PROGETTO COFINANZIATO
REGIONE CALABRIA
DALL’UNIONE EUROPEA
CENTRO DI ESPERIENZA AMBIENTALE
POR CALABRIA 2000-2006
ASSE I -CITTA’Misura 1.10 RETE ECOLOGICA REGIONALE
(Azione 1.10 a) Tutela e valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali
DIFFERENZIAMOCI ROSSANO
IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE
A cura di:
Regione Calabria
PRESENTAZIONE
Questo opuscolo elabora due diverse tematiche dal titolo:
DIFFERENZIAMOCI ROSSANO e IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE.
La prima riguarda la produzione dei rifiuti il loro riciclaggio e riutilizzo come fonti
d’energia;la seconda invece prende in considerazione la sinergia dei vari elementi,naturali
e non,che costituiscono l’ambiente.
E’ con la pubblicazione di questo opuscolo che il circolo Legambiente di Rossano,
presente da tempo nella città bizantina, porta a conoscenza del lettore alcune riflessioni,
semplici nozioni, dati riguardanti il mondo naturale ed in particolare il rapporto che l’uomo
ha con esso, con l’intento di promuovere nel nostro territorio e nel contempo avvicinare
un pubblico sempre più vasto alla conservazione e tutela dell’ambiente.
Regione Calabria
POR CALABRIA 2000-2006
ASSE I - CITTA’ Misura 1.10 RETE ECOLOGICA REGIONALE
Azione 1.10 a) tutela e valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali
DIFFERENZIAMOCI ROSSANO
IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE
A cura di:
TESTI:
Elisa Romano
Graziella Sapia
Regione Calabria
DIFFERENZIAMOCI ROSSANO
I RIFIUTI IN NATURA.
Sicuramente il progresso e l’industrializzazione hanno portato con sé innumerevoli benefici ma
certamente anche molti problemi, uno fra tanti è quello della produzione e della gestione dei rifiuti ovvero
materiali non biodegradabili che la natura da sola non riesce a decomporre perché non li riconosce. Da
quando l’uomo è comparso sulla Terra ha sempre mantenuto l’equilibrio naturale delle risorse in quanto i
pochi rifiuti che produceva erano riciclati completamente dall’ambiente. Gli oggetti erano costituiti
soprattutto da materiali naturali che potevano essere gettati via in modo indifferenziato poiché li avrebbero
smaltiti i batteri decompositori. Con il progresso, l’uomo non è riuscito ad inserire le sue attività nei cicli
naturali, anzi, ha alterato l’equilibrio degli ecosistemi, creando molti più rifiuti di quanti ne possano essere
smaltiti e soprattutto che non sono biodegradabili. Fino al XVIII sec. l’ economia era basata sul riciclo e il
non spreco, il problema rifiuti
era
produzione
cominciato
dei
preoccupanti,
rifiuti
ha
associati
a
veramente
problemi
ad
marginale.
assumere
ecologici,
in
La
aspetti
seguito
al
processo di industrializzazione e
con la nascita dei grandi agglomerati
urbani. In particolare sono stati
creati materiali nuovi come la plastica,
con
fabbricano
oggetti più economici ma anche meno
durevoli che hanno facilitato il
diffondersi dell’ “usa e getta”. Da un
la
quale
si
lato ciò ha sicuramente dei vantaggi ma dall’altro ha contribuito all’aumento della quantità di rifiuti.
Il rifiuto è quindi un’invenzione dell’uomo. Tutti gli oggetti che utilizziamo nel corso della nostra vita
ma che ad un certo punto “buttiamo”, perché pensiamo o decidiamo che non ci possono più essere utili,
rappresentano da questo momento un rifiuto.
Secondo la definizione della direttiva CEE 75/442 viene definito rifiuto: “qualsiasi sostanza od
oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”.
La natura pertanto non crea rifiuti in quanto tutto ciò che crea viene poi riutilizzato mantenendo un’
equilibrio stabile. Quindi per cercare di aiutare la natura bisogna innanzitutto produrre meno rifiuti, dopo
riciclare e riutilizzare. Piccoli sforzi possono diventare un grande contributo per mantenere vivibile e sano il
nostro pianeta.
I RIFIUTI COME FONTE DI RISORSE.
Dobbiamo considerare che è l’uomo in prima persona a cambiare le sorti dei rifiuti in quanto se
opportunamente differenziati e lavorati essi possono essere trasformati in altri oggetti o in materia prima per
produrre energia. Di recente si è iniziato ad intendere i rifiuti come materiali che possono rientrare nel ciclo
della materia per trasformarsi in “risorse”. Un concetto del tutto nuovo che è stato introdotto negli ultimi
anni è quello di “materia prima secondaria”, nel senso che il materiale scartato non è più un rifiuto ma, se
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adeguatamente raccolto e trattato, può tornare ad avere quelle qualità che sono tipiche delle materie prime
e quindi può essere re-impiegato per la produzione di altri beni di consumo con notevoli risparmi di energia e
materia.
L’uomo non considera il legame che collega i rifiuti prodotti alle risorse a cui attinge per soddisfare i
suoi bisogni, in natura invece il rifiuto e la risorsa rappresentano aspetti e momenti diversi della continua
trasformazione della materia sul nostro pianeta. Anche in natura esistono delle sostanze di scarto, ma tutto
ciò che è rifiuto da un lato risulta essere una risorsa dall’altro. Il riciclaggio quindi rappresenta la via maestra
per inquinare meno, produrre materie prime ed energia.
LA NORMATIVA SUI RIFIUTI E LA LORO CLASSIFICAZIONE.
E’ certamente noto a tutti che in Italia la situazione della gestione dei rifiuti è assai precaria,
soprattutto a causa della innumerevole presenza e pertanto confusione normativa in cui verte il nostro
Paese. Un aiuto a tal proposito è stato dato dal Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 “Attuazione delle
Direttive 91/156 CEE sui rifiuti in generale, 91/689 CEE sui rifiuti pericolosi e 947/62 CE sugli imballaggi e sui
rifiuti da imballaggio”, detto anche decreto Ronchi, dal nome del Ministro dell’Ambiente che lo ha proposto.
Esso ha rappresentato il recepimento all’interno dell’ordinamento italiano della disciplina europea in materia
di rifiuti ed ha posto le basi di un modello di sviluppo orientato alla compatibilità ambientale. Il decreto, più
volte modificato, si prefigge lo scopo di migliorare la qualità dell’ambiente e tutelare la salute delle persone
nonché definire una politica di gestione globale attenta a tutto il ciclo dei rifiuti e classifica i rifiuti in quattro
categorie:
Secondo l’origine in rifiuti urbani e rifiuti speciali e secondo le caratteristiche di pericolosità in rifiuti
pericolosi e non pericolosi.
-
Rifiuti urbani: quelli che possono essere conferiti nei contenitori stradali e che vengono
ritirati dall’azienda pubblica o privata che gestisce per conto dell’Amministrazione comunale il servizio di
raccolta:
a)
rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile
abitazione e non, come bar e ristoranti, purché assimilati ai rifiuti urbani;
b)
rifiuti provenienti dallo spezzamento delle strade;
c)
rifiuti di qualunque natura, giacenti sulle strade e aree pubbliche o sulle spiagge marittime e
lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua;
d)
rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi ecc…;
e)
rifiuti provenienti da esumazioni o da attività cimiteriale.
-
Rifiuti speciali: quelli prodotti dalle attività commerciali, industriali che costituiscono la tipicità
dell’ attività e per i quali è necessario avvalersi di un sistema di raccolta rifiuti separato con appositi
contenitori e imprese specializzate nella raccolta di questi particolari rifiuti.
-
Rifiuti pericolosi: sono definiti così perché contengono alcune sostanze nocive che con
l’ossidazione e il contatto con agenti atmosferici potrebbero provocare danni all’uomo, all’aria e al sottosuolo.
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Per questo motivo devono essere raccolti negli appositi contenitori, il trasporto e lo smaltimento devono
essere condotti da personale e impianti di smaltimento autorizzati:
a)
pile esauste. Esse contengono acidi e metalli pesanti altamente tossici e inquinanti che si
accumulano nell’ambiente e quindi negli esseri viventi. La raccolta delle pile viene fatta attraverso appositi
contenitori posizionati negli angoli delle città;
b)
farmaci scaduti. I contenitori per la raccolta differenziata dei farmaci scaduti sono molto
diffusi, spesso posizionati nei pressi o all’interno delle farmacie. Essi vengono poi portati in appositi impianti
di incenerimento e le ceneri vengono sigillate in contenitori di cemento per evitare la dispersione di sostanze
tossiche;
c)
tutti i contenitori etichettati T e/o F (tossici e infiammabili). Per molti di questi rifiuti non
esistono contenitori specifici e data la pericolosità delle sostanze contenute, la raccolta non è finalizzata al
recupero ma alla riduzione degli effetti inquinanti;
d)
neon e lampadine. I neon contengono un gas nocivo per l’ambiente, quindi anche se questi
tipi di rifiuto contengono vetro non vanno posizionati in questi contenitori;
e)
toner e cartucce. Essi contengono residui di sostanze chimiche nocive per l’ambiente e per
l’uomo. Attualmente ci sono cartucce che vengono rigenerate ossia ricaricate e aziende che pensano alla
raccolta.
Un’altra categoria di rifiuti sono:
-
Gli imballaggi: composti di qualsiasi materiale, servono a contenere, a proteggere e a
consegnare determinate merci, che siano materie prime o prodotti finiti. I materiali di cui gli imballaggi sono
costituiti sono principalmente quelli oggetto della raccolta differenziata: cartone, plastica, legno, acciaio,
alluminio, essi costituiscono il 40% del volume dei nostri rifiuti.
Nel D. Lgs. "Ronchi" è stato inserito anche il capitolo riguardante il sistema di gestione degli
imballaggi e dei rifiuti da imballaggio al fine di prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare un
elevato livello di tutela ambientale. Tale disciplina stabilisce che il costo della gestione degli imballaggi è a
carico dei Produttori e degli Utilizzatori, i quali a loro volta aderiscono al CONAI (Consorzio Nazionale
Imballaggi).
Gli imballaggi si dividono in:
Primari: sono quelli che normalmente noi produciamo sotto forma di rifiuto e che sono
oggetto di raccolta differenziata in ambito urbano;
Secondari e Terziari: sono quelli prodotti dalle aziende a livello industriale e che seguono
flussi di recupero e smaltimento differenti da quelli che avvengono in ambito urbano.
Sono ESCLUSI dal campo di applicazione del D. Lgs. Ronchi:
a)
i gas emessi nell’atmosfera in quanto disciplinati da specifiche disposizioni di legge;
b)
i rifiuti radioattivi;
c)
i rifiuti risultanti dall’estrazione e dal trattamento di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave;
d)
e carogne e i rifiuti vegetali utilizzati nelle normali pratiche agricole,
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e)
materiali esplosivi in disuso.
Ogni Regione deve predisporre il Piano regionale di gestione dei rifiuti per gli ambiti territoriali
ottimali (ATO).
Le leggi in vigore fino a prima del decreto Ronchi si preoccupavano solo del problema dello
smaltimento dei rifiuti, comprendendo in ciò tutte le operazioni relative allo stesso come la raccolta, il
trasporto, lo smaltimento e il recupero.
La nuova normativa invece si preoccupa dell’intera della gestione dei rifiuti. Per gestione dei rifiuti si
intende la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento, il controllo di tutte queste operazioni e il
controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la chiusura. La politica ambientale adottata
con questo decreto si pone come obiettivo prioritario la riduzione sia della quantità che della pericolosità dei
rifiuti prodotti sia del flusso dei rifiuti avviati allo smaltimento. Sicché prevede e disciplina specifiche azioni
per intervenire alla fonte del processo produttivo e per agevolare ed incentivare il riciclaggio e il recupero dei
rifiuti. Infine i rifiuti non recuperati devono essere smaltiti in condizioni di sicurezza, con una progressiva
riduzione del flusso dei rifiuti avviati in discarica.
Tutti i soggetti coinvolti nel ciclo del rifiuto (produttore, trasportatore, smaltitore) sono
corresponsabili della corretta gestione dal momento in cui sono prodotti al momento del definitivo
smaltimento o recupero anche in funzione di un’elevata protezione dell’ambiente.
Una strategia per limitare i danni della problematica dei rifiuti è il c.d. principio delle 4R, che vede al
primo posto la riduzione della quantità di rifiuti prodotti e della loro pericolosità, quindi in ordine, il
riciclaggio, il recupero ed in fine il riutilizzo di materia e di energia.
Riguardo alla riduzione della quantità di rifiuti, questa deve essere posta a monte delle politiche
industriali ed economiche finalizzate al guadagno.
Riguardo al secondo e terzo aspetto, il rifiuto deve essere gestito in modo da conseguire obiettivi di
riciclaggio e recupero riducendo il flusso dei rifiuti avviati allo smaltimento. Ciò si può conseguire realizzando
obiettivi di raccolta differenziata. Quindi raccogliere, rielaborare, commercializzare in maniera differenziata
per produrre nuovi oggetti con risparmio economico ed energetico.
Al fine di un corretto riutilizzo, invece, bisognerebbe potenziare il mercato dei prodotti riutilizzabili
nonché la produzione e l’utilizzo del combustibile da rifiuto.
L’evoluzione dell’iter normativo continua con l’emanazione del Testo Unico in materia ambientale
152/2006 dove il recupero continua ad essere privilegiato rispetto allo smaltimento che costituisce pertanto
solo la fase residuale della gestione dei rifiuti.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA E I SUOI ELEMENTI DI SELEZIONE.
La raccolta differenziata svolge un ruolo molto importante nella gestione dei rifiuti in quanto
consente di ridurne il flusso da avviare allo smaltimento e valorizzare le componenti merceologiche dei rifiuti
sin dalla fase di raccolta. Per raccolta differenziata si intende quella raccolta che separa i rifiuti secondo
caratteristiche omogenee dei materiali che li compongono e che rappresenta la condizione indispensabile per
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il loro trattamento successivo cioè il riciclaggio. Per poter riciclare i rifiuti è quindi necessario separarli tra di
loro per tipo di materiale negli appositi cassonetti differenziati e nelle campane poste lungo le strade. Sono
state create anche delle piattaforme di raccolta, ovvero delle zone attrezzate dove i cittadini si possono
recare per conferire i rifiuti separati o quelli ingombranti. La raccolta differenziata per essere efficace deve
essere associata a centri di riciclaggio efficienti dove i materiali che vengono raccolti subiscono le lavorazioni
necessarie per poter essere riutilizzati. Il D. Lgs. 22/97 prevedeva di raggiungere entro il 2003 la soglia
minima di raccolta differenziata del 35% per regione. Ma i valori raccolti hanno evidenziato come non si sia
raggiunta la soglia prevista dalla normativa di riferimento. La raccolta differenziata e il recupero possono
dare enormi vantaggi a noi e all’ambiente in cui viviamo. Ma affinché ciò avvenga è indispensabile la
partecipazione attiva di tutti i cittadini con conseguente modifica dello stile comportamentale e di vita.
Possono essere raccolti in maniera differenziata:
-
Carta e cartone;
-
Plastica;
-
Vetro;
-
Alluminio e materiali ferrosi;
-
Rifiuti organici.
Analizziamo nello specifico questi materiali e che cosa in particolare si può riciclare.
CARTA E CARTONE
L’importanza della carta per noi è molto elevata, basti pensare che siamo circondati da materiali in
carta ma siamo anche talmente abituati alla sua presenza che non ci accorgiamo di come spesso viene
sprecata. Infatti costituisce circa il 28% della massa totale dei rifiuti. Il problema sta nel fatto che la
cellulosa, ossia la materia prima per produrre materiale cartaceo si ricava dalla corteccia degli alberi e dato
che gli alberi oltre a rifornirci ossigeno sono fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi dell’intero pianeta,
è nata la necessità di trovare un modo alternativo per procurarsi la carta. Questo sistema è il riciclaggio di
quella già esistente che ha innumerevoli vantaggi. Infatti per produrre una tonnellata di carta da cellulosa
vergine occorrono 15 alberi, 440.000 litri di acqua e 7600 Kwatt di energia elettrica, invece per produrre una
tonnellata di carta riciclata occorrono 0 alberi meno della metà di acqua ed energia elettrica. Inoltre il riciclo
di una tonnellata di carta determina un benefico risparmio di circa 210 Kg di CO
2
. Si possono riciclare
giornali, riviste, sacchetti e scatole, bisogna però fare attenzione ai contenitori dei liquidi alimentari che sono
solo esternamente di carta, in realtà sono costruiti in TETRAPACK, un assemblato di più materiali che va
gettato nel secco non riciclabile. Un altro importante accorgimento è quello di non abbandonare i materiali in
carta fuori dagli appositi cassonetti per evitare che si bagnino.
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PLASTICA
In realtà la plastica non esiste, ma esistono diverse materie plastiche, diverse tra loro per
caratteristiche, aspetto e utilizzo. Tutte le materie plastiche derivano dalla lavorazione del petrolio,
combustibile naturale che si estrae dal sottosuolo e non è presente in Italia. Le materie plastiche, negli ultimi
decenni, hanno cambiato molto la nostra vita, riempiendola di oggetti leggeri, resistenti, colorati e a basso
costo. Il principale pregio della plastica è la sua elevata resistenza cosa che, dal punto di vista della
biodegradabilità, è il suo peggior difetto.
Gli svantaggi della plastica sono:
- la non biodegradabilità
- l’ essere troppo ingombrante
- la produzione di sostanze tossiche ed inquinanti se bruciata.
Ogni tipologia di plastica è identificabile con una sigla e con un numero che indica il grado di
riciclaggio (da 1 a 6 è riciclabile):
•
PVC: impiegato nei flaconi per i detersivi e nei nastri magnetici delle videocassette;
•
PET: usato nella produzione delle bottiglie per le bevande;
•
PS: utilizzato per imballaggi, posate, piatti, bicchieri;
•
PE: utilizzato per produrre le buste e i sacchetti per la spazzatura.
I contenitori in plastica vanno schiacciati e sciacquati prima di essere gettati negli appositi
cassonetti.
Il PVC recuperato viene solitamente utilizzato in campo edile per realizzare tubi rigidi per le
condutture, mentre il PET per creare tessuti come il pile, interni ed accessori per auto.
VETRO
Il vetro si ottiene dalla fusione di sabbie e può essere colorato con l’aggiunta di ossidi metallici. E’ il
materiale ideale per i contenitori destinati alla conservazione degli alimenti visto che è molto resistente agli
agenti fisici e chimici. Resistenza e stabilità rendono problematico lo smaltimento in discarica, ma lo rendono
perfetto per essere riutilizzato infinite volte. Infatti, dopo il recupero e la pulizia esso subisce vari trattamenti
di selezione in cui viene raccolto il vetro in base al colore, dopodiché viene frantumato e rifuso ad altissime
temperature diventando liquido. Nella fase di raffreddamento l’impasto viene lavorato dando vita a nuove
forme. Questa caratteristica lo rende un materiale molto utile, poiché può essere trasformato molte volte,
mantenendo le sue caratteristiche invariate, fatta salva la colorazione che a volte deve essere corretta.
Al fine di riuscire ad avere un prodotto di qualità è importante che il vetro venga introdotto nelle
campane libero da ogni materiale estraneo come tappi, etichette, coperchi, materiali in ceramica che
altrimenti ne comprometterebbero il risultato finale.
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ALLUMINIO
L’alluminio è il più giovane tra i metalli in uso ed esiste in natura sotto forma di composto. Viene
estratto dalla bauxite, un minerale che si presenta sotto forma di argilla granulosa. Il processo di isolamento
dell’alluminio invece è alquanto complesso. L’alluminio ha buone proprietà: leggero ma resistente agli urti,
alla corrosione, igienicamente sicuro, a-magnetico. E’ un ottimo materiale per gli imballaggi perché
garantisce la massima protezione aggiungendo minimo peso. Inoltre gli imballaggi in alluminio garantiscono
un ottimo effetto barriera che protegge il contenuto dalla luce, dall’aria e dall’umidità, permettendo lunghi
periodi di conservazione. L’alluminio è un materiale totalmente riciclabile consentendo notevoli risparmi di
energia. Gli oggetti di alluminio che possono essere riciclati portano la sigla “AL” o “ALU” e vengono raccolti
insieme alla plastica nello stesso cassonetto, poi portati all’impianto di separazione dove vengono isolati da
eventuali parti di materiale diverso e sottoposte a trattamenti igienici, infine pressati in balle e portati alle
fonderie per essere trasformati in lingotti. L’alluminio riciclato grazie all’attività del CIAL (Consorzio
Imballaggi Alluminio) è della stessa qualità di quello originale.
ORGANICO
L’organico rappresenta la frazione umida dei nostri rifiuti, ovvero gli scarti organici che hanno origini
vegetali o animali e quindi biodegradabili cioè possono essere decomposti e trasformati in altre sostanze da
alcuni batteri naturalmente presenti nel terreno. Questo processo, detto compostaggio, imita i processi
naturali di decomposizione trasformando i rifiuti in compost, il quale ha le stesse caratteristiche dell’humus
che si trova in natura e che rende più ricca e nutrita la terra. Questo prodotto funge come ottimo
reintegrante dei terreni agricoli. Risulta molto importante recuperare l’organico in quanto il suo mancato
smaltimento in discarica produce il percolato cioè un liquido derivante sia dall’acqua dei rifiuti sia da quella
piovana, unitamente a metano ed anidride carbonica (c. d. biogas) sono entrambi molto nocivi per
l’ambiente. L’uno perché
può, se non adeguatamente trattato, contaminare il sottosuolo e le acque
sotterranee e l’altro perché contamina l’aria.
IL TERMOVALORIZZATORE.
Oltre alla discarica, l’altra soluzione per smaltire i rifiuti è la termovalorizzazione, cioè quel processo
tramite il quale i rifiuti vengono portati in un’apposita struttura detta inceneritore per essere bruciati e la loro
valorizzazione, come dice il termine stesso, consiste nella produzione di energia elettrica. L’inceneritore è
composto da: - le sale di stoccaggio dove vengono accumulati i rifiuti destinati all’incenerimento; - la benna
che è una grande pinza mobile con cui si prelevano i rifiuti dalla sala di stoccaggio per immetterli nel canale
di carico dell’inceneritore; - il canale di carico serve per caricare i rifiuti all’interno del forno dell’inceneritore,
- la camera di combustione dove vengono bruciati i rifiuti a temperature di 850°; - camera di postcombustione dove vengono trattati i gas provenienti dalla camera di combustione che contengono ancora
elementi inquinanti; - i filtri a maniche sono filtri che rimuovono le polveri rimanenti dei gas; - le ciminiere
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sono la parte terminale dell’impianto da dove fuoriesce il fumo in gran parte composto da vapore acqueo; la turbina a vapore che viene azionata dal vapore generato dalla combustione e che produce elettricità.
L’ultimo ciclo di vita dei rifiuti si conclude così. Il termovalorizzatore sembra essere la soluzione
migliore rispetto alla discarica ma non tutti ne sono convinti poiché si pensa che sia fonte di inquinamento e
di danni alla salute umana. Esso però se accompagnato a un buon sistema di raccolta differenziata consente
di ridurre le emissioni di biogas e la produzione del percolato. Per il corretto funzionamento di questa
struttura è però necessario che tutto il sistema della gestione dei rifiuti funzioni correttamente. Si tratta
tuttavia di impianti molto complessi che richiedono una costante manutenzione.
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IL RISPETTO DELL’AMBIENTE NATURALE
“
la natura non e’, in effetti, una realtà sacra o divina ,sottratta all’azione umana,è piuttosto un
dono offerto dal Creatore alla comunità umana affidato all’intelligenza e alla responsabilità morale
dell’uomo…”
Benedetto XVI
Ci si chiede se la spinta verso il progresso e lo
sviluppo delle attività umane debba tener conto, e in
quale misura,dei turbamenti che avvengono negli
equilibri naturali ; se sia lecito distruggere un’
ecosistema per promuovere l’insediamento di nuove
attività umane; fino a che punto si possono utilizzare
le risorse definite “non rinnovabili”, quali siano le
concrete
possibilità
per
attuare
uno
sviluppo
sostenibile cioè uno sviluppo della società umana
compatibile con le esigenze dell’ambiente.
ATMOSFERA
Atmosfera (dal greco “vapore” e “sfera” ) è
l’involucro gassoso che avvolge la Terra, le cui
molecole sono trattenute dalla forza di gravità
terrestre.
Essa è divisa in vari strati, che in ordine di altezza sono: TROPOSFERA, STRATOSFERA, MESOSFERA,
IONOSFERA, ESOSFERA.
Dell’atmosfera la composizione chimica media al suolo è la seguente: azoto 78,88%, ossigeno
20,95%, argon 0,9%, vapore acqueo 0,33%, anidride carbonica 0,032% e poi neon , elio, metano,
idrogeno, kripton, xeno, ozono.
Nella troposfera si verificano tutti i fenomeni metereologici,
(venti equatoriali, perturbazioni
atmosferiche) ma la troposfera è anche il luogo
della vita, è qui infatti che vivono le piante e
tutti gli esseri viventi utilizzando alcuni dei gas
che la costituiscono. Al di sopra della troposfera
troviamo la stratosfera. È nella stratosfera che
si verifica il fenomeno dell’inversione termica
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per cui, al contrario di quanto succede nella troposfera, si registra un aumento della temperatura
all’aumentare dell’altezza. Questo fenomeno è dovuto allo strato di ozono che assorbe la maggior parte
delle radiazioni solari ultravioletti. In alcuni punti questo strato di ozono si è assottigliato ( “buco nell’ozono”)
e non riesce più a dare un’efficace protezione ai raggi UV che così giungono sulla terra causando seri danni
a tutti gli esseri viventi.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Qualsiasi modificazione della composizione dell’aria dovuta all’immissione in essa di una o più
sostanze che hanno la caratteristica di costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità
dell’ambiente, genera un l’inquinamento atmosferico.
Le sostanze inquinanti emesse in atmosfera sono in gran
parte di origine antropica. È infatti l’uomo la fonte maggiore
d’inquinamento
trasporti,
(attività
industriali,
riscaldamento
centrali
domestico),
termoelettriche,
al
contrario
dell’inquinamento di origine naturale (esalazioni vulcaniche,
pulviscolo, decomposizione del materiale organico, incendi) che
ha una minima incidenza, e che l’ambiente comunque riesce a
riassorbire. Le attività inquinanti generate dall’uomo invece hanno effetti a lungo termine e possono creare
modificazioni irreversibili in tempi relativamente brevi.
BIOSFERA
L’ambiente o biosfera è l’insieme delle zone del pianeta Terra in cui le condizioni ambientali
permettono lo sviluppo della vita. Queste zone includono la litosfera (sottosuolo e superficie terrestre) e
l’idrosfera (acque marine, lacustri, fluviali e i primi strati dell’atmosfera).
La vita è resa possibile proprio dall’atmosfera che protegge dalle radiazioni e dalle meteoriti, da una
temperatura adatta al mantenimento della struttura terziaria e quaternaria delle proteine e dall’esistenza di
elementi chimici appropriati per lo svolgimento dei processi vitali.
La vita di tutti gli esseri viventi, uomo compreso, è strutturalmente legata alla vita di ogni altra
specie e alla persistenza delle condizioni fisico - climatiche che permettono lo scambio vitale di risorse fra
esseri viventi. Basti pensare al ciclo dell’aria, con la luce per la fotosintesi degli alberi che producono
l’ossigeno e con gli animali che restituiscono l’anidride carbonica. È un insieme di delicati equilibri millenari,
che l’uomo dovrebbe preservare per la sua stessa sopravvivenza, a determinare la “fortuna biologica “della
terra. Ecco perché la distruzione di ogni singola specie porta un danno grave al relativo ecosistema con un
conseguente squilibrio irreparabile all’intera biosfera.
Durante la storia della Terra sono avvenute molte modificazioni geologiche e climatiche della
biosfera che hanno influito profondamente su gli ecosistemi e su gli organismi viventi determinando una
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serie di processi evolutivi (Evoluzionismo di Darwin) ed estinzioni di alcune specie. Un’ accelerazione a
queste modifiche sembra essere dovuta, soprattutto a partire dalla fine del secolo scorso, da un notevole
sviluppo della popolazione umana. Pertanto i principali fattori antropici che possono avere influenza negativa
sulla biosfera sono:
- il disboscamento;
- l’urbanizzazione;
- l’eccessivo sfruttamento dei terreni per l’agricoltura;
- l’inquinamento e l’incremento di anidride carbonica a causa del massiccio uso di combustibili fossili.
BIODIVERSITA’
Oltre dieci anni fa a Rio de Janeiro i paesi più industrializzati del mondo furono costretti ad
ammettere che la questione ambientale era diventato ormai un problema planetario.
In quella occasione fu formulata la convenzione sulla biodiversità con l’affermazione del principio del
valore intrinseco della diversità biologica e dei suoi vari componenti ecologici, genetici, sociali, economici,
scientifici, educativi culturali, ricreativi ed estetici. La convenzione infatti riconosceva l’esigenza fondamentale
della conservazione della diversità biologica che consiste nella salvaguardia “in situ” degli ecosistemi e degli
habitat naturali, con il mantenimento e la ricostruzione delle popolazioni di specie vitali nei loro ambienti
naturali.
A questo proposito la Regione Calabria ha sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente un’accordo di
programma per la conservazione della biodiversità, con la promozione del turismo ecologico, il recupero e la
valorizzazione del patrimonio delle aree naturali protette e delle aree di eccellenza naturalistica. Questo ha
portato alla costituzione della rete dei parchi naturali nella quale sono stati inseriti gli itinerari della
biodiversità, vissuti come aree di valorizzazione culturale, sociale, storica e antropologica da estendere ad
interi territori, in particolare a quelli montani.
La superficie regionale interessata da aree protette è pari al 17,70% della superficie totale. Tra le
aree protette calabresi ricordiamo il Parco Nazionale del Pollino la cui vegetazione è resa unica dal Pino
loricato, un vero e proprio fossile vivente divenuto l’emblema del parco, il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il
Parco Nazionale della Sila, il Parco Regionale delle Serre e la riserva marina di Capo Rizzuto.
La realizzazione in tutto il Pianeta di aree protette è dovuta alla preoccupazione condivisa da molti
che, a causa delle attività dell’uomo, la biodiversità possa ridursi notevolmente sia a livello globale, sia a
livello nazionale che a livello locale. Fenomeni come la perdita di popolazioni animali e vegetali, estinzioni di
alcune specie e riduzioni di ecosistemi sono ormai evidenti a tutti. Ad esempio su alcune isole sono avvenute
delle estinzioni a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, della distruzione degli habitat naturali
e anche per l’introduzione di nuove specie da parte dell’uomo in ambienti in cui esse non erano presenti.
Ad oggi si ritiene che siano circa 6.000 le specie animali in via d’estinzione e molti pensano che
questo sia un numero sottostimato.
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CONSERVAZIONE AMBIENTALE
La conservazione ambientale è l’insieme degli interventi che vengono adottati per salvaguardare le
risorse naturali e in particolare il suolo, l’acqua e la biodiversità.
Le risorse naturali si dividono in due categorie: risorse rinnovabili e quelle non rinnovabili. Tra le
prime troviamo la fauna e la flora. In quelle non rinnovabili troviamo i combustibili fossili (carbone, petrolio,
gas naturali) e i minerali.
La conservazione dell’ambiente naturale interessa diversi campi come la gestione del paesaggio e del
territorio, il ripristino degli ecosistemi, la difesa dell’ambiente dalle varie forme d’inquinamento, la
pianificazione paesistica, i programmi di sviluppo sostenibile.
La salvaguardia dell’ambiente naturale è legata anche al controllo dell’incremento demografico
mondiale e all’ uso più razionale delle risorse e dell’energia.
Quando parliamo di conservazione dell’ambiente intendiamo:
1.
La conservazione delle foreste, strumento fondamentale di difesa del patrimonio boschivo
che consiste nel costante monitoraggio dello stato fitoschitorio.
2.
La conservazione delle aree da pascolo. In alcune regioni del mondo lo sfruttamento
eccessivo dei pascoli ha portato alla desertificazione di vasti territori rendendo necessario il ripristino della
copertura vegetale attraverso nuove semine.
3.
La conservazione della fauna, basata in primo luogo sulla difesa degli habitat in cui le specie
4.
La conservazione del suolo. La difesa del suolo prevede due tipi d’intervento: il controllo di
vivono.
fattori naturali di degrado mediante opere di rimboschimento e il ripristino del paesaggio, un razionale uso
del territorio e uno sfruttamento del suolo che concili le esigenze sociali ed economiche con la reale
disponibilità delle risorse naturali presenti. Nel caso delle terre agricole ad esempio, si dovrebbero rivalutare
le tecniche di rotazione colturale e la pratica del “maggese” lasciando i campi incolti tra una coltivazione e
l’altra e consentendo così al terreno di rigenerarsi.
EDUCAZIONE AMBIENTALE
Il tema dell’educazione ambientale riveste oggi un notevole interesse. Forte infatti è il grido
d’allarme lanciato dalla comunità scientifica internazionale a difesa sia dei singoli ecosistemi che dell’intero
geo-sistema. Secondo la comunità scientifica siamo al limite della sopportabilità e pertanto dell’emergenza
ambientale esistente si deve prendere atto ed è necessario, oltre che pianificare i vari interventi, estendere
innanzitutto la consapevolezza dello stato di precarietà che vive il pianeta terra.
La salvaguardia ambientale si presenta oggi come un’emergenza sociale. È necessario a tal proposito
una vera e propria svolta culturale. Il mondo della scuola, essendo il luogo deputato alla formazione e
all’apprendimento, non può sottrarsi al suo compito e per prima cosa l’educazione ambientale deve essere
parte integrante di qualsiasi progetto scolastico.
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L’educazione ambientale deve essere inoltre un supporto all’educazione civica e far maturare la
percezione di appartenenza alla collettività e nello stesso tempo di appartenenza ad un ecosistema
caratterizzato dalla relazione Uomo- Ambiente-Territorio. In questo modo l’educazione ambientale
rappresenta non solo un paradigma cognitivo quanto un modello etico finalizzato ad affrontare la corretta
gestione del territorio e il recupero del degrado dell’ambiente.
DIRITTO AMBIENTALE
Il diritto ambientale è l’insieme delle norme del diritto nazionale, europeo, internazionale, che ha lo
scopo di proteggere le risorse naturali e di limitare l’inquinamento dell’ambiente.
Sono molte ormai le legislazioni statuali che prescrivono la risarcibilità del danno ambientale, cosi
come individuano le fattispecie penalmente rilevanti con la relativa disposizione di processi dinanzi
all’autorità giudiziaria. In Italia la tutela e la salvaguardia dell’ambiente sono un principio supremo,
fondamentale, poichè è la Costituzione della Repubblica che all’articolo 9, comma 2, sancisce la tutela del
paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Tale principio deve essere necessariamente
interpretato in forma estensiva e comprendere pertanto il consequenziale diritto alla salute.
Anche l’Unione Europea ha assunto come principio fondamentale la tutela dell’ambiente naturale. A
partire dagli anni ’90 però l’U.E. ha adottato una nuovo assunto nella gestione delle politiche dell’ambiente in
base al quale la prevenzione dell’inquinamento e la tutela della salute pubblica non possono essere garantite
solo dalla penalizzazione dei soggetti inadempienti, ma occorre, nel contempo, prevedere sistemi premianti
per i migliori, coinvolgendo e responsabilizzando in maniera diretta tutti gli attori comunitari, a cominciare
dalle imprese e dai consumatori.
Il primo vero trattato internazionale in materia ambientale è il Protocollo di Kyoto sottoscritto, da
ben 160 Paesi, l’11 dicembre 1997. Nella città giapponese i firmatari di questa convenzione hanno inteso
accordarsi su un tema fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente: il riscaldamento globale. La grande
novità contenuta nel protocollo di Kyoto è data dall’obbligo per i paesi più industrializzati di operare una
riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi,
biossido di carbonio, esafluoruro di zolfo) in misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni registrate nel
1990, nel periodo 2008-2012. Al contrario di quanto si era deciso nel summit della Terra tenutosi a Rio de
Janeiro nel 1992 in cui gli Stati aderenti avevano adottato un codice di comportamento etico ambientale non
vincolante.
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URBANIZZAZIONE ECOSOSTENIBILE
Il rispetto dell’ambiente naturale o culturale è una responsabilità collettiva e pertanto richiede la
collaborazione di ogni singolo individuo. Le norme, i limiti, le prescrizioni possono non essere sufficienti se
non si realizzano strumenti operativi validi. Il Piano regolatore di una città è in questo ambito fondamentale
e per questo deve prevedere indicazioni volte a migliorare la valorizzazione e la protezione dell’ambiente
naturale. È indispensabile dunque che in contenga idee e norme relative a:
- adattare l’edificazione all’importanza del paesaggio;
- aumentare quantitativamente e qualitativamente il verde pubblico;
- conservare e incentivare il verde privato ;
- migliorare l’aspetto ambientale delle zone pedonali;
- affinare la normativa, al fine di favorire la protezione dell’ambiente e quindi agire sulle cause dei
vari tipi di inquinamento traffico rumori.,ecc;
- promuovere il disegno urbano della città;
- estendere la ricerca storico-culturale dei beni immobili da conservare e valorizzarli come
testimonianze del passato.
Tutto queste indicazioni non sempre sono state correttamente seguite, anzi la continua richiesta di
aree edificabili ha determinato spesso l’uso di suoli inadatti, come pianure alluvionali , pendii instabili e zone
bonificate, che nel loro insieme incrementano il rischio di calamità. Non sono rari i casi in cui lo sviluppo
urbano aumenta il rischio da alluvione e da frana interferendo con i canali di drenaggio naturali mediante
sbancamenti dissennati in seguito a una
scadente pianificazione territoriale. Così come non è raro,
soprattutto in alcune aree del Paese, vedere centri abitati situati lungo fasce sismiche dove il rischio di crollo
di strutture e infrastrutture, in caso di sollecitazione sismica, rappresenta un’evidente pericolo.
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