprendibile Portogallo di Cristiano Ronaldo. E lo fa grazie al
prezioso apporto di un tecnico italiano, quel Gianni De Biasi che in
Italia non è stato molto fortunato.
Dopo alcune esperienze in squadre
di provincia (Modena, Brescia) ha
allenato, con poca fortuna, Torino,
Udinese e successivamente all’estero il Levante. De Biasi tecnico cade
molto presto nel dimenticatoio e
quindi, senza una panchina, ha occupato il tempo facendo il commentatore tecnico per le telecronache trasmesse su Mediaset Premium.
Ma all’estero qualcuno si ricorda
dell’allenatore trevigiano: viene infatti chiamato dalla Federazione Albanese che gli affida la panchina
della nazionale maggiore.
Nei balcani De Biasi è stimato e
considerato. Ottiene, dal Presidente
dell'Albania Bujar Nishani, la cittadinanza onoraria albanese per meriti sportivi portati alla Nazione
(pertanto è anche in possesso del
passaporto albanese). Non solo, il
L’
3 Ottobre scorso l'Università degli
Studi europea di Tirana gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Sociali.
«È la più grande soddisfazione della
mia vita perché ho un popolo alle
spalle. Quelli che ci ridevano dietro
fino a qualche mese fa adesso fanno
festa con noi. Voglio ringraziare
tutto il mio staff, portare l'Albania a
raggiungere il proprio sogno è la
più grande soddisfazione della mia
vita. Ne ho avute tante altre, ma in
questo caso ho con me un popolo.
Chi non ha creduto in noi adesso
deve ricredersi», questo il commento di De Biasi raggiunto dai
microfoni di SkySport subito dopo
l’incontro decisivo vinto per 3 a 0
contro l’Armenia.
L’allenatore trevigiano, per raggiungere la storica impresa, ha potuto
contare sull’apporto e l’esperienza
di alcune conoscenze del nostro
campionato. Tanto per cominciare
il capitano della squadra è quel Lorik Cana che fino a due mesi fa
giocava nella Lazio (ora veste la
maglia del Nantes), poi il terzino
ex Empoli da quest’anno in forza
al Napoli,Elseid Hysaj. Per arrivare
al portiere, Etrit Berisha, secondo
di Marchetti alla Lazio, che al termine
del match ha commentato così l'impresa dell'Albania: "È stata una grande partita, ancora non riesco a credere che ci siamo qualificati a Francia 2016. Abbiamo sempre creduto
nella squadra, anche se abbiamo
avuto un po' di problemi lungo la
strada. Le ultime due partite sono
state molto difficili, ma siamo riusciti
nell'impresa. Abbiamo perso una
battaglia (contro la Serbia), ma abbiamo vinto la guerra ed è questo
ciò che conta. In questa occasione
desidero ringraziare tutti, in particolare i nostri tifosi che ci hanno
sempre sostenuto. Ancora una volta
chiedo scusa per la sconfitta contro
la Serbia, ma ora appartiene al passato. Ci vediamo in Francia!".
Non poteva mancare, poi, il commento del D.S. della Lazio, Igli Tare,
per tanti anni bandiera della nazionale albanese:"Questa qualificazione rappresenta qualcosa di
unico, vorrei essere a Tirana perché
so quanto dureranno i festeggiamenti. Sono felice e orgoglioso di
questo traguardo, chiamerò personalmente De Biasi, Tramezzani (che
ricopre l’incarico di vice di De
Biasi), Cana e Berisha per congratularmi. Vorrei avere 15 anni in
meno per essere in campo con loro
a festeggiare. Se lo sono meritato.
Ha ragione De Biasi quando dice
che in pochi si aspettavano un risultato simile, ma il suo lavoro è
stato unico. Ora in molti vorranno
salire sul carro dei vincitori, anche
chi non ci credeva”. Queste le parole
del dirigente laziale rilasciate a
SkySport.
A SOCHI PROTAGONISTA DELLA GARA, NEL BENE E NEL MALE, RAIKKONEN
Il solito Hamilton, ma Vettel c’è
L’inglese domina davanti al ferrarista che conquista la piazza d’onore anche nella classifica iridata
Sochi il solito Hamilton
vince un Gp denso di
emozioni e combattuto
fino all’ultimo giro. Anzi, la classifica è stata scritta addirittura
oltre la bandiera a scacchi, con
la penalizzazione di Raikkonen
di 30 secondi sulla classifica
finale.
L’inglese della Mercedes non
ha avuto problemi a condurre
in testa la gara dall’inizio alla
fine, sfruttando anche il problema riscontrato dal suo compagno di squadra e principale
avversario nella lotta al titolo
iridato, Nico Rosberg, che ha
dovuto abbandonare la corsa
per un inconsueto problema
al pedale dell’acceleratore.
Alle spalle di Hamilton si è
piazzato il ferrarista Sebastian
Vettel che ha gestito alla perfezione tutte le situazioni che
si sono presentate in gara, sfruttando il pitstop e ingaggiando
un duello acceso, poi vinto,
con il compagno di squadra
Raikkonen che non ci stava a
A
lasciare la posizione al tedesco.
Proprio il finlandese della Ferrari è stato (nel bene e nel
male) uno dei maggiori protagonisti del GP di Russia: partito benissimo dalla terza fila,
è arrivato fino alla terza posizione che ha però perso per
l’attacco di Bottas, che ha fatto
valere la maggior velocità di
punta della Williams motorizzata Mercedes.
Nei giri successivi Raikkonen
ha superato Perez e poi, di
nuovo a duello con Bottas, ha
compiuto una manovra azzardata con il risultato di mandare in testacoda la Williams.
L’urto ha provocato il danneggiamento della sospensione anteriore sinistra della
sua Ferrari, per cui ha dovuto
subire il controsorpasso di
Perez (giunto terzo al traguardo). Ma non basta: la successiva inchiesta sull’incidente con Bottas ha portato 30
secondi di penalità al ferra-
rista che ha così perso il 5°
posto ottenuto alle spalle di
Massa (Raikkonen alla fine
risulterà in 8° posizione).
La penalizzazione di Raikkonen
e il conseguente arretramento
di posizione permette alla Mercedes di festeggiare con largo
anticipo la conquista matema-
tica del Campionato Mondiale
Costruttori (la casa tedesca ha
531 punti contro i 359 della
scuderia di Maranello).
Tutto questo non ha impedito,
in casa Ferrari, di esprimere
una discreta soddisfazione.
Queste le parole di Maurizio
Arrivabene a fine gara: «L’ho
già detto in altre occasioni, ma
ancora una volta sono rimasto
colpito dalla bravura di Sebastian. È stato un grande acquisto
e sta dimostrando di essere
un grande campione, capace
di crescere ad ogni gara. Ha
un’ottima macchina a disposizione, ma riesce a dare quel
qualcosa in più tipico dei grandi. Quanto al duello con Kimi
nelle fasi iniziali di gara, i nostri
piloti sanno di avere regole di
ingaggio molto chiare: è stata
una bella lotta fra due campioni».
In effetti a Maranello questo
Gran Premio un importante risultato lo ha portato: a quattro
gare dalla fine, con il ritiro di
Rosberg, la piazza d’onore del
Mondiale alle spalle di Hamilton (302 punti) è ora occupata
da Sebastian Vettel (236 punti),
che ha sopravanzato il connazionale driver della Mercedes
Ch.C.
(229 punti).
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Un altro po` di marcio sotto il pallone