Settimanale
Nuova serie - Anno XXXIX - N. 34 - 24 settembre 2015
Fondato il 15 dicembre 1969
Circolare della Commissione giovani del CC del PMLI
Studiare la linea del PMLI sull’istruzione
e applicarla nella propria scuola e università
e nel movimento studentesco
Citazioni
di Mao
suLL’
istruzione
PAG. 5
I giovani militanti del PMLI siano
d’esempio nell’applicare le indicazioni
di Mao sui marxisti-leninisti
di Federico Picerni*
PAGG. 7-9
PAG. 6
L’elemosina di Stato è diventata la nuova bandiera che accomuna pentastellati, riformisti, falsi comunisti, revisionisti, liberali, anarchici, trotzkisti
Anziche’ chiedere il reddito di cittadinanza
lottiamo per il lavoro a tutti i disoccupati
Nessuno deve rimanere a casa senza reddito ma il lavoro deve avere la priorità
L’obiettivo strategico dev’essere il socialismo, non vivere di elemosina nel capitalismo
PAG. 4
Grave errore commesso da Cisl e Uil che hanno firmato un
accordo sfavorevole in provincia di Sassari
Le masse in piazza per l’assassinio del giovane Gennaro Cesarano
Napoli in mano alla camorra.
Rivolta dei lavoratori Sigma:
E De Magistris sa solo militarizzare la città
le
merci
non
partono
più
Dopo la notizia del licenziamento per 177 lavoratori è iniziata la lotta
Occorrono lavoro e riqualificazione delle periferie urbane
PAG. 2
PAG. 3
Da Venezia a Palermo per l’accoglienza ai rifugiati
Marcia
a
piedi
scalzi
A Modena, Firenze e Catania vi ha partecipato anche il PMLI
PAG. 2
Milano
PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO
l’ADUNATA DI CASAPOUND
Il PMLI punta il dito contro il governo del nuovo duce Renzi che non perseguita i nazifascisti nonostante le leggi vigenti
Oltre 4.000 in assemblea
a Firenze contro la “Buona
scuola” di Renzi
Il neopodestà Nardella attacca i lavoratori. Crumira
“di lusso” Agnese Landini, moglie del premier
Affissi i volantini del PMLI su “Mao e
l’istruzione nel socialismo” PAG. 13
A Ravenna e Firenze
Diffuso il volantino
“Mao e l’istruzione nel socialismo”
PAGG. 12-13
Fiaccolata per chiederne la liberazione
Repressione
fascista: arrestati
8 attivisti No Tav
“Questi arresti non ci
intimidiscono e non
fermeranno la nostra lotta”
PAG. 3
PAG. 14
Melzo (Milano)
ROSSI BANCHINI
Costretti dalla povertà a DI PROPAGANDA
Bisogna
rovistare tra i rifiuti del
DEL PMLI
ottimizzare
mercato per poter mangiare
A MODENA E
Una donna cardiopatica che non riesce a pagare
il lavoro di
le bollette ha un malore mentre urla al neopodestà
Bruschi “Maledetto il giorno in cui ti ho votato”
RUFINAPAGG. 12-13 radicamento
PAG. 13
Riunione politico-organizzativa dei militanti
e simpatizzanti della provincia di Modena
del PMLI
Impressioni
sulla commemorazione
PAG. 11
locale
Dobbiamo studiare e
ristudiare, capire e agire
secondo le dieci citazioni di
Mao sui marxisti-leninisti
PAG. 12
2 il bolscevico / interni
N. 34 - 24 settembre 2015
Da Venezia a Palermo per l’accoglienza ai rifugiati
Marcia a piedi scalzi
In segno di solidarietà coi rifugiati in fuga dai loro Paesi, l’11
settembre oltre 300 organizzazioni
umanitarie e sociali, tra cui CgilCisl-Uil, e 1200 intellettuali, artisti
e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo hanno aderito alla “marcia delle donne e degli
uomini scalzi” svoltasi in 72 città.
Dopo il prologo del 10 settembre con migliaia di manifestanti in
piazza a Bari e Palermo, dal Lido
di Venezia fino a Torino, Trento,
Milano, Lecco, Alessandria, Bologna, Genova e Napoli passando
per Roma e per il festival della letteratura di Mantova, oltre 150 mila
persone hanno marciato a piedi
nudi nelle strade e nelle piazze di
tutta Italia in contemporanea per
dire no “ai muri della ‘Fortezza
Europa’” e chiedere la certezza di
“corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature;
A Modena, Firenze e Catania vi ha partecipato anche il PMLI
accoglienza degna e rispettosa
per tutti; chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti;
la creazione di un vero sistema
unico di asilo in Europa, superando il regolamento di Dublino”.
Nel capoluogo veneto sono
stati circa duemila i partecipanti
di varie nazionalità e di tutte le età
che hanno preso parte all’evento
organizzato al Lido di Venezia. Il
corteo, partito dal molo di Santa
Elisabetta verso le 17, ha visto in
testa tra gli altri il regista Andrea
Segre, uno dei promotori che ha
ribadito: “È importante dire che la
marcia sta procedendo in 72 città anche se è stata promossa da
personaggi dello spettacolo non è
un’autocelebrazione, ma la richie-
Catania
In spiaggia in favore dell’accoglienza
dei migranti. Tenuto alto il cartello con le parole
d’ordine del PMLI
sta di uscire dalla fortezza in cui ci
siamo rinchiusi in Europa per fermare la tragedia dei morti”. Sullo
striscione che apre il corteo c’è
l’hashtag #apiediscalzi e tanti altri
cartelli con gli slogan “Non siamo
un pericolo, siamo in pericolo” e
“Da Venezia a Kobane, da Budapest a Bruxelles”.
A Roma la manifestazione è
partita dal centro Baobab di via
Cupa, dove ogni giorno centinaia
di rifugiati trovano accoglienza.
Alla marcia hanno partecipato associazioni e tanti manifestanti che
sono scesi in strada per esprimere
solidarietà ai profughi. La manifestazione si è conclusa al Centro
per celebrare la festa del Capodanno Etiope, in segno di fratellanza e di rispetto per la cultura e
le tradizioni di ogni popolo.
A Milano migliaia di persone si
sono messe in cammino da Porta
Genova per arrivare alla Darsena.
Alla manifestazione hanno aderito
circa 180 associazioni, tra cui diverse islamiche. Un tam tam per la
partecipazione alimentato anche
su Facebook con la pagina “Scegli da che parte stare – Marcia
delle donne e degli uomini scalzi
– Milano”. Diversi i cartelli esposti
in corteo (“Accoglienza con umanità”, “Siamo tutti fratelli e sorelle”, “No a muri, sgambetti, sputi,
Salvini”) e lo striscione “Refugees
welcome (rifugiati benvenuti)”. Varate centinaia di barchette di carta
nel Naviglio.
A Napoli la marcia è partita nel
pomeriggio da Piazza Plebiscito.
Firenze
Partecipazione del PMLI
In prima fila Amnesty International
e l’adesione di quasi 50 associazioni di tutta la Campania. Oltre un
migliaio i manifestanti che si sono
tolti le scarpe, marciando per i profughi. “I piedi scalzi – ha spiegato
Serena Salzano, giovane volontaria di Amnesty International – sono
un gesto simbolico molto forte per
sentirci più vicini possibile ai rifugiati e ai disagi che possono avere
sofferto durante le loro traversate.
È un po’ triste vedere che tante
persone si sono sentite coinvolte da questa tragedia solo dopo
aver visto la foto del bimbo sulla
spiaggia, però da allora qualcosa è
cambiato nell’opinione pubblica”.
Alla marcia di Mantova ha
preso parte anche il mondo degli
scrittori e intellettuali presenti al
Modena
Diffusi volantini, andati a ruba, con le parole d’ordine
del PMLI. Ottimo il rapporto con le masse popolari.
Produttive discussioni sul tema dell’immigrazione
e dello sfruttamento figlio dell’imperialismo
‡‡Dal corrispondente
11 settembre 2015. Marcia delle donne e degli uomini scalzi a Catania.
Si nota sulla sinistra il manifesto del PMLI (foto Il Bolscevico)
‡‡Dal corrispondente della
Cellula “Stalin” della
provincia di Catania
Nel pomeriggio di venerdì 11
settembre i compagni della Cellula “Stalin” della provincia di Catania hanno preso parte alla “Marcia
delle donne e degli uomini scalzi”,
manifestazione in favore dell’accoglienza dei migranti, che ha
avuto luogo in varie città italiane.
Le varie associazioni e organizzazioni – come l’Anpi, Emergency,
la Cgil, l’Uds, il Pd, il PMLI – che
hanno aderito alla piattaforma rivendicativa, come anche singoli e
migranti, hanno dato vita ad un vivace e partecipato corteo che si è
svolto in spiaggia, a Catania: dalla
“Spiaggia libera n.1” sino al “Lido
Verde”. Qui, il 10 maggio 2013,
furono rinvenuti i corpi di sei migranti, annegati mentre tentavano
di raggiungere le coste orientali
della Sicilia.
I circa 300 partecipanti hanno
anche ascoltato le testimonianze
di alcuni migranti intervenuti durante lo svolgimento della manifestazione. Al termine di questa, una
parte di loro ha dato vita ad un
flash mob, durante il quale sono
stati esposti vari cartelli sui cui
campeggiava la scritta “benvenuti” in differenti lingue.
I marxisti-leninisti del capoluogo etneo hanno espresso la propria solidarietà antimperialista ai
migranti e tenuto alto un cartello in
cui spiccavano le parole d’ordine
del Partito: “Frontiere aperte per
i migranti; Uguali diritti per italiani e migranti; Chiudere i luoghi di
concentramento e detenzione dei
migranti; Asilo politico per tutti i
profughi”. Il PMLI, infatti, sostiene
da sempre l’apertura delle frontiere italiane ed europee ai rifugiati e
ai migranti come l’unico modo per
evitare le stragi e le guerre fra poveri e permettere il loro ingresso libero e sicuro in Italia e in Europa.
Oltre all’apertura delle frontiere
ai migranti, per il PMLI sono necessarie e urgenti però altre misure, a cominciare dalla chiusura di
tutti i lager per migranti mascherati da centri di accoglienza, l’abolizione definitiva e completa del
reato di immigrazione clandestina,
la sanatoria generalizzata per tutti
i migranti senza permesso di soggiorno, la parità di diritti sociali,
civili e politici per tutti i migranti
e il diritto di cittadinanza ai figli di
immigrati nati nel nostro Paese.
Firenze, 11 settembre 2015. Marcia delle donne e degli uomini scalzi.
Sulla sinistra la locandina del PMLI (foto Il Bolscevico)
‡‡Redazione di Firenze
Venerdì 11 settembre anche a
Firenze si è tenuta la “Marcia delle
donne e degli uomini scalzi” indetta da un largo fronte di associazioni, presenti molti giovani e migranti
di diversi paesi. I manifestanti, che
in gran parte hanno sfilato a piedi
nudi, si sono ritrovati in piazza S.M.
Novella e quindi in corteo hanno
raggiunto Piazza della Repubblica,
dove il corteo si è concluso con un
flash mob, durante il quale sono
stati riportati i numeri delle morti di
migranti dal 2009 ad oggi.
Presenti gli striscioni: “Contro il
razzismo diritti per tutti/e” e “ Basta morti nel Mediterraneo. Corridoi umanitari subito”.
Presente il PMLI, che non ha
esposto le proprie insegne su richiesta degli organizzatori. I compagni hanno partecipato al corteo
con indosso le magliette del Partito e esposto la locandina: “Frontiere aperte per i migranti. Uguali
diritti per italiani e migranti. Chiudere i luoghi di concentramento e
detenzione dei migranti. Asilo politico per tutti i profughi”.
Festival della letteratura. Tra le prime adesioni quella della scrittrice
africana Noo Saro-Wiwa che ha
detto: “Voglio dimostrare solidarietà con i rifugiati perché mi sembra non ci sia abbastanza empatia
nei loro confronti”.
Alle manifestazioni di Modena,
Firenze e Catania ha preso parte
anche il PMLI con la partecipazione di militanti, simpatizzanti e
amici che sono scesi in piazza al
fianco dei rifugiati con le insegne
del Partito (vedi articoli a parte) e
hanno rilanciato le seguenti parole d’ordine: FRONTIERE APERTE,
per i migranti; UGUALI DIRITTI per
italiani e migranti; CHIUDERE i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti; ASILO POLITICO
per tutti i profughi. Per riconoscere
uguali e pieni diritti a tutti migranti
e chiudere immediatamente i lager
di detenzione e identificazione.
dell’Organizzazione di
Modena del PMLI
Intenso e partecipato corteo
quello di venerdì 11 settembre
a Modena in solidarietà con le
donne e gli uomini che fuggono
dalla guerra e dalla fame prodotta
dall’imperialismo. “La marcia delle
donne e degli uomini scalzi” ha attraversato le vie principali coinvolgendo molti modenesi. Al corteo
hanno partecipato sindacati, varie associazioni e vari partiti, tutti
senza simboli e senza bandiere.
I compagni modenesi del PMLI
hanno indossato la rossa maglietta
del Partito e hanno prodotto varie
copie del volantino, andato a ruba,
riportante le parole d’ordine lanciate dal CC, “FRONTIERE APERTE per i migranti. UGUALI DIRITTI
per italiani e migranti. CHIUDERE
i luoghi di concentramento e detenzione dei migranti. ASILO POLITICO per tutti i profughi”.
Durante il pacifico corteo in
molti hanno riconosciuto i compagni del PMLI, frutto positivo
della propaganda tra le masse, e
si sono avvicinati per un saluto e
per discutere dei problemi dell’immigrazione. Il corteo si é concluso
davanti alla stazione dei treni, simbolo di arrivi e partenze; anche lì i
marxisti-leninisti modenesi hanno
avuto modo di interagire positivamente con le masse.
Sotto il volantino realizzato dall’Organizzazione di Modena del PMLI. Sulla destra: 11
settembre 2015, la larga diffusione a Modena
alla Marcia delle donne e degli uomini scalzi
(foto Il Bolscevico).
Grave errore commesso da Cisl e Uil che hanno firmato un accordo sfavorevole in provincia di Sassari
Rivolta deiDopolavoratori
Sigma:
le
merci
non
partono
più
la notizia del licenziamento per 177 lavoratori è iniziata la lotta
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di Uras
del PMLI
A Codrongianos (Sassari) si è
scatenata la rivolta dei lavoratori
Cedi Sigma, il gruppo che distribuisce generi alimentari per i supermercati Sigma del territorio.
Si tratta di 144 operai e 43 impiegati pochi giorni fa hanno avuto
conferma del licenziamento dal
proprio posto di lavoro. Dall’11
settembre picchettano il centro di
distribuzione nel quale lavoravano
e promettono di farlo ad oltranza
se non verrà trovata una soluzio-
ne alla crisi dell’azienda.
Cedi Sigma (Centro di Distribuzione dei supermercati Sigma),
in profonda crisi, a giugno viene
ammessa al concordato preventivo, ossia quella speciale forma
legale che accompagna le società
a rischio fallimento verso una soluzione della propria crisi tenendo
conto di debiti e crediti. Tutti i lavoratori sono salariati dal gruppo
SkyLog che si occupa della logistica per conto di Sigma, catena
di supermercati molto attiva in
Sardegna.
Ad agosto i sindacati di categoria CISL e UIL improvvisamente
firmano un accordo per conto dei
lavoratori che fa sì che questi vadano in aspettativa sino al 9 settembre. CGIL, invece si chiama
fuori contestando la firma prematura dell’accordo. È poi notizia di
questi giorni la mancata approvazione del concordato, che chiude
per il momento le speranze dei
177 lavoratori di trovare per tutti
una soluzione non dolorosa.
Il grave errore di CISL e UIL
è costato caro, perché firmando
l’accordo di agosto hanno portato
a un bivio senza uscita i 177 lavoratori di Cedi Sigma. La scelta
che è stata imposta ai lavoratori
era quella di andare in aspettativa
e permettere dunque all’azienda
di risparmiare in stipendi e contributi per un mese, oppure quella di
farsi licenziare già ad agosto per
poter accedere alla Naspi (la nuova indennità di disoccupazione)
“ammortizzatore sociale” previ-
sto dal piano del duce in camicia
bianca Renzi. Ora, un mese dopo
la disastrosa firma dell’accordo,
i lavoratori si trovano senza stipendio e senza “ammortizzatori
sociali”.
I possibili acquirenti di Sigma
parlano di un azzeramento dei
contratti con nuova assunzione
per soli 40 di loro: un taglio di
137 posti di lavoro assolutamente
inaccettabile che manderebbe in
crisi le famiglie di questi lavoratori
che però stanno dimostrando che
non si arrenderanno a perdere il
loro posto di lavoro. E infatti stanno picchettando il centro della distribuzione e minacciano di continuare a oltranza fino a quando
non verranno tutti reintegrati nel
piano di rilancio.
È dovere delle forze anticapitalistiche appoggiare in fronte unito
i lavoratori di Cedi Sigma, contestare con forza l’immobilismo del
governatore Pigliaru e del “centrosinistra” al governo regionale.
Il PMLI è solidale con i lavoratori Sigma perché non un lavoratore
deve tornare a casa senza stipendio per un solo mese in più.
interni / il bolscevico 3
N. 34 - 24 settembre 2015
Fiaccolata per chiederne la liberazione
Repressione fascista:
arrestati 8 attivisti No Tav
“Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta”
Su ordine della procura di Torino nella notte tra il 5 e il 6 settembre una nuova ondata di arresti
si è abbattuta sul Movimento No
Tav in Valsusa.
Al termine della pacifica manifestazione di tre giorni intitolata
“Seminiamo la Resistenza” organizzata dal Movimento presso il
cantiere della Maddalena a Chiomonte in Val Clarea per denunciare il mostruoso saccheggio di
risorse pubbliche e la devastazione ambientale provocata da
un’opera dannosa e inutile come
il Treno alta velocità, la polizia
fascista di Renzi e Alfano su ordine della Procura di Torino, ha
attaccato il presidio e dopo aver
isolato a suon di manganellate e
lacrimogeni un gruppo di manifestanti ha proceduto all’arresto
di otto di essi. Si tratta di quattro
studenti universitari, due No Tav
bolognesi, un militante del centro
sociale Askatasuna di Torino e un
ragazzo minorenne di 17 anni,
studente delle superiori, che è
stato portato al carcere minorile
Ferrante Aporti.
Da codice fascista le accuse
contestate dai Pubblici ministeri
Marco Gianoglio e Antonio Rinaudo che parlano di resistenza
e violenza aggravata a pubblico
ufficiale, esplosione di ordigni e
travisamento.
Accuse totalmente inventate e
prive di fondamento dal momento che nel corso della manifestazione è stata eseguita la “battitura” dei cancelli che delimitano il
cantiere e una semina simbolica
dei terreni circostanti. “Seminare
- avevano spiegato i promotori
dell’iniziativa - è un gesto antico
come il mondo. Semplice ma ricco di significati. Vogliamo ribadire
ancora una volta che per noi quel
cantiere di morte e devastazione
va chiuso. La Valsusa che vogliamo non è cemento e recinzioni,
non è un corridoio di traffico, ma
una valle viva e verde”.
Al termine della manifestazione le “forze dell’ordine” già in assetto antisommossa hanno preso
a pretesto l’accensione di alcuni
fumogeni e l’esplosione di qualche petardo da parte dei manifestanti per scatenare una vera e
propria caccia al No Tav culminata con l’arresto degli otto attivisti.
Coraggiosa e immediata la
reazione del popolo No Tav che
in serata ha dato vita sotto le finestre dell’istituto penale per i
minorenni di Torino a una grande
fiaccolata di solidarietà per chiedere la liberazione dei compagni
arrestati. In un comunicato diffuso durante i presidi che nei giorni
seguenti sono stati organizzati
anche davanti al carcere delle
Vallette dove sono stati rinchiusi
gli altri 7 arrestati, a Bussoleno
Bussoleno (Torino), 9 settembre 2015. Lo striscione di apertura della fiaccolata di solidarietà ai NoTav
arrestati
e Venaus, epicentro della rivolta
popolare contro i cantieri della Torino-Lione, i No Tav hanno
ribadito: “Questi arresti non ci
intimidiscono e non fermeranno
la nostra lotta che è fatta di tanti
momenti, tra cui le iniziative notturne contro quel cantiere che
devasta e uccide il nostro territorio e il futuro di tutti”.
Sabato 12 settembre la prote-
sta No Tav è infatti ripresa davanti
al cantiere del tunnel geognostico e altri 9 manifestanti sono stati
strattonati e trascinati all’interno
delle recinzioni in stato di arresto.
Ma al momento dell’identificazione dei “violenti contestatori” le
“forze dell’ordine” si sono accorti
che non si trattava di “pericolosi
terroristi” ma di manifestanti tutti
tra i 60 e gli 80 anni e li hanno im-
mediatamente rilasciati.
Segno evidente che la protesta in Val Susa contro il Tav è
sostenuta da tutta la popolazione
unita: giovani, donne e anziani
decisi a non mollare. Ed è proprio
contro questa eroica resistenza
di popolo che il nuovo Mussolini
Renzi e il ministro col manganello
Alfano hanno scatenato questa
nuova ondata di repressione e ar-
resti nel tentativo di stroncare una
volta per tutte il Movimento. Un
giro di vite di chiaro stampo mussoliniano che ricalca alla lettera il
famigerato “teorema” dell’ex procuratore capo di Torino, nemico
giurato e persecutore del movimento No Tav fin dalla prima ora,
Giancarlo Caselli (area PD) che
nel dicembre del 2013 fece arrestare 4 No Tav che avevano preso
parte alle manifestazioni del 13 e
14 maggio 2013. L’accusa in quel
caso era addirittura di attentato
con finalità terroristiche e atto di
terrorismo con esplosivi finalizzati
al terrorismo (poi lasciata cadere
dalla Corte d’assise di Torino che
il 14 dicembre scorso ha condannato i 4 No Tav solo, si fa per dire,
per danneggiamento, trasporto di
armi e resistenza a pubblico ufficiale). Una condanna esemplare
come avveniva nei tribunali speciali fascisti che serve ai tirapiedi
di Caselli e al PD per ridare fiato
alla odiosa campagna di criminalizzazione e repressione del Movimento No Tav che però non si arrende e avverte che le iniziative di
lotta contro chi devasta il nostro
territorio, criminalizza e reprime
con la violenza di stampo fascista
il nostro movimento, non si fermeranno e proseguiranno anche nei
prossimi giorni con il campeggio
studentesco e la parola d’ordine:
“liberi tutti, avanti No Tav!”.
Le masse in piazza per l’assassinio del giovane Gennaro Cesarano
Napoli in mano alla camorra. E De Magistris
sa
solo
militarizzare
la
città
Occorrono lavoro e riqualificazione delle periferie urbane
‡‡Redazione di Napoli
L’estate a Napoli è stata forse
una delle più sanguinose sul fronte della delinquenza organizzata
negli ultimi anni, con la camorra
che ha rialzato la testa nella maggior parte dei quartieri popolari e
periferici, con morti ammazzati,
ripresa del racket e dominio incontrastato del territorio. Nuovi
gruppi criminali che cercano di
farsi spazio in città per prendere il
posto dei vecchi clan oppure per
contrastarli in una guerra sanguinosa: dalle scorribande armate
nelle piazze della movida, a tre
omicidi nel centro storico in pochi giorni fino agli avvertimenti a
colpi di sventagliate di kalashnikov e granate al Rione Traiano,
a Soccavo e alla Loggetta, nella
zona Ovest. E lo dice con forza
anche il giornalista napoletano
anticamorra Arnaldo Capezzuto:
“È mattanza a Napoli”.
Protagonisti delle guerre che
si stanno consumando, in particolare a Forcella e Ponticelli,
sono soprattutto giovani, molti
dei quali minorenni, che sono
caduti praticamente a decine
dall’inizio dell’anno, nella completa indifferenza delle istituzioni locali e nazionali in camicia
nera. Basti pensare all’omicidio
del giovane boss del clan emergente Emanuele Sibillo, 19 anni,
ammazzato nei vicoli del rione
di Forcella il 2 luglio scorso nella
nuova faida per la spartizione del
centro storico che lo vede avver-
so all’altro clan sanguinario dei
Mazzarella. Nella periferia orientale si sta, invece, svolgendo una
guerra già da diversi mesi e che
a settembre ha raggiunto l’acme con sparatorie, avvertimenti
ed omicidi. Nel mirino dei killer
finisce Antonio Simonetti, 30
anni, che cade in via Camillo De
Meis, nel quartiere di Ponticelli,
ammazzato da due sicari che gli
esplodono sei colpi di pistola al
torace ed alla testa.
L’allarme – almeno di facciata
– sembrava aver scosso le istituzioni borghesi in camicia nera;
ma nella solita attesa sul cosa
fare meglio e sul predisporre i
mezzi necessari per contrastare
efficacemente la camorra emergente e sanguinaria, accadeva
un fatto gravissimo nella nuova
faida che scoppiava nel rione
sanità. Nella notte tra sabato 5 e
domenica 6 settembre arrivano in
piazza San Vincenzo alla Sanità,
in sella a due moto, alcuni sicari
che, con armi in pugno, sparano
all’indirizzo del 17enne Gennaro
Cesarano, colpendolo alle spalle
e al petto e uccidendolo sul colpo. Significativa e combattiva la
risposta del quartiere Sanità che
scendeva in piazza con centinaia, per lo più giovani, con uno
striscione che apriva il corteo,
“No alla camorra”, e slogan tra i
quali si ribadiva che Gennaro era
vittima innocente come Annalisa
Durante. A guidare la protesta e
ad accusare le istituzioni locali è
stato padre Alex Zanotelli che,
poi, durante l’omelia ha pronunciato parole di condanna contro
la criminalità organizzata, invitando gli abitanti del rione ad alzare
la testa: “Dio non manderà nessuno a salvarci, toccherà a noi.
Popolo della Sanità, dobbiamo
dire basta”. Il legale della famiglia Cesarano, Marco Campora,
ha ribadito con forza l’estraneità
del diciassettenne alla criminalità
organizzata. “Questa cerimonia
partecipatissima e la stessa autorizzazione a funerali pubblici –
ha detto l’avvocato – confermano
che l’iniziale ipotesi investigativa
su un coinvolgimento di Genny
in vicende criminali non ha alcun
riscontro”.
Alla sete di giustizia e di vita
richiesta dalle masse popolari,
le istituzioni borghesi nazionali
e locali in camicia nera si limitavano alla solita ricetta dell’invio a
Napoli di 50 tra poliziotti e carabinieri da parte del ministro dell’Interno Angelino Alfano, operativi
da lunedì 14 settembre, cui è seguita la replica positiva anche del
nuovo governatore Vincenzo De
Luca in ordine al provvedimento
repressivo. La militarizzazione
del territorio, con l’invio eventuale di altri rinforzi, era ben accolta
dalla giunta antipopolare del neopodestà De Magistris, presenti
nel corteo nell’indifferenza delle
masse per coprirsi e giustificarsi
dopo aver sottovalutato gravemente la questione camorra e
aver abbandonato in cinque anni
i quartieri popolari e periferici. Si
contrariava Roberto Saviano che
attaccava direttamente il governo del neoduce Renzi e del suo
gerarca Alfano, ma non dispensava critiche a De Magistris:
“Cinquantaquattro telecamere e
50 poliziotti sono provvedimenti
che così declinati non serviranno. Dopo la tragedia arrivano i
proclami. E poi nulla cambierà”.
Seguiva uno scambio livoroso e
senza esclusione di colpi con l’ex
pm che, dalla trasmissione “Uno
Mattina”, affermava: “Saviano
racconta che c’è la paranza dei
bambini. Ma questo è un termine
che io non accetto. Napoli non
è Baghdad e non è ostaggio di
questi criminali - aggiungeva De
Magistris - quello che è accaduto
è gravissimo, nessuno lo sottovaluta. Però mai come oggi c’è
una sinergia fortissima tra forze
dell’ordine, prefettura, Comune
e persone perbene. Chiedo allo
Stato di garantire più risorse, più
forze dell’ordine, più soldi per le
politiche sociali”. Durissima la
sortita di Saviano: “Non è facile
governare Napoli ed è evidente
che non è un compito alla portata
di De Magistris. È imbarazzante
ascoltarlo, sembra vivere su un
altro pianeta. Il sindaco è a corto
di parole e di progetti. Si attacca
morbosamente alle cifre sul turismo in crescita e non vede ciò
che accade a due passi da lui. Le
persone hanno paura di uscire di
casa, si spara ovunque e lui chiede a noi di tacere e, ancora una
volta, di raccontare il bello?”, si
chiede l’autore di Gomorra, aggiungendo: “Da Napoli il bello è
fuggito, se n’è andato. Il bello ha
lasciato il posto alla paura perché
si spara e non per colpire, ma
per intimidire, per terrorizzare. A
Giugliano un bambino di 9 anni è
stato ferito mentre era sul balcone da una scheggia di una pallottola vagante. Ma di cosa stiamo
parlando?”. Nel commento di
Saviano non manca un riferimento a Vincenzo De Luca: “Si maschererà dicendo che è in carica
da troppo poco tempo, chiederà
arresti e metterà telecamere Ma
si fa ancora più severo il giudizio
sulle parole del sindaco “quando
dice che i bambini sono la cosa
più bella del mondo e che sentir
parlare di “paranza dei bambini”
lo avvilisce. Quanta colpevole e
stupida superficialità – continua
lo scrittore - se i bambini sparano e se a loro si spara, forse, è
perché gli adulti per troppo tempo hanno giocato con il fuoco”.
Anche il giornalista anticamorra
Capezzuto sulle colonne de “Il
fatto quotidiano” dell’8 settembre se in precedenza aveva difeso l’azione del governo arancione, sembrava invece essere
molto critico con l’esecutivo attuale: “La più grande catastrofe
di questi ultimi 20 anni non è
stata l’emergenza rifiuti ma l’aver
dimenticato almeno due genera-
zioni di giovani. Averli deliberatamente abbandonati, ghettizzati e
spinti nelle braccia delle camorre che somigliano sempre più a
bande improvvisate di gangster
gomorroidi”. Un j’accuse che da
tempo noi marxisti-leninisti stiamo lanciando per il vergognoso
abbandono dei quartieri e delle
periferie urbane, senza alcun
piano di lavoro per i giovani che
diventano carne da macello della
camorra organizzata. Responsabilità che ricadono politicamente
sulla giunta del narcisista megalomane De Magistris che non ha
voluto approntare un progetto o
un piano per riqualificare i quartieri popolari, cominciando dal
centro e finendo alle periferie,
abbandonando al loro destino le
masse popolari e i giovani, soprattutto nelle zone Est e Ovest
dove le faide camorristiche insanguinano le strade di Napoli
da ormai più di un anno. Costui
ha turlupinato i napoletani per
carpirne il voto con la promessa di una svolta radicale con le
precedenti amministrazioni comunali della destra e della “sinistra” borghese e poi si è rivelato
per un parolaio e un imbroglione
che non ha alzato un dito contro
la disoccupazione, ha finito per
aggravare l’abbandono dei rioni
popolari e delle periferie urbane,
favorendo così la camorra che ha
avuto terreno fertile per radicarsi
ancor di più e spadroneggiare
impunemente.
4 il bolscevico / reddito di cittadinanza
N. 34 - 24 settembre 2015
L’elemosina di Stato è diventata la nuova bandiera che accomuna pentastellati, riformisti,
falsi comunisti, revisionisti, liberali, anarchici, trotzkisti
Anziche’ chiedere il reddito di cittadinanza
lottiamo
per
il
lavoro
a
tutti
i
disoccupati
Nessuno deve rimanere a casa senza reddito ma il lavoro deve avere la priorità
Sempre più frequentemente sentiamo parlare e dibattere
del reddito minimo di cittadinanza. In Italia negli ultimi 30 anni il
tema torna ciclicamente all’ordine
del giorno, a cui seguono periodi
in cui sparisce dal dibattito politico. Adesso, specialmente dopo
la proposta in merito del Movimento 5 stelle, è di nuovo in auge.
Come abbiamo ripetuto più volte
le denominazioni sono molteplici e spesso generano confusione;
a livello giornalistico viene usato quasi sempre il termine reddito
di cittadinanza, più correttamente
però dovremmo parlare di reddito
minimo garantito perché la stragrande maggioranza delle proposte tratta di un reddito provvisorio, fornito dallo Stato, che serva a
raggiungere una cifra minima vitale che permetta a chi non lavora o ha bassissime entrate di poter
sopravvivere.
Una discussione che riguarda
l’Italia, mentre non c’è negli stessi
termini negli altri Paesi anche perché, salvo alcune eccezioni, sotto
varie forme, il reddito minimo garantito esiste già. Va detto però che
in tutti i paesi europei ed occidentali, che questo vi sia oppure no, è
messo in discussione il sistema di
“ammortizzatori sociali” vigente,
il cosiddetto welfare, poiché l’attuale crisi economica capitalistica
e l’aumento della disoccupazione
non permettono più, dal punto di
vista borghese, interventi statali di
sostegno economico nelle forme
e nelle quantità che abbiamo conosciuto fino adesso e ovunque si
sta procedendo al suo ridimensionamento.
In Italia sembra che in molti abbiano individuato nel reddito
minimo garantito la soluzione di
tutti i mali e la “sinistra” borghese, e di recente in pompa magna il
M5S, vuol far credere che si può
andare controcorrente estendendo
(ma poi vedremo che non è così)
gli aiuti ai più poveri. Molti partiti, associazioni e movimenti della
“sinistra” borghese stanno tentando di farne la propria bandiera, il
vessillo sotto cui riunire il popolo,
ma sopratutto l’elettorato di sinistra e sembrano molto preoccupati
dal fatto che i pentastellati, con la
loro proposta, per il momento gli
abbiano strappato di mano questa
bandiera.
Le proposte oggi
sul tappeto
In questo momento ci sono anzitutto le proposte del M5S, Sel
e PD. Il partito di Grillo propone
780 euro come reddito minimo, da
versare totalmente a chi non percepisce niente, come integrazione a chi guadagna meno fino a ridurlo del tutto al raggiungimento
della quota (erano 1.000 euro in
campagna elettorale). A mano a
mano che il nucleo familiare sale
aumenta la cifra erogata ma non
in misura identica: per due persone disoccupate la cifra è inferiore
al doppio. Gli interessati si devono iscrivere a degli appositi centri, seguire corsi obbligatori di formazione e accettare i lavori offerti
altrimenti dopo tre rifiuti cessa
l’erogazione.
Poi c’è la proposta di Sel che
L’obiettivo strategico dev’essere il socialismo,
non vivere di elemosina nel capitalismo
to al lavoro, alla dignità, in cambio
di un’elemosina. Lo ha iniziato a
far suo quando è passato armi e
bagagli nel campo della borghesia
accettando in toto il sistema capitalista. Da quel momento in poi ha
cessato di contrastarlo, seppur da
una visione riformista, preferendo
addolcirlo per meglio farlo accettare alla masse, e allora il reddito
minimo ha iniziato a far parte del
proprio bagaglio politico.
Tante varianti,
tutte borghesi
“Lavoro” chiedono i metalmeccanici in una recente manifestazione nazionale a Roma
prevede cifre un po’ più basse ma
con molte analogie a quella del
partito di Grillo. Differenza sostanziale la non gradualità, ossia
la cifra fissa, pari a 600 euro, per
tutti coloro che hanno un reddito
inferiore ai 7.200 euro l’anno, con
varie modulazioni a seconda delle persone a carico. Infine quella
del PD che tra tutte è quella più
bassa e che prevede il minor onere per lo Stato. Vari parlamentari
del partito del nuovo duce Renzi
hanno presentato più di una proposta ma tutte girano intorno alla
cifra di 500 euro a persona, alcune
propongono variazioni regionali,
è obbligatorio seguire corsi di formazione e accettare eventuali lavori proposti.
Come abbiamo visto le risorse
nel campo del welfare vengono ridimensionate ovunque e allora tutti quelli che propongono il reddito minimo mettono subito le mani
avanti assicurando che questo sarà
uno strumento per raggiungere coloro che rimangono sprovvisti di
qualsiasi sostegno economico, un
ampliamento dell’intervento statale a favore dei più bisognosi,
che non cancella altri “ammortizzatori sociali” esistenti. Poi però
si ascoltano dichiarazioni esattamente contrarie come quelle di
Grillo al GR1: “La cassa integrazione è un orpello inventato dalla
famiglia Agnelli negli anni ’70. E
per me non è neanche costituzionale”. Su come reperire i fondi per
il reddito di cittadinanza, ha precisato: “Con una riforma fiscale,
togliendo tutte le tasse dal lavoro,
via l’Inps, via tutti questi ammortizzatori sociali”.
Al di là delle proposte contingenti esiste un ampio schieramento che va dai 5 stelle, al PD (con
molte differenze interne al partito), al PRC, fino a sigle che si rifanno all’anarcosindacalismo, la
Cgil, e una miriade di associazioni, partiti e movimenti come Libera di don Ciotti e leader sindacali
come Maurizio Landini. Possiamo
dire che tutti quelli che si pongono a sinistra del PD, salvo rare eccezioni, sono favorevoli. Esistono
anche associazioni sovranazionali
di cui fa parte il BIN (basic income network) Italia, più propenso
però al reddito di cittadinanza universale, cioè dato a tutti indistintamente. Tutti presentano il reddito di cittadinanza/reddito minimo
garantito come un fattore di giustizia e uguaglianza, qualcuno addirittura lo propaganda come un
mezzo per liberare l’uomo dalla necessità di lavorare e perfino
dallo sfruttamento. Non mancano tuttavia sostenitori nel campo
della destra politica ed economica
anzi, come vedremo più avanti, tra
i primi a proporre misure di aiuto
ai più poveri ci sono proprio dei liberisti e dei reazionari.
Un po’ di storia
In questo articolo non c’interessa entrare nel dettaglio delle
proposte sul tappeto, ma piuttosto
riflettere, ragionare più in generale
e spiegare perché il reddito minimo non convince affatto noi marxisti-leninisti. È utile quindi fare
dei cenni storici per avere un quadro più ampio e andare oltre la demagogia dei partiti e dei politicanti
borghesi e falsi comunisti. Anzitutto partendo da un presupposto:
il reddito di cittadinanza o il reddito minimo garantito sono congeniali al capitalismo, sono nati per
difenderlo e perpetuarlo e non per
limitarlo, tanto meno per abbatterlo. I primi provvedimenti in questo senso non sono nati da rivolte
popolari o dalle lotte del proletariato che cominciava a formarsi,
le prime leggi sono state fatte dai
governi e dai monarchi. Possiamo
affermare che queste forme di “sostegno” sono nate contemporaneamente al capitalismo stesso.
Non a caso le prime esperienze
sono tutte riconducibili all’Inghilterra, il Paese dove il sistema capitalistico si è sviluppato per primo
e dove per molti anni è stato quello più avanzato rispetto al resto del
mondo. Le poor laws (le leggi per
i poveri), che inizialmente tolsero
l’assistenza dei poveri e dei mendicanti alla chiesa risalgono addirittura al XVI secolo. Nell’800,
con lo sviluppo del capitalismo e
la concentrazione dei terreni un
tempo comuni nelle mani della
borghesia mercantile, i contadini
si ritrovarono senza pascoli e cominciarono a lavorare nella nascente industria ma gli esclusi e i
più poveri si ritrovarono a morire
di fame. Lo Stato allora emanò le
new poor laws per evitare tumulti e ribellioni, un provvedimento
che però costrinse i più bisognosi a una specie di lavoro forzato in
apposite strutture in cambio di un
pezzo di pane.
Venendo a tempi più recenti,
sempre nel Regno Unito i liberali, nel 1942, formularono la proposta di un reddito minimo. Furono
però i laburisti ad introdurlo in-
torno al 1950; da allora, uno dopo
l’altro, la maggior parte dei paesi
europei occidentali hanno adottato questo sistema, indipendentemente dall’orientamento politico
del singolo governo, a dimostrare che il reddito minimo non è a
priori di destra o di sinistra. Non
bisogna dimenticare che uno dei
fautori di questo sistema è stato
l’economista ultraliberista americano Milton Friedman, ispiratore
di politici reazionari come Reagan
e la Thatcher. Il suo schema si basava sulla tassazione negativa, che
a un certo punto, quando il reddito
to le sue lotte sull’ottenimento del
reddito di cittadinanza. Lo stesso
PCI, pur con la sua dirigenza revisionista e opportunista, così come
la Cgil, hanno sempre puntato ad
ottenere migliori condizioni per
chi lavorava e un’occupazione degna per chi era senza lavoro.
Bruno Trentin, che fu segretario della Cgil, ancora negli anni
’80, rifiutava il reddito di base garantito uguale per tutti perché, a
suo dire, non teneva conto dei diversi bisogni e delle diverse difficoltà e contrappone al “diritto universale al reddito di base...
Milano, una delle manifestazioni per il lavoro del 2012
arrivava sotto una certa soglia, anziché togliere doveva dare un sussidio di povertà.
Negli Stati Uniti negli anni ’60
i governi, sia repubblicani che democratici, erano intenzionati a
istituire un reddito di cittadinanza,
più vicino di tutti ci andò la presidenza Johnson. Poi l’operazione non andò in porto, comunque
negli Usa esistono vari sussidi di
povertà, sia del governo federale che dei singoli Stati. Nelle varie commissioni sul tema che furono istituite negli Usa in quegli
anni vi erano liberisti come il già
citato Friedman e socialdemocratici keynesiani come James Tobin
(quello della Tobin tax sulle transazioni), ulteriore dimostrazione
di come il tema sia appannaggio
di differenti correnti del pensiero
economico borghese.
Il movimento operaio
e il reddito
di cittadinanza
Il movimento operaio invece,
in specie quello italiano, ma anche di altri paesi, non ha mai basa-
il diritto concreto al lavoro”. In
un’intervista affermava che “il lavoro rappresenta un fatto identitario primario, certamente non il
solo, ma certamente il primo”. La
stessa Fiom, e ci riferiamo a tempi recentissimi, non è tutta appiattita sul reddito minimo. Lo è sopratutto il suo segretario Landini
che ultimamente sta insistendo su
questo cavallo di battaglia, riconoscendo però che negli anni passati anche lui era contrario a un reddito sganciato completamente dal
lavoro. Nonostante questo la Fiom
lombarda, nel 2015, si è detta contraria al reddito di cittadinanza
proposto dal governatore regionale fascioleghista Roberto Maroni per la Lombardia esprimendosi così: “combattere la povertà
è un’emergenza, ma a nostro giudizio le risorse europee debbono
essere destinate alla creazione di
lavoro, come cardine per sconfiggere l’esclusione e l’emarginazione sociale di chi oggi è povero”.
Il PCI revisionista ha sempre
considerato il reddito di cittadinanza come un sussidio di povertà, un diversivo per eludere il dirit-
Abbiamo visto chiaramente
che la proposta del reddito di cittadinanza non proviene dal movimento operaio e comunista, bensì
dalle correnti socialdemocratiche
e liberiste borghesi, che lo motivano diversamente ma che alla fine
del giro convergono e producono
la stessa cosa: un sussidio di povertà che tenga buone le masse
più bisognose, un antidoto contro
eventuali ribellioni.
I liberisti si rifanno al loro vangelo: il mercato sia la regola sacra
che sistema tutto. Quindi prevedono uno Stato che garantisca il sistema ma che intervenga il meno
possibile nella società, che lasci
l’istruzione, la sanità, i trasporti,
e quant’altro il più possibile nelle
mani dei privati che devono avere piena libertà di sfruttare il lavoro altrui, senza tante restrizioni. Chi ha successo si arricchisce,
gli altri sopravvivono ma, siccome
sono buoni, si prevede anche l’elemosina per i più poveri ai quali si
deve assicurare un pezzo di pane e
il minimo indispensabile per tirare a campare. Un sistema che già
si sperimenta in diversi Paesi anglosassoni.
La “sinistra” borghese invece
lo giustifica come una misura necessaria a ridurre le diseguaglianze, un sistema per dare dignità a
chi è senza lavoro e combattere i
fenomeni legati alla mancanza di
reddito e di chi vive ai margini
della società come degrado e criminalità. Una misura di riscatto
che consente a tutti di sentirsi parte integrante della società (che rimane borghese) e magari permettere a chi svolge lavoretti precari
d’integrare il reddito. Motivazioni
fatte proprie anche da organizzazioni come “San Precario” le quali, anziché lottare per l’abolizione del precariato, che in qualche
modo cercano di rappresentare,
chiedono una misura che in fondo
serve a giustificarlo.
Tutte e due le varianti però
convergono sulla flexicurity o flessicurezza, una brutta parola che
unisce i due concetti di flessibilità/sicurezza. Il che significa che
le correnti di destra e di “sinistra”
borghesi propugnano la totale
flessibilità del rapporto di lavoro,
ovvero grande libertà di licenziamento che possa permettere massima competitività al capitalista.
Questo comporta che il lavoratore, con un impiego perennemente
precario, si debba dotare almeno
di un paracadute, una “sicurezza”
(per modo di dire) rappresentata
appunto dal reddito minimo ga-
SEGUE IN 5ª
ë
interni / il bolscevico 5
N. 34 - 24 settembre 2015
Circolare della Commissione giovani del CC del PMLI
Studiare la linea del PMLI sull’istruzione e applicarla
nella propria scuola e università e nel movimento studentesco
Alle Istanze intermedie
e di base del PMLI
p.c. Al Comitato centrale
e all’Ufficio politico del PMLI
Care compagne, cari compagni,
è stato un piacere riabbracciarvi in occasione della Commemorazione di Mao; anche chi non è
potuto venire era comunque presente nei nostri pensieri. Abbiamo dimostrato ancora una volta
che Mao per il PMLI non è mai
morto, anzi il suo pensiero continua a guidare le nostre lotte e a
orientare la nostra stessa vita da
marxisti-leninisti, come dimostrano le dieci citazioni pubblicate recentemente da Il Bolscevico.
Il discorso ufficiale, pronunciato dal compagno Federico Picerni Firenze, 6 settembre 2015. Commemorazione di Mao nel 39° Anniversario della scomparsa. Al podio il
a nome del CC, ci fornisce nuovi compagno Federico Picerni pronuncia il discorso ufficiale a nome del Comitato centrale del PMLI
elementi politici e storici per capire la natura di classe dell’istru- studenti. Il tema e l’oratore - il Partito, a partire dai giovani mi- nuovo anno accademico. Vista
zione e il suo carattere nel socia- Responsabile di questa Commis- litanti, deve studiare, ristudiare, l’approvazione della legge 107/15
lismo e dimostra come il Partito sione, come sapete - dimostrano capire, applicare e far applicare – la “Buona scuola” – di Renzi e
gestisce gli insegnamenti di Mao inoltre l’estrema importanza data questo discorso e diffonderlo fra Giannini, le organizzazioni degli
sull’istruzione, politicamente e dal Partito all’istruzione e al mo- le masse studentesche, ma anche insegnanti e degli studenti sono
concretamente, rilanciando e ag- vimento studentesco. Siamo così fra i docenti e il personale Ata in sul piede di guerra. Le organizzagiornando la nostra piattaforma proiettati con slancio proletario lotta.
zioni studentesche puntano a boirivendicativa e appellandosi di- rivoluzionario verso i compiti poSi sta aprendo il nuovo anno cottare l’applicazione della “riforrettamente alle studentesse e agli litici dell’anno a venire. Tutto il scolastico, presto sarà la volta del ma” e l’UdS ha annunciato che da
ë DALLA 4ª
rantito. Una convergenza politica
a favore dei capitalisti e contro i
lavoratori e le masse popolari che
vediamo attuare in egual misura
da Berlusconi a Renzi, da Sarkozy
a Hollande, da Blair a Cameron.
Esistono altre varianti accanto
alle due tradizionali, che potremmo definire della teoria della “fine
del lavoro” e della “liberazione
dal lavoro”, particolarmente subdole. I suoi sostenitori provengono generalmente dal liberalismo,
dall’anarchismo-individualista,
ma ci sono anche i trotzkisti, e in
Italia annovera “pensatori” come
l’ex terrorista Toni Negri. Costoro sostengono che l’automazione
e l’informatica riducono gli occupati a una sezione molto limitata
della società, sia come numero che
come importanza, di conseguenza
serve un reddito universale che assicuri l’esistenza a tutti. Nessuno
nega le profonde trasformazioni
tecnologiche ma teorizzare una
presunta scomparsa del lavoro ci
sembra veramente fuori dalla realtà. Tanto che gli occupati, anche
quelli dell’industria, globalmente
nel mondo sono aumentati, e sopratutto non sono cambiati i rapporti sociali, ovvero i capitalisti
sfruttano i lavoratori.
Altra tesi farlocca è quella che
teorizza la “liberazione dal lavoro”, ossia una presunta liberazione
che il reddito di cittadinanza porterebbe rispetto all’obbligo di dover lavorare per campare. Uno dei
suoi massimi esponenti è il professore belga Van Parijs. Per costui il reddito di cittadinanza (che
lui chiama “basic income”) è un
ottimo strumento per consentire la
realizzazione della società massimamente libera; il reddito di cittadinanza contribuisce a, ed è anzi
decisivo, per aumentare la libertà
dei membri di questa società. Van
Parijs suggerisce che potremmo
decidere se lavorare oppure, campando modestamente con il reddito di cittadinanza, essere liberi
di leggere, dipingere, fare surf o
quello che ci pare.
Addirittura alcuni esponenti
di queste correnti citano a sproposito Marx, dimenticando che il
grande Maestro del proletariato
internazionale parlava di liberarsi
dal lavoro salariato nel capitalismo e non dal lavoro in generale
che invece nel socialismo avrebbe un carattere sociale e collettivo avente lo scopo di migliorare la vita degli esseri umani e non
quella di generare profitto. Ma poi
in questa società “libera” dall’obbligo del lavoro e con un numero
ristrettissimo di salariati, chi dovrebbe tirare fuori i soldi per erogare il reddito di cittadinanza alla
maggioranza di cittadini che non
lavora? Chi è che genera ricchezza? Cade dal cielo? Non è dato sapere.
Il reddito
di cittadinanza
è congeniale
al capitalismo
Tutte queste teorizzazioni non
ci convincono per niente, a partire
da quelle più fantasiose, che vorrebbero attribuire al reddito di cittadinanza addirittura la capacità di
mettere in discussione il sistema
capitalistico. Lo stesso vale per le
altre perché tutte danno per scontato che si debba accettare il sistema esistente e cercano invano dei
rimedi che attenuino i disastri che
esso causa. Tanti si giustificano tirando in ballo ancora Marx, che
ci ha spiegato che il capitale alimenta incessantemente la disoccupazione e si avvalgono dei disoccupati per abbassare i salari e i
diritti dei lavoratori. Sappiamo benissimo che il capitalismo non può
assicurare il lavoro a tutti e anche
per questo pensiamo che occorre
abbatterlo e realizzare il socialismo anziché cercare inutilmente
di riformarlo. Ma il capitalismo
non può assicurare neanche un salario e una vita dignitosa per tutti,
come sostengono i fautori del reddito di cittadinanza.
Usare gli effetti della crisi capitalistica, come ad esempio il dilagare della disoccupazione, per
puntare tutto sul reddito minimo
ci sembra una giustificazione bella e buona per accettare il sistema capitalistico e la società borghese, una rinuncia alla lotta per
il socialismo, per un lavoro stabile
per tutti, per servizi sociali e previdenziali universali, per scuola,
sanità e trasporti pubblici gratuiti
o a basso costo per tutti. Alla fine
il reddito di cittadinanza è proprio
congeniale alla fase in cui si trova adesso il capitalismo che ha abbandonato da tempo qualsiasi velleità riformista e di redistribuzione
della ricchezza, seppur delle briciole, e ha mostrato la faccia neoliberista, di attacco frontale ai redditi e ai diritti dei lavoratori, delle
disuguaglianze sempre maggiori
tra ricchi e poveri.
Lavoratori supersfruttati, flessibili, precari e senza diritti, neanche quello di scioperare, licenziabili in qualsiasi momento, servizi
individuali a pagamento tramite
assicurazioni private, a cui fanno da corollario milioni di disoccupati, ai quali bisogna assicurare
un minimo vitale di sopravvivenza. In molti paesi europei il reddito minimo è stato introdotto proprio per facilitare i licenziamenti.
Uno scenario che oramai si va delineando anche in Italia dove liberismo, precariato e reddito di
cittadinanza non sono in contraddizione tra di loro ma invece si andrebbero a integrare benissimo.
Effetti pratici
discutibili
La nostra critica è anzitutto di
principio. Il reddito di cittadinanza
non solo non mette in discussione
il sistema capitalistico, ma non intacca nemmeno il precariato e anziché indirizzare la lotta verso il
lavoro la indirizza verso una elemosina di Stato che qualcuno ha
chiamato significativamente “salario della gleba”, ma non ci convincono neppure le implicazioni
pratiche e più immediate. Alcuni
suoi sostenitori obiettano che si
parla bene se si è a pancia piena,
ma per quanti non hanno un lavoro, non sanno come pagare l’affitto e le bollette, avere un reddito di
6/700 euro, o di 1.500 per un nucleo familiare più grande, sarebbe
un gran sollievo.
Appare davvero strano che in
un momento di tagli alla spesa sociale, pareggio in bilancio, patti di
stabilità che impediscono di utilizzare anche le risorse disponibili, si possa ottenere un reddito che
non sia poco più di una mancia.
Lo Stato borghese non assicura
più nemmeno i servizi di pubblica
utilità più urgenti (uno per tutti il
diritto alla salute), figuriamoci se
ha intenzione di dare una vita dignitosa al popolo. Semmai il reddito di cittadinanza è visto come
un riordino e una riduzione complessiva del welfare con l’obiettivo di tagliare gli interventi statali.
La Francia, uno dei paesi più
“generosi” su questo tema, eroga
una cifra sotto i 500 euro. In Germania, con la controriforma del
lavoro Hertz (molto simile al nostrano Jobs Act), accanto al sussidio di 480 euro c’è la clausola
di accettare qualsiasi lavoro, anche pagato meno dello stesso sussidio, e già iniziano le proteste
dei lavoratori. E stiamo parlando dei due paesi più ricchi della
UE. Anziché liberare i disoccupati dall’accettare lavori malpagati,
si crea la situazione opposta: si diventa ostaggi del reddito e per non
perderlo si accetta di tutto. Una
specie di ritorno alle poor laws,
dove i poveri dovevano sottostare
ai lavori forzati per avere un pezzo di pane.
Il reddito di cittadinanza di per
sé è universale ma anche le altre
proposte sono molto farraginose e
si potrebbe finire per dare il reddito minimo anche allo studente
universitario figlio di papà, oppure darlo a imprenditori che de-
settembre “ogni scuola sarà una
barricata”. La FLC-CGIL, nel coordinamento nazionale del 20 luglio, ha annunciato una manifestazione nazionale a Roma con
sciopero generale di categoria e
appoggiato un eventuale referendum abrogativo. La proposta dello sciopero generale è stata appoggiata dall’Opposizione-CGIL
“Il sindacato è un’altra cosa”, che
fra l’altro ha espresso posizioni simili alle nostre in merito al
referendum (“è importante esser
consapevoli che” non “può sostituire la ripresa della lotta nella
scuola, la costruzione di un movimento di massa nel Paese”) ed ha
chiesto lo “sciopero generale intercategoriale”. Probabilmente in
autunno si riscuoteranno anche i
tanti coordinamenti, comitati, autoconvocati sorti durante la mobilitazione della primavera scorsa.
L’autunno si annuncia insomma rovente! Quale migliore occasione per “unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al
popolo”?
Noi dovremo appoggiare e
partecipare alle mobilitazioni,
tanto a livello nazionale quanto
e soprattutto scuola per scuola.
Sarà perciò determinante il ruolo
delle studentesse e degli studenti
nunciano redditi inferiori ai loro
dipendenti perché non pagano le
tasse, cosa molto frequente in Italia dove l’evasione è a livelli altissimi. Insomma, non riteniamo
assolutamente che il reddito di
cittadinanza sia la panacea di tutti i mali. Ci sono altri metodi ben
più validi per contrastare il capitalismo: riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, tornare
a 35 anni di contributi per ottenere
la pensione, case popolari gratuite
o a prezzi politici per tutti quelli
che ne hanno necessità, eliminare
subito il blocco delle assunzioni
nel pubblico impiego e assumere
massicciamente lavoratori partendo dalle emergenze del sistema
sanitario e scolastico, del dissesto
idrogeologico e del patrimonio
edilizio pubblico e culturale del
nostro Paese. Basterebbero queste
poche cose, che sicuramente non
avvicinerebbero al socialismo ma
sarebbero molto più efficaci nel
combattere la povertà e la disoccupazione rispetto al reddito di
cittadinanza o reddito minimo che
dir si voglia.
La linea del PMLI
Questo non significa che non si
debba sostenere chi non ha un reddito, tutt’altro. Ma non si devono
togliere, bensì ampliare, strumenti che già ci sono come la cassa
integrazione, l’assegno di disoccupazione (ora Naspi), assegni e
detrazioni familiari, la mobilità, la
sanità pubblica. Dobbiamo rivendicare lavoro per tutti i disoccupati e i lavoratori stabile, a salario
intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato, e questo comporta di conseguenza una dura lotta contro i vari governi borghesi,
contro il neoliberismo economico, il federalismo, le privatizzazioni, il disimpegno dello Stato
dal sociale.
In seconda battuta, e solo in seconda battuta, chiediamo una indennità di disoccupazione pari al
salario medio degli operai dell’industria per un periodo non in-
marxisti-leninisti, militanti e simpatizzanti.
Gli studenti marxisti-leninisti (sempre presentandosi come
studenti e non come marxisti-leninisti), oltre alla mobilitazione generale, devono sicuramente
partecipare alle lotte specifiche
delle loro scuole, entrando negli organismi di massa (collettivi ecc.) che già ci sono o che vi
nasceranno, praticando la politica di fronte unito, alleandosi con
le forze più avanzate e di sinistra,
facendosi riconoscere come elementi attivi, intervenendo alle assemblee, cercando di contribuire
il più possibile all’elaborazione
delle piattaforme.
Oltre a questo, noi abbiamo
anche il compito di chiarire la
natura della “Buona scuola”, su
cui c’è confusione. Va detto – per
gradi, non meccanicamente, a seconda della coscienza delle masse con cui siamo a contatto – che
non è un fatto a sé stante, ma si
inserisce nella privatizzazione,
aziendalizzazione e fascistizzazione della scuola che va avanti
da vent’anni, per creare la scuola
SEGUE IN 6ª
ë
feriore a tre anni. Indennità che
dev’essere estesa anche ai giovani in cerca di prima occupazione.
Così come chiediamo per le casalinghe senza reddito la pensione
sociale. Quindi noi vogliamo che
nessuno resti a casa senza salario, quello che contestiamo è che
questo reddito di cittadinanza non
può rappresentare la bussola che
orienta i marxisti-leninisti, chi si
richiama al comunismo, i lavoratori e i progressisti in generale.
Non crediamo neppure che sia
corretto staccare del tutto un “salario sociale” dalla condizione di
lavoratore/disoccupato, non è la
stessa cosa avere un salario per
un lavoro o un sussidio perché si
è poveri. Un lavoro, seppur nelle
condizioni del capitalismo, da comunque dignità e consapevolezza
dei propri diritti, mentre il reddito di cittadinanza rende succubi e
umilia chi deve campare con l’elemosina di Stato. I suoi sostenitori
invece spargono illusioni a destra
e a manca dipingendo il reddito di
cittadinanza come la misura che ci
salverà dalla povertà e dalla disoccupazione, che libera l’individuo
dal bisogno, o più semplicemente
che possa unificare gli sfruttati per
un obiettivo comune.
Tutte cose che non stanno né
in cielo né in terra, dove gioca un
ruolo non secondario il fattore elettorale. Puntare sul reddito di cittadinanza può portare molti voti,
magari dai più poveri che, maggiormente massacrati dalla crisi,
sono i più disposti ad aggrapparsi alle promesse di aiuto economico. Ma in questo modo si distolgono le masse dal vero obiettivo che
noi riteniamo debba essere la lotta
contro il capitalismo e per il socialismo. Solo dopo aver abbattuto
violentemente con la rivoluzione
il vecchio sistema e dopo la conquista del potere politico da parte del proletariato si potrà efficacemente combattere la povertà, le
disuguaglianze ed eliminare la disoccupazione, non lo farà di sicuro, neanche parzialmente, il reddito di cittadinanza.
6 il bolscevico / i giovani marxisti-leninisti
N. 34 - 24 settembre 2015
I giovani militanti del PMLI siano
d’esempio nell’applicare le indicazioni
di Mao sui marxisti-leninisti
“Il Bolscevico” ha recentemente pubblicato dieci citazioni di Mao sui marxisti-leninisti.
Esse sono molto preziose proprio
perché descrivono con vivacità e
passione i tratti ideologici, politici, morali e organzzativi che non
devono mai mancare ad un marxista-leninista conseguente. Sarebbe
perciò un grosso errore sottovalutarne l’importanza, leggerle senza
capirle e senza riflettere a fondo
sul loro significato. Al contrario,
queste indicazioni richiedono la
nostra massima attenzione, le dobbiamo studiare, ristudiare, capire,
assimilare e applicare, poiché ci
impongono riflessioni profonde
sul senso e sulle caratteristiche
della nostra militanza marxista-leninista.
I giovani militanti del PMLI,
ma anche i simpatizzanti e in generale per le ragazze e i ragazzi
che si confrontano con noi, hanno
un estremo bisogno di abbeverarsi alla fonte del marxismo-leninismo-pensiero di Mao, perché nella stragrande maggioranza dei casi
mancano totalmente di esperienza, oppure, a volte, provengono
da altre esperienze non marxisteleniniste. In entrambi i casi, l’influenza della borghesia – specie
di “sinistra” - è molto forte e c’è
quindi bisogno che trasformino la
loro concezione del significato e
dei metodi della militanza marxista-leninista sulla base delle indicazioni di Mao.
I giovani e i giovanissimi sono
i più suscettibili ad essere conquistati all’impegno per il socialismo
grazie alla loro energia, alla loro
voglia di cambiare le cose e alla
loro apertura mentale, è però altrettanto vero che le lusinghe culturali (ed economiche) del capitalismo sono molto pesanti su di loro.
La borghesia cerca in tutti i modi
di intossicarli con l’individualismo, l’edonismo, la cultura del disimpegno, del divertimento sfrenato e dello sballo. I tanti giovani
morti per droga nelle discoteche e
nelle strade, per citare un esempio
drammatico nelle cronache estive, non sono che la conseguenza
più tragica ma inevitabile di questi
disvalori decadenti. Le lacrime di
coccodrillo dei politicanti borghesi reazionari, da Renzi a Giovanardi, non possono nascondere che la
strategia è proprio quella di indurre i giovani al disimpegno politi-
ë DALLA 5ª
del regime neofascista, secondo il
piano della P2, e cambiare di sana
pianta la sovrastruttura del capitalismo italiano rendendola confacente al regime neofascista. Ciò
però va detto per gradi, non meccanicamente, a seconda della coscienza delle masse con cui siamo
a contatto.
La ridefinizione degli organi
collegiali con l’esclusione degli
studenti, inoltre, crea condizioni
molto favorevoli per la questione del governo della scuola, che si
può porre.
Dobbiamo anche impegnarci
affinché maturi la coscienza che
la lotta contro la “Buona scuola”
deve necessariamente legarsi a tutte le altre forze politiche, sociali e
co. Quando invece i giovani lottano per il proprio futuro e i propri
diritti, scattano la repressione e la
criminalizzazione.
Un giovane che entra nel PMLI
deve essere consapevole prima di
tutto che, per cambiare la società,
è necessario trasformare se stesso
e la propria concezione del mondo, mediante lo studio assiduo del
marxismo-leninismo-pensiero di
Mao e la lotta risoluta alle idee e
allo stile di vita della borghesia.
D’altro canto, i giovani militanti
che hanno avuto esperienze passate in altri partiti, organizzazioni
studentesche, centri sociali e così
via, a loro volta si portano dietro l’influenza ideologica di questi gruppi, principalmente forieri
di liberalismo verso se stessi, gli
altri e nel lavoro collettivo, legalitarismo, avventurismo, spontaneismo, pacifismo, errate concezioni
della lotta di classe, della lotta politica e del partito. Come si legge
in una delle indicazioni di Mao:
“Un comunista deve essere pieno di vigore, avere una salda volontà rivoluzionaria, essere animato dallo spirito di non temere
le difficoltà e di vincerle con una
volontà indomabile, deve sbarazzarsi dell’individualismo, del
particolarismo, dell’egualitarismo assoluto e del liberalismo:
altrimenti non sarà un comunista degno di questo nome”.
“Un comunista”, precisa ulteriormente Mao, “deve essere
franco, leale e attivo, deve mettere gli interessi della rivoluzione al di sopra della sua stessa
vita e subordinare gli interessi
personali a quelli della rivoluzione; sempre e ovunque, deve
essere fedele ai principi giusti e
condurre una lotta instancabile
contro ogni idea e azione errata,
in modo da consolidare la vita
collettiva del Partito e rafforzare i legami tra il Partito e le masse; deve pensare più al Partito e
alle masse che agli individui, più
agli altri che a se stesso”.
Per i nuovi giovani militanti
del PMLI, “essere fedele ai principi giusti” e lottare “contro ogni
idea e azione errata” significa
mettersi alla scuola del Partito e
trasformare il proprio stile di lavoro e visione del mondo in senso marxista-leninista. L’adesione
al Partito insomma non deve essere solo organizzativa e forma-
culturali impegnate nella lotta più
generale contro il governo Renzi.
Buttare giù il governo del nuovo
duce rientra negli interessi dei giovani, perché se la “Buona scuola”
cancella i loro diritti all’istruzione
e all’interno della scuola, il “Jobs
Act” li condanna al precariato e al
supersfruttamento. Qui sarà importante anche l’apporto delle lavoratrici, lavoratori, pensionate,
pensionati e sindacalisti marxisti-leninisti che, nell’ambito delle
loro possibilità, spingeranno affinché la CGIL proclami lo sciopero
generale con manifestazione nazionale a Roma rivendicando il ritiro della “Buona scuola”.
A livello centrale ci impegneremo per fare di più e meglio. Terremo sotto tiro il governo, monitoreremo le organizzazioni sindacali
e studentesche, approfondiremo i
loro programmi e rivendicazioni,
di Federico Picerni*
le ma anche ideologica e politica,
saldata sulla forgia del marxismoleninismo-pensiero di Mao. Metaforicamente si tratta di armarsi di
uno scudo rosso contro le “pallottole inzuccherate” della borghesia
e dei revisionisti.
I giovani militanti del Partito devono lanciarsi fin da subito
in una “maratona rossa” per essere d’esempio nell’applicazione
delle indicazioni di Mao sui marxisti-leninisti. Devono essere innanzitutto un modello per i loro
coetanei rivoluzionari non membri del PMLI, agli occhi dei quali
devono apparire come dei combattenti anticapitalisti d’avanguardia,
irreprensibili sotto tutti i punti di
vista, dei punti di riferimento assolutamente affidabili, totalmente devoti ai diritti e ai bisogni dei
giovani e alla causa del socialismo. Devono essere d’ esempio
anche nei confronti dei militanti di media età e anziani del Partito, con i quali devono gareggiare
per essere i migliori e più coerenti
marxisti-leninisti, conformemen-
te al modello di marxista-leninista
tracciato da Mao. Tenendo a mente
queste sue parole: “Mai in nessun
momento e in nessuna circostanza, un comunista deve mettere al
primo posto i suoi interessi personali; deve invece subordinarli agli interessi della nazione e
delle masse. Perciò l’egoismo, la
pigrizia sul lavoro, la corruzione, la smania di mettersi in vista e via dicendo sono di quanto più spregevole esista; mentre
l’altruismo, l’ardore nel lavoro,
la completa dedizione al dovere
pubblico e l’assiduo lavoro impongono rispetto”.
Il PMLI non è né vuole essere un partito di opinione, ma un
partito di lotta che richiede ai suoi
membri un impegno attivo per trasformare la realtà. Non esistono
meriti o premi d’anzianità, quello che conta è la fedeltà alla causa e l’esperienza politica, quindi
i giovani militanti al pari dei più
anziani sono non semplici iscritti
passivi ma i protagonisti della costruzione del PMLI, come tali de-
vono dotarsi di entusiasmo e spirito d’iniziativa e fare la propria
parte per dargli un corpo da Gigante Rosso. Questo, da una parte, significa difendere la sua linea
politico-organizzativa e contribuire affinché si sviluppi sul solco
del marxismo-leninismo-pensiero
di Mao. Dall’altra significa “mettere le radici e fiorire in mezzo
al popolo”, cioè legarsi ai giovani
del proprio luogo di lavoro, studio
e vita, studiare la loro condizione
e i loro problemi e partecipare alle
loro lotte pratiche. I giovani militanti specie studenti devono sapere
che da loro dipende il radicamento
del Partito fra le vaste masse giovanili e nel movimento studentesco, perché sono loro a conoscerne
meglio e viverne quotidianamente le condizioni, le problematiche,
le contraddizioni e le lotte, quindi devono sforzarsi di assimilare e
applicare la linea del PMLI in questi ambiti, legandola alla situazione concreta.
Attualmente, secondo quanto
detto dal Segretario generale Giovanni Scuderi alla 3a Sessione plenaria del 5° CC del Partito, svoltasi il 3 aprile 2011 e avente per
oggetto proprio il lavoro giovanile, la nostra necessità più urgente
– ribadita dal compagno Federico
Picerni a nome del CC del PMLI
nel discorso su Mao e l’istruzione
nel socialismo – su questo fondamentale fronte giovanile è lavorare “perché le ragazze e i ragazzi di
sinistra appoggino e applichino la
linea del PMLI sull’istruzione e
sul movimento studentesco”. Ossia lavorare assiduamente fra gli
studenti per imprimere un salto di
qualità a sinistra al movimento studentesco, che è dove si concentrano maggiormente le forze giovanili più attive e organizzate, e far
maturare gradualmente la coscienza della lotta per il socialismo. C’è
dunque bisogno di giovani militanti del PMLI rossi dentro e rossi
fuori, che studino, capiscano, applichino, sappiano propagandare e
argomentare bene il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la linea
del Partito.
I giovani marxisti-leninisti non
sono “rivoluzionari da tastiera”
(come invece si riducono tanti falsi comunisti), ma sono pronti ad
“affrontare il mondo e sfidare la
tempesta, il grande mondo e la
violenta tempesta delle lotte di
contribuiremo come possibile al
dibattito che sicuramente si aprirà nel movimento e andremo più a
fondo nelle questioni studentesche
in generale. Soprattutto, apriremo
un canale diretto con le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti
per orientare e dirigere il loro lavoro. È già in programma, in via
prioritaria, un vademecum delle
studentesse e degli studenti marxisti-leninisti.
Comunque più esperienze accumuleremo, più potremo migliorare il nostro lavoro pratico. Vale
il principio che conquistare l’egemonia in una singola scuola o in
un singolo organismo di massa sarebbe un terremoto per il movimento studentesco ed una preziosissima esperienza pilota per noi.
Ma dipende dalle forze a disposizione.
C’è bisogno anche che si in-
tensifichi la propaganda del Partito diretta agli studenti. Vanno realizzati volantinaggi e/o banchini
mirati, identificando le scuole e le
università più combattive, oppure
durante le manifestazioni studentesche, diffondendo i volantini, i
documenti, gli articoli sul tema.
Bisogna sempre con un minimo di
preparazione per sapersi confrontare con gli studenti, con i quali dobbiamo sempre ricercare il
dialogo in tutte le forme possibili. Non lasciamoci sfuggire il momento d’oro.
In conclusione, ribadiamo che
è essenziale, per fare bene il lavoro politico, avere padronanza della linea del Partito. Se la si conosce poco o quasi per niente o se si
sa solo ripetere qualche formula
a pappagallo, non si riesce nemmeno a calarla nella realtà, a farla vivere nelle lotte concrete, e si
finisce per non farsi capire e per
isolarsi. È quindi importante dedicare tutto il tempo necessario
allo studio della linea giovanile,
scolastica e universitaria del Partito. Vanno studiati prima di tutto il Documento del CC “I giovani e il lavoro del PMLI sul fronte
giovanile e studentesco”, gli altri documenti principali contenuti nel dossier sulla linea giovanile del dicembre 2013 e il discorso
del compagno Picerni all’ultima
Commemorazione di Mao. È inoltre necessario studiare la situazione, i problemi concreti e le forze
politiche esistenti nelle scuole e
nelle università in cui si è presenti
o in quelle più combattive, e quando possibile produrre volantini e
piattaforme rivendicative mirate.
Conformemente al centralismo
democratico ed al sano metodo di
lavoro del Partito, tutte le Istanze
Firenze, 6 settembre 2015. Il compagno Federico Picerni conclude a
pugno chiuso il discorso ufficiale per il 39° Anniversario della scomparsa di Mao. Gli è accanto il compagno Giovanni Scuderi, Segretario
generale del PMLI, che lo applaude
massa”, stanno in prima fila nelle lotte concrete dei giovani con lo
scopo di conquistarne l’egemonia
e orientarle in senso anticapitalista.
I giovani marxisti-leninisti devono rispecchiare quei “buoni
compagni” richiamati da Mao
che “lasciano le comodità agli
altri e si caricano dei fardelli più
pesanti; sono i primi ad affrontare le privazioni e gli ultimi a
godere delle comodità”. In altre
parole, facendo affidamento anche sulla loro inesauribile energia
giovanile, devono dare il massimo nella costruzione del Partito e
per la causa, al posto di combattimento assegnato dal Partito, senza rincorrere la “fama” personale
e senza badare alle inevitabili difficoltà e sacrifici, consapevoli che
la lotta per il socialismo richiede
un ottimo gioco di squadra in cui
non è tanto importante chi centra
il bersaglio quanto la vittoria della squadra.
Questo non significa assolutamente che i giovani militanti del
PMLI debbano tralasciare lo svago, il divertimento, finanche gli
affetti, ciò però va visto non come
un fine totalizzante ma come un
mezzo per recuperare le forze e ricrearsi.
Infine, i giovani militanti sono
il futuro del Partito. Se il Partito
resterà rosso dopo le sue prime
generazioni di dirigenti e militanti, dipende soprattutto da quanto sono rossi i giovani militanti
di oggi, i quali devono essere coscienti delle responsabilità che li
attendono, ispirandosi allo spirito, alla dedizione e alla fedeltà alla
causa dei loro predecessori, in particolare dei primi quattro pionieri
del PMLI.
“Dobbiamo aver fiducia nelle masse; dobbiamo aver fiducia
nel Partito: si tratta di due principi fondamentali. Se dubitiamo
di questi principi, non saremo
in grado di realizzare niente”.
Ai giovani militanti va l’augurio
di tutto il Partito affinché, tenendo a mente queste parole, raccolgano il loro entusiasmo e la loro
carica rivoluzionaria per essere i
primi nell’applicare le indicazioni
di Mao e mettercela tutta nell’epica lotta per l’Italia unita, rossa e
socialista.
sono caldamente invitate a dare
notifica che hanno ricevuto e letto
la circolare, e a comunicarci cosa
intendono fare per applicarla.
Impegniamoci tutti per fare
fuoco e fiamme sul fronte giovanile-studentesco, migliorare la qualità del nostro lavoro e acquisire le
caratteristiche indicate da Mao.
Lavoriamo affinché le ragazze e i ragazzi di sinistra apprezzino e applichino la linea del PMLI
sull’istruzione e sul movimento
studentesco.
Saluti marxisti-leninisti.
Tutto per il PMLI, il proletariato e il socialismo!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
*Responsabile della Commissione giovani del CC del PMLI.
La Commissione giovani
del CC del PMLI
7 settembre 2015
Mao sull’istruzione / il bolscevico 7
N. 34 - 24 settembre 2015
Citazioni di Mao
sull’istruzione
1927
1940
La cultura è sempre stata, in
Cina, fin dai tempi più antichi, un
privilegio dei grandi proprietari
fondiari; è sempre stata inaccessibile ai contadini. Eppure tutta questa cultura, riservata ai ricchi, deve
la sua esistenza ai contadini, poiché tutto ciò che ha contribuito a
formarla è stato creato col sangue
e col sudore del contadino. Il 90%
della popolazione cinese non è ancora stato iniziato alla cultura, non
ha ricevuto alcuna istruzione. La
stragrande maggioranza di questa
parte della popolazione è formata
da contadini. Con la caduta del potere dei grandi proprietari fondiari è incominciato nelle campagne
il movimento dei contadini per la
cultura. Guardate con quanto entusiasmo i contadini, che avevano sempre odiato le scuole, aprono ora scuole serali. (…) I libri
adottati nelle scuole primarie rurali non rispondevano alle esigenze
della campagna, poiché trattavano
unicamente temi adatti alle scuole
urbane. Gli insegnanti delle scuole
elementari si comportavano molto male con i contadini: non solo
non li aiutavano, ma, al contrario,
con la loro condotta si attiravano il loro odio. I contadini preferivano quindi alle scuole di Stato
(che chiamavano “d’oltremare”)
le scuole private di vecchio tipo (e
queste le chiamavano “cinesi” e ai
maestri statali preferivano i maestri privati. Oggi i contadini creano dappertutto le loro scuole serali e le chiamano scuole contadine.
In alcune località già funzionano,
in altre si stanno organizzando. Vi
sarà in media una scuola per ogni
mandamento. I contadini hanno intrapreso quest’opera con immenso entusiasmo e pensano che solo
queste scuole siano veramente le
loro scuole. (…) Con lo sviluppo
del movimento contadino il livello culturale si è rapidamente elevato nelle campagne. Non passerà
molto tempo che in tutta la provincia sorgeranno decine di migliaia
di scuole rurali. Non si tratta più
delle chiacchiere di intellettuali
o di cosiddetti “uomini di cultura” “sull’istruzione generale”, che
per quanto rumorose fossero, sono
sempre rimaste parole vuote.
Rapporto d’inchiesta sul movimento contadino dello Hunan,
marzo 1927. Traduzione basata su
Scritti scelti di Mao Zedong, vol.
1, Ed. Rinascita, 1955.
La cultura imperialista e la cultura semifeudale sono sorelle, e
hanno formato una alleanza culturale reazionaria per combattere
la nuova cultura cinese. La cultura
reazionaria serve gli imperialisti
e la classe feudale, e deve essere
spazzata via. Se non la spazzeremo via, non potrà sorgere una
nuova cultura. La nuova cultura e
la cultura reazionaria sono impegnate in una lotta in cui una dovrà morire e l’altra sopravvivere.
Senza distruzione non c’è costruzione, senza sbarramento non c’è
corrente, senza risposo non c’è
movimento: la lotta fra queste due
culture è una lotta a morte.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su
op. cit., vol. 3.
1929
Metodi per l’insegnamento:
1. per suggerimento (eliminare
il metodo nozionistico);
2. dal vicino al lontano;
3. dal superficiale all’approfondito;
4. parlare nel linguaggio corrente;
5. parlare in modo comprensibile;
6. parlare in modo vivace;
7. accompagnare le parole con
la mimica;
8. ripassare i concetti della volta precedente;
9. pianificare;
Mao insegna ai giovani pionieri di Yan’an (fine anni Trenta). Manifesto realizzato nel 1975
10. le classi dei quadri devono
adottare il metodo della discussione.
Risoluzione del IX Congresso
del Partito Comunista Cinese della IV Armata dell’Esercito rosso,
dicembre 1929.
1936
In una scuola militare, moltissima importanza ha la scelta del
direttore, dei quadri per l’insegnamento, l’elaborazione del programma di addestramento.
Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su
op. cit.
Imparare sui libri è studio, ma
studio è anche l’applicazione pratica di quanto si è imparato, ne è
una forma ancor più importante.
Imparare a combattere nel corso
della guerra: questo è il nostro metodo principale. Anche coloro che
non hanno la possibilità di entrare
in una scuola possono imparare a
combattere, imparare in guerra. La
guerra rivoluzionaria è una causa
popolare; in questa guerra spesso
si combatte quando ancora non si
è imparato a farlo, ma combattendo si impara.
Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, dicembre 1936. Traduzione basata su
op. cit.
1937
Bisogna formare schiere di individui, che andranno a comporre l’avanguardia della rivoluzione. Questi individui devono avere
lungimiranza politica ed essere
permeati di spirito di lotta e sacrificio. Devono essere onesti, lea-
li, entusiasti e integri. Non devono ricercare vantaggi personali ma
aspirare solamente alla liberazione
nazionale e sociale. Devono essere
impavidi e fermi di fronte alle difficoltà e coraggiosi nell’avanzata.
Non devono essere individualisti
od opportunisti, ma avere le radici ben piantate in terra e ricchi di
vigore reale. La Cina ha bisogno
di tanti elementi d’avanguardia di
questo tipo. La causa della rivoluzione cinese potrà allora andare
velocemente incontro alla vittoria.
Dedica commemorativa della
fondazione della scuola pubblica
dello Shanbei.
1939
(…) se gli intellettuali non si
uniranno con le masse degli operai
e dei contadini, essi non potranno
giungere ad alcun risultato. La linea di demarcazione tra gli intellettuali rivoluzionari, da una parte,
e gli intellettuali non rivoluzionari e controrivoluzionari, dall’altra,
è segnata dalla volontà o meno di
unirsi strettamente, in teoria e in
pratica, alle masse degli operai e
dei contadini.
Il Movimento del 4 maggio,
maggio 1939. Traduzione basata
su op. cit., vol. 3
L’insegnamento dell’Università antigiapponese si ispira ai seguenti principi: un orientamento
politico fermo e giusto, uno stile di
lavoro sodo e semplice, una strategia e una tattica elastiche e dinamiche. Questi tre principi sono
irrinunciabili per la formazione
di un soldato rivoluzionario della
resistenza antigiapponese. È sulla
base di questi principi che il personale amministrativo, gli insegnanti e gli studenti della resistenza antigiapponese intraprendono il loro
lavoro e i loro studi.
Essere attaccati dal nemico è
un bene, non un male, 26 maggio
1939.
I giovani devono mettere il
consolidamento di un orientamento politico corretto al primo posto.
Discorso alla cerimonia per il
conferimento dei premi ai giovani modello, Giornale della nuova
Cina dell’8 giugno 1939.
I principi orientativi del lavoro
delle scuole politico-militari formate dagli intellettuali e dei gruppi di insegnamento sono i seguenti:
1) Trasformare i giovani intellettuali, mediante l’addestramento, in combattenti o simpatizzanti
del proletariato, in quadri dell’VIII
Armata, è senza dubbio un lavoro
difficile. Noi dobbiamo sforzarci di trasformare la loro ideologia, prestare attenzione a condurre
il processo di trasformazione della loro ideologia, organizzare nei
modi appropriati momenti di dibattito fra gli studenti a proposito dell’ideologia. In realtà, in queste scuole si contendono il campo
l’ideologia borghese e l’ideologia
proletaria.
2) Tutto il lavoro delle scuole politico-militari è rivolto alla
trasformazione ideologica degli
studenti. L’educazione politica è
quella preminente. È sconsigliabile appesantire le materie di studio.
L’educazione di classe, l’educazione e il lavoro di Partito devono essere notevolmente rafforzati.
L’Università antigiapponese non
è una scuola di fronte unito, bensì
una scuola per la formazione dei
quadri dell’VIII Armata sotto la
direzione del Partito.
3) L’educazione dei giovani
intellettuali si fonda sui seguenti
principi:
1. educare a padroneggiare il
marxismo-leninismo, debellare
l’ideologia borghese piccolo-bor-
ghese;
2. educare alla disciplina e
all’organizzazione,
combattere
l’anarchismo e il liberalismo sul
piano organizzativo;
3. educare a partecipare con decisione al lavoro manuale, respingere la sottovalutazione della partecipazione al lavoro manuale;
4. educare a legarsi agli operai
ed ai contadini, a mettersi risolutamente al servizio degli operai e dei
contadini, a combattere il disprezzo nei confronti degli operai e dei
contadini.
Istruzioni della Commissione militare del CC del PCC sulla
riorganizzazione dell’Università
antigiapponese, luglio 1939.
Oggi si studia e contemporaneamente si partecipa al lavoro produttivo, in futuro si combatterà e
contemporaneamente si parteciperà al lavoro produttivo: questo è lo
stile di lavoro dell’Università antigiapponese, che le permetterà di
prevalere su qualsiasi nemico.
Dedica all’Università antigiapponese, 1939.
I giovani, che portano sangue
fresco e vitalità fra le file della rivoluzione, a prescindere dal fatto che siano membri del Partito
Comunista Cinese oppure senza
partito, sono un tesoro, in quanto, senza di loro, le file rivoluzionarie non potrebbero progredire e
la rivoluzione non potrebbe vincere. Tuttavia i compagni giovani
peccano, com’è naturale, di mancanza di esperienza. Per acquisire
esperienza rivoluzionaria occorre
lanciarsi anima e corpo nella lotta rivoluzionaria, a partire dal più
umile dei lavori, svolgendo attività non superficiali, ma concrete e
reali.
Dedica celebrativa per il secondo anniversario della Scuola
giovanile di Anwu, ottobre 1939.
La Cina deve assorbire in larga
misura la cultura progressiva degli
altri paesi per farne materia della
propria cultura; in passato questo
non è stato fatto in maniera sufficiente. Noi dobbiamo assorbire
tutto ciò che può esserci utile non
solo dalla odierna cultura dei paesi
socialisti o di nuova democrazia,
ma anche dalla cultura straniera
del passato, come quella dei paesi capitalistici nell’età dell’illuminismo. Noi dobbiamo però considerare questo materiale straniero
come un alimento che va masticato nella bocca e digerito nello stomaco e nell’intestino, mescolandolo con la saliva, i succhi gastrici
e le secrezioni intestinali, finché
se ne scarta il materiale di rifiuto
e se ne assimila la sostanza nutritiva: solo attraverso questo processo un alimento arreca beneficio al
nostro organismo; in nessun caso
noi dobbiamo accogliere acriticamente e inghiottire questi alimenti
come fa lo struzzo. La cosiddetta
“occidentalizzazione in blocco” è
un errore.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su
op. cit., vol. 3.
Una splendida cultura fu creata anticamente durante il lungo
periodo della società feudale cinese. Render chiaro il processo di
sviluppo di questa antica cultura,
eliminarne le scorie feudali e assorbirne l’essenza democratica è
una condizione necessaria perché
si sviluppi la nostra nuova cultura nazionale e la nazione aumenti la sua fiducia in sé stessa; ma
in nessun modo dobbiamo assorbire questi elementi acriticamente. Dobbiamo separare tutte le
cose decrepite della vecchia classe dominante feudale dalle buone cose della antica cultura popolare, che ha un carattere più o
meno democratico e rivoluzionario. Così come l’attuale nuova politica e nuova economia cinese si è
sviluppata dalla vecchia politica e
dalla vecchia economia, anche la
nuova cultura cinese si è sviluppata dalla vecchia cultura, e noi dobbiamo rispettare la nostra storia e
non tagliarci fuori da essa. Questo
rispetto per la storia significa però
SEGUE IN 8, 9 E 10
ë
8 il bolscevico / Mao sull’istruzione
solo che dobbiamo dare alla storia un posto definito fra le scienze, rispettare il suo sviluppo dialettico, ma non esaltarne l’antico
e disprezzare il moderno, o lodare indiscriminatamente ogni vecchio elemento feudale. Riguardo
alle masse popolari e ai giovani studenti, è essenziale insegnar
loro a non guardare al passato, ma
all’avvenire.
Sulla nuova democrazia, gennaio 1940. Traduzione basata su
op. cit., vol. 3.
1941
Noi studiamo il marxismo-leninismo, ma molti di noi, studiandolo, adottano un metodo che è esattamente l’opposto del marxismo.
In altre parole, costoro non rispettano il principio fondamentale che
Marx, Engels, Lenin, Stalin ci ricordano costantemente: il principio dell’unità tra la teoria e la pratica. Nel violare questo principio,
essi hanno inventato il loro principio, opposto al primo: il principio
del distacco tra la teoria e la pratica. Tanto nei nostri istituti di insegnamento quanto nei corsi annessi
alla produzione, gli insegnanti di
filosofia non guidano gli studenti
nello studio delle peculiarità economiche della Cina, gli insegnanti delle materie politiche non guidano gli studenti nello studio della
tattica della rivoluzione cinese,
gli insegnanti delle materie militari non guidano gli studenti nello
studio della strategia e della tattica
militari conformemente alle caratteristiche della Cina, ecc. Ne consegue che gli errori si diffondono
e si aggravano, e che si arreca un
danno non indifferente a coloro
che seguono questi corsi.
Riorganizziamo il nostro studio, maggio 1941. Traduzione basata su op. cit., vol. 4.
1943
Un istituto d’insegnamento
frequentato da un centinaio di studenti non sarà in condizioni di lavorare bene, se non sarà diretto da
un gruppo di pochi o anche da una
dozzina e più di uomini emersi naturalmente (e non messi assieme
artificiosamente) tra gli elementi
più attivi, più fedeli e più capaci
del corpo insegnante, dei funzionari e degli studenti.
Sui metodi di direzione, 1 giugno 1943. Traduzione basata su
op. cit., vol. 4.
1944
(…) nel settore dell’istruzione pubblica sono necessarie non
solo scuole primarie e secondarie
di tipo normale, frequentate dalla maggior parte degli scolari, ma
anche scuole rurali di tipo più elementare, disposte in varie località, circoli per la lettura dei giornali e circoli per l’eliminazione
dell’analfabetismo.
Il fronte unico nel lavoro culturale, maggio 1944. Traduzione
basata su op. cit., vol. 4.
1945
Per quanto riguarda il metodo
dei corsi di addestramento, occorre sviluppare un movimento di addestramento di massa nel quale gli
ufficiali istruiscono i soldati, i soldati istruiscono gli ufficiali, i soldati istruiscono i soldati.
Politiche nelle zone liberate
per il 1946, 15 dicembre 1945.
N. 34 - 24 settembre 2015
1953
La nuova Cina deve premurarsi dei giovani e prendersi cura della maturazione delle nuove generazioni. I giovani devono studiare
e lavorare, ma la gioventù è il periodo della crescita del fisico, pertanto occorre bilanciare adeguatamente il lavoro e lo studio dei
giovani, da una parte, con il loro
divertimento, l’attività fisica e il
riposo, dall’altra.
Auguro a tutti voi buona salute,
buono studio e buon lavoro.
Indicazioni orientative per il
lavoro della Lega della Gioventù,
15 dicembre 1945.
[Riportato nel vol. V delle Opere scelte, con testo in parte modificato, sotto il titolo: Nell’attività
della Lega della Gioventù bisogna
tener conto delle caratteristiche
dei giovani. N.d.T.]
1957
La nostra politica nel campo
dell’educazione deve permettere
a chi la riceve di formarsi moralmente, intellettualmente e fisicamente e divenire un lavoratore con
una buona cultura e una coscienza
socialista.
Sulla giusta soluzione delle
contraddizioni in seno al popolo,
27 febbraio 1957.
Traduzione conforme a quella
presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxistaleninista”.
Sia gli intellettuali che gli studenti devono studiare con impegno. Oltre a occuparsi delle loro
materie specifiche, devono fare
progressi sia in campo ideologico
che politico, e ciò significa che devono studiare il marxismo, i problemi di attualità e la politica. Non
avere una giusta visione politica è
come non avere anima.
Sulla giusta soluzione delle
contraddizioni in seno al popolo,
27 febbraio 1957.
Traduzione conforme a quella
presente nell’edizione della collana “Piccola biblioteca marxistaleninista”.
I nostri artisti, letterati, tecnici,
scienziati, professori, insegnanti
istruiscono il popolo, gli studenti.
Dato che sono gli educatori, fanno
i maestri, hanno il dovere di ricevere prima una educazione. soprattutto in questo periodo di grandi
sconvolgimenti del sistema sociale, devono essere educati. Possiamo insegnare se studiamo: sotto
un certo aspetto siamo insegnanti,
sotto un altro studenti. Per essere
un buon insegnante, bisogna essere prima un bravo studente. Molte
cose non si imparano solo dai libri, devono essere studiate da coloro che producono, dagli operai,
dai contadini; nelle scuole bisogna
imparare dagli studenti, da quelli
che sono i destinatari del nostro
insegnamento.
Discorso alla Conferenza nazionale di propaganda del Partito Comunista Cinese, 12 marzo
1957.
Traduzione conforme a quella presente in Rivoluzione e costruzione. Scritti e discorsi 19491957, Einaudi Editore, 1979.
Quella di annettere classi inferiori alle scuole primarie, è un
buon metodo su cui dobbiamo
acquisire esperienza. Ai figli dei
contadini fa comodo che le scuole
non siano lontane, così, dopo il diploma, potranno tornare al lavoro
produttivo.
Per quanto riguarda la questione delle scuole gestite dalle cooperative e dalle unità di base, è una
cosa che va consentita laddove ne
esistono le condizioni.
Mao interviene alla Conferenze di Yan’an sulla letteratura e l’arte (maggio 1942)
Il materiale didattico deve essere locale. Sarebbe bene se si incrementasse il materiale didattico
locale. I libri di testo sull’agricoltura devono essere redatti nella
propria provincia. Bisogna insegnare la letteratura del luogo da
cui si proviene. Lo stesso vale per
le scienze naturali.
Verbale di una conversazione
con i direttori degli uffici all’istruzione di sette province e municipalità, 7 marzo 1957.
1958
L’istruzione deve essere al servizio del proletariato ed essere integrata al lavoro produttivo. I lavoratori devono svolgere attività
intellettuale, e gli intellettuali devono svolgere lavoro manuale.
Un discorso del 1958.
logico e il lavoro politico sono la
garanzia di poter adempiere al lavoro economico ed al lavoro tecnico. Sono al servizio della base
economica. L’ideologia e la politica sono i comandanti, costituiscono l’essenza. Se solo allentiamo il
nostro lavoro ideologico e politico, il lavoro economico e tecnico prenderanno senza dubbio una
strada nefasta.
Progetto di Metodi di lavoro in
sessanta punti.
Le scuole tecniche e meccaniche di grado inferiore, senza eccezione, devono sperimentare l’apertura di officine o fattorie dove
svolgere lavoro produttivo e impegnarsi per raggiungere l’autosufficienza o la semi-autosufficienza.
Gli studenti devono intraprendere
programmi di metà lavoro, metà
studio. Dove le condizioni lo consentono, queste scuole possono
immettere un maggior numero di
ne dei candidati proposti dalle cooperative, se rispondono ai criteri.
Le scuole secondarie e primarie
delle zone rurali devono stipulare
accordi con le cooperative agricole locali, prendere parte al lavoro
produttivo agricolo ed alle attività
ausiliarie. Gli studenti provenienti
dalle campagne dovrebbero inoltre
sfruttare i periodi di ferie, i giorni
festivi o il doposcuola per tornare
al villaggio di origine e partecipare alla produzione.
Gli istituti universitari e le
scuole urbane di grado superiore,
quando le condizioni lo consentono, possono, congiuntamente,
aprire fabbriche od officine, oppure stipulare accordi per lavorare nelle fabbriche, nei siti edili e
nei servizi.
Tutte le università e le scuole
secondarie e primarie che hanno
a disposizione degli appezzamenti di terra, devono istituire fattorie
ausiliarie. Le scuole prive di terra
o che si trovano nelle periferie urbane, possono prendere parte al lavoro delle cooperative agricole.
Progetto di Metodi di lavoro in
sessanta punti.
Non ci trovate nulla di strano
a vedere università agrarie dentro
le città? Tutte le università agrarie
devono spostarsi nelle campagne.
Discorso del 17 agosto 1958.
All’Università di Pechino, guidati dal comitato di Partito, insegnanti e
studenti realizzano dei dazebao per respingere la linea revisionista e
controrivoluzionaria di Deng Xiaoping
Il rapporto fra l’essere rossi e
l’essere esperti, fra la politica e il
campo in cui si è specializzati, costituisce un caso di unità fra due
opposti. Occorre certamente criticare la tendenza a tralasciare la
politica. Da una parte vanno combattuti i politicanti, ma dall’altra
parte va combattuto anche chi si
dedica solo all’aspetto pratico perdendo l’orientamento.
Sull’unità fra la politica e l’economia, fra la politica e la tecnica,
non deve esserci il minimo dubbio: sarà così anno dopo anno, per
sempre. Ecco cosa significa essere
rossi ed esperti. In futuro il termine “politica” forse esisterà ancora,
ma cambierà di significato. Non
prestare alcuna attenzione all’ideologia ed alla politica e passare
tutto il tempo sulle mansioni amministrative, potrebbe far perdere
l’orientamento e portare all’economicismo e al tecnicismo. Ciò
è assai pericoloso. Il lavoro ideo-
studenti, senza però provocare un
aumento della spesa statale.
Tutte le scuole tecniche di grado superiore possono creare laboratori od officine annesse nei quali
svolgere lavoro produttivo. Esclusi casi di salvaguardia dell’istruzione e della ricerca scientifica,
tutte le scuole devono fare del
proprio meglio per svolgere lavoro produttivo. Inoltre, si possono
anche stipulare accordi con fabbriche locali che fornirebbero lavoro manuale agli studenti ed agli
insegnanti.
Tutti gli istituti agrari, fatta eccezione per quelli che già svolgono lavoro produttivo nelle proprie
fattorie, possono a loro volta stipulare accordi con le cooperative
agricole locali per prendere parte
al lavoro manuale, nonché inviare
gli insegnanti ad abitare presso la
cooperativa, in modo da integrare
la teoria con la pratica. Gli istituti
agrari devono accettare l’iscrizio-
Sin dall’antichità, tutte le scuole di pensiero innovative sono state composte da giovani inesperti:
gli basta uno sguardo che scruti
qualcosa di nuovo, ed ecco che dichiarano guerra all’antico. E così i
vecchi eruditi si pongono sempre
contro di loro. (…) Tutto sta nel
capire se la direzione che si è presa è giusta o sbagliata. Dai tempi antichi, non appena i giovani
fondatori di nuove scuole di pensiero giungono alla verità, subito
disprezzano ciò che è vecchio e inventano cose nuove.
Discorso alla conferenza di
Chengdu, 22 marzo 1958.
Dai tempi antichi ad oggi,
gli inventori e i saggi che crearono nuove scuole di pensiero,
all’inizio, erano tutti giovani, con
un’istruzione relativamente scarsa alle spalle, erano disprezzati e
oppressi. Costoro successivamente divennero adulti, poi vecchi, e
si tramutarono in eruditi. Questa è
una legge universale? Non possiamo esserne completamente certi,
occorre fare delle indagini, ma si
può dire che, per molti, la regola
sia questa. Perché? Il motivo sta
nel fatto che seguirono la giusta
condotta. Non importa quanto si è
eruditi: se la condotta è sbagliata,
tutto questo sapere è inutile.
“Le persone temono di diventare famose come il maiale teme
di ingrassare”. Le persone famo-
se sono le più arretrate, le più spaventate e le meno creative. Perché
mai le cose stanno in questi termini? Perché si sono già fatte una
fama. Naturalmente non si possono screditare tutte le persone famose. Esistono delle eccezioni. Ci
sono molti esempi che dimostrano che i giovani rovesciano gli anziani e gli ignoranti rovesciano gli
eruditi.
Molti bravissimi quadri dei
villaggi e delle campagne sono
giovani. (…) Ho citato così tanti
esempi per dimostrare che i giovani devono superare gli anziani
e che i meno istruiti possono rovesciare i più istruiti. Non bisogna essere spaventati dall’autorità o dalle persone famose, né dai
grandi saggi. Bisogna osare pensare, osare parlare, osare agire, e
non avere paura del pensiero, della
parola e dell’azione. Dobbiamo liberarci dei lacci che legano le nostre mani e i nostri piedi.
Discorso alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del PCC, 8
maggio 1958.
In breve, tutto quello che vi
ho esposto (nota: sono stati esposti dei dati riguardanti inventori
di ogni epoca e ogni provenienza) dimostra un fatto: non è forse vero che chi sta più in basso è
più intelligente e chi sta più in alto
è più stupido, quando si tratta di
spogliare i saccenti alti intellettuali delle loro presunzioni? Ci vuole
un po’ meno servilismo e un po’
più autostima. Gli operai, i contadini, i vecchi quadri e gli intellettuali di basso livello devono essere incoraggiati ad avere stima di sé
stessi ed alla creatività.
Discorso alla riunione dei capidelegazione alla seconda Sessione dell’VIII Congresso del
PCC, 18 maggio 1958.
1961
Compagni,
appoggio nella maniera più
assoluta il vostro progetto. I programmi metà lavoro-metà studio e
il sistema misto lavoro-studio non
richiedono allo Stato nemmeno
un centesimo. È una cosa fattibile da tutte le scuole primarie e secondarie e dalle università, su tutte
le montagne e nelle pianure della
provincia. Questo tipo di scuola
non può che essere ottimo. Nelle
scuole la maggioranza è composta
dai giovani, ma ci sono anche alcuni quadri di mezza età. Io spero
che questo tipo di scuola non verrà sviluppato soltanto nel Jiangxi,
ma che verrà fatto proprio da tutte
le province, le quali sarebbe bene
inviassero compagni responsabili capaci e lungimiranti a studiare
l’esperienza del Jiangxi, farla propria e, una volta tornati nella provincia d’origine, mettere in campo degli esperimenti. Gli studenti
all’inizio dovrebbero essere pochi,
per poi aumentare gradualmente, e
fare così in modo che vadano nel
Jiangxi più o meno cinquantamila persone.
Inoltre, anche le organizzazioni del Partito, del governo e le organizzazioni popolari (sindacati,
lega della gioventù, associazione
delle donne) devono aprire delle
scuole basate su programmi metà
lavoro-metà studio, che non dovrebbero comunque essere identici ai programmi metà lavoro-metà
studio del Jiangxi. Difatti il lavoro,
nel Jiangxi, è agricoltura, selvicoltura e pastorizia, perciò bisognerà
studiare la coltivazione, i boschi,
il bestiame. Ma il lavoro nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari deve corrispondere
al lavoro che viene svolto nel Partito, nel governo e nelle organizzazioni popolari, quindi occorrerà
studiare le scienze culturali, l’attualità e la teoria marxista-lenini-
Mao sull’istruzione / il bolscevico 9
N. 34 - 24 settembre 2015
sta. In questo senso sono dissimili.
A livello centrale esistono già due
scuole. Una è quella del corpo della Guardia centrale, che va avanti
da sei-sette anni. I soldati e i quadri imparano a leggere e scrivere
nella sezione primaria, poi accedono alla sezione secondaria e infine
alla sezione superiore. Nel 1960
erano già alla sezione superiore.
Ne sono stati entusiasti e mi hanno scritto una lettera. Si potrebbe
inviarvela per vostra conoscenza.
L’altra scuola è stata istituita l’anno scorso (1960) ed è gestita dagli
uffici del Partito a Zhongnanhai.
Anche questa scuola si basa su un
programma metà lavoro-metà studio. La metà lavorativa è occupata
dal lavoro amministrativo e comprende il personale amministrativo, chi si occupa dei servizi, chi si
occupa dei ricevimenti, il personale medico, il personale di guardia
e altri impiegati di questi uffici. La
Guardia centrale è composta da
militari che assolvono compiti di
sicurezza, come stare di guardia o
fare la ronda, e questo è il loro lavoro. Inoltre hanno corsi di addestramento militare molto duri. La
loro è diversa dalle scuole civili.
Questo agosto ricorre il terzo
anniversario dell’Università comunista del lavoro del Jiangxi1 e i
suoi responsabili mi hanno chiesto
di scrivere qualche parola. Si tratta di un grande avvenimento, per il
quale ho scritto questa lettera.
Lettera all’Università comunista del lavoro del Jiangxi, 30 luglio 1961.
1964
Il periodo di studio può essere
accorciato. Così facendo i diplomati dalla scuola media avrebbero
quindici o sedici anni, cioè troppo
giovani per il servizio militare, ma
potrebbero comunque fare qualche
esperienza di vita militare. Questo
devono farlo non solo i ragazzi,
ma anche le ragazze, che potrebbero andare a costituire un “rosso
distaccamento delle donne”. Consentiamo alle ragazze dai sedici ai
diciassette anni di farsi sei mesi o
un anno di vita militare.
I programmi accademici che
esistono attualmente sono troppo
densi. È una cosa tremendamente
pericolosa, in quanto tiene gli studenti delle scuole medie e primarie e delle università in uno stato
di tensione costante.
I programmi possono essere tagliati per metà. Gli studenti passano le giornate sui libri, il ché non
va per niente bene, in quanto dovrebbero avere il tempo per partecipare a qualche tipo di lavoro
produttivo ed avere la debita vita
sociale.
Gli esami, come vengono fatti attualmente, adottano metodi tipici delle contraddizioni fra
il nemico e noi: compiono attacchi a sorpresa, presentano domande scombinate e oscure e mettono
gli studenti in difficoltà. È lo stesso metodo del saggio in otto parti.
Io non sono per niente d’accordo.
Va cambiato del tutto. Per me bisognerebbe pubblicare l’argomento e tenere l’esame solo dopo aver
dato il tempo agli studenti di documentarsi e studiare. Poniamo che
ci siano venti domande: se uno
studente risponde bene a dieci domande, e magari ad alcune risponde in modo eccellente, esponendo
idee originali, costui si meriterebbe un 100. Se invece risponde a
tutte e venti le domande e le risposte sono esatte, ma mediocri, fredde, prive di originalità, ebbene a
questo studente si dovrebbe riconoscere un 50, o un 60. Durante
gli esami dovrebbe essere consentito bisbigliare: significherebbe
soltanto che, se non riesco a capire
una cosa, la chiedo a qualcun altro
per chiarirmi le idee. Capire veramente le cose è profittevole; per
quale motivo invece si insiste nel
fare imparare le cose a memoria,
meccanicamente? Se io copio una
cosa giusta, anche la mia è da considerarsi giusta. Si potrebbe fare
un tentativo.
Io sono del tutto contrario al
vecchio sistema di insegnamento,
che rovinava i talenti e i giovani.
Confucio proveniva dall’aristocrazia schiavistica in declino e
non aveva nemmeno fatto la scuola superiore o l’università. Cominciò come sostituto celebratore dei
funerali e sostanzialmente non faceva altro che suonare il tamburino. Quando moriva qualcuno, andava a suonare. Sapeva suonare il
liuto, tirare con l’arco e guidare i
carri, e aveva una certa comprensione delle condizioni delle masse. Poi ricevette un primo incarico governativo di basso rango, in
quanto si occupava degli approvvigionamenti e del bestiame. Successivamente divenne un alto funzionario governativo dello stato
di Lu e si fece sordo ai problemi
delle masse. In seguito aprì una
scuola privata e respinse la partecipazione degli studenti al lavoro
manuale.
Li Shizhen, esistito durante la
dinastia Ming, inizialmente andava di persona in montagna a raccogliere le erbe mediche e così
poté scrivere il Compendio di erboristeria. Nemmeno il saggio Zu
Chongxi, vissuto ancora prima,
aveva frequentato alcuna scuola
media o università.
L’americano
Benjamin
Franklin era un apprendista tipografo e un venditore di giornali,
eppure è ricordato come il grande
scopritore dell’elettricità. L’inglese Watt era un operaio, prima di
diventare il grande inventore del
motore a vapore.
Gorkij apprese tutto il suo sapere da autodidatta. Si dice che
abbia frequentato appena due anni
di scuola primaria.
Allo stato attuale, i corsi e i libri da leggere sono tanti e perciò
c’è molta pressione. Non tutti i
corsi devono concludersi necessariamente con un esame, come i
brevi studi di logica e grammatica
alla scuola media: tuttora che si è
imparato cosa sono la grammatica
e la logica, basta così. Solo l’esperienza del lavoro pratico permetterà, gradualmente, di capirle per
davvero.
A lezione si parla troppo. È
scolasticismo. Lo scolasticismo
deve estinguersi in ogni ambito. Per esempio, nello studio dei
classici veniva impiegato un numero spropositato di annotazioni,
ma ora non se ne fa più alcun uso.
Sono convinto che questo metodo,
che sia impiegato in Cina o in un
altro paese, finirà per muoversi al
suo opposto e per estinguersi. Non
sta scritto da nessuna parte che bisogna leggere una montagna di libri. I libri marxisti vanno letti, ma
anche assorbiti. Se si legge troppo, diventa poi impossibile assorbire quanto si è letto, e si potrebbe
finire per passare dalla parte opposta e trasformarsi in topi di biblioteca, dogmatici e revisionisti.
Conversazione al convito per
il capodanno cinese, 23 febbraio
1964.
Oggi i corsi scolastici sono
troppo pieni e la pressione esercitata sugli studenti è eccessiva. Per
di più, le lezioni non vengono condotte con molto metodo. Durante
gli esami, gli studenti vengono
considerati alla stregua del nemico
e fatti bersaglio di attacchi a sorpresa. Questi tre aspetti non sono
per niente benefici alla spontanea
e vivace crescita caratteriale, culturale e fisica dei giovani.
Nota alle Proposte del preside di una scuola media di Pechino per alleviare il carico di lavoro
sulle spalle degli studenti medi, 10
marzo 1964.
“Gli studenti devono andare nelle campagne per essere rieducati dai contadini poveri e medio poveri”.
Manifesto pubblicato nel 1969 durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria
Nell’Unione Sovietica è apparso il revisionismo e lo stesso
potrebbe accadere da noi. Come
impedire la comparsa del revisionismo, come educare i successori
rivoluzionari del proletariato? Io
penso che ci vogliano cinque requisiti.
Primo requisito: dobbiamo insegnare ai quadri a padroneggiare una certa dose di marxismo,
meglio ancora nella misura in cui
questa dose è ampia. In altre parole, praticare il marxismo, non il
revisionismo.
Secondo requisito: dobbiamo ricercare il bene della grande
maggioranza del popolo cinese e
dei popoli del mondo, non di una
piccola minoranza, né degli sfruttatori, della borghesia, dei proprietari terrieri, dei contadini ricchi,
dei controrivoluzionari, degli elementi negativi o dei destrorsi. Chi
non soddisfa questo requisito non
può fare nemmeno il segretario di
cellula, figurarsi entrare nel Comitato Centrale. Krusciov è per una
piccola minoranza, noi siamo per
la grande maggioranza.
Terzo requisito: bisogna unirsi
alla grande maggioranza in misura soddisfacente. Quando parliamo di unità con la grande maggioranza, intendiamo anche con chi
in passato ha lottato erroneamente
contro di noi: a prescindere dalla
sua fazione di appartenenza, non
dobbiamo serbare rancori, né applicare il metodo “un imperatore,
una corte”. La nostra esperienza
dimostra che, senza la giusta politica di unità adottata al VII Congresso, la nostra rivoluzione non
avrebbe mai potuto vincere. Nei
confronti di chi ricorre a intrighi
e complotti, bisogna stare ben attenti: ad esempio, il CC ha escluso gente della risma di Gao, Rao,
Peng e Huang. Ogni cosa si fonda
sul principio dell’uno che si divide
in due. C’è chi vuole a tutti i costi
cospirare e lo farà, potrà cambiare metodo, ma lo farà! L’esistenza
dei cospiratori è un fatto oggettivo,
che ci piaccia o non ci piaccia.
Ogni cosa è un’unità degli opposti. La mano riesce ad afferrare qualcosa soltanto se quattro dita
sono rivolte da una certa parte, e il
pollice da un’altra parte.
La purezza assoluta non esiste,
ma in molti non hanno ancora raggiunto questa consapevolezza. È
sull’impurità che si fondano la natura e la società. La purezza assoluta è del tutto inconcepibile nella
natura e nella società e non corrisponde alle leggi della dialettica.
L’impurità è assoluta, la purezza è
relativa: ecco l’unità degli opposti.
Se in un giorno si spazza per terra
per ventiquattr’ore, resterà comunque della polvere. Pensate alla storia del nostro Partito: quando mai
c’è stato un momento di purezza?
Eppure questo non ci ha annientati. Che esista pure l’imperialismo,
che il revisionismo si faccia pure
strada nel nostro Partito, tutto questo non avrà la meglio su di noi.
Dopo la Liberazione sono apparsi Gao Gang, Rao Shushi e Peng
Dehuai, ma ci hanno forse distrutti? Nient’affatto. Distruggerci non
è cosa facile: è l’esperienza storica
che lo dice.
Gli individui possono cambiare. Solo una piccola minoranza
non può farlo. Costoro campano
sulle illazioni e ne esistono in tutte le province, ma sono solo una
minoranza. Non vogliono trasformarsi? Lasciate che continuino
nelle loro illazioni. In riferimento
a chi commette degli errori, dobbiamo persuaderli a correggersi.
Dobbiamo fornire il nostro aiuto affinché tutti possano rimettersi nella giusta direzione. Fintanto
che chi commette errori si corregge coscienziosamente, non bisogna criticarlo fino allo sfinimento.
È necessario unirsi alle vaste
masse e alle larghe masse dei quadri, che insieme costituiscono il
95%.
Quarto requisito: su tutte le
questioni occorre consultarsi con i
compagni, tenere adeguate discussioni preliminari, ascoltare tutte le
opinioni e permettere anche che
vengano espresse le opinioni contrarie alle nostre. Dobbiamo essere democratici, non unilaterali: il
metodo unilaterale consiste, nelle riunioni, nel riservare svariate
ore soltanto per il nostro discorso,
senza permettere agli altri di aprire bocca. Non è possibile nemmeno dare la propria approvazione ad
una determinata questione nel corso di una riunione, e poi, a riunione conclusa, ribaltare il verdetto o
esprimere disapprovazione. I comunisti devono adottare uno stile di lavoro democratico, mentre
è inammissibile che facciano proprio uno stile di lavoro di tipo patriarcale.
Quinto requisito: quando si
commette un errore, bisogna autocriticarsi. Se un comandante vince
due battaglie e ne perde una, può
continuare benissimo a fare il comandante. Se in un piano c’è una
parte elevata di cose giuste in aggiunta a poche cose sbagliate, va
bene così. Non bisogna credere
di poter essere sempre nel giusto,
come se avessimo la verità in tasca. Non bisogna convincersi di
essere gli unici a fare le cose per
bene, e che gli altri non ne siano in
grado, o dire: “Il mondo gira grazie a me”. La natura e la società
umana progrediscono in base alle
proprie leggi. Non è forse vero che
i grandi eroi del proletariato, come
Marx, Engels, Lenin e Stalin, non
ci sono più? Eppure la rivoluzione
mondiale continua ad avanzare.
Ciononostante, la questione dei
successori richiede ancora di essere disposta in un certo modo. Occorre svolgere un buon lavoro di
preparazione. I successori proletari rivoluzionari si formano sempre
sfidando le raffiche delle tempeste
e i colpi delle onde.
Conversazione sulla formazione dei successori, giugno 1964.
Bisogna essere autodidatti, studiare affidandosi alle proprie capacità. Xiao Chunü2 non aveva
frequentato nessuna scuola, nemmeno privata. Io lo apprezzo molto. Per studiare, il movimento contadino si affidava principalmente a
lui, il quale, pur non essendo che
un cameriere della casa del tè di
Wuchang, riusciva a scrivere in
modo splendido. Quando si trattava di istruire i contadini, noi adoperavamo il metodo di diffondere
gli opuscoli del movimento contadino di questa o quella provincia. Oggi le università non diffondono il materiale didattico. I
professori tengono la lezione e
vogliono che gli studenti copino
meccanicamente. Che motivo c’è
di non diffondere il materiale didattico? Si dice che c’è il timore
che dopo ci si potrebbe sbagliare. Ché forse non è la stessa cosa?
Copiare meccanicamente è un metodo infallibile? Il materiale didattico andrebbe stampato e messo
a disposizione dello studio e della ricerca degli studenti. Parlate di
meno! L’importante è che gli studenti possano studiare il materiale, che il materiale giunga a tutti.
Questo materiale va diffuso per intero, non soltanto in parte. Il mio
Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina non era altro
che materiale di studio universitario per l’Esercito rosso. Un’opera
scritta non necessita di un’esposizione orale. Quando vi vengono
inviati dei libri, vi viene chiesto di
leggerli per conto vostro.
Discorso
sui
problemi
dell’istruzione, 8 giugno 1964.
La lotta di classe è il vostro
principale corso di studi. Sarebbe bene se il vostro istituto andasse a fare le “quattro pulizie” nelle
campagne e i “cinque anti” nelle
fabbriche. Senza fare le “quattro
pulizie”, sarà impossibile capire i
contadini, e, senza fare i “cinque
anti”, sarà impossibile capire gli
operai. Se non conoscete la lotta
di classe, come potreste considerarvi dei laureati?
L’intero sistema dell’istruzione
è fatto così: spinge pubblicamente a lottare per il voto. Qualcuno
però riesce a vedere oltre i voti
degli esami e prendere coraggiosamente l’iniziativa nello studio.
Tuttora che si smaschera questo
fatto, si studia anche con iniziati-
va. Ho sentito dire che uno studente di una certa università, il quale non prendeva mai appunti, era
solito prendere 3,5 o 4 agli esami,
ma la sua tesi di laurea è stata la
migliore della classe. Se si eccelle a scuola, non necessariamente
si eccellerà anche nel lavoro. La
storia cinese è stracolma di primi
classificati agli esami imperiali,
ma il loro sapere era instabile, al
contrario, sorprendentemente, di
alcuni candidati bocciati agli esami inferiori. Non bisogna prestare troppa importanza ai voti, piuttosto è necessario concentrare le
proprie energie per sviluppare una
capacità di analisi e soluzione dei
problemi. Non bisogna correre
dietro al professore, senza alcuna
iniziativa.
La lotta contro la pedagogia
nozionistica cominciò già all’epoca del Movimento del 4 maggio,
grazie ai pedagoghi borghesi; per
quale motivo non la facciamo nostra? Sarebbe già un bene non
considerare gli studenti nemici da
combattere.
Il metodo d’insegnamento
che vi viene impartito assomiglia
all’irrigazione. Andate a lezione
tutti i giorni, e quante parole dovete sorbirvi? I professori dovrebbero far stampare i manoscritti
delle lezioni e darveli. Che c’è da
temere? Bisogna consentire agli
studenti di indagare da sé sull’argomento della lezione. Tenere segreti i manoscritti delle lezioni e
permettere agli studenti di prendere appunti soltanto in classe, li
limita terribilmente. Gli studenti
universitari, specialmente quelli
degli anni superiori, devono imparare principalmente ad analizzare
ed approfondire i problemi. A che
servono tante chiacchiere?
La riforma dell’istruzione è essenzialmente un problema che riguarda gli insegnanti. Essi sono
pieni di libri e non sono assolutamente in grado di staccarsi dal manoscritto della lezione. Perché non
darvi i manoscritti e ragionare sui
problemi insieme a voi? Se i professori sanno rispondere soltanto a
metà delle domande che gli vengono poste dagli studenti superiori, potrebbero consultarsi con gli
studenti per rispondere a quelle
che non sanno: anche questo sarebbe un ottimo metodo. Mai darsi delle arie e diventare arroganti
per spaventare gli altri.
Verbale della conversazione con Mao Yuanxin del 5 luglio
1964.
La potenza viene dalle masse popolari. Chi non risponde alle
richieste delle masse popolari, finirà per fallire. Bisogna studiare fra le masse popolari, elaborare le politiche da adottare, e solo
successivamente educare le masse popolari. Perciò, chi vuole insegnare, deve prima fare da studente, e questo sarebbe inconcepibile
senza un maestro. Dopo essere divenuti maestri noi stessi, dovremo
ugualmente imparare dalle masse
popolari e conoscere le condizioni
dei nostri allievi.
Conversazione con una delegazione nepalese del settore
dell’istruzione, agosto 1964.
L’Università Tsinghua dispone di una fabbrica. Dal momento che ci sono facoltà di scienze
e ingegneria, sarebbe inammissibile se gli studenti avessero solo
conoscenze libresche e nessuna
esperienza di lavoro pratico. Tuttavia, le facoltà umanistiche non
sono altrettanto capaci di aprire
le loro fabbriche: non sanno aprire fabbriche di letteratura, fabbriche di storia, fabbriche di economia, né fabbriche di romanzi. Le
facoltà umanistiche devono fare
della società intera la loro fabbrica. Gli insegnanti e gli studenti
devono toccare con mano la realtà
10 il bolscevico / Mao sull’istruzione
dei contadini e degli operai urbani,
delle fabbriche e delle campagne.
Altrimenti, dopo la laurea, questi
studenti non saranno di grande utilità. Se, per esempio, gli studenti
di giurisprudenza non entrano a
contatto con situazioni reali della
società in cui vengono commessi
dei crimini, il bilancio del loro studio non potrà essere positivo. Non
si possono aprire fabbriche di legge, perciò è la società stessa che va
usata come fabbrica.
Conversazione con una delegazione nepalese del settore
dell’istruzione, agosto 1964.
1965
Il carico sulle spalle degli studenti è eccessivo. Ciò non può
che avere conseguenze negative e
priva lo studio di ogni sua utilità.
Propongo di tagliare un terzo del
totale delle attività. Dovremmo invitare dei rappresentanti degli insegnanti e degli studenti per vari
momenti di discussione e per decidere il da farsi. Stabilite come.
Nota a La vita ipertensiva peggiora lo stato di salute degli studenti di una classe della Scuola normale di Pechino, 3 luglio
1965.
La gestione dell’istruzione a
sua volta dipende dai quadri. Se
una scuola viene diretta bene o
male, in ultima analisi dipende dal
suo preside e dal suo comitato di
Partito, dal livello politico in base
al quale prendono le decisioni.
I rettori, i presidi e i professori
sono al servizio degli studenti, non
il contrario.
Conversazione con una delegazione guineana del settore
dell’istruzione, 8 agosto 1965.
Ho molti dubbi nei confronti
dell’attuale sistema di istruzione.
Dalla scuola primaria alla laurea,
in tutto trascorrono sedici, diciassette anni. Gli ultraventenni non
sanno niente di riso, sorgo, legumi,
frumento, miglio, non sanno come
lavorano gli operai, come i contadini coltivano la terra, non sanno
niente del commercio di beni, e
per di più ne risente la loro salute.
Tutto questo può portare davvero a conseguenze disastrose. Una
volta dissi ai miei figli: “Andate
in campagna a parlare con i contadini poveri e medio-bassi, e dite
loro: il mio papà dice che, a forza
di studiare per anni, più si studia
sui libri, più si diventa stupidi. Per
favore, vecchi e giovani, fateci da
maestri, siamo venuti a imparare
da voi”. Invero, prima di cominciare ad andare a scuola, i bambini
fino ai sette anni toccano direttamente molte cose. A due anni imparano a parlare, a tre anni bisticciano con gran baccano e, quando
sono un po’ più grandini, usano
piccoli utensili per scavare la terra, imitando il lavoro degli adulti.
Questo è quello che significa esaminare il mondo. I bambini piccoli
hanno quindi già imparato qualche
concetto. “Cane” è un concetto di
grande importanza; “cane rosso” e
“cane giallo” sono concetti di importanza minore. Il cane giallo che
vive in casa è una cosa concreta. Il
concetto “persona” non tiene conto di svariate complessità, perde la
differenza fra maschio e femmina, fra adulto e bambino, fra cinese e straniero, (…) mentre resta
soltanto quella rispetto agli altri
animali. Qualcuno ha mai fatto la
conoscenza di “Persona”? Noi conosciamo soltanto Tizio, Caio e
Sempronio. Nemmeno il concetto
di “casa” è concreto: noi conosciamo soltanto case concrete, come i
palazzi in stile straniero di Tianjin
o le abitazioni con cortile di Pechino.
L’istruzione universitaria deve
trasformarsi. Non va bene stare
così tanto tempo a lezione. Man-
care di trasformare le facoltà umanistiche avrebbe conseguenze
negative. Potranno formare dei filosofi, senza essere trasformate?
Potranno formare degli scrittori?
Potranno formare degli storici?
Attualmente i filosofi non sanno fare filosofia, gli scrittori non
sanno scrivere romanzi, gli storici
non sanno studiare la storia, e tutti
si interessano soltanto di imperatori, re, generali e primi ministri.
Dobbiamo trasformare le facoltà umanistiche e mandare gli
studenti a lavorare nell’industria,
nell’agricoltura e nei servizi. La
situazione non cambia per quanto riguarda le discipline ingegneristiche e scientifiche: certo, queste facoltà dispongono di officine
e laboratori, dove lavorano e conducono esperimenti, ma bisogna
anche scoprire la realtà della società.
Dopo il diploma superiore, per
prima cosa bisogna svolgere un
po’ di lavoro concreto. Non è sufficiente limitarsi a inviare gli studenti nelle campagne: essi devono
andare anche nelle fabbriche, nei
negozi, nelle compagnie militari.
Potrebbe fare questo tipo di lavoro per qualche anno, e poi passare
altri due anni a studiare. Poniamo
che l’università duri cinque anni,
il periodo di lavoro sarebbe di tre
anni. Anche i professori devono
svolgere lavoro manuale: lavorare e insegnare allo stesso tempo.
Forse che la filosofia, la letteratura e la storia non possono essere insegnate anche sul posto di lavoro? Bisogna per forza insegnare
all’interno di grandi palazzoni in
stile straniero?
Discorso alla conferenza di
Hanzhou, 21 dicembre 1965.
1966
Lo sviluppo scientifico passa
da un livello inferiore ad un livello superiore, dal semplice al complicato, ma l’insegnamento non
può seguire questa sequenza: nello studio della storia, bisogna dare
la priorità alla storia moderna. Per
adesso abbiamo tremila anni di
storia scritta, ma quando arriveremo a diecimila anni, come faremo
a insegnarli tutti?
Nei corsi di fisica atomica non
c’è bisogno di cominciare dalle
primissime teorie, altrimenti non
riuscirete a diplomarvi nemmeno
dopo dieci anni di studio. Quando
studiate le scienze naturali, dovete
imparare ad usare la dialettica.
Conversazione con Mao Yuanxin, febbraio 1966.
Compagno Lin Biao,
ho ricevuto il rapporto del Dipartimento generale di logistica
che mi hai inviato il 6 maggio.
Penso sia un ottimo piano. È possibile distribuire questo rapporto
a tutti i distretti militari e invitarli
a discuterlo con i quadri di armata e di divisione? Le loro idee in
merito dovranno essere trasmesse
alla Commissione militare, quindi sottoposte all’approvazione del
Comitato centrale, in modo da stabilire le giuste direttive da ritrasmettere alle forze armate. Ti chiedo di riflettere su questa proposta.
In assenza di una guerra mondiale, il nostro esercito deve essere
una grande scuola. Persino in caso
di terza guerra mondiale sarebbe possibile trasformarlo in una
scuola così grande: oltre al combattimento, può svolgere anche altre attività. Negli otto anni della
seconda guerra mondiale, non facevamo forse così in tutte le basi
antigiapponesi? In questa grande
scuola si devono studiare la politica, gli affari militari, la letteratura
e l’arte, e ci si può occupare della
produzione agricola come attività
secondaria. Essa può anche realizzare le proprie officine medie e
piccole per produrre alcuni beni di
N. 34 - 24 settembre 2015
so, il proletariato deve emancipare
l’intera umanità. Nei corsi di addestramento militare, non vanno
esclusi gli insegnanti ed i quadri
che hanno commesso errori: fatta
eccezione per gli anziani e i malati, bisogna permettergli di partecipare, così da favorire la loro rieducazione. Se tutto questo verrà fatto
con serietà ed impegno, i problemi
verranno risolti senza difficoltà.
Nota all’articolo: L’esperienza
degli insegnanti e studenti della
scuola media “Yan’an” di Tianjin
nel realizzare fondamentalmente
la grande alleanza e nel riorganizzare, consolidare e sviluppare
le guardie rosse, 7 marzo 1967.
Combattere l’egoismo, criticare il revisionismo.
Importante istruzione data durante il giro d’ispezione della Cina
settentrionale, centro-meridionale
e orientale.
“Studiare bene e impugnare la teoria della dittatura del proletariato”. Manifesto pubblicato durante la
Grande Rivoluzione Culturale Proletaria
cui necessita e scambiarli con altri
beni di eguale valore. Può prendere parte al lavoro di massa ed al
movimento di educazione socialista e delle quattro pulizie nelle
fabbriche e nelle campagne. Terminate le quattro pulizie, ci sarà
sempre del lavoro di massa di cui
l’esercito potrà occuparsi, così che
il popolo e l’esercito possano diventare perennemente una cosa
sola. L’esercito deve prendere parte anche alla lotta rivoluzionaria
per criticare la cultura borghese.
In questo modo, si potranno eseguire allo stesso tempo il lavoro
militare e quello educativo, il lavoro militare e quello agricolo, il
lavoro militare e quello industriale. Naturalmente ci vuole il giusto
coordinamento e stabilire l’ordine delle priorità fra il lavoro educativo, agricolo e industriale: ciascuna unità può eseguirne soltanto
uno o forse due alla volta, ma non
tutti e tre contemporaneamente. In
questo modo sarà possibile sprigionare l’enorme potenza di milioni di soldati.
Lo stesso vale anche per i lavoratori, i quali, oltre al prioritario lavoro di fabbrica, devono
studiare gli affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Anche
loro devono occuparsi delle quattro pulizie e prendere parte alla
critica della borghesia. Laddove
ce ne sono le condizioni, devono
dedicarsi anche alla produzione
agricola come attività secondaria,
seguendo l’esempio del campo petrolifero di Daqing.
I contadini, a loro volta, con il
lavoro agricolo (che comprende la
selvicoltura, l’allevamento, le attività ausiliarie e la pesca) come
priorità, devono anche studiare gli
affari militari, la politica, la letteratura e l’arte. Quando le condizioni lo consentono, devono altresì organizzare qualche piccola
officina, nonché criticare la borghesia.
Per gli studenti il discorso è lo
stesso: lo studio è il loro compito prioritario, ma devono imparare
a fare anche altre cose, per esempio il lavoro industriale, agricolo e militare, e devono criticare la
borghesia. I periodi di studio vanno accorciati, l’istruzione va rivoluzionarizzata e non bisogna permettere che continui il dominio
degli intellettuali borghesi sulle
nostre scuole.
Lo stesso devono fare gli impiegati nel commercio, nei servizi
e nelle organizzazioni del Partito e
dello Stato, quando le condizioni
lo permettono.
Quanto ho detto sopra non è
nulla di nuovo od originale: da diversi anni questo metodo è già applicato da molti, ma non è stato
generalizzato. L’esercito lavora in
questo modo da decenni, ma ades-
so è sul punto di realizzare nuovi
sviluppi.
Mao Zedong
7 maggio 1967
Lettera al compagno Lin Biao,
7 maggio 1967.
Tenere alta la grande bandiera
della rivoluzione culturale proletaria, denunciare a fondo la posizione reazionaria borghese di questo
gruppo di “autorità accademiche”
antipartito e antisocialiste, criticare tutte le idee reazionarie borghesi negli ambienti accademici, pedagogici, giornalistici, letterari,
artistici, e editoriali, e assicurarsi
la direzione in tutti questi campi
della cultura.
Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966.
Senza distruzione non esiste
costruzione. La distruzione significa critica, significa rivoluzione.
Per la distruzione è necessario il
ragionamento e questo significa
costruzione. In primo luogo viene
la distruzione, che naturalmente
porta in sé la costruzione.
Circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, 16 maggio 1966.
Che le masse si educhino in
questo grande movimento rivoluzionario e imparino a distinguere ciò che è giusto da ciò che non
lo è, il corretto modo di agire da
quello non corretto.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Riformare il vecchio sistema d’istruzione, i vecchi principi e metodi d’insegnamento, è un
compito estremamente importante
della Grande Rivoluzione culturale proletaria.
In questa grande rivoluzione,
il fenomeno degli intellettuali che
dominano le nostre scuole deve
essere completamente eliminato.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Il periodo di studio deve essere ridotto. I programmi devono essere ridotti e migliorati. Le materie d’insegnamento devono essere
radicalmente riformate, e alcune
devono essere subito semplificate. Pur dedicandosi principalmente agli studi propriamente detti, gli
studenti devono apprendere anche
altre cose. Devono cioè non solo
istruirsi sul piano culturale, ma anche su quello della produzione industriale e agricola e dell’arte militare, e devono partecipare alle
lotte della rivoluzione culturale
per criticare la borghesia.
Decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sulla Grande Rivoluzione culturale proletaria, 8 agosto 1966.
Il metodo che consiste nell’incaricare i quadri militari di addestrare gli insegnanti e gli studenti
rivoluzionari è eccellente. Tra tenere alcuni corsi di formazione e
non tenerne affatto, c’è una differenza abissale. Così facendo, sarà
possibile studiare la politica, gli
affari militari, i quattro primati, lo
stile di lavoro tre-otto e le tre regole della disciplina e gli otto punti
da tenere a mente e rafforzare la
disciplina organizzativa.
Tratto da Circolare del CC
del PCC e del Consiglio di Stato sull’istituzione di brevi corsi di
addestramento per gli insegnanti
e gli studenti rivoluzionari, 31 dicembre 1966.
1) Primato nel fattore umano,
primato nel lavoro politico, primato nel lavoro ideologico, primato
nella vivacità ideologica.
2) Il presidente Mao ha sintetizzato l’eccellente stile di lavoro
dell’Esercito popolare di Liberazione in tre principi: stabile e corretto orientamento politico; stile
fondato sulla semplicità e sul duro
lavoro; flessibilità nella strategia e
nella tattica; e otto caratteri: unità,
allerta, fermezza, entusiasmo.
1967
Le forze armate, gradualmente
e per gruppi, dovrebbero condurre
l’addestramento militare nelle università, nelle scuole medie e nelle
scuole primarie di grado superiore, nonché contribuire al lavoro
di apertura dell’anno scolastico,
di riorganizzazione e costituzione
del sistema dirigente basato sulla
triplice combinazione e di applicazione della lotta-critica-trasformazione. Prima occorre fare degli
esperimenti per acquisire esperienza, dopodiché si potrà estendere progressivamente il metodo.
Bisognerà anche persuadere gli
studenti ad applicare quanto detto
da Marx: per emancipare sé stes-
La rivoluzione proletaria
nell’istruzione deve fare affidamento sulle larghe masse degli
studenti rivoluzionari, degli insegnanti rivoluzionari e degli operai rivoluzionari all’interno delle
scuole, sugli intellettuali che esistono fra di loro, in altre parole
sui rivoluzionari proletari decisi a
portare fino alla fine la Grande Rivoluzione culturale proletaria.
Renmin Ribao, 3 novembre
1967.
Note del
traduttore
(Federico Picerni)
1. L’Università comunista del
lavoro del Jiangxi fu istituita nel
giugno 1958 prefissandosi lo scopo di applicare al meglio i programmi di metà lavoro-metà studio. Gli studenti si impegnavano
in particolare nel lavoro agricolo e
nella fertilizzazione di aree brulle,
diventando un esempio per tutta la
Cina e aprendo sedi distaccate anche nel resto del Paese. Secondo
dati odierni, fra il 1958 a il 1980 si
laurearono qui oltre 210.000 studenti, prima che l’istituto fosse riorganizzato sotto il nome di Università agraria del Jiangxi il 20
novembre 1980.
2. Xiao Chunü nacque nell’aprile del 1893 da una famiglia umile
dello Hubei. Sin da giovanissimo
svolse numerosi lavori manuali per guadagnarsi da vivere. Nel
1919 partecipò al Movimento del 4
maggio e nell’agosto del 1922 entrò nel Partito Comunista Cinese,
facendo un duro lavoro nel settore
della stampa, dove vennero molto
apprezzate le sue notevoli capacità di scrittura e critica. Nel 1924
venne inviato a dirigere il lavoro
del PCC nel Sichuan, dove tra l’altro fondò la Società di studio della gente comune. Successivamente ricoprì vari incarichi all’interno
del Kuomintang (all’interno del
quale si iscrivevano anche i comunisti per fare fronte unito), occupandosi in particolare di corsi
sulla politica, il movimento giovanile, il movimento contadino e il
movimento femminile. Fu arrestato dopo il colpo di Stato anticomunista di Chiang Kai-shek e ucciso
il 22 aprile 1927, a soli 34 anni.
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Editore: PMLI
chiuso il 16/9/2015
ISSN: 0392-3886
ore 16,00
Commemorazione di Mao / il bolscevico 11
N. 34 - 24 settembre 2015
Impressioni
sulla commemorazione
Picerni ha attualizzato la figura di Mao contrapponendo
il rosso modello di scuola al nero disegno di Renzi
Domenica 6 settembre, per
la seconda volta, ho partecipato
alla Commemorazione di Mao
che il Partito svolge regolarmente
ogni anno. Ancora una volta sono
stato profondamente colpito
dall’organizzazione e dalla disciplina rivoluzionaria dell’evento.
Un salone ordinato in cui tutto e
tutti trovavano una precisa collocazione: i compagni all’ingresso
che salutavano con calore i partecipanti, il tavolo rosso ove era
possibile visionare e acquistare il
materiale del Partito, le bandiere
dei Maestri e del PMLI affisse alle
pareti e al tavolo della presidenza. Nella sala tutto era perfettamente sistemato, persino i posti
a sedere erano ordinati per ciascun singolo partecipante. Non
sono cose da poco compagni,
soprattutto per un Partito con
scarsi mezzi come il PMLI. Sfido
chiunque ad affermare di avere mai partecipato ad un evento
così bene organizzato!
Che dire poi della grinta rivoluzionaria del compagno Scuderi
che si è intrattenuto con i partecipanti, salutandoli uno ad uno,
scambiando con ciascuno parole
di incoraggiamento. È stato emozionante incontrarlo di nuovo personalmente, stringere le sue mani
e capire di avere di fronte un uomo
che ha dedicato la sua vita al Partito e alla causa rivoluzionaria del
proletariato e, allo stesso tempo,
un amico con cui parlare e confrontarsi. Nel PMLI non esistono, e
partecipare alla commemorazione
di Mao è stata l’ulteriore concreta
conferma, “baroni”. Ogni dirigente, incluso il Segretario generale,
sono prima di tutto degli amici rossi con cui confrontarsi e su cui fare
affidamento.
L’orario stabilito per l’inizio
è stato rispettato al secondo e,
scandita dalle rosse note dei nostri inni, la commemorazione ha
avuto inizio. Schierati come rossi
alabardieri i compagni dirigenti,
con alla testa il Segretario generale hanno preso posto alla presidenza. Puntualità, precisione, or-
4 il bolscevico / studenti
dine e disciplina: sono questi gli
elementi organizzativi che, abbinati all’invincibile marxismo-leninismo-pensiero di Mao, consentiranno al Partito di strutturarsi,
più anziani erano animati da un
giovanile entusiasmo tale da fare
invidia ad un ventenne nel pieno
delle forze. Sguardo fiero, voce
ferma, un passato di lotte alle
Una vittoria per il Partito che prepara le nuove leve
per la Lunga Marcia politica e organizzativa
Partecipare alla annuale commemorazione di Mao è sempre
un evento importante. Un punto
fisso di contatto col Partito e un
momento di riflessione sul pensiero del “Grande Timoniere”
che ci aiuta, anno dopo anno, a
comprendere sempre meglio il
marxismo-leninismo e gli aggiornamenti che Mao vi ha apportato
nella sua lunga vita di teorico e
pratico della rivoluzione anticoloniale e socialista.
La manifestazione di quest’anno è stata, a mio avviso, particolarmente importante. La relazione del compagno Federico, il
più giovane dirigente del Partito,
sull’istruzione nel socialismo, ha
toccato un argomento vitale che
ci interroga sul ruolo dei giovani
nel doppio rapporto di contatto
col PMLI e con la prospettiva della rivoluzione socialista italiana e
della funzione che avrà la scuola
in essa. Nel suo discorso il compagno Federico Picerni ha tenuto
viva la critica alla “Buona scuola”
di Renzi e a tutte le controriforme
scolastiche presentate da tutti i
governi che si sono alternati negli
ultimi vent’anni. A dimostrazione
che in regime di dittatura della
borghesia, la scuola pubblica e
il diritto allo studio per tutti non
potranno essere mai garantiti perché la scuola è al servizio
dell’economia liberista che non
può e non vuole dare certezze ma
solamente opportunità.
Al di là dei contenuti del discorso, mi ha fatto molto piacere ve-
dere un giovane compagno come
Federico impegnato con tanta
convinzione e passione nella difficile militanza marxista-leninista.
Una vittoria per il Partito che
prepara il suo futuro con nuove
leve per continuare la sua Lunga
Marcia politica, organizzativa e
formativa. Un senso di fiducia per
tutti i compagni militanti, simpatizzanti e amici che hanno potuto
apprezzare le qualità oratorie, politiche e comunicative del giovane
compagno che senz’altro è e sarà
un ottimo discepolo del PMLI, dei
Maestri e di Mao, in particolare.
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
Alberto Signifredi - Parma
Dobbiamo impegnarci per indirizzare la scuola,
il lavoro, la cultura, ecc., in direzione marxista-leninista
I compagni Scuderi, Segretario generale del PMLI, e Pasca con a fianco il compagno Dario studente napoletano
radicarsi e di vincere le battaglie
del futuro.
Gli interventi brevi e concisi dei
compagni militanti e simpatizzanti, delle Cellule ed Organizzazioni
del Partito, provenienti da tutta
Italia, hanno avuto l’effetto di un
rosso tonico su tutti i presenti.
Studenti, operai, disoccupati,
intellettuali del popolo, giovani
e giovanissimi. Ciascuno, con le
sue rosse parole, ha lanciato un
chiaro messaggio: il PMLI è vivo,
solido come roccia e ciascuno di
noi, seguendo le linee del Partito,
lo rende e lo renderà più forte. La
borghesia, i revisionisti e i riformisti possono ignorare (o meglio
fare finta di ignorare) il PMLI, ma
non possono certo ignorare (e
nemmeno fare finta) che il Partito
è radicato e strutturato nel Paese. Il PMLI, ed i rossi interventi
dei presenti ne sono la prova
inconfutabile, sta crescendo, si
sta sviluppando e pulsa di rossa
energia rivoluzionaria. I compagni
N. 45 - 19 dicembre 2014
Conto corrente postale 85842383 intestato a:
PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze
spalle ed un futuro ancora lungo e combattivo davanti a loro.
I giovani ed i giovanissimi hanno
dimostrato che non solo il Partito
vive, ma che ha davanti a sé un
rosso futuro ancora migliore.
Il discorso ufficiale, tenuto
dal giovane compagno Picerni,
è stato seguito da tutti i presenti
in silenzio. Ogni singola frase arrivava diritta al punto come una
freccia rossa scoccata per colpire la borghesia. Nel migliore stile
marxista-leninista tutto era chiaro
e lineare. In luogo agli oziosi giri
di parole con cui gli scienziati
borghesi si riempiono la bocca
nell’ingannare le masse, il compagno Picerni ha attualizzato la
figura di Mao nel tema dell’istruzione e dell’insegnamento. L’annuale commemorazione di Mao
non hai mai rappresentato, né
mai rappresenterà, un incontro
di retorica e nostalgia. Tutt’altro!
Commemorare Mao significa
attualizzarlo e capire come concretizzare ed applicare l’immortale marxismo-leninismo, resosi
completo con il pensiero di Mao,
alla situazione attuale. Oggi, con
la scuola pubblica sotto attacco
da parte della classe dominante
borghese e con il tentativo del
nuovo duce Renzi di trasformare
la scuola in una azienda è quanto mai necessario disporre di un
rosso modello da contrapporre
a questo nero disegno. Con la
conquista del potere politico, sua
missione storica, il proletariato
dovrà appropriarsi del compito
dell’istruzione ponendo la classe
operaia alla sua direzione. Con
la guida della classe operaia potranno superarsi gli attuali sistemi
classisti, meritocratici e reazionari
e le masse popolari potranno accedere a tutti i gradi di istruzione.
La commemorazione di Mao
per me come per tutti i presenti, è
stata una vera e propria carica di
energia rossa e rivoluzionaria. Nella lotta contro la borghesia, il suo
sistema economico capitalista e
la sua ideologia liberale e individualista, non siamo soli. Nessuno
di noi è solo. Il PMLI, unico vero
Partito marxista-leninista, ci guida
verso la rivoluzione, la conquista
del potere politico e l’affermazione del socialismo. Sta a ciascuno
di noi metterci al suo servizio e
unirci alle sue rosse file.
Un simpatizzante biellese
del PMLI
Ho letto il discorso del compagno Federico Picerni, in occasione del trentanovesimo anniversario della scomparsa di Mao
Zedong. Posso dire che condivido in pieno ogni parola esposta,
soprattutto oggi che il governo
Renzi (continuando il progetto dei
precedenti governi) sta eliminando ogni baluardo
rimasto della “cosa” pubblica,
e ogni diritto studentesco ottenuto grazie alle lotte dei movimenti
degli anni ‘60 e ‘70.
Lentamente stiamo tornando
nel passato, la scuola sta diventando sempre più un lusso che
un diritto, sebbene la Costituzione borghese dica il contrario. E’
un lento processo quello che sta
avvenendo, così con la scuola,
come con la sanità ed altri servizi
basilari, un processo che sicuramente vuole portarci ad avere un
sistema pubblico simile, se non
identico o peggiore, a quello degli
Stati Uniti, un servizio dove chi ha
soldi a disposizione può permettersi le scuole più prestigiose e la
sanità di lusso e dove chi non ha
nulla deve accontentarsi di scuole fatiscenti e servizi ospedalieri
scadenti (come già accade, purtroppo, seppur in misura minore).
Mai come oggi dobbiamo
contrastare questo fenomeno,
dobbiamo creare un mondo dove
“ospedali di lusso” e “scuole prestigiose” siano la norma per tutti,
dove non vi siano discriminazioni
di alcun tipo e dove ognuno possa realizzare se stesso pienamente, contribuendo con le proprie
necessità e ricevendo secondo i
propri bisogni.
Come ha detto Picerni, la
propaganda anticomunista sta
dilagando sempre di più, anni di
anticomunismo fatti passare principalmente alla televisione stanno
dando i loro effetti negativi sulle
menti di molti giovani, per non
parlare della propaganda fatta a
scuola. Essendo io diciottenne,
ricordo ancora bene le ore di “anticomunismo”, dove studiavamo
Stalin e Mao come sanguinari dittatori, e Trotzky come il vero successore di Lenin. Questo è solo
uno dei tanti esempi che potrei
fare, ma è molto utile comprendere come siano vere le parole
del compagno, come non esista
un’imparzialità dell’istruzione nel
sistema del capitale, ed è per
questo che dobbiamo impegnarci
per indirizzare la scuola, il lavoro,
la cultura ecc., in direzione marxista-leninista. Oggi che l’individualismo, l’egoismo, la ricerca
del denaro e dell’apparenza sono
le fondamenta della società, noi
dobbiamo insegnare il contrario,
rovesciando le basi della società
stessa come ci hanno insegnato i
Maestri del marxismo-leninismo.
Picerni ha anche parlato
dell’Unione europea: essa è
fondata sul denaro e sull’interesse, non vi è ragione della sua
esistenza. Un’unione europea
che avrebbe un senso se fosse
un’unione tra popoli riuniti sotto
la bandiera del socialismo, sotto
la bandiera del popolo, e non sotto la bandiera dello sfruttamento,
dei sotterfugi e dell’oppressione,
nulla da ridire quindi sulle parole
del compagno Picerni.
Dobbiamo ricordare pazientemente che le nostre non sono
idee visionarie, ma il frutto di
un concreto progetto politico,
sociale ed economico che un
giorno realizzeremo, troppe volte ho sentito associare la parola
“marxismo” a “utopia”, frutto di
una dilagante ignoranza sull’argomento, ma come recita il titolo di un opuscolo del compagno
Scuderi “il socialismo tornerà di
moda”, ne sono sicuro, sopratutto ora che molti dei miei coetanei
iniziano a rendersi conto delle
proprie condizioni, della mancanza di un futuro concreto e della
graduale soppressione dei diritti.
Dobbiamo indirizzare la rabbia
dei giovani verso il marxismoleninismo-pensiero di Mao, sottraendola ai partiti fascisti, che
in maniera assurda oggi si ritengono “rivoluzionari”, al qualunquismo, alle droghe pesanti che
spesso fungono da temporanea
via d’uscita dal mondo devastato
in cui viviamo e, molto importante, dai sistemi di plagio di massa.
Essere marxisti-leninisti non
significa non vivere la propria
vita, ma anzi, creare un mondo
dove la propria vita può essere
vissuta al massimo, ma bisogna
lottare per realizzarlo, d’altronde
“la rivoluzione non è un pranzo
di gala”.
Riusciremo nel nostro progetto, anche se ci volessero anni,
l’Italia un giorno sarà unita, rossa
e socialista, e tutti ricorderanno i
Maestri del proletariato e il PMLI
come i principali liberatori dell’Italia, una nazione che attualmente
sta sotto il dominio delle banche
e del capitale.
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
Angelo - Palermo
Centrato pienamente il problema principale:
la classe operaia è succube dell’istruzione borghese
La Commemorazione di Mao
è stata molto interessante. I saluti
delle varie Cellule del PMLI sono
stati molto commoventi. Il PMLI
è l’unico Partito serio e affidabile che vuole il bene e lo sviluppo
dell’Italia e della classe operaia
applicando gli insegnamenti dei
cinque grandi Maestri del socialismo: Marx, Engels, Lenin, Stalin
e Mao.
Nella Commemorazione è stata messa in luce la Grande Rivoluzione Cinese del 1949 guidata
da Mao Zedong per la liberazione della patria e del popolo così
come Lenin e Stalin liberarono il
popolo sovietico con la Grande
Rivoluzione Sovietica del 1917.
L’intervento del compagno Federico Picerni è stato di ampio respiro. Egli ha centrato pienamente il problema: la classe operaia
è succube dell’istruzione della
borghesia. L’istruzione borghese
è un’ipocrisia che invece di esercitare l’intelligenza e di procurare
il lavoro ai giovani, riempie di nozioni inutili.
La riunione è stata pervasa
dallo spirito di fratellanza e mi ha
fatto piacere la foto finale con i
compagni. L’unica soluzione è la
rivoluzione socialista italiana.
Dario – Napoli
Numero di telefono e fax della
Sede centrale del PMLI e de “Il Bolscevico”
Il numero di telefono e del fax della Sede centrale del PMLI e de
“Il Bolscevico” è il seguente 055 5123164. Usatelo liberamente, saremo ben lieti di comunicare con chiunque è interessato al PMLI e al
suo Organo.
12 il bolscevico / PMLI
N. 34 - 24 settembre 2015
Riunione politico-organizzativa dei militanti e simpatizzanti della provincia di Modena del PMLI
Il Partito si riconferma punto di interesse e di
discussione tra le masse popolari
Bisogna ottimizzare
Intensa estate
il lavoro di
di
propaganda
per
radicamento locale
Dobbiamo studiare e ristudiare, capire e agire secondo le dieci
citazioni di Mao sui marxisti-leninisti
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di
Modena del PMLI
Domenica 23 agosto militanti e simpatizzanti delle Organizzazioni di Modena
e di Castelvetro (Modena) si
sono riuniti per discutere sulla situazione provinciale e per
studiare le dieci citazioni fondamentali del grande Maestro
del proletariato Mao sui marxisti-leninisti pubblicate su “Il
Bolscevico” ed applicarle nel
lavoro politico locale.
L’Organizzazione di Modena in poco tempo ha fatto passi da gigante nel lavoro politico locale, si è inserita
senza problemi in due comitati popolari, STOP-TTIP e movimento contro la privatizzazione dell’acqua, ha compiuto
varie denunce delle istituzioni
borghesi locali e ha partecipato a scioperi e manifestazioni avendo consensi strepitosi,
seguendo le indicazioni delle
istanze superiori per ottimizzare il radicamento locale.
Importanti documenti da
seguire sono il Rapporto del
compagno Giovanni Scuderi alla 4a Sessione plenaria
del CC e quello del compagno Dario Granito alla riunione plenaria della Commissione di organizzazione del CC
del PML, in cui si esplica che
bisogna avere “più qualità e
meno quantità” per ottimizzare il lavoro tra le masse popolari. Oltre alla produttiva propaganda per il proselitismo
che i marxisti-leninisti stanno
proseguendo senza sosta con
sacrificio proletario, bisogna
ottimizzare il lavoro radicandosi ancora di più nelle realtà
locali, come per esempio con
volantinaggi mirati davanti le
fabbriche, davanti le scuole e
università e nei propri posti di
vita, studio e lavoro, nonché
partecipare alle manifestazioni di massa.
A livello sindacale, i compagni lavoratori si stanno man
man inserendo nella CGIL
portando avanti la linea sindacale del Partito con tattica
e pazienza e si nota una certa
apertura della CGIL a favore.
È stato ribadito che il nostro
lavoro della CGIL non è assolutamente un riconoscimento
della sua attuale direzione o
linea politico-sindacale, bensì ha l’obiettivo di unire i la-
Modena, 5 settembre 2015. Uno dei numerosi banchini di propaganda realizzati dall’Organizzazione di Modena del PMLI (foto Il
Bolscevico)
voratori, stare fra i lavoratori e raggiungere la più vasta
platea possibile con la nostra
proposta del Sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori,
delle pensionate e dei pensionati (SLLPP).
A livello di studio, i compagni, soprattutto quelli che
si sono avvicinati ultimamente al partito, stanno continuando a studiare le cinque
opere fondamentali per avere una concezione proletaria
del mondo ancora più efficace e per migliorare la propria
qualità intellettuale, oltre alla
lettura settimanale de “Il Bolscevico” e di vari documenti
importanti. Tutti i compagni
hanno riconosciuto la necessità di combinare studio individuale e collettivo e di studiare in modo mirato tenendo a
mente i problemi più urgenti
con cui abbiamo a che fare.
Dobbiamo studiare e ristudiare, capire e agire secondo
le dieci indicazioni di Mao
per acquisire le caratteristiche
ideologiche, politiche, morali,
organizzative che non devono
mai mancare ad un marxistaleninista.
Tutto sommato le Organizzazioni lavorano bene, è un
gruppo ben compatto, e si lavora con spirito di sacrificio
e con entusiasmo e coraggio
proletario seguendo gli insegnamenti dei cinque grandi
maestri del proletariato internazionale e le istanze superiori. La crescita politica dei simpatizzanti conferma la fiducia
del Partito nei loro confronti e
fa ben sperare in futuri passi
avanti del PMLI nella nostra
provincia.
Alla vigilia della commemorazione di Mao
I marxisti-leninisti biellesi onorano
Lenin a Cavriago
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di
Biella del PMLI
Come sempre i compagni
dell’Organizzazione biellese del PMLI, diretti a Firenze per partecipare alla commemorazione di Mao, si sono
precedentemente recati presso il Comune di Cavriago
(Reggio Emilia) per rendere omaggio al busto di Lenin
il cui monumento domina la
centrale Piazza Lenin.
I compagni hanno posto alla base del monumento
un bellissimo mazzo di fiori rossi con la scritta “I marxisti-leninisti biellesi al grande Maestro del proletariato
internazionale Lenin”. Durante la deposizione dell’o-
maggio floreale i nostri compagni sono stati avvicinati da
un simpatizzante di Cavriago
del PMLI, di origini albanesi,
che ha ricordato di essere stato presente alla commemorazione organizzata dal PMLI
a gennaio sempre in piazza
Lenin in occasione dell’Anniversario della scomparsa
di Lenin. I compagni biellesi dopo aver discusso ampiamente di tematiche storiche
e politiche col simpatizzante
cavriaghese sono poi ripartiti alla volta del capoluogo toscano.
Cavriago (Reggio Emilia), 5
settembre 2015. Un momento dell’omaggio al monumento a Lenin (foto Il Bolscevico)
il PMLI a Modena
A ruba gli opuscoli di Scuderi. Grande successo per
il manifesto antiRenzi “Cacciamolo”. Contestato
il neopodestà Muzzarelli difensore della borghesia
locale
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di Modena
del PMLI
Durante l’estate la propaganda
marxista-leninista a Modena non è
andata in vacanza. Vari sono stati i
banchini per il proselitismo, in particolare si segnalano alcuni episodi
fondamentali.
Nel banchino di martedì 28 luglio
oltre ad aver raccolto le firme contro
il TTIP, sempre presente sui banchini, un iscritto al PRC di Castelfranco Emilia (Modena) ha avuto modo
di conoscere più a fondo il PMLI,
dando ragione alle nostre tesi rivo-
roso compagno Denis Branzanti per
avercene fornite varie copie). Molti i
nostri giornali sono stati presi da modenesi interessati.
Abbiamo ricevuto anche la visita
della prima uscita pubblica di “Possibile” il “progetto” dell’ex piddino
Civati per la raccolta firme sulla proposta degli 8 referendum su democrazia, scuola, ambiente e lavoro.
In un clima assolutamente pacifico
i marxisti-leninisti modenesi hanno esposto con semplicità le teorie anti-borghesi del PMLI e l’unica
soluzione efficace per liberarsi dal
capitalismo, ossia coscienza e lotta
Modena, 28 luglio 2015. Piena attività politica attorno al banchino del PMLI (foto
Il Bolscevico)
luzionarie. In particolare ha criticato
i dirigenti del PRC poiché hanno rinnegato la simbologia nonché l’ideologia comunista. Per approfondire la
conoscenza e linea politica del PMLI
ha acquistato tre dei 16 opuscoli del
compagno Giovanni Scuderi: “Dove
porta la bandiera di Guevara”, “Applichiamo gli insegnamenti di Mao
sul Partito del Proletariato” e “Mao
è un grande Maestro del proletariato
internazionale delle nazioni e dei popoli oppressi – Mao sull’Internazionalismo proletario”.
Inoltre, nella stessa giornata abbiamo ricevuto la visita di un esponente spagnolo, in veste di turista
nella cittadina modenese, della
CCOO (Confederacìon Sindacal de
Comisiones Obreras) che denunciato la via populista e “simil-grillina” del
progetto “Podemos”, non ha potuto
non fermarsi al nostro banchino in
quanto si riconosceva nelle nostre
bandiere e nell’ideologia marxistaleninista. Un’altra importante discussione si è avuta con un militante
dell’ex PSIUP (Partito Socialista
Italiano di Unità Proletaria) che è rimasto molto soddisfatto della nostra
presenza, pensava che partiti come
il PMLI fossero spariti dalla circolazione, ma ha avuto la prova che siamo ancora lì, compatti e decisi nel
portare avanti le nostre tesi rivoluzionarie per abbattere il capitalismo
ed il governo del neoduce Renzi.
Nel banchino di sabato 5 settembre i compagni modenesi hanno finalmente testato il successo de “Il
Bolscevico” cartaceo (per questo
ringraziamo calorosamente il gene-
di classe, nonostante tutto ci hanno
fatto i complimenti per essere presenti nelle lotte comuni. Nei cittadini
che compongono questo progetto
abbiamo notato grandi contraddizioni, molta confusione e totale assenza di coscienza proletaria.
In tutta sostanza il PMLI riesce
ad essere sempre un punto di riferimento e offre in piazza un gran
colpo d’occhio. Il banchino è stato
fotografato tantissimo come il cartello “Cacciamolo” raffigurante il
neoduce Renzi con Berlusconi, Craxi e Mussolini il quale ha suscitato
grandi risate e consenso alle tesi del
partito. Molti modenesi continuano a
contestare il neopodestà Muzzarelli, oramai ribattezzato “Mozzarella”,
che non sta facendo assolutamente nulla per le masse popolari, si è
contestata la partecipazione di Modena all’EXPO promuovendo eventi
nella Palazzina Vigarani dei giardini
pubblici, un tempo giardini ducali e
che sono tornati ducali poiché sono
diventati il tempio della borghesia
modenese. Il “Mozzarella” sta solo
difendendo gli interessi della borghesia e del capitalismo, delle masse popolari, degli operai e degli studenti non gli importa assolutamente
nulla.
Abbiamo avuto la riconferma che
a Modena il terreno è fertile per il
Partito e solo con la qualità dei militanti e dei simpatizzanti attivi del
PMLI e del loro sacrificio sarà possibile avere il consenso delle masse
per liberarci dall’oppressione del sistema borghese.
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
cronache locali / il bolscevico 13
N. 34 - 24 settembre 2015
Melzo (Milano)
Secondo i dati Arlas di giugno 2015
In Campania crolla
l’occupazione femminile
Quasi 40mila licenziate. Nell’istruzione e nel terziario la situazione peggiore
‡‡Redazione di Napoli
Sono impietosi i dati dell’occupazione in Campania dopo
anni di immobilisimi e mancanza di progetti adeguati a rilanciare il lavoro in questa martoriata regione. Come si dice
a Napoli non ci voleva certo la
zingara per indovinare, ma ad
agosto è l’Agenzia regionale
per l’occupazione e l’istruzione
(Arlas) a produrre un importante e significativo dossier sull’andamento dell’occupazione con
dati a dir poco preoccupanti.
A pagarne le spese sono ancora una volta le donne su cui
ricade maggiormente la mannaia dei licenziamenti a raffica
da parte delle aziende. A giugno, ad esempio, a fronte di
60.475 assunzioni come lavoro dipendente (ma non si spe-
cifica se a tempo determinato o
indeterminato) si sono verificati ben 74.109 licenziamenti con
un saldo negativo pari a 13.634
unità.
A preoccupare è proprio il
crollo dell’occupazione femminile: ben 38.067 lavoratrici
hanno perso il lavoro nel solo
mese di giugno, con un saldo negativo dei mesi di aprile,
maggio e giugno tra assunzioni e licenziamenti che si avvicina alle 3.000 unità. Gli adulti tra
i 30 e i 50 anni una volta perso il lavoro hanno difficoltà ad
essere riassunti e in Campania
negli ultimi mesi si sono verificati ben 14.602 licenziamenti in
questa fascia d’età. Il gap peggiore tra assunzioni e licenziamenti si è registrato nel settore
dell’istruzione con -22.622 lavo-
ratrici e lavoratori nel terziario
che ha raggiunto la cifra negativa di -16.402. Anche se diminuiscono i cosiddetti contratti atipici, in primis il contratto a tempo
determinato, e crescono quelli a
tempo indeterminato, gli effetti del Jobs Act si fanno sentire,
visto la tranquillità con la quale
i padroni effettuano i licenziamenti che hanno portato l’Arlas
a sottolineare un aprile, maggio
e giugno neri sul fronte dell’occupazione in Campania.
Mentre sono indubbie le responsabilità della giunta antipopolare della casa del fascio
guidata da Caldoro e dal suo
assessore “al lavoro” Nappi,
noi marxisti-leninisti ci chiediamo cosa fanno i sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL. In
una regione con il più basso
tasso del prodotto interno lordo e il più alto di disoccupazione giovanile, non convincono le
ricette del nuovo assessore alle
Attività produttive della giunta
antiopopolare De Luca (PD),
il “migliorista” Amedeo Lepore
(ex-PCI-PDS-DS-PD), che parla ancora di incentivi all’occupazione per le aziende private,
esperimento già provato dalla
giunta precedente con l’effetto che una volta ottenuti i soldi pubblici, i pescecani di turno
chiudevano le aziende e lasciavano i neoassunti per strada.
Nessuna parola, invece, su un
concreto sviluppo, cominciando
con una mirata reindustrializzazione regionale, l’unica a poter
fin da subito produrre posti di lavoro per attenuare la dilagante
disoccupazione in Campania.
Oltre 4.000 in assemblea a Firenze
contro la “Buona scuola” di Renzi
Il neopodestà Nardella attacca i lavoratori. Crumira “di lusso” Agnese Landini, moglie del premier
Affissi i volantini del PMLI su “Mao e l’istruzione nel socialismo”
‡‡Redazione di Firenze
A Firenze il primo giorno di
scuola, martedì 15 settembre,
è stato anche il primo giorno di
lotta contro la “Buona scuola” di
Renzi che, come è stato denunciato all’assemblea, porta avanti i principi della tanto contestata controriforma Gelmini. In oltre
4.000 hanno affollato l’Obihall
per l’assemblea provinciale indetta da Flc-Cgil, Cisl Scuola,
Snals-Confsal, Gilda-unams e
Cobas Scuola. Sono stati organizzati pullman per raccogliere
anche i lavoratori più lontani. Accanto a insegnanti e personale
Ata anche genitori e studenti, fra
questi ha preso la parola un rappresentante degli studenti medi
spronando i lavoratori a unirsi
agli studenti per creare una grande mobilitazione unitaria. Presente anche una lavoratrice della RSU Esa-Ote, che ha ribadito
come l’attacco del governo Renzi ai diritti tocca tutti i lavoratori.
Al centro delle critiche sindacali
i nuovi criteri per quanto riguarda le modalità di immissione in
ruolo, le funzioni attribuite al dirigente scolastico, il meccanismo
di valutazione.
Un’iniziativa importante, tant’è
che il fedelissimo renziano neopodestà Dario Nardella nei giorni precedenti ha attaccato frontalmente i lavoratori e i sindacati
sbottando: “un fatto inaudito, incredibile, un autogol per gli stessi
sindacati che evidentemente non
hanno davvero a cuore la scuola... I sindacati, in questo modo,
non accettano e non raccolgono
la sfida del loro rinnovamento, ma
praticano vecchi metodi per problemi nuovi”.
Alla replica sindacale, in cui
gli hanno fatto notare che all’analoga assemblea, di due anni
fa, contro la “riforma” Gelmini era
addirittura presente un assessore
comunale PD, ha risposto sempre sullo stesso tono ducesco,
senza entrare in merito ai contenuti della “riforma” e alle richieste
sindacali.
Crumira “di lusso” Agnese
Landini, insegnante di italiano e
latino, precaria riconfermata, le
cui dichiarazioni di entusiasmo
per la “Buona scuola” ideata dal
Firenze, 15 settembre 2015. Obihall. La grande assemblea unitaria dei
lavoratori della scuola contro la “Buona scuola” del neoduce Renzi.
A destra uno dei volantini del PMLI affissi agli ingressi che invitano
a leggere ed esprimere la propria opinione su “Mao e l’istruzione nel
socialismo” (foto Il Bolscevico)
coniuge hanno trovato ampio
spazio al Tg3 regionale.
L’assemblea si è conclusa dando appuntamento alla grande manifestazione unitaria nazionale del-
la scuola che si terrà a fine ottobre.
All’ingresso
dell’assemblea
sono stati affissi i volantini del
PMLI che invitano a leggere
ed esprimere la propria opinio-
ne su “Mao e l’istruzione nel socialismo”, discorso del compagno Federico Picerni alla recente
Commemorazione di Mao, pronunciato a nome del CC del Partito.
Propagandata la commemorazione di Mao.
Interessante confronto con la popolazione
dell’Organizzazione di
Rufina del PMLI
Sabato 5 settembre i compagni delle Organizzazioni di Rufina e di Vicchio del PMLI con
l’aiuto dei simpatizzanti di Figline Valdarno, hanno realizzato a
Pontassieve (Firenze) un rosso banchino per propagandare
la commemorazione pubblica di
Mao che si sarebbe tenuta l’indomani.
Oltre a 300 volantini sul
tema, generalmente ben accolti dalla popolazione, molti sono
stati i momenti di confronto con
i passanti che hanno espresso
apprezzamenti per la costante
presenza in piazza del Partito e
per la sua capacità di “resistenza” in un periodo storico difficile come quello che stiamo attraversando. Alcuni saluti a pugno
chiuso hanno testimoniato ai
compagni che il rosso, la falce e
martello e il socialismo sono ancora presenti fra le masse.
Nel pomeriggio i compagni
di Rufina hanno replicato la diffusione al mercato settimanale
che si svolge in paese, riscontrando altrettanto interesse e
curiosità per la commemorazione.
➠
Pontassieve, 5 settembre 2015. Il banchino di propaganda del PMLI in
occasione del mercato settimanale (foto Il Bolscevico)
Una donna cardiopatica che non riesce a pagare
le bollette ha un malore mentre urla al neopodestà
Bruschi “Maledetto il giorno in cui ti ho votato”
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di Melzo
del PMLI
A Melzo (Milano), città che
un tempo dava lavoro a migliaia di operai soprattutto del settore caseario provenienti anche
dai comuni limitrofi, oggi, dopo la
chiusura nel corso degli anni dei
grandi stabilimenti della Galbani
e della Invernizzi oltre che, a seguito della crisi del capitalismo, di
molte imprese, la mancanza di lavoro ha provocato un crescente
diffondersi della povertà e, sempre più frequentemente, donne e
uomini sono costretti a rovistare
tra i rifiuti pur di riuscire a trovare
qualcosa da mangiare.
L’esempio più palese è il mercato settimanale del martedì tra
via Curiel e via Europa dove, verso le 12,30 quando gli ambulanti
iniziano a andarsene, pensionati
che non arrivano a fine mese, disoccupati, ma anche ragazzi soprattutto immigrati, iniziano a rovistare tra le cassette accatastate
per essere raccolte dai camion
della nettezza urbana, pur di trovar qualcosa da mettere in tavola.
Qualcuno, parlando del problema, ha avuto addirittura la faccia tosta di ricordare che, secondo il diritto borghese, i beni gettati
nella spazzatura diventano di
proprietà comunale e pertanto,
appropriandosene, si commetterebbe un furto ai danni dell’Amministrazione comunale, invocando
un apposito regolamento di Polizia urbana con annesse sanzioni.
L’assessore ai Servizi sociali
Maria Piccirillo (lista civica “Cambiare Melzo-La Sinistra”), intervistata in merito alla grave situazione, scopre l’acqua calda
affermando: “la perdita del lavoro e della conseguente sicurezza economica hanno creato grosse difficoltà negli ultimi anni, e la
situazione va sempre più peggiorando”, senza però proporre alcunché di concreto e limitandosi
a scaricare tutto sulle spalle delle
associazioni di volontariato e tessendo le lodi soprattutto del lavoro svolto dalla Caritas.
Nel frattempo il neopodestà
Antonio Bruschi (PD), rinchiuso nella sua torre d’avorio, dimostra, nei fatti, di disinteressarsi totalmente dei problemi della città,
sempre adducendo la scusa che
non ci sarebbero soldi per alcun
tipo di intervento.
Una donna di 66 anni, Angela
Rinaldi, pensionata residente nelle case Aler di via Europa e con
gravi problemi di salute, ha chiesto aiuto al Comune per poter pagare bollette a cui non riesce a far
fronte con la sua pensione da 780
euro e un affitto di 400 euro mensili, viste anche le costose spese mediche che deve sostenere
in modo permanente. Recatasi
in municipio, ha avuto un’accesa discussione con il neopodestà
che le rispondeva con un ipocrita “Lavoriamo per trovare una soluzione” e lei, dopo avergli urlato “Maledetto il giorno in cui ti ho
votato”, ha avuto un malore ed è
stata soccorsa dal 118 e ricoverata in ospedale.
L’Organizzazione di Melzo del
PMLI, augurando pronta guarigione ad Angela, chiede le immediate dimissioni della giunta corresponsabile, con la sua inerzia
del continuo aggravarsi della situazione sociale.
Alla “Festa dell’Unità” di Ravenna
Rosso banchino del PMLI in Valdisieve
‡‡Dal corrispondente
Costretti dalla povertà
a rovistare tra i rifiuti
del mercato
per poter mangiare
Ravenna, 11 settembre 2015. La
larga propaganda della Commemorazione di Mao e del discorso
di Picerni alla locale festa dell’Unità (foto Il Bolscevico)
Diffusi “Il Bolscevico”
e i volantini sulla
commemorazione di Mao
‡‡Dal nostro corrispondente
dell’Emilia-Romagna
Venerdì 11 settembre una
squadra composta da militanti e
simpatizzanti dell’Organizzazione
di Ravenna e delle Cellule “Stalin”
di Forlì e Rimini del PMLI hanno
effettuato, come ogni anno, una
diffusione presso la “Festa dell’Unità” a Ravenna, una festa che,
pur rimanendo la più grande in
zona, comincia a ridimensionarsi
così come hanno fatto molte feste
del giornale renziano del circondario fino a scomparire completamente, segno di un progressivo
e costante distacco verso il partito del nuovo duce e, anche se si
tratta di una festa che ha sempre
meno caratteri politici.
Durante la diffusione, alla quale ha partecipato anche il Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna, Denis Branzanti, sono state
distribuite 600 copie del volantino
che invita a leggere e commentare l’importante discorso tenuto dal
compagno Federico Picerni in occasione della commemorazione
pubblica del 39° anniversario della scomparsa di Mao e del documento “La Camera nera vota l’Italicum fascistissimum”; inoltre sono
state distribuite un buon numero
di copie de “Il Bolscevico” numeri 32 e 33. Una diffusione quindi
ben riuscita, al fine di far conoscere meglio il PMLI e in particolare il
discorso commemorativo “Mao e
l’istruzione nel socialismo”.
14 il bolscevico / cronache locali
N. 34 - 24 settembre 2015
Milano
Figline di Prato
PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO
Onorati i 29
l’ADUNATA DI CASAPOUND
partigiani
trucidati
Il PMLI punta il dito contro il governo del nuovo duce Renzi che non perseguita
dai nazifascisti
i nazifascisti nonostante le leggi vigenti
‡‡Redazione di Milano
Venerdì 11 settembre, presso la Loggia dei Mercanti di Milano, si è svolto un presidio antifascista organizzato dall’ANPI
per denunciare un concomitante raduno nazifascista degli
squadristi di CasaPound (11,
12 e 13 settembre) che avrebbe dovuto tenersi a Milano, poi
svoltosi a Castano Primo (Milano), che costituisce una inaccettabile offesa al capoluogo
lombardo, città Medaglia d’Oro
della Resistenza.
Presenti al presidio alcuni
militanti e simpatizzanti della Cellula “Mao” di Milano del
PMLI con la bandiera del Partito e con un cartello con affisso su una facciata il manifesto
(riportato anche nei “corpetti”
indossati dai nostri compagni)
del manifesto realizzato dal
Comitato lombardo del PMLI
con scritto “Mettere fuorilegge
i gruppi nazifascisti – Applicare
la legge n. 645 del 20 giugno
1952”, mentre sull’altra facciata c’era il manifesto del Partito
contro il governo Renzi ad additarlo come principale responsabile della non applicazione
delle norme legislative che
vietano l’apologia di fascismo
Il vergognoso
silenzio stampa
dei mass-media
borghesi sul PMLI
Come sempre, il PMLI è l’unico vero Partito marxista-leninista, l’unico che possa avere
seriamente il compito, anzi “cui
spetta il compito di infondere
(al proletariato ora privo della
‘coscienza di essere una classe per sé’, sott.) la coscienza,
la cultura, la mentalità, la pratica sociale rivoluzionarie, anticapitaliste, antiistituzionale e
marxiste-leniniste” (da Giovanni Scuderi, “Uniamoci per l’Italia
unita, rossa e socialista”, PMLI,
ottobre 2006, p.15) e quello di
“trasformare
l’astensionismo
spontaneo in astensionismo
Milano, 11 settembre 2015. Il presidio antifascista presso la Loggia
dei Mercanti contro il raduno nazifascista degli squadristi di CasaPound. Al centro il cartello e la bandiera del PMLI (foto Il Bolscevico)
e la ricostituzione del disciolto
partito fascista oltre a quelle
che vietano l’istigazione all’odio razziale.
È da anni che il PMLI porta
in piazza la rivendicazione della messa fuorilegge dei gruppi
nazifascisti ma solo di recente
l’ANPI sta prendendo, almeno
a parole, una posizione chiara in merito, come ha fatto ad
esempio nel suo intervento
Roberto Cenati (ANPI Milano) che ha affermato, citando
Carlo Smuraglia (presidente
dell’ANPI) che “fenomeni come
CasaPound,
autodefinitosi
fascismo del terzo millennio,
sono vietati dalle istituzioni”,
denunciando la sponda data ai
nazifascisti da parte dei partiti
neofascisti ufficiali della destra
organizzato,
l’astensionismo
generico in astensionismo politicamente qualificato su un
piano antiistituzionale, antigovernativo, anticapitalistico e per
l’Italia unita, rossa e socialista”
(op.cit., p. 17).
Ecco perché i mass-media
borghesi (sia della destra fascistoide sia della sinistra iperborghese) boicottano sistematicamente la commemorazione
di Mao e le altre iniziative del
PMLI. Fa paura la coscienza di
classe, fa paura lo smascheramento dei meccanismi di potere borghesi, per esempio delle
“manfrine” tendenti alla liquidazione della “seconda Camera”,
ossia del Senato, trasformato
in una sorta di “Camera delle
autonomie”, peggiorando dunque la Costituzione borghese,
come anche della nuova legge
elettorale, giustamente definita
più volte, durante la commemorazione di Mao, “peggiore della
legge Acerbo” d’epoca fascista.
Idem con il Jobs Act, la “Buona
scuola”, ecc., ossia con tutte le
invenzioni del neoduce democristiano di Rignano sull’Arno,
Matteo Renzi.
La cronaca di Firenze de
“La Nazione”, per esempio, si
dilunga su ogni spettacolo di
poco conto, sulla “Rificolona”,
tra l’altro ricondotta a “festa
della Madonna”, quando invece
ha radici più antiche e pagane
(per qualche studioso etrusco),
senza parlare dei problemi veri
della città e dell’Italia, che nelle riunioni del PMLI vengono
invece esaminate, anzi sviscerate molto attentamente. Ma
tant’è...
CALENDARIO
DELLE MANIFESTAZIONI
E DEGLI SCIOPERI
SETTEMBRE
18
22
23
25
Cisal - Sciopero Telecomunicazioni Telecom Italia SpA
- ultime 2 ore del turno e blocco dello straordinario
ANPCAt - Sciopero del personale Enav e Alitalia degli
aeroporti di Roma e il personale di Air Italy, ENAV SpA controllore traffico aereo, assistenza al volo e metereologo
Notte bianca della scuola, promossa dall’“Assemblea
del movimento scuola”
fast confsal - Sciopero del personale del Trasporto
Ferroviario Nuovo Trasporto Viaggiatori Italo (NTV)
OTTOBRE
da
definire
Manifestazione unitaria dei lavoratori della scuola a
Roma
Eugen Galasso - Firenze
“Il Bolscevico” mi dà
energia e coraggio
per andare avanti!
Cari compagni,
vorrei poter fare di più per il
nostro amato Partito. Grazie di
cuore, ricevere “Il Bolscevico”
per me è ricevere una forza
che dà energia e coraggio per
andare avanti!
Saluti marxisti-leninisti.
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
Liliana – Cuneo
Sarò sempre
a disposizione
del Partito
Ciao,
vi ringrazio perché partecipare alla commemorazione di
Engels in Germania è stata una
bella esperienza.
Spero ce ne siano altre, io
sarò sempre a disposizione per
il Partito. Parteciperò alla commemorazione di Mao.
borghese quali Lega Nord, Forza Italia e Scelta Civica e chiamando in causa timidamente il
ministero degli Interni.
Nemmeno Giuliano Banfi,
vicepresidente dell’ANED, nel
suo vibrante intervento, ha citato il governo Renzi e le sue
gravi responsabilità nel lasciar
liberamente scorrazzare i nazifascisti. Non ha avuto, quindi,
alcun imbarazzo a intervenire
il parlamentare sionista del PD
candidato a sostituire Pisapia,
Emanuele Fiano, che ha sbandierato di voler presentare un
“DDL per inserire il reato di
apologia di fascismo nel codice penale”. Ma il governo del
nuovo duce Renzi, erede di
Mussolini, Craxi e Berlusconi
- che sta completando il piano
piduista di restaurazione del fascismo in Italia – non intende
certo fermare la recrudescenza
dello squadrismo nazifascista,
non solo in Italia ma in tutto il
mondo, come ha chiaramente
dimostrato in sede ONU, nel
novembre dell’anno scorso,
con la scandalosa e vergognosa astensione sulla mozione
di condanna del nazismo e di
ogni sua forma di glorificazione.
Un saluto e un arrivederci.
Vladimir dalla Toscana
Gloria eterna
a Engels
Nel 120° Anniversario della
sua scomparsa anch’io voglio
congratularmi con il glorioso Maestro Engels per la sua
grande e immensa opera di
cofondatore, insieme al glorioso Maestro K. Marx, e il suo
indispensabile contributo al
socialismo scientifico con le
sue opere che sono “Dialettica
della natura”, “Anti-Dühring”,
“La concezione materialistica
della storia”, “La situazione della classe operaia in Inghilterra”,
e tanti altri scritti di inestimabile
valore che completano l’opera
di Marx.
Ho letto su “Il Bolscevico”
l’opera immane di Engels “Dialettica della natura”: era arrivato il momento che l’umanità si
emancipasse e si purificasse
da tutta la lordura medievalecattolica,
dall’oscurantismo,
dal teologismo e fosse aperta
la strada alla scienza di qualsiasi forma, da quella chimica
a quella economica. Engels
dice: “La scienza era ancora
immersa nella teologia. Cercava ovunque e trovava sempre
come conclusione un impulso
esterno che non poteva essere
spiegato dalla natura stessa”.
E continua “Con l’uomo noi
entriamo nella storia. Anche
gli animali hanno una storia
quella della loro discendenza
e graduale evoluzione fino al
loro stato attuale. Ma questa
storia si compie da sé: e nella
misura in cui gli animali stessi
vi partecipano, lo fanno senza
(coscienza) consapevolezza e
volontà. Gli uomini al contrario
quanto più si allontanano dalla
loro animalità intesa nel senso
stretto della parola, tanto più
Il PMLI condanna le
ripetute provocazioni dei
gruppi neofascisti
Prato, 6 settembre 2015
Il corteo in onore dei 29 partigiani trucidati dai nazifascisti a
Figline nel 71° Anniversario della Liberazione della città. Profetiche le parole d’ordine riportate sul cartello del PMLI a firma
della pratese Cellula “Stalin” in cui si chiede alla giunta Biffoni di attivarsi per sciogliere immediatamente i gruppi fascisti e
chiudere i loro covi a Prato.
All’indomani della commemorazione, infatti, i neofascisti di
“CasaPound Italia” e “Etruria 14” si sono resi protagonisti
dell’ennesima provocazione fascista deponendo una corona di
fiori sulle mura del castello dell’Imperatore e uno striscione per
ricordare un gruppo di aguzzini fascisti giustiziati dai partigiani
subito dopo la liberazione della città.
L’oltraggio alla città Medaglia d’Argento al valor militare per
l’attività partigiana è stata prontamente condannata in un comunicato stampa dalla Cellula “G. Stalin” di Prato del PMLI
inviato ai mass media che però lo hanno completamente ignorato.
fanno essi stessi la loro storia
consapevolmente”.
Per cui non c’è più posto
per l’oscurantismo, il teologismo, religionismo fanatico e
tutto il ciarpame medievale che
per secoli ha tenuto schiave le
masse dando il massimo della
ferocia, anche se ancor oggi
tante persone povere sono ingannate
inconsapevolmente
con effetti anche deleteri.
Grazie compagni di questi
gloriosi scritti pubblicati su “Il
Bolscevico” che ci rinfrescano la mente e ci fanno sentire
marxisti-leninisti spronati sempre più alla lotta contro il capitalismo, la proprietà privata,
il clerico-fascismo dilagante
contro il neoduce Renzi e ogni
superstizione medievale che
incatena purtroppo ancora sacche di popolazione.
Gloria eterna a Engels!
Gloria eterna al PMLI!
Coi Maestri vinceremo!
Saluti comunisti.
MaurizioFigline Valdarno (Firenze)
La Chiesa cattolica è
uno stato assoluto,
tiranno e teocratico
La Chiesa cattolica, contro
ogni regola divina, ha introdotto
il servizio sacerdotale quando
la Bibbia conosce solo il Ministero Pastorale. Inoltre, con
atto sessuofobico e del tutto discriminatorio, ha vietato il ministero sacerdotale, biblicamente
inesistente, alle donne.
Infine, sempre senza alcuna base scritturale, ha vietato
il matrimonio agli ecclesiastici,
così da conservare il patrimonio degli stessi in seno alla
Chiesa, accrescendo il potere
economico e temporale dello
Stato-Chiesa.
Le donne, categoria da sempre discriminata, sono state
relegate nei conventi, private
di ogni potere e spesso di qualsiasi dignità intellettuale. È così
sorto uno stato assoluto, tiranno e teocratico, ben lontano
anche per messaggio religioso
pronunciato dall’Evangelo di
Cristo che, guarda il caso, nel
medioevo era persino vietato
leggere poiché in aperto conflitto con la dottrina ufficiale della
Chiesa.
Confidare nella Chiesa cattolica è sconfessare il dettato
Biblico, credere nel Vangelo è
ontologicamente incompatibile
col confidare nella Chiesa cattolica Apostolica Romana.
Marcello Amedeo Ranieri –
Milano
La crisi della Cina è
figlia del tradimento
del socialismo
In queste ultime settimane
tutti a parlare di crisi della Cina,
dove per tutti si intendono gli
squali della finanza, chi cerca i
maxiprofitti, gli speculatori, i capitalisti in generale che hanno
paura/terrore di non fare profitti.
I mezzi di comunicazione di
massa analizzano e danno notizie superficiali sulla crisi delle
borse cinesi, dispensano consigli su consigli. Tutti parlano ma
nessuno analizza nel dettaglio
il perché la Cina è in crisi.
Per me il motivo è semplice
ed è una ragione storica: la colpa di quello che sta succedendo in Cina è di Deng Xiao Ping,
colui che ha tradito Mao, che ha
cancellato/distrutto tutto ciò che
era stato fatto da Mao e le sue
politiche, colui che ha aperto la
Cina al capitalismo selvaggio.
Non è possibile dare una definizione se non quella di traditore.
La crisi della Cina di oggi è
figlia solo ed esclusivamente di
un traditore: Deng Xiao Ping.
Alessandro – Firenze
esteri / il bolscevico 15
N. 34 - 24 settembre 2015
Contro i migranti e i profughi
L’Ue militarizza le frontiere
Nessun accordo sulle quote. L’Ungheria si blinda. La Germania e altri paesi sospendono Schenghen
Droni e navi da guerra per distruggere le barche dei migranti
Accordo unanime raggiunto dai 28 nel Consiglio Affari Generali, riunito a sempre a Bruxelles il 14 settembre, sul via libera
formale per l’avvio della Fase 2
dell’operazione navale Eunavfor
Med, quella partita con la decisione del vertice Ue del 22 giugno
che istituiva una flotta nel Mediterraneo per intercettare le barche dei migranti e, nella Fase 3,
la distruzione dei mezzi degli scafisti nei porti di partenza.
La proposta, annunciata lo
scorso 5 settembre da una dichiarazione dell’Alto commissario alla politica estera e alla difesa della Ue, l’italiana Federica
Mogherini, è passata senza discussione. Le operazioni della
squadra navale guidata dall’ammiraglio italiano Enrico Credendino e composta dalla portaerei
Cavour, un sottomarino italiano,
una fregata e un rifornitore tedesco e una nave ausiliaria britannica sono previste entro i primi gior-
Ungheria. L’esercito presidia il muro di filo spinato ora completato
per impedire l’accesso ai migranti
ni di ottobre.
Alla flotta che la Ue vuol mettere in campo mancano ancora le
navi promesse da Francia e Spagna, oltre ad aerei e elicotteri forniti da altri Paesi, ma nei primi
due mesi di attività ha già svolto
i compiti previsti nella Fase 1 raccogliendo informazioni sulle organizzazioni dei trafficanti; ha anche soccorso oltre 1.500 migranti
raccolti a bordo di gommoni e
barconi e diretti verso le coste ita-
liane. Nella Fase 2 Eunavfor Med
potrà usare la forza per intercettare le barche dei migranti e cercare di catturare i trafficanti; potrà
cercare di intercettare i barconi
vuoti in arrivo in Libia e affondarli in mare aperto. Le operazioni
saranno condotte in mare aperto, fuori dalle acque territoriali libiche. Per il momento.
Dalla mezzanotte del 14 settembre in Ungheria è entrata in vigore la legge contro i clandestini
che prevede 3 anni di carcere per
chi entra illegalmente nel Paese
e pene inferiori per chi danneggia la barriera di filo spinato costruita al confine serbo, una rete
alta 4 metri e lunga 175 km finita
di costruire il giorno precedente e
presidiata dai soldati; 9 siriani e 7
afghani sono i primi profughi arrestati dal regime fascista di Orban che blinda il suo paese. La
decisione del governo ungherese unita al fallimento della lunga
trattativa sulle quote di rifugiati
che ciascun paese europeo dovrebbe ospitare e alla decisione
di dare il via all’uso di droni e navi
da guerra per distruggere le barche dei migranti nel Mediterraneo
dimostra che l’Unione europea
(Ue) imperialista è solo in grado
di militarizzare le frontiere contro
migranti e profughi che tra l’altro
ha contribuito a generare. Queste
in sintesi le conclusioni del vertice dei ministri degli Interni dei 28
paesi Ue di Bruxelles del 14 set-
tembre.
Il presidente della Commissione Ue, il lussemburghese JeanClaude Juncker, aveva il compito di definire un nuovo piano di
ricollocazione di 120 mila rifugiati
(a fronte di un numero che è già
superiore) e di presentarlo al vertice per superare il blocco posto
dai governi reazionari dei pesi
dell’est e da quello inglese di Cameron che non ne vogliono nemmeno uno.
La discussione dei 28 a Bruxelles era un nuovo buco nell’acqua, l’unica intesa riguardava il
collocamento di 26 mila migranti
dall’Italia e 14 mila dalla Grecia,
per le quote di distribuzione degli
altri 120 mila i ministri degli Interni raggiungevano solo “un accordo di principio”, sostenuto da una
larga maggioranza di Stati ma
non l’unanimità richiesta. Gran
Bretagna, Irlanda e Danimarca si
tiravano fuori potendo usufruire di
una clausola che glielo permette,
Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia puntavano i
piedi per il no e l’intesa saltava.
Tutto rimandato alla nuova riunione dell’8 ottobre, quando l’Ue potrà decidere di andare avanti con
la maggioranza qualificata. In assenza di un accordo sulle quote
di ricollocamento il pericolo per i
rifugiati è quello di rimanere bloccati nei Paesi di transito, dall’Ungheria alla Repubblica Ceca, alla
Slovacchia, o in quelli dove sbarcano, Grecia e Italia.
Nel frattempo alcuni paesi,
Germania, Austria, Francia, Slovacchia e Olanda, annunciavano
il ripristino provvisorio del controllo alle frontiere, sospendendo gli
accordi di Schenghen. L’Ungheria blindava il confine con la Serbia con l’impiego di migliaia di
agenti e militari, polizia a cavallo,
blindati e cani poliziotto e il sorvolo di elicotteri lungo il muro di
filo spinato che segna adesso la
frontiera.
La polizia del governo fascista di Orban li carica e li confina nella stazione di Budapest mentre completa la costruzione
del muro lungo 175 km alla frontiera
Migranti respinti e marchiati come nei lager
A Vienna manifestano 20 mila antirazzisti contro la politica xenofoba delle autorità europee
Basta muri,contro
stragi
e deportazioni: la Ue apra le frontiere aitempo
migranti
la politica xenofoba delle in Europa già utilizzate nel Medideterminato e solo a quel-
Dopo che un fiume umano di
migranti a piedi aveva preso il via
il 4 settembre dalla capitale ungherese diretto verso Austria e
Germania, scavalcando il blocco
costruito dalla polizia del governo fascista di Orban alla stazione
Keleti, i governi di Berlino e Vienna decidevano una parziale apertura delle frontiere per permettere
l’ingresso nel loro territorio ai migranti e ai rifugiati siriani. Il blocco
dei migranti in fuga messo in piedi dall’Unione europea imperialista era già in parte fallito in agosto in Macedonia al confine con
la Grecia, rotto dalla pressione
dei profughi; la stessa fine che faceva il secondo blocco in Ungheria e nella vicina Repubblica ceca
dove i migranti erano marchiati
come nei lager. Il muro si sgretolava anche per una crescente solidarietà che nasceva nei popoli
europei verso i migranti, alimentata dallo sdegno per una serie di
morti, dai 71 trovati il 27 agosto
all’interno di un camion abbandonato in Austria al piccolo siriano Aylan di tre anni raccolto sulla spiaggia di Bodrum in Turchia.
Il 30 agosto almeno 20 mila
manifestanti sfilavano a Vienna
autorità europee e a favore dei
diritti dei rifugiati; il corteo partiva dalla stazione ferroviaria di
Westbahnhof, dove iniziavano
a arrivare i primi migranti, e percorreva la Mariahilferstrasse fino
al Museumsquartier, davanti al
monumento dedicato nel 2000 a
Markus Omofuma, il giovane africano morto soffocato sull’aereo
per il cerotto sulla bocca messo dalla polizia durante il volo di
espulsione da Vienna.
Dopo il via libera di Austria e
Germania, l’Ungheria faceva ripartire i treni dalla stazione di Budapest verso i due paesi e significative erano le iniziative della
popolazione ungherese e austriaca che con auto private accompagnava i migranti che si erano
incamminati lungo il loro percorso. Nella prima settimana di settembre erano almeno ventimila i
migranti arrivati a Monaco mentre
altri 5 mila raggiungevano la Macedonia dalla Grecia, la maggior
parte siriani, alimentando il flusso lungo quella via di fuga dalla
guerra in territorio europeo raggiunta a partire dalla Turchia che
si aggiungeva alle vie di ingresso
Richiedete
la maglietta
rossa
del PMLI
Possono richiederla, con una donazione
volontaria, i militanti, i simpatizzanti e i
sostenitori del PMLI
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corrente postale n. 85842383 intestato a:
PMLI - via Antonio del Pollaiolo 172/a 50142 Firenze
terraneo da Lampedusa a Ceuta
e Melilla.
Il flusso dei profughi in particolare siriani e iracheni in fuga dalla guerra cresceva nel mese di
agosto e trovava un blocco sostanziale nell’Ungheria del governo fascista di Orban che in previsione dell’evento aveva già dato
il via alla costruzione del muro
di filo spinato lungo 175 km della frontiera con la Serbia; muro
completato a metà settembre
e controllato da soldati in armi.
L’Ue aveva lasciato fare. Il flusso
dei migranti superava la frontiera ma era bloccato alla stazione
di Kelesi a Budapest, dove i migranti cercavano di salire sui treni
diretti nel nord europa. La polizia
ungherese li confinava nella stazione e a colpi di manganello li indirizzava su treni che li portavano
in centri di accoglienza che erano
delle prigioni. Il portavoce del governo ungherese spiegava che la
stazione era stata chiusa perché
il governo di Budapest applicava la normativa Ue che richiede
agli extracomunitari che vogliano muoversi all’interno dell’area
Schengen di aver un passaporto
riconosciuto e un visto. Che i profughi non hanno.
Quelli che riuscivano a passare oltre la frontiera con la Repubblica ceca venivano fermati nella
cittadina di Breclav dove la polizia di Praga metteva in atto delle
vere e proprie retate, una caccia
al migrante che si concludeva col
fermo e il contrassegno con un
numero sul braccio; una marchiatura stile nazista. Una sequenza di eventi inaccettabile che alimentava sdegno verso i governi
fascisti e la Ue e solidarietà per
i migranti.
Si svegliava persino l’Onu col
suo segretario generale Ban Kimoon che invitava i leader europei a “essere la voce di chi ha bisogno di protezione” e elogiava
coloro che hanno espresso pre-
I FLUSSI DEI MIGRANTI VERSO L’EUROPA
occupazione “per la crescente
xenofobia, discriminazione e violenza contro o migranti e i rifugiati in Ue”.
Toccava all’italiana Federica
Mogherini, l’Alto Rappresentante
per la politica Estera Ue, annunciare che la Commissione avrebbe presentato “nuove proposte
che vanno nella direzione di una
maggiore responsabilità e una
maggiore solidarietà degli europei e tra noi europei. È arrivato il
momento di mostrare che siamo
capaci di quei valori di solidarietà,
di pace, di promozione e rispetto
dei diritti umani, anche al di fuori
delle nostre frontiere”.
Come al solito a smuovere la
Ue era la Germania che annunciava di stanziare 6 miliardi di
euro per richiedenti asilo e rifugiati. Ma non per tutti. “Quelli che
non hanno necessità di protezione” affermava la Merkel “dovranno tornare indietro”. La Germania
“è pronta” ad agire nell’emergenza migranti affermava la cancelliera, ma è “necessaria una distribuzione equa” nei paesi Ue.
Il fronte anti rifugiati era sempre guidato dall’Ungheria di Orban che bocciava ancora una
volta il sistema delle quote di
spartizione dei rifugiati in discussione alla Commissione; “noi, in
Ungheria - affermava Orban conviviamo da secoli con i rom,
ma non vogliamo convivere con
musulmani. È un’altra cultura, e
gli ungheresi non vogliono questa presenza”. Una posizione
razzista condivisa dal primo ministro slovacco Roberto Fico che
si diceva disposto ad accoglierne
duecento ma soltanto siriani cristiani. Repubblica ceca e Polonia
completano il cosiddetto gruppo
di Visegrad che nella Ue si distingue per le posizioni razziste e fasciste.
Ma nei fatti è tutta la Ue imperialista che ha una posizione anti
immigrati che tra l’altro alimenta
le stragi, con la politica di presidio delle frontiere e di respingimento dei migranti, con la costruzione di muri, con le deportazioni
nei lager. Occorre che la Ue apra
le frontiere ai migranti, non solo a
li siriani. Come devono cessare
l’interventismo imperialista, le ingerenze se non la partecipazione alle crisi e alle guerre regionali che alimentano coi profughi il
flusso comunque inarrestabile dei
migranti.
In un servizio della televisione Al Jazeera, un ragazzo siriano in attesa di partire dalla stazione di Budapest diceva a un
poliziotto: “La polizia non ama i
siriani in Serbia, in Macedonia,
in Ungheria o in Grecia. Fermate
la guerra e non verremo in Europa”. ‘’Fermate la guerra e noi
non veniamo’’, una constatazione che i governi imperialisti europei vogliono deliberatamente
ignorare.
Se ce ne fosse bisogno lo ha
confermato il 7 settembre il presidente francese Hollande che in
conferenza stampa annunciava
di aver “chiesto al ministro della
Difesa di organizzare da domani voli di ricognizione sulla Siria,
in vista di eventuali raid contro lo
Stato islamico”. “In Siria - affermava Hollande - vogliamo sapere cosa si prepara contro di noi e
cosa si fa contro la popolazione
siriana. Per questo ho deciso di
inviare questi aerei, in coordinamento con la coalizione”. Basterebbe che chiedesse ai servizi
francesi che da anni organizzano in Siria dei gruppi armati contro il regime di Assad dopo che
la decisione di Parigi di scaricare bombe su Damasco era stata
stoppata dall’opposizione in particolare della Russia. Hollande è
tra i protagonisti delle ingerenze
e degli interventi imperialisti nella
regione, e in particolare nella ex
colonia siriana, è quindi quantomeno corresponsabile dello stato
di guerra che ha spinto alla fuga
milioni di porfughi. Niente di meglio che scaricare ogni colpa sullo Stato islamico e cogliere anche
questa occasione per giustificare
l’escalation militare.
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2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI
N. 3 - 22 gennaio 2015
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N.34 data editoriale 24 settembre 2015