I finanziamenti per le fonti
rinnovabili
contributo di Roberto Barocci
Convegno di studio di Italia Nostra
Capalbio scalo, Centro Civico- 18 febbraio 2006
I Finanziamenti per le fonti rinnovabili
Esistono in Italia diverse forme per erogare contributi pubblici al fine di incentivare la
produzione di energia da fonti rinnovabili, ma, per consistenza dei finanziamenti
concessi, ci limitiamo essenzialmente a due sole forme: il così detto “Cip 6”, iniziato nel
1992 (dal numero del provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi ) e il più
recente (operante dal 2002) meccanismo dei “Certificati Verdi”. Come vedremo
funzionano in modo diverso. Prevalente è il Cip-6 e ambedue assommano a migliaia di
milioni di euro/anno, ma complessivamente con risultati deludenti.
L’uso razionale delle preziose risorse economiche pubbliche pretenderebbe che i contributi
ai produttori di energia da fonti rinnovabili fossero concessi sulla base di criteri
obiettivi, in modo da ottenere i migliori risultati possibili: cioè la maggiore quantità di
energia da fonti rinnovabili, a parità di risorse economiche erogate.
Ci si aspetterebbe che, attraverso studi comparativi, fossero stati valutati i benefici
complessivi producibili dalle varie filiere energetiche incentivabili, includendo i
benefici dei produttori delle fonti, degli industriali, dei consumatori…fino ai vantaggi
ambientali. Ci si aspetterebbe che i contributi erogati fossero proporzionali a tali
benefici complessivi.
Così non è stato e, come vedremo, assistiamo invece a clamorose distorsioni, che
contraddicono le stesse finalità della contribuzione, favorendo addirittura il consumo di
risorse non rinnovabili, come nel caso dell’incenerimento dei rifiuti e del consumo del
petrolio.
Perché i finanziamenti alle fonti rinnovabili
sono erogati secondo interessi clientelari,
senza razionalità, producendo distorsioni
evidenti?
Proviamo a dare una risposta…
Il declino industriale, la stagnazione
e la crescita della rendita monopolista
Dati Istat relativi all’andamento
della produzione industriale del
2005, rispetto al 2004.
Dati Ires-Cgil relativi
all’andamento della produzione
industriale del 2005, rispetto al
2000.
(destagionalizzati e corretti per lo stesso n° giorni
(destagionalizzati e corretti per lo stesso n° giorni
lavorativi)
lavorativi)
Complessivo produzione – 1,8%
•
•
•
•
•
Tessile e abbigliamento
Prodotti chimici e fibre
Prodotti di metallo
Minerali non metalliferi
Energia elett-gas-acqua
-2,0%
-5,4%
+0,8%
+0,1%
+16,0%
Complessivo occupazione - 8,4%
•
•
•
•
•
Tessile
Calzature
Elettronici e di precisione
Mezzi di trasporto
Energia elett-gas –acqua
- 18,7%
-33.6%
-29,3%
-21,9%
+11,2%
Il declino industriale, la stagnazione e la crescita della rendita monopolista
•
•
I dati relativi al 2005 sul 2004 e quelli della fase in corso, relativi al 2005 sul
2000, parlano di un netto declino delle produzioni industriali e di una
complessiva stagnazione economica del paese, ma anche del contemporaneo
trasferimento di risorse finanziarie verso il settore dei servizi alle abitazioni
(energia elettrica, gas, acqua, rifiuti…), che fanno registrare forti aumenti dei
prezzi e, non risentendo del calo dei consumi come in altri settori, forti
aumenti del valore complessivo fatturato.
Non è casuale che contemporaneamente sia avvenuta la privatizzazione di
questi settori, supportata da ben orchestrate campagne ideologiche volte a
dimostrare che la gestione (di fatto monopolistica) privata di tali settori
produce efficienza e che merita addirittura il contributo di finanziamenti
pubblici…
Dalla rendita dell’800, al profitto del ‘900, di nuovo alla
rendita nel 2000 …sinonimo di decadenza.
Perché la gestione privata degli ex monopoli pubblici (acqua, rifiuti urbani, gas,
elettricità, trasporti…) è richiesta a gran voce dal capitale finanziario?
1.
Acqua, illuminazione, riscaldamento, rifiuti…sono servizi necessari alle
abitazioni e pertanto sono beni di prima necessità, a domanda rigida, i
cui aumenti di prezzo, non riducono la domanda stessa, consentendo alti
profitti e basso rischio, in quanto la fatturazione dei servizi è garantita
dai valore dell’abitazione stessa.
2.
Sono servizi che possono essere erogati attraverso una sola rete di
distribuzione o impiantistica (conduttura, elettrodotto, autostrada…) e
pertanto si strutturano in monopoli, garantendo rendite sicure.
3.
Per questi stessi motivi nel ‘900 furono realizzati dagli Stati industriali
moderni i monopoli pubblici…
Chi e dove si è deciso di privatizzare le gestioni dei servizi
primari alle abitazioni?
Vandana Shiva, Water Wars 2002 (Trad. italiana "Le
guerre dell'acqua", Feltrinelli 2004 pag. 100) :
• “E' pratica comune della Banca mondiale e del Fmi
inserire la deregulation dell'acqua tra le condizioni di
prestito. Dei 40 finanziamenti del Fmi distribuiti nel
2000 tramite l'Ifc, ben 12 imponevano la
privatizzazione parziale o totale della fornitura
d'acqua e insistevano sull'introduzione di direttive per
favorire "il pieno recupero dei costi" ed eliminare i
sussidi. Sono sempre più numerosi i governi africani
che per accedere ai prestiti cedono alle pressioni per
la privatizzazione dell'acqua."
Perché i finanziamenti alle fonti rinnovabili sono erogati secondo interessi
clientelari e senza razionalità, producendo distorsioni evidenti?
Una possibile risposta:
• Il profitto industriale non è più socialmente in contraddizione con la
rendita. In una fase di declino industriale e di lunga stagnazione
economica, lo stesso capitale industriale si proietta sempre più
frequentemente nella rendita, ottenendo dalla normativa e per via
clientelare posizioni di rendita monopolistica. Contemporaneamente i
Governi rinunciano alla efficacia e razionalità della loro azione e
decadono in una alternanza che lascia inalterate le scelte, comunque
subordinate agli stessi interessi clientelari.
Il CIP 6 e le rendite parassitarie
•
•
•
•
•
Con il CIP n. 6 del 1992 lo Stato obbliga l'ENEL ad acquistare l'elettricità dai produttori
di energia da fonti rinnovabili ad un prezzo triplo rispetto a quello corrente. L’aumento
di costo viene trasferito sulle bollette dei consumatori.
Ma oltre alle fonti rinnovabili, vengono incluse a beneficiare dei contributi anche le
fonti “assimilate” alle rinnovabili, senza mai indicare un criterio per definire quali siano
le fonti “assimilabili”. Tra le assimilabili vengono di fatto inclusi i residui della
raffinazione del petrolio e i rifiuti solidi urbani, oltre a una lunga serie di rifiuti speciali.
I contributi vengono in prevalenza dati proprio a quei produttori che non sviluppano
nuove tecnologie da fonti effettivamente rinnovabili, ma garantiscono solo una rendita
parassitaria, con una logica del tutto estranea a quella di promozione di nuove tecnologie
pulite affidabili nel tempo.
Il risultato è (e tutti ne sono consapevoli) che una buona percentuale degli impianti
finanziati dal CIP n. 6 chiuderà quando il provvedimento esaurirà i suoi effetti, in quanto
non sono economicamente validi (vedi gli inceneritori di rifiuti, già abbandonati in altri
paesi europei e nord americani) e in quanto stanno usano fonti non rinnovabili e pertanto
a costi crescenti.
Ma, come vedremo, per gli inceneritori di rifiuti urbani, il Cip 6 produce anche altri
danni…
L’entità dei finanziamenti alle fonti energetiche
“rinnovabili” e “assimilabili” erogati dal sistema del
CIP 6, che attraversa impunemente diversi governi
– Il Comitato Interministeriale dei Prezzi (CIP) dal 1992 finanzia le
fonti energetiche “rinnovabili”, tra le quali vengono incluse le fonti
“assimilabili”, quali le morchie del petrolio e rifiuti urbani, pagando
il triplo l’energia prodotta, per un costo complessivo in 15 anni di
60.000 miliardi di vecchie lire, trasferito sulle bollette ENEL
(comp.tar.A3).
– Nel 1997 il Decreto Ronchi prevede incentivi finanziari
all’incenerimento (art.33, comma 9).
– Un Decreto del 16.3.1999 (governo di centro sinistra) definisce
art.2, comma 15) che "Fonti energetiche rinnovabili sono il sole, il
vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto
ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali
o dei rifiuti organici e inorganici".
– Nel 2004 circa 200 milioni di euro sono stati erogati agli
inceneritori con il sistema del CIP 6.
Le definizioni CEE di biomasse e di fonti
energetiche rinnovabili e le furbizie italiane…
•
•
•
La Direttiva Cee 2001/77 precisa anche
cosa si intende per biomasse: “La parte
biodegradabile dei prodotto, rifiuti e
residui provenienti dall’agricoltura
(comprendenti sostanze vegetali ed
animali) e dalla silvicoltura e dalle
industri connesse, nonché la parte
biodegradabile dei rifiuti industriali e
urbani.”
Inoltre, nel preambolo alla Direttiva, al
punto 8 si precisa: “Nel contesto di un
futuro sistema di sostegno alle fonte
energetiche rinnovabili non
bisognerebbe promuovere
l’incenerimento dei rifiuti urbani non
separati, se tale promozione arrecasse
pregiudizio alla gerarchia di
trattamento dei rifiuti.”
Cioè, secondo le Direttive CEE, prima
ridurre, poi riciclare, poi recuperare
materia, infine incenerire.
•
•
Il Decreto italiano (governo di centro
destra) 387/2003, che disciplina i
certificati verdi, all’art.17, afferma:
“Sono ammessi a beneficiare del
regime riservato alle fonti
energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi
compresa, anche tramite il ricorso
a misure promozionali, la frazione
non biodegradabile e i combustibili
derivati dai rifiuti…”
Art.229, comma 5 e 6 del D.Lgl
10.2.2006: “Il CDR-q è fonte
rinnovabile, ai sensi …del D. Lgl.
387/2003, in misura proporzionale
alla frazione biodegradabile in esso
contenuta. Il CDR-q e CDR
beneficiano del regime di
incentivazione, di cui… al D.Lgl
387/2003.”
Prime osservazioni sul Decreto Lgl. di Delega
Ambientale 308/2004, emanato il 10.2.2006
• Scrive il Magistrato Gianfranco Amendola , in
www.dirittoambiente.com:
• “In realtà, ciò che interessa questo legislatore, ancor più di quello del
1997, è la promozione della “termovalorizzazione” nel modo più
ampio possibile. Sotto questo profilo, è certamente significativo notare
che…è scomparsa la espressa scala di priorità comunitaria recepita nel
1997 dall’art.4…Ancor più significativo, infine l’art.229, comma 5,
che in espresso contrasto con la normativa comunitaria, include il CDR
tra le fonti rinnovabili (con relativi benefici)…
• Da quanto appena accennato, già risulta evidente che lo schema
proposto contrasta con numerosi principi stabiliti dalla legge delega. In
primo luogo con l’obbligo di “ dare piena e coerente attuazione alle
direttive comunitarie…”
Chi ha beneficiato dei finanziamenti con il CIP 6
(dati 2003)
•
•
•
•
•
•
•
•
Edison
41,2%
Enron
10,8%
Erg
10,2%
Acea *
6,3%
Foster Werler
5,1%
ENIpower
4,3%
API energia*
3,4%
Elettra Lucchini
3,0%
*Tranne Acea e API, tutte le le altre società hanno
dismesso o decentrato parte delle produzioni
industriali in Italia
Il sistema dei Certificati verdi
•
•
•
•
•
In questo caso il decreto Bersani del 1999 ha inteso produrre una rendita a favore delle
energie rinnovabili, ma anche in questo caso i rifiuti urbani sono stati inclusi tra le fonti
rinnovabili, continuando a produrre distorsioni.
Per iniziare a rispettare le Direttive CEE sulla energia, il Decreto prevede che dal 2002
tutti produttori e gli importatori di elettricità da fonti convenzionali hanno l’obbligo di
immettere in rete un quantitativo di elettricità da fonti rinnovabili pari al 2% dell'energia
prodotta o importata nell'anno precedente. I produttori da fonti non rinnovabili sono così
obbligati a comprare sul mercato i certificati verdi in mano ai soli produttori di
elettricità da fonti rinnovabili, che possono incassare in tal modo un prezzo da rendita
legale.
I certificati verdi sono titoli annuali attribuiti all'energia prodotta da fonti rinnovabili.
Sono vendibili a un prezzo, determinato dal mercato, a chi ha l'obbligo di acquistarli e,
attualmente, anche i certificati verdi hanno un prezzo triplo dell’energia prodotta con
fonti convenzionali.
Il Governo, anziché stabilire sulla base di un beneficio complessivo e generale quali
fonti alternative agevolare, lascia che sia il mercato dei soli produttori finali di energia a
stabilire quali forme sono le più convenienti.
Se anziché un criterio mercantile fosse prevalso un criterio obiettivo economico
generale, molto probabilmente avremmo che l’energia prodotta da biomasse agricole e
forestali sarebbe la più vantaggiosa per la società…mentre con questo sistema non c’è
offerta consistente di biomasse da parte del mondo agricolo…
I finanziamenti alla produzione di elettricità da
fonti rinnovabili - sistema dei certificati verdi
Ob.CEE : 22,1% da rinnovabili
entro il 2010.
Sono le fonti rinnovabili, secondo
la Direttiva CEE 2001/77:
•
•
•
•
•
•
•
•
Eolica
Solare
Geotermica
Idraulica
Biomasse e rifiuti
Moto ondoso
Maree
Gas di discarica e da depurazione
•
•
•
•
•
•
Ripartizione delle produzioni in
Italia che beneficiano dei
certificati verdi
(dati del 2004):
Eolica
12,2%
Solare (fotovoltaico)
0,1%
Geotermica
32,6%
Idraulica
39,5%
Biomasse e rifiuti
15,6%
Altre
0%
Per un totale di 285 milioni di euro
di valore commerciale, di cui 44,5
milioni a biomasse e rifiuti
Perché incenerire una bottiglia di plastica è
energeticamente, oltre che economicamente
insostenibile?
Scrive Marco Caldiroli di Medicina Democratica su “La Rivista del
Manifesto”:
dei postulati pro-incenerimento è quello del recupero energetico… è
altrettanto vero che per estrarre, trasportare, raffinare, trasformare e
produrre quella bottiglia di plastica, è stata utilizzata una quantità
ulteriore ed elevata di energia. Questa energia `invisibile', se la
bottiglia viene bruciata, viene dissipata, `sparisce' (va ad alimentare
l'entropia del mondo); viceversa se la bottiglia venisse riciclata (con
riciclo meccanico o chimico), una parte anche di questa energia
potrebbe essere reimmessa nel ciclo economico e di consumo e
verrebbe ridotta l'entropia comunque inevitabile”
“Uno
Le distorsioni di un finanziamento clientelare…
• Oltre a negare contributi preziosi alle effettive produzioni da fonti
energetiche rinnovabili e a ritardare nel nostro paese la diffusione di
tali produzioni e delle relative nuove tecnologie necessarie alla
soluzione del problema energetico (in particolare nelle biomasse, nel
solare e nel piccolo eolico), gli incentivi all’incenerimento dei rifiuti
urbani producono sistemi complessivi di smaltimento più costosi ai
cittadini, contrapponendosi obiettivamente alla crescita della raccolta
differenziata dei prodotti e alla riduzione dei rifiuti prodotti.
Evidenti distorsioni prodotte dai finanziamenti
all’incenerimento dei rifiuti
Confronto tra i costi di gestione per abitante (€/ab.anno) al
al variare delle modalità di raccolta di Rifiuti Urbani e della % di
Raccolta Differenziata
(fonte:Federambiente e Scuola Agraria del Parco di Monza-19 province a
confronto)
•
Nelle province, come Grosseto, dove la
raccolta dei rifiuti avviene con i cassonetti
stradali (CS), con successiva produzione di
CDR da avviare allo incenerimento (curva
verde/gialla con andamento crescente), cresce
la tassa sui rifiuti al crescere della Raccolta
Differenziata, che non sfonda la quota reale
del 35% per un evidente conflitto di interessi.
•
Nelle province, dove la raccolta dei rifiuti
avviene con il sistema del porta a porta (PP),
ritirando in giorni stabiliti i bidoncini o i
sacchi depositati fuori della porta di casa, si
riducono le tasse sui rifiuti e la Raccolta
Differenziata arriva al 70% (curva verde con
andamento calante).
•
Dove sta l’ economicità e l’ efficenza del
sistema se a Grosseto i costi per i cittadini
sono crescenti, fino a tre volte superiori a
quelli di altre province?
y = 111,48x + 53,886
R2 = 0,093
Costo totale procapite (€/ab.anno)
120
umido&residuo CS
100
umido&residuo PP
Lineare (umido&residuo CS)
Lineare (umido&residuo PP)
80
y = -118,7x + 142,88
R2 = 0,3992
60
40
0,0%
10,0%
20,0%
30,0%
40,0%
RD (%)
50,0%
60,0%
70,0%
80,0%
Ancora evidenti distorsioni prodotte dai
finanziamenti all’incenerimento dei rifiuti
Produzione annua procapite di Rifiuti Urbani in funzione delle
percentuali di Raccolta Differenziata
e delle tipologie di raccolta dei Rifiuti Urbani
800,00
•
nelle province, come Grosseto, dove la
raccolta dei rifiuti avviene con i cassonetti
stradali (CS), con successiva produzione di
CDR da avviare allo incenerimento, cresce la
produzione dei rifiuti al crescere della Raccolta
Differenziata, che non sfonda la quota reale del
35%… (curva verde/gialla con
750,00
andamento crescente).
(Fonte: Federambiente e Scuola Agraria del Parco di Monza su 19
province a confronto)
900,00
y = 1435,3x 2 - 202,71x + 577,29
R2 = 0,1152
RU procapite (kg/ab/a)
850,00
700,00
umido&residuo CS
umido&residuo PP
650,00
Poli. (umido&residuo PP)
600,00
Poli. (umido&residuo CS)
550,00
500,00
verde con andamento calante).
y = -211,37x 2 - 195,73x + 631,98
R2 = 0,6893
450,00
400,00
0,0%
10,0%
20,0%
30,0%
40,0%
RD (%)
50,0%
60,0%
70,0%
•
nelle province, dove la raccolta dei rifiuti
avviene con il sistema del porta a porta (PP),
ritirando in giorni stabiliti i bidoncini o i sacchi
depositati fuori della porta di casa… la Raccolta
Differenziata arriva al 70% e diminuisce la
produzione complessiva dei rifiuti (curva
80,0%
•
Dove sta l’efficacia del sistema se a
Grosseto le produzioni di rifiuti sono da anni
crescenti?
…e paghiamo cinque volte le distorsioni
prodotte
•
1- L’incenerimento contribuisce alla diffusione di diossine… e fa crescere i costi per
la tutela della nostra salute;
•
2- Nelle nostre bollette paghiamo una addizionale per finanziare con il CIP 6
l’energia prodotta dagli inceneritori, che altrimenti non sarebbe conveniente
produrre;
•
3- Bruciando anche risorse non rinnovabili, si riducono le riserve naturali di materie
prime, aumentano i costi di estrazione delle ridotte riserve disponibili e paghiamo i
prodotti a prezzi più elevati;
•
4- L’incenerimento dei rifiuti si contrappone in un conflitto d’interessi con la raccolta
differenziata dei rifiuti e paghiamo la tariffa sullo smaltimento il triplo di dove la
raccolta differenziate si è potuta sviluppare;
•
5- Il finanziamento dell’incenerimento di rifiuti non biodegradabili comporta multe
per Sentenze della Corte di Giustizia Europea, pagate dai contribuenti italiani
Scarica

I finanziamenti per le fonti rinnovabili