D.ssa PENSAVALLI Michela Psicologa – Psicoterapeuta Coordinatore didattico S.C.Int. Scuola di Specializzazione di Roma Professore invitato presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum L'unità organizzativa del significato personale nell'organizzazione ossessiva si basa: su un senso di sé e del mondo a lettura esterna e field indipendent sulla percezione di un senso di sé ambivalente e dicotomico, che si dispiega lungo confini di significato antitetici e oscillanti secondo una modalità "tutto o nulla“ Questo senso di sé dicotomico determina una continua tensione in questi soggetti verso la ricerca della certezza e della perfezione come risposta ad una propria esigenza interna Elaborazione di un senso di sé ambivalente. Ogni squilibrio nel proprio bisogno di certezza assoluta viene esperito immediatamente come una perdita totale di controllo. ---dubbio L'esperienza di incontrollabilità è accompagnata dall'affiorare di comportamenti, immagini o pensieri stressanti che persistono e vengono esperiti come prodotti estranei al Sé.---controllo cognitivo della realtà con esclusione della contropolarità negativa. Tendenza ad escludere dalla consapevolezza il mondo emotivo perché percepito come espressione di debolezza ed irrazionalità a vantaggio di quello logico-analitico Le emozioni vengono svalutate e tenute al di fuori della consapevolezza. Quando emergono vengono elaborate a livello razionale, spiegate ed interpretate La sensibilità al giudizio esterno non porta ad identificarsi con esso (DAP), ma a percepire tale giudizio in rapporto al senso personale di controllo della realtà in cui vive ed al mantenimento delle proprie certezze e sicurezze. In poche parole l’attenzione per gli altri e la sensibilità al giudizio non esprime la ricerca di una conferma esterna come nei DAP, ma una verifica della veridicità e della certezza delle proprie idee Il bisogno di certezza e perfezione non corrisponde quindi all’adesione ad un modello esterno di approvazione ma è la risposta ad un codice etico interno da cui l’ossessivo non può derogare. Nella famiglia oss. vige dapp, risultato vs sforzo, metodologico). Nella famiglia accadrà il 50%delle possibilità negativa). l’ambivalenza (oss vs apparenza vs rigore oss. C’è certezza che di reazioni (positiva o Similitudine anche nel tipo di comunicazione (doppio legame). - Spiegazione vs esperienza (es. del vaso rotto). Amore= tortura - Letture impegnate fin dall’infanzia. - Tema del castigo (atto verbale e non affettivo) - Giochi cognitivi 8 Situazione di “doppio legame”: Attaccamenti ambivalenti in cui sussiste una situazione comunicativa dove di fatto è impossibile non scegliere. Qualsiasi scelta risulta sempre logicamente sbagliata. Ambienti analitici familiari essenzialmente logico- Genitori: ipoattivi sul piano motorio ed espressivo iperattivi sul piano verbale Svalutazione implicita ed esplicita attività motoria ed espressiva Riluttanza a incoraggiare e a partecipare ai giochi dei figli, a meno che, non siano riflessivi ed istruttivi. di ogni Ambiente estremamente “verbale” e carente di calore emotivo Insistenza dei genitori affinchè il bambino dimostri loro un affetto e una dedizione assoluti Dimostrazione affettiva ed emotiva paradossale e disturbata Migliore dimostrazione di affetto Comportamento: serio riflessivo distaccato Ambiente assurdamente esigente nei confronti del bambino Senso di responsabilità e maturità assolutamente sproporzionati rispetto all’età del bambino (adulto in miniatura) Grande enfasi posta sui valori morali ed etici, per ottenere un controllo sulle emozioni e sulla condotta del bambino Le sensazioni che appaiono incompatibili con questi valori (rabbia, sessualità) vengono assolutamente “proibite” EMOZIONI DEL BAMBINO: esperienza paradossale di incontrollabilità Ipercontrollo della condotta del bambino attraverso una strategia educativa che premia gli sforzi ma non i risultati. Nulla è concesso liberamente. Tutto deve essere guadagnato attraverso lo sforzo. L’amore stesso viene dato solo se meritato. Modelli dicotomini di riconoscimento di sé strutturazione di una circolarità ricorsiva e oscillante schemi emozionali inconciliabili e antitetici contrapposti in un processo di regolazione basato sulla loro mutua esclusione Genitore rigido, metodico, con un senso inflessibile del dovere, dei valori, e delle responsabilità Esistono solo delle certezze assolute E’ indispensabile perseguirle e conformarsi ad esse. Esclusione selettiva di fantasie, immagini, emozioni e impulsi ridurre in modo consistente l’affiorare alla coscienza di sensazioni contraddittorie e ambivalenti Il bisogno costante di avere la certezza di reagire in modo giusto si accompagna invariabilmente a un atteggiamento perfezionistico che si evidenzia con un'adesione inflessibile, anche nelle situazioni più banali, a una rigida gamma di regole e di norme morali. Il perfezionismo i cui ideali morali e sociali raramente danno luogo a scelte di vita specifiche ed effettive, dato che la certezza di essere una persona stimabile e di valore deriva quasi esclusivamente dall'adesione formale a regole astratte percepite come assolute. Di conseguenza, esso appare il più delle volte come una ricerca di giustizia, equità, verità e così via, fine a sé stessa e scarsamente correlabile con situazioni concrete. La tendenza a frazionare l'esperienza in corso soffermandosi eccessivamente sui dettagli che la compongono a scapito della visione d'insieme rende incapaci di arrivare alla visione complessiva. Incapacità di distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è, rendendo estremamente elaborate e pedanti le decisioni ordinarie e quasi impossibili quelle connesse a situazioni di una certa complessità. Difficoltà di raggiungere una decisione rappresenta a sua volta una condizione di estrema vulnerabilità dato che diventa molto più probabile l'affiorare di sensazioni ambivalenti, con il possibile conseguente innesco di un senso di incontrollabilità e incompetenza. Attaccamento a doppia facciata: looking-glass Apparentemente disponibile e Genitore controllante, esigente e completamente dedicato al figlio rifiutante Schemi emozionali: senso di Schemi emozionali antitetici: il amabilità e di attendibilità nei senso della propria scarsa confronti del mondo esterno amabilità e accettabilità sarà colorato da emozioni di rabbia e ostilità “mi ama, sono amabile” “non mi ama, non sono amabile” Nel bambino nascono: - Incertezze e dubbi sulla propria identità - Incertezze e dubbi sull’ “essere amato” o l’ “essere disprezzato” Vengono risolti esclusivamente attraverso un cammino cognitivo volto a raggiungere un’immagine cosciente di sé. I bambini: sentono di aver catturato l’attenzione ma si sentono anche torturati, perché sanno ciò che devono dire, o meglio non dire, considerando il loro sviluppo cognitivo. Quando si comportano male vengono castigati. CASTIGO: non c’è emotività nell’atto del castigare; si tratta di un fatto puramente verbale. Bambino con organizzazione depressiva: ha un senso di sé basato su entrambe le polarità antagoniste di disperazione e rabbia Bambino ossessivo: ha un senso di sé attendibile è costretto a basarsi solo su una delle polarità reciprocamente autentiche, per cui o è amabile o non lo è affatto. FAMIGLIA DAPPICA FAMIGLIA OSSESSIVA Il bambino DEVE APPARIRE perfetto, non importa se lo sia veramente Non è importante l’immagine, ma il rigore morale e lo sforzo Ciò che importa è il risultato Ciò che è valutato positivamente è lo sforzo. I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA Il tipo di relazione che una persona con organizzazione ossessiva ha avuto con i genitori si può ricondurre all’attaccamento ansiosoevitante (A) o all’attaccamento resistente ambivalente (C). •Pattern coercitivo (C): atteggiamento preoccupato ma impersonale, controllo sulla dimensione fisica (simile a fobici ma anziché spaziale questo è cognitivo-logico) oppure sulla dimensione emotiva e morale (ridefinizione del vissuto in base a principi astratti) •Pattern evitante (A): atteggiamento rifiutante ma attento, pattern genitoriale freddo, uso della punizione educativa, castigo, disciplina, buone maniere, talvolta umiliante, tutto sempre ambivalente I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA LA RELAZIONE CON ALMENO UN GENITORE è AMBIVALENTE! •Genitori che mascherano il rifiuto dietro una apparente dedizione e cure amorevoli (simultaneamente) •Genitori che tendono a reprimere o vietare le emozioni, basso calore emotivo, freddezza •Genitori molto loquaci ma poco espressivi, molta comunicazione verbale e poca non verbale •Genitori che incoraggiano poco i giochi tranne quelli istruttivi e intellettuali •Esigenze eccessive della famiglia eccessiva responsabilizzazione (adulto •Spesso genitori religiosi e/o molto moralisti in miniatura), ATTENZIONE ALL’EDUCAZIONE ETICA E MORALE Genitore: non esprime mai il suo affetto con tenerezza o attraverso altre manifestazioni emotive, pur essendo totalmente dedito e attento all’educazione morale e sociale del bambino. Simultaneità di questa contraddizione del comportamento parentale: prerequisito essenziale per itinerario di sviluppo ossessivo. I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA MADRE: Le madri dei bambini evitanti si mostrano stabilmente propense a respingere o ignorare la richiesta di vicinanza dei figli. (es. caso di Adriana in «La complessità del sé») Mimica facciale rigida e povera Le madri dei bambini resistenti sono imprevedibili e ipercontrollanti oppure intrusive nelle loro risposte alle proposte di interazione del figlio. Per il bambino il significato dell’abbraccio materno nel momento della riunione è ambiguo o contraddittorio. PADRE: Particolare rilievo può assumere la figura paterna, soprattutto se sono presenti tratti rigidi e autoritari schermando con la severità la propria incapacità di capire i bisogni del figlio e di entrare in relazione con lui. I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA LA COPPIA La coppia genitoriale appare molto coesa, ma in realtà non comunica con gesti affettuosi al proprio interno. L’ambiente familiare è estremamente verbale, carente di calore emotivo e di tenerezza. Viene posta grande enfasi sui valori morali e i princìpi etici. Le emozioni sono proibite!! LO SVILUPPO DELL’IDENTITÀ Invariante parentale Invariante del bambino Richiesta di responsabilità e maturità spropositata Sforzo, sacrificio La fanciullezza: la formazione di una doppia immagine di sé Invocando principi quali il senso di responsabilità e la necessità di sacrificarsi continuamente per acquisirlo, è possibile arrivare a controllare l’intera condotta del bambino grazie ad una strategia educativa che premia gli sforzi e non i risultati. “non ti sei impegnato abbastanza” “stai facendo solo il tuo dovere” CARATTERISTICHE DI PERSONALITÀ •pensiero dicotomico: tutto o niente •emozione prevalente: dubbio •perfezionismo assoluto •pignoleria •rigidi, metodici, composti •forte senso di responsabilità (talvolta spropositato) •forte presenza di dialogo interno •comportamenti, affetti ecc: giusti o sbagliati •tutto – nulla, giusto – sbagliato, buono – cattivo •grande fiducia in leggi e regole •forte senso della giustizia •forte senso della moralità •forte senso di responsabilità (non temuta come nei fobici) •bravo = amabile •piccolissimo errore = fallimento •credenza che per valere si deve essere perfetti •intolleranza dell’ambiguità e dell’incertezza •se un compito non è perfetto è meglio non farlo affatto •bisogno di controllo assoluto su sé ed altri •antitesi pensiero – emozione (rispettivamente logico – illogico) •grande fiducia nel pensiero •estrema razionalità (pensiero algoritmico, logico) •estrema precisione nei racconti, discussione ecc •generalmente persone serie, riflessive e distaccate •collocazione delle esperienze umane entro categorie ben precise e delimitate •freddezza •tendenza a perdersi nei dettagli perdendo di vista lo scopo originario •lungaggine eccessiva •talvolta logorroici •difficoltà nel prendere decisioni (valutazione dei pro e contro con tempi lunghissimi) •contano soprattutto su se stessi: maggiore controllo •molta attività verbale (più facilmente controllabile) e CNV scarsa •ipercriticismo nei confronti degli altri: troppo irresponsabili, superficiali ecc •pensiero magico: pensare un’azione equivale a farla •non tengono conto dell’elevata improbabilità che un evento accada •controllo dei propri pensieri (assoluto) •controllo delle proprie emozioni •credenza secondo cui non fare niente per evitare che un fatto accada = rendersi responsabili del danno •difficoltà ad uscire dal proprio punto di vista ed a cogliere gli aspetti più sottili della comunicazione •rigidità di pensiero, regole morali, comportamento, valori e scarsa propensione al cambiamento •ricerca di una giustizia fine a sé stessa (in genere non dà luogo a scelte di vita specifiche e concrete) •tendenza a considerare le proprie credenze ecc come assolute e scarso adattamento alle credenze altrui (contr DAP) •lettura nel pensiero: credono di sapere cosa sta pensando l’altra persona e si comportano in base a questo •Ipergeneralizzazione •attribuzione causale dipende dal tutto – nulla: in senso positivo esterna, in senso negativo interna •pochissima flessibilità (contrario di DAP) •vergogna: emozione rilevante, data da una valutazione globale di sé •senso di colpa: emozione rilevante, data da una valutazione di una particolare azione •senso di responsabilità rivolto verso i principi a cui il soggetto aderisce •emozioni più destabilizzanti: aggressività e sessualità •grande attenzione a sporco, igiene ecc •credenza che per essere amabili bisogna fare ed essere perfetti, piuttosto che sulle effettive interazioni affettive •credenza che per essere accettati bisogna essere bravi e non danneggiare le altre persone •portati per carriere disciplinate: militari, religiose, politiche e giuridiche (le regole danno sicurezza) •lavoro: gerarchie rispettate alla lettera (sottomessi con l’autorità e autoritari con quelli sotto il loro controllo) POSSIBILI STRATEGIE •continua ricerca di certezza in ogni settore di esperienza (perfezionismo in ogni campo) •uso di logica, pensiero e linguaggio per avere il controllo assoluto su di sé •ridotta espansività nei confronti delle altre persone •uso massiccio di categorie •dubbio sistematico per arrivare ad una decisione “giusta” controllo e ricontrollo incessante sulle proprie emozioni per escludere il più piccolo dubbio •per essere accettati dagli altri credono di dover essere perfetti, impeccabili, seri e moralmente impeccabili •autoinganno: dubbio -> attribuzione interna negativa certa + sé positivo potenziale realizzabile in futuro Strategie utilizzate durante la fanciullezza (per mantenere un senso di sé certo e attendibile): vengono messe in discussione dall’emergere del pensiero logico-astratto ADOLESCENZA: LA RICERCA DEL GIUSTO SÉ A causa di schemi emozionali antitetici, l’adolescente non arriva a una percezione di sé integrata sentendosi di volta in volta amabile e accettabile o tutto il contrario. Per raggiungere la certezza dell’attendibilità dell’immagine di sé occorre escludere e controllare il continuo affiorare di sensazioni contraddittorie e inconciliabili. Di conseguenza, il ragazzo, tenderà a mantenere le proprie emozioni a un livello di conoscenza tacito e non esplicito, privilegiando il pensiero e le capacità linguistiche. Non c’è l’anestesia emotiva, il punto sta nella successiva valutazione intellettuale Il raggiungimento di un senso unitario e attendibile di identità personale sarà sempre più strettamente interconnesso a una continua ricerca di certezza (commitment to certainty) in ogni settore di esperienza. Trasformazione di un Sé a “doppia facciata” nel suo contrario (percezione di sé stabile, unitaria e positiva) Il senso pervasivo di ambivalenza nei propri confronti è costantemente abbinato alla procedura diametralmente opposta Sentire e pensare per categorie di giudizio simmetricamente contrapposte e passare dall’una all’altra secondo una modalità “tutto o nulla” Raggiungere un rigido controllo e un’esclusione delle proprie emozioni, usando come strumento preferenziale le competenze linguistiche e logiche Certezza di essere una persona stimabile e di valore (adesione formale a regole astratte percepite come assolute) Controllo esercitato sulle sensazioni ed emozioni: rigida esclusione di qualsiasi modulazione emotiva ed immaginativa L’unica possibilità di dare una coerenza interna alla percezione dicotomica è offerta dal PENSIERO nel suo continuo tentativo di farla aderire a regole assolute di certezza. Indispensabile ricerca di certezza costantemente minata dal dubbio sistematico impiegato nel raggiungerla. Controllo eccessivo sugli stati interni: inevitabile affiorare di sensazioni ambivalenti e immagini intrusive incontrollabili che mettono in discussione l’unitarietà dell’immagine di sé che si era raggiunta. Amabilità Amore incondizionato Mi ameranno solo se sarò bravo L’amore si conquista attraverso le proprie prestazioni. Essere bravo e non fare del male agli altri diventano i parametri di valutazione della propria amabilità, in assenza della capacità di cogliere ciò che fa piacere all’altro nel proprio modo di trattarlo Distanza tra due Sé: tentativo di confermare la parte giusta e buona e di sopprimere la parte negativa e sbagliata Categorie dicotomiche per superare l’ambivalenza. Grazie anche allo sviluppo del pensiero logico astratto, si struttura un senso di adesione inflessibile e rigida a una serie di regole e norme morali (involucro protettivo) fini a se stesse. “IO SONO CIÒ CHE DEVO FARE” L’equilibrio dinamico di un’organizzazione cognitiva personale ossessiva può destabilizzarsi tanto da innescare una sindrome clinica conclamata. Due vie privilegiate di destabilizzazione: 1) 2) Emergere di pensieri e di immagini intrusivi, con emozioni violente e inaccettabili Stabilirsi di schemi mentali o comportamentali ripetitivi e devastanti che hanno la funzione di circoscrivere e controllare il senso di negatività da cui ci si sente pervasi Sensazioni ambivalenti e perturbanti: 1.Problemi interpersonali in un rapporto significativo 2.Gravidanza e parto 3.Separazione, perdita o malattia di un parente e/o persona cara 4.Delusioni o fallimenti in campo professionale Organizzazione cognitiva personale ossessiva squilibrata: immagini intrusive, ambivalenti e inconciliabili miste a emozioni sforzo di mantenere stabile l’immagine unitaria di sé raggiunta e percepita come certa e positiva - procedura del “tutto o nulla” aspirazione a raggiungere (attraverso pensieri e schemi comportamentali ripetitivo e devastanti) la “certezza” di essere in grado di circoscrivere e controllare il senso di negatività Tentativo di controllare le oscillazioni critiche in base al principio della “primarietà del verbale” Pensieri ricorrenti dominanti e invasivi (ruminazioni, dubbi, controlli continui): modelli motori ripetitivi, strutturati in veri e propri rituali, variabili da caso a caso, e altamente specifici per ciascun individuo. Vengono messi in atto in modo compulsivo e con scrupolosità ricercando la perfezione. Divengono lo scopo principale della vita. Illustrano la procedura del “tutto o nulla” utilizzata nello sforzo di raggiungere un totale controllo su di sé e sull’ambiente circostante. Pensieri, immagini o impulsi non voluti (ossessione) Pensieri aggressivi che devono essere controllati più volte (aggressività) Necessità di ripercorrere più volte il pensiero per arrivare ad avere la certezza che il pensiero non si ripresenti nella coscienza con intenzione Dubbio che gli stessi pensieri fatti si verifichino anche nella realtà. Tentativo di raggiungere un totale controllo o non-controllo Ricerca di una certezza ultima e definitiva della propria presunta negatività e malvagità Il soggetto evita un’ulteriore elaborazione delle sue oscillazioni critiche e una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni Piuttosto che riconocere e accettare i propri limiti umani, il soggetto si sforza di più per riuscire a raggiungere i propri obiettivi. La soluzione è diventare ancora “più perfetto” L’attivazione di sensazioni ambivalenti e inconciliabili regola l’affiorare di immagini intrusive di natura bizzarra, dotate spesso di una vividezza quasi allucinatoria. Esiste una correlazione tra: la qualità sensoriale delle immagini e delle sensazioni le caratteristiche degli schemi motori e dei significati concreti che assumono all’interno dei rituali (sensazione tattile di sporco – conseguenti lavaggi) Ricerca incessante e inutile di onniscienza e di controllo totale Raggiungere un’identità certa, anche se negativa, rispetto al conseguimento di un senso di unicità personale basato sulla consapevolezza dei propri limiti e incertezze. Sviluppo ossessivo Sviluppo depressivo incontrollabilità Predisposizione comune a entrambe le organizzazioni a esibire reazioni di diperazione (helplessness) più o meno intense di fronte a esperienze percepite come discrepanti. Il tema di fondo di un’organizzazione cognitiva personale ossessiva rimane sempre centrato sul continuo tentativo di raggiungere e mantenere un’identità personale unitaria e attendibile. Hanno un senso di ambivalenza emotiva, rispetto a cui si sforzano di cercare un’unità e una coerenza esclusivamente cognitive. Hanno un’immagine cosciente di sé, di polarità dicotomica positiva. Conseguentemente tendono a costruire un’immagine centrata sull’aspetto positivo della polarità. Escludono dalla loro coscienza l’attivazione emotiva che possa generare il dubbio di essere una persona dalla polarità negativa. Hanno bisogno di continue conferme in merito alla loro polarità positiva. Si sforzano continuamente di raggiungere la certezza di un senso di sé continuo, unitario e stabile. Questa continua ricerca riassume il ciclo di vita degli ossessivi. RABBIA AGGRESSIVITA’ mettere in discussione e disconfermare la polarità positiva nella quale l’ossessivo si identifica. E’ inaccettabile provare rabbia o desiderare di fare del male a qualcuno: significherebbe essere una persona disprezzabile. Il piacere sessuale: - deve essere sotto controllo - deve essere conosciuto in anticipo - non deve eccedere oltre una determinata soglia Gli episodi di intimità si relazionano con maggiore probabilità con rituali di pulizia. Viene spesso praticata una masturbazione compulsiva, attraverso la quale si vuole raggiungere un controllo sugli impulsi sessuali. - Bisogno di avere la certezza che in qualsiasi circostanza corrisponderanno alla polarità positiva di sé dicotomica - Difficoltà ad avere una visione dell’insieme delle cose (attenzione ai particolari ma non all’universale) - Difficoltà a prendere decisioni (devono avere sempre l’assoluta certezza di prendere la giusta decisione) - Bisogno di essere in competizione senza però permettersi di sentirsi irritati o nervosi - Attitidine ad avere tratti di deliri persecutori, paranoici e megalomanici Gli ossessivi: Sono grandi scienziati sperimentali (attraverso il dubbio e la ricerca, si può arrivare a una certezza) Sono grandi giocatori di scacchi (capacità di prevedere un’altissima quantità di mosse consecutive o varianti del gioco) “Non so se amarti è la cosa giusta! Devo capire se ti amo” “Posso amarti anche senza capire… Ti amo e mi lascio andare” La vita è vissuta alla stregua di un enigma da risolvere, si pensa a come vivere la vita e non a viverla. Il bisogno di certezze è maggiore del bisogno di perdersi nell’altro, anzi quest’ultima opportunità è negata perché inconcepibile. Lo stile di attaccamento genitoriale è a “doppia facciata”: dietro un’apparente immagine di interesse di cure al bambino si celano atteggiamenti ostili e rifiutanti. L’intimità che è legata al disvelamento di sé ed al senso di pudore e vergogna è perciò poco espressa e non rappresenta un fattore importante nella coppia È già grande anche da piccolo ed i genitori si aspettano da lui comportamenti responsabili, ragionamenti pertinenti, richiedono una maturità non adatta all’età e negano ogni emozione che non sia in linea con i valori etici e morali della famiglia. Questo bambino cresce in uno stile educativo da caserma, la sua esperienza di vita è caratterizzata da una paura intensa di perdere il controllo sulle pulsioni e le emozioni. Impara fin da piccolo cosa è giusto fare e cosa no. Costruisce nelle sua testa stereotipi di pensieri che col crescere si discostano dai suoi reali bisogni e sentimenti. Il dubbio tende alla ricerca di perfezione e di soluzione inequivocabile. La “perfezione” nel vivere viene ricercata a livello del pensiero e non delle emozioni. Sono inclini a scegliere partner che siano accattivanti dal punto di vista mentale o che sappiano garantire un senso di certezza ed univocità che manca nella relazione. Le emozioni forti non sono concesse, dunque si può vivere una via di amore muto a livello emozionale ma intenso sul piano verbale. Le relazioni nascono e terminano con un dubbio. Il mantenimento della relazione è in netta corrispondenza alla capacità di dissipare i dubbi. Laddove questi non trovano risposta la persona tronca la relazione perché si sente responsabile a mandarla avanti. La fine della relazione costituisce una difficoltà enorme perché richiede una riconsiderazione di tutta la vita che giustifichi la rottura come unica decisione possibile. L’unico modo per separarsi è prendere la decisione giusta, quella decisione che qualsiasi persona ragionevole avrebbe preso al posto suo. G. (2002). Studi e dialoghi sull’identità personale. Riflessioni sull’esperienza umana. Torino: Bollati Boringhieri Bara, B. (1996-2005). Nuovo Manuale di Psicoterapia cognitiva. Vol. II. Torino: Bollati Boringhieri Beck, A.T. (1976). Cognitive therapy and emotional disorders, tr. it. Principi di terapia cognitiva, 1984, Roma: Astrolabio Bowlby, J. (1969-1980). Attachment and loss: vol. 1 Attachment. New York. Basic Books. Trad. it. (1972-1983) Attaccamento e perdita. Vol. I-II-III Torino: Boringhieri Bowlby, J. (1988). A secure base. New York. Basic Books. Trad. it. (1990) Una base sicura. Milano: Cortina Dodet, M. (2001). Psicoterapia cognitiva post-razionalista: il modello, la clinica, la formazione, Studi di psichiatria, vol. 3, n. 2. Guidano, V. (1988). La complessità del Sé. Torino: Bollati Boringhieri Nardi, B. (2001). Processi psichici e psicopatologia nell'approccio cognitivo : nuove prospettive in psicologia e in psichiatria clinica. Milano: Franco Angeli Reda, M.A. (1998-2003). Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia. Carocci Arciero,