in questo numero RomaLive Pubblicazione mensile ANNO 2 n°8 novembre 2006 registrazione tribunale di Roma 110/2005 del 24/03/2005 Editore: Sergio Di Mambro Direttore Responsabile: Sergio Di Mambro Consulenti di redazione: Domenico Dell’Omo Redazione: Via Antonio Roiti n.67 Tel. 06/55368456 Grafica: Fabiana Falconi Stampa: Ripoli snc editoriale - di Sergio Di Mambro 4 Per un’informazione al servizio dei cittadini musica e cinema 6 Music time : Led Zeppelin 8 Russel Crowe e Ridley Scott: una coppi da Oscar 12 Coming soon: anticipazioni cinematografiche 6 8 cultura e politica www.romalive.org www.romalive.tv www.romalive.fm Hanno collaborato: Daniele Lucarini, Valeria De Rentiis, Stefano Ursi, Fabrizio Piciarelli, Rossana Bartolozzi. Per la pubblicità su “RomaLive” ed i suoi supplementi, telefonare al numero: 380/3965716 oppure al numero 06/55368456 17 La Regione informa 20 Inchiesta sul cancro: tra medicina ufficiale e alternativa - 2°parte 29 Informazioni dai Municipi XV e XVIII 27 Regione: la parola all’Onorevole Stefano De Lillo 20 arte e mostre 14 Carmelo Fusolini 26 Uno sguardo alle mostre 26 La direzione si riserva di valutare i testi pervenuti. Il materiale non verrà restituito. Libreria Giornali e riviste Ramozzi Clara Via Bravetta, 250 Edicola Giornali di Catenacci Marco Via Silvestri alt.336 Edicola Bartolucci Adriana Via Casetta Mattei, 219 Alva di Casucci G. P.zza R. Pilo Farmacia Benassai Viale dei Quattro Venti 73C distribuzione Finito di stampare nel mese di novembre 2006 Edicola Quotidiani e riviste Alviti Armando V.le dei Quattro Venti Edicola Migliaccio Laura Via Donna Olimpia, 218 Edicola Quattro Venti di Tortorici Giulia & C. sas Via dei Quattro Venti, 115 Edicola Pierantoni Paolo Via Portuense, 792 Edicola Grilli Maurizio P.Donna Olimpia :3 romalive editoriale Malagrotta: discarica, gassificatore e demagogia politica... [ a cura di • Sergio Di Mambro ] Negli ultimi mesi presso la nostra piccola redazione sono arrivati sempre più spesso mail di politici e ambientalisti contro il gassificatore quasi ultimato di Malagrotta. Scioperi della fame, politici che si strappano i capelli, politici che cantano vittoria ecc. ecc. . Le proteste sono iniziate quando il gassificatore era ormai una realtà. Prima, quando se ne parlava e ancora si poteva intervenire, silenzio assoluto. Come mai? Durante le elezioni ne ha parlato qualcuno? No . A Malagrotta, il gassificatore si farà e tutti sono stati compiacenti : chi ha taciuto e ora strilla e chi ha avallato un'operazione scellerata. Noi spesso sulle riviste e in televisione ne abbiamo parlato quando si poteva fare qualche cosa. Ma ne parlavamo solo noi e i politici di maggioranza e opposizione glissavano. Ora è tardi, troppo tardi per bloccare il gassificatore. Ma questo scandalo coinvolge tutti: regione, comune, municipi, governo. I cittadini ormai sono soli e abbandonati e tutto passa sopra le loro teste. A Massimina si muore di cancro e leucemia con percentuali altissime, molte persone soffrono di disturbi alle vie respiratorie e altre forme croniche. Nessuno ha mai pensato di fare indagini sul livello di inquinamento in tale zona? Non mi risulta. Inoltre pare che in zone limitrofe a Malagrotta , con li nuovo P.RG. ci saranno dagli ottocentomila ai tre milioni di metri cubi di cemento. Nuove costruzioni, intere città in una zona così disastrata. 4:romalive Led Zeppelin music time [ di•Daniele Lucarini ] I l ventennio che va dagli anni '60 agli '80 può essere considerato senza dubbio quello che più di tutti ha visto la nascita di gruppi e trovate che hanno in qualche modo rivoluzionato il mondo del rock: dal pop puro dei primi anni '60 si è passati gradualmente verso la sperimentazione, la psichedelia, la coscienza di generi storici come il blues e il jazz, reinventati e riproposti in chiave moderna. Abbiamo già avuto modo di parlare su queste pagine di gruppi che hanno impresso il loro marchio in questa storia; in questo numero continuiamo sulla stessa linea, raccontando la vicenda di un altro gruppo storico, i Led Zeppelin, prolifica ed innovativa band inglese costretta ad interrompere la propria epopea solo a causa della sfortunata morte di uno dei quattro componenti, il batterista John "Bonzo" Bonham, nel 1980. Partiamo anche in questo caso dalla fine: il 25 settembre 1980 il batterista viene trovato morto, soffocato dal proprio vomito a seguito di un problema, l'alcolismo, che già altre volte gli aveva minato la salute. I restanti tre componenti (il cantante Robert Plant, il chitarrista Jimmy Page, il bassista/tastierista John Paul Jones) dopo due mesi di silenzio emettono un comunicato che discioglie ufficialmente il gruppo, per rispetto al compagno deceduto. "Non potremmo più continuare come prima" sono le parole conclusive del progetto Led Zeppelin come entità compatta. Dodici anni di carriera, nove dischi inediti, un numero incredibile di concerti tra cui spiccano nove tournee americane (dove erano amatissimi), e una serie di hit indimenticabili sono la dote di Page e co., inarrestabili nel loro desiderio di realizzare musica di qualità e sempre più basata sulle potenzialità (enormi) dei propri elementi costitutivi. Quando nacquero i Led Zeppelin infatti i quattro erano già musicisti affermati, con grande esperienza come session men provenienti da band già conosciute nel panorama inglese. 6:romalive Page & Plant avevano partecipato al progetto Yardbirds (discreto successo negli anni '60) e Plant solo aveva cantato con un'altra realtà importante del periodo, la Band of Joy. C'era quindi nel background musicale dei neonati Led Zeppelin una certa componente di esperienza e consapevolezza che fece bene al gruppo; d'altronde suonare con artisti come Eric Clapton e Jeff Beck non è esperienza da poco… L'esordio discografico è datato 1968, caratterizzato da un rock & blues grezzo e trascinante quanto basta per affermarsi nel panorama musicale, costituito da un'interessante quanto già ben delineata coscienza di gruppo e stile di suono. La continua attività live e la prolificità del periodo contribuiscono a consacrare gli Zeppelin come band on the road pura, gruppo di “animali da palcoscenico” che riportano nei dischi la loro dimensione naturale. Il secondo disco vede la luce nel pieno di questa enfasi creativa, tra l'altro nello stesso periodo di "Abbey Road” dei Beatles e "Let it bleed" degli Stones. Per i nostri è il disco di Whole lotta love, Ramble on, Heartbreaker, The lemon song; la sfida discografica regala ai quat- tro musicisti soddisfazioni non da poco, al cospetto di tali mostri sacri. Un altro anno ed ecco un nuovo disco: questa volta concepito in maniera più solitaria dai due leader incontrastati della band in una magione di campagna. La musica riflette questo clima un po' bucolico, arioso, campestre, regalando chicche importanti (Immigrant song, Tangerine, Gallows pole), ma lo standard sembra in declino. Niente di tutto questo: nel 1971 arriva "Led Zeppelin IV" il capolavo- ter, Kashmir, rappresentano il periodo di legittimazione mondiale della band e allo stesso tempo quello di un fisiologico calo di performance, a seguito di cinque frenetici anni di tour e continue sedute in studio di registrazione. Altri tre dischi (tra cui l'unica testimonianza dal vivo "The song remains the same" che il gruppo ha sempre odiato) e drammaticamente arriva il triste epilogo del settembre 1980. Dopo lo scioglimento, la coppia Page/Plant termina di duettare ai limiti delle proprie possibilità su dischi comuni, provando a farlo a distanza, in carriere soliste che mai hanno inciso quanto i Led Zeppelin •Miglior disco: In assoluto, Led Zeppelin IV risulta essere il miglior compendio di storia del gruppo. Scorrendo la tracklist si trovano brani come Black dog, Rock'n'roll, Going to California e le bellissime The battle of evermore e Stairway to Heaven. Ogni solco contribuisce a creare l'atmosfera unica di un disco-capolavoro a lungo cercato dalla band, che raggiunse livelli difficili da confermare. L'evoluzione dal blues classico verso un hard rock corposo e personale, misto ad atmosfere acustiche con influenze mitiche e mistiche (anche nei testi), lo rendono un disco assolutamente da avere nella propria discografia. •Brano da riscoprire: In "Physical Graffiti" (1975) da rivalutare la bellissima Trampled underfoot, rock genuino dalla carica convincente appoggiato su un bel riff di Page in continua progressione e un trascinante assolo di tastiera. Inoltre consiglio D'yer Mak'er, nella quale gli Zeppelin si divertono a giocare con il reggae come suggerisce la storpiatura del titolo (pronunciato JaMaica), mescolandolo al rock e ad una melodia accattivante. •Curiosità: ro da tempo atteso e finalmente concreto. Basta scorrere l'elenco dei titoli per riscoprire l'ebbrezza di quei '70 agli albori ma indimenticabili nelle note di chitarra di Page e nelle fantasiose scale vocali di Plant. Il rock/blues dei primi anni si fonde con quell'atmosfera acustica che raggiunge picchi solenni come in The battle of evermore e Stairway to Heaven, piacevole lascito dei periodi solitari dei due compositori nelle session del terzo disco. Arrivano poi negli anni successivi "Houses of the holy" e "Physical graffiti", che seppur caratterizzati da chicche strepitose come The rain song, No quar- Forse non tutti sanno che il primo disco venne registrato in due settimane e mezzo per un totale di sole 30 ore. Velocissimi. In Stairway to Heaven Jimmy Page utilizza per la prima volta la chitarra Gibson SG dal doppio manico, autentico "gioiello" per ogni amante del poliedrico strumento. Infine una chicca: nel 1970 gli Zeppelin furono costretti a cambiare nome per un concerto a Copenaghen, quando il barone Evon von Zeppelin minacciò di citarli in causa per aver usato il nome della famosa casata che inventò il dirigibile. Solo per quella sera si chiamarono NOBS. •Visti dai detrattori: hanno fatto nella storia della musica. Ma d'altronde è anche giusto così: l'alchimia irripetibile trovata con determinati componenti deve essere l'unica clausola che un amante della musica può legittimamente pretendere. Il resto sono solo cover-band. La reunion del 1994 tra Page&Plant per un evento promosso da Mtv non fece ricevere ai due commenti particolarmente lusinghieri dalla stampa. Il pubblico invece apprezzò. Inoltre, anche i Led Zeppelin non fuggirono dalle accuse tipicamente '70 di istigazione al satanismo: nei versi di Stairway to Heaven vennero identificati messaggi subliminali, mai confermati né tanto meno provati. :7 romalive Crowe e Ridley Scott di nuovo insieme Russel t t o c S e Crowe ] a cura di Luciana Morelli [ Uscirà il 15 dicembre prossimo nelle sale italiane "A Good Year" (in italiano "Un amore per caso"), la commedia con la quale Ridley Scott e Russel Crowe tornano a lavorare insieme dopo i cinque Oscar de "Il Gladiatore". In occasione della presentazione italiana del film, il tenebroso attore neozelandese è giunto nella Capitale per parlarci della sua nuova vita dopo la nascita dei suoi due figli e il suo matrimonio con l'attrice Danielle Spencer. A ruota libera ha anche raccontato delle sue nuove sfide da attore, sempre diverse l'una dall'altra e sempre straordinarie, le stesse che lo hanno reso senza dubbio uno dei divi più amati del mondo, e - non poteva di certo esimersi del suo strettissimo rapporto con il grande Ridley Scott e del tanto acclamato secondo episodio de "Il Gladiatore". e e w o r C Scott una coppia da Oscar Russel Crowe nel film è Max Skinner, il broker più acclamato della finanza londinese, che un giorno scopre di aver ereditato dal defunto zio Henry (un grande Albert Finney) il magnifico chateau delle vacanze in Provenza. Arrivato in Francia per toccare con mano e prepararsi alla vendita dell'immobile, Max però non riesce a resistere all'idea di restarsene per qualche giorno nella vecchia villa circondata dalle vigne. E' proprio tra le dolci colline del Luberon che i suoi preziosi ricordi di bambino torneranno a galla e che la sua vita prenderà una piega inaspettata... Tratto dall'omonimo romanzo di Peter Mayle (edito in Italia con il titolo "Un'ottima annata"), il film miscela gli elementi della commedia gialla con quelli delle commedie romantiche e - quel che è più interessante - le esperienze di vita sia di Crowe che di Ridley Scott, proprietario per 14 anni di una vigna tutta sua. Tu che sei un uomo di cinema, cosa ne pensi della Festa del Cinema di Roma che si tiene quest'anno per la prima volta? Innanzitutto sono molto dispiaciuto che il film non abbia potuto partecipare a questa importante manifestazione internazionale. Ma sono molto contento per la città, era ora che Roma accogliesse un evento di queste proporzioni. Quanto ti ha stimolato metterti in gioco e prenderti spesso in giro con questo nuovo personaggio comico? Non mi piace mai recitare due volte nello stesso ruolo, è fantastico avere la possibilità di lavorare in ruoli sempre diversi. Finora non avevo mai avuto la fortuna di far ridere la gente. E' un film pieno di riflessioni, sulla vita, sui cambiamenti, sui piaceri e su quanto costa rinunciare agli affetti per dedicarsi alla carriera. Come mai hai scelto di farlo? Volevo lavorare ancora una volta con Ridley, ci eravamo troppo allontanati dopo Il Gladiatore. Il feeling aumenta di volta in volta se si lavora spesso insieme. E poi noi condividiamo gli stessi valori, la stessa visione della realtà. Cosa più importante è che pensiamo che i veri piaceri e le passioni della vita siano gli affetti e le cose semplici. Come definirebbe 'A good year' per far capire ai suoi fans che tipo di film andranno a vedere? Sicuramente non proprio una commedia romantica, nonostante venga presentata come tale grazie alla campagna promozionale. E' un film che parla della vita e di quello che è veramente importante per tutti noi. Passare del tempo con le persone che amiamo. Tutto il resto non conta. Dalle tue parole è chiaro il profondo legame che ti lega al regista de "Le crociate" e "Blade Runner". Non solo professionale ma anche affettivo... Dopo il successo de Il Gladiatore io e Ridley ci aspettiamo grandi risposte da parte del pubblico, nonostante la diversità dei due film. Grazie a questo nuovo progetto ho visto brillare le stessa luce di tanti anni fa nei suoi occhi. E' un regista eccezionale e per me è un onore lavorare nei suoi film. Hai anche contribuito alla sceneggiatura in qualche modo? Certamente si, anche Ridley mi ha dato atto di questo fortunatamente. Mi sento di aver aggiunto un po' di umanità e di calore in più. Non essendo un film d'azione o di guerra ho pensato che per movimentare il tutto potevamo inserire uno sfiancante incontro di tennis tra Max e il custode delle vigne. Ed è stato molto divertente sia da girare che da vedere. E dei tempi comici cosa ci dici? Come ti sei trovato? Tutta la vita ha il suo ritmo, non solo la commedia, anche l'azione e il dramma. E poi finchè Ridley mi chiederà di fare qualcosa in un certo modo io la farò. E' un film anche sul vino; com'è il tuo rapporto con il nettare degli dei? Il mio rapporto col vino è meraviglioso, lo è sempre stato sia prima che dopo il film. E' caloroso, inclusivo e accogliente per entrambi. Mi piace davvero molto. C'è invece qualcosa che è cambiato in te ultimamente? Le priorità. Ora prima di tutto viene la mia famiglia, mia moglie e i miei figli. Prima era esattamente il contrario, sentivo sempre di dover dimostrare qualcosa e vedevo la vita per quello che non era. Ora evito persino di fare dei film in luoghi che per loro non siano confortevoli. E questo nuovo film che state preparando con Ridley Scott? Si tratta di un gangster movie che è ancora in fase di conclusione. Al mio fianco avrò dopo 11 anni ancora una volta Denzel Washington. Il suo titolo è American Gangster ed è un film d'azione ambientato negli anni '70 che narra la vita del gangster di tutti i gangster, Frank Lucas (interpretato da Washingotn ndr.), un trafficante di droga di Harlem che nascondeva la 'merce' nelle bare dei soldati morti in Vietnam. Io sarò il poliziotto onesto che gli dà la caccia senza sosta. Concludiamo con qualche anticipazione su Il Gladiatore 2? Finora ne abbiamo solo parlato fra di noi e nell'aria per ora c'è solo la volontà, mancano i produttori e una sceneggiatura che possa avere senso anche dopo la dipartita del mio personaggio. D'altronde siamo a Hollywood, almeno qui la morte dei protagonisti delle storie non è assolutamente un problema insormontabile. :9 romalive C oming soon • anticipazioni cinematografiche [ di • Luciana Morelli ] • Maria Antonietta di Sofia Coppola (da venerdì 17 novembre) come la regina francese più incompresa. Tributo a una delle regine meno amate dai francesi, che venne decapitata durante la rivoluzione, il film ha suscitato giudizi contrastanti al Festival di Cannes 2006 riscuotendo un buon successo invece negli Stati Uniti. Costato venti milioni di dollari il film ne ha incassati sette in Francia (uscito a maggio), Paese in cui è stato accusato di aver trattato il personaggio di Maria Antonietta con poca Sofia Coppola - la regista vincitrice dell'Oscar per la sceneggiatura di "Lost in translation" (candidato anche per la Miglior Regia e come Miglior Film) - porta sullo schermo una moderna lettura della vita di Maria Antonietta di Francia, la leggendaria regina adolescente. Promessa sposa di Re Luigi XVI (interpretato da Jason Schwartzman), l'in- 12:romalive genua Maria Antonietta (Kirsten Dunst) viene gettata all'età di soli 14 anni nel turbine dell'opulenta corte francese e costretta ad una vita fatta di scandali e congiure. La giovane regina, sola, senza una guida, disorientata in quel mondo tanto pericoloso, riesce alla fine a trovare il modo di ribellarsi all'atmosfera di Versailles, passando così alla storia attenzione storica. A dar volto alla regina la bella Kirsten Dunst (la fidanzatina di Spiderman che già ha lavorato con la Coppola nel "Giardino delle Vergini Suicide"). I costumi sono opera dell'italiana Milena Canonero (Premio Oscar per "Barry Lindon" di Stanley Kubrick e per "Momenti di Gloria"). • A casa nostra di Francesca Comencini (da venerdì 3 novembre) Uno dei tre film italiani in concorso (l'unico accolto da sonori fischi in sala) all'appena conclusa prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma, "A casa nostra" è il nuovo film della figlia d'arte Francesca Comencini. Già regista di "Mobbing - Mi piace lavorare" con Nicoletta Braschi, la regista ha ambientato il suo film nella Milano contemporanea, città in cui si incrociano e si sfiorano storie di persone molto diverse, le cui esistenze sono più o meno governate dal denaro: tanto, poco, rubato, guadagnato faticosamente e nascosto. Il denaro circola da una storia all'altra, da una persona all'altra e la storia ruota attorno ai due personaggi principali, Ugo (Luca Zingaretti) - un banchiere affermato, un uomo intelligente, volitivo e malinconico che opera in maniera illecita - e • Tu, io e Dupree di Joe & Antony Russo (da venerdì 10 novembre) cioncini Molly (Hudson) e Carl (Dillon) - vecchio e caro amico di Dupree - freschi sposi dalla brillante carriera. Essendo rimasto senza lavoro, senza auto e senza casa, sfrattato persino dalla branda posta nel suo locale di bevute preferito, Dupree decide di chiedere ospitalità ai due neo sposini per un paio di giorni. E se in un primo momento Carl e Molly si dimostrano disponibili e comprensivi, tutto sommato pronti a vivere temporaneamente una situazione 'a tre', qualcosa si incrina quando la permanenza dell'amico comincia a prolungarsi nel tempo. Quando Carl e Molly si rendono finalmente conto che la loro idea di matrimonio tutto rose e fiori si sta modificando, il loro adorabile amico è sempre lì a ricordare che trovare il proprio Dupree interiore può essere solo uno dei segreti che la vita ti nasconde. Un cast particolarmente ispirato, completato da Michael Douglas, per una commedia non scurrile ma dai modi piuttosto contenuti, corale e intelligentemente sfruttata nonostante i luoghi comuni e le banalità fossero sempre dietro l'angolo. Risate assicurate. Dopo "Tutti pazzi per Mary" torna Matt Dillon in una nuova travolgente commedia. Si intitola "Tu, io e Dupree" ed al suo fianco ci sono stavolta i biondissimi Kate Hudson e Owen Wilson. Un trio di attori comici tra i più celebri ed amati del mondo del cinema. Randolph Dupree (Wilson) è uno scapolo dallo spirito libero, un ragazzo ingenuo e involontario creatore di situazioni paradossali tutte da ridere. Tutto sembra andare alla perfezione per i due pic- Rita (Valeria Golino), capitano della Guardia di Finanza, una donna forte, caparbia e sensibile che indaga sui loschi affari di lui. Intorno a loro altri personaggi, modelle infelici, pensionati, prostitute e assassini, con le loro debolezze, con la loro voglia di vivere nonostante le difficoltà, con le loro contraddizioni. Le storie di tutti si intrecciano per confluire nella scena finale in un unico luogo, in un unico momento. Quello in cui si confrontano con la vita e con la morte, mentre la città attorno assiste impotente. "A casa nostra" non parla, come il precedente, del mondo del lavoro; parte però come "Mobbing" da una domanda: "qual'è il valore della vita in un mondo in cui il profitto è l'unico motore?". Primo film importante per la Comencini, che prima d'ora non aveva mai partecipato a grosse produzioni ma prodotto e diretto film a basso costo. Di certo non un film entusiasmante per confezione, originalità, costruzione dei personaggi e ambientazione. Si avvicina di più ad una noiosa produzione tv, una sorta di fiction di lusso, che ad un film per il grande schermo. • Cine News Ufficio Stampa Cecchi Gori "Apprendo oggi del deposito della sentenza dichiarativa di fallimento della Fin.ma.vi. mentre la società era già stata ammessa al concordato preventivo, concordato resosi necessario per le inadempienze di Telecom, per la vicenda Fiorentina/Calciopoli, e per i danni causati da Merrill Lynch, tutti soggetti coesi nel volere la fine della Fin.ma.vi. Ma c'è qualcosa di inatteso e di inspiegabile in questa sentenza: la società era in concordato preventivo, ed esso aveva già ricevuto il consenso della maggioranza dei creditori e, inoltre, il Commissario Giudiziale nominato dal Tribunale - aveva ritenuto che si potesse procedere al giudizio di omologa del concordato stesso. Non mi arrendo e lotterò con tutte le mie forze per dimostrare le ingiustizie subite in questi ultimi anni. Posso morire anche povero, ma da persona onesta e perbene. Ho già dato mandato ai miei legali di proporre opposizione - il cui procedimento mi auguro possa essere rapidissimo - all'esito dell'esame del provvedimento che ha colpito una società che ha assicurato lavoro a numerosi dipendenti finora regolarmente retribuiti e, da decenni, rappresenta il cinema italiano nel mondo, avendo conseguito riconoscimenti e successi internazionali straordinari, di recente, peraltro, impegnata in nuovi ed ambiziosi progetti cinematografici". Roma, 23 Ottobre 2006 :13 romalive Carmelo Fusolini Mostra personale Augusto Giordano (gr2 RAI) e il Pres. Battista Bissi, premiano un’artista [ a cura della • Redazione ] Carmelo Fusolini, nato a S. Piero Patti (ME), attualmente risiede a Novellara dove svolge la sua attività artistica. Ha conseguito importanti riconoscimenti e premi come quello della Biennale di Venezia. Figura in diverse enciclopedie d'arte contemporanea e nell'Editoriale Mondatori. La sua pittura ci propone immagini serene, intrise di vitalità, composte con un linguaggio figurale ricco di ritmi e di variazioni cromatiche. La sua espressività si rivela con pienezza nell'interpretazione di visioni naturalistiche e paesaggistiche, di cui coglie le più sottili vibrazioni armonizzandole in atmosfere luminose e suggestive. Dal 2001 è socio culturale, per aver inaugurato un Museo d'Atre Moderna Internazionale con 5 delle Sue opere, insieme ad altri 24 pittori. Carmelo Fusolini è ormai un "pittore" noto e affermato si in Italia che all'estero. Hanno scritto di Carmelo Fustini i seguenti critici: Prof: Lucio Violi, Dott. Giorgio Falossi, Dott. Paolo Zauli, Prof, Egidio Bandini, Dott. Ennio Concarotti, Oscar Tugnoli, Prof. Walter Campani, Marco Viani, Dott. Romeo Jurescia, Prof. Alfredo Pasolino, Ursula Petrone. 14:romalive Mostra personale dell’Artista Carmelo Fusolini, presentata dal giornalista Augusto Giordano (GR2) nel locale dell’Accademia Internazionale “Spazi Futuri” in Via Vincenzo Brunacci, 22 dal 12/11/’06 al 30/11/’06 16:romalive La Regione informa [ a cura della • redazione] Successo del bando regionale. I fondi non basteranno per tutte le richieste Dalla Regione 15 milioni di euro per i distretti industriali Nel 2007 il Lazio avrà due nuovi distretti: nautica e cartario "Il bando ha avuto un enorme successo. Le richieste delle imprese sono quasi doppie rispetto alle disponibilità. E questo nonostante la Regione abbia stanziato ben 15 milioni di euro, cifra mai vista prima: basti pensare che nei tre bandi precedenti le risorse complessive arrivarono a 12 milioni di euro". È il commento dell'Assessore alle Attività Produttive della Regione Lazio Francesco De Angelis, che ha illustrato i risultati del bando relativo alla legge 36/2001, a sostegno dei distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, bando che si è chiuso pochi giorni fa. 291 sono state le domande ammesse, presentate da imprese singole o associate, per un importo di contributi richiesti di 28 milioni e 730mila euro. Quasi il doppio rispetto alle risorse stanzia- te dalla Regione, che pure erano rilevanti. "Questo significa che le imprese hanno voglia di crescere, commenta ancora De Angelis, significa che la Regione ha saputo mettere in moto un processo di sviluppo in cui il sistema imprenditoriale crede. C'è ottimismo quindi, e questo non può che farci piacere e valuteremo l'aumento delle risorse già a partire dal prossimo bando". Per questo bando Sviluppo Lazio, che gestisce le istruttorie, ha utilizzato la prenotazione telematica su internet, con l'obiettivo di facilitare le procedure di prenotazione da parte delle imprese, snellire le procedure di data-entry e monitorare in tempo reale l'arrivo delle richieste. "Grazie a questo bando, ha proseguito De Angelis, riteniamo che gli investimenti delle imprese arriveranno a circa 60 milioni di euro. In pratica ogni euro di denaro pubbli- co genera 4 euro di investimento privato. Vogliamo sostenere i progetti tesi allo sviluppo, all'innovazione, perché uno dei nostri obiettivi è portare il made in Lazio anche sui mercati internazionali". La Regione, infatti, finanzia servizi, progetti di formazione e, per la prima volta, anche le spese delle aziende per attività di ricerca industriale e di sviluppo pre-competitivo. Per favorire le PMI, sono stati ammessi a contributo anche le associazioni temporanee di scopo ed le associazioni temporanee di impresa. E per il 2007, oltre agli otto distretti finanziati quest'anno, arriveranno anche due nuove realtà. Si tratta di due settori produttivi importanti, la nautica ed il cartario. "Già dal bando 2007 della Legge 36/2001, conclude De Angelis, le due nuove realtà potranno godere di importanti contributi". E da Torino assicurano che l'impianto cassinate è strategico Indotto FIAT di Cassino: dalla Regione parte il rilancio delle PMI De Angelis: al via i primi nove milioni di euro per lo sviluppo del territorio Buone notizie per le numerose aziende dell'indotto Fiat di Cassino. Nel giorno in cui la Federazione provinciale dei DS di Frosinone promuove un importante convegno nella cittadina ciociara sul futuro dell'indotto FIAT, l'azienda di Torino ha rassicurato la Regione che sta investendo importanti risorse a sostegno del sistema produttivo gravitante attorno alla fabbrica di Piedimonte San Germano - sul fatto che lo stabilimento cassinate ricopre un ruolo strategico nei programmi di sviluppo della Casa automobilistica. "La vastissima partecipazione a questo incontro - ha spiegato nel corso del suo intervento al convegno l'Assessore alla Piccola e Media Impresa della Regione Lazio Francesco De Angelis - è il segno chiaro che in tutti c'è grande attenzione e voglia di impegnarsi per lo sviluppo di questo territorio. La Regione, sotto questo profilo, sta svolgendo un lavoro importante. Durante la passata Legislatura, fu promossa, su iniziativa del sottoscritto e di altri consiglieri, una legge appositamente dedicata al rilancio delle imprese dell'indotto FIAT. Quella legge, la 46 del 2002, è rimasta inattuata per tutto il resto della Legislatura e non fu creato nemmeno il capitolo di bilancio. Per questo, appena mi sono insediato all'Assessorato alle Attività Produttive, ho aperto un tavolo di lavoro con sindacati, rappresentanti degli imprenditori, enti e società regionali, un tavolo per attuare subito quella legge, con criterio, con progetti concreti. Abbiamo aperto un capitolo di bilancio, abbiamo stanziato oltre due milioni di euro per finanziare i primi 38 progetti imprenditoriali e, nell'ultimo bilancio regionale, siamo riusciti con un grande sforzo a stanziare ben 15 milioni di euro in tre anni". I primi nove milioni di euro (per la precisione 8 milioni e 998mila) sono stati già ripartiti tra importanti progetti. "Il tavolo di lavoro con- vocato dalla Regione - spiega De Angelis - ha destinato 1,5 milioni alle attività di animazione territoriale e sostegno alle imprese; oltre 2 milioni serviranno al potenziamento del Consorzio Industriale del Lazio Meridionale, al cablaggio dei nuclei industriali di Cassino e Pontecorvo ed alla creazione di una rotatoria a servizio della viabilità dello stesso comprensorio industriale. Un milione di euro servirà al cablaggio dei nuclei industriali di Anagni, Frosinone, Ceprano e Sora. Abbiamo stanziato 200 mila euro a favore dell'Università di Cassino per lo studio di fattibilità delle fermate merci della TAV a Cassino e Frosinone. Sono previsti infine tre milioni di euro per i patti territoriali e 1,3 milioni per la diversificazione e la riconversione produttiva". La Regione e Sviluppo Lazio guardano già al futuro. Nei prossimi giorni il tavolo di concertazione metterà a punto il programma degli interventi per il 2007. "Sono state messe a sistema tutte le forze in grado di operare per lo sviluppo, ha commentato il direttore di Sviluppo Lazio Gianluca Lo Presti, con l'obiettivo di rendere il territorio più forte ed attrattivo, appetibile quindi per investitori locali e stranieri". :17 romalive L'annuncio dato dall'Assessore alle attività produttive De Angelis La nautica del Lazio avrà il suo distretto Dal 2007 le imprese potranno accedere ai benefici previsti dalla Regione È proprio il caso di dire che il Lazio viaggia a vele spiegate verso lo sviluppo ed il futuro, concretizzando le aspettative e le sollecitazioni che arrivavano ormai da tempo da uno dei sistemi produttivi di maggiore impatto: quello della nautica, che entro la fine dell'anno vedrà realizzato il sogno di un apposito distretto. "Prima della fine dell'anno - spiega l'Assessore alla Piccola e Media Impresa, commercio e artigianato della Regione Lazio, Francesco De Angelis - la Giunta Marrazzo approverà la nascita del distretto industriale della nautica". L'annuncio a sorpresa è stato fatto durante un apposito convegno organizzato dal comune di Fiumicino, che ha visto la partecipazione di nu- merosi operatori del settore e nel quale la notizia dell'Assessore è piovuta come manna dal cielo. "Nel corso degli ultimi mesi - ha spiegato De Angelis - abbiamo portato avanti un intenso e proficuo lavoro che ci ha consentito di raccogliere tre diverse proposte provenienti da Confindustria, CNA e Consorzio Roma-Latina. Da qui siamo giunti all'approvazione di una unica proposta, che nel volgere di poche settimane porteremo al tavolo di concertazione con istituzioni, associazioni di categoria e consorzi, per poi giungere all'esame della Giunta". Ma un progetto, nella sua nobiltà di intenti, ha bisogno delle risorse utili alla sua realizzazione: "abbiamo pensato a tutto - ha proseguito De Angelis - e posso annunciare che già nel bando 2007 della Legge 36/2001 a sostegno dei distretti industriali, l'istituendo distretto della nautica potrà godere di importanti contributi per lo sviluppo del settore, tra i più dinamici della nostra Regione". Il distretto della nautica avrà un forte impatto nel comparto produttivo. Il Lazio conta circa 350 chilometri di costa, con importanti insediamenti produttivi, sia nella cantieristica che nella nautica da diporto. La nautica compren- de circa 2.500 aziende, il 60% delle quali in provincia di Roma, e offre occupazione ad oltre seimila addetti. "Si tratta - ha aggiunto l'Assessore - di numeri che confermano l'importanza di tutto il settore sul quale puntiamo con decisione, convinti come siamo che potrà ricoprire un ruolo di primo piano nello sviluppo del nostro territorio. Intorno alla nautica si intrecciano le speranze di industria, artigianato, servizi, commercio e turismo". Buone notizie anche per le piccole e medie imprese del settore cartario in provincia di Frosinone. Dopo il primo sì da parte della Giunta regionale, il sistema produttivo locale ha incassato anche il parere positivo della Commissione consiliare competente e dunque si accinge ad entrare tra i distretti del Lazio ed a beneficiare dei contributi regionali per lo sviluppo. "Il sistema produttivo cartario, ha commentato il presidente della X Commissione regionale Carlo Umberto Ponzo, possiede grandi potenzialità ed ampi margini di sviluppo, in un settore sempre più aperto ai processi innovativi. Per questo riteniamo che, dopo la rapida approvazione da parte della Commissione, anche il Consiglio regionale si impegnerà per ratificare in tempi brevi la nascita di questa importante realtà industriale". De Angelis: una legge per tutelare la tradizione e favorire l'innovazione Un testo unico per 96 mila imprese artigiane Già stanziati 9 milioni di euro per lo sviluppo del settore Tira aria nuova per le oltre 96 mila imprese del settore artigianale del Lazio. Procedure burocratiche più snelle, facilitazioni nell'accesso agli incentivi, un marchio di qualità per le produzioni. Queste in estrema sintesi le novità inserite nel Testo Unico sull'Artigianato, la nuova proposta di legge approvata dalla Giunta regionale e che ora passerà al voto del Consiglio prima dell'entrata in vigore. "È un testo che ci consentirà di accelerare il processo di sviluppo e crescita di tutto il territorio", ha spiegato soddisfatto l'Assessore alla Piccola e Media Impresa, commercio e Artigianato della Regione Lazio Francesco De Angelis. Un testo che si apre con una importante novità: la Regione infatti concederà un marchio di qualità con la dicitura Regione Lazio alle lavorazioni artigianali artistiche e tradizionali che risponderanno a precisi disciplinari di produzione. Le commissioni provinciali per l'artigianato rilasceranno il contrassegno alle imprese, dopo aver verificato l'effettiva possessione dei requisiti. Dal punto di vista del finanziamento della legge, la Regione ha previsto un sostanzioso finanziamento di 9 milioni di euro (tre per ogni annualità) per il triennio 2006/2009. "E per velocizzare il sistema degli incentivi, ha precisato De Angelis, abbiamo istituito un fondo unico in cui faremo confluire le agevolazioni previste a sostegno dell'artigianato. In tale 18:romalive modo evitiamo la dispersione delle risorse in numerose leggi di incentivo, dirigendo invece gli stanziamenti a sostegno di settori e comparti produttivi individuati volta per volta come strategici". Il Testo Unico arriva da una fase di gestazione di circa un anno e si pone l'obiettivo di adeguare in modo più razionale tutto il comparto alle esigenze di sviluppo: "È stato un lungo e impegnativo periodo di analisi e confronto con tutte le associazioni di categoria - commenta l'Assessore regionale. Nel rispetto di quella concertazione che sta alla base della nostra operatività. Scendendo nello specifico, questo nuovo provvedimento ci consente di ricondurre ad un'unica legge tutta la normativa riguardante l'artigianato. Fornendoci una grande opportunità: semplificazione delle procedure, sviluppo del settore stando bene attenti alla tutela dell'artigianato artistico e tradizionale. E poi con questa legge puntiamo molto sulla sussidiarietà: abbiamo infatti delegato ai Comuni le competenze per lo sviluppo dell'artigianato e coinvolto le associazioni di categoria per sostenere la competitività delle piccole e medie imprese". Un provvedimento importante per le quasi centomila aziende regionali del settore, il 66% delle quali operano a Roma e provincia. I settori tradizionali che verranno tutelati sono: cuoio e tappezzeria, decorazioni, fotografia, riproduzione di disegni e pittura, legno e simili, ferro e metalli comuni, oro, metalli pregiati, pietre preziose, pietre dure, restauro, strumenti musicali, tessitura, ricamo e simili, vetro ceramica, pietra e affini. Tutelare, dicono dall'Assessorato, significa soprattutto, tramandare. A tale scopo, le imprese artigianali tradizionali potranno attivare le botteghe-scuola, che consistono in percorsi formativi che abbinano teoria e pratica degli allievi per l'apprendimento delle arti e dei mestieri. Un aspetto fondamentale, perché spesso, con la scomparsa del titolare o con la chiusura della bottega, le tradizioni artigianali manuale scompaiono. Ma un buon prodotto non fa breccia sul mercato senza un'efficace promozione: "Proprio per questo - spiega De Angelis - nell'ambito del Testo Unico verrà istituito l'albo regionale degli espositori artigiani, di cui faranno parte le imprese ritenute meritevoli da una Commissione, allo scopo di promuovere ed incentivare i prodotti dell'artigianato laziale presso fiere, mostre ed esposizioni". Si guarda alla tradizione pensando però al futuro e all'innovazione. Il Testo Unico prevede infatti anche incentivi per la ristrutturazione di botteghe localizzate nei centri storici ed agevolazioni per le imprese che decidono di investire nell'innovazione, nella ricerca e nel commercio elettronico. LIBRERIA ARMANDO ARMANDO Da oltre 50 anni al servizio degli INSEGNANTI Il punto vendita specializzato a Roma in P S I C O L O G I A P E D A G O G I A E D I D AT T I C A I nostri consigli per questo mese pp. 60 Euro 7,50 pp. 126 Euro 13,00 Via Brunacci, 53 Tel.: 06/5587850 Cancro a che punto siamo? 2° parte cosa dice la medicina ufficiale Intervista alla dott.ssa Maria Ines Colnaghi, Direttore Scientifico dell'AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) [ di • Valeria De Rentiis ] Dottoressa, chi aderisce all'AIRC e qual è la metodologia di finanziamento dell'Associazione? "È una delle associazioni di volontariato più importanti d'Italia, in quanto vi aderiscono due milioni di persone. Questi sono tutti volontari e versano una quota associativa, tenendo una presenza costante nelle nostre manifestazioni. Diciamo che l'AIRC riesce a distribuire per progetti di ricerca dai 33 ai 34 milioni di euro l'anno; i fondi servono per gli altri obblighi istituzionali, come l'informazione, che aiuta i cittadini. Insomma è una struttura solida e ben impiantata nel tessuto del territorio". A che punto è la ricerca su cancro? "Direi che un esempio che posso fare è questo; io sono entrata nella ricerca del cancro negli anni 60 ed era allora che nasceva l'AIRC. Io sono entrata a lavorare nell'Istituto Nazionale Tumori di Milano quando AIRC ancora non era stata fondata: è stato uno shock terribile, infatti lo chiamavano il lazzaretto, perché si tentava di curare i pazienti, ma la mortalità era vicina al 100%. Quindi posso dire di aver seguito la situazione cancro nel mondo ma particolarmente in Italia. Il mondo del cancro è cambiato ma capisco anche le aspettative delle persone che chiedono la soluzione definitiva del problema; dire che andare da una mortalità vicina al 100% fino al 50% è positivo lascia sempre un altro 50% scoperto. Ci sono due angolazioni della situazione. Noi siamo ottimisti sul lato della tecnologia, infatti abbiamo degli strumenti che oggi sono straordinariamente più efficaci di una volta; la ricerca si estremamente velocizzata. Il problema grosso è questo: quando si riuscirà a curare il cancro? Bene, il cancro non è una malattia come la difterite o altre che nasce da una causa e ha sempre una stessa manifestazione clinica. Qui si tratta di centinaia di manifestazioni con conseguente anarchia delle cellule. Se presi in tempo ovviamente i tumori, nella maggior parte dei casi si guariscono, mentre con la malattia molto avanzata si trovano grandi difficoltà. Ci sono però alcuni tumori che ancora sono tutti da risolvere, come ad esempio quello del polmone". È possibile, secondo lei, parlare di un'ipotesi concreta sul il raggiungimento di una cura definitiva di questa malattia? "Adesso siamo in un momento della ricerca che può essere in grado di trovare ciò che lei mi chie- 20:romalive de. Le cause del cancro sono tantissime a livello esterno, dal fumo all'alcool fino all'amianto, ed esse agiscono sempre sul DNA. Sapendo che l'errore sta nel gene impazzito sappiamo già dove focalizzare le nostre ricerche; ci sono degli strumenti velocissimi nel capire dov'è il problema. Si parla poi del sistema di protezione naturale che è la peptosi, ovvero un suicidio programmato delle cellule. In parole povere: se in una cellula avviene un errore non riparabile dal DNA, la cellula ha un codice di suicidio programmato. Molti geni che abbiamo studiato hanno delle caratteristiche importanti, come ad esempio il movimento delle cellule; queste devono stare in un posto ben preciso, se iniziano a muoversi abbiamo il fenomeno delle metastasi. Bisogna vedere dove nel cancro c'è l'errore e una volta identificato il gene si può identificare il bersaglio che a questo punto diventa mirato. Ciò che si sta cercando di fare è questo e ci sono già dei farmaci biologici che non hanno più la tossicità chemioterapia. Ovvio che rimangono ancora molti pezzi di DNA da capire, ma la via è aperta e sappiamo dove andare per risolvere, speriamo, il problema". Dottoressa, a suo parere, esiste uno stile di vita che se condotto potrebbe prevenire l'insorgere della malattia? "Ovviamente si, anche se non per tutti i tipi di cancro. In ogni caso va fatta un'opera di prevenzione sui giovani per il fumo, la dipendenza è difficile da estirpare. Va portato avanti un discorso di abolizione di questo tumore andando a colpire la causa. Poi c'è tutta una serie di tumori legati all'ambiente in generale, con lo smog ad esempio, o all'ambiente di lavoro, che oggi è più controllato, ma prima nei posti di lavoro c'erano delle sostanze assai pericolose. Poi c'è un 60% di tumori legato a non si sa bene che cosa. Tutto invecchia, anche il nostro DNA e spontaneamente questi danni si creano. Il problema è che in un sistema vecchio gli errori difficilmente si riparano, infatti si dice che sia la malattia della vecchiaia. Il fatto è che bisogna mantenere il nostro sistema corpo più giovane possibile e questo lo si può fare con l'alimentazione, non eccedendo nelle carni rosse o negli Dott.ssa Maria Ines Colnaghi insaccati e prediligendo il pesce: ad esempio le donne giapponesi non avevano il tumore alla mammella, mentre quelle emigrate negli USA dopo alcuni anni avevano lo stesso tasso di tumore alla mammella delle americane. Poi incide su di noi un buon mantenimento dell'ambiente e del paese". Quando si parla di fattori generazionali cosa si intende? "Fattori genetici. Una percentuale di tumori molto bassa, fra il 7 e il 10% ha origine genetica. I geni che si sono guastati vengono dai genitori in sostanza; si parla di retinoplastoma, di tumore alla mammella, per il quale si è già scoperto il gene. I tumori di questo tipo si presentano quando l'individuo molto giovane, in quanto il gene errato è stato ereditato. Poi ci sono tumori con cause favorenti, come virus e batteri che si cronicizzano, come nel caso dell'utero; per questo è stato già creato un vaccino. Un tipo di cancro allo stomaco viene ad esempio dall'helicobacter pilori. Le cause sono molte, d'ambiente, originarie, radiazioni solari o componenti legate all'età; ma ci sono delle componenti legate alla nostra singola vita che possono essere evitate". Quindi dottoressa Colnaghi, per concludere, il ruolo dell'AIRC è molto importante: si sente di ringraziare coloro che sostengono questa associazione? "Assolutamente si. Vorrei fare una premessa. Diciamo che la scienza italiana è spesso maltrattata e criticata perché non al passo e non reattiva in certe situazioni; beh, se c'è un campo nel quale la scienza italiana è al top è il cancro. Pensiamo ad alcuni tumori su cui l'Italia ha dettato le regole di cura: il tumore alla mammella. L'Italia ha dato dei contributi fondamentali e l'AIRC c'è sempre stata con i suoi finanziamenti, ogni socio ha dato la sua voce a dei momenti straordinariamente importanti. Ringrazio veramente tutti perché facciamo veramente moltissimo e spero che capiscano quanto è indispensabile la propria azione, perché così facendo salvano anche i propri cari". viaggio fra storie di vita Incontro con i pazienti dell'IFO, all'interno della Biblioteca del Paziente, "Centro di Conoscenza Riccardo Maceratini dell'Istituto Regina Elena" di Roma ] a cura di Valeria De Rentiis e Stefano Ursi [ Continua il cammino di conoscenza attraverso le storie di vita delle persone ammalate di cancro. Abbiamo incontrato diversi pazienti, tutti accomunati dallo stesso problema: la malattia. Ciò che ci ha colpito è la grande forza di volontà di queste persone, intenzionate a combattere questo male ancora cosi poco conosciuto. A dare una mano ai pazienti è l'informazione. Presso l'"Istituto Regina Elena" di Roma è stata costruita recentemente una biblioteca multimediale dedicata a pazienti, familiari e a tutti coloro che desiderano conoscere più a fondo il nemico per poterlo combattere. Iniziamo dalla Sig.ra Elvira Casciaro, ex insegnante: • Sig.ra Casciaro, qual è stata la sua reazione alla scoperta di avere un tumore? All'inizio è stata una sensazione devastante. C'è voluto un grosso percorso psicologico per riuscire a capire cosa volesse dire essere ammalata di tumore, per me e per la mia famiglia. E' una diagnosi che non si accetta, sia perché fa paura sia perché se ne sentono tante. Viene ancora considerato un male incurabile, un tabù. Pensi che sulla mia cartella clinica c'era scritto "sospetto di K", avevano persino paura di scrivere cancro, e quindi, non l'ho accettato. Poi però mi sono resa conto che andando avanti con il tempo, far finta di non essere malato e sforzarsi di continuare a fare la stessa vita, gli stessi lavori, poteva soltanto portarmi a peggiorare la situazione e allora mentre ero ricoverata ho cominciato a guardarmi intorno e a capire che se volevo combattere questo male che mi era venuto dovevo imparare le strategie giuste. Dovevo imparare un nuovo stile di vita perché comunque volevo collaborare con i medici. Allora la prima cosa che ho cercato di fare è stato sapere quanto più possibile sulla malattia. Non ho fatto come gli struzzi che ignorano volutamente il pericolo e ho incominciato ad assillare i miei figli che molto volentieri si sono subito preoc- cupati di trovarmi quanto più materiale possibile perché io potessi sapere bene quale fosse il mio male e che cosa fare per fronteggiarlo. Diciamo però è stato un percorso molto molto difficile. Ho potuto contare sull'aiuto dei familiari e anche dell'équipe medica che mi è stata molto vicina. Poi, ripeto, ho avuto la possibilità d'accedere a questi mezzi d'informazione, di conoscenza che mi hanno aiutato moltissimo, devo essere onesta. Ci troviamo infatti presso una biblioteca multimediale di conoscenza. L'informazione l'ha aiutata? Per me è stata essenziale. Come si fa a combattere un nemico che non si conosce?Volevo sapere esattamente in che cosa consisteva la mia malattia. Pure a costo d'avere notizie sconvolgenti perché anche le statistiche a volte non sono realtà . Sappiamo bene come vengono fatte. Ti possono sconvolgere quando ti trovi davanti ad un dato che ti dice che solo il 30% dei malati ce la fa; rimani distrutto da questa notizia . Poi però trovi anche altre notizie che ti dicono che è in sperimentazione un nuovo farmaco e sta dando dei risultati eccezionali. Allora ti viene la voglia di lottare e di combattere perché comunque pensi che hai delle chances e te le devi giocare tutte. Lei è stata sottoposta a diversi cicli di chemioterapia. Quali sono gli effetti, sia psicologici che fisici, della terapia? Sto combattendo con il tumore da 8 anni. Devo dire che inizialmente la chemioterapia era molto più devastante di adesso e quando i medici mi dicevano quali potevano essere gli effetti collaterali quasi non ci credevo. Invece poi gli effetti collaterali li ho avuti tutti. Sa cos'è che aiuta molto? Pensare che tra un ciclo e l'altro si torna alla normalità: finiti i cicli di chemio ti sembra che tutto sia un disastro. Non ce la fai a camminare, il senso di dipendenza ti distrugge. Il senso di colpa nei riguardi dei figli, che comunque non hanno una vita facile etc. Quindi, psicologicamente si è a terra, fisiologicamente ancora peggio perché gli effetti sono devastanti. Io ricordo la prima chemio che ho fatto: ero li in ospedale, gli esami di routine erano andati bene. Arriva l'infermiera con il trespolo e questo liquido incolore a me sembrava strano potesse fare tanto male. Mi sembrava una cosa talmente normale. Fanno l'infusione, io mi sentivo bene. Non sentivo niente. Ero felice con me stessa. Non è poi cosi terribile. Invece poi dopo qualche giorno sono cominciati gli effetti. Il senso di affaticamento, insomma i vari effetti che ci sono, che possono essere devastanti. Però diciamo che bisogna sempre programmare il dopo. Non pensare tanto al durante. Anche quando la nausea ti squassa la mattina, le viscere, ti senti lo stomaco in subbuglio. Cercare di fronteggiare al momento la situazione e fare il conto alla rovescia. Quanto durerà la nausea? Due giorni? Bene, poi cucinerò una crostata di frutta, un piatto particolare. Trovare delle motivazioni, pure per superare i periodi della chemio. Comunque è difficile, la famiglia deve collaborare in giusta misura né con eccessive premure, perché comunque ti fanno sentire un' invalida e perché io poi sono abituata ad una certa autonomia. La sensazione dell'invalidità, della fragilità, è terribile. Naturalmente non se ne deve disinteressare. Se loro sapevano che a me dava fastidio l'idea del caffè perché mi portava la nausea mi faceva vomitare, in casa non si faceva in quel periodo. Poi nel momento in cui lo ricominciavamo a preparare, voleva dire che era finito il periodo tragico. Si andava avanti Quindi, importante anche il ruolo della sua famiglia? Importante anche il ruolo degli amici e il contesto amicale è molto importante. Perchè a volte si sbaglia per eccesso d'affetto e allora siamo tutti troppo vicini, troppo solleciti. Ti cercano, sono 3 o 4 che ti vogliono dare una mano. E li accendono il senso di dipendenza che non è piacevole. In questo caso io ho risolto con molta onestà. Ho :21 romalive detto alle mie amiche che comunque si avvicendavano sempre a casa a farmi compagnia che avrei chiesto aiuto in caso di bisogno. Quando volevo i miei momenti di solitudine, che io chiamavo "di ripostiglio" nel senso che volevo vivere nel ripostiglio di casa mia senza vedere nessuno e , per fortuna, i momenti di ripostiglio durano molto poco perché riesco a reagire, loro li dovevano rispettare. Però gli amici mi sono stati molto vicino. Poi devo dire la verità, un èquipe medica dell'"Istituto Regina Elena" favolosa perché contattabile in ogni momento. Io vivo in Calabria. Vengo qui a curarmi in quelli che io chiamo viaggi della speranza. I medici erano sempre disponibilissimi anche quando psicologicamente ero a terra, anche quando mi veniva meno la voglia, la forza di lottare mi sembrava che fosse inutile diciamo questo mio darmi da fare, mi bastava fare una telefonata. Le dirò che i medici che mi curano sono anche solleciti alle carezze, alla pacca sulle spalle. Adesso ho avuto una recidiva terribile, da circa un anno. Il medico, quando andavo per visite, mi poggiava la mano sulla spalla, mi abbracciava quasi e mi diceva parole d'incoraggiamento. "Lei ce la farà di sicuro, lei con il suo carattere sicuramente riuscirà ad andare avanti". Anche questi incoraggiamenti, al di là proprio dell'aspetto terapeutico sono molto importanti. • All'interno della Biblioteca incontriamo anche persone che, come la sig.ra Liliana Porcarelli, arrivano da fuori per curarsi qui a Roma. Sig. ra Liliana, da quanto tempo fa chemioterapia? L'ho cominciata il 27 luglio di quest'anno (2006 n.d.r) e sono arrivata a metà ciclo, metà percorso e fra pochi giorni comincerò il 4°. Devo dire che la sto portando avanti abbastanza bene e mi sento serena. Certo, ha i suoi effetti collaterali ma si superano con una grande forza di volontà. Si riescono a superare molto bene. Vedremo come termineremo. Questo non lo so. Sig.ra Liliana Porcarelli Lei è di Frosinone. Che situazione vive una persona che deve curarsi a Roma venendo da fuori? All'inizio, quando ho scoperto d'avere la malattia, non avevo pensato di venire qui, in verità, ma dopo due interventi ho contattato un professore dell'"Istituto Regina Elena" che mi ha operato per la terza volta. Certo all'inizio si è spaesati perché non si ha l'idea di come lo si affronta, di chi incontri e com'è. Però poi alla fine devo dire anche che l'istituto si trova in un luogo abbastanza raggiungibile mediante l'autostrada, si riesce ad arrivare tranquillamente e poi l'équipe ti aiuta e ti sta vicino. Ho avuto anche la fortuna, grazie a mia figlia, di scoprire questa biblioteca. Mi è stata molto utile perché mi ha dato tanti opuscoli, 22:romalive tante informazioni che a me sono servite tantissimo. Al di là di come si sono comportati i medici. A me è piaciuta molto l'informazione che mi ha dato la biblioteca. Da allora abbiamo cominciato una collaborazione che servirà a tante persone di Frosinone che hanno avuto le mie problematiche e che adesso le stanno vivendo con me e affrontano il problema seguendo anche questa biblioteca. In tema di collaborazione di équipe medica, in una biblioteca come questa, si crea uno spirito di comunanza, di gruppo. Come può aiutare? Da quando sto affrontando questo problema, ho un giro di amiche che hanno il mio stesso problema: un tumore al seno, e di donne che sono affette da questa patologia pare che a Frosinone ce ne siano tantissime. Mettendoci in contatto l'una con l'altra, dialogando tra di noi, ci aiutiamo tantissimo. Prima pensavo che il tumore venisse solo agli altri. Quando ce l'hai ti rendi conto che è diverso. Però poi riesci ad affrontarlo con tutta tranquillità. E tra la collaborazione tra noi che abbiamo questo problema e la biblioteca, io mi sono trovata benissimo. Su una locandina dietro di noi c'è scritto che per curare il tumore non servono solo pillole ma persone. E'd'accordo? L'umore te lo danno i familiari, il marito, la figlia e me stessa. Le devo dire che ho avuto una grande forza per combattere questo male. Non mi sono mai scoraggiata. L'insieme, la società e le persone che hanno avuto le stesse problematiche ti aiutano molto. • Domenico Galli Signor Galli, di quale patologia soffre? Io ho una malattia rara e sono al Regina Elena dopo aver subito un intervento per tumore all'esofago e da marzo, periodo del primo controllo, ho riscontrato la presenza di alcuni linfonodi, quindi sono entrato in che mio. Sto procedendo nelle cure appropriate presso questo istituto con la speranza di miglioramenti. Come è cambiata la sua vita da quando ha scoperto la malattia ed ha iniziato la chemio? Per quanto riguarda la malattia rara di cui soffro, posso dire di conviverci da vent'anni. Ho vissuto con serenità e senza eccessivi problemi l'intervento che ho subito nel 2005, facendo leva sulla determinazione: ma queste sono, come amo dire io, solo parole. Bisogna acquisire gli strumenti per acquisire serenità e determinazione, se non ci sono questi strumenti si è un po' più deboli. In questi anni risono rafforzato molto anche con altre discipline, curando molto l'aspetto di quella che viene chiamata la comicoterapia, che in fondo significa essere ironici e autoironici per dare un senso più serio alla propria vita: quando ci si trova in queste situazioni si capisce ancor meglio il primo comandamento che è in fondo la salute. Parlare di strumenti significa scegliere quello che meglio si crede dopo aver fatto una grintosa ricerca; ad esempio ciò che io ho visto come ottimo strumento è qui al Regina Elena, ovvero la biblioteca, perché tramite le persone e il materiale gratuito e adatto si può rafforzare la conoscenza. Il male maggiore quello di mettere la testa sotto la sabbia. Un altro aspetto è il rapporto con i medici, che qui è prima di tutto umano e io in questo aspetto ci credo molto. Il malato oncologico vive delle situazioni critiche e un rapporto stretto con una fitta rete di medici e familiari può aiutare a non sentirsi mai soli; su questo ci deve essere una ricerca più approfondita e ho notato che è uscito un libro Dall'altra parte, scritto da tre noti medici che si sono trovati malati di tumore: da quella angolazione i tre sono riusciti a mettere in evidenza tutte le lacune del sistema, dai medici agli infermieri, fino alle strutture. Ci vuole un salto di qualità, ad esempio un incontro con il nuovo Ministro della Salute al fine di capire qua- Sig. Domenico Galli li sono gli ulteriori problemi da risolvere. In fondo c'è bisogno di una rivoluzione culturale. Sarebbe un successo per tutti e non è un discorso di finanziamenti ma soprattutto di idee e di creatività. Più stimoli ci sono e meglio è, in fondo questa biblioteca, pur molto importante, ne è l'esempio: andrebbe pubblicizzata meglio e fatta conoscere di più eliminando una separazione che ancora purtroppo in parte esiste. Bisogna macinare ancora molto per conseguire una sensibilità maggiore. Non tralasciamo un aspetto fondamentale del problema cancro: i familiari. • Pino Scasseddu, marito della sig.ra Liliana Porcarelli. Come cambia la vita nel momento in cui si viene a sapere della malattia di un proprio caro? Il cambiamento è particolare perchè ci si trova in una situazione davanti alla quale si è impreparati. Dopo gli accertamenti si spera che tutto si risolva; è la parte in causa che ti da il coraggio di andare avanti. Mia moglie ha preso il male per quello che è, un elemento da sconfiggere. Vederla entrare in sala operatoria per tre volte e dare coraggio ai medici con delle battute mi ha fatto una certa impressione, ma mi ha reso la vita più positiva. Certo lo scombussolamento della vita c'è stato in quanto tutte le cose che si potevano fare ora non sono possibili, ma si rifaranno e per adesso cambieremo abitudini. Bisogna saper vivere questi momenti con la forza che la persona ti da. Io, stando a casa, vedo che c'è un circolo di persone che hanno le stesse problematiche e non hanno remore nel manifestarle: c'è sicuramente più sincerità in questo tipo di circolo che in uno in cui le persone stanno bene. Ci si aiuta vicendevolmente e l'ambiente medico con dei piccoli gesti non fa mancare il proprio sostegno; io lavoro in ospedale e quando guardo al medico lo faccio sempre con occhio critico, perchè quei gesti non li ho riscontrati spesso, ma qui è diverso. Lei ha trovato forza in sua moglie, quindi. Io le vorrei ora chiedere come ha scelto di starle vicino. Non è semplice descriverlo, ma io cerco di aiutarla con la presenza e l'infusione di un coraggio che peraltro lei già ha e facendole capire che si tratta di un periodo transitorio, dopo il quale la :23 romalive vita tornerà come prima. Si cerca anche di stemperare anche con battute. Noi abbiamo una figlia unica che all'inizio non l'aveva presa bene, in quanto la parola cancro le aveva creato una seria paura, ma poi ha capito che ce la possiamo fare; fortunatamente c'è anche mia suocera che è molto disponibile e così, collaborando alle attività anche più semplici, riusciamo a mandare avanti la famiglia. Insomma la presenza fisica e gli atti quotidiani compongono il mix col quale cerchiamo di dare il nostro contributo. • Sig.ra Adriana, caposala del reparto di ematologia del Regina Elena In un certo senso lei si trova dall'altra parte, ma ha avuto un esperienza di malattia: che paziente pensa di essere stata? Credo di essere stata un pessimo paziente; inizialmente ho avuto un senso di incredulità, ma col tempo sopraggiunge la ragione. Devo dire che non ho avuto il dolore burocratico di cercare il posto, di trovare un ascolto che spesso non soddisfa e quindi giocavo in casa. Quando il problema si è risolto brillantemente è iniziata la fase dei controlli periodici, fase che ti stanca perché ripercorri una strada già fatta, questa è un'altra fase che andrebbe presa in considerazione, perché è molto problematica. Come è la sua esperienza da caposala e quanto la ha aiutata nel curare dei pazienti? Quella esperienza mi ha cambiata, in tutto, anche se sono stata dall'altra parte per un breve periodo. C'è anche una tua motivazione per affrontare questo lavoro e per andare avanti: noi infermieri siamola spalla sulla quale piangere. Se non hai le motivazioni interne non puoi stare trent'anni in un istituto come questo. E la famiglia? In quel periodo avevo le bambine molto piccole e ho subito una separazione, ma la famiglia d'origine è stata molto presente; infatti è possibile che chi ti sta accanto non riesca a condividere il dolore. Può accadere anche questo, perché non tutti sono in grado di supportare una persona in quelle condizioni. La conoscenza della malattia l'ha aiutata rispetto agli altrui pazienti? Direi proprio di si. L'informazione è quella che ti dice che se sai ciò che vai a fare puoi affrontare meglio la situazione. L'informazione deve essere continua durante il prelievo, perché non solo è un Sig.ra Turisana Carlo D’Alatri diritto ma è anche un dovere essere informati. • Sig.ra Turisiana Carlo D'Alatri La sua esperienza con il cancro. All'inizio non mi sono neanche resa conto della situazione e non volevo neanche sottopormi all'intervento. Si trattava di un carcinoma al collo dell'utero. Dopo l'intervento però non sapevo che c'era da affrontare la chemio e potete immaginare quali esiti di sofferenza. Dopo cinque anni ho avuto questo problema al seno, ma non ho avuto neanche il tempo di disperare e sono sta- ta portata in sala operatoria con tutti che mi tranquillizzavano; il post non è stato così traumatico e ho fatto la ricostruzione del seno, in quanto dei medici giovani mi hanno fatto capire che una donna del nostro secolo non può non fare la ricostruzione del seno. Istintivamente ho fatto questa considerazione: non sono una donna di spettacolo ma sono pur sempre una donna. È stata una sfida, ho reagito e mi sono trovata a fare progetti lungimiranti a lunga scadenza. Io spero che in futuro ci siano delle visite personalizzate perché a volte la chemio è più devastante del male stesso: l'esperienza recente di mia sorella, che mi ha lasciata sconvolta, mi ha fatto capire che l'organismo non sempre riesce a sopportare questi farmaci. Sono troppo forti. Spero sempre, ripeto, in cure personalizzate e meno invasive. Quindi lei si è trovata anche nella situazione di familiare di un malato; che rapporto ha avuto con sua sorella? Io non ho mai pianto per la mia malattia, ma solo per mia sorella, ma il coraggio che ho avuto è stato grande. Noi dovevamo vincere questa battaglia, ma purtroppo non è stato così e la disperazione è sopraggiunta per mia sorella. Con gli altri familiari quale tipo di rapporto ha avuto e quali sensazioni ha cercato di trasmettere? Mia madre era al corrente di questo problema, perché vive con me. Tutto sommato far conoscere le situazioni può far bene, perché a livello familiare ti aiuta ad essere più tranquillo ed avere la massima collaborazione. Certo si può passare per egoisti, ma nessun rimpianto ci deve essere perché in questa malattia c'è bisogno di tante cose, anche le più piccole. Soprattutto dal punto di vista morale. L'informazione può salvarti la vita Incontro con la Dott.ssa Gaetana Cognetti, responsabile della Biblioteca Digitale Centro di Conoscenza "Riccardo Maceratini" dell'Istituto Regina Elena di Roma [ di • Valeria De Rentiis e Fabrizio Piciarelli] Con nostra gradita sorpresa abbiamo scoperto che spesso, per curare una malattia, non servono solo farmaci, corsie d'ospedale e iter burocratici. A volte quello che può salvarci la vita è trovare un motivo, un appiglio per vivere. Per trovarlo è necessaria tanta forza di volontà e la voglia di sperare. C'è da sottolineare che documentarsi sulla propria malattia può essere d'aiuto anche a chi ci è di fronte, medico, o familiare che sia. Capire cosa non va nel nostro organismo può aiutare anche chi, nonostante svolga la professione medica, non conosca appieno tutte le peculiarità di una determinata patologia. Per studiare, conoscere e documentarsi, esiste uno spazio all'interno dell'"Istituto Regina Elena" di Roma dove possiamo trovare, oltre alla preparazione, alla disponibilità e alla cordialità di chi vi lavora, anche un valido apporto per capire meglio come, e se, possibile curarsi. La Biblioteca Digitale-Centro di Conoscenza "Riccardo Maceratini" ci ha aperto le porte e, insieme alla Dottoressa Cognetti abbiamo cercato di capire com'è possibile convivere con la malattia di questo secolo. Dottoressa, qual è la funzione di questa biblioteca? Da un lato dare informazione scientifica agli operatori: abbiamo una sala multimediale con 15 postazioni per pc e dall'altra abbiamo una sala dedicata ai pazienti che è la biblioteca del pa- ziente con acceso riservato, dove i pazienti possono richiedere informazione anche mirata. Informazioni connesse alla terapia che stanno facendo, gli effetti collaterali possibili su cui noi diamo risposta, promulgando degli archivi informativi aggiornatissimi, sia a livello nazionale che internazionale. In particolare a livello nazionale abbiamo una biblioteca digitale prodotta da quest'istituto insieme ad altri sei, specializzati in oncologia in Italia: la biblioteca digitale Azalea, disponibile sul sito web www.azaleaweb.it e che ha circa 3500 documenti d'informazione in lingua italiana per i pazienti in oncologia comprensiva anche di schede di circa 1500 associazioni per i Dott.ssa Gaetana Cognetti pazienti con i servizi che queste associazioni erogano e circa 500 sono le associazioni madri. Poi 1500 sono in tutto comprensive anche delle sedi locali di queste associazioni. Il tentativo è di dare un'informazione integrata perché il paziente digita mammella e recupera i documenti sia in formato elettronico che in formato cartaceo relativi appunto ad associazioni che si occupano delle problematiche relative alla mammella e stiamo inserendo anche protocolli clinici perché spesso il paziente che non ha speranza di sopravvivenza con le terapie standard può tentare una terapia sperimentale, e quindi, localizzando i protocolli, sapendo dove si svolgono le sperimentazioni può chiedere di essere reclutato all'interno. Alcuni pazienti si sono salvati la vita grazie all'utilizzo di protocolli sperimentali. All'epoca quel farmaco era solo sperimentale, non era sicuro che desse degli effetti: successivamente è stato dimostrato che quel farmaco dava degli effetti e spesso la sopravvivenza è passata dal 30 al 60-80% con nuovi farmaci. Anche questa è una speranza per quei pazienti che non hanno lo stato della terapia valida per poter risolvere la propria patologia. Insieme a noi in quest'intervista c'è anche lo staff della biblioteca. Ce li presenta? Partiamo da Michelangelo Crocco, Fabio D'Orsogna e Amelia Mazzacuva che si occupano attualmente della biblioteca del paziente. Lavorano qui anche le dottoresse Katiuscia Dormi, Maura Tuberi e Francesca Servoli che si occupano invece della parte per gli operatori. In particolare la dott.ssa Servoli si occupa della formazione e dell'organizzazione. Diciamo che siamo tutti docenti in questi corsi. I corsi di formazione sono attualmente rivolti agli operatori sanitari: da una parte ci sono pillole d'informatica dall'altra documentazione scientifica. Ogni mese facciamo dei corsi base d'informatica per mettere gli operatori in condizione d'accedere alle risorse informative, anche coloro che non hanno un'alfabetizzazione informatica. Questi corsi sono fatti in due modalità. Noi mettiamo in condizione il personale sanitario che non utilizza il pc, di poterlo utilizzare. La seconda parte è dedicata ai corsi di documentazione, cioè corsi che sono necessari per l'aggiornamento del personale. Insegnamo come accedere a risorse di qualità in internet e di distinguere le risorse di qualità da quelle che non lo sono perché questo è un grandissimo problema in ambito sanitario di rischio per la salute in quanto chiunque può mettere notizie sul web e chi naviga non ha sempre la certezza che si tratti d'informazioni di qualità. Insegniamo poi ad utilizzare le basi dati per l'aggiornamento scientifico dei medici e dei pazienti. Vorremmo, e questo è in progetto, anche sviluppare dei corsi per i pazienti, per i familiari e per i cittadini. Per insegnare proprio come accedere ad internet e saper distinguere il grano dall'olio. Quindi eliminare quelle informazioni che sono desunte di qualsiasi qualità e che spesso creano delle situazioni anche drammatiche. Ci sono pazienti che vogliono partire per dei trattamenti. A me è capitato con un paziente che voleva andare in Portogallo per delle cure. Successivamente abbiamo scoperto che questo presunto medico non aveva scritto nessun articolo, non si sapeva chi fosse questa persona che aveva descritto il trattamento come ottimale. Cosi come c'è molta pubblicità commerciale, dai mass media sui farmaci e attraverso l'esame delle nostre banche dati verifichiamo quotidianamente che spesso si tratta di pubblicità e che non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino poi che questi farmaci sono effettivamente effi- caci Facciamo un po' da barriera e cerchiamo di dare ai pazienti e ai cittadini anche un orientamento sulle risorse valide per evitare appunto che ci siano delle informazioni o di tipo commerciale, come spesso accade perché la sanità è un grosso fatto commerciale. Vengono propagandate spesso e poi magari non hanno nessuna efficacia dal punto di vista scientifico. Questo è il tentativo di creare la biblioteca a doppio livello, che sia da un lato di qualità per gli operatori dall'altro per il paziente. Anche perché i pazienti sono diventati un motore per l'informazione di qualità. Perché spesso il medico non ha tempo d'informarsi sulle centinaia di patologie che cura. Il paziente ha una sola patologia e se ha informazioni di qualità si fa portatore d'informazioni dal medico. In un'indagine che è stata fatta in America è risultato che il 60 % dei medici di base ha dichiarato d'aver ottenuto informazioni aggiuntive dai pazienti che è aggiornata. Il che vuol dire che il paziente può diventare portatore d'informazione valida al medico. Che tipo di lavoro viene svolto all'interno della biblioteca nella sala multimediale? La sala multimediale offre l'accesso in particolare alle risorse elettroniche. Come potete vedere ci sono attualmente 10 postazioni di pc e le porteremo a 15 perchè gran parte delle risorse di cui il personale usufruisce è su supporto elettronico. Noi abbiamo un abbonamento a circa 3000 riviste in ambito biomedico. Gli utenti possono sia consultare le riviste dalle postazioni che abbiamo nella sala multimediale, sia consultarle direttamente dai reparti perché l' accesso è a tutto l'istituto, quindi, noi paghiamo un abbonamento su queste risorse elettroniche e poi dai reparti si può accedere direttamente. L'altra grossa attività che svolgiamo è rivolta ai corsi di formazione come già detto prima, con un alto livello d'interattività, gratuitamente dal nostro personale, permette di potersi aggiornare costantemente con i corsi accreditati con l'ausilio delle risorse elettroniche. E oggi è un fatto estremamente diffuso aggiornarsi su livello elettronico. Naturalmente la sala non offre solo semplicisticamente l'accesso ai pc ma offre anche l'orientamento alle risorse e il ruolo svolto in America dai bibliotecari fondamentale: aiuta l'utente a ricercare e a trovare quelle informazioni che ci sono utili perché la difficoltà oggi sul web è trovarsi con milioni d'informazioni quando si fa una ricerca e questo è il paradosso informatico e informativo per cui noi abbiamo tantissime informazioni, siamo in un mare d' acqua che spesso è salata e non riusciamo a trovare quello che serve effettivamente. Il ruolo del bibliotecario è quello di orientare all'interno della struttura l'uso delle risorse che poi servono effettivamente alla casa. Dott.ssa Cognetti ci illustri in pratica cosa avviene sul supporto informatico che utilizzate Qui diamo un'informazione sia attraverso gli opuscoli cartacei sia interrogando le banche dati a livello internazionale. Una delle più importanti è questa: MedLine plus che è stata prodotta dalla National Library Medically, la più grande biblioteca americana medica a livello internazionale che ha prodotto questa risorsa appositamente per i pazienti che vengono definiti Health Consumer, cioè consumatori di salute non pazienti perchè è un termine political uncorrect. Questo è un grandissimo contenitore, molto aggiornato e possiede tutti i settori per le determinate patologie. Ci sono schedate circa 700 patologie di cui sono accessibili tutti gli aspetti, sia il trattamento, sia la panoramica, sia addirittura le ricerche sulla banca dati automaticamente a cui il paziente può accedere con facilità. Diciamo che è un contenitore molto aggiornato, esauriente e di qualità perché tutte le informazioni che vengono inserite all'interno sono controllate da grandissime istituzioni americane. E quindi, fa un po' da recupero, proprio di tutte le informazioni di qualità dei più grossi enti americani che si occupano delle patologie. Ci sono anche 9000 schede circa di farmaci che sono sempre curate dal paziente , quindi danno gli effetti collaterali. L'uso dei farmaci è sicuramente una risorsa di grandissima qualità. Abbiamo anche risorse in lingua francese. Percui visto che la lingua è una grossa barriera, c'è la possibilità di usufruire d'informazioni in francese ,per rendere accessibile al massimo la banca dati agli utenti. Tant'è che noi abbiamo la biblioteca digitale Azalea. Se inseriamo il termine mammella nella ricerca banca dati, oppure selezioniamo una parte del corpo umano, l'utente può direttamente arrivare alle informazioni che ci occorrono. Appariranno tutti i record relativi al termine o alla sezione corpo umano. Il paziente non ha bisogno d'entrare in diversi archivi separati perché l'informazione viene accorpata tutta in un unico archivio. Abbiamo la possibilità d'aprire il documento. Il paziente ha la possibilità di consultare anche i documenti valutati. Non lo sono tutti perché è una procedura abbastanza complessa. La valutazione finale consiste in una sintesi in cui troviamo informazioni sulla leggibilità del documento ad esempio. Per concludere potremmo dire che i pazienti che hanno bisogno d'informazione possono utilizzare sia Azalea (www.azaleaweb.it) sia la nostra biblioteca del paziente perché anche chi non utilizza internet o non lo sa usare, ha diritto ad avere informazioni. La biblioteca è facile da raggiungere: è all'ingresso dell'Istituto "Regina Elena", un casale molto bello tra l'altro. Siamo aperti dalle 9 alle 17 tutti i giorni Chi vorrà venire a trovarci saprà che saremo lieti di dare una mano a tutti coloro che ne avranno bisogno. Continua nel prossimo numero... :25 romalive UNO SGUAR DO ALLE MOST RE [ di • Rossana Bartolozzi ] 1 Paul Klee Costruzione cubica, 1920 Olio e inchiostro su cartone, 37,5x34 cm The Metropolitan Museum of Art, New York 1 “Paul Klee” 1879-1940 La collezione Berggruen Grande artista svizzero, molto amato da chi lo ha capito nel significato profondo della sua arte simbolica, scrutatrice del profondo delle cose. Molto sperimentò nella sua vita d'artista e nella ricerca dell'essenza delle cose, per riprodurle uso' tutte le tecniche a sua disposizione, esasperando a volte la carta stessa sulla quale operava, passando dall'aquarello, all'olio, al carbocino, ottenendo alla fine quelle immagini costruite tramite la sapiente pratica della materia. D'altra parte il suo mondo rivoluzionario, in un periodo ancora legato alla tradizione accademica, ben si accordava all' ambiente i n cui fu invitato ad operare, la Bauhaus, scuola d'arte innovativa in Weimar. In quel periodo, 1920, ebbe il momento più creativo e prolifico, producedo opere squisite, di delicata fattura, ove se anche interveniva il colore, la disciplina del disegno sempre riaffiorava. La mostra allestita a palazzo Ruspoli raccoglie un grande numero 2 3 di opere, per lo piu' di piccolo formato, che tracciano un percorso dell'artista che va all'incirca dal 1915 al 1939. Piccoli gioielli che meritano una attenzione mirata a coglierne i preziosi particolari. Palazzo Ruspoli, 13 otobre ‘06 - 7 gennaio ‘07 “Viva la pittura” Matisse e Bonnard Bonnard e Matisse inneggiano alla loro amicizia con questo motto. Oltre 230 opere celebrano i due grandi pittori furono accomunati da una grande amicizia e frequentazione, ma tuttavia seguirono sentieri diversi. Bonnard fu considerato come l'ultimo degli impressionisti, mentre Matisse fu pittore d'avanguardia a cui tutti guardarono, ma entrambi corrosi dall'inquietudine dell'artista volto alla ri- 26:romalive cerca della creazione artistica. Bonnard scriveva a Matisse: ''La pittura e' qualche cosa a condizione di concedersi completamente''. Le numerose opere esposte al Vittoriano sono tutte di altissima qualita' e la mostra e' da non perdere. Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, dal 6 ottobre ‘06 al 4 febbraio ‘07 2 Paul Klee Magnifico atterraggio, o "112!", 1920 Acquerello, inchiostro da stampa trasferito, penna e inchiostro su carta, 23,6 x 31,8 cm 3 Paul Klee Frutti sospesi, 1921 Acquerello e matita su carta, 24,8 x 15,2 cm The Metropolitan Museum of Art, New York La “Schola del Caravaggio” Dipinti della collezione koeller Nella seicentesca sede del Palazzo Chigi ad Ariccia e' stata allestita una vasta panoramica della pittura caravaggesca romana in cui figurano autori di spicco come Orazio e Artemisia Gentile, lo Spagnoletto, Saraceni, Borgianni, Baglioni, Mnfredi e tanti altri accostati a nomi non di fama ma comunque di grande talento. Oltre 90 opere che fanno parte della collezione del mecenate milanese Luigi Koeller, che conferiscono alla raccolta un carattere di unicita', data la provenienza da una unica collezione privata. La pittura conforme alle teamatiche rivoluzionarie del Caravaggio si diffuse nell'arco di un ventennio in tutta Europa ed oggi e' comunemente chiamata ''caravaggismo''. La rivoluzione del Caravaggio consisteva nel rifiuto della pratica del disegno (difatti lui non disegnava, ma abbozzava direttamente sulla tela gia' preparata con il rovescio del pennello), la preminenza della figura umana nello studio dell'artista da cui traeva ispirazione. Il suo stile naturale fu ampiamente diffuso dai suoi diretti seguaci a cui pero' ben presto si unirono pittori della generazione successiva. Con l'avvento del barocco a Roma, operato principalmente dalla figura domimatrice del Bernini, il fenomeno caravaggismo si mitigo'per far posto al nuovo stile imperante Palazzo Chigi in Ariccia, 13 ottobre 2006 11 febbraio 2007 La tentazione comica tre secoli di satira e caricatura Il Comune di Roma ha promosso una mostra che non rientra nelle sue tesi programmatiche a cui siamo abituati, difatti al Museo di Roma in Trastevere e' stata allestita una raccolta di opere inneggianti alla satira e alla caricatura. Attraverso circa 140 caricature possiamo godere dell'umorismo sarcastico, a volte dissacrante, di autori di derivazione marchigiana come Pier Leone Ghezzi, Gabriele Galantara, fondatore con Pedrecca del famoso settimanale satirico ''L'Asino'', a Cesare Marcorelli, arguto osservatore della societa' del suo tempo. Tre secoli di caricatura tra le Marche e Roma, dal 1600 alla fine dell'800. L'umorismo ha storia antica, risalente addirittura agli egizi e ai greci.Diceva Rabelais: “Meglio e' di risa che di pianto scrivere, che' rider soprattutto e' cosa umana”. Museo di Roma in Trastevere, Piazza S.Egidio dall’11 ottobre 2006 al 26 novembre 2007 4 5 4 Pierre Bonnard Finestra aperta a Vernonnet, 1912 Olio su tela, 74 x 103 cm Musée des Beaux-Arts de Nice, Musée Jules Chéret 5 Henri Matisse Interno a Nizza, 1919 ca. Olio su tela, 65,6 x 54,5 cm Saint Louis Art Museum 6 Nino Za caricatura di Greta Garbo Willem De Kooning - late paintings Benche' olandese, De Koonings si identifica come americano dato che gia' nel lontano 1926 era approdato in America. Fu uno dei maggiori espponenti dell'espressionismo astratto che insieme a Arshile, GORKY, Jackson Pollock, Mark Rothko, operarono uno spostamento immediato dell'interesse mondiale dell'arte dall'Europa all'America. Era il periodo in cui Pollock stendeva la tela sul pavimento del suo studio e preso dal sacro furorer vi gettava, o meglio vi catapultava i colori creando quel genere di arte di carattere istintivo e meccanicistico, cosidetto “action painting”. Nei 60 anni di lavoro indefesso De kooning ha sperimentato vari filoni artistici, raggiungendo, ormai anziano, quella completezza di ispirazione esuberante e gioiosa che ha dato l'avvio al periodo dell'”astrazione lirica”. il suo lirismo, quasi affine ad una sorta di classicismo, si affianca ad alti grandi artisi come Matisse e Mondrian. Museo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese. :27 romalive XV Municipio Consiglio Municipale Roma XV di Ottobre Tanta carne al fuoco e alta tensione [ a cura di•Stefano Ursi ] Veltroni) dà inizio ai lavori dell'aula: all'ordine del giorno la votazione di alcuni verbali, l'istituzione di una Commissione Speciale per l'Emergenza Abitativa, una mozione, illustrata dal consigliere Trasmondi (Prc), che richiede dei fondi da destinare agli strumenti della partecipazione dei cittadini e infine una mozione richiedente, dopo la convocazione di una Conferenza Programmatica sul problema rifiuti già in piedi dal 22 Settembre, il conseguente blocco dei lavori di costruzione del Gassificatore a Malagrotta. L'atmosfera in aula si fa già più pesante quando la discussione si incentra sul problema casa; il voto per l'istituzione della Commissione Speciale scivola trasversalmente senza ostacoli, ma il dibattito precedente alle dichiarazioni di voto infiamma gli animi: fra gli interventi più significativi ricordiamo quelli dei consiglieri Filetti (FI), Palma (AN), De Luca (FI) e Fadda (Ulivo), i quali si incentrano sull'eccesso di prezzi e condizioni che attanaglia ormai l'intero mercato immobiliare, dagli affitti alle compravendite. Sul tema della partecipazione, dei contratti di Emergenza casa, rifiuti, gassificatori, cittadini truffati dalla COOP Casa Lazio: questi i temi di un Consiglio Municipale molto acceso, durante il quale sono emersi i soliti problemi che affliggono il territorio del municipale e, a ben vedere, l'intera città di Roma. Andiamo a vedere nel concreto cos'è successo e cosa è emerso concretamente dalla discussione. Presenti 21 consiglieri, e quindi, raggiunto agevolmente il numero legale, il Presidente del Consiglio Antonino Panarello (Moderati per quartiere e dei piani di zona, il consigliere Palma propone la fondazione di un gruppo trasversale di volenterosi che possano battagliare per dare ai Municipi quei poteri e quell'importanza di cui dovrebbero essere depositari. Ma quando si arriva alla discussione sul Gassificatore a Malagrotta, che quindi interessa anche la zona di Ponte Galeria, la tensione sale e la mozione condivisa da tutte le forze politiche entra prepotentemente in scena; il Consiglio viene sospeso e il dibattito si fa acceso soprattutto per quanto riguarda il periodo da dover ipoteticamente attendere per il blocco dei lavori: non mancano scontri verbali duri e franchi sulle rispettive vedute della questione e solo alla fine, con difficoltà, si riesce finalmente a votare un atto, che, sebbene con un emendamento apportato, si ritrova a mettere d'accordo tutti. Ora è il momento delle decisioni, ma la tendenza sembra altra rispetto alla necessità di riqualificare una zona che ne ha diritto per le tante problematiche che la vedono protagonista suo malgrado. Aspettiamo. XVIII Municipio Lente d'ingrandimento sui problemi di Roma Dal Municipio alla città: intervista ad Alessandro Vannini, consigliere di FI [ a cura di•Stefano Ursi e Fabrizio Piciarelli] Alessandro Vannini, Cons. Forza Italia Consigliere Vannini, con quale tematica si sentirebbe di iniziare questa chiacchierata? "Tutte le questioni romane sono importanti, ma a mio parere un problema si fa sentire ormai da molto tempo e ne porta a cascata tanti altri: il mancato decentramento amministrativo. A tutt'oggi infatti il Comune non vuole riconoscere poteri ai Municipi, nonostante l'esistenza del Regolamento del Decentramento Amministrativo. L'ultima conferma è recente, poiché la Giunta Comunale ha abrogato la competenza dei Municipi in materia di refezione scolastica in modo definitivo, e le cito l'art. 63 del Regolamento sul Decentramento Amministrativo, pur non avendo mai permesso ai Municipi tale gestione. Tale atteggiamento si evidenzia in tutta la politica dei Municipi, ove si decidono interventi, si propongono soluzioni per il miglioramento della vivibilità, tutte misure che però puntualmente non sono supportate a causa del bilancio accentrato al Comune. Che storia sia questa è ancora da capire, perché non si possono fare proclami e far partire delle iniziative senza la necessaria capacità decisionale e soprattutto economica. Il Municipio è l'ente di prossimità con i cittadini e da questo discendono tante conseguenze vitali per il buon funzionamento della città tutta; in sostanza non si può far carico ai Municipi di problemi che non possono risolvere senza le adeguate competenze. È chiaro che da qui nascono tutti i problemi più gravi e irrisolti da tempo del territorio romano". Ora passiamo a discutere dei problemi del territorio. Lei è consigliere del Municipio XIX e su questo credo possa dirci molto. "Io inizierei con la costruzione di un albergo in via del Crocifisso, in zona Cavalleggeri, dove in un contesto urbanistico di città storica si sta costruendo un edificio-mostro modernissimo che chiuderà l'ultimo spazio che poteva essere adibito a verde attrezzato della zona. Questo si configura come un doppio vulnus all'integrità di una zona che per valore artistico, storico, culturale e urbanistico non va assolutamente turbata: il verde poi è l'altro aspetto fondamentale che qui viene in questione, in quanto a Roma gli spazi utili sono già pochi e così se ne elimi- nano altri senza che ci sia possibilità di recuperare. In secondo luogo, mi sento di dover parlare del parcheggio di Largo Micara, dove dal Giubileo si dovrebbero fermare i bus turistici e quelli della STA, ma in realtà questo resta sempre vuoto a scapito dei residenti che nella zona di Gregorio VII non hanno possibilità di parcheggio. La cosa più giusta sarebbe spostare il mercato di S. Silverio, tra le altre cose in sede impropria, vicino a due scuole sempre in Largo Micara che sono in situazione igienico-sanitaria drammatica, da chiusura immediata, costruendo sotto la stessa Piazza un parcheggio sotterraneo. Non mi sembra così difficile capire che se le strutture si spostano da un metro all'altro si risolve magari un problema che prima sembrava irrisolvibile. Come vede da qui emergono i vari legacci negativi ai quali è incatenata questa città; i parcheggi sono un altro di questi nodi cruciali, forse dal punto di vista strutturale il più grave e qui viene in questione uno dei simboli di una politica urbanistica sbagliata: il parcheggio per la metropolitana Cornelia, che si trova nella zona della Circonvallazione Cornelia, inaugurato dal Sindaco tre volte ma funzionante solo per qualche mese fino alla chiusura definitiva ed all'attuale stato di abbandono. Costruito per 644 auto e costato la bellezza di 35 milioni di euro era in principio una struttura importante, di livello da tanti punti di vista, ma ha sempre avuto problemi di malfunzionamento elettrico ed informatico. Per salvare il salvabile occorrerebbe utilizzarlo per la sua :29 romalive oggi è già fortemente compromessa. Al solito: le strutture senza prima le infrastrutture e la situazione si complica maledettamente. Si auspica inoltre l'insediamento del centro sportivo comunale tra la scuola materna e via Del Vecchio, che permetterà la fruizione di un'area verde attrezzata perfettamente mantenuta e non come altre aree definite verdi ma abbandonate in stato di degrado. Nella zona bisognerà inoltre lavorare sul prolungamento di via Soriso con via dell'Acquafredda, altro crocevia fondamentale della viabilità e della vivibilità, mi sento di aggiungere, di questo territorio del Municipio XVIII. Si torna, come vede, sempre al nodo ineliminabile che bisogna guardare ad un problema per volta senza fare proclami inutili e studiando, se possibile soluzioni che possano cogliere più di un risultato contemporaneamente. È un dovere per le amministrazioni pubbliche fare dei tentativi per migliorare la vita dei cittadini. Solo altre due cose mi preme sottolineare: il collegamento di via Borgosesia (Casalotti) con via Bosco Marengo (Aurelia G. naturale vocazione: parcheggio di scambio gratuito o forfettario, per gli abbonati o i muniti di biglietto Metrebus. Io mi chiedo se si può lasciare al suo destino una realtà che potrebbe essere così importante per la collettività e che inoltre potrebbe dare un servizio di livello superiore in quanto munito di attrezzature di alto profilo tecnologico. Questo è un grave errore che andrebbe messo in evidenza, perché la strutture potenzialmente migliorative della realtà cittadina mancano sul territorio romano e se ne sente ormai il bisogno quando l'agglomerato urbano diventa affollato e caotico". Già da questo si può capire la situazione del territorio del Municipio; altri problemi che si sente di evidenziare? "Guardi, solo poche cose ma esemplificative per la loro importanza; il prolungamento di Via Gregorio XI su via Aurelia, una vera priorità. Prevista dalla convenzione Valcannuta ormai è una necessità per una zona dove stanno nascendo altri tre edifici che ospiteranno centinaia di nuovi utenti; la viabilità della zona ad Racc.Anulare). Tale opera permetterebbe di allentare il traffico delle vie di Casalotti, garantendo il collegamento del quartiere con l'Aurelia. Tale opera, in un primo tempo finanziata, è stata definanziata di recente dal Comune. A Montespaccato infine il problema è grave poiché è stata cancellata dal Comune la possibilità di creare una fermata della metro A in zona Montespaccato, tagliando fuori 20.000 persone dal circuito, in una zona estremamente intasata dal traffico, dove si è costretti ad impegnare la Boccea per arrivare verso le zone centrali. Va condotta una battaglia per riaffermare la priorità di creare una fermata della metro A per Montespaccato al fine di garantire un servizio alla periferia ed alleviare il traffico su Boccea". Per concludere consigliere Vannini: ha qualcosa da aggiungere? "Credo che questo possa bastare per ora, anche se i problemi sono ancora tanti e questa è solo la punta dell'iceberg". L'On. Stefano De Lillo a tutto campo fra tematiche nazionali e internazionali [ a cura di•Stefano Ursi e Fabrizio Piciarelli] On. De Lillo, in questo periodo molte sono le questioni di cui sarebbe giusto parlare; noi abbiamo deciso di discuterne con lei. Partiamo dalla questione sanità e ASL nella regione Lazio. "Problema spinoso e di non facile soluzione e valutazione; la querelle che si porta avanti da molto tempo ormai credo vada chiarita almeno in alcuni suoi tratti nodali e imprescindibili. I bilanci delle Asl sono pubblici, per conoscerli quindi non sono necessarie operazioni-verità o poteri speciali, un concetto quest'ultimo di cui la sinistra più governa e più sembra innamorarsi. Vorrei ricordare che non siamo all'anno zero ma all'anno 1,5 di governo di centrosinistra. C'è bisogno di inserire nei bilanci le singole voci al posto giusto. Devo dire che quella del Centrosinistra appare sempre più una Sanità disumanizzata, perché invece di rispondere alla domanda di servizi da parte dei cittadini risponde invece alle caratteristiche dell'offerta che la Regione decide di fornire. In talune decisioni si legge sempre più una vera e propria inversione dei ruoli tra terapia e gestione economica, e quindi, tra sanità come servizio e sanità come settore economico: un metodo lontano anni luce da qualsiasi sensibilità verso il sociale e che infatti ha visto finora imporre dall'alto tutte le 30:romalive iniziative sulla Sanità regionale, senza il democratico e legittimo confronto. Come volevasi dimostrare, infine, la notizia-bluff di un debito nella Sanità ben più grande di quello reale serviva a giustificare l'aumento delle tasse: Irap e Irpef passeranno ora ai massimi livelli". Allarghiamo la visuale e parliamo di OGM. Quale la sua opinione al riguardo? "Credo in sostanza che modificare il genoma di alcune piante sia una opportunità grandissima per tutta l'umanità: è una procedura già largamente diffusa come strumento essenziale per combattere la fame nel globo, perché molte modificazioni sono mirate a far sviluppare la pianta anche con poca acqua. E grande uso se ne fa ovunque nel mondo per la difesa dell'ambiente, dato che altre modificazioni consentono alla pianta di difendersi dagli insetti rendendo quindi inutile l'uso dei pesticidi. Non ha senso impedirne a priori l'utilizzo". Restiamo sul grande panorama: la politica economica e le valutazioni del rating internazionale. "S&P e Fitch hanno parlato chiaro. A confermarlo sono numeri e chiare lettere: ad essere bocciata dalle agenzie é la manovra finanziaria del governo Prodi e da questo, cioè dalle conseguenze negative future sull'economia del Paese e delle Regioni, è determinato il declassamento nel rating. Scegliendo di interrompere in maniera aprioristica e non calcolata le politiche economiche impostate dal centrodestra, il centrosinistra che governa la Regione e quello che governa a livello nazionale hanno scelto di non coglierne gli effetti positivi sul medio e lungo periodo, cioè proprio quel parametro che più sta a cuore agli analisti e ai mercati che quindi su questo determinano il rating, la credibilità e l'affidabilità di un sistema Paese come di ogni altra unità locale. Del resto, le parole del Commissario agli affari economici e monetari dell'Unione Europea Joaquin Almunia al Comitato delle Regioni Europee sono chiare: vertono sull'inadeguatezza delle politiche economiche del centrosinistra. Nel Lazio l'avvento del centrosinistra ha determinato l'inversione del trend al risanamento del rapporto deficitpil, dovuto a cinque anni di governo del centrodestra: in particolare, e mi vedo costretto a tornare sulla prima domanda che mi ha fatto, l'interruzione per più di un anno di quelle politiche di bilancio della Sanità come le cartolarizzazioni ed il ticket sui farmaci a carico delle fasce più abbienti ha determinato il tracollo nella prima voce di bilancio della Regione. La prova ne è stata la riapertura della forbice deficit-pil a sua volta provata prima dalla disavventura primaverile del Piano di rientro del deficit nella Sanità e poi dallo smacco della Finanziaria del governo nazionale, che scarica sulla Regione la responsabilità di eventuali nuovi ticket oltre ad imporre quelli su servizi di base come il pronto soccorso. Insomma, un indecoroso scaricabarile delle drammatiche conseguenze di politiche economiche dettate da parole d'ordine ormai obsolete, un carrozzone ideologico in cui trionfa soltanto il concetto di tassa mentre appare del tutto dimenticato quello di sviluppo e di risanamento". Bene On. De Lillo, chiudiamo con l'Alitalia. "Chiudiamo in bellezza. I lavoratori di Sodecaer, fornitrice di servizi catering di Alitalia, avrebbero dovuto rimanere nei propri ruoli fino alla pensione, ma la società ha deciso di cessare dal 1 aprile del prossimo anno le attività per cui è stata costituita per mancanza di contratti con Alitalia: la conseguenza è che i lavoratori della Sodecaer, la cui assunzione aveva dato luogo alla legittima prospettiva di un contratto a lungo termine data dal prestigio della compagnia Alitalia della quale l'azienda è fornitrice, sono ora in attesa della procedura di messa in mobilità. La Regione Lazio deve spendere tutto l'impegno possibile a favore dei lavoratori della Sodecaer ma soprattutto deve avere il coraggio di pronunciarsi sulle strategie di Alitalia.