D.ssa PENSAVALLI Michela
Psicologa – Psicoterapeuta
Coordinatore didattico S.C.Int. Scuola di Specializzazione di Roma
Professore invitato presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum



L'unità organizzativa del significato personale
nell'organizzazione ossessiva si basa:
su un senso di sé e del mondo a lettura esterna e
field indipendent
sulla percezione di un senso di sé ambivalente e
dicotomico, che si dispiega lungo confini di significato
antitetici e oscillanti secondo una modalità "tutto o
nulla“
Questo senso di sé dicotomico determina una continua
tensione in questi soggetti verso la ricerca della
certezza e della perfezione come risposta ad una
propria esigenza interna
Elaborazione di un senso di sé ambivalente.

Ogni squilibrio nel proprio bisogno di certezza
assoluta viene esperito immediatamente come
una perdita totale di controllo. ---dubbio

L'esperienza di incontrollabilità è accompagnata
dall'affiorare di comportamenti, immagini o
pensieri stressanti che persistono e vengono
esperiti come prodotti estranei al Sé.---controllo
cognitivo della realtà con esclusione della
contropolarità negativa.

Tendenza
ad
escludere
dalla
consapevolezza il mondo emotivo perché
percepito come espressione di debolezza
ed irrazionalità a vantaggio di quello
logico-analitico

Le emozioni vengono svalutate e tenute al
di fuori della consapevolezza. Quando
emergono vengono elaborate a livello
razionale, spiegate ed interpretate

La sensibilità al giudizio esterno non porta ad
identificarsi con esso (DAP), ma a percepire tale
giudizio in rapporto al senso personale di controllo
della realtà in cui vive ed al mantenimento delle
proprie certezze e sicurezze. In poche parole
l’attenzione per gli altri e la sensibilità al giudizio
non esprime la ricerca di una conferma esterna come
nei DAP, ma una verifica della veridicità e della
certezza delle proprie idee

Il bisogno di certezza e perfezione non corrisponde
quindi all’adesione ad un modello esterno di
approvazione ma è la risposta ad un codice etico
interno da cui l’ossessivo non può derogare.
Nella famiglia oss. vige
dapp, risultato vs sforzo,
metodologico). Nella famiglia
accadrà il 50%delle possibilità
negativa).
l’ambivalenza (oss vs
apparenza vs rigore
oss. C’è certezza che
di reazioni (positiva o
Similitudine anche nel tipo di comunicazione
(doppio legame).
-
Spiegazione vs esperienza (es. del vaso rotto).
Amore= tortura
-
Letture impegnate fin dall’infanzia.
-
Tema del castigo (atto verbale e non affettivo)
-
Giochi cognitivi
8
Situazione di “doppio legame”:
Attaccamenti ambivalenti in cui sussiste una
situazione comunicativa dove di fatto è
impossibile non scegliere.
Qualsiasi scelta risulta sempre logicamente
sbagliata.

Ambienti
analitici
familiari
essenzialmente
logico-

Genitori:
ipoattivi sul piano motorio ed espressivo
iperattivi sul piano verbale

Svalutazione implicita ed esplicita
attività motoria ed espressiva

Riluttanza a incoraggiare e a partecipare ai
giochi dei figli, a meno che, non siano riflessivi
ed istruttivi.
di
ogni
Ambiente estremamente “verbale” e carente
di calore emotivo
Insistenza dei genitori affinchè il bambino
dimostri loro un affetto e una dedizione
assoluti
Dimostrazione affettiva ed emotiva
paradossale e disturbata
Migliore dimostrazione di affetto
Comportamento:
serio
riflessivo
distaccato

Ambiente assurdamente esigente nei confronti del
bambino

Senso di responsabilità e maturità assolutamente
sproporzionati rispetto all’età del bambino (adulto
in miniatura)

Grande enfasi posta sui valori morali ed etici, per
ottenere un controllo sulle emozioni e sulla
condotta del bambino

Le sensazioni che appaiono incompatibili con
questi valori (rabbia, sessualità) vengono
assolutamente “proibite”
EMOZIONI DEL BAMBINO:
esperienza paradossale di incontrollabilità
Ipercontrollo della condotta del bambino
attraverso una strategia educativa che premia
gli sforzi ma non i risultati.
Nulla è concesso liberamente.
Tutto deve essere guadagnato attraverso lo
sforzo.
L’amore stesso viene dato solo se meritato.
Modelli dicotomini di riconoscimento di
sé
strutturazione di una circolarità
ricorsiva e oscillante
schemi emozionali inconciliabili e
antitetici contrapposti in un processo
di regolazione basato sulla loro mutua
esclusione
Genitore rigido, metodico, con un senso
inflessibile del dovere, dei valori, e delle
responsabilità
Esistono solo delle certezze assolute
E’ indispensabile perseguirle e conformarsi
ad esse.
Esclusione selettiva di fantasie, immagini,
emozioni e impulsi
ridurre in modo consistente l’affiorare alla
coscienza di sensazioni contraddittorie e
ambivalenti
Il bisogno costante di avere la certezza di reagire in modo
giusto si accompagna invariabilmente a un atteggiamento
perfezionistico che si evidenzia con un'adesione inflessibile,
anche nelle situazioni più banali, a una rigida gamma di
regole e di norme morali.
Il perfezionismo i cui ideali morali e sociali raramente danno
luogo a scelte di vita specifiche ed effettive, dato che la
certezza di essere una persona stimabile e di valore deriva
quasi esclusivamente dall'adesione formale a regole astratte
percepite come assolute. Di conseguenza, esso appare il più
delle volte come una ricerca di giustizia, equità, verità e così
via, fine a sé stessa e scarsamente correlabile con situazioni
concrete.

La tendenza a frazionare l'esperienza in corso soffermandosi
eccessivamente sui dettagli che la compongono a scapito della
visione d'insieme rende incapaci di arrivare alla visione
complessiva.

Incapacità di distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è,
rendendo estremamente elaborate e pedanti le decisioni ordinarie
e quasi impossibili quelle connesse a situazioni di una certa
complessità.

Difficoltà di raggiungere una decisione rappresenta a sua volta
una condizione di estrema vulnerabilità dato che diventa molto
più probabile l'affiorare di sensazioni ambivalenti, con il possibile
conseguente innesco di un senso di incontrollabilità e
incompetenza.
Attaccamento a doppia facciata: looking-glass
Apparentemente disponibile e Genitore controllante, esigente e
completamente dedicato al figlio
rifiutante
Schemi emozionali: senso di Schemi emozionali antitetici: il
amabilità e di attendibilità nei senso
della
propria
scarsa
confronti del mondo esterno
amabilità e accettabilità sarà
colorato da emozioni di rabbia e
ostilità
“mi ama, sono amabile”
“non mi ama, non sono amabile”
Nel bambino nascono:
-
Incertezze e dubbi sulla propria identità
-
Incertezze e dubbi sull’ “essere amato”
o l’ “essere disprezzato”
Vengono risolti esclusivamente attraverso un
cammino
cognitivo
volto
a
raggiungere
un’immagine cosciente di sé.
I bambini:
sentono di aver catturato l’attenzione ma si
sentono anche torturati, perché sanno ciò che
devono dire, o meglio non dire, considerando il
loro sviluppo cognitivo.
Quando si comportano male vengono castigati.
CASTIGO: non c’è emotività nell’atto del
castigare; si tratta di un fatto puramente
verbale.
Bambino con organizzazione depressiva:
ha un senso di sé basato su entrambe le
polarità antagoniste di disperazione e rabbia
Bambino ossessivo:
ha un senso di sé attendibile
è costretto a basarsi solo su una delle
polarità reciprocamente autentiche, per cui
o è amabile o non lo è affatto.
FAMIGLIA DAPPICA
FAMIGLIA OSSESSIVA
Il bambino DEVE APPARIRE
perfetto, non importa se lo sia
veramente
Non è importante l’immagine,
ma il rigore morale e lo sforzo
Ciò che importa è il risultato
Ciò che è valutato positivamente
è lo sforzo.
I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA
Il tipo di relazione che una persona con organizzazione ossessiva ha
avuto con i genitori si può ricondurre all’attaccamento ansiosoevitante (A) o all’attaccamento resistente ambivalente (C).
•Pattern coercitivo (C): atteggiamento preoccupato ma
impersonale, controllo sulla dimensione fisica (simile a fobici ma
anziché spaziale questo è cognitivo-logico) oppure sulla dimensione
emotiva e morale (ridefinizione del vissuto in base a principi
astratti)
•Pattern evitante (A): atteggiamento rifiutante ma attento, pattern
genitoriale freddo, uso della punizione educativa, castigo,
disciplina, buone maniere, talvolta umiliante, tutto sempre
ambivalente
I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA
LA RELAZIONE CON ALMENO UN GENITORE è AMBIVALENTE!
•Genitori che mascherano il rifiuto dietro una apparente
dedizione e cure amorevoli (simultaneamente)
•Genitori che tendono a reprimere o vietare le emozioni, basso
calore emotivo, freddezza
•Genitori molto loquaci ma poco espressivi, molta comunicazione
verbale e poca non verbale
•Genitori che incoraggiano poco i giochi tranne quelli istruttivi e
intellettuali
•Esigenze eccessive della famiglia
eccessiva responsabilizzazione
(adulto
•Spesso genitori religiosi e/o molto moralisti
in miniatura),
ATTENZIONE ALL’EDUCAZIONE ETICA E
MORALE
Genitore: non esprime mai il suo affetto con
tenerezza o attraverso altre manifestazioni
emotive, pur essendo totalmente dedito e
attento all’educazione morale e sociale del
bambino.
Simultaneità di questa contraddizione del
comportamento
parentale:
prerequisito
essenziale per itinerario di sviluppo ossessivo.
I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA
MADRE:
Le madri dei bambini evitanti si mostrano stabilmente propense
a respingere o ignorare la richiesta di vicinanza dei figli. (es.
caso di Adriana in «La complessità del sé»)
Mimica facciale rigida e povera
Le madri dei bambini resistenti sono imprevedibili e
ipercontrollanti oppure intrusive nelle loro risposte alle proposte
di interazione del figlio.
Per il bambino il significato dell’abbraccio materno nel
momento della riunione è ambiguo o contraddittorio.
PADRE:
Particolare rilievo può assumere la figura paterna, soprattutto se
sono presenti tratti rigidi e autoritari schermando con la severità
la propria incapacità di capire i bisogni del figlio e di entrare in
relazione con lui.
I MODELLI DI ATTACCAMENTO NELL’O.S. OSSESSIVA
LA COPPIA
La coppia genitoriale appare molto coesa, ma in realtà non
comunica con gesti affettuosi al proprio interno.
L’ambiente familiare è estremamente verbale, carente di calore
emotivo e di tenerezza.
Viene posta grande enfasi sui valori morali e i princìpi etici.
Le emozioni sono proibite!!
LO SVILUPPO DELL’IDENTITÀ
Invariante parentale
Invariante del bambino
Richiesta di responsabilità
e maturità spropositata
Sforzo, sacrificio
La fanciullezza: la formazione di una doppia immagine di sé
Invocando principi quali il senso di responsabilità e la
necessità di sacrificarsi continuamente per acquisirlo, è
possibile arrivare a controllare l’intera condotta del
bambino grazie ad una strategia educativa che premia gli
sforzi e non i risultati.
“non ti sei impegnato
abbastanza”
“stai facendo solo il tuo
dovere”
CARATTERISTICHE DI PERSONALITÀ
•pensiero dicotomico: tutto o niente
•emozione prevalente: dubbio
•perfezionismo assoluto
•pignoleria
•rigidi, metodici, composti
•forte senso di responsabilità (talvolta spropositato)
•forte presenza di dialogo interno
•comportamenti, affetti ecc: giusti o sbagliati
•tutto – nulla, giusto – sbagliato, buono – cattivo
•grande fiducia in leggi e regole
•forte senso della giustizia
•forte senso della moralità
•forte senso di responsabilità (non temuta come nei fobici)
•bravo = amabile
•piccolissimo errore = fallimento
•credenza che per valere si deve essere perfetti
•intolleranza dell’ambiguità e dell’incertezza
•se un compito non è perfetto è meglio non farlo affatto
•bisogno di controllo assoluto su sé ed altri
•antitesi pensiero – emozione (rispettivamente logico – illogico)
•grande fiducia nel pensiero
•estrema razionalità (pensiero algoritmico, logico)
•estrema precisione nei racconti, discussione ecc
•generalmente persone serie, riflessive e distaccate
•collocazione delle esperienze umane entro categorie ben
precise e delimitate
•freddezza
•tendenza a perdersi nei dettagli perdendo di vista lo scopo
originario
•lungaggine eccessiva
•talvolta logorroici
•difficoltà nel prendere decisioni (valutazione dei pro e contro
con tempi lunghissimi)
•contano soprattutto su se stessi: maggiore controllo
•molta attività verbale (più facilmente controllabile) e CNV
scarsa
•ipercriticismo nei confronti degli altri: troppo irresponsabili,
superficiali ecc
•pensiero magico: pensare un’azione equivale a farla
•non tengono conto dell’elevata improbabilità che un evento
accada
•controllo dei propri pensieri (assoluto)
•controllo delle proprie emozioni
•credenza secondo cui non fare niente per evitare che un fatto
accada = rendersi responsabili del danno
•difficoltà ad uscire dal proprio punto di vista ed a cogliere gli
aspetti più sottili della comunicazione
•rigidità di pensiero, regole morali, comportamento, valori e
scarsa propensione al cambiamento
•ricerca di una giustizia fine a sé stessa (in genere non dà luogo a
scelte di vita specifiche e concrete)
•tendenza a considerare le proprie credenze ecc come assolute e
scarso adattamento alle credenze altrui (contr DAP)
•lettura nel pensiero: credono di sapere cosa sta pensando l’altra
persona e si comportano in base a questo
•Ipergeneralizzazione
•attribuzione causale dipende dal tutto – nulla: in senso positivo
esterna, in senso negativo interna
•pochissima flessibilità (contrario di DAP)
•vergogna: emozione rilevante, data da una valutazione globale
di sé
•senso di colpa: emozione rilevante, data da una valutazione di
una particolare azione
•senso di responsabilità rivolto verso i principi a cui il soggetto
aderisce
•emozioni più destabilizzanti: aggressività e sessualità
•grande attenzione a sporco, igiene ecc
•credenza che per essere amabili bisogna fare ed essere perfetti,
piuttosto che sulle effettive interazioni affettive
•credenza che per essere accettati bisogna essere bravi e non
danneggiare le altre persone
•portati per carriere disciplinate: militari, religiose, politiche e
giuridiche (le regole danno sicurezza)
•lavoro: gerarchie rispettate alla lettera (sottomessi con
l’autorità e autoritari con quelli sotto il loro controllo)
POSSIBILI STRATEGIE
•continua ricerca di certezza in ogni settore di esperienza
(perfezionismo in ogni campo)
•uso di logica, pensiero e linguaggio per avere il controllo
assoluto su di sé
•ridotta espansività nei confronti delle altre persone
•uso massiccio di categorie
•dubbio sistematico per arrivare ad una decisione “giusta”
controllo e ricontrollo incessante sulle proprie emozioni per
escludere il più piccolo dubbio
•per essere accettati dagli altri credono di dover essere
perfetti, impeccabili, seri e moralmente impeccabili
•autoinganno: dubbio -> attribuzione interna negativa certa +
sé positivo potenziale realizzabile in futuro
Strategie utilizzate durante la fanciullezza
(per mantenere un senso di sé certo e attendibile):
vengono messe in discussione dall’emergere del
pensiero logico-astratto
ADOLESCENZA: LA RICERCA DEL GIUSTO SÉ
A causa di schemi emozionali antitetici, l’adolescente non arriva
a una percezione di sé integrata sentendosi di volta in volta
amabile e accettabile o tutto il contrario.
Per raggiungere la certezza dell’attendibilità dell’immagine di
sé occorre escludere e controllare il continuo affiorare di
sensazioni contraddittorie e inconciliabili.
Di conseguenza, il ragazzo, tenderà a mantenere le proprie
emozioni a un livello di conoscenza tacito e non esplicito,
privilegiando il pensiero e le capacità linguistiche.
Non c’è l’anestesia emotiva, il punto sta nella successiva
valutazione intellettuale
Il raggiungimento di un senso unitario e
attendibile di identità personale sarà sempre
più strettamente interconnesso a una continua
ricerca
di
certezza
(commitment
to
certainty) in ogni settore di esperienza.
Trasformazione di un Sé a “doppia facciata” nel
suo contrario
(percezione di sé stabile, unitaria e positiva)
Il senso pervasivo di ambivalenza nei propri
confronti è costantemente abbinato alla
procedura diametralmente opposta
Sentire e pensare per categorie di giudizio
simmetricamente contrapposte e passare
dall’una all’altra secondo una modalità “tutto o
nulla”
 Raggiungere
un
rigido
controllo
e
un’esclusione delle proprie emozioni, usando
come strumento preferenziale le competenze
linguistiche e logiche
 Certezza
di essere una persona stimabile e di
valore (adesione formale a regole astratte
percepite come assolute)
 Controllo
esercitato sulle sensazioni ed
emozioni: rigida esclusione di qualsiasi
modulazione emotiva ed immaginativa
L’unica possibilità di dare una coerenza
interna alla percezione dicotomica è offerta
dal PENSIERO nel suo continuo tentativo di
farla aderire a regole assolute di certezza.
Indispensabile
ricerca
di
certezza
costantemente minata dal dubbio sistematico
impiegato nel raggiungerla.
Controllo eccessivo sugli stati interni:
inevitabile affiorare di sensazioni ambivalenti
e immagini intrusive incontrollabili che
mettono
in
discussione
l’unitarietà
dell’immagine di sé che si era raggiunta.
Amabilità
Amore
incondizionato
Mi ameranno solo se sarò bravo
L’amore si conquista attraverso le proprie prestazioni.
Essere bravo e non fare del male agli altri diventano i parametri
di valutazione della propria amabilità, in assenza della capacità
di cogliere ciò che fa piacere all’altro nel proprio modo di
trattarlo
Distanza tra due Sé: tentativo di confermare la parte giusta e
buona e di sopprimere la parte negativa e sbagliata
Categorie dicotomiche per superare l’ambivalenza.
Grazie anche allo sviluppo del
pensiero logico astratto, si struttura
un senso di adesione inflessibile e
rigida a una serie di regole e norme
morali (involucro protettivo) fini a se
stesse.
“IO SONO CIÒ CHE
DEVO FARE”
L’equilibrio dinamico di un’organizzazione
cognitiva
personale
ossessiva
può
destabilizzarsi tanto da innescare una
sindrome clinica conclamata.
Due vie privilegiate di destabilizzazione:
1)
2)
Emergere di pensieri e di immagini intrusivi, con emozioni
violente e inaccettabili
Stabilirsi di schemi mentali o comportamentali ripetitivi e
devastanti che hanno la funzione di circoscrivere e
controllare il senso di negatività da cui ci si sente pervasi
Sensazioni ambivalenti e perturbanti:
1.Problemi interpersonali in un rapporto significativo
2.Gravidanza e parto
3.Separazione, perdita o malattia di un parente e/o
persona cara
4.Delusioni o fallimenti in campo professionale
Organizzazione cognitiva personale ossessiva
squilibrata:
immagini intrusive,
ambivalenti e inconciliabili
miste
a
emozioni
sforzo di mantenere stabile l’immagine
unitaria di sé raggiunta e percepita come certa e
positiva
-
procedura del “tutto o nulla”
aspirazione a raggiungere (attraverso pensieri
e schemi comportamentali ripetitivo e devastanti)
la “certezza” di essere in grado di circoscrivere e
controllare il senso di negatività
Tentativo di controllare le oscillazioni
critiche in base al principio della “primarietà
del verbale”
Pensieri ricorrenti dominanti e invasivi
(ruminazioni, dubbi, controlli continui):
modelli motori ripetitivi, strutturati in veri
e propri rituali, variabili da caso a caso, e
altamente specifici per ciascun individuo.
Vengono messi in atto in modo compulsivo e
con scrupolosità ricercando la perfezione.
Divengono lo scopo principale della vita.
Illustrano la procedura del “tutto o nulla”
utilizzata nello sforzo di raggiungere un
totale controllo su di sé e sull’ambiente
circostante.
Pensieri, immagini o impulsi non voluti
(ossessione)
Pensieri aggressivi che devono essere
controllati più volte (aggressività)
Necessità di ripercorrere più volte il
pensiero per arrivare ad avere la certezza che
il pensiero non si ripresenti nella coscienza
con intenzione
Dubbio che gli stessi pensieri fatti si
verifichino anche nella realtà.
Tentativo
di
raggiungere
un
totale controllo o
non-controllo
Ricerca
di
una
certezza
ultima
e
definitiva della propria
presunta negatività e
malvagità
Il soggetto evita un’ulteriore elaborazione
delle sue oscillazioni critiche e una
maggiore consapevolezza delle proprie
emozioni
Piuttosto che riconocere e accettare i propri
limiti umani, il soggetto si sforza di più per
riuscire a raggiungere i propri obiettivi.
La soluzione è diventare ancora “più
perfetto”
L’attivazione di sensazioni ambivalenti e
inconciliabili regola l’affiorare di immagini
intrusive di natura bizzarra, dotate spesso di
una vividezza quasi allucinatoria.
Esiste una correlazione tra:
la qualità sensoriale delle immagini e
delle sensazioni
le caratteristiche degli schemi motori e
dei significati concreti che assumono
all’interno dei rituali (sensazione tattile di
sporco – conseguenti lavaggi)
Ricerca incessante e inutile di onniscienza e
di controllo totale
Raggiungere un’identità certa, anche se
negativa, rispetto al conseguimento di un
senso di unicità personale basato sulla
consapevolezza dei propri limiti e incertezze.
Sviluppo ossessivo
Sviluppo depressivo
incontrollabilità
Predisposizione comune a entrambe le
organizzazioni a esibire reazioni di
diperazione (helplessness) più o meno
intense di fronte a esperienze percepite
come discrepanti.
Il tema di fondo di un’organizzazione
cognitiva personale ossessiva rimane sempre
centrato
sul
continuo
tentativo
di
raggiungere
e
mantenere
un’identità
personale unitaria e attendibile.
Hanno un senso di ambivalenza emotiva, rispetto a cui si sforzano di
cercare un’unità e una coerenza esclusivamente cognitive.
Hanno un’immagine cosciente di sé, di polarità dicotomica positiva.
Conseguentemente tendono a costruire un’immagine centrata
sull’aspetto positivo della polarità.
Escludono dalla loro coscienza l’attivazione emotiva che possa
generare il dubbio di essere una persona dalla polarità negativa.
Hanno bisogno di continue conferme in merito alla loro polarità
positiva.
Si sforzano continuamente di raggiungere la certezza di un senso di
sé continuo, unitario e stabile.
Questa continua ricerca riassume il ciclo di vita degli ossessivi.
RABBIA
AGGRESSIVITA’
mettere in discussione e disconfermare la
polarità positiva nella quale l’ossessivo si
identifica.
E’ inaccettabile provare rabbia o desiderare
di fare del male a qualcuno: significherebbe
essere una persona disprezzabile.
Il piacere sessuale:
-
deve essere sotto controllo
-
deve essere conosciuto in anticipo
-
non deve eccedere oltre una determinata
soglia
Gli episodi di intimità si relazionano con maggiore
probabilità con rituali di pulizia.
Viene
spesso
praticata
una
masturbazione
compulsiva, attraverso la quale si vuole raggiungere
un controllo sugli impulsi sessuali.
- Bisogno di avere la certezza che in qualsiasi
circostanza corrisponderanno alla polarità positiva
di sé dicotomica
- Difficoltà ad avere una visione dell’insieme delle
cose
(attenzione
ai
particolari
ma
non
all’universale)
- Difficoltà a prendere decisioni (devono avere
sempre l’assoluta certezza di prendere la giusta
decisione)
- Bisogno di essere in competizione senza però
permettersi di sentirsi irritati o nervosi
- Attitidine ad avere tratti di deliri persecutori,
paranoici e megalomanici
Gli ossessivi:
Sono grandi scienziati sperimentali
(attraverso il dubbio e la ricerca, si può
arrivare a una certezza)
Sono grandi giocatori di scacchi
(capacità di prevedere un’altissima quantità
di mosse consecutive o varianti del gioco)
“Non so se amarti è la cosa giusta! Devo capire se ti amo”
“Posso amarti anche senza capire… Ti amo e mi lascio andare”

La vita è vissuta alla stregua di un enigma da risolvere, si
pensa a come vivere la vita e non a viverla.

Il bisogno di certezze è maggiore del bisogno di perdersi
nell’altro, anzi quest’ultima opportunità è negata perché
inconcepibile.

Lo stile di attaccamento genitoriale è a “doppia facciata”:
dietro un’apparente immagine di interesse di cure al
bambino si celano atteggiamenti ostili e rifiutanti.

L’intimità che è legata al disvelamento di sé ed al senso di
pudore e vergogna è perciò poco espressa e non rappresenta
un fattore importante nella coppia

È già grande anche da piccolo ed i genitori si aspettano da lui
comportamenti responsabili, ragionamenti pertinenti, richiedono
una maturità non adatta all’età e negano ogni emozione che non
sia in linea con i valori etici e morali della famiglia.

Questo bambino cresce in uno stile educativo da caserma, la sua
esperienza di vita è caratterizzata da una paura intensa di perdere
il controllo sulle pulsioni e le emozioni.

Impara fin da piccolo cosa è giusto fare e cosa no.

Costruisce nelle sua testa stereotipi di pensieri che col crescere si
discostano dai suoi reali bisogni e sentimenti.

Il dubbio tende alla ricerca di perfezione e di soluzione
inequivocabile.

La “perfezione” nel vivere viene ricercata a livello del pensiero
e non delle emozioni.

Sono inclini a scegliere partner che siano accattivanti dal punto
di vista mentale o che sappiano garantire un senso di certezza ed
univocità che manca nella relazione.

Le emozioni forti non sono concesse, dunque si può vivere una
via di amore muto a livello emozionale ma intenso sul piano
verbale.

Le relazioni nascono e terminano con un dubbio.

Il mantenimento della relazione è in netta corrispondenza alla
capacità di dissipare i dubbi.

Laddove questi non trovano risposta la persona tronca la relazione
perché si sente responsabile a mandarla avanti.

La fine della relazione costituisce una difficoltà enorme perché
richiede una riconsiderazione di tutta la vita che giustifichi la rottura
come unica decisione possibile.

L’unico modo per separarsi è prendere la decisione giusta, quella
decisione che qualsiasi persona ragionevole avrebbe preso al posto
suo.
G. (2002). Studi e dialoghi sull’identità personale. Riflessioni
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Bara, B. (1996-2005). Nuovo Manuale di Psicoterapia cognitiva. Vol.
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Beck, A.T. (1976). Cognitive therapy and emotional disorders, tr. it.
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Guidano, V. (1988). La complessità del Sé. Torino: Bollati Boringhieri
Nardi, B. (2001). Processi psichici e psicopatologia nell'approccio
cognitivo : nuove prospettive in psicologia e in psichiatria clinica.
Milano: Franco Angeli
Reda, M.A. (1998-2003). Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia.
Carocci
Arciero,
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Diapositiva 1 - Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo