Regolamento di applicazione 2005 Le zecche: un tema di stagione Nuova scoperta paleontologica: Felberia excelsa Rinaturazione dei corsi d’acqua importanti passi in Ticino 3 Organo ufficiale delle Federazioni ticinesi FTAP e FCTI - Spedizione in abbonamento - Segnalare cambiamenti di indirizzo - GAB 6962 Viganello Numero unificato - Agosto 2005 e al ci & sp 5 La Pesca Organo ufficiale della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca Numero 3 - agosto 2005 Anno C Periodico con 4 pubblicazioni annuali di cui 2 abbinate al periodico della FCTI (Federazione cacciatori ticinesi) Corsi per nuovi pescatori www.ftap.ch telefono 091 825 86 88 fax 091 826 30 33 e-mail [email protected] Cassiere Gianni Gnesa telefono ufficio 091 913 32 00 fax 086/079/207 10 81 natel 079 207 10 81 e-mail [email protected] Redattore responsabile Raimondo Locatelli c/o Rivista di Lugano via Canonica 6 CH-6900 Lugano telefono 091 923 56 31 fax 091 921 30 43 e-mail [email protected] privato: via Massagno 7 CH-6952 Canobbio telefono e fax 091 940 24 80 e-mail [email protected] Cambiamenti di indirizzo Manuela Patà Vicolo Campanile 2 CH-6596 Gordola telefono 091 745 05 08 e-mail [email protected] Pubblicità Pubblicità Sacchi Edizioni tecniche e commerciali casella postale 558 CH-6928 Manno telefono 091 600 20 70 fax 091 600 20 74 e-mail [email protected] www.pubblicitasacchi.ch Sommario 37 L’editoriale di Urs Luechinger 38 Nuove importanti scoperte sul Monte San Giorgio 41 La voce della Federazione 43 La pesca agonistica: dal Trofeo 6 nazioni ai campioni STPS 47 A salvaguardia dei nostri fiumi 57 Io penso che… 58 Nel guadino dei più fortunati 60 Sui fornelli 62 Segnalibro 64 Ci hanno lasciato Grafica e impaginazione Graficomp SA Servizio di prestampa via Ligaino 44 CH-6963 Pregassona telefono 091 935 00 80 fax 091 930 87 09 e-mail [email protected] Stampa TBS, La Buona Stampa SA via Fola CH-6963 Pregassona telefono 091 973 31 71 fax 091 973 31 72 e-mail [email protected] In copertina Piano di Magadino, ambiente a rischio? (foto Graficomp SA, Servizio di prestampa) L’editoriale di Urs Luechinger presidente della FTAP La FTAP richiede espressamente di essere maggiormente coinvolta in un discorso globale sullo sfruttamento dell’acqua La Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca ha preso conoscenza dei contenuti del documento posto in consultazione per la revisione del Piano direttore cantonale, esprimendo il proprio parere che qui voglio sintetizzare. Va detto, innanzitutto, che la FTAP da sempre difende con rigore gli interessi legati al mantenimento degli ecosistemi acquatici in generale (corsi d’acqua, laghetti alpini e grandi laghi). E non potrebbe essere diversamente, considerando che la difesa e il mantenimento dei corpi acquatici permettono di garantire l’equilibrio ecologico di un ecosistema, che va ben al di là dell’automatico guadagno ittico che ne deriva. In questo senso, al luogo comune secondo cui i pescatori difendono le loro catture (tesi che poteva valere qualche decennio fa) è subentrata una nuova coscienza ambientale, di vedute assai più larghe e complete, riconosciuta peraltro ormai da tutti. Come a dire che microcentrali, nuovi progetti di captazioni inutili, deflussi minimi non ancora concessi, deflussi massimi, inquinamenti, spurghi dagli effetti difficilmente sostenibili sono soltanto alcuni degli esempi delle minacce e/o problematiche, che affliggono da sempre il nostro Cantone e alle quali non sono sempre state date risposte affidabili e garanzie appropriate. D’altra parte, trattando dei mutamenti climatici non si fa riferimento al problema della futura diminuzione dell’affidabilità dell’approvvigionamento idrico da parte di molte sorgenti, per cui ad esempio il piano di approvvigionamento idrico del Malcantone ha dovuto essere riveduto mentre «stranamente» quello del Bellinzonese no (così almeno ci risulta)! Da qui il fermo richiamo della FTAP al Governo ad essere coerente e fedele ai concetti ecologici espressi nel documento in consultazione sul PD. La Federazione ticinese di acquicoltura e pesca, nell’ottica di una più attiva e concreta politica di valorizzazione e di rispetto per il paesaggio, ribadisce che «di principio non accetteremo mai progetti che toglieranno altra acqua dai nostri fiumi e laghetti alpini», mentre si considera positivamente «un razionale e sostenibile sfruttamento idrico di falde e grandi laghi», come d’altra parte «non potremo tollerare ed accettare per esempio l’istituzione di parchi che neghino l’esercizio della pesca» (vedi Parco delle gole della Breggia, laddove i pescatori hanno avuto parte attiva in questa lodevole iniziativa). E, ancora, va detto qui a chiare lettere che i pescatori intendono proseguire nella loro pluridecennale e battagliera attività a favore della depurazione, per la definizione di migliori deflussi minimi (settore, peraltro, nel quale siamo comunque ancora troppo indietro), per il progressivo miglioramento delle operazioni di spurgo e svuotamento (anche se non siamo ancora soddisfatti) e per l’adozione di una legge sulla rinaturazione degli ecosistemi acquatici «compromessi nel passato dagli scriteriati interventi dell’uomo!». In quest’ottica, pienamente condivisibile, appare l’intento di attuare una politica globale dell’acqua come bene pubblico, assicurando un approvvigionamento d’acqua potabile razionale, parsimonioso e duraturo. Il che, però, non si verifica affatto considerando il progetto di captazione di 22 sorgenti lungo il versante destro della Valle Morobbia da parte di 3 Comuni, i quali non vogliono allacciarsi al nuovo acquedotto che preleva acqua di falda da Gnosca. Idem per la domanda della CEF (Cooperativa elettrica Faido) che chiede, nell’ambito del rinnovo della concessione di prelievo di acqua per sfruttamento idroelettrico, di mantenere deflussi minimi pari a zero! Come a dire che «ci preoccupa molto la decantata sensibilità manifestata da una parte del mondo economico, che – alla luce dei danni fatti – non ha ancora capito nulla». Da qui la piena legittimità, anzi la necessità dell’iniziativa popolare in atto (attraverso la raccolta di firme) per «Acqua Viva», promossa da tutti i pescatori svizzeri a difesa degli ecosistemi acquatici. Con il rinnovato invito a firmare e far firmare perché si tratta di salvare il nostro ambiente, la vita naturale medesima del Paese. La FTAP, e concludo, richiede espressamente di essere maggiormente coinvolta in un discorso globale sullo sfruttamento dell’acqua, tenendo conto di tutte le esigenze: idroelettriche, ambientali, di depurazione, di protezione, di approvvigionamento, di nuovi progetti, di rinaturazione, ecc. Tanto più perché questa visione politico-pianificatoria generale attualmente manca, «e sarebbe invece importante adottarla al fine di conoscere almeno nelle linee direttive generali cosa farà il Ticino con questa risorsa ormai forse al limite del suo sfruttamento in alcuni settori (approvvigionamento da sorgenti e sfruttamento idroelettrico, tanto per fare i due esempi più eclatanti)». Anche per quanto attiene la rinaturazione, Vedeggio, Cassarate e Ticino – nell’ambito di un discorso riguardante soprattutto la sicurezza idraulica – sono interessati da progetti di importanti riqualifiche ambientali. Ma che ne è di questi progetti? 37 Nuove importanti scoperte sul Monte San Giorgio Immagine del nuovo pesce Felberia excelsa. Le notizie ottengono riconoscimenti e conferme in campo internazionale È stata pubblicata di recente, da parte di un editore scientifico tedesco, la voluminosa raccolta (ben 650 pagine!) riguardante le relazioni scientifiche che fanno seguito al simposio internazionale sui pesci fossili, tenuto al Serpiano nel 2001 con la partecipazione di quasi un centinaio di ricercatori di tutto il mondo. Fra i 30 capitoli del volume, tre contributi riguardano i pesci fossili del Monte San Giorgio, a conferma dell’importanza scientifica della montagna riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio mondiale dell’umanità nel 2003. L’Istituto di scienze della terra dell’Università 38 Pubblicati gli atti del simposio del Serpiano con la descrizione di un nuovo genere di pesce (Felberia excelsa). Confermate inoltre, sulla prestigiosa rivista Nature, le ipotesi dell’Università di Zurigo e di Milano circa la riproduzione dei rettili Sauropterigi del Triassico medio di 230 milioni di anni fa. di Milano, tramite la descrizione di una nuova scoperta paleontologica, presenta uno studio sul nuovo genere e specie di pesce Felberia excelsa, trovato negli scavi in località Val Mara sul Monte San Giorgio condotti dall’università milanese con la collaborazione del Dipartimento del territorio attraverso il sostegno finanziario del Museo cantonale di storia naturale di Lugano. La nuova scoperta è stata dedicata dagli autori, il prof. Andrea Tintori e la dott. Cristina Lombardo di Milano, a Markus Felber «in riconoscimento alla sua profonda dedizione e ai contributi dati agli studi del Monte San Giorgio». Markus Felber, negli anni Novanta, aveva coordinato – per conto del Dipartimento del territorio – la ripresa degli scavi scientifici sul Monte San Giorgio, privilegiando le ricerche anche in stratificazioni meno conosciute che permettessero fra l’altro sia un confronto con gli scavi in corso in territorio italiano, sia un’indispensabile collaborazione scientifica fra i tre istituti di ricerca oggi attivi sul monte: l’Università di Zurigo, l’Università di Milano e il Museo di storia naturale di Milano. Questa non indifferente sinergia e le scoperte che ne erano seguite, con l’individuazione di almeno 5 importanti livelli fossiliferi, avevano contribuito in modo decisivo alla candidatura e poi all’iscrizione del Monte San Giorgio nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO, facendone uno dei siti paleontologici più importanti al mondo. Il prof. Tintori ritiene che il ritrovamento di questo fossile sia il pesce più significativo e più bello trovato sul Monte San Giorgio e sottolinea l’importanza della scoperta, che «fa parte delle grandi sorprese del Monte San Giorgio. Questa è l’ennesima prova che qualche volta bisogna rischiare, scavando in livelli non ancora indagati: certo non sempre si è così “fortunati”, tuttavia ritengo che il MSG abbia ancora molti segreti per tutti noi. Interessante è anche il fatto che Felberia excelsa abbia una distribuzione temporale apparentemente molto ben definita e peculiare, essendo stata rinvenuta solo in pochissimi strati: il perché è molto difficile da comprendere (variazioni ambientali?), ma ciò rimarca l’importanza di uno scavo di grande dettaglio per ricostruire al meglio quello che è successo sull’arco di milioni di anni nell’area del Monte San Giorgio». L’istituzione di un nuovo genere di fossili non è cosa di tutti i giorni e, sempre secondo Tintori, «Felberia excelsa ci ha permesso di aprire un nuovo orizzonte su un gruppo di pesci finora poco conosciuto, con resti frammentari provenienti anche da altri giacimenti alpini e tedeschi, che non si riusciva a collocare e comprendere mancando esemplari completi e ben conservati». Il fossile originale di Felberia excelsa, studiato dall’Università di Milano, è oggi conservato nelle collezioni del Museo di storia naturale di Lugano. La seconda notizia, invece, giunge nientemeno che dalla Cina, dove i ricercatori cinesi e canadesi – richiamando le scoperte fatte da Heinz Furrer e Karin Hänni dell’Università di Zurigo, da Silvio Renesto e da Andrea Tintori di Milano – confermano, sull’edizione di novembre 2004 della prestigiosa rivista internazionale di scienze Nature, le osservazioni fatte sui rettili fossili del Monte San Giorgio. Si tratta, in questo caso, di studi sui Sauropterigi (come, ad esempio, il ben noto Ceresiosauro immortalato sul francobollo delle Poste svizzere e esposto anche presso il Museo dei fossili di Meride o nel Museo di storia naturale di Lugano) a proposito dei quali i ricercatori milanesi e zurighesi già avevano ipotizzato, sulla base dell’eccezionalità della conservazione dei fossili del Monte San Giorgio, aspetti legati alla riproduzione di questi rettili marini che difficilmente potevano spostarsi sulla terraferma. I ricercatori cinesi, citando le osservazioni del Monte San Giorgio e paragonandole a scoperte nella Provincia di Guizhou (località cinese già nota per le valutazioni comparative eseguite nell’ambito della candidatura UNESCO del Monte San Giorgio), sono stati in grado di stabilire il carattere viviparo di questi rettili, che partorivano i piccoli vivi e già completi direttamente nell’acqua. La scoperta è importante in quanto permette di estendere quest’osservazione ad altri gruppi di rettili marini, mettendo definitivamente da parte le ricostruzioni errate che vedono questi animali di 230 milioni di anni fa depositare le uova sulla terraferma e rimettendo in discussione certi aspetti dell’evoluzione di questi rettili che, per tutto il Mesozoico, hanno dominato i mari. Il nuovo pesce Felberia excelsa proviene dalle formazioni Triassiche Tra i ritrovamenti più interessanti delle ultime campagne di scavi effettuate in Val Mara, vicino a Meride, è da porre sicuramente una nuova specie di pesce, Felberia excelsa, di cui è stata pubblicata recentemente la descrizione. Alcune particolarissime scaglie isolate, ritrovate nel corso di scavi precedenti solo in pochi livelli, avevano suscitato l’attenzione e la curiosità – come ci conferma il dott. Markus Felber – sia per la loro forma che per l’elegante ornamentazione. Molto spesso i resti frammentari od isolati recuperati nel corso di uno scavo paleontologico sono destinati a restare tali e l’animale cui appartengono non viene ritrovato in modo sufficientemente completo per darci l’idea del suo aspetto. In questo caso, però, la fortuna è venuta in aiuto: non solo si hanno a disposizione due esemplari completi, ma uno dei due – dopo la lunga fase di preparazione – si è rivelato come uno dei più bei fossili rinvenuti in questi strati. Felberia presenta un corpo alto, approssimativamente rombico, come quello di molti pesci che, attualmente, popolano le barriere coralline; le scaglie sono allungate in senso dorso-ventrale e mostrano un’ornamentazione formata da file di piccole spine allineate lungo il loro margine posteriore, mentre sulle ossa del cranio è visibile una fitta copertura di tubercoli di smalto. Quella che potrebbe sembrare una pesante «corazzatura» contrasta, tuttavia, con l’estrema delicatezza delle ossa e delle pinne, formate da raggi lunghi e sottili, che nell’insieme danno all’animale un aspetto leggero ed elegante. Tre le caratteristiche più notevoli è sicuramente da sottolineare la bocca, dotata anteriormente di denti lunghi e cilindrici, che terminano con un apice appiattito e leggermente ricurvo «a cucchiaino», ed internamente di denti larghi e tozzi con una cuspide appuntita. La forma del corpo e questa dentatura particolare – soggiunge l’esperto dott. Markus Felber – possono dare suggerimenti circa il modo di vita e la dieta di questo animale; nei pesci, generalmente, un corpo alto e compresso lateralmente e lunghe pinne sul margine dorsale e ventrale sono caratteristiche legate ad un tipo di nuoto lento e di manovra, adatto per muoversi tra spazi ristretti e complessi, come scogli o coralli. Denti anteriori sporgenti ed interni trituranti sono invece tipici di animali, che si nutrono di organismi dotati di parti dure, quali molluschi, coralli o crostacei. Tra questi invertebrati, solo questi ultimi sono stati trovati negli stessi strati di Felberia, per cui possiamo immaginare che questi costituissero la sua principale risorsa alimentare; muovendosi lentamente ma con precisione, Felberia avrebbe quindi potuto predare i piccoli crostacei, che vivevano in prossimità del fondale, afferrandoli con i denti anteriori sporgenti e triturandoli con i robusti denti del palato. • 39 La voce della Federazione Le riunioni della FTAP di Gianfranco Campana segretario Seduta di mercoledì 4 maggio 2005 Comitato direttivo Riunione dedicata a diversi argomenti: coordinamento sul tema delle immissioni di materiale ittico/spurghi; ritiro dell’opposizione sulla domanda di costruzione della pico-centrale a Osco; esame e aggiornamento sul ricorso per le sorgenti della Valle Morobbia; servizio giuridico del DT circa le affiliazioni; opposizione alla domanda di costruzione per l’ampliamento del porto ad Ascona; legge sul finanziamento della rinaturazione dei corsi d’acqua e rive lacustri; iniziativa «Acqua Viva»; Commissione corsi d’acqua (ex Commissione fiumi e temolo). Seduta di martedì 24 maggio 2005 Comitato direttivo Consultazione e osservazioni al Piano direttore cantonale; progetto di nuovo svincolo autostradale a Mendrisio e rinaturazione del fiume Laveggio; aggiornamento sul tema dell’opposizione DC circa il porto ad Ascona; aggiornamento sul ricorso per le sorgenti in Valle Morobbia; nuovo membro nella Commissione laghetti alpini; Regolamento dilettantistico I/CH; esame/preavviso sulle proposte in consultazione; convocazione del Comitato delle società; economia e finanze (affiliazioni); spurgo della diga Carmena; aggiornamento sui corsi di introduzione alla pesca e periodico «La Pesca»; preparativi per la riunione della Commissione consultiva 2005; aggiornamento sul tema del liming al lago Starlaresc; rilascio di licenze alle Cancellerie comunali; intervento per aggiornamento del sito internet dedicato alla FTAP; azione alborella nel lago Verbano. Seduta di mercoledì 15 giugno 2005 Comitato direttivo Ritiro della denuncia per interventi 2004 non autorizzati nel fiume Laveggio; intervento per ennesimo inquinamento nel cantiere Generoso; incarico per aggiornamento del sito internet dedicato alla FTAP; aggiornamento sul tema dello svincolo autostradale a Mendrisio e rinaturazione del Laveggio; intervento per anomalie al cantiere TAT di Pollegio; aggiornamento sul ricorso per le sorgenti della Valle Morobbia; preavviso circa le proposte in consultazione; aggiornamento sui corsi di introduzione alla pesca per il 2006; sentenza per rilascio di stallatico a Nante; situazione circa le affiliazioni al 31.5.2005. Seduta di mercoledì 15 giugno 2005 Comitato delle società Osservazioni al Piano direttore cantonale; nuova Commissione corsi d’acqua (ex Commissione fiumi e temolo); finanze con riferimento alla situazione delle affiliazioni al 31.5.2005; aggiornamento/informazioni su temi ambientali: ricorso per le sorgenti della Valle Morobbia; spurgo della diga di Carmena; microcentrali; pico-centrale di Osco; porto di Ascona; cantiere autostradale Generoso; svincolo autostradale di Mendrisio e rinaturazione del fiume Laveggio; cantiere TAT a Pollegio; legge sul finanziamento della rinaturazione A pesca di… emozioni artistiche dei corsi d’acqua e rive lacustri; deflussi minimi e iniziativa «Acqua Viva»; ritiro della denuncia per interventi 2004 non autorizzati nel fiume Laveggio; canalizzazione a cielo aperto a Campo Blenio; sentenza per rilascio di stallatico a Nante; preavviso sulle proposte in consultazione; preparativi in vista della riunione della Commissione consultiva 2005; Cancellerie comunali e rilascio delle licenze. Cari soci e amici pescatori, sinteticamente questi sono i principali argomenti trattati dalla FTAP. Per ovvii motivi di spazio, non mi è possibile riportare tutto quello che «corre» sui nostri tavoli. Il Comitato direttivo rimane comunque a disposizione per eventuali informazioni che vi necessitassero. • Chi dorme non piglia pesci Consegna dei testi entro il 15 settembre La chiusura redazionale del quarto numero de «La pesca» è fissata – per motivi tecnici, non da ultimo il fatto che il nostro periodico esce in contemporanea con quello de «La caccia» – al 15 settembre. Pertanto, ogni comunicazione che dovesse giungere oltre questa data, sarà inevitabilmente cestinata, oppure (nel caso in cui fosse possibile) pubblicata soltanto nel primo numero del 2006, la cui apparizione (come noto) è programmata per inizio febbraio. Niveo Avanzini di Lugano-Cassarate coltiva la passione della pesca da oltre vent’anni. Nel contempo, però, è anche pittore dilettante e ama, soprattutto, ritrarre i bei paesaggi del nostro Cantone. Stavolta, però, si è spinto assai più lontano, come documenta questo quadro. In effetti, in quest’opera – intitolata «Lake st. Luis, Canada» – ha saputo unire l’utile e il dilettevole, ritraendo uno di quei paesaggi incantati. Complimenti vivissimi! 41 La pesca agonistica Trofeo 6 nazioni al ponte-diga di Melide e a Campione d’Italia Stravincono i giovani olandesi, delusione per il CP Lugano Venerdì 1° e sabato 2 luglio, le sponde del Ceresio hanno ospitato il Trofeo dell’amicizia, una gara di pesca internazionale (una sorta di torneo mini-europeo) alla quale partecipano ogni anno 6 squadre nazionali: la Svizzera, l’Olanda, l’Italia, il Lussemburgo, la Germania e l’Austria. La gara – ottimamente organizzata dal presidente dell’Associazione svizzera dei pescatori sportivi Antonio Cuomo, con il sostegno delle società di pesca Valle Morobbia e Chiasso, nonché dell’Associazione dei pescatori di Campione – si è svolta in due percorsi distinti: uno lungo la passeggiata del ponte-diga di Melide (dal lato di Bissone) e l’altro sul lungolago di Campione davanti al Casinò. Partivano favoriti, per questa competizione, gli italiani (già vincitori di questo trofeo qualche anno fa proprio nelle stesse acque del Ceresio) e i pescatori di casa, ossia il Club pescatori Lugano. Squadra, quest’ultima, diretta dai capitani Ernesto Wolhgemuth, Maurizio Salemi e Alessandro Bonfatti, e composta da Franco Guercio, Andreas Forni, Francesco Pervangher, Natalino Vit, Roberto Pasini nonché il Eccellente la prestazione individuale di Francesco Pervangher, terzo assoluto fra un cast di pescasportivi internazionali di grande levatura tecnica. La squadra del CP Lugano che ha gareggiato nel Trofeo 6 nazioni. giovane Andrea Pasini in qualità di riserva. Ma le previsioni non sono state rispettate, anzi si sono avute… brutte sorprese! A Bissone la pesca è stata impostata all’inglese, con il galleggiante scorrevole, da parte di quasi tutti i pescatori nel corso della prima ora. Quando il pesce, costituito quasi esclusivamente da gardon, si è avvicinato alle sponde della riva, grazie anche al richiamo della pastura, è stato possibile cambiare tattica e pescare con la canna ad innesti (la roubaisienne) o anche con le canne fisse (in rari casi). Nei settori di Campione la pesca è risultata un po’ differente, anche a causa della notevole profondità (anche oltre i 15 metri). In questo campo, tuttavia le tecniche dominanti nelle due giornate sono state la roubaisienne e le canne con pennetta scorrevole. Dal punto di vista del pescato, il campo gara di Bissone ha reso un po’ di più. Qui il fondo massimo, sulla distanza dei quaranta metri, non sorpassa i 9 metri e – pescando a riva – il fondo si aggira sui quattro metri. Il sabato, inoltre, visto che l’acqua non era più così limpida come il vener- dì e i giorni precedenti la gara, era abbastanza normale prevedere l’avvicinamento del pesce sul tiro della canna ad innesti. Cosa, questa, che si è concretamente realizzata e che ha anche favorito la squadra olandese, la quale aveva impostato quasi prevalentemente la gara con questa tecnica francese. Gli olandesi hanno veramente dato una bella dimostrazione di pesca, pescando perfettamente e con grande professionalità. Un altro segreto della loro vittoria è stato l’impiego del pane bianco, da loro utilizzato in maniera abbondante per il richiamo del pesce. Come detto, i pescatori del CP Lugano partivano come favoriti in ragione della buona conoscenza del Ceresio e dei suoi pesci. Ad aver… pesato sul risultato finale dei luganesi sono stati i molti punti raccolti a Campione, dove i collaudatissimi Andreas Forni e Franco Guercio non sono riusciti a trovare il pesce in maniera regolare e dove la sfortuna ha anche voluto che il sabato Guercio fosse capitato in uno dei picchetti peggiori (più di quindici metri di fondo). Una nota estremamente positiva riguarda, per con- 43 tro, Francesco Pervangher, il quale – con un primo e un secondo di settore – è riuscito a raggiungere il terzo posto assoluto nella classifica individuale, preceduto da un olandese e dal nazionale lussemburghese René Stronk. Una bella soddisfazione per il giovane e brillante Pervangher, il quale – va pur detto – è da sempre un convinto sostenitore della necessità di ritornare a gareggiare di più nelle acque del Ceresio per evitare di perdere il «feeling» con i corsi d’acqua naturali e con il pesce nostrano. Per il resto della squadra, Natalino Vit nella seconda giornata ha ottenuto un buon terzo di settore e il giovane Andrea Pasini, che era alla sua prima esperienza in campo internazionale sostituendo il papà Roberto nella seconda gara, ha ottenuto un discreto quarto posto. In totale, i pescatori luganesi hanno totalizzato 37 punti, giungendo al quarto posto. Bisogna dire che i tedeschi, giunti terzi, hanno raccolto 35 punti (quindi solamente due punti dai nostri portacolori). Anche gli italiani non hanno rispettato i pronostici, ottenendo addirittura l’ultimo rango con la bellezza di 47 punti! La squadra dell’Alto Panaro di Modena non è proprio riuscita ad ingranare la pesca. Un fatto, questo, molto strano poiché tra di loro figurano alcuni elementi di spicco dell’agonismo italiano. I loro punti deboli sono stati, probabilmente, l’utilizzo di una pastura non idonea alla pesca del gardon e un’impostazione sbagliata della gara. La classifica finale è risultata la seguente: 1. Olanda con 15 punti, 2. Lussemburgo con 32 punti, 3. Germania con 35 punti, 4. Svizzera con 37 punti, 5. Austria con 44 punti, 6. Italia con 47 punti. Da ultimo, è doveroso un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questa bella gara: segnaliamo l’impegno profuso dall’organizzatore della manifestazione Antonio Cuomo, la serietà del direttore di gara Antonio Spinosa, gli sponsor e tutti i pescatori e amici della pesca che hanno lavorato perché questa gara internazionale si svolgesse al meglio. Un complimento va anche rivolto al nostro bel lago Ceresio, che ha regalato a tutti i pescatori momenti di intensa e appassionante pesca. Raimondo Locatelli Club pescatori Valle Morobbia da ben 27 anni in piena forma Ventisette anni sono certamente un traguardo non indifferente per un piccolo club di pesca sportiva, specialmente se sono trascorsi all’insegna dell’impegno continuo, sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello prettamente sportivo. Oltre cinque lustri ai bordi di fiumi, riali e soprattutto laghetti di pesca sportiva vanno ben al di là di un semplice festeggiamento con discorsi e premiazioni e, senza esage- 44 rare, si può affermare che hanno senza dubbio contribuito a far conoscere la valle Morobbia, ultimamente impostasi all’attenzione pubblica in seguito alla discussione sorta attorno al progetto di un acquedotto sovracomunale. E ciò a scapito, senza dubbio, dei nostri bellissimi riali, che un giorno non vedranno più neanche una sola goccia d’acqua né tutte quelle specie animali che vivono grazie ad essa. Come spesso accade, anche per il Club pescatori Valle Morobbia gli inizi sono stati dettati dal caso e dalla frenetica voglia di realizzare qualcosa di concreto per sottrarsi alla supremazia dei club sottocenerini. E così, 27 anni or sono, un gruppo di entusiasti della regione organizzò una gara di pesca nel laghetto della valle, invitando diversi pescatori ticinesi in rappresentanza delle maggiori società garistiche cantonali. L’iniziativa incontrò un indiscusso successo, tanto è vero che i promotori pensarono di trasformare quell’incontro estemporaneo in una gara cantonale, fondando così una società che riuscì a conquistarsi un posto nel panorama garistico cantonale. Sotto la guida del giubiaschese Giovanni Codiroli, che ha ricoperto la carica di presidente fino al 1987 passando poi alla testa della Società ticinese dei pescatori sportivi, il primo comitato si mise al lavoro, facendo affidamento sull’impegno dei suoi membri fondatori, tra i quali citiamo Primo e Tullio Pedraita, Gianni Boggia, Edoardo Colombo, Giuseppe Ruggeri, Lino Bruni, Emilio Novaresi e Giovanni Bricalli. Dal 1979 ad oggi diversi soci hanno partecipato alla crescita del sodali- zio, che ora vede alla carica di presidente (dal 1996) Michele Spaggiari, seguito da Roberto Spaggiari, Patrizio Pifferini, Claudio Burch e Antonello Barelli. Questi soci portano innanzi lo scopo primario che è quello di far conoscere anche nel Bellinzonese la pesca garistica, animati – come sono – da un grande entusiasmo. Il club è cresciuto e, consapevole delle proprie responsabilità acquisite, cerca di mantenere viva la partecipazione a qualsiasi manifestazione cantonale, nazionale ed estera. Nato come club di pesca alla trota, con il passare degli anni e della mentalità garistica, i soci si sono indirizzati sempre di più verso le gare di pesca al colpo, tralasciando pertanto quelle alla trota. Il cambiamento ha permesso di portare il sodalizio ad un traguardo ambito, ossia la vittoria al Campionato svizzero per società nel 1995 con i soci Michele Spaggiari, Patri- zio Pifferini, Andrea Forni e Franco Nucci, permettendo altresì di partecipare l’anno dopo al Campionato mondiale in Bretagne: quell’avventura fu un sogno che, realizzandosi, permise al club di maturare e di affrontare le gare con uno spirito diverso, più vincente. Prima di quella storica vittoria diversi soci si sono aggiudicati il titolo di campione ticinese alla trota, tra i quali Edo Calanchini, Andrea Bariffi e Giorgio Previtali; per il colpo Gianni Manzoni si è imposto sulle rive del Ceresio e Michele Spaggiari ha vinto il trofeo Ceresio costituito dalle prime tre gare del GdP; altre soddisfazioni sono arrise ai soci Roberto Spaggiari e Giovanni Bricalli, vincitori del titolo individuale svizzero. Il club dà molta importanza allo svolgimento del campionato sociale: sovente è la prima competizione che un garista affronta, e questo lo aiuterà poi nella sua attività competitiva. Il sodalizio è però confrontato con il problema dell’acquisizione di giovani leve, poiché è sempre più difficile entusiasmare i ragazzi verso quest’attività. Non è così evidente insegnare con profitto l’arte della pesca, se all’interno del nucleo familiare o delle amicizie non ci sono gli stimoli giusti: e così tutto va perso, compreso il talento naturale che ognuno di noi ha nel proprio DNA. Il Club pescatori Valle Morobbia intende in ogni modo continuare nella sua opera di socializzazione e porterà sempre a braccetto sportività e amicizia laddove questa purtroppo manca. Un grazie particolare va a quelle persone che, in questi primi 27 anni, hanno voluto sostenerci, sperando di vederci sempre uniti in questa meravigliosa avventura che si chiama Club pescatori Valle Morobbia. Grazie! Michele Spaggiari Società ticinese pescatori sportivi, i vincitori nel 2004 In occasione dell’assemblea della Società ticinese pescatori sportivi (STPS), si è tenuta la cerimonia di premiazione delle gare in calendario, prendendo atto a malincuore dello scarso entusiasmo (quanto a numero di concorrenti) alle diverse competizioni, soprattutto per quanto riguarda la trota. L’assise è coincisa con le nomine del nuovo co- mitato, peraltro previste dallo statuto, ma anche perché in presenza di diverse dimissioni. Dimissionari, Renato Perucchini (segretario-cassiere del movimento trota e vicepresidente della STPS, per motivi familiari), Ilvo Maffezzini (presidente del movimento trota, per motivi di salute), Franco Guercio (colpo) membro, Daniele Bossi (trota) mem- Nella foto a sinistra, il nuovo comitato della STPS. Nella foto a destra, i vincitori nei vari campionati ticinesi 2004 in seno alla STPS. Da sinistra a destra: Alessandro Bonfatti (over laghetto), Michele Morandi (spinning), Aldo Cozzi (laghetto e torrente), Antonio Cuomo (colpo). bro. L’assemblea ha così votato: Antonio Cuomo del CPS Chiasso (riconfermato presidente della STPS), Michele Morandi del CPS Verbano (neo-eletto vice presidente generale e presidente del movimento trota), Michele Spaggiari (riconfermato presidente del movimento colpo e segretario della STPS), Claudio Burch (riconfermato cassiere STPS), Leila Mazzoleni (neo-eletta segretaria-cassiera del movimento trota). Il movimento trota è composto ora da Michele Morandi (con le nuove cariche), affiancato dai membri: Ezio Cozzi, Raffaele D’Agostino, Davide Pisanti (neo-eletto) e Leila Mazzoleni. Il movimento colpo è guidato ora da Michele Spaggiari, Claudio Burch e, quali membri, Roberto Pasini, Franco Nucci e Ivica Junakovic. La distinzione del «pesciolino d’oro» è andata per l’anno 2004 ad Alessandro Salemi. 45 Società del Gambarognese: trota e coregone in gara Nel mese di maggio, è stata disputata la tradizionale gara di pesca sul lago Maggiore, organizzata dalla Società di pesca del Gambarognese, in una giornata di sole con temperature estive. Due le categorie: gara alla trota di lago con tirlindana o cane e pesca al coregone con canna. Al termine della competizione sono stati registrati 18 trote e 42 coregoni. Quarantadue le imbarcazioni (18 alla trota e 24 al coregone), con un totale di 74 pescatori partecipanti. Dopo la gara pescatori e simpatizzanti si sono riuniti presso il ristorante bar Minigolf di Magadino (270 commensali) per gustare una succulenta grigliata mista, preparata ottimamente dai cuochi della Gambarognese. Nel corso del pomeriggio il presidente della società, Virgilio Morotti, ha proceduto alla premiazione: – nella gara alla trota, 1° rango per Floriano Conti e Luciano De Bortoli con 4 trote (kg 3,150), 2° rango per Rudi Hess con 3 trote (kg 3,030), 3° rango per Claude Hauche e Renzo Salmina con 3 trote (2,550 kg); – nella gara al coregone, 1° posto Alcuni fra i premiati; mancano Alberto Sargenti e Timmy Sargenti, al secondo rango nella pesca del coregone. per Carlo Morandi e Ivano Lanini con 11 coregoni (kg 2,110), 2° rango per Alberto Sargenti e Timmy Sargenti con 3 coregoni (kg 1,370), 3° rango per Renato Nessi e Jenni- fer Voiglio con 3 coregoni (kg 0,650). Il pesce più grosso della giornata è risultata una trota del peso di 1,7 kg, catturata dalla coppia Conti-De Bortoli. Gara di pesca ai pesci grossi ai laghetti Audan di Ambrì Domenica 3 luglio, ai laghetti Audan di Ambrì ha avuto luogo la tradizionale gara di pesca ai pesci grossi. Questa competizione era stata abbandonata da alcuni anni, ma i signori Juri e Cristina Domeniconi – che da un anno e mezzo gestiscono la pesca sportiva di Audan – hanno avuto la buona idea di ripristinarla. L’affluenza è stata discreta. Hanno gareggiato 26 adulti e 6 ragazzi. La gara è stata disputata in dieci turni e i pescatori hanno portato a riva circa un quintale di pesce. A dire il vero, i pesci grossi non sono stati fra i più voraci ma hanno comunque risposto in manie- 46 ra positiva alle esche dei concorrenti. Aimoja Pepi nella categoria adulti ha portato nel guadino una bella iridea di 2,4 kg, mentre nella categoria ragazzi la miglior cattura è stata quella di Filippo Giudici con un’iridea di 2,1 chili. Per quel che concerne il pescato complessivo, la classifica ha visto trionfare per la categoria adulti Damiano Terranno (11 catture per un totale di punti 12.555) davanti a Eros Togni (11 catture, 11.165 punti), Fabiano Zanini (11 catture, 10.515 punti), Alain Rosselli (11 catture, 10.385 punti) e Albino Togni (10 catture, 10.020 punti). Un premio speciale è stato attribuito a Gabriele Rossi, un vero specialista nella pesca alla trota in laghetto, il quale – pur non prendendo parte alla classifica ufficiale – è riuscito a catturare la bellezza di venti trote per un totale di circa 20.000 punti. Tra i ragazzi il migliore è risultato Filippo Giudici, seguito da Italo Scaricamazza, Naomi Domenicani (unica ragazza presente), Marco Scapozza, Raffaele Battaglioni e Alex Scaricamazza. Il tutto è stato allietato da un delizioso risotto con luganighe, cucinati in modo eccellente da Nando e Dante. Francesco Pervangher A salvaguardia dei nostri fiumi Ridato al fiume Magliasina un ambiente rinnovato e aperto Tra il 4 e il 5 settembre 1998, come si ricorderà, sul Malcantone si è abbattuto un breve ma violento temporale, che ha provocato ingenti danni nel tratto finale del fiume Magliasina, tra la Piscicoltura di Pura e la foce. Il totale dei materiali erosi dalle acque «impazzite» è stato stimato a ben 20.000 metri cubi; questi detriti hanno sensibilmente contribuito all’espansione del delta del fiume. Da qui la necessità di dar corso sollecitamente ad interventi di risanamento idraulico ed ambientale degli argini che lambiscono i Comuni di Pura, Neggio, Magliaso e Caslano, secondo i nuovi criteri proposti dalla legislazione attuale e che prevedono una corretta ed adeguata pianificazione, anche nell’ottica della tutela dell’ambiente. In concreto, si è voluto restituire lo spazio a questo corso d’acqua malcantonese, con un investimento quantificato in 5 milioni di franchi, di cui 4,3 milioni per l’arginatura. Dove le aree a ridosso del fiume non erano ancora compromesse da costruzioni o strade, è stato ampliato l’alveo, sono state abbassate e addolcite le sponde, e create zone di esondazione controllate per riacquisire la dinamica tipica del fiume. Utilizzando vegetazione autoctona per stabilizzare le sponde, si ottiene maggiore sicurezza e viene creato un nuovo ed importante corridoio ecologico, che meglio tutela l’ambiente e collega i boschi Un sito con proposte didattiche per la bassa Vallemaggia Il Centro naturale Vallemaggia propugna un «turismo dolce» per scoprire la realtà eccezionale del ricchissimo fondovalle tra Ponte Brolla e Bignasco, attraverso un’informazione didattica e mirata. E ciò in considerazione – come scriveva Guido Cotti nella prefazione ad uno studio naturalistico sul fondovalle – della circostanza che «a livello svizzero ed europeo è uno dei pochissimi, se non l’unico, tronco vallivo di bassa quota, di grandi dimensioni ed importanza, rimasto ampiamente inalterato nel corso del tempo,… un paesaggio naturale raro, esemplare e grandioso». Ora, si intende sfruttare meglio questa particolarità anche dal profilo turistico. Infatti, si è provveduto a realizzare un sito internet con percorsi didattici virtuali; in un secondo tempo, valutata la risposta dei navigatori della rete, saranno valutate le proposte pratiche da realizzare sul territorio. del Malcantone con la foce del fiume a lago. Anche l’habitat per la fauna ittica è stato migliorato, inserendo dei punti per la strutturazione dell’alveo di magra formati da grossi massi semi-sommersi. La Magliasina offre indubbiamente una buona presenza di fauna fluviale e – grazie al suo carattere selvaggio – garantisce spazi vitali ancora poco disturbati. L’assenza di sbarramenti consente la migrazione della fauna almeno nelle tratte pianeggianti prive di ostacoli naturali insormontabili. Tra la fauna acquatica presente nel fiume si possono osservare la trota di ruscello, lo scazzone, la trota iridea (esemplari sfuggiti all’impianto di piscicoltura a Pura e quindi non autoctoni), il barbo comune, il barbo canino, lo strigione, il cavedano e la trota di lago. Sopra, il fiume Magliasina nella zona del Golf (settembre 2003) dopo gli interventi di sistemazione idraulica (foto di Tiziano Putelli). 47 foto di Tiziano Putelli Valle della Motta verso il recupero Ci si sta muovendo concretamente per l’attuazione del Piano di utilizzazione cantonale del Parco della valle della Motta, nell’intento di rivalutare un importante polmone verde nella pianura del Mendrisiotto. Il progetto del Governo comporta la spesa di 3,8 milioni di franchi; per la prima delle due fasi (dal 2004 al 2007) l’importo è di 2,3 milioni (di cui 1,3 milioni a carico del Cantone, il resto addossato all’Ente smaltimento rifiuti e alla Confederazione). Il parco avrà una superficie di 163 ettari (in prevalenza boschi, colture e pascoli); nella parte settentrionale è ubicata la discarica dei rifiuti per il Sottoceneri, in attività dal 1992. A mente della Commissione parlamentare speciale per la pianificazione del territorio, «dal punto di vista naturalistico la valle della Motta rappresenta un’area di particolare importanza, soprattutto grazie all’insieme di ambienti naturali pregiati che accolgono molte specie animali e vegetali rare». Sono previsti tre tipi di intervento: quelli di «ripristino» per ricostruire nello stesso luogo gli ambienti di pregio naturalistico distrutti dalla realizzazione della discarica; quelli di «sostituzione» nell’intento di creare nuovi biotopi al posto di quelli compromessi dalla deponia di immondizie; quelli di «valorizzazione» nell’intento di migliorare il valore ecologico e ricreativo degli ambienti esistenti. Il centro del parco sarà situato nell’area del mulino del Daniello a Coldrerio, una struttura veramente interessante e che funge pure da area di svago. All’interno del Parco della Valle della Motta scorre il torrente Roncaglia, un corso d’acqua molto interessante anche dal punto di vista piscicolo. Da sempre, come osserva Ezio Merlo, la Società pescatori del Mendri- 50 siotto, in collaborazione con il Pesca club Novazzano, rivolge particolare attenzione ai problemi ecologici della zona, tanto è vero che già nei passati anni – in collaborazione con i vari uffici cantonali – si sono realizzati importanti lavori di ripristino ambientali lungo il corso d’acqua (come la scala di rimonta dei pesci e la posa di varie traversine, nella foto). Quest'attività, in perfetta sintonia con il Cantone, è risultata sicuramente determinante nell'evitare che – nel regolamento del Parco della Valle della Motta – fosse inserito il divieto di pesca, come è invece accaduto per la caccia. Importante sarà pure la creazione del nuovo sentiero, che costeggerà in futuro il Roncaglia. «Il sentiero dei pescatori», struttura che sicuramente sarà apprezzata non solo da chi si recherà a pesca sulle rive del torrente, ma costituirà pure un significativo, determinante innesto con altri sentieri pedonali esistenti nella zona, il che consentirà di spostarsi da Chiasso a Mendrisio, in una zona di alto valore naturalistico e senza incontrare o attraversare una strada trafficata. Ridare al fiume Ticino maggior spazio sul Piano? La Fondazione Bolle di Magadino ha commissionato al Politecnico di Zurigo una perizia per dare risposte sulla fattibilità di una rinaturazione non solo del delta del fiume Ticino, ma anche di altre tratte all’interno degli argini insommergibili. Così si legge in un recente rapporto della Commissione di gestione del Gran Consiglio nel contesto della richiesta di credito per la continuazione della salvaguardia delle Bolle di Magadino. Se gli esperti di Zurigo segnaleranno una diminuzione della sicurezza attuale durante le piene, ad esempio di allagamento dei campi coltivati fuori dagli argini, è chiaro che non ci si potrà muovere. Se invece dovesse risultare che eventuali interventi di rinaturazione del fiume Ticino non diminuiscono la sicurezza sull’intera asta del Piano di Magadino, allora si potrà continuare la discussione con tutte le autorità competenti e le parti interessate. Infatti, la rinaturazione comporta il ritorno di un fiume a curve, con i greti e il tipico mosaico di vegetazione ripuale, incrementando notevolmente la biodiversità, considerando che attualmente le golene sono utilizzate soprattutto come terreno da pascolo e da fieno da parte degli agricoltori. «Gambero di fiume» progetto del WWF In occasione dell’Anno internazionale dell’acqua, il WWF Svizzera italiana aveva lanciato una campagna di educazione ambientale volta a sensibilizzare le giovani generazioni e l’opinione pubblica sull’importanza dei corsi d’acqua allo stato naturale. Ambasciatore di questa intensa campagna, che ha coinvolto oltre 1.000 alunni delle scuole del Cantone, è stato scelto il «Gambero dai piedi bianchi», una specie della lista Smeraldo minacciata di estinzione a livello europeo, ma che vive ancora in alcuni corsi d'acqua del Ticino. Numerose sono state le proposte di attività per coinvolgere la popolazione e diffondere l’importante messaggio ambientale. Ricordiamo la «giornata del gambero» organizzata per lanciare la campagna, le escursioni sul Piano di Magadino alla ricerca del simpatico quanto minacciato crostaceo, i campi natura sul tema dell’acqua, l’escursione alla golena rinaturata di Grono, la creazione del dossier didattico «Gambero di fiume», il pieghevole informativo «Acque liberate», le diverse bancarelle allestite in varie occasioni e le sopraccitate lezioni in classe. Il progetto «Gambero di fiume» non si esaurisce qui, tutt’altro. A partire dal 2004, infatti, il WWF ha dato avvio alla fase 2 del progetto, che si prefigge il recupero di canali e riali degradati mediante progetti concreti di rinaturazione. Le ragioni per questo tipo di interventi, che cercano di ridare spazio ai corsi d’acqua degradati laddove è ancora possibile, sono molteplici. Sinteticamente possono venir riassunti in 5 punti: più natura; più sicurezza in caso di piena; più svago vicino a casa; falde più sicure e acqua potabile più pulita; minori costi di manutenzione. La seconda fase del progetto «Gambero di fiume» è più operativa e mira ad interventi concreti di valorizzazione ecologica. Il WWF Svizzera italiana ha già maturato quattro proposte di interventi di rinaturazione di corsi d’acqua degradati. Si tratta della rimessa a cielo aperto di un riale nel Comune di Genestrerio e di un canale nel Comune di Camorino, nonché di interventi di rinaturazione e ripristino ambientale di tratti di canale nei Comuni di Magadino e Agno. Purtroppo, i noti problemi finanziari cantonali hanno ritardato in modo importante la realizzazione di questi progetti. Per ovviare a questi inconvenienti, il WWF auspica un celere ancoraggio nella legge del principio, votato quasi all’unanimità dal Gran Consiglio due anni or sono, di stanziare annualmente dei fondi per le rinaturazioni dei corsi d'acqua, pari al 2% degli introiti sui canoni d’acqua. Ingegneria naturalistica per ridare vitalità ai nostri corsi d’acqua Recentemente, per iniziativa del Dipartimento del territorio e nel contesto dell’assemblea nazionale dell’Associazione per l’ingegneria naturalistica (AIN) a Ponte Tresa, sono stati presentati i lavori di rinaturazione dei corsi d’acqua in Ticino, parlando di strategie e tecniche di gestione di fiumi e torrenti. I progetti di sistemazione dei corsi d’acqua – ha detto, a questo convegno, il consigliere di Stato avv. Marco Borradori – sono a scopo di recupero ambientale e per ragioni di sicurezza, rappresentano sempre più comunque delle importanti occasioni di riqualifica del patrimonio naturalistico. Oltre alle esigenze economiche e ai criteri di protezione, sono infatti tenuti in debita considerazione i valori ambientali e le esigenze sociali della popolazione. Diversamente dalle tecniche tradizionali, l’ingegneria naturalistica integra – nella costruzione di opere e manufatti – elementi che assicurano un miglior inserimento nel paesaggio naturale. Materiali costruttivi – quali il legno e la pietra – vengono associati all’uso di piante e arbusti vivi, scelti accuratamente in funzione del luogo di intervento e della loro capacità di rigenerazione. Ai corsi d’acqua viene lasciato il proprio spazio vitale, contribuendo così in modo determinante al recupero e alla valorizzazione delle zone più pregiate. Durante l’assemblea sono state presentate agli ospiti le esperienze più significative degli ultimi anni in Ticino: i risanamenti della Magliasina e della Tresa, la sistemazione della foce della roggia Scairolo a Barbengo, la rinaturazione della confluenza Morée-Laveggio nel Mendrisiotto. 51 fish eye Nel lago di Lugano semine di coregone-lavarello Notevole l’impegno profuso negli ultimi tempi dalla Federazione ticinese di acquicoltura e pesca (FTAP) nell’incentivare le semine di coregone-lavarello nel lago di Lugano, a tutto vantaggio sia della pesca professionale che di quella sportiva, così da assicurare un futuro a questo delizioso pesce di lago. In questo contesto, è da segnalare che a maggio – nell’ambito dello scambio di materiale ittico fra Svizzera e Italia e per iniziativa della Commissione italo-svizzera per la pesca in acque promiscue – è stata effettuata una vasta azione di ripopolamento, consistente in una notevole immissione di novellame di coregoni-lavarelli nei tre rami del Lario, nel Ceresio e nel lago di Mezzola. I giovani lavarelli (lunghi tra i 5 e i 7 centimetri e del peso di circa un grammo ciascuno) sono nati nell’incubatoio di Fiumelatte e, in seguito, allevati nelle speciali gabbie galleggianti nel lago di Oggiono, le cui acque sono particolarmente ricche di sostanze nutrienti. La semina nei tre rami del Lario e nel lago di Mezzola è stata di 400 mila lavarelli, mentre nel Ceresio ne sono stati immessi 40.000, di cui la metà nel bacino sud e l’altra metà in quello nord del lago di Lugano. In questo lago, grazie agli eccellenti rapporti di collaborazione che da anni si sono instaurati tra la Provincia di Como e il Cantone Ticino, i ripopolamenti hanno avuto un carattere «insubrico», considerato che 30.000 pesciolini sono stati reperiti nelle gabbie flottanti di Oggiono, mentre 10.000 coregoni-lavarelli (per iniziativa della Sezione pesca golfo di Lugano e della consorella di Agno nonché della Mendrisiense) provengono da una partita di materiale ittico del lago di Annone e poi svezzato nel lago Alserio dal noto ittiologo Alberto Negri. Il ripopolamento nel Ceresio è stato effettuato grazie all’interessamento dell’Ufficio cantonale caccia e pesca e alla dedizione di Ezio Merlo e dell’ex guardapesca cantonale Elio Polli. Recupero ambientale del Laveggio a Mendrisio e a Rancate Il Consiglio di Stato, attraverso il Gruppo per il recupero degli ecosistemi acquatici compromessi, promuove interventi di rinaturazione dei corsi d’acqua e delle rive lacustri. Tra gli interventi promossi recentemente da enti sensibili alla tematica e sostenuti finanziariamente anche dal Dipartimento del territorio, la rinaturazione del fiume Laveggio è emblematica per il contesto particolare in cui si inserisce. L’intervento si situa, infatti, a valle della zona industriale e commerciale di San Martino, tra Mendrisio e Rancate, in un comparto dove il fiume percorre un tracciato rettilineo e poco dinamico, confinato in un canale realizzato negli anni Sessanta in concomitanza con le opere autostradali. L’intervento risponde all’esigenza di migliorare la qualità ambientale e paesaggistica della pianura, proponendo una sistemazione naturalistica delle sponde e un ampliamento locale dell’alveo, così da ripristinare le premesse per lo sviluppo di una fauna e di una flora tipiche. I benefici di tale operazione sono molteplici: il progetto intende offrire una migliore fruibilità del fiume e dei suoi ambienti. Ne risulta valorizzato il corridoio biologico per la fauna locale, tra i comparti boschivi del Generoso e del Monte San Giorgio e il Ceresio. Inoltre, viene ripristinata la libera migrazione ittica, in special modo quella per scopi riproduttivi, della trota di lago e di ruscello. Non da ultimo, cresce l’interesse sociale e turistico degli abitati di Mendrisio, Rancate, Riva San Vitale e Capolago per il collegamento pedonale e ciclabile. Il recupero di questa tratta del Laveggio permetterà anche il ripristino della naturale alimentazione della falda acquifera, aumentando il potere autodepurante del fiume. Grazie alla vegetazione di sponda vi sarà un maggior contenimento della temperatura delle acque. Localmente migliorano le premesse per un aumento della capienza idraulica del fiume, che attualmente non dispone di riserva. Il Laveggio è quindi un esempio rappresentativo dell’impegno del Consiglio di Stato per una gestione del territorio favorevole alla popolazione e degli ecosistemi acquatici e naturali del nostro Cantone. In alto: fiume Laveggio, tratto rettilineo in canale di cemento prima dei lavori. Sotto: fiume Laveggio, particolare dei lavori di rinaturazione (fotografie di Tiziano Putelli). 53 Le trote del Ghitello e troppi vandalismi Foto di Tiziano Putelli All’inizio di giugno, Paolo Stirnimann ha segnalato a Ezio Merlo la cattura di due trote nel laghetto del Ghitello con la pinna adiposa tagliata. La prima cattura è avvenuta attorno a metà maggio e la trota misurava 29 cm; la seconda cattura è stata effettuata nei primissimi giorni di giugno e la misura era di 28 centimetri. Si tratta di un’importante informazione per gli addetti ai lavori, segnatamente per l’ing. Tiziano Putelli, funzionario dell’Ufficio caccia e pesca, coordinatore del progetto del nuovo meandro e scala di rimonta pesci al Mulino del Ghitello. In effetti, questa segnalazione delle due trote marcate al laghetto del Ghitello dimostra il buon funzionamento di questa struttura, creata per la migrazione dei pesci. Ma Paolo Stirnimann segnala anche altro. Sempre nei primi giorni di giugno, lungo il nuovo by-pass del Ghitello, «ho notato una trota morente che sembrava essere stata in qualche modo colpita da una “sassata”, in quanto non presentava ferite esternamente, ma era tutta storta. La trota poteva essere di misura». L’attento osservatore puntualizza: «Non so quanto possa essere utile questa mia ultima segnalazione, ma comunque di vandali e di gente non rispettosa della natura presenti sulle rive del Breggia ce ne sono parecchi e di controlli non altrettanti. Bottiglie rot- te, rifiuti di ogni genere, ecc. abbondano certamente di più delle trote in acqua. Se poi si divertono anche a maltrattare i pesci per puro gusto sadico, mi chiedo che cosa sarà del nostro bel torrente fra qualche anno. Credo che invece di attaccare la caccia e la pesca come attività crudeli, come fanno alcuni gruppi ambientalisti (io sono anche per un certo verso ambientalista, cioè uno che vive la natura e che la rispetta, pur essendo un pescatore), sarebbe meglio che si attivino di più a monitorare chi veramente danneggia o sporca o altro… Ma costoro dovrebbero anche essere presenti sul territorio e constatare ed eventualmente riprendere chi causa danni». A proposito di vandali, le osservazioni di Paolo Stirnimann sono note dolenti purtroppo conosciute sia ai dirigenti della pesca che alla direzione del parco: basti considerare come sono ridotti le panche, i tavoli e il grill che la Mendrisiense aveva posato per tutti i frequentatori del laghetto… Comunque, la direzione del parco del Ghitello è molto vigile e, pur fra non poche difficoltà, riesce a contenere certi «imbecilli di turno», che si divertono nell’effettuare vandalismi di ogni sorta. L’importante è essere sempre presenti sul territorio, come fanno tanti pescatori: infatti, è solo con la presenza di persone che si riesce non di raro a far desistere dal com- fish eye Recuperato il paesaggio fluviale al Mulino del Ghitello Le acque del fiume Breggia, a due passi dal Mulino del Ghitello, scorrono nuovamente nel loro alveo naturale, dando dignità e bellezza al paesaggio fluviale del Parco delle gole della Breggia. Alla cerimonia inaugurale il direttore del Dipartimento del territorio, Marco Borradori, ha detto testualmente: «Abbiamo riparato, in un certo senso, il torto che allora avevamo fatto al fiume». L’opera di «restauro» del paesaggio è durata un anno sotto la vigile sorveglianza di Tiziano Putelli (Ufficio caccia e pesca) e ha interessato un chilometro e mezzo della Breggia. Grazie al ricongiungimento del percorso del fiume alla sua ansa naturale, la risalita per la fauna ittica è facilitata e, anzi, incoraggiata, potendo superare lo sbarramento del laghetto e raggiungere così la tratta naturale di riproduzione, situata nella parte alta del Parco. Un recupero, ha sottolineato ancora Marco Borradori, che assume varie connotazioni: «Quella culturale, ovvero la restituzione al Mulino di un contesto territoriale più consono alla sua storia. Ma anche funzioni naturali e sociali. Le opere idrauliche, in effetti, sono state concepite in modo che la fauna ittica possa di nuovo risalire la Breggia. Il sentiero lungo il fiume è stato pensato per permettere anche alle persone motulese di praticare la pesca e beneficiare del benessere che la presenza dell’acqua corrente regala». Da segnalare che questo importante progetto ha visto collaborare intensamente il Cantone, la Fondazione Parco delle gole della Breggia, il Gruppo cantonale per il recupero degli ecosistemi compromessi, la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca, l’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio, il Fondo svizzero per il p a e sa g g i o e i l C a si n ò Kursaal SA di Mendrisio. La zona risistemata al Mulino del Ghitello. 54 Ceresiana e Mendrisiense a braccetto completamente? L’idea di arrivare ad una fusione fra Ceresiana e Mendrisiense non è nuova. L’aveva lanciata, lo scorso mese di gennaio, Ezio Merlo, presidente dimissionario della Federpesca ticinese e della società mo-mo, in occasione dell’assise dei pescatori del Luganese. A suo giudizio, da anni si lavora in stretta collaborazione, come ad esempio per la produzione ittica concentrata a Maglio di Colla, oppure per la gestione del lago Ceresio, oppure ancora nel portare avanti varie iniziative e proposte a livello cantonale, ecc. D’altra parte, l’intesa è ottima pure a livello dirigenziale, per cui è necessario sfruttare ancor di più le esistenti sinergie a livello di personale e di investimenti, ecc. I vantaggi di una fusione non sono poca cosa, per cui il discorso va approfondito, anche se possono presentarsi alcuni aspetti negativi, primo fra tutti il fatto che – applicando l’aggregazione fra queste due grandi famiglie di pescatori – di fatto, stando all’attuale statuto, si determinerebbe una situazione anomala, per non dire assurda, ovvero la metà circa dei pescatori (tutti i sottocenerini, per intenderci) sarebbero rappresentati nel co- mitato direttivo da una sola persona rispetto ai quattro membri in rappresentanza della dozzina di altre società, parecchie delle quali con un numero inferiore di affiliati. Ebbene, la proposta di Ezio Merlo è stata presa subito sul serio e in seno alla Mendrisiense si è creato un gruppo di lavoro, che ha cominciato a ragionarci sopra. Di recente, si è compiuto un passo in più in questa direzione dell’aggregazione fra i pescatori sottocenerini. Infatti, in occasione dell’assemblea straordinaria della Ceresiana (inizio giugno) per evadere un paio di trattande urgenti, anche i pescatori luganesi hanno affrontato per la prima volta ufficialmente il tema del «matrimonio» o, tutt’al più, del «fidanzamento» fra i due sodalizi di pesca. La discussione, pacata ma ampia, si è svolta – a riprova dell’ottimo clima che intercorre fra pescatori sui due... fronti – in un clima di grande cordialità ma anche in maniera costruttiva, presenti Giorgio Imperiali quale neo-presidente della Mendrisiense, l’ex presidente Ezio Merlo (tuttora membro del comitato direttivo della FTAP) e diversi altri dirigenti. In concreto, gli uni e gli altri sono concordi nel ritenere che il matrimonio sia possibile, se non addirittura che «s’ha da fare», ovviamente senza agire con eccessiva fretta e, comunque, valutando tutti i pro e i contro. L’ostacolo principale, se tale lo si vuol considerare, è proprio la questione della giusta rappresentatività a livello dirigenziale, ma appare un inghippo tutt’altro che insuperabile modificando lo statuto e dando per acquisito che altre società del Sopraceneri non frappongano difficoltà o atteggiamenti da sterile campanilismo. In questo senso, anzi, il comitato direttivo della FTAP non è (come effettivamente si ha modo di constatare in questi ultimi anni) l’espressione di alcune società, ma è organo dirigenziale collegiale e che opera ad unico vantaggio di tutta la pesca ticinese, talché il Ceneri non risulta affatto (e tanto più in un domani con la fusione fra Mendrisiense e Ceresiana) una barriera di natura ideologica, ma unicamente di aggregazione e di azione unitaria a vantaggio esclusivo della pesca. I prossimi mesi, pertanto, potrebbero essere decisivi, ma l’ultima parola spetta alle rispettive assemblee delle due società di pesca. Premio svizzero dei corsi d’acqua assegnato al Comune di Samedan Samedan e il Cantone dei Grigioni hanno ricevuto il Premio svizzero dei corsi d’acqua 2005. Tale onore è stato loro attribuito (su iniziativa comune dell’Associazione svizzera di ingegneria naturalistica, dell’Associazione svizzera per la sistemazione dei corsi d’acqua e dell’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque e di Pro Natura) in quanto sono stati in grado di proporre e di portare a termine un buon esempio di costruzione idraulica moderna: la deviazione del «Flaz», intervento che non porta beneficio solo all’Uomo. Lo spostamento del corso d’acqua era necessario, in quanto Samedan non era più sufficientemente protetto contro le piene. Con la devia- zione del ruscello, il Comune e il Cantone hanno soddisfatto diversi obiettivi: Samedan è protetto contro le piene e si può sviluppare economicamente, la popolazione ha una maggiore sicurezza e la natura si riappropria nuovamente di superfici verdi (prima non più disponibili) a causa dell’incanalamento del ruscello. Alcuni tratti del fiume Flaz prima e dopo l’intervento e, a destra, i mezzi impiegati per i lavori durati dal 2003 al 2005. 55 Per la pesca con due canne in alcuni laghetti alpini Nello scorso mese di giugno, presso il Municipio di Valcolla alla presenza di vari «amici» della Mendrisiense con il presidente Giorgio Imperiali e l’ex presidente Ezio Merlo che è comunque «ministro degli esteri» in seno al comitato direttivo della FTAP, si è svolta l’assemblea straordinaria della società di pesca Ceresiana sotto la presidenza di Urs Luechinger. È stata approvata la proposta presentata da Raffaele Moretti allo scopo di consentire – mediante la modifica del regolamento sulla pesca – l’impiego di due canne custodite per pescatore in alcuni laghetti alpini, a condizione che almeno una di esse sia innescata con il pesciolino morto a fondo. Per la verità, questa richiesta – pur formulata in termini un poco diversi – era già stata sottoposta all’assemblea della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca a Riva San Vitale, ma poi (all’ultimo momento) si era preferito ritirarla per non creare un’eventuale, dannosa spaccatura in seno alla grande famiglia dei pescatori. Adesso, come detto, è riformulata, ma nella sostanza ha la stessa finalità, ovvero l’esigenza di incidere maggiormente sulla realtà ittica di alcuni laghetti di montagna attraverso il prelievo di esemplari di grossa taglia (soprattutto trote canadesi), alla luce della campagna da tempo in atto (da parte dell’Ufficio cantonale caccia e pesca e della Commissione laghetti alpini della FTAP) per lo sfoltimento dei grandi predatori mediante la pesca con le reti. Orbene, offrendo l’opportunità di pescare con una seconda canna innescata con il pesciolino morto a fondo (tecnica abbastanza efficace per la cattura di grandi esemplari) si va nella direzione auspicata dal Cantone e dalla citata Commissione federativa e, nel contempo, si offre un’oppor- tunità supplementare ai pescatori di catturare grossi pesci. Da considerare, poi, che la scelta della pesca a fondo è voluta: in primo luogo, in quanto riconosciuta come valida soluzione nella cattura di predatori e, in secondo luogo, perché si ritiene trattarsi della tecnica che è all’origine di scarso disturbo per gli altri tipi di pesca. Nell’intento di ottenere con il principio delle due canne il maggior consenso possibile e allo scopo di non urtare la «sensibilità» dei pescatori presenti sui laghetti alpini nei primi giorni di giugno, ci si è espressi nel senso di sottoporre ai vari organi federativi e poi all’assemblea della FTAP due varianti per l’identica proposta: la prima prevedendo la sua applicazione già dall’apertura della pesca in montagna (il 1° giugno), la seconda fissando invece la data del 1° luglio. Se ne riparlerà dunque l’anno venturo. Da ripensare la misura minima per la trota fario nei fiumi? In occasione dell’assise straordinaria della Ceresiana, il presidente della Commissione fiumi Curzio Petrini ha riferito in merito alla discussione in atto circa la misura minima della trota fario fissata a 24 centimetri, ma che taluni vorrebbero riportare a 22 cm. La questione, per la verità, chiama in causa molti problemi, come gli allevamenti, le semine, la gestione degli incubatoi, il numero di catture giornaliere, i deflussi minimi, la rinaturazione dei fiumi, l’estrazione di inerti, ecc. Una «patata bollente» non da poco, anche perché si è convinti che non è riducendo il numero di catture al giorno che si risolvono i problemi. È vero, invece, che – mantenendo la misura minima di 24 centimetri – si consente alla fario di riprodursi in modo naturale, per cui si prelevano solo gli «interessi» della frega, senza cioè intaccare il capitale e minacciare i possibili riproduttori. È tuttavia possibile che, in alcune regioni come la Verzasca, ci si trovi nella necessità di abbassare la misura minima per congenite difficoltà del pesce nella crescita. D’altra parte, nel dibattito dovrà essere inclusa anche la trota marmorata, che sta ricominciando a ripopolare i nostri fiumi e che, malauguratamente, può essere catturata a 22 centimetri, mentre si sa che raggiunge la piena maturità riproduttiva soltanto attorno ai 30-35 centimetri. Il Gruppo canoisti ticinesi e l’iniziativa «Acqua Viva» Durante l’ultima assemblea della Federazione svizzera di canoa, è stata presentata ai delegati di tutte le sezioni l’iniziativa promossa dalla Federazione svizzera di pesca che vuole lanciare un segnale forte all’indirizzo delle autorità politiche, le quali da anni non rispettano la norma di legge sulla protezione delle acque varata nel lontano 1993! Le nostre acque sono un bene naturale di tutta la popolazione, ma forse solo chi le utilizza per svago o per diletto ne sa apprez- 56 zare la bellezza e l’importanza naturalistica. I pescatori che si vedono abbassare i livelli dell’acqua dei fiumi, sottolineano i canoisti ticinesi, si sono accorti che i pesci fanno sempre più fatica a risalire i corsi d’acqua e non trovano spazio a sufficienza per vivere e riprodursi. Anche i canoisti, però, sono sempre più confrontati con livelli insufficienti per poter navigare senza difficoltà sui nostri bei fiumi! Da qui l’appello vigoroso contenuto nel bimestrale «Contro corren- te» del Gruppo canoisti ticinesi a firmare in modo compatto l’iniziativa «Acqua Viva». La collaborazione per la riuscita di questa iniziativa – si legge nel richiamo a firmare – «ci permette vicendevolmente di aiutarci nello svolgimento dei nostri passatempi preferiti ed aiuta la natura a rivitalizzarsi, riprendendosi quelle rive in secca che testimoniano un passato con acque ben più spumeggianti e tumultuose». Quindi, aderire e raccogliere quante più firme possibili. Io penso che... Le lettere di pescatori e lettori, destinate a questa rubrica, sono prese in considerazione dalla redazione soltanto se accompagnate da nome, cognome e indirizzo completo dell’estensore. Scritti anonimi o redatti in forma provocatoria o offensiva vengono cestinati. La redazione si riserva altresì il diritto di ridurre testi che risultassero troppo lunghi e che, pertanto, creano problemi di spazio. Le lettere pubblicate, ad ogni buon conto, non impegnano né la redazione né la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca. «I polli di Golino» Il lunedì 11 aprile 2005 resterà, per me, la giornata di ripopolamento più triste in 40 anni di volontariato per la mia società. In effetti, quello che ho vissuto quel giorno non me lo sarei mai immaginato. In questa primavera 2005, il «Consorzio incubatoi del Verbano» è in crisi. Il dialogo non corre più tra Ufficio caccia e pesca e le tre società che lo compongono. In questa situazione difficile il Cantone prende una sua decisione di chiudere definitivamente la piscicoltura di Golino. In effetti, non può mantenere in esercizio due stabilimenti piscicoli al 25% della loro attività produttiva (Maggia e Golino). L’ordine viene dato: eliminare immediatamente tutto il materiale piscicolo (adulte 2+ e 1+) dalle vasche di allevamento di Golino. Le direttive emanate dal dr. Bruno Polli sono precise: le 500 trote lacustri 1+ dovranno essere immesse nel lago Maggiore, mentre le 1.000 trote lacustri adulte 2+ (allevate per errore con trote fario) dovranno essere commercializzate o immesse in bacini artificiali chiusi (Palagnedra o altri). E. Lonni, presidente della società Onsernone/Melezza, al fine di evitare un mercantaggio, propone al proprio comitato di acquistare questo materiale per Palagnedra. Il comitato della Onsernone-Melezza accetta questa proposta, a condizione che tale operazione sia trattata «top secret». Per il consorzio questa vendita risulta la migliore soluzione. La data del trasporto viene fissata a lunedì 11 aprile 2005. Quel giorno a Golino, appena si è dato avvio a caricare questi «polli» sul furgone, constatiamo che numerose persone, le quali non hanno nulla a che vedere con questi lavori di cattura, sono presenti. Ci sono pure diversi fotografi. Efrem Lonni è sorpreso e si inquieta per questa situazione. L’operazione che doveva essere «top secret» assomiglia sempre di più ad una festa campestre! Questi «polli» hanno una bella livrea, appaiono molto grassi e hanno un peso medio da 500 a 700 grammi. Ci sono pochi «polli lacustri»! A Palagnedra, al primo viaggio, constatiamo che – dopo il terzo secchiello «di polli» riversato – un pescatore è già lì intento nel preparare la sua canna. Terminata la semina, Efrem – già molto arrabbiato per la pubblicità fatta dai dirigenti del consorzio – getta qualche pietra nel lago per diradare l’ammucchiata dei pesci seminati. Gesto inutile, che serve solo a ritardare l’annunciato massacro. Al terzo e ultimo viaggio, constatiamo che sulla strada di Palagnedra, all’altezza della cappella, non c’è più un posteggio disponibile! Cosa è successo: «cormorani motorizzati» sono arrivati? Nella settimana successiva a questa operazione di ripopolamento, praticamente tutti i «polli» sono stati catturati, con conseguenti critiche ed osservazioni. Queste trote erano troppo grasse ed avevano un gusto di fango! Perché non è stata fatta tale semina un mese prima dell’apertura della pesca? Perché pro- grammare questa azione di lunedì, favorendo le persone in A.V.S. e quelle con possibilità di prendere liberamente un congedo? Perché non scaglionare quest’operazione in diversi periodi dell’anno? Quale è il costo di questa operazione? A queste critiche io rispondo. In linea di principio, le intenzioni del comitato della Onsernone-Melezza erano buone e, soprattutto, generose nei confronti del consorzio. Purtroppo, il risultato finale per l’etica della pesca è stato catastrofico. I responsabili, leggendo questo scritto, avranno certamente un gusto amaro in bocca. Gli errori devono e, anzi, possono servire. Di conseguenza, mi auguro che la mia società non abbia più in futuro ad intraprendere questo genere di azioni. Praticamente, tutte le società di pesca del Cantone hanno finanze molto floride. Con questo denaro a disposizione, occorre finanziare più massicciamente i ripopolamenti intelligenti (scatole Vibert, avannotti, preestivali, estivali) e rinunciare a queste distribuzioni di «polli di allevamento» estremamente costose e che apportano poca soddisfazione all’azione della pesca. Jean-Claude Rosenberger, Losone Nel maggio di quest’anno, Christian Duerst ci ha inviato questa bella, suggestiva immagine scattata sul Passo del San Gottardo. Più precisamente, raffigura la diga del Lucendro. È una meta molto frequentata dai pescatori, per cui volentieri la pubblichiamo, con l’auspicio di molte soddisfazioni, raccomandando però sempre di usare la massima prudenza nel muoversi in questi ambienti d’alta montagna. La diga del Lucendro: una suggestiva cornice 57 Nel guadino dei più fortunati Si è trattato davvero di una pesca... miracolosa. Infatti, sabato 21 maggio, Mattia Mikulaj di Savosa, con l’aiuto dei figli Marko e Nikola, ha pescato nel fiume Tresa una splendida carpa del ragguardevole peso di 20 chilogrammi! Per riuscire a trarre a riva, nel fiume Tresa, questa eccezionale preda il pescatore ha dovuto dar prova di grande abilità e di una buona mezz’ora di prodezza nel non perdere il... pescione. Complimenti! Giovani leve valmaggesi impegnate nella cattura di grosse prede. In questo caso, è raffigurato Fausto Zanini di Cavergno, 15 anni, con una trota fario di fiume, del peso di 750 grammi e 43 centimetri di lunghezza. Golfo di Agno, 14 marzo 2005, giornata mite e dunque apparentemente senza buon esito, ore 17. Maurizio Lucia di Lugano ha pescato questa bella trota lacustre di sette etti, lunga 42 centimetri, con canna dalla barca, usando verme a fondo. 58 Salmerino rosso d’… eccezione. È proprio il caso di affermarlo, considerata la «preda» catturata dai luganesi Diego Wohlgemuth (nella foto) e Stefano Motta. Il 1° giugno scorso, dalla barca, nel bacino sud del Ceresio hanno catturato – pescando a traino il lucioperca con il «burlon» – uno splendido salmerino rosso: 2,850 chilogrammi. Considerata la mole, è una rarità e si sostiene trattarsi del pesce più grosso (per questa specie) negli ultimi dieci anni o giù di lì. Ci risulta che, sempre in quella zona di lago e in quegli stessi giorni, un altro pescatore ha preso due salmerini bianchi, ciascuno del peso attorno ai due chili. Virgilio Morotti, presidente della Società di pesca gambarognese con sede a Magadino, ci ha letteralmente… stupiti, in bene ovviamente. In effetti, ci ha inviato tre meravigliose immagini di altrettanti fortunati pescatori di quella regione. Vediamone i dati essenziali. Ettore Barbieri di Quartino «ostenta», con giustificato orgoglio, una trota fario lunga la bellezza di 58 centimetri e del peso di 2,6 chilogrammi. L’ha allamata nel fiume Ticino il 4 giugno. Adams De Marchi ha avuto la gradita sorpresa di trarre a riva, pescando il 4 giugno al lago Ritom, una trota canadese della lunghezza di 66 centimetri e del peso ragguardevole di 3,2 chilogrammi. Sempre il 4 giugno, e sempre al lago Ritom, bacino non nuovo nel riservare particolari soddisfazioni a chi ha pazienza e sa pescare bene, Gabriele Spinella ha catturato questa trota canadese lunga… addirittura 74 centimetri e che sulla bilancia segnava esattamente 4 chili. Gran bei pesci, non c’è che dire! Con tanti complimenti ai fortunati pescatori. Giornata di «caccia grossa», quella di sabato 4 giugno, al Tremorgio, allorquando in tre ore Gregorio Merzaghi di Riva San Vitale ha avuto la fortuna di cestinare 5,5 kg abbondanti di pesce! La foto mostra una bellissima trota fario di 67 cm, del peso di 3,8 kg, pescata con pesciolino vivo reperito sul posto. A questa trota vanno ad aggiungersi un’altra fario di 45 cm (1,2 kg), un salmerino alpino di 38 cm e un’iridea di 26 centimetri, pescati a richiamo con verme, seguendo la tecnica insegnatagli da suo nonno, il «cieco» di Arogno, famoso pescatore a ondulante. Franco Valsangiacomo di Mendrisio ha la fortuna, essendo pensionato, di potersi dedicare… anima e corpo alla pesca. In effetti, praticamente ogni giorno «setaccia» il Ceresio, un po’ qui e un po’ là. In questo suo girovagare, il 7 giugno scorso, è incappato – a metà lago, fra il ponte-diga di Melide e la «punta» di Pojana – in questo magnifico salmerino del peso di 2,4 chili. L’ha catturato con un… bernese. Da segnalare che, l’anno passato, era riuscito ad accalappiare un lucioperca di 9,5 chili. Quest’anno, almeno per intanto, è la «preda» più consi- 59 Sui fornelli Il pesce in carpione (dosi per 6 persone e difficoltà media) Sugo di anguilla del Ceresio (ricetta di Ezio Merlo) Se vi capita di pescare una bella anguilla, vi propongo questa ricetta davvero gustosa. Come d'abitudine, pulire ben bene l'anguilla, togliere la pelle e tranciare il pesce a pezzetti. Far rosolare in una padella alcune cipolle, assieme a carote, sedano e uno spicchio di aglio nel burro, con qualche goccia di olio di oliva. Fate soffriggere affinché il tutto diventi di un bel colore giallo-marroncino e un aspetto croccante. Immergere nel composto i pezzetti di anguilla e bagnare con del buon vino bianco, quindi lasciar evaporare ed aggiungere del sugo di pomodoro. Fate cuocere lentamente per almeno tre quarti d'ora; togliere dal tegame l'anguilla, che - una volta spolpata - rimetterete nel sugo. Fate bollire a parte della pasta: ottimi, in questo caso, i bucatini. Scolate ed aggiungete il sugo. Provare per credere e buon appetito! 60 Ingredienti 600 gr di alborelle 6 agoni 1 litro di olio mezzo litro di aceto mezzo litro di vino bianco secco una cipolla mezzo gambo di sedano una piccola carota uno spicchio di aglio 6 grani di pepe nero 3 chiodi di garofano un mazzetto di timo selvatico un pizzico di prezzemolo tritato sale q.b. La preparazione Pulire dalle interiora gli agoni e le alborelle (queste ultime, almeno per quanto riguarda il Ceresio, non ci sono più ma c'è pur sempre il Verbano), lavarli in acqua corrente, scolarli e asciugarli in un panno e poi infarinarli e - con un setaccio - scrollare la farina di troppo. Friggerli in olio bollente. Una cottura in olio non caldo, oppure un errato rapporto tra olio-pesce potrebbe raffreddare l'olio e compromettere irrimediabilmente la riuscita della cottura, che deve essere fragrante e consistente e non flaccida e untuosa. Meglio friggere, in più volte, poco pesce. Con il mestolo bucato scolare bene il pesce fritto e metterlo in un recipiente di terracotta ben capace. Contemporaneamente alla friggitura del pesce, rosolare in poco olio le verdure tritate fini o a julienne, in modo da farle imbiondire ed appassire, aggiungervi i ramoscelli di timo, il pepe, i chiodi di garofano, l'aceto e il vino bianco, portando a ebollizione. Quindi, versare il tutto sopra il pesce tenuto in caldo nella terrina, dove potrà essere conservato per alcuni giorni al fresco, dopo averlo cosparso di prezzemolo e coperto con un piatto. Si può mangiare appena freddo, ma dopo alcune ore è più appetitoso perché deve «prendere» la marinatura. Le varianti Secondo la moda del lago, gli agoni - durante i mesi del fregolo (maggio-giugno) - non si aprono per togliere le interiora ma si puliscono levando con un coltellino ricurvo la cosiddetta «curadüra», incidendo un lato del collo ed estraendo le branchie. La «curadüra» viene fritta con cipolla ed altri ingredienti per un antico piatto piccante ed acre, ma di sapore interessante. Le alborelle, da aprile a giugno, non si puliscono perché sono asciutte e dolcissime, in quanto le femmine contengono le uova e i maschi il «lacetto». Una interessante variante al «carpione» esiste in alcuni paesi del Basso Lario (tra cui Brienno e Laglio) e si chiama «cunscia», cioè la «concia» da acconciare, predisporre a strati e marinare. La base delle verdure è diversa: si utilizzano le erbette, la menta e l'allium romanum (purasc) tritati finissimi e – al posto dell'aceto e del vino – si usano aceto con uova battute dentro e brodo vegetale aromatizzato: una specie di zabaione all'aceto. Notizie Già Maestro Martino da Como, nel suo libro «De arte coquinaria», consigliava di conservare i pesci lacustri in una «salamoia di acqua et aceto», dimostrando come - già fin da allora - la carpionatura, nella pratica cucinaria, avesse origine dalla necessità di vincere il facile deperimento di alcuni pesci dalla carne «gentile e corruttibile», come la carpa o il carpione. Elemento indispensabile, per una perfetta carpionatura, è la «segrigiöla» (da ségra, segale), un'erba spontanea, una sorta di timo selvatico che cresce soprattutto negli anfratti rocciosi. La Società verzaschese di pesca ci ha inviato questo simpatico ricordo di una bella fine settimana, il 23-24 agosto 2003, trascorsa al lago Chironico, «Laghet di Piatt». Trancio di luccio al vapore È un piatto leggero e delicato, naturalissimo. Anche la trota e il persico reale si prestano benissimo a questa preparazione. Ingredienti un luccio di 1 kg circa uno scalogno un porro una cipolla rossa due coste di sedano una carota un finocchio un ciuffo di prezzemolo sale e pepe olio extravergine di oliva Tempo di preparazione 10' Tempo di cottura 20' Pulire il luccio e ridurlo a tranci (uno per porzione). Tagliare le verdure a julienne. Distribuire metà delle verdure nel cestello della vaporiera e sopra adagiarvi i tranci del pesce. Ricoprire poi con l'altra metà delle verdure. Scaldare l'acqua della vaporiera, coprire e cuocere il tempo necessario. Servire i tranci accompagnati con le verdure, salare, pepare e condire con un filo di olio extravergine di oliva. Antonio Prudentino, Maderno (ricetta tolta da «Il Garda in pentola. La cucina del pesce di lago» di Livio Parisi, Provincia di Verona, Settore tutela faunistico ambientale, Cooperativa fra pescatori, Garda, 1996, Grafica 5-Arco). Su su su col sac in spala, in un’ora sem doma a Cala. Fin al fium l’è una ghignada, riva su al lag l’è una bofada. Gnanche el temp da ciapa fiad, ghem l’amign l’è già montad, la lus del di lè gnanc rivada, la prima pèsa l’em già ciapada. Tut gasat in chö fem nèt, un para d’ör e l’è già i set, colaziom a l’em saltada, na al mescdi l’è na tirada. Scià i quatr’or a fem merenda, per podee monta la tenda, chi su l’erba i la morbidis, e chi sui sas i la preferis. La sirada l’è già rivada, dai fem mò una pescada, quand sul lag a sved pu nesum, sula griglia comincia el fum. Da col da ciün, a nem fai una «boitada», per mia parla dela grigliada, anche el vign o manca mia, per diverti la compagnia. Davanti al fôg coi so sciopet, i manca mia i barzelèt, quando el strac os fa senti, dai su tuc nem a dormii. El di dopo per mia cambia, sem a mo nai tuc a pescaa. Lorenzo Bacciarini 61 Segnalibro «Anelli sull’acqua» di Renzo Dionigi Un viaggio nell’arte della pesca a mosca Di recente, è stato dato alle stampe il prezioso volume «Anelli sull’acqua» di Renzo Dionigi, pubblicato dall’Insubria University Press per le edizioni Giorgio Salvadè di Parma e presentato all’Università dell’Insubria. Il professor Renzo Dionigi è rettore dell’Università dell’Insubria (nonché esimio chirurgo con al suo attivo centinaia di pubblicazioni scientifiche e docente universitario di chirurgia) e la sua passione per la pesca è nata sul lago di Como e si è presto orientata verso la pesca a mosca. Una passione di famiglia: «Fu mio padre, già esperto pescatore di fiume, a convincermi durante le vacanze estive o i fine settimana a seguire lui e il Costa nelle uscite in barca, iniziandomi alle tradizionali tecni- 62 che di pesca dell’alto Lario». Da quella divagazione personale, legata a ricordi remoti, si dipartono centinaia di pagine con testi e immagini relativi a storie di pesca a mosca, come sottolinea il sottotitolo di copertina. Una grandissima quantità di materiale, in gran parte inedito in Italia, è stato raccolto, sistematizzato e presentato in veste grafica di notevolissimo impatto. L’autore ha effettuato un’indagine sulle origini della pesca, e della pesca a mosca in particolare, attraverso la ricerca sulle fonti originali, consultando musei, biblioteche, archivi ed istituti, che hanno fornito materiale e documenti di valore inestimabile, tanto che solo i riferimenti bibliografici sono raccolti in quasi cento pagine. Ma la vera grande novità del volume sono gli ampi e davvero ricchissimi capitoli dedicati alle origini della pesca e della pesca a mosca in particolare, di cui è impossibile proporre una breve sintesi, ma occorre almeno elencarli per avere un’approssimativa idea del valore del contenuto. – Il primo è dedicato al famoso «Sulla natura degli animali» di Claudio Eliano, nato intorno al 170 d.C., e all’introvabile fiume Astreus nelle cui acque i moschisti Macedoni dell’epoca posavano i propri artificiali. – Il secondo capitolo prende in considerazione l’antichità e il Medioevo. – Il terzo è dedicato ai pesci e alla pesca nelle isole Britanniche. Nei capitoli successivi troviamo: – Le origini in area germanica, dal 1200 al Manuale di Tegernsee del 1500, trascritto e tradotto. – Pesci e pesca in autori italiani: dal comasco Paolo Giovio in poi. – La Spagna, il dialogo di Basurto, 1539: trascrizione e traduzione. – Izaac Walton con «The Compleat Angler», altro punto miliare mille volte citato: il dialogo tra Piscator, Venator ed Auceps viene riportato nei capitoli relativi alla pesca a mosca. – Un originalissimo capitolo interamente dedicato al diritto di pesca, dovuto alla pregevole collaborazione della prof.ssa Claudia Storti Storchi. – USA: George Washington e altri…, le grandi innovazioni tecnologiche: Leonard e i suoi emuli. – La pesca a mosca in Italia. E, scorrendo le pagine, si incontrano dettagli di gallerie d’arte, miniature, frontespizi, cartoline rare, cartine stradali, incisioni, riproduzioni di piatti, vasi, formelle, tavole di disegni che accompagnano la lunga carrellata di testi e che sono manufatti e opere dedicate, nei millenni, alla pesca. Un libro avvincente – grazie ad una scrittura vivace e capace di inchiodare il lettore alla pagina – che fa della pesca, e della pesca a mosca soprattutto, un irrinunciabile stile di vita. Raimondo Locatelli ambiente naturale splendido, posto davvero a due passi da casa e che, forse proprio per questo, viene troppo poco considerato e, di conseguenza, non rispettato come invece merita». L’accattivante guida (per esperti e dilettanti) è un vademecum utile, anzi indispensabile per chiunque pratica la pesca, un passatempo dilettevole e molto variato, a seconda che si tratti di stazionare in riva al lago o stando in barca, oppure lungo un fiume, sugli argini di un torrentello o ai margini dei nostri incantevoli laghetti alpini. A differenza del volumetto di tre anni pri- ma, questo libro considera non soltanto i bacini di montagna (naturali ed artificiali) e vari corsi d’acqua, ma anche i due grandi laghi prealpini, ossia il Verbano e il Ceresio. «Pescare in Ticino» è in vendita a 28,50 franchi (idem per il primo volume, reperibile unicamente però presso l’editore) nelle librerie e nei negozi di pesca; inoltre, è stato recapitato anche ad ogni affiliato alla FTAP con l’invito all’acquisto (la vendita, anzi, frutterà un contributo non indifferente alla Federpesca ticinese). E adesso già si pensa al terzo volume! «Laghetti alpini della Svizzera italiana» «Pescare in Ticino» (volume 2) Sta registrando un buon successo la lodevole iniziativa editoriale del giornalista Gianni Rei e dell’ex redattore della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca Carlo Bomio-Giovanascini. Infatti, dopo la positiva esperienza nel 2001 con la pubblicazione del volume 1 (oltre 5.000 copie), di recente hanno dato alle stampe un secondo opuscolo di ben 170 pagine, riccamente illustrato grazie a suggestive immagini degli stessi ideatori del libro, come pure di Giovanni Guglielmetti, Ely Riva e Tiziano Putelli. Questa nuova ed apprezzabile fatica, dovuta alla MB Promotion SA (Agno) di Mauro Bernasconi, ricalca (nelle grandi linee) la stessa formula dell’iniziativa precedente, apportandovi tuttavia consistenti e significative innovazioni. Lo spirito, ieri come oggi, è sempre il medesimo, ovvero far scoprire l’ambiente per apprezzarlo maggiormente e, in definitiva, rispettarlo in misura appropriata. In definitiva, come precisano gli stessi autori, «stimolare il pescatore così come l’escursionista a scoprire un In occasione del bicentenario dell’entrata del Cantone Ticino nella Confederazione svizzera e dell’Anno internazionale dell’acqua dolce proclamato dall’ONU nel 2003, la Banca del Gottardo decideva di ag- giornare, completare e ristampare la serie di pieghevoli che da vent’anni cataloga i laghetti alpini della Svizzera italiana. L’istituto di credito decideva altresì di donare questa completata collezione al Cantone Ticino, intravedendo nel Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport il naturale e adeguato custode di un’opera scientifica che, invece degli archivi, merita ulteriore diffusione nel mondo della cultura e della ricerca. In questi vent’anni la serie di pieghevoli è stata ristampata complessivamente in circa 4 milioni di copie, nelle tre lingue ufficiali ed è tuttora a disposizione del pubblico presso tutte le rappresentanze di Banca del Gottardo, come presso i principali enti turistici ticinesi. Inoltre, sul nuovo sito internet www.laghettialpini.ch è progressivamente pubblicata (e perciò scaricabile) la serie di 32 opuscoli in italiano, francese e tedesco. II notevole lavoro di autori e collaboratori per realizzare queste pubblicazioni e il non trascurabile impegno finanziario non hanno impedito alla Banca del Gottardo, di riproporre – nella rinnovata veste grafica e con i dovuti aggiornamenti e verifiche delle informazioni e dei percorsi – la ristampa della serie completa, 63 ora disponibile. Questo ventennale impegno ha permesso di accumulare un vasto patrimonio di conoscenze, frutto del lavoro di tante persone, come l’autore dei testi Plinio Grossi o il fotografo Ely Riva, di molti appassionati collaboratori ed ex collaboratori della banca, nonché dell’appoggio degli enti turistici locali per le verifiche dei percorsi. Medflyfish di Marco Sammicheli Nell’introduzione all’attesissimo Medflyfish di Marco Sammicheli, finalmente edito per Amico Libro, l’autore utilizza sei volte – per definire il proprio lavoro – la parola « m a n u a l e ». E c c o , a l l o r a , u n o splendido «manuale» per iniziare a pescare a mosca in mare, o per convincersi che anche il Mediterraneo può offrire moltissimo a chi ama la pesca a mosca in mare e, magari, la pratica ogni tanto nei blasonati (e ormai carissimi) Caraibi. Ho conosciuto Marco Sammicheli grazie ad un suo scritto contenuto nel libro «Saltwater Flyfishing, Britain & Northern Europe» (Paul Morgan, Coch-y-Bonddu Books) e sono rimasto impressionato: anche quel testo era un «manuale», pur articolandosi come serie di racconti. Adesso, siamo di fronte ad un libro ricchissimo in cui Marco vuole dare una risposta ad ogni domanda: quella di chi pesca a mosca da trent’anni e fatica a decidersi e quella di chi proprio dal mare sta pensando di cominciare, dunque per forza di cose una «summa» di indicazioni ad amplissimo raggio. Viene da pensare a quanto sarebbe utile un indice analitico, ma diamo tempo al tempo. Davvero un grande bravo a Marco Sammicheli per avere rotto il ghiaccio! Una nota speciale di merito per le parole scritte in difesa del pesce, in favore del C&R: anche in mare non hanno più senso le casse piene 64 Ci hanno lasciato di sgombri dell’Adriatico o i pollack irlandesi da portare nel congelatore, se il sole non li ha già deteriorati. Molti «manuali» sono diventati dei punti di riferimento storici, in importanti discipline scientifiche. Auguri a Marco che sia altrettanto per l’inizio di questa avventura. E, poi, ecco una pesca per l’inverno a tre ore d’auto dal Ticino, ben più avventurosa di quella in qualsiasi laghetto oltre confine. Una chicca, lo immaginavo ma ora ne ho la conferma: il migliore (a parere mio personale, condiviso da molti amici dopo anni di prove) e senz’altro uno dei più affermati mulinelli utilizzati nella pesca a mosca nel Mediterraneo lo costruisce un amico ticinese in un’officina dietro alla stazione di Castione, officina che merita una foto perché sembra quella di un artigiano dell’800: genio, ricerca e puntigliosa precisione come solo un moschista può coniugare. Parlo del Francio (nella foto sotto), naturalmente, anche se nel mondo della pesca si fa chiamare Monsieur Peux! www.peux.com Doriano Maglione Nell’aprile scorso, improvvisamente, ci ha lasciato Carlo Garbani di Locarno, membro della Società di pesca Onsernone-Melezza. Una persona buona, estremamente socievole e soprattutto servizievole. Basti considerare che, ogni qualvolta vi erano dei lavori da fare, egli era sempre disponibile, puntuale e prezioso nella prestazione. Per la pesca Carlo Garbani aveva una passione senza limiti, per cui in ogni ritaglio di tempo libero prendeva la sua canna, frequentando assiduamente i vari corsi d’acqua della regione. Ed è morto, per un pescatore, forse nel modo migliore, vale a dire mentre era intento a pescare in riva al laghetto di Palagnedra, essendo stato colpito da infarto. Ai familiari l’espressione del nostro cordoglio. Società di pesca Onsernone-Melezza