ALLE PAGG. 6/7/8
Catania - anno XXXI - n. 24 - 21 giugno 2015 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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settimanale regionale di attualità
SPECIALE
VISITA PASTORALE
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XXIV Rapporto Immigrazione 2014 Caritas e Migrantes
SICILIA terra di accoglienza
e SOLIDARIETÀ
“La Sicilia sta accogliendo 16.500
persone nella recente emergenza
migranti, 260 persone ogni 100 mila
abitanti, contrariamente al Veneto e
alla Lombardia che ne stanno accogliendo 60 ogni 100mila abitanti.
L’Isola ne accoglie almeno quattro
volte in più rispetto ad altre regioni
italiane. L’Italia paga la mancanza
di un piano di accoglienza per chi
chiede protezione internazionale
(protezione sussidiaria, asilo e protezione umanitaria) non previsto
dalla legge Bossi-Fini: una carenza
che ha prodotto solo emergenza e
malaffare”. Lo ha detto Mons. Gian
Carlo Perego, Direttore generale
della Fondazione Migrantes, a
margine della presentazione regionale del XXIV Rapporto Immigrazione 2014 realizzato da Caritas e
Migrantes, che si è svolta, venerdì
12 giugno, al Museo Diocesano di
Catania, dal titolo “Migranti, attori
di sviluppo”.
L
a giornata promossa dall’Ufficio Migrantes e dalla
Caritas Diocesana è stata
aperta dall’intervento dei
due direttori, rispettivamente, il diacono Giuseppe Cannizzo e Don
Piero Galvano. Il direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale dei
migranti nel salutare i presenti in
a pagina 4
PER
IL FESTIVAL
I ART “PETRA”
sala ha ricordato come bisogna
guardare al fenomeno migratorio
con un’altra prospettiva uscendo
dalla globalizzazione dell’indifferenza e valorizzare i migranti come
risorsa. “Senza di essi – ha ricordato il diacono Cannizzo – dei settori
economici in Italia sarebbero in crisi visto che i migranti contribuisco-
no attivamente a sostenere l’Italia
ancora in difficoltà economica e
culturale. Cosi come accade a Catania, dove a partire dagli anni settanta e ottanta vivono diverse comunità
etniche che si sono perfettamente
integrate in città. È il caso delle
comunità mauriziane e srilankesi (di
lingua tamil e cingalese) arrivate
alla seconda e forse anche terza
generazione, che si distinguono per
laboriosità nelle diverse mansioni
dei settori lavorativi, in particolare
quello dell’assistenza alla persona”.
Significativo anche l’intervento di
don Piero Galvano. “Voglio condi(segue a pag. 2)
20 giugno a Roma manifestazione a San Giovanni su Gender nelle scuole e ddl Cirinnà
Difendiamo i nostri figli
er promuovere il diritto del bambino a crescere con mamma e
papà, vogliamo difendere la famiglia naturale
dall assalto a cui è costantemente sottoposta da
questo Parlamento, vogliamo difendere i nostri
figli dalla propaganda delle teorie gender che sta
avanzando surrettiziamente e in maniera sempre
più preoccupante nelle scuole”. Il comitato
Difendiamo i nostri figli , spiega così la convazione a Roma per il 20 giugno, di una manifestazione imponente a difesa dell istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una
donna, del diritto del bambino ad avere una figura
materna e una paterna, senza dover subire già dalla scuola dell infanzia la propaganda dell ideologia gender definita da Papa Francesco un errore
della mente umana . Spiegano i promotori: Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e
non credenti, per dire no all avanzata di progetti di
legge come il ddl Cirinnà che dell ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell utero in affitto. Ci troveremo tutti in piazza a Roma, schierati a difesa
della famiglia e dei soggetti
“P
XII EDIZIONE
del CONCORSO
“ILARIA
E LUCIA”
Ricevendo in visita ad limina i vescovi di Estonia
e Lettonia, Papa Francesco si sofferma sulle problematiche della famiglia di oggi ed esorta ad
affrontare le insidie del “secolarismo” e del “relativismo”.
La famiglia, “quale dono di Dio per la realizzazione dell’uomo e della donna creati a sua immagine e quale cellula fondamentale della società”,
laddove, al contrario, “il matrimonio è spesso considerato una forma di gratificazione affettiva che
può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi
secondo la sensibilità di ognuno”.
Tale “concezione riduttiva”, ha osservato Francesco, influisce anche “sulla mentalità dei cristiani,
causando una facilità nel ricorrere al divorzio o
alla separazione di fatto”.
«Riaffermare il diritto di mamma e papà a
educare i figli e fermare la ‘colonizzazione ideologica’ della teoria gender
nelle scuole» è l’appello che si rinnova al
Governo per non distruggere l’istituto della famiglia, “patrimonio e tesoro dell’umanità”.
Padre Étienne Roze, autore del saggio
‘Verità e splendore della differenza sessuale’, tracciando un’analisi dell’ideologia di genere scrive che “La complementarità tra l’uomo e la donna, vertice della
creazione divina, è oggi messa in discussione dalla cosiddetta ideologia di genere”.
La gender theory che si affaccia alla storia
nel 1995 a Pechino. Essa ha a che fare con
una deriva dell’intelligenza che trova nel nichilismo la sua massima espressione, dove al realismo
subentra l’idealismo. La natura diventa un non
senso, cioè è l’uomo che si fa Dio e può plasmare
la realtà e la verità a suo piacimento. Quindi, nella misura in cui la realtà che ci circonda non è più
un dato originario che ci precede e ci dà dei significati, si pretende di ridefinire anche la differenza
sessuale. Questo regresso culturale matura attraverso le applicazioni moderne del nichilismo, l’esistenzialismo, il costruttivismo e lo strutturalismo
studiate, assorbite e reinterpretate dalle femministe attive nelle università americane negli anni ’70
Il condottiero
(segue a pag. 2)
a pagina 11
SICUREZZA
STRADALE:
“UNA GUIDA
...PER LA VITA”
a pagina 12
2
Prospettive - 21 giugno 2015
sommario al n. 24
PRIMO PIANO
La singolarità
della Maternità
e della Paternità
nell’educazione ___________3
Indietro nel tempo
intervistando
Giuseppe Cirincione _______3
Salviamo la Famiglia
di Mons. Antonino Legname __5
Paternò: Celebrata
la II Festa del Dono 2015 ___5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________8
Scuola per operatori
di pastorale familiare_______8
DIOCESI
In ricordo
di Mons. Giosuè Chisari ____9
Concerto musica sacra liturgica
a San Nicolò l’Arena ______9
Verso Firenze. Riunione fra
parrocchie IX Vicariato ____11
Diversamente amabili
di Nunziatella Cavalieri____12
La storia dei Carabinieri
tra carta e piombo ________12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 13 maggio 2015
Solenne celebrazione eucaristica in ricordo del DIES NATALIS di Giuseppina Faro
Inaugurazione della Domus Caritatis
oltissimi fedeli hanno
assistito nella basilica
S. Caterina di Pedara alla concelebrazione eucaristica del cinque Giugno scorso, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina in
memoria della Serva di Dio, Giuseppina Faro. Hanno concelebrato l’Abate Ildebrando Scicolone, il Vescovo emerito di Noto, Giuseppe
Malandrino e molti sacerdoti del
vicariato. Alla cerimonia religiosa
per ricordare la pia giovinetta di
Pedara, morta in odore di santità,
anche molte personalità del mondo
civile, fra cui il neo eletto sindaco di
Pedara Antonio Fallica. Presenti
pure molte rappresentanze delle confraternite di Pedara e di Trecastagni.
Hanno animato la liturgia le corali
polifoniche riunite di Pedara “G.
Recupero” e “S. Antonio Abate,
dirette rispettivamente da Antonio
Pappalardo e Fania La Spina. Nella
omelia Mons. Gristina, dopo aver
tratteggiato le virtù di Giuseppina
Faro che, centocinquant’anni fa, praticò con fede e generosità le virtù
della solidarietà e dell’aiuto concreto
dove nel 1847 nacque la serva di Dio
Giuseppina Faro. Il Comitato, promotore della causa, si è già attivato
per allestire nella casa museale spazi
di accoglienza e un corredo, il più
ricco possibile, di oggetti e arredi
appartenuti a Giuseppina Faro e tutta la successiva documentazione,
proveniente “da ogni parte”, che parla delle virtù eroiche di Giuseppina
Faro.
verso i più bisognosi, ha riferito sullo stato del processo di canonizzazione attualmente incardinato presso
la santa sede. L’Arcivescovo ha
aggiunto che da Roma il postulatore
ha chiesto un supplemento di indagine istruttoria, in considerazione
anche del lungo tempo trascorso dalla vita terrena di Giuseppina Faro e a
tale scopo ha ricostituito il tribunale
presieduto dal suo delegato sacerdote Giuseppe Putrino.
A conclusione della liturgia si è svolta la processione al santuario dell’Annunziata, con l’offerta floreale
sulla tomba di Giuseppina Faro cui
hanno partecipato,
oltre i numerosi
fedeli accorsi nell’occasione, anche
gli alunni dell’istituto comprensivo
“S. Casella” di
Pedara, che hanno
aderito, come ogni
anno, al progetto di
“Educazione alla
solidarietà
sulle
orme di Giuseppina
Faro”. Questa bella
iniziativa, che si rinnova ogni anno, è
coordinata dalla presidente del
Comitato “Pro serva di Dio Giuseppina Faro”, prof.ssa Maria Rapisarda, e dal Dirigente scolastico prof.
Fernando Rizza.
La festa in ricordo di Giuseppina
Faro, quest’anno ha una valenza e un
sapore particolare. Qualche settimana fa, infatti, alla presenza dell’Arcivescovo Mons. Gristina, delle autorità comunali e di tanti cittadini “devoti” di Giuseppina Faro, è stata inaugurata la casa museo “Domus caritatis”, allocata nel “caseggiato Faro”,
Poi, la presentazione è entrata nel
vivo, grazie alla competenza e all’estrema accuratezza con cui mons.
Perego ha esposto i dati riguardanti i
cittadini stranieri residenti in Sicilia, tra le regioni meridionali, dopo
la Campania, con la maggiore quota
nazionale di stranieri sulla popolazione (3,3%). Sull’Isola rispetto
all’anno scorso è aumentato il
numero degli stranieri residenti: da
circa 140mila a 162.408 presenze
rilevate al 1° gennaio 2014, che corrispondono al 3,2% della popolazione regionale. Ovvero al 31,7% del
loro totale presente nelle regioni del
Sud. Palermo (20,3%), Catania
(18%), e Messina (17,0%) si confermano le città con la maggiore concentrazione di cittadini stranieri.
Rimane stabile la presenza delle
donne che si attesta al 50,3%, e si
diversificano le nazionalità visto che
oltre alla storica presenza dei tunisini (17.876), aumentano rumeni
(48.014), marocchini (14.398), e
srilankesi (13.554). L’incidenza
della forza lavoro di cittadini stranieri nel 2014 rappresenta il 5,4%
del totale regionale degli occupati
(70.823 lavoratori) stando alle fonti
Istat. E provengono da Romania
(32,5%) Tunisia (11,7%) Sri Lanka
(8,4%) e Marocco (8,1%). Quanto
alle rimesse, strumento importante per la cooperazione dello sviluppo, purtroppo, sono in calo del
21%: segno della precarietà e della disoccupazione in cui versano i
cittadini stranieri della Sicilia.
Nel 2013 i titolari di imprese nati in
un paese extra-Ue sono 17.351
(Fonte Ministero del Lavoro Unioncamere). Queste imprese
costituiscono il 5,5% del totale
nazionale, e sono aumentate rispetto
all’anno precedente del 4,6%, valore
molto prossimo al dato nazionale.
Infine, altro dato importante, nell’anno scolastico 2013/2014, gli
alunni stranieri presenti nelle scuole
siciliane sono aumentati del 2,7%,
per un totale di 24.132 alunni con
cittadinanza straniera concentrati
soprattutto nelle primarie. (Fonte
Miur).
Il Rapporto 2014 - presentato in
ambito nazionale lo scorso 4 giugno
all’Expo Milano 2015 - delinea la
situazione della mobilità internazionale e nazionale, per poi soffermarsi, quest’anno nella specifica sezione dedicata all’Expo, su due argomenti: il cibo come causa delle
migrazioni e il cibo come occasione di sviluppo. Soprattutto è la
mancanza di cibo a creare povertà
e disuguaglianza. Ogni anno 51
fuori di un corpo femminile. A questo punto l’essere donna non avrà più
a che fare con il dato reale della
maternità, che invece verrà completamente assorbita dalla biotecnica.
Come scrive il card. Elio Sgreccia
nell’introduzione al libro: “La
migliore confutazione della filosofia
decostruttiva del gender sta nella
presentazione della positività racchiusa nell’antropologia cristiana”,
interpretando l’espressione di Fedor
Dostoevskij, “la bellezza salverà il
mondo”.
Nel corso dei secoli, le varie eresie
hanno consentito alla Chiesa di svolgere un’opera di approfondimento
per confutarle. Oggi il gender, pur
non essendo un’eresia bensì un’ideologia, dà la possibilità di approfondire la dimensione creaturale della dif-
ferenza sessuale.
Come ha detto Papa Francesco:
“Tutta la Chiesa è chiamata a testimoniare la bellezza della differenza
sessuale dinanzi al proliferare di
un’ideologia che pretende di corrodere il bagaglio biologico e antropologico che ha accompagnato per
secoli l’umanità”.
“Nessuno nella chiesa cattolica italiana in questo momento, né vescovi
né sacerdoti né laici si sognano di
dire di “sì”, alzare bandiera bianca
rispetto all’equiparazione di forme
di convivenza con la famiglia costituzionale, rispetto all’introduzione
subdola della gender theory nella
scuola”. Occorre far sentire la propria voce e non si dica che “chi tace
acconsente”.
®
milioni di bambini al di sotto dei cinque anni deperiscono a causa della
malnutrizione, e quasi 7 milioni
muoiono. La più alta concentrazione
vive nell’Africa Subsahariana, dove
1 bambino su 3 è sottoalimentato. Un
caso emblematico del rapporto tra
crisi ambientale – con la conseguente
carenza di cibo e acqua – e movimenti migratori di massa riguarda il
Corno d’Africa e, in particolare, la
zona di confine tra Kenya e Somalia.
Le popolazioni del Corno d’Africa
sono tra coloro che al mondo soffrono maggiormente l’insicurezza alimentare, a causa del continuo crescere dell’aridità del suolo, della frequenza della siccità, della dipenden
za alimentare dall’esterno e di un’economia paralizzata da conflitti e
ingiustizie sociali. In queste e altre
regioni dell’Africa le politiche economiche degli ultimi anni, infatti,
sono state rivolte a soddisfare gli
interessi di grandi compagnie commerciali, principalmente nel settore
alimentare e dell’agro business, che
hanno occupato grandi appezzamenti
di terreno fertile a discapito della
popolazione locale (fenomeno del
land grabbing) e hanno attivato strategie di deforestazione e sfruttamento intensivo delle risorse naturali, per
una produzione agricola finalizzata
all’esportazione. Ciò ha condotto
all’estrema dipendenza dall’estero
per l’approvvigionamento di beni alimentari, spesso donati alla popolazione locale da agenzie umanitarie
che tuttavia, cosi facendo, hanno alimentato una mentalità basata sulla
dipendenza invece che accrescere la
resilenza e l’autosufficienza. Inoltre
il mancato intervento dei governi sui
prezzi degli alimenti ha contributo a
trasformare la siccità in una catastrofe umanitaria, rendendo irreperibili le
due principali fonti di vita: l’acqua e
il cibo.
È l’Africa delle migrazioni. Sono
anche i volti dei migranti, che dopo
un primo viaggio alla ricerca di una
vita migliore nel Nord Africa, attraversano il Mediterraneo sui barconi,
nei cosiddetti “viaggi della speranza”.
®
M
(continua da pag. 1)
SICILIA...
videre con voi la mia esperienza di
sacerdote – ha esordito il direttore
della Caritas dopo aver salutato i
presenti - che vive insieme ad altri
sacerdoti, provenienti da diversi
paesi del mondo, alla Casa del Clero di Catania: ho incontrato chi
veniva dal Congo, dalla Tanzania,
dall’Egitto, dall’Ucraina, dall’India, dallo Sri Lanka. Posso testimoniare e affermare che la conoscenza
e il confronto con le altre culture –
ha continuato don Piero Galvano modi di pensare e di vivere, è stato e
continua ad essere per me e per tutti quelli che vivono alla Casa del
Clero un arricchimento umano e
cristiano: aiuta sia a vivere in questo mondo nel rispetto e nell’accoglienza di ogni uomo e di ogni donna, sia a valorizzare la “novità” che
porta con sé l’altro, perché in ogni
uomo, in ogni cultura c’è qualcosa
di bello, di buono e di giusto, che
puoi ricevere e donare”. Intervento
che si è concluso con l’auspicio di
vedere presto realizzato il sogno di
una Chiesa ed una società sempre
aperte, non chiuse in sé stesse, in cui
tutti siano accolti e valorizzati e si
adoperino a costruire un mondo
migliore.
(continua da pag. 1)
DIFENDIAMO...
e ’80.
Oggi, nella reinterpretazione femminista del metodo di Marx, il capitale
è rappresentato dall’eterosessualità e
il proletariato da tutti i generi fluidi e
in continua evoluzione, che in lingua
inglese vengono indicati con il termine queer. Essi sono una cinquantina, oltre alle identità raggruppate
sotto l’acronimo Lgbt. Secondo le
congetture di queste femministe, la
storia è stata dominata per secoli dall’oppressione dell’eterosessualità
come condizione necessaria per la
riproduzione dell’essere umano, ma
è finalmente giunta l’ora in cui le
catene della schiavitù verranno spezzate, attraverso l’ectogenesi, ossia la
possibilità di avere dei bambini al di
Alfio Nicolosi
Fondaz. Beato
Card. Dusmet
Fondo di Solidarietà Antiusura
Via Porticello 10
95131 Catania (CT)
Tel. Segreteria
095 7169067
Tel. Primo Ascolto
345 2995483
3
Prospettive - 21 giugno 2015
Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia
La singolarità
della Maternità
e della Paternità
nell’EDUCAZIONE
uando Enea abbandona
Troia, egli porta sulle
sue spalle il padre Anchise e tiene per
mano il figlio Julo. Tale immagine
attesta in modo semplice e al contempo efficace come il genitore
rimarrà sempre figlio, come il figlio
diventa, a sua volta, genitore, e, infine, come è genitore autentico solo chi
è vero figlio. In altre parole, nella
relazione fondamentale genitorefiglio si gioca la dignità stessa della
persona. Che cosa si può dire allora di
chi non ha genitori o di chi non ha
figli. Forse sarà sempre mancante di
qualcosa di fondamentale nella sua
vita? Certamente la figliolanza e la
genitorialità sono relazioni che fanno
parte della natura stessa della persona, però chi non ha genitori troverà e
cercherà sempre dei punti di riferimento genitoriali; allo stesso tempo
chi non ha figli vivrà sempre una relazione di genitorialità nei confronti di
persone che non sono suoi figli naturali. Una vera figliolanza è sempre a
fondamento di una vera genitorialità.
Inoltre, la genitorialità non è mai un
evento di una sola persona. La stessa
natura umana mostra come per generare un essere umano sono fondamentali un uomo e una donna. Anche
qualora l’uomo relativizzasse tale
verità fondamentale tramite le nuove
tecniche scientifiche, egli dovrà sempre seguire la natura perché si servirà
sempre di qualcosa che è maschile e
di qualcosa che è femminile per dar
vita ad una persona umana. Tale discorso non si esaurisce chiaramente al
solo generare fisiologico, perché esiste anche un generare che riguarda
tutta la vita. A tale generare si dà il
nome di educazione, perché l’educazione è il generare continuo della
persona. Educare non significa soltanto insegnare delle norme comportamentali o dei valori. Educare significa, dal latino ex ducere, aiutare la
persona a uscire da sé e portare in pienezza ciò che lui è. Per educare, infatti, bisogna prima di tutto ascoltare e
conoscere la persona. Diversamente
si rischierebbe di dare alla persona un
abito o un volto che non è suo. Essendo allora tale missione molto complessa, essa riguarda non un solo
genitore ma entrambi, un uomo e una
donna. La sinergia tra un padre e una
madre garantisce una completa e
armonica educazione al proprio
figlio. Mancando o l’uno o l’altra,
mancherà qualcosa di fondamentale
Q
nella crescita del proprio
figlio. La madre e il padre
hanno delle caratteristiche
relazionali al figlio che l’altro
coniuge non potrà mai avere.
Ogni singolo genitore è sempre insostituibile. Ad esempio solo e
soltanto la madre porta il figlio dentro
il grembo materno. Ciò attesta un elemento fondamentale della relazione
materna, suo singolare che non ha la
paternità: portare sempre dentro di sé
il figlio. Quando il Vangelo parla di
Maria, dinanzi ad alcuni eventi dice
che “Maria serbava dentro di sé tutte
queste cose”. Ciò afferma la singolarità unica della madre: portare dentro
sempre suo figlio. La madre ha un’interiorità che il padre non può mai avere, perché lei è colei che sa entrare
dentro gli eventi della vita, dentro le
persone, a maggior ragione entra
dentro la vita del proprio figlio, che
porta sempre dentro di sé. Proprio
perché la madre porta il figlio dentro
il suo corpo per nove mesi, lo porterà
sempre dentro di sé per tutta la vita.
Inoltre, la madre è colei che si prende
cura del proprio figlio accompagnandolo sempre in tutte le fasi della vita.
È chiaro che nel tempo le modalità di
cura mutano, ma mai la sostanza.
Una madre, anche quando si trova a
letto senza forze e paralizzata, con il
cuore si prenderà sempre cura del
proprio figlio. E non finisce qui: una
madre continuerà anche dal cielo a
prendersi cura del proprio figlio. Non
a caso in tutte le parti del mondo il
nome più invocato dei santi è quello
della Vergine Maria, perché lei è la
madre celeste che si prende sempre
cura di tutti i suoi figli. Infine, proprio
perché una madre custodisce e custodirà sempre suo figlio dentro di sé,
non avrai mai bisogno di trattenerlo.
Anzi, il trattenere soffocherebbe il
figlio stesso, mentre lasciarlo volare
in alto custodendolo sempre dentro, è
la cosa più santa che una madre
potrebbe fare. Mentre la madre porta
dentro sé il figlio, il padre invece è
colui che per primo guarda di fronte il
figlio, perché è esterno a lui. Il padre
è il primo altro dalla madre ed è colui
che per primo lo aiuta ad uscire dalla
madre.
Lui è per il figlio il vero ponte con tutto il mondo esterno diverso dalla
madre. Se la madre è il simbolo per
eccellenza della casa, il padre è il simbolo per eccellenza del mondo ester-
no alla casa, spronando il figlio a
uscire fuori di casa per costruire relazioni con l’esterno. Il padre è anche il
segno del Padre celeste. Ciò non
significa che la madre non abbia riferimento al Padre celeste; però come
con il padre il figlio ha sempre uno
scarto di relazione, così anche col
Padre celeste c’è tale scarto che
diventa per noi mistero. Infine i figli
non sono né dei genitori né per i genitori. In Genesi si afferma che Adamo
ed Eva lasceranno padre e madre,
quando non hanno né un padre né una
madre. Significa che i figli sono per
un progetto molto più grande. Certamente i genitori danno il meglio di sé
per la realizzazione dei figli, ma poi
devono lasciarli liberi di vivere la loro
unica e singolare vita.
Qual è, allora, la gioia vera dei genitori se non quella che un giorno anche
i loro figli diventino a loro volta dei
veri genitori: questa è la ragione per
cui i nonni interagiscono spesso con i
loro nipotini con tanta fierezza e con
profonda gioia. Su tali fondamenti si
può costruire la vera impalcatura per
la sana relazione tra figli e padre e
madre.
Don Salvatore Bucolo
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Giuseppe Cirincione
Molte malattie derivano dai guasti dell’anima
ra stata costituita l’Unità
d’Italia da appena due
anni e la Sicilia aveva contribuito con i
suoi sforzi umani e pecuniari all’aggregazione politica del paese! Mi viene
da ridere quando penso a questa parolona, “Unità”. Si, certamente sulla carta del “grande tessitore”, Camillo Benso conte di Cavour c’era una nazione,
ma la realtà ci mostrava tante regioni
con propri dialetti e i propri problemi! E
che dire del popolo siciliano che da
Garibaldi e le sue settecento camice
rosse (non erano neanche mille e molti
di questi erano bergamaschi) si aspettava giustizia e terre con la fine di
soprusi e angherie. Questo è quello che
mi si mostrò in una delle mie esplorazioni nel tempo, attività che mi viene
spontanea durante la fase onirica, quando si allenta la coscienza vigile e la
mente viaggia in una dimensione cronologica regressiva. Vidi un signore
anziano dai vestiti logori ma puliti che
bofonchiava: <<Si campava megghiu
n’to tempu di Borbone, c’era pani e
companaticu pi tutti e travagghiavamu a nostra terra, c’era na flotta cu
centinaia di navi e n’ta città c’eranu
teatri e jardini fioriti e scoli pi picciriddi. Ah, si stava megghiu prima!
Ora cu sta Unità semu chini di tassi di
pagari: l’addizionali, a proviniciali, u
focatico, a tassa pa famigghia e persino a tassa di successioni! Semu
divintati parenti do re? E pi sta Sicilia, sta terra biniditta nenti c’è, perchi chiddi do Continenti cchi nostri
dinari s’anu fattu ponti, strati, scoli,
ferrovie, spitali>>.
Aveva ragione quell’anima vagante,
voce di un sentimento collettivo offeso
da tanta ignominia! E fu in quella circostanza che incontrai il nostro perso-
E
naggio. Un uomo sulla cinquantina
d’anni, uno sguardo profondo come di
chi ha raggiunto una saggezza interiore
e non ostentata e che conosce le umane
miserie. Mi portò nella sua terra natia:
Bagheria. Mi mostrò i campi in periferia al paese e proferì queste parole:
<<Sono figlio di contadini e venni al
mondo il 19 marzo del 1863. Fino a
quattordici anni lavorai la terra dando solido aiuto a mio padre. Il mio
nome è Giuseppe Cirincione>>.
Avevo sentito parlare dal professore
Santi Correnti, mio maestro di vita, di
un noto oculista di Bagheria che divenne un luminare della scienza oftalmica
a livello europeo. Quando sogni è tutto
possibile, così senza stupirmi eccessivamente per questo incontro straordinario, invitai il mio interlocutore a parlarmi di sé.
Costui facendo un cenno col capo in
segno di assenso, così continuò:
<<Frequentavo le scuole elementari,
quando il mio insegnante, il sacerdote Francesco Castronovo, accortosi
del mio ingegno, stimolò i miei genitori a farmi proseguire gli studi. E
con molti sacrifici mio padre mi
iscrisse alla Scuola Normale di
Palermo e poi all’Istituto Nautico. In
seguito intrapresi anche gli studi
classici. Superata brillantemente la
licenza liceale m’iscrissi alla Facoltà
di Medicina dell’Ateneo di Palermo,
poi a quella di Parigi, di Genova e di
Napoli ove mi laureai nel 1888.
L’anno successivo vinsi il premio di
perfezionamento in medicina all’Accademia di Torino e così mi specializzai in oculistica. Prestai la mia
opera in cliniche tedesche e francesi e
tenni cattedra di oftalmologia all’Università di Siena, Palermo e Roma.
Ero molto stimato tra i colleghi europei e arabo israeliti>>.
Lo conobbero anche gli arabi?
<<Si, perchè mi ero trasferito in
Tunisia per problemi di salute e la
mia fama si diffuse rapidamente
anche tra insigni oculisti di quel territorio.
Le mie ricerche sulla disciplina le
pubblicai su riviste scientifiche da me
stesso fondate e stampate in una
tipografia che aveva sede negli scantinati della mia clinica a Roma>>.
Mi parli di qualche suo contributo a
livello scientifico, sicuramente la sua
eredità è stata accolta da tanti studenti e
scienziati?
<<Mi chiamavano “il mago degli
occhi” e assistenti e colleghi rimasero
stupiti quando nel 1913 feci un intervento chirurgico di trapianto della
cornea, ridando la vista a un cieco.
Mia cara, la scienza deve essere
applicata a servizio dell’umanità,
deve migliorare la condizione di tutti gli uomini indistintamente dal ceto
di appartenenza, per questa ragione
ho voluto non solo nella Capitale ma
anche nella mia piccola Bagheria un
centro oftalmico di prestigio che prodigava cure e assistenza anche ai più
bisognosi. Nostro Signore, non guarì
forse un cieco? Non guariva forse gli
storpi? La salute fisica e mentale è un
bene fondamentale e tutti ne devono
fruire!>>
Professore, lei ha avuto un forte ascendente sui suoi concittadini! Non ha
mai temuto invidie e rivalità?
<<Non me ne sono curato o forse non
me ne sono accorto. Sono stato sempre un medico a tempo pieno, pronto
a intervenire anche nei casi di malattie sociali>>.
Malattie sociali? Non capisco?
<<A Bagheria la tranquillità del paese sovente era disturbata da rapporti rivali tra cosche mafiose. Ebbene,
nella veranda della mia villa ho invitato i capi di queste sette e li ho fatti
rappacificare, ponendo fine a episodi
delittuosi che mietevano vittime al
suon di lupara>>.
Professore, quello che lei mi rivela è
meraviglioso! Cosa direbbe ai medici di
oggi?
<<Operare guarigioni nel corpo e
nello spirito, molte malattie derivano
dai guasti dell’anima>>
Detto questo scomparve. Vidi in lontananza la campagna di Bagheria e da
quella terra un buon seme che ha generato molto frutto: Giuseppe Cirincione.
Stefania Bonifacio
4
Prospettive - 21 giugno 2015
PRIMOPIANO
Premiazione della XII edizione del Concorso Artistico - Letterario “Ilaria e Lucia”
Empatia sentimentale
n un clima gioioso, alla
presenza di un foltissimo
pubblico di allievi, genitori, docenti,
amici e familiari, nell’Auditorium
Monastero dei Benedettini di Catania, lunedì 8 giugno, nell’ambito del
Progetto “La Pace s’impara. Per una
vita degna di essere vissuta”, si è
svolta la cerimonia di premiazione
della XII edizione del Concorso
Artistico - Letterario “Ilaria e
Lucia”, sul tema, tratto da una citazione di Papa Francesco, “Piangere
con coloro che piangono e gioire con
coloro che gioiscono”.
I lavori della giornata sono stati
introdotti dalla dirigente, dell’ICS
“Diaz-Manzoni”, Pina Barone e dai
saluti del prof. Giancarlo Magnano
San Lio, direttore del Dipartimento
Scienze Umanistiche, consapevole
curatore, nell’Università, del concorso e delle iniziative ad esso collegate; dell’assessore alla Bellezza Condivisa prof. Orazio Licandro, in rappresentanza del sindaco Enzo Bianco; del prof. Nunzio Famoso, storico
sostenitore della iniziativa sin dalle
prime fasi.
A seguire hanno rivolto il loro saluto
i rappresentanti dei vari partner al
concorso (Liceo Scientifico “Boggio
Lera” Ct; I Dipartimenti della Università di Catania, Scienze Umanistiche, Scienze della Formazione,
Scienze Politiche e Sociali; il Comitato provinciale UNICEF Ct; Asses-
I
sorati del Comune e Provincia di Ct;
Comunità S. Egidio; COPE; Movimento per la Vita; AIMC Sicilia).
Brani musicali, eseguiti dalla Orchestra della scuola - sotto la
guida dei docenti M.Grosso,
L.Dalì, G.Lisani, A.Moscato,
P.Musumarra – hanno aperto
la sessione della consegna
dei premi.
Anche quest’anno la partecipazione al Concorso è stata
ampia, con adesioni regionali e nazionali. Notevole è stato il lavoro della Commissione esaminatrice (composta
da: Zina Bianca, dirigente,
presidente
provinciale
AIMC; Rita Crimì, segretaria
del concorso; M.A. Marino,
doc. Ed. Artistica; R.Vitale,
doc. Ed. Artistica; A. Las
Casas, doc. Scienze Matematiche; C. Scuderi Doc.Sostegno; J.Y. Le Lèap, Lettore
L.Francese, Università Ct; Genievieve Pesenti, Lettrice L.Francese, Univeristà CT; E.Sagone, doc. Scienze
della Formazione, Università Ct;
A.M. Battiato, dirigente; A. Bellino
Favara, “Fondazione Ilaria e Lucia”)
che ha assegnato, per le varie sezioni - compresi gli elaborati meritevoli di “Menzione” ben 65 premi, consegnati tra un fragore di applausi e
partecipazione festosa.
Vincitori dei primi premi sono stati:
Sezione Poesia, Primo premio:
Federica Lo Presti, IC “Carducci”
Ct; Alessia Nocera, Liceo “N.Spedalieri” Ct;
“G.Verga” Scordia; Riccardo Anfuso, Liceo Sc. “G:Galilei” Ct; Carmen L.Longo, Dip. Sc, Umanistiche,
Ct;
Secondo premio: Elisabetta Scuderi,
S.M. “C.B. Cavour”, Ct; Federica
S.Giuffida, Liceo “Gorgia-Vittorini”, Lentini, Sr; Maria V.Barresi,
Dip. Sc. Umanistiche, Ct;
Terzo Premio: Walter Blanciforti,
I.C. “Capuana”, Mineo Ct; Laura
M.Gambera, Liceo Sc. “E.Maiorana”, Scordia Ct; Giovanni Cristaldi,
D.P. Scienze Umanistiche, Ct;
Sezione Racconto breve, Primo Premio: Teresa D’Agosta Ministeri, IC
Secondo Premio: Simone Scarlata,
I.C. “Diaz-Manzoni”; Lisa Leggio,
Liceo Classico, “B.Secusio”, Caltagirone, Ct; Sebastiano Cristaudo,
Facoltà Teologica di Sicilia;
Terzo Premio: Margherita Catalano,
C.D. “S.Giuffrida”, Ct; Serena
Monaco, “Liceo “Don Bosco”, Ct;
Sonia G. Scardaci, Dip. Sc. Umanistiche, Ct;
Sezione Disegno, Primo Premio:
Francesca Conti, S.M. “Q. Maiora-
na” Ct.
Secondo Premio: Jennifer Perniciaro
e Camilla Cannilla, I.C. “A.Narbone”, Caltagirone, Ct;
Terzo Premio: Karim Kabadou, I.C.
“Diaz-Manzoni”, Ct;
Agli altri premiati sono stati consegnati, Attestati, targhe e medaglie.
Un premio speciale è andato ai bambini ed ai ragazzi della “Scuola della
Pace” della Comunità S.Egidio, Ct,
ritirato insieme a loro, festosamente
coinvolti, dal responsabile Sebastian
Intelisano.
Infine va sottolineato il momento di
grande commozione e partecipazione per la esecuzione straordinaria del
dott. Maestro, poeta e musicista,
Gesuele Sciacca, della versione
musicale, da lui composta, delle poesie di Ilaria - “Vita” e “Tempo soffia
su di me” - da lei scritte appena sulla soglia della adolescenza.
Ha chiuso i lavori della cerimonia,
Amelia Bellino, mamma di Ilaria,
che ha ricordato le azioni in Italia e
all’estero (Madagascar, Ski Lanka,
Perù, Kenia, Egitto) della “Fondazione Ilaria e Lucia” nata dal Concorso, conferma ulteriore che si può
guarire dalla malattia del “cuore di
pietra” (cfr Papa Francesco), e
avviare cammini di aiuto solidale e
speranza anche dalle situazioni più
buie e dolorose.
Zina Bianca
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Prospettive - 21 giugno 2015
PRIMOPIANO
Vede la luce l’ultima fatica editoriale di Mons. Antonino Legname
Salviamo la famiglia
l recente lavoro di ricerca prodotto dal Mons.
Antonino Legname, parroco della
Chiesa Cuore Immacolato al Viale
Vittorio Veneto ha come titolo “Salviamo la famiglia, tesoro e patrimonio dell’umanità e come sottotitolo
Dialogando con Papa Francesco
sull’ecologia umana dell’ambiente
familiare. Un titolo che sintetizza
l’emergenza e l’ansia dell’oggi nel
vedere il lento disgregarsi del
nucleo centrale della vita sociale e
civile che si fonda sulla famiglia.
I verbi esortativi che risuonano
come monito e appello sociale:
“salviamo, difendiamo” sono indicativi di un forte bisogno di recupero dei valori essenziali che si teme
di perdere in modo irreparabile se
viene meno lo spazio di realizzazione del progetto di vita, garanzia del
futuro della società.
Senza famiglia, infatti non c’è
società e quindi non c’è futuro per
l’umanità.
La mobilitazione nazionale in difesa
della famiglia, indetta a Roma dal
Comitato di liberi cittadini “Difendiamo i nostri figli” per sabato 20
giugno , tende a «Riaffermare il
diritto di mamma e papà a educare i
figli e fermare la ‘colonizzazione
ideologica’ della teoria gender nelle
scuole»
Due sono i momenti che caratterizzano la storia di questi giorni sul
tema della famiglia, forme nuove,
totalmente distruttive e limitative
della grandezza dell’amore del matrimonio: la discussione in Parlamento sul disegno di legge Cirinnà, che
propone il riconoscimento giuridico
delle unioni gay; e ad ottobre la sessione ordinaria del Sinodo dei
Vescovi sull’“apertura” ai divorziati
risposati e alle coppie omosessuali,
“In entrambi i casi, è al centro della
discussione un tema di primaria
importanza: il futuro della famiglia
e del matrimonio, aggrediti da lobby
politiche e mediatiche che all’insegna della laicità e della libertà soffocano quei valori fondanti di umanità
che cresce anticristiane.
Alla luce del Magistero, più volte
citato nel volume di Mons. Legname, edito da “Le nove muse” con la
presentazione dell’Arcivescovo Gristina, la prospettiva di soluzione non
potrà limitarsi agli aspetti puramente sociologici, né si deve trovare la
soluzione soltanto per “ridurre o
limitare il danno”.
Occorre una visione ampia di valorizzazione della famiglia, come
“tesoro e patrimonio dell’umanità”
che non va disperso nei mille rivoli
I
dell’ordinaria consuetudine
che diventa modello di
assuefazione “perché tutti
fanno così”.
Il tema della recente enciclica di papa Francesco, la prima con un titolo non in lingua latina, avvicina l’etica
all’ecologia e nello specifico
all’ecologia umana dell’ambiente familiare, luogo di
educazione di ricerca dei
valori testimoniati e incarnati nelle azioni, perché “i
bambini hanno il diritto di
crescere in una famiglia, con
un papà e una mamma,
capaci di creare un ambiente idoneo
al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva”.
L’ecologia del cuore e l’ecologia del
creato, temi già trattati da Papa
Benedetto XVI nella “Caritas in
veritate” si incarnano nell’umanità
che cresce e si moltiplica attraverso
l’unione che genera nuova vita.
Le nuove, per alcuni, “moderne”
sfaccettature della famiglia che
diventa “civile”, aperta, allargata,
libera, e “arcobaleno” vengono analizzate nel volume di Mons. Legname, autore del libro “Francesco, il
traghettatore di Dio”, attraverso un
originale e coinvolgente dialogo
immaginario e virtuale tra il giovane
Thomas e Papa Francesco.
Thomas, da piccolo chiedeva alla
sua mamma perché non si accostava
alla comunione e la mamma rispondeva: “chiedilo al Papa”. Ecco lo
stile dialogico, quasi un’intervista
virtuale a Papa Francesco, che caratterizza i trenta capitoli dell’intensa
ricerca che nella prima parte esalta
la bellezza e la verità del matrimonio cristiano, e la famiglia “scuola
di fede e di memoria”. Anche i suggerimenti pedagogici di Papa Francesco: “Permesso, Grazie, Scusa”
vengono commentate nel capitolo
intitolato “Il navigatore familiare”,
quasi un PGS che accompagna il
viaggio nel meraviglioso pianeta
della famiglia.
La seconda parte è dedicata alla
comunione della discordia e quindi
al “tempo delle misericordia” che
diventa “chiave” e “zattera” per non
annegare nella crisi di oggi e nella
quarta parte si sviluppa la tematica
connessa alla giustizia, ai matrimoni
facili, al divorzio breve, ai casi di
nullità “tra diritto e pastorale”.
Dopo l’ampia conclusione articolata
in quindici punti, considerati dall’Autore provocazioni, prospettive,
auspici, nuovi orizzonti culturali e
pastorali, una lunga Appendice viene dedicata a due temi molto controversi e dibattuti nel panorama culturale odierno: «accompagnamento
pastorale delle persone omosessuali
e delle loro famiglie» e la «teoria del
gender» che minacciano la famiglia
di oggi, completa il volume che condensa le sfide pastorali e culturali
della società post moderna e globalizzata.
Giuseppe Adernò
Paternò: Celebrata la II Festa del Dono 2015
a Pentecoste è ormai
alle nostre spalle e la
seconda Festa del Dono dello Spirito
Santo è ormai un ricordo. Un ricordo
bello e significativo.
Quest’anno l’evento è stata dedicato
a S.Giovanni Bosco nel 200° centenario dalla nascita. La “location” è
stata la collina storica di Paternò,
uno scorcio di storia medievale: la
Chiesa di Santa Maria dell’Alto e il
Torrione ci riportano indietro nel
tempo e ci fanno gustare il panorama
di una Paternò di oggi senza che
questo stoni minimamente con lo
scenario offerto da questo luogo suggestivo. Vento, tanto vento… qualche laboratorio è stato un po’ penalizzato, tuttavia ci sono veramente
state delle bellissime testimonianze
di fede nel Signore e di attività
che coinvolgono il popolo di Dio
e in particolare i giovani. Rappresentanti della zona della Città, i
vicariati dei paesi, la presidenza
di Azione Cattolica, il Centro
Diocesano Vocazioni insieme al
Seminario Arcivescovile, all’Ufficio Missionario, alla Pastorale
Familiare e ad alcune rappresentanti di famiglie religiose e di
consacrate, il Santuario della
Madonna della Sciara di Mompileri e il nostro stand UPG con le
informazioni per la prossima
GMG di Cracovia hanno dato ai
giovani l’opportunità di vivere
questa festa come arricchimento
umano; la preparazione alle confessioni, il sacramento della
Riconciliazione, l’Adorazione
Eucaristica e la S.Messa con
l’Arcivescovo li hanno ricaricati
dal punto di vista spirituale.
Molte le Associazioni laicali presenti, dall’Azione Cattolica agli Scout
d’Europa, dai membri del Movimento Giovanile Salesiano a quelli della
Gioventù Francescana, dal Rinnovamento nello Spirito Santo ai giovani
che aderiscono alla spiritualità Carmelitana, da Ginestra Bianca agli
indispensabili Giovani e Riconciliazione, un pur sparuto gruppetto di
Scout dell’AGESCI e tanti altri che
magari hanno partecipato a titolo
personale.
Il nostro Arcivescovo ha fatto gli
L
onori di casa salutando l’Ispettore
del Salesiani di Sicilia don Pippo
Ruta e la vice ispettrice delle Figlie
di Maria Ausiliatrice; immediatamente dopo ha lanciato il tema dell’evento, già introdotto dai gruppi
giovanili salesiani. Successivamente,
ha voluto fare il giro completo di tutti i laboratori, soffermandosi in
ognuno di essi, anche se il percorso è
stato spesso felicemente ostacolato
dai giovani che hanno voluto farsi
immortalare con il loro Pastore. Al
termine del giro, Mons. Gristina si è
unito ai sacerdoti presenti per confessare, provocando immediatamente la solita fila di giovani dietro la
sua postazione. Infine, la S.Messa:
celebrata nello spiazzale antistante il
Santuario della Consolazione, ha
Catania, se solo non ci fosse stato
chi ha ritenuto di non aderire – o di
non fare aderire i propri giovani - per
fare altro. Peccato! In questo tempo
nel quale è essenziale, più che in
altre epoche, mostrare che i cristiani
sono uniti tra di loro si può rischiare,
anche in buona fede, di far passare il
messaggio contrario. E soprattutto, il
fatto che i giovani di una diocesi
possano dimostrare tutti insieme ai
loro coetanei “lontani” di professare
la propria fede gioendo e pregando
insieme al loro Arcivescovo, che in
quella porzione di territorio rappresenta la Chiesa, diventa una testimonianza viva, e in questo senso la rappresentatività, ma anche il numero
dei partecipanti, diventano motivo di
sprone per altri, trasmettono un sen-
visto all’opera un centinaio di coristi
sotto la direzione del Maestro Nino
Lombardo, volontari e volontarie dei
gruppi giovanili di Paternò, il gruppo
di animazione liturgica, un congruo
numero di sacerdoti nonché i tanti
giovani (censiti circa mille e cento,
ma si sa che non tutti si registrano in
Segreteria) che hanno partecipato
attivamente alla celebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Una bella
festa che avrebbe potuto ancora di
più dare il segno dell’unità dei giovani appartenenti alla diocesi di
so di sicurezza e di appartenenza, ci
danno il vero senso, come ho già detto, dell’unità della Chiesa. E un’ultima cosa: la pastorale giovanile diocesana è impegno di tutti, tutti possono – e vorrei dire, devono – dare il
loro contributo e la loro impronta da
protagonisti per realizzarne lo scopo
ultimo: l’abbraccio dei giovani della
diocesi con il loro Vescovo.
Ora che il sipario sulla II Festa del
Dono è calato lasciando le sue tantissime luci e qualche ombra causata
dagli assenti, ci possiamo dare l’ulti-
mo appuntamento di questo anno
2014/2015: l’arrivo della Croce della GMG, che girerà per la diocesi il
17/18 luglio prossimi. Le modalità
saranno comunicate nei prossimi
giorni.
GRAZIE A TUTTI PER LA REALIZZAZIONE DELLA FESTA
DEL DONO 2015, GRAZIE A
TUTTI I GIOVANI, in primo luogo
a quelli di Paternò, specialmente tutti quelli che si sono impegnati a fondo – la “maglietta rossa” per intenderci - e tra loro un grande grazie ad
Alfio Parisi, che dal mese di aprile
ha tenuto i contatti anche più volte al
giorno con me e con gli altri responsabili; quelli degli Oratori Salesiani
di Catania che si sono prodigati per
questa Festa del Dono dello Spirito
Santo che abbiamo dedicato a S.Giovanni
Bosco, ma che anche lo
scorso anno hanno partecipato
attivamente
all’evento; ai giovani
che hanno dato vita con
impegno ed entusiasmo
ai laboratori; a Giovani
e Riconciliazione e alla
corale vicariale, arricchita di qualche elemento proveniente da altri
vicariati della diocesi.
Tra i sacerdoti, il Vicario
Foraneo P.Enzo Algeri e
particolarmente
don
Vito Mandarano sono
stati i nostri principali
interlocutori; ma voglio
ringraziare anche don
Salvatore Alì, il parroco
di S.M. dell’Alto e don
Alessandro Ronsisvalle
per la collaborazione. Grazie alle
consacrate della Pro-Sanctitate e al
Seminario Arcivescovile. Un grande
grazie all’Arcivescovo, come sempre, e al Vicario Generale, don Salvatore Genchi, che, a sua volta, in
questi mesi ha ricevuto giornalmente
le mie telefonate… A titolo personale, non posso non ringraziare P.Alfio
Bonanno e Rosario Ragusa, i due
indispensabili vicedirettori UPG.
Don Salvo Gulisano
Direttore UPG
6
Prospettive - 21 giugno 2015
DOCUMENTI E
INFORMAZIONI
dell’Ufficio
di Segreteria
per la Visita
Pastorale
Non dobbiamo vergognarci di
essere cristiani. “Fervida testimonianza evangelica” significa comportarci come il Signore ci insegna.
Tutti dobbiamo rispettare non
soltanto la dignità umana ma
anche la bellezza spirituale che il
Signore ci dà.
Siamo aiutati ad incontrare Gesù,
dobbiamo aiutare gli altri ad
incontrare Gesù: è l’impegno che
LA VISITA
PASTORALE
in flash
tutte le Chiese in Italia stiamo cercando di vivere in questi anni
secondo il programma “Educare
alla vita buona del Vangelo”.
È importante pure la testimonianza che ciascuno dà. Noi non pos-
siamo agire senza una profonda,
una convinta testimonianza. Se uno
non può per un motivo o per un
altro svolgere una specifica attività,
c’è la possibilità della testimonianza.
La Visita pastorale è un dono del
Signore perché ci permette di riflettere di più e di impegnarci su quello
che veramente conta. Lo Spirito
Santo ci spinge, ne abbiamo bisogno perché qualche volta preferiamo stare fermi.
Il sacerdote è responsabile della
comunità, non per sé, ma perché è
segno e sacramento di Cristo.
Coltiviamo nella comunione e nella
missione tanti gruppi e associazioni
per far capire che appartenere alla
Chiesa non significa essere tutti delle “fotocopie”.
Lo scopo delle nostre iniziative non
è di chi fa più bella figura, ma è
quello di mettersi nelle migliori disponibilità per svolgere la missione
che il Signore affida alla Chiesa e a
ciascuno.
Dobbiamo metterci accanto ai giovani e avere pazienza, essere credibili e di buon esempio.
Il cambiamento, seppur difficile, è
normale e può essere vivificante per
la comunità.
Come Chiesa non prevalga il nostro
sentimento ma l’azione dello Spirito
del Signore.
Le attese della Vita Consacrata secondo Papa Francesco e il nostro Arcivescovo
ella lettera Apostolica
di Papa Francesco a
tutti i Consacrati sono elencate le
attese del Papa nell’anno della Vita
Consacrata in ben cinque punti:
1. Che sia sempre vero quello che ho
detto una volta: «Dove ci sono i religiosi c’è gioia». Siamo chiamati a
sperimentare e mostrare che Dio è
capace di colmare il nostro cuore e di
renderci felici, senza bisogno di cercare altrove la nostra felicità; che l’autentica fraternità vissuta nelle nostre
comunità alimenta la nostra gioia;
che il nostro dono totale nel servizio
della Chiesa, delle famiglie, dei giovani, degli anziani, dei poveri ci realizza
come persone e dà pienezza alla
nostra vita.
In queste parole c’è un concentrato di
riflessione sulla vita reale dei religiosi
secondo il Vangelo e le Regole dei vari
Ordini religiosi; non che essi siano
esenti da debolezze o fragilità, da
malattie o dal dolore, ma la gioia e la
felicità sono legate solo alla convinzione profonda di appartenere totalmente a Dio, di vivere e operare come
sale della terra e luce del mondo, di
essere lievito del Regno di Dio.
Il nostro Arcivescovo, nell’incontro
con i Religiosi e le Religiose del X
Vicariato, a questo proposito ci mette
sull’avviso: se la luce della gioia non
rifulge sul viso delle persone consacrate, se il lievito non fermenta la massa, se con lo stile della nostra vita non
facciamo sorgere delle domande, non è
forse perché ci siamo appiattiti nella
normalità, o perchè il mimetismo ci ha
confusi con la massa al punto da non
farci più riconoscere come tali?
2. Mi attendo che “svegliate il mondo”,
perché la nota che caratterizza la vita
consacrata è la profezia. È questa la
priorità che adesso è richiesta: «essere profeti che testimoniano come Gesù
ha vissuto su questa terra … Mai un
religioso deve rinunciare alla profezia.
(...)
Il profeta sta abitualmente dalla parte
dei poveri e degli indifesi, perché sa che
Dio stesso è dalla loro parte. Mi attendo dunque non che teniate vive delle
“utopie”, ma che sappiate creare
“altri luoghi”, dove si viva la logica
evangelica del dono, della fraternità,
dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco.
Già nel marzo del 2012 il nostro Arcivescovo nell’incontro con le persone di
Vita Consacrata del IV Vicariato, con
anticipo sui tempi della pubblicazione
della lettera del Papa, sottolinea che
nella vita consacrata ciò che caratterizza la nostra azione non è la solidarietà,
la filantropia o il volontariato, ma la
testimonianza di come Gesù ha vissuto sulla terra, e come la religiosa non
N
La fantasia dello Spirito
genera modi di vita diversi
trae forza se non da Lui, e cita a questo
proposito Madre Teresa di Calcutta,
che, occupandosi degli ultimi, attinge
riguardi della vita consacrata, come
collaborare e cosa attendere da essa.
3. Mi aspetto inoltre che cresca la
uscire da se stessi per andare nelle
periferie esistenziali. «Andate in tutto
il mondo» fu l’ultima parola che Gesù
Nessuno costruisce
il futuro isolandosi,
né solo con le proprie
forze, ma
riconoscendosi
nella verità di una
comunione che sempre
si apre all’incontro,
al dialogo, all’ascolto,
all’aiuto reciproco e ci
preserva dalla malattia
dell’autoreferenzialità
la sua forza dalla preghiera, dall’Adorazione Eucaristica, dall’offerta della
sua vita. Le opere certamente sono
importanti, qualificate, apprezzate in
tutti gli ambiti, ma non sono le opere
che svegliano il mondo. La vita di una
religiosa anziana o ammalata, che non
è più idonea a fare opere di apostolato,
perderebbe significato se la misura
fossero le opere. Per la vita religiosa
non è così, la preghiera e l’offerta sono
una fortissima testimonianza, la consacrazione al Signore è profezia perché
testimonia di non dover rispondere ad
altri padroni se non a Dio, non ha altri
interessi che quelli di Dio.
Inoltre il nostro Arcivescovo sottolinea
che nelle parrocchie, nella diocesi si era
abituati ad avere dai/le religiosi/e un
servizio catechistico, liturgico, caritativo più ampio rispetto ad oggi. La riduzione numerica ha dato motivo non
solo ai religiosi di interrogarsi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano, su come vivere la logica evangelica del dono, della fraternità e dell’appartenenza alla Chiesa, dell’accoglienza, ma anche su come formare i
seminaristi e i giovani sacerdoti nei
comunione tra i membri dei diversi Istituti. Non potrebbe essere quest’Anno
l’occasione per uscire con maggior
coraggio dai confini del proprio Istituto per elaborare insieme, a livello
locale e globale, progetti comuni di formazione, di evangelizzazione, di interventi sociali? In questo modo potrà
essere offerta più efficacemente una
reale testimonianza profetica. La
comunione e l’incontro fra differenti
carismi e vocazioni è un cammino di
speranza. Nessuno costruisce il futuro
isolandosi, né solo con le proprie forze,
ma riconoscendosi nella verità di una
comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo, all’ascolto, all’aiuto reciproco e ci preserva dalla malattia dell’autoreferenzialità.
Su questo punto il nostro Arcivescovo
più volte nei diversi incontri di Vicariato ha esortato a rafforzare la conoscenza reciproca dei vari istituti Religiosi perché da essa scaturisce la condivisione e la comunione tra le persone
e tra i diversi carismi a servizio della
Chiesa.
4. Attendo ancora da voi quello che
chiedo a tutti i membri della Chiesa:
Vaticano, 30 novembre: apertura
dell’Anno per la vita consacrata
Foto Siciliani-Gennari/SIR
rivolse ai suoi e che continua a rivolgere oggi a tutti noi (cfr Mc 16,15). C’è
un’umanità intera che aspetta: persone che hanno perduto ogni speranza,
famiglie in difficoltà, bambini abbandonati, giovani ai quali è precluso
ogni futuro, ammalati e vecchi abbandonati, ricchi sazi di beni e con il vuoto nel cuore, uomini e donne in cerca
del senso della vita, assetati di divino…
Non ripiegatevi su voi stessi, non
lasciatevi asfissiare dalle piccole
beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli
altri a risolvere i loro problemi e ad
annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza
dando speranza, l’amore amando.
Il nostro Arcivescovo apprezza la presenza della Vita Consacrata in ogni
Vicariato, stima e ama i vari Istituti
Religiosi, li sostiene con la sua gratitudine, e li stimola ad una testimonianza
con la specifica identità che li caratte-
rizza; infatti nell’incontro con i religiosi del X Vicariato li ha esortati ad
una presenza stimolante, qualificata,
specifica, in quanto la Chiesa ha bisogno della loro specificità per raggiungere le varie periferie esistenziali: la
malattia, l’ignoranza, l’abbandono, la
povertà, ecc. Inoltre ha esortato ad
agire in sinergia per rispondere con
maggiore efficacia ai vari bisogni presenti nel territorio.
5. Mi aspetto che ogni forma di vita
consacrata si interroghi su quello che
Dio e l’umanità di oggi domandano.
[…] La fantasia dello Spirito ha generato modi di vita e opere così diversi
che non possiamo facilmente catalogarli o inserirli in schemi prefabbricati. Non mi è quindi possibile riferirmi
ad ogni singola forma carismatica.
Nessuno tuttavia in questo Anno
dovrebbe sottrarsi ad una seria verifica sulla sua presenza nella vita della
Chiesa e sul suo modo di rispondere
alle continue e nuove domande che si
levano attorno a noi, al grido dei poveri.
L’incisività della Vita Consacrata è
legata al volto missionario di ogni Istituto. Agli inizi i Fondatori dei vari Istituti sono stati mossi dallo Spirito a dare
una risposta concreta alla santificazione dei suoi membri e ai bisogni del
tempo, oggi siamo chiamati tutti a una
seria verifica sulla presenza nella vita
della Chiesa e sul modo di rispondere
alle continue e nuove domande che si
levano attorno a noi, al grido dei poveri. Tutti gli Istituti Religiosi nei vari
Capitoli Generali hanno fatto e stanno
facendo questa seria revisione, alla
luce del carisma e dei segni dei tempi.
L’Arcivescovo ci ha esortato a studiare
la nostra significatività oggi nella
Chiesa, al dovere di rileggere il nostro
carisma specifico alla luce delle nuove
domande che si levano attorno a noi,
nelle chiese locali, a sperare in un
futuro che esalta il carisma con nuove
risposte ai nuovi bisogni, ma soprattutto ci ha esortato a non far dipendere
l’efficacia della nostra azione nella
Chiesa dalle “opere”, ma dalla consapevolezza della grandezza della nostra
vocazione e dalla nostra fedeltà alla
chiamata di Dio.
Sr Rosaria Ventura
Segreteria per la Visita Pastorale
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Prospettive - 21 giugno 2015
SPECIALE VISITA PASTORALE
La Visita Pastorale di S.E. Rev.ma Mons. Salvatore Gristina al IX Vicariato
La Parrocchia
San Bernardo
di Chiaravalle
in Gravina di CT
l 21 maggio u.s., accolto
dal Parroco Don Rino
Arcidiacono e dal suono festoso delle
campane, S.E. Rev.ma l’Arcivescovo
Salvatore Gristina ha fatto il suo ingresso nel sagrato della chiesa dove ha cele-
I
brato la S. Messa aprendo così la Visita
Pastorale nella Parrocchia San Bernardo di Chiaravalle. Erano presenti al rito
assieme al Sindaco di Gravina di Catania, la numerosissima comunità parrocchiale, i giovani oratoriani, i fanciulli
del catechismo e i loro genitori. La Visita Pastorale si è svolta, come da programma, in diversi contesti e momenti
che hanno delineato l’essenza e il significato di un evento così particolare e
straordinario. L’Arcivescovo venuto a
visitare il suo popolo si è mostrato,
infatti, nella duplice veste del Samaritano misericordioso e del buon Pastore.
Come Samaritano umile e dolce ha
somministrato l’Unzione degli Infermi
agli ospiti delle strutture presenti nel
territorio, “Residenza Serena” e “Villa
Giorgia”, lasciando in tutti gli ospiti e
non il ricordo di un sorriso, una carezza
affettuosa, parole di conforto e speranza. Questo gesto di amorevole carità lo
ha ripetuto nelle case di alcuni ammalati
tra i quali la Signora Graziella Peri di
105 anni che, commossa, ha detto al
Vescovo: “Oggi Gesù è venuto da me”.
L’immagine del Buon Pastore l’ha data
e vissuta nell’incontro gioioso con gli
alunni dell’Istituto Comprensivo “G.
Tomasi di Lampedusa”. Qui, infatti, si
è aperto all’abbraccio non solo della
Dirigente, dei docenti e dei genitori ma,
LA PARROCCHIA
di S. Antonio di Padova
in Gravina di Catania
ello scorso mese di
maggio, la parrocchia
di San Antonio di Padova in Gravina
di Catania, ha avuto la gioia di ricevere in visita il proprio Pastore
Mons. Salvatore Gristina: guida certa e sicura per un autentico cammino di crescita nella Fede.
La settimana della Visita Pastorale è
stata fitta di appuntamenti con le
diverse realtà ecclesiali proprie della parrocchia, ma anche con le maggiori attività politiche, sociali e culturali di Gravina. Infatti ai consueti
incontri con i fedeli si sono aggiunti
quelli con le istituzioni civili quali:
il Consiglio Comunale di Gravina,
la Casa di Cura per anziani “San
Giuseppe” e la vicina Scuola elementare “Giovanni Paolo II”; dalla
visita l’Arcivescovo non ha trascurato le istituzioni militari locali
come la Compagnia dell’Arma dei
Carabinieri, che si è distinta per
un’accoglienza
particolarmente
calorosa.
Particolarmente curata è stata la
visita all’interno della vita parrocchiale. Sua Eccellenza ha voluto
incontrare e sentire ogni realtà della
parrocchia, cominciando dagli organismi di partecipazione e cioè il
Consiglio Pastorale Parrocchiale ed
il Consiglio per gli Affari Economici che, per loro intrinseca caratteristica, forniscono già uno specchio
rappresentativo
dell’andamento
ecclesiale della parrocchia. In tutti e
due egli, dopo un attento ascolto dei
rispettivi segretari, ha dispensato
consigli ed esortazioni specifiche
per ciascuno, al fine di ottimizzare
le energie profuse, auspicando così
doverose correzioni di atteggiamento che tutti i fedeli dovranno osservare, per non lavorare invano.
Quale padre sensibile e attento verso i propri figli, il nostro Arcivescovo ha conosciuto nello specifico ciascun gruppo ecclesiale parrocchiale
cominciando dalle due associazioni
N
scout: AGESCI e MASCI che, nel
complesso, coinvolgono più di duecento tra ragazzi ed adulti e altrettante famiglie ad essi correlati; a
seguire ha incontrato alcuni componenti del Rinnovamento nello Spirito, della Caritas parrocchiale, del
Gruppo di preghiera Padre Pio, del
Gruppo Francescano Secolare, del
Circolo di Sant’Antonio, della Corale Parrocchiale, il gruppo dei ministranti ed infine i catechisti.
Molto toccante è stato l’incontro
avvenuto l’ultimo giorno tra il
nostro Arcivescovo ed i bambini del
catechismo.
In questo frangente infatti attraverso
le domande provenienti dalla giovanissima assemblea, è emersa una
figura dell’Arcivescovo ai più sconosciuta: affabile e informale, timido e quasi timoroso nel rispondere
alle ingenue domande ricevute.
L’ultimo incontro si è svolto con
l’intera Assemblea Pastorale che ha
visto il nostro parroco don Antonino
Galvagno sintetizzare al vescovo
l’intero lavoro di preparazione. Nella sua relazione il parroco ha disegnato un quadro storiografico della
nostra Chiesa Madre di Gravina dal
1700 ad oggi e attraverso i sette
obiettivi del questionario pastorale
ha fornito una chiara fotografia della nostra comunità parrocchiale che,
in sintesi, è molto ricca di talenti ma
timorosa di investirli nelle “periferie
spirituali” della parrocchia.
soprattutto, dei bambini che con canti
festosi hanno inneggiato alla pace e alla
fratellanza universale. Ancora si è
lasciato intervistare dai fanciulli del
catechismo rispondendo alle loro
domande e lasciandosi coinvolgere nei
canti liturgici che hanno accompagnato i momenti di preghiera e riflessione.
I giovani e gli animatori dell’oratorio
sono stati un’ondata di freschezza e di
entusiasmo che per l’Arcivescovo ha
rappresentato uno dei momenti più
esaltanti ed edificanti.
Tale realtà è stata voluta con forza dal
Parroco, coadiuvato dagli animatori
formati allo scopo. La Visita Pastorale
così attesa dalla comunità ha lasciato
nel cuore di tutti il ricordo di un Pastore vicino al suo popolo, attento all’ascolto, pronto all’incoraggiamento, che
ha saputo donare a chi lo ha incontrato
nel sorriso di un padre quando avvicina
i figli.
Alla insistente richiesta della comunità
di avere dopo 40 anni di attesa finalmente una chiesa, Mons. Gristina ha
risposto: “A volte, dove ci sono i grandi templi non c’è la presenza del popolo di Dio; spesso, invece, nei luoghi di
culto limitati c’è tanto fervore per il
Signore e partecipazione”. Parole
importanti e uniche per colmare una
mancanza strutturale.
Paolo Frenna
Segretario del C.P.P.
Barbara Accardo
Un frutto spirituale della Visita pastorale
lla fine delle considerazioni proposte per
ricordare il senso spirituale della
visita pastorale, presento qui una
riflessione che, più che una conclusione, è un congedo. Nella spiritualità biblica c’è una circolarità teologale tra memoria e profezia che in Cristo si presentano come realtà collegate e inseparabili. Quando una spiritualità separa ciò che Dio ha congiunto e si mostra attenta solo alla
memoria, senza essere attratta dalla
profezia, non attende più nulla e
allora la vita spirituale diventa abitudine noiosa e pedante, Ci si limita a
perpetuare le spente tradizioni degli
uomini in un conformismo clericale
che facilmente scade nel fariseismo
religioso di chi censura «ciò che lo
Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7 e
parall.). Se invece la tensione verso
la profezia tende a obliare o deprezzare il ricordo, allora una spiritualità
senza memoria, sconfina facilmente
nell’irrequietezza e nell’instabilità
fino a giustificare ogni eccesso e sregolatezza.
Dio ha per noi aspirazioni grandi
mentre noi ci accontentiamo di poco:
dove i nostri progetti finiscono, lì
iniziano i suoi. E il suo inarrivabile
progetto è di volerci perfetti, cioè
completi «come completo è il Padre
che è nei cieli» (cf. Mt 5,48). Qui è il
senso della scommessa divina: non
A
La spiritualità
è frutto dello Spirito
e si dispiega nel vissuto
e nella storia,
assecondando
il duplice movimento
della memoria e della
profezia, del ricordo
e dell’attesa verso
la conoscenza piena
dell’amore di Dio
siamo noi a dover fare qualcosa per
Lui, è Lui che ha già operato per noi.
Andando avanti con gli anni ci si
rende conto che nella vita spirituale
ciò che veramente conta non consiste nel «fare qualcosa per Dio», ma
solo nel lasciarsi fare da Lui. Alla
fine non ci è nemmeno chiesto di
amarlo, perché, anche nei nostri atti
di amore più puri, si insinua il nostro
stolto orgoglio, il nostro insonne
bisogno di auto-realizzazione che,
come la mosca nell’unguento del
profumiere, rovina la nostra vita spi-
rituale (vedi Qo 10,1). Ci è chiesto
soltanto di credere nel suo amore e
nel lasciarci amare. Gli antichi maestri insegnano che questa santa passività, vera opera di vigilanza del
cuore, è tutto. Certo «per ogni cosa
c’è un tempo sotto il sole» (Qo 3,1)
e nella vita spirituale c’è un tempo
per osare e uno per attendere. Tempi
che i santi hanno saputo discernere e
che noi apprendiamo a conoscere in
quella sapienza che il Signore non
manca di concedere a chi la chiede
con cuore sincero (Gc 1,5-6). Anche
Maria è mostrata da Luca nell’esercizio paziente di chi si addestra a
imparare questa difficile arte del
discernere secondo Dio. La Vergine
non era dissimile in questo da noi e
l’evangelo lucano ce la mostra ripetutamente come colei che accoglie e
custodisce quanto non era in grado
di comprendere (Lc 2,19).
La spiritualità è frutto dello Spirito e
si dispiega nel vissuto e nella storia,
come si è detto, assecondando il
duplice movimento della memoria e
della profezia, del ricordo e dell’attesa verso la conoscenza piena dell’amore di quel Dio che non s’impone al nostro cuore con l’evidenza
della sua onnipotenza, ma si degna
di venire a noi con l’inevidenza discreta della parola, dell’eucaristia, dei
poveri (Mc 4,14).
Un’ultima notazione. Il frutto spirituale di una sana Visita pastorale
dovrebbe impegnare tutti, visitati e
visitatore, a cogliere, tra l’imprevedibile scorrere della vita e la maestosa libertà di Dio, quel legame inevidente che fa del mondo il luogo di
un’interrotta e quotidiana storia di
salvezza. Preziosa intelligenza del
misterioso agire divino che sotto l’azione dello Spirito riempie di senso
l’ordinarietà del vivere, congiungendo la memoria ricca di benedizione
della fede con la libera, inevitabile e
cangiante lezione dello Spirito.
Don Giuseppe Bellia
Avviso ai lettori
Archivio Prospettive
È possibile consultare l’archivio completo dei numeri precedenti di
Prospettive inerenti all’intero anno 2012, del 2013, 2014, e parte del 2015
direttamente sul sito del settimanale diocesano ww.prospettiveonline.it.
Mentre l’acquisto di copie in archivio avviene solo nella sede del
periodico. Inoltre l’abbonamento può effettuarsi anche online.
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Prospettive - 21 giugno 2015
SPECIALE VISITA PASTORALE
Conclusione della Visita al IX Vicariato
LE CARITAS IN PRIMA LINEA
nelle emergenze del territorio
iovedì, 4 giugno 2015,
nella Chiesa Madre di
S. G. La Punta, si è conclusa la Visita Pastorale nell’IX Vicariato. Prima della celebrazione Eucaristica,
presso l’Oratorio della Chiesa
Madre, S.E. Mons. Gristina ha
incontrato i rappresentanti delle
Caritas Parrocchiali del IX Vicaria-
G
to. Accanto all’Arcivescovo erano
presenti il suo Segretario, padre
Massimiliano Parisi, padre Nino
Galvagno, Vicario Foraneo, padre
Pietro Longo, Vicario Episcopale
per la Pastorale, e il diacono don
Gino Licitra, Vice Direttore della
Caritas Diocesana. C’erano quasi
tutti i parroci del Vicariato.
Notizie in breve dal 22 al 27 giugno
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 22
Ore 9.00Catania, P.I.M.E.: prende
parte ad un incontro organizzato
dall’Ufficio di Pastorale Familiare e
tenuto da Don Carlo Rocchetta,
responsabile del Centro familiare
“Casa della Tenerezza” di Perugia.
Ore 18.30 Paternò, Chiesa S. Margherita: prende parte ad una conferenza organizzata dal Club Madri
Cristiane e celebra la S. Messa.
Martedì 23
Ore 11.00 Catania, Chiesa Badia S.
Agata: prende parte all’incontro
dell’UAC.
Mercoledì 24
Ore 18.00 Catania, Chiesa S. Giovannuzzo: celebra la S. Messa.
Giovedì 25
Ore 10.00 Curia, Salone dell’Economato: presiede la riunione dei
Vicari foranei.
Ore 19.00 Catania, Cattedrale: celebra la S. Messa per l’Opus Dei.
Catania, chiesa S. Giuliano: incon-
tra i Cavalieri e le Dame del S.
Sepolcro.
Venerdì 26
Ore 18.30 Mascalucia, Santuario
dell’Addolorata: celebra la S. Messa e ordina presbitero P. Aloysius
Dapu Kola della Vergine Addolorata CP.
Sabato 27
Ore 9.00Arcivescovado: udienze.
Ore 19.00 Palermo, Concattedrale
dell’Eparchia in S. Nicolò dei Greci alla Martorana: concelebra alla
Professione di Fede del nuovo
Eparca Papas Giorgio Demetrio
Gallaro.
Domenica 28
Piana degli Albanesi, Cattedrale di
S. Demetrio Megalomartire: prende
parte all’ordinazione del Nuovo
Eparca.
Ore 19.30 Catania, parrocchia S.
Francesco di Paola: celebra la S.
Messa ed amministra il sacramento
della Confermazione.
Ha dato il benvenuto padre Nino
Galvagno, formulando l’augurio
che, a conclusione dell’incontro,
possa avere inizio un nuovo cammino, con la nascita di una commissione vicariale che organizzi le
modalità di intervento coordinato
tra le Caritas.
Quindi i rappresentanti delle 14
parrocchie del Vicariato hanno presentato una breve relazione sull’impegno caritativo della propria
comunità nei confronti delle emergenze nel territorio.
Pur essendo tutte impegnate con
fervore nel messaggio d’amore cristiano, diverse sono risultate le tipologie di servizio.
In nove parrocchie è stato attivato il
Centro Caritas, con relativo Statuto
e Centro di ascolto, secondo le linee
guida delle Caritas Nazionale e
Diocesana. Alcune di esse sono attive da tanti anni: hanno maturato
ampia esperienza, sono in relazione
con gli Enti pubblici e godono dell’apporto di professionisti; altre
sono all’inizio delle loro attività.
Sono stati anche riferiti alcuni casi
di coordinamento spontaneo tra
Caritas di differenti parrocchie.
Nelle rimanenti cinque parrocchie
la carità viene esercitata con interventi diretti e personali verso i bisognosi, come aiuto di tipo alimentare
o finanziario, come aiuto morale e
spirituale, grazie ai parrocchiani e
ai giovani, che collaborano, a volte,
con le strutture presenti nel territorio.
Dopo gli interventi, l’Arcivescovo
ha elogiato l’impegno profuso dalle
singole parrocchie nel dare risposta
ai disagi delle persone bisognose,
ma ha raccomandato di impegnarsi
sempre più per affrontare le antiche
e le nuove povertà, vivendo l’amore
del prossimo come risposta per
quello che il Signore ha fatto per
noi. Ha quindi invitato ad impegnarsi soprattutto a livello vicariale:
fare un passo avanti, mettendo
insieme tutta la ricchezza delle
AVVISO AI SACERDOTI
Non esiste alcuna convenzione ne accordo da parte della
diocesi che accrediti rivenditori di protesi acustiche.
IL VICARIO GENERALE
esperienze evidenziate, tenendo
conto delle realtà territoriali del IX
Vicariato. È importante, nella formazione degli operatori, tenere presente lo stile di comunione evidenziato in questo incontro. Indispensabile, inoltre, è un coordinamento
operativo per favorire l’accordo con
la Caritas Diocesana e per sintonizzare lo stile degli interventi. È bene
sfruttare le competenze specifiche
delle varie Caritas per coprire nel
modo migliore tutte le esigenze del
territorio. Più in generale è fondamentale il coinvolgimento dei giovani nel volontariato, nella Caritas,
nell’assistenza agli ammalati. Educarli a questo iniziando dai percorsi
di preparazione alla prima comunione e cresima e durante il periodo
della mistagogia.
Felice Zuccarello
Membro della Caritas
della Parrocchia S. Paolo
di Gravina
Scuola Interdiocesana per operatori
di pastorale familiare
arissimi confratelli presbiteri e diaconi, vi
comunichiamo che in collaborazione con lo
Studio Teologico S. Paolo e a sevizio di tutte le Chiese di
Sicilia parte, per l’anno accademico 2015-16, una Scuola
Interdiocesana per operatori di pastorale familiare. In un
momento storico, in cui si sottolineano spesso le fragilità
della famiglia, urge far emergere le ricchezze e le potenzialità che questo bene fondamentale per eccellenza dell’umanità
conserva connaturate in sé.
Per raggiungere tale obiettivo diventa necessaria una formazione qualificata, approfondita e competente rivolta a tutti
coloro che sono già impegnati nella pastorale della famiglia
e a quanti desiderano iniziare questo prezioso servizio a
favore della famiglia e della comunità ecclesiale. Per questa
ragione proponiamo, alla vostra attenzione, tale Scuola di
cui trovate in allegato la brochure con il programma, la struttura e le modalità di iscrizioni, che saranno aperte a partire
da Martedì 12 Maggio p.v.
Per ogni chiarificazione la segreteria del S. Paolo è a vostra
disposizione.
Con cordiali saluti
Don Salvatore Bucolo,
Rosetta e Giorgio Amantia
Direttori dell’Ufficio Diocesano
per la Pastorale della Famiglia
C
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Prospettive - 21 giugno 2015
DIOCESI
In ricordo di Mons. Giosuè Chisari
Una vita tra celestiali armonie
ra parsa una stagione
serena, senza fulmini e
senza improvvise tempeste. Il registro dei defunti era da tempo inusato. Alcuni Confratelli, pochi in verità, erano stati toccati da qualche
malore, ma avevano reagito bene;
fortunatamente!
E quando meno, però, te l’aspetti, il
4 giugno 2015 giunge, dolorosa, la
notizia della dipartita del carissimo
Confratello Mons. Giosuè Chisari,
Canonico Maggiore del Capitolo
metropolitano e già Organista e
Maestro di Cappella della Basilica
Cattedrale di Catania.
Una vita fatta per la musica: Non
era, in verità, un genio musicale, era
piuttosto un brillantissimo tecnico
musicale. Un orecchio da diapason.
Se tu con la tua voce emettevi un
suono, Padre Giosuè con l’organo o
il piano, a primo colpo, t’azzeccava
la nota. Non ne sbagliava una!
Era nato a Biancavilla il 28 giugno
1928 e come gli altri banbinetti, figli
di buone e cristiane famiglie era stato affidato alle mani paterne dell’indimenticabile Can. Placido Caselli e
del suo inseparabile Collaboratore,
Mons. Giosuè Calaciura, presso il
Piccolo Seminario.
Ultimate le elementari e il primo
triennio di ginnasio in quell’Istituto,
entrò – come era di norma – al
Seminario maggiore. Anche lui provò, quindi, sulla sua pelle il grigiore
del periodo bellico.
Il Maestro Don Salvatore Nicolosi
gli infuse un grande amore per la
musica.
Fu ordinato presbitero da S.E.
Mons. Guido Luigi Bentivoglio del
Sacro Ordine Circestense il 2 luglio
1951, nella Chiesa Madre di Biancavilla. Una decisione da poco adottata dal nuovo Arcivescovo Benedettino di celebrare le sacre ordinazioni
nei paesi di origine, contro l’abitudine del suo Ecc:mo Predecessore che
soleva celebrarle sempre nella Cappella del Seminario.
Com’era da aspettarsi, considerata
l’età ormai avanzata del Titolare di
musica in Seminario, M°, Don Salvatore Nicolosi, Padre Giosuè Chisari, pur novello Sacerdote, rimase
in Seminario con l’incarico di nuovo
Professore, insegnante di Musica.
Ma non fu questo l’unico incarico
che ebbe P.Chisari; con l’andar degli
anni, se ne aggiunsero tanti altri.
Dal 1955 al 1957 fu Rettore, a Catania, della chiesa di S.Francesco di
Paola. Contemporaneamente fu Rettore a Biancavilla della chiesa Maria
Immacolata che resse fino al 1995.
In Diocesi, fu quindi chiamato a
lavorare nella G.I.A.C. e fu membro
dell’Ufficio Liturgico Diocesano –
Sez- Musica Sacra.
Fu docente al Liceo Musicale Vincenzo Bellini, Direttore del Museo
Civico Belliniano; Bibliotecario dell’Istituto Vincenzo Bellini, Direttore
della Scuola d’arte Organaria, Presidente dell’Associazione S. Cecilia.
Ebbe quindi l’incarico di collaborare, a Biancavilla, nella Parrocchia
Beata Maria Vergine dell’Angelo
Annunziata e frattanto, come Maestro d’organo fu nominato Canonico
Maggiore del Capitolo Metropolitano di Catania. Rimase Maestro organista fin quando le mani e i piedi
E
l’accompagnarono agevolmente. Poi
preferì ritirarsi al suo paesello, per
essere di aiuto ai Confratelli che lo
chiamavano per le sacre celebrazioni.
Per natura sempre accondiscendente, con le sue gambe d’atleta e con
quel suo passo lungo e svelto correva dov’era desiderato, amava il
silenzio ed il raccoglimento e con
molta umiltà confessava e a lungo.
Poi i malori dell’età cominciarono a
bussare furiosi alla sua porta. Pensò,
quindi, giustamente di chiedere
alloggio alla Casa di riposo “Cenacolo Cristo Re” di Biancavilla: Vi
trovò sollievo e serenità. Fino all’ultimo giorno.
Dimenticavo: Fra le tante sue iniziative, ebbe Don Giosuè, alla fine, il
bernoccolo, la forza, e l’intraprendenza, a Biancavilla, di fondare e
dirigere lui, Sacerdote, nientedimeno che la Banda Musicale cittadina,
la quale, ancora oggi, è ben ricercata e, per le feste, gira per i paesi suonando e mettendo in allegria gli
immancabili festaioli.
Ora Don Giosuè non dirige più. È
diretto: dall’Eterno, infinito, Maestro Divino.
Siamo certi che Mons. Chisari,
entrando in cielo, sarà stato accolto
solennemente dai santi sacerdoti che
gli avranno cantato l “ECCE
SACERDOS MAGNUS” quell’inno
di ingresso che, chissà quante volte
egli stesso avrà intonato, vita natural
duramte, all’organo della Cattedrale.
Mons. Mauro Licciardello
Concerto musica sacra liturgica
corale a SAN NICOLÒ L’ARENA
a sera di venerdì 5 giugno, nel vasto presbiterio del monumentale tempio benedettino di San Nicolò l’Arena con
grande successo di pubblico è stato
eseguito nel 25° di fondazione dalla
Cappella Musicale del Duomo,
diretta dal m° Nunzio Schilirò, con
all’organo il can. Giuseppe Maieli e
solisti Sandra Fallica soprano e Alessandro Fiascaro basso, con la partecipazione del Vicario generale mons.
Salvatore Genchi, il concerto di canti mariani ed eucaristici “A Cristo
per Maria”, il primo del 2° ciclo di
concerti di musica classica ospitati
nella grandiosa chiesa abbaziale per
volontà del rettore e Vicario episcopale per la cultura mons. Gaetano
Zito il quale, nel presentare il repertorio e gli esecutori, ha spiegato le
ragioni catechetiche, spirituali ed
evangelizzatrici dei concerti: la valorizzazione della chiesa prima che
come monumento come luogo di
ascolto e di riflessione segnato dalla
musica sacra, dimensione cara al
carisma monastico per renderla
un’opportunità per la città oltre che
per gli studenti universitari dei
dipartimenti allogati nel contiguo
monastero.
Concerti, dunque, ha precisato il
prof. Zito, non come esercizio virtuosistico del bel canto ma come
occasione per meditare tematiche
religiose sviluppate dall’esecuzione
di musica sacra. I temi del concerto
hanno fatto riferimento alla devozione popolare alla Madonna soprattutto nel mese di maggio e alla solennità del Corpus Domini proprio nella
chiesa che fu dell’abate Giuseppe
Benedetto Dusmet divenuto nel
1867, dopo la chiusura dell’abbazia
cassinese, arcivescovo di Catania
molto devoto della Madre di Dio e
dell’Eucaristìa. Anche mons. Schilirò ha evidenziato la tematica dominante nei canti mariani: l’Annunciazione, L’Ave Maria, l’Aiuto dei cristiani, Stella del mare, la bellezza
della Vergine; mentre nei canti eucaristici domina un doppio riconoscimento: del pane reso Corpo di Cristo, della Sua presenza reale e della
necessità di questo pane per la vita,
che è la necessità della sua compagnia lungo il nostro cammino.
Sono riecheggiate lungo le navate
del più grande tempio cattolico della
Sicilia diversi tra i più bei canti cora-
L
li del repertorio classico, sacro e
liturgico, rivolti alla Beata Vergine
Maria, in gran parte rielaborati o
composti dal maestro di Cappella
del Duomo anche in dialetto, tra cui
uno rivolto al cuore verginale dell’Immacolata e una dolcissima ninna
nanna a Gesù Bambino. Le potenti
note del magnifico organo di Donato
del Piano hanno accompagnato tutti
i brani eseguiti per la prima volta a
San Nicola e in modo struggente il
canto della Salve Regina del giovanissimo Vincenzo Bellini che assieme al nonno paterno e al grande Giuseppe Geremia ebbe modo di rimanere incantato dalle melodie eseguite in occasione della fastosa ricorrenza del Santo Chiodo.
Nella seconda parte del concerto,
dedicata alla solennità liturgica del
Corpus Domini, sono stati eseguiti
oltre a “La mia carne è vero cibo, il
mio sangue è vera bevanda” dello
stesso fondatore e direttore Schilirò,
canti di celebri autori: come W. A.
Mozart “Ave verum” di W. A.
Mozart,“Ego sum panis” di M. Haller, “Panis angelicus” di C. Franck
affidata alla calda voce del soprano,
“Resta con noi” tratta dalla cantata
147 del “grande protestante” J. S.
Bach , “Anima Christi” e “Pane di
vita nuova” del maestro M. Frisina,.
Ha chiuso la rassegna in onore di
Gesù Eucarestìa il potente e commovente “Cantate Domino” di mons.
Valentino Miserachs Grau, il noto
compositore spagnolo maestro direttore della Cappella Musicale Liberiana e preside del Pontificio Istituto
di Musica Sacra de Urbe. Un gradito
fuori programma conclusivo è stato
proposto dal prof. Schilirò che ha
guidato tutti gli emozionati presenti
nel canto corale del popolarissimo
inno mariano “Dell’aurora tu sorgi
più bella”, testo del padre gesuita
Francesco Saverio D’Aria e musica
di Luigi Guida, rielaborato a polifonia dal m° Schilirò.
Antonino Blandini
Presentato il fumetto “C’era una volta... San Nicolò”
ei giorni 13 e 14 Maggio nella Chiesa
Madre di Adrano, si è svolta la presentazione del fumetto “C’era una
volta... San Nicolò” sulla vita del
santo concittadino Nicolò Politi: un
regalo che l’Amministrazione
Comunale ha voluto fare agli alunni
delle classi terze, quarte e quinte
delle scuole primarie di Adrano consegnando ad ognuno l’opuscolo con
l’invito fatto dal Sindaco, Giuseppe
Ferrante, di leggere il fumetto e poi
di raccontare la storia del Santo Eremita ai propri genitori.
Il fumetto, nato dai
testi di don Alfio
Conti e dalle illustrazioni della Prof.ssa
Giuseppina
Vera
Maria Siciliano, con
un linguaggio vicino
ai bambini vuole
essere, secondo le
parole di Padre Conti,
N
“un flash per partire da cui può venire l’energia;…fatto per i bambini,
perché gli adulti comprendano”.
La giornata, presentata da Francesca
Politi, ha avuto inizio con una processione all’interno della chiesa della reliquia del Sacro Teschio portata
da Mons. Alfio Reina e attorniata da
alcuni bambini recanti un fiore bianco in mano, mentre tutti intonavano
il canto “Ballata del deserto rifiorito” accompagnati dalle note della
Banda musicale di Adrano; è proseguita con la visione di un bel video,
realizzato dall’emittente televisiva
locale TVA, che ha catturato l’attenzione dei presenti e, dopo i vari
interventi, si è conclusa con l’esecuzione di alcuni canti tradizionali
dedicati al Santo e con la Benedizione finale.
Questa lodevole iniziativa corona
ciò che già da alcuni anni gli insegnanti progettano con gli alunni, ma
è anche un punto di inizio perché dal
fumetto si possono trarre parecchi
spunti per approfondire i fatti e la
storia di Nicolò Politi in modo che,
come ha detto chiaramente Mons. Benedetto Currao nel suo
intervento, possiamo
sentirci sempre più
non “devoti” di San
Nicolò Politi bensì
“innamorati”.
Agatina Licari
Ins. di Religione
Cattolica
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Prospettive - 21 giugno 2015
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
LA MANIERA NUOVA DI GUARDARE
XII DOM T.O. / B - Gb 38,1.8-11; Sal 106,23-26.28-31; 2 Cor 5,14-17; Mc 4,35-41
La risposta di Dio alla domanda di Giobbe
è eloquente. La natura è possente, il mare
potente e distruttivo. Ma chi ha messo un
argine al mare chiudendolo fra due porte
quando “usciva impetuoso dal seno materno, quando io lo vestivo di nubi e lo fasciavo di una nuvola oscura, quando gli ho fissato un limite, gli ho messo un chiavistello
e due porte dicendo: “Fin qui giungerai e
non oltre e qui s’infrangerà l’orgoglio delle
tue onde?”. C’è sempre uno più potente
per cui c’è da pensare. Anche i discepoli si
trovano in difficoltà. E si lamentano con
Gesù, il quale dorme su un cuscino durante
una tempesta. “Non ti importa che siamo
perduti?” gli dicono. Plausibile la preoccupazione dei discepoli…siamo perduti… La
risposta di Gesù è articolata, prima calma
il mare “Taci, calmati!” Poi invita alla
riflessione i discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. L’accostamento della paura e della fede mi sembrano le coordinate attraverso le quali si vive.
La paura secondo Gesù ha una origine ben
chiara: la solitudine. Si è soli quando si
vive come se Dio non ci fosse. Si vive come
se in questo mondo oltre noi non ci fosse
nessuno. Questo dipende dalla mancanza
di fede. Gesù spinge a guardare l’esistenza
con l’occhio della fede. La natura sarà
anche potente, ma c’è uno che ha messo dei
limiti a madre natura, c’è uno che è venuto
ad insegnare come si deve guardare la
natura e come si deve vivere in questo
mondo. Chi ha trasformato il modo di essere e di vivere è Gesù. “L’amore del Cristo
ci possiede e noi sappiamo bene che uno è
morto per tutti, dunque tutti sono morti.
Ed egli è morto per tutti, perché quelli che
vivono non vivano più per se stessi, ma per
colui che è morto e risorto per loro”. Da
qui scaturisce il modo di vivere: “Cosicché
non guardiamo più nessuno alla maniera
umana”. “Se anche abbiamo conosciuto
Cristo alla maniera umana, ora non lo
conosciamo più così”. Conclude Paolo “se
uno è in Cristo, è una nuova creatura; le
cose vecchie sono passate: ecco ne sono
nate di nuove”, che si vedono, se siamo in
Dio e se guardiamo il tutto con la fede.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Comportamenti adeguati Tt 2,1-9
Di fronte ai falsi dottori Tito deve insegnare “quello che è conforme alla sana
dottrina”. Anche i comportamenti devono
essere adeguati. Gli uomini anziani siano
sobri, dignitosi, saggi nella fede, nella
carità e nella pazienza. Le donne anziane
abbiano un comportamento santo: non
siano maldicenti né schiave del vino, sappiano piuttosto insegnare il bene, per formare le giovani all’amore del marito e dei
figli, a essere prudenti, caste, dedite alla
famiglia, buone, sottomesse ai propri
mariti, perché la parola di Dio non venga
screditata. Deve esortare i giovani a esse-
re prudenti, offrendo se stesso come esempio di opere buone: integrità nella dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, “perché il nostro avversario resti
svergognato, non avendo nulla di male da
dire contro di noi”. Deve esortare in modo
particolare gli schiavi ad essere sottomessi ai loro padroni in tutto: “li accontentino e non li contraddicano, non rubino, ma
dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore”.
L.C.
Il Signore non è estraneo a noi, non dorme, ma sta nel riflesso più profondo delle tue lacrime
Un granello di luce nel buio della paura
Non dorme
Troppo spesso la religione può
ridursi a una gestione della paura.
Dio non vuole entrare in questo gioco.
Egli non è estraneo e non dorme, sta
nel riflesso più profondo delle tue
lacrime.
Sta nelle braccia dei marinai forti sui
remi, sta nella presa sicura del timoniere, nelle mani che svuotano l’acqua, negli occhi che scrutano la riva,
che forzano il venire dell’aurora.
Occorre aggrapparsi alla Parola di
Do. Nella Chiesa veneriamo grandemente le sacre Scritture, pur non
essendo la fede cristiana una «religione del Libro»: il cristianesimo è
la religione della Parola di Dio, non
di una parola scritta e muta, ma
vivente. La Scrittura è proclamata,
ascoltata, letta, accolta e vissuta
come Parola di Dio, nel solco della
Tradizione apostolica.
Consapevoli del significato fondamentale della Parola di Dio in riferimento al Signore Gesù fatto carne,
unico salvatore e mediatore tra Dio e
l’uomo, ed in ascolto di questa Parola, siamo condotti dalla rivelazione
biblica a riconoscere che essa è il
fondamento di tutta la realtà.
San Giovanni afferma, in riferimento
alla Parola di Dio, che «tutto è stato
fatto per mezzo di lui e senza di lui
nulla è stato fatto di ciò che esiste»;
anche nella Lettera ai Colossesi si
afferma in riferimento a Cristo, «primogenito di tutta la creazione», che
«tutte le cose sono state create per
mezzo di lui e in vista di lui».
I mondi
E l’autore della Lettera agli Ebrei
ricorda che «per fede, noi sappiamo
che i mondi furono formati dalla
Parola di Dio, sicché dall’invisibile
ha preso origine il mondo visibile» .
Questo annuncio è per noi una parola liberante. Infatti, le affermazioni
scritturistiche indicano che tutto ciò
che esiste non è frutto di un
caso irrazionale, ma è voluto
da Dio, è dentro il suo disegno, al cui centro sta l’offerta
di partecipare alla vita divina
in Cristo.
Il creato nasce dalla Parola di
Dio e porta in modo indelebile la traccia della Ragione
creatrice che ordina e guida.
Di questa certezza gioiosa
cantano i salmi: «Dalla parola del Signore furono fatti i
cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera» ; ed
ancora: «egli parlò e tutto fu
creato, comandò e tutto fu
compiuto» . L’intera realtà
esprime questo mistero: «I
cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento». Per questo è la stessa sacra Scrittura
che ci invita a conoscere il
Creatore osservando il creato
. La tradizione del pensiero
cristiano ha saputo approfon-
dire questo elemento-chiave della
sinfonia della Parola, quando, ad
esempio, san Bonaventura, che insieme alla grande tradizione dei Padri
greci vede tutte le possibilità della
creazione nella Parola di Dio, afferma che «ogni creatura è parola di
Dio, poiché proclama Dio».
La realtà nasce dalla Parola di Dio
come creatura. La creazione è luogo
in cui si sviluppa tutta la storia dell’amore tra Dio e la sua creatura;
pertanto la salvezza dell’uomo è il
movente di tutto.
Contemplando il cosmo nella prospettiva della storia della salvezza
siamo portati a scoprire la posizione
unica e singolare occupata dall’uomo nella creazione: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di
Dio lo creò: maschio e femmina li
creò».
I doni preziosi
Questo ci consente di riconoscere pienamente i doni
preziosi ricevuti dal Creatore: il valore del proprio corpo, il dono della ragione,
della libertà e della coscienza. In effetti, ogni essere
umano che accede alla
coscienza e alla responsabilità fa l’esperienza di una
chiamata interiore a compiere il bene e, dunque, ad
evitare il male. L’ascolto
della Parola di Dio ci porta
innanzitutto a stimare l’esigenza di vivere secondo
questa legge «scritta nel
cuore». Gesù Cristo, poi, dà
agli uomini la Legge nuova,
la Legge del Vangelo, la
quale assume e realizza in
modo eminente la legge
naturale, liberandoci dalla
legge del peccato, a causa
del quale, come dice san
Paolo, «in me c’è il desiderio del bene, ma non la
capacità di attuarlo» , e dona agli
uomini, mediante la grazia, la partecipazione alla vita divina e la capacità di superare l’egoismo.
Chi conosce la divina Parola conosce
pienamente anche il significato di
ogni creatura. Se tutte le cose, infatti, «sussistono» in Colui che è «prima di tutte le cose» , allora chi
costruisce la propria vita sulla sua
Parola edifica veramente in modo
solido e duraturo.
La Parola di Dio ci spinge a cambiare il nostro concetto di realismo: realista è chi riconosce nella Parola di
Dio il fondamento di tutto.
Di ciò abbiamo particolarmente
bisogno nel nostro tempo, in cui
molte cose su cui si fa affidamento
per costruire la vita, su cui si è tentati di riporre la propria speranza, rivelano il loro carattere effimero.
L’avere, il piacere e il potere si manifestano prima o poi incapaci di compiere le aspirazioni più profonde del
cuore dell’uomo.
Egli per edificare la propria vita ha
bisogno di fondamenta solide. In
realtà, poiché «per sempre, o Signore, la tua parola è stabile nei cieli» e
la fedeltà del Signore dura «di generazione in generazione» , chi costruisce su questa Parola edifica la casa
della propria vita sulla roccia. Che il
nostro cuore possa dire ogni giorno a
Dio: «Tu sei mio rifugio e mio scudo: spero nella Tua parola».
P. Angelico Savarino
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Prospettive - 21 giugno 2015
Verso Firenze. Riunione fra le parrocchie del IX Vicariato
L’invincibile tentazione di dire se stessi
i risiamo. Ancora una
volta abbiamo ceduto
alla tentazione di raccontare noi stessi.
Così infatti è stato nella riunione fra le
parrocchie del IX Vicariato, tenutasi il
giorno successivo all’Assemblea
Pastorale diocesana di lunedì 16 giugno a Mompileri. In questa prima
riunione serale, tutta incentrata sulla
preparazione al Convegno Ecclesiale
Nazionale di Firenze, il vescovo Calogero Peri ci aveva offerto con magistrale abilità una miriade di suggestioni affinché ogni Vicariato potesse poi
affrontare la lettura della Traccia, per
stimolare «la consapevolezza ecclesiale, e cercare insieme vie nuove per
affrontare le sfide [della società contemporanea] coltivando la pienezza
della nostra umanità, più che formulare teorie umanistiche astratte o offrire
programmi e schemi pastorali precostituiti.» Bisognava rispondere, con
proposte concrete se possibile, a
domande cruciali nella rovente attualità della Chiesa, per esempio: Le
comunità cristiane stanno rivedendo la
propria forma per essere comunità di
annuncio del Vangelo? Sono capaci di
testimoniare e motivare le proprie
scelte di vita, rendendole luogo in cui
la luce dell’umano si manifesta al
C
mondo? Sono in grado di esprimere
con umiltà ma anche con fermezza la
propria fede nello spazio pubblico,
senza arroganza ma anche senza paure e falsi pudori? Insomma, siamo
ancora in grado di porre gesti e parole
che indirizzino a Dio lo sguardo e i
desideri della gente?
La riflessione del momento vicariale si
è mossa invece su ambiti piuttosto lontani dai veri obiettivi che con tanta
sapienza ci erano stati indicati. E questo mi sembra che sia un segno molto
eloquente che, al di là della solita
retorica e delle frasi ad effetto, che
abbondano sulla bocca di tutti alla
vigilia dei grandi eventi ecclesiali,
non abbiamo realmente capito il cuore del problema che il Convegno di
Firenze vorrebbe affrontare, umilmente ma decisamente. Infatti il nuovo scenario del mondo, che ha avuto
una grande svolta secolaristica e in
molti aspetti antiumanistica, chiede
alla Chiesa di trovare il modo per proporre positivamente una visione dell’umano secondo la natura profonda
della persona e della comunità degli
uomini (card. Giuseppe Betori). È
necessario pertanto avviare la ricostruzione delle grammatiche educative, ma anche la capacità di immagina-
re nuove «sintassi», afferma la Traccia.
Non si tratta perciò di inventare una
nuova strategia pastorale per avvicinare — come si dice — i lontani, ma
soprattutto di scoprire con urgenza, se ne
siamo ancora capaci,
un nuovo linguaggio
— ovviamente non
fatto di sole parole
— per presentare il
Cristo di sempre
all’uomo di oggi,
specialmente a quella
grande, sempre più
grande fetta di umanità che già da tempo
ha rigettato la Chiesa
e i suoi insegnamenti
(umanesimo compreso), perché non sa
andare oltre, purtroppo, il suo passato
pesante. «Sappiamo bene infatti che
non mancano motivi per rimproverarle di aver tradito il messaggio del rabbino Gesù di Nazareth, il messaggio
più rivoluzionario di tutti i tempi»,
afferma Emmanuel Carrère in una sua
recente pubblicazione di grande successo. La riflessione del brillante scrittore francese è una conferma che il
problema della Chiesa oggi è quello di
ricostruire una mentalità di fede per
essere poi una fede operante nel tempo, capace di interlocuzione con la cul-
tura di oggi. In un mondo secolarizzato, dove l’unica religione sembra il
monoteismo dell’io e il messianesimo
della tecnica, come tornare a parlare di
Dio in un modo che non sia solo
nostalgico e difensivo? (Chiara Giaccardi).
Allora mi chiedo cosa significhino
realmente espressioni correnti quali
Per il festival I Art a Scenario Pubblico “Petra”, dance calling, valanga
Danze pervase dalla dialettica di caos e di ordine
Viaggio nello scorrere del tempo per
appropriarsene, senza paura, con
uno stile costante e con disinvolto
gioco di opposti; una danza che narra emozioni, attraverso la sua terra
fonte di ispirazione, ridando vita ai
rapporti, alle identità siciliane,
autentiche ricchezze, in senso antropologico ed estetico. È quanto offre
“Petra”, produzione esclusiva di
Scenario Pubblico – Compagnia
Zappalà Danza per il festival I Art.
Lo spettacolo ha debuttato in ‘prima’
assoluta allo Scenario Pubblico, l’atout è stata la capacità di suscitare
nel pubblico quella benevola empatia che è la miccia di successo di una
pièce. Fondamento tematico di questo progetto coreografico è una fase
di scrittura nella quale il coreografo
Davide Sportelli ha realizzato la
creazione “Petra” con la compagnia
in scena MoDem, collettivo giovane
formato da danzatori selezionati dal
corso di perfezionamento prodotto
dalla compagnia Zappalà Danza, a
cui accedono tramite le audizioni
che si tengono in tutta Europa,
instaurando un dialogo epistolare
con ognuno degli interpreti. Lo scopo è stato il rinvenimento di sensazioni proprie del rapporto dei giovani danzatori con la Sicilia, terra che
li ha ospitati durante il loro percorso
formativo. Tali campioni di senso e
sensi formano un catalogo di luoghi
fisici del sentire e dell’agire. Davide
Sportelli e un artista della danza
attivo in Europa e oltreoceano; si
forma come danzatore a Roma e
presso l’Accademia Isoladanza della
Biennale di Venezia, con insegnanti
e coreografi quali Carolyn Carlson,
Malou Airaudo, Raffaella Giordano, Nigel Charnock, Bill T. Jones,
Iñaki Azpillaga, Frey Faust, Ivan
Wolfe, Susanne Linke, David
Zambrano. Coltiva da sempre una
pratica di scrittura creativa, che di
quella coreutica è specchio e complemento. Negli ultimi quindici anni
ha collaborato con Sasha Waltz,
ta delle diverse accezioni del tempo,
Sportelli legge lo spettacolo sottolineando, è superficie percorribile e
scalabile; è solidificarsi dei moti sotterranei e cristallo; è valanga. Petra è
il tentativo di tradurre in musica di
corpi gli irriducibili paradossi del
tempo. Il tempo che ci vuole, il tempo del silenzio, quello della pazienza
e del lento emergere. E il momento
Foto di Serena Nicoletti
Sostapalmizi, Caterina Sagna,
Michäel D’Auzon, P.A.R.T.S,
Amaraoui Burner Project, Micha
Purucker, incluso William Forsythe per l’installazione coreografica
“Human Writes”. Al centro dei suoi
interessi coreografici ci sono la relazione tra linguaggi verbali e non verbali, l’approccio al corpo come luogo della visione e visione del luogo,
il tentativo di fare della danza una
musica palpabile. “Mi è parso che
‘la pietra’ fosse una metafora perfet-
dell’improvviso manifestarsi, l’immediatezza del tuffo. I moti opposti
della presa di distanza e dell’avvinghiarsi dei desideri, la materia urlante che fonde e s’infonde per poi placarsi in un nuovo inesorabile distacco. Dobbiamo figurarci un paesaggio di muscoli e sensi su cui s’imprimano note aeree o terree, danze
accurate o deliranti pervase dalla
dialettica di caos e ordine, di formazione e disfacimento .
Passaggi, incroci, incontri, un percorso variegato ma coerente riportandoci fra il teatro di Brecht e Beckett un corridoio orizzontale dove si
incrociano scambi continui e proficui, fenomeni culturali e di costume
dei nostri tempi. Il coreografo accosta i simboli della cultura popolare,
calandosi nella complessità dei linguaggi, delle forme e dell’aporia del
comportamento,
sperimentando
nuovi testi e nuove musiche. Il tutto
al servizio di una gestualità dinamica e allusiva e attraverso il caos della materia ritrovare il senso dell’esistenza e la luce nel buio della nostra
“società liquida”.
Il Festival I ART, è il grande contenitore di eventi pluridisciplinari
inserito nel più ampio progetto I
ART. Ideatore e direttore generale è
Lucio Tambuzzo; direttore artistico
del Festival è il regista Giovanni
Anfuso; Comune di Catania ente
capofila di una lunga squadra di
partner, fra enti pubblici, associazioni e cooperative culturali della Sicilia orientale e occidentale e si svolge
in Sicilia da maggio a settembre; è
un progetto dell’associazione I
WORLD, ha per obiettivo la rilettura delle identità locali attraverso le
forme ibride, innovative e plurali
delle arti contemporanee, e la Compagnia Zappalà Danza sarà poi in
scena il 24 e 25 luglio in Piazza Università Catania con lo spettacolo
“Lava Bubbles”.
Artemisia
parlare in modo semplice come faceva
Gesù (suggerimento pressante che
ultimamente viene rivolto con insistenza soprattutto ai presbiteri). Sono
d’accordo, ma allora tiriamo le necessarie conseguenze… Ho l’impressione ci sfugga, per
citare due soli
esempi, che, per
quanto possa sembrare sorprendente,
nei Vangeli Gesù,
proprio per essere
semplice ed essenziale, ha parlato con
insistenza solo del
«regno di Dio» e
praticamente mai
della «Chiesa», termine che si legge
solo in Mt 16, 18 e
18, 17 ma chiaramente — ci assicurano gli esegeti — non impiegato da lui.
E non facciamo fatica a crederlo conoscendo tutto il resto. C’è ancora dell’altro. Gesù, a differenza del suo più
austero parente, non solo scelse di non
predicare il Regno ai grandi e ai potenti della terra — è nota a tutti la sua scena muta addirittura davanti a Pilato! —
ma nella regione dove lui invece ripetutamente lo annunciava, disertò volutamente e sistematicamente le grandi
città, come Tiberiade e Seffora, frequentando soprattutto piccole borgate
e povera gente. A Gerusalemme, in
particolare, fece solo qualche puntata
soprattutto in occasione delle grandi
feste… E poi tutto il resto…, che ci dà
la misura di quanto realmente oggi siamo difformi da quel cristianesimo che
all’inizio conquistò con fulminea rapidità il cuore di una moltitudine di
genti. Certo, «la Chiesa non ha mai
dimenticato le sue origini. Ne ha sempre riconosciuto la superiorità e cercato di farvi ritorno come se la verità si
trovasse là, come se la parte migliore
dell’adulto stesse in ciò che resta del
bambino.» E ancora oggi continua a
pensare che quei due o tre anni in cui
Gesù ha predicato in Galilea e poi è
morto a Gerusalemme rappresentino il
momento della sua verità assoluta,
senza la quale la Chiesa è priva della
sua vitalità. Ma al tempo stesso non
possiamo dimenticarci, poiché la storia ce lo impone, che sono trascorsi
duemila anni i quali hanno aggiunto
tutto ciò che Gesù non aveva neppure
pensato: «il Santo Sepolcro di Gerusalemme, il Sacro romano Impero, il
cattolicesimo, i roghi dell’Inquisizione, gli ebrei massacrati perché ritenuti di aver ucciso il Signore, il Vaticano,
la condanna dei preti operai, l’infallibilità del papa, e anche Mastro
Eckhart, Simone Weil, Édit Stein, Etty
Hillesum…» (Carrère).
Così, al punto in cui siamo, non abbiamo più la possibilità di ritornare all’età dell’oro, ma solo l’obbligo di andare avanti con coraggio e audacia, svecchiandoci e rinnovandoci profondamente nello spirito della nostra mente,
come oltre a Paolo sembra esortarci
decisamente il Convegno di Firenze.
Signorello Carmelo
parroco
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Prospettive - 21 giugno 2015
RUBRICHE
Incontro formativo con gli studenti dell’Istituto Alberghiero “Karol Wojtyla” di Catania
“Una guida...per la vita
’aula magna dell’Istituto
Alberghiero
“Karol
Wojtyla” di Catania via Lizio Bruno,
nell’ambito degli obiettivi educativi
POF, finalizzati all’educazione stradale, alla salute e legalità ha ospitato un
interessante conferenza tenuta il giornalista Agatino Zizzo, esperto di cronaca stradale del giornale La Sicilia,
Maria Rosa Zinna funzionario della
Polizia Stradale, l’assistente Luca
Orsini e il dott. Alessandro Conti,
anestesista - rianimatore dell’ospedale
“V. Emanuele” e medico del 118. La
scuola ha fornito ai ragazzi un importante momento di riflessione sui temi
del rispetto del Codice della strada, della sicurezza stradale e dei rischi della
guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; e il dirigente scolastico Daniela Di Piazza ha
offerto agli studenti un’opportunità di
confronto con esperti qualificati che,
nell’ottica della prevenzione e del
rispetto delle regole, hanno contribuito
a sviluppare in loro un maggiore senso
civico.
Una giornata importante per i giovanissimi alunni che hanno ascoltato con
attenzione i temi trattati dalla Dott.
Zinna che ha sottolineato le sanzioni
penali e amministrative del Codice
Stradale nell’ambito delle sue competenze, la tolleranza zero per quanto
riguarda i minorenni, nell’uso dell’alcol, in quanto la legge impone che si
pongono alla guida senza fare uso di
queste sostanze, rispettando le regole
per salvaguardare i più deboli e i giovani devono essere consapevoli sulla propria e altrui salute, riflettendo sui danni
che possono provocare agli altri “la legge 186 bis del Codice della Strada
introdotto per sanzionare in maniera
efficace i minorenni e i neopatentati è
complessa e molto articolata, e i giovani oltre ad avere una sanzione economica da pagare avranno un ritardo nel
conseguimento della patente di guida”.
Ha tratteggiato, come avvengono i controlli con l’obbligazione della prova a
cui si va incontro; nel primo step si usa
un precursore, che non spiega il quantitativo, ma se si è assunto alcol risulterà
positivo e allora successivamente sarà
sottoposto all’etilometro, che dà la percentuale di sostanza alcolica esistente
nel sangue.
Con un linguaggio molto comprensibile ha risposto alle tante domande che
sono state poste dagli alunni.
Affascinante, provocatorio e contenitore è stato l’intervento di Zizzo, giornalista accreditato presso il compartimento della Polizia Stradale della Sicilia Orientale, che si è soffermato sul
problema sicurezza stradale, evidenziando i problemi emergenti e sottolineando che non sono i giovani a creare
i maggiori problemi stradali, come si
evince dai dati statistici della Sicilia
Orientale del mese di aprile, ed ha
chiarito “la Polizia Stradale ha beccato
in stato di ebbrezza ben 24 conducenti.
Un dato, ha rimarcato Zizzo, nella
nostra zona che non crea molti problemi, poiché gli utenti monitorati con gli
etilometri e precursori sono stati ben
6.703, solo 24, è un dato positivo da non
sottovalutare”. Il dott. Conti con l’ausilio di slide utili ed efficaci, e con le sue
testimonianze ogni giorno che vive sul
posto di lavoro si è avvicinato ai giovani allievi portando informazioni utili e
sottolineando l’importanza della pre-
L
venzione attraverso anche l’uso del
casco e della visiera, poiché la mancanza di questo ausilio può provocare
danni invalidanti al viso e alla funzionalità della masticazione “maloculazione”. In maniera efficace ha parlato di
prevenzione, distrazione, cattive abitudini, assunzione di sostanza, atteggiamenti scorretti in strada e inoltre ha tratteggiato la biomeccanica dei traumi, il
rapporto tra velocità e compressione
con il nostro corpo e quindi come ci si
comporta durante un incidente, poiché
aumenta il peso del nostro corpo all’urto; come prestare aiuto in attesa dell’arrivo dei soccorsi. All’impatto i
decessi possono essere mortali, preco-
ci e tardivi: un intervento tempestivo
con manipolazione cardio-polmonare e
immobilizzazione con assistenza avanzata immediata può salvare vite umane.
In Sicilia nel 2013 si sono verificati
11.821 incidenti che hanno causato la
morte di 254 persone e il ferimento di
17.724. Gli incidenti avvenuti nell’isola rappresentano il 6,5% del totale
nazionale, i deceduti il 7,5%, i feriti il
6,9%. Il maggior numero di incidenti è
avvenuto nella provincia di Palermo
dove risiede il 25% della popolazione
regionale e sono più frequenti gli incidenti con lesioni, mentre il numero
maggiore di decessi si registra nella
provincia di Catania. La provincia di
Trapani presenta il maggior incremento del numero di sinistri e di persone
infortunate, ma una diminuzione della
mortalità, mentre Enna registra un tasso particolarmente marcato, a Messina
Pubblicato il libro di Nunziatella Cavalieri Diversamente amabili
DARE VOCE all’umanità scartata
iversamente amabili è
il libro di Nunziatella
Cavalieri, edito da Europa Edizioni
di Roma e presentato nei giorni
scorsi, presso la biblioteca civica
“Riccardo da Lentini”, a Lentini
sua città natale.
L’autrice, ora residente a Catania da
oltre trent’anni, fa parte dei “volontari del lunedì”, gruppo di amiche
che prestano la loro opera presso la
casa delle suore di Madre Teresa di
Calcutta a Catania, per la preparazione dei pasti agli abituali frequentatori.
Diversamente amabili si legge tutto
d’un fiato, anche se occorrerebbe in
verità dare più tempo alle parole e
alle storie raccontate dai tanti personaggi, italiani e non, dell’estEuropa e del nord-Africa, frequentatori della mensa e di “senzatetto”.
Storie nate da appunti, come di un
diario, che l’autrice ha raccolto e
trascritto per dare voce a quella parte di umanità scartata, sola – che la
solitudine è spesso la più grande
povertà, come dicono alcuni dei
protagonisti! -, vagabonda, che si
trascina la coperta per ripararsi dal
freddo della notte o l’immancabile
“sacchetto di plastica” contenente
quel poco e niente che si ha e che
viene, tante volte, “rubato”, certamente per necessità, da altri “poveri”.
Storie da leggere per vedere in faccia, come dal vivo, la realtà che
spesso si finge di non vedere perché
fa male quando è calpestata la
dignità della persona umana. Storie
intrise di vissuti particolari del luogo di origine, colorite dal linguaggio e dalle parlate locali, in cui - e
per fortuna - si fanno luce anche
gesti di speranza, come quando
avviene lo “scambio” di un qualche
oggetto fra i personaggi delle varie
storie, oggetti anche insignificanti e
di poco valore, a suggellare il senso
di solidarietà che ancora sopravvive
nell’animo umano e il comune anelito di amore per la vita.
L’intento dell’autrice, in fondo, è
proprio quello di dare voce a chi
voce in questa società non ha, ma
anche di sollecitare alla riflessione
e, in ultima analisi, le coscienze dei
lettori a guardare con occhi nuovi
questa particolare fetta di umanità
che ci sta vicino e, attraverso le
D
significative citazioni introduttive
ad ogni storia che la Cavalieri prende in prestito da autori vari, creare
ancora semi di speranza, oggi, per
un futuro migliore.
S.C.
rimane stazionaria la mortalità. In Italia nel 2013 si sono registrati in Italia
181.227 incidenti stradali con lesioni a
persone. Il numero dei morti (entro il
30° giorno) ammonta a 3.385, quello
dei feriti a 257.421.
L’Italia ha registrato un valore pari a
56,2, collocandosi al 14° posto nella
graduatoria europea, dietro Regno Unito, Spagna, Germania e Francia. Gli
incidenti più gravi avvengono sulle
strade extraurbane (escluse le autostrade), dove si sono verificati 4,63 decessi ogni 100 incidenti.
L’indice di mortalità raggiunge il valore massimo tra le 3 e le 6 del mattino. La
domenica è il giorno della settimana nel
quale si registra il livello più elevato dell’indicatore, 3,1 morti per 100 incidenti. Nella fascia oraria notturna, l’indice
è più elevato fuori città, il lunedì e la
domenica notte.
Tra i 2.297 conducenti deceduti a
seguito di incidente stradale, il 42,1%
aveva un’età compresa tra i 20 e i 44
anni, con valori massimi registrati
soprattutto tra i giovani 20-24enni e tra
gli adulti nella classe 40-44 anni.
La categoria di veicolo più coinvolta in
incidente stradale è quella delle autovetture; seguono motocicli anche se
sono la categoria più a rischio, autocarri, biciclette e i ciclomotori.
Lella Battiato
Duecento anni e oltre. La storia
dei Carabinieri tra carta e piombo
edeli nei secoli” È
il loro motto e la
loro virtù. E chi non sa delle loro
imprese di guerra e di pace? Recita
così l’album dei soldati del Corriere
dei Piccoli n. 12- 1932, appeso sulla
parete a sinistra, all’ingresso della
redazione di Sicilia journal, in Corso
Sicilia 56, accanto al calendario storico dell’Arma dei Carabinieri. Proprio a loro, infatti, è stata dedicata,
nella sede suddetta, la mostra inaugurata alla vigilia del 201° anniversario della nascita dell’Istituzione
che suscita la maggiore fiducia da
parte degli italiani, come si
è espresso in proposito il
direttore di Sicilia journal
Daniele Lo Porto, specificando che l’intento è quello
di arricchire la redazione,
affinchè sia promotrice di
cultura, oltre che tradizionale fonte di notizie. La
mostra dal titolo “Duecento
anni e oltre. La storia dei
Carabinieri tra carta e
piombo” è la terza iniziativa
di tal genere, organizzata
con la collaborazione del-
“F
l’associazione culturale Leaf e inaugurata dal tenente colonnello Mario
Pantano, del comando provinciale di
Catania (in rappresentanza del
comandante Alessandro Casarsa), e
dall’editore di Sicilia journal Nino
Ferro, alla presenza della docente
Liliana Nigro dell’Accademia di
Belle Arti di Catania e dei soci dell’Anc di Gravina di Catania, come
Giuseppe Giansiracusa, presidente
di Legacoop Catania. Tantissime
figure esposte, che, vera chicca per
tutte le età, tra pose impettite e divise autorevoli facevano bella mostra
di sé, dagli esempi riconducibili alle
guerre mondiali, ai corazzieri del
Quirinale: Marca Stella e Marca
Scaligera, Cartoccino, Publidar e La
Sorgente, tra le più rinomate marche
del Novecento. Ed esemplari della
collezione di Caporlingua (associazione internazionale soldatini di carta) con diversi fogli degli Anni Trenta, le 150 tempere di Alessandro
Degai, che riproducono le uniformi
dell’Arma dal 1814 al 1931, sino
alle pregiate statuine di piombo, della collezione di Enrico De Maria,
collocate in una teca di vetro, tra
vari modelli: Regno di
Sardegna, Regno d’Italia, Nord Africa, Ufficiali Sciumbasci della
Libia, ufficiale in piccola tenuta estiva con
berretto alla polacca e
Reggimento Cavalleria
di Sardegna. Ancora
un connubio di storia e
tradizione, con una
vivace pennellata di
fantasia.
Anna Rita Fontana
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N° 24 Domenica 21