Regolamento
di applicazione 2005
Le zecche:
un tema di stagione
Nuova scoperta paleontologica:
Felberia excelsa
Rinaturazione dei corsi d’acqua
importanti passi in Ticino
3
Organo ufficiale delle Federazioni ticinesi FTAP e FCTI - Spedizione in abbonamento - Segnalare cambiamenti di indirizzo - GAB 6962 Viganello
Numero unificato - Agosto 2005
e
al
ci
&
sp
5
La Pesca
Organo ufficiale della
Federazione ticinese
per l’acquicoltura e la pesca
Numero 3 - agosto 2005
Anno C
Periodico con 4 pubblicazioni annuali
di cui 2 abbinate
al periodico della FCTI
(Federazione cacciatori ticinesi)
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Sommario
37
L’editoriale di Urs Luechinger
38
Nuove importanti scoperte
sul Monte San Giorgio
41
La voce della Federazione
43
La pesca agonistica:
dal Trofeo 6 nazioni
ai campioni STPS
47
A salvaguardia
dei nostri fiumi
57
Io penso che…
58
Nel guadino
dei più fortunati
60
Sui fornelli
62
Segnalibro
64
Ci hanno lasciato
Grafica e impaginazione
Graficomp SA
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In copertina
Piano di Magadino, ambiente a rischio?
(foto Graficomp SA, Servizio di prestampa)
L’editoriale
di Urs Luechinger
presidente della FTAP
La FTAP richiede espressamente di essere maggiormente coinvolta
in un discorso globale sullo sfruttamento dell’acqua
La Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca ha preso conoscenza dei contenuti del documento posto in consultazione per
la revisione del Piano direttore
cantonale, esprimendo il proprio
parere che qui voglio sintetizzare.
Va detto, innanzitutto, che la FTAP
da sempre difende con rigore gli interessi legati al mantenimento degli ecosistemi acquatici in generale
(corsi d’acqua, laghetti alpini e
grandi laghi). E non potrebbe essere diversamente, considerando che
la difesa e il mantenimento dei
corpi acquatici permettono di garantire l’equilibrio ecologico di un
ecosistema, che va ben al di là dell’automatico guadagno ittico che
ne deriva. In questo senso, al luogo
comune secondo cui i pescatori difendono le loro catture (tesi che
poteva valere qualche decennio fa)
è subentrata una nuova coscienza
ambientale, di vedute assai più larghe e complete, riconosciuta peraltro ormai da tutti. Come a dire
che microcentrali, nuovi progetti
di captazioni inutili, deflussi minimi non ancora concessi, deflussi
massimi, inquinamenti, spurghi dagli effetti difficilmente sostenibili
sono soltanto alcuni degli esempi
delle minacce e/o problematiche,
che affliggono da sempre il nostro
Cantone e alle quali non sono sempre state date risposte affidabili e
garanzie appropriate. D’altra parte, trattando dei mutamenti climatici non si fa riferimento al problema della futura diminuzione dell’affidabilità dell’approvvigionamento idrico da parte di molte sorgenti, per cui ad esempio il piano
di approvvigionamento idrico del
Malcantone ha dovuto essere riveduto mentre «stranamente» quello
del Bellinzonese no (così almeno ci
risulta)! Da qui il fermo richiamo
della FTAP al Governo ad essere
coerente e fedele ai concetti ecologici espressi nel documento in
consultazione sul PD.
La Federazione ticinese di acquicoltura e pesca, nell’ottica di una
più attiva e concreta politica di valorizzazione e di rispetto per il
paesaggio, ribadisce che «di principio non accetteremo mai progetti
che toglieranno altra acqua dai nostri fiumi e laghetti alpini», mentre
si considera positivamente «un razionale e sostenibile sfruttamento
idrico di falde e grandi laghi», come d’altra parte «non potremo tollerare ed accettare per esempio
l’istituzione di parchi che neghino
l’esercizio della pesca» (vedi Parco
delle gole della Breggia, laddove i
pescatori hanno avuto parte attiva
in questa lodevole iniziativa).
E, ancora, va detto qui a chiare lettere che i pescatori intendono proseguire nella loro pluridecennale e
battagliera attività a favore della
depurazione, per la definizione di
migliori deflussi minimi (settore,
peraltro, nel quale siamo comunque ancora troppo indietro), per il
progressivo miglioramento delle
operazioni di spurgo e svuotamento
(anche se non siamo ancora soddisfatti) e per l’adozione di una legge sulla rinaturazione degli ecosistemi acquatici «compromessi nel
passato dagli scriteriati interventi
dell’uomo!».
In quest’ottica, pienamente condivisibile, appare l’intento di attuare
una politica globale dell’acqua come bene pubblico, assicurando un
approvvigionamento d’acqua potabile razionale, parsimonioso e duraturo. Il che, però, non si verifica
affatto considerando il progetto di
captazione di 22 sorgenti lungo il
versante destro della Valle Morobbia da parte di 3 Comuni, i quali
non vogliono allacciarsi al nuovo
acquedotto che preleva acqua di
falda da Gnosca. Idem per la domanda della CEF (Cooperativa elettrica Faido) che chiede, nell’ambito del rinnovo della concessione di
prelievo di acqua per sfruttamento
idroelettrico, di mantenere deflussi minimi pari a zero! Come a dire
che «ci preoccupa molto la decantata sensibilità manifestata da una
parte del mondo economico, che –
alla luce dei danni fatti – non ha
ancora capito nulla».
Da qui la piena legittimità, anzi la
necessità dell’iniziativa popolare
in atto (attraverso la raccolta di
firme) per «Acqua Viva», promossa
da tutti i pescatori svizzeri a difesa
degli ecosistemi acquatici. Con il
rinnovato invito a firmare e far firmare perché si tratta di salvare il
nostro ambiente, la vita naturale
medesima del Paese.
La FTAP, e concludo, richiede
espressamente di essere maggiormente coinvolta in un discorso globale sullo sfruttamento dell’acqua,
tenendo conto di tutte le esigenze:
idroelettriche, ambientali, di depurazione, di protezione, di approvvigionamento, di nuovi progetti, di rinaturazione, ecc. Tanto più
perché questa visione politico-pianificatoria generale attualmente
manca, «e sarebbe invece importante adottarla al fine di conoscere
almeno nelle linee direttive generali cosa farà il Ticino con questa
risorsa ormai forse al limite del suo
sfruttamento in alcuni settori (approvvigionamento da sorgenti e
sfruttamento idroelettrico, tanto
per fare i due esempi più eclatanti)». Anche per quanto attiene la
rinaturazione, Vedeggio, Cassarate
e Ticino – nell’ambito di un discorso riguardante soprattutto la sicurezza idraulica – sono interessati da
progetti di importanti riqualifiche
ambientali.
Ma che ne è di questi progetti?
37
Nuove importanti scoperte
sul Monte San Giorgio
Immagine del nuovo pesce Felberia excelsa.
Le notizie
ottengono riconoscimenti
e conferme
in campo internazionale
È stata pubblicata di recente, da
parte di un editore scientifico tedesco, la voluminosa raccolta (ben
650 pagine!) riguardante le relazioni scientifiche che fanno seguito al
simposio internazionale sui pesci
fossili, tenuto al Serpiano nel 2001
con la partecipazione di quasi un
centinaio di ricercatori di tutto il
mondo. Fra i 30 capitoli del volume,
tre contributi riguardano i pesci fossili del Monte San Giorgio, a conferma dell’importanza scientifica della montagna riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio mondiale dell’umanità nel 2003. L’Istituto di
scienze della terra dell’Università
38
Pubblicati gli atti del simposio del Serpiano con la descrizione di un nuovo genere di pesce (Felberia excelsa).
Confermate inoltre, sulla prestigiosa rivista Nature, le
ipotesi dell’Università di Zurigo e di Milano circa la riproduzione dei rettili Sauropterigi del Triassico medio di 230
milioni di anni fa.
di Milano, tramite la descrizione di
una nuova scoperta paleontologica,
presenta uno studio sul nuovo genere e specie di pesce Felberia excelsa, trovato negli scavi in località Val
Mara sul Monte San Giorgio condotti
dall’università milanese con la collaborazione del Dipartimento del
territorio attraverso il sostegno finanziario del Museo cantonale di
storia naturale di Lugano.
La nuova scoperta è stata dedicata
dagli autori, il prof. Andrea Tintori
e la dott. Cristina Lombardo di Milano, a Markus Felber «in riconoscimento alla sua profonda dedizione
e ai contributi dati agli studi del
Monte San Giorgio». Markus Felber,
negli anni Novanta, aveva coordinato – per conto del Dipartimento del
territorio – la ripresa degli scavi
scientifici sul Monte San Giorgio,
privilegiando le ricerche anche in
stratificazioni meno conosciute che
permettessero fra l’altro sia un confronto con gli scavi in corso in territorio italiano, sia un’indispensabile
collaborazione scientifica fra i tre
istituti di ricerca oggi attivi sul monte: l’Università di Zurigo, l’Università di Milano e il Museo di storia naturale di Milano. Questa non indifferente sinergia e le scoperte che ne
erano seguite, con l’individuazione
di almeno 5 importanti livelli fossiliferi, avevano contribuito in modo
decisivo alla candidatura e poi all’iscrizione del Monte San Giorgio nel
Patrimonio mondiale dell’UNESCO,
facendone uno dei siti paleontologici più importanti al mondo.
Il prof. Tintori ritiene che il ritrovamento di questo fossile sia il pesce
più significativo e più bello trovato
sul Monte San Giorgio e sottolinea
l’importanza della scoperta, che
«fa parte delle grandi sorprese del
Monte San Giorgio. Questa è l’ennesima prova che qualche volta bisogna rischiare, scavando in livelli
non ancora indagati: certo non
sempre si è così “fortunati”, tuttavia ritengo che il MSG abbia ancora
molti segreti per tutti noi. Interessante è anche il fatto che Felberia
excelsa abbia una distribuzione
temporale apparentemente molto
ben definita e peculiare, essendo
stata rinvenuta solo in pochissimi
strati: il perché è molto difficile da
comprendere (variazioni ambientali?), ma ciò rimarca l’importanza di
uno scavo di grande dettaglio per
ricostruire al meglio quello che è
successo sull’arco di milioni di anni
nell’area del Monte San Giorgio».
L’istituzione di un nuovo genere di
fossili non è cosa di tutti i giorni e,
sempre secondo Tintori, «Felberia
excelsa ci ha permesso di aprire un
nuovo orizzonte su un gruppo di pesci finora poco conosciuto, con resti
frammentari provenienti anche da
altri giacimenti alpini e tedeschi,
che non si riusciva a collocare e
comprendere mancando esemplari
completi e ben conservati».
Il fossile originale di Felberia excelsa, studiato dall’Università di Milano, è oggi conservato nelle collezioni del Museo di storia naturale di
Lugano.
La seconda notizia, invece, giunge
nientemeno che dalla Cina, dove i
ricercatori cinesi e canadesi – richiamando le scoperte fatte da
Heinz Furrer e Karin Hänni dell’Università di Zurigo, da Silvio Renesto
e da Andrea Tintori di Milano – confermano, sull’edizione di novembre
2004 della prestigiosa rivista internazionale di scienze Nature, le osservazioni fatte sui rettili fossili del
Monte San Giorgio. Si tratta, in questo caso, di studi sui Sauropterigi
(come, ad esempio, il ben noto Ceresiosauro immortalato sul francobollo delle Poste svizzere e esposto
anche presso il Museo dei fossili di
Meride o nel Museo di storia naturale di Lugano) a proposito dei quali i
ricercatori milanesi e zurighesi già
avevano ipotizzato, sulla base dell’eccezionalità della conservazione
dei fossili del Monte San Giorgio,
aspetti legati alla riproduzione di
questi rettili marini che difficilmente potevano spostarsi sulla terraferma. I ricercatori cinesi, citando le osservazioni del Monte San
Giorgio e paragonandole a scoperte
nella Provincia di Guizhou (località
cinese già nota per le valutazioni
comparative eseguite nell’ambito
della candidatura UNESCO del Monte San Giorgio), sono stati in grado
di stabilire il carattere viviparo di
questi rettili, che partorivano i piccoli vivi e già completi direttamente nell’acqua. La scoperta è importante in quanto permette di estendere quest’osservazione ad altri
gruppi di rettili marini, mettendo
definitivamente da parte le ricostruzioni errate che vedono questi
animali di 230 milioni di anni fa depositare le uova sulla terraferma e
rimettendo in discussione certi
aspetti dell’evoluzione di questi
rettili che, per tutto il Mesozoico,
hanno dominato i mari.
Il nuovo pesce Felberia excelsa proviene dalle formazioni Triassiche
Tra i ritrovamenti più interessanti delle ultime campagne di scavi effettuate in Val Mara, vicino a Meride, è da porre sicuramente una nuova specie di pesce, Felberia excelsa, di cui è stata pubblicata recentemente la
descrizione.
Alcune particolarissime scaglie isolate, ritrovate nel corso di scavi precedenti solo in pochi livelli, avevano suscitato l’attenzione e la curiosità – come ci conferma il dott. Markus Felber – sia per la loro forma che per l’elegante ornamentazione. Molto spesso i resti frammentari od isolati recuperati nel corso di uno scavo paleontologico sono destinati a restare tali e
l’animale cui appartengono non viene ritrovato in modo sufficientemente
completo per darci l’idea del suo aspetto. In questo caso, però, la fortuna
è venuta in aiuto: non solo si hanno a disposizione due esemplari completi, ma uno dei due – dopo la lunga fase di preparazione – si è rivelato come
uno dei più bei fossili rinvenuti in questi strati. Felberia presenta un corpo
alto, approssimativamente rombico, come quello di molti pesci che, attualmente, popolano le barriere coralline; le scaglie sono allungate in senso dorso-ventrale e mostrano un’ornamentazione formata da file di piccole spine allineate lungo il loro margine posteriore, mentre sulle ossa del
cranio è visibile una fitta copertura di tubercoli di smalto. Quella che potrebbe sembrare una pesante «corazzatura» contrasta, tuttavia, con l’estrema delicatezza delle ossa e delle pinne, formate da raggi lunghi e sottili, che nell’insieme danno all’animale un aspetto leggero ed elegante.
Tre le caratteristiche più notevoli è sicuramente da sottolineare la bocca,
dotata anteriormente di denti lunghi e cilindrici, che terminano con un
apice appiattito e leggermente ricurvo «a cucchiaino», ed internamente di
denti larghi e tozzi con una cuspide appuntita.
La forma del corpo e questa dentatura particolare – soggiunge l’esperto
dott. Markus Felber – possono dare suggerimenti circa il modo di vita e la
dieta di questo animale; nei pesci, generalmente, un corpo alto e compresso lateralmente e lunghe pinne sul margine dorsale e ventrale sono caratteristiche legate ad un tipo di nuoto lento e di manovra, adatto per
muoversi tra spazi ristretti e complessi, come scogli o coralli. Denti anteriori sporgenti ed interni trituranti sono invece tipici di animali, che si nutrono di organismi dotati di parti dure, quali molluschi, coralli o crostacei.
Tra questi invertebrati, solo questi ultimi sono stati trovati negli stessi
strati di Felberia, per cui possiamo immaginare che questi costituissero la
sua principale risorsa alimentare; muovendosi lentamente ma con precisione, Felberia avrebbe quindi potuto predare i piccoli crostacei, che vivevano in prossimità del fondale, afferrandoli con i denti anteriori sporgenti e triturandoli con i robusti denti del palato.
•
39
La voce
della Federazione
Le riunioni della FTAP
di Gianfranco Campana
segretario
Seduta di mercoledì
4 maggio 2005
Comitato direttivo
Riunione dedicata a diversi argomenti: coordinamento sul tema
delle immissioni di materiale ittico/spurghi; ritiro dell’opposizione
sulla domanda di costruzione della
pico-centrale a Osco; esame e aggiornamento sul ricorso per le sorgenti della Valle Morobbia; servizio
giuridico del DT circa le affiliazioni; opposizione alla domanda di costruzione per l’ampliamento del
porto ad Ascona; legge sul finanziamento della rinaturazione dei corsi
d’acqua e rive lacustri; iniziativa
«Acqua Viva»; Commissione corsi
d’acqua (ex Commissione fiumi e
temolo).
Seduta di martedì
24 maggio 2005
Comitato direttivo
Consultazione e osservazioni al Piano direttore cantonale; progetto di
nuovo svincolo autostradale a Mendrisio e rinaturazione del fiume Laveggio; aggiornamento sul tema
dell’opposizione DC circa il porto
ad Ascona; aggiornamento sul ricorso per le sorgenti in Valle Morobbia; nuovo membro nella Commissione laghetti alpini; Regolamento dilettantistico I/CH; esame/preavviso sulle proposte in
consultazione; convocazione del
Comitato delle società; economia e
finanze (affiliazioni); spurgo della
diga Carmena; aggiornamento sui
corsi di introduzione alla pesca e
periodico «La Pesca»; preparativi
per la riunione della Commissione
consultiva 2005; aggiornamento sul
tema del liming al lago Starlaresc;
rilascio di licenze alle Cancellerie
comunali; intervento per aggiornamento del sito internet dedicato
alla FTAP; azione alborella nel lago
Verbano.
Seduta di mercoledì
15 giugno 2005
Comitato direttivo
Ritiro della denuncia per interventi
2004 non autorizzati nel fiume Laveggio; intervento per ennesimo
inquinamento nel cantiere Generoso; incarico per aggiornamento del
sito internet dedicato alla FTAP;
aggiornamento sul tema dello svincolo autostradale a Mendrisio e rinaturazione del Laveggio; intervento per anomalie al cantiere TAT di
Pollegio; aggiornamento sul ricorso
per le sorgenti della Valle Morobbia; preavviso circa le proposte in
consultazione; aggiornamento sui
corsi di introduzione alla pesca per
il 2006; sentenza per rilascio di
stallatico a Nante; situazione circa
le affiliazioni al 31.5.2005.
Seduta di mercoledì
15 giugno 2005
Comitato delle società
Osservazioni al Piano direttore
cantonale; nuova Commissione corsi d’acqua (ex Commissione fiumi e
temolo); finanze con riferimento
alla situazione delle affiliazioni al
31.5.2005;
aggiornamento/informazioni su temi ambientali: ricorso per le sorgenti della Valle Morobbia; spurgo della diga di
Carmena; microcentrali; pico-centrale di Osco; porto di Ascona; cantiere autostradale Generoso; svincolo autostradale di Mendrisio e rinaturazione del fiume Laveggio;
cantiere TAT a Pollegio; legge sul
finanziamento della rinaturazione
A pesca di…
emozioni artistiche
dei corsi d’acqua e rive lacustri;
deflussi minimi e iniziativa «Acqua
Viva»; ritiro della denuncia per interventi 2004 non autorizzati nel
fiume Laveggio; canalizzazione a
cielo aperto a Campo Blenio; sentenza per rilascio di stallatico a
Nante; preavviso sulle proposte in
consultazione; preparativi in vista
della riunione della Commissione
consultiva 2005; Cancellerie comunali e rilascio delle licenze.
Cari soci e amici pescatori, sinteticamente questi sono i principali argomenti trattati dalla FTAP. Per
ovvii motivi di spazio, non mi è possibile riportare tutto quello che
«corre» sui nostri tavoli. Il Comitato direttivo rimane comunque a disposizione per eventuali informazioni che vi necessitassero.
•
Chi dorme non piglia pesci
Consegna dei testi
entro il 15 settembre
La chiusura redazionale del quarto
numero de «La pesca» è fissata –
per motivi tecnici, non da ultimo il
fatto che il nostro periodico esce
in contemporanea con quello de
«La caccia» – al 15 settembre.
Pertanto, ogni comunicazione che
dovesse giungere oltre questa data, sarà inevitabilmente cestinata,
oppure (nel caso in cui fosse possibile) pubblicata soltanto nel primo
numero del 2006, la cui apparizione (come noto) è programmata
per inizio febbraio.
Niveo Avanzini di Lugano-Cassarate coltiva la passione della pesca da oltre
vent’anni. Nel contempo, però, è anche
pittore dilettante e ama, soprattutto,
ritrarre i bei paesaggi del nostro Cantone. Stavolta, però, si è spinto assai più
lontano, come documenta questo quadro. In effetti, in quest’opera – intitolata «Lake st. Luis, Canada» – ha saputo
unire l’utile e il dilettevole, ritraendo
uno di quei paesaggi incantati. Complimenti vivissimi!
41
La pesca
agonistica
Trofeo 6 nazioni al ponte-diga di Melide e a Campione d’Italia
Stravincono i giovani olandesi, delusione per il CP Lugano
Venerdì 1° e sabato 2 luglio, le
sponde del Ceresio hanno ospitato
il Trofeo dell’amicizia, una gara di
pesca internazionale (una sorta di
torneo mini-europeo) alla quale
partecipano ogni anno 6 squadre
nazionali: la Svizzera, l’Olanda, l’Italia, il Lussemburgo, la Germania
e l’Austria. La gara – ottimamente
organizzata dal presidente dell’Associazione svizzera dei pescatori
sportivi Antonio Cuomo, con il sostegno delle società di pesca Valle
Morobbia e Chiasso, nonché dell’Associazione dei pescatori di
Campione – si è svolta in due percorsi distinti: uno lungo la passeggiata del ponte-diga di Melide (dal
lato di Bissone) e l’altro sul lungolago di Campione davanti al Casinò.
Partivano favoriti, per questa competizione, gli italiani (già vincitori
di questo trofeo qualche anno fa
proprio nelle stesse acque del Ceresio) e i pescatori di casa, ossia il
Club pescatori Lugano. Squadra,
quest’ultima, diretta dai capitani
Ernesto Wolhgemuth, Maurizio Salemi e Alessandro Bonfatti, e composta da Franco Guercio, Andreas
Forni, Francesco Pervangher, Natalino Vit, Roberto Pasini nonché il
Eccellente la prestazione individuale di
Francesco Pervangher, terzo assoluto
fra un cast di pescasportivi internazionali di grande levatura tecnica.
La squadra del CP Lugano che ha gareggiato nel Trofeo 6 nazioni.
giovane Andrea Pasini in qualità di
riserva.
Ma le previsioni non sono state rispettate, anzi si sono avute… brutte sorprese! A Bissone la pesca è
stata impostata all’inglese, con il
galleggiante scorrevole, da parte
di quasi tutti i pescatori nel corso
della prima ora. Quando il pesce,
costituito quasi esclusivamente da
gardon, si è avvicinato alle sponde
della riva, grazie anche al richiamo
della pastura, è stato possibile
cambiare tattica e pescare con la
canna ad innesti (la roubaisienne) o
anche con le canne fisse (in rari casi). Nei settori di Campione la pesca è risultata un po’ differente,
anche a causa della notevole profondità (anche oltre i 15 metri). In
questo campo, tuttavia le tecniche
dominanti nelle due giornate sono
state la roubaisienne e le canne
con pennetta scorrevole. Dal punto
di vista del pescato, il campo gara
di Bissone ha reso un po’ di più. Qui
il fondo massimo, sulla distanza dei
quaranta metri, non sorpassa i 9
metri e – pescando a riva – il fondo
si aggira sui quattro metri. Il sabato, inoltre, visto che l’acqua non
era più così limpida come il vener-
dì e i giorni precedenti la gara, era
abbastanza normale prevedere
l’avvicinamento del pesce sul tiro
della canna ad innesti. Cosa, questa, che si è concretamente realizzata e che ha anche favorito la
squadra olandese, la quale aveva
impostato quasi prevalentemente
la gara con questa tecnica francese. Gli olandesi hanno veramente
dato una bella dimostrazione di pesca, pescando perfettamente e con
grande professionalità. Un altro segreto della loro vittoria è stato
l’impiego del pane bianco, da loro
utilizzato in maniera abbondante
per il richiamo del pesce.
Come detto, i pescatori del CP Lugano partivano come favoriti in ragione della buona conoscenza del
Ceresio e dei suoi pesci. Ad aver…
pesato sul risultato finale dei luganesi sono stati i molti punti raccolti a Campione, dove i collaudatissimi Andreas Forni e Franco Guercio
non sono riusciti a trovare il pesce
in maniera regolare e dove la sfortuna ha anche voluto che il sabato
Guercio fosse capitato in uno dei
picchetti peggiori (più di quindici
metri di fondo). Una nota estremamente positiva riguarda, per con-
43
tro, Francesco Pervangher, il quale
– con un primo e un secondo di settore – è riuscito a raggiungere il
terzo posto assoluto nella classifica
individuale, preceduto da un olandese e dal nazionale lussemburghese René Stronk. Una bella soddisfazione per il giovane e brillante Pervangher, il quale – va pur detto – è
da sempre un convinto sostenitore
della necessità di ritornare a gareggiare di più nelle acque del Ceresio per evitare di perdere il «feeling» con i corsi d’acqua naturali e
con il pesce nostrano. Per il resto
della squadra, Natalino Vit nella
seconda giornata ha ottenuto un
buon terzo di settore e il giovane
Andrea Pasini, che era alla sua prima esperienza in campo internazionale sostituendo il papà Roberto
nella seconda gara, ha ottenuto un
discreto quarto posto. In totale, i
pescatori luganesi hanno totalizzato 37 punti, giungendo al quarto
posto. Bisogna dire che i tedeschi,
giunti terzi, hanno raccolto 35 punti (quindi solamente due punti dai
nostri portacolori). Anche gli italiani non hanno rispettato i pronostici, ottenendo addirittura l’ultimo
rango con la bellezza di 47 punti!
La squadra dell’Alto Panaro di Modena non è proprio riuscita ad ingranare la pesca. Un fatto, questo,
molto strano poiché tra di loro figurano alcuni elementi di spicco
dell’agonismo italiano. I loro punti
deboli sono stati, probabilmente,
l’utilizzo di una pastura non idonea
alla pesca del gardon e un’impostazione sbagliata della gara.
La classifica finale è risultata la seguente: 1. Olanda con 15 punti, 2.
Lussemburgo con 32 punti, 3. Germania con 35 punti, 4. Svizzera con
37 punti, 5. Austria con 44 punti, 6.
Italia con 47 punti.
Da ultimo, è doveroso un ringraziamento a tutti coloro che hanno
contribuito alla buona riuscita di
questa bella gara: segnaliamo l’impegno profuso dall’organizzatore
della manifestazione Antonio Cuomo, la serietà del direttore di gara
Antonio Spinosa, gli sponsor e tutti
i pescatori e amici della pesca che
hanno lavorato perché questa gara
internazionale si svolgesse al meglio.
Un complimento va anche rivolto al
nostro bel lago Ceresio, che ha regalato a tutti i pescatori momenti
di intensa e appassionante pesca.
Raimondo Locatelli
Club pescatori Valle Morobbia da ben 27 anni in piena forma
Ventisette anni sono certamente un
traguardo non indifferente per un
piccolo club di pesca sportiva, specialmente se sono trascorsi all’insegna dell’impegno continuo, sia dal
punto di vista organizzativo, sia da
quello prettamente sportivo. Oltre
cinque lustri ai bordi di fiumi, riali
e soprattutto laghetti di pesca
sportiva vanno ben al di là di un
semplice festeggiamento con discorsi e premiazioni e, senza esage-
44
rare, si può affermare che hanno
senza dubbio contribuito a far conoscere la valle Morobbia, ultimamente impostasi all’attenzione
pubblica in seguito alla discussione
sorta attorno al progetto di un acquedotto sovracomunale. E ciò a
scapito, senza dubbio, dei nostri
bellissimi riali, che un giorno non
vedranno più neanche una sola goccia d’acqua né tutte quelle specie
animali che vivono grazie ad essa.
Come spesso accade, anche per il
Club pescatori Valle Morobbia gli
inizi sono stati dettati dal caso e
dalla frenetica voglia di realizzare
qualcosa di concreto per sottrarsi
alla supremazia dei club sottocenerini. E così, 27 anni or sono, un
gruppo di entusiasti della regione
organizzò una gara di pesca nel laghetto della valle, invitando diversi pescatori ticinesi in rappresentanza delle maggiori società garistiche cantonali. L’iniziativa incontrò un indiscusso successo, tanto è
vero che i promotori pensarono di
trasformare quell’incontro estemporaneo in una gara cantonale,
fondando così una società che riuscì a conquistarsi un posto nel panorama garistico cantonale.
Sotto la guida del giubiaschese Giovanni Codiroli, che ha ricoperto la
carica di presidente fino al 1987
passando poi alla testa della Società ticinese dei pescatori sportivi, il
primo comitato si mise al lavoro,
facendo affidamento sull’impegno
dei suoi membri fondatori, tra i
quali citiamo Primo e Tullio Pedraita, Gianni Boggia, Edoardo Colombo, Giuseppe Ruggeri, Lino Bruni,
Emilio Novaresi e Giovanni Bricalli.
Dal 1979 ad oggi diversi soci hanno
partecipato alla crescita del sodali-
zio, che ora vede alla carica di presidente (dal 1996) Michele Spaggiari, seguito da Roberto Spaggiari,
Patrizio Pifferini, Claudio Burch e
Antonello Barelli. Questi soci portano innanzi lo scopo primario che
è quello di far conoscere anche nel
Bellinzonese la pesca garistica,
animati – come sono – da un grande
entusiasmo.
Il club è cresciuto e, consapevole
delle proprie responsabilità acquisite, cerca di mantenere viva la
partecipazione a qualsiasi manifestazione cantonale, nazionale ed
estera. Nato come club di pesca alla trota, con il passare degli anni e
della mentalità garistica, i soci si
sono indirizzati sempre di più verso
le gare di pesca al colpo, tralasciando pertanto quelle alla trota.
Il cambiamento ha permesso di portare il sodalizio ad un traguardo
ambito, ossia la vittoria al Campionato svizzero per società nel 1995
con i soci Michele Spaggiari, Patri-
zio Pifferini, Andrea Forni e Franco
Nucci, permettendo altresì di partecipare l’anno dopo al Campionato
mondiale in Bretagne: quell’avventura fu un sogno che, realizzandosi,
permise al club di maturare e di affrontare le gare con uno spirito diverso, più vincente. Prima di quella
storica vittoria diversi soci si sono
aggiudicati il titolo di campione ticinese alla trota, tra i quali Edo Calanchini, Andrea Bariffi e Giorgio
Previtali; per il colpo Gianni Manzoni si è imposto sulle rive del Ceresio
e Michele Spaggiari ha vinto il trofeo Ceresio costituito dalle prime
tre gare del GdP; altre soddisfazioni sono arrise ai soci Roberto Spaggiari e Giovanni Bricalli, vincitori
del titolo individuale svizzero. Il
club dà molta importanza allo svolgimento del campionato sociale:
sovente è la prima competizione
che un garista affronta, e questo lo
aiuterà poi nella sua attività competitiva.
Il sodalizio è però confrontato con
il problema dell’acquisizione di
giovani leve, poiché è sempre più
difficile entusiasmare i ragazzi verso quest’attività. Non è così evidente insegnare con profitto l’arte
della pesca, se all’interno del nucleo familiare o delle amicizie non
ci sono gli stimoli giusti: e così tutto va perso, compreso il talento
naturale che ognuno di noi ha nel
proprio DNA. Il Club pescatori Valle
Morobbia intende in ogni modo
continuare nella sua opera di socializzazione e porterà sempre a braccetto sportività e amicizia laddove
questa purtroppo manca.
Un grazie particolare va a quelle
persone che, in questi primi 27 anni, hanno voluto sostenerci, sperando di vederci sempre uniti in
questa meravigliosa avventura che
si chiama Club pescatori Valle Morobbia. Grazie!
Michele Spaggiari
Società ticinese pescatori sportivi, i vincitori nel 2004
In occasione dell’assemblea della
Società ticinese pescatori sportivi
(STPS), si è tenuta la cerimonia di
premiazione delle gare in calendario, prendendo atto a malincuore
dello scarso entusiasmo (quanto a
numero di concorrenti) alle diverse
competizioni, soprattutto per
quanto riguarda la trota. L’assise è
coincisa con le nomine del nuovo co-
mitato, peraltro previste dallo statuto, ma anche perché in presenza
di diverse dimissioni. Dimissionari,
Renato Perucchini (segretario-cassiere del movimento trota e vicepresidente della STPS, per motivi
familiari), Ilvo Maffezzini (presidente del movimento trota, per motivi
di salute), Franco Guercio (colpo)
membro, Daniele Bossi (trota) mem-
Nella foto a sinistra, il nuovo comitato della STPS. Nella foto a destra, i vincitori nei
vari campionati ticinesi 2004 in seno alla STPS. Da sinistra a destra: Alessandro Bonfatti (over laghetto), Michele Morandi (spinning), Aldo Cozzi (laghetto e torrente),
Antonio Cuomo (colpo).
bro. L’assemblea ha così votato: Antonio Cuomo del CPS Chiasso (riconfermato presidente della STPS), Michele Morandi del CPS Verbano
(neo-eletto vice presidente generale e presidente del movimento trota), Michele Spaggiari (riconfermato
presidente del movimento colpo e
segretario della STPS), Claudio
Burch (riconfermato cassiere STPS),
Leila Mazzoleni (neo-eletta segretaria-cassiera del movimento trota).
Il movimento trota è composto ora
da Michele Morandi (con le nuove
cariche), affiancato dai membri:
Ezio Cozzi, Raffaele D’Agostino,
Davide Pisanti (neo-eletto) e Leila
Mazzoleni. Il movimento colpo è
guidato ora da Michele Spaggiari,
Claudio Burch e, quali membri, Roberto Pasini, Franco Nucci e Ivica
Junakovic.
La distinzione del «pesciolino d’oro» è andata per l’anno 2004 ad
Alessandro Salemi.
45
Società del Gambarognese: trota e coregone in gara
Nel mese di maggio, è stata disputata la tradizionale gara di pesca
sul lago Maggiore, organizzata dalla Società di pesca del Gambarognese, in una giornata di sole con
temperature estive. Due le categorie: gara alla trota di lago con tirlindana o cane e pesca al coregone
con canna. Al termine della competizione sono stati registrati 18
trote e 42 coregoni. Quarantadue
le imbarcazioni (18 alla trota e 24
al coregone), con un totale di 74
pescatori partecipanti.
Dopo la gara pescatori e simpatizzanti si sono riuniti presso il ristorante bar Minigolf di Magadino (270
commensali) per gustare una succulenta grigliata mista, preparata
ottimamente dai cuochi della Gambarognese. Nel corso del pomeriggio il presidente della società, Virgilio Morotti, ha proceduto alla
premiazione:
– nella gara alla trota, 1° rango per
Floriano Conti e Luciano De Bortoli
con 4 trote (kg 3,150), 2° rango per
Rudi Hess con 3 trote (kg 3,030), 3°
rango per Claude Hauche e Renzo
Salmina con 3 trote (2,550 kg);
– nella gara al coregone, 1° posto
Alcuni fra i premiati; mancano Alberto Sargenti e Timmy Sargenti, al secondo rango nella pesca del coregone.
per Carlo Morandi e Ivano Lanini
con 11 coregoni (kg 2,110), 2° rango per Alberto Sargenti e Timmy
Sargenti con 3 coregoni (kg 1,370),
3° rango per Renato Nessi e Jenni-
fer Voiglio con 3 coregoni (kg
0,650). Il pesce più grosso della
giornata è risultata una trota del
peso di 1,7 kg, catturata dalla coppia Conti-De Bortoli.
Gara di pesca ai pesci grossi ai laghetti Audan di Ambrì
Domenica 3 luglio, ai laghetti Audan di Ambrì ha avuto luogo la tradizionale gara di pesca ai pesci
grossi. Questa competizione era
stata abbandonata da alcuni anni,
ma i signori Juri e Cristina Domeniconi – che da un anno e mezzo gestiscono la pesca sportiva di Audan
– hanno avuto la buona idea di ripristinarla. L’affluenza è stata discreta. Hanno gareggiato 26 adulti
e 6 ragazzi. La gara è stata disputata in dieci turni e i pescatori hanno portato a riva circa un quintale
di pesce. A dire il vero, i pesci grossi non sono stati fra i più voraci ma
hanno comunque risposto in manie-
46
ra positiva alle esche dei concorrenti. Aimoja Pepi nella categoria
adulti ha portato nel guadino una
bella iridea di 2,4 kg, mentre nella
categoria ragazzi la miglior cattura
è stata quella di Filippo Giudici con
un’iridea di 2,1 chili. Per quel che
concerne il pescato complessivo, la
classifica ha visto trionfare per la
categoria adulti Damiano Terranno
(11 catture per un totale di punti
12.555) davanti a Eros Togni (11
catture, 11.165 punti), Fabiano Zanini (11 catture, 10.515 punti),
Alain Rosselli (11 catture, 10.385
punti) e Albino Togni (10 catture,
10.020 punti). Un premio speciale
è stato attribuito a Gabriele Rossi,
un vero specialista nella pesca alla
trota in laghetto, il quale – pur non
prendendo parte alla classifica ufficiale – è riuscito a catturare la
bellezza di venti trote per un totale di circa 20.000 punti. Tra i ragazzi il migliore è risultato Filippo
Giudici, seguito da Italo Scaricamazza, Naomi Domenicani (unica
ragazza presente), Marco Scapozza, Raffaele Battaglioni e Alex Scaricamazza. Il tutto è stato allietato
da un delizioso risotto con luganighe, cucinati in modo eccellente
da Nando e Dante.
Francesco Pervangher
A salvaguardia dei nostri fiumi
Ridato al fiume Magliasina un ambiente rinnovato e aperto
Tra il 4 e il 5 settembre 1998, come
si ricorderà, sul Malcantone si è abbattuto un breve ma violento temporale, che ha provocato ingenti
danni nel tratto finale del fiume Magliasina, tra la Piscicoltura di Pura e
la foce. Il totale dei materiali erosi
dalle acque «impazzite» è stato stimato a ben 20.000 metri cubi; questi detriti hanno sensibilmente contribuito all’espansione del delta del
fiume. Da qui la necessità di dar
corso sollecitamente ad interventi
di risanamento idraulico ed ambientale degli argini che lambiscono i
Comuni di Pura, Neggio, Magliaso e
Caslano, secondo i nuovi criteri proposti dalla legislazione attuale e
che prevedono una corretta ed adeguata pianificazione, anche nell’ottica della tutela dell’ambiente.
In concreto, si è voluto restituire lo
spazio a questo corso d’acqua malcantonese, con un investimento
quantificato in 5 milioni di franchi,
di cui 4,3 milioni per l’arginatura.
Dove le aree a ridosso del fiume
non erano ancora compromesse da
costruzioni o strade, è stato ampliato l’alveo, sono state abbassate
e addolcite le sponde, e create zone di esondazione controllate per
riacquisire la dinamica tipica del
fiume. Utilizzando vegetazione autoctona per stabilizzare le sponde,
si ottiene maggiore sicurezza e viene creato un nuovo ed importante
corridoio ecologico, che meglio tutela l’ambiente e collega i boschi
Un sito con proposte didattiche
per la bassa Vallemaggia
Il Centro naturale Vallemaggia propugna un «turismo dolce» per scoprire la realtà eccezionale del ricchissimo fondovalle tra Ponte Brolla
e Bignasco, attraverso un’informazione didattica e mirata. E ciò in
considerazione – come scriveva Guido Cotti nella prefazione ad uno
studio naturalistico sul fondovalle – della circostanza che «a livello
svizzero ed europeo è uno dei pochissimi, se non l’unico, tronco vallivo di bassa quota, di grandi dimensioni ed importanza, rimasto ampiamente inalterato nel corso del tempo,… un paesaggio naturale raro, esemplare e grandioso».
Ora, si intende sfruttare meglio questa particolarità anche dal profilo
turistico. Infatti, si è provveduto a realizzare un sito internet con percorsi didattici virtuali; in un secondo tempo, valutata la risposta dei
navigatori della rete, saranno valutate le proposte pratiche da realizzare sul territorio.
del Malcantone con la foce del fiume a lago.
Anche l’habitat per la fauna ittica
è stato migliorato, inserendo dei
punti per la strutturazione dell’alveo di magra formati da grossi massi semi-sommersi. La Magliasina offre indubbiamente una buona presenza di fauna fluviale e – grazie al
suo carattere selvaggio – garantisce
spazi vitali ancora poco disturbati.
L’assenza di sbarramenti consente
la migrazione della fauna almeno
nelle tratte pianeggianti prive di
ostacoli naturali insormontabili.
Tra la fauna acquatica presente nel
fiume si possono osservare la trota
di ruscello, lo scazzone, la trota
iridea (esemplari sfuggiti all’impianto di piscicoltura a Pura e quindi non autoctoni), il barbo comune,
il barbo canino, lo strigione, il cavedano e la trota di lago.
Sopra, il fiume Magliasina nella zona
del Golf (settembre 2003) dopo gli interventi di sistemazione idraulica (foto
di Tiziano Putelli).
47
foto di Tiziano Putelli
Valle della Motta
verso il recupero
Ci si sta muovendo concretamente
per l’attuazione del Piano di utilizzazione cantonale del Parco
della valle della Motta, nell’intento di rivalutare un importante
polmone verde nella pianura del
Mendrisiotto. Il progetto del Governo comporta la spesa di 3,8 milioni di franchi; per la prima delle
due fasi (dal 2004 al 2007) l’importo è di 2,3 milioni (di cui 1,3
milioni a carico del Cantone, il resto addossato all’Ente smaltimento rifiuti e alla Confederazione).
Il parco avrà una superficie di 163
ettari (in prevalenza boschi, colture e pascoli); nella parte settentrionale è ubicata la discarica
dei rifiuti per il Sottoceneri, in attività dal 1992. A mente della
Commissione parlamentare speciale per la pianificazione del territorio, «dal punto di vista naturalistico la valle della Motta rappresenta un’area di particolare
importanza, soprattutto grazie
all’insieme di ambienti naturali
pregiati che accolgono molte specie animali e vegetali rare».
Sono previsti tre tipi di intervento: quelli di «ripristino» per ricostruire nello stesso luogo gli ambienti di pregio naturalistico distrutti dalla realizzazione della
discarica; quelli di «sostituzione»
nell’intento di creare nuovi biotopi al posto di quelli compromessi
dalla deponia di immondizie;
quelli di «valorizzazione» nell’intento di migliorare il valore ecologico e ricreativo degli ambienti
esistenti.
Il centro del parco sarà situato
nell’area del mulino del Daniello a
Coldrerio, una struttura veramente interessante e che funge pure
da area di svago. All’interno del
Parco della Valle della Motta scorre il torrente Roncaglia, un corso
d’acqua molto interessante anche
dal punto di vista piscicolo. Da
sempre, come osserva Ezio Merlo,
la Società pescatori del Mendri-
50
siotto, in collaborazione con il Pesca club Novazzano, rivolge particolare attenzione ai problemi ecologici della zona, tanto è vero che
già nei passati anni – in collaborazione con i vari uffici cantonali – si
sono realizzati importanti lavori di
ripristino ambientali lungo il corso
d’acqua (come la scala di rimonta
dei pesci e la posa di varie traversine, nella foto). Quest'attività, in
perfetta sintonia con il Cantone, è
risultata sicuramente determinante nell'evitare che – nel regolamento del Parco della Valle della
Motta – fosse inserito il divieto di
pesca, come è invece accaduto
per la caccia. Importante sarà pure la creazione del nuovo sentiero,
che costeggerà in futuro il Roncaglia. «Il sentiero dei pescatori»,
struttura che sicuramente sarà apprezzata non solo da chi si recherà
a pesca sulle rive del torrente, ma
costituirà pure un significativo,
determinante innesto con altri
sentieri pedonali esistenti nella
zona, il che consentirà di spostarsi
da Chiasso a Mendrisio, in una zona di alto valore naturalistico e
senza incontrare o attraversare
una strada trafficata.
Ridare al fiume Ticino
maggior spazio sul Piano?
La Fondazione Bolle di Magadino ha commissionato al Politecnico di
Zurigo una perizia per dare risposte sulla fattibilità di una rinaturazione non solo del delta del fiume Ticino, ma anche di altre tratte all’interno degli argini insommergibili. Così si legge in un recente rapporto della Commissione di gestione del Gran Consiglio nel contesto
della richiesta di credito per la continuazione della salvaguardia delle Bolle di Magadino.
Se gli esperti di Zurigo segnaleranno una diminuzione della sicurezza
attuale durante le piene, ad esempio di allagamento dei campi coltivati fuori dagli argini, è chiaro che non ci si potrà muovere. Se invece
dovesse risultare che eventuali interventi di rinaturazione del fiume
Ticino non diminuiscono la sicurezza sull’intera asta del Piano di Magadino, allora si potrà continuare la discussione con tutte le autorità
competenti e le parti interessate. Infatti, la rinaturazione comporta il
ritorno di un fiume a curve, con i greti e il tipico mosaico di vegetazione ripuale, incrementando notevolmente la biodiversità, considerando che attualmente le golene sono utilizzate soprattutto come terreno da pascolo e da fieno da parte degli agricoltori.
«Gambero di fiume»
progetto del WWF
In occasione dell’Anno internazionale dell’acqua, il WWF Svizzera
italiana aveva lanciato una campagna di educazione ambientale volta
a sensibilizzare le giovani generazioni e l’opinione pubblica sull’importanza dei corsi d’acqua allo stato naturale. Ambasciatore di questa
intensa campagna, che ha coinvolto
oltre 1.000 alunni delle scuole del
Cantone, è stato scelto il «Gambero
dai piedi bianchi», una specie della
lista Smeraldo minacciata di estinzione a livello europeo, ma che vive
ancora in alcuni corsi d'acqua del Ticino. Numerose sono state le proposte di attività per coinvolgere la popolazione e diffondere l’importante
messaggio ambientale. Ricordiamo
la «giornata del gambero» organizzata per lanciare la campagna, le
escursioni sul Piano di Magadino alla
ricerca del simpatico quanto minacciato crostaceo, i campi natura sul
tema dell’acqua, l’escursione alla
golena rinaturata di Grono, la creazione del dossier didattico «Gambero di fiume», il pieghevole informativo «Acque liberate», le diverse
bancarelle allestite in varie occasioni e le sopraccitate lezioni in classe.
Il progetto «Gambero di fiume» non
si esaurisce qui, tutt’altro. A partire
dal 2004, infatti, il WWF ha dato avvio alla fase 2 del progetto, che si
prefigge il recupero di canali e riali
degradati mediante progetti concreti di rinaturazione. Le ragioni per
questo tipo di interventi, che cercano di ridare spazio ai corsi d’acqua
degradati laddove è ancora possibile, sono molteplici.
Sinteticamente possono venir riassunti in 5 punti: più natura; più sicurezza in caso di piena; più svago
vicino a casa; falde più sicure e acqua potabile più pulita; minori costi
di manutenzione.
La seconda fase del progetto «Gambero di fiume» è più operativa e mira ad interventi concreti di valorizzazione ecologica. Il WWF Svizzera
italiana ha già maturato quattro
proposte di interventi di rinaturazione di corsi d’acqua degradati. Si
tratta della rimessa a cielo aperto
di un riale nel Comune di Genestrerio e di un canale nel Comune di Camorino, nonché di interventi di rinaturazione e ripristino ambientale
di tratti di canale nei Comuni di Magadino e Agno. Purtroppo, i noti
problemi finanziari cantonali hanno
ritardato in modo importante la
realizzazione di questi progetti. Per
ovviare a questi inconvenienti, il
WWF auspica un celere ancoraggio
nella legge del principio, votato
quasi all’unanimità dal Gran Consiglio due anni or sono, di stanziare
annualmente dei fondi per le rinaturazioni dei corsi d'acqua, pari al
2% degli introiti sui canoni d’acqua.
Ingegneria naturalistica
per ridare vitalità ai nostri corsi d’acqua
Recentemente, per iniziativa del Dipartimento del territorio e nel
contesto dell’assemblea nazionale dell’Associazione per l’ingegneria
naturalistica (AIN) a Ponte Tresa, sono stati presentati i lavori di rinaturazione dei corsi d’acqua in Ticino, parlando di strategie e tecniche
di gestione di fiumi e torrenti. I progetti di sistemazione dei corsi
d’acqua – ha detto, a questo convegno, il consigliere di Stato avv.
Marco Borradori – sono a scopo di recupero ambientale e per ragioni di
sicurezza, rappresentano sempre più comunque delle importanti occasioni di riqualifica del patrimonio naturalistico. Oltre alle esigenze
economiche e ai criteri di protezione, sono infatti tenuti in debita
considerazione i valori ambientali e le esigenze sociali della popolazione.
Diversamente dalle tecniche tradizionali, l’ingegneria naturalistica
integra – nella costruzione di opere e manufatti – elementi che assicurano un miglior inserimento nel paesaggio naturale. Materiali costruttivi – quali il legno e la pietra – vengono associati all’uso di piante e arbusti vivi, scelti accuratamente in funzione del luogo di intervento e della loro capacità di rigenerazione. Ai corsi d’acqua viene lasciato il proprio spazio vitale, contribuendo così in modo determinante al recupero e alla valorizzazione delle zone più pregiate.
Durante l’assemblea sono state presentate agli ospiti le esperienze
più significative degli ultimi anni in Ticino: i risanamenti della Magliasina e della Tresa, la sistemazione della foce della roggia Scairolo a
Barbengo, la rinaturazione della confluenza Morée-Laveggio nel Mendrisiotto.
51
fish eye
Nel lago di Lugano
semine di coregone-lavarello
Notevole l’impegno profuso negli ultimi
tempi dalla Federazione ticinese di acquicoltura e pesca (FTAP) nell’incentivare le semine di coregone-lavarello
nel lago di Lugano, a tutto vantaggio sia
della pesca professionale che di quella
sportiva, così da assicurare un futuro a
questo delizioso pesce di lago. In questo contesto, è da segnalare che a maggio – nell’ambito dello scambio di materiale ittico fra Svizzera e Italia e per iniziativa della Commissione italo-svizzera
per la pesca in acque promiscue – è stata effettuata una vasta azione di ripopolamento, consistente in una notevole
immissione di novellame di coregoni-lavarelli nei tre rami del Lario, nel Ceresio e nel lago di Mezzola. I giovani lavarelli (lunghi tra i 5 e i 7 centimetri e del
peso di circa un grammo ciascuno) sono
nati nell’incubatoio di Fiumelatte e, in
seguito, allevati nelle speciali gabbie
galleggianti nel lago di Oggiono, le cui
acque sono particolarmente ricche di
sostanze nutrienti. La semina nei tre rami del Lario e nel lago di Mezzola è stata di 400 mila lavarelli, mentre nel Ceresio ne sono stati immessi 40.000, di
cui la metà nel bacino sud e l’altra metà in quello nord del lago di Lugano.
In questo lago, grazie agli eccellenti
rapporti di collaborazione che da anni si
sono instaurati tra la Provincia di Como
e il Cantone Ticino, i ripopolamenti hanno avuto un carattere «insubrico», considerato che 30.000 pesciolini sono stati
reperiti nelle gabbie flottanti di Oggiono, mentre 10.000 coregoni-lavarelli
(per iniziativa della Sezione pesca golfo
di Lugano e della consorella di Agno
nonché della Mendrisiense) provengono
da una partita di materiale ittico del lago di Annone e poi svezzato nel lago Alserio dal noto ittiologo Alberto Negri. Il
ripopolamento nel Ceresio è stato effettuato grazie all’interessamento dell’Ufficio cantonale caccia e pesca e alla dedizione di Ezio Merlo e dell’ex guardapesca cantonale Elio Polli.
Recupero ambientale
del Laveggio
a Mendrisio e a Rancate
Il Consiglio di Stato, attraverso il
Gruppo per il recupero degli ecosistemi acquatici compromessi, promuove interventi di rinaturazione
dei corsi d’acqua e delle rive lacustri. Tra gli interventi promossi recentemente da enti sensibili alla
tematica e sostenuti finanziariamente anche dal Dipartimento del
territorio, la rinaturazione del fiume Laveggio è emblematica per il
contesto particolare in cui si inserisce. L’intervento si situa, infatti,
a valle della zona industriale e
commerciale di San Martino, tra
Mendrisio e Rancate, in un comparto dove il fiume percorre un
tracciato rettilineo e poco dinamico, confinato in un canale realizzato negli anni Sessanta in concomitanza con le opere autostradali.
L’intervento risponde all’esigenza
di migliorare la qualità ambientale
e paesaggistica della pianura, proponendo una sistemazione naturalistica delle sponde e un ampliamento locale dell’alveo, così da ripristinare le premesse per lo sviluppo di una fauna e di una flora
tipiche.
I benefici di tale operazione sono
molteplici: il progetto intende offrire una migliore fruibilità del fiume e dei suoi ambienti. Ne risulta
valorizzato il corridoio biologico
per la fauna locale, tra i comparti
boschivi del Generoso e del Monte
San Giorgio e il Ceresio. Inoltre,
viene ripristinata la libera migrazione ittica, in special modo quella per scopi riproduttivi, della trota di lago e di ruscello. Non da ultimo, cresce l’interesse sociale e
turistico degli abitati di Mendrisio,
Rancate, Riva San Vitale e Capolago per il collegamento pedonale e
ciclabile.
Il recupero di questa tratta del Laveggio permetterà anche il ripristino della naturale alimentazione
della falda acquifera, aumentando
il potere autodepurante del fiume.
Grazie alla vegetazione di sponda
vi sarà un maggior contenimento
della temperatura delle acque.
Localmente migliorano le premesse per un aumento della capienza
idraulica del fiume, che attualmente non dispone di riserva.
Il Laveggio è quindi un esempio
rappresentativo dell’impegno del
Consiglio di Stato per una gestione
del territorio favorevole alla popolazione e degli ecosistemi acquatici e naturali del nostro Cantone.
In alto: fiume Laveggio, tratto rettilineo
in canale di cemento prima dei lavori.
Sotto: fiume Laveggio,
particolare dei lavori di rinaturazione
(fotografie di Tiziano Putelli).
53
Le trote del Ghitello e troppi vandalismi
Foto di Tiziano Putelli
All’inizio di giugno, Paolo Stirnimann ha segnalato a Ezio Merlo la
cattura di due trote nel laghetto
del Ghitello con la pinna adiposa
tagliata. La prima cattura è avvenuta attorno a metà maggio e la
trota misurava 29 cm; la seconda
cattura è stata effettuata nei primissimi giorni di giugno e la misura
era di 28 centimetri.
Si tratta di un’importante informazione per gli addetti ai lavori, segnatamente per l’ing. Tiziano Putelli, funzionario dell’Ufficio caccia e pesca, coordinatore del progetto del nuovo meandro e scala di
rimonta pesci al Mulino del Ghitello. In effetti, questa segnalazione
delle due trote marcate al laghetto
del Ghitello dimostra il buon funzionamento di questa struttura,
creata per la migrazione dei pesci.
Ma Paolo Stirnimann segnala anche
altro. Sempre nei primi giorni di
giugno, lungo il nuovo by-pass del
Ghitello, «ho notato una trota morente che sembrava essere stata in
qualche modo colpita da una “sassata”, in quanto non presentava ferite esternamente, ma era tutta
storta. La trota poteva essere di
misura». L’attento osservatore
puntualizza: «Non so quanto possa
essere utile questa mia ultima segnalazione, ma comunque di vandali e di gente non rispettosa della
natura presenti sulle rive del Breggia ce ne sono parecchi e di controlli non altrettanti. Bottiglie rot-
te, rifiuti di ogni genere, ecc. abbondano certamente di più delle
trote in acqua. Se poi si divertono
anche a maltrattare i pesci per puro gusto sadico, mi chiedo che cosa
sarà del nostro bel torrente fra
qualche anno. Credo che invece di
attaccare la caccia e la pesca come
attività crudeli, come fanno alcuni
gruppi ambientalisti (io sono anche
per un certo verso ambientalista,
cioè uno che vive la natura e che la
rispetta, pur essendo un pescatore), sarebbe meglio che si attivino
di più a monitorare chi veramente
danneggia o sporca o altro… Ma costoro dovrebbero anche essere presenti sul territorio e constatare ed
eventualmente riprendere chi causa danni».
A proposito di vandali, le osservazioni di Paolo Stirnimann sono note
dolenti purtroppo conosciute sia ai
dirigenti della pesca che alla direzione del parco: basti considerare
come sono ridotti le panche, i tavoli e il grill che la Mendrisiense aveva posato per tutti i frequentatori
del laghetto… Comunque, la direzione del parco del Ghitello è molto
vigile e, pur fra non poche difficoltà, riesce a contenere certi «imbecilli di turno», che si divertono nell’effettuare vandalismi di ogni sorta. L’importante è essere sempre
presenti sul territorio, come fanno
tanti pescatori: infatti, è solo con
la presenza di persone che si riesce
non di raro a far desistere dal com-
fish eye
Recuperato il paesaggio fluviale
al Mulino del Ghitello
Le acque del fiume Breggia, a due passi dal Mulino del Ghitello, scorrono
nuovamente nel loro alveo naturale,
dando dignità e bellezza al paesaggio
fluviale del Parco delle gole della
Breggia. Alla cerimonia inaugurale il
direttore del Dipartimento del territorio, Marco Borradori, ha detto testualmente: «Abbiamo riparato, in un certo
senso, il torto che allora avevamo fatto al fiume». L’opera di «restauro» del
paesaggio è durata un anno sotto la vigile sorveglianza di Tiziano Putelli (Ufficio caccia e pesca) e ha interessato
un chilometro e mezzo della Breggia.
Grazie al ricongiungimento del percorso del fiume alla sua ansa naturale, la
risalita per la fauna ittica è facilitata
e, anzi, incoraggiata, potendo superare lo sbarramento del laghetto e raggiungere così la tratta naturale di riproduzione, situata nella parte alta
del Parco. Un recupero, ha sottolineato ancora Marco Borradori, che assume
varie connotazioni: «Quella culturale,
ovvero la restituzione al Mulino di un
contesto territoriale più consono alla
sua storia. Ma anche funzioni naturali
e sociali. Le opere idrauliche, in effetti, sono state concepite in modo che la
fauna ittica possa di nuovo risalire la
Breggia. Il sentiero lungo il fiume è
stato pensato per permettere anche
alle persone motulese di praticare la
pesca e beneficiare del benessere che
la presenza dell’acqua corrente regala». Da segnalare che questo importante progetto ha visto
collaborare intensamente il Cantone, la Fondazione Parco delle gole
della Breggia, il Gruppo
cantonale per il recupero degli ecosistemi compromessi, la Federazione
ticinese di acquicoltura
e pesca, l’Ufficio federale dell’ambiente, delle
foreste e del paesaggio,
il Fondo svizzero per il
p a e sa g g i o e i l C a si n ò
Kursaal SA di Mendrisio.
La zona risistemata
al Mulino del Ghitello.
54
Ceresiana e Mendrisiense a braccetto completamente?
L’idea di arrivare ad una fusione
fra Ceresiana e Mendrisiense non è
nuova. L’aveva lanciata, lo scorso
mese di gennaio, Ezio Merlo, presidente dimissionario della Federpesca ticinese e della società mo-mo,
in occasione dell’assise dei pescatori del Luganese. A suo giudizio,
da anni si lavora in stretta collaborazione, come ad esempio per la
produzione ittica concentrata a
Maglio di Colla, oppure per la gestione del lago Ceresio, oppure ancora nel portare avanti varie iniziative e proposte a livello cantonale,
ecc. D’altra parte, l’intesa è ottima pure a livello dirigenziale, per
cui è necessario sfruttare ancor di
più le esistenti sinergie a livello di
personale e di investimenti, ecc. I
vantaggi di una fusione non sono
poca cosa, per cui il discorso va approfondito, anche se possono presentarsi alcuni aspetti negativi,
primo fra tutti il fatto che – applicando l’aggregazione fra queste
due grandi famiglie di pescatori – di
fatto, stando all’attuale statuto, si
determinerebbe una situazione
anomala, per non dire assurda, ovvero la metà circa dei pescatori
(tutti i sottocenerini, per intenderci) sarebbero rappresentati nel co-
mitato direttivo da una sola persona rispetto ai quattro membri in
rappresentanza della dozzina di altre società, parecchie delle quali
con un numero inferiore di affiliati.
Ebbene, la proposta di Ezio Merlo è
stata presa subito sul serio e in seno alla Mendrisiense si è creato un
gruppo di lavoro, che ha cominciato a ragionarci sopra. Di recente, si
è compiuto un passo in più in questa direzione dell’aggregazione fra
i pescatori sottocenerini. Infatti, in
occasione dell’assemblea straordinaria della Ceresiana (inizio giugno) per evadere un paio di trattande urgenti, anche i pescatori luganesi hanno affrontato per la prima volta ufficialmente il tema del
«matrimonio» o, tutt’al più, del
«fidanzamento» fra i due sodalizi
di pesca. La discussione, pacata ma
ampia, si è svolta – a riprova dell’ottimo clima che intercorre fra
pescatori sui due... fronti – in un
clima di grande cordialità ma anche in maniera costruttiva, presenti Giorgio Imperiali quale neo-presidente della Mendrisiense, l’ex
presidente Ezio Merlo (tuttora
membro del comitato direttivo della FTAP) e diversi altri dirigenti. In
concreto, gli uni e gli altri sono
concordi nel ritenere che il matrimonio sia possibile, se non addirittura che «s’ha da fare», ovviamente senza agire con eccessiva fretta
e, comunque, valutando tutti i pro
e i contro. L’ostacolo principale, se
tale lo si vuol considerare, è proprio la questione della giusta rappresentatività a livello dirigenziale, ma appare un inghippo tutt’altro che insuperabile modificando lo
statuto e dando per acquisito che
altre società del Sopraceneri non
frappongano difficoltà o atteggiamenti da sterile campanilismo. In
questo senso, anzi, il comitato direttivo della FTAP non è (come effettivamente si ha modo di constatare in questi ultimi anni) l’espressione di alcune società, ma è organo dirigenziale collegiale e che
opera ad unico vantaggio di tutta la
pesca ticinese, talché il Ceneri non
risulta affatto (e tanto più in un domani con la fusione fra Mendrisiense e Ceresiana) una barriera di natura ideologica, ma unicamente di
aggregazione e di azione unitaria a
vantaggio esclusivo della pesca. I
prossimi mesi, pertanto, potrebbero essere decisivi, ma l’ultima parola spetta alle rispettive assemblee delle due società di pesca.
Premio svizzero dei corsi d’acqua assegnato al Comune di Samedan
Samedan e il Cantone dei Grigioni
hanno ricevuto il Premio svizzero
dei corsi d’acqua 2005. Tale onore
è stato loro attribuito (su iniziativa
comune dell’Associazione svizzera
di ingegneria naturalistica, dell’Associazione svizzera per la sistemazione dei corsi d’acqua e dell’Associazione svizzera dei professionisti
della protezione delle acque e di
Pro Natura) in quanto sono stati in
grado di proporre e di portare a
termine un buon esempio di costruzione idraulica moderna: la deviazione del «Flaz», intervento che
non porta beneficio solo all’Uomo.
Lo spostamento del corso d’acqua
era necessario, in quanto Samedan
non era più sufficientemente protetto contro le piene. Con la devia-
zione del ruscello, il Comune e il
Cantone hanno soddisfatto diversi
obiettivi: Samedan è protetto contro le piene e si può sviluppare economicamente, la popolazione ha
una maggiore sicurezza e la natura
si riappropria nuovamente di superfici verdi (prima non più disponibili) a causa dell’incanalamento
del ruscello.
Alcuni tratti del fiume Flaz prima e dopo l’intervento e, a destra, i mezzi impiegati per i lavori durati dal 2003 al 2005.
55
Per la pesca con due canne in alcuni laghetti alpini
Nello scorso mese di giugno, presso il
Municipio di Valcolla alla presenza di
vari «amici» della Mendrisiense con il
presidente Giorgio Imperiali e l’ex
presidente Ezio Merlo che è comunque «ministro degli esteri» in seno al
comitato direttivo della FTAP, si è
svolta l’assemblea straordinaria della società di pesca Ceresiana sotto la
presidenza di Urs Luechinger. È stata approvata la proposta presentata
da Raffaele Moretti allo scopo di consentire – mediante la modifica del
regolamento sulla pesca – l’impiego
di due canne custodite per pescatore
in alcuni laghetti alpini, a condizione
che almeno una di esse sia innescata
con il pesciolino morto a fondo. Per
la verità, questa richiesta – pur formulata in termini un poco diversi –
era già stata sottoposta all’assemblea della Federazione ticinese di
acquicoltura e pesca a Riva San Vitale, ma poi (all’ultimo momento) si
era preferito ritirarla per non creare
un’eventuale, dannosa spaccatura in
seno alla grande famiglia dei pescatori. Adesso, come detto, è riformulata, ma nella sostanza ha la stessa
finalità, ovvero l’esigenza di incidere
maggiormente sulla realtà ittica di
alcuni laghetti di montagna attraverso il prelievo di esemplari di grossa
taglia (soprattutto trote canadesi),
alla luce della campagna da tempo in
atto (da parte dell’Ufficio cantonale
caccia e pesca e della Commissione
laghetti alpini della FTAP) per lo
sfoltimento dei grandi predatori mediante la pesca con le reti. Orbene,
offrendo l’opportunità di pescare
con una seconda canna innescata
con il pesciolino morto a fondo (tecnica abbastanza efficace per la cattura di grandi esemplari) si va nella
direzione auspicata dal Cantone e
dalla citata Commissione federativa
e, nel contempo, si offre un’oppor-
tunità supplementare ai pescatori di
catturare grossi pesci. Da considerare, poi, che la scelta della pesca a
fondo è voluta: in primo luogo, in
quanto riconosciuta come valida soluzione nella cattura di predatori e,
in secondo luogo, perché si ritiene
trattarsi della tecnica che è all’origine di scarso disturbo per gli altri tipi
di pesca. Nell’intento di ottenere
con il principio delle due canne il
maggior consenso possibile e allo
scopo di non urtare la «sensibilità»
dei pescatori presenti sui laghetti alpini nei primi giorni di giugno, ci si è
espressi nel senso di sottoporre ai vari organi federativi e poi all’assemblea della FTAP due varianti per l’identica proposta: la prima prevedendo la sua applicazione già dall’apertura della pesca in montagna (il
1° giugno), la seconda fissando invece la data del 1° luglio. Se ne riparlerà dunque l’anno venturo.
Da ripensare la misura minima per la trota fario nei fiumi?
In occasione dell’assise straordinaria della Ceresiana, il presidente
della Commissione fiumi Curzio Petrini ha riferito in merito alla discussione in atto circa la misura
minima della trota fario fissata a
24 centimetri, ma che taluni vorrebbero riportare a 22 cm. La questione, per la verità, chiama in
causa molti problemi, come gli allevamenti, le semine, la gestione
degli incubatoi, il numero di catture giornaliere, i deflussi minimi, la
rinaturazione dei fiumi, l’estrazione di inerti, ecc. Una «patata bollente» non da poco, anche perché
si è convinti che non è riducendo il
numero di catture al giorno che si
risolvono i problemi. È vero, invece, che – mantenendo la misura minima di 24 centimetri – si consente
alla fario di riprodursi in modo naturale, per cui si prelevano solo gli
«interessi» della frega, senza cioè
intaccare il capitale e minacciare i
possibili riproduttori. È tuttavia
possibile che, in alcune regioni come la Verzasca, ci si trovi nella necessità di abbassare la misura minima per congenite difficoltà del pesce nella crescita. D’altra parte,
nel dibattito dovrà essere inclusa
anche la trota marmorata, che sta
ricominciando a ripopolare i nostri
fiumi e che, malauguratamente,
può essere catturata a 22 centimetri, mentre si sa che raggiunge la
piena maturità riproduttiva soltanto attorno ai 30-35 centimetri.
Il Gruppo canoisti ticinesi e l’iniziativa «Acqua Viva»
Durante l’ultima assemblea della Federazione svizzera di canoa, è stata
presentata ai delegati di tutte le sezioni l’iniziativa promossa dalla Federazione svizzera di pesca che vuole
lanciare un segnale forte all’indirizzo
delle autorità politiche, le quali da
anni non rispettano la norma di legge
sulla protezione delle acque varata
nel lontano 1993! Le nostre acque sono un bene naturale di tutta la popolazione, ma forse solo chi le utilizza
per svago o per diletto ne sa apprez-
56
zare la bellezza e l’importanza naturalistica. I pescatori che si vedono abbassare i livelli dell’acqua dei fiumi,
sottolineano i canoisti ticinesi, si sono accorti che i pesci fanno sempre
più fatica a risalire i corsi d’acqua e
non trovano spazio a sufficienza per
vivere e riprodursi. Anche i canoisti,
però, sono sempre più confrontati
con livelli insufficienti per poter navigare senza difficoltà sui nostri bei fiumi! Da qui l’appello vigoroso contenuto nel bimestrale «Contro corren-
te» del Gruppo canoisti ticinesi a firmare in modo compatto l’iniziativa
«Acqua Viva». La collaborazione per
la riuscita di questa iniziativa – si legge nel richiamo a firmare – «ci permette vicendevolmente di aiutarci
nello svolgimento dei nostri passatempi preferiti ed aiuta la natura a rivitalizzarsi, riprendendosi quelle rive
in secca che testimoniano un passato
con acque ben più spumeggianti e tumultuose». Quindi, aderire e raccogliere quante più firme possibili.
Io penso che...
Le lettere di pescatori e lettori, destinate a questa rubrica, sono prese in considerazione dalla redazione soltanto se accompagnate da nome, cognome e indirizzo completo dell’estensore. Scritti anonimi o redatti in forma provocatoria o offensiva vengono cestinati. La redazione si riserva altresì il diritto di ridurre testi che risultassero troppo lunghi e che, pertanto, creano problemi di spazio. Le lettere pubblicate, ad ogni buon conto, non impegnano né la redazione né la Federazione ticinese di acquicoltura e pesca.
«I polli di Golino»
Il lunedì 11 aprile 2005 resterà, per
me, la giornata di ripopolamento
più triste in 40 anni di volontariato
per la mia società. In effetti, quello che ho vissuto quel giorno non
me lo sarei mai immaginato. In questa primavera 2005, il «Consorzio
incubatoi del Verbano» è in crisi. Il
dialogo non corre più tra Ufficio
caccia e pesca e le tre società che
lo compongono. In questa situazione difficile il Cantone prende una
sua decisione di chiudere definitivamente la piscicoltura di Golino.
In effetti, non può mantenere in
esercizio due stabilimenti piscicoli
al 25% della loro attività produttiva
(Maggia e Golino).
L’ordine viene dato: eliminare immediatamente tutto il materiale piscicolo (adulte 2+ e 1+) dalle vasche
di allevamento di Golino. Le direttive emanate dal dr. Bruno Polli sono
precise: le 500 trote lacustri 1+ dovranno essere immesse nel lago Maggiore, mentre le 1.000 trote lacustri
adulte 2+ (allevate per errore con
trote fario) dovranno essere commercializzate o immesse in bacini
artificiali chiusi (Palagnedra o altri).
E. Lonni, presidente della società
Onsernone/Melezza, al fine di evitare un mercantaggio, propone al
proprio comitato di acquistare questo materiale per Palagnedra.
Il comitato della Onsernone-Melezza accetta questa proposta, a condizione che tale operazione sia
trattata «top secret». Per il consorzio questa vendita risulta la migliore soluzione. La data del trasporto
viene fissata a lunedì 11 aprile
2005. Quel giorno a Golino, appena
si è dato avvio a caricare questi
«polli» sul furgone, constatiamo
che numerose persone, le quali non
hanno nulla a che vedere con questi
lavori di cattura, sono presenti. Ci
sono pure diversi fotografi. Efrem
Lonni è sorpreso e si inquieta per
questa situazione. L’operazione
che doveva essere «top secret» assomiglia sempre di più ad una festa
campestre! Questi «polli» hanno
una bella livrea, appaiono molto
grassi e hanno un peso medio da
500 a 700 grammi. Ci sono pochi
«polli lacustri»! A Palagnedra, al
primo viaggio, constatiamo che –
dopo il terzo secchiello «di polli» riversato – un pescatore è già lì intento nel preparare la sua canna.
Terminata la semina, Efrem – già
molto arrabbiato per la pubblicità
fatta dai dirigenti del consorzio –
getta qualche pietra nel lago per
diradare l’ammucchiata dei pesci
seminati. Gesto inutile, che serve
solo a ritardare l’annunciato massacro. Al terzo e ultimo viaggio,
constatiamo che sulla strada di Palagnedra, all’altezza della cappella, non c’è più un posteggio disponibile! Cosa è successo: «cormorani
motorizzati» sono arrivati? Nella
settimana successiva a questa operazione di ripopolamento, praticamente tutti i «polli» sono stati catturati, con conseguenti critiche ed
osservazioni. Queste trote erano
troppo grasse ed avevano un gusto
di fango! Perché non è stata fatta
tale semina un mese prima dell’apertura della pesca? Perché pro-
grammare questa azione di lunedì,
favorendo le persone in A.V.S. e
quelle con possibilità di prendere
liberamente un congedo? Perché
non scaglionare quest’operazione
in diversi periodi dell’anno? Quale è
il costo di questa operazione?
A queste critiche io rispondo. In linea di principio, le intenzioni del comitato della Onsernone-Melezza
erano buone e, soprattutto, generose nei confronti del consorzio. Purtroppo, il risultato finale per l’etica
della pesca è stato catastrofico. I responsabili, leggendo questo scritto,
avranno certamente un gusto amaro
in bocca. Gli errori devono e, anzi,
possono servire. Di conseguenza, mi
auguro che la mia società non abbia
più in futuro ad intraprendere questo genere di azioni.
Praticamente, tutte le società di
pesca del Cantone hanno finanze
molto floride. Con questo denaro a
disposizione, occorre finanziare più
massicciamente i ripopolamenti intelligenti (scatole Vibert, avannotti, preestivali, estivali) e rinunciare
a queste distribuzioni di «polli di allevamento» estremamente costose
e che apportano poca soddisfazione
all’azione della pesca.
Jean-Claude Rosenberger, Losone
Nel maggio di quest’anno, Christian Duerst ci ha inviato questa bella,
suggestiva immagine scattata sul Passo del San Gottardo. Più precisamente, raffigura la diga del Lucendro. È una meta molto frequentata
dai pescatori, per cui volentieri la pubblichiamo, con l’auspicio di
molte soddisfazioni, raccomandando però sempre di usare la massima prudenza nel muoversi in questi ambienti d’alta montagna.
La diga del Lucendro: una suggestiva cornice
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Nel guadino
dei più fortunati
Si è trattato davvero di una pesca... miracolosa. Infatti, sabato 21 maggio,
Mattia Mikulaj di Savosa, con l’aiuto dei figli Marko e Nikola, ha pescato
nel fiume Tresa una splendida carpa del ragguardevole peso di 20 chilogrammi! Per riuscire a trarre a riva, nel fiume Tresa, questa eccezionale
preda il pescatore ha dovuto dar prova di grande abilità e di una buona
mezz’ora di prodezza nel non perdere il... pescione. Complimenti!
Giovani leve valmaggesi impegnate nella cattura di grosse
prede. In questo caso, è raffigurato Fausto Zanini di Cavergno,
15 anni, con una trota fario di
fiume, del peso di 750 grammi e
43 centimetri di lunghezza.
Golfo di Agno, 14 marzo 2005,
giornata mite e dunque apparentemente senza buon esito,
ore 17. Maurizio Lucia di Lugano
ha pescato questa bella trota lacustre di sette etti, lunga 42
centimetri, con canna dalla barca, usando verme a fondo.
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Salmerino rosso d’… eccezione. È proprio il caso di affermarlo, considerata la «preda» catturata dai luganesi Diego Wohlgemuth (nella foto) e Stefano Motta. Il 1° giugno scorso, dalla barca, nel bacino sud del Ceresio
hanno catturato – pescando a traino il lucioperca con il «burlon» – uno
splendido salmerino rosso: 2,850 chilogrammi. Considerata la mole, è una
rarità e si sostiene trattarsi del pesce più grosso (per questa specie) negli
ultimi dieci anni o giù di lì. Ci risulta che, sempre in quella zona di lago e
in quegli stessi giorni, un altro pescatore ha preso due salmerini bianchi,
ciascuno del peso attorno ai due chili.
Virgilio Morotti, presidente della Società di pesca gambarognese con sede a Magadino, ci ha letteralmente…
stupiti, in bene ovviamente. In effetti, ci ha inviato tre meravigliose immagini di altrettanti fortunati pescatori di quella regione. Vediamone i dati essenziali.
Ettore Barbieri di Quartino «ostenta», con giustificato
orgoglio, una trota fario lunga la bellezza di 58 centimetri e del peso di 2,6 chilogrammi. L’ha allamata nel
fiume Ticino il 4 giugno.
Adams De Marchi ha avuto la gradita sorpresa di trarre
a riva, pescando il 4 giugno al lago Ritom, una trota canadese della lunghezza di 66 centimetri e del peso ragguardevole di 3,2 chilogrammi.
Sempre il 4 giugno, e sempre al lago Ritom, bacino non
nuovo nel riservare particolari soddisfazioni a chi ha pazienza e sa pescare bene, Gabriele Spinella ha catturato questa trota canadese lunga… addirittura 74 centimetri e che sulla bilancia segnava esattamente 4 chili.
Gran bei pesci, non c’è che dire! Con tanti complimenti ai fortunati pescatori.
Giornata di «caccia grossa»,
quella di sabato 4 giugno, al
Tremorgio, allorquando in tre
ore Gregorio Merzaghi di Riva
San Vitale ha avuto la fortuna
di cestinare 5,5 kg abbondanti
di pesce! La foto mostra una
bellissima trota fario di 67 cm,
del peso di 3,8 kg, pescata con
pesciolino vivo reperito sul posto. A questa trota vanno ad
aggiungersi un’altra fario di 45
cm (1,2 kg), un salmerino alpino di 38 cm e un’iridea di 26
centimetri, pescati a richiamo
con verme, seguendo la tecnica insegnatagli da suo nonno, il
«cieco» di Arogno, famoso pescatore a ondulante.
Franco Valsangiacomo di Mendrisio ha la fortuna, essendo pensionato, di potersi dedicare… anima e corpo
alla pesca. In effetti, praticamente ogni giorno «setaccia» il Ceresio, un
po’ qui e un po’
là. In questo suo
girovagare, il 7
giugno scorso, è
incappato – a metà lago, fra il ponte-diga di Melide e
la «punta» di Pojana – in questo
magnifico salmerino del peso di 2,4
chili. L’ha catturato con un… bernese. Da segnalare che, l’anno passato, era riuscito
ad accalappiare
un lucioperca di
9,5 chili. Quest’anno, almeno
per intanto, è la
«preda» più consi-
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Sui fornelli
Il pesce in carpione
(dosi per 6 persone
e difficoltà media)
Sugo di anguilla
del Ceresio
(ricetta di Ezio Merlo)
Se vi capita di pescare una bella
anguilla, vi propongo questa ricetta davvero gustosa.
Come d'abitudine, pulire ben bene
l'anguilla, togliere la pelle e tranciare il pesce a pezzetti. Far rosolare in una padella alcune cipolle,
assieme a carote, sedano e uno
spicchio di aglio nel burro, con
qualche goccia di olio di oliva.
Fate soffriggere affinché il tutto
diventi di un bel colore giallo-marroncino e un aspetto croccante.
Immergere nel composto i pezzetti
di anguilla e bagnare con del buon
vino bianco, quindi lasciar evaporare ed aggiungere del sugo di pomodoro.
Fate cuocere lentamente per almeno tre quarti d'ora; togliere dal tegame l'anguilla, che - una volta
spolpata - rimetterete nel sugo.
Fate bollire a parte della pasta: ottimi, in questo caso, i bucatini.
Scolate ed aggiungete il sugo. Provare per credere e buon appetito!
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Ingredienti
600 gr di alborelle
6 agoni
1 litro di olio
mezzo litro di aceto
mezzo litro di vino bianco secco
una cipolla
mezzo gambo di sedano
una piccola carota
uno spicchio di aglio
6 grani di pepe nero
3 chiodi di garofano
un mazzetto di timo selvatico
un pizzico di prezzemolo tritato
sale q.b.
La preparazione
Pulire dalle interiora gli agoni e le
alborelle (queste ultime, almeno
per quanto riguarda il Ceresio, non
ci sono più ma c'è pur sempre il
Verbano), lavarli in acqua corrente, scolarli e asciugarli in un panno
e poi infarinarli e - con un setaccio
- scrollare la farina di troppo. Friggerli in olio bollente. Una cottura
in olio non caldo, oppure un errato
rapporto tra olio-pesce potrebbe
raffreddare l'olio e compromettere
irrimediabilmente la riuscita della
cottura, che deve essere fragrante
e consistente e non flaccida e untuosa. Meglio friggere, in più volte,
poco pesce. Con il mestolo bucato
scolare bene il pesce fritto e metterlo in un recipiente di terracotta
ben capace.
Contemporaneamente alla friggitura del pesce, rosolare in poco olio
le verdure tritate fini o a julienne,
in modo da farle imbiondire ed appassire, aggiungervi i ramoscelli di
timo, il pepe, i chiodi di garofano,
l'aceto e il vino bianco, portando a
ebollizione. Quindi, versare il tutto
sopra il pesce tenuto in caldo nella
terrina, dove potrà essere conservato per alcuni giorni al fresco, dopo averlo cosparso di prezzemolo e
coperto con un piatto. Si può mangiare appena freddo, ma dopo alcune ore è più appetitoso perché
deve «prendere» la marinatura.
Le varianti
Secondo la moda del lago, gli agoni
- durante i mesi del fregolo (maggio-giugno) - non si aprono per togliere le interiora ma si puliscono
levando con un coltellino ricurvo la
cosiddetta «curadüra», incidendo
un lato del collo ed estraendo le
branchie. La «curadüra» viene fritta con cipolla ed altri ingredienti
per un antico piatto piccante ed
acre, ma di sapore interessante. Le
alborelle, da aprile a giugno, non si
puliscono perché sono asciutte e
dolcissime, in quanto le femmine
contengono le uova e i maschi il
«lacetto».
Una interessante variante al «carpione» esiste in alcuni paesi del
Basso Lario (tra cui Brienno e Laglio) e si chiama «cunscia», cioè la
«concia» da acconciare, predisporre a strati e marinare. La base delle verdure è diversa: si utilizzano
le erbette, la menta e l'allium romanum (purasc) tritati finissimi e –
al posto dell'aceto e del vino – si
usano aceto con uova battute dentro e brodo vegetale aromatizzato:
una specie di zabaione all'aceto.
Notizie
Già Maestro Martino da Como, nel
suo libro «De arte coquinaria», consigliava di conservare i pesci lacustri
in una «salamoia di acqua et aceto», dimostrando come - già fin da
allora - la carpionatura, nella pratica cucinaria, avesse origine dalla
necessità di vincere il facile deperimento di alcuni pesci dalla carne
«gentile e corruttibile», come la
carpa o il carpione. Elemento indispensabile, per una perfetta carpionatura, è la «segrigiöla» (da ségra,
segale), un'erba spontanea, una sorta di timo selvatico che cresce soprattutto negli anfratti rocciosi.
La Società verzaschese di pesca
ci ha inviato questo simpatico ricordo
di una bella fine settimana, il 23-24 agosto 2003,
trascorsa al lago Chironico, «Laghet di Piatt».
Trancio di luccio
al vapore
È un piatto leggero e delicato,
naturalissimo. Anche la trota e
il persico reale si prestano benissimo a questa preparazione.
Ingredienti
un luccio di 1 kg circa
uno scalogno
un porro
una cipolla rossa
due coste di sedano
una carota
un finocchio
un ciuffo di prezzemolo
sale e pepe
olio extravergine di oliva
Tempo di preparazione 10'
Tempo di cottura 20'
Pulire il luccio e ridurlo a tranci
(uno per porzione). Tagliare le
verdure a julienne. Distribuire
metà delle verdure nel cestello
della vaporiera e sopra adagiarvi i tranci del pesce. Ricoprire
poi con l'altra metà delle verdure. Scaldare l'acqua della vaporiera, coprire e cuocere il
tempo necessario. Servire i
tranci accompagnati con le verdure, salare, pepare e condire
con un filo di olio extravergine
di oliva.
Antonio Prudentino, Maderno
(ricetta tolta da «Il Garda in
pentola. La cucina del pesce di
lago» di Livio Parisi, Provincia
di Verona, Settore tutela faunistico ambientale, Cooperativa
fra pescatori, Garda, 1996,
Grafica 5-Arco).
Su su su col sac in spala, in un’ora sem doma a Cala.
Fin al fium l’è una ghignada, riva su al lag l’è una bofada.
Gnanche el temp da ciapa fiad, ghem l’amign l’è già montad,
la lus del di lè gnanc rivada, la prima pèsa l’em già ciapada.
Tut gasat in chö fem nèt, un para d’ör e l’è già i set,
colaziom a l’em saltada, na al mescdi l’è na tirada.
Scià i quatr’or a fem merenda, per podee monta la tenda,
chi su l’erba i la morbidis, e chi sui sas i la preferis.
La sirada l’è già rivada, dai fem mò una pescada,
quand sul lag a sved pu nesum, sula griglia comincia el fum.
Da col da ciün, a nem fai una «boitada», per mia parla dela grigliada,
anche el vign o manca mia, per diverti la compagnia.
Davanti al fôg coi so sciopet, i manca mia i barzelèt,
quando el strac os fa senti, dai su tuc nem a dormii.
El di dopo per mia cambia, sem a mo nai tuc a pescaa.
Lorenzo Bacciarini
61
Segnalibro
«Anelli sull’acqua»
di Renzo Dionigi
Un viaggio nell’arte
della pesca a mosca
Di recente, è stato dato alle stampe il prezioso volume «Anelli sull’acqua» di Renzo Dionigi, pubblicato dall’Insubria University Press
per le edizioni Giorgio Salvadè di
Parma e presentato all’Università
dell’Insubria. Il professor Renzo
Dionigi è rettore dell’Università
dell’Insubria (nonché esimio chirurgo con al suo attivo centinaia di
pubblicazioni scientifiche e docente universitario di chirurgia) e la
sua passione per la pesca è nata sul
lago di Como e si è presto orientata verso la pesca a mosca. Una passione di famiglia: «Fu mio padre,
già esperto pescatore di fiume, a
convincermi durante le vacanze
estive o i fine settimana a seguire
lui e il Costa nelle uscite in barca,
iniziandomi alle tradizionali tecni-
62
che di pesca dell’alto Lario».
Da quella divagazione personale,
legata a ricordi remoti, si dipartono centinaia di pagine con testi e
immagini relativi a storie di pesca a
mosca, come sottolinea il sottotitolo di copertina. Una grandissima
quantità di materiale, in gran parte inedito in Italia, è stato raccolto, sistematizzato e presentato in
veste grafica di notevolissimo impatto.
L’autore ha effettuato un’indagine
sulle origini della pesca, e della pesca a mosca in particolare, attraverso la ricerca sulle fonti originali, consultando musei, biblioteche,
archivi ed istituti, che hanno fornito materiale e documenti di valore
inestimabile, tanto che solo i riferimenti bibliografici sono raccolti
in quasi cento pagine.
Ma la vera grande novità
del volume sono gli ampi
e davvero ricchissimi capitoli dedicati alle origini
della pesca e della pesca
a mosca in particolare, di
cui è impossibile proporre
una breve sintesi, ma occorre almeno elencarli
per avere un’approssimativa idea del valore del
contenuto.
– Il primo è dedicato al famoso «Sulla natura degli
animali» di Claudio Eliano, nato intorno al 170
d.C., e all’introvabile fiume Astreus nelle cui acque i moschisti Macedoni
dell’epoca posavano i
propri artificiali.
– Il secondo capitolo prende in considerazione l’antichità e il Medioevo.
– Il terzo è dedicato ai pesci e alla
pesca nelle isole Britanniche.
Nei capitoli successivi troviamo:
– Le origini in area germanica, dal
1200 al Manuale di Tegernsee del
1500, trascritto e tradotto.
– Pesci e pesca in autori italiani:
dal comasco Paolo Giovio in poi.
– La Spagna, il dialogo di Basurto,
1539: trascrizione e traduzione.
– Izaac Walton con «The Compleat
Angler», altro punto miliare mille
volte citato: il dialogo tra Piscator,
Venator ed Auceps viene riportato
nei capitoli relativi alla pesca a
mosca.
– Un originalissimo capitolo interamente dedicato al diritto di pesca,
dovuto alla pregevole collaborazione della prof.ssa Claudia Storti
Storchi.
– USA: George Washington e altri…,
le grandi innovazioni tecnologiche:
Leonard e i suoi emuli.
– La pesca a mosca in Italia.
E, scorrendo le pagine, si incontrano dettagli di gallerie d’arte, miniature, frontespizi, cartoline rare,
cartine stradali, incisioni, riproduzioni di piatti, vasi, formelle, tavole di disegni che accompagnano la
lunga carrellata di testi e che sono
manufatti e opere dedicate, nei
millenni, alla pesca.
Un libro avvincente – grazie ad una
scrittura vivace e capace di inchiodare il lettore alla pagina – che fa
della pesca, e della pesca a mosca
soprattutto, un irrinunciabile stile
di vita.
Raimondo Locatelli
ambiente naturale splendido, posto davvero a due passi da casa e
che, forse proprio per questo, viene troppo poco considerato e, di
conseguenza, non rispettato come
invece merita».
L’accattivante guida (per esperti e
dilettanti) è un vademecum utile,
anzi indispensabile per chiunque
pratica la pesca, un passatempo dilettevole e molto variato, a seconda che si tratti di stazionare in riva
al lago o stando in barca, oppure
lungo un fiume, sugli argini di un
torrentello o ai margini dei nostri
incantevoli laghetti alpini. A differenza del volumetto di tre anni pri-
ma, questo libro considera non soltanto i bacini di montagna (naturali ed artificiali) e vari corsi d’acqua, ma anche i due grandi laghi
prealpini, ossia il Verbano e il Ceresio.
«Pescare in Ticino» è in vendita a
28,50 franchi (idem per il primo volume, reperibile unicamente però
presso l’editore) nelle librerie e
nei negozi di pesca; inoltre, è stato
recapitato anche ad ogni affiliato
alla FTAP con l’invito all’acquisto
(la vendita, anzi, frutterà un contributo non indifferente alla Federpesca ticinese). E adesso già si pensa al terzo volume!
«Laghetti alpini della Svizzera italiana»
«Pescare in Ticino»
(volume 2)
Sta registrando un buon successo la
lodevole iniziativa editoriale del
giornalista Gianni Rei e dell’ex redattore della Federazione ticinese
per l’acquicoltura e la pesca Carlo
Bomio-Giovanascini. Infatti, dopo
la positiva esperienza nel 2001 con
la pubblicazione del volume 1 (oltre 5.000 copie), di recente hanno
dato alle stampe un secondo opuscolo di ben 170 pagine, riccamente illustrato grazie a suggestive immagini degli stessi ideatori del libro, come pure di Giovanni Guglielmetti, Ely Riva e Tiziano Putelli.
Questa nuova ed apprezzabile fatica, dovuta alla MB Promotion SA
(Agno) di Mauro Bernasconi, ricalca
(nelle grandi linee) la stessa formula dell’iniziativa precedente, apportandovi tuttavia consistenti e
significative innovazioni. Lo spirito, ieri come oggi, è sempre il medesimo, ovvero far scoprire l’ambiente per apprezzarlo maggiormente e, in definitiva, rispettarlo
in misura appropriata. In definitiva, come precisano gli stessi autori, «stimolare il pescatore così come l’escursionista a scoprire un
In occasione del bicentenario dell’entrata del Cantone Ticino nella
Confederazione svizzera e dell’Anno internazionale dell’acqua dolce
proclamato dall’ONU nel 2003, la
Banca del Gottardo decideva di ag-
giornare, completare e ristampare
la serie di pieghevoli che da vent’anni cataloga i laghetti alpini della Svizzera italiana. L’istituto di
credito decideva altresì di donare
questa completata collezione al
Cantone Ticino, intravedendo nel
Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport il naturale e
adeguato custode di un’opera
scientifica che, invece degli archivi, merita ulteriore diffusione nel
mondo della cultura e della ricerca.
In questi vent’anni la serie di pieghevoli è stata ristampata complessivamente in circa 4 milioni di
copie, nelle tre lingue ufficiali ed è
tuttora a disposizione del pubblico
presso tutte le rappresentanze di
Banca del Gottardo, come presso i
principali enti turistici ticinesi.
Inoltre, sul nuovo sito internet
www.laghettialpini.ch è progressivamente pubblicata (e perciò scaricabile) la serie di 32 opuscoli in
italiano, francese e tedesco. II notevole lavoro di autori e collaboratori per realizzare queste pubblicazioni e il non trascurabile impegno
finanziario non hanno impedito alla
Banca del Gottardo, di riproporre –
nella rinnovata veste grafica e con
i dovuti aggiornamenti e verifiche
delle informazioni e dei percorsi –
la ristampa della serie completa,
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ora disponibile. Questo ventennale
impegno ha permesso di accumulare un vasto patrimonio di conoscenze, frutto del lavoro di tante
persone, come l’autore dei testi
Plinio Grossi o il fotografo Ely Riva,
di molti appassionati collaboratori
ed ex collaboratori della banca,
nonché dell’appoggio degli enti turistici locali per le verifiche dei
percorsi.
Medflyfish
di Marco Sammicheli
Nell’introduzione all’attesissimo
Medflyfish di Marco Sammicheli, finalmente edito per Amico Libro,
l’autore utilizza sei volte – per definire il proprio lavoro – la parola
« m a n u a l e ». E c c o , a l l o r a , u n o
splendido «manuale» per iniziare a
pescare a mosca in mare, o per
convincersi che anche il Mediterraneo può offrire moltissimo a chi
ama la pesca a mosca in mare e,
magari, la pratica ogni tanto nei
blasonati (e ormai carissimi) Caraibi. Ho conosciuto Marco Sammicheli grazie ad un suo scritto contenuto nel libro «Saltwater Flyfishing,
Britain & Northern Europe» (Paul
Morgan, Coch-y-Bonddu Books) e
sono rimasto impressionato: anche
quel testo era un «manuale», pur
articolandosi come serie di racconti. Adesso, siamo di fronte ad un libro ricchissimo in cui Marco vuole
dare una risposta ad ogni domanda:
quella di chi pesca a mosca da
trent’anni e fatica a decidersi e
quella di chi proprio dal mare sta
pensando di cominciare, dunque
per forza di cose una «summa» di
indicazioni ad amplissimo raggio.
Viene da pensare a quanto sarebbe
utile un indice analitico, ma diamo
tempo al tempo. Davvero un grande bravo a Marco Sammicheli per
avere rotto il ghiaccio!
Una nota speciale di merito per le
parole scritte in difesa del pesce,
in favore del C&R: anche in mare
non hanno più senso le casse piene
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Ci hanno
lasciato
di sgombri dell’Adriatico o i pollack
irlandesi da portare nel congelatore, se il sole non li ha già deteriorati. Molti «manuali» sono diventati dei punti di riferimento storici,
in importanti discipline scientifiche. Auguri a Marco che sia altrettanto per l’inizio di questa avventura. E, poi, ecco una pesca per
l’inverno a tre ore d’auto dal Ticino, ben più avventurosa di quella
in qualsiasi laghetto oltre confine.
Una chicca, lo immaginavo ma ora
ne ho la conferma: il migliore (a
parere mio personale, condiviso da
molti amici dopo anni di prove) e
senz’altro uno dei più affermati
mulinelli utilizzati nella pesca a
mosca nel Mediterraneo lo costruisce un amico ticinese in un’officina
dietro alla stazione di Castione, officina che merita una foto perché
sembra quella di un artigiano dell’800: genio, ricerca e puntigliosa
precisione come solo un moschista
può coniugare. Parlo del Francio
(nella foto sotto), naturalmente,
anche se nel mondo della pesca si
fa chiamare Monsieur Peux!
www.peux.com
Doriano Maglione
Nell’aprile scorso, improvvisamente,
ci ha lasciato Carlo Garbani di Locarno, membro della Società di pesca
Onsernone-Melezza. Una persona
buona, estremamente socievole e soprattutto servizievole. Basti considerare che, ogni qualvolta vi erano dei
lavori da fare, egli era sempre disponibile, puntuale e prezioso nella prestazione. Per la pesca Carlo Garbani
aveva una passione senza limiti, per
cui in ogni ritaglio di tempo libero
prendeva la sua canna, frequentando
assiduamente i vari corsi d’acqua
della regione. Ed è morto, per un pescatore, forse nel modo migliore, vale a dire mentre era intento a pescare in riva al laghetto di Palagnedra,
essendo stato colpito da infarto.
Ai familiari l’espressione del nostro
cordoglio.
Società di pesca
Onsernone-Melezza
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41 - Federazione Ticinese per l`Acquicoltura e la Pesca