ANNO 2009/2010
Seduta II: martedì 12 maggio 2009 - pomeridiana
SOMMARIO
1. Presentazione di atti parlamentari ...............................................................................74
2. Modifica degli articoli 32, 35 e 47 della legge cantonale sulla
caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici
dell'11 dicembre 1990 (LCC) .......................................................................................74
- Messaggio del 2 dicembre 2008 n. 6148
- Rapporto del 22 aprile 2009 n. 6148R; relatore: Dario Ghisletta
3. Risposte a interpellanze ..............................................................................................77
4. Approvazione della variante del Piano di utilizzazione cantonale
del Parco delle Gole della Breggia (PUC-PB) riferita alla riqualifica
dell'area dell'ex-Saceba e alla realizzazione del percorso del cemento ......................88
- Messaggio del 17 marzo 2009 n. 6188
- Rapporto del 29 aprile 2009 n. 6188R; relatore: Marco Rizza
5. Iniziative parlamentari del 10 novembre 2008 presentate nella forma
generica da Pelin Kandemir Bordoli e cofirmatari "Protezione della
gioventù e accesso ai prodotti del tabacco" e da Fabio Regazzi,
Nadia Ghisolfi e cofirmatari "Proteggere la gioventù introducendo un
divieto di vendita del tabacco e dei suoi derivati ai minori di 16 anni" ....................... 102
- Iniziativa parlamentare generica del 10 novembre 2008 (Kandemir Bordoli)
- Iniziativa parlamentare generica del 10 novembre 2008 (Regazzi)
- Rapporto del 29 aprile 2009; relatore: Angelo Paparelli
6. Chiusura della seduta e rinvio ...................................................................................110
PRESIDENZA: Riccardo Calastri, Presidente
Alle ore 14:00 il Presidente dichiara aperta la seduta, presenti 87 deputati.
Sono presenti le signore e i signori deputati:
Arigoni G. - Arigoni S. - Bacchetta-Cattori - Badasci - Bagutti - Barra - Belloni Beltraminelli - Beretta Piccoli - Bergonzoli - Bertoli - Bignasca A. - Bignasca B. - Bignasca
M. - Bobbià - Boneff - Bonoli - Bordogna - Brivio - Caimi - Calastri - Canal - Canepa Carobbio - Cavalli - Celio - Chiesa - Corti - Dadò - Dafond - Del Bufalo - De Rosa - Dominé
- Duca Widmer - Ducry - Ferrari - Foletti - Franscella - Frapolli - Galusero - Garobbio -
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Garzoli - Ghisletta D. - Ghisletta R. - Ghisolfi - Gianoni - Gianora - Giudici - Gobbi N.
Gobbi R. - Guidicelli - Gysin - Jelmini - Kandemir Bordoli - Krüsi - Lepori - Lurati - Maggi
Marcozzi - Mariolini - Martignoni - Mellini - Merlini - Moccetti - Orelli Vassere - Orsi
Pagani - Pantani - Paparelli - Pedrazzini - Pellanda - Pestoni - Pinoja - Polli - Quadri
Ramsauer - Ravi - Regazzi - Righinetti - Rizza - Rusconi - Savoia - Solcà - Stojanovic
Viscardi - Vitta - Weber
-
Si è scusato per l'assenza:
Salvadè
Non si sono scusati per l'assenza:
Malacrida - Poggi
1. PRESENTAZIONE DI ATTI PARLAMENTARI
Gli atti parlamentari sono allegati alla fine del verbale della seduta (v. p.111).
2. MODIFICA DEGLI ARTICOLI 32, 35 E 47 DELLA LEGGE CANTONALE SULLA
CACCIA E LA PROTEZIONE DEI MAMMIFERI E DEGLI UCCELLI SELVATICI
DELL'11 DICEMBRE 1990 (LCC)
Messaggio del 2 dicembre 2008 n. 6148
Conclusioni del rapporto della Commissione della legislazione: adesione all'entrata in
materia e approvazione del disegno di legge annesso al rapporto medesimo.
È aperta la discussione di entrata in materia.
VITTA C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Non intendo addentrarmi nei
dettagli del messaggio; stiamo discutendo di un tema (indennizzare i danni provocati dalle
cornacchie nere e grigie) non prioritario per il nostro Paese e che avrebbe dovuto trovare
una soluzione nei regolamenti di applicazione delle leggi. Alla luce di ciò invito il Consiglio
di Stato a dotarsi di leggi quadro che regolamentino simili temi.
REGAZZI F., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Ho esaminato con una certa
attenzione il messaggio in questione e mi permetto di fare alcune considerazioni,
proponendo nel contempo un emendamento. Prima di tutto si pone una questione di
principio: in generale bisognerebbe evitare di procedere a modifiche puntuali delle leggi,
soprattutto se, come nel caso in oggetto, non sono dettate da esigenze impellenti.
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Le disposizioni in vigore permettono già agli agenti della caccia di procedere a un
sequestro nei casi menzionati dal messaggio. L'art. 26 della legge federale sulla caccia e
la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici [LCP; RS 922.0] prevede che i Cantoni
conferiscano agli agenti della caccia la qualità di funzionari della polizia giudiziaria. In tale
veste essi devono applicare il Codice di procedura penale e il Codice penale, che
permettono loro di sequestrare qualsiasi oggetto, a titolo probatorio e confiscatorio, da
presentare al magistrato. I guardacaccia, pur rivestendo la qualifica di cui dicevo, non
dispongono della necessaria istruzione in tal senso, come invece è il caso degli agenti
della polizia giudiziaria cantonale, che devono frequentare una scuola e sostenere esami.
Nella migliore delle ipotesi la modifica legislativa in oggetto si rivela inutile, o quanto meno
inadeguata; invece di procedere con un rattoppo sarebbe semmai meglio riformare l'intero
capitolo della legge con una regolamentazione organica e chiara.
Immagino però che il Consiglio di Stato non intenda procedere in tal senso, per cui
propongo un emendamento nel senso di sostituire la parola "attrezzi" con il termine "mezzi
ausiliari proibiti per la caccia", così come indicati nella legislazione venatoria. Questa
formulazione è sicuramente meno generica e più appropriata.
Per quanto riguarda la modifica dell'art. 35 cpv. 2 lett. c) della legge sulla caccia e la
protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici [LCC; RL 8.5.1.1], visto che si intende
attingere dal fondo di intervento alimentato dai cacciatori sarebbe stato opportuno sentire
preventivamente la federazione o perlomeno informarla. Ciò premesso ho l'impressione
che si sia operato con una certa superficialità: nel disegno di legge si prevede il
risarcimento per i danni causati dalle cornacchie nere e da quelle grigie contro cui, come
dice il messaggio, «l'Ufficio della caccia e della pesca interviene, durante qualsiasi periodo
dell'anno». La cornacchia nera può essere cacciata tutto l'anno, mentre quella grigia dal
16 febbraio al 31 luglio beneficia di una protezione federale; la LCP permette ai Cantoni,
previo consenso del DATEC, di accorciare provvisoriamente i periodi di protezione al fine
di ridurre effettivi troppo alti o salvaguardare la diversità della specie. Però nella LCC e nel
regolamento sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici [RL
8.5.1.1.1] non c'è una base legale al riguardo; vi è da chiedersi se l'Ufficio della caccia e
della pesca abbia agito illecitamente abbattendo le cornacchie grigie durante tutto l'anno.
Fatte salve le riserve che ho formulato, non ho comunque obiezioni circa il fatto che i
danni provocati dalle cornacchie siano risarciti tramite il fondo di intervento.
La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta con 69 voti favorevoli e 2 astensioni.
È aperta la discussione sui singoli articoli del disegno di legge annesso al rapporto
commissionale.
Sono menzionati a verbale solo gli articoli oggetto di discussione o di proposte di
modifica.
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Articolo 32 cpv. 2 lett. b)
●
Emendamento di Fabio Regazzi
b) sequestrare armi, munizioni, attrezzi mezzi ausiliari proibiti per la caccia, registri,
selvatici vivi o morti a chi è colto in flagranza di reato; al sequestro di armi e munizioni
non può procedere la guardia della natura.
Qualora l'emendamento fosse accolto, anche gli artt. 32 cpv. 3 lett. a) e 47 cpv. 1
sarebbero modificati nel senso indicato.
BORRADORI M., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DEL TERRITORIO - Le modifiche
della LCC hanno due obiettivi: dare la base legale per risarcire i danni provocati alle
colture agricole dalle cornacchie e dare ai guardacaccia la possibilità di sequestrare
attrezzi usati in modo illecito. Mi rendo conto che discutere di cornacchie può apparire
risibile al cospetto di problemi ben più importanti, ma la legge non prevede indennizzi per
chi subisce danni da questi animali e negli ultimi anni almeno cinque coltivatori si sono
presentati dal sottoscritto perché la loro coltivazione era stata devastata. Finora i danni
provocati dalle cornacchie (che sono nell'ordine di un paio di decine di migliaia di franchi
all'anno) non potevano essere risarciti perché la specie rientrava in quelle contro le quali è
permesso adottare misure di autodifesa, ma gabbie e mezzi analoghi non sempre sono
efficaci, quindi è opportuno procedere con la modifica della legge. La Commissione della
legislazione approva la proposta ed evidenzia la necessità di procedere con interventi
mirati per contenere alcune specie di animali. Per quanto riguarda le cornacchie, il miglior
accorgimento sono i tiri dissuasivi, effettuati in corrispondenza dei periodi più critici per le
coltivazioni (germogliamento delle piantine e trapianti). Da sempre Ficedula e la stazione
ornitologica di Sempach sono interpellati in caso di particolari problemi.
Circa il secondo obiettivo perseguito dalla modifica di legge la Commissione non formula
commenti. Si tratta semplicemente di estendere l'elenco di quanto può essere sequestrato
(ed eventualmente poi confiscato dall'autorità giudicante) dagli agenti della polizia della
caccia nell'esercizio delle loro funzioni. All'elenco, che oggi comprende armi, munizioni,
registri e selvatici vivi o morti, si aggiungono gli attrezzi quali lacci, tagliole, dispositivi
applicati ai cani, eccetera.
Per quanto riguarda l'emendamento presentato da Fabio Regazzi, personalmente non
vedo problemi a sostituire la parola "attrezzi" con la dicitura "mezzi ausiliari proibiti per la
caccia".
GHISLETTA D., RELATORE - Il messaggio è incompleto perché affronta solo due temi
urgenti. L'urgenza si desume dalle imprecisioni del disegno di legge (non cita il numero e
la data del messaggio e fissa l'entrata in vigore della modifica per il 31 agosto 2006!);
anche la Commissione ha voluto affrontare l'oggetto prima della pausa estiva e
dell'apertura della caccia.
Condivido quanto detto da Christian Vitta e da Fabio Regazzi: anche per il sottoscritto la
sostituzione della parola "attrezzi" con la dicitura "mezzi ausiliari proibiti per la caccia" non
pone problemi.
Con le considerazioni esposte vi invito ad accogliere le soluzioni proposte dalla
Commissione.
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DUCRY J. - Capisco che per rendere possibile il risarcimento dei danni causati dalle
cornacchie è necessario modificare la legge, però invito il Governo a procedere a uno
sfoltimento di simili norme legislative, perché è ridicolo doversi occupare di quisquilie che
dovrebbero essere disciplinate dai regolamenti. Ciò detto mi asterrò dal votare la modifica
in oggetto. Qualche anno fa eravamo sulla buona strada con il progetto di alleggerimento
della legislazione cantonale; la razionalizzazione non deve avvenire solo a livello formale
ma soprattutto a livello sostanziale e nella Costituzione cantonale non c'è nulla che
permetta al Parlamento di affrontare temi come quelli in oggetto.
Messo ai voti, l'emendamento è accolto con 68 voti favorevoli e 5 contrari.
La discussione sui singoli articoli è dichiarata chiusa.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del disegno di legge scaturito dalla
discussione parlamentare sono accolti con 69 voti favorevoli e 5 astensioni.
L'adesione del Consiglio di Stato è recata dal Direttore del Dipartimento del territorio.
3. RISPOSTE A INTERPELLANZE
Parco delle Gole della Breggia e percorso del cemento: si faccia chiarezza
Risposta all'interpellanza presentata l'11 maggio 2009 da Luca Pagani
PAGANI L. - Il messaggio sull'approvazione della variante del Piano di utilizzazione
cantonale (PUC) del Parco delle Gole della Breggia riferita alla riqualifica dell'area
ex-Saceba e alla realizzazione del percorso del cemento è eccellente dal profilo della
capacità di convincimento ma gravemente carente dal profilo dell'informazione oggettiva.
Per svolgere il suo compito il Parlamento non ha bisogno di parole ma di dati concreti che
gli permettano di valutare il progetto, anche criticamente, e poi decidere con cognizione di
causa. Ciò non appare possibile nel caso concreto poiché nel messaggio manca una serie
di dati essenziali e irrinunciabili; in particolare non si capisce quali edifici saranno abbattuti
e quali mantenuti e quali saranno i costi per la sicurezza, per la gestione e per la
manutenzione di ciò che si intende conservare.
Normalmente, quando si ha a che fare con una demolizione si presenta una planimetria
dell'esistente indicando con un colore quanto si vuole mantenere e con un altro quanto
invece si intende abbattere; nel messaggio si trova unicamente l'indicazione secondo cui
le demolizioni supereranno il 90% delle strutture esistenti. Solo analizzando gli atti in modo
minuzioso si è potuto intuire che in realtà sulla sponda sinistra saranno mantenute notevoli
strutture, in particolare una parete del grande capannone industriale (lunga ben 102 metri
e di notevole altezza), le prime cinque capriate di tale capannone (larghe 30 metri e alte
alcune decine di metri), tredici pilastri (mozzati all'altezza del tetto e per una lunghezza di
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circa 80 metri), un nastro trasportatore di grandi dimensioni, il silo di alimentazione e la
torre dei forni (alta oltre 30 metri). I ruderi nel loro complesso sarebbero dunque assai
invasivi e avrebbero un impatto notevolissimo all'interno dell'unico slargo pianeggiante del
Parco naturale protetto. La generica indicazione di un abbattimento del 90% dell'esistente
fa pensare erroneamente che quanto rimarrebbe sarebbe del tutto trascurabile e
accettabile anche all'interno di un parco geologico protetto, perciò è indispensabile capire
l'esatta portata del progetto. Il messaggio non dice quanto costerà la manutenzione e la
gestione delle strutture che si intendono conservare; indica solo che la gestione si
autofinanzierà.
Un ulteriore aspetto che il messaggio non ha considerato riguarda i costi di un eventuale e
probabile successivo abbattimento degli edifici rimanenti; basti pensare agli oneri di
demolizione, di asportazione e di deposito del materiale nonché di rinaturazione. Il sedime
risulta inserito nel catasto dei siti potenzialmente inquinati in base all'ordinanza del
26 agosto 1998 sul risanamento dei siti inquinati [ordinanza sui siti contaminati, OSiti; RS
814.680]; è pertanto lecito chiedersi cosa ci sia sotto gli stabili che si intende conservare,
in particolare sotto la torre dei forni e sotto il silo. Da informazioni provenienti dalla Sezione
della protezione del suolo risulta che non sono ancora stati fatti accertamenti, per cui non
si sa se il terreno sia inquinato, se si dovrà risanarlo e a quali costi. A queste domande
dev'essere data risposta, perciò ho presentato l'interpellanza; essa vuole fornire un
contributo alla discussione che si svolgerà tra poco e agevolare una decisione
consapevole e informata. Attendo dunque con interesse la risposta del Consiglio di Stato.
BORRADORI M., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DEL TERRITORIO - Data
l'importanza del tema abbiamo deciso di rispondere all'interpellanza prima di procedere
alla discussione sul messaggio n. 6188 concernente l'approvazione della variante del PUC
del Parco delle Gole della Breggia. L'atto parlamentare si concentra su un aspetto
puramente volumetrico (la sensibilità paesaggistica non solo è legittima ma è molto viva
tra coloro che hanno partecipato al progetto), trascurando in modo ingiustificato i valori, i
contenuti e la qualità culturale, storica ed ecologica del progetto. Sarebbe opportuno
sottolineare che la variante del PUC è stata allestita in modo da assicurare al progetto la
massima coerenza con l'obiettivo del Parco già approvato dal Parlamento (la tutela dei
contenuti naturali e culturali) In secondo luogo, la demolizione totale non avrebbe tenuto
conto degli obiettivi culturali: il cementificio rappresenta un elemento importante per la
storia del Ticino e del territorio del Parco. Inoltre, l'importanza culturale del progetto è da
valutare su scala cantonale se non nazionale (a livello federale non esiste un progetto di
questo tipo). Infine il progetto è stato studiato e vagliato da persone competenti e sensibili
anche al tema del paesaggio. I temi e la complessità del progetto sono ben altri (la
sicurezza delle gallerie, la valorizzazione in chiave storica, culturale, geologica, biologica,
di sicurezza ambientale, didattica e ricreativa e l'accessibilità veicolare); ogni aspetto è
stato valutato e approfondito in modo adeguato nel corso di quattro anni di studio,
costando tempo e denaro alla Holcim e a tutti gli attori coinvolti.
La Commissione scientifica del Parco, composta da specialisti nei diversi settori di
competenza (geologia, speleologia, ecologia acquatica, botanica, zoologia terrestre,
eccetera), ha approvato dapprima sia la variante del PUC in esame sia il progetto che ne è
scaturito. L'appoggio del Fondo svizzero per il paesaggio, della Confederazione e dei
servizi cantonali preposti alla tutela del paesaggio rappresentano un'ulteriore garanzia in
merito alla qualità del paesaggio che sarà ottenuta con la salvaguardia del 10% dei volumi
oggi esistenti.
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Contrariamente a quanto afferma Luca Pagani, la Holcim non si è mai dichiarata disposta
a demolire integralmente le proprie strutture e a rinaturare a sue spese l'intero comparto,
anzi, inizialmente intendeva procedere a una demolizione parziale, mantenendo gli edifici
amministrativi e un grande capannone da rivendere poi a terzi. In una e-mail datata del
7 maggio la Holcim spiegava alla Direzione del Dipartimento del territorio che fino alla fine
del 2004 intendeva vendere i terreni e parte degli stabili permettendo così a eventuali
acquirenti l'insediamento di un'attività artigianale e che non ha mai espresso l'intenzione di
rinaturare il comparto della Saceba, come erroneamente postulato nell'interpellanza.
Bisogna tenere presente che il vero problema è l'enorme ingombro attuale della Saceba. I
calcoli dimostrano che i volumi saranno ridotti del 90%, la superficie oggi occupata da
edifici o piazzali sarà rinaturata dell'87% e le strutture mantenute saranno una presenza
oltremodo discreta.
Ciò detto, rispondo alle domande puntuali nell'ordine in cui sono state poste
dall'interpellanza.
1. Corrisponde al vero che la realizzazione del percorso del cemento prevede, sul
versante sinistro della Breggia, il mantenimento in particolare delle prime cinque
capriate del grande capannone industriale, larghe 30 metri e alte alcune decine di metri,
di una parete lunga ben 102 metri, di 13 pilastri della parete opposta, nonché della torre
dei forni, del silo di alimentazione dei mulini e di un nastro trasportatore?
Sul versante sinistro della Breggia la bozza di progetto di riqualifica prevede il
mantenimento di resti del grande capannone. Il tetto sarà totalmente svuotato e saranno
mantenute le prime sette capriate senza copertura. Al di sotto di esse sarà mantenuto il
silo di alimentazione dei mulini. La facciata ovest (verso il fiume) sarà demolita; rimarranno
soltanto alcuni pilastri tagliati a circa due o tre metri di altezza, a testimonianza della
lunghezza del manufatto, che è di 102 metri. La facciata est sarà in parte mantenuta e
resa trasparente attraverso l'asportazione delle tamponature (materiale di riempimento) tra
i diversi pilastri; in altre parole non vi sarà "l'effetto parete" descritto da Pagani. La torre dei
forni sarà mantenuta come unico volume intero, significativa in quanto vi è collocato uno
degli ultimi forni verticali d'Europa, nonché macchinari vari d'interesse per l'archeologia
industriale. Tuttavia essa sarà alleggerita attraverso l'asportazione della grande torretta sul
tetto, resa parzialmente trasparente attraverso l'allontanamento del materiale di
tamponatura (resterà dunque visibile la regolare struttura portante in calcestruzzo). La
struttura portante del nastro trasportatore diventerà una passerella pedonale sulla Breggia;
il ponte nord presso la chiusa sarà demolito e dalla passerella si godrà una vista di grande
pregio verso le Gole della Breggia.
1.
Quali sono le misure esatte di tali manufatti?
La torre dei forni sarà di 20x25x24 metri di altezza. Il silo di alimentazione dei mulini sarà
di 190 m2 per 13 metri di altezza. Il capannone al colmo sarà di 21.5 metri; l'altezza dei
pilastri sarà pari a 18 metri − la superficie attuale del capannone è di 102 m per 28 m2.
Infine la passerella con il nastro trasportatore sarà lunga circa 25 metri.
2.
È previsto il mantenimento di altre strutture?
È previsto il mantenimento del muro perimetrale circolare di un deposito a nord-est;
all'interno dell'area delimitata il Parco intende organizzare attività didattiche. Altrimenti è
previsto unicamente il mantenimento di tracce (al suolo) delle fondamenta della vecchia
masseria (preesistente alla Saceba) e di tracce degli impianti di stoccaggio.
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3. Come è stata determinata la percentuale del 90% delle costruzioni che verrebbero
demolite?
Si è calcolato il rapporto tra i volumi oggi esistenti (112 mila m3) e quelli che si prevede di
demolire (100 mila m3).
4.
Chi ha eseguito i calcoli?
I calcoli sono stati eseguiti dai progettisti e sono stati ratificati dal gruppo di lavoro.
5. Quale sarebbe la percentuale delle superfici delle strutture che verrebbero abbattute
rispetto al totale delle superfici delle costruzioni esistenti?
Si veda la risposta alla domanda numero quattro.
6. Quali saranno i costi legati alla sicurezza, alla gestione e alla manutenzione di tali
opere?
I costi e i ricavi legati alla realizzazione del progetto sono contenuti nel businessplan
elaborato dalla Fondazione del Parco delle Gole della Breggia. L'intero progetto è stato
concepito in modo da limitare i costi di gestione, i quali peraltro saranno compensati
dall'entrata dei visitatori paganti. Le spese per le gallerie e gli stabili ammontano a circa
cinque mila franchi all'anno; a essi bisogna aggiungere i costi per la gestione dei terreni e
per i controlli vari del percorso del cemento (25 mila franchi l'anno). I ricavi sono legati al
numero di visitatori paganti, ai proventi d'affitto per opere donate dalla Holcim (per
esempio i parcheggi a uso privato), alla vendita di materiale didattico, eccetera. Il business
plan prevede che in due anni di gestione i ricavi del percorso del cemento supereranno i
costi; l'operazione sarà pertanto in attivo.
7. Quanto costerebbe ai contribuenti la demolizione, l'asportazione e lo smaltimento di tutti
i fabbricati che si intende mantenere, nonché la rinaturazione dell'area, qualora in futuro
si decidesse di rinunciare a questi significativi "gioielli" all'interno del Parco naturale
protetto?
Considerato che il progetto è compatibile con gli scopi del Parco, non vedo il motivo per
cui in futuro si dovrebbe demolire quanto oggi si intende mantenere. In ogni caso non
sono state effettuate valutazioni in tal senso.
8. Il terreno sotto agli edifici che verrebbero mantenuti è inquinato? È necessario un
risanamento secondo l'OSiti e se sì con quali costi?
Negli ultimi anni la Holcim ha provveduto a far allestire un'indagine storica e una tecnica
secondo l'OSiti; grazie a esse è stato possibile individuare le aree potenzialmente a rischio
di inquinamento. Sotto gli edifici che saranno mantenuti non vi sono rischi. Alcuni
risanamenti sono già stati eseguiti negli anni scorsi, conformemente alle disposizioni di
legge; in particolare si è proceduto alla demolizione di alcune cisterne e allo smaltimento
del terreno in discarica reattore. I terreni in cui l'inquinamento è riconosciuto saranno
risanati secondo la procedura OSiti nell'ambito del progetto di riqualifica. Il materiale
inquinato che dovesse essere rilevato in fase di cantiere sarebbe smaltito conformemente
alle disposizioni vigenti, secondo il concetto di smaltimento dei rifiuti di cantiere (si veda la
raccomandazione SIA 430). Il progetto di riqualifica per quanto attiene alla gestione dei
materiali è stato elaborato in stretta collaborazione con la Sezione della protezione
dell'aria, dell'acqua e del suolo.
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PAGANI L. - Ringrazio il Consigliere di Stato per la risposta, che ha chiarito la portata del
progetto. Con ciò mi dichiaro parzialmente soddisfatto.
Per quanto concerne la posizione della Holcim, preciso che il suo rappresentante mi aveva
risposto nel senso riportato nell'interpellanza, ovvero che inizialmente era disponibile ad
abbattere tutti gli edifici, mentre in seguito, essendo membro del gruppo di lavoro, ha
deciso di appoggiare questo progetto.
Circa la percentuale di demolizione (90%) rilevo che rimangono 12 mila m3 e
verosimilmente la parete di 102 metri non sarà calcolata perché non fa volume.
Parzialmente soddisfatto l'interpellante, l'atto parlamentare è dichiarato evaso.
Prospettive di disoccupazione in Ticino
Risposta all'interpellanza presentata il 20 aprile 2009 da Edo Bobbià
L'interpellante si rimette al testo.
SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA L'obiettivo dell'interpellanza è conoscere meglio la dinamica dell'economia del nostro
Cantone nei prossimi mesi, riferita in particolare al tasso di disoccupazione che si
registrerà alla fine dell'anno. Inoltre, chiede un aggiornamento sull'andamento del numero
dei frontalieri attualmente impiegati in Ticino.
Il Consiglio di Stato, richiamando il "Rapporto sulle misure di sostegno all'occupazione e
all'economia per il periodo 2009-2011" del 4 marzo scorso, rileva come la conoscenza
delle dinamiche economiche in atto sia una sua costante preoccupazione. Infatti auspica
di poter disporre entro breve di un sistema di monitoraggio dell'evoluzione economica che,
accanto al problema della disoccupazione, consideri anche altri indicatori economici. Esso
andrebbe ad aggiungersi alle nuove indagini pubblicate dall'Istituto delle ricerche
economiche (IRE), completando le fonti informative di cui necessitano gli enti pubblici e gli
operatori privati per valutare il contesto economico e orientare le proprie scelte. Per
quanto riguarda la disoccupazione, all'inizio di ogni mese la Sezione del lavoro pubblica
un aggiornamento della situazione con commenti dettagliati sui disoccupati registrati, sul
tasso di disoccupazione e sulle persone in cerca di impiego.
Lo strumento di monitoraggio focalizza la propria attenzione sulle tendenze in atto,
valorizzando le informazioni rilevanti e pertinenti a disposizione e indica alcune previsioni
a breve termine per l'economia ticinese sull'impiego, sull'andamento degli affari e
sull'entrata delle commesse. Tali previsioni si riferiscono prevalentemente alle indagini
congiunturali del Konjunkturforschungsstelle der Eidgenössischen Technischen
Hochschule Zürich (KOF). Al di là di queste informazioni e di quelle relative al PIL fornite
dal BAK, mancano ulteriori riferimenti perché gli altri principali istituti di previsione
riconosciuti a livello nazionale (SECO, Créa, Crédit suisse e UBS) non regionalizzano le
proprie previsioni.
Per quanto riguarda le previsioni sul tasso di disoccupazione che si registrerà in Ticino alla
fine dell'anno non siamo in grado di soddisfare l'interpellante. Comunque l'IRE sta
esaminando la possibilità di creare un modello previsionale della disoccupazione. I lavori
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sono in corso e non sappiamo se si potrà giungere a una soluzione concreta,
scientificamente provata: i limiti posti dalla situazione estremamente interdipendente del
nostro Cantone con l'esterno e la mancanza di dati di riferimento regionalizzati potrebbero
impedire la costruzione di un modello sufficientemente solido.
Circa la seconda domanda posta dall'interpellanza rilevo che l'andamento dell'effettivo dei
frontalieri è conosciuto e pubblico. La nuova statistica sui lavoratori frontalieri creata nel
2004 è elaborata e pubblicata trimestralmente dall'Ufficio federale di statistica (UST) sulla
base dei dati della statistica dell'impiego, del censimento delle aziende e del registro
centrale degli stranieri; i dati sono pubblicati sul sito dell'UST e dell'Ustat. Per informazione
faccio presente che l'ultimo dato a disposizione situa il fenomeno in Ticino a quota 43'750,
il livello più alto registrato da tredici anni a questa parte.
BOBBIÀ E. - Ringrazio la Consigliera di Stato per la pronta risposta, che è
scientificamente inappuntabile; il sottoscritto sperava però di conoscere qualche dato che
fornisse agli ambienti economici e alle imprese una previsione sulla situazione che si
registrerà alla fine dell'anno, perciò non posso dichiararmi soddisfatto.
SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA - La
Segreteria di Stato dell'economia (SECO) fa proiezioni a livello nazionale per quanto
attiene al 2009 e al 2010, ma a livello regionale i dati sono carenti.
BOBBIÀ E. - Forse è più complicato di quanto pensavo.
Insoddisfatto l'interpellante, l'atto parlamentare è dichiarato evaso.
Indennità per lavoro ridotto solamente per le industrie? E il terziario? E
l'artigianato? E le piccole ditte?
Risposta all'interpellanza presentata l'11 maggio 2009 da Raoul Ghisletta e cofirmatari per
il gruppo PS
GHISLETTA R. - L'interpellanza affronta il tema dell'applicazione delle indennità per lavoro
ridotto; le piccole aziende (del terziario, dell'artigianato, eccetera) hanno difficoltà a far
capo a questo importante strumento che, in un momento difficile, permette di evitare i
licenziamenti o le assunzioni per brevi periodi. Pertanto sollecitiamo il Dipartimento a
prestare particolare attenzione alle richieste poste dall'atto parlamentare ed
eventualmente a intervenire presso l'autorità federale.
SADIS L., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE E DELL'ECONOMIA Gli interpellanti intendono sapere se l'applicazione della legge federale sull'assicurazione
obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza [legge sull'assicurazione
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contro la disoccupazione, LADI; RS 837.0] da parte dell'Ufficio giuridico della Sezione del
lavoro sia fonte di disparità di trattamento a seconda dei rami economici o della
dimensione delle aziende che fanno richiesta dell'indennità per lavoro ridotto. Il 18 marzo il
Governo ha risposto a un'interpellanza presentata da Donatello Poggi che tratta questo
tema 1 ; rimando pertanto a essa per ciò che riguarda la descrizione dettagliata dei criteri
posti dalla legge per stabilire il diritto ad accedere a tali prestazioni assicurative. Preciso
comunque che di principio la legge non prevede differenziazioni in base al ramo
economico o alla dimensione delle aziende che ne fanno richiesta.
Dal mese di ottobre 2008, quando cioè si sono sentiti i primi effetti della crisi economicofinanziaria, fino allo scorso mese di aprile le decisioni emesse dalla Sezione del lavoro
inerenti alle richieste di indennità per lavoro ridotto sono state 371. Di queste, il 20% circa
ha ricevuto risposta negativa e tra esse figurano aziende operanti in diversi rami
economici. Ogni decisione emessa può essere impugnata gratuitamente a livello
cantonale inoltrando un'opposizione e poi eventualmente un ricorso al Tribunale cantonale
delle assicurazioni. Attualmente davanti a esso sono pendenti solo cinque ricorsi relativi
alle decisioni di lavoro ridotto emesse a partire da ottobre 2008. Le sentenze emesse di
recente dal Tribunale in merito al tema in oggetto hanno sostanzialmente confermato le
decisioni dell'autorità cantonale. Ricordo che l'autorità di sorveglianza, ossia la Segreteria
di Stato dell'economia (SECO), controlla e se necessario impugna le decisioni emesse
dall'autorità cantonale; ciò costituisce un'ulteriore garanzia di correttezza.
In base alle statistiche mensili pubblicate dalla SECO si può inoltre constatare che tra il
mese di novembre 2008 e il mese di febbraio di quest'anno l'assicurazione contro la
disoccupazione ha versato complessivamente alle aziende ticinesi in orario ridotto 7.8
milioni di franchi, più della metà dei quali soltanto nel mese di febbraio. Si tratta di cifre
consistenti, che pongono il Ticino ai primissimi ranghi nel confronto intercantonale dei
beneficiari e confermano inequivocabilmente come la Sezione del lavoro stia facendo il
possibile per applicare queste misure in tempi brevi. Purtroppo allo stato attuale le
statistiche fornite dalla SECO non permettono di analizzare la ripartizione dei beneficiari
per ramo economico.
Il Consiglio di Stato sa che con la legislazione attuale le aziende operanti in alcuni rami
economici (quali ad esempio l'edilizia, la ristorazione o il commercio) hanno più difficoltà di
quelle del settore industriale a realizzare i presupposti di legge necessari per accedere alle
indennità. L'autunno scorso la Sezione del lavoro e il Dipartimento delle finanze e
dell'economia (DFE) si sono attivati presso l'autorità federale per chiedere l'emissione di
direttive volte a permettere a tutti i Cantoni di considerare la situazione congiunturale
attuale come straordinaria, meritevole quindi di regole altrettanto straordinarie. Purtroppo
l'autorità federale si è limitata a ribadire la bontà delle regole fin qui applicate. Il 9 aprile
abbiamo indirizzato al Consiglio federale un'ulteriore richiesta, riferita in particolare al
settore dell'edilizia; non abbiamo ancora ottenuto risposta, ma non dobbiamo illuderci,
perché un'analoga richiesta inoltrata dal sindacato UNIA (per mano di Saverio Lurati,
cofirmatario dell'interpellanza in oggetto) ha ottenuto una risposta negativa.
GHISLETTA R. - La risposta della Consigliera di Stato mi soddisfa parzialmente. Ritenevo
necessario rilevare che alcune aziende non possono far capo alle indennità a causa della
legislazione federale e della prassi federale. Mi aspetto che l'autorità cantonale esamini e
1
Interpellanza: Orario ridotto nelle aziende, Donatello Poggi, 16.03.2009. Risposta: vedi Raccolta
dei verbali del Gran Consiglio 2008/2009, vol. 9, pp. 4801-4802.
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documenti la situazione, affinché sia possibile fare una denuncia nei confronti dell'autorità
federale. Non si tratta di un problema ticinese ma complessivo di tutti i Cantoni.
Parzialmente soddisfatto l'interpellante, l'atto parlamentare è dichiarato evaso.
Ticino, terra di aborti legali
Risposta all'interpellanza presentata il 20 aprile 2009 da Carlo Luigi Caimi e cofirmatari
CAIMI C. L. - È difficile parlare di aborti legali in Ticino; si tratta di un nuovo tabù, malgrado
la depenalizzazione del 2002 che avrebbe dovuto e dovrebbe rendere più serena la
discussione, consentendoci di affrontare collegialmente un problema di sanità pubblica
che, oggi come oggi, non trova una vera opposizione, anche se qualcuno vorrebbe
continuare a contrapporre coloro i quali si impegnano da tanti anni su questo fronte a
coloro i quali vorrebbero la questione ormai lontana dal dibattito e dall’interesse pubblico.
In passato ho presentato due interrogazioni su questo tema 2 , ma oggi ho voluto venire in
aula per affrontare un atto parlamentare che non a caso ho voluto fosse sottoscritto da
colleghi di tre partiti diversi e soprattutto dai tre presidenti della Commissione speciale
sanitaria che si sono succeduti, e si succederanno, nel corso della presente legislatura: al
di là del mio personale impegno in materia, in questo modo ho voluto sottolinearne la
dimensione e l’interesse pubblico.
Quando nel 2002 vi fu la votazione per la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza
due Consiglieri federali, Ruth Dreyfuss e Ruth Metzler, insistettero sul fatto che se era
ormai consentito dimenticare il diritto penale non ci si sarebbe dovuti dimenticare dei valori
che invece rimanevano in gioco, con riferimento in particolare alla vita nascente, tanto che
sono state introdotte già a partire dal 2002 misure efficaci di supporto. Dopo sette anni di
applicazione della normativa rimangono però contraddizioni stridenti rispetto a questa
volontà di prevenzione oltre che di aiuto concreto. Stride in particolare la diminuzione
progressiva del numero complessivo delle interruzioni legali di gravidanza della
popolazione residente nel Cantone (e do atto al DSS dei risultati ottenuti, anche se rimane
molto da fare) a fronte di un aumento delle interruzioni di gravidanza di persone che
vengono in Ticino unicamente a questo scopo. Che la questione interessi lo dimostra il
fatto che il Corriere della sera vi abbia dedicato un’intera pagina il 7 maggio scorso,
analogamente alla Stampa di Torino del 4 maggio, e ancora il fatto che due colleghi del
partito radicale italiano abbiano presentato un atto parlamentare in merito al Senato della
Repubblica, e che abbia trovato spazio su Le Matin in Svizzera francese e nell'Echo der
Zeit di oggi in Svizzera tedesca.
Un dato importante, che non si trova nell’interpellanza perché pubblicato
successivamente, riguarda l’attività e il ruolo dei Centri di pianificazione familiare nel 2008.
Ebbene, rispetto al 2007, la situazione è ulteriormente peggiorata, essendoci stato un
incremento dell’8% delle interruzioni tramite i Centri dell’Ente ospedaliero cantonale.
2
Interrogazione n. 58.07: Aborti legali in Ticino: nel 2006 sono aumentati a 614 (1 ogni 4.5
nascite), Carlo Luigi Caimi, 26.02.2007; interrogazione n. 84.08: Ticino 2007: 613 aborti legali, uno
ogni 4.5 nascite - E noi stiamo a guardare? Ben 151 donne domiciliate all'estero (pari al 24.63% di
coloro che hanno fatto ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza) sono venute in Ticino solo
per abortire legalmente, Carlo Luigi Caimi, 15.04.2008.
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Siamo ormai giunti a 385 richieste, 364 delle quali eseguite a fronte di 21 rinunce, con un
tasso di successo del 5.46%. Ciò significa che nel 94.5% dei casi l’azione dei Centri non
ha avuto esito positivo.
Oggi porto una cravatta rossa con molti fiorellini che, per quanto numerosi, sono ben
lontani dal poter rappresentare, come avrei simbolicamente voluto, le 682 interruzioni di
gravidanza praticate l’anno scorso in Ticino. Vorrei che quest’immagine fosse presente a
tutti nell’affrontare temi di questa natura, come sono certo che sarà presente alla Direttrice
del Dipartimento della sanità e della socialità, di cui attendo con grande attenzione le
risposte.
PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Rispondo alle domande rivoltemi dal deputato Carlo Luigi Caimi riferendomi a quanto già
comunicato in passato occupandomi delle citate interrogazioni di analogo tenore. Mi
preme innanzitutto ricordare che con la modifica del Codice penale è stata depenalizzata
l’interruzione di gravidanza, riconoscendo appunto alla gestante una certa autonomia
decisionale perlomeno nelle prime dodici settimane. Ma la prima informazione da
segnalare per quanto concerne il nostro Cantone (di per sé rallegrante) è che il numero
delle interruzioni di gravidanza delle donne residenti in Ticino è in diminuzione, anche se il
loro numero totale è in aumento, a causa di richieste di donne provenienti dall’Italia.
Sulle motivazioni alla base di questo fenomeno ci sarebbe molto da dire. Evidentemente
una delle ragioni consiste nel fatto che in Ticino le interruzioni possono essere effettuate
con procedimento farmacologico, mentre in Italia ciò non è possibile. In Ticino, inoltre, non
ci sono liste di attesa, il costo dell’intervento non è eccessivamente elevato e può essere
effettuato con maggiore discrezione. Infine il nostro sistema sanitario gode nella vicina
Lombardia di un’eccellente reputazione. Proprio a questo proposito in un articolo del
Corriere della sera dell’aprile scorso si poteva leggere un passaggio, che riprendeva
curiosamente il contenuto dell’atto parlamentare in oggetto, nel quale veniva sottolineato
come vi siano persone «che trovano le informazioni su Internet e preferiscono spendere
da 400 a 600 euro oltre confine, piuttosto che fare le code nei nostri consultori dove c’è
sempre qualcuno che ti può riconoscere». Spero naturalmente che articoli di questo tenore
non abbiano finito per stimolare ancora maggiormente il fenomeno di "turismo sanitario" al
quale siamo confrontati.
Contrastare il ricorso alle nostre strutture sanitarie da parte di donne della vicina
Lombardia è difficile perché si è confrontati con un bacino demografico di oltre nove milioni
di abitanti. La nostra politica di informazione e prevenzione è evidentemente orientata al
Ticino, ed è in effetti nei confronti delle donne residenti nel Cantone che stiamo ottenendo
buoni risultati, ma pretendere di arginare il flusso dalla Lombardia è impossibile e in ogni
modo sfugge alle competenze del nostro Cantone. Gli stessi consultori per la
pianificazione familiare non possono fare nulla per convincere a desistere dai loro
intendimenti le donne provenienti dall’estero, anche se è chiaro che anch’esse devono
sottostare alle regole fissate nel Codice penale: presentare una richiesta scritta, avere un
approfondito colloquio con un medico ed essere informate sulla possibilità di adozione e
soprattutto degli aiuti offerti dalle varie associazioni esistenti.
Un'altra categoria importante per il tasso di abortività è rappresentata dalle donne residenti
in Ticino ma di origine straniera. Costituiscono solo il 25% del totale della popolazione
femminile, ma presentano un elevato numero complessivo di interruzioni: 184 rispetto alle
265, che però concernono il 75% della popolazione delle donne svizzere. In questo settore
c’è un grande margine di miglioramento che potrà essere raggiunto focalizzando
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l’informazione e la prevenzione proprio su questi gruppi di popolazione, con interventi
culturalmente e linguisticamente più appropriati.
Vengo ora alle specifiche domande.
1. Il Consiglio di Stato è a conoscenza del fatto che nel 2008 le interruzioni legali di
gravidanza in Ticino sono aumentate considerevolmente rispetto all'anno precedente,
dato che il loro numero è stato di 682 (2007: 613; +11.25%)?
Il Consiglio di Stato è a conoscenza dei dati che vengono raccolti dall’autorità sanitaria
cantonale per il tramite dei medici obbligati a trasmetterli ai sensi del Codice penale.
2. Il Consiglio di Stato è consapevole che il numero di interruzioni legali di gravidanza (ivg)
effettuate nel 2008 nel Cantone fa ritornare il Ticino alla drammatica situazione della
fine del secolo scorso (1991: 701 ivg; 1993: 675 ivg; 1998: 689 ivg), collocandolo fra i
Cantoni con il più alto tasso di abortività?
È vero, il Ticino è il sesto Cantone in Svizzera per tasso di abortività sul totale delle donne
in età fertile. Tuttavia questa sembra essere una caratteristica dei Cantoni di confine.
Inoltre, come segnalavo in precedenza, la situazione migliora per quanto concerne le
donne ticinesi, mentre persiste questo fenomeno di flussi in provenienza dalla Lombardia,
dovuto soprattutto all’impossibilità in Italia di eseguire l’interruzione farmacologicamente.
3. Il Consiglio di Stato è a conoscenza del fatto che nel 2008 ben 227 donne domiciliate
all'estero (221 domiciliate in Italia: di queste 206 di nazionalità italiana e solo 5 di altra
nazionalità), pari al 33.28% del totale delle interruzioni legali di gravidanza (nel 2007:
151, corrispondenti al 24.63%; +8.65% in un solo anno), sono venute in Ticino solo per
abortire?
Sì, come già detto.
4. Come valuta il Consiglio di Stato questa situazione? Intende sostenere ancora – come
affermato nella risposta del 25 giugno 2008 all'interrogazione del 15 aprile 2008 del
deputato Carlo Luigi Caimi "Ticino 2007: 613 aborti legali, uno ogni 4.5 nascite – E noi
stiamo a guardare?" «che il numero totale delle interruzioni è stabile?»
La risposta data allora sulla base delle statistiche del 2007 era corretta, ma è ormai chiaro
che il totale delle interruzioni praticate in Ticino è dato da variabili che si addizionano
secondo dinamiche indipendenti tra loro. Ribadisco comunque che il numero di donne
ticinesi che vi fanno ricorso è in diminuzione.
5. Che ne è stato delle «previste ulteriori misure concrete per assicurare l'applicazione
degli articoli 119 e 120 del Codice penale», indicate dal Consiglio di Stato nella risposta
all'interrogazione del 15 aprile 2008?
Le misure proposte nel 2008 sono diventate operative. Dal primo gennaio di quest’anno
esiste ormai un formulario utilizzato appunto per segnalare le interruzioni. Non si tratta di
inutile burocrazia, ma di uno strumento che ci permette di controllare se la consulenza
prevista sia effettivamente avvenuta, se si sia svolta correttamente e, cosa per noi
importante, da chi sia stata fornita. All’inizio del 2010, quando disporremo dei dati
necessari, sarà svolta una valutazione per capire se e in che misura quanto proposto sia
sufficiente al raggiungimento degli obiettivi fissati.
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6. Il Consiglio di Stato, sempre nella risposta all'interrogazione del 15 aprile 2008,
prospettava che «misure concrete per ridurre il tasso di abortività delle donne straniere
rispetto a quelle svizzere potranno essere ridefinite dopo l'analisi statistica dei dati
riguardanti l'anno 2008». I dati sono ora disponibili: quali misure intende prendere
l'Esecutivo?
Ho già segnalato come una delle prime iniziative intraprese è stata l’identificazione dei
gruppi di donne straniere che ricorrono maggiormente all’interruzione di gravidanza nel
nostro Cantone. Il processo di raccolta dei dati è in atto e nel 2009, quando sapremo con
più precisione con quali gruppi abbiamo a che fare, potremo davvero promuovere
un’informazione più mirata ed efficace, sia dal punto di vista culturale sia linguistico.
7. Cosa intende intraprendere il Consiglio di Stato contro il cosiddetto "turismo abortivo"?
Come sottolineato non disponiamo di una base legale che consenta di vietare questo
fenomeno, tuttavia ciò che certamente possiamo fare è evitare ogni forma di pubblicità. La
direzione dell’Ente ospedaliero mi ha del resto confermato – e la cosa mi rallegra – che i
primari dei servizi di ginecologia e di ostetricia non solo non praticano nessuna forma di
pubblicità attiva verso il bacino del nord Italia, ma nemmeno danno seguito a numerose
richieste.
8. Cosa intende fare il Consiglio di Stato per ottenere in generale una diminuzione delle
interruzioni volontarie della gravidanza?
Vogliamo proseguire con quanto già stiamo facendo, con la volontà di migliorare
ulteriormente. Intendiamo ottemperare a tutto ciò che la legge federale prescrive,
controllando che davvero i disposti degli artt. 119 e 120 vengano rispettati e applicati.
Crediamo del resto – lo ripeto – di aver raggiunto un primo risultato, nella misura in cui i
dati ci dicono che il numero delle donne ticinesi che ricorrono all’interruzione di gravidanza
è in diminuzione. Una novità dell’anno in corso è per esempio l’informazione data nelle
scuole in ordine a un virus umano che ha la stessa modalità di prevenzione che quella
delle gravidanze indesiderate: si tratta di un momento di informazione adatto anche per
parlare di sessualità, di salute sessuale e di affettività, naturalmente nel rispetto dell’età
delle ragazze e dei ragazzi coinvolti.
9. I Centri di pianificazione familiare del Cantone presso gli ospedali pubblici dell'EOC
rappresentano di fatto solo l'anticamera dell'interruzione legale di gravidanza: su un
totale di 1'661 donne che si sono rivolte nel 2007 (ultimi dati ufficiali disponibili) ai CPF
per ottenere consulenza in materia, 352 lo hanno fatto con una richiesta di effettuare un
aborto legale. Ben 337 (pari al 95.74%) l'hanno eseguito con l'assistenza dei CPF e
solo 15 (pari al 4.26%!) vi hanno rinunciato. Il Consiglio di Stato è a conoscenza di
questa situazione? Come la valuta? Cosa intende fare per porre rimedio al fallimento
della politica di prevenzione del Cantone in materia di interruzione volontaria della
gravidanza?
I dati sull’attività dei Centri di pianificazione familiari riferiscono di 1'938 consulenze
erogate; le richieste di interruzione di gravidanza valutate sono state 385; dopo la
consulenza e il colloquio, 47 donne hanno deciso di proseguire la gravidanza. L’obiettivo
dei consultori non è tuttavia quello di evitare gli aborti, ma le gravidanze indesiderate. Ed è
da questo punto di vista che va valutato il loro lavoro. La promozione della salute sessuale
e riproduttiva è al centro dell’attività dei Centri. Le consulenze riferite all’educazione
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sessuale e alla pianificazione familiare in generale sono state ben 6'549, moltissime nelle
scuole, dove 2'821 allievi hanno potuto beneficiare di interventi e di incontri. Dunque molto
si fa non per prevenire gli aborti, ma, come detto, per prevenire le gravidanze indesiderate.
Certo si può fare di più e meglio per affrontare una situazione difficile che, al di là
dell’abolizione della punibilità dell’interruzione di gravidanza, deve essere affrontata con
l’educazione e la prevenzione. In questo senso, auspico che la collaborazione avviata tra il
Dipartimento della sanità e quello dell’educazione con il programma di educazione
sessuale nelle scuole possa davvero essere attuata al più presto.
CAIMI C. L. - Sono soddisfatto di una discussione svoltasi finalmente di fronte al Gran
Consiglio e all’opinione pubblica. Preciso di non sapere come il mio atto parlamentare sia
giunto al Corriere della Sera e a La Stampa (certamente non sono stato io), ma chiedo alla
Direttrice di verificare attraverso i suoi uffici se corrisponde al vero quanto riportato da
quest’ultimo quotidiano, secondo cui alcuni medici farebbero pubblicità in Italia (c’è
un’indicazione precisa relativa a un testo di un medico che sembrerebbe essere di
Lugano). Il rischio è infatti quello di vanificare quanto viene intrapreso su altri fronti. Mi
rendo conto che si dovrebbe parlare il meno possibile di questi temi, ma se, al di là dei
miei stessi intendimenti, vengono ripresi con tale ampiezza ciò significa che c’è un
interesse reale per una situazione che, è vero, riguarda tutti i Cantoni di frontiera, ma
proprio per questo dovrebbe essere oggetto di un’attenzione ancora maggiore, in ordine
soprattutto all’informazione rivolta a chi va e viene dal nostro territorio solo a questo
scopo.
Soddisfatto l'interpellante, l'atto parlamentare è dichiarato evaso.
4. APPROVAZIONE DELLA VARIANTE DEL PIANO DI UTILIZZAZIONE CANTONALE
DEL PARCO DELLE GOLE DELLA BREGGIA (PUC-PB) RIFERITA ALLA
RIQUALIFICA DELL'AREA DELL'EX-SACEBA E ALLA REALIZZAZIONE DEL
PERCORSO DEL CEMENTO
Messaggio del 17 marzo 2009 n. 6188
Conclusioni del rapporto della Commissione speciale per la pianificazione del territorio:
adesione all'entrata in materia e approvazione del decreto legislativo annesso al rapporto
medesimo.
È aperta la discussione.
CANAL L. - L'estate scorsa il Governo ha presentato ai Comuni e agli enti interessati il
rapporto di pianificazione (variante 2008), comprensivo di rappresentazioni grafiche e delle
norme di attuazione. Il 2 settembre, in una lettera di quattro pagine, il Comune di Morbio
inferiore ha espresso la sua contrarietà alla creazione del percorso del cemento; alla
medesima conclusione sono arrivate anche la mia lettera del 28 agosto, scritta a nome
della stragrande maggioranza della popolazione del mio Comune, e quella della Società
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ticinese per l'arte e la natura (STAN). I tre documenti avrebbero dovuto essere presentati
alla Commissione speciale per la pianificazione del territorio; dal momento che ciò non è
stato fatto quest'ultima ha potuto decidere solo sulla base del messaggio, che
naturalmente è di parte. Il modo di procedere dell'Amministrazione cantonale è stato
scorretto oltre che disonesto: in caso di contrasto chi è chiamato a decidere dovrebbe
conoscere le motivazioni di entrambe le parti. Con ciò non intendo muovere rimproveri al
relatore e agli altri componenti della Commissione, ma chiedo che il tema sia rinviato
affinché la Commissione possa esprimersi in modo neutrale.
PAGANI L. - Prima di motivare la mia richiesta di rinvio vorrei mostrarvi alcune fotografie.
Il deputato mostra al Gran Consiglio alcune immagini relative all'oggetto in discussione.
Quello della Breggia è un ambiente che mi sta particolarmente a cuore, anche perché da
ragazzino vi passavo l'estate. Proprio a fianco del grande capannone industriale vi è una
delle più belle cascate, dalla quale mi tuffavo a testa; posso perciò dire di conoscere le
stratificazioni di roccia, così come conosco le incombenti e opprimenti strutture della
Saceba. Il buon senso del cittadino comune è sufficiente per comprendere come edifici
spettrali e completamente fuori scala quali quelli visti nelle immagini proiettate non
possano essere conservati al centro dell'unico slargo di un parco naturale protetto. La
proprietaria (Holcim) era intenzionata a demolire ogni struttura a sue spese, perciò non
vedo perché dovremmo mantenere, almeno parzialmente, quegli enormi e orrendi edifici.
Nel messaggio leggiamo che «la demolizione totale degli edifici e delle strutture legate ai
processi di produzione del cemento, che costituisce l'altro tema sollevato dalle voci critiche
al progetto, avrebbe invece comportato la perdita di un patrimonio storico unico a livello
svizzero, in particolare la torre dei forni e relativi macchinari. Così facendo andrebbe persa
un'adeguata testimonianza sul territorio con la conseguente impossibilità a perseguire
coerentemente gli obiettivi storici, culturali e didattici del piano». Il Rapporto di
pianificazione dell'agosto del 1997 parlava invece di una presenza estremamente
ingombrante nel cuore del Parco, origine di una rottura drammatica dell'armonia di un
tempo. Quello che prima costituiva una rottura drammatica ora diviene, seppur
ridimensionato, elemento indispensabile per il conseguimento degli obiettivi del Parco.
Restiamo con i piedi per terra: se si vuole un percorso del cemento lo si può realizzare
sulla sponda destra, nel vecchio frantoio o nelle suggestive gallerie scavate nella roccia.
Con alcuni pannelli illustrativi e con un modello in scala che riproduce il complesso degli
stabilimenti (e non solo alcuni ruderi sventrati come dopo un bombardamento) sarebbe
possibile conseguire gli scopi didattici senza devastare il paesaggio e senza causare
ingiustificati oneri. Il messaggio educativo da far passare alle future generazioni è che
l'uomo, per sue anche giustificate esigenze, ha gravemente ferito la natura, ma poi è stato
capace di ricucire le ferite inferte.
A questo punto l'unica soluzione possibile è rinviare l'oggetto in Commissione per cercare
insieme alla Holcim (e non contro di essa) una soluzione meno invasiva, che limiti il
percorso del cemento al solo lato destro e che preveda il totale abbattimento degli stabili
sulla sponda sinistra. Considerando le intenzioni iniziali della Holcim e il fatto che i costi a
suo carico sarebbero pressoché dimezzati si può asserire che se il Parlamento lanciasse
un simile messaggio la Holcim lo seguirebbe. Concludo ringraziando chi sosterrà la
proposta di rinvio; la nostra regione è già largamente cementificata, evitiamo di
cementificare anche i parchi naturali.
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Ai sensi dell'art. 75 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato la
discussione di entrata in materia è sospesa ed è aperta la discussione sulla proposta di
rinvio.
VITTA C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Il mio gruppo si opporrà alla
richiesta di rinvio, perché il messaggio e i lavori commissionali hanno già approfondito il
tema. Ricordo che oggi siamo chiamati a votare una modifica di carattere pianificatorio.
BELTRAMINELLI P., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Rispettiamo la
posizione personale del collega Pagani, però si tratta di un aspetto di merito che
svilupperemo nel dibattito. La risposta del Consiglio di Stato all'interpellanza discussa
poco fa è stata esauriente e ha completato il rapporto e il messaggio, perciò il gruppo PPD
voterà contro il rinvio.
LEPORI C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Il gruppo PS si oppone alla
richiesta di rinvio, motivata da una presunta mancanza della Commissione, che non
avrebbe svolto un lavoro approfondito. È importante arrivare nel plenum convinti che le
Commissioni abbiano fatto il loro lavoro con coscienza; se si firmano i rapporti è perché si
ritiene di aver ricevuto le informazioni necessarie e in modo imparziale.
Il collega Pagani deve aver confuso gli incarti: l'interpellanza da lui presentata (e trattata
poco fa 3 ) ha posto domande concrete che avrebbero potuto motivare un rinvio (comunque
le risposte del Consigliere di Stato hanno fugato ogni dubbio), mentre l'intervento con cui
ha posto la richiesta di rinvio era di merito. Non si può contrapporre cemento e natura così
facilmente; è importante fare una riflessione sul ruolo del cemento nella nostra storia. Per
quanto concerne la rinaturazione totale, osservo che siccome la produzione del cemento
ha asportato gran parte della collina si dovrebbe ricostruire anch'essa.
MAGGI F., INTERVENTO A NOME DEI VERDI - Anche i Verdi si opporranno al rinvio
perché il tema è stato ampiamente dibattuto non solo sui media ma anche durante la
consultazione e i lavori commissionali. Oggi non siamo qui a parlare del percorso del
cemento ma di un progetto ben più importante che concerne la demolizione di gran parte
dell'infrastruttura in questione e la valorizzazione del comparto. Su questo principio siamo
tutti d'accordo; ora è importante entrare finalmente in materia e poi semmai ci
esprimeremo sulla questione importante ma di dettaglio del percorso del cemento. Non
vorrei che si verificasse il contrario di quanto dice Pagani, ovvero che alla fine sarà lo
Stato a dover demolire il tutto.
PINOJA G., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Anche noi ci opponiamo al
rinvio perché il tema è già stato ampiamente dibattuto.
3
Vedi pp. 77-81.
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BOBBIÀ E. - Il sottoscritto è del Mendrisiotto nonché un "uomo del cemento", perciò non
può esimersi dall'intervenire. Anch'io facevo il bagno nel fiume Breggia, ma senza gli
incubi e le tensioni di cui parla Pagani. Ha detto bene Carlo Lepori: per una volta
potremmo dare un'immagine positiva del cemento. Vi invito a procedere alla discussione.
BORRADORI M., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DEL TERRITORIO - Il Consiglio di
Stato si oppone al rinvio; il messaggio, il rapporto e le discussioni pubbliche sul tema
danno sufficienti elementi per procedere al dibattito. Con il rinvio nessuno sarebbe
soddisfatto, per cui è importante agire per trovare una soluzione che migliori la situazione
attuale.
RIZZA M., RELATORE - Faccio presente a Luciano Canal che l'oggetto in discussione era
già all'ordine del giorno nella scorsa seduta ed è stato rinviato dalla Commissione per dare
spazio alle audizioni del Comune di Morbio, del collega Canal, della Holcim, della
Fondazione e dei rappresentanti del Comune di Morbio Superiore e della Regione Valle di
Muggio. La Commissione ha pertanto potuto dibattere in piena conoscenza delle singole
posizioni.
Tutti sono a conoscenza dello stato di degrado e della necessità di mettere in sicurezza le
strutture, perciò ritengo fuorvianti e false le fotografie mostrateci.
Con ciò vi chiedo di respingere il rinvio.
PAGANI L. - L'intervento con cui ho chiesto il rinvio ha dovuto forzatamente entrare nel
merito dal momento che proponeva una soluzione alternativa da concordare con la
Holcim.
La discussione sulla proposta di rinvio è dichiarata chiusa.
Messa ai voti, la proposta di rinvio è respinta con 12 voti favorevoli, 63 contrari e 3
astensioni.
Continua la discussione di entrata in materia.
SOLCÀ C., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Faccio fatica a capire la crociata
dell'ultimo minuto di Luca Pagani, visto che al suo ultimo accorato e appassionato appello
ha fatto seguire la proiezione di alcune fotografie "fuorvianti" (come le ha definite il
relatore) e considerato che oggi siamo chiamati a esprimerci su una variante pianificatoria
invito i colleghi ad andare sul sito www.ilpercorsodelcemento.ch; si renderanno conto di
cosa accadrà realmente nella zona della Saceba.
Dico subito che sosterrò il messaggio; esso getta le basi per la realizzazione del progetto
denominato "Percorso del cemento", un progetto che negli ultimi giorni ha conosciuto una
certa notorietà grazie agli articoli apparsi sui diversi quotidiani. Chi ha espresso dubbi sulla
soluzione progettata mette in discussione il lavoro svolto da un gruppo eterogeneo di
persone provenienti dalle diverse realtà e sensibilità, in particolare Paolo Poggiati,
coordinatore del gruppo e capo dell'Ufficio della natura e del paesaggio del Cantone,
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Paolo Oppizzi, direttore del Parco delle Gole della Breggia, Lorenzo Bassi, Sindaco di
Castel San Pietro, Oliviero Pesenti, municipale di Morbio Inferiore, Mario Maggiori, capo
dell'Ufficio della pianificazione locale del Cantone Ticino, Aurelio Zucchetti e Antonio di
Maggio della Holcim. Il gruppo è stato costituito nel 2005 per volere del Consiglio di Stato;
esso, avvalendosi anche di collaboratori esterni, ha lavorato per proporci un unicum che
potrà fungere da esempio per altre realtà.
Il pubblico e il privato sono pronti a impegnarsi a investire notevoli capitali per una
riqualifica che intende modificare radicalmente il paesaggio dell'area della Saceba e
conferire a questo comprensorio un'identità forte e coerente con il Parco. La gran parte
dell'area sarà aperta al pubblico. Gli obiettivi del progetto sono un paesaggio di qualità che
permetta di percepire con immediatezza l'elemento geomorfologico delle Gole della
Breggia, un paesaggio in armonia con il Parco, in cui sia leggibile la storia del luogo (da
quella rurale a quella industriale), un paesaggio nuovamente fruibile a scopi didattici e
ricreativi e una nuova identità. Gli obiettivi, che spero possano essere approvati dal
Parlamento, sono condivisi dalla Commissione e dall'Ente del turismo del Mendrisiotto e
Basso Ceresio, che conosce l'area in questione e vede in essa e nel progetto presentato
un potenziale di attrazione. L'Ente, capitanato da alcuni anni da Nadia Lupi, negli scorsi
giorni ha scritto ai grancosiglieri "momo" e ai Comuni del Mendrisiotto che «lo scorso 10
aprile (…) ha ricevuto copia della comunicazione della Sezione di promozione economica
cantonale con la quale veniva segnalata l'opportunità di presentare dei progetti nell'ambito
delle misure di stabilizzazione della Confederazione. Orientati su precisi obiettivi di
sviluppo della visibilità e del rafforzamento dei prodotti regionali, Mendrisiotto Turismo
segue con sensibile attenzione i diversi progetti a carattere turistico che si sviluppano
attraverso il territorio, lavorando spesso anche all'interno dei gruppi di lavoro che seguono
i progetti.
In questo particolare momento e con riferimento a prodotti in linea con gli indirizzi dati dal
Cantone, Mendrisiotto Turismo segue con particolare attenzione lo sviluppo di quattro
progetti che ritiene debbano essere sostenuti, non soltanto tramite un'eventuale proposta
cantonale nel contesto delle indicate misure di sensibilizzazione, motivo per il quale
attiriamo la vostra cortese attenzione su tutti e quattro questi progetti, ritenuto che
potrebbero veramente contribuire a uno sviluppo sensibile dell'offerta turistica, ma non
solo.
I progetti che riteniamo saranno significativi per lo sviluppo del nostro territorio e dei quali
abbiamo già avuto modo di discutere preliminarmente con la Sezione del promuovimento
economico in risposta alla e-mail del 10 aprile, sono: il percorso del cemento, Vigino, le
fornaci di Riva San Vitale e le terme di Stabio. Così come abbiamo già avuto modo di
discutere con la Sezione del promuovimento economico, il progetto del percorso del
cemento, che è già entrato in una fase di pre-messa in esecuzione, non necessita di un
sostegno finanziario accessorio, bensì di un sostegno politico in quanto si tratta di
decidere di accettare un progetto ben definito, studiato e che ha l'appoggio finanziario di
un importante promotore privato».
Senza entrare nel merito dei dettagli tecnici della soluzione progettata, già ampiamente
ripresi nel messaggio e nel rapporto, invito i colleghi che hanno manifestato il loro
disappunto a riconoscere il lavoro svolto anche da altri rappresentanti comunali facenti
parte del gruppo di lavoro. Il progetto non intende cancellare definitivamente un periodo
che ha segnato la storia delle Gole della Breggia e dell'intero Cantone, bensì presentarsi
come una soluzione di ampio respiro che dimostra di rispettare gli attori coinvolti e
soprattutto che definisce una riqualifica a favore dell'intera popolazione della regione.
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Prima di terminare colgo l'occasione per ringraziare il gruppo di lavoro per aver partorito
un progetto unico nel suo genere, lungimirante e ricco di contenuti. Ringrazio anche il
relatore, convinto sostenitore del progetto, e a nome del gruppo PLR vi invito a sostenere
il messaggio e con esso la variante pianificatoria.
CANEPA L., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Porto l'adesione del mio
gruppo al messaggio. Quale membro della Commissione speciale per la pianificazione del
territorio ho potuto approfondire il tema visitando la zona e apprendendo nei dettagli il
progetto e gli studi realizzati. Inoltre, messaggio alla mano, ho seguito con interesse le
udienze con le autorità locali, con i membri della Fondazione del Parco delle Gole della
Breggia e con la direzione della Holcim. Il progetto mi ha convinto, così come ha convinto
la Commissione all'unanimità: è equilibrato e tiene conto delle varie sensibilità in gioco.
Pochi giorni or sono mi sono recato nuovamente sul posto; il primo edificio che ho
incontrato è stato il Mulino del Ghitello. Venticinque anni or sono quasi nessuno voleva
salvare questo mulino poiché il patrimonio rurale sembrava superato e indegno di
attenzione. Oggi siamo contenti di averlo preservato perché costituisce una testimonianza
importante. Per quanto riguarda la galleria stradale, essa è in buono stato, non presenta
cedimenti o lesioni particolari; è stata costruita a regola d'arte per sopportare il traffico
pesante e per durare nel tempo. Posso perciò tranquillizzare chi ha dubbi sulla sua
manutenzione e sui relativi costi. Dopo il tunnel si intravvedono gli stabili industriali ormai
in disuso; visitando l'impianto della Saceba si resta impressionati dall'intensità del luogo e
dalla forza dei manufatti: radere al suolo una simile testimonianza sarebbe un grave
errore. La sua stessa edificazione era stata un atto violento, ma il progetto su cui oggi
siamo chiamati a esprimerci vuole rimediare e tiene conto in modo molto equilibrato del
paesaggio naturale e culturale proponendo di salvare una piccola percentuale dei volumi
edificati. A tal proposito ricordo che le grandi superfici asfaltate, o meglio cementificate,
saranno rimosse nella misura dell'87% a favore del verde e gli edifici (o le parti di essi) che
saranno mantenuti saranno privati delle pareti e quindi notevolmente alleggeriti dal punto
di vista dell'impatto paesaggistico. Si potrà così ricordare, rievocare e ammirare la realtà di
un'epoca ormai passata che oggi è riconsiderata ovunque come un'importante
testimonianza da rispettare e da tramandare.
In tempi remoti, oltre alla forza della natura, nelle Gole della Breggia era già presente lo
sfruttamento delle energie naturali. Nell'Ottocento sono sorti le fornaci della calce e il
primo cementificio artigianale (l'edificio Rolla, fortunatamente salvato e restaurato
dall'iniziativa privata). Nella seconda metà del Novecento si è avviato lo sfruttamento
industriale della Saceba; essa ha contribuito in modo essenziale allo sviluppo del Cantone
nel dopoguerra. Oggi è legittimo chiedersi se valga la pena mantenere alcune di queste
strutture industriali, ma chi può dire come saranno considerate in futuro? Per comprendere
l'importanza della Saceba per l'economia cantonale di allora basti ricordare che negli anni
Sessanta il consumo di cemento pro capite in Ticino superava i mille kg (la media svizzera
era di circa 700 kg pro capite ed era la più alta d'Europa). La Saceba forniva circa la metà
del fabbisogno cantonale e la sua presenza contribuì ad abbassare notevolmente i costi
del cemento in Ticino. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta le infrastrutture furono
potenziate; il numero degli addetti superava le cento unità. Il cemento prodotto ha
contribuito alla costruzione di dighe, ponti, viadotti ed edifici pubblici e privati in tutto il
Cantone. Nell'impianto della Saceba è scritta la storia industriale ticinese del dopoguerra.
Forse non tutti sanno che figure importanti della cultura locale hanno partecipato alla
sua costruzione; per la cronaca cito l'ingegner Roncati, padre dell'architetto Flora
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Ruchat-Roncati, famosa professionista e professoressa al Politecnico di Zurigo e il
giovane ingegnere Pietro Martinelli.
Concludo riprendendo le parole pronunciate dal direttore della Holcim Ticino in occasione
dell'udienza del 22 aprile: «oggi i soldi per questo progetto ci sono e sono garantiti,
domani il vento potrebbe anche cambiare». In caso di rinvio o di bocciatura del messaggio
rischiamo che tutto rimanga così com'è; vi invito dunque a decidere oggi per cogliere al
volo un'opportunità unica e forse irripetibile.
GAROBBIO M., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Porto l'adesione del gruppo
PS alle conclusioni del messaggio e del rapporto. Il mio gruppo sostiene con convinzione
la variante del PUC del Parco delle Gole della Breggia relativa al comparto della Saceba e
contenente le basi per la realizzazione del percorso del cemento. L'attuazione della
variante PUC oggetto del messaggio permette di portare a compimento un progetto
irripetibile e ben strutturato, che consente di valorizzare una fetta di territorio dove
coesistono elementi differenti legati alla natura e alla memoria storica. Questa variante
regolamenta la destinazione del comparto cementificio e permette di raggiungere gli
obiettivi fissati al momento della creazione del PUC. Il progetto di riqualifica del comparto
(studiato e formulato da un gruppo di lavoro nominato dal Consiglio di Stato), che prevede
in primis la demolizione del 90% degli stabilimenti, l'apertura al pubblico di nuovi spazi
verdi e la creazione del percorso didattico del cemento, è vitale per il futuro del Parco.
Senza questa variante il comparto rimarrebbe tale e quale, lasciando la possibilità, seppur
remota, di continuare con l'attività originale. In mancanza del consenso dell'azienda
proprietaria difficilmente si potrebbe fare tabula rasa – senza ad esempio prevedere un
esproprio del terreno con costi molto elevati di demolizione e di riassetto che cadrebbero
interamente sull'ente pubblico. In un'area tormentata e problematica come quella del
Mendrisiotto i PUC hanno rappresentato, e rappresentano tuttora, uno strumento
interessante, utile e valido per pianificare e conciliare gli interessi (a volte divergenti) degli
attori pubblici e privati coinvolti (dove spesso l'interesse pubblico appare preponderante).
Collegandomi a quanto ho appena detto apro una breve parentesi per chiedere al
Dipartimento di valutare se esista l'opportunità di attuare un PUC anche per il comparto
Valera, al fine di armonizzare gli interessi dei due Comuni (Mendrisio e Ligornetto) cui
appartiene questo territorio.
Nella variante in discussione le misure di intervento predisposte (il recupero di aree verdi,
la creazione di ambienti agricoli e l'ampia demolizione degli edifici industriali) permettono
di perseguire gli obiettivi naturalistici, paesaggistici, culturali, didattici e di svago fissati nel
PUC. La salvaguardia parziale di alcuni fabbricati permetterebbe di conservare la storia
dell'industria del cemento nel nostro Cantone. Si tratterebbe tra l'altro di uno dei pochi e
interessanti esempi di archeologia industriale in Svizzera. Il risultato raggiunto, valido,
fattibile, largamente condiviso ed economicamente sostenibile scaturisce da una
collaborazione tra vari attori; tra di essi vi è un'azienda privata che dopo quarant'anni di
sfruttamento del nostro pregiato territorio ha deciso di uscire di scena cedendo
gratuitamente una sua proprietà alla Fondazione del Parco e partecipando alla
realizzazione del progetto di riqualifica dello stesso, assumendosi l'80% dei costi. Si tratta
sicuramente di un interessante modello di collaborazione tra pubblico e privato dove
interessi, idee e sensibilità differenti confluiscono in un progetto ampiamente condiviso e di
qualità.
Rinunciare ad attuare questa variante significa non aver valutato i parametri del progetto,
astenersi dal perseguire fino in fondo i principi del PUC e del Parco, allungare ancora i
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tempi di attuazione del PUC (con il rischio di perdere una nuova area di svago e di qualità
per la popolazione e per il turismo del Mendrisiotto) e rinunciare a un importante contributo
finanziario per la riqualifica del comparto.
Con le considerazioni esposte vi invito, a nome del gruppo PS, ad approvare il decreto
legislativo allegato al rapporto.
GOBBI N., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO LEGA - A fronte della richiesta di rinvio
di Luciano Canal, sostenuta dal gruppo, ribadisco che i commissari della Lega sono stati
da subito a favore del progetto in discussione, un progetto importante perché sarebbe la
prima volta che in Ticino una grande ditta risana uno scempio territoriale valorizzando un
comparto rilevante per la regione del basso Mendrisiotto. Se pensiamo a circa un anno fa,
quando siamo stati chiamati a votare un credito molto importante per il risanamento della
ex Miranco a Stabio, appare necessario sottolineare l'impegno della Holcim in tal senso.
Ciò detto il gruppo Lega sosterrà il PUC.
MAGGI F., INTERVENTO A NOME DEI VERDI - Anche il sottoscritto frequenta da anni la
zona in oggetto e ha avuto la "fortuna" di crescere in una casa che tremava a causa
dell'attività della Saceba. Dal 2003, quando è cessata l'attività del cementificio, si è aperta
un'occasione irripetibile di riqualificare il prezioso comparto, cuore del Parco delle Gole
della Breggia. L'opportunità è stata colta prontamente dal Dipartimento del territorio (DT),
che ha istituito un gruppo di lavoro. I Verdi hanno sempre seguito con molta attenzione
l'evolversi della situazione; è vero che negli ultimi giorni non ci siamo espressi in merito,
ma a volte il silenzio vale più di mille parole. Consideriamo la modifica del PUC una
grande opportunità per migliorare non solo il paesaggio, oggi pesantemente segnato dalla
presenza massiccia dello stabilimento, ma l'intero comparto dal punto di vista naturalistico.
Inoltre, anche lo svago e l'aspetto turistico e didattico del Parco ne trarranno beneficio. Per
i motivi esposti approviamo la proposta; in particolare, oltre alla demolizione di gran parte
dello stabilimento, vedremo con piacere l'abbattimento del ponte nord e lo smantellamento
della sottocentrale dell'AGE, elemento di disturbo all'interno del Parco.
I Verdi di principio sarebbero stati favorevoli all'abbattimento totale degli stabili, però
sostengono l'idea del percorso del cemento lanciata dal gruppo di lavoro. Esso
permetterebbe al Parco di fare un salto di qualità, soprattutto sotto l'aspetto didattico
rendendo più attrattiva la geologia, una materia solitamente di difficile comprensione.
Parte dei volumi che rimarrebbe sarebbe adibita a laboratorio per le attività didattiche. Il
Parco delle Gole della Breggia ha l'obiettivo di far conoscere e apprezzare alle persone le
sue ricchezze geologiche e il percorso del cemento ben si inserirebbe in questa finalità.
Oggi non abbiamo un'alternativa: possiamo soltanto accettare o rinviare l'oggetto; un rinvio
rischierebbe di far cadere l'operazione, perciò spero che il Parlamento darà un segnale
forte verso un investitore privato che mette a disposizione otto milioni di franchi per
riqualificare un'importante area.
Prima di concludere vorrei osservare che il Parco trarrà un enorme beneficio da questa
operazione, però dobbiamo continuare a lavorare nel senso già auspicato dal sottoscritto
in qualità di relatore del secondo credito del PUC, ovvero aumentare l'attrattività turistica di
una zona che, insieme a quella del San Giorgio, quanto a geologia è unica in Europa.
Rimane da migliorare l'accesso, perché i posteggi sono limitati, e sarebbe opportuno
promuovere una politica pedestre e ciclabile; al riguardo auspico che i Comuni del
Mendrisiotto creeranno percorsi ciclabili sicuri e che magari prevedano la possibilità di
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noleggiare biciclette per raggiungere il Parco. Un altro aspetto che ci preme sottolineare è
il futuro della galleria: i Verdi vedrebbero con piacere una chiusura dell'accesso e
l'abbattimento del ponte sud per ristabilire la via d'accesso storica attraverso le gole; una
volta risistemata l'area centrale del Parco ciò sarà possibile e si potrà prevedere una
navetta elettrica per portarvi i visitatori.
In conclusione ringraziamo il DT, il gruppo di lavoro e la Fondazione del Parco delle Gole
della Breggia per l'interessante progetto a cui aderiamo.
MARIOLINI N. - In Ticino l'uso delle materie prime è stato sporadico. Negli ultimi decenni è
stato osteggiato, e lo è tuttora, soprattutto per l'impatto paesaggistico e ambientale. Il
motivo principale delle contestazioni risiede nel fatto che spesso non si è voluta
considerare debitamente la sostenibilità intrinseca dell'uso delle risorse indigene. E il
passato si ripete. La recente risoluzione del PS per l'estrazione e la lavorazione sostenibili
della pietra dal lato economico, ambientale e sociale evidenzia infatti la condizione
prioritaria per favorire il futuro della filiera della pietra e di conseguenza il futuro delle cave
ticinesi. Nel territorio che oggi riconosciamo come Parco delle Gole della Breggia l'uso
delle risorse locali ha segnato la storia: nel corso degli ultimi secoli la forza idrica e le
peculiarità geologiche hanno determinato le attività legate alla valorizzazione della pietra
calcarea quale materiale di costruzione. Sono sorti i calcifici, le cementerie e l'unico
cementificio "moderno" ticinese (la Saceba), l'ultimo imponente passo (non ve ne saranno
altri) di una storia lunga secoli.
L'impostazione che la variante di PUC dà alla riqualifica dell'area della Saceba permette di
leggere un territorio e la sua storia, partendo dalla realtà rurale (durata secoli) passando a
quella industriale (durata mezzo secolo) e arrivando a quella attuale (che un giorno sarà
storia). Il progetto non sacrifica minimamente, anzi rafforza, i contenuti geologici e
naturalistici. Occhio non vede, cuore non duole: a ciò tendono i contrari al progetto; la
memoria disturba. La demolizione totale o la saturazione del progetto sono però passi che
rischiano di farci cadere in una trappola dal sapore ipocrita.
La politica cantonale sui parchi, in particolare quelli di pianura (il Parco della Breggia, il
Parco della Valle della Motta, il nascente Parco del Piano di Magadino, ma anche altri
progetti territoriali lodevolissimi quali il Museo del territorio in Valle di Muggio), si allinea al
concetto di ecomuseo, termine da noi poco conosciuto. Georges-Henri Rivière afferma
che un ecomuseo (il quale dispone di un patrimonio piuttosto che di collezioni, di un
territorio piuttosto che di uno stabile, e ha una popolazione quale pubblico) è uno
strumento che un'istituzione e una popolazione concepiscono, costruiscono e governano
insieme. Rivière sostiene che un ecomuseo dev'essere una sorta di specchio in cui una
popolazione si guarda per riconoscersi nella sua realtà attuale, nella sua storia, nella
costruzione del proprio futuro. In poche parole: chi siamo, da dove veniamo e dove
andiamo. Un buon progetto di ecomuseo dev'essere scientificamente fondato. A tal
proposito la concezione del progetto del Parco delle Gole della Breggia e della riqualifica
in corso ha mostrato una profonda serietà, associando esperti del metodo scientifico ad
altri che possiedono l'esperienza diretta dei luoghi e delle persone che li abitano. Un
ecomuseo si caratterizza per essere utile alla popolazione da un punto di vista economico,
culturale, sociale, ludico e turistico. Questa è la sfida più accattivante che attende il
progetto del Parco delle Gole della Breggia e del percorso del cemento. La variante del
PUC che stiamo discutendo sottintende infatti anche un progetto di coinvolgimento dei
saperi tecnici, della tradizione e dell'esperienza quotidiana.
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Nel progetto, malgrado la memoria che disturbi taluni, c'è un ideale molto significativo di
riqualifica del Parco delle Gole della Breggia. Il pallino non è solo dei Verdi; anche noi
guardiamo al futuro. Oltre all'autenticità culturale del progetto e alla sua lungimiranza il
progetto è importante perché compie un passo importante (e forse determinante) verso un
nuovo concetto di museo del territorio, di cui si è a lungo parlato e si parlerà ancora.
Il progetto del Parco è ambizioso e deve durare a lungo e il business plan che lo
accompagna ne assicura la sostenibilità finanziaria.
CANAL L. - Non so chi di voi abbia avuto la possibilità di visitare il Parco delle Gole della
Breggia; sicuramente ne avrete sentito parlare, trattandosi di un gioiello geologico di
valenza mondiale. Per stabilire l'età di un sedimento roccioso si deve scavare molto
profondamente; in questo luogo, per uno strano sconvolgimento della crosta terreste, i
diversi strati che inizialmente erano posti orizzontalmente ora sono visibili verticalmente e
la loro età varia dai 125 ai 145 milioni di anni. L'intera zona, che parte dal tunnel ancora in
territorio di Balerna per estendersi oltre la strozzatura che si inoltra sotto la chiesa rossa di
Castel San Pietro, è corredata da una ben concepita rete di sentieri e da numerosi pannelli
esposti nei punti più interessanti con informazioni sul tipo di roccia visibile da ogni punto.
Su queste tavole, oltre alla composizione dei differenti strati, sono spiegate in quattro
lingue le nomenclature, che vanno dalla maiolica alla scaglia bianca e a quella rossa; la
loro età risale alla formazione della Tetide, ossia l'oceano che si è aperto tra l'Africa e
l'Eurasia. Si tratta di una lunga serie di rocce marine affioranti lungo il percorso geologico
di un'età che varia da 200 milioni di anni (Giurassico inferiore) a 100 milioni di anni
(Cretacico inferiore). La zona è già ora meta di numerose visite degli appassionati di
geologia provenienti da numerosi Paesi. L'eccezionalità dei contenuti che compongono il
fondamento del Parco esige che l'area ora occupata dal corpo estraneo del cementificio
sia ricondotta alla sua originaria naturalità.
Mi preme mettere in risalto l'importanza mondiale del Parco sotto il profilo geologico,
prioritario rispetto a quello dell'archeologia industriale che rappresenta un periodo
brevissimo dell'attività in quell'area. La Holcim ha sempre assunto un atteggiamento
esemplare e, in quanto potenza mondiale nel settore del cemento, sa che restituendo allo
slargo della gola lo spazio libero di un tempo legherebbe il suo nome a un recupero
ambientale di vasta risonanza. Sarà un'operazione di prestigio, esattamente come quella
effettuata nella Musital (Canton Argovia), dove una grandissima cava (corrispondente a 42
campi di calcio, un terzo del Piano di Magadino) è stata ricondotta allo stato naturale con
alberi di pregio e una vasta zona di biotopi. La stessa cosa dovrebbe essere fatta anche
nel Parco delle Gole della Breggia, solo che gli argoviesi hanno saputo imporre i loro
interessi mentre noi subiamo quelli della Holcim. Quest'ultima ha pubblicato un opuscolo
dove esprime la propria soddisfazione per essere stata designata per la terza volta leader
mondiale del Dow Jones sustainability index, un onore che rappresenta la migliore forma
di pubblicità. Il Parco delle Gole della Breggia costituirà anch'esso una forma di pubblicità,
sicuramente maggiore rispetto alla presenza di qualche spezzone di cemento.
Passo ora alla parte finanziaria, ignorata dal messaggio per non ostacolare l'approvazione
del percorso del cemento. Nel messaggio troviamo elencati i costi preventivati per la
demolizione del cementificio (che ammontano a 9.6 milioni di franchi), ma non si trova una
parola sui costi di gestione che essa comporterà. Al punto 6 del messaggio vi è una
palese contraddizione: vi si legge che i costi fissi sono ridotti al minimo indispensabile e
che il progetto è stato impostato in modo che lo stesso possa autofinanziarsi e magari
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produrre persino ricavi, salvo poi rilevare che la Fondazione ha inoltrato al Cantone
un'ipotesi di adattamento dei costi di gestione del Parco.
Vi è poi la questione delle gallerie di escavazione che si inoltrano fin sotto le scuole di
Castel San Pietro; da una perizia eseguita sembra che siano sicure salvo la parte iniziale,
eseguita con una tecnica diversa. A chi apparterranno queste gallerie? A chi spetterà
condurre il controllo periodico delle stesse? In caso di cedimento di una volta di chi
sarebbe la responsabilità? Con la cessione dell'area della Saceba alla Fondazione del
Parco delle Gole della Breggia da parte della Holcim la questione delle gallerie di
escavazione dovrà essere risolta in modo definitivo.
La Città di Lugano possiede il Parco Ciani che, insieme con il lago, è un punto di
riferimento di gran pregio di cui i luganesi sono fieri. Ma che direste se in esso si
costruisse una muraglia di oltre cento metri, una mezza torre alta una trentina di metri e
alti lugubri manufatti di cemento? Come minimo assisteremmo a una rivolta popolare;
allora anche nel Parco geofisico, grande tre volte il Parco Ciani, un simile obbrobrio è da
evitare.
Alla luce delle considerazioni espresse vi invito a respingere il rapporto.
BORRADORI M., DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DEL TERRITORIO - La variante del
PUC del Parco delle Gole della Breggia nasce da un processo di collaborazione avviato
nel 2005 tra la Holcim, la Fondazione del Parco e il DT; questi ultimi si sono accordati per
orientare la sistemazione dell'area della Saceba verso obiettivi di riqualifica paesaggistica
conformi al Parco stesso. Grazie all'attività di un apposito gruppo di lavoro (in cui oltre agli
enti sopraccitati erano presenti rappresentanti dei Comuni di Morbio Inferiore e di Castel
San Pietro), è stato possibile elaborare un progetto innovativo di grande pregio culturale e
paesaggistico. Il progetto intende procedere alla riqualifica paesaggistica, recuperando il
carattere di paesaggio aperto attraverso la demolizione del 90% dei volumi oggi esistenti e
trasformando in superficie verde l'87% di quanto è cementificato. Inoltre è volto a
recuperare la memoria del luogo (attraverso la conservazione della storia della Saceba) e
alcuni elementi del paesaggio rurale preesistenti al cementificio (in particolare la roggia dei
mulini, le fondamenta della masseria e il paesaggio terrazzato) e a promuovere la fruizione
pubblica e didattica mediante l'apertura al pubblico di una superficie di quattro ettari oggi
non accessibili (attraverso la creazione di un percorso didattico guidato che permetterà di
visitare i resti del cementificio e di entrare nelle gallerie di escavazione). Infine il progetto
intende procedere alla riqualifica ecologica mediante la sistemazione a verde delle
superfici oggi pavimentate e la valorizzazione delle rive del fiume Breggia. Il progetto di
riqualifica ha altresì permesso di affrontare il tema delle gallerie di escavazione situate
sotto l'abitato di Castel San Pietro. Lo stato delle gallerie, secondo le valutazioni fatte, è
buono: tre perizie indipendenti dimostrano la loro stabilità complessiva segnalando nel
contempo la necessità di interventi di sistemazione puntuali che saranno realizzati dalla
Holcim nel contesto del progetto. Il controllo e le responsabilità future delle gallerie
saranno oggetto di una convenzione specifica tra il Cantone, la Holcim e la Fondazione
del Parco.
Passando al lato finanziario, sottolineo che non si chiedono crediti al Gran Consiglio; l'84%
del costo del progetto (pari a 9.6 milioni di franchi) è coperto dalla Holcim. Altri partner
finanziari sono la Confederazione, il Fondo svizzero per il paesaggio, la Fondazione del
Parco delle Gole della Breggia e altri fondi specifici.
Il progetto di riqualifica e la variante di PUC sono stati pubblicamente presentati a più
riprese e in più occasioni si è resa possibile la visita sul posto. In un apposito sito internet
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si può conoscere in ogni momento lo sviluppo del progetto. Il consenso generale al
progetto è qualificante; oltre ai Municipi di Castel San Pietro e di Morbio Superiore, lo
sostengono la Regione Valle di Muggio, l'Ente turistico del Mendrisiotto e Basso Ceresio,
Pro natura, il Fondo svizzero per il paesaggio e l'Ufficio federale dell'ambiente.
Particolarmente importante è l'approvazione della Fondazione del Parco delle Gole della
Breggia, che da oltre dieci anni si occupa del Parco e della sua valorizzazione. Voci
critiche sono giunte dal Municipio di Morbio Inferiore, in parte da quello di Balerna, da
parte della STAN e da parte di alcuni cittadini. Il Municipio di Morbio Inferiore non è
contrario di principio al progetto ma rivendica il diritto di conservare alcuni edifici da
destinare a un uso artigianale o sociale. La STAN e alcuni cittadini chiedono
l'abbattimento totale degli edifici; il Consiglio di Stato ritiene queste posizioni inconciliabili
con gli obiettivi del Parco: la rinaturazione totale non è conforme all'obiettivo di
salvaguardare le testimonianze culturali e le attività artigianali non sono compatibili con la
destinazione dell'area. Il progetto e di riflesso la variante del PUC hanno saputo
commisurare opportunamente varie sensibilità e interessi in gioco, attraverso una
collaborazione degli interessi pubblici e privati. A tal riguardo non sono informato
sull'operazione avvenuta in Argovia di cui parla Canal, ma so che in Ticino nessuno si è
chinato di fronte alla Holcim e l'attività congiunta è stata esemplare. Visti anche la
situazione congiunturale e gli aspetti economici in gioco, il Consiglio di Stato ritiene che il
progetto meriti di essere attuato senza indugio e quindi auspica che il Gran Consiglio
giunga alla medesima conclusione.
Passando agli interventi precedenti vorrei far notare a Luciano Canal che il messaggio non
ha volutamente tralasciato i costi; l'abbiamo sottolineato a varie riprese. Nel Mendrisiotto lo
strumento del PUC ha sempre dato buoni risultati; nel comparto Valera, di cui ha parlato
Milena Garobbio, avevamo pensato di servircene ma, stando alle informazioni dell'ultima
ora, dopo un'iniziale difficoltà i due Comuni interessati hanno sottoposto al Cantone un
documento congiunto per una valutazione preconsultiva, quindi non appare opportuno
ricorrere a uno strumento che li scavalcherebbe.
RIZZA M., RELATORE - Vi mostro un estratto del filmato che trovate sul sito internet
www.ilpercorsodelcemento.ch.
Il deputato mostra un filmato all'aula.
Il 26 giugno 2007 il Gran Consiglio aveva approvato i nuovi obiettivi pianificatori cantonali 4 ;
la larga maggioranza con cui li aveva accolti (68 voti favorevoli, cinque contrari e otto
astenuti) testimoniava lo sforzo fatto per trovare una formulazione accettabile per tutti. Nel
dibattito svoltosi in aula Carlo Lepori aveva giustamente sottolineato che «non possiamo
comunque pretendere che [gli obiettivi] siano precisi a tal punto da soddisfare la visione di
tutti noi della pianificazione e del futuro del Cantone».
Il Parco delle Gole della Breggia risponde a tre di quegli obiettivi: salvaguardare e
promuovere la biodiversità del territorio cantonale, creare parchi naturali in sinergia con
l'economia regionale e promuovere una rete di spazi verdi per lo svago e il tempo libero da
integrare con la protezione della natura, con l'uso agricolo e con la gestione del bosco.
Con una storia lunga 200 milioni di anni il Parco delle Gole della Breggia è il più piccolo
parco naturalistico in Svizzera, rispettivamente il primo geoparco della Regione insubrica.
4
Vedi Raccolta dei Verbali del Gran Consiglio 2007/2008, vol. 1, p. 445.
99
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Come per altre aree del Cantone (Lucomagno, Piora, Generoso, eccetera) questa
particolarità giustifica l'adozione di misure di tutela specifiche e mirate. Il PUC del Parco
delle Gole della Breggia è stato adottato dal Consiglio di Stato nel 1997 e approvato dal
Gran Consiglio il 10 marzo 1998 5 . Nel 2000 è stata approvata una prima variante 6 ; la
richiesta odierna di approvazione di un'ulteriore variante concerne la riqualifica dell'area
dell'ex Saceba e la realizzazione del percorso del cemento. In pratica si intende
aggiornare gli obiettivi del PUC per il comparto del cementificio, regolamentare
l'accessibilità veicolare e pedonale assicurando l'accesso veicolare ai soli confinanti e
ottimizzare il processo di riqualifica secondo gli obiettivi naturalistici, storici e culturali.
Chi ha vissuto gli anni della Saceba e conosce la zona delle gole ricorderà le grandi
distese di cemento, gli ingombri grigi degli stabilimenti, i rumori dei macchinari, le polveri e
l'andirivieni degli autocarri. A quell'epoca la Saceba forniva circa la metà del fabbisogno
cantonale di cemento e per decenni ha contribuito alla costruzione di dighe, viadotti, ponti,
edifici pubblici e privati a pieno sostegno dell'economia ticinese, anche grazie alla
creazione di posti di lavoro, arrivati fino a cento unità. Alla fine del 2003 la Holcim,
proprietaria del sito, ha terminato l'attività del cementificio; con ciò si aprirono nuove
prospettive per il Parco. Coerentemente con la propria filosofia ambientale, sociale ed
economica la ditta ha accolto la proposta di elaborare un progetto di riqualifica
paesaggistica, in collaborazione con gli enti locali. Essa avrebbe potuto fare altre scelte,
come per esempio abbandonare il cementificio così com'è, debitamente recintato e messo
in sicurezza, procedere alla demolizione totale e alla sistemazione delle gallerie (un costo
di circa quattro milioni di franchi) oppure vendere o riorientare l'uso degli stabili esistenti
conseguendo addirittura un ricavo.
Il progetto del percorso del cemento è unico nel suo genere e si inserisce nel cuore del
Parco delle Gole della Breggia; è un perfetto risultato di partenariato tra pubblico e privato.
Negli ultimi quattro anni il gruppo di lavoro (composto da rappresentanti della Holcim, del
Cantone, dei Municipi dei Comuni di Morbio Inferiore, Morbio Superiore, Castel San Pietro
e Balerna e della Fondazione del Parco) ha approfondito i temi della sicurezza delle
gallerie, della valorizzazione in chiave storica, culturale, geologica, biologica e agronomica
della sicurezza ambientale, delle finalità didattiche e ricreative, dell'accessibilità e della
gestione futura. Questo lavoro è stato sostenuto e avvalorato dalla Commissione
scientifica del Parco, formata da persone estremamente competenti esperte in geologia,
speleologia, ecologia acquatica, botanica, zoologia terrestre, ornitologia e archeologia. Il
progetto gode del sostegno della maggioranza degli enti pubblici coinvolti, tra cui i Municipi
di Castel San Pietro e di Morbio Superiore, la Regione Valle di Muggio, la Commissione
scientifica, il Consiglio di Fondazione del Parco, Ticino Turismo, l'Ente turistico del
Mendrisiotto e Basso Ceresio, il WWF, Pro Natura e soprattutto il Fondo svizzero per il
paesaggio. Il Fondo, istituito in occasione dei festeggiamenti del settecentesimo della
Confederazione, sostiene progetti che si distinguono per il loro effetto positivo sul
paesaggio. Quale ulteriore conferma della qualità del progetto esso parteciperà al
finanziamento del percorso del cemento con 300 mila franchi.
Nell'ambito della consultazione del PUC avvenuta la scorsa estate il Municipio di Morbio
Inferiore, la STAN e un cittadino di Morbio Inferiore (Luciano Canal) hanno presentato le
loro osservazioni critiche al progetto; a essi, seppure in ritardo, si è aggiunto anche il
Municipio di Balerna. Nelle ultime settimane intorno al progetto si è sviluppata un'accesa
discussione, sfociata nell'interpellanza di Luca Pagani che abbiamo discusso poco fa. Le
5
6
Vedi Raccolta dei Verbali del Gran Consiglio 1997, sessione ordinaria autunnale, p. 2145.
Vedi Raccolta dei Verbali del Gran Consiglio 2000/2001, vol. 3, p. 2492.
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proposte alternative del gruppo di lavoro erano la rinaturazione totale, quindi la rinuncia a
conservare testimonianze storiche del cementificio e la conservazione, oltre che delle
testimonianze del cementificio, di uno stabile amministrativo e di un'officina a scopi diversi
(centro sociale polifunzionale e palestra con annessi servizi).
Nel mese di aprile la Commissione speciale per la pianificazione del territorio ha sentito il
Municipio di Morbio Inferiore, i rappresentanti della Fondazione del Parco e la Holcim. Le
richieste dei Municipi di Morbio Inferiore e di Balerna e del collega Canal sono state
approfondite e dibattute sia dal gruppo di lavoro sia dal Cantone, che si è avvalso anche
del parere degli specialisti coinvolti. La Commissione ritiene che le richieste di modifica del
progetto non sono in linea con gli obiettivi del PUC. Il processo decisionale è avvenuto
gradualmente e secondo criteri di riqualifica paesaggistica e naturalistica e di
valorizzazione culturale e didattica. Partendo da uno scenario di riferimento è stato man
mano ottimizzato un progetto che meglio rispondesse agli obiettivi generali del PUC,
capace di conciliare tra loro gli aspetti naturalistici, culturali e didattici. In questo quadro
operativo la demolizione totale degli edifici e delle strutture legate ai processi di
produzione del cemento avrebbe comportato la perdita totale di una memoria storica unica
a livello svizzero. Ai due colleghi (Luca Pagani e Luciano Canal) che nella consultazione
ufficiale si sono opposti con forza al percorso del cemento facendo riferimento puramente
all'aspetto volumetrico e trascurando i valori, i contenuti, la qualità culturale, storica e
archeologica del progetto, ricordo che per il 90% la realizzazione del progetto va nella
direzione che auspicano; quel 10% di edifici che rimangono è ancora voluminoso ma non
pregiudica la fruibilità del Parco.
La Fondazione e la Holcim rassicurano circa i parcheggi previsti già oggi all'entrata del
Parco, e i costi di gestione e di manutenzione. Per quanto attiene a questi ultimi posso dire
che la Holcim ha dato un chiaro e deciso segnale di voler lasciare le infrastrutture, gli
immobili, le gallerie e l'accessibilità perfettamente ristrutturati e in assoluta sicurezza
affinché non generino costi di manutenzione eccessivi. Gli immobili non avranno
riscaldamento. La gestione sarà garantita dalla Fondazione del Parco delle Gole della
Breggia e autofinanziata dalle entrate pagate dai fruitori. Per quanto concerne le gallerie
estrattive, la ripartizione degli oneri di responsabilità e di controllo tra il Cantone e il
proprietario sono stati oggetto di decisione da parte del Consiglio di Stato. La Holcim ha
chiesto al Cantone di rivedere tali accordi e di integrarli nel contesto generale della
riqualifica dell'area. Punto fondamentale per qualsiasi trattativa concernente la galleria è la
sicurezza; per focalizzare questo aspetto sono state eseguite tre perizie commissionate
dal Cantone e dalla Holcim. Esse concludono che le gallerie sono sicure, che non vi sono
segnali di possibili cedimenti. Il tunnel di accesso ha sopportato il transito di centinaia di
automezzi pesanti senza dare segni di cedimento. È stato organizzato un incontro con i
Municipi e si è deciso di mantenere il tunnel per il quale sono previsti investimenti iniziali
pari a 100 mila franchi; negli anni a venire sono previsti costi di manutenzione non
superiori ai 200 mila franchi.
Vorrei ora mostrarvi alcune fotografie.
Il deputato mostra al Gran Consiglio alcune foto relative all'oggetto in discussione.
La scelta del proprietario di investire otto milioni di franchi nel percorso del cemento,
coprendo così gran parte dei 9.6 milioni di franchi preventivati, è una strategia di marketing
territoriale che conferma e consolida i suoi principi di sostenibilità ambientale e sociale.
Una responsabilità che, dati i tempi che corrono, dobbiamo lodare e sostenere. Vorrei far
presente che saranno rinaturati oltre quattro ettari di terreno oggi cementificati e che sarà
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abbattuto il 90% dei volumi degli stabili oggi presenti. In tal modo la Fondazione, gli enti
pubblici e soprattutto i cittadini potranno beneficiare di un territorio risanato e con un valore
aggiunto molto importante per il Parco e per la sua valenza culturale e turistica.
Concludo ringraziando il Consigliere di Stato e tutti coloro che hanno chiesto chiarimenti in
merito al progetto; grazie anche alle loro voci critiche ho potuto approfondire la questione.
A nome della Commissione vi invito a votare il messaggio.
BARRA M. - Per un disguido il mio nome non figura tra le firme del rapporto; tengo a
sottolineare che lo sostengo con convinzione. La Holcim sta facendo un ottimo lavoro.
La discussione di entrata in materia è dichiarata chiusa.
Messa ai voti, l'entrata in materia è accolta con 72 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astensioni.
Messi ai voti, i singoli articoli e il complesso del decreto legislativo annesso al rapporto
commissionale sono accolti con 68 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astensioni.
L'adesione del Consiglio di Stato è recata dal Direttore del Dipartimento del territorio.
5. INIZIATIVE PARLAMENTARI DEL 10 NOVEMBRE 2008 PRESENTATE NELLA
FORMA GENERICA DA PELIN KANDEMIR BORDOLI E COFIRMATARI
"PROTEZIONE DELLA GIOVENTÙ E ACCESSO AI PRODOTTI DEL TABACCO" E
DA FABIO REGAZZI, NADIA GHISOLFI E COFIRMATARI "PROTEGGERE LA
GIOVENTÙ INTRODUCENDO UN DIVIETO DI VENDITA DEL TABACCO E DEI
SUOI DERIVATI AI MINORI DI 16 ANNI"
Rapporto del 29 aprile 2009
Conclusioni del rapporto della Commissione della legislazione: si invita il Parlamento a
dare seguito alle due iniziative e quindi a incaricare il Consiglio di Stato di elaborare norme
per vietare la vendita dei prodotti del tabacco alle persone d'età inferiore a 18 anni e di
regolamentare l'accesso ai distributori automatici.
È aperta la discussione.
REGAZZI F., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PPD - Lo scorso 10 novembre il
sottoscritto, unitamente alla collega Nadia Ghisolfi, ha presentato un'iniziativa generica
che chiede di proteggere la gioventù mediante l'introduzione di un divieto di vendita del
tabacco e dei suoi derivati ai minori di 16 anni. Lo stesso giorno, a nostra insaputa, Pelin
Kandemir Bordoli ha presentato a sua volta un'iniziativa analoga, con l'unica differenza di
fissare il divieto alla maggior età.
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Tengo innanzitutto a ringraziare la Commissione della legislazione per la rapida evasione
delle iniziative. Degno di nota è anche il fatto che il rapporto sia stato sottoscritto da tutti i
commissari senza riserve.
Quanto al merito, non bisogna spendere troppe parole per ricordare che la lotta al
tabagismo, che da decenni rappresenta la prima causa di morte in Svizzera con enormi
costi diretti e indiretti (nell'ordine di una decina di miliardi di franchi), è lungi dall'essere
conclusa. Con l'introduzione del divieto di fumo nei locali pubblici è stato compiuto un
passo importante nella direzione della tutela dal fumo passivo, ma molti altri sono i fronti
sui quali occorre muoversi; la prevenzione nei confronti dei giovani rappresenta senz'altro
una priorità. Una delle possibili misure riguarda l'introduzione di un divieto di vendita di
tabacco ai minori: la correlazione tra la facilità di accesso ai prodotti del tabacco e il loro
consumo è stata dimostrata da alcuni studi sui canali distributivi. Da un'inchiesta svolta nel
Cantone Vaud è emerso che l'85% dei giovani ha potuto acquistare personalmente il
tabacco, vanificando così il divieto di vendita introdotto due anni prima. Più sconcertante è
il dato già menzionato secondo cui il 67% dei quattordicenni e dei quindicenni dichiara di
acquistare personalmente le sigarette. La percentuale aumenta nettamente tra i ragazzi
più grandi che dispongono di maggiori somme di denaro e sono quindi in grado di pagarsi
da soli il loro vizio.
Sulla scorta di tali riflessioni il gruppo PPD condivide appieno il principio di introdurre un
divieto di vendita e di distribuzione, da estendere ovviamente anche agli apparecchi
automatici. L'unico aspetto controverso è il limite d'età: la nostra proposta voleva fissarlo a
16 anni, mentre l'iniziativa gemella propone la maggior età; il rapporto ha accolto la
seconda variante. A questo riguardo devo correggere alcune imprecisioni contenute nel
rapporto, a partire dal fatto che i Cantoni ad aver legiferato in materia sono ben 17; 11 di
questi (tra i quali Zurigo) hanno optato per i 16 anni, mentre i rimanenti sei per i 18 anni.
Tendenzialmente il gruppo PPD avrebbe preferito la variante a 16 anni, analogamente alla
scelta fatta dalla maggior parte dei Cantoni. Ricordo che la nuova legge sugli esercizi
pubblici [RL 11.3.2.1] prevede di limitare l'accesso agli esercizi (locali notturni esclusi) ai
minori di 16 anni. È anche vero che la legge in vigore stabilisce il limite per la vendita di
bevande alcoliche a 18 anni, facendo del Ticino il Cantone più restrittivo in materia, per cui
coerenza vorrebbe che l'analogo divieto per la vendita di tabacco fosse allineato.
A ogni buon conto voteremo il rapporto della Commissione invitando nel contempo il
Consiglio di Stato a valutare, nell'elaborazione della conseguente modifica legislativa,
quale sia il limite d'età più opportuno per il divieto; a dipendenza della decisione che sarà
adottata ci riserviamo di tornare sul tema nella discussione sul relativo messaggio.
Con le considerazioni esposte, a nome del mio gruppo vi invito a votare il rapporto della
Commissione che chiede al Consiglio di Stato di dar seguito alle due iniziative.
KANDEMIR BORDOLI P., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PS - Come iniziativista
e a nome del gruppo socialista porto l'adesione al rapporto sul divieto di vendita dei
prodotti del tabacco ai minori e ringrazio la Commissione e il relatore per gli
approfondimenti effettuati. Gli argomenti a favore dell'iniziativa sono molti e tra i più
importanti c'è la protezione della gioventù. Da tempo la Confederazione, il Cantone e le
associazioni che lavorano sul territorio investono importanti energie e soldi nella
prevenzione al consumo di tabacco. Allo stesso tempo sono però confrontati con il fatto
che a livello federale e cantonale non esiste un divieto di accesso ai prodotti del tabacco
per i minori. Oggi in Ticino anche un bambino può acquistare le sigarette.
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Secondo i dati dell'Istituto svizzero di prevenzione dell'alcolismo e di altre tossicomanie
(ISPA), che sostiene il divieto di vendita ai minori di 18 anni, in Svizzera diecimila
quindicenni fumano quotidianamente. Oltre l'80% di essi dichiara di farlo perché non è in
grado di smettere; ciò significa che la stragrande maggioranza degli adolescenti che
fumano è già dipendente. La dipendenza dal fumo insorge rapidamente ed è più difficile
smettere di fumare che prevenire il vizio. In tal senso il divieto di vendere tabacco ai
bambini e agli adolescenti può contribuire a impedire che i giovani inizino a fumare o
perlomeno a posticipare la prima sigaretta; si tratta quindi di una misura utile e giudiziosa
nell'ambito di una prevenzione globale del tabagismo, una misura che per estendere la
sua portata va accompagnata con restrizioni a livello pubblicitario (come già deciso dal
nostro Parlamento) e con una sensibilizzazione ai rischi connessi al fumo. Una volta decisi
i limiti bisognerà sorreggerli con misure di informazione, di sensibilizzazione e di
prevenzione.
Alcuni mettono in discussione l'efficacia di queste misure: ricordo che dipende dalla loro
effettiva applicazione e dal fatto che devono essere inserite in una politica globale di
prevenzione che non deve dimenticare gli aspetti informativi, educativi e sociali. Studi
condotti all'estero dimostrano che il divieto di vendere tabacco ai giovani è una misura
efficace a patto che sia effettivamente applicata e che sia accompagnata da altre misure
preventive.
Devo anche ricordare che la Svizzera ha aderito alla Convenzione quadro
dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per contenere il consumo dei prodotti
derivati dal tabacco che prevede l'età protetta per i giovani fino ai 18 anni; auspico che
presto la Confederazione possa procedere nella stessa direzione, visto anche che la
popolazione appoggia la misura, come ha dimostrato il "Monitoraggio del tabagismo" del
2007 effettuato dall'Università di Zurigo, secondo cui nove persone su dieci sono a favore
di un divieto di vendita ai minori di 18 anni. Dall'indagine risulta che anche i non fumatori
sono favorevoli all'introduzione del divieto di vendere i prodotti del tabacco ai minorenni.
Tale divieto ha trovato il maggior consenso nella Svizzera italiana. Anche il 75% dei
giovani interpellati tra i 14 e i 19 anni si è detto a favore della misura.
Circa l'età, dopo averne discusso con diversi servizi attivi in questo settore ho deciso di
proporre i 18 anni, in linea con quanto stabilito per il consumo di alcol. Sarebbe poco
opportuno creare una gerarchia tra le sostanze, che tra l'altro sono tra le più accessibili. La
stessa Convenzione dell'OMS propone i 18 anni; a essa ha aderito anche la
Confederazione, quindi quando la adotterà i Cantoni dovranno adeguarsi. Circa la
questione degli esercizi pubblici sollevata da Regazzi posso dire che il testo della legge è
al vaglio della Sottocommissione della legislazione. Comunque è più pericoloso accedere
a una sostanza che a un esercizio pubblico.
Termino ricordandovi che con l'accettazione della misura in oggetto facciamo una scelta
responsabile a favore dei bambini e dei minori, migliorando la loro protezione.
DUCRY J., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO PLR - Gli iniziativisti hanno
sottolineato alcuni aspetti di un problema, però le iniziative e il rapporto ne toccano anche
altri: la responsabilità individuale correlata alla libertà individuale, la salute pubblica e
privata e il ruolo dello Stato. Vorrei ricordare i principi che reggono l'attività dei singoli e
dello Stato. L'art. 6 della Costituzione federale [RS 101] prevede la responsabilità
individuale, mentre all'art. 11 si parla della protezione dei giovani e delle loro scelte
responsabili. Un sedicenne può scegliere se appartenere o meno a una comunità religiosa
o se frequentare i corsi di educazione religiosa (che per ora si svolgono con la
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collaborazione dello Stato), è penalmente punibile, può avere rapporti sessuali e su
proposta di un'iniziativa parlamentare elaborata dovrebbe anche votare 7 ; ora si vuole
impedirgli di fumare. La protezione della salute non deve avvenire forzatamente a scapito
delle proprie scelte individuali; se riteniamo un giovane capace di fare scelte fondamentali
ed esistenziali, con quale criterio possiamo impedirgli di comprare le sigarette? Nadia
Ghisolfi e Fabio Regazzi accennano al ruolo dei Comuni nell'accertamento delle violazioni
nell'uso dei distributori automatici. I sistemi per farlo esistono: per esempio in un albergo
della Mesolcina bisogna farsi dare un gettone dalla reception per poter usufruire del
distributore. Sappiamo però che gli adolescenti sono attratti da ciò che è proibito e in
questo frangente lo Stato non deve intervenire; mi riferisco alla mozione presentata lo
scorso 2 giugno da Maristella Polli, Giorgio Galusero e Ivan Belloni volta alla creazione di
un fondo per la prevenzione, la terapia, la riduzione del danno e la repressione in materia
di dipendenze. Il fumo crea dipendenza ma non stravolge la capacità di intendere e di
volere come invece fanno l'alcol e le sostanze stupefacenti. Mi rendo conto che si tratta di
un discorso brutale, ma è più realistico e meno ipocrita del voler delegare allo Stato una
responsabilità in merito. È ciò che ha fatto il Parlamento, forte del sostegno del 75% del
popolo ticinese; neanche in quel caso il Gran Consiglio ha voluto fare le giuste differenze
permettendo di fumare in luoghi dove non si mangia. Dov'è la tanto decantata libertà
economica? La responsabilità personale con il ruolo educativo e preventivo delle famiglie,
delle scuole e della pubblicità (ho votato anch'io il divieto di pubblicità del tabacco e dei
suoi derivati) sono sufficienti; è inutile prevedere una norma che impedisca l'acquisto delle
sigarette ben sapendo che non è concretamente applicabile. Di principio non sono
favorevole a introdurre un divieto di vendita; comunque capirei un limite di 16 anni ma non
di 18.
Anche la Costituzione cantonale [RL 1.1.1.1] pone la base legale per la libertà individuale
e la responsabilità. All'art. 14 lett. e) afferma che le aspirazioni dei giovani devono essere
tutelate; è chiaro che l'aspirazione massima di un ragazzo non è fumare, ma comunque
nessuna legge potrà impedirgli di farlo. La dipendenza è un altro discorso: è un'eventualità
di cui bisogna parlare, ma non andando contro la responsabilizzazione dei giovani con una
legge inapplicabile.
Ciò detto, a nome del gruppo PLR vi invito a respingere le iniziative.
MELLINI E. N., INTERVENTO A NOME DEL GRUPPO UDC - Il mio gruppo ritiene le
iniziative del tutto sostenibili in quanto mirano a tutelare i giovani; chiunque abbia un
minimo senso di responsabilità dovrebbe pensare lo stesso. L'unico punto di divergenza
concerne l'età: l'UDC si distanzia dal collega Ducry in quanto non condivide la tendenza di
introdurre sempre più eccezioni a quella che per legge è la maggior età. A nostro avviso
essa deve far stato in ogni settore per ogni argomento, di conseguenza accoglieremo il
rapporto e ci opporremo a un eventuale emendamento che liberalizzi il mercato del
tabacco già a partire dai 16 anni, a meno che si stabilisca la maggior età a questa età
(cosa che personalmente non auspico).
GYSIN G., INTERVENTO A NOME DEI VERDI - Porto l'adesione dei Verdi al rapporto. In
tutti gli ambiti i divieti sono da usare con molta cautela e solo per seri e giustificati motivi;
7
Iniziativa parlamentare elaborata: Modifica parziale della Costituzione cantonale ("Diritto di voto a
sedici anni), Nenad Stojanovic e cofirmatari, 04.06.2007.
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la protezione dei minori dai danni provocati dal fumo rientra in questa fattispecie. La
protezione dei giovani coinvolge anche altri contesti, per esempio alcuni contenuti
cinematografici sono proibiti ai minori di 18 anni (se non di 14). Il fumo fa male: attivo o
passivo che sia nuoce alle donne e agli uomini, agli svizzeri e agli stranieri, agli
omosessuali alla riscossa e agli eterosessuali al varco e in particolare ai ragazzi in piena
crescita perché, alla pari dell'alcol, influenza in modo molto negativo lo sviluppo. A ciò si
aggiunge che chi comincia a fumare da adolescente ha forti probabilità di continuare a
farlo anche da adulto, con tutti i rischi annessi e connessi.
I genitori rivestono un ruolo fondamentale anche in questo caso; è importante che la
prevenzione del fumo parta già nel nucleo famigliare con il buon esempio e con
l'educazione. Purtroppo i genitori non riescono sempre a far fronte a tutte le sfide che i figli
comportano e allora è auspicabile un intervento dello Stato. Un divieto di vendita del
tabacco e dei suoi derivati ai minori appare quindi giustificato e ragionevole; tuttavia, se si
decide in tal senso bisognerà procedere con polso fermo e con molta convinzione. I
controlli dovranno essere puntuali e le sanzioni severe, perché controlli blandi e sanzioni
miti rischiano di peggiorare la situazione. Lo spirito ribelle degli adolescenti ama i divieti
perché possono essere disattesi; non per nulla le industrie del tabacco sono favorevoli alla
loro introduzione. Presentando il fumo come un'azione dannosa riservata agli adulti si
invogliano i ragazzi a fumare. Non è un caso che la ribellione ai genitori e la pretesa di
essere adulti sia uno dei motivi più comuni per cui i ragazzi cominciano a fumare. Il divieto
di pubblicità del tabacco deciso dal Gran Consiglio qualche tempo fa ha mitigato la
questione, ma in ogni caso il fumo rimane un problema da non sottovalutare, perché non
c'è regola peggiore di quella che non viene fatta rispettare. La società intera deve
assumersi la responsabilità di proteggere i bambini e i ragazzi dalle abitudini nocive; sì
dunque al divieto di vendita dei prodotti del tabacco ai minori, come chiesto dalle iniziative
e dal rapporto, però con l'impegno a farlo rispettare attuando controlli puntuali e, qualora
fosse necessario, applicando sanzioni severe.
GHISOLFI N. - Intervengo per portare il mio sostegno al rapporto. Sottoscrivo quanto detto
dal mio collega Fabio Regazzi; tuttavia, anche in qualità di rappresentante di Generazione
giovani, ritengo più opportuno fissare il limite d'età a 16 anni. Comunque non è il caso di
far battaglia oggi su questo aspetto; potremo riprenderlo in occasione della presentazione
del messaggio. Diciott'anni è un limite esagerato, poco realista e meno controllabile.
BERTOLI M. - Nel caso in oggetto non si può parlare di ipocrisia, come ha fatto Ducry; non
stiamo discutendo di una norma penale ma di un divieto di vendita per i minori di 18 anni e
la questione non è paragonabile alle situazioni menzionate dal collega. Certamente il
divieto dovrà essere fatto rispettare; esso ridurrà l'impatto potenziale del tabacco sulla
gioventù pur non essendo una misura risolutiva ma uno dei tanti provvedimenti che in
parte sono già stati citati. La norma penale concernente i rapporti sessuali al di sotto dei
16 anni punisce l'adulto e non il ragazzo, quindi il paragone fatto da Ducry con il divieto in
oggetto non regge. Altra cosa è anche la norma penale: è chiaro che compiuti i 16 anni i
giovani possono essere oggetto di norme penali, ma per violazioni del Codice penale e
non di un divieto. Diverso è anche il discorso dell'accesso ai diritti civici a 16 anni, perché il
voto del giovane si aggiungerebbe a migliaia di altri voti e quindi non sarebbe decisivo.
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Sull'età al di sotto della quale far scattare il divieto si potrebbe discutere: non so se sia più
giusto fissarla a 16 o a 18 anni; sicuramente è corretto intervenire per impedire
comportamenti oggettivamente dannosi.
GALUSERO G. - Condivido quanto detto da Jacques Ducry. Faccio notare che in una
Landsgemeinde ho visto che i sedicenni votavano; alla luce di ciò mi chiedo come si possa
proibire loro di comprare le sigarette. Tanto più che si tratterebbe di un ulteriore compito
per la polizia cantonale, che dovrebbe vigilare sull'applicazione del divieto; non dobbiamo
dimenticare che a volte il voto del Parlamento appesantisce determinati settori
dell'Amministrazione.
RUSCONI P. - Ducry si batte per la libertà, ma in questo caso si tratta di libertà di farsi
male a un'età in cui spesso si è guidati dallo spirito di emulazione. Ben venga quindi la
possibilità di limitarla e il fatto che lo Stato si assuma il compito di salvaguardia morale. Il
collega afferma che il divieto sarebbe inapplicabile; se potessimo controllarne
l'applicazione sarebbe dello stesso avviso?
CELIO F. - Si sostiene che bisognerà procedere a controlli puntuali e applicare sanzioni
severe, ma qualcuno ha calcolato quanto costerebbe?
PESENTI P., DIRETTRICE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E DELLA SOCIALITÀ Lo Stato tenta di arginare i fenomeni di dipendenza perché il consumo di alcol, droga e
tabacchi costituisce un problema di salute pubblica, non certo per imporre ai cittadini uno
stile di vita. La salute dei giovani, soprattutto se minorenni, sta a cuore a tutti noi ed è
nostro dovere educarli in tal senso. In Ticino molto è già stato fatto, a partire dal divieto di
fumo negli esercizi pubblici, poi esteso agli spazi pubblici di uso collettivo, e dal divieto di
pubblicizzare i prodotti del tabacco in aree pubbliche. Oggi discutiamo di un divieto di non
facile applicazione (basti pensare ai distributori automatici); ciò non sminuisce la sua
importanza perché in ogni caso avrà un suo effetto se riusciremo a far tenere sotto
controllo i distributori automatici sparsi nel Cantone.
Il Governo accoglie la proposta delle iniziative e il rapporto della Commissione. Quando ci
rivolgiamo ai giovani dobbiamo farlo con messaggi univoci e chiari; lasciar accedere i
sedicenni al tabacco ma non all'alcol equivarrebbe a sostenere che il tabacco è meno
pericoloso per la salute. Da una recente indagine risulta che il 79% dei giovani tra i 14 e i
15 anni acquista personalmente le sigarette (il 70% nei chioschi, il rimanente 30% dai
distributori e nei supermercati).
A livello federale manca tuttora una specifica regolamentazione in merito; mi auguro che
presto questa lacuna sarà colmata. Combattendo il tabagismo precoce si migliora la salute
della popolazione e si contengono i costi della salute; in tal senso il divieto in oggetto
sarebbe più efficace di alcune delle misure discusse lunedì dal Dipartimento federale
dell'interno.
Prima di concludere passo agli interventi precedenti. Ha detto bene Ducry: non si tratta di
vietare ai ragazzi di fumare, ma di scoraggiare l'accesso al prodotto. Concordo con Bertoli
che il paragone con la sessualità non regge, perché non si impedisce ai minori di 16 anni
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di avere rapporti sessuali. A oggi – mi rivolgo a Celio – non è ancora stato fatto un calcolo
dei costi di applicazione della misura in oggetto.
Termino ribadendo l'adesione del Governo con quanto postulato dagli iniziativisti nella
versione dei 18 anni.
PAPARELLI A., RELATORE - Le iniziative generiche presentate da Pelin Kandemir
Bordoli e da Fabio Regazzi unitamente a Nadia Ghisolfi sono simili; divergono su un unico
punto: l'età oltre la quale un giovane può accedere liberamente al tabacco. Entrambe
perseguono il medesimo obiettivo: proibire la vendita di tabacco e derivati ai più giovani.
Nel 2003 in seno all'OMS abbiamo firmato una convenzione quadro sul controllo del
consumo di tabacco, ratificata da ben 168 Stati. Tra i vari provvedimenti da adottare
obbligatoriamente c'è quello dell'assoluto divieto di vendita dei prodotti del tabacco ai
minori di 18 anni. La vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni è vietata; perché non
si dovrebbe fare altrettanto con le sigarette? Qualcuno potrà obiettare che una simile
proibizione non garantisce l'efficacia del provvedimento; del resto nessuna legge
garantisce un'efficacia assoluta, ma serve comunque a limitare e soprattutto a punire
palesi abusi. Bisogna dire che partiamo dal principio secondo cui i venditori di tabacco e
dei suoi derivati sono persone oneste. Per il resto, cioè per il minore che con l'aiuto di
qualcuno riesce comunque a procacciarsi qualche sigaretta, calza a pennello il detto "fatta
la legge, trovato l'inganno". Non mi soffermo sui motivi sociosanitari per cui la proibizione
del fumo ai minori ha la sua ragione d'essere e non voglio neppure citarvi percentuali
riguardanti la mortalità per cancro dovuto al fumo nelle varie fasce d'età o per patologie
collaterali del cuore; chi fosse interessato all'argomento può trovare i dati su internet. Il
sottoscritto è stato fumatore per decenni e pertanto non vuole fare lezioni a nessuno; ho
iniziato a fumare nel lontano 1962 durante la scuola reclute e a oggi sono vent'anni che ho
smesso.
Concludo ricordando che la modifica di legge chiesta dalle due iniziative non fa altro che
onorare gli impegni assunti dal nostro Paese a livello internazionale. Ciò detto vi invito a
sostenere il rapporto.
KANDEMIR BORDOLI P. - Vorrei far presente al collega Ducry che non stiamo discutendo
di un divieto liberticida ma di una scelta di responsabilità sociale ed etica. In particolare
proponiamo di riconoscere l'esistenza di interessi superiori, in questo caso quelli dei
giovani. Osservo anche che per i ragazzi è importante trasgredire, ma se non ci sono
paletti da aggirare non possono farlo; alcuni trattati insistono sull'importanza di fissare limiti
chiari per i bambini e per i ragazzi.
Per quanto concerne il problema dell'applicazione della misura in discussione, essa è
nelle mani degli adulti preposti al controllo dell'età. La domanda posta da Galusero,
commissario di polizia, mi meraviglia: egli dovrebbe sapere che non si tolgono i limiti di
velocità solo perché non si dispone degli agenti addetti al controllo. Dobbiamo innanzitutto
sensibilizzare gli adulti che lavorano nei chioschi affinché facciano il loro dovere, poi le
istituzioni dovranno effettuare i controlli necessari. Se non interveniamo per cercare di
risolvere il problema del consumo di tabacco, in futuro dovremo confrontarci con le
conseguenze di questo vizio e i costi sanitari, già oggi importanti, continueranno ad
aumentare.
Circa l'età, rilevo che a essere importante è il principio. Comunque non ritengo opportuno
far passare il messaggio che il tabacco è meno pericoloso dell'alcol; se vogliamo
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mantenere il divieto di consumo di quest'ultimo al di sotto dei 18 anni, lo stesso dobbiamo
fare per il tabacco.
REGAZZI F. - Respingo l'accusa di ipocrisia mossa da Ducry perché semmai è ipocrita chi
si nasconde dietro a vaghi e vacui discorsi di libertà individuale facendo finta di
dimenticare che il fumo è la prima causa di morte in Svizzera e che crea costi diretti e
indiretti spaventosi (pari a dieci miliardi di franchi). Ben venga quindi una misura che mira
a limitare ai giovani la possibilità di accedere al tabacco. Come ha ricordato Manuele
Bertoli si tratta di un tassello che contribuirà a rafforzare la lotta al tabagismo.
DUCRY J. - Spero che il collega Regazzi conosca i vacui principi della libertà e della
responsabilità individuali e che li applichi anche per sé stesso nella sua attività politica. Se
volesse portare il discorso fino in fondo dovrebbe impedire il consumo di tabacco a tutti i
cittadini svizzeri, invece di procedere con misure di difficile applicazione. Per rispondere a
Pierre Rusconi dico che respingerei la misura in oggetto anche se i controlli fossero
fattibili. Manuele Bertoli e Pelin Kandemir Bordoli non hanno capito che il riferimento fatto
dal sottoscritto al Codice penale non riguardava la repressione ma il fatto che i giovani
possano scegliere quando, dove e con chi avere un rapporto sessuale. Se possono
procedere a simili scelte devono essere in grado di capire che il fumo fa male; tante altre
cose creano danni indiretti ai ragazzi, ma nessuno osa opporsi e online tutto è
consultabile.
BERTOLI M. - Ripeto due concetti: non solo i sedicenni possono avere rapporti sessuali,
ma anche quelli di dodici anni perché nessuno glielo può impedire, come del resto la
misura in oggetto non potrà impedire di fumare, ma semplicemente di acquistare le
sigarette. Per quanto riguarda il confronto con l'accesso ai corsi di religione, attualmente
essi sono seguiti da ragazzi ben più giovani; se il collega Ducry volesse fare un paragone
dovrebbe partire dall'assunto che i corsi di qualsivoglia religione possono minare la salute
delle persone, ma ciò sarebbe difficilmente sostenibile. Ricordo che fino a qualche anno fa
neanche i maggiorenni potevano acquistare una motocicletta da mille cavalli; dovevano
cominciare a guidare una 125, malgrado potessero farsi eleggere in Consiglio federale.
Con ciò bisognerebbe essere cauti nel fare confronti.
CELIO F. - Prendo nota che sui costi di applicazione del divieto in oggetto vi sono diverse
scuole di pensiero: il relatore non ha ritenuto l'aspetto degno di attenzione e la Consigliera
di Stato ha detto che il calcolo non è stato fatto. Secondo Fabio Regazzi la misura in
oggetto darà un contributo importante alla riduzione dei costi diretti e indiretti del fumo
(pari a dieci miliardi di franchi).
BIGNASCA B. - Il collega Ducry ha parlato dei concetti della Costituzione federale definiti
da alcuni vacui e inutili; il sottoscritto non è d'accordo, soprattutto se si parla di libertà e di
responsabilità personali e dell'importanza dell'educazione rispetto ai divieti. Questi ultimi
sono ipocriti, inutili, inapplicabili e talebani, ragione per cui non voterò il rapporto. Tra l'altro
il divieto in oggetto è un invito a infrangerlo per i giovani che vogliono sentirsi grandi. È
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ridicolo che rappresentanti di un partito libertario come la Lega si impegnino per portare
avanti divieti di tipo fascista.
La discussione è dichiarata chiusa.
Messe ai voti, le conclusioni del rapporto della Commissione della legislazione sono
accolte con 46 voti favorevoli, 23 contrari e 3 astensioni. Le iniziative sono pertanto
accolte.
6. CHIUSURA DELLA SEDUTA E RINVIO
Alle ore 18:15 la seduta è tolta e il Gran Consiglio è riconvocato per martedì
2 giugno 2009.
Per il Gran Consiglio:
Il Presidente, Riccardo Calastri
Il Segretario generale, Rodolfo Schnyder
110
PRESENTAZIONE DI ATTI PARLAMENTARI
INIZIATIVA PARLAMENTARE
presentata nella forma generica da Manuele Bertoli e cofirmatari per concrete nuove
riduzioni tariffali dei trasporti pubblici
del 12 maggio 2009
In Ticino (dati 2008) il costo annuo dei trasporti pubblici regionali e urbani può
complessivamente essere valutato in 145.5 milioni di franchi. La Confederazione
contribuisce con 40.5 milioni, il Cantone con 46 milioni, i Comuni con 9.6 milioni e gli
utenti, pagando i titoli di trasporto, con 49.4 milioni.
Il 22 febbraio 2006 il Gran Consiglio ha adottato il decreto legislativo con il quale ha
approvato l’estensione della Comunità tariffale Ticino e Moesano per abbonamenti
Arcobaleno (CTA) ai biglietti singoli, alle carte per più corse, alle carte giornaliere e ai
biglietti di gruppo. La comunità è così divenuta integrale (CTI), nel senso che si estende a
tutti i titoli di trasporto. Il Consiglio di Stato, competente a stabilire la data d’introduzione
della CTI e a stipulare le necessarie convenzioni con le imprese di trasporto, dovrebbe
deciderne la data di entrata in vigore, salvo imprevisti, per il dicembre 2010.
Con l’introduzione della CTI, i biglietti singoli, le carte per più corse e gli abbonamenti
varranno per tutte le imprese di trasporto in Ticino e nel Moesano, secondo un sistema
semplificato di tariffe a zone, come conosciuto finora per i soli abbonamenti (abbonamento
Arcobaleno). Ad essi si aggiungeranno, con lo stesso principio, anche le carte giornaliere
(1 o 6 giorni) e i biglietti di gruppo, interessanti soprattutto per i turisti.
Accanto alla tariffa normale verrà introdotta quella ribassata, che avrà valore per i giovani
da 6 a 16 anni e per le persone in possesso del tradizionale abbonamento a metà prezzo
valido in tutta la Svizzera.
In questo contesto particolare, nel quale la gestione delle tariffe è stata affidata alla CTI,
per intervenire concretamente a favore di una loro riduzione generalizzata o di
provvedimenti che comportano una diminuzione degli introiti per le imprese di trasporto è
necessario definire la fonte di finanziamento. L’art. 11 della LF sui trasporti pubblici
prevede infatti il diritto delle imprese di trasporto di essere pienamente indennizzate per
tutte le agevolazioni decise dai poteri pubblici con finalità culturali, sociali, ecologiche,
energetiche, economiche o di sicurezza.
Partendo dai dati presentati in entrata, che si riferiscono al Ticino e non all’intera CTI, che
comprende anche il Moesano, con la presente iniziativa parlamentare i sottoscritti
propongono alcune misure che permettano di far scendere le tariffe all’utenza mediamente
del 20%, rendendo così più attrattivo il trasporto collettivo nella nostra regione. Le misure
richieste sono:
- la messa a punto di una modifica della Legge cantonale sui trasporti pubblici che
introduca, accanto alle attuali norme sul finanziamento dell’offerta e delle tariffe, un
fondo speciale per le agevolazioni tariffali dotato di 10 milioni di franchi annui a carico
del solo Cantone;
- un aumento contemporaneo delle imposte di circolazione del 6%;
111
-
una revisione delle fonti di finanziamento previste dalla Legge cantonale sul turismo,
per sostenere le agevolazioni finanziate dal fondo speciale destinate esclusivamente o
in gran parte ai turisti.
Con l’aumento delle imposte di circolazione, che tra l’altro risulterebbe inferiore al rincaro
intervenuto dal loro ultimo adeguamento (1998), si andrebbe a coprire gran parte del
maggior onere richiesto dal fondo speciale per le agevolazioni tariffali; vista la recente
riforma che ha introdotto gli ecoincentivi, le maggiorazioni più sensibili delle imposte
andrebbero comunque a carico dei proprietari dei veicoli più inquinanti. Il resto andrebbe a
carico del solo Cantone, ma potrebbe essere risparmiato sul conto della manutenzione
stradale. In questo modo si trasferirebbero di fatto risorse dal trasporto privato al trasporto
pubblico, senza incidere sulle finanze statali e rendendo nel contempo più attrattivi i
trasporti collettivi.
Anche i titoli di trasporto specificatamente destinati o di fatto usati dai turisti, come le carte
giornaliere e i biglietti di gruppo, potrebbero godere di agevolazioni, il cui finanziamento
potrebbe essere coperto in gran parte da una revisione delle fonti di finanziamento
previste dalla Legge sul turismo.
Toccherà poi agli organi di gestione della CTI decidere che tipo di agevolazioni tariffali
introdurre grazie al nuovo fondo speciale, dopo attenta valutazione dei dati e dei bisogni.
Essi potrebbero, per esempio, decidere di estendere i beneficiari delle tariffe ribassate
oltre i 16 anni, ridurre ulteriormente le tariffe ribassate, introdurre una riduzione lineare per
tutti gli utenti o prevedere un mix di questi possibili provvedimenti.
A mente dei sottoscritti l’entrata in vigore dei provvedimenti prospettati dalla presente
iniziativa dovrebbe coincidere con l’inizio dell’operatività della CTI (dicembre 2010).
Manuele Bertoli
Arigoni G. - Carobbio - Cavalli - Ghisletta R. Gysin - Kandemir Bordoli - Lepori - Maggi Marcozzi - Savoia - Stojanovic
L'assegnazione dell'iniziativa a una Commissione ai sensi dell'art. 98 cpv. 2 della legge sul
Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato è rinviata a una prossima seduta.
MOZIONE
Regolamentare il gioco del poker
del 12 maggio 2009
Da diversi anni il gioco del poker sta spopolando in Svizzera e anche in Ticino. Secondo
alcune stime, gli appassionati di poker nella Confederazione rappresenterebbero il 3-5%
112
della popolazione, quindi tra le 220 e le 370mila persone. In particolare è la versione
texana del gioco, poker hold’em, a ottenere successo e molti partecipanti ai tornei
organizzati.
Secondo la Commissione federale delle case da gioco i tornei di poker con soldi possono
essere legali a dipendenza delle modalità di gioco.
La CFCG è del parere che il divieto relativo ai giochi d'azzardo possa non applicarsi ad
alcune forme di tornei di poker. Questo è il caso quando la vincita non è aleatoria, ma
dipende in modo preponderante dalla destrezza del giocatore. Qualora sussistesse un
dubbio su come, nel caso specifico, un torneo di poker debba essere classificato, una
decisione di qualifica può essere richiesta alla CFCG. Essa effettua un esame dettagliato
sulla base della descrizione completa del gioco. 1
Secondo la Commissione federale delle case da gioco, si tratta di un gioco che si basa
prevalentemente sull’azzardo, ma a dipendenza della modalità di gioco proposta nei tornei
di poker; non si tratta di un gioco di denaro, secondo le usuali definizioni giuridiche.
Ai nostri occhi questa definizione tra gioco d’azzardo e gioco di destrezza non sono di
facile comprensione e rischiano di creare confusione e zone grigie.
A detta degli esperti è preoccupante la rapida diffusione di questa nuova modalità di gioco
del poker (poker hold’em o texano), alla quale partecipano sempre più giovani. Nonostante
la liberalizzazione del gioco da parte della Confederazione, gli esperti ritengono si tratti di
uno strumento che può facilitare il passaggio del singolo dal gioco d’azzardo "semplice" a
quello d’azzardo e di denaro, con le possibili gravi conseguenze del caso (gioco
problematico, gioco patologico).
La Confederazione lascia spazio ai Cantoni, dando loro la possibilità di imporre,
nell’autorizzazione all’esercizio del gioco del poker hold ‘em, regole di prevenzione e di
prudenza. Lo ha fatto il Cantone di Vaud, con un regolamento che impone la prevenzione
nei luoghi di gioco. 2
Visti il forte sviluppo avuto anche in Ticino di questo gioco e i timori espressi dagli esperti,
sarebbe opportuno che anche il Canton Ticino si dotasse di misure di prevenzione e di
riconoscimento precoce.
In particolare con la presente mozione chiediamo al Consiglio di Stato di dotarsi di un
regolamento in merito al gioco di poker che esprima chiaramente i seguenti aspetti:
•
•
•
non deve essere permessa la partecipazione a persone con meno di 18 anni;
vanno escluse le persone oggetto di una diffida da parte dei casinò svizzeri;
obbligo di effettuare la prevenzione passiva all’interno dei tornei, per esempio tramite la
presenza di materiale informativo che offra indicazioni sul problema del gioco
eccessivo e sugli indirizzi cui rivolgersi.
Inoltre il Consiglio di Stato è invitato a:
•
elaborare un programma di riconoscimento precoce, in base al quale formare il
personale che lavora nel campo;
1
http://www.edi.admin.ch/aktuell/00705/00724/index.html?lang=it&msg-id=16230
http://www.vd.ch/fileadmin/user_upload/organisation/dec/selt/pcc/fichiers_pdf/poker_rsv935-51-3.pdf
2
113
•
creare un label di qualità (eticità del gioco), che comprenda adeguate linee direttive da
rispettare, nel senso di creare un label di eticità nel gioco del poker.
Pelin Kandemir Bordoli
Celio - Duca Widmer - Ducry - Ghisletta D. Ghisletta R. - Marcozzi - Orelli Vassere Pedrazzini - Savoia - Viscardi
Ai sensi dell'art. 101 cpv. 3 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di
Stato, la mozione è trasmessa al Consiglio di Stato.
MOZIONE
Classi separate per sesso nella scuola media
del 12 maggio 2009
Nel mondo 40 milioni di alunni in 210mila istituti vanno in aula divisi per sesso. Eminenti
professori di didattica e pedagogia hanno dimostrato che nelle classi di sole ragazze e di
soli ragazzi il livello di apprendimento è migliore.
Dopo trent’anni di dogmatismo molte scuole stanno rilanciando questa separazione:
ragazze in un’aula, ragazzi in un’altra. La socializzazione e l’incontro tra i sessi avviene
comunque: nelle pause, durante i pranzi, nelle attività extra scolastiche di qualsiasi tipo.
La tesi educativa è molto semplice: maschi e femmine sono talmente diversi fisicamente e
psicologicamente che sarebbe un errore pretendere che imparino le stesse cose alla
stessa età. Questo in particolare nel periodo dell’adolescenza.
Lo European Association Single-Sex Education (Easse) ha come obiettivo le pari
opportunità, perché «se da una parte la presenza maschile limita la leadership femminile,
dall’altra i ragazzi sono svantaggiati dal più rapido sviluppo delle compagne».
Gli studi dimostrano, inoltre, come gli insegnanti diano più retta agli alunni maschi,
soprattutto a quelli che si comportano sopra le righe. Le ragazze verrebbero, dunque,
meno valorizzate e meno apprezzate.
Le ragazze nelle classi omogenee riuscirebbero anche a emergere nelle materie tecniche
e scientifiche, dove la rappresentanza femminile è considerata troppo bassa. I ragazzi
invece subirebbero meno il gender gap e migliorerebbero le loro capacità nelle materie
umanistiche.
Nel Regno Unito, le single sex school sono 1'092, di cui 416 pubbliche. I risultati sono
ottimi: dei dieci migliori istituti del Paese, solo uno è misto. Berlino conta 180 scuole
pubbliche omogenee e negli ultimi sette anni gli Stati Uniti hanno convertito 540 istituti
pubblici da misti a differenziati.
Caso emblematico è la Young Women’s leadership school di New York, istituto del Bronx
nato nel 1996 e frequentato da sole alunne che, nel 70 per cento, dei casi vivono al di
114
sotto della soglia di povertà. Nel 2002 il 96 per cento delle alunne si è iscritto all’università.
A New York la media è del 50 per cento.
Proponiamo dunque di analizzare la possibilità di introdurre questo modello in particolare
per quanto riguarda il ciclo della scuola media.
Boris Bignasca
Chiesa - Gobbi N. - Pantani
Ai sensi dell'art. 101 cpv. 3 della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di
Stato, la mozione è trasmessa al Consiglio di Stato.
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