N° 34 – Dicembre 2014 Newsletter del Gruppo “Amici del Binocolo” - Imola Liberal Democratici Cattolici Democratici Riformatori “A fare troppo gli equilibristi in politica si rischia poi di cadere” (Pietro Odoni, dirigente Dc imolese del secolo scorso, corrente dei Forlaniani) In questo numero: L’editoriale di Vittorio Feliciani L’Osservatore GIZETA L’angolo della posta Amarcord La frase celebre del personaggio Spettegulez L’intervento del vicesindaco Una voce dal coro Il palazzo racconta Il caso La fotonotizia 1/2 I sosia del mese Le frasi curiose Pulcis in fundo Gli “Amici del Binocolo” sono un Gruppo culturale indipendente che si propone di promuovere e stimolare il dibattito, il confronto e la ricerca su temi di politica e attualità con particolare riferimento al territorio del Circondario di Imola. Esso offre uno spazio aperto e plurale di riflessione e incontro per tutti. L’EDITORIALE DI VITTORIO FELICIANI Fraterna e cristiana solidarietà alla martoriata comunità simbolo di Casale Monferrato, annientata dal cancro ad opera dell’amianto, mentre la colpa, quella vera che nasce dalla feroce avidità, va addebitata a quanti hanno lasciato impunemente lavoratori e cittadini inermi alla mercé dei veleni dell’Eternit. Nelle aule di giustizia è scritto “La Legge è uguale per tutti”; speriamo venga presto scolpito “La Giustizia è uguale per tutti”, affinché alla Giustizia Divina si associ anche quella terrena. Regionali 2014 Erano in ballo le Regioni Emilia Romagna e Calabria: il PD ha vinto 2-0. Un bel successo! Tutti i commentatori hanno versato lacrime autoconsolatorie sull’assenteismo che ha raggiunto il 60% in Emilia Romagna. Se esaminiamo bene, tutti hanno votato: o andando al seggio o per messaggio virtuale, ma chiaro. Chi non ha compreso il progetto politico di Renzi, chi non ha condiviso il Jobs Act, chi ha scelto la via della FIOM, chi ha in mente un PD diverso dalla vecchia sinistra, chi vorrebbe un PD un po’più operaista, chi non sopporta il patto del Nazareno, chi teme di trovare la propria casa occupata da estranei, chi teme gli effetti sulla sicurezza della politica buonista, sono tutti elettori che si sono espressi anche nella sedentarietà della casa. Chi non ha condiviso la caccia alle preferenze trascurando il voto di lista; chi è deluso dalle candidature non esaltanti, chi è nauseato dalla vicenda rimborsi, chi è schifato dall’illegalità diffusa, chi è frastornato dai dibattiti televisivi vocianti e inconcludenti ha fatto zapping ed ha votato seduto. Tutti questi “Chi ...”, che sommati fanno un bel po’ di voti persi dal PD, hanno parlato chiaro sperando di essere ascoltati. Sarà così? Certo, se si votasse dopo la triste figura del PD alla Camera, dove sull’approvazione del Jobs Act ben 30 deputati dem sono usciti, forse i “casalinghi” sarebbero aumentati. E al Senato? Quando verrà a maturazione il ddl Scalfarotto sull’omofobia, le componenti del PD come reagiranno? Sull’infiltrazione in alcune scuola della “teoria gender”, il PD tace o non capisce? In FI, la guerra di successione a Berlusconi ha creato non poco sconcerto e disagio, perché i valori iniziali sono svaniti o sbiaditi. Situazione aggravata dalla difficoltà di affrontare scelte etiche già all’orizzonte: i cosidetti diritti delle coppie omosessuali, omofobia, famiglia, testamento biologico, tecnologie procreative. Ci sarà una FI di lotta con la Lega o di governo con il PD, oppure riaffioreranno i due forni? Sono opzioni pesanti che metteranno alla prova la convivenza delle componenti cattolica, socialista e liberale nel partito di Berlusconi e che hanno imbarazzato il suo elettorato. Anche in questo caso l’astensione ha parlato chiaro. E la sinistra? Ha scontato la sua vocazione antagonista mentre l’attualità chiede una interpretazione in chiave riformista, alla quale la sinistra nel concreto è storicamente allergica. La Lega Nord, cessate le grida separatiste, ha rappresentato le ansie di questa epoca e ha vinto. Demonizzarla è un rozzo “dare in là” a sentimenti diffusi in ogni latitudine politica; meglio affrontare le sue ragioni. Ora, tutti questi spezzoni andrebbero gestiti con la razionalità che la situazione generale esige: la nuova legge elettorale deve essere l’occasione per costruire una compagine politico-istituzionale il più ampia e omogenea possibile che affronti la drammatica situazione socio-economica italiana. Il passaggio dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica sarà più di una prova del nove. E Casini che fa? Dal 1983 siede in Parlamento e ha fatto il Presidente della Camera; appare sufficientemente defilato, oltre che preparato, per aspirare realisticamente a sostituire degnamente Napolitano. Non è la riedizione oggi fuori tempo della DC, ma una delle vie per un salutare rimescolamento che dia vita ad un centrosinistra a vocazione riformista sulle orme di Dossetti e La Pira (le loro idee vivono tutt’ora una grande attualità trasversale), una destra d’ordine non legata all’estremismo e una sinistra operaista depurata da massimalismi ideologici possono convivere e operare senza traumi. A Imola? Come sempre tutto bene: Francesca Marchetti e Roberto Poli sono stati eletti Consiglieri Regionali con un lavoro a tappeto che i cosiddetti Renziani hanno fatto a favore dei Cuperliani fin dalle primarie. Il tutto, nel quadro della più ferma contrarietà alle correnti organizzate. Ciò non toglie che ora abbiamo due santi nel paradiso regionale, ai quali vanno i più sinceri auguri di buon lavoro. Nel libro dei santi c’è posto anche per altri eletti? Chissà! Una raccomandazione ai nostri due: pochi parenti in anticamera! Il Segretario Raccagna, contento ma senza eccessi, vuole convocare “gli stati generali del PD imolese … dobbiamo discutere su come vogliamo rifondare questo partito e rifondare una nuova classe dirigente ...” Di fatto, è il Congresso chiesto dal Binocolo; se poi il PD diventasse metropolitano ... I prossimi giorni diranno cosa bolle in pentola nella governance del Circondario e nell’assetto della maggioranza che regge il Comune di Imola. Vittorio Feliciani N°34 – Dicembre 2014 pag. 2 L’OSSERVATORE GIZETA LO SCIOPERO GENERALE E I TIMORI NEL PD Il Segretario della Camera del Lavoro di Imola Paolo Stefani, in vista dello SCIOPERO GENERALE del prossimo 12 dicembre, ha orgogliosamente rivendicato in una nota scritta l’autonomia politica della Cgil rispetto alla politica e, sottinteso, al Pd. Per avvalorare questa tesi egli ha attaccato piuttosto pesantemente il Segretario del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi “sostenuto dagli industriali e dai faccendieri più spregiudicati contro quella parte di cittadini che si vedono portare via i diritti”. La Cgil è senza dubbio una organizzazione libera non più cinghia di trasmissione come accadeva ai tempi del grande Pci. Di questo ne siamo più che convinti. Forse come piccolo appunto potremmo suggerire a Stefani di riflettere meglio sul bassissimo tasso di partecipazione alle recenti elezioni regionali. Vi potrà anche essere, come asserisce lo stesso Stefani “l’effetto della frantumazione sociale che sta portando avanti il Governo.” Tuttavia una qualche responsabilità sulla disaffezione dei cittadini potrebbero averla pure i protagonisti politici della Regione Emilia Romagna per le note vicende balzate agli onori della cronaca. Ma le dimenticanze si rimediano sempre. Il problema sorge con lo SCIOPERO GENERALE del 12 dicembre: la Cgil è certamente indipendente nelle sue battaglie ma purtroppo non pochi dirigenti del Pd locale, forse per debolezza, hanno nel tempo manifestato “dipendenza” nei confronti della Cgil. Sappiamo che Civati e Cuperlo sono critici; il primo peraltro ciclicamente minaccia di andarsene e di fondare un nuovo Partito. La vera questione pende sui Renziani della prima e soprattutto della seconda ora perché questi ultimi hanno in mano le leve del Partito. Sarebbe curioso se i più importanti dirigenti locali del Pd non difendessero le riforme del governo e del proprio Segretario- presidente confermando le distanze da uno sciopero giudicato “politico” dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Peggio ancora sarebbero le reiterazioni ambigue di dichiarazioni intrise di ignavia e cerchiobottismo intercalate dalla espressione “ma anche”. Stavolta la chiarezza deve esserci! Un dirigente locale che vuole rimanere nell’anonimato ci ha confidato che non pochi esponenti oggi schierati con Renzi sarebbero poi sempre pronti a cambiare Freccia Rossa pur di giungere alla loro conveniente destinazione. Dunque sarebbe consigliabile un atteggiamento ecumenico. Ma se così fosse sarebbe la morte della politica. Noi invece siamo inguaribili nostalgici di un’idea romantica della politica fondata sulla passione e sugli ideali. GIZETA N°34 – Dicembre 2014 pag. 3 L’ANGOLO DELLA POSTA Gent.ma redazione del Binocolo, a chi si riferiva Gent. ma redazione del Binocolo, all'indomani l’ex Capogruppo Pd in Regione Marco Monari quando ha detto “il Pd è un Partito fatto da molti idioti”? Virgilio Bregola del bel risultato del Pd imolese alle ultime elezioni regionali e del successo dei candidati Poli e Marchetti sono riapparse, a congratularsi con i vincitori, persone rimaste silenti per diversi mesi. Vorrei un suo parere in proposito. Gent.mo Virgilio Bregola, se il Pd è un partito nazionale ed onnicomprensivo possono benissimo starci i saggi, gli intelligenti ed una naturale fetta di idioti. Arrivederci e grazie. Preg.ma redazione del Binocolo, perché la dirigenza Hera non ha fatto entrare in discarica la delegazione istituzionale dei Grillini? Vittoria Furbi Gent.ma Sig.ra Furbi, quella delle finte congratulazioni ai vincitori è una liturgia che non passa mai di moda. In politica le vittorie e le sconfitte non sono mai definitive. Solo chi non gioca mai apertamente è destinato a recitare sempre e solo il ruolo di comparsa ai tradizionali buffet. Arrivederci e grazie. Stella Rusconi Preg.ma Stella Rusconi, probabilmente vi era un pericolo di inquinamento forse reciproco. Arrivederci e grazie. Chi volesse partecipare alla rubrica L’angolo della posta può tranquillamente inviare via e-mail al Binocolo il quesito da sottoporre alla Redazione con certezza di risposta nel numero successivo. [email protected] AMARCORD dal “NUOVO DIARIO” 23 febbraio 1946 RIPRISTINARE IL CIRCONDARIO “La Democrazia Cristiana chiede di ripristinare il Circondario. Questo impulso di vita e di opere va inquadrato per noi nel più vasto problema del decentramento e della ricostruzione e del potenziamento del Circondario. corre addivenire ad una diversa organizzazione amministrativa e politica con la ricostruzione del Circondario e con le autonomie comunali.” Il fascismo nella sua mania accentratrice, per poter meglio dominare e per poter meglio amministrare ogni energia che non si ravvivasse succube dei voleri dittatoriali, ha tutto incorporato nei Capoluoghi di Provincia accentrando in poche mani tutti i poteri. È successo che la vita si è insterilita alla periferia e che i Comuni erano diventati tante piccole colonie ove i ras provinciali spadroneggiavano indisturbati. Oc- N°34 – Dicembre 2014 pag. 4 LA FRASE CELEBRE DEL PERSONAGGIO FRANCO BASAGLIA (1924 - 1980) “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste come la ragione.” SPETTEGULEZ GLI STATI GENERALI Gli Stati Generali vennero convocati l’8 agosto 1788 da Luigi XVI allo scopo di raggiungere un accordo tra le classi sociali idonee a risolvere la grave crisi politica, economica e sociale della Francia di quel tempo. Il dibattito si accese in tutta la nazione, vennero pubblicati opuscoli e giornali con i quali si denunciavano i privilegi della nobiltà e del clero, furono convocate assemblee in tutte le città e comunità dove le famiglie esponevano le loro lamentele. Ovviamente il Re non voleva abrogare i privilegi e tentò di compiere una marcia indietro provocando così la simbolica insurrezione e la presa della Bastiglia il 14 luglio 1789 da parte del popolo parigino.” L’Ancien Regime” si chiuse poi con il ghigliottinamento di Luigi XVI. I regimi allo stato terminale non si autoriformano ma collassano. Il Segretario Territoriale del Pd territoriale imolese Marco Raccagna ha coraggiosamente annunciato la convocazione degli Stati Generali del Partito. Se si vogliono celebrare davvero gli Stati Generali, a questo appuntamento si devono chiamare tutti, dare un grande spazio alla “lamentatio”, al dibattito e al confronto senza avere la riserva mentale di non cambiare niente. La condizione del Pd imolese non è certo assimilabile a quella della Francia di fine Settecento; oggi il ghigliottinamento è solo simbolico ma sarebbe comunque antipatico. N°34 – Dicembre 2014 IL PETTEGOLO pag. 5 NELL’INTERVENTO DEL VICESINDACO L’OPERA DI MONS. KRAJEWSKI ELEMOSINIERE DI PAPA FRANCESCO «Padre, non posso venire con te al ristorante, perché puzzo..». Franco è un barbone con la barba ispida e grigia, e la pelle rovinata dal sole. È stato lui, nei primi giorni d'ottobre, a spiegare al Vescovo che lo invitava a cena per festeggiare il compleanno, quale sia la necessità maggiore per i senza tetto di Roma: «Qui nessuno muore di fame, un panino si rimedia ogni giorno. Ma non ci sono posti dove andare in bagno e dove lavarsi». Quel Vescovo è Konrad Krajewski, l'elemosiniere di Papa Francesco. Il messaggio viene immediatamente recepito: lunedì 17 novembre sono iniziati i lavori per realizzare tre docce all'interno dei bagni per i pellegrini che si trovano sotto il colonnato di San Pietro. Saranno dedicate ai senza tetto che bazzicano nei dintorni della basilica. Potranno lavarsi e cambiare la loro biancheria sotto le finestre del palazzo apostolico. E su invito dell'elemosiniere del Papa, già una decina parrocchie romane nei quartieri più frequentati dai clochard hanno realizzato delle docce da mettere a loro disposizione. Monsignor Krajewski, per tutti «don Corrado», da anni porta viveri e aiuti a chi vive accampato per la strada. Papa Francesco l'ha scelto proprio per questo, nominandolo vescovo e affidandogli l'Elemosineria: ha il compito di essere il suo «pronto intervento», di portare piccoli aiuti economici a chi è in difficoltà. Così il prelato polacco racconta quell'incontro degli inizi di ottobre, che gli ha aperto gli occhi. «Ero appena uscito dalla chiesa di Santo Spirito, dove vado a confessare. In via della Conciliazione ho incontrato Franco, un senza tetto. Mi ha detto che proprio quel giorno com- piva cinquant'anni e che da dieci vive per strada». Il vescovo lo invita a cena, al ristorante. Si sente rispondere: «Ma io puzzo...». «L'ho portato lo stesso con me. Siano andati a mangiare cinese. Mentre eravamo a tavola, mi ha spiegato che a Roma qualcosa da mangiare si trova sempre. Quello che manca sono i posti dove lavarsi». L'elemosiniere del Papa, che fino a quel momento aveva sempre considerato quello dei pasti come la necessità primaria dei senza tetto, non perde tempo. Così decide di visitare una decina di parrocchie romane, nel cui territorio stazionano molti clochard. Entra nei locali parrocchiali. Se non ci sono già, chiede che vengano realizzate delle docce, pagate con la carità del Papa. Ai parroci don Corrado dice: «Paga il Santo Padre!». E la Provvidenza non manca di farsi sentire Anche il Vaticano fa la sua parte. Già da tempo il Governatorato stava progettando di ristrutturare i bagni per i pellegrini che si trovano sotto il colonnato, a poche decine di metri dal Portone di Bronzo, sulla destra guardando la basilica. Le esigenze manifestate da Franco, il barbone cinquantenne con dieci anni di vita di strada e tanti compagni morti di freddo, fanno studiare in tutta fretta una significativa variante al progetto, con la benedizione di Francesco. Tre docce per i senza tetto sotto l'imponente colonnato del Bernini, uno dei luoghi più belli e più visitati del mondo. «La basilica esiste perché custodisce il Corpo di Cristo – fa notare Krajewski - e nei poveri noi serviamo il corpo sofferente di Gesù. Da sempre, nella storia di Roma, attorno alle basiliche si radunavano i poveri». “Vorrei una Chiesa povera e per i poveri” disse Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. Un desiderio, quello del Papa venuto “dalla fine del mondo” che sta facendo germogliare semi di speranza e di fraternità. Roberto Visani Vice Sindaco di Imola N°34 – Dicembre 2014 pag. 6 UNA VOCE DAL CORO LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE Carissima redazione del Binocolo, questo mese di novembre si è concluso con il Consiglio comunale straordinario, pomeriggio di riflessione e studio in occasione della giornata contro la violenza alle donne. Certe volte non basta gridare allo scandalo o offrire servizi, pure importantissimi, di protezione, occorre affrontare il problema alla radice, che è essenzialmente educativa. Non si cura la violenza con l’ideologia, anche se buona. Si deve ripartire dalla famiglia, dalla scuola, dalle associazioni, in definitiva dalla comunità, da un fatto: uomo e donna non sono generi ma persone. “La donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti, E contrariamente a molti, credo che sia necessario mantenerle, se non addirittura esaltarle queste differenze. Perché è proprio da questo scontro-incontro tra un uomo e una donna che si muove l’universo intero. All’universo non importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro”. Sono parole di Giorgio Gaber, l’avreste mai detto? Se sapessimo parlare delle donne, se sapessimo parlare degli uomini, se sapessimo l’esistenza dell’altro, avremmo esattamente capito la realtà, ovvero l’identità di una persona, non la sua strumentalizzazione. Non basta una volta all’anno ripetere che la violenza alle donne è un dramma e uno scandalo. Per provare a vincere, quanto meno a contenere la piaga della violenza contro le donne, dobbiamo cominciare a scandalizzarci di fronte alla mercificazione del corpo femminile che finisce per dare alla donna, a tutte le donne, nel silenzio colpevole di tutti, il ruolo di oggetto, che quando ci si arrabbia, o irrompe la cattiveria, ha meno valore di un piatto di ceramica. Gigliola Poli e Andrea Rossi, rispettivamente presidente ASP e direttore sanitario dell’ASL di Imola, nel loro intervento hanno ricordato le parole di Massimo Gramellini su La Stampa del 26 novembre 2014: “Il sentimento viene confinato alla sfera privata per false ragioni di pudore. Solo che a furia di confinarlo, nessuno sa più cosa è. (…) L’amore è la più alta forma di libertà”. Quando gli uomini e le donne avranno imparato a parlare gli uni degli altri con amore e rispetto , senza ideologie, senza pregiudizi, nella consapevolezza che due corpi differenti possono rispettarsi e valorizzarsi a vicenda potremo iniziare a costruire il presente e il futuro insieme. Dobbiamo ricominciare a educare i nostri figli al sentimento. Concludo con i ringraziamenti, che questa volta voglio rivolgere alla Presidente del Consiglio Comunale, Paola Lanzon, perché, ponendo con determinazione il tema della violenza alle donne alla riflessione del Consiglio Comunale, ha esortato ognuno di noi a fare i conti con la propria storia, le proprie idee e il proprio rapporto con le persone dell’altro sesso, con l’obiettivo di fare riflessioni culturali, intellettualmente oneste, oltre ogni ideologia. Avv. Daniela Spadoni Consigliera comunale Pd N°34 – Dicembre 2014 pag. 7 IL PALAZZO RACCONTA (10a puntata) LA RIUNIONE DI CORRENTE Nel Palazzo di via Selice 123 era molto difficile che si svolgessero riunioni di corrente. Qualcuno esterno avrebbe potuto infatti teoricamente memorizzare l’identità dei partecipanti, ascoltare dietro l’uscio i discorsi pronunziati per poi riportarli “a chi di dovere”. Si narra addirittura che ad una riunione ristretta presso il Molino Rosso qualcuno mise un registratore dietro ad una tenda nella saletta dove l’on. Nicola Maria Sanese incontrava i “suoi”... registrando il tutto di nascosto. Il risultato fu un successivo terremoto politico condito da vendette ed infinite polemiche. Prendiamo ad esempio una delle riunioni organizzate all’inizio degli anni Ottanta dal leader Forlaniano locale Giuseppe Gamberini che si tenevano quasi sempre presso il Convento dell’Osservanza o all’Istituto Santa Caterina. Il leader faceva la prolusione e la conclusione mentre il dibattito veniva animato dai partecipanti. Ma chi avremmo trovato alla riunione promossa dal Forlaniano Gamberini un tempo Fanfaniano? Innanzitutto Evaristo Campomori, l’intellettuale del gruppo, scrittore, consigliere comunale, stimatissimo personaggio di rilievo dell’associazionismo degli insegnanti cattolici. L’impegno sul fronte culturale lo portò a contestare duramente la distruzione dell’archivio storico della Dc imolese: una collezione di preziosi manifesti, verbali, documenti, odg conservati sin dal lontano 1945 e scomparsi alla metà degli anni Settanta. In prima fila avremmo visto Sergio Becca, consigliere comunale prima e provinciale poi, con la passione per la pianificazione e per le cose antiche. Forse è per questo che lo si vedeva spesso al mercatino dell’usato dei frati Cappuccini. Sergio Becca era un combattente ed un osso duro per gli avversari. Alla scomparsa della Dc fu uno dei cofondatori e dei consiglieri comunali della lista civica di opposizione “Progetto Imola”. Al termine di quel mandato qualcuno gli propose di fare il cambio di schieramento offrendogli il posto di Assessore a Castel Guelfo; il “nostro” accettò immediatamente suscitando le ire di Gamberini che lo additò in una lettera pubblicata su un giornalino e avente per titolo “No, non ci posso credere”. In sala in quella assemblea di corrente avremmo intravisto Gabriele Penazzi, animatore del Csi, della Cisl e di tante altre attività associative ma soprattutto leader assoluto della Dc di Mordano (dove ai Congressi trionfava sempre) paese chiamato da Gamberini “il nostro santuario”. Un altro era Pierfranco Santandrea soprannominato simpaticamente da alcuni “nasone” o anche l’ “elefante” per la presunta somiglianza con il pachiderma africano. Per la considerevole statura fisica egli veniva utilizzato come apripista in occasione dell’annuale ingresso della Madonna del Piratello in città. Santandrea era persona molto religiosa; spesso alle riunioni raccontava di avere avuto un non ben precisato avo missionario in “concetto di santità” perché martirizzato da una tribù di selvaggi nelle Americhe. Per quasi due mandati il “nostro” ricoprì il ruolo di consigliere comunale per la lista “Progetto Imola”, forte di un consenso maturato negli anni grazie alla sua meritoria attività di volontariato in favore dei malati e dei disabili. Tra i personaggi che potremmo definire “minori” avremmo visto alla riunione Vincenzo Zappi detto anche “zappetta” o “Lin Ciao” per via della forma fisica bassa, tarchiata e per il taglio orientale degli occhi. Egli era “l’uomo della Casa di Riposo” perché rivestì il ruolo di consigliere di quell’Opera pia per ben 25 anni. Alla fine degli anni Ottanta Ezio Scomparcini, fresco pensionato, ebbe l’idea di concorrere per il cda della Casa di Riposo, rendendo così inevitabile la competizione con Zappi, che intendeva naturalmente mantenere la sua postazione. Il Segretario di allora, Avv. Giuseppe Luciano Fiorentini, tentò una mediazione convocando i due contendenti presso la sede del Partito. Appena la porta dell’ufficio del Segretario venne chiusa, si udirono subito provenire dall’interno grida altissime con sgomento dei presenti nell’anticamera. Uno di questi chiamato da alcuni “la spia” aprì la porta dell’ufficio del Segretario. Si intravidero all’interno N°34 – Dicembre 2014 pag. 8 nell’ordine: Giuseppe Luciano Fiorentini pallido e ammutolito, Vincenzo Zappi con la pipa agitata minacciosamente verso il viso di Scomparcini e quest’ultimo, per nulla intimorito, che agitava i pugni come se fosse imminente la partenza di un gancio destro. Tra i due contendenti prevalse un terzo nome: un certo Paolo Negroni segnalato da padre Flavio, allora superiore dell’Osservanza, il quale tuttavia ricoprì l’incarico per un tempo limitato. Un altro personaggio presente alla riunione di corrente sarebbe stato Renzo Bandini da Pontesanto pure lui basso e tarchiato. Bandini amava spesso ripetere il detto popolare “chi la fa l’aspetti” oppure, come fece nel 1983 quando Virginiangelo Marabini non venne rieletto, “è inutile chiudere la stalla quando i buoi (i voti) sono già scappati”. Una volta ad un incontro di corrente Bandini insistette con Pier Ferdinando Casini di volerlo incontrare in privato, aggiungendo tuttavia che poteva solo il giovedì successivo e non prima delle ore 18. L’onorevole rimase senza parole. Quello più “a destra” della corrente era forse Umberto Marani il quale, per paradosso, invocava come riforma del mercato del lavoro la possibilità per gli imprenditori e per gli Enti Pubblici di licenziare senza preavviso i dipendenti. Una sera ad una assemblea di partito Marani sostenne quasi burlescamente che il Vescovo e i Canonici non dovevano “dir messa” con vestiti solenni, sottanoni ricamati e mantelli con pizzi bensì in tuta da ginnastica perché “così si sta in famiglia”. Successivamente, alle riunioni di partito, Umberto Marani venne visto partecipare spesso in tuta da ginnastica. All’incontro di corrente avremmo visto anche Emiliano Ghini brillante sindacalista Cisl scuola, Alberto Marchi pacato bancario, Giuseppe Sambinello dipendente del Consorzio Agrario, Giacomino Cavulla presidente dell’Mcl (associazione concorrente delle Acli) e Romano Vignini persona impegnata in varie attività. Il vero collaboratore di Gamberini era però il fidatissimo Pietro Odoni il quale ripeteva sempre che in “politica occorre scegliere senza compiere trasmigrazioni correntizie perché a fare gli equilibristi anche se si è bravi nel camminare sul filo si rischia di cadere e di farsi male”. I protagonisti di quella riunione di corrente scrissero in realtà una bella pagina di storia della politica locale. Oggi molti di quelle persone sono scomparse e questo ci rattrista molto. Gabriele Zaniboni IL CASO IL FIGLIOL PRODIGO E IL FUGGITIVO Il tormentone pre-natalizio è servito! Per uno che vorrebbe venire un altro che spererebbe di andare. Il primo è Giorgio Laghi forse figliol prodigo ed un tempo “feroce” antagonista del Sindaco Daniele Manca e del Pd. L’ex Franceschiniano riuscì ad ottenere alle ultime elezioni amministrative uno scranno in Consiglio Comunale anche se confinato all’opposizione nei banchi collocati a destra dell’emiciclo. Tuttavia, all’indomani del voto il “vecchio leone”, raccontano, andò subito in crisi: una sorta di “saudade da maggioranza” molto simile a quella che colpisce i calciatori brasiliani quando vengono ingaggiati dalle squadre europee. Il resto è cronaca con “Imola Migliore” che si spacca tra filo oppositori e collaborativi e il Partitone di maggioranza che lascia il figliol prodigo a bagno maria fino alla grande svolta del ricevimento solenne in viale Zappi con la promessa, da parte di Laghi, di un sostegno ai candidati Pd per le regionali. sene. Parliamo di Mario Peppi eletto in Consiglio Comunale nella lista del Pd ma con il sogno, forse, di costruire una nuova gamba a sinistra dello stesso Pd. Con lui alcune vecchie conoscenze della politica come Ivan Vigna e Iader Salieri con l’innesto del giovane Simone Righini della fondazione Santa Caterina; tutti comunque animatori di una nuova associazione: “Idee per la città”. Il neo gruppo, prima di uscire allo scoperto si è precipitato dal Sindaco Daniele Manca per presentarsi o, come asseriscono maliziosamente alcuni pettegoli, per farsi autorizzare. Il risultato sarebbe stato incoraggiante, come hanno riferito alla stampa i novelli protagonisti. A Laghi e Peppi ci permettiamo di dare un consiglio: chi ha chiesto i voti facendosi eleggere sulla base di un programma e in una lista specifica non deve poi compiere trasmigrazioni verso altri lidi per rispetto degli elettori. La distanza e la sfiducia crescente dei cittadini verso la politica passa anche da queste cose. Per uno che vorrebbe tornare un altro che vorrebbe andar- L’OPINIONISTA N°34 – Dicembre 2014 pag. 9 LA FOTONOTIZIA 1 La sede del PD di Via Selice, con la bacheca desolatamente vuota, prima delle elezioni regionali del 23 novembre scorso. LA FOTONOTIZIA 2 La sede del PD di Via Selice, con un bel manifesto in bacheca, all’indomani del voto. N°34 – Dicembre 2014 pag. 10 I SOSIA DEL MESE Primo Greganti (ex dirigente Ds) Gilberto Cavina (ex capogruppo Pd) Nello Formisano (Deputato IdV) Elis Dall’Olio (dirigente Pd castellano) N°34 – Dicembre 2014 pag. 11 LE FRASI CURIOSE HANNO DETTO... O SCRITTO! Si stanno chiudendo il naso per la puzza della discarica. Claudia Resta (consigliera comunale M5S) Ho un ruolo pubblico e voglio essere bella. Vado dall’estetista ogni settimana. I miei colleghi consiglieri oltre a non fare e non capire nulla spendono un sacco di soldi. Marco Monari (ex capogruppo Pd in Consiglio Regionale) Alessandra Moretti (europarlamentare Pd) Lei consigliere Carapia ha ormai più minuti a disposizione per parlare che voti. Poletti tu, poretti noi. Marcello Tarozzi (capogruppo Pd) Frase rivolta al Ministro Poletti dal presidio sindacale di Cesi e 3elle Con Francesca Marchetti non siamo parenti. Daniele Marchetti (consigliere regionale Lega Nord) Sul fenomeno della violenza di genere poche politiche e confuse. Commissione Pari Opportunità Comune di Imola Per ora non faccio nulla … Parlerò quando sarà il momento. Preferisco dare le spalle a Tarozzi piuttosto che al pubblico. Mario Peppi (consigliere comunale Pd) Manuela Sangiorgi (consigliera comunale M5S) N°34 – Dicembre 2014 pag. 12 PULCIS IN FUNDO LA SINDROME DI CALIMERO La madre di Romano Prodi ricordava al figlio che all’epoca della prima guerra mondiale: “tutti i giovani che partivano avendo paura di morire poi ... morivano sul serio!” Anche in politica i pessimisti cosmici attirano le sfortune al pari di Fantozzi con la celeberrima nuvoletta. Spesso l’afflitto della sindrome di Calimero immagina cose e situazioni che si verificano puntualmente e inesorabilmente. In questo caso l’incubo si materializza e diventa sempre realtà. Ecco perché essi manifestano solitamente comportamenti giudicati dal “volgo” come bizzarri: sfuggono davanti alle sfide ma pretendono di essere valorizzati; minacciano di andarsene ma sono presenti in maniera’ assillante là dove sguazzano i maggiorenti. Tradi- scono ma fanno intendere di non aver tradito anche se finiscono per essere fucilati come Galeazzo Ciano. Quando succede un fattaccio tutti guardano a Calimero come se fosse l’autore del misfatto ed egli continua così a chiedersi “ma perché capitano tutte a me?”. Tutti comunque lo cercano, lo vogliono e lo invocano. “Rieccolo” come si diceva per Amintore Fanfani. Quando parliamo di sindrome di Calimero a noi viene in mente Burlando: quando era Ministro dei trasporti i convogli ferroviari deragliavano; poi lo tolsero dal Governo e tutto filò liscio. Oggi è Presidente della Regione Liguria e quasi tutte le città sono allagate. Non sarà perché Burlando deriva da burla? Forse con le prossime elezioni regionali si sistemerà la situazione. Come recita il motto latino: “NIHIL AGERE SEMPER INFELICI EST OPTIMUM” Per chi è sempre sfortunato fare nulla è quanto di meglio possa fare N°34 – Dicembre 2014 pag. 13