4
PSR 2007-2013
La valutazione
intermedia
12
FILIERE CORTE
I mercati
contadini
38
RICERCA
Lotta alla
ticchiolatura
48
BIOLOGICO
La settimana
del bio a Trento
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Assessorato provinciale all’agricoltura
foreste, turismo e promozione
terra trentina
www.trentinoagricoltura.net
N. 2 anno LVI
Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente
ACQUA
L’ORA DELLE QUOTE
speciale irrigazione
02
[email protected]
E la canzone dell’acqua è una cosa eterna.
È la linfa profonda che fa maturare i campi.
È sangue di poeti che lasciano smarrire
le loro anime nei sentieri della natura.
Periodico di economia
e tecnica dell’agricoltura.
Organo dell’Assessorato
provinciale all’agricoltura, foreste,
turismo e promozione
Direttore responsabile
Giampaolo Pedrotti
Coordinatore tecnico
Sergio Ferrari
Coordinatore editoriale
Corrado Zanetti
Segreteria di redazione
Marina Malcotti
Redazione
Piazza Dante, 15
38100 TRENTO
Tel. 0461 494614 492670
Fax 0461 494615
PSR 2007-2013
La valutazione
intermedia
12
FILIERE CORTE
I mercati
contadini
38
RICERCA
Lotta alla
ticchiolatura
48
BIOLOGICO
La settimana
del bio a Trento
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
ASSESSORATO PROVINCIALE ALL’AGRICOLTURA
FORESTE, TURISMO E PROMOZIONE
terra trentina
www.trentinoagricoltura.net
anno LVI
Reg. Trib. Trento n. 41
del 29.8.1955
4
N. 2 anno LVI
Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente
Federico Garcia Lorca
Più ci saranno gocce d’acqua pulita
più il mondo risplenderà di bellezza.
Madre Teresa di Calcutta
ACQUA
L’ORA DELLE QUOTE
sommario
COMITATO
DI DIREZIONE
Mauro Fezzi
Dipartimento agricoltura
e alimentazione
Fabrizio Dagostin
Servizio aziende agricole
e territorio rurale
Marta Da Vià
Servizio promozione
delle attività agricole
Alberto Giacomoni
Agenzia provinciale
per i pagamenti
Giuliano Dorigatti
Agenzia provinciale
per i pagamenti
PRIMO PIANO
4
12
PSR, INIZIA IL SECONDO TEMPO
Come sta spendendo il Trentino i 280 milioni di euro
messi a disposizione dal PSR 2007-2013?
La “pagella” della Valutazione Intermedia.
Alexa Vanzetta, Federica Giovandone
LA CAMPAGNA AMICA VAL AL MERCATO
Pronti a partire 200 punti vendita Coldiretti: prodotti locali certificati e a prezzi inferiori
Walter Nicoletti
Romano Masè
Dipartimento risorse forestali e
montane
Il vino trentino va in montagna
Erika, la migliore vignaiola d’Europa
Pane e dolci da forno alla Mostra dell’Agricoltura
Merendina sì, ma con la vitamina
Marina Monfredini
Fondazione E. Mach - IASMA
Silvia Ceschini
Ufficio stampa
Fondazione E. Mach - IASMA
Fotografie:
Archivio Azienda per il turismo Madonna
di Campiglio Pinzolo -Val Rendena;
Archivio Coldiretti;
Archivio Cooperativa Sant’Orsola;
Archivio Dipartimento Agricoltura PAT;
Archivio IASMA;
Archivio Federazione Allevatori Trento;
Archivio Servizio conservazione della
natura e valorizzazione ambientale;
Archivio Servizio Foreste e Fauna;
Archivio Ufficio Stampa Cooperazione
Trentina;
Archivio Ufficio Stampa PAT;
Archivio Donne in campo CIA;
Fototeca Trentino Spa;
Luca Franceschi;
Giovanni Frisanco;
Piero Cavagna;
Giovanni Cavulli;
Pietro Lorenzi;
Romano Magrone;
Franco Michelotti;
Daniele Mosna.
Foto in copertina: Romano Magrone
GRAFICA
Prima - Trento
STAMPA
Tipografia Esperia - Trento
Chiuso in redazione il 29/04/2011
speciale irrigazione
FRUTTICOLTURA
40
REPORTAGE
LA TURCHIA FRUTTICOLA
è GIà IN EUROPA
Gastone Dallago, Andrea Branz, Lodovico Delaiti,
Maria B. Venturelli
SANT’ORSOLA LE DIFFICOLTà
NON FRENANO LA CRESCITA
Sergio Ferrari
ATTUALITà
48
La settimana del Bio
Carburante, i consumi vanno dichiarati
Recinzioni tradizionali a Ortinparco
RUBRICHE
56
speciale
Notizie IASMA Silvia Ceschini
Europa Informa a cura di Europe Direct
Notizie Sergio Ferrari
Iris Fontanari
Cibo e salute
Minerale o del rubinetto? Ce la danno a bere
Come soddisfare il bisogno idrico delle colture evitando
sprechi? Dalla ricerca, innovazione tecnologica, riconversione dei vecchi impianti a pioggia ai sistemi a goccia e
nuove conoscenze agronomiche le indicazioni per l’uso
razionale e sostenibile dell’acqua. Una risorsa pubblica,
non asservibile alle politiche di settore e che in futuro dovrà essere calibrata in quote. Nello “speciale” di 13 pagine i contributi offerti dal convegno svoltosi a San Michele
all’Adige a fine febbraio alla costruzione di una nuova “società dell’acqua”.
VITICOLTURA
46
Walter Nicoletti
Orto e dintorni: LA MELISSA
Ricette contadine
IRRIGAZIONE
19
A come Agricoltura
ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
Carmelo Bruno
I fattori che influenzano l’igiene degli alimenti
Rosaria Lucchini
55
Scaffale
ASSOCIAZIONI
Scampagnate in fattoria
Assemblea Confagricoltura
ZOOTECNIA
44
L’INDAGINE
COSÌ È CAMBIATO
IL VIGNETO TRENTINO
Mario Chemolli, Libia Victoria Gaviria,
Erman Bona, Claudio Tonon
MARKETING E TERRITORIO
54
VINI AMBASCIATORI DEL TURISMO
TRENTINO IN POLONIA
Nuove strategie di promozione congiunta
vino-territorio-turismo
L’IPOFERTILITÀ BOVINA
DIPENDE DAL MANAGEMENT
Utili indicazioni per gli allevatori dalle tre giornate
di “Allevatori Insieme”
Raffaele Farella
Donatella Simoni
TECNICA, RICERCA, SPERIMENTAZIONE
MAL DELL’ESCA
COMPATTAMENTO
IN VIGNETO
Continua il monitoraggio in Trentino
Bruno Mattè
Come evitarlo e curarlo
32
Andrea Pezzuolo
TICCHIOLATURA
Il controllo delle prime infezioni
Paolo Tait, Claudio Panizza
TECNICA FLASH
tt 02
PRIMO PIANO
I
l Programma di Sviluppo Rurale
(PSR) 2007-2013 della Provincia di
Trento ha raggiunto ormai la metà del
periodo di programmazione. È tempo
perciò di effettuare alcune prime considerazioni in merito all’efficienza di tale
strumento a favore del mondo agricolo e
rurale trentino.
La performance del Programma viene
misurata in base alla capacità da parte
dell’Amministrazione di erogare i fondi a disposizione, a beneficio di investimenti,
PSR 2007-2013: AVANZAMENTO FINANZIARIO A MARZO 2011
premi o altre azioni
Asse
Spesa pubblica
Pagato dal 2007 a
% pagamenti
in campo agricolo
programmata 2007marzo 2011 in €
su spesa
2013 (risorse a
pubblica
e rurale. Tale cadisposizione) in €
pacità non è affatAsse I
108.846.466
33.433.946,38
30,72%
to scontata, data
la mole di regolaAsse II
121.059.823
62.509.364,58
51,64%
menti comunitari,
Asse III
32.440.443
4.705.777,55
14,51%
nazionali e provinAsse IV
17.142857
395.159,81
2,31%
ciali da osservare
Misura 511
1.143.773
162.467,29
14,20%
per l’applicazione
del Programma e
Totale
280.633.362
101.206.715,61
36,06%
del necessario iter
PSR
2007-2013
amministrativo.
La Provincia di Trento si attesta nei primi
posti (4°) della graduatoria nazionale a
livello regionale/provinciale, per quanto
riguarda l’avanzamento della spesa pubblica sostenuta dall’inizio della programmazione (2007) fino ai primi mesi del 2011. In
totale, sono stati erogati circa 101 milioni di
Euro sui 280 a disposizione, raggiungendo
così un avanzamento della spesa del 36%
circa. Considerato il rallentamento iniziale
nella partenza del programma, legato a difficoltà tecniche ed amministrative, tale dato
dimostra un ottimo recupero.
Entrando nel dettaglio dell’avanzamento
finanziario, emergono alcune differenze
in termini di performance tra gli assi del
PSR. All’ottimo avanzamento degli assi I
“Miglioramento della competitività del settore agricolo forestale” e II “Miglioramento
dell’ambiente e dello Spazio Rurale”, si
contrappone un ritardo dell’asse III “Qualità
della vita nelle zone rurali e diversificazione
dell’economia rurale”. L’asse IV “Attuazione dell’impostazione LEADER” presenta
4
INIZIA IL
SECONDO TEMPO
di Alexa Vanzetta
Dipartimento Agricoltura e Alimentazione PAT
anno LVI
tt 02
PRIMO PIANO
anno LVI
un ritardo nell’esecuzione, tuttavia è necessario considerare che il Gruppo di Azione
Locale “Leader Val di Sole” ha raccolto negli
ultimi 18 mesi un’ingente mole di progetti dei
quali alcuni già in liquidazione
L’avanzamento finanziario delle singole misure del PSR può essere raggruppato in tre
classi, sulla base del rapporto percentuale
tra pagamenti effettuati sulle singole misure e la spesa pubblica programmata per il
settennio: “rallentata” se inclusa tra 0-23%,
“buona” se tra 24-46% e “ottima” se tra 4770%. Dal quadro relativo all’avanzamento
della spesa pubblica programmata 20072013 emerge che le 16 misure del PSR (considerando l’asse IV come unica misura) sono
distribuite equamente tra una performance
rallentata e una performance buona-ottima.
Il raggiungimento della soglia del 24% dalla
metà delle misure del PSR può essere considerato come indice di buon avanzamento
del programma. L’esecuzione rallentata (in
termini di contributo erogato) di otto misure
è da ricondursi a problematiche giuridicoamministrative in corso di risoluzione.
LA VALUTAZIONE
INTERMEDIA
di Federica Giovandone
AGER&STARTER
I
l Programma di Sviluppo Rurale (PSR)
2007-2013 della Provincia Autonoma di Trento, ha ormai raggiunto la
piena operatività. Nel corso del 2009,
come previsto dal Regolamento (CE)
n. 1698/2005, sono state avviate le attività
di valutazione del Programma da parte del
valutatore indipendente individuato nel Raggruppamento Temporaneo di Imprese tra le
società AGER srl e STARTER srl.
Tali attività hanno visto nel 2010 l’elaborazione del Rapporto di Valutazione Intermedia, attualmente all’esame dei responsabili
della Commissione Europea. Il Rapporto ha
avuto come oggetto di analisi i 3.277 beneficiari dei circa 62,8 MEuro (pari al 22,4% delle risorse stanziate), erogati al 31/12/2009
dall’Amministrazione provinciale.
Il PSR trentino si sta muovendo in coerenza
con alcuni obiettivi generali del Piano Strategico Nazionale. Per ciò che concerne l’Obiettivo 1 – “Migliorare la competitività del settore agricolo e forestale”, esso vi contribuisce
nettamente soprattutto per quanto riguarda il
sostegno alle produzioni agricole a maggiore
valore aggiunto.
L’impatto del PSR previsto sull’Obiettivo 2
– “Valorizzare l’ambiente e lo spazio rurale
attraverso la gestione del territorio” è positivo
soprattutto per quanto riguarda il sostegno
all’attività agricola di montagna all’integrazione dell’attività agricola con le aree del
territorio a più elevata vocazione naturale e
ambientale.
Anche per l’Obiettivo 3 – “Migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e promuovere
la diversificazione delle attività economiche”,
il PSR appare centrare le finalità previste a
livello nazionale. Il Trentino, di fatto, ha una
sua particolare struttura produttiva con una
effettiva e “tradizionale” integrazione fra
produzione, trasformazione, vendita diretta, ricettività e turismo. Il PSR consolida ed
estende tale modello, soprattutto nelle zone
montane ove le attività primarie si devono coniugare con oggettive difficoltà geografiche.
Nello specifico, le analisi condotte dal valutatore hanno evidenziato che il PSR Trentino sta avanzando più che correttamente rispetto all’obiettivo del mantenimento
dell’ambiente e dello spazio rurale tramite
la gestione del territorio, mostrando buone
percentuali di raggiungimento dei target
degli indicatori dell’Asse 2 “Miglioramento
dell’ambiente e dello spazio rurale”. In particolare, i target relativi al mantenimento
della biodiversità e alla valorizzazione degli
habitat agricoli forestali di alto pregio, già in
questa fase, sembrano essere completamente raggiunti, grazie all’apporto determinante dell’intervento B della Misura 214 che
sovvenziona il mantenimento delle superfici
prative e a pascolo, imponendo nel contempo dei limiti relativamente al carico di bestiame e alla fertilizzazione.
Il Valutatore, a tal proposito, si è raccomandato per la misura 214 - intervento B – Azione
B.1 “Gestione delle aree prative” di valutare
la possibilità di introdurre una premialità che
compensi lo svantaggio derivante dalla pendenza delle superfici oggetto di sfalcio. Inoltre, al fine di rafforzare il contributo dell’Asse
2 agli obiettivi ambientali, nel Rapporto di
Valutazione Intermedia si suggerisce di verificare la possibilità di introdurre per la misura 211 un criterio che permetta di svincolare
il carico massimo di bestiame dalle UBA al
fine di non penalizzare gli allevatori che scelgono di destinare tali superfici a razze locali, tra cui la Rendena, caratterizzate da una
produzione inferiore di deiezioni rispetto ad
altre razze lattifere maggiormente produttive
Il contributo del PSR alla competitività del
sistema agricolo trentino, invece, alla fine
del 2009 non ha raggiunto livelli soddisfacenti, pur se alcune misure degli Assi 1 e 3
presentano un buon grado di avanzamento.
Per quanto concerne l’Asse 3 il valutatore
ha rilevato la necessità di promuovere effettivamente una diversificazione dell’attività
primaria, oltre che con la promozione della
ricezione agrituristica, supportando la messa in esercizio di un sistema di servizi erogati
dalle imprese agricole nelle aree rurali.
Le iniziative legate all’Asse 4 - Leader, al
31/12/2009, erano ancora del tutto ferme,
ma nel 2010 hanno visto una rapida accelerazione con l’avvio delle attività del Gruppo
di Azione Locale in Val di Sole che fa ben
sperare sul completo raggiungimento degli
obiettivi entro la fine del periodo di programmazione.
5
PRIMO PIANO
tt 02
anno LVI
Mellarini al Vinitaly: “Valorizziamo questa propensione, compiendo scelte forti”
IL VINO TRENTINO
VA IN MONTAGNA
6
tt 02
PRIMO PIANO
anno LVI
7
di Roberto Bertolini
C
aratterizzare la produzione
vitivinicola trentina al fine di
creare un brand forte e riconoscibile, quello di un vero
e proprio “vino della montagna”. A lanciare la proposta è stato, in occasione del recente Vinitaly, l’assessore
provinciale all’agricoltura, foreste, turismo
e promozione Tiziano Mellarini. Una sollecitazione che unisce una forte rivendicazione
dell’identità territoriale a un progetto nuovo,
sul quale riprogettare una unità di intenti ed
una comune strategia delle varie “anime”
del mondo vitivinicolo trentino.
Una proposta rimbalzata dal salone vero-
nese alla seconda giornata della kermesse,
in occasione dell’incontro con la stampa
tenutosi presso lo stand istituzionale del
Trentino. A parlarne, nell’elegante scenografia allestita per questa edizione del Vinitaly dall’architetto Lupo, il professor Attilio
Scienza, ordinario di viticoltura presso la
Facoltà di Agraria dell’Università di Milano,
Elvio Fronza, presidente del Consorzio di
Tutela Vini del Trentino, e Adriano Dalpez,
presidente della Camera di Commercio
I.A.A. di Trento.
Tema della giornata la vitivinicoltura di
montagna. Il Trentino è un territorio interamente montuoso e dunque anche la
sua produzione agricola è profondamente
influenzata da queste caratteristiche morfologiche. «Questa peculiarità del territorio
rappresenta per la nostra vitivinicoltura una
grossa opportunità - ha detto l’assessore
Tiziano Mellarini - ma ora è il momento di
compiere scelte forti e lo dico anche ai nostri produttori. Dobbiamo avere il coraggio
di valorizzare questa propensione fino in
fondo, puntando con decisione sui tratti caratteristici che la montagna sa infondere ad
un vino. Un percorso da compiere anche in
termini di brand, creando prodotti che interpretino al meglio lo spirito della montagna e
le sue caratteristiche, come la freschezza e
tt 02
PRIMO PIANO
8
la genuinità. I particolari microclimi del Lago
di Garda, che ci regala ad esempio gli ulivi
più a nord in Europa dai quali si ottiene olio
di particolare eccellenza, affiancati da quelli
propri delle vallate dolomitiche, dovrebbero
rappresentare l’ingrediente principale per la
nostra produzione vitivinicola”.
Lo strumento a cui affidare il progetto è una
Consulta – spiega Mellarini – “nella speranza che tutti partecipino e camminino al
nostro fianco. Il recupero della viticoltura
di terreni posizionati oltre gli 800 metri di
quota – aggiunge inoltre l’assessore - potrà
offrire ai nostri agricoltori nuove opportunità. Lo faremo coinvolgendo i produttori ed
appoggiandoci a quella straordinaria fucina
di ricerca e di professionalità per il mondo
agricolo che è la Fondazione Mach di San
Michele all’Adige, una realtà di eccellenza
trentina che in molti ci invidiano».
Sulla stessa lunghezza d’onda il professor
Attilio Scienza: «Vitigni e territorio sono fondamentali per la nascita di un buon vino. Il
Trentino deve essere più consapevole della
propria forza, valorizzando la viticoltura di
montagna legata al lavoro degli uomini che
l’hanno resa coltivabile. La storia ci dice che
in Trentino le esperienze migliori di viticoltura nascono proprio fra i monti, dove la cultura di confine crea incontri di grande qualità,
come Chardonnay o Riesling. Ora occorre
riprendere quella tradizione per produrre vini
a basso impatto ambientale, puntando sul
concetto di eco compatibilità».
Elvio Fronza, del Consorzio di Tutela Vini del
Trentino, ha invece sottolineato le forti radici
storiche della vitivinicoltura trentina. «Si tratta di un binomio importante quello fra terra
e uomo, del quale il vino rappresenta il gonfalone più importante per il territorio, senza
nulla togliere ad altri prodotti comunque significativi. Ricordo il ruolo importante giocato
in passato dal vino nella vita quotidiana delle persone: eravamo i più grandi fornitori di
uva dell’Impero Asburgico. Anche nel futuro
dovremo fare così, occorre trovare momenti di forte aggregazione tra i produttori, che
portino a risultati positivi. Il Consorzio che io
presiedo (con 10mila imprenditori agricoli) ha
questa funzione, ossia fare squadra e dare
forza al movimento vitivinicolo trentino».
Adriano Dalpez, presidente della Camera
di Commercio, ha ribadito l’importanza del
concetto di identità: «Il Trentino è montagna
al 100%, con l’80% della superficie sopra i
600 metri di quota, atmosfere che diventano
ingredienti importanti anche per i vini. Giusto
dunque puntare su prodotti sempre più legati a questa tradizione. Occorre un progetto
complessivo basato su una gamma di prodotti che rappresentino davvero il territorio,
partendo da esempi positivi come Trentodoc, al quale abbiamo creduto fortemente.
Per farlo, però, occorre maggiore unione tra i
nostri produttori ». (r.b.)
anno LVI
Mellarini: la promozione in ordine sparso non paga
“VITI OLTRE GLI 800 METRI
PER FARCI RICONOSCERE”
A
ssessore Mellarini, ha lanciato un progetto relativo al
vino “di montagna”. Ce lo
può spiegare?
Intendiamo creare una solida
sinergia tra peculiarità importanti della nostra terra, il vino e la montagna, intesa anche
come modo di vivere, che trasmette valori
come la freschezza, la genuinità e l’amore
per il territorio. Il Trentino, con i suoi oltre 10
mila ettari di vigneto suddivisi in più di 80
mila particelle ed una produzione di 1milione
e 200 mila quintali di uva e 800 mila ettolitri circa, rappresenta l’area di viticoltura di
montagna (così come classificata dall’UE)
più importante d’Italia e d’Europa. Si tratta di
un’opportunità da sfruttare creando una nostra propria tipologia di vino “di montagna”,
che abbia nella qualità e nel legame con
l’ambiente i suoi tratti distintivi.
Come si realizza questo progetto?
L’idea di fondo è quella di legare ad un brand
vincente come quello della montagna (pensiamo solo alla forza promozionale delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità) un prodotto
che ha bisogno sempre più di contenuti forti,
che vanno al di là di quelli pur importanti legati a qualità organolettiche e sapore. In futuro, grazie ai mutamenti climatici in atto, il
recupero alla viticoltura, come peraltro era in
passato, di terreni a quote oltre gli 800 metri,
potrà offrire ai nostri agricoltori interessanti
opportunità di coltivazione di vitigni come il
Silvaner, il Riesling, il Traminer, il Moscato,
ma anche di alcuni incroci interspecifici. Si
tratta insomma di caratterizzare il prodotto
sulle peculiarità di questa terra, sviluppando
una vera e propria tipologia di “vino di montagna” che abbia tratti originali, esclusivi e riconoscibili. Questo anche grazie all’appoggio e
alla collaborazione con la Fondazione Mach.
Al Vinitaly si è insistito sul concetto di
fare squadra, fare sistema. Perché?
In un mercato sempre più affollato come
quello dei vini, che conta migliaia di produttori e centinaia di migliaia di etichette in
tutto il mondo, è difficile pensare di andare
a competere in ordine sparso. Aspetti come
la promozione e la commercializzazione,
necessitano di massa critica, di sinergie, sul
modello di Trentodoc. Un progetto nato nel
2007, che sta dando ottimi frutti e che intendiamo implementare per rafforzare ulteriormente l’autorevolezza del metodo classico
trentino nel suo insieme. Ma tutto il mondo
del vino trentino deve puntare all’unità d’intenti, facendo squadra con orgoglio. È l’unica
strada possibile per costruire futuro.
Che voto dà al Trentino in mostra al Vinitaly? Qualcuno non ha aderito..
Dó un voto certamente positivo. Gli espositori si sono detti tutti soddisfatti, e sono sicuro
che il prossimo anno aderiranno all’iniziativa
anche coloro che quest’anno non vi hanno
partecipato.
Un giudizio sullo stand?
Lo stand unificato progettato dall’architetto Michelangelo Lupo ha inteso identificare
la nostra provincia con i valori dell’efficacia
e della sobrietà, attraverso l’uso del legno
come elemento identitario del territorio. Il tutto valorizzato dall’area istituzionale e da quella dell’enoteca provinciale di Palazzo Roccabruna, che hanno ricevuto riconoscimenti per
la loro eleganza e funzionalità. (r.b.)
tt 02
PRIMO PIANO
anno LVI
Premiata in Casa Pravis
ERIKA, LA MIGLIORE
VIGNAIOLA D’EUROPA
di Corrado Zanetti
È
figlia d’arte Erika Pedrini (“sono
nata per gemmazione” ama dire
di sé), ma anche della sua Valle
dei Laghi, dove ora è “completamente immersa” nell’azienda di famiglia, la Pravis. Figlia del Trentino
migliore e giovane, ed ora anche figlia della
vitienologia europea visto che è stata premiata come migliore giovane vignaiola europea 2011, “Europaeische Nachwuchswinzerin des Jahres”, secondo la qualificata
giuria del concorso Art-Vinum Award 2011.
A premiarla, lo scorso 6 aprile a Stoccarda,
è stato il ministro all’agricoltura del Baden
Württemberg Helmut Rau. Il concorso ogni
anno individua nelle scuole di enologia, nelle
università e nelle aziende viticole europee i
giovani (200 i concorrenti quest’anno) che
si sono distinti per impegno, innovazione e
risultati nel mondo del vino.
Come si diventa migliore giovane vignaiola d’Europa?
Il riconoscimento è un premio alla persona
assegnato in base al curriculum, nel mio
caso ha premiato lo slancio verso il futuro, la
ricerca, l’innovazione. Mi è sempre piaciuto
prodigarmi nello studio, non solo nella vitienologia ma anche nelle lingue, soprattutto
tedesco ma anche inglese. Il premio è stato una sorpresa e mi ha fatto enormemente
piacere, ma lo considero anche un incoraggiamento a tutte le donne che lavorano in
agricoltura, oltre che un indiretto riconoscimento al Trentino vitivinicolo in un momento
in cui si discute molto del suo futuro.
Oltretutto, questo non è il tuo primo riconoscimento.
Si, nel maggio 2004 a Balatonfuered, in Ungheria, ho partecipato al Concorso europeo,
come candidata per San Michele, settima
edizione, di viticoltura ed enologia. Era un
concorso tecnico con domande specifiche
inerenti al mondo del vino. Mi sono piazzata
terza su 36 concorrenti.
Tutto è iniziato a San Michele…
Mi sono diplomata all’Istituto tecnico agrario
di San Michele nel 2004 nel corso di viticoltura ed enologia, il famoso “corso S”. Tesina
di laurea su vitigni autoctoni trentini come la
Negrara e la vernaccia.
Scuola di famiglia l’Istituto agrario.
Sì, stessa scuola e stesso corso li frequentò
qualche anno prima mio padre Domenico, e
qualche anno dopo mia sorella Giulia.
A Paolo Endrici
la Medaglia Cangrande
La Gran Medaglia di Cangrande, il prestigioso
premio che l’Ente Fiera di Verona, su segnalazione
delle Regioni italiane, assegna ai benemeriti della
vitivinicoltura, è stata conferita a Paolo Endrici, dietro
diretta segnalazione dell’assessore provinciale
Tiziano Mellarini. La cerimonia si è svolta presso
la sala Azzurra del Centro Congressi Europa, nel
giorno di inaugurazione della 45^ edizione di Vinitaly.
Paolo Endrici rappresenta la quarta generazione
della famiglia Endrici, fondatori di ENDRIZZI, una
delle più antiche aziende vinicole della provincia
di Trento, che nel 2010 ha festeggiato i 125 anni
dalla nascita. La produzione di vino della cantina
Endrizzi è destinata solo all’alta ristorazione e alle
enoteche, dove vengono vendute più di 600.000
bottiglie di vini, Trento DOC e grappa per un fatturato
di circa 5 milioni di euro. L’export supera l’80% della
produzione ed è uno dei punti storici di forza della
cantina Endrizzi. Anche negli ultimi due anni di
crisi, la Endrizzi è riuscita a crescere, grazie al forte
legame coi clienti, che hanno continuato a favorire
dei vini che si distinguono – come dice anche
l’associazione Slow Food – perché “buoni, puliti e
giusti”. “La mia ambizione – dice Paolo Endrici (nella
foto assieme all’assessore Mellarini) è stata quella
di portare con passione ed entusiasmo la qualità, la
storia, la salubrità del Trentino del mondo”.
A te però il diploma non bastava.
Già. Volevo ampliare i miei orizzonti e mi
sono iscritta al corso di laurea in Enologia
presso la Facoltà di Ingegneria a Trento, che
collabora con San Michele, laureandomi a
pieni voti, prima nell’aprile 2008 in Italia e
poi la doppia laurea in Germania, Diploma di
Ingegneria a Geisenheim. Il tema della tesi
scelto, in perfetta armonia con la Valle da cui
provengo, fu “Fermentazioni di mosti ad alta
concentrazione zuccherina con lieviti non
Saccharomyces” (relatore prof.Cavazza),
volendomi legare così alla produzione del
nostro prezioso Vino santo.
Ma nell’azienda di papà non ci volevi ancora tornare.
Durante gli studi ho sempre seguito l’azienda di famiglia, ma prima di entrare full time
ho fatto diversi tirocini, sia in Italia nella Tenuta Fontodi (Toscana) sia in Francia, nella
bellissima Cote d’Or da Domanine Maldant,
ed ancora in Germania ad Hellbronn presso
l’azienda familiare Albrecht-kiessling. Ho aggiunto vari praticantati all’estero, sia in Germania che a Londra, per studiare le lingue
straniere. Ho collaborato inoltre alla stesura
di un report sul vino con la camera di commercio italo americana a Houston (Texas),
dove mi ero recata per migliorare l’inglese.
E ora, ti senti pronta a fare
la vignaiola?
Pronta. Dalla vendemmia 2009 sono completamente immersa nell’anima Pravis.
Progetti in corso?
I vitigni antichi, perché crediamo nella nostra
storia, ed i vitigni organici resistenti a oidio e
peronospera, un settore che seguo attraverso collaborazioni con istituti e centri di ricerca esteri quali ad esempio Friburgo.
9
tt 02
PRIMO PIANO
10
anno LVI
Pane e dolci da forno
alla Mostra dell’agricoltura
È
al pane e ai dolci da forno tradizionali che Provincia e Fondazione Edmund Mach - Istituto
Agrario di San Michele all’Adige
hanno dedicato il proprio stand
comune alla Mostra mercato dell’agricoltura
di montagna, che si è svolta lo scorso mese
di marzo a Trento, attirando decine di migliaia di persone. L’iniziativa è stata realizzata
in collaborazione con l’Associazione panificatori del Trentino con l’obiettivo di mettere
in evidenza la qualità, la salubrità nonché la
valorizzazione delle produzioni locali. Dopo
salumi, formaggi e piante officinal, a cui è
stato dedicato spazio nelle edizioni degli
scorsi anni, quest’anno è toccato ad un’altra
tipologia di prodotti rappresentati nell’Atlante dei prodotti tipici trentini: il pane e i prodotti
da forno tradizionali. All’interno dello stand i
visitatori hanno potuto partecipare a degustazioni di Bine, Gramolato (Pan Taià), Bechi
panzalini, Strudel, Torta de fregoloti, Zelten,
tutti prodotti che risultano appunto inseriti
nell’elenco di quelli tipici e tradizionali trentini. E ad accompagnare le degustazioni i vini
forniti dalla cantina della Fondazione Edmund Mach - Istituto Agrario di San Michele
all’Adige. Al pane era ispirata tra l’altro, in
questa edizione della Mostra, l’insolita proposta (ma non c’è da stupirsi visto il nome
del vignaiolo) di Mario Pojer, che ha intrigato
i visitatori proponendo loro una degustazione olfattiva di due diversi tipi di pane contenuti in due bicchieri giganti, dichiarando le
prime cinque associazioni mentali suggerite
dalle sensazioni olfattive rese da entrambi.
Un gioco intrigante, con molte sorprendenti
risposte. Ma la Mostra è stata naturalmente
anche molto altro, confermandosi un grande appuntamento popolare. In queste due
pagine alcuni “scatti” del fotografo Giovanni
Cavulli.
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anno LVI
PRIMO PIANO
11
tt 02
PRIMO PIANO
anno LVI
12
di Walter Nicoletti
LA CAMPAGN
VA AL MERCA
C
oldiretti ha lanciato una sfida al
mondo agricolo e soprattutto
al settore commerciale che sta
per essere raccolta anche in
Trentino. La sfida è quella della “Filiera tutta agricola e tutta italiana” che
punta alla valorizzazione del prodotto locale
e nazionale attraverso una rete di vendita
controllata e gestita in prima persona dagli
stessi produttori.
A livello nazionale i Mercati di Campagna
Amica sono oltre 700 con una crescita del
400% nel corso degli ultimi tre anni. Ma
l’obiettivo è soprattutto quello di aprire nel
breve-medio periodo circa 20.000 punti vendita direttamente presso le aziende agricole.
Di questi punti vendita aziendali ne esistono
già 2.700 in tutta Italia, 200 dei quali sono
pronti a partire in Trentino proprio in queste
settimane. Sono piccoli spacci dove il contadino gestisce con la sua partita Iva la vendita diretta e dove il consumatore può trovare
anche altri prodotti provenienti da aziende
vicine.
Abbattere i costi dell’intermediazione (che
sono diventati effettivamente insopportabili sia per il produttore, sia per l’acquirente)
e garantire l’origine certificata del prodotto.
Ecco gli obiettivi di Coldiretti che punta a
definire una alleanza orizzontale e partecipata con il consumatore finale attraverso
una specifica campagna di marketing e di
comunicazione. In questo modo sono state coinvolte nell’ultimo anno oltre 16.000
aziende agricole e 12 milioni di consumatori
dentro un progetto che punta alla “terza via
distributiva” alternativa sia alla grande distribuzione organizzata, sia alla rete di vendita
tradizionale.
Un progetto che vede il Trentino in prima fila
nella promozione delle cosiddette filiere corte e che si è concretizzato negli ultimi anni in
diverse iniziative dei Mercati di Campagna
Amica. A Trento, il sabato mattina, è attivo
da anni il mercato di Piazza Dante al quale si affiancherà a breve la nuova area per
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PRIMO PIANO
anno LVI
Pronti a partire
in Trentino, per
iniziativa di Coldiretti,
200 punti vendita.
Prodotti locali,
certificati e a prezzi
inferiori del 30 per
cento rispetto alla
grande distribuzione
organizzata
13
A AMICA
TO
la vendita diretta prevista in Via Filzi nelle
giornate di mercoledì. A Pergine Valsugana
il mercato è attivo quasi tutto l’anno, mentre a Villalagarina l’alleanza fra Coldiretti e
Slow Food ha portato all’organizzazione del
“Mercato della Terra”. Questa particolare
iniziativa si svolge nel tardo pomeriggio del
quarto venerdì del mese e prevede anche la
presenza di artigiani, gastronomi, albergatori e ristoratori accanto alle associazioni culturali e di volontariato. Un’idea che verrà in
parte importata a Rovereto, nel quartiere del
Brione, dove si sta pensando di affiancare al
Mercato di Campagna Amica anche un vero
e proprio mercato rionale partecipato dalla
Circoscrizione e dalle associazioni locali.
Altri mercati in pole position sono quelli della
Valle dei Laghi e di Ala, dove si stanno raccogliendo le adesioni dei produttori, mentre
diverse manifestazioni di interesse per aprire iniziative commerciali e culturali di questo
tipo sono giunte negli ultimi mesi dai comuni
di Borgo Valsugana, Strigno, Cles, Arco, Fol-
garia e dalla stessa municipalità di Bolzano.
<Il nostro problema – afferma Ezio Dandrea,
responsabile per Coldiretti Trento della rete
regionali dei Mercati di Campagna Amica –
è quello di garantire ai singoli comuni che
stanno facendo richiesta un adeguato numero di produttori che non sempre è facile
reperire>. Notizie che sicuramente possono
incoraggiare il mondo agricolo in un momento di profonda crisi e dove si fa fatica a
collocare il prodotto a prezzi adeguatamente
remunerativi.
La forza di questo progetto sta nella garanzia dell’origine che al 100% deve essere
aziendale e certificata. <In questi anni – sottolinea Dandrea – abbiamo avuto ben otto
esclusioni di aziende che non garantivano
la completa provenienza aziendale del prodotto. E questo per specificare la serietà del
nostro disciplinare>. Un disciplinare che prevede anche una specifica attenzione al tema
della gestione dei rifiuti grazie all’utilizzo di
borse ed imballaggi riciclabili e di contenito-
Il mercato dei contadini solandri a Malè. A fianco il
mercato del sabato in piazza Dante a Trento.
ri riutilizzabili, in uno spirito che oggi come
oggi potremmo definire da vera e propria
decrescita.
Ma, ovviamente, a farla da padrone è sempre il prezzo. Il disciplinare di questi mercati
prevede per i prodotti freschi e comparabili
con la GDO e le reti di vendita tradizionali
un risparmio minimo per il consumatore del
30%. Per questo si fa riferimento al sito ministeriale www.smsconsumatori.it o al numero
47947 attraverso il quale si può inviare un
messaggio dal telefono cellulare specificando il prodotto fresco di riferimento.
Nella giornata del 26 marzo scorso, ad
esempio, abbiamo provato ad inviare un
messaggio chiedendo il prezzo delle patate.
Il messaggio di ritorno indicava un prezzo di
vendita al chilo di 1 euro, mentre i cartellini
di riferimento del Mercato di piazza Dante
a Trento indicavano un prezzo di 40 centesimi al chilo. Un bel risparmio, non c’è che
dire. Coldiretti Trento una volta la settimana
controlla i prezzi anche presso i supermer-
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PRIMO PIANO
14
cati Poli, Orvea e Superstore per indicare ai
produttori aderenti al mercato settimanale il
prezzo che dovrà essere scontato di almeno
il 30%.
<Un obiettivo che non ci spaventa – sottolinea ancora Dandrea – visto che i costi delle
intermediazioni commerciali non pesano in
questo caso sul prezzo finale e quindi sulle
tasche del consumatore>. In questo modo
si riesce, ma parliamo essenzialmente del
fresco, a garantire anche risparmi che, come
nel caso delle mele, possono superare il
50% rispetto alla rete tradizionale.
Recentemente sul mercato si è affacciato
anche il settore biologico, mentre per le produzioni di nicchia, come nel caso ad esempio di ortaggi ricercati, piccole produzioni
artigianali e quant’altro, vige il principio della
non confrontabilità con i prezzi della GDO.
In questo caso il produttore provvede a sistemare vicino al prezzo l’indicazione “non
confrontabile” in modo tale che il consumatore sia a conoscenza della particolarità del
prodotto.
I Mercati di Campagna Amica vogliono infine
diventare dei veri e proprio progetti culturali
tramite i quali divulgare il ruolo essenziale
dell’agricoltura nei confronti della società e
dell’ambiente e dove sviluppare una nuova
cultura alimentare. <Non ci consideriamo
alternativi alla cooperazione – spiega Pietro
Giacomozzi, presidente dell’Associazione
Agrimercato – ma complementari. Per le
zone marginali o non vocate all’agricoltura
intensiva la nostra proposta si colloca come
una sorta di alleanza con i consumatori, i
quali possono diventare per noi una sorta di
consorzio di garanzia informale per garantire
reddito e stabilità all’azienda agricola>.
A dare manforte al concetto di complementarità viene anche l’ultima creatura di Coldiretti: le “Botteghe del contadino”, ovvero
i punti della Vendita Diretta Organizzata. Si
tratta dell’ultimo e più ambizioso tassello del
progetto della Filiera tutta agricola e tutta italiana, che vede già strutturati ben 50 punti
vendita a livello nazionale all’interno dei quali
il singolo produttore vende la sua merce con
il suo registratore di cassa.
Un metodo che evita l’intermediazione, pur
garantendo la presenza del produttore sul
mercato. In provincia di Trento la Condiretti
ha avviato una serie di confronti sia con alcune Famiglie cooperative, sia con altre reti
di vendita.
<L’obiettivo – conclude Ezio Dandrea – è
quello di organizzare delle aree di vendita
indipendenti, anche interne alla cooperazio-
anno LVI
ne, in grado di saltare passaggi intermedi,
avvicinare produttori e consumatori finali,
garantendo qualità e prezzi più vantaggiosi
sia per i primi che per i secondi. In definitiva
è una chance di maggior reddito per i produttori, una garanzia di maggior qualità per
i consumatori. La filiera corta significa sostanzialmente “vendita diretta” dei produttori
agricoli ai consumatori finali, che sempre di
più esigono qualità controllata e certificata
dal punto di vista della provenienza, della
genuinità, dell’igiene e della sanità>.
“Qui non c’è speculazione”
L
i chiamiamo acquirenti, preferendo il termine a quello di consumatore, per indicare anche un nuovo modo di fare la spesa.
Più consapevole e responsabile se vogliamo,
in ogni caso più vicino al lavoro del contadino.
Li abbiamo incontrati a Trento, in piazza Fiera,
in una bella mattinata di primavera ed abbiamo
ascoltato le loro opionioni.
Mirella Boccher: il rapporto qualità prezzo è il
vero punto di forza
Da quanto tempo frequenta il Mercato e qual
è secondo lei il suo punto di forza?
<Lo frequento da circa un anno e penso che il
suo punto di forza sia il rapporto qualità prezzo.
Trovo molti prodotti naturali e artigianali ad un
prezzo effettivamente vantaggioso. Inoltre riscopro sapori e ricette che per me significano un
vero e proprio ritorno al passato>.
Pippo Oggiano: mi piace perché qui non c’è speculazione
Perché frequenta il Mercato di Coldiretti?
<Perché qui sono sicuro che non c’è la speculazione commerciale dovuta alle intermediazioni
della grande distribuzione. Mi sembra una possibile risposta a questa crisi economica e anche
un’idea di civiltà che si oppone alla cultura imperante della competitività a tutti i costi e quindi
della guerra>.
Annamaria Sandu: lo faccio per i miei bambini
Per lei è importante il rapporto diretto con
il contadino, il fatto di conoscerlo personalmente?
<Lo ritengo molto importante, ma io sono qui
innanzitutto per i miei bambini in quanto mi sento sicura della provenienza di questi prodotti. I
piccoli possono assaggiare direttamente questi
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PRIMO PIANO
anno LVI
Contributo provinciale: solo 5 le domande presentate
ANCORA POCHI I COMUNI
DELLA FILIERA CORTA
A
partire dallo scorso anno i Comuni hanno l’opportunità di
finanziare la realizzazione di
mercati destinati alla vendita diretta di prodotti locali da
parte degli imprenditori agricoli attraverso il
contributo (90 % della spesa ammessa) concesso dalla Provincia in base all’articolo 28
bis della legge provinciale 8 maggio 2000,
n. 4 (ora sostituito dall’art. 65 della legge
provinciale 30 luglio 2010, n. 17), secondo i
criteri stabiliti dalla delibera (assessore Olivi)
della Giunta provinciale n. 1461 del 17 giugno 2010.
Tale opportunità non è stata finora molto
sfruttata, nonostante la percentuale contributiva prevista sia del 90 % della spesa per
interventi con spesa minima ammissibile
pari a 10mila euro. Al Servizio Commercio
della Provincia sono infatti pervenute fino
ad oggi solo 5 domande da parte di Comuni
o associazioni di Comuni. Questi i progetti
prodotti senza problema. Inoltre è un posto accogliente e sicuro per la famiglia>.
Luigi Deavi: da luogo di degrado a luogo di incontro
Secondo lei l’agricoltura può diventare anche un progetto culturale per la società?
<Premetto che sono un cliente del mercato fin
dagli albori e lo sono in maniera entusiastica.
Devo dire che qui c’è un bel gruppo di produttori,
ma anche di acquirenti. Ci si conosce tutti, c’è
sempre una buona parola, un consiglio utile per
come cucinare un prodotto. Ogni contadino ha
una sua specialità di stagione che è bene conoscere e valorizzare come una primizia da esibire
ed una leccornia da assaggiare. Infine va detto
che iniziative come queste possono contribuire
ad abbellire la città, a renderla più simpatica ed
accogliente>. (w.n.)
15
attivati:
►Comune di Villa Lagarina (in associazione
con Isera, Nogaredo, Pomarolo e Nomi):
il Mercato della Terra della destra Adige
è attivo dal 17 dicembre 2010 ed anima,
con 14 bancarelle ospitate sotto una
tensostruttura, piazza S.Maria Assunta
ogni ultimo venerdì del mese dalle ore
15 alle 19 (dalle 17 alle 21 in estate). Un
luogo dove è possibile confrontarsi con i
produttori locali ma anche di Brentonico
e della Valle di Gresta, fare la spesa in
un’ottica di filiera corta, sperimentare e
divertirsi all’interno dei laboratori del gusto
di Slow Food, incontrarsi e mangiare
in compagnia. Ospita, a turno, anche
un artigiano e un punto info dell’Apt. In
preparazione un libretto con l’elenco e
presentazione degli operatori.
►Comune di Arco: il progetto, approvato
dal Consiglio comunale lo scorso ottobre,
riguarda la realizzazione del Mercato
del Contadino in prossimità del Viale
delle Palme, vicino al Casinò (dove già
oggi c’è un piccolo mercato), con una
pensilina modulare in acciaio con pannelli
fotovoltaici ed uno spazio centrale dove
sarà possibile la sosta dei furgoni dei
produttori adibiti alla vendita dei prodotti.
Il nuovo mercato (15-20 postazioni) sarà
affidato in gestione a Coldiretti e potrà
iniziare ad operare a fine anno, quando
sarà ultimata la nuova sede del Centro
Giovani. Il Comune prevede un’apertura
inizialmente bisettimanale che potrebbe
però diventare poi giornaliera.
►Comune di Folgaria. Il “Mercatino della
Terra” promosso dal Comune debutterà
a fine primavera: 4 casette di legno
costruite in loco e facilmente smontabili
per consentire al mercatino di essere
itinerante ospiteranno prodotti lattiero
caseari, vini, frutta e verdura biologici,
miele e derivati delle aziende agricole
della zona.
►Comune di Trento. La domanda di
finanziamento è stata presentata al
Servizio Commercio della Provincia
lo scorso dicembre e riguarda la
realizzazione, in via Filzi intersezione
via D.Chiesa e via Bezzi, di un secondo
Mercato del contadino in città (dopo
quello di piazza Dante) con 25 postazioni.
►Comune di Cles. L’amministrazione
comunale ha presentato domanda a
metà del febbraio di quest’anno per il
finanziamento dell’acquisto di 8 casette
da collocare in Corso Dante o nelle
immediate adiacenze. Il mercato sarà
aperto il sabato mattina da giugno a
settembre. (c.z.)
Info:
www.commercio.provincia.tn.it/Attività commerciale/Normativa
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16
anno LVI
La campagna “Frutta nelle scuole” in Trentino
MERENDINA SÌ
MA CON LA VITAMINA
di Corrado Zanetti
Ventisette gli istituti
scolastici che
partecipano alla seconda
edizione dell’iniziativa
per un totale di 456
classi e 7.478 alunni.
Alle Scuole Elementari
“Filzi” di Rovereto la
prima giornata a tema.
S
piegare ai bambini l’utilità di una
sana e corretta alimentazione,
a partire dal consumo di frutta
e verdura, è un insegnamento
che frutta. A patto che ad essere educati a tali buone pratiche alimentari
non siano solo i bambini e i ragazzi, sempre
più “convertiti” (dalla pubblicità) a merendine
industriali e al cosidetto “cibo spazzatura”,
ma anche i loro genitori. È il messaggio che
arriva dalla campagna “Frutta nelle scuole”,
un progetto europeo gestito dal Ministero
delle politiche agricole, alimentari e forestali in collaborazione, per quanto riguarda il
Trentino, con gli Assessorati all’Agricoltura e
all’Istruzione della Provincia autonoma.
Il 14 marzo scorso a Rovereto, presso l’aula magna della scuola media De Gasperi, si
è svolta la prima di una serie di giornate a
tema dedicata agli alunni della Scuola elementare Filzi, che si sono ritrovati in 170 per
una mattinata all’insegna del gioco e del divertimento. Tutto con uno scopo: convincerli
a mangiare più frutta e verdura, per crescere
in salute ed evitare di diventare, da adulti,
persone in sovrappeso o, peggio, obese,
cosa che oggi riguarda, rispettivamente, un
adulto su tre e un italiano su dieci.
Per la verità, sovrappeso ed obesità sono
presenti nella nostra provincia molto meno
che nel resto d’Italia, ma ciò non è dovuto - come spiega il nutrizionista Pedrolli
dell’Azienda sanitaria - ad una migliore alimentazione dei nostri bambini e ragazzi,
quanto piuttosto ad una loro più intensa attività fisica.
Sul banco degli accusati sono soprattutto le
merendine, quelle della pubblicità, preferite
ad una mela, un kiwi, un’arancia o una banana. Ma anche non corrette abitudine familiari, prima fra tutte quella, pare assai diffusa,
di non fare colazione al mattino prima di andare a scuola. “La colazione - dice ancora il
dottor Pedrolli - sta diventando sempre più
un problema: se manca il “metronomo” della colazione, ne risulterà non armonica tutta la giornata; c’è una grande superficialità
nell’affrontare i pasti in famiglia, si dedica al
cibo poco tempo (più del 50 % dei trentini
mangia fuori casa) perchè in generale le
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PRIMO PIANO
anno LVI
Il nutrizionista: “Anche il mondo dello sport
può essere una cattiva palestra alimentare”
17
Il programma “Frutta nelle scuole” prevede la realizzazione di 57 orti scolastici (foto da DIDASCALIE 2009)
famiglie hanno poco tempo, mentre nelle
mense scolastiche si somministrano menù
comuni a chi ha abitudini alimentari diverse”.
Ma di non corretta alimentazione si soffre
anche laddove ci si aspetterebbe una grande attenzione all’equilibrio nutrizionale, vale
a dire nel mondo dello sport. “A volte lo sport
diventa una cattiva palestra alimentare,
quando si assumono alimenti con il fine non
di nutrirsi ma di derivarne prestazioni agonistiche vincenti”.
Ecco dunque i motivi che sorreggono la campagna, la quale si articola in un calendario di
30 distribuzioni programmate di frutta nelle
scuole trentine alla pausa di metà mattina o
in occasione della merenda pomeridiana, e
in alcune misure di accompagnamento quali
giornate a tema (ne sono previste 6), visite
a fattorie didattiche, aziende agricole, centri
di lavorazione o di trasformazione, mercati
agricoli (8 in programma), realizzazione di
57 orti scolastici, distribuzione di materiali
informativi.
In Trentino sono 27 gli istituti scolastici primari che partecipano quest’anno all’ini-
ziativa (giunta alla seconda edizione), che
comprendono 71 plessi per un totale di 456
classi e 7.478 alunni. Rispetto all’edizione
2010 - ha spiegato Nicoletta Zanetti, responsabile del progetto per l’Assessorato provinciale all’istruzione - “Frutta nelle scuole”
ha aggiustato quest’anno il tiro superando,
grazie agli sforzi fatti dagli assessorati provinciali all’agricoltura e all’istruzione, alcuni
problemi organizzativi e criticità: quest’anno
le mele distribuite nelle scuole sono in parte
trentine; gli imballaggi sono ridotti rispetto
allo scorso anno, non più monodose e completamente biodegradabili; si è ottimizzato
il trasporto e la consegna della frutta alle
scuole prevedendo una doppia fornitura di
frutta/verdura per coprire le esigenze di due
somministrazioni.
E già si pensa, per il prossimo anno, a specifiche iniziative rivolte appunto ai genitori,
ma anche a formazione per gli insegnanti e
ad una programmazione, auspicata, che abbracci un periodo pluriennale, benchè il bando (vinto per le regioni del Nord Est da un
raggruppamento di imprese di cui è capofila
la AOP Veneto Ortofrutta) per la distribuzione della frutta sia annuale.
“Aggiustamenti questi ultimi - ha affermato il
dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e alimentazione, Mauro Fezzi - che contribuiranno a rendere ancora più condiviso
ed efficace il progetto”.
Alla presentazione dell’iniziativa hanno partecipato a Rovereto, accanto ai referenti della società incaricara dal Ministero di curare
le attività di comunicazione e promozione
del progetto “Frutta nelle scuole”, agli insegnanti ed al dirigente scolastico Giuseppe
Santoli, anche la neo assessore all’istruzione del Comune di Rovereto Giovanna Sirotti, e il sindaco di Isera Enrica Rigotti.
tt 02
firmato
anno LVI
provincia
Prodotti alle fiere, incentivi
anche alle imprese agricole
A
18
nche le imprese agricole potranno
godere di incentivi per la loro partecipazione alle fiere nazionali e internazionali di settore. La novità è contenuta
nella delibera del 25 febbraio scorso con
la quale la Giunta provinciale, su proposta
dell’assessore Tiziano Mellarini, ha approvato le modifiche dei criteri per l’applicazione dell’articolo 7 della legge provinciale n. 6
del dicembre 1999, riguardante gli: “Aiuti per
favorire l’esportazione di prodotti delle imprese trentine”. Nella sostanza, la modifica
dei criteri estende anche al settore agricolo
le incentivazione provinciali a favore delle
piccole e medie imprese per la partecipa-
zione a fiere internazionali (anche svolte in
Italia) al fine di promuovere i beni prodotti nel
territorio della provincia. Ad oggi queste incentivazioni erano previste solo per i settori
manifatturiero, commercio, estrazione minerali, produzione software. Vista la particolare
normativa comunitaria vigente nel settore
agricolo, le incentivazioni previste per questo settore hanno una loro definizione specifica e risultano essere le seguenti:
le incentivazioni sono applicate a una spesa
che deve essere compresa fra un minimo di
3.000 euro per ogni singola manifestazione
fieristica ad un massimo complessivo per
tutte le manifestazioni di 150.000 euro.
SI’ AL DISEGNO LEGGE
SULLA CELIACHIA
La quarta commissione del Consiglio
provinciale di Trento ha approvato
all’unanimità il 2 marzo scorso il disegno di
legge 143 proposto da Pino Morandini (Pdl)
che introduce “Interventi a favore di soggetti
affetti da celiachia e dermatite erpetiforme”.
Il voto è arrivato dopo un accordo maturato
con l’assessore alla salute e alle politiche
sociali Ugo Rossi e sancito da un pacchetto
di emendamenti condivisi.
di insediamento è di 30 mila euro, se il
giovane richiedente è titolare di azienda
frutticola o viticola; di 35 mila euro se
l’azienda è condotta con metodo biologico e
di 40 mila euro se è ad indirizzo zootecnico.
L’ANAGRAFE
DEI FONDI RUSTICI
Il 24 febbraio scorso il Consiglio provinciale
ha approvato la legge 3/2011 che disciplina
l’assegnazione dei fondi rustici, quei
fondi cioè che non sono né dei privati né
adibiti ad usi civici e rientrano dunque nel
patrimonio dei Comuni o della Provincia. La
legge istituisce un’anagrafe provinciale di
questi fondi, e interviene per sanare alcune
situazioni problematiche sul territorio (molti
Comuni proprietari di fondi rustici non sanno
nemmeno di possederli). I fondi rustici
potranno inoltre essere affittati a singoli,
associazioni, scuole per usi socio-didattici.
PSR, 960MILA EURO
PER LE MISURE 121 E 112
La Giunta provinciale di Trento ha reso
disponibili con due distinte delibere le
risorse per coprire le domande rimaste in
sospeso dal 2010 relative alle misure 121
e 112 del PSR 2007-2013. I 960 mila euro
previsti dalle due delibere consentiranno
di finanziare 400 domande di interventi
aziendali e 30 richieste di premi di
insediamento. La somma del premio unitario
PROTOCOLLO VIGILANZA
PRODUZIONI AGROALIMENTARI
La Giunta provinciale ha approvato il
protocollo d’intesa fra le Regioni e le
Province autonome in tema di vigilanza
sulle produzioni agricole di qualità
regolamentata, sottoposte a sistemi
di controllo e certificazione. L’accordo
ottempera a una mancanza di un decreto
specifico - da alcuni anni in discussione
presso il Ministero delle Politiche agricole,
alimentari e forestali - che delega alle
Regioni e alle Province autonome i controlli
su tali produzioni. Oltre all’istituzione di
un coordinamento permanente volontario
fra gli enti pubblici coinvolti indirizzato a
garantire omogeneità di azione, il protocollo
stabilisce a quale ente, di volta in volta,
compete l’attività di vigilanza fra gli uffici
periferici dell’Ispettorato nazionale Controllo
Qualità Repressione Frodi e le pubbliche
amministrazioni. Ogni Regione e Provincia
autonoma dovrà ora individuare un ufficio di
referenza.
FORESTE, AGGIORNATO
IL PIANO DEGLI INTERVENTI La Giunta provinciale ha approvato il 27
aprile scorso l’aggiornamento per il corrente
anno del Piano degli interventi 20102013 in materia di foreste, sistemazione
idraulica e forestale, conservazione della
natura e valorizzazione ambientale. Per
l’intero periodo di programmazione, il Piano
Partecipazione
a fiera
internazionale
1ª partecipazione
Percentuale di
finanziamento
70 %
a titolo di de minimis
dalla 2ª alla 5ª
partecipazione
50 %
a titolo di de minimis
25 %
dalla 6ª alla 8ª
partecipazione
a titolo di de minimis
dalla 9ª in poi
nessun finanziamento
prevede un investimento di circa 169 milioni
di euro, oltre 100 dei quali destinati ad opere
nel settore bacini montani.
CONTRIBUTI ALLE CANTINE
PER LE BARRIQUES
Anche le aziende vitivinicole trentine
potranno contare su un contributo statale,
pari al 20 % della spesa, per l’acquisto
di nuove barriques, ovvero botti di legno
per l’invecchiamento dei vini. Lo prevede
la delibera, firmata dall’assessore
all’agricoltura Tiziano Mellarini, con la quale
la Giunta provinciale ha adottato la misura
“investimenti” prevista dal Piano nazionale
di sostegno per il settore vitivinicolo per la
campagna 2010-2011. I fondi assegnati
dal ministero delle politiche agricole
ammontano a 207.000 euro. Le domande
per beneficiare del premio dovranno
essere presentate all’Organismo Pagatore
Agea e alla Provincia Autonoma di Trento
– Servizio Vigilanza e Promozione delle
Attività Agricole. Saranno finanziate solo
le domande con una spesa ammissibile
compresa tra 4.000 e 50.000 euro. Il
termine ultimo di presentazione delle
domande è il 31 maggio 2011.
tt 02
anno LVI
speciale IRRIGAZIONE
Acqua,
presa di coscienza comune.
Con buon senso.
19
A
cqua bene prezioso. Lo scorso 22 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua ha favorito riflessioni sull’importanza di questo bene e una presa di coscienza
generale, indirizzando la “politica” verso un suo utilizzo più razionale e moderato.
Il Trentino non è nuovo a questa consapevolezza, in
quanto da anni è sensibile alla tematica e la porta avanti nei fatti e negli atti normativi. La Provincia di Trento, ad esempio, si è evidenziata
tra le prime realtà nazionali ad approvare un proprio Piano Generale
di Utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP). Questo approccio
ha favorito una presa di coscienza sulla questione acqua in termini
generali, di sistema.
Troppo spesso si è infatti portati a ragionare sulla tematica dell’acqua
a compartimenti stagni: l’utilizzo potabile, le grandi derivazioni idroelettriche, gli aspetti legati all’agricoltura, piuttosto che agli aspetti
ambientali legati alla qualità dei corsi d’acqua e dei laghi, ognuno
evidenziando le proprie specificità in termini autoreferenziali. Perdendo così di vista così l’unitarietà degli elementi del territorio e il
fatto che l’acqua rappresenta, in particolare per l’ambiente montano,
un elemento unificante.
Il PGUAP è intervenuto con una visione di sistema, proponendo criteri e condizioni per le concessioni e i rilasci minimi vitali al fine di
garantire la sostenibilità dei nostri corsi d’acqua. Su questo aspetto,
ognuno di noi è chiamato a una presa di responsabilità comune e a
dare il proprio contributo.
Recentemente sono stati rivisti i criteri per le grandi derivazioni ed
entro il 2016 l’agricoltura è chiamata a rinnovare le proprie concessioni ad uso irriguo. Al tempo stesso le amministrazioni comunali
completeranno entro la fine dell’anno un percorso di monitoraggio
dei consumi, nell’ottica di eliminare sprechi e razionalizzarne l’utilizzo.
Parallelamente, anche gli aspetti ambientali regolati dal PGUAP
sono in fase di rivisitazione nell’ottica di definire la sostenibilità del
“sistema trentino” con interrelazioni tra ambiente, settori produttivi,
presenza antropica.
Anche il comparto agricolo ha già da diversi anni intrapreso un concreto percorso di razionalizzazione dell’uso dell’acqua irrigua attraverso l’attività degli oltre 230 consorzi di miglioramento fondiario,
l’impegno e la responsabilizzazione degli operatori agricoli.
Come noto, nel corso degli anni si è passati dai vecchi sistemi di irrigazione a scorrimento a quelli a pioggia e successivamente ai sistemi microirrigui che garantiscono un significativo risparmio di questo
prezioso bene, guidati dal “buon senso” e con la consapevolezza
che l’acqua è indispensabile per il mantenimento dell’attività agricola, ambito fondamentale anche per il mantenimento, la cura e la
custodia del territorio.
L’Assessorato all’agricoltura ha quindi posto particolare attenzione, e
riservato importanti risorse, al sostegno dell’innovazione dei sistemi
irrigui e la infrastrutturazione del territorio. In Trentino, dei quasi 20
mila ettari irrigui, oggi oltre il 55% sono riferiti a sistemi a goccia.
Si intende proseguire in questo percorso di conversione riservando
significative risorse. In particolare, nel 2010 la Provincia di Trento
ha destinato i fondi europei dell’Health Check per il rinnovo di quasi
900 ettari.
L’auspicio è di proseguire tutti assieme questo percorso di presa di
coscienza e di responsabilizzazione lavorando con convinzione per
l’obiettivo comune.
Tiziano Mellarini
Assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione
Provincia autonoma di Trento
speciale IRRIGAZIONE
tt 02
anno LVI
RISORSE IDRICHE
IL TRENTINO CHE FÁ?
“Una risorsa da
calibrare in quote.
Pubblica. Non
asservibile alle
politiche di settore”.
20
LA SOCIETÁ
DELL’ACQUA
di Corrado Zanetti
G
li scenari futuri relativi ai
cambiamenti climatici prospettano, a livello mondiale, un deficit delle risorse
idriche, a fronte di un probabile aumento della domanda d’acqua,
come pure della diminuzione della sua
qualità. Tutti questi fattori, per altro già
misurabili anche in Trentino, devono
condurre ad una diversa e più attenta gestione della risorsa idrica, secondo criteri di risparmio, limitazione degli sprechi,
ottimizzazione del suo utilizzo.
Tra i settori ad essere più direttamente
interessati c’è ovviamente l’uso agricolo
dell’acqua a scopo irriguo. Quali saranno
le nuove compatibilità con le quali anche
il settore agricolo dovrà fare i conti? A
fronte di proiezioni che indicano al 2050
una riduzione del flusso idrico nell’arco
alpino pari al 5 %, l’agricoltura si troverà
in “concorrenza” con altri utilizzi (industria, famiglie, turismo). In un territorio
ricco d’acqua qual è il Trentino, difficile
immaginare che possano crearsi “guerre
dell’acqua”, ma è fuori dubbio che la disponibilità d’acqua diventerà, nei prossimi decenni, una risorsa strategica e che,
in quanto tale, assumerà un ruolo rilevante come fondamentale fattore dello stesso equilibrio sociale.
Riflessioni, queste, che sono echeggiate in occasione della Giornata Mondiale
dell’Acqua (22 marzo), segnata quest’anno dal dibattito sulla “privatizzazione” di
questa fondamentale risorsa e dalla prospettiva aperta dal referendum promosso
a difesa della proprietà pubblica dell’ac-
qua. E proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua l’assessore
all’ambiente e lavori pubblici Alberto Pacher ha fatto il punto sullo stato dell’arte,
ovvero su cosa sta facendo la Provincia
autonoma di Trento per tutelare le risorse
idriche.
“A fronte delle proiezioni relative ad una
minore disponibilità di acqua già a partire dai prossimi anni – spiega Pacher diventerà obbligatorio calibrare le quote
destinate ai vari utilizzi, ma sarà assolutamente necessario mantenere una gestione fortemente centralizzata in mani
pubbliche; non sarà più possibile che
l’agricoltura, il settore energetico o quello industriale perseguano proprie politiche”.
tt 02
anno LVI
speciale IRRIGAZIONE
FRA AUTONOMIA
E NORME EUROPEE
“
Risorsa idrica
e cambiamenti climatici
Tutti gli studi sul clima prevedono per il
prossimo futuro la riduzione della piovosità estiva, l’aumento di quella invernale ma
con riduzione delle precipitazioni nevose;
l’aumento del rischio di eventi di siccità e di
eventi di pioggia intensa; l’anticipo, l’intensificazione e il prolungamento della fusione
nivo-glaciale. Tutti questi fattori determineranno importanti variazioni del ciclo idrico
e della disponibilità di acqua. Il deficit delle
risorse idriche potrebbe essere maggiore in
estate ed autunno in particolare nei periodi
di siccità, quando la richiesta è maggiore.
Quali sono i principali impatti attesi? Se nel
settore idroelettrico l’aumento delle temperature favorirà uno spostamento della domanda di energia dal periodo invernale a
quello estivo, nel settore turistico l’aumento
del limite delle nevicate e la riduzione della
stagione invernale determineranno un aumento di fabbisogno idrico per l’innevamento artificiale, in agricoltura la diminuzione di
acqua in estate ed autunno e l’aumento dei
periodi di siccità determineranno l’aumento
del fabbisogno irriguo in concorrenza con
altri fruitori.
La “cassetta
degli attrezzi”
Per tutelare le risorse idriche del proprio territorio la Provincia, forte anche delle proprie
prerogative statutarie, può contare su una nutrita “cassetta degli attrezzi”, un articolato impianto normativo e innovative procedure gestionali, che dovranno però essere adeguate
alle nuove normative europee e nazionali.
Il più importante strumento di governo delle
risorse idriche è il Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP).
Esecutivo dal 15 febbraio 2006 e adottato
d’intesa con lo Stato, il Pguap equivale ad
un vero e proprio Piano di Bacino di rilievo
nazionale. Esso prevede il rilascio negli alvei
dei corsi d’acqua di un minimo deflusso vitale (DMV) - in vigore dal 2010 per le grandi
derivazioni idroelettriche, entro il 2016 per
tutte le rimanenti derivazioni -, e la definizione, per ciascun ambito idrografico omogeneo, del bilancio idrico. Il bilancio sarà disponibile a breve per tutto il territorio provinciale
(ad oggi sono stati predisposti i bilanci idrici
per i bacini dei fiumi Chiese, Noce e Sarca)
e consentirà la completa attuazione della disciplina del DMV.
“Con il Pguap – afferma l’assessore Pacher
- si afferma il principio della rinuncia all’utilizzo totale dell’acqua per riservarne una
quota parte all’ambiente. L’obiettivo è quello
di raggiungere un equilibrio tra le esigenze
antropiche e il rispetto degli ecosistemi acquatici, chiarendo quale deve essere il livello
d’uso attuale”.
I dati relativi agli effettivi rilasci dopo l’entrata in vigore della norma sul DMV non sono
ancora definitivi, ma al Servizio Utilizzazione acque pubbliche si stima che la quantità
d’acqua rilasciata sia almeno il doppio rispetto a prima dell’applicazione della norma.
Piano di tutela
Piano risanamento acque
Al Pguap si affiancano altri due strumenti di
pianificazione, quali il Piano di tutela delle
acque (PTA) e il Piano di risanamento delle acque (PRA). Con il primo si analizza la
qualità delle acque, non solo attraverso il
monitoraggio, ma anche con la stima dei
quantitativi di inquinamento ad esse conferiti
e l’individuazione delle relative fonti. Con il
secondo si definiscono gli interventi di realizzazione degli impianti di depurazione e
condotte fognarie di interesse provinciale. Il
4° aggiornamento (in corso) del piano di depurazione delle acque prevede di accorpare
i piccoli impianti (da 72 a 49 impianti biologici di depurazione) e la riduzione delle fosse
Imhoff (da 147 a 44), con l’obiettivo di portare entro i prossimi anni il trattamento secondario spinto al 99 % del carico prodotto.
Direttiva quadro sulle acque
Piano di gestione
Tale quadro normativo deve però fare riferimento, adeguandovisi, alla Direttiva quadro
europea sulle acque (DQA), la 2000/60/CE.
Già nel 2009 la Provincia ha inserito nel testo
unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti un comma che prevede l’integrazione nel PGUAP
dei contenuti che la Direttiva demanda al
Piano di gestione del Distretto idrografico
del Trentino, strumento operativo previsto
dalla stessa Direttiva. Il Trentino appartiene
a due Distretti: Distretto Padano (bacino Po)
e Distretto delle Alpi orientali) e contempla
quindi due Piani di gestione.
21
speciale IRRIGAZIONE
Il programma
delle misure
Le misure contenute nei documenti di Piano di
Gestione, destinate a completare quelle portanti di altre normative di settore già emanate
e recepite a livello nazionale (direttive Aree
sensibili, Nitrati/zone vulnerabili, Uccelli selvatici, Habitat, Acque di balneazione, Seveso,
Prodotti fitosanitari ed altre ancora, fino alla
recente emanazione della Direttiva Alluvioni e
della ancora più importante Direttiva sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento) sono di carattere generale e dovranno
essere definite entro il 2012, come prevede la
Direttiva quadro sulle acque.
Il programma prevede anche alcune significative misure supplementari, quali i già citati
Bilanci idrici ed i Programmi di riqualificazione fluviale.
L’analisi
economica
La Direttiva quadro sulle acque prevede
anche che il Piano di Gestione contenga
tt 02
anno LVI
un’analisi economica dell’utilizzo idrico. Pur
non considerando l’acqua un prodotto commerciale al pari degli altri ma un patrimonio
che va protetto e difeso, si mette in evidenza
come si debba tenere conto degli interessi
economici in gioco, per poterli rendere compatibili con gli obiettivi ambientali. La stessa
Direttiva prevede che entro il 2010 gli Stati
Membri e quindi anche la Provincia di Trento
dovranno provvedere:
- a che le politiche dei prezzi dell’acqua incentivino in modo adeguato gli utenti ad usare le risorse idriche in modo efficiente;
- ad un adeguato contributo (adattato alle
condizioni locali) al recupero dei costi dei
servizi idrici a carico dei vari settori di impiego, tenendo conto del principio “chi inquina
paga”.
Per quanto riguarda il Trentino si è già attivato un tavolo di studio presso il Dipartimento
Urbanistica e Ambiente in collaborazione
con l’Università di Trento, Facoltà di Economia, con la finalità di affrontare gli aspetti
richiesti dalla Direttiva quadro sulle acque.
22
La stesura dei Piani di gestione e gli obiettivi
CLASSIFICATI OLTRE
400 FIUMI E LAGHI
L
a partecipazione della Provincia autonoma di Trento alla stesura dei Piani
di gestione ha riguardato essenzialmente la fornitura di dati ambientali aggiornati (risorse idriche, aree protette, scarichi,
discariche ecc.), raccolti all’interno di un Tavolo tecnico.
In particolare l’attività della Provincia, attraverso l’APPA, è consistita nella individuazione dei corpi idrici sia superficiali, laghi e fiumi
(oltre 400), sia sotterranei (3).
Per ogni corpo idrico è stato definito uno stato ecologico attuale e definito l’obiettivo che
ci si propone di raggiungere al 2015 (dero-
ghe al 2021 o 2027).
Se per quanto riguarda i corpi idrici con giudizio “buono” o “elevato” (360) l’obiettivo è
il mantenimento di tale stato, per i 62 corpi
idrici attualmente con stato qualitativo inferiore l’obiettivo è il raggiungimento al 2021
o al 2027 dello stato “buono” per 47 tratti di
corso d’acqua e 8 laghi/invasi.
Hanno attualmente stato di qualità “scadente” 6 laghi/invasi e 1 tratto di corso d’acqua
per i quali si vuole arrivare al “buono”. Raggiungono invece uno stato di qualità complessivo “elevato” 32 corpi idrici superficiali:
11 tratti di corso d’acqua, 20 tratti di corso
57 %
d’acqua ed 1 lago naturale.
L’Agenzia provinciale per la Protezione
dell’Ambiente ha altresì individuato 56 corpi idrici “altamente modificati”: 44 all’interno
del Distretto delle Alpi Orientali (di cui 7 nel
bacino idrografico del fiume Brenta e 37 nel
bacino dell’Adige), e 12 nel Distretto idrografico Padano.
Un corpo idrico viene definito “altamente
modificato” allorquando le modifiche fisiche
dovute alle attività antropiche ne hanno alterato il carattere tanto da rendere non conseguibile l’obiettivo del “buono stato ecologico”.
delle superfici
irrigate a goccia
39 % irrigate
a pioggia
871
ettari interessati
nel solo 2010 da
progetti di riconversione
(da pioggia a goccia)
tt 02
speciale IRRIGAZIONE
anno LVI
19.778
ettari la superficie
irrigata in Trentino
di cui 15.500
gestiti dai consorzi
231
CMF di 1° grado,
15 di 2° grado,
un consorzio
di bonifica
9.300
ettari la superficie
irrigua consorziale
irrigati con sistemi
microirrigui a goccia
I primi impianti a pioggia in Trentino
PIAZZA DANTE IRRIGATA
G
“
Il Sarca di Nambrone.
Per 47 tratti di corso
d’acqua e 8 laghi/invasi
il raggiungimento dello stato
ecologico “buono” è rinviato
al 2021 o al 2027
9 milioni
ran parte dei nostri terreni soffrono quasi
ogni anno per la siccità estiva. Il problema è
di acqua e di denaro, ma anche d’intelligenza e collaborazione.” Era il 13 maggio 1950 quando,
all’assemblea annuale dell’Associazione provinciale
degli agricoltori, il conte Franco Crivelli così spiegava cosa pensava del problema dell’irrigazione nella
sua relazione dal titolo “Problemi principali dell’economia trentina”. Fu la Valle di Non, in quegli anni,
a fare da battistrada: il primo impianto consortile a
pioggia fu, infatti, quello di Lover nella Bassa Val di
Non, realizzato nel 1948. Serviva 100 ettari di prati,
vigneto, frutteto e arativo. Nel 1951 gli ettari irrigati
a pioggia in provincia di Trento erano 556, contro i
16.756 irrigati a scorrimento. Dello stesso anno è un
importante congresso sull’irrigazione che si tenne a
Trento e a Bolzano. Gli organizzatori della Mostra
dell’agricoltura (la prima edizione è del 1947) allestirono spettacolari campi di prova delle attrezzature
nei giardini di piazza Dante e lungo l’Adige, nei pressi
della funivia di Sardagna. Già nel 1951 l’ufficio tecnico delle Aziende Agrarie aveva venduto e collaudato
20 impianti completi, mentre 9 ne aveva in progetto,
Nel 1980 la 34° edizione della Mostra dell’agricoltura
dedicò al settore uno spazio importante, che faceva
il punto sulla diffusione degli impianti a irrigazione a
pioggia nei vari comprensori. Dell’irrigazione a pioggia lenta sovra chioma quale sistema di difesa dei
euro all’anno il costo
dell’irrigazione in Trentino
514 euro ad ettaro
di SAU irrigata
5%
dei costi di produzione
assorbiti dall’irrigazione
nelle aziende di collina
(2-3 % in pianura)
500
23
Il campo prova delle attrezzature per l’irrigazione allestito nei
giardini di piazza Dante a Trento in occasione della Mostra
dell’agricoltura del 1951 (Trento Fiere Spa)
frutteti da gelate o ritorni di freddo si iniziò a parlare
dopo la devastante gelata del 1957. Nell’edizione
1982 dell’Almanacco agrario si trova invece uno dei
primi articoli sull’irrigazione a goccia, con dati molto precisi: iniziava ad affermarsi la nuova “filosofia”
dell’irrigazione in agricoltura che guardava alla sostenibilità dell’uso della risorsa idrica in un’ottica di
risparmio della stessa e di contenimento dei costi.
Sergio Ferrari
millimetri
la quantità d’acqua
richiesta annualmente
dal melo
5%
la riduzione
del flusso idrico
nell’arco alpino
prevista al 2050
speciale IRRIGAZIONE
tt 02
anno LVI
In un incontro a San Michele le
“misure” per risparmiare l’Oro Blu
Dalla pioggia
alla goccia
di Silvia Ceschini
C
24
ome gestire l’irrigazione puntando, da un lato, a soddisfare il bisogno idrico delle colture e dall’altro, ad
evitare sprechi? Regole e indicazioni precise per il
corretto uso dell’acqua sono arrivate il 23 febbraio
scorso, dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige,
nell’ambito dell’incontro sull’uso razionale della risorsa idrica organizzato dalla Provincia autonoma di Trento in collaborazione con
la Fondazione Mach, rivolto ai rappresentanti dei consorzi irrigui,
di miglioramento fondiario e della cooperazione.
L’acqua è un bene prezioso e andrà sempre più utilizzata con razionalità. I consorzi sono stati sollecitati a seguire una serie di indicazioni, come il conteggio dei consumi irrigui, che in futuro potrà
diventare necessario per poter accedere alle misure di sostegno
delle infrastrutture irrigue e ai contributi alla produzione integrata.
Questo è il messaggio lanciato dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e Alimentazione della Provincia, Mauro Fezzi,
ai circa 200 addetti ai lavori
presenti all’incontro.
In base alle stime presentate dai tecnici del Centro
Trasferimento Tecnologico
l’irrigazione costa all’agricoltura trentina 9 milioni
di euro all’anno, per una
spesa media di 514 euro
per ogni ettaro di superficie
agraria utile irrigata. Dai
dati contabili di aziende
specializzate in frutti-viticoltura l’irrigazione risulta
più onerosa in collina, dove “pesa” circa il 5% dei costi di produzione totali, rispetto alla pianura, dove la percentuale si limita al 2-3%
(dati Inea e Rica).
Gli elementi considerati dalle misure di sostegno prevedono, ad
esempio, il miglioramento e lo sviluppo di sistemi diretti o indiretti
di rilevazione dell’umidità del suolo, la realizzazione di accumuli,
l’installazione di misuratori di portata, la valorizzazione delle acque reflue ad uso irriguo. In linea generale, la Provincia punta a
riconvertire impianti irrigui del territorio da pioggia a goccia, compatibilmente con il territorio e la coltura, e intende proseguire la
collaborazione con l’Istituto di San Michele nella verifica dell’uso di
sistemi automatizzati per razionalizzare l’uso della risorsa acqua.
Queste, in sintesi, le informazioni emerse all’incontro di San Michele e che sono sviluppate nel dettaglio nelle pagine che seguono
di questo “speciale irrigazione” di Terra Trentina.
LA PROVIN
SUI NUOVI
N
el redigere il documento guida
per l’applicazione del Piano di
Sviluppo Rurale 2007-2013
Ufficio Infrastrutture agricole
il Dipartimento agricoltura e
Provincia Autonoma di Trento
alimentazione della Provincia
autonoma di Trento ha tenuto conto di tre misure di carattere agroambientale suggerite
dalla Commissione Europea. Esse riguardano in particolare l’uso dell’acqua di irrigazione
che deve rispondere a criteri di risparmio di
un bene naturale esauribile nel tempo, la realizzazione di ampi depositi di reflui di stalla
e l’acquisto di atomizzatori dotati di strumenti
in grado di diminuire la dispersione di miscela
nell’ambiente. Il primo principio riguardante
l’irrigazione ha ispirato sia la gestione del Piano di sviluppo 2007-2013 (misura 125.2 irrigazione) sia l’applicazione della L.P. 4/2003
art. 34 “Infrastrutture agricole” e art. 35 “Irrigazione e bonifica”. In termini pratici gli interventi
finanziari sono diretti a favorire il raggiungimento dei seguenti obiettivi.
►Miglioramento sviluppo sistemi diretti
o indiretti di rilevazione dell’umidità del
suolo per attuare una gestione della
pratica irrigua maggiormente rispondente
alle esigenze agronomiche della
di Guido Orsingher e
Sergio Finato
tt 02
speciale IRRIGAZIONE
anno LVI
L’obiettivo è
di riconvertire
“a goccia”
200 ettari all’anno
Privati 4.273 - 22%
Consorzi 15.505 - 78%
SUPERFICIE
IRRIGATA
A LIVELLO
PROVINCIALE
SUDDIVISA TRA
SOGGETTI
PRIVATI E ENTI
CONSORZIATI ANNO 2010
(19.778 ETTARI)
3.
CIA SPINGE
IMPIANTI
coltura in relazione alle caratteristiche
fisico-chimiche del sistema suolo (art 7
PGUAP);
►realizzazione di accumuli e/o
attingimento dai serbatoi o dalle condotte
idroelettriche (art 7 PGUAP);
►applicazione del DMV entro il 2016 (art
11 PGUAP);
►riorganizzazione delle concessioni al
fine di ridurre le perdite preferendo
le concessioni collettive in grado di
garantire migliori razionalizzazioni
nell’uso e manutenzione della rete idrica
(art 12 PGUAP);
►installazione di misuratori di portata
sulle opere di adduzione principale e di
restituzione (art 13 PGUAP);
►sistemi irrigui ad alta efficienza
(microirrigazione permette un risparmio
variabile dal 20 al 40 % in termini di
volumi idrici giornalieri e stagionali vs il
sistema ad aspersione compatibilmente
alla coltura da irrigare) (art 14 PGUAP);
►valorizzazione delle acque reflue ad uso
irriguo (progetti di sperimentazione e
ricerca avviati da Iasma e Sois) (art 14
PGUAP).
Tenuto conto delle considerazioni e valutazioni esposte, nonché dei documenti di
pianificazione nell’uso irriguo dell’acqua, gli
indirizzi della politica provinciale in questo
settore tenderanno a sostenere principalmente:
1. L’incremento della conversione degli impianti di distribuzione con sistemi ad aspersione a favore di quelli microirrigui a basso
consumo, compatibilmente con il tipo di coltura e la sostenibilità finanziaria dell’ammortamento esistente.
►Attualmente dei 15.500 Ha (superficie
irrigua consorziale del territorio agricolo
provinciale), quasi il 60% sono irrigati con
sistemi microirrigui a goccia.
►La PAT intende sostenere la
riconversione a goccia dei rimanenti
impianti irrigui ad aspersione a pioggia o
a scorrimento per oltre 200 Ha/anno.
►Nel 2010 sono stati finanziati progetti di
riconversione per 871 ha.
2. Accumuli (serbatoi, invasi etc) della risorsa idrica nei periodi di maggior disponibilità
con preferenza ad iniziative di carattere collettivo;
La manutenzione straordinaria e rifacimento delle opere adduttrici principali;
4. Lo sviluppo di sistemi per il miglioramento della gestione e funzionamento degli impianti irrigui.
Al fine di ottimizzare e massimizzare l’utilizzo dell’acqua a scopi irrigui la PAT vuole proseguire la collaborazione con IASMA nella
verifica dell’uso di sistemi automatizzati di
controllo (es. sensori) delle necessità idriche
delle colture ricorrendo a metodi che mettano in relazione la quantità di acqua effettivamente presente nel terreno a disposizione
delle piante e il momento in cui necessita
provvedere all’irrigazione.
Il progetto che si propone vuole verificare
gli impatti sulle produzioni, sia sotto il profilo
quantitativo che qualitativo e potrebbe consentire di migliorare, nel tempo, l’efficienza
d’uso della risorsa idrica.
Conclusioni
É necessario dare regole al fine di utilizzare
nel miglior modo possibile la risorsa idrica.
Questo obiettivo potrà essere perseguito a
seguito della definizione di appositi Bilanci
idrici che si collocano tra i due principali strumenti di pianificazione (PGUAP e PTA)
La salvaguardia di adeguate disponibilità
idriche al comparto agricolo non può prescindere da altre priorità che verranno individuate nei documenti finalizzati a disciplinare
l’utilizzo della risorsa acqua.
Elemento incisivo sulla disponibilità delle
portate utilizzabili per l’agricoltura è l’obbligo di garantire (dal 2016), il rilascio del DMV
nei corsi d’acqua, previsto dal PGUAP e dal
PTA.
L’applicazione dei valori di DMV previsti dovrà subire, in determinati casi, una diminuzione rispetto agli attuali valori indicati, già
ad una prima analisi difficilmente applicabili.
25
speciale IRRIGAZIONE
tt 02
anno LVI
Normativa
e procedure
26
LE CONCESSIONI
AD USO IRRIGUO
Q
ual è la normativa provinciale di riferimento per il rilascio
di una concessione di acqua
pubblica a scopo irriguo? Una
prima distinzione – spiega Tiziano Refatti, direttore dell’Ufficio gestione
delle risorse idriche della Provincia autonoma di Trento – va fatta a seconda che si tratti
di derivazioni di acqua superficiale o sotterranea. Per la concessione di una nuova derivazione di acqua superficiale le procedure si
dividono in: procedura ordinaria e procedura
semplificata, distinguendo per quest’ultima
tra concessione di derivazione temporanea
per una portata fino a 20 l/s massimi, e concessione di derivazione per uso irriguo per
una portata fino a 2 l/s massimi con opere di
presa mobili e 0, 50 l/s massimi con opere
fisse.
Per derivazioni da sorgenti su terreno non
demaniale per uso irriguo fino a 0,50 l/s
massimi è richiesta una dichiarazione preventiva.
Per la concessione di una nuova derivazione di acqua sotterranea si hanno invece le
seguenti procedure: procedura ordinaria;
dichiarazione preventiva (per derivazioni da
pozzo su terreno non demaniale per uso irriguo fino a 0,50 l/s massimi).
Criteri di riferimento per il rilascio della concessione
►Le quantità d’acqua concedibili per uso
irriguo sono accordate nel rispetto dei
criteri delle Norme di attuazione del
Piano generale di utilizzazione delle
acque pubbliche. In particolare per l’uso
irriguo il parametro di riferimento è pari a
l/s 0,50/ ettaro per impianti a pioggia.
►Le concessioni irrigue sono di norma
rilasciate ai consorzi per tutti i fondi
ricadenti nel perimetro degli stessi; è
ammessa l’assegnazione direttamente
a soggetti privati per i soli appezzamenti
agricoli non irrigabili con la rete
consortile.
►Le acque sotterranee e quelle prelevate
da sorgente sono destinate in via
prioritaria al consumo umano; può
essere assentita l’utilizzazione per usi
diversi solo nei casi di ampia disponibilità
delle risorse predette e di accertata
carenza qualitativa e quantitativa di
fonti alternative di approvvigionamento,
ivi compreso il riutilizzo di acque reflue
depurate.
Rinnovo e proroga delle concessioni
►Titoli a derivare acqua ai sensi
dell’articolo della L.P. n. 10/98
►Riconoscimenti di antico diritto
►Concessioni ordinarie
Il rinnovo è subordinato alle Norme di attuazione del P.G.U.A.P. e in particolare rispettivamente:
a.all’adeguamento dei prelievi ai parametri
quantitativi previsti dal P.G.U.A.P. entro
un termine non superiore a 10 anni e
comunque commisurato alla rilevanza
delle derivazioni interessate rispetto
all’equilibrio del bilancio idrico e al
mantenimento o al raggiungimento degli
obiettivi di qualità eventualmente definiti
per il corso d’acqua.
b.Alla verifica della funzionalità della rete
alimentata e al risanamento della stessa
ove siano accertate dispersioni di risorsa
idrica.
Al fine di ottemperare a quanto previsto alle
norme di attuazione del Piano generale di
utilizzazione delle acque pubbliche sono
state redatte le linee guida per l’adeguamento delle utilizzazioni idriche alle disposizioni
esistenti in materia di rinnovo di cui al medesimo Piano ed al Piano di tutela delle acque relativamente a tutte le tipologie di uso,
escluso il potabile per acquedotto pubblico
o di interesse pubblico. Tale documento è
stato redatto al fine di standardizzare la documentazioni mediante la creazione delle
schede tecniche per ogni uso della risorsa
idrica che l’utente deve presentare per ottemperare a quanto sopra riportato.
Per ulteriori approfondimenti consultare il
sito www.suap.provincia.tn.it
Sergio Ferrari
tt 02
anno LVI
speciale IRRIGAZIONE
Le novità tecniche
UN “SISTEMA D’ARMA”
CONTRO LA SICCITÀ
di Giambattista Toller
Istituto Agrario di San Michele all’Adige
(FEM)
Sensori dell’umidità del suolo,
strumenti di tele-misura,
apparecchi per il controllo
dell’avanzamento del fronte di
bagnatura, dati di stima
dell’evapo-traspirazione,
accurate previsioni del tempo,
software di assistenza
irrigua su WEB, tecnici specializzati
nella gestione dell’acqua.
Solo l’uso simultaneo
di varie tecniche di controllo
permette una razionale
gestione dell’irrigazione.
Una razionale irrigazione poggia su tre colonne:
►disponibilità di acqua, bene sempre più
conteso tra settori economici,
►adatta impiantistica, uno dei pilastri della
politica agraria trentina
►buona gestione, ultimo anello della
catena, che diventa veramente
importante solo quando il costo del metro
cubo d’acqua non è trascurabile (es.
pompaggi dal Lago di Santa Giustina).
Come ogni studente di agronomia sa, l’irrigazione è un’attività che riguarda la pianta
(l’utilizzatore finale), il terreno (il serbatoio)
e il sistema atmosfera (fornisce o si prende l’acqua). Mantenere per tutto il periodo
vegetativo la pianta in condizioni ottimali è
l’obiettivo di chi irriga.
La pianta
La via più logica da seguire a tal fine sarebbe
“far parlare ” la pianta, farci indicare il suo
stato idrico e i suoi bisogni. Lo stato di idratazione delle foglie o la velocità di crescita
dei frutti sono semplici indici di stress idrico.
Un indice è anche l’assorbimento di anidride
carbonica (CO2), perché in situazioni di carenza idrica si chiudono gli stomi e rallenta
la fotosintesi. Un altro indice di stress è la
misura della riemissione, in forma di fluorescenza, dell’energia luminosa assorbita,
ma incapace di far fotosintesi per carenza di
CO2. Pure misurando la temperatura delle
foglie nelle ore più calde si stima lo stress:
27
le foglie con stomi chiusi si scaldano più di
quelle con stomi aperti. Anche la velocità
della linfa può essere misurata, così come le
infinitesime variazioni di diametro del tronco.
Alcune tecniche per ascoltare “la voce” della pianta dunque esistono, però solo poche
sono economicamente e/o tecnicamente
alla portata degli agricoltori.
Il controllo pratico della gestione irrigua deve
perciò ricorrere a vie traverse, focalizzando
l’attenzione sul terreno e sull’atmosfera.
Il terreno
Per quanto riguarda il terreno, è interessante
l’apparizione negli ultimi anni di sensori capacitivi di umidità a prezzi abbordabili, la cui
utilità è molto accresciuta dalla diffusione di
centraline di telemisura in grado di “leggere”
il sensore e trasmettere rapidamente il dato
ad un sito WEB. Lo studio di un aspetto fino
ad oggi troppo trascurato, quello dell’avanzamento del fronte di bagnatura, è un altro
farmaco per intervenire sul rendimento, nervo scoperto dell’irrigazione a goccia, che dal
potenziale 95% spesso plana verso il 50%
per effetto della cattiva gestione. Una specie
di imbuto (FullStop; http://www.fullstop.com.
au) interrato 30 o 60 cm sotto un gocciolatore permette di segnalare quanto tempo dopo
l’apertura dell’irrigazione il fronte di bagnatura arriva a quel livello. Se il fronte supera
la profondità massima delle radici, l’acqua è
definitivamente sprecata.
L’atmosfera
Passando all’atmosfera, le stime di evapotraspirazione e le misure di pioggia rimangono sempre fondamentali capisaldi per
calcolare il bilancio idrico dei suoli. La rete
dell’Istituto Agrario di San Michele, forte di
più di 80 stazioni agro-meteorologiche, fornisce questi dati per tutte le aree agricole del
Trentino.
Dal 2011, oltre alle misure delle stazioni,
verranno resi disponibili anche dati di previsione del tempo generati dai modelli ad area
limitata di COSMO (Consortium for Smallscale Modeling; http://cosmo-model.cscs.
ch/), forniti all’Istituto da ARPA Emilia Romagna. La previsione del tempo può essere
consultata dal gestore di impianti irrigui, per
decidere eventuali sospensioni dei turni in
vista di piogge abbondanti e probabili.
L’uomo
Per un funzionamento coerente di tutte queste armi contro la siccità e la creazione di un
vero “sistema d’arma” è necessaria naturalmente l’esperienza e la conoscenza umana. I
tecnici del Centro Meteo di San Michele, che
da lungo tempo praticano il mondo dell’irrigazione facendo misure in campo e producendo software per l’assistenza irrigua, da
quest’anno collaboreranno con un gruppo di
tecnici del CTT specializzati nell’assistenza
irrigua in modo da creare uno scambio fluido
di conoscenze tra Istituto e agricoltori.
speciale IRRIGAZIONE
tt 02
anno LVI
Irrigazione e qualità
delle produzioni
Va cercato un equilibrio
corretto e costante
tra le esigenze idriche
di Maurizio Bottura, Gastone Dallago
Istituto Agrario di San Michele all’Adige FEM, Centro Trasferimento Tecnologico
L
28
’acqua è uno degli elementi fondamentali della vita e, particolare
non da poco, considerata negli
ultimi anni fonte non rinnovabile. Studi sull’utilizzo dell’acqua
a livello mondiale dimostrano che i consumi
sono così distribuiti: 70% in agricoltura, 20%
nell’industria e solo il 10% per uso domestico (Cangemi 2003). Nei paesi industrializzati cala il consumo agricolo fino al 55% mentre sale sia l’industriale (28%) che l’umano
(17%).
La sensibilità verso una razionalizzazione
dell’uso dell’acqua in agricoltura sta rapidamente aumentando e questo deve far riflettere il settore agricolo che fino ad ora non ha
mai sofferto di limiti nell’utilizzo dell’acqua.
L’acqua rappresenta un elemento fondamentale che entra in tutti i processi fisiologici
e metabolici delle piante. Costituisce l’8090% della massa fresca, entra come componente essenziale della fotosintesi clorofilliana e attraverso la traspirazione concorre a
regolare la temperatura della pianta.
Ci sono molti fattori che influiscono sul fabbisogno d’acqua da parte delle piante, alcuni di origine orografica quali tessitura e
struttura del terreno e giacitura dello stesso.
Altri di origine climatica quali la piovosità, la
distribuzione della stessa nel corso dell’anno e la ventosità; altri che dipendono dalle
caratteristiche della coltura stessa quali
portainnesto, varietà, forma di allevamento,
stadio fenologico, stato vegetativo e carica
produttiva.
Sulle condizioni di origine climatica non abbiamo nessuna possibilità di intervento. Il
trend degli ultimi anni comporta in piovosità inferiori alla media ed eventi intensi che
costituiscono fino al 30% del totale, concentrati in due o tre settimane consecutive,
intervallate da lunghi periodi secchi. Questo
determina un surplus di disponibilità idrica in
alcuni momenti associati poi a lunghi periodi
di deficit.
Anche sulle caratteristiche orografiche non
MELO E VITE, ACQUA
QUANDO E DOVE SERVE
possiamo incidere; ci possiamo solo adattare. I terreni della nostra provincia, a parte
qualche rara eccezione sono caratterizzati
da una predominanza di sabbia e limo, oltre
che da una importante componente scheletrica; la percentuale argillosa generalmente
è molto bassa e raramente supera il 10%.
Buona parte dell’acqua che arriva al terreno
dopo pochi giorni tende a percolare verso il
basso a causa della predominante presenza
dei macropori che non riescono a trattenerla. Al contrario nei terreni argillosi prevalgono i micropori ove l’acqua viene trattenuta
con maggiore forza.
Nelle due principali colture arboree da reddito che caratterizzano la provincia di Trento, il
melo e la vite, una oculata gestione della risorsa acqua ha enormi ricadute sulla qualità
del prodotto che si va ad ottenere. La prima
sicuramente è quella che interessa la salvaguardia delle produzioni contro le gelate sia
dal punto di vista numerico che qualitativo,
che laddove possibile, rappresenta il sistema migliore di protezione delle colture.
Valutando singolarmente i fattori su cui il viticoltore può incidere, l’interazione portainnesto varietà è uno dei principali. Generalmente
i primi 60 cm di terreno vengono esplorati da
più dell’80% delle radici di vite e solo la rima-
nente parte si approfondisce. La scelta migliore per il fattore acqua è certamente preferire
portainnesti con radici che si approfondiscono
nel terreno, ma non sempre ciò è possibile,
poiché tendenzialmente aumenta anche il vigore. L’eccesso di vigore nei terreni fertili tipici dei nostri territori, soprattutto in viticoltura
costituisce un problema, perchè i vigneti con
vegetazione lussureggiante non forniscono
produzioni qualitativamente elevate e la sensibilità alle malattie fungine è maggiore.
Il melo ha sicuramente esigenze idriche
maggiori che non la vite; l’85% della mela è
rappresentata da acqua.
In viticoltura le cultivar bianche sono più
sensibili agli stress idrici delle cultivar rosse,
soprattutto nella fase che va dall’invaiatura
alla vendemmia. Lo stress idrico va ad incidere in maniera pesante sulla riduzione di
alcuni parametri quali acidità, freschezza e
profumi.
A seconda dello stadio fenologico il melo e
la vite abbisognano di diversi quantitativi di
acqua.
Nel melo i due periodi dove le esigenze
idriche sono maggiori si identificano con la
fase che va da inizio fioritura ad allegagione
avvenuta (indicativamente da metà aprile a
metà maggio) e nella fase che precede la
tt 02
speciale IRRIGAZIONE
anno LVI
raccolta. Meno esigenze idriche si hanno
nella fase estiva e dopo la raccolta. Tuttavia
le temperature dei mesi estivi e la lunghezza
dei giorni fanno si che il fabbisogno giornaliero (stima) di un meleto in evapotraspirazione passi dai 2,5 mm di maggio ai 3,5 mm
di acqua in giugno ai 4,5 mm di luglio, fino ai
3,5 mm di agosto. Nella generalità dei casi in
un anno il melo ha bisogno di 450-500 mm
di acqua, fabbisogno generalmente soddisfatto dalla piovosità annuale che purtroppo
è concentrata solitamente nei periodi autunnali e primaverili, con carenze in estate.
L’influenza sulla qualità delle produzioni si
manifesta attraverso alcuni parametri facilmente valutabili quali numero di frutti allegati, pezzatura, equilibrio nel contenuti tra
zuccheri e acidità, mancanza di spaccature
e rugginosità.
La vite necessità giornalmente di 2,2 mm
a giugno, di 2,5 mm a luglio e di nuovo 2,2
ad agosto. Il momento di maggior richiesta
d’acqua si ha nella fase che va dall’allegagione all’invaiatura, dove il grappolo è in attiva moltiplicazione cellulare. Uno stress idrico in questa fase determina una riduzione
nel peso medio del grappolo e quindi perdita
di produzione. Il fabbisogno idrico torna a
decrescere nella fase che va dall’invaiatura
alla maturazione e quindi vendemmia Una
corretta gestione irrigua nell’ultima fase ha
una incidenza notevole sulla qualità del prodotto che si andrà ad ottenere.
Per la migliore e più razionale gestione irrigua è senz’altro la goccia il sistema irriguo
preferibile. L’acqua viene distribuita in un
unico punto e si distribuisce con dei profili
che variano a seconda del tipo di terreno. Più
stretti e allungati nei terreni sciolti, più globosi nei terreni argillosi. I vantaggi del sistema
a goccia oltre alla riduzione del consumo di
acqua per ettaro, si esplicano in un inumidimento più profondo del terreno, in uno stimolo più moderato all’accrescimento vegetativo
evitando fenomeni di forzatura produttiva, in
un miglior controllo delle infestanti sull’interfila e un costante livello di umidità del terreno
nel caso di turni brevi e ripetuti.
Pertanto ogni singolo agricoltore o ogni
consorzio irriguo deve valutare attentamente per singolo meleto o vigneto le differenti
esigenze idriche in relazione allo stadio fenologico raggiunto e al momento temporale
della stagione.
È necessario trovare un equilibrio corretto e
costante poiché la risorsa acqua è un bene
sempre più prezioso e il suo utilizzo deve
essere razionalizzato in base alle diverse
esigenze idriche delle zone e della coltura.
Sulla reale necessità dell’intervento irriguo
devono essere fatte a monte tutte le valutazioni del caso in base alle conoscenze che
ogni agricoltore ha della propria azienda e
non solo perché il turno lo consente.
L’evoluzione della disciplina dalla metà degli anni ’70 ad oggi
LA LUNGA MARCIA DELLA
PRODUZIONE INTEGRATA
Nel disciplinare Apot per il melo inserita
la Linea guida nazionale sull’irrigazione
N
el disciplinare di produzione integrata del melo predisposto da
Apot per la stagione 2011, già
consegnato ai frutticoltori del Trentino,
è inserita per la prima volta la linea guida nazionale riguardante l’uso corretto
dell’irrigazione emanata dal Ministero
per le politiche agricole. Pur facendo
riferimento solo al melo, in quanto la
direttiva ministeriale non è stata finora
recepita nei disciplinari di produzione di
altre coltivazioni, la novità si configura
come un ulteriore passo nell’evoluzione
della produzione integrata, un processo
che prese avvio a metà degli anni ’70
del secolo scorso allorquando il Concopra (Consorzio cooperative produttori
agricoli) intraprese la “Campagna frutta
pulita”. L’obiettivo, allora, era evitare che
partite di mele del Trentino dirette in Germania venissero bloccate a seguito del
rinvenimento di residui di antiparassitari
nocivi alla salute.
A ricordare le tappe della “lunga marcia” della produzione integrata è Renato
Martinelli. Responsabile del Servizio Vigilanza e promozione delle attività agricole della Provincia autonoma di Trento.
Verso gli anni ’80 la Giunta provinciale
diede vita ad un progetto finalizzato a
salvaguardare la salute dell’agricoltore,
del consumatore e del territorio sotto il
profilo bioecologico e che prevedeva
l’approntamento di schede di affidabilità dei 12 principi attivi più diffusi, corsi
di formazione professionale, analisi dei
residui sulla frutta (mele), sperimentazione di nuove varietà di mele resistenti
alle principali fitopatie, raccolta ed eliminazione delle confezioni vuote di antiparassitari, smaltimento delle acque di
lavaggio, acquisto di attrezzature per il
controllo degli atomizzatori.
Il primo “Protocollo d’intesa e autodisciplina per la produzione integrata di
mele” fu predisposto da un gruppo di lavoro designato dall’Assessorato provinciale all’agricoltura, poi sottoscritto dai
vari enti di rappresentanza alla fine del
1989 e che ebbe applicazione a partire
dalla stagione 1990. Si trattava ancora
una volta di una scelta
volontaria basata sulla
sensibilità degli operatori e garantita dall’ente
pubblico.
Negli anni successivi il protocollo fu
esteso a piccoli frutti e ortaggi, mais
da polenta, susine, kiwi e ciliegie. Ma è
sempre il protocollo mele ad avere interesse prioritario.
A metà degli anni ’90 subentra infatti una
Direttiva comunitaria che disciplina l’attività delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli (OP) e consente alle stesse di
inserire la produzione integrata di mele
nel piano operativo annuale, assicurando un incentivo finanziario a quanti seguono sotto rigido controllo il disciplinare
aggiornato all’inizio di ogni stagione.
Nel 2005 la Giunta provinciale di Trento
assegnò ad APOT il compito di gestire e
controllare l’applicazione del disciplinare tramite due commissioni di gestione
e di controllo. A livello nazionale anche
il Ministero per le politiche agricole inizia
ad occuparsi di produzione ortofrutticola integrata, quando già la Provincia di
Trento (insieme a quella di Bolzano) ha
alle spalle ormai una esperienza pluridecennale ed è in grado di orientare le
stesse scelte del Ministero (linee guida
nazionali) verso modalità organizzative
ed esecutive già sperimentate e convalidate in Trentino.
Sergio Ferrari
29
speciale IRRIGAZIONE
Costi di produzione (€/ha) in aziende specializzate in
viticoltura e frutticoltura della provincia di Trento
VITICOLTURA
fondovalle
Difesa colture e fert.
Per meccanizzazione
collina
FRUTTICOLTURA
fondovalle
1.045,21
932,95
1.630,67
1.597,06
662,19
596,38
791,90
1.001,08
Irrigue e consortili
343,20
724,52
225,05
844,84
455,46
456,44
523,87
413,86
Assicurazioni*
47,19*
30,20*
579,61
750,65
Generali e fondiarie
488,23
427,36
603,76
651,85
3.041,48
3.167,85
4.354,86
5.259,34
AMMORTAMENTI
3.196,91
4.005,22
2.593,45
4.223,54
MANODOPERA
5.175,00
6.390,00
7.110,00
7.500,00
11.413,39
13.563,07
14.058,31
16.982,88
TOTALE
* per le aziende viticole il dato medio è scarsamente rappresentativo perché solo poche
aziende di questo gruppo risultano assicurare il raccolto (con costi ad ettaro variabili tra i 202 e
i 338 €). Fonte: ns elab. dati RICA-INEA 2007.
di Giorgio De Ros
Fondazione E. Mach – Centro Trasferimento Tecnologico
Unità Economia e Territorio
30
P
er stimare l’incidenza delle spese per irrigazione nella frutticoltura e nella viticoltura trentina si
sono utilizzati i dati delle Rete di
Informazione Contabile Agricola. Nello specifico si sono impiegati i dati contabili del 2007, ultimo anno a disposizione, relativi a 77 aziende agricole specializzate nella
coltivazione di frutta e 29 aziende specializzate in viticoltura senza attività significative di
vinificazione in azienda.
Si sono quindi calcolati i valori medi per gruppi di aziende, cercando di distinguere, oltre
alla specializzazione produttiva, tra realtà di
fondovalle e di collina (vedi tabella in alto). A
tale scopo si è utilizzata la localizzazione della
sede aziendale. Tale parametro non garantisce in termini assoluti che i relativi terreni
siano effettivamente collocati in fondovalle
e collina, si può però ritenere che il margine
di errore sia circoscritto in termini accettabili. Per la frutticoltura sono state considerate
separatamente le aziende con sede in Val di
Non da quelle con sede nei comuni della Valle
dell’Adige e della Valsugana; per la viticoltura
le aziende con sede in Val di Cembra da quelle con sede nella Rotaliana, Valle dell’Adige e
Vallagarina.
Dai risultati dell’elaborazione l’irrigazione
risulta più onerosa per le aziende in collina,
dove “pesa” circa il 5% dei costi di produzione
totali, rispettivamente 720 €/ha per viticoltura e 840 €/ha per frutticoltura. Nelle aziende
situate in pianura la percentuale si limita al
2-3%. Come metro di paragone, in un recente
studio sulle aziende risicole del Vercellese il
costo dell’irrigazione risultava variabile tra il 9
e il 12% del costo di produzione.
In media i costi di irrigazione nelle 106 azien-
anno LVI
La bolletta idrica
dell’agricoltura trentina
collina
Altre spese
SPESE TOTALI
tt 02
10 MILIONI
de prese in considerazione assommano a
poco più di 600 euro per ettaro di superficie
agricola irrigata. Se questo fosse il dato medio
dei circa 18.000 ettari di superficie irrigua in
Trentino, saremmo di fronte a più di 10 milioni
di Euro spesi ogni anno dagli agricoltori per
l’irrigazione delle colture.
I costi, così come i ricavi, sono certamente
aspetti fondamentali, andrebbero però considerati non a sé stanti, ma nel quadro delle
scelte effettuate da individui e imprese. A tale
riguardo va ricordato che in economia:
►si presuppone che le scelte vengano
effettuate secondo criteri di “razionalità”
(economica), cioè un’azione viene
effettuata soltanto se i benefici ad essa
connessi sono superiori o almeno pari ai
relativi costi;
►si presuppone che le scelte
economicamente rilevanti riguardino
l’utilizzo di risorse “scarse”, intendendo
con questo termine la situazione in cui
la quantità delle risorse a disposizione è
insufficiente per soddisfare tutti i bisogni e
desideri relativi al loro utilizzo.
Razionalità delle scelte e scarsità delle risorse sono quindi due dei principali paletti che
delimitano il campo di applicazione dell’economia. Nel concreto però:
►fino a non molto tempo fa, in particolare
in Trentino dove la presenza dei ghiacciai
ha favorito una disponibilità continua e
relativamente abbondante e stili di vita
tradizionali ne prevedevano un utilizzo
relativamente parco, l’acqua non era una
risorsa scarsa;
►per ragioni sia legali (finalità mutualistica
e carattere pubblico dell’attività dei
Consorzi) che economiche (prevalenza
dei costi fissi indiretti sui costi diretti di
fornitura), i costi sopportati dalle aziende
agricole per l’irrigazione sono indipendenti
dai livelli di utilizzo della risorsa, si paga il
servizio di fornitura.
Conseguentemente le analisi economiche
nella gestione della risorsa idrica sono generalmente intervenute a valle del processo
decisionale, nella quantificazione dei costi di
scelte già effettuate, e non è disponibile un
database informativo per valutazioni più fini.
In secondo luogo non è al momento possibile contare sui meccanismi di tipo economico,
cioè il confronto tra benefici e costi derivati
Dal 1° gennaio 2014 sull’intero territorio dell’Unione
europea la difesa integrata diventerà obbligatoria.
La direttiva 2009/128/CE parla di difesa integrata
obbligatoria e non di produzione integrata. Appare
quindi evidente che dal 2014 la difesa integrata
comprenderà buona parte delle tecniche di
coltivazione che oggi caratterizzano in Trentino la
produzione integrata, e dunque anche l’irrigazione.
Con il 2014 sarà quindi necessario che Apot e gli
altri enti competenti per la frutticoltura del Trentino
ridefiniscano nuovi e più elevati standard per quanto
riguarda la produzione integrata. Nell’intento
di anticipare i tempi rispetto a tale scadenza, il
Ministero per le politiche agricole ha emanato
nuove linee guida, alle quali si conforma anche il
disciplinare 2011 per la produzione integrata di
mele per la Provincia di Trento. Nel quaderno di
campagna, già consegnato ai frutticoltori trentini,
è inserita per la prima volta una scheda riferita al
tt 02
speciale IRRIGAZIONE
anno LVI
Il ruolo dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario
UN CATASTO
DELL’IRRIGAZIONE
A
DI EURO
da diversi livelli di utilizzo della risorsa, su cui
pure la Direttiva Quadro Acque (Dir. 2000/60/
CE) sembra fare tanto affidamento.
In conclusione, è innegabile che molto è stato fatto in Trentino in vista di un uso razionale
della risorsa idrica. Il contesto sta però cambiando, l’acqua è ormai una risorsa scarsa, e
pare ormai maturo il momento per disporre di
un database informativo che consenta di affiancare a considerazioni di tipo agronomico
e idraulico anche più approfondite analisi economiche. Solo su tale base si potrà poi valutare l’opportunità di una maggiore integrazione
tra meccanismi di politica agraria, istituzionali
ed economici nelle decisioni relative al settore
irriguo.
ttualmente in provincia di Trento operano circa 250 consorzi di miglioramento fondiario che investono della loro attività complessivamente circa 180 mila ettari, oltre
un quarto della superficie territoriale provinciale, svolgendo un fondamentale ruolo
nella gestione del territorio. Di tutta la superficie irrigata nella nostra provincia-circa 15
mila ettari- ben il 78% è irrigato a cura dei consorzi di miglioramento fondiario che sono
riconosciuti dal Piano generale di utilizzazione delle acqua pubbliche come gli attori principali sulla scena dell’irrigazione. Anche nel contesto irriguo, come in qualsiasi altro settore,
diventa sempre più importante poter disporre di dati precisi e attendibili per poter gestire
l’irrigazione in modo corretto. In questo contesto la Federazione ha pensato di utilizzare
uno strumento che già esiste e viene impiegato ormai da molti anni: la revisione triennale
dei bilanci. “Nel far fronte a questo adempimento obbligatorio, previsto dalla L.P. n. 9/2007
e che la Federazione svolge nei confronti di più del 90% dei consorzi – spiega Lorenzo
Cattani della Federazione provinciale dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario - abbiamo individuato la concreta possibilità di raccogliere e archiviare interessantissimi dati
di prima mano e pertanto particolarmente attendibili. Questo archivio può venire utilizzato
in qualsiasi momento”. Per la Federazione la gestione dei dati irrigui e dei relativi dati economici deve passare attraverso la costituzione di un sistema informativo territoriale, una
sorta di Catasto, accessibile a tutti i soggetti istituzionalmente ed operativamente coinvolti,
che riporti tutte le informazioni relative ad opere irrigue, superfici irrigate, metodi irrigui,
concessioni di derivazione ecc. La divulgazione dei dati stessi potrà avvenire sia in forma
massiva, tramite appositi protocolli informatici sia puntualmente tramite interrogazioni effettuate su piattaforma Web con opportune restrizioni alle visualizzazioni, organizzando
i livelli di accesso. La base di dati del sistema e l’applicazione Web risiederanno quindi
presso un server specificatamente ed esclusivamente indirizzato dal sistema.
“In questa fase – afferma ancora Cattani - l’attenzione sarà focalizzata soprattutto sulla realizzazione del dataset dei perimetri consortili (superficie statutaria) e delle schede
aziendali dei consorzi. A tale scopo potranno essere utilizzati i dati catastali, l’elenco delle
particelle del catasto del consorzio e i dati contenuti nell’archivio della Federazione. Incrociando queste tre fonti si può arrivare ad un primo livello di costruzione che andrà poi
validato dal consorzio stesso ottenendo così il tematismo del perimetro consortile”.
Sergio Ferrari
Dal 2014 difesa integrata obbligatoia
APOT ALLA PROVA
corretto uso dell’irrigazione.
“Come principio – spiega Alessandro Dalpiaz,
direttore di Apot - l’irrigazione deve soddisfare il
fabbisogno idrico del melo evitando di superare
la capacità di campo. Occorre quindi dimostrare
che il fattore acqua è stato utilizzato in modo
ottimale. I dati da segnare nella scheda cambiano
in base al tipo di gestione dell’irrigazione: a livello
aziendale o di consorzio. Nel primo caso l’azienda
deve registrare data e volume di irrigazione e
quantità di pioggia caduta nel periodo da sottrarre
al quantitativo d’acqua erogato. Per le sole aziende
di superficie aziendale inferiore ad 1 ettaro può
essere indicato il volume di acqua distribuito per
l’intero ciclo colturale prevedendo in questo caso
l’indicazione delle date di inizio e fine irrigazione. Il
dato relativo alla pioggia è ricavabile da pluviometro
o capannina meteorologica o si può desumere dai
resoconti quotidiani e periodici dei servizi meteo”.
Se la gestione dell’irrigazione è a livello di consorzio,
i dati vengono acquisiti direttamente da Apot. Quelli
relativi a data e volume di irrigazione attraverso i
consorzi irrigui e di miglioramento fondiario anche
con collegamento con i software di gestione
impianti irrigui. I dati relativi alla pioggia si possono
avere attraverso la Fondazione Edmund Mach che
gestisce proprie stazioni meteo in tutta la provincia.
“L’acqua – afferma ancora Dalpiaz - è una
risorsa limitata ed è una delle priorità dell’azione
comunitaria. Una risorsa da usare con attenzione
per i risvolti sulla qualità/conservabilità dei frutti.
Dobbiamo conoscere meglio questa risorsa del
sistema Trentino. Possiamo lavorare meglio in rete.
È una strada per la valorizzazione delle esperienze
tecniche (Fondazione Mach) e gestionali (consorzi)
già operativi e disponibili. È un modo per comunicare
alla collettività anche su questo tema la sensibilità e
maturità dei frutticoltori trentini”. (s.f.)
31
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
32
tt 02
anno LVI
COMPATTAMENTO IN VIGNETO
COME EVITARLO E CURARLO
di Andrea Pezzuolo
Dipartimento Territorio
e Sistemi Agro-forestali
Università degli Studi di Padova
La compressione
esercitata dalle macchine
agricole riduce la fertilità
del terreno e inibisce
la crescita radicale,
compromettendo
a lungo andare in modo
irreversibile l’efficienza
della coltura.
La prevenzione inizia
dallo sgonfiaggio
delle ruote…
I
l compattamento del terreno rappresenta da sempre una spina nel fianco
per la produttività delle aziende agricole tanto che fino a non molti anni fa,
veniva visto come un inevitabile prezzo
da pagare, per poter eseguire nell’arco della
stagione colturale importanti interventi agronomici in modo tempestivo.
Se da un lato è comprensibile che non sempre sia agevole conciliare il tentativo di non
entrare in campo quando il terreno non è
transitabile, dall’altro è importante considerare anche i possibili effetti che si procurano
quando si opera in condizioni al limite della
praticabilità.
Il compattamento può essere meglio definito
come una riduzione permanente della porosità a seguito di una sollecitazione di compressione provocata dall’azione lavorante
di una macchina operatrice o dall’organo di
propulsione di una macchina motrice.
La diretta conseguenza della riduzione della macroporosità si accompagna a cambiamenti significativi della fertilità del suolo, in
particolare nelle proprietà strutturali, nonché
del suo regime termico ed idrico, in quanto
si assiste ad una riduzione della velocità di
movimento dell’acqua lungo il profilo che si
traduce in fenomeni di ristagno superficiale
e di saturazione lungo tutto il suo profilo.
Dal punto di vista colturale, l’aumento della
densità del terreno e la possibile creazione
di masse compatte, porta ad un ambiente inidoneo per la crescita radicale, dovuto
ad una riduzione dello spazio per l’allungamento radicale e ad una forte contrazione
del tasso di ossigeno disponibile. Questa
condizione sfavorevole porta ad un minor
assorbimento di elementi nutritivi da parte
dell’apparato radicale con gravose ripercussioni sulle rese colturali.
Oltre all’aspetto fisico e agronomico, i danni
si possono notare anche da un punto di vista biologico, osservando una minore entità
microbica e una minore entità dei processi di
ossidoriduzione.
In vigneto, data la presenza di corsie di traffico pressoché “obbligate”, in quanto strettamente delimitate dall’interfila dell’impianto,
le ormaie provocate dalle macchine motrici
e dalle macchine da raccolta occupano una
posizione pressoché permanente all’interno
dell’interfila e molto spesso, specialmente in
impianti molto fitti, si trovano a stresso ridosso dell’apparato radicale della pianta, alterando notevolmente le proprietà del terreno
della zona radicale.
Il continuo ripetersi negli anni di gravi fenomeni di compattamento può compromettere
in modo irreversibile l’efficienza della coltu-
tt 02
anno LVI
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
zioni connesse alla vendemmia. Qualora
questa sia meccanizzata è bene che la fase
di scarico del prodotto raccolto avvenga su
capezzagne portanti e ben inerbite.
ra, in quanto gli effetti provocati sono molto
spesso persistenti e le possibilità di un eventuale recupero negli anni sono assai limitate.
Un terreno compattato, specialmente se argilloso, da un punto di vista della lavorabilità,
necessiterà di un maggior apporto energetico (e quindi economico) per lo svolgimento
delle lavorazioni colturali.
PRIORITÀ ALLA PREVENZIONE
Per una ottimale gestione del compattamento, il viticoltore attento dovrà attuare azioni
atte a ristabilire e a conservare la struttura
del suolo, che è stata sottoposta a fattori
perturbanti; e nello stesso tempo cercare di
limitare il traffico delle macchine agricole sul
terreno adottando opportune modalità operative.
Azioni sulle macchine agricole
Riduzione della massa applicata sugli assali:
azione non facilmente gestibile dall’agricoltore, specialmente per le trattrici, in quanto
vi è uno stretto vincolo tra massa e forza di
trazione. Tuttavia, il mantenimento della fertilità del terreno e l’attento controllo del compattamento può non solo ridurre i consumi
energetici per lo svolgimento delle lavorazioni colturali ma anche ridurre la potenza
unitaria necessaria e quindi anche la massa
delle trattrici.
Più agevole è la possibilità di riduzione della
massa gravante sugli assali in alcune macchine operatrici, in particolare per le irroratrici, dove adottando una distribuzione a basso
volume, i serbatoi saranno caratterizzati da
una inferiore capacità di carico.
Aumento della superficie di contatto suolo/
pneumatico: la distribuzione dei carichi su un
pneumatico di maggiore sezione o l’utilizzo
di pneumatici a bassa pressione permettono di attenuare la pressione esercitata sul
terreno. Questa azione può risultare molto
interessante soprattutto per macchine semoventi, quali vendemmiatrici o scavallanti
polivalenti.
Azioni sulla gestione colturale
Scelta del momento ottimale e tempestività
di intervento: il transito delle macchine dovrebbe essere evitato quando il suolo si trova allo stato semi-plastico. Il viticoltore deve
considerare che lo stato idrico del terreno è
il parametro che forse più di altri influisce sul
compattamento e che la tessitura definisce
l’arco temporale in cui il terreno è più o meno
sensibile al compattamento.
Riduzione del numero di passaggi: agendo
attraverso l’utilizzo di macchine scavallanti
Dall’alto verso il basso:
Vista frontale di un decompattatore ad ancore a
profilo dritto.
Vista laterale di un decompattatore ad ancore curve
lateralmente. (Foto Mainardi C. s.n.c)
Vigneto con vistoso ristagno idrico superficiale.
Nella pagina accanto:
Vista posteriore di una trattrice dotata di un sistema
di irrorazione a ultra basso volume.
(foto AGRICENTER s.r.l)
in grado quindi di dominare un maggior numero di filari o avvalendosi di attrezzature
associate in modo tale da adempiere a più
lavorazioni colturali con un unico passaggio.
Organizzazione dei cantieri di trasporto:
aspetto che riguarda soprattutto le opera-
Azioni sul terreno
Inerbimento delle capezzagne e delle interfila: oltre a preservare i terreni dall’azione
erosiva dell’acqua e del vento, permette di
innalzare il tenore di sostanza organica, rendendo il terreno meno vulnerabile al transito
delle macchine agricole. La maggiore portanza è attribuibile alla minore umidità presente nello strato superficiale, conseguente
non solo alla maggiore utilizzazione dell’acqua da parte del cotico erboso, ma anche
alla maggiore infiltrazione dell’acqua lungo
tutto il profilo.
Una migliore transitabilità si abbina poi con
la tempestività d’intervento, aspetto di rilevante importanza specialmente per l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari.
Aumento della sostanza organica: conferendo una maggiore stabilità agli aggregati, la
sostanza organica permette al suolo di avere una maggiore resistenza alla compattazione.
Necessaria sarà una idonea gestione
dell’inerbimento (mulching) abbinata ad un
importante presenza della fertilizzazione organica (letame, compost) nei piani di concimazione aziendali.
L’USO DEI DECOMPATTATORI
Azione curativa: la decompattazione
del terreno compattato
I decompattatori o arieggiatori sono macchine che tagliano e sollevano in profondità
il terreno, ripristinando la porosità ma allo
stesso tempo evitando sfavorevoli rimescolamenti degli strati superficiali e la formazione di zollosità. Il graduale ripristino della
porosità permette di aumentare la capacità
di infiltrazione del terreno, favorendo lo sviluppo e l’assorbimento radicale.
Attualmente sul mercato, da un punto di vista
costruttivo, vi sono decompattatori ad ancora diritta o ad ancora ricurva lateralmente.
I modelli ad ancora diritta, garantiscono un
omogeneo innalzamento della porzione di
suolo interessata alla lavorazione ma richiedono una maggiore potenza unitaria rispetto
al modello ad ancora ricurva.
Operativamente parlando, è preferibile operare alla profondità di 30-35 cm con un terreno in stato di tempera o in stato friabile e
ad una velocità compresa tra i 4 e i 7 km/h
in modo tale da non favorire azioni di lisciamento profondo.
33
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
tt 02
anno LVI
I risultati del
monitoraggio 2010
I trattamenti
fitosanitari
possono “tamponare”
la diffusione
dell’infestazione ma
non possono
competere con la
rotazione
in un bilancio
complessivo
costi/benefici che
tenga conto,
oltre che della
produzione,
anche delle ricadute
ambientali
34
a cura dell’Ufficio Fitosanitario PAT
I
l monitoraggio nazionale di Diabrotica
del mais (Diabrotica virgifera virgifera
LeConte) sviluppato nel corso del 2010
è stato effettuato sulla base di nuovi
criteri di monitoraggio e di gestione delle infestazioni dell’insetto nocivo Diabrotica
virgifera virgifera LeConte nel territorio italiano, in applicazione del D.M. 8 aprile 2009”. I
nuovi criteri, sono stati predisposti allo scopo
di fornire standard tecnici per l’effettuazione
dei monitoraggi nelle varie regioni italiane,
che hanno lo scopo di accertare i livelli di infestazione. Le tipologie di monitoraggio e le
misure fitosanitarie connesse ai risultati delle indagini sono individuate tenendo conto di
cinque diverse “zone”:
a.zona indenne;
b.focolaio;
c.zona infestata;
d.zona di contenimento;
e.zona tampone.
CRITERI DI MONITORAGGIO
Per l’effettuazione del monitoraggio le linee
guida prevedono l’impiego di trappole di diverso tipo:
1.trappole a feromone sessuale (le
cosiddette “PAL”, prodotte in Ungheria,
DIABROTICA
AN
SUL NOSTRANO DI ST
e le trappole tipo “Diabrotica Track”,
italiane, che hanno dimostrato a livello
sperimentale pari efficacia purchè la loro
base invischiata venga sostituita con
frequenza); la loro capacità attrattiva
si prolunga per 30-40 gg.. In caso di
prolungato stoccaggio queste trappole
devono essere conservate con gli
involucri integri a temperature inferiori a
-10°
2.trappole cromotropiche (il tipo europeo di
riferimento è la trappola “Pherocon AMPAM), costituite da una base invischiata
di colore giallo, con effetto attrattivo sugli
adulti di Diabrotica;
3.trappole non saturabili, attivate o meno
da feromoni (es. KLP, CRW, YATLORf),
che sono preferibili talvolta alle trappole
cromotropiche per aspetti gestionali e di
costo
Per le zone infestate il monitoraggio ha lo
scopo di valutare i livelli di popolazione per
modulare eventuali interventi finalizzati alla
gestione delle popolazioni, alla sostenibilità
delle produzioni di mais e al controllo delle
potenzialità di espansione dell’insetto verso
zone indenni.
Per queste aree sono preferibili trappole
cromotropiche, integrabili, nelle zone dove
le popolazioni sono basse e le trappole cromotropiche non sono adeguate per seguire
la dinamica delle infestazioni, con trappole a
feromone sessuale.
MONITORAGGIO
NAZIONALE
Nel 2010 la superficie maidicola italiana era
pari a circa 1.211.000 ha, di cui 925.000 ha
di mais da granella e 286.000 ha di mais ceroso (fonte dati ISTAT).
L’areale di presenza di D. v. virgifera comprende l’Italia settentrionale ed un’area
circoscritta del Lazio (ad ovest di Roma) e
della Toscana. (comune di Vicchio vicino a
Firenze).
A livello nazionale sono state monitorate
1.711 stazioni, di cui 358 con trappole a feromone (ca 740 trappole) e 1.353 con trappole cromotropiche tipo PhAM (oltre 4.000
trappole).
Le trappole sono state posizionate in campo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio e
i monitoraggi si sono conclusi tra agosto e
settembre-ottobre.
Secondo quanto definito nella specifica nota
tecnica, nelle zone infestate si ritiene ade-
tt 02
anno LVI
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
A sinistra: adulto di Diabrotica
A destra: le uova svernanti
schiudono dal momento del
germogliamento
CHE
ORO
guata una soglia di intervento pari a 6 individui per trappola cromotropica per giorno,
considerando un periodo di monitoraggio di
6 settimane consecutive a partire dall’inizio
dei voli di sfarfallamento.
La superficie interessata dalla presenza del
coleottero ha segnato un modesto incremento, con espansione in aree coltivate a
mais della Valle d’Aosta, della Provincia Autonoma di Bolzano e della Toscana.
Nonostante D. v. virgifera sia ormai presente
in tutti i principali comprensori maidicoli della Pianura Padana, con differenziati livelli di
infestazione, nel 2010 la specie non ha arrecato gravi danni alle coltivazioni. I livelli di
popolazione dell’insetto sono risultati ovunque in evidente calo rispetto al 2009.
Sui 1.353 appezzamenti di mais monitorati
nelle zone infestate il valore di soglia cautelativo pari a 6 adulti/trappola/giorno è stato
superato su complessive 162 stazioni, con
una maggiore frequenza nelle regioni Piemonte e Lombardia.
In Piemonte i danni economici sono stati
stimati nella misura di circa 1.400 ha, pari
allo 0,7% della superficie totale regionale
coltivata a mais. Sono stati inoltre osservati
allettamenti circoscritti in qualche appezza-
mento della Lombardia e delle province di
Trento, Piacenza e Vicenza.
MONITORAGGIO
IN TRENTINO
Diabrotica virgifera virgifera è presente in
tutte le aree provinciali coltivate a mais. In
tali aree nel corso del 2010 sono state installate complessivamente 48 trappole a feromone così distribuite: 18 nella zona di Storo,
15 nell’area Giudicarie e 15 nella Valsugana.
Sono state installate anche 48 trappole cromotropiche: 18 nella zona di Storo, 15 nelle
Giudicarie Esteriori e 15 in Valsugana.
Le catture complessive con trappole a feromone sono state 2657. Su 18 stazioni con
trappole cromotropiche, 17 hanno avuto catture uguali a zero e 1 stazione ha registrato
catture medie comprese fra 0 e 3. I valori
medi giornalieri di catture su trappole cromotropiche sono compresi tra 0,024 e 2,048 per
la zona di Storo, tra 0 e 0,31 nelle Giudicarie
Esteriori e 0 in Valsugana.
Si sono comunque notati sintomi su circa
15 ettari e danni economici da allettamento
per la prima volta su 3 ettari localizzati nella
piana di Storo coltivati a “Nostrano di Storo”
(vecchia varietà locale).
Il manifestarsi dei danni economici da allettamento nella piana di Storo conferma
quanto al livello teorico era già stato ipotizzato, considerata l’ormai nota modalità con
la quale Diabrotica v.v provoca il danno su
mais. Il danno maggiore è infatti determinato
dalla rosura delle radici ad opera delle larve che, a seconda dell’intensità, causano lo
stroncamento o l’allettamento delle piante di
mais. Le piante colpite tendono a risollevar-
si assumendo un tipico portamento “a collo
d’oca”. La pianta continua a crescere, ma
ha uno sviluppo stentato e produce spighe
di ridotte dimensioni non potendo contare su
un apparato radicale pienamente efficiente.
Nel caso del mais di Storo il problema è aggravato dal fatto che l’apparato radicale della varietà locale non è sviluppato come nei
mais ibridi e pertanto il rischio di allettamento e di deperimento della pianta è maggiore.
Gli adulti possono inoltre causare danni alimentandosi sulle spighe e determinando la
mancata allegagione di ampie porzioni di
spiga. Il danno complessivo è quindi rappresentato dalla diminuzione della produzione
e dalle perdite alla raccolta dovute all’allettamento delle piante.
Tenuto conto che la normativa specifica
considera adeguata una soglia di intervento pari a 6 individui/trappola cromotropica al
giorno alla fine del periodo di monitoraggio,
sarà comunque necessario adottare quanto
prima un’avvicendamento del mais su vasta
scala, la misura di maggiore efficacia e priva di effetti collaterali sull’ambiente. L’avvicendamento delle colture è peraltro previsto
anche dal decreto ministeriale n. 30125 del
22/12/2009, che disciplina il regime di condizionalità ai sensi del regolamento (Ce) n.
73/2009.
Si ribadisce pertanto che i trattamenti fitosanitari, se da un lato hanno il pregio di “tamponare” la diffusione dell’infestazione nella
zona trattata e in quelle limitrofe, dall’altro
non possono competere con la rotazione in
un bilancio complessivo costi/benefici, che
tenga conto oltre che della produzione anche delle ricadute ambientali.
35
tt 02
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
anno LVI
La malattia è stabile, e non incide per più dell’1 per cento
MAL DELL’esca
di Bruno Mattè
Fondazione E. Mach – IASMA
Centro Trasferimento Tecnologico
Unità Viticoltura
36
Il disseccamento improvviso delle foglie rappresenta la forma acuta della malattia
Nosiola,
Sauvignon blanc,
Cabernet
e Muller Thurgau
le varietà
maggiormente sensibili.
Più esposti
alla malattia i vigneti
con oltre 25 anni
Il fungo occlude i vasi xilematici (linfa grezza o
ascendente)
I
l Mal dell’Esca della vite è una malattia
fungina che sta destando non poche
preoccupazioni nelle più importanti
aree viticole mondiali.
Le specie fungine corresponsabili
dell’insorgenza della malattia sono gli ascomiceti Phaeomoniella chlamydospora (Pch),
Phaeoacremonium aleophilum (Pal) e il basidiomicete Fomitoporia mediterranea. Oltre
alle specie sopra elencate, anche l’Eutypa
lata e la Neonectria possono avere, secondo alcuni ricercatori, possibili associazioni sinergiche con i funghi tracheomicotici
dell’esca.
Vengono definiti tracheomicotici Pch e Pal in
quanto colonizzano i vasi xilematici del fusto
(foto) e, ostruendo meccanicamente questi
vasi, limitano il trasporto linfatico. Inoltre
questi agenti patogeni producono enzimi
pectinolitici, responsabili dell’imbrunimento
del legno, e fitotossine che trasportate a livello fogliare causano le tipiche tigrature. La
Fomitoporia mediterranea, comunemente
chiamata carie del legno, è in grado di degradare il legno dell’ospite rendendolo una
massa spugnosa friabile. L’interazione non
sempre simultanea di questi funghi fin qui
citati è la causa principale del formarsi della
malattia.
Sintomatologia
La patologia si può presentare in forma cronica o in forma acuta. I sintomi manifestati da una vite colpita da una forma cronica
sono le tipiche tigrature fogliari, la comparsa di macchie puntiformi bruno-violacee
sull’acino, l’insufficiente maturazione dei
grappoli ed infine un mancata lignificazione
(agostamento) dei tralci. Il disseccamento
parziale o totale della pianta è la conseguenza di un decorso acuto dell’infezione (colpo
apoplettico).
Il mal dell’esca assume un comportamento
simile al legno nero in quanto la pianta infetta può evidenziare i sintomi in modo irregolare nel corso della sua vita, non manifestandoli anche per lunghi periodi. Per questo
motivo è molto difficile stimare l’incidenza
reale della malattia all’interno di un vigneto,
mentre è più immediato dare una stima annuale conteggiando le piante sintomatiche
(esca manifesta)
Inoculo e diffusione
della malattia
La diffusione dell’Esca, essendo un complesso di funghi, avviene mediante spore
che si diffondono tramite il vento e gli schizzi
d’acqua con temperature medie superiori ai
tt 02
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
anno LVI
% ESCA
3,0
2,5
2,0
1,5
2,12
1,89
1,29
1,78
1,48
1,26
1,0
0,5
0
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Anno
Tigrature su foglia
10°C, raggiungendo il picco in tarda primavera (maggio-giugno). Nei mesi di luglio ed
agosto e nei mesi invernali il volo delle spore è nullo. I funghi patogeni penetrano nella
pianta attraverso i tagli di potatura o le ferite
dovute a spollonature tardive, a massicce
lavorazioni del terreno e a danni meccanici
provocati da avversità atmosferiche come la
grandine o spaccature da freddo.
Le fonti di inoculo sono costituite dalle
viti ammalate che si trovano in campo o
nell’area viticola limitrofa.
Difesa
Ad oggi non disponiamo di alcun anticrittogamico efficace e quindi non si può effettuare una difesa diretta contro il patogeno. Si
cerca quindi di improntare una difesa per lo
più indiretta della pianta.
La prima cosa da fare in un vigneto è limitare
le fonti di inoculo eliminando e asportando
le viti fortemente compromesse dalla malattia in modo da non lasciare residui di legno
infetto in pieno campo. Nelle operazioni di
potatura, fin dalla fase di allevamento, si
devono limitare i tagli di ritorno troppo invasivi che consentono la facile penetrazione
dei patogeni nella pianta. Nel caso si debba intervenire con tagli su legno di grosse
dimensioni si consiglia di ricoprire la ferita
con una miscela cicatrizzante composta da
colla vinilica, acqua e da un prodotto a base
di rame ad alta concentrazione (Ossicloruri,
Poltiglie, ecc…).
Su sistemi a spalliera, in fase di potatura
invernale, è consigliabile eseguire sempre
tagli su legno di due o tre anni.
è preferibile effettuare potature in pieno inverno ed evitare di potare dopo eventi piovosi con
temperature medie superiori agli 8 - 10 °C.
La spollonatura va eseguita prima che i succhioni lignifichino. Se si usano macchine
spollonatrici è importante dosare l’attività dei
flagelli agendo sulla velocità di avanzamento della trattrice per non causare pericolose
ferite sui ceppi.
Secondo Michael Fischer, dell’Istituto Federale di Friburgo, alcune operazioni colturali
come le potature lunghe con conseguenti eccessi di produzione, possono essere
un’ulteriore causa del manifestarsi della malattia, essendo essa soggetta a stress.
Monitoraggio in Trentino
Il monitoraggio è iniziato nel 2005 con la
nascita del progetto interregionale MESVIT
finanziato dal Ministero per le politiche agricole e forestali. Tale progetto è nato con lo
scopo di chiarire le modalità di comparsa e
diffusione del mal dell’esca.
In trentino l’Istituto Agrario di San Michele
all’Adige partecipò a tale progetto affidando
al Centro SafeCrop, in collaborazione con il
Centro di Assistenza Tecnica (CAT), i compiti di valutazione dell’incidenza ed evoluzione
della malattia in Trentino.
Macchie puntiformi sull’acino
Mappate 200 piante
in 100 vigneti
rappresentativi
per varietà ed età
della viticoltura trentina
Per il monitoraggio si scelsero 100 vigneti
rappresentativi della viticoltura trentina per
varietà ed età dei vigneti (nel 2010 rimasti
80 causa estirpi). All’interno di questi vigneti
sono state mappate circa 200 piante.
Dal 2005 al 2007 i controlli sono stati fatti
dal Centro SafeCrop in collaborazione col
Centro per l’assistenza tecnica. Dal 2008 in
poi, causa la fine del progetto MESVIT e la
trasformazione di SafeCrop, il lavoro è stato interamente preso in mano dall’ormai ex
CAT ora Centro Trasferimento Tecnologico,
Unità Viticoltura e portato avanti fino ad oggi.
Nel grafico possiamo notare l’incidenza
media della malattia negli impianti mappati
dislocati nelle aree viticole provinciali; sono
state monitorate circa 21.000 piante.
Possiamo notare come la malattia, nonostante l’aumento del 2008 dovuto al clima
piovoso e quindi favorevole allo sviluppo
fungino, sia stabile, con valori poco superiore al 1% di incidenza.
Il Trentino è una delle zone viticole italiane
dove la malattia è meno diffusa; le cause
possono essere molteplici. Il clima invernale
più rigido consente di eseguire la potatura
in un periodo dove non vi sono spore di patogeni presenti nell’atmosfera; la ridotta dimensione aziendale, con conduzioni poco
meccanizzate, permette una maggiore e
migliore tempestività di intervento in caso di
piante malate e inoltre una gestione più accorta in potatura, non ultimo la relativa giovane età media dei vigneti rispetto ad altre
zone d’Italia.
Dal monitoraggio possiamo ricavare la sensibilità alla malattia delle principali varietà
coltivate in Trentino. Le varietà maggiormente sensibili alla malattia sono: Nosiola, Sauvignon blanc, Cabernet e Muller Thurgau;
quelle mediamente sensibili sono: Traminer,
Marzemino, Chardonnay, Pinot Nero, Schiava. Infine le meno sensibili all’esca: Merlot,
Lagrein, Teroldego e il Pinot Grigio.
Elaborando i dati si vede nettamente come
l’incidenza della malattia sia correlata all’età
dei vigneti e l’incidenza maggiore la si raggiunge in vigneti con età superiore ai 25 anni.
Ringraziamenti: si ringraziano per la collaborazione tutti i colleghi dell’Unità Viticoltura del Centro Trasferimento Tecnologico
37
tt 02
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
anno LVI
IL CONTROLLO DELLE
PRIME INFEZIONI
ARMA CONTRO LA
TICCHIOLATURA
a cura di Paolo Tait, Claudio Panizza
FEM-IASMA, Unità Frutticoltura
[email protected]
L
38
a ticchiolatura è riconosciuta
come il principale patogeno del
melo e negli ultimi 2 anni ha manifestato tutta la sua potenzialità
e aggressività. Già nell’annata
2009 è stata particolarmente aggressiva,
determinando un forte inoculo per la primavera 2010, in cui si sono presentate condizioni molto favorevoli per lo sviluppo di infezioni primarie e secondarie del fungo.
Il periodo più importante al fine del contenimento delle infezioni primarie risulta essere quello primaverile, compreso tra l’inizio
germogliamento della coltura e la metà di
giugno.
Nel fondovalle già le piogge di fine marzo
– inizio aprile, alla fase fenologica di orecchiette di topo – mazzetti affioranti, hanno
determinato la prima infezione. I sintomi
sono comparsi sui testimoni non trattati verso il 20 aprile, con percentuali di attacco variabili tra il 5 e il 15%.
Il periodo più grave per le infezioni primarie,
sia in fondovalle che in collina, è risultato essere, quello dei primi 15 giorni di maggio. Si
sono registrati più di 100 mm di pioggia con
bagnatura prolungata della vegetazione per
oltre 10 giorni. Nei casi peggiori queste condizioni hanno comportato lo sviluppo di infezioni gravi con comparsa di sintomi sia sui
germogli che sui frutti (nei testimoni non trattati le percentuali di germogli colpiti raggiungevano già il 100% e sui frutti fino al 43%). In
Pre raccolta, forte infezione sui frutti
questo periodo hanno iniziato a sovrapporsi
infezioni primarie e secondarie.
Queste condizioni fortemente favorevoli allo
sviluppo della ticchiolatura sono state amplificate inoltre dalla non corretta e tempestiva
esecuzione dei trattamenti fitosanitari specifici.
Nel 2010 anche il periodo estivo – autunnale, caratterizzato da consistenti eventi piovosi, è stato favorevole ad ulteriori infezioni
secondarie di ticchiolatura.
Verso la metà di giugno si sono avuti altri
6 giorni di pioggia consecutivi, con apporti
consistenti di acqua (per un totale di c.a. 110
mm), che hanno dilavato gli interventi preventivi precedenti.
I frutteti più a rischio sono risultati chiaramente quelli con presenza di macchie in
pianta, in cui la situazione è evoluta con una
moltiplicazione esponenziale dell’attacco su
foglie e frutti.
A metà agosto c’è stato un ulteriore periodo
favorevole allo sviluppo della ticchiolatura
in cui le abbondanti piogge e la prolungata
bagnatura della vegetazione, hanno completamente dilavato i fungicidi e determinato
le condizioni ideali per lo sviluppo di ulteriori
infezioni secondarie principalmente a carico
dei frutti. Questa situazione ha interessato
principalmente le varietà più sensibili alla
ticchiolatura secondaria quali Golden Delicious che stava arrivando alla maturazione
sia in fondovalle che in montagna.
I frutteti che in questo periodo risultavano
privi di attacco del fungo, anche in presenza
di questo evento particolarmente piovoso,
non hanno manifestato comparsa di ticchiolatura a carico dei frutti.
Il periodo autunnale è stato contrassegnato da diverse precipitazioni tutte importanti
sia dal punto di vista della durata (almeno
2-3 giorni consecutivi) che della quantità di
pioggia caduta (sempre > di 50 mm). Queste
condizioni climatiche hanno reso difficoltosa
la gestione della difesa di pre-raccolta.
La raccolta si è svolta con ulteriori condizioni
Maggio 2010, infezione primaria su foglia
critiche che potenzialmente hanno aggravato la situazione fitosanitaria. Le aziende
sono state impegnate in una cernita accurata delle mele onde evitare di portare in conservazione frutti con ticchiolatura evidente.
Si intendeva quindi prevedere l’evoluzione
della malattia in conservazione, anche se le
partite lavorate fino ad ora non hanno manifestato aumento significativo dei danni.
Conclusioni
La difesa dalla ticchiolatura nell’annata
2010 è stata contraddistinta dalle condizioni
climatiche favorevoli alla malattia e dal forte inoculo di partenza derivato dall’annata
precedente. In molte situazioni si sono evidenziate delle carenze nel corretto utilizzo
delle macchine nell’esecuzione dei trattamenti che hanno determinato un successo
parziale della difesa. Tutto questo, associato
all’andamento climatico particolarmente piovoso di fine anno, potrà determinare un inoculo elevato anche per la stagione entrante.
Con queste condizioni le azioni da attuare da
parte dell’agricoltore per migliorare la difesa
dovevano essere indirizzate su più fronti:
►riduzione dell’inoculo attraverso
l’aumento della decomposizione
delle foglie con azioni dirette quali
pacciamatura o asportazione delle
stesse dall’appezzamento
►migliorare l’efficacia del trattamento
attraverso una regolazione ottimale delle
macchine (manutenzione ordinaria e
taratura periodica), il giusto momento
d’intervento, il corretto volume d’aria
originato dalla ventola e il volume di
miscela impiegato, l’ottimale velocità
d’avanzamento.
Ricordiamo che la migliore difesa dalla ticchiolatura si ottiene attraverso il massimo
controllo delle infezioni primarie; se non
sono presenti macchie di ticchiolatura in
pianta nel mese di giugno non potranno nascere in quel frutteto infezioni secondarie.
tt 02
anno LVI
tecnica flash
OLIVI PIANTATI
FUORI ZONA LIMITE
Nella zona classica dell’olivo che si identifica con la valle del Sarca e l’entroterra del
Lago di Garda la messa a dimora di piante di
olivo è stata anche quest’anno limitata e circoscritta. Fuori dall’area considerata ottimale
cresce invece la propensione a piantare olivi
sfidando a proprio rischio i limiti di altitudine
e di esposizione. Il tecnico Franco Michelotti
consiglia di non allontanarsi troppo dall’area
tradizionale, di piantare solo varietà consolidate quali Casaliva e Frantoio e di scegliere
zone dove si trovano naturalmente piante di
leccio e/o di pungitopo.
ACARI SULLE
PARETI DI CASA
Il proprietario di una casa di abitazione di
Andalo si è rivolto agli entomologi dell’Unità
di fitoiatria dell’Istituto agrario di S. Michele
all’Adige perché le pareti esterne confinanti con un prato-giardino erano coperte da
chiazze brunastre di piccolissimi animaletti
mobili che sembravano insetti. Dall’esame
di laboratorio è risultato che si trattava di un
acaro della famiglia Tetranichidi denominato
Bryobia praetiosa che dall’erba secca del
prato si è spostato sulle pareti della casa. È
bastato un getto d’acqua aggiunto di un piccolo quantitativo di detersivo per staccare le
chiazze dalle pareti. I tecnici hanno suggerito
al proprietario di coprire una fascia dell’erba
con sabbia sottile per formare una barriera
ed impedire che gli acari si spostino nuovamente sulle pareti della casa.
LA PRIMAVERA
ENTRA IN CANTINA
In coincidenza con le prime belle giornate di
primavera che fanno rialzare la temperatura
anche all’interno della cantina familiare il proprietario deve effettuare un controllo del vino
ancora presente nelle botti o nelle vasche
usando possibilmente tutti i sensi. All’occhio
possono apparire sulla superficie del bicchiere frammenti bianchi di fioretta. All’assaggio
si possono cogliere i primi sintomi di acescenza che i tecnici chiamano “spunto”. Al
naso non può sfuggire l’odore di uova marce
dovuto alla lunga permanenza del vino sulla
feccia. Il microbiologo di S. Michele Agostino
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
a cura di Sergio Ferrari
Cavazza consiglia un travaso e l’aggiunta di
40 milligrammi di bisolfito per litro. Se invece
all’orlo del bicchiere del vino rosso si notano
piccolissime bollicine effervescenti significa
che non si è ancora completata la fermentazione malolattica. In questo caso il travaso
deve essere ritardato di qualche giorno.
VOLO ESTEMPORANEO
DI MAGGIOLINI
L’ufficio tecnico delle Cantine Mezzacorona ha
segnalato ai primi di aprile un volo secondario
di maggiolini che dalla Piana Rotaliana si sono
spostati sulle latifoglie delle colline di Cadino
e di Faedo, per poi tornare a deporre le uova
nei terreni di provenienza. Si tratta di un volo
di entità piuttosto ridotta che non desta preoccupazione, ma rappresenta uno sfasamento
rispetto all’infestazione principale che si avvia
a completare il ciclo quadriennale. Il volo di
massa si avrà infatti nella primavera del 2012.
APICOLTURA: NO ALLA
ASSISTENZA DOMICILIARE
Il Centro per il trasferimento tecnologico
dell’Istituto agrario di San Michele si avvale
di un gruppo di tecnici che si occupano di
apicoltura, coordinato dall’entomologo Paolo Fontana, che sarà potenziato già a partire
dalla corrente stagione con l’arrivo di nuovi
tecnici. La finalità operativa del gruppo non è
l’assistenza tecnica porta a porta, come vorrebbero gli apicoltori, ma l’assunzione e la
risoluzione di problemi di carattere generale
segnalati dagli stessi apicoltori. Paolo Fontana è reperibile presso il Centro operativo di
Vigalzano, tel. 0461 519105.
RETI PER FERMARE
LA CARPOCAPSA
In occasione del convegno sul controllo della carpocapsa del melo che si è svolto il 1°
marzo scorso all’Istituto agrario di S. Michele, l’esperto Guilhelm Severac della Camera
di agricoltura di Avignone ha dimostrato che
è possibile impedire l’entrata nel frutteto delle farfalline generatrici del verme delle mele
seguendo due modalità di protezione alternative denominate rispettivamente “monofilare” e “monoparcella”. La prima consiste
nel coprire singoli filari con reti di plastica a
maglia stretta. La seconda prevede il com-
pletamento della protezione dei fianchi aperti
del frutteto già coperto da rete antigrandine.
Il costo va da 7.000 a 12.000 euro a ettaro.
LOTTA ALLA PERONOSPORA
AFFIDATA A COMPUTER
Si chiama VITI-METEO un programma informatizzato di previsione delle infezioni di
peronospora validato nei vigneti della Piana
Rotaliana dal tecnico Mauro Varner, responsabile dell’Ufficio consulenza del Gruppo
Mezzacorona. Il programma è stato messo
a punto dall’Istituto per la viticoltura di Friburgo su indicazioni teoriche fornite dagli Istituti
di ricerca frutti viticola di Waedensville e di
Changins. Le prove di convalida in Trentino
sono iniziate nel 2005. Il programma è risultato valido e potrebbe essere introdotto anche in Trentino.
ARBUSTI COLPITI
DA COLPO DI FUOCO
Sono molte le specie di piante arbustive
ornamentali appartenenti alla famiglia delle Rosacee utilizzate per formare siepi che
si possono ammalare di colpo di fuoco. Si
tratta di una malattia causata da un batterio
denominato Erwinia amylovora che provoca
gravi danni sui meli. Le piante ornamentali
rappresentano solo una fonte di diffusione
del batterio che viene trasportato da uccelli o
trasmesso tramite attrezzi di potatura. Il sintomo principale è rappresentato da disseccamento degli apici. La presenza della malattia
va segnalata all’Ufficio fitosanitario della Provincia di Trento, tel. 0461-495783.
OLIVI POTATI
A “VASO POLICONICO”
La potatura degli olivi nel Basso Sarca e in
Vallagarina è stata preceduta da una serie di lezioni dimostrative tenute da tecnici
del Centro per il trasferimento tecnologico
dell’Istituto agrario di San Michele, finalizzate a diffondere il modello di potatura denominato “vaso polifonico”. La pianta deve assumere la forma di un vaso aperto alla luce
del sole, dal cui tronco le branche fruttifere
devono dipartire a forma di cono.
RAME CONTRO
L’OCCHIO DI PAVONE
Nell’ultima settimana di aprile nel Basso Sarca si è proceduto al primo trattamento fitosanitario della stagione 2011 sugli olivi. Il tecnico Franco Michelotti ha consigliato l’impiego
di una miscela acquosa di prodotto rameico
e olio bianco, entrambi a dose bassa. Il trattamento è servito per controllare l’occhio di
pavone che attacca le foglie e la cocciniglia
cotonosa che è presente sui rami e sulle
cime ma senza arrecare danni rilevanti.
39
tt 02
ATTUALITà
anno LVI
frutticoltura
Reportage
40
LA TURCHIA FRUTTICOLA
È GIÁ IN EUROPA
di Gastone Dallago, Andrea Branz,
Lodovico Delaiti, Maria B. Venturelli
FEM-IASMA, Unità Frutticoltura
I partecipanti in visita alla sede staccata del Ministero
dell’Agricoltura turco di Bursa
In alto: Mercato Istanbul, variabilità di colori
U
na piccola delegazione di tecnici del Centro di trasferimento
tecnologico dell’Istituto agrario
di San Michele all’Adige (Maria
Beniamina Venturelli, Gastone
Dallago, Andrea Branz, Lodovico Delaiti) ed
il responsabile qualità dell’OP Melinda Massimiliano Gremes ha partecipato lo scorso
anno ad un breve viaggio nel cuore della
Turchia ortofrutticola, concentrando la propria attenzione nella parte situata a Nord-Est
del Paese.
Tra l’altro la Turchia è un enorme Paese, largo più di 2000 km e lungo circa 1000, grande
come Germania, Francia, Olanda, Austria e
Rep. Ceca messi assieme, con una diversità di situazioni climatiche e di paesaggi che
offrono produzioni di tutti i tipi, com’è facile
osservare in qualsiasi mercato di Istanbul.
Non mancano le montagne (monte Ararat,
con un’altezza di poco superiore ai 5000 m
slm) e le zone desertiche verso l’Iran e l’Iraq.
La carta d’identità dell’attività frutticola di
questo Paese, sempre più orientata alla produzione di elevata qualità destinata all’esportazione nei paesi dell’Unione Europea e della Russia, è rappresentata da 130.000 ettari
di melo, 130.000 ha di drupacee, 480.000 ha
di uva, 800.000 ha di verdura.
FITOSANITARI, VALGONO
LE REGOLE EUROPEE
È interessante notare come l’organizzazione
governativa stia predisponendo un veloce
adeguamento ed allineamento rispetto alla
normativa produttiva e fitosanitaria vigenti
nell’Unione Europea, tant’è che le registrazioni di nuove sostanze attive avviene solo
se già state autorizzate nell’UE. Ben tre le
nuove regole entrate in vigore nel 2009, tutte
orientate alla restrizione, rispetto alla libera
vendita, dei prodotti fitosanitari e completate dall’obbligo della registrazione dei trattamenti su un documento ufficiale, secondo un
meccanismo che nella pratica corrisponde al
nostro sistema autorizzativo, che parte dalla
formazione di tecnici e agricoltori per arrivare al quaderno di campagna approvato e
vidimato dagli uffici ministeriali competenti.
Questo percorso, particolarmente impegnativo, è stato illustrato da Ihsan Duman,
responsabile del Servizio Fitosanitario del
Ministero dell’Agricoltura di Bursa, che coordina tutte le attività di monitoraggio delle
patologie vegetali, compresa evidentemente
quella da quarantena, e dirama bollettini fitosanitari di orientamento operativo per tutti
gli agricoltori della zona, avvalendosi di una
rete di tecnici, anche privati, che provvedono
alla prescrizione dei trattamenti necessari.
tt 02
FRUTTICOLTURA
anno LVI
Azienda Alara, vivaio, produzione piante in serra
In basso a sinistra: Azienda Alara, campo sperimentale di ciliegio.
In basso a destra: Azienda Altibache Susurluc, 40 ettari di mele
Ogni anno il Ministero pubblica il prontuario
completo dei prodotti fitosanitari ammessi
per coltura ed avversità, sul quale vengono
riportati anche gli avvertimenti relativi ai livelli di residuo ammesso nei principali paesi
di destinazione nel caso di prodotti destinati
all’esportazione.
Nei numerosi corsi di formazione organizzati, vengono già stabiliti piccoli compendi tecnici sui quali sono riportati i principali parassiti e le patologie caratteristiche di ciascuna
specie vegetale, con l’indicazione delle strategie di contenimento.
Anche sul fronte della produzione vivaistica sono attivi progetti di collaborazione, in
particolare con Italia, Germania e Lituania,
per avvicinare i due sistemi di certificazione
delle piante, secondo il modello europeo del
passaporto fitosanitario.
Durante la visita all’Istituto Sperimentale di
Yalova si sono potuti riscontrare i risultati di
un intenso programma di miglioramento genetico, in particolare su fragola, dove l’imminente registrazione di alcune nuove varietà
(indicate con la sigla 77, identificativa della
regione) dovrebbe soddisfare le attese di chi
punta ad una fragola molto saporita e molto
conservabile.
Un altro settore immediatamente messo in
evidenza dalle interessanti prove su varietà
e portainnesti è la cerasicoltura, la cui peculiarità è emersa nella sua completezza dalla
visita all’azienda ALARA.
L’EXPLOIT DELL’AZIENDA
CERASICOLA ALARA
Nel giro di una sola decina d’anni questa
azienda ha portato la cerasicoltura turca
all’attenzione di tutti i più interessanti mercati Europei, sviluppando anche forme di
partenariato con l’emisfero Sud per garantire un’ulteriore presenza in termini di mesi
di mercato.
L’azienda ALARA si è anche fatta artefice
della promozione di iniziative di investimento in agricoltura, offrendo un “pacchetto completo” che va dalla fornitura delle
piante alla formazione del personale tecnico e delle maestranze, all’attivazione di
consulenze super-specialistiche dall’Olanda o dall’Italia, fino al confezionamento e
alla commercializzazione del prodotto. Il
tutto principalmente per le ciliegie, dove
il basso costo della manodopera rende la
Turchia particolarmente concorrenziale,
ma anche per mele, pere, pesche e nettarine.
L’azienda ha sviluppato programmi di forte
espansione per l’esportazione delle ciliegie, prodotte ormai su un arco di tempo di
tre mesi continuativi, puntando sulle forti
differenze climatiche dei luoghi di coltivazione (dal livello del mare fino a 1400
metri) e sull’impiego di varietà A diversa
precocità. Il tutto accompagnato dallo sviluppo delle strumentazioni mobili di prerefigerazione, utilizzate per garantire la
tenuta del prodotto nelle lunghe distanze
da percorrere per raggiungere gli esigenti
mercati inglesi.
La conoscenza dell’azienda Alara si è
completata con la visita dei vivai, da cui
escono più di un milione e mezzo di piante
ogni anno, derivate da piante madri importate dall’Europa e strettamente controllate
per gli aspetti sanitari e varietali.
L’”IMPRONTA ITALIANA”
DI ALTIBACHE SUSURLUC
Nell’azienda Altibache Susurluc, con 40 ettari di melo, si è potuto toccare con mano
“l’impronta italiana”, poiché nostri sono i
consulenti che hanno impostato gli impianti
e che continuamente intervengono nella loro
gestione.
Granny-Smith sembra oggi essere la varietà
di maggior successo, essendosi accreditata
come “frutto dietetico”, ma Gala, Fuji e Red
sono comunque varietà molto apprezzate
dai mercati turchi.
Le considerevoli quantità prodotte a livello
nazionale non possono ora competere per
qualità con le nostre, ma di fatto i mercati di
rifornimento per l’esportazione sono i mercati arabi limitrofi.
Impianti razionali, giovani, ben gestiti, equilibrati: nulla è lasciato al caso e tutto viene
svolto con professionalità.
Anche le visite agli impianti di melo hanno
quindi dato conferma che questa fertilissima
terra ha tutte le carte in regola in termini di
modernità, determinazione, razionalità, programmazione, il tutto inserito in un contesto
amministrativo e sociale ugualmente pronto
e determinato a svolgere un ruolo di primo
piano nel prossimo futuro.
41
tt 02
frutticoltura
anno LVI
SANT’ORSOLA:
42
LE DIFFICOLTà
NON FERMANO LA CRESCITA
di Sergio Ferrari
Le prime derivano
da alterazioni
climatiche, scarsità
di terreni
e “mosca americana”.
La seconda
è testimoniata, oltre
che dal fatturato,
dai progetti e dalle novità
nella commercializzazione
I
l profilo della cooperativa Sant’Orsola
di Pergine Valsugana (leader per fragole, piccoli frutti e ciliegie tardive) merita
maggiore attenzione delle cifre del bilancio 2010. Che si riassume in questi dati:
5.530 tonnellate di prodotto fresco conferito
dagli associati, cui si aggiungono partite di
lamponi e mirtilli acquistate, nei mesi di assenza di prodotto proprio, da aziende controllate
del sud America. Un fatturato di 53,4 milioni di
euro, comprensivo di altri proventi diversi dalla vendita della frutta fresca. Prezzo di vendita
medio 6,53 euro a kg. Liquidati ai soci 20,8 milioni di euro. Le aziende associate sono 1145
così suddivise: 700 di piccola o piccolissima
dimensione, condotte da coltivatori a tempo parziale; 400 specializzate a conduzione
famigliare; circa 50 altamente specializzate
condotte da agricoltori professionali. I 440 ettari coltivati sono situati tra 200 e 1400 metri
di altitudine ed allocati nei seguenti distretti:
Bassa Valsugana, Alta Valsugana, Valle dei
Mocheni, Altopiano della Vigolana, Altopiano
di Pinè e, solo per le ciliegie, nelle Valli Giudicarie e in Alta Val di Non. La diversità di altitudine e di microclima, se da un lato consente di
puntare su una maturazione scalare, dall’altro
può creare difficoltà di natura climatica, come
è accaduto nel 2010. Le alte temperature di
giugno hanno fatto maturare le fragole contemporaneamente e troppo velocemente,
creando disomogeneità di maturazione ed
un’offerta eccedente da smaltire. A questo
inconveniente si può fare fronte adottando
adeguati mezzi e metodi di refrigerazione e di
ombreggiamento all’interno dei tunnel serra.
Portare gli impianti più in alto non è possibile,
perché non ci sono terreni disponibili, o meglio ci sarebbero, ma i proprietari, per lo più di
età avanzata, non sono disposti né a coltivare
piccoli frutti né a cedere i terreni in affitto o in
comodato. A creare problemi, lo scoro anno,
è poi intervenuto anche un nuovo insetto, denominato Drosophila Suzukii o mosca americana dei piccoli frutti, le cui larve hanno fatto marcire il 10% dei mirtilli coltivati in Bassa
Valsugana. Per avere ragione di questa nuova minaccia, i soci di Sant’Orsola confidano
nell’Istituto agrario di San Michele, dal quale
si attendono indicazioni utili a tenere quanto
meno sotto controllo la Drosophila, possibilmente senza dover ricorrere a trattamenti
insetticidi. Tre le novità annunciate per la stagione 2011: il potenziamento del contatto on
line con i consumatori, un nuovo tipo di contenitore, che mantiene più a lungo la freschezza
del prodotto facilitandone la conservazione in
casa, oltre che l’esposizione nei punti vendita.
La terza novità consiste nel dare la possibilità
ai titolari di 23 aziende associate, variamente rappresentative, di registrare con l’aiuto di
esperti su apposite schede tutti i dati contabili
della gestione, potendoli poi confrontare con
quelli di altre aziende dello stesso tipo. L’iniziativa è sostenuta finanziariamente dalla
Cassa rurale di Pergine Valsugana.
tt 02
zootecnia
anno LVI
Distribuite sull’intero
territorio provinciale
100mila esche
VACCINAZIONE ANTIRABBICA
VIA ALLA NUOVA CAMPAGNA
D
opo le quattro campagne di
vaccinazione effettuate lo
scorso anno, l’intero territorio
provinciale sotto i 2300 metri
è attualmente interessato da
una nuova campagna di vaccinazione antirabbica per via orale delle volpi. La Giunta
provinciale ha approvato il 25 marzo scorso,
su proposta dell’assessore alla salute Ugo
Rossi, le modalità con le quali l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, affiancata da
mezzi aerei messi a disposizione dal Ministero della Salute, dal personale del Servizio
Foreste della Provincia, ed in collaborazione
con il Servizio organizzazione e qualità delle
attività sanitarie e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, deve attivare il piano di vaccinazione. Fissate anche,
con una seconda delibera, le modalità della
vaccinazione precontagio obbligatoria degli
animali (bovini, equini, ovicaprini) destinati
al pascolo o all’alpeggio. L’obbligo di vaccinazione riguarda anche i cani di proprietà.
La nuova campagna di vaccinazione antirabbica ha preso il via i primi giorni di maggio. La distribuzione delle esche (capsule
contenenti vaccino vivo attenuato racchiuse
in panetti di grasso e farina di pesce) avviene mediante lancio da aereo od elicottero
ed interesserà l’intero territorio provinciale
posto al di sotto dei 2300 metri in modo da
garantire una densità di 25-30 esche per
kmq. Tale distribuzione sarà completata dal-
la posa manuale di altre esche sul terreno,
in prossimità delle aree urbane e suburbane,
ad opera dei forestali. Si prevede in questa
prima campagna di distribuire, complessivamente, circa 100mila esche.
Il Piano prevede anche una seconda campagna di vaccinazione nel periodo ottobrenovembre 2011 che potrebbe però riguardare, se la verifica dei dati epidemiologici
relativi alla campagna primaverile dovesse
avere esito positivo, una porzione più ristretta del territorio provinciale, vale a dire la sola
area della Valle dell’Adige e quella di tutti i
comuni ad est della stessa (Valli di Fiemme
e Fassa, Valsugana e Primiero).
Nell’imminenza della stagione degli alpeggi,
dovrà essere ripetuta anche la vaccinazione obbligatoria antirabbica preinfezionale
di tutti i bovini, equini, caprini ed ovini, e se
del caso suini, destinati alla monticazione.
La campagna di profilassi interesserà circa
10mila bovini, 20mila ovini e caprini e 600700 equini che saranno condotti al pascolo
casalingo o in alpeggio nei territori dei comuni della Valle dell’Adige ed in quelli dei
comuni posti ad est della stessa.
L’Apss ha provveduto al rilevamento d’ufficio degli insediamenti zootecnici che hanno
programmato la conduzione al pascolo dei
propri animali, al fine di completare la profilassi in tempi utili per la conduzione al pascolo degli animali. La vaccinazione, infatti,
dev’essere effettuata almeno 21 giorni prima
della partenza per il pascolo o l’alpeggio.
La rabbia è una malattia virale diffusa in tutto il mondo e le volpi rappresentano il principale serbatoio e vettore del virus. La loro
vaccinazione, assieme alla vaccinazione dei
cani di proprietà e degli erbivori domestici
che si recano al pascolo, rappresenta un’importante misura per contrastare la diffusione
di questa malattia. Tutti i cani di età superiore ai tre mesi presenti nella nostra provincia
devono essere vaccinati contro la rabbia. La
vaccinazione va effettuata ogni anno fino a
quando la malattia non sarà eliminata. Per
vaccinare il cane ci si può recare ai raduni
vaccinali organizzati nei comuni, negli ambulatori dell’unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria dell’APSS oppure
al proprio veterinario di fiducia. Sulla home
page del sito www.apss.tn.it si trovano tutte
le informazioni sui raduni vaccinali e sulle
modalità di pagamento.
43
tt 02
zootecnia
anno LVI
Utili indicazioni per gli allevatori dalle tre gornate di “Allevatori Insieme”
L’IPOFERTILITÀ BOVINA
DIPENDE DAL MANAGEMENT
44
di Donatella Simoni
Il contributo
migliorativo della
genetica è parziale,
risulta determinante
la condotta
dell’allevatore che
influisce sulle cause
di allungamento
dei tempi tra un
parto e l’altro
A
“
llevatori insieme” è diventato un appuntamento fisso
per gli allevatori trentini che
- come recita lo slogan della
proposta formativa - vogliono
“conoscere per prevenire ed imparare per
progredire”. Ogni anno gli organizzatori, la
Federazione provinciale allevatori di Trento,
l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e
l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle
Venezie, dedicano una particolare attenzione alla fase progettuale, al fine di individuare
di volta in volta argomenti che siano di reale utilità per gli operatori zootecnici. È nato
così un percorso incardinato su tre giornate
ad alto contenuto scientifico, per informare
gli allevatori sugli ultimi risultati e sui nuovi
orientamenti della ricerca, nonché per stimolare la curiosità ed il dibattito su temi e
problematiche di loro attuale interesse.
Anche alla settima edizione di “Allevatori
Insieme” hanno partecipato numerosi allevatori, oltre 200, tra cui molti giovani, confermandosi come l’opportunità formativa di
riferimento del settore in provincia, ma soprattutto esprimendo il coinvolgimento degli
allevatori trentini, quale dimostrazione del
buon livello qualitativo ad essi riconosciuto.
L’INTERPARTO
SI ALLUNGA
La prima giornata si è svolta mercoledì 26
gennaio ed ha trattato il problema della fertilità delle bovine sotto un duplice aspetto,
quello della genetica e del management
dell’allevatore. Si è parlato innanzitutto di
seme sessato e di quanto oggi il suo utilizzo
sia un formidabile strumento per migliorare la
gestione dell’allevamento di bovini da latte.
Cinzia Casali, esperta nel campo delle biotecnologie ed in particolare della produzione
di materiale seminale, ha sottolineato come
il poter decidere quante femmine e quanti
maschi nasceranno nella propria mandria
comporti notevoli vantaggi nella gestione
aziendale. Permette, ad esempio, di ottenere figlie femmine per la rimonta proprio dalle
bovine migliori e, attraverso l’utilizzo combinato di seme di razze pregiate da carne, di
spuntare prezzi più alti per i nati dalle vacche
meno interessanti, che possono essere inseminate con dosi contenenti solo spermatozoi maschili.
L’introduzione del seme sessato è certamente una rivoluzione nel modo di pianificare il futuro dell’azienda e, accanto ad un’opportuna gestione, può dare risultati molto
tt 02
zootecnia
anno LVI
interessanti. Senza dubbio il seme sessato
conviene, come ha avuto modo di ribadire
Claudio Valorz, direttore tecnico della Federazione provinciale Allevatori di Trento,
nell’ambito del suo approfondimento del
tema, supportato da esempi ed esperienze
di campo.
Nel corso dell’incontro inoltre, sono stati forniti alcuni dati sull’andamento dell’interparto
e, più in generale, della fertilità in provincia
di Trento. Oggi il problema della ipofertilità è
molto sentito nelle stalle perché la selezione del bestiame ha spinto in alto gli indici di
allevamento e purtroppo la fertilità è un carattere che viaggia in antitesi con la produzione. L’ideale per l’allevatore sarebbe che
la vacca partorisse una volta all’anno, ma da
dieci anni a questa parte la media dei parti
si è attestata ogni 14/15 mesi. Questo ha innescato anche un aumento di costi di mantenimento del bestiame: considerando che
ogni giornata ha un costo di mantenimento
di 2,5-3 euro per capo, la perdita di fertilità
delle vacche comporta un maggior costo di
circa 100 euro a capo l’anno.
Siamo di fronte ad un fenomeno in peggioramento in tutte le razze ed il trend negativo
è ancor più sensibile in quelle specializzate
nella produzione di latte. Da questo primo
appuntamento, quindi, è partito un messaggio inequivocabile rivolto proprio agli allevatori: una delle maggiori cause dell’ipofertilità
bovina è senza dubbio l’errato management;
in realtà, il contributo migliorativo della genetica è parziale, quello che risulta determinate è la condotta dell’allevatore, che influisce
pesantemente sulle cause di allungamento
dei tempi tra un parto e l’altro.
IL PERIODO DELLA
“TRANSITION COW”
Le problematiche della vacca da latte sono
state protagoniste anche della seconda
tappa del percorso formativo (mercoledì
23 febbraio), dedicata ai problemi gestionali dell’animale nel periodo di transizione,
ovvero quel periodo che va dalla messa in
asciutta alla successiva fecondazione, passando per il parto. Il cosiddetto periodo della
“Transition cow” è uno dei momenti più critici
dal punto di vista metabolico per la vacca da
latte ed errori gestionali o di razionamento
possono causare un peggioramento delle
performance produttive e riproduttive, mettendo a serio rischio la vita commerciale
dell’animale.
Gli esperti intervenuti nel corso della giornata hanno analizzato questo periodo sia
dal punto di vista gestionale, con riguardo a
cure e dieta specifiche, sia infettivo, esaminando le malattie che possono essere con-
tratte dalla vacca da latte in questo delicato
momento, quando le sue difese immunitarie
sono naturalmente più basse.
Anche in questo caso l’attenzione dell’allevatore risulta fondamentale. É stato provato
che un animale soggetto a cure appropriate
e che trascorre un buon periodo di asciutta,
giunge al momento del parto in ottima salute, in adeguate condizioni di fertilità e partorisce regolarmente. È altresì interessante
notare che in tutto questo gioca un ruolo
importante la tipicità dell’ambiente e dell’alimentazione, come per esempio l’utilizzo di
foraggio locale di qualità che, favorendo una
massima ingestione ed un buon funzionamento del rumine, contribuisce ad allevare
un animale sano.
LA FILIERA
DEL GRANA
Nella terza ed ultima giornata (mercoledì 16
marzo), si è parlato del ruolo dell’allevatore
nella qualità della filiera del Grana Trentino.
L’incontro ha fornito suggerimenti tecnici per
migliorare la produzione del Trentingrana a
partire dalle operazioni di azienda, dai foraggi che devono essere utilizzati fino alle giuste modalità di allevamento, ed in particolar
modo all’alimentazione dei capi di bestiame.
L’incuria, per esempio nella dieta, può ripercuotersi sulla qualità del prodotto, come può
accadere in caso di clostridi del latte, che in
un formaggio a lunga stagionatura come il
Grana Trentino sono responsabili del gonfiore tardivo delle forme e del conseguente
deprezzamento del prodotto.
Gli allevatori, quindi, sono stati sensibilizzati
ad assumere comportamenti in linea con il
proprio ruolo nella filiera, che non si limita a
far stare bene l’animale, ma lo richiama ad
una serie di responsabilità, ancor più che nel
sistema trentino i loro redditi non derivano
dai proventi del latte prodotto ma è la vendita
del formaggio a fine filiera che sancisce l’esito economico della produzione.
“La qualità del latte – ha spiegato Angelo
Pecile, responsabile dell’Unità risorse foraggere del Centro Trasferimento Tecnologico
della Fondazione Edmund Mach – è ormai
fondamentale per ottenere formaggi di pregio e quindi contribuire ad assicurare soste-
nibilità economica alle aziende zootecniche
di montagna. Inoltre, un formaggio di pregio
rappresenta il risultato di un gioco di squadra
dove è importante che ogni giocatore svolga
bene il proprio ruolo”.
Proprio per accompagnare l’allevatore nelle scelte più opportune e adeguate per la
produzione di un latte di qualità, quindi per
conservare e, ancor meglio, accrescere le
caratteristiche qualitative del prodotto Grana Trentino, è stato realizzato e presentato
nell’occasione, un “manuale dell’allevatore”,
che affronta problematiche chiave come la
produzione di foraggio, l’alimentazione della vacca da latte e la gestione dell’igiene in
stalla, ma soprattutto raccoglie consigli pratici per garantire il benessere agli animali.
LE CINQUE LIBERTÁ
DELLA VACCA DA LATTE
A tale riguardo, sono emblematiche le cosiddette “cinque libertà” della vacca da latte, che rappresentano le precondizioni al
benessere e quindi alla qualità del prodotto:
libertà dalla fame e dalla sete, favorendo
l’accesso ad acqua fresca e pulita e ad una
dieta che mantenga l’animale in salute e vigore fisico; libertà dal disagio, provvedendo
ad un ambiente adatto al soggiorno dell’animale; libertà dal dolore, da stimoli dannosi e
da malattie, con l’approntamento di sistemi
di prevenzione e di rapida diagnosi e cura;
libertà di espressione, fornendo all’animale
sufficiente spazio, installazioni appropriate
e vita sociale propria della specie allevata;
libertà dalla paura e da fattori stressanti, assicurando condizioni e cure che evitino sofferenze psichiche.
Al termine di queste tre giornate, il bilancio
è stato senza dubbio positivo. Gli allevatori hanno potuto approfondire gli argomenti
trattati sia dal punto di vista teorico che da
quello pratico-applicativo, hanno acquisito
tutti gli aggiornamenti necessari per rispettare le normative di settore vigenti e, soprattutto, sono stati dotati di strumenti utili per continuare a svolgere il loro lavoro ad alto livello.
Anche sull’onda dell’esperienza positiva
di “Allevatori insieme”, la Federazione Allevatori di Trento ha sperimentato un’altra
proposta di formazione, un ciclo di seminari
itineranti su temi molto specifici, organizzati
ad oggi in Valli Giudicarie, Val di Sole e Val
di Non.
Sono state individuate tre tematiche di interesse pratico, ovvero la mungitura e l’igiene
del latte, la cura dei piedi degli animali e il
miglioramento genetico, sulle quali gli allevatori, guidati da un esperto, sono invitati a
condividere e confrontare il loro bagaglio di
conoscenze.
45
tt 02
VITICOLTURA
anno LVI
viticoltura
L’indagine
46
COSÌ È CAMBIATO
IL VIGNETO TRENTINO
di Mario Chemolli, Libia Victoria Gaviria
Ufficio Tutela produzioni Agricole/PAT
di Erman Bona, Claudio Tonon
Consorzio Vini Del Trentino
U
na delle immagini più belle che
sicuramente si imprime subito nella mente di chi viene in
Trentino sono le campagne
coltivate a vite che modellano
il nostro territorio, dal fondovalle alle pendici
dei monti, con terrazzamenti abbarbicati su
pendii che, guardandoli da lontano, viene da
chiedersi come abbiano fatto i viticoltori a realizzarli e con quali mezzi li coltivino.
Ci è voluto tanto lavoro e tanti sacrifici per
sfruttare in montagna degli ambienti unici e
molto vocati.
La viticoltura trentina è una nicchia nel panorama nazionale, ma rappresenta una componente molto importante dell’economia
della Provincia, dell’agricoltura, ma anche
del turismo e di tutti i comparti economici che
fanno del territorio il loro punto di forza.
Una componente fondamentale anche della nostra cultura ed una risorsa ambientale
da tutelare e conservare per le generazioni
future
Un settore pertanto che, per tutti questi
aspetti, va attentamente monitorato per
comprenderne le dinamiche e per poter
elaborare nuovi progetti che consentano di
assicurare nel tempo lo sviluppo di una importante fonte di reddito di molte famiglie del
Trentino.
L’esigenza di conoscere la consistenza delle
superfici vitate, le varietà di viti per la produzione di vino, è stabilita da fonti giuridiche
nazionali ed europee come il Reg. (CE) n.
1234/2007, recante l’organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifi-
che per taluni prodotti agricoli (regolamento
unico OCM).
È fatto obbligo dalla normativa comunitaria
ad ogni Stato membro di tenere un inventario aggiornato del proprio potenziale produttivo vitivinicolo.
Di seguito illustriamo sinteticamente l’andamento evolutivo delle superfici vitate e dei
vitigni coltivati nella provincia di Trento presenti negli ultimi anni, soffermandoci anche
con alcuni dati sulle caratteristiche delle imprese vitivinicole locali e dei loro conduttori.
LE UVE BIANCHE
SFIORANO IL 70 %
Negli ultimi trenta anni la composizione varietale della superficie viticola trentina si è
costantemente e profondamente modificata
tt 02
VITICOLTURA
anno LVI
PRINCIPALI VARIETà DI VITE COLTIVATE IN PROVINCIA DI TRENTO - 2010
a favore delle uve a bacca bianca.
Questo orientamento è stato dettato dalle
caratteristiche del nostro territorio, particolarmente vocato alla produzione di vini bianchi, e dall’esigenza di offrire sui mercati nazionali ed internazionali vini con specificità
difficilmente ripetibili in altri contesti.
I vitigni a frutto bianco nel 2010 rappresentano il 68,3% della superficie totale. I dati
relativi alle superfici oggetto di rinnovo degli
ultimi anni confermano la tendenza ad un
aumento delle uve bianche, benché ad un
ritmo minore rispetto al passato.
LE SUPERFICI
E LE DOC NEL 2010
La vite è coltivata in Trentino in 107 Comuni
e si estende su 10.176 ettari.
Si stima che le superfici vitate in Trentino
siano dislocate per il 39% in fondovalle, per
il 41% in collina e per il 20% in montagna.
Oltre al mercato esiste un limite intrinseco
nelle particolari condizioni orografiche e
morfologiche del territorio Trentino che non
consente un grande sviluppo della vite come
di altre colture agricole.
Anno
Superficie a vite (ha)
1970
10.860
1975
10.104
1980
8.880
1985
8.967
1990
8.734
1995
8.765
2000
9.510
2005
9.845
2010
10.176
Le uve vengono utilizzate soprattutto per ottenere vini a denominazione di origine controllata; oltre il 92,5% della superficie è infatti
merLoT 7%
TeroLDego 6%
mArzemIno 4%
scHIAve 4%
cABerneTs 4%
pInoT nero 2%
LAgreIn 2%
cHArDonnAY 28%
pInoT grIgIo 23%
muLLer THurgAu 9%
TrAmIner AromATIco rs. 3%
moscATo gIALLo 1%
sAuvIgnon
pInoT BIAnco 1%
nosIoLA 1%
ALTre vArIeTA' 4%
interessata alla produzione di uve D.O.C.,
mentre la rimanente parte è destinata alla
produzione di uve I.G.T. per il 3,6% e di uve
per vini senza indicazione di origine per il
3,9%.
FORME DI ALLEVAMENTO
ED ETÀ DEI VIGNETI
Per quanto riguarda le forme di allevamento
della vite, in Trentino è utilizzata soprattutto la pergola semplice o doppia (78 %); la
prima viene utilizzata in collina e nei vigneti
in pendenza, la seconda nei fondovalle. Accanto a questo tradizionale sistema di allevamento sono state recentemente introdotte
forme a spalliera nelle varianti Guyot (15 %),
archetto e cordone speronato (2 %).
Il 27 % dei vigneti trentini hanno dai 4 ai 10
anni di età, il 25 % dai 21 ai 30 anni, il 22 %
dagli 11 ai 20 anni, il 18 % oltre i 30 anni, e l’8
% sono piante giovani fino a 3 anni.
UN VIGNETO
“POLVERIZZATO”
Un altro dato riguarda la suddivisione delle
aziende per dimensione della superficie vitata aziendale, che evidenzia un fenomeno
di grande frammentazione e polverizzazione. Una caratteristica questa che si è riflessa
anche sul profilo imprenditoriale delle imprese vitivinicole locali con un forte sviluppo,
anche in questo settore, della forma cooperativa.
La grande maggioranza delle aziende, oltre
4 mila (47,8 %), non superano i 0,5 ettari con
una superficie totale rappresentata pari a
mille ettari (9,8 %); 1.753 le aziende da 0,5
a 1 ettaro (1.250 ettari totali pari al 12,3 %
della superficie vitata); 1.325 quelle da 1 a
2 ettari (1.888 ettari, 18,6 %); 1.013 quelle
da 2 a 5 ettari (3.122 ettari, 30,7 %); 246 le
aziende che hanno da 5 a 10 ettari (1.645 ettari complessivi, 16,2 %); 70 le aziende con
oltre 10 ettari (1.268 ettari, 12,5 % della superficie). La superficie aziendale media delle
8.849 aziende viticole trentine risulta così di
1,2 ettari.
VITICOLTORI SEMPRE
PIÚ ANZIANI
Se guardiamo all’età dei viticoltori in rapporto alla superficie vitata coltivata (con
l’esclusione delle società), il dato che si ricava evidenzia un grandissimo problema di
innalzamento dell’età media dei conduttori,
passata negli ultimi cinque anni da 58 a 61
anni. Questo è anche dovuto alla presenza
di aziende tipicamente famigliari nelle quali
il conduttore è prevalentemente il padre, comunque affiancato dai famigliari (figli) nelle
lavorazioni aziendali.
Oltre la metà (52,8 %) delle aziende, per una
superficie coltivata pari 3.581 ettari (40,2 %),
sono condotte da ultrasessantenni, negli ultimi cinque anni tali aziende sono cresciute
dell’8,3 % passando da 3.718 a 4.354.
Il 38,3 % delle aziende (4.000 ettari, 45 %
della superficie vitata provinciale) sono condotte da coltivatori tra 41 e 60 anni; 566 (6,9
%) sono le aziende condotte da giovani di
età compresa tra 31 e 40 anni per una superficie coltivata di 1.10 ettari, e solo 170 (2,1
%) quelle i cui conduttori hanno meno di 30
anni, per una superficie di appena 323 ettari.
Dai dati sopra esposti possiamo rilevare che
in questi ultimi anni c’è stata una grande dinamicità del settore con importanti riconversioni varietali, un percorso questo che dovrà
continuare con l’obiettivo di dare al vigneto
trentino dei caratteri sempre più propri e irripetibili in altri contesti.
È chiaro però che occorre dare la possibilità ai giovani di succedere agli anziani nella
conduzione delle aziende, cercando all’uopo gli strumenti più idonei e tarati alla nostra
realtà.
47
tt 02
BIOLOGICO
anno LVI
Dal 9 al 15 maggio a
Trento, Ravina, Rovereto,
Ronzo Chienis
I
48
n contemporanea con le altre regioni
italiane, anche il Trentino ospiterà la
“Settimana del bio”, che si terrà dal 9
al 15 maggio. Durante queste giornate, per iniziativa del Servizio Vigilanza
e promozione delle attività agricole - Ufficio
per le produzioni biologiche della Provincia
autonoma di Trento, in collaborazione con
associazioni e cooperative del settore agricolo e della ristorazione, verranno realizzati
una serie di eventi, a Trento in piazza Cesare Battisti e in varie parti della provincia, per
informare i cittadini sui valori e le caratteristiche delle produzioni biologiche. La “Settimana del bio” è una delle iniziative di sensibilizzazione e informazione sugli alimenti
biologici previste nell’ambito di uno specifico
progetto finanziato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Evento centrale della settimana è il Mercato
degli agricoltori biologici trentini, che piazza
Battisti ospiterà da venerdì 13 a domenica 15 a cura della Confederazione italiana
agricoltori. Sono previste degustazioni, conferenze, laboratori per bambini, una mostra
didattica e varie attività.
LA SETTIMANA
DEL
BIO
IL PROGRAMMA
Giovedì 12 maggio
Trento
Presentazione nei 5 ristoranti self della città
Gaia, Glenda, Isotta, Giulia e Gusto della
Cooperazione Trentina di un menù con materie
prime biologiche, a cura di Risto 3.
Venerdì 13 maggio
APPUNTAMENTI IN PROVINCIA
Piazza C.Battisti - Trento
Ronzo - Chienis Val di Gresta
►ore 9-12 attività didattiche e mostra
itinerante per ragazzi;
►ore 14-17 attività e la mostra itinerante
aperte a tutti.
►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli
agricoltori biologici trentini;
►ore 11-13 conferenza “I controlli di veridicità
nella filiera biologica: vantaggi per la salute
e per l’ambiente”, relatore: Luca Chiesa
(Università di Milano), presso lo Spazio
Archeologico Sotterraneo del Sas;
►dalle ore 13 degustazione guidata di prodotti
confezionati con materie prime biologiche, a
cura di Risto 3;
►ore 14-19 laboratori del fare per bambini
“Lumacinando facciamo i Chapati:
►cuociamo il pane sulla pietra” e
“Dragomanicando facciamo le bio-pizzette” a
cura dello Studio naturalistico Giorgio Perini;
►a partire dalle ore 17.30 “Seguendo l’acqua
alla scoperta della Trento Eco-Solidale” ►presentazione itinerante del capitolo su
Trento della “Guida all’Italia Eco-Solidale”
edita da
►Altreconomia, con Dario Pedrotti
dell’EcoSportello “Fa’ la Cosa Giusta!”;
►un corridoio virtuale unirà la piazza del
mercatino con l’Ecosportello “Fa’ la Cosa
Giusta!”.
Giovedì 12 maggio
Sabato 14 maggio
Lunedì 9 maggio
Ronzo - Chienis, Val di Gresta
►ore 9-12 attività didattiche e mostra
itinerante per ragazzi (Consorzio Val di
Gresta, tel. 0464/802922);
►ore 14-17 attività e la mostra itinerante
aperte a tutti.
Martedì 10 maggio
Ravina - Maso Pez
►ore 9-12 attività didattiche e mostra
itinerante per ragazzi (Con.Solida.,
tel.0461/235723);
►ore 14-16 attività e mostra itinerante aperte
a tutti.
Mercoledì 11 maggio
Rovereto - supermercato COOP Trentino
di Viale Trento 31
►ore 10-17 punto espositivo ed informativo
con i produttori della Val di Gresta e mostra
didattica itinerante (Supermercato COOP
Trentino, tel. 0464/410885).
►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli
agricoltori biologici trentini - Conoscere e
gustare i prodotti bio;
►ore 10-12 attività “Le scatole dei sensi” a cura
degli esperti del Museo Tridentino di Scienze
Naturali;
►ore 11-13 conferenza “Le mense scolastiche
e la piramide alimentare biologica in
Trentino: dati di ricerca e prospettive
desiderabili”, relatore: prof. Giorgio Chiari
(Università di Trento), presso lo Spazio
Archeologico Sotterraneo del Sas;
►a partire dalle ore 14 mostra didattica
itinerante;
►ore 16-18 attività “Erbe in cucina” a cura
degli esperti del Museo Tridentino di Scienze
Naturali;
►un corridoio virtuale unirà la piazza del
mercatino con l’Ecosportello “Fa’ la Cosa
Giusta!”.
Domenica 15 maggio
►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli
agricoltori biologici trentini - Conoscere e
gustare i prodotti bio;
►ore 10-12 attività “Erbe in cucina” a cura
degli esperti del Museo Tridentino di Scienze
Naturali;
►ore 16-18 attività “Le scatole dei sensi” a cura
degli esperti del Museo Tridentino di Scienze
Naturali;
►durante il pomeriggio spettacoli di giocoleria
a cura dell’associazione “Giratutto!”.
Venerdì 13, sabato 14, domenica 15 maggio
Menù bio presso alcuni ristoranti della città che
aderiscono all’iniziativa.
INFO
TCS Srl Confederazione Italiana Agricoltori,
tel. 0461.421214
Con.Solida., tel.0461/235723;
Federazione Trentina della Cooperazione,
progetto “Senti la differenza”, tel.0461/898356
tt 02
macchine agricole
anno LVI
Comunicazione obbligatoria entro il 30 settembre
CARBURANTE, I CONSUMI
VANNO DICHIARATI
di Luca Sighel
Appag - Unità tecnica di autorizzazione investimenti
C
on la legge sul federalismo fiscale, si è stabilito un riordino
ed una generale riorganizzazione del complesso dei tributi statali, regionali e locali.
Il nuovo sistema prevede l’introduzione di
una maggiore autonomia finanziaria per le
Regioni ordinarie e in parte anche le Regioni
autonome. Per il nostro territorio la questione
ha già trovato soluzione grazie all’accordo
sottoscritto nel mese di novembre 2009 tra
Governo e Province autonome di Trento e
Bolzano. A seguito di tale modifica, il sistema
delle entrate della Provincia adesso è basato
principalmente sulla compartecipazione ai
gettiti tributari statali riferiti al territorio provinciale, mentre sono eliminate le altre fonti di
finanziamento statale come, ad esempio, la
partecipazione al riparto di fondi statali destinati al finanziamento delle Regioni ordinarie.
In tale situazione, venuti meno i diversi trasferimenti statali a vario titolo, assume notevole rilevanza quantificare con precisione le
entrate spettanti alla nostra Provincia e, fra
queste, il gettito delle accise sui carburanti
per autotrazione.
Sulla base anche di tale motivazione, l’articolo 42 della legge provinciale 30 luglio 2010,
n. 17, di riforma della materia del commercio
e dei carburanti, ha esteso l’obbligo di fornire
annualmente il dato del carburante utilizzato
dagli imprenditori agricoli per la propria attività (obbligo esistente da anni per tutte le
altre categorie imprenditoriali), tenuto altresì
conto che anche l’accisa del carburante agevolato d’ora in poi sarà computata ai fini della
quantificazione delle entrate provinciali.
L’obbligo di fornire annualmente il dato del
carburante utilizzato per la propria attività
agricola riguarda dunque i seguenti soggetti:
►imprenditori agricoli che utilizzano
carburante agevolato;
►imprenditori agricoli che utilizzano
anche o solo carburante non agevolato
e si riforniscono presso i rivenditori
all’ingrosso.
Sono invece esclusi dal computo (e quindi
dall’obbligo di comunicazione) quelli che si
riforniscono direttamente presso i distributori
stradali, in quanto sono i gestori di questi ul-
timi tenuti a quantificare i consumi complessivi.
Per quanto riguarda il dato inerente il consumo di carburante agevolato, l’APPAG – Unità
Tecnica Investimenti - fornirà il dato richiesto,
mentre rimane la necessità che ciascun imprenditore agricolo che utilizza in parte o totalmente carburante non agevolato e si rifornisce presso i rivenditori all’ingrosso fornisca
il dato relativo al proprio utilizzo di carburante
Tale obbligo viene assolto semplicemente
compilando annualmente e inviando, anche
COS’È L’ACCISA
L’accisa è un’imposta sui consumi che viene
applicata a prodotti energetici, elettricità,
alcool etilico e tabacchi. Essa è già compresa
nel prezzo di acquisto e colpisce quindi
prodotti energetici quali benzina e gasolio
ed alcoli come birra e grappa. Quando
compriamo ad esempio una bottiglia di grappa
nel prezzo finale sono comprese accise per
un valore superiore ai 2 euro, tale valore può
arrivare anche all’ottanta per cento del prezzo
finale. Nel territorio italiano, sull’acquisto dei
carburanti gravano un insieme di accise,
istituite nel corso degli anni allo scopo di
finanziare diverse emergenze quali i terremoti
del Belice, Friuli ed Irpinia, l’alluvione di
Firenze, il disastro del Vajont, ma anche la
guerra di Etiopia del 1935 o la crisi di Suez
del 1956. Si comprende che, una volta
venute meno le ragioni che avevano portato
all’introduzione della nuova tassa, gli aumenti
in questione vengono di fatto trasformati in
entrate ordinarie per l’erario. Dal momento
che tali valori incidono in modo tangibile sul
prezzo dei combustibili, provocano numerose
polemiche. Attualmente l’accisa (un tempo
anche chiamata “Tassa di Fabbricazione”),
per le benzine è pari a 0,5713 euro/litro e per il
gasolio a 0,4303 euro/litro. A fronte di tali valori
viene, alla fine, ricalcolata l’IVA al 20%, quindi
l’accisa costituisce anche base imponibile. Le
accise per i carburanti costituiscono una parte
considerevole delle entrate totali dello Stato
e delle Regioni. In particolare i nove decimi
delle accise riscosse sul territorio trentino
rimangano in capo alla Provincia autonoma, si
tratta annualmente di milioni di euro di entrata
per poter finanziare strade, scuole, sanità,
agricoltura, i comuni, etc..
solo tramite posta elettronica o fax, un apposito modello predisposto dal Servizio commercio e cooperazione della PAT e non comporta alcun costo e alcuna conseguenza di
natura fiscale o in ogni caso onerosa a carico
dell’imprenditore agricolo, ma solo vantaggi
ai medesimi soggetti e alla collettività.
Infatti, al di là della sanzione prevista dalla
nuova normativa per chi viola l’obbligo di
comunicazione (che va da 1.000 a 6.000
euro), è importante e potrà essere fruttuosa una collaborazione a tutti i livelli al fine
di non disperdere quelle che potrebbero e
dovrebbero essere risorse finanziarie provinciali (destinate quindi a servizi in favore degli
utenti trentini, compresi gli stessi imprenditori
agricoli), le quali, se non accertate e non dichiarate dalla Provincia, confluiranno inevitabilmente nel bilancio dello Stato.
Trattandosi del primo anno di attuazione di
tale nuovo adempimento a carico degli imprenditori agricoli, per consentire di dare
corso alle necessarie procedure di avviso e
di raccolta dei dati, l’articolo 75 della legge
finanziaria provinciale 2011 ha rinviato al 30
settembre (negli anni passati il termine era
fissato al 30 gennaio) il termine per la presentazione del dato relativo ai consumi utilizzati nell’anno 2010.
In sintesi:
► tutti gli imprenditori agricoli che
utilizzano anche o solo carburante
non agevolato e si riforniscono presso
i rivenditori all’ingrosso debbono
rinviare entro il 30 settembre il dato
relativo al carburante consumato:
►sono esclusi da questo obbligo
coloro che utilizzano il carbuarnte
agevolato in quanto il dato viene
comunicato dall’APPAG e coloro che
si riforniscono presso i distributori
stradali
Per informazioni è possibile rivolgersi alle
proprie associazioni di categoria, oppure
direttamente a Giuseppe Dalpiaz del Servizio commercio e cooperazione PAT, o Luca
Sighel dell’APPAG – Unità Tecnica Investimenti.
49
tt 02
ORTICOLTURA
RECINZIONI
TRADIZIONALI
IN TRENTINO
anno LVI
ANIMALI E FRUTTI
CURIOSI E DIMENTICATI
A
di Giovanni Giovannini e Prisca Giovannini
I
50
l paesaggio del Trentino era scandito
da tanti tipi di recinzione, di origine diversa e di varia provenienza così come
lo sono le tante, piccole Comunità che
ancora convivono con le loro parlate, le
loro tradizioni e la loro storia.
In passato, la gente di montagna conosceva
molto bene il legno e la pietra, i due principali materiali da costruzione dell’ambiente
alpino, che erano sempre rintracciati sul posto. Nel caso delle recinzioni si risparmiava
sui costi di trasporto, si ottimizzava l’uso dei
materiali, anche reimpiegando quello ricavato da vecchi pavimenti e coperture di edifici,
e si investiva soprattutto nell’attenzione alla
lavorazione e alla posa in opera dei materiali
costitutivi.
La forte diminuzione degli addetti all’agricoltura, l’intensificazione delle pratiche colturali
e l’impiego di recinzioni elettriche hanno
comportato la perdita progressiva di queste
conoscenze e, nel segno di una presunta
modernità, l’affermazione del gusto personale, delle mode del momento oppure di
supposti motivi di risparmio economico.
Anche nel caso della riproposizione corret-
ta delle recinzioni in legno, possono essere
ignorate alcune regole di realizzazione o di
scelta delle specie legnose. Per esempio, è
tuttora in voga l’impiego di pali torniti di pino
impregnato, credendo durino più a lungo e
costino meno di quelli tradizionali. Invece, i
pali in legno naturale di larice o di castagno
possono durare oltre trent’anni mentre quelli
impregnati si deteriorano prima e risultano
spesso più costosi.
Nel caso della pietra, è oggi diffuso l’impiego
di pietre diverse da quelle locali, nella convinzione che importate da lontano siano più
belle, pregevoli o vantaggiose dal punto di
vista economico. Invece, si ignorano le recinzioni locali in pietra rustica, ritenute povere e improvvisate anche se durano da secoli
e documentano la loro varietà e l’esperienza
esecutiva della lavorazione.
Ne risulta che molti tipi di recinzione diffusi
nel passato sono ora quasi scomparsi e la
semplificazione delle forme e dei materiali
rende spesso difficile riconoscere le diverse
tradizioni dei luoghi. È necessario, invece, ripensare all’identità dei luoghi e riscoprire gli
insegnamenti del passato per una corretta
riproposizione e manutenzione dell’esistente.
Il ruolo primario della gente di montagna nella difesa del proprio territorio, nell’uso corretto degli spazi e nell’impiego dei materiali
locali vede la Provincia Autonoma di Trento
promotrice di studi, progetti e iniziative tese
a valorizzare queste specificità.
È questo il caso della ricerca sulle recinzioni tradizionali in Trentino, che sembravano scomparse dai luoghi e dalla memoria,
condotta dal Servizio Foreste e fauna e dal
Servizio Geologico: quanto inizialmente poteva apparire un tema generico si è
dimostrato un insieme
ricco e differenziato di
soluzioni e impieghi che,
con le funzioni d’uso, documenta la vita di montagna, racconta la storia dei
luoghi e l’impegno delle sue
genti.
Il volume di Giovanni Giovannini e
Prisca Giovannini con i disegni a
china del grafico Tommaso Marcolla
Recinzioni tradizionali del Trentino, animali da
cortile di razze non più diffuse, piante e frutti curiosi e dimenticati: questi i “temi” dell’8°
edizione di Ortinparco, la festa di primavera
dedicata a tutto quanto fa orto, ospitata dal
23 aprile al 1 maggio nello storico Parco delle
Terme di Levico, in Valsugana.
La vocazione del parco asburgico, uno spazio
verde custode e “promotore” della memoria
di tradizioni colturali e culturali, di saggezze
contadine e di sapienze artigianali, si è ancora una volta espressa con successo (20mila i
visitatori nei ben 9 giorni della manifestazione) ospitando orti giardino, mercatini, laboratori, degustazioni, esposizioni e spettacoli.
Decine di occasioni, insomma, per celebrare
loro, gli orti di Ortinparco, quest’anno offerti
anche sotto una visione originale e divertente,
quella resa da una visita radioguidata e teatralizzata.
AAA, SEMI ANTICHI
CERCANSI
Si chiama “Seed Savers” (conservatori di
semi) l’iniziativa promossa da Gabriele Chistè e Paolo Miorelli del Centro per il trasferimento tecnologico della Fondazione MachIstituto Agrario di S. Michele. Il progetto ha
come scopo il recupero, la valorizzazione e
la conservazione di vecchie varietà di ortaggi e/o cereali a rischio di estinzione. Per creare la “banca dei semi antichi” i due tecnici
chiedono di essere contattati telefonicamente (cell. 335-8098603) da quanti, soprattutto
nelle zone periferiche del Trentino, utilizzano
in proprio vecchie varietà di ortaggi e/o cereali (compresa la patata) da almeno 15 anni.
Poiché la generalità degli agricoltori e degli
amatori fa ricorso alle confezioni di seme selezionato che si trovano da acquistare nei negozi specializzati o presso le aziende floricole
sparse sull’intero territorio, è tutt’altro che improbabile che i semi antichi vadano incontro
ad estinzione. (s.f.)
tt 02
LEGISLAZIONE
anno LVI
RIFIUTI AGRICOLI
I “PERICOLOSI” NEL
QUADERNO DI CAMPAGNA
di Lorenza Longo
Servizio per le politiche di risanamento dei siti inquinati e di gestione dei rifiuti
P
rimo in Italia, il Trentino ha affrontato il tema dei rifiuti pericolosi prodotti dalle aziende
agricole, definendo un percorso
semplificato per la loro gestione
e che garantisce al tempo stesso la tracciabilità dei rifiuti stessi. A seguito delle rilevanti
modifiche introdotte dal decreto legislativo 3
dicembre 2010, n. 205 in attuazione della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo
e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, non
da ultimo l’introduzione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti –SISTRI-,
si è resa necessaria la revisione del precedente accordo di programma tra la Provincia autonoma di Trento e le organizzazione
professionali del comparto agricolo per garantire l’aderenza dell’impianto provinciale
al mutato scenario nazionale.
L’accordo di programma per la gestione nelle aziende agricole di modiche quantità di
rifiuti pericolosi è stato sottoscritto l’8 aprile 2011 dal presidente Lorenzo Dellai e dai
presidenti delle organizzazioni professionali
agricole (Coldiretti, Cia, Act, Confagricoltura
e Aic). L’accordo ha validità fino al 31 dicembre 2011 per quanto stabilito dalla norma
nazionale sulla temporanea esenzione delle
imprese agricole dall’iscrizione al SISTRI.
LE CATEGORIE
DI RIFIUTI
Le categorie di rifiuti interessate dall’accordo
sono le seguenti:
►imballaggi contenenti residui di sostanze
pericolose o contaminati da tali sostanze;
►rifiuti agrochimici contenenti sostanze
pericolose;
►assorbenti, materiali filtranti (inclusi
filtri dell’olio non specificati altrimenti),
stracci e indumenti protettivi, contaminati
da sostanze pericolose (es. maschere
protettive, tute, guanti).
Per le aziende agricole le semplificazioni introdotte si concretizzano con:
►la previsione dell’utilizzo di un unico
documento di registrazione, il “quaderno
di campagna” in sostituzione del registro
di carico e scarico;
►un servizio di microraccolta curato
Il nuovo accordo di
programma tra Provincia
e organizzazioni agricole
ha definito un percorso
semplificato per la loro
gestione. Istituito un
servizio di microraccolta
direttamente dalle associazioni di
categoria con la messa a disposizione,
da parte della ditta che effettua il servizio,
di appositi contenitori per la raccolta
separata delle diverse tipologie di rifiuti
corrispondenti con i diversi codici CER
(codice europeo dei rifiuti);
► la non necessità di iscrizione all’Albo
Gestori Ambientali presso la Camera di
commercio di Trento;
►l’esenzione dall’iscrizione al SISTRI.
LE QUANTITÀ
CONFERIBILI
In particolare l’agricoltore potrà conferire al
circuito organizzato di raccolta i rifiuti sopramenzionati nel limite dei 100 kg/litri anno con
una frequenza massima di 4 conferimenti di
complessivi 30 kg/litri ciascuno.
Sul quaderno di campagna dovranno essere
eseguite le seguenti operazioni:
►indicare il nominativo del soggetto che
effettua il servizio di raccolta, se non già
prestampato nella parte del quaderno
di campagna riservata alla gestione dei
rifiuti pericolosi;
►indicare gli estremi della convenzione
stipulata con la ditta incaricata della
raccolta, se non già riportati nel quaderno
di campagna;
►barrare lo spazio relativo al codice del
rifiuto prestampato sull’apposito spazio
nella parte del quaderno di campagna
riservata alla gestione dei rifiuti
pericolosi;
►indicare la quantità del rifiuto (espressa
in litri, kg o unità) per ogni operazione di
carico;
►indicare gli estremi del documento
rilasciato dal soggetto che effettua
la raccolta – schede SISTRI – area
movimentazione;
►indicare la data delle operazione di carico
(di norma coincidenti con la chiusura del
sacco e comunque entro 10 giorni) e di
scarico (coincidenti con la consegna alla
ditta autorizzata),
►conservare presso la sede
dell’impresa agricola o presso una sua
organizzazione delegata, per 5 anni
dalla data dell’ultima movimentazione, le
registrazioni e renderle disponibili in ogni
momento agli organi di controllo.
GIà INIZIATA
LA RACCOLTA
Le aziende che si sono aggiudicati i ritiri di
rifiuti agrochimici presso le attività agricole
della Provincia di Trento secondo l’accordo
di programma:
Lavoro e Servizi Valsugana s.c.
Scurelle, Loc. Lagarine n. 21
Persona riferimento: Cristian Campestrin tel.
0461/763838 oppure 335/5835371
Arco Pegaso s.c.
Arco, Via Aldo Moro n. 9/a
Persona riferimento: Nives Cont
0464/532597 oppure 335/7839830
tel.
Le raccolte sono iniziate il 4 aprile 2011
presso varie Cooperative Agricole di mele e
frutta e proseguiranno durante tutto il mese
di aprile e maggio presso le varie Cantine
secondo un calendario che verrà fornito anticipatamente da parte dei vari responsabili.
Successivamente ci sarà un periodo di pausa nella raccolta dei rifiuti per proseguire nei
mesi di ottobre, novembre e dicembre 2011.
51
tt 02
LEGISLAZIONE
anno LVI
CONDIZIONALITÁ
L’AGRICOLTURA
A TUTELA DELL’AMBIENTE
di Matteo Faes
Agenzia provinciale per i pagamenti
mancanza di una base giuridica adeguata
per poter gestire i controlli e gli esiti.
52
Corretta gestione
agronomica dei terreni,
salvaguardia
dell’ambiente,
della salute pubblica,
degli animali e del loro
benessere:
questi gli obblighi
chiesti agli agricoltori
per accedere ai regimi
di sostegno EU
L
a condizionalità è l’insieme degli
impegni che gli agricoltori europei devono rispettare per poter
accedere a determinati contributi
finanziari della Politica Agricola
Comunitaria. Tali impegni riguardano la corretta gestione agronomica dei terreni, la salvaguardia dell’ambiente, la salute pubblica,
degli animali ed il loro benessere.
I regimi di sostegno che sono subordinati al
rispetto della condizionalità sono il Regime di
Pagamento Unico, previsto dal Regolamento 73/2009, le misure a superficie del Piano
di Sviluppo Rurale 2007 – 2013, previste dal
Regolamento 1698/2005, ed i pagamenti
nell’ambito dei programmi di sostegno del
settore vitivinicolo, come riportato dal Regolamento 1234/2007. Pertanto gli agricoltori
che richiedono queste contribuzioni devono
rispettare gli obblighi di condizionalità.
A partire dal 2011 sono state escluse da
questi obblighi le misure ambientali dei programmi operativi OCM, previste dal Reg.
(CE) 1234/2007. Questa scelta è dovuta alla
Cos’è la condizionalità
La condizionalità è definita dal Regolamento
73/2009. Gli agricoltori beneficiari dei pagamenti diretti sono tenuti a rispettare due categorie di obblighi:
►Criteri di Gestione Obbligatori (CGO):
18 Direttive e Regolamenti relativi alla
sanità pubblica, alla salute delle piante,
all’ambiente e al benessere degli animali.
Gli impegni dei CGO sono denominati
“atti” e vengono elencati nell’allegato
II del Regolamento 73/2009. In questa
categoria rientrano anche gli obblighi
legati allo stoccaggio dei carburanti
(atto A2), alla compilazione puntuale del
quaderno di campagna (atto B9) e la
gestione delle deiezioni animali (atto A4/
Requisito minimo fertilizzanti).
►Buone Condizioni Agronomiche ed
Ambientali (BCAA): insieme di norme che
regolano il mantenimento ottimale dei
terreni agricoli. Sono impegni di natura
agronomica (erosione, regimazione delle
acque superficiali, struttura e fertilità
dei terreni) ed ambientale (protezione
dei pascoli permanenti, gestione del
set-aside, manutenzione degli oliveti e
dei vigneti). Hanno lo scopo di delineare
un livello base di conduzione e di
evitare rischi di deterioramento degli
habitat. Gli impegni delle BCAA sono
elencati nell’allegato III del Regolamento
73/2009.
Le norme di condizionalità sono costantemente in evoluzione, sulla base degli aggiornamenti dei diversi quadri normativi,
pertanto l’applicazione delle disposizioni comunitarie in Italia è disciplinata da specifici
provvedimenti emanati dal Ministero delle
Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) e dalle Regioni o Provincie Autonome.
Il Mipaaf emana annualmente un decreto
per l’applicazione della condizionalità. Per il
2010 le disposizioni sono contenute nel DM
tt 02
LEGISLAZIONE
anno LVI
FRUTTICOLTURA INTEGRATA
ESENTATA DALLA CONDIZIONALITà
n. 30125 del 22 dicembre 2009. La Provincia
Autonoma di Trento, sulla base dello stesso
DM, ha disciplinato gli impegni di condizionalità sul proprio territorio attraverso la delibera della Giunta provinciale n. 1059 del
7 maggio 2010 e la delibera n. 1677 del 16
luglio 2010. Per il 2011 è in fase di approvazione un nuovo DM, che prevede alcune
modifiche; la più importante è l’esclusione
dal regime di condizionalità delle misure
ambientali rientranti nei programmi operativi
dell’OCM ortofrutta.
Il sistema dei controlli
Annualmente viene estratto un numero di
aziende a campione da sottoporre al controllo di condizionalità, pari ad almeno l’1%
sul totale richiedenti contributi (Pagamento
unico, misure 211 e 214 del Piano di sviluppo rurale). La responsabilità dei controlli di
condizionalità è dell’Organismo Pagatore
territorialmente competente, l’Appag per la
Provincia di Trento, il quale può delegare
parte di questi controlli ad enti specializzati.
Nella nostra provincia vengono svolti in parte dall’Appag, in parte dai servizi veterinari
ed in parte da Agea.
Agea è competente per il controllo delle
BCAA (Buone Condizioni Agronomiche Ambientali), che viene eseguito attraverso la
fotointerpretazione. Il rispetto dei CGO (Criteri di Gestione Obbligatori) viene verificato
sia dai servizi veterinari, per gli atti di loro
competenza, sia dai funzionari controllori
dell’Appag. Questi controlli prevedono sempre una visita aziendale.
I controlli in Trentino
La visita in azienda nel corso di un anno
civile può essere ripetuta, per dare la possibilità agli agricoltori di sanare le posizioni
trovate in infrazione in occasione del primo
incontro. Sul territorio provinciale i controlli
sono iniziati nel 2008 e sono stati seguiti da
funzionari di Agea su 133 aziende. Le infrazioni segnalate sono state 40, così suddivise: 26 sull’atto A2 (stoccaggio carburante),
4 sull’atto B9 (stoccaggio e utilizzo prodotti
fitosanitari), 11 sul requisito minimo ferti-
lizzanti, relativo al dimensionamento della
concimaia.
In occasione della seconda visita, intesa a
verificare che l’azienda abbia effettuato gli
interventi prescritti entro il termine fissato, le
infrazioni rilevate sono state ancora 23, ed
hanno originato le dovute riduzioni dei pagamenti. Alla luce di questi dati, nel 2008 è
stato deciso di effettuare tre visite aziendali,
in modo da introdurre gradualmente il regime di condizionalità. Nonostante ciò sono
emerse 14 posizioni ancora irrisolte al termine delle visite. A queste aziende è stata
applicata la reiterazione dell’infrazione.
I controlli 2009 sono stati effettuati da funzionari dell’Appag su 53 aziende estratte. Dalle
prime verifiche sono emerse ben 29 infrazioni, di cui 18 sull’atto A2, 4 sull’atto B9, 5
sull’atto B11. Di queste infrazioni, solamente
3 sono risultate residue durante la seconda
fase di controlli. 29 sono state le infrazioni
rilevate anche durante i primi controlli del
dicembre 2010, su un campione di 69 aziende. È oggi ancora in corso il secondo ciclo
di visite.
La condizionalità nella PAC
Dal 6 all’8 ottobre 2010 si è tenuto a Roma
“Condizionalità 2010”, workshop organizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in collaborazione con la
Commissione Europea e l’Agea. Il meeting
ha visto protagonisti gli esperti internazionali di condizionalità, con la partecipazione
di rappresentanti di Stati membri dell’Unione Europea e dell’Italia (MiPAAF, Regioni e
Provincie Autonome, Agea e Organismi Pagatori).
Come sottolineato da Giuseppe Blasi (MiPAAF) e da Inge Van Oost (Commissaria
Europea per l’agricoltura): “finalmente la
condizionalità riveste oggi un ruolo centrale
all’interno della Politica Agricola Comune”.
La Commissaria Van Oost ha inoltre evidenziato che “nel 2010 è importante che tutte
le terre coltivabili europee siano mantenute secondo i criteri delle Buone Condizioni
Agronomiche ed Ambientali (BCAA), e che
le aziende rispettino i Criteri di Gestione Ob-
Al rispetto delle norme di condizionalità
fissate ogni anno dall’Unione Europea
non sono tenuti i frutticoltori che applicano il disciplinare di produzione integrata
per il melo. L’esenzione deriva dal fatto
che i frutticoltori che si attengono alle
regole del disciplinare per ricevere l’incentivo previsto dal piano operativo delle
organizzazioni di produttori ortofrutticoli
operano già in conformità con il principio
del rispetto dell’ambiente e della salute
del consumatore.
bligatori (CGO)”.
Efficace l’inglesismo con cui la Van Oost
conclude il suo intervento: “farmer shall…”
invece di “farmer should…”, l’agricoltore
“deve”, e non “farebbe bene a… “. Sono gli
imprenditori agricoli, quindi, gli attori principali del rispetto ambientale, a patto che
gli obblighi previsti siano loro comunicati in
modo chiaro.
A parlare della condizionalità in Italia è il dott.
Zaccarini (MiPAAF) il quale mostra alcuni
dati:
Le aziende agricole italiane con obblighi di
condizionalità sono state 800.000 nel 2005
e sono diventate 1.400.000 nel 2008.
Essenziale quindi per Zaccarini offrire servizi efficaci agli agricoltori, rinforzando ad
esempio il sistema di consulenza pubblica e
privata, tenendo presente che attenersi agli
obblighi di condizionalità rappresenta un costo per le aziende agricole.
Dagli interventi degli altri rappresentanti
emerge come nell’EU le problematiche siano così diversificate nei 27 Stati membri.
Le difficoltà variano da regione a regione:
l’abbandono delle aree rurali, i problemi di
inquinamento dei corsi d’acqua, dei grandi
allevamenti bovini e suini sono solo alcuni
esempi. Ogni stato membro ha il dovere di
analizzare il proprio territorio, in collaborazione con le Regioni o le Provincie Autonome, che hanno una conoscenza più diretta
delle singole realtà.
53
tt 02
MARKETING & TERRITORIO
anno LVI
Nuove strategie di promozione congiunta vino-territorio-turismo
VINI AMBASCIATORI DEL TURISMO
TRENTINO IN POLONIA
di Raffaele Farella
L’incontro della delegazione trentina
a Varsavia con Lech Walesa
I
l binomio vino-territorio si sta rivelando
una strategia di marketing sempre più
apprezzata dagli operatori del mercato
internazionale. Sempre più spesso il
consumatore tende infatti ad abbinare
le caratteristiche organolettiche e sensoriali
di un vino alle conoscenze, ai ricordi personali e alle percezioni di piacere legate alle
eccellenze ambientali, storiche ed artisticoculturali del territorio di origine del prodotto
scelto e degustato. È con queste premesse
che a metà dello scorso mese di marzo è
stato organizzato in Polonia, all’interno del
programma promozionale “Il Trentino incontra Varsavia”, un importante evento di promozione di alcune delle produzioni di punta del Trentino in campo vitivinicolo con la
partecipazione congiunta di Cantine Ferrari,
Cavit, Mezzacorona, CasaGirelli-Lavis.
L’appuntamento – preceduto non a caso da
un workshop di promozione dell’offerta turistica estiva agli operatori polacchi del settore - si è svolto presso l’Hotel Intercontinental
nel Centro di Varsavia in una sala resa suggestiva da una ambientazione assai curata e molto apprezzata dai partecipanti alla
serata. Le varie tipologie di vini prodotti in
Trentino, le caratteristiche pedoclimatiche e
le potenzialità territoriali del vigneto trentino
54
UN CONVEGNO
SUI RIFUGI
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sono state illustrate e descritte dal sommelier Roberto Anesi, mentre la degustazione
degli otto vini (due per ogni azienda) presentati al pubblico polacco è stata condotta da
Tomasz Kolecki Majewicz, vincitore 2010 del
Campionato Nazionale Sommelier Polacchi
e di vari premi a livello europeo, che ha accompagnato i fortunati invitati in un viaggio
immaginario sulle montagne e nelle vigne
del Trentino.
Nel fitto programma della giornata trentina a
Varsavia (workshop di promozione economica; incontri commerciali tra aziende trentine
e polacche; incontri del presidente Dellai e
dell’assessore Mellarini con Lech Walesa e
con il Maresciallo della Masovia Struzik) non
a caso “l’evento vino” è stato preceduto nel
pomeriggio da un workshop di promozione
turistica presso gli operatori polacchi di set-
Innovazione e tradizione, il binomio
strategico in questo tempo di sfide corre
anche sulle creste di roccia delle Alpi, fino
ad interessare i rifugi (che di sfide, tra l’altro,
se ne intendono). Spartani ed essenziali (“la
montagna è fatica”), oppure nidi hi tech con
tutti i confort (il wellnes ad alta quota)? Due
aspettative, due modi di vivere la montagna,
due “target” di fruitori diversi. Triangolare il
“riposizionamento” dei rifugi di montagna
mettendo a confronto diversi punti di
osservazione, affrontando il doppio problema
che oggi vivono i rifugi di montagna - il rischio
dell’omologazione e della perdita d’identità da
una parte, l’esigenza di rispondere a nuove
tore organizzato da Trentino Marketing SpA.
Obiettivo dell’incontro quello di presentare
e “aprire” al mercato polacco la stagione
estiva trentina (con le sue 520mila presenze
nella scorsa stagione invernale la Polonia è
già, per altro, il primo Paese che sceglie le
nostre montagne per lo sci) con le sue tante
occasioni di sport all’aria aperta, con in testa mountain-bike e trekking, proposte che
sono state illustrate – con un intervento di
apertura dell’assessore Mellarini - ad oltre
60 giornalisti e tour operator. Testimonial e
interlocutore dei giornalisti polacchi per l’occasione era Czeslaw Lang, titolare del Lang
Team, azienda organizzatrice del Tour de
Pologne, gara ciclistica internazionale per
professionisti gemellata col Trentino, che ha
illustrato alla platea i tanti ottimi motivi per
una vacanza d’estate in Trentino.
domande funzionali dall’altra - è quanto si
propone il convegno “I rifugi fra tradizione e
innovazione: quale rapporto con la montagna”
che Accademia della Montagna del Trentino
ha organizzato per venerdì 20 maggio 2011
nella Sala Depero di Piazza Dante a Trento.
Se nella tradizione si riconosce la ragione
storica della nascita dei rifugi, l’innovazione
sollecita a non adagiarsi su comode ed
anacronistiche rendite di posizione di un
passato che non esiste più. Il rapporto stretto
con la montagna deve però essere sempre
alla base della ragion d’essere di un rifugio
alpino.
tt 02
ASSOCIAZIONI
anno LVI
SCAMPAGNATE
IN FATTORIA
U
ndici aziende agricole multifunzionali, lo spirito imprenditoriale di 11 agricoltrici, la creatività di 11 donne, la
capacità di fare rete di 11 “colleghe” dell’agricoltura, tante e positive “cose” da dire alla
comunità e in particolare alle nuove generazioni. Sono gli ingredienti di un modo del tutto
innovativo di fare cultura del mondo agricolo:
l’iniziativa, che ha preso il via ad aprile e che
proseguirà fino ad ottobre, si chiama “Scampagnate in fattoria” e vede protagoniste le
aziende agricole delle “Donne in Campo”.
Si tratta della seconda edizione dell’iniziativa
promossa dall’associazione affiliata alla CIA
che sostiene la presenza e l’imprenditorialità femminile nel settore agricolo. L’idea è
quella di aprire le porte delle proprie aziende alla comunità per offrire una domenica in
campagna a contatto con la natura: visitare
un’azienda agricola, conoscere le piante, gli
animali e la produzione, sperimentare nuovi
modi di creare e divertirsi con quello che offre
la terra.
Ma a fare delle “Scampagnate” un’iniziativa
del tutto unica è la capacità di fare squadra
delle 11 donne partecipanti: ad ogni domenica infatti sarà presente non solo la titolare
dell’azienda agricola ma anche le altre 10
donne. “Esserci tutte a tutte le domeniche
sarà quasi impossibile – ci raccontano – ma
ci siamo impegnate per venire almeno in
3/4 ad ogni Scampagnata: in questo modo
possiamo offrire un programma più ricco
e aiutarci tra noi”. E così ogni domenica il
programma è assicurato: giochi e attività di
animazione didattica, laboratori artigianali
del fare per bambini e adulti, visita guidata all’azienda agricola e anche il mercatino
dei prodotti agricoli con uno slogan appositamente creato: “dalle terre delle Donne in
Campo sapori da gustare”.
Informazioni:
►Francesca Eccher
tel. 0461.421214
http://donneincampo.cia.tn.it/
L’assemblea di Confagricoltura del Trentino
“TERRENI IN AFFITTO
AI GIOVANI AGRICOLTORI”
I
l 21 marzo scorso nella Sala Incontri delle Cantine Ferrari di Ravina si è svolta
l’assemblea annuale di Confagricoltura
del Trentino. La relazione ufficiale è stata
presentata da Diego Pezzi che ha così inaugurato il suo primo anno di presidenza. Vari
i problemi da lui toccati, a partire dal rapporto tra agricoltura e turismo - un “incontro” di
cui si parla da decenni ma ancora in buona
parte da realizzare – per arrivare alla difesa dei terreni agricoli di pregio, per la quale
Cofagricoltura dà atto alla Provincia di avere
adottato nell’ultima versione del PRG misure
forti e determinanti per la loro salvaguardia.
Pzzi ha anche parlato dell’innalzamento
dell’età dei conduttori agricoli e della man-
canza di giovani leve che assicurino la continuità della gestione: “Serve una politica che
favorisca l’assunzione in affitto di terreni da
parte dei giovani”.
Altro capitolo la consulenza. Per Confagricoltura occorre proseguire sulla strada della
semplificazione delle procedure burocratiche per chi accede ai contributi, “elevare la
qualità della consulenza agricola prestata
dalla Fondazione Edmund Mach coinvolgendo le aziende nel pagamento almeno
parziale del servizio”, e rivedere l’attuale
impostazione della ricerca, che privilegia la
genomica, dando spazio anche ad altri comparti e soprattutto alla soluzione di problemi
contingenti dell’agricoltura trentina.
“C’è un ritorno di giovani all’agricoltura – ha
replicato l’assessore Mellarini - grazie anche
ai corsi di formazione complementare tenuti
da S. Michele. La sinergia fra agricoltura e
turismo sta prendendo corpo grazie ad un
gruppo di giovani albergatori”. A breve la Federazione trentina della cooperazione farà
partire un progetto di integrazione al quale si
lavora da tre anni”.
Sergio Ferrari
“Ciao Renzo, grazie
dalla tua UDIAS”
Non è certo facile, e
sicuramente non è di
moda, parlare oggi
di un’associazione
che abbia come
scopo principale
quello di mantenere
un legame tra vecchi
amici di scuola, annodando relazioni
tra le generazioni che si susseguono
sugli stessi banchi e che riesca a fare di
quest’appartenenza un motivo di orgoglio e
di vanto. Eppure questa è stata ed è tuttora
UDIAS, l’Unione Diplomati dell’Istituto di San
Michele all’Adige. L’amico Renzo Santoni,
da poco scomparso, ne è stato presidente
e guida per oltre un ventennio: dalla metà
degli anni sessanta fino a quasi la fine
degli anni ottanta. Anni in cui il Trentino ha
saputo trasformare la sua struttura sociale
agricola facendola diventare matura e
consapevole delle proprie potenzialità.
L’infaticabile attività promossa da Renzo,
tramite viaggi tecnici internazionali,
organizzazione d’incontri di confronto e
aggiornamento, ha dato un inestimabile
contributo in questa trasformazione. Ma
Renzo ha saputo, soprattutto, potenziare e
valorizzare il fattore “umano”, mantenendo e
rinsaldando i legami tra le persone: i tecnici,
i periti agrari, gli esperti agricoltori diplomati
presso San Michele. Tutte queste cose non
nascono per caso, richiedono caparbietà
e capacità di motivare, voglia di continuare
a migliorarsi e spirito di collaborazione,
dedizione e passione, organizzazione e
senso di appartenenza. Tutte cose di cui in
questi tempi stentiamo a trovare qualcuno
che ne parli, immaginiamoci poi che le
viva! Eppure Renzo è stato questo! Per
UDIAS, per San Michele, per l’agricoltura
del Trentino. I giovani d’oggi, che non hanno
avuto la fortuna di conosce e incontrare
Renzo, negli anni in cui era nel pieno delle
sue attività, hanno bisogno di serbare ricordo
di persone come lui. Hanno bisogno di
qualcuno che racconti loro che la storia che
ci lasciamo alle spalle e della quale siamo
figli non è frutto del caso o della fortuna, ma
il risultato dell’impegno di persone che si
sono dedicate e rese disponibili, che hanno
fermamente creduto nella possibilità di
migliorare e migliorarsi. Ricordare Renzo
Santoni oggi, significa questo. Significa
anche, ringraziandolo, ringraziare quanti
hanno condiviso con lui gli anni ruggenti e
oggi vivono una fase della vita che non li vede
più in prima linea, perché siano consapevoli
chi possono essere ancora d’esempio per i
giovani. Grazie di cuore Renzo, da tutti noi,
dalla tua UDIAS!
La Presidenza e la Direzione UDIAS
55
RUBRICHE
A COME AGRICOLTURA
a cura di Walter Nicoletti
[email protected]
Noris, Laura, Michela: un’altra agricoltura di montagna
ALLA RICERCA
DELL’ARMONIA
56
Noris,
Q
uesta crisi economica che, lo
ricordiamo, è anche ecologica ed energetica, ci propone il
ritorno alla terra. Non un ritorno al passato, ma alla consapevolezza dei nostri limiti e di quelli dello sviluppo. Per questo riteniamo particolarmente
significativo proporre questi profili di donne
che hanno scelto la campagna e la natura
per realizzare i propri sogni professionali e
personali. In queste esperienze c’è un termine che ricorre ed è la parola armonia. Forse
questo è il tempo in cui, soprattutto in campagna, risulta essere positiva la ricerca di armonia, sia dentro noi stessi, sia nei confronti
dell’ambiente.
la raccoglitrice nomade
che ascolta
la montagna
Le sue esperienze sono estreme quanto il
suo sguardo. Noris Cunaccia ha scelto la natura e anche il suo linguaggio: quando parla
il messaggio è denso di significato, sicuro
eppure dolce, armonico. Si definisce una
raccoglitrice nomade, appassionata di erbe,
bacche, radici e resine che trasforma in cibo
attraverso procedimenti che ne conservano
gli aromi ed i sapori nel segno della sostenibilità.
La sfida è quella di un’attività dedicata al
cibo di grande qualità, al sapore selvaggio
dei frutti più estremi in un ciclo di trasformazione coerente con la filosofia e l’ecologia
della montagna. È da questa sfida che, nel
2003, è nata Primitivizia, un neologismo che
sta per primizia primitiva.
Noris è passata per importanti esperienze
nella ristorazione ed ha viaggiato molto.
Ma poi ha conosciuto quella fase della vita
in cui, per usare la parole di Carlo Maria
Martini, “si ritorna nel bosco” e con gli occhi più piccoli si scoprono le grandi cose.
Questa riscoperta delle proprie radici ha
coinciso con la riscoperta di se stessa e della propria anima selvaggia e spontanea. Da
qui la scelta di cercare la qualità nelle parti
estreme dell’ambiente naturale. Lassù, dove
per Noris ci sono i più bei posti del mondo
e dove cresce il radicchio dell’orso, il pino
mugo, il luppolo, il crescione, il tarassaco e
tante altre prelibatezze selvatiche. Ma Primitivizia ha anche un cuore maschile, quello
di Giovanni, fratello di Noris, anch’esso proveniente dall’alta ristorazione e promosso
sul campo ad “alchimista” nel laboratorio di
Borzago, in Val Rendena.
<Il nostro segreto – spiega Noris – è quello
della filiera corta della trasformazione che
A COME AGRICOLTURA
passa attraverso il confezionamento immediato del prodotto fresco attraverso procedimenti che non ne alterino le proprietà ed
il sapore>. Da questo sistema naturale di
conservazione e pastorizzazione derivano
21 prodotti fra essenze e creme destinate
all’alta gastronomia italiana ed europea. Primitivizia è infatti un’esperienza di rete corta
locale che si trasforma in rete lunga commerciale e che ha raggiunto recentemente
anche gli Stati Uniti e l’Australia.
<La nostra esperienza – conclude Noris – ci
ha portato ad essere un ponte fra il passato
e quello che verrà dopo di noi>. Un ponte
che ha consentito il recupero della memoria
materiale e popolare delle genti di montagna
per il cibo spontaneo. Una passione appresa
sul campo parlando con le persone semplici e gli intellettuali, ascoltando la natura e la
sua storia. Un’esperienza che fa dire a Noris: “i miei maestri sono stati i boscaioli ed
i dottori, mia madre e mia nonna, poetessa
dialettale”.
Laura,
la ragazza che ha scelto
l’allevamento
È da quindici anni che vive in Trentino, ma il
grande salto verso la montagna l’ha compiuto esattamente un anno fa. Si tratta di quei
salti tipici dei montanari, quelli che si lasciano tutto alle spalle. Laura viene dalla provincia di Varese e si laurea a Rovereto in ingegneria informatica. Quel settore la occupa
per alcuni anni, ma non in modo totalizzante.
Intanto il suo sguardo inizia a spaziare verso
l’alto e verso la vita di montagna. È qui che
Laura vuole ritrovare una motivazione forte,
un legame sincero, una passione continua.
E il sentimento si consolida con la conoscenza dell’allevamento.
La capre sono il suo primo grande amore di
contadina. Inizia con un primo nucleo di tre
Bionde dell’Adamello che acquista in Val Saviore nel cuore del ghiacciaio che dà il nome
a questa razza rustica, adatta alla montagna. A Castione, sulle pendici del monte
Baldo, trova un appezzamento in affitto dove
costruisce una prima, rudimentale stalla. Il
gregge cresce, le conoscenze si affinano
fino a fare di Laura una vera e propria esperta di razza di Bionda dell’Adamello. Per la
Federazione provinciale allevatori esegue
una serie di controlli e di valutazioni di questi
animali per verificarne la purezza e la morfologia al fine di migliorare la razza e preservarne l’estinzione.
Ma la grande occasione per misurarsi con la
vita in montagna Laura la coglie nel maggio
dell’anno scorso quando Eugenio Schelfi,
noto allevatore di razza bruna di Brentonico,
gli offre una collaborazione in stalla. Il salto
diventa realtà e con perfetta coerenza e coraggio femminili Laura si butta in una nuova
avventura. Lascia definitivamente l’informatica ed il lavoro in ufficio per dedicarsi alla
sua vera passione: la stalla e l’allevamento.
È così che una giovane colta e dinamica informatica di città si sposta in montagna per
vivere a Castione di Brentonico e allevare
capre e vacche da latte. La giornata si divide fra la stalla delle capre e l’allevamento
di Brentonico. Alle sei e mezzo del mattino
inizia la mungitura, poi c’è la pulizia e così la
sera per un totale di cinque ore al giorno per
sei giorni la settimana. Poi via, verso la stalla
delle capre.
Il bilancio del primo anno è più che lusinghiero: l’esperienza si consolida, il lavoro appassiona, la libertà si fa più vicina tanto che si
profila un nuovo, inedito sogno. Quello di un
minicaseificio dove trasformare il latte di capra per la gioia dei tanti amici di Laura che
intanto si radunano con interesse attorno a
questa bella quanto semplice esperienza.
Michela,
in campagna per
educare
Michela Luise ha sempre insegnato. I
giovani e la natura sono stati i suoi obiettivi
professionali fin da quando, nei parchi e
nei boschi del Trentino, si occupava di
educazione ambientale. Poi c’è stata la
scelta della campagna. A partire dal 2000,
assieme ad Armando, il compagno di
una vita, si è incamminata verso la valle
di Gresta per coltivare prodotti biologici
e tagliare fieno. Nasce così l’azienda Le
Driadi che oggi si compone di circa un
ettaro di terreno coltivato ad ortaggi e tre
ettari a fieno ai quali si aggiungono 12 asini
adibiti al trekking e all’accompagnamento
dei bambini.
<Sono diventata contadina – spiega Michela
Luise - per poter dare più forza al mio proget-
RUBRICHE
to ambientale ed educativo che si realizza
nell’accompagnamento dei ragazzi, nella divulgazione sui temi naturalistici e soprattutto
nella gestione della fattorie didattiche>. La
passione la porta anche ad intraprendere
la strada della promozione dell’agricoltura
biologica che si realizza in un’intensa attività
formativa rivolta soprattutto alla conoscenza e alla comunicazione delle esigenze dei
consumatori per un’alimentazione sana e
sicura. Luisa è inoltre formatrice esperta nel
settore agroalimentare e naturalistico.
Nell’esperienza di Michela il lavoro manuale e quello intellettuale si compenetrano.
Dall’orto alla stalla degli asini, dal trekking
all’aula didattica il mestiere di educatrice e
di montanara scorre in piena armonia e coerenza. Certo, il prezzo della libertà è elevato.
Si lavora quasi sempre e quasi mai si riposa.
Ma le soddisfazioni non mancano.
Dal 2006 al 2010 Michela e Armando gestiscono con successo malga Cimana, sulla
montagna di Villalagarina, dove sviluppano
iniziative di fattoria didattica e di accompagnamento con gli asini. All’impresa di affianca anche la collaboratrice Federica Aste che
cura la parte educativa e psicologica. Insieme propongono attività di escursionismo,
ricreazione ed intrattenimento per i bambini
grazie soprattutto alla grande disponibilità
e dolcezza degli asini che si rivelano degli
animali particolarmente indicati, anche a fini
terapeutici, per la compagnia e la socializzazione.
L’attività cresce tanto che nell’ultimo anno,
attraverso i rapporti con associazioni e cooperative sociali, sono stati accolti oltre mille bambini e sono stati promossi oltre cinquanta incontri dedicati alle fattorie sociali.
L’esperienza di Luisa ci insegna che la montagna è anche un laboratorio dove possono
crescere, oltre all’azione e all’impegno solidale, anche il pensiero e la ricerca culturale.
57
RUBRICHE
A COME ALIMENTAZIONE
L’iniziativa
“pro rubinetto”
del Comune di
Cavalese
58
L’ACQUA (IN BROCCA)
DEI
L
SINDACI
’acqua è un bene pubblico universale che non va ridotto a merce.
Ma è anche un bene per la salute. Il corpo umano è composto da
due terzi di acqua e ogni giorno
una persona deve assumerne due litri per
poter assolvere a tutte le importanti funzioni
vitali.
L’acqua è fondamentale per la salute e per
l’ambiente. Lo sanno bene le popolazioni alpine le quali hanno sviluppato nei secoli un
rapporto di amore ed odio per l’acqua e la sua
forza. Il Trentino, terra alpina per eccellenza,
beneficia di grandi quantitativi idrici ed è una
regione produttrice di energia leader nel mondo. Ma non per questo va abbassata la guardia in tema di salvaguardia e promozione di
questo bene inestimabile.
Le Alpi, tanto per fare un esempio, sono uno
dei più grandi e delicati giacimenti di acqua
dolce del mondo. Ma questa risorsa naturale
è un bene sempre più scarso, basti pensare
che oggi sono circa un miliardo e mezzo le
persone alle quali viene negato il diritto all’accesso all’acqua potabile. Per questi motivi la
sua salvaguardia è diventato un tema politico.
La comunità trentina ha dimostrato da tempo
di interessarsi di questo argomento anche
dal punto di vista dell’etica e della gestione
responsabile. La Giunta provinciale aveva
promosso a suo tempo una campagna in fa-
vore dell’acqua del rubinetto, mentre Comuni come Arco e Segonzano sono in prima fila
nella gestione razionale di questo bene pubblico e nella sua salvaguardia contro gli “appetiti” degli speculatori.
A fronte di una gestione ottimale della rete idrica (le perdite sono scese fino al 15%), i trentini
dimostrano inoltre di apprezzare sempre di
più “l’acqua del sindaco” tanto da superare la
media nazionale dei consumi di ben 35 metri
cubi l’anno per abitante.
A rafforzare la consapevolezza del consumo
in house della risorsa idrica ci ha pensato anche il Comune di Cavalese, tanto che l’assessore all’ambiente, il giovane Sergio Finato,
ha promosso una vera a propria campagna
in favore “dell’acqua a portata di brocca”. Lo
scorso 22 marzo, in occasione della Giornata
mondiale dell’acqua, c’è stata la presentazione di questa iniziativa che si pone l’obiettivo di
informare i cittadini circa le qualità intrinseche
dell’acqua proveniente dall’acquedotto, di valorizzarla come risorsa pubblica e di divulgare
una serie di buone pratiche ed indicazioni per
limitarne il consumo e gli sprechi.
I vantaggi ambientali di una scelta di questo
tipo saltano subito agli occhi se consideriamo che le acque in bottiglia comportano costi onerosi di confezionamento, imballaggio
e trasporto, senza considerare il disastroso
bilancio ambientale che ne consegue. Ma
quella del rubinetto è veramente migliore?
<L’obiettivo della campagna – spiega Finato
– non è quello di attaccare l’acqua in bottiglia,
quanto quello di far conoscere in maniera positiva quella del rubinetto. Un bene pubblico
che viene monitorato e controllato diverse
volte nel corso dell’anno in modo tale da consentire il massimo della garanzia e della sicurezza per il consumatore>.
Per questo il comune di Cavalese ha stampato un opuscolo a firma del sindaco Silvano
Welponer e dell’assessore Finato dedicato
all’acqua del rubinetto che sarà distribuito a
tutte le famiglie e alle associazioni assieme ad
una brocca promozionale. Successivamente
è previsto un percorso di sensibilizzazione rivolto alle scuole e ai cittadini con un ciclo di incontri sul tema del bilancio idrico del comune
ed una serie di approfondimenti. La campagna si concluderà con lo spettacolo “H2ORO”
realizzato dalla compagnia teatrale Itineraria
di Milano e con la visita agli acquedotti da parte delle scuole, degli anziani e dei pensionati
dell’Università della Terza età. (w.n.)
A COME AMBIENTE
RUBRICHE
La produzione
di mele bio del
consorzio salirà dal
0,4 al 2 per cento
PROVE DI BIOLOGICO
A MELINDA VALLEY
A
nche il consorzio Melinda
strizza l’occhio al biologico e
sceglie di incrementare questo tipo di produzione. I dati
di mercato parlano chiaro.
I frutticoltori della Val Venosta hanno aumentato del 4% le produzioni biologiche nel
corso dell’ultima annata, mentre i trend dei
consumi nazionali indicano un aumento del
6,2% per il settore ortofrutticolo biologico. Le
mele coltivate nel rispetto del Disciplinare di
Produzione Biologica rappresentano oggi il
1,5 - 2% del totale delle mele consumate in
Europa.
Dati che hanno sollecitato il consiglio di
amministrazione del consorzio noneso a
definire il Progetto MelaBio, che prevede
di arrivare, nel corso dei prossimi anni, ad
una raccolta di 5.000-6.000 tonnellate di
mele da agricoltura biologica. Attualmente a
Melinda vengono conferite 1.200 tonnellate/
anno di mele biologiche che vengono destinate in parte alla Grande Distribuzione ed in
parte agli operatori del catering. Sul totale
di oltre 300.000 tonnellate di mele raccolte
ogni anno nelle Valli di Non e di Sole significa circa il 0,4%. L’obiettivo, fissato sulla
base della realistica capacità del mercato di
assorbire l’offerta, è quello di estendere la
produzione biologica al 1,5-2% della produzione di Melinda.
<Si tratta semplicemente – spiega il direttore
del consorzio Luca Granata – della volontà
del nostro Consorzio di provare a creare le
condizioni per soddisfare una potenziale richiesta del mercato, operando però - come
sempre - secondo modalità finalizzate ad offrire una ragionevole probabilità di adeguata
soddisfazione economica ai soci produttori
che vorranno eventualmente aderire al progetto.>
Il progetto prevede una tempistica altrettanto puntuale. Dopo la decisione del CdA
del marzo scorso, si stanno svolgendo le
singole assemblee presso i 16 magazzini
aderenti. In queste riunioni i quattromila soci
di Melinda vengono informati sui particolari
tecnici del progetto e sugli obiettivi di lungo
periodo. Entro il prossimo autunno verranno
raccolte e valute le adesioni, in modo tale da
indicare le aziende che potranno accedervi.
<Si tratta – afferma il presidente di Melinda,
Michele Odorizzi – di un percorso non facile
in quanto il sistema di produzione biologica
necessita di appezzamenti sufficientemente
ampi e debitamente separati da quelli che
utilizzano il metodo integrato>.
Per questo verranno avviati anche incontri con i comuni e la Comunità di Valle per
definire zone idonee ed uniformi dove poter
sviluppare questo tipo di coltura. La condizione minima per la realizzazione di Mela
Bio è dunque quella di reperire in valle circa
100-120 ettari da convertire al biologico. Le
aziende aderenti dovranno avviare il processo di totale conversione al nuovo sistema
produttivo e per questo il Consorzio ha previsto un sistema di accompagnamento e di
remunerazione dedicata.
In particolare, il progetto prevede per i frutti
di calibro inferiore agli 80 mm delle 4 varietà
consigliate un differenziale garantito - per un
periodo di 10 anni - di prezzo di liquidazione
che, in relazione ai diversi calibri e varietà,
varia dal +80% al +20% rispetto a quello
che sarà, anno per anno, il prezzo medio
di liquidazione di Melinda per i calibri corrispondenti delle stesse varietà coltivate con il
metodo della Produzione Integrata.
Nel periodo necessario per passare dall’integrato al biologico, fissato in tre raccolti consecutivi successivi al momento in cui viene
segnalato l’inizio della fase di conversione,
la quota differenziale garantita sarà pari alla
metà di quella sopra citata e la produzione
verrà convogliata dal magazzino di riferimento nelle produzioni integrate marchiate
Melinda. Le varietà sulle quali si è deciso di
puntare sono la Golden (leader anche nel
settore bio), la Red Delicious, la Gala e la
Fuji mentre Renetta, per diversi motivi di natura commerciale, non rientra tra le varietà
consigliate per la produzione bio. (w.n.)
59
tt 02
NOTIZIE IASMA
anno LVI
NATI SETTE NUOVI CLONI
“ISMA -AVIT”
di Silvia Ceschini
Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach - IASMA
60
D
a oggi i vitigni Pinot grigio, Teroldego, Goldtraminer e Rebo hanno
una “marcia” in più, grazie all’attività di selezione clonale condotta dall’Istituto
Agrario di San Michele all’Adige. Il Ministero delle politiche agricole forestali ha infatti
PRESENTATI
I RAPPORTI CRI E CTT
Alla presenza del presidente della Provincia
autonoma di Trento, Lorenzo Dellai e del
presidente IASMA Francesco Salamini, sono
stati presentati due rapporti realizzati dal Centro
Ricerca e Innovazione e Centro Trasferimento
Tecnologico. Dalle pubblicazioni emerge che
lo IASMA ha in corso più di 200 collaborazioni
quotidiane con università e centri di ricerca di
tutto il mondo e che ha creato negli ultimi anni
un network internazionale che coinvolge i cinque
continenti e più di 30 paesi. Inoltre, per quanto
riconosciuto sette nuovi cloni di vite di interesse locale ed extraprovinciale che portano
il marchio congiunto ISMA_AVIT. Si tratta di
un primo importante risultato nato dalla collaborazione tra l’attività di selezione clonale
sanitaria curata dal Centro di Trasferimento
Tecnologico di San Michele e l’Associazione
Vivaisti Viticoli Trentini.
Scelti in vigneti preferenziali durante gli ultimi due decenni, le gemme e le barbatelle
innestate di queste selezioni clonali possiedono caratteristiche produttive, qualitative e
sanitarie molto interessanti e saranno presto
disponibili nel mercato vivaistico per il rinnovo degli impianti.
In particolare, la Commissione Ministeriale
preposta all’inserimento delle novità vegetali
nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite
ha approvato i dossier per il riconoscimento di un clone di Pinot grigio denominato
“ISMA®-AVIT 513”, di due cloni di Traminer
aromatico “ISMA®-AVIT 904 e 920R”, uno di
Teroldego “ISMA®-AVIT 155”, due di Rebo
“ISMA®-AVIT 583 e 590” ed uno di Goldtraminer “ISMA®-AVIT 3001”, quest’ultimo destinato per la produzione di vini da vendemmia tardiva.
I PRIMI PASSI DI “ABATE”
PER SALVARE IL TEMOLO
Tecnici, ricercatori e rappresentanti dei
pescatori a raccolta recentemente, a San
Michele, per fare il punto sulla tutela e la
gestione sostenibile del Temolo, la terza
specie guida del bacino del fiume Adige, dopo
la Trota marmorata e il Barbo, da alcuni anni
in declino demografico. Contro il pericolo di
estinzione del Thymallus thymallus, causato
dall’impatto antropico e, in particolare,
dall’immissione di pesci di provenienza
danubiana e atlantica, si è mosso l’Istituto
Agrario con un progetto di ricerca denominato
“ABaTe”. Il progetto, finanziato dalla
Provincia autonoma di Trento attraverso il
bando Marie Curie Action – Cofund PostDoc
2009 Incoming, intende caratterizzare
geneticamente le popolazioni locali di temolo.
riguarda l’attività di trasferimento tecnologico, si
contano nel 2010 15.180 analisi su vino, 3000
test su vite, 300 su melo e 900 su piccoli frutti,
2690 analisi di suoli e vegetali, 700 indagini
microbiologiche sugli alimenti. E ancora, 744
avvisi tecnici, 1455 incontri tecnici e corsi di
formazione per un totale di 44.713 presenze e
16.210 consulenze aziendali.
Dallo studio è emerso che il consumo di vino
rosso durante il pasto ha prevenuto l’aumento nel
sangue dei prodotti di perossidazine lipidica, sa
lipidi idroperossidi che ossidi del colesterolo, che
si è osservato invece dopo il consumo del pasto
con acqua.
IL VINO ROSSO MITIGA
GLI EFFETTI DELLE ABBUFFATE
Hanno riscosso una grande partecipazione di
pubblico i due seminari su marketing e web
organizzati dall’Istituto Agrario di San Michele
all’Adige nell’ambito del master universitario
sui vini di origine, realizzato in collaborazione
con l’Università degli studi di Milano. Gli incontri
sono stati organizzati in collaborazione con
Selecta-Winejob risorse umane per il vino e
Vinix Lab Academy. Molti gli spunti di riflessione
e i suggerimenti pratici per affrontare le sfide
future nel mondo del vino con l’obiettivo di
familiarizzare, anche nel settore del vino, con
le opportunità offerte dalla rete e dalle nuove
tecnologie.
L’INRAN, l’ente pubblico italiano per la ricerca in
materia di alimenti e nutrizione vigilato dal
Ministero per le Politiche agricole, alimentari e
forestali, ha condotto in collaborazione con il
entro ricerca e innovazione della Fondazione
Edmund Mach e con il Dipartimento di scienze
biochimiche dell’Università La Sapienza di Roma
uno studio pilota per valutare la capacità del vino
rosso di ridurre l’aumento nel sangue dei grassi
ossidati dopo un pasto molto ricco. La ricerca è
stata recentemete pubblicata sul “British Journal
of Nutrition”.
IL SUCCESSO DEI
SEMINARI DEL MASTER
tt 02
EUROPA INFORMA
anno LVI
Centro di informazione dell’Unione europea
via della Val, 2 - Casalino
38057 PERGINE VALSUGANA (TN) - Italy
Tel: 0461 534848 - Fax: 0461 531052
[email protected]
http://europedirect.iasma.it
Istituto Agrario di San Michele all’Adige
a cura di Silvia Ceschini e Giancarlo Orsingher
Missione del Commissario Ciolos a Pechino
LA VIA CINESE PER I PRODOTTI
EUROPEI DI QUALITÀ
U
n grande paese in continua crescita, oltre un miliardo di
abitanti, notevoli risorse finanziarie a disposizione, gusti
raffinati che si stanno sempre più affermando. È anche
questa la Cina visitata lo scorso mese di aprile da Dacian Ciolos,
Commissario europeo all’agricoltura. Obiettivo della missione:
promuovere i prodotti alimentari europei e le bevande di qualità
recanti indicazioni geografiche (IG). Durante la visita in Cina,
Ciolos ha inaugurato l’iniziativa EU-China Trade Project, uno dei
maggiori programmi mai varati dall’UE nel settore commerciale.
La finalità del viaggio è stata quella di accrescere l’interesse dei
consumatori cinesi per i prodotti europei di qualità: oltre 3200
prodotti alimentari e un’innumerevole gamma di vini e bevandse
spiritose a IG oggi apprezzati in Cina solo da un ristretto gruppo
di intenditori.
Anche la Cina, però, dispone di un ricco patrimonio di prodotti
tradizionali e a questo proposito il Commissario Ciolos ha discusso con il governo di Pechino le migliori modalità intese a
tutelare reciprocamente queste denominazioni e commercializzarle nei mercati europei e cinesi. La gastronomia cinese è
estremamente popolare in Europa. Negli ultimi anni gli scambi
commerciali di prodotti agricoli fra l’UE e la Cina sono aumentati
considerevolmente, le esportazioni dell’UE nel 2010 sono infatti
aumentate del 50 % rispetto ai livelli del 2009.
INDAGINE EUROSTAT:
“Rifiuti? Io? Pochi!”
La maggior parte dei cittadini europei tende a sottostimare la propria produzione di
rifiuti domestici. A dirlo è un’indagine EUROSTAT, seconda la quale il 60% dei cittadini
Ue è convinta di produrre una quantità tutto sommato limitata di rifiuti. Peccato che i
dati ufficiali indichino una produzione media
pro capite di rifiuti di oltre 500 chilogrammi.
Analogamente, il 10% dei cittadini dichiara
di non produrre rifiuti alimentari, mentre oltre
il 70% stima di non buttare più del 15% del
cibo acquistato. Ma anche in questo caso
i dati ufficiali (ricavati da un studio inglese,
nell’ambito del Waste & resources Action
Programme) dicono qualcosa di diverso: più
della metà dei cittadini europei getta almeno
un quarto del cibo nella spazzatura!
61
Un meleto in Cina
Nuovo fondo per l’efficienza
energetica
Un fondo per il cofinanziamento e l’assistenza tecnica a progetti di risparmio energetico,
efficienza energetica ed impiego di fonti rinnovabili. European Energy Efficiency Facility rientra nell’ambito del Programma europeo per il recupero energetico e finanzierà
enti locali Regioni o Comuni, a sostegno di
iniziative di risparmio energetico quali performance energetiche di strutture pubbliche
o private, impianti di cogenerazione (micro
generazione e combinazione calore/raffreddamento), investimenti decentrati nelle fonti
rinnovabili, trasporto urbano pulito, ammodernamento delle infrastrutture. Sono 125
milioni di euro messi a disposizione per finanziare i progetti, con l’aggiunta di altri 20
milioni destinati all’assistenza tecnica.
50 Comuni in corsa per il
titolo della “Serie A-cqua”
Sono stati 51 i Comuni trentini che alla scadenza del 28 febbraio hanno inviato i dati
relativi ai loro consumi idrici nel corso del
2009, mettendosi così in gara per diventare i campioni trentini del risparmio di acqua
potabile nella terza edizione della “Serie Acqua”. Sostenuta dai quattro Consorzi BIM
del Trentino (Brenta quale capofila, Adige,
Chiese e Sarca-Mincio-Garda), l’iniziativa è
giunta alla terza edizione e intende premiare
i Comuni trentini che si sono maggiormente
distinti nel consumo limitato di acqua potabile. Il Consorzio BIM più rappresentato
quest’anno è quello del Sarca con 19 Comuni, seguito dal BIM Brenta con 18 Comuni,
dal BIM Adige con 11 e dal BIM Chiese con
tre.
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NOTIZIE
in breve
a cura di Sergio Ferrari
FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA
TRA GBC ITALIA E PEFC ITALIA
Lo scorso 1 febbraio è stato firmato a Rovereto, presso la sede del Green Building
Council Italia, il Protocollo d’intesa tra GBC
Italia e PEFC Italia. Il documento (disponibile nel sito del PEFC Italia) si propone di lanciare un chiaro messaggio al mercato che le
due organizzazioni puntano a valorizzare il
legname certificato nell’edilizia e in particolare il legname locale, convenendo “di favorire lo sviluppo della cultura e pratica della
certificazione della filiera del legno e della
sostenibilità in edilizia, promuovendo altresì la valorizzazione delle aree dove la certificazione forestale PEFC è maggiormente
sviluppata”.
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“CHI CERCA INNOVA”
SU RAI TRE
“Chi cerca innova” è il titolo della nuova serie
televisiva che dal 6 febbraio scorso Rai Tre
trasmette a diffusione regionale alle ore 10,
in 12 puntate quindicinali, raccontando così
lo stato dell’arte della ricerca scientifica nella
provincia di Trento e conducendo il telespettatore all’interno della galassia dei laboratori dove i ricercatori lavorano con passione
alla costruzione del futuro collettivo, ma che
spesso non sono noti al grande pubblico.
Riflettori sui successi trentini nel campo della ricerca condotti da diversi enti di ricerca
trentini.
Due milioni
di gerani
anno LVI
Centocinquanta aziende, seicento addetti,
280 mila metri quadrati di superficie, due
milioni di gerani e piante da balcone coltivate, 370 mila ciclamini, 340 mila viole e
primule. Sono alcuni numeri che fotografano la floricoltura trentina, raccolti dal Centro Trasferimento Tecnologico dell’Istituto
Agrario di San Michele all’Adige, impegnato sul fronte della consulenza anche in questo comparto.
Negli ultimi trent’anni il numero di aziende
ULTIMA GELATA
DEVASTANTE NEL 1997
Il germogliamento delle viti si presenta omogeneo in tutto il Trentino, con un anticipo di
15 giorni nel fondovalle e nella media collina.
I viticoltori temono un ritorno di freddo che
provocherebbe gravi danni. L’ultimo evento
devastante di questo tipo si è verificato nella
notte tra il 17 e il 18 aprile del 1997. L’anticipo di vegetazione che si riscontra su tutte
le coltivazioni da frutto ha accresciuto negli
agricoltori trentini l’interesse per l’assicurazione contro i danni da ritorni di freddo o
gelate tardive. Le polizze sottoscrivibili sono
di due tipi: pluririschio gelo-brina-grandinevento e per l’uva anche eccesso di pioggia
e multirischio che copre tutte le avversità.
Il tempo utile per sottoscrivere il contratto
scade il 31 maggio, ma va tenuto presente
che la copertura assicurativa parte solo se la
polizza è stata sottoscritta almeno tre giorni
prima dell’evento calamitoso.
SEGHERIE AUSTRIACHE
ACQUISTANO LEGNAME IN TRENTINO
Negli ultimi due mesi alcune grosse segherie dell’Austria si sono rivolte al mercato italiano per acquistare legname da opera. La
loro presenza si è notata in Alto Adige, nella
Carnia ed anche in Trentino. Il motivo dell’insolita presenza è da ascrivere ad insufficiente disponibilità di legname nelle regioni
dell’Austria nelle quali operano le segherie.
floricole trentine è cresciuto notevolmente:
dalle circa 50 presenti agli inizi degli anni
Settanta si è passati alle oltre 150 attuali.
La produzione lorda vendibile supera i circa
27 milioni di euro e in prevalenza le aziende
sono condotte con manodopera familiare.
Ne deriva che il floricoltore deve impegnarsi
in ruoli diversi: produttore, venditore, operatore del verde, rapporto col mercato.
Le nuove aziende sono nate in prevalenza
nelle valli periferiche, stimolando nuove occasioni di lavoro in molte aree di montagna.
Per quanto riguarda l’ubicazione delle serre
sul territorio, il 30 % si trovano a Trento e
dintorni, il 15 % a Rovereto e Avio, il 20 % a
Riva e Arco, il 14% in Valsugana e Primiero,
il 12% nelle valli di Non e Sole.
“L’indiscussa preparazione tecnica dei
nostri floricoltori – spiega Umberto Viola,
consulente del Centro Trasferimento Tecnologico – abbinata a particolari condizioni
microclimatiche, conferiscono alle nostre
produzioni delle caratteristiche qualitative
particolari e riconoscibili”.
Non è possibile stabilire se il fenomeno è
temporaneo o destinato a durare.
LOPPIO ATTIRA
MIGLIAIA DI ROSPI
L’alto livello di acqua presente nel lago di
Loppio ha richiamato dal monte Baldo e dalla Valle di Gresta migliaia di rospi, in maggioranza femmine già fecondate. “Una femmina
di rospo – spiega il naturalista Pietro Lorenzi
del Museo Civico di Rovereto, che segue da
anni la discesa dei rospi - depone le uova
inglobate in lunghi cordoni di materiale gelatinoso che possono raggiungere anche
i 6 metri. Una femmina depone da 8 a 12
mila uova. Gli individui che raggiungeranno
l’età di adulto non superano le 4-6 unità su
10.000”.
PIANO DI PROFILASSI
ANIMALE: FINORA OK
I medici veterinari dell’Azienda per i servizi
sanitari della provincia di Trento avevano
La produzione si protrae tutto l’anno, le
pause produttive sono inesistenti, per il floricoltore questo determina un grosso impegno perché impone ritmi e tempi che non
ammettono scusanti e ritardi di sorta. (s.c.)
I numeri della floricoltura trentina
►150 aziende
►600 addetti
►280.000 metri quadrati superficie
coltivata
Fiori maggiormente coltivati:
►gerani, piante da balcone, poinsettie,
crisantemi, primule e viole
►Gerani e piante da balcone, oltre 2
milioni di piante
►Ciclamini, 370 mila piante
►Poinsettie, 350 mila piante
►Crisantemi, 240 mila piante
►Viole e primule, 340 mila piante
►Piante da fiore annuali, oltre un
milione di piante
►Ortaggi e aromatiche, oltre tre milioni
di piante
tt 02
NOTIZIE
anno LVI
effettuato a metà aprile i due terzi dei sopralluoghi e dei prelievi di materiale da sottoporre ad analisi previsti dal piano annuale di
profilassi del patrimonio zootecnico locale.
Le malattie oggetto di indagine sono: TBC,
brucellosi, leucosi, rinotracheite infettiva o
IBR, malattia delle mucose o BVD per i bovini. Per pecore e capre il piano di profilassi
è limitato alla brucellosi. Il risanamento da
agalassia contagiosa segue un percorso
specifico e separato. Il patrimonio zootecnico interessato al piano sanitario è rappresentato cumulativamente da 44.000 bovini e
da 24.000 tra pecore e capre.
LA PROCESSIONARIA DELLA
QUERCIA: LA BIOLOGIA
Una specie di processionaria della quercia
è presente anche in Trentino, ma ha una
biologia ed un comportamento diverso da
quello della processionaria del pino. Sverna
da uovo sui rami e compie lo sviluppo larvale
entro la primavera, vivendo in aggregazioni
più o meno consistenti. Le crisalidi si formano entro bozzoli dispersi alla superficie o
all’interno dell’ultimo grosso nido costruito
dalle larve nella parte bassa delle piante.
Esclusa l’eventualità di gravi defogliazioni,
rimane il rischio di infiammazioni della cute,
degli occhi e soprattutto delle mucose della
bocca e delle vie respiratorie per il bestiame
al pascolo sotto le piante infestate a causa
dei peli urticanti. Lo stesso pericolo sussiste
per le persone.
POLO LATTE, STUDIO AFFIDATO
ALL’UNIVERSITÀ DI PIACENZA
Nel dicembre scorso, il Servizio Vigilanza e
promozione delle attività agricole ha affidato
all’Università Cattolica del S.Cuore di Piacenza un incarico di studio e ricerca volto ad
una analisi complessiva del settore lattiero
– caseario trentino. L’università, attraverso
l’Alta Scuola in Economia Agroalimentare
– SMEA, dovrà finalizzare la ricerca ad una
analisi preliminare dell’intero comparto provinciale e dei principali gruppi presenti, con
riguardo particolare alla nuova realtà derivata dalla fusione fra i due caseifici sociali
Latte Trento e Pinzolo Fiavè Rovereto. Le
conclusioni dell’analisi dovranno configurare
soluzioni per una ristrutturazione del settore
con riguardo al riassetto dei gruppi citati e
alla definizione di un business plan.
L’esigenza dello studio affidato consegue
all’impegno assunto dalla Provincia di Trento in sede di Protocollo di intesa con Federazione Trentina della Cooperazione e con
Latte Trento sca, sottoscritto a fine anno
scorso, volto a sostenere la realizzazione
del nuovo polo lattiero caseario della provincia di Trento.
MOTOBARCHE IMPEGNATE
NELLA PULIZIA DELLE FOSSE
Il territorio di fondovalle che fa capo al Consorzio trentino di bonifica è percorso da 170
km. di fosse di scolo dell’acqua in esubero.
La pulizia del fondo delle fosse da varie specie di erbe e di alghe è fatta con l’ausilio di 3
motobarche del peso di 12 quintali cadauna,
trasportate con carrello e movimentate da
una gru montata sul mezzo di trasferimento. Il lavoro sulla motobarca è affidato a 2
operai. Uno regge il timone, l’altro manovra
la lama di taglio che può lavorare fino a 1,70
metri, partendo da un livello minimo di invaso di 70 cm.
dall’Italia
L’AGRICOLTURA ITALIANA
TORNA A CRESCERE
Nel quarto trimestre 2010 quello agricolo è
stato il settore più dinamico dell’economia
nazionale, meglio dei servizi e dell’industria.
Secondo le rilevazioni dell’Istat nell’intera
annata 2010 si è registrato un aumento del
valore aggiunto del settore primario dell’1%,
in netta controtendenza con il meno 2,3%
registrato nel 2009. Bene anche l’export:
le vendite all’estero dei prodotti di base
dell’agricoltura e della pesca sono cresciute
di oltre il 21%, un risultato che fa il paio con
un progresso dell’11% dell’export di alimenti
trasformati e bevande.
L’agricoltura inoltre ha contribuito ad arginare il fenomeno della disoccupazione, registrando nel terzo trimestre 2010 un nuovo
recupero dei livelli occupazionali con un aumento su base annua del 3%, circa 14.000
unità in più, soprattutto al Sud. La crescita
complessiva, inclusi i lavoratori non dipendenti, è stata dell’1,3%, in netta controtendenza con il meno 2,3% dell’industria e il
calo dello 0,5% dei servizi.
ALTO ADIGE SOSPENDE
EXPORT MELE IN LIBIA
Con l’eplodere della crisi libica, la val Venosta (Alto Adige) ha sospeso l’esportazione di
mele verso il paese africano. La Vip, Asso-
ciazione dei produttori ortofrutticoli della val
Venosta che raggruppa sette cooperative e
1.800 contadini, esporta circa il 5% della sua
produzione annua di 320 mila tonnellate nel
Magreb.
“Attualmente - spiega il responsabile marketing Michael Graffer - i problemi maggiori
sono in Libia, mentre l’esportazione verso
l’Algeria sta tuttora funzionando”.
LEGGI ANTI OGM
IN FRIULI E TOSCANA
Dopo la Provincia autonoma di Bolzano, anche la regione Friuli Venezia Giulia ha approvato una legge che vieta le coltivazioni
di Ogm sul proprio territorio, salvo che a fini
sperimentali purchè autorizzate ai sensi della direttiva comunitaria del 2001 in materia.
La legge, inoltre, raccomanda alla ristorazione collettiva di scuole, luoghi di cura ed enti
pubblici la somministrazione di prodotti Ogm
free, biologici, tradizionali, Dop o Igt. Altra regione che ha annunciato una legge anti Ogm
è la Toscana, che la notificherà a Buexelles.
“La Toscana – ha annunciato l’assessore
regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori
- non può in alcun modo essere una terra
dove si produce o dove si fa ricerca in materia di Ogm. Se si dovesse spargere la voce
che in Toscana ci possa essere anche il minimo rischio di contaminazione da Ogm, ci
sarebbe un’incalcolabile perdita di competitività del nostro settore agroalimentare, tutto
vocato alla qualità”.
Da registrare, nel frattempo, anche la presa
di posizione contro gli Ogm del nuovo ministro dell’agricoltura Saverio Romano.
CENSIMENTO AGRICOLTURA
-20% AZIENDE IN 10 ANNI
In dieci anni il mondo agricolo ha subito una
contrazione del numero di aziende attive
pari a circa il 20% rispetto al censimento del
2000. Si tratta dei primi dati relativi al sesto
censimento generale dell’agricoltura, in corso da parte dell’Istat. Il censimento in corso
è anche il primo banco di prova dell’utilizzo
del web quale alternativa alla compilazione
tradizionale del questionario tramite i rilevatori. Sono state oltre 61.000 infatti le aziende
che hanno scelto di rispondere al questionario su Internet.
63
tt 02
NOTIZIE
anno LVI
vicino e lontano
Vini all’asta per aiutare
a vedere e sentire
I
64
l vino può aiutare a vedere ed a sentire. No, non si tratta dell’ultima scoperta
scientifica correlata agli effetti benefici
del vino, ma dell’esito della originale iniziativa di solidarietà promossa dall’Associazione “Amici del senatore Giovanni Spagnolli”
di Rovereto, organizzatrice il 25 febbraio
scorso alla cantina Cavit di Ravina dell’Asta
dell’Amicizia: 300 bottiglie di pregiati vini
trentini, nazionali ed esteri “battuti” all’asta
per raccogliere fondi a favore di due iniziative, il mantenimento operativo di un ambulatorio oculistico a Bujumbura (Burundi) e
l’organizzazione di una clinica mobile per la
diagnosi e la fornitura di apparecchi acustici per alcune centinaia di bambini audiolesi
nelle città indiane di Calcutta, Vizak e Kakinade. Un’asta particolare, che si è svolta in
un clima di festa e di amicizia, della quale è
stata tra gli altri testimone anche l’assessore alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami. All’appello dell’associazione
presieduta da Giuliano Tasini hanno risposto
davvero in molti, ad iniziare dalle sezioni
trentine di Assoenologi e Associazione della
Sommellerie Professionale Italiana, Confraternita della vite e del vino, Ordine nazionale
assaggiatori e Sovrano e Nobilissimo Ordine dello Antico Recioto. In sala, di fronte
al banditore dell’asta, più di 150 persone
che hanno fatto a gara a chi offriva di più,
rilanciando sul prezzo base delle bottiglie di
vino e distillati donate dalle cantine. Circa 8
mila euro, alla fine della serata, i fondi raccolti all’Asta dell’Amicizia. “Contribuire a far
uscire da situazioni di isolamento bambini
che non vedono e non sentono - ha affermato l’assessore Beltrami - dev’essere per
noi trentini motivo di orgoglio. L’iniziativa
dell’Associazione “Amici del senatore Spagnolli” è un messaggio rivolto a tutti, affinchè
ognuno faccia la propria parte per aiutare i
più sfortunati nel mondo”.
Orgoglio che si leggeva nella soddisfazione
di quanti hanno acquistato, spesso a più del
doppio del prezzo base di partenza dell’asta,
le preziose confezioni di vini. Preziose perché grazie a quei vini l’oculista Gianna Ruele, già aiuto primario dell’Ospedale S. Maria
del Carmine di Rovereto, e l’ortottista Roberta della Site riusciranno a far andare avanti
nel migliore dei modi l’ambulatorio oculistico
allestito in Burundi e che aiuterà, in particolare, gli alunni della scuola “Città di Rovereto”
e dell’asilo “Giovanna Medici” di Gatumba,
nella capitale del paese africano, i ragazzi
del Centro Giovani di Kamenge, gli orfani di
Buyengero e i bambini del mercato del “Centro Giriteka” di Ngozi. E preziose anche per
il dottor Millo Beltrame, primario presso il
reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale
roveretano, che si sta spendendo per aiuta-
re i bambini sordomuti che una missionaria
olandese da anni segue in alcune importanti
città indiane. Il dottor Beltrame ha anche rivolto un appello, chiedendo a quanti hanno
in casa protesi acustiche non più utilizzate a
portarle all’Ospedale S. Maria del Carmine
per poter essere poi riutilizzate a favore dei
bambini indiani. All’appello ha risposto tra
l’altro la Luxottica, che ha donato un migliaio
di occhiali che un gruppo di oculisti porterà
nei prossimi mesi in Burundi per proseguire
le cure iniziate quasi un anno fa.
Iniziative alle quali si aggiunge anche l’intervento di sostegno che l’associazione cura a
favore del dottor Carlo Spagnolli, figlio del
senatore Giovanni, da dieci anni impegnato in Zimbabwe. Per aiutarlo nella sua lotta
contro l’Aids, il 14 marzo è arrivato a Rovereto anche il calciatore Pippo Inzaghi, campione del mondo 2006, un “amico in più” che
la “Amici del senatore Spagnolli” ha accolto
assieme al dottor Carlo Spagnolli. (c.z.)
dal mondo
UE-MERCOSUR, AGRICOLTURA
PAGA PREZZO PIÙ ALTO
Emergono numerosi aspetti critici che potrebbero mettere a repentaglio l’equilibrio
dei mercati agricoli europei, creando situazioni di difficoltà per i produttori comunitari,
dall’analisi di impatto sui negoziati di libero scambio tra l’Ue e i paesi del Mercosur
(Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). È
questa, in estrema sintesi, la prima preoccupante conclusione a cui è giunto il team
di esperti agricoli della Commissione europea che il 27 aprile scorso oggi a Bruxelles
ha esaminato la valutazione d’impatto con
gli esperti dei 27 Stati membri. A pagare la
fattura più salata nei negoziati Ue-Mercosur
(che comprendono anche l’accesso al mercato di prodotti non agricoli e i servizi) sarebbero proprio le produzioni agricole, sia
quelle continentali come quelle mediterranee. Nell’occhio del ciclone ci sono carne
bovina, suina, pollame, ma anche latte, riso,
olio d’oliva e, soprattutto, ortofrutta.
CORSA AL “FREEZER”
DELLA BIODIVERSITà
La corsa per effettuare i depositi nella banca della biodiversità del pianeta che si trova nelle isole Svalbard è dettata anche dai
recenti episodi di cronaca, come la crisi in
Egitto che ha provocato il saccheggio della
Banca genetica egiziana del deserto nel Sinai settentrionale, dove era conservata una
preziosa collezione di frutti e piante medicinali. Tra i ghiacci delle Svalbard, in Norvegia
è stato effettuato un prezioso deposito in
una delle cassaforti di biodiversità del pianeta, la banca sotterranea dei semi. Si trova
ad una profondità di 125 metri e ha stanze
con temperatura costante di -18 gradi. In
una spedizione recente sono stati aggiunti
ai 600mila semi, esemplari di rari fagioli di
Lima, il cantalupo resistente alla ruggine, i
progenitori dei pomodori rossi ricchi di antiossidanti, i semi di Solanum chilense e
Solanum galapagense, parenti selvatici del
pomodoro il cui materiale genetico è stato
usato dal dipartimento dell’agricoltura americano per creare pomodori ad alto contenuto di licopene e di beta-carotene. In molte
parti del mondo si stanno attivando spedizioni alla volta delle Svalbard per conservare semi importanti per la sopravvivenza
dell’agricoltura, qualora dovesse verificarsi
una calamità naturale. Dalla Siria sono stati
inviati fagioli e cereali, dall’Etiopia campioni
di foraggio.
tt 02
NOTIZIE
anno LVI
enonews
Piano vino,
si riparte da 4 saggi
P
er evitare il rischio che la diversità di
posizioni interna al settore vitivinicolo
trentino sulla costruzione della Consulta del vino porti a “generare pesanti, negative
ripercussioni sull’immagine e quindi anche
sul valore di uno dei comparti più importanti
dell’economia provinciale” l’assessore Tiziano Mellarini ha deciso di accantonare il pomo
della discordia e di affidare a quattro esperti
super partes, quattro “saggi” di riconosciuta
DA SAN MICHELE
DUE NUOVI MONASTERO
Dalla cantina dell’Istituto Agrario di
San Michele all’Adige arrivano due
nuovi “gioielli” rossi: “Monastero
Trentino Pinot Nero” e “Monastero Trentino Lagrein” che vanno
a completare la gamma dei vini
cru rossi nata lo scorso anno
con il “Monastero Cabernet
Franc” e che si affiancano alla
linea Monastero di vini bianchi (Sauvignon vigneto Maso
Togn, Riesling vigneto Rauti e Chardonnay vigneto Weizacher). Prodotti molti
raffinati, frutto dell’attento lavoro dell’enologo Enrico Paternoster e del personale della
cantina, i due nuovi vini sono stati ufficialmente presentati al recente Vinitaly 2011.
VINI BIO TRENTINI
IN GUIDA SLOW WINE
Nella corposa Guida Slow Wine (1200 pagine) dei vini prodotti da vitigni locali coltiva-
esperienza e competenza professionale, il
compito di indicare proposte e priorità operative per ridare slancio e futuro al mondo del vino
trentino.
I quattro “saggi”, che hanno accolto l’invito di
Mellarini con l’urgenza, l’impegno e lo spirito
di servizio richiesto dalle circostanze, sono
Attilio Scienza docente di viticoltura all’Università di Milano, Emilio Pedron tra i più autorevoli
manager del vino italiani, Enrico Paternoster
enologo dell’Istituto di San Michele e Fabio
Piccoli esperto in marketing e comunicazione
di settore.
Saranno affiancati da una segreteria coordinata da Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento Agricoltura e alimentazione della Provincia
autonoma di Trento.
Unità, condivisione delle scelte, immediata
operatività, serenità nell’affrontare i necessari cambi di marcia e di visione: queste le parole d’ordine che Mellarini ha consegnato ai
quattro esperti, che hanno già iniziato a confrontarsi con tutte le componenti del variegato
mondo vitivinicolo provinciale. “Con l’auspicio
che questo impegno e l’accantonamento della
Consulta – afferma l’assessore - rasserenino il
clima e consentano di tornare a costruire con
tempestività, responsabilità e dedizione il futuro del vino trentino”.
ti con il metodo biologico, curata da Fabio
Giavedoni, sono segnalati anche i vini di 43
aziende trentine: 7 hanno meritato la “chiocciola Slow Food” con 5 vini slow, altrettanti
grandi vini e 8 vini quotidiani.
DISTILLAZIONE DI CRISI
CHIESTA DA SEI REGIONI
Saranno sei le regioni (Piemonte, Calabria,
Lazio, Sardegna, Marche e Puglia) che ricorreranno alla distillazione di crisi. La misura, che dà ai produttori la possibilità di
distillare le eccedenze di produzione, è stata
ultimamente modificata estendendone l’ambito anche ai vini a denominazione di origine
e ad indicazione geografica.
Da una prima stima, ammontano a circa
114.000 ettolitri i volumi di vini a Do e Ig che
saranno sottoposti a distillazione di crisi. Per
i vini comuni, il quantitativo massimo ipotizzabile si attesta a circa 135.000 ettolitri, in
massima parte riferibili alla regione Puglia.
A fronte di tali quantitativi, la spesa prevista
è stimabile intorno ai 7 milioni di euro per i
VINO BIO, L’UE
CI RIPROVA MA
SENZA SUCCESSO
La Commissione europea ha tentato di
rilanciare - ma senza successo - il progetto per
regolamentare la produzione di vino biologico
in Europa. Si è trattato dell’ennesimo tentativo
di Bruxelles - su un testo già respinto
lo scorso anno dagli Stati membri - per
trovare un compromesso credibile affinchè
chi produce si adegui a dei reali standard
biologici rispetto a quelli in vigore per il vino
convenzionale. “La Commissione Ue - hanno
spiegato esperti comunitari - ha dovuto
constatare che le posizioni dei partner europei
restano immutate, in particolare sulle soglie
da autorizzare per la presenza di solfiti nel
vino’’. Il progetto del commissario europeo
all’agricoltura Dacian Ciolos, prevedeva infatti
per il vino biologico una presenza di solfiti pari
a 100 milligrammi il litro per i vini rossi e 150
per i vini bianchi e rosé, ossia 50 milligrammi
in meno per ogni categoria rispetto ai livelli
attualmente in vigore per i vini convenzionali.
Contro questi limiti, considerati troppo rigidi,
erano insorti una maggioranza di Paesi Ue,
essenzialmente del Nord Europa, Francia
compresa, stati in tutto o in parte carenti di
sole, e che hanno bisogno dei solfiti (ossia
dell’aggiunta di anidride solforosa che è un
antiossidante) per stabilizzare il vino, oltre
che dello zucchero per alzarne la gradazione
alcolica. Contro questo approccio i partner
del Sud, come l’Italia, dove il vino biologico
rappresenta una nicchia di produzione ancora
tutta da sfruttare: un mercato che i Paesi del
Nord Europa non vogliono perdere, senza
rinunciare ai solfiti.
vini a Do e Ig e a 2,9 milioni di euro per quelli
comuni, per un costo complessivo di gran
lunga inferiore al limite massimo utilizzabile,
pari al 10% dello stanziamento assegnato al
programma nazionale di sostegno del settore vitivinicolo (23.239.000 euro).
ROMANO: “NO ALLA
LIBERALIZZAZIONE
DELL’IMPIANTO DI NUOVE VIGNE”
Intervenendo all’inaugurazione della 45°
edizione del Vinitaly il neo ministro delle Politiche agricole Saverio Romano ha annunciato l’opposizione dell’Italia alla liberalizzazione dell’impianto di nuove vigne.
“D’accordo con la Francia, porteremo con
forza la nostra voce nell’ambito dell’Unione
Europea: non permetteremo che vengano applicate nuove regole senza fornire ai
produttori e alle filiere adeguate certezze di
conservazione di quel valore di sistema, che
fino ad oggi ha consentito lo sviluppo del nostro vino Made in Italy di qualità”.
65
tt 02
NOTIZIE
prodotti
anno LVI
a cura di Sergio Ferrari
La Majestic compie 100 anni
66
Nel catalogo della 3° edizione della Mostra
dell’agricoltura di Trento (1949) si dice della
coltivazione della patata che “Essa occupa
una superficie di circa 10 mila ettari. La produzione annuale oltrepassa normalmente il
milione di quintali con una media di circa 100
quintali a ettaro”. È quindi giustificato l’impegno scientifico a professionale che alla patata hanno dedicato personaggi illustri non
solo a scopo di ricerca ma anche con finalità
socio-economiche. La patata, con il mais e i
legumi (fagioli), era la base dell’alimentazione della popolazione trentina. Giulio Catoni
(1869-1950) parlò per primo al Congresso
nazionale sulla patata che si svolse a Como
nel 1935 di “degenerazione”, ipotizzando che
a determinarla fossero entità ultramicroscopiche che negli stessi anni altri studiosi hanno
identificato con i virus. Catoni, che all’epoca
dirigeva l’Osservatorio per le malattie delle
piante del Consiglio provinciale dell’economia
corporativa di Trento, ebbe l’idea di costituire
un “Centro studi per la patata” di cui fu primo
direttore. A lui si deve anche la fondazione a
livello nazionale dei CeMoPa, centri di moltiplicazione patate da seme. All’Istituto agrario
di S. Michele, al quale era annessa la Stazione
sperimentale, ad occuparsi di patate furono il
prof. Enrico Avanzi, direttore dal 1929 al 1941,
mercati
e il genetista Rebo Rigotti che operò in questo
ed in molti altri campi fino a metà degli anni ’60.
Fedele all’insegna dell’autarchia voluta dal regime, il prof. Avanzi raccolse nel 1936 decine
di varietà di patata da tutte le regioni d’Italia per
valutarne le caratteristiche e scegliere le migliori per la coltivazione su larga scala. La Majestic fece il suo ingresso in Trentino nei primi
anni ’50. Ad occuparsi della sua diffusione in
Trentino fu il dr. Riccardo Dorigatti, funzionario
ed in seguito anche direttore dell’Ispettorato
provinciale all’agricoltura di Trento. Egli si occupò anche dell’allestimento di campi di moltiplicazione di questa ed altre varietà di patate
da seme. “La varietà - spiega Giovani Biadene, agronomo di origine veneta ma residente
a Brunico, che ha dedicato l’intera vita professionale alla coltivazione della patata e alla
commercializzazione dei tuberi da seme prima per conto della Federconsorzi di Roma, poi
quale direttore del Consorzio patate da seme
della Val Pusteria –è stata ottenuta nel 1911
da A. Findlag, un agricoltore scozzese, fecondando i fiori di una varietà denominata British
Queen con il polline di una varietà rimasta sconosciuta. La Majestic ha mantenuto per decenni, insieme alla Kennebec di origine nord
americana il primato delle patate coltivate in
Trentino”. Giovanni Biadene ne elenca le qua-
lità che l’hanno fatta preferire fino all’avvento
di una folta lista di varietà concorrenti: buona
produttività, maturazione tardiva, facilità di
conservazione fino a primavera inoltrata, media consistenza della polpa bianca, polivalenza dell’utilizzo in cucina. La curva discendente
è iniziata a metà degli anni ’70, perché i Paesi
produttori di patate da seme (Olanda, Francia,
Danimarca, Estonia, ma soprattutto la Scozia,
patria di origine della Majestic) iniziarono a
mettere in commercio varietà migliori. Venendo a mancare il rifornimento costante, la Majestic è andata incontro a due fenomeni negativi:
minore produttività e degenerazione di natura
virale. Nel 2004 l’Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia di Trento ha dato vita,
con il supporto finanziario del Ministero per le
politiche agricole, ad un progetto di recupero
della Majestic coinvolgendo l’Istituto sperimentale Mauro Neri di Imola.
a cura di Sergio Ferrari
LEGNO TRENTINO
IN RIPRESA
Bilancio positivo quello del 2010 per il Progetto legno, l’iniziativa della Camera di Commercio di Trento che dal 1993 promuove la
commercializzazione del legname tondo
trentino “allestito su strada”. Dopo un 2009
dall’andamento incerto (67.415 mc venduti
su 80.258 mc offerti), il 2010 ha fatto registrare un recupero della domanda che ha
esaurito il 96% circa dell’offerta, per un totale di quasi 72.000 mc venduti. Il Progetto
legno - che prevede la realizzazione di aste
periodiche per la vendita di tronchi prelevati dal bosco, sfrondati e accatastati in aree
predisposte al prelievo e alle operazioni di
carico - ha coinvolto nel 2010 ben 23 mercati locali, 57 amministrazioni pubbliche e 287
imprese, con un’offerta concentrata soprattutto nell’area delle valli di Fiemme e Fassa.
che ha avuto una media di 12,5 imprese per
gara. I metri cubi posti in vendita sono stati 75.243 e il venduto effettivo (72.000 mc)
ha raggiunto il valore di 6.414.000 euro; a
favore dei mercati hanno giocato dei prezzi
mostratisi sempre crescenti a ogni asta. Oltre 5.500 sono stati i metri cubi venduti fuori
provincia a 17 aziende. Rispetto al passato
si registra la tendenza ad avere un numero
maggiore di acquirenti a livello provinciale e
un accresciuto quantitativo complessivo di
legname venduto.
ACQUIRENTI INTERESSATI
AI VINI ROSSI 2010
Il mercato del vino in Trentino procede bene.
I vini si vendono con soddisfacente continuità ed i prezzi non segnano alcuna riduzione.
In qualche caso, per partite eccellenti, si registrano anche aumenti, seppure contenuti.
La valutazione positiva è confermata senza
riserve per i vini bianchi, ma si estende an-
che ad alcuni vini rossi, quali Merlot, Cabernet Sauvignon e Lagrein, purchè di accertata qualità.
MELE, GIACENZE OTTIMALI
E VENDITE REGOLARI
La situazione delle giacenze nel settore
mele in Italia è ottimale e le vendite proseguono regolarmente. In base alle rilevazioni
di Assomela, al primo aprile scorso le giacenze risultavano inferiori dell’1,9% rispetto
allo stesso momento del 2010. Dall’inizio
della campagna di commercializzazione le
vendite totali sono state pari a 1.364.636
tonnellate, in linea rispetto agli obiettivi di
decumulo dell’annata commerciale 20102011. La qualità del prodotto disponibile
viene giudicata molto buona per i mesi fino
alla chiusura della stagione. Le informazioni
provenienti dai paesi produttori dell’emisfero
sud confermano un volume di importazione
in Europa inferiore rispetto al 2010, con un
leggero ritardo nelle operazioni di raccolta
e di spedizione. Tutti fattori che giustificano
una ripresa dei prezzi nell’ordine del 20% rispetto alla stagione precedente.
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anno LVI
SCAFFALE
►Emma Clauser
LE ERBE DEI NOSTRI CAMPI
Riconoscere e cucinare le erbe di
campo
Arti Grafiche Saturnia, pp. 152, euro 18
►A cura di Antonio Pecile
PRODURRE LATTE DA TRENTINGRANA
E FORMAGGI A MEDIA E
LUNGA STAGIONATURA
Fondazione Edmund Mach
Le erbe dei nostri campi, ultimo libro di Emma
Clauser, nasce dall’osservazione e dal censimento
delle specie selvatiche che crescono in tre vigneti
di collina a nord di Trento, coltivati dall’autrice
con particolare cura per la salvaguardia della
biodiversità. Il volume è un invito a cimentarsi
nel raccogliere erbe, a rilassarsi, riascoltando il
fruscio dei prati, il canto del cuculo, assaporando
profumi intensi, gusti antichi e quasi scordati.
Accanto alla classificazione botanica delle piante,
i veleni vegetali, la fecondazione incrociata, il libro
offre schede dettagliate delle piante commestibili
con relative immagini fotografiche, una serie di
gustose e semplici ricette tutte da scoprire ed una
parte conclusiva nella quale l’autrice affronta il
rapporto tra uomo e natura visto da un’angolatura
propria.
Nata dal Progetto “Qualità della filiera del Trentingrana”, commissionata alla Fondazione Edmund
Mach da parte del Trentingrana – Consorzio dei
Caseifici Sociali Trentini e realizzata con il supporto scientifico di importanti centri di ricerca nazionali, questa pubblicazione è il frutto di un un “gioco
di squadra” a favore di tutto il settore zootecnico
trentino, grazie alla collaborazione di un team di lavoro articolato che ha presidiato con un approccio
multidisciplinare, tutte le diverse fasi della produzione dell’informazione tecnica, dalla sua elaborazione fino alla sua distribuzione. Ne è risultato un
sintetico manuale d’uso quotidiano destinato agli
allevatori, ai tecnici e agli esperti, nel quale sono
raccolti i principali aspetti che possono influenzare, modificandole in positivo, le prassi gestionali
ormai da tempo in uso nelle filiere di produzione
del Trentingrana e dei formaggi a media e lunga
stagionatura.
Con la supervisione scientifica del professor Andrea Formigoni dell’Università di Bologna, ed
il coinvolgimento diretto e continuo dei tecnici
dell’Unità Risorse foraggere e produzioni zootecniche del Centro Trasferimento Tecnologico della
Fondazione Mach, sono stati analizzati per mezzo
di indagini “sul campo” i fattori che, nella produzione del latte, possono avere un’influenza sulla
qualità del formaggio; quindi, sono state presentate con taglio operativo, problematiche e soluzioni
relative a quattro aspetti chiave per la produzione
di latte nell’ottica della successiva trasformazione
e commercializzazione: la produzione di foraggio,
l’alimentazione della vacca da latte, la gestione
dell’igiene in stalla e il benessere degli animali.
Utilizzando le fonti bibliografiche più aggiornate
e valorizzando l’esperienza maturata nell’ambito
della consulenza degli operatori zootecnici, questo manuale è a disposizione degli allevatori che
possono avere un’utilità dal vedere raccolte, in
un’unica pubblicazione, le indicazioni tecniche più
aggiornate riguardo gli argomenti affrontati. (d.s.)
►Meret Bissegger
LA MIA CUCINA CON LE PIANTE
SELVATICHE
Riconoscere, raccogliere e cucinare le
erbe spontanee
Edizioni Casagrande, 2011, pag 320
Meret Bissegger è una delle cuoche più note e
apprezzate della Svizzera italiana, pioniera della
cucina biologica e da tempo attiva nel movimento
Slow Food. La sua passione per le piante selvatiche commestibili, nata circa trent’anni fa, la rende
oggi una delle maggiori esperte del campo. Il libro
propone 130 semplici e squisite ricette con erbe
spontanee, che spaziano dall’aperitivo al dolce.
Delle oltre 60 piante esaminate, ampiamente illustrate dalle belle fotografie di Hans-Peter Siffert,
vengono descritti l’habitat e i “segni particolari” che
ne permettono il riconoscimento. Per ogni erba si
danno inoltre indicazioni sul modo più idoneo di
raccoglierla. Ricettario insolito, strumento prezioso che va a completare molti manuali di botanica e di erboristeria, il libro di Meret Bissegger è
rivolto non solo a chi voglia conoscere il mondo
delle erbe spontanee, ma anche a chi ritiene che
un’alimentazione variegata a base di prodotti naturali, biologici e regionali sia una componente
essenziale per uno stile di vita sano e rispettoso
della natura.
►Matteo Taufer
Calici all’orlo.
Variazioni armoniche sul vino
Il Monogramma, Ravenna, 2010, pp. 120,
euro 10
Docente di greco e latino presso il Liceo classico
“G. Prati” di Trento e ricercatore di latino all’Università di Trento, Matteo Taufer ama occuparsi di simbolismi e filologie. Autore di più saggi sul “simbolismo acqueo”, sul “viaggio”, sul “pellegrinaggio”,
sulla “parola perduta”, con questo libro dedicato al
vino mira a dare un’idea della poliedricità semantica del vino, còlta entro vari orizzonti e diverse
latitudini, e al contempo intende suggerire chiavi
di lettura – senza presunzione di esaustività – per i
contesti culturali, talvolta “sacrali”, presi in esame.
►Libri Terra trentina - Mauro Neri
Magie di malga tra ricotte,
formaggi e leggende
Federazione provinciale allevatori-Provincia
autonoma di Trento, Trento, pp. 96, 2011
L’obiettivo di questo libro è far sì che il mondo di
fantasie e di miti cresciuto nei filò, che un tempo si
dipanava quieto nelle stalle e nelle calde cucine di
vecchie case, sopravviva nel patrimonio culturale
di tutti noi. Qui sono riunite le leggende che hanno
per argomento il bestiame e gli animali da cortile
cari all’allevamento nostrano così come la vita in
malga: leggende raccolte e riscritte da Mauro Neri,
autore che al suo attivo vanta oltre 1000 leggende
legate al Trentino. Ad arricchire questo sguardo
sulla montagna vi sono poi le schede tecniche curate da Silvia Vernaccini, dedicate all’alpicoltura,
alla “professione” del malgaro, alle desmontegade, alla magia del latte e ai suoi derivati, ai caseifici
sociali ed altro ancora, i tutto corredato da piacevoli fotografie. Per concludere, in appendice, una
sintesi della storia della Federazione Provinciale
Allevatori-Trento.
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ORTO E DINTORNI: LE AROMATICHE
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anno LVI
CALMATEVI,
È SOLO
melissa
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di Iris Fontanari
[email protected]
A
ccanto alle varie piante aromatiche ed officinali del nostro
orto non dovrebbe mai mancare la melissa, un’erbacea dalle foglie molto simili a quelle
dell’ortica, le quali tuttavia non procurano la
dolorosa sensazione urticante che tutti noi
conosciamo, e quando si strofinano fra le
dita emanano, invece, un gradevole profumo di limone che rende la pianta inconfondibile fra le altre consimili: proprio per questo
essa è detta anche “erba limona”, “limoncina” o “cedronella”.
Il nome melissa deriva dal greco mèlissa
(ape), la cui radice mèli-mèlitos significa miele. I fiori di questa pianta sono, in
effetti, ricchi di nettare e perciò molto
ricercati dalle api; pertanto, senza tema
di smentita, si può asserire che la melissa è una delle migliori piante mellifere
dell’orto.
La pianta era nota agli erboristi dell’antichità,
che però sembra non ne apprezzassero le
proprietà medicinali; al contrario, nel X secolo, gli Arabi la ritennero utile per il cuore e per
combattere le crisi di melanconia.
Molto più tardi, nel secolo XIX, vari fitoterapisti dichiararono che la pianta si doveva ritenere un ottimo tonico e antispasmodico per
l’organismo in generale, nonché un efficace
stimolante delle funzioni gastriche.
La pianta era detta “rallegracor” dagli antichi piemontesi, proprio per la sua capacità
di calmare il cuore e di risollevare, al tempo
stesso, lo spirito. Tuttora la melissa è ritenuta valida per le sue virtù tonico-ricostituenti e
antidepressive.
Note botaniche e colturali
La melissa (Melissa officinalis) è un’erbacea
perenne appartenente alla famiglia delle Labiate.
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anno LVI
ORTO E DINTORNI: LE AROMATICHE
Nome in latino
Melissa officinalis
Famiglia
Labiate
Principi attivi
> oli essenziali
> sostanze amare
> tannini
> acido di rosmarino (effetto con l’herpes labiale)
> flavonoidi
> stomamichica
Parti utilizzate
Foglie seccate di melissa
Nome in inglese
Lemon balm (melissa)
Nome in tedesco
Zitronenmelisse, Citronelle
Nome in francese
mélisse, mélisse citronée, “citronnelle”
Il genere Melissa comprende quattro o cinque specie di piante cespugliose, originarie delle regioni meridionali dell’Europa e
dell’Asia. La M. officinalis è l’unica specie
del genere, indigena del nostro Paese, in cui
cresce, spontaneamente, nei luoghi freschi
e ombrosi, lungo le siepi, alla base dei muri e
sulle macerie, dal livello del mare fino a 1000
metri d’altitudine.
La pianta, alta fino ad un metro, è generalmente liscia, a volte coperta di finissimi peli
ed emette un intenso profumo da ogni sua
parte (se strofinata). Il fusto è eretto, ascendente, molto ramificato con foglie picciolate,
di colore verde intenso, cuoriformi alla base,
ovali e più piccole all’apice, con margine crenato-dentato; lucide e coperte di peli nella
pagina superiore, reticolate e più chiare in
quella inferiore. I fiori sono dapprima giallastri poi, una volta fecondati, bianchi o rosati;
sono riuniti in verticilli di 6-12 all’ascella delle
foglie e compaiono da maggio ad agosto.
A scopo terapeutico si utilizzano le foglie
(raccolte preferibilmente prima della fioritura) ed i fiori (raccolti in piena estate); dopo
averli fatti essiccare all’ombra, in locali aerati
e asciutti, si conserveranno al buio in scatole
di latta o in recipienti di vetro.
La melissa si può coltivare in terreni profondi, per semina o per divisione dei cespi a primavera. Attualmente è coltivata soprattutto
per l’estrazione dell’essenza, ma è sfruttata
anche per preparare antispasmodici, correttivi e aromatizzanti vari.
Proprietà terapeutiche ed usi
La melissa, come altre labiate (menta, lavanda, basilico, timo ecc.) è particolarmente
indicata per la cura di varie patologie legate
al sistema nervoso. Deve, infatti, la sua fama
alla famosa acqua antisterica delle Carmelitane, che veniva un tempo usata per curare
le più svariate forme nervose come l’isterismo, l’epilessia, gli svenimenti ecc.
I suoi principali costituenti (olio essenziale,
acido succinico, tannino, resina) esercitano,
all’inizio, una leggera azione eccitante che
si trasforma, in seguito, in calmante. Per
questo la melissa – assunta, secondo le prescrizioni mediche, sotto forma di infuso, di
olio essenziale a gocce o di tintura alcolica
– può essere utilizzata per curare numerosi disturbi: eccitazione e insonnia, crampi
allo stomaco, colite spastica, tachicardia
da ansia e da tensione nervosa, dolori nevralgici, cefalea, coliche gassose dei bambini, mestruazioni dolorose ecc., ma la sua
azione è utile anche a chi presenta sintomi
di segno opposto: depressione, sonnolenza,
stitichezza, inappetenza, spossatezza, digestione lenta ecc.
La pianta, oltre ad avere proprietà antispasmodiche, è anche carminativa (riduce ed
elimina i gas intestinali), diaforetica (provoca
sudorazione), stomachica (promuove la secrezione gastrica) ed emmenagoga (favorisce il flusso mestruale).
L’infuso (10-15 g di foglie e fiori essiccati in
un litro d’acqua bollente; coprire e, dopo una
decina di minuti, colare e addolcire con miele) è un ottimo digestivo dopo i pasti, efficace
contro l’emicrania, la spossatezza ecc. e tonico di tutto il sistema nervoso.
Dotato delle stesse proprietà dell’infuso, ma
molto più gradevole, è il vino di melissa che
si ottiene con 15-20 g di fiori in un litro di vino
bianco. Va preso a bicchierini dopo i pasti
come digestivo e durante il giorno come stimolante.
La tintura alcolica ottenuta mettendo a ma-
cerare, per una decina di giorni, 20 g di foglie
e fiori freschi in un dl di alcol a 45°, e assorbita su zollette di zucchero, allevia il “mal
di montagna” (difficoltà di respiro, vertigini,
cefalea ecc.). La stessa tintura, applicata
localmente, può alleviare il mal di denti e il
mal di testa.
Per curare molti disturbi riguardanti, in particolare, il sistema nervoso, io sono solita preparare ogni anno anche l’acqua di melissa o
delle Carmelitane.
La ricetta
L’ACQUA DELLE CARMELITANE
Far bollire, per 5 minuti, mezzo litro d’acqua
contenente 25 g di foglie fresche di melissa
e 5 g di ciascuna delle seguenti “droghe”:
scorza di limone grattugiata, noce moscata
(possibilmente non in polvere), chiodi di
garofano e cannella. Spegnere il fuoco e
aggiungere mezzo litro di buona grappa,
mettere il tutto in un recipiente ben chiuso ed
esporre al sole o in luogo ben caldo.
Dopo un mese filtrare il liquido con apposita
carta da liquori e conservarlo in bottiglie di
vetro scuro. Questo preparato si assume
generalmente prima dei pasti o al momento
del bisogno (un cucchiaino da caffè in un po’
d’acqua).
In cucina la melissa viene usata in piccole
dosi, a causa del sapore aromatico piuttosto
amaro e leggermente acre: le sue foglie e i
suoi apici freschi possono insaporire insalate
fresche, frittate, carni e pesce e
aromatizzare liquori, bevande, vino
e aceto. In ogni caso, come aroma
si può usare anche la pianta
essiccata e polverizzata.
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tt 02
RICETTE CONTADINE
anno LVI
SELVATICI
MA CHE ORTAGGI!
70
di Iris Fontanari
[email protected]
N
ei tempi passati, sulle parche
mense dei contadini, oltre alle
solite (poche) verdure coltivate
negli orti e nei campi, si trovavano anche molti ortaggi selvatici di cui oggi abbiamo perso ahimè, quasi del tutto, il ricordo: erano “erbe” preziose
per la nostra salute, soprattutto a primavera,
quando l’organismo avvertiva la necessità
di liberarsi delle tossine accumulate durante l’inverno. Quelle foglie, quei teneri steli e
germogli e quelle gustose radici avevano un
sapore unico e antico, dovuto ad una crescita spontanea, secondo ritmi realmente naturali, non sollecitati o forzati da fitofarmaci e
dal lavoro dell’uomo.
Attualmente, delle moltissime piante spontanee che la tradizione contadina italiana è
solita mettere in tavola, le più comuni e le
più facili da riconoscere nelle nostre vallate sono circa una trentina, alcune rinvenibili
all’inizio della bella stagione, altre nell’arco
dell’anno, fino all’autunno: da sole o mescolate con altre, magari anche con quelle
dell’orto domestico, costituiscono sempre
gustose insalate e prelibati contorni.
Fra le piante più ricercate e apprezzate dalle nostre nonne, con le quali esse solevano
preparare gustosi piatti e, con alcune, anche
tisane e bevande salutari, vi erano in particolare: il tarassaco (“dent de cagn”), il crescione d’acqua, la rucola, l’asparago di monte
(Aruncus silvester), le cime di luppolo (“fioranzesi”), la cicoria selvatica, la valerianella
(“nosioi”), la silene o bubbolino (“sgrizzola”), l’ortica, la lattuga scariola, il sambuco,
la barba di becco (Tragopogon pratensis),
l’acetosa, lo spinacio selvatico (Chenopodium bonus Henricus), la salvia dei prati, il
farinaccio selvatico (Chenopodium album),
il papavero, il radicchio d’orso (Cicerbis
alpina), il cumino dei prati, il timo,
la primula (Primula veris), il raponzolo.
Questi vegetali possono integrare perfettamente anche la
dieta di noi “moderni”: essi ci
offrono, infatti, soprattutto se consumati crudi, fibre, proteine vegetali, sali
minerali e vitamine, tutti
componenti essenziali per
una sana e corretta alimentazione.
tt 02
RICETTE CONTADINE
anno LVI
Risotto con germogli
di “sgrizzole”
Fra le piantine più ricercate c’era, e c’è tuttora, la Silene vulgaris (“sgrizzola”), i cui germogli, cotti e cucinati con burro, sale e una
spolverata di grana, sono davvero prelibati.
Ingredienti:
►due grosse manciate di germogli di silene
(le foglie più tenere), una piccola cipolla,
riso per 4 persone, 30 g di burro, formaggio grattugiato, olio d’oliva, sale
Dopo averle ben lavate, sbollentare le sgrizzole per qualche minuto in un litro d’acqua che
verrà poi conservata. Aggiungere la verdura
scolata ad un soffritto di burro, olio d’oliva e
cipolla tritata finissima. Lasciar soffriggere a
fuoco lento per pochi minuti, aggiungere il riso
e mescolare a lungo accuratamente perché si
insaporisca bene. Aggiungere quindi, un po’
alla volta, l’acqua di bollitura, sempre mescolando.
Quando il riso è cotto, toglierlo dal
fuoco e condirlo con un cucchiaio
d’olio e una manciata di
formaggio grattugiato.
Lo sai che i papaveri ...
A primavera mia madre cucinava sempre, oltre alle varie erbe selvatiche che abbondavano in campi e prati, anche le piante giovani del
papavero, prima che spuntassero i boccioli.
Si trattava del rosolaccio (Papaver rhoeas),
che è una pianta officinale un tempo molto
comune nei nostri campi, soprattutto in quelli
di frumento. Dopo aver immerso per qualche
minuto in poca acqua bollente le rosette basali dei papaveri, le faceva sgocciolare e le
metteva a insaporire in padella con olio o burro, sale, pepe e una spolverata di formaggio
grattugiato (quando c’era!).
La stessa cosa era solita fare con le piante
più “mature” del tarassaco (“denti de cagn”), i
germogli del bubbolino (“sgrizzole”) e i cespi
giovani della lattuga selvatica
(Lactuca scariola), talvolta le
quattro “erbe” primaverili venivano cucinate insieme ed erano
davvero squisite!
Insalate miste
di erbe selvatiche
Zuppa di steli di ortica
A primavera si possono creare, proprio come
facevano le nostre contadine, delle gustose
misticanze, utilizzando le foglie e i germogli
(e, volendo, anche i fiori) freschi di numerose
piante selvatiche.
Ingredienti:
►300 gr di steli di ortica tagliati a pezzetti,
30 gr di pancetta, 2 cucchiai d’olio, una
piccola cipolla, una patata media, brodo
(anche di dado), sale
Un piatto di verdura, bello anche a vedersi, è
quello in cui siano mescolate, in parti uguali,
foglie di tarassaco e di valerianella selvatica
(“nosioi”), qualche tenera foglia di primula,
pratolina e crescione, corolle di primule, violette e salvia dei prati, petali di calendula e
di malva o altri, a piacere. è buona regola
aggiungere i fiori solo dopo aver mescolato
gli altri ingredienti, i quali saranno stati conditi
già prima con olio extravergine
d’oliva, succo di limone,
sale e pepe.
Far soffriggere nella pentola, a fuoco lento
perché non si colorino, la pancetta con l’olio
e la cipolla. Aggiungere la patata grattugiata
e, dopo 5 minuti, gli steli di ortica. Diluire con
il brodo e salare, cuocendo a pentola coperta e, se necessario, allungando con acqua
bollente, senza diluire troppo. Servire con
crostini rosolati nel burro e una spolverata di
parmigiano.
Gnocchetti di spinaci
selvatici (del “Buon Enrico”)
Frittata alle cime di luppolo
(“fioranzesi”)
Per il suo gusto affine a quello degli spinaci
coltivati, il “Buon Enrico” è sempre stato molto usato in cucina. In passato serviva, infatti,
nella preparazione di minestre e gnocchi e
per il ripieno di vari tipi di ravioli. La ricetta che
qui riportiamo è tipica soprattutto dei malgari
che sono soliti cucinarla quando le mucche
sono all’alpeggio e possono pertanto usufruire della ricotta, fresca o affumicata e, naturalmente, anche dello spinacio selvatico che
cresce spontaneo proprio in vicinanza delle
malghe e dei casolari di montagna.
Allo sciogliersi delle nevi, spesso assai prima
dell’inizio della primavera, presso le famiglie
delle nostre vallate non mancava mai il “rito”
della raccolta dei denti de cagn (tarassaco),
ossia di quelle deliziose piantine tanto utili per
depurare l’organismo dalle sostanze nocive
accumulate durante il lungo inverno. Mia madre era espertissima in questo e andava ogni
giorno a cercare i cespi del tarassaco, prediligendo quelli teneri che crescevano fra le zolle
o sotto le foglie secche. Nei giorni a seguire,
quando le piante si facevano più grandi, ne
raccoglieva solo le foglie, badando sempre a
scegliere le più tenere; più tardi, prima della
fioritura, anche la pianta intera per consumarla lessa e fritta come gli spinaci e berne pure
l’utilissima e diuretica acqua di cottura.
Ingredienti:
►4 etti di foglie di spinaci, 2 hg di ricotta fresca, un po’ di cipolla, 2 uova, un pizzico
di noce moscata, parmigiano grattugiato,
burro, pangrattato, farina bianca
Lessare e scolare gli spinaci, quindi tritarli
bene e metterli a rosolare con la cipolla tagliata fine e un po’ di burro. Toglierli poi dal fuoco,
versarli in una terrina e amalgamarli con le
uova, la ricotta ben sbriciolata, un po’ di sale,
qualche cucchiaiata di formaggio grattugiato
e alcune manciate di pangrattato, regolando la consistenza con eventuali aggiunte di
quest’ultimo.
Mettere a bollire abbondante acqua salata e
intanto preparare gli gnocchi: arrotolare rapidamente un po’ d’impasto alla volta sul tavolo
infarinato, ricavandone pezzetti larghi poco
più di un dito e larghi circa 2 cm. Tuffare gli
gnocchetti nell’acqua bollente e, man mano
che vengono a galla, levarli col mestolo forato
e versarli direttamente nei piatti,
quindi condirli con burro fuso
(meglio se rosolato) e con parmigiano o ricotta di malga
affumicata grattugiata.
Ingredienti:
►4 uova, 4 etti di cime di luppolo, mezza cipolla, 20 g di burro, 50 g di formaggio grattugiato, sale, olio
Scottare le cime di luppolo in acqua salata.
Quando sono cotte, scolarle, tritarle grossolanamente e rosolarle in padella con il burro e
la cipolla rosolata fine. Sbattere le uova con il
formaggio grattugiato e un pizzico di sale, unire le punte di luppolo e versare il composto in
una padella unta d’olio. Lasciar cuocere finché
la frittata sia ben rappresa.
Le cime di luppolo, tritate e fatte rosolare nel
burro assieme al trito di cipolla, possono costituire anche un ingrediente per una gustosa
minestra di riso.
71
tt 02
CIbO E SALUTE
72
anno LVI
ce la danno
a bere
di Carmelo Bruno
già docente di chimica
all’ITI “Buonarroti” di Trento
[email protected]
C
erchiamo di capire cosa c’è
nell’acqua che beviamo. Innanzi tutto quale acqua beviamo? Quella di rubinetto o quella minerale? Se usciamo dal
supermercato carichi di confezioni di acqua
minerale, la domanda più banale che dobbiamo porci è: vale la pena spendere tanti
soldi? Quell’acqua è di qualità superiore rispetto a quella di rubinetto? Oppure ci portiamo a casa un’acqua che con meno fatica
e meno soldi possiamo avere dal rubinetto?
Per dare una risposta adeguata a queste
domande, diamo un’occhiata ad alcuni dati
chimici che vengono misurati in un’acqua
potabile.
IL RESIDUO FISSO E LA MANIA
DELLE ACQUE OLIGOMINERALI
Che cos’è? Se facciamo evaporare 1 litro
di acqua a 180°C nel recipiente rimane una
certa quantità di sostanze: questo è il residuo fisso (R.F.). Esso ci dà un’idea del contenuto totale di minerali disciolti nell’acqua
(sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruri,
solfati, bicarbonati). A seconda della quantità di residuo, abbiamo:
acque “minimamente mineralizzate”, se il re-
siduo fisso è molto basso (<50 mg/litro); le
acque hanno pochissimi sali minerali, sono
adatte per neonati, da aggiungere al latte in
polvere.
acque “oligominerali”, sono quelle più diffuse, con un R. F. è tra 50-500 mg/l. Gran parte
dell’acqua di rubinetto e delle acque minerali
appartiene a questa categoria.
acque “medio-minerali” con un residuo fisso
tra 500-1500 mg/l. Le acque ricche in minerali con residuo fisso superiore a 1500 mg/l,
sono definite medicamentose.
Quale acqua bere ogni giorno? Per il consumo quotidiano è bene scegliere un’acqua
con R. F. al di sotto dei 500 mg/l cioè oligominerale. Per l’acqua di rubinetto il R. F.
massimo ammesso è di 1500 mg/l, anche se
gran parte dell’acqua che gli italiani bevono
è attorno ai 200 mg/l, cioè oligominerale.
SODIO E IPERTENSIONE
Alcuni minerali sono presenti naturalmente
nell’acqua, che li raccoglie passando attraverso il terreno. Tra di essi c’è il sodio, che è
un minerale molto diffuso. Lo troviamo sotto
forma di cloruro di sodio nel sale da cucina. Chi soffre di ipertensione deve limitare
l’assunzione di sodio. Alcune acque mine-
tt 02
CIBO E SALUTE
anno LVI
rali esaltano nella pubblicità proprio il basso
contenuto di sodio. Bisogna dire che è più
efficace ridurre il sale aggiunto ai cibi piuttosto che quello contenuto nell’acqua. Un
cracker contiene da solo la quantità di sodio
di due litri di acqua di rubinetto!! Chi è iperteso, non deve preoccuparsi dell’acqua ma di
quello che mangia.
DUREZZA (CALCARE)
E CALCOLI RENALI
Il grado di durezza di un’acqua esprime il
contenuto totale di carbonati di calcio e magnesio. Si esprime in Gradi Francesi (G.F.).
In base alla durezza le acque sono classificate da “dolci” (<15 gradi francesi) a “dure”
(>30 gradi francesi). La durezza dell’acqua
non ha effetti negativi sulla salute. C’è un
certa pubblicità che vorrebbe far passare
l’idea che l’acqua di casa è causa di calcoli,
perché troppo dura. Ciò è tutto da dimostrare. Le acque più dure fanno male agli elettrodomestici per le incrostazioni, non alle
persone. Mentre le acque troppo dolci non
apportano minerali necessari alle funzioni
vitali.
SOSTANZE DOVUTE
ALL’INQUINAMENTO
Oltre alle sostanze che derivano naturalmente dal terreno e dalle rocce, ne esistono altre, estranee, dovute agli insediamenti
urbani, alle pratiche agricole e agli scarichi
industriali. Ne citiamo qualcuna.
NITRATI
L’inquinamento da nitrati deriva da allevamenti, fertilizzanti agricoli e fognature. Nelle coltivazioni intensive vengono impiegati
fertilizzanti azotati, sotto forma di nitrati, che
le piante assorbono facilmente. Ma le piante hanno capacità limitata di assorbimento
e trasformazione in proteine, i nitrati in più
restano nella pianta come accumulo o nel
terreno. Per mezzo della pioggia arrivano
nelle acque superficiali o nella falda acquifera e da qui ai nostri rubinetti. I nitrati, oltre
che nell’acqua, sono contenuti nelle verdure
e sono usati come additivi chimici per salumi
e prosciutti. I rischi di un’eccessiva quantità
di nitrati riguardano la possibile formazione
delle Nitrosamine cancerogene. Il limite per i
nitrati è di 50mg/l di acqua, ma il valore consigliabile è di 25mg/l e scende a 10 mg/l per
donne in gravidanza e lattanti.
CLORO AMMAZZA BATTERI
E TRIALOMETANI
I processi di potabilizzazione prevedono la
disinfezione da effettuare tramite il cloro e i
suoi derivati. Tale operazione viene spesso
effettuata anche quando si utilizzano acque
di falda, in modo da proteggere da eventuali
inquinamenti in rete. A partire dagli anni ’80
sono stati evidenziati nelle acque potabili degli USA composti organoclorurati, che
provengono dal processo di clorazione. Perché si formino queste sostanze è necessario
che nelle acque da trattare siano presenti
particolari sostanze organiche, che sono in
grado di reagire col cloro formando i trialometani. Perché ce ne occupiamo? Perché
alcune di queste sostanze sono cancerogene. Bisogna dire che le concentrazioni
nell’acqua sono molto basse, dell’ordine
del milionesimo di grammo (microg). In ogni
caso, un’analisi di tali componenti fatta prelevando l’acqua in parecchi comuni del Trentino, ha dato esito quasi sempre negativo.
E L’ACQUA CHE SA DI CLORO?
La soglia di percezione del cloro per il sapore è di 0.5 mg/l, mentre la quantità massima
di cloro che può essere presente
nell’acqua potabile è di 0.1 mg/l.
Perciò, quando bevendo sentiamo sapore di cloro, potrebbe
voler dire che si è 5 volte sopra
il limite.
ALTRI POSSIBILI
INQUINANTI?
Oltre a questi, la legge prevede limiti e controlli per altri
composti indesiderabili come
l’ammoniaca e i nitriti (derivanti da sostanze organiche in
decomposizione), tensioattivi (derivanti da detersivi) e
limiti ancora più restrittivi per
le sostanze tossiche come i
metalli pesanti e i fitofarmaci.
ACQUA MINERALE
O ACQUA DI RUBINETTO?
Un paio di anni fa la rivista Altroconsumo ha
effettuato un’analisi sull’acqua di 35 città italiane (compresa Trento). I risultati ci dicono
chiaramente che l’acqua di rubinetto è buona e sicura e non ha niente da invidiare alla
parente arricchita che si presenta in bottiglia,
col nome di qualche marchio famoso. I messaggi pubblicitari ci propongono “Un’acqua
oligominerale è adatta a chi deve fare una
dieta povera di sodio”. Certamente si tratta
di un’acqua minerale che contiene quantità
molto basse di sodio, nitrati e residuo fisso.
Ma concentrazioni simili di queste sostanze
si trovano nell’acqua che esce dai rubinetti di
casa nostra. Peccato che la pubblicità martellante ci abbia convinto che siano qualità
esclusive dell’acqua in bottiglia! Nell’analisi effettuata da Altroconsumo sull’acqua di
Trento, il giudizio globale è “ottimo”.
PRIVATIZZARE L’ACQUA?
Da qualche anno è in atto un dibattito sulla privatizzazione dell’acqua. Partiamo dal
presupposto che l’acqua è un diritto di tutti,
e quindi bisogna impedire che trattamento e
distribuzione dell’acqua vengano occupati
da chi vuole fare affari e abbia più interesse
a vendere l’acqua piuttosto che a promuovere la sua tutela e il risparmio.
73
tt 02
CIbO E SALUTE
anno LVI
IGIENE DEGLI ALIMENTI
NON SOLO CONTROLLI
MICROBIOLOGICI
di Rosaria Lucchini
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie –
Sezione di Trento
74
I microrganismi crescendo fanno cambiare il pH del
terreno agar facendo virare il colore da verde a giallo
oro
Il terreno selettivo Chromo Agar consente una
crescita microbica differenziale per forma e colore
delle colonie
e consideriamo l’alimento come
l’ambiente di vita per numerosi tipi diversi di microrganismi
alcuni utili e altri dannosi, possiamo allora pensarlo come un
complesso ecosistema che si regge su regole ben precise della competizione e sinergia
microbica. I prodotti tradizionali ne sono un
esempio importante perché sono arrivati fino
a noi grazie al lavoro di chi nel tempo ha trovato il giusto bilanciamento tra la tecnologia
di lavorazione delle materie prime e le condizioni ambientali per ottenere un prodotto
gradevole. Qualora tale equilibrio si rompa,
ecco che possono verificarsi casi di proliferazione indesiderata, sviluppo di odore o colore anomali, o addirittura l’instaurarsi di casi
di tossinfezione alimentare per la presenza
di microrganismi patogeni.
La conoscenza delle interazioni che si creano tra l’alimento e la flora microbica, che
lo può inquinare nel corso della lavorazione
fino al suo utilizzo, è basilare per garantire la
salute del consumatore.
I produttori di alimenti sono sempre più alle
prese con analisi microbiologiche per la ricerca di patogeni come la Salmonella o la
Listeria monocytogenes, o per la numera-
zione di batteri indicatori di igiene derivanti
da contaminazioni ambientali come Escherichia coli, Enterobacteriaceae, Stafilococchi
o microrganismi specifici del processo di
produzione.
Durante la realizzazione di prodotti fermentati quali formaggi, salumi, ma anche crauti,
la matrice alimentare subisce trasformazioni
progressive, cambiando consistenza, perdendo umidità o altro, rendendo l’ambiente
interno poco favorevole alla crescita di patogeni e promuovendo l’evoluzione di forme
microbiche che giocano un ruolo essenziale
nella produzione dell’aroma e del sapore,
oltre alla consistenza dell’alimento, quali
lattobacilli, lattococchi, streptococchi, micrococchi, muffe e lieviti.
Infatti la crescita di tali microrganismi è influenzata da diversi fattori intrinseci quali
l’acidità o l’umidità, oppure da fattori estrinseci quali la temperatura di conservazione,
il tipo di confezionamento in atmosfera modificata o sottovuoto, la presenza di additivi
alimentari. Conoscere i fattori intrinseci ed
estrinseci di un prodotto, assume un’importanza decisiva per bloccare la duplicazione
microbica, o rallentarla a garanzia della qualità dell’alimento.
S
L’IMPORTANZA DELL’UMIDITÀ
I microrganismi necessitano di acqua disponibile per la loro crescita. Uno dei meccanismi più antichi per conservare la carne consisteva proprio nel salarla ed essiccarla, per
abbassarne così l’umidità, e ridurre la crescita microbica. La ricotta salata e affumicata,
che ancora è prodotta in alpeggio durante il
periodo estivo, è nata per poter essere conservata anche in assenza di locali refrigerati.
Il grado di legame dell’acqua nell’alimento,
quindi la sua disponibilità per partecipare
alle reazioni chimiche/biochimiche, e la sua
disponibilità a facilitare la moltiplicazione dei
microrganismi è definita attività dell’acqua
libera (aw), che si ottiene dal rapporto della pressione del vapor acqueo del substrato
alimentare e la pressione del vapore dell’acqua pura, valutato alla stessa temperatura.
L’aw dell’acqua pura è pari a 1,00 e l’aw di
un alimento completamente disidratato è
0,00. Molti alimenti freschi come la carne,
i vegetali e la frutta hanno valori di aw tra
0,97 e 0,99 strettamente corrispondenti ai
livelli di crescita dei molti microrganismi (tabella n. 1), che presentano esigenze varie.
La maggior parte dei microrganismi possono moltiplicarsi con aw compresa tra 0,99 e
tt 02
CIBO E SALUTE
anno LVI
Tab. 1: valori di attività
dell’acqua aW degli alimenti
Aw
Tipologia di alimenti
> 0,98
Carne fresca
Pesce fresco
Frutta fresca
Insaccati
Formaggi
Pane fresco
Conserva di pomodoro
Insaccati stagionati
Prosciutto crudo e altri salumi
Frutta secca
Farina
Cereali
Pesce sotto sale
Prodotti da forno
Miele
0,98-0,93
0,93-0,85
0,85-0,60
< 0,60
Tab. 2: valori di pH degli alimenti
pH
Tipologia di alimenti
12-10
10-8,5
7,5-5,0
Squalo fermentato
Albume
Pesce fresco
Carne fresco
Vegetali
Latte
Farina
Agrumi
Bibite
Birra
Yoghurt
5,5-3,0
0,91, mentre muffe e lieviti crescono anche a
valori di aw bassi fino 0,80, per questo colonizzano spesso la superficie dei salumi e la
crosta dei formaggi.
Alcuni batteri, come Staphylococcus aureus,
possono crescere a livelli di aw abbastanza
bassi (0,83) e possono causare problemi in
alimenti come carni salate e formaggi. Anche il congelamento riduce la disponibilità di
acqua libera, per la formazione dei cristalli di
ghiaccio, così come l’utilizzo dello zucchero,
che lega le molecole di acqua libera e le sottrae ai microrganismi presenti.
IL PH E L’ACIDITÀ
Il pH misura il grado di acidità. In una scala da 1 a 14, il valore neutro del latte, del
sangue umano, dell’acqua si aggira intorno
a 7. La maggior parte degli alimenti freschi,
come la carne, il pesce, i vegetali sono poco
acidi mentre la maggior parte dei frutti sono
moderatamente acidi. Gli insaccati e i formaggi, prodotti fermentati come lo yoghurt, i
cetriolini o preparazioni sott’aceto presentano un pH progressivamente acido spostandosi a valori da 6 a 4. Pochi alimenti come
l’albume dell’uovo sono alcalini.
La crescita microbica è influenzata anche
dalle condizioni di acidità dell’ambiente.
L’aumento dell’acidità, ottenuto con la fermentazione (sviluppo di flora lattica che
comporta la produzione di acido lattico) o
con l’aggiunta intenzionale di acidi deboli
(conserve di verdura sott’aceto o agrodolce), è un metodo da sempre usato per la
conservazione degli alimenti. Generalmente
i microrganismi crescono bene a pH neutro
(pH=7), ma i batteri lattici, importanti per la
caseificazione o per la produzione di salumi, crescono bene in ambienti acidi e anche
alcuni patogeni crescono fino a valori di 5.
Nel piano di campionamento per il controllo dell’igiene degli alimenti, in particolari
prodotti tipici quali mortandela, luganega,
e carne salada, non possono mancare la
misura dell’acqua libera e la misura del pH.
Infatti tali valori possono dare utili informazioni al produttore per definire se l’alimento
presenta caratteristiche intrinseche che lo
rendono un terreno favorevole o meno per
la proliferazione batterica e quindi impostare
le successive ricerche microbiologiche. Per
ridurre il rischio da contaminazioni microbiche di origine ambientale la strategia migliore resta sempre quella di curare al massimo
la detersione delle superfici di lavoro e delle
attrezzature e di verificarne l’efficacia.
I microrganismi crescendo nelle provette fanno
cambiare il pH del terreno facendo virare il colore da
rosso (destra) ad arancio (sinistra)
75
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