in questo numero
RomaLive Pubblicazione mensile
ANNO 2 n°8
novembre 2006
registrazione tribunale di Roma
110/2005 del 24/03/2005
Editore:
Sergio Di Mambro
Direttore Responsabile:
Sergio Di Mambro
Consulenti di redazione:
Domenico Dell’Omo
Redazione:
Via Antonio Roiti n.67
Tel. 06/55368456
Grafica:
Fabiana Falconi
Stampa:
Ripoli snc
editoriale - di Sergio Di Mambro
4
Per un’informazione al servizio dei cittadini
musica e cinema
6
Music time : Led Zeppelin
8
Russel Crowe e Ridley Scott:
una coppi da Oscar
12
Coming soon:
anticipazioni cinematografiche
6
8
cultura e politica
www.romalive.org
www.romalive.tv
www.romalive.fm
Hanno collaborato:
Daniele Lucarini, Valeria De
Rentiis, Stefano Ursi, Fabrizio
Piciarelli, Rossana Bartolozzi.
Per la pubblicità su
“RomaLive” ed i suoi
supplementi, telefonare al
numero: 380/3965716 oppure
al numero 06/55368456
17
La Regione informa
20
Inchiesta sul cancro: tra medicina
ufficiale e alternativa - 2°parte
29
Informazioni dai Municipi
XV e XVIII
27
Regione: la parola all’Onorevole
Stefano De Lillo
20
arte e mostre
14
Carmelo Fusolini
26
Uno sguardo alle mostre
26
La direzione si riserva di valutare i
testi pervenuti. Il materiale non
verrà restituito.
Libreria Giornali e riviste Ramozzi Clara Via Bravetta, 250
Edicola Giornali di Catenacci Marco Via Silvestri alt.336
Edicola Bartolucci Adriana Via Casetta Mattei, 219
Alva di Casucci G. P.zza R. Pilo
Farmacia Benassai Viale dei Quattro Venti 73C
distribuzione
Finito di stampare nel mese di
novembre 2006
Edicola Quotidiani e riviste Alviti Armando V.le dei Quattro Venti
Edicola Migliaccio Laura Via Donna Olimpia, 218
Edicola Quattro Venti di Tortorici Giulia & C. sas Via dei
Quattro Venti, 115
Edicola Pierantoni Paolo Via Portuense, 792
Edicola Grilli Maurizio P.Donna Olimpia
:3
romalive
editoriale
Malagrotta:
discarica, gassificatore e
demagogia politica...
[ a cura di • Sergio Di Mambro ]
Negli ultimi mesi presso la nostra piccola redazione
sono arrivati sempre più spesso mail di politici e
ambientalisti contro il gassificatore quasi ultimato
di Malagrotta. Scioperi della fame, politici che si
strappano i capelli, politici che cantano vittoria ecc.
ecc. . Le proteste sono iniziate quando il gassificatore era ormai una realtà. Prima, quando se ne parlava e ancora si poteva intervenire, silenzio assoluto. Come mai? Durante le elezioni ne ha parlato
qualcuno? No . A Malagrotta, il gassificatore si farà
e tutti sono stati compiacenti : chi ha taciuto e ora
strilla e chi ha avallato un'operazione scellerata.
Noi spesso sulle riviste e in televisione ne abbiamo
parlato quando si poteva fare qualche cosa. Ma ne
parlavamo solo noi e i politici di maggioranza e
opposizione glissavano. Ora è tardi, troppo tardi
per bloccare il gassificatore. Ma questo scandalo
coinvolge tutti: regione, comune, municipi, governo. I cittadini ormai sono soli e abbandonati e tutto
passa sopra le loro teste. A Massimina si muore di
cancro e leucemia con percentuali altissime, molte
persone soffrono di disturbi alle vie respiratorie e
altre forme croniche. Nessuno ha mai pensato di
fare indagini sul livello di inquinamento in tale
zona? Non mi risulta. Inoltre pare che in zone limitrofe a Malagrotta , con li nuovo P.RG. ci saranno
dagli ottocentomila ai tre milioni di metri cubi di
cemento. Nuove costruzioni, intere città in una
zona così disastrata.
4:romalive
Led Zeppelin
music time
[ di•Daniele Lucarini ]
I
l ventennio che va dagli anni '60 agli '80 può
essere considerato senza dubbio quello che più
di tutti ha visto la nascita di gruppi e trovate che
hanno in qualche modo rivoluzionato il mondo
del rock: dal pop puro dei primi anni '60 si è
passati gradualmente verso la sperimentazione,
la psichedelia, la coscienza di generi storici come
il blues e il jazz, reinventati e riproposti in chiave
moderna. Abbiamo già avuto modo di parlare su
queste pagine di gruppi che hanno impresso il
loro marchio in questa storia; in questo numero
continuiamo sulla stessa linea, raccontando la
vicenda di un altro gruppo storico, i Led
Zeppelin, prolifica ed innovativa band inglese
costretta ad interrompere la propria epopea solo
a causa della sfortunata morte di uno dei quattro componenti, il batterista John "Bonzo"
Bonham, nel 1980.
Partiamo anche in questo caso dalla fine: il 25
settembre 1980 il batterista viene trovato morto,
soffocato dal proprio vomito a seguito di un problema, l'alcolismo, che già altre volte gli aveva
minato la salute. I restanti tre componenti (il cantante Robert Plant, il chitarrista Jimmy Page, il
bassista/tastierista John Paul Jones) dopo due
mesi di silenzio emettono un comunicato che
discioglie ufficialmente il gruppo, per rispetto al
compagno deceduto. "Non potremmo più continuare come prima" sono le parole conclusive
del progetto Led Zeppelin come entità compatta. Dodici anni di carriera, nove dischi inediti, un
numero incredibile di concerti tra cui spiccano
nove tournee americane (dove erano amatissimi), e una serie di hit indimenticabili sono la
dote di Page e co., inarrestabili nel loro desiderio di realizzare musica di qualità e sempre
più basata sulle potenzialità (enormi) dei
propri elementi costitutivi. Quando nacquero i Led Zeppelin infatti i quattro erano
già musicisti affermati, con grande esperienza come session men provenienti da
band già conosciute nel panorama inglese.
6:romalive
Page & Plant avevano partecipato al progetto
Yardbirds (discreto successo negli anni '60) e
Plant solo aveva cantato con un'altra realtà
importante del periodo, la Band of Joy. C'era
quindi nel background musicale dei neonati Led
Zeppelin una certa componente di esperienza e
consapevolezza che fece bene al gruppo; d'altronde suonare con artisti come Eric Clapton e
Jeff Beck non è esperienza da poco… L'esordio
discografico è datato 1968, caratterizzato da un
rock & blues grezzo e trascinante quanto basta
per affermarsi nel panorama musicale, costituito
da un'interessante quanto già ben delineata
coscienza di gruppo e stile di suono. La continua
attività live e la prolificità del periodo contribuiscono a consacrare gli Zeppelin come band on
the road pura, gruppo di “animali da palcoscenico” che riportano nei dischi la loro dimensione
naturale. Il secondo disco vede la luce nel pieno
di questa enfasi creativa, tra l'altro nello stesso
periodo di "Abbey Road” dei Beatles e "Let it
bleed" degli Stones. Per i nostri è il disco di
Whole lotta love, Ramble on, Heartbreaker, The
lemon song; la sfida discografica regala ai quat-
tro musicisti soddisfazioni non da poco, al
cospetto di tali mostri sacri. Un altro anno ed
ecco un nuovo disco: questa volta concepito
in maniera più solitaria dai due leader incontrastati della band in una magione di campagna.
La musica riflette questo clima
un po' bucolico, arioso, campestre, regalando chicche
importanti (Immigrant song,
Tangerine, Gallows pole), ma
lo standard sembra in declino.
Niente di tutto questo: nel 1971
arriva "Led Zeppelin IV" il capolavo-
ter, Kashmir, rappresentano il periodo di
legittimazione mondiale della band e allo
stesso tempo quello di un fisiologico calo di
performance, a seguito di cinque frenetici
anni di tour e continue sedute in studio di
registrazione. Altri tre dischi (tra cui l'unica
testimonianza dal vivo "The song remains
the same" che il gruppo ha sempre odiato) e
drammaticamente arriva il triste epilogo del
settembre 1980. Dopo lo scioglimento, la
coppia Page/Plant termina di duettare ai limiti delle proprie possibilità su dischi comuni,
provando a farlo a distanza, in carriere soliste
che mai hanno inciso quanto i Led Zeppelin
•Miglior disco:
In assoluto, Led Zeppelin IV risulta essere il miglior compendio di storia del
gruppo. Scorrendo la tracklist si trovano
brani come Black dog, Rock'n'roll,
Going to California e le bellissime The
battle of evermore e Stairway to Heaven.
Ogni solco contribuisce a creare l'atmosfera unica di un disco-capolavoro a
lungo cercato dalla band, che raggiunse
livelli
difficili
da
confermare.
L'evoluzione dal blues classico verso un
hard rock corposo e personale, misto ad
atmosfere acustiche con influenze mitiche e mistiche (anche nei testi), lo rendono un disco assolutamente da avere
nella propria discografia.
•Brano da riscoprire:
In "Physical Graffiti" (1975) da rivalutare
la bellissima Trampled underfoot, rock
genuino dalla carica convincente appoggiato su un bel riff di Page in continua
progressione e un trascinante assolo di
tastiera. Inoltre consiglio D'yer Mak'er,
nella quale gli Zeppelin si divertono a
giocare con il reggae come suggerisce la
storpiatura del titolo (pronunciato JaMaica), mescolandolo al rock e ad una
melodia accattivante.
•Curiosità:
ro da tempo atteso e finalmente concreto.
Basta scorrere l'elenco dei titoli per riscoprire l'ebbrezza di quei '70 agli albori ma indimenticabili nelle note di chitarra di Page e
nelle fantasiose scale vocali di Plant. Il
rock/blues dei primi anni si fonde con quell'atmosfera acustica che raggiunge picchi
solenni come in The battle of evermore e
Stairway to Heaven, piacevole lascito dei
periodi solitari dei due compositori nelle session del terzo disco. Arrivano poi negli anni
successivi "Houses of the holy" e "Physical
graffiti", che seppur caratterizzati da chicche strepitose come The rain song, No quar-
Forse non tutti sanno che il primo disco
venne registrato in due settimane e
mezzo per un totale di sole 30 ore.
Velocissimi. In Stairway to Heaven Jimmy
Page utilizza per la prima volta la chitarra Gibson SG dal doppio manico, autentico "gioiello" per ogni amante del
poliedrico strumento. Infine una chicca:
nel 1970 gli Zeppelin furono costretti a
cambiare nome per un concerto a
Copenaghen, quando il barone Evon
von Zeppelin minacciò di citarli in causa
per aver usato il nome della famosa
casata che inventò il dirigibile. Solo per
quella sera si chiamarono NOBS.
•Visti dai detrattori:
hanno fatto nella storia della musica. Ma
d'altronde è anche giusto così: l'alchimia irripetibile trovata con determinati componenti
deve essere l'unica clausola che un amante
della musica può legittimamente pretendere.
Il resto sono solo cover-band.
La reunion del 1994 tra Page&Plant per
un evento promosso da Mtv non fece
ricevere ai due commenti particolarmente lusinghieri dalla stampa. Il pubblico
invece apprezzò. Inoltre, anche i Led
Zeppelin non fuggirono dalle accuse tipicamente '70 di istigazione al satanismo:
nei versi di Stairway to Heaven vennero
identificati messaggi subliminali, mai
confermati né tanto meno provati.
:7
romalive
Crowe e
Ridley Scott
di nuovo insieme
Russel
t
t
o
c
S
e
Crowe
] a cura di Luciana Morelli [
Uscirà il 15 dicembre prossimo nelle sale italiane "A Good Year" (in italiano "Un amore per
caso"), la commedia con la quale Ridley Scott
e Russel Crowe tornano a lavorare insieme
dopo i cinque Oscar de "Il Gladiatore".
In occasione della presentazione italiana del
film, il tenebroso attore neozelandese è giunto nella Capitale per parlarci della sua nuova
vita dopo la nascita dei suoi due figli e il suo
matrimonio con l'attrice Danielle Spencer.
A ruota libera ha anche raccontato delle sue
nuove sfide da attore, sempre diverse l'una dall'altra e sempre straordinarie, le stesse che lo
hanno reso senza dubbio uno dei divi più amati
del mondo, e - non poteva di certo esimersi del suo strettissimo rapporto con il grande
Ridley Scott e del tanto acclamato secondo
episodio de "Il Gladiatore".
e
e
w
o
r
C
Scott
una coppia
da Oscar
Russel Crowe nel film è
Max Skinner, il broker più
acclamato della finanza
londinese, che un giorno
scopre di aver ereditato
dal defunto zio Henry
(un grande Albert
Finney) il magnifico
chateau delle vacanze
in Provenza.
Arrivato in Francia
per toccare con
mano e prepararsi
alla vendita dell'immobile, Max però
non riesce a resistere all'idea di
restarsene per qualche giorno nella vecchia
villa circondata dalle vigne.
E' proprio tra le dolci colline del Luberon che i
suoi preziosi ricordi di bambino torneranno a
galla e che la sua vita prenderà una piega inaspettata... Tratto dall'omonimo romanzo di
Peter Mayle (edito in Italia con il titolo
"Un'ottima annata"), il film miscela gli elementi della commedia gialla con quelli delle
commedie romantiche e - quel che è più interessante - le esperienze di vita sia di Crowe
che di Ridley Scott, proprietario per 14 anni di
una vigna tutta sua.
Tu che sei un uomo di cinema, cosa ne pensi
della Festa del Cinema di Roma che si tiene
quest'anno per la prima volta?
Innanzitutto sono molto dispiaciuto che il film
non abbia potuto partecipare a questa importante manifestazione internazionale. Ma sono
molto contento per la città, era ora che Roma
accogliesse un evento di queste proporzioni.
Quanto ti ha stimolato metterti in gioco e
prenderti spesso in giro con questo nuovo
personaggio comico?
Non mi piace mai recitare due volte nello stesso
ruolo, è fantastico avere la possibilità di lavorare
in ruoli sempre diversi. Finora non avevo mai
avuto la fortuna di far ridere la gente.
E' un film pieno di riflessioni, sulla vita, sui
cambiamenti, sui piaceri e su quanto costa
rinunciare agli affetti per dedicarsi alla carriera. Come mai hai scelto di farlo?
Volevo lavorare ancora una volta con Ridley, ci
eravamo troppo allontanati dopo Il Gladiatore.
Il feeling aumenta di volta in volta se si lavora
spesso insieme. E poi noi condividiamo gli stessi valori, la stessa visione della realtà. Cosa più
importante è che pensiamo che i veri piaceri e
le passioni della vita siano gli affetti e le cose
semplici.
Come definirebbe 'A good year' per far capire ai suoi fans che tipo di film andranno a
vedere?
Sicuramente non proprio una commedia romantica, nonostante venga presentata come tale grazie alla campagna promozionale. E' un film che
parla della vita e di quello che è veramente
importante per tutti noi. Passare del tempo con
le persone che amiamo. Tutto il resto non conta.
Dalle tue parole è chiaro il profondo legame
che ti lega al regista de "Le crociate" e
"Blade Runner". Non solo professionale ma
anche affettivo...
Dopo il successo de Il Gladiatore io e Ridley ci
aspettiamo grandi risposte da parte del pubblico, nonostante la diversità dei due film. Grazie
a questo nuovo progetto ho visto brillare le
stessa luce di tanti anni fa nei suoi occhi. E' un
regista eccezionale e per me è un onore lavorare nei suoi film.
Hai anche contribuito alla sceneggiatura in
qualche modo?
Certamente si, anche Ridley mi ha dato atto di
questo fortunatamente. Mi sento di aver
aggiunto un po' di umanità e di calore in più.
Non essendo un film d'azione o di guerra ho
pensato che per movimentare il tutto potevamo
inserire uno sfiancante incontro di tennis tra
Max e il custode delle vigne. Ed è stato molto
divertente sia da girare che da vedere.
E dei tempi comici cosa ci dici? Come ti sei
trovato?
Tutta la vita ha il suo ritmo, non solo la commedia, anche l'azione e il dramma. E poi finchè
Ridley mi chiederà di fare qualcosa in un certo
modo io la farò.
E' un film anche sul vino; com'è il tuo rapporto con il nettare degli dei?
Il mio rapporto col vino è meraviglioso, lo è
sempre stato sia prima che dopo il film. E'
caloroso, inclusivo e accogliente per entrambi.
Mi piace davvero molto.
C'è invece qualcosa che è cambiato in te ultimamente?
Le priorità. Ora prima di tutto viene la mia famiglia, mia moglie e i miei figli. Prima era esattamente il contrario, sentivo sempre di dover dimostrare qualcosa e vedevo la vita per quello che
non era. Ora evito persino di fare dei film in luoghi che per loro non siano confortevoli.
E questo nuovo film che state preparando
con Ridley Scott?
Si tratta di un gangster movie che è ancora in
fase di conclusione. Al mio fianco avrò dopo 11
anni ancora una volta Denzel Washington. Il
suo titolo è American Gangster ed è un film d'azione ambientato negli anni '70 che narra la
vita del gangster di tutti i gangster, Frank
Lucas (interpretato da Washingotn ndr.), un
trafficante di droga di Harlem che nascondeva
la 'merce' nelle bare dei soldati morti in
Vietnam. Io sarò il poliziotto onesto che gli dà
la caccia senza sosta.
Concludiamo con qualche anticipazione su Il
Gladiatore 2?
Finora ne abbiamo solo parlato fra di noi e nell'aria per ora c'è solo la volontà, mancano i produttori e una sceneggiatura che possa avere
senso anche dopo la dipartita del mio personaggio. D'altronde siamo a Hollywood, almeno
qui la morte dei protagonisti delle storie non è
assolutamente un problema insormontabile.
:9
romalive
C
oming soon • anticipazioni cinematografiche
[ di • Luciana Morelli ]
• Maria Antonietta di Sofia Coppola
(da venerdì 17 novembre)
come la regina francese più incompresa.
Tributo a una delle regine meno amate dai
francesi, che venne decapitata durante la rivoluzione, il film ha suscitato giudizi contrastanti al Festival di Cannes 2006 riscuotendo un
buon successo invece negli Stati Uniti.
Costato venti milioni di dollari il film ne ha
incassati sette in Francia (uscito a maggio),
Paese in cui è stato accusato di aver trattato il
personaggio di Maria Antonietta con poca
Sofia Coppola - la regista vincitrice
dell'Oscar per la sceneggiatura di "Lost in
translation" (candidato anche per la Miglior
Regia e come Miglior Film) - porta sullo schermo una moderna lettura della vita di Maria
Antonietta di Francia, la leggendaria regina
adolescente. Promessa sposa di Re Luigi XVI
(interpretato da Jason Schwartzman), l'in-
12:romalive
genua Maria Antonietta (Kirsten Dunst)
viene gettata all'età di soli 14 anni nel turbine
dell'opulenta corte francese e costretta ad
una vita fatta di scandali e congiure. La giovane regina, sola, senza una guida, disorientata in quel mondo tanto pericoloso, riesce
alla fine a trovare il modo di ribellarsi all'atmosfera di Versailles, passando così alla storia
attenzione storica.
A dar volto alla regina la bella Kirsten Dunst
(la fidanzatina di Spiderman che già ha lavorato con la Coppola nel "Giardino delle
Vergini Suicide"). I costumi sono opera dell'italiana Milena Canonero (Premio Oscar per
"Barry Lindon" di Stanley Kubrick e per
"Momenti di Gloria").
• A casa nostra di Francesca Comencini
(da venerdì 3 novembre)
Uno dei tre film italiani in concorso (l'unico
accolto da sonori fischi in sala) all'appena
conclusa prima edizione della Festa
Internazionale del Cinema di Roma, "A casa
nostra" è il nuovo film della figlia d'arte
Francesca Comencini.
Già regista di "Mobbing - Mi piace lavorare" con Nicoletta Braschi, la regista ha
ambientato il suo film nella Milano contemporanea, città in cui si incrociano e si sfiorano storie di persone molto diverse, le cui esistenze sono più o meno governate dal denaro: tanto, poco, rubato, guadagnato faticosamente e nascosto. Il denaro circola da una
storia all'altra, da una persona all'altra e la
storia ruota attorno ai due personaggi principali, Ugo (Luca Zingaretti) - un banchiere
affermato, un uomo intelligente, volitivo e
malinconico che opera in maniera illecita - e
• Tu, io e Dupree di Joe & Antony Russo
(da venerdì 10 novembre)
cioncini Molly (Hudson) e Carl (Dillon) - vecchio
e caro amico di Dupree - freschi sposi dalla brillante carriera. Essendo rimasto senza lavoro,
senza auto e senza casa, sfrattato persino dalla
branda posta nel suo locale di bevute preferito,
Dupree decide di chiedere ospitalità ai due neo
sposini per un paio di giorni. E se in un primo
momento Carl e Molly si dimostrano disponibili e comprensivi, tutto sommato pronti a vivere
temporaneamente una situazione 'a tre', qualcosa si incrina quando la permanenza dell'amico comincia a prolungarsi nel tempo. Quando
Carl e Molly si rendono finalmente conto che la
loro idea di matrimonio tutto rose e fiori si sta
modificando, il loro adorabile amico è sempre lì
a ricordare che trovare il proprio Dupree interiore può essere solo uno dei segreti che la vita
ti nasconde. Un cast particolarmente ispirato,
completato da Michael Douglas, per una commedia non scurrile ma dai modi piuttosto contenuti, corale e intelligentemente sfruttata nonostante i luoghi comuni e le banalità fossero
sempre dietro l'angolo. Risate assicurate.
Dopo "Tutti pazzi per Mary" torna Matt Dillon
in una nuova travolgente commedia. Si intitola
"Tu, io e Dupree" ed al suo fianco ci sono stavolta i biondissimi Kate Hudson e Owen
Wilson. Un trio di attori comici tra i più celebri
ed amati del mondo del cinema. Randolph
Dupree (Wilson) è uno scapolo dallo spirito libero, un ragazzo ingenuo e involontario creatore
di situazioni paradossali tutte da ridere. Tutto
sembra andare alla perfezione per i due pic-
Rita (Valeria Golino), capitano della
Guardia di Finanza, una donna forte, caparbia e sensibile che indaga sui loschi affari di
lui. Intorno a loro altri personaggi, modelle
infelici, pensionati, prostitute e assassini, con
le loro debolezze, con la loro voglia di vivere
nonostante le difficoltà, con le loro contraddizioni.
Le storie di tutti si intrecciano per confluire
nella scena finale in un unico luogo, in un
unico momento.
Quello in cui si confrontano con la vita e con
la morte, mentre la città attorno assiste
impotente. "A casa nostra" non parla, come
il precedente, del mondo del lavoro; parte
però come "Mobbing" da una domanda:
"qual'è il valore della vita in un mondo in cui
il profitto è l'unico motore?".
Primo film importante per la Comencini,
che prima d'ora non aveva mai partecipato a
grosse produzioni ma prodotto e diretto film
a basso costo.
Di certo non un film entusiasmante per confezione, originalità, costruzione dei personaggi e ambientazione.
Si avvicina di più ad una noiosa produzione
tv, una sorta di fiction di lusso, che ad un
film per il grande schermo.
• Cine News
Ufficio Stampa Cecchi Gori
"Apprendo oggi del deposito della sentenza dichiarativa di fallimento della Fin.ma.vi.
mentre la società era già stata ammessa al
concordato preventivo, concordato resosi
necessario per le inadempienze di Telecom,
per la vicenda Fiorentina/Calciopoli, e per i
danni causati da Merrill Lynch, tutti soggetti coesi nel volere la fine della Fin.ma.vi.
Ma c'è qualcosa di inatteso e di inspiegabile in questa sentenza: la società era in concordato preventivo, ed esso aveva già ricevuto il consenso della maggioranza dei creditori e, inoltre, il Commissario Giudiziale nominato dal Tribunale - aveva ritenuto che
si potesse procedere al giudizio di omologa
del concordato stesso. Non mi arrendo e
lotterò con tutte le mie forze per dimostrare le ingiustizie subite in questi ultimi anni.
Posso morire anche povero, ma da persona
onesta e perbene. Ho già dato mandato ai
miei legali di proporre opposizione - il cui
procedimento mi auguro possa essere rapidissimo - all'esito dell'esame del provvedimento che ha colpito una società che ha
assicurato lavoro a numerosi dipendenti
finora regolarmente retribuiti e, da decenni, rappresenta il cinema italiano nel
mondo, avendo conseguito riconoscimenti
e successi internazionali straordinari, di
recente, peraltro, impegnata in nuovi ed
ambiziosi progetti cinematografici".
Roma, 23 Ottobre 2006
:13
romalive
Carmelo Fusolini
Mostra personale
Augusto Giordano (gr2 RAI) e il
Pres. Battista Bissi, premiano un’artista
[ a cura della • Redazione ]
Carmelo Fusolini, nato a S. Piero Patti (ME),
attualmente risiede a Novellara dove svolge
la sua attività artistica.
Ha conseguito importanti riconoscimenti e
premi come quello della Biennale di
Venezia.
Figura in diverse enciclopedie d'arte contemporanea e nell'Editoriale Mondatori. La sua
pittura ci propone immagini serene, intrise di
vitalità, composte con un linguaggio figurale ricco di ritmi e di variazioni cromatiche.
La sua espressività si rivela con pienezza nell'interpretazione di visioni naturalistiche e
paesaggistiche, di cui coglie le più sottili
vibrazioni armonizzandole in atmosfere
luminose e suggestive.
Dal 2001 è socio culturale, per aver inaugurato un Museo d'Atre Moderna Internazionale
con 5 delle Sue opere, insieme ad altri 24 pittori. Carmelo Fusolini è ormai un "pittore"
noto e affermato si in Italia che all'estero.
Hanno scritto di Carmelo Fustini i seguenti critici: Prof: Lucio Violi, Dott. Giorgio Falossi,
Dott. Paolo Zauli, Prof, Egidio Bandini, Dott.
Ennio Concarotti, Oscar Tugnoli, Prof. Walter
Campani, Marco Viani, Dott. Romeo Jurescia,
Prof. Alfredo Pasolino, Ursula Petrone.
14:romalive
Mostra personale dell’Artista Carmelo Fusolini,
presentata dal giornalista Augusto Giordano (GR2)
nel locale dell’Accademia Internazionale
“Spazi Futuri” in Via Vincenzo Brunacci, 22
dal 12/11/’06 al 30/11/’06
16:romalive
La Regione informa
[ a cura della • redazione]
Successo del bando regionale. I fondi non basteranno per tutte le richieste
Dalla Regione 15 milioni di euro per i distretti industriali
Nel 2007 il Lazio avrà due nuovi distretti: nautica e cartario
"Il bando ha avuto un enorme successo. Le
richieste delle imprese sono quasi doppie
rispetto alle disponibilità. E questo nonostante la Regione abbia stanziato ben 15
milioni di euro, cifra mai vista prima: basti
pensare che nei tre bandi precedenti le
risorse complessive arrivarono a 12 milioni
di euro".
È il commento dell'Assessore alle Attività
Produttive della Regione Lazio Francesco
De Angelis, che ha illustrato i risultati del
bando relativo alla legge 36/2001, a sostegno dei distretti industriali e dei sistemi produttivi locali, bando che si è chiuso pochi
giorni fa.
291 sono state le domande ammesse, presentate da imprese singole o associate, per
un importo di contributi richiesti di 28
milioni e 730mila euro.
Quasi il doppio rispetto alle risorse stanzia-
te dalla Regione, che pure erano rilevanti.
"Questo significa che le imprese hanno
voglia di crescere, commenta ancora De
Angelis, significa che la Regione ha saputo
mettere in moto un processo di sviluppo in
cui il sistema imprenditoriale crede. C'è
ottimismo quindi, e questo non può che
farci piacere e valuteremo l'aumento delle
risorse già a partire dal prossimo bando".
Per questo bando Sviluppo Lazio, che gestisce le istruttorie, ha utilizzato la prenotazione telematica su internet, con l'obiettivo
di facilitare le procedure di prenotazione da
parte delle imprese, snellire le procedure di
data-entry e monitorare in tempo reale l'arrivo delle richieste.
"Grazie a questo bando, ha proseguito De
Angelis, riteniamo che gli investimenti delle
imprese arriveranno a circa 60 milioni di
euro. In pratica ogni euro di denaro pubbli-
co genera 4 euro di investimento privato.
Vogliamo sostenere i progetti tesi allo sviluppo, all'innovazione, perché uno dei
nostri obiettivi è portare il made in Lazio
anche sui mercati internazionali".
La Regione, infatti, finanzia servizi, progetti di formazione e, per la prima volta, anche
le spese delle aziende per attività di ricerca
industriale e di sviluppo pre-competitivo.
Per favorire le PMI, sono stati ammessi a
contributo anche le associazioni temporanee di scopo ed le associazioni temporanee
di impresa. E per il 2007, oltre agli otto
distretti finanziati quest'anno, arriveranno
anche due nuove realtà. Si tratta di due settori produttivi importanti, la nautica ed il
cartario. "Già dal bando 2007 della Legge
36/2001, conclude De Angelis, le due
nuove realtà potranno godere di importanti contributi".
E da Torino assicurano che l'impianto cassinate è strategico
Indotto FIAT di Cassino: dalla Regione parte il rilancio delle PMI
De Angelis: al via i primi nove milioni di euro per lo sviluppo del territorio
Buone notizie per le numerose aziende dell'indotto Fiat di Cassino. Nel giorno in cui la
Federazione provinciale dei DS di Frosinone
promuove un importante convegno nella cittadina ciociara sul futuro dell'indotto FIAT,
l'azienda di Torino ha rassicurato la Regione che sta investendo importanti risorse a sostegno del sistema produttivo gravitante attorno
alla fabbrica di Piedimonte San Germano - sul
fatto che lo stabilimento cassinate ricopre un
ruolo strategico nei programmi di sviluppo della Casa automobilistica.
"La vastissima partecipazione a questo incontro - ha spiegato nel corso del suo intervento
al convegno l'Assessore alla Piccola e Media
Impresa della Regione Lazio Francesco De
Angelis - è il segno chiaro che in tutti c'è grande attenzione e voglia di impegnarsi per lo
sviluppo di questo territorio. La Regione, sotto questo profilo, sta svolgendo un lavoro
importante. Durante la passata Legislatura, fu
promossa, su iniziativa del sottoscritto e di altri consiglieri, una legge appositamente dedicata
al rilancio delle imprese dell'indotto FIAT. Quella
legge, la 46 del 2002, è rimasta inattuata per
tutto il resto della Legislatura e non fu creato
nemmeno il capitolo di bilancio. Per questo,
appena mi sono insediato all'Assessorato alle
Attività Produttive, ho aperto un tavolo di lavoro con sindacati, rappresentanti degli
imprenditori, enti e società regionali, un tavolo per attuare subito quella legge, con criterio,
con progetti concreti. Abbiamo aperto un capitolo di bilancio, abbiamo stanziato oltre due
milioni di euro per finanziare i primi 38 progetti imprenditoriali e, nell'ultimo bilancio
regionale, siamo riusciti con un grande sforzo
a stanziare ben 15 milioni di euro in tre anni".
I primi nove milioni di euro (per la precisione
8 milioni e 998mila) sono stati già ripartiti tra
importanti progetti. "Il tavolo di lavoro con-
vocato dalla Regione - spiega De Angelis - ha
destinato 1,5 milioni alle attività di animazione territoriale e sostegno alle imprese; oltre 2
milioni serviranno al potenziamento del Consorzio
Industriale del Lazio Meridionale, al cablaggio
dei nuclei industriali di Cassino e Pontecorvo
ed alla creazione di una rotatoria a servizio della viabilità dello stesso comprensorio industriale.
Un milione di euro servirà al cablaggio dei nuclei industriali di Anagni, Frosinone, Ceprano
e Sora. Abbiamo stanziato 200 mila euro a favore dell'Università di Cassino per lo studio di
fattibilità delle fermate merci della TAV a Cassino
e Frosinone. Sono previsti infine tre milioni di
euro per i patti territoriali e 1,3 milioni per la
diversificazione e la riconversione produttiva".
La Regione e Sviluppo Lazio guardano già al
futuro. Nei prossimi giorni il tavolo di concertazione metterà a punto il programma degli
interventi per il 2007.
"Sono state messe a sistema tutte le forze in
grado di operare per lo sviluppo, ha commentato il direttore di Sviluppo Lazio Gianluca
Lo Presti, con l'obiettivo di rendere il territorio
più forte ed attrattivo, appetibile quindi per
investitori locali e stranieri".
:17
romalive
L'annuncio dato dall'Assessore alle attività produttive De Angelis
La nautica del Lazio avrà il suo distretto
Dal 2007 le imprese potranno accedere ai benefici previsti dalla Regione
È proprio il caso di dire che il Lazio viaggia a vele spiegate verso lo sviluppo ed il futuro,
concretizzando le aspettative e le sollecitazioni
che arrivavano ormai da tempo da uno dei sistemi produttivi di maggiore impatto: quello
della nautica, che entro la fine dell'anno vedrà
realizzato il sogno di un apposito distretto.
"Prima della fine dell'anno - spiega l'Assessore
alla Piccola e Media Impresa, commercio e artigianato della Regione Lazio, Francesco De
Angelis - la Giunta Marrazzo approverà la nascita del distretto industriale della nautica".
L'annuncio a sorpresa è stato fatto durante un
apposito convegno organizzato dal comune di
Fiumicino, che ha visto la partecipazione di nu-
merosi operatori del settore e nel quale la notizia dell'Assessore è piovuta come manna dal
cielo.
"Nel corso degli ultimi mesi - ha spiegato De
Angelis - abbiamo portato avanti un intenso e
proficuo lavoro che ci ha consentito di raccogliere tre diverse proposte provenienti da
Confindustria, CNA e Consorzio Roma-Latina.
Da qui siamo giunti all'approvazione di una unica proposta, che nel volgere di poche settimane
porteremo al tavolo di concertazione con istituzioni, associazioni di categoria e consorzi, per
poi giungere all'esame della Giunta".
Ma un progetto, nella sua nobiltà di intenti, ha
bisogno delle risorse utili alla sua realizzazione:
"abbiamo pensato a tutto - ha proseguito De
Angelis - e posso annunciare che già nel bando 2007 della Legge 36/2001 a sostegno dei
distretti industriali, l'istituendo distretto della
nautica potrà godere di importanti contributi
per lo sviluppo del settore, tra i più dinamici della nostra Regione".
Il distretto della nautica avrà un forte impatto
nel comparto produttivo. Il Lazio conta circa
350 chilometri di costa, con importanti insediamenti produttivi, sia nella cantieristica che
nella nautica da diporto. La nautica compren-
de circa 2.500 aziende, il 60% delle quali in
provincia di Roma, e offre occupazione ad oltre seimila addetti.
"Si tratta - ha aggiunto l'Assessore - di numeri che confermano l'importanza di tutto il settore
sul quale puntiamo con decisione, convinti come siamo che potrà ricoprire un ruolo di primo
piano nello sviluppo del nostro territorio. Intorno
alla nautica si intrecciano le speranze di industria, artigianato, servizi, commercio e turismo".
Buone notizie anche per le piccole e medie imprese del settore cartario in provincia di Frosinone.
Dopo il primo sì da parte della Giunta regionale, il sistema produttivo locale ha incassato anche
il parere positivo della Commissione consiliare
competente e dunque si accinge ad entrare tra
i distretti del Lazio ed a beneficiare dei contributi regionali per lo sviluppo. "Il sistema produttivo
cartario, ha commentato il presidente della X
Commissione regionale Carlo Umberto Ponzo,
possiede grandi potenzialità ed ampi margini
di sviluppo, in un settore sempre più aperto ai
processi innovativi. Per questo riteniamo che,
dopo la rapida approvazione da parte della
Commissione, anche il Consiglio regionale si
impegnerà per ratificare in tempi brevi la nascita di questa importante realtà industriale".
De Angelis: una legge per tutelare la tradizione e favorire l'innovazione
Un testo unico per 96 mila imprese artigiane
Già stanziati 9 milioni di euro per lo sviluppo del settore
Tira aria nuova per le oltre 96 mila imprese del
settore artigianale del Lazio. Procedure burocratiche più snelle, facilitazioni nell'accesso agli
incentivi, un marchio di qualità per le produzioni. Queste in estrema sintesi le novità inserite
nel Testo Unico sull'Artigianato, la nuova proposta di legge approvata dalla Giunta regionale
e che ora passerà al voto del Consiglio prima
dell'entrata in vigore.
"È un testo che ci consentirà di accelerare il processo di sviluppo e crescita di tutto il territorio",
ha spiegato soddisfatto l'Assessore alla Piccola e
Media Impresa, commercio e Artigianato della
Regione Lazio Francesco De Angelis.
Un testo che si apre con una importante novità: la Regione infatti concederà un marchio di
qualità con la dicitura Regione Lazio alle lavorazioni artigianali artistiche e tradizionali che
risponderanno a precisi disciplinari di produzione. Le commissioni provinciali per l'artigianato
rilasceranno il contrassegno alle imprese, dopo
aver verificato l'effettiva possessione dei requisiti. Dal punto di vista del finanziamento della
legge, la Regione ha previsto un sostanzioso
finanziamento di 9 milioni di euro (tre per ogni
annualità) per il triennio 2006/2009. "E per
velocizzare il sistema degli incentivi, ha precisato De Angelis, abbiamo istituito un fondo
unico in cui faremo confluire le agevolazioni
previste a sostegno dell'artigianato. In tale
18:romalive
modo evitiamo la dispersione delle risorse in
numerose leggi di incentivo, dirigendo invece
gli stanziamenti a sostegno di settori e comparti produttivi individuati volta per volta come
strategici".
Il Testo Unico arriva da una fase di gestazione
di circa un anno e si pone l'obiettivo di adeguare in modo più razionale tutto il comparto
alle esigenze di sviluppo: "È stato un lungo e
impegnativo periodo di analisi e confronto con
tutte le associazioni di categoria - commenta
l'Assessore regionale. Nel rispetto di quella concertazione che sta alla base della nostra operatività. Scendendo nello specifico, questo nuovo
provvedimento ci consente di ricondurre ad
un'unica legge tutta la normativa riguardante
l'artigianato. Fornendoci una grande opportunità: semplificazione delle procedure, sviluppo del
settore stando bene attenti alla tutela dell'artigianato artistico e tradizionale. E poi con questa legge puntiamo molto sulla sussidiarietà:
abbiamo infatti delegato ai Comuni le competenze per lo sviluppo dell'artigianato e coinvolto le associazioni di categoria per sostenere la
competitività delle piccole e medie imprese".
Un provvedimento importante per le quasi centomila aziende regionali del settore, il 66%
delle quali operano a Roma e provincia. I settori tradizionali che verranno tutelati sono:
cuoio e tappezzeria, decorazioni, fotografia,
riproduzione di disegni e pittura, legno e simili, ferro e metalli comuni, oro, metalli pregiati,
pietre preziose, pietre dure, restauro, strumenti musicali, tessitura, ricamo e simili, vetro
ceramica, pietra e affini. Tutelare, dicono
dall'Assessorato, significa soprattutto, tramandare. A tale scopo, le imprese artigianali tradizionali potranno attivare le botteghe-scuola,
che consistono in percorsi formativi che abbinano teoria e pratica degli allievi per l'apprendimento delle arti e dei mestieri. Un aspetto
fondamentale, perché spesso, con la scomparsa
del titolare o con la chiusura della bottega, le
tradizioni artigianali manuale scompaiono. Ma
un buon prodotto non fa breccia sul mercato
senza un'efficace promozione: "Proprio per
questo - spiega De Angelis - nell'ambito del
Testo Unico verrà istituito l'albo regionale degli
espositori artigiani, di cui faranno parte le
imprese ritenute meritevoli da una
Commissione, allo scopo di promuovere ed
incentivare i prodotti dell'artigianato laziale
presso fiere, mostre ed esposizioni".
Si guarda alla tradizione pensando però al futuro e all'innovazione. Il Testo Unico prevede
infatti anche incentivi per la ristrutturazione di
botteghe localizzate nei centri storici ed agevolazioni per le imprese che decidono di investire
nell'innovazione, nella ricerca e nel commercio
elettronico.
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Cancro
a che punto siamo?
2° parte
cosa dice la medicina ufficiale
Intervista alla dott.ssa Maria Ines Colnaghi,
Direttore Scientifico dell'AIRC
(Associazione Italiana Ricerca sul Cancro)
[ di • Valeria De Rentiis ]
Dottoressa, chi aderisce all'AIRC e qual è la
metodologia di finanziamento dell'Associazione?
"È una delle associazioni di volontariato più importanti d'Italia, in quanto vi aderiscono due milioni
di persone. Questi sono tutti volontari e versano
una quota associativa, tenendo una presenza costante nelle nostre manifestazioni. Diciamo che
l'AIRC riesce a distribuire per progetti di ricerca
dai 33 ai 34 milioni di euro l'anno; i fondi servono per gli altri obblighi istituzionali, come l'informazione,
che aiuta i cittadini. Insomma è una struttura solida e ben impiantata nel tessuto del territorio".
A che punto è la ricerca su cancro?
"Direi che un esempio che posso fare è questo;
io sono entrata nella ricerca del cancro negli anni 60 ed era allora che nasceva l'AIRC. Io sono
entrata a lavorare nell'Istituto Nazionale Tumori
di Milano quando AIRC ancora non era stata fondata: è stato uno shock terribile, infatti lo chiamavano
il lazzaretto, perché si tentava di curare i pazienti, ma la mortalità era vicina al 100%. Quindi
posso dire di aver seguito la situazione cancro nel
mondo ma particolarmente in Italia. Il mondo del
cancro è cambiato ma capisco anche le aspettative delle persone che chiedono la soluzione
definitiva del problema; dire che andare da una
mortalità vicina al 100% fino al 50% è positivo
lascia sempre un altro 50% scoperto. Ci sono due
angolazioni della situazione. Noi siamo ottimisti
sul lato della tecnologia, infatti abbiamo degli
strumenti che oggi sono straordinariamente più
efficaci di una volta; la ricerca si estremamente
velocizzata. Il problema grosso è questo: quando
si riuscirà a curare il cancro? Bene, il cancro non
è una malattia come la difterite o altre che nasce
da una causa e ha sempre una stessa manifestazione clinica. Qui si tratta di centinaia di manifestazioni
con conseguente anarchia delle cellule. Se presi
in tempo ovviamente i tumori, nella maggior parte dei casi si guariscono, mentre con la malattia
molto avanzata si trovano grandi difficoltà. Ci sono però alcuni tumori che ancora sono tutti da
risolvere, come ad esempio quello del polmone".
È possibile, secondo lei, parlare di un'ipotesi concreta sul il raggiungimento di una cura
definitiva di questa malattia?
"Adesso siamo in un momento della ricerca che
può essere in grado di trovare ciò che lei mi chie-
20:romalive
de. Le cause del cancro sono tantissime a livello
esterno, dal fumo all'alcool fino all'amianto, ed
esse agiscono sempre sul DNA. Sapendo che l'errore sta nel gene impazzito sappiamo già dove
focalizzare le nostre ricerche; ci sono degli strumenti velocissimi nel capire dov'è il problema. Si
parla poi del sistema di protezione naturale che
è la peptosi, ovvero un suicidio programmato delle cellule. In parole povere: se in una cellula avviene
un errore non riparabile dal DNA, la cellula ha un
codice di suicidio programmato. Molti geni che
abbiamo studiato hanno delle caratteristiche importanti, come ad esempio il movimento delle
cellule; queste devono stare in un posto ben preciso, se iniziano a muoversi abbiamo il fenomeno
delle metastasi. Bisogna vedere dove nel cancro
c'è l'errore e una volta identificato il gene si può
identificare il bersaglio che a questo punto diventa mirato. Ciò che si sta cercando di fare è
questo e ci sono già dei farmaci biologici che non
hanno più la tossicità chemioterapia. Ovvio che
rimangono ancora molti pezzi di DNA da capire,
ma la via è aperta e sappiamo dove andare per
risolvere, speriamo, il problema".
Dottoressa, a suo parere, esiste uno stile di
vita che se condotto potrebbe prevenire l'insorgere della malattia?
"Ovviamente si, anche se non per tutti i tipi di
cancro. In ogni caso va fatta un'opera di prevenzione sui giovani per il fumo, la dipendenza è
difficile da estirpare. Va portato avanti un discorso di abolizione di questo tumore andando a
colpire la causa. Poi c'è tutta una serie di tumori
legati all'ambiente in generale, con lo smog ad
esempio, o all'ambiente di lavoro, che oggi è più
controllato, ma prima nei posti di lavoro c'erano
delle sostanze assai pericolose. Poi c'è un 60% di
tumori legato a non si sa bene che cosa. Tutto invecchia, anche il nostro DNA e spontaneamente
questi danni si creano.
Il problema è che in un sistema vecchio gli errori
difficilmente si riparano, infatti si dice che sia la
malattia della vecchiaia. Il fatto è che bisogna
mantenere il nostro sistema corpo più giovane
possibile e questo lo si può fare con l'alimentazione, non eccedendo nelle carni rosse o negli
Dott.ssa Maria Ines Colnaghi
insaccati e prediligendo il pesce: ad esempio le
donne giapponesi non avevano il tumore alla
mammella, mentre quelle emigrate negli USA dopo alcuni anni avevano lo stesso tasso di tumore
alla mammella delle americane. Poi incide su di
noi un buon mantenimento dell'ambiente e del
paese".
Quando si parla di fattori generazionali cosa si intende?
"Fattori genetici. Una percentuale di tumori molto bassa, fra il 7 e il 10% ha origine genetica. I
geni che si sono guastati vengono dai genitori in
sostanza; si parla di retinoplastoma, di tumore alla mammella, per il quale si è già scoperto il gene.
I tumori di questo tipo si presentano quando l'individuo molto giovane, in quanto il gene errato
è stato ereditato. Poi ci sono tumori con cause favorenti, come virus e batteri che si cronicizzano,
come nel caso dell'utero; per questo è stato già
creato un vaccino. Un tipo di cancro allo stomaco viene ad esempio dall'helicobacter pilori. Le
cause sono molte, d'ambiente, originarie, radiazioni solari o componenti legate all'età; ma ci sono
delle componenti legate alla nostra singola vita
che possono essere evitate".
Quindi dottoressa Colnaghi, per concludere,
il ruolo dell'AIRC è molto importante: si sente di ringraziare coloro che sostengono questa
associazione?
"Assolutamente si. Vorrei fare una premessa.
Diciamo che la scienza italiana è spesso maltrattata e criticata perché non al passo e non reattiva
in certe situazioni; beh, se c'è un campo nel quale la scienza italiana è al top è il cancro. Pensiamo
ad alcuni tumori su cui l'Italia ha dettato le regole di cura: il tumore alla mammella. L'Italia ha dato
dei contributi fondamentali e l'AIRC c'è sempre
stata con i suoi finanziamenti, ogni socio ha dato la sua voce a dei momenti straordinariamente
importanti. Ringrazio veramente tutti perché facciamo veramente moltissimo e spero che capiscano
quanto è indispensabile la propria azione, perché
così facendo salvano anche i propri cari".
viaggio fra storie di vita
Incontro con i pazienti dell'IFO,
all'interno della Biblioteca del Paziente, "Centro di Conoscenza Riccardo
Maceratini dell'Istituto Regina Elena" di Roma
] a cura di Valeria De Rentiis e Stefano Ursi [
Continua il cammino di conoscenza attraverso le
storie di vita delle persone ammalate di cancro.
Abbiamo incontrato diversi pazienti, tutti accomunati dallo stesso problema: la malattia. Ciò che
ci ha colpito è la grande forza di volontà di queste persone, intenzionate a combattere questo
male ancora cosi poco conosciuto. A dare una
mano ai pazienti è l'informazione. Presso l'"Istituto
Regina Elena" di Roma è stata costruita recentemente una biblioteca multimediale dedicata a
pazienti, familiari e a tutti coloro che desiderano
conoscere più a fondo il nemico per poterlo combattere. Iniziamo dalla Sig.ra Elvira Casciaro, ex
insegnante:
• Sig.ra Casciaro, qual è stata la sua reazione alla scoperta di avere un tumore?
All'inizio è stata una sensazione devastante. C'è
voluto un grosso percorso psicologico per riuscire a capire cosa volesse dire essere ammalata di
tumore, per me e per la mia famiglia. E' una diagnosi che non si accetta, sia perché fa paura sia
perché se ne sentono tante. Viene ancora considerato un male incurabile, un tabù. Pensi che sulla
mia cartella clinica c'era scritto "sospetto di K",
avevano persino paura di scrivere cancro, e quindi, non l'ho accettato. Poi però mi sono resa conto
che andando avanti con il tempo, far finta di non
essere malato e sforzarsi di continuare a fare la
stessa vita, gli stessi lavori, poteva soltanto portarmi a peggiorare la situazione e allora mentre
ero ricoverata ho cominciato a guardarmi intorno e a capire che se volevo combattere questo
male che mi era venuto dovevo imparare le strategie giuste. Dovevo imparare un nuovo stile di
vita perché comunque volevo collaborare con i
medici. Allora la prima cosa che ho cercato di fare è stato sapere quanto più possibile sulla malattia.
Non ho fatto come gli struzzi che ignorano volutamente il pericolo e ho incominciato ad assillare
i miei figli che molto volentieri si sono subito preoc-
cupati di trovarmi quanto più materiale possibile
perché io potessi sapere bene quale fosse il mio
male e che cosa fare per fronteggiarlo. Diciamo
però è stato un percorso molto molto difficile. Ho
potuto contare sull'aiuto dei familiari e anche dell'équipe medica che mi è stata molto vicina. Poi,
ripeto, ho avuto la possibilità d'accedere a questi mezzi d'informazione, di conoscenza che mi
hanno aiutato moltissimo, devo essere onesta.
Ci troviamo infatti presso una biblioteca multimediale di conoscenza. L'informazione l'ha
aiutata?
Per me è stata essenziale. Come si fa a combattere un nemico che non si conosce?Volevo sapere
esattamente in che cosa consisteva la mia malattia. Pure a costo d'avere notizie sconvolgenti
perché anche le statistiche a volte non sono realtà . Sappiamo bene come vengono fatte. Ti possono
sconvolgere quando ti trovi davanti ad un dato
che ti dice che solo il 30% dei malati ce la fa; rimani distrutto da questa notizia . Poi però trovi
anche altre notizie che ti dicono che è in sperimentazione un nuovo farmaco e sta dando dei
risultati eccezionali. Allora ti viene la voglia di lottare e di combattere perché comunque pensi che
hai delle chances e te le devi giocare tutte.
Lei è stata sottoposta a diversi cicli di chemioterapia. Quali sono gli effetti, sia psicologici
che fisici, della terapia?
Sto combattendo con il tumore da 8 anni. Devo
dire che inizialmente la chemioterapia era molto
più devastante di adesso e quando i medici mi
dicevano quali potevano essere gli effetti collaterali quasi non ci credevo. Invece poi gli effetti
collaterali li ho avuti tutti. Sa cos'è che aiuta molto? Pensare che tra un ciclo e l'altro si torna alla
normalità: finiti i cicli di chemio ti sembra che tutto sia un disastro. Non ce la fai a camminare, il
senso di dipendenza ti distrugge. Il senso di colpa nei riguardi dei figli, che comunque non hanno
una vita facile etc. Quindi, psicologicamente si è
a terra, fisiologicamente ancora peggio perché
gli effetti sono devastanti. Io ricordo la prima chemio che ho fatto: ero li in ospedale, gli esami di
routine erano andati bene. Arriva l'infermiera con
il trespolo e questo liquido incolore a me sembrava strano potesse fare tanto male. Mi sembrava
una cosa talmente normale. Fanno l'infusione, io
mi sentivo bene. Non sentivo niente. Ero felice
con me stessa. Non è poi cosi terribile. Invece poi
dopo qualche giorno sono cominciati gli effetti.
Il senso di affaticamento, insomma i vari effetti
che ci sono, che possono essere devastanti. Però
diciamo che bisogna sempre programmare il dopo. Non pensare tanto al durante. Anche quando
la nausea ti squassa la mattina, le viscere, ti senti lo stomaco in subbuglio. Cercare di fronteggiare
al momento la situazione e fare il conto alla rovescia. Quanto durerà la nausea? Due giorni?
Bene, poi cucinerò una crostata di frutta, un piatto particolare. Trovare delle motivazioni, pure per
superare i periodi della chemio. Comunque è difficile, la famiglia deve collaborare in giusta misura
né con eccessive premure, perché comunque ti
fanno sentire un' invalida e perché io poi sono
abituata ad una certa autonomia. La sensazione
dell'invalidità, della fragilità, è terribile. Naturalmente
non se ne deve disinteressare. Se loro sapevano
che a me dava fastidio l'idea del caffè perché mi
portava la nausea mi faceva vomitare, in casa non
si faceva in quel periodo. Poi nel momento in cui
lo ricominciavamo a preparare, voleva dire che
era finito il periodo tragico. Si andava avanti
Quindi, importante anche il ruolo della sua
famiglia?
Importante anche il ruolo degli amici e il contesto amicale è molto importante. Perchè a volte si
sbaglia per eccesso d'affetto e allora siamo tutti
troppo vicini, troppo solleciti. Ti cercano, sono 3
o 4 che ti vogliono dare una mano. E li accendono il senso di dipendenza che non è piacevole. In
questo caso io ho risolto con molta onestà. Ho
:21
romalive
detto alle mie amiche che comunque si avvicendavano sempre a casa a farmi compagnia che
avrei chiesto aiuto in caso di bisogno. Quando
volevo i miei momenti di solitudine, che io chiamavo "di ripostiglio" nel senso che volevo vivere
nel ripostiglio di casa mia senza vedere nessuno
e , per fortuna, i momenti di ripostiglio durano
molto poco perché riesco a reagire, loro li dovevano rispettare. Però gli amici mi sono stati molto
vicino. Poi devo dire la verità, un èquipe medica
dell'"Istituto Regina Elena" favolosa perché contattabile in ogni momento. Io vivo in Calabria.
Vengo qui a curarmi in quelli che io chiamo viaggi della speranza. I medici erano sempre disponibilissimi
anche quando psicologicamente ero a terra, anche quando mi veniva meno la voglia, la forza di
lottare mi sembrava che fosse inutile diciamo questo mio darmi da fare, mi bastava fare una telefonata.
Le dirò che i medici che mi curano sono anche
solleciti alle carezze, alla pacca sulle spalle. Adesso
ho avuto una recidiva terribile, da circa un anno.
Il medico, quando andavo per visite, mi poggiava la mano sulla spalla, mi abbracciava quasi e mi
diceva parole d'incoraggiamento. "Lei ce la farà
di sicuro, lei con il suo carattere sicuramente riuscirà ad andare avanti". Anche questi incoraggiamenti,
al di là proprio dell'aspetto terapeutico sono molto importanti.
• All'interno della Biblioteca incontriamo anche
persone che, come la sig.ra Liliana Porcarelli,
arrivano da fuori per curarsi qui a Roma.
Sig. ra Liliana, da quanto tempo fa chemioterapia?
L'ho cominciata il 27 luglio di quest'anno (2006
n.d.r) e sono arrivata a metà ciclo, metà percorso e fra pochi giorni comincerò il 4°. Devo dire
che la sto portando avanti abbastanza bene e mi
sento serena. Certo, ha i suoi effetti collaterali ma
si superano con una grande forza di volontà. Si
riescono a superare molto bene. Vedremo come
termineremo. Questo non lo so.
Sig.ra Liliana Porcarelli
Lei è di Frosinone. Che situazione vive una
persona che deve curarsi a Roma venendo
da fuori?
All'inizio, quando ho scoperto d'avere la malattia, non avevo pensato di venire qui, in verità, ma
dopo due interventi ho contattato un professore
dell'"Istituto Regina Elena" che mi ha operato
per la terza volta. Certo all'inizio si è spaesati perché non si ha l'idea di come lo si affronta, di chi
incontri e com'è. Però poi alla fine devo dire anche che l'istituto si trova in un luogo abbastanza
raggiungibile mediante l'autostrada, si riesce ad
arrivare tranquillamente e poi l'équipe ti aiuta e
ti sta vicino. Ho avuto anche la fortuna, grazie a
mia figlia, di scoprire questa biblioteca. Mi è stata molto utile perché mi ha dato tanti opuscoli,
22:romalive
tante informazioni che a me sono servite tantissimo. Al di là di come si sono comportati i medici.
A me è piaciuta molto l'informazione che mi ha
dato la biblioteca. Da allora abbiamo cominciato una collaborazione che servirà a tante persone
di Frosinone che hanno avuto le mie problematiche e che adesso le stanno vivendo con me e
affrontano il problema seguendo anche questa
biblioteca.
In tema di collaborazione di équipe medica,
in una biblioteca come questa, si crea uno
spirito di comunanza, di gruppo. Come può
aiutare?
Da quando sto affrontando questo problema, ho
un giro di amiche che hanno il mio stesso problema: un tumore al seno, e di donne che sono
affette da questa patologia pare che a Frosinone
ce ne siano tantissime. Mettendoci in contatto
l'una con l'altra, dialogando tra di noi, ci aiutiamo tantissimo. Prima pensavo che il tumore venisse
solo agli altri. Quando ce l'hai ti rendi conto che
è diverso. Però poi riesci ad affrontarlo con tutta
tranquillità. E tra la collaborazione tra noi che abbiamo questo problema e la biblioteca, io mi sono
trovata benissimo.
Su una locandina dietro di noi c'è scritto che
per curare il tumore non servono solo pillole ma persone. E'd'accordo?
L'umore te lo danno i familiari, il marito, la figlia
e me stessa. Le devo dire che ho avuto una grande forza per combattere questo male. Non mi
sono mai scoraggiata. L'insieme, la società e le
persone che hanno avuto le stesse problematiche ti aiutano molto.
• Domenico Galli
Signor Galli, di quale patologia soffre?
Io ho una malattia rara e sono al Regina Elena dopo aver subito un intervento per tumore all'esofago
e da marzo, periodo del primo controllo, ho riscontrato la presenza di alcuni linfonodi, quindi
sono entrato in che mio. Sto procedendo nelle
cure appropriate presso questo istituto con la speranza di miglioramenti.
Come è cambiata la sua vita da quando ha
scoperto la malattia ed ha iniziato la chemio?
Per quanto riguarda la malattia rara di cui soffro,
posso dire di conviverci da vent'anni. Ho vissuto
con serenità e senza eccessivi problemi l'intervento che ho subito nel 2005, facendo leva sulla
determinazione: ma queste sono, come amo dire io, solo parole. Bisogna acquisire gli strumenti
per acquisire serenità e determinazione, se non
ci sono questi strumenti si è un po' più deboli. In
questi anni risono rafforzato molto anche con altre discipline, curando molto l'aspetto di quella
che viene chiamata la comicoterapia, che in fondo significa essere ironici e autoironici per dare
un senso più serio alla propria vita: quando ci si
trova in queste situazioni si capisce ancor meglio
il primo comandamento che è in fondo la salute.
Parlare di strumenti significa scegliere quello che
meglio si crede dopo aver fatto una grintosa ricerca; ad esempio ciò che io ho visto come ottimo
strumento è qui al Regina Elena, ovvero la biblioteca, perché tramite le persone e il materiale
gratuito e adatto si può rafforzare la conoscenza. Il male maggiore quello di mettere la testa
sotto la sabbia. Un altro aspetto è il rapporto con
i medici, che qui è prima di tutto umano e io in
questo aspetto ci credo molto. Il malato oncologico vive delle situazioni critiche e un rapporto
stretto con una fitta rete di medici e familiari può
aiutare a non sentirsi mai soli; su questo ci deve
essere una ricerca più approfondita e ho notato
che è uscito un libro Dall'altra parte, scritto da tre
noti medici che si sono trovati malati di tumore:
da quella angolazione i tre sono riusciti a mettere in evidenza tutte le lacune del sistema, dai
medici agli infermieri, fino alle strutture. Ci vuole un salto di qualità, ad esempio un incontro con
il nuovo Ministro della Salute al fine di capire qua-
Sig. Domenico Galli
li sono gli ulteriori problemi da risolvere. In fondo
c'è bisogno di una rivoluzione culturale. Sarebbe
un successo per tutti e non è un discorso di finanziamenti ma soprattutto di idee e di creatività.
Più stimoli ci sono e meglio è, in fondo questa biblioteca, pur molto importante, ne è l'esempio:
andrebbe pubblicizzata meglio e fatta conoscere di più eliminando una separazione che ancora
purtroppo in parte esiste. Bisogna macinare ancora molto per conseguire una sensibilità maggiore.
Non tralasciamo un aspetto fondamentale del
problema cancro: i familiari.
• Pino Scasseddu, marito della sig.ra Liliana
Porcarelli.
Come cambia la vita nel momento in cui si
viene a sapere della malattia di un proprio
caro?
Il cambiamento è particolare perchè ci si trova in
una situazione davanti alla quale si è impreparati. Dopo gli accertamenti si spera che tutto si
risolva; è la parte in causa che ti da il coraggio di
andare avanti. Mia moglie ha preso il male per
quello che è, un elemento da sconfiggere. Vederla
entrare in sala operatoria per tre volte e dare coraggio ai medici con delle battute mi ha fatto una
certa impressione, ma mi ha reso la vita più positiva. Certo lo scombussolamento della vita c'è
stato in quanto tutte le cose che si potevano fare ora non sono possibili, ma si rifaranno e per
adesso cambieremo abitudini. Bisogna saper vivere questi momenti con la forza che la persona
ti da. Io, stando a casa, vedo che c'è un circolo di
persone che hanno le stesse problematiche e non
hanno remore nel manifestarle: c'è sicuramente
più sincerità in questo tipo di circolo che in uno
in cui le persone stanno bene. Ci si aiuta vicendevolmente e l'ambiente medico con dei piccoli
gesti non fa mancare il proprio sostegno; io lavoro in ospedale e quando guardo al medico lo
faccio sempre con occhio critico, perchè quei gesti non li ho riscontrati spesso, ma qui è diverso.
Lei ha trovato forza in sua moglie, quindi.
Io le vorrei ora chiedere come ha scelto di
starle vicino.
Non è semplice descriverlo, ma io cerco di aiutarla con la presenza e l'infusione di un coraggio
che peraltro lei già ha e facendole capire che si
tratta di un periodo transitorio, dopo il quale la
:23
romalive
vita tornerà come prima. Si cerca anche di stemperare anche con battute. Noi abbiamo una figlia
unica che all'inizio non l'aveva presa bene, in
quanto la parola cancro le aveva creato una seria paura, ma poi ha capito che ce la possiamo
fare; fortunatamente c'è anche mia suocera che
è molto disponibile e così, collaborando alle attività anche più semplici, riusciamo a mandare avanti
la famiglia. Insomma la presenza fisica e gli atti
quotidiani compongono il mix col quale cerchiamo di dare il nostro contributo.
• Sig.ra Adriana, caposala del reparto di ematologia del Regina Elena
In un certo senso lei si trova dall'altra parte,
ma ha avuto un esperienza di malattia: che
paziente pensa di essere stata?
Credo di essere stata un pessimo paziente; inizialmente ho avuto un senso di incredulità, ma
col tempo sopraggiunge la ragione. Devo dire che
non ho avuto il dolore burocratico di cercare il posto, di trovare un ascolto che spesso non soddisfa
e quindi giocavo in casa. Quando il problema si
è risolto brillantemente è iniziata la fase dei controlli periodici, fase che ti stanca perché ripercorri
una strada già fatta, questa è un'altra fase che
andrebbe presa in considerazione, perché è molto problematica.
Come è la sua esperienza da caposala e quanto la ha aiutata nel curare dei pazienti?
Quella esperienza mi ha cambiata, in tutto, anche se sono stata dall'altra parte per un breve
periodo. C'è anche una tua motivazione per affrontare questo lavoro e per andare avanti: noi
infermieri siamola spalla sulla quale piangere. Se
non hai le motivazioni interne non puoi stare trent'anni in un istituto come questo.
E la famiglia?
In quel periodo avevo le bambine molto piccole
e ho subito una separazione, ma la famiglia d'origine è stata molto presente; infatti è possibile
che chi ti sta accanto non riesca a condividere il
dolore. Può accadere anche questo, perché non
tutti sono in grado di supportare una persona in
quelle condizioni.
La conoscenza della malattia l'ha aiutata rispetto agli altrui pazienti?
Direi proprio di si. L'informazione è quella che ti
dice che se sai ciò che vai a fare puoi affrontare
meglio la situazione. L'informazione deve essere
continua durante il prelievo, perché non solo è un
Sig.ra Turisana Carlo D’Alatri
diritto ma è anche un dovere essere informati.
• Sig.ra Turisiana Carlo D'Alatri
La sua esperienza con il cancro.
All'inizio non mi sono neanche resa conto della
situazione e non volevo neanche sottopormi all'intervento. Si trattava di un carcinoma al collo
dell'utero. Dopo l'intervento però non sapevo che
c'era da affrontare la chemio e potete immaginare quali esiti di sofferenza. Dopo cinque anni
ho avuto questo problema al seno, ma non ho
avuto neanche il tempo di disperare e sono sta-
ta portata in sala operatoria con tutti che mi tranquillizzavano; il post non è stato così traumatico
e ho fatto la ricostruzione del seno, in quanto dei
medici giovani mi hanno fatto capire che una donna del nostro secolo non può non fare la ricostruzione
del seno. Istintivamente ho fatto questa considerazione: non sono una donna di spettacolo ma
sono pur sempre una donna. È stata una sfida,
ho reagito e mi sono trovata a fare progetti lungimiranti a lunga scadenza. Io spero che in futuro
ci siano delle visite personalizzate perché a volte
la chemio è più devastante del male stesso: l'esperienza recente di mia sorella, che mi ha lasciata
sconvolta, mi ha fatto capire che l'organismo non
sempre riesce a sopportare questi farmaci. Sono
troppo forti. Spero sempre, ripeto, in cure personalizzate e meno invasive.
Quindi lei si è trovata anche nella situazione di familiare di un malato; che rapporto ha
avuto con sua sorella?
Io non ho mai pianto per la mia malattia, ma solo per mia sorella, ma il coraggio che ho avuto è
stato grande. Noi dovevamo vincere questa battaglia, ma purtroppo non è stato così e la disperazione
è sopraggiunta per mia sorella.
Con gli altri familiari quale tipo di rapporto ha avuto e quali sensazioni ha cercato
di trasmettere?
Mia madre era al corrente di questo problema,
perché vive con me. Tutto sommato far conoscere
le situazioni può far bene, perché a livello familiare ti aiuta ad essere più tranquillo ed avere la
massima collaborazione. Certo si può passare per
egoisti, ma nessun rimpianto ci deve essere perché in questa malattia c'è bisogno di tante cose,
anche le più piccole. Soprattutto dal punto di vista morale.
L'informazione può salvarti la vita
Incontro con la Dott.ssa Gaetana Cognetti, responsabile della Biblioteca Digitale
Centro di Conoscenza "Riccardo Maceratini" dell'Istituto Regina Elena di Roma
[ di • Valeria De Rentiis e Fabrizio Piciarelli]
Con nostra gradita sorpresa abbiamo scoperto
che spesso, per curare una malattia, non servono
solo farmaci, corsie d'ospedale e iter burocratici.
A volte quello che può salvarci la vita è trovare un
motivo, un appiglio per vivere. Per trovarlo è necessaria tanta forza di volontà e la voglia di sperare.
C'è da sottolineare che documentarsi sulla propria malattia può essere d'aiuto anche a chi ci è
di fronte, medico, o familiare che sia. Capire cosa non va nel nostro organismo può aiutare anche
chi, nonostante svolga la professione medica, non
conosca appieno tutte le peculiarità di una determinata patologia. Per studiare, conoscere e
documentarsi, esiste uno spazio all'interno dell'"Istituto
Regina Elena" di Roma dove possiamo trovare, oltre alla preparazione, alla disponibilità e alla cordialità
di chi vi lavora, anche un valido apporto per capire meglio come, e se, possibile curarsi. La Biblioteca
Digitale-Centro di Conoscenza "Riccardo Maceratini"
ci ha aperto le porte e, insieme alla Dottoressa
Cognetti abbiamo cercato di capire com'è possibile convivere con la malattia di questo secolo.
Dottoressa, qual è la funzione di questa biblioteca?
Da un lato dare informazione scientifica agli operatori: abbiamo una sala multimediale con 15
postazioni per pc e dall'altra abbiamo una sala
dedicata ai pazienti che è la biblioteca del pa-
ziente con acceso riservato, dove i pazienti possono richiedere informazione anche mirata.
Informazioni connesse alla terapia che stanno facendo, gli effetti collaterali possibili su cui noi
diamo risposta, promulgando degli archivi informativi aggiornatissimi, sia a livello nazionale che
internazionale. In particolare a livello nazionale
abbiamo una biblioteca digitale prodotta da quest'istituto insieme ad altri sei, specializzati in
oncologia in Italia: la biblioteca digitale Azalea,
disponibile sul sito web www.azaleaweb.it e che
ha circa 3500 documenti d'informazione in lingua italiana per i pazienti in oncologia comprensiva
anche di schede di circa 1500 associazioni per i
Dott.ssa Gaetana Cognetti
pazienti con i servizi che queste associazioni erogano e circa 500 sono le associazioni madri. Poi
1500 sono in tutto comprensive anche delle sedi locali di queste associazioni. Il tentativo è di
dare un'informazione integrata perché il paziente digita mammella e recupera i documenti sia in
formato elettronico che in formato cartaceo relativi appunto ad associazioni che si occupano
delle problematiche relative alla mammella e stiamo inserendo anche protocolli clinici perché spesso
il paziente che non ha speranza di sopravvivenza
con le terapie standard può tentare una terapia
sperimentale, e quindi, localizzando i protocolli,
sapendo dove si svolgono le sperimentazioni può
chiedere di essere reclutato all'interno. Alcuni pazienti si sono salvati la vita grazie all'utilizzo di
protocolli sperimentali. All'epoca quel farmaco
era solo sperimentale, non era sicuro che desse
degli effetti: successivamente è stato dimostrato
che quel farmaco dava degli effetti e spesso la sopravvivenza è passata dal 30 al 60-80% con nuovi
farmaci. Anche questa è una speranza per quei
pazienti che non hanno lo stato della terapia valida per poter risolvere la propria patologia.
Insieme a noi in quest'intervista c'è anche lo
staff della biblioteca. Ce li presenta?
Partiamo da Michelangelo Crocco, Fabio D'Orsogna
e Amelia Mazzacuva che si occupano attualmente
della biblioteca del paziente.
Lavorano qui anche le dottoresse Katiuscia Dormi,
Maura Tuberi e Francesca Servoli che si occupano invece della parte per gli operatori. In particolare
la dott.ssa Servoli si occupa della formazione e
dell'organizzazione. Diciamo che siamo tutti docenti in questi corsi. I corsi di formazione sono
attualmente rivolti agli operatori sanitari: da una
parte ci sono pillole d'informatica dall'altra documentazione scientifica. Ogni mese facciamo
dei corsi base d'informatica per mettere gli operatori in condizione d'accedere alle risorse informative,
anche coloro che non hanno un'alfabetizzazione
informatica. Questi corsi sono fatti in due modalità. Noi mettiamo in condizione il personale
sanitario che non utilizza il pc, di poterlo utilizzare. La seconda parte è dedicata ai corsi di
documentazione, cioè corsi che sono necessari
per l'aggiornamento del personale. Insegnamo
come accedere a risorse di qualità in internet e di
distinguere le risorse di qualità da quelle che non
lo sono perché questo è un grandissimo problema in ambito sanitario di rischio per la salute in
quanto chiunque può mettere notizie sul web e
chi naviga non ha sempre la certezza che si tratti d'informazioni di qualità. Insegniamo poi ad
utilizzare le basi dati per l'aggiornamento scientifico dei medici e dei pazienti. Vorremmo, e questo
è in progetto, anche sviluppare dei corsi per i pazienti, per i familiari e per i cittadini. Per insegnare
proprio come accedere ad internet e saper distinguere il grano dall'olio. Quindi eliminare quelle
informazioni che sono desunte di qualsiasi qualità e che spesso creano delle situazioni anche
drammatiche. Ci sono pazienti che vogliono partire per dei trattamenti. A me è capitato con un
paziente che voleva andare in Portogallo per delle cure. Successivamente abbiamo scoperto che
questo presunto medico non aveva scritto nessun articolo, non si sapeva chi fosse questa persona
che aveva descritto il trattamento come ottimale. Cosi come c'è molta pubblicità commerciale,
dai mass media sui farmaci e attraverso l'esame
delle nostre banche dati verifichiamo quotidianamente che spesso si tratta di pubblicità e che
non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino
poi che questi farmaci sono effettivamente effi-
caci Facciamo un po' da barriera e cerchiamo di
dare ai pazienti e ai cittadini anche un orientamento sulle risorse valide per evitare appunto che
ci siano delle informazioni o di tipo commerciale, come spesso accade perché la sanità è un
grosso fatto commerciale. Vengono propagandate spesso e poi magari non hanno nessuna
efficacia dal punto di vista scientifico. Questo è il
tentativo di creare la biblioteca a doppio livello,
che sia da un lato di qualità per gli operatori dall'altro per il paziente. Anche perché i pazienti sono
diventati un motore per l'informazione di qualità. Perché spesso il medico non ha tempo d'informarsi
sulle centinaia di patologie che cura. Il paziente
ha una sola patologia e se ha informazioni di qualità si fa portatore d'informazioni dal medico. In
un'indagine che è stata fatta in America è risultato che il 60 % dei medici di base ha dichiarato
d'aver ottenuto informazioni aggiuntive dai pazienti che è aggiornata. Il che vuol dire che il
paziente può diventare portatore d'informazione valida al medico.
Che tipo di lavoro viene svolto all'interno
della biblioteca nella sala multimediale?
La sala multimediale offre l'accesso in particolare alle risorse elettroniche. Come potete vedere
ci sono attualmente 10 postazioni di pc e le porteremo a 15 perchè gran parte delle risorse di cui
il personale usufruisce è su supporto elettronico.
Noi abbiamo un abbonamento a circa 3000 riviste in ambito biomedico. Gli utenti possono sia
consultare le riviste dalle postazioni che abbiamo
nella sala multimediale, sia consultarle direttamente dai reparti perché l' accesso è a tutto
l'istituto, quindi, noi paghiamo un abbonamento su queste risorse elettroniche e poi dai reparti
si può accedere direttamente. L'altra grossa attività che svolgiamo è rivolta ai corsi di formazione
come già detto prima, con un alto livello d'interattività, gratuitamente dal nostro personale,
permette di potersi aggiornare costantemente
con i corsi accreditati con l'ausilio delle risorse
elettroniche. E oggi è un fatto estremamente diffuso aggiornarsi su livello elettronico. Naturalmente
la sala non offre solo semplicisticamente l'accesso ai pc ma offre anche l'orientamento alle risorse
e il ruolo svolto in America dai bibliotecari fondamentale: aiuta l'utente a ricercare e a trovare
quelle informazioni che ci sono utili perché la difficoltà oggi sul web è trovarsi con milioni d'informazioni
quando si fa una ricerca e questo è il paradosso
informatico e informativo per cui noi abbiamo
tantissime informazioni, siamo in un mare d' acqua che spesso è salata e non riusciamo a trovare
quello che serve effettivamente. Il ruolo del bibliotecario è quello di orientare all'interno della
struttura l'uso delle risorse che poi servono effettivamente alla casa.
Dott.ssa Cognetti ci illustri in pratica cosa avviene sul supporto informatico che utilizzate
Qui diamo un'informazione sia attraverso gli opuscoli cartacei sia interrogando le banche dati a
livello internazionale. Una delle più importanti è
questa: MedLine plus che è stata prodotta dalla
National Library Medically, la più grande biblioteca americana medica a livello internazionale che
ha prodotto questa risorsa appositamente per i
pazienti che vengono definiti Health Consumer,
cioè consumatori di salute non pazienti perchè è
un termine political uncorrect. Questo è un grandissimo contenitore, molto aggiornato e possiede
tutti i settori per le determinate patologie. Ci sono schedate circa 700 patologie di cui sono
accessibili tutti gli aspetti, sia il trattamento, sia la
panoramica, sia addirittura le ricerche sulla banca dati automaticamente a cui il paziente può
accedere con facilità. Diciamo che è un contenitore molto aggiornato, esauriente e di qualità
perché tutte le informazioni che vengono inserite all'interno sono controllate da grandissime
istituzioni americane. E quindi, fa un po' da recupero, proprio di tutte le informazioni di qualità
dei più grossi enti americani che si occupano delle patologie. Ci sono anche 9000 schede circa di
farmaci che sono sempre curate dal paziente ,
quindi danno gli effetti collaterali. L'uso dei farmaci è sicuramente una risorsa di grandissima
qualità. Abbiamo anche risorse in lingua francese. Percui visto che la lingua è una grossa barriera,
c'è la possibilità di usufruire d'informazioni in francese ,per rendere accessibile al massimo la banca
dati agli utenti. Tant'è che noi abbiamo la biblioteca digitale Azalea. Se inseriamo il termine
mammella nella ricerca banca dati, oppure selezioniamo una parte del corpo umano, l'utente
può direttamente arrivare alle informazioni che
ci occorrono. Appariranno tutti i record relativi al
termine o alla sezione corpo umano. Il paziente
non ha bisogno d'entrare in diversi archivi separati perché l'informazione viene accorpata tutta
in un unico archivio. Abbiamo la possibilità d'aprire il documento. Il paziente ha la possibilità di
consultare anche i documenti valutati. Non lo sono tutti perché è una procedura abbastanza
complessa. La valutazione finale consiste in una
sintesi in cui troviamo informazioni sulla leggibilità del documento ad esempio.
Per concludere potremmo dire che i pazienti che
hanno bisogno d'informazione possono utilizzare sia Azalea (www.azaleaweb.it) sia la nostra
biblioteca del paziente perché anche chi non utilizza internet o non lo sa usare, ha diritto ad avere
informazioni. La biblioteca è facile da raggiungere: è all'ingresso dell'Istituto "Regina Elena",
un casale molto bello tra l'altro. Siamo aperti dalle 9 alle 17 tutti i giorni Chi vorrà venire a trovarci
saprà che saremo lieti di dare una mano a tutti
coloro che ne avranno bisogno.
Continua nel prossimo numero...
:25
romalive
UNO
SGUAR
DO
ALLE
MOST
RE
[ di • Rossana Bartolozzi ]
1 Paul Klee
Costruzione cubica, 1920
Olio e inchiostro su cartone, 37,5x34 cm
The Metropolitan Museum of Art, New York
1
“Paul Klee” 1879-1940 La collezione Berggruen
Grande artista svizzero, molto amato da chi lo ha
capito nel significato profondo della sua arte simbolica, scrutatrice del profondo delle cose. Molto
sperimentò nella sua vita d'artista e nella ricerca
dell'essenza delle cose, per riprodurle uso' tutte
le tecniche a sua disposizione, esasperando a volte la carta stessa sulla quale operava, passando
dall'aquarello, all'olio, al carbocino, ottenendo alla fine quelle immagini costruite tramite la sapiente
pratica della materia. D'altra parte il suo mondo
rivoluzionario, in un periodo ancora legato alla
tradizione accademica, ben si accordava all' ambiente i n cui fu invitato ad operare, la Bauhaus,
scuola d'arte innovativa in Weimar. In quel periodo, 1920, ebbe il momento più creativo e
prolifico, producedo opere squisite, di delicata fattura, ove se anche interveniva il colore, la disciplina
del disegno sempre riaffiorava. La mostra allestita a palazzo Ruspoli raccoglie un grande numero
2
3
di opere, per lo piu' di piccolo formato, che tracciano un percorso dell'artista che va all'incirca dal
1915 al 1939. Piccoli gioielli che meritano una attenzione mirata a coglierne i preziosi particolari.
Palazzo Ruspoli, 13 otobre ‘06 - 7 gennaio ‘07
“Viva la pittura” Matisse e Bonnard
Bonnard e Matisse inneggiano alla loro amicizia
con questo motto. Oltre 230 opere celebrano i
due grandi pittori furono accomunati da una grande amicizia e frequentazione, ma tuttavia seguirono
sentieri diversi. Bonnard fu considerato come l'ultimo degli impressionisti, mentre Matisse fu pittore
d'avanguardia a cui tutti guardarono, ma entrambi
corrosi dall'inquietudine dell'artista volto alla ri-
26:romalive
cerca della creazione artistica. Bonnard scriveva a
Matisse: ''La pittura e' qualche cosa a condizione di concedersi completamente''. Le numerose
opere esposte al Vittoriano sono tutte di altissima qualita' e la mostra e' da non perdere.
Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, dal 6 ottobre ‘06 al 4 febbraio ‘07
2 Paul Klee
Magnifico atterraggio, o "112!", 1920
Acquerello, inchiostro da stampa trasferito, penna
e inchiostro su carta, 23,6 x 31,8 cm
3 Paul Klee
Frutti sospesi, 1921
Acquerello e matita su carta, 24,8 x 15,2 cm
The Metropolitan Museum of Art, New York
La “Schola del Caravaggio” Dipinti della collezione koeller
Nella seicentesca sede del Palazzo Chigi ad Ariccia
e' stata allestita una vasta panoramica della pittura caravaggesca romana in cui figurano autori
di spicco come Orazio e Artemisia Gentile, lo
Spagnoletto, Saraceni, Borgianni, Baglioni, Mnfredi
e tanti altri accostati a nomi non di fama ma comunque di grande talento. Oltre 90 opere che
fanno parte della collezione del mecenate milanese Luigi Koeller, che conferiscono alla raccolta
un carattere di unicita', data la provenienza da
una unica collezione privata.
La pittura conforme alle teamatiche rivoluzionarie del Caravaggio si diffuse nell'arco di un ventennio
in tutta Europa ed oggi e' comunemente chiamata ''caravaggismo''. La rivoluzione del Caravaggio
consisteva nel rifiuto della pratica del disegno (difatti lui non disegnava, ma abbozzava direttamente
sulla tela gia' preparata con il rovescio del pennello), la preminenza della figura umana nello
studio dell'artista da cui traeva ispirazione.
Il suo stile naturale fu ampiamente diffuso dai
suoi diretti seguaci a cui pero' ben presto si unirono pittori della generazione successiva. Con
l'avvento del barocco a Roma, operato principalmente dalla figura domimatrice del Bernini,
il fenomeno caravaggismo si mitigo'per far posto al nuovo stile imperante
Palazzo Chigi in Ariccia, 13 ottobre 2006 11 febbraio 2007
La tentazione comica
tre secoli di satira e
caricatura
Il Comune di Roma ha promosso una mostra che
non rientra nelle sue tesi programmatiche a cui
siamo abituati, difatti al Museo di Roma in Trastevere
e' stata allestita una raccolta di opere inneggianti
alla satira e alla caricatura. Attraverso circa 140
caricature possiamo godere dell'umorismo sarcastico, a volte dissacrante, di autori di derivazione
marchigiana come Pier Leone Ghezzi, Gabriele
Galantara, fondatore con Pedrecca del famoso
settimanale satirico ''L'Asino'', a Cesare Marcorelli,
arguto osservatore della societa' del suo tempo.
Tre secoli di caricatura tra le Marche e Roma, dal
1600 alla fine dell'800. L'umorismo ha storia antica, risalente addirittura agli egizi e ai greci.Diceva
Rabelais: “Meglio e' di risa che di pianto scrivere, che' rider soprattutto e' cosa umana”.
Museo di Roma in Trastevere, Piazza S.Egidio
dall’11 ottobre 2006 al 26 novembre 2007
4
5
4 Pierre Bonnard
Finestra aperta a Vernonnet, 1912
Olio su tela, 74 x 103 cm
Musée des Beaux-Arts de Nice, Musée Jules Chéret
5 Henri Matisse
Interno a Nizza, 1919 ca.
Olio su tela, 65,6 x 54,5 cm
Saint Louis Art Museum
6 Nino Za
caricatura di Greta Garbo
Willem De Kooning - late paintings
Benche' olandese, De Koonings si identifica come americano dato che gia' nel lontano 1926
era approdato in America. Fu uno dei maggiori espponenti dell'espressionismo astratto che
insieme a Arshile, GORKY, Jackson Pollock, Mark
Rothko, operarono uno spostamento immediato
dell'interesse mondiale dell'arte dall'Europa
all'America. Era il periodo in cui Pollock stendeva la tela sul pavimento del suo studio e preso
dal sacro furorer vi gettava, o meglio vi catapultava i colori creando quel genere di arte di
carattere istintivo e meccanicistico, cosidetto
“action painting”.
Nei 60 anni di lavoro indefesso De kooning ha
sperimentato vari filoni artistici, raggiungendo,
ormai anziano, quella completezza di ispirazione esuberante e gioiosa che ha dato l'avvio al
periodo dell'”astrazione lirica”. il suo lirismo, quasi affine ad una sorta di classicismo, si affianca
ad alti grandi artisi come Matisse e Mondrian.
Museo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese.
:27
romalive
XV Municipio
Consiglio Municipale Roma XV di Ottobre
Tanta carne al fuoco e alta tensione
[ a cura di•Stefano Ursi ]
Veltroni) dà inizio ai lavori dell'aula: all'ordine
del giorno la votazione di alcuni verbali, l'istituzione di una Commissione Speciale per
l'Emergenza Abitativa, una mozione, illustrata
dal consigliere Trasmondi (Prc), che richiede
dei fondi da destinare agli strumenti della partecipazione dei cittadini e infine una mozione
richiedente, dopo la convocazione di una
Conferenza Programmatica sul problema rifiuti già in piedi dal 22 Settembre, il conseguente blocco dei lavori di costruzione del
Gassificatore a Malagrotta. L'atmosfera in
aula si fa già più pesante quando la discussione si incentra sul problema casa; il voto per l'istituzione della Commissione Speciale scivola
trasversalmente senza ostacoli, ma il dibattito
precedente alle dichiarazioni di voto infiamma
gli animi: fra gli interventi più significativi
ricordiamo quelli dei consiglieri Filetti (FI),
Palma (AN), De Luca (FI) e Fadda (Ulivo), i quali
si incentrano sull'eccesso di prezzi e condizioni che attanaglia ormai l'intero mercato
immobiliare, dagli affitti alle compravendite.
Sul tema della partecipazione, dei contratti di
Emergenza casa, rifiuti, gassificatori, cittadini
truffati dalla COOP Casa Lazio: questi i temi di
un Consiglio Municipale molto acceso, durante il quale sono emersi i soliti problemi che
affliggono il territorio del municipale e, a ben
vedere, l'intera città di Roma. Andiamo a
vedere nel concreto cos'è successo e cosa è
emerso concretamente dalla discussione.
Presenti 21 consiglieri, e quindi, raggiunto
agevolmente il numero legale, il Presidente del
Consiglio Antonino Panarello (Moderati per
quartiere e dei piani di zona, il consigliere
Palma propone la fondazione di un gruppo
trasversale di volenterosi che possano battagliare per dare ai Municipi quei poteri e quell'importanza di cui dovrebbero essere depositari. Ma quando si arriva alla discussione sul
Gassificatore a Malagrotta, che quindi interessa anche la zona di Ponte Galeria, la tensione
sale e la mozione condivisa da tutte le forze
politiche entra prepotentemente in scena; il
Consiglio viene sospeso e il dibattito si fa
acceso soprattutto per quanto riguarda il
periodo da dover ipoteticamente attendere
per il blocco dei lavori: non mancano scontri
verbali duri e franchi sulle rispettive vedute
della questione e solo alla fine, con difficoltà,
si riesce finalmente a votare un atto, che, sebbene con un emendamento apportato, si
ritrova a mettere d'accordo tutti. Ora è il
momento delle decisioni, ma la tendenza
sembra altra rispetto alla necessità di riqualificare una zona che ne ha diritto per le tante
problematiche che la vedono protagonista suo
malgrado. Aspettiamo.
XVIII Municipio
Lente d'ingrandimento sui problemi di Roma
Dal Municipio alla città: intervista ad Alessandro Vannini, consigliere di FI
[ a cura di•Stefano Ursi e Fabrizio Piciarelli]
Alessandro Vannini, Cons. Forza Italia
Consigliere Vannini, con quale tematica si
sentirebbe di iniziare questa chiacchierata?
"Tutte le questioni romane sono importanti,
ma a mio parere un problema si fa sentire
ormai da molto tempo e ne porta a cascata
tanti altri: il mancato decentramento amministrativo. A tutt'oggi infatti il Comune non vuole
riconoscere poteri ai Municipi, nonostante l'esistenza del Regolamento del Decentramento
Amministrativo. L'ultima conferma è recente,
poiché la Giunta Comunale ha abrogato la
competenza dei Municipi in materia di refezione scolastica in modo definitivo, e le cito l'art.
63 del Regolamento sul Decentramento
Amministrativo, pur non avendo mai permesso
ai Municipi tale gestione. Tale atteggiamento si
evidenzia in tutta la politica dei Municipi, ove si
decidono interventi, si propongono soluzioni
per il miglioramento della vivibilità, tutte misure che però puntualmente non sono supportate a causa del bilancio accentrato al Comune.
Che storia sia questa è ancora da capire, perché
non si possono fare proclami e far partire delle
iniziative senza la necessaria capacità decisionale e soprattutto economica. Il Municipio è l'ente di prossimità con i cittadini e da questo
discendono tante conseguenze vitali per il buon
funzionamento della città tutta; in sostanza
non si può far carico ai Municipi di problemi
che non possono risolvere senza le adeguate
competenze. È chiaro che da qui nascono tutti
i problemi più gravi e irrisolti da tempo del territorio romano".
Ora passiamo a discutere dei problemi del
territorio. Lei è consigliere del Municipio
XIX e su questo credo possa dirci molto.
"Io inizierei con la costruzione di un albergo in
via del Crocifisso, in zona Cavalleggeri, dove in
un contesto urbanistico di città storica si sta
costruendo un edificio-mostro modernissimo
che chiuderà l'ultimo spazio che poteva essere
adibito a verde attrezzato della zona. Questo si
configura come un doppio vulnus all'integrità
di una zona che per valore artistico, storico, culturale e urbanistico non va assolutamente turbata: il verde poi è l'altro aspetto fondamentale che qui viene in questione, in quanto a Roma
gli spazi utili sono già pochi e così se ne elimi-
nano altri senza che ci sia possibilità di recuperare. In secondo luogo, mi sento di dover parlare del parcheggio di Largo Micara, dove dal
Giubileo si dovrebbero fermare i bus turistici e
quelli della STA, ma in realtà questo resta sempre vuoto a scapito dei residenti che nella zona
di Gregorio VII non hanno possibilità di parcheggio. La cosa più giusta sarebbe spostare il
mercato di S. Silverio, tra le altre cose in sede
impropria, vicino a due scuole sempre in Largo
Micara che sono in situazione igienico-sanitaria
drammatica, da chiusura immediata, costruendo sotto la stessa Piazza un parcheggio sotterraneo. Non mi sembra così difficile capire che
se le strutture si spostano da un metro all'altro
si risolve magari un problema che prima sembrava irrisolvibile. Come vede da qui emergono
i vari legacci negativi ai quali è incatenata questa città; i parcheggi sono un altro di questi
nodi cruciali, forse dal punto di vista strutturale
il più grave e qui viene in questione uno dei
simboli di una politica urbanistica sbagliata: il
parcheggio per la metropolitana Cornelia, che
si trova nella zona della Circonvallazione
Cornelia, inaugurato dal Sindaco tre volte ma
funzionante solo per qualche mese fino alla
chiusura definitiva ed all'attuale stato di abbandono. Costruito per 644 auto e costato la bellezza di 35 milioni di euro era in principio una
struttura importante, di livello da tanti punti di
vista, ma ha sempre avuto problemi di malfunzionamento elettrico ed informatico. Per salvare il salvabile occorrerebbe utilizzarlo per la sua
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romalive
oggi è già fortemente compromessa. Al solito:
le strutture senza prima le infrastrutture e la
situazione si complica maledettamente. Si
auspica inoltre l'insediamento del centro sportivo comunale tra la scuola materna e via Del
Vecchio, che permetterà la fruizione di un'area
verde attrezzata perfettamente mantenuta e
non come altre aree definite verdi ma abbandonate in stato di degrado. Nella zona bisognerà inoltre lavorare sul prolungamento di via
Soriso con via dell'Acquafredda, altro crocevia
fondamentale della viabilità e della vivibilità, mi
sento di aggiungere, di questo territorio del
Municipio XVIII. Si torna, come vede, sempre al
nodo ineliminabile che bisogna guardare ad un
problema per volta senza fare proclami inutili e
studiando, se possibile soluzioni che possano
cogliere più di un risultato contemporaneamente. È un dovere per le amministrazioni pubbliche fare dei tentativi per migliorare la vita dei
cittadini. Solo altre due cose mi preme sottolineare: il collegamento di via Borgosesia
(Casalotti) con via Bosco Marengo (Aurelia G.
naturale vocazione: parcheggio di scambio gratuito o forfettario, per gli abbonati o i muniti di
biglietto Metrebus. Io mi chiedo se si può
lasciare al suo destino una realtà che potrebbe
essere così importante per la collettività e che
inoltre potrebbe dare un servizio di livello superiore in quanto munito di attrezzature di alto
profilo tecnologico. Questo è un grave errore
che andrebbe messo in evidenza, perché la
strutture potenzialmente migliorative della realtà cittadina mancano sul territorio romano e se
ne sente ormai il bisogno quando l'agglomerato urbano diventa affollato e caotico".
Già da questo si può capire la situazione
del territorio del Municipio; altri problemi
che si sente di evidenziare?
"Guardi, solo poche cose ma esemplificative
per la loro importanza; il prolungamento di Via
Gregorio XI su via Aurelia, una vera priorità.
Prevista dalla convenzione Valcannuta ormai è
una necessità per una zona dove stanno
nascendo altri tre edifici che ospiteranno centinaia di nuovi utenti; la viabilità della zona ad
Racc.Anulare). Tale opera permetterebbe di
allentare il traffico delle vie di Casalotti, garantendo il collegamento del quartiere con
l'Aurelia. Tale opera, in un primo tempo finanziata, è stata definanziata di recente dal
Comune. A Montespaccato infine il problema è
grave poiché è stata cancellata dal Comune la
possibilità di creare una fermata della metro A
in zona Montespaccato, tagliando fuori 20.000
persone dal circuito, in una zona estremamente intasata dal traffico, dove si è costretti ad
impegnare la Boccea per arrivare verso le zone
centrali. Va condotta una battaglia per riaffermare la priorità di creare una fermata della
metro A per Montespaccato al fine di garantire
un servizio alla periferia ed alleviare il traffico su
Boccea".
Per concludere consigliere Vannini: ha
qualcosa da aggiungere?
"Credo che questo possa bastare per ora,
anche se i problemi sono ancora tanti e questa
è solo la punta dell'iceberg".
L'On. Stefano De Lillo
a tutto campo fra tematiche nazionali e internazionali
[ a cura di•Stefano Ursi e Fabrizio Piciarelli]
On. De Lillo, in questo periodo molte sono
le questioni di cui sarebbe giusto parlare;
noi abbiamo deciso di discuterne con lei.
Partiamo dalla questione sanità e ASL
nella regione Lazio.
"Problema spinoso e di non facile soluzione e
valutazione; la querelle che si porta avanti da
molto tempo ormai credo vada chiarita almeno
in alcuni suoi tratti nodali e imprescindibili. I
bilanci delle Asl sono pubblici, per conoscerli
quindi non sono necessarie operazioni-verità o
poteri speciali, un concetto quest'ultimo di cui
la sinistra più governa e più sembra innamorarsi. Vorrei ricordare che non siamo all'anno zero
ma all'anno 1,5 di governo di centrosinistra.
C'è bisogno di inserire nei bilanci le singole voci
al posto giusto. Devo dire che quella del
Centrosinistra appare sempre più una Sanità
disumanizzata, perché invece di rispondere alla
domanda di servizi da parte dei cittadini risponde invece alle caratteristiche dell'offerta che la
Regione decide di fornire. In talune decisioni si
legge sempre più una vera e propria inversione
dei ruoli tra terapia e gestione economica, e
quindi, tra sanità come servizio e sanità come
settore economico: un metodo lontano anni
luce da qualsiasi sensibilità verso il sociale e che
infatti ha visto finora imporre dall'alto tutte le
30:romalive
iniziative sulla Sanità regionale, senza il democratico e legittimo confronto. Come volevasi
dimostrare, infine, la notizia-bluff di un debito
nella Sanità ben più grande di quello reale serviva a giustificare l'aumento delle tasse: Irap e
Irpef passeranno ora ai massimi livelli".
Allarghiamo la visuale e parliamo di OGM.
Quale la sua opinione al riguardo?
"Credo in sostanza che modificare il genoma di
alcune piante sia una opportunità grandissima
per tutta l'umanità: è una procedura già largamente diffusa come strumento essenziale per
combattere la fame nel globo, perché molte
modificazioni sono mirate a far sviluppare la
pianta anche con poca acqua. E grande uso se
ne fa ovunque nel mondo per la difesa dell'ambiente, dato che altre modificazioni consentono alla pianta di difendersi dagli insetti
rendendo quindi inutile l'uso dei pesticidi. Non
ha senso impedirne a priori l'utilizzo".
Restiamo sul grande panorama: la politica
economica e le valutazioni del rating internazionale.
"S&P e Fitch hanno parlato chiaro. A confermarlo sono numeri e chiare lettere: ad essere
bocciata dalle agenzie é la manovra finanziaria
del governo Prodi e da questo, cioè dalle conseguenze negative future sull'economia del
Paese e delle Regioni, è determinato il declassamento nel rating. Scegliendo di interrompere
in maniera aprioristica e non calcolata le politiche economiche impostate dal centrodestra, il
centrosinistra che governa la Regione e quello
che governa a livello nazionale hanno scelto di
non coglierne gli effetti positivi sul medio e
lungo periodo, cioè proprio quel parametro che
più sta a cuore agli analisti e ai mercati che
quindi su questo determinano il rating, la credibilità e l'affidabilità di un sistema Paese come di
ogni altra unità locale. Del resto, le parole del
Commissario agli affari economici e monetari
dell'Unione Europea Joaquin Almunia al
Comitato delle Regioni Europee sono chiare:
vertono sull'inadeguatezza delle politiche economiche del centrosinistra. Nel Lazio l'avvento
del centrosinistra ha determinato l'inversione
del trend al risanamento del rapporto deficitpil, dovuto a cinque anni di governo del centrodestra: in particolare, e mi vedo costretto a
tornare sulla prima domanda che mi ha fatto,
l'interruzione per più di un anno di quelle politiche di bilancio della Sanità come le cartolarizzazioni ed il ticket sui farmaci a carico delle
fasce più abbienti ha determinato il tracollo
nella prima voce di bilancio della Regione. La
prova ne è stata la riapertura della forbice deficit-pil a sua volta provata prima dalla disavventura primaverile del Piano di rientro del deficit
nella Sanità e poi dallo smacco della Finanziaria
del governo nazionale, che scarica sulla
Regione la responsabilità di eventuali nuovi ticket oltre ad imporre quelli su servizi di base
come il pronto soccorso. Insomma, un indecoroso scaricabarile delle drammatiche conseguenze di politiche economiche dettate da
parole d'ordine ormai obsolete, un carrozzone
ideologico in cui trionfa soltanto il concetto di
tassa mentre appare del tutto dimenticato
quello di sviluppo e di risanamento".
Bene On. De Lillo, chiudiamo con l'Alitalia.
"Chiudiamo in bellezza. I lavoratori di
Sodecaer, fornitrice di servizi catering di Alitalia,
avrebbero dovuto rimanere nei propri ruoli fino
alla pensione, ma la società ha deciso di cessare dal 1 aprile del prossimo anno le attività per
cui è stata costituita per mancanza di contratti
con Alitalia: la conseguenza è che i lavoratori
della Sodecaer, la cui assunzione aveva dato
luogo alla legittima prospettiva di un contratto
a lungo termine data dal prestigio della compagnia Alitalia della quale l'azienda è fornitrice,
sono ora in attesa della procedura di messa in
mobilità. La Regione Lazio deve spendere tutto
l'impegno possibile a favore dei lavoratori della
Sodecaer ma soprattutto deve avere il coraggio
di pronunciarsi sulle strategie di Alitalia.
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