Politecnico di Milano Facoltà del Design ad agio un videosaggio sui trasporti a Milano tesi di laurea di Sergio Ronchi relatore Massimo Bonfantini anno accademico 2003/2004 indice 1. breve storia del cinema breve 1.1. neonata arte 1.2. contro l'industria dei lungometraggi 1.3. avanguardie europee 1.4. mass medium 1.5. verso cinegiornali liberi 1.6. festival 1.7. verso un cinema civile, in video p. p. p. p. p. p. p. p. 5 7 8 10 11 13 14 16 2. un videosaggio per Milano 2.1. che cos'è il videosaggio 2.2. perché fare videosaggi 2.3. spunti e soggetti 2.3.1. A G Fronzoni 2.3.2. Fronzoni, su Milano 2.3.3. bentornate biciclette bianche p. p. p. p. p. p. p. 19 20 21 23 24 27 29 3. ad agio. diario di lavorazione 3.1. materiale già edito 3.1.1. un found footage video 3.1.2. un telegiornale 3.1.3. filmati aziendali 3.1.4. un film di fiction 3.1.5. un videosaggio d'autore 3.1.6. un'affissione pubblicitaria 3.1.7. una pagina di giornale 3.2. girato 3.3. indice del video 3.4. racconto del video 3.5. conclusione provvisoria p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. 33 34 35 36 38 40 42 43 46 47 56 58 63 appendice intervista ad A G Fronzoni p. 65 riferimenti I. bibliografia II. filmografia III. sitografia p. 71 p. 83 p. 90 2 sommario Voglio fare un breve videosaggio (2) e allora vado a visitare un po' la storia del corto (1), soffermandomi su alcuni dei frequenti esempi dove la breve durata ben s'è accordata con il carattere saggistico e documentario del film (2.1). Mentre i precedenti storici esemplificano modi possibili di comunicare, quelli della mia storia (2.3) definiscono il tema del racconto: i trasporti a Milano. Il discorso si rivolge a tutti gli abitanti e utenti della città e vuole: - documentare diversi modi di intendere il trasporto urbano attraverso casi esemplari e contrapposti; - invitare a un ripensamento collettivo sugli spazi pubblici; - evocare una Milano diversa mettendo in discussione la necessità dell'uso esclusivo e privilegiato dell'auto privata per spostarsi. Avvio la ricerca e la raccolta di libri, riviste, quotidiani, volantini, affissioni pubblicitarie, film, trasmissioni televisive, siti web (3.1 e riferimenti). Intanto comincio a visitare con la telecamera luoghi e non luoghi del trasporto: marciapiedi, parcheggi, stazioni ferroviarie, caselli autostradali, piste ciclabili, incroci… (3.2). I primi ritrovamenti sono quasi casuali; poi prendo a mirare con crescente precisione a cose mancanti nel discorso che va instaurandosi tra gli archivi e il girato. Analizzando, smontando e ricombinando per tentativi il materiale raccolto, tematizzo progressivamente l'argomento e arrivo a definire un racconto compiuto (3.4) di cui affido la narrazione al già intervistato Fronzoni (2.2.1 e appendice). A questo punto elaboro il montaggio delle sequenze (3.3) usando il personal computer. Terminato il lavoro posso mostrare agli altri il mio videosaggio e trarre qualche conclusione (3.5) 3 capitolo primo breve storia del cinema breve Il brevissimo saggio è una mia personale rivisitazione della storia del corto. Presento alcuni dei frequenti casi dove la breve durata ben s'è accordata con il carattere saggistico e documentario del film, cercando di inquadrare di volta in volta i peculiari rapporti reciproci intercorsi tra l'opera e l'ambito comunicativo, produttivo e culturale in cui essa si è collocata. Raccolgo begli esempi di modi possibili di comunicare, a cui potrò rifarmi nel compiere le mie scelte progettuali. 5 View from an engine front, Barnstaple [Vedute dal muso di una locomotiva, Barnstaple] Warwick Trading Company, 1898 Explosion of a motor car. The delights of automobiling [Esplosione di un'automobile. I piaceri della guida] Cecil Hepworth, 1900 6 1.1. neonata arte Il 28 dicembre 1895 Louis e Auguste Lumière firmano quello che resterà come l'atto ufficiale di nascita del cinema, proiettando in un locale parigino alcuni film, ciascuno composto da un'unica inquadratura fissa di circa un minuto. Queste opere sperimentali, autoprodotte, autobiografiche e brevi danno alla luce un'arte nuova, a uomini e donne nuovi mestieri. Lo spettacolo cinematografico offrirà al pubblico impressioni di realtà molto forti, mai provate e per giunta con poca spesa, decretando il grande successo del film come forma d'arte visiva popolare. Nata dunque in forma breve, l'opera cinematografica cresce in maturità prima che in durata. La macchina da presa, spettacolare novità tecnico-scientifica, incontra infatti molto presto i primi autori geniali in cerca di possibilità. Già nel 1896 l'operatore Eugène Promio sistema la cinepresa su un treno in movimento e Georges Méliès usa il fermo macchina per sostituire una donna con uno scheletro. Dieci anni più tardi, quando con Porter e Griffith il cinema narrativo e drammatico è maturo, la durata dei film non supera ancora il quarto d'ora. Ma questo cinema maturo è anche un'industria internazionale, pronta per lo sfruttamento commerciale. Si pensa di offrire uno spettacolo più lungo a un prezzo maggiore e il sistema funziona: nel 1915 il record di incassi di The Birth of a Nation (165') di Griffith apre definitivamente questa strada. Nascono le grandi case di produzione monopoliste, gli studi a Hollywood, lo star system e, per opposizione, si definirà il cinema indipendente. Il lungo si afferma come formula principale della produzione su grande scala, e d'ora in poi, per negazione, si parlerà di cortometraggio. David Bordwell e Kristin Thompson, Storia del cinema e dei film, 1994, Milano, Il Castoro, 1998 Gianni Rondolino, Storia del cinema, Torino, Utet, 1977 7 1.2. contro l'industria dei lungometraggi La brevità diventa dunque una scelta, scelta tipicamente privilegiata da quegli autori che rifiutano l'istituzionalizzazione del cinema, intendendo anzi quest'ultimo come esperimento artigianale, svincolato dai meccanismi di finanziamento e sfruttamento e basato piuttosto sull'autoproduzione: come attività in cui la vocazione prevale sulla professione. In the times of bigness, spectaculars, one hundred million movie productions, I want to speak for the small, invisible acts of human spirit, so subtle, so small, that they die when brought out under the clean lights. I want to celebrate the small forms of cinema, the lyrical form, the poem, the watercolor, etude, sketch, portrait, arabesque, and bagatelle, and little 8mm songs. In the times when everybody wants to succeed and sell, I want to celebrate those who embrace social and daily tailor to pursue the invisible, the personal things that bring no money and no bread and make no contemporary history, art history or any other history. I am for art which we do for each other, as friends. [In questi tempi di grandiosità, di spettacolarizzazione, di produzioni milionarie, io voglio testimoniare i piccoli atti invisibili dello spirito umano, così sottili da sparire sotto la luce dei riflettori. Voglio celebrare le forme del cinema piccole, la forma lirica, la poesia, l'acquerello, lo studio, lo schizzo, la cartolina, l'arabesco, la bagattella e le canzoncine in 8 millimetri. In tempi in cui tutti vogliono avere successo e vendere, io voglio celebrare coloro che accettano l'abito sociale e quotidiano per inseguire l'invisibile, il personale, cose che non portano né soldi né pane, e che non fanno storia contemporanea, storia dell'arte o qualsiasi altra storia. Parlo dell'arte che facciamo l'uno per gli altri, da amici.] Jonas Mekas, Anti-100 years of cinema manifesto, discorso pronunciato l'11 febbraio 1996 a Parigi, http://www.oase.udk-berlin.de/~wyborny/ Wymac/ATYPEE/Vita/Links/Mekas.htm [mia trad. it.] 8 Già negli anni '20 la ricerca libera e innovativa delle avanguardie si esprime nei corti, proposti apertamente come radicale alternativa al lungometraggio a soggetto di derivazione teatrale e basato sul sistema di studi e divi. Proprio contro questo sistema si schiera apertamente, per esempio, il corto sperimentale The Life and Death of 9413: A Hollywood Extra (1928, 13'). Scritto prodotto e diretto negli Stati Uniti dal francese Robert Florey, il film racconta la storia di un uomo che arriva a Hollywood per diventare una stella del cinema: subito riceve il numero di matricola con un tatuaggio sulla fronte, poi è sottoposto ad assurdi e umilianti provini, disprezzato e deriso fino all'annullamento; decide quindi di uccidersi e va in paradiso, dove il numero viene finalmente cancellato. Paolo Manera, Dal cinema breve al corto, in AA.VV., I corti, Torino, Einaudi, 2001, pp. 5-64 The Internet Movie Database: www.imdb.com 9 1.3. avanguardie europee Sono brevi i primi film dadaisti e surrealisti, di Viking Eggeling (Symphonie diagonale ,1924, 5'), di René Clair (Entr'acte,1924, 22'), di Marcel Duchamp (Anémic cinéma, 1926, 6'), di Luis Buñuel (Un chien andalou, 1929, 16'). Sono brevi i primi sguardi documentari e saggistici sulla realtà sociale nelle città, di Joris Ivens ad Amsterdam (Regen, 1929, 15'), di Marcel Carné a Parigi (Nogent, Eldorado du dimanche, 1929, 20'), di Jean Vigo a Nizza (À Propos de Nice, 1930, 25'). Milano è ritratta dal futurista Corrado d'Errico (Stramilano, 1929, 15'). Sono brevi anche gli esperimenti sul linguaggio cinematografico nel contesto di un esplicito discorso politico, contemporanei ed analoghi a quelli del cinema sovietico, di Hans Richter (Inflation, 1927, 8') e di Henri Storck (Histoire du soldat inconnu, 1932, 10'). Primo grande esempio di foundfootage cinema, Histoire du soldat inconnu è composto esclusivamente da cinegiornali e fotografie dell'epoca. Il montaggio provocatorio e sorprendentemente moderno di Storck denuncia l'oltraggiosa alleanza fra denaro, esercito e Chiesa, dando vita a un pamphlet anti-militare trasceso da un'intensa energia poetica. Film come questo tracciano una linea destinata ad attraversare costantemente la storia del cortometraggio, dove i risultati più significativi sono e rimangono quelli in cui una virtuosa sinergia si instaura tre la forza degli assunti sociali e politici e la radicalità dei modi d'espressione: massima potenza nel minimo volume (Belpoliti, 2001). Joris Ivens, Io-cinema: autobiografia di un cineasta, Milano, Longanesi, 1979 Marcel Carné, Io e il cinema, Roma, Lucarini, 1990 Henry Storck, Immagini del mondo prima del cinema documentario, Ancona, Transeuropa, 1995 10 1.4. mass medium Nel passaggio agli anni '30, con l'introduzione del sonoro, il cinema-industria-mercato cresce enormemente come mezzo di comunicazione audiovisiva di massa. Costituendo ovunque un mezzo essenziale di conoscenza, il film si rivela in grado di influenzare scelte e comportamenti individuali e collettivi, e si afferma di conseguenza come strumento ideale di propaganda. Il film è una forma ancora elastica, malleabile, non ancor logora, che all'espressione della nuova idea non oppone alcuna intima resistenza. È un linguaggio ingenuo, popolare, che si rivolge direttamente alle masse [...] fin dal principio apparve come del massimo interesse per la politica Hauser, 1951, 1977: 416 Diverse cinematografie nazionali danno inizio allo sfruttamento sistematico di tali peculiari potenzialità creando leggi e organismi di controllo delle programmazioni e dotandosi di strutture statali di produzione e formazione cinematografiche. In Italia, caso esemplare, l'attività del L'Unione Cinematografica Educativa, fondato nel 1925, contribuirà ad allargare alla base quel consenso popolare che il regime fascista persegue con ostinazione. Il cortometraggio, istituzionalizzato e congelato nella posizione di 'complemento di programma', sarà lo strumento più usato in questa pratica di controllo: cinegiornali, programmi di attualità e documentari, la cui programmazione in abbinamento ai lungometraggi è resa obbligatoria o incoraggiata con sgravi fiscali agli esercenti, sono investiti dei compiti di informazione, divulgazione, propaganda politica di Stato. Una produzione di cortometraggi imponente per quantità e minuscola per qualità cede al trionfo della ridondanza, della banalità, dello sguardo rassicurante che evita ogni aspetto scomodo della realtà. 11 Ecco insediarsi nel cortometraggio istituzionale quel carattere di pomposa vacuità destinato a perdurare: dalla propaganda politica a quella commerciale, dal cinema alla televisione. Arnold Hauser, 1951, Storia sociale dell'arte, Torino, Einaudi, 1977, decima edizione, volume secondo, capitolo quinto, Nel segno del film Erik Barnouw e Adriano Aprà, Il canale dell'opulenza: storia della televisione americana, Torino, ERI, 1981 Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Milano, Garzanti, 1992 12 1.5. verso cinegiornali liberi Nel dopoguerra, terminata la graduale estromissione dei corti dalle programmazioni obbligatorie e attuato il trasferimento alla televisione di gran parte delle energie di controllo, il cinema breve va verso un periodo di maggiore libertà espressiva. Alla rinascita contribuirà anche la crescente disponibilità di formati ridotti e più economici per produrre film; dalla diffusione della pellicola Super8 negli anni '60, a quella del videotape negli '70 e '80, a quella di calcolatori domestici per il montaggio digitale nel decennio successivo, si renderanno disponibili strumenti sempre più adatti alla mediazione corta già teorizzata da Cesare Zavattini, anima del neorealismo. Zavattini auspica la nascita di un cinema di avanguardia morale innanzitutto, contributo specifico a una cultura d'azione, e il realizzarsi di una possibile democratizzazione dal basso della comunicazione audiovisiva come servizio pubblico (v. Zavattini, 1956 e cfr. 1979b:280) Lontano dal sistema-mercato-cinema e anzi a ridosso delle situazioni umane dalle quali muovono e alle quali si rivolgono, nascono e circolano autoproduzioni che iniziano un nuovo cinema civile. Un esperimento anticipatore è il cortometraggio Scioperi a Torino (1962) di Carla e Paolo Gobetti, resoconto non convenzionale delle lotte operaie alla Lancia e alla Fiat; pellicola 16 millimetri, camera a mano, suono in presa diretta. L'autoproduzione trova il proprio circuito naturale nelle assemblee, tra gli operai, costituendo uno straordinario esempio di cinema militante radicale sia negli intenti che nella pratica. Si legge nei titoli: per favorire la discussione, stimolare la combattività, contribuire insomma a una sempre più piena e totale presa di coscienza degli obiettivi e dell'importanza della lotta da parte di tutti gli operai Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza: www.ancr.to.it 13 1.6. festival Un'altra trasformazione decisiva del mondo del corto incominciata negli anni '60 è lo svilupparsi di un circuito internazionale di concorsi espressamente dedicati al cinema breve. Luogo spesso esclusivo di visibilità, ma anche spazio di incontro, di approfondimento e divulgazione della storia stessa del cortometraggio, il festival diventa motore di evoluzione del film breve e strumento fondamentale per l'esplorazione dei suoi molteplici territori. E negli ultimi anni si realizza un'ulteriore virtuosa diffusione e consolidamento di questo canale. Filmmaker, ad esempio è il titolo un articolo (2003) in cui Silvano Cavatorta, curatore della manifestazione milanese dalla prima edizione del 1980, spiega tra l'altro come questo festival sia diventato anche direttamente motore produttivo, offrendo a giovani autori non ancora professionisti contributi a fondo perduto per la realizzazione a basso costo di film o video corti di taglio saggistico. Michele Lipparini, coautore di Ortometraggio, un videosaggio sugli orti di guerra a Milano prodotto da Filmmaker nel 2002, mi racconta: - Ho sempre avuto nella testa questa cosa degli orti che vedevo in città, e mi sono sempre chiesto che cosa fossero. […] Nell'ambito di Filmmaker, che indiceva questo concorso (tematiche in cui lo sfondo dovrebbe essere Milano ma poi in realtà è un pretesto), abbiamo parlato di questa cosa, abbiamo fatto delle ricerche bibliografiche e abbiamo messo a punto un piano. Per partecipare al concorso devi dare un progetto di massima, poi organizzarlo, poi presentare un preventivo, cioè devi seguire degli step e questo ti impone, comunque, una scrittura; Giampaolo ed io avevamo già scritto un film e quindi per noi il processo era già avviato. 14 - E questo scrivere, mi dicevi, è sempre parte integrante del lavoro, a prescindere dalla committenza. - Certo, non puoi realizzare un progetto random; l'idea romantica, sensata, e in alcuni casi giustificata del "prendo la macchina e vado" funziona in maniera molto circoscritta; è legittimo avere quest'impulso, ma poi quando cominci a fare le cose in modo diciamo professionale (non per disprezzo dell'altro, ma nel senso che vuoi organizzare una cosa da concludere in maniera organica), ti rendi conto che non è fattibile se non con un progetto sulla carta. AA.VV., L'idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano, a cura di Marco Bertozzi, Torino, Lindau, 2003 www.filmfestivals.com 15 1.7. verso un cinema civile, in video Da The Spanish Earth (1937, 52') di Ivens, sulla guerra civile, scritto con Ernest Hemingway e narrato da Orson Welles, a La cosa (1990, 59') di Moretti, scarno ed essenziale documentario antropologico e politico sulla fine del Partito Comunista Italiano, è sempre presente nella storia del corto la volontà di dare lettura della storia e della politica attraverso i mezzi cinematografici. Accanto al suo carattere scientifico e divulgativo il film documentario assume il compito di fare storia con le storie (history by stories). Storia che riguarda problemi sociali, vicende esemplari che coinvolgono, che smuovono da dentro abiti profondi di comportamento. Messaggi incisivi, film che diventano strumenti formativi e trasformativi. E nell'ultimo periodo assistiamo al moltiplicarsi di film di questo genere, anche lunghi, anche ad opera di autori tradizionalmente di fiction. Lungometraggi che rispondono sia alla domanda sociale di film storici, sia alle attese di divertimento del grosso pubblico, attraverso la drammatizzazione e il ritmo: da JFK (1991, 190') di Oliver Stone, ai videosaggi di Michael Moore, ai recentissimi Land of Plenty (2004, 123') di Wim Wenders e Slasher (2004, 85') di John Landis, per esempio. 16 Ma un cinema davvero civile deve prevedere anche un uso sociale del film, diverso e a metà tra quello di massa delle grandi sale e quello individuale dell'home video: il nuovo cinema può e deve diventare strumento di confronto e discussione collettiva in presenza. Qui le immagini e i suoni si testualizzano, si librizzano in tante copie. Una videocassetta, un videosaggio non è destinato a restare 'home video', a consumarsi individualmente e di nascosto. È denuncia e pamphlet. Il videosaggio è fatto apposta per essere visto e discusso da un piccolo gruppo. Anche a scuola, ma soprattutto nei circoli culturali, politici, sociali. Nonché nei pubblici consigli delle amministrazioni e istituzioni. Il pamphlet visivo di denuncia e analisi, il videosaggio è potenzialmente il 'socialvideo': l'intermedium del futuro. (Bonfantini, 2001c: 82) Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico: www.aamod.it new global vision – movimento di immagini: www.ngvision.org 17 capitolo secondo un videosaggio per Milano Nasce il progetto di comunicazione che sarà la mia tesi di laurea: un videosaggio sui trasporti a Milano. Il lavoro si rivolge a tutti gli abitanti e utenti della città e vuole: - documentare diversi modi di intendere il trasporto urbano attraverso casi esemplari e contrapposti; - invitare a un ripensamento collettivo sugli spazi pubblici; - evocare una Milano diversa mettendo in discussione la necessità dell'uso esclusivo e privilegiato dell'auto privata per spostarsi. 19 2.1. che cos'è il videosaggio Sono saggi tutte quelle opere che intendono dare per assaggi, esempi, tentativi, un'idea critica della realtà a risultato di un'esperienza, di una ricerca. Saggi sono dunque anche quei film in cui l'autore racconta il proprio punto di vista su un argomento che conosce personalmente, montando i documenti raccolti in una forma tale da invitare ora alla riflessione, ora alla discussione, ora alla risposta più pragmatica dell'azione. In Roger & Me (1989), ad esempio, Michael Moore racconta come la General Motors distrugge Flint, Michigan (USA), sua città natale; il cinegiornalista fa uso in primo luogo della propria presenza in campo, nel ruolo di se stesso come autore del film, esecutore dell'inchiesta e narratore del documentario; questa presenza diretta si alterna nel montaggio a immagini di repertorio, a brevi film nel film e a interviste, informando e interrogandosi. Di tutt'altro genere un bellissimo film saggio, Il pianeta azzurro (1981), opera di Franco Piavoli sulla ciclicità del tempo: qui il cinema è puro, un orecchio e un occhio magistralmente nascosti, perfettamente rivolti alla Terra. L'ambiente, la politica e più in generale l'esistenza collettiva sono gli argomenti privilegiati per invitare il pubblico al ripensamento su un tema di interesse comune. Oggi la crescente disponibilità di tecnologie a basso costo per produrre e pubblicare opere anche molto personali ha moltiplicato i punti di vista possibili e il videosaggio può diventare mezzo di comunicazione e confronto sociali. 20 2.2. perché fare videosaggi Opere di questo genere, sopratutto quando brevi e autoprodotte, sono forme ideali di iniziazione al cinema documentario, frequentemente assunte come palestra e occasione di debutto dagli aspiranti cineasti della realtà. Perché elaborare un progetto indipendente rende autori nell'accezione più ampia di responsabili del lavoro in ogni sua parte, dall'ideazione all'edizione; comporre con stile saggistico e personale, poi, comporta l'esplorazione della dialettica tra le proprie idee e la realtà contingente, sia come oggetto del racconto che come ambiente della comunicazione, e permette di sviluppare la propria poetica in modo spontaneo e divertente; perseguire la brevità, infine, significa trasformare un limite in un'occasione per scatenare l'inventiva. Domaine empirique par excellence, le court métrage trouve sa principale raison d'être dans l'expérience, la recherche, l'essai. […] Il sert d'abord de banc d'essai pour les réalisateurs débutants; ensuite, son caractère expérimental lui permet de s'attaquer à des sujets impossibles à traiter dans le domaine du long métrage: il est l'art de la rapidité, de l'ellipse, de l'allusion, du raccourci, de la rigueur, de la sobriété, de la clarté. Il est surtout moyen d'expression spécifique au sein d'une même art, comme la nouvelle existe en face du roman, comme la poème symphonique existe en face de la symphonie. [Campo empirico per eccellenza, il cortometraggio trova la sua principale ragion d'essere nell'esperienza, nella ricerca, nel saggio. [...] Serve innanzi tutto da banco di prova per gli esordienti; poi il suo carattere sperimentale gli permette di affrontare argomenti impossibili da trattare nel campo del lungometraggio: è l'arte della rapidità, dell'ellissi, dell'allusione, della scorciatoia, del rigore, della sobrietà, della chiarezza. È soprattutto mezzo di espressione specifica in seno ad una stessa arte, così come il racconto sta al romanzo, come il poema sinfonico sta alla sinfonia] François Porcile, Défense du court métrage français, Éditions du Cerf, 1965 [trad. it. di Noris Simonetti] 21 Un esempio recente di opera autoprodotta e breve in cui l'autore coniuga in modo innovativo capacità di narrazione, stile personale e impegno sociale è Air Linate 2003, un videosaggio sulla vita a Bolgiano resa difficile dal continuo traffico aereo a bassa quota. L'autore Massimiliano Mazzotta mi spiega: Conoscevo personalmente i disagi che si vivono a Bolgiano; l'assetto urbanistico dell'area del Forlanini è illegale, cosa oltretutto comune alla maggior parte degli aeroporti italiani. Così ho realizzato questo lavoro, che è innanzi tutto un reportage. Il cortometraggio è stato selezionato al Milano Film Festival 2003, visto anche in altre manifestazioni, apprezzato specialmente al Potenza Film Festival. Ma soprattutto Air Linate è stato proiettato in occasione dell'incontro pubblico L'impatto dell'aeroporto di Linate sui territori di San Donato e San Giuliano, presso l'Aula Consiliare di San Donato, presenti Sindaci e Assessori all'Ambiente dei due Comuni, rappresentanti della Società Esercizi Aeroportuale e del Comitato Antirumore. Per strada, nei giorni precedenti l'incontro, inviti pubblici a tutti i cittadini formato 70x100 riproducevano la locandina del mio film. 22 2.3. spunti e soggetti Franco Piavoli, sorridente, mi fa accomodare in casa Allora Sergio, come sei arrivato fin qui? In treno? No. In camper. Ah. Ma il camper non inquina ancor più della macchina? Mentre faccio ritorno a casa con lo sguardo incatenato alla colonna, affollano la mia mente pensieri confusi ma propositivi, regalo di quel decisivo incontro a Pozzolengo. Pensavo di essere in cerca di una videocassetta e invece forse ho trovato il modo di rielaborare e far vivere gli insegnamenti ricevuti in cinque anni di Università, a cominciare da quelli di un altro maestro che come Piavoli amava identificare il lavoro con la vita intera e in primo luogo con le passioni personali, intendendo il progettare come crescita individuale e progresso sociale. 23 2.3.1. A G Fronzoni Esterno-interno, al di là-al di qua, privato-pubblico, pienovuoto, rumore-silenzio. Bianco e nero come atteggiamento di riduzione, spinto fino all'azzeramento: il meno e il più. Ciò che conta, spesso, non è il pieno ma il vuoto e l'assenza, contributi alla decostruzione-costruzione di uno spazio totale, essenzialmente mentale, di un ordine interiore. Il vuoto è il nuovo, la parte bianca della nostra speranza. Le zone bianche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, sono là dove noi riusciamo a costruirle, togliendo da. In partenza è eliminazione. Zone bianche sono viaggi non fatti, anche se desiderati, cose non dette, amore dato e scordato, doni fatti per impoverirsi, per non avere più quello che si aveva prima. Il non possedere. Spazi bianchi sono l'uomo - la meraviglia di esserlo - l'aria, l'acqua, il fuoco. Il sogno. Le zone nere: in senso lato, quelle occupate dal potere che ha oltrepassato ogni limite tollerabile e si avvia alla distruzione del mondo nel suo delirio di profitto. Nero è il non progetto. Ma il nero è anche una sorgente di forza, unisce al mistero una grande potenza che può essere impiegata. La mia fede in un avvenire migliore non si spegne. Una progettazione che cerca di aprire un orizzonte d'azione articolato, coerente, razionale, socialmente responsabile dell'ambiente umano e del suo destino. Una progettazione che non serve a soddisfare i bisogni della committenza ma a sradicarli. A G Fronzoni, intervistato da Luigi Giordano, 1998, Trasgredisco, dunque sono, Napoli, IL MATTINO, anno XCVII, sabato 3 settembre, p. 15 24 Conoscemmo Fronzoni al Politecnico, in occasione di un seminario sul graphic design. Il creare non è una professione, il creare è un modo di esistere, un modo di mettersi in relazione con la vita, la scelta di comportarsi in una certa maniera. Il senso più profondo del progettare non risiede nel costruire una casa ma nel costruire se stessi. A questi studenti dico anche che devono considerare il progetto della loro stessa esistenza come il compito più importante della loro vita. A questo compito essi devono dedicarsi continuamente e senza compromessi, non solo in determinati tempi e occasioni. Giulio Carlo Argan si premurava di dire che chi non progetta viene progettato. Questa è una frase che dovrebbe suonare attuale a chiunque. Il creare serve innanzi tutto a creare noi stessi, con tutto ciò che comporta: mete, significati. Credo fermamente che in una società ideale ognuno debba essere un progettista. Sarebbe il più evidente contrasto con la nostra società, nella quale la creatività della maggioranza viene sacrificata a favore della creatività di pochi. Se il creare venisse insegnato in tutte le scuole ad ogni livello, ognuno avrebbe la possibilità di essere consapevole del proprio potenziale creativo. La figura del creativo fu inventata per limitare il suo spazio d'azione e riuscire a tenerlo meglio sotto controllo. A G Fronzoni, in Christian Aichner, Bernd Kuchenbeiser, A G Fronzoni, Baden, Lars Müller, 1999, pp. 3-5 [trad. it. di Francesca Panizza] Franco Achilli (a cura di), manifesto. trentanove poster di A G Fronzoni. (catalogo della mostra), Milano, Aiap, 1992 25 manifesto di A G Fronzoni, 1976 26 2.3.2. Fronzoni, su Milano Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka Okada ed io, compagni di corso, siamo presto tornati a incontrare il nostro insegnante per raccoglierne la testimonianza in una videointervista. Dalla trascrizione dell'intervista (v. appendice): Qual è il suo sogno per Milano? Il mio sogno è che Milano diventasse una città moderna, una città che abbandonasse le sue velleità conservatrici. Facciamo un esempio: io personalmente non ho l'automobile, non ho nessun mezzo di trasporto mio personale, e ritengo clamoroso l'episodio che vuole che l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto privato. Doman l'altro, domenica, un'altra volta la città dovrà fermarsi e nessuno potrà adoperare l'automobile per girare in città, perché non ce n'è nessuna necessità e, soprattutto, perché l'inquinamento ha toccato e sta toccando dei valori altissimi che, non sembri retorica, uccidono le persone. Pochi ne parlano, ma l'automobile uccide. Uccide centinaia, migliaia, milioni di persone per incidenti automobilistici, motociclistici, d'altro tipo; e oltre a questa strage di persone c'è anche la strage di persone che si ammalano perché viene privilegiato l'uso dell'automobile e anche questo è gravissimo. Se noi guardiamo ai più grandi progettisti dell'evo moderno, Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto, Walter Gropius hanno sempre ipotizzato, hanno sempre pensato a una città affondata nel verde. Invece dove ci ritroviamo? Quando prima si parlava di navigli, questi navigli sono stati coperti, coperti per far che cosa? Perché? Per creare maggiore spazio per le automobili! La questione è che le automobili hanno una capacità fisica limitata; non posso in automobile percorrere tutta la città, avant'indrè, da nord a sud, da est ad ovest. L'automobile è davvero uno strumento imperfetto e privilegiarne l'esistenza è stato, è e rimane un episodio grandemente negativo. Ci sono città in Germania dove l'automobile non può girare di notte. E perché dovrebbe, poi? Non si capisce bene. Dice "Ah, perché vanno a teatro…", beh, basta organizzare dei trasporti pubblici in grado di trasferire delle persone da un punto all'altro della città, il problema non è insuperabile. 27 E come stiamo vedendo adesso, se non sarà affrontato questo problema radicalmente, la città morirà. Quindi io penso a una città nuova, a una città diversa, dove al centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo. A G Fronzoni, intervistato da Francesca Piredda, febbraio 2000 Ma fuori dallo studio via Solferino è piena di automobili, Milano di pubblicità assurde, le edicole italiane di riviste specializzate, il mercato globale di saloni internazionali. Si potrebbe pensare che con i suoi diecimila morti l'anno nella sola Francia (35 milioni di morti dalla sua invenzione, secondo la Croce Rossa), l'automobile è diventata il primo predatore dell'uomo. Ciò nonostante la crescita dell'industria automobilistica è considerata un fattore di prosperità. Si è presi da un senso di vertigine di fronte alla capacità di auto-obnubilamento dell'umanità, che in una certa misura, organizza il proprio sterminio. Nessun'altra specie, nella storia della creazione, ha mai generato il proprio predatore con tanto entusiasmo. I topi non sono mai andati al salone del gatto. Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Milano, Pratiche, 2001, p. 10 Milano, città-autodromo, è uno spazio nero dove le biciclette si muovono come piccoli punti bianchi, leggere e consapevoli. www.associazioni.milano.it/ciclobby 28 2.3.3. bentornate biciclette bianche Nei primi anni '60, proprio mentre in tutta l'Europa occidentale imperversa il grande boom automobilistico, ad Amsterdam si fanno notare alcuni strani personaggi che vanno del tutto controcorrente. Sono i Provos, giovani anarchici di formazione situazionista, che manifestano il proprio rifiuto nei confonti della società consumista e alienante, inventando fantasiose pratiche di disobbedienza civile tra le quali il geniale Piano delle biciclette bianche. Il piano propone di collettivizzare dal basso le biciclette; si invitano i cittadini a dipingerle di bianco e a lasciarle per strada, a disposizione degli altri. L'idea piace a molti e presto le numerose bici incustodite vengono giudicate colpevoli di istigazione al furto e sequestrate dalle forze dell'ordine. Un grande successo. Oggi, quarant'anni più tardi, Amsterdam è una delle città meglio ciclabili al mondo. Milano e altre metropoli favoriscono invece purtroppo le automobili; qui i pedoni e i ciclisti sono ancora oppressi e costretti ad alzare la voce. A partire dal 1992 e da San Francisco ciclisti urbani in tutto il mondo rivendicano il proprio diritto alla strada pedalandovi semplicemente tutti assieme. In un film, il documentario di Ted White The return of the scorcher, il cicloriparatore e progettista George Bliss usa per la prima volta l'espressione critical mass per definire le occasioni in cui i ciclisti diventano un numero sufficiente per aprirsi un varco attraverso il flusso ininterrotto di auto (vedi il film e Ted White in AA.VV, 2003 a, pp. 152-163). La coincidenza organizzata si diffonde ovunque, localmente. Da Tokio a Mumbai, da Santiago del Cile a Londra e a Milano, i ciclisti mettono in discussione l'assurda necessità della macchina con una festa in onore alle alternative ad essa: invitano i cittadini a disertare da un modello di comportamento che impoverisce l'esistenza umana degradando l'ambiente urbano e l'ecosistema planetario 29 Cesare Zavattini 30 benvenute biciclette ballate bambini bestemmiate babbi babbei buttate bolidi brucianti benzina basta buscare bisunti barili bombardando bandite borsa banche bond ballate bambine baciate bambini basta barbarie bramate beltade bontate benessere biocivilta' bearsi bisogna bischeri burloni bardate bicicli basificate baccanali by-nyght brindiamo bentornate biciclette bianche o~_ ,>/( )\( ) o~_ ,>/( )\( ) o~_ ,>/( )\( ) newsletter di critical mass italia, [email protected], aprile 2004 www.inventati.org/criticalmass 31 capitolo terzo ad agio, diario di lavorazione Dicembre 2002. Avvio la raccolta mediatica e le visite con la telecamera, a riempire una nuova cartella denominata trasporto. Ma un'idea univoca di cosa cercare e perché ancora non ce l'ho. A capodanno, per esempio, quando siamo con la telecamera davanti ai cancelli di Arese tra gli operai che protestano contro la chiusura dello stabilimento, la cosa più interessate che riesco a portare a casa è una copia rudimentale dei Cinegiornali Alfa di Altrocinema con qualche originale commento fuori campo. Una prima ipotesi di videosaggio che metto giù prevede un reportage sulle nuove autostrade regionali e una fiction sulla giornata di un pendolare. Mentre seguiamo il pendolare Uto, e sullo spunto dei suoi 'ritrovamenti' (una trasmissione radiofonica, un volantino di Rifondazione Comunista…), costruiamo un'inchiesta che documenta il lavoro di BreBeMi S.p.A e informa delle pubbliche controversie al riguardo. Ma questo progetto, che ho chiamato Al lavoro anche per spronarmi ad accelerare i tempi, ancorché poco chiaro, appare già eccessivamente ampio. E poi la ricerca avviata è soddisfacente, ma in questa ricerca Milano c'entra troppo poco. Devo fare qualche passo indietro. Tengo Uto e i suoi viaggi quotidiani, obbligati ma onirici, ripetuti ma imprevedibili. Scarto invece l'inchiesta giornalistica su BreBeMi S.p.A, attività molto interessante ma che non mi compete. Specifico Milano come sottotitolo della cartella trasporto e ne escludo il contenuto incongruente. Un giorno, mentre si chiacchiera con un'amica, il suo accenno estemporaneo alla videointervista a Fronzoni che avevamo raccolto insieme mi fa trasalire: improvvisamente mi rendo conto che sto portando avanti proprio il discorso di quel pomeriggio, quando le parole asciutte e profetiche del maestro avevano delineato una chiara, sintetica e determinata critica alle abitudini dei milanesi e all'operato degli amministratori della città. 33 Ricordo bene cosa disse Fronzoni per risponderci quale fosse il suo sogno per Milano: questa città privilegia le automobili, ma l'automobile uccide e io personalmente non la uso; Milano può e deve cambiare. Riguardando i nastri incisi nel febbraio del 2000 vi ritrovo anche una buona fotografia e un audio accettabile. Ottimo: colui che poi ha già scritto in parte questa mia storia ne sarà anche in prima persona il narratore. L'oggetto del discorso, il modo di parlare di Fronzoni e il tempo che intanto mi prendo per imparare suggeriscono ad agio, titolo definitivo del videosaggio. 3.1. materiale già edito Le riflessioni che questo discorso saggistico sul trasporto vuole suscitare muovono in primo luogo dai documenti raccolti e presentati e dal rapporto dialettico che si instaura tra questi; riflessioni che sono nate in me proprio in seguito ai ritrovamenti più significativi e che successivamente ho cercato di chiarire e sviluppare rielaborando il materiale raccolto, da una parte per riproporlo in forma breve, dall'altra per imbastirci su un discorso organico, facendo dialogare tra loro le diverse fonti. Proseguo dunque il diario presentando alcuni dei testi il cui studio, analisi e trattamento hanno largamente determinato le mie scelte. 34 3.1.1. un found footage video: Binari, strade, scie di Giampiero Viola (regia), Fausto Colombo (testo), Vito Fiume (montaggio) durata: 25' in: Lombardia 40 anni di vita a cura di Donata Corelli, Enrica Tagliabue produzione: Rai e Regione Lombardia, 1992 In una biblioteca rionale trovo questo primo valido documento audiovisivo da esaminare. Lombardia 40 anni di vita è una raccolta di sei programmi, pensati e realizzati per circolare in videocassette, dedicati a sei aspetti della storia della Lombardia dagli anni Cinquanta ai Novanta. Il montaggio include esclusivamente materiale proveniente dall'archivio Rai, commentato fuori campo da un testo elaborato ad hoc. Si legge sull'opuscolo allegato alle videocassette: La televisione è un mezzo di comunicazione cui si adattano molte definizioni. Fra esse la meno utilizzata è certamente quella che fa leva sulle sue caratteristiche memoriali. [...] Quel che è indiscutibile, comunque, è che gli archivi di un'emittente sono uno stralcio importante della vita di una comunità, seppure nella forma un po' artificiosa della selezione informativa. Tanto più questo discorso vale se la storia di un'emittente (come in Italia la Rai) coincide con quella di un periodo cruciale della vita di un Paese (come la vicenda italiana dal dopoguerra a oggi). Sei puntate di circa mezz'ora, di cui Binari, strade, scie ha per tema proprio il trasporto; oltre mettere a disposizione parecchio materiale d'archivio facilmente estraibile e ricombinabile, offre nel discorso generale punti di vista interessanti: Il mondo dei trasporti viene affrontato, nelle sue profonde trasformazioni legate in primo luogo alla diffusione massiva del mezzo privato, in un'ottica che privilegia i mezzi più tradizionali: il treno, innanzitutto, ma anche i battelli della navigazione lacustre. 35 3.1.2. un telegiornale: Milano. Ci vorrebbe proprio... una bicicletta di Elio Sparano durata: 2' in: telegiornale della sera del 17 gennaio 1962 produzione: Rai La raccolta di reperti audiovisivi dai quali far muovere il discorso si svolge naturalmente anche sui canali televisivi. Tengo un po' d'occhio i palinsesti e registro trasmissioni espressamente dedicate al trasporto, alcune delle quali molto interessanti, come certe puntate di report di Milena Gabanelli su Rai3: la puntata del 4 maggio 2003 sulla (in)sicurezza stradale e quella del 7 ottobre 2003 sulle ferrovie italiane e sulle biciclette a Ferrara sono ottimi esempi di videoinchieste, discorsi già bell'e fatti che trattano i miei stessi argomenti. Registrando invece più casualmente telegiornali e rubriche di attualità, archivio materiale grezzo, elementi a sé stanti ancora da combinarsi con il resto: notizie, cronache, interviste, ma anche pubblicità; e cose che uno non si aspetterebbe, come questo servizio del 1962 su Milano riproposto a chiusura di un notiziario regionale: un pendolare raggiunge Milano in automobile, trova a fatica un parcheggio tra le vie congestionate della città e finalmente estrae dal portabagagli una bicicletta, suscitando l'interesse dei passanti che si affollano incuriositi. voce fuori campo (in neretto i passaggi riportati nel mio videosaggio): No, non parleremo di parcheggi, anche se l'immagine favorirebbe la solita battuta sull'impossibilità di trovarne uno; non parleremo neppure di viabilità, problema che a Milano è particolarmente sentito; questo servizio lo dedichiamo… state a vedere. Il parcheggio l'abbiamo trovato, si tratta ora di risolvere in modo rapido la questione di muoversi in città. A piedi non è consigliabile, abbiamo poco tempo… ci vorrebbe… 36 ma sì, ci vorrebbe proprio una bicicletta. Eccola qua: si monta in tre o quattro minuti, sta comodamente nel portabagagli dell'automobile, i sei pezzi che la compongono si mettono insieme facilmente; così quasi per magia nasce sotto i nostri occhi una efficiente bicicletta lunga un metro e mezzo, alta quanto basta e con ruote che hanno il diametro di cinquantadue centimetri - direte: ma cosa c'entra il diametro delle ruote? Ma per la velocità del veicolo! - Si può montare, volendo, anche un cambio a tre passi per sfidare un vero e proprio campione del pedale. Tutto sommato il progresso ci porta a fare un passo indietro, un salutare passo indietro perché il moto in bicicletta fa bene al fisico, risolve la congestione del traffico e fa risparmiare tempo a chi ha fretta. Per quanto riguarda il prezzo, oscilla intorno alle trentamila Lire. 37 3.1.3. filmati aziendali: Toyota Nuova Prius, durata 10', produzione Toyota Motor Europe, 2002 Toyota news, durata 55', produzione Toyota Motor Italia, 2002 Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari Toyota, durata 19', produzione Toyota Motor Italia, 2001 Un argomento che l'autore conosce personalmente, dicevo nel paragrafo 2.1 che cos'è il videosaggio. Beh, diversamente da Fronzoni, io personalmente uso l'automobile e la mia Toyota è fantastica, chettelodicoaffare; persino l'attesa in officina è resa piacevole dalla visione di qualche filmino e un gentile concessionario mi presta tre videocassette. Nuova Prius è un video di propaganda commerciale all'omonima auto, destinato ai consumatori. Apre letteralmente: Siamo abbastanza esperti da produrre milioni di auto d'avanguardia per il mercato di massa, ma quale effetto avranno sul nostro pianeta? Risolve più avanti: Acquistando una Prius entrerete in un nuovo mondo, un mondo in cui è possibile impegnarsi personalmente per l'ambiente, senza sacrificare confort, design elegante e piacere di guida. E intanto vediamo una coppia sorridente viaggiare in mezzo a fantastici paesaggi naturali. Toyota news è invece un filmato aziendale di informazione interna, destinato a operatori e concessionari. Un presentatore dal tono ottimista e rassicurante introduce servizi giornalistici su eventi, andamenti e obiettivi aziendali e conclude con una rassegna stampa e video molto utili al mio lavoro. Si apprendono cose strane, per esempio che il Comune di Milano, nella persona del Sindaco Albertini, ha ricevuto in regalo un'automobile: Toyota Motor Italia ha donato ai comuni delle principali città italiane, Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze e Bari, la Prius, 38 come chiaro segnale del suo impegno per la salvaguardia dell'ambiente. Mah, questa macchina inquinerà anche un po' meno delle altre, ma a guardarla (magari dalla sella di una bici) non sembra diversa da quelle che già ingombrano e feriscono (spesso mortalmente) Milano; e a pensarci bene non lo è, signor Sindaco! Per simboleggiare i cento anni del Mondiale dell'auto, hanno scelto di scrivere il numero 100 con... gli alberi. Che rapporto intercorre tra un ammasso di lamiera che sputa fumo e uccide e un simbolo vegetale d'armonia che produce l'ossigeno necessario alla vita? Utilizzare l'albero per pubblicizzare la macchina è come servirsi del polmone per glorificare la sigaretta. L'unico rapporto tra l'albero e la macchina può essere lo scontro frontale. Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia, Milano, Pratiche, 2001, p. 11 Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari Toyota è il filmino di una gita divertente. Seguiamo da vicino gli italiani, vincenti in ogni barzelletta: il viaggio in aereo, l'accoglienza ricevuta, poi pranzi, visite guidate, spettacoli teatrali con automobili sul palcoscenico e brindisi, brindisi, brindisi. 39 3.1.4. un film di fiction: Batman di Tim Burton durata: 126' produzione: Warner Bros, 1989 All'età di quindici anni, avuto in regalo il primo videoregistratore, comprai per errore una versione in lingua originale e non sottotitolata di questo film; lo sbaglio fortunato mi portò per necessità a riguardare il lungometraggio più volte, a studiarne battute e passaggi tornandoci su, fermando e riavvolgendo ripetutamente il nastro della videocassetta. Lo schermo televisivo, fino ad allora veicolo di un flusso di emozioni oniriche ininterrotto, indiscriminato e passivizzante, mi offriva per la prima volta l'occasione di intuire che cosa fosse un film, di incuriosirmi su come fosse fatto. Curiosità che avrei approfondito e ben soddisfatto anni più tardi al Politecnico, dove oggi forte degli insegnamenti ricevuti e delle esperienze fatte posso dire con serietà: in virtù delle sue peculiarità esclusive la fruizione offline dei testi filmici è uno strumento fondamentale per l'analisi, la decostruzione e lo studio dell'audiovisivo, per la verifica di quanto sentito e visto e per il ripensamento, soprattutto collettivo, sul film. Torniamo a Batman, per quanti se ne siano salvati. Il campione multinazionale di incassi è un film tratto dall'omonimo fumetto di Bob Kane, di cui ben restituisce i colori anche grazie all'ottima scenografia di Anton Furst e di Peter Young e alla grande interpretazione di Jack Nicholson nel ruolo di Joker. Prima dello scontato duello finale con l'eroe mascherato, l'eccezionale malfattore scala velocemente con la pistola e con il sorriso le gerarchie mafiose di Gotham City ritrovandosi ben presto... a Palazzo Marino, da dove può apparire in televisione e reclamizzarsi in pompa magna promettendo soldi gratis per tutti. 40 Con facilità, anche in virtù della sua appartenenza speciale al mio repertorio mentale di fotogrammi, trovo qualche altra analogia tra questo film e i video aziendali Toyota: showman: Ladies and gentlemen, what a car!; automobili sul palcoscenico Joker in tv: Newly proved Joker products, with a new secret ingredient: smiley!... Sindaci ricevono in regalo automobili: sorrisi e flash chances are... you boght them already! hahahaaaa! strette di mano tra delegati nipponici e Sindaci in Municipio Joker stringe la mano ad un oppositore; scossa elettrica mortale tutti brindano Joker brinda un operatore: I hope to make more money Joker rovescia banconote sulla folla in delirio un altro operatore: the new car is fantastic, It's a big opportunity for us Batman al volante 41 3.1.5. un videosaggio d'autore: Milano '83 di Ermanno Olmi durata: 65' produzione: Rai, 1983 La videocassetta distribuita dalla Regione Lombardia è disponibile anche per il noleggio gratuito presso le biblioteche rionali milanesi. Il bel videosaggio di media durata è un racconto lirico per immagini, privo di trama e di voce fuori campo, che mira a una rappresentazione del popolo urbano tutto, osservato con intensa umanità nel suo vivere quotidiano. La cristianità inquieta e l'attitudine alla favola caratteristiche di Olmi, sviluppate e portate a estreme conseguenze in questo stesso periodo con il film (lungo quasi tre ore) Cammina, cammina, qui sono invece accantonate a favore di uno sguardo immediato sulla realtà per come ci si presenta e di un montaggio che celebra azioni comuni, quotidiane e collettive. Si accendono le luci e un pubblico elegante riempie il Teatro alla Scala. Titoli di testa. Esterno notte, Milano: si manutengono i binari, si puliscono le strade che domani accoglieranno pendolari, bambini, anziani, studenti e conducenti di tram; in mezzo a tante macchine e a qualche bicicletta. … 42 3.1.6. un'affissione pubblicitaria: Milano-Venezia. Indovina chi arriverà sereno campagna pubblicitaria FS Trenitalia, 2002 Il dittico proposto in questa sobria ed elegante composizione fotografica centra pienamente il nucleo del nostro discorso: seduto in treno con in mano un giornale spiegato, un pendolare sbircia con un sorriso beffardo lo stesso pendolare, che al volante di un'auto in corsa fissa con occhi sbarrati la nebbia che copre l'autostrada. L'affissione ha avuto una discreta e non breve visibilità a Milano, prendendosi spazi costosi a volte proprio in mazzo a sgargianti reclàme di auto sportive, giustapposta alle quali suggeriva l'idea di una campagna sociale di pubblicità progresso. Un discorso sull'automobile, per scalzarla dall'immaginario di questo secolo, dovrebbe procedere anzitutto da una messa sotto accusa di tutta la pubblicità di auto: una buona parte di essa continua a spingere sul pedale dell'ebbrezza della velocità, anche quando si tratta di superare i limiti vigenti, e continua a far vedere auto 'single' sperdute in non so quale lontano paesaggio. D'altro canto l'auto nella natura non è un nuovo mito 'pornoecologico'? Che c'è di meglio di una fuoristrada che penetri in luoghi vergini del territorio nazionale? Sarebbe così facile pensare a contropubblicità, usare l'arma corrosiva dell'ironia e ribaltare quelle immagini e quelle promesse. Franco La Cecla, Per una antropologia dell'automobile, introduzione a Colin Ward, Dopo l'automobile, Milano, Eleuthera, 1992, p. 12 Son qui a provarci. Di nascosto riesco a riprendere i viaggiatori che affollano una stazione di metropolitana mentre passano davanti al manifesto Milano-Venezia. 43 Ottengo in questo modo una visione originale ma poco leggibile del reperto stampa e in previsione di ovviare al problema con il montaggio mi rivolgo a Trenitalia: Da: sergio ronchi [[email protected]] Inviato: lunedì 10 marzo 2003 20.27 A: Trenitalia [[email protected]] Oggetto: richiesta materiale Buongiorno, sono un laureando in comunicazione al Politecnico di Milano. La mia tesi è un videosaggio sul trasporto. Il filmato mostra l'affissione pubblicitaria Milano-Venezia: indovina chi arriverà sereno, presentandola come esempio di ottima comunicazione. Per mostrarla in modo chiaro e letteralmente nitido avrei bisogno di disporre di una stampa o di un file. A chi posso rivolgermi? Grazie. sergio. Da: Lustrissimi Nerina [[email protected]] Inviato: mercoledì 12 marzo 2003 16.15 A: sergio ronchi [[email protected]] Oggetto: R: Email_Clienti Gentile Sig Ronchi, come richiesto le invio il pdf della creatività utilizzata per la pubblicità sulla stampa della relazione MI-VE. Mi scuso per la bassa qualità ma ho difficoltà ad inviare formati più grandi. Spero che le vada bene altrimenti a non esiti a contattarmi Saluti Nerina Lustrissimi Trenitalia Divisione Passeggeri Marketing- Programmi di marketing 44 campagna stampa FS Trenitalia, 2002 CORRIERE DELLA SERA, Milano, 7 giugno 2003, p. 50 45 3.1.7. una pagina di giornale: Pubblicità, nuove regole e lotta all'abusivismo. Via i maxiteloni dai palazzi del centro storico. Palazzo Marino: "Sui caselli di Porta Venezia non trattiamo" di Elisabetta Soglio articolo e fotografia apparsi sul Corriere della sera del 7 giugno 2003, Corriere Milano, p. 50 Con spirito zavattiniano di pedinamento della realtà, al ritrovamento della pagina di giornale faccio subito seguire una visita con la telecamera sul luogo ritratto dalla fotografia che commenta l'articolo. Provo a girare alcuni movimenti di zoom a uscire, partendo da diversi dettagli e sempre a terminare sulla visione d'insieme nella stessa inquadratura della foto; tornato a casa scelgo la migliore di queste riprese (che apre con il primissmo piano dell'automobilista disperata per la separazione dalla protesi preferita) e la monto in dissolvenza con la pagina del Corriere, animata dello stesso movimento di zoom. Il risultato è soddisfacente: una breve sequenza, pienamente significativa anche di per sé, in cui l'allargarsi progressivo e continuo dell'inquadratura dal dettaglio al manifesto, all'ambiente circostante, al giornale rende bene l'idea del disvelamento della realtà urbana come assurda e contradditoria. 46 3.2. girato Uso in prima persona la telecamera per: ampliare e aggiornare la documentazione sul trasporto a Milano, cogliendo attività collettive nel loro svolgersi, in modo estemporaneo, come ad esempio mi riesce con la biciclettata notturna del giovedì; commentare e raccordare il materiale già edito, visitando ad hoc, come faccio per i caselli di Porta Venezia (3.1.7); girare la fiction il pendolare Uto, breve video nel video, potendone decidere e provare con più calma e meno vincoli inquadrature e successioni. 3.2.1. indice del girato L'elenco riferisce l'intervista a Fronzoni e tutto il materiale originale girato per ad agio ai relativi tempi sui nastri magnetici della telecamera, specificando data e luogo delle riprese e descrivendone brevemente l'oggetto. Dove presenti, le annotazioni riguardanti la fotografia e i movimenti di macchina sono racchiuse [tra parentesi quadre]. Le sequenze che rientreranno nel montaggio definitivo sono contrassegnate in grassetto. 47 nastro 5 0.00.00 febbraio 2000 Milano, atelier Fronzoni intervista a A G Fronzoni 0.19.00 modernità e design 0.36.00 il potere 0.43.30 automobili a Milano 1.05.00 Milano sa accogliere 1.20.00 nastro 6 0.00.00 backstage dell'intervista, ambiente, dettagli (copia del materiale girato da Francesca Panizza) 0.25.00 nastro 16 0.00.00 31 dicembre 2002 Arese (MI), festa di capodanno dei cancelli Alfa lavoratori e protesta contro la Romeo chiusura dello stabilimento 0.27.10 5 gennaio 2003 casa di Andrea treno Lego, I di 6; arrivo del treno [da nero], plastico intero [dolly], passaggio a livello [luce naturale] 1.02.37 12 gennaio 2003 Castelleone automobili in corsa nella nebbia (CR) 1.13.40 casa di Andrea 1.32.00 48 treno Lego, II di 6; viaggiatori in stazione nastro 19 0.00.00 24 gennaio 2003 ferrovia Cremona Milano pendolari sul treno, fuori nebbia poco dopo l'alba Milano, via Oglio la strada piena di auto si riflette sulla vetrina di un'edicola che espone antiche fotografie di tram milanesi a cavalli [riflesso -> fotografia] 1.11.30 1.15.50 1.18.00 1.23.30 25 febbraio 2003 Assago (MI) fiori ai bordi della strada, I di 3 1.25.35 autostrada dei fiori, dal cavalcavia 1.28.40 Lodi fiori ai bordi della strada, II di 3 1.32.00 nastro 20 0.14.40 29 aprile 2003 Piacenza, biciclette parcheggiate stazione FS [carrello] 0.15.30 viaggiatori in stazione 0.18.00 ferrovia Piacenza – Milano rotaie e cavi elettrici dal treno in corsa, I di 2 0.22.30 Lambrate, treno merci carico di auto stazione FS 0.40.20 1 maggio 2003 Milano, corso di Porta Ticinese mayday, corteo ciclistico 1.02.35 49 1.02.35 10 maggio 2003 Milano giornata nazionale del trasporto pubblico, apertura ai visitatori dei depositi ATM viale Molise deposito filobus e autobus via Messina deposito tram 1.18.15 1.26.00 1.32.00 nastro 21 0.05.40 Molino Dorino deposito treni metropolitana 0.09.40 stanza controllo binari 0.13.20 nastro 22 0.51.50 25 maggio 2003 Milano, via Antonini due manifesti pubblicitari giustapposti: Ferrovie dello Stato, chi arriverà sereno e Toyota Avensis, riscoprite l'auto 0.53.20 1 giugno 2003 Piadena, manifestazione di protesta stazione FS contro le nuove autostrade 0.55.00 ciclisti scendono dal treno con le bici 0.57.34 bici in stazione 1.00.35 1.10.10 4 giugno 2003 1.10.40 50 Milano, via Ripamonti manifesto pubblicitario: Toyota Avensis, riscoprite l'auto 1.24.00 5 giugno 2003 Milano, stazione MM3 Duomo manifesto pubblicitario: Ferrovie dello Stato, chi arriverà sereno; Uto [attraversa il campo], 1.28.00 arrivo del treno, I e II di 2 1.32.00 nastro 23 0.03.00 9 giugno 2003 Milano, Porta Venezia grandi manifesti pubblicitari sulle impalcature dei caselli: Chrysler Cruiser difficile separarsene 0.10.24 [zoom out manifesto -> intorno] (vedi Corriere Milano del 7 giugno) 0.17.10 Milano, stazione MM3 Duomo manifesto pubblicitario: Citroen, abracadabra; viaggiatori nell'ora di punta 0.20.05 [panoramica intorno -> manifesto] 0.35.40 0.40.45 10 giugno 2003 Milano dal tram 24 Milano, piazza Duomo manifesto pubblicitario sull'impalcatura del Duomo: Chrysler, non vede altro 0.45.25 0.58.40 28 giugno 2003 Fiesco (CR) sfasciacarrozze 1.01.10 Montodine (CR) fiori ai bordi della strada, III di 3 1.03.25 51 1.03.25 29 giugno 2003 Cremona, via lungo Po raffinerie Tamoil 3 luglio 2003 Milano, piazza Mercanti critical mass, I di 3 5 luglio 2003 Bariano (BG) presidio contro la nuova autostrada brebemi Bergamo autostrada A4 dal cavalcavia Milano, corso di Porta Ticinese dalla bici in corsa, pavé e rotaie del tram viale Gian Galeazzo manifesto pubblicitario: Nissan, suv; sovrasta un incolonnamento al semaforo 1.06.00 1.12.00 1.15.00 1.25.00 nastro 24 0.04.00 10 luglio 2003 0.10.40 0.15.35 [zoom out manifesto -> intorno] 0.20.10 piazza Mercanti critical mass, II di 3 0.23.00 via Laarga passaggio del corteo [pianosequenza], I di 4 via Michetti passaggio del corteo [pianosequenza], II di 4 stazione Bovisa FNM ciclisti in stazione 0.34.40 0.34.20 0.40.00 52 0.45.20 11 luglio 2003 ferrovia Milano Treviglio una pendolare ferroviaria con bici al seguito 0.49.00 rotaie e cavi elettrici dal treno in corsa, II di 2 0.53.35 1.07.36 17 luglio 2003 Milano, piazza Mercanti critical mass, III di 3 1.10.36 galleria Vittorio Emanuele passaggio del corteo [pianosequenza], III di 4 corso Vittorio Emanuele Uto pedala nella massa piazza Segrino passaggio del corteo [pianosequenza], IV di 4 1.12.20 1.15.10 1.18.00 nastro 25 0.00.00 13 settembre 2003 Milano, via Padova manifesto pubblicitario: Lancia, Y, il vizio che ti mancava; [zoom out manifesto -> intorno] naviglio Martesana dalla bici in corsa, ciclisti sull'alzaia 0.01.20 0.02.30 Gorgonzola naviglio Martesana e stazione (MI) MM2 0.05.10 15 settembre 2003 casa di Andrea treno Lego, III di 6; treno in corsa [in primo piano] ->[fuoco]-> stazione rossa [in campo lungo] 0.25.00 53 0.25.00 21 settembre 2003 Melzo, il pendolare Uto, I di 6; stazione FS prove punti di vista e fotografia 0.29.50 il pendolare Uto, II di 6; Uto scende dal treno 23 settembre 2003 0.42.40 nastro 26 0.00.00 12 ottobre 2003 Castelleone festa del 140° compleanno della (CR), linea ferroviaria Cremona – stazione FS Treviglio 0.15.30 Soresina (CR), stazione FS un treno a vapore in partenza, esposizioni storiche e modellistiche 0.26.10 20 ottobre 2003 Melzo, il pendolare Uto, III di 6; Pia e stazione FS apparizione bici 0.54.30 Trucazzano il pendolare Uto, IV di 6; Uto e (MI), canale Pia in bici Muzza 0.59.30 il pendolare Uto, V di 6; dalla bici in corsa [verso l'alto]: alberi 21 ottobre 2003 Madignano (CR) 26 dicembre 2003 casa di Andrea treno Lego, IV di 6; stazione grande gialla [sfondo bianco] 28 dicembre 2003 casa di Andrea treno Lego, V di 6; stazione grande gialla [sfondo cielo Magritte] 4 gennaio 2004 casa di Andrea treno Lego, VI di 6; deposito rosso, operai al lavoro 1.10.00 1.28.00 nastro 27 0.03.50 0.13.00 0.37.00 54 0.37.00 29 gennaio 2004 ferrovia Cremona Milano il pendolare Uto, VI di 6; Uto dorme sul treno e si sveglia 0.57.30 Terence Marner, 1972, Grammatica della regia, Milano, Lupetti, 1987 Sergej Michajlovič Ejzenštejn, 1937, Teoria generale del montaggio, Venezia, Marsilio, 1985, e 1958, Lezioni di regia, Torino, Einaudi, 1964 Mario Bernardo, 1985, L'immagine filmata, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1995 55 3.3. indice del video 00.00 titoli di testa [animazione grafica digitale] 00.20 oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000 00.42 Binari, strade, scie, Milano, 1962 01.00 Toyota news, 2002 01.21 tg1 del 30 marzo 2002, Roma 01.30 Toyota, Lisbona, 2001 01.57 oo< Milano, viale Gian Galeazzo, 9 giugno 2003 02.07 Batman, Tim Burton, 1989 02.12 oo< Assago (Milano), 10 marzo 2003 02.14 Batman, Tim Burton, 1989 02.18 Nuova Prius, 2002 02.21 Batman, Tim Burton, 1989 02.30 "Quattroruote", n.575, settembre 2003, p.104 02.33 Toyota news, 2002 02.42 Toyota, Lisbona, 2001 02.55 fotogrammi tratti dai film: La dolce vita, Federico Fellini, 1960; Il sorpasso, Dino Risi, 1962; Arancia meccanica, Stanley Kubrick, 1971, ... 03.02 Toyota, Lisbona, 2001 03.06 Batman, Tim Burton, 1989 03.20 Toyota, Lisbona, 2001 03.23 56 03.23 oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000 03.32 oo< strade lombarde, aprile - giugno 2003 03.40 oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000 03.54 tg1 del 30 marzo 2002, Roma 04.01 oo< Milano, via Oglio, 24 gennaio 2003 04.21 oo< Milano, Porta Venezia, 9 giugno 2003 04.35 CORRIERE DELLA SERA, 7 giugno 2003, p. 50 04.46 IL MANIFESTO, 21 maggio 2002, p. 11 04.52 LIBERAZIONE, 15 settembre 2002, p. 7 05.01 oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000 05.05 oo< il pendolare Uto 06.50 Riscoprite l'auto, affissione pubblicitaria Toyota, 2002 07.00 Milano-Venezia. Indovina chi arriverà sereno, affissione pubblicitaria FS Trenitalia, 2002 07.11 oo< Milano, MM3 Duomo, giugno 2003 07.36 Milano '83, Ermanno Olmi, 1983 07.55 oo< A G Fronzoni, Milano, febbraio 2000 08.01 telegiornale del 17 gennaio 1962, Milano 08.35 oo< critical mass, Milano, primavera 2003 09.09 [sovraimpressione] titoli di coda 10.52 57 3.4. racconto del video ad agio, Milano, A G Fronzoni Titoli di testa, animati, su sfondo nero. Una voce: Penso a una città nuova, a una città diversa, dove al centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo. Nel suo laboratorio, seduto su una poltrona, è Fronzoni, che continua: Invece dove ci ritroviamo? Quando prima si parlava di navigli... questi navigli sono stati coperti. [Nel 1931 dal regime fascista.] Coperti per fare che cosa? Perché? Per creare maggiore spazio per le automobili. La questione è che le automobili hanno una capacità fisica limitata, ... automobili a Milano, 1962 – 2002 ... non posso in automobile percorrere tutta la città avant'indrè, da nord a sud, da est ad ovest. E invece i milanesi lo fanno eccome, intasando le strade, già dagli anni '60, come documentato da alcune brevi sequenze dal repertorio Rai. Fronzoni, fuori campo, continua: E ritengo clamoroso che l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto privato. Clamoroso ma vero. [Ancora oggi, quarant'anni dopo, stanti i medesimi disagi, il Comune non rinuncia a pericolose alleanze economiche, addirittura con costruttori di auto!] Da un filmato aziendale Toyota, commento fuori campo: Toyota Motor Italia ha donato ai Comuni delle principali città italiane, Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze e Bari, la Prius, come chiaro segnale del suo impegno per la salvaguardia dell'ambiente. Sorridenti, Albertini e i suoi colleghi ricevono regali, stringono mani, tagliano nastri. 58 Enrico Gasbarra, in qualità di Vice Sindaco, dichiara al tg1: Roma conferma la sua vocazione non solo storica e monumentale - e intanto il Sindaco Rutelli, vestito da samurai, partecipa alla cerimonia del sakè) - ma una vocazione industriale e commerciale per aver saputo attirare una multinazionale così importante come la Togliota, che si congiunge con un piano industriale che vedrà presenze altrettanto importanti. In un altro filmato aziendale vediamo che anche i giapponesi sono contenti. Da un palcoscenico, uno showman declama ad un'abbondante platea di addetti ai lavori: Ladies and gentlemen, this is what our strategy is all about. [signore e signori, questa è la nostra strategia]. And now, our promise: let's turn our attention to tonight's star attraction, the all-new Corolla. [ed ora la stella della serata: un'auto nuovissima]. Suggestivi giochi di luce e una musica trionfale accompagnano l'ingresso della regina. Ladies and gentlemen, what a car! What a lineup! [che linea, signori!]. what a car! Che auto! Che auto? Quale linea? Diamo un'occhiata alle strade di Milano: La linea dell'auto sfrecciante nella pubblicità? O la linea di auto in perenne colonna al semaforo proprio sotto la pubblicità? Che scherzo è? Tata-ta, Newly proved Joker products! [nuovi prodotti Joker!]. A interferire, in un delirio di onnipotenza mediatica, è il malfattore sghignazzante di Gotham City. E cosa ci propone? Autostrade with a new secret ingredient: smiley! [con un nuovo ingrediente: il sorriso!], autoscontri so natural, only your undertaker knows for sure [riciclabili, naturalmente] e sindaci automobilisti: I know what you're saying: "where can I get these fine new items?" But that's the gake: chances are... you boght them already. Ha-ha-ha-ha-ha. [so che state pensando: "belli! Dove posso trovarli?" Ma il bello è che forse... li avete già comprati]. So remember: put on a happy face! [perciò indossate un bel sorriso], come da fotogrammi istituzionali. 59 Questo simpatico malandrino la sa lunga! E infatti eccolo partecipare al brindisi generale, nel bel mezzo del filmino Toyota, su invito di un carismatico chairman nipponico: Campai! [salute!]. Un venditore intervistato: The new Corolla is fantastic, it's a big opportunity for us [è un'auto fantastica, una grande opportunità]. Certamente vera la seconda, tanti sono da sempre gli automobilisti a fare grande tale opportunità. Al cinema, per esempio, Marcello Mastroianni con Anouk Aimée per Federico Fellini nel 1960, Vittorio Gassman con JeanLouis Trintignant per Dino Risi nel '62, Malcom Mc Dowell e gli altri per Stanley Kubrick nel '71, ... Un altro venditore: It's fantastic. I hope to make more money [spero di fare più soldi]. Più soldi per tutti! E Joker rovescia banconote sulla folla in delirio ballando in preda a Prince: Money/ how much will make you happy/ you can have it all, if it fits you right/ nothing, I say/ nothing can take the place/ of you and me, kickin' it tight tight / come, it's easy/ just let yourself go [soldi/ quanti per essere felice/ puoi averli tutti se ti stanno precisi/ nient'altro/ è come/ questo nostro abbraccio/ vieni/ lasciati andare]. Un terzo venditore: Super show. Un quarto: Fantastic show. Potlach al climax, stacchiamo bruscamente su Fronzoni: Ma l'automobile uccide. Uccide centinaia, migliaia, milioni di persone. Fiori sui cigli di strade trafficate. Per incidenti automobilistici, motociclistici, e oltre a questa strage di persone c'è anche la strage di persone che si ammalano perché viene privilegiato l'uso dell'automobile, e anche questo è gravissimo. what a Gino! Torniamo a piombo in vetrina: Non hanno poi potuto mancare molti degli amici di Toyota, ad iniziare da Gino Paoli, automobilista d'eccezione al tg1. 60 Cantacela! Senza fine/ tu trascini la nostra vita... C'è il tempo per qualche veduta di Milano costipata di macchine e per una breve rassegna stampa. il pendolare Uto Fronzoni: Io personalmente non ho l'automobile. [Vediamo finalmente qualche valida alternativa alla macchina, con una breve fiction originale, storia neorealisticamente esemplare.] Uto dorme su un treno in corsa e sogna Bob Marley su un treno in corsa: Zion train is coming our way/ oh, people, get on board! [arriva il treno/ tutti a bordo!]. All'arrivo in stazione Uto scende con un gran balzo. Una bici bianca compare dal nulla al suo fianco. Pia osserva divertita. Pedalando lungo un corso d'acqua i due abbandonano la città. L'aria è serena, l'intesa cresce, l'occasione si avvicina, ma sul più bello... Uto si sveglia di soprassalto. È arrivato a destinazione e deve scendere dal treno. Pessimo risveglio: un grande manifesto pubblicitario recita "Toyota. Riscoprite l'auto". Uto disapprova e come Vinz (Vincent Cassel ne L'odio di Kassovitz) replica grafomane ("le monde est a vous -> nous"): "Trenitalia. Milano-Venezia, indovina chi arriverà sereno". Milanesi si affollano. Per ammirare l'opera del Nostro? No. Per prendere la metropolitana. Li cogliamo ricordando Olmi (1983). biciclette a Milano, 1962 – 2003 Fronzoni: Malgrado tutto sappiamo che la nostra città potrà diventare una città moderna. Milano, 1962, dal telegiornale Rai del 17 gennaio: ci vorrebbe... ma sì, ci vorrebbe proprio una bicicletta! - ed eccola saltar fuori dal bagagliaio di un'auto e suscitare l'interesse dei passanti che si affollano incuriositi - Tutto sommato il progresso ci porta a fare un passo indietro, un salutare passo indietro perché il moto in bicicletta fa bene al fisico, risolve la congestione del traffico e fa risparmiare tempo a chi ha fretta. 61 Milano, oggi: Uto, un giovedi sera, pedala insieme ad altri dieci, cento, tre milioni di ciclisti. My White bicycle[s]. Trust, Prince, Batman, WEA/Warner Bros, 1989 Senza fine, Gino Paoli, Gino Paoli, Ricordi, 1961 Senza fine, Gino Paoli e Ornella Vanoni, Insieme, CGD, 1985 Zion train, Bob Marley & The Wailers, Uprising, Island, 1980 My white bicycle, Tomorrow, My white bicycle, Parlephone, 1967 62 3.5. conclusione provvisoria Ho cercato di fare un videosaggio, un filmato che combinasse la verità documentaria e memoriale con l'efficacia suggestiva. Nonappena terminato, mostro il video agli amici e compagni nell'intento di raccogliere commenti e valutazioni, di trarre un giudizio conclusivo. Nessuno si spinge a confessare di averlo trovato noioso o incomprensibile o troppo lungo: primo buon risultato. Qualcuno chiede poi di riguardarlo e mi fa pensare di avere suscitato curiosità. I ciclisti urbani, in particolare, si congratulano sorridenti e chiedono una copia della videocassetta. I primi commenti spontanei dei non addetti ai lavori riguardano l'oggetto (il trasporto nelle sue diverse forme) e non il discorso (il video nel suo procedere adagio), dunque, sembra funzionare. Visto da piccoli gruppi, succede che il video susciti confronti e discussioni collettive in presenza, sulla base dell'interesse comune e della partecipazione personale alle vicende sociali documentate. Bene. Spero che questo, o altri lavori del genere, possano contribuire a trasformare il mondo, o almeno a trasformare un po' Milano, spingendo alla riflessione personale, alla discussione collettiva, all'azione. Ho imparato che imparare è divertente. Ogni cosa, ogni persona rimanda ad altre cento. Concludo questo piccolo lavoro senza voglia di smettere e vorrei che fosse un inizio. Paolo Isaja e Maria Pia Melandri, Un film lungo la vita. (Passi da un diario di lavorazione 1981-2002), in: L'idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano, a cura di Marco Bertozzi, Torino, Lindau, 2003, pp. 113-125 63 appendice intervista ad A G Fronzoni Segue la trascrizione della videointervista raccolta da Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka Okada e da me nel febbraio 2000 a Milano. Nel suo laboratorio, seduto su una poltrona, Fronzoni racconta: _ Il mio contributo alla città di Milano incominciò nell'immediato dopoguerra. Voi non eravate ancora nei pressi, ma mentre la guerra andava fortunatamente verso la fine, qualcuno di noi ipotizzò una città diversa, una città altra, liberata dalla guerra. Il grido che si sentiva di più in quel periodo era "non ci saranno più guerre". Un fenomeno sociale, questo, che vide la gente per le strade abbracciarsi, baciarsi, anche quando non si conoscevano. Purtroppo un conto è il sogno e un conto è la realtà. Di lì a poco si incominciò a sentire altre grida dove qualcuno diceva che la guerra era finita, sì, ma che "però questo ancora non va bene, però quell'altro è da correggersi" e quindi cominciarono a riprendere le grida a favore della guerra. I giovani volevano che si incominciasse una nuova storia, una storia liberata da condizionamenti, liberata da condizioni, liberata da proibizioni e così via. Il Paese era da ricostruire, perché la guerra aveva lasciato segni evidenti di cosa fosse la guerra, le città erano rase al suolo; allora il primo problema che si pose fu quello di ricostruire il Paese e la mia generazione fu chiamata a dare un contributo tangibile, un contributo importante. Bisognava sì ricostruire la città, ma bisognava anche dare il via ad altre iniziative, bisognava ricostruire non solamente le case ma anche i teatri, le scuole, gli ospedali. Un grande periodo di euforia, però la vita non è un sogno. Beh, Calderon de La Barca, grande poeta spagnolo, affermò in quel periodo o giù di lì che la vita è una cosa meravigliosa e quindi che ognuno di noi poteva e doveva dare dei contributi per confermare che la sua affermazione non era una storiella ma una verità. 65 atelier Fronzoni, Milano, febbraio 2000 66 I giovani incominciarono con un entusiasmo non abituale a pensare i mezzi di trasporto, a ipotizzare nuove scuole, si riaprirono le università, si aprirono anche scuole che non avevano il livello dell'università, ma il problema si poneva e bisognava affrontarlo e risolverlo. E così cominciò una storia, la nostra storia, di un Paese che aveva osato dichiarare guerra a tutto il mondo; era nata una nuova vicenda, una nuova storia e la gente voleva ricostruire il paese, voleva farlo più bello e più interessante di prima. La vita è sì una cosa meravigliosa, però ci sono sempre gli uomini cattivi, come in un film western, che malgrado la volontà di riparare i danni della guerra volevano ancora ricominciare a fare la guerra. La società, la popolazione principalmente voleva riparare ai danni subiti e ai danni arrecati; purtroppo questa previsione, questo auspicio, questo desiderio venne frustato da gruppi sociali o da altri che non erano d'accordo su questa ricostruzione oppure che intendevano ricostruire il Paese a modo loro. Mentre la società tentava di rinnovarsi e proponeva delle cose nuove, c'era qualcuno che osava guardare al di là di questo momento ricostruttivo e sulla scorta di stimoli, di spunti che venivano da oltreoceano; qualcuno riprese a parlare di urbanistica, a fare riflessioni sull'architettura, qualcuno parlò di design, di progetto, che avrebbero dovuto contribuire, il design, l'architettura, l'urbanistica, il graphic design, a fare più moderno il nostro paese. Pensate però che a un certo punto il comune di Venezia dà l'incarico a Le Corbusier, addirittura, di progettare il nuovo ospedale che era previsto nella città di Venezia: ebbene sappiate che architetti veneziani e a italiani si schierarono contro questa possibilità; e sapete perché? Perché Le Corbusier non era laureato in architettura: terribile. E purtroppo la spuntarono coloro che erano dalla parte degli oppositori, quindi questo sta a dimostrare che non tutto fu semplice e facile, ma che c'erano due forze, come al solito, le une conservatrici e le altre rivoluzionarie che si davano battaglia, che si laceravano in questo dibattito fra "sì a tutto ciò che è moderno" ,"no a iniziative o a pensieri nuovi". 67 _ Come pensava di cominciare, attraverso il suo lavoro, questa ricostruzione? _ Mah, io sono sempre stato un operatore anomalo, fuori delle righe. Che gli altri riuscissero a costruire o a ricostruire un paese moderno mi interessava sino a un certo punto. Io incominciai a fare, dal mio punto di vista, e,se è vero , come è vero, che l'Italia è un paese di anarchici, ognuno di noi, con la presunzione del ventenne, eh, pensò, io ero fra questi, di cambiare il mondo, e di poterlo fare, con le nostre mani, con i nostri contributi, incominciando, a cambiare il mondo, incominciando dal nostro paese. E quindi progettammo riviste, progettammo edizioni. In quel periodo io venni chiamato a lavorare per la rivista Casabella, incarico che accettai, ma le nostre velleità cozzarono ancora un'altra volta con una situazione che tendeva a conservare alcuni aspetti. L'editore mi chiese di aumentare il corpo della testata e dei titoli, così mi sarebbe stato confermato l'incarico di mettere in pagina Casabella, diversamente, se io non avessi ubbidito, sarei stato messo alla porta. Ecco, allora per dimostrare certe presunzioni eroiche di quel periodo, io dissi di no e uscii dalla rivista, non so, non mi ricordo più se sbattendo la porta o meno. Non accettai l'incarico perché noi sapevamo che il paese si sarebbe rammodernato e quindi eravamo molto rigidi di fronte a proposte oscene di compromesso. Però per farla breve, il mio contributo a Casabella si arrestò perché venni messo alla porta. Il potere continuava ad esercitare il suo controllo in ogni luogo. Io personalmente non demorsi e continuai a presumere di progettare il mondo, un mondo nuovo, un mondo diverso, da solo. Ho detto: "ghe pensi mì!", cosa che naturalmente era improponibile, perché il potere ha delle armi, delle forze di gran lunga superiori a quelle che ha l'individuo, la persona. Il potere controlla le situazioni e non se ne lascia scappare una di mano. Comunque noi, immemori e indifferenti a queste violenze fatte dal potere, corremmo all'estero per vedere cosa facevano là e la Gran Bretagna, almeno nel mio caso, ha recitato un ruolo importante, perché la Gran Bretagna è un paese che apparentemente conserva, ma di fatto conserva e 68 innova. E sulla grande lezione degli anglosassoni noi continuammo a trovare conferme che ogni paese doveva abbandonare tutto ciò che era vecchio, e doveva rinnovare laddove c'era bisogno di modernità. _ Qual è il suo sogno per Milano? _ Il mio sogno è che Milano diventasse una città moderna, una città che abbandonasse le sue velleità conservatrici. Facciamo un esempio: io personalmente non ho l'automobile, non ho nessun mezzo di trasporto mio personale, e ritengo clamoroso l'episodio che vuole che l'amministrazione di Milano privilegi il trasporto privato. Doman l'altro, domenica, un'altra volta la città dovrà fermarsi e nessuno potrà adoperare l'automobile per girare in città, perché non ce n'è nessuna necessità e, soprattutto, perché l'inquinamento ha toccato e sta toccando dei valori altissimi che, non sembri retorica, uccidono le persone. Pochi ne parlano, ma l'automobile uccide. Uccide centinaia, migliaia, milioni di persone per incidenti automobilistici, motociclistici, d'altro tipo; e oltre a questa strage di persone c'è anche la strage di persone che si ammalano perché viene privilegiato l'uso dell'automobile, anche questo è gravissimo. Se noi guardiamo ai più grandi progettisti dell'evo moderno, Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto, Walter Gropius hanno sempre ipotizzato, hanno sempre pensato a una città affondata nel verde. Invece dove ci ritroviamo? Quando prima si parlava di navigli, questi navigli sono stati coperti, coperti per far che cosa? Perché? Per creare maggiore spazio per le automobili! La questione è che le automobili hanno una capacità fisica limitata; non posso in automobile percorrere tutta la città, avant'indrè, da nord a sud, da est ad ovest. L'automobile è davvero uno strumento imperfetto e privilegiarne l'esistenza è stato, è e rimane un episodio grandemente negativo. Ci sono città in Germania dove l'automobile non può girare di notte. E perché dovrebbe, poi? Non si capisce bene. Dice "Ah, perché vanno a teatro…", bèh, basta organizzare dei trasporti pubblici in grado di trasferire delle persone da un punto all'altro della città, il problema non è insuperabile. 69 E come stiamo vedendo adesso, se non sarà affrontato questo problema radicalmente, la città morirà. Quindi io penso a una città nuova, a una città diversa, dove al centro dei privilegi deve essere collocato l'uomo. _ La volta scorsa parlavamo di cosa diceva Life della città di Milano _ Life diceva che al mondo esistono città molto attive, molto vive: Londra, Tokio, Parigi, Milano. Il clima di Milano, delle persone che hanno scelto di vivere in questa città, che non è certo una città di rose, è un clima unico, irripetibile; malgrado tutto, malgrado i limiti di questa città, malgrado gli inconvenienti, a Milano c'è un esprit, uno spirito che addirittura è primo al mondo. Questo è molto bello, è molto bello perché è molto rassicurante, perché sappiamo finalmente che la nostra città potrà diventare una città moderna. _ L'altra volta aveva fatto anche un discorso molto interessante sull'accoglienza della città di Milano, che era speciale rispetto a quelle delle altre città: può ripetere questa cosa ? _ A grandi linee perché naturalmente non mi ricordo più quello che ho detto. Milano è la città che è più aperta ad ospitare altri, persone che a un certo punto, per ragioni funzionali, mancando il lavoro, si trasferiscono. A Milano, per una ragione o per un'altra, c'è una disponibilità; se uno viene a Milano e ci viene in mutande, per esempio, e cerca qui qualcosa che giustifichi la sua velleità di fare il podista, Milano gli dice di sì: "cosa hai detto che fai?" "i cento metri" "ah sì?, sei sicuro?" "sì!" "e falli!"; c'è un'apertura che è unica nel nostro paese. Questo non avviene a Torino, o a Roma, o a Venezia, perché ci sono delle resistenze: "ma cosa vuoi correre tu, poi? Dov'è che hai corso? Quando hai corso?". Quando qualcuno ha scritto "Milano è la capitale morale d'Italia" non lo diceva perché aveva qualche velleità, ma lo diceva perché è proprio così. Qui di milanesi ce ne sono pochissimi, si possono contare sulle dita di una mano; vengono da tutte le parti non solamente d'Italia, ma da tutte le parti del mondo: russi, polacchi, inglesi (sissignore), francesi, 70 giapponesi, australiani. Sono stati aperti recentemente degli istituti medici, degli istituti scientifici, che sono diventati punta mondiale; esistono degli operatori, medici, chirurghi, architetti, scrittori, eccetera, che hanno scelto di venire a Milano perché a Milano ci sono le condizioni ottimali per fare ricerca scientifica, ricerca sperimentale, e così via. Se noi pensiamo all'istituto San Raffaele, se noi pensiamo a tutte le scoperte che vengono, malgrado le difficoltà, fatte in vari campi a Milano (la medicina, le scienze, eccetera), ci rendiamo proprio conto che Milano è un punto non sperduto nell'universo, dove con difficoltà, senza difficoltà, con capitali, senza capitali, qualche cosa si muove e qualcuno si muove. 71 I. bibliografia sono contrassegnati in grassetto i titoli dei 4 documenti riprodotti nel video AA.VV. 1995 Studi su dodici sguardi d'autore in cortometraggio, a cura di Lino Micciché, Torino, Lindau 1998a A proposito del film documentario, "Annali dell'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico", 1, Roma 1998b Viaggio nell'Italia del cortometraggio, a cura di Anna Di Martino, "Segnocinema", 89, gennaio - febbraio 1998 1999 Autori in breve. Dieci anni di corti in Italia e in Inghilterra, a cura di Angela Prudenzi, Milano, Il Castoro 2001a Elettroshock. 30 anni di video in Italia 1971-2001, a cura di Bruno Di Marino e Lara Nicoli, Roma, Castelvecchi 2001b I corti, a cura di Emanuele Bevilacqua, Torino, Einaudi 2001c Oggetti Novecento, a cura di Massimo Bonfantini e Emilio Renzi, Bergamo, Moretti e Vitali 2002a Critical mass. L'uso sovversivo della bicicletta, a cura di Chris Carlsson, Milano, Feltrinelli, 2003 2002b Il libro azzurro della mobilità e dell'ambiente, Regione Lombardia, aprile 2002 2002c Trailer, spot, clip, siti, banner. Le forme brevi della comunicazione, a cura di Isabella Pezzini, Roma, Melteni 73 2003a 10 maggio - giornata dei servizi pubblici locali. Il motore della città, CORRIERE DELLA SERA Dossier, 9 maggio 2003 2003b Carta della mobilità, Milano, Azienda Trasporti Milanesi 2003c L'idea documentaria. Altri sguardi dal cinema italiano, a cura di Marco Bertozzi, Torino, Lindau 2003d Quanto fai con 20 euro?, "Quattroruote", n. 577, novembre 2003, p. 96 2003e Venti Fiat per venti sindaci. Un'iniziativa "Quattroruote" e Fiat per i Comuni più piccoli, "Quattroruote", n. 575, settembre 2003, pp.104-109 2004 Manuale di sopravvivenza ciclica urbana, Milano, Terre di mezzo Achilli, Franco 1992 manifesto. trentanove poster di A G Fronzoni. (catalogo della mostra), Milano, Aiap Aichner, Christian e Kuchenbeiser, Bernd 1999 A G Fronzoni, Baden, Svizzera, Lars Müller Publishers Age 1990 Scriviamo un film, Parma, Pratiche Amaducci, Alessandro Il video. L'immagine elettronica creativa, Torino, 1997 Lindau anonimo 2002a Scontro mortale col figlio, la moglie tra i passanti, LIBERAZIONE, 15 settembre 2002, p. 7 2002b Se muore l'auto italiana, conseguenze da brivido. 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Tra gli italiani in gara, apprezzamenti per Massimiliano Mazzotta e il suo "Air Linate 2003", CORRIERE DELLA SERA, 21 settembre 2003, p. 61 Richter, Hans 1974 Dada: arte e antiarte, Milano, Mazzotta Rofekamp, Jan 1993 Come vendere un cortometraggio, Torino, Lindau Romano, Sergio 2004 Il partito di Hollywood. Cinema e politica negli Stati Uniti, da Elia Kazan a Michael Moore, IL SOLE 24 ORE, 24 ottobre 2004, p. 27 81 Ronconi, Roberta 2003 2004 Essere e avere. Il cinema è tutto qui. In sala dal 7 febbraio l'ultimo film di Nicolas Philibert, LIBERAZIONE, 31 gennaio 2003, p. 21 Slasher, colpo al cuore del capitalismo americano. Made in Landis, LIBERAZIONE, 16 novembre 2004, p. 17 Rondolino, Gianni 1977 Storia del cinema, Torino, Utet Russo, Paolo 2002 Breve storia del cinema italiano, Torino, Lindau Sales Gomes, Paolo Emilio 1979 Jean Vigo: vita e opere di un grande regista anarchico, Milano, Feltrinelli Salina, Giuseppe 2003 Montecatini, capitale del corto. Si conclude sabato la cinquantaquattresima edizione della mostra internazionale del cortometraggio: più di settecento titoli da oltre cinquanta nazioni, LIBERAZIONE, 17 luglio 2003, p. 19 Sebastiani, Fabio 2003 Tempi moderni: precari in video. Una videocassetta "fissa" tutte le forme della decostruzione del lavoro e la cancellazione dei diritti, LIBERAZIONE, 1 maggio 2003, speciale primo maggio, p. III Sica, Angelo 2003 82 Bikini e 44 magnum per la rassegna "Arcipelago". A Roma fino al 26 giugno l'undicesima edizione del Festival Internazionale di Cortometraggi e nuove immagini, LIBERAZIONE, 20 giugno 2003, p. 21 Soglio, Elisabetta 2003 Pubblicità, nuove regole e lotta all'abusivismo. Via i maxiteloni dai palazzi del centro storico. Palazzo Marino: "Sui caselli di Porta Venezia non trattiamo", CORRIERE DELLA SERA, 7 giugno 2003, p. 50 Sorlin, Pierre 1998 Il montaggio della storia, in AA.VV., 1998a, pp. 98-105 Spinelli, Paola 2003 Sinistra, perché ami le automobili?, LIBERAZIONE, 17 agosto 2003, p. 13 Stabile, Giuseppe 2003 A Ferrara tre bici a testa. Nella città estense il record degli spostamenti, "Diario", 19 settembre 2003, pp. 18-23 Storck, Henri 1995 Un mondo di immagini: immagini del mondo prima del cinema documentario, Ancona, Transeuropa Tronchet, Didier 2000 Piccolo trattato di ciclosofia, Milano, Pratiche, 2001 Turrini, Davide 2004 Ma il documentario dov'è? Si chiude, con un incandescente dibattito, la quattro giorni bolognese di Doc.it, dedicata al parente povero della fiction, LIBERAZIONE, 24 ottobre 2004, p. 18 Viale, Guido 1995 Tutti in taxi, Milano, Feltrinelli 2001 Nel paese planetario, ALIAS, supplemento a IL MANIFESTO, 29 dicembre 2001, p. 2 83 Vitale, Marco 2004 Questa città non ama le bici, e dopo il festival le dimenticherà di nuovo, CORRIERE DELLA SERA, Milano, 15 settembre 2004, pp. 48 e 49 Ward, Colin 1991 Dopo l'automobile, Milano, Elèuthera, 1992 Wuppertal Institute 1997 Futuro sostenibile, a cura di Wolfgang Sachs, Bologna, EMI Zavattini, Cesare 1956 Diario - 25 marzo 1956, "Cinema nuovo" n. 80, 10 aprile 1956; ora in Diario cinematografico, Milano, Bompiani, 1979, pp. 208-212 1979a Basta coi soggetti!, a cura di Roberta Mazzoni, Milano, Bompiani 1979b Neorealismo etc, a cura di Mino Argentieri, Milano, Bompiani 84 II. filmografia sono contrassegnati in grassetto i titoli dei 10 film riproposti nel video Antonioni, Michelangelo 1943 Gente del Po, 10' 1948 N.U. Nettezza urbana, 11' 1949 Sette canne, un vestito, 10' Buñuel, Luis 1926 Un chien andalou, 16' 1933 Las Hurdes, 30' Burton, Tim 1983 Vincent, 6' 1985 Pee-wee's big adventure, 90' 1989 Batman, 126' Camerini, Mario 1929 Rotaie, 91' Carné, Marcel 1929 Nogent, Eldorado du dimanche, 20' Casaroli, Armando 2004 Bici al popolo, 15' Cerchio, Fernando 1941 Comacchio, 21' Clair, René 1924 Entr'acte, 22' 85 Corsetti, Giovanna 2002a Perché…tanti morti per incidenti stradali?, 26', in "report", Rai3, 8 ottobre 2002 2002b Perché…l'auto catalizzata?, 10', in "report", Rai3, 8 ottobre 2002 2003 Incidenti - Aggiornamento della puntata del 8 ottobre 2002, 15', in "report", Rai3, 9 giugno 2003 Corsetti, Giovanna e Tomà, Sandro 2003 Puntuale come un treno, 55', in "report", Rai3, 7 ottobre 2003 D'Errico, Corrado 1929 Stramilano, 15' 1933 Ritmi di stazione, impressioni di vita n.1, 11' Duchamp, Marcel 1926 Anémic cinéma, 6' Eggeling, Viking 1924 Symphonie diagonale, 5' Emmer, Luciano 1962 Noi e l'automobile, 180', in 5 parti Fellini, Federico 1960 La dolce vita, 174' 1972 Roma, 128' Florey, Robert 1928 The Life and Death of 9413: A Hollywood Extra, 13' Gabanelli, Milena 1997 86 Mobilità - In che modo le case automobilistiche pensano al futuro del traffico?, 56', in "report", Rai3, 10 ottobre 1997 Gelati, Gianpaolo e Lipparini, Michele Ulisse 2002 Ortometraggio, 23' Giannini, Sabrina 2001 2002 Terra: a qualcuno piace calda, 62', in "report", Rai3, 18 ottobre 2001 Lo specchietto per le allodole, 58', in "report", Rai3, 29 ottobre 2002 Gobetti, Carla e Paolo 1962 Scioperi a Torino, 35' Griffith, David Wark 1908 The adventures of Dolly, 12' 1915 The Birth of a Nation, 165' Harel, Philippe 2001 Le Vélo de Ghislain Lambert, 119' Hepworth, Cecil 1900 Explosion of a Motor Car. 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Viaggio lungo le rive del tirreno, inchiesta televisiva Rai, 7 puntate da 30' circa 89 Solito, Vittorio 1942 Come nasce un cortometraggio, 17' Sparano, Elio 1962 Milano:ci vorrebbe proprio… una bicicletta, 2', telegiornale Rai della sera, 17 gennaio 1962 Steiner, Ralph 1929 H2O, 14' Stone, Oliver 1991 JFK, 190' Storck, Henri 1932 Histoire du soldat inconnu, 10' Tati, Jaques 1949 Giorno di festa (Jours de fête), 70' 1971 Monsieur Houlot nel caos del traffico, (Trafìc), 96' Toyota Motor Europe 2002 Nuova Prius, 10' Toyota Motor Italia 2001 2002 Lisbona, incontro pan-europeo dei concessionari Toyota, 19' Toyota news, 55' Vigo, Jean 1930 À Propos de Nice, 25' Viola, Giampiero 1992 Binari, strade, scie, 25', in Tagliabue, Enrica (a cura di), Lombardia: 40 anni di vita, 165' Wenders, Wim 2004 90 Land of Plenty, 123' White, Ted 1992 The return of the scorcher, 28' 1999 (We aren't blocking traffic,) We are traffic!, 49' Zurlini, Valerio 1953 La stazione, 11' 91 III. sitografia The Internet Movie Database www.imdb.com L'Agence du court métrage www.agencecm.com www.filmfestivals.com Jonas Mekas, Anti-100 years of cinema manifesto www.oase.udk-berlin.de/ ~wyborny/Wymac/ATYPEE/ Vita/Links/Mekas.htm New Global Vision movimento di immagini www.ngvision.org Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico www.aamod.it Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza www.ancr.to.it www.report.rai.it www.ildocumentario.it European Documentary Network www.edn.dk filmmaker Ted White www.tedwhitegreenlight.com 92 Autostrade lombarde S.p.A. www.brebemi.it www.toyota.com/prius Joel Crawford, città senz'auto www.carfree.com Azienda Trasporti Milanesi www.atm-mi.it www.trenitalia.com www.associazioni.milano.it/ ciclobby critical mass italia www.inventati.org/criticalmass indirizzi verificati il 5 dicembre 2004 93 treno Lego, backstage 94 ringrazio Laura Brigatti e Luciana Gunetti per la bibliografia su Fronzoni Nerina Lustrissimi e Matteo Monteverdi di Trenitalia Alberto Mentasti e la redazione del tgr Rai Lombardia i filmmaker Massimiliano Mazzotta Michele Lipparini Ted White i miei compagni Francesca Panizza, Francesca Piredda, Madoka Okada intervista ad A G Fronzoni Andrea Lattanzio - treno Lego Daniele Visconti - il pendolare Uto Michela Balzanò - Pia Luigi Sasso, Marco Rizzioli, Valentina Anzoise - intervista a Graziano Predielis A G Fronzoni Franco Piavoli Massimo Bonfantini. A mamma e papà 95