Settimanale Nuova serie - Anno XXXIX - N. 34 - 24 settembre 2015 Fondato il 15 dicembre 1969 Circolare della Commissione giovani del CC del PMLI Studiare la linea del PMLI sull’istruzione e applicarla nella propria scuola e università e nel movimento studentesco Citazioni di Mao suLL’ istruzione PAG. 5 I giovani militanti del PMLI siano d’esempio nell’applicare le indicazioni di Mao sui marxisti-leninisti di Federico Picerni* PAGG. 7-9 PAG. 6 L’elemosina di Stato è diventata la nuova bandiera che accomuna pentastellati, riformisti, falsi comunisti, revisionisti, liberali, anarchici, trotzkisti Anziche’ chiedere il reddito di cittadinanza lottiamo per il lavoro a tutti i disoccupati Nessuno deve rimanere a casa senza reddito ma il lavoro deve avere la priorità L’obiettivo strategico dev’essere il socialismo, non vivere di elemosina nel capitalismo PAG. 4 Grave errore commesso da Cisl e Uil che hanno firmato un accordo sfavorevole in provincia di Sassari Le masse in piazza per l’assassinio del giovane Gennaro Cesarano Napoli in mano alla camorra. Rivolta dei lavoratori Sigma: E De Magistris sa solo militarizzare la città le merci non partono più Dopo la notizia del licenziamento per 177 lavoratori è iniziata la lotta Occorrono lavoro e riqualificazione delle periferie urbane PAG. 2 PAG. 3 Da Venezia a Palermo per l’accoglienza ai rifugiati Marcia a piedi scalzi A Modena, Firenze e Catania vi ha partecipato anche il PMLI PAG. 2 Milano PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO l’ADUNATA DI CASAPOUND Il PMLI punta il dito contro il governo del nuovo duce Renzi che non perseguita i nazifascisti nonostante le leggi vigenti Oltre 4.000 in assemblea a Firenze contro la “Buona scuola” di Renzi Il neopodestà Nardella attacca i lavoratori. Crumira “di lusso” Agnese Landini, moglie del premier Affissi i volantini del PMLI su “Mao e l’istruzione nel socialismo” PAG. 13 A Ravenna e Firenze Diffuso il volantino “Mao e l’istruzione nel socialismo” PAGG. 12-13 Fiaccolata per chiederne la liberazione Repressione fascista: arrestati 8 attivisti No Tav “Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta” PAG. 3 PAG. 14 Melzo (Milano) ROSSI BANCHINI Costretti dalla povertà a DI PROPAGANDA Bisogna rovistare tra i rifiuti del DEL PMLI ottimizzare mercato per poter mangiare A MODENA E Una donna cardiopatica che non riesce a pagare il lavoro di le bollette ha un malore mentre urla al neopodestà Bruschi “Maledetto il giorno in cui ti ho votato” RUFINAPAGG. 12-13 radicamento PAG. 13 Riunione politico-organizzativa dei militanti e simpatizzanti della provincia di Modena del PMLI Impressioni sulla commemorazione PAG. 11 locale Dobbiamo studiare e ristudiare, capire e agire secondo le dieci citazioni di Mao sui marxisti-leninisti PAG. 12 2 il bolscevico / interni N. 34 - 24 settembre 2015 Da Venezia a Palermo per l’accoglienza ai rifugiati Marcia a piedi scalzi In segno di solidarietà coi rifugiati in fuga dai loro Paesi, l’11 settembre oltre 300 organizzazioni umanitarie e sociali, tra cui CgilCisl-Uil, e 1200 intellettuali, artisti e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo hanno aderito alla “marcia delle donne e degli uomini scalzi” svoltasi in 72 città. Dopo il prologo del 10 settembre con migliaia di manifestanti in piazza a Bari e Palermo, dal Lido di Venezia fino a Torino, Trento, Milano, Lecco, Alessandria, Bologna, Genova e Napoli passando per Roma e per il festival della letteratura di Mantova, oltre 150 mila persone hanno marciato a piedi nudi nelle strade e nelle piazze di tutta Italia in contemporanea per dire no “ai muri della ‘Fortezza Europa’” e chiedere la certezza di “corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature; A Modena, Firenze e Catania vi ha partecipato anche il PMLI accoglienza degna e rispettosa per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti; la creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa, superando il regolamento di Dublino”. Nel capoluogo veneto sono stati circa duemila i partecipanti di varie nazionalità e di tutte le età che hanno preso parte all’evento organizzato al Lido di Venezia. Il corteo, partito dal molo di Santa Elisabetta verso le 17, ha visto in testa tra gli altri il regista Andrea Segre, uno dei promotori che ha ribadito: “È importante dire che la marcia sta procedendo in 72 città anche se è stata promossa da personaggi dello spettacolo non è un’autocelebrazione, ma la richie- Catania In spiaggia in favore dell’accoglienza dei migranti. Tenuto alto il cartello con le parole d’ordine del PMLI sta di uscire dalla fortezza in cui ci siamo rinchiusi in Europa per fermare la tragedia dei morti”. Sullo striscione che apre il corteo c’è l’hashtag #apiediscalzi e tanti altri cartelli con gli slogan “Non siamo un pericolo, siamo in pericolo” e “Da Venezia a Kobane, da Budapest a Bruxelles”. A Roma la manifestazione è partita dal centro Baobab di via Cupa, dove ogni giorno centinaia di rifugiati trovano accoglienza. Alla marcia hanno partecipato associazioni e tanti manifestanti che sono scesi in strada per esprimere solidarietà ai profughi. La manifestazione si è conclusa al Centro per celebrare la festa del Capodanno Etiope, in segno di fratellanza e di rispetto per la cultura e le tradizioni di ogni popolo. A Milano migliaia di persone si sono messe in cammino da Porta Genova per arrivare alla Darsena. Alla manifestazione hanno aderito circa 180 associazioni, tra cui diverse islamiche. Un tam tam per la partecipazione alimentato anche su Facebook con la pagina “Scegli da che parte stare – Marcia delle donne e degli uomini scalzi – Milano”. Diversi i cartelli esposti in corteo (“Accoglienza con umanità”, “Siamo tutti fratelli e sorelle”, “No a muri, sgambetti, sputi, Salvini”) e lo striscione “Refugees welcome (rifugiati benvenuti)”. Varate centinaia di barchette di carta nel Naviglio. A Napoli la marcia è partita nel pomeriggio da Piazza Plebiscito. Firenze Partecipazione del PMLI In prima fila Amnesty International e l’adesione di quasi 50 associazioni di tutta la Campania. Oltre un migliaio i manifestanti che si sono tolti le scarpe, marciando per i profughi. “I piedi scalzi – ha spiegato Serena Salzano, giovane volontaria di Amnesty International – sono un gesto simbolico molto forte per sentirci più vicini possibile ai rifugiati e ai disagi che possono avere sofferto durante le loro traversate. È un po’ triste vedere che tante persone si sono sentite coinvolte da questa tragedia solo dopo aver visto la foto del bimbo sulla spiaggia, però da allora qualcosa è cambiato nell’opinione pubblica”. Alla marcia di Mantova ha preso parte anche il mondo degli scrittori e intellettuali presenti al Modena Diffusi volantini, andati a ruba, con le parole d’ordine del PMLI. Ottimo il rapporto con le masse popolari. Produttive discussioni sul tema dell’immigrazione e dello sfruttamento figlio dell’imperialismo Dal corrispondente 11 settembre 2015. Marcia delle donne e degli uomini scalzi a Catania. Si nota sulla sinistra il manifesto del PMLI (foto Il Bolscevico) Dal corrispondente della Cellula “Stalin” della provincia di Catania Nel pomeriggio di venerdì 11 settembre i compagni della Cellula “Stalin” della provincia di Catania hanno preso parte alla “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”, manifestazione in favore dell’accoglienza dei migranti, che ha avuto luogo in varie città italiane. Le varie associazioni e organizzazioni – come l’Anpi, Emergency, la Cgil, l’Uds, il Pd, il PMLI – che hanno aderito alla piattaforma rivendicativa, come anche singoli e migranti, hanno dato vita ad un vivace e partecipato corteo che si è svolto in spiaggia, a Catania: dalla “Spiaggia libera n.1” sino al “Lido Verde”. Qui, il 10 maggio 2013, furono rinvenuti i corpi di sei migranti, annegati mentre tentavano di raggiungere le coste orientali della Sicilia. I circa 300 partecipanti hanno anche ascoltato le testimonianze di alcuni migranti intervenuti durante lo svolgimento della manifestazione. Al termine di questa, una parte di loro ha dato vita ad un flash mob, durante il quale sono stati esposti vari cartelli sui cui campeggiava la scritta “benvenuti” in differenti lingue. I marxisti-leninisti del capoluogo etneo hanno espresso la propria solidarietà antimperialista ai migranti e tenuto alto un cartello in cui spiccavano le parole d’ordine del Partito: “Frontiere aperte per i migranti; Uguali diritti per italiani e migranti; Chiudere i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti; Asilo politico per tutti i profughi”. Il PMLI, infatti, sostiene da sempre l’apertura delle frontiere italiane ed europee ai rifugiati e ai migranti come l’unico modo per evitare le stragi e le guerre fra poveri e permettere il loro ingresso libero e sicuro in Italia e in Europa. Oltre all’apertura delle frontiere ai migranti, per il PMLI sono necessarie e urgenti però altre misure, a cominciare dalla chiusura di tutti i lager per migranti mascherati da centri di accoglienza, l’abolizione definitiva e completa del reato di immigrazione clandestina, la sanatoria generalizzata per tutti i migranti senza permesso di soggiorno, la parità di diritti sociali, civili e politici per tutti i migranti e il diritto di cittadinanza ai figli di immigrati nati nel nostro Paese. Firenze, 11 settembre 2015. Marcia delle donne e degli uomini scalzi. Sulla sinistra la locandina del PMLI (foto Il Bolscevico) Redazione di Firenze Venerdì 11 settembre anche a Firenze si è tenuta la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi” indetta da un largo fronte di associazioni, presenti molti giovani e migranti di diversi paesi. I manifestanti, che in gran parte hanno sfilato a piedi nudi, si sono ritrovati in piazza S.M. Novella e quindi in corteo hanno raggiunto Piazza della Repubblica, dove il corteo si è concluso con un flash mob, durante il quale sono stati riportati i numeri delle morti di migranti dal 2009 ad oggi. Presenti gli striscioni: “Contro il razzismo diritti per tutti/e” e “ Basta morti nel Mediterraneo. Corridoi umanitari subito”. Presente il PMLI, che non ha esposto le proprie insegne su richiesta degli organizzatori. I compagni hanno partecipato al corteo con indosso le magliette del Partito e esposto la locandina: “Frontiere aperte per i migranti. Uguali diritti per italiani e migranti. Chiudere i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti. Asilo politico per tutti i profughi”. Festival della letteratura. Tra le prime adesioni quella della scrittrice africana Noo Saro-Wiwa che ha detto: “Voglio dimostrare solidarietà con i rifugiati perché mi sembra non ci sia abbastanza empatia nei loro confronti”. Alle manifestazioni di Modena, Firenze e Catania ha preso parte anche il PMLI con la partecipazione di militanti, simpatizzanti e amici che sono scesi in piazza al fianco dei rifugiati con le insegne del Partito (vedi articoli a parte) e hanno rilanciato le seguenti parole d’ordine: FRONTIERE APERTE, per i migranti; UGUALI DIRITTI per italiani e migranti; CHIUDERE i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti; ASILO POLITICO per tutti i profughi. Per riconoscere uguali e pieni diritti a tutti migranti e chiudere immediatamente i lager di detenzione e identificazione. dell’Organizzazione di Modena del PMLI Intenso e partecipato corteo quello di venerdì 11 settembre a Modena in solidarietà con le donne e gli uomini che fuggono dalla guerra e dalla fame prodotta dall’imperialismo. “La marcia delle donne e degli uomini scalzi” ha attraversato le vie principali coinvolgendo molti modenesi. Al corteo hanno partecipato sindacati, varie associazioni e vari partiti, tutti senza simboli e senza bandiere. I compagni modenesi del PMLI hanno indossato la rossa maglietta del Partito e hanno prodotto varie copie del volantino, andato a ruba, riportante le parole d’ordine lanciate dal CC, “FRONTIERE APERTE per i migranti. UGUALI DIRITTI per italiani e migranti. CHIUDERE i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti. ASILO POLITICO per tutti i profughi”. Durante il pacifico corteo in molti hanno riconosciuto i compagni del PMLI, frutto positivo della propaganda tra le masse, e si sono avvicinati per un saluto e per discutere dei problemi dell’immigrazione. Il corteo si é concluso davanti alla stazione dei treni, simbolo di arrivi e partenze; anche lì i marxisti-leninisti modenesi hanno avuto modo di interagire positivamente con le masse. Sotto il volantino realizzato dall’Organizzazione di Modena del PMLI. Sulla destra: 11 settembre 2015, la larga diffusione a Modena alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi (foto Il Bolscevico). Grave errore commesso da Cisl e Uil che hanno firmato un accordo sfavorevole in provincia di Sassari Rivolta deiDopolavoratori Sigma: le merci non partono più la notizia del licenziamento per 177 lavoratori è iniziata la lotta Dal corrispondente dell’Organizzazione di Uras del PMLI A Codrongianos (Sassari) si è scatenata la rivolta dei lavoratori Cedi Sigma, il gruppo che distribuisce generi alimentari per i supermercati Sigma del territorio. Si tratta di 144 operai e 43 impiegati pochi giorni fa hanno avuto conferma del licenziamento dal proprio posto di lavoro. Dall’11 settembre picchettano il centro di distribuzione nel quale lavoravano e promettono di farlo ad oltranza se non verrà trovata una soluzio- ne alla crisi dell’azienda. Cedi Sigma (Centro di Distribuzione dei supermercati Sigma), in profonda crisi, a giugno viene ammessa al concordato preventivo, ossia quella speciale forma legale che accompagna le società a rischio fallimento verso una soluzione della propria crisi tenendo conto di debiti e crediti. Tutti i lavoratori sono salariati dal gruppo SkyLog che si occupa della logistica per conto di Sigma, catena di supermercati molto attiva in Sardegna. Ad agosto i sindacati di categoria CISL e UIL improvvisamente firmano un accordo per conto dei lavoratori che fa sì che questi vadano in aspettativa sino al 9 settembre. CGIL, invece si chiama fuori contestando la firma prematura dell’accordo. È poi notizia di questi giorni la mancata approvazione del concordato, che chiude per il momento le speranze dei 177 lavoratori di trovare per tutti una soluzione non dolorosa. Il grave errore di CISL e UIL è costato caro, perché firmando l’accordo di agosto hanno portato a un bivio senza uscita i 177 lavoratori di Cedi Sigma. La scelta che è stata imposta ai lavoratori era quella di andare in aspettativa e permettere dunque all’azienda di risparmiare in stipendi e contributi per un mese, oppure quella di farsi licenziare già ad agosto per poter accedere alla Naspi (la nuova indennità di disoccupazione) “ammortizzatore sociale” previ- sto dal piano del duce in camicia bianca Renzi. Ora, un mese dopo la disastrosa firma dell’accordo, i lavoratori si trovano senza stipendio e senza “ammortizzatori sociali”. I possibili acquirenti di Sigma parlano di un azzeramento dei contratti con nuova assunzione per soli 40 di loro: un taglio di 137 posti di lavoro assolutamente inaccettabile che manderebbe in crisi le famiglie di questi lavoratori che però stanno dimostrando che non si arrenderanno a perdere il loro posto di lavoro. E infatti stanno picchettando il centro della distribuzione e minacciano di continuare a oltranza fino a quando non verranno tutti reintegrati nel piano di rilancio. È dovere delle forze anticapitalistiche appoggiare in fronte unito i lavoratori di Cedi Sigma, contestare con forza l’immobilismo del governatore Pigliaru e del “centrosinistra” al governo regionale. Il PMLI è solidale con i lavoratori Sigma perché non un lavoratore deve tornare a casa senza stipendio per un solo mese in più. interni / il bolscevico 3 N. 34 - 24 settembre 2015 Fiaccolata per chiederne la liberazione Repressione fascista: arrestati 8 attivisti No Tav “Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta” Su ordine della procura di Torino nella notte tra il 5 e il 6 settembre una nuova ondata di arresti si è abbattuta sul Movimento No Tav in Valsusa. Al termine della pacifica manifestazione di tre giorni intitolata “Seminiamo la Resistenza” organizzata dal Movimento presso il cantiere della Maddalena a Chiomonte in Val Clarea per denunciare il mostruoso saccheggio di risorse pubbliche e la devastazione ambientale provocata da un’opera dannosa e inutile come il Treno alta velocità, la polizia fascista di Renzi e Alfano su ordine della Procura di Torino, ha attaccato il presidio e dopo aver isolato a suon di manganellate e lacrimogeni un gruppo di manifestanti ha proceduto all’arresto di otto di essi. Si tratta di quattro studenti universitari, due No Tav bolognesi, un militante del centro sociale Askatasuna di Torino e un ragazzo minorenne di 17 anni, studente delle superiori, che è stato portato al carcere minorile Ferrante Aporti. Da codice fascista le accuse contestate dai Pubblici ministeri Marco Gianoglio e Antonio Rinaudo che parlano di resistenza e violenza aggravata a pubblico ufficiale, esplosione di ordigni e travisamento. Accuse totalmente inventate e prive di fondamento dal momento che nel corso della manifestazione è stata eseguita la “battitura” dei cancelli che delimitano il cantiere e una semina simbolica dei terreni circostanti. “Seminare - avevano spiegato i promotori dell’iniziativa - è un gesto antico come il mondo. Semplice ma ricco di significati. Vogliamo ribadire ancora una volta che per noi quel cantiere di morte e devastazione va chiuso. La Valsusa che vogliamo non è cemento e recinzioni, non è un corridoio di traffico, ma una valle viva e verde”. Al termine della manifestazione le “forze dell’ordine” già in assetto antisommossa hanno preso a pretesto l’accensione di alcuni fumogeni e l’esplosione di qualche petardo da parte dei manifestanti per scatenare una vera e propria caccia al No Tav culminata con l’arresto degli otto attivisti. Coraggiosa e immediata la reazione del popolo No Tav che in serata ha dato vita sotto le finestre dell’istituto penale per i minorenni di Torino a una grande fiaccolata di solidarietà per chiedere la liberazione dei compagni arrestati. In un comunicato diffuso durante i presidi che nei giorni seguenti sono stati organizzati anche davanti al carcere delle Vallette dove sono stati rinchiusi gli altri 7 arrestati, a Bussoleno Bussoleno (Torino), 9 settembre 2015. Lo striscione di apertura della fiaccolata di solidarietà ai NoTav arrestati e Venaus, epicentro della rivolta popolare contro i cantieri della Torino-Lione, i No Tav hanno ribadito: “Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta che è fatta di tanti momenti, tra cui le iniziative notturne contro quel cantiere che devasta e uccide il nostro territorio e il futuro di tutti”. Sabato 12 settembre la prote- sta No Tav è infatti ripresa davanti al cantiere del tunnel geognostico e altri 9 manifestanti sono stati strattonati e trascinati all’interno delle recinzioni in stato di arresto. Ma al momento dell’identificazione dei “violenti contestatori” le “forze dell’ordine” si sono accorti che non si trattava di “pericolosi terroristi” ma di manifestanti tutti tra i 60 e gli 80 anni e li hanno im- mediatamente rilasciati. Segno evidente che la protesta in Val Susa contro il Tav è sostenuta da tutta la popolazione unita: giovani, donne e anziani decisi a non mollare. Ed è proprio contro questa eroica resistenza di popolo che il nuovo Mussolini Renzi e il ministro col manganello Alfano hanno scatenato questa nuova ondata di repressione e ar- resti nel tentativo di stroncare una volta per tutte il Movimento. Un giro di vite di chiaro stampo mussoliniano che ricalca alla lettera il famigerato “teorema” dell’ex procuratore capo di Torino, nemico giurato e persecutore del movimento No Tav fin dalla prima ora, Giancarlo Caselli (area PD) che nel dicembre del 2013 fece arrestare 4 No Tav che avevano preso parte alle manifestazioni del 13 e 14 maggio 2013. L’accusa in quel caso era addirittura di attentato con finalità terroristiche e atto di terrorismo con esplosivi finalizzati al terrorismo (poi lasciata cadere dalla Corte d’assise di Torino che il 14 dicembre scorso ha condannato i 4 No Tav solo, si fa per dire, per danneggiamento, trasporto di armi e resistenza a pubblico ufficiale). Una condanna esemplare come avveniva nei tribunali speciali fascisti che serve ai tirapiedi di Caselli e al PD per ridare fiato alla odiosa campagna di criminalizzazione e repressione del Movimento No Tav che però non si arrende e avverte che le iniziative di lotta contro chi devasta il nostro territorio, criminalizza e reprime con la violenza di stampo fascista il nostro movimento, non si fermeranno e proseguiranno anche nei prossimi giorni con il campeggio studentesco e la parola d’ordine: “liberi tutti, avanti No Tav!”. Le masse in piazza per l’assassinio del giovane Gennaro Cesarano Napoli in mano alla camorra. E De Magistris sa solo militarizzare la città Occorrono lavoro e riqualificazione delle periferie urbane Redazione di Napoli L’estate a Napoli è stata forse una delle più sanguinose sul fronte della delinquenza organizzata negli ultimi anni, con la camorra che ha rialzato la testa nella maggior parte dei quartieri popolari e periferici, con morti ammazzati, ripresa del racket e dominio incontrastato del territorio. Nuovi gruppi criminali che cercano di farsi spazio in città per prendere il posto dei vecchi clan oppure per contrastarli in una guerra sanguinosa: dalle scorribande armate nelle piazze della movida, a tre omicidi nel centro storico in pochi giorni fino agli avvertimenti a colpi di sventagliate di kalashnikov e granate al Rione Traiano, a Soccavo e alla Loggetta, nella zona Ovest. E lo dice con forza anche il giornalista napoletano anticamorra Arnaldo Capezzuto: “È mattanza a Napoli”. Protagonisti delle guerre che si stanno consumando, in particolare a Forcella e Ponticelli, sono soprattutto giovani, molti dei quali minorenni, che sono caduti praticamente a decine dall’inizio dell’anno, nella completa indifferenza delle istituzioni locali e nazionali in camicia nera. Basti pensare all’omicidio del giovane boss del clan emergente Emanuele Sibillo, 19 anni, ammazzato nei vicoli del rione di Forcella il 2 luglio scorso nella nuova faida per la spartizione del centro storico che lo vede avver- so all’altro clan sanguinario dei Mazzarella. Nella periferia orientale si sta, invece, svolgendo una guerra già da diversi mesi e che a settembre ha raggiunto l’acme con sparatorie, avvertimenti ed omicidi. Nel mirino dei killer finisce Antonio Simonetti, 30 anni, che cade in via Camillo De Meis, nel quartiere di Ponticelli, ammazzato da due sicari che gli esplodono sei colpi di pistola al torace ed alla testa. L’allarme – almeno di facciata – sembrava aver scosso le istituzioni borghesi in camicia nera; ma nella solita attesa sul cosa fare meglio e sul predisporre i mezzi necessari per contrastare efficacemente la camorra emergente e sanguinaria, accadeva un fatto gravissimo nella nuova faida che scoppiava nel rione sanità. Nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre arrivano in piazza San Vincenzo alla Sanità, in sella a due moto, alcuni sicari che, con armi in pugno, sparano all’indirizzo del 17enne Gennaro Cesarano, colpendolo alle spalle e al petto e uccidendolo sul colpo. Significativa e combattiva la risposta del quartiere Sanità che scendeva in piazza con centinaia, per lo più giovani, con uno striscione che apriva il corteo, “No alla camorra”, e slogan tra i quali si ribadiva che Gennaro era vittima innocente come Annalisa Durante. A guidare la protesta e ad accusare le istituzioni locali è stato padre Alex Zanotelli che, poi, durante l’omelia ha pronunciato parole di condanna contro la criminalità organizzata, invitando gli abitanti del rione ad alzare la testa: “Dio non manderà nessuno a salvarci, toccherà a noi. Popolo della Sanità, dobbiamo dire basta”. Il legale della famiglia Cesarano, Marco Campora, ha ribadito con forza l’estraneità del diciassettenne alla criminalità organizzata. “Questa cerimonia partecipatissima e la stessa autorizzazione a funerali pubblici – ha detto l’avvocato – confermano che l’iniziale ipotesi investigativa su un coinvolgimento di Genny in vicende criminali non ha alcun riscontro”. Alla sete di giustizia e di vita richiesta dalle masse popolari, le istituzioni borghesi nazionali e locali in camicia nera si limitavano alla solita ricetta dell’invio a Napoli di 50 tra poliziotti e carabinieri da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano, operativi da lunedì 14 settembre, cui è seguita la replica positiva anche del nuovo governatore Vincenzo De Luca in ordine al provvedimento repressivo. La militarizzazione del territorio, con l’invio eventuale di altri rinforzi, era ben accolta dalla giunta antipopolare del neopodestà De Magistris, presenti nel corteo nell’indifferenza delle masse per coprirsi e giustificarsi dopo aver sottovalutato gravemente la questione camorra e aver abbandonato in cinque anni i quartieri popolari e periferici. Si contrariava Roberto Saviano che attaccava direttamente il governo del neoduce Renzi e del suo gerarca Alfano, ma non dispensava critiche a De Magistris: “Cinquantaquattro telecamere e 50 poliziotti sono provvedimenti che così declinati non serviranno. Dopo la tragedia arrivano i proclami. E poi nulla cambierà”. Seguiva uno scambio livoroso e senza esclusione di colpi con l’ex pm che, dalla trasmissione “Uno Mattina”, affermava: “Saviano racconta che c’è la paranza dei bambini. Ma questo è un termine che io non accetto. Napoli non è Baghdad e non è ostaggio di questi criminali - aggiungeva De Magistris - quello che è accaduto è gravissimo, nessuno lo sottovaluta. Però mai come oggi c’è una sinergia fortissima tra forze dell’ordine, prefettura, Comune e persone perbene. Chiedo allo Stato di garantire più risorse, più forze dell’ordine, più soldi per le politiche sociali”. Durissima la sortita di Saviano: “Non è facile governare Napoli ed è evidente che non è un compito alla portata di De Magistris. È imbarazzante ascoltarlo, sembra vivere su un altro pianeta. Il sindaco è a corto di parole e di progetti. Si attacca morbosamente alle cifre sul turismo in crescita e non vede ciò che accade a due passi da lui. Le persone hanno paura di uscire di casa, si spara ovunque e lui chiede a noi di tacere e, ancora una volta, di raccontare il bello?”, si chiede l’autore di Gomorra, aggiungendo: “Da Napoli il bello è fuggito, se n’è andato. Il bello ha lasciato il posto alla paura perché si spara e non per colpire, ma per intimidire, per terrorizzare. A Giugliano un bambino di 9 anni è stato ferito mentre era sul balcone da una scheggia di una pallottola vagante. Ma di cosa stiamo parlando?”. Nel commento di Saviano non manca un riferimento a Vincenzo De Luca: “Si maschererà dicendo che è in carica da troppo poco tempo, chiederà arresti e metterà telecamere Ma si fa ancora più severo il giudizio sulle parole del sindaco “quando dice che i bambini sono la cosa più bella del mondo e che sentir parlare di “paranza dei bambini” lo avvilisce. Quanta colpevole e stupida superficialità – continua lo scrittore - se i bambini sparano e se a loro si spara, forse, è perché gli adulti per troppo tempo hanno giocato con il fuoco”. Anche il giornalista anticamorra Capezzuto sulle colonne de “Il fatto quotidiano” dell’8 settembre se in precedenza aveva difeso l’azione del governo arancione, sembrava invece essere molto critico con l’esecutivo attuale: “La più grande catastrofe di questi ultimi 20 anni non è stata l’emergenza rifiuti ma l’aver dimenticato almeno due genera- zioni di giovani. Averli deliberatamente abbandonati, ghettizzati e spinti nelle braccia delle camorre che somigliano sempre più a bande improvvisate di gangster gomorroidi”. Un j’accuse che da tempo noi marxisti-leninisti stiamo lanciando per il vergognoso abbandono dei quartieri e delle periferie urbane, senza alcun piano di lavoro per i giovani che diventano carne da macello della camorra organizzata. Responsabilità che ricadono politicamente sulla giunta del narcisista megalomane De Magistris che non ha voluto approntare un progetto o un piano per riqualificare i quartieri popolari, cominciando dal centro e finendo alle periferie, abbandonando al loro destino le masse popolari e i giovani, soprattutto nelle zone Est e Ovest dove le faide camorristiche insanguinano le strade di Napoli da ormai più di un anno. Costui ha turlupinato i napoletani per carpirne il voto con la promessa di una svolta radicale con le precedenti amministrazioni comunali della destra e della “sinistra” borghese e poi si è rivelato per un parolaio e un imbroglione che non ha alzato un dito contro la disoccupazione, ha finito per aggravare l’abbandono dei rioni popolari e delle periferie urbane, favorendo così la camorra che ha avuto terreno fertile per radicarsi ancor di più e spadroneggiare impunemente. 4 il bolscevico / reddito di cittadinanza N. 34 - 24 settembre 2015 L’elemosina di Stato è diventata la nuova bandiera che accomuna pentastellati, riformisti, falsi comunisti, revisionisti, liberali, anarchici, trotzkisti Anziche’ chiedere il reddito di cittadinanza lottiamo per il lavoro a tutti i disoccupati Nessuno deve rimanere a casa senza reddito ma il lavoro deve avere la priorità Sempre più frequentemente sentiamo parlare e dibattere del reddito minimo di cittadinanza. In Italia negli ultimi 30 anni il tema torna ciclicamente all’ordine del giorno, a cui seguono periodi in cui sparisce dal dibattito politico. Adesso, specialmente dopo la proposta in merito del Movimento 5 stelle, è di nuovo in auge. Come abbiamo ripetuto più volte le denominazioni sono molteplici e spesso generano confusione; a livello giornalistico viene usato quasi sempre il termine reddito di cittadinanza, più correttamente però dovremmo parlare di reddito minimo garantito perché la stragrande maggioranza delle proposte tratta di un reddito provvisorio, fornito dallo Stato, che serva a raggiungere una cifra minima vitale che permetta a chi non lavora o ha bassissime entrate di poter sopravvivere. Una discussione che riguarda l’Italia, mentre non c’è negli stessi termini negli altri Paesi anche perché, salvo alcune eccezioni, sotto varie forme, il reddito minimo garantito esiste già. Va detto però che in tutti i paesi europei ed occidentali, che questo vi sia oppure no, è messo in discussione il sistema di “ammortizzatori sociali” vigente, il cosiddetto welfare, poiché l’attuale crisi economica capitalistica e l’aumento della disoccupazione non permettono più, dal punto di vista borghese, interventi statali di sostegno economico nelle forme e nelle quantità che abbiamo conosciuto fino adesso e ovunque si sta procedendo al suo ridimensionamento. In Italia sembra che in molti abbiano individuato nel reddito minimo garantito la soluzione di tutti i mali e la “sinistra” borghese, e di recente in pompa magna il M5S, vuol far credere che si può andare controcorrente estendendo (ma poi vedremo che non è così) gli aiuti ai più poveri. Molti partiti, associazioni e movimenti della “sinistra” borghese stanno tentando di farne la propria bandiera, il vessillo sotto cui riunire il popolo, ma sopratutto l’elettorato di sinistra e sembrano molto preoccupati dal fatto che i pentastellati, con la loro proposta, per il momento gli abbiano strappato di mano questa bandiera. Le proposte oggi sul tappeto In questo momento ci sono anzitutto le proposte del M5S, Sel e PD. Il partito di Grillo propone 780 euro come reddito minimo, da versare totalmente a chi non percepisce niente, come integrazione a chi guadagna meno fino a ridurlo del tutto al raggiungimento della quota (erano 1.000 euro in campagna elettorale). A mano a mano che il nucleo familiare sale aumenta la cifra erogata ma non in misura identica: per due persone disoccupate la cifra è inferiore al doppio. Gli interessati si devono iscrivere a degli appositi centri, seguire corsi obbligatori di formazione e accettare i lavori offerti altrimenti dopo tre rifiuti cessa l’erogazione. Poi c’è la proposta di Sel che L’obiettivo strategico dev’essere il socialismo, non vivere di elemosina nel capitalismo to al lavoro, alla dignità, in cambio di un’elemosina. Lo ha iniziato a far suo quando è passato armi e bagagli nel campo della borghesia accettando in toto il sistema capitalista. Da quel momento in poi ha cessato di contrastarlo, seppur da una visione riformista, preferendo addolcirlo per meglio farlo accettare alla masse, e allora il reddito minimo ha iniziato a far parte del proprio bagaglio politico. Tante varianti, tutte borghesi “Lavoro” chiedono i metalmeccanici in una recente manifestazione nazionale a Roma prevede cifre un po’ più basse ma con molte analogie a quella del partito di Grillo. Differenza sostanziale la non gradualità, ossia la cifra fissa, pari a 600 euro, per tutti coloro che hanno un reddito inferiore ai 7.200 euro l’anno, con varie modulazioni a seconda delle persone a carico. Infine quella del PD che tra tutte è quella più bassa e che prevede il minor onere per lo Stato. Vari parlamentari del partito del nuovo duce Renzi hanno presentato più di una proposta ma tutte girano intorno alla cifra di 500 euro a persona, alcune propongono variazioni regionali, è obbligatorio seguire corsi di formazione e accettare eventuali lavori proposti. Come abbiamo visto le risorse nel campo del welfare vengono ridimensionate ovunque e allora tutti quelli che propongono il reddito minimo mettono subito le mani avanti assicurando che questo sarà uno strumento per raggiungere coloro che rimangono sprovvisti di qualsiasi sostegno economico, un ampliamento dell’intervento statale a favore dei più bisognosi, che non cancella altri “ammortizzatori sociali” esistenti. Poi però si ascoltano dichiarazioni esattamente contrarie come quelle di Grillo al GR1: “La cassa integrazione è un orpello inventato dalla famiglia Agnelli negli anni ’70. E per me non è neanche costituzionale”. Su come reperire i fondi per il reddito di cittadinanza, ha precisato: “Con una riforma fiscale, togliendo tutte le tasse dal lavoro, via l’Inps, via tutti questi ammortizzatori sociali”. Al di là delle proposte contingenti esiste un ampio schieramento che va dai 5 stelle, al PD (con molte differenze interne al partito), al PRC, fino a sigle che si rifanno all’anarcosindacalismo, la Cgil, e una miriade di associazioni, partiti e movimenti come Libera di don Ciotti e leader sindacali come Maurizio Landini. Possiamo dire che tutti quelli che si pongono a sinistra del PD, salvo rare eccezioni, sono favorevoli. Esistono anche associazioni sovranazionali di cui fa parte il BIN (basic income network) Italia, più propenso però al reddito di cittadinanza universale, cioè dato a tutti indistintamente. Tutti presentano il reddito di cittadinanza/reddito minimo garantito come un fattore di giustizia e uguaglianza, qualcuno addirittura lo propaganda come un mezzo per liberare l’uomo dalla necessità di lavorare e perfino dallo sfruttamento. Non mancano tuttavia sostenitori nel campo della destra politica ed economica anzi, come vedremo più avanti, tra i primi a proporre misure di aiuto ai più poveri ci sono proprio dei liberisti e dei reazionari. Un po’ di storia In questo articolo non c’interessa entrare nel dettaglio delle proposte sul tappeto, ma piuttosto riflettere, ragionare più in generale e spiegare perché il reddito minimo non convince affatto noi marxisti-leninisti. È utile quindi fare dei cenni storici per avere un quadro più ampio e andare oltre la demagogia dei partiti e dei politicanti borghesi e falsi comunisti. Anzitutto partendo da un presupposto: il reddito di cittadinanza o il reddito minimo garantito sono congeniali al capitalismo, sono nati per difenderlo e perpetuarlo e non per limitarlo, tanto meno per abbatterlo. I primi provvedimenti in questo senso non sono nati da rivolte popolari o dalle lotte del proletariato che cominciava a formarsi, le prime leggi sono state fatte dai governi e dai monarchi. Possiamo affermare che queste forme di “sostegno” sono nate contemporaneamente al capitalismo stesso. Non a caso le prime esperienze sono tutte riconducibili all’Inghilterra, il Paese dove il sistema capitalistico si è sviluppato per primo e dove per molti anni è stato quello più avanzato rispetto al resto del mondo. Le poor laws (le leggi per i poveri), che inizialmente tolsero l’assistenza dei poveri e dei mendicanti alla chiesa risalgono addirittura al XVI secolo. Nell’800, con lo sviluppo del capitalismo e la concentrazione dei terreni un tempo comuni nelle mani della borghesia mercantile, i contadini si ritrovarono senza pascoli e cominciarono a lavorare nella nascente industria ma gli esclusi e i più poveri si ritrovarono a morire di fame. Lo Stato allora emanò le new poor laws per evitare tumulti e ribellioni, un provvedimento che però costrinse i più bisognosi a una specie di lavoro forzato in apposite strutture in cambio di un pezzo di pane. Venendo a tempi più recenti, sempre nel Regno Unito i liberali, nel 1942, formularono la proposta di un reddito minimo. Furono però i laburisti ad introdurlo in- torno al 1950; da allora, uno dopo l’altro, la maggior parte dei paesi europei occidentali hanno adottato questo sistema, indipendentemente dall’orientamento politico del singolo governo, a dimostrare che il reddito minimo non è a priori di destra o di sinistra. Non bisogna dimenticare che uno dei fautori di questo sistema è stato l’economista ultraliberista americano Milton Friedman, ispiratore di politici reazionari come Reagan e la Thatcher. Il suo schema si basava sulla tassazione negativa, che a un certo punto, quando il reddito to le sue lotte sull’ottenimento del reddito di cittadinanza. Lo stesso PCI, pur con la sua dirigenza revisionista e opportunista, così come la Cgil, hanno sempre puntato ad ottenere migliori condizioni per chi lavorava e un’occupazione degna per chi era senza lavoro. Bruno Trentin, che fu segretario della Cgil, ancora negli anni ’80, rifiutava il reddito di base garantito uguale per tutti perché, a suo dire, non teneva conto dei diversi bisogni e delle diverse difficoltà e contrappone al “diritto universale al reddito di base... Milano, una delle manifestazioni per il lavoro del 2012 arrivava sotto una certa soglia, anziché togliere doveva dare un sussidio di povertà. Negli Stati Uniti negli anni ’60 i governi, sia repubblicani che democratici, erano intenzionati a istituire un reddito di cittadinanza, più vicino di tutti ci andò la presidenza Johnson. Poi l’operazione non andò in porto, comunque negli Usa esistono vari sussidi di povertà, sia del governo federale che dei singoli Stati. Nelle varie commissioni sul tema che furono istituite negli Usa in quegli anni vi erano liberisti come il già citato Friedman e socialdemocratici keynesiani come James Tobin (quello della Tobin tax sulle transazioni), ulteriore dimostrazione di come il tema sia appannaggio di differenti correnti del pensiero economico borghese. Il movimento operaio e il reddito di cittadinanza Il movimento operaio invece, in specie quello italiano, ma anche di altri paesi, non ha mai basa- il diritto concreto al lavoro”. In un’intervista affermava che “il lavoro rappresenta un fatto identitario primario, certamente non il solo, ma certamente il primo”. La stessa Fiom, e ci riferiamo a tempi recentissimi, non è tutta appiattita sul reddito minimo. Lo è sopratutto il suo segretario Landini che ultimamente sta insistendo su questo cavallo di battaglia, riconoscendo però che negli anni passati anche lui era contrario a un reddito sganciato completamente dal lavoro. Nonostante questo la Fiom lombarda, nel 2015, si è detta contraria al reddito di cittadinanza proposto dal governatore regionale fascioleghista Roberto Maroni per la Lombardia esprimendosi così: “combattere la povertà è un’emergenza, ma a nostro giudizio le risorse europee debbono essere destinate alla creazione di lavoro, come cardine per sconfiggere l’esclusione e l’emarginazione sociale di chi oggi è povero”. Il PCI revisionista ha sempre considerato il reddito di cittadinanza come un sussidio di povertà, un diversivo per eludere il dirit- Abbiamo visto chiaramente che la proposta del reddito di cittadinanza non proviene dal movimento operaio e comunista, bensì dalle correnti socialdemocratiche e liberiste borghesi, che lo motivano diversamente ma che alla fine del giro convergono e producono la stessa cosa: un sussidio di povertà che tenga buone le masse più bisognose, un antidoto contro eventuali ribellioni. I liberisti si rifanno al loro vangelo: il mercato sia la regola sacra che sistema tutto. Quindi prevedono uno Stato che garantisca il sistema ma che intervenga il meno possibile nella società, che lasci l’istruzione, la sanità, i trasporti, e quant’altro il più possibile nelle mani dei privati che devono avere piena libertà di sfruttare il lavoro altrui, senza tante restrizioni. Chi ha successo si arricchisce, gli altri sopravvivono ma, siccome sono buoni, si prevede anche l’elemosina per i più poveri ai quali si deve assicurare un pezzo di pane e il minimo indispensabile per tirare a campare. Un sistema che già si sperimenta in diversi Paesi anglosassoni. La “sinistra” borghese invece lo giustifica come una misura necessaria a ridurre le diseguaglianze, un sistema per dare dignità a chi è senza lavoro e combattere i fenomeni legati alla mancanza di reddito e di chi vive ai margini della società come degrado e criminalità. Una misura di riscatto che consente a tutti di sentirsi parte integrante della società (che rimane borghese) e magari permettere a chi svolge lavoretti precari d’integrare il reddito. Motivazioni fatte proprie anche da organizzazioni come “San Precario” le quali, anziché lottare per l’abolizione del precariato, che in qualche modo cercano di rappresentare, chiedono una misura che in fondo serve a giustificarlo. Tutte e due le varianti però convergono sulla flexicurity o flessicurezza, una brutta parola che unisce i due concetti di flessibilità/sicurezza. Il che significa che le correnti di destra e di “sinistra” borghesi propugnano la totale flessibilità del rapporto di lavoro, ovvero grande libertà di licenziamento che possa permettere massima competitività al capitalista. Questo comporta che il lavoratore, con un impiego perennemente precario, si debba dotare almeno di un paracadute, una “sicurezza” (per modo di dire) rappresentata appunto dal reddito minimo ga- SEGUE IN 5ª ë interni / il bolscevico 5 N. 34 - 24 settembre 2015 Circolare della Commissione giovani del CC del PMLI Studiare la linea del PMLI sull’istruzione e applicarla nella propria scuola e università e nel movimento studentesco Alle Istanze intermedie e di base del PMLI p.c. Al Comitato centrale e all’Ufficio politico del PMLI Care compagne, cari compagni, è stato un piacere riabbracciarvi in occasione della Commemorazione di Mao; anche chi non è potuto venire era comunque presente nei nostri pensieri. Abbiamo dimostrato ancora una volta che Mao per il PMLI non è mai morto, anzi il suo pensiero continua a guidare le nostre lotte e a orientare la nostra stessa vita da marxisti-leninisti, come dimostrano le dieci citazioni pubblicate recentemente da Il Bolscevico. Il discorso ufficiale, pronunciato dal compagno Federico Picerni Firenze, 6 settembre 2015. Commemorazione di Mao nel 39° Anniversario della scomparsa. Al podio il a nome del CC, ci fornisce nuovi compagno Federico Picerni pronuncia il discorso ufficiale a nome del Comitato centrale del PMLI elementi politici e storici per capire la natura di classe dell’istru- studenti. Il tema e l’oratore - il Partito, a partire dai giovani mi- nuovo anno accademico. Vista zione e il suo carattere nel socia- Responsabile di questa Commis- litanti, deve studiare, ristudiare, l’approvazione della legge 107/15 lismo e dimostra come il Partito sione, come sapete - dimostrano capire, applicare e far applicare – la “Buona scuola” – di Renzi e gestisce gli insegnamenti di Mao inoltre l’estrema importanza data questo discorso e diffonderlo fra Giannini, le organizzazioni degli sull’istruzione, politicamente e dal Partito all’istruzione e al mo- le masse studentesche, ma anche insegnanti e degli studenti sono concretamente, rilanciando e ag- vimento studentesco. Siamo così fra i docenti e il personale Ata in sul piede di guerra. Le organizzagiornando la nostra piattaforma proiettati con slancio proletario lotta. zioni studentesche puntano a boirivendicativa e appellandosi di- rivoluzionario verso i compiti poSi sta aprendo il nuovo anno cottare l’applicazione della “riforrettamente alle studentesse e agli litici dell’anno a venire. Tutto il scolastico, presto sarà la volta del ma” e l’UdS ha annunciato che da ë DALLA 4ª rantito. Una convergenza politica a favore dei capitalisti e contro i lavoratori e le masse popolari che vediamo attuare in egual misura da Berlusconi a Renzi, da Sarkozy a Hollande, da Blair a Cameron. Esistono altre varianti accanto alle due tradizionali, che potremmo definire della teoria della “fine del lavoro” e della “liberazione dal lavoro”, particolarmente subdole. I suoi sostenitori provengono generalmente dal liberalismo, dall’anarchismo-individualista, ma ci sono anche i trotzkisti, e in Italia annovera “pensatori” come l’ex terrorista Toni Negri. Costoro sostengono che l’automazione e l’informatica riducono gli occupati a una sezione molto limitata della società, sia come numero che come importanza, di conseguenza serve un reddito universale che assicuri l’esistenza a tutti. Nessuno nega le profonde trasformazioni tecnologiche ma teorizzare una presunta scomparsa del lavoro ci sembra veramente fuori dalla realtà. Tanto che gli occupati, anche quelli dell’industria, globalmente nel mondo sono aumentati, e sopratutto non sono cambiati i rapporti sociali, ovvero i capitalisti sfruttano i lavoratori. Altra tesi farlocca è quella che teorizza la “liberazione dal lavoro”, ossia una presunta liberazione che il reddito di cittadinanza porterebbe rispetto all’obbligo di dover lavorare per campare. Uno dei suoi massimi esponenti è il professore belga Van Parijs. Per costui il reddito di cittadinanza (che lui chiama “basic income”) è un ottimo strumento per consentire la realizzazione della società massimamente libera; il reddito di cittadinanza contribuisce a, ed è anzi decisivo, per aumentare la libertà dei membri di questa società. Van Parijs suggerisce che potremmo decidere se lavorare oppure, campando modestamente con il reddito di cittadinanza, essere liberi di leggere, dipingere, fare surf o quello che ci pare. Addirittura alcuni esponenti di queste correnti citano a sproposito Marx, dimenticando che il grande Maestro del proletariato internazionale parlava di liberarsi dal lavoro salariato nel capitalismo e non dal lavoro in generale che invece nel socialismo avrebbe un carattere sociale e collettivo avente lo scopo di migliorare la vita degli esseri umani e non quella di generare profitto. Ma poi in questa società “libera” dall’obbligo del lavoro e con un numero ristrettissimo di salariati, chi dovrebbe tirare fuori i soldi per erogare il reddito di cittadinanza alla maggioranza di cittadini che non lavora? Chi è che genera ricchezza? Cade dal cielo? Non è dato sapere. Il reddito di cittadinanza è congeniale al capitalismo Tutte queste teorizzazioni non ci convincono per niente, a partire da quelle più fantasiose, che vorrebbero attribuire al reddito di cittadinanza addirittura la capacità di mettere in discussione il sistema capitalistico. Lo stesso vale per le altre perché tutte danno per scontato che si debba accettare il sistema esistente e cercano invano dei rimedi che attenuino i disastri che esso causa. Tanti si giustificano tirando in ballo ancora Marx, che ci ha spiegato che il capitale alimenta incessantemente la disoccupazione e si avvalgono dei disoccupati per abbassare i salari e i diritti dei lavoratori. Sappiamo benissimo che il capitalismo non può assicurare il lavoro a tutti e anche per questo pensiamo che occorre abbatterlo e realizzare il socialismo anziché cercare inutilmente di riformarlo. Ma il capitalismo non può assicurare neanche un salario e una vita dignitosa per tutti, come sostengono i fautori del reddito di cittadinanza. Usare gli effetti della crisi capitalistica, come ad esempio il dilagare della disoccupazione, per puntare tutto sul reddito minimo ci sembra una giustificazione bella e buona per accettare il sistema capitalistico e la società borghese, una rinuncia alla lotta per il socialismo, per un lavoro stabile per tutti, per servizi sociali e previdenziali universali, per scuola, sanità e trasporti pubblici gratuiti o a basso costo per tutti. Alla fine il reddito di cittadinanza è proprio congeniale alla fase in cui si trova adesso il capitalismo che ha abbandonato da tempo qualsiasi velleità riformista e di redistribuzione della ricchezza, seppur delle briciole, e ha mostrato la faccia neoliberista, di attacco frontale ai redditi e ai diritti dei lavoratori, delle disuguaglianze sempre maggiori tra ricchi e poveri. Lavoratori supersfruttati, flessibili, precari e senza diritti, neanche quello di scioperare, licenziabili in qualsiasi momento, servizi individuali a pagamento tramite assicurazioni private, a cui fanno da corollario milioni di disoccupati, ai quali bisogna assicurare un minimo vitale di sopravvivenza. In molti paesi europei il reddito minimo è stato introdotto proprio per facilitare i licenziamenti. Uno scenario che oramai si va delineando anche in Italia dove liberismo, precariato e reddito di cittadinanza non sono in contraddizione tra di loro ma invece si andrebbero a integrare benissimo. Effetti pratici discutibili La nostra critica è anzitutto di principio. Il reddito di cittadinanza non solo non mette in discussione il sistema capitalistico, ma non intacca nemmeno il precariato e anziché indirizzare la lotta verso il lavoro la indirizza verso una elemosina di Stato che qualcuno ha chiamato significativamente “salario della gleba”, ma non ci convincono neppure le implicazioni pratiche e più immediate. Alcuni suoi sostenitori obiettano che si parla bene se si è a pancia piena, ma per quanti non hanno un lavoro, non sanno come pagare l’affitto e le bollette, avere un reddito di 6/700 euro, o di 1.500 per un nucleo familiare più grande, sarebbe un gran sollievo. Appare davvero strano che in un momento di tagli alla spesa sociale, pareggio in bilancio, patti di stabilità che impediscono di utilizzare anche le risorse disponibili, si possa ottenere un reddito che non sia poco più di una mancia. Lo Stato borghese non assicura più nemmeno i servizi di pubblica utilità più urgenti (uno per tutti il diritto alla salute), figuriamoci se ha intenzione di dare una vita dignitosa al popolo. Semmai il reddito di cittadinanza è visto come un riordino e una riduzione complessiva del welfare con l’obiettivo di tagliare gli interventi statali. La Francia, uno dei paesi più “generosi” su questo tema, eroga una cifra sotto i 500 euro. In Germania, con la controriforma del lavoro Hertz (molto simile al nostrano Jobs Act), accanto al sussidio di 480 euro c’è la clausola di accettare qualsiasi lavoro, anche pagato meno dello stesso sussidio, e già iniziano le proteste dei lavoratori. E stiamo parlando dei due paesi più ricchi della UE. Anziché liberare i disoccupati dall’accettare lavori malpagati, si crea la situazione opposta: si diventa ostaggi del reddito e per non perderlo si accetta di tutto. Una specie di ritorno alle poor laws, dove i poveri dovevano sottostare ai lavori forzati per avere un pezzo di pane. Il reddito di cittadinanza di per sé è universale ma anche le altre proposte sono molto farraginose e si potrebbe finire per dare il reddito minimo anche allo studente universitario figlio di papà, oppure darlo a imprenditori che de- settembre “ogni scuola sarà una barricata”. La FLC-CGIL, nel coordinamento nazionale del 20 luglio, ha annunciato una manifestazione nazionale a Roma con sciopero generale di categoria e appoggiato un eventuale referendum abrogativo. La proposta dello sciopero generale è stata appoggiata dall’Opposizione-CGIL “Il sindacato è un’altra cosa”, che fra l’altro ha espresso posizioni simili alle nostre in merito al referendum (“è importante esser consapevoli che” non “può sostituire la ripresa della lotta nella scuola, la costruzione di un movimento di massa nel Paese”) ed ha chiesto lo “sciopero generale intercategoriale”. Probabilmente in autunno si riscuoteranno anche i tanti coordinamenti, comitati, autoconvocati sorti durante la mobilitazione della primavera scorsa. L’autunno si annuncia insomma rovente! Quale migliore occasione per “unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo”? Noi dovremo appoggiare e partecipare alle mobilitazioni, tanto a livello nazionale quanto e soprattutto scuola per scuola. Sarà perciò determinante il ruolo delle studentesse e degli studenti nunciano redditi inferiori ai loro dipendenti perché non pagano le tasse, cosa molto frequente in Italia dove l’evasione è a livelli altissimi. Insomma, non riteniamo assolutamente che il reddito di cittadinanza sia la panacea di tutti i mali. Ci sono altri metodi ben più validi per contrastare il capitalismo: riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, tornare a 35 anni di contributi per ottenere la pensione, case popolari gratuite o a prezzi politici per tutti quelli che ne hanno necessità, eliminare subito il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e assumere massicciamente lavoratori partendo dalle emergenze del sistema sanitario e scolastico, del dissesto idrogeologico e del patrimonio edilizio pubblico e culturale del nostro Paese. Basterebbero queste poche cose, che sicuramente non avvicinerebbero al socialismo ma sarebbero molto più efficaci nel combattere la povertà e la disoccupazione rispetto al reddito di cittadinanza o reddito minimo che dir si voglia. La linea del PMLI Questo non significa che non si debba sostenere chi non ha un reddito, tutt’altro. Ma non si devono togliere, bensì ampliare, strumenti che già ci sono come la cassa integrazione, l’assegno di disoccupazione (ora Naspi), assegni e detrazioni familiari, la mobilità, la sanità pubblica. Dobbiamo rivendicare lavoro per tutti i disoccupati e i lavoratori stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato, e questo comporta di conseguenza una dura lotta contro i vari governi borghesi, contro il neoliberismo economico, il federalismo, le privatizzazioni, il disimpegno dello Stato dal sociale. In seconda battuta, e solo in seconda battuta, chiediamo una indennità di disoccupazione pari al salario medio degli operai dell’industria per un periodo non in- marxisti-leninisti, militanti e simpatizzanti. Gli studenti marxisti-leninisti (sempre presentandosi come studenti e non come marxisti-leninisti), oltre alla mobilitazione generale, devono sicuramente partecipare alle lotte specifiche delle loro scuole, entrando negli organismi di massa (collettivi ecc.) che già ci sono o che vi nasceranno, praticando la politica di fronte unito, alleandosi con le forze più avanzate e di sinistra, facendosi riconoscere come elementi attivi, intervenendo alle assemblee, cercando di contribuire il più possibile all’elaborazione delle piattaforme. Oltre a questo, noi abbiamo anche il compito di chiarire la natura della “Buona scuola”, su cui c’è confusione. Va detto – per gradi, non meccanicamente, a seconda della coscienza delle masse con cui siamo a contatto – che non è un fatto a sé stante, ma si inserisce nella privatizzazione, aziendalizzazione e fascistizzazione della scuola che va avanti da vent’anni, per creare la scuola SEGUE IN 6ª ë feriore a tre anni. Indennità che dev’essere estesa anche ai giovani in cerca di prima occupazione. Così come chiediamo per le casalinghe senza reddito la pensione sociale. Quindi noi vogliamo che nessuno resti a casa senza salario, quello che contestiamo è che questo reddito di cittadinanza non può rappresentare la bussola che orienta i marxisti-leninisti, chi si richiama al comunismo, i lavoratori e i progressisti in generale. Non crediamo neppure che sia corretto staccare del tutto un “salario sociale” dalla condizione di lavoratore/disoccupato, non è la stessa cosa avere un salario per un lavoro o un sussidio perché si è poveri. Un lavoro, seppur nelle condizioni del capitalismo, da comunque dignità e consapevolezza dei propri diritti, mentre il reddito di cittadinanza rende succubi e umilia chi deve campare con l’elemosina di Stato. I suoi sostenitori invece spargono illusioni a destra e a manca dipingendo il reddito di cittadinanza come la misura che ci salverà dalla povertà e dalla disoccupazione, che libera l’individuo dal bisogno, o più semplicemente che possa unificare gli sfruttati per un obiettivo comune. Tutte cose che non stanno né in cielo né in terra, dove gioca un ruolo non secondario il fattore elettorale. Puntare sul reddito di cittadinanza può portare molti voti, magari dai più poveri che, maggiormente massacrati dalla crisi, sono i più disposti ad aggrapparsi alle promesse di aiuto economico. Ma in questo modo si distolgono le masse dal vero obiettivo che noi riteniamo debba essere la lotta contro il capitalismo e per il socialismo. Solo dopo aver abbattuto violentemente con la rivoluzione il vecchio sistema e dopo la conquista del potere politico da parte del proletariato si potrà efficacemente combattere la povertà, le disuguaglianze ed eliminare la disoccupazione, non lo farà di sicuro, neanche parzialmente, il reddito di cittadinanza. 6 il bolscevico / i giovani marxisti-leninisti N. 34 - 24 settembre 2015 I giovani militanti del PMLI siano d’esempio nell’applicare le indicazioni di Mao sui marxisti-leninisti “Il Bolscevico” ha recentemente pubblicato dieci citazioni di Mao sui marxisti-leninisti. Esse sono molto preziose proprio perché descrivono con vivacità e passione i tratti ideologici, politici, morali e organzzativi che non devono mai mancare ad un marxista-leninista conseguente. Sarebbe perciò un grosso errore sottovalutarne l’importanza, leggerle senza capirle e senza riflettere a fondo sul loro significato. Al contrario, queste indicazioni richiedono la nostra massima attenzione, le dobbiamo studiare, ristudiare, capire, assimilare e applicare, poiché ci impongono riflessioni profonde sul senso e sulle caratteristiche della nostra militanza marxista-leninista. I giovani militanti del PMLI, ma anche i simpatizzanti e in generale per le ragazze e i ragazzi che si confrontano con noi, hanno un estremo bisogno di abbeverarsi alla fonte del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, perché nella stragrande maggioranza dei casi mancano totalmente di esperienza, oppure, a volte, provengono da altre esperienze non marxisteleniniste. In entrambi i casi, l’influenza della borghesia – specie di “sinistra” - è molto forte e c’è quindi bisogno che trasformino la loro concezione del significato e dei metodi della militanza marxista-leninista sulla base delle indicazioni di Mao. I giovani e i giovanissimi sono i più suscettibili ad essere conquistati all’impegno per il socialismo grazie alla loro energia, alla loro voglia di cambiare le cose e alla loro apertura mentale, è però altrettanto vero che le lusinghe culturali (ed economiche) del capitalismo sono molto pesanti su di loro. La borghesia cerca in tutti i modi di intossicarli con l’individualismo, l’edonismo, la cultura del disimpegno, del divertimento sfrenato e dello sballo. I tanti giovani morti per droga nelle discoteche e nelle strade, per citare un esempio drammatico nelle cronache estive, non sono che la conseguenza più tragica ma inevitabile di questi disvalori decadenti. Le lacrime di coccodrillo dei politicanti borghesi reazionari, da Renzi a Giovanardi, non possono nascondere che la strategia è proprio quella di indurre i giovani al disimpegno politi- ë DALLA 5ª del regime neofascista, secondo il piano della P2, e cambiare di sana pianta la sovrastruttura del capitalismo italiano rendendola confacente al regime neofascista. Ciò però va detto per gradi, non meccanicamente, a seconda della coscienza delle masse con cui siamo a contatto. La ridefinizione degli organi collegiali con l’esclusione degli studenti, inoltre, crea condizioni molto favorevoli per la questione del governo della scuola, che si può porre. Dobbiamo anche impegnarci affinché maturi la coscienza che la lotta contro la “Buona scuola” deve necessariamente legarsi a tutte le altre forze politiche, sociali e co. Quando invece i giovani lottano per il proprio futuro e i propri diritti, scattano la repressione e la criminalizzazione. Un giovane che entra nel PMLI deve essere consapevole prima di tutto che, per cambiare la società, è necessario trasformare se stesso e la propria concezione del mondo, mediante lo studio assiduo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la lotta risoluta alle idee e allo stile di vita della borghesia. D’altro canto, i giovani militanti che hanno avuto esperienze passate in altri partiti, organizzazioni studentesche, centri sociali e così via, a loro volta si portano dietro l’influenza ideologica di questi gruppi, principalmente forieri di liberalismo verso se stessi, gli altri e nel lavoro collettivo, legalitarismo, avventurismo, spontaneismo, pacifismo, errate concezioni della lotta di classe, della lotta politica e del partito. Come si legge in una delle indicazioni di Mao: “Un comunista deve essere pieno di vigore, avere una salda volontà rivoluzionaria, essere animato dallo spirito di non temere le difficoltà e di vincerle con una volontà indomabile, deve sbarazzarsi dell’individualismo, del particolarismo, dell’egualitarismo assoluto e del liberalismo: altrimenti non sarà un comunista degno di questo nome”. “Un comunista”, precisa ulteriormente Mao, “deve essere franco, leale e attivo, deve mettere gli interessi della rivoluzione al di sopra della sua stessa vita e subordinare gli interessi personali a quelli della rivoluzione; sempre e ovunque, deve essere fedele ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro ogni idea e azione errata, in modo da consolidare la vita collettiva del Partito e rafforzare i legami tra il Partito e le masse; deve pensare più al Partito e alle masse che agli individui, più agli altri che a se stesso”. Per i nuovi giovani militanti del PMLI, “essere fedele ai principi giusti” e lottare “contro ogni idea e azione errata” significa mettersi alla scuola del Partito e trasformare il proprio stile di lavoro e visione del mondo in senso marxista-leninista. L’adesione al Partito insomma non deve essere solo organizzativa e forma- culturali impegnate nella lotta più generale contro il governo Renzi. Buttare giù il governo del nuovo duce rientra negli interessi dei giovani, perché se la “Buona scuola” cancella i loro diritti all’istruzione e all’interno della scuola, il “Jobs Act” li condanna al precariato e al supersfruttamento. Qui sarà importante anche l’apporto delle lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati e sindacalisti marxisti-leninisti che, nell’ambito delle loro possibilità, spingeranno affinché la CGIL proclami lo sciopero generale con manifestazione nazionale a Roma rivendicando il ritiro della “Buona scuola”. A livello centrale ci impegneremo per fare di più e meglio. Terremo sotto tiro il governo, monitoreremo le organizzazioni sindacali e studentesche, approfondiremo i loro programmi e rivendicazioni, di Federico Picerni* le ma anche ideologica e politica, saldata sulla forgia del marxismoleninismo-pensiero di Mao. Metaforicamente si tratta di armarsi di uno scudo rosso contro le “pallottole inzuccherate” della borghesia e dei revisionisti. I giovani militanti del Partito devono lanciarsi fin da subito in una “maratona rossa” per essere d’esempio nell’applicazione delle indicazioni di Mao sui marxisti-leninisti. Devono essere innanzitutto un modello per i loro coetanei rivoluzionari non membri del PMLI, agli occhi dei quali devono apparire come dei combattenti anticapitalisti d’avanguardia, irreprensibili sotto tutti i punti di vista, dei punti di riferimento assolutamente affidabili, totalmente devoti ai diritti e ai bisogni dei giovani e alla causa del socialismo. Devono essere d’ esempio anche nei confronti dei militanti di media età e anziani del Partito, con i quali devono gareggiare per essere i migliori e più coerenti marxisti-leninisti, conformemen- te al modello di marxista-leninista tracciato da Mao. Tenendo a mente queste sue parole: “Mai in nessun momento e in nessuna circostanza, un comunista deve mettere al primo posto i suoi interessi personali; deve invece subordinarli agli interessi della nazione e delle masse. Perciò l’egoismo, la pigrizia sul lavoro, la corruzione, la smania di mettersi in vista e via dicendo sono di quanto più spregevole esista; mentre l’altruismo, l’ardore nel lavoro, la completa dedizione al dovere pubblico e l’assiduo lavoro impongono rispetto”. Il PMLI non è né vuole essere un partito di opinione, ma un partito di lotta che richiede ai suoi membri un impegno attivo per trasformare la realtà. Non esistono meriti o premi d’anzianità, quello che conta è la fedeltà alla causa e l’esperienza politica, quindi i giovani militanti al pari dei più anziani sono non semplici iscritti passivi ma i protagonisti della costruzione del PMLI, come tali de- vono dotarsi di entusiasmo e spirito d’iniziativa e fare la propria parte per dargli un corpo da Gigante Rosso. Questo, da una parte, significa difendere la sua linea politico-organizzativa e contribuire affinché si sviluppi sul solco del marxismo-leninismo-pensiero di Mao. Dall’altra significa “mettere le radici e fiorire in mezzo al popolo”, cioè legarsi ai giovani del proprio luogo di lavoro, studio e vita, studiare la loro condizione e i loro problemi e partecipare alle loro lotte pratiche. I giovani militanti specie studenti devono sapere che da loro dipende il radicamento del Partito fra le vaste masse giovanili e nel movimento studentesco, perché sono loro a conoscerne meglio e viverne quotidianamente le condizioni, le problematiche, le contraddizioni e le lotte, quindi devono sforzarsi di assimilare e applicare la linea del PMLI in questi ambiti, legandola alla situazione concreta. Attualmente, secondo quanto detto dal Segretario generale Giovanni Scuderi alla 3a Sessione plenaria del 5° CC del Partito, svoltasi il 3 aprile 2011 e avente per oggetto proprio il lavoro giovanile, la nostra necessità più urgente – ribadita dal compagno Federico Picerni a nome del CC del PMLI nel discorso su Mao e l’istruzione nel socialismo – su questo fondamentale fronte giovanile è lavorare “perché le ragazze e i ragazzi di sinistra appoggino e applichino la linea del PMLI sull’istruzione e sul movimento studentesco”. Ossia lavorare assiduamente fra gli studenti per imprimere un salto di qualità a sinistra al movimento studentesco, che è dove si concentrano maggiormente le forze giovanili più attive e organizzate, e far maturare gradualmente la coscienza della lotta per il socialismo. C’è dunque bisogno di giovani militanti del PMLI rossi dentro e rossi fuori, che studino, capiscano, applichino, sappiano propagandare e argomentare bene il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la linea del Partito. I giovani marxisti-leninisti non sono “rivoluzionari da tastiera” (come invece si riducono tanti falsi comunisti), ma sono pronti ad “affrontare il mondo e sfidare la tempesta, il grande mondo e la violenta tempesta delle lotte di contribuiremo come possibile al dibattito che sicuramente si aprirà nel movimento e andremo più a fondo nelle questioni studentesche in generale. Soprattutto, apriremo un canale diretto con le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti per orientare e dirigere il loro lavoro. È già in programma, in via prioritaria, un vademecum delle studentesse e degli studenti marxisti-leninisti. Comunque più esperienze accumuleremo, più potremo migliorare il nostro lavoro pratico. Vale il principio che conquistare l’egemonia in una singola scuola o in un singolo organismo di massa sarebbe un terremoto per il movimento studentesco ed una preziosissima esperienza pilota per noi. Ma dipende dalle forze a disposizione. C’è bisogno anche che si in- tensifichi la propaganda del Partito diretta agli studenti. Vanno realizzati volantinaggi e/o banchini mirati, identificando le scuole e le università più combattive, oppure durante le manifestazioni studentesche, diffondendo i volantini, i documenti, gli articoli sul tema. Bisogna sempre con un minimo di preparazione per sapersi confrontare con gli studenti, con i quali dobbiamo sempre ricercare il dialogo in tutte le forme possibili. Non lasciamoci sfuggire il momento d’oro. In conclusione, ribadiamo che è essenziale, per fare bene il lavoro politico, avere padronanza della linea del Partito. Se la si conosce poco o quasi per niente o se si sa solo ripetere qualche formula a pappagallo, non si riesce nemmeno a calarla nella realtà, a farla vivere nelle lotte concrete, e si finisce per non farsi capire e per isolarsi. È quindi importante dedicare tutto il tempo necessario allo studio della linea giovanile, scolastica e universitaria del Partito. Vanno studiati prima di tutto il Documento del CC “I giovani e il lavoro del PMLI sul fronte giovanile e studentesco”, gli altri documenti principali contenuti nel dossier sulla linea giovanile del dicembre 2013 e il discorso del compagno Picerni all’ultima Commemorazione di Mao. È inoltre necessario studiare la situazione, i problemi concreti e le forze politiche esistenti nelle scuole e nelle università in cui si è presenti o in quelle più combattive, e quando possibile produrre volantini e piattaforme rivendicative mirate. Conformemente al centralismo democratico ed al sano metodo di lavoro del Partito, tutte le Istanze Firenze, 6 settembre 2015. Il compagno Federico Picerni conclude a pugno chiuso il discorso ufficiale per il 39° Anniversario della scomparsa di Mao. Gli è accanto il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, che lo applaude massa”, stanno in prima fila nelle lotte concrete dei giovani con lo scopo di conquistarne l’egemonia e orientarle in senso anticapitalista. I giovani marxisti-leninisti devono rispecchiare quei “buoni compagni” richiamati da Mao che “lasciano le comodità agli altri e si caricano dei fardelli più pesanti; sono i primi ad affrontare le privazioni e gli ultimi a godere delle comodità”. In altre parole, facendo affidamento anche sulla loro inesauribile energia giovanile, devono dare il massimo nella costruzione del Partito e per la causa, al posto di combattimento assegnato dal Partito, senza rincorrere la “fama” personale e senza badare alle inevitabili difficoltà e sacrifici, consapevoli che la lotta per il socialismo richiede un ottimo gioco di squadra in cui non è tanto importante chi centra il bersaglio quanto la vittoria della squadra. Questo non significa assolutamente che i giovani militanti del PMLI debbano tralasciare lo svago, il divertimento, finanche gli affetti, ciò però va visto non come un fine totalizzante ma come un mezzo per recuperare le forze e ricrearsi. Infine, i giovani militanti sono il futuro del Partito. Se il Partito resterà rosso dopo le sue prime generazioni di dirigenti e militanti, dipende soprattutto da quanto sono rossi i giovani militanti di oggi, i quali devono essere coscienti delle responsabilità che li attendono, ispirandosi allo spirito, alla dedizione e alla fedeltà alla causa dei loro predecessori, in particolare dei primi quattro pionieri del PMLI. “Dobbiamo aver fiducia nelle masse; dobbiamo aver fiducia nel Partito: si tratta di due principi fondamentali. Se dubitiamo di questi principi, non saremo in grado di realizzare niente”. Ai giovani militanti va l’augurio di tutto il Partito affinché, tenendo a mente queste parole, raccolgano il loro entusiasmo e la loro carica rivoluzionaria per essere i primi nell’applicare le indicazioni di Mao e mettercela tutta nell’epica lotta per l’Italia unita, rossa e socialista. sono caldamente invitate a dare notifica che hanno ricevuto e letto la circolare, e a comunicarci cosa intendono fare per applicarla. Impegniamoci tutti per fare fuoco e fiamme sul fronte giovanile-studentesco, migliorare la qualità del nostro lavoro e acquisire le caratteristiche indicate da Mao. Lavoriamo affinché le ragazze e i ragazzi di sinistra apprezzino e applichino la linea del PMLI sull’istruzione e sul movimento studentesco. Saluti marxisti-leninisti. Tutto per il PMLI, il proletariato e il socialismo! Coi Maestri e il PMLI vinceremo! *Responsabile della Commissione giovani del CC del PMLI. La Commissione giovani del CC del PMLI 7 settembre 2015 Mao sull’istruzione / il bolscevico 7 N. 34 - 24 settembre 2015 Citazioni di Mao sull’istruzione 1927 1940 La cultura è sempre stata, in Cina, fin dai tempi più antichi, un privilegio dei grandi proprietari fondiari; è sempre stata inaccessibile ai contadini. Eppure tutta questa cultura, riservata ai ricchi, deve la sua esistenza ai contadini, poiché tutto ciò che ha contribuito a formarla è stato creato col sangue e col sudore del contadino. Il 90% della popolazione cinese non è ancora stato iniziato alla cultura, non ha ricevuto alcuna istruzione. La stragrande maggioranza di questa parte della popolazione è formata da contadini. Con la caduta del potere dei grandi proprietari fondiari è incominciato nelle campagne il movimento dei contadini per la cultura. Guardate con quanto entusiasmo i contadini, che avevano sempre odiato le scuole, aprono ora scuole serali. (…) I libri adottati nelle scuole primarie rurali non rispondevano alle esigenze della campagna, poiché trattavano unicamente temi adatti alle scuole urbane. Gli insegnanti delle scuole elementari si comportavano molto male con i contadini: non solo non li aiutavano, ma, al contrario, con la loro condotta si attiravano il loro odio. I contadini preferivano quindi alle scuole di Stato (che chiamavano “d’oltremare”) le scuole private di vecchio tipo (e queste le chiamavano “cinesi” e ai maestri statali preferivano i maestri privati. Oggi i contadini creano dappertutto le loro scuole serali e le chiamano scuole contadine. In alcune località già funzionano, in altre si stanno organizzando. Vi sarà in media una scuola per ogni mandamento. I contadini hanno intrapreso quest’opera con immenso entusiasmo e pensano che solo queste scuole siano veramente le loro scuole. (…) Con lo sviluppo del movimento contadino il livello culturale si è rapidamente elevato nelle campagne. Non passerà molto tempo che in tutta la provincia sorgeranno decine di migliaia di scuole rurali. Non si tratta più delle chiacchiere di intellettuali o di cosiddetti “uomini di cultura” “sull’istruzione generale”, che per quanto rumorose fossero, sono sempre rimaste parole vuote. Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino dello Hunan, marzo 1927. Traduzione basata su Scritti scelti di Mao Zedong, vol. 1, Ed. Rinascita, 1955. La cultura imperialista e la cultura semifeudale sono sorelle, e hanno formato una alleanza culturale reazionaria per combattere la nuova cultura cinese. La cultura reazionaria serve gli imperialisti e la classe feudale, e deve essere spazzata via. Se non la spazzeremo via, non potrà sorgere una nuova cultura. La nuova cultura e la cultura reazionaria sono impegnate in una lotta in cui una dovrà morire e l’altra sopravvivere. Senza distruzione non c’è costruzione, senza sbarramento non c’è corrente, senza risposo non c’è movimento: la lotta fra queste due culture è una lotta a morte. Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3. 1929 Metodi per l’insegnamento: 1. per suggerimento (eliminare il metodo nozionistico); 2. dal vicino al lontano; 3. dal superficiale all’approfondito; 4. parlare nel linguaggio corrente; 5. parlare in modo comprensibile; 6. parlare in modo vivace; 7. accompagnare le parole con la mimica; 8. ripassare i concetti della volta precedente; 9. pianificare; Mao insegna ai giovani pionieri di Yan’an (fine anni Trenta). Manifesto realizzato nel 1975 10. le classi dei quadri devono adottare il metodo della discussione. Risoluzione del IX Congresso del Partito Comunista Cinese della IV Armata dell’Esercito rosso, dicembre 1929. 1936 In una scuola militare, moltissima importanza ha la scelta del direttore, dei quadri per l’insegnamento, l’elaborazione del programma di addestramento. Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su op. cit. Imparare sui libri è studio, ma studio è anche l’applicazione pratica di quanto si è imparato, ne è una forma ancor più importante. Imparare a combattere nel corso della guerra: questo è il nostro metodo principale. Anche coloro che non hanno la possibilità di entrare in una scuola possono imparare a combattere, imparare in guerra. La guerra rivoluzionaria è una causa popolare; in questa guerra spesso si combatte quando ancora non si è imparato a farlo, ma combattendo si impara. Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su op. cit. 1937 Bisogna formare schiere di individui, che andranno a comporre l’avanguardia della rivoluzione. Questi individui devono avere lungimiranza politica ed essere permeati di spirito di lotta e sacrificio. Devono essere onesti, lea- li, entusiasti e integri. Non devono ricercare vantaggi personali ma aspirare solamente alla liberazione nazionale e sociale. Devono essere impavidi e fermi di fronte alle difficoltà e coraggiosi nell’avanzata. Non devono essere individualisti od opportunisti, ma avere le radici ben piantate in terra e ricchi di vigore reale. La Cina ha bisogno di tanti elementi d’avanguardia di questo tipo. La causa della rivoluzione cinese potrà allora andare velocemente incontro alla vittoria. Dedica commemorativa della fondazione della scuola pubblica dello Shanbei. 1939 (…) se gli intellettuali non si uniranno con le masse degli operai e dei contadini, essi non potranno giungere ad alcun risultato. La linea di demarcazione tra gli intellettuali rivoluzionari, da una parte, e gli intellettuali non rivoluzionari e controrivoluzionari, dall’altra, è segnata dalla volontà o meno di unirsi strettamente, in teoria e in pratica, alle masse degli operai e dei contadini. Il Movimento del 4 maggio, maggio 1939. Traduzione basata su op. cit., vol. 3 L’insegnamento dell’Università antigiapponese si ispira ai seguenti principi: un orientamento politico fermo e giusto, uno stile di lavoro sodo e semplice, una strategia e una tattica elastiche e dinamiche. Questi tre principi sono irrinunciabili per la formazione di un soldato rivoluzionario della resistenza antigiapponese. È sulla base di questi principi che il personale amministrativo, gli insegnanti e gli studenti della resistenza antigiapponese intraprendono il loro lavoro e i loro studi. Essere attaccati dal nemico è un bene, non un male, 26 maggio 1939. I giovani devono mettere il consolidamento di un orientamento politico corretto al primo posto. Discorso alla cerimonia per il conferimento dei premi ai giovani modello, Giornale della nuova Cina dell’8 giugno 1939. I principi orientativi del lavoro delle scuole politico-militari formate dagli intellettuali e dei gruppi di insegnamento sono i seguenti: 1) Trasformare i giovani intellettuali, mediante l’addestramento, in combattenti o simpatizzanti del proletariato, in quadri dell’VIII Armata, è senza dubbio un lavoro difficile. Noi dobbiamo sforzarci di trasformare la loro ideologia, prestare attenzione a condurre il processo di trasformazione della loro ideologia, organizzare nei modi appropriati momenti di dibattito fra gli studenti a proposito dell’ideologia. In realtà, in queste scuole si contendono il campo l’ideologia borghese e l’ideologia proletaria. 2) Tutto il lavoro delle scuole politico-militari è rivolto alla trasformazione ideologica degli studenti. L’educazione politica è quella preminente. È sconsigliabile appesantire le materie di studio. L’educazione di classe, l’educazione e il lavoro di Partito devono essere notevolmente rafforzati. L’Università antigiapponese non è una scuola di fronte unito, bensì una scuola per la formazione dei quadri dell’VIII Armata sotto la direzione del Partito. 3) L’educazione dei giovani intellettuali si fonda sui seguenti principi: 1. educare a padroneggiare il marxismo-leninismo, debellare l’ideologia borghese piccolo-bor- ghese; 2. educare alla disciplina e all’organizzazione, combattere l’anarchismo e il liberalismo sul piano organizzativo; 3. educare a partecipare con decisione al lavoro manuale, respingere la sottovalutazione della partecipazione al lavoro manuale; 4. educare a legarsi agli operai ed ai contadini, a mettersi risolutamente al servizio degli operai e dei contadini, a combattere il disprezzo nei confronti degli operai e dei contadini. Istruzioni della Commissione militare del CC del PCC sulla riorganizzazione dell’Università antigiapponese, luglio 1939. Oggi si studia e contemporaneamente si partecipa al lavoro produttivo, in futuro si combatterà e contemporaneamente si parteciperà al lavoro produttivo: questo è lo stile di lavoro dell’Università antigiapponese, che le permetterà di prevalere su qualsiasi nemico. Dedica all’Università antigiapponese, 1939. I giovani, che portano sangue fresco e vitalità fra le file della rivoluzione, a prescindere dal fatto che siano membri del Partito Comunista Cinese oppure senza partito, sono un tesoro, in quanto, senza di loro, le file rivoluzionarie non potrebbero progredire e la rivoluzione non potrebbe vincere. Tuttavia i compagni giovani peccano, com’è naturale, di mancanza di esperienza. Per acquisire esperienza rivoluzionaria occorre lanciarsi anima e corpo nella lotta rivoluzionaria, a partire dal più umile dei lavori, svolgendo attività non superficiali, ma concrete e reali. Dedica celebrativa per il secondo anniversario della Scuola giovanile di Anwu, ottobre 1939. La Cina deve assorbire in larga misura la cultura progressiva degli altri paesi per farne materia della propria cultura; in passato questo non è stato fatto in maniera sufficiente. Noi dobbiamo assorbire tutto ciò che può esserci utile non solo dalla odierna cultura dei paesi socialisti o di nuova democrazia, ma anche dalla cultura straniera del passato, come quella dei paesi capitalistici nell’età dell’illuminismo. Noi dobbiamo però considerare questo materiale straniero come un alimento che va masticato nella bocca e digerito nello stomaco e nell’intestino, mescolandolo con la saliva, i succhi gastrici e le secrezioni intestinali, finché se ne scarta il materiale di rifiuto e se ne assimila la sostanza nutritiva: solo attraverso questo processo un alimento arreca beneficio al nostro organismo; in nessun caso noi dobbiamo accogliere acriticamente e inghiottire questi alimenti come fa lo struzzo. La cosiddetta “occidentalizzazione in blocco” è un errore. Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3. Una splendida cultura fu creata anticamente durante il lungo periodo della società feudale cinese. Render chiaro il processo di sviluppo di questa antica cultura, eliminarne le scorie feudali e assorbirne l’essenza democratica è una condizione necessaria perché si sviluppi la nostra nuova cultura nazionale e la nazione aumenti la sua fiducia in sé stessa; ma in nessun modo dobbiamo assorbire questi elementi acriticamente. Dobbiamo separare tutte le cose decrepite della vecchia classe dominante feudale dalle buone cose della antica cultura popolare, che ha un carattere più o meno democratico e rivoluzionario. Così come l’attuale nuova politica e nuova economia cinese si è sviluppata dalla vecchia politica e dalla vecchia economia, anche la nuova cultura cinese si è sviluppata dalla vecchia cultura, e noi dobbiamo rispettare la nostra storia e non tagliarci fuori da essa. Questo rispetto per la storia significa però SEGUE IN 8, 9 E 10 ë 8 il bolscevico / Mao sull’istruzione solo che dobbiamo dare alla storia un posto definito fra le scienze, rispettare il suo sviluppo dialettico, ma non esaltarne l’antico e disprezzare il moderno, o lodare indiscriminatamente ogni vecchio elemento feudale. Riguardo alle masse popolari e ai giovani studenti, è essenziale insegnar loro a non guardare al passato, ma all’avvenire. Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su op. cit., vol. 3. 1941 Noi studiamo il marxismo-leninismo, ma molti di noi, studiandolo, adottano un metodo che è esattamente l’opposto del marxismo. In altre parole, costoro non rispettano il principio fondamentale che Marx, Engels, Lenin, Stalin ci ricordano costantemente: il principio dell’unità tra la teoria e la pratica. Nel violare questo principio, essi hanno inventato il loro principio, opposto al primo: il principio del distacco tra la teoria e la pratica. Tanto nei nostri istituti di insegnamento quanto nei corsi annessi alla produzione, gli insegnanti di filosofia non guidano gli studenti nello studio delle peculiarità economiche della Cina, gli insegnanti delle materie politiche non guidano gli studenti nello studio della tattica della rivoluzione cinese, gli insegnanti delle materie militari non guidano gli studenti nello studio della strategia e della tattica militari conformemente alle caratteristiche della Cina, ecc. Ne consegue che gli errori si diffondono e si aggravano, e che si arreca un danno non indifferente a coloro che seguono questi corsi. Riorganizziamo il nostro studio, maggio 1941. Traduzione basata su op. cit., vol. 4. 1943 Un istituto d’insegnamento frequentato da un centinaio di studenti non sarà in condizioni di lavorare bene, se non sarà diretto da un gruppo di pochi o anche da una dozzina e più di uomini emersi naturalmente (e non messi assieme artificiosamente) tra gli elementi più attivi, più fedeli e più capaci del corpo insegnante, dei funzionari e degli studenti. Sui metodi di direzione, 1 giugno 1943. Traduzione basata su op. cit., vol. 4. 1944 (…) nel settore dell’istruzione pubblica sono necessarie non solo scuole primarie e secondarie di tipo normale, frequentate dalla maggior parte degli scolari, ma anche scuole rurali di tipo più elementare, disposte in varie località, circoli per la lettura dei giornali e circoli per l’eliminazione dell’analfabetismo. Il fronte unico nel lavoro culturale, maggio 1944. Traduzione basata su op. cit., vol. 4. 1945 Per quanto riguarda il metodo dei corsi di addestramento, occorre sviluppare un movimento di addestramento di massa nel quale gli ufficiali istruiscono i soldati, i soldati istruiscono gli ufficiali, i soldati istruiscono i soldati. Politiche nelle zone liberate per il 1946, 15 dicembre 1945. N. 34 - 24 settembre 2015 1953 La nuova Cina deve premurarsi dei giovani e prendersi cura della maturazione delle nuove generazioni. I giovani devono studiare e lavorare, ma la gioventù è il periodo della crescita del fisico, pertanto occorre bilanciare adeguatamente il lavoro e lo studio dei giovani, da una parte, con il loro divertimento, l’attività fisica e il riposo, dall’altra. Auguro a tutti voi buona salute, buono studio e buon lavoro. Indicazioni orientative per il lavoro della Lega della Gioventù, 15 dicembre 1945. [Riportato nel vol. V delle Opere scelte, con testo in parte modificato, sotto il titolo: Nell’attività della Lega della Gioventù bisogna tener conto delle caratteristiche dei giovani. N.d.T.] 1957 La nostra politica nel campo dell’educazione deve permettere a chi la riceve di formarsi moralmente, intellettualmente e fisicamente e divenire un lavoratore con una buona cultura e una coscienza socialista. Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, 27 febbraio 1957. Traduzione conforme a quella presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxistaleninista”. Sia gli intellettuali che gli studenti devono studiare con impegno. Oltre a occuparsi delle loro materie specifiche, devono fare progressi sia in campo ideologico che politico, e ciò significa che devono studiare il marxismo, i problemi di attualità e la politica. Non avere una giusta visione politica è come non avere anima. Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, 27 febbraio 1957. Traduzione conforme a quella presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxistaleninista”. I nostri artisti, letterati, tecnici, scienziati, professori, insegnanti istruiscono il popolo, gli studenti. Dato che sono gli educatori, fanno i maestri, hanno il dovere di ricevere prima una educazione. soprattutto in questo periodo di grandi sconvolgimenti del sistema sociale, devono essere educati. Possiamo insegnare se studiamo: sotto un certo aspetto siamo insegnanti, sotto un altro studenti. Per essere un buon insegnante, bisogna essere prima un bravo studente. Molte cose non si imparano solo dai libri, devono essere studiate da coloro che producono, dagli operai, dai contadini; nelle scuole bisogna imparare dagli studenti, da quelli che sono i destinatari del nostro insegnamento. Discorso alla Conferenza nazionale di propaganda del Partito Comunista Cinese, 12 marzo 1957. Traduzione conforme a quella presente in Rivoluzione e costruzione. Scritti e discorsi 19491957, Einaudi Editore, 1979. Quella di annettere classi inferiori alle scuole primarie, è un buon metodo su cui dobbiamo acquisire esperienza. Ai figli dei contadini fa comodo che le scuole non siano lontane, così, dopo il diploma, potranno tornare al lavoro produttivo. Per quanto riguarda la questione delle scuole gestite dalle cooperative e dalle unità di base, è una cosa che va consentita laddove ne esistono le condizioni. Mao interviene alla Conferenze di Yan’an sulla letteratura e l’arte (maggio 1942) Il materiale didattico deve essere locale. Sarebbe bene se si incrementasse il materiale didattico locale. I libri di testo sull’agricoltura devono essere redatti nella propria provincia. Bisogna insegnare la letteratura del luogo da cui si proviene. Lo stesso vale per le scienze naturali. Verbale di una conversazione con i direttori degli uffici all’istruzione di sette province e municipalità, 7 marzo 1957. 1958 L’istruzione deve essere al servizio del proletariato ed essere integrata al lavoro produttivo. I lavoratori devono svolgere attività intellettuale, e gli intellettuali devono svolgere lavoro manuale. Un discorso del 1958. logico e il lavoro politico sono la garanzia di poter adempiere al lavoro economico ed al lavoro tecnico. Sono al servizio della base economica. L’ideologia e la politica sono i comandanti, costituiscono l’essenza. Se solo allentiamo il nostro lavoro ideologico e politico, il lavoro economico e tecnico prenderanno senza dubbio una strada nefasta. Progetto di Metodi di lavoro in sessanta punti. Le scuole tecniche e meccaniche di grado inferiore, senza eccezione, devono sperimentare l’apertura di officine o fattorie dove svolgere lavoro produttivo e impegnarsi per raggiungere l’autosufficienza o la semi-autosufficienza. Gli studenti devono intraprendere programmi di metà lavoro, metà studio. Dove le condizioni lo consentono, queste scuole possono immettere un maggior numero di ne dei candidati proposti dalle cooperative, se rispondono ai criteri. Le scuole secondarie e primarie delle zone rurali devono stipulare accordi con le cooperative agricole locali, prendere parte al lavoro produttivo agricolo ed alle attività ausiliarie. Gli studenti provenienti dalle campagne dovrebbero inoltre sfruttare i periodi di ferie, i giorni festivi o il doposcuola per tornare al villaggio di origine e partecipare alla produzione. Gli istituti universitari e le scuole urbane di grado superiore, quando le condizioni lo consentono, possono, congiuntamente, aprire fabbriche od officine, oppure stipulare accordi per lavorare nelle fabbriche, nei siti edili e nei servizi. Tutte le università e le scuole secondarie e primarie che hanno a disposizione degli appezzamenti di terra, devono istituire fattorie ausiliarie. Le scuole prive di terra o che si trovano nelle periferie urbane, possono prendere parte al lavoro delle cooperative agricole. Progetto di Metodi di lavoro in sessanta punti. Non ci trovate nulla di strano a vedere università agrarie dentro le città? Tutte le università agrarie devono spostarsi nelle campagne. Discorso del 17 agosto 1958. All’Università di Pechino, guidati dal comitato di Partito, insegnanti e studenti realizzano dei dazebao per respingere la linea revisionista e controrivoluzionaria di Deng Xiaoping Il rapporto fra l’essere rossi e l’essere esperti, fra la politica e il campo in cui si è specializzati, costituisce un caso di unità fra due opposti. Occorre certamente criticare la tendenza a tralasciare la politica. Da una parte vanno combattuti i politicanti, ma dall’altra parte va combattuto anche chi si dedica solo all’aspetto pratico perdendo l’orientamento. Sull’unità fra la politica e l’economia, fra la politica e la tecnica, non deve esserci il minimo dubbio: sarà così anno dopo anno, per sempre. Ecco cosa significa essere rossi ed esperti. In futuro il termine “politica” forse esisterà ancora, ma cambierà di significato. Non prestare alcuna attenzione all’ideologia ed alla politica e passare tutto il tempo sulle mansioni amministrative, potrebbe far perdere l’orientamento e portare all’economicismo e al tecnicismo. Ciò è assai pericoloso. Il lavoro ideo- studenti, senza però provocare un aumento della spesa statale. Tutte le scuole tecniche di grado superiore possono creare laboratori od officine annesse nei quali svolgere lavoro produttivo. Esclusi casi di salvaguardia dell’istruzione e della ricerca scientifica, tutte le scuole devono fare del proprio meglio per svolgere lavoro produttivo. Inoltre, si possono anche stipulare accordi con fabbriche locali che fornirebbero lavoro manuale agli studenti ed agli insegnanti. Tutti gli istituti agrari, fatta eccezione per quelli che già svolgono lavoro produttivo nelle proprie fattorie, possono a loro volta stipulare accordi con le cooperative agricole locali per prendere parte al lavoro manuale, nonché inviare gli insegnanti ad abitare presso la cooperativa, in modo da integrare la teoria con la pratica. Gli istituti agrari devono accettare l’iscrizio- Sin dall’antichità, tutte le scuole di pensiero innovative sono state composte da giovani inesperti: gli basta uno sguardo che scruti qualcosa di nuovo, ed ecco che dichiarano guerra all’antico. E così i vecchi eruditi si pongono sempre contro di loro. (…) Tutto sta nel capire se la direzione che si è presa è giusta o sbagliata. Dai tempi antichi, non appena i giovani fondatori di nuove scuole di pensiero giungono alla verità, subito disprezzano ciò che è vecchio e inventano cose nuove. Discorso alla conferenza di Chengdu, 22 marzo 1958. Dai tempi antichi ad oggi, gli inventori e i saggi che crearono nuove scuole di pensiero, all’inizio, erano tutti giovani, con un’istruzione relativamente scarsa alle spalle, erano disprezzati e oppressi. Costoro successivamente divennero adulti, poi vecchi, e si tramutarono in eruditi. Questa è una legge universale? Non possiamo esserne completamente certi, occorre fare delle indagini, ma si può dire che, per molti, la regola sia questa. Perché? Il motivo sta nel fatto che seguirono la giusta condotta. Non importa quanto si è eruditi: se la condotta è sbagliata, tutto questo sapere è inutile. “Le persone temono di diventare famose come il maiale teme di ingrassare”. Le persone famo- se sono le più arretrate, le più spaventate e le meno creative. Perché mai le cose stanno in questi termini? Perché si sono già fatte una fama. Naturalmente non si possono screditare tutte le persone famose. Esistono delle eccezioni. Ci sono molti esempi che dimostrano che i giovani rovesciano gli anziani e gli ignoranti rovesciano gli eruditi. Molti bravissimi quadri dei villaggi e delle campagne sono giovani. (…) Ho citato così tanti esempi per dimostrare che i giovani devono superare gli anziani e che i meno istruiti possono rovesciare i più istruiti. Non bisogna essere spaventati dall’autorità o dalle persone famose, né dai grandi saggi. Bisogna osare pensare, osare parlare, osare agire, e non avere paura del pensiero, della parola e dell’azione. Dobbiamo liberarci dei lacci che legano le nostre mani e i nostri piedi. Discorso alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del PCC, 8 maggio 1958. In breve, tutto quello che vi ho esposto (nota: sono stati esposti dei dati riguardanti inventori di ogni epoca e ogni provenienza) dimostra un fatto: non è forse vero che chi sta più in basso è più intelligente e chi sta più in alto è più stupido, quando si tratta di spogliare i saccenti alti intellettuali delle loro presunzioni? Ci vuole un po’ meno servilismo e un po’ più autostima. Gli operai, i contadini, i vecchi quadri e gli intellettuali di basso livello devono essere incoraggiati ad avere stima di sé stessi ed alla creatività. Discorso alla riunione dei capidelegazione alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del PCC, 18 maggio 1958. 1961 Compagni, appoggio nella maniera più assoluta il vostro progetto. I programmi metà lavoro-metà studio e il sistema misto lavoro-studio non richiedono allo Stato nemmeno un centesimo. È una cosa fattibile da tutte le scuole primarie e secondarie e dalle università, su tutte le montagne e nelle pianure della provincia. Questo tipo di scuola non può che essere ottimo. Nelle scuole la maggioranza è composta dai giovani, ma ci sono anche alcuni quadri di mezza età. Io spero che questo tipo di scuola non verrà sviluppato soltanto nel Jiangxi, ma che verrà fatto proprio da tutte le province, le quali sarebbe bene inviassero compagni responsabili capaci e lungimiranti a studiare l’esperienza del Jiangxi, farla propria e, una volta tornati nella provincia d’origine, mettere in campo degli esperimenti. Gli studenti all’inizio dovrebbero essere pochi, per poi aumentare gradualmente, e fare così in modo che vadano nel Jiangxi più o meno cinquantamila persone. Inoltre, anche le organizzazioni del Partito, del governo e le organizzazioni popolari (sindacati, lega della gioventù, associazione delle donne) devono aprire delle scuole basate su programmi metà lavoro-metà studio, che non dovrebbero comunque essere identici ai programmi metà lavoro-metà studio del Jiangxi. Difatti il lavoro, nel Jiangxi, è agricoltura, selvicoltura e pastorizia, perciò bisognerà studiare la coltivazione, i boschi, il bestiame. Ma il lavoro nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari deve corrispondere al lavoro che viene svolto nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari, quindi occorrerà studiare le scienze culturali, l’attualità e la teoria marxista-lenini- Mao sull’istruzione / il bolscevico 9 N. 34 - 24 settembre 2015 sta. In questo senso sono dissimili. A livello centrale esistono già due scuole. Una è quella del corpo della Guardia centrale, che va avanti da sei-sette anni. I soldati e i quadri imparano a leggere e scrivere nella sezione primaria, poi accedono alla sezione secondaria e infine alla sezione superiore. Nel 1960 erano già alla sezione superiore. Ne sono stati entusiasti e mi hanno scritto una lettera. Si potrebbe inviarvela per vostra conoscenza. L’altra scuola è stata istituita l’anno scorso (1960) ed è gestita dagli uffici del Partito a Zhongnanhai. Anche questa scuola si basa su un programma metà lavoro-metà studio. La metà lavorativa è occupata dal lavoro amministrativo e comprende il personale amministrativo, chi si occupa dei servizi, chi si occupa dei ricevimenti, il personale medico, il personale di guardia e altri impiegati di questi uffici. La Guardia centrale è composta da militari che assolvono compiti di sicurezza, come stare di guardia o fare la ronda, e questo è il loro lavoro. Inoltre hanno corsi di addestramento militare molto duri. La loro è diversa dalle scuole civili. Questo agosto ricorre il terzo anniversario dell’Università comunista del lavoro del Jiangxi1 e i suoi responsabili mi hanno chiesto di scrivere qualche parola. Si tratta di un grande avvenimento, per il quale ho scritto questa lettera. Lettera all’Università comunista del lavoro del Jiangxi, 30 luglio 1961. 1964 Il periodo di studio può essere accorciato. Così facendo i diplomati dalla scuola media avrebbero quindici o sedici anni, cioè troppo giovani per il servizio militare, ma potrebbero comunque fare qualche esperienza di vita militare. Questo devono farlo non solo i ragazzi, ma anche le ragazze, che potrebbero andare a costituire un “rosso distaccamento delle donne”. Consentiamo alle ragazze dai sedici ai diciassette anni di farsi sei mesi o un anno di vita militare. I programmi accademici che esistono attualmente sono troppo densi. È una cosa tremendamente pericolosa, in quanto tiene gli studenti delle scuole medie e primarie e delle università in uno stato di tensione costante. I programmi possono essere tagliati per metà. Gli studenti passano le giornate sui libri, il ché non va per niente bene, in quanto dovrebbero avere il tempo per partecipare a qualche tipo di lavoro produttivo ed avere la debita vita sociale. Gli esami, come vengono fatti attualmente, adottano metodi tipici delle contraddizioni fra il nemico e noi: compiono attacchi a sorpresa, presentano domande scombinate e oscure e mettono gli studenti in difficoltà. È lo stesso metodo del saggio in otto parti. Io non sono per niente d’accordo. Va cambiato del tutto. Per me bisognerebbe pubblicare l’argomento e tenere l’esame solo dopo aver dato il tempo agli studenti di documentarsi e studiare. Poniamo che ci siano venti domande: se uno studente risponde bene a dieci domande, e magari ad alcune risponde in modo eccellente, esponendo idee originali, costui si meriterebbe un 100. Se invece risponde a tutte e venti le domande e le risposte sono esatte, ma mediocri, fredde, prive di originalità, ebbene a questo studente si dovrebbe riconoscere un 50, o un 60. Durante gli esami dovrebbe essere consentito bisbigliare: significherebbe soltanto che, se non riesco a capire una cosa, la chiedo a qualcun altro per chiarirmi le idee. Capire veramente le cose è profittevole; per quale motivo invece si insiste nel fare imparare le cose a memoria, meccanicamente? Se io copio una cosa giusta, anche la mia è da considerarsi giusta. Si potrebbe fare un tentativo. Io sono del tutto contrario al vecchio sistema di insegnamento, che rovinava i talenti e i giovani. Confucio proveniva dall’aristocrazia schiavistica in declino e non aveva nemmeno fatto la scuola superiore o l’università. Cominciò come sostituto celebratore dei funerali e sostanzialmente non faceva altro che suonare il tamburino. Quando moriva qualcuno, andava a suonare. Sapeva suonare il liuto, tirare con l’arco e guidare i carri, e aveva una certa comprensione delle condizioni delle masse. Poi ricevette un primo incarico governativo di basso rango, in quanto si occupava degli approvvigionamenti e del bestiame. Successivamente divenne un alto funzionario governativo dello stato di Lu e si fece sordo ai problemi delle masse. In seguito aprì una scuola privata e respinse la partecipazione degli studenti al lavoro manuale. Li Shizhen, esistito durante la dinastia Ming, inizialmente andava di persona in montagna a raccogliere le erbe mediche e così poté scrivere il Compendio di erboristeria. Nemmeno il saggio Zu Chongxi, vissuto ancora prima, aveva frequentato alcuna scuola media o università. L’americano Benjamin Franklin era un apprendista tipografo e un venditore di giornali, eppure è ricordato come il grande scopritore dell’elettricità. L’inglese Watt era un operaio, prima di diventare il grande inventore del motore a vapore. Gorkij apprese tutto il suo sapere da autodidatta. Si dice che abbia frequentato appena due anni di scuola primaria. Allo stato attuale, i corsi e i libri da leggere sono tanti e perciò c’è molta pressione. Non tutti i corsi devono concludersi necessariamente con un esame, come i brevi studi di logica e grammatica alla scuola media: tuttora che si è imparato cosa sono la grammatica e la logica, basta così. Solo l’esperienza del lavoro pratico permetterà, gradualmente, di capirle per davvero. A lezione si parla troppo. È scolasticismo. Lo scolasticismo deve estinguersi in ogni ambito. Per esempio, nello studio dei classici veniva impiegato un numero spropositato di annotazioni, ma ora non se ne fa più alcun uso. Sono convinto che questo metodo, che sia impiegato in Cina o in un altro paese, finirà per muoversi al suo opposto e per estinguersi. Non sta scritto da nessuna parte che bisogna leggere una montagna di libri. I libri marxisti vanno letti, ma anche assorbiti. Se si legge troppo, diventa poi impossibile assorbire quanto si è letto, e si potrebbe finire per passare dalla parte opposta e trasformarsi in topi di biblioteca, dogmatici e revisionisti. Conversazione al convito per il capodanno cinese, 23 febbraio 1964. Oggi i corsi scolastici sono troppo pieni e la pressione esercitata sugli studenti è eccessiva. Per di più, le lezioni non vengono condotte con molto metodo. Durante gli esami, gli studenti vengono considerati alla stregua del nemico e fatti bersaglio di attacchi a sorpresa. Questi tre aspetti non sono per niente benefici alla spontanea e vivace crescita caratteriale, culturale e fisica dei giovani. Nota alle Proposte del preside di una scuola media di Pechino per alleviare il carico di lavoro sulle spalle degli studenti medi, 10 marzo 1964. “Gli studenti devono andare nelle campagne per essere rieducati dai contadini poveri e medio poveri”. Manifesto pubblicato nel 1969 durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria Nell’Unione Sovietica è apparso il revisionismo e lo stesso potrebbe accadere da noi. Come impedire la comparsa del revisionismo, come educare i successori rivoluzionari del proletariato? Io penso che ci vogliano cinque requisiti. Primo requisito: dobbiamo insegnare ai quadri a padroneggiare una certa dose di marxismo, meglio ancora nella misura in cui questa dose è ampia. In altre parole, praticare il marxismo, non il revisionismo. Secondo requisito: dobbiamo ricercare il bene della grande maggioranza del popolo cinese e dei popoli del mondo, non di una piccola minoranza, né degli sfruttatori, della borghesia, dei proprietari terrieri, dei contadini ricchi, dei controrivoluzionari, degli elementi negativi o dei destrorsi. Chi non soddisfa questo requisito non può fare nemmeno il segretario di cellula, figurarsi entrare nel Comitato Centrale. Krusciov è per una piccola minoranza, noi siamo per la grande maggioranza. Terzo requisito: bisogna unirsi alla grande maggioranza in misura soddisfacente. Quando parliamo di unità con la grande maggioranza, intendiamo anche con chi in passato ha lottato erroneamente contro di noi: a prescindere dalla sua fazione di appartenenza, non dobbiamo serbare rancori, né applicare il metodo “un imperatore, una corte”. La nostra esperienza dimostra che, senza la giusta politica di unità adottata al VII Congresso, la nostra rivoluzione non avrebbe mai potuto vincere. Nei confronti di chi ricorre a intrighi e complotti, bisogna stare ben attenti: ad esempio, il CC ha escluso gente della risma di Gao, Rao, Peng e Huang. Ogni cosa si fonda sul principio dell’uno che si divide in due. C’è chi vuole a tutti i costi cospirare e lo farà, potrà cambiare metodo, ma lo farà! L’esistenza dei cospiratori è un fatto oggettivo, che ci piaccia o non ci piaccia. Ogni cosa è un’unità degli opposti. La mano riesce ad afferrare qualcosa soltanto se quattro dita sono rivolte da una certa parte, e il pollice da un’altra parte. La purezza assoluta non esiste, ma in molti non hanno ancora raggiunto questa consapevolezza. È sull’impurità che si fondano la natura e la società. La purezza assoluta è del tutto inconcepibile nella natura e nella società e non corrisponde alle leggi della dialettica. L’impurità è assoluta, la purezza è relativa: ecco l’unità degli opposti. Se in un giorno si spazza per terra per ventiquattr’ore, resterà comunque della polvere. Pensate alla storia del nostro Partito: quando mai c’è stato un momento di purezza? Eppure questo non ci ha annientati. Che esista pure l’imperialismo, che il revisionismo si faccia pure strada nel nostro Partito, tutto questo non avrà la meglio su di noi. Dopo la Liberazione sono apparsi Gao Gang, Rao Shushi e Peng Dehuai, ma ci hanno forse distrutti? Nient’affatto. Distruggerci non è cosa facile: è l’esperienza storica che lo dice. Gli individui possono cambiare. Solo una piccola minoranza non può farlo. Costoro campano sulle illazioni e ne esistono in tutte le province, ma sono solo una minoranza. Non vogliono trasformarsi? Lasciate che continuino nelle loro illazioni. In riferimento a chi commette degli errori, dobbiamo persuaderli a correggersi. Dobbiamo fornire il nostro aiuto affinché tutti possano rimettersi nella giusta direzione. Fintanto che chi commette errori si corregge coscienziosamente, non bisogna criticarlo fino allo sfinimento. È necessario unirsi alle vaste masse e alle larghe masse dei quadri, che insieme costituiscono il 95%. Quarto requisito: su tutte le questioni occorre consultarsi con i compagni, tenere adeguate discussioni preliminari, ascoltare tutte le opinioni e permettere anche che vengano espresse le opinioni contrarie alle nostre. Dobbiamo essere democratici, non unilaterali: il metodo unilaterale consiste, nelle riunioni, nel riservare svariate ore soltanto per il nostro discorso, senza permettere agli altri di aprire bocca. Non è possibile nemmeno dare la propria approvazione ad una determinata questione nel corso di una riunione, e poi, a riunione conclusa, ribaltare il verdetto o esprimere disapprovazione. I comunisti devono adottare uno stile di lavoro democratico, mentre è inammissibile che facciano proprio uno stile di lavoro di tipo patriarcale. Quinto requisito: quando si commette un errore, bisogna autocriticarsi. Se un comandante vince due battaglie e ne perde una, può continuare benissimo a fare il comandante. Se in un piano c’è una parte elevata di cose giuste in aggiunta a poche cose sbagliate, va bene così. Non bisogna credere di poter essere sempre nel giusto, come se avessimo la verità in tasca. Non bisogna convincersi di essere gli unici a fare le cose per bene, e che gli altri non ne siano in grado, o dire: “Il mondo gira grazie a me”. La natura e la società umana progrediscono in base alle proprie leggi. Non è forse vero che i grandi eroi del proletariato, come Marx, Engels, Lenin e Stalin, non ci sono più? Eppure la rivoluzione mondiale continua ad avanzare. Ciononostante, la questione dei successori richiede ancora di essere disposta in un certo modo. Occorre svolgere un buon lavoro di preparazione. I successori proletari rivoluzionari si formano sempre sfidando le raffiche delle tempeste e i colpi delle onde. Conversazione sulla formazione dei successori, giugno 1964. Bisogna essere autodidatti, studiare affidandosi alle proprie capacità. Xiao Chunü2 non aveva frequentato nessuna scuola, nemmeno privata. Io lo apprezzo molto. Per studiare, il movimento contadino si affidava principalmente a lui, il quale, pur non essendo che un cameriere della casa del tè di Wuchang, riusciva a scrivere in modo splendido. Quando si trattava di istruire i contadini, noi adoperavamo il metodo di diffondere gli opuscoli del movimento contadino di questa o quella provincia. Oggi le università non diffondono il materiale didattico. I professori tengono la lezione e vogliono che gli studenti copino meccanicamente. Che motivo c’è di non diffondere il materiale didattico? Si dice che c’è il timore che dopo ci si potrebbe sbagliare. Ché forse non è la stessa cosa? Copiare meccanicamente è un metodo infallibile? Il materiale didattico andrebbe stampato e messo a disposizione dello studio e della ricerca degli studenti. Parlate di meno! L’importante è che gli studenti possano studiare il materiale, che il materiale giunga a tutti. Questo materiale va diffuso per intero, non soltanto in parte. Il mio Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina non era altro che materiale di studio universitario per l’Esercito rosso. Un’opera scritta non necessita di un’esposizione orale. Quando vi vengono inviati dei libri, vi viene chiesto di leggerli per conto vostro. Discorso sui problemi dell’istruzione, 8 giugno 1964. La lotta di classe è il vostro principale corso di studi. Sarebbe bene se il vostro istituto andasse a fare le “quattro pulizie” nelle campagne e i “cinque anti” nelle fabbriche. Senza fare le “quattro pulizie”, sarà impossibile capire i contadini, e, senza fare i “cinque anti”, sarà impossibile capire gli operai. Se non conoscete la lotta di classe, come potreste considerarvi dei laureati? L’intero sistema dell’istruzione è fatto così: spinge pubblicamente a lottare per il voto. Qualcuno però riesce a vedere oltre i voti degli esami e prendere coraggiosamente l’iniziativa nello studio. Tuttora che si smaschera questo fatto, si studia anche con iniziati- va. Ho sentito dire che uno studente di una certa università, il quale non prendeva mai appunti, era solito prendere 3,5 o 4 agli esami, ma la sua tesi di laurea è stata la migliore della classe. Se si eccelle a scuola, non necessariamente si eccellerà anche nel lavoro. La storia cinese è stracolma di primi classificati agli esami imperiali, ma il loro sapere era instabile, al contrario, sorprendentemente, di alcuni candidati bocciati agli esami inferiori. Non bisogna prestare troppa importanza ai voti, piuttosto è necessario concentrare le proprie energie per sviluppare una capacità di analisi e soluzione dei problemi. Non bisogna correre dietro al professore, senza alcuna iniziativa. La lotta contro la pedagogia nozionistica cominciò già all’epoca del Movimento del 4 maggio, grazie ai pedagoghi borghesi; per quale motivo non la facciamo nostra? Sarebbe già un bene non considerare gli studenti nemici da combattere. Il metodo d’insegnamento che vi viene impartito assomiglia all’irrigazione. Andate a lezione tutti i giorni, e quante parole dovete sorbirvi? I professori dovrebbero far stampare i manoscritti delle lezioni e darveli. Che c’è da temere? Bisogna consentire agli studenti di indagare da sé sull’argomento della lezione. Tenere segreti i manoscritti delle lezioni e permettere agli studenti di prendere appunti soltanto in classe, li limita terribilmente. Gli studenti universitari, specialmente quelli degli anni superiori, devono imparare principalmente ad analizzare ed approfondire i problemi. A che servono tante chiacchiere? La riforma dell’istruzione è essenzialmente un problema che riguarda gli insegnanti. Essi sono pieni di libri e non sono assolutamente in grado di staccarsi dal manoscritto della lezione. Perché non darvi i manoscritti e ragionare sui problemi insieme a voi? Se i professori sanno rispondere soltanto a metà delle domande che gli vengono poste dagli studenti superiori, potrebbero consultarsi con gli studenti per rispondere a quelle che non sanno: anche questo sarebbe un ottimo metodo. Mai darsi delle arie e diventare arroganti per spaventare gli altri. Verbale della conversazione con Mao Yuanxin del 5 luglio 1964. La potenza viene dalle masse popolari. Chi non risponde alle richieste delle masse popolari, finirà per fallire. Bisogna studiare fra le masse popolari, elaborare le politiche da adottare, e solo successivamente educare le masse popolari. Perciò, chi vuole insegnare, deve prima fare da studente, e questo sarebbe inconcepibile senza un maestro. Dopo essere divenuti maestri noi stessi, dovremo ugualmente imparare dalle masse popolari e conoscere le condizioni dei nostri allievi. Conversazione con una delegazione nepalese del settore dell’istruzione, agosto 1964. L’Università Tsinghua dispone di una fabbrica. Dal momento che ci sono facoltà di scienze e ingegneria, sarebbe inammissibile se gli studenti avessero solo conoscenze libresche e nessuna esperienza di lavoro pratico. Tuttavia, le facoltà umanistiche non sono altrettanto capaci di aprire le loro fabbriche: non sanno aprire fabbriche di letteratura, fabbriche di storia, fabbriche di economia, né fabbriche di romanzi. Le facoltà umanistiche devono fare della società intera la loro fabbrica. Gli insegnanti e gli studenti devono toccare con mano la realtà 10 il bolscevico / Mao sull’istruzione dei contadini e degli operai urbani, delle fabbriche e delle campagne. Altrimenti, dopo la laurea, questi studenti non saranno di grande utilità. Se, per esempio, gli studenti di giurisprudenza non entrano a contatto con situazioni reali della società in cui vengono commessi dei crimini, il bilancio del loro studio non potrà essere positivo. Non si possono aprire fabbriche di legge, perciò è la società stessa che va usata come fabbrica. Conversazione con una delegazione nepalese del settore dell’istruzione, agosto 1964. 1965 Il carico sulle spalle degli studenti è eccessivo. Ciò non può che avere conseguenze negative e priva lo studio di ogni sua utilità. Propongo di tagliare un terzo del totale delle attività. Dovremmo invitare dei rappresentanti degli insegnanti e degli studenti per vari momenti di discussione e per decidere il da farsi. Stabilite come. Nota a La vita ipertensiva peggiora lo stato di salute degli studenti di una classe della Scuola normale di Pechino, 3 luglio 1965. La gestione dell’istruzione a sua volta dipende dai quadri. Se una scuola viene diretta bene o male, in ultima analisi dipende dal suo preside e dal suo comitato di Partito, dal livello politico in base al quale prendono le decisioni. I rettori, i presidi e i professori sono al servizio degli studenti, non il contrario. Conversazione con una delegazione guineana del settore dell’istruzione, 8 agosto 1965. Ho molti dubbi nei confronti dell’attuale sistema di istruzione. Dalla scuola primaria alla laurea, in tutto trascorrono sedici, diciassette anni. Gli ultraventenni non sanno niente di riso, sorgo, legumi, frumento, miglio, non sanno come lavorano gli operai, come i contadini coltivano la terra, non sanno niente del commercio di beni, e per di più ne risente la loro salute. Tutto questo può portare davvero a conseguenze disastrose. Una volta dissi ai miei figli: “Andate in campagna a parlare con i contadini poveri e medio-bassi, e dite loro: il mio papà dice che, a forza di studiare per anni, più si studia sui libri, più si diventa stupidi. Per favore, vecchi e giovani, fateci da maestri, siamo venuti a imparare da voi”. Invero, prima di cominciare ad andare a scuola, i bambini fino ai sette anni toccano direttamente molte cose. A due anni imparano a parlare, a tre anni bisticciano con gran baccano e, quando sono un po’ più grandini, usano piccoli utensili per scavare la terra, imitando il lavoro degli adulti. Questo è quello che significa esaminare il mondo. I bambini piccoli hanno quindi già imparato qualche concetto. “Cane” è un concetto di grande importanza; “cane rosso” e “cane giallo” sono concetti di importanza minore. Il cane giallo che vive in casa è una cosa concreta. Il concetto “persona” non tiene conto di svariate complessità, perde la differenza fra maschio e femmina, fra adulto e bambino, fra cinese e straniero, (…) mentre resta soltanto quella rispetto agli altri animali. Qualcuno ha mai fatto la conoscenza di “Persona”? Noi conosciamo soltanto Tizio, Caio e Sempronio. Nemmeno il concetto di “casa” è concreto: noi conosciamo soltanto case concrete, come i palazzi in stile straniero di Tianjin o le abitazioni con cortile di Pechino. L’istruzione universitaria deve trasformarsi. Non va bene stare così tanto tempo a lezione. Man- care di trasformare le facoltà umanistiche avrebbe conseguenze negative. Potranno formare dei filosofi, senza essere trasformate? Potranno formare degli scrittori? Potranno formare degli storici? Attualmente i filosofi non sanno fare filosofia, gli scrittori non sanno scrivere romanzi, gli storici non sanno studiare la storia, e tutti si interessano soltanto di imperatori, re, generali e primi ministri. Dobbiamo trasformare le facoltà umanistiche e mandare gli studenti a lavorare nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La situazione non cambia per quanto riguarda le discipline ingegneristiche e scientifiche: certo, queste facoltà dispongono di officine e laboratori, dove lavorano e conducono esperimenti, ma bisogna anche scoprire la realtà della società. Dopo il diploma superiore, per prima cosa bisogna svolgere un po’ di lavoro concreto. Non è sufficiente limitarsi a inviare gli studenti nelle campagne: essi devono andare anche nelle fabbriche, nei negozi, nelle compagnie militari. Potrebbe fare questo tipo di lavoro per qualche anno, e poi passare altri due anni a studiare. Poniamo che l’università duri cinque anni, il periodo di lavoro sarebbe di tre anni. Anche i professori devono svolgere lavoro manuale: lavorare e insegnare allo stesso tempo. Forse che la filosofia, la letteratura e la storia non possono essere insegnate anche sul posto di lavoro? Bisogna per forza insegnare all’interno di grandi palazzoni in stile straniero? Discorso alla conferenza di Hanzhou, 21 dicembre 1965. 1966 Lo sviluppo scientifico passa da un livello inferiore ad un livello superiore, dal semplice al complicato, ma l’insegnamento non può seguire questa sequenza: nello studio della storia, bisogna dare la priorità alla storia moderna. Per adesso abbiamo tremila anni di storia scritta, ma quando arriveremo a diecimila anni, come faremo a insegnarli tutti? Nei corsi di fisica atomica non c’è bisogno di cominciare dalle primissime teorie, altrimenti non riuscirete a diplomarvi nemmeno dopo dieci anni di studio. Quando studiate le scienze naturali, dovete imparare ad usare la dialettica. Conversazione con Mao Yuanxin, febbraio 1966. Compagno Lin Biao, ho ricevuto il rapporto del Dipartimento generale di logistica che mi hai inviato il 6 maggio. Penso sia un ottimo piano. È possibile distribuire questo rapporto a tutti i distretti militari e invitarli a discuterlo con i quadri di armata e di divisione? Le loro idee in merito dovranno essere trasmesse alla Commissione militare, quindi sottoposte all’approvazione del Comitato centrale, in modo da stabilire le giuste direttive da ritrasmettere alle forze armate. Ti chiedo di riflettere su questa proposta. In assenza di una guerra mondiale, il nostro esercito deve essere una grande scuola. Persino in caso di terza guerra mondiale sarebbe possibile trasformarlo in una scuola così grande: oltre al combattimento, può svolgere anche altre attività. Negli otto anni della seconda guerra mondiale, non facevamo forse così in tutte le basi antigiapponesi? In questa grande scuola si devono studiare la politica, gli affari militari, la letteratura e l’arte, e ci si può occupare della produzione agricola come attività secondaria. Essa può anche realizzare le proprie officine medie e piccole per produrre alcuni beni di N. 34 - 24 settembre 2015 so, il proletariato deve emancipare l’intera umanità. Nei corsi di addestramento militare, non vanno esclusi gli insegnanti ed i quadri che hanno commesso errori: fatta eccezione per gli anziani e i malati, bisogna permettergli di partecipare, così da favorire la loro rieducazione. Se tutto questo verrà fatto con serietà ed impegno, i problemi verranno risolti senza difficoltà. Nota all’articolo: L’esperienza degli insegnanti e studenti della scuola media “Yan’an” di Tianjin nel realizzare fondamentalmente la grande alleanza e nel riorganizzare, consolidare e sviluppare le guardie rosse, 7 marzo 1967. Combattere l’egoismo, criticare il revisionismo. Importante istruzione data durante il giro d’ispezione della Cina settentrionale, centro-meridionale e orientale. “Studiare bene e impugnare la teoria della dittatura del proletariato”. Manifesto pubblicato durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria cui necessita e scambiarli con altri beni di eguale valore. Può prendere parte al lavoro di massa ed al movimento di educazione socialista e delle quattro pulizie nelle fabbriche e nelle campagne. Terminate le quattro pulizie, ci sarà sempre del lavoro di massa di cui l’esercito potrà occuparsi, così che il popolo e l’esercito possano diventare perennemente una cosa sola. L’esercito deve prendere parte anche alla lotta rivoluzionaria per criticare la cultura borghese. In questo modo, si potranno eseguire allo stesso tempo il lavoro militare e quello educativo, il lavoro militare e quello agricolo, il lavoro militare e quello industriale. Naturalmente ci vuole il giusto coordinamento e stabilire l’ordine delle priorità fra il lavoro educativo, agricolo e industriale: ciascuna unità può eseguirne soltanto uno o forse due alla volta, ma non tutti e tre contemporaneamente. In questo modo sarà possibile sprigionare l’enorme potenza di milioni di soldati. Lo stesso vale anche per i lavoratori, i quali, oltre al prioritario lavoro di fabbrica, devono studiare gli affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Anche loro devono occuparsi delle quattro pulizie e prendere parte alla critica della borghesia. Laddove ce ne sono le condizioni, devono dedicarsi anche alla produzione agricola come attività secondaria, seguendo l’esempio del campo petrolifero di Daqing. I contadini, a loro volta, con il lavoro agricolo (che comprende la selvicoltura, l’allevamento, le attività ausiliarie e la pesca) come priorità, devono anche studiare gli affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Quando le condizioni lo consentono, devono altresì organizzare qualche piccola officina, nonché criticare la borghesia. Per gli studenti il discorso è lo stesso: lo studio è il loro compito prioritario, ma devono imparare a fare anche altre cose, per esempio il lavoro industriale, agricolo e militare, e devono criticare la borghesia. I periodi di studio vanno accorciati, l’istruzione va rivoluzionarizzata e non bisogna permettere che continui il dominio degli intellettuali borghesi sulle nostre scuole. Lo stesso devono fare gli impiegati nel commercio, nei servizi e nelle organizzazioni del Partito e dello Stato, quando le condizioni lo permettono. Quanto ho detto sopra non è nulla di nuovo od originale: da diversi anni questo metodo è già applicato da molti, ma non è stato generalizzato. L’esercito lavora in questo modo da decenni, ma ades- so è sul punto di realizzare nuovi sviluppi. Mao Zedong 7 maggio 1967 Lettera al compagno Lin Biao, 7 maggio 1967. Tenere alta la grande bandiera della rivoluzione culturale proletaria, denunciare a fondo la posizione reazionaria borghese di questo gruppo di “autorità accademiche” antipartito e antisocialiste, criticare tutte le idee reazionarie borghesi negli ambienti accademici, pedagogici, giornalistici, letterari, artistici, e editoriali, e assicurarsi la direzione in tutti questi campi della cultura. Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966. Senza distruzione non esiste costruzione. La distruzione significa critica, significa rivoluzione. Per la distruzione è necessario il ragionamento e questo significa costruzione. In primo luogo viene la distruzione, che naturalmente porta in sé la costruzione. Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966. Che le masse si educhino in questo grande movimento rivoluzionario e imparino a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, il corretto modo di agire da quello non corretto. Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966. Riformare il vecchio sistema d’istruzione, i vecchi principi e metodi d’insegnamento, è un compito estremamente importante della Grande Rivoluzione culturale proletaria. In questa grande rivoluzione, il fenomeno degli intellettuali che dominano le nostre scuole deve essere completamente eliminato. Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966. Il periodo di studio deve essere ridotto. I programmi devono essere ridotti e migliorati. Le materie d’insegnamento devono essere radicalmente riformate, e alcune devono essere subito semplificate. Pur dedicandosi principalmente agli studi propriamente detti, gli studenti devono apprendere anche altre cose. Devono cioè non solo istruirsi sul piano culturale, ma anche su quello della produzione industriale e agricola e dell’arte militare, e devono partecipare alle lotte della rivoluzione culturale per criticare la borghesia. Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966. Il metodo che consiste nell’incaricare i quadri militari di addestrare gli insegnanti e gli studenti rivoluzionari è eccellente. Tra tenere alcuni corsi di formazione e non tenerne affatto, c’è una differenza abissale. Così facendo, sarà possibile studiare la politica, gli affari militari, i quattro primati, lo stile di lavoro tre-otto e le tre regole della disciplina e gli otto punti da tenere a mente e rafforzare la disciplina organizzativa. Tratto da Circolare del CC del PCC e del Consiglio di Stato sull’istituzione di brevi corsi di addestramento per gli insegnanti e gli studenti rivoluzionari, 31 dicembre 1966. 1) Primato nel fattore umano, primato nel lavoro politico, primato nel lavoro ideologico, primato nella vivacità ideologica. 2) Il presidente Mao ha sintetizzato l’eccellente stile di lavoro dell’Esercito popolare di Liberazione in tre principi: stabile e corretto orientamento politico; stile fondato sulla semplicità e sul duro lavoro; flessibilità nella strategia e nella tattica; e otto caratteri: unità, allerta, fermezza, entusiasmo. 1967 Le forze armate, gradualmente e per gruppi, dovrebbero condurre l’addestramento militare nelle università, nelle scuole medie e nelle scuole primarie di grado superiore, nonché contribuire al lavoro di apertura dell’anno scolastico, di riorganizzazione e costituzione del sistema dirigente basato sulla triplice combinazione e di applicazione della lotta-critica-trasformazione. Prima occorre fare degli esperimenti per acquisire esperienza, dopodiché si potrà estendere progressivamente il metodo. Bisognerà anche persuadere gli studenti ad applicare quanto detto da Marx: per emancipare sé stes- La rivoluzione proletaria nell’istruzione deve fare affidamento sulle larghe masse degli studenti rivoluzionari, degli insegnanti rivoluzionari e degli operai rivoluzionari all’interno delle scuole, sugli intellettuali che esistono fra di loro, in altre parole sui rivoluzionari proletari decisi a portare fino alla fine la Grande Rivoluzione culturale proletaria. Renmin Ribao, 3 novembre 1967. Note del traduttore (Federico Picerni) 1. L’Università comunista del lavoro del Jiangxi fu istituita nel giugno 1958 prefissandosi lo scopo di applicare al meglio i programmi di metà lavoro-metà studio. Gli studenti si impegnavano in particolare nel lavoro agricolo e nella fertilizzazione di aree brulle, diventando un esempio per tutta la Cina e aprendo sedi distaccate anche nel resto del Paese. Secondo dati odierni, fra il 1958 a il 1980 si laurearono qui oltre 210.000 studenti, prima che l’istituto fosse riorganizzato sotto il nome di Università agraria del Jiangxi il 20 novembre 1980. 2. Xiao Chunü nacque nell’aprile del 1893 da una famiglia umile dello Hubei. Sin da giovanissimo svolse numerosi lavori manuali per guadagnarsi da vivere. Nel 1919 partecipò al Movimento del 4 maggio e nell’agosto del 1922 entrò nel Partito Comunista Cinese, facendo un duro lavoro nel settore della stampa, dove vennero molto apprezzate le sue notevoli capacità di scrittura e critica. Nel 1924 venne inviato a dirigere il lavoro del PCC nel Sichuan, dove tra l’altro fondò la Società di studio della gente comune. Successivamente ricoprì vari incarichi all’interno del Kuomintang (all’interno del quale si iscrivevano anche i comunisti per fare fronte unito), occupandosi in particolare di corsi sulla politica, il movimento giovanile, il movimento contadino e il movimento femminile. Fu arrestato dopo il colpo di Stato anticomunista di Chiang Kai-shek e ucciso il 22 aprile 1927, a soli 34 anni. Direttrice responsabile: MONICA MARTENGHI e-mail [email protected] sito Internet http://www.pmli.it Redazione centrale: via A. del Pollaiolo, 172/a - 50142 Firenze - Tel. e fax 055.5123164 Iscritto al n. 2142 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze. Iscritto come giornale murale al n. 2820 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze Editore: PMLI chiuso il 16/9/2015 ISSN: 0392-3886 ore 16,00 Commemorazione di Mao / il bolscevico 11 N. 34 - 24 settembre 2015 Impressioni sulla commemorazione Picerni ha attualizzato la figura di Mao contrapponendo il rosso modello di scuola al nero disegno di Renzi Domenica 6 settembre, per la seconda volta, ho partecipato alla Commemorazione di Mao che il Partito svolge regolarmente ogni anno. Ancora una volta sono stato profondamente colpito dall’organizzazione e dalla disciplina rivoluzionaria dell’evento. Un salone ordinato in cui tutto e tutti trovavano una precisa collocazione: i compagni all’ingresso che salutavano con calore i partecipanti, il tavolo rosso ove era possibile visionare e acquistare il materiale del Partito, le bandiere dei Maestri e del PMLI affisse alle pareti e al tavolo della presidenza. Nella sala tutto era perfettamente sistemato, persino i posti a sedere erano ordinati per ciascun singolo partecipante. Non sono cose da poco compagni, soprattutto per un Partito con scarsi mezzi come il PMLI. Sfido chiunque ad affermare di avere mai partecipato ad un evento così bene organizzato! Che dire poi della grinta rivoluzionaria del compagno Scuderi che si è intrattenuto con i partecipanti, salutandoli uno ad uno, scambiando con ciascuno parole di incoraggiamento. È stato emozionante incontrarlo di nuovo personalmente, stringere le sue mani e capire di avere di fronte un uomo che ha dedicato la sua vita al Partito e alla causa rivoluzionaria del proletariato e, allo stesso tempo, un amico con cui parlare e confrontarsi. Nel PMLI non esistono, e partecipare alla commemorazione di Mao è stata l’ulteriore concreta conferma, “baroni”. Ogni dirigente, incluso il Segretario generale, sono prima di tutto degli amici rossi con cui confrontarsi e su cui fare affidamento. L’orario stabilito per l’inizio è stato rispettato al secondo e, scandita dalle rosse note dei nostri inni, la commemorazione ha avuto inizio. Schierati come rossi alabardieri i compagni dirigenti, con alla testa il Segretario generale hanno preso posto alla presidenza. Puntualità, precisione, or- 4 il bolscevico / studenti dine e disciplina: sono questi gli elementi organizzativi che, abbinati all’invincibile marxismo-leninismo-pensiero di Mao, consentiranno al Partito di strutturarsi, più anziani erano animati da un giovanile entusiasmo tale da fare invidia ad un ventenne nel pieno delle forze. Sguardo fiero, voce ferma, un passato di lotte alle Una vittoria per il Partito che prepara le nuove leve per la Lunga Marcia politica e organizzativa Partecipare alla annuale commemorazione di Mao è sempre un evento importante. Un punto fisso di contatto col Partito e un momento di riflessione sul pensiero del “Grande Timoniere” che ci aiuta, anno dopo anno, a comprendere sempre meglio il marxismo-leninismo e gli aggiornamenti che Mao vi ha apportato nella sua lunga vita di teorico e pratico della rivoluzione anticoloniale e socialista. La manifestazione di quest’anno è stata, a mio avviso, particolarmente importante. La relazione del compagno Federico, il più giovane dirigente del Partito, sull’istruzione nel socialismo, ha toccato un argomento vitale che ci interroga sul ruolo dei giovani nel doppio rapporto di contatto col PMLI e con la prospettiva della rivoluzione socialista italiana e della funzione che avrà la scuola in essa. Nel suo discorso il compagno Federico Picerni ha tenuto viva la critica alla “Buona scuola” di Renzi e a tutte le controriforme scolastiche presentate da tutti i governi che si sono alternati negli ultimi vent’anni. A dimostrazione che in regime di dittatura della borghesia, la scuola pubblica e il diritto allo studio per tutti non potranno essere mai garantiti perché la scuola è al servizio dell’economia liberista che non può e non vuole dare certezze ma solamente opportunità. Al di là dei contenuti del discorso, mi ha fatto molto piacere ve- dere un giovane compagno come Federico impegnato con tanta convinzione e passione nella difficile militanza marxista-leninista. Una vittoria per il Partito che prepara il suo futuro con nuove leve per continuare la sua Lunga Marcia politica, organizzativa e formativa. Un senso di fiducia per tutti i compagni militanti, simpatizzanti e amici che hanno potuto apprezzare le qualità oratorie, politiche e comunicative del giovane compagno che senz’altro è e sarà un ottimo discepolo del PMLI, dei Maestri e di Mao, in particolare. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Alberto Signifredi - Parma Dobbiamo impegnarci per indirizzare la scuola, il lavoro, la cultura, ecc., in direzione marxista-leninista I compagni Scuderi, Segretario generale del PMLI, e Pasca con a fianco il compagno Dario studente napoletano radicarsi e di vincere le battaglie del futuro. Gli interventi brevi e concisi dei compagni militanti e simpatizzanti, delle Cellule ed Organizzazioni del Partito, provenienti da tutta Italia, hanno avuto l’effetto di un rosso tonico su tutti i presenti. Studenti, operai, disoccupati, intellettuali del popolo, giovani e giovanissimi. Ciascuno, con le sue rosse parole, ha lanciato un chiaro messaggio: il PMLI è vivo, solido come roccia e ciascuno di noi, seguendo le linee del Partito, lo rende e lo renderà più forte. La borghesia, i revisionisti e i riformisti possono ignorare (o meglio fare finta di ignorare) il PMLI, ma non possono certo ignorare (e nemmeno fare finta) che il Partito è radicato e strutturato nel Paese. Il PMLI, ed i rossi interventi dei presenti ne sono la prova inconfutabile, sta crescendo, si sta sviluppando e pulsa di rossa energia rivoluzionaria. I compagni N. 45 - 19 dicembre 2014 Conto corrente postale 85842383 intestato a: PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze spalle ed un futuro ancora lungo e combattivo davanti a loro. I giovani ed i giovanissimi hanno dimostrato che non solo il Partito vive, ma che ha davanti a sé un rosso futuro ancora migliore. Il discorso ufficiale, tenuto dal giovane compagno Picerni, è stato seguito da tutti i presenti in silenzio. Ogni singola frase arrivava diritta al punto come una freccia rossa scoccata per colpire la borghesia. Nel migliore stile marxista-leninista tutto era chiaro e lineare. In luogo agli oziosi giri di parole con cui gli scienziati borghesi si riempiono la bocca nell’ingannare le masse, il compagno Picerni ha attualizzato la figura di Mao nel tema dell’istruzione e dell’insegnamento. L’annuale commemorazione di Mao non hai mai rappresentato, né mai rappresenterà, un incontro di retorica e nostalgia. Tutt’altro! Commemorare Mao significa attualizzarlo e capire come concretizzare ed applicare l’immortale marxismo-leninismo, resosi completo con il pensiero di Mao, alla situazione attuale. Oggi, con la scuola pubblica sotto attacco da parte della classe dominante borghese e con il tentativo del nuovo duce Renzi di trasformare la scuola in una azienda è quanto mai necessario disporre di un rosso modello da contrapporre a questo nero disegno. Con la conquista del potere politico, sua missione storica, il proletariato dovrà appropriarsi del compito dell’istruzione ponendo la classe operaia alla sua direzione. Con la guida della classe operaia potranno superarsi gli attuali sistemi classisti, meritocratici e reazionari e le masse popolari potranno accedere a tutti i gradi di istruzione. La commemorazione di Mao per me come per tutti i presenti, è stata una vera e propria carica di energia rossa e rivoluzionaria. Nella lotta contro la borghesia, il suo sistema economico capitalista e la sua ideologia liberale e individualista, non siamo soli. Nessuno di noi è solo. Il PMLI, unico vero Partito marxista-leninista, ci guida verso la rivoluzione, la conquista del potere politico e l’affermazione del socialismo. Sta a ciascuno di noi metterci al suo servizio e unirci alle sue rosse file. Un simpatizzante biellese del PMLI Ho letto il discorso del compagno Federico Picerni, in occasione del trentanovesimo anniversario della scomparsa di Mao Zedong. Posso dire che condivido in pieno ogni parola esposta, soprattutto oggi che il governo Renzi (continuando il progetto dei precedenti governi) sta eliminando ogni baluardo rimasto della “cosa” pubblica, e ogni diritto studentesco ottenuto grazie alle lotte dei movimenti degli anni ‘60 e ‘70. Lentamente stiamo tornando nel passato, la scuola sta diventando sempre più un lusso che un diritto, sebbene la Costituzione borghese dica il contrario. E’ un lento processo quello che sta avvenendo, così con la scuola, come con la sanità ed altri servizi basilari, un processo che sicuramente vuole portarci ad avere un sistema pubblico simile, se non identico o peggiore, a quello degli Stati Uniti, un servizio dove chi ha soldi a disposizione può permettersi le scuole più prestigiose e la sanità di lusso e dove chi non ha nulla deve accontentarsi di scuole fatiscenti e servizi ospedalieri scadenti (come già accade, purtroppo, seppur in misura minore). Mai come oggi dobbiamo contrastare questo fenomeno, dobbiamo creare un mondo dove “ospedali di lusso” e “scuole prestigiose” siano la norma per tutti, dove non vi siano discriminazioni di alcun tipo e dove ognuno possa realizzare se stesso pienamente, contribuendo con le proprie necessità e ricevendo secondo i propri bisogni. Come ha detto Picerni, la propaganda anticomunista sta dilagando sempre di più, anni di anticomunismo fatti passare principalmente alla televisione stanno dando i loro effetti negativi sulle menti di molti giovani, per non parlare della propaganda fatta a scuola. Essendo io diciottenne, ricordo ancora bene le ore di “anticomunismo”, dove studiavamo Stalin e Mao come sanguinari dittatori, e Trotzky come il vero successore di Lenin. Questo è solo uno dei tanti esempi che potrei fare, ma è molto utile comprendere come siano vere le parole del compagno, come non esista un’imparzialità dell’istruzione nel sistema del capitale, ed è per questo che dobbiamo impegnarci per indirizzare la scuola, il lavoro, la cultura ecc., in direzione marxista-leninista. Oggi che l’individualismo, l’egoismo, la ricerca del denaro e dell’apparenza sono le fondamenta della società, noi dobbiamo insegnare il contrario, rovesciando le basi della società stessa come ci hanno insegnato i Maestri del marxismo-leninismo. Picerni ha anche parlato dell’Unione europea: essa è fondata sul denaro e sull’interesse, non vi è ragione della sua esistenza. Un’unione europea che avrebbe un senso se fosse un’unione tra popoli riuniti sotto la bandiera del socialismo, sotto la bandiera del popolo, e non sotto la bandiera dello sfruttamento, dei sotterfugi e dell’oppressione, nulla da ridire quindi sulle parole del compagno Picerni. Dobbiamo ricordare pazientemente che le nostre non sono idee visionarie, ma il frutto di un concreto progetto politico, sociale ed economico che un giorno realizzeremo, troppe volte ho sentito associare la parola “marxismo” a “utopia”, frutto di una dilagante ignoranza sull’argomento, ma come recita il titolo di un opuscolo del compagno Scuderi “il socialismo tornerà di moda”, ne sono sicuro, sopratutto ora che molti dei miei coetanei iniziano a rendersi conto delle proprie condizioni, della mancanza di un futuro concreto e della graduale soppressione dei diritti. Dobbiamo indirizzare la rabbia dei giovani verso il marxismoleninismo-pensiero di Mao, sottraendola ai partiti fascisti, che in maniera assurda oggi si ritengono “rivoluzionari”, al qualunquismo, alle droghe pesanti che spesso fungono da temporanea via d’uscita dal mondo devastato in cui viviamo e, molto importante, dai sistemi di plagio di massa. Essere marxisti-leninisti non significa non vivere la propria vita, ma anzi, creare un mondo dove la propria vita può essere vissuta al massimo, ma bisogna lottare per realizzarlo, d’altronde “la rivoluzione non è un pranzo di gala”. Riusciremo nel nostro progetto, anche se ci volessero anni, l’Italia un giorno sarà unita, rossa e socialista, e tutti ricorderanno i Maestri del proletariato e il PMLI come i principali liberatori dell’Italia, una nazione che attualmente sta sotto il dominio delle banche e del capitale. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Angelo - Palermo Centrato pienamente il problema principale: la classe operaia è succube dell’istruzione borghese La Commemorazione di Mao è stata molto interessante. I saluti delle varie Cellule del PMLI sono stati molto commoventi. Il PMLI è l’unico Partito serio e affidabile che vuole il bene e lo sviluppo dell’Italia e della classe operaia applicando gli insegnamenti dei cinque grandi Maestri del socialismo: Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao. Nella Commemorazione è stata messa in luce la Grande Rivoluzione Cinese del 1949 guidata da Mao Zedong per la liberazione della patria e del popolo così come Lenin e Stalin liberarono il popolo sovietico con la Grande Rivoluzione Sovietica del 1917. L’intervento del compagno Federico Picerni è stato di ampio respiro. Egli ha centrato pienamente il problema: la classe operaia è succube dell’istruzione della borghesia. L’istruzione borghese è un’ipocrisia che invece di esercitare l’intelligenza e di procurare il lavoro ai giovani, riempie di nozioni inutili. La riunione è stata pervasa dallo spirito di fratellanza e mi ha fatto piacere la foto finale con i compagni. L’unica soluzione è la rivoluzione socialista italiana. Dario – Napoli Numero di telefono e fax della Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico” Il numero di telefono e del fax della Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico” è il seguente 055 5123164. Usatelo liberamente, saremo ben lieti di comunicare con chiunque è interessato al PMLI e al suo Organo. 12 il bolscevico / PMLI N. 34 - 24 settembre 2015 Riunione politico-organizzativa dei militanti e simpatizzanti della provincia di Modena del PMLI Il Partito si riconferma punto di interesse e di discussione tra le masse popolari Bisogna ottimizzare Intensa estate il lavoro di di propaganda per radicamento locale Dobbiamo studiare e ristudiare, capire e agire secondo le dieci citazioni di Mao sui marxisti-leninisti Dal corrispondente dell’Organizzazione di Modena del PMLI Domenica 23 agosto militanti e simpatizzanti delle Organizzazioni di Modena e di Castelvetro (Modena) si sono riuniti per discutere sulla situazione provinciale e per studiare le dieci citazioni fondamentali del grande Maestro del proletariato Mao sui marxisti-leninisti pubblicate su “Il Bolscevico” ed applicarle nel lavoro politico locale. L’Organizzazione di Modena in poco tempo ha fatto passi da gigante nel lavoro politico locale, si è inserita senza problemi in due comitati popolari, STOP-TTIP e movimento contro la privatizzazione dell’acqua, ha compiuto varie denunce delle istituzioni borghesi locali e ha partecipato a scioperi e manifestazioni avendo consensi strepitosi, seguendo le indicazioni delle istanze superiori per ottimizzare il radicamento locale. Importanti documenti da seguire sono il Rapporto del compagno Giovanni Scuderi alla 4a Sessione plenaria del CC e quello del compagno Dario Granito alla riunione plenaria della Commissione di organizzazione del CC del PML, in cui si esplica che bisogna avere “più qualità e meno quantità” per ottimizzare il lavoro tra le masse popolari. Oltre alla produttiva propaganda per il proselitismo che i marxisti-leninisti stanno proseguendo senza sosta con sacrificio proletario, bisogna ottimizzare il lavoro radicandosi ancora di più nelle realtà locali, come per esempio con volantinaggi mirati davanti le fabbriche, davanti le scuole e università e nei propri posti di vita, studio e lavoro, nonché partecipare alle manifestazioni di massa. A livello sindacale, i compagni lavoratori si stanno man man inserendo nella CGIL portando avanti la linea sindacale del Partito con tattica e pazienza e si nota una certa apertura della CGIL a favore. È stato ribadito che il nostro lavoro della CGIL non è assolutamente un riconoscimento della sua attuale direzione o linea politico-sindacale, bensì ha l’obiettivo di unire i la- Modena, 5 settembre 2015. Uno dei numerosi banchini di propaganda realizzati dall’Organizzazione di Modena del PMLI (foto Il Bolscevico) voratori, stare fra i lavoratori e raggiungere la più vasta platea possibile con la nostra proposta del Sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati (SLLPP). A livello di studio, i compagni, soprattutto quelli che si sono avvicinati ultimamente al partito, stanno continuando a studiare le cinque opere fondamentali per avere una concezione proletaria del mondo ancora più efficace e per migliorare la propria qualità intellettuale, oltre alla lettura settimanale de “Il Bolscevico” e di vari documenti importanti. Tutti i compagni hanno riconosciuto la necessità di combinare studio individuale e collettivo e di studiare in modo mirato tenendo a mente i problemi più urgenti con cui abbiamo a che fare. Dobbiamo studiare e ristudiare, capire e agire secondo le dieci indicazioni di Mao per acquisire le caratteristiche ideologiche, politiche, morali, organizzative che non devono mai mancare ad un marxistaleninista. Tutto sommato le Organizzazioni lavorano bene, è un gruppo ben compatto, e si lavora con spirito di sacrificio e con entusiasmo e coraggio proletario seguendo gli insegnamenti dei cinque grandi maestri del proletariato internazionale e le istanze superiori. La crescita politica dei simpatizzanti conferma la fiducia del Partito nei loro confronti e fa ben sperare in futuri passi avanti del PMLI nella nostra provincia. Alla vigilia della commemorazione di Mao I marxisti-leninisti biellesi onorano Lenin a Cavriago Dal corrispondente dell’Organizzazione di Biella del PMLI Come sempre i compagni dell’Organizzazione biellese del PMLI, diretti a Firenze per partecipare alla commemorazione di Mao, si sono precedentemente recati presso il Comune di Cavriago (Reggio Emilia) per rendere omaggio al busto di Lenin il cui monumento domina la centrale Piazza Lenin. I compagni hanno posto alla base del monumento un bellissimo mazzo di fiori rossi con la scritta “I marxisti-leninisti biellesi al grande Maestro del proletariato internazionale Lenin”. Durante la deposizione dell’o- maggio floreale i nostri compagni sono stati avvicinati da un simpatizzante di Cavriago del PMLI, di origini albanesi, che ha ricordato di essere stato presente alla commemorazione organizzata dal PMLI a gennaio sempre in piazza Lenin in occasione dell’Anniversario della scomparsa di Lenin. I compagni biellesi dopo aver discusso ampiamente di tematiche storiche e politiche col simpatizzante cavriaghese sono poi ripartiti alla volta del capoluogo toscano. Cavriago (Reggio Emilia), 5 settembre 2015. Un momento dell’omaggio al monumento a Lenin (foto Il Bolscevico) il PMLI a Modena A ruba gli opuscoli di Scuderi. Grande successo per il manifesto antiRenzi “Cacciamolo”. Contestato il neopodestà Muzzarelli difensore della borghesia locale Dal corrispondente dell’Organizzazione di Modena del PMLI Durante l’estate la propaganda marxista-leninista a Modena non è andata in vacanza. Vari sono stati i banchini per il proselitismo, in particolare si segnalano alcuni episodi fondamentali. Nel banchino di martedì 28 luglio oltre ad aver raccolto le firme contro il TTIP, sempre presente sui banchini, un iscritto al PRC di Castelfranco Emilia (Modena) ha avuto modo di conoscere più a fondo il PMLI, dando ragione alle nostre tesi rivo- roso compagno Denis Branzanti per avercene fornite varie copie). Molti i nostri giornali sono stati presi da modenesi interessati. Abbiamo ricevuto anche la visita della prima uscita pubblica di “Possibile” il “progetto” dell’ex piddino Civati per la raccolta firme sulla proposta degli 8 referendum su democrazia, scuola, ambiente e lavoro. In un clima assolutamente pacifico i marxisti-leninisti modenesi hanno esposto con semplicità le teorie anti-borghesi del PMLI e l’unica soluzione efficace per liberarsi dal capitalismo, ossia coscienza e lotta Modena, 28 luglio 2015. Piena attività politica attorno al banchino del PMLI (foto Il Bolscevico) luzionarie. In particolare ha criticato i dirigenti del PRC poiché hanno rinnegato la simbologia nonché l’ideologia comunista. Per approfondire la conoscenza e linea politica del PMLI ha acquistato tre dei 16 opuscoli del compagno Giovanni Scuderi: “Dove porta la bandiera di Guevara”, “Applichiamo gli insegnamenti di Mao sul Partito del Proletariato” e “Mao è un grande Maestro del proletariato internazionale delle nazioni e dei popoli oppressi – Mao sull’Internazionalismo proletario”. Inoltre, nella stessa giornata abbiamo ricevuto la visita di un esponente spagnolo, in veste di turista nella cittadina modenese, della CCOO (Confederacìon Sindacal de Comisiones Obreras) che denunciato la via populista e “simil-grillina” del progetto “Podemos”, non ha potuto non fermarsi al nostro banchino in quanto si riconosceva nelle nostre bandiere e nell’ideologia marxistaleninista. Un’altra importante discussione si è avuta con un militante dell’ex PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria) che è rimasto molto soddisfatto della nostra presenza, pensava che partiti come il PMLI fossero spariti dalla circolazione, ma ha avuto la prova che siamo ancora lì, compatti e decisi nel portare avanti le nostre tesi rivoluzionarie per abbattere il capitalismo ed il governo del neoduce Renzi. Nel banchino di sabato 5 settembre i compagni modenesi hanno finalmente testato il successo de “Il Bolscevico” cartaceo (per questo ringraziamo calorosamente il gene- di classe, nonostante tutto ci hanno fatto i complimenti per essere presenti nelle lotte comuni. Nei cittadini che compongono questo progetto abbiamo notato grandi contraddizioni, molta confusione e totale assenza di coscienza proletaria. In tutta sostanza il PMLI riesce ad essere sempre un punto di riferimento e offre in piazza un gran colpo d’occhio. Il banchino è stato fotografato tantissimo come il cartello “Cacciamolo” raffigurante il neoduce Renzi con Berlusconi, Craxi e Mussolini il quale ha suscitato grandi risate e consenso alle tesi del partito. Molti modenesi continuano a contestare il neopodestà Muzzarelli, oramai ribattezzato “Mozzarella”, che non sta facendo assolutamente nulla per le masse popolari, si è contestata la partecipazione di Modena all’EXPO promuovendo eventi nella Palazzina Vigarani dei giardini pubblici, un tempo giardini ducali e che sono tornati ducali poiché sono diventati il tempio della borghesia modenese. Il “Mozzarella” sta solo difendendo gli interessi della borghesia e del capitalismo, delle masse popolari, degli operai e degli studenti non gli importa assolutamente nulla. Abbiamo avuto la riconferma che a Modena il terreno è fertile per il Partito e solo con la qualità dei militanti e dei simpatizzanti attivi del PMLI e del loro sacrificio sarà possibile avere il consenso delle masse per liberarci dall’oppressione del sistema borghese. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! cronache locali / il bolscevico 13 N. 34 - 24 settembre 2015 Melzo (Milano) Secondo i dati Arlas di giugno 2015 In Campania crolla l’occupazione femminile Quasi 40mila licenziate. Nell’istruzione e nel terziario la situazione peggiore Redazione di Napoli Sono impietosi i dati dell’occupazione in Campania dopo anni di immobilisimi e mancanza di progetti adeguati a rilanciare il lavoro in questa martoriata regione. Come si dice a Napoli non ci voleva certo la zingara per indovinare, ma ad agosto è l’Agenzia regionale per l’occupazione e l’istruzione (Arlas) a produrre un importante e significativo dossier sull’andamento dell’occupazione con dati a dir poco preoccupanti. A pagarne le spese sono ancora una volta le donne su cui ricade maggiormente la mannaia dei licenziamenti a raffica da parte delle aziende. A giugno, ad esempio, a fronte di 60.475 assunzioni come lavoro dipendente (ma non si spe- cifica se a tempo determinato o indeterminato) si sono verificati ben 74.109 licenziamenti con un saldo negativo pari a 13.634 unità. A preoccupare è proprio il crollo dell’occupazione femminile: ben 38.067 lavoratrici hanno perso il lavoro nel solo mese di giugno, con un saldo negativo dei mesi di aprile, maggio e giugno tra assunzioni e licenziamenti che si avvicina alle 3.000 unità. Gli adulti tra i 30 e i 50 anni una volta perso il lavoro hanno difficoltà ad essere riassunti e in Campania negli ultimi mesi si sono verificati ben 14.602 licenziamenti in questa fascia d’età. Il gap peggiore tra assunzioni e licenziamenti si è registrato nel settore dell’istruzione con -22.622 lavo- ratrici e lavoratori nel terziario che ha raggiunto la cifra negativa di -16.402. Anche se diminuiscono i cosiddetti contratti atipici, in primis il contratto a tempo determinato, e crescono quelli a tempo indeterminato, gli effetti del Jobs Act si fanno sentire, visto la tranquillità con la quale i padroni effettuano i licenziamenti che hanno portato l’Arlas a sottolineare un aprile, maggio e giugno neri sul fronte dell’occupazione in Campania. Mentre sono indubbie le responsabilità della giunta antipopolare della casa del fascio guidata da Caldoro e dal suo assessore “al lavoro” Nappi, noi marxisti-leninisti ci chiediamo cosa fanno i sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL. In una regione con il più basso tasso del prodotto interno lordo e il più alto di disoccupazione giovanile, non convincono le ricette del nuovo assessore alle Attività produttive della giunta antiopopolare De Luca (PD), il “migliorista” Amedeo Lepore (ex-PCI-PDS-DS-PD), che parla ancora di incentivi all’occupazione per le aziende private, esperimento già provato dalla giunta precedente con l’effetto che una volta ottenuti i soldi pubblici, i pescecani di turno chiudevano le aziende e lasciavano i neoassunti per strada. Nessuna parola, invece, su un concreto sviluppo, cominciando con una mirata reindustrializzazione regionale, l’unica a poter fin da subito produrre posti di lavoro per attenuare la dilagante disoccupazione in Campania. Oltre 4.000 in assemblea a Firenze contro la “Buona scuola” di Renzi Il neopodestà Nardella attacca i lavoratori. Crumira “di lusso” Agnese Landini, moglie del premier Affissi i volantini del PMLI su “Mao e l’istruzione nel socialismo” Redazione di Firenze A Firenze il primo giorno di scuola, martedì 15 settembre, è stato anche il primo giorno di lotta contro la “Buona scuola” di Renzi che, come è stato denunciato all’assemblea, porta avanti i principi della tanto contestata controriforma Gelmini. In oltre 4.000 hanno affollato l’Obihall per l’assemblea provinciale indetta da Flc-Cgil, Cisl Scuola, Snals-Confsal, Gilda-unams e Cobas Scuola. Sono stati organizzati pullman per raccogliere anche i lavoratori più lontani. Accanto a insegnanti e personale Ata anche genitori e studenti, fra questi ha preso la parola un rappresentante degli studenti medi spronando i lavoratori a unirsi agli studenti per creare una grande mobilitazione unitaria. Presente anche una lavoratrice della RSU Esa-Ote, che ha ribadito come l’attacco del governo Renzi ai diritti tocca tutti i lavoratori. Al centro delle critiche sindacali i nuovi criteri per quanto riguarda le modalità di immissione in ruolo, le funzioni attribuite al dirigente scolastico, il meccanismo di valutazione. Un’iniziativa importante, tant’è che il fedelissimo renziano neopodestà Dario Nardella nei giorni precedenti ha attaccato frontalmente i lavoratori e i sindacati sbottando: “un fatto inaudito, incredibile, un autogol per gli stessi sindacati che evidentemente non hanno davvero a cuore la scuola... I sindacati, in questo modo, non accettano e non raccolgono la sfida del loro rinnovamento, ma praticano vecchi metodi per problemi nuovi”. Alla replica sindacale, in cui gli hanno fatto notare che all’analoga assemblea, di due anni fa, contro la “riforma” Gelmini era addirittura presente un assessore comunale PD, ha risposto sempre sullo stesso tono ducesco, senza entrare in merito ai contenuti della “riforma” e alle richieste sindacali. Crumira “di lusso” Agnese Landini, insegnante di italiano e latino, precaria riconfermata, le cui dichiarazioni di entusiasmo per la “Buona scuola” ideata dal Firenze, 15 settembre 2015. Obihall. La grande assemblea unitaria dei lavoratori della scuola contro la “Buona scuola” del neoduce Renzi. A destra uno dei volantini del PMLI affissi agli ingressi che invitano a leggere ed esprimere la propria opinione su “Mao e l’istruzione nel socialismo” (foto Il Bolscevico) coniuge hanno trovato ampio spazio al Tg3 regionale. L’assemblea si è conclusa dando appuntamento alla grande manifestazione unitaria nazionale del- la scuola che si terrà a fine ottobre. All’ingresso dell’assemblea sono stati affissi i volantini del PMLI che invitano a leggere ed esprimere la propria opinio- ne su “Mao e l’istruzione nel socialismo”, discorso del compagno Federico Picerni alla recente Commemorazione di Mao, pronunciato a nome del CC del Partito. Propagandata la commemorazione di Mao. Interessante confronto con la popolazione dell’Organizzazione di Rufina del PMLI Sabato 5 settembre i compagni delle Organizzazioni di Rufina e di Vicchio del PMLI con l’aiuto dei simpatizzanti di Figline Valdarno, hanno realizzato a Pontassieve (Firenze) un rosso banchino per propagandare la commemorazione pubblica di Mao che si sarebbe tenuta l’indomani. Oltre a 300 volantini sul tema, generalmente ben accolti dalla popolazione, molti sono stati i momenti di confronto con i passanti che hanno espresso apprezzamenti per la costante presenza in piazza del Partito e per la sua capacità di “resistenza” in un periodo storico difficile come quello che stiamo attraversando. Alcuni saluti a pugno chiuso hanno testimoniato ai compagni che il rosso, la falce e martello e il socialismo sono ancora presenti fra le masse. Nel pomeriggio i compagni di Rufina hanno replicato la diffusione al mercato settimanale che si svolge in paese, riscontrando altrettanto interesse e curiosità per la commemorazione. ➠ Pontassieve, 5 settembre 2015. Il banchino di propaganda del PMLI in occasione del mercato settimanale (foto Il Bolscevico) Una donna cardiopatica che non riesce a pagare le bollette ha un malore mentre urla al neopodestà Bruschi “Maledetto il giorno in cui ti ho votato” Dal corrispondente dell’Organizzazione di Melzo del PMLI A Melzo (Milano), città che un tempo dava lavoro a migliaia di operai soprattutto del settore caseario provenienti anche dai comuni limitrofi, oggi, dopo la chiusura nel corso degli anni dei grandi stabilimenti della Galbani e della Invernizzi oltre che, a seguito della crisi del capitalismo, di molte imprese, la mancanza di lavoro ha provocato un crescente diffondersi della povertà e, sempre più frequentemente, donne e uomini sono costretti a rovistare tra i rifiuti pur di riuscire a trovare qualcosa da mangiare. L’esempio più palese è il mercato settimanale del martedì tra via Curiel e via Europa dove, verso le 12,30 quando gli ambulanti iniziano a andarsene, pensionati che non arrivano a fine mese, disoccupati, ma anche ragazzi soprattutto immigrati, iniziano a rovistare tra le cassette accatastate per essere raccolte dai camion della nettezza urbana, pur di trovar qualcosa da mettere in tavola. Qualcuno, parlando del problema, ha avuto addirittura la faccia tosta di ricordare che, secondo il diritto borghese, i beni gettati nella spazzatura diventano di proprietà comunale e pertanto, appropriandosene, si commetterebbe un furto ai danni dell’Amministrazione comunale, invocando un apposito regolamento di Polizia urbana con annesse sanzioni. L’assessore ai Servizi sociali Maria Piccirillo (lista civica “Cambiare Melzo-La Sinistra”), intervistata in merito alla grave situazione, scopre l’acqua calda affermando: “la perdita del lavoro e della conseguente sicurezza economica hanno creato grosse difficoltà negli ultimi anni, e la situazione va sempre più peggiorando”, senza però proporre alcunché di concreto e limitandosi a scaricare tutto sulle spalle delle associazioni di volontariato e tessendo le lodi soprattutto del lavoro svolto dalla Caritas. Nel frattempo il neopodestà Antonio Bruschi (PD), rinchiuso nella sua torre d’avorio, dimostra, nei fatti, di disinteressarsi totalmente dei problemi della città, sempre adducendo la scusa che non ci sarebbero soldi per alcun tipo di intervento. Una donna di 66 anni, Angela Rinaldi, pensionata residente nelle case Aler di via Europa e con gravi problemi di salute, ha chiesto aiuto al Comune per poter pagare bollette a cui non riesce a far fronte con la sua pensione da 780 euro e un affitto di 400 euro mensili, viste anche le costose spese mediche che deve sostenere in modo permanente. Recatasi in municipio, ha avuto un’accesa discussione con il neopodestà che le rispondeva con un ipocrita “Lavoriamo per trovare una soluzione” e lei, dopo avergli urlato “Maledetto il giorno in cui ti ho votato”, ha avuto un malore ed è stata soccorsa dal 118 e ricoverata in ospedale. L’Organizzazione di Melzo del PMLI, augurando pronta guarigione ad Angela, chiede le immediate dimissioni della giunta corresponsabile, con la sua inerzia del continuo aggravarsi della situazione sociale. Alla “Festa dell’Unità” di Ravenna Rosso banchino del PMLI in Valdisieve Dal corrispondente Costretti dalla povertà a rovistare tra i rifiuti del mercato per poter mangiare Ravenna, 11 settembre 2015. La larga propaganda della Commemorazione di Mao e del discorso di Picerni alla locale festa dell’Unità (foto Il Bolscevico) Diffusi “Il Bolscevico” e i volantini sulla commemorazione di Mao Dal nostro corrispondente dell’Emilia-Romagna Venerdì 11 settembre una squadra composta da militanti e simpatizzanti dell’Organizzazione di Ravenna e delle Cellule “Stalin” di Forlì e Rimini del PMLI hanno effettuato, come ogni anno, una diffusione presso la “Festa dell’Unità” a Ravenna, una festa che, pur rimanendo la più grande in zona, comincia a ridimensionarsi così come hanno fatto molte feste del giornale renziano del circondario fino a scomparire completamente, segno di un progressivo e costante distacco verso il partito del nuovo duce e, anche se si tratta di una festa che ha sempre meno caratteri politici. Durante la diffusione, alla quale ha partecipato anche il Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna, Denis Branzanti, sono state distribuite 600 copie del volantino che invita a leggere e commentare l’importante discorso tenuto dal compagno Federico Picerni in occasione della commemorazione pubblica del 39° anniversario della scomparsa di Mao e del documento “La Camera nera vota l’Italicum fascistissimum”; inoltre sono state distribuite un buon numero di copie de “Il Bolscevico” numeri 32 e 33. Una diffusione quindi ben riuscita, al fine di far conoscere meglio il PMLI e in particolare il discorso commemorativo “Mao e l’istruzione nel socialismo”. 14 il bolscevico / cronache locali N. 34 - 24 settembre 2015 Milano Figline di Prato PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO Onorati i 29 l’ADUNATA DI CASAPOUND partigiani trucidati Il PMLI punta il dito contro il governo del nuovo duce Renzi che non perseguita dai nazifascisti i nazifascisti nonostante le leggi vigenti Redazione di Milano Venerdì 11 settembre, presso la Loggia dei Mercanti di Milano, si è svolto un presidio antifascista organizzato dall’ANPI per denunciare un concomitante raduno nazifascista degli squadristi di CasaPound (11, 12 e 13 settembre) che avrebbe dovuto tenersi a Milano, poi svoltosi a Castano Primo (Milano), che costituisce una inaccettabile offesa al capoluogo lombardo, città Medaglia d’Oro della Resistenza. Presenti al presidio alcuni militanti e simpatizzanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI con la bandiera del Partito e con un cartello con affisso su una facciata il manifesto (riportato anche nei “corpetti” indossati dai nostri compagni) del manifesto realizzato dal Comitato lombardo del PMLI con scritto “Mettere fuorilegge i gruppi nazifascisti – Applicare la legge n. 645 del 20 giugno 1952”, mentre sull’altra facciata c’era il manifesto del Partito contro il governo Renzi ad additarlo come principale responsabile della non applicazione delle norme legislative che vietano l’apologia di fascismo Il vergognoso silenzio stampa dei mass-media borghesi sul PMLI Come sempre, il PMLI è l’unico vero Partito marxista-leninista, l’unico che possa avere seriamente il compito, anzi “cui spetta il compito di infondere (al proletariato ora privo della ‘coscienza di essere una classe per sé’, sott.) la coscienza, la cultura, la mentalità, la pratica sociale rivoluzionarie, anticapitaliste, antiistituzionale e marxiste-leniniste” (da Giovanni Scuderi, “Uniamoci per l’Italia unita, rossa e socialista”, PMLI, ottobre 2006, p.15) e quello di “trasformare l’astensionismo spontaneo in astensionismo Milano, 11 settembre 2015. Il presidio antifascista presso la Loggia dei Mercanti contro il raduno nazifascista degli squadristi di CasaPound. Al centro il cartello e la bandiera del PMLI (foto Il Bolscevico) e la ricostituzione del disciolto partito fascista oltre a quelle che vietano l’istigazione all’odio razziale. È da anni che il PMLI porta in piazza la rivendicazione della messa fuorilegge dei gruppi nazifascisti ma solo di recente l’ANPI sta prendendo, almeno a parole, una posizione chiara in merito, come ha fatto ad esempio nel suo intervento Roberto Cenati (ANPI Milano) che ha affermato, citando Carlo Smuraglia (presidente dell’ANPI) che “fenomeni come CasaPound, autodefinitosi fascismo del terzo millennio, sono vietati dalle istituzioni”, denunciando la sponda data ai nazifascisti da parte dei partiti neofascisti ufficiali della destra organizzato, l’astensionismo generico in astensionismo politicamente qualificato su un piano antiistituzionale, antigovernativo, anticapitalistico e per l’Italia unita, rossa e socialista” (op.cit., p. 17). Ecco perché i mass-media borghesi (sia della destra fascistoide sia della sinistra iperborghese) boicottano sistematicamente la commemorazione di Mao e le altre iniziative del PMLI. Fa paura la coscienza di classe, fa paura lo smascheramento dei meccanismi di potere borghesi, per esempio delle “manfrine” tendenti alla liquidazione della “seconda Camera”, ossia del Senato, trasformato in una sorta di “Camera delle autonomie”, peggiorando dunque la Costituzione borghese, come anche della nuova legge elettorale, giustamente definita più volte, durante la commemorazione di Mao, “peggiore della legge Acerbo” d’epoca fascista. Idem con il Jobs Act, la “Buona scuola”, ecc., ossia con tutte le invenzioni del neoduce democristiano di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi. La cronaca di Firenze de “La Nazione”, per esempio, si dilunga su ogni spettacolo di poco conto, sulla “Rificolona”, tra l’altro ricondotta a “festa della Madonna”, quando invece ha radici più antiche e pagane (per qualche studioso etrusco), senza parlare dei problemi veri della città e dell’Italia, che nelle riunioni del PMLI vengono invece esaminate, anzi sviscerate molto attentamente. Ma tant’è... CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI E DEGLI SCIOPERI SETTEMBRE 18 22 23 25 Cisal - Sciopero Telecomunicazioni Telecom Italia SpA - ultime 2 ore del turno e blocco dello straordinario ANPCAt - Sciopero del personale Enav e Alitalia degli aeroporti di Roma e il personale di Air Italy, ENAV SpA controllore traffico aereo, assistenza al volo e metereologo Notte bianca della scuola, promossa dall’“Assemblea del movimento scuola” fast confsal - Sciopero del personale del Trasporto Ferroviario Nuovo Trasporto Viaggiatori Italo (NTV) OTTOBRE da definire Manifestazione unitaria dei lavoratori della scuola a Roma Eugen Galasso - Firenze “Il Bolscevico” mi dà energia e coraggio per andare avanti! Cari compagni, vorrei poter fare di più per il nostro amato Partito. Grazie di cuore, ricevere “Il Bolscevico” per me è ricevere una forza che dà energia e coraggio per andare avanti! Saluti marxisti-leninisti. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Liliana – Cuneo Sarò sempre a disposizione del Partito Ciao, vi ringrazio perché partecipare alla commemorazione di Engels in Germania è stata una bella esperienza. Spero ce ne siano altre, io sarò sempre a disposizione per il Partito. Parteciperò alla commemorazione di Mao. borghese quali Lega Nord, Forza Italia e Scelta Civica e chiamando in causa timidamente il ministero degli Interni. Nemmeno Giuliano Banfi, vicepresidente dell’ANED, nel suo vibrante intervento, ha citato il governo Renzi e le sue gravi responsabilità nel lasciar liberamente scorrazzare i nazifascisti. Non ha avuto, quindi, alcun imbarazzo a intervenire il parlamentare sionista del PD candidato a sostituire Pisapia, Emanuele Fiano, che ha sbandierato di voler presentare un “DDL per inserire il reato di apologia di fascismo nel codice penale”. Ma il governo del nuovo duce Renzi, erede di Mussolini, Craxi e Berlusconi - che sta completando il piano piduista di restaurazione del fascismo in Italia – non intende certo fermare la recrudescenza dello squadrismo nazifascista, non solo in Italia ma in tutto il mondo, come ha chiaramente dimostrato in sede ONU, nel novembre dell’anno scorso, con la scandalosa e vergognosa astensione sulla mozione di condanna del nazismo e di ogni sua forma di glorificazione. Un saluto e un arrivederci. Vladimir dalla Toscana Gloria eterna a Engels Nel 120° Anniversario della sua scomparsa anch’io voglio congratularmi con il glorioso Maestro Engels per la sua grande e immensa opera di cofondatore, insieme al glorioso Maestro K. Marx, e il suo indispensabile contributo al socialismo scientifico con le sue opere che sono “Dialettica della natura”, “Anti-Dühring”, “La concezione materialistica della storia”, “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, e tanti altri scritti di inestimabile valore che completano l’opera di Marx. Ho letto su “Il Bolscevico” l’opera immane di Engels “Dialettica della natura”: era arrivato il momento che l’umanità si emancipasse e si purificasse da tutta la lordura medievalecattolica, dall’oscurantismo, dal teologismo e fosse aperta la strada alla scienza di qualsiasi forma, da quella chimica a quella economica. Engels dice: “La scienza era ancora immersa nella teologia. Cercava ovunque e trovava sempre come conclusione un impulso esterno che non poteva essere spiegato dalla natura stessa”. E continua “Con l’uomo noi entriamo nella storia. Anche gli animali hanno una storia quella della loro discendenza e graduale evoluzione fino al loro stato attuale. Ma questa storia si compie da sé: e nella misura in cui gli animali stessi vi partecipano, lo fanno senza (coscienza) consapevolezza e volontà. Gli uomini al contrario quanto più si allontanano dalla loro animalità intesa nel senso stretto della parola, tanto più Il PMLI condanna le ripetute provocazioni dei gruppi neofascisti Prato, 6 settembre 2015 Il corteo in onore dei 29 partigiani trucidati dai nazifascisti a Figline nel 71° Anniversario della Liberazione della città. Profetiche le parole d’ordine riportate sul cartello del PMLI a firma della pratese Cellula “Stalin” in cui si chiede alla giunta Biffoni di attivarsi per sciogliere immediatamente i gruppi fascisti e chiudere i loro covi a Prato. All’indomani della commemorazione, infatti, i neofascisti di “CasaPound Italia” e “Etruria 14” si sono resi protagonisti dell’ennesima provocazione fascista deponendo una corona di fiori sulle mura del castello dell’Imperatore e uno striscione per ricordare un gruppo di aguzzini fascisti giustiziati dai partigiani subito dopo la liberazione della città. L’oltraggio alla città Medaglia d’Argento al valor militare per l’attività partigiana è stata prontamente condannata in un comunicato stampa dalla Cellula “G. Stalin” di Prato del PMLI inviato ai mass media che però lo hanno completamente ignorato. fanno essi stessi la loro storia consapevolmente”. Per cui non c’è più posto per l’oscurantismo, il teologismo, religionismo fanatico e tutto il ciarpame medievale che per secoli ha tenuto schiave le masse dando il massimo della ferocia, anche se ancor oggi tante persone povere sono ingannate inconsapevolmente con effetti anche deleteri. Grazie compagni di questi gloriosi scritti pubblicati su “Il Bolscevico” che ci rinfrescano la mente e ci fanno sentire marxisti-leninisti spronati sempre più alla lotta contro il capitalismo, la proprietà privata, il clerico-fascismo dilagante contro il neoduce Renzi e ogni superstizione medievale che incatena purtroppo ancora sacche di popolazione. Gloria eterna a Engels! Gloria eterna al PMLI! Coi Maestri vinceremo! Saluti comunisti. MaurizioFigline Valdarno (Firenze) La Chiesa cattolica è uno stato assoluto, tiranno e teocratico La Chiesa cattolica, contro ogni regola divina, ha introdotto il servizio sacerdotale quando la Bibbia conosce solo il Ministero Pastorale. Inoltre, con atto sessuofobico e del tutto discriminatorio, ha vietato il ministero sacerdotale, biblicamente inesistente, alle donne. Infine, sempre senza alcuna base scritturale, ha vietato il matrimonio agli ecclesiastici, così da conservare il patrimonio degli stessi in seno alla Chiesa, accrescendo il potere economico e temporale dello Stato-Chiesa. Le donne, categoria da sempre discriminata, sono state relegate nei conventi, private di ogni potere e spesso di qualsiasi dignità intellettuale. È così sorto uno stato assoluto, tiranno e teocratico, ben lontano anche per messaggio religioso pronunciato dall’Evangelo di Cristo che, guarda il caso, nel medioevo era persino vietato leggere poiché in aperto conflitto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Confidare nella Chiesa cattolica è sconfessare il dettato Biblico, credere nel Vangelo è ontologicamente incompatibile col confidare nella Chiesa cattolica Apostolica Romana. Marcello Amedeo Ranieri – Milano La crisi della Cina è figlia del tradimento del socialismo In queste ultime settimane tutti a parlare di crisi della Cina, dove per tutti si intendono gli squali della finanza, chi cerca i maxiprofitti, gli speculatori, i capitalisti in generale che hanno paura/terrore di non fare profitti. I mezzi di comunicazione di massa analizzano e danno notizie superficiali sulla crisi delle borse cinesi, dispensano consigli su consigli. Tutti parlano ma nessuno analizza nel dettaglio il perché la Cina è in crisi. Per me il motivo è semplice ed è una ragione storica: la colpa di quello che sta succedendo in Cina è di Deng Xiao Ping, colui che ha tradito Mao, che ha cancellato/distrutto tutto ciò che era stato fatto da Mao e le sue politiche, colui che ha aperto la Cina al capitalismo selvaggio. Non è possibile dare una definizione se non quella di traditore. La crisi della Cina di oggi è figlia solo ed esclusivamente di un traditore: Deng Xiao Ping. Alessandro – Firenze esteri / il bolscevico 15 N. 34 - 24 settembre 2015 Contro i migranti e i profughi L’Ue militarizza le frontiere Nessun accordo sulle quote. L’Ungheria si blinda. La Germania e altri paesi sospendono Schenghen Droni e navi da guerra per distruggere le barche dei migranti Accordo unanime raggiunto dai 28 nel Consiglio Affari Generali, riunito a sempre a Bruxelles il 14 settembre, sul via libera formale per l’avvio della Fase 2 dell’operazione navale Eunavfor Med, quella partita con la decisione del vertice Ue del 22 giugno che istituiva una flotta nel Mediterraneo per intercettare le barche dei migranti e, nella Fase 3, la distruzione dei mezzi degli scafisti nei porti di partenza. La proposta, annunciata lo scorso 5 settembre da una dichiarazione dell’Alto commissario alla politica estera e alla difesa della Ue, l’italiana Federica Mogherini, è passata senza discussione. Le operazioni della squadra navale guidata dall’ammiraglio italiano Enrico Credendino e composta dalla portaerei Cavour, un sottomarino italiano, una fregata e un rifornitore tedesco e una nave ausiliaria britannica sono previste entro i primi gior- Ungheria. L’esercito presidia il muro di filo spinato ora completato per impedire l’accesso ai migranti ni di ottobre. Alla flotta che la Ue vuol mettere in campo mancano ancora le navi promesse da Francia e Spagna, oltre ad aerei e elicotteri forniti da altri Paesi, ma nei primi due mesi di attività ha già svolto i compiti previsti nella Fase 1 raccogliendo informazioni sulle organizzazioni dei trafficanti; ha anche soccorso oltre 1.500 migranti raccolti a bordo di gommoni e barconi e diretti verso le coste ita- liane. Nella Fase 2 Eunavfor Med potrà usare la forza per intercettare le barche dei migranti e cercare di catturare i trafficanti; potrà cercare di intercettare i barconi vuoti in arrivo in Libia e affondarli in mare aperto. Le operazioni saranno condotte in mare aperto, fuori dalle acque territoriali libiche. Per il momento. Dalla mezzanotte del 14 settembre in Ungheria è entrata in vigore la legge contro i clandestini che prevede 3 anni di carcere per chi entra illegalmente nel Paese e pene inferiori per chi danneggia la barriera di filo spinato costruita al confine serbo, una rete alta 4 metri e lunga 175 km finita di costruire il giorno precedente e presidiata dai soldati; 9 siriani e 7 afghani sono i primi profughi arrestati dal regime fascista di Orban che blinda il suo paese. La decisione del governo ungherese unita al fallimento della lunga trattativa sulle quote di rifugiati che ciascun paese europeo dovrebbe ospitare e alla decisione di dare il via all’uso di droni e navi da guerra per distruggere le barche dei migranti nel Mediterraneo dimostra che l’Unione europea (Ue) imperialista è solo in grado di militarizzare le frontiere contro migranti e profughi che tra l’altro ha contribuito a generare. Queste in sintesi le conclusioni del vertice dei ministri degli Interni dei 28 paesi Ue di Bruxelles del 14 set- tembre. Il presidente della Commissione Ue, il lussemburghese JeanClaude Juncker, aveva il compito di definire un nuovo piano di ricollocazione di 120 mila rifugiati (a fronte di un numero che è già superiore) e di presentarlo al vertice per superare il blocco posto dai governi reazionari dei pesi dell’est e da quello inglese di Cameron che non ne vogliono nemmeno uno. La discussione dei 28 a Bruxelles era un nuovo buco nell’acqua, l’unica intesa riguardava il collocamento di 26 mila migranti dall’Italia e 14 mila dalla Grecia, per le quote di distribuzione degli altri 120 mila i ministri degli Interni raggiungevano solo “un accordo di principio”, sostenuto da una larga maggioranza di Stati ma non l’unanimità richiesta. Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca si tiravano fuori potendo usufruire di una clausola che glielo permette, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia puntavano i piedi per il no e l’intesa saltava. Tutto rimandato alla nuova riunione dell’8 ottobre, quando l’Ue potrà decidere di andare avanti con la maggioranza qualificata. In assenza di un accordo sulle quote di ricollocamento il pericolo per i rifugiati è quello di rimanere bloccati nei Paesi di transito, dall’Ungheria alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia, o in quelli dove sbarcano, Grecia e Italia. Nel frattempo alcuni paesi, Germania, Austria, Francia, Slovacchia e Olanda, annunciavano il ripristino provvisorio del controllo alle frontiere, sospendendo gli accordi di Schenghen. L’Ungheria blindava il confine con la Serbia con l’impiego di migliaia di agenti e militari, polizia a cavallo, blindati e cani poliziotto e il sorvolo di elicotteri lungo il muro di filo spinato che segna adesso la frontiera. La polizia del governo fascista di Orban li carica e li confina nella stazione di Budapest mentre completa la costruzione del muro lungo 175 km alla frontiera Migranti respinti e marchiati come nei lager A Vienna manifestano 20 mila antirazzisti contro la politica xenofoba delle autorità europee Basta muri,contro stragi e deportazioni: la Ue apra le frontiere aitempo migranti la politica xenofoba delle in Europa già utilizzate nel Medideterminato e solo a quel- Dopo che un fiume umano di migranti a piedi aveva preso il via il 4 settembre dalla capitale ungherese diretto verso Austria e Germania, scavalcando il blocco costruito dalla polizia del governo fascista di Orban alla stazione Keleti, i governi di Berlino e Vienna decidevano una parziale apertura delle frontiere per permettere l’ingresso nel loro territorio ai migranti e ai rifugiati siriani. Il blocco dei migranti in fuga messo in piedi dall’Unione europea imperialista era già in parte fallito in agosto in Macedonia al confine con la Grecia, rotto dalla pressione dei profughi; la stessa fine che faceva il secondo blocco in Ungheria e nella vicina Repubblica ceca dove i migranti erano marchiati come nei lager. Il muro si sgretolava anche per una crescente solidarietà che nasceva nei popoli europei verso i migranti, alimentata dallo sdegno per una serie di morti, dai 71 trovati il 27 agosto all’interno di un camion abbandonato in Austria al piccolo siriano Aylan di tre anni raccolto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia. Il 30 agosto almeno 20 mila manifestanti sfilavano a Vienna autorità europee e a favore dei diritti dei rifugiati; il corteo partiva dalla stazione ferroviaria di Westbahnhof, dove iniziavano a arrivare i primi migranti, e percorreva la Mariahilferstrasse fino al Museumsquartier, davanti al monumento dedicato nel 2000 a Markus Omofuma, il giovane africano morto soffocato sull’aereo per il cerotto sulla bocca messo dalla polizia durante il volo di espulsione da Vienna. Dopo il via libera di Austria e Germania, l’Ungheria faceva ripartire i treni dalla stazione di Budapest verso i due paesi e significative erano le iniziative della popolazione ungherese e austriaca che con auto private accompagnava i migranti che si erano incamminati lungo il loro percorso. Nella prima settimana di settembre erano almeno ventimila i migranti arrivati a Monaco mentre altri 5 mila raggiungevano la Macedonia dalla Grecia, la maggior parte siriani, alimentando il flusso lungo quella via di fuga dalla guerra in territorio europeo raggiunta a partire dalla Turchia che si aggiungeva alle vie di ingresso Richiedete la maglietta rossa del PMLI Possono richiederla, con una donazione volontaria, i militanti, i simpatizzanti e i sostenitori del PMLI La donazione va inviata con versamento su conto corrente postale n. 85842383 intestato a: PMLI - via Antonio del Pollaiolo 172/a 50142 Firenze terraneo da Lampedusa a Ceuta e Melilla. Il flusso dei profughi in particolare siriani e iracheni in fuga dalla guerra cresceva nel mese di agosto e trovava un blocco sostanziale nell’Ungheria del governo fascista di Orban che in previsione dell’evento aveva già dato il via alla costruzione del muro di filo spinato lungo 175 km della frontiera con la Serbia; muro completato a metà settembre e controllato da soldati in armi. L’Ue aveva lasciato fare. Il flusso dei migranti superava la frontiera ma era bloccato alla stazione di Kelesi a Budapest, dove i migranti cercavano di salire sui treni diretti nel nord europa. La polizia ungherese li confinava nella stazione e a colpi di manganello li indirizzava su treni che li portavano in centri di accoglienza che erano delle prigioni. Il portavoce del governo ungherese spiegava che la stazione era stata chiusa perché il governo di Budapest applicava la normativa Ue che richiede agli extracomunitari che vogliano muoversi all’interno dell’area Schengen di aver un passaporto riconosciuto e un visto. Che i profughi non hanno. Quelli che riuscivano a passare oltre la frontiera con la Repubblica ceca venivano fermati nella cittadina di Breclav dove la polizia di Praga metteva in atto delle vere e proprie retate, una caccia al migrante che si concludeva col fermo e il contrassegno con un numero sul braccio; una marchiatura stile nazista. Una sequenza di eventi inaccettabile che alimentava sdegno verso i governi fascisti e la Ue e solidarietà per i migranti. Si svegliava persino l’Onu col suo segretario generale Ban Kimoon che invitava i leader europei a “essere la voce di chi ha bisogno di protezione” e elogiava coloro che hanno espresso pre- I FLUSSI DEI MIGRANTI VERSO L’EUROPA occupazione “per la crescente xenofobia, discriminazione e violenza contro o migranti e i rifugiati in Ue”. Toccava all’italiana Federica Mogherini, l’Alto Rappresentante per la politica Estera Ue, annunciare che la Commissione avrebbe presentato “nuove proposte che vanno nella direzione di una maggiore responsabilità e una maggiore solidarietà degli europei e tra noi europei. È arrivato il momento di mostrare che siamo capaci di quei valori di solidarietà, di pace, di promozione e rispetto dei diritti umani, anche al di fuori delle nostre frontiere”. Come al solito a smuovere la Ue era la Germania che annunciava di stanziare 6 miliardi di euro per richiedenti asilo e rifugiati. Ma non per tutti. “Quelli che non hanno necessità di protezione” affermava la Merkel “dovranno tornare indietro”. La Germania “è pronta” ad agire nell’emergenza migranti affermava la cancelliera, ma è “necessaria una distribuzione equa” nei paesi Ue. Il fronte anti rifugiati era sempre guidato dall’Ungheria di Orban che bocciava ancora una volta il sistema delle quote di spartizione dei rifugiati in discussione alla Commissione; “noi, in Ungheria - affermava Orban conviviamo da secoli con i rom, ma non vogliamo convivere con musulmani. È un’altra cultura, e gli ungheresi non vogliono questa presenza”. Una posizione razzista condivisa dal primo ministro slovacco Roberto Fico che si diceva disposto ad accoglierne duecento ma soltanto siriani cristiani. Repubblica ceca e Polonia completano il cosiddetto gruppo di Visegrad che nella Ue si distingue per le posizioni razziste e fasciste. Ma nei fatti è tutta la Ue imperialista che ha una posizione anti immigrati che tra l’altro alimenta le stragi, con la politica di presidio delle frontiere e di respingimento dei migranti, con la costruzione di muri, con le deportazioni nei lager. Occorre che la Ue apra le frontiere ai migranti, non solo a li siriani. Come devono cessare l’interventismo imperialista, le ingerenze se non la partecipazione alle crisi e alle guerre regionali che alimentano coi profughi il flusso comunque inarrestabile dei migranti. In un servizio della televisione Al Jazeera, un ragazzo siriano in attesa di partire dalla stazione di Budapest diceva a un poliziotto: “La polizia non ama i siriani in Serbia, in Macedonia, in Ungheria o in Grecia. Fermate la guerra e non verremo in Europa”. ‘’Fermate la guerra e noi non veniamo’’, una constatazione che i governi imperialisti europei vogliono deliberatamente ignorare. Se ce ne fosse bisogno lo ha confermato il 7 settembre il presidente francese Hollande che in conferenza stampa annunciava di aver “chiesto al ministro della Difesa di organizzare da domani voli di ricognizione sulla Siria, in vista di eventuali raid contro lo Stato islamico”. “In Siria - affermava Hollande - vogliamo sapere cosa si prepara contro di noi e cosa si fa contro la popolazione siriana. Per questo ho deciso di inviare questi aerei, in coordinamento con la coalizione”. Basterebbe che chiedesse ai servizi francesi che da anni organizzano in Siria dei gruppi armati contro il regime di Assad dopo che la decisione di Parigi di scaricare bombe su Damasco era stata stoppata dall’opposizione in particolare della Russia. Hollande è tra i protagonisti delle ingerenze e degli interventi imperialisti nella regione, e in particolare nella ex colonia siriana, è quindi quantomeno corresponsabile dello stato di guerra che ha spinto alla fuga milioni di porfughi. Niente di meglio che scaricare ogni colpa sullo Stato islamico e cogliere anche questa occasione per giustificare l’escalation militare. a n u e r e v a Per ” a l o u c s a n o u b “ 2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI N. 3 - 22 gennaio 2015 a s s e e h c e r r o c c o a t a n r e v o g sia e s s e t n e d u t s e l l a d i t n e d u t s i l e dag Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] www.pmli.it Stampato in proprio PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO