PROGETTO COFINANZIATO REGIONE CALABRIA DALL’UNIONE EUROPEA CENTRO DI ESPERIENZA AMBIENTALE POR CALABRIA 2000-2006 ASSE I -CITTA’Misura 1.10 RETE ECOLOGICA REGIONALE (Azione 1.10 a) Tutela e valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali DIFFERENZIAMOCI ROSSANO IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE A cura di: Regione Calabria PRESENTAZIONE Questo opuscolo elabora due diverse tematiche dal titolo: DIFFERENZIAMOCI ROSSANO e IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE. La prima riguarda la produzione dei rifiuti il loro riciclaggio e riutilizzo come fonti d’energia;la seconda invece prende in considerazione la sinergia dei vari elementi,naturali e non,che costituiscono l’ambiente. E’ con la pubblicazione di questo opuscolo che il circolo Legambiente di Rossano, presente da tempo nella città bizantina, porta a conoscenza del lettore alcune riflessioni, semplici nozioni, dati riguardanti il mondo naturale ed in particolare il rapporto che l’uomo ha con esso, con l’intento di promuovere nel nostro territorio e nel contempo avvicinare un pubblico sempre più vasto alla conservazione e tutela dell’ambiente. Regione Calabria POR CALABRIA 2000-2006 ASSE I - CITTA’ Misura 1.10 RETE ECOLOGICA REGIONALE Azione 1.10 a) tutela e valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali DIFFERENZIAMOCI ROSSANO IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE A cura di: TESTI: Elisa Romano Graziella Sapia Regione Calabria DIFFERENZIAMOCI ROSSANO I RIFIUTI IN NATURA. Sicuramente il progresso e l’industrializzazione hanno portato con sé innumerevoli benefici ma certamente anche molti problemi, uno fra tanti è quello della produzione e della gestione dei rifiuti ovvero materiali non biodegradabili che la natura da sola non riesce a decomporre perché non li riconosce. Da quando l’uomo è comparso sulla Terra ha sempre mantenuto l’equilibrio naturale delle risorse in quanto i pochi rifiuti che produceva erano riciclati completamente dall’ambiente. Gli oggetti erano costituiti soprattutto da materiali naturali che potevano essere gettati via in modo indifferenziato poiché li avrebbero smaltiti i batteri decompositori. Con il progresso, l’uomo non è riuscito ad inserire le sue attività nei cicli naturali, anzi, ha alterato l’equilibrio degli ecosistemi, creando molti più rifiuti di quanti ne possano essere smaltiti e soprattutto che non sono biodegradabili. Fino al XVIII sec. l’ economia era basata sul riciclo e il non spreco, il problema rifiuti era produzione cominciato dei preoccupanti, rifiuti ha associati a veramente problemi ad marginale. assumere ecologici, in La aspetti seguito al processo di industrializzazione e con la nascita dei grandi agglomerati urbani. In particolare sono stati creati materiali nuovi come la plastica, con fabbricano oggetti più economici ma anche meno durevoli che hanno facilitato il diffondersi dell’ “usa e getta”. Da un la quale si lato ciò ha sicuramente dei vantaggi ma dall’altro ha contribuito all’aumento della quantità di rifiuti. Il rifiuto è quindi un’invenzione dell’uomo. Tutti gli oggetti che utilizziamo nel corso della nostra vita ma che ad un certo punto “buttiamo”, perché pensiamo o decidiamo che non ci possono più essere utili, rappresentano da questo momento un rifiuto. Secondo la definizione della direttiva CEE 75/442 viene definito rifiuto: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. La natura pertanto non crea rifiuti in quanto tutto ciò che crea viene poi riutilizzato mantenendo un’ equilibrio stabile. Quindi per cercare di aiutare la natura bisogna innanzitutto produrre meno rifiuti, dopo riciclare e riutilizzare. Piccoli sforzi possono diventare un grande contributo per mantenere vivibile e sano il nostro pianeta. I RIFIUTI COME FONTE DI RISORSE. Dobbiamo considerare che è l’uomo in prima persona a cambiare le sorti dei rifiuti in quanto se opportunamente differenziati e lavorati essi possono essere trasformati in altri oggetti o in materia prima per produrre energia. Di recente si è iniziato ad intendere i rifiuti come materiali che possono rientrare nel ciclo della materia per trasformarsi in “risorse”. Un concetto del tutto nuovo che è stato introdotto negli ultimi anni è quello di “materia prima secondaria”, nel senso che il materiale scartato non è più un rifiuto ma, se Regione Calabria adeguatamente raccolto e trattato, può tornare ad avere quelle qualità che sono tipiche delle materie prime e quindi può essere re-impiegato per la produzione di altri beni di consumo con notevoli risparmi di energia e materia. L’uomo non considera il legame che collega i rifiuti prodotti alle risorse a cui attinge per soddisfare i suoi bisogni, in natura invece il rifiuto e la risorsa rappresentano aspetti e momenti diversi della continua trasformazione della materia sul nostro pianeta. Anche in natura esistono delle sostanze di scarto, ma tutto ciò che è rifiuto da un lato risulta essere una risorsa dall’altro. Il riciclaggio quindi rappresenta la via maestra per inquinare meno, produrre materie prime ed energia. LA NORMATIVA SUI RIFIUTI E LA LORO CLASSIFICAZIONE. E’ certamente noto a tutti che in Italia la situazione della gestione dei rifiuti è assai precaria, soprattutto a causa della innumerevole presenza e pertanto confusione normativa in cui verte il nostro Paese. Un aiuto a tal proposito è stato dato dal Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 “Attuazione delle Direttive 91/156 CEE sui rifiuti in generale, 91/689 CEE sui rifiuti pericolosi e 947/62 CE sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio”, detto anche decreto Ronchi, dal nome del Ministro dell’Ambiente che lo ha proposto. Esso ha rappresentato il recepimento all’interno dell’ordinamento italiano della disciplina europea in materia di rifiuti ed ha posto le basi di un modello di sviluppo orientato alla compatibilità ambientale. Il decreto, più volte modificato, si prefigge lo scopo di migliorare la qualità dell’ambiente e tutelare la salute delle persone nonché definire una politica di gestione globale attenta a tutto il ciclo dei rifiuti e classifica i rifiuti in quattro categorie: Secondo l’origine in rifiuti urbani e rifiuti speciali e secondo le caratteristiche di pericolosità in rifiuti pericolosi e non pericolosi. - Rifiuti urbani: quelli che possono essere conferiti nei contenitori stradali e che vengono ritirati dall’azienda pubblica o privata che gestisce per conto dell’Amministrazione comunale il servizio di raccolta: a) rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione e non, come bar e ristoranti, purché assimilati ai rifiuti urbani; b) rifiuti provenienti dallo spezzamento delle strade; c) rifiuti di qualunque natura, giacenti sulle strade e aree pubbliche o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua; d) rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi ecc…; e) rifiuti provenienti da esumazioni o da attività cimiteriale. - Rifiuti speciali: quelli prodotti dalle attività commerciali, industriali che costituiscono la tipicità dell’ attività e per i quali è necessario avvalersi di un sistema di raccolta rifiuti separato con appositi contenitori e imprese specializzate nella raccolta di questi particolari rifiuti. - Rifiuti pericolosi: sono definiti così perché contengono alcune sostanze nocive che con l’ossidazione e il contatto con agenti atmosferici potrebbero provocare danni all’uomo, all’aria e al sottosuolo. Regione Calabria Per questo motivo devono essere raccolti negli appositi contenitori, il trasporto e lo smaltimento devono essere condotti da personale e impianti di smaltimento autorizzati: a) pile esauste. Esse contengono acidi e metalli pesanti altamente tossici e inquinanti che si accumulano nell’ambiente e quindi negli esseri viventi. La raccolta delle pile viene fatta attraverso appositi contenitori posizionati negli angoli delle città; b) farmaci scaduti. I contenitori per la raccolta differenziata dei farmaci scaduti sono molto diffusi, spesso posizionati nei pressi o all’interno delle farmacie. Essi vengono poi portati in appositi impianti di incenerimento e le ceneri vengono sigillate in contenitori di cemento per evitare la dispersione di sostanze tossiche; c) tutti i contenitori etichettati T e/o F (tossici e infiammabili). Per molti di questi rifiuti non esistono contenitori specifici e data la pericolosità delle sostanze contenute, la raccolta non è finalizzata al recupero ma alla riduzione degli effetti inquinanti; d) neon e lampadine. I neon contengono un gas nocivo per l’ambiente, quindi anche se questi tipi di rifiuto contengono vetro non vanno posizionati in questi contenitori; e) toner e cartucce. Essi contengono residui di sostanze chimiche nocive per l’ambiente e per l’uomo. Attualmente ci sono cartucce che vengono rigenerate ossia ricaricate e aziende che pensano alla raccolta. Un’altra categoria di rifiuti sono: - Gli imballaggi: composti di qualsiasi materiale, servono a contenere, a proteggere e a consegnare determinate merci, che siano materie prime o prodotti finiti. I materiali di cui gli imballaggi sono costituiti sono principalmente quelli oggetto della raccolta differenziata: cartone, plastica, legno, acciaio, alluminio, essi costituiscono il 40% del volume dei nostri rifiuti. Nel D. Lgs. "Ronchi" è stato inserito anche il capitolo riguardante il sistema di gestione degli imballaggi e dei rifiuti da imballaggio al fine di prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela ambientale. Tale disciplina stabilisce che il costo della gestione degli imballaggi è a carico dei Produttori e degli Utilizzatori, i quali a loro volta aderiscono al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi). Gli imballaggi si dividono in: Primari: sono quelli che normalmente noi produciamo sotto forma di rifiuto e che sono oggetto di raccolta differenziata in ambito urbano; Secondari e Terziari: sono quelli prodotti dalle aziende a livello industriale e che seguono flussi di recupero e smaltimento differenti da quelli che avvengono in ambito urbano. Sono ESCLUSI dal campo di applicazione del D. Lgs. Ronchi: a) i gas emessi nell’atmosfera in quanto disciplinati da specifiche disposizioni di legge; b) i rifiuti radioattivi; c) i rifiuti risultanti dall’estrazione e dal trattamento di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave; d) e carogne e i rifiuti vegetali utilizzati nelle normali pratiche agricole, Regione Calabria e) materiali esplosivi in disuso. Ogni Regione deve predisporre il Piano regionale di gestione dei rifiuti per gli ambiti territoriali ottimali (ATO). Le leggi in vigore fino a prima del decreto Ronchi si preoccupavano solo del problema dello smaltimento dei rifiuti, comprendendo in ciò tutte le operazioni relative allo stesso come la raccolta, il trasporto, lo smaltimento e il recupero. La nuova normativa invece si preoccupa dell’intera della gestione dei rifiuti. Per gestione dei rifiuti si intende la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento, il controllo di tutte queste operazioni e il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura. La politica ambientale adottata con questo decreto si pone come obiettivo prioritario la riduzione sia della quantità che della pericolosità dei rifiuti prodotti sia del flusso dei rifiuti avviati allo smaltimento. Sicché prevede e disciplina specifiche azioni per intervenire alla fonte del processo produttivo e per agevolare ed incentivare il riciclaggio e il recupero dei rifiuti. Infine i rifiuti non recuperati devono essere smaltiti in condizioni di sicurezza, con una progressiva riduzione del flusso dei rifiuti avviati in discarica. Tutti i soggetti coinvolti nel ciclo del rifiuto (produttore, trasportatore, smaltitore) sono corresponsabili della corretta gestione dal momento in cui sono prodotti al momento del definitivo smaltimento o recupero anche in funzione di un’elevata protezione dell’ambiente. Una strategia per limitare i danni della problematica dei rifiuti è il c.d. principio delle 4R, che vede al primo posto la riduzione della quantità di rifiuti prodotti e della loro pericolosità, quindi in ordine, il riciclaggio, il recupero ed in fine il riutilizzo di materia e di energia. Riguardo alla riduzione della quantità di rifiuti, questa deve essere posta a monte delle politiche industriali ed economiche finalizzate al guadagno. Riguardo al secondo e terzo aspetto, il rifiuto deve essere gestito in modo da conseguire obiettivi di riciclaggio e recupero riducendo il flusso dei rifiuti avviati allo smaltimento. Ciò si può conseguire realizzando obiettivi di raccolta differenziata. Quindi raccogliere, rielaborare, commercializzare in maniera differenziata per produrre nuovi oggetti con risparmio economico ed energetico. Al fine di un corretto riutilizzo, invece, bisognerebbe potenziare il mercato dei prodotti riutilizzabili nonché la produzione e l’utilizzo del combustibile da rifiuto. L’evoluzione dell’iter normativo continua con l’emanazione del Testo Unico in materia ambientale 152/2006 dove il recupero continua ad essere privilegiato rispetto allo smaltimento che costituisce pertanto solo la fase residuale della gestione dei rifiuti. LA RACCOLTA DIFFERENZIATA E I SUOI ELEMENTI DI SELEZIONE. La raccolta differenziata svolge un ruolo molto importante nella gestione dei rifiuti in quanto consente di ridurne il flusso da avviare allo smaltimento e valorizzare le componenti merceologiche dei rifiuti sin dalla fase di raccolta. Per raccolta differenziata si intende quella raccolta che separa i rifiuti secondo caratteristiche omogenee dei materiali che li compongono e che rappresenta la condizione indispensabile per Regione Calabria il loro trattamento successivo cioè il riciclaggio. Per poter riciclare i rifiuti è quindi necessario separarli tra di loro per tipo di materiale negli appositi cassonetti differenziati e nelle campane poste lungo le strade. Sono state create anche delle piattaforme di raccolta, ovvero delle zone attrezzate dove i cittadini si possono recare per conferire i rifiuti separati o quelli ingombranti. La raccolta differenziata per essere efficace deve essere associata a centri di riciclaggio efficienti dove i materiali che vengono raccolti subiscono le lavorazioni necessarie per poter essere riutilizzati. Il D. Lgs. 22/97 prevedeva di raggiungere entro il 2003 la soglia minima di raccolta differenziata del 35% per regione. Ma i valori raccolti hanno evidenziato come non si sia raggiunta la soglia prevista dalla normativa di riferimento. La raccolta differenziata e il recupero possono dare enormi vantaggi a noi e all’ambiente in cui viviamo. Ma affinché ciò avvenga è indispensabile la partecipazione attiva di tutti i cittadini con conseguente modifica dello stile comportamentale e di vita. Possono essere raccolti in maniera differenziata: - Carta e cartone; - Plastica; - Vetro; - Alluminio e materiali ferrosi; - Rifiuti organici. Analizziamo nello specifico questi materiali e che cosa in particolare si può riciclare. CARTA E CARTONE L’importanza della carta per noi è molto elevata, basti pensare che siamo circondati da materiali in carta ma siamo anche talmente abituati alla sua presenza che non ci accorgiamo di come spesso viene sprecata. Infatti costituisce circa il 28% della massa totale dei rifiuti. Il problema sta nel fatto che la cellulosa, ossia la materia prima per produrre materiale cartaceo si ricava dalla corteccia degli alberi e dato che gli alberi oltre a rifornirci ossigeno sono fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi dell’intero pianeta, è nata la necessità di trovare un modo alternativo per procurarsi la carta. Questo sistema è il riciclaggio di quella già esistente che ha innumerevoli vantaggi. Infatti per produrre una tonnellata di carta da cellulosa vergine occorrono 15 alberi, 440.000 litri di acqua e 7600 Kwatt di energia elettrica, invece per produrre una tonnellata di carta riciclata occorrono 0 alberi meno della metà di acqua ed energia elettrica. Inoltre il riciclo di una tonnellata di carta determina un benefico risparmio di circa 210 Kg di CO 2 . Si possono riciclare giornali, riviste, sacchetti e scatole, bisogna però fare attenzione ai contenitori dei liquidi alimentari che sono solo esternamente di carta, in realtà sono costruiti in TETRAPACK, un assemblato di più materiali che va gettato nel secco non riciclabile. Un altro importante accorgimento è quello di non abbandonare i materiali in carta fuori dagli appositi cassonetti per evitare che si bagnino. Regione Calabria PLASTICA In realtà la plastica non esiste, ma esistono diverse materie plastiche, diverse tra loro per caratteristiche, aspetto e utilizzo. Tutte le materie plastiche derivano dalla lavorazione del petrolio, combustibile naturale che si estrae dal sottosuolo e non è presente in Italia. Le materie plastiche, negli ultimi decenni, hanno cambiato molto la nostra vita, riempiendola di oggetti leggeri, resistenti, colorati e a basso costo. Il principale pregio della plastica è la sua elevata resistenza cosa che, dal punto di vista della biodegradabilità, è il suo peggior difetto. Gli svantaggi della plastica sono: - la non biodegradabilità - l’ essere troppo ingombrante - la produzione di sostanze tossiche ed inquinanti se bruciata. Ogni tipologia di plastica è identificabile con una sigla e con un numero che indica il grado di riciclaggio (da 1 a 6 è riciclabile): • PVC: impiegato nei flaconi per i detersivi e nei nastri magnetici delle videocassette; • PET: usato nella produzione delle bottiglie per le bevande; • PS: utilizzato per imballaggi, posate, piatti, bicchieri; • PE: utilizzato per produrre le buste e i sacchetti per la spazzatura. I contenitori in plastica vanno schiacciati e sciacquati prima di essere gettati negli appositi cassonetti. Il PVC recuperato viene solitamente utilizzato in campo edile per realizzare tubi rigidi per le condutture, mentre il PET per creare tessuti come il pile, interni ed accessori per auto. VETRO Il vetro si ottiene dalla fusione di sabbie e può essere colorato con l’aggiunta di ossidi metallici. E’ il materiale ideale per i contenitori destinati alla conservazione degli alimenti visto che è molto resistente agli agenti fisici e chimici. Resistenza e stabilità rendono problematico lo smaltimento in discarica, ma lo rendono perfetto per essere riutilizzato infinite volte. Infatti, dopo il recupero e la pulizia esso subisce vari trattamenti di selezione in cui viene raccolto il vetro in base al colore, dopodiché viene frantumato e rifuso ad altissime temperature diventando liquido. Nella fase di raffreddamento l’impasto viene lavorato dando vita a nuove forme. Questa caratteristica lo rende un materiale molto utile, poiché può essere trasformato molte volte, mantenendo le sue caratteristiche invariate, fatta salva la colorazione che a volte deve essere corretta. Al fine di riuscire ad avere un prodotto di qualità è importante che il vetro venga introdotto nelle campane libero da ogni materiale estraneo come tappi, etichette, coperchi, materiali in ceramica che altrimenti ne comprometterebbero il risultato finale. Regione Calabria ALLUMINIO L’alluminio è il più giovane tra i metalli in uso ed esiste in natura sotto forma di composto. Viene estratto dalla bauxite, un minerale che si presenta sotto forma di argilla granulosa. Il processo di isolamento dell’alluminio invece è alquanto complesso. L’alluminio ha buone proprietà: leggero ma resistente agli urti, alla corrosione, igienicamente sicuro, a-magnetico. E’ un ottimo materiale per gli imballaggi perché garantisce la massima protezione aggiungendo minimo peso. Inoltre gli imballaggi in alluminio garantiscono un ottimo effetto barriera che protegge il contenuto dalla luce, dall’aria e dall’umidità, permettendo lunghi periodi di conservazione. L’alluminio è un materiale totalmente riciclabile consentendo notevoli risparmi di energia. Gli oggetti di alluminio che possono essere riciclati portano la sigla “AL” o “ALU” e vengono raccolti insieme alla plastica nello stesso cassonetto, poi portati all’impianto di separazione dove vengono isolati da eventuali parti di materiale diverso e sottoposte a trattamenti igienici, infine pressati in balle e portati alle fonderie per essere trasformati in lingotti. L’alluminio riciclato grazie all’attività del CIAL (Consorzio Imballaggi Alluminio) è della stessa qualità di quello originale. ORGANICO L’organico rappresenta la frazione umida dei nostri rifiuti, ovvero gli scarti organici che hanno origini vegetali o animali e quindi biodegradabili cioè possono essere decomposti e trasformati in altre sostanze da alcuni batteri naturalmente presenti nel terreno. Questo processo, detto compostaggio, imita i processi naturali di decomposizione trasformando i rifiuti in compost, il quale ha le stesse caratteristiche dell’humus che si trova in natura e che rende più ricca e nutrita la terra. Questo prodotto funge come ottimo reintegrante dei terreni agricoli. Risulta molto importante recuperare l’organico in quanto il suo mancato smaltimento in discarica produce il percolato cioè un liquido derivante sia dall’acqua dei rifiuti sia da quella piovana, unitamente a metano ed anidride carbonica (c. d. biogas) sono entrambi molto nocivi per l’ambiente. L’uno perché può, se non adeguatamente trattato, contaminare il sottosuolo e le acque sotterranee e l’altro perché contamina l’aria. IL TERMOVALORIZZATORE. Oltre alla discarica, l’altra soluzione per smaltire i rifiuti è la termovalorizzazione, cioè quel processo tramite il quale i rifiuti vengono portati in un’apposita struttura detta inceneritore per essere bruciati e la loro valorizzazione, come dice il termine stesso, consiste nella produzione di energia elettrica. L’inceneritore è composto da: - le sale di stoccaggio dove vengono accumulati i rifiuti destinati all’incenerimento; - la benna che è una grande pinza mobile con cui si prelevano i rifiuti dalla sala di stoccaggio per immetterli nel canale di carico dell’inceneritore; - il canale di carico serve per caricare i rifiuti all’interno del forno dell’inceneritore, - la camera di combustione dove vengono bruciati i rifiuti a temperature di 850°; - camera di postcombustione dove vengono trattati i gas provenienti dalla camera di combustione che contengono ancora elementi inquinanti; - i filtri a maniche sono filtri che rimuovono le polveri rimanenti dei gas; - le ciminiere Regione Calabria sono la parte terminale dell’impianto da dove fuoriesce il fumo in gran parte composto da vapore acqueo; la turbina a vapore che viene azionata dal vapore generato dalla combustione e che produce elettricità. L’ultimo ciclo di vita dei rifiuti si conclude così. Il termovalorizzatore sembra essere la soluzione migliore rispetto alla discarica ma non tutti ne sono convinti poiché si pensa che sia fonte di inquinamento e di danni alla salute umana. Esso però se accompagnato a un buon sistema di raccolta differenziata consente di ridurre le emissioni di biogas e la produzione del percolato. Per il corretto funzionamento di questa struttura è però necessario che tutto il sistema della gestione dei rifiuti funzioni correttamente. Si tratta tuttavia di impianti molto complessi che richiedono una costante manutenzione. Regione Calabria IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE “ la natura non e’, in effetti, una realtà sacra o divina ,sottratta all’azione umana,è piuttosto un dono offerto dal Creatore alla comunità umana affidato all’intelligenza e alla responsabilità morale dell’uomo…” Benedetto XVI Ci si chiede se la spinta verso il progresso e lo sviluppo delle attività umane debba tener conto, e in quale misura,dei turbamenti che avvengono negli equilibri naturali ; se sia lecito distruggere un’ ecosistema per promuovere l’insediamento di nuove attività umane; fino a che punto si possono utilizzare le risorse definite “non rinnovabili”, quali siano le concrete possibilità per attuare uno sviluppo sostenibile cioè uno sviluppo della società umana compatibile con le esigenze dell’ambiente. ATMOSFERA Atmosfera (dal greco “vapore” e “sfera” ) è l’involucro gassoso che avvolge la Terra, le cui molecole sono trattenute dalla forza di gravità terrestre. Essa è divisa in vari strati, che in ordine di altezza sono: TROPOSFERA, STRATOSFERA, MESOSFERA, IONOSFERA, ESOSFERA. Dell’atmosfera la composizione chimica media al suolo è la seguente: azoto 78,88%, ossigeno 20,95%, argon 0,9%, vapore acqueo 0,33%, anidride carbonica 0,032% e poi neon , elio, metano, idrogeno, kripton, xeno, ozono. Nella troposfera si verificano tutti i fenomeni metereologici, (venti equatoriali, perturbazioni atmosferiche) ma la troposfera è anche il luogo della vita, è qui infatti che vivono le piante e tutti gli esseri viventi utilizzando alcuni dei gas che la costituiscono. Al di sopra della troposfera troviamo la stratosfera. È nella stratosfera che si verifica il fenomeno dell’inversione termica Regione Calabria per cui, al contrario di quanto succede nella troposfera, si registra un aumento della temperatura all’aumentare dell’altezza. Questo fenomeno è dovuto allo strato di ozono che assorbe la maggior parte delle radiazioni solari ultravioletti. In alcuni punti questo strato di ozono si è assottigliato ( “buco nell’ozono”) e non riesce più a dare un’efficace protezione ai raggi UV che così giungono sulla terra causando seri danni a tutti gli esseri viventi. INQUINAMENTO ATMOSFERICO Qualsiasi modificazione della composizione dell’aria dovuta all’immissione in essa di una o più sostanze che hanno la caratteristica di costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente, genera un l’inquinamento atmosferico. Le sostanze inquinanti emesse in atmosfera sono in gran parte di origine antropica. È infatti l’uomo la fonte maggiore d’inquinamento trasporti, (attività industriali, riscaldamento centrali domestico), termoelettriche, al contrario dell’inquinamento di origine naturale (esalazioni vulcaniche, pulviscolo, decomposizione del materiale organico, incendi) che ha una minima incidenza, e che l’ambiente comunque riesce a riassorbire. Le attività inquinanti generate dall’uomo invece hanno effetti a lungo termine e possono creare modificazioni irreversibili in tempi relativamente brevi. BIOSFERA L’ambiente o biosfera è l’insieme delle zone del pianeta Terra in cui le condizioni ambientali permettono lo sviluppo della vita. Queste zone includono la litosfera (sottosuolo e superficie terrestre) e l’idrosfera (acque marine, lacustri, fluviali e i primi strati dell’atmosfera). La vita è resa possibile proprio dall’atmosfera che protegge dalle radiazioni e dalle meteoriti, da una temperatura adatta al mantenimento della struttura terziaria e quaternaria delle proteine e dall’esistenza di elementi chimici appropriati per lo svolgimento dei processi vitali. La vita di tutti gli esseri viventi, uomo compreso, è strutturalmente legata alla vita di ogni altra specie e alla persistenza delle condizioni fisico - climatiche che permettono lo scambio vitale di risorse fra esseri viventi. Basti pensare al ciclo dell’aria, con la luce per la fotosintesi degli alberi che producono l’ossigeno e con gli animali che restituiscono l’anidride carbonica. È un insieme di delicati equilibri millenari, che l’uomo dovrebbe preservare per la sua stessa sopravvivenza, a determinare la “fortuna biologica “della terra. Ecco perché la distruzione di ogni singola specie porta un danno grave al relativo ecosistema con un conseguente squilibrio irreparabile all’intera biosfera. Durante la storia della Terra sono avvenute molte modificazioni geologiche e climatiche della biosfera che hanno influito profondamente su gli ecosistemi e su gli organismi viventi determinando una Regione Calabria serie di processi evolutivi (Evoluzionismo di Darwin) ed estinzioni di alcune specie. Un’ accelerazione a queste modifiche sembra essere dovuta, soprattutto a partire dalla fine del secolo scorso, da un notevole sviluppo della popolazione umana. Pertanto i principali fattori antropici che possono avere influenza negativa sulla biosfera sono: - il disboscamento; - l’urbanizzazione; - l’eccessivo sfruttamento dei terreni per l’agricoltura; - l’inquinamento e l’incremento di anidride carbonica a causa del massiccio uso di combustibili fossili. BIODIVERSITA’ Oltre dieci anni fa a Rio de Janeiro i paesi più industrializzati del mondo furono costretti ad ammettere che la questione ambientale era diventato ormai un problema planetario. In quella occasione fu formulata la convenzione sulla biodiversità con l’affermazione del principio del valore intrinseco della diversità biologica e dei suoi vari componenti ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici, educativi culturali, ricreativi ed estetici. La convenzione infatti riconosceva l’esigenza fondamentale della conservazione della diversità biologica che consiste nella salvaguardia “in situ” degli ecosistemi e degli habitat naturali, con il mantenimento e la ricostruzione delle popolazioni di specie vitali nei loro ambienti naturali. A questo proposito la Regione Calabria ha sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente un’accordo di programma per la conservazione della biodiversità, con la promozione del turismo ecologico, il recupero e la valorizzazione del patrimonio delle aree naturali protette e delle aree di eccellenza naturalistica. Questo ha portato alla costituzione della rete dei parchi naturali nella quale sono stati inseriti gli itinerari della biodiversità, vissuti come aree di valorizzazione culturale, sociale, storica e antropologica da estendere ad interi territori, in particolare a quelli montani. La superficie regionale interessata da aree protette è pari al 17,70% della superficie totale. Tra le aree protette calabresi ricordiamo il Parco Nazionale del Pollino la cui vegetazione è resa unica dal Pino loricato, un vero e proprio fossile vivente divenuto l’emblema del parco, il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Parco Nazionale della Sila, il Parco Regionale delle Serre e la riserva marina di Capo Rizzuto. La realizzazione in tutto il Pianeta di aree protette è dovuta alla preoccupazione condivisa da molti che, a causa delle attività dell’uomo, la biodiversità possa ridursi notevolmente sia a livello globale, sia a livello nazionale che a livello locale. Fenomeni come la perdita di popolazioni animali e vegetali, estinzioni di alcune specie e riduzioni di ecosistemi sono ormai evidenti a tutti. Ad esempio su alcune isole sono avvenute delle estinzioni a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, della distruzione degli habitat naturali e anche per l’introduzione di nuove specie da parte dell’uomo in ambienti in cui esse non erano presenti. Ad oggi si ritiene che siano circa 6.000 le specie animali in via d’estinzione e molti pensano che questo sia un numero sottostimato. Regione Calabria CONSERVAZIONE AMBIENTALE La conservazione ambientale è l’insieme degli interventi che vengono adottati per salvaguardare le risorse naturali e in particolare il suolo, l’acqua e la biodiversità. Le risorse naturali si dividono in due categorie: risorse rinnovabili e quelle non rinnovabili. Tra le prime troviamo la fauna e la flora. In quelle non rinnovabili troviamo i combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturali) e i minerali. La conservazione dell’ambiente naturale interessa diversi campi come la gestione del paesaggio e del territorio, il ripristino degli ecosistemi, la difesa dell’ambiente dalle varie forme d’inquinamento, la pianificazione paesistica, i programmi di sviluppo sostenibile. La salvaguardia dell’ambiente naturale è legata anche al controllo dell’incremento demografico mondiale e all’ uso più razionale delle risorse e dell’energia. Quando parliamo di conservazione dell’ambiente intendiamo: 1. La conservazione delle foreste, strumento fondamentale di difesa del patrimonio boschivo che consiste nel costante monitoraggio dello stato fitoschitorio. 2. La conservazione delle aree da pascolo. In alcune regioni del mondo lo sfruttamento eccessivo dei pascoli ha portato alla desertificazione di vasti territori rendendo necessario il ripristino della copertura vegetale attraverso nuove semine. 3. La conservazione della fauna, basata in primo luogo sulla difesa degli habitat in cui le specie 4. La conservazione del suolo. La difesa del suolo prevede due tipi d’intervento: il controllo di vivono. fattori naturali di degrado mediante opere di rimboschimento e il ripristino del paesaggio, un razionale uso del territorio e uno sfruttamento del suolo che concili le esigenze sociali ed economiche con la reale disponibilità delle risorse naturali presenti. Nel caso delle terre agricole ad esempio, si dovrebbero rivalutare le tecniche di rotazione colturale e la pratica del “maggese” lasciando i campi incolti tra una coltivazione e l’altra e consentendo così al terreno di rigenerarsi. EDUCAZIONE AMBIENTALE Il tema dell’educazione ambientale riveste oggi un notevole interesse. Forte infatti è il grido d’allarme lanciato dalla comunità scientifica internazionale a difesa sia dei singoli ecosistemi che dell’intero geo-sistema. Secondo la comunità scientifica siamo al limite della sopportabilità e pertanto dell’emergenza ambientale esistente si deve prendere atto ed è necessario, oltre che pianificare i vari interventi, estendere innanzitutto la consapevolezza dello stato di precarietà che vive il pianeta terra. La salvaguardia ambientale si presenta oggi come un’emergenza sociale. È necessario a tal proposito una vera e propria svolta culturale. Il mondo della scuola, essendo il luogo deputato alla formazione e all’apprendimento, non può sottrarsi al suo compito e per prima cosa l’educazione ambientale deve essere parte integrante di qualsiasi progetto scolastico. Regione Calabria L’educazione ambientale deve essere inoltre un supporto all’educazione civica e far maturare la percezione di appartenenza alla collettività e nello stesso tempo di appartenenza ad un ecosistema caratterizzato dalla relazione Uomo- Ambiente-Territorio. In questo modo l’educazione ambientale rappresenta non solo un paradigma cognitivo quanto un modello etico finalizzato ad affrontare la corretta gestione del territorio e il recupero del degrado dell’ambiente. DIRITTO AMBIENTALE Il diritto ambientale è l’insieme delle norme del diritto nazionale, europeo, internazionale, che ha lo scopo di proteggere le risorse naturali e di limitare l’inquinamento dell’ambiente. Sono molte ormai le legislazioni statuali che prescrivono la risarcibilità del danno ambientale, cosi come individuano le fattispecie penalmente rilevanti con la relativa disposizione di processi dinanzi all’autorità giudiziaria. In Italia la tutela e la salvaguardia dell’ambiente sono un principio supremo, fondamentale, poichè è la Costituzione della Repubblica che all’articolo 9, comma 2, sancisce la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Tale principio deve essere necessariamente interpretato in forma estensiva e comprendere pertanto il consequenziale diritto alla salute. Anche l’Unione Europea ha assunto come principio fondamentale la tutela dell’ambiente naturale. A partire dagli anni ’90 però l’U.E. ha adottato una nuovo assunto nella gestione delle politiche dell’ambiente in base al quale la prevenzione dell’inquinamento e la tutela della salute pubblica non possono essere garantite solo dalla penalizzazione dei soggetti inadempienti, ma occorre, nel contempo, prevedere sistemi premianti per i migliori, coinvolgendo e responsabilizzando in maniera diretta tutti gli attori comunitari, a cominciare dalle imprese e dai consumatori. Il primo vero trattato internazionale in materia ambientale è il Protocollo di Kyoto sottoscritto, da ben 160 Paesi, l’11 dicembre 1997. Nella città giapponese i firmatari di questa convenzione hanno inteso accordarsi su un tema fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente: il riscaldamento globale. La grande novità contenuta nel protocollo di Kyoto è data dall’obbligo per i paesi più industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, biossido di carbonio, esafluoruro di zolfo) in misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni registrate nel 1990, nel periodo 2008-2012. Al contrario di quanto si era deciso nel summit della Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 in cui gli Stati aderenti avevano adottato un codice di comportamento etico ambientale non vincolante. Regione Calabria URBANIZZAZIONE ECOSOSTENIBILE Il rispetto dell’ambiente naturale o culturale è una responsabilità collettiva e pertanto richiede la collaborazione di ogni singolo individuo. Le norme, i limiti, le prescrizioni possono non essere sufficienti se non si realizzano strumenti operativi validi. Il Piano regolatore di una città è in questo ambito fondamentale e per questo deve prevedere indicazioni volte a migliorare la valorizzazione e la protezione dell’ambiente naturale. È indispensabile dunque che in contenga idee e norme relative a: - adattare l’edificazione all’importanza del paesaggio; - aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde pubblico; - conservare e incentivare il verde privato ; - migliorare l’aspetto ambientale delle zone pedonali; - affinare la normativa, al fine di favorire la protezione dell’ambiente e quindi agire sulle cause dei vari tipi di inquinamento traffico rumori.,ecc; - promuovere il disegno urbano della città; - estendere la ricerca storico-culturale dei beni immobili da conservare e valorizzarli come testimonianze del passato. Tutto queste indicazioni non sempre sono state correttamente seguite, anzi la continua richiesta di aree edificabili ha determinato spesso l’uso di suoli inadatti, come pianure alluvionali , pendii instabili e zone bonificate, che nel loro insieme incrementano il rischio di calamità. Non sono rari i casi in cui lo sviluppo urbano aumenta il rischio da alluvione e da frana interferendo con i canali di drenaggio naturali mediante sbancamenti dissennati in seguito a una scadente pianificazione territoriale. Così come non è raro, soprattutto in alcune aree del Paese, vedere centri abitati situati lungo fasce sismiche dove il rischio di crollo di strutture e infrastrutture, in caso di sollecitazione sismica, rappresenta un’evidente pericolo.