CARAVAGGIO,
RESTAURO APERTO
Le operazioni di restauro, che si svolgeranno nei locali del “Punto Camera”
saranno aperti al pubblico.
(pagina 2)
I CAMION LETTERARI DELLA
MURSIA.
la casa editrice Mursia vuole mettere quattro ruote sotto la copertina. A Gennaio
verranno equipaggiati dei camion stipati
di libri.
(pagina 2)
PREMIO PAESTUM 2009
Il premio per l’archeologia è andato
all’archeologo Emanule Greco, che è
stato premiato con la sua “Tomba del
Tuffatore”.
(pagina 2)
Novembre-Dicembre
Anno II, numero 6
Schliemann
News
Notiziario dell’Associazione Heinrich Schliemann
L’associazione H. Schliemann, Associazione di Ricerca e Studio dell’Antichità è stata registrata all’Ufficio del Registro di Cosenza in data 24 maggio 2008 con il seguente C. F. 98071570786
ARCHEOLOGIA
STORIA E LETTERATURA
Locri e i Pinakes
INAUGURAZIONE
DELL’ANNO TELESIANO
Il convegno svoltosi all’Unical il 29 e 30 ottobre che ha coinvolto docenti
e studiosi di tutta italia
(pagina 4)
ELVIRA GAZZANEO
MARIAEVA BENVENUTO
Nei giorni 29 3 30 ottobre presso il
centro congressi dell’Università
della Calabria, l’Aula Magna
Beniaminio Andreatta, si è svolto il
Convegno sul tema Locri e i Pinakes. Le giornate di studio volute ed
organizzate dal Dipartimento di
Archeologia e Storia delle Arti
dellUniversità della Calabria e dal
Centro Erakles per il turismo culturale hanno visto coinvolti archeologi, storici e studiosi di fama internazionale. Tra questi il Prof. Mario
Torelli, la Prof.ssa Maria Cecilia
Parra, la Prof.ssa Marina Rubinich
e la Prof.ssa Roberta Schienal
Pileggi.
La Rubrica: Vite Parallele
(pagina 8 )
A CURA DI ROSSELLA SCHIAVONEA SCAVELLO
INSERTO MUSEI
In questo numero la Redazione
dello Schliemann News vi offre un
intressante inserto su alcuni dei
musei archeologici Calabresi, tra
nuove inuagurazioni e prossime
riaperture vi presentiamo:
-Il Museo civico archeologico dei
Bretii e degli Enotri di Cosenza;
- Il Museo Archeologico di Crotone;
- Il Museo Archeologico di Lametia
Terme;
(pagine 5 e 6)
Indagine biologica sul suolo del
Parco Archeologico di Capocolonna
Questa nuova rubrica del Notiziario, curata dalla
Dott.ssa Rossella S. Scavello, prende spunto da
quella che è una delle più importanti opere del
mondo antico: Le Vite Parallele di Plutarco. In
questa rubrica saranno messi a confronto archeologi, storici dell’arte, letterati, storici e relative
scuole di pensiero. Affinché si conoscano meglio
i personaggi che hanno fatto la storia degli studi
di queste discipline.
(pagina 9)
(pagina 11)
Aforismi scelti di Nicola De Santis
(pagina 10)
-La Mostra Ritorno@Itaca nel
Museo dei Bretti e degli Enotri;
ANTONELLA MICIELI
Direttore Responsabile
Dott. Marco Pallone (Presidente A.R.S.A. H. Schliemann)
Capo Redattori
Dott.ssa Faragò Maria Letizia
Dott.ssa Micieli Antonella
Dott.ssa Celeste Napolitano
Hanno collaborato
Dott. Nicola Desantis
Dott.ssa Elvira Gazzaneo
Dott.ssa Maria Eva Benvenuto
Dott.ssa Rossella S. Scavello
Dott.ssa Sara Oliverio
Dott.ssa Patrizia Campagna
Dott.ssa Chiara Miceli
Blog http://notiziarioschliemann.wordpress.com/
Schliemann News
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Novembre-Dicembre 2009
Caravaggio, restauro aperto
CHIARA MICELI
da Cut-tv in
L’Ara Pacis a colori
da Panorama.it
I camion letterari della Casa Editrice Mursia
Un viaggio di 10mila piedi incomincia sempre con un passo, diceva Confucio. Se nel viaggio si è accompagnati da una buona lettura la strada diventa
più lieve. Figuriamoci se lo scopo del viaggiare è proprio portare i libri
nelle piazze italiane. Come vuole fare la casa editrice Mursia (Ugo Mursia
editore): mettere quattro ruote sotto la copertina. A Gennaio verranno equipaggiati dei camion stipati di libri. Per ora i mezzi di trasporto, i truck
“Mursia Paspartù” sono due, ma raddoppieranno entro la fine del 2010.
Questi camion viaggeranno per l’Italia e si fermeranno nelle piazze, dove si
apriranno per diventare stand che ospiteranno oltre ai libri, la saletta conferenze, l’angolo cocktail, i computer.
Nelle grandi librerie dominano logiche di altro tipo: i best seller, il ricambio
continuo. Noi - dice Fiorella Mursia - abbiamo una grande libreria a Milano
e un nostro circuito distributivo. Ma con questa iniziativa vogliamo venire
incontro al percorso individuale di un lettore, alla sua ricerca di un titolo
magari pubblicato da anni. In un panorama abbastanza assestato, abbiamo
deciso di diventare nomadi, d’altronde la tradizione del libraio viaggiatore
esiste da secoli.
In ogni container ci saranno novemila copie, per un totale di 3500-4000
titoli. Non è la libreria che si muove, è l’intera casa editrice.
Schliemann News
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Novembre-Dicembre 2009
Bronzi di Riace: entro fine anno trasferimento a Palazzo Campanella
Dopo settimane di discussioni e di incontri tecnici e politici, l’argomento “Bronzi di Riace” sembre essere arrivato ad una conclusione,
almeno per il momneto. Di seguito vi proponiamo un articolo del 3 novembre dell’Agenzia Giornalistica Italiana, che racconta l’esito
dell’ultimo dibattito regionale sui Bronzi e la decisione a cui si è giunti.
REGGIO CALABRIA -Entro la fine dell'anno i Bronzi di Riace saranno trasferiti a palazzo Tommaso Campanella, sede del Consiglio regionale a Reggio
Calabria. E' quanto emerso dall'incontro tra la Soprintendente ai Beni archeologici per la Calabria, Simonetta Bonomi, e i vertici politico-amministrativi del
Consiglio regionale, che si e' svolto questa sera negli uffici del Museo Nazionale della Magna Grecia. Alla riunione operativa hanno preso parte il capo di gabinetto Giuseppe Strangio (in rappresentanza del presidente) e il segretario generale Giulio Carpentieri. Nel corso dei lavori e' stato concordato l'avvio dell'iter
burocratico, attraverso la predisposizione di tutti gli atti politico-amministrativi
necessari per instaurare il rapporto tra la Soprintendenza e l'Assemblea legislativa calabrese. Sono state altresi' fornite alla Soprintendente le planimetrie della
sede di via Cardinale Portanova e, in particolare, del salone "Federica Monteleone" che appare il piu' idoneo a ospitare il laboratorio di restauro in cui si procedera' a "curare" i due Guerrieri. La riunione e' servita inoltre per descrivere le
caratteristiche dei locali che il Consiglio regionale mettera' a disposizione della
Soprintendenza e dell'Istituto centrale per il Restauro. La sala "Monteleone", in
particolare, dispone di un ingresso completamente autonomo rispetto al resto
del palazzo: circostanza che rendera' possibile l'apertura al pubblico del laboratorio e, dunque, la fruizione delle opere d'arte anche durante il periodo dei
lavori. I rappresentanti del Consiglio regionale hanno sottolineato inoltre come
il sistema di videosorveglianza, gia' installato, possa essere ulteriormente
rafforzato ed analoghe migliorie possano essere apportate ai vetri blindati del
salone, al basamento in cemento della pavimentazione e all'impianto di climatizzazione. E sara' garantita la vigilanza armata 24 ore su 24. Assieme all'intervento sui Bronzi, al palazzo del Consiglio regionale sara' effettuato il restauro di
altri importanti reperti di grandissimo valore, quali i Dioscuri, il Kouros e i
Bronzi di Porticello. La riunione di questa sera ha fatto seguito all'incontro,
avvenuto il 23 ottobre scorso, tra la dottoressa Bonomi e il presidente Bova. In
quell'occasione la stessa Soprintendente ebbe modo di visitare palazzo Campanella, indicando subito il suo apprezzamento per la soluzione rappresentata dal
salone "Monteleone". La novita' di oggi e' costituita soprattutto dall'indicazione
dei tempi del trasferimento - sostanzialmente dato per acquisito da alcuni giorni
- dei Bronzi a palazzo Campanella.
Palazzo Tommaso Campanella, o più comunemente Palazzo Campanella, è un
importante edificio di Reggio Calabria, sede del Consiglio Regionale della Calabria. Intitolato al filosofo calabrese Tommaso Campanella, sorge in via Cardinale
Portanova, nella zona a nord-est del centro storico della città di Reggio Calabria.
Associazione di Ricerca e Studio dell’Antichità
ultime iniziative dell’Heinrich Schlimann
BookCrossing e Sophia
Nell’ultima riunione sono stati approvati due progetti interessanti, ai quali
l’associazione H. Schliemann, sta già lavorando: BookCrossing, e Sophia.
Il Bookcrossing è un sistema che prevede la libera circolazione di libri, i quali prima di
essere “abbandonati” o riposti in luoghi pubblici, vengono catalogati con un codice
univoco di Bookcrossing e registrati sul sito internet www.bookcrossing.com. Al
momento della registrazione del testo, ogni utente indica anche il primo luogo in cui il
libro viene lasciato, dati che potranno essere aggiornati man mano da altri utenti registrati. Ogni testo, avendo il codice di Bookcrossing, potrà successivamente, essere
lasciato ovunque nel mondo e, a condizione che ogni lettore si registri ed aggiorni lo
stato del libro, sarà sempre possibile conoscere gli spostamenti di ogni testo.
La nostra Associazione, dopo aver raccolto alcuni libri, prova per la prima volta ad
avviare un Bookcrossing nella nostra città, scegliendo come primo luogo di “abbandono” dei testi l’ Università della Calabria.
Sophia. Itinerari archeologici, artistici e letterari di Cosenza, è una guida culturale
della città di Cosenza. Un opuscolo a colori di 32 pagine ben illustrato e dotato di
mappe indicative, che renda i cittadini della città più consapevoli dei beni che li circondano e che sia utile, al contempo, al turista che voglia conoscere le variegate bellezze
e peculiarità di Cosenza. La guida conterrà informazioni sulla storia, la letteratura, il
patrimonio artistico, archeologico e architettonico della Città di Cosenza.
Kouros di Reggio
Schliemann News
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Novembre-Docembre 2009
STORIA E LETTERATURA
Al via le celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Telesio
I rappresentanti delle istituzioni hanno testimoniato il loro
appoggio e il loro interesse verso il progetto, mettendo a
disposizione del Comitato fondi e mezzi per portare avanti
il loro lavoro. Il Prof. Segonds ha annunciato la pubblicazione dell’opera omnia di Telesio presso Les Belles Lettres
per la prima volta con traduzione francese, mentre l’Avv.
Marotta ha sottolineato come un’iniziativa come questa
possa offrire una grande opportunità soprattutto ai giovani
studiosi. L’incontro si è concluso con l’intervento del Prof.
Shea che, partendo dai disegni lunari fatti da Galileo sulla
base delle sue osservazioni, ha inteso dimostrare quanto
anche la pittura abbia risentito del fascino di quelle scoperte, quando Lodovico Cardi - contemporaneo e collega di
studi di Galilei presso l’Accademia d’arte – nella cappella
di Paolo V a Santa Maria Maggiore, rappresenta sotto i
piedi della Vergine assunta in cielo non più la classica luna
crescente, ma una luna realistica e assai vicina a quella
rappresentata nei disegni di Galileo. L’intervento del Prof.
Shea ha fornito l’ennesima dimostrazione che le discipline
non sono scatole chiuse, ma vasi comunicanti che si valgono della complementarietà per giungere al “Vero” cui lo
stesso Telesio ambiva pervenire.
Durante la serata più volte si è fatto riferimento ai giovani,
che numerosi hanno preso parte all’incontro, con appelli
allo studio, alla ricerca del vero e al riscatto della dignità di
una terra che è in mano loro. Al loro mondo fatto di informazioni veloci e di facile accesso si ispirano due tra le tante
iniziative del Comitato: la realizzazione di un Cd-Rom che
conterrà tutti gli scritti di Telesio e su Telesio e un sito internet (www.telesio.eu) che permetterà di conoscere a tutti i
cybernauti tutte le iniziative del Comitato nonché verificare
l’impiego delle risorse finanziarie.
Le basi ci sono tutte: impegno, qualità, ambizione e voglia
di riuscire in un’impresa che non si limita, come ha più
volte sottolineato il Prof. Ordine, alla celebrazione
dell’anniversario, ma che vuole creare qualcosa di importante e duraturo, qualcosa che renda giustizia ad una Città e
ad una Regione che hanno generato grandi ingegni e che
oggi vivono nell’ombra. E quale modo migliore per farlo se
non attraverso la costituzione di un centro di eccellenza?
Tale sarà, infatti, la Biblioteca Telesiana che conterrà tutte
le edizioni di tutte le opere di Telesio sparse per il modo,
oltre alla saggistica su Telesio, di cui si occuperà il Dott.
Massimo Menna, Responsabile del Laboratorio Manoscritti
dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane del MiBAC.
ANTONELLA MICIELI
1509- 2009. Cinquecento anni ci dividono dalla nascita del “ primo dei moderni” secondo la definizione di Bacon- Bernardino Telesio , filosofo cosentino di fama
internazionale, che, criticando le posizioni aristoteliche in merito alla natura, ha dato il
via alla grande filosofia rinascimentale di cui sono figli Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Francis Bacon. Lo scorso 26 novembre il Comitato nazionale per
l’anniversario della nascita di Telesio ha dato il via alle celebrazioni in suo onore con
una conferenza inaugurale presso il Teatro Rendano. Il Comitato, che al fianco di
personalità di grande spessore per la vita culturale e accademica italiana, vanta nomi
di chiara fama internazionale (vedi riquadro), nutre ambiziosi progetti tra cui la costituzione di una biblioteca telesiana con sede a Cosenza e l’organizzazione di convegni
e lectiones magistrales sulla figura di Bernardino Telesio dal novembre 2009 al
maggio 2010.
L’inaugurazione dell’anno telesiano svoltasi presso il Teatro Rendano ha coinciso con
la lectio magistralis inaugurale tenuta dal Prof. William Shea, Professore ordinario di
Storia della scienza presso l’Università di Padova. Hanno partecipato alla cerimonia
Salvatore Perugini, Sindaco di Cosenza, Mario Oliverio, Presidente della Provincia di
Cosenza, l’Avv. Gerardo Marotta, Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, il Prof. Alain Segonds (Direttore Generale della società editoriale Les
Belles Lettres), il Prof. Giovanni Latorre (Rettore dell’Università della Calabria) e il
Prof. Roberto Bondì (Università della Calabria), Segretario tesoriere del Comitato e il
Prof. Nuccio Ordine, moderatore dell’incontro e Presidente del Comitato.
foto di F. Ferreri
Comitato Nazionale per le celebrazioni del V centenario della nascita
di Bernardino Telesio (1509-2009)
Prof. Mario Alcaro (Università della Calabria);
Prof. Roberto Bondì (Università della Calabria), Segretario tesoriere;
Prof. Andrea del Col (Università di Trieste);
Prof. Sebastiano Gentile (Università di Cassino);
Prof. Guido Giglioni (Warbung Institute- London);
Prof. Giulio Giorello (Università di Milano), membro della Giunta;
Prof. Miguel Angel Granada (Universitat de Barcelona ), membro della Giunta;
Prof. Nick Jardine (University of Cambridge);
Prof. Jill Kraye (Warbung Institute- London), membro della Giunta;
Prof. Giovanni Latorre (Univerità della Calabria);
Prof. Antonello La Vergata (Presidente della Società Italiana per lo studio dei rapporti tra scienza e
letteratura);
Avv. Gerardo Marotta (Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici);
Prof. Nuccio Ordine (Università della Calabria), Presidente;
Prof. Isabelle Pantin (Ecole Normale Supérieure- Paris);
Prof. Raffaele Perrelli (Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria);
Prof. Jürgen Renn (Executive Director Max Planck Institute of the History of Science- Berlin);
Prof. Alain Segonds (Directeur Général de la Société d’édition Les Belles Lettres), membro della
giunta;
Prof. Giorgio Stabile (Università di Roma “La Sapienza”), membro della giunta;
Prof. Philippe Vendrix ( Directeur du centre d’ Etudes Supérieures de la Reinassance- Tours).
Schliemann News
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Novembre-Docembre 2009
INSERTO MUSEI
La nuava sede del Museo è il Complesso Monumentale di S. Agostino a Cosenza
Inaugurazione del Museo dei Bretti e degli Enotri
MARCO PALLONE
mondo un Museo Archeologico dei Brettii e degli Enotri, nelle stessa
terra in cui queste popolazioni hanno vissuto e si sono sviluppate.
Il momento più atteso, il taglio del nastro, precede l’entrata nel Museo:
un fiume di persone che velocemente si appresta a salire le scale del
complesso museale, per giungere finalmente nelle sale di esposizione.
L’impatto, nonostante le centinaia di persone presenti, è positivo: vetrine ben organizzate con ottime illuminazione interna, buon contrasto
cromatico che mette in evidenza i reperti esposti. Subito risalta la particolare attenzione all’aspetto multimediale e quasi interattivo del museo,
inoltre diverse applicazioni multimediali aiutano il visitatore nella
visita delle sale ed un grande schermo sul pavimento ripropone lo scavo
di una sepoltura, con tanto di trowell e di corredo funerario. Un accorgimento che catturerà soprattutto l’attenzione dei più piccoli, ma anche di
chi non ha molta dimestichezza con l’indagine archeologica.
La nostra Associazione, presente all’evento, ha accolto positivamente
l’evento e la riapertura del Museo e coglie l’occasione per complimentarsi con il Comune di Cosenza, con la dott.ssa Cerzoso e ringraziare il
Prof. Peroni e la sua équipe per il lavoro compiuto.
Il museo rappresenta un’opportunità in più per conoscere e vedere
reperti che fino ad ora conoscevamo solo attraverso libri e pubblicazioni ormai trentennali. Riorganizzare il museo è stato anche un modo per
poter effettuare nuovi studi sui reperti, infatti tutto quello che resta del
mondo antico può e deve essere ripreso ed analizzato alla luce di nuove
scoperte e nuovi metodi d’indagine. Non sempre le conclusioni a cui si
arriva sono assolute ed immutabili.
Il 17 ottobre 2009, presso il Complesso Museale di Sant’Agostino a
Cosenza, è stato inaugurato il Museo permanente dei Brettii e degli
Enotri. Sin dall’inizio la partecipazione all’evento, pubblicizzato a
dovere con una originale locandina che poneva l’interrogativo “ sei più
Brettio o Enotrio”, è stata notevole. La sala di rappresentanza del complesso museale è ben presto diventata troppo piccola, tante persone
sedute e ancor di più in piedi. Dal fondo delle sala s’intravedeva un
lungo tavolo verde al quale erano sedute autorità politiche e archeologi
di fama internazionale: il Sindaco del Comune di Cosenza, Salvatore
Perugini e parte dell’équipe di archeologi e studiosi che si è occupata
dell’allestimento del museo, i Prof.ri Renato Peroni e Alessandro Vanzetti, docenti dell’Università “La Sapienza” di Roma. Per l’occasione
sono stati invitati a parlare anche i Soprintendenti Pier Giovanni Guzzo
e Simonetta Bonomi (attuale soprintendente archeologico della Calabria). Gli interventi di Peroni e Vanzetti mirano ad illustrare brevemente
gli aspetti tecnici del nuovo museo, dall’allestimento alla catalogazione
dei materiali. Successivamente la parola passa a Maria Cerzoso, Direttore del Museo, che esprime la sua soddisfazione e gioia per essere riuscita
in quella che si è dimostrata una grande sfida.
Molti studenti universitari e non, cittadini, alcuni docenti, non avevano
mai visto il precedente museo archeologico cosentino, chiuso circa 10
anni fa, e quasi non credevano di poter vedere quello che altri raccontavano: tante monete della Magna Grecia, vasi, spade e i noti corredi funerari di Torre Mordillo. Il mese scorso, finalmente, è stato possibile
vedere reperti pubblicati su decine di libri sempre in bianco e nero e
sempre nella stessa angolazione. Per i membri dell’Associazione Schliemann, che “vivono” di ricerca storica, archeologica e letteraria è una
gioia immensa ed una grande soddisfazione presentare al resto del
Riportando tutto a casa
CHIRA MICELI
Il Museo Civico dei Brettii e degli Enotri ospita dal 14 Novembre al 14 Dicembre la mostra “Tornare@Itaca”.
Arte per la legalità ideata dallo storico dell’arte calabrese Mimma Pasqua e allestita da Franco Gordano di
Vertigo Arte. Si tratta di un percorso artistico che da Grimaldi, luogo di nascita di Mimma Pasqua, giungerà
allo Spazio Tadini di Milano seguendo idealmente i viaggi della speranza compiuti dagli emigranti che
lasciavano il mare e il sole di Calabria. Una terra, la nostra, che per crescere ha bisogno di legalità:
l’eventuale ricavato dalle vendita delle opere in mostra andrà alla Cooperativa Libera di don Luigi Ciotti che
opera da molti anni nella Valle del Marro. Gli artisti hanno espresso con diverse tecniche e grande varietà di
supporti e materiali il loro legame alla terra di origine visto dal punto di vista del gioco, della ricerca interiore
e del parallelismo fra storia vissuta e mito. Il fatto che lo stesso Sant’Agostino, titolare del complesso monumentale che ospita il Museo Civico, lasciò la sua Africa per Milano, è solo una curiosa coincidenza? Gradevole l’allestimento, interessanti gli artisti, alcuni già noti al pubblico cosentino e lodevole l’intenzione di
coinvolgere i giovani.
Schliemann News
Novembre-Docembre 2009
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INSERTO MUSEI
Il Museo Archeologico di Crotone
SARA OLIVERIO
Il museo archeologico nazionale di Crotone
è sito in via Risorgimento, nella zona che
costituiva l’acropoli della città magno
greca e che ospita adesso il centro storico.
Insieme al museo civico all’interno del
castello di Carlo V ed al museo archeologico di Capo Colonna, rappresenta il principale centro di documentazione storica della
provincia. Dotato di magazzino, laboratorio di restauro e biblioteca tematica consultabile, si presenta come un’esposizione su
due piani open space, disposta secondo
criteri cronologici e topografici. Mentre,
infatti, il piano terra ospita reperti rinvenuti
all’interno delle mura urbane, quello superiore offre una panoramica su paesi della
Chora, come Petelia, Le Castella, Casabona, Isola di Capo Rizzuto e S. Anna di
Cutro. Il percorso è accompagnato da efficaci pannelli bilingue, ma la distribuzione
di materiale informativo è ancora carente, e
del tutto inattivo è il bookshop.
L’esposizione permanente
Si parte dalle testimonianze precedenti alla
fondazione della colonia, tra cui materiale
osseo, lame in ossidiana e ceramiche
d’impasto, nonché alcune asce bronzee
finemente decorate da Roccabernarda. Si
prosegue poi con la ceramica e la coroplastica magno greca, tra cui due antefisse
gorgoniche molto ben conservate, e con
materiali provenienti dalle officine ceramiche dei primi secoli dopo
Cristo.
Senz’altro la parte più emozionante di tale
sezione è l’area dedicata alla necropoli della
Carrara, che documenta gli usi funerari della
nobiltà d’età classica con splendidi vasi attici a
figure rosse, a figure nere e a fondo bianco,
scene eroiche, mitiche e dionisiache, ma anche
piccoli oggetti che lasciano immaginare qualcosa sulla vita delle persone a cui appartenevano: un gruppo di astragali, perché l’eternità
risulti meno penosa, una statuetta di partoriente, per assicurare ciò che una morte precoce
non ha permesso di esperire. Al piano di sopra,
invece, ampio spazio è dedicato ad alcuni
templi extra moenia, come quello di località
Vigna Nuova, probabilmente dedicato ad Hera
Eleutheria (liberatrice) per la quantità di ceppi
e catene che ne costituiscono gli ex voto, e alla
necropoli romana di Petelia, nove steli, di cui
una bilingue in distici elegiaci, dedicata ad un
bambino di 5 anni da una compagnia di saltimbanchi. Ma le aree più importanti non sono
ancora state menzionate. Una è il tesoretto
numismatico rinvenuto nel 2005 nel quartiere
di Fondo Gesù: una lunga serie di monete di
Bronzo siracusane, locresi e reggine ed un
ripostiglio comprendente splendidi gioielli
d’età ellenistica insieme a monete d’oro,
argento ed elettro di provenienza magno greca,
macedone e della Sicilia punica. L’altra, è il
tesoro di Hera, proveniente dal tempietto arcaico di Capo Colonna. Una serie di pezzi unici in
bronzo in stile orientalizzante, come la
barchetta nuragica, la sirena e la Gorgone in
corsa, oltre che il celeberrimo diadema in oro,
ornato da bacche e foglie di mirto.
Mostre e attività
Nonostante gli spazi ristretti, è costante l’impegno a
fornire un’offerta culturale varia e stimolante, per
appassionati quanto per semplici curiosi. Al
momento sono infatti attive due mostre. Una, dal
titolo: “Educare alla salute rileggendo la storia: il
consumo di tabacco tra sollecitazione e dissuasione”, a cura della dottoressa Margherita Corrado, è
dedicata alle pipe medievali in terracotta provenienti in gran parte dal castello di Carlo V; l’altra, ingegnosamente organizzata all’interno delle stesse
vetrine dell’esposizione permanente, ricostruisce i
luoghi e le attività sacrali all’interno delle mura
urbane. L’Università Popolare Mediterranea organizza, inoltre, durante l’inverno una serie di incontri
a cadenza settimanale, nei quali vengono esaminate
volta per volta diverse fasi della storia della città.
Per saperne di più:
Marino, D., Prima di Kroton. Dalle comunità
protostoriche alla nascita della città, Crotone 2008;
Marino, D., Corrado M., O dei di Kroton!
Luoghi e testimonianze del sacro dentro le mura
(catalogo della mostra), Crotone 2009;
Spadea, R., Ricerche nel santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna di Crotone, Roma 2006;
Belli Pasqua R., Spadea R., Kroton e il suo territorio tra VI e V secolo a.C. Aggiornamenti e nuove
ricerche (atti del convegno), Crotone 2005;
MiBAC, Soprintendenza per i Beni Archeologici
della Calabria, Il tesoro nascosto. Monete e gioielli d’età
ellenistica dal “Fondo Gesù” di Crotone, (catalogo della
mostra) Crotone 2006;
www.iresudcalabria.it
www.upmed.it
Il nuovo Museo Archeologico di Lamezia Terme
(con la collaborazione di Mariaelena Gullo)
Il Museo Archeologico di Lamezia Terme, inaugurato il 28 Luglio 1997 e sito nel
centro storico di Nicastro, rimasto aperto fino mese di Settembre, è ora chiuso
poiché in fase di trasferimento. Infatti si sta procedendo alla realizzazione di un
nuovo Museo Archeologico, che sarà il risultato di una collaborazione tra la Soprintendenza dei beni archeologici della Calabria, l’amministrazione comunale di Lamezia Terme e l’Associazione Archeologica Lametina.
Nei due piani del nuovo edificio, l’esposizione dei materiali sarà così articolata:
sezione preistoria, sezione dedicata alla Magna Grecia ed una all’età medievale. La
parte preistorica, dedicata a Dario Leone, lo scopritore del sito arcaico di Casella di
Maida, sarà divisa in due sale una per il paleolitico e l’altra per il neolitico. La prima
sala ospiterà, raschiatoi, amigdale e vari strumenti litici; mentre la sala dedicata al
neolitico esporrà numerosi oggetti in ossidiana e ceramiche a motivi geometrici e
chiuderà con un noto graffito (il Bos Pimigenius) e con la riproposizione di una
doppia sepoltura. Mentre la sala dedicata alla Magna Graecia ripercorre principalmente la storia di Terina, subcolonia di Crotone ed identificata con il sito archeologico di Sant’Eufemia Vetere, portato alla luce dalla Soprintendenza nel 1997. Oltre a
fedelissime copie del tesoretto di Sant’Eufemia, oggi al British Museum di Londra,
la sala dedicata a Terina esporrà numerosi oggetti di uso domestico ed importanti
elementi numismatici. La terza ed ultima sezione, quella di età medievale, è caratterizzata soprattutto dai ritrovamenti effettuati nel castello normanno di Nicastro:
elementi architettonici, pavimentazioni, ceramiche di varie forme finemente decorate, oggetti in ferro e un cannone di bombarda di XV secolo. Sono esposti inoltre
alcuni elementi architettonici provenienti dall’abbazia benedettina di Sant’Eufemia.
L’apertura della nuova sede del Museo, prevista per il nuovo anno e probabilmente
per gennaio, sarà resa nota anche dalla redazione dello Schliemann News, con adeguate e precise comunicazioni.
Vetrina nel Museo di via Garibaldi
Schliemann News
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Novembre-Docembre 2009
III Itinerario Culturale: la Puglia
LA REDAZIONE
Il 24 ottobre scorso si è svolto il III Itinerario Culturale organizzato
dall’H. Schliemann, Associazione di Ricerca e Studio dell’Antichità.
Dopo un’accurata organizzazione, l’itinerario ha portato i membri
della “Schliemann”, quelli del “Sileno Onuls” ed altri studenti
universitari interessati, a scoprire alcuni dei luoghi meno noti della
Puglia. Mantenendo l’interdisciplinarietà che ha anche caratterizzato
gli altri viaggi, con la preziosa collaborazione della Prof. Emanula
De Giorgi, docente di Storia dell’arte medievale all’Università della
Calabria, è stato sviluppato un percorso che ha permesso, a quanti
hanno partecipato, di conoscere chiese e cripte rupestri della Puglia,
in particolare del Brindisino.
Prima tappa è stata la cripta di San Biagio, nel comune di San Vito
dei Normanni: piccolo santuario collocato in un sito rupestre, scavato interamente nella roccia. La scelta è ricaduta su questo particolare
sito anche per la preziosità artistica e culturale degli affreschi interni
che caratterizzano la cripta. Il ciclo pittorico di San Biagio è tra i più
interessanti della Puglia, infatti sulle pareti delle roccia si conservano iconografie raramente riscontrabili in altre chiese rupestri, come
un ciclo cristologico, quasi completo, ed alcuni episodi tratti dai
Vangeli apocrifi. Seconda tappa è stata la chiesetta di San Pietro di
Crepacore nel comune di Torre Santa Susanna. Si tratta di un edificio
Chiesa di S. Pietro di Crepacore a Torre Santa Susanna
LA REDAZIONE
a pianta quadrangolare, considerato il più bel monumento bizantino
pugliese, edificato nell’VIII sec. d.C. con materiale di riutilizzo, che gli
conferisce l’aspetto di fortezza. La struttura, che è posta su una interessante area archeologica, è arricchita internamente da cicli pittorici che
evidenziano una frequentazione tra VIII e XIV sec. d.C.
La spiega durante la visita ai due monumenti, è stata della prof.ssa
Manuela De Giorgi, che ha illustrato le strutture e gli affreschi minuziosamente, esaurendo tutte le nostre curiosità e perplessità.
Nel pomeriggio, nonostante il cattivo tempo non abbia mai dato tregua,
terza ed ultima tappa è stata Taranto, dove una parte del gruppo ha deciso
di dedicare il tempo rimasto alla visita della città, mentre altri hanno
preferito visitare le sale, riaperte da poco, del museo di Archeologico
Nazionale di Taranto. L’Associazione Schliemann continuerà a portare
avanti progetti simili, che permettono di conoscere meglio la nazione in
cui viviamo e le culture ed i popoli che ci hanno preceduto. Colgo
l’occasione per ringraziare le guide del comune di San Vito dei Normanni e di Torre Santa Susanna, per la loro disponibilità e precisione ed
ovviamente la Prof.ssa De Giorgi per la sua preziosa disponibilità e
collaborazione.
Cripta di S. Biagio a San Vito dei Normanni
Schliemann News
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Novembre-Docembre 2009
Locri e i Pinakes
Il convegno svoltosi all’Unical il 29 e 30 ottobre che ha coinvolto docenti e studiosi di tutta italia
ARCHEOLOGIA
Le giornate di studio incentrate sui ritrovamenti archeologici di
Locri Epizefiri (29 e 30 ottobre), tenutesi presso l’Aula Magna
dell’ Università della Calabria hanno evidenziato ancora una
volta come la cultura calabrese non sia limitata solo alle più
note mete turistiche. I Pinakes, frammenti di terracotta offerti
come ex voto alla dea Persefone, sono stati al centro del dibattito di studiosi e rappresentanti delle istituzioni di questa due
giorni all’insegna della valorizzazione del patrimonio archeologico calabrese.
Numerosi studi iniziati con Paolo Orsi nel 1908 testimoniano la
presenza dei suddetti Pinakes risalenti al VI/ V sec. a.C. I Pinakes di Locri Epizefiri sono stati ritrovati presso il tempio della
dea Persefone sito sul colle della Mannella, per una stima di ca.
5000 esemplari. Probabilmente furono prodotti in serie con
matrici e completati da una vivace policromia. Classificati e
suddivisi in gruppi, riportano rappresentazioni a bassorilievo,
nei quali ben si distinguono scorci di vita quotidiana, raffiguranti oltre che uomini e fanciulle dediti a compiere i propri servigi,
animali, carri e suppellettili di cosmesi. Le scene che maggiormente spiccano evidenziano atti rituali precisi e distinti, in cui
gli studiosi individuano il passaggio dalla fanciullezza all’età
adulta. È cosi che si susseguono scene di sacrificio, di preparazione del letto nuziale, dell’apertura della “cista mistica”, ma
anche scene in cui l’attenzione è rivolta ad animali, quali il
gallo, simbolo per eccellenza della virilità maschile o ancora, è
rivolta a oggetti come il lekytos o lo specchio, legati invece alla
sfera femminile.
La prima giornata si è aperta con gli omaggi del prof. P. Paoletti,
Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Archeologia
presso l’Unical, che ha espresso la sua gratitudine verso quanti
hanno reso possibile l’organizzazione dell’ iniziativa. Si sono
susseguiti gli interventi di docenti e ricercatori provenienti dai
vari Atenei. Il prof. F. Costabile, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha esordito esponendo importanti
novità riguardo la documentazione relativa agli scavi effettuati
da Paolo Orsi nel territorio locrese, e presentando l’inedita
monografia contenente manoscritti e rilievi dei siti presi in
esame. A soffermarsi dettagliatamente sul territorio della Locride, sulla sua storia e la sua cultura nel V secolo a.C., è stata la
Prof.ssa G. De Sensi Sestito. Intervento conclusivo della prima
giornata è stato quello del Prof. Paoletti, che ha contribuito con
alcune osservazioni sulla coroplastica del territorio di Locri e
delle sue colonie.
Nella Seconda Giornata è stato, invece, il Rettore dell'Unical G.
La Torre, a fare “gli onori di casa” e con lui il Preside della
Facoltà di Lettere e Filosofia, R. Perrelli. Il primo intervento è
stato riservato al Prof. M. Torelli cui ha fatto seguito quello
della dott.ssa E. Marroni, che ha proposto un'avvincente introduzione ai Pinakes improntata su di un'accurata rilettura delle
scene ivi rappresentate, evidenziando l'importanza dei singoli
elementi costitutivi, dagli animali agli accessori legati alla vita
domestica.
È invece il dott. C. Sabbione a soffermarsi sulle origini dei Pinakes locresi, incentrando il suo studio sulle sostanziali differenze
tra alcune tavolette provenienti da Hipponion e i Pinakes, non
riscontrando alcuna analogia, in quanto le prime risalgono ad
uno stile più arcaico e sono prive di intento narrativo nelle scene
rappresentate a differenza delle tavolette locresi. La dott.ssa E.
Grillo si è invece addentrata negli stili che contraddistinguono i
Pinakes locresi individuando più botteghe artigiane. Tra queste
emerge quella definita della “Cornice” la cui caratteristica è la
“cornice a puntino rilevato” che inquadra la scena individuata,
mantenendo una particolare cura per i dettagli.
Un altro importante contributo per questa Giornata di Studi ci
viene offerto dalla dott.ssa M. Rubinich la quale ha esposto il
suo lavoro filologico sui Pinakes, volgendo l'attenzione
sull'aspetto religioso che da essi trapela in quanto in essi figurano divinità importanti per i locresi quali ad esempio Dioniso ed
Afrodite.
Secondo la dott.ssa R. Schenal Pileggi, degna di nota è la presenza di alcune
matrici ben differenti da quelle locresi, ovvero quelle delle sub-colonie Medma
e Hipponion, poiché nei frammenti rinvenuti in tali siti sono presenti scene non
riscontrabili con quelle locresi che lasciano supporre la presenza di maestranze
diverse.
A seguire l'intervento della dott.ssa M. Milanesio la quale ha trattato del culto di
Demetra a Locri, culto dai tratti evanescenti per gli studiosi. Per i culti della
Mannella, infatti, si parlava di anomalia della religiosità locrese per la mancanza
dell'archetipo materno a fianco di Persefone, spiegata in più modi, anche se
Paolo Orsi ha pensato al Santuario della Mannella come quello delle due dee
presupponendo la presenza di Demetra. Inoltre l'importanza del culto della dea
era attestata dall'VIII mese del calendario locrese.
I Pinakes locresi offrono un ampio spunto di discussione per ciò che concerne
l'iconografia alimentare nella coroplastica. La dott.ssa V. Meirano dell'Università
di Torino ha esposto a tal proposito la sua teoria, evidenziando l'importanza degli
studi paleobotanici per l'identificazione delle piante estinte o presunte tali.
È stata la dott.ssa M.C. Parra dell'Università di Pisa a trattare del forte significato
dei Pinakes, intesi come il risultato di una mescolanza di culture per tre motivazioni: la prima relativa ai due piccoli nuclei di Hipponion e Medma, la seconda
incentrata su due grandi contesti occidentali di rinvenimenti quali il Santuario
della Mannella e quello di Francavilla di Sicilia e la terza motivazione risultante
dall'analisi dei Pinakes in relazione ad altri contesti non occidentali, bensì attici
che ne hanno restituito nuclei consistenti.
A trattare dei Pinakes di Sicilia è stato il dott. U. Spigo il quale parlando del Santuario attesta la presenza nel deposito votivo di deposizioni che solo in parte
richiamano culti demetriaci della Sicilia sud-orientale. I frammenti di Pinakes,
ca. 450-500, che sono stati ricostruiti, si trovano in una giacitura piuttosto unitaria. La novità di tali ritrovamenti consiste nella maggiore connessione al mondo
cultuale riflesso da questo Santuario. La giornata è terminata con l'intervento
della Prof. ssa S. Mancuso, la quale si è soffermata sull'importanza della valorizzazione, come crescita culturale e riconoscimento di identità da parte della
collettività nel patrimonio.
Le Giornate di Studio su Locri e i Pinakes sono state arricchite anche da una
mostra bibliografica allestita nella sala adiacente l’Aula Magna grazie alla collaborazione dell’Associazione Schliemann e della Biblioteca di Area Umanistica
dell’Unical.
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Novembre-Docembre 2009
Vite Parallele
ROSSELLA S. SCAVELLO
VERE GORDON CHILDE
Vere Gordon Childe nasce a Sydney nel 1892. Dopo la laurea in latino,
greco e filosofia ottenuta nel 1914 si reca in Gran Bretagna per frequentare l’Università di Oxford. Dopo una breve ma intensa attività politica,
Childe si interessa della cultura europea per studiarne le origini. Gli
scavi di Skara Brae iniziano nel 1928 quando Childe viene chiamato a
dirigere i lavori intrapresi a seguito di una tempesta che aveva portato
alla luce alcuni edifici. Nel 1927 Childe pubblica The Aryans con il
quale si avvicinava alle teorie diffusioniste proposte da Kossinna. Nel
1955 pubblica Piecing Together the Past. L’anno successivo Childe
ritorna in Australia. Nel 1957 viene trovato morto suicida ai piedi della
Govett's Leap. Il suo ultimo libro, The Prehistory of European Society,
ultima grande sintesi della preistoria europea, uscirà postumo nel 1958.
Childe fu il primo ad introdurre i concetti di cultura archeologica e di
Rivoluzione Urbana. È ritenuto il padre della moderna paletnologia ed
ha il merito di aver portato la preistoria da semplice studio antiquario a
vera e propria scienza storica. Questo paleontologo e archeologo australiano ha dato molto allo studio dei modelli insediamentali, specie della
Preistoria e del Neolitico. Secondo per ordine di importanza nello studio
della Preistoria solo a Sir John Lubbock, Childe coniò la definizione di
rivoluzione neolitica per enfatizzare l’irreversibilità e la globalità dei
mutamenti che si verificarono e che posero le basi del mondo attuale.
Egli studia i fenomeni storici come una lunga concatenazioni di eventi:
nulla è lasciata al caso, tutto è legato nello sviluppo della cultura umana
che, a differenza di molti altri studiosi, Childe pone alla base delle sue
ricerche avviando processi mentali innovativi per l’epoca. Cosa hanno
in comune, e cosa di diverso, queste due figure? Entrambi controversi,
con una personalità non certo facile, Lanciani opera in Italia, prevalentemente a Roma, mentre Childe si muove tra l’Australia alla Gran Bretagna. Entrambi hanno dato peso a due settori ancora scarsamente valorizzati agli inizi del XX secolo: la topografia per Lanciani e la Preistoria
per Childe. Le loro pubblicazioni ancora oggi godono di accreditata
stima scientifica e restano di base nella formazione degli archeologi.
Probabilmente Lanciani è più radicato nella ricerca della sua amata
Roma, mentre l’archeologo australiano pone come fondamento delle sue
ricerche un intera periodizzazione, la preistoria, non soffermandosi su
un luogo esatto ma abbracciando un patrimonio di conoscenze che
spaziano tra l’Europa e il Nuovissimo continente. Entrambi, infine,
hanno creato intorno alla propria persona una serie di discussioni più o
meno critiche sull’operato o sulla vita privata che di certo non devono, o
non dovrebbero, influire sulla validità scientifica delle loro ricerche.
Anche la fortuna critica postuma risente di queste controversie: se per
Childe possediamo un nucleo di pubblicazioni sulla sua figura, per Lanciani non è altrettanto semplice reperire delle informazioni specie sul
metodo e sulla sua formazione. Per il secondo bisogna citare un recente
lavoro di Domenico Palombi dal titolo Rodolfo Lanciani: l’archeologia
a Roma tra Ottocento e Novecento edito dall’Erma di Bretschneider
(2006) che ha fornito una sintesi della sua figura sia dal punto di vista
umano che intellettuale.
RODOLFO LANCIANI
Rodolfo Lanciani nasce a Monticelli nel 1845 da una famiglia in vista: il
padre, ingegnere ed architetto pontificio, lo indirizza verso questi studi.
Dopo la laurea in ingegneria viene attratto dagli studi archeologici e nel
1872 entra a far parte, nel ruolo di segretario, della Commissione archeologica comunale, iniziando il suo cammino verso gli studi topografici.
Poco più che trentenne pubblica Topografia di Roma – i Commentari di
Frontino intorno le acque e gli acquedotti – silloge epigrafica antiquaria,
negli Atti dell’Accademia dei Lincei (1877). Lanciani da allora opera al
Pantheon e nel Foro Romano. La specializzazione nella topografia
romana lo porta alla docenza universitaria già nel 1882 e, nel frattempo,
da alla luce i suoi due capolavori, ancora oggi capisaldi della letteratura
archeologica: Forma Urbis Romae e Storia degli Scavi di Roma e notizie
intorno alle collezioni romane di Antichità. Forma Urbis è una pianta
della Roma antica con l’indicazione topografica e i disegni dei ruderi,
mentre Storia di Roma è un progetto che prevedeva la realizzazione di ben
sette volumi di cui solo quattro furono pubblicati. Lanciani muore nel
1929. La sua figura è sicuramente tra le più significative del panorama
archeologico ma la critica lo ha portato agli onori anche per il suo interessamento ai traffici di antichità e per l’apatia dimostrata durante il “sacco
di Roma”, gli sterri causati per ridare un volto nuovo alla capitale.
Rodolfo Lanciani è uno studioso dai tratti ambigui: non è un intellettuale
nel senso classico del termine, colpa o merito della sua formazione tecnica, non partecipa alle istanze culturali della sua Roma e non ama competere con la formazione umanistica.
Emilio Iuso. La tradizione della cultura figurativa
europea in un pittore calabrese del Novecento
PATRIZIA CAMPAGNA
La Calabria, con i suoi centri storici, si caratterizza come terra ricca di
storia e di innumerevoli tradizioni. L’importanza dell’arte e della sua
diffusione è di vitale interesse poiché solo attraverso l’arte, la cultura si è
capaci di costruire una società sana. Restituire prestigio, ricucire un percorso di una personalità come Emilio Iuso, pittore calabrese nato a Rose il 27
maggio 1907, non è cosa semplice. «[…] Iuso non è solo un semplice copista ma un artista consapevole della propria arte, delle proprie capacità e dei
propri limiti, che ha contribuito ad accrescere il valore artistico della Calabria, aggiungendo un tassello in più ai tanti esempi di cultura presenti nella
regione». Queste poche righe di Carmela Porco, co-autrice con Maria Pia
Polizzo, del testo «Emilio Iuso, La tradizione della cultura figurativa europea in un pittore calabrese del Novecento», racchiudono l’idea di fondo, lo
spirito che ha animato la ricerca portata avanti dalle due studiose storiche
dell’arte, sull’attività del maestro Iuso. Ricerca che si è conclusa con la
presentazione del volume il 12 di novembre 2009 a Luzzi. Presenti
all’iniziativa oltre alla famiglia dell’artista Iuso, il Sindaco di Luzzi il Dott.
Manfredo Tedesco, che ha fatto gli onori di casa con il Prof. Antonio La
Marca, delegato alla cultura e alle politiche sociali e turismo.
Presenti anche il Sindaco di Rose Stefano Leone e la Storica dell’Arte e
Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’Arte
dell’Università della Calabria la Prof.ssa Emilia Anna Talamo. Lo studio,
come hanno sottolineato le autrici del libro, è stato caratterizzato da una
«lunga ricerca iconografica e stilistica che ha messo in luce la profonda
conoscenza di Iuso del patrimonio artistico ed europeo » che ispirò la
produzione artistica del maestro. Raffaello, Michelangelo, Gherardo delle
Notti, Tiepolo sono alcuni dei grandi nomi della storia dell’arte che hanno
catturato l’estro creativo del maestro, al punto tale da diventarne muse ispiratrici.
Viva soddisfazione è stata espressa dai due Sindaci di Luzzi e Rose che si
sono ritrovati insieme per condividere un momento importante per le
rispettive comunità; Iuso pur essendo nato a Rose, lavora e realizza le sue
opere, nelle chiese di Luzzi. Importanti le parole della Prof.ssa Talamo, che
ha sottolineato l’importanza della ricerca di una ricostruzione storicaartistica del patrimoni calabrese, e la vicinanza da parte degli enti locali che
devono incentivare e sostenere le iniziative di qualità. La manifestazione è
stata ulteriormente impreziosita con l’esposizione di alcuni bozzetti del
maestro Iuso, gentilmente concessi dalla famiglia. «Una chiara e devota
ispirazione all’arte sacra – come scrive Maria Pia Polizzo - si presenta
nell’attività artistica del Maestro Emilio Iuso, infatti proprio nella sua
attività artistica si fa insistente quell’unione tra Arte e Fede; la fede infatti
non può essere disgiunta dall’arte del maestro, in quanto l’una e l’altra
sono stati gli elementi primari delle sue composizioni, ove primeggia
l’artista, nella tecnica compositiva e coloristica, nello stile armonico e
sobrio, l’uomo religioso per il sentimento ed il divino candore dei suoi soggetti, mentre nella vita quotidiana, l’uomo con le sue pecche ed i suoi pregi
può trovarsi talvolta in contrasto con l’artista; nell’opera d’arte l’uno e
l’altro si fondono e si armonizzano per il trionfo del grande ideale» La
famiglia Iuso, al termine della presentazione del volume, non poteva non
esprimere la propria soddisfazione e la propria gioia nei confronti delle due
studiose Maria Pia Polizzo e Carmela Porco, che sono riuscite con il loro
impegno, la loro passione e il loro coraggio a restituire a Luzzi, a tutta la
Calabria ed in modo particolare alle giovani generazioni la vita artistica di
un grande uomo come Emilio Iuso.
Beato Nicola da Longobardi ,
Chiesa San Francesco di Paola ,
Cosenza
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STORIA DELL’ARTE
Il grande potenziale del MAB
CELESTE NAPOLITANO
MAB: è l’acronimo di Museo all’aperto Bilotti inaugurato nel marzo
2005 nella città di Cosenza. Le opere che lo costituiscono sono state
donate al capoluogo dal ricco imprenditore cosentino Carlo Bilotti,
trasferitosi a Roma e successivamente residente in Florida, scomparso
nel novembre 2006 a New York, e da suo fratello Enzo. Filo conduttore
del Museo all’aperto è l’arte del XX secolo con i suoi interpreti più
rappresentativi. Il percorso museale, che si snoda da Piazza Bilotti
appunto (già Piazza Fera) a Piazza dei Bruzi, comprende diciotto statue.
Si inizia da I quattro Paracarri e Il Bifrontale di Pietro Consagra siti ai
lati di Piazza Bilotti, si incontrano poi nel tratto iniziale di Corso Mazzini Il Grande Cardinale Seduto e La Medusa di Giacomo Manzù, San
Giorgio e il Drago di Salvador Dalì, Ettore e Andromaca di Giorgio De
Chirico, a Largo Lisa Bilotti si erge La Grande Bagnante di Emilio
Greco, Il Lupo della Sila di Mimmo Rotella si trova a Piazza XI Settembre, nella zona terminale di Corso Mazzini abbiamo I Bronzi di Riace di
Sasha Sosno, I due Archeologi ed Il Grande Metafisico ancora di De
Chirico, ed infine Le Tre Colonne Doriche sempre di Sosno. Ogni scultura è posta su un piedistallo in plexiglass, ad ognuno dei quali è associato un sistema elettrico in grado di riprodurre musica strumentale o una
introduzione al museo stesso. L’ideale a cui si ispira il percorso è quindi
quello di una grande modernità, peccato che poi non sempre i cittadini e
i turisti – pochi purtroppo a dire il vero - possano usufruire di tutta
questa tecnologia visto che non sempre questo sistema risulta funzionante. Per non parlare poi dello stato di incuria in cui versano le sculture a
volte, come nel caso de La Bagnante, vittime di vergognosi atti vandalici
ma più spesso dell’indifferenza dei cittadini che contaminano lo spazio
artistico con i loro rifiuti. E allora lo scenario cambia e dalla parvenza di
grande innovazione si passa ad un panorama desolante. Non sta a noi
giudicare l’operato dell’amministrazione comunale, sono i fatti che
parlano! Noi ci limitiamo a lanciare un appello chiedendo un maggiore
riguardo da parte di tutti per il potenziale del MAB che se “sfruttato” nel
modo giusto potrebbe arrecare davvero grande lustro alla nostra città e
perché no essere uno dei motori della sua ripresa economica attraverso
la creazione di una rete museale cittadina, che comprenda oltre al MAB
anche la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone e i neo-nati Museo
Civico dei Bretii e degli Enotri e la Galleria d’Arte Provinciale di Santa
Chiara, da inserire nei pacchetti turistici dei tour-operator locali. Vi invitiamo pertanto provocatoriamente a riporre le carte delle leccornie o le
buste dei vostri acquisti nei cestini disseminati sul corso principale!
Perché poi non si pensa ad un sistema di vetrine infrangibili per tenere al
sicuro queste opere da stupidi atti di teppismo? Sono tutte idee che mettiamo sul tavolo con semplicità senza pretese di assolutezza, a noi sembrano scontate, anche un po’ banali ma forse non per tutti è così! Ma non
ci limitiamo a questo. Infatti è proprio da queste pagine che con grande
gioia l’Associazione Schliemann anticipa ai suoi lettori la nascita di
Sophia. Itinerari archeologici, artistici e letterari di Cosenza, una piccola
guida che descrive tutte le bellezze della nostra città soffermandosi sulle
opere del MAB in modo da soddisfare le curiosità di tutti. A questo
punto non mi resta che dirvi: alla prossima!
Aforismi scelti di Nicola De Santis
Arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce
avere un significato. (Anonimo)
Bisogna fare della propria vita come si fa un'opera d'arte.
Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui.
La superiorità vera è tutta qui. (G. D'Annunzio)
Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia
gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.
(P. Picasso)
L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel
rapprentarle con novità. (Ugo Foscolo)
La critica è più facile dell'arte. (Plinio il Vecchio)
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Indagine biologica sul suolo del Parco Archeologico di Capocolonna
I territori interessati dall’indagine storica o archeologica possono essere oggetto anche di altri studi, di diverso carattere scientifico e lontani
da quelli cui siamo abituati. La Prof.ssa Maria Carmela Algieri dell’Università della Calabria (Dip. di Difesa del Suolo) ha svolto uno studio
di carattere scientifico sul territorio del Parco Archeologico di Capocolonna a Crotone. Abbiamo chiesto alla Professoressa di scivere un articolo
sull’argomento.
Lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare la qualità biologica del suolo
in un sito Calabrese (Crotone), di interesse nazionale perchè da sottoporre a interventi di risanamento ambientale a causa della preoccupante contaminazione da
metalli pesanti.
L’attività di monitoraggio è avvenuta tramite lo studio dell’artropodofauna edafica
complesso di organismi animali che vivono nel suolo e la cui presenza è indispensabile per il funzionamento dello stesso) considerata un buon indicatore biologico,
perché sensibile ad alterazioni di origine naturale o antropica.
La fauna del suolo è costituita da organismi particolarmente sensibili alle alterazioni di origine naturale o antropica e agli equilibri chimico-fisici che caratterizzano il suolo stesso: tali organismi sono quindi considerati buoni indicatori.
E’ prassi ormai consolidata il valutare la tossicità di matrici complesse, quali
quelle ambientali, mediante una batteria di bioindicatori.
Gli organismi utilizzati come strumento della nostra indagine sono gli Artropodi
del suolo, quali ad esempio: Acari, Collemboli, Isopodi, Insetti, Centopiedi, Millepiedi, in rapporto alle diverse condizioni del suolo. Ogni organismo ha, infatti, una
propria tolleranza e sensibilità a determinati inquinanti o fattori di stress, proprie
esigenze fisiche, chimiche nutrizionali, ecc.
Il numero di organismi viventi nel suolo varia notevolmente non solo in funzione
del tipo di terreno e di vegetazione, ma anche in relazione alla latitudine, altitudine, esposizione e stagione considerata.
La fauna edafica o pedofauna dimostra un’evidente sensibilità al degrado del suolo
e alla sua conseguente diminuzione di qualità. Il ciclo vitale della pedofauna si
svolge in maniera strettamente dipendente dal substrato che la ospita, interagendo
con esso in vari modi, ne risulta che, la composizione delle zoocenosi del suolo
può essere considerata una importante descrittrice della qualità dell’ambiente. Le
aree studiate, molto eterogenee tra loro, sono localizzate nella provincia di Crotone, in particolare il sito campione (Pertusola, ex stabilimento metallurgico non più
attivo per l’incontrollata produzione di rifiuti tossici e nocivi) è ubicato nella zona
industriale della città, il sito di controllo nel Parco Archeologico di Capocolonna.
In entrambi i territori sono stati individuati alcuni punti di criticità ambientale, e
realizzati 13 campionamenti, con due tecniche di campo: carotaggio e trappole a
caduta. Per il prelievo delle zolle è stato usato un carotatore (piantabulbi) inserito
perpendicolarmente alla superficie fino alla profondità di 10 cm. I campioni sono
stati inseriti in una batteria di imbuti di Berlese-Tullgreen, per l’estrazione della
fauna edafica. In questa ricerca si sono utilizzati 52 campioni di suolo raccolti
nelle 4 stazioni precedentemente individuate e valutate nel periodo febbraiomaggio 2008. Complessivamente sono stati identificati 1954 individui appartenenti a 27 taxa di artropodi edafici. Dall’analisi complessiva dei risultati ottenuti campionando gli artropodi del suolo ed applicando diversi indici, si evidenzia un certo
impoverimento della fauna nel sito “Pertusola” con perdita di diversità biologica.
Sulla scorta dei dati a disposizione, con un campione ancora piccolo possiamo
affermare che il suolo della “Pertusola” è degradato per i valori di A/C e del
QBS-ar, quello di Capocolonna denota una situazione prossima alla normalità. I
nostri risultati assegnano: al suolo del sito campione una classe di qualità compresa fra 3 e 4 (su una scala da 1 a 7) si tratta cioè di una classe scarsamente sufficiente, diversamente per il controllo in cui si ha una classe di qualità “buona”, equivalente alla classe 6.
Da questo studio, seppur molto giovane, emerge come nell’area industriale di Crotone sia presente una situazione prossima allo stress per gli artropodi e come il monitoraggio della qualità biologica dei suoli possa essere condotto attraverso
l’analisi della struttura e della composizione delle comunità edafiche indagate sensibili alla presenza di contaminanti.
La ricerca sta proseguendo integrando i dati biologici ottenuti con le analisi chimiche del terreno
CONTRIBUTO NEGLI ATTI DEL XXII CONVEGNO NAZIONALE DI
ENTOMOLOGIA - ANCORA 15-18 GIUGNO 2009 - M.C.Algieri & G.Barbuto
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