ASSOCIAZIONE GENERALE COOPERATIVE ITALIANE
FEDERAZIONE REGIONALE EMILIA ROMAGNA
NUOVE OPPORTUNITA’ ECONOMICHE PER LE IMPRESE
COOPERATIVE OPERANTI NELL’AREA DEL PARCO DEL
DELTA DEL PO, POSSIBILI ATTRATTIVE TURISTICHE
INNESCATE DA POTENZIALI SINERGIE TRA IL SETTORE
AGRICOLO E IL SETTORE ITTICO
REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
AI SENSI DELL’ARTICOLO 2 LR 22/90
SOMMARIO
PREFAZIONE
3
PRESENTAZIONE
5
I PARCHI, LA SALVAGUARDIA AMBIENTALE E LO SVILUPPO
SOSTENIBILE
7
I PARCHI
7
L'AGRICOLTURA
10
PROGRAMMA STRALCIO DI TUTELA AMBIENTALE
12
IL TURISMO AMBIENTALE
17
LA CARTA EUROPEA DEL TURISMO DUREVOLE NELLE AREE PROTETTE
19
IL PARCO DEL DELTA DEL PO
50
LA FLORA E LA FAUNA DEL PARCO
51
LE RISERVE NATURALI E I SITI DI INTERESSE COMUNITARIO
54
I VINCOLI CHE REGOLAMENTANO LE ATTIVITÀ NELL’AREA DEL PARCO
56
56
57
57
58
58
61
I PIANI TERRITORIALI DI STAZIONE
ZONE “A”: zone di protezione integrale
ZONE “B”: zone di protezione generale
ZONE “C”: zone di protezione ambientale
ZONE “D”: zone di “Pre-parco”
LA DISCIPLINA DEI “CAPANNI” E I CRITERI PER LA PESCA SPORTIVA E RICREATIVA
LE PRINCIPALI ATTIVITA’ECONOMICHE DI SFRUTTAMENTO
AMBIENTALE ESISTENTI NEL PARCO
66
PESCA ED ACQUACOLTURA
66
AGRICOLTURA
67
TURISMO
69
TIPOLOGIE DI TURIMO
70
L’ETÀ DEI TURISTI IN VACANZA
70
NUOVI, RICONQUISTATI E ABITUALI RISPETTO ALL’ETÀ
70
LE ATTRAZIONI DEL PARCO
71
UNO SGUARDO AL CONTESTO TURISTICO DEL PARCO
1
100
I FATTORI CARATTERIZZANTI IL PARCO
LE RISORSE DELLA PESCA E DEL MONDO AGRICOLO
IPOTESI DI ATTIVITA’ REALIZZABILI NELL’OTTICA DI UN
CONNUBIO PESCA/AGRICOLTURA/TURISMO
RECUPERO DEI CAPANNI
- IPOTESI DI COSTITUZIONE DI COOPERATIVE
106
107
107
“BED AND BREAKFAST”
108
“BARCONI” PER ATTIVITA’ DI PESCATURISMO
109
REALIZZAZIONE DI AGRITURISMI O
IMPIEGO DEI
105
PROPOSTA DEI BENI STORICO-ARTISTICI ED ARCHITETTONICI DISTRIBUITI NEL TERRITORIO
109
COME ATTRAZIONE TURISTICA.
REALIZZAZIONE DI ITINERARI TURISTICI
109
ATTIVITA’ DI ANIMAZIONE E PROMOZIONE DELLE ATTRAZIONI
110
ALTRE ATTIVITA’ CHE NEL PARCO POTREBBERO TROVARE UNA RAGIONE D’ESSERE
110
APPLICAZIONE DELLE PROPOSTE AD ALTRE REALTA’ ITALIANE ATTRAVERSO IL
MONDO COOPERATIVO
112
CONCLUSIONI
113
BIBLIOGRAFIA
114
ALLEGATI
115
2
PREFAZIONE
Si ringrazia la Regione Emilia Romagna che, attraverso le risorse
messe a disposizione con la Legge n. 22 del 23/3/90 art.2, ha
consentito la realizzazione del progetto dal titolo “NUOVE OPPORTUNITA’
ECONOMICHE PER LE IMPRESE COOPERATIVE OPERANTI NELL’AREA DEL
PARCO DEL DELTA DEL PO , POSSIBILI ATTRATTIVE TURISTICHE INNESCATE
DA POTENZIALI SINERGIE TRA IL SETTORE AGRICOLO E IL SETTORE ITTICO”. Il
progetto ha inteso costituire un semplice “quaderno delle idee”
cercando di fornire, agli operatori del settore, un supporto da cui
attingere appunto delle idee per incrementare e diversificare la
propria attività e creare sinergie con operatori di altri settori, al fine di
potenziare e razionalizzare al meglio le risorse economico-ambientali
del territorio del Delta del Po.
3
4
PRESENTAZIONE
L'idea di proporre il presente progetto nasce dalla presa di coscienza
delle caratteristiche naturali , storiche e dalla bellezza del paesaggio
proprie delle zone del Parco Naturale del Delta del Po.
Chi le attraversa non può non notare il territorio delle coste, ricco di
caratteristici porticcioli dove svettano barche di pescatori, che
penetra gradatamente verso una campagna ricca di aziende agricole
immerse in un paesaggio a tratti quasi surreale.
Si è pertanto valutato che un paesaggio come questo, se valorizzato e
mantenuto in tale stato di pregio, è da considerarsi una risorsa
notevole per l'economia della zona.
Lo studio intende analizzare le risorse del Parco Naturale del Delta
del Po e le possibili sinergie tra il mondo della pesca, il mondo
agricolo e le bellezze naturali della zona, allo scopo di individuare
nuove fonti di reddito per l'occupazione locale, in particolare per gli
addetti del settore pesca che spesso si trovano ad affrontare lunghi
periodi di inattività.
5
6
I PARCHI, LA SALVAGUARDIA AMBIENTALE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE 1
I PARCHI
I Parchi naturali abitati dell'Unione europea sono territori che
presentano un insieme di situazioni fisiche e culturali molto diverse
ma che hanno in comune uno stretto rapporto tra le attività umane e
il territorio. Questo intimo rapporto ha contribuito a modellare i
paesaggi che ci sono oggi i più cari ed a preservare le risorse e il
patrimonio naturali che essi tutelano.
Essi
si
segnalano
per
una
ricchezza
biologica
importante
(biodiversità), per una diversificazione culturale e paesaggistica legata
alle forme di vita e di utilizzazione del territorio, per specifiche
produzioni agroalimentari di qualità, legate a sistemi economici
originali e diversificati.
Territori di qualità, i parchi naturali europei sono anche territori
dall'equilibrio fragile. Le trasformazioni dell'agricoltura in questi
ultimi anni hanno contribuito a perturbare questo equilibrio secolare
e questo strettissimo rapporto che esiste tra le attività umane,
l'ambiente e le comunità locali. Essi sono per questo più rapidamente
pregiudicati dall'evoluzione delle politiche e delle pratiche agricole. Lo
sconvolgimento del mondo agricolo rischia fortemente di banalizzare i
paesaggi, di fare scomparire l'identità di questi territori e del loro
patrimonio e, soprattutto, di devitalizzare il mondo rurale.
Lo sviluppo durevole, che è oggi una delle priorità dell'Unione
Europea in applicazione degli accordi di Rio de Janeiro, è al centro
della missione dei parchi naturali, che fondano lo sviluppo economico
del loro territorio sulla salvaguardia e la valorizzazione del loro
patrimonio naturale e culturale. L'equilibrio tra agricoltura ed
ambiente, la qualità e la diversità delle produzioni e dei mestieri sono
perciò promossi nei parchi attraverso tutta una serie di azioni tese a:
·
promuovere
la
multifunzionalità
dell'agricoltura
gestione dell'ambiente, accoglienza del pubblico...)
1
Informazioni ricavate dal sito Internet: www.parks.it
7
(produzione,
· favorire le politiche contrattate di preservazione dei siti di alto valore
biologico
· mettere in atto azioni in favore della diversificazione e della qualità
di prodotti agroalimentari specifici
· valorizzare le risorse turistiche locali e le caratteristiche storiche e
culturali
· preservare e promuovere i mestieri e le conoscenze locali.
In merito all'applicazione di politiche pubbliche i parchi naturali,
territori "di progetto", hanno dimostrato l'efficacia dei loro metodi e
sono stati molto spesso all'origine di azioni innovative nella gestione
dei territori agricoli, specialmente attraverso misure agroambientali, i
programmi strutturali dell'U.E. e così via.
La legge quadro sulle aree protette n.394 del 1991:
- ha fissato la missione dei Parchi nazionali, nell’ambito della finalità
generale e prioritaria della conservazione e valorizzazione del
patrimonio naturale, in maniera precisa ed articolata: insieme ai fini
di conservazione elencati in dettaglio, i parchi - attraverso un “regime
di tutela e gestione” - devono perseguire l’applicazione di metodi di
gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare l’integrazione tra
uomo e ambiente naturale anche mediante la salvaguardia dei valori
antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agrosilvo-pastorali e tradizionali”, la promozione di attività educative,
formative, di ricerca e ricreative compatibili. La legge ha, inoltre,
precisato che nelle aree protette “possono essere promosse la
valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili”;
- ha delineato i Parchi nazionali come strutture basate, sotto il profilo
organizzativo e del funzionamento, sulla collaborazione tra lo Stato, le
regioni, gli enti territoriali, con un apporto importante delle istituzioni
scientifiche e delle associazioni di protezione ambientale;
- ha dotato i Parchi nazionali di importanti strumenti di piano, di
regolazione e di controllo.
8
Contemporaneamente all’avvio di studi e alla messa a punto di linee
guida per la definizione dei piani e del regolamento previsti dalla
legge, i Parchi nazionali si sono da subito impegnati - per assicurare
la realizzazione della missione loro affidata - nella adozione, sulla
base della legge quadro e dei decreti istitutivi, di provvedimenti a
carattere generale di tipo normativo. Si tratta in parte di atti relativi
all’organizzazione e al funzionamento degli Enti parco; in parte di atti
relativi alla determinazione di criteri, modalità e procedure per gli
interventi dei Parchi stessi; in parte di una vera e propria regolazione
che nasce dalla necessità di specificazioni in ordine alle attività
vietate e in ordine alle attività che possono essere svolte e ai
comportamenti da tenere nel territorio del parco.
Oltre agli atti di tipo normativo, numerosi sono poi gli atti di indirizzo
e varie forme di accordo tra i Parchi e con altri soggetti pubblici e
privati (regioni, enti locali, amministrazioni ed enti nazionali, aziende,
associazioni)
aventi
ad
oggetto
manifestazioni
di
intenti,
la
realizzazione e il coordinamento di interventi comuni, ma anche
contenuti e discipline specifiche.
Si è così sviluppato - in attesa e anche al di là della redazione dei
regolamenti e dei piani previsti dalla legge n.394 - un fenomeno di
notevole estensione e importanza, considerata anche l’ampia parte di
territorio nazionale sulla quale ormai operano i parchi nazionali, la
numerosa popolazione che vive nel loro perimetro e il grande numero
di persone non residenti che comunque hanno a che fare con le aree
protette.
Per sottolineare l’importanza e la particolarità del fenomeno si può
oggi parlare di diritto dei parchi, così come in passato si è parlato di
“diritto comunale” per sottolineare la vitalità dei comuni nella
creazione e sperimentazione di nuove discipline ed interventi,
attraverso i loro regolamenti.
9
L'AGRICOLTURA
L'agricoltura
ha
conservazione
oggi
un
ruolo
dell'ambiente,
di
delle
primaria
risorse
importanza
naturali
e
nella
per
il
mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l'Italia. La nuova
politica comunitaria, delineata in Agenda 2000, riconosce finalmente
all'agricoltura una sua intrinseca multifunzionalità e la considera
un'attività che esplica anche un ruolo ambientale, culturale e di
servizio.
In questo quadro le aree protette debbono diventare luoghi di
eccellenza dove sperimentare nuove e più avanzate forme di politica
agro-ambientale con particolare riguardo alla diminuzione degli
input, alla tipicizzazione dei prodotti ed alla stessa conservazione del
paesaggio, nonché per garantire la permanenza e l'ammodernamento
strutturale delle aziende agricole. Soprattutto nelle aree protette
collocate in zone di montagna e/o svantaggiate l'attività agricola,
condotta
con
metodi
tradizionali,
rappresenta
un
elemento
indispensabile per mantenere vivo il tessuto sociale, economico e
storico-culturale delle stesse comunità umane insediate.
Nel contesto della nuova politica agricola comunitaria e del suo
recepimento, a scala nazionale e regionale, nelle aree protette
possono essere individuati strumenti specifici di intervento volti a
favorire
l'esercizio
di
forme
di
agricoltura
a
minore
impatto
ambientale fortemente ancorate al contesto territoriale di riferimento.
Elemento
basilare
per
sostenere
queste
azioni
deve
essere
l'individuazione di aree preferenziali, imperniate sui parchi e le aree
ad essi contigue, dove concentrare l'applicazione di singole misure
agro-ambientali.
Affinché tali nuove misure, finalizzate allo sviluppo di corrette
politiche rurali, abbiano successo occorre garantirne la coerenza con
gli obiettivi generali di gestione ambientale delle aree protette oltreché
essere di reale sostegno all'imprenditoria agricola presente.
10
In questo quadro è anche fondamentale un forte coinvolgimento degli
agricoltori nelle scelte connesse alla predisposizione dei Piani dei
Parchi e dei Piani pluriennali di sviluppo socio-economico.
Per questo l'elaborazione concreta dei piani operativi per l'utilizzo dei
fondi strutturali, compreso lo sviluppo rurale, deve coinvolgere fin
dalle fasi iniziali tanto gli organi di gestione delle aree protette quanto
le associazioni agricole.
In particolare, le nuove misure agro-ambientali devono prevedere il
coinvolgimento
degli
agricoltori
nei
programmi
di
gestione
e
conservazione ambientale delle aree protette e l'attuazione di
specifiche iniziative di formazione e di informazione a loro dirette.
Considerando poi la difficoltà produttiva dell'agricoltura presente in
molte aree protette ed il suo fondamentale ruolo per il mantenimento
degli assetti ambientali, è auspicabile che le specifiche misure
inerenti le aree protette siano accompagnate da azioni riguardanti
attività integrative a partire da quelle agrituristiche.
Le aree protette, ed in particolare quelle di grande estensione
territoriale, possono costituire gli ambiti più appropriati per la messa
in atto dei piani di sviluppo rurale anche a carattere interregionale
(POM).
In Italia, più che in ogni altro paese europeo, l'interazione tra
agricoltura e territorio ha modellato nel tempo paesaggi dalle qualità
estetiche
e
biodiversità
culturali
nonché
eccezionali
produzioni
che
tipiche
conservano
importanti
agricole
alimentari
ed
caratteristiche che rappresentano alcune tra le ricchezze principali
per il futuro e per la crescita dell'intero paese.
In questi luoghi, la maggior parte dei quali è oggi compresa all'interno
delle aree naturali protette, sviluppo dell'agricoltura ecosostenibile e
conservazione ambientale non sono in contrapposizione tra loro ma
complementari.
Agenda 2000, nel considerare un nuovo modello europeo di
agricoltura, riconosce in modo ormai compiuto al settore agricolo
l'essenziale funzione ambientale che gli deriva dall'essere una
11
importante forma d'uso del territorio, creando nuove opportunità
occupazionali, attraverso tecniche di produzione poco impattanti in
termini ambientali e la promozione della multifunzionalità.
Le zone a forte valore biologico, così come le zone rurali sfavorite, che
spesso coincidono, hanno in comune il fatto che le possibilità di una
loro valorizzazione attraverso l'agricoltura sono limitate dalle scarse
potenzialità o da forti limiti del contesto. La loro valorizzazione ha
bisogno di un adattamento dei sistemi di produzione la cui funzione
non può essere esclusivamente produttiva. Questa agricoltura ha un
ruolo più grande da svolgere nella gestione degli spazi naturali, nella
manutenzione del paesaggio, nell'accoglienza del pubblico, nella
produzione di generi alimentari "autentici" e di qualità. Si tratta di
rivalorizzare il ruolo dell'agricoltura nella società, specialmente nelle
aree protette, dove le potenzialità agronomiche sono in generale
inferiori a quelle dei grandi bacini di produzione.
Nei parchi naturali la diversità dei territori implica modi di
produzione e mestieri originali che è necessario riconoscere e
mantenere: essi contribuiscono alla ricchezza ed alla diversità dei
territori europei.
Le aziende agricole dei parchi naturali abitati non saranno mai
competitive nei confronti delle aziende dei grandi bacini di produzione
salvo che sul piano della qualità. I parchi mettono in atto e
appoggiano da tempo politiche volte alla qualità e alla diversità dei
prodotti agroalimentari.
PROGRAMMA STRALCIO DI TUTELA AMBIENTALE
(artt. 2, c. 106, legge 23 dicembre 1996, n. 662 e 7, legge 8 ottobre 1997, n. 344)
Presso le Regioni e le Provincie autonome è depositato il Decreto del
Ministro dell'Ambiente con il quale è stato approvato il Programma
stralcio di tutela ambientale. di cui riportiamo di seguito alcune parti.
1. Da quando, nel 1972 a Stoccolma, fu per la prima volta denunciato
con preoccupazione il grave stato di degrado dell'ambiente, la scienza
12
ha fornito una enorme massa di informazioni sulle cause di tale
degrado.
La consapevolezza che esiste un limite alla capacità di carico degli
ecosistemi è stato il principale risultato delle nuove conoscenze ed ha
portato ad iscrivere a pieno titolo la sostenibilità nelle agende
politiche internazionali. La strada tracciata in questa direzione è però
ancora tutta da percorrere.
Sulla base delle risultanze della Conferenza delle Nazioni Unite
sull'ambiente e lo sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992,
con delibera CIPE 28.12.1993 è stato approvato il Piano Nazionale
per lo Sviluppo sostenibile in attuazione dell'Agenda 21 ed è stato
istituito un apposito comitato di coordinamento. La ricaduta concreta
del programma e dell'attività del comitato non è stata però
significativa.
Per il nostro paese dare contenuti concreti al principio della
sostenibilità è obiettivo irrinunciabile nella delicata e difficile fase di
transizione che stiamo attraversando.
2. L'attuale modello produttivo è caratterizzato da una crescente
sottoutilizzazione del lavoro e con un uso eccessivo delle risorse
ambientali.
L'industria
manifatturiera
è
ancora
all'origine
di
gran
parte
dell'inquinamento a causa del forte impiego di energia e della
produzione di rifiuti pericolosi.
Il settore de trasporti, nonostante i progressi registrati, presenta un
forte impatto ambientale per effetto dell'incremento continuo del
traffico.
Il settore dell'energia utilizza prevalentemente combustibili fossili con
pesanti ricadute sull'inquinamento atmosferico.
Le pratiche agricole incidono sulla qualità delle acque e sull'erosione
dei suoli
13
3. La trasformazione di tale sistema produttivo richiede un impegno
immane per i problemi sociali e politici che apre Superare alcuni dei
limiti che condizionano un diverso sviluppo è tuttavia già possibile. A
tale scopo è necessario assecondare e sostenere due principali
processi di cambiamento: ridurre la crescita dei consumi materiali e
migliorare nettamente l'efficienza dell'impiego dell'energia e delle
materie prime.
Un forte contributo per realizzare questi cambiamenti può venire
dalla acquisizione di nuove tecnologie e modelli produttivi aperti a
nuovi orizzonti di mercato e nuove prospettive occupazionali. Tali
tecnologie sono già in parte disponibili, come dimostra la tendenza a
produrre beni a più alto contenuto informativo e minore impiego di
materie prime. Occorre muoversi lungo questa strada e dare forte
impulso alla ricerca.
Una opportunità per questo avanzamento tecnologico è offerta dai
nuovi investimenti, da realizzare nel rispetto di una più rigorosa
tutela ambientale, da ottenere anche mediante una adeguata
combinazione di norme e incentivi o disincentivi economici e fiscali.
4. In questo quadro i tradizionali indirizzi della politica ambientale,
prevalentemente destinati al controllo dell'inquinamento, debbono
essere integrati e gradualmente sostituiti con nuovi orientamenti che
diano attuazione al principio della sostenibilità. Questi richiedono di
spostare l'attenzione su nuove priorità: la promozione dell'uso
efficiente dell' energia e delle materie prime, sviluppando anche la
ricerca nel campo della fusione fredda, la promozione delle fonti di
energia e di materie prime rinnovabili, la riduzione della produzione
dei rifiuti e l'ottimizzazione del loro riciclaggio, la progettazione di
prodotti destinati ad avere vita più lunga, lo sviluppo di tecnologie a
minore, impatto ambientale, la modificazione dei .modelli di consumo
e
dei
comportamenti
attraverso
l'educazione
e
l'informazione
ambientale, la valorizzazione del patrimonio naturale come occasione
per creare nuove opportunità di lavoro.
14
5. L'azione di governo negli ultimissimi anni ha affrontato alcuni di
questi problemi.
Con i decreti legislativi 22/1997 e 389/1997, e relativa normativa
tecnica attuativa (in via di completamento), si è riordinata la materia
relativa all'intero ciclo dei rifiuti, massimizzando il riciclaggio e il
recupero
energetico,
attraverso
lo
sviluppo
della
raccolta
differenziata, il recupero degli imballaggi e il nuovo sistema di tariffa
per la gestione dei rifiuti urbani.
Sulla base dell'art. 6 della legge 135/1997, si è definito un Piano
straordinario
di
depurazione
delle
acque
per
dare
risposta
all'inadeguatezza dei sistemi di collettamento e trattamento dei reflui.
Si sono stabilite norme contro l'inquinamento atmosferico attraverso
la legge 179/1997 per la tutela dell'ozono, la legge 413/1997 per la
prevenzione dell'inquinamento da benzene, le disposizioni per la
tutela dell'inquinamento elettromagnetico.
Si è data attuazione alla legge quadro 447/ 1997 sull'inquinamento
acustico.
Sono state ratificate la Convenzione per la lotta alla desertificazione e
la Convenzione sui cambiamenti climatici ed avviati i relativi
programmi attuativi.
6. In ordine allo sviluppo sostenibile, dopo il summit dell'ONU di New
York del giugno 1997 e la successiva approvazione al Senato di una
risoluzione che impegna il Governo ad adottare le conseguenti misure
per favorire la sostenibilità ambientale, è stata approvata la legge
344/97 sullo sviluppo e la qualificazione degli interventi in campo
ambientale.
Tale legge ha sensibilmente rafforzato il sostegno alle politiche attive
per l'ambiente, fornendo il supporto tecnico e organizzativo ad una
diversa qualità dello sviluppo basata sull'innovazione tecnologica e la
crescita di nuova occupazione.
15
Elemento qualificante della legge è infatti il sostegno allo sviluppo
delle
tecnologie
pulite
e
della
sostenibilità
urbana
cui
è
complementare la definizione di misure per il miglioramento della
progettazione in campo ambientale e per la formazione di nuove
figure di tecnici ed operatori per l'ambiente, come pure l'istituzione
del marchio per la qualità ecologica in funzione di orientamento e
supporto a produzioni sostenibili, e il rafforzamento dell'informazione
e dell'educazione ambientale.
Oltre alla elaborazione del nuovo quadro di riferimento nazionale,
sono previste due iniziative puntuali, interessanti l'una la creazione
di imprese ambientali per la gestione di attività ecocompatibili, l'altra
la promozione di patti territoriali ambientali, aventi lo scopo di
orientare lo sviluppo locale.
Con la prima iniziativa si intende promuovere, sostenere e diffondere
capacità imprenditoriali fra i giovani residenti in aree territoriali dove
non esistono esperienze di attività di produzione e servizio di
successo da imitare ed esistono, viceversa, opportunità per la
creazione e lo sviluppo di imprese in campo ambientale.
Con la seconda ci si propone di costruire un sistema informativo
riguardante i processi di funzionamento del sistema territoriale e le
fasi di sviluppo delle imprese, con lo scopo di indirizzare in senso ecocompatibile i "patti" per lo sviluppo e l'occupazione basati sulla
programmazione negoziata in ambiti territoriali definiti.
Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Naturale e della
Biodiversità
La conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale e della
biodiversità rappresentano gli obiettivi del quinto progetto.
Esso raccoglie iniziative puntuali riguardanti le aree naturali protette,
consistenti nella promozione di un marchio di qualità di origine e di
tipicità
dei
prodotti
agroalimentari
dei
parchi
(PAN,
prodotti
agroalimentari naturali), nella valorizzazione delle attività turistiche
16
compatibili, attraverso un progetto di riabilitazione di reti ferroviarie
minori (Treno dei Parchi) e un progetto per il coordinamento
sistemico
di
iniziative
sostenibili
promosse
dal
Ministero
dell'Ambiente, dagli Enti Parco, dalle Regioni e dagli enti locali e
insistenti nelle aree appenniniche (progetto APE, Appennino Parco
d'Europa), in un'iniziativa di educazione ambientale. su natura, storia
ed arte nel parchi, nonché nella istituzione negli edifici di Villa
Torlonia del Centro Nazionale di documentazione sulle aree naturali
protette.
IL TURISMO AMBIENTALE
Si assiste in questi anni ad una crescita di un turismo che trova nella
fruizione della natura la sua motivazione principale. Protagoniste di
questo turismo sono persone che cercano nella natura non solo
momenti di rigenerazione ma anche di crescita culturale.
I parchi possono e devono non soltanto rispondere a questo tipo di
turismo, ma ai fini della stessa conservazione del loro patrimonio
naturale, far crescere il rispetto della natura attraverso un'azione di
conservazione,
educazione,
fruizione
compatibile.
Con
queste
motivazioni i parchi dovrebbero operare per orientare e qualificare i
flussi turistici e perché l'organizzazione turitica si qualifichi e si
tipicizzi sempre di più.
A questo scopo negli ultimi anni i parchi si sono attivati investendo
risorse economiche e umane per la realizzazione di strumenti quali i
centri visita, i sentieri natura, le attività didattiche, la formazione del
personale interno ed esterno, che possono costituire elementi di
qualificazione del prodotto turistico dei territori interessati.
Motivazione e ruolo delle aree protette nello sviluppo di un turismo di
qualità
E' un ruolo fondamentale perché soltanto la conservazione del
territorio permette una crescita della consapevolezza del valore
natura sia nei fruitori sia negli abitanti e negli operatori locali, a cui
17
può essere consentito in questo modo continuare a vivere e lavorare
sul proprio territorio.
La qualità perseguita dal parco deve integrarsi con valori di qualità
perseguiti da ciascuna categoria economica.
Poiché la qualità del turismo è un valore globale che nasce dal
contributo di tutti gli attori operanti sul territorio, è necessaria una
forte concertazione fra di loro per la condivisione degli obiettivi,
l'ottimizzazione delle risorse economiche e il mantenimento del bene
territorio e della sua qualità.
E' auspicabile pertanto la realizzazione di tavoli di concertazione che
generi
un'applicazione
condivisa
degli
strumenti
di
gestione
territoriale, in particolare per quanto riguarda il turismo di qualità.
Da questo tavolo deve altresì nascere una politica turistica strategica,
a cui tutti possono concorrere a partire dai propri ruoli rivestiti nella
comunità locale.
Si
tratta
in
primo
luogo
di
operare
per
promuovere
intese
programmatiche fra le istituzioni ma con un immediato e totale
coinvolgimento diretto degli operatori economici locali.
D'altra parte occorre che si sviluppi tra questi, pur nelle logiche di
mercato, una cultura della collaborazione e la condivisione dei valori
propri del parco.
Le strategie per essere efficaci devono prevedere un confronto
continuativo nel tempo fra i soggetti, istituzionali, sociali ed
economici, la verifica periodica dell'efficacia delle azioni svolte, il
supporto di una formazione adeguata che investa tutti gli attori
coinvolti nel processo.
La ricerca e l'utilizzo delle risorse economiche dovrà essere orientata
dalle scelte strategiche, senza dimenticare che l'obiettivo è un turismo
di qualità, quindi di nicchia, unico, capace sia di fruire correttamente
del
territorio
sia
mantenere
il
dall'istituzione - parco.
18
valore
aggiunto
rappresentato
I parchi sono attivamente impegnati nel seguire queste tematiche e
nella ricerca di ulteriori momenti di verifica ed elaborazione delle
tematiche relative al turismo di qualità.
I parchi dovrebbero avviare la sperimentazione di un marchio di
qualità ambientale, su base di adesione volontaria, garantendo in
primo luogo la sostenibilità ambientale delle attività interessate,
nell'ottica di uno sviluppo turistico compatibile e della tutela del
cittadino/consumatore/turista.
Si ipotizza inizialmente la definizione di un sistema semplice dal
punto
di
vista
gestionale,
ma
rigoroso
dal
punto
di
vista
metodologico, che potrebbe richiedere la definizione di codici di
condotta per alcune categorie di attività, a cui il marchio sarebbe
concesso. In prima ipotesi potrebbero essere interessati i settori
agroalimentare,
turistico
in
senso
lato
(inclusi
i
trasporti)
e
dell'artigianato. La scelta precisa delle categorie dovrà fondarsi su
una apposita ricognizione in cui si valuti la significatività ambientale,
economica,
turistica
e
culturale
delle
attività
potenzialmente
coinvolgibili. Il rispetto delle norme e dei regolamenti costituirà
ovviamente un prerequisito indispensabile per ottenere l'uso del
marchio.
Particolarmente rilevante risulta la necessità di coinvolgere le
istituzioni, le associazioni di categoria e gli altri enti collettivi
rappresentanti gli interessi diffusi sul territorio, al fine di incentivare
l'effettiva partecipazione degli operatori.
Il marchio del parco (o un marchio ad esso riconducibile, che
identifichi la qualità ambientale) riguarderebbe sia prodotti che
servizi, sulla base del rispetto di un codice di condotta che definisca
le modalità compatibili con cui debba essere realizzato il processo
produttivo relativo a quei prodotti e servizi.
LA CARTA EUROPEA DEL TURISMO DUREVOLE NELLE AREE PROTETTE
In linea con le priorità mondiali dell'azione coordinata verso uno
sviluppo durevole, trovate di seguito la traduzione ufficiale in italiano
19
della Carta europea del Turismo Durevole nelle Aree Protette, curata
dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini
La progressiva adesione alla Carta Europea favorirà la concreta
applicazione del concetto di sviluppo durevole, a protezione delle
risorse a vantaggio delle generazioni future, per uno sviluppo
economico vitale ed uno sviluppo sociale equo.
La Carta Europea del Turismo durevole* rientra nelle priorità
mondiali ed europee espresse dalle raccomandazioni dell'Agenda 21,
adottate durante il Summit della Terra a Rio nel 1992 e dal 5
programma comunitario di azioni per lo sviluppo durevole.
Questa
Carta
è
stata
elaborata
da
un
gruppo
formato
da
rappresentanti europei delle aree protette, del settore turistico e dei
loro partner. È il risultato di una prima riflessione, avviata nel 1991
dalla Federazione Europarc, che ha portato alla pubblicazione del
rapporto.
Fa parte delle priorità del programma di azioni "Parks for life"
dell'Unione Mondiale per la Natura (UICN).
Si conforma ai principi enunciati dalla Carta mondiale del turismo
durevole, elaborata a Lanzarote nel 1995.
APPLICARE IL CONCETTO DI TURISMO DUREVOLE
Questa Carta favorisce la concreta applicazione del concetto di
sviluppo durevole, cioè "uno sviluppo capace di rispondere ai bisogni
delle generazioni attuali, senza compromettere la capacità delle
generazioni future di rispondere ai propri".
Questo sviluppo comporta la protezione delle risorse a favore delle
generazioni future, uno sviluppo economico vitale, uno sviluppo
sociale equo.
20
* L'aggettivo durevole può considerarsi corrispondente al termine
sostenibile, acquisito nel linguaggio tecnico italiano.
PROMUOVERE UN TURISMO CONFORME AI PRINCIPI DELLO
SVILUPPO DUREVOLE
La Carta europea del turismo durevole manifesta la volontà delle
istituzioni che gestiscono le aree protette e dei professionisti del
turismo di favorire un turismo conforme ai principi dello sviluppo
durevole.
La Carta impegna i firmatari ad attuare una strategia a livello locale
in favore di un "turismo durevole", definita come "qualsiasi forma di
sviluppo, pianificazione o attività turistica che rispetti e preservi nel
lungo periodo le risorse naturali, culturali e sociali e contribuisca in
modo equo e positivo allo sviluppo economico e alla piena
realizzazione delle persone che vivono, lavorano o soggiornano nelle
aree protette".
L'attuazione di un turismo così concepito necessita di una riflessione
globale, concertata, e di un rafforzamento di tutte le interazioni
positive fra l'attività turistica e gli altri settori del territorio.
Il turismo durevole, insomma, ha l'ambizione di rispondere alle
aspettative delle nuove clientele europee, restituendo un senso al
viaggio: quello di dedicare del tempo alla scoperta e all'incontro di
altre persone, di altri luoghi, e di trarre ricchezza da questo contatto,
dando un po' di sé.
AIUTARE LE AREE PROTETTE E I LORO PARTNER A DEFINIRE IL
PROPRIO PROGRAMMA DI SVILUPPO TURISTICO DUREVOLE
L'adesione alla Carta deve condurre alla definizione di una strategia
pluriennale di sviluppo turistico durevole e di un programma di
attività contrattuali a favore e mediante il territorio e le imprese
firmatarie.
21
Alcuni documenti metodologici aiutano i firmatari ad applicare
concretamente i principi dello sviluppo durevole.
LA SCELTA DI UN APPROCCIO STRATEGICO
Aderire alla Carta significa rispettare l'approccio strategico dello
sviluppo turistico durevole.
Significa realizzare una diagnosi, consultare e coinvolgere i partner,
stabilire gli obiettivi strategici, assegnare i mezzi necessari, realizzare
un programma di azioni e valutare i risultati.
Per l'area protetta, tutto ciò si traduce nella realizzazione di una
diagnosi dei bisogni del territorio (problemi e opportunità) elaborata e
accettata dai partner. Questo approccio ha lo scopo di definire
l'orientamento turistico più adeguato per il territorio nel suo insieme.
Per l'impresa turistica, la diagnosi verte sulla sua attività, nel senso
che essa deve adeguare la propria offerta alle aspettative dei visitatori
e mettere in atto misure per la valorizzazione del patrimonio locale,
così come tenere conto dell'ambiente e dello sviluppo durevole nella
gestione dell'impresa.
Per l'organizzatore di viaggi, un tale approccio si traduce nell'analisi
della compatibilità della propria offerta con gli obiettivi del territorio.
Il flusso turistico che una tale attività induce non deve arrecare
danno alle risorse patrimoniali, quindi turistiche della destinazione.
L'IMPEGNO AD ADOTTARE L'ETICA DEL TURISMO DUREVOLE
I firmatari della Carta aderiscono all'etica del turismo durevole. Si
impegnano ad operare affinché il turismo contribuisca nel modo
migliore alla difesa e alla valorizzazione del patrimonio. Si impegnano
ad adottare un'etica commerciale, tutelando cioè il cliente e
praticando una politica dei prezzi equa. L'etica sarà anche presente
nell'accoglienza di ogni tipo di pubblico, favorendo l'accesso delle aree
protette in particolare alle scolaresche, ai giovani, agli anziani o ai
portatori di handicap.
LA VOLONTA' DI PRIVILEGIARE IL LAVORO DI PARTENARIATO
22
Aderire alla Carta del turismo durevole significa adottare un metodo
di lavoro fondato sul principio del partenariato, che si esprime in
tutte le fasi di definizione e di attuazione del programma di sviluppo
turistico durevole. Esso si traduce in un'attività contrattuale e in una
cooperazione intense e leali tra l'istituzione che gestisce l'area
protetta, gli operatori turistici, gli organizzatori di viaggi e gli altri
protagonisti locali.
La Carta costituisce lo strumento per attivare questo partenariato.
Essa consente di organizzare la ripartizione delle responsabilità, in
quanto definisce l'impegno individuale e collettivo:
dell'area protetta, stimolando l'adesione dell'autorità incaricata di
animare il progetto territoriale di un'area protetta riconosciuta
ufficialmente. La strategia proposta dall'area protetta, nel quadro
della Carta, deve essere necessariamente definita e attuata in
partenariato con i rappresentanti del settore turistico, degli altri
settori economici e gli abitanti del territorio, così come con le autorità
locali. Questa strategia si completa mediante gli accordi firmati con i
partner locali nel quadro del programma di sviluppo turistico
durevole.
dell'impresa turistica situata nell'area protetta, stimolando l'adesione
dell'imprenditore,
il
quale
si
impegna
nella
riflessione
e
nell'applicazione dei principi di sviluppo turistico durevole, in
partenariato con l'area protetta.
del tour-operator specializzato o meno in aree protette, stimolando
l'adesione del responsabile dell'impresa che, nella propria offerta,
integra i principi dello sviluppo durevole. Questi si impegna a
lavorare in partenariato con l'organismo che anima la strategia
dell'area protetta e con gli operatori turistici locali.
23
IL RISPETTO DELLE REGOLE FONDAMENTALI DEL TURISMO
Tutti i firmatari della Carta si impegnano a rispettare le regole
fondamentali del turismo. Per esempio:
le regole commerciali (rispetto dei contingentamenti, degli incarichi
degli intermediari),
la competenza tecnica,
la qualità e la rapidità dell'informazione,
il rispetto del diritto del turismo,
la preferenza all'iniziativa privata.
Il turismo durevole per l'area protetta
Il turismo fornisce uno strumento privilegiato per sensibilizzare il
grande pubblico al rispetto dell'ambiente. Presenta, inoltre, un forte
potenziale per sostenere attività economiche tradizionali e migliorare
la qualità della vita.
È prioritario che il turismo tuteli il patrimonio sul quale fonda la sua
attività, per rispondere alla posta in gioco nelle aree protette e alle
aspettative delle clientele europee.
L'area protetta, con l'adesione alla Carta, sceglie di seguire uno
sviluppo turistico compatibile con i principi dello sviluppo durevole.
Si impegna, in tal modo, a privilegiare la coerenza delle azioni
condotte sul suo territorio e ad operare nell'ottica del lungo periodo.
Privilegia l'azione concertata e la ripartizione delle responsabilità per
rafforzare l'efficacia della propria missione a difesa dell'ambiente.
LA CARTA PERMETTE ALL'AREA PROTETTA FIRMATARIA:
I vantaggi per l'area protetta di distinguersi a livello europeo come
territorio speciale in materia di turismo durevole;
di porsi obiettivi ambiziosi in materia di turismo durevole;
di lavorare meglio con i propri partner;
di coinvolgere in misura maggiore i professionisti del turismo nella
propria politica;
di influenzare lo sviluppo del turismo sul proprio territorio;
24
di rafforzare la propria attività di sensibilizzazione dei visitatori;
di favorire sul proprio territorio uno sviluppo socio-economico nel
rispetto dell'ambiente;
di sviluppare prodotti turistici autentici, di qualità e realizzati nel
rispetto dell'ambiente;
di dotarsi di un quadro degli strumenti per seguire e valutare la
politica turistica condotta sul proprio territorio;
di dare più forza alla credibilità dei propri compiti presso l'opinione
pubblica e i propri finanziatori.
GLI
IMPEGNI
PER
L'ISTITUZIONE
CHE
GESTISCE
L'AREA
PROTETTA
Gli obiettivi
1. Accettare e rispettare i principi dello sviluppo durevole enunciati
nella presente Carta, adeguandoli al contesto locale.
2. Definire una strategia a medio termine (5 anni) a favore di uno
sviluppo turistico durevole sul proprio territorio.
Questa strategia ha l'obiettivo di migliorare la qualità dell'offerta
turistica prendendo in considerazione gli obiettivi di sviluppo
durevole del territorio. Essa stabilisce l'ordine delle priorità nel tempo
e nello spazio, i mezzi assegnati, i compiti rispettivi e i metodi di
controllo da applicare (process e indicatori): garantisce la migliore
integrazione del turismo nell'ambiente naturale, culturale, economico
e sociale, come la coerenza spaziale e temporale del suo sviluppo.
La strategia dovrà fissare gli obiettivi da raggiungere in materia di:
difesa e valorizzazione del patrimonio,
sviluppo economico e sociale,
protezione e miglioramento della qualità della vita degli abitanti,
controllo dell'affluenza e della tipologia di turisti e miglioramento
della qualità dell'offerta.
Per favorire l'attuazione dello sviluppo turistico durevole, l'area
protetta potrà far ricorso a riunioni di consultazione pubblica: essa,
infatti, costituirà un forum permanente composto da tutti i
25
protagonisti coinvolti. Infine, organizzerà una rete di collegamenti fra
i professionisti del turismo e gli altri protagonisti del territorio. Ciò
favorirà un'integrazione più profonda del turismo nella vita del
territorio e l'assunzione degli obiettivi dello sviluppo durevole da parte
di tutti i protagonisti locali.
Un programma pluriennale di azioni
3. Articolare questa strategia in un programma di azioni
Il programma illustra nel dettaglio le azioni già realizzate e quelle da
realizzare per raggiungere gli obiettivi fissati dalla strategia.
Stabilisce gli impegni dei partner riguardo all'insieme dei temi
seguenti:
MIGLIORAMENTO DELL'OFFERTA TURISTICA
L'area protetta, per soddisfare le aspettative delle clientele europee,
svilupperà insieme ai suoi partner un programma di miglioramento
della qualità dell'offerta turistica del territorio. I principi del
marketing animeranno necessariamente un tale percorso.
Conoscenza delle clientele
Sviluppare
una
politica
ispirata
ai
principi
del
marketing
è
egualmente necessario per conoscere meglio le aspettative e le
esigenze delle potenziali clientele e dei visitatori, in materia di qualità
e ambiente; ciò per consentire un migliore adeguamento dell'offerta
alla domanda. I prodotti e le attività turistiche dovranno essere
concepite per mercati ben determinati ed in funzione degli obiettivi di
protezione.
Obiettivo Qualità
L'area protetta mirerà alla qualità in tutti i campi: le strutture di
ricevimento,
le
attrezzature
e
gli
impianti
turistici,
tutte
le
prestazioni, i prodotti turistici, la promozione, la commercializzazione,
senza dimenticare l'assistenza dopo-vendita.
26
Ricerca di nuove clientele
L'area
protetta
cercherà
nuove
clientele
sensibili
alla
qualità
dell'ambiente.
Peraltro, terrà conto di tipi di clientela spesso ignorati dall'offerta
turistica, come ad esempio i portatori di handicap, le persone malate
o in convalescenza, i giovani, e la clientela con un basso reddito.
Si eviterà ogni forma di elitismo al momento dell'accoglienza dei
visitatori.
CREAZIONE DI UN'OFFERTA TURISTICA SPECIFICA
L'area protetta promuoverà la creazione di prodotti e di attività
turistiche
che
favoriscono
la
scoperta
e
l'interpretazione
del
patrimonio. Questi prodotti di qualità, autentici, potranno essere
identificati come prestazioni specifiche "delle aree protette".
SENSIBILIZZAZIONE DEL PUBBLICO
Educazione e interpretazione
Educazione
all'ambiente
e
interpretazione
del
patrimonio
costituiranno una priorità nella politica turistica del territorio. In
questo contesto, alcune attività e attrezzature intorno al patrimonio e
all'ambiente verranno proposte ai visitatori, agli abitanti del territorio
e in particolare ai giovani visitatori e al pubblico delle scuole. L'area
protetta assisterà anche gli operatori turistici nell'elaborare, per le
loro attività, un contenuto pedagogico.
Informazione del pubblico
Si proporrà un'informazione di qualità e di facile accesso per i
visitatori e gli abitanti del territorio, in particolare sull'offerta
turistica, sull'eccezionale ricchezza e la sensibilità degli ambienti
naturali. Il pubblico sarà anche tenuto informato sugli obiettivi della
conservazione del patrimonio e dello sviluppo durevole.
27
Infine, l'area protetta si accerterà che gli operatori turistici siano
regolarmente forniti di materiale informativo per i loro clienti
(opuscoli, carte, ecc.)
Marketing e promozione responsabile
Le attività di promozione e di vendita dell'area protetta permetteranno
anche di sensibilizzare i visitatori ai reali valori del territorio, così
come ai princìpi dello sviluppo turistico durevole. Queste attività
dovranno contribuire alla gestione dei visitatori nel tempo e nello
spazio.
FORMAZIONE DEI PROTAGONISTI
La
formazione
costituirà
uno
strumento
fondamentale
per
l'attuazione della strategia di sviluppo turistico durevole sul territorio.
Si organizzeranno dei programmi di formazione sul tema dello
sviluppo durevole e del turismo durevole per i tecnici dell'area
protetta, i partner e gli operatori turistici.
L'area protetta si impegna in particolare ad organizzare dei seminari
per gli operatori turistici sulla conoscenza del patrimonio locale.
Questi seminari verranno concepiti sulla base dell'analisi dei bisogni
del territorio riguardo alla formazione.
PROTEZIONE E MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELLA VITA
DEGLI ABITANTI
Migliorare la qualità della vita degli abitanti costituirà una priorità,
allo scopo di preservare la qualità del loro rapporto con i visitatori. In
questa prospettiva, l'area protetta favorirà la loro partecipazione alle
decisioni, la promozione dell'occupazione locale, la promozione degli
scambi e dei contatti fra visitatori e abitanti. Costituirà altresì una
priorità garantire agli abitanti l'accessibilità agli alloggi, così come
sostenere i servizi pubblici mediante il turismo.
28
Peraltro, l'area protetta informerà con regolarità gli operatori turistici
sulle attività e gli avvenimenti del territorio, in particolare quelli che
essa organizza.
DIFESA
E
VALORIZZAZIONE
DEL
PATRIMONIO
NATURALE,
CULTURALE, STORICO
Rispetto delle capacità di accoglienza dei visitatori
Saranno predisposte alcune misure specifiche per garantire la
continuità dello sviluppo turistico nei limiti delle capacità di
accoglienza e nei limiti delle modificazioni accettate e ragionevoli
dell'ambiente naturale, culturale e sociale del territorio. L'area
protetta, in particolare, dovrà fornire consigli agli operatori turistici
per concepire nuove attività compatibili con gli obiettivi di protezione
del patrimonio. Alcune aree, per la fragilità della loro condizione, non
potranno essere aperte al pubblico.
Valorizzazione del patrimonio
Lo sviluppo turistico del territorio si fonderà sulla valorizzazione del
patrimonio naturale, culturale, storico. Si predisporranno misure,
attrezzature, attività per favorire l'accesso del pubblico e l'animazione
intorno a questo patrimonio.
Protezione delle risorse naturali
Si predisporranno sul territorio dei programmi di gestione delle
risorse idriche, delle energie e degli spazi, in partenariato con le
collettività locali. Si darà priorità alla riduzione dei consumi e alla
promozione delle energie convertibili e delle tecnologie innovatrici nel
campo della gestione delle risorse e nel trattamento dei rifiuti.
L'area protetta intraprenderà anche delle azioni per ridurre gli
scarichi nell'acqua, nell'aria e nel terreno.
29
Contributo del turismo alla manutenzione del patrimonio
Si definiranno dei sistemi che consentano allo sviluppo turistico di
contribuire
alla
valorizzazione
del
conservazione,
patrimonio
alla
manutenzione
naturale,
culturale,
e
alla
storico.
Si
incoraggia la predisposizione di un programma di sottoscrizione
volontaria che implichi i visitatori, le imprese turistiche e gli altri
partner in questo compito.
Sviluppo economico e sociale
Sostegno all'economia locale
Le azioni intraprese dall'area protetta incoraggeranno le iniziative che
associano i diversi settori dell'economia locale: in tal modo il turismo
avrà un impatto positivo. A questo scopo, l'area protetta favorirà
l'organizzazione di un circuito di distribuzione dei prodotti e dei
servizi locali, nel rispetto della qualità dell'ambiente.
Sviluppo di nuove forme di occupazione
L'area protetta si impegnerà a promuovere nuove forme d'occupazione
nel settore turistico. Favorirà la pluri-attività e l'integrazione sociale
attraverso l'assunzione e la formazione principalmente di donne, di
persone in difficoltà economiche, così come di portatori di handicap.
Controllo dell'affluenza e della tipologia turistica
Conoscenza del flusso di visitatori
Si predisporranno alcune misure di analisi e di controllo regolare del
flusso di visitatori nel tempo e nello spazio, allo scopo di adattare i
metodi di gestione del flusso stesso.
Canalizzazione del flusso di visitatori
L'insediamento
di
attrezzature
turistiche,
l'organizzazione
degli
itinerari di scoperta del territorio, l'informazione dei visitatori
contribuiranno alla canalizzazione del flusso turistico, per garantire
la
protezione
dell'ambiente
naturale,
culturale
e
sociale
e
un'esperienza di qualità per i visitatori stessi. Queste misure
30
consentiranno, allo stesso tempo, di accrescere l'impatto economico
dell'attività turistica sul territorio, attenuando gli inconvenienti della
"bassa" stagione.
Controllo dei trasporti
Si realizzeranno attività di promozione per incoraggiare l'utilizzo di
trasporti collettivi, sia per l'accesso all'area protetta, sia per gli
spostamenti entro i suoi limiti. Ridurre la circolazione di veicoli
individuali costituirà una priorità, così come promuovere l'uso di
biciclette e gli spostamenti a piedi.
Gestione e integrazione delle attrezzature turistiche
Il ripristino del patrimonio edificato preesistente sarà preferito alla
realizzazione di nuove costruzioni. D'altro canto, si stabiliranno delle
carte di impegni per garantire una creazione e una gestione
appropriata delle strutture di ricezione, essendo prioritario l'utilizzo
di materiali locali, così come il rispetto dei vincoli architettonici.
Approvare il progetto
L'area protetta sottoporrà la propria strategia di sviluppo turistico
durevole e il proprio programma di azioni alla commissione europea
di valutazione, la quale deciderà sulla qualità del progetto. L'area
protetta verrà anche visitata da un esperto del turismo durevole,
incaricato di valutare la qualità del progetto e degli impegni sul
territorio.
La strategia e il programma di azioni dovranno rispondere alle
esigenze stabilite dalla Carta, come pure ai bisogni del territorio,
emersi al momento della diagnosi. Dovranno altresì essere presentati
seguendo i modelli allegati alla Carta europea del turismo durevole
nelle aree protette.
Il contratto che vincola l'area protetta sarà firmato tra l'istituzione
che gestisce l'area, l'autorità di tutela e la commissione europea di
valutazione.
31
Valutare i risultati della strategia
L'area protetta si impegna a controllare e a valutare i risultati della
propria strategia. Essa trasmetterà alla commissione europea di
valutazione un rapporto sui risultati della propria strategia alla
scadenza di 5 anni e sarà visitata da un esperto del turismo durevole
incaricato di valutare sul territorio le realizzazioni e gli sforzi attuati
per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Rinnovare l'adesione alla Carta
Il procedimento per rinnovare l'adesione alla Carta è identico a quello
seguito per la prima adesione.
Il turismo durevole per le imprese turistiche situate nelle aree
protette
I consumatori europei sono sempre più esigenti in tema di qualità
dell'ambiente, di autenticità e di convivialità. Queste aspettative
diventano ancora più forti riguardo al turismo nelle aree protette.
Per soddisfare questa domanda delle clientele, gli operatori turistici
valutano oggi l'importanza di preservare il patrimonio naturale e
culturale di questi territori come pure di garantire un'accoglienza
calorosa da parte dei loro abitanti.
Aderendo alla Carta europea del turismo durevole nelle aree protette,
il responsabile dell'impresa si impegna a lavorare in stretto
partenariato con l'istituzione che gestisce l'area protetta e a mettere
in atto tutto quanto necessario per ridurre l'impatto della propria
attività sull'ambiente naturale. Sceglie altresì di svolgere la propria
attività in modo tale che essa contribuisca per il meglio allo sviluppo
economico e sociale del territorio come pure al miglioramento del
contesto di vita.
32
Quali benefici per l'impresa turistica?
di distinguersi a livello europeo
di sviluppare nuove opportunità commerciali attraverso:
la focalizzazione di una nuova clientela, attratta dalle aree protette,
una nuova offerta imperniata sulla scoperta dell'ambiente,
la creazione di un'offerta fuori-stagione,
la predisposizione di un partenariato commerciale con gli altri
protagonisti economici della regione,
una buona conoscenza dell'affluenza e della tipologia turistica
nell'area protetta e delle aspettative della clientela attuale o futura.
(Questo riunendo e valutando i dati statistici)
di rafforzare la qualità della propria offerta turistica attraverso:
una migliore organizzazione del turismo sull'intero territorio,
un'informazione di qualità sull'area protetta.
di razionalizzare le proprie spese attraverso:
una gestione migliore dei consumi d'acqua, di energia e di spazi e
l'acquisto di prodotti e di servizi da aree di prossimità,
alcuni strumenti e consigli per l'adozione di tecniche di gestione
ambientale.
L'impegno per il responsabile dell'impresa turistica
I principi
Un metodo
1. Accettare e rispettare i principi dello sviluppo durevole enunciati
nella presente Carta, adeguandoli alla propria attività.
Definire una strategia a medio termine (3 anni) in stretto partenariato
con l'istituzione che gestisce l'area protetta per contribuire a uno
sviluppo turistico durevole sul territorio.
33
L'impresa elaborerà una diagnosi delle proprie attività nell'area
protetta, in modo da poter definire o rivedere la propria strategia.
Quest'ultima dovrà essere coerente con gli obiettivi dell'area protetta.
Questa strategia valorizza l'impegno dell'impresa a contribuire al
rispetto dell'ambiente, allo sviluppo economico e sociale del territorio,
alla protezione della qualità della vita, alla soddisfazione dei visitatori.
Allo scopo di favorire l'attuazione dello sviluppo turistico durevole,
l'impresa turistica rafforzerà la sua collaborazione con gli altri
protagonisti locali (i rappresentanti di altri settori economici, le
autorità locali, così come gli abitanti).
L'impresa si associerà in particolare con le altre imprese turistiche
che aderiscono alla Carta, per attuare delle operazioni di promozione
comune o per rendere agevole l'accesso all'informazione dei clienti.
Questa strategia costituirà una forma di promozione della propria
offerta.
Un programma pluriennale di azioni 3.
Articolare questa strategia in un programma di azioni
Il programma di azioni relativo all'impresa firmataria illustrerà nel
dettaglio le misure predisposte o da realizzare sui temi seguenti:
Miglioramento della qualità dell'offerta turistica
L'impresa turistica, per soddisfare le aspettative delle clientele
europee, procederà verso il miglioramento della qualità della propria
offerta. I principi del marketing animeranno necessariamente un tale
percorso.
Conoscenza delle clientele
L'impresa condurrà una politica ispirata ai principi del marketing per
conoscere meglio le aspettative e le esigenze delle clientele attuali e di
quelle potenziali e adeguare la propria offerta a questa domanda..
Agirà in collaborazione con l'area protetta per lo studio delle clientele
34
della destinazione. I prodotti e le attività turistiche dell'impresa
dovranno essere concepite per mercati ben determinati ed in funzione
degli obiettivi di protezione dell'ambiente.
Obiettivo Qualità
L'impresa si impegna ad accrescere il livello di qualità in tutti i settori
della propria attività: le strutture di ricezione, i servizi, le attrezzature
e gli impianti, i prodotti, la promozione, la commercializzazione, senza
dimenticare l'assistenza dopo-vendita.
Ricerca di nuove clientele
L'impresa turistica cercherà nuove clientele sensibili alla qualità
dell'ambiente. Essa si sforzerà di prendere in considerazione tipi di
clientela spesso ignorati dall'offerta turistica, come ad esempio i
portatori di handicap, le persone malate o in convalescenza, i giovani,
e la clientela con un basso reddito. Si eviterà ogni forma di elitismo
nella selezione della clientela.
Creazione di un'offerta turistica specifica
L'impresa turistica promuoverà un'offerta turistica specifica "delle
aree protette". Quest'ultima sarà orientata verso la scoperta e
l'apprezzamento del patrimonio naturale e culturale, la presa di
coscienza dell'ambiente e la comprensione del ruolo dell'area protetta.
Sensibilizzazione del pubblico
Educazione e interpretazione del patrimonio
L'impresa turistica darà a tutte le proprie attività un contenuto
pedagogico, che avrà lo scopo di far comprendere e apprezzare il
patrimonio naturale e culturale locale, di spiegare il comportamento
da assumere e di spingere i clienti a modificare le loro abitudini nel
rispetto dell'ambiente.
35
Questo contenuto sarà elaborato con l'aiuto dell'autorità che gestisce
l'area protetta.
Informazione dei visitatori
Sarà disponibile per i clienti, in un luogo di facile accesso
nell'impresa, un'informazione di qualità sull'area protetta (carte
geografiche, guide turistiche, ecc.). I clienti saranno informati anche
sugli obiettivi della conservazione del patrimonio e dello sviluppo
durevole.
Marketing e promozione responsabile
Le
attività
di
promozione
e
di
vendita
dell'impresa
turistica
permetteranno di sensibilizzare i visitatori ai reali valori dell'area
protetta. Tutti i documenti di promozione e di comunicazione
dovranno dare rilievo in modo particolare alla fragilità del territorio.
Dovranno, peraltro, segnalare l'adesione dell'impresa alla presente
Carta.
Formazione del personale
La formazione del personale costituirà uno strumento fondamentale
per la realizzazione degli impegni assunti dall'impresa.
Il responsabile dell'impresa si impegna a partecipare personalmente o
a far partecipare il personale ai seminari sul patrimonio locale
organizzati dall'area protetta. Ciò contribuirà a migliorare la qualità
dell'informazione per i clienti.
Peraltro, il personale verrà sensibilizzato alle misure di economia
delle risorse idriche ed energetiche. Sarà anche consigliato nella
selezione di prodotti preferibilmente riciclabili o il cui processo di
produzione e di imballaggio sia attuato nel rispetto dell'ambiente.
36
Protezione e miglioramento della qualità di vita degli abitanti
Allo scopo di assicurare un'accoglienza calorosa dei propri clienti sul
territorio, l'impresa si impegna a svolgere la propria attività nel
massimo rispetto della qualità della vita degli abitanti. Essa
sensibilizzerà
i
propri
clienti
su
questo
argomento.
Infine,
parteciperà, per quanto possibile, alle attività e agli avvenimenti della
vita locale.
Difesa e valorizzazione del patrimonio
Rispetto delle capacità di accoglienza
Le
attività
turistiche
proposte
dall'impresa
dovranno
essere
compatibili con gli obiettivi di conservazione dell'area protetta. Per far
ciò, essa dovrà garantire che l'impatto di tali attività sull'ambiente sia
ridotto. Dovrà tener conto della regolamentazione e delle prescrizioni
specifiche dell'area protetta e ricorrere al parere dei suoi tecnici per
dar vita a nuove attività.
Valorizzazione del patrimonio
L'impresa
turistica
valorizzazione
del
parteciperà,
patrimonio
per
quanto
naturale,
possibile,
culturale,
alla
storico,
nell'ambiente immediatamente circostante le strutture di ricevimento
o i siti su cui essa fonda la propria attività. Le attività dell'impresa,
peraltro, si baseranno sulla scoperta e la comprensione di questo
patrimonio.
Protezione delle risorse naturali
Sarà predisposto da parte dell'impresa un programma di gestione dei
consumi d'acqua, di energia e di spazi, allo scopo di ridurre i costi e
preservare le risorse naturali.
L'impresa privilegierà l'acquisto di prodotti realizzati nel rispetto
dell'ambiente, per composizione e condizione (prodotti biodegradabili,
riutilizzabili, riciclabili o riciclati).
37
A completare, sarà previsto un programma di smistamento selettivo e
di trasformazione dei rifiuti, in partenariato con l'area protetta.
L'impresa turistica dovrà anche fare sì che le strutture di ricezione
siano opportunamente attrezzate d'impianti che consentano la
depurazione delle acque.
Infine, allo scopo di ridurre i rischi di inquinamento atmosferico, il
responsabile dell'impresa si assicurerà del corretto funzionamento
degli impianti di condizionamento o di climatizzazione installati nelle
strutture di ricezione.
Contributo dell'impresa turistica alla manutenzione del patrimonio
L'impresa dovrà contribuire alla manutenzione dei siti naturali
nell'ambiente circostante le strutture di ricezione o dei siti in cui essa
fonda la propria attività. Essa si impegna, in particolare, a preservare
le ricchezze naturali presenti sulla sua proprietà e a seguire i consigli
dell'area protetta circa la protezione della fauna e della flora. Essa
assisterà, inoltre, i servizi tecnici dell'area protetta, nel loro compito
di
controllo
costante
dell'ambiente
naturale,
segnalando
ogni
cambiamento notato dal personale o dai clienti. Essa potrà anche
incoraggiare i propri clienti a partecipare alle attività di volontariato
organizzate dall'area protetta.
Sviluppo economico e sociale
Sostegno all'economia locale
La politica di acquisto dell'impresa sarà ispirata al principio della
preferenza per i prodotti e i servizi locali, nel quadro di un rapporto
qualità/prezzo accettato dalle parti. Questa etica commerciale
contribuirà con più forza a soddisfare le aspettative e le esigenze dei
visitatori. Essa avrà lo scopo di promuovere i prodotti realizzati nel
rispetto dell'ambiente (prodotti dell'agricoltura biologica, attività
tradizionali che non sconvolgono la qualità dei paesaggi). L'impresa
38
turistica si impegnerà, peraltro, a rispettare i ritmi produttivi e
stagionali, contribuendo così a dare maggior valore alla propria
offerta presso i clienti.
L'impresa si impegnerà anche ad assumere, con priorità, la
manodopera locale. Un personale di origine locale è in grado di
informare meglio i visitatori e condividere con essi la propria
conoscenza del patrimonio locale.
Sviluppo di nuove forme d'occupazione
L'impresa
turistica
favorirà
l'integrazione
sociale,
per
quanto
possibile, attraverso l'assunzione di persone in difficoltà, l'aiuto per il
primo impiego dei giovani e la pari opportunità d'impiego per uomini
e donne.
Controllo dell'affluenza e della tipologia turistica
Conoscenza del flusso di visitatori
L'impresa parteciperà alle attività di analisi e di controllo costante del
flusso di visitatori nel tempo e nello spazio, condotte dall'area
protetta. Essa parteciperà, in particolare, alla realizzazione di
"barometri" dell'attività turistica sul territorio, un'attività che le
consentirà, tra l'altro, di misurare l'impatto dei propri sforzi di
comunicazione e di promozione.
Canalizzazione del flusso di visitatori
L'impresa turistica si sforzerà di orientare i visitatori verso i siti meno
sensibili del territorio. Indicherà gli itinerari e i sentieri turistici,
favorendo una ripartizione più razionale dei visitatori nello spazio.
Incoraggerà i clienti a visitare l'area anche nei periodi di scarso
afflusso, aderendo così agli sforzi di promozione dell'area protetta.
39
Controllo dei trasporti
I clienti saranno incoraggiati ad utilizzare al massimo i trasporti
collettivi o a scoprire l'area protetta in bicicletta o a piedi o mediante
altri mezzi non inquinanti. Questa politica riguarderà sia l'accesso
alla struttura turistica, sia gli spostamenti nell'area protetta.
Gestione e integrazione delle attrezzature turistiche
Durante i lavori di ingrandimento, di rinnovo o di sistemazione delle
costruzioni, l'impresa turistica si assicurerà del rispetto delle
volumetrie,
dello
stile
architettonico
locale,
dei
materiali
e
dell'integrazione con l'ambiente. Per le nuove attrezzature, si
privilegierà la ristrutturazione del patrimonio edificato rispetto alla
realizzazione di nuove costruzioni. In ogni caso, la sistemazione e la
costruzione di nuove attrezzature dovrebbero essere il risultato di un
dialogo con l'autorità responsabile dell'area.
Approvare la strategia e il programma di azioni
L'impresa turistica sottoporrà la strategia e il programma di azioni
alla commissione europea di valutazione, la quale deciderà sulla
qualità del progetto. Un esperto del turismo durevole, incaricato di
valutare la qualità della sua candidatura, visiterà l'impresa.
L'impresa turistica dovrà essere situata su di un'area protetta
firmataria della Carta europea del turismo durevole.
La strategia e il programma di azioni dovranno rispondere alle
esigenze stabilite dalla Carta e essere coerenti con la strategia del
territorio. Dovranno altresì essere presentati seguendo i modelli
allegati alla Carta europea del turismo durevole nelle aree protette.
Il contratto che vincola l'impresa turistica sarà firmato tra l'impresa,
l'istituzione che gestisce l'area protetta e la commissione europea di
valutazione.
40
Valutare i risultati della strategia
L'impresa turistica si impegna a controllare e a valutare i risultati
della propria strategia e del proprio programma di azioni per mezzo di
un quadro degli strumenti annuale trasmesso all'area protetta. Si
impegna a distribuire in maniera sistematica un questionario ai
clienti, sulla loro soddisfazione, i cui risultati verranno inviati alla
commissione europea di valutazione. Qualora la Carta non venga
rispettata, la commissione europea di valutazione invierà un esperto.
L'impresa si impegna a riceverlo, garantendo le migliori condizioni e
facilitando il suo incarico all'interno della struttura.
Rinnovare l'adesione alla Carta
Il procedimento per rinnovare l'adesione alla Carta è identico a quello
seguito per la prima adesione. Questa avrà scadenza triennale.
Il turismo durevole per gli organizzatori di viaggi verso e nelle aree
protette
Sono sempre più numerosi gli organizzatori di viaggi che propongono
degli itinerari di scoperta delle aree protette, confermando così la loro
volontà di promuovere una nuova tipologia di viaggi e di scoperta
degli ambienti naturali, della fauna e della flora.
Questi viaggi, espressamente limitati a gruppi di 12-15 persone,
mirano in particolare a realizzare incontri di qualità con gli abitanti
dei luoghi visitati. Sono il risultato degli sforzi di uomini e donne
appassionati della natura, animati dal desiderio di farla scoprire e di
comunicare le proprie conoscenze sul mondo delle aree protette.
Aderendo a questa Carta, il responsabile dell'impresa che organizza i
viaggi si impegna ad adottare una nuova etica del turismo,
contribuendo così allo sviluppo turistico durevole dei territori, che
egli programma. La sua attività mirerà a soddisfare in modo migliore
le richieste dei clienti, per i quali il rispetto dell'ambiente e delle
culture, così come la riduzione dell'impatto delle loro attività
sull'ambiente stesso rappresentano una preoccupazione crescente.
41
La Carta permette all'impresa che organizza viaggi:
I vantaggi per gli organizzatori di viaggi di distinguersi a livello
europeo, di sviluppare nuove opportunità commerciali attraverso:
la focalizzazione di clientele molto sensibili al rispetto per l'ambiente,
un'offerta che risponda alle aspettative delle nuove clientele europee,
un partenariato con gli organizzatori di viaggi di altri paesi d'Europa.
di rafforzare la qualità della propria offerta attraverso:
una migliore organizzazione dell'accoglienza nelle aree protette, che
essa programma,
l'intervento di protagonisti locali, nel corso dei viaggi da essa
organizzati,
il sostegno da parte dell'area protetta nell'elaborazione dei suoi
prodotti (identificazione dei siti, disponibilità del personale dell'area
protetta, aiuti nell'identificare le personalità locali disposte a
intervenire durante i soggiorniÖ).
di rafforzare la soddisfazione dei visitatori attraverso:
il proprio impegno formale a favore dello sviluppo turistico durevole
delle aree protette,
la scelta di gruppi non numerosi e di personale professionale che
accompagni i gruppi stessi.
L'impegno per l'organizzatore di viaggi
I principi
Un metodo
Accettare e rispettare i principi dello sviluppo durevole enunciati nella
presente Carta, adeguandoli alla propria attività.
Definire una strategia (1 anno) in stretto partenariato con l'istituzione
che gestisce l'area protetta.
Questa strategia rende concreto l'impegno dell'organizzatore di viaggi,
nei confronti del territorio, in tema di:
42
Rispetto dell'ambiente,
Sostegno allo sviluppo economico e sociale,
Protezione della qualità della vita,
Soddisfazione della clientela.
Questa strategia fissa inoltre gli obiettivi principali che l'impresa
deve raggiungere.
Per contribuire allo sviluppo turistico durevole del territorio, l'impresa
rafforzerà la sua collaborazione con gli operatori turistici locali
(responsabili di hotel, agenti locali per il turismo, ristoratori,
artigiani, personalità locali disponibili a intervenire nel corso dei
soggiorni organizzati).
L'impresa si impegnerà anche nella vita del territorio, partecipando,
per quanto possibile, alle riunioni organizzate dall'area protetta e
apportando nuove idee per predisporre e controllare la strategia dello
sviluppo turistico durevole.
Articolare questa strategia in un programma di azioni
Questo programma di azioni illustra nel dettaglio le attività realizzate
o da realizzare per raggiungere gli obiettivi fissati dalla strategia.
Stabilisce gli impegni dell'impresa riguardo ai temi seguenti:
Miglioramento della qualità dell'offerta
L'impresa che organizza viaggi, per soddisfare le aspettative delle
clientele europee, assisterà l'area protetta nel suo obiettivo di
accrescere la qualità della propria offerta, fornendo consigli e
raccomandazioni. L'impresa seguirà lo stesso obiettivo in relazione
alla propria offerta.
Conoscenza delle clientele
Per garantire una migliore soddisfazione dei propri clienti, l'impresa
trasmetterà regolarmente all'istituzione che gestisce l'area protetta
tutte le informazioni sulle loro aspettative e sui loro bisogni. Questo
consentirà alla destinazione di adeguare la propria offerta alla
domanda.
43
Obiettivo Qualità
L'offerta stessa dell'impresa dovrà fondarsi sull'obiettivo della qualità:
nelle strutture di ricezione, nelle prestazioni, attrezzature e impianti
prescelti, nella promozione, nella commercializzazione, così come
nell'assistenza dopo-vendita. Una selezione attenta degli operatori
turistici locali consentirà all'impresa di raggiungere questo obiettivo.
Ricerca di nuove clientele
L'impresa cercherà nuove clientele sensibili alla qualità dell'ambiente.
Essa si sforzerà di tenere conto di tipi di clientela spesso ignorati
dall'offerta turistica, come ad esempio i portatori di handicap, le
persone malate o in convalescenza, i giovani, e la clientela con un
basso reddito. Si eviterà ogni forma di elitismo nella selezione della
clientela.
Creazione di un'offerta turistica specifica
L'offerta
di
prioritariamente
viaggi
la
promossa
scoperta
e
dall'impresa
l'apprezzamento
dovrà
del
favorire
patrimonio
naturale e culturale, la presa di coscienza dell'ambiente e la
comprensione del ruolo dell'area protetta.
A questo scopo, l'impresa organizzerà l'intervento di animatori
naturalisti nei propri circuiti e presenterà l'ambiente secondo un
approccio sistemico, verso una comprensione del sistema ambientale
o dell'habitat nel suo complesso. Gli animatori dovranno possedere
un'ottima conoscenza degli ambienti e dei siti oggetto delle visite.
Sensibilizzazione dei visitatori
44
Educazione e interpretazione dell'ambiente
L'impresa orienterà l'insieme dei propri circuiti e soggiorni nell'area
protetta verso la sensibilizzazione e l'educazione dei visitatori
all'ambiente. Essa cercherà di far evolvere lo sguardo dei propri
clienti sulla natura e di far conoscere meglio i luoghi visitati.
Informazione dei visitatori
Per
quanto
possibile,
l'impresa
organizzerà
degli
incontri
di
preparazione al viaggio. A questo aggiungerà anche una completa
informazione sull'area protetta nei carnet di viaggio. Questo avrà lo
scopo di sensibilizzare i clienti al patrimonio naturale e culturale e
alle tradizioni locali che andranno a scoprire.
Peraltro, un'informazione di qualità sarà fornita anche durante il
viaggio
dall'accompagnatore
e
dalle
diverse
persone
che
interverranno.
I clienti saranno particolarmente informati sui comportamenti da
adottare relativamente all'acquisto di souvenir e al rispetto della
fauna, della flora e del contesto di vita..
Saranno anche informati sugli obiettivi della conservazione del
patrimonio e dello sviluppo durevole.
Marketing e promozione responsabile
Le attività di promozione e di vendita dell'impresa permetteranno di
sensibilizzare i visitatori ai reali valori dell'area protetta. Ciò
significherà anche fornire un'informazione responsabile sulla fauna
che i visitatori andranno ad osservare. (Non garantire, ad esempio, la
possibilità di osservare gli animali, bensì proporre la scoperta del loro
ambiente di vita).
Tutti i documenti di promozione dovranno dare rilievo in modo
particolare alla fragilità dei territori visitati.
L'opuscolo e gli altri documenti di vendita potranno contenere delle
raccomandazioni ai futuri visitatori delle aree protette.
45
Infine, l'adesione dell'impresa alla presente Carta potrà essere
segnalata solo sui prodotti oggetto di un contratto con l'area protetta
e con la commissione europea di valutazione.
Formazione del personale
La formazione costituirà uno strumento fondamentale per la
realizzazione degli impegni assunti dall'impresa.
Il personale dell'impresa, i lavoratori a forfait e i suoi accompagnatori
verranno sensibilizzati al obiettivo dello sviluppo turistico durevole.
Essi saranno tenuti ad aggiornare le proprie conoscenze sul
patrimonio naturale e culturale dei territori visitati. Ciò contribuirà a
migliorare l'informazione e la soddisfazione della clientela.
Protezione e miglioramento della qualità di vita degli abitanti dell'area
protetta
Allo scopo di garantire una rapporto di qualità fra clienti ed abitanti,
l'impresa si sforzerà, in ogni momento, di preservare e anche di
migliorare la qualità di vita di questi ultimi. A questo titolo, verrà data
priorità al rispetto del contesto di vitae dei costumi locali.
Per raggiungere questo scopo, si stabilirà espressamente che la
dimensione dei gruppi non deve superare le 12-15 persone. Saranno
anche fornite raccomandazioni sul comportamento da assumere per
non urtare la sensibilità degli abitanti. Gli accompagnatori, in
particolare, avranno la responsabilità di curare questo aspetto.
Infine,
l'impresa
si
inserirà
alla
vita
locale,
partecipando
in
particolare alla promozione di manifestazioni culturali organizzate
dagli abitanti dell'area protetta.
Difesa e valorizzazione del patrimonio
Rispetto delle capacità di accoglienza dei visitatori
Le attività proposte dall'impresa dovranno essere compatibili con gli
obiettivi di conservazione dell'area protetta. Per far ciò, essa dovrà
46
garantire che l'impatto di tali attività sull'ambiente sia ridotto. Dovrà
tener conto dei regolamenti e delle prescrizioni specifiche dell'area
protetta e ricorrere al parere dei suoi tecnici per dar vita a nuove
attività.
Valorizzazione del patrimonio
L'impresa parteciperà, per quanto possibile, alla valorizzazione del
patrimonio naturale, culturale, storico. Le sue attività saranno basate
in particolare sulla scoperta e la comprensione di questo patrimonio.
Protezione delle risorse naturali
L'organizzatore di viaggi privilegierà, nella programmazione della
propria attività, gli operatori turistici locali che agiscono nel rispetto
dell'ambiente
e
che
hanno
adottato
una
gestione
a
difesa
dell'ambiente per ciò che concerne sia le risorse idriche, energetiche e
di spazio, sia il trattamento dei rifiuti.
L'impresa avrà cura di ridurre l'impatto delle proprie attività sulle
risorse naturali.
Contributo dell'impresa alla manutenzione del patrimonio
L'impresa assisterà l'area protetta nel suo compito di difesa e di
controllo degli ambienti naturali, comunicando ogni cambiamento
segnalato dai clienti o dalle proprie guide accompagnatrici. Essa
predisporrà, inoltre, un programma di reinvestimento del capitale,
destinando una frazione del prezzo dei viaggi alla conservazione e alla
manutenzione del patrimonio e informando di ciò i propri clienti.
Sviluppo economico e sociale
Sostegno all'economia locale
Per sostenere l'economia locale, l'impresa promuoverà uno sviluppo
turistico che costituisca il risultato dell'iniziativa locale. A questo
scopo, promuoverà principalmente l'intervento operatori turistici
47
locali nei viaggi da essa organizzati, a livello sia di accompagnamento,
alloggio, ristorazione, sia di approvvigionamento.
Sviluppo di nuove forme di occupazione
L'impresa
favorirà
l'integrazione
sociale,
per
quanto
possibile,
attraverso l'assunzione di persone in difficoltà del luogo e dei giovani
e la pari opportunità d'impiego per uomini e donne.
Controllo dell'affluenza e della tipologia turistica
Conoscenza del flusso di visitatori
L'impresa contribuirà al controllo regolare e alla conoscenza del
flusso di visitatori, fornendo con regolarità, all'area protetta, le
informazioni sugli itinerari che impegna e sui periodi per i quali
programma le visite.
Canalizzazione del flusso di visitatori
L'impresa si sforzerà di orientare i propri clienti verso i siti meno
sensibili del territorio.
Incoraggerà, inoltre, la scoperta dell'area protetta anche nei periodi di
scarsa affluenza turistica, aderendo in tal modo agli sforzi di
promozione dell'area stessa.
Controllo dei trasporti
Gli spostamenti all'interno e verso l'area protetta dovranno essere
effettuati principalmente mediante i trasporti collettivi, a piedi o in
bicicletta. A questo scopo, l'impresa indicherà ai clienti i trasporti
collettivi esistenti per raggiungere i siti di destinazione. Si sforzerà
anche di organizzare gli appuntamenti dalle stazioni o genericamente
dai punti di arrivo grazie a tali mezzi di trasporto.
Peraltro, i divertimenti in macchina sono esclusi dai prodotti turistici
quando sono utilizzati per il tempo libero (veicoli per il tempo libero,
4x4, ecc.).
Gestione e integrazione delle attrezzature turistiche
Allo
scopo
di
sostenere
gli
sforzi
miranti
alla
valorizzazione
dell'architettura locale condotti dal territorio, l'impresa privilegierà gli
alloggi caratteristici, ben integrati con l'ambiente paesaggistico.
48
Approvare l'impegno dell'impresa che organizza i viaggi
L'impresa sottoporrà la propria strategia e il proprio programma di
azioni alla commissione europea di valutazione, la quale deciderà
sulla qualità del progetto.
Per quanto concerne le prestazioni che si svolgono nelle aree protette
co-firmatarie, l'offerta dell'impresa dovrà rispondere alla esigenze
stabilite della Carta europea del turismo durevole. Per quanto
riguarda la sua offerta globale, l'impresa dovrà agire rispettando
l'etica dello sviluppo turistico durevole.
Il contratto che vincola l'impresa sarà firmato con l'autorità che
gestisce ogni area protetta e la commissione europea di valutazione.
Valutare
L'impresa si impegna a controllare e a valutare i risultati della propria
strategia e del proprio programma di azioni per mezzo di un quadro di
strumenti annuale trasmesso all'area protetta interessata dalle
prestazioni offerte.
Si impegna a distribuire in maniera sistematica un questionario ai
clienti, sulla loro soddisfazione, i cui risultati verranno inviati alla
commissione europea di valutazione. Qualora la Carta non venga
rispettata, la commissione europea di valutazione invierà un esperto,
incaricato di testare il prodotto.
Rinnovare l'adesione alla Carta
Il procedimento per rinnovare l'adesione alla Carta è identico a quello
seguito per la prima adesione. Questa avrà scadenza annuale.
49
IL PARCO DEL DELTA DEL PO
Viaggiando lungo il litorale padano ci si imbatte in un paesaggio
stupefacente, caratterizzato da una natura infinitamente dolce ed
altera al tempo stesso, dove porticcioli della costa penetrano
gradatamente verso una campagna in cui l’agricoltura ha imparato
a convivere in perfetta armonia con l’ambiente. Siamo nel Parco del
Delta del Po, 60.000 ettari di territorio che offre un paesaggio quasi
“surreale” e che costituisce la riserva naturale più grande
dell’Emilia Romagna.
Istituito con la legge regionale n° 27 del 2 luglio 1988, è gestito dal
1996 dal Consorzio del Parco Regionale del Delta del Po.
Questo territorio rientra nella definizione di “zona umida”, così
come definito alla conferenza di Ramsar (Iran) nel 1971, ovvero “
aree palustri, acquitrinose o torbose o comunque specchi d’acqua,
naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua ferma o
corrente, dolce o salmastra o salata, compresi i tratti di mare la cui
profondità non ecceda i 6 metri con la bassa marea”.
In queste zone i fattori ambientali e le comunità di organismi
viventi sono legati da un complesso e delicatissimo sistema di
relazioni in cui ogni elemento può essere o meno pesantemente
influenzato dagli altri. Queste aree di terreno allagate sono tra le
zone del pianeta più “ricche di vita”, quelle dove la vita si manifesta
a ritmo più veloce e in quantità maggiore.2
La fauna del parco è caratterizzata da specie sottoposte a
particolare tutela di conservazione e monitoraggio, come pesci,
anfibi, rettili, uccelli nidificanti e mammiferi; mentre la flora è ricca
di specie rare come, per elencarne alcune, la felce palustre, il cisto
rosso, l’apocino, il limonio e l’orchide.
2
“Selezione delle attività del parco 1996/1999” – Consorzio del Parco Regionale del Delta
del Po.
50
Il Parco del Delta del Po comprende un territorio che, proprio in
ragione delle peculiarità dei luoghi, è suddiviso in sei “stazioni”:
Volano – Mesola – e Goro
Centro storico di Comacchio
Valli di Comacchio
Pineta di San vitale e Piallasse di Ravenna
Pineta di Classe e Salina di Cervia
Campotto di Argenta
Le Stazioni sono ambiti unitari, regolamentati al fine di garantire e
promuovere, in forma unitaria e coordinata, la conservazione, la
riqualificazione e la valorizzazione dell’ambiente naturale e storico,
del territorio e del paesaggio del Delta del Po ed in particolare delle
zone umide di importanza internazionale, per scopi culturali,
scientifici, didattici economici e sociali.
3
LA FLORA E LA FAUNA DEL PARCO4
La vegetazione del parco è costituita da circa 900 specie di piante
superiori, tra le quali se ne trovano alcune di notevole interesse e
rarità. L’elenco delle specie maggiormente interessanti ed il loro
habitat relativo sono esposte nella tabella seguente:
3
“Piano territoriale di stazione Pineta di Classe e Salina di Cervia – Norme di attuazione “ –
Amministrazione Provinciale di Ravenna.
4
“Piano territoriale di stazione Capotto di Argenta – Norme di attuazione “ –
51
Specie
Salvinia natans
Thelypteris palustris
Bassia hirsuta
Salicornia veneta
Halocnemum
strobilaceum
Cistus incanus
Nymphaea alba
Rhamnus alaternus
Trapa natans
Limonium bellidifolium
Nome Italiano
Erba pesce
Felce palustre
Granata irsuta
Salicornia veneta
Salicornia strobilacea
Limonium serotinum
Trachomitum venetum
Urticularia vulgaris
Urticularia australis
Plantago altissima
Plantago cornuti
Centaurea tommasinii
Baldellia ranunculoides
Sagittaria sagittifolia
Allium suaveolens
Leucojum aestivum
Orchis laxiflora
Orchis palustris
Epipactis palustris
Limonio comune
Apocino veneziano
Erba vescica
Habitat
Paludi d’acqua dolce
Boschi igrofili
Bordi di lagune
Fanghi salmastri
Stagni
salmastri
temporanei
Dune consolidate
Paludi d’acqua dolce
Boschi termofili
Lanche fluviali
Suoli fortemente salati e
aridi
Suoli salmastri umidi
Dune consolidate
Paludi d’acqua dolce
Piantaggine palustre
Piantaggine di Cornut
Fiordaliso di Tommasini
Mestolaccia ranunculoide
Sagittaria comune
Aglio odoroso
Campanellini estivi
Orchide acquatica
Orchide palustre
Elleborine palustre
Prati umidi
Stagni salmastri
Dune consolidate
Prati umidi
Paludi d’acqua dolce
Bassure umide
Boschi igrofili
Paludi e prati umidi
Paludi e prati umidi
Paludi e prati umidi
Cisto rosso
Ninfea bianca
Alaterno
Castagna d’acqua
Limonio del Caspio
Tra le specie che compongono la fauna del parco spiccano gli uccelli i
quali, presenti in numero consistente, costituiscono una delle
maggiori attrazioni del Delta del PO.
Le specie animali che popolano le varie aree del parco sono state
suddivise nei seguenti gruppi:
Specie
prioritarie
da
sottoporre
a
particolare
conservazione e monitoraggio
Pesci
Storione del PO (Acipenser naccarii)
Storione comune (Acipenser sturio)
Triotto (Rutilus eythrophthalmus)
Nono (Aphanius fasciatus)
Spinarello (Gasterosteus aculeatus)
Ghiozzetto cenerino (Pomatoschistus canestrini)
Ghiozzetto di laguna (Knipowitschia panizzae)
52
tutela,
interventi
di
Anfibi
Rana di Lataste (Rana latastei)
Rettili
Testuggine terrestre (Testudo hermanni)
Testuggine palustre (Emys orbicularis)
Uccelli nidificanti
Marangone minore (Phalacrocorax pygmaeus)
Tarabuso (Botaurus stellaris)
Nitticora (Nycticorax nycticorax)
Sgarza Ciuffetto (Ardeola ralloides)
Airone bianco maggiore (Egretta alba)
Garzetta (Egretta garzetta)
Airone rosso (Ardea purpurea)
Spatola (Platalea leucorodia)
Mignattaio (Plegadis falcinellus)
Volpoca (Tadorna tadorna)
Marzaiola (Anas querquedula)
Canapiglia (Anas strepera)
Moretta tabaccata (Aythya nyroca)
Falco di palude (Circus aeruginosus)
Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus)
Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus)
Avocetta (Recurvirostra avosetta)
Pernice di mare (Glareola pratincola)
Fratino (Charadrius alexandrinus)
Gabbiano corallino (Larus melanocephalus)
Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica)
Fraticello (Sterna albifrons)
Sterna comune (Sterna hirundo)
Beccapesci (Sterna sandvicensis)
Mignattino piombato (Chlidonias hybridus)
Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon)
Basettino (Panarus biarmicus)
Mammiferi
Vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteini)
Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus)
Nottola (Nyctalus noctula)
Barbastello (Barbastella barbastellus)
53
Puzzola (Mustela putorius)
Cervo nobile (Cervus elaphus)
Specie estinte da reintrodurre o di cui favorire la ricomparsa e specie in fase
di colonizzazione
Anfibi
Pelobate fosco (Pelobates fuscus)
Uccelli nidificanti
Cicogna bianca (Ciconia ciconia)
Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber)
Oca selvatica (Anser anser)
Beccaccino (Gallinago gallinago)
Averla cenerina (Lanius minor)
Mammiferi
Lontra (Lutra lutra)
Capriolo (Capreolus capreolus)
Razze domestiche di cui incentivare l’allevamento brado
Cavallo del Delta
Bovino di razza romagnola
Pecora domestica
LE RISERVE NATURALI E I SITI DI INTERESSE COMUNITARIO
Alcune particolari zone del parco, per le loro caratteristiche di alto
valore naturalistico sono state dichiarate Riserve Naturali dello Stato
(R.N.S.) o hanno avuto il consenso da parte della CE per essere
indicate come i siti di interesse comunitario (S.I.C.) nell’ambito della
direttiva Habitat.
In particolare queste aree del parco sono:
54
Riserve Naturali dello Stato
1
2
3
4
5
6
7
Saline di Comacchio
Pineta Demaniale Po di Volano
Valle di Gorino
Sacca di Bellocchio
Foce torrente Bevano
Saline di Cervia
Bosco della Mesola
Siti di Interesse Comunitario
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Sacca di Goro – Po di Goro – Valle Dindona –
Foce del Po di Volano
Valle Bertuzzi – Valle Canneviè Porticino
Valli di Comacchio
Vene di Bellocchio – Sacca di Bellocchio – Foce
del fiume Reno – Pineta di Bellocchio
Valle Santa e Valle di Campotto
Punte Alberete – Valle Mandriole
Bardello
Piallassa della Baiona
Pineta San Vitale – bassa del Pirottolo
Ortazzo- Ortazzino – Foce del Bevano – Foce
Fiumi Uniti – Pineta Ramazzotti – Pineta di
Savio – Litorale da Lido di Dante a Lido di
Classe
55
I VINCOLI CHE REGOLAMENTANO LE ATTIVITÀ NELL’AREA DEL PARCO
Secondo quanto riportato nella Direttiva Habitat C.E.E 92/43 e
D.P.R. n° 357 del 8/8/97, lo scopo principale del Parco è
sicuramente quello di “conservare e aumentare la biodiversità di
una particolare area, a
garanzia della vita stessa delle aree
limitrofe, ovvero costituire una riserva biogenetica di grande valore
delle specie vigenti. Quando i Parchi, però, ricadono in aree
antropizzate, come il delta del Po e la costa Adriatica è inevitabile
che per raggiungere quello scopo, “salvaguardare la natura”, si
debbano
sviluppare
politiche,
non
di
pura
conservazione
naturalistica, ma trasformare i “vincoli cautelativi” in progetti di
sviluppo ecosostenibili. L’equilibrio terra-acqua dipende dall’uomo
del delta del Po e quindi è solo l’uomo che, con una pianificazione e
programmazione intelligente può governare la fragilità e la
ricchezza di questi siti, amministrando le risorse di un luogo.
Obiettivo dello sviluppo locale non può che essere quello di
trasformare ciò che è sempre stato un disvalore in vantaggio. Il
parco, quindi, più che un’area protetta è un’area da proteggere e
nello stesso tempo un distretto economico.
5
Per questi motivi e per l’esigenza di regolamentare le attività
economiche ed ambientali nel parco, sono stati realizzati i “Piani
territoriali di Stazione” che costituiscono i fondamenti e il
riferimento per tutto ciò che interessa le aree del parco del delta.
I PIANI TERRITORIALI DI STAZIONE
I Piani territoriali di Stazione costituiscono i progetti generali e
definiscono il quadro dell’assetto del territorio ricompreso nel suo
perimetro, indica gli obiettivi generali e di settore, le priorità, e
precisa i vincoli, le incentivazioni, gli indirizzi e le destinazioni da
osservare sul territorio in relazione ai diversi usi. Essi precisano
5
Selezione delle attività del Parco 1996/1999 “Le risorse e i progetti del parco” – Consorzio del
Parco Regionale del Delta del Po
56
l’articolazione di “zone territoriali omogenee” in relazione agli usi
funzionali e produttivi.
Tali zone sono:
“A” – Zone di protezione integrale
“B” – Zone di protezione generale
“C” – Zone di protezione ambientale
“D” – Zone di Pre-parco
Ogni stazione ha adottato una propria zonizzazione che può essere
modificata dagli stessi Enti che hanno adottato i Piani di Stazione
relativi, su proposta dell’Ente di gestione del Parco e a seguito di
verifica triennale dello stato di attuazione. Le riclassificazioni di
zona possono avvenire solo con il passaggio a zona con tutela
superiore a quella di partenza.
ZONE “A”:
zone di protezione integrale
Come dice la definizione, sono zone finalizzate alla protezione
dell’ambiente naturale nella sua integrità.
In
tali
zone
sono
ammessi
esclusivamente
interventi
per
l’osservazione a scopi scientifici e didattici, previa autorizzazione
dell’Ente di gestione del Parco . Per le zone di protezione integrale
in cui esistano manufatti ritenuti dall’Ente stesso utili alle finalità
di protezione ambientale, l’Ente stesso può disporre gli interventi di
ordinaria o straordinaria manutenzione necessari.
Sono, inoltre, ammessi interventi di manutenzione dei canali e di
sfalcio
della
vegetazione
esclusivamente
per
assicurare
la
salvaguardia e conservazione degli ambienti naturali esistenti.
ZONE “B”:
zone di protezione generale
Sono finalizzate alla rigorosa protezione del suolo, del sottosuolo,
delle acque, della vegetazione e della fauna. In tali zone è vietato
costruire nuove opere edilizie, ampliare costruzioni esistenti ed
eseguire opere di trasformazione del territorio che non siano
specificamente rivolte alla tutela del’ambiente e del paesaggio. Sono
57
consentite le attività agricole, silvo-colturali, zootecniche ed ittiche
non
intensive,
agrituristiche
ed
escursionistiche
nonché
le
infrastrutture necessarie al loro svolgimento. Per i capanni
esistenti e regolarmente autorizzati alla data di
adozione del
presente piano territoriale sono ammessi l’ordinaria e straordinaria
manutenzione, nonché il trasferimento per esigenze di pubblica
utilità.
ZONE “C”:
zone di protezione ambientale
Tali zone sono finalizzate alla protezione ambientale. In esse sono
consentite attività agricole, forestali, zootecniche non intensive ed
altre attività compatibili nel rispetto delle finalità generali e della
normativa
del
parco.
Sono
consentite
le
costruzioni
e
le
trasformazioni edilizie compatibili con la valorizzazione dei fini
istitutivi del parco e delle attività consentite. Nelle aree di salina,
classificate di protezione ambientale, sono ammesse anche le
attività e gli interventi connessi alla produzione di sale marino
secondo procedimenti di naturale evaporazione e tutte quelle
attività ed interventi integrativi e/o derivati dalla produzione di sale
marino. Per i capanni esistenti e regolarmente autorizzati sono
ammessi l’ordinaria e straordinaria manutenzione, nonché il
trasferimento per esigenze di pubblica utilità.
ZONE “D”:
zone di “Pre-parco”
Le Zone “D” sono suddivise in zone “D1”, di salvaguardia
ambientale, comprendenti aree con caratteristiche naturali o da
recuperare a fini ambientali, e zone “D2”, di salvaguardia agricola,
comprendenti terreni coltivati. In tali zone le attività economiche,
sociali, ricreative e culturali, dovranno essere esercitate in modo
tale che non siano in contrasto con i fini fondamentali del parco.
Nelle zone “D1” sono confermate le prescrizioni valide per le zone
“C”, fatta eccezione per la possibilità di esercitare anche l’attività
venatoria. In esse sono pertanto consentite attività agricole
58
compreso orticoltura e vitivinicoltura, forestali, zootecniche e
ittiche non intensive, attività agrituristiche, escursionistiche ed
attività sportive e del tempo libero, termali e socio-sanitarie,
purché non comportino riduzioni o alterazioni delle aree umide,
boscate o dunose di foce. Sono altresì consentite la manutenzione
ordinaria e straordinaria e la ristrutturazione dei capanni da pesca
e da caccia esistenti e regolarmente autorizzati, nonché il loro
trasferimento, per esigenze di pubblica utilità.
Nelle zone “D2”, oltre a quanto previsto nelle zone “D1”, i Comuni
territorialmente competenti possono individuare ulteriori
aree a
destinazione d’uso extra-agricola, solamente ove si dimostri
l’esistenza di quote di fabbisogno non altrimenti soddisfacibili.
Nelle
zone
di
pre-parco
sono
ammessi
gli
interventi
di
manutenzione dei corsi d’acqua artificiali ai fini del mantenimento
dell’efficienza del sistema di drenaggio.
Le zone di parco costituiscono l’ambito di competenza diretta
dell’Ente di Gestione. Qualunque soggetto diverso dall’Ente Parco
che intenda, a qualsiasi titolo, effettuare interventi che comportino
la trasformazione dei suoli, la modifica e/o il potenziamento delle
attività in essere, la realizzazione di nuove opere infrastrutturali o
di nuovi manufatti, nonché gli interventi sugli immobili e sulle
strutture esistenti che eccedano la ordinaria manutenzione, è
tenuto ad acquisire il parere vincolante dell’Ente Parco medesimo.
Nelle zone di Parco la fauna autoctona e l’avifauna di passo sono
rigorosamente protette; sono pertanto vietate:
-
l’attività venatoria in ogni sua forma;
-
la raccolta e la distribuzione di uova e di nidi con nidificazione
in atto;
-
la cattura di animali appartenenti alla fauna autoctona, fatta
eccezione per quella ittica e di topi, ratti e talpe negli edifici di
abitazione e nelle strutture ricettive e loro pertinenze; sono
inoltre ammessi interventi di controllo sulle popolazioni di
59
invertebrati
parassiti
delle
coltivazioni
agricole
o
della
vegetazione presente nelle aree di parco.
Nelle zone di Parco
è vietata la raccolta o il danneggiamento di
qualsiasi esemplare delle specie vegetali spontanee. Per le sole zone
“C”, il divieto non è applicato ai casi in cui tali azioni siano
inscindibilmente
connesse
alle
comuni
attività
agricole
e
zootecniche, di restauro del paesaggio, di normale tenuta di orti e
giardini, alla ordinaria manutenzione della viabilità.
La raccolta di tartufi, funghi epigei e di prodotti del sottobosco è
ammessa ma comunque regolata da specifici regolamenti.
Le aree Pre-Parco comprendono di norma zone agricole normali od
aree a consistente e diffusa presenza antropica, ovvero zone vallive
e
marine
destinate
prevalentemente
e
tradizionalmente
alla
itticoltura, piscicoltura, maricoltura e molluschicoltura. In queste
aree sono da favorire e sostenere tutti gli interventi volti alla
progressiva
valorizzazione
ambientale
del
territorio,
alla
salvaguardia dei caratteri originari degli insediamenti umani e di
quelli
della
pesca
tradizionale,
alle
evidenziazione
delle
trasformazioni conseguenti alla attività di bonifica storica; a tal fine
sono indicate come aree prioritarie per la localizzazione dei
finanziamenti locali, regionali, nazionali e comunitari destinati al
miglioramento delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche ed
al
mantenimento
ambientale,
alla
delle
attività
riconversione
produttive
di
a
quelle
basso
impatto
esistenti,
alla
sperimentazione di nuove attività agricole, produttive, turistiche
compatibili con la qualità delle risorse naturali esistenti nel Parco e
coerenti con le aspettative delle popolazioni locali
Il regolamento del Parco definisce le modalità di accesso ai singoli
percorsi veicolari, non veicolari e fluviali nonché le prescrizioni da
rispettare nelle aree di sosta su di essi collocate. La segnaletica dei
percorsi dovrà essere contenuta al necessario ed uniformata alle
60
indicazioni regionali per l’informazione all’interno dei parchi e
riserve naturali.
Nel Pre-Parco l’esercizio venatorio è ammesso in regime di caccia
speciale, secondo le indicazioni delle vigenti leggi di settore; mentre
l’esercizio della pesca non professionale potrà avvenire solo nel
rispetto degli spazi e dei regolamenti fissati dalle autorità
competenti.
6
Nelle zone “A”, “B” e “C” sono vietate installazioni pubblicitarie di
qualsiasi tipo, permanenti o provvisorie, ad eccezione di quelle
poste a cura dell’ente di gestione per la eventuale segnalazione dei
servizi di pubblico interesse.
Nelle zone “D” pre-parco il divieto si applica a tutte le aree esterne
ai perimetri del territorio urbanizzato, ad eccezione selle insegne e
delle indicazioni segnaletiche relative alle attività produttive ed ai
servizi pubblici e privati ivi esistenti, nonché delle indicazioni
segnaletiche aventi finalità turistica. I Comuni competenti per
territorio provvedono alla integrazione dei propri regolamenti edilizi
con norme a fine di garantire un’omogeneità di immagine.7
LA DISCIPLINA DEI “CAPANNI” E I CRITERI PER LA PESCA SPORTIVA E RICREATIVA
Nel territorio del Parco vengono individuate zone a diversa
regolamentazione, ovvero ambiti fisico morfologici che richiedono
comportamenti antropici differenziati. Le zone ittiche, quindi,
vengono così differenziate:
6
7
“Piano territoriale di stazione Volano – Mesola - Goro – Norme di attuazione “ –
“Piano territoriale di stazione Pineta di San Vitale e Piallasse di Ravenna – Norme di attuazione “
61
FOCI
LOCALITA’
Foce
Foce
Foce
Foce
del
del
del
del
Po di Goro (FE)
Po di Volano (FE)
Reno (RA)
Bevano (RA)
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
X
X
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Foce del Lamone (RA)
Foce dei Fiumi Uniti (RA)
Foce del Savio (RA)
X
X
X
CORSI D’ACQUA DI COLLEGAMENTO TRA IL MARE E LE VALLI SALMASTRE
LOCALITA’
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Stazione Volano-Mesola-Goro (FE)
Canale fra Foce Volano e Lago
Con tutti i tipi di rete a
Con Canna
di Volano
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Gorgadello
Con Canna
bilancia
Stazione Valli di Comacchio (FE-RA)
Con tutti i tipi di rete a
Vallette
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Foce
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Baion
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Logonovo
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Delle Vene (tratto 1 fuori Parco)
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Delle Vene (tratto 2)
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Confina
Con Canna
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
Bellocchio
Con Canna
bilancia
Stazione Comacchio-Centro Storico (FE)
Relitto Pallotta
X
Canale Navigabile-angolo Ovest
X
Fattibello
Stazione Pineta di S. Vitale e Piallasse Ravenna (RA)
Candiano – tratto asta portuale
Con tutti i tipi di rete a
Con Canna
bilancia
Stazione Pineta di Classe e Saline di Cervia (RA)
Del Pino
Con reti a bilancione
Con canna a
bilancia
Della Bova
Con reti a bilancione
Con canna a
bilancia
Porto Canale
Con reti a bilancione
Con canna a
bilancia
62
VALLI SALMASTRE INTERNE
LOCALITA’
Valle Cantone, Valle Bertuzzi,
Valle Nuova (FE)
Valli Porticino-Canneviè (FE)
Valli di Comacchio (FE-RA)
Valle Spavola (FE)
Valle Capre (FE)
Valle di Bellocchio (FE-RA)
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
Con Canna
Con Canna
Con qualsiasi attrezzo
LAGUNE IN COLLEGAMENTO CON IL MARE
LOCALITA’
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
X
X
X
X
X
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Sacca di Goro (FE)
Piallasse della Baiona (RA)
Piallassa del Piombone (RA)
Fattibello (FE)
Molino (FE)
STAGNI SALMASTRI COSTIERI E SALINE
LOCALITA’
Stagni di Foce Volano (FE)
Sacca di Bellocchio (FE-RA)
Ortazzo e Ortazzino (RA)
Saline di Cervia (RA)
Saline di Comacchio (FE)
Con
Con
Con
Con
Con
qualsiasi attrezzo
qualsiasi attrezzo
qualsiasi attrezzo
qualsiasi attrezzo
qualsiasi attrezzo
PALUDI INTERNE D’ACQUA DOLCE O DEBOLMENTE SALMASTRE
LOCALITA’
Valle Zavelea (FE)
Valle Campotto (FE)
Bassarone (FE)
Valle Santa (FE)
Valle Mandriole (RA)
Punte Alberete (RA)
Bardello (RA)
Bassa del Pirottolo (RA)
PESCA VIETATA
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
63
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Con Canna
CORSI D’ACQUA CHE ALIMENTANO DIRETTAMENTE LE PALUDI DI ACQUA DOLCE
LOCALITA’
Torrente Idice tra la S.P.
Cardinala e la confluenza con il
Reno (FE)
Riva sinistra torrente Sillaro tra
S.P. Cardinala e la confluenza
con il Reno (FE)
Riva destra fiume Reno tra S.P.
Cardinala e la confluenza con
Idice e Sillaro (FE)
Fiume Lamone a monte della
S.S. Romea fino al limite ovest
di Valle Mandriole (RA)
Riva sinistra canale Fossatone
(RA)
PESCA VIETATA
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Con qualsiasi attrezzo
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
Con Canna
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
Con qualsiasi attrezzo
LANCHE E PALUDI MARGINALI AI CORSI D’ACQUA FLUVIALI
LOCALITA’
Valle Dindona (FE)
Lanche del Po di Goro (FE)
PESCA VIETATA
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
Con tutti i tipi di rete a
bilancia
PESCA
REGOLAMENTA
TA
Con Canna
Con Canna
Negli ambiti dove la pesca risulta “regolamentata”, possono essere
insediate e/o mantenute strutture relative a “capanni da pesca”.
Il Capanno da pesca è una struttura “in precario” ovvero, correlata,
nella durata, alla persistenza del titolo concessorio del terreno,
costruita su palafitte o su elementi galleggianti opportunamente
ormeggiati, adibita al ricovero degli attrezzi per la pesca e di
persone. L’uso del capanno è finalizzato all’attività di pesca,
specificatamente ne è vietato l’utilizzo a fini abitativi anche a
carattere temporaneo.
Per quanto riguarda le aree di pertinenza dei capanni da pesca,
inoltre, vige il divieto di allevare, sia allo stato libero che in stie o
recinti, polli, anatre, conigli e altri animali da cortile , i quali
alterano la vegetazione dei dossi e delle rive e compromettono le
64
possibilità di nidificazione e sosta agli uccelli selvatici. Infine, non è
concessa la possibilità di realizzare nuovi posti di pesca, mediante
sfalcio, potatura e asportazione della vegetazione ripariale e
acquatica, in particolare lungo i fiumi.
65
LE PRINCIPALI ATTIVITA’ECONOMICHE DI SFRUTTAMENTO
AMBIENTALE ESISTENTI NEL PARCO
PESCA ED ACQUACOLTURA
Nel Parco del Delta l’attività di pesca è legata sia al mare quanto alle
acque interne. Il problema principale di questa attività non è tanto
l’uscita in mare e la possibilità di pescare in acque aperte, quanto la
disponibilità di pesce e la possibilità di pescare in valle.
Come
detto
precedentemente
infatti
la
pesca
professionale
è
considerata una pratica da tutelare ma è permessa esclusivamente
nelle acque classificate di categoria A (protezione integrale) e B
(protezione generale) e regolamentata dalla L. R. 29/93 in merito agli
attrezzi da pesca i quali possono facilmente causare la morte di
specie d’interesse conservazionistico ed è, in alcuni casi, da evitare.
In queste acque anche la raccolta dei molluschi è considerata pesca
professionale, ma è spesso causa di deterioramento dei fondali con
danneggiamento e compromissione delle comunità bentoniche dovuto
al rastrellamento e alla movimentazione del fondo.
Per quanto riguarda l’acquacoltura, nel Parco del Delta sono diffuse
per lo più la piscicoltura e la molluschicoltura di carattere estensivo.
La fauna ittica delle valli è composta da specie eurialine ed euriterme
migratrici o sedentarie. Interessanti dal punto di vista economico
sono tradizionalmente le specie migratrici tipiche dell’ambiente
vallivo, quali l’orata (Sparus aurata), la spigola (Dicentrachus labrax),
l’anguilla (Anguilla anguilla), le diverse specie di cefali (Mugil
cephalus, Chelon labrosus e Liza spp.), altre specie migratrici
occasionali come la passera (Platicthys flesus), la sogliola (Solea
vulgaris) ed il rombo (Scophthalmus rombus).
Storicamente la specie tipica delle Valli di Comacchio è l’anguilla, la
quale resa unitaria si aggira attorno ai 14 kg/ha tanto che l’intero
complesso vallivo (un tempo otre 500.000 ha) produceva una
66
quantità totale di anguille notevole, tanto da fare di Comacchio la
capitale europea dell’anguilla.8
AGRICOLTURA
Le province, Ferrara e Ravenna, interessate dal Parco del Delta sono
entrambe caratterizzate da un’agricoltura fiorente e ben sviluppata.
Nonostante le tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente vengano
utilizzate da anni; testimone ne è l’ampia superficie sulla quale è
stato applicato il Reg. CEE 2078/92; esistono ancora ampie superfici
coltivate in modo tradizionale.
Le colture prodotte sono per lo più ortofrutticoli e cereali, anche se
risulta piuttosto rilevante la coltivazione di barbabietola e soia,
soprattutto nel ferrarese.
Per fornire qualche dato della produzione agricola nelle due province
si riportano alcuni dati statistici relativi alle produzioni.9
COLTIVAZIONI LEGNOSE AGRARIE
COLTURA
FE
Ql.
13.750
54.150
1.026.794
132.525
2.126.718
256.624
76.780
174.685
3.862.020
Actinidia
Albicocche
Mele
Nettarine
Pere
Pesche
Susine
Uva da vino
TOT.
8
RA
Ql.
370.025
148.000
220.800
1.900.000
428.485
1.056.000
180.500
2.635.000
6.938.810
“Le aziende di pesca ed acquacoltura nel Parco del delta del Po” Programma INTERREG II C
1997/1999 – Regione Emilia Romagna.
67
CEREALI
COLTURA
FE
Ql.
5.472
476.000
1.312.000
4.352.180
38.080
357.300
192.600
13.467.264
RA
Ql.
/
238.700
1.232.000
424.250
142.000
/
398.600
2.435.550
FE
RA
Ql.
Ql.
7.802.592
4.473.740
75.950
35.990
Soia
960.000
/
TOT.
8.838.542
4.509.730
Avena
Frumento duro
Frumento tenero
Mais
Orzo
Riso
Sorgo
TOT.
COLTURE INDUSTRIALI
COLTURA
Barbabietola da zucchero
Semi di Girasole
COLTIVAZIONI ORTICOLE IN PIENO CAMPO
COLTURA
FE
Ql.
1.110.112
21.600
182.400
594.000
24.948
308.000
158.000
55.800
4.325.000
40.950
6.820.810
Carote
Cavoli
Cipolle
Cocomeri
Fagioli
Meloni
Patate
Piselli
Pomodori
Zucchine
TOT.
9
RA
Ql.
/
/
31.200
/
24.500
22.700
38.500
40.300
393.00
/
550.200
“Statistiche agrarie – 2000” Regione Emilia Romagna – Assessorato agricoltura, ambiente e
sviluppo sostenibile – Servizio Piani e Programmi
68
FE
Ql.
Foraggiere temporanee
Foraggiere permanenti
6.102.600
72.000
RA
Ha
Ql.
Ha
13.120 9.000.000 20.000
530
204.000
2.100
TURISMO 10
Il Parco del Delta del Po, comprendendo parte del territorio e della
costa delle province di Ferrara
e Ravenna, è caratterizzato da un
turismo che mostra le stesse caratteristiche e gli stessi andamenti del
turismo regionale. E’ , quindi, caratterizzato da una forte presenza
durante i mesi estivi, anche se si assiste ad un buon richiamo anche
nei mesi primaverili ed autunnali grazie alle città d’arte che offrono
ottime attrazioni per i turisti in cerca di cultura.
Dalle ultime indagini, risalenti all’anno 2000, si evidenzia come 7
turisti su 10 frequenti abitualmente le località balneari della zona, e
di questi circa il 33,7% trascorre qui le proprie vacanze da almeno 10
anni. Fra le località che possono vantare il maggiore livello di “fedeltà”
sono i Lidi di Comacchio e la costa RAVENNATE (LIDI DI Ravenna e
in parte il litorale di Cervia). Nonostante l’elevata fedeltà dei turisti in
questa zona, per lo più giustificata dal fatto che la clientela possiede
una seconda casa in queste zone, si assiste anche ad un buon livello
di ricambio dovuto a circa il 17 % di nuovi arrivi che costituiscono
una buona possibilità di sviluppo per il futuro. La tabella seguente
offre una descrizione numerica del fenomeno:
10
“2000 – La riviera dell’Emilia – Romagna : perché è meglio” – Osservatorio turistico Regionale
69
TIPOLOGIE DI TURIMO
Lidi di Comacchio
Lidi di Ravenna
Per la prima
volta
6,7 %
15,5 %
Già stato in
passato
8,9 %
8,9 %
Frequentatore
abituale
84,4 %
75,6 %
Se diamo un’occhiata all’età dei turisti si nota che buona parte dei
turisti che frequentano queste zone sono giovani (sotto i 45 anni) ed
in vacanza per la prima volta, mentre le persone oltre i 45 anni sono
per lo più frequentatori abituali.
L’ETÀ DEI TURISTI IN VACANZA
Lidi di Comacchio
Lidi di Ravenna
Fino a 25 Da 26 a 44 Da 45 a 64
anni
anni
anni
12,2 %
40,0 %
37,8 %
8,9 %
48,9 %
28,9 %
Oltre 64
anni
10,0 %
13,3 %
NUOVI, RICONQUISTATI E ABITUALI RISPETTO ALL’ETÀ
Lidi di Comacchio
Lidi di Ravenna
Fino a Da 26 a Da 45 a Oltre
Media
25 anni 44 anni 64 anni 64 anni campione
40,5 % 16,5 %
6,7 %
2,2 %
17,1 %
15,8 % 17,4 % 10,0 %
7,9 %
13,9 %
Un trend sempre più consistente è il “travaso” dei turisti dagli alloggi
privati verso gli alberghi, fenomeno dovuto per lo più ad una politica
commerciale che ha condotto a prezzi più ragionevoli.
Qualunque sia la tipologia del turismo, si evice anche che chi viene in
vacanza non è quasi mai solo ma, nella maggior parte dei casi, lo fa
insieme alla famiglia o ai parenti.
Indicativamente i valori sono i seguenti:
•
con il partner (25,5 %)
•
con il partner e i figli (24,4 %)
•
con i parenti (19,8 %)
•
con i figli (3,3 %)
Le motivazioni che portano un turista a scegliere una zona rispetto ad
un’altra sono indicazioni estremamente importanti per il marketing,
70
in quanto consente di modificare o confermare l’offerta in base alle
attese di mercato.
L’elemento che compare con più frequenza come prima motivazione di
scelta risulta la facile accessibilità.
L’abitudine caratterizza in particolare i Lidi di Comacchio, i Lidi di
Ravenna e Cervia - Milano Marittima, località in cui si riscontra una
consistente presenza di seconde case.
Non mancano i turisti che prediligono i Lidi di Comacchio e Cervia –
Milano Marittima perché qui trovano un ambiente adatto a famiglie e
bambini. Infine, la qualità dell’ospitalità è citata solo marginalmente
come motivazione per i Lidi di Ravenna.
LE ATTRAZIONI DEL PARCO11
Oasi di Canneviè
E' una piccola valle salmastra di 70 ettari sottratta alla bonifica di
Valle Gaffaro. E' ubicata in prossimità dell'abitato di Volano, tra il
Gran Bosco della Mesola, il Po di Volano e gli scanni della foce.
Nei pochi affioramenti sabbiosi di antiche dune cresce il Leccio. Vi
nidifica in modeste quantità l'Airone rosso.
Gli uccelli di passo sono assai più numerosi ed annoverano
principalmente Anatre. Tra i pesci vi sono Cefali e Anguille.
Particolarmente caratteristici il Casone di Porticino e la vecchia
Stazione di Pesca di Canneviè, recentemente restaurata e adibita a
ristoro. La valle è organizzata a Oasi Naturalistica, con percorsi che
permettono di accedere all'interno.
Valle Bertuzzi
Ha una superficie di 2.000. E' caratterizzata da numerosi dossi
pressochè paralleli che l'attraversano nel senso da Sud a Nord,
alcuni ricoperti da veri e propri boschetti di Leccio.
11
Dati estratti dal sito internet : www.parks.it
71
La fauna ittica è ricca prevalentemente di Cefali, Anguille e
Branzini. La presenza di Svassi, Aironi (tra i quali anche l'Airone
bianco maggiore), Fenicotteri (stanziali ma non ancora nidificanti),
Anatidi, Limicoli, Rallidi e Gabbiani caratterizza la valle in tutti i
periodi dell'anno. Vi nidificano la Garzetta ed il Cormorano.
A quelle vallive si aggiungono le specie di uccelli tipiche di selva e
prateria quali la Cornacchia, la Gazza, l'Averla piccola, la
Cutrettola e il Fringuello. Imponenti sono i lavorieri e il casone di
pesca di Valle Bertuzzi.
Lago delle Nazioni
E' il risultato di scavi ed opere idrauliche. Questo bacino è
salmastro e vi si esercita la pesca estensiva di Anguille e di Cefali.
Nel periodo estivo è utilizzato per sport velici e remieri.
Ha una superficie di un centinaio di ettari ai quali vanno aggiunti,
al fine di delimitare un comparto naturalistico con caratteristiche
diverse ma tra loro integrate, i settanta ettari del contiguo
allevamento brado di Tori e Cavalli Camargue-Delta.
La vegetazione è costituita prevalentemente da Cannuccia di
palude sulle sponde del lago, e da Giunchi, con presenze di
Orchidee palustri e piante officinali.
Tra le specie più comuni il Tuffetto, il Germano, la Folaga, il Martin
pescatore.
Nel vicino allevamento sono numerosi i Cavalieri d'Italia, le
Garzette e gli Aironi cenerini. Da alcuni anni si notano anche
alcune coppie di Aironi guardabuoi, la cui presenza è certamente
dovuta al recente insediamento di tori e cavalli.
Gran Bosco della Mesola
Il Gran Bosco della Mesola si estende su un territorio di 1058
ettari. Esso è situato tra il Po di Goro ed il Po di Volano. L'attuale
superficie costituisce la parte residua di un complesso boscato, un
72
tempo più vasto, originatosi in epoca successiva al 1000 per opera
degli apporti dei vari rami del Po, ad Est dell'Abbazia di Pomposa.
La vegetazione del Gran Bosco è costituita prevalentemente da
specie mediterranee; tra cui primeggia il Leccio consociato con
quercia Farnia, Frassini, Olmi, Pioppi bianchi e Carpino orientale.
Sono diffusi, prevalentemente nella zona a confine con il mare, il
Pino domestico e marittimo.
Il terreno, tutto di origine alluvionale pone in evidenza antiche
dune ricoperte dalla lecceta sempreverde, con spazi interdunali in
cui si formano ristagni d'acqua con vegetazione palustre e piante a
foglia caduca. La quota massima è di tre metri sopra il livello del
mare e, nelle depressioni, di circa un metro sotto. Vi sono radure
naturali, una delle quali, detta "Parco delle Duchesse", è ampia
circa 2 ettari e vi vegetano varie specie erbacee dette "pioniere" che
danno l'idea della lenta colonizzazione ancora in atto su queste
sabbie.
Attualmente vivono nel Gran Bosco oltre cento Cervi.
Più facilmente avvistabile è il Daino, anche perchè più numeroso
del Cervo: si parla di oltre 300 esemplari.
Vivono nel bosco, e qualche volta si incontrano, Lepri, Tassi,
Puzzole, Donnole. Sono state recentemente introdotte due Volpi
con lo scopo di riequilibrare le popolazioni di Lepri e Fagiani. E'
stata notata varie volte la traccia della Lontra.
Numerosi sono gli uccelli, sia stanziali che migratori. Il Fagiano,
stanziale, si riproduce regolarmente. Abbondanti i rapaci notturni:
Barbagianni, Gufi comuni e Civette.
Presenti tutto l'anno, secondo le varie migrazioni, i rapaci diurni,
tra cui la Poiana, le Albanelle, il Lodolaio. Sono svernanti, a
migliaia, i Colombacci che trovano abbondante nutrimento dalle
ghiande, soprattutto del Leccio. Sono nidificanti i Picchi (verde e
rosso maggiore).
73
Sono ricomparse le Spatole, con soste anche di lunghi periodi, e le
Cicogne. Durante le migrazioni sosta qualche branco di Oche. Nei
prati circostanti sverna la Beccaccia.
Tra i rettili innocui si trovano vari colubri (tra cui il nero
Carbonaio) e la Biscia d'acqua. Presente la velenosa Vipera, anche
se molto contenuta da vari predatori.
Facilmente visibile la Testuggine terrestre e, molto comune nei
canali, la Testuggine palustre.
Molteplice la presenza di funghi con massimi in primavera ed
autunno.
Pineta demaniale Po di Volano
Ha una superficie di 170 ettari ed è di proprietà del Ministero
dell'Agricoltura e Foreste.
E' situata a Sud-Est della foce del braccio omonimo del Po e si
distende lungo il Mare Adriatico per circa 6 chilometri sino alla
località "Bocca del Bianco".
L'area consiste in arenili di recente formazione originati dal
progressivo deposito di sabbie marine, sui quali, con il graduale
arretramento del mare, si è sviluppata la tipica flora erbacea e
cespugliosa delle sabbie litoranee.
Il rimboschimento è stato effettuato a metà degli anni '30 con Pini
marittimi lungo le zone perimetrali, e con Pino domestico in quelle
interne.
L'ittiofauna
è
caratterizzata,
nella
zona
acquitrinosa
dello
Scannone, dalla presenza delle specie tipiche della Sacca di Goro,
con prevalenza di Muggini ed Anguille.
Negli scanni e nelle zone acquitrinose alla foce del Po di Volano
stazionano l'Airone rosso, l'Airone cenerino e la Garzetta.
E' saltuaria la presenza di vari Anatidi, con prevalenza di Germani
reali.
74
Nella zona pinetata nidificano i Merli e le Ghiandaie; durante le
migrazioni sono presenti i Colombacci. Ubiquitari e nidificanti sono
i Fagiani.
Proveniente anche dai terreni circostanti la riserva, a seguito di
immissioni per uso venatorio, si trova la Lepre. E' presente anche
la Talpa.
Vene di Bellocchio
E' una laguna immediatamente a ridosso delle dune litoranee, a
Sud del Lido di Spina.
La vegetazione è a Cakileto associato a Eringio marittimo,
Gramigna delle sabbie e Soldanella marina. Fra le dune si trova il
Giunco e nelle parti pianeggianti, la Salicornia, il Limonio e la
Puccinellia.
Le specie ornitiche svernanti sono le Alzavole, la Canapiglia e lo
Smergo maggiore. L'Airone cenerino, la Garzetta, il Chiurlo ed il
Falco di palude l'abitano tutto l'anno.
La sacca è costituita in Riserva Naturale.
Valli di Comacchio e Zone Umide di Ravenna
Dopo la recente bonifica del Mezzano si sono ridotte a poco più di
11.000 ettari. Sono comprese tra il centro storico di Comacchio e i
territori bonificati delle Valli Pega, Rillo e Zavelea a Nord e il fiume
Reno a Sud, e tra la bonifica del Mezzano a Ovest e la Strada
Statale Romea a Est. L'attuale complesso è formato dalle Valli
Fossa di Porto, Lido di Magnavacca, Fattibello e Campo. Le valli
sono salmastre con forte aumento della salinità, per evaporazione,
durante il periodo estivo.
La morfologia è alquanto articolata in conseguenza di arginature
artificiali che delimitano bacini per l'itticoltura, di dossi e barene
emergenti e di antichi cordoni dunosi.
Dall'argine del Reno, tra le Valli Fossa di Porto e Lido di
Magnavacca. si protende per circa 6 chilometri la penisola di
75
Boscoforte, una lingua di sabbia larga poche decine di metri ricca
nella parte centro-settentrionale di stagni e canali. che la
caratterizzano come uno dei luoghi più spettacolari di tutto il Delta
del Po.
Particolarmente suggestiva è la Salina di Comacchio, posta alle
spalle del Lido degli Estensi. Ha una superficie di circa 600 ettari e
si articola in un intreccio di canali e di specchi d'acqua, con chiuse
e impianti di derivazione delle acque, con il Centro Aziendale e
alcuni casoni disseminati lungo il perimetro.
Le Valli di Comacchio sono collegate con il mare per il tramite del
Portocanale di Porto Garibaldi e dei canali Logonovo e Bellocchio.
Le acque dolci sono prelevate dal fiume Reno.
Il livello delle acque è mediamente inferiore a un metro.
L'habitat delle Valli di Comacchio costituisce un fortissimo
richiamo per gli uccelli: sono presenti pressochè tutte le specie
ornitiche censite nelle zone umide dell'Alto Adriatico.
Va segnalato che qui nidificano anche il Mestolone, la Canapiglia, il
Gabbiano corallino, il Gabbiano roseo, il Beccapesci, l'Avocetta e il
Cavaliere d'Italia, oltre alla Pernice di mare, specie alquanto rara,
la Volpoca, che è favorita dalla presenza a Boscoforte di una
colonia di Conigli selvatici di cui usa le tane abbandonate per
deporre le uova, la Moretta grigia e il Cormorano.
Le Folaghe e i Moriglioni svernano a decine di migliaia.
Durante l'estate è presente il Gobbo rugginoso.
Meritano una visita l'Oasi Fossa di Porto ove si potranno osservare
numerose specie limicole quali Corrieri, Pivieri, Beccaccini, Chiurli,
Pittime, Piro Piro e vi svernano anche gli Aironi, e l'Oasi Faunistica
nella parte meridionale della penisola di Boscoforte.
Alcuni dei numerosi Casoni che ancora testimoniano degli
insediamenti umani e produttivi prima delle bonifiche di questo
secolo, sono stati recentemente restaurati. Costituiscono i capisaldi
di un itinerario turistico di irripetibile suggestione, che si snoda
sugli argini e lungo canali interni alle valli. Il punto di partenza è ai
76
Casoni di Foce, raggiungibili da Comacchio percorrendo la stradaargine di Fattibello.
Punte Alberete e Valle Mandriole
Queste due aree vallive rappresentano gli ultimi esempi di palude
d'acqua dolce, ricche di interessanti biocenosi floristiche e
faunistiche, testimonianza residua dell'ambiente biologico delle
foreste paludose meridionali della Valle Padana.
Il complesso vallivo posto a Nord del fiume Lamone prende il nome
di Valle Mandriole o Valle della Canna ed ha la forma di un
quadrilatero.
Il comprensorio posto a Sud, Valle delle Punte Alberete, confina
con campi coltivati prevalentemente a foraggere.
La diversa denominazione dei due comprensori rispecchia i
differenti aspetti biologici. Nelle Punte Alberete è presente una
vegetazione palustre imponente con predominanza di essenze
arboree ad alto fusto, che si insediano sulle creste dunali ("staggi");
nella Valle Mandriole è invece dominante una vegetazione palustre
rappresentata da fragmiteti e tifeti, punteggiati qua e là da pochi
cespugli di Salice bianco o di Salicone; si forma così un ambiente
aperto con intercalati numerosi "chiari". La zona offre pertanto
caratteristiche ambientali piuttosto varie sia per la presenza di
diversi ecotipi paludicoli, sia per le numerose formazioni ecologiche
secondarie che ne accrescono il valore e l'interesse naturalistico.
Pialasse della Baiona e del Piombone
Le pialasse sono lagune collegate al mare tramite il canale
Candiano e caratterizzate da una ramificazione di canali interni e
di arginature che perimetrano i "chiari", ovvero i bacini chiusi.
I dossi che emergono dalle acque salmastre, detti barene, ospitano
una vegetazione assai particolare di specie erbacee che hanno
sviluppato adattamenti agli ambienti salati. Molto belle le fioriture
77
autunnali di Limonio e Aster che colorano di lilla le barene, e le
macchie rosse della Salicornia.
Per quanto riguarda la fauna, la componente ornitica è la più
appariscente, con varie specie di Aironi e di Anatre, con i Tuffetti e
gli Svassi.
Anche la pesca costituisce un elemento di grande interesse:
Branzini, Anguille, Vongole, Ostriche, appetite sia dai pescatori di
mestiere, che qui conducono veri e propri allevamenti di vongole,
sia dai tanti appassionati che in queste valli hanno costruito il
tradizionale "padellone", cioè il capanno di pesca.
Oasi Naturalistiche di Ortazzo e Ortazzino
La foce del Bevano è caratterizzata da pronunciati meandri con
tratti abbandonati e ancora allagati. E' uno dei tratti costieri meglio
conservati dell'Adriatico settentrionale, con cordoni dunali e
vegetazione pioniera; fra le piante tipiche: sparto pungente, eringio
e convolvolo delle sabbie.
Arrivati
presso
la
foce
l'ambiente
si
arricchisce
di
piccole
depressioni retrodunali, temporaneamente allagate in occasione di
mareggiate o forti piogge. In questa zona è possibile vedere per
gran parte dell'anno uccelli rari come: il fratino, la beccaccia di
mare, il beccapesci oltre al frequente gabbiano comune e il
gabbiano reale.
Valli di Argenta e Marmorta
Sono più note con il nome di Oasi di Campotto.
All'interno del perimetro dell'Oasi sono inseriti alcuni terreni
agricoli che rappresentano un elemento di integrazione e di
protezione delle zone acquatiche e boschive.
L'Oasi delle residue Valli di Argenta e Marmorta è di enorme pregio
naturalistico.
Lungo le rive degli argini crescono il Giglio d'acqua, il Giunco fiorito
e l'Erba saetta.
78
Nelle aree allagate solo saltuariamente, si sviluppano il Salice
bianco, l'Olmo, la Farnia, il Pioppo bianco e il Frassino e, nel
sottobosco, il Biancospino, il Prugnolo, il Sanguinello.
La situazione vegetazionale particolarmente ricca e l'abbondanza di
acque costituiscono un formidabile richiamo per l'avifauna.
A Campotto nidificano in quantità notevoli le Nitticore, le Sgarze
ciuffetto, gli Svassi maggiori e i Basettini, meno numerosi, gli
Aironi rossi, i Tarabusi, i Tarabusini, gli Aironi cenerini e le
Garzette.
E' una delle poche zone in Europa in cui si riproduce il Mignattino
piombato.
Le Anatre sono tutte rappresentate e alcune, quali i Germani reali,
i Mestoloni e le Marzaiole, vi nidificano. I Cormorani sono sempre
più numerosi. Durante l'inverno si notano alcuni Aironi bianchi. Le
Folaghe e le Gallinelle d'acqua si contano a migliaia.
Fra i rapaci diurni nidifica saltuariamente il Falco di palude, che è
comunque più comune durante i periodi di passo e in inverno,
insieme alle Poiane e alle Albanelle. E' stata accertata pure la
presenza del Falco pescatore e dello Smeriglio. Fra quelli notturni
sono numerosi i Barbagianni, le Civette e i Gufi comuni.
In netto aumento la Testuggine d'acqua.
Le Casse di Campotto e Vallesanta vengono impiegate anche per
l'itticoltura estensiva in quanto sono numerose le specie di pesci,
tra cui il Luccio, l'Anguilla, il Persico Trota, l'Alborella, la Tinca, il
Barbo e il Pesce gatto.
Nel
Casino
di
Campotto,
recentemente
restaurato,
è
stato
organizzato un centro di documentazione dell'intero complesso.
Pinete di Ravenna: San Vitale - Classe - Cervia
Le pinete ravennati si insediano sugli antichi cordoni dunosi che
segnavano le linee di costa e che ancora oggi sono ben
identificabili, intercalati dalle bassure che solcano la pineta
longitudinalmente.
Coprono
circa
79
2500
ettari,
suddivisi
nei
comparti di San Vitale a Nord di Ravenna, di Classe a Sud e in
quello di Cervia.
Fra le specie ad alto fusto domina il Pino domestico, o pino da
pinoli, con la classica chioma ad ombrello; presenti anche Farnia e
il Pino marittimo e, nelle zone più basse, Frassino e Pioppo bianco.
Ricchissimo il sottobosco: Rose selvatiche, Caprifoglio, Ginepro,
Pungitopo,
Asparago
selvatico,
Clematidi,
Biancospino,
e
moltissimi altri arbusti che colorano la pineta con le fioriture
bianche e gialle nella primavera e con le bacche rosse, arancio e
brune nell'autunno.
Anche la fauna è apprezzabile, pure se meno "visibile": molti piccoli
uccelli silvani, ma anche Aironi che dalle vicine zone umide si
riposano appollaiati sui pini. Un gruppo di Cavalli vive fra bosco e
valle allo stato semibrado.
Queste pinete sono costituite prevalentemente da Pino marittimo e
formano una bella fascia quasi ininterrotta dalla foce del Reno a
quella del Savio.
Il loro ruolo è molto importante, sia per l'effetto estetico alquanto
suggestivo,
sia
per
l'azione
protettiva
dell'entroterra
dalla
ingressione dei venti salsi, provenienti dal mare.
Mesola
Piccolo centro rurale al limitare del confine fluviale con il Veneto,
ha origine medioevale su terreni di recentissima emersione. E’
dominato dalla mole del maestoso Castello progettato da Giovan
Battista Aleotti. Ancora cinto in parte dagli edifici di servizio, stava
un tempo al vertice del triangolo di muraglia (per un perimetro di
12 chilometri) che cingeva il bosco. Di proprietà della Provincia di
Ferrara è attualmente sede di numerose attività espositive e del
Centro di Educazione Ambientale
Testimonianza del laborioso sforzo impegnato nella difesa idraulica
del territorio resta la Torre Abate, bellissima chiavica secentesca a
porte vinciane, progettata da Luca Danese.
80
Non lontano sorge il centro di Santa Giustina, borgo di servizio
costruito negli anni Cinquanta dall'Ente Delta Padano nell'ambito
dell'applicazione della legge-stralcio di riforma agraria. Si noterà la
tipologia architettonica, che si ritrova in tutti gli edifici di residenza
degli assegnatari della riforma. disseminati nella campagna
circostante. Caratteristica è l'idrovora della Balanzetta (Sec. XIX),
alla confluenza dell'omonimo collettore con il Canale della Falce,
tra la Strada Corriera e il Gran Bosco della Mesola
Particolare interesse riveste anche la località di Massenzatica, dove
sopravvive dal XII sec. (quando fu attuato dagli abati pomposiani)
l'istituzione agraria della "comunità degli uomini", un diritto a
cacciare, pescare, pascolare e farlegna in un'area nei pressi del
paese, ad andamento dunoso.
Nelle vicinanze, tra Massenzatica, Italba e Monticelli, si ritrova
anche un altro piccolo comparto di grande interesse geologico: si
tratta delle Dune del Moraro un relitto dell'antico cordone litoraneo
di epoca etrusca (Vl-lll sec, a.C.), esteso circa 50 ettari.
Castello Estense
Fu realizzato tra il 1578 e il 1583 da Antonio Pasi su progetto di
Giovan Battista Aleotti e per volere di Alfonso II d'Este. Ha pianta
quadrata con agli angoli torri merlate pentagonali. E' attorniato da
una cinta di basse tettoie oggi adibite a negozi e a botteghe
artigiane, ma che un tempo accoglievano il personale di corte,
scuderie, magazzini e cantine.
Attualmente ospita il Centro di Educazione Ambientale realizzato
dell'Amministrazione Provinciale di Ferrara con il contributo del
Ministero dell'Ambiente. Vale una visita la vicina chiesa barocca
dedicata alla Natività di Maria. Il Castello della Mesola è ubicato a
ridosso dell'argine destro del Po di Goro, al limite settentrionale del
Delta Ferrarese. E' facilmente raggiungibile dalla strada Statale
Romea.
81
Torre Abate
Il piano delle conche risale all'inizio del Seicento e fu realizzato in
prossimità dello sbocco a mare del Canal Bianco. Il deflusso delle
acque era controllato da un sistema di porte vinciane ancorate a
robusti pilastri a cuneo. La parte superiore fu costruita in epoca di
poco successiva, probabilmente su progetto di Luca Danese,
architetto ravennate cui si deve anche la realizzazione dei
Trepponti a Comacchio. La torre è ubicata a est degli abitati di
Mesola e Bosco Mesola, non lontana da pinete. boschi e piccoli
stagni che rendono interessante la zona anche dal punto di vista
ambientale. Pochi chilometri a mare, sul Canal Bianco, sorge Torre
Palù e più a Sud, non lontano da Pomposa, è la Chiavica
dell'Agrifoglio, importanti testimonianze del sistema di regolazione
delle acque nel XVII e XVIII secolo. Nelle vicinanze del Gran Bosco
della Mesola, dalla strada della Vecchia Corriera, è visibile
l'impianto idrovoro della Balanzetta, realizzato nel XIX secolo.
Goro
L’odierno abitato ebbe origine nel XVIII sec., sulla sponda destra
del Po, in una plaga paludosa dalla quale emergevano i casoni di
canna sui dossi arginali. La pesca ed, in tempi più recenti, la
mitilicoltura, sono le principali attività economiche di Goro, che
vanta un porto moderno, una potente flottiglia peschereccia ed un
vivace mercato del pesce dove viene quotidianamente battuta l'asta
del pescato, con compratori provenienti da tutto il Nord Italia e da
oltre confine e dove trovano ottima accoglienza anche i prodotti
della locale industria di trasformazione. Presso la biblioteca
comunale è stato allestito un primo settore del Museo Ittico, con
relativo Laboratorio Didattico, che il Comune di Goro intende
completare quanto prima.
La mitilicoltura, in particolare ostriche e vongole è praticata nella
Sacca di Goro, una vasta ansa marina dal fascino primitivo, ricca
di rare attrazioni naturalistiche. Ad esclusiva vocazione marinara è
82
anche il centro di Gorino, pittoresco e colorato borgo di pescatori
con le case allineate lungo l'argine del Po. Anche qui, come a Goro,
è possibile noleggiare barche per la visita alla Sacca. Si può inoltre
vedere un interessante acquario con i pesci tipici di queste acque.
Gorino Faro è una lingua di terra che si protende in mare ed è
raggiungibile solo pervia d'acqua. La torre di luce per i naviganti è
di costruzione abbastanza recente, e si è resa necessaria per
sostituire la Lanterna Vecchia, ormai non più efficace per
l'avanzamento della linea di costa intervenuto negli ultimi decenni,
a causa degli apporti padani. Il vecchio manufatto, da poco
restaurato, si presta oggi a fare da osservatorio naturalistico sullo
Scanno, istituito a Riserva Naturale.
Nell'entroterra, invece, sono le chiaviche idrauliche delle bonifiche
ad attrarre l'attenzione: Torre Palù (XVIII sec.), ed Idrovora della
Pescarina (XIX sec.).
Torre Palù
Nel Settecento venne costruita Torre Palù. E’ uno degli edifici
meglio conservati, con 5 conche a sesto ribassato e con le porte
vinciane e le paratie ancora funzionanti. Ospiterà il Museo Ittico e
il Laboratorio Didattico, le cui prime sezioni sono ora raccolte nei
locali della Scuola Media di Goro.
La chiavica è facilmente raggiungibile dalla strada provinciale che
conduce all'abitato di Goro. Nelle immediate vicinanze, sono visibili
i resti di una piccola chiavica detta del Bosco.
Proseguendo lungo il Canal Bianco, verso la Sacca di Goro, si
incontrano i relitti boschivi della Romanina, a ridosso del Gran
Bosco della Mesola, e i pochi dossi che rimangono di Valle Goara.
Dall'argine si ammira lo splendido panorama degli scanni e della
foce del Po di Volano.
A qualche chilometro, lungo l'argine del Po, si trova l'impianto
idrovoro della Pescarina, realizzato alla fine dell'Ottocento con
pompe che funzionavano a vapore.
83
Faro di Goro
E' stato costruito nel 1950, in quanto la Vecchia Lanterna, ora
utilizzata come osservatorio sulla Sacca, distava ormai alcuni
chilometri dalla foce e risultava pertanto di nessuna utilità. Il faro è
raggiungibile solamente per via d'acqua da Gorino, da cui dista 6
chilometri, o dalla sponda veneta del fiume, il cui argine è agibile
sino a 1 chilometro dalla foce. La lingua di terra che circoscrive
larga parte della Sacca di Goro è gestita come Riserva Naturale dal
Ministero dell'Agricoltura e Foreste.
Ostellato
Le Anse vallive o vallette sono un residuo, mai completamente
bonificato per motivi tecnici, delle Valli del Mezzano. Il territorio
che le compone è di circa 150 ettari e si estende per 18 km tra il
Canale Navigabile e quello Circondariale, ovvero tra Ostellato e S.
Giovanni.
Nel 1975 le Vallette vennero istituite quali Oasi di Protezione della
fauna dall'Amministrazione Provinciale di Ferrara che ancora ne
cura gli interventi di conduzione naturalistica, incrementando la
fauna ittica e selvatica, producendo inoltre attività didattiche e
scientifiche.
E stato ripristinato un caratteristico Casone di Valle e adibito a
foresteria per naturalisti, ricercatori e fotografi, i quali già avevano
a disposizione una torre di osservazione.
Codigoro
Sebbene sia verosimile ipotizzarne la fondazione in periodo
romano, Codigoro è citato dalle fonti documentarie a partire dall'XI
sec., in relazione al ruolo assegnatogli dagli abati pomposiani che
ne svilupparono anche vocazioni commerciali legate al trasporto
fluviale. Nel centro storico, lungo il corso del Po di Volano, si può
notare il Palazzo del Vescovo. Tale manufatto risale al XIII sec. (la
84
benedettina Domus Dominicata) anche se ha subito una completa
trasformazione nel XVIII sec. ad opera dei Conti Cestari di
Chioggia. Imponente il grande complesso idrovoro che governa gli
impianti di bonifica del Polesine di Ferrara, un comprensorio che
fin dal XV sec. ha conosciuto i primi interventi di prosciugamento.
Il più insigne monumento della zona è senz'altro l'Abbazia di
Pomposa (6 chilometri da Codigoro), risalente nell'impianto all'VIIIX sec., ed ampliato e completato fin dopo il Mille. Belli i fregi
maiolici, di sapore orientale, che ornano la facciata, insieme con
altri in cotto e sculture con animali simbolici. L'interno, a tre
navate, è rivestito da magnifici affreschi trecenteschi di scuola
bolognese.
Nell'architettura storica civile, da vedere i casoni di Canneviè e
Porticino (casoni di pesca cinquecenteschi, ancora affacciati su una
splendida zona umida e recuperati a fini turistici), la Chiavica
dell'Agrifoglio (XVII sec.), il più antico edificio idraulico del Basso
Ferrarese, e la Torre della Finanza, settecentesco edificio di guardia
al porto. Il manufatto sorge in località Volano, nei pressi della
grande pineta istituita a Riserva Naturale.
Abbazia di Pomposa
E' uno dei complessi monastici più importanti d'Italia; è sorto
prima del Mille su alcuni dossi emergenti dalle valli tra il Po di
Goro, il Po di Volano e il mare.
La chiesa è stata edificata a tre navate, secondo il modello classico
ravennate. Un atrio romanico, ricco di maioliche, di fregi in cotto e
di sculture di stile bizantino, fu aggiunto nel secolo XI.
Nell'interno sono da ammirare gli affreschi di scuola bolognese
riproducenti
scene
del
Vecchio,
del
Nuovo
Testamento
e
dell'Apocalisse, e, nel catino absidale, Cristo con Angeli e Santi
opera di Vitale da Bologna. Nella Sala Capitolare si possono
ammirare
gli
affreschi
di
scuola
giottesca
riproducenti
la
Crocifissione e Santi e, nel Refettorio l'Ultima Cena e il Miracolo di
85
S. Guido (trasformazione dell'acqua in vino), forse il ciclo di
maggior pregio della scuola pittorica riminese.
Da notare il pavimento a mosaico con la stella a cinque punte con
la scritta "Pomposia".
Nel dormitorio, sopra il Capitolo ma raggiungibile da una scala
all'interno della chiesa, è stato allestito un museo che accoglie
iscrizioni, marmi. maioliche e vetri di uso comune.
Il Palazzo della Ragione, quasi di fronte all'Abbazia, è stato più
volte manomesso e rimaneggiato. L'ultimo restauro risale ai primi
decenni di questo secolo.
Non lontano, verso Volano, sono i resti della chiavica dell'Agrifoglio,
uno dei più antichi manufatti idraulici esistenti nel Delta e, più a
Est, I'idrovora della Balanzetta.
Palazzo del Vescovo
Rifacimento in stile veneziano eseguito nel Settecento di un ben più
antico edificio. E ubicato lungo il Po di Volano, in Riviera Cavallotti,
nel centro del paese.
E' adibito a centro culturale, con biblioteca, fototeca e spazi
espositivi. Non lontano è l'Oratorio di Sant'Eurosia (XVII sec.),
recentemente restaurato dal Comune per organizzarvi convegni e
iniziative musicali.
Casone di Canneviè
Nel progetto di bonifica redatto nella seconda metà degli anni
cinquanta e già completamente realizzato, si sono voluti conservare
nella loro funzione originaria le stazioni di pesca di Canneviè e
Porticino, con i loro casoni e con i fabbricati di servizio, inseriti in
un biotopo di circa 70 ettari. Il complesso di Canneviè è formato
dal centro aziendale con a fianco una barchessa che serviva per
immagazzinare materiali, dal casone dei vallanti e da due tabarre
per il ricovero delle barche, in gran parte già restaurati per
86
intervento dell'Amministrazione Provinciale di Ferrara. Vi è stato
ricavato un ristorante con posti letto alberghieri.
Il vicino casone di Porticino era già esistente nel XVI secolo.
Tutti i casoni sono facilmente raggiungibili dalla Romea, tramite la
provinciale
Pomposa-Volano,
e
dalle
località
della
costa
percorrendo la strada panoramica Acciaioli.
Torre della Finanza
La torre fu realizzata nei primi anni del Settecento per controllare
l'accesso alla foce del Po di Volano. L'edificio, a base quadrata, ha
un piano parzialmente interrato con murature esterne a scarpa. In
origine era inserito all interno di un terrapieno a forma di stella.
Ospiterà un centro informazioni del FAI (Fondo per l'Ambiente
Italiano) e un osservatorio naturalistico dell'Amministrazione
Provinciale.
Altra torre difensiva realizzata in periodo pontificio, è visibile a
Porto Garibaldi, a sinistra del portocanale vicino al ponte della
strada Romea. Rimangono solo tracce della Torre Rossa, sul canale
della Salina, a Comacchio.
Bosco della Fasanara
Si estende dall'abitato di S. Giustina al Po di Goro per una
lunghezza complessiva di circa 4 chilometri con larghezza massima
di 500 metri e minima di 100. La superficie totale è di poco
superiore ai 100 ettari.
La vegetazione è costituita da Leccio, Farnia, Frassino. Carpino
bianco, del tutto simile al vicino Gran Bosco della Mesola, di cui è
sostanzialmente l'appendice settentrionale.
Lo strato arbustivo è costituito da Fillirea, Ligustro, Biancospino,
Ginepro, Prugnolo, Sanguinella, Frangola.
Nel sottobosco si trovano il Pungitopo, l'Asparago, l'Edera.
Infine, tra le erbe, la comune Gramigna e, nelle bassure, la Canna
palustre.
87
Interessante è l'aspetto faunistico, soprattutto per l'avifauna
migratoria.
Sono numerosi i Fringuelli, i Tordi e i Colombacci. L'avifauna
stanziale è rappresentata soprattutto da Fagiani e da Merli; i
mammiferi da Lepri, Tassi e Donnole.
Pinete delle Motte del Fondo e della Ribaldesa
Si sviluppano su antichi cordoni dunali che si estendono tra gli
abitati di Mesola e di Bosco Mesola.
Le pinete sono di origine antropica e furono costituite dal 1936 al
1938, mediante semina di pinoli in solchetti. Vennero usati
prevalentemente semi di Pino domestico e, in misura minima, di
Pino marittimo.
Tutto il complesso è oggetto di rimboschimento con Pino marittimo,
più resistente del domestico ad avversità ambientali e malattie.
Sono stati pure posti a dimora Pino domestico e Latifoglie, quali il
Leccio e la Farnia.
L'intervento è più massiccio nella Ribaldesa, dove, sia per cause
naturali che per attacchi di funghi patogeni, i Pini domestici sono
andati progressivamente riducendosi.
Il sottobosco è caratterizzato da Ailanto e da Robinia che, in diversi
casi, costituiscono una formazione compatta. E' presente il Rovo in
forma sporadica; diffuso è l'Asparago. Lo strato erbaceo è scarso e
quasi assente nelle zone più coperte dai pini.
Sacca di Goro
E' compresa tra le foci del Po di Volano e del Po di Goro.
Confina a Ovest con il Gran Bosco della Mesola a Nord con i terreni
bonificati delle Valli Pioppa e Vallazza e con il tratto terminale
dell'argine destro del Po di Goro.
Ha una superficie di 2.000 ettari ed è separata dal mare dallo
Scannone di Goro.
88
I fondali sono poco profondi, mediamente di 60 70 centimetri, con
massimi non superiori a due metri.
Gli scanni, a partire dal Faro, costituiscono una Riserva Naturale
gestita dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste.
Le acque sono a salinità molto variabile per gli apporti di acqua
dolce dal Po di Volano, dal Canal Bianco e da canali derivati dal Po
di Goro.
La vegetazione sommersa è costituita da vasti aggruppamenti a
Ruppia e a Zostera marina, abbondante è anche la Gracilaria
confervoides, un'alga rossa usata in cosmesi. La Cannuccia di
palude forma estesi e impenetrabili canneti nel Mezzanino e lungo
l'argine del Po di Goro. L'Airone rosso, il Tarabusino, la Folaga, la
Gallinella d'acqua e vari Passeriformi si riproducono nei canneti.
La Beccaccia di mare nidifica ormai abitualmente lungo gli scanni.
La Sacca di Goro riveste grande importanza anche per le specie
migratorie che vi stazionano (Svassi Falchi di palude, Sterne,
Pittime reali, Marzaiole Morette, ecc.).
Tra i mammiferi sono presenti l'Arvicola acquatica, il Toporagno
d'acqua e la Nutria; incerta è la presenza della Lontra.
Le principali specie ittiche sono rappresentate da Cefali, Anguille,
Passere, Orate e Branzini. Vi sono anche estesi banchi di Ostriche.
Particolarmente sviluppata la mitilicoltura, effettuata con l'apporto
di laboratori scientifici d'avanguardia.
La vecchia Lanterna di Goro, a metà strada tra l'abitato di Gorino e
la foce del fiume, è raggiungibile solamente in barca e assicura una
attenta ed ampia osservazione sulla Sacca.
Comacchio
La città di Comacchio è il centro storico più originale ed
affascinante del Delta del Po. Essa sorse agli albori del Medio Evo
su una catena di isolotti che il progressivo avanzamento della foce
padana
costruiva
nelle
valli,
e
89
fin
da
quei
tempi
fondò
esclusivamente
sull'acqua
la
propria
espansione
urbana
ed
economica.
Anche se le bonifiche del secondo dopoguerra hanno modificato in
modo consistente l'impianto della città, essa è ancora fortemente
connotata dall'acqua, dalla rete di canali che si sostituiscono alle
strade, dai ponti che collegano i quartieri, dalla teoria di case a
schiera che si affacciano sui canali e nascondono gli androni
passanti verso le corti interne, dove si provvedeva un tempo al
ricovero delle barche e dalla rimagliatura delle reti da pesca.
I toni pastello dell'edilizia minuta. caratteristici delle città lagunari
e marittime, si interrompono di tanto in tanto per dar luogo ad
episodi illustri di architettura civile e religiosa, quasi tutti
riconducibili al Sei-Settecento.
Fra questi spicca la Cattedrale dedicata a S. Cassiano, affiancata
da un'originale torre campanaria, anch'essa del XVII sec.
Altri luoghi di culto di grande imponenza sono la Chiesa del
Carmine, la Chiesa del Suffragio e la Chiesa del Rosario, così come
la Chiesa di S. Maria in Aula Regia, congiunta al centro storico
dalla lunga teoria degli archi del Portico dei Capuccini.
Di grande interesse anche la loggia del Grano, secentesco
magazzino
di
derrate
pubbliche,
non
lontana
dalla
Torre
dell'Orologio (sec. XIX).
Congiunti dal Ponte degli Sbirri, si ergono poi l'Ex Ospedale di S
Camillo(XVIII sec.) ed il Palazzo Bellini (XIX sec.), il principale
centro di attività culturale della città, dov'è conservata anche una
grande nave romana ritrovata in una recente campagna di scavi.
Ma la fabbrica più pittoresca di Comacchio, nei cui pressi sorge
anche la bella Pescheria del Seicento, è il ponte Trepponti eretto
nel 1634 su disegno dell'architetto Luca Danese, sul punto di
confluenza di cinque canali, è quasi il simbolo della città, con le
sue ampie scalinate ed i suoi archi possenti.
Numerose le attrattive anche nei dintorni di Comacchio: le Zone
Archeologiche di epoca etrusca (area dell'abitato di Spina, emporio
90
greco-etrusco fiorito tra il VI ed il III sec a C.), romana (lungo
l'Argine Agosta, strada che collega Comacchio con la frazione Anita
nel comune di Argenta, correndo tra gli specchi vallivi e la bonifica
del Mezzano), paleocristiana (ritrovamenti dell'antica Pieve di
S.Maria in Padovetere); i centri balneari dei sette lidi comacchiesi,
Lido
di
Volano,
delle
Nazioni,
di
Pomposa,
degli
Scacchi,
Portogaribaldi, Lido degli Estensi, Lido di Spina, lungo uno
sviluppo costiero di oltre venti chilometri di litorale sabbioso che,
soprattutto agli estremi Nord e Sud, presentano situazioni
ambientali di grande rilievo, quali Volano e le Vene di Bellocchio
alla
foce
del
Reno;
le
straordinarie
Valli
di
Comacchio,
comprensorio di oltre 10.000 ettari di specchi d'acqua, dossi e
saline che rappresentano ciò che resta dell'immensa laguna da cui
la città era circondata fino a cent'anni orsono; visitabili su un
percorso guidato che si snoda per alcuni casoni del vecchio
stabilimento vallivo e, se ne può ammirare un avvincente
panorama anche dall'Argine Reno, che ne costeggia il limite
meridionale ed è percorribile solo a piedi ed in bicicletta.
Trepponti
E'
certamente
il
manufatto
che
meglio
rappresenta
le
caratteristiche lagunari della città di Comacchio. Fu costruito nella
prima metà del Seicento per volere del Cardinale Pallotta e su
progetto del ravennate Luca Danese.
E formato da cinque ampie scale a tutto sesto su altrettanti canali,
con in cima un rialto in pietra d'Istria e due torrette. Serviva a
collegare la rete dei canali interni con quello che conduceva al
mare.
Ai piedi del ponte vi è una piazzetta su cui si affaccia l'antica
Pescheria e, non molto lontano, il Ponte degli Sbirri, altro singolare
manufatto progettato da Luca Danese.
91
Ex Ospedale di S. Camillo
E' opera della seconda metà del XVIII secolo realizzata su progetto
di Cosimo Morelli, autore anche di Palazzo Braschi a Roma.
La parte centrale della facciata è a portico, con quattro grandi
colonne in mattoni che sostengono un timpano triangolare.
Comprende due campanili e una chiesetta dedicata a San Pietro.
Palazzo Bellini
Sorge di fronte all'Ex Ospedale S. Camillo, non lontano dal Ponte
degli Sbirri. Fu costruito nella seconda metà dell'Ottocento quale
dimora di una delle più note famiglie comacchiesi. Vi hanno sede
gli uffici comunali dell'Assessorato alla Cultura e ospita mostre ed
esposizioni sempre di ottimo livello. Nelle adiacenze del palazzo è
stata collocata la nave romana ritrovata recentemente a Valle
Ponti, quale primo reperto di un Padiglione Navale nel quale si
intendono esporre tutte le imbarcazioni di interesse storico
recuperate nel territorio comacchiese.
Portico dei Capuccini
Il suggestivo loggiato è formato da 142 archi e collega il Santuario
di S.Maria in Aula Regia, all'estremità occidentale della città, con il
centro cittadino. Fu fatto erigere dal Cardinale Stefano Donghi a
metà del XVII secolo e, in seguito, più volte rimaneggiato. Nello
stesso periodo venne ricostruito il Santuario di S. Maria in Aula
Regia,
la
cui
facciata
neoclassica
è
della
seconda
metà
dell'Ottocento. Attiguo alla chiesa è il Museo Mariano nel cui
interno si possono ammirare opere devozionali di pittura e
scultura.
Argenta
Tra i centri più floridi e vivaci del Ferrarese, la città di Argenta
affonda le sue radici nell'alto Medio Evo.
92
Qui certamente prevalevano le caratteristiche paludose proprie di
un comprensorio di recente formazione, per la progrediente
colmata determinata dagli apporti del ramo padano di Primaro (a
quei tempi il principale) e dei torrenti appenninici Idice, Sillaro,
Santerno, Savena.
Argenta ha dovuto pagare un durissimo prezzo alla seconda guerra
mondiale,
i
cui
bombardamenti
hanno
distrutto
l'impianto
medioevale. Non mancano comunque attrattive di pregio. La
Pinacoteca Comunale sistemata nella Chiesa di S. Domenico
presenta nella bella cornice quattrocentesca dell'edificio religioso,
opere di grande valore di Antonio Aleotti, Benvenuto Tisi da
Garofalo, Michele di Argenta, dello Scarsellino. Interessanti anche
gli affreschi della parte absidale, eseguiti nel Quattro-Cinquecento.
L'Oratorio di S. Croce, disegnato dall'architetto argentano Giovan
Battista Aleotti(1546-1636), ha una bella facciata in cotto scandita
da un doppio ordine di semicolonne.
Il
Convento
dei
Cappuccini,
probabilmente
di
impianto
cinquecentesco, è stato di recente opera di un intelligente restauro
ed ospita le attività espositive argentane, sempre di ottimo livello.
Nei pressi della cittadina sono da vedere: la Pieve di S. Giorgio
realizzata intorno all'XI sec. in luogo della precedente, risalente al
VI sec., e più volte trasformata, che si fregia di un bellissimo
portale marmoreo, il Santuario della Beata Vergine della Celletta,
rifacimento recente di quello ivi realizzato da Marco Nicolò Balestri
e Giovan Battista Aleotti all'inizio del XVII sec.; il Casino di
Campotto, edificio rurale del primo Ottocento, restaurato ed adibito
a Centro di Documentazione della Bonifica Renana e della zona
umida di Campotto-Vallesanta.
Tempio della Celletta
E' ubicato alla periferia di Argenta, lungo la Statale Adriatica, verso
Ravenna. Il Tempio ha pianta ellittica con tre ingressi; è stato
pressoché rifatto dopo i bombardamenti bellici. All'interno otto
93
colonne delimitano le nicchie degli altari e gli accessi. L'altare
principale è adornato da un'ancona di marmo con al centro
un'antica immagine dell'Assunzione al Cielo di Maria Santissima.
All'interno della Chiesa riposano le spoglie di Marco Nicolò Balestri
e di Giovan Battista Aleotti, che diressero i lavori di costruzione
dell'edificio all'inizio del Seicento.
Pieve di S. Giorgio
La si vede al limite Nord-Ovest dell'Oasi, lungo la strada che collega
Argenta a Campotto, a poche centinaia di metri dall'argine destro
del Fiume Reno. E' in mattoni a vista, ad aula unica, con un
piccolo campanile a vela.
Il portale marmoreo del XII secolo riporta ai lati le rappresentazioni
allegoriche delle attività prevalenti e caratteristiche dei singoli mesi
dell'anno e, nella lunetta centrale, il martirio di S. Giorgio.
All'interno rimangono tracce di antichi affreschi. L'altare è
costituito da un blocco di marmo finemente lavorato. Il pavimento
è in cotto.
Ravenna
Nasce come città lagunare forse già in epoca etrusca. Nel I sec. a.C.
divenne municipio romano per passare poi sotto il diretto dominio
di
Roma.
Nelle
vicinanze,
Augusto
fece
costruire
Classe,
importantissimo porto militare e commerciale.
Ravenna raggiunse il periodo di massimo splendore nel V-VI
secolo. Nel 402 Onorio vi trasferì la sede dell'impero e ne fece un
baluardo a difesa delle invasioni barbariche.
Fu poi sotto il potere dei re goti Odoacre e Teodorico e, nel 540,
conquistata da Bisanzio, divenne la capitale dell'Esarcato.
Sono di questo periodo i più importanti monumenti della città: il
Mausoleo di Galla Placidia ornato di mosaici di pure forme
classiche, la Chiesa di S. Giovanni Battista con il gotico portale
marmoreo, il Battistero Neoniano, detto anche degli Ortodossi, il
94
Battistero degli Ariani, l'imponente Mausoleo di Teodorico, le
Basiliche di S.Apollinare Nuovo, S.Vitale, e S. Apollinare in Classe,
con gli splendidi mosaici che hanno resa famosa Ravenna in tutto
il mondo, la Chiesa di S. Francesco, con a fianco il sepolcro di
Dante Alighieri. Passò poi ai Longobardi, ai Franchi e allo Stato
Pontificio per divenire comune nel 1200. Dopo la signoria dei
Polentani e il dominio di Venezia, fu nuovamente amministrata
dalla Chiesa sino all'Unità d'Italia.
Risale
all'epoca
della
dominazione
veneta
(14491500)
la
sistemazione della Piazza del Popolo. Della seconda metà del l500 è
la chiesa di S. Maria in Porto con la facciata settecentesca di stile
palladiano. Attigue sono l'Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca
Comunale che ospita dipinti di scuola romagnola, toscana e veneta
dei secoli XIV-XVII e la famosa statua funeraria di Guidarello
Guidarelli. Non lontano è l'importantissima Biblioteca Classense,
nell'ex monastero cinquecentesco dei monaci camaldolesi.
Ravenna è ora uno dei porti più attivi dell'Adriatico cui è collegata
con il canale Candiano, e centro industriale noto per gli
insediamenti nel settore della chimica e della petrolchimica.
E' città turistica tra le prime in Italia, oltre che per l'enorme
rilevanza delle sue opere d'arte, anche per le sue Marine:
Casalborsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna,
Punta Marina, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe e Lido di
Savio, tutte località balneari ormai affermate a livello europeo.
A 15 chilometri a Nord di Ravenna, ai margini delle valli di
Comacchio, si trova S. Alberto.
Il paese prende il nome dalla chiesa fatta erigere dall'imperatore
germanico Ottone III in onore di Adalberto, arcivescovo di Praga
martirizzato nel 997. Merita una visita il panorama godibile dagli
argini. La Biblioteca è ospitata nella casa che fu del poeta Olindo
Guerrini, più noto come Lorenzo Stocchetti . Nelle vicinanze, verso
il mare, è la frazione di Mandriole, che prese il nome dalle mandrie
che qui pascolavano prima delle grandi bonifiche. Nel paese si può
95
rileggere una pagina di storia segnata da Giuseppe Garibaldi e
dalla moglie Anita visitando l'ex Fattoria Guiccioli dove è situata la
stanza in cui Anita spirò e il cippo marmoreo innalzato in via
Corriera Antica, nel punto dove fu sepolta la notte del 4 agosto
1849; la stele nel Cimitero fu posta nel 1959 nel centenario della
traslazione della salma.
Interessante è la Ghiesa Parrocchiale di stile rinascimentale, eretta
nel XVII sec., si pensa come oratorio dei Conti Guiccioli; conserva
un interessante dipinto della scuola del pittore ravennate Luca
Longhi, dedicato a San Clemente, e un sacello dove nel 1859 riposò
la salma di Anita.
Sant'Apollinare in Classe
S. Apollinare in Classe è una chiesa cimiteriale, l'unica rimasta
quasi intatta per tanti secoli.
L'esterno della chiesa è molto semplice, edificato in mattoni lunghi
e stretti, alternati con spessi strati di calce, che creano l'effetto
cromatico di strisce bianche e rosse. Il campanile, costruito
probabilmente nel X secolo, a forma cilindrica, è snellito da diversi
ordini verticali di monofore, bifore e trifore.
All'interno, la basilica è formata da tre navate separate fra loro da
due file di 24 colonne di marmo greco, venato trasversalmente, e
sormontate da capitelli bizantini.
Ma l'opera d'arte che impreziosisce maggiormente la chiesa è la
decorazione a mosaico dell'abside.
Basilica di S. Vitale
Fu eretta dopo il 525 per volere di Giustiniano e Teodora,
imperatori d'Oriente
E una delle più belle realizzazioni dell'arte paleocristiana in Italia:
ha pianta ottagonale ed è cinta da un doppio loggiato.
96
L'interno è di irripetibile bellezza per la ricchezza delle decorazioni
musive e dei rivestimenti marmorei. Il vano centrale è coperto dalla
cupola, pure ottagonale, su alte arcate.
Il presbiterio ha le pareti ricoperte di preziosi mosaici di forme
classiche, la mensa dell'altare è formata da una lastra di alabastro.
Attigui alla Basilica si trovano il Museo Nazionale (reperti di età
romana e paleocristiana), che ha sede in un antico monastero
benedettino e il Mausoleo di Galla Placidia, tempietto a croce latina
con mosaici e sarcofagi, eretto alla metà del V secolo.
Mausoleo di Teodorico
E' a meno di due chilometri dal centro, oltre la Rocca Brancaleone.
Fu fatto erigere nel 520 da Teodorico.
L'edificio, a due piani e a base decagonale, fu realizzato con grandi
blocchi di pietra d'Istria; è sormontato da una cupola di undici
metri di diametro ricavata da un monolito calcareo . Il vano
inferiore ha forma di croce; quello superiore è circolare con al
centro una vasca di porfido in cui trovò sepoltura il re barbaro.
Zona Archeologica di Classe
Uscendo da Ravenna in direzione Sud, poco dopo aver varcato il
ponte sui Fiumi Uniti (Ronco e Montone), ecco profilarsi, sulla via
Romea, la sagoma imponente di una delle più famose basiliche
ravennati, S.Apollinare in Classe, caratterizzata dell'inconfondibile
campanile cilindrico.
Dalla base del ponte sino alle immediate vicinanze della chiesa, la
strada fiancheggia una vasta zona archeologica che ha rivelato la
grandiosa
configurazione
dell'antico
porto
di
Ravenna
e
dell'insediamento urbano che si sviluppò intorno ad esso in epoca
romana, romano-barbarica e bizantina, dal I al VII secolo: una vera
e propria città, abitata prevalentemente da orientali, che si arricchì
di monumenti insigni, come attestano i ritrovamenti e i mosaici che
adornano la chiesa di S. Apollinare Nuovo.
97
Gli scavi hanno messo in luce strade e mura, case e opifici e, nel
settore Sud, una grande necropoli con molte chiese.
Palazzone di S. Alberto
Tipico edificio della fine del 1500 (con aggiunte e modifiche
secentesche) con una sensibile scarpata perimetrale. Fu fatto
costruire probabilmente dagli Estensi come sede di un presidio
militare e appartenne in seguito a nobili famiglie ravennati. Sono
pochi i dati relativi al Palazzone, certo che la mole e la struttura
che ancora lo distinguono dagli altri edifici pubblici e privati del
paese, fanno pensare che in passato abbia avuto un ruolo sociale
importante.
Oggi è in corso di ristrutturazione per divenire il principale Centro
Informazioni del Parco per la parte Ravennate. Sempre a S. Alberto
rilevante è Gasa Guerrini, piccolo Centro culturale del Parco.
Cervia
Cervia è inserita in un paesaggio singolare e composito tra il mare,
le saline, già attive in epoca romana, e ciò che resta dell'antica
pineta cantata da Dante Alighieri, ricordata da Boccaccio e
celebrata da Byron.
I reperti archeologici rinvenuti in zone limitrofe rinviano la nascita
della città alla tarda Età del Bronzo (VI-V secolo a.C.), è certa
comunque la presenza di insediamenti umani a partire dal III
secolo d.C. La nuova Cervia fu costruita fra il l697 e il 1714 con un
preciso piano regolatore il cui disegno fu fornito dalla Camera
Apostolica: una città murata di forma rettangolare circondata dalle
case dei salinari, la piazza al centro, con il Palazzo Vescovile e le
dimore dei maggiorenti.
Particolarmente suggestiva è la Piazza per la sua simmetria e gli
edifici d'architettura secentesca; su di essa si affaccia il Palazzo
Comunale la cui costruzione iniziò nel 1702 su disegno di
98
Francesco Fontana, figlio del più noto Carlo e autore, tra l'altro,
della Chiesa del Suffragio a Ravenna.
Il palazzo subì già verso la fine del Settecento alcuni lavori di
ristrutturazione; altri più radicali li ha subiti in epoca più recente.
Sotto la torre dell'orologio vi è una nicchia con la statua in cotto
della Madonna Assunta.
Di fronte, si trova la Cattedrale fatta erigere dal Vescovo Gian
Francesco Riccamonti
All'interno: l'altare maggiore, di gusto barocco, proveniente dalla
sconsacrata Chiesa di S. Domenico di Forlì; un altare ligneo e
alcuni dipinti di Francesco Longhi, di pittori della scuola del
Guercino e una tavola rappresentante la Madonna della Neve di
Barbara Longhi; alcune lapidi di Vescovi ivi sepolti.
A pochi metri dalla Cattedrale, in corso Mazzini, si incontra la
Chiesa del Suffragio, fatta costruire nel 1722 e che conserva
all'interno un Crocifisso ligneo del XIV secolo, un pregevole organo
e dipinti di Giuseppe Cuppini, pittore ed architetto ravennate del
primo Ottocento.
Appena fuori dal primo nucleo abitato della nuova città, vicino ai
settecenteschi magazzini del sale, si trova la Chiesa di S. Antonio
da Padova, edificata insieme all'attiguo fabbricato adibito a
convento per i Minori Osservanti nel 1704.
Significativo
esempio
di
archeologia
industriale
può
essere
considerato il complesso dei .Magazzini del Sale.
L'odierna struttura urbana si è allargata ben oltre l`originario
centro storico. Infatti, proseguendo in direzione di Ravenna,
troviamo Milano Marittima, sorta nel 1912 sulla base di un piano
regolatore ideato dal pittore Palanti e voluta da alcuni milanesi
affascinati dal luogo immerso nel verde dei pini.
Al periodo della dominazione veneziana risale la costruzione del
Santuario della Madonna del Pino, situato sulla statale Adriatica,
all'ingresso di Cervia nella zona delle terme.
99
Fu costruita nel 1487 dal pio carmelitano Fra Girolamo Lambertini
entro l'allora vastissima pineta.
Tra Cervia e Savio, lungo la strada per Ravenna, troviamo la Casa
delle Aie, costruita nel 1790 su progetto dell'architetto Camillo
Morigia ispirata alla "domus rustica'' romana.
Nella zona delle saline si ammira la chiesetta della .Madonna della
Neve, eretta all'inizio del secolo XVII e sconsacrata nel 1867.
Dalle saline vengono estratti fanghi naturali con proprietà curative
impiegati nel moderno ed efficiente Stabilimento Termale.
Alfonsine
Alfonsine è un comune della Provincia di Ravenna che conta
11.700 abitanti. Una parte del suo territorio è inserito nel Parco del
Delta. Inoltre sono presenti tre stazioni della "Riserva Regionale di
Alfonsine" istituita nel 1990. Esse sono lo Stagno della fornace
Violani il Boschetto dei tre Canali e la Fascia boscata del Canale
dei Mulini. Peculiari sono la presenza della Ninfea alba (introdotta
artificialmente ma perfettamente adattatasi), della Testuggine
palustre nello Stagno della fornace Violani, le Orchidee spontanee,
Pioppi, Frassini e Salici nella Fascia boscata dei Molini e nel
Boschetto dei tre Canali.
La casa natale del poeta Vincenzo Monti in via Pozzetto, 3 sarà il
Centro Visita della Riserva di Alfonsine.
UNO SGUARDO AL CONTESTO TURISTICO DEL PARCO
12
La riorganizzazione fisica della maggior parte del territorio orientale
del parco, in seguito all'azione combinata dei fiumi e dell'uomo, è
venuta a delineare una realtà economica così strutturata:
1) intensivo sfruttamento agricolo del suolo;
12
“Natura e Loisir” – Percorsi di sviluppo socio-economico nel Parco del delta del Po – Ricerca
sociale e politiche culturali - Franco Angeli
100
2) consolidamento dell'apparato produttivo artigianale;
3) insediamento turistico sulla costa con conseguenti effetti indotti;
4) mancato avvio della grande industrializzazione.
A tale situazione si accompagna una generale sottovalutazione
delle notevoli risorse ambientali e paesaggistiche che caratterizzano
la zona orientale del territorio. L'ambiente naturale dei Lidi
Ferraresi con le pinete costiere e il Delta del Po è infatti uno dei più
belli e preziosi d'Italia.
Analizzando il problema dal punto di vista della tipologia turistica,
l'area dei Lidi ferraresi rappresenta una realtà sui generis: il
sistema di accoglienza è quasi completamente centrato sulla
formula delle seconde case e dei campeggi; inoltre, relativamente
all'offerta di occasioni di loisir e di ricreazione, la zona si è da
tempo affidata alle tradizionali forme di offerta turistica balneare
che garantiscono flussi costanti di utenza.
Di qui la necessità di rilanciare la zona quale polo turistico e per il
tempo libero in cui il parco ricreativo, ed in particolare il parco
naturale, vengano a costituirsi quali servizi essenziali per la
riqualificazione e la crescita economica dell'area.
Attualmente l'immagine del parco naturale, infatti, non coincide
solo con l'idea di oasi protetta e di serbatoio per la natura, ma
diviene propriamente un intervento di politica ambientale con
notevoli implicazioni sul piano sociale ed economico.
Volendo sintetizzare gli elementi più significativi che, allo stato
attuale caratterizzano il turismo dell'area dei Lidi ferraresi, è
possibile rilevare quanto segue:
1) dal punto di vista del turismo balneare le componenti dell'offerta
risultano piuttosto rigide, scarsamente integrate tra loro e
caratterizzate da una limitata capacità di innovazione;
2) sia sulla costa che nella stessa città di Ferrara la domanda
turistica continua ad essere ancora poco differenziata;
3) la staticità dei flussi turistici di attraversamento e permanenza
induce un progressivo impoverimento del prodotto turistico (non è
101
ancora maturata una "cultura" industriale ed imprenditoriale del
turismo);
4) dal punto di vista del sistema di accoglienza la formula della
vacanza si basa principalmente sulle seconde case e sui campeggi:
manca cioè un sistema ricettivo alberghiero ed extra-alberghiero
adeguato;
5) relativamente al settore ricreativo l'offerta di occasioni di
divertimento,
ricreazione
e
ludicità
risulta
essere
sotto-
dimensionata e carente. A questo proposito il confronto con la
riviera ravennate può offrire spunti interessanti. Qui, infatti, si
registra la più alta concentrazione di "fabbriche del loisir", quali
locali da ballo, discoteche, pub, parchi, ecc. Questi luoghi del
divertimento organizzato, spesso strategicamente ubicati nei pressi
delle stazioni di vacanza più conosciute, negli ultimi decenni sono
divenuti vere e proprie mete turistiche, assumendo una funzione
quasi indipendente (e in certi casi catalizzante), rispetto alla risorsa
turistica tradizionale, con evidenti benefici per ciò che riguarda il
superamento della stagionalità . La stessa città di Ravenna
assicura oramai da tempo un turismo costante durante tutte le
stagioni dell’anno.
Volendo ora sottolineare le alternative possibili legate all'offerta di
occasioni di turismo e tempo libero è utile compiere una
panoramica sui segmenti di mercato turistico che potrebbero
trovare adeguata collocazione e sviluppo nel territorio del Parco
naturale del delta del Po:
1. turismo di fine settimana: è un fenomeno intermedio tra il
turismo itinerante e quello di soggiorno, sintomo della tendenza cui
si sta assistendo a frazionare nel corso di tutto l'anno i giorni di
vacanza. l'offerta dovrebbe in questo caso concentrarsi su soluzioni
preconfezionate quali escursioni, visite guidate nel territorio e nelle
città, oasi di verde e relax, strutture ludico-ricreative, ecc.;
2. turismo rurale (agriturismo): per essere competitive le attività
turistiche legate all'ambiente necessitano, più che di grossi
102
investimenti in strutture, di programmi organizzativi e di risorse
umane
qualificate
(tra
le
professioni
emergenti
risaltano:
l'animatore agrituristico, la guida naturalistica, l'agente di sviluppo
agrituristico, la guida speleologica, ecc.). È su queste ultime che
bisogna dirigere gli sforzi al fine di trasformare gli addetti in figure
professionali vere e proprie, capaci di promuovere le diverse attività
agrituristiche, valorizzare l'ambiente e stimolare la conoscenza ed il
rispetto della natura;
3. turismo congressuale: da un lato l'avvenimento congressuale
permette il superamento della stagionalità per molte strutture
ricettive, dall'altro, richiedendo la creazione di impianti e servizi
specifici, stimola le attività economiche delle località ospitanti
divenendo al contempo agente di promozione turistica. Per ciò che
riguarda le considerazioni relative alla professionalità, si assiste ad
una forte richiesta di formazione e qualificazione degli addetti, cui è
affidata la complessità della gestione organizzativa (es.: animatore
congressuale, responsabile del centro congressi, coordinatore della
segreteria
congressuale,
organizzatore
congressuale,
hostess
congressuale, ecc.);
4. turismo sociale: include il turismo assistenziale vero e proprio
(per soggetti inabili), il turismo sociale indirizzato ai giovanissimi e
alla terza età ed il turismo scolastico. Se si considera che anche la
nostra società italiana è investita da un crescente processo di
invecchiamento, è prevedibile un ampio sviluppo di tale segmento
di mercato che, pertanto, verrà ad offrire nuove opportunità per
operatori e figure professionali emergenti cui richiedere competenze
specifiche ed altamente qualificate (responsabile del turismo
sociale, responsabile del turismo giovanile, ecc.).
Un'iniziativa progettuale per il tempo libero nel Parco deve quindi
tenere in considerazione almeno due fattori:
1)
le
grandi
risorse
in
termini
di
patrimonio
naturale
e
paesaggistico (fino ad oggi non adeguatamente valorizzate);
2) la necessità di creare una tipologia di offerta capace di dare
103
incremento allo sviluppo imprenditoriale ed occupazionale nel
rispetto
di un ambiente inadatto ad uno sfruttamento utilitaristico (e
pertanto irreversibilmente degradante) dello spazio.
Il
parco
naturale
possiede,
dunque,
notevoli
potenzialità
relativamente ai seguenti fattori :
- valorizzazione e tutela di territori pregiati;
- offerta di una tipologia di fruizione del tempo libero alternativa e
complementare alle risorse turistiche tradizionali;
-
creazione di nuove opportunità di lavoro;
-
educazione alla salvaguardia e tutela dell'ambiente (crescente
interesse per il turismo culturale ed educativo).
104
I FATTORI CARATTERIZZANTI IL PARCO
La ricerca condotta sul territorio ha messo in evidenza alcuni punti
salienti della realtà del Parco. Alcune caratteristiche dell’area
costituiscono una risorsa vera e propria che, solo attraverso una
adeguata valorizzazione può costituire un bene ed una opportunità
per lo sviluppo di una economia legata all’ambiente e al territorio.
Il Parco possiede diversi caratteri distintivi identificabili in:
•
una flora ed una fauna ricca di specie di notevole interesse e
rarità;
•
la presenza di particolari zone ad elevato valore naturalistico e
di riserve naturali;
•
la diffusa presenza di caratteristici “capanni” da pesca o da
caccia che, se collocati in area D, possono essere ristrutturati e
riutilizzati nonostante siano vincolati all’utilizzo esclusivo della
pesca e non possano essere adibiti ad abitazione;
•
la presenza di numerose attrazioni artistiche e di centri storici
di grande pregio e richiamo turistico;
•
un turismo molto sviluppato soprattutto sulla costa che,
nonostante la peculiarità di essere legato alle attrazioni
marittime, mostra caratteristiche che evidenziano la tendenza a
ricercare pace e tranquillità e habitat adatti ad attività
ecologiche.
Se si pensa al substrato sociale del Parco, composto soprattutto da
famiglie di agricoltori o pescatori, e al ricco patrimonio di costumi e
tradizioni gastronomiche che caratterizzano la popolazione di
questo territorio, viene spontaneo considerare l’opportunità di
realizzare una integrazione tra questi aspetti che hanno tutte le
carte in regola per poterlo fare nel modo migliore.
105
LE RISORSE DELLA PESCA E DEL MONDO AGRICOLO
La fotografia delle famiglie di pescatori e agricoltori della zona
mette in evidenza caratteristiche, tutto sommato, comuni a
qualsiasi mondo rurale e che, proprio per questo motivo,
costituiscono una grossa fonte di risorse per quello sviluppo tanto
sostenuto dalla politica comunitaria e ormai tanto ricercato dal
sentire comune.
La famiglia media di un pescatore che vive nel Parco del Delta del
Po si trova ad affrontare problemi di reddito che scaturiscono dalle
inevitabili restrizioni di carattere ambientale insite nel territorio
stesso. L’impossibilità di poter catturare dove si vuole e quanto si
vuole costituisce, ovviamente, un limite considerevole all’attività
della pesca; a questo, inoltre, si aggiunge il periodo di “fermo
pesca” ulteriormente aggravato dal mancato utilizzo delle barche e
dall’impossibilità di ammortizzarne il valore.
Gli agricoltori, dal canto loro, sono condizionati dall’imposizione di
rigide
regole
esclusivamente
agronomiche
prodotti
che
biologici
consentono
o
comunque
di
coltivare
ottenuti
con
“pratiche agricole compatibili con l’ambiente”. Se da un lato questo
tipo di agricoltura sta sempre più prendendo piede e riscontra un
crescente successo con il consumatore; dall’altro implica maggiori
costi di produzione e impegno da parte dell’agricoltore stesso.
Un’altra risorsa degna di nota è rappresentata dalle abitazioni di
numerosi pescatori o agricoltori di queste zone, caratterizzate da
una tipica architettura colonica e da ampie aree cortilizie, le quali
si prestano molto bene per l’ospitalità e l’agriturismo.
Non vanno dimenticati, infine, l’artigianato locale e la varietà
gastronomica tipica della cucina ferrarese e ravennate, che
costituisco un’ottima attrazione per una gita lontano dai rumori e
dalla confusione delle città.
106
IPOTESI DI ATTIVITA’ REALIZZABILI NELL’OTTICA
CONNUBIO PESCA/AGRICOLTURA/TURISMO
DI
UN
Dalla realtà dei fatti e dai diversi studi condotti negli ultimi anni si
desume che il mondo della pesca e dell’agricoltura può usufruire
più di altri delle opportunità offerte dalla realtà del Parco; per
questo
motivo
le
ipotesi
che
seguiranno
saranno
basate
esclusivamente sulla identificazione di attività che interesseranno
entrambi i settori, in particolare si cercherà di evidenziare le
opportunità in grado di costituire una fonte di reddito alternativo
per i pescatori e gli agricoltori che risiedono nel Delta.
Le considerazioni esposte nelle pagine precedenti hanno messo in
evidenza i punti di forza del mondo rurale e del turismo dell’area
del Parco. Dall’analisi di come poterli integrare tra loro sono
emerse alcune ipotesi interessanti la cui realizzazione non
dovrebbe incontrare grossi ostacoli. Molte di queste, in realtà
vengono, almeno in parte, già realizzate; mentre altre costituiscono
nuove idee da sviluppare.
Per facilitarne l’esposizione le attività ipotizzate verranno esposte
una ad una qui di seguito.
RECUPERO DEI CAPANNI
- IPOTESI DI COSTITUZIONE DI COOPERATIVE
I Capanni da pesca e da caccia, immersi nelle valli, a volte
raggiungibili solo via acqua, sono una delle più affascinanti
particolarità del Parco. I “padelloni”, così vengono nominati i
capanni da pesca, sono vere e proprie palafitte, dotate di ogni tipo
di attrezzatura per la pesca: reti, e tiranti necessari alla cattura di
grosse quantità di pesce. Spesso sono dotati di servizi e
normalmente non manca un angolo cucina. E’ costume del luogo,
infatti, utilizzare questi “rifugi” per trascorrervi qualche ora con
amici. Essendo affacciati su uno specchio d’acqua e generalmente
contornati da alberi e da una piccola area cortilizia, sono, infatti,
107
un’ottimo luogo di ritrovo e di relax.
La normativa impedisce l’abitabilità, anche temporanea, dei
“padelloni” ma ne consente il restauro nelle “zone D”.
I “PADELLONI” sono, in larghissima misura, una sorta di
multiproprietà che aggrega diverse persone proprietarie di una
quota; tale ripartizione è finalizzata ad individuare il periodo di
utilizzo del bene e a quantificare le spese per la sua gestione.
La
trasformazione di questo tipo di rapporto in vera e propria
cooperativa potrebbe aprire nuove vie economico-culturali di
utilizzo delle strutture aprendole al pubblico.
In concreto, il recupero di queste strutture, eseguito nel rispetto
delle norme per l’igiene e la salubrità degli ambienti, può
consentire la realizzazione di piccoli ristoranti, punti d’accoglienza
per visitatori e vendita dei prodotti tipici e dell’artigianato locale,
luoghi per la partenza di imbarcazioni da turismo di valle o punti
di informazione sulla flora, la fauna e gli aspetti naturalistici del
parco.
I capanni da caccia, invece, generalmente più piccoli e meno
accessoriati, si trovano sparsi nel territorio per lo più isolati ed
immersi nel cuore delle valli. Se recuperati adeguatamente possono
essere utilizzati per attività quali il bird-watching o la ricerca
scientifica.
In
alcune
parti
del
parco
queste
attività
sono
incentivate già da tempo, quindi, si potrebbe pensare di dotare
queste strutture con attrezzature d’avvistamento adeguate quali
binocoli e richiami.
REALIZZAZIONE DI AGRITURISMI O
“BED AND BREAKFAST”
Dall’analisi condotta sulla tipologia di turismo del parco, è emersa
l’esigenza di un’offerta maggiore di alloggi per chi vuole trascorrere
alcuni giorni o un solo un fine settimana all’aria aperta. Esigenza
quest’ultima che, stando ai dati raccolti, è sempre più in aumento.
Le case coloniche risultano i luoghi più adatti per questo, perciò
molti agricoltori potrebbero pensare di impostare un’attività che
108
consentirebbe loro di ricavare un reddito compensativo a quello
agricolo. Molte mogli, o figlie di agricoltori potrebbero dedicarsi alla
gestione di attività quali l’agriturismo o il B&B, oggi realizzabile
anche
nel
nostro
Paese.
La
proposta
agrituristica,
inoltre,
consentirebbe loro di gestire anche una piccola attività di
ristorazione e di vendere prodotti fatti in casa o dell’artigianato
locale.
IMPIEGO DEI
“BARCONI” PER ATTIVITA’ DI PESCATURISMO
Nonostante la pesca nel parco sia limitata, come abbiamo visto, da
una regolamentazione precisa e restrittiva, si può ugualmente
pensare di realizzare attività di pescaturismo mirate soprattutto
alla visita dei luoghi e alla possibilità di ammirare zone particolari
del delta raggiungibili solo con le barche.
Le barche da pesca, infatti, sono perfette a questo scopo e possono
offrire un’opportunità di reddito alternativo ai loro proprietari. In
particolare, può risultare molto interessante dedicarsi a questa
attività nel periodo di fermo-pesca.
PROPOSTA DEI BENI STORICO-ARTISTICI ED ARCHITETTONICI DISTRIBUITI NEL
TERRITORIO COME ATTRAZIONE TURISTICA.
Abbiamo appreso che il Parco del Delta del Po è ricco di siti
archeologici e luoghi molto interessanti dal punto di vista storicoartistico. Molti turisti e, purtroppo troppo spesso, anche gli abitanti
del luogo non ne conoscono l’esistenza. Riuscire a mettere in rete
questi siti ed organizzare visite guidate che conducano nei luoghi
più insoliti del parco può essere un’ulteriore opportunità da
sfruttare.
REALIZZAZIONE DI ITINERARI TURISTICI
Negli ultimi anni stanno avendo molto successo gli itinerari all’aria
aperta. Il Parco del delta del Po si presta molto bene per questo tipo
di attività. Si possono realizzare percorsi a piedi, a cavallo, in
bicicletta o in barca. Esistono già molti percorsi ed itinerari nelle
109
varie zone del parco, tuttavia si può pensare di integrare tutte le
attività ipotizzate fino a questo momento individuando sinergie tra i
soggetti coinvolti. Per il momento esistono percorsi che non
richiedono più di una mezza giornata o una giornata al massimo,
tuttavia, pensando alla nascita di B&B, agriturismi e punti di
ristorazione
nel
cuore
del
Delta,
si
possono
prendere
in
considerazione anche itinerari più impregnativi.
ATTIVITA’ DI ANIMAZIONE E PROMOZIONE DELLE ATTRAZIONI
Ovviamente tutte queste attività non hanno motivo di esistere se non
c’è chi le utilizza, quindi, se non c’è la richiesta turistica sufficiente.
Tuttavia, la richiesta turistica non ci sarà fino a quando non si
promuoveranno in modo adeguato queste attività. Esistono già diversi
punti d’informazione ed “info-point” specializzati per le attrazioni del
parco che costituiscono un validissimo sistema di diffusione, tuttavia,
partendo dal presupposto che la maggior parte del turismo della zona
si concentra sulla costa, è qui che varrebbe la pena realizzare
un’attività di promozione
mirata ed efficace, in grado di catturare
anche quella fascia di persone che sarebbero interessate alla visita
del parco ma che, per pigrizia o scarsa iniziativa, non sanno come
procurarsi le informazioni necessarie o gli strumenti più idonei per
farlo. Si potrebbero realizzare degli appositi sportelli, eventualmente
gestiti
dagli
stessi
pescatori
o
agricoltori
che,
comunque
risulterebbero i diretti interessati e beneficiari delle attività. In
particolare i giovani potrebbero dedicarsi questa attività gestendo le
proposte turistiche e coordinando i servizi connessi; ad esempio chi
uscirà con le barche, dove si fermeranno i turisti, chi farà loro da
cicerone.
ALTRE ATTIVITA’ CHE NEL PARCO POTREBBERO TROVARE UNA RAGIONE
D’ESSERE
In questi anni le attività “ecologiche” hanno conquistato sempre più
spazio, si è compresa l’importanza del contatto con la natura e del
110
rapporto con l’ambiente che ci circonda. Questo comune senso
dell’Habitat è entrato sempre più nel nostro comune senso della vita
al punto di produrre nuove filosofie, le cosiddette culture “new age”.
Infatti, sono andate facendosi strada attività quali la “Pet Therapy”, le
tecniche di rilassamento mentale e del corpo ma, soprattutto è
andato via via aumentando l’interesse per la vita in campagna e
all’aria aperta.
A questo proposito, quindi, si potrebbe prendere in considerazione
l’ipotesi di realizzare un “Centro per l’insegnamento delle attività
legate alla pesca e all’agricoltura”, dove soggetti interessati ad avviare
attività in questi campi o, semplicemente, interessati alla cultura
ambientale, possono ricevere informazioni circa le caratteristiche del
pesce e dei prodotti agricoli, la loro salubrità, o dove si potrebbero
approfondire conoscenze sulla flora e la fauna del parco.
L’idea di questo “centro informativo” può sposarsi con le iniziative,
programmate, di educazione ambientale rivolta al bacino scolastico
del territorio del Parco, che già ha come obiettivo primario
sensibilizzare i giovani, fin dall’età scolare, al rispetto dell’ambiente in
uno scenario che possa sostenere la convivenza tra le attività
produttive e ambiente naturale.
Un’altra opportunità potrebbe essere la realizzazione di un centro per
il rilassamento mentale e fisico, dove ci si reca per trascorrere
qualche giorno con lo scopo di dedicarsi ad una “full immersion” del
benessere.
Si può pensare a veri e propri centri di “Pet Therapy”, a centri per
attività ludico-ricreative o, infine a luoghi di accoglienza per anziani.
La caratteristica principale di tutti questi centri sarebbe quella di
essere immersi nella natura e di poterne beneficiare al meglio.
111
Il Delta del Po è caratterizzato dalla presenza di numerosissimi
casolari. Alcuni di questi sono ancora in buone condizioni e , se
adeguatamente ristrutturati, possono costituire una splendida sede
per questi centri.
APPLICAZIONE DELLE PROPOSTE AD
ATTRAVERSO IL MONDO COOPERATIVO
ALTRE
REALTA’
ITALIANE
Il nostro è un Paese ricco di natura e, tra parchi, aree protette e
riserve naturali, conta un elevatissimo numero di luoghi di grande
valore ambientale.
L’Italia possiede 20 parchi nazionali riconosciuti e 4 in attesa di
provvedimenti attuativi, 130 parchi regionali, 150 riserve statali e 270
riserve regionali.13 Ognuna di queste zone possiede peculiarità locali e
culturali molto distinte tra loro che, unite al valore naturalistico del
territorio, possono offrire grosse opportunità.
L’intervento del movimento cooperativo attraverso le proprie Centrali
e i Settori di attività può essere di rilevante importanza per trasferire
in altre Regioni l’obiettivo della presente ricerca, cioè individuare un
connubio tra pesca ed agricoltura come attrazione turistica in un’area
del Paese di grande pregio, e creare una rete nazionale improntata
sulla ricerca e lo sviluppo economico di aree e settori “deboli” .
Naturalmente non tutte le zone parco d’Italia sono caratterizzate dalla
presenza di attività della pesca e dell’agricoltura, tuttavia, in alcune
zone umide simili al Parco del delta del Po, ad esempio il Parco
Naturale della Maremma, si possono individuare attività simili a
quelle fin qui proposte.
13
Dati raccolti dal sito Internet www.parks.it
112
CONCLUSIONI
Le attività ipotizzate sono scaturite dall’analisi dei dati raccolti e dalla
valutazione
di
alcune
componenti
di
carattere
generale
che
interessano la nostra società.
Si è voluta dare una impostazione basata esclusivamente sull’aspetto
naturalistico del parco, in quanto componente preponderante ed
inscindibile dell’area in esame, e sulle attività della pesca e
dell’agricoltura che sono le componenti economiche più diffuse del
territorio.
Tutto lo studio, infatti, parte dalla considerazione che l’area è un
Parco Naturale e che oggi non ha più senso considerarlo un limite per
l’economia locale, ma è da considerarsi un grande privilegio che, se
adeguatamente protetto, può regalare grandi benefici a chi lo abita.
Le attività precedentemente proposte sono tutte realizzabili nel pieno
rispetto della normativa e dei divieti che regolamentano il territorio,
ma sono anche perfettamente in grado di produrre reddito e di
costituire una fonte importante delle entrate di tutti coloro che ne
sono interessati.
L’esempio che segue serve a capire in modo chiaro cosa si è cercato di
proporre e il perché. La Regione Emilia Romagna già da diversi anni
organizza le “ Fattorie Aperte”, vale a dire giornate di visita alle
aziende agricole che aprono al pubblico ed illustrano i sistemi di
coltivazione dei loro prodotti. Questa attività, realizzata con lo scopo
di rilanciare
l’agricoltura dopo i feroci colpi inferti dal terrorismo
alimentare protratto in questi anni, e dalla “concorrenza” dei Paesi
europei ed extra europei, ha avuto e continua ad avere un ottimo
successo, forse anche grazie ad una immagine eccessivamente
romantica della campagna che spesso ci trasmettono i mass media.
Sta di fatto che le persone richiedono queste attività e chi, o cosa,
può fornirle meglio di un parco naturale e di chi opera nei citati
settori con passione e professionalità?
113
BIBLIOGRAFIA
Consorzio del Parco Regionale del Delta del Po, Selezione delle attività del parco
1996/1999- “Le risorse e i Progetti del Parco”, Comacchio, 2000
Amministrazione Provinciale di Ravenna , Piano territoriale di stazione Pineta di Classe e Salina
di Cervia – Norme di attuazione, Ravenna, 1988
Regione Emilia Romagna – Comune di Argenta, Piano territoriale di stazione Capotto di Argenta –
Norme di attuazione, Argenta, 1991
Provincia di Ferrara, Piano territoriale di stazione Volano – Mesola - Goro – Norme di attuazione,
Ferrara , 1997
Provincia di Ravenna, Piano territoriale di stazione Pineta di San Vitale e Piallasse di Ravenna –
Norme di attuazione, Ravenna, 2001
Parco Regionale del Delta de Po - Regione Emilia Romagna, Le aziende di pesca ed acquacoltura nel
Parco del delta del Po - Programma INTERREG II C 1997/1999, Ferrara, 2001.
Regione Emilia Romagna - Assessorato agricoltura, ambiente e sviluppo sostenibile – Servizio Piani e
Programmi, Statistiche agrarie – 2000,
Osservatorio turistico Regionale, La riviera dell’Emilia – Romagna : perché è meglio, 2000
M. Arimondo, M. Lusetti, E. Minardi, Natura e Loisir Percorsi di sviluppo socio-economico nel
Parco del delta del Po, Milano, 1998
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ALLEGATI
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nuove opportunita` economiche per le imprese cooperative operanti