Politecnico di Milano
Facoltà del Design
ad agio
un videosaggio sui trasporti a Milano
tesi di laurea di Sergio Ronchi
relatore Massimo Bonfantini
anno accademico 2003/2004
indice
1. breve storia del cinema breve
1.1. neonata arte
1.2. contro l'industria dei lungometraggi
1.3. avanguardie europee
1.4. mass medium
1.5. verso cinegiornali liberi
1.6. festival
1.7. verso un cinema civile, in video
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2. un videosaggio per Milano
2.1. che cos'è il videosaggio
2.2. perché fare videosaggi
2.3. spunti e soggetti
2.3.1. A G Fronzoni
2.3.2. Fronzoni, su Milano
2.3.3. bentornate biciclette bianche
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3. ad agio. diario di lavorazione
3.1. materiale già edito
3.1.1. un found footage video
3.1.2. un telegiornale
3.1.3. filmati aziendali
3.1.4. un film di fiction
3.1.5. un videosaggio d'autore
3.1.6. un'affissione pubblicitaria
3.1.7. una pagina di giornale
3.2. girato
3.3. indice del video
3.4. racconto del video
3.5. conclusione provvisoria
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appendice
intervista ad A G Fronzoni
p. 65
riferimenti
I. bibliografia
II. filmografia
III. sitografia
p. 71
p. 83
p. 90
2
sommario
Voglio fare un breve videosaggio (2) e allora vado a
visitare un po' la storia del corto (1), soffermandomi su
alcuni dei frequenti esempi dove la breve durata ben s'è
accordata con il carattere saggistico e documentario del
film (2.1).
Mentre i precedenti storici esemplificano modi
possibili di comunicare, quelli della mia storia (2.3)
definiscono il tema del racconto: i trasporti a Milano.
Il discorso si rivolge a tutti gli abitanti e utenti della città e
vuole:
- documentare diversi modi di intendere il trasporto
urbano attraverso casi esemplari e contrapposti;
- invitare a un ripensamento collettivo sugli spazi
pubblici;
- evocare una Milano diversa mettendo in discussione la
necessità dell'uso esclusivo e privilegiato dell'auto privata
per spostarsi.
Avvio la ricerca e la raccolta di libri, riviste,
quotidiani, volantini, affissioni pubblicitarie, film,
trasmissioni televisive, siti web (3.1 e riferimenti). Intanto
comincio a visitare con la telecamera luoghi e non luoghi
del trasporto: marciapiedi, parcheggi, stazioni
ferroviarie, caselli autostradali, piste ciclabili, incroci…
(3.2). I primi ritrovamenti sono quasi casuali; poi prendo
a mirare con crescente precisione a cose mancanti nel
discorso che va instaurandosi tra gli archivi e il girato.
Analizzando, smontando e ricombinando per tentativi
il materiale raccolto, tematizzo progressivamente
l'argomento e arrivo a definire un racconto compiuto
(3.4) di cui affido la narrazione al già intervistato
Fronzoni (2.2.1 e appendice). A questo punto elaboro il
montaggio delle sequenze (3.3) usando il personal
computer.
Terminato il lavoro posso mostrare agli altri il mio
videosaggio e trarre qualche conclusione (3.5)
3
capitolo primo
breve storia del cinema breve
Il brevissimo saggio è una mia personale rivisitazione
della storia del corto. Presento alcuni dei frequenti casi
dove la breve durata ben s'è accordata con il carattere
saggistico e documentario del film, cercando di
inquadrare di volta in volta i peculiari rapporti reciproci
intercorsi tra l'opera e l'ambito comunicativo, produttivo e
culturale in cui essa si è collocata. Raccolgo begli esempi
di modi possibili di comunicare, a cui potrò rifarmi nel
compiere le mie scelte progettuali.
5
View from an engine front, Barnstaple
[Vedute dal muso di una locomotiva, Barnstaple]
Warwick Trading Company, 1898
Explosion of a motor car. The delights of automobiling
[Esplosione di un'automobile. I piaceri della guida]
Cecil Hepworth, 1900
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1.1. neonata arte
Il 28 dicembre 1895 Louis e Auguste Lumière firmano
quello che resterà come l'atto ufficiale di nascita del
cinema, proiettando in un locale parigino alcuni film,
ciascuno composto da un'unica inquadratura fissa di
circa un minuto. Queste opere sperimentali,
autoprodotte, autobiografiche e brevi danno alla luce
un'arte nuova, a uomini e donne nuovi mestieri.
Lo spettacolo cinematografico offrirà al pubblico
impressioni di realtà molto forti, mai provate e per giunta
con poca spesa, decretando il grande successo del film
come forma d'arte visiva popolare.
Nata dunque in forma breve, l'opera cinematografica
cresce in maturità prima che in durata. La macchina da
presa, spettacolare novità tecnico-scientifica, incontra
infatti molto presto i primi autori geniali in cerca di
possibilità. Già nel 1896 l'operatore Eugène Promio
sistema la cinepresa su un treno in movimento e
Georges Méliès usa il fermo macchina per sostituire una
donna con uno scheletro. Dieci anni più tardi, quando
con Porter e Griffith il cinema narrativo e drammatico è
maturo, la durata dei film non supera ancora il quarto
d'ora.
Ma questo cinema maturo è anche un'industria
internazionale, pronta per lo sfruttamento commerciale.
Si pensa di offrire uno spettacolo più lungo a un prezzo
maggiore e il sistema funziona: nel 1915 il record di
incassi di The Birth of a Nation (165') di Griffith apre
definitivamente questa strada. Nascono le grandi case di
produzione monopoliste, gli studi a Hollywood, lo star
system e, per opposizione, si definirà il cinema
indipendente. Il lungo si afferma come formula
principale della produzione su grande scala, e d'ora in
poi, per negazione, si parlerà di cortometraggio.
David Bordwell e Kristin Thompson, Storia del cinema e dei film,
1994, Milano, Il Castoro, 1998
Gianni Rondolino, Storia del cinema, Torino, Utet, 1977
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1.2. contro l'industria dei lungometraggi
La brevità diventa dunque una scelta, scelta
tipicamente privilegiata da quegli autori che rifiutano
l'istituzionalizzazione del cinema, intendendo anzi
quest'ultimo come esperimento artigianale, svincolato dai
meccanismi di finanziamento e sfruttamento e basato
piuttosto sull'autoproduzione: come attività in cui la
vocazione prevale sulla professione.
In the times of bigness, spectaculars, one hundred million
movie productions, I want to speak for the small, invisible
acts of human spirit, so subtle, so small, that they die when
brought out under the clean lights. I want to celebrate the
small forms of cinema, the lyrical form, the poem, the
watercolor, etude, sketch, portrait, arabesque, and
bagatelle, and little 8mm songs. In the times when
everybody wants to succeed and sell, I want to celebrate
those who embrace social and daily tailor to pursue the
invisible, the personal things that bring no money and no
bread and make no contemporary history, art history or
any other history. I am for art which we do for each other,
as friends.
[In questi tempi di grandiosità, di spettacolarizzazione, di
produzioni milionarie, io voglio testimoniare i piccoli atti
invisibili dello spirito umano, così sottili da sparire sotto la
luce dei riflettori. Voglio celebrare le forme del cinema
piccole, la forma lirica, la poesia, l'acquerello, lo studio, lo
schizzo, la cartolina, l'arabesco, la bagattella e le
canzoncine in 8 millimetri. In tempi in cui tutti vogliono
avere successo e vendere, io voglio celebrare coloro che
accettano l'abito sociale e quotidiano per inseguire
l'invisibile, il personale, cose che non portano né soldi né
pane, e che non fanno storia contemporanea, storia
dell'arte o qualsiasi altra storia. Parlo dell'arte che
facciamo l'uno per gli altri, da amici.]
Jonas Mekas, Anti-100 years of cinema manifesto,
discorso pronunciato l'11 febbraio 1996 a Parigi,
http://www.oase.udk-berlin.de/~wyborny/
Wymac/ATYPEE/Vita/Links/Mekas.htm
[mia trad. it.]
8
Già negli anni '20 la ricerca libera e innovativa delle
avanguardie si esprime nei corti, proposti apertamente
come radicale alternativa al lungometraggio a soggetto
di derivazione teatrale e basato sul sistema di studi e divi.
Proprio contro questo sistema si schiera apertamente,
per esempio, il corto sperimentale The Life and Death of
9413: A Hollywood Extra (1928, 13'). Scritto prodotto e
diretto negli Stati Uniti dal francese Robert Florey, il film
racconta la storia di un uomo che arriva a Hollywood per
diventare una stella del cinema: subito riceve il numero
di matricola con un tatuaggio sulla fronte, poi è
sottoposto ad assurdi e umilianti provini, disprezzato e
deriso fino all'annullamento; decide quindi di uccidersi e
va in paradiso, dove il numero viene finalmente
cancellato.
Paolo Manera, Dal cinema breve al corto, in AA.VV., I corti,
Torino, Einaudi, 2001, pp. 5-64
The Internet Movie Database: www.imdb.com
9
1.3. avanguardie europee
Sono brevi i primi film dadaisti e surrealisti, di Viking
Eggeling (Symphonie diagonale ,1924, 5'), di René Clair
(Entr'acte,1924, 22'), di Marcel Duchamp (Anémic
cinéma, 1926, 6'), di Luis Buñuel (Un chien andalou,
1929, 16').
Sono brevi i primi sguardi documentari e saggistici
sulla realtà sociale nelle città, di Joris Ivens ad
Amsterdam (Regen, 1929, 15'), di Marcel Carné a Parigi
(Nogent, Eldorado du dimanche, 1929, 20'), di Jean Vigo
a Nizza (À Propos de Nice, 1930, 25'). Milano è ritratta
dal futurista Corrado d'Errico (Stramilano, 1929, 15').
Sono brevi anche gli esperimenti sul linguaggio
cinematografico nel contesto di un esplicito discorso
politico, contemporanei ed analoghi a quelli del cinema
sovietico, di Hans Richter (Inflation, 1927, 8') e di Henri
Storck (Histoire du soldat inconnu, 1932, 10'). Primo
grande esempio di foundfootage cinema, Histoire du
soldat inconnu è composto esclusivamente da
cinegiornali e fotografie dell'epoca. Il montaggio
provocatorio e sorprendentemente moderno di Storck
denuncia l'oltraggiosa alleanza fra denaro, esercito e
Chiesa, dando vita a un pamphlet anti-militare trasceso
da un'intensa energia poetica.
Film come questo tracciano una linea destinata ad
attraversare costantemente la storia del cortometraggio,
dove i risultati più significativi sono e rimangono quelli in
cui una virtuosa sinergia si instaura tre la forza degli
assunti sociali e politici e la radicalità dei modi
d'espressione: massima potenza nel minimo volume
(Belpoliti, 2001).
Joris Ivens, Io-cinema: autobiografia di un cineasta, Milano,
Longanesi, 1979
Marcel Carné, Io e il cinema, Roma, Lucarini, 1990
Henry Storck, Immagini del mondo prima del cinema
documentario, Ancona, Transeuropa, 1995
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1.4. mass medium
Nel passaggio agli anni '30, con l'introduzione del
sonoro, il cinema-industria-mercato cresce enormemente
come mezzo di comunicazione audiovisiva di massa.
Costituendo ovunque un mezzo essenziale di
conoscenza, il film si rivela in grado di influenzare scelte
e comportamenti individuali e collettivi, e si afferma di
conseguenza come strumento ideale di propaganda.
Il film è una forma ancora elastica, malleabile, non ancor
logora, che all'espressione della nuova idea non oppone
alcuna intima resistenza. È un linguaggio ingenuo,
popolare, che si rivolge direttamente alle masse [...] fin dal
principio apparve come del massimo interesse per la
politica
Hauser, 1951, 1977: 416
Diverse cinematografie nazionali danno inizio allo
sfruttamento sistematico di tali peculiari potenzialità
creando leggi e organismi di controllo delle
programmazioni e dotandosi di strutture statali di
produzione e formazione cinematografiche. In Italia,
caso esemplare, l'attività del L'Unione Cinematografica
Educativa, fondato nel 1925, contribuirà ad allargare
alla base quel consenso popolare che il regime fascista
persegue con ostinazione. Il cortometraggio,
istituzionalizzato e congelato nella posizione di
'complemento di programma', sarà lo strumento più
usato in questa pratica di controllo: cinegiornali,
programmi di attualità e documentari, la cui
programmazione in abbinamento ai lungometraggi è
resa obbligatoria o incoraggiata con sgravi fiscali agli
esercenti, sono investiti dei compiti di informazione,
divulgazione, propaganda politica di Stato.
Una produzione di cortometraggi imponente per
quantità e minuscola per qualità cede al trionfo della
ridondanza, della banalità, dello sguardo rassicurante
che evita ogni aspetto scomodo della realtà.
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Ecco insediarsi nel cortometraggio istituzionale quel
carattere di pomposa vacuità destinato a perdurare:
dalla propaganda politica a quella commerciale, dal
cinema alla televisione.
Arnold Hauser, 1951, Storia sociale dell'arte, Torino, Einaudi,
1977, decima edizione, volume secondo, capitolo quinto, Nel
segno del film
Erik Barnouw e Adriano Aprà, Il canale dell'opulenza: storia
della televisione americana, Torino, ERI, 1981
Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti,
1992
12
1.5. verso cinegiornali liberi
Nel dopoguerra, terminata la graduale estromissione
dei corti dalle programmazioni obbligatorie e attuato il
trasferimento alla televisione di gran parte delle energie
di controllo, il cinema breve va verso un periodo di
maggiore libertà espressiva. Alla rinascita contribuirà
anche la crescente disponibilità di formati ridotti e più
economici per produrre film; dalla diffusione della
pellicola Super8 negli anni '60, a quella del videotape
negli '70 e '80, a quella di calcolatori domestici per il
montaggio digitale nel decennio successivo, si
renderanno disponibili strumenti sempre più adatti alla
mediazione corta già teorizzata da Cesare Zavattini,
anima del neorealismo. Zavattini auspica la nascita di un
cinema di avanguardia morale innanzitutto, contributo
specifico a una cultura d'azione, e il realizzarsi di una
possibile democratizzazione dal basso della
comunicazione audiovisiva come servizio pubblico (v.
Zavattini, 1956 e cfr. 1979b:280)
Lontano dal sistema-mercato-cinema e anzi a ridosso
delle situazioni umane dalle quali muovono e alle quali
si rivolgono, nascono e circolano autoproduzioni che
iniziano un nuovo cinema civile. Un esperimento
anticipatore è il cortometraggio Scioperi a Torino (1962)
di Carla e Paolo Gobetti, resoconto non convenzionale
delle lotte operaie alla Lancia e alla Fiat; pellicola 16
millimetri, camera a mano, suono in presa diretta.
L'autoproduzione trova il proprio circuito naturale nelle
assemblee, tra gli operai, costituendo uno straordinario
esempio di cinema militante radicale sia negli intenti che
nella pratica. Si legge nei titoli:
per favorire la discussione, stimolare la combattività,
contribuire insomma a una sempre più piena e totale
presa di coscienza degli obiettivi e dell'importanza della
lotta da parte di tutti gli operai
Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza:
www.ancr.to.it
13
1.6. festival
Un'altra trasformazione decisiva del mondo del corto
incominciata negli anni '60 è lo svilupparsi di un circuito
internazionale di concorsi espressamente dedicati al
cinema breve. Luogo spesso esclusivo di visibilità, ma
anche spazio di incontro, di approfondimento e
divulgazione della storia stessa del cortometraggio, il
festival diventa motore di evoluzione del film breve e
strumento fondamentale per l'esplorazione dei suoi
molteplici territori. E negli ultimi anni si realizza
un'ulteriore virtuosa diffusione e consolidamento di
questo canale.
Filmmaker, ad esempio è il titolo un articolo (2003) in
cui Silvano Cavatorta, curatore della manifestazione
milanese dalla prima edizione del 1980, spiega tra l'altro
come questo festival sia diventato anche direttamente
motore produttivo, offrendo a giovani autori non ancora
professionisti contributi a fondo perduto per la
realizzazione a basso costo di film o video corti di taglio
saggistico.
Michele Lipparini, coautore di Ortometraggio, un
videosaggio sugli orti di guerra a Milano prodotto da
Filmmaker nel 2002, mi racconta:
- Ho sempre avuto nella testa questa cosa degli orti che
vedevo in città, e mi sono sempre chiesto che cosa fossero.
[…] Nell'ambito di Filmmaker, che indiceva questo
concorso (tematiche in cui lo sfondo dovrebbe essere
Milano ma poi in realtà è un pretesto), abbiamo parlato di
questa cosa, abbiamo fatto delle ricerche bibliografiche e
abbiamo messo a punto un piano. Per partecipare al
concorso devi dare un progetto di massima, poi
organizzarlo, poi presentare un preventivo, cioè devi
seguire degli step e questo ti impone, comunque, una
scrittura; Giampaolo ed io avevamo già scritto un film e
quindi per noi il processo era già avviato.
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- E questo scrivere, mi dicevi, è sempre parte integrante del
lavoro, a prescindere dalla committenza.
- Certo, non puoi realizzare un progetto random; l'idea
romantica, sensata, e in alcuni casi giustificata del "prendo
la macchina e vado" funziona in maniera molto
circoscritta; è legittimo avere quest'impulso, ma poi
quando cominci a fare le cose in modo diciamo
professionale (non per disprezzo dell'altro, ma nel senso
che vuoi organizzare una cosa da concludere in maniera
organica), ti rendi conto che non è fattibile se non con un
progetto sulla carta.
AA.VV., L'idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano, a
cura di Marco Bertozzi, Torino, Lindau, 2003
www.filmfestivals.com
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1.7. verso un cinema civile, in video
Da The Spanish Earth (1937, 52') di Ivens, sulla
guerra civile, scritto con Ernest Hemingway e narrato da
Orson Welles, a La cosa (1990, 59') di Moretti, scarno ed
essenziale documentario antropologico e politico sulla
fine del Partito Comunista Italiano, è sempre presente
nella storia del corto la volontà di dare lettura della storia
e della politica attraverso i mezzi cinematografici.
Accanto al suo carattere scientifico e divulgativo il film
documentario assume il compito di fare storia con le
storie (history by stories). Storia che riguarda problemi
sociali, vicende esemplari che coinvolgono, che
smuovono da dentro abiti profondi di comportamento.
Messaggi incisivi, film che diventano strumenti formativi e
trasformativi.
E nell'ultimo periodo assistiamo al moltiplicarsi di film
di questo genere, anche lunghi, anche ad opera di autori
tradizionalmente di fiction. Lungometraggi che
rispondono sia alla domanda sociale di film storici, sia
alle attese di divertimento del grosso pubblico, attraverso
la drammatizzazione e il ritmo: da JFK (1991, 190') di
Oliver Stone, ai videosaggi di Michael Moore, ai
recentissimi Land of Plenty (2004, 123') di Wim Wenders
e Slasher (2004, 85') di John Landis, per esempio.
16
Ma un cinema davvero civile deve prevedere anche
un uso sociale del film, diverso e a metà tra quello di
massa delle grandi sale e quello individuale dell'home
video: il nuovo cinema può e deve diventare strumento di
confronto e discussione collettiva in presenza.
Qui le immagini e i suoni si testualizzano, si librizzano in
tante copie. Una videocassetta, un videosaggio non è
destinato a restare 'home video', a consumarsi
individualmente e di nascosto. È denuncia e pamphlet.
Il videosaggio è fatto apposta per essere visto e discusso
da un piccolo gruppo. Anche a scuola, ma soprattutto nei
circoli culturali, politici, sociali. Nonché nei pubblici
consigli delle amministrazioni e istituzioni. Il pamphlet
visivo di denuncia e analisi, il videosaggio è
potenzialmente il 'socialvideo': l'intermedium del futuro.
(Bonfantini, 2001c: 82)
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico:
www.aamod.it
new global vision – movimento di immagini: www.ngvision.org
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capitolo secondo
un videosaggio per Milano
Nasce il progetto di comunicazione che sarà la mia
tesi di laurea: un videosaggio sui trasporti a Milano.
Il lavoro si rivolge a tutti gli abitanti e utenti della città
e vuole:
- documentare diversi modi di intendere il trasporto
urbano attraverso casi esemplari e contrapposti;
- invitare a un ripensamento collettivo sugli spazi
pubblici;
- evocare una Milano diversa mettendo in discussione la
necessità dell'uso esclusivo e privilegiato dell'auto privata
per spostarsi.
19
2.1. che cos'è il videosaggio
Sono saggi tutte quelle opere che intendono dare per
assaggi, esempi, tentativi, un'idea critica della realtà a
risultato di un'esperienza, di una ricerca. Saggi sono
dunque anche quei film in cui l'autore racconta il proprio
punto di vista su un argomento che conosce
personalmente, montando i documenti raccolti in una
forma tale da invitare ora alla riflessione, ora alla
discussione, ora alla risposta più pragmatica dell'azione.
In Roger & Me (1989), ad esempio, Michael Moore
racconta come la General Motors distrugge Flint,
Michigan (USA), sua città natale; il cinegiornalista fa uso
in primo luogo della propria presenza in campo, nel
ruolo di se stesso come autore del film, esecutore
dell'inchiesta e narratore del documentario; questa
presenza diretta si alterna nel montaggio a immagini di
repertorio, a brevi film nel film e a interviste, informando
e interrogandosi.
Di tutt'altro genere un bellissimo film saggio,
Il pianeta azzurro (1981), opera di Franco Piavoli sulla
ciclicità del tempo: qui il cinema è puro, un orecchio e un
occhio magistralmente nascosti, perfettamente rivolti alla
Terra.
L'ambiente, la politica e più in generale l'esistenza
collettiva sono gli argomenti privilegiati per invitare il
pubblico al ripensamento su un tema di interesse
comune. Oggi la crescente disponibilità di tecnologie a
basso costo per produrre e pubblicare opere anche
molto personali ha moltiplicato i punti di vista possibili e
il videosaggio può diventare mezzo di comunicazione e
confronto sociali.
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2.2. perché fare videosaggi
Opere di questo genere, sopratutto quando brevi e
autoprodotte, sono forme ideali di iniziazione al cinema
documentario, frequentemente assunte come palestra e
occasione di debutto dagli aspiranti cineasti della realtà.
Perché elaborare un progetto indipendente rende autori
nell'accezione più ampia di responsabili del lavoro in
ogni sua parte, dall'ideazione all'edizione; comporre con
stile saggistico e personale, poi, comporta l'esplorazione
della dialettica tra le proprie idee e la realtà contingente,
sia come oggetto del racconto che come ambiente della
comunicazione, e permette di sviluppare la propria
poetica in modo spontaneo e divertente; perseguire la
brevità, infine, significa trasformare un limite in
un'occasione per scatenare l'inventiva.
Domaine empirique par excellence, le court métrage
trouve sa principale raison d'être dans l'expérience, la
recherche, l'essai. […] Il sert d'abord de banc d'essai pour
les réalisateurs débutants; ensuite, son caractère
expérimental lui permet de s'attaquer à des sujets
impossibles à traiter dans le domaine du long métrage: il
est l'art de la rapidité, de l'ellipse, de l'allusion, du
raccourci, de la rigueur, de la sobriété, de la clarté. Il est
surtout moyen d'expression spécifique au sein d'une même
art, comme la nouvelle existe en face du roman, comme la
poème symphonique existe en face de la symphonie.
[Campo empirico per eccellenza, il cortometraggio trova
la sua principale ragion d'essere nell'esperienza, nella
ricerca, nel saggio. [...] Serve innanzi tutto da banco di
prova per gli esordienti; poi il suo carattere sperimentale
gli permette di affrontare argomenti impossibili da trattare
nel campo del lungometraggio: è l'arte della rapidità,
dell'ellissi, dell'allusione, della scorciatoia, del rigore, della
sobrietà, della chiarezza. È soprattutto mezzo di
espressione specifica in seno ad una stessa arte, così come
il racconto sta al romanzo, come il poema sinfonico sta
alla sinfonia]
François Porcile, Défense du court métrage français,
Éditions du Cerf, 1965
[trad. it. di Noris Simonetti]
21
Un esempio recente di opera autoprodotta e breve in
cui l'autore coniuga in modo innovativo capacità di
narrazione, stile personale e impegno sociale è Air Linate
2003, un videosaggio sulla vita a Bolgiano resa difficile
dal continuo traffico aereo a bassa quota. L'autore
Massimiliano Mazzotta mi spiega:
Conoscevo personalmente i disagi che si vivono a
Bolgiano; l'assetto urbanistico dell'area del Forlanini è
illegale, cosa oltretutto comune alla maggior parte degli
aeroporti italiani. Così ho realizzato questo lavoro, che è
innanzi tutto un reportage. Il cortometraggio è stato
selezionato al Milano Film Festival 2003, visto anche in
altre manifestazioni, apprezzato specialmente al Potenza
Film Festival.
Ma soprattutto Air Linate è stato proiettato in occasione
dell'incontro pubblico L'impatto dell'aeroporto di Linate sui
territori di San Donato e San Giuliano, presso l'Aula
Consiliare di San Donato, presenti Sindaci e Assessori
all'Ambiente dei due Comuni, rappresentanti della Società
Esercizi Aeroportuale e del Comitato Antirumore. Per
strada, nei giorni precedenti l'incontro, inviti pubblici a tutti
i cittadini formato 70x100 riproducevano la locandina del
mio film.
22
2.3. spunti e soggetti
Franco Piavoli, sorridente, mi fa accomodare in casa
Allora Sergio, come sei arrivato fin qui? In treno?
No. In camper.
Ah. Ma il camper non inquina ancor più della macchina?
Mentre faccio ritorno a casa con lo sguardo
incatenato alla colonna, affollano la mia mente pensieri
confusi ma propositivi, regalo di quel decisivo incontro a
Pozzolengo. Pensavo di essere in cerca di una
videocassetta e invece forse ho trovato il modo di
rielaborare e far vivere gli insegnamenti ricevuti in cinque
anni di Università, a cominciare da quelli di un altro
maestro che come Piavoli amava identificare il lavoro
con la vita intera e in primo luogo con le passioni
personali, intendendo il progettare come crescita
individuale e progresso sociale.
23
2.3.1. A G Fronzoni
Esterno-interno, al di là-al di qua, privato-pubblico, pienovuoto, rumore-silenzio. Bianco e nero come atteggiamento
di riduzione, spinto fino all'azzeramento: il meno e il più.
Ciò che conta, spesso, non è il pieno ma il vuoto e
l'assenza, contributi alla decostruzione-costruzione di uno
spazio totale, essenzialmente mentale, di un ordine
interiore. Il vuoto è il nuovo, la parte bianca della nostra
speranza.
Le zone bianche, le zone di riposo che identificano spazio
e tempo, sono là dove noi riusciamo a costruirle, togliendo
da. In partenza è eliminazione. Zone bianche sono viaggi
non fatti, anche se desiderati, cose non dette, amore dato
e scordato, doni fatti per impoverirsi, per non avere più
quello che si aveva prima. Il non possedere. Spazi bianchi
sono l'uomo - la meraviglia di esserlo - l'aria, l'acqua, il
fuoco. Il sogno.
Le zone nere: in senso lato, quelle occupate dal potere che
ha oltrepassato ogni limite tollerabile e si avvia alla
distruzione del mondo nel suo delirio di profitto. Nero è il
non progetto. Ma il nero è anche una sorgente di forza,
unisce al mistero una grande potenza che può essere
impiegata.
La mia fede in un avvenire migliore non si spegne. Una
progettazione che cerca di aprire un orizzonte d'azione
articolato, coerente, razionale, socialmente responsabile
dell'ambiente umano e del suo destino. Una progettazione
che non serve a soddisfare i bisogni della committenza ma
a sradicarli.
A G Fronzoni, intervistato da
Luigi Giordano, 1998, Trasgredisco, dunque sono, Napoli,
IL MATTINO, anno XCVII, sabato 3 settembre, p. 15
24
Conoscemmo Fronzoni al Politecnico, in occasione di
un seminario sul graphic design.
Il creare non è una professione, il creare è un modo di
esistere, un modo di mettersi in relazione con la vita, la
scelta di comportarsi in una certa maniera. Il senso più
profondo del progettare non risiede nel costruire una casa
ma nel costruire se stessi. A questi studenti dico anche che
devono considerare il progetto della loro stessa esistenza
come il compito più importante della loro vita. A questo
compito essi devono dedicarsi continuamente e senza
compromessi, non solo in determinati tempi e occasioni.
Giulio Carlo Argan si premurava di dire che chi non
progetta viene progettato. Questa è una frase che
dovrebbe suonare attuale a chiunque. Il creare serve
innanzi tutto a creare noi stessi, con tutto ciò che
comporta: mete, significati.
Credo fermamente che in una società ideale ognuno
debba essere un progettista. Sarebbe il più evidente
contrasto con la nostra società, nella quale la creatività
della maggioranza viene sacrificata a favore della
creatività di pochi. Se il creare venisse insegnato in tutte le
scuole ad ogni livello, ognuno avrebbe la possibilità di
essere consapevole del proprio potenziale creativo. La
figura del creativo fu inventata per limitare il suo spazio
d'azione e riuscire a tenerlo meglio sotto controllo.
A G Fronzoni, in
Christian Aichner, Bernd Kuchenbeiser, A G Fronzoni,
Baden, Lars Müller, 1999, pp. 3-5
[trad. it. di Francesca Panizza]
Franco Achilli (a cura di), manifesto. trentanove poster di
A G Fronzoni. (catalogo della mostra), Milano, Aiap, 1992
25
manifesto di A G Fronzoni, 1976
26
2.3.2. Fronzoni, su Milano
Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka
Okada ed io, compagni di corso, siamo presto tornati a
incontrare il nostro insegnante per raccoglierne la
testimonianza in una videointervista. Dalla trascrizione
dell'intervista (v. appendice):
Qual è il suo sogno per Milano?
Il mio sogno è che Milano diventasse una città moderna,
una città che abbandonasse le sue velleità conservatrici.
Facciamo un esempio: io personalmente non ho
l'automobile, non ho nessun mezzo di trasporto mio
personale, e ritengo clamoroso l'episodio che vuole che
l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto privato.
Doman l'altro, domenica, un'altra volta la città dovrà
fermarsi e nessuno potrà adoperare l'automobile per
girare in città, perché non ce n'è nessuna necessità e,
soprattutto, perché l'inquinamento ha toccato e sta
toccando dei valori altissimi che, non sembri retorica,
uccidono le persone. Pochi ne parlano, ma l'automobile
uccide. Uccide centinaia, migliaia, milioni di persone per
incidenti automobilistici, motociclistici, d'altro tipo; e oltre a
questa strage di persone c'è anche la strage di persone che
si ammalano perché viene privilegiato l'uso dell'automobile
e anche questo è gravissimo.
Se noi guardiamo ai più grandi progettisti dell'evo
moderno, Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto, Walter
Gropius hanno sempre ipotizzato, hanno sempre pensato
a una città affondata nel verde. Invece dove ci ritroviamo?
Quando prima si parlava di navigli, questi navigli sono
stati coperti, coperti per far che cosa? Perché? Per creare
maggiore spazio per le automobili! La questione è che le
automobili hanno una capacità fisica limitata; non posso
in automobile percorrere tutta la città, avant'indrè, da nord
a sud, da est ad ovest. L'automobile è davvero uno
strumento imperfetto e privilegiarne l'esistenza è stato, è e
rimane un episodio grandemente negativo. Ci sono città in
Germania dove l'automobile non può girare di notte. E
perché dovrebbe, poi? Non si capisce bene. Dice "Ah,
perché vanno a teatro…", beh, basta organizzare dei
trasporti pubblici in grado di trasferire delle persone da un
punto all'altro della città, il problema non è insuperabile.
27
E come stiamo vedendo adesso, se non sarà affrontato
questo problema radicalmente, la città morirà. Quindi io
penso a una città nuova, a una città diversa, dove al
centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo.
A G Fronzoni, intervistato da
Francesca Piredda, febbraio 2000
Ma fuori dallo studio via Solferino è piena di
automobili, Milano di pubblicità assurde, le edicole
italiane di riviste specializzate, il mercato globale di
saloni internazionali.
Si potrebbe pensare che con i suoi diecimila morti l'anno
nella sola Francia (35 milioni di morti dalla sua
invenzione, secondo la Croce Rossa), l'automobile è
diventata il primo predatore dell'uomo. Ciò nonostante la
crescita dell'industria automobilistica è considerata un
fattore di prosperità. Si è presi da un senso di vertigine di
fronte alla capacità di auto-obnubilamento dell'umanità,
che in una certa misura, organizza il proprio sterminio.
Nessun'altra specie, nella storia della creazione, ha mai
generato il proprio predatore con tanto entusiasmo.
I topi non sono mai andati al salone del gatto.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Milano,
Pratiche, 2001, p. 10
Milano, città-autodromo, è uno spazio nero dove le
biciclette si muovono come piccoli punti bianchi, leggere
e consapevoli.
www.associazioni.milano.it/ciclobby
28
2.3.3. bentornate biciclette bianche
Nei primi anni '60, proprio mentre in tutta l'Europa
occidentale imperversa il grande boom automobilistico,
ad Amsterdam si fanno notare alcuni strani personaggi
che vanno del tutto controcorrente. Sono i Provos,
giovani anarchici di formazione situazionista, che
manifestano il proprio rifiuto nei confonti della società
consumista e alienante, inventando fantasiose pratiche di
disobbedienza civile tra le quali il geniale Piano delle
biciclette bianche. Il piano propone di collettivizzare dal
basso le biciclette; si invitano i cittadini a dipingerle di
bianco e a lasciarle per strada, a disposizione degli altri.
L'idea piace a molti e presto le numerose bici incustodite
vengono giudicate colpevoli di istigazione al furto e
sequestrate dalle forze dell'ordine. Un grande successo.
Oggi, quarant'anni più tardi, Amsterdam è una delle
città meglio ciclabili al mondo. Milano e altre metropoli
favoriscono invece purtroppo le automobili; qui i pedoni
e i ciclisti sono ancora oppressi e costretti ad alzare la
voce. A partire dal 1992 e da San Francisco ciclisti
urbani in tutto il mondo rivendicano il proprio diritto alla
strada pedalandovi semplicemente tutti assieme. In un
film, il documentario di Ted White The return of the
scorcher, il cicloriparatore e progettista George Bliss usa
per la prima volta l'espressione critical mass per definire
le occasioni in cui i ciclisti diventano un numero
sufficiente per aprirsi un varco attraverso il flusso
ininterrotto di auto (vedi il film e Ted White in AA.VV,
2003 a, pp. 152-163). La coincidenza organizzata si
diffonde ovunque, localmente. Da Tokio a Mumbai, da
Santiago del Cile a Londra e a Milano, i ciclisti mettono
in discussione l'assurda necessità della macchina con
una festa in onore alle alternative ad essa: invitano i
cittadini a disertare da un modello di comportamento
che impoverisce l'esistenza umana degradando
l'ambiente urbano e l'ecosistema planetario
29
Cesare Zavattini
30
benvenute biciclette
ballate bambini
bestemmiate babbi babbei
buttate bolidi brucianti benzina
basta buscare bisunti barili bombardando
bandite borsa banche bond
ballate bambine
baciate bambini
basta barbarie
bramate beltade bontate benessere biocivilta'
bearsi bisogna
bischeri burloni bardate bicicli
basificate baccanali by-nyght
brindiamo
bentornate biciclette bianche
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,>/( )\( )
newsletter di critical mass italia,
[email protected], aprile 2004
www.inventati.org/criticalmass
31
capitolo terzo
ad agio, diario di lavorazione
Dicembre 2002. Avvio la raccolta mediatica e le visite
con la telecamera, a riempire una nuova cartella
denominata trasporto. Ma un'idea univoca di cosa
cercare e perché ancora non ce l'ho. A capodanno, per
esempio, quando siamo con la telecamera davanti ai
cancelli di Arese tra gli operai che protestano contro la
chiusura dello stabilimento, la cosa più interessate che
riesco a portare a casa è una copia rudimentale dei
Cinegiornali Alfa di Altrocinema con qualche originale
commento fuori campo.
Una prima ipotesi di videosaggio che metto giù
prevede un reportage sulle nuove autostrade regionali e
una fiction sulla giornata di un pendolare. Mentre
seguiamo il pendolare Uto, e sullo spunto dei suoi
'ritrovamenti' (una trasmissione radiofonica, un volantino
di Rifondazione Comunista…), costruiamo un'inchiesta
che documenta il lavoro di BreBeMi S.p.A e informa delle
pubbliche controversie al riguardo. Ma questo progetto,
che ho chiamato Al lavoro anche per spronarmi ad
accelerare i tempi, ancorché poco chiaro, appare già
eccessivamente ampio. E poi la ricerca avviata è
soddisfacente, ma in questa ricerca Milano c'entra troppo
poco. Devo fare qualche passo indietro. Tengo Uto e i
suoi viaggi quotidiani, obbligati ma onirici, ripetuti ma
imprevedibili. Scarto invece l'inchiesta giornalistica su
BreBeMi S.p.A, attività molto interessante ma che non mi
compete. Specifico Milano come sottotitolo della cartella
trasporto e ne escludo il contenuto incongruente.
Un giorno, mentre si chiacchiera con un'amica, il suo
accenno estemporaneo alla videointervista a Fronzoni
che avevamo raccolto insieme mi fa trasalire:
improvvisamente mi rendo conto che sto portando avanti
proprio il discorso di quel pomeriggio, quando le parole
asciutte e profetiche del maestro avevano delineato una
chiara, sintetica e determinata critica alle abitudini dei
milanesi e all'operato degli amministratori della città.
33
Ricordo bene cosa disse Fronzoni per risponderci quale
fosse il suo sogno per Milano: questa città privilegia le
automobili, ma l'automobile uccide e io personalmente
non la uso; Milano può e deve cambiare. Riguardando i
nastri incisi nel febbraio del 2000 vi ritrovo anche una
buona fotografia e un audio accettabile. Ottimo: colui
che poi ha già scritto in parte questa mia storia ne sarà
anche in prima persona il narratore.
L'oggetto del discorso, il modo di parlare di Fronzoni
e il tempo che intanto mi prendo per imparare
suggeriscono ad agio, titolo definitivo del videosaggio.
3.1. materiale già edito
Le riflessioni che questo discorso saggistico sul
trasporto vuole suscitare muovono in primo luogo dai
documenti raccolti e presentati e dal rapporto dialettico
che si instaura tra questi; riflessioni che sono nate in me
proprio in seguito ai ritrovamenti più significativi e che
successivamente ho cercato di chiarire e sviluppare
rielaborando il materiale raccolto, da una parte per
riproporlo in forma breve, dall'altra per imbastirci su un
discorso organico, facendo dialogare tra loro le diverse
fonti. Proseguo dunque il diario presentando alcuni dei
testi il cui studio, analisi e trattamento hanno largamente
determinato le mie scelte.
34
3.1.1. un found footage video: Binari, strade, scie
di Giampiero Viola (regia), Fausto Colombo (testo), Vito
Fiume (montaggio)
durata: 25'
in: Lombardia 40 anni di vita
a cura di Donata Corelli, Enrica Tagliabue
produzione: Rai e Regione Lombardia, 1992
In una biblioteca rionale trovo questo primo valido
documento audiovisivo da esaminare. Lombardia 40
anni di vita è una raccolta di sei programmi, pensati e
realizzati per circolare in videocassette, dedicati a sei
aspetti della storia della Lombardia dagli anni Cinquanta
ai Novanta. Il montaggio include esclusivamente
materiale proveniente dall'archivio Rai, commentato fuori
campo da un testo elaborato ad hoc. Si legge
sull'opuscolo allegato alle videocassette:
La televisione è un mezzo di comunicazione cui si adattano
molte definizioni. Fra esse la meno utilizzata è certamente
quella che fa leva sulle sue caratteristiche memoriali. [...]
Quel che è indiscutibile, comunque, è che gli archivi di
un'emittente sono uno stralcio importante della vita di una
comunità, seppure nella forma un po' artificiosa della
selezione informativa. Tanto più questo discorso vale se la
storia di un'emittente (come in Italia la Rai) coincide con
quella di un periodo cruciale della vita di un Paese (come
la vicenda italiana dal dopoguerra a oggi).
Sei puntate di circa mezz'ora, di cui Binari, strade,
scie ha per tema proprio il trasporto; oltre mettere a
disposizione parecchio materiale d'archivio facilmente
estraibile e ricombinabile, offre nel discorso generale
punti di vista interessanti:
Il mondo dei trasporti viene affrontato, nelle sue profonde
trasformazioni legate in primo luogo alla diffusione
massiva del mezzo privato, in un'ottica che privilegia i
mezzi più tradizionali: il treno, innanzitutto, ma anche i
battelli della navigazione lacustre.
35
3.1.2. un telegiornale:
Milano. Ci vorrebbe proprio... una bicicletta
di Elio Sparano
durata: 2'
in: telegiornale della sera del 17 gennaio 1962
produzione: Rai
La raccolta di reperti audiovisivi dai quali far muovere
il discorso si svolge naturalmente anche sui canali
televisivi. Tengo un po' d'occhio i palinsesti e registro
trasmissioni espressamente dedicate al trasporto, alcune
delle quali molto interessanti, come certe puntate di
report di Milena Gabanelli su Rai3: la puntata del 4
maggio 2003 sulla (in)sicurezza stradale e quella del 7
ottobre 2003 sulle ferrovie italiane e sulle biciclette a
Ferrara sono ottimi esempi di videoinchieste, discorsi già
bell'e fatti che trattano i miei stessi argomenti.
Registrando invece più casualmente telegiornali e
rubriche di attualità, archivio materiale grezzo, elementi
a sé stanti ancora da combinarsi con il resto: notizie,
cronache, interviste, ma anche pubblicità; e cose che uno
non si aspetterebbe, come questo servizio del 1962 su
Milano riproposto a chiusura di un notiziario regionale:
un pendolare raggiunge Milano in automobile, trova a
fatica un parcheggio tra le vie congestionate della città e
finalmente estrae dal portabagagli una bicicletta,
suscitando l'interesse dei passanti che si affollano
incuriositi.
voce fuori campo (in neretto i passaggi riportati nel mio
videosaggio):
No, non parleremo di parcheggi, anche se l'immagine
favorirebbe la solita battuta sull'impossibilità di trovarne
uno; non parleremo neppure di viabilità, problema che a
Milano è particolarmente sentito; questo servizio lo
dedichiamo… state a vedere.
Il parcheggio l'abbiamo trovato, si tratta ora di risolvere in
modo rapido la questione di muoversi in città. A piedi non
è consigliabile, abbiamo poco tempo… ci vorrebbe…
36
ma sì, ci vorrebbe proprio una bicicletta. Eccola qua: si
monta in tre o quattro minuti, sta comodamente nel
portabagagli dell'automobile, i sei pezzi che la
compongono si mettono insieme facilmente; così quasi per
magia nasce sotto i nostri occhi una efficiente bicicletta
lunga un metro e mezzo, alta quanto basta e con ruote che
hanno il diametro di cinquantadue centimetri - direte: ma
cosa c'entra il diametro delle ruote? Ma per la velocità del
veicolo! - Si può montare, volendo, anche un cambio a tre
passi per sfidare un vero e proprio campione del pedale.
Tutto sommato il progresso ci porta a fare un passo
indietro, un salutare passo indietro perché il moto in
bicicletta fa bene al fisico, risolve la congestione del
traffico e fa risparmiare tempo a chi ha fretta. Per
quanto riguarda il prezzo, oscilla intorno alle trentamila
Lire.
37
3.1.3. filmati aziendali: Toyota
Nuova Prius, durata 10', produzione Toyota Motor
Europe, 2002
Toyota news, durata 55', produzione Toyota Motor Italia,
2002
Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari Toyota,
durata 19', produzione Toyota Motor Italia, 2001
Un argomento che l'autore conosce personalmente,
dicevo nel paragrafo 2.1 che cos'è il videosaggio. Beh,
diversamente da Fronzoni, io personalmente uso
l'automobile e la mia Toyota è fantastica,
chettelodicoaffare; persino l'attesa in officina è resa
piacevole dalla visione di qualche filmino e un gentile
concessionario mi presta tre videocassette.
Nuova Prius è un video di propaganda commerciale
all'omonima auto, destinato ai consumatori. Apre
letteralmente: Siamo abbastanza esperti da produrre
milioni di auto d'avanguardia per il mercato di massa, ma
quale effetto avranno sul nostro pianeta? Risolve più
avanti: Acquistando una Prius entrerete in un nuovo
mondo, un mondo in cui è possibile impegnarsi
personalmente per l'ambiente, senza sacrificare confort,
design elegante e piacere di guida. E intanto vediamo
una coppia sorridente viaggiare in mezzo a fantastici
paesaggi naturali.
Toyota news è invece un filmato aziendale di
informazione interna, destinato a operatori e
concessionari. Un presentatore dal tono ottimista e
rassicurante introduce servizi giornalistici su eventi,
andamenti e obiettivi aziendali e conclude con una
rassegna stampa e video molto utili al mio lavoro.
Si apprendono cose strane, per esempio che il Comune
di Milano, nella persona del Sindaco Albertini, ha
ricevuto in regalo un'automobile: Toyota Motor Italia ha
donato ai comuni delle principali città italiane, Roma,
Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze e Bari, la Prius,
38
come chiaro segnale del suo impegno per la
salvaguardia dell'ambiente. Mah, questa macchina
inquinerà anche un po' meno delle altre, ma a guardarla
(magari dalla sella di una bici) non sembra diversa da
quelle che già ingombrano e feriscono (spesso
mortalmente) Milano; e a pensarci bene non lo è, signor
Sindaco!
Per simboleggiare i cento anni del Mondiale dell'auto,
hanno scelto di scrivere il numero 100 con... gli alberi.
Che rapporto intercorre tra un ammasso di lamiera che
sputa fumo e uccide e un simbolo vegetale d'armonia che
produce l'ossigeno necessario alla vita?
Utilizzare l'albero per pubblicizzare la macchina è come
servirsi del polmone per glorificare la sigaretta. L'unico
rapporto tra l'albero e la macchina può essere lo scontro
frontale.
Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Milano,
Pratiche, 2001, p. 11
Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari
Toyota è il filmino di una gita divertente. Seguiamo da
vicino gli italiani, vincenti in ogni barzelletta: il viaggio in
aereo, l'accoglienza ricevuta, poi pranzi, visite guidate,
spettacoli teatrali con automobili sul palcoscenico e
brindisi, brindisi, brindisi.
39
3.1.4. un film di fiction: Batman
di Tim Burton
durata: 126'
produzione: Warner Bros, 1989
All'età di quindici anni, avuto in regalo il primo
videoregistratore, comprai per errore una versione in
lingua originale e non sottotitolata di questo film;
lo sbaglio fortunato mi portò per necessità a riguardare il
lungometraggio più volte, a studiarne battute e passaggi
tornandoci su, fermando e riavvolgendo ripetutamente il
nastro della videocassetta. Lo schermo televisivo, fino ad
allora veicolo di un flusso di emozioni oniriche
ininterrotto, indiscriminato e passivizzante, mi offriva per
la prima volta l'occasione di intuire che cosa fosse un
film, di incuriosirmi su come fosse fatto. Curiosità che
avrei approfondito e ben soddisfatto anni più tardi al
Politecnico, dove oggi forte degli insegnamenti ricevuti e
delle esperienze fatte posso dire con serietà: in virtù delle
sue peculiarità esclusive la fruizione offline dei testi filmici
è uno strumento fondamentale per l'analisi, la
decostruzione e lo studio dell'audiovisivo, per la verifica
di quanto sentito e visto e per il ripensamento, soprattutto
collettivo, sul film.
Torniamo a Batman, per quanti se ne siano salvati.
Il campione multinazionale di incassi è un film tratto
dall'omonimo fumetto di Bob Kane, di cui ben restituisce i
colori anche grazie all'ottima scenografia di Anton Furst e
di Peter Young e alla grande interpretazione di Jack
Nicholson nel ruolo di Joker. Prima dello scontato duello
finale con l'eroe mascherato, l'eccezionale malfattore
scala velocemente con la pistola e con il sorriso le
gerarchie mafiose di Gotham City ritrovandosi ben
presto... a Palazzo Marino, da dove può apparire in
televisione e reclamizzarsi in pompa magna promettendo
soldi gratis per tutti.
40
Con facilità, anche in virtù della sua appartenenza
speciale al mio repertorio mentale di fotogrammi, trovo
qualche altra analogia tra questo film e i video aziendali
Toyota:
showman: Ladies and
gentlemen, what a car!;
automobili sul
palcoscenico
Joker in tv: Newly proved
Joker products, with a
new secret ingredient:
smiley!...
Sindaci ricevono in regalo
automobili: sorrisi e flash
chances are... you boght
them already!
hahahaaaa!
strette di mano tra
delegati nipponici e
Sindaci
in Municipio Joker stringe
la mano ad un
oppositore; scossa
elettrica mortale
tutti brindano
Joker brinda
un operatore: I hope to
make more money
Joker rovescia banconote
sulla folla in delirio
un altro operatore: the
new car is fantastic, It's a
big opportunity for us
Batman al volante
41
3.1.5. un videosaggio d'autore: Milano '83
di Ermanno Olmi
durata: 65'
produzione: Rai, 1983
La videocassetta distribuita dalla Regione Lombardia
è disponibile anche per il noleggio gratuito presso le
biblioteche rionali milanesi.
Il bel videosaggio di media durata è un racconto
lirico per immagini, privo di trama e di voce fuori campo,
che mira a una rappresentazione del popolo urbano
tutto, osservato con intensa umanità nel suo vivere
quotidiano. La cristianità inquieta e l'attitudine alla favola
caratteristiche di Olmi, sviluppate e portate a estreme
conseguenze in questo stesso periodo con il film (lungo
quasi tre ore) Cammina, cammina, qui sono invece
accantonate a favore di uno sguardo immediato sulla
realtà per come ci si presenta e di un montaggio che
celebra azioni comuni, quotidiane e collettive.
Si accendono le luci e un pubblico elegante riempie il
Teatro alla Scala. Titoli di testa. Esterno notte, Milano: si
manutengono i binari, si puliscono le strade che domani
accoglieranno pendolari, bambini, anziani, studenti e
conducenti di tram; in mezzo a tante macchine e a
qualche bicicletta. …
42
3.1.6. un'affissione pubblicitaria:
Milano-Venezia. Indovina chi arriverà sereno
campagna pubblicitaria FS Trenitalia, 2002
Il dittico proposto in questa sobria ed elegante
composizione fotografica centra pienamente il nucleo del
nostro discorso: seduto in treno con in mano un giornale
spiegato, un pendolare sbircia con un sorriso beffardo
lo stesso pendolare, che al volante di un'auto in corsa
fissa con occhi sbarrati la nebbia che copre l'autostrada.
L'affissione ha avuto una discreta e non breve
visibilità a Milano, prendendosi spazi costosi a volte
proprio in mazzo a sgargianti reclàme di auto sportive,
giustapposta alle quali suggeriva l'idea di una campagna
sociale di pubblicità progresso.
Un discorso sull'automobile, per scalzarla dall'immaginario
di questo secolo, dovrebbe procedere anzitutto da una
messa sotto accusa di tutta la pubblicità di auto: una
buona parte di essa continua a spingere sul pedale
dell'ebbrezza della velocità, anche quando si tratta di
superare i limiti vigenti, e continua a far vedere auto
'single' sperdute in non so quale lontano paesaggio.
D'altro canto l'auto nella natura non è un nuovo mito
'pornoecologico'? Che c'è di meglio di una fuoristrada che
penetri in luoghi vergini del territorio nazionale? Sarebbe
così facile pensare a contropubblicità, usare l'arma
corrosiva dell'ironia e ribaltare quelle immagini e quelle
promesse.
Franco La Cecla, Per una antropologia dell'automobile,
introduzione a Colin Ward, Dopo l'automobile, Milano,
Eleuthera, 1992, p. 12
Son qui a provarci. Di nascosto riesco a riprendere i
viaggiatori che affollano una stazione di metropolitana
mentre passano davanti al manifesto Milano-Venezia.
43
Ottengo in questo modo una visione originale ma
poco leggibile del reperto stampa e in previsione di
ovviare al problema con il montaggio mi rivolgo a
Trenitalia:
Da: sergio ronchi [[email protected]]
Inviato: lunedì 10 marzo 2003 20.27
A: Trenitalia [[email protected]]
Oggetto: richiesta materiale
Buongiorno, sono un laureando in comunicazione al
Politecnico di Milano. La mia tesi è un videosaggio sul
trasporto. Il filmato mostra l'affissione pubblicitaria
Milano-Venezia: indovina chi arriverà sereno,
presentandola come esempio di ottima comunicazione.
Per mostrarla in modo chiaro e letteralmente nitido avrei
bisogno di disporre di una stampa o di un file. A chi posso
rivolgermi?
Grazie.
sergio.
Da: Lustrissimi Nerina [[email protected]]
Inviato: mercoledì 12 marzo 2003 16.15
A: sergio ronchi [[email protected]]
Oggetto: R: Email_Clienti
Gentile Sig Ronchi,
come richiesto le invio il pdf della creatività utilizzata per
la pubblicità sulla stampa della relazione MI-VE. Mi scuso
per la bassa qualità ma ho difficoltà ad inviare formati più
grandi. Spero che le vada bene altrimenti a non esiti a
contattarmi
Saluti
Nerina Lustrissimi
Trenitalia
Divisione Passeggeri
Marketing- Programmi di marketing
44
campagna stampa FS Trenitalia, 2002
CORRIERE DELLA SERA, Milano, 7 giugno 2003, p. 50
45
3.1.7. una pagina di giornale:
Pubblicità, nuove regole e lotta all'abusivismo. Via i
maxiteloni dai palazzi del centro storico. Palazzo Marino:
"Sui caselli di Porta Venezia non trattiamo"
di Elisabetta Soglio
articolo e fotografia apparsi sul Corriere della sera del 7
giugno 2003, Corriere Milano, p. 50
Con spirito zavattiniano di pedinamento della realtà,
al ritrovamento della pagina di giornale faccio subito
seguire una visita con la telecamera sul luogo ritratto
dalla fotografia che commenta l'articolo. Provo a girare
alcuni movimenti di zoom a uscire, partendo da diversi
dettagli e sempre a terminare sulla visione d'insieme
nella stessa inquadratura della foto; tornato a casa
scelgo la migliore di queste riprese (che apre con il
primissmo piano dell'automobilista disperata per la
separazione dalla protesi preferita) e la monto in
dissolvenza con la pagina del Corriere, animata dello
stesso movimento di zoom. Il risultato è soddisfacente:
una breve sequenza, pienamente significativa anche di
per sé, in cui l'allargarsi progressivo e continuo
dell'inquadratura dal dettaglio al manifesto, all'ambiente
circostante, al giornale rende bene l'idea del
disvelamento della realtà urbana come assurda e
contradditoria.
46
3.2. girato
Uso in prima persona la telecamera per:
ampliare e aggiornare la documentazione sul
trasporto a Milano, cogliendo attività collettive nel loro
svolgersi, in modo estemporaneo, come ad esempio mi
riesce con la biciclettata notturna del giovedì;
commentare e raccordare il materiale già edito,
visitando ad hoc, come faccio per i caselli di Porta
Venezia (3.1.7);
girare la fiction il pendolare Uto, breve video nel
video, potendone decidere e provare con più calma e
meno vincoli inquadrature e successioni.
3.2.1. indice del girato
L'elenco riferisce l'intervista a Fronzoni e tutto il
materiale originale girato per ad agio ai relativi tempi sui
nastri magnetici della telecamera, specificando data e
luogo delle riprese e descrivendone brevemente
l'oggetto. Dove presenti, le annotazioni riguardanti la
fotografia e i movimenti di macchina sono racchiuse [tra
parentesi quadre]. Le sequenze che rientreranno nel
montaggio definitivo sono contrassegnate in grassetto.
47
nastro 5
0.00.00
febbraio
2000
Milano,
atelier
Fronzoni
intervista a A G Fronzoni
0.19.00
modernità e design
0.36.00
il potere
0.43.30
automobili a Milano
1.05.00
Milano sa accogliere
1.20.00
nastro 6
0.00.00
backstage dell'intervista,
ambiente, dettagli (copia del
materiale girato da Francesca
Panizza)
0.25.00
nastro 16
0.00.00
31 dicembre
2002
Arese (MI), festa di capodanno dei
cancelli Alfa lavoratori e protesta contro la
Romeo
chiusura dello stabilimento
0.27.10
5 gennaio
2003
casa di
Andrea
treno Lego, I di 6;
arrivo del treno [da nero],
plastico intero [dolly],
passaggio a livello [luce
naturale]
1.02.37
12 gennaio
2003
Castelleone automobili in corsa nella nebbia
(CR)
1.13.40
casa di
Andrea
1.32.00
48
treno Lego, II di 6; viaggiatori in
stazione
nastro 19
0.00.00
24 gennaio
2003
ferrovia
Cremona Milano
pendolari sul treno, fuori nebbia
poco dopo l'alba
Milano, via
Oglio
la strada piena di auto si
riflette sulla vetrina di
un'edicola che espone
antiche fotografie di tram
milanesi a cavalli [riflesso ->
fotografia]
1.11.30
1.15.50
1.18.00
1.23.30
25 febbraio
2003
Assago (MI) fiori ai bordi della strada,
I di 3
1.25.35
autostrada dei fiori, dal
cavalcavia
1.28.40
Lodi
fiori ai bordi della strada, II di 3
1.32.00
nastro 20
0.14.40
29 aprile
2003
Piacenza, biciclette parcheggiate
stazione FS [carrello]
0.15.30
viaggiatori in stazione
0.18.00
ferrovia
Piacenza –
Milano
rotaie e cavi elettrici dal treno
in corsa, I di 2
0.22.30
Lambrate, treno merci carico di auto
stazione FS
0.40.20
1 maggio
2003
Milano,
corso di
Porta
Ticinese
mayday, corteo ciclistico
1.02.35
49
1.02.35
10 maggio
2003
Milano
giornata nazionale del trasporto
pubblico, apertura ai visitatori
dei depositi ATM
viale Molise
deposito filobus e autobus
via Messina
deposito tram
1.18.15
1.26.00
1.32.00
nastro 21
0.05.40
Molino
Dorino
deposito treni metropolitana
0.09.40
stanza controllo binari
0.13.20
nastro 22
0.51.50
25 maggio
2003
Milano, via
Antonini
due manifesti pubblicitari
giustapposti:
Ferrovie dello Stato, chi arriverà
sereno e Toyota Avensis,
riscoprite l'auto
0.53.20
1 giugno
2003
Piadena,
manifestazione di protesta
stazione FS contro le nuove autostrade
0.55.00
ciclisti scendono dal treno
con le bici
0.57.34
bici in stazione
1.00.35
1.10.10
4 giugno
2003
1.10.40
50
Milano, via
Ripamonti
manifesto pubblicitario:
Toyota Avensis, riscoprite
l'auto
1.24.00
5 giugno
2003
Milano,
stazione
MM3
Duomo
manifesto pubblicitario:
Ferrovie dello Stato, chi
arriverà sereno;
Uto [attraversa il campo],
1.28.00
arrivo del treno, I e II di 2
1.32.00
nastro 23
0.03.00
9 giugno
2003
Milano,
Porta
Venezia
grandi manifesti pubblicitari
sulle impalcature dei caselli:
Chrysler Cruiser difficile
separarsene
0.10.24
[zoom out manifesto ->
intorno]
(vedi Corriere Milano del 7
giugno)
0.17.10
Milano,
stazione
MM3
Duomo
manifesto pubblicitario: Citroen,
abracadabra; viaggiatori nell'ora
di punta
0.20.05
[panoramica intorno ->
manifesto]
0.35.40
0.40.45
10 giugno
2003
Milano
dal tram 24
Milano,
piazza
Duomo
manifesto pubblicitario
sull'impalcatura del Duomo:
Chrysler, non vede altro
0.45.25
0.58.40
28 giugno
2003
Fiesco (CR) sfasciacarrozze
1.01.10
Montodine
(CR)
fiori ai bordi della strada,
III di 3
1.03.25
51
1.03.25
29 giugno
2003
Cremona,
via lungo
Po
raffinerie Tamoil
3 luglio 2003
Milano,
piazza
Mercanti
critical mass, I di 3
5 luglio 2003
Bariano
(BG)
presidio contro la nuova
autostrada brebemi
Bergamo
autostrada A4 dal cavalcavia
Milano,
corso di
Porta
Ticinese
dalla bici in corsa, pavé e rotaie
del tram
viale Gian
Galeazzo
manifesto pubblicitario:
Nissan, suv;
sovrasta un incolonnamento
al semaforo
1.06.00
1.12.00
1.15.00
1.25.00
nastro 24
0.04.00
10 luglio
2003
0.10.40
0.15.35
[zoom out manifesto ->
intorno]
0.20.10
piazza
Mercanti
critical mass, II di 3
0.23.00
via Laarga
passaggio del corteo
[pianosequenza], I di 4
via Michetti
passaggio del corteo
[pianosequenza], II di 4
stazione
Bovisa FNM
ciclisti in stazione
0.34.40
0.34.20
0.40.00
52
0.45.20
11 luglio
2003
ferrovia
Milano Treviglio
una pendolare ferroviaria con
bici al seguito
0.49.00
rotaie e cavi elettrici dal treno in
corsa, II di 2
0.53.35
1.07.36
17 luglio
2003
Milano,
piazza
Mercanti
critical mass, III di 3
1.10.36
galleria
Vittorio
Emanuele
passaggio del corteo
[pianosequenza], III di 4
corso
Vittorio
Emanuele
Uto pedala nella massa
piazza
Segrino
passaggio del corteo
[pianosequenza], IV di 4
1.12.20
1.15.10
1.18.00
nastro 25
0.00.00
13 settembre
2003
Milano, via
Padova
manifesto pubblicitario: Lancia,
Y, il vizio che ti mancava; [zoom
out manifesto -> intorno]
naviglio
Martesana
dalla bici in corsa, ciclisti
sull'alzaia
0.01.20
0.02.30
Gorgonzola naviglio Martesana e stazione
(MI)
MM2
0.05.10
15 settembre
2003
casa di
Andrea
treno Lego, III di 6;
treno in corsa [in primo
piano]
->[fuoco]->
stazione rossa [in campo
lungo]
0.25.00
53
0.25.00
21 settembre
2003
Melzo,
il pendolare Uto, I di 6;
stazione FS prove punti di vista e fotografia
0.29.50
il pendolare Uto, II di 6; Uto
scende dal treno
23 settembre
2003
0.42.40
nastro 26
0.00.00
12 ottobre
2003
Castelleone festa del 140° compleanno della
(CR),
linea ferroviaria Cremona –
stazione FS Treviglio
0.15.30
Soresina
(CR),
stazione FS
un treno a vapore in
partenza, esposizioni
storiche e modellistiche
0.26.10
20 ottobre
2003
Melzo,
il pendolare Uto, III di 6; Pia e
stazione FS apparizione bici
0.54.30
Trucazzano il pendolare Uto, IV di 6; Uto e
(MI), canale Pia in bici
Muzza
0.59.30
il pendolare Uto, V di 6; dalla
bici in corsa [verso l'alto]:
alberi
21 ottobre
2003
Madignano
(CR)
26 dicembre
2003
casa di
Andrea
treno Lego, IV di 6; stazione
grande gialla [sfondo bianco]
28 dicembre
2003
casa di
Andrea
treno Lego, V di 6; stazione
grande gialla [sfondo cielo
Magritte]
4 gennaio
2004
casa di
Andrea
treno Lego, VI di 6; deposito
rosso, operai al lavoro
1.10.00
1.28.00
nastro 27
0.03.50
0.13.00
0.37.00
54
0.37.00
29 gennaio
2004
ferrovia
Cremona Milano
il pendolare Uto, VI di 6;
Uto dorme sul treno e si
sveglia
0.57.30
Terence Marner, 1972, Grammatica della regia, Milano, Lupetti,
1987
Sergej Michajlovič Ejzenštejn, 1937, Teoria generale del
montaggio, Venezia, Marsilio, 1985, e
1958, Lezioni di regia, Torino, Einaudi, 1964
Mario Bernardo, 1985, L'immagine filmata, Roma, La Nuova
Italia Scientifica, 1995
55
3.3. indice del video
00.00
titoli di testa [animazione grafica digitale]
00.20
oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000
00.42
Binari, strade, scie, Milano, 1962
01.00
Toyota news, 2002
01.21
tg1 del 30 marzo 2002, Roma
01.30
Toyota, Lisbona, 2001
01.57
oo< Milano, viale Gian Galeazzo, 9 giugno 2003
02.07
Batman, Tim Burton, 1989
02.12
oo< Assago (Milano), 10 marzo 2003
02.14
Batman, Tim Burton, 1989
02.18
Nuova Prius, 2002
02.21
Batman, Tim Burton, 1989
02.30
"Quattroruote", n.575, settembre 2003, p.104
02.33
Toyota news, 2002
02.42
Toyota, Lisbona, 2001
02.55
fotogrammi tratti dai film: La dolce vita, Federico
Fellini, 1960; Il sorpasso, Dino Risi, 1962; Arancia
meccanica, Stanley Kubrick, 1971, ...
03.02
Toyota, Lisbona, 2001
03.06
Batman, Tim Burton, 1989
03.20
Toyota, Lisbona, 2001
03.23
56
03.23
oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000
03.32
oo< strade lombarde, aprile - giugno 2003
03.40
oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000
03.54
tg1 del 30 marzo 2002, Roma
04.01
oo< Milano, via Oglio, 24 gennaio 2003
04.21
oo< Milano, Porta Venezia, 9 giugno 2003
04.35
CORRIERE DELLA SERA, 7 giugno 2003, p. 50
04.46
IL MANIFESTO, 21 maggio 2002, p. 11
04.52
LIBERAZIONE, 15 settembre 2002, p. 7
05.01
oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000
05.05
oo< il pendolare Uto
06.50
Riscoprite l'auto, affissione pubblicitaria Toyota, 2002
07.00
Milano-Venezia. Indovina chi arriverà sereno,
affissione pubblicitaria FS Trenitalia, 2002
07.11
oo< Milano, MM3 Duomo, giugno 2003
07.36
Milano '83, Ermanno Olmi, 1983
07.55
oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000
08.01
telegiornale del 17 gennaio 1962, Milano
08.35
oo< critical mass, Milano, primavera 2003
09.09
[sovraimpressione] titoli di coda
10.52
57
3.4. racconto del video
ad agio, Milano, A G Fronzoni
Titoli di testa, animati, su sfondo nero. Una voce:
Penso a una città nuova, a una città diversa, dove al
centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo.
Nel suo laboratorio, seduto su una poltrona, è
Fronzoni, che continua: Invece dove ci ritroviamo?
Quando prima si parlava di navigli... questi navigli sono
stati coperti. [Nel 1931 dal regime fascista.] Coperti per
fare che cosa? Perché? Per creare maggiore spazio per le
automobili. La questione è che le automobili hanno una
capacità fisica limitata, ...
automobili a Milano, 1962 – 2002
... non posso in automobile percorrere tutta la città
avant'indrè, da nord a sud, da est ad ovest. E invece i
milanesi lo fanno eccome, intasando le strade, già dagli
anni '60, come documentato da alcune brevi sequenze
dal repertorio Rai.
Fronzoni, fuori campo, continua: E ritengo clamoroso
che l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto
privato. Clamoroso ma vero. [Ancora oggi, quarant'anni
dopo, stanti i medesimi disagi, il Comune non rinuncia a
pericolose alleanze economiche, addirittura con
costruttori di auto!] Da un filmato aziendale Toyota,
commento fuori campo: Toyota Motor Italia ha donato ai
Comuni delle principali città italiane, Roma, Milano,
Torino, Genova, Bologna, Firenze e Bari, la Prius, come
chiaro segnale del suo impegno per la salvaguardia
dell'ambiente. Sorridenti, Albertini e i suoi colleghi
ricevono regali, stringono mani, tagliano nastri.
58
Enrico Gasbarra, in qualità di Vice Sindaco, dichiara
al tg1: Roma conferma la sua vocazione non solo storica
e monumentale - e intanto il Sindaco Rutelli, vestito da
samurai, partecipa alla cerimonia del sakè) - ma una
vocazione industriale e commerciale per aver saputo
attirare una multinazionale così importante come la
Togliota, che si congiunge con un piano industriale che
vedrà presenze altrettanto importanti.
In un altro filmato aziendale vediamo che anche i
giapponesi sono contenti. Da un palcoscenico, uno
showman declama ad un'abbondante platea di addetti ai
lavori: Ladies and gentlemen, this is what our strategy is
all about. [signore e signori, questa è la nostra strategia].
And now, our promise: let's turn our attention to tonight's
star attraction, the all-new Corolla. [ed ora la stella della
serata: un'auto nuovissima]. Suggestivi giochi di luce e
una musica trionfale accompagnano l'ingresso della
regina. Ladies and gentlemen, what a car! What a lineup! [che linea, signori!].
what a car!
Che auto! Che auto? Quale linea? Diamo un'occhiata
alle strade di Milano: La linea dell'auto sfrecciante nella
pubblicità? O la linea di auto in perenne colonna al
semaforo proprio sotto la pubblicità? Che scherzo è? Tata-ta, Newly proved Joker products! [nuovi prodotti
Joker!]. A interferire, in un delirio di onnipotenza
mediatica, è il malfattore sghignazzante di Gotham City.
E cosa ci propone? Autostrade with a new secret
ingredient: smiley! [con un nuovo ingrediente: il sorriso!],
autoscontri so natural, only your undertaker knows for
sure [riciclabili, naturalmente] e sindaci automobilisti: I
know what you're saying: "where can I get these fine new
items?" But that's the gake: chances are... you boght them
already. Ha-ha-ha-ha-ha. [so che state pensando: "belli!
Dove posso trovarli?" Ma il bello è che forse... li avete già
comprati]. So remember: put on a happy face! [perciò
indossate un bel sorriso], come da fotogrammi
istituzionali.
59
Questo simpatico malandrino la sa lunga! E infatti
eccolo partecipare al brindisi generale, nel bel mezzo del
filmino Toyota, su invito di un carismatico chairman
nipponico: Campai! [salute!]. Un venditore intervistato:
The new Corolla is fantastic, it's a big opportunity for us
[è un'auto fantastica, una grande opportunità].
Certamente vera la seconda, tanti sono da sempre gli
automobilisti a fare grande tale opportunità. Al cinema,
per esempio, Marcello Mastroianni con Anouk Aimée per
Federico Fellini nel 1960, Vittorio Gassman con JeanLouis Trintignant per Dino Risi nel '62, Malcom Mc
Dowell e gli altri per Stanley Kubrick nel '71, ...
Un altro venditore: It's fantastic. I hope to make more
money [spero di fare più soldi]. Più soldi per tutti! E Joker
rovescia banconote sulla folla in delirio ballando in
preda a Prince: Money/ how much will make you happy/
you can have it all, if it fits you right/ nothing, I say/
nothing can take the place/ of you and me, kickin' it tight
tight / come, it's easy/ just let yourself go [soldi/ quanti
per essere felice/ puoi averli tutti se ti stanno precisi/
nient'altro/ è come/ questo nostro abbraccio/ vieni/
lasciati andare].
Un terzo venditore: Super show. Un quarto: Fantastic
show. Potlach al climax, stacchiamo bruscamente su
Fronzoni:
Ma
l'automobile uccide. Uccide centinaia, migliaia,
milioni di persone. Fiori sui cigli di strade trafficate. Per
incidenti automobilistici, motociclistici, e oltre a questa
strage di persone c'è anche la strage di persone che si
ammalano perché viene privilegiato l'uso dell'automobile,
e anche questo è gravissimo.
what a Gino!
Torniamo a piombo in vetrina: Non hanno poi potuto
mancare molti degli amici di Toyota, ad iniziare da Gino
Paoli, automobilista d'eccezione al tg1.
60
Cantacela! Senza fine/ tu trascini la nostra vita...
C'è il tempo per qualche veduta di Milano costipata di
macchine e per una breve rassegna stampa.
il pendolare Uto
Fronzoni: Io personalmente non ho l'automobile.
[Vediamo finalmente qualche valida alternativa alla
macchina, con una breve fiction originale, storia
neorealisticamente esemplare.] Uto dorme su un treno in
corsa e sogna Bob Marley su un treno in corsa: Zion
train is coming our way/ oh, people, get on board!
[arriva il treno/ tutti a bordo!]. All'arrivo in stazione Uto
scende con un gran balzo. Una bici bianca compare dal
nulla al suo fianco. Pia osserva divertita. Pedalando
lungo un corso d'acqua i due abbandonano la città.
L'aria è serena, l'intesa cresce, l'occasione si avvicina, ma
sul più bello... Uto si sveglia di soprassalto. È arrivato a
destinazione e deve scendere dal treno.
Pessimo risveglio: un grande manifesto pubblicitario
recita "Toyota. Riscoprite l'auto". Uto disapprova e come
Vinz (Vincent Cassel ne L'odio di Kassovitz) replica
grafomane ("le monde est a vous -> nous"): "Trenitalia.
Milano-Venezia, indovina chi arriverà sereno".
Milanesi si affollano. Per ammirare l'opera del
Nostro? No. Per prendere la metropolitana. Li cogliamo
ricordando Olmi (1983).
biciclette a Milano, 1962 – 2003
Fronzoni: Malgrado tutto sappiamo che la nostra
città potrà diventare una città moderna.
Milano, 1962, dal telegiornale Rai del 17 gennaio: ci
vorrebbe... ma sì, ci vorrebbe proprio una bicicletta! - ed
eccola saltar fuori dal bagagliaio di un'auto e suscitare
l'interesse dei passanti che si affollano incuriositi - Tutto
sommato il progresso ci porta a fare un passo indietro,
un salutare passo indietro perché il moto in bicicletta fa
bene al fisico, risolve la congestione del traffico e fa
risparmiare tempo a chi ha fretta.
61
Milano, oggi: Uto, un giovedi sera, pedala insieme
ad altri dieci, cento, tre milioni di ciclisti.
My White bicycle[s].
Trust, Prince, Batman, WEA/Warner Bros, 1989
Senza fine, Gino Paoli, Gino Paoli, Ricordi, 1961
Senza fine, Gino Paoli e Ornella Vanoni, Insieme, CGD, 1985
Zion train, Bob Marley & The Wailers, Uprising, Island, 1980
My white bicycle, Tomorrow, My white bicycle, Parlephone,
1967
62
3.5. conclusione provvisoria
Ho cercato di fare un videosaggio, un filmato che
combinasse la verità documentaria e memoriale con
l'efficacia suggestiva. Nonappena terminato, mostro il
video agli amici e compagni nell'intento di raccogliere
commenti e valutazioni, di trarre un giudizio conclusivo.
Nessuno si spinge a confessare di averlo trovato noioso
o incomprensibile o troppo lungo: primo buon risultato.
Qualcuno chiede poi di riguardarlo e mi fa pensare di
avere suscitato curiosità. I ciclisti urbani, in particolare, si
congratulano sorridenti e chiedono una copia della
videocassetta.
I primi commenti spontanei dei non addetti ai lavori
riguardano l'oggetto (il trasporto nelle sue diverse forme)
e non il discorso (il video nel suo procedere adagio),
dunque, sembra funzionare. Visto da piccoli gruppi,
succede che il video susciti confronti e discussioni
collettive in presenza, sulla base dell'interesse comune e
della partecipazione personale alle vicende sociali
documentate. Bene. Spero che questo, o altri lavori del
genere, possano contribuire a trasformare il mondo, o
almeno a trasformare un po' Milano, spingendo alla
riflessione personale, alla discussione collettiva,
all'azione.
Ho imparato che imparare è divertente. Ogni cosa,
ogni persona rimanda ad altre cento. Concludo questo
piccolo lavoro senza voglia di smettere e vorrei che fosse
un inizio.
Paolo Isaja e Maria Pia Melandri, Un film lungo la vita. (Passi da
un diario di lavorazione 1981-2002), in: L'idea documentaria.
Altri sguardi dal cinema italiano, a cura di Marco Bertozzi,
Torino, Lindau, 2003, pp. 113-125
63
appendice
intervista ad A G Fronzoni
Segue la trascrizione della videointervista raccolta da
Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka Okada e
da me nel febbraio 2000 a Milano.
Nel suo laboratorio, seduto su una poltrona, Fronzoni
racconta:
_ Il mio contributo alla città di Milano incominciò
nell'immediato dopoguerra. Voi non eravate ancora nei
pressi, ma mentre la guerra andava fortunatamente
verso la fine, qualcuno di noi ipotizzò una città diversa,
una città altra, liberata dalla guerra. Il grido che si
sentiva di più in quel periodo era "non ci saranno più
guerre". Un fenomeno sociale, questo, che vide la gente
per le strade abbracciarsi, baciarsi, anche quando non si
conoscevano. Purtroppo un conto è il sogno e un conto è
la realtà. Di lì a poco si incominciò a sentire altre grida
dove qualcuno diceva che la guerra era finita, sì, ma che
"però questo ancora non va bene, però quell'altro è da
correggersi" e quindi cominciarono a riprendere le grida
a favore della guerra.
I giovani volevano che si incominciasse una nuova
storia, una storia liberata da condizionamenti, liberata
da condizioni, liberata da proibizioni e così via. Il Paese
era da ricostruire, perché la guerra aveva lasciato segni
evidenti di cosa fosse la guerra, le città erano rase al
suolo; allora il primo problema che si pose fu quello di
ricostruire il Paese e la mia generazione fu chiamata a
dare un contributo tangibile, un contributo importante.
Bisognava sì ricostruire la città, ma bisognava anche
dare il via ad altre iniziative, bisognava ricostruire non
solamente le case ma anche i teatri, le scuole, gli
ospedali.
Un grande periodo di euforia, però la vita non è un
sogno. Beh, Calderon de La Barca, grande poeta
spagnolo, affermò in quel periodo o giù di lì che la vita è
una cosa meravigliosa e quindi che ognuno di noi
poteva e doveva dare dei contributi per confermare che
la sua affermazione non era una storiella ma una verità.
65
atelier Fronzoni, Milano, febbraio 2000
66
I giovani incominciarono con un entusiasmo non
abituale a pensare i mezzi di trasporto, a ipotizzare
nuove scuole, si riaprirono le università, si aprirono
anche scuole che non avevano il livello dell'università,
ma il problema si poneva e bisognava affrontarlo e
risolverlo. E così cominciò una storia, la nostra storia, di
un Paese che aveva osato dichiarare guerra a tutto il
mondo; era nata una nuova vicenda, una nuova storia e
la gente voleva ricostruire il paese, voleva farlo più bello
e più interessante di prima. La vita è sì una cosa
meravigliosa, però ci sono sempre gli uomini cattivi,
come in un film western, che malgrado la volontà di
riparare i danni della guerra volevano ancora
ricominciare a fare la guerra. La società, la popolazione
principalmente voleva riparare ai danni subiti e ai danni
arrecati; purtroppo questa previsione, questo auspicio,
questo desiderio venne frustato da gruppi sociali o da
altri che non erano d'accordo su questa ricostruzione
oppure che intendevano ricostruire il Paese a modo loro.
Mentre la società tentava di rinnovarsi e proponeva
delle cose nuove, c'era qualcuno che osava guardare al
di là di questo momento ricostruttivo e sulla scorta di
stimoli, di spunti che venivano da oltreoceano; qualcuno
riprese a parlare di urbanistica, a fare riflessioni
sull'architettura, qualcuno parlò di design, di progetto,
che avrebbero dovuto contribuire, il design, l'architettura,
l'urbanistica, il graphic design, a fare più moderno il
nostro paese. Pensate però che a un certo punto il
comune di Venezia dà l'incarico a Le Corbusier,
addirittura, di progettare il nuovo ospedale che era
previsto nella città di Venezia: ebbene sappiate che
architetti veneziani e a italiani si schierarono contro
questa possibilità; e sapete perché? Perché Le Corbusier
non era laureato in architettura: terribile. E purtroppo la
spuntarono coloro che erano dalla parte degli oppositori,
quindi questo sta a dimostrare che non tutto fu semplice
e facile, ma che c'erano due forze, come al solito, le une
conservatrici e le altre rivoluzionarie che si davano
battaglia, che si laceravano in questo dibattito fra "sì a
tutto ciò che è moderno" ,"no a iniziative o a pensieri
nuovi".
67
_ Come pensava di cominciare, attraverso il suo
lavoro, questa ricostruzione?
_ Mah, io sono sempre stato un operatore anomalo,
fuori delle righe. Che gli altri riuscissero a costruire o a
ricostruire un paese moderno mi interessava sino a un
certo punto. Io incominciai a fare, dal mio punto di vista,
e,se è vero , come è vero, che l'Italia è un paese di
anarchici, ognuno di noi, con la presunzione del
ventenne, eh, pensò, io ero fra questi, di cambiare il
mondo, e di poterlo fare, con le nostre mani, con i nostri
contributi, incominciando, a cambiare il mondo,
incominciando dal nostro paese. E quindi progettammo
riviste, progettammo edizioni.
In quel periodo io venni chiamato a lavorare per la
rivista Casabella, incarico che accettai, ma le nostre
velleità cozzarono ancora un'altra volta con una
situazione che tendeva a conservare alcuni aspetti.
L'editore mi chiese di aumentare il corpo della testata e
dei titoli, così mi sarebbe stato confermato l'incarico di
mettere in pagina Casabella, diversamente, se io non
avessi ubbidito, sarei stato messo alla porta. Ecco, allora
per dimostrare certe presunzioni eroiche di quel periodo,
io dissi di no e uscii dalla rivista, non so, non mi ricordo
più se sbattendo la porta o meno. Non accettai l'incarico
perché noi sapevamo che il paese si sarebbe
rammodernato e quindi eravamo molto rigidi di fronte a
proposte oscene di compromesso.
Però per farla breve, il mio contributo a Casabella si
arrestò perché venni messo alla porta. Il potere
continuava ad esercitare il suo controllo in ogni luogo.
Io personalmente non demorsi e continuai a presumere
di progettare il mondo, un mondo nuovo, un mondo
diverso, da solo. Ho detto: "ghe pensi mì!", cosa che
naturalmente era improponibile, perché il potere ha delle
armi, delle forze di gran lunga superiori a quelle che ha
l'individuo, la persona. Il potere controlla le situazioni e
non se ne lascia scappare una di mano. Comunque noi,
immemori e indifferenti a queste violenze fatte dal
potere, corremmo all'estero per vedere cosa facevano là
e la Gran Bretagna, almeno nel mio caso, ha recitato un
ruolo importante, perché la Gran Bretagna è un paese
che apparentemente conserva, ma di fatto conserva e
68
innova. E sulla grande lezione degli anglosassoni noi
continuammo a trovare conferme che ogni paese doveva
abbandonare tutto ciò che era vecchio, e doveva
rinnovare laddove c'era bisogno di modernità.
_ Qual è il suo sogno per Milano?
_ Il mio sogno è che Milano diventasse una città
moderna, una città che abbandonasse le sue velleità
conservatrici.
Facciamo un esempio: io personalmente non ho
l'automobile, non ho nessun mezzo di trasporto mio
personale, e ritengo clamoroso l'episodio che vuole che
l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto privato.
Doman l'altro, domenica, un'altra volta la città dovrà
fermarsi e nessuno potrà adoperare l'automobile per
girare in città, perché non ce n'è nessuna necessità e,
soprattutto, perché l'inquinamento ha toccato e sta
toccando dei valori altissimi che, non sembri retorica,
uccidono le persone. Pochi ne parlano, ma l'automobile
uccide. Uccide centinaia, migliaia, milioni di persone per
incidenti automobilistici, motociclistici, d'altro tipo; e oltre
a questa strage di persone c'è anche la strage di persone
che si ammalano perché viene privilegiato l'uso
dell'automobile, anche questo è gravissimo.
Se noi guardiamo ai più grandi progettisti dell'evo
moderno, Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto, Walter
Gropius hanno sempre ipotizzato, hanno sempre
pensato a una città affondata nel verde. Invece dove ci
ritroviamo? Quando prima si parlava di navigli, questi
navigli sono stati coperti, coperti per far che cosa?
Perché? Per creare maggiore spazio per le automobili!
La questione è che le automobili hanno una capacità
fisica limitata; non posso in automobile percorrere tutta
la città, avant'indrè, da nord a sud, da est ad ovest.
L'automobile è davvero uno strumento imperfetto e
privilegiarne l'esistenza è stato, è e rimane un episodio
grandemente negativo. Ci sono città in Germania dove
l'automobile non può girare di notte. E perché dovrebbe,
poi? Non si capisce bene. Dice "Ah, perché vanno a
teatro…", bèh, basta organizzare dei trasporti pubblici in
grado di trasferire delle persone da un punto all'altro
della città, il problema non è insuperabile.
69
E come stiamo vedendo adesso, se non sarà affrontato
questo problema radicalmente, la città morirà. Quindi io
penso a una città nuova, a una città diversa, dove al
centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo.
_ La volta scorsa parlavamo di cosa diceva Life della
città di Milano
_ Life diceva che al mondo esistono città molto attive,
molto vive: Londra, Tokio, Parigi, Milano. Il clima di
Milano, delle persone che hanno scelto di vivere in
questa città, che non è certo una città di rose, è un clima
unico, irripetibile; malgrado tutto, malgrado i limiti di
questa città, malgrado gli inconvenienti, a Milano c'è un
esprit, uno spirito che addirittura è primo al mondo.
Questo è molto bello, è molto bello perché è molto
rassicurante, perché sappiamo finalmente che la nostra
città potrà diventare una città moderna.
_ L'altra volta aveva fatto anche un discorso molto
interessante sull'accoglienza della città di Milano, che era
speciale rispetto a quelle delle altre città: può ripetere
questa cosa ?
_ A grandi linee perché naturalmente non mi ricordo
più quello che ho detto.
Milano è la città che è più aperta ad ospitare altri,
persone che a un certo punto, per ragioni funzionali,
mancando il lavoro, si trasferiscono. A Milano, per una
ragione o per un'altra, c'è una disponibilità; se uno viene
a Milano e ci viene in mutande, per esempio, e cerca qui
qualcosa che giustifichi la sua velleità di fare il podista,
Milano gli dice di sì: "cosa hai detto che fai?" "i cento
metri" "ah sì?, sei sicuro?" "sì!" "e falli!";
c'è un'apertura che è unica nel nostro paese. Questo non
avviene a Torino, o a Roma, o a Venezia, perché ci sono
delle resistenze: "ma cosa vuoi correre tu, poi? Dov'è che
hai corso? Quando hai corso?". Quando qualcuno ha
scritto "Milano è la capitale morale d'Italia" non lo diceva
perché aveva qualche velleità, ma lo diceva perché è
proprio così. Qui di milanesi ce ne sono pochissimi, si
possono contare sulle dita di una mano; vengono da
tutte le parti non solamente d'Italia, ma da tutte le parti
del mondo: russi, polacchi, inglesi (sissignore), francesi,
70
giapponesi, australiani. Sono stati aperti recentemente
degli istituti medici, degli istituti scientifici, che sono
diventati punta mondiale; esistono degli operatori,
medici, chirurghi, architetti, scrittori, eccetera, che hanno
scelto di venire a Milano perché a Milano ci sono le
condizioni ottimali per fare ricerca scientifica, ricerca
sperimentale, e così via. Se noi pensiamo all'istituto San
Raffaele, se noi pensiamo a tutte le scoperte che
vengono, malgrado le difficoltà, fatte in vari campi a
Milano (la medicina, le scienze, eccetera), ci rendiamo
proprio conto che Milano è un punto non sperduto
nell'universo, dove con difficoltà, senza difficoltà, con
capitali, senza capitali, qualche cosa si muove e
qualcuno si muove.
71
I. bibliografia
sono contrassegnati in grassetto i titoli dei 4 documenti
riprodotti nel video
AA.VV.
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Com'è grande il corto. Si conclude con un successo di
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Tra gli italiani in gara, apprezzamenti per
Massimiliano Mazzotta e il suo "Air Linate 2003",
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Richter, Hans
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Dada: arte e antiarte, Milano, Mazzotta
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Come vendere un cortometraggio, Torino, Lindau
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Ronconi, Roberta
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Essere e avere. Il cinema è tutto qui. In sala dal 7
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Breve storia del cinema italiano, Torino, Lindau
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Jean Vigo: vita e opere di un grande regista
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Salina, Giuseppe
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internazionale del cortometraggio: più di settecento
titoli da oltre cinquanta nazioni, LIBERAZIONE,
17 luglio 2003, p. 19
Sebastiani, Fabio
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Tempi moderni: precari in video. Una videocassetta
"fissa" tutte le forme della decostruzione del lavoro e
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Sica, Angelo
2003
82
Bikini e 44 magnum per la rassegna "Arcipelago".
A Roma fino al 26 giugno l'undicesima edizione del
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Soglio, Elisabetta
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Pubblicità, nuove regole e lotta all'abusivismo.
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Tronchet, Didier
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Ma il documentario dov'è? Si chiude, con un
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10 aprile 1956; ora in Diario cinematografico,
Milano, Bompiani, 1979, pp. 208-212
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84
II. filmografia
sono contrassegnati in grassetto i titoli dei 10 film riproposti nel
video
Antonioni, Michelangelo
1943
Gente del Po, 10'
1948
N.U. Nettezza urbana, 11'
1949
Sette canne, un vestito, 10'
Buñuel, Luis
1926
Un chien andalou, 16'
1933
Las Hurdes, 30'
Burton, Tim
1983
Vincent, 6'
1985
Pee-wee's big adventure, 90'
1989
Batman, 126'
Camerini, Mario
1929
Rotaie, 91'
Carné, Marcel
1929
Nogent, Eldorado du dimanche, 20'
Casaroli, Armando
2004
Bici al popolo, 15'
Cerchio, Fernando
1941
Comacchio, 21'
Clair, René
1924
Entr'acte, 22'
85
Corsetti, Giovanna
2002a Perché…tanti morti per incidenti stradali?, 26', in
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2002b Perché…l'auto catalizzata?, 10', in "report", Rai3, 8
ottobre 2002
2003
Incidenti - Aggiornamento della puntata del 8 ottobre
2002, 15', in "report", Rai3, 9 giugno 2003
Corsetti, Giovanna e Tomà, Sandro
2003
Puntuale come un treno, 55', in "report", Rai3, 7
ottobre 2003
D'Errico, Corrado
1929
Stramilano, 15'
1933
Ritmi di stazione, impressioni di vita n.1, 11'
Duchamp, Marcel
1926
Anémic cinéma, 6'
Eggeling, Viking
1924
Symphonie diagonale, 5'
Emmer, Luciano
1962
Noi e l'automobile, 180', in 5 parti
Fellini, Federico
1960
La dolce vita, 174'
1972
Roma, 128'
Florey, Robert
1928
The Life and Death of 9413: A Hollywood Extra, 13'
Gabanelli, Milena
1997
86
Mobilità - In che modo le case automobilistiche
pensano al futuro del traffico?, 56', in "report", Rai3,
10 ottobre 1997
Gelati, Gianpaolo e Lipparini, Michele Ulisse
2002
Ortometraggio, 23'
Giannini, Sabrina
2001
2002
Terra: a qualcuno piace calda, 62', in "report", Rai3,
18 ottobre 2001
Lo specchietto per le allodole, 58', in "report", Rai3,
29 ottobre 2002
Gobetti, Carla e Paolo
1962
Scioperi a Torino, 35'
Griffith, David Wark
1908
The adventures of Dolly, 12'
1915
The Birth of a Nation, 165'
Harel, Philippe
2001
Le Vélo de Ghislain Lambert, 119'
Hepworth, Cecil
1900
Explosion of a Motor Car. The Delights of
Automobiling, 1'
Iovene, Bernardo
2004
Ciak: si incassa - Il cinema garantito, 46', in "report",
Rai3, 4 aprile 2004
Ivens, Joris
1929
Regen, 15'
1937
The Spanish Earth, 52'
1959
L'Italia non è un paese povero, 110', in 3 parti
Jacobs, Ken
1990
Opening the Nienteenth Century: 1896, 9'
Kassovitz, Mathieu
1995
L'odio (La haine), 96'
87
Kubrick, Stanley
1951
Day of the Fight, 16'
1971
Arancia meccanica (A clockwork orange), 137'
Landis, John
2004
Slasher, 85'
Lumière, Louis
1985
(La première séance publique, le 28 décembre, à
Paris) 10 x 1': La Sortie des usines Lumière; La Voltige;
La Pêche aux poissons rouges; Le Débarquement du
congrès de photographie à Lyon; Les Forgerons;
L'Arroseur arrosé; Repas de bébé; Le Saut à la
couverture; Place des Cordeliers à Lyon; La Mer
Mazzotta, Massimiliano
2002
6x9, 3'
2003a La Coop sei tu, 7'
2003b Air Linate 2003, 8'
Méliès, Georges
1896
Escamotage d'une dame au théâtre Robert Houdin, 1'
Moore, Michael
1989
Roger & Me, 91'
1999
The awful truth, programma televisivo,
48 puntate da 15'
Bowling for Colombine, 120'
2002
Moretti, Nanni
1990
La cosa, 59'
1996
Il giorno della prima di Close Up, 7'
2003
The last customer, 23'
Olmi, Ermanno
1982
Cammina, cammina, 171'
1983
Milano '83, 65'
88
Paolini, Marco
1997
2003
Racconto del Vajont, 195', diretta televisiva, Rai2,
9 ottobre 1997
Figlio di ferroviere, 45', in "report", Rai3, 7 ottobre
2003
Piavoli, Franco
1981
Il pianeta azzurro, 83'
Poce, Emiliana e Paolo, e Carraro, Marco
2002
Lotta sporca, 32'
Porter, Edwin Stanton
1903a Life of an american fireman, 6'
1903b The great train robbery, 12'
Promio, Eugene
1896
Vistas españolas, 1'
Richter, Hans
1927
Inflation, 8'
Risi, Dino
1950
Buio in sala, 10'
1962
Il sorpasso, 105'
Rossellini, Roberto
1940
Fantasia sottomarina, 11'
Scola, Ettore
1973
Trevico-Torino (viaggio nel Fiat-Nam), 101'
Soldati, Mario
1957
1960
Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini,
inchiesta televisiva Rai, 12 puntate da 30' circa
Chi legge? Viaggio lungo le rive del tirreno, inchiesta
televisiva Rai, 7 puntate da 30' circa
89
Solito, Vittorio
1942
Come nasce un cortometraggio, 17'
Sparano, Elio
1962
Milano:ci vorrebbe proprio… una bicicletta, 2',
telegiornale Rai della sera, 17 gennaio 1962
Steiner, Ralph
1929
H2O, 14'
Stone, Oliver
1991
JFK, 190'
Storck, Henri
1932
Histoire du soldat inconnu, 10'
Tati, Jaques
1949
Giorno di festa (Jours de fête), 70'
1971
Monsieur Houlot nel caos del traffico, (Trafìc), 96'
Toyota Motor Europe
2002
Nuova Prius, 10'
Toyota Motor Italia
2001
2002
Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari
Toyota, 19'
Toyota news, 55'
Vigo, Jean
1930
À Propos de Nice, 25'
Viola, Giampiero
1992
Binari, strade, scie, 25', in Tagliabue, Enrica (a
cura di), Lombardia: 40 anni di vita, 165'
Wenders, Wim
2004
90
Land of Plenty, 123'
White, Ted
1992
The return of the scorcher, 28'
1999
(We aren't blocking traffic,) We are traffic!, 49'
Zurlini, Valerio
1953
La stazione, 11'
91
III. sitografia
The Internet Movie Database www.imdb.com
L'Agence du court métrage www.agencecm.com
www.filmfestivals.com
Jonas Mekas, Anti-100 years
of cinema manifesto www.oase.udk-berlin.de/
~wyborny/Wymac/ATYPEE/
Vita/Links/Mekas.htm
New Global Vision
movimento di immagini www.ngvision.org
Archivio Audiovisivo del
Movimento Operaio e
Democratico www.aamod.it
Archivio Nazionale
Cinematografico della
Resistenza www.ancr.to.it
www.report.rai.it
www.ildocumentario.it
European Documentary
Network www.edn.dk
filmmaker Ted White www.tedwhitegreenlight.com
92
Autostrade lombarde S.p.A. www.brebemi.it
www.toyota.com/prius
Joel Crawford, città senz'auto www.carfree.com
Azienda Trasporti Milanesi www.atm-mi.it
www.trenitalia.com
www.associazioni.milano.it/
ciclobby
critical mass italia www.inventati.org/criticalmass
indirizzi verificati
il 5 dicembre 2004
93
treno Lego, backstage
94
ringrazio
Laura Brigatti e Luciana Gunetti per la bibliografia su Fronzoni
Nerina Lustrissimi e Matteo Monteverdi di Trenitalia
Alberto Mentasti e la redazione del tgr Rai Lombardia
i filmmaker
Massimiliano Mazzotta
Michele Lipparini
Ted White
i miei compagni
Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka Okada intervista ad A G Fronzoni
Andrea Lattanzio - treno Lego
Daniele Visconti - il pendolare Uto
Michela Balzanò - Pia
Luigi Sasso, Marco Rizzioli, Valentina Anzoise - intervista a
Graziano Predielis
A G Fronzoni
Franco Piavoli
Massimo Bonfantini.
A mamma e papà
95
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ad agio un videosaggio sui trasporti a Milano