contiene I.R.
PERIODICO DELLA DIOCESI DI S. MARINO-MONTEFELTRO - NUOVA SERIE - Anno LXI - N. 3 - marzo 2015
Poste Italiane s.p.a. - Sped. abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - CN/FC - Direttore responsabile: Francesco Partisani
IL MESSAGGIO DEL VESCOVO ANDREA ALLA DIOCESI
VEDERE, GIUDICARE, AGIRE
In cammino verso la Pasqua da credenti
M
entre il nostro periodico arriva a
destinazione siamo a Quaresima
inoltrata; già si intravedono le prime luci della Pasqua. Come stiamo vivendo il
cammino? In compagnia di chi? Quali
scoperte segnano i nostri passi? Da quali incontri siamo stati sorpresi? Non è
buona cosa “goderci” la Quaresima, i
suoi temi, le sue suggestioni, senza degnarci di uno sguardo alla realtà circostante, alla qualità delle relazioni, alle
vicende del nostro paese e del mondo.
Stiamo vivendo ore drammatiche. Il rumore delle armi si sente ormai da casa
nostra. Assistiamo stupefatti a scene di
prepotenza e di arroganza. Le fonti
d’informazione ci fanno assistere, stando in poltrona, a fughe rocambolesche e
a sbarchi impossibili. E qui vicino a noi,
tra le nostre famiglie e nelle nostre
scuole, perdura una situazione di crisi: crisi di valori, di educazione, di relazioni, di economia.
fino a che punto viene praticata? C’è tra
noi chi ha responsabilità, chi sa scrivere,
chi ha strumenti per fare cultura e far
circolare idee, chi sa pregare… In ogni
caso è vietato stare alla finestra a guardare! Non possiamo non assumerci responsabilità.
Allora i “pellegrini” verso la Pasqua che
cosa possono fare?
Anzitutto possono tenere viva la speranza: cavando fuori da sé risorse spirituali
e condividendole, testimoniando l’esperienza di un amore ostinato, raccontando
l’incontro con il Risorto. Tradotto: vale
la pena continuare a spendersi e a donarsi senza riserve.
Mi propongo di offrire qualche suggerimento per stare da credenti di fronte al
nostro tempo con le sue complessità e
contraddizioni.
Non fraintendiamo: interiorità non è ripiegamento su se stessi e
spiritualità non è evasione. Ma c’è anche un giudizio da formulare sulla realtà. Paolo lo ricordava in modo perentorio ai Corinti:
«L’uomo spirituale giudica ogni cosa» (1Cor 2,14). E ancora: «O
non sapete che i santi giudicheranno il mondo?” (1Cor 2,14).
Comincio così: la fede è anzitutto un riconoscere Dio all’opera
in me e attorno a me. Questa consapevolezza ci porta a crescere
sempre di più nella personale percezione che “io mi ricevo da un
Altro”. Nell’esperienza di fede il ricevere viene prima del fare e
il fare è risposta e riflesso grato di ciò che viene ricevuto. Da qui
alcune conseguenze: le circostanze sono “sacre”. Tutte! Quelle
Vedere, giudicare, agire: è una metodologia ben collaudata. Ma
Continua a pag. 2
AI NOSTRI CARI LETTORI I PIÙ FERVIDI AUGURI DI
Buona Pasqua
MONTEFELTRO
2
DALLA PRIMA PAGINA
Continua dalla pag. 1
più dolorose e problematiche, come quelle più banali e ordinarie, perché è attraverso di esse che il Signore scrive la sua
storia in noi e con noi. Non esiste nessuna circostanza che sia un ostacolo alla fede! Tutto questo esige però una responsabilità: essere attenti alle circostanze e viverle con l’atteggiamento dell’imparare,
del saper leggere (vedere) la Presenza che
l’abita, del saper accogliere l’invito che
viene da quella Presenza e, quindi,
dell’obbedire. Dio non permette che accada qualcosa se non per la nostra maturità,
perché impariamo a fare dei passi e ad assumerci delle responsabilità. In questo
Dio si rivela come Uno che ha “fede in
noi”, ci cerca, ci dà credito, si fida.
La fede poi ha in sé la dimensione della
fraternità. Si crede, ma insieme! L’atto di
fede è personale, ma è pure comunitario.
Questa dimensione fa del “noi” della fede, la casa della fede personale. La fraternità è essenziale nell’esperienza di fede
anzitutto perché “viviamo della fede di
altri”, grazie alla loro testimonianza e al
loro dono. La presenza dei fratelli aiuta a
restare “attenti” per cogliere l’opera di
Dio e non chiudersi nel rischio del soggettivismo e dell’individualismo di fronte
alla realtà. Nei rapporti fraterni e reciproci ognuno è chiamato a donare e a condividere la sua fede. Anche l’altro deve poter vivere “della mia fede” e partecipare
“della mia vita”. La fede donata cresce in
chi la dona e, nello stesso tempo, in chi la
riceve.
MONTEFELTRO
PERIODICO DELLA DIOCESI
DI SAN MARINO -MONTEFELTRO
NUOVA SERIE
Anno LXI - N. 3 - marzo 2015
Poste Italiane s.p.a. - Sped. abb. post.
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46)
art. 1 comma 1 - CN/FC
Aut. Trib. di Pesaro n. 72 del 3.4.1956
Iscritta al R.O.C. n. 22192 del 19.4.2012
www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it
Direttore responsabile:
Francesco Partisani
Direzione ed amministrazione:
Via del Seminario, 5 - 47864 Pennabilli (RN)
Tel. 0541 913780
Fax 0541 913701
E-mail: [email protected]
c.c.p. 8485882
Stampa:
Tipo-Lito Stilgraf - Cesena
Tel. 0547 610201 - Fax 0547 367147
Questo periodico è associato
all’Unione Stampa Periodica Italiana
Associato alla
Federazione Italiana Settimanali Cattolici
rare la fede: è la libertà di Dio che incontra la nostra libertà e ci chiama. L’importanza di questa esperienza è verificabile
dal fatto che ogni “sì” ci rimette continuamente nella logica del dono. E così gli
occhi si aprono e si impara a guardare
tutto dal punto di vista di Dio e quello
sguardo ci porta a valorizzare e a prendere più sul serio ciò che accade, anziché
disinteressarci.
Nel cuore si familiarizza con questa domanda: “Signore, dove ci vuoi portare?”.
A volte, quel “sì”, di fronte al buio, ai fallimenti, alla distruzione si fa “grido”, lo
stesso di Gesù sulla croce. Così la nostra
fede diventa sempre di più la fede “di”
Gesù, e non solo una fede “in” Gesù.
Mentre il contenuto della fede è permanente e stabile, l’atto della fede si esprime
come un “sì” sempre nuovo. Questo perché sempre nuove sono le circostanze. In
molte circostanze il Signore “sorprende”
e va oltre i nostri pensieri e i nostri progetti. L’imprevedibile fa crescere e matu-
Con una fede così “si compiono opere ed
opere” (TERESA D’AVILA, Il Castello, VII
mansioni). Dal vedere al giudicare e dal
giudicare all’agire.
@ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro
SETTIMANA SANTA 2015
MARZO
Domenica 29
Ore 11.00 “Domenica delle Palme”
con Partenza da San Filippo
APRILE
Giovedì 2
Ore 09.30
Ore
Ore
Ore
Ore
10.00
21.00
22.00
24.00
Venerdì 3
Ore 08.00
Ore 18.30
Incontro con i Sacerdoti nel Salone
della Parrocchia di Pennabilli
“Messa crismale”
“Messa nella Cena del Signore”
Adorazione
Ore 19.00
Ore 20.00
Ore 21.00
Ufficio delle Letture e Lodi
Cena frugale
(in Parrocchia o in Seminario?)
Disponibilità per Confessioni
Liturgia del Venerdì Santo
Processione dei Giudei
Sabato 4
Ore 08.00
Ore 22.30
Ufficio delle Letture e Lodi
Veglia nella notte di Pasqua
MONTEFELTRO
3
UFFICIO LITURGICO
L’ANNO LITURGICO: iIL TRIDUO PASQUALE
di don Raymond Nkindji Samuangala*
Gli ultimi tre giorni della Grande Settimana o Settimana Santa costituiscono il
Triduo Pasquale e rappresentano il “Centro di tutto l’anno liturgico” (cfr. l’Annuncio del giorno della Pasqua). Il Triduo
Pasquale inizia con la Messa vespertina
di Giovedì santo.
Ma partiamo dal Venerdì santo. In questo giorno si comprendono meglio le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la sua vita per i
propri amici” (Gv 15,13). È il giorno
dell’Amore tradito, rinnegato, deriso, disprezzato, umiliato, straziato, ferito e torturato. Ma è anche il giorno dell’Amore
che dice: “vi amo da morire!”. Il Venerdì
santo fu in un primo tempo consacrato alla passione di Cristo con la sola celebrazione della parola. Dopo questa liturgia
della parola, fatta eccezione per la chiesa
papale del Laterano, fu data facoltà di comunicare con le sacre specie consacrate il
Giovedì santo. Tra questa comunione e la
liturgia della passione venne celebrata la
venerazione della Croce, rito importato da
Gerusalemme. In tutti i casi il Venerdì
santo e il Sabato santo rimangono dei
giorni cosiddetti aliturgici, cioè senza la
celebrazione eucaristica. Oggi il Venerdì
santo è caratterizzato principalmente dalla
celebrazione della Passione durante la
quale i fedeli ascoltano il racconto della
Passione, pregano per tutte le necessità
della Chiesa e del mondo, adorano la
Santa Croce e possono comunicarsi con
le sacre specie consacrate il giorno prima.
L’elemento dominante di tutta la celebrazione è la Croce.
Ora facciamo un passo indietro. L’Amore sacrificato sulla croce deve continuare a offrirsi per dare la vita al mondo.
Inoltre, esso viene dato quale nutrimento
che il Signore lascia ai suoi per trasformare la loro vita affinché diventi a sua volta
vita donata a/e per gli altri in un servizio
generoso e costante. Il Signore racchiude
tutto questo in un rito che lascia ai suoi
durante quell’ultima cena del Giovedì
santo. In tal modo il Giovedì santo celebra
l’anniversario dell’istituzione dell’eucaristia. Essendo quest’ultima però il sacrificio della Nuova Alleanza consumatosi
sulla croce, la sua istituzione e commemorazione comporta anche quella del sacerdozio ministeriale. L’altro elemento caratteristico di questa celebrazione è il precetto della carità-servizio espresso dal gesto
della Lavanda dei piedi.
Il Sabato santo è il giorno della Sposa
che piange lo Sposo che non c’è più. Es-
so rimane innanzi tutto un giorno di silenzio e di raccoglimento dedicato alla meditazione di Cristo nel sepolcro. Se nei primi secoli l’ultima “rinuncia” e l’ultimo
esorcismo praticati dal vescovo sui catecumeni che ricevevano il battesimo nella
Veglia pasquale erano celebrati il mattino
del Sabato santo, oggi questo giorno rimane caratterizzato dalla preghiera silenziosa comunitaria e personale, nella meditazione sulla Passione, Morte e Sepoltura
del Signore. È come se la terra, sbigottita
di fronte a tanta crudeltà ma anche e soprattutto di fronte ad un Amore così sconfinato, più grande di ogni nostra capacità
umana di amare, tacesse e meditasse. È
come un giorno sospeso, ma che respira
però l’aria di fervida attesa, piena di pace
e carica di speranza.
La domenica di Pasqua inizia con la
Veglia pasquale del Sabato. La notte del
dolore e della tristezza si apre alla luce
della risurrezione del Figlio di Dio, vincitore della morte. È l’esplosione della vita
e della luce. La Grande Veglia si apre con
la liturgia del fuoco nuovo che accende il
cero pasquale al quale tutti ci “illuminiamo”. L’annuncio solenne dell’Exultet riassume meglio i contenuti di questa notte e
della Pasqua del Signore. Esso proclama
la vittoria della luce sulle tenebre, simbolizzata appunto dal cero pasquale alla luce del quale si svolgono tutti i riti: proclamazione e ascolto della Parola di Dio
in cui viene rievocata la storia della salvezza dalla creazione fino alla risurrezione ed esaltazione di Cristo; la prima Pasqua mediante il battesimo o la rinnovazione degli impegni battesimali con la
Professione di fede; l’eucaristia, sacrificio-convito della Nuova Alleanza, in cui
Cristo, agnello pasquale immolatosi e fattosi cibo, distrugge la morte e ci dona la
sua vita. Non si veglia perché Cristo è risorto di notte o per aspettare la risurrezione, ma per dimostrare che viviamo in attesa, nella vigilanza e nella speranza, della venuta del Signore finché si compia il
nuovo e definitivo passaggio con lui. Il
significato della Veglia consiste nell’esplicitare il nostro passaggio dalla morte
del peccato alla vita in Cristo. La Messa
della domenica, detta di risurrezione o di
Pasqua, costituisce il prolungamento dell’eucaristia notturna.
Il Triduo pasquale non significa dunque tre giorni di preparazione alla Pasqua,
ma equivale alla Pasqua celebrata in tre
giorni, la Pasqua nella sua totalità, quale
passaggio dalla passione e morte alla sepoltura, fino alla risurrezione. Non èla
somma di tre giorni né di tre celebrazioni
distinte, ma un unico mistero celebrato in
tre momenti, nello spazio di tre giorni.
* Assistente collaboratore Ufficio diocesano
per la Liturgia e i Ministri Istituiti
iempie di amarezza che, mentre a poche centinaia di chilometri a 21 persone è
tagliata la testa solo perché sono cristiani, dalle nostre parti c’è chi si preoccupa di
prendere una scala per sporcare la Vergine“. Con queste parole il Dott. Alfredo Mantovano
commenta quanto avvenuto lo scorso 7 febbraio, in concomitanza della conferenza sulla
famiglia tenutasi in una parrocchia della periferia di Lecce.
All’esterno della chiesa di San Giovanni Battista, la statua della Madonna era “sanguinante”.
Non è stato necessario urlare al miracolo poiché, che si trattasse di vernice di colore rosso era piuttosto evidente. Accanto a questo sfregio sono stati scritti con una bomboletta
spray alcuni slogan. Il primo di questi ha preso di mira Alfredo Mantovano: “Mantovano talebano” è quanto è stato scritto. Oltre allo slogan contro Mantovano, ne sono apparsi altri
due. Uno recita “Dio è trans”, l’altro si scaglia contro i sacerdoti: “Preti pedofili”.
Abbiamo conosciuto il Dott. Alfredo Mantovano lo scorso settembre in occasione della conferenza “Famiglia e vita” a San Marino; a lui vanno tutta la nostra vicinanza e il ringraziamento per il servizio prezioso che offre alla Chiesa e a tutti noi, in riferimento ai temi riguardati la famiglia e la vita.
(C.P.)
“R
MONTEFELTRO
4
LA PAROLA DELLA CHIESA
VITA DELLA CHIESA
Il magistero di papa Francesco
DIGIUNARE SOPRATTUTTO
DALL’INDIFFERENZA
«CI FARÀ BENE, A TUTTI, MA SPECIALMENTE A NOI SACERDOTI, ALL’INIZIO DI QUESTA QUARESIMA, CHIEDERE
IL DONO DELLE LACRIME, COSÌ DA RENDERE LA NOSTRA PREGHIERA E IL NOSTRO CAMMINO DI CONVERSIONE
SEMPRE PIÙ AUTENTICI E SENZA IPOCRISIA».
All’inizio della Quaresima, durante la Messa delle Ce- Chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si
neri, il Papa ci ha invitati a chiedere un dono piuttosto in- è indifferenti l’uno all’altro. “Quindi se un membro soffre,
tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorasolito e ci ha rivolto una domanda:
«Ci farà bene a tutti, all’inizio di questa Quaresima, to, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26)…
Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in
chiedere il dono delle lacrime, così da rendere la nostra
preghiera e il nostro cammino di conversione sempre più cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre
autentici e senza ipocrisia. Ci farà bene farci la domanda: comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’in“Io piango? Il Papa piandifferenza! Per superare l’inge? I cardinali piangono?
differenza e le nostre pretese
I vescovi piangono? I condi onnipotenza, vorrei chiesacrati piangono? I sacerdere a tutti di vivere questo
doti piangono? Il pianto è
tempo di Quaresima come un
nelle nostre preghiere?».
percorso di formazione del
Non finisce di sorprencuore».
derci. Il Papa dell’Esortazione apostolica Evangelii
gaudium, che nella gioia
indica la cifra dell’esistenza cristiana:
«La gioia del Vangelo
riempie il cuore e la vita
intera di coloro che si incontrano con Gesù… Perché non entrare anche noi
in questo fiume di gioia?».
Un cuore che si lascia toccare da Dio, ci sta dicendo il
Papa, che non è indurito e
chiuso al suo amore, sarà
aperto anche ai fratelli. Fin
dove lasciarsi toccare da
Dio?
Fino alle lacrime. Fin dove
essere aperti ai fratelli? Ce lo
ha detto nella Messa coi nuovi Cardinali di domenica
Proprio lui ci chiede di
15 febbraio, commentando il
verificare l’autenticità del
nostro cammino di conversione sulla base delle lacrime Vangelo della guarigione del lebbroso da parte di Gesù:
che versiamo nella preghiera.
«La carità non può essere neutra, asettica, indifferente,
Sono le lacrime del pentimento, del dolore per il proprio
peccato, ma anche le lacrime della partecipazione al dolore degli altri. Proprio questa è la direzione indicata nel
Messaggio per la Quaresima, in cui ci ha raccomandato di
“digiunare” soprattutto dall’indifferenza.
«Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso
oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo
parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta
di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare…
tiepida o imparziale! La carità contagia, appassiona, rischia e coinvolge! La carità è creativa nel trovare il linguaggio giusto per comunicare con tutti coloro che vengono ritenuti inguaribili e quindi intoccabili. Trovare il linguaggio giusto… Il contatto è il vero linguaggio comunicativo, lo stesso linguaggio affettivo che ha trasmessoal lebbroso la guarigione. Quante guarigioni possiamo compiere
e trasmettere imparando questo linguaggio del contatto!».
Monache Agostiniane, Pennabilli
MONTEFELTRO
5
LA TERZA
“ L’ARTE COME PREDICAZIONE EVANGELICA”
Un fatto al mese
di Suor Maria Gloria Riva *
L’ASCOLTO E LA VISIONE DI MARIA
NELL’ANNUNCIO DELL’ANGELO
La quaresima inizia con i grandi temi
serva! E le grandi cose sono qui narrate
postura dell’angelo lo testimonia: Cristo
delle alleanze bibliche dove domina il codalla pagina aperta, forse sul passo di
entra come sposo nella stanza nuziale,
mandamento: shemà Israel! Ascolta IsraeIs 7,14, della Scrittura Santa: la vergine
avanza come prode che percorre la via.
partorirà. Di Colui che ella porta in seno
le. Anche a noi come all’antico orante bi(cfr. Sal 19,6).
blico è chiesto un ascolto della
Lo slancio dell’angelo, tutto
Parola, fedele e assoluto. Nei
frontale con il ginocchio che
salmi l’immagine dell’hassid,
avanza verso lo spettatore,
cioè del pio Israelita, è quella
contrasta con lo sguardo tenedel servo attento alla voce del
ro e riverente rivolto alla Versuo padrone in attesa di comgine Madre.
prenderne i progetti e di eseAnche il già citato Lotto,
guirli con la massima cura.
proprio nell’annunciazione ogUn’immagine non di paura,
gi collocata nella Pinacoteca
ma di amore reverenziale che
di Jesi, dipinge un angelo Garimanda all’ascolto e alla vibriele rivolto verso la Vergine,
sione.
che, nella postura del corpo,
Così Maria appare sulla sceconserva la frontalità rispetto
na della storia della Salvezza
ai guardanti. Anche l’angelo
come una degli anawim, i podel Lotto pare bucare la tela
veri di Adonaj, che – fra gli
con quel ginocchio che avanza
hassid – erano i più amati da
verso di noi invitandoci all’aDio. Entra in scena come Verdorazione. Dio è qui! Il Verbo
gine dell’ascolto, pronta alsi è fatto carne. Il volto
l’obbedienza della Parola di
dell’angelo lottesco tradisce la
Dio tanto da essere piena di
sorpresa, quasi lo sbigottimengrazia e da avere il Signore
to per un siffatto Mistero!
con sé: «Ave, piena di grazia,
L’eterno è entrato nel tempo,
il Signore è con te!».
il Dio del Cielo risiede nelle
Lorenzo Lotto, Annunciazione, 1526, Pinacoteca civica, Jesi (An)
Ma l’ascolto di Maria proviscere di una donna! Non meduce qualcosa di nuovo, di inuno sorpresa è la Vergine che il
sitato, di impensabile: la Parola ascoltata
Lotto realizza come una fiamma scarlatta
parla ogni iota dell’antico libro. E ove si
diventa visibile! Il Verbo si è fatto carne
piena di amore che si innalza verso quel
parla di Lui, dell’Emmanuele, si parla ane, nel grembo della Vergine, si realizza
Cielo che, ora, abita in lei.
che di lei. Questo autore italiano, attivo tra
tutta l’attesa del Primo Testamento: Aprite
Se il candore verginale di Maria è citaCinquecento e Seicento, lo sottolinea riporte i vostri frontali, alzatevi porte antito nel velo bianco che le copre direttaleggendo l’evento casalingo dell’annunche ed entri il Re della gloria (Sal 24,7).
mente il capo, il Cielo di cui è ricoperta è
ciazione alla luce di una grande teofania
In questa tela, di un anonimo maestro
simboleggiato nel manto azzurro che cade
trinitaria collocata entro le mura del temtoscano del Cinquecento, tutto lo annuna terra come una tenda. Quel Cielo si
pio.
cia: il re della gloria respira per la prima
frappone tra la Vergine e la Parola, ben
Il Re di gloria che vi entra è il tre volvolta nella storia dentro al grembo di una
visibile sul leggio. Come vuole un’antica
te Santo cantato da Isaia, Signore del cievergine.
tradizione iconografica i libri sono due. Il
lo e della terra: lo suggerisce l’eterno PaIl vero centro della tela, infatti, è il
primo più grande, aperto, è l’Antico Tedre che, circondato dalle nubi e non dagli
grembo di Maria, tutto converge lì: lo
stamento che spesso – come già detto –
angeli come spesso accade, sorregge il
sguardo e la mano di Dio Padre, il volo
mostra la pagina con il passo di Isaia che
mondo. Il gesto creatore di Dio dice che
dello Spirito Santo, l’inclinazione del caannuncia il parto di una vergine, il seconsiamo alle porte di una nuova creazione,
po di Maria, l’inclinazione del leggio e
do, invece, è piccolo e chiuso. Il tomo del
dove la ruah-adonai, lo Spirito del Signodel libro aperto, lo sguardo dell’angelo.
Primo Testamento è aperto perché rivela
re, alita sul grembo della nuova Eva.
Maria spalanca le braccia dando il suo
la Parola che ha profetizzato la salvezza e
L’angelo tiene fra le mani un giglio con
incondizionato assenso all’opera divina.
che si è adempiuta; il tomo del Nuovo
tre fiori: questa Eva è la tutta pura, la tutQuesta vergine modesta, che nella cintura
Testamento, quello piccolo, è chiuso perta santa, la gloriosa preparata fin dalalta e nella curva lieve della veste già deché sigilla tutta la Rivelazione, la quale
l’eternità per essere Dimora di Colui che
nuncia la sua futura maternità, ricorda la
ha da compiersi proprio nella vita di Manon ha tetto. La Presenza che prende forMadonna di Jesi del Lotto e contrasta,
ria e del Figlio suo Gesù.
ma mortale nel grembo di Maria cattura
proprio per il suo riserbo, con la solennità
Qui siamo all’inizio di quel compimentutta l’attenzione del divino messaggero
che la circonda. Grandi cose ha fatto
to che annuncia la visione della Parola:
che fissando lì lo sguardo, stupito, adora.
Continua a pag. 6
l’Onnipotente nell’umiltà di questa sua
Sì, è l’ora: entri il Re della gloria! La
MONTEFELTRO
6
APPUNTAMENTI
Continua da pag. 5
IL 20 MARZO A PENNABILLI
LA FESTA DEL VENERDÌ BELLO
“Lacrimò evidentemente
“da l’occhio destro
“le quali lacrime
“più volte forno
“asciutte e ritornavano”
(20 marzo 1489)
Le funzioni religiose
nel Santuario della B.V. delle Grazie
Ore 11,15, S. Messa concelebrata da
S.E. Mons. Andrea Turazzi, Vescovo
diocesano e da S.E. Mons. Paolo Rabitti,
Vescovo emerito della Diocesi concelebrata dai sacerdoti della Diocesi e accompagnata dalla Corale di Pennabilli.
Ore 18,00, S. Messa per la comunità parrocchiale.
Anonimo toscano, L’Annunciazione
Venite e vedete è il monito fondamentale
del Nuovo Testamento. Così Maria vede:
nell’angelo vede la Salvezza preannunciata dai Padri, la vede nella contemplazione, ma di lì a nove mesi la vedrà nella
Carne. Ciò che noi abbiamo udito ora lo
abbiamo contemplato e toccato ed ora lo
annunciamo a voi. Le parole della Lettera
di Giovanni descrivono sinteticamente il
percorso della vita di Maria che è pure il
percorso della Vergine chiesa, cioè di
ognuno di noi.
Il Lotto realizza questi due pannelli per
un Trittico commissionato dai Minori
Conventuali di San Floriano a Jesi. La
tradizione francescana è all’origine della
tradizionale preghiera mariana dell’Angelus Domini. La diffusione, e addirittura la
compilazione, di tale preghiera viene
ascritta al Beato francescano Benedetto
Sinigardi, meglio noto come Benedetto
da Arezzo. Non è certo un caso che questa preghiera che saluta l’origine della nostra salvezza sorga dentro una tradizione
che ha voluto onorare l’incarnazione fino
a “vederla”. Vederla nell’abito: i francescani hanno l’abito a forma di croce; vederla nell’umiltà del Presepe: Francesco
volle rivedere il presepe a Greccio nella
vita reale degli uomini e delle donne del
suo tempo; vederla nella carne: Francesco
fu insignito delle stigmate. Pregare quotidianamente l’Angelus ogni giorno è un
modo semplice e profondo per onorare il
Cristo nella sua Vergine Madre ed è un
modo efficace per chiedere a Dio di saper
tradurre, come Maria, l’ascolto in visione.
La parola che la Chiesa ci dispensa ogni
giorno possa farsi carne in noi, cosicché
anche le antiche porte dei nostri limiti
possano aprirsi al Re della Gloria.
* Monache dell’Adorazione Eucaristica
Pietrarubbia
L’immagine della Madonna delle Grazie in Pennabilli, si trova nell’antica chiesa di
San Cristoforo, detta anche di Sant’Agostino, risalente all’XI secolo, retta dagli eremitani agostiniani dal 1374 al 1810 da cui ne prese il nome. L’affresco della Vergine
risale al XV secolo, dipinto su muro e faceva parte, in origine, di un contesto pittorico più ampio che è stato ridotto alle attuali dimensioni nel 1528 circa, 40 anni dopo il
miracolo delle lacrime.
La venerata immagine è protagonista nella storia di molti eventi miracolosi: venerdì
20 marzo 1489 (ricordato annualmente come Festa del Venerdì bello) lacrimò più volte dall’occhio destro, evento che fu visto da numeroso popolo presente nel Santuario.
Le cronache tramandano che “alcuni astanti, meravigliati e increduli vollero asciugare
le lacrime con pezzuole, ma queste continuarono ad uscire scorrendo per la gota, lasciando una traccia sul nitido volto”. Le cronache, poi, narrano che il 23 febbraio 1517
un forte esercito della famiglia dei Medici di Firenze che si era accampato sotto le rocche pennesi deciso ad espugnarle si dette alla fuga all’apparire sulla cima del roccione della Vergine Maria. La popolazione, donne, bambini e i vecchi, infatti, erano in
preghiera davanti all’altare della Madonna ad implorare aiuto. Ma pochi anni dopo, il
23 febbraio 1522 le medesime truppe ancor più numerose e meglio armate, al comando di Giovanni dalle Bande Nere, si accamparono nuovamente sotto le mura tentando
la capitolazione della città e della rocca. Il Duca di Urbino constatata la situazione di
forte minoranza consigliò la popolazione ad abbandonare la città così tutti i cittadini
fuggirono nella notte all’infuori di 14 valorosi soldati.
Scesa la notte mentre i nemici si aggiravano intorno alle mura cercando di penetrare
nel castello, nuovamente nel cielo tra un fortissimo bagliore, riapparve l’immagine
della Vergine con il figlio in braccio tra un esercito di angeli. La città fu nuovamente
salva. Da quei tempi il paese e la popolazione annoverano un fervente culto di venerazione per questa immagine. Svariate altre sono le testimonianze degli abitanti di
Pennabilli su guarigioni e miracoli per intercessione della Vergine delle Grazie.
Il 29 gennaio 2009, la Penitenzieria Apostolica su facoltà concessa dal Sommo Pontefice ha riconosciuto al Santuario della B. V. delle Grazie lo Spirituale Vincolo di Affinità
con la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore in Roma, con ciò concedendo (al santuario feretrano) l’indulgenza plenaria alla stessa maniera di cui ne gode la Basilica
papale, cioè:
a. nel giorno della festa della Basilica Liberiana (5 agosto)
b. nel giorno di festa dello stesso Santuario
c. nelle solennità liturgiche della Beata Vergine
d. una volta all'anno, in un giorno liberamente scelto da ciascun fedele
e. ogni volta che un gruppo si rechi in pellegrinaggio al Santuario
“Queste indulgenze – è scritto nel documento dato a Roma il 29 gennaio 2009 a firma
dell’Arciprete della Basilica Card. Bernard Francis Law – volentieri vengono concesse
alle solite condizioni, alla CHIESA SANTUARIO DEDICATA ALLA BEATA VERGINE DELLE
GRAZIE in Pennabilli, Diocesi di San Marino-Montefeltro.
Questa Chiesa è iscritta nei registri della Basilica, insieme con il documento della
Penitenzieria Apostolica, con il quale sono state concesse le indulgenze. Il presente
documento viene inviato, affinché i fedeli e i pellegrini lo possano conoscere, a conferma
e ad incremento della loro pietà”.
MONTEFELTRO
7
OTTO PER MILLE
E
HI I
O
C
N
RS C A
O RO HI
C
N AR CC
COE P RO
L R
R PA
E
P EI
2015
Destinando
l’8xmille
aiuterai
la tua
parrocchia.
Partecipa al concorso ifeelCUD.
In palio fondi* per realizzare un progetto
di solidarietà per la tua comunità.
Scopri come su www.ifeelcud.it.
IM
PR
*
O
Il concorso è organizzato dal Servizio C.E.I. per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.
PR
IO
M
E
1
0
00
5.
€
MONTEFELTRO
8
QUARESIMA MISSIONARIA
VENERDÌ 27 MARZO, ORE 20,45, A VALDRAGONE (RSM)
MARCIA MISSIONARIA DIOCESANA
con padre SILVIO TURAZZI missionario saveriano
La presenza di un grande Missionario Saveriano Padre Silvio Turazzi, ci
onora con la sua testimonianza di vita
in questa marcia-veglia di preghiera.
Camminerà con noi il 27 marzo, e avremo il piacere di ascoltare questo uomo
di Dio, fratello del nostro amato Vescovo Andrea. Intanto conosciamo meglio
chi è padre Silvio.
La prima parte della vita di Padre Silvio Turazzi trascorre come quella di
tanti bambini e adolescenti nella sua
Stellata di Bondeno, in provincia di
Ferrara. Un’infanzia bella con due genitori amatissimi e cinque fratelli, uno dei
quali, Andrea, è il vescovo di San Marino-Montefeltro. «Eravamo molto uniti,
ci volevamo bene». La seconda coincide con un terribile incidente in cui, a 29
anni, perde l’uso delle gambe ed è costretto su una carrozzina. Ma questo
non impedirà a padre Silvio Turazzi,
missionario saveriano, oggi 76 anni, di
portare a compimento il suo progetto di
vita percorrendo strade impervie, in
senso letterale e no, con il suo nuovo
mezzo di locomozione. Il piccolo Silvio
entra in seminario a 12 anni. Gli studi
di Teologia e poi l’ordinazione a sacerdote, a 26 anni. Dopo due anni di parrocchia entra nell’Istituto missionario
dei saveriani, a Parma, con l’idea di vivere la sua vita sacerdotale in maniera
itinerante e non stanziale, «un modo di
guardare il mondo con gli occhi di Dio;
camminare con lui per sanare, unire, riconciliare». È in partenza per il Giappone quando, il 1° maggio ’69, un incidente d’auto gli spezza la spina dorsale,
«l’incontro duro con la sofferenza». Nove mesi di ospedale. «In quei giorni il
Signore mi ha ripetuto “Sono qui”. Mi
Padre Silvio nella sua comunità
di Vicomero (foto Fabio Boni)
aiutava a rimettermi a zero, a cogliere
meglio l’essenziale». Senza spazio per
la commiserazione, «cambiava la modalità, non l’orientamento della mia vita».
Nel ’71 è a Roma fra i baraccati
dell’Acquedotto Felice, con i quali condivide la battaglia per la casa. Ottenute
le case e i servizi, padre Silvio dichiara
concluso il suo lavoro e chiede di andare in missione in Africa. Il 3 dicembre
’75 parte per la Repubblica democratica
del Congo, allora Zaire. A Goma, capoluogo del Nord Kivu, vive e lavora in
un centro per disabili. «Quando gli abitanti mi hanno visto dire Messa in carrozzina hanno detto: “Allora è uno come noi”». Realizza un piccolo villaggio
della solidarietà, Muungano. «Una casa
comunitaria di quartiere. Ci occupavamo di sociale, salute, alfabetizzazione.
Abbiamo creato laboratori di artigianato, falegnameria, cucina, cucito. Ci è
sembrato che la popolazione apprezzasse il timbro personale della nostra presenza, il desiderio di migliorare il luogo
in cui vivevamo, l’aver lasciato la nostra terra per vivere in spirito di fraternità».
Pensava di finire lì la sua vita, padre
Silvio, ma nel ’92 una grave malattia lo
costringe a tornare in Italia e, dopo un
altro tentativo di ritorno in Congo, a
rientrare definitivamente, alla fine del
’93. Nel ’95, un’altra dura prova. In
viaggio verso Loreto con le amiche di
sempre, un’auto si abbatte sulla loro
macchina. Paola muore. Di nuovo l’attribuzione di un senso al dolore. «Il dolore non è un incidente, è un fatto legato alla vita, che si apre attraverso di esso. È una realtà che rappresenta un invito a tenersi per mano, l’attesa di qualcosa di più che avverrà oltre la dimensione spazio-temporale che stiamo vivendo. Il paradiso è l’ultima risposta».
A Vicomero inizia la terza fase, con
la costituzione di una famiglia allargata.
Un piccolo agglomerato con tre case: in
una lui, Edda, sette ragazzi e due donne
di diversa nazionalità; nelle altre, due
famiglie. Un giardino con l’orto e una
piccola cappella in legno. «Essere un
gruppo disperso nel popolo era il progetto di vita che Edda e io avevamo fatto ancora giovani. Una consacrazione
diversa rispetto a quella tradizionale,
una presenza religiosa meno strutturata,
più elastica e discreta. Una piccola comunità che prega e affronta insieme la
quotidianità, con tutti i problemi che
questo comporta».
Oggi, la consapevolezza di essere alla fine del suo percorso. «Sento di passare a un’esperienza più forte del mio
limite, di scoperta del nulla di sé. Un
passo verso l’infinito».
Quel giorno, ne siamo sicuri, Silvio
si alzerà dalla carrozzina, inforcherà la
sua bicicletta e pedalerà fino a perdersi
nell’orizzonte.
Marina Piccone
(Da «Credere. La gioia della fede»,
n. 42, 19 ottobre 2014)
ACQUISTO SPAZI PUBBLICITARI SUL MONTEFELTRO
Per richiesta inserzioni e informazioni: [email protected]
[email protected]
Le inserzioni pubblicitarie saranno accettate ad insindacabile giudizio della Direzione del Giornale
MONTEFELTRO
9
LA CHIESA IN LUTTO
La scomparsa di ANTONIO LANFRANCHI
ARCIVESCOVO DI MODENA GI À PASTORE DI CESENA-SARSINA
L’arcivescovo di Modena-Nonantola, il “nostro” vescovo Antonio Lanfranchi, è morto martedì scorso alle
13,30. I funerali sono stati celebrati a Modena giovedì 19 febbraio alle 15, presieduti dal card. Caffarra.
Mons. Lanfranchi che prima di essere nominato arcivescovo di Modena era stato pastore di Cesena-Sarsina
è stato ricordato nel capoluogo romagnolo con una Messa in suffragio celebrata domenica 22 febbraio.
Un ricordo di Francesco Zanotti
Tumulti di pensieri e di ricordi affollano la mente e gonfiano il cuore. La
notizia della morte del vescovo Antonio
(noi continueremo a chiamarlo così) anche se per certi versi attesa, martedì
scorso è giunta come una lama che trafigge le viscere. È quel dolore acuto che
prende, schiaccia, lascia immobili e paralizzati. Uno ha la percezione di perdere qualcosa di sé, un pezzo della sua vita, del suo percorso di cristiano, di figlio, di fratello anche.
Il vescovo Antonio come un padre.
Per lui abbiamo pregato tantissimo in
questi ultimi mesi. Lo abbiamo raccomandato al Signore a cui tanto ci ha avvicinato con la sua guida sicura, con la
sua gioiosa e ferma appartenenza alla
Chiesa con la quale ci ha contagiato nei
suoi intensi anni a Cesena-Sarsina. E un
padre che se ne va lascia sempre un
vuoto che appare incolmabile. Anche la
telefonata di papa Francesco, in un certo senso, ci aveva messo sull’avviso:
qualcosa che nessuno osava neppure abbozzare si sarebbe potuto verificare. E
ora si è verificato.
Quanti l’hanno conosciuto e apprezzato lo piangono. A Piacenza, a Cesena,
a Modena e all’Azione cattolica: sono
davvero numerosi quelli che ha incontrato sulla sua strada. Il vescovo Antonio per tutti aveva un sorriso e un pensiero. Per tutti un saluto, anche quando
il troppo lavoro prima e la malattia poi
gli hanno impedito di rispondere alle
email, agli sms, alle telefonate di vicinanza e solidarietà.
Fra le migliaia, tre immagini nitidissime si staccano dall’album delle memorie dello stretto rapporto che ho vissuto con monsignor Lanfranchi. La prima risale a un tardo pomeriggio. Ero in
redazione quel lunedì 18 gennaio 2010.
Mi chiamò e mi chiese se potevo passare da lui, in episcopio. Era buio quando
preghiera. Questo è certo. Ci siamo sentiti sempre in comunione di intenti e di
vita, anche se ormai lontani fisicamente.
Il vescovo Antonio non dimenticava
Cesena e la sua diocesi, né i paesi né le
città né la gente.
Fino all’ultimo incontro. Il 5 dicembre scorso andai a trovarlo a Modena.
Da oltre un mese avevamo fissato
quell’appuntamento. Venni a casa molto
contento per come lo avevo trovato. In
forma, contento e sereno, non mi diede
l’impressione di una persona ammalata.
Insieme, come vecchi amici che si trovano dopo tanto tempo, facemmo il
riassunto delle puntate precedenti.
ci andai con tantissima trepidazione.
Non sapevo cosa poteva essere accaduto, ma se il vescovo mi cercava, la questione doveva essere importante, visto
che non mi chiamava quasi mai. Mi
aprì una grande busta e mi lesse il contenuto della lettera: era la sua nomina
ad arcivescovo-metropolita a Modena.
Rimasi senza parole.
Ero felicissimo per lui, ma tristissimo
per me. Rimasi in sua compagnia tantissimo tempo. Mi chiese di non dire nulla a nessuno. Così feci per nove lunghissimi giorni, fino a mercoledì 27
gennaio 2010, giorno dell’annuncio deciso insieme per favorire l’uscita del
«Corriere Cesenate». Ora lo posso scrivere. Prima di lasciarlo, quella sera, ci
abbracciammo a lungo. Piansi.
Così come piansi quando lo salutai
nella sua nuova e stupenda casa a Modena, nel giorno del suo ingresso, il
14 marzo 2010. Una meravigliosa foto
ritrae quel momento intensissimo. In
questi ormai cinque anni di ministero in
Emilia ci siamo sentiti e incontrati numerose volte. Non ci siamo mai persi di
vista. Ci siamo sempre ricordati nella
Ci aggiornammo sui nostri progetti e
i nostri programmi, lui da vescovo, io
da direttore del giornale diocesano, come lui mi aveva nominato. Poi la frase
che uno non si aspetta. “Sai, Francesco – mi disse il vescovo Antonio mentre mi raccontava del suo incontro con i
giovani che gli avevano posto cinque
domande tutte sulla sua malattia –. È
una fortuna poter conoscere il tempo.
Non capita mica a tutti!”. Quella frase
mi gelò, ma mi fece capire.
Dopo un’ora e quaranta in sua compagnia (il vescovo mi dedicò tutto quel
tempo in mezzo ad altri appuntamenti
con sacerdoti diocesani) lasciai l’episcopio sapendo che non lo avrei più rivisto. Piansi molto anche quel giorno,
come piango ora mentre butto giù di
getto queste sconclusionate note. Allora
non mi rimane altro che annotare quello
che ho scritto subito su Twitter: è morto
il vescovo Antonio. Un padre. Una preghiera.
Francesco Zanotti
Presidente nazionale Fisc
Direttore «Corriere cesenate»
MONTEFELTRO
10
PRIMO PIANO
Pier Luigi Bondioni prossimo al Diaconato si presenta
“NON VOI AVETE SCELTO ME, MA IO HO SCELTO VOI E VI HO COSTITUITI
PERCHÉ ANDIATE E PORTIATE FRUTTO” (Gv 15,16)
Il prossimo 12 aprile, Domenica in Albis della Divina Misericordia, riceverò il Sacramento dell’Ordine del diaconato nella
nostra Cattedrale di Pennabilli. Se volgo indietro lo sguardo alla storia della mia vocazione, sento particolarmente vere per me
le parole del Salmo 139: «Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo ricamato nelle profondità della terra; ancora
informe mi hanno visto i tuoi occhi». Non c’è infatti, per me,
né un luogo né un tempo preciso in cui posso fissare la nascita
della mia chiamata al ministero ordinato, ma un cammino, fatto di tappe semplici e quotidiane attraverso le quali il Signore ha “ricamato”
nella mia vita il suo progetto d’amore,
ha fatto sì che il suo desiderio per me
pian piano diventasse anche il mio. Davvero «fin dal grembo di mia madre»
Egli ha preparato per me il terreno adatto affinché il seme da lui seminato germogliasse e crescesse. Classe 1976 sono
nato e cresciuto a Brescia dove ho iniziato gli studi in Seminario all’età di 14
anni concludendoli a Roma presso la
Pontificia Università Gregoriana con gli
studi in Storia Ecclesiastica. Prima del
seminario vivevo una vita normale, ma
sentivo che mancava qualcosa. Quella
normalità non mi soddisfaceva. Ho cominciato ad interrogarmi e a chiedermi
cosa voleva il Signore da me. Attraverso esperienze diocesane
ho conosciuto il seminario e ho maturato la mia scelta di entrare nel seminario minore. Lì è partito un cammino fatto di esperienze e di incontri, ma ciò che mi ha riempito di più è il rapporto con Gesù. Terminati gli studi a Roma, dopo un periodo di
esperienza lavorativa, ho ripreso il mio discernimento vocazionale. Dal 2007 al 2012 ho esercitato il ministero della consolazione nell’ambito della Pastorale della Salute in un grande
ospedale della mia città di origine, facendo parte della prima
Cappellania ospedaliera. La pastorale della salute è “la presenza e l’azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti ne prendono cura”.
In questo servizio ho imparato molto, soprattutto che il ministero della consolazione è fondamentale per riproporre, nel
mondo della salute e della malattia, i valori della vita e della
persona, alla luce della Creazione e della Redenzione. Prendersi cura dei malati è annunciare la Buona Novella del Regno, è aiutare l’uomo sofferente ad entrare, con la fede, nella
dinamica della salvezza messianica col vivere in se stesso la
morte e la risurrezione del Signore. Terminata questa esperienza, nel dicembre 2012, ho iniziato il cammino nella nostra
Diocesi presso la Parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice in Dogana (RSM) abitando provvisoriamente a Casa San Michele.
Qui sono rimasto sei mesi per poi trasferirmi definitivamente a
vivere in Parrocchia, a Dogana. Questa esperienza rimarrà
sempre nel mio cuore. Durante il periodo vissuto a San Marino ho imparato a conoscere il territorio della nostra Diocesi, la
sua bellissima storia, le sue tradizioni e devozioni, la realtà pastorale dell’Azione Cattolica e dello Scoutismo. Ho incontrato
tante persone, divenute poi amiche, che mi hanno aiutato a non
farmi sentire il peso della lontananza dai miei affetti familiari,
a cui ancora oggi rivolgo il mio grazie e il mio ricordo al Signore. Nel giugno 2014 mi sono trasferito in seminario a Pennabilli iniziando il mio nuovo incarico pastorale presso l’Ospedale civile “Sacra Famiglia” di Novafeltria e qualche mese dopo, in ottobre, è iniziata anche la mia presenza in Parrocchia.
Il nostro vescovo Andrea mi ha anche chiesto la disponibilità a
far parte del CDV (Centro Diocesano Vocazioni). Nei vari anni di cammino vocazionale, nei vari incarichi e servizi pastorali della mia vita, che ho condiviso con voi, molte
volte mi sono state fatte domande circa
la vocazione a cui, in questo momento
particolare della mia vita, mi sento di
rispondere. La domanda più frequente,
sembra scontata: cosa è la Vocazione?
Dio chiama ogni persona che viene nel
mondo: Egli ha un piano, un progetto
d’amore su ciascuno di noi. In Cristo
Gesù ognuno è chiamato alla santità,
cioè a vivere in comunione con Dio e
ad aprirsi ai fratelli, attraverso un percorso personale e creativo. C’è una sola vocazione, che è comune a tutti. È la
vocazione alla santità, a cui ciascuno
risponde con il proprio percorso: vocazione alla santità nella vita familiare o nella vita sacerdotale e
religiosa, vocazione alla santità nel mondo del lavoro, in casa,
a scuola, nel seminario... La vocazione al ministero ordinato è
la chiamata a seguire Gesù Buon Pastore e il ministro ordinato svolge un triplice compito nella Chiesa: in unione con il
proprio Vescovo e con i sacerdoti è inviato ad annunciare la
Parola del Signore, a celebrare i Sacramenti perché tutti “abbiano vita in abbondanza”, e a guidare i fedeli come popolo di
Dio, per la costruzione del Regno nel mondo. Chi riceve il diaconato (parola che deriva dal greco “diaconìa” che significa
ministero/ministro o servizio/servo) riceve infatti il sacramento
dell’Ordine che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito
di proclamare il Vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di
celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può
celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un Ministro di Cristo a
tutti gli effetti. La chiamata a consacrarsi non avviene secondo
modalità standard o nel caso in cui la vocazione si avverte attraverso manifestazioni straordinarie, di per sé molto rare.
Normalmente non si “sente” nulla, ma si ha la coscienza che la
vocazione a consacrarsi si è insinuata nelle pieghe del cuore e
chiede di essere presa in considerazione.
La chiamata viene da un Dio rispettoso dell’uomo, un Dio
che non forza le porte ma parla al cuore attraverso il suo Figlio
Gesù. Se Gesù ti chiama a seguirlo per la strada del sacerdozio,
avverti allora che il tuo cuore ha bisogno di qualcosa di più. Poco a poco nasce in te il desiderio di consacrare a Lui tutta la vita per fare di tutto il mondo la tua famiglia; poi questo deside-
MONTEFELTRO
I
SPECIALE MONTEFELTRO
Verso il Convegno di Firenze
In Gesù Cristo il nuovo umanesimo
È Il tItolo del V ConVeGno eCClesIale della ChIesa ItalIana
Che sI terrÀ a FIrenze dal 9 al 15 noVembre 2015.
I deleGatI della nostra dIoCesI andranno, sentendo dI portare
la preGhIera, la rIFlessIone ed Il ContrIbuto delle nostre ComunItÀ.
L
a Chiesa italiana promette di essere “una Chiesa in uscita” – come chiede insistentemente papa Francesco – e vuole esserlo anche la nostra Chiesa diocesana.
Dalla fine del 2014 alla fine del 2015 vivrà un anno di grandi eventi su questa linea. Il primo è il Sinodo dei Vescovi che, come sappiamo, si occupa delle sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della evangelizzazione (5-9 ottobre 2015). Anche noi stiamo partecipando da casa col nostro contributo di riflessione e di preghiera. Riteniamo questa opportunità una grazia
e un’occasione per riconsiderare la nostra pastorale famigliare.
L’altro evento di cui ci occupiamo specificamente in questa scheda è il V Convegno ecclesiale della Chiesa italiana che si
terrà a Firenze dal 9 al 15 novembre
2015 con questo titolo suggestivo: “In
Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. La
scelta del titolo è stata laboriosa, ma come ha spiegato don Massimo Naro, teologo siciliano e membro del Comitato
preparatorio dello stesso Convegno,
«questo titolo è stato voluto, non senza
perplessità e discussioni, dai vescovi italiani e – come giustamente è stato sottolineato da alcuni commentatori – sembra
rimanere più interno alla prospettiva prevalentemente culturale e antropologica di Benedetto XVI che non a quella nuova, più spiccatamente pastorale, di papa Francesco. D’altronde, davvero esso era stato
scelto prima dell’elezione del nuovo pontefice e, perciò, intercettava
tutta una serie di preoccupazioni, anch’esse in fondo “pastorali”, connesse alle metamorfosi antropologiche e culturali che nel corso della
tarda modernità si sono rese sempre più evidenti un po’ ovunque nel
mondo, soprattutto in Occidente…» (relazione tenuta all’assemblea dei
soci C.A.L., Roma, 21.5.2014).
Brevemente proponiamo alcuni appunti per introdurre le schede
che verranno pubblicate nel nostro mensile diocesano “Montefeltro”
e che accompagneranno il cammino.
1. I passi finora compiuti
Il primo passo è costituito dal testo dell’Invito al Convegno presentato al pubblico da Mons. Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente
del Comitato del Convegno con queste parole: «Invito sta a dire che
si vuole raggiungere tutti attraverso una ben precisa modalità di coinvolgimento… Un invito vuol essere anche un modo per condividere
la bellezza dell’essere insieme, in un clima di semplicità, di accoglienza e di partecipazione…». Questi i principali contenuti dell’Invito, vero e proprio documento per la preparazione remota:
– un cordiale appello a muoverci subito e insieme per tornare a confrontarci con franchezza;
– un cammino lungo la scia conciliare;
– in consonanza con gli Orientamenti pastorali del decennio (anni
2010-2020), con attenzione alle antropologie pervase dalla nega-
zione di Dio e dalla volontà di potenza che ci consegnano un
mondo provato dall’individualismo, da nuove povertà, da uno
sfruttamento cieco del creato…
– nella consapevolezza della natura plurale dell’odierna società, la proposta alla libertà dell’uomo contemporaneo la persona di Gesù Cristo e
l’esperienza cristiana quali fattori decisivi di un nuovo umanesimo;
– ripensare lo stile peculiare con cui interpretare e vivere il nuovo umanesimo nell’epoca della scienza, della tecnica e della comunicazione.
È sul campo, quindi nella realtà delle
nostre parrocchie e dei nostri gruppi
che vanno colte e interpretate le attese
del popolo cristiano, come pure la situazione culturale e religiosa della nostra società. Per questo motivo il Convegno non potrà essere un simposio di
Teologia, anche se avrà bisogno di una
elaborazione teologica adeguata; non
potrà risolversi in una narrazione di
esperienze, sebbene senza il racconto
delle esperienze risulti impossibile condividere un messaggio rincuorante.
2. I passi necessari di avvicinamento
a Firenze 2015
Lo scorso anno è stato dedicato alla raccolta delle esperienze di
“nuovo umanesimo”. A noi non fu possibile inviare contributi, ma
godiamo di tutti quelli raccolti nelle diocesi italiane. Dall’ascolto di
queste è scaturita una “Traccia di preparazione”, stesa su 4 capitoli:
“Il di più dello sguardo cristiano”; “Lo scenario dell’annuncio del
Vangelo”; “Le ragioni della nostra speranza”; “La persona al centro
dell’agire ecclesiale” con l’indicazione delle cinque vie verso l’umanità nuova: “uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare”. Parole misteriose, un po’ ermetiche, scritte così di seguito senza altra
spiegazione, ma si illumineranno via via anche con l’aiuto delle schede che offriamo ai lettori e alle nostre comunità. Costituiranno un
grande aiuto per rilanciare l’impegno pastorale delle nostre comunità
ecclesiali. Le schede sono scritte per consentire capillarità e profondità al cammino.
3. Dal Convegno in poi
La diocesi di San Marino-Montefeltro ha già indicato i nomi dei delegati che saranno a Firenze. Andranno, sentendo di portare la preghiera, la riflessione ed il contributo delle nostre comunità.
Prima della loro partenza contiamo di organizzare in ogni vicariato
un’assemblea per raccogliere esperienze, istanze e proposte di “nuovo umanesimo” e, perché no, scrivere una sorta di “Libro bianco”
col materiale raccolta.
Il bello verrà col “dopo Convegno”, quando i delegati ci riporteranno il frutto dei lavori e inizierà la fase della ricezione indispensabile
per nutrire i progetti pastorali.
@ Andrea Turazzi
MONTEFELTRO
II
SPECIALE MONTEFELTRO
lo sGuardo amoreVole – lo sguardo amorevole è quello che ha fatto scaturire
le esperienze e le proposte arrivate da tutta Italia, e che riflettono la realtà di una
Chiesa in cammino («in uscita», come chiede il papa). Il contributo delle diocesi è ora
il punto di avvio di una nuova fase di partecipazione. Continuiamo dunque il cammino
nella stessa direzione.
LA TRACCIA DI PREPARAZIONE
AL CONVEGNO ECCLESIALE DI FIRENZE
Uno strumento per prepararsi insieme
all’appuntamento della Chiesa italiana di novembre
COSA È LA “TRACCIA”
Come è stato spiegato nel precedente inserto, la Traccia rappresenta la sintesi di numerosi contributi (oltre 200) inviati alla Segreteria del Convegno (nei mesi scorsi) sotto forma di
esperienze della Chiesa italiana (diocesi e realtà laicali, culturali e pastorali), ispirate dal tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.
La ricchezza di queste risposte ha mostrato una Chiesa sorprendentemente viva e vivace, tanto più se si pensa che il tema
potrebbe apparire “astratto” e lontano dalle reali esigenze pastorali. Sono emersi veri e propri “laboratori dell’umanesimo
cristiano” che indicano e annunciano come sia possibile e bello incarnare nel nostro tempo il messaggio proposto da Gesù
Cristo e dal Vangelo (il testo della Traccia ed il materiale completo sono consultabili sui siti internet: http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/v-convegno-ecclesiale-nazionale e www.firenze2015.it).
COME DOVREBBE
ESSERE UTILIZZATA
La Traccia non è un documento
che fornisce “ricette” e schemi pastorali già pronti per l’applicazione; piuttosto, essa è un contributo
per mettere in movimento verso
Firenze tutta la Chiesa italiana
(anche la comunità di San Marino-Montefeltro!).
Il suo utilizzo potrà aiutare tutti
(dunque non solo i delegati diocesani al convegno) a chiedersi – ad
esempio – cosa significa essere
pienamente “umani” oggi, in un
tempo caratterizzato dalla cultura che riduce le persone a “cose”, dalla tecnica senza limiti, dall’economia che ha perso l’aggancio con la realtà, da mutamenti sociali e demografici
profondi, da una comunicazione spesso falsata ed ingannevole
… Ancora, essa ci aiuterà a comprendere come contribuire
nella costruzione di una società più giusta, solidale e pacifica.
La prospettiva in cui muoversi è culturale e insieme missionaria: alla luce del di più dell’esperienza cristiana, è possibile portare un contributo che andrà a beneficio di tutti, e non solo dei
credenti, perchè la proposta della fede nello spazio pubblico lo
rende più ricco, e non rappresenta certo una minaccia. Questo
contributo, al di là delle buone intenzioni e dell’impegno me-
ritorio del singolo, ha un maggior significato ed una indubbia
efficacia solo se offerto come comunità cristiana, come Chiesa
di San Marino-Montefeltro. La Traccia andrà dunque approfondita e discussa nei consigli pastorali parrocchiali della
nostra Diocesi, nelle associazioni e nei movimenti, nelle comunità religiose, nelle realtà culturali e sociali, con una particolare attenzione alla concretezza delle esperienze; allo stesso modo, potrà essere anche oggetto di riflessioni personali e
nell’ambito familiare.
In ogni numero del Montefeltro verrà presentato in sintesi
un capitolo della Traccia e verranno proposte alcune domande per la riflessione personale e comunitaria.
Le riflessioni che emergeranno potranno essere inviate alla segreteria diocesana ([email protected]).
PRIMO CAPITOLO:
Dalle Chiese locali il di più dello sguardo cristiano
La prima parte della Traccia sintetizza il ricco materiale pervenuto al Comitato preparatorio dalle diocesi. In esso emerge
un’estrema acutezza nella lettura
dei bisogni da parte di chi si trova
in prima linea, e quindi ha maturato una capacità di risposta creativa
e propositiva, alimentata dall’ascolto della Parola di Dio. Da queste
testimonianze emergono quattro
forme “incarnate” di umanesimo,
punto di partenza della nostra riflessione: un umanesimo in ascolto,
concreto, plurale, ricco di interiorità
e trascendenza.
Anzitutto, un umanesimo in ascolto.
I tanti contributi non hanno proposto una semplice “fotografia” della realtà italiana (sicuramente caratterizzata anche da ombre e difficoltà): ricorre continuamente la capacità di vedere anche la bellezza di ciò che
c’è e la speranza – nonostante le forze talvolta ridotte – di ciò
che può venire, il “di più” di umanità che si sprigiona dalla fede e dalla religione.
Alcune domande per riflettere…
… sulla nostra esperienza personale e familiare
• Quali segni di ricchezza (ad esempio di gioia, generosità,
condivisione, speranza, …) ricevo dalle persone che mi sono
vicine e da quelle che incontro ogni giorno?
MONTEFELTRO
III
• Riesco a vedere nella vita della mia famiglia la presenza
“provvidenziale” di Dio?
… sulla nostra comunità parrocchiale, sul nostro gruppo, associazione e comunità religiosa
• La nostra comunità è realmente attenta ai segnali di bisogno,
alle necessità materiali/psicologiche di alcuni dei nostri fratelli (ad esempio legate al lavoro, alla malattia, alle sofferenze familiari, …)? Oppure ci si accontenta delle “cose belle”
realizzate fino ad ora?
• Riusciamo a riconoscere e a dar lode al Signore per i doni
che la nostra comunità riceve attraverso le testimonianze di
fede, le conversioni, l’offerta generosa di sé da parte di alcuni/tanti fratelli?
• Sappiamo educarci a scoprirle? riusciamo a trovare il modo
di comunicarcele e condividerle?
In secondo luogo, un umanesimo concreto.
L’uomo di oggi oscilla tra la pretesa di essere autosufficiente e
la constatazione del proprio limite: di fronte alla mancanza di
una “bussola” per orientarsi, le comunità cristiane possono essere (e spesso lo sono realmente) un valido punto di riferimento.
I vari contributi diocesani si sono impegnati a trovare una sintesi tra la verità del Vangelo e la concretezza della vita delle
persone.
– molte esperienze si sforzano di riconoscere i bisogni meno
manifesti delle persone;
– cercano di offrire risposte non “ossessionate” dall’efficienza;
– guardano oltre al gruppo ristretto e tentano di mobilitare
nuove risorse e compagni di strada;
– prevedono lungo il cammino una verifica delle azioni intraprese.
Nel “nuovo umanesimo cristiano” non devono esistere due livelli (teorico e pratico), poiché deve prevalere il tentativo di
“imparare facendo”.
Alcune domande per riflettere…
… sulla nostra esperienza personale e familiare
• Sono capace di donare gesti concreti di amore (ascolto, attenzione, disponibilità, …) ai familiari, ai colleghi di lavoro,
alle persone della mia comunità?
• Quanto incide la fede cristiana nel motivare e realizzare questi miei gesti di prossimità?
• Sentiamo di dover vigilare sulle proposte educative e formative che coinvolgono i nostri figli (in ambito scolastico, nel
tempo libero, …).
SPECIALE MONTEFELTRO
ogni persona) è depositario di talenti e valori che è possibile riconoscere solo attraverso uno “sguardo d’insieme”. Ecco allora che dalle diocesi giungono esperienze di
pastorale integrata, proposte unitarie a vari livelli (associativi, di età,
di ambiti di vita, …), senza alcun
dualismo tra “dimensione veritativa” e “prassi caritativa”.
Alcune domande per riflettere…
… sulla nostra esperienza personale e familiare
• Cosa può fare la mia famiglia (ognuno secondo le proprie attitudini e capacità) per rendere più bella la vita della comunità in cui vivo (caseggiato, parrocchia, paese, …)?
• Sono convinto di poter cambiare il mondo intorno a me attraverso comportamenti “controcorrente”? … ad esempio,
attraverso lo stile di vita, i piccoli gesti di solidarietà, la scelta di parole di speranza, la rinuncia ad esprimere giudizi superficiali o malevoli, l’espressione di opinioni e riflessioni sui
social network (facebook, twitter)…
… sulla nostra comunità parrocchiale, sul nostro gruppo, associazione e comunità religiosa
• Possiamo dire che le componenti della nostra parrocchia (e
le persone della nostra comunità) “gareggiano nello stimarsi
a vicenda”?
• Quale segno di collaborazione ci risulta più difficile? Quale
verrebbe colto anche all’esterno come più urgente e “profetico”?
• Nelle nostre attività ed iniziative, coltiviamo uno spirito di
diocesanità? Sentiamo il desiderio di “fare comunione” con
l’intera comunità di San Marino-Montefeltro?
Infine, un umanesimo di interiorità e trascendenza.
Il “fare” del cristiano rimanda sempre alla presenza di Dio, al
Suo accompagnamento nell’ispirare e benedire i nostri gesti di
amore.
Numerosi sono stati i contributi che hanno raccontato il desiderio di sostenere la domanda di spiritualità e di trascendente
che viene dalle persone (attraverso proposte ordinarie di lectio,
liturgie eucaristiche, esperienze di accompagnamento spirituale, …).
Alcune domande per riflettere…
… sulla nostra comunità parrocchiale, sul nostro gruppo, associazione e comunità religiosa
• Come possiamo “organizzare” i gesti concreti di amore di
cui hanno bisogno tante persone della nostra comunità?
• Quali situazioni di bisogno ci sembrano più urgenti?
• Ci rendiamo conto della responsabilità educativa (alla fede,
al rispetto del prossimo, …) a cui è chiamata la nostra comunità o il nostro gruppo?
… sulla nostra esperienza personale e familiare
• La presenza di Dio nella mia giornata è limitata ad un segno
di croce frettoloso e distratto? Oppure mi capita di “dialogare” con il Signore in più occasioni, per “commentare” con
Lui ed affidarGli ciò che accade nella mia vita?
• Riesco a proporre ai miei familiari qualche momento di preghiera insieme, qualche occasione per mettere Dio “al centro” della nostra casa?
In terzo luogo, un umanesimo plurale e integrale.
L’umanesimo cristiano non è un monolito, ma una “convivialità delle differenze” (secondo una famosa e felice espressione
di Mons. Tonino Bello).
Da questo punto di vista, la famiglia rappresenta l’esempio forse più eloquente ed efficace: proprio l’immagine della famiglia,
infatti, ci aiuta a capire che non si tratta di proporre un’umanità “in frantumi”, ma credere che ogni frammento (dunque
… sulla nostra comunità parrocchiale, sul nostro gruppo, associazione e comunità religiosa
• Cosa può fare la nostra comunità per suscitare nelle persone
una maggiore confidenza/familiarità con Dio?
• Crediamo che la dimensione religiosa della vita sia un tema
che riguarda solo i credenti, oppure riteniamo che debba essere proposto (con rispetto, ma anche con forte convinzione)
all’intera società civile?
MONTEFELTRO
IV
SPECIALE MONTEFELTRO
CONVEGNO DI FIRENZE
E NUOVO UMANESIMO
di Don Gabriele Mangiarotti
La recente ricerca dell’Eurispes a proposito della condizione italiana fa emergere una situazione per certi aspetti interessante riguardo ai temi cari alla riflessione cattolica.
Sappiamo che a novembre di quest’anno tutta la Chiesa italiana
sarà chiamata a convegno per riflettere sull’esperienza del «nuovo
umanesimo». Da qui a quel momento tutti siamo chiamati a interrogarci sulle nostre esperienze e sulle prospettive della vita di fede,
facendo emergere i punti significativi e qualificanti, le problematiche più urgenti, le piste per un autentico cammino di verità e di
conversione.
Riflettendo anch’io sull’Instrumentum laboris proposto a tutta la
Chiesa, ho concentrato la mia attenzione su questi aspetti, innanzitutto ricordando che la traccia proposta, che tiene conto del lavoro
già inviato dalle Diocesi, nel suo primo capitolo cerca di fare emergere quegli spunti di novità e di bellezza spesso cancellati o dimenticati dai mass-media.
Parto da una considerazione. In questi giorni è stata pubblicata la
ricerca dell’Eurispes a proposito della condizione italiana, una specie di radiografia dell’esistente che vorrebbe fare emergere lo stato
della situazione economica, sociale, culturale e religiosa del nostro
popolo. Mi ha colpito questa nota, che
alcuni commentatori hanno esteso confrontando i dati attuali con quelli del
passato. Emerge una situazione per certi aspetti interessante riguardo ai temi
cari alla riflessione cattolica. I dati sembrano rilevare, al di là di una evidente
scollatura tra l’insegnamento della
Chiesa e la mentalità dominante, una
trasformazione, che possiamo identificare con un avvicinamento alle posizioni cristiane, non in senso assoluto, ma
identificando un cambiamento in atto.
Ecco i dati: «Mentre la Chiesa cattolica diventa comunque un riferimento
per moltissime persone in più rispetto
al passato, anche grazie a Francesco,
contemporaneamente si assiste, come
dicevamo, ad un cambiamento sui temi
etici. Se si paragonano i dati di oggi al
Rapporto del 2013 e al Rapporto del 2014, infatti, aumenta il numero di italiani contrari ai matrimoni gay, passando dal 50,7% del
2014 al 59,2% del 2015; aumenta il numero di italiani contrari alle
adozioni gay, dal 71,2% del 2014 al 72,2% del 2015; cala drasticamente – Matteo Renzi è avvertito! – anche l’approvazione della tutela giuridica delle coppie di fatto, passando dal 77,2% del 2013, al
78,6% del 2014 fino al 64,4% del 2015. Il popolo delle “Sentinelle
in Piedi” è dunque riuscito a far alzare il resto d’Italia? Ecco spiegato l’odio e gli sputi ricevuti dalle tolleranti sentinelle Lgbt.
Per quanto riguarda la fecondazione assistita, anche qui cala drasticamente l’approvazione, passando dal 79,4% del 2013, al 75,9% del
2014 fino al 47,2% del 2015 (per la eterologa). Allo stesso modo diminuiscono i consensi verso la pillola abortiva, passando dal 63,9%
del 2013, al 63,5% del 2014 fino al 58,1% del 2015. Stesso discorso
per l’eutanasia, calano i consensi passando dal 64,6% del 2013, al
58,9% del 2014 fino al 55,2% del 2015; così come per l’approvazione
del testamento biologico: dal 77,3% del 2013, al 71,7% del 2014 fino
al 67,5% del 2015. Un piccolo incremento di favorevoli invece verso
il suicidio assistito, passato dal 36,2% del 2013, al 28,6% del 2014,
al 33,5% del 2015; così come per i favorevoli al divorzio breve,
dall’84% del 2014 all’86,6% del 2015. Crollano drasticamente invece
i consensi per la liberalizzazione delle droghe leggere, passando dal
40,3% del 2014 al 33% del 2015».
Sorge una domanda: «Che cosa ha originato il cambiamento di
mentalità?» Io credo francamente che sia la presenza di un mondo
laicale cattolico e no che ha dato voce a quei temi che il mainstream
ha voluto tenere nascosti, per cui il popolo, di fronte all’evidenza di
certi disvalori, ha cominciato ad aprire gli occhi. Se poi si tiene con-
to delle parole (purtroppo però spesso censurate o manipolate) di Papa
Francesco, là dove combatte la «cultura dello scarto», dove invita a non
fare della scuola «un campo di rieducazione» o dove afferma che la
colonizzazione culturale a cui è sottoposto il nostro mondo ha poco
da invidiare «ai Balilla e alla Gioventù Hitleriana», allora credo che
si possa parlare di una possibile rinascita dell’esperienza e della presenza della Chiesa.
C’è un altro aspetto da considerare, ed è la pressione mondiale
contro l’identità cristiana. È in atto un processo che vorrebbe sostituire l’antropologia nata dalla fede con una ideologia mondialista
che riduce l’uomo a cosa, e – cambiando la stessa lingua degli uomini – introdurre un «DIRITTO ALLA SALUTE SESSUALE E RIPRODUTTIVA» che altro non è che propaganda contraccettiva,
abortista e omosessualista. Ciò che sconcerta in tale processo è il
tentativo di strumentalizzare gli stessi cattolici perché diventino collaboratori di tale progetto.
Una acuta osservatrice del fenomeno così scrive: «Gli agenti Dssr (= Diritti alla Salute Sessuale e Riproduttiva) vogliono “creare
culture di accettazione”, da loro definite “un ambiente favorevole per la parità
di godimento dei diritti [riproduttivi e
sessuali] di tutti”. Tale progetto di trasformazione culturale comporta la
cooptazione di “uomini e ragazzi, di
chi definisce le politiche e delle forze
dell’ordine, dei parlamentari, degli educatori e operatori sanitari, dei datori di
lavoro, del settore privato e dei giornalisti” nel processo rivoluzionario eliminando tutte le “barriere culturali” alla
loro agenda».
Sono inoltre determinati a impegnarsi ulteriormente in partnership
con le comunità religiose, in particolare con i sacerdoti cattolici, le comunità religiose, le donne e i giovani, in
modo da cambiare sia le loro credenze
sia i loro comportamenti, dall’interno e
di trasformarli in sostenitori del Dssr nelle loro rispettive comunità.
Un altro metodo che i partner del Dssr intendono utilizzare per trasformare le società è la riforma dell’istruzione. Essi sono determinati a garantire la creazione di «norme per l’attuazione di programmi di educazione sessuale completa, sia dentro sia fuori la scuola,
che includano quadri giuridici e politici di sostegno, a cominciare
dall’età della scuola primaria in poi, che siano legati ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, e che coinvolgano i genitori, la comunità, i leader tradizionali e religiosi e attivamente coinvolgano i giovani a tutti i livelli». Si tratta di un’agenda fittissima. Cerchiamo di
rivisitare le sue componenti:
• “standard” (ambizione normativa);
• “Dentro e fuori della scuola” (per raggiungere tutti i bambini, in
tutte le loro attività);
• “quadri politici e giuridici” (capacità di esecuzione);
• “iniziare in età della scuola primaria” (derubare i genitori della
loro responsabilità educativa, trasformando le persone dalla più
tenera età);
• “che impegnano” (genitori, i leader religiosi stessi sono cooptati
nel processo di decadenza morale);
• “coinvolgendo attivamente i giovani” (il giovane partecipa alla
sua auto-distruzione).
Ora non è chi non veda che, in questa guerra dichiarata all’uomo
nel nome di quella ideologia che si vuole universale (che sia l’attributo satanico di una Chiesa contro Dio stesso?), occorre una vigilanza, una chiarezza di intenti, una unità degli uomini di buona volontà, che sappia resistere e proporre quella «vita buona del Vangelo» che è la garanzia di un autentico umanesimo.
MONTEFELTRO
11
rio si trasformerà in ricerca, diventerà un’avventura stupenda
che durerà tutta la vita...
Il Diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante
e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé.
Egli è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, che
per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, che si fa
carico delle sofferenze dei più deboli, che proclama la parola
del Regno, che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, che offre la sua stessa vita in sacrificio.
Certo, non soltanto il Diacono farà questo, ma lo farà senz’altro
e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e
offrendo una chiara testimonianza di carità. Il Ministero diaconale è triplice: il Diacono viene ordinato per il ministero della
Parola, della Liturgia e della Carità. Diaconia della Parola: la
proclamazione del Vangelo e predicazione. Diaconia della liturgia: oltre che del servizio all’altare in senso stretto il Diacono si
occupa anche della cura pastorale degli infermi, sia nel servizio
operoso per soccorrerli nel dolore, ma anche nella preparazione
a ricevere il sacramento dell’unzione e la loro preparazione ad
una morte cristiana. Diaconia della carità: il diacono, come ministro ordinato, è a servizio del popolo di Dio. I suoi ambiti specifici possono essere le opere di carità parrocchiali e diocesane,
le opere di educazione e di servizio sociale nel dovere della carità e dell’amministrazione.
In conclusione, riguardando la mia storia, vedo che non sono mancati momenti in cui pensare al mio futuro di ministro
ordinato mi faceva tremare di paura, soprattutto per la conoscenza dei miei limiti. Ma, insegna san Paolo, né morte, né vita e, parafrasando, nemmeno le nostre piccole o grandi debo-
PRIMO PIANO
lezze, ci possono separare dall’amore di Dio per noi. L’esperienza di questi anni mi ha fatto sentire amato, chiamato, eletto non per meriti acquisiti né diritti, ma unicamente per la Sua
misericordia, quella misericordia che ho visto riassunta nelle
parole del Vangelo che saranno proclamate nel giorno della
mia Ordinazione: «Mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20). In quelle mani
e in quel costato, segni dell’amore gratuito e totale del Signore per la mia vita, vedo ricompensato tutto il mio cammino,
passato, presente e futuro. Questo è il segreto che mi fa andare avanti e anche ciò su cui desidero fondare la mia vita: essere prima di tutto un uomo a cui il Signore ha usato misericordia e che, a sua volta, non può far a meno di annunciare a tutti quanto è grande l’amore di Dio. Questo intendo fare, con
l’aiuto del Signore. Vi chiedo di accompagnarmi da subito con
la vostra preghiera. Grazie!
Pier Luigi Bondioni
SABATO 11 APRILE - ORE 16,30
SANTUARIO DELLA B.V. DELLE GRAZIE
Professione temporanea dei voti di
FRANCESCA SERRELI
Presiede la Celebrazione
S.E. MONS.
ANDREA TURAZZI
SCOPRI LA MAPPA
DELLE OPERE
8XMILLE CHE HAI
CONTRIBUITO
A CREARE.
DESTINA
L’8XMILLE
ALLA CHIESA
CATTOLICA.
Regione per regione, città per città, scopri
su www.8xmille.it la mappa interattiva
con le opere realizzate grazie ai fondi 8xmille
destinati alla Chiesa cattolica. Oppure scarica
gratis l’APP mappa 8xmille. Uno strumento
semplice per un 8xmille sempre più trasparente.
EMILIA ROMAGNA:
Bologna
Casa Magdala
Associazione
“Albero di Cirene”
Destinati: € 80.000
CALABRIA:
Reggio Calabria
Centro di ascolto e di
solidarietà “Mons. Italo
Calabrò” Archi
Destinati: € 15.000 annui
MARCHE:
San Benedetto del Tronto
Centro Caritas
Destinati: € 281.000
MONTEFELTRO
12
ORDINI RELIGIOSI DIOCESANI
Inizia con questo numero una serie di servizi grazie ai quali potremo conoscere meglio la presenza nella nostra Diocesi delle
comunità religiose, una peculiarità di questa Chiesa che viene così arricchita dalla tradizione, dalla cultura, dalla fede che i
diversi ordini religiosi apportano, sin dalle origini, nel Montefeltro. Una presenza ricca di una forte spiritualità che pur con
diverse sfumature serve la Chiesa in maniera umile, intelligente e soprattutto con la preghiera e il servizio.
Agostiniane, Francescane d’Assisi (2), Clarisse (2), Maestre Pie dell’Addolorata (4), Adorazione Eucaristica, Benedettini (2), Servi
di Maria, Salesiani, Frati Minori (2), Frati Minori conventuali, Frati Minori Cappuccini (2), Eremiti diocesani (2), sono gli ordini
presenti fra i tanti che animano la Chiesa universale. Il primo incontro che proponiamo ai nostri lettori è con la comunità dei
Benedettini e delle Benedettine della Divina Volontà: la più recente insediatesi in Diocesi ma che ha in un gigante della fede come
San Banedetto l’ispiratore, il fondatore, la guida forte. Come possiamo leggere di seguito le due comunità sorgono a Talamello
e a Pieve di Carpegna in due dei tre Vicariati e sono, soprattutto, comunità con una forte presenza di uomini e donne giovani.
I BENEDETTINI DELLA DIVINA VOLONTÀ
Se avete visitato di recente il bel paesino di Talamello o avete fatto qualche passeggiata in Carpegna vi sarà forse capitato di
incontrare dei fratelli e delle sorelle alquanto gioiosi, vestiti di
bianco, dediti al lavoro e alla preghiera.
Sono i benedettini della Divina Volontà, una nuova comunità
religiosa di tipo contemplativo accolta nella diocesi di San Marino-Montefeltro ed istituita da Mons. Andrea Turazzi e dal suo
predecessore Mons. Luigi Negri.
Al momento la comunità possiede due case nella diocesi. Le
figlie benedettine della Divina Volontà vivono a Talamello e
ogni giorno per otto ore adorano il Santissimo Sacramento al
Santuario del Crocifisso miracoloso di cui è parroco don Armando. I monaci benedettini della Divina Volontà invece vivono a Pieve di Carpegna, adorano il Santissimo Sacramento e gestiscono la parrocchia di San Giovanni Battista.
Il carisma benedettino è uno dei più antichi della Chiesa Cattolica. Fu fondato da San Benedetto da Norcia (480-547) insieme a sua sorella Santa Scolastica (480-543).
San Benedetto fondò diversi monasteri tra i quali Monte Cassino, dove scrisse la sua famosa Regola.
La regola benedettina ordina il ritmo di una vita bilanciata tra
lavoro e preghiera (ora et labora).
La preghiera quotidiana è scandita nella celebrazione della
Liturgia la quale include la Santa Messa e la recita dell’Ufficio
Divino. Il lavoro, considerato anch’esso una forma di preghiera,
si suddivide in attività ordinarie quali la cucina, la pulizia, la
cura degli ambienti, e attività specifiche come il lavoro manuale e lo studio.
San Benedetto riconosceva al lavoro ordinario del monastero
un carattere liturgico, scrivendo appunto che i monaci avrebbero dovuto trattare gli utensili da lavoro come le suppellettili
dell’altare (RB, 31).
I benedettini della Divina Volontà abbracciano la loro tradizione monastica e al contempo cercano di rimanere aperti alla
tenera voce dello Spirito Santo.
Questa voce gli ispira ad incorporare alla loro vita tesori appartenenti anche ad altre tradizioni e devozioni cattoliche. Infatti essi svolgono quotidianamente l’adorazione eucaristica, recitano in comune il Santo Rosario, la coroncina della Divina Misericordia e sono devoti al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.
Essi coltivano, inoltre, una devozione particolare alla Serva
di Dio Luisa Piccarreta ( 1865-1947).
Luisa, la “santa di Corato” così come era chiamata, era una
mistica e anima vittima della Puglia. È stata costretta a letto da
un’inspiegabile malattia per oltre sessant’anni. Durante questo
tempo Luisa ricevette numerose visite da Nostro Signore, sotto
dettatura del quale, scrisse trentasei volumi riguardanti la Divina Volontà e le rivelazioni su come vivere “in terra come in cielo”.
Infatti nella prefazione alle “Ore della Passione” di Luisa
Piccarreta Sant’Annibale di Francia, suo confessore, scrive: “La
vita è più celeste che terrena di questa Vergine Sposa di Gesù”.
Oltre a ciò egli riporta: “questi mirabili scritti che piamente
crediamo essere dettati dall’Incarnato Verbo Divino [...] aprono
nuovi orizzonti finora non contemplati sui misteri della Volontà
Divina, e sull’operare e vivere in essa”.
Per i benedettini della Divina Volontà guidati dalla tradizione millenaria di San Benedetto, l’amore e la protezione paterna
di Monsignor Andrea Turazzi, tutto ciò è diventato una realtà
concreta in cui esplorare questi “nuovi orizzonti”; scoprendo
ogni giorno che l’intento di una vera ispirazione mistica è di ricondurci sempre al luogo e al tempo in cui tutto ha avuto inizio...: una piccola casa, un piccolo villaggio chiamato Nazaret,
una piccola famiglia infinitamente santa.
MONTEFELTRO
13
APPUNTAMENTI
AL CINEMA
“SELMA: UNA LOTTA
PER LA LIBERTÀ”
Il film americano Selma – una lotta per la libertà diretto da Ava DuVernay, già vincitrice
di un premio come migliore regista al Sundace Festival, sta riscuotendo all’interno delle sale cinematografiche un grande successo, e a
testimoniare ciò ci sono due candidature agli
Oscar e la vittoria della prestigiosa statuetta
d’oro per la “miglior canzone originale”,
Glory, ritirata da Lonnie Lynn e John Stephens.
La storia narra dell’evento accaduto nella primavera del 1965 a Selma, una cittadina in
Alabama governata da George Wallace, fortemente razzista. Qui il pastore Martin Luther
King (David Oyelowo) guida la manifestazione pacifica degli afroamericani, i quali richiedono il diritto di voto. È ormai da anni che la
lotta continua e, seppure abbiano già ottenuto
l’abolizione della segregazione, questo non è
sufficiente per gli afroameriocani i quali, non
avendo ancora acquisito il diritto di voto non
potevano sentirsi né giuridicamente, né socialmente uguali ai bianchi. Oltre al diritto di voto, ciò che maggiormente si desiderava era la
fine degli attentati e degli abusi ai quali, a
causa del razzismo, gli afroamericani erano
continuamente sottoposti. L’evento che scuote
l’animo di King accade il giorno in cui Jimmie
Lee Jackson (Keith Stanfield), al fine di difendere il nonno sottoposto a percosse, viene ucciso da un poliziotto. Eppure, nonostante le
marce degli uomini di colore, insieme ad alcuni bianchi, eventi di questo genere continuano ad accadere a Selma. Inoltre, dato che
la situazione razziale non sembra cambiare, il
Presidente degli Stati Uniti convoca il governatore Wallace e lo caccerà quando comprenderà che il suo modo di agire deriva unicamente dal suo razzismo, accettando così le
proposte di Martin Luther King.
Il film è raccontato con una veridicità unica,
tanto da apparire quasi un documentario, che
è riuscito a commuovere in una maniera unica
gli spettatori, anche grazie alle interpretazioni
straordinarie degli attori. Il film narra di un
evento storico accaduto una sessantina di anni
fa e, sebbene oggi anche gli afroamericani
abbiano ottenuto il dritto di voto, ancora all’interno della società vengono discriminati e
spesso esclusi. Questo dovrebbe farci riflettere
perché ci troviamo in un mondo globalizzato,
basato sul profitto, in un’economia che si
diffonde in tutti i paesi del mondo. Eppure la
gente di alcuni paesi noi non la vogliamo in
casa nostra, mentre noi invadiamo e sfruttiamo
le loro terre: ma che cosa abbiamo noi in più
di loro? Che cosa ci dà il diritto di ritenerci superiori a loro? Il diverso colore della pelle o la
differente terra d’origine dovrebbero soltanto
farci avvicinare per poter comprendere meglio
le culture e le tradizioni di persone che provano i nostri stessi sentimenti e che vivono nel
nostro stesso mondo. In questo periodo di
Quaresima potremmo riflettere su noi stessi e
sulle modalità attraverso le quali ci rapportiamo alle altre persone, cercando di non imporci a loro sfruttando quella che noi consideriamo la nostra “superiorità”, bensì cercando di
conoscerci e di integrarci meglio fra noi.
Melissa Nanni
MONTEFELTRO
14
TRA SOLIDARIETÀ E CONVEGNI
La tenerezza di Dio in Mons. Andrea Turazzi
IL VESCOVO CHE SI FA ”PICCOLO TRA I PICCOLI” AL CENTRO DIURNO “IL NODO”
Mercoledì 18 febbraio,
Mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino e Montefeltro, ha celebrato la messa
delle ceneri alla Grotta Rossa, parrocchia del nostro fondatore Don Oreste Benzi, per
i Centri della Cooperativa la
Fraternità della Papa Giovanni XXIII facendo poi visita al
Centro Diurno “Il Nodo” di
Pietracuta. Sin dalla celebrazione Eucaristica il Vescovo
ha instaurato un rapporto diretto e affettuoso con tutti,
ponendosi come quel pastore
che con amore e semplicità
guida, cura, istruisce le sue
pecorelle come dice Papa
Francesco.
Il Centro diurno “Il Nodo” è un centro per ragazzi con disabilità in
cui si realizzano molteplici attività come laboratori espressivi, cognitivi, di assemblaggio e di impagliatura artigianale di sedie, ed è stato
il luogo in cui Mons. Turazzi è giunto in seguito alla celebrazione.
Con i ragazzi, gli educatori e le cuoche volontarie del centro, ha instaurato un clima di affetto e stima permettendo ad entrambe le parti
di donare parte di sé, come dimostra il fatto che il Vescovo ha la-
sciato un’impronta nel cuore
di ognuno di noi: “È proprio
il nostro vescovo” dicono i
ragazzi, colui che si fa “Piccolo tra i Piccoli” che si mette alla pari del suo interlocutore facendo cadere subito le
formalità e lasciando spazio
al dialogo e alla semplicità.
Come dimostra l’attenzione
nel ricordare il nome di ognuno, dall’ascolto attento delle
poesie e musiche dedicategli
da Renzo e Gilberto, dall’andare a ricercare i più silenziosi e timidi e l’insegnare una
preghiera musicata semplice e
profonda.
“Il Vescovo è simpatico,
disponibile e buono”, “mi
piace perché è come se fosse il nostro papà”, “ha uno sguardo
profondo, ti senti accolto e ascoltato da subito”. “Il Vescovo è un
‘grande!’” dicono altri ragazzi del Centro. Infine anche il messaggio
che ci ha lasciato come segno del suo passaggio esprime tutto il resto: “Ci accogliamo gli uni gli altri. Allargo le mie braccia per farti
posto, perché tu sia a casa tua in casa mia”.
I ragazzi del Centro diurno “Il Nodo”
“ReAzione di PACe”
CONVEGNO ACR DIOCESANO
Nel Mese della Pace, i bambini e ragazzi
dell’ACR sono invitati a sperimentare cosa
vuol dire “assemblare” la Pace. Scoprono
che per mettere insieme i “pezzi” per costruire un mondo diverso, occorre “smontare” la logica del così fan tutti, dando il giusto valore a ciò che conta davvero: la felicità e la dignità di ogni essere umano.
Scoprono che per realizzare questo, è necessario impegnarsi in prima persona, promuovendo in ogni ambiente gli atteggiamenti, i comportamenti e le scelte che seminano la speranza e danno vita alla Pace.
Così domenica 25 gennaio 2015, presso
la parrocchia di Novafeltria, 250 bambini e
50 educatori si sono incontrati per il tradizionale convegno ACR di gennaio.
Fede, scienza e carità si intrecciano nel
progetto 2015, con la speranza che ciascun
bambino e ragazzo possa impegnarsi per
DARE VITA ALLA PACE.
Lo slogan, infatti, è un invito personale a
far germogliare nella vita di ogni giorno
piccoli semi di carità, attraverso scelte concrete di servizio che aiutino a scoprire la
bellezza della vita come dono. La giornata
è cominciata dall’ottima accoglienza di
ACipicchia (il gruppo di animazione del-
l’ACR). Poi ci ha fatto visita il nostro Vescovo Andrea che ha parlato del tema del
convegno e ha guidato un momento di preghiera.
La mattinata è proseguita successivamente con giochi a tappe in cui i bambini
hanno potuto conoscere e affrontare meglio
il tema della pace. Dopo il pranzo ACipicchia ha guidato l’animazione con qualche
ballo e gioco, prima della santa Messa cele-
brata dal Vicario Mons. Elio Ciccioni. Come ogni anno parte del contributo donato
dai bambini al convegno andrà per il progetto di pace 2015: “Dai vita alla pace” è
un impegno a costruire un ponte di fraternità oltre il Mediterraneo, per l’acquisto
della VOLANTA, un macchinario che
pompa l’acqua fino in superficie, fornendo
acqua per tutti nel Burkina Faso.
L’equipe ACR
MONTEFELTRO
15
DAL MEDIO ORIENTE
Pubblichiamo la seconda parte della lettera del feretrano Filippo Di Mario che da tanti anni vive in Medio Oriente,
una testimonianza toccante della drammatica situazione che vivono i cristiani nella martoriata terra irachena
La gente cerca una parola che dia senso alla sua vita
Il Papa pochi giorni fa rivolgendosi ai Pastori della Chiesa
siro-cattolica riunita in Sinodo a Roma ha detto:
“... Questo movimento di fedeli verso Paesi considerati più
sicuri impoverisce la presenza cristiana in Medio Oriente, terra dei profeti, dei primi predicatori del Vangelo, dei martiri e
di tanti santi, culla degli eremiti e del monachesimo. Tutto ciò
vi obbliga a riflettere sulla situazione delle vostre Eparchie
che hanno bisogno di Pastori zelanti, come pure di fedeli coraggiosi, capaci di testimoniare il Vangelo nel confronto, a
volte non facile, con persone di etnie e religioni diverse...”.
Ieri il Patriarca caldeo Luis Rafail Sako ha accolto queste
schiere di catechisti. Assieme a loro ha ascoltato qualche esperienza di persone sfollate e raggiunte dalla loro testimonianza.
A prova che quando si annuncia il Kerigma viene fuori la
gioia anche dall’inferno, riporto solo l’esperienza di Bashar e
Raghad una coppia con 3 figli.
Bashar: “Beatitudine noi siamo rifugiati ad Armuta dopo
essere scappati da Qaraqosh. Dopo lo stordimento della fuga,
man mano che i giorni passavano ci siamo sentiti vuoti dentro... Sapevamo che la medicina dovevamo trovarla nella nostra cultura spirituale, nella partecipazione alla vita della
Chiesa e alla vita di Cristo. Ma i problemi, che già prima avevamo in famiglia, con l’avanzata dell’ISIS sono accresciuti. Ci
siamo trovati nel profondo bisogno di una parola buona... che
facesse tacere tutte le suggestioni arroganti di scoraggiamento, di tristezza e fuga. Questa parola ci è arrivata come un dono del cielo attraverso i catechisti. L’annuncio del Kerigma
per me è stata una Parola spiritualmente forte che ha messo in
relazione le profonde ferite della mia anima con la salvezza
che ci portavano a Nome di Gesù Cristo. È stato sorprendente scoprire che anche le prove dolorose di questi tempi in Cristo sono trasfigurate, aquistano una luce positiva che apre
cammini a nuovi amori. E da questo fondamento stiamo rifonNato il 7 febbraio 1952, quart’ultimo di una famiglia contadina nel podere di Valbona a
2 km da Pennabilli, vicino a Maciano. Il 7 dicembre 1969 traslocammo in Romagna a Sant’Ermete. Dopo una scuola professionale di due anni e i primi lavori da fabbro, feci il militare nei
Carabinieri. Nel frattempo avevo superato un concorso in ferrovia e così poi sono entrato come saldatore nelle Officine Locomotive di Rimini.
Come tanti altri “cattolici” scesi dalla montagna, lavoro e discoteche si
alternavano. Dio, pieno di misericordia mi è venuto incontro e grazie al
Parroco proprio a Sant’Ermete nel 1973 cominciarono le catechesi del
Cammino neocatecumenale. Dopo due mesi nacque la prima comunità
dell’Emilia-Romagna. All’inizio recalcitrai e non fu immediato deviare sul
binario di cambiare vita. Ma la regolarità delle celebrazioni in comunità, la pazienza del parroco, dei fratelli e il forte annuncio dei catechisti mi aiutarono tanto. Un anno dopo durante una convivenza di inizio corso, Dio mi ha riempito della sua presenza in un modo molto chiaro e bello. Sbocciò così un tempo di innamoramento pazzesco a tal punto che cominciò una rivoluzione nei rapporti con la fidanzata, con gli
amici di lavoro (alquanto ideologizzati), con la famiglia, ecc.
Il Vescovo Mons. Emilio Biancheri ci seguì passo a passo con un grande amore di padre. Fu lui che con Don Mansueto chiese poi le catechesi a Pennabilli nel 1976.
L’8 maggio del 1974 con Kiko, Carmen, padre Mario, alcuni Vescovi,
un bel gruppo di Parroci e di responsabili fummo accolti come una speranza per la Chiesa del dopo concilio dal Papa Paolo VI.
(ultima parte)
dando la vita della nostra famiglia. Speriamo che nel potere di
Gesù Cristo possiamo riscoprire noi stessi e raggiungere quella statura di fede che Dio vuole da noi”.
Raghad: “Sono Raghad, la moglie di Bashar. Oggi sento di
dire apertamente che Dio non si è dimenticato di me... Con
l’avanzata dei cosiddetti fedeli di Maometto mi sono trovata a
vivere un tremendo vuoto spirituale ed esistenziale, mi assalivano profondi dubbi sulla mia fede cristiana e chiedevo a me
stessa e agli altri con i quali vivevamo raggruppati: “Ma
dov’è questo Dio di Gesù Cristo? Perché non ci ha difesi?”.
Poi attraverso le catechesi e la comunità ho scoperto che
Dio mi ama, che è con me e che non si è dimenticato neppure
un momento di me fino adesso. E che i miei problemi sono
molto più profondi dell’invasione dell’ISIS...
Ora sono così contenta che posso benedire Dio perfino per
l’arrivo di questi nuovi invasori, perché grazie a questo fatto
ho dovuto lasciare la casa ma mi è stato aperto il cuore per
accogliere la Parola di Dio e incontrare una comunità concreta di fratelli con i quali ritrovare me stessa e Cristo”.
Stralcio dell’omelia del Patriarca: “Cari fratelli vi ringrazio per la testimonianza che state dando nelle vostre chiese e
in mezzo ai rifugiati... La gente cerca una parola che dia senso alla sua vita... specialmente in questo tempo...
La parola giusta da usare è proprio Kerigma, buona notizia, che è una parola profetica...
Perché abbiamo bisogno di riascoltare l’annuncio? Per riscoprire perché sono cristiano, perché sono battezzato, perché
sono nato in questi paesi dell’Iraq?
Dio cosa vuole che io faccia oggi?
Qual è la missione per la quale sono stato battezzato?...
Vi ringrazio perché siete un segno di speranza in Iraq, e
nella Chiese dell’Iraq...”.
Nel 1975 interruppi il fidanzamento. Lo Spirito
Santo mi portava a fare i primi passi nella castità della vita celibataria.
Nel 1977, dall’oggi al domani, lasciai il lavoro “sicuro” e mi resi disponibile per partire come catechista itinerante. I primi 3 anni fui inviato con un prete e una coppia in Lombardia. Vedere come la Parola che
portavamo aiutava le persone sia ricche che povere mi affascinava. E
questo sentimento di meraviglia continua fino ad oggi. Fui mandato con
un prete in Sudan e Uganda per 10 anni dove c’era tanta malaria (oggi anche in Uganda c’è un seminario richiesto dal vescovo, con le vocazioni delle comunità). Poi Egitto, Israele (oggi anche in Israele c’è un
Seminario che viene denominato “Redemptoris Mater”), Palestina, Siria
(dove adesso ci sono quelli dell’Isis avevamo comunità bellissime e piene di giovani, ma il connubio tra religione e politica era ancora troppo
radicato non solo fra i musulmani bensì anche nelle Chiese cristiane,
pertanto dopo alcuni anni i servizi segreti distrussero tutto e noi siamo
usciti vivi per miracolo), poi Iraq, Libano (dove, in accordo con tre
Eparchi, crebbe il seminario interrituale con le vocazioni del cammino
neocatecumenale, e dal quale sono già usciti una quindicina di preti
che parlano arabo e celebrano nelle liturgie delle chiese cattoliche di rito orientale dove vengono richiesti dai vescovi per essere incardinati).
Dalla fine del 2009 sono assegnato a tempo pieno in Iraq, sempre con
un prete e una catechista libanese che Suor Abir, agostiniana nel Monastero di Pennabilli, conosce molto bene. Ma sempre siamo soggetti a
cambiamenti repentini.
CHI È FILIPPO DI MARIO
MONTEFELTRO
16
PREGHIERA
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA - APRILE 2015
L
’offerta quotidiana santifica la tua giornata. Cuore divino di Gesù, io ti offro, per mezzo del Cuore
Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni,
le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella
grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre. In particolare, per le intenzioni affidate all’AdP dal Papa:
IN PARTICOLARE, PER LE INTENZIONI DEL PAPA E DEI VESCOVI
INTENZIONE UNIVERSALE DI APRILE
❏ “Perché gli uomini imparino a RISPETTARE IL CREATO e a custodirlo quale dono di Dio”.
Rispetto del creato
I
l creato va rispettato e coltivato con quella cura che mette l’agricoltore nel
trattare la sua terra affinché essa porti frutto; il creato quindi esige da parte di
tutti premura, passione, dedizione.
Secondo il progetto di Dio che ce l’ha donato, il creato deve crescere attraverso la nostra attività responsabile, finalizzata a trasformarlo affinché diventi
un giardino, un luogo vivibile per tutti.
Benedetto XVI ha richiamato a più riprese questo impegno che ci è stato
affidato da Dio Creatore e che comincia col rispettare i ritmi e la logica della
creazione. Invece spesso l’uomo si lascia guidare dall’orgoglio di dominare, di
possedere, di manipolare, di sfruttare.
Papa Francesco continuamente invita a combattere la cultura dello spreco
e dello scarto per promuovere la cultura dell’incontro e della solidarietà e non
meraviglia che abbia scelto questo tema per l’intenzione di preghiera di questo
mese. Che cosa possiamo fare concretamente anche noi a questo riguardo? Prima di tutto possiamo unirci nella preghiera, sapendo che la preghiera di intercessione ha un grande potere.
Preghiamo per tutte le persone, gli animali e le piante che soffrono per il degrado che ci circonda.
Preghiamo per coloro che rischiano la vita per proteggere il creato. Preghiamo perché noi stessi possiamo crescere nel rispetto e nell’amore per la natura.
Trattandosi delle nostre vite personali, dobbiamo sforzarci di essere più coscienziosi nel nostro utilizzo dell’energia, dell’acqua, del cibo.
Potremmo introdurre nei nostri stili di vita dei piccoli cambiamenti, che
possano contribuire grandemente al miglioramento della salute della Terra, lasciandoci guidare da certi siti di Internet, che offrono suggestivi consigli pratici
per la concretizzazione di quanto suggerito.
INTENZIONE PER L’EVANGELIZZAZIONE
❏ “Perché I CRISTIANI PERSEGUITATI sentano la presenza confortante del Signore Risorto e la solidarietà di tutta
la Chiesa”.
I cristiani perseguitati
mezzi di comunicazione moderni hanno fatto del nostro mondo un villaggio
globale. Un villaggio è una comunità o meglio una comunità composta da tante comunità, dove tutti sono accettati, amati, serviti. Tutti si conoscono e ci sono unità ed armonia. Ma questo non è il caso del nostro villaggio globale. Gli
stessi mezzi di comunicazione che uniscono l’umanità sono ugualmente utilizzati per dividere, per discriminare, per uccidere. Il carattere istantaneo dei mezzi di
comunicazione moderni fa sì che la persecuzione in una parte del mondo si
sparga come un fuoco selvaggio lasciando delle conseguenze orribili in un’altra
parte del globo con vite perdute, danni materiali ed una miseria immensa. I gruppi fondamentalisti comunitari si moltiplicano. Nel 2013 le statistiche mostrano
un aumento di questi casi nel mondo intero: 7.567 nel Medio Oriente, 5.076 in
Africa, 11.760 in Asia e – in grado minore – in Europa e nell’America meridionale. Per fare un esempio: il giorno di Natale del 2008 più di 400 chiese cristiane sono state saccheggiate, danneggiate o distrutte; più di 6.000 case di cristiani
sono state bruciate, e 56.000 cristiani sono stati minacciati dagli estremisti hindu
I
STAMPA
nello Stato di Odisha. Reagendo a questi crimini odiosi l’arcivescovo di Bombay
scriveva: “Il sangue dei martiri è sempre stato il seme del cristianesimo. È il mistero della croce! Non dubito che Dio farà piovere abbondantemente le sue benedizioni sulla popolazione di Odisha e dell’India in seguito alle sofferenze di
quei cristiani”. Il triste scenario della persecuzione dei cristiani potrebbe condurci a disperare e a perdere il nostro coraggio. Ricordiamoci che Gesù ce l’aveva predetto (Mt 10, 10-25) ed innumerevoli martiri cristiani perseguitati hanno
trovato forza nelle sue parole.
Il Papa invita a pregare in questo mese per i fratelli perseguitati mostrando
l’inquietudine e la solidarietà di tutta la Chiesa per questi fratelli nella prova. Il
cuore di Papa Francesco è pieno di compassione per tutti, ma specialmente per
i poveri, gli esclusi, i perseguitati. Uniamoci dunque a lui nella preghiera per
questi fratelli e per queste sorelle che soffrono per l’amore di Cristo, affinché
sentano il nostro sostegno nel cammino della croce verso la pace e la gioia del
Signore Risorto.
Dopo 10 anni chiude «San Marino Oggi»
È l'esito di una decisione sofferta quanto ponderata – scrivono –
maturata dopo un periodo di difficoltà che sta perdurando oltre
le concrete possibilità di continuare a uscire regolarmente. Così il
direttore di «San Marino Oggi» Monica Goracci e il caporedattore Franco Cavalli spiegano l'ultima pubblicazione del quotidiano
che i sammarinesi hanno trovato in edicola negli ultimi 10 anni e
che, scrivono, “centinaia di abbonati, anche all'estero, ricevevano on line”. Problemi economici, sembra di capire leggendo l’editoriale, scrivono la parola fine per il giornale che, dal suo primo
numero, faceva parte della nostra “mazzetta” di quotidiani. “Dispiace sempre quando un giornale vero e corretto è costretto a
chiudere – commenta il direttore generale della San Marino Rtv
Carlo Romeo. “San Marino Oggi” ha avuto un ruolo importante
perché è riuscito – con i limiti che ogni struttura mediatica e ogni
contesto sociale presentano ovunque – a realizzare un prodotto
informativo importante per la conoscenza di quanto accade ogni
giorno nella piccola comunità sammarinese. Personalmente e per
quel che può valere – sottolinea il nostro dg – ho imparato ad
apprezzare e stimare questo piccolo giornale rosso e bianco anche quando le polemiche fra noi sono state dure. C’è stata sempre però la professionalità di chi verifica la notizia, ragiona e riporta di suo, a volte criticamente ma senza mai pregiudizi o posizioni strumentalizzanti e strumentalizzate o magari persino su
commissione». L’augurio di tutti noi è che possano riprendere
quanto prima il loro posto nel panorama mediatico sammarinese. Più voci corrette e responsabili ci sono in qualsiasi contesto
sociale, più le persone potranno avere strumenti migliori e diversi per ragionare in base alle idee, per conoscere e quindi comprendere meglio e più a fondo la realtà in cui vivono.
(Fonte http://www.smtvsanmarino.sm)
MONTEFELTRO
17
IFEELCUD
Dal 1º marzo torna ifeelCUD
IL CONCORSO NAZIONALE RIVOLTO ALLE PARROCCHIE
CHE PREMIA PROGETTI DI UTILITÀ SOCIALE
Destinando l’8xmille aiuterai la tua parrocchia. È questo lo slogan che
promuove in tutte le comunità il concorso ifeelCUD, giunto alla sua quinta edizione. Ogni parrocchia potrà parteciparvi iscrivendosi su www.ifeelcud.it e
ideando un progetto di utilità sociale per la propria comunità. Concorrerà così alla vincita di un contributo economico per la realizzazione dell’idea proposta.
In palio 8 premi, da un minimo di 1.000 euro fino a un massimo di 15.000 euro,
ai quali si aggiunge, per le parrocchie che abbiano presentato anche un video, il
premio del pubblico per il filmato più votato online.
“Questo bando nazionale, rivolto alle parrocchie, ha come obiettivo contribuire a far realizzare progetti di utilità sociale che spesso poi diventano valide alternative e risposte concrete alle famiglie in difficoltà, ai giovani e agli anziani. Penso in particolare ad alcune
parrocchie in contesti sociali a rischio o caratterizzati da povertà e disoccupazione anche
giovanile”, afferma Matteo Calabresi responsabile del Servizio Promozione della
C.E.I. “Lo scorso anno – continua Calabresi – fu possibile dare una mano alle parrocchie vincitrici che presentarono opere utili a tutta la comunità: un centro d’ascolto per i
giovani, spazi ricreativi per gli anziani e per le attività sportive dei ragazzi, un laboratorio solidale, un doposcuola. Speriamo di poter fare altrettanto anche quest’anno”.
Le parrocchie verranno premiate da un’apposita giuria in base alla qualità del progetto che presenteranno, secondo criteri pubblicati sul sito. Quindi, una volta scelte le 8 vincitrici, queste saranno, in seconda battuta, ordinate in graduatoria in base alle schede CU* (ex CUD) raccolte.
Per partecipare basta ideare un progetto, creare una squadra e iscriversi online sul sito www.ifeelcud.it in accordo con il parroco a partire dal
primo marzo. Per chi vuole è possibile realizzare anche un video che
illustri l’idea che si intende realizzare. Per poter partecipare sarà necessario organizzare una raccolta delle schede allegate al modello CU (almeno
30) per la scelta dell’8xmille tra le persone esonerate dalla dichiarazione dei redditi. Ogni scheda sarà inserita in busta chiusa e portata ad un CAF (meccanismo
nel regolamento in allegato 1).
Tutti gli approfondimenti sul concorso su www.ifeelcud.it dal primo marzo.
* I titolari del solo modello CU (ex CUD) sono coloro che possiedono esclusivamente
redditi di pensione, di lavoro dipendente o assimilati, e sono esonerati dalla presentazione
della dichiarazione dei redditi. Tuttavia possono destinare l’8xmille attraverso l’apposita
scheda allegata al CU. In alternativa a questa scheda, si può utilizzare quella allegata alle
istruzioni del Modello Unico, fascicolo 1 (scaricabile da www.ifeelcud.it).
MONTEFELTRO
18
ATTUALITÀ
PER UN ERRORE DI TRASMISSIONE IL TESTO DELLA COMUNICAZIONE “INVITO ALLA PRUDENZA” PUBBLICATO SUL MONTEFELTRO
DI FEBBRAIO NON È STATO RIPRODOTTO NELLA SUA INTEREZZA. LO RIPROPONIAMO, QUINDI, DI SEGUITO AFFINCHÉ IL SENSO
DELL’INTERVENTO DEL VICARIO GENERALE MONS. CICCIONI SIA COMPIUTAMENTE COMPRESO DA TUTTI I NOSTRI LETTORI
INVITO ALLA PRUDENZA
Carissimi Sacerdoti, a nome del Vescovo, vi spedisco queste righe per
segnalarvi un fenomeno che accade ai confini con la nostra Diocesi, ma
che coinvolge anche nostri fedeli, assieme a quelli delle Diocesi viciniori e di cui sicuramente avrete sentito parlare.
A Fontanelle di Auditore, parrocchia di Casinina Diocesi di Rimini, ad
opera di tale Signora Dionigia Salucci, abitante nella Parrocchia di Mercatale, è nato un cenacolo di preghiera in una cappellina denominata
“Oasi S.Rita”, che si prenderebbe a cuore la devozione dei fedeli in riferimento a questa santa.
Soprattutto, attualmente, sarebbe stato attrezzato a tale scopo, un capannone industriale che si trova nelle vicinanze.
Da una fontanella la gente attinge acqua, attribuendo ad essa poteri terapeutici (mentre è stata dichiarata non potabile dall’ASL, dopo aver
eseguito le analisi) e ci sarebbero rivelazioni e guarigioni miracolose.
Le presunte rivelazioni e guarigioni vengono periodicamente pubblicate e diffuse tramite opuscoli curati dalla stessa Salucci. Anche i momenti di preghiera ricevono ampia pubblicità attraverso volantini, manifesti, striscioni e spot televisivi sulle emittenti locali.
Dopo vari incontri con la Salucci, da parte del Vescovo e del Vicario di Rimini e dei vari parroci che si sono succeduti, le sono state date
precise ed indicazioni anche scritte, alle quali la signora non si è minimamente attenuta.
Pertanto, l’OASI di S. RITA, non ha avuto nessun riconoscimento o approvazione da parte del Vescovo di Rimini e c’è il suo divieto per
i Sacerdoti, di celebrare e di guidare momenti di preghiera.
E anche i laici sono sconsigliati di partecipare a questi incontri, e a tutto quello che viene proposto in questo contesto, onde evitare il rischio di alimentare superstizione o comunque di essere lontani dalla fede della Chiesa Cattolica.
Pennabilli, 4 febbraio 2015
Mons. Elio Ciccioni
Vicario Generale della Diocesi di San Marino-Montefeltro
UN DEFIBRILLATORE PER PENNABILLI
Avviata la raccolta pubblica di fondi per dotare Pennabilli di un defibrillatore automatico
L’Associazione D’là de’ foss, in accordo con l’Amministrazione del Comune di Pennabilli, ha iniziato una raccolta di fondi con lo scopo di dotare Pennabilli di un Defibrillatore Automatico Esterno
(DAE).
Il defibrillatore verrà collocato nella Casa per Anziani Terza Primavera (viale G. Bistolli 7) in modo da essere disponibile per
eventuali emergenze 24 h su 24 grazie alla presenza pressoché continua di personale formato all’uso del dispositivo, come prescritto dalle normative. Questa condizione e la posizione del defibrillatore, all’interno della residenza degli anziani e in prossimità del centro cittadino, del municipio e delle scuole, quindi nell’area maggiormente frequentata di Pennabilli, garantiranno un
intervento rapido in caso di emergenze.
L’Associazione chiede a tutti di contribuire a questa iniziativa che si ripromette di garantire ai cittadini e ai frequentatori di Pennabilli la disponibilità di uno strumento capace di salvare la vita.
Le persone incaricate della raccolta di denaro sono esclusivamente:
Franco Baldoni - Comune di Pennabilli (0541928411, 3389297736)
Antonella Valli, Sabina Becci, Elisabeta Romila - Casa per Anziani Terza Primavera (0541928906)
Alfredo Spanò - Presidente Associazione D’là de’ foss (3348282010)
Annunziata Crociani - Tesoriera Associazione D’là de’ foss (3409310164)
Sergio Paolucci - Segretario Associazione D’là de’ foss (3282540245)
COS’È UN DEFIBRILLATORE AUTOMATICO ESTERNO
L’importanza del Defibrillatore Automatico Esterno (DAE) è accertata da studi scientifici e la sua diffusione capillare è disposta e promossa da leggi e normative.
Il DAE ripristina l’attività cardiaca interrotta a causa di un arresto delle funzioni del cuore che si verifica di solito improvvisamente causando la morte del soggetto che ne è colpito.
Secondo statistiche recenti, nel nostro Paese si registrano tra i 45.000 e i 60.000 casi di morti cardiache improvvise ogni anno. Uno dei fattori che aumentano le possibilità di sopravvivenza è la tempestività dell’intervento con un DAE.
Il DAE analizza automaticamente i dati trasmessi da due sensori (piastre adesive) e suggerisce al soccorritore, attraverso indicazioni vocali, le manovre da compiere. A cinque minuti dall’arresto cardiaco, la percentuale di sopravvivenza grazie alla defibrillazione è del 50%. L’80% dei casi di morte cardiaca improvvisa si manifesta in ambiente extra ospedaliero e, grazie al
DAE, circa il 25% delle persone colpite potrebbe essere salvato.
MONTEFELTRO
19
CULTURA
IL MUSEO MATEUREKA RICORDA IPAZIA
PENNABILLI - DAL 4 APRILE AL 30 AGOSTO 2015
Donna eccezionale, conosciuta e studiata come filosofa, ma anche valente
astronoma e prima donna matematica di
cui abbiamo ragionevoli informazioni documentate.
Apparteneva a una famiglia di ottima
estrazione; suo padre, Teone, era un personaggio di spicco, astronomo e direttore
del museo di Alessandria. Molto probabilmente Ipazia fu, ai suoi tempi, il numero uno in matematica e perfezionò, con
suo padre, l’astrolabio, per molti secoli il
principale strumento di navigazione e di
localizzazione dei corpi celesti; un esemplare del quale, assieme ad una splendida
sfera armillare, si può ammirare in una
vetrina della mostra.
Ipazia scrisse anche commenti alle Coniche di Apollonio, all’Aritmetica di Diofanto e all’Almagesto di Tolomeo. Ma il
grande merito di Ipazia e di suo padre
Teone, è stato quello di preservare i testi
classici di matematica e, fra questi, specialmente gli Elementi di Euclide.
Com’è strutturata la mostra?
Le opere da lei studiate, esposte in vetrina, sono consultabili sui computer della
centinaia di siti web che segnalano positivamente la mostra. Auguriamo anche un
buon successo di pubblico.
Informazioni utili
La mostra è allestita presso il Museo
Mateureka dal 4 aprile al 30 agosto 2015
sabato e domenica: 10.00-12.30 e 15.0018.00 nei mesi di luglio e agosto: tutti i
giorni (stesso orario).
Informazioni: [email protected]; 0541
928659; www.mateureka.it
mostra, assieme alla lista delle donne matematiche e delle donne della scienza, oltre ad un’esauriente bibliografia.
Nella sala di proiezione è possibile visionare alcuni aspetti della sua vita ed anche filmati sulla matematica greca e sulla
città di Alessandria d’Egitto, la sua biblioteca e il suo faro, una delle sette meraviglie del mondo antico.
Il tempo ha fatto di Ipazia un’icona del
femminismo, della tolleranza e della libertà di pensiero ed il museo Mateureka,
con questa mostra dedicata alla matematica Ipazia, ha ottenuto già un ottimo riscontro mediatico con decine di riviste e
CONFERENZA EPISCOPALE EMILIA-ROMAGNA Ufficio Regionale per le Comunicazioni sociali
Bologna, 12 febbraio 2015
In merito alla drammatica situazione in cui versa la stampa locale in Emilia-Romagna, come nel resto d’Italia, con la contrazione del numero dei lettori, delle vendite nelle edicole, degli abbonamenti, dei ricavi pubblicitari, dei sostegni pubblici e privati, si evidenzia che sono a rischio la stessa libertà di pensiero e il
pluralismo informativo. Questi princìpi sono per noi irrinunciabili, per cui urge un nuovo senso di responsabilità da parte di tutti per non lasciar morire le voci
del territorio, i giornali della gente, delle nostre comunità, e varie altre testate.
Perdere un patrimonio così prezioso significa impoverire il tessuto sociale del nostro popolo e andare verso un pensiero unico dominante. È pertanto a rischio la stessa democrazia partecipata.
La realtà dei settimanali aderenti alla Fisc, quindici in tutta la regione Emilia-Romagna, è estremamente significativa. Nati tra la fine dell’800 e l’inizio del
secolo scorso, diffusi capillarmente, rinnovatisi nei decenni successivi fino ai giorni nostri accogliendo le innovazioni tecnologiche, creando opportunità e sinergia
nella rete con i siti, costituiscono ancora oggi una storia e una presenza significative e danno valore, insieme al quotidiano «Avvenire», ad una informazione vicina alla gente e capace di raccontare la vitalità delle Chiese locali e della comunità civile. Senza diffondere rassegnazione, pubblicano ogni settimana notizie
sulla vita reale della gente, raccontano il positivo e il bene, infondendo speranza e creando legami anche in un tempo particolarmente buio e di crisi come quello che stiamo attraversando.
È in atto l’adeguamento alle nuove tecnologie, ad avere imprese editoriali capaci di generare posti di lavoro, oggi a rischio, in una forte azione formativa
e deontologica, in un momento in cui le risorse e i contributi statali diminuiscono.
Ora si chiede di sostenere non l’opera di viaggiatori solitari, ma di investire in vere realtà di comunicazione che hanno uno stretto legame con il territorio
e con tutta la comunità.
È anche una questione di equità e democrazia. Per questo si auspica da parte dello Stato e delle sue varie articolazioni, compresa la Regione, un impegno
politico su come destinare fondi e azioni pubbliche capaci di valorizzare chi racconta l’identità e la storia di un territorio e alimenta quella polifonia e quel confronto cui non si vuole rinunciare.
A dieci anni dalla pubblicazione del Direttorio Cei “Comunicazione e missione”, un vasto impegno nelle diocesi dell’Emilia-Romagna, come si è visto anche
nel recente incontro regionale a Ferrara organizzato da questo ufficio, è auspicato per valorizzare tutte le nostre realtà impegnate nel mondo dei media, per
sostenere i nostri settimanali anche attraverso l’abbonamento e la diffusione, per una pastorale organica delle comunicazioni sociali, a favore di una autentica
promozione umana e culturale della persona.
MONTEFELTRO
20
DALLE ISTITUZIONI
NOTIZIE FLASH DA SAN MARINO
Il Segretario di Stato agli Affari Esteri,
Pasquale Valentini, ha preso parte, nella serata di ieri, a New York, alla IX edizione del
“San Marino - Alexander Bodini Awards”,
organizzato dalla Rappresentanza Permanente della Repubblica di San Marino presso le Nazioni Unite, in collaborazione con
l’Unicef e con il sostegno della Fondazione
Alexander Bodini, per premiare l’impegno
di due Organizzazioni non governative gestite da giovani del Perù e dell’aerea orientale dei Caraibi.
All’evento hanno preso parte il Segretario Generale delle Nazioni Unite, S.E. Ban
Ki-moon, il Direttore Esecutivo del-l’Unicef, Anthony Lake, e circa 70 Ambasciatori; tra questi anche i Plenipotenziari di Stati
Uniti, Argentina, Italia, Russia, Canada,
Giappone, Turchia, Regno Unito, nonché il
Nunzio Apostolico.
I Rappresentanti Permanenti del Perù e
di Antigua e Barbuda hanno ricevuto il riconoscimento a nome delle due ONG prescelte.
Nel suo discorso, il Segretario di Stato
ha ringraziato il Segretario Generale delle
Nazioni Unite perché, sotto la sua guida,
sono nate innumerevoli iniziative volte alla
protezione dei gruppi più vulnerabili della
società. Valentini ha poi ricordato che quello appena trascorso è stato purtroppo un anno di orrore, di paura e di disperazione per
milioni di bambini. Di fronte alla gravità di
tali situazioni, cosa può sostenere la speranza per il futuro? Risulta fondamentale riconoscere e sostenere progetti e iniziative che
vanno nella direzione della ricostruzione di
un tessuto umano in cui la persona e la sua
tutela, sotto ogni aspetto, siano il centro di
ogni intervento.
***
La Segreteria di Stato agli Affari Esteri
ricorda ai giovani sammarinesi – già laureati o studenti universitari dal III anno di corso – la possibilità di compiere stage trimestrali non retribuiti presso alcune Missioni
Permanenti di San Marino all’estero. I tirocini hanno l’obiettivo di offrire una conoscenza diretta delle attività svolte dalle Missioni sammarinesi nelle sedi internazionali
e delle attività delle Organizzazioni Internazionali stesse. Nel periodo aprile/luglio
2015 (a partire dalla metà del mese, e comunque sulla base delle esigenze e degli
impegni della Missione di riferimento) sono
due i posti disponibili presso la sede di
Vienna (Ambasciata e Missione Permanente presso l’ONU, l’OSCE, il CTBTO e
l’AIEA), uno presso la sede di Ginevra
(Missione Permanente presso l’ONU e le altre Organizzazioni internazionali in Svizzera)
e uno presso la sede di Roma (Ambasciata,
Missione Permanente presso la FAO e Consolato Generale). Entro il 16 marzo 2015 gli
interessati potranno inviare la propria candidatura, specificando la preferenza per una
delle sedi di cui sopra, all’indirizzo [email protected].
I candidati verranno in seguito contattati
dai funzionari del Dipartimento.
***
Si è svolto in mattinata, a Bruxelles,
l’incontro fra i Ministri degli Esteri di San
Marino, Monaco e Andorra con il Servizio
T ES OR I DE L L A CUL T UR A C IN EM AT OGR AF I CA:
C’È ANCHE L’ITALIA
“IL MONDO DI TONINO GUERRA A PENNAbILLI” È UNO DEI qUATTRO LUOGHI RICONOSCIUTI
DALL’EUROPEAN FILM ACADEMy (EFA) COME PATRIMONIO DEL CINEMA
Una lista di luoghi “simbolo” per il cinema
europeo, luoghi di valore storico che necessitano di essere sovvenzionati e preservati
non solo ora ma anche per le generazioni future. L’iniziativa, lanciata dall’EFA, ha per
titolo “I tesori della cultura cinematografica
europea”. Tra i luoghi censiti c’è anche
l’Italia, con il “Mondo di Tonino Guerra a
Pennabilli”, museo dove sono esposte le
opere del leggendario sceneggiatore (Premio
alla Carriera dell’EFA nel 2002), dove teneva le sue lezioni sulla sceneggiatura, metteva in scena i suoi reading teatrali, incontrava gli
studenti e dove, grazie all’archivio e alla biblioteca (che comprendono libri, video e foto), è
possibile studiare e analizzare il suo lavoro ma anche il contesto in cui Tonino Guerra creava e sviluppava le proprie opere. Selezionati anche il Bergmancenter di Fårö, Il Centro Eisenstein a Mosca e l’Istituto Lumière a Lyon.
La lista sarà via via incrementata. L’idea è nata dai membri EFA Naum Kleiman e Ulrich
& Erika Gregor. Naum Kleiman, storico del cinema ed ex direttore del Museo del cinema di
Mosca, sarà insignito alla Berlinale di quest’anno.
Europeo di Azione Esterna (SEAE). Gianluca Grippa, Capo della Divisione per l’Europa Occidentale del SEAE, ha fatto il punto sulle scadenze dei prossimi mesi, a partire dal 18 marzo, quando alla presenza dell’alto Rappresentate e vicepresidente della
Commissione UE, Federica Mogherini, avrà
luogo la cerimonia di apertura formale dei
negoziati. A questo momento comune seguiranno poi gli incontri bilaterali con le
delegazioni dei tre Paesi.
Diverse le ipotesi di agenda dei lavori
proposte da Grippa per l’anno 2015: tutte
pongono l’accento sulla necessaria definizione di un quadro istituzionale di riferimento, che dovrà essere concordato in via
preliminare, quale condizione essenziale
per il successivo esame delle quattro libertà
fondamentali e dei temi orizzontali.
***
Da Bruxelles, dove si trova per la riunione ministeriale in vista dell’imminente
apertura dei negoziati con l’UE, il Segretario di Stato agli Affari Esteri, Pasquale Valentini, valuta positivamente le intese raggiunte a Minsk per il cessate il fuoco in
Ucraina e la decisione per una soluzione
negoziata rispettosa della sovranità, dell’indipendenza, dell’unità e dell’integrità territoriale del Paese.
La delegazione sammarinese al Consiglio Permanente OSCE del 12 febbraio si è
allineata a una Dichiarazione UE in tal senso, sollecitando le parti coinvolte, in primis
la Russia, a riconoscere con atti concreti i
fondamenti basilari di diritto sanciti a livello internazionale, per contribuire a stabilizzare la situazione e invertire mosse che
contravvengono a questi princìpi.
***
La Segreteria di Stato per il Territorio e
l’Ambiente rende noto che le rendite da
fabbricati e da terreni (ovvero il modello
IGR-I di spettanza) relative all’anno fiscale
2014 sono scaricabili on-line dal Portale
della Pubblica Amministrazione: www.pa.sm,
attraverso il percorso: Aree tematiche, Catasto on-line, Rendite Catastali. Pertanto, al
fine di verificare la situazione reddituale
degli immobili di spettanza, oltre che per
gli adempimenti di legge, gli aventi titolo
possono scaricarsi on–line il predetto modello IGR-I. Per chi fosse impossibilitato a
farlo autonomamente, o attraverso persona
delegata, l’Ufficio Tecnico del Catasto è disponibile a rilasciarne una copia in seguito
a una semplice richiesta, anche telefonica al
numero 0549 882105 o inviando una e-mail
all’indirizzo [email protected].
Scarica

montefeltro `96.5 - Diocesi Di San Marino