Il Pf.t-ISlt.~ Poli~
TICo MDbE-~~o _
SONNINO
CASA
e C>ITR.ICE:
Rl..SOR-.GIME::.NTo
IL PENSIERO POLITICO MODERNO
SONNINO
A CURA DI
G. RABIZZANI e F. RUBBIANI
MILANO
CASA EDITRICE RISORGIMENTO
R. CADDEO & C.
1920
l\lla memoria d1 GIOVANf\1
RABIZZANI che ideò la Raccolta, il volume è dedic.:ito.
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
·~ · ·· · · ······· ··~···· ·· ······ · ·············· · ········· · ········· ····
SIDNEY - SONNINO
"'\.I
I
Stduey-Sonmno non è d' angine italwna.
Eglz è nato ad Alessandrza cI' Egitto nel 18,;.9
ed ha nelle sue vene cle! sa11guc ingl e .11. Ha
studzato tuttavia , fzn da /ftoi·m1c , iu Itali 1 e
fin da giovane h1 rtudzato molto renamente.
Ha poz viaggiato assai e, non c'è dubbio alcuno, non per diletto, po1cllè è clez poc/u ricclti
cftn preferiscono 11011 disperdere la proprta ricclzrzz-1 interiore aiulaudosi con l e proprie disponibilità finanzinrie. Temperamento clt letterato e dz l(<Jmo poszlivo, se lta preferito afferma.rsi nello studio d elle q11estzoni ecouomzche
< so talt c/1e egli predilige'l!a, senJ!a u;;;b1a di
a.çp1rare ad alcuna cattedra universitari i, lza
tuttavia segmto con altrettanta passioue lo studio delle letterature moderne e della leltera11 m I /alza;, 1 IJl 1spcoe. La sua biblioteca è
JJl'1gmfica e figura ZJZ modo partzcolare la sua
raccolta dantesca. Damore pel divino pocla lo
avvince forse puì della polit1ca e quando non
è miuistro, l' u/ficio clte più lo all1rla è quello
di Presidente della Casq dz Dante in Ronl'1 ,
VI
PREFAZIO:-. E
IL PE:'\S!ERO POI ITICO :\lODER:'\0
dove Jza letto, commentandolo, il sest~ canto
dell' «Inferno», dopo avere già pubblzcrto un
saggio su Beatrice.
Frutto deglz studi e delle osservazzonz di
carattere sociale ed economico furono z volumz
su la « Mezzadria in Toscana >> e su le condizioni delle provincie meridionali; questo secondo volume contiene i risultati di un'mc/ziesta che l'on. Sonnino comft a proprie spese,
insieme alI'amico suo on. Leopoldo Fra1tchetti.
Tali studi restano fondamentali nella nostra
letteratura sociale. Nel volume sulle condizioni
sociali della Sicilia non soltanto è una diagnosz
di meravigliosa e coraggiosa chiarezza dei
malz che affiiggevano ed affliggono l'zsoLa,
ma un programrna di riniedi intesz a provocare
un·'azzone rip:1ratrice e riformatrice della podestà pubblica, un'azione che moltz allora non
esitavano a dire rivoluzionaria.
I due giovani arnici che si sarebbero poi trovati insie1ne alla Camera italirrna per formare,
insieme al fratello di Sidney-Sonnino, Giorgio,
al Guicciardini, al T orraca, il cosidetto centro,
parve volessero nel volume dare alla loro attività ed a quella di una certa corrente di polztzca in Italia un programma specifico e concreto, nell'ondeggiare fra l'idealismo democrati:c 0
e le nostalgie reazionarie e conservatrzcz. T a[e
programma fu quello del periodico la « Rassegna settiman2le » fondato in Firenze dal Sonnino e dalla piccola scluera dei suoi co1npagnz
dz fede. Uno che fu zncondizionato ammiratore dell'on. Sonnino , Domenico Oliva cos~
sintetizzava quel programma: << Cercava contrapporre alla sterilità dei vecchi partiti poli)
~
VII
lttt la fecondità d'un nuovo partito dal c;ntenuto economico e sociale e sclziettamente e rad1Cafotente riformatore e che doveva prefiggersi di sollevare e dzf end ere Le classi meno
/or/u,uzle del paese, di fare dz quanti allora
soffrivano e soffrono adesso e sono malco11te11ti, e sono preda delle fazzonz antteostituzzonali,
altrettanti cittadini interessati aN'esistenza e
alla grandezza della M onarclzia e della Patria ». Tale programma f11 continuato dalla
' Rasc;egna », quando si trasformò i11 quotzdzaua e fu trasferita a Roma.
Allora essa diventò L'organo del gruppo politico al quale il Somzmo, divenuto deputato,
.1ppartentrcJa alla Camera: del centro.
Sidney-Sonnino è entrato alla Camera nel
1882 quale deputato dz San Casciano in Val dz
Pesa. Per undici legislature i suoi elettorz glz
conferirono ininterrottamente zl mandato, nou
trovando quasi mai oppositore. Egli stesso rifiutò di npresentarsi candidato per la XXP leg1slatura, sia pel suo vece/zio c.ollegio, sia per
il primo di Firenze, dove i liberaJ/,i voleva1to
portarlo.
.
.llla Camera lia parlato solo quando rztene•i.)a necessario parlare: ciò ogni storico obiettivo della sua vita deve riconoscere. Natura/Jmente tale suo proposito di 1t0n seguire la esuberarzte eloquenza parlamentare contribuì a non
metterlo troppo e presto in vista .4.d onta clze
ognuno gli riconoscesse prepar zzione e do/Irina
egli dovette attendere undici anni prima dz
di7·enlare ministro,· di asrnmere cioè delle responsabilità di governo, giacchè neppure zl
Sonnino ricorderebbe il peri ori o così brei·e uel
IL J>E:\S!ERO POLITICO )IOOEH:\0
Vlll
tJuale tu sottosegretarzo dz ~tato al Tesoro COJI
l'on . Perazzi, troppo breve perchè potesse dare
la ,;usura della sua capaczlà .
Fu uel 1893 con Crzsp1 du: as:,u11se il porlafoglzo delle Finauze con L'rntenm d1:l 1 eso10:
1:u periodo critico per le fzn~1~ze. dello ?ato
italiano, nel quale le condzzzouz uonomzclze
della Nazione erano lnstzssime e d nostro prestz<rio
abbassato dag/1 1vvem 11c11ti receu/1 dc/o
la Banca Romana.
~zdne·y-Somzino, iliiuistrJ delle Finanze, f1:
un tassatore feroce e un assillante co11sigliere
dz economie contro ognz ragione dz po polarità
0 di apparente successo politico. IL coNggw
dimostralo dal Sounmo iu questa occa.llone fu
pari z qz ello di Q1. intwo Sella. Eglz però sai~ ò la finanza dello Stato senza costrzngere l'f _
tafi,z a seruzlz ed umtlwnti dedzzzouz allo stra;zieto.
Coi provi:edi.neuti fzuanz10ri dal Sonnino
proposti e sostenutz dall'energi 1 dell on. Crispi
il bilrlncio rinvigorito permise - scnve zL RoSl1 di abolire il dazio intemo sulle farwe e loro derivati e di porgere S!!ssidi az comuni che volessero sopprimere le barriere clazzaric Legge 25 gemzazo 1912), sz poterono 111ment11re Le spese militarz, a sz raggumse la co; , erswne del consolidato abbassa nel me z j r,t//Ì
per un quinq1:emzio dal 4 al 3.7 5 per cento e
poi al 3.50 1906~ meutrc Poco prmw s1 era
maugurato l'esercizio dz Stato delle tre graudi
mee dz strade ferrate medzterr·1.1ee, adnatzche
e sicule (1905).
L'3 fcbbrazo 1916 succedei/e all'on. Fortzs
;1ella Presidenza del Cons1glio.
1
lX
Il r7 maggzv cl elio stessu auuo /" il 110 .ìlzmstero messo uz mmo ranza da un ordme del
giumo proposto dall'ou. Maggzorzno F_errans
che suonava così: <<La C·liuera rcsplJlgt I '
fissazione di un ternane allu presentazione della relazwne della Commzss1011e sul 11sc zttv
delle ferrovie M eridzonal1 ». L'on. So;wùzv
aveva fatte le dichiarazzoni seguenti.: «Il Governo non chiede voti astratti,· il &ovemo lza
sempre cercato dz portare Le delzberaziom dello
Camera sul terreno delle cose, sulle maggzon
questioui economiche e soci:Jlz c/1e z ~o,.,ern,
passati hanno trascurato e non lzanno risoluto.
Noi sentza11zo di a'uer fatto il nostro do1.:ere.
Ciascuno si aSSU1Jl'l 11ltera la pro pna responsabzlità. N oz abbiamo affrontato questi problemi
e i"'l invztzamo in tempo utzle a disc1~tcrl1 ampiamente e risolverli. La Camera gwdzclu .. ..
Non accetto 'f ordine del giorno F errarzs. E
credo che chiunque desidera che la Camcr 1 prima delle vacanze faccia zm lavoro utile debb..1
votare contro » . Su 371 'Uotanti, 179 volaron<•
contro il Ministero, l 52 a favore e 40 si asteuuero. Sonnino diede Le dmzissioni zL gt0m.
dopo.
. ..
Caduto il secondo .'linistero Giolzttz per a<•ere ottenuto voto contmrzo negli Uffici de!
cllsegno di legge per la riforma trzbu.tarza_.
l'on . Sonnino fu incaricato dz comporre zL i1'1z;ustero.
Egli lo presentò alla Camera nella seduta
del 18 dicembre 1909.
Il 21 marzo 1910 faceva alla Camera la seguente dichiarazione: « Mi. onoro di ~m 1 un
ziare alla Ca1J1era che ,[ Alu11stero, cons1derdt,·
X
Il
PF.,SIERO POLITICO ~10DE1''0
la situazione p.1rlamentare, ha rassegnato le sue
dzmissiom nelle mam di S. M. zl Re ». Dopo
l l l giorni, cioè, senza provocare uu voto dalla
Camera di fiducia o meno Lasciava il potere.
IL 5 novembre 1914, L'on. Salandra lo clua;nava al Ministero degli Affari esteri a sostituire l' on. Di San Giuliano, morto m quei
gzornz.
Fu Ministro degli esteri quando L'Italia dicluarò la guerra all'Austria, durante la guerra,
per un certo periodo nelle trattative di j>Clce.
Fu con l'on. Orlando, Preszdente del Consiglio,
a Parigi rappresentante d'Italia nel Couszglio
degli Alleati.
E' stato questo indubbiamente il periodo nel
qaale zm uomo della rettitudine delf On. Sonnino ha dovuto sentire tutto il peso della respo;zsabilità del suo ufficio.
Non entra nel nostro intendimento di discutere, vagliandone le responsabilità, la storia
delle trattative di pace rz,el tempo in cui a Parigz rappresentavano l'Italia gli On. Orlando
e Sonnino.
La Conferenza fu inaugurata il 18 genuazo 1919 nella sala dell'Orologio del Ministero degli Esteri francese e l'Italia era fra le cinque grandi potenze rappresentate.
Le quest·ioni italùme clze furono da prima
sfiorate in colloqui privati tra i nostri rappresentantz e quelli delle altre grandz potenze si
può dire abbiano affrontata la pubblica discussione col memorandum distribuito dalla nostra
Delegazione l' 11 marzo, nel quale erano chiaramente e precisamente definite le aspirazioni
dell'Italia.
XI
PREFAZIONE
'llla pubbL2cazzoue dd memorandum segui,..
rono coLloquz tra l'O 11. Orlando e gli altri cap,,
di Cro'i·erno, finchè il 23 aprile venne la risposta dz vViLson non ai nostri ìappresentanti soltanto, ma al popolo italiano, al quale rivolgeva wz messaggio nel quale affermava le sue ·idee
w opposizwne a quelle sostenute dalla nostr.a
Delegazione.
Il 29 aprile l'On. Orlando sentendosi offeso
dall'atto dd Presidente WzLson lasczò Pangz e
zl 26 lo seguì l'Orz. Sonmuo.
Pozcltè la Camera Italiana nella seduta del
29 aprzle riconfermava la fiducia al Mzmslero
Orl mdo l pozclzè gli Alleali a71evano fatto
comprendere la necessità per L'Italia di non metters7 /uon delf Alleanza, prolu11gando la loro
assenza da Parigi, nel JJLO}}Lento sovratu/to nel
quale dovevano arrivare a Samt Germain. i D~
legatz Austrzacz, gli on. Orlando e ~011mno rzparltrono tL 5 Maggio success'.~vo. Il
ll1agg10
Le quistioni italiane furono riprese, rznu.sse all'ordine del giomo e si assommò la cl1scuss1011~
sul progello T ardieu che mte11deva regolare z
nostri rapporti coz popoli dell'altra sponda del[' Adrzalzco.
La discussione fu tenace e vwace dall'una
parte e dall'altra. Il l J Gmg1~0 glz_ on. Orlmzdo e Sonnino, non essendo rzuscztz a trovare
una soluz1:one, lasciavano nuovamente Pangz.
No1l vi dovevano ritornare più.
La situazione creata daglz avvenimenlt e dagli uomini rese insostenibile il governo dell'on.
Orlando e la Camera lo rovesciò rumorosamente
il 19 Giugno 1919 con 259 voti contro 78. L'on.
Sonnino seguì le sorti del Presidente.
f. r.
l?
POLITICA INTERNA
I. -
IL GOVERNO E I GIOVANI.
LTno <lei fenomeni pit1 s ingolari che si possano osservare in tutta la storia del nostro
risorgimento, è la prevalenza nelle classi governati,·e dell'orrore alla gioventù. L'essere
gioYane è pre:-;entcmcntc oin Italia un demerito
che ,·ale a copri1c ciualunquc titolo di capacil~t, di energia e di coltura. E' lo stesso fenomeno che \U1l1e deprecato in Francia sotto il
Governo parlamentare di Luigi F ilippo. :\llora come ora si teme' ano le forze gio\'ani, t:
per non yoJer aprire loro un varco si spinge' ano nell'opposizione l'epubblicana e ,·iolenta,
nella quale do,-e,an rav\'ic;arc la sola speranza di emancipazione. La ri,·oluzione francese fu grande per opera di gio\'ani che
da noi sarebbero appena elettori. Pitt, Pet:I,
Glaclstonc e molti altri entrarono alla Camera
a meno di 22 atmi, e 1 Inghilterra si è sempre
mostrata e si mostra tutt'ora a\•ida di gioventù
intelligente. Da noi imecc la cccessi\'a legalità, le tradizioni burocratiche, b falsazione del
principio eletti\'o condannano all'inazione tan-
4
IL PEl':S!ERO POLITICO
te preziose forze di cui ha sì urgente bisogno
ll paese. Il nostro partito governativo non ]ascia eredi. Esso accumula invece contro di sè
una valanga di ambizioni legittime ed ingiu ste, che si rovescerà un giorno su11o Stato e
lo sconvolgerà 1.utto. Lasciale che chi si sente
portato alla vita pubblica si possa da giovane
educare specialmente a quella, ed allora non
avrete ~ la~narvi tanto della maggioranza d 1
avvocati, d1 professori o di militari nella Ca
mera.
2. (Sl-L!.A
GOVERNO E PARLAMENTO.
C"OSTTTl i.IONAJ.lT-_
D~:1
DU' IH.T l·l,l·:l 1l>l:)
5
501'~1:"\0
~lODERNO
-.,
Nei casi di suprema necessità pubblica il
Go~erno può trovarsi costretto, per l 'indecli~~b1le ~uo dov:re di tutelare la salvezza e g li
i~teress~ dello Stato, non a soc,tituire la sua a7.~one a1 ~oteri del Parlamento, bensì ad anticipare, direi, l'azione del Parlamento interpretandone, i~ 'ia di urgenza, la ~olonlà,
5?tto 1~ propna r csponsabi1ità morale e politica.. Senza questa facoltà non c'è Go, ern 0
possibile.
Il .Governo non contesta in alcu n modo i
polen del Parlamento, e fa espressa riserva d1
presentare ad esso i provvedimenti presi d'urgen7a. La presentaz10ne immediata dei Decreti
al Parlamento
è doverosa ' ap pena a·1 p ar1
. .
amento s1. r.1unisca, così appena sia pratican:e.nte po.ss1b1le. ~ssa è prova che il Governo
ritiene d1 avere interpretala la \'Olontà della
maggioranza. Il Parlamento giudicherà se l'azione del Governo sia stata sufficientemente
giustifi.cata dalle circostanze, e se esso ha bene
interpretata la volontà sua.
Può accadere che il Parlamento trovi sufficientemente giustificata razione del Governo,
e ne riconosca la buona fede e il provvido intendimento di parare alle necessità del momento, ma non ritenga quei provvedimenti
come i più opportuni. Allora potrà dare una
sanatoria al Governo e annullare i provvedimenti. Se invece gli parrà buona e giusta l"interpretazione data alla volontà della maggioranza, allora ratificherà i provvedimenti per il
passato e li sanzionerà per l'avvenire.
1\Ia della urgenza, della eccezionalità delle
circo~tanze che giustifi.chino similn atti del
Governo, non può conoscere alcuna magistratura giudiziaria; può conoscere unicamente il
Parlamento.
(9 luglio 1895).
3. - PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI PER L'ORDINE
PUBBLICO.
C1 sono alcuni liberali i qualci. in buona fede
credono che, nell'interesse dei principii di ordinata libertà, valga meglio chiudere gli occhi dinanzi ad una serie continuata di violazioni o di stiracchiamenti della legge commessi dall'autorità per scopi di difesa sociale,
pur di non toccare in YÌa normale alla legge
vigente per riformare le dasposizioni troppo
larghe, o incerte, o inefficaci.
Essi dicono: se manteniamo fc1.'ma la legge
(1
Il . l'E:\SIFIW POl.1"1 ICO )IOllER:'\O
scritta, una volta passalo il periodo di cr1s1
e di agitazioni, sarà facile rientrare nella via
corretta del rispetto al dmllo, e non avremo
intanto \incolate jn modo stabile le libertà
precedentemente consentite.
Questo ragionamento potrebbe pare.re uma.namenle pratico, per quanto costituzionalmente pericoloso, quando s.i trattasse di crisi
"' idcntemente passeggiere ancorchè violente e
tali da non poterc,1 age' olmente prevedere' 0
prevenire.
:.\T a .quando non si tratta di ciò: quando in\'ccc riesce e' idente che, nelle condizioni reali
mat:-riali e mo:ali, 111 cui versa il paese, ]e sol;
arnu .eh~ for~1sce la legge per p:·evenire e curare 1 d1sord111.i sociali e garentire la pace interna sono normalmente insufficienti, e che è
la cos~1enza appunto di questa insufficienza
che. sprnge l'opinion~ pubblica acl approva.re
Yolta
per ,·olta, quasi senza esame , gl·1 a tl.1 ar1·
·
)Itr.an commessi dall'autorità con intenti magari solo ~ppare.nli, cli difesa comune, ogni
uomo
politico. . che veda nella 11·1,c·i·tà ]·a m1·
.
g 1iorc delle igiene sociali cd 1·1 L·111
.
.
'
animo rifugga da lutto
ciò
.
.
. .che sa cJ 1 vlOJc.nza
· , d.1 pred
potenza e 1 arb1tn~, de, e pc! pruno cl<'sidcrarc che . la lt.o-ge
sia fol'mata' ' 1111v1gonta
.· ·
·
"'
e
rnagan nstrella, purchè sia rc<;a t· 1 cl
1
.
. ,
'. . •
a e a poter
)astate alle necessita Cl\'il1 e s ocra
. 1·1 eJe1
tempo.
L~ µasc,iva :as~<'g-nazitinc cl<'I pubblico dinanzi alla •continuala violenz-t
cl e Il·a 1cggc pcl
e
concetto
lojolcsco
che il fine giusti.e.ca
.~
.
·
.
u · 1 mez.z1
cJ.giona .m.agg1~r danno, duraturo e profond~·
~l prcst1g'lo cd alla causa della libertà, eh~
ì
SOSSl:\O
non qualche limitazione parziale recata per opera del legislatore all'esercizio di alcuni
diritti.
Dobbiamo sempre tener dinanzi alla mente
che il principio fondamentale delle libertà poht1chc, la condizione necessaria, imprescindibile di ogni ordinamento liberale, sta nell"impcro della sola legge con esclusione dell'arbitno. Sia pure legge rigorosa, se tale la richiedono le condizioni morali e sociali dcl tempo,
ma legge e sola legge.
Sono, a parer mio, da considerarsi oggimai
come anarchici tanto coloro che all'ufficio
della difesa collettiva vorrebbero supplire turchescamente col solo arbitrio di chi ha in mano
il potere, quanto coloro i quali pretendono che
alla salute sociale debba pro\ ''cdersi non con
le leggi ma col solo giuoco libero e sfrenato
degli impulsi individuali.
Dove non imperano so' rane le leggi, già cc
lo diceva 22 secoli fa lo Stagirita, ivi non
esiste Yero ordine politico: 1v1 sorgono i demagoghi.
Per poter educare il sentimento politico decr}j Italiani alla coscienza della necessità del""l'assoluto rispetto della legge, cosi' 111
. alto
come in basso, occorre ridonare loro la con' inz1one che di fatto la legge sia sufficiente
per la tutela normale della società e che possa
riadattarsi via via, nelle sue dcfìn izioni e nel le
varie sue modalità di applic.azion1 a tutte le
evoluzioni storiche dei diversi istituti sociali,
secondo il mutare delle condizioni morali oltrechè materiali delle popolazioni.
(..! 1 .febbraio 189lJ).
8
li
PF,SJF.RO rOLJTJCO )iOOER~O
9
4. - INIZIATIVA INDIVIDUALE E AZIONE DI STATO.
Io non sono statolatro come m1 vuol defimre per forza nei suoi scritti e nei suoi discorsi
l'onorevole Pantaleoni.
Preferi~>co l'iniziaA:iva iindividuale, cerco di
promuoverla quanto possibile; preferisco di
supplire anche con l'associazione libera dove
si possa: ma se non vogliamo restar troppo
indietro dri fronte alle altre naziorui nelle vie
della civiltà, bisogna pure che, dove l'azione
individuale non può supplire, lo Stato ne integri le deficienze, e ciò anche a difesa stessa
dell'indiviiduo che rimane spesso troppo debole
e disarmato di fronte alla libera organizzazione d"interessi e di forze che tal volta assume
forme camorristiche.
(.! /:! 110,r111hrc 1900).
5. - I DECRETI-LEGGE E IL REGOLAMENTO
DELLA CAMERA.
Già, fin dal 1895, parlando ai miei elettori
alla vigiLia dei comizi generali del maggio,
dichiaTai la mia convinzione che per poter
procede.re a qualunque largo studio o riforma
utile, amministrativa o sociale, cc è indispen!>abile che la Camera, modificando 11 proprio
regolamento, mostri, col disciplinare meglw
se stessa e le proprie discussioni, di aver piena
coscienza della dignità delle proprie sanzioni
legiislative e dei doveri che le impongono l'uf-
fic10 d1 suprema moderatrice del l'azione del
potere esecutivo ».
Una riforma del regolamento che g1unges~
a formare la certezza, quale cc la pl'esentano
sotto forme diverse i regolamenti della maggior parte delle Assemblee estere, . d~ poter
condurre a termine, nonostante quals1as1 opposizione delle minoranze, il dibattito parlamentare sopra una determiinata proposta del Governo entro un periodo di tempo ragionevole,
commisurato caso per caso alla importanza e
complessità dell'argomento, alla gra.v~tà dei
dissensi ed alla urgenza di una dects1one, e
col più assoluto rispetto alla libertà di giudizio dell'Assemblea, contribuirebbe potentemente a rù.anare tutta la nostra vita costituzionale e ciò non solo con l'eliminare una volta
per ~pre ogni possibile pretesto o giustificazione a nuovi decreti-legge, quant'anche col
restaurare nei nostrj costumi politici la smcerità.
.
Non vedremmo più i Ministeri segmtare
lUJigamente ,ad annunciare con so.lennit~ anche per bocca del Sovrano, grand10se nf~rme
di cui non prf'Sentano poi mai i J?roge~t1, o
presentatili non ne sping?no in~a.n~1, la .nsoluzione, scusandosi con la impo~1b11Ita d1 supe~
rare le lungaggini procedurali e gettando s~1
deputati la responsabilità delle non m~ntenule
promesse. Ne risulterebbero u?a . ma~giore so~
. t'a nei· programmi • un nnv1gonmento
bl'le
.
.d1
tutta l'attività parlamentare, oggi c?sl ane~~a
. fi.acchita una più seria preparazione dei die in
'
. -p.1 · . t . d
5egni di legge per par~e ~ei l\ m1s en e .un
pjù coscienzioso ed obb1ett1vo esame delle sin-
Il PE'\STERO 1'01.ll!CO ..\!OllER'\0
10
gole proposte per parte delle Commissioni
parlamentari e delle ~ssem~lee, _e :fìnalrnen~c
un maggior riserbo nei presidenti del Consiglio di porre la questione di fiduci~ o _di Gabinetto od ogni più lieve pt.ncolo d1 dissenso,
tra l\Iinistri e la maggioranza ministeriale, intorno alle parti col ari disposizioni di votare.
La riforma delle procedure parlamentari
non implica per sè stessa l"una o l'altra soluzione di alcun problema sostanziale di legislazione o di indirizzo politico e sociale, ma essa
ci si presenta oramai come una condizione assoluta al normale funzionamento degli istituti
liberi e rapprescntaln·i, e dovrebbe, fatta pure
a~trazione delle circostanze speciali del momento, costituire la principale preoccupazione
di tutti coloro, in qualunque parte della Camera siedano, che ritengono gl 'istituti stessi
come indispensabili alla salute della nuova
Italia.
( 16 non·mbn· 189~1).
6. -
SCIOPERO E SERVIZI PUDDLICI.
Quali sono le condizioni altuali ccl urge11l1
del problema che c1 sta dinami ;>
Lo sciopero, si grida, de\ 'ess.cre libero, come
arma di combattimento del lavoro, organizzato o no.
Sì, certo; e appunto perchè \Ogliamo che lo
Stato assù,ta imparziale alle contese particolari tra capitale e la\'oro, appunto perchè crediamo che 10 sciopero ordinario del la voralore
in ogni industria privala debba essere pienamente libero, laddove egli stesso non abbia
consentilo volontariamente a 'incolare questa
li
liber_là per un determinato tempo o per un delc'.Jrunato lavoro, non possiamo ammettere lo
sciopero c~llel~i\·o. nei pòmar.i sen-izi pubblici,
che sono meVJtab1lmente costituiti a base di
monopolio.
La legge e lo Stato debbono, in un modo 0
in un altro, impedire la possibilità di tali sciopc ri. E' questa una condizione essenziale imprcscrndihile della libertà generale dello scio1xro ord111ario; po1chè altrimenl1 basterebbe
ad ogni sciopero particolare in una singola ;ncluslria, di ottenere l'appoggio e la dichiarazione di solidarietà delle organizzazioni d1 aùdctli a1 sen-izi pubblici, coinvolgendo così ;n
una que$lJOne economica specialissima d1 salario di una particolare produzione, una minacciosa questione politica e di ordme pubblico,
per obbligare immediatamente l'Autorità ad
intencnire cd a premere nell'uno o nell'altro
senso sulla soluzione dci conflitti privati. Ed
è questo appunto che \'a ora accadendo in
Ila I.i a.
E perchè lo sciopero nei grandi S{'n izi pubbi ici non può essere consentito, lo Stato ha, nel
loro organamento, speaiali do, cri di tutela di
fronte a coloro che \i prestano il loro lavoro;
garantendoli dall'oppressione e dai soprusi, ed
apprestando modo sollecito cd agevole, a
chiunque sia leso nei suoi diritti, di ottenere
giustizia, con apposite procedure cd istituti.
Ciò tanto pei scn-izi esercitali direttamente
clall Autorità gmcmativa o locale, come per
quelli concessi ali 'esercizio privato.
i\Ia non facciamoci l'illusione che, per rimediare ai danni della libertà dello s-ciopero nei
12
IL PE:\SlERO POLITICO MOOER\'O
SO "1 N I "1 O
servizi pubblici, basti ùl solo proposito nel _Go·
verno di intervenire direttamente co1 suoi agenti 0 con le sue t.r~pp~, sia permai:ienti ~ia
provvisoriamente m1htanz~~te, ~er nmped1r~
l'arresto completo del serY1z10 o i conseguenti
maggiori danni sociali, o~m vol~a che .lo scio~
pero avvenga di fatto. E . quest10.ne d~ un po
più o meno di t:mpo e ~1 orga~1zz.az1one
cessaria nelle schiere degli assalrton, ma 1mteresse pubblico finirebbe certamente con l'essere sopraffatto; e basta anche la prospettiva
del danno e della commozione che dallo sciopero risulterebbero nella cosa pubblica per esercitare una indebita pressione politica sullo
Stato.
La questione ha tale importanza per la fortuna del pae5e, che io reputerei a mo' di esempio, che, a parte ogni giudizio politico sull"opera del Ministero, lo Stato se la caverebbe a
buon mercato dal mal passo in cui l'avete
messo, .ancorchè fosse non lieve 1a ci fra dei
milioni strappat~ ora al Governo dai ferro~
vien, se dagli ultimi fatti il Parlamento
traesse argomento e forza per riparare all'avvenire, facendo dipendere la sua ratifica delle
concessioni avvenute, dalla contemporanea adozione di provvedimenti albi a prevenire e
impedire ogni possibile rinnovarsi di scioperi
ferroviari.
Lo sciopero industriale, dunque, deve essere
assolutamente libero per chiunque non sia vincolato da contratto, con quelle sole eccezioni
dei grandi servizi pubblici che siano tassativamente determinate dalla legge. E lo Stato
e la legge non debbono intervenire nelle con-
.r:c-
13
lese private senonchè in quanto è necessano
per salvaguardare l'assoluto rispetto della libertà del lavoro, seguendo in tulto ciò, tanto
pei senizi pubblici come pei conflitti privati,
il largo metodo adottato dalla legislazione <.:
dalla pratica inglese.
E lo stesso principio salutare di hbertà inù1viduale deve informare la legislazione intorno alle associazioni prjvale, siano pure di
ù1fesa o di resistenza, leghe, fasci, o Camere,
a base di mestiere u territoriak, finchè es:x:·
non contravvengono, nel loro scopo dichiarato
o nei mezzi adoperati, alle disposizioni espresse della legge posi ti \'a. Lo Stato fissi pure le
condizioni da richiedersi per la concessione
della personalità giuridica alle singole associazioni, ma senza che si abbiano perciò a considerare iliegali quelle libere e che non dl!ed ano il riconoscimento.
E quelle condizioni, ispirate a larghi criteri
moderni, \eri.ano sopratutto intorno alla pubblicità ed alle cautele necessarie per la difesa
della libertà e dei diritti individuali di fronte
ad e\entuali sopraffazioni dci più sui meno o
dei meno sui più. Pel resto nessuna coercizione
al riconoscimento.
Lo Stato age,·oli inlanto in og111 modo gli
arbitrati liberi e gl'istituti 'ari di conciliazione, intesi a prevenire i conflitti acuti; ne
faciliti le procedure, ne 1.olga o ne riduca gli
oneri fiscali, ne faccia quanto più possibile rispettare le decisioni. E' solo a questo patto, è
solo con una giustizia a base di equità, a procedure rapide, di facile accesso ed a buon
mercato, che si può anche sperare di mante~
14
IL PE'-'SlERO POLITICO :IIODEH:->O
nere forza alla fede dei contratti, equiparando
nelle difese contro ogni violazione o sopruso
1 forti e i deboli, gli asso6ati e i singoli, i
ricchi e ii po\•e11.
Di arbitrato obbligatorio o cli alcun che d1
simile non si discorra per ora scnonchè dove,
come nei grandi servizi pubblici concessi. all'esercizio privato, restasse vietato lo sciopero
come arma di difesa dcl larnro, determinando
pure in tali casi con precisione, 111 quale ordine
eh questioni o di reclami e con quali limiti
esso sia appl~cabi le.
Non credo che lo Stato debba contril>uire in
alcun modo a!l.a costituzione di ufficiali rappresentanze distinte del capitale e clc-1 lavoro.
Sarebbe, lo ripeto, un adoperarsi a dl\1clere
artifi.cialmentc la società in sole due classi del
popolo grasso e del popolo magro: la costituzione fisiologica ùella sociefa moderna è troppi) complessa perchè una tale divis ione arbitraria non recida e laceri mille naturali ne< essari intrecciamenti ùeg li 01 gani suoi più \itali. Lasciate lib<'ro l'associarsi delle forze indi\1duali nelle pit1 S\ anale forme, qua magari
cun un criterio di das&', là di industria, e \'i2
ù1scorrend<::>. I\la do\ unquc interviene uffi.c1..1l
mente lo Stato, che lulli ugualmente raµpn.:senta, esso deve lavorare sempl'e a riunire l~
non mai a di\ iderc.
Nè l'azione del legi::.lalorc si deve restringere a regolare le sole quesLioni di forma e dt
n~~rito relative alla costituzione del diritto po
s1tivo da valere negli svariati rapµo1ti tra capitale e lavoro, quali sono qudlr cui lto accennato fin qui i ma occorre che ::.i occupi anche
15
per molti riguardi della sostama del diritto
!>lesso, e ciò a difesa elci deboli o a nome del] equità. o ciel supremo interesse della collellt\ 1tà.
Così gli incombe di regolamentare d Ja\'Oro
delle donne e dei fancmlli; di imporre prescri7ioni speciali di sanità nell'industria: d1
regolare le condizioni sostanziali del contralto
di lavoro nelle \arie sue forme pi Li recenti,
dderm inandone i limiti, le prcsunz10111, e g' 1
olJbligaton sotLintesi; di disciplinare, meglio
che non faccia oggi 11 Codice civile, alcum
µalti elci contratti agrari; di combattere con
spinto cli modernità la u5ura, eel ogni forma
cli asser\Jmento o di oppressione di uomo a
uomo; cli facilitare e promuo,·cre tutto ciò che
lencla a rialzare la dignità dell'indi\'iduo e a
cointeressare nei risultali della produzione
lutti 1 cocffic1enli di Ja,·oro, sia manuale, sia
inlcllcltuak, sia morale.
Ma prima cli lutto, per ]'attuazione di qualunque scrio programma cli 1 i forme sociali
tributarie o economiche, nello stcs!:>'o inleress~
inassirno della lil.JerUt morale e politica, occorre che lo Stato abbia piena ed intera coscienz,1
ù1 sè, elci proprio dintto d1 esistenza e di difes~, cli fronte a qualsiasi tentativo d1 sopraffazione per parte di indi, idui o di particolari
aggruppamenti di cittadini o d1 mlercssi, in
alto come in basso; e ciò come solo e supremo
rappresentante del diritto d1 tutti, come difensore della libertà di tutli, come tutore dell'or
dine, che è condizione essenziale di libertà.
Si governi con la libertà ed anche per la Iiberlà, contenendosi lealmente e contenendo an-
16
S0:\'\'1:-:0
IL PE'\'S!ERO POUTICO MODE.R1'0
che gli altri entro la cerchia delle istituzio~ e
delle leggi. Vogliamo le riforme che ~duchmo
ogni giorno pit1 il popolo a poter fruire della
libertà, elev.andone le condizioni morali non
meno che le economiche. L'ignoranza e la mise.ria sono per se stesse condizioni di servitù.
Non sulla bas:e della lotta di classe, che ele0
vata a principio mena fatalmente all odio fra
le classi, e non sulla base dell'odri.o di classe
è possibile fondare alcuna sana e vigorosa rigenerazione della società ci\ile, m~ sul. ~nn
cipio della solidarietà fra Lutti gh ordm1 d1
cittadini, solidacietà che sola può condurre progressivamente e secondo l'infinito mutare delle condizioni storiche, al maggiore equilibrio,
al miglior contemperamento possibile tra i vari
interessi, ii vari impulsi, le varie forze animanti
1organismo sociale, in modo da trarne il maggiore risultato utile di educazione, di benessere
e di libertà morale dell'ind~viduo, insieme con
la maggiore prosperità e vigorìa della collettività nazionale.
Ai nostri conservatori di tulle le gradazioni
vorrei dire: Siete voi convinti - parlo della
massa e non delle eccezioni individuali siete voi convinti, nell'intimo della vostra coscienza, di aver sempre fatto a tempo debito
quanto da n>ii dipendeva per risolvere o almeno
per avviare verso una soluzione molte fra le
questioni sociali, del cui inacerbimento vedete
oggi tutti i pei·icoli e i danni per voi e per la
patria? Avete voi sempre prestato orecch.io a
chi in passato ve ne avvertiva, esortandovi a
togliere ragione o pretesto ad eventuali agitazioni? Avete dato sempre prova, con l'opera so-
17
lerle, di nutrire in \Ot stessi quei sentimenti di
solidarietà tra concitta?ilni di ogni ceto, che
ora vorreste vedere a Ihgnare nell'animo delle
classi più disagiate?
Che se dovete conYenire che una parte di responsabilità. delle condizioni attuai.i spetta
anche a voi, traetene almeno insegnamento e
norma per l'avvenire, ispirandovi da ora in
là a un più intenso spirito di sacrificio e di
operosa fraternità secondo vogliono i tempi,
e non confidando soltanto nei mezzi specialmente coercit1v1 a disposizione del Governo
per mantenere un ordine precario ed apparente
in mezzo a una popolazione infelice e scontenta.
l
Quanto poi alle varie frazioni del grande
partito costituzionale, senza distinzione di
conservatori-liberali e di progressisti, dinanzi
allo spettacolo dei grandi pericoli che minaccian~ J,a pace e la prosperità del Paese, àl Io.ro
preciso dovere è di riunire in un fascio le disperse forze per fronteggiare la situazione \'iri lmente ed animosamente.
Non giova ogg.imai cu Il arsi nell'illusione
che il tacere il pericolo lo diminuisca· l'onda
rivoluzionar_ia ingrossa ogni giorno di più; e
occorre avvisare ad arg.inarc la corrente a dir~ger~a. in ~odo da trasformarne in t~mpo i
c1ech1 impeti devastatori di altrettante forze
motrici feconde di progresso e di civ:iltà.
Quali sono mai le profonde sostanziali divergenze di principio fra coloro che si dicono
cl~, d.estra, di .centro, o di sinistra, riguardo ai
pw im~o~·tanti _ed. urgenti problemi del giol'no,
cconon11c1, sociali, finanziari, amministrativi?
Io non le conosco.
1
Il /'cn-oieru Jlulitico .ìloder110: so111d110-:?
19
Il PE\SIERO P.01 ITJtO ::-.101wn'IO
S0\'\'1'10
E ~ntanto la divisione serve soltanto a impedire la pronta e serena risoluzione dei pro·
blemi stessi, gli uni e gli altn temendo di a ffacciarvisi per non essere trascinati troppo oll re dalla spinta dei partili estremi.
cc Ouando si ricorderanno gli inizi di questo
secol~ XX in una sufficiente lontananza (rivolgo ai costituzionali le parole che Vanderwelde dirigeva testè a vari gruppi di socialisti), i dissidi che ci dividono sembreranno
ben poca cosa in confronto ai principii che ci
avvjcinano »; e i nostri pronipoti stupiranno
nell'osservare come I asprezza delle lolle tra
le varie frazioni del grande partilo liberale
stesse qua.si in ragione inversa dell'entità delle
divergenze nelle loro convinzioni.
berale, che viva d1 vita propria e indipendente,
mantenendosi estraneo ad ogni fusione tra moderati e cattolici da un lato, tra progressisri
e sociali~ti dall'altro?
Io credo di sì; anzi la ritengo, più che utile,
necessaria pel sano S\ olgimento della nostra
vita politica.
Ilo sempre combattuto l'artificiosa teoria che
vorrebbe, senza distinzioni di tempo e di luogo, veder diviso costantemente :il partito costituzionale in due schiere nemiche, che si suppone si debbano alternare al Governo, il
partito del progresso contro il partito della
conservazione, il partito motore contro il partito marlinicca.
La vita sociale moderna è troppo complessa
pe.r appagarsi di cosiff alle soluzioni sempliciste; - democrazia non è sempre sinonimo ùi
libertà, nè ogni rivolgimento significa progresso. Tutti quanti oggi vogliono andare
avanti; il disparere comincia quando si tratta
di determinare caso per caso da che parte stia
l'avanti e dove l'indietro, dove !"oriente e dove
1occaso, dove il progresso \'ero e dove la degenerazione; e quali i metodi per pervenire più
pi:esto alla civiltà e al benessere generale, e
quale la \'elocità di mo\'Ìmento che consenta
la compagine politica, date le difficoltà della
realtà sociale e i pericoli delle rivalità internazionali.
18
( 13 marzo 1902).
7. - IL
PARTITO LIBERALE.
... Ci può, ci deve essere un grande parlalo
liberale, con largo programma. politico e sociale, progressista e conservatore a un temp0,
collocato in mezzo ai parli li estremi? - oppure questo partito si dovrebbe dividere, come
vogl.iono i dottrinari, in due frazioni distinte
in tente a combattersi accanitamente lra loro,
anche a rischio di vedersi asserviti di qua e di
là dagli elementi estremi con cui sarebbero costretti ad associarsi, e di perdere ogni caratteristica propria di metodo e di finalità?
E' possibile, è consigli1abilc la costilu zione
cli un blocco liberale, comprendente elementi
cos iddetti di destra, di centro e di sinistra !i-
( 15 sl'll{'mbre 1qo1>).
50:\':\'IXO
21
I I. PE:\Sl ERO 1'01.1 TICO MOOER'\O
20
8. -
IL FINE DEL PARTITO LIBERALE.
Il fine, l'ideale dd partilo liberale, il sentimento dominante e propulsore della sua azione, de\ 'essere il solo interesse g{nerale dello
Stato nazionale, consideralo nella universalità
dei suoi cittadini, qualunque ne sia il credo
religioso o politico, qualunque la condizione
sociale; interesse generale da conseguirsi con
la ordinata esplicazione degl'istiluli liberali;
- ed è appunto in ciò che si differenzia dai
partiti estremi, sia il socialista sia il cattolico.
Pel socialista la prima preoccupazione è quella
dell'interesse di una determinala classe; pel cattolico, di una determinata confessione.
Ciascuno di questi partiti obbedisce normalmente alla direzione di una particolare organizzazione che s'ispira a principii e s'impernia
su interessi che non possono immedesimarsi in
lutto e per tutto con quelli dello Stato nazionale, il quale invece tutto rappresenta e lutto
deve comprendere egualmente nella sua paterna tutela.
(15 sctle111b1r 1q11).
9· - IL PROBLEMA FONDAME\;TALE
DELL'ORDINAMENTO POLITICO.
Il problema fondam~nlale dell'ordinamento
politico di uno Stato sta non solo nel portare
m alto gli elementi ritenuti più alli a reggere
l~ co~~ pubblica per intima comprensione dei
b~sogm_ del paese, dei migliori mezzi per sodchsfarl1, e dei pericoli interni ed esteri che ne
minacciano la salute; ma pitt ancora nel munire il Governo dell"autorità e della forza necessarie per fare ognora prevalere la legge, per
s?ttomettere le resistenze private e far piegare,
sia nell.a legislazione sia nella pratica di governo, ogni interesse parziale di persone o di
gruppi o di classe dinanzi all'interesse generale della collettività.
(15 settembre 1911)
IO. - GOVERNO E PARLAMENTO.
Il Governo ha fatto bene a riunire la Camera e meglio avrebbe fatto a riunirla prima,
cioè fino dal noYembre. Non è corretto che, di
fronte ad avvenimenti nuovi cosl importanti
come quelli che si sono svolti dal luglio ad
oggi (1) la Carnera non venga adunata, e che
maggioranza e minoranza della rappresentanza nazionale non abbiano modo per oltre
sette mesi di esprimere il loro avviso.
Comprendo le ragioni che in tempo di guerra ~consigl1ano come inopportune ed anche
pericolose certe discussioni delle assemblee.
ma sarebbe un far torto al senno ed al patriottismo degli eletti della nazione il dubitare
che essi non tengano conto di queste ragioni
nell'esercitare iil loro diritto di libero esame e
di giudizio.
Non compete al potere esecutivo, a meno
che, in circo~tanze eccezionalissime e per breve
tempo, non ne assuma con un decreto reale
di proroga la diretta cd intera responsabilità,
di Limitare di fatto il diritto del Parlamento
di discutere e deliberare preventivamente, o
nei casi di somma urgenza, immediatamente
(1) L'impresa libica.
sos:-;1-.:0
li T'L\~11 Rfl ro1 11 [( f) ;llOllER -,;n
22
dopo la promulgaziune dci decreti legge, intorno a lutti gli alli d.1 gu\'erno, che n chicdano statutariamente l'inlcn ente clcl lq.6c;lalorc o che pur tocchino comunfJUC da 'iuno
gl'mtercssi vitali del paese.
E' conveniente che l a Camera giudichi essa
stessa, con piena IUberlà, della opportunità o
meno delle sue di!>cussioni e dcl modo di disciplinare e condizionare le proprie del ibcrazio111.
c:ntro i limiti sanzionali dallo Statuto, e il s1lc11ltO non deve esserle imposto dal di f u0t1
Altra è ~a dignità e la solenne portala dal
punlo d1 vista nazionale cd 111lemaz1onale, dt
una sua ris:erva. e discrc1.ione, voluta e spontanea, non 1mphcante nessuna menomazione 0
compro~issio.ne dpl propno diritto, altra è
quella dt un sil"nzio forzato.
{.:,;
11. -
TL
f1
lihi<•l• J
111 I ' )
SA1'0 NAZIONALISMO .
« Corr~no. lemp1
· vi dicevo alla ngilia
delle c~e.z1om generali in cui, per l'aspra
r.ompct1Z101~e tra i popoli e le razze, urge che
un soffio d1 sano e 'irik nazionalismo ravvi,·1
in lutti gli ord1111 di citladin1 il scn ~o clclh
rt.:,ponsabilità ».
E il risveglio drl !':.Cntimcnlo nazionale fu
p~onto e vigoroso senza distim,ione di classi o
d1 tendenze non appena suonò l'ora decisiva
in cu.i l'Italia do\'è affermare il suo posto nel
:\Ied1terraneo.
Il nazio~a~is1!1o non può cosloituire il programma dislmlivo di un aggruppamento po··
?.3
litico. TuUi i partili che pongono l'interesse
colle~L1vo. dello Stato al disopra di ogni vantaggio d1 classe o d1 confessione di scuola o
cli gruppo, sono per ciò solo e~senzialmente
11 azionalisti.
Le divergenze lra le varie tendenze possono
':iorgerc solo quando si tratti d1 determinare,
secondo i tempi, quale linea di condotta o rii
legisl azione sia normalmcnlc da ritenersi co1~e più atta a promuovere quel progresso naz10nale che è 11 desideralo comune. Nell ora
del cimento e di fronte allo straniero il dovere
è uno per tutti : quello di stringersi insieme in
un solo fascio sotto un solo 'essillo, quello
della patria.
La parte liberale de' e ridestarsi ed organizzarsi, con una pitt chrnra coscienza di sè e d e1
suoi compili, con una maggiore fede nell'intuito e nel sentimento popolare.
Nii rivolgo specialmente ai giovani. In loro
è la speranza dell 'a,·venire; essi hanno più largo dinanzi a sè il campo alla az ione, più caldi
g li entusiasmi, più vigorose le forze .
Il patriottismo impone doveri non solo di
abnegavione e di operosità, ma anche di cosi ante f edellà ai principii; impone d1 lottare pei propri ideali strenuamente, ma sempre
con sincerità piena, con metodi corretti, ispiran.dosi a quelle norme di rispetto dell'avversano e delle opinioni contrarie, di scrupolosa
osservanza della ,-erilà e delle buone regole
dcl giuoco, che formano la base stessa del progr~ma liberale il presupposto di ognii buon
funzionamento delle istituzioni rappresentative.
24
25
IL PE'-"SlERO POi iTICO ;\lODl::R'\O
Dobbiamo concedere libertà anche ver~o cb1
combatte contro la ltberlà; dobbiamo mostrarci
sempre larghi ed equanimi anche ,·erso chi vuol
incardinare ogni relazione sociale e polttica
sulla lotta tra le classi.
/\i socialisti dobbiamo conlrapporre non
tanto la confutazrione teorica delle loro dottrine, quanto l"affermazione pratica di un programma di riforme posili,·e, tendenti al continuo elevamento delle condizioni civilri, morali
e materiali della popolazione.
La nostra insegna sia sempre: lo Stato come fi.ne supremo, e come mezzi la libertà, il
benessere e l'educazione individuale.
Incipit vita nova: e sia vita di vcntà, di
azione e di virile lotta contro l' ignoranza, contro l'iintolleranza, conlro il vizio, conrtro ogni
forma di vanitosa ignavia.
Basta con l'autoencomio; - basta con gli
sbandieramenti, le vanterie, le note rettoriche,
le denigrazioni degli avversari. Non giiova,
credere o da'l'e a credere di essere grandi;
bensì occorre la forte volontà di elevarsi me'
diante l'opera indefessa, per rendere degno
il p:i.ese di ancor più alti destinii.
/\bbi.amo eredilato dai nostri padri una patria ricostituita a prezzo di sangue, di sagrifizio, di martirii; - non basta al compimento
~e~ nostro dovere il conservarne l'integrità politica, senza svolgerne le sorti così morali come
materiali, senza migliorarne le condizioni intern_azional~ in relazione con lo sviluppo degli
altn popoh.
Ric~rdiamo sempre la parola evangelica dei
talenta. Quel servo neghittoso che credè di sod-
d1sfare al suo compito nascondendo grettamente il talento consegnatogli dal suo signore,
senza farlo fruttare, fu inesorabilmente condannalo; e il talento a lui tolto fu donato in
più come premio a colui che avendone ricevuti
cinque li aveva laboriosamente raddoppiati.
Noi abbiamo il dovere di riconsegnare ai
noslni fi.gli una Ilalia più civile, cioè più· coltd,
più morale, più ricca, più potente, più rispettata.
(Agli elc·ttori, 2ì ~ctlcmbrc 1913).
I 2. -
IL
PARTITO LIBERALE E LE RIFORME.
Se il partito liberale vuol compiere la sua
missione verso il paese, deve in primo luogo
serrare le fi.le e organizzarsi con più seria disciplina per poter riprendere più intimi e costanti contatti diretti con le masse popolar.i.
I soli accordi delle due ali del partilo coi partiti estremi, socialista o catlolico, che stanno
loro rispettivamente aii lati, e che meglio organizzati hanno già questi contatti, non gioverrebbero a $alvare il partito medio, che resterebbe assen·ito ad essi e privo di ogni ragione
e dàgnità di vita.
Non basla il solo programma della libertà,
cioè un programma di solo metodo ma senza
un contenuto sostanziale. Non basta nemmeno
per dare vigore vilale al partito, l'accettazione formale e superficiale di progl'ammi di
larghe riforme politiche, ammirustrative e sociali; occorre che l'attuazione pratica di tali
riforme diventi parte e~enzialc della sua attività, l'alimento ~tesso della sua vita, il fi.ne
11 PE'\SIFRO POL.11 JCO ;\fODl'R:-\0
26
pnmano cd immediato della sua organizzazione ed azione.
Oggi Il cosidello partilo liberale tulto accetta con orientale rassegnazione, ma manca d1
ogni fede po">itiva, attiva e fattiva nelle ri forme che pure inscrive nei suoi programmi. Esso
deve trovare in se 5tesso non solo gli elementi
e gli organi intesi a funzionare da freno o da
bilanciert:, regolatori dcl movimento generale,
ma. anche gli elementi e gli organi propu lsori
dcl movimenlo stesso.
ì\Ia anche questo non basta.
Occorre sopralullo che il partito liberale si
1mmcdesim1 della nece~sità dt portare :innami
riuelk c;peciali riforme che gio,·ino ad avvincere più strettamente l'animo dcl le classi popolari alla causa della stabilii à e della pacifica evoluzione dell'organismo dello Stato.
Tale coinlcressamento dcl sentimento popo
lare con la salute del lo Stato è un presupposto
necessario di qualunque Governo, per democratico che sia; anzi del governo democratico
più di qualunque altro, in quanto esso devf'
trovare ogni elemento dà durata e di resistenza nella costante cooperazione affcll1va ed attiva dcl popolo.
Oggi questo attaccamento affetti' o ed all1vo del popolo alle basi attuali dello Stato,
queslo spirito di sano conservatorismo popolare, che~ pur aspirando a miglioramenti e riforme, r:ifugga da ogni 5pirilo di sovversivismo e di anarchia, è insufficiente, se non completamente mancante.
. Il so.lo sentimento nazionalista, eh~ fa pa.lp1tare il cuore dei cittadini per la indiipenden-
so:----.;1"0
•••
I
\
27
rn e per la gloria della patria, può 'alere nei
riguardi esteri e nei momenti in cui s1 desta
JllÙ vivo il senso dcl pericolo di fronte alla
c:ompetiz1one e alla pressione straniera; ma
non basta da solo ad assicurare lo svolgimento
pacifi.co e normale dello Stato.
Occorre qualche cosa di più; occorre lrova1ç
1J modo di cointeressare giorno per giorno l'a
111mo del cittadino, per rozzo e povero e igno
rclnte che sia, alla stabilità e alla vigoria del
1 organismo collettivo.
S1 sente spesso dire dagli a.v,·er:,an dcl sulf ragia universale: vedete come il popolo, nel
la sua maggioranza rozzo e ignorante, crede
ciecamente a qualunque f andoma gli ,·enga
e5posta, a qualunque più pazza promec:.sa; abolizione di tasse, soppressione della leva, promesse di lavori pubblici senza fine, spartizione
di terre, e chi più ne ha più ne metta.
Ciò non è del tutto esatto. Il popolano, an
che zotico ed ignorante, in campagna come in
città, diffida pure delle promesse e dei pro
meltitori; ma non avend o nessun sentimento
<..he lo leghi affeltivamcnte alla compagine
clello Stato, quale essa gli si presenta alfa
mente, si diverte al pensiero di qualsias.1 cambiamento; e gli ~orride troppo facilmente l;i
prospetti' a di un butl'all 'aria generale. Egli
si domanda di fronte ad ogni più folle promessa: « Perchè non provare? »
Sarebbe imprudenza o \'Cra leggerezza il
continuare sempre a sopraelevare nuove discus~ioni sull'edifici o dello Stato; assegnando a
questo ogni giorno nuove mansioni, nuovi ser' izi pubblici da disimpegnare, se insieme non
IL PE:\SIERO POLITICO MODER'n
28
curiamo di raff orzarnc e consoli darne le basi,
rifondandole più saldamente nel l'ammo delle
popolazioni. Sopra un terreno mal sicuro rd
osci I !ante nessun ordinamento d1 Go\ crno potrebbe svolgersi vigorosamente e dare buoni
frutti
Io non djco al partito liberale: « µroponetc
riforme che vi fruttino popolarità e la riconoscenza delle masse ». Credo poco alla riconoscenza in politica e qualunque cosa promettiate vi sarà sempre qualcuno dei partiti sovversivi che prometterà di più; ma dico: « sostenete strenuamente quelle riforme che, attuate, giovino ad avvivare nell'animo della
popolazione intera il sentimento della propria
solidarietà con la salute e l'integrità del lo
Stato ».
(10 dicembre 1913).
13. -
LIBERALI, CATTOLICI, SOCIALISTI.
Nei riguardi dei rapporti tra la Chiesa e lo
St<l1to la Camera si può dividere oggi in tre
categorie: Primo, di coloro che vagheggiano
11 pensiero di veder nascere o magari di far
nascere un conflitto tra lo Stato e la Chiesa,
non contentandosi, agli effetti della difesa
laicc., della condizione presente della nostra
legislazione e del la nostra pratica in materia.
Secondo, di coloro che non desiderano un tale
conflitto, ritenendo che bastino la dottrina e
le leggi attuali per il rispetto della libertà religiosa da un lato e per la difesa dall'altro dei
diritti dello Stato di fronte a qualsiasi provo-
~ON
t
,,...
NINO
29
cazione; ma dato il caso che un conB.itto, loro
malgrado, sorgesse, sono fermamente fi.n da
ora decisi a parteggiare per lo Stato, di cui
riconoscono il diritto sonano di regola.re quanto si attiene a tutti gli atti esterni della v1ta
e.ivi le, politica e sociale secondo quanto ~s1gono 1 suoi fondamentali iinteress.i ~orah e
materiali, purchè resti gelosamente nspettarn
il principio della libertà di coscie:1za indiv~
clualc. Terzo, di coloro che magan non des1clerando ogg.i il conflitto fra la Chiesa e lo
Stato, sono per lo meno risoluti o m~li~i a sostenere nel caso eventuale le rag10ru della
Chiesa dai cui dettati ritengono \'incolata la
propri~ coscienza e la cui condizione attuale
non accettano completamente.
Tra l'ala destra della prima categoria e I ala
sinistra della seconda, è anche possibile un
accordo stabile, a patto che i primi. ~i~u~zi_no
a qualsiasi atto di provoca.zio~e o d1 mma~1~e
di conflitto conte.ntandos1 d1 una pura '1g1lanza di fr~nte alle temute invasioni del sospettato avversario.
.
.
Tra i secondi ed una parte dei terzi, quella
parte cioè che accella sinc~ramente lo statu qu_o
attuale, sono possibili le mtese entro deternunati campi d'azione o caso _per ~aso; m~ non
un'alleanza aenerale. Il partito liberale v1 perderebbe ogni sua caratteristica ed ogni libertà.
Noi liberali, con buona pace dell'onorevole
Labriola, siamo fondamentalmente ed essenzialmente difensori dello Stato; e non ammettiamo altra limitazione alla libertà ed alla iniziativa individuale, all'infuori di quanto sia
richiest0 da un'imperiosa e pro\ ata necessità
31
Il. PE\'SIERO POI ITICO :-LOtll'R\'O
SO>\l\1:-;o
dello Stato. La liberlà indi,·iduale è il mezzo
che conduce e deve condurre meglio di qualunque allro al bene dello Stato, che è il fine
supremo.
Il partilo cattolico ha la sua azione, se non
determinala, almeno guidata e controllata o
limitala da un organismo che resta fuorj dello
Stato, avendo v1ta, obb1elti\ i ed interessi che:
da un lato esorbitano non solo dallo Stato nazionale ma da qualunque ordinamento di Stato, e dall'altro, enlro la cerchia dello Stato
si restringono ad una sola confessione reli-'
giosi!.. Se lo stesso reclutamento dellJalto personale della Chiesa è ancora :in gran parte di
nazionalità italiana, ciò può durare al solo
pallo che si mantenga, almeno m apparenza,
un qualche conflitto lra la Chiesa stessa e lo
Stato italiano.
Alla sLessa guisa mutatis mutandis il partilo sooialisla, che ha per obbiellivo principale
gl"inleressi di una sola classe, in quanto li considera (cc lo diceva ancora ieri l'onorevole Lahriola) come permanenlernente antitetici a
quelli degli altri ordini di cilladini, , a oltre
lo Stat~ e ~ivenla internazionalista, oppure
resta nei suoi scopi al di qua dello Stato nazion~l~, :he conlempla invece tutte quante le
classi .insieme, .come parti costiluenti il grande
orgamsrno naz10nale.
Il solo partito liberale, considerandolo nel
suo insieme, in quanto può abbracciare i democratici e i radicali e a certi r.iguardi perfino
i repubblicani, e senza tener conto delle sue
interne e secondarje divisioni per effetlo delle
ine\'itahili diversità di opinioni sul miglior
modo di raggiungere giorno per giorno 11 fine
comune, non s'impernia nè può imperniarsi :,u
alcuno elemento che resti fuori o al di qua
dello Slalo e possa essere eventualmente in
contrasto col medesimo; nè può escludere dal
campo del suo programma alcuna parte o classe o elemento costitutivo dello Stato nazionale.
( lll dÌ('(•l11hr<' 1<)13)·
30
q. - L'INSEGNAMENTO RELIGIOSO.
. ,..
In Italia siamo troppo inclini a dimenticau
che libertà significa tolleranza e non sopraffaz10ne.
Liberté oblige, anche quando si abbia di
fronte un avversario, che sia la personificazione stessa dell'intolleranza.
Tutti i vinti invocano la libertà; ma luberale
può dirsi soltanto chi è di~posto a rispettarla
anche da vincitore.
•lii•
Lo Stato deve dare al proprio iinsegnamento
tutto il maggior contenuto positivo passabile
di educazione morale inlellettuale e civile,
non facendo questa dipendere dalla fede religiosa, ma non mettendola nemmeno in alcun
necessario contrasto con essa. Cosi coopererà
ad elevare e ad affinare anche la stessa educazione religiosa, che il fanciullo tragga dalla
famiglia o dalla Chiesa.
La morale civile, che è fondata sull'amore
degli uomini, non può essere in contrasto con
]a morale, fondata sull'amore di Dio, che è
}'elemento comune di tutte le religioni e forma
la ba!>e stessa del sentimento religioso. Una
32
IL PESS!ERO POI ITICO MOIJERSO
glona del Cristianesimo d~ nes_suno m~scono~
sciula è di avere esso per il pnmo all mfuon
cl.i ogni dottrina teologica proclamala la identità di valore, nel sentimento e ne1lc opere, dei
due principii, dell'amore di Dio e dell'amore
ciel prossimo. « In verità vi dico (sono parole
di Gesù) ogni volta che avete fatto qualche
cosa per uno dei più piccoli di qucsli miei fratelli, l'avete fatta a mc ».
Ogni padre poi vi aggiunga quella religione
dogmatica, quelle particolari formule di soluzione dei problemi fondamentali, quei maggiori puntelli o conforti morali, in cui egli abbia personalmente fede.
E se il lasciare facoltativo ai padn di famiglia (purchè sempre fuori programma e m
g.iorni distinti) entro le pareti delle aule scolastiche, l'insegnamento religioso di qualsiasi
confessione, sia a spesa del comune sia a cura
loro propria, può togliere la principale difficoltà pratica, se può dissipare le principali
prevenzioni che si oppongono alla a vocazione
della scuola primaria a 110 Stato, raccogliendo
allo stesso tempo intorno alla scL1ola popolare
il consenso e le energie di lutti quanti i partiti, accetto la concessione, pur ù1 conseguire
<J.Uel rialzamento della scuola popolare, che è
prima condizione di ogm seno progresso nazionale
•••
In questa discussione si sono udite parecchie affermazioni troppo assolute, direi quasi,
troppo• orgogliose. u Entro le pareti della
scuola, gi.-.idano gli onorevoli Bissolati e Cornandini, non si dovrebbe a nessun patto la-
SO:-; NINO
33
sciar mai insegnare da chicchessia senonchè le
sole verità inconcusse ». Ma allora, onorevoli
colleghi, vi s'insegnerebbe ben poco!
All'infuori dei teoremi della matematica
pura, qual.i mai verità sono inconcusse?
Shaikespeare, volendo far citare da Amleto,
dallo scettico Amleto, due ,·erità indiscusse
ed indiscutibili, gli fa dire ad Ofel.ia: « Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il
sole si muova, dubita che la verità stessa non
mentisca, ma non dubitare del mio amore ».
E Galileo, poco dopo, poteva affermare che il
sole sta fermo; e anche le stelle non sono
fuoco!
La semplice scoperta del radium, annunziata dai coniugi Curie non più di oinque
anni fa, ha potuto già scompigliare tutte le
nozioni scientifiche, sulla natura e sulla molteplicità dei corpi semplici, e rivoluzionare ]a
stessa concezione fisica della materia.
Questo per le scienze esatte; - e che diremo
di quelle così dette morali?
Siamo dunque più onesti, ed inoltre siamo
pii\ pratici e più equ~.
(26 febbraio 1008).
15. - LA
LIBERTÀ DELLA CHIESA.
Non ravvjso oggi alcuna necessità o opjX)r
tunità di introdurre innovazioni di sorta nelle
nostre leggi regolanti i rapporti tra lo Stato
e la Chiesa. La leale e corretta applicazione
della legge 5'Ulle guaTentigie, votata dal Parlamento all'indomani dell assunzione di Roma
0
n
Pensiero Politico. Mocler110: Sonnino. 3
i·'
34
!
I
SONNINO
IL PENSIERO POLITICO MOUERSO
a capjtale del Regno d'Italia, bas.la a, garantire la piena indipendenza e la li.berla della
Chiesa sull'esercizio del suo mag1s~ero. spmtuale, e ad assicurare nel Regno 11 n~pett?
dci principii di libertà di coscieri:-a. e_ d1. opinione che stanno a base dei nostn 1sbtut1 po
litici e sociali.
Nella dibattuta questione dell 'mscgnamento
religioso nel le scuole elementari, accetto pienamente - come soluzione pratica e liberale
che accordi le ragioni della laicità, cioè della
stretta neutralità dello Stato in materia confessionale, col rispetto della volontà dei padri
di famiglia nella educazione della prole - accetto, dico, le disposizioni dell'attuale regolamento promulgato or sono cinque anni, disposizioni che, combattute allora in .sen~ opposto
da varie parti della Carnera, io difes.i apertamente nell'aula parlamentare, deplorando soltanto che esse non fossero state attuate per
legge, per meglio assicurarne la durata e affermarne l'autorità.
I
(27 settembre
IC) 12 ).
I
I
'
16. -
CHIESA E STATO.
\
I
f
I
Il periodo del discorso Reale concernente
rapporti fra la Chies:a e lo Stato è felicemente
e, direi quasi, Qngegnosamente formulato, tanto che è stato accolto favorevolmente da tutti
i partiti, ciascuno però intendendolo e completandolo a suo modo.
Il nodo della questione sta però sempre nel
punto: da chi debba dipendere la determi-
35
naz10ne della linea di confi.ne tra le funzioni
dello Stato e quelle della Chiesa.
Lo spirituale ed i l temporale si possono considerare in astratto come cose assolutamente
distinte e non toccantes.i mai. Le cose di Cesare di qua, quelle di Dio di là. Ma in questo
basso mondo, in pratica, non è così. Vi è
sempre una zona grigia dove i due confi.ni tendono a sovrapporsi. e confondersi.
Si cita San Paolo: Oportet magis obedire
deo quam hominibus.
Sta benissimo; ma gli uomini ci sono forzatamente cosi di qua come di là, nella Chiesa
come nel_lo Stato; e Dio parla dovunque luce
una coscienza umana.
Nel medio evo la Chiesa reclamava imperiosamente per sè l'esclusivo diritto di tracciare
la linea di confi.ne; poi scese per forza di cose
a più miti consigli e si ricorse per secoli Qll via
di transazione al sistema dei concordali. Oggi
lo Stato moderno arroga a sè solo detta facoltà, non ràconoscendo alla propria alta sovranità su tutto e su tutti, altro fomite che nei
principii fondamentali (primo tra questi la libertà della coscienza individuale) che stanno
a base de:i proprii ordinamenti.
Le leggi no5tre attuali, che il disco.r90 Reale
ben riconosce come « sapientemente disciplinate sulla base della più ampia libertà religiosa », hanno giovato a togliere asprezza al
contrasto, e la grande maggioranza del paese
si dimostrerebbe oggi recisamente contraria
(già lo dissi quando si discuteva qui dell"inse'gnamento religioso nelle scuole) a chi primo
(10 dicembre i 1 ).
uscisse in campo.
9 3
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J
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SONNINO
lL PENSIERO POL!TlCO MOOERl\0
36
I?. _
NON ABBIAMO UNA RAPPRESENTANZA.
Non esiste da noi rappresentanza. Pochi
son0 quel Li ammessi a volare; pochissimi
. .fanno
. .
uso di questo diritto, e questi po~his~im_1 s~
dividono in ogni lotta elettorale, m vmciton
e vinti
cittadini ed oppressi. Sopra circa
sette n::ilioni di maschi adulti, di cui tre sanno
leggere, abbiamo circa 350 mila elettori_; di
questi non più della metà votano, e fra i votanti appena i tre quinti contribuiscono efficacemente col loro voto alla nomina di un deputato; gli altri vengono scartali, sia nelle prime
elezioni, sia nei ballottaggi.
Moltiplicare le cifre per dimostrare l'assurda
fi.nzione di liberalismo che anima tutta la nostra legislazione elettorale sarebbe facilissimo,
ma uscirebbe dai termini del compito propostomi. In quanti collegi non si ha la divisione
quasi eguale ~n tre o quattro partiti? Di questi due soli sono ammessi al ballottaggio, do'
ve viene poi di nuovo privalo del godimento
dei diritti politici quell'altro terzo o quarto,
e l'eletto definitivo ha di fatto contro di sè la
maggioranza dei votanti nel collegio ( 187 ' )
:in
18. -
LA RAPPRESENTANZA PROPORZIONALE
E LA COMUNE.
I fatti della Comune di Parigi dimostrano
più che mai la necessità di una rappresentanza
proporzionale del le minoranze non meno che
delle maggioranze. Ora è mod~ attribuire tutto
quel movimento a delle mene dell 'Internazio-
37
nale, e al machiavellismo del Comitato dirett ivo di Londra, ma chi voglia tornare ad esaminare spa&sionatamente quegli avvenimenti e
tutti i documenti che vi si riferiscono dovrà
persuadersi che la questione non era tanto
semplice e che quello strano e mostruoso mcrvimento fu l'effetto di più cause e tra queste
non ultima la falsa applicaz.ione del principio
di rappresentan,za, falsità che s-otto l'Impero
era diventata strumento essenziale di Governo.
:t\Ientre da una parte il secondo Impero introducendo il suffragio universale soppresso
dall'Assemblea, si appoggiava in apparenza
sopra un principio eminentemente democratico,
~ppe però, con le facoltà riservate al Governo
di disegnare arbitrariamente e di mutare quasi
a suo beneplacito le circoscrizioni elettorali,
paralizzare affatto la rappresentanza bb~ale
ed avanzata delle città mediante il soverchiante numero degli elettori di campagna, perfezionando così il sistema tenuto da Napoleone I
il quale si serviva del congegno dell'elezione
indiretta a doppio grado per giungere allo
stesso intento. Ed iinvero abbiamo veduto per
lunghi anni la provincia lagnarsi di Parigi, e
le campagne della città, asserendo che da moviment.ci. di piazza si faceva dipendere le sorti
dell2intiero paese, e all'incontro queste lagnarsi di quelle dimostrando che la loro rappresentanza era resa vana ed illusoria dalla sproporzione dei collegi cittadini con quelli rurali,
e che a loro mancava la giusta e proporzionale
partecipazione nella direzione della cosa pubblica. Tanti odi:i tra le campagne e le città
furono a disegno mantenuti v~vi dal Governo
SONNINO
IL PE:\SIERO POLITICO MODERNO
38
Imperiale, poichè 5opra di ~si ~iù specialmente
si appoggiava; caduto _lm, d1;a_mp~rono ter~
ribiLi e malgrado tutti i tentativi d1 affogarli
nel sangue, covano ancora minacciosi, aspettando soltanto l'occasione per dilaniare di
nuovo quell'infelice paese.
(1872).
19. -
DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO .
Se non m'inganno, l'opinione pubblica è assai convinta della necessità che si dia finalmente mano a questo decentramento amministrativo, di cui si parla da dieci anni senza
mai venire a qualcosa di concreto che non si
nsolva in un semplice espediente di finanza.
~ soltanto per mezzo di esso che rin Inghilterra
riesce possibile la divisione dei grandi pa~iti
nella Camera. Se al Governo centrale si lascia
la facoltà di regolare un'infinità d' interessi locali, è impossibile che il deputato non venga
eletto soltanto come rappresentante di questi,
qualunque sia il sistema tenuto nelle elezioni,
e ciò perchè è nella natma dell'uomo di anteporre quegl 'interessi che più da vicino lo toccano e con cui giorno per giorno si trova rin
contatto a quegli altri generali che appariscono
nella mente dei più come cosa incerta, teorica
e di ~n'utilità molto dubbia. Sinchè, a mò di
esempio, le questioni sui lavori pubblici d'interesse locale non saranno tolte dalle attribuzi? ni del Governo centrale, non si potrà mai
discorrere di partiti politici da noi . Mi si risponde che alcune provincie sono state sinora
per questo riguardo lasciate indietro dal Governo e che non sarebbe giusto esonerare t•in-
39
liera nazione dal sobbarcarsi alle spese per
farvi alcuni lavori indispensabili, mentre quelle provinaie contribuiscono alle spese fatte per
le allre. Questo è verissimo, ma vi si può trovar rimed10 1 senza perciò protrarre indefinitamente una riforma diventata quasi indispensabile alla salute politica della nazione. (1872).
20. - ~ECESSITÀ DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE.
« Quel dom:inio è solo durabile, che è volontario » (sono parole del ì\Iachiavelli). Non
vi è governo sicuro e stabile se non rappresenta
tutta intiera la nazione, se non ha il consenso
di tutti in alto e in basso. E in uno Stato nuovo cli ogni tradizione storica, in uno Stato nazionale, il cui ordinamento si fonda sull'espressa volontà del popolo, e che ha posto a
base normale del suo Go,·emo il principio elettivo, non vi è piena rappresentanza del paese,
non vi può essere altro modo di accertare che
il consenso dell'u!lliversale accompagna via via
ogni succedersi di amministrazioni e di Governi, se non mediante }"elezione della Camera
dei deputati per parte di tutta intera la cittadinanza.
(30 mar?,o 1881).
21. -
RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
POLITICA.
Ogni oittadino deve poter esercitare ad una
determinata età il suo diritto di voto, cioè la
sua quota-parte di esercizio della sovranit~
popolare
Per compromettere questo diritto occorre
che risulti a suo carico qualche graYe colpa o
41
IL PF\'S!ERO POLITICO MODER:-:O
40
deficienza che lo faccia apparire i.indegno o incapace di prendere qualsiasi parte anche indiretta al governo della cosa pubblica.
L'analfabetismo non può considerarsi come
una colpa e nemmeno come una defi.cienza tale
da giustificare una simile capztis dimùmtio d el
cittadino: l'analf abet1smo, più che dalla volontà dell'individuo, è dipendente dalle condizioni dell'ambiente in cui egli si trova.
Il più efficace modo, del resto, di volgere le
maggiori cure dello Stato alla estirpazione
della piaga dell'analfabetismo, è quello di
concedere l'elettorato ·a tutti, costringendo con
ciò lo Stato stesso ad occuparsi da ora in là
più atti,·amente degli interessi delle masse ancora analfabete, del cui appoggio non potrebbe
più fare astrazione, e a dare il primo posto fra
questi interessi all'istruzione elementare.
(3 m<t~gio 1912).
22. -
VOTO ALLE DONNE E VOTO PLURIMO.
Riguardo all'elettorato, quegli stessi principii che s'invocano per !"al largamente del voto
pei maschi, senza distinzione di coltura o di
censo, così il principio dell'uguaglianza tra cittadini, come quello della giustizia che ogni interesse trovi nell'elettorato una difesa propria,
\'algono egualmente per la concessione del suffragio politico cd amministrativo alle donne.
Nè. s.i ad~uca come pretesto pc! diniego di
un dmtto, il fatto che la maggioranza delle
donne non abbia chiesto il voto. Ve lo ha forse
chiesto mai la maggioranza degli analfabeti
ai quali ora lo concedete?
'
.
Nelle sue conseguenze pohtiche immediate,
la concessione del voto alle donne equivarrebbe oggi di fatto, in via generale, a quella del
voto plunmo ai padri di famiglia, e non ci
saprei ,·edere nulla di male, atteso che il padre
di famiglia rappresenta un cumulo d'unter~si
sociali maggiore che non il semplice scapolo.
(3 maggio 1912).
23.
SUFFRAGIO UNIVERSALE
E RAPPRESENTANZA PROPORZIONALE.
La tesi della rappresentanza proporzionale,
cioè della giustizia ed opportunità della effettiva ed eguale rappresentanza diretta di tutte
le forze ed interessi elettorali che raggiunga.no
una certa entità, presuppone logicamente che
il suffragio sia già concesso a tutti.
Non mi può commuovere grandemente il
fatto che oggi, a mò d'esempio, in una data
circoscrizione, su 4cx:x:> elettori e 2000 votanti,
1100 soli tra questi ottengano di nominare il
loro rappresentante e 900 ne restino esclusi,
quando so che vi sono altri 8000 cittadini di
quella stessa circoscrizione, che rimangono pure
normalmente privi di rappresentante, non perchè abbiano tr~curato di andare a votare, ma
perchè la legge non ne concede loro la facoltà.
F~nchè, col suffragio ristretto, l'elettorato si
voglia fondare sul principio di capacità (come
nell' attuale nostra legislazione) , posso anche
presumere logicamente che su cento elettori
capaci, 6o mi rappresentino, di fronte agli altri 40 da loro dissenzienti, la maggiore somma
42
.
"t'
letterale e che la loro opinione
d1 capaci a e
h'
d bba quindi giustamente prevalere, pere e
a~a cosa pubblica in generale,
~omp~ende
nell'ipotesi elettori e non eletton, giovera_ eh~
la scelta della minoranza che pn~sent~ ffilln~n
affidamenti resti esclusa da ogi:1 azi?ne. a
ntanza nazionale deve, in tesi, essere
rapprese
·
. .
d · art:·
dei più capaci, e questi mi veng~no esign 1
collegio per collegio dalla maggioranza delle
capacità localii.
.
Il suffragio universale invece parte da_ un
prin~ipio totalmente diver~o. Qual~n~ue ~itt~
dino libero, che sia nel pieno esercizi~ dei diritti civili e che non sia dichiarato mdegn~,
deve avere una partecipazione nel potere. politico, m quanto rappresenta un ele~ento d1 forza e d'interesse sociale, e una coscienza um~i:a.
Ogni forza sociale si trad~ce _in f~r~a politica
in ragione del numero dei c1tladm1 che e~sa
uweste e muove. L" assemblea rappresentativa
deve riprodurre nelle sue proporzioni interne
la reale ripartizione delle forze e degli interessi che vige nella società da cui essa emana.
Le minoranze quindi, purchè giungano ad
una certa consistenza numerica, hanno diritto
ad essere rappresentate tal quale come la maggioranza.
Non si tratta più nei comizi elettorali di fare
una scelta di capacità governative per parte
di un numero di selezionate capacità politiche,
ma di ottenere la maggior possibile riproduzione, entro le minuscole proporzioni di una
assemblea politica e deliberante, delle condizioni reahi di equilibrio delle diverse forze morali esistenti nell'intera Nazione.
c?e
-43
SONNINO
IL PENSIERO POLITICO MODERNO
Ogni cittadino deve poter contribuire a questa riproduzione. Ogni determinato numero di
cittadini tra loro consenzienti ha titolo, raggruppandosi, ad essere direttamente rappresentato, le minoranze non meno delle maggioranze. I quattro decimi degli elettori debbono poter nominare i quattro decimi dei deputati.
Indi la necessità di qualche congegno procedurale che agevoli siffatta rappresentanza proporzionale.
Ammesso il suffragio universale, mi dichiaro fi.n da ora favorevole alla rappresentanza
proporzionale, in cui ravviso non solo il riconoscimento di un principio di giustizia e di
equità, ma anche un mezzo di pacifi.cazione degli animi e di moralizzazione delle lotte elettorali.
(3 maggio 1912).
24. -
LA RAPPRESENTANZA PROPORZIONALE.
S~no un antico fautore della rappresentanza
proporziionale; - publblicai un opuscolo sul~'ar
gomento fi.n dal 1872. Ma allora come o~gi. ho
sempre ritenuto che la questione non ab?1a t~
portanza senonchè dove viga il suffragio universale. Quando il corpo elettorale comprende
soltanto una esigua frazione della cittadinanza, poco mi commuove il fatto che una frazione di questa frazione restii più o meno esclusa
dalla rappresentanza per effetto delle modalità
procedurali della votazione, di fronte ci.lla.
esclusione tanto maggiore determinata dalla
legge.
(15 settembre 1911 )
44
IL PE:\SIERO POLITICO !\iODER'iO
25. -
IL SUFFRAGIO UNIVERSALE.
Sono sempre stato convinlo faulore del suffragio universale in Italia. Scrissi in favore di
esso fin dal 1870, appena proclamatasi Roma
capitale del Regno d'Italia. Lo propugnai chnanzi a voi nel mio pnmo manif~to elettorale
del maggio 1880. Presi l'iniziativa della proposta in Parlamento nel 1881 in occasione del.
la prima grande riforma dell" elettorato politico, e di nuovo nel I 888 quando sii discusse
della legge comunale e provinciale. Difesi a
viso aperto l'ultima proposta fattane dal Ministero attuale.
La conquista del suffragio per parte delle
masse popolari è oramai un fatto generale nel
mondo civile, tanto per effetto della crescente
necessità dovunque sentita di dare più sicura
base all'autorità dello Stato, fondandola sulla
salda roccia del consenso dell' universale
. v1rtu
. '
quanto m
del rapido movimento di eleva-'
zione delle masse stesse per coltura e per benessere.
I mutamenti nell" elettorato non modifi.cano
tanto l~ ~celta dei rappresentanti e la organica
compos1z1one delle Camere, quanto la natura
e la tendenza della legislazione che dalle Ca~ere uscirà, in quanto che la diversa composiz10ne del corpo elettorale, più che attuare la
volont~ normalmente. incerta e nebulosa di questa o quella classe. d1 eleltori, determina sopra
tutto la graduatona delle caitegorie d'interessi
che formeranno ~recipuo oggetto degli studi
e delle cure degli eleltii. Gli eletlori in reatlà
SONNINO
4-5
non governano, bensì si governa per gli elettori.
Naturalmente il fatto stesso del maggior
peso dato ora tra i fattori politici al puro numero, poichè il suffragio uni,·ersale commisura
la forza politica di ciascun elemento alla sua
influenza sociale in quanto si traduce, direttamente o indirettamente, in numero di consensi,
importa nuovi e grandi doveri per le classi più
colte ed agii.ate, poste come sono in condizione
di poter meglio scrutare i complessi aspetti di
ogni fenomeno politico; doveri di austerità di
vita, di altruismo di fi.ni, di energia di opera
nell'illuminare e guidare le masse popolari.
(z7 settembre 1q 13).
QUESTIONI ECONOMICHE
E SOCIALI
-- - - - - - - - - - - -
26. -
I
CONTADINI IN SICILIA.
t:-.=TRODUZI O,E.
Comincia a penetrare le mu1li dell'universale
l'opirnone che per opporsi efficacemente al socialismo e al comunrismo non basta dimostrare
in teoria e colla storia alla mano la ragionevolezza e la utilità degli Istituti, che sono base
della moderna civiltà, ma che bisogna pure
esaminare partitamente quali sono le mende
che presenta la nostra società nei suoi ordinamenti attuali, quali sono le sciagure che essa
cagiona, quali i dolori cui non ripara, e quanta
parte degli uni e degli altri potrebbe togliersi
senza toccare i pr.incipii.
Ogni legge, ogni istitu zione creata dagli uomini, e mantenuta coli' autorità dello Stato,
produce direttamente ed indirettamente un numero infinito di conseguenze nelle condizioni
economiche e sociali delle classi e degl'indi' iH Per1aiem Politi.:o Moderr10: Souuino - 4
50
IL PESSIERO POI ITJCO MODERSO
dui e diviene così causa purtroppo spesso di
. ' uaglianz.e artifi.ciali mantenute a forza m
.
· · 1 1.
d iseg
nome dell'uguaglianza; di. opp:ess1om ~gai
esercitate in nome del la llberta. ~ tra tutte
ueste istituzioni è certo la proprietà pnvat~
;erritoriale la più importante, cd è q~ella d1~
fatti cui più vivi sono stati ognor~ gh ass~lt1_
di coloro, che partendosi di mas~11:1e a priori
vorrebbero tutta rovinare la soc1eta moderna
e riedifi.carla a modo loro, soltanto perchè .l'e~
difi.zio .attuale non è perfetto; come se mai s1
potesse creare edifi.zio perfetto con mater~al~
che non lo sono affatto, e ordinare una soc1et.a
perfetta di uomini che sono tuttora ignoranti,.
egoisti, superstiziosi, friyoli e avidi di ogni
più basso godimento.
La giustifi.caz.ione maggiore dell'istituto della proprietà privata del suolo è economicamente
la sua utilità generale, e questa si prova generalmente in modo più negativo che posicivo,
appoggiandosi piuttosto sui danni evidenti
della proprietà collettiva, che sugli effetti benefici provati della proprietà territoriale individuale. Ma ~ vogliamo rinforzare l'istituzione contro gli attacchi degli oppositori, dobbiamo dimostrare come dappertutto, o quasi
dappertutto, la proprietà privata del suolo nella
sua forma attuale conduca al maggior benessere di tutti; e non solo alla maggior produzione agricola, chè questo non varrebbe che a
g_iu~tiiìcarla di fronte a quella parte della societa, che non ha alcuna attinenza col suolo,
ma anche e principalmente al maggior benessere di tutti coloro che contribuiscono a quella
produzione. E se questa dimostrazione è utile
SONNINO
51
dovunque, lo è tanto più in Italia dove più
del 60 % della popolazione è legata alla produzione agncola.
. Ma vi sono nel fatto gli elementi per fornire una tale dimostrazione? Ecco quello che
dovrebbe principalmente prefiggersi di esaminare un'inchiesta agricola . Possiamo però afferm~re. fin da ora, che purtroppo quegli elem_enti. dn fatto non esistono dappertutto presso
d1 noi, e che in gran parte d'Italia il contadino
sta male, molto male, e si trova in condizioni
tali da far temere per l'avvenire serii pericoli
per la civàltà nostra.
Ma di chi la colpa? I proprietari dicono che
è colpa delle leggi, delle imposte, degli ordinamenti amministrativi e dei contadini stessi.
~ crediamo ariche noi che vi sia colpa di tutti, ma e dei proprietari medesimi non meno e
forse molto più che degli altri. Intendiamoci
però su questa parola colpa. Non attribuiamo
a:la classe dei proprietari una malignità speciale a darino dei contadini, o una cosciente
trascuranza di quarito possa giovare alle classi
inferiori, non più di quel che crediamo che gli
ordinamenti e le leggi d'imposta siano stati
d~ttati coll'iintendimento preciso di danneggiare una classe a benefizio di un'altra; ma troviamo quasi dappertutto una ignoranza assoluta e incosciente dei doveri che implica la
prop~iet~ del. suolo, la quale è un privilegio
(pnv1legno utile ma sempre privilegio) e dire~o quasi un ufficio sociale; troviamo un"opiruone pu;bblica che si preoccupa dei salari degl~ o~rai industriali, della rendita dei proprJetan, e dei profitti dei capitalisti, e ciò per-
52
IL PENSIERO POLITICO MODERNO
,
. e proprietari e capitalisti sanno
che e operai,
,
1 .
af
ridare e farsi valere, ma la qua e ign?ra
~
g
d. · · materiali e morali degli
fatto le con iz10m
.
d.
umili lavoratori del suolo, perchè il conta mo
lavora, paga, e brontola somrn~sso, ma non ~:
far dimostrazioni, non sa scrivere e per o
non si muove.
.
dunque
d'altirare
l
'atlenz1one
t
.. , pubD
I mpor a
bhca su questi paria della nostra ~1v1 1t~. .a
qualche tempo \ 1 è un n.otevole nsvegh0, in
1
Italia, degli studi agncoh ed anche dcll agn~
coltura pratica. Da ogni parte so~g.ono e s1
agitano società scientifiche,. ~orr:1z1 agrar~,
giornali e riviste agricole, 1stitut1 e coloni~
agrarie, società d'acclimazione, ecc_. ; m. ogm
provincia italiana s1 tentano espenment1 p~a
tici, si pubblicano lavon dottissimi, si ~tud1a,
si discute e si opera. Tutto questo mov1rnenlo
è ottimo, e promette molto per 1°avvenire del
paese; ma non basta; si parla molto d i produzione, e poco o nulla di distribuzione; eppu~
re produzione e distribuzione sono fenomen~
molto di~linti. E' teoria comoda di non pochi
economisti ed agricoltori, quella che il benessere del contadino dipende dalla fl.ondezza
della agricoltura, e che basti perfezionare questa per mighorare quello: - è questo quasi un
luogo comune - ma pur troppo il fa~to ci dimostra spesso il contrario. Si guardi l'Inghilterra, ove l'agricoltura è bellissima e il la varante agricolo poverissimo: e se l'esempio non
basta a persuadere il lettore, lo invitiamo a
fare una piccola gita nella pianura irrigua
del Po, e specialmente nella Lomellina, nel
basso Pavese, nel bass-o Milanese e nel basso
S ONNINO
53
ì\Iantovano. Egli vii troverà una produzione
agricola straordinaria, un agricoltura oltremodo perfezionata, e insieme la condizione
dei contadini la più miserabile, la più infelice dii tutta l'Italia; più miserabile e più infelice di quella del contadino abbruzzese o del
contadino delle vallate p1t1 interne della Sicilia. Eppure il proprietario lombardo non è
certo meno buono, meno umano, meno caritatevole del proprietariò toscano del Val d' Arno. Da che dipende dunque la diversità delle
condizioni? - Non dalla produzione diversa.
ma sempllcemente dalla diversità dei contratti, che regolino la di!>tribuzione del prodotto agricolo tra i suoi tre coefficienti: terra,
capitale e lavoro. I nostri contadini non sono
organizzati, come in alcuni paesi, e in parte
anche da noi, lo sono gli operai industriali;
nè potrebbero così facilmente esserlo per la
diversità delle loro condizioni; essi non possono quindi limitare artific1almentc, mediante
l'accordo, l'azione del la concorrenza, che tende a ridurre al minimo necessario alla vita la.
retribuzione del lavorante, nella ripartizione
del valore del prodotto. E d"altra parte la
em1grazzo11e dalle campagne è ancora fenom<:no troppo parziale e ristretto a poche località per esercitare una sensibile influenza nel
limitare l'offerta delle braccia, e così ottenere
pel lavoro condizioni migliori d1 fronte al crtpitale. S'aggiunga inoltre che molti migliora
menti agricoli tendono per primo effetto a di
minuirc la quantità di la\ oro necessaria allfl
produzione; - e sii vedrà come unica difesa
che resti al contadrno siano quelle speciali
SONNlt--0
54
IL PESSIERO POLITICO MODERNO
forme del contratto agncolo le quali, invalse
e mantenute per legge o per consuetudine, cost1tuiscono una barriera contro la pressione -i·
danno del lavoro di chi tiene in mano gli al·
trii due fattori della produzione - il capitale
e la terra. Ed è perciò che nelle seguenti pagine in cui ci siamo prefissi di esaminare a
larghi tratti la condizione dei contadini 10
una delle più ricche e nobili regioni d'Italia
ci occuperemo più specialmente dello studio
dci vari contratti agricoli.
Importa però chianre fi.n da ora i 1 nostro
concetto.
Non è che crediamo che il contratto agricolo si possa dovunque regolare a volontà, e
neppure che il contratto sia la causa prima ed
unica delle condizioni dei contadini nelle diverse regioni. Non v"ha dubbio alcuno che la
forma generale del contratto agricolo dipenda
in gran parte dalle concliizioni speciali della
coltura di ogni regione; ma da ciò non risulta
che non si possano variare le modalità minute
del contratto, in modo da regolare diversamente la distribuzione di quella ricchezza la
cui forma di produzione determinò la scelta
del contratto. Di più, le differenze nella condizione dei contadini dipendono certamente
oltrechè dal contratto agricolo, anche dall~
sta~o .della produzione agricola; come pure è
'e~1ss1mo ~he .le tradizioni storiche, le leggi
e i costumi, centrano per molto nel determinare la ~orma dei contratti agricoli; ma ciò
non toghe che in questa forma si debbano cercare le r~gioni della diversità di effetti che
a produzione ugua1e, s1· ve d ano risultare
.
' nel'
55
fatto, in luoghi diversi, dall'azione delle stesse leggi economiche generali.
Divideremo il nostro studio in tre part1.
Nella prima diremo brevemente dei contratti
esistenti nelle varie zone e secondo le varie
colture, in Sicilia, e della presente condizione
mateciale e morale di quei contadini. Nella
seconda esamineremo quegli stessi contratti
nei loro effetti economici e sociali, analizzandone 1 vantaggti ed i difetti alla luce dei principii della scienza; - e in terzo 1uogo parleremo dei rimedi, dei tentativi fatti, delle speranze e dei timori per l'avvenire.
Il lettore ci sia indulgente. Per quanta cura
abbiamo messa nel raccogliere dati e notizie,
volendo tutto ver~fi.care nella misura del possibile coi propri occhi, sentiamo quanto ci
manca per poter dare dei giudizi assoluti. Altri ci corregga dove sbagliamo: - ~l nostro
intento è sovratutto di richiamare l'attenzione
pubblica su queste questioni. Ci siamo accinti
allo studio senza preconoelt1, desiderosi soltanto dii raccontare i fatti, e di giovare colla
discussione e colla pubblicità agli intere5si d1
una classe importante di cittadini, e insieme
a quelli agli interessi di tutlo. il paese.
CO'\Cl l SJO'\F..
Siam ~iunti al termine del compito prefissoci. Abbiamo descritto la condizione dei contadini siciliiani; abbiamo analizzato gli effetti
economici dei contratti agricoli; ed abbiamo
in:line accennato ai principali rimedi di cu.i
possono e dovrebbero Yalersi lo Stato, i pro-
56
IL PE:\SlERO POLITICO l\IODER'.\0
. tari e i contadini stessi. Aggiungeremo popne
i· ·
11
che consideraz~oni. ~e.nera.n mtorn~ a _a qu~.
agraria m S1c1ha e in tulla 1Italia, pnsllone
.
l
ma di prendere commiato dal coTtese ettore.
IL FEUDO F. IL DIRITTO DI PROPRIETÀ PRIVATA
nEL SUOLO.
()ua.ndo in Germania fu abolita la feudalità,
si ~rovv.ide per la legge .nc,lla maggior parte
degli Stati a che la propneta del suolo resta~
se ai coltivatori che l'occupavano da secoli,
fa.editando loro, con opportune disposizioni
lcuislati
,·e e con speciali istituzioni di credito,
o
.
l'affrancamento delle terre da ogni prestaz10ne
già dovuta al feudatario.
In Francia accadde un fenomeno simile nell'ul timo decennio dcl secolo scorso, ma colla
differenza che la sostituzione del contadino al
feudatario come propruetario del suolo, fu operata per mezzo di una confisca generale fatta
dallo Stato di tutti i beni feudali.
In Inghilterra e in Irlanda la cosa andò diversamente. I signori restarono padroni della
terra, legati !:>Ì nella loro proprietà da moltissimi vincoli, ma pur proprietari. La conseguenza ne è stata la condizione infelicissima della
classe dei contadini, condizione che m Irlanda
era perfino divenuta cagione d1 gravi periicoli
per lo Stato. Il Land Act per l'Irlanda del
1870 è stato un primo passo fatto dall'Inghilterra sopra una via opposta a quella seguita
fino allora e tende apertamente a dare al coltivatore almeno un diritto di proprietà limitata
sulla terra che lavora.
SONNINO
57
In quelle provincie d'Italia dove piu v.iva si
era mantenuta la tradizione medioevale, e specialmente nella Sicilia dove l'ordmarnento feudale durò intiero e rigogli oso fino al I 8 1 2,
l'abolizione di diritto del sistema feudale non
produsse nessuna rivoluzione sociale, appunto
perchè i feudi, all'infuori delle sole terre che
erano state regolarmente date in enfiteusi, furono lasciate in libera proprietà agli antichi
Baroni: onde al legame tra il colbivatore e il
suolo, che prima era costituito dalla stessa servitù feudale, non si sostituì come altrove l'altro vincolo della proprietà, ma invece quel
legame fu semplicemente rotto, e il contadino
si tro,·ò libero in diritto, senza doveri ma anche senza diritti, e quindi ridotto di fatto a
magg10r schiavitù di prima per effetto della
propna m1sena.
S1 deplora in generale che la rivoluzione
francese non abbia fatto sentire il suo soffio
\'iv1fi.catore m Sicilia, e il pensiero è giusto,
ma quel che è quasi più ancora da deplorarsi
è che la Sicilia abbia iniziato le sue riforme
liberali sotto l'influenza mg lese in un momento
rin cui in tutta Europa Tisorgeva più potente lo
sp mto di reazione, e il medioevo sembrava
dover rivivere. L" atmosfera era già viziata,
CJuando i petti siciliani si allargarono ai primi
respiri d1 libertà, e le maggiori riforme ci,rili
furono introdotte nel I' :isola per opera d1 un
Borbone, in tempo di completa reazione. Che
maraviglia dunque se le oppressioni di classi
su classi si man lennero ! se nel I 860 vi trovammo con leggi moderne, costumi e tradizioni
mcd.ioevalri !
58
IL PENSIERO POLITICO :M:ODERSO
SONNINO
59
Sl:\TOl\11 ';\ll!\ACCIOSI.
EFFETTO DELLE ISTITUZIOSI LIBERE
DOPO IL
1860.
E quel che trovammo dopo il I 860, dur.a
tuttora. La Sicilia lasciata a sè troverebbe il
rimedio: stanno a dimostrarlo molti fatti particolari, e ce ne assicurano l'inlelliger:iza e la
energia della sua popolazione, e 1'1mm:nsa
ricchezza delle sue risorse. Una trasformazione
sooiale accadrebbe, necessariamente, sia col
prudente concorso della cl.asse ~giata, sia p~r
effetto di una violenta rivoluzione. Ma n01,
Italiani delle altre provincie, timpedìamo che
tutto ciò avvenga. Abbiamo legalizzato l'oppressione vivente ed assicuciamo l'impunità all'oppreswre.
Nella società moderna ogni tirannia della
legalità è contenuta dal timore di una reazione
all'infuori delle vie legali. Orbene, in Sicilia
colle nostre istituzioni, modellate spesso sopra
un formalismo liberale anzichè in formate ad
un vero spirito di libertà, noi abbiamo fornito
un mezzo alla classe opprimente per meglio
nveslire di forme legali 1oppressione di fatto
che già prima esisteva, coli 'accaparrarsi tutti i
poteri mediante l'uso e l'abuso della forza che
tutta era ed è in mano sua ; ed ora le prestiamo
man forte per assi.curarla, che, a qualunque eccesso spinga la sua oppress19ne, noi non permetteremo alcuna specie di reazione illegale,
mentre di reazione legale non ve ne può essere,
poichè la legalità l'ha in mano la classe che
domina.
Eppure nel I 86o, in mezzo a tutto 1°entusiasmo della riscossa nazionale, accaddero qua e
là in Sicilia fatti che avrebbero dovuto insegnarci dove era più profonda la piaga, e dove
quindi conveniva far convergere la azione dei
rimedi. Le cruente sollevazioni di Pace, di
Colle:.ano, di Bronte e di molti altri luoghi,
dove al grido di Abbasso i sorci, le turbe dei
contadini davano addosso ai proprietari e a
chiunque apparteneva alla classe agiata, avevano un carattere sociale abbastanza spiccato,
per essere indizio di male profondo, e che meritava d'essere preso in maggior conto. S1 fec~
bene in allora di reprimere violentemente quei
moti violenti, ma ristabilito l'ordine, conveniva
pensare a curare il male nel suo germe, e ciò
non fu fatto punto. La censuazione dell as~
ecclesiastico il solo provvedimento fra quelli
presi che po~eva giovare al contadino sicili~no,
fu un 'operazione fi.nanziaria fatta con scopi fi.nanziari, e che perciò non mutò affatto l'econom1a agraria dell' iwla: il resto è polvere
negli occhi.
I si ntomi del morbo non mancano. Nel i865
v1 furono disordini a Canicattini: e nel marzo
di quest'anno ( 1876), a Grammichele, ~no
stuolo di contadini dette l'assalto al Casino
dei « galantuomini 11, e uccise e feri p~recchi
tra questi. La causa occasionale del movimento
fu la voce che i signori si fossero messi d'accordo per l'appalto del d~iiio consumo a d.an~o
dei contadini; ma la ragione vera erano 1 odio
SONNll\0
IL PENSIERO POLITICO MODERNO
60
. E
diffidenza tra le due classi.
come
e l a mutua
. d'
11'
indiu dell'avvenire, più ras~1c~rant1 i q~e i
., "feri.ti ma pur pericolosi, s1 possono citare
g1a n
•
.
d
d.
i fatti a cui accen~a~mo. di alle ol~o. e i
Villalba, e l'associarsi di quei co~tadm: per
meglio organizzare l~. lott~ contro 11 capitale:
E più si spargerà l 1str_uz1one ,n~l la classe d~,1
contadini, e più acuto di:ci:tera _11 n:-al.e, e p1u
imperocur gente sarà .il bisogno di nmcdiarv1,
.
.
chè coll' istruzione il contadUlo ~~u1sta una
iù chiara coscienza della sua cond1z1one senza
~oterla perciò mutare da solo, fuorchè con mezzi lenti ed incerti.
V:
1
00\'ERI
DELLA CLASSE
AGIATA.
Spetta dunque alla classe agiata di mostrarsi veramente la più 01vile e la più colta, con lo
studiare attentamente le questioni sociali, e
coll"informare ~empre la propria condotta, nei
rapporti colla classe che vive col lavoro delle
proprie mani, ai sentimenti di equità e d1 rispetto della dignità umana. Sa.rebbc questa la
\Ìa più sicura per arrivare ad una soluzione
graduale dii ogni questione sociale, ma disgraziatamente non v1 ha gran ragione d1 sperare
che sia questa la via che venà seguila.
Le nostre classi agiate sono corrotte: - parliamo di tre quarti d'Italia e non della sola
Sicilia. La corruzione s1 ritrova pure in basso
negli strati inferi.on della società, ma là si
tratta di materia grezza; è la barbarie de1 popoli primitivL In allo 10vece troviamo la corruzione della decadenza e della decrepitezza,
di una civiltà vecchia ed infeconda come quel-
...
61
la dcl Basso Impero; ed ora il popolano che si
elevi isolatamente ad un gradino più alto della
scala sociale, entra pur troppo in un amb1ente
più corrotto eh quello che ha lasciato.
È folle impresa il voleT fondare una civiltà
<>ul solo sentimento dell'interesse individuale,
e ciò per quanto si voglia fare la distinzione
sottile d1 un interesse individuale ben inteso,
il quale si sostituisca ad ogni istinto di socie\'Olezza: si avrà un aggregato d individui
senza cemento alcuno tra le parti, e pronto a
sfasciarsi alla minima scossa; non si avrà mai
una società. ~ ell 'animo umano due sono gli
istmti dominanti: l'uno puramente mdividualc, l'io puro e semplice; l'altro un !Stinto di
socievolezza, che subordina 11 piacere proprio
al benessere altru1, e che spinge al sacrifi.cio di
sè per gli altri. Il Cristianesimo volle, per rea1ione contro l'utilitarismo pagano, fondare la
società umana sul solo sentimento del sacrificio; e fu un sogno; ma sogno pure è il volerle
dare per unica base l'egoismo indi~~du.ale.
Ogni progresso dipenderà dalla conciliazione
di questi due termini. Quando si esage:i, co~e
si fa ora, l'importanza sociale dell egoismo individuale nasce da sè, per l'istinto di conservazione d~lla società umana, il bisogno di affidare come correttivo, alle mani d1 qualche
pote~te istituzione accentratrice, come già la
Chiesa ed ora lo Stato, la cura d1 vigilare s.u
gli interessi comuni e cLi sah are la società dallo
sfacelo: - ma ogni simile corretti\'O è insuffi._
ciente a dar v.ita ad un corpo che si decompane,
poichè siffatte istituzioni, per quanto potenti,
sono macchine anzichè organismi e non po-
62
SONNINO
IL PENSIERO POLITICO MODERNO
. sostituirsi all'azione dell'mdrividuo.
tranno mai
. . .d .
.è
nca se tra gli md1v1 u1 non v1
Se questa ma . •. . .
.
,
che lotta, ed imm1c1z1a, nello Sta:? non ~a.. puo
essere altra pace che quella dell 1mmob1htà e
della morte.
LA QUESTIONE SOCIALE IN
ITALIA.
E non ci si dica che in Italia una questione
sociale non esiste nelle campagne. Senza forarci sulla condizione abiettissima del conta~ino della Valle del Po, del contadino_ ~ella
Campagna Romana, di quello della Ba.51~1~~ta
e degli Abruzzi, e dell0 interno della S1c1ha,
non esitiamo a dichiairare, che dovunque e fi.ntantochè l'esistenza materiale delle faµi.iglie
dedite all'agricoltura dovrà trovarsi costantemente in pericolo e alla mercè delle altre classi~
per qualunque ordinario difetto di raccolte o
disgrazia che avvenga, e che d'altra parte questi difetti e queste disgrazie siano avvenimenti
che si possono con~derare come normali e periodici, poichè si ripetono costantemente in un
breve periodo di anni, la questione sociale C'è;
e deve formare obietto dei nostri studi, ammenochè l'economia politica si voglia trasformare da scienza della ricchezza, a scienza per
la ricchezza.
L'ECONOMIA
POJ.ITICA
E
LI!
QUESTIONI
SICILJA:-11!.
Ma chiediamo scusa al lettore di que5ta digressione, e torniamo alla Sicilia. Se insistiamo sulla necessità d~ provvedervi ad una più
equa distribuzione della ricchezza tra le varie
63
classi, e al miglioramento della condizione dei
contadini, non è che noi crediamo che quando
si fosse provveduto a questo soltanto, s1 dovesse perciò subito veder mutare i costumi e le
tradizioni; che i delitti, gli odii e le m'lfie sparirebbero, e che sarebbe per tornare il rispetto
della legge per parte dei grandi come dei piccofa, dei forti come dei deboli. Molto però si
sarebbe ottenuto in questo senso; e al re5to dovrebbe provvedere e l'aumento della produzione generale, e le riforme in altri rami del vivere civile.
L'economia politica non ha mai preteso di
spiegare lutto. Il desiderio della ricchezza non
è il solo movente delle azioni umane, e per
mutate circostanze di un altr' ordine lo stesso
istinto produttore, che risulta dall azione del
libero interes5e individuale, può trasformarsi
~n istinto predatore. La scienza sociale deve
tener conto, per spiegare i fenomeni che presenta la società umana, di ogni elemento più
vario che può far deviare l'azione di una stessa
forza. Così l'Economia politica potrebbe, dal
solo esame delle condizioni economiche locali,
arguii.re che nell'agro palermitano le condizioni
di sicurezza, ecc., debbano es5ere migliori che
nel Siracusano; eppure altre forze potrebbero
invertire come in realtà invertono il risultato;
ma non per questo l'Economia politica avrebbe
avuto torto o sarebbe da ritenersi come studio
inutile. Così vediamo paesi in cui, come in Inghilterra, la legislazione è per alcuni riguardi
patentemente cattiva, e contraria nelle sue tendenze alle condizioni general,i della civiltà nazionale, eppure essere quegli ste~si paesi molto
-------
SO'.\::>:
alln dot cost1tu1t1 i
, avanzati e sanamen e a non s1 potrebbe per
p1ule leggi sono buo~e: m delle leggi sia fa~sa
ve
scienza
d · pnnciò dire che ogn:
licazione pratica e1 .
. ut1'le In ogni app
e morali non s1 poom
·
d 11 sc1enz
'
. f
c1pii di un.a ~la e e. are tutti quanti i enotrà mai grnnger~ <I: spie~ sempre, come nel cron eni sociali; v1 nmarra . duo non spiegato ; e
1
h. ·
un res1'd
·010 del c im1co,
prodotto d a ll' agi .
esto resi uo,
d
per analizzare qu
dobbiamo aver ricors:> a
. ·one di altre forze,
. . La legislazione .
z1
d lt pr111cip11.
.
altre scienze, a a r 1 .
. n' r educazione,
l' amministrazione, l' istruzio r1.:, n S~cilia alle
adattarsi meg ~o i a ridestare
debbono pure
.
i·
assono giovare
i· dirigere quelle
condizioni loca i, e p
. nascoste ' e a meg io
energie
esistenti.
p
lto noi potessimo
Abbiamo fi.nito. er quai d gl studi intrailluderci sull'utilità pratica e i . lusingare
.
.
trernmo dcl resto mai
.
presi, non c1 po
11 t etta cerchia eco·bT Con
di ottenere, neanche ne ~ ~ r
.
. ltati immcd1all e sensi i i.
nom1ca, nsu
. l'b . non rifanno la
buona pace del poeta, 1 i n
. f d attic.e col nostro fosSlimo g1un i a l' t
gente; e "
ttate a rare sulle questioni che abbiamo tra
dere
tore
se
a
persua
l
tenzione dri. un so o pensa
'
. . r oraun solo proprietario a ~ntrodurrc d~i. mig i
.
.
·
·
tadmi
o
a
co
.menti ne1 suoi contratti coi con . . , '
struire una. sola casa colonica d1 p1u, non n
terremmo sprecata l'opera nostra.
64
I~
O
65
pQLlTICO MODER:-;0
IL PENS1ER0
.
d
1
27. -
IL PARTITO LIDERALE E LE QUESTIO~I
SOCIALI.
Molti altri problemi di ordine sociale e politico si dovranno pure affrontare nella prossima
legislatura e il partito liberale doVTà segnare
chiaro il proprio indirizzo pos1ti\ o per tentare
di risolverli con unità di cancello e con ordinata progressione .
~oi in Italia facciamo troppo spesso consistere, nel campo politico, le ragioni della vita
nel differenziarci dagli altn, nel l'esc:ere contro
qualcuno o qualcosa.
Sono personalmente contrario a tulti gli ant1,
agli anticlericali come agli antimassoni, agli
ctntisociahsti come agli antimilitaristi. :\'on si
vive di sola negazione. Il far consistere la ragione precipua della propria attività sociale
nella opposizione a una dottrina, a un metodo
o ad una scuola, ci porta fatalmente ad opporci
ciecamente a tutto quanto quel la ~cuola approvi e sostenga, alle cose buone come alle catti,rc.
Dobbiamo amare e 'olere per se stesse le
cose alte e belle e non contro chicchessia; e così
ancorchè esse siano egualmente sostenute dagli
avversari.
Da un lato il partito socialista sta smettendo
in buona parte i suoi atteggiamenti rivoluzionari: dcl che non possiamo che rallegrarci;
così come ci rallegriamo che all'altro estremo
il partito clericale o confessionale stia deponendo ogni spirito di anlinazionalismo. i\Ia
llon per questo dobbiamo confonderci con gli
Il Pensiero Politico ]Joclemo: Souuiuo-5
66
SONNINO
IL PEJ\SJERO PO!.IT!CO MODRR..;O
.
on gli altn : pur compiacendoo ..che que.
sto attenuarsi delle differenze tra I v~n part1t~
ssibile quel tanto d1 comunione e d1
ren d a Po
bbl.
.
· t a nell azione politica, da non o
igarci
1n es
. .
h
a combattere a prion una quals1as1 tesi c e credessimo utile e buona nell'interesse generale,
soltanto perchè essa forma pt!re parte del i:ro~
gramma dell' una o dcll' altra delle fazioni
estreme.
Poichè noi liberali crediamo f errnamente nel
movimento ascensionale della società umana,
dobbiamo pure professare una dottrina positiva intorno a ciò che, a nostro giudizio, costituisce e determina 11 progresso sociale: il nostro liberalismo non deve mai degenerare in
un vuoto quietismo libensta.
Se ravviSiiamo il progresso nell' elevamento
generale della cultura morale ed intellettuale
della nazione dobbiamo pure avere un nostro
concetto .intorno ai modi cLi promuovere una
tale coltura per se stessa, indipendentemente
dalle opinioni particolari che possiamo nutrire
sulla tendenza che lì per lì questa coltura as.suma o determini. Vogliamo cittadini colti invece che zotici e incivili; - a clericali ignoranti preferiamo clericali colli; a socialisti
iignoranti preferiamo socialisti colti. La coltura
deve essere per noi un fi.ne a sè. Onde dobbiamo volere fortemente la coltura popolare, anche se sostenuta da alln partiti che la reputino
momentar:e~menle utile pel proprio vantaggio
o predomm10.
Noi del partito liberale crediamo alla fondamentale solidarietà delle varie classi anznchè
alla necessità e tampoco alla utilità della lotta
uru o e
67
cost~nte fr~ di esse o ad un fatale antagonismo
fra i loro mteressi ; e perciò dobbiamo attendere, con. azione continua e pertinace, a promuovere il van~aggio di tutti indirettamente
gli or.dim sociali, ancorchè una parte del ceto
o?era1? ~reda dover assumere nelle sue orgamzzaz1om un contegno ostile verso di noi.
Il problema maggiore della storia sta nel
conciliare via via praticamente il fi.ne collettivo,. ~a tendenza verso la eguaglianza degli
uomm1 e la perfetta equità nei loro rapporti,
con la conservazione, d'altro canto di quell'indispensabile fermento del prog;esso umano
che è l'iniziativa individuale, mediante il rispetto dei principii di libertà e di tolleranza
che segnano pure la più gloriosa conquista del
progresso stesso.
L'individualismo serva sovratutto di mezzo,
la collettività rappresenti il fi.ne di ogni pa~o
innanzi nello svolgimento sociale. E Yiteremo
così il pericolo di vedere troppo spesso i diversi
organi della attività sociale diventare scopo a
se stessi, e l'interesse della funzione civile apparire secondario di fronte a quello dei funzionari che vi sono preposti.
La tendenza umanitaria del partito liberale
• n.on deve manifestarsi soltanto nella preparaz10ne dell'una o dell'altra legge speciale che
t~nda alla trasformazione dei rapporti tra capitale e lavoro, ma deve esplicarsi in tutta l 'azione sua, deve pervadere tutta quanta la legislazione e l'amrniniistrazione dello Stato, tanto
se si tratti di imposte, come dell'ordinamento
della proprietà, o della costituzione della famiglia, o degl'istituti di giustizia, o d'altro.
Il. PE:\SJEl:O POLITICO \IOOEJ!;>:U
68
69
. l:be l de\'e in formare ognora la
Il partilo i ra e
.
. à
d.
.
d uno spinto di sohdanet e i
sua az1on~ .a.l
d un punto d'onore umanita'tà socia e, a
.
l dl
equi
b h·do d1 allru.ismo, d1 lute a e
· ad un ur i
rd1~bole e dell'oppresso,. che tenda sempre co~
a a temperare og.ni
. ne costante e cont mu
az~~sso dell' industrialismo, ~1ella ~tes..:;a guisa
~ ·1 Codice cavalleresco e il sentimento de1l'oen~re temperarono nel Medio E \'O . la bruta~
lità dei primitivi ordinamenti feudali, fondati
sulla violenza e sul prevalere della forza materiale.
Il partito liberale deve prendere m ma:i~
risolutamente la causa delle classi la~or~tnc1
e meno agiate: 1. Sostenendone le ragioni dove l'azione dello Stato e della legge po~ano
giungere, aWinfuori delle van: utop~e, a difendere il debole dalla oppressione d1 una concorrenza sfrenata e a mantenere condizio~i
generali di equità nella contesa tra le classi.;
2. Socializzando progressivamente una quant~
tà sempre maggiore di servizi e di godimenti;
3. Generaliizzand-0 la dottrina e il sentimento
dell'altruismo e della equità. colle transazioni
economiche tra uomo e uomo; 4. Approvando
la causa del progresso ordinalo, così contro
ogni stolida reazione, come contro le amprontitudini e le violenze degli agitatori, e preparandone le eventuali difese mediante una salda
organizzazione propria, mediante una larga
diff u~ione della coltura popolare, e porgendo
ognora l'esempio della tolleranza e del rispetto
dei diritti delle minoranze.
Corrono tempi da. cui, per 1 aspra competizione tra tÌ popoli e le razze, urge che un soffio
di sano e civile nazionalismo ra\ v1v1 in tutti
gl1i ordini d1 cittadini il senso della mutua loro
interdipendenza e solidarietà.
Ed oggi, più che mai, nell'ora solenne in cui
il paese è chiamato a decidere nei comizi generali della politica da seguire così all'interno
come all'estero, sovra ogni passione individuale, sopra ogni esaltazione di parte o dissidio
di persone, sopra ogni antagonismo di classe,
di fede o di scuola, domini sola nell'animo
degli italiani, assoluta e forle, la voce della
patria.
t.lgli eletlo11, 20 febbraio 19011).
28. -
r
IL MEZZOGIORNO.
Pcl Mezzogiorno si sono promulgate negli
ultimi anni parecchie provvide leggi 5peciali,
dirette a rialzarne le condizioni economiche e
sociali; ma nella lenta e svogliata loro applicazione per parte dell'amministrazione si è vista sempre mancare l'anima, mancare ogni inlel letto d'amore.
In due anni e mezzo dal la pubblicazione
della legge del 1go6, il Ministero d' Agricoltura e di Commercio si è adoperato piuttosto
ad ostacolare che a facilitare 1entrata in vigore dei provvedimenti di natura sociale, intc::i
a meglio disciplinare alcune forme di cooduzione agricola.
Nei campi in cui l'azione dello Stato può essere 5pecialmenlc efficace, i più urgenti 'bisogni
dcl Mezzogiorno sono sempre: 1 11 la intensificazione dell'istruz,ione popolare; 2° la giustizia
nell'amministrazione; 3° la creazione di un demanio forestale di Stato.
so~~1~0
IL PESS!ERO !"OLlllCO
~tODERSO
.
,;, ,;,o lare· - T ra due anni 1'1L'istmzione rO r
.
Roma il cmquan.
a a celebrare a
.
talia s1 prepar
·
della sua rnd1pen. d 11 proclamazione
tenano e a
e libertà. Ma purtroppo la .e~
denz.a. e dedll~ su lt. gloriosi risultati conseguiti
wne ei mo i
.
spos1z,
.
dalla vergogna di non aver
··d
l'analfaberestera macchiata
. . un mezzo secolo n urrc .
s~pulo d~n. t e regioni al di sotto di una. pert1srno i in er
nto della popolazione.
centuale d~l ! 0 pe~ ~e . dove l'emigrazione
.
.
.
Per le regioni mend1ona1i,
' d. entata un fattore di pnmana
oltremare e iv
.
· 1
mento economico e s0C1a e,
·mportanza ne1 movl
·
d 11
1
· ltante dall' analfabetismo
e e
,
il danno nsu
opolaz.ioni è doppiamente grave: ed e di s~p remo interesse per 1intero paese il portar~
p aro a questo stato di cose, qu~lunque .sia il
~imedio cui si debba ricorrere, sia ~he ~1 avochi la scuola elementare allo St~to 1 ~ via pe:manente o provvisoria, sia che si crei un ordinamento a base provvisoria, con solerte ed effi.cace vigilanza dello Stato e un notevok contributo del suo bilancio.
.
.
La questione, del resto, della sostituzione. di
un organo provinciale al Comune nella direzione della Ì$truzione elementare, con una larga
partecipazione dello Stato nella s~es~, va esaminata in relazione a tutte le reg1om del Regno, in quanto si connette con quella ~ella crescente insufficenza dci bilanci comunali per far
fronte ai molteplici servizi loro assegnati, come
pure con l'altra delle presenti condizioni ec~
nomiche e morali della classe degli insegnanti.
Giustizia nell'amministrazione: - Per ru:.anare la vita morale e sociale del Mezzogiorno
occorre sovratutto inaugurarvi un regime di
assoluta separazione della politica dalla aro-
70
r:-
I
r
71
m1mstraz1one, ed a c10 mirava, come un primo
passo, la legge che ebbi l'onore di proporre al
Parlamento nel I906 per disciplinare e limitare
le facoltà del Governo rispetto allo scioglimento dei Consigli locali. Quella legge fu approvata dalla Camera, ma fu ritirata dal Ministero presente mentre stava dinanzi al Senato. Ed assistiamo oggi ancora al doloroso
spettacolo di non pochi scioglimenti fatti, preparati o minacciati per scopi di partigianeria
locale di politica elettorale.
Il rimbosc!timento : - La distruzione delle
numerose foreste del ~Iezzogiorno per effetto
di talw1e preoccupazioni dottrinali allora ìÌmperanti, del crescente prezzo del legname, delle mutate condizioni economiche e specialmente
della alienazione dei beni demaniali e dell'asse
ecclesiastico, ha prodotto un gravissimo e in
parte irreparabile danno a tuLta l'economia agricola di quelle regioni, peggiorandone notevolmente e in modo permanente le condizioni
meteorologiche, idrografi.che e telluriche. L'esperienza cosi degli altri popoli come nostra
ha dimostrato ampiamente la insufficienza delle più rigide prescrizioni di legge nell'assicurare la conservazione delle fore5te che siano d1
proprietà privata e più ancora nel conseguirne
la ricostituzione dove il disboscamento abbia
già avuto luogo; e la conseguente necessità di
creare un ampio demanio forestale di Stato.
La Germania e l'Austria hanno sempre seguito questo sistema, con grande loro v.antagg10.
In Inghilterra una Commissione Reale ha
pubblicato recentemente il suo rapporto, in cui
72
11
l'E\'.Slf.1{0 1'01 ITICO MOUER:'>fl
SO:-\:\' I :>:Cl
73
>rOj)One una vasta operazione di credito, la
lcreazione di un amm1111straz1one
· ·
au t onoma el e1.
boschi di Stato, con diritto di espropriazio11e
per ulililà pu.bblic~, c<l una apposita ~scrizione
in bilancio d1 2 m1ho111 <l1 sterline al! anno per
So anni.
Nel suo :Messaggio al Congresso dell'8 dicembre 1908 il Presidente Roosevelt C5pone largamente la devastazione risultata in Cina, nel1'Asia Centrale, ncll'A frica, e nei paesi dell'Europa meridionale dall' improv\1da distruzione dei boschi, cd e-:orta i suoi connazionali
ad intensifi.care la loro azione per arrestare un
eguale movimento negli Stati Untti; contuttochè già \'igano laggiù prO\ vecl1mcnli speciali
per abilitare la Prcs1clcnza a costituire un demanio federale delle foreste.
Il principe d1 Bismarck sole, a dire che egli
stimava i popoli in ragione della importanza
che annettono alla consen azione dci boschi,
~nquantochè da essa s1 può g1udic.are delle loro
facoltà di previdenza e dcl le loro attitudini a
sopportare un sagrifi.c10 nel presente pel conseguimento di un 'antagg10 nel futuro, anche
knlano.
L'Italia ha lo stretto <lO\ ere di prov,·edere
con una lunga sene di stanz,iamenti in bilancio, alla ricostituzione di un ampio demanio
forc~t~le dello Stato, riparando, per quanto
poss1?1le, .al danno gravissimo che da questo
lato e dcnvato specialmente all'economia mend.ionale dall imperversare di una frettolosa e
superficiale dottrina liberista.
(.lg/i rl<'llon, io feblll'aio 1909).
29. -
PE:":':>IO:\I ALLA VECCHIAIA.
Altro problema che oggi forma oggetto degli studi e dei provvedimenti del legislatore
in tutti i paesi civiili è quello delle pensioni alla
\'ccchiaia. Già esso è stato risoluto, bensì con
metodi diversi, in Germania, in Francia, in
Inghilterra, in Olanda; in Austria la questione è oggi sottoposta alle deliberazioni dei Parlamenti.
Sono disposto a favorire qualunque sistema
di applicazione che possa 111contrare il maggior
consenso ed una sollecita attuazione prat~ca,
compatibilmente col mantenimento della salute
frnanz.iaria dello Stato; - ma le mie simpatie
sono tutte per l 'adozionc in Italia della solu1.ione che venne accettata già in Inghillena;
<lella concessione cioè di un assegno per parte
dello Stato a lutti coloro, maschi o femmine,
che a una certa età si trO\ ino nel le condizioni
generali di cittadinanza, di residenza e di poca
agiatezza determinate dalla legge, e ciò all'infuori di ogni speciale contributo rndi,·iduale
precedente. Il metodo germanico o francese,
implicante speciali e continuati contributi per
parte del l'operaio e del datore di lavoro, lascerebbe fuori non solo la massima parte dei
nostri lavoratori agricoli, cioè la grande maggioranza della popol<:1z.1one operaia, riuscendo
anche più spiccatamente ingiusto nel Mezzogiorno. d'Italia, ma inoltre la quasi totalità
del le donne.
Occorre tenere presente che i I largo contingente che dà ai bilanci pubblici in Italna la im-
74
75
IL PENSIERO POLITICO MOOER'O
. consumi più necessari, equivale
pcs1z1one sui
. .
l
1
ad una forte tas~a di cap1taz1one, a q~.a e
ol princip~o generale che vuole l 1mcon t rasta C
.
· d. ·
· de
osta proporzionata ~g~1 aven l ~iascu~o '.o~
Pla necess1·t'a di speciali compensi equ1tativ1
. . a
nde
numero
e
delle
classi
disafavore d e 1 gra
.._
giate.
.
.
In vista delle difficoltà della s1tuaz; ~ne 11nanziaria si dovrà procedere a gradi ne attuazione della riforma, ~a o~c~rre non pertanto
muovere risolutamente i pnmi passi sulla nuo-
1
va via.
.
Calcolando all'ingrosso una popolazione maschia e femmina avente oltre 65 an~i ~i pressochè 2.200.000 aruimc (circa un sed1ces1mo del
totale). e togliendone il 25 per cento perchè
provvisti di qualche altra risorsa o mezzo d1
fortuna, o già pensionati o sistemati sotto varie forme, la spesa annua a cui si arnverebbe
a riforma compiuta, in ragione di 6 soldi al
giorno per testa, sale a circa 180 milioni. Con ciò lo Stato verrebbe ad impiegare direttamente a benefi.cio delle sole classi disagiate
l'intero provento annuo derivante in media all"erario delle gabelle sul sale e sul grano.
La somma è ingente, ma concentrando su
questo punto ogni maggiore sforzo, in modo
da frenare seriamente nel bilancio dello Stato
tutti gli altri aumenti di spesa non assolutamente indispensab.ili, è questa di I 80 milioni
una cifra cui si potrebbe pur giungere entro
un sessennio, pel solo movimento normale progressivo nell'incremento delle entrate.
Naturalmente lutto .ciò andrebbe coordinalo con le disposivioni regolanti l'attuale Isti-
tuto di previdenza e di assicurazione per gli
operai, in modo da non invadere affatto il suo
campo d'azione nè diminuire gli stimoli della
libera previdenza indi,·iduale, ma integrarne
invece l'opera benefi.ca e educatrice.
(27 settembre 1913).
30. -
ANCORA SULLE PENSIONI.
Per ravvivare nell0 animo dell'uomo del popolo la coscienza della propria solidarietà col
buon ordine dello Stato, non vi è nulla d1 più
efficace della prospetti\'a di una pensione, per
modesta che sia, per colui che ha passato i quaranta anni, perchè comincia a vedersela arri\'are vicina, e sa che uno Stato anarchico o fallito non gliela potrebbe garantire; per il gio\~ane perchè vede che ne godono i suoi vecchi.
1fa perchè l'istituto delle pensioni popolari
di Stato possa produrre i suoi effetti politici
e sociali, col maggior cointeressamento morale
del popolo alla vita ordinata dello Stato, occorre che esso soddisfi. ad alcune condizioni.
Primo: che .esso abbracci tutta intera la popolazione, maschile e femminile, che non goda
di un determinato stato di agiatezza economica, subordinatamente alle sole condizioni di
età, di cittadinanza e di residenza da :fi.s5arsi
dalla legge, e senza distinzione di sorta nè di
genere di occupazione nè di altro.
Secondo: che non faccia dipendere in alcun
modo la pensione minima di Stato da condi
zioni di preventivi versamenti, liberi o forzos.i,
da parte del pensionando o di altri per lui; pur
77
-6
I
IL PE'\SI~RO POl lTICO ;\lOUER:->0
.
·n modo da non rallentare m
ndo rego l a t o i
"d 1
esse
l" t. ]" alla pre\ldenza md1v1 ua e.
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.
. h esso comprenda le generaz1om
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chr hanno già oltrepassato d1 molto o i p~co
cammin di no:.tra vita "• e c1oe
tl « mezzo del
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v:arcato la soglia e a \•ec.
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che a iano
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.
l
1...·
tempo della sua mlroduz1one o c 1e
cu11ezza a 1
. .
.
.
entro il prossimo venl1cmquenmo stiano per
varcarla.
. · · h d f
Sono appunto queste tre c~nd1z1om c e i ·
sostanzialmente 1l cancello delle
f erenz1an0
· · · d.
· n1
·
minime
di Stato alla vecchiaia in 10
pens1
d. "d l
gente da quello dell'assicurazione in 1v1 ua e,
sia libera sia obbligatona, presso una Cassa
nazionale di previdenza.
.
.
I due sistemi però non sono m anlagomsmo
necessario fra loro, lanto se s i tralt 1 di assicurazione popolare libera quanto di quella obbligaloria limitatamente ad alcune determinate
categorie; anzi dovrebbero e potrebbero essere
coordinati ,insàemc per potersi iintegrare a vicenda.
Si è cercato, cominciando dal ministro Nitli, di uccidere la mia lesi fi.n dal primo suo
nascere, con l arma dcl ridicolo. Ne ho sentito
or ora anche un piccolo accenno qui da un collega. Io sono diventato 1'uomo dei sci soldi.
:Ma il ridicolo non ha mai ucciso una buona
causa. Gli ebrei credellero d1 seppellire il movimento cristiano col ridicolo della corona di
spine e del « Rex J udaeorum », ma la nuova
dottrina sopravvisse lo stesso.
Il rispondermi: « sei soldi al giorno sono
pochi; meglio non dare niente i1 mi pare, non
so se ridicolo, ma certo ·inumano e leggero.
Semplifi.cai la mia tesi con una cifra bassa
di assegno giornaliero: Primo per non far lorto a molte diecine di migliaia di assegni vitalizi che dà oggi lo Stato, o che può dare o promettere a gran parte dei suoi iscritti la Cassa
nazionale di previdenza. Secondo: Per comprendere nel novero dei pensionati i tre quarti
della popolazione avente oltre 65 anni. Per arrivare a soli sette soldi, mantenendo ferma la
spesa complessiva, occorre scendere a meno dei
due terzi.
D~te che è ridicolo dare sei o sette soldi al
giorno, ma intanto quando il Parlamento, su
proposta del Governo (di cui faceva pur parte
l'onoreYole Nitti) in uno slancio di entusiasmo
patriottico e per celebrare degnamenle il cinquantenario della nostra redenzione politica,
ha voluto accordare un premio nazionale ai
centomila \'eterani poveri delle campagne del
I 866 e del i867, ha concesso loro centesimi 32,8
al giorno, purchè dimostrassero la loro condizione di poverlà e magari di .indigenza.
Perchè una parte di quei 'etcrani possa arrivare a godere una lira al giorno, occorre che
prima altri due terzi del loro numero siano
eliiminati dalla morte.
La media di tutti quanti gli assegni vitalizi
(circa 75.000) liquidati ai veterani d1 tutte
quante le campagne, al febbraio ultimo scorso
era di annue lire I 26. S5, cioè meno di setk
soldi al giorno. E notate che la moglie ,-ccchia
del veterano non riceve nulla.
E per arrivare a dare sci soldi al giorno di
pensione la Cassa nazionale di previdenza esige
(nè può fare altrimenti per ragioni tecniche)
78
IL PE!'SIERO POLITICO MODER1'0
che l'operaio pensionando a sessantacinque anni, abbia prima contribuito coi suoi versamenti,
di lire sei annue, per almeno ,·entisei anni ai
fondi dell'Istituto.
E per dare sei soldi al giorno (dico meglio
centesimi 32.8) per accidentale invalidità precoce dell'operaio, occorre che questi abbia prima contribuito per almeno cinque anni alla
Cassa e si sia iscritto prima dei oinquant'anni
di età. E a tutti gli altri che non arrivino a
soddisfare a queste condizioni vien dato molto
meno o nulla.
L'assegno vitalizio, sia pur tenue, che vorrei
che si arnvasse a dare a tutti i \ecchi indigenti,
uomini e donne, come pensione di Stato, va
calcolato in più di quella somma che essi possano ottenere coi loro versamenti individuali
alla Cassa di previdenza, per effetto della mutualità e del giuoco degli interessi composti,
aumentati dai concorsi che la Cassa stessa
passi loro, valendosi degli speciali proventi
normali che la legge le concede e dei frutti del
suo patrimonio accumulato.
Non è affatto mio intendimento di criticare
in qualsiasi modo l'operato della Cassa nazionale di previdenza, di cui lodo 1intelligente
amministrazione, ispirala a larghezza di vedute sociali; ma quell 'Istiluto deve necessariamente limitare la sua azione entro la cerchia
delle sue possibilità fi.nanziarie e tecniche.
Occorre pure non dimenticare che, per quanto la previdenza individuale sia una utilissima
e santa cosa e meriti di essere incoraggiata e
fomentata, i doveri dello Stato liberale e moderno sussistono anche cli fronte agli impre-
SON!\11'0
79
videnti e ai deboli, cioè a coloro che si trovano,
per le condizioni generali dell'ambiente sociale, nell'impossibilità materiale e mo1c:1.le d1
esercitare la previdenza. N'è ,·oi avete dato
meno diritti di voto e di influenza diretta sulla
cosa pubblica agli imprevidenti che ai previdenti; donde deriva perfino un alto interesse
politico che anche nei primi si sviluppi il sentimento del loro cointeressamento nella stabilità dell'organismo statale.
Quando si volesse, per risolvere il problema
delle pensioni alla vecchiaia indigente, affidarsi esclusi\'amente all'assicurazione obbliigatoria, che oggi funziona nel la Cassa nazionale
soltanto per alcune ristrette categorie di lavoratori, si cadrebbe nell'inconYeniente di lasciar
fuori, o di provvedere troppo insufficientemente, a meno di Yoler supporre un iperbolico aumento di spesa, tutta la popolazione che si
trovii già in età più vicina alla vecchiaia di
quanto non richieda il periodo tecnico di aspettazione, (normalmente ora calcolato a venticinque anni) e che non riesca ad abbreviarlo
pagando maggiori versamenti speciali (iii termine minimo attuale anche in questo caso è di
dieci anni).
Inoltre restano fuori dall'azione dell'assicurazione obbligatoria numerose classi di persone
il cui lavoro saltuario e non organizzato rende
materialmente impossibile ogni riscossione del
premio, nè direttamente da loro nè per mezzo
di una terza persona responsabile; e ciò implica l'esclusione dalla pensione di una gran parte
del proletariato rurale, date le condizioni di
fatto esis.tenti in Italia, e inoltre della gran-
SOl\Z..:ll\O
so
11 PE:'\StERO POLirtCO :\1001.;R'.\O
dissima maggioranza, se non della quasi totalità delle donne, il cui contributo di lavoro sociale per la masSiima parte si esplica entro la
cerchia delle pareti domestiche.
E non so vedere perchè si,a da provvedere al
pensionamento dell'uomo vecchio di preferenza a quello della donna vecchia, o perchè non
meriti uguale aiu.to il lavorante che deve sostenere la madre decrepita, di qudlo che mantiene il padre.
Difficil1issima poi l'organizzazione dell'assicurazione obbligatoria per l'ingente massa di
lavoro che si svolge nelle molteplici forme del
cottimo.
Ma era proprio questo il momento - mi son
sentito obbiettare da molti che pure ammettono l'importanza del problema - per sollevare una questione la cui soluzione, qualunque
sia il metodo che si adotti, non può non richiedere ingenti stanziamenti di b1 lancio? Quale la opportunità di attirare oggi l'attenzione
del pubblico sopra un tema, che anche nella
modesta e, secondo molti, ridicola misura degli esempi da me addoltati nella mia lettera
agli elettori, importerebbe, anche se si limitasse ~l_Ja sola m_ctà della popolazione (io supposi i tre quarti) che ha superati ii sessantacinque anni, circa I 20 milioni all'anno? dove
prenderli? E non potendo pro\ ''edere non è
meglio tacerne?
'
Non son_o di quest'a,' ic-,o. Convengo pienamente che il problema non potrà in nessun momento,. e , meno eh~ mai nell ora presente, risolversi d un colpo in tutta la sua vastcità; p~r
chè nè 180, nè 120, nè tampoco Go milioni pos-
81
sono ~ggi senz'altro stanziarsi a questo fme nel
b1lan~10 '. i:nentre premono pure tante altre imprescmd1b11i necessità cui è già arduo il provvedere.
Ma :11on pertanto urge fin da ora stabilire
ben chiara la 1?et_a cui dobbiamo giungere, e
fi.n da ora commciare a tendervi strenuamente.
S~nt_o par l~re da ?~ni parte di nuovi e grand~os1 _1a:1on pubblici, per bonifi.chc, per nuove
d1_r~tt1ss1me, per palazzi, ecc. ecc. ; di mezzo
mih~rdo ~i spesa per la soppressione dei pass~~1 _a l~vello ferroviari; veggo salti di 6o
m1hom di spesa normale e continua nel solo
bil~ncio. ~ell_a marina militare; e già si parla
dai tecmc1 di altri 50 milioni d1 aumento norma!~ occorrente per l'esercito; vedo in pochi
anm crescere d~ centinaia di milioni le spese
pe~ _la ~uro~az1a, e di diecine le pensioni per
gli impiegati. Tutte cose utili e in parte necessa~e_; 5ia pure; ma quanto a pensioni per la
vccch1a1a non vedo un soldo stanziarsi in bilancio, nè mes~ innanzi alcun piano posritivo
.fi._nanziario in cui se ne tenga conto per un prOSsimo avvenire. Persino per gli assegni ai veterani delle guerre nazionali si è provveduto
me~iante un debito con la Cassa depositi.
S1 parla, sì, genericamente di voler provvedere un giorno a tutto, con pochi soldi di spesa a carico dell'erario, per mezzo della Cassa
.Nazionale di Previdenza, ma anche a questa
non s1 dànno intanto nuove entrate che le permettano il graduale accumulo del colossale
patrimonio, di miliardi, di parecchi miliardi
che ci vorrebbe
per soddisfare, anche in parte I
\
a d un cosi vasto compito.
1
li L'e11siero Po:itico Jloder110 : Sonuiuo. 6
82
63
IL PE~SJERO POll'r!CO :1-tOOf.R'\;O
Procediamo pure a gradi al pensionamento
popolare di Stato; si cominci pure dai soE \'Cri
miserabili; magari dai soli sprovvisti di qualunque appoggio famigliare, per procedere poi
progressivamente ad allargare o:i I campo di azione della prov' idenza statak. Ma se si vuole
arrivare un giorno, e in tempo non troppo lontano, alla rnèta agognala, occorre incaminarsi
risolutamente fin da ora 'crso di essa; avendo
ben presente che non basta provvedere a che
possano profi.ttare dcl nuo\ o regime le generazioni che hanno ancora dmanzi a sè in prospctti,·a la miglior parte della vita.
(10 dirembre 1913).
3 I. - DAZIO SUL GRANO.
In materia di dazi io non credo che vi siano
regole assolute. DO\c s1 protegge ad alta pressione, come oggi si fa da noi, l'industria manufatturiera, non si può, data una lunga crisi
acuta all0 industriia agricola, data la immensa
difficoltà di sostituire utilmente e in breve
tempo altre culture a quella dei cereali o di
intensifi.carc la produzione stessa dei ~ereali
.
'
m modo da poter concorrere ,-ittoriosamente
con gli altri paesi più avvantaggiati dalla natura o dalle circostanze, non si può, dico, pensare a togliere in breve termine e in via nor~ale o~ni protezione alla granicoltura, ove non
s1 ~ogha aumentare del cento per cento la mi~1:1a nelle popolazioni rurali delle provincie
p1u bersagliate dalla fortuna, e vedervi raddoppiata l'emigrazione .
. P.e: l'economista teorico, per il liberi5ta umanitarnsla, la teoria del « lasciar fare e lasciar
passare li torna sempre; poichè per lui è indifferente che un milione di persone lavori in
Italia oppure in America, purchè da una data
somma di lavoro si ottenga un prodotto maggiore. Se si spopoleranno le campagne del N apolitano, si popoleranno quelle dell'Argentina
e della Patagonia, e l'umanità, nel suo complesso, non ha da preoccuparsene. Per il Padre
Eterno sarà lo stesso; la teoria non fa una
grinza, e come dice\ a I onorevole Ciccotti, il
mondo va da sè.
:\fa per chi ha il compito di governare un
singolo Stato, la questione si nresenta molto
diversamente.
l\ll'Ingh~lterra sola può forse apparire come d'interesse secondano il veder andare in
rovina l'agricoltura interna e spopolarsi le
campagne, pur di favorire le sue industrie,
perchè essa almeno offre in compenso ai suoi
contadini emigranti, terreni e ricchezze nelle
sue proprie colonie lontane. Noi nol possiamo.
Certo !°intromissione dello Stato a tutela
degli interessi dell'agricoltura, crea speciali
doveri nel legislatore di \'igilare a che questi
vantaggi, che da lui sono arrecali all'industria
dei campi, ,·engano risentiti equamente da
tutte le classi che sono addette alla produzione
protetta. Onde risulta accresciuto e precisato
Jl compito del legislatore di occuparsi dei contratti agrarii, dei freni all'usura, ecc.
(20
m:irzo rqo 1).
84
32. -
IL PE'- S!P.RO POLITICO ~OOP.R'\0
L A SIT
l.' AZIO"lE FINANZIAPIA C: I RILANCI
LOCALI.
difelto maggiore che si riscontra in tulla
11
,
del Governo durante gli ullimi anni è
.
. à a·
l opera
deficienza di ogm larghezza cd umt i pro1
oa mma , e l' assoluta mancanza
.,,ra
.
. .dii coordina. .
·
ne
e
di
conseguenza
d1
ogni
azione
amm1mz10
.
.
.1
1
s tr ativa e di ogni riforma legis ativa
.
. verso 1
conseguimento di alcuni c1etermmat1 mtent1
generali.
.
Invece si è cercato soltanto di riparare giorno per giorno alle falle del momento e di far
tacere chi più grida, non badando affatto ad
evitare che il rimedio dell'oggi non inasprisca
qualche maggiore piaga pel domani, o non
ostacoli una più completa e radicale cura dell'intero organismo.
Così l'abolizione del dazio consumo sulle farine fu congegnata in modo tanto infelice da
rendere assai più difficile in avYenire ogni
larga riforma dei tributi locali, ed insieme di
quelli erariali. Il bilancio dello Stato fu aggravato di una spesa fi.ssa di oltre 26 milioni,
mentre si nusciva a togliere ai bilanci comunali, e specialmente a quelli meridionali, per
cui quel dazio rappresentava una delle maggiori risorse, ogni elasticità di entrate, di fronte al continuo aumentare delle spese col crescere della popolazione e dei servizi.
Cosl mentre lo Stato negli ultimi anni ha
accresciuto la spesa ordinaria del bilancio d~
oltre 150 milioni per solo ele,·amento degli
85
stipendi dei suoi funzionari, indipendentemente dall'aumento del loro numero, tale riforma è stata condotta in modo da ostacolare
per l'avvenire, invece che facilitare, la tanto
invocata trasformazione della imposta sulla
ricchezza mobile e la riduzione delle eccessive
aliquote.
Le condizioni attuali del bilancio si mantengono discrete dopo una serie di anni di eccezionale prosperità; ma l'orizzonte non è del tutto
sereno. Ad eccezione di un maggior provento
per l'ingrossata importazione di grano e di un
aumento nei ruoli della ricchezza mobile, le
entrate sono nel loro complesso stazionarie, e
le tasse sugli affari mostrano anzi una diminuzione.
E intanto giova riflettere che oggi l'Erario
fa fronte all'intera spesa per le costruzioni ferroviarie e a quasi tutta quella pel riattamento
del materiale e delle linee mediante emissione
di debiti, berichè agl'intenti finanziari il nostro capitale ferroviario non possa ormai ritenersi fruttifero fuorchè in piccolissima parte,
e anche tale residuo di reddito vada progressiYamente assottigliandosi.
Nell'ultima esposizione finanziaria non si fa
cenno dei mezzi con cui si intenda far fronte
agli inevitabili ed urgenti aumenti nelle opere
per l'esercito, ordinarie e straordinarie; - e
d'altro canto gl'impegni già assunti per la marina e le ini:ziiate costruzioni implicano pure
una ~pesa effettiva annua maggiore di quella
stanziata, ove non si voglia provvedere a tutto
con debiti più o meno coperti, far nascere le
navi già invecchiate.
S6
IL
l'E~SIERU
1'01.ITICO
:\egli otto ultimi anni di eccezionale prosperità economica e finanziaria il Governo non
ha saputo, all'infuon della automatica diminuzione dcl debito dcl Tesoro, creare la minima riscn a pci giorni meno liel1, mediante
la progressiva riduzione delle aliquote e delle
tariffe sia delle tasse sul movimento degli affari, sia dci dazi cli natura propriamente fi.5calc, sia sovrattulto delle nostre !imposte dirette.
E' oggi questo, d< Ila cccessi\'a elc\'atezza delle
tariffe e delle aliquote, il maggiore vizio organico della nostra finanza, che le toglie elasticità e \'igon:, mentre inceppa la produzione
stessa della' ricchezza nazionale e ne ostacola
.jJ movimento.
E nemqieno si è fatto alcun passo verso la
risoluzione dcll'allra gravissima quest~one che
batte alle porte, quella della migliore sistemazione delle finanze locali.
Abbiamo veduta invece proposta dal Governo una legge per cui si caricano sugli enti locali, pel mantenimento dell'infanzia materialmente o moralmente abbandonata, nuovi oneri
per un totale non inferiore ai 20 milioni all'anno, senza il menomo accenno ai mezzi con
cui essi dovrebbero far fronte al nuovo peso.
E' passato purtroppo 11 momento più propizio per una radicale n5oluz1one del complesso
problema dell'assetto normale dei bilanci pro\·inciali e comunali, che implica fatalmente notc\'Oli concessioni da farsi agli enti locali per
parte dello Stato, rrilasciando a loro vantaggio
!>ia la quota dei propri centesimi d'imposta
sui ten-eni e sui fabbricati, sia dci dazi di consumo governativi, e un più largo ricorso alla
87
SO'\'.\J'.\'O
~10DER:\O
impo5ta sul \·alore locativo in sostituz10nc della
tassa dii famiglia, che rappresenta una vera
imposta complementare di Stato, in quanto
contempla l'intera entrata nelta globale del
cittadino, qualunque sia la proven~enza.
Non è però possibile rinviare più oltre ogni
provvedimento di sollievo delle finanze locali
ccl è di somma ~mportanza per tutta l'economia
frnanziaria e sociale della nazione che tale
questione venga trattata in relazione con 1 indirizzo che si voglia dare alla riforma generale
dei tributi erariali.
(Agli elettori,
33 · -
20
febbraio 1909).
IL BILANCIO DELLO STATO.
Lavorando strenuamente per la soluzione
dci problemi fondamentali interessanti. la incolumità, la civiltà e la pace interna del Paese,
non dobbiamo però ma1 dimenticare la suprema necessità di mantenere costantemente saldo
il pareggio del bilancio dello Stato, senza il
quale non vi può essere alcuna garanzia di un
progresso durevole e continuo.
In un regime libero ciò richiedt! un largo appoggio dell'opinione pubblica, che dia al Governo la forza di contenere ogni spesa meno
urgente ·e di appl~care tutti quei gravami che
risultino indispensabili per far fronte agli mcalzanti bisogni.
Ma perchè il Paese presti costantemente un
tale appoggio, occorre che esso possa in ogni
momento rendersi chiara ragione della situazione :finanziaria nel presente e nel prossimo
88
lf
l'E:\SIE!Ul 1'0! !T!CO '.\fOOT'R\O
a\ venire, - e per ottenere ques.to . urge. re~~
dere più semplici e sinceri i nostn btlan~1 , piu
accessibili e comprensibili al comune de1 mortali.
Non basta che le cifre riassunl1ve siano contabilmente esatte; bisogna che abbraccino e
rivelino chiaramente tutli gli elementi che co
stiluiscono il pareggiio di competenza tra l'entrata e la spesa pubblica. E negli ultimi anni
ci siamo allontanati sensibilmente da questa
via di salute e di verità: - Conti correnti
speoiali del Tesoro, per cui la spesa riesce a
ricomparire pure come entrata e figura per una
minima parte o punto nella competenza dell'esercizio in cui viene impegnata e magari pa
gata; - conti e fondi e casse speciali senza
fine, che irendono possibili ingent·1 indebitamenti dello Stato senza che le cifre capitali
compariscano mai nel bilancio normale; - figurative anticipazioni o posticipavioni d1 stan
ziamenti fatte per solo comodo di scenografia
parlamentare; - tutti questi ed altri jnfiniti
artifi.cii contabili, anchr indipendentemente
dalla loro azione lenta ma costante a danno
del credito nazionale, non sono certo atti a
mantenere efficacia e sincerità al sindacato par1.~mentare s~l maneggio del denaro pubblico.
smdacato gia reso così arduo dal continuo ed
in. part~ .mev1tabile moltiplicarsi e svolgersi
dei serv1z1 che disimpegna Io Stato.
(27 settembre 1913).
POLITICA ESTERA
E QUESTIONI COLONIALI
34· -
LIBRI VERDI.
Alle nostre pubblicazioni ufficiali cli docllmenti diplomatici converrebbe forse piuttosto
che :il colore verde, simbolo di vita e di ~pe
ranza, la tinta delle foglie secche, poichè esse
arrivano sempre ad illuminare l'opinione pubblica a questioni arciesaurite e compromesse, e
quando lutti vi hanno già messo una pietra sopra.
Difatti riguardo all' occupazione francese
del beylicato di Tunisi, avvenuta nella pnmaYera del I 88 r, il Parlamento italiano non ha
ancora, a tutt'oggi, avuto dinanzi a sè due righe di documento ufficiale per poter giudicare
della polit~ca del Governo 111 questa questione,
durante gli 'Ultimi anni.
Si ritiene opportuno da noi consideran le
questioni co.me aperte, fìnchè non svaniscnnv
talmente che non resti proprio pit1 nulla da
decidere.
(10 marzo 1883).
SON,INO
02
IL PE\'SIERO POI ITICO l\lOOER:'\O
35· -
TRIPLICE ALLEANZA.
Iu m1 dichiaro m massima favorevole a quel
sistema d'alleanza cogli Impcn centrali del! Europa che l'onorevole m1111stro profe:>sa d1
avere .adottato; mi dichiaro favorevolissimo
ad un più stretto accordo con l'Inghilterra,
come caldeggiato dall'on. Morse! lt, m lutto oiò
che non implichi un contrariare gl'inlcnl! dell 1
nostra alleanza coll'Austria e colla Germania.
( 10
36. -
mar lO 1883)
L'ITALIA E IL MEDITERRANEO.
(CO:'\TRO LA POLITICA ESTERA DEL l\ll'\IS1aO \1,\:-., 1 I' 11
.. . Da tutto ciò parm1 risulti che se per l'In
ghilterra, la Germania e l'Austria siamo o vogliamo essere alleati, ci 5iamo dimostrati alleati àntelligenti, incapaci materialmente e moralme.nte di qualsiasi cooperazione efficace, ma
pronti ~mpre alla rassegnazione .finale, per
amore d1 pace, di ordine e dei buoni principii.
In. che consisterebbe dunque }"alleanza qual'è
prat1.cata dall'onorevole Mancini? Nell'esser..:
?ons1derat~ come un paese dal quale nulla vi
e da. speraire e nulJa da temere, nell'aver fatto
a ~ ier.ma una Yisi ta reale che non ci è stata
re.stitu~l~, nell'essere ridotti, come programma
d1 politica estera, a mantenere l'ordine a casa
nostra; pel quale ufficio semplicemente doveroso, nes.suno. si. ritiene obbligato verso chi noi
ad ec~ez~onah .riguardi, a comunicazioni confi.de:iz1ah, a dimostrazioni di vera stima e fiducia.
•
93
Una politica d1 alleanza siffatta è una alienazione gratuita della nostra libertà; non solo
non giova ai nostri interessi, ma ci sottopone
piedi e mani legate a dnsegni che non ci ve~
gono rivelati, ed a scopi cui siamo estr~ne1.
Non essendoci nè concerto nè cooperazione,
non vi è, nè vi potrebbe essere, partecipa~ione
effettiva ai vantaggi. Non vi è eguaghanza
tra chi sa e chi ignora, tra chi è pronto e chi
non è. Non vi è nè profitto nè dignità in una
tale situazione. Ed anche i più caldi partigiani
dell'alleanza, quale professo di essere io, la
respingerebbero, ove dovesse ridursi~ come si
riduce per opera vostra, ad una di~denz.a
cieca e forzata dai di5egni dei nostn alleati,
che si svolgono a nostro dispetto, perchè non li
intendiamo, ed a cui pur dobbiamo. in ul.timo
sottoporci, quando è passata per noi ogm opportunità per trarne profitto.
Come si riesce a spiegare tutto questo? ..
E' che quella politica alla giornata, politica
di equilibrio o di ripieghi, che fu per tant.o
tempo la caratteristica dell"onorevole D;pret1s
anche all'interno, è sta~a pur quella dell ono:evole Mancini all'estero; ma con questa sola differenza che mentre l'onorevole Depretis è
'
,.
maestro nel giuoco, e non ha all interno competitori che possano lotta:e con lui, ~'onorevole
~fancini non ha saputo gmocare, e .s1 trova per
di più di fronte ai primi giuocaton d'Euz:opa !
E ~l risultato ne è che, mentre l"Itaba, a
nome dei grandi principii, si trova,. non. ~he
priva di qualsiasi vai:itaggio, lesa nei suoi mteressi più importanti, quando ~utte le altre
potenze europee si rinforzano e s.1 allargano, è
94
li.. PF.'\SIERO POl lT!CO )100P.P.'.'0
di lui appunto, per colmo d'ironia, che più si
50spetta e si diffida, a parte la 'crnice delle
stereotipate cortesie diplomatiche.
E perchè? Perchè è ragione di debolezza prr
se stessi, ed argomento di sospetto per gh altri, l'avere una politica che manchi d1 un ohbietti\'o chiaro, preciso, costante.
hno al 1870 qucll obbicttivo c'era; la costituzione della unilà e dell'indipendenza nostra.
Ogni altra mira dove\'a essere subordinata a
ciuesta. Chi a questa gioca\ a era nostro amico;
chi le nuoceva era nemico; qualunque fossero
i suoi disegni riguardo ad altri interessi nostri in Europa o nel Mediterraneo. La questione
era per noi di essere o da non essere. :\fa fatta
l'Italia, non possiamo p1t1 fare astrazione.
nelle questioni che si svolgono intorno ad essa,
dal sommo intere!:>'se che ha a che venga adottata l'una piuttosto che 1altra soluzione.
Nel I 870 le condizioni politiche del Mediterraneo erano molto diverse da quelle che
sono oggi: possiamo noi contentarci di ripetere
la solita frase, vuota e generica, che l'Italia
« è, e vuol essere un prezioso elemento di pace
e d'ordine in Europa >, come sufficiente programma di condotta, che rassicuri gli altri
.sulle nostre intenzioni?
. Dobbiamo, e di fronte all opinione pubblica
interna, perchè da essa possa venire forza ed
appoggio all'azione governativa· e di fronte
a~l' opinione al~' ester?, per evita;e le ingiuste
diffidenze e le !lmmentate ostilità, determinare
u.na :olta quali sono, nella grandiosa fase stor:ca. m oui ci, trovi~mo,
vere nostre aspiraz10n1, quale l avvenire cui tendiamo con ogni
0
I:
95
sforzo, quale il \ero nostro ideale pratico;
onde nsult1 chiaro a lutti, a quali condizioni
hi può a\·ere cieca fiducia in no1, in quali questioni non ci riteniamo mteressati direttamente, e in quali altre mvcce siamo risoluti a sostenere i nostri .interessi 11nguzbus et rostns.
L'Italia. non può e non può volere disinteressarsi delle condiz10ni politiche del Mediterraneo; non può avere le stesse mire, la stessa
pohti~a, sia che le si chiudano o no gli sbocchi
a1 suoi commerci, e le si restringa o no il campo
all'emigrazione dei suoi lavoranti e alla concorrenza dei suoi industriali, e le s1 tolga ogni
speranza di un grandioso a\ \'enire coloniale.
Gli avvenimenti prec1p1tano. La Russia e
l'Austria si yorgono la mano per avanzarsi,
1 una al!~ nve del Bosforo, l'altra dell'Egeo.
Il leone inglese ha posato la zampa sull'Egitto,
e non saranno le vostre piccole risorse ed <innocue punture di spilla che gli faranno disserrare gli .artigli.
. La Francia comanda a Tunisi ,
e orai:na1 ogni nostra opposizione a quella occupaz10ne non appare più senonchè una fanciu llagg:ine. Tutti rispettano il Marocco, come
cosa che tocchi prima o poi alla Spagna.
E l'Italia ? Riassume tutta la sua arte di
Stato nel motto: inertia sapientia; proclama ai
quattro venti grandi e \'Jrili propositi, e si ritrae per pochezza d'animo quando altri la prende sul serio, e le stende la mano invitandola
a tradurre le parole in azioni; protesta, ingrossa la voce, ma senza volontà di operare, e
compendia in ultrimo la sua poljtica nel ripetere a sazietà, come spiegazione della sua eterna rassegnazione, che essa è, e \'ltole essere un
S0'\~1:-.'0
IL P!!SSIERO POLITI C
O MOOl!.R:'\0
'
96
.
d'ordine; costretta, P<::r tutccessi di comp1acers1
elemento d1 pace e .
. suoi insu
'
to conforto a1
t se dirette all' onoreomphmen
o
d 1
delle paro 1e e
tecruca dalla ip10. per cortesia
• .
. .
vole :tvianeno,
. .
ah esten uffic1os1.
mazia ufficiale o dai g1orn. nazionale palisce
.
l amor proprio
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·amo scontenti, ed abbiamo
di tutto questo; e sit tt. sanno che saremmo
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~ poichè, non i sè ed offese nel loro amo~
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.
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questi diffida di noi e e e eltamente quale
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. fi.ssa a1 nostri desie non nuscen
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sia la mela che abb1a~o. pr~
uindi alla nod
<l ·· alle nostre amb1z1om, e .q.
eru,
h cosp1namo a anno
stra politica, sosp~tta c. e
ti difficili per
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d . l · che aspettiamo i momen
i
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la e non ere e
emfargli il ricallo col ferro a a go .'
. . e f a vot i r)er 1l nostro .s d1
alla nostra am1c1z1a
.
pre maggiore m d eb o 1imen to ' come garanzia
sicurezza per sè.
e-ta seconda
È tempo oramai di por fi.ne a qu ::.
d Itamaniera della politica estera del regno t tto
· · ·ina V\·eduta. ' e sopra
u
lia; a qu~ta politica
usillainconseguente, perchè van~glonos~. e ~o ma
nime. che non è politica d1 raccog imen ' r'
di Yerbosa
impotenza, che s1· ere d e o perosa
.d 1pedi
chè è faccendiera, che ha p~r so~o 1 eaa~corfare la parte d 1. mezzano fr·a ·"• terzi • non
SONNINO
97
gendosi che le mediazioni, per essere efficaci
ed utili e dignitose, debbono essere condotte
da un mediatore di forza almeno uguale a
quella delle parti che si vogliono accordare.
(10
37. -
marzo 1883).
LE ASSEMBLEE E LA POLITICA ESTERA .
Le questioni estere mal si addicono alle nostre discussioni, e specialmente alle nostre deliberazioni di natura politica.
Non sta alle Assemblee politiche di precisare la condotta politica da seguirsi in una determinata questione. Per poterlo fare con serietà bisognerebbe conoscere tutte le minute particolarità delle no5tre relazioni diplomatiche; e
queste non le può avere in mano che il potere
esecutivo.
(12 aprile 1897).
38. --. ITALIA E GRECIA.
(PER LA Q!jEST!O~B DI CRETA).
Parrebbe che dovesse essere una cosa utile
alla pace di Europa il togliere appunto le diffidenze degl'insorti e dei greci, diffiderize che
sono la maggior difficoltà da vincere, facendo
apparire che l'Italia era francamente fìlellena,
che l'Italia era quasi la rappresentante degli
interessi fìlelleni nel concerto europeo.
Ciò non vuol dire che si dovesse far sempre
prevalere il solo interesse della Grecia su qualunque altro ri.nteresse da salvarsi mediante il
concerto europeo, e che di questa prevalenza si
Il Pensiero Politico Moderno: Sonnino - 7.
Q8
TL pf.~SIF.:RO POLITICO ~!~R'\0
facesse condizione assoluta alla no!>tra ~a
l concerto stesso, 0 alla nostra ades10.
nenza ne
.
. .
.
alle sue finali deliberazioni, ma 1mp11ca 1a
ne rt ·tà di far meglio risaltare da quale
,
.
oppo u01
.
sentimento eravamo mossi; e .1 ~~ e il moarsi coerenti ai propri princ1p11 giova sempre
st r
.S .
al credito e dei privati e degli tat1.
.
Per molb anni la Francia è apparsa in Europa come il principale ra~presentant~ ~ difensore degl' interessi morali ,e ~atenal~ della
Grecia. Adesso essa non puo p1u darsi questo
còmpito perchè troppo legata dalle sue alleanze. A me pare che se l'Italia avesse potuto assumere e affermare questo carattere e qu~to
còmpito, oltrechè avrebbe meglio corrisposto al
sentimento interno pubblico, avrebbe fatta cosa utile per lai pac.e generale, ed almeno la
Grecia, cedendo, avrebbe sentito di avere una
nallione amica nel concerto europeo e pel sostegno delle sue ragioni nel periodo delle discu.s.sioni e pel mantenimento delle deliberazioni
che le suonassero favorevoli. Gli Stati balcanici stanno quieti, perchè sanno d'avere più d1
un a.mlco che rappr~cnti
loro interessi nel
concerto europeo.
( 12 :iiprik- 1&J7).
39· -
L'ESSENZA DELLE ALLEANZE.
Se volgiamo la mente alla situazione internazionale possiamo, in mezzo alle preoccupazioni dell'ora presente, guardare con simpatia
gli accordi e le intese tra terzi Stati che tendono ad assicurare la pace generale senza ledere alcun .interesse nostro, togLie.ndo ogni occasione di attrito tra. le potenze con cui man-
SONNINO
99
teniamo e desideriamo di mantenere migliori
rapporti.
La Triplice alleanza ha continuato a contribuire efficacemente durante gli ultimi anni al
mantenimento
della pace generale·, essa non
.
.
minaccia nessuno, e non offende i diritti di
nessuno; e non è stata mai di ostacolo alla
maggiore cordialità di rapporti di ciascuna
dell~ parti coi terzi: è desiderabile quindi per
ogm verso che la diplomazia trovi modo di
~issipare al più presto ogni lieve dubbio, malmtes~ o sospetto che possa ess.ere sorto tra gli
alleati, e che si ristahiliscano presto tra ~l nostro. govem~ e. i reggenti dell" Impero vicino
quei rapporti d1 fiducia e di cordialità che tanto agevo~an<? la soluzione di ogni più complicata o d1ffic1 le questione.
E a questo riguardo occorre innanzi tutto
eh~ noi Italiani. ~i. persuadiamo, - e chi più è
ammato da . sp1rut1 patriotici tanto più se lo
deve tenere in mente, - che coi comizi clamorosi e più che mai con le dimostrazioni davanti
alle irappresentanze straniere, non si viene che
ad ostacolare la difesa dei nostri anteressi all'estero, ~imi_nuendo ovunque il prestigio del
paese e .nsch1~ndo di esporlo a giu~tificati per
quanto incresciosi richiami.
Le alleanze non possono essere tenute insieme durevolmente dal solo elemento negativo
d l .
,
e tunore dell'alleato. :.J°on sarebbero sincere
quando apparissero forzate e non libere. Esse
d~bbono avere un contenuto positivo di affinità
di ved~te sopra le principalti questioni di comune interesse, e di reciproca solidarietà di
fronte ad alcuni determinati fini cui mirino
IL PBNSIERO POLITICO lLODKRNO
. E i·
...!~
. 1armen te i· due contraenti. . arte w
artico
1 cercare e trovare quel giusto punp
Stato sta ne
.
1
.
. .b .
di componimento tra e vane
to di eqw1i no e
.
. .
onistiche e le vane competmoru
tag
ten d enz.e an
'
1
. d
. che renda l alleanza e. o scamd1 ue popo 11•
·1· '
bievole appoggio di evidente uti ita. 'pe~ enp1u ...
sicuro
tram b i,. o lt rechè costituire il . pegno
.
cord1ahtà
ed
am1cma.
.
eci'proca
e durevo 1e d i r
·
L'Italia, ancorchè volesse adottare la poh. d e 1 pi'ù stretto raccoglimento,
t.ica
.
. non potreb·
·
..
teressarsi
mai
da
tutti
gh
avvemmentl
be d isan
· 'b · dell f
e. orze
che tocchino comunque l'equih no
tOO
nel bacino del Mediterr.aneo; on~e . diventa
., desi'derabile• per la vitalità
e . la
ognora piu
,
sincerità delle sue alleanze, che l ~ccordo !~vesta anche siffatte questioni' assacurando il
mantenimento della situazione attuale.
(Agli dettori,
20
febbraio JCìO<J) .
40 . _ LA QUESTIONE MILITARE.
Non dobbiamo essere nè militaristi nè antimilitaristi ma sostenàtori, come Italiani, di un
'
.
esercito forte e sempre pronto ai cimenti.
Non dobbiamo volere nè il militarismo nel
senso di qualsiasi predominio o speciale privi~
legio dell'elemento militare (e in Italia n_on. vi
è stato mai alcun cenno di ciò), nè l'antim1htarisrno che osteggi la valida organizzazione·
guerresca del no!>tro paese, indispensabile per
garantirne la incolumità territoriale e per la
difesa dei suoi più vitali interessi.
Ogni azione e propaganda che miri all'.indebolimento dellJesercito signifi.ca oggi volere la
servitù e l'avvilimento dell'Italia.
SONNINO
101
L'esercito è parte inscindibile della nazione
unita e libera; è l'orga.niizzazione della sua forza di difesa secondo le imperiose necessità dei
tempi, che richiedono una lunga preparazione
morale e materiale; è la condizione imprescin·
dibile di ogni v.ita nazionale dignitosa e rispettata; è il braccio dello Stato, pronto a tutelare
gli interessi legittimi e vitali del paese sia considerato nella sua collettività, sia nei singoli
suoi cittadini dentro e fuori del confi.ne; l'esercito in una parola rappresenta a un tempo
lo schermo da ogni prepotenza dello straniero
e la garanzia del vivere civile e ordinato allo
interno, nell' .interes$e della sicurezza e della
libertà di ciascuno.
Troppo tempo si è perduto negli ultimi anni
a ragionare delle defi.cenze delle nostre difese
milita.ni., senza mettere mano arditamente ai
ripari, ed ogni ulteriore indugio equivarrebbe
al voler porre a repentaglio i più sacri interessi
della patria.
Urge provvedere attivamente alle opere indispensabili per la difesa dei confi.ni, e completare l'armamento dell• esercito, troncando
una buona volta le .interminabili indecisioni
dell'alta amministrazione militare e stanziando
nel bilancio, senza meschine fi.nziioni contabili,
tutta la spesa che occorra.
Siamo in un periodo di lransizione e di giornaliero progresso nella costruzione delle armi
e del materiale guerresco; onde non è possibile
fare programmi che dilwiscano sopra un grande numero cii esercizi fi.nanziari il totale della
spesa che s'intende effettuare per l'arredamento
degli strumenti di guerra entro un termine
so~:-:1~0
102
IL PE:\SIERO POLITICO MODER'\0
breve. Se 5i vuole mantenere una finanza sana
e sincera e insieme un esercito forte, è una necessità del tempo nl pagare rapidamente coi
mezzi effettivi del bilancio, non meno che il costruire celeremente.
La maggiore agevolezza e rapidità delle
comunicazioni, i più intensi scambi commeroiali, le condizioni generali di pace, l'aumentato spirito di avventura, i sentimenti più cliffosi di uguaglianza e di umanritarismo, tutto
spinge a facilitare 1emigrazione e cil li\·ellamento delle condizioni generali della vita tra
tutti gli Stati anche i più lontani. Onde non è
più con l'incrudimento delle sani.ioni penali
verso i renitenti, o con la pres5ione di tasse
sugli esentati dalla le\ a, che si può efficacemente controbilanciare la forte attrazione dei
paesi senza coscrizione mil~tare di fronte a
quelli che richiedono tale grave prestazione ai
loro cittadini.
Dobbiamo quindi procurare di alleggerire
per quanto possibile ii l peso che ne deriva a chi
presta. servizio sotto le armi e insieme alla 5\la
f a.r:1i~lia, anzichè intensificare le pene verso
chi si sottrae . ai suoi obblighi militan · e ciò
no~. per questione di solo sentimentalismo o d1
s?m to de:riocratico, ma per una esatta valutazione pratica delle forze positi\·e d ello Stato e
della efficacia della sua azione di fronte al le
nuove condizioni sociali, politiche e morali del
tempo moderno
E poic
. h'e dal!
. ' allro canto la necessità d1
avere
. , . numeros·
.
1 cont.mgenti· annui· s1. fa sempre
p~u imperiosa, cSiigendo una maggiore restrizione delle '-"sc112 1' 0 n1· d a 1 scrv1z10
· · per ragioni
· ·
.
103
di famiglia, omorre non tardare più oltre a
ridurre la. ferma sotto le armi a quel massimo
periodo biennale che è orma.ii stato adottato
dalla maggior parte degli eserciti 5tranieri.
Va .insieme assicurato il più frequente e regolare richiamo sotto le armi, ·a scopo di istruzione, delle varie categorie ; sopprimendo pure
quella facoltà che la legge oggi consente al
Miaistro di rimandare le classi in congedo innanzi tempo, facoltà di cui si è troppo .spesso
abu5ato negli ultimi anni, con grave danno
dell'istruzione, per volgere ad al tri usi le wmme che il Parlamento destina alla forza bilanciata.
Ma tutte queste misure non basterebbero a
dare sufficente vigore al nostro organismo militare, se non vanno accompagnate da quelle
riforme negli ordinamenti che valgano a rianimare la fiducia dell'esercito nei suoi capi,
mediante l a introduzione di una più larga e
sempre più rigorosa selez10ne negli avanzamenti dal grado di capitano in 5U.
1
(.'l g /1 elellori, 20 febbraio i900).
41. -
ARMAMENTI.
Senza una adeguata preparalJÌone militare
non vi è alcuna politica estera possibile, fuorchè quella della passiva rassegnazione a tutte
le iatture e a tutti i dispregi. Se pure l'Italia
volesse e potesse ridursi ad una politica di assoluto raccoglimento, es~a dovrebbe a fortiori
mettersi in condizione di provvedere da sè alla
propria difesa territoriale, e di poter far pesare
104
IL PE:\SIERO PO! ITICO )[OOER~O
nella bilancia internazionale la sua eventuale
amicizia o nem101zia.
Anche i buoni accordi internazionali, le alleanze più strette, non giovano se non accompagnati da un reciproco nspetto; ed una condizione di disarmo o dri impotenza militare li
farebbe degenerare ben presto in rapporti di
forzata dipendenza, informati di qua da paura
di là da disistima.
Si può essere ri~>oluti, onorevole TuTati, a
non provocare ma.ii nessuno. Ma di non essere
provocati mai, nessuno può essere sicuro; e per
rendere la cosa almeno molto improbabile, bisogna essere armati.
La stessa neutralità sistematica (e ciò ammise lo stesso onorevole Turati nella fine del suo
discorso, conlraddicendo alquanto alla sua prima proposizione) la stessa neutralità più sistematica che non voglia sapere di 5ervitù, non
può avere che un solo motto: N emo me impune
lacessit.
(I2 giugno 1909).
42. -
SPESE MILITARI.
Gli avvenimenti svoltisi negli ultimi due anni !illustrano chiaramente quali possano essere
per uno Stato le disastrose conseguenze di una
insufficiente preparazione militare 5ia per terra
sia per mare; - e le condizioni moderne della.
guerra rendono impossibile ogni improvvisamone in siffatto lavoro di organica preparazione.
.L'Italia z:on può appartarsi, in questa . quest10r:e degli apprestamenti guerreschi non più
che m qualunque altra, dalla corrente generale
SONNINO
105
dominante in Europa, anzi nel mondo intero;
corrente che probabilmente, per quanto sovratutto riguarda gli armamenti marittimi, trarrà
un nuovo impulso dalla prossima apertura del
canale di Panama.
Si tratta anche qui, come dovunque, di una
questione di mi~ura. Certo sarebbe follia l'esagerare nelle spese militari non tenendo la debita proporzione tra queste e le risorse generali del bilancio e del paese; - non giova fare
uno sforzo che non si possa poi sostenere durevolmente senza pericolo per la salute generale
dell organismo ~ociale. Ma follia non minore
sarebbe il non tener conto delle imperiose necessità dei tempi che volgono fortunosi. Quando tutte le nazioni armano fino ai denli, nessun uomo di Stato, per pacifi.sta che sia, potrebbe assumersi la responsabilità di tenere disarmato il proprio paese.
Non guerrafondai dunque, nè sognatori di
neutraliità svizzere applicate ad una nazione
di 35 milioni posta in una situazione geografi.ca
quale la nostra; non megalomani nè micromani; - tra gli estremi siede in mezzo il senso
comune.
Tra le spese che deriveranno dall' aumento
degli armamenti e dalle maggiori richieste di
uomini chiamati a prestare senrizio militare,
occorre annoverare glii stanziamenti necessari
per poter sussidiare normalmente, durante l'intero tempo della permanenza sotto le armi, sia
pel periodo ordinario sia per chiamata straordinaria a scopo di istruzione o altro, le famiglie dei mil!:itari che non godano di condizione
agiata di fortuna.
106
IL PEl'Sl'ERO POLITICO MOD'E.Rl•;o
È questo un atto non solo di e~u~tà, P.cl graie e crescente onere che la coscnuone impone
\
d'
alla popolazi~ne la vo~~trice, ma ~nch~ 1 sa~a
politica che g1o:e_rà p1u ~he :n~lt1 fi.~ntl. ragionamenti a conciliare gli animi dell universale
cogli obblighi derivanti dalle dure esigenze
della ddesa nazionale.
Calcolando grosso modo sopra un numero
di soldati e marinai sotto le armi di 280 mila,
e che il sussidio alle famiglie si desse, in ragione di 6 soldi al giorno per soldato, a tre
quarti dii tale numero, occorrerebbe uno stanziamento annuo complessivo di pressochè 23
milioni; cifra cui si potrebbe anche giungere
gradualmente, largheggiando progressivamente nei criteri per le concessioni.
(27 settembre 1913).
43. -
SULLA EMIGRAZIONE.
Io non mi unisco ... a coloro che deplorano
il fenomeno per sè stesso. Io mi rallegro pel
nostro paese, per l'avvenire della schiatta e del
nome italiano che la nostra popolazione abbia
in sè questa forza di espansione, la quale, benchè oggi ancora minore di quella della razza
germanica o anglo-.sassone, è pur tale da fornirci i mez1.1i di estendere l'azione e la civiltà
nostra sopra lontane contrade. Io ravviso nella
nostra emigrazione un potentissimo strumento
di colonizzazione, di cui manca affatto la vicina Francia, nonostante le sue sterminate ricchezze, e i numerosi eserciti e le poderose armate.
SOJ\~11\0
107
L'emigrazione italiana non toglie al paese se
non una frazione dell'aumento annuale della
tiua popolazione, circa il 30 %, ossia circa
6o.ooo uomini sopra 200.000, di eccedenza
annua delle nascite sulle morti, e ciò senza tener conto del rimpatrio di molti che, sebbene
iscritti nella categoria del!' emigrazione permanente, ritornano in patria.
Onde nulla vi è, parrni, da impens1enre a
questo riguardo per l'avvenire della nostra indu~tria, !Ìnquantochè il numero delle braccia
non diminuisce effettivamente, mentre d'altro
lato la loro potenza di lavoro utile ,·iene ogni
giorno più a moltiplicarsi all'infinito coll'impiego sempre crescente delle macchine.
.
Ed iinvero al quesito del ::V!inistero se l'emigrazione sia stata causa di deprezzamento nel
valore delle terre, o di aumento notevole del
prezzo della mano d'opera, da quasi itutte le
provincie si risponde concordemente di. no.
E riguardo alla mano d'opera, non c1 sarebbe veramente ragione di rallegrarsi di tal~ stazionarietà, ma di que5to parlerò più tard1.
Le nostre statistiche ci dicono che il 73.70
per cento degli emigranti appartiene alla ~lasse
degli agricoltori, terraioli, braccianti e gi~rna
lieri · ossia la classe dei contadini, se facciamo
astr~zione dal piccolo numero dei facchini di
città.
La nostra emigrazione si può dunque per tre
quarti considerare come rurale.
Ma ne profittiamo noi, come potremmo e come dovremmo, di questo potente strumen~o
della emigrazione a vantaggio delle industrie
e del commercio del nostro paese? No, pur-
SONNINO
l QS
n, PENSIERO POLITICO }.iOOER'\0
ha
+.roppo. Da no i una comoda e facile scienza
.
ziato che le colome sono nocive per la
~n ten
. R
madre patria. Non c?sì. la pensar?no i orna.. non così i Veneziani; non cosi • la • pensano
01 I
· ,
la Francia e )"Inghilterra. Ma no~ siamo p1~
accorti di tuttri. costoro, e non vogliamo rompicapi. e noie. Non ci curiamo gran f fatto .se .alla
conda generazione tutte quelle orze ita 1ianc
~ventano americane, brasiliane, ~pa~~uo~e;
poco o _nulla ~acciamo_ per _tene;e slrett1 _1 vincoli de1 nostrn connazionali all estero, sia tra
di loro, sia con la madre patria.
Ma tutto questo è argomento che tocca troppo da vicino alla nota, triste e d~lo~o~a della
nostra politica estera, senza obbiettivi, senza
programma, che si contenta di vane parvenze
e trascura i più vitali interessi del nostro paese,· ed io non voglio tornare a fermarmi su questo tema, da me già trattato pochi giorni fa
in quest'aula.
A parer mio, l'emigrazione si deve considerare come una vera valvola di sicmezza per la
pace sooiale.
Quando l'aumento della popolazione procede più rapido dell'incremento della ricchezza
generale; quando il desiderio di migliorare la
propria condizione, o i 1 concetto comune e popolare del minimo necessario alla vita, superano di troppo i mezzi attuali che vi possono
~oddisfare, non vi è altro rimedio che l'emigrazione; a meno che ricerchiate una soluzione
in aumento delle morti; aumento però che non
potrebbe non essere preceduto ed accompagnato dal malessere generale, dalle malattie, dal
makontento,_ dai disordini. E l'emigrazione vi
109
offre come compenso, ove sappiate guidarla e
approfittarne, gli aumentati sbocchi ai prodotti
delle voske industrie, per la maggiore facilità
di rapporti tra connazionali anche lontani, e lo
svolgimento dei commerci, e la prosperità della marina mercantile; e le ricchezze che gli emigrati inviano e i molti reduci riportano in patria.
Dalle sole quattro oittà di Buenos Aires, ài
ì\Iontevi deo, di Rio Janeiro e di Rosario, nel
1881 furono spediti per vaglia consolari
r.319.287 di lire in Italia; e la Direzione delle
Poste osserva giustamente che dei 32.000.000
pagati in quell' anno in Italia per vaglia conSOlari ed internazionali, di fronte a solo 6 milioni mandati fuori, una grandissima parte
rappresenta le economie dei nostri operai all'estero.
E tutto ciò è da notar5i, anche considerando
la questione dal punto di vista più pratico, positivo e materiale, e facendo astrazione da
qualsiasi sentimentalismo umanitario, da ogni
concetto ideale di diffusione della civiltà dist~nti va del genio italiano.
Si usa oggi parlare molto della questione
sociale; forse da molti se ne parla tanto pi~
quanto meno si vorrebbe fare qualche cosa di
veramente serio per risolverla; a ogni modo la
legislazione sociale è oggi divenuta di moda;
ed 10 me ne rallegro vivamente. Ma la questione va considerata in tutta la sua cruda e
prosaica realtà.
Credete voi che con le leggi sul lavoro dei
fanciulli, sul credito popolare, sugli infortuni
degli operai nell e.sercizrio del lavoro, sulle so0
110
IL Pl!NSIERO P<>LITICO MOOERl\O
cietà di mutuo soccorso, sulle Casse di risparmio sulla Cassa di assicurazione, sulla Cassa
deu'e pensioni ed altri provvedimenti simili
(tutte cose, del resto, utJili e sante, e di cui lodo altamente la tendenza generale), credete
voi veramente che con questi provvedimenti si
giunga efficacemente a impedire in breve tempo il malcontento delle plebi, e contenere ef.ficacemente lo 5pirito di disordine e di ribellione, che noi stessi poi tanto contribuiamo a foment<li"e d'altra parte con le nostre male ordinate scuole ?
Sarebbe questa una pericolosa illusione.
Questi provvedimenti sono tutte misure di giustizia, di eqwità, di bene inteso utilitarismo.
Lo stato non ha per sola nl!i$sione quella di
reggere se stesso e di combattere i suoi avversari, ma deve anche far sentire in modo positivo la sua azione benefi.ca, col tutelare il debole, col darsi pensiero delle miserie materiali,
non meno che delle deficienze morali. Ed è
certo che anche dal punto di v·i sta dell'ordine,
deltarmonia sociale, del1a. 5icurezza pubblica,
tulti quei provvedimenti possono riuscire salutari, col togliere il motivo e col restringere
il campo a molte ed aspre lotte di interessi e
di passioni. Ma non bisogna però esagerare la
loro importanza e la loro efficacia immediata
e proosima a questo rigu ardo.
Di fronte all'azione dell'i5truzione più diffu.sa. senza un corrispondente e proporzionale
m~gh~ramento di benessere, di fronte ai germi d1 fermento che lo steS1So rialzamento d.eHa
coscienza, della dignità umana mediante il servi21io militare sparge nelle nostre popolazioni
SO~'.'/ I:'\ O
111
rurali, e alla periodica commozione degli animi per effetto delle nostre interne lotte politiche ripetute a breve scadenza, di fronte, dico,
a tutta questa ebullizàone continua e compressa
e ad un notevole e contemporaneo aumento
nel numero delle bocche e delle braccia, se noi
non trovassiimo nell'emigrazione una preziosa
valvol.a di sicurezza, non vi sarebbe legislazione sociale che potesse bastare a contenere gli
odii di classe, e ad impedire le minaccie di
diwrdi ni e guai di ogni specie; oppure sarebbe legislazione di tal fatta che per se stessa
costituirebbe un disordine e un male pegg.iore
di quello che si vorrebbe curare.
La questione sociale, cosl come la questione
della miseria che ne costituisce il nucleo, non
è una cosa nuova, propria di que.sto secolo.
C'è stata sempre e qualche volta acuta e minacciosa. Le condii.ioni moderne, e proprie della
grande industria !"hanno ravvivata, non
creata.
Fu ci.essa. che spinse le tante volte Roma
alla conquista di nuove terre, e le fece adottare il suo grandioso sistema di colonizzazione;
fu dessa che nei secoli scorsi moss·e le ripetute
guerre dei contadini in Francia ed in Germania. Alla questione sociale hanno, in passato,
provveduto m massima parte le guerre, le epidemie, le malattie, e finalmente l'emigrazione.
In Inghilterra, dove si è assai più pratici
che da noi, l'onorevole Gladstone, di fronte
alle difficoltà agrarie dell' Irlanda, proponeva,
or sono due anni, come supplemento al bill pet
il re~olamento dei diritti degli affittuari che
SON!\' I NO
112
IL PE?'S!ERO POLITICO MODERNO
lo stato nstitui~e un fondo speciale per sovvenzionare, e magari promuovere l'emigr~io
ne, mediante aiuti ai Governi delle Colonie o
anche a società private.
In Inghilterra n~n si è mai deplorata l'~igrazione; ad essa si de"'e l<i: gr~dezz_a d.ell 1m~
pero briitannicoj e la colonizzazione mglese di
tanta parte del mondo.
Nel considerare queste questioni, dobbiamo
sempre tener presente alla mente le conc:Llzioni
tristi e minacciose in cui si tro\·a una gran
parte delle nostre plebi rurali. L'onorevol_e
Jacini stesso, certo non sospetto di alcuno spirito rivoluzionario, ci dice, nella sua recente
relaziione sulla Lombardia, là dove pa_:la del
lavorante agricolo: « guai per il paese se quel
ceto dovesse divenire più numeroso e se, in
parte l'emigravione, in parte lo svolgimento
naturale della 'vita agricola, non riesciranno
a ridurlo a proporzioni più ristrette ».
Abbiamo tutti letta la descrizione desolante
che ci fa della condizione dei contadini nel
• Veneto l'onorevole Morpurgo nella sua relaz10ne.
Quanto alla Toscana, vi posso attestare che
una non lieve questione sociale sta lentamente
sorgendo con l'aumento progres51ivo della classe dei braccianti, dei così detti pigionali; aumento che crea una concorrenza la quale costitui~e un pericolo serio e costante per i•avvenire della nostra mezzadria ed è causa intanto di continuo spreco di danari in lavori pubblici comunali, e diventerà ogni giorno più
fomite di danni, se una corrente di emigrazione non vi provvederà.
...
113
E in a_lc~ne delle provincie meridionali, dove non vi sia un rapido svolgimento di ricchezza generale, se noi vogliamo estirpare radicalmente, durevolmente, il malandrinaggio, dovremo af~d~~ci all'azione dell'emigrazione, la
qu~le fc:ra pm per l'ordine che non le leggi ec.cezionah, e le fucilazioni, e i domicilii coattù.
. ~a molti si risponde: colonizziamo le terre
:italiane; le mighi~ia di ettari incolti. Per poter far questo, o signori, ci vorrebbe un'abbondanza di capitali che non abbiamo; 0 ci vorr.~b~ro leggi radicali che riordinassero tutto
l ist1~uto della proprietà fondiaria, e a queste
leggi ben pochi, ~ed?, fr~ voi vorrebbero por
1?an~. Quanto poi ai capitali disponibili per
1agncoltur.a, invece di accrescerli, noi abbia~o ~~ q:1 1 lavorato a consumarli a centinaia
di ~liom, a miliardi, sia con emissioni di titoli. p~bbli~, sia c~n _la vendita precipitata di
tutti a beru demaniali ed ecclesiastici. E con
la p:esente. nostra scarsezza di capitali fi.nchè I v~lon pubblici ci daranno un frutto al
netto di tasse cLi circa il 5 % suonerà 'una
van~ fr~ rettorica il raccoma~dare ai cento
e piu mila ~ontadini che ogni anno si dispon~ono ad_ emigrare, spint_i dalla miseria e dalla
. ame,_ di andare a monre sui campi sterili ed
mcolti,
. m.
di o tra le paludi della mad re pa t na,
~ece . cercare fortuna in America dove già
1hanno
molt.i 1oro compagm. e parenti.
. trovata
.
che h chiamano a sè.
'
discussione ehe vi· f u qui. in.
t Nella 11'recente
.
?mo
a
emigrazrione
a
propo
"t
d
1
b"l
c o d I M. .
si o e
i an~
e
im~tero di Agracoltura e Commerc10, qualche nostro collega sembrò deplorare
Il Pensiero Politico Aloder110: Sonnino - 8.
114
SONNINO
IL P21'SJER0 POLITICO :\100llit'IO
}'aumento del prez.ro della mano d'opera che
diceva essersi verifi.cato nella sua provincia per
effetto delle numerose partenze dei lavoraton.
Ora, in pruno luogo, c'è da osservare che
questo aumento non può essere cosa molto notevole e duratura, perchè altrimenti succederebbe pre9to un fenomeno inver$O, cioè all'emigr.a.ziione dei contadini 5i sostituirebbe l'immigrazione dei lavoratori delle regioni V1cine.
Voi lamentate che i proprietari di terre s1
trovino stretti fra l'aumento delle sovraimposte da una parte e l'aumento delle mercedi
dall'altro. Ebbene, uniamo tutti i nostri sfor7.Ì per impedire l'abuso delle imposte e delle
sovraimposte, ma per carità, non deploriamo
che in Italia succeda quell'aumento delle mercedi, che è la condizione prima ed imprescindibile di ogni miglioramento nello stato delle nostre plebi rurali, ed è la mèta immediata
cui dobbiamo tendere, se vogliamo iniziare la
soluzione di qualsia~ tra i probleIIl!Ì sociali.
Senza un aumento dei salari, a che parlare
di Casse di risparmio, di Casse di assicurazione, di casse di pensioni? Sopra 17 o I 8
soldi al giorno, e nei soli giorni che si può lavorare all'aperto, non si provvede per l'avvenire.
Io mi a5socio pienamente a coloro che chiedevano che i nostri agenti consolari all'estero
fornissero continuamente le più ampie informazioni che possono servire ad illuminare e
guidare le turbe dei nostri emigranti; ma non
cosi mi unirei a chi vuole che il Governo age-voli in ogni modo il rimpatr~o gratuito degli
emigrati. A questo proposito io nutro una opi-
115
nione alquanto diversa da quella che è stata
sostenuta da alcuni no5tri colleghi. In America
in Inghilterra non si agevola mai il rimpatri? . gratuito agli emigrati; noi invece già
m.scnviamo nel bilancio degli esteri un fondo
d1 100.000 l:ire a questo scopo.
Ora, col sistema del rimpatrio gratuito per
parte. dello St~to .(parlo del rimpatrio degli
adulti, e non già di quello affatto ineccezionabile de.i fanciulli, abbandonati da infami speculat~m o che sono stati loro sequestrati), noi
otteniamo questo risultato: mandiamo fuori
ogni anno .un 50 mila uomini abil~, e poi all'efit~ro acciaro? una cernita dei più incapaci,
dei ~1~ fi.acch1 moralmente e fi.sicamente, degli
scarti ms~mma, e questi li riportiamo in patria
a beneficio del miglioramento della nostra
razza. Noi insomma facciamo con grave detrimento nostro la polizia nei porti forestieri a
solo be~eficio di quei Governi, i quali, d~po
aver attirato nei loro paesi le frotte dei nostri
lav?ranti, ~i p~egano di volerci gentilmente incaricare d1 riprenderci tutti quel!~ che non
hanno resistito. alla prova e non reggono alla
conc~rrenz.a dei compagni. Questo sistema di
!>elezione a rovescio, di selezione dei peggiori,
non mi pare davvero iil sommo dell'arte di
Stato.
Ma, ammesso pure che 1emigrazione non
debba in alcun modo venire artifi.cialmente
compressa per opera dello Stato ne consegue
forse che lo Stato non debba ~cuparsene affa~to? No certo; che anzi la mia tesi è che da
n:ii lo Stato troppo trascuri di trarre profi.tto
d1 questo fo-rmidabile strumento di azione o
e?
f
116
TL PBNSIUO POLITICO MODBKNO
di !influenza a beneficio della prosperità nazionale.
Oltre però tutti i provvedimenti che lo Stato può prendere nell'interesse gene~ale, sia per
guidare l'emigrazione nell'una pmttosto che
nell'altra direzione, sia coordinando a questa
sua mira tutta una parte della sua politica estera, ad esso ~ncombe inoltre il dovere di tutelare gli emigrati da tulle quelle frodi, da
quei soprusi e da quelle prepotenze cui troppo
facilmente vanno soggetti per opera di pochi
scrupolosi speculatori, ed agenti d1 emigrazione o durante il loro trasporto al di là dell'Atlantico.
{7 maggio 1883).
44. -
COLONIZZAZIONE DELL'ERITREA.
La domanda più frequente che mi sono sentito fare, dopo il mio ritorno (dall'Eritrea),
è se ritenevo possibile una colonizzazione vera
e propna di quei pae.si, con agricoltori iitaliani.
Ed ho notato che i più, mentre mi rivolgevano
la domanda, avevano già un'opinione bella e
fatta, che cioè quella colonizzazione fosse un
sogno, una cosa irrealizzabile. Ebbene, dirò
subito schietta e tonda la mia delle opinioni,
ed è che quella colonizzazione è possibilissima;
anzi che qualunque nazione europea che s'impossessasse di quei territori e di altri in condizioni simili, la tenterebbe e vi riuscirebbe.
( 1°
febbraio 1890).
SONI\ I NO
45· -
117
CHE COSA DEBBO~O PRODURRE LE
COLONIE.
Chi vuole a\·ere le colonie fiorenti e ricche
deve far produrre alla colonia ciò che esisa è
più atta a produrre, riservandosi poi, ove lo
creda utile (e dubito che sia), di difendersi
con il solito mezzo dei dazi contro le concorrenze che teme all'interno. L'essenziale però è
di non storpiare la còlonia in modo da rendera incapace d1 lottare coi suoi prodotti wpra
i mercati terzi. Se ciò non fosse vero, non con\"errebbe mai nè sarebbe mai com·enuto ad alcun paese di far colonie agricole, perchè ~ evidente che i contadini europei che emigrano
cercano in primo luogo di produrre quegli
stessi generi che colti' ano a casa loro, e saranno più atti appunto a quelle colture, mentre nelle altre di generi tropicali non potrebbero competere con gl'indigeni. L'Inghilterra
anche nei tempi in cui era più premurosa di difendere con un sistema protettivo la sua agricoltura, non impedì mai alle sue colonie di
produrre generi consimili ai suoi pur di vederle svolgere ed arricchire. E per ragionare con
un esempio, è meglio, date le condizioni più
adatte alla coltivazione dcl grano, di far produrre alla colonia italiana, con una spesa d1
capitale e di lavoro per un valore di lire 500,
cento sacca di grano da poter vendere altro,·e
per lire mille, con le quali comprare poi quattro quintali di caffè prodotti in un terzo paese putacaso turco, che non consumare quelle
stesse 500 lire di valore per produrre diretta-
119
11 S
Il
f'E:--'S!ERO !'()LITICO :\IOOF.R'.\'O
mente nella colonia soli due o tre quintali di
caffè, la spesa dei qual:i sarà tale da non pote~
sostenere nemmeno in lla!J~ la concorrenza d1
ell'altro caffè turco. L olio della nostra coqu
.
' b.
lonia abi56ina, a mo' d'esempio, non a~a 1sogno di venire m Italia per deprezzarvi quello
di Lucca o di Bari, ma potrà andare a scambiar9i con altre merci o contro denaro in America o altrove, seni.a danno pei nostri produttori di olio, con \antaggio generale della ricchezza italiana.
( 1°
fobbraio
L'Italia non può restare indifferente a tutto
ciò; ed ogni uomo di Stato che ne regga le
sorti ha il dovere di non trascurare alcuna occasione per trarre partito da quella g~ande
forza ora !inutile e dispersa, che è il movunento deil'emigrazione, affìn di estendere i confini
della madre patria, e render possibile la creazione di una grande Italia che abbracci un
giorno popolazioni dimoranti ~u lidi lo:it~ni
tra loro, ma tutte italiane di san gue, dl lingua e di cuore.
( r0 febbraio 18<jo) .
1 &)o).
47. 46. -
EMIGRANTI E MADRE PATRIA.
L'EMIGRAZIONE E LE COLOKIE.
L'Italia ha dmanzi a sè un compito speciale
in fatto di co lonie, o ltre quello che possono aYcre molte altre nazioni. Essa assiste ogni anno al doloroso esodo di centomila suoi figli
che lasciano durevolmente l a patria e traversano l'Oceano per cercare migliore fortuna in
altri continenti. Il maggior numero d~ essi è
perduto per sempre per l'Italia; o gli emigranti
stessi dopo qualche anno o i loro figli acquistano altre nazionalità, e disimparano la dolce
lingua della patria di origine. E già vediamo
la neorepubblica dcl Brasile fare un atto di
Yero brigantaggio internazionale per affrettare
questa disernione, proclamando naturalizzati
tutti i forestieri dopo solo sci mesi di permanenza laggiù. Negli Stati dell'Argentina e del
Paraguay si vedono all'incontro indizi di un
movimento !inteso a mettere impedimenti a!la
corrente d'immigrazione dei nostri contadini.
I nostri emigranti d ebbono tro\·are in se
stessi la loro principale difesa. Nell'America
del Sud della quale specialmente parlo, que'
..
sto si può dire non solo degli emigranti ~ta~
liani, ma anche degli emigranti di Naz1om
ben più potenti di noi.
La nostra grande mira per vedere di creare
una nuova Italia laggiù, per svilupparvi le
stesse nostre relazioni economiche e commerciali, dev'essere quella di mantener sempre vi' i i sentimenti d~ comunanza di sangue, di fratellanza fra gli emigrati e la madre patri.a,
di mantenere tra loro l0 uso del la lingua italiana. Perchè credo che anche dal punto di
, ista degli interessi materiali, ii commerci più
che la bandiera seguono la lingua; ed è forse
su questo presupposto che si fonda in parte la
nuova politica inglese di fronte agli Stati Uniti ed alle proprie Colonie.
120
11.
rE~SIERO
POLITICO MODl!R:\0
I nostri emigrati siano pure buoni sudditi
dello Stato dove si trovano, siano repubblicani, clericali, repubblicani e clericali insieme,
purchè si mantengano italiani come lingua, purchè creino una nuova Italia laggiù. E per
giungere a questo risultato, dobbiamo facilitare loro
ogni modo l acquisto della cittadinanza locale, procurando che sia fatto a masse e prima che siano rotti i vinco] i colla patria
d'origine. Soltanto così si potrà ottenere di
rialzare laggiù la dignità dei nostri emigrati.
Essà non si sentiranno più come oggi separati dalla madre patria, e disprezzati dal paese
che li alberga, considerati come carcamonos o
come gringos (come li chiamano nel Brasile e
nella Repubblica Argentina), cd i fi.g!i loro
che oggi si vergognano del la loro discendenza,
sentiranno simpatia pcl paese dci loro padri
che continua a conservarli come sangue suo,
che tende loro le braccia e non fa loro sempre
il cipiglio, trattandoli come rinnega.bi, come
renitenti.
an
(28 no\c>mbre rrlOo).
48. -
L'IMPRESA LIBICA
(AGLI ELETTORI)
Fu gran ventura che appena deciso il passo
verso
il
suffragio popolare' le vicende interna.
.
z10nali portassero l'Italia ad una forte affermazione
di politiica coloniale ' rimettendola
.,
con cio nel gran movimento della politica europea da cui troppo si era appartata.
121
Gl'Italiani hanno subito intuito nella loro
grande maggioranza che era venuto il momento solenne in cui la questione estera doveva
prendere ril passo su qualunque dissenso intorno; hanno capito che l'ora che volgeva era
delle più importanti e forse decisiva per tutto
l'orientamento della nostra politica nell'avvenire, quella che doveva significare se l'Italia
potesse aspirare a tornare un giorno donna di
provincie, se potesse ancora vagheggiare un
futuro di grande potenza mediterranea, oppure
se si dovesse rinunziare per sempre noi soli
tra tut~e le nazioni europee, ad ogni sogno di
espansione.
Se tra l'oriente e l'occidente dell'Africa settentrionale, se tra le coste dell'Egitto inglooe
e dell'Africa francese, rientrate entrambe nel
rapido movimento della civiltà moderna, fosse
rimasta ancora per una sene di anni un'ampia
zona mantenuta sterile e barbara dall'opprimente dominio degli Ottomani, }"intero mondo
civile avrebbe salutato con plauso quella qualunque potenza europea, che rompendo gl'indugi e profittando della nostra ignavia si fosse
assunta il compito di occuparla e incivilirla,
anche violando qualche fragile patto m contrario che avesse stretto con l'Italia.
Gl'Italiani hanno capito che era giunto il
momento di solennizzare con l'opera virile e
non con le sole volate rettoriche la ricorrenza
centenaria della gloriosa costituzione della patria.
cc L'espansione coloniale ripeto parole da
me pronunciate alla Camera !il 7 maggio r 889
- è per il nostro paese una necessità di vita
122
IL PENSIERO P0LITICO MODERXO
e di svolgimento. L'ascensione no:lra . è sui
mari è nei commerci, è nelle colonie d1 qualsiasi' specie, ma soiiralutto in quelle i:>°liticamenite nostre e su cui S\'entoli la bandiera nazionale >.
Il movimento verso le colonie è, del resto,
un fenomeno generale dcl tempo; e l'Italia
non si può appartare dal la grande corrente s~o
rica che spinge i popoli civili verso la colomzzaz1one; l'Italia meno ancora di ogni altro paese può volersi chiudere in ~ stessa, dato il rapido aumento della popolazione e la. massa
crescente della sua emigrazione.
« Un popolo non è grande - scrnveva Giuseppe Mazzini mentre additava l'Africa settentrionale come naturale campo di azione alla
politica italiana - se non a patto di compire
una grande e santa missione nel mondo, come
appunto l'importanza cd il valore d'un individuo si misurano da ciò ch'ei compie a pro'
della società nella quale ci vive 1.
Nell' acuito senso politico che deriva alla popolavione dalle necessità della competizione
internazionale, nel1a gran lotta per la esistenza che si combatte tra diversi stati, si ha una
nuova garanzia di assennato svolgimento delle
istituzioni all'interno, ed una ~cuola di disciplina, di organizzazione e d1 vigoria morale.
Nè ci dobbiamo lasciar spaventare dai sistematici profeti di sventure finanziarie in dipendenza delle espansioni co loniali.Nel 1878
l'oratore Berryer tuonava alla Camera francese contro la colonia dell'Algeria che, secondo lui, avrebbe costato all'erario una spesa
netta permanente di almeno '40 milioni, senza
SONNINO
4
123
che di contro risultassero chiari i 'antaggi che
se ne sarebbero potuti mai ritrarre. E nel 1882,
Jules Delafosse chiedeva parimente al G.overno quali ipotetici benefici avrebbero mai potuto compensare i carichi certi derivanti dalla
occupazione della Tunisia. e dalla messa in valore della colonia. Ed ecco che già da un decennio tanto l°Algeria che la Tunisia chiudon.o
annualmente i loro bilanci con notevoli avanzi.
Ispirandomi a questi concetti app~g~~iai
sempre con tutte le mie forze l'impresa Libica,
pur non approvando la lentezza e la timi~ità
con cui essa ai esplicò, specialmente nel pnmo
periodo, e la poca previdenza dci patti di Losanna.
Così Yotai pure l'isti tu1.110nc del :\Iinistero
<lei le Colonie per l"affermazione solenne eh~
essa implicava che l'Italia intende mantenersi
risolutamente nell.a via in cui si è messa, affrontandone virilmente le responsabihtà senza
rimpianti nè esitazioni.
(27 s<.'ttembrc HJ13).
49. - COMPITI DEL GOVERNO ITALIANO DOPO
L'IMPRESA LIBICA
Le conseguenze sociali e politiche, di~ette e
indirette dei grandi avvenimenti che si sono
svolti nell'ultimo biennio, si faranno presto
sentire in tutte le manifestazioni della ,·ita na~n~c
·
Essi ci obbligano ad w1'opera di maggi~re
diffusione ed elevamento della coltura naz10nale in tutti i suoi gradi; ad un afforza~e~to
delle difese rruilitari di terra e di mare e ms1c-
SONNll'\O
124
IT.
PENSJ~RO POLITICO
:MODER'.'\O
a un lavoro di intensifi.cazione di tutto il
:~vimento di produzione economica. dell~ nazione per meglio poter far fronte ai pesi. ~he
inevitabilmente derivano dalla nuova cond1z10nc di cose all'interno e all'esterno; - ci obbl~
gano altresì ad una ?iù evo!u.ta e r.azion~l~ npartizione degli onen. ~~bb~ic1 e. dei ser~1Z11 sociali secondo i princ1pm di equità e d1 eguagLia~za, sia per quanto. rigua:da .gli is~itut1
dello Stato sia per quelli degli enti locali.
Nei brevi giorni che ressi il Governo, or sono tre anni, mi adoperai alacremente a tradurre in atto i concetti che, nntomo alle maggiori
necessità del giorno, vi avevo manifestato nella
mia lettera agli elettori (20 febbraio 1909), in
occasione delle ultime elezioni genernli; tensifi.cazione dell'istruzione elementare, col riservarne il maggior peso fi.nanziario sullo Stato; opera attiva cd organica di rimboschimento delle pendici montane segnatamente nell'interesse delle provincie meridionali; iniziamento di una larga riforma degli ordinamenti tributari ispirata ai principii più moderni di equità e di igiene sociale.
Per le due prime proposte la passata legislatura fece qualcosa, benchè non ancora abbastanza. Ma per l'ultima non si fece fi.nora assolutamente nulla di serio. Ed è gran peccato,
perchè la situazione generale finanziaria si è
fatta meno prospera, e sotto la pressione delle
necessità di Tesoro e dti Bilancio le riforme
veramente organiche si compiono assai più diffi.cilmente.
I criteri fondamentali di una riforma tributaria dovrebbero sempre essere quelli dti una
m-
...
125
assegnazione agli enti locali di ogni provento
dei dazi di consumo ora governativ~ pagando
loro pure gradualmente una buona parte delle
imposte erariali sui terreni e sui fabbricati,
mentre allo Stato verrebbe riservata ogni tassazione sull0 entrata netta complessiva dei cittadini. Ai comuni potrebbe restare un limitato
dirotto di imposizione sul valore locativo, considerata come una forma di tassa sui consumi.
Il problema delle fi.nanze locali deve insomma essere affrontato, coordinandone la soluzione con una più vasta riforma tributaria, atta ad assicurare un riparto socialmente più equo ed economicamente più sano dei pesi che
gravano o dovranno gravare sulla economia
nazionale, per la necessità di formare una maggiore elasticità al bilancio, onde possa tener
dietro allo imprescendibile svolgimento dei
servizi pubbLi.ci.
(27 settembre 1914).
50. -
LA POLITICA ARTE E DOTTRINA DI SERIETÀ
E DI GIUSTIZIA.
Il partito liberale che crede, per defi.nizione,
nel progresso politico mediante la libertà, deve camminare con sicura fede e con passo ardito verso l'avvenire, correggendo, riformando
il presente, riadattando ognora gl'istituti del
diritto a seconda della progressiva evoluzione
delle condizioni sociali, e ispirandosi sempre
unicamente a un ideale di equità, di umanità
e di civiltà.
127
IL PEJ'SIERO POLITICO '.\lOOER-.:O
SOhNINO
La politica dev'essere arte e dottrina di verità e di giustizia.
.
La. democrazia si educa non solo con gl'msegnamenti della scu~la, r:na altrettanto e pi~
con l'esempio; esempio di fede nel bene, di
pronta e volonterosa subordina~i?ne d_i o~i
interesse individuale alla collettività, d1 spinto di tolleranza e di equità, di sincerità e di
coraggio morale, di rispetto della legge, ~i
correttezza nei metodi, combattendo sempre il
disordine, l' ingiustizia e l'inganno, ma non
mai col disordine, con l'ii.ngiustizia o con l'inganno; - e infine di equanimità, di bontà e
magari di perdono: - l'odio non si vince con
l'odio, ma con l'amore.
« Ogni partito e ogni persona - ce lo dice
Giosuè Carducci - che metta a principio della
politica lo scetticismo è perve~a. Noi Italiani
più che gli altri abbiamo il dovere di mostrare
che la politica è moralità, è sincerità, è onestà,
è fede 1.
di equilibrio e di proporzionalità in dipendenza
dell'assetto generale che risult1 dalla guerra.
La funzione mediterranea dell'Italia è funzione di equilibrio e, come per lo passato, costituisce una preziosa garanzia della futura
pace di Europa.
126
52. -
Una collaborazione sincera, fondata sullo
scrupoloso rispetto dei rispettivi interessi nel
mondo, costituisce una vitale utilità tanto per
l'Italia quanto per la Francia. Le due nazioni
legate da vincoli tradizionali ora vieppiù ce-mentati dalla fratellanza delle armi, procederanno sicure nelle vie dcl progresso e verso le
gloriose fi.nalità che a loro addita il genio imperituro della razza latina.
(15 settembre 1911).
5I .
-
ITALIA E FRANCIA.
(25 ottobre 1917).
LA FUNZIONE MEDITERRANEA.
DELL' ITALIA.
Quanto al ncmo Oriente, l'Italia che per la
stessa sua situazione geografica non può in alcun modo disinteressarsi delle condizioni del
Mediterraneo così per ragioni politiche di libertà e di indipendenza, come per la tutela
dci suoi interessi nel campo economico ed emigratorio, non ha, come già dissi altra volta
alla Camera, aspirazioni assolute, ma soltanto
53. -
I FINI DI GUERRA DELL'ITALIA.
Lontano da noi ogni pensiero non che di
oppressione o di asservim ·nto ma nemmeno di
avùlimento di nessuna schiatta, di nessunc
Stato, vicino o lontano, grande o piccolo, miriamo anzi a cooperare alla co~tituzione di
quell0 equilibrio di forze che è condilione e garanzia di reciproco rispetto e di mutue concessioni, elementi essenziali di libertà e di equità
129
IL
128
PESSIF.RO
POLITICO
MODERNO
sociale così degl'individui
nella convivenza
come dei popoli.
. . .
.
. lo ripeto sono scopi di hberaz10ne
I nos t n,
'
· 1 · N
·
a , e per noi e . per. gli. a tn..
on
e di. sicurezz
.
. .
frontiere che 5igmfi.chmo minaccia
aspiriamo a
h ·
1 vicino o pericolo per nessuno, ma c e siano
0
pe amente un baluardo dell indipendenza del
mer
.
. .
nostro Paese e u11a garanZ.la del suo ovi1e e pacifi.co svolgimento.
(.w giugno 1917).
Tra i nostri fi.ni di guerra non ci sono gli
smembramenti di Stati nemici, nè i cambiamenti degli altrui ordinamenti interni.
I
\ollobre 1917).
L'Italia combatte per l'integrazione dei suoi
confi.ni naturali, per la liberazione dei fratelli
oppre55i dallo straniero e per assicurarsi nel1' Adriatico le condizioni necessarie alla sua esistenza e alla sua legittima sicurezza. La questione adriatica forma per l' Italia una delle
fi.nalità essenziali della guerra e, come fu già
detto in quest'aula per bocca del Governo,
e5sa, per noi e i nostri Alleati, è fuori discuss10ne. Nulla vi è di imperialistico nelle nostre
rivendicazioni.
Non starò a dilungarmi sulla intollerabile
nostra situazione in conseguenza dell'artifi.cioso
assetto adriatico prima della guerra. La diversa conformazione delle coste di quel mare
.,I
produce praticamente le gran conseguenze di
natura strategica che furono e sono sperimentate di fatto nella presente guerra. Dal punto
d1 vista etnico è abbastanza noto oramai che
le ~ostre ri.vend1caz1om sono inspirate a concetti e5senzialmente concilianti e pienamente
rispettosi delle esigenze politiche ed economiche dei popoli slan. Ed è naturale che sia co3Ì,
trattandosi di territori a popolazione mista,
nonostante l'alto valore economico storico e
politico dei centri di pura italiamtà della sponda ?pposta. Il nostro programma è pertanto
mspuato alla necessità di sacrifi.ci e concess10ni reciproche, e mira all'instauramento di
una condizione di cose che permetta m a\·venire la più fiduc10sa, la più cordiale ed amichevole collaborazione e convivenza della nostra razza con quella slava nostra limitrofa.
Come già feci notaTe al•t ra volta a questa
Assemblea. una campagna subdola ha tentato
msmuare che le aspirazioni itaiba.ne fossero ispirate a concetti di impenalJ.Smo, ecc. Nulla
d1 ,-ero in tutto ciò. Tali msmua.z.ioni hanno
potuto talora aittecch1re solamente in grazia
della poca conoscenza delle reah condizioni. d1
fatto. Le nostre ri\end.icazio:ni di fro.nte alla
Austria-Ungheria rispoodono al doppio concetto etnico e della leg1lt1ma c;icurezza per terra e per mare. Le ragioni etniche sono eYident1
per se stesse e consacraite dailla indomita anima ital.iana ·delle terre iriredente. Le raigiom
S0:\:\1:\0
Il.
130
l'E~SIEHO POI Jlll O ;\!OUERSU
di sicurezza kgi.ttima JX..'>f terra e _per mare _5<mo
,viclenti . Laddon! sa tratti d1 pougua 1men t e (;
.
d . .
lazioni a carattere misto, una cqu_a e 1muta~
puo' ottenere s.olanrntc mediante mutue
z1one SJ
d.
oncess1om e reciproci sacrdìc1, sollo pena I
~eare Ul110 stato d1 cose foriero di f utun conflllti.
.
'.
A questo concetto son.::) ispirale le rl\·endlca-
z1oni italiane, le quali, secondo la nostra con, mz.10nc, sono alte aid ass1<.urare ncll'a' ,·emrc
1.
quella fi.duciosa collaboraz1onc nel ~ampo po.~tioo ed economico che è mteresse v1t~le dell 1taha e delle nazionalità jugo-slave mstaurarc
su basi incrollabili.
. .
?\01 aspiriamo soltanto a quel mnurno tl~ sicurezza <loi confini mil1lan che è condmonc
imprescindibile di libertà e di. ~ndi_pendenza
politica, rendendo insieme poss1bdc il normai·.:: disarmo e il pacifico s,olg1menV1 ddle .nostre
risorse cd al LI\ 1.tà senza la continua .assi! !ante
preoccupazione delle altrui prcpole?z.e e sor~r\?
se. Non chiediamo .alcuna c;ituaz1one privilegiata per la offensiva verso ch1cchCS"·1a, ma s.:mphcementc le cond1z.ionii indispensabili per la
nostra ragionev-0le mcolumità.
Quanto al 1Iediitcrranco orientale non posso
che npetere il già detto altra volta(\'. i\. )I·
~on perseguiamo fi.m impcrialisuci.; \ogliamv
di fronte ad eYcntualt .i ngrandimenti altrui come risultato della guerra, che sia mantenuto
l'equ11nbrio delle forze, perchè una Ita.lia m~
nomata nel la sua s.ituaz1one d1 Potenza mediterranea sarebbe fi.nalmente avnata alla sua
decadenza pohtica nel concerto delle Potenze.
perchè ne sarebbero compromessi per lungo ,·ol-
131
gcr\? di a.nnt, i suoi Yitali interessi economici
ed em1gratorii, perchè ne sarebbe fi.accata quella e>pansione commerciale all'estero che sarà
condizione necessaria e indispensibile a riparar(; > da.nni della gra\'osa guerra presente.
::-,1 e 'oluto In\ e1rc qui in genere contro ogni
aspirazione o tendenza verso l'equiLibrio delle
forze, quasi che un certo equilibrio delle forze,
non sia condizione essenziale per la cost.Iluz.io1k sincera e la eff1ciemz.a pratica del.la lega delk :\azioni. Se uno o due Staiti dovessero d1
gran lLmga e do,·unque preponderare ">ugli altn. mancherebbe ogni garanzna che esSI non
imponessero arb1,trariamente la loro volontà su
tutti. Agli altn non resterebbe che .sott-ometter:;i, o nbellandosi ~ere schiacciati con la
forza.
Xaituralrnente l'equiVibrio delle forze non dc' t:ss..:re ottenuto artificiosamente o coar<t:atari1cnte col sacrificio dei diritti di alcuno.
\23 Febbraio 1q1S).
5-t· -
ITALIA E :\LBAl\IA.
Circa l'.\lbania non ho che àa nch.iamare i
concetti da me SYo lti alla Camera il 20 giugno
scorS<' . :Jo1 propugmamo l'~ndipendenz.a della
- ~lbama in conformità dei principi generali d.1
nspetto delle naz.1onalità e di autodecisione dei
popoli, che mformano le no:;tre alleanze e pel
trj~.:mfo dei ql'ali msiur:c alle naziom I.ibere
del mondo combaillllamo qucs.ta aspra guerra.
.\la le sorti dell'.\lbarnaCSigono uno speciale
132
IL
l'E~!-IE IW
POL I n r o
) !OnFR\:0
interessamento dell'Ital ia in quant0 CSsP sono
interamente connesse, non meno del d1retto e
sicuro nostro posse.5so d1 V alona e dd suo territorio , con l'assett o generale de J.l' Adriatico,
che è per l'Italia qucstio!lle vitale. E pertanto.
nei Tiguard i dell' t\ lbania , l'Ital ia non ha altre
mire che da cJjfesa conlTo ogni preved ibile ingc>renza •O 1a~c:j.cJia cli t erze Potenze .
( .?,
INDICE
O t1ubrr· 101l').
.,
FrnE.
Pag. V
Prefazione . . . . . . .
3
I. - Il Governo e i giovani
4
2. - Governo e Parlamento
3. - Provvedimenti legislativi per l'ordine
5
pubbl!co . . . . . . . . . . .
8
4. - Iniziativa individuale e azione di Stato
5. - I decreti-legge e il regolamento della
8
Camera
10
6. - Sciopero e Servizi Pubblici
18
7. - 11 partito liberale
2:l
8. - li fine del partito 1ibera le
9. - li problema fondamental e dell'ordina·
, 20
mento politico . . .
21
10. - Governo e Parlamento
22
11. - 11 sano nazio nalismo
25
12. - li partito liberale e le riforme
»
23
13. - Liberali, cattolici, socialis'i
31
14. - L'insegnamento religicso
33
15. - La libertà della Chiesa
34
16. - C hiesa e Stato .
36
17. - Non abbiamo una rappresentanza
18. - La rappresentanza proporzionale e la
36
Comune
38
19. - Decentramento amministrativo
39
20. - Necessità del suffragio universale .
39
21. - Riforma della legge elettorale politica
40
22. - Voto alle donne e voto plurimo
23. - Suffragio universale e rappresentanza
41
proporzionale . . . . . . .
43
24. - La rappresentanza proporzionale
)>
44
. . . .
25. - 11 suffragio universale
26. - I contadini in Sicilia . . . .
27. - Il partito liberale e ie questioni sociali
28. 29. 30 31. 32. 33. 34. 35. 36 37 38. 39. -
Il Mezzogiorno
Pensioni alla vecchiaia
Ancora sulle pensioni
Dazio sul grano
La situazione fina1;ziaria e i bilanci locali
Il bilancio dello stato
Libri verdi
. . . .
Triplice alleanz:l
L'Italia e il Mediterraneo
Le assemblee e la politica estera
Italia e Grecia
L'essenza delle alleanze
40. - La questione militare
41 - Armamenti
42. - Spese militari
43. - Sulla emigrazione
44. - Colonizzazione dell'Eritrea
45. - Che cosa debbono produrre le colonie
46. - L'emigrazione e le colonie
47. - Emigranti e madre patria .
48. - L'impresa libica
49. - Compiti del governo italiano dopo I' impresa libica
50. - La politica arte e dottrina di serietà e
di giustizia . . . . . . . . .
51. - La funzione mediterranea dell'Italia
52. - Italia e Francia
53. - I fini di guerra del l'Italia
54 - Italia e Albania
Pag. 49
>
..
»
'
65
69
73
75
82
84
87
91
92
92
97
97
98
100
103
104
106
116
,. 117
• 118
119
120
~
123
• 125
" 126
127
• 127
131
11 pensiero politico moderno
Questa collezione si propone di divulgare il pensiero degli statisti e degli uomini più politici rappresentativi dei secoli XIX e XX, a incominciare
dalla Rivoluzione francese fino ai nostri giorni ed
a contribuire così ' a diffondere quella coltura politica così necessaria al nostro Paese, che si è trovato e si trova impreparato ed esitante di fronte
alle grand: questioni mondiali.
Ogni volume contiene una scelta razionale degli
acritti, dei discorsi, delle lettere di un personaflglO
politico presentando di lui in un non grande numero di pagine, le idee e le massime di governo. la
dottrina politica, economica e sociale, i giudizi più
caratteristici sugli uomirù, sui tempi, sugli avvenimenti che si trovano sparsi nelle opere e nelle raccolte parlamentari inaccessibili alla totalità del pubblico ed eccessivamente costose. - Una densa introduzione biografica e critica precede ogni volume.
La collezione comprende i seguenti volumi : Sonnino (G. Rabizzani e F. Rubbiani), Giolitti (L. Salvatorelli), Bissolati (F. Rubbiani), W ilson (C. Paladini), Lloyd George (M. Bonanno), Mirabeau (I.Cappa), Cattaneo (P. Schinelli), Cuoour (R. Caddeo),
Gambetta (P. Ascari), Thiers (P. Ascari). - Seguiranno altri volumi dedicati a Gioberti, Crispi, M inghetti, Leone Xlll, Bismarcl~, Metternich, Napoleone I, Napoleone III, Disraeli, Palmerston Ca-
stelar, Venizelos, Biilow, Clemenceau, Wa:hington, ecc.
Ogni volume L. S