Inchiesta
Foggia
Frontiera dell’immigrazione
Benessere
Rimedi anticellulite
Foto: Lello Cocozza
Moda
La tentazione è donna
Cure dolci
La dieta della calma
Viaggi
Francesca Curcetti:
arte e passione
Welcome to Miami
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m a g g i o
duemilaundici
sommario
ditoriale
di ANNA RUSSO
Molteplice in ogni sua espressione. E equilibrato. E’ così che definirei
questo numero di 6Donna. Perché è la
molteplicità il tratto che lo contraddistingue? Perché con questo termine voglio raccogliere gli aspetti più
variegati della multietnia e
del cosmopolismo. Multietnico è il volto che la città di
Foggia sta assumendo nel
corso degli ultimi anni. Le
percentuali rivelano un incremento notevolissimo
degli stranieri presenti, regolari e non.
Certo, se si confrontano i dati
con quelli registrati in grandi centri
urbani come Roma e Milano,
l’affermazione di una Foggia
multietnica non regge. Eppure, un altro confronto credo si debba fare e cioè tra
come la città (ma in realtà
l’intera provincia) è oggi
e come appare nei nostri
ricordi di poco più di un
decennio fa. Basta visitare i luoghi simbolo
della città in metamorfosi per
comprenderne la rivoluzione
etnica. Per anni, da studentessa prima, da lavoratrice
poi, in ogni caso pendolare,
ho frequentato la zona della stazione ferroviaria e tornarci oggi mi dà il senso del
cambiamento di cui parlavo prima. Soprattutto nel
primo pomeriggio e a partire dall’imbrunire, viale
XXIV Maggio si popola di
cittadini stranieri. Le parallele, in particolare sul lato di via Fiume e via Trento, sono piene di attività commerciali,
cinesi innanzitutto e, da qualche tempo, anche indiane e arabe. Agli incroci semaforizzati cittadini, inoltre, è
davvero una rarità non essere intercettati da lavavetri e le scene di accattonaggio sono all’ordine del minuto. Di
recente, poi, l’area antistante il centro
commerciale di viale degli Aviatori è
diventata (con qualche rara eccezione
dovuta all’intervento della vigilanza)
regno incontrastato di extracomunitari, per lo più originari del Corno d’Africa. E’ un dato di fatto che non vuole
presentarsi né come un attacco né come una difesa ai migranti, ma solo come una fotografia equilibrata e realistica, visibile a tutti e a cui ognuno
guarda con piglio personale. Durante la
preparazione di questa inchiesta poi,
sono inciampata in alcune figure relativamente nuove del servizio sanitario,
cioè quelle delle mediatrici interculturali, giovani donne provenienti da Paesi dell’Est, alle cui particolari vicende
di vita abbiamo deciso di dedicare la
pagina delle Storie al femminile.
Molteplice è, infine, anche il Personaggio del mese, Francesca Curcetti, artista poliedrica, romantica e cosmopolita, affascinata dall’amore e
affascinante nel suo insieme complesso e variegato. Origini foggiane e lucane, è vissuta per molti anni a Bari.
Dopo una breve sosta a Barcellona, si è
trasferita a Milano che però potrebbe
non essere la sua meta definitiva. Questo “perché nella vita tutto può accadere”.
4 Personaggio del mese
• Francesca Curcetti, artista a tutto tondo
5 storie al femminile
• Angeli della mediazione
6 Inchiesta
• Le frontiere dell’immigrazione cambiano.
Foggia terra promessa o corsia di passaggio?
8 Attualità
• Il latte della mamma non si scorda mai
• “Scene di una strage”:
in memoria di Luigi Pinto
10 Benessere
• Senza buccia (d’arancia)
11 Bellezza
• Giochi di seduzione
12 Spazio bimbi
• Un mondo di fiabe
13 Moda
• Quando la tentazione è donna
14 Piante
• Rosa, regina di fiori
15 Ambienti
• Cartongesso,
materiale tutto da scoprire
16 Spettacolo
• Spaccato dolce-amaro
dell’universo femminile
17 Rubriche
21 Cure dolci
• La dieta della calma
22 Viaggi
• Welcome to Miami
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duemilaundici
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duemilaundici
personaggio del mese
Pittrice e couselor. Ora leader al concorso di Vogue Italia ed Elizabeth Arden
Francesca Curcetti,
artista a tutto tondo
La carriera da avvocato che aveva scelto non la soddisfaceva per cui,
a 26 anni, ha deciso di dare una svolta alla propria vita iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti. Oggi, a 34
anni, espone le sue opere in tutta la
Puglia, fino ad arrivare in diverse città italiane e a superare i confini del
Paese. Francesca Curcetti, alias Sonikasik, foggiana di origine, barese
per necessità, milanese per scelta, cosmopolita per indole, ha di recente
vinto il concorso per nuovi designer
indetto da Vogue Italia ed Elizabeth
Arden.
Barese, milanese, foggiano.
Qual è il lato di se stessa che preferisci di più?
La mia vita è legata a queste città in un modo estremamente profondo, ma mi sono sempre sentita cittadina del mondo e mai veramente
legata ad un’unica città, quindi preferisco quello che ancora sperimenterò.
Artista per gioco, passione o
professione?
Artista, o meglio pasticciona, per
gioco quando a 3 anni con la mia
mamma dipingemmo un bosco grande quanto una parete della mia cameretta; passione quando mi accorgo
che sono le
4 di mattina e mi sono dimenticata di
andare a
dormire tra
pennelli e
colori; professione
Francesca Curcetti
quando
unisco la
mia arte al mio essere counselor e mi
dedico all’arte-terapia.
Sonikasik: uno pseudonimo
bizzarro. A cosa è dovuto?
Ad un soprannome, ad una delle
mie canzoni preferite, alla mia prima
mostra a Firenze, alla mia ossessiva
passione per la simmetria…
Come definirebbe la sua arte?
Una serie di fermi immagini sulla vita di una donna, che racconta a
tutti del mondo femminile, narrata da
me che sono semplicemente una
“raccontastorie”.
Ogni artista ha un rapporto
particolare con il corpo, qual è il
suo?
Io vedo il corpo come il più forte
mezzo di comunicazione artistica
possibile. Ci lavoro perchè anch’esso è tela. Il corpo è lo strumento che
maggiormente ci permette di comunicare. Noi parliamo con ogni suo
centimetro, con ogni suo anche minimo movimento. E’ quando ho compreso il suo esser vivo che ho imparato a rispettare e ad amare il mio. La
mia storia, poi, è simile a quella di
molte altre ragazze: una lotta che dura anni contro la propria immagine,
anzi, contro la distorsione di essa di
cui si è vittime. La mia esperienza
personale di amore ed odio si è tramutata in arteterapia: sono diventata
una counselor che lavora all’interno di
situazioni che vedono protagoniste
CARTA D’IDENTITÁ
Nome
Cognome
Nata a
Il
Residente a
Origini
Professione
Film
Libro
ragazze/i o bambine/i che soffrono di
qualsiasi tipo di disturbo alimentare
(anoressia, bulimia, obesità).
L’opera con cui ha vinto il concorso di Vogue Italia ed Elizabeth
Arden è “Go and open The safe door, please!” con cui afferma che
ogni donna possiede dentro di sè
una cassaforte. Lei cosa ripone nella sua?
L’eternità che mi lega a mio fratello, il profumo di mia madre, la voce
di mia nonna, il Brasile di mio padre,
il mio pianoforte, i miei libri d’arte, la
mia vecchia bilancia arancione, la mia
Francesca
Curcetti
Milano
11.01.1977
Milano
foggiano-lucane
artista - counselor
“Three... extremis”
Ariel ed. Di Marsico
gatta Minou, i sì e i no delle vere amiche, le scarpe col tacco 12, il gelato artigianale, la mia tesi sul cinema di Andy Warhol, i viaggi, il coraggio, la
consapevolezza, gli abbracci del mio
Amore, il mio presente…
Tra rivendicazioni femministe
e mercificazione del corpo femminile, come vede il rapporto uomo/donna?
Una divertente diatriba eterna di
cui ci si lamenta, ma senza la quale
non ci sarebbero: talk show televisivi; libri di pseudo esperti sui rapporti di coppia in ogni libreria o supermercato; una serie di film e
commedie che ci piace guardare per
sentirci una perfetta Bridget Jones…
Bari, Milano, Foggia: la città
che più ama, quella che più la fa arrabbiare, quella senza la quale la
sua vita non sarebbe stata la stessa.
Bari è quella che mi ha vista trascorrere la maggior parte della mia
vita e senza la quale non sarei quella
che sono diventata. Foggia è quella
che più mi fa arrabbiare perché potrebbe valorizzarsi molto di più. Milano è quella che mi ha vista nascere
e che ora mi vede iniziare la mia nuova vita. Quella che più amo? Forse la
prossima in cui vivrò.
Anna Russo
m a g g i o
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storie al femminile
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In una Foggia multietnica la chiave di svolta è nell’intercultura
Angeli della mediazione
Giovani donne punto di riferimento per l’orientamento degli stranieri
Un tempo, quando, clandestine o con un permesso studio, sono arrivate in Italia, la “mediazione interculturale” non era nulla di più che una voce del dizionario di lingua italiana.
Oggi, sono loro stesse, giovani donne ormai stabilizzate sul
territorio, a dar corpo a quella voce e a rappresentare, per i
connazionali che continuano a varcare il confine, un valido
punto di riferimento e orientamento.
Lucia Visan, Olena Hordionok, Ana Shahini sono tre delle mediatrici interculturali che partecipano ad un progetto della ASL di Foggia finalizzato all’accoglienza, all’accompagnamento e al disbrigo delle pratiche di ordine amministrativo e
sanitario dei cittadini stranieri che hanno difficoltà a rapportarsi
con il servizio sanitario anche a causa della lingua e della non
conoscenza delle strutture sanitarie.
Dall’Ucraina
Un discorso valido soprattutto per gli irregolari, sia europei che extracomunitari. Il compito delle mediatrici è di accogliere gli stranieri e di orientarli a utilizzare nella maniera più appropriata i servizi sanitari.
Lucia Visan delAccanto a questo progetto, che prevede l’implementazione
la rete dei servizi rivolti ai cittadini stranieri irregolari, nella ASL è attivo un secondo progetto sulla prevenzione materno-infantile con
cinque mediatrici impegnate in alcuni consultori della provincia dove si orientano in modo particolare le donne all’utilizzo dei servizi
consultoriali per le problematiche specifiche femminili, per le interruzioni di gravidanza, per l’educazione alla contraccezione.
Mediatrici al lavoro, ma anche donne, ognuna con la propria storia fatta di viaggi, abbandoni e prospettive future, ma sempre con uno
sguardo rivolto indietro, verso le proprie radici.
Dall’Albania
Olena Hordionok
Ana Shahini: dalla laurea
Niente legami, in viaggio per avventura in Scienze Religiose a mediatrice multilingue
Olena Hordionok, è una donna ucraina di 42
Ana Shahini, di origini albanesi, è giunta in Italia quindici anni fa per moanni. Vive a Foggia dal 2001, dopo una breve pativi di studio. Iscritta alla Facoltà di Scienze Religiose, mentre completava gli sturentesi in Calabria. “Ho lasciato il mio Paese non
di ha ricevuto la proposta di lavorare come interprete nel Centro di Accoglienper necessità ma per curiosità, per conoscere il monza di Borgo Mezzanone. “Era il 1999, agli esordi della guerra nel Kosovo.
do. Mi dicevo, vado, vedo come va e poi torno, invece
Quando cominciarono ad arrivare i profughi sorse la necessità di un interpresono rimasta per 10 anni”. In Ucraina Olena ha late di origine albanese e così fui chiamata. Ho continuato a lavorarci per sette ansciato la madre che torna a trovare una volta all’anni, anche dopo la partenza dei profughi miei connazionali, come interprete di
no. “Il distacco è stato duro, ma l’ho vissuto molto
lingua inglese”. Nel frattempo Ana ha freprima, già dall’età di 17 anni quando, per frequenquentato corsi per mediatrice interculturatare l’Università, ho lasciato la mia città e mi sono
le e ha iniziato a collaborare con la Caritas
trasferita a diversi chilometri di distanza. Già alloin un progetto finalizzato a facilitare l’intera tornavo a casa solo due volte l’anno”. Spirito ingrazione della donna immigrata attraverdipendente e avventuroso, sin dall’inizio Olena, riso corsi di formazione base e professionaposta nel cassetto la laurea in Farmacia, ha accettato
le. “La scelta è caduta su Foggia un po’ per
Mensile di attualità e informazione.
di svolgere i lavori più umili, dalla badante all’ascaso, anche perché era una città vicina alla
Registrazione presso il Tribunale di Foggia
sistente agli anziani, sino alla cameriera in bar e pizmia terra e più facile da raggiungere.
n° 2/2002 del 26/09/2002
zeria. “La mia laurea qui non è riconosciuta, ma faOra sono soggiornante di lunga durare la badante non è stato degradante per me proprio
ta. In patria ho lasciato i miei genitori che
Editore
perché ho vissuto tutto come un’avventura, anche se Sa sinistra: Olena Hordionok e Ana Shahini
però vengono spesso qui dove vive anche
Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l.
ho subito delle umiliazioni. Solo in un secondo momio fratello con la sua famiglia”. Arrivando
Direttore Responsabile
mento ho iniziato a frequentare corsi di formazione come mediatrice interin Italia, Ana non ha potuto non constatare un pregiudizio molAnna Russo
culturale e ho deciso che quella sarebbe stata la mia strada”.
to radicato nei confronti degli albanesi. “Se un italiano, purOlena si considera una pioniera rispetto ai connazionali che attualmentroppo, incontra uno studente albanese lo accoglie con molta
Caporedattore
te arrivano in Italia. “Quando sono arrivata dieci anni fa, non c’era la minima
apertura, cosa, invece, che non accade nei confronti di colf e baAngela Dalicco
informazione. Anche l’Italia adesso è più pronta a ricevere gli immigrati. Pridanti anche se spesso tra loro ci sono donne laureate, costretHanno collaborato
ma ci consideravano solo come badanti o colf, adesso anche gli italiani sono
te a fare questo lavoro perché non trovano un altro sbocco”.
più aperti nei nostri confronti quindi, per chi arriva ora, è tutto più semplice.
Maria Rosaria De Leonardis
Come i suoi genitori, Ana continua a restare legata alla sua paAdesso, avendo un titolo come mediatore culturale, sono felice di aiutare gli
Maria Grazia Frisaldi
tria. “Io mi sento sempre albanese anche se mi trovo bene qui,
altri a realizzarsi in qualche modo”. Oggi Olena vive da sola. “Per adesso è
Mariangela Mariani
ho un fidanzato italiano, ma non perderò mai le mie radici.
questa la mia casa, qui ho i miei progetti che cercherò di realizzare, ma nelDalila Campanile
Quando avrò dei figli insegnerò loro l’albanese perchè è giusto
la vita nulla è mai detto”.
Elisabetta Ciavarella
che mantengano il legame con la propria terra”.
Irma Mecca
prof.ssa Maria Santillo
avv.
Antonietta Colasanto
Dalla Romania
Lucia Visan
in Italia per realizzare il suo sogno d’amore
Lucia Visan, trentottenne romena, da 16 anni vive in Italia. Innamoratasi di un giovane italiano conosciuto in patria, per amore si è trasferita a Foggia. “L’impatto iniziale è stato difficile perché venivo da una
cultura diversa. Mi ero appena laureata, ma in Italia era difficile ottenere il riconoscimento degli studi svolti all’Estero, quindi ho iniziato
un percorso lungo e burocratico per ottenere il riconoscimento dei miei
titoli”. In Romania Lucia ha lasciato i genitori ed un fratello a cui fa visita regolarmente ogni anno. “Al mio arrivo a Foggia mi sono dedicata esclusivamente alla formazione: corsi di inglese, informatica e professionali; poi ho iniziato a lavorare come interprete in tribunale e come
mediatrice interculturale in campo sanitario. Quello che svolgiamo
nell’Azienda Sanitaria è un lavoro che spazia dal campo sanitario a
quello sociale, nel senso che forniamo agli immigrati le informazioni più
varie, mettendoli in rete con le altre istituzioni”.
Come è cambiata oggi l’accoglienza agli stranieri? “Per me è stato più difficile rispetto a chi arriva oggi. Io sono giunta nel 1995. Allo-
ra non si
parlava ancora di integrazione, di
intercultura
quindi il
Lucia Visan
mio percorso è stato molto più duro rispetto a quello di chi sta immigrando adesso. Gli stranieri che arrivano oggi hanno già la strada fatta, mentre noi
di prima generazione ce la siamo fatta da soli. Foggia, poi, è molto accogliente. Sono gli stessi immigrati che vanno nel nord Italia a cercare lavoro a riferirci, al loro ritorno, di non aver trovato una città così accogliente come Foggia”. Lucia si è così ambientata da escludere
l’eventualità di un ritorno in Romania. “Dopo aver trascorso quasi metà della mia vita qui è difficile per me pensare ad un ritorno in patria.
Le mie radici restano però nella mia terra d’origine”.
Rubriche
avv.
Katia Monopoli
avv.
Rosangela Loriso
avv.
Rosa Schena
dott.ssa Mariagrazia Bellantuono
dott.ssa Marcella Bevilacqua
dott.ssa Alessandra Marinari
dott.ssa Valeria Ventura
Redazione
Foggia
Via Tressanti, I trav. (vill. Artig.)
Tel. 0881.56.33.26 - Fax 0881.56.33.19
e-mail
[email protected]
Impaginazione e stampa
Publicentro Graphic
La collaborazione è volontaria e gratuita.
I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite.
Questo numero è stato stampato in 43mila copie
e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia
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duemilaundici
inchiesta
Coste aperte ai migranti e spazio agli italiani di seconda generazione.
Le frontiere dell’immigrazione cambiano.
Molti arrivano per i lavori agricoli stagionali, altri con la speranza di trovare un’occupazione stabile. All’inizio erano i vu cumprà africani, poi gli albanesi durante la guerra
in Kosovo. L’ingresso nella Comunità Europea dei Paesi dell’ex Unione Sovietica ha invece accelerato l’arrivo di polacchi, ucraini
e romeni. Fino ad oggi, con i conflitti nel nord
Africa che spingono le popolazioni magrebine e libiche a imbarcarsi alla volta dell’Italia.
Non vanno dimenticati, poi, i numerosissimi
cinesi, ormai stabili sul territorio. Terra promessa o solo corsia di passaggio, il volto della nazione sta cambiando notevolmente. E la
reazione dei cittadini italiani oscilla tra l’accoglienza e una diffidenza malcelata.
A Foggia e in provincia, la presenza degli immigrati è in costante aumento: l’Istat rileva che, nel 2007, sono giunti regolarmente
9.860 stranieri: 4935 uomini e 4925 donne.
Già nel 2008 il numero delle presenze è salito a 14.004 (6777 uomini e 7272 donne) con un
aumento del 29,82%. Nel 2009, i cittadini
stranieri regolarmente presenti in provincia
di Foggia sono stati 19.524.
Gli immigrati in Provincia di Foggia rappresentano il 2,9% della popolazione residente, i dati più alti registrati in Puglia, dove
l’incidenza media é del 2,1%. L’immigrazione in Capitanata é un fenomeno che coin-
Avvocato
volge oramai tutti i comuni della Provincia,
dove Foggia costituisce il polo di maggiore
attrazione con 3.857 cittadini stranieri regolarmente presenti, di cui 1.800 maschi e 2057
femmine. A questi occorrerà aggiungere le
centinaia di richiedenti asilo (che si avvicendano presso il C.A.R.A. di Borgo Mezzanone) e un migliaio di irregolari, dato destinato ad aumentare durante le attività stagionali
nelle campagne.
Nel 2009 il numero delle donne ha superato quello degli uomini, segnando una inversione di marcia. Confermando il dato nazionale, la comunità più numerosa é quella
dei rumeni che costituiscono il 22,37 % degli immigrati regolari, seguono gli albanesi
con il 13,99%, i marocchini con il 7,52%, i polacchi (7,02%), gli ucraini (6,50%), gli asiatici, soprattutto cinesi, con il 4,86%.
In risposta alle continue ondate di migranti sono sorte numerose associazioni di
volontariato tra cui il Centro Interculturale
“Baobab-sotto la stessa ombra”, nato sei anni fa con lo scopo di favorire percorsi e processi
di integrazione sul territorio. “Baobab, gestito dalla cooperativa Sociale “Arcobaleno –
spiega Domenico la Marca, responsabile del
Centro Interculturale - rappresenta una svolta importante per la nostra città e il territorio
in una concezione delle politiche locali di im-
Permesso di soggiorno
e reato di clandestinità
LA NORMATIVA VIGENTE
La normativa vigente in
materia di immigrazione nel
nostro Paese è la c.d. legge
Bossi-Fini (L. 30 Luglio 2002
n.189), che modificò in maniera decisamente restrittiva
il decreto legislativo del
40/98, già definita legge Turco-Napolitano.
Attualmente per entrare
nel nostro Paese e soggiornarvi per un periodo più lungo di tre mesi è necessario ottenere e possedere il permesso di
soggiorno ed un contratto di lavoro.
Il permesso di soggiorno ad un irregolare viene concesso solo allo straniero che ha già un contratto di lavoro.
Il permesso durerà due anni; se
nel frattempo lo straniero ha perso il lavoro dovrà tornare in patria, altrimenti
diverrà irregolare. Solo dopo 6 anni
l’immigrato può richiedere la Carta di
Soggiorno per la permanenza regolare definitiva.
La Bossi - Fini prevedeva l’”accompagnamento alle frontiere” (e
rimpatrio) per gli irregolari (ovvero
coloro senza permesso di soggiorno
ma con documento di identità) e la
permanenza fino a 60 giorni nei Centri di Permanenza Temporanea per i
clandestini (senza permesso di soggiorno e senza documento di identità). A seguito dell’entrata in vigore
della legge 24 luglio 2008 n.125 (c.d.
Pacchetto Sicurezza), la legge Bossi-Fini è stata integrata con l’introdu-
zione del reato di “ingresso e soggiorno irregolare”, configurabile
quando non sussistono i
su menzionati presupposti di ingresso regolare,
che prevede la comminatoria di una multa da
5.000 a 10.000 euro ed il
rimpatrio immediato senza il nulla osta dell’autorità competente; inoltre,
il menzionato “pacchetto sicurezza” prevedeva anche la pena della reclusione per il reato in predicato.
La Corte di Giustizia UE sez.I, con
sentenza 28-04-2011 n° C-61/11 si è
pronunciata negativamente circa
quest’ultima previsione: difatti, in
quella sede è stato stigmatizzato che
‘’una sanzione penale quale quella
prevista dalla legislazione italiana
può compromettere la realizzazione
dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di
rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali’’. Gli argomenti adottati
dall’autorevole Consesso europeo
hanno premiato soprattutto chi da
sempre crede nel rispetto della persona come momento imprescindibile
di qualsiasi disciplina del vivere sociale e che aborre il ricorso ad interventi sommari e privi di specifica regolamentazione, suscettibili di
consentire gravi violazioni dei diritti
umani.
Avv. Antonietta Colasanto
Domenico La Marca,
responsabile Centro Interculturale “Baobab”
migrazione, non più arenata sulla prima accoglienza, emergenza sempre presente, ma
tendente a favorire la partecipazione e il protagonismo dei cittadini stranieri”.
I dati non ci parlano solamente di una città che ha cambiato volto, ma anche di cittadini
che, lavorando soprattutto in agricoltura, nei
servizi alla persona e nel commercio, in questi anni sono stati raggiunti dai loro familiari, che hanno figli che frequentano le scuole
foggiane e che, con molta probabilità, non
torneranno più in patria.
“ Accanto allo sportello informativo che
ogni anno segue più di 500 cittadini stranieri nelle pratiche relative alla regolarizzazione, il centro organizza diversi momenti di
condivisione di scambio culturale dove, ad
incontrarsi, non sono le culture, ma le persone. Chi si rivolge al Centro lo fa per avere informazioni sul rinnovo o richiesta del permesso di soggiorno, per i ricongiungimenti
familiari, per avere informazioni sull’assistenza sanitaria, sull’iscrizione a scuola dei
figli o per denunciare situazioni di sfruttamento o di disagio”.
In questi anni il centro ha incrociato
sguardi e storie, molte delle quali di illusioni
frantumate, di guadagni facili mai ottenuti,
di caporalati e di sfruttamenti, condizioni di
vita disumane. Grazie alla collaborazione di
Enti, Istituzioni e organizzazioni del privato
sociale, molte di queste istanze hanno trovato risposta da Questura, ASL, organizzazioni sindacali.
“Non abbiamo una storia in particolare
da ricordare, ma grazie alla storia di ognuno
‘sotto la stessa ombra’ al Baobab, ci siamo
raccontati, abbiamo assaporato gusti e profumi del mondo intero, abbiamo ballato danze del mondo e sicuramente non ci siamo senAnna Russo
titi soli”.
Ambulatorio per migranti
Anche agli irregolari il diritto all’assistenza sanitaria
Quattro anni fa è partito il progetto più
sperimentale della Regione Puglia, cioè
l’apertura degli ambulatori per gli immigrati irregolari. Dieci dipendenti della ASL
di Foggia, partendo dalla considerazione
che gli immigrati che giungevano in Capitanata per i lavori stagionali erano il quadruplo rispetto alle quote di ingresso stabilite dal governo, decisero di fondare un
gruppo di lavoro per la tutela dei migranti irregolari, di quelli cioè che non arrivavano attraverso i canali legali e che, di conseguenza, non avevano alcuna tutela
sanitaria. Di loro si occupava l’associazione Medici Senza Frontiere. “Abbiamo così proposto di aprire – spiega Ennio Guadagno, dirigente sociologo dell’Azienda
Sanitaria Locale di Foggia - venti ambulatori in tutta la provincia nei comuni interessati dalle varie tipologie di lavoro stagionale, con personale selezionato per
l’accoglienza”. La veloce attività di promozione degli ambulatori STP (Stranieri
Temporaneamente Presenti), comunemente definiti per “migranti”, attraverso
la distribuzione di depliand informativi in
dodici lingue, ha fatto registrare negli ultimi due anni, quasi 15 mila visite. “Nonostante l’ambulatorio di Foggia sia dislocato
in una zona decentrata, via Spalato – chiarisce Stefania Di Gennaro, dirigente medico– è molto frequentato. Oggi funziona come un ambulatorio di medicina generale,
aperto tutti i giorni, tre ore la mattina e tre nel
pomeriggio e rimane chiuso solo nei festivi
e nei sabati e nelle domeniche”. Da quando sono attivi gli ambulatori per migranti,
l’associazione Medici Senza Frontiere ha
potuto lasciare il territorio e rivolgere altro-
I dirigenti della ASL FG. Da sinistra:
Ennio Guadagno, Stefania Di Gennaro , Giuseppe Chiodo
ve la propria attività. “Noi, in questo modo
– conclude Giuseppe Chiodo, dirigente infermieristico - abbiamo assicurato la tutela
sanitaria a tutti. E’ bene che si sappia, inoltre, che a tutti i migranti irregolari il Servizio Sanitario offre tutte le prestazioni ospedaliere con le classiche impegnative rosse.
Gli irregolari hanno la certezza di non essere denunciati come tali”.
Nel 2010 a fare fare ricorso alle cure
dell’ambulatorio per migranti di Foggia sono stati 1.024 extracomunitari, per la maggior parte macedoni (Rom), e 1.051 europei
non in regola. Anche la comunità cinese
inizia a frequentare l’ambulatorio. Lo scorso anno hanno ricevuto assistenza 8 cinesi, 2 maschi e 6 femmine, un dato irrisirio a
prima vista, ma in realtà importante perché segnala l’inizio di un dialogo con la comunità più refrattaria presente sul territorio. La ASL FG ha inoltre appena siglato
con Amnesty International un accordo per
assicurare assistenza sanitaria agli stranieri che vivono nelle campagne, dove gia.r.
rano mediamente 2.000 persone.
m a g g i o
duemilaundici
inchiesta
7
Così è scandita l’era presente declinata al futuro
Foggia: terra promessa o corsia di passaggio?
In giro per le strade simbolo della città che cambia.
Tra accoglienza e diffidenza, come i foggiani percepiscono il nuovo volto della city
ZONA MENSE
FOGGIA, ZONA STAZIONE
I timori dei
commercianti
Anche Foggia è diventata ormai una
città multiculturale, sono diversi infatti i
cittadini stranieri che hanno scelto la città
quale fissa dimora, e amministrazioni, associazioni e cittadini hanno dovuto adeguarsi alla nuova situazione. Centri di accoglienza, servizi e attività commerciali
sono sorti al fine di rendere il loro ‘soggiorno’ più confortevole possibile. Presso la
parrocchia del Convento dell'Immacolata, nel 1959, è nata la "Mensa dei Poveri
San Pio da Pietrelcina". La mensa serve
giornalmente duecento pasti caldi, è sostenuta dalla Provincia e dalle opere di carità di fedeli e benefattori. I poveri che usufruiscono del servizio sono nella quasi
totalità extracomunitari (africani e dell'est
europeo). Il servizio è garantito da quaranta volontari e due cuoche. Nel 2007, in
via Orientale, dopo quattro anni di stop, è
stato riavviato anche il servizio mensa della casa di Santa Maria del Conventino, gestito dalla Caritas. Il servizio mensa assicura tre pasti al giorno, dal lunedì al sabato,
è svolto da circa settanta volontari che appartengono a diversi gruppi parrocchiali.
All’interno della struttura è presente anche l’ambulatorio medico, un servizio svol-
“TERRA DI TUTTI,
TERRA DI NESSUNO”
to in convenzione con l’Azienda Sanitaria
Locale che offre gratuitamente prestazioni sanitarie e medicinali. Molto spesso però, proprio nei quartieri che ospitano le
mense, si verificano episodi che preoccupano i residenti: atti vandalici, risse, situazioni moleste e pericolose sono frequenti
nelle zone limitrofe alle due strutture.
Spesso ubriachi vagano per le strade tirando fuori dai cassonetti tutto ciò che potrebbe tornare loro utile e lasciando a terra il resto; bivaccano, dormono e mangiano
nei giardinetti pubblici e sulle panchine. I
commercianti si dichiarano stanchi e non
tutelati, hanno paura, temono continuamente per se stessi, per le loro famiglie e
per la merce che espongono all’esterno dei
propri negozi, ma le loro lamentele, le loro
denunce sembra siano rimaste ancora inascoltate. Le stesse raccolte di firme non
hanno avuto sino ad ora seguito.
Maria Rosaria De Leonardis
L’UOMO NERO DI VIALE DEGLI AVIATORI
Lì dove gli extracomunitari
chiedono denaro... e una mela
Si prega di affrettarsi alle casse. Ore 21.
L’ipermercato è in chiusura. Ma loro non hanno smontato. Le donne, a passo svelto, difendono il loro carrello fino al portabagagli, poi si
guardano intorno, circospette, mentre un uomo di colore si avvicina e chiede denaro. Non
se ne va. Perché non si allontana nemmeno
quando entri in macchina e inserisci la chiusura
centralizzata. Ce ne sono decine nel piazzale
antistante il Centro Commerciale Mongolfiera, e si aggirano come zombie anche nel parcheggio sotterraneo. Sbucano tra le macchine appena togli le chiavi dal quadro. Al buio
dell’ora di chiusura il loro turno non è ancora
finito. Le donne sole sono visibilmente le più infastidite da quella presenza, e neanche un
semplice “ciao” dell’uomo di colore le tranquillizza. Angela, 25 anni, ci racconta che una
volta, mentre era in macchina con delle amiche,
uno di loro ha tentato di aprire lo sportello. La
chiusura centralizzata ha impedito che potesse farlo, mentre continuava a insistere bussando contro il vetro. Le ha spaventate, tanto
da costringere la ragazza alla guida ad una
manovra inconsulta.
Manuela, 35 anni, accanto a lei c’è un uomo. “Non mi sento assolutamente al sicuro.
Vederli di sera o anche di giorno fa un po’ paura, non si può mai sapere quello che può suc-
cedere, soprattutto
quando qualcuno di loro è
ubriaco, perché capita di
incontrarne
alcuni che
nemmeno si reggono in piedi”. È turbata anche Cinzia, 49 anni, ma non solo dalla presenza degli stranieri in quel parcheggio. “Purtroppo sono un po’ dappertutto, in tutti gli
alimentari e i centri commerciali, sono diventati oramai di casa, e se non mi sento al sicuro
non è solo per gli extracomunitari”. Elvira, 58
anni, è dalla parte degli stranieri. Lei che con
la sporta della spesa va a passo svelto quando
il centro commerciale ha ormai abbassato le
saracinesche. “Sono figli di Dio pure loro, il timore c’è sempre, ma non per questo possiamo cacciarli, o trattarli male, potrebbe essere
uno dei nostri figli, o dei nostri fratelli. Il timore c’è ma non solo degli extracomunitari,
quanto di tutti gli uomini in genere”. Ad Anna
tre uomini si avvicinano per chiedere una delle mele che ha nella busta. Prima si spaventa,
poi, torna indietro e ne lascia tre. “Sono figli
di Dio pure loro”.
Mariangela Mariani
“Questo è un quartiere atipico, in cui si evidenzia fortissimamente la presenza di cittadini stranieri. Arrivano periodicamente, a frotte, soprattutto dal nord Africa e dai Paesi dell’est Europa. Ormai
ne conosciamo anche gli orari”. A parlare, con tono
placido e sereno, è don Giuseppe Bisceglia, parroco orionino della chiesa di Santa Maria della Croce.
La parrocchia, in viale XXIV Maggio, costituisce - forse inconsapevolmente - un osservatorio privilegiato per analizzare da vicino e comprendere
quelle dinamiche che regolano i rapporti tra la comunità locale e le comunità straniere presenti nella “Zona Stazione” che, come in ogni città, rappresenta un crocevia di arrivi e partenze, un’interfaccia
di razze, religioni, culture diverse.
Don Giuseppe, in questa parrocchia da 3 anni,
certe dinamiche le conosce bene avendo trascorso
18 lunghi anni a Messina, dove ha contribuito a fondare una casa di accoglienza per donne straniere. Per
questo non ha problemi ad ammettere che “questa
situazione provoca nei foggiani una certa apprensione, e la riscontro soprattutto negli adulti. La gente di questo quartiere spesso è diffidente e ha paura. Ci sono momenti della giornata in cui, se è
possibile, evita addirittura di uscire”.
Ad avallare questa generalizzata percezione
di paura, in alcuni casi addirittura di pericolo, i numerosi fatti di cronaca che vedono come protagonisti
proprio gli stranieri e gli immigrati, siano essi di passaggio o in cerca di ventura. Risse, litigi, accoltellamenti, infatti, sono frequenti; molti episodi, considerati quasi di routine, non balzano nemmeno più
agli “onori” della cronaca locale. “Certo, sono eventi che non si possono negare, ma nemmeno generalizzare – continua don Giuseppe – perché abbiamo anche esempi di stranieri lavoratori, che
mandano i figli in parrocchia per la catechesi che
cercano un sincero punto contatto con la comunità
locale, verso una possibile integrazione”. “Per questo – conclude - da circa 2 anni stiamo lavorando alla costruzione di relazioni solidali e reciproche, che
siano in grado di andare oltre il primo sguardo di
diffidenza e giudizio, nei confronti dell’alterità e
non solo. Se non abbiamo fiducia in noi stessi, come
possiamo avere fiducia negli atri?”.
Maria Grazia Frisaldi
IL POPOLO DEI SEMAFORI
Il rosso decreta.
Che guerra
(dei tergicristalli) sia
Viale Michelangelo. Tra un clacson arrabbiato ed uno ululante, è il rosso del semaforo
a segnare l’inizio della guerra dei parabrezza.
Uno dopo l’altro, gli automobilisti, molti in realtà, alla vista di spruzzino e lavavetri, danno
il via alla danza impazzita dei tergicristalli,
sbraitando no e puntando l’indice minaccioso.
Destra, sinistra, destra fino a quando il magrebino, che con quelle monete racimolate paga il
fitto a fine mese, non va via alzando le mani in
segno di resa. Peggio se l’autista acconsente e
nel bel mezzo del lavaggio del parabrezza scatta il rosso. Allora la rabbia delle auto in coda
esplode rumorosa.
Al semaforo successivo l’attrezzo lavavetri
è sostituito da un sorriso smagliante e da una
mano tesa. “Ciao miss!” o “Come va amico?”.
Questa volta, è facile capirlo dal volto, si tratta di un subsahariano, etiope o eritreo, che
chiede denaro per pagare le spese legali e ottenere il permesso di soggiorno.
Via Manfredonia, cambio di scena. O meglio, cambio dei protagonisti. Lo straniero ora
ha la gonna lunga, è una rom e in braccio ha
un frugoletto quasi sempre biondo e dagli occhi nocciola. La sua è una cantilena al limite
del comprensibile, una litania più legata alle
tradizioni di un popolo che alle esigenze di sopravvivenza del singolo.
E’ un mondo variegato quello che popola gli
incroci cittadini. Da una parte i foggiani, i vari Francesco, Giovanna, Enzo, Peppe che reagiscono, ora stizziti ora inteneriti, di fronte alle mille richieste giornaliere capaci,
raccontano, di spazientire anche i più tolleranti. Dall’altra un’intera umanità composita,
con il proprio bagaglio di esperienze e con una
sola combinazione alla valigia: il codice della
sopravvivenza. Youssef è alla soglia dei quaranta, è magrebino e a Foggia ormai vive da
cinque anni. La pelle stropicciata scaraventa
il suo volto in uno spazio temporale indecifrabile. Moglie e quattro figli vivono in Marocco,
ma il loro sogno è di andare in Francia dove un
parente ha assicurato loro un lavoro e un tetto.
Amir ha 20 anni, è congolese, vive a Foggia da un anno. Il suo sorriso aperto e il suo quasi perfetto dialetto foggiano regalano buonumore e gli fanno portare a casa ogni volta
consensi e qualche spicciolo. Già. Ma quale
casa? “A Foggia viviamo in sei in un piccolo
pianterreno. Dividiamo le spese così ci rimane qualcosa da mandare a casa”. A casa, quella vera.
Anna Russo
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m a g g i o
duemilaundici
attualità
Il Ministero della Salute promuove la campagna di comunicazione 2011
Il latte della mamma non si scorda mai
L'allattamento al seno come gesto d'amore: il latte materno è il nutrimento più prezioso e naturale
Il latte materno è il miglior alimento per il neonato, fatto su misura per lui, ricco di qualità uniche,
speciale anche per il suo valore affettivo-psicologico basato sul legame che si crea tra la mamma e il suo
piccolo. E’ il messaggio dell’ultima
campagna di promozione dell’allattamento al seno fortemente voluta dal Ministero della Salute e appoggiata dal Collegio delle
Ostetriche di Foggia, in collaborazione con la Asl FG e l’Azienda
Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti”. Concomitante con la
Festa della Mamma, ha visto protagonista anche il Sottosegretario
di Stato alla Salute Eugenia Roccella. Nei primi 4/6 mesi di vita il
neonato trova nel latte tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno
per crescere, una preziosa risorsa
naturale, equilibrata e completa.
“E’ importante offrirlo al proprio
bambino – spiega Angiola Savastio,
presidente del Collegio delle ostetriche - perché contiene anticorpi
che aiutano a proteggerlo sia dalle
infezioni che dalle enteriti; riduce
il rischio di allergie, favorisce lo sviluppo neurologico e visivo; è il solo
alimento ad essere perfettamente
tollerato ed altamente digeribile, è
sempre pronto, alla temperatura
ideale, comodissimo per la mamma. L’allattamento al seno è unico
e speciale, poiché offre vantaggi sia
per il bambino che per la mamma”.
Il latte materno, infatti, contribuisce ad una migliore conformazione della bocca, protegge contro
le infezioni respiratorie, l’asma, le
otiti e riduce il rischio di diabete.
Inoltre, aiuta la mamma a perdere il peso accumulato durante la
gravidanza; riduce il rischio di sviluppare osteoporosi, previene alcune forme di tumore al seno e all’ovaio; è gratuito ed è pratico.
“Allattare al seno è, prima di
tutto, un naturale gesto d’amore –
continuano le organizzatrici - che
contribuisce a mantenere il legame
straordinario e strettissimo di simbiosi tra mamma e bambino stabilito
durante la gravidanza. Ha un grande significato affettivo per il piccolo che vi ritrova il senso di sicurezza, protezione, calore e dolcezza.
E’ un momento ricco di emozioni,
di condivisione e gratificazione da
parte di entrambi: guardare il proprio bambino negli occhi mentre si
attacca al seno è un momento speciale ed unico che viene accompagnato dal calore e dal suono del
battito del cuore della mamma”.
Una cultura attenta alla maternità in tutti i suoi aspetti è fondamentale, soprattutto in considerazione degli allarmanti dati Istat
sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” del 2006: nelle zone del Sud Italia, soprattutto,
il tasso di allattamento esclusivo al
seno è risultato essere davvero molto basso. La giornata sull’allatta-
Gianfranco Meneo: “Transgender. Le sessualità disobbedienti”
RISCOPRIRE UNA DIVERSA
SESSUALITÀ
ostacoli e pregiudizi dei nostri tempi
Al giorno d’oggi vige una
grande confusione riguardo
l’orientamento sessuale, quasi una cattiva educazione fino a
una sorta di ipocrisia che vuole stereotipare ed incasellare
la sessualità in spazi predefiniti. La sessualità umana è invece ricca di sfumature. Gianfranco Meneo, giovane
foggiano, insegnante nelle
scuole secondarie di II grado,
autore di “Transgender. Le sessualità disobbedienti”(editrice Palomar, Bari), analizza il fenomeno del transgederismo
senza pregiudizi o influenze di natura politica
o religiosa. Protagonista della trattazione, il corpo, contenitore di materia e di anima, oggetto
del perverso intreccio tra politica e sessualità.
Quando e come è nata l’idea di questo
libro?
L’idea nasce durante il percorso di studi
che mi ha condotto a conseguire una seconda
laurea. In quel periodo sono stato letteralmente
stregato dalle tematiche attinenti le differenze
di genere e ho cercato di tradurle in sapere,
emozione, partecipazione. Ecco come questo
libro vede la luce. In esso si respira l’istanza di
movimento liberatorio che i corpi, contenitori
di materia e anima, propongono quotidianamente nel loro proporsi diversi.
Qual è la differenza tra trans e transgender?
Transgender è chi vive come se apparte-
nesse a un altro genere, una sorta di identità
ibrida che prende forma indipendentemente dal fatto di sottoporsi o
meno a trattamenti ormonali o ad
operazioni per una nuova assegnazione del sesso. Di fatto, nella lingua
parlata, con transgender sono ricomprese, in via generale, tutte le varie situazioni.
Il diverso perché scandalizza?
Non è il diverso che scandalizza ma
il nostro piccolo, limitato cervello che,
incanalato nella logica binaria eterosessista, non accetta tutto ciò che sfugge a una
logica precostituita. Intendiamoci: perché siamo morbosamente interessati a sapere con chi
ha rapporti sessuali il gay, la lesbica o il transgender? Non mi risulta che nel quotidiano
chiediamo, a chi riteniamo eterosessuale, di
conoscere chi frequenta.
Il prossimo progetto?
In senso ampio, il mio progetto è quello di
essere un attivista dell’azione laica che deve
smuovere il nostro Paese dall’irrigidimento religioso che si traduce, poi, in ricatto politico e che
impedisce di rendere operative le unioni civili, punto imprescindibile per un reale riconoscimento culturale oltre che di retribuzione
economica. Sono un fautore del rumore, della
disobbedienza, dell’alzare la voce per consentire di giungere a donarla a chi sembra
averne meno e sia confinato nel limbo dei sospiri. E la posta in palio è la vita.
Elisabetta Ciavarella
mento naturale ha dato così occasione di incontro e confronto molto
importante per le neo mamme che
sono alle prese con questo tipo di
nuove esperienze di vita abbastanza impegnative.
Per questo la Asl, gli ospedali, i
medici, le ostetriche e tutto il personale competente dei Consultori
Familiari, si impegnano quotidianamente per promuovere l’allattamento naturale e soprattutto sostenere psicologicamente tutte le
donne che a volte possono sentirsi
sole e inadeguate al mestiere di
mamma. Nella cultura contemporanea a volte può capitare che una
neo mamma si trovi persa di fronte
a un’organizzazione di tempi e spazi della modernità poco favorevoli e
inclini ai tempi e alla spontaneità
di quelli di un neonato. Contro la
mancanza di sostegno delle mamme, la famiglia e le strutture diventano i punti cardine di riferimento.
PER INFORMAZIONI:
Asl Foggia-Attività consultoriale: Piazza della Libertà,1.
Consultori Familiari e ambulatoriali per Corsi di Preparazione al parto e alla nascita e
supporto all’allattamento: via
Volta, 1; via Grecia, 6; via della
Repubblica.
Irma Mecca
FOGGIA, UN NOME, UNA STRADA...
Chi era Francesco De Sanctis
La piazza intitolata a Francesco De
Sanctis (1817 – 1883), scrittore dei più grandi del secolo XIX, si trova tra Piazza Cardinale Pericle Felici e Via Arpi, annessa al
Largo della Cattedrale; in precedenza denominata Largo Vescovado e, ancor prima,
Largo dell’Annunciata. L’amministrazione comunale nel 1917, centenario della nascita, nell’atrio del convento di San Gaetano, sede della Regia Scuola Femminile,
oggi Liceo Musicale Umberto Giordano, ha
onorato la sua figura con una lapide. Nel
predetto convento il De Sanctis, Ministro
della Pubblica Istruzione, l’11 maggio 1880
ha tenuto uno storico discorso, nel quale si
rivela uomo politico di alto livello, benché
la fondamentale matrice dei suoi interessi
fosse letteraria. Nativo di Morra Irpina, a
nove anni si reca a Napoli presso lo zio Carlo, che lo avvia agli studi classici. Nella città partenopea è discepolo di Basilio Puoti,
fervido seguace del purismo, che lo impegna negli studi di grammatica e di retorica. Ottiene un posto d’insegnante nel collegio della Nunziatella, sino al 1848, anno
in cui prenderà parte all’insurrezione. Nel
1850 è arrestato in Calabria e portato prigioniero nel Castel dell’Ovo sino al 1853.
Si trasferisce a Torino, “santo asilo e tempio
di libertà, d’onore e di misericordia”, ove
scrive i primi saggi. Chiamato a reggere il
dicastero dell’Istruzione da Cavour nel primo ministero nazionale, lo dirige per due
anni (1860-!862). S’interessa attivamente
di politica e propugna la costituzione di un
partito progressista in opposizione a quello conservatore e pubblica i Saggi critici
(1866): l’opera più significativa dell’800,
che sente l’effetto dell’influsso dello spiri-
to romantico e patriottico
dell’epoca. Inoltre, la Storia della Letteratura italiana (1868-1871) che rimane alla base della
futura storiografia letteraria, tesoro d’idee da cui
molti attingeranno e si
presenta, dirà il Sansone, come “un vero
esame di coscienza della nazione italiana
all’alba della sua unificazione, ed è insieme un monito ad approfondire l’avviata
unità della vita e dell’arte, per la salvezza
stessa della nazione e della poesia”. In entrambe le opere balza evidente il gusto dell’indagine e della ricostruzione dialettica, lo
spirito di educatore, maestro di moralità e di
vita, uomo di fede. I nuovi saggi critici risalgono al 1872. Presso l’Università di Napoli tiene le Lezioni sulla letteratura del secolo XIX, raccolte dal suo discepolo
Francesco Torraca. Dopo la caduta della
Destra (1876) ricopre per due volte l’incarico
di Ministro della Pubblica Istruzione (1878,
1879-1882) con lungimiranza e modernità.
Negli ultimi anni si dedica alla preparazione del Saggio sul Leopardi e detta le sue
memorie, che saranno pubblicate postume
col titolo La giovinezza di Francesco De
Rina Di Giorgio Cavaliere
Sanctis.
m a g g i o
duemilaundici
attualità
9
Dopo sei anni di gestazione sarà presto diffuso nelle sale il film documentario
“Scene di una strage”: in memoria di Luigi Pinto
Dal regista foggiano Lucio Dell’Accio tre ore di riprese sull’attentato di piazza della Loggia
L’attesa sembra essere terminata. Sei anni dopo l’inizio dei lavori, “Scene di una strage” il docufiction del regista foggiano Lucio
Dell’Accio, sta per diventare Dvd.
Racconta una storia per molti meno nota, all’interno di una più conosciuta ma dai contorni ancora
non chiari. E’ il racconto della morte di Luigi Pinto, venticinquenne
sindacalista foggiano, che perse la
vita nell’attentato di Piazza della
Loggia a Brescia. Il film dura 3 ore:
sarà diffuso nelle sale e attraverso i
canali televisivi. Accanto alle preziose testimonianze, anche alcuni
inediti, come il sonoro della bomba, ricevuto da Radio Radicale, i funerali di Brescia e quelli a Foggia
di Luigi Pinto, nel filmato amatoriale girato da Franco Carella e da
Nico Cirasola.
Le riprese del film sono partite
nel 2004 a Milano, poi si sono spostate a Foggia e a Brescia. A Foggia, in particolare, Dell’Accio ha girato con Lorenzo Pinto, il fratello di
Luigi, nella casa natale dove i due
fratelli abitavano. Fra gli intervistati anche il senatore Giovanni
Pellegrino, ex presidente della
“Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e le stragi”.
Nel film c’è anche un contributo di
Franca Rame, che recita un brano
di Pasolini; nella colonna sonora,
brani di cantautori di quegli anni,
come “Primo maggio di festa”,
“Piazza bella piazza” di Claudio
Lolli e “La tua prima luna”
di Claudio Rocchi.
Luigi Pinto era iscritto al
sindacato scuola della Cgil.
Di famiglia proletaria, aveva lasciato la città d origine
subito dopo il diploma: fu
operaio in uno zuccherificio,
minatore in Sardegna, fino
ai primi incarichi di insegnamento delle Applicazioni tecniche nella scuola media che lo portarono a
Rovigo, poi a Ostiglia, infine
a Siviano di Montisola, in provincia
di Brescia. Nel settembre del 1973
aveva sposato Ada, una compagna
della scuola, anche lei militante comunista. Il 28 maggio 1974 Luigi
Pinto è in piazza a Brescia assieme
ad altre migliaia di persone per una
manifestazione antifascista.
Quella mattina, lentamente si
formano i concentramenti in piazzale Repubblica, porta Trento e
piazza Garibaldi, luoghi dai quali
muoverà il corteo antifascista per
confluire in piazza della Loggia.
Nei giorni precedenti sono pervenuti alle redazioni di due quotidiani locali messaggi anonimi in cui si
minacciano stragi imminenti. I giornali, d’accordo con la questura e il
prefetto, non pubblicano la notizia
per non creare allarmismi. Non tutti i lavoratori hanno ancora raggiunto piazza della Loggia quando
prende la parola il primo
degli oratori previsti dal
programma, a nome della federazione unitaria dei metalmeccanici.
Alle 10.12 in
punto un’esplosione devasta una colonna del
loggione, sotto il quale si erano rifugiati centinaia di lavoratori per ripararsi dalla pioggia battente. La bomba, con
circa un chilo di tritolo, scoppia in un cestino dei rifiuti. Su
quella colonna si era appoggiato Luigi Pinto. Morirà il
primo giugno, a causa delle
ferite riportate, la schiena dilaniata
dalle schegge di marmo.
Sul selciato restano i corpi martoriati dallo scoppio, otto vittime in tutto; nonostante il panico e la paura di un’altra
imminente esplosione, sono
proprio i lavoratori i primi a
prestare soccorso ai feriti, a
creare un cordone sul luogo
dell’esplosione. Le vittime
vengono coperte con le bandiere rosse e gli striscioni.
Una vita spezzata a 25 an-
ni. Ma Luigi Pinto è vissuto nella
memoria dei suoi cari e dei suoi scolari: saranno loro, negli anni successivi, a ricordare la sua straordinaria capacità pedagogica, la
naturale inclinazione a operare tra
i più giovani, a stimolarli con la felicità dell’invenzione. Al giovane
sindacalista la città di Foggia ha dedicato una strada.
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m a g g i o
duemilaundici
benessere
CELLULITE, INCUBO DI OGNI DONNA
Senza buccia (d’arancia)
Nemica da sempre dell’estetica
femminile, la cellulite richiede impegno. Le donne sono costantemente alla ricerca di prodotti sempre più efficaci, ma soprattutto
pratici. È la costanza nell’applicazione a garantire risultati in tempi
rapidi: se un prodotto è di facile utilizzo, si inserisce senza problemi
nella cura quotidiana del corpo.
Ma il “prodotto o trattamento
del cuore” è soprattutto quello che
corrisponde alla personalità di chi
lo utilizza. Chi apprezza la gestualità del massaggio può affidarsi alla
professionalità della propria estetista e scegliere tra creme e gel, che
vengono assorbite rapidamente,
consentendo di indossare subito collant o pantaloni. Ancora più veloce
è l’applicazione dei prodotti spray
e, per chi ha i minuti contati, quella
dei cerotti o patch, da posizionare
sulle zone dove si concentrano gli
inestetismi. E per chi può dedicare
alla cura del corpo solo il tempo di
una doccia, ci sono anche prodotti
che si usano direttamente sotto il
getto dell’acqua e che contengono
anche sostanze esfolianti per favorire
l’assorbimento dei principi attivi.
Forse pensiamo di sapere già
tutto sulla cellulite, ma è utile ribadire che la sua formazione è dovuta
a numerosi fattori, spesso combinati tra loro.
Il fattore più importante è quello ormonale: gli estrogeni, ormoni
femminili, possono favorire l’insor-
Il più diffuso problema estetico femminile:
tutte alla ricerca del prodotto “perfetto”
genza della cellulite a causa della loro influenza negativa sul microcircolo. Esiste poi una predisposizione
ereditaria, per esempio una particolare sensibilità all’azione degli estrogeni o una concentrazione dell’adipe nella parte inferiore del corpo.
CAMBIARE ABITUDINI
Altri fattori possono aggravare
il problema circolatorio e quindi la
corretta ossigenazione delle cellule. Anche se costa qualche sacrificio, modificare lo stile di vita è una
carta vincente e dipende solo da noi.
E allora via con alcune regole fondamentali: evitare l’abuso di fumo,
alcool o caffè, così come le cattive
abitudini alimentari, che favoriscono il sovrappeso e influiscono negativamente sulla circolazione. Anche
stress, mancanza di sonno e affaticamento psichico e fisico andrebbero evitati, perché possono influire
sull’equilibrio ormonale.
Possono ostacolare la circolazione anche biancheria intima e ve-
stiti stretti, soprattutto
all’altezza del bacino,
oppure calzature troppo alte o troppo basse,
ma anche strette in punta. Certo non si può chiedere a una donna di rinunciare ai jeans aderenti, ma alternarli
con capi meno costrittivi è possibile. Si possono tenere anche quelle
scarpe bellissime con punta e tacco
impegnativi, ma usandole solo per
una serata speciale. E se il lavoro co-
stringe ad assumere posizioni “sbagliate”, muoversi il più possibile e
concedersi delle pause farà bene alle articolazioni, ai muscoli, alla circolazione e, dunque, ostacolerà la
Angela Dalicco
cellulite.
Le alghe marine: virtù e proprietà
Le alghe sono semplici organismi vegetali di origine antichissima: ne
esistono di diversi tipi, suddivisi in oltre 25 mila specie. Possono essere di colorazione diversa (verde, giallo, rosso, blu, bruno), come diversificato è anche il loro habitat. Alcune specie vivono fissate agli scogli, altre ai fondali
rocciosi, altre galleggiano libere a diverse profondità. Confrontate con le
piante eduli terrestri, le alghe, pur con notevoli differenze tra i diversi gruppi sistematici, appaiono sensibilmente più ricche di proteine, carboidrati e soprattutto sali minerali e oligoelementi, in particolare iodio, ferro e calcio. Notevole è anche il patrimonio vitaminico: oltre al discreto contenuto di vitamina
B1, B2 e C, le alghe costituiscono una preziosa fonte della rarissima B12 pressoché assente nei vegetali di terra ferma. Sono, quindi, uno degli alimenti
più completi: esse infatti curano e prevengono molte malattie e disturbi come la demineralizzazione, le anemie, i reumatismi; contrastano invecchiamento, allergie, eruzioni cutanee e problemi della pelle in generale; combattono il colesterolo cattivo, rafforzano il sistema immunitario.
Oltre all’impiego alimentare, molte specie di alghe vengono utilizzate come principale ingrediente di preparati cosmetici per la cura, la bellezza ed il
benessere della persona, in particolare per combattere la cellulite e gli inestetismi della pelle. La presenza di alte concentrazioni minerali attiva un azione di regolazione elettrolitica, definita “magnetica” per l attrazione che si
determina sui fluidi in eccesso presenti nei tessuti, con effetto di decongestionamento cellulare. Proprio grazie a questo meccanismo sono possibili
sia l azione drenante ed anticellulite che l azione seboregolatrice. Ecco perché le alghe vengono impiegate in una lunga serie di cosmetici anti-cellulite ed anti-smagliature in grado di tonificare, levigare ed idratare i tessuti e regalare al corpo un equilibrio idrolipidico ritardandone l’invecchiamento. In
commercio esistono molti tipi di prodotti: dai fanghi d’alga al fangocrema, dal
burro corpo alla crema dermotermica fino allo scruba; perché si possano ottenere dei buoni risultati è fondamentale il loro costante utilizzo e la consulenza di personale esperto.
bellezza
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duemilaundici
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Freddo, sole e vento possono seccarle e screporarle
Giochi di seduzione
Le labbra sono la parte del viso dove maggiormente
si concentra l’attenzione di chi guarda.
Creme e rouge, i segreti per prendersene cura
“La bocca della signora
si aperse ad un sorriso,
che sembro’ misterioso
poichè la lucentezza
del velo nascondeva
il resto del volto”
Gabriele D’Annunzio, Il Piacere
Sottolineate da un rosso vibrante, impreziosite da un luccichio a specchio, le labbra sono
spesso protagoniste nel gioco della seduzione. Sussurri e baci appassionati vorrebbero però una morbidezza assoluta. Che non sempre è facile possedere: la delicatissima mucosa labiale, sottile, priva di sebo e povera
di difese, perde con facilità idratazione, elasticità e compattezza. Il freddo, il sole, il vento e gli sbalzi di temperatura la seccano, la
screpolano, a volte la segnano con dolorosi taglietti. L’uso quotidiano di un prodotto
di trattamento, in crema o stick, può arginare efficacemente il problema: agenti idratanti, nutrienti, rigeneranti e protettivi donano infatti labbra elastiche e morbidissime, pronte per il rossetto, strumento seduttivo che invita al bacio e sottolinea la femminilità.
COLORE E MORBIDEZZA
Ma come si fa a colorare le labbra senza seccarle? Cere, oli, sostanze emollienti e pigmenti sono gli ingredienti base dei rouge. Con variazioni sul tema, frutto delle più avanzate
tecnologie applicate alla cosmetica: grassi e cere di ultima generazione, capaci di formare un
film sottile che aderisce alle labbra come una seconda pelle fissando il rossetto, pigmenti “impacchettati” in sfere di silicone che scivolano sulle labbra per dare un colore naturale e uniforme, agenti illuminanti lucidati come i metalli per offrire una brillantezza a specchio. Ma, se
cambiano le formule del rossetto, immutate restano le regole per il suo miglior utilizzo.
I SEGRETI DEL ROUGE
Si parte dalla scelta del colore: le tonalità naturali stanno bene a tutte, mentre quelle vivaci, specie il rosso fiamma, richiedono un trucco del viso molto curato, uniformato da un velo di cipria, e attenzione nella scelta della sfumatura, che deve essere in armonia con la carnagione. Il contorno delle labbra va disegnato con la matita, nello stesso tono del rossetto,
mentre il pennellino piatto, usato partendo dagli angoli verso il centro delle labbra, garantia.d.
sce un’applicazione a prova di sbavature.
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duemilaundici
DI ANGELA DALICCO
È il copione millenario delle favole che, attraverso la password dei “C’era una volta”,
permette ai bambini di accedere alla dimensione senza tempo e senza spazio della fantasia e di inventare un mondo più soddisfacente
di quello che spesso s’incontra nella realtà. Le
fiabe sono nate migliaia di anni fa proprio per
questo, per essere raccontate ai piccini (ma anche ai grandi), che le ascoltavano in gruppo
intorno al fuoco, guardando le ombre proiettate sui muri, stretti da una complicità intessuta di paure e di emozioni da affrontare insieme. Per dare un volto agli ostacoli dell’ignoto
quotidiano, trovare la via per superarli, sentirsi eroi invincibili ogni volta che un “cattivo”
veniva abbattuto.
Suggestioni di cui non ci si rende conto al
livello di coscienza ma che incidono sul mondo interiore. I bambini, soprattutto fino a cinque,
sei anni, hanno bisogno di avvicinarsi alle favole: hanno bisogno di toccare i libri, sfogliarli, rendersi conto con le loro mani come sono
fatti, scoprire che ogni copia ha immagini differenti e ben diverse da quelle che passano il
cinema e la Tv. Le parole invece permettono
spazio bimbi
Un mondo di fiabe
Principi azzurri, principesse bionde, bambini sperduti nei boschi,
draghi e l’immancabile bacchetta magica che alla fine rimette tutto a posto
all’immaginazione di spaziare, riempiendola di significati a seconda di come viene usata.
Così durante l’ascolto ogni bambino, guidato
solo dalla sua fantasia, può attribuire ai perso-
naggi caratteristiche del tutto personali. E c’è
un altro aspetto determinante: attraverso il racconto o la lettura, è la voce della mamma a fare da tramite dal mondo della realtà a quello
della fantasia. Un messaggio inequivocabile di amore, come se gli dicesse sono qui vicino per proteggerti e rassicurarti. E senza dubbio per un bimbo nessuna voce è più magica di
quella della mamma.
FELICI E CONTENTI
Ma è meglio leggere o raccontare una storia? Quelle classiche della tradizione, come
Cenerentola, Biancaneve, è meglio che vengano raccontate, a meno che non si ricorra a
un libro con disegni molto curati, che svolga
una duplice funzione: illustrare la fiaba ed edu-
care il bambino all’arte e al senso estetico. In un
caso come nell’altro, però, occorre non spiegare nulla e non dare interpretazioni personali
perché fino a cinque o sei anni il bambino non
dispone di un pensiero logico.
È importante inoltre mantenere intatta la
trama originale della storia senza improvvisare i finali, senza cambiare i ruoli dei personaggi: a quest’età gli orchi e i lupi devono restare
cattivi ed essere puniti. Le fiabe possono, anzi
devono, essere drammatiche purché finiscano bene. Nella prima infanzia le storie devono essere brevi e avere un inizio e una fine. Soprattutto un lieto fine, che trasmetta al piccolo
un messaggio rassicurante: chi è capace di superare le prove riceve un premio.
Favole per sognare. E per vestirsi con stile e personalità
Collezioni ispirate alle opere che hanno emozionato e colorato infiniti mondi
Una collezione di abbigliamento ispirata alle favole che hanno fatto innamorare milioni di bambine a ogni latitudine in trepidante attesa del loro principe, e ai libri di avventura che hanno fatto sognare milioni di maschietti, in grado di emozionare
anche e soprattutto i loro genitori, che rivivono attraverso colori sempre diversi gli anni dell’infanzia attraverso i loro figli, i loro sorrisi, i loro gesti. Un’idea semplice, ma geniale al tempo stesso, attualizzata e resa moderna da tessuti, tagli e stili da piena
primavera/estate 2011, stagione da vivere pienamente attraverso un tuffo in un passato indimenticabile, che per le nostre
bambine e i nostri fanciulli diventa un presente tutto da vivere e
da scoprire. Una stagione all’insegna della fantasia: la fantasia
di parole senza tempo e quella di stilisti in grado di trasmettere
e regalare stile e personalità a corpi e visi ancora da formare. Restituendo all’infanzia la sua peculiarità e centralità, con leggerezza
e disinvoltura, con vivacità ed eleganza. Una collezione come
quella proposta da “Sarabanda”, per esempio, molto à la mode,
ma che lascia ampio spazio alla personalizzazione e alla scelta,
attraverso l’ulteriore fantasia di proposte da intrecciare e abbinare seguendo il proprio gusto, il proprio stile, la propria favola,
universale eppure personalissima. Una collezione che può nascere
dal nostro mondo interiore, dal desiderio di trasmettere ai nostri
figli i colori e le sensazioni che da nostre diventano loro e che,
proprio addosso a loro, acquistano nuove forme, in una sfera che
appartiene adesso soltanto alla magia del loro sorriso e della loro allegria.
m a r z o
duemilaundici
moda
Quando
la tentazione
è donna
Dal classico Chanel al versatile tronchetto: se
la forma cambia, lo stiletto la fa da padrone
Non servono miracoli per apparire in
un’unica volta femminili, sensuali e – soprattutto – slanciate: indossare i tacchi a
spillo è il segreto per assicurarsi quell’allure
che rende irresistibili.
Le amanti dello chic ultraflat sappiano
che non sapranno resistere, considerando
le moltitudini di forme e colori in cui lo stiletto è stato presentato sulle passerelle delle nuove collezioni: una tentazione per
ogni donna che potrà scegliere quello che
si addice maggiormente alla propria personalità. Unica avvertenza: non si scende
al di sotto dei 12 centimetri e si sale ancora se si prende in considerazione
la presenza strategica del plateau.
Il piacere che si ricava quando si osserva la propria figura
svettare, libera da qualsiasi remora, non ha prezzo.
Questi i numeri standard
mentre la forma si articola in diverse prospettive: resiste ancora
il modello Chanel, un classico romantico da sfoggiare con talloni curati e morbidi e se le vostre caviglie
sottili rientrano tra uno dei vostri
punti di forza. Il tronchetto, che ci
ha tenuto compagnia per tutto l’inverno, si adegua al sole caldo attraverso tagli trasversali o materiale
traforato, ma vale sempre il consiglio di tenere in considerazione
quanto questo tipo di scarpa esalti o mortifichi la vostra gamba. Più
versatile è la scarpa décolleté che
conserva la provocazione dello
spillo ma si aggancia alla caviglia
attraverso un cinturino bon ton.
I sandali poi non si fanno mancare uno stiletto acuminato e
solido, in contrasto a cinturini e
listini che in alcuni casi propendono per un nude look.
Declinati così nella forma, i
tacchi a spillo, ci lasciano ampia scelta anche nel materiale e nel colore: audaci le tinte fluo in alcuni modelli
anche combinate in un
contrasto cromatico,
volto ad accentuare lo
stacco tra la scarpa e il tacco, con
l’uso di materiali come il camoscio
e il suède.
Le tinte si sfumano e per chi ha
sempre voglia di un tocco più allegro non mancano i dettagli in me-
tallo come le mini borchie o il cinturino in
pelle. Il plateau si dissocia dal tacco in un
insieme monocromatico con la scarpa,
scelta ideale per tutte quelle che non vogliono far notare come hanno recuperato
qualche centimetro in più. Per le più alternative esiste anche la variante della rete
che gioca con il contrasto bianco-nero in
un rimando in pelle tra la punta galuchat e
lo stiletto. La vernice accentua tacchi a spillo da vertigine in ogni tonalità senza evitare
la versione metallizzata, addolcita da un
fiocco al di sopra del tacco che richiama sicuramente sguardi indiscreti. Eleganza assicurata con i sandali vaporosi che avvolgono il
piede con raso e chiffon
dai colori che vanno dal
bianco al corallo, al cipria. Da annodare lasciandosi guidare solo
dalla fantasia. E infine
non disdegnate uno stiletto rosso passione o un
tronchetto open-toe impreziosito da ricami vagamente gotici per chi desidera ai piedi
qualcosa dal sapore artistico.
Qualsiasi sia il modello prescelto, sappiate che femminilità, presenza e falcata ne beneficeranno senza dubbio, non a caso Marilyn Monroe
diceva «Non so chi abbia inventato i
tacchi, ma tutti gli uomini gli devono molto».
Dalila Campanile
Curiosità
Non solo alleati della femminilità ma anche del piacere: secondo la ricercatrice Maria
Cerruto, portare i tacchi a spillo apporterebbe
un miglioramento all’orgasmo femminile perché questi rilasserebbero i muscoli pelvici che,
acquisendo così maggior potere di contrazione, potrebbero procurarci più piacere. Non resta che provare.
13
14
m a g g i o
duemilaundici
piante
La sua coltivazione è semplice, attenzione alle potature
Rosa, regina di fiori
Oltre che in botanica, è utilizzata anche in medicina e cosmesi
DELLA DOTT.SSA
MARIA SANTILLO
La rosa è una pianta molto antica conosciuta ed apprezzata dai nostri lontani progenitori per la sua bellezza, per il suo profumo delicato e
per le sue proprietà officinali. Appartiene alla famiglia botanica del-
le Rosaceae, ha un andamento di
crescita quanto mai vario: cespuglioso, rampicante, strisciante, sarmentoso e per questa sua versatilità trova largo impiego nella formazione di siepi, bordure ed elementi
singoli. I suoi rami, rivestiti di spine
più o meno pronunciate, sostengono foglie composte di un bel verde
brillante e sono punteggiati da morbidi fiori penta petali o doppi, a seconda che siano individui di primitiva origine o recenti cultivar. La sua
coltivazione non presenta particolari difficoltà, la buca di impianto,
esposta al sole, deve essere ben
drenata e profonda per accogliere
amorevolmente il pane di radici che
sarà poi ricoperto da terreno soffice,
arricchito con stallatico maturo ed
annaffiato regolarmente. La sua crescita, stimolata dalla somministrazione di concime naturale o chimico, va guidata e controllata con potature di fine inverno-inizio primavera: si eliminano i rami vecchi e legnosi, quelli deboli e malati, si accorciano quelli sani al di sopra di 6
gemme ed infine si staccano quelli
sfioriti per facilitarne una seconda
produzione. Questa pianta ha nemici
tenaci, resistenti ed agguerriti: i
funghi e gli insetti. Le micosi più temibili sono provocate dall’oidio e
dalla peronospora. Il primo ricopre
le tenere fogliette ed i boccioli con
una miriade di spore bianche simili ad un velo (mal bianco), la seconda forma macchie giallo brune
che partendo da un punto molto piccolo, si allargano a macchia d’olio sui
nuovi getti; queste infestazioni conducono l’organismo alla morte in
breve tempo. Gli afidi o pidocchi, invece, si insediano sulle parti giovani e tenere, ne succhiano la linfa disseccandole inesorabilmente. La lotta contro questi flagelli si articola in
due momenti: la prevenzione e la
cura vera e propria, per entrambe si
irrorano prodotti molto pericolosi sia
per l’uomo sia per gli insetti utili
come le api, bisogna quindi adottare misure precauzionali indossando
maschere e guanti appropriati e
spruzzando il prodotto all’imbrunire in assenza di vento. La rosa non
è impiegata solamente negli arredi
botanici, contiene, infatti sostanze
medicamentose con proprietà astringenti, base di farmaci contro i di-
sturbi gastroenterici; l’olio essenziale, racchiuso in vescicole epiteliali,
alimenta l’industria cosmetica per la
produzione di essenze e creme; utilizzato, inoltre, per massaggi e aromaterapia, sprigiona sostanze vola-
tili con
effetti rilassanti e
afrodisiaci.
La storia della
rosa ha origini lontanissime, comparve, infatti,
sulla terra ferma prima ancora dell’uomo, poi, a seguito degli sconvolgimenti geologici che si abbatterono sul nostro globo, si spostò di
continente in continente, lasciando
tracce del suo passaggio sotto forma
di fossili. Approdò anche in Cina e,
in questa terra dal clima caldo ed accogliente, si fermò, si moltiplicò e
diede vita agli esemplari capostipiti. Secondo un’antichissima leggenda, i discendenti furono portati di nascosto in occidente da Marco Polo di
ritorno dal Katai (l’odierna Cina).
Quasi sicuramente, quella “trafugata”, era la Rosa gallica, di cui parlano gli antichi testi, la prima conosciuta scientificamente ed inserita
nell’albero genealogico di questa famiglia botanica. Da quel remoto
evento, molti secoli sono scivolati via
e nel corso di essi gli studi e gli incroci, sempre più perfetti, hanno
dato vita alle stupende creature dei
nostri giorni caratterizzate da ripetute fioriture (rose rifiorenti), dalla
presenza di una miriade di petali, a
cuore, a coppa, ad unghia, a ricciolo (fiori doppi), dipinti con colori ora
vivi, ora tenui, ora sfumati. La rosa
ha influenzato incisivamente la vita
artistica e letteraria per molti secoli: da essa derivano espressioni particolarmente dolci come “rosellina di
maggio”, e ad essa si legano stati
d’animo contrapposti, di felicità e di
tristezza, di amicizia e di rancore, di
vita e di morte, ma noi, inguaribili romantici, le affidiamo un unico compito, quello di esprimere il sentimento più appassionato ed intenso
che cuore umano possa provare:
l’Amore.
L' A.C.S. ANTEAS ringrazia la
prof.ssa Maria Santillo per l'accoglienza ricevuta domenica 15 maggio
u.s., durante la visita presso il suo "
PARCO DELLE MERAVIGLIE" , frutto di anni di amorevoli cure e fiore all'occhiello per l'intera citta di Foggia.
m a g g i o
duemilaundici
ambienti
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Una soluzione versatile, veloce e di facile applicazione
Cartongesso, materiale tutto da scoprire
Di grande effetto sono le cornici decorative, ideali per dare movimento
Il gesso, materiale da costruzione fra i più antichi, il cui utilizzo risale
a circa 7000 anni fa, era molto diffuso tra gli Egiziani e i Babilonesi nella costruzione delle piramidi. Il suo
impiego raggiunge l’apice nell’antica Grecia e nella Roma imperiale e
nella decorazione di edifici di civiltà islamica. Utilizzato durante tutto
il Medioevo, compare in Europa nella prima metà del secolo scorso, realizzato e brevettato in modo innovativo negli Stati Uniti come
“cartongesso”, costituito da gesso
di cava, facilmente reperibile, racchiuso tra due fogli di cartone. Il cartongesso offre soluzioni veloci ed
economiche, nonché durature.
Moltissimi utilizzano nelle pro-
prie abitazioni cornici decorative in
gesso; dallo stile classico a quello
neoclassico, donano grande effetto
a pareti piatte e monotone. La cornice in gesso viene applicata sia in
ambienti spaziosi che in piccole
stanze; per rifinire angoli e spigoli,
acquisisce una duplice funzione, decorativa e di sicurezza. Le aziende
specializzate sono innumerevoli e
in grado di offrire una vasta
gamma di prodotti tra cui scegliere. L’accostamento dei
colori per le pareti e le cornici
è del tutto per-
sonale. Gli stucchi vengono preventivamente trattati con isolante
acrilico; se tinteggiati con vernice
acrilica lucida bianca, risalteranno
particolarmente. Le cornici in gesso, inoltre, possono essere usate per
circoscrivere affreschi, quadri, nicchie o per delimitare gli spigoli di
colonne sostenenti bassorilievi e busti in gesso; i soffitti rispecchieranno un maggiore senso di
profondità e l’ambiente finale risulterà valorizzato.
Dotato di ottimo potere termoisolante ed acustico, poi, il cartongesso è
tale da rendere gli spazi
di una casa più accoglienti ed eleganti. Utilizzato sia per dividere gli
ambienti che per eseguire
controsoffitti, è in grado di
risolvere particolari problematiche
come la presenza dell’umidità. Per
la stanza da bagno e per la cucina
possono utilizzarsi pannelli idrorepellenti; il cartongesso, abbinato a
pannelli di polistirene estruso, contribuisce a risolvere i problemi della condensa. Ed è proprio l’edilizia
leggera, nella costruzione a secco,
ad utilizzarlo maggiormente in
strutture che non si prestano a ricevere chiodi e tasselli. Sul merca-
to, il cartongesso è presente in pannelli con spessore da 1 a 2 cm. e con
differenti caratteristiche tecniche,
per resistere al calore, al fuoco e all’umidità. Ma oltre ai pannelli standard utilizzati per realizzare pareti e controsoffitti, esistono anche
differenti pannelli curvi, in grado
di realizzare particolari architetture. In funzione dello spessore, delle dimensioni e delle caratteristiche, varia anche il costo.
Le pareti in cartongesso
possono realizzarsi con
strutture portanti sia in
profili di legno che metallici; i profilati da poter acquistare presso una rivendita di materiali edili o un
centro commerciale, dove
rifornirsi anche della minuteria necessaria per
l’assemblaggio. Le pareti,
dopo essere state trattate
con un isolante, sono
quindi da tinteggiare o ricoprire con mattonelle e
rivestimenti vari. Le congiunzioni
tra pareti e controsoffitti si possono
coprire e mascherare con cornici
decorative, applicate anche per nascondere canalizzazioni, impianti,
difetti murari o punti luce da cui far
derivare un’illuminazione indiret-
ta, davvero suggestiva. Restano invece semplici elementi decorativi
le colonne in gesso che possono coprire colonne in muratura preesistenti o come ornamenti per rendere un ambiente particolare.
Elisabetta Ciavarella
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m a g g i o
duemilaundici
spettacolo
Al “Piccolo Teatro” quattro donne per raccontare il conflitto madre-figlia
Spaccato dolce-amaro
dell’universo femminile
“Mai stata sul cammello?” di Aldo Nicolaj
chiude la stagione della Compagnia Palcoscenico
Per la prima volta al Piccolo
Teatro, tempio del vernacolo foggiano, è andato in scena uno spettacolo ‘in lingua’, frutto di un esperimento teatrale tutto al femminile,
salutato alla sua “prima” da una sala piena e partecipe. Tre donne in
scena e un’altra alla regia (Lucia
Padalino, che ha curato anche la
scenografia) per rappresentare un
cortocircuito generazionale attraverso il conflittuale rapporto madre-figlia magistralmente messo a
fuoco nel testo “Mai stata sul cammello?” di Aldo Nicolaj.
Uno spettacolo al femminile e
non femminista – precisano all’unisono le attrici – in cui ogni personaggio
riassume in sè le varie sfaccettature ed i vari significati dell’essere donna oggi, ed essere insieme madre, figlia, lavoratrice, moglie, amante e tanto altro, tra doveri e responsabilità,
debolezze e forza di volontà, bisogno di protezione e desiderio di indipendenza.
Tutto lo spettacolo ruota attorno a tre donne diverse, appartenenti a differenti generazioni, per uno spaccato dell’universo femmi-
nile: Olga (Maria Pia Tavano), arzilla ed incorreggibile novantenne che ha conosciuto la
vita, la passione e l’amore ma il cui carattere si
è irrigidito ai limiti dell’egoismo col passare
degli anni; Elsa (Lucia Ragone) la figlia cinquantenne, schiacciata dal fisiologico bisogno di libertà e il senso di responsabilità che la
tiene legata alla capricciosa e anziana madre,
un rapporto morboso che le impedisce di vivere un amore clandestino, ma sincero. La sua
sete di libertà si concretizza nel sogno ricorrente di andare in Africa e cavalcare un cammello (da cui il titolo della piéce); ed infine Iris
(Monica La Salandra), la giovane vicina-tuttofare che prende la vita alla leggera, forse
con troppa superficialità, filtrandola attraverso telenovele e programmi tv. I caratteri diventano le pedine di un gioco pericoloso e perverso tutto giocato sulla linea sottile tra affetto
e senso del dovere, amore e odio, tra il tempo
che fu e le logiche che regolano l’oggi.
Esile la trama, ma funzionale a legare insieme i tre caratteri in scena e farne emergere contraddizioni e complessità. “Non è stato
semplice trovare un testo teatrale per sole donne. Sono pochissimi infatti copioni di spettacoli
pensati per un cast tutto al femminile che non
fossero monologhi”, ha spiegato la regista Lucia Padalino. “Però sentivamo il forte desiderio di misurarci con un testo diverso - continua Lucia Ragone - e con personaggi diversi
rispetto ai “tipi” della commedia dell’arte e
del teatro tradizionale più volte interpretati
insieme alla Compagnia Palcoscenico”.
“Mai stata sul cammello?”, infatti, è un testo dall’ironia dolce-amara di Aldo Nicolaj,
autore torinese che ha subito conquistato le
attrici per “il pregio – puntualizza Maria Pia
Tavano - di avere una scrittura maschile più
vicina all’universo femminile delle donne stesse”. Un testo degli anni ’90 ma che risulta assolutamente attuale anche oggi, nel quale
confluiscono tematiche di grandissima attualità ed in grado di offrire vari punti di riflessione. Lo spettacolo, convengono le attrici, ha
rappresentato anche una grande prova di fiducia da parte del direttore artistico del Piccolo Teatro, Enzo Marchetti, che ha voluto affidare loro l’onore e la grande responsabilità di
chiudere con un progetto innovativo per il Piccolo Teatro - perché tutto al femminile ed “in
lingua” - la 15esima stagione del teatro di via
Delli Carri. Sei le date programmate, un vero
e proprio test per nuovi progetti che potrebbero vedere la luce il prossimo anno.
“L’idea sarebbe quella di varare una piccola rassegna di teatro al femminile – spiega in
chiusura Lucia Ragone – presentare un progetto che possa costituire un valore aggiunto
per il Piccolo Teatro, che lo possa aprire a nuove possibilità e nuovi schemi”. Perché il teatro
sta all’emozione come la crescita al cambiamento.
Maria Grazia Frisaldi
m a g g i o
duemilaundici
Quando un bambino inala un corpo estraneo
PEDIATRA
DI ALESSANDRA MARINARI
“Chi salva un bambino…
salva il mondo intero”
Per i vostri quesiti:
[email protected]
Tel. 0881.563326
Necessario un attento controllo durante il gioco e l’alimentazione
L’inalazione di un corpo estraneo in età pediatrica è un evento relativamente frequente e rappresenta un’emergenza il cui rapido
riconoscimento e trattamento può
prevenire conseguenze gravi, anche fatali, dovute alla completa
ostruzione delle vie aeree. L’inalazione di corpi estranei è causa ogni
anno di circa il 27% di tutte le morti
accidentali dei bambini al di sotto
dei 4 anni di età (dati 2007 Societa’
Italiana di Pediatria). L’incidenza
maggiore (oltre il 70%) avviene in
bambini nella fascia compresa tra 12
e 36 mesi, più soggetti al pericolo di
inalazione per l’incompleta maturità dei meccanismi riflessi di coordinazione delle differenti funzioni delle vie aeree e per la tendenza a
portare alla bocca qualsiasi oggetto, in quanto il contatto orale è il metodo con cui essi esplorano e conoscono il mondo circostante. Inoltre, il
contatto orale avviene spesso simultaneamente ad altre attività,
quali il gioco, il movimento o il parlare e il ridere, con notevole aumento del rischio d’inalazione accidentale. La maggior parte dei corpi
estranei inalati, in particolare dai bambini più piccoli, è rappresentata da cibo,
soprattutto frutta secca
(arachidi, noci, mandorle,
pistacchi) carote, mela, pasta, granoturco. I bambini
più grandi inalano anche
oggetti quali tappi di penne, piccoli pezzi di giocattoli o monete.
Al fine di ottenere
un’adeguata prevenzione
è necessario che tutti i genitori e tutti coloro che hanno il compito di accudire i bambini, soprattutto se sotto i 4-6 anni di età, siano informati
sul possibile rischio d’inalazione di
corpi estranei e su come sia necessario esercitare un attento controllo
durante il gioco e l’alimentazione.
Anche la scelta dei giocattoli da utilizzare deve essere adeguata all’età
e conforme alle indicazioni date dai
costruttori e scritte sulla scatola. Il
quadro clinico che insorge al momento dell’inalazione di un corpo
estraneo, spesso mentre il bambino
sta mangiando o giocando con piccoli oggetti, è caratterizzato da
un’improvvisa difficoltà respiratoria, da un senso di soffocamento, da
tosse abbaiante e, talvolta, da vomito. I violenti colpi di tosse sono spesso sufficienti a determinare l’immediata espulsione del materiale
inalato, ma se la sintomatologia non
si risolve in brevissimo tempo è necessario intervenire al più presto con
le manovre per la disostruzione delle vie aeree che, se ben applicate,
possono essere salvavita.
Il non sapere genera errori:
prendere per i piedi un bambino che
è ostruito, o peggio ancora mettere le
dita in bocca, sono le prime due cose che vengono fatte dal soccorrito-
Escluse cause organiche, il problema è psicologico
Ritardo evolutivo
semplice del linguaggio
A volte può essere collegato all’arrivo di un fratellino
Il ritardo evolutivo semplice del
linguaggio, a dispetto della sua dicitura complessa, non è altro che un
rallentamento nell’evoluzione delle
fasi dello sviluppo del linguaggio.
Questa problematica come si
manifesta?
A volte si può presentare con un
ritardo nella lallazione, altre volte,
invece, i genitori si rendono conto
che il bambino, in età prescolare, non
si esprime con chiarezza o addirittura che le prime parole si fanno attendere, oppure accade che essi soltanto riescono a comprenderlo.
In questi casi quindi un genitore
come deve comportarsi?
Ci si deve rivolgere al logopedista che, per escludere l’esistenza di un
qualsiasi danno organico, farà eseguire degli esami strumentali.
Una volta esclusa tale eventualità, provvederà a tranquillizzare i genitori, spiegando che il ritardo evolutivo semplice del linguaggio non è
in relazione con cause di tipo organico.
In seguito, però, sarà pure necessario accertare qual è il motivo
che provoca nel bambino le problematiche nel linguaggio. E, per farlo in
maniera appropriata, il logopedista
dovrà avvalersi della collaborazione
dei genitori, ai quali rivolgerà alcune
semplici domande.
E, innanzitutto, chiederà loro se
da poco è nato un fratellino.
Apparentemente può sembrare
un’informazione superflua, ma non
tutti sono coscienti che la nascita di un
fratellino può essere vissuta dal
bambino come un trauma, perché egli identifica la presenza
del nuovo nato con la perdita di
tutto l’affetto della mamma, riversato solo verso l’altro. Così
egli, per cercare inconsciamente di convogliare ogni attenzione verso di sé, presenterà una regressione
nel linguaggio.
Un’altra causa può
essere collegata con una
lunga degenza in
ospedale, perché, in
seguito ad un prolungato ricovero,
il bambino non
ha la possibilità
di svolgere quella attività esplorativa indispen-
sabile per consentirgli di strutturare
il suo linguaggio al meglio.
Sono soprattutto questi i casi, in
cui aumentano le possibilità che un
bambino vada incontro ad un ritardo semplice di linguaggio.
Dopo il colloquio con i genitori,
finalizzato ad accertare la vera causa di questa problematica, si può dare inizio al trattamento logopedico.
Se il bambino presenta un linguaggio dislalico, il logopedista interverrà sui singoli fonemi,
ovvero imposterà quelli mancanti e correggerà quelli pronunciati in maniera non
esatta.
Conclusa
questa prima operazione, provvederà,
poi, a svolgere tutto
un lavoro di ripetizione di parole e di
frasi, ed infine passerà alle filastrocche, sempre lavorando sui fonemi
interessati.
Se, invece, il
re occasionale non preparato... e che di solito cagionano la morte del bambino. Ma allora cosa fare?
Informarsi! E’ possibile
trovare tutto il materiale informativo sulle manovre di
disostruzione sul sito della
Croce Rossa Italiana
http://cri.it/manovredisostruzionepediatriche.
Il merito di aver promosso il progetto della CRI
“Chi salva un bambino… salva il
mondo intero” che ha l’importante
fine di divulgare, informare e insegnare le corrette manovre di disostruzione pediatrica da corpo estraneo, va a Marco Squicciarini,
Referente Nazionale ed Internazionale Rianimazione Cardiopolmonare Pediatrica e Manovre Disostruzione. Condividi con i tuoi
familiari, con la tua baby sitter, con
le maestre dell’asilo dei tuoi figli o
nipoti questi preziosi mezzi per far finire inutili ed evitabili tragedie di
bambini che perdono la vita per il
non sapere. Diventa anche tu moltiplicatore nella società.
LOGOPEDISTA
DI VALERIA VENTURA
Per i vostri quesiti:
[email protected]
Tel. 0881.563326
bambino presenta un linguaggio povero o addirittura assente, il logopedista interverrà in maniera diversa
e, una volta escluso, come detto in
precedenza, ogni causa organica,
dedurrà che si tratta di un problema
di natura psicologica. Pertanto, prima
di intervenire con degli esercizi, il logopedista dovrà instaurare con il
bambino un rapporto empatico, in
modo da farsi accettare da lui e garantirsi la collaborazione necessaria
per iniziare ogni sorta di trattamento.
Soltanto quando avrà conquistata la fiducia del bambino, il logopedista potrà sfruttare il gioco, per
stimolarne il linguaggio attraverso
la denominazione dei giocattoli stessi.
Questi giochi saranno utili anche
per creare delle classificazioni, per
capire l’uso di tali oggetti e farli verbalizzare al bambino.
Subito dopo, il logopedista potrà
passare all’impostazione degli esercizi bucco-linguali, potrà lavorare sul
soffio e rafforzare le labbra, in modo
da tonificare i muscoli addetti alla
pronuncia dei fonemi. Naturalmente ogni attività verrà somministrata
al bambino sempre sotto forma di
gioco.
Questi, in sintesi, sono alcuni degli esercizi che si possono fare eseguire al bambino. L’importante è stimolarlo su più canali ed è quindi
fondamentale un lavoro di equipe.
17
in poche
parole
Famiglie
in gara
È stata aperta ufficialmente
nel corso della Settimana europea
della sostenibilità energetica la
“European Citizen Climate Cup”,
la Coppa climatica del cittadino
europeo: una competizione per
proclamare la famiglia campione
energetico dell’anno. In palio vi
sono 2000 euro in premi e un viaggio a Bruxelles. Il progetto, coordinato dalla società tedesca
CO2Online e finanziato dalla
Commissione europea, si avvale
della collaborazione di 14 partner
provenienti da 10 Paesi europei.
Partecipare è semplice: basta collegarsi al sito http://it.theclimatecup.eu/ (è in italiano), aprire un
proprio account sul software (EsaEnergy Saving Account), inserire
l’importo di due bollette elettriche
nel sito dedicato e si è automaticamente in gara. Adiconsum, referente per l’Italia dell’iniziativa,
supporterà le famiglie italiane partecipanti. L’obiettivo della gara è
favorire l’adozione di comportamenti volti al conseguimento del
risparmio energetico: ridurre il
consumo di energia riduce l’emissione di Co2 nell’ambiente e anche la bolletta energetica. La competizione, che individuerà il
“Campione energetico dell’Anno”
ed il Paese vincitore della “Coppa
Climatica” che verranno premiati
a Bruxelles, ha preso il via il 13
Aprile 2011 (durante la settimana
Europea della sostenibilità Energetica ) e si concluderà a maggio
del prossimo anno. Sarà il risparmio personale a permettere ad
una delle famiglie aspiranti a vincere: il risparmio di ogni partecipante verrà monitorato da un software in rete (ESA - Energy Saving
Account) che traccerà il consumo
energetico. L’ ESA fornirà anche
informazioni sul risparmio energetico ottenuto e calcolerà la riduzione delle emissioni di CO 2 delle
diverse squadre nazionali. Il software stilerà una classifica delle
squadre nazionali in concorso determinando il “Campione energetico dell’anno “ e il Paese vincitore
della “ Coppa Climatica”. I partecipanti potranno inoltre ricevere
regolarmente consulenza energetica e suggerimenti su come ridurre il consumo di energia. Chi
vorrà partecipare dovrà mettere in
pratica, nella vita di tutti i giorni,
degli accorgimenti nello stile di
vita (a partire da una riduzione,
per esempio, del riscaldamento, la
cui diminuzione in casa di 1° C, è
in grado di tagliare la bolletta del
10%). L’obiettivo è quello di ridurre il consumo energetico familiare, diminuendo così la spesa
energetica mensile e migliorando
l’impatto ambientale. Riducendo
infatti il consumo di energia si riduce l’emissione di CO2 nell’ambiente, questione talmente fondamentale che è uno degli obiettivi
prioritari fissato dalla stessa Commissione Europea che ha imposto
la riduzione del 20% della CO2
entro il 2020.
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m a g g i o
duemilaundici
in poche
parole
Norme
abbronzatura
artificiale
Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha vietato le lampade abbronzanti a raggi Uva ed i
solarium ai minori, alle donne in
stato di gravidanza, a chi soffre
determinate patologie e a persone che non si abbronzano o che si
scottano facilmente al sole. I lettini e i solarium con raggi ultravioletti utilizzati per dorare artificialmente il corpo dovranno
possedere specifiche caratteristiche di sicurezza. Il decreto recepisce in qualche modo i consigli
della Sidemast (Società italiana
di dermatologia medica, chirurgica estetica e delle malattie sessualmente trasmesse), che già un
anno fa avevano previsto il divieto delle lampade abbronzanti per
certe categorie nelle loro linee
guida. La stessa Organizzazione
mondiale della sanità (Oms), del
resto, ha ribadito di recente che i
danni arrecati alla pelle dei più
giovani sono potenzialmente assai più pericolosi: prima ci si espone a dosi eccessive di raggi Uva
e maggiori sono le probabilità di
sviluppare una qualche forma di
tumore cutaneo in età adulta. Il
decreto è rivolto ai centri estetici
ed elenca, tra l’altro, le attrezzature che possono essere adoperate nei centri. Banditi alcuni apparecchi anticellulite e per il
fotoringiovanimento a luce pulsata, mentre sono ammessi luce
pulsata e laser per la depilazione.
La parte sui lettini è certamente
quella che coinvolge il più alto
numero di consumatori e che ha
determinato interventi decisi della comunità scientifica internazionale. La scheda elaborata dai
tecnici ministeriali sottolinea una
lunga serie di rischi, che si possono riassumere in tre punti: cancro
alla pelle, invecchiamento cutaneo, danni alla vista. Nei centri
estetici dovranno essere esposti
cartelli ben visibili dove si sconsigliano le lampade alle persone
con la pelle chiara, con lentiggini
e nei e con una storia familiare di
tumori alla pelle. Inoltre, bisognerà informare la clientela del
fatto che i raggi possono interagire con l’uso di alcuni cosmetici
e di diversi farmaci. Tra le raccomandazioni quella di non esporsi al sole nelle 48 ore successive a
una seduta abbronzante, di evitare sedute troppo ravvicinate (almeno due giorni di intervallo tra
l’una e l’altra) e rispettare lo stop
di almeno un mese tra un ciclo di
trattamento e il successivo.
Rinuncia, rassegnazione, impotenza e frustrazione
PSICOLOGA
DI MARIA GRAZIA BELLANTUONO
Depressione, il male oscuro
Dal disagio personale a quello familiare,
necessario un supporto psicologico anche per i familiari
Alcuni lo definiscono “il male
oscuro” e, in effetti, lo è, perché la
depressione toglie a chi ne soffre
l’elemento indispensabile di ogni
guarigione, vale a dire la speranza
di poter essere aiutato. Caratteristica comune dei soggetti depressi è,
infatti, un atteggiamento di rinuncia
e di rassegnazione che mette a dura
prova i familiari e gli amici più intimi, i quali sperimentano, il più delle
volte, un profondo senso di impotenza e di frustrazione, che sfocia
nella rabbia o, semplicemente, nell’accettazione arrendevole della malattia.
Nel primo caso, coloro che circondano il paziente depresso si sforzano di spronarlo a reagire, attribuendo al malato la facoltà di
cambiare la sua condizione e di attivarsi facendo leva sulla sua forza di
volontà e sulla sua capacità di affrontare le difficoltà del momento,
come se, in fondo, la guarigione dipendesse unicamente dall’impegno
personale.
Diversamente, coloro che reagiscono alla depressione del proprio
caro chiudendosi, anch’essi, nel silenzio e nell’accettazione dolorosa
della malattia, rischiano di sperimentare un vissuto di impotenza
analogo a quello del paziente, accentuando il senso di rassegnazione
e di sconfitta caratteristico di questo
male.
La depressione, come tutti i mali dell’uomo, pur essendo il segnale di
una sofferenza personale, spesso incomunicabile e mai del tutto “accessibile” agli altri, non può che coinvolgere e riguardare anche il
contesto in cui prende forma e si manifesta, con inevitabili ricadute su
tutto il sistema relazionale. Così, anche se chi assume farmaci e terapie è
il cosiddetto “paziente designato”,
non è raro che a necessitare di un so-
stegno psicologico siano le persone
vicine al malato, che spesso si trovano in difficoltà a relazionarsi adeguatamente e sperimentano, anch’essi, vissuti di frustrazione e di
impotenza tali da richiedere un aiuto concreto.
Assistere ai sintomi tipici del
“male oscuro”, dall’umore depresso, alla conseguente perdita di interesse e di piacere per le normali attività quotidiane, dal calo o
dall’aumento cospicuo di peso a fenomeni come l’insonnia o l’eccessiva
sonnolenza, dalla continua autosvalutazione ai pensieri di morte, può
QUANDO IL SONNO NON ARRIVA
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generare nelle persone che circondano il malato, profondi sensi di colpa, derivanti dalla sensazione di non
riuscire a fare nulla per cambiare la situazione o, addirittura, di peggiorare lo stato della malattia. Il disagio e
la sofferenza personale si trasformano, così, in disagio e sofferenza familiare, che sarebbe bene arginare
facendo leva su risorse interne ed
esterne al sistema, come il supporto
psicologico e psicoterapeutico.
“Nessun uomo è un’Isola, intero
in se stesso”, scriveva il poeta John
Donne, dando senso e valore al concetto di relazione, dal quale non si
può prescindere anche quando sembra che il “male” e la sofferenza siano un “fatto privato”, come nel caso
della depressione. Spesso, infatti,
quest’ultima è la conseguenza di una
perdita, di un lutto, di una separazione, vale a dire di eventi relazionali che possono ripercuotersi indubbiamente nella chimica del
corpo, causando alterazioni a livello
dei neurotrasmettitori o squilibri ormonali ripristinati, spesso, unicamente mediante l’uso di farmaci. Tuttavia, come diceva Jung, “l’incontro
di due personalità è simile alla mescolanza di due diverse sostanze chimiche, un legame può trasformarle
entrambe”, e sta in questo il potere
terapeutico della relazione, indispensabile nel trattamento e nella
cura di quel “male oscuro” che è la
depressione.
ESPERTA IN SCIENZE MOTORIE
DI MARCELLA BEVILACQUA
Allenarsi per combattere l’insonnia
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E’ nell’attività fisica il segreto per migliorare la qualità del riposo
Notti in bianco passate a guardare il soffitto nella speranza di addormentarsi e di riposare. Tutti sappiamo cos’è l’insonnia per averla
provata almeno una volta nella
vita. Gli esperti la definiscono come
un disturbo caratterizzato da una ridotta durata o una minore qualità
del sonno, dovuta a un’alterazione
del ritmo sonno-veglia con prevalenza di quest’ultima. Nel nostro
Paese soffrono di disturbi del sonno circa 12 milioni di persone, numero che in genere aumenta a ogni
cambio di stagione e in particolare
con l’arrivo della primavera e dell’estate. Il brusco cambiamento delle condizioni climatiche e le variazioni della luce, determinano, infatti,
uno shock per l’organismo che si
adatta gradualmente alle nuove situazioni meteorologiche. A ingaggiare feroci battaglie col cuscino
sono soprattutto le donne, che rappresentano circa il 60% della popolazione insonne, e gli anziani oltre i 55 anni. L’insonnia va considerata come una vera e propria malattia da cui guarire, perché quanti ne soffrono mostrano punteggi
peggiori in tutti gli indicatori di qualità della vita: psicologici (ansia e depressione), emozionali (irritabilità)
e cognitivi (difficoltà di concentrazione e di memoria). La depriva-
zione del sonno ha conseguenze negative anche sulla salute, accrescendo il rischio di eventi cardiovascolari come l’infarto o l’ictus e favorendo l’obesità e il diabete. Le
tradizionali risposte al disturbo sono
affidate quasi sempre ai farmaci:
una soluzione che però risolve solo
apparentemente la questione, mettendo a tacere il problema e creando dipendenza. Nella maggior parte dei casi basterebbe invece qualche semplice norma comportamentale per migliorare la qualità del
sonno, come l’adozione di uno stile di vita che dia spazio all’attività
fisica. Secondo gli studiosi quest’ultima, se praticata con moderazione, senza causare eccessiva stanchezza, migliora la qualità del riposo
e del sonno. Secondo una ricerca
americana condotta dall’Università di Stanford
che ha coinvolto
quaranta persone
dai 50 ai 70 anni,
basta un programma regolare
di ginnastica di
sole tre ore alla
settimana per produrre un netto miglioramento della
qualità e della durata del sonno:
dopo sei mesi di palestra le persone hanno dichiarato di dormire 45
minuti in più di prima, senza inoltre dover attendere molto per addormentarsi. Un altro studio pubblicato nel 2008 dall’Università
di San Paolo del Brasile dimostra
che un moderato esercizio aerobico riduce lo stato di ansia e
migliora la qualità del sonno
nei soggetti sofferenti di insonnia cronica. I ricercatori hanno
osservato che le persone sottoposte a una sessione di allenamento aerobico si addormentavano prima (con una riduzione
del periodo di latenza del sonno
del 54%), dormivano più a lungo (il 21% in più) e meglio (l’ef-
ficienza del sonno aumentava del
12%), con una riduzione dell’ansia
pari al 7%. Miglioramenti dovuti
prevalentemente al fatto che l’attività fisica determina un rilascio
delle endorfine (narcotici naturali)
e una riduzione del cortisolo (l’ormone dello stress), a cui va ad aggiungersi un senso generale di relax indotto dall’effetto termico del
movimento. L’esercizio fisico risulta quindi un sistema molto efficace
per combattere l’insonnia e sicuramente meno dannoso del solito
sonnifero. Una ragione in più per
andare in palestra con l’arrivo della bella stagione e soprattutto con il
passaggio dall’ora solare a quella legale, quando la variazione della
luce rischia di acuire il problema nei
soggetti più sensibili.
m a g g i o
duemilaundici
AVVOCATO
Novità dal Consiglio dei Ministri
DI CATERINA MONOPOLI
Negoziazione del mutuo
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19
in poche
parole
Farmacia
dei servizi
Da tasso variabile a fisso, arriva anche la possibilità
di prolungarlo fino ad ulteriori cinque anni
Antonella ha contratto un mutuo per l’acquisto della sua prima casa, optando per
il tasso variabile. La lettrice, alla luce della bozza del Decreto Legge per lo Sviluppo,
vorrebbe avere qualche notizia in merito alla rinegoziazione dei mutui
Cara Antonella,
in effetti, il 6 maggio scorso è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Legge che, tra gli altri
provvedimenti, introduce alcune novità che riguardano la casa, i mutui e
i finanziamenti.
In tema di mutui, con il suddetto
decreto, la rinegoziazione, che prima era una facoltà della Banca, oggi
diventa un diritto del consumatore,
pur se condizionata da alcuni limiti;
infatti, fino al 31 dicembre 2012, sarà possibile rinegoziare con la propria banca i mutui oggi esistenti a
tasso variabile ed ottenerne la trasformazione a tasso fisso per la restante durata del mutuo, con la eventualità di prolungarli fino ad ulteriori
cinque anni (ma non oltre i venticinque anni totali di durata residua).
La banca è tenuta a concedere
la rinegoziazione ai clienti che ne faranno richiesta e che abbiano i requisiti previsti, anche se l’estensione di durata dovrà essere concordata
dalle parti.
Tale possibilità è concessa per
mutui di importo originario fino a
150.000 euro per l’acquisto o la ristrutturazione di immobili adibiti ad
abitazione (quindi anche seconda
casa) e per mutuatari il cui reddito
ISEE non superi i 30.000 euro annui.
La valutazione dell’opportunità
della decisione di mutare il tasso del
proprio mutuo, non sarà cosa semplice per il consumatore.
I possibili effetti sul mutuo vanno
considerati alla luce del fatto che, ai
tassi attuali (relativamente bassi) tra
il 2 – 3 %, mediamente, chi passasse
da un tasso variabile a un tasso fisso
rinegoziato, subirebbe, nell’immediato, un aggravio di almeno due
punti percentuali, passando al 4 – 5
%.
Ne deriverebbe, nella maggioranza dei casi, un aggravio della rata pagata rispetto al mutuo precedente, con una contrazione del
risparmio nei prossimi 2 o 3 anni, ma
con la certezza di avere una rata fissa negli anni, senza sorprese e, probabilmente, più leggera, come affermano gli economisti.
L’aumento della
rata, naturalmente, sarà assai diverso a seconda delle condizioni
di partenza e della durata residua del mutuo.
In alcuni casi, come per i mutui di breve durata o alcuni di quelli per i quali la durata viene estesa, la rata
potrebbe invece ridursi rispetto a
quella originaria.
Il consiglio degli esperti, quindi,
è, ovviamente, di valutare con estrema attenzione ed adeguati strumenti di calcolo l’alternativa della rinegoziazione prima di decidere se
richiederla o meno, considerando
dall’altro lato le incognite legate al
tasso variabile ed i possibili aumenti della rata in caso di forti risalite future del costo del denaro.
La rinegoziazione sarà possibile fino al 31 dicembre 2012, ma è
chiaro che risulta conveniente in
questo momento nel quale i tassi sono ancora bassi. Man mano che i tassi cresceranno, l’effetto di conteni-
Promosso dal Ministero delle Politiche Agricole
mento delle rate diminuirà, mentre
potrebbe salire il costo totale in termini di interessi pagati.
In conclusione, cara Antonella,
occorre verificare, in primo luogo, se
hai i requisiti richiesti dal nuovo decreto, con riferimento sia al reddito,
sia all’importo originario del mutuo;
in secondo luogo, occorrerà valutare
l’effettiva convenienza della rinegoziazione, relativamente alla tua situazione economica e familiare.
E’ evidente che si tratti di scelte
assolutamente soggettive, che vanno operate tenendo conto di svariati fattori; il suggerimento, quindi, è
di consultare un operatore del settore che possa aiutarti a mettere sul
piatto della bilancia i pro ed i contro
di una rinegoziazione del tuo mutuo.
MOVIMENTO CONSUMATORI
Progetto “Sms consumatori”
DI ROSANGELA LORISO
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Vuoi sapere quanto costa? Manda un sms al numero 47947
Il servizio completamente
gratuito, informa i cittadini sui
prezzi dei principali prodotti
agroalimentari tramite messaggistica SMS.
Il progetto “Sms consumatori”, promosso dal Ministero
delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, realizzato assieme alle associazioni dei consumatori, prevede la rilevazione
continua dei prezzi al consumo
di oltre 80 prodotti alimentari in
2.200 punti vendita dei diversi
canali distributivi: ipermercati,
supermercati, discount, mercati rionali.
La scelta dei prodotti da monitorare segue la stagionalità e la
disponibilità
presso i punti
vendita; conseguentemente i
prezzi di alcuni
prodotti appartenenti al paniere “Sms consumatori” potranno non essere
disponibili in determinati periodi
dell’anno.
La rilevazione viene effettuata quotidianamente, dal
martedì al sabato e prevede
l’impegno giornaliero di 44 operatori.
Il campionamento dei punti
vendita a livello territoriale è effettuato con criterio proporzionale alla quota dei consumi alimentari nelle diverse regioni
d’Italia. Inoltre, in ciascun capoluogo, i punti vendita sono selezionati in base alla localizzazione (centro, semicentro, periferia), all’insegna (per la grande
distribuzione) ed alla posizione
(nel caso dei banchi all’interno
dei mercati).
Per garantire la rappresentatività del campione il progetto prevede una rotazione delle ri-
levazioni su 2.200 punti vendita.
L’articolazione territoriale del campione consente, accanto alla determinazione del
prezzo medio di ciascun prodotto a livello nazionale, una
sua indicazione per
macroarea geografica (Nord, Centro e
Sud), al fine di contestualizzare i valori
raccolti al territorio
di riferimento.
Ma in
cosa consiste effettivamente il
servizio “Sms consumatori”?
Il consumatore dispone di
un numero, il 47947, dove inviare gratuitamente un messaggio per la richiesta dei prezzi.
Digitando solo il nome del
prodotto agroalimentare di cui si
vuole conoscere il prezzo ed inviando il messaggio, l’utente riceverà informazioni sulle singole varietà del prodotto e precisamente: prezzo medio nazionale all’origine e all’ingrosso,
aggiornato con cadenza settimanale e prezzo medio di vendita macro regionale rilevato
giornalmente.
L’invio di una richiesta
prezzo per un prodotto
presente nel paniere con
due o tre varietà, determina la ricezione,
rispettivamente, di
due o tre messaggi.
Il numero massimo di sms richiesta
prezzi è di 5 sms giornalieri e 30 sms mensili.
La disponibilità
dei prezzi giornalieri
avviene a
partire dalle
13.30; prima
di questo
orario sono validi i prezzi del
giorno precedente.
Il consumatore potrà segnalare attraverso il sito internet
del progetto, al seguente indirizzo www.smsconsumatori.it
eventuali prezzi anomali ovvero
il non rispetto della normativa in
materia di sicurezza agroalimentare, etichettatura e condizioni igienico-sanitarie.
Dal sito internet, l’utente
può accedere a servizi ulteriori ed aggiuntivi quali le schede
informatiche, il carrello della
spesa, il borsino dei prodotti alimentari.
Non solo farmaci, ma anche
alcune specifiche prestazioni sanitarie. Dal 4 maggio anche fisioterapisti e infermieri potranno
svolgere servizi nelle farmacie,
così come stabilito da un decreto
del ministero della Salute del 16
dicembre 2010 che, pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale n.90 del
14 aprile 2011, entrerà appunto
in vigore fra alcuni giorni. Con le
nuove disposizioni, dunque, i farmacisti potranno organizzare alcune attività aggiuntive erogate
da fisioterapisti e infermieri, e coordinarne il lavoro anche per interventi a domicilio. Ma senza
che tutto ciò comporti costi aggiuntivi per la finanza pubblica.
In particolare - si legge sul sito
www.salute.gov.it - in farmacia si
potrà andare per avere supporto
di un infermiere in caso di autotest, per effettuare medicazioni e
“cicli inattivi intramuscolo”, accedere ad “attività concernenti
l’educazione sanitaria e la partecipazione a programmi di consulting, anche personalizzato”.
Le farmacie potranno anche organizzare “iniziative finalizzate
a favorire l’aderenza dei malati
alle terapie”. Inoltre, sempre gli
infermieri, potranno svolgere sia
in farmacia che a domicilio le prestazioni prescritte dal medico di
base o dal pediatra, sempre fra
quelle effettuabili autonomamente dal paziente. E ancora,
sempre a domicilio, gli infermieri potranno partecipare ad iniziative per garantire l’uso corretto e
appropriato dei medicinali. Per
quanto riguarda invece i fisioterapisti, su prescrizione medica
potranno stabilire percorsi di prevenzione e riabilitazione, oltre
che attività terapeutica per la
“rieducazione funzionale delle
disabilità motorie,psicomotorie e
cognitive viscerali utilizzando terapie manuali, massoterapiche
ed occupazionali”, e infine potranno valutare gli effetti della terapia rispetto agli obbiettivi di recupero funzionale. Il decreto
specifica inoltre che fisioterapisti
ed infermieri devono essere in
possesso di titolo abilitante ed essere iscritti ai relativi albi professionali, mentre spetta al farmacista accertarsi del possesso dei
requisiti da parte dei professionisti che coordinerà all’interno della farmacia, “avvalendosi, se necessario, degli ordini provinciali
dei medici, dei collegi provinciali degli infermieri e delle associazioni più rappresentative dei fisioterapisti, così come individuate
dal ministero della Salute”.
(Fonte Genitori.it)
20
m a g g i o
duemilaundici
in poche
parole
Saranno gemelli?
La risoluzione consensuale della lite
dovrà rispondere ai reali bisogni delle parti
MEDIATORE FAMILIARE
DI ROSA SCHENA
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Mediazione familiare,
per un accordo senza vincitori e perdenti
Dall’aspetto dell’embrione è
possibile valutare le probabilità
di gravidanza e sapere se questa
sarà gemellare. Tutto merito di
una formula matematica che,
analizzando cinque parametri,
consente un calcolo predittivo
con un’attendibilità che supera
il 90 per cento. E’ quanto scoperto da alcuni ricercatori del Centro Procreazione Assistita dell’università di Torino. I ricercatori
sono partiti con la valutazione
morfologica degli embrioni attraverso la loro visione al microscopio e attenendosi a cinque variabili (numero di cellule a 48 ore
dallo sviluppo, presenza o meno
del nucleo al loro interno, regolarità delle dimensioni, se è rispettata la disposizione simmetrica a quadrifoglio e, infine, se
ci sono anche cellule frammentate). Gli embrioni studiati con
questi criteri, erano stati trasferiti due a due nell’utero di circa
3000 donne. Di queste, 700 hanno rivelato una gravidanza gemellare che ha confermato l’attecchimento di entrambi gli
embrioni, mentre per circa 1500
l’impianto non ha dato esito. I ricercatori, allora, hanno confrontato le cinque variabili embrionali che hanno permesso
l’attecchimento con le stesse variabili negli embrioni che, invece,
non ce l’hanno fatta. Il risultato è
stato la formula matematica che,
con dei correttivi, permette di stimare con precisione il potenziale che ogni embrione ha di dar
origine a una gestazione. La formula? Basta inserire le cinque
variabili in un’equazione matematica per ottenere le probabilità di attecchimento. Il vantaggio per le coppie che si sono
affidate alla procreazione assistita per mettere al mondo un figlio è notevole: potranno conoscere la reale probabilità di
successo e anche prevedere se,
in base alla struttura degli embrioni da impiantare, nasceranno due gemelli. Il software infatti, permette di trasferire
nell’utero, in casi favorevoli, anche un solo embrione, e di azzerare la possibilità di una gravidanza gemellare. La formula
matematica è già stata applicata in quattro cliniche scandinave. E sul tema dell’infertilità, interviene
Cittadinanza
attiva-Tribunale per i diritti del
Malato con la campagna “Uno
più uno fa tre”: un opuscolo che
informa sul giusto percorso di
procreazione assistita, sui diritti
delle coppie e sulla scelta del
centro giusto.
(Fonte: Repubblica.it)
Si giunge ad una combinazione
di soluzioni accettabili da tutti coloro
coinvolti nella disputa familiare
Due coniugi si avvicinano alla
mediazione familiare in un periodo
della loro vita di coppia caratterizzato da un conflitto che rende difficile
la comunicazione. La mediazione si
propone come un modello finalizzato alla riorganizzazione emotiva e relazionale con l’obiettivo concreto di
proporsi come un percorso nuovo e
diretto a condurre le parti verso la
formulazione di un accordo, per la
separazione o per il divorzio, frutto
della volontà esclusiva dei confliggenti e sentito come attuabile nel
concreto. Varie nel corso degli ultimi decenni sono state le definizioni
attribuite al processo di mediazione,
tutte realistiche e frutto di un attento studio delle vicende umane legate alla prassi.
La mediazione familiare, in materia di divorzio o di separazione, è
un processo in cui un terzo, neutrale
e qualificato, nella garanzia del segreto professionale, viene sollecitato dalle parti per fronteggiare la riorganizzazione resa necessaria dalla
separazione, nel rispetto del quadro
legale esistente. Il ruolo del mediatore è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un
accordo durevole e mutuamente accettabile, tenendo conto dei bisogni
di ciascuna parte e componente della famiglia e particolarmente di quelli dei figli, in uno spirito di corresponsabilità e di uguaglianza dei
ruoli genitoriali.
La lettura della definizione riportata porta a formulare alcune valutazioni sia sotto l’aspetto umano
relazionale che prettamente giuridico. In generale i sistemi sociali hanno risolto i conflitti con delega degli
stessi ai tribunali. L’immagine iconografica della giustizia quale dea
bendata (indifferente), con una bilancia (giustizia distributiva), e una
spada (taglio netto tra le parti) esemplifica la differenza sostanziale con la
cultura della mediazione. Il giudice
deve tendere ad una gestione delle
parti in causa, ma è una triade che
deve interagire; la mediazione tende
ad una ricostruzione dei rapporti andando alla ricerca delle cause sottese al problema (la parte sommersa
dell’iceberg, metafora figurativa ad
uso scolastico, nettamente superiore
rispetto alla punta che emerge e che
rappresenta il conflitto apparente).
La mediazione rappresenta una forma di giustizia che supera la dinamica vincitore/vinto e che applica
modalità di risoluzione dei conflitti
diverse nei modi e nell’origine dalla
giustizia retributiva, basate sul concetto di pena.
Dall’introduzione della legge sul
divorzio e successive si è concretizzata una prassi giudiziaria più o meno fallimentare in quanto le parti
hanno dovuto porre in atto dei provvedimenti decisi da terze persone in
seguito all’analisi delle vicende familiari portate in Tribunale.
Sovente tali disposizioni non sono state accettate e sentite come giuste, ma subite dalle parti in quanto il
frutto di una valutazione esterna,
seppur effettuata in buona fede, ma
non corrispondente alle reali e concrete esigenze delle parti. I coniugi,
loro malgrado, si sono ritrovati ad accettare le disposizioni del Giudice,
ritenute spesso ingiuste e parziali,
soltanto perché provenienti da una
autorità, oppure perché lacerati da
una causa avvilente e massacrante
sotto il profilo morale ed economico
derivante da un’estenuante lotta legale con vittime sacrificali: i figli.
La prassi evidenzia altresì la difficoltà per le parti di porre in essere in
concreto le disposizioni del Giudice,
spesso definite in base a modelli teorici astratti di comportamento, non
applicabili nei casi concreti, con la
conseguenza di dover nuovamente
ricorrere al Tribunale per la modifica
delle statuizioni. La mediazione familiare si propone al contrario un
obiettivo completamente diverso,
mette in atto un processo diretto a
raggiungere un accordo voluto
esclusivamente dalle parti e sentito
come giusto da entrambi i conflig-
Dolore, formicolio, fastidio e senso di addormentamento
Parliamo di Tunnel Carpale
genti. Le parti, hanno la possibilità di
procedere ad una prova della fattibilità dell’accordo raggiunto sia prima
di stenderlo per iscritto che dopo
averlo sottoscritto, al fine di modificarlo ove ritenuto di difficile applicazione. Soltanto quando l’accordo raggiunto sarà avvertito come proprio,
di facile gestione nel quotidiano, le
parti potranno siglarlo e dargli concretezza.
Come è di tutta evidenza non vi è
un compromesso tra i rispettivi interessi delle parti ma si giunge ad una
combinazione di soluzioni accettabili da tutti coloro che risultano coinvolti nella disputa familiare fino all’accordo finale desiderato e accettato
senza riserve mentali.
La risoluzione consensuale della
lite dovrà rispondere ai reali bisogni
delle parti le quali svilupperanno la
responsabilità personale e genitoriale, in quanto saranno essi stessi ad assumersi il compito di decidere come
regolare le proprie vite in futuro, dopo la separazione o il divorzio, senza
delegare ad altri l’individuazione di
bisogni indelegabili. La mediazione
dunque è una procedura alternativa
alla lite legale e ad altre forme di assistenza terapeutica o sociale, in cui
una terza persona imparziale e neutra, qualificata e con una formazione
specifica, il mediatore, agisce per incoraggiare e per facilitare la risoluzione di una disputa tra le parti. E’ un
processo informale e non basato sul
piano antagonista vincitore - perdente, che ha per obiettivo quello di
assistere le parti affinché raggiungano un accordo rispondente ai propri
bisogni, ai propri interessi e a quelli di
tutti i membri coinvolti. L’accordo
raggiunto dovrà essere volontario,
mutuamente accettabile e durevole.
In mediazione l’autorità decisionale
resta alle parti.
FARMACIA
A CURA DELLA
FARMACIA SANTA RITA
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Nelle condizioni croniche è necessario un intervento chirurgico da effetturare in laboratorio
Il Tunnel Carpale è il dolore
della mano e delle dita con alterazione della sensibilità, in particolare del dito medio. Più propriamente si parla di neuropatia
del nervo mediano, che soffre e
si ammala perchè strozzato nel
canale del carpo. In condizione
di affaticamento o degenerazione infiammatoria degli elementi che costituiscono il tunnel (ossa, legamenti e tendini), la
pressione nel canale del carpo aumenta ed il nervo mediano rimane
compresso, con una condizione di
sofferenza che causa dolore e parestesie, cioè formicolii. Il dolore del
Tunnel Carpale raramente è acuto,
molto spesso si tratta di un senso di
fastidio e di addormentamento che
riduce la sensibilità e la funzionalità della mano malata. Il dolore si manifesta soprattutto di notte ed il movimento di scuotimento della mano
attenua i sintomi. Nei casi più avan-
zati il problema persiste durante tutta la giornata, accentuandosi coi movimenti di flesso-estensione del polso. Poichè uno dei rami del nervo
mediano va al complesso muscolare
alla base del pollice, si può notare
una riduzione di volume in questa
zona. La diagnosi è soprattutto clinica sulla base della storia e sulla base dei test di Tinel e di Phalen, che
evidenziano la sofferenza del nervo
mediano nel tunnel carpale. Nel primo si percuote col martellino neu-
rologico sul polso, causando
una scossa nel territorio del
mediano; nel secondo si flette o si estende la mano sull'avambraccio per un minuto
causando o accentuando i
formicolii ed il dolore. La diagnosi deve essere confermata dall'esame elettroneurografico, che misura il grado
di sofferenza del nervo mediano nel Tunnel Carpale.
Radicolopatie cervicali, plessopatie
brachiali, polineuropatie in genere,
possono simulare i sintomi tipici della sindrome e devono essere escluse. La cura può essere di tipo medico e chirurgico. Quando il dolore è
di insorgenza recente, specie a seguito di un sovraffaticamento della
mano e del polso, si hanno buoni risultati, ed eventualmente la guarigione, con la terapia medica e l'immobilizzazione del polso. Le
medicine più usate sono di tipo an-
tinfiammatorio, talora con infiltrazioni locali, per ridurre l'infiammazione dei tessuti nel canale del carpo, diminuendo il volume, e
permettendo al nervo mediano di riconquistare il suo spazio. L'immobilizzazione del polso, con un tutore,
serve a ridurre i movimenti del polso ed aiuta la guarigione del danno
al nervo. Nelle condizioni croniche
è necessario la liberazione del nervo
compresso. I risultati raramente deludono. L'intervento consiste di una
breve incisione, sul polso o sul palmo
della mano, in anestesia locale, per
esporre il legamento del carpo.
L'apertura del legamento dà respiro al nervo, decomprimendolo per
eliminarne la sofferenza e, quindi,
il dolore. L'intervento dura dai 5 ai
15 minuti e si esegue ambulatorialmente o in day hospital. Segue poi
una fasciatura, per qualche giorno,
che permette la cicatrizzazione dei
tessuti.
m a g g i o
duemilaundici
cure dolci
CON L’AYURVEDA SI PUO’ VINCERE IL NERVOSISMO A TAVOLA
La
Dieta della calma
ACQUA
Il segreto è nella capacità di selezionare
con cura le portate e unire i giusti sapori
ETERE
FUOCO
Sei sempre nervosa? Basta
poco per farti arrabbiare? Forse
dovresti cambiare le tue abitudini alimentari. Lo suggerisce
l’ayurveda, l’antica filosofia indiana del benessere (dal sanscrito
Ayus, vita, e Veda, conoscenza), nata seimila anni fa. Secondo l’antica
filosofia ci si può riappropriare dell’equilibrio psicofisico modificando
lo stile di vita.
Il cambiamento può iniziare
proprio dall’alimentazione. Per
l’ayurveda la dieta è, infatti, un modo di ritrovare l’equilibrio e il benessere, e andrebbe calibrata a seconda del carattere di ciascuno.
Ci sono, comunque, dei criteri
di base validi in generale per tutti,
utili per attenuare nervosismo e irritazione: tutto si fonda su un complesso sistema di energie presenti
nel cibo e nell’universo, sul modo in
cui queste si associano tra loro e sul-
l’influenza che esercitano sulla persona e sull’ambiente.
Aria, terra, acqua, fuoco ed
etere: forze in equilibrio
Tutto inizia dai cinque elementi che caratterizzano l’intero cosmo.
La Terra, che rappresenta la continuità e la stabilità; l’acqua, cioè il
cambiamento; il fuoco, che è la trasformazione; l’aria, il dinamismo; e
l’etere, che simboleggia il suono.
Questi elementi si manifestano nel
mondo, nell’uomo e negli alimenti,
dando origine a tre energie: quella
del sistema nervoso e del movimento Vata (composta da etere e
aria), quella della trasformazione
Pitta, che è interessata più di ogni
altra alla digestione e, quindi, all’alimentazione (contiene l’acqua e
il fuoco) e l’energia Kapha, che cementa gli elementi nel corpo, costituita da acqua e terra.
Nelle persone molto nervose c’è
Come strutturare
i menù
Le persone tendenzialmente nervose devono bilanciare la qualità e la quantità dei cibi: non tutto crudo (le insalate), non tutto cotto (la pasta), non tutto asciutto (il panino), non
tutto liquido (il frullato). È indispensabile
mangiare sempre cibi di stagione.
In ayurveda è consigliato l’utilizzo di un
unico piatto nel quale disporre tutti gli alimenti. Questa strategia aiuta anche a moderare le quantità. Bisogna cominciare con una
verdura cruda che ne occupa la metà. Quindi,
si dispongono i cibi cotti distribuendoli nella
restante parte del piatto suddivisa a sua volta
in due metà: in una vi trovano posto alcune
verdure e nell’altra i cereali oppure le fonti di
proteine (come la carne, le uova, i derivati del
latte o il pesce). Per quanto riguarda il formaggio, bisogna sempre distinguere tra quelli veri e propri (gli stagionati come parmigia-
no, asiago, groviera e fontina) e i latticini (ricotta e formaggi freschi come primo sale e crescenza): i primi vanno bene anche per cena,
purché se ne faccia un uso moderato, mentre
i secondi sarà meglio mangiarli di giorno, perché di sera risultano poco digeribili.
A ogni pasto, costituito dal piatto unico in
cui non si devono associare più di tre gusti, si
può accompagnare il pane (non più di due fette al giorno), che dovrà essere asciutto. Un discorso a sé merita l’acqua, che dovrà essere
presente a ogni pasto nella misura di un bicchiere abbondante. Per ritrovare la serenità, rilassarsi e digerire bene, è utile bere acqua e infusi lontano dai pasti.
Sei categorie tra cui scegliere
I sapori “energetici” classificati secondo l’ayurveda non corrispondono sempre al gusto dei cibi che si può apprezzare assaggiandoli. Ecco allora gli alimenti principali di ogni
gruppo:
• Dolce: grano, riso, zucchero, datteri, menta piperita, frutta matura.
• Acido: frutta acerba, agrumi, solanacee
(come pomodori, melanzane, patate, peperoni), yogurt, limone,
• Salato: sale marino.
• Piccante: spezie ed erbe aromatiche, cipolle, ravanelli, peperoncino, aglio.
• Amaro: alcune verdure come tarassaco, cicoria, indivia, carciofo, cardo, birra.
• Astringente: cavolini di Bruxelles, mirtilli, melagrane, tè, lattuga, banane acerbe.
una presenza eccessiva dell’elemento aria, con una preponderanza
di Vata. Per bilanciarla, bisogna aumentare la presenza di acqua, terra
e fuoco, grazie ad alimenti carichi
di energia Pitta e Kapha.
Alimenti rilassanti
Secondo l’ayurveda, è con i gusti degli alimenti che si interviene
sulle energie. I cibi giusti, dunque,
vanno scelti in base al sapore che li
caratterizza e all’influenza che questo esercita sull’umore. Ma è l’equilibrio fra i vari gusti (che comprendono anche piccante, amaro e
astringente) a rilassare la persona
nervosa che dovrebbe ridurre drasticamente il sapore piccante e
l’astringente. Gli alimenti che hanno carattere equilibrante sono: la
soia gialla, tutti i tipi di germogli, le
carote, le zucchine, il mango dolce,
l’uva matura, ma anche pollo, cardamomo, zenzero e curcuma. a.d.
TERRA
ARIA
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m a g g i o
duemilaundici
ALLA SCOPERTA
DEGLI USA:
LA FLORIDA
viaggi
Welcome to Miami
La metropoli caraibica dove l’estate dura tutto l’anno: sole, spiagge, palme, grattacieli e...tanto divertimento
Per molti è la “Capitale delle Americhe”,
uno snodo importante dei legami culturali e
linguistici tra Nord America, Caraibi e Sud
America. Per tutti è semplicemente Miami,
una città situata sulla costa sud-orientale dello stato della Florida, bagnata dalle acque
dell’Oceano Atlantico.
La metropoli gode di un clima quasi tropicale con estati particolarmente piovose ed
esposte, tra giugno e novembre, al rischio
uragani. I mesi invernali sono invece caratterizzati da una minore piovosità e da temperature medie massime intorno a 26°C e minime di 16°C. Durante questa stagione
spesso si verificano brusche irruzioni di aria
più fredda dal nord che, mediamente una o
due volte l’anno, possono portare le temperature minime anche sotto i 5°C con massime intorno ai 10°C.
Sulla Baia di Biscayne, che si affaccia sull’Oceano Atlantico, è collocato il porto di
Miami conosciuto come il “Cruise Capital of
the World” (La capitale mondiale delle crociere), questo per il fatto che qui attraccano
le più grandi navi da crociera esistenti. Il porto è collegato con il centro della città “Downtown Miami” dal ponte chiamato “Port
Boulevard”.
Miami è il perfetto mix tra una metropo-
li americana, dove enormi e altissimi palazzoni squarciano il cielo, e una località tipicamente caraibica che sfoggia le sue bellezze locali delle tradizioni cubane. E’ la meta ideale
per una vacanza di tutto divertimento: dallo
shopping sfrenato alle giornate d’ozio sotto il
bollente sole sulle spiagge o in piscina; alle serate vivaci nei tanti ristoranti e locali alla moda o romantiche cene a bordo di splendide
crociere notturne per osservare lo sfavillio
delle luci sul mare.
Il turismo è una risorsa di rilievo. Le
spiagge di Miami sono note in tutto il mondo
per le smisurate distese di sabbia e l’attrazione principale sono i locali notturni che
animano il quartiere Art Decò di South Beach:
ideale per gli amanti dell’architettura, è considerato uno dei quartieri più glamour del
pianeta.
Eleganza, moda, divertimento, mare,
spiagge, luci e colori sono gli elementi che
caratterizzano questa città che si estende per
diversi chilometri in lunghezza.
Nella trendy e famosissima South Beach
troviamo Lincoln Road. Dagli anni ‘30 agli
anni ‘50 via esclusiva per lo shopping di alta
sartoria, oggi è un’area per il passeggio pedonale. E’ ricca di negozi aperti fino a tardi,
di ristoranti di tutti i gusti e bar. Il Segafredo
Café è probabilmente il locale
più famoso, grazie alla buona
musica e all’ambiente; da Le
Bon si possono guastare ottime
cene a base di pesce e crostacei;
per gli amanti del Jazz al Van
Dyke Café suonano i migliori
musicisti. Non mancano inoltre
le gallerie d’arte, i negozi d’arredamento e le librerie.
A Miami la moda è sempre
in primo piano: lo shopping è
uno degli elementi più travolgenti che fa di questa striscia di
sabbia sotto il sole una delle località più frequentate. In Oce-
Curiosità
A Miami sono presenti molte etnie ed
è forte l’influenza delle grandi comunità latino-americane e caraibiche di lingua spagnola e creola. La lingua ufficiale è l’inglese americano affiancato dalla lingua
spagnola. La moneta è il dollaro americano e lo strumento di pagamento più utilizzato è la carta di credito. Di norma le mance per i camerieri sono inserite nella
ricevuta fiscale ed incidono per il 15-20% del
totale.
Fuso orario: 5 ore in meno rispetto all’Italia. Per i cittadini italiani è necessario il
nuovo passaporto elettronico.
Il mezzo di trasporto pubblico più diffuso è il taxi.
Negli anni ‘80, Miami si è trasformata
nel più grande punto di transito della cocaina proveniente da Colombia, Bolivia e
Perù. L’industria della droga introdusse miliardi di dollari a Miami, ma causò anche
una rapida escalation del numero di crimini violenti, fino a trasformarla in una delle
città americane più violente e con un numero di crimini sopra la media. Quel periodo è ricordato con il nome “Cocaine Cowboy Era”. In questo scenario fu ambientata
la fortunata serie televisiva Miami Vice, che
aveva per protagonisti due agenti infiltrati della narcotici della polizia di Miami.
Miami nel 2000 è stata teatro della più
importante azione legale promossa negli
Stati Uniti, nella quale migliaia di fumatori malati di cancro della Florida ottennero lo
sbalorditivo verdetto di risarcimento di 145
miliardi di dollari a danno delle cinque più
grandi aziende americane produttrici di tabacco.
an Drive e nel Fashion District su Collins
Avenue si trovano le marche mondiali più
prestigiose.
Coconut Grove, quartiere storico di Miami, è oggi una zona esclusiva e raffinata, ricca di negozi, ristoranti e locali.
Aspetto estremamente interessante della metropoli della Florida è l’arte contemporanea e da quando Miami è sede dell’Art Basel, la mostra più prestigiosa del mondo, di
anno in anno è andato crescendo l’amore per
l’arte ed il movimento artistico della città che
ha dato vita a nuovi musei e gallerie.
Il Miami Seaquarium è senza dubbio uno
dei parchi acquatici più grandi e famosi del
mondo: fra la variopinta fauna spiccano leoni di mare, balene, orche giganti, delfini ed alligatori.
Meta di rara bellezza e tappa obbligata
per immergersi nella natura più affascinante e selvaggia, il parco nazionale di Everglades: una singolare zona paludosa subtropi-
cale dove vivono molte specie di flora e fauna. Il parco ha un’estensione molto vasta ed
è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio
mondiale dell’umanità.
Lontana da Miami, ma meta turistica annoverata nelle escursioni più gradite, è la famosa isola di Key West. E’ l’ultima di una serie di isolotti nell’estremo sud della Florida
che si raggiunge attraversando una serie di
quarantadue ponti, lungo la mitica Overseas
Highway che separa il golfo del Messico dalIrma Mecca
l’Oceano Atlantico.
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maggio - 6Donna