4 PSR 2007-2013 La valutazione intermedia 12 FILIERE CORTE I mercati contadini 38 RICERCA Lotta alla ticchiolatura 48 BIOLOGICO La settimana del bio a Trento PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Assessorato provinciale all’agricoltura foreste, turismo e promozione terra trentina www.trentinoagricoltura.net N. 2 anno LVI Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente ACQUA L’ORA DELLE QUOTE speciale irrigazione 02 [email protected] E la canzone dell’acqua è una cosa eterna. È la linfa profonda che fa maturare i campi. È sangue di poeti che lasciano smarrire le loro anime nei sentieri della natura. Periodico di economia e tecnica dell’agricoltura. Organo dell’Assessorato provinciale all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Direttore responsabile Giampaolo Pedrotti Coordinatore tecnico Sergio Ferrari Coordinatore editoriale Corrado Zanetti Segreteria di redazione Marina Malcotti Redazione Piazza Dante, 15 38100 TRENTO Tel. 0461 494614 492670 Fax 0461 494615 PSR 2007-2013 La valutazione intermedia 12 FILIERE CORTE I mercati contadini 38 RICERCA Lotta alla ticchiolatura 48 BIOLOGICO La settimana del bio a Trento PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO ASSESSORATO PROVINCIALE ALL’AGRICOLTURA FORESTE, TURISMO E PROMOZIONE terra trentina www.trentinoagricoltura.net anno LVI Reg. Trib. Trento n. 41 del 29.8.1955 4 N. 2 anno LVI Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente Federico Garcia Lorca Più ci saranno gocce d’acqua pulita più il mondo risplenderà di bellezza. Madre Teresa di Calcutta ACQUA L’ORA DELLE QUOTE sommario COMITATO DI DIREZIONE Mauro Fezzi Dipartimento agricoltura e alimentazione Fabrizio Dagostin Servizio aziende agricole e territorio rurale Marta Da Vià Servizio promozione delle attività agricole Alberto Giacomoni Agenzia provinciale per i pagamenti Giuliano Dorigatti Agenzia provinciale per i pagamenti PRIMO PIANO 4 12 PSR, INIZIA IL SECONDO TEMPO Come sta spendendo il Trentino i 280 milioni di euro messi a disposizione dal PSR 2007-2013? La “pagella” della Valutazione Intermedia. Alexa Vanzetta, Federica Giovandone LA CAMPAGNA AMICA VAL AL MERCATO Pronti a partire 200 punti vendita Coldiretti: prodotti locali certificati e a prezzi inferiori Walter Nicoletti Romano Masè Dipartimento risorse forestali e montane Il vino trentino va in montagna Erika, la migliore vignaiola d’Europa Pane e dolci da forno alla Mostra dell’Agricoltura Merendina sì, ma con la vitamina Marina Monfredini Fondazione E. Mach - IASMA Silvia Ceschini Ufficio stampa Fondazione E. Mach - IASMA Fotografie: Archivio Azienda per il turismo Madonna di Campiglio Pinzolo -Val Rendena; Archivio Coldiretti; Archivio Cooperativa Sant’Orsola; Archivio Dipartimento Agricoltura PAT; Archivio IASMA; Archivio Federazione Allevatori Trento; Archivio Servizio conservazione della natura e valorizzazione ambientale; Archivio Servizio Foreste e Fauna; Archivio Ufficio Stampa Cooperazione Trentina; Archivio Ufficio Stampa PAT; Archivio Donne in campo CIA; Fototeca Trentino Spa; Luca Franceschi; Giovanni Frisanco; Piero Cavagna; Giovanni Cavulli; Pietro Lorenzi; Romano Magrone; Franco Michelotti; Daniele Mosna. Foto in copertina: Romano Magrone GRAFICA Prima - Trento STAMPA Tipografia Esperia - Trento Chiuso in redazione il 29/04/2011 speciale irrigazione FRUTTICOLTURA 40 REPORTAGE LA TURCHIA FRUTTICOLA è GIà IN EUROPA Gastone Dallago, Andrea Branz, Lodovico Delaiti, Maria B. Venturelli SANT’ORSOLA LE DIFFICOLTà NON FRENANO LA CRESCITA Sergio Ferrari ATTUALITà 48 La settimana del Bio Carburante, i consumi vanno dichiarati Recinzioni tradizionali a Ortinparco RUBRICHE 56 speciale Notizie IASMA Silvia Ceschini Europa Informa a cura di Europe Direct Notizie Sergio Ferrari Iris Fontanari Cibo e salute Minerale o del rubinetto? Ce la danno a bere Come soddisfare il bisogno idrico delle colture evitando sprechi? Dalla ricerca, innovazione tecnologica, riconversione dei vecchi impianti a pioggia ai sistemi a goccia e nuove conoscenze agronomiche le indicazioni per l’uso razionale e sostenibile dell’acqua. Una risorsa pubblica, non asservibile alle politiche di settore e che in futuro dovrà essere calibrata in quote. Nello “speciale” di 13 pagine i contributi offerti dal convegno svoltosi a San Michele all’Adige a fine febbraio alla costruzione di una nuova “società dell’acqua”. VITICOLTURA 46 Walter Nicoletti Orto e dintorni: LA MELISSA Ricette contadine IRRIGAZIONE 19 A come Agricoltura ALIMENTAZIONE, AMBIENTE Carmelo Bruno I fattori che influenzano l’igiene degli alimenti Rosaria Lucchini 55 Scaffale ASSOCIAZIONI Scampagnate in fattoria Assemblea Confagricoltura ZOOTECNIA 44 L’INDAGINE COSÌ È CAMBIATO IL VIGNETO TRENTINO Mario Chemolli, Libia Victoria Gaviria, Erman Bona, Claudio Tonon MARKETING E TERRITORIO 54 VINI AMBASCIATORI DEL TURISMO TRENTINO IN POLONIA Nuove strategie di promozione congiunta vino-territorio-turismo L’IPOFERTILITÀ BOVINA DIPENDE DAL MANAGEMENT Utili indicazioni per gli allevatori dalle tre giornate di “Allevatori Insieme” Raffaele Farella Donatella Simoni TECNICA, RICERCA, SPERIMENTAZIONE MAL DELL’ESCA COMPATTAMENTO IN VIGNETO Continua il monitoraggio in Trentino Bruno Mattè Come evitarlo e curarlo 32 Andrea Pezzuolo TICCHIOLATURA Il controllo delle prime infezioni Paolo Tait, Claudio Panizza TECNICA FLASH tt 02 PRIMO PIANO I l Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 della Provincia di Trento ha raggiunto ormai la metà del periodo di programmazione. È tempo perciò di effettuare alcune prime considerazioni in merito all’efficienza di tale strumento a favore del mondo agricolo e rurale trentino. La performance del Programma viene misurata in base alla capacità da parte dell’Amministrazione di erogare i fondi a disposizione, a beneficio di investimenti, PSR 2007-2013: AVANZAMENTO FINANZIARIO A MARZO 2011 premi o altre azioni Asse Spesa pubblica Pagato dal 2007 a % pagamenti in campo agricolo programmata 2007marzo 2011 in € su spesa 2013 (risorse a pubblica e rurale. Tale cadisposizione) in € pacità non è affatAsse I 108.846.466 33.433.946,38 30,72% to scontata, data la mole di regolaAsse II 121.059.823 62.509.364,58 51,64% menti comunitari, Asse III 32.440.443 4.705.777,55 14,51% nazionali e provinAsse IV 17.142857 395.159,81 2,31% ciali da osservare Misura 511 1.143.773 162.467,29 14,20% per l’applicazione del Programma e Totale 280.633.362 101.206.715,61 36,06% del necessario iter PSR 2007-2013 amministrativo. La Provincia di Trento si attesta nei primi posti (4°) della graduatoria nazionale a livello regionale/provinciale, per quanto riguarda l’avanzamento della spesa pubblica sostenuta dall’inizio della programmazione (2007) fino ai primi mesi del 2011. In totale, sono stati erogati circa 101 milioni di Euro sui 280 a disposizione, raggiungendo così un avanzamento della spesa del 36% circa. Considerato il rallentamento iniziale nella partenza del programma, legato a difficoltà tecniche ed amministrative, tale dato dimostra un ottimo recupero. Entrando nel dettaglio dell’avanzamento finanziario, emergono alcune differenze in termini di performance tra gli assi del PSR. All’ottimo avanzamento degli assi I “Miglioramento della competitività del settore agricolo forestale” e II “Miglioramento dell’ambiente e dello Spazio Rurale”, si contrappone un ritardo dell’asse III “Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale”. L’asse IV “Attuazione dell’impostazione LEADER” presenta 4 INIZIA IL SECONDO TEMPO di Alexa Vanzetta Dipartimento Agricoltura e Alimentazione PAT anno LVI tt 02 PRIMO PIANO anno LVI un ritardo nell’esecuzione, tuttavia è necessario considerare che il Gruppo di Azione Locale “Leader Val di Sole” ha raccolto negli ultimi 18 mesi un’ingente mole di progetti dei quali alcuni già in liquidazione L’avanzamento finanziario delle singole misure del PSR può essere raggruppato in tre classi, sulla base del rapporto percentuale tra pagamenti effettuati sulle singole misure e la spesa pubblica programmata per il settennio: “rallentata” se inclusa tra 0-23%, “buona” se tra 24-46% e “ottima” se tra 4770%. Dal quadro relativo all’avanzamento della spesa pubblica programmata 20072013 emerge che le 16 misure del PSR (considerando l’asse IV come unica misura) sono distribuite equamente tra una performance rallentata e una performance buona-ottima. Il raggiungimento della soglia del 24% dalla metà delle misure del PSR può essere considerato come indice di buon avanzamento del programma. L’esecuzione rallentata (in termini di contributo erogato) di otto misure è da ricondursi a problematiche giuridicoamministrative in corso di risoluzione. LA VALUTAZIONE INTERMEDIA di Federica Giovandone AGER&STARTER I l Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 della Provincia Autonoma di Trento, ha ormai raggiunto la piena operatività. Nel corso del 2009, come previsto dal Regolamento (CE) n. 1698/2005, sono state avviate le attività di valutazione del Programma da parte del valutatore indipendente individuato nel Raggruppamento Temporaneo di Imprese tra le società AGER srl e STARTER srl. Tali attività hanno visto nel 2010 l’elaborazione del Rapporto di Valutazione Intermedia, attualmente all’esame dei responsabili della Commissione Europea. Il Rapporto ha avuto come oggetto di analisi i 3.277 beneficiari dei circa 62,8 MEuro (pari al 22,4% delle risorse stanziate), erogati al 31/12/2009 dall’Amministrazione provinciale. Il PSR trentino si sta muovendo in coerenza con alcuni obiettivi generali del Piano Strategico Nazionale. Per ciò che concerne l’Obiettivo 1 – “Migliorare la competitività del settore agricolo e forestale”, esso vi contribuisce nettamente soprattutto per quanto riguarda il sostegno alle produzioni agricole a maggiore valore aggiunto. L’impatto del PSR previsto sull’Obiettivo 2 – “Valorizzare l’ambiente e lo spazio rurale attraverso la gestione del territorio” è positivo soprattutto per quanto riguarda il sostegno all’attività agricola di montagna all’integrazione dell’attività agricola con le aree del territorio a più elevata vocazione naturale e ambientale. Anche per l’Obiettivo 3 – “Migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e promuovere la diversificazione delle attività economiche”, il PSR appare centrare le finalità previste a livello nazionale. Il Trentino, di fatto, ha una sua particolare struttura produttiva con una effettiva e “tradizionale” integrazione fra produzione, trasformazione, vendita diretta, ricettività e turismo. Il PSR consolida ed estende tale modello, soprattutto nelle zone montane ove le attività primarie si devono coniugare con oggettive difficoltà geografiche. Nello specifico, le analisi condotte dal valutatore hanno evidenziato che il PSR Trentino sta avanzando più che correttamente rispetto all’obiettivo del mantenimento dell’ambiente e dello spazio rurale tramite la gestione del territorio, mostrando buone percentuali di raggiungimento dei target degli indicatori dell’Asse 2 “Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale”. In particolare, i target relativi al mantenimento della biodiversità e alla valorizzazione degli habitat agricoli forestali di alto pregio, già in questa fase, sembrano essere completamente raggiunti, grazie all’apporto determinante dell’intervento B della Misura 214 che sovvenziona il mantenimento delle superfici prative e a pascolo, imponendo nel contempo dei limiti relativamente al carico di bestiame e alla fertilizzazione. Il Valutatore, a tal proposito, si è raccomandato per la misura 214 - intervento B – Azione B.1 “Gestione delle aree prative” di valutare la possibilità di introdurre una premialità che compensi lo svantaggio derivante dalla pendenza delle superfici oggetto di sfalcio. Inoltre, al fine di rafforzare il contributo dell’Asse 2 agli obiettivi ambientali, nel Rapporto di Valutazione Intermedia si suggerisce di verificare la possibilità di introdurre per la misura 211 un criterio che permetta di svincolare il carico massimo di bestiame dalle UBA al fine di non penalizzare gli allevatori che scelgono di destinare tali superfici a razze locali, tra cui la Rendena, caratterizzate da una produzione inferiore di deiezioni rispetto ad altre razze lattifere maggiormente produttive Il contributo del PSR alla competitività del sistema agricolo trentino, invece, alla fine del 2009 non ha raggiunto livelli soddisfacenti, pur se alcune misure degli Assi 1 e 3 presentano un buon grado di avanzamento. Per quanto concerne l’Asse 3 il valutatore ha rilevato la necessità di promuovere effettivamente una diversificazione dell’attività primaria, oltre che con la promozione della ricezione agrituristica, supportando la messa in esercizio di un sistema di servizi erogati dalle imprese agricole nelle aree rurali. Le iniziative legate all’Asse 4 - Leader, al 31/12/2009, erano ancora del tutto ferme, ma nel 2010 hanno visto una rapida accelerazione con l’avvio delle attività del Gruppo di Azione Locale in Val di Sole che fa ben sperare sul completo raggiungimento degli obiettivi entro la fine del periodo di programmazione. 5 PRIMO PIANO tt 02 anno LVI Mellarini al Vinitaly: “Valorizziamo questa propensione, compiendo scelte forti” IL VINO TRENTINO VA IN MONTAGNA 6 tt 02 PRIMO PIANO anno LVI 7 di Roberto Bertolini C aratterizzare la produzione vitivinicola trentina al fine di creare un brand forte e riconoscibile, quello di un vero e proprio “vino della montagna”. A lanciare la proposta è stato, in occasione del recente Vinitaly, l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Tiziano Mellarini. Una sollecitazione che unisce una forte rivendicazione dell’identità territoriale a un progetto nuovo, sul quale riprogettare una unità di intenti ed una comune strategia delle varie “anime” del mondo vitivinicolo trentino. Una proposta rimbalzata dal salone vero- nese alla seconda giornata della kermesse, in occasione dell’incontro con la stampa tenutosi presso lo stand istituzionale del Trentino. A parlarne, nell’elegante scenografia allestita per questa edizione del Vinitaly dall’architetto Lupo, il professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, Elvio Fronza, presidente del Consorzio di Tutela Vini del Trentino, e Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio I.A.A. di Trento. Tema della giornata la vitivinicoltura di montagna. Il Trentino è un territorio interamente montuoso e dunque anche la sua produzione agricola è profondamente influenzata da queste caratteristiche morfologiche. «Questa peculiarità del territorio rappresenta per la nostra vitivinicoltura una grossa opportunità - ha detto l’assessore Tiziano Mellarini - ma ora è il momento di compiere scelte forti e lo dico anche ai nostri produttori. Dobbiamo avere il coraggio di valorizzare questa propensione fino in fondo, puntando con decisione sui tratti caratteristici che la montagna sa infondere ad un vino. Un percorso da compiere anche in termini di brand, creando prodotti che interpretino al meglio lo spirito della montagna e le sue caratteristiche, come la freschezza e tt 02 PRIMO PIANO 8 la genuinità. I particolari microclimi del Lago di Garda, che ci regala ad esempio gli ulivi più a nord in Europa dai quali si ottiene olio di particolare eccellenza, affiancati da quelli propri delle vallate dolomitiche, dovrebbero rappresentare l’ingrediente principale per la nostra produzione vitivinicola”. Lo strumento a cui affidare il progetto è una Consulta – spiega Mellarini – “nella speranza che tutti partecipino e camminino al nostro fianco. Il recupero della viticoltura di terreni posizionati oltre gli 800 metri di quota – aggiunge inoltre l’assessore - potrà offrire ai nostri agricoltori nuove opportunità. Lo faremo coinvolgendo i produttori ed appoggiandoci a quella straordinaria fucina di ricerca e di professionalità per il mondo agricolo che è la Fondazione Mach di San Michele all’Adige, una realtà di eccellenza trentina che in molti ci invidiano». Sulla stessa lunghezza d’onda il professor Attilio Scienza: «Vitigni e territorio sono fondamentali per la nascita di un buon vino. Il Trentino deve essere più consapevole della propria forza, valorizzando la viticoltura di montagna legata al lavoro degli uomini che l’hanno resa coltivabile. La storia ci dice che in Trentino le esperienze migliori di viticoltura nascono proprio fra i monti, dove la cultura di confine crea incontri di grande qualità, come Chardonnay o Riesling. Ora occorre riprendere quella tradizione per produrre vini a basso impatto ambientale, puntando sul concetto di eco compatibilità». Elvio Fronza, del Consorzio di Tutela Vini del Trentino, ha invece sottolineato le forti radici storiche della vitivinicoltura trentina. «Si tratta di un binomio importante quello fra terra e uomo, del quale il vino rappresenta il gonfalone più importante per il territorio, senza nulla togliere ad altri prodotti comunque significativi. Ricordo il ruolo importante giocato in passato dal vino nella vita quotidiana delle persone: eravamo i più grandi fornitori di uva dell’Impero Asburgico. Anche nel futuro dovremo fare così, occorre trovare momenti di forte aggregazione tra i produttori, che portino a risultati positivi. Il Consorzio che io presiedo (con 10mila imprenditori agricoli) ha questa funzione, ossia fare squadra e dare forza al movimento vitivinicolo trentino». Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio, ha ribadito l’importanza del concetto di identità: «Il Trentino è montagna al 100%, con l’80% della superficie sopra i 600 metri di quota, atmosfere che diventano ingredienti importanti anche per i vini. Giusto dunque puntare su prodotti sempre più legati a questa tradizione. Occorre un progetto complessivo basato su una gamma di prodotti che rappresentino davvero il territorio, partendo da esempi positivi come Trentodoc, al quale abbiamo creduto fortemente. Per farlo, però, occorre maggiore unione tra i nostri produttori ». (r.b.) anno LVI Mellarini: la promozione in ordine sparso non paga “VITI OLTRE GLI 800 METRI PER FARCI RICONOSCERE” A ssessore Mellarini, ha lanciato un progetto relativo al vino “di montagna”. Ce lo può spiegare? Intendiamo creare una solida sinergia tra peculiarità importanti della nostra terra, il vino e la montagna, intesa anche come modo di vivere, che trasmette valori come la freschezza, la genuinità e l’amore per il territorio. Il Trentino, con i suoi oltre 10 mila ettari di vigneto suddivisi in più di 80 mila particelle ed una produzione di 1milione e 200 mila quintali di uva e 800 mila ettolitri circa, rappresenta l’area di viticoltura di montagna (così come classificata dall’UE) più importante d’Italia e d’Europa. Si tratta di un’opportunità da sfruttare creando una nostra propria tipologia di vino “di montagna”, che abbia nella qualità e nel legame con l’ambiente i suoi tratti distintivi. Come si realizza questo progetto? L’idea di fondo è quella di legare ad un brand vincente come quello della montagna (pensiamo solo alla forza promozionale delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità) un prodotto che ha bisogno sempre più di contenuti forti, che vanno al di là di quelli pur importanti legati a qualità organolettiche e sapore. In futuro, grazie ai mutamenti climatici in atto, il recupero alla viticoltura, come peraltro era in passato, di terreni a quote oltre gli 800 metri, potrà offrire ai nostri agricoltori interessanti opportunità di coltivazione di vitigni come il Silvaner, il Riesling, il Traminer, il Moscato, ma anche di alcuni incroci interspecifici. Si tratta insomma di caratterizzare il prodotto sulle peculiarità di questa terra, sviluppando una vera e propria tipologia di “vino di montagna” che abbia tratti originali, esclusivi e riconoscibili. Questo anche grazie all’appoggio e alla collaborazione con la Fondazione Mach. Al Vinitaly si è insistito sul concetto di fare squadra, fare sistema. Perché? In un mercato sempre più affollato come quello dei vini, che conta migliaia di produttori e centinaia di migliaia di etichette in tutto il mondo, è difficile pensare di andare a competere in ordine sparso. Aspetti come la promozione e la commercializzazione, necessitano di massa critica, di sinergie, sul modello di Trentodoc. Un progetto nato nel 2007, che sta dando ottimi frutti e che intendiamo implementare per rafforzare ulteriormente l’autorevolezza del metodo classico trentino nel suo insieme. Ma tutto il mondo del vino trentino deve puntare all’unità d’intenti, facendo squadra con orgoglio. È l’unica strada possibile per costruire futuro. Che voto dà al Trentino in mostra al Vinitaly? Qualcuno non ha aderito.. Dó un voto certamente positivo. Gli espositori si sono detti tutti soddisfatti, e sono sicuro che il prossimo anno aderiranno all’iniziativa anche coloro che quest’anno non vi hanno partecipato. Un giudizio sullo stand? Lo stand unificato progettato dall’architetto Michelangelo Lupo ha inteso identificare la nostra provincia con i valori dell’efficacia e della sobrietà, attraverso l’uso del legno come elemento identitario del territorio. Il tutto valorizzato dall’area istituzionale e da quella dell’enoteca provinciale di Palazzo Roccabruna, che hanno ricevuto riconoscimenti per la loro eleganza e funzionalità. (r.b.) tt 02 PRIMO PIANO anno LVI Premiata in Casa Pravis ERIKA, LA MIGLIORE VIGNAIOLA D’EUROPA di Corrado Zanetti È figlia d’arte Erika Pedrini (“sono nata per gemmazione” ama dire di sé), ma anche della sua Valle dei Laghi, dove ora è “completamente immersa” nell’azienda di famiglia, la Pravis. Figlia del Trentino migliore e giovane, ed ora anche figlia della vitienologia europea visto che è stata premiata come migliore giovane vignaiola europea 2011, “Europaeische Nachwuchswinzerin des Jahres”, secondo la qualificata giuria del concorso Art-Vinum Award 2011. A premiarla, lo scorso 6 aprile a Stoccarda, è stato il ministro all’agricoltura del Baden Württemberg Helmut Rau. Il concorso ogni anno individua nelle scuole di enologia, nelle università e nelle aziende viticole europee i giovani (200 i concorrenti quest’anno) che si sono distinti per impegno, innovazione e risultati nel mondo del vino. Come si diventa migliore giovane vignaiola d’Europa? Il riconoscimento è un premio alla persona assegnato in base al curriculum, nel mio caso ha premiato lo slancio verso il futuro, la ricerca, l’innovazione. Mi è sempre piaciuto prodigarmi nello studio, non solo nella vitienologia ma anche nelle lingue, soprattutto tedesco ma anche inglese. Il premio è stato una sorpresa e mi ha fatto enormemente piacere, ma lo considero anche un incoraggiamento a tutte le donne che lavorano in agricoltura, oltre che un indiretto riconoscimento al Trentino vitivinicolo in un momento in cui si discute molto del suo futuro. Oltretutto, questo non è il tuo primo riconoscimento. Si, nel maggio 2004 a Balatonfuered, in Ungheria, ho partecipato al Concorso europeo, come candidata per San Michele, settima edizione, di viticoltura ed enologia. Era un concorso tecnico con domande specifiche inerenti al mondo del vino. Mi sono piazzata terza su 36 concorrenti. Tutto è iniziato a San Michele… Mi sono diplomata all’Istituto tecnico agrario di San Michele nel 2004 nel corso di viticoltura ed enologia, il famoso “corso S”. Tesina di laurea su vitigni autoctoni trentini come la Negrara e la vernaccia. Scuola di famiglia l’Istituto agrario. Sì, stessa scuola e stesso corso li frequentò qualche anno prima mio padre Domenico, e qualche anno dopo mia sorella Giulia. A Paolo Endrici la Medaglia Cangrande La Gran Medaglia di Cangrande, il prestigioso premio che l’Ente Fiera di Verona, su segnalazione delle Regioni italiane, assegna ai benemeriti della vitivinicoltura, è stata conferita a Paolo Endrici, dietro diretta segnalazione dell’assessore provinciale Tiziano Mellarini. La cerimonia si è svolta presso la sala Azzurra del Centro Congressi Europa, nel giorno di inaugurazione della 45^ edizione di Vinitaly. Paolo Endrici rappresenta la quarta generazione della famiglia Endrici, fondatori di ENDRIZZI, una delle più antiche aziende vinicole della provincia di Trento, che nel 2010 ha festeggiato i 125 anni dalla nascita. La produzione di vino della cantina Endrizzi è destinata solo all’alta ristorazione e alle enoteche, dove vengono vendute più di 600.000 bottiglie di vini, Trento DOC e grappa per un fatturato di circa 5 milioni di euro. L’export supera l’80% della produzione ed è uno dei punti storici di forza della cantina Endrizzi. Anche negli ultimi due anni di crisi, la Endrizzi è riuscita a crescere, grazie al forte legame coi clienti, che hanno continuato a favorire dei vini che si distinguono – come dice anche l’associazione Slow Food – perché “buoni, puliti e giusti”. “La mia ambizione – dice Paolo Endrici (nella foto assieme all’assessore Mellarini) è stata quella di portare con passione ed entusiasmo la qualità, la storia, la salubrità del Trentino del mondo”. A te però il diploma non bastava. Già. Volevo ampliare i miei orizzonti e mi sono iscritta al corso di laurea in Enologia presso la Facoltà di Ingegneria a Trento, che collabora con San Michele, laureandomi a pieni voti, prima nell’aprile 2008 in Italia e poi la doppia laurea in Germania, Diploma di Ingegneria a Geisenheim. Il tema della tesi scelto, in perfetta armonia con la Valle da cui provengo, fu “Fermentazioni di mosti ad alta concentrazione zuccherina con lieviti non Saccharomyces” (relatore prof.Cavazza), volendomi legare così alla produzione del nostro prezioso Vino santo. Ma nell’azienda di papà non ci volevi ancora tornare. Durante gli studi ho sempre seguito l’azienda di famiglia, ma prima di entrare full time ho fatto diversi tirocini, sia in Italia nella Tenuta Fontodi (Toscana) sia in Francia, nella bellissima Cote d’Or da Domanine Maldant, ed ancora in Germania ad Hellbronn presso l’azienda familiare Albrecht-kiessling. Ho aggiunto vari praticantati all’estero, sia in Germania che a Londra, per studiare le lingue straniere. Ho collaborato inoltre alla stesura di un report sul vino con la camera di commercio italo americana a Houston (Texas), dove mi ero recata per migliorare l’inglese. E ora, ti senti pronta a fare la vignaiola? Pronta. Dalla vendemmia 2009 sono completamente immersa nell’anima Pravis. Progetti in corso? I vitigni antichi, perché crediamo nella nostra storia, ed i vitigni organici resistenti a oidio e peronospera, un settore che seguo attraverso collaborazioni con istituti e centri di ricerca esteri quali ad esempio Friburgo. 9 tt 02 PRIMO PIANO 10 anno LVI Pane e dolci da forno alla Mostra dell’agricoltura È al pane e ai dolci da forno tradizionali che Provincia e Fondazione Edmund Mach - Istituto Agrario di San Michele all’Adige hanno dedicato il proprio stand comune alla Mostra mercato dell’agricoltura di montagna, che si è svolta lo scorso mese di marzo a Trento, attirando decine di migliaia di persone. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione panificatori del Trentino con l’obiettivo di mettere in evidenza la qualità, la salubrità nonché la valorizzazione delle produzioni locali. Dopo salumi, formaggi e piante officinal, a cui è stato dedicato spazio nelle edizioni degli scorsi anni, quest’anno è toccato ad un’altra tipologia di prodotti rappresentati nell’Atlante dei prodotti tipici trentini: il pane e i prodotti da forno tradizionali. All’interno dello stand i visitatori hanno potuto partecipare a degustazioni di Bine, Gramolato (Pan Taià), Bechi panzalini, Strudel, Torta de fregoloti, Zelten, tutti prodotti che risultano appunto inseriti nell’elenco di quelli tipici e tradizionali trentini. E ad accompagnare le degustazioni i vini forniti dalla cantina della Fondazione Edmund Mach - Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Al pane era ispirata tra l’altro, in questa edizione della Mostra, l’insolita proposta (ma non c’è da stupirsi visto il nome del vignaiolo) di Mario Pojer, che ha intrigato i visitatori proponendo loro una degustazione olfattiva di due diversi tipi di pane contenuti in due bicchieri giganti, dichiarando le prime cinque associazioni mentali suggerite dalle sensazioni olfattive rese da entrambi. Un gioco intrigante, con molte sorprendenti risposte. Ma la Mostra è stata naturalmente anche molto altro, confermandosi un grande appuntamento popolare. In queste due pagine alcuni “scatti” del fotografo Giovanni Cavulli. tt 02 anno LVI PRIMO PIANO 11 tt 02 PRIMO PIANO anno LVI 12 di Walter Nicoletti LA CAMPAGN VA AL MERCA C oldiretti ha lanciato una sfida al mondo agricolo e soprattutto al settore commerciale che sta per essere raccolta anche in Trentino. La sfida è quella della “Filiera tutta agricola e tutta italiana” che punta alla valorizzazione del prodotto locale e nazionale attraverso una rete di vendita controllata e gestita in prima persona dagli stessi produttori. A livello nazionale i Mercati di Campagna Amica sono oltre 700 con una crescita del 400% nel corso degli ultimi tre anni. Ma l’obiettivo è soprattutto quello di aprire nel breve-medio periodo circa 20.000 punti vendita direttamente presso le aziende agricole. Di questi punti vendita aziendali ne esistono già 2.700 in tutta Italia, 200 dei quali sono pronti a partire in Trentino proprio in queste settimane. Sono piccoli spacci dove il contadino gestisce con la sua partita Iva la vendita diretta e dove il consumatore può trovare anche altri prodotti provenienti da aziende vicine. Abbattere i costi dell’intermediazione (che sono diventati effettivamente insopportabili sia per il produttore, sia per l’acquirente) e garantire l’origine certificata del prodotto. Ecco gli obiettivi di Coldiretti che punta a definire una alleanza orizzontale e partecipata con il consumatore finale attraverso una specifica campagna di marketing e di comunicazione. In questo modo sono state coinvolte nell’ultimo anno oltre 16.000 aziende agricole e 12 milioni di consumatori dentro un progetto che punta alla “terza via distributiva” alternativa sia alla grande distribuzione organizzata, sia alla rete di vendita tradizionale. Un progetto che vede il Trentino in prima fila nella promozione delle cosiddette filiere corte e che si è concretizzato negli ultimi anni in diverse iniziative dei Mercati di Campagna Amica. A Trento, il sabato mattina, è attivo da anni il mercato di Piazza Dante al quale si affiancherà a breve la nuova area per tt 02 PRIMO PIANO anno LVI Pronti a partire in Trentino, per iniziativa di Coldiretti, 200 punti vendita. Prodotti locali, certificati e a prezzi inferiori del 30 per cento rispetto alla grande distribuzione organizzata 13 A AMICA TO la vendita diretta prevista in Via Filzi nelle giornate di mercoledì. A Pergine Valsugana il mercato è attivo quasi tutto l’anno, mentre a Villalagarina l’alleanza fra Coldiretti e Slow Food ha portato all’organizzazione del “Mercato della Terra”. Questa particolare iniziativa si svolge nel tardo pomeriggio del quarto venerdì del mese e prevede anche la presenza di artigiani, gastronomi, albergatori e ristoratori accanto alle associazioni culturali e di volontariato. Un’idea che verrà in parte importata a Rovereto, nel quartiere del Brione, dove si sta pensando di affiancare al Mercato di Campagna Amica anche un vero e proprio mercato rionale partecipato dalla Circoscrizione e dalle associazioni locali. Altri mercati in pole position sono quelli della Valle dei Laghi e di Ala, dove si stanno raccogliendo le adesioni dei produttori, mentre diverse manifestazioni di interesse per aprire iniziative commerciali e culturali di questo tipo sono giunte negli ultimi mesi dai comuni di Borgo Valsugana, Strigno, Cles, Arco, Fol- garia e dalla stessa municipalità di Bolzano. <Il nostro problema – afferma Ezio Dandrea, responsabile per Coldiretti Trento della rete regionali dei Mercati di Campagna Amica – è quello di garantire ai singoli comuni che stanno facendo richiesta un adeguato numero di produttori che non sempre è facile reperire>. Notizie che sicuramente possono incoraggiare il mondo agricolo in un momento di profonda crisi e dove si fa fatica a collocare il prodotto a prezzi adeguatamente remunerativi. La forza di questo progetto sta nella garanzia dell’origine che al 100% deve essere aziendale e certificata. <In questi anni – sottolinea Dandrea – abbiamo avuto ben otto esclusioni di aziende che non garantivano la completa provenienza aziendale del prodotto. E questo per specificare la serietà del nostro disciplinare>. Un disciplinare che prevede anche una specifica attenzione al tema della gestione dei rifiuti grazie all’utilizzo di borse ed imballaggi riciclabili e di contenito- Il mercato dei contadini solandri a Malè. A fianco il mercato del sabato in piazza Dante a Trento. ri riutilizzabili, in uno spirito che oggi come oggi potremmo definire da vera e propria decrescita. Ma, ovviamente, a farla da padrone è sempre il prezzo. Il disciplinare di questi mercati prevede per i prodotti freschi e comparabili con la GDO e le reti di vendita tradizionali un risparmio minimo per il consumatore del 30%. Per questo si fa riferimento al sito ministeriale www.smsconsumatori.it o al numero 47947 attraverso il quale si può inviare un messaggio dal telefono cellulare specificando il prodotto fresco di riferimento. Nella giornata del 26 marzo scorso, ad esempio, abbiamo provato ad inviare un messaggio chiedendo il prezzo delle patate. Il messaggio di ritorno indicava un prezzo di vendita al chilo di 1 euro, mentre i cartellini di riferimento del Mercato di piazza Dante a Trento indicavano un prezzo di 40 centesimi al chilo. Un bel risparmio, non c’è che dire. Coldiretti Trento una volta la settimana controlla i prezzi anche presso i supermer- tt 02 PRIMO PIANO 14 cati Poli, Orvea e Superstore per indicare ai produttori aderenti al mercato settimanale il prezzo che dovrà essere scontato di almeno il 30%. <Un obiettivo che non ci spaventa – sottolinea ancora Dandrea – visto che i costi delle intermediazioni commerciali non pesano in questo caso sul prezzo finale e quindi sulle tasche del consumatore>. In questo modo si riesce, ma parliamo essenzialmente del fresco, a garantire anche risparmi che, come nel caso delle mele, possono superare il 50% rispetto alla rete tradizionale. Recentemente sul mercato si è affacciato anche il settore biologico, mentre per le produzioni di nicchia, come nel caso ad esempio di ortaggi ricercati, piccole produzioni artigianali e quant’altro, vige il principio della non confrontabilità con i prezzi della GDO. In questo caso il produttore provvede a sistemare vicino al prezzo l’indicazione “non confrontabile” in modo tale che il consumatore sia a conoscenza della particolarità del prodotto. I Mercati di Campagna Amica vogliono infine diventare dei veri e proprio progetti culturali tramite i quali divulgare il ruolo essenziale dell’agricoltura nei confronti della società e dell’ambiente e dove sviluppare una nuova cultura alimentare. <Non ci consideriamo alternativi alla cooperazione – spiega Pietro Giacomozzi, presidente dell’Associazione Agrimercato – ma complementari. Per le zone marginali o non vocate all’agricoltura intensiva la nostra proposta si colloca come una sorta di alleanza con i consumatori, i quali possono diventare per noi una sorta di consorzio di garanzia informale per garantire reddito e stabilità all’azienda agricola>. A dare manforte al concetto di complementarità viene anche l’ultima creatura di Coldiretti: le “Botteghe del contadino”, ovvero i punti della Vendita Diretta Organizzata. Si tratta dell’ultimo e più ambizioso tassello del progetto della Filiera tutta agricola e tutta italiana, che vede già strutturati ben 50 punti vendita a livello nazionale all’interno dei quali il singolo produttore vende la sua merce con il suo registratore di cassa. Un metodo che evita l’intermediazione, pur garantendo la presenza del produttore sul mercato. In provincia di Trento la Condiretti ha avviato una serie di confronti sia con alcune Famiglie cooperative, sia con altre reti di vendita. <L’obiettivo – conclude Ezio Dandrea – è quello di organizzare delle aree di vendita indipendenti, anche interne alla cooperazio- anno LVI ne, in grado di saltare passaggi intermedi, avvicinare produttori e consumatori finali, garantendo qualità e prezzi più vantaggiosi sia per i primi che per i secondi. In definitiva è una chance di maggior reddito per i produttori, una garanzia di maggior qualità per i consumatori. La filiera corta significa sostanzialmente “vendita diretta” dei produttori agricoli ai consumatori finali, che sempre di più esigono qualità controllata e certificata dal punto di vista della provenienza, della genuinità, dell’igiene e della sanità>. “Qui non c’è speculazione” L i chiamiamo acquirenti, preferendo il termine a quello di consumatore, per indicare anche un nuovo modo di fare la spesa. Più consapevole e responsabile se vogliamo, in ogni caso più vicino al lavoro del contadino. Li abbiamo incontrati a Trento, in piazza Fiera, in una bella mattinata di primavera ed abbiamo ascoltato le loro opionioni. Mirella Boccher: il rapporto qualità prezzo è il vero punto di forza Da quanto tempo frequenta il Mercato e qual è secondo lei il suo punto di forza? <Lo frequento da circa un anno e penso che il suo punto di forza sia il rapporto qualità prezzo. Trovo molti prodotti naturali e artigianali ad un prezzo effettivamente vantaggioso. Inoltre riscopro sapori e ricette che per me significano un vero e proprio ritorno al passato>. Pippo Oggiano: mi piace perché qui non c’è speculazione Perché frequenta il Mercato di Coldiretti? <Perché qui sono sicuro che non c’è la speculazione commerciale dovuta alle intermediazioni della grande distribuzione. Mi sembra una possibile risposta a questa crisi economica e anche un’idea di civiltà che si oppone alla cultura imperante della competitività a tutti i costi e quindi della guerra>. Annamaria Sandu: lo faccio per i miei bambini Per lei è importante il rapporto diretto con il contadino, il fatto di conoscerlo personalmente? <Lo ritengo molto importante, ma io sono qui innanzitutto per i miei bambini in quanto mi sento sicura della provenienza di questi prodotti. I piccoli possono assaggiare direttamente questi tt 02 PRIMO PIANO anno LVI Contributo provinciale: solo 5 le domande presentate ANCORA POCHI I COMUNI DELLA FILIERA CORTA A partire dallo scorso anno i Comuni hanno l’opportunità di finanziare la realizzazione di mercati destinati alla vendita diretta di prodotti locali da parte degli imprenditori agricoli attraverso il contributo (90 % della spesa ammessa) concesso dalla Provincia in base all’articolo 28 bis della legge provinciale 8 maggio 2000, n. 4 (ora sostituito dall’art. 65 della legge provinciale 30 luglio 2010, n. 17), secondo i criteri stabiliti dalla delibera (assessore Olivi) della Giunta provinciale n. 1461 del 17 giugno 2010. Tale opportunità non è stata finora molto sfruttata, nonostante la percentuale contributiva prevista sia del 90 % della spesa per interventi con spesa minima ammissibile pari a 10mila euro. Al Servizio Commercio della Provincia sono infatti pervenute fino ad oggi solo 5 domande da parte di Comuni o associazioni di Comuni. Questi i progetti prodotti senza problema. Inoltre è un posto accogliente e sicuro per la famiglia>. Luigi Deavi: da luogo di degrado a luogo di incontro Secondo lei l’agricoltura può diventare anche un progetto culturale per la società? <Premetto che sono un cliente del mercato fin dagli albori e lo sono in maniera entusiastica. Devo dire che qui c’è un bel gruppo di produttori, ma anche di acquirenti. Ci si conosce tutti, c’è sempre una buona parola, un consiglio utile per come cucinare un prodotto. Ogni contadino ha una sua specialità di stagione che è bene conoscere e valorizzare come una primizia da esibire ed una leccornia da assaggiare. Infine va detto che iniziative come queste possono contribuire ad abbellire la città, a renderla più simpatica ed accogliente>. (w.n.) 15 attivati: ►Comune di Villa Lagarina (in associazione con Isera, Nogaredo, Pomarolo e Nomi): il Mercato della Terra della destra Adige è attivo dal 17 dicembre 2010 ed anima, con 14 bancarelle ospitate sotto una tensostruttura, piazza S.Maria Assunta ogni ultimo venerdì del mese dalle ore 15 alle 19 (dalle 17 alle 21 in estate). Un luogo dove è possibile confrontarsi con i produttori locali ma anche di Brentonico e della Valle di Gresta, fare la spesa in un’ottica di filiera corta, sperimentare e divertirsi all’interno dei laboratori del gusto di Slow Food, incontrarsi e mangiare in compagnia. Ospita, a turno, anche un artigiano e un punto info dell’Apt. In preparazione un libretto con l’elenco e presentazione degli operatori. ►Comune di Arco: il progetto, approvato dal Consiglio comunale lo scorso ottobre, riguarda la realizzazione del Mercato del Contadino in prossimità del Viale delle Palme, vicino al Casinò (dove già oggi c’è un piccolo mercato), con una pensilina modulare in acciaio con pannelli fotovoltaici ed uno spazio centrale dove sarà possibile la sosta dei furgoni dei produttori adibiti alla vendita dei prodotti. Il nuovo mercato (15-20 postazioni) sarà affidato in gestione a Coldiretti e potrà iniziare ad operare a fine anno, quando sarà ultimata la nuova sede del Centro Giovani. Il Comune prevede un’apertura inizialmente bisettimanale che potrebbe però diventare poi giornaliera. ►Comune di Folgaria. Il “Mercatino della Terra” promosso dal Comune debutterà a fine primavera: 4 casette di legno costruite in loco e facilmente smontabili per consentire al mercatino di essere itinerante ospiteranno prodotti lattiero caseari, vini, frutta e verdura biologici, miele e derivati delle aziende agricole della zona. ►Comune di Trento. La domanda di finanziamento è stata presentata al Servizio Commercio della Provincia lo scorso dicembre e riguarda la realizzazione, in via Filzi intersezione via D.Chiesa e via Bezzi, di un secondo Mercato del contadino in città (dopo quello di piazza Dante) con 25 postazioni. ►Comune di Cles. L’amministrazione comunale ha presentato domanda a metà del febbraio di quest’anno per il finanziamento dell’acquisto di 8 casette da collocare in Corso Dante o nelle immediate adiacenze. Il mercato sarà aperto il sabato mattina da giugno a settembre. (c.z.) Info: www.commercio.provincia.tn.it/Attività commerciale/Normativa tt 02 PRIMO PIANO 16 anno LVI La campagna “Frutta nelle scuole” in Trentino MERENDINA SÌ MA CON LA VITAMINA di Corrado Zanetti Ventisette gli istituti scolastici che partecipano alla seconda edizione dell’iniziativa per un totale di 456 classi e 7.478 alunni. Alle Scuole Elementari “Filzi” di Rovereto la prima giornata a tema. S piegare ai bambini l’utilità di una sana e corretta alimentazione, a partire dal consumo di frutta e verdura, è un insegnamento che frutta. A patto che ad essere educati a tali buone pratiche alimentari non siano solo i bambini e i ragazzi, sempre più “convertiti” (dalla pubblicità) a merendine industriali e al cosidetto “cibo spazzatura”, ma anche i loro genitori. È il messaggio che arriva dalla campagna “Frutta nelle scuole”, un progetto europeo gestito dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali in collaborazione, per quanto riguarda il Trentino, con gli Assessorati all’Agricoltura e all’Istruzione della Provincia autonoma. Il 14 marzo scorso a Rovereto, presso l’aula magna della scuola media De Gasperi, si è svolta la prima di una serie di giornate a tema dedicata agli alunni della Scuola elementare Filzi, che si sono ritrovati in 170 per una mattinata all’insegna del gioco e del divertimento. Tutto con uno scopo: convincerli a mangiare più frutta e verdura, per crescere in salute ed evitare di diventare, da adulti, persone in sovrappeso o, peggio, obese, cosa che oggi riguarda, rispettivamente, un adulto su tre e un italiano su dieci. Per la verità, sovrappeso ed obesità sono presenti nella nostra provincia molto meno che nel resto d’Italia, ma ciò non è dovuto - come spiega il nutrizionista Pedrolli dell’Azienda sanitaria - ad una migliore alimentazione dei nostri bambini e ragazzi, quanto piuttosto ad una loro più intensa attività fisica. Sul banco degli accusati sono soprattutto le merendine, quelle della pubblicità, preferite ad una mela, un kiwi, un’arancia o una banana. Ma anche non corrette abitudine familiari, prima fra tutte quella, pare assai diffusa, di non fare colazione al mattino prima di andare a scuola. “La colazione - dice ancora il dottor Pedrolli - sta diventando sempre più un problema: se manca il “metronomo” della colazione, ne risulterà non armonica tutta la giornata; c’è una grande superficialità nell’affrontare i pasti in famiglia, si dedica al cibo poco tempo (più del 50 % dei trentini mangia fuori casa) perchè in generale le tt 02 PRIMO PIANO anno LVI Il nutrizionista: “Anche il mondo dello sport può essere una cattiva palestra alimentare” 17 Il programma “Frutta nelle scuole” prevede la realizzazione di 57 orti scolastici (foto da DIDASCALIE 2009) famiglie hanno poco tempo, mentre nelle mense scolastiche si somministrano menù comuni a chi ha abitudini alimentari diverse”. Ma di non corretta alimentazione si soffre anche laddove ci si aspetterebbe una grande attenzione all’equilibrio nutrizionale, vale a dire nel mondo dello sport. “A volte lo sport diventa una cattiva palestra alimentare, quando si assumono alimenti con il fine non di nutrirsi ma di derivarne prestazioni agonistiche vincenti”. Ecco dunque i motivi che sorreggono la campagna, la quale si articola in un calendario di 30 distribuzioni programmate di frutta nelle scuole trentine alla pausa di metà mattina o in occasione della merenda pomeridiana, e in alcune misure di accompagnamento quali giornate a tema (ne sono previste 6), visite a fattorie didattiche, aziende agricole, centri di lavorazione o di trasformazione, mercati agricoli (8 in programma), realizzazione di 57 orti scolastici, distribuzione di materiali informativi. In Trentino sono 27 gli istituti scolastici primari che partecipano quest’anno all’ini- ziativa (giunta alla seconda edizione), che comprendono 71 plessi per un totale di 456 classi e 7.478 alunni. Rispetto all’edizione 2010 - ha spiegato Nicoletta Zanetti, responsabile del progetto per l’Assessorato provinciale all’istruzione - “Frutta nelle scuole” ha aggiustato quest’anno il tiro superando, grazie agli sforzi fatti dagli assessorati provinciali all’agricoltura e all’istruzione, alcuni problemi organizzativi e criticità: quest’anno le mele distribuite nelle scuole sono in parte trentine; gli imballaggi sono ridotti rispetto allo scorso anno, non più monodose e completamente biodegradabili; si è ottimizzato il trasporto e la consegna della frutta alle scuole prevedendo una doppia fornitura di frutta/verdura per coprire le esigenze di due somministrazioni. E già si pensa, per il prossimo anno, a specifiche iniziative rivolte appunto ai genitori, ma anche a formazione per gli insegnanti e ad una programmazione, auspicata, che abbracci un periodo pluriennale, benchè il bando (vinto per le regioni del Nord Est da un raggruppamento di imprese di cui è capofila la AOP Veneto Ortofrutta) per la distribuzione della frutta sia annuale. “Aggiustamenti questi ultimi - ha affermato il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e alimentazione, Mauro Fezzi - che contribuiranno a rendere ancora più condiviso ed efficace il progetto”. Alla presentazione dell’iniziativa hanno partecipato a Rovereto, accanto ai referenti della società incaricara dal Ministero di curare le attività di comunicazione e promozione del progetto “Frutta nelle scuole”, agli insegnanti ed al dirigente scolastico Giuseppe Santoli, anche la neo assessore all’istruzione del Comune di Rovereto Giovanna Sirotti, e il sindaco di Isera Enrica Rigotti. tt 02 firmato anno LVI provincia Prodotti alle fiere, incentivi anche alle imprese agricole A 18 nche le imprese agricole potranno godere di incentivi per la loro partecipazione alle fiere nazionali e internazionali di settore. La novità è contenuta nella delibera del 25 febbraio scorso con la quale la Giunta provinciale, su proposta dell’assessore Tiziano Mellarini, ha approvato le modifiche dei criteri per l’applicazione dell’articolo 7 della legge provinciale n. 6 del dicembre 1999, riguardante gli: “Aiuti per favorire l’esportazione di prodotti delle imprese trentine”. Nella sostanza, la modifica dei criteri estende anche al settore agricolo le incentivazione provinciali a favore delle piccole e medie imprese per la partecipa- zione a fiere internazionali (anche svolte in Italia) al fine di promuovere i beni prodotti nel territorio della provincia. Ad oggi queste incentivazioni erano previste solo per i settori manifatturiero, commercio, estrazione minerali, produzione software. Vista la particolare normativa comunitaria vigente nel settore agricolo, le incentivazioni previste per questo settore hanno una loro definizione specifica e risultano essere le seguenti: le incentivazioni sono applicate a una spesa che deve essere compresa fra un minimo di 3.000 euro per ogni singola manifestazione fieristica ad un massimo complessivo per tutte le manifestazioni di 150.000 euro. SI’ AL DISEGNO LEGGE SULLA CELIACHIA La quarta commissione del Consiglio provinciale di Trento ha approvato all’unanimità il 2 marzo scorso il disegno di legge 143 proposto da Pino Morandini (Pdl) che introduce “Interventi a favore di soggetti affetti da celiachia e dermatite erpetiforme”. Il voto è arrivato dopo un accordo maturato con l’assessore alla salute e alle politiche sociali Ugo Rossi e sancito da un pacchetto di emendamenti condivisi. di insediamento è di 30 mila euro, se il giovane richiedente è titolare di azienda frutticola o viticola; di 35 mila euro se l’azienda è condotta con metodo biologico e di 40 mila euro se è ad indirizzo zootecnico. L’ANAGRAFE DEI FONDI RUSTICI Il 24 febbraio scorso il Consiglio provinciale ha approvato la legge 3/2011 che disciplina l’assegnazione dei fondi rustici, quei fondi cioè che non sono né dei privati né adibiti ad usi civici e rientrano dunque nel patrimonio dei Comuni o della Provincia. La legge istituisce un’anagrafe provinciale di questi fondi, e interviene per sanare alcune situazioni problematiche sul territorio (molti Comuni proprietari di fondi rustici non sanno nemmeno di possederli). I fondi rustici potranno inoltre essere affittati a singoli, associazioni, scuole per usi socio-didattici. PSR, 960MILA EURO PER LE MISURE 121 E 112 La Giunta provinciale di Trento ha reso disponibili con due distinte delibere le risorse per coprire le domande rimaste in sospeso dal 2010 relative alle misure 121 e 112 del PSR 2007-2013. I 960 mila euro previsti dalle due delibere consentiranno di finanziare 400 domande di interventi aziendali e 30 richieste di premi di insediamento. La somma del premio unitario PROTOCOLLO VIGILANZA PRODUZIONI AGROALIMENTARI La Giunta provinciale ha approvato il protocollo d’intesa fra le Regioni e le Province autonome in tema di vigilanza sulle produzioni agricole di qualità regolamentata, sottoposte a sistemi di controllo e certificazione. L’accordo ottempera a una mancanza di un decreto specifico - da alcuni anni in discussione presso il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali - che delega alle Regioni e alle Province autonome i controlli su tali produzioni. Oltre all’istituzione di un coordinamento permanente volontario fra gli enti pubblici coinvolti indirizzato a garantire omogeneità di azione, il protocollo stabilisce a quale ente, di volta in volta, compete l’attività di vigilanza fra gli uffici periferici dell’Ispettorato nazionale Controllo Qualità Repressione Frodi e le pubbliche amministrazioni. Ogni Regione e Provincia autonoma dovrà ora individuare un ufficio di referenza. FORESTE, AGGIORNATO IL PIANO DEGLI INTERVENTI La Giunta provinciale ha approvato il 27 aprile scorso l’aggiornamento per il corrente anno del Piano degli interventi 20102013 in materia di foreste, sistemazione idraulica e forestale, conservazione della natura e valorizzazione ambientale. Per l’intero periodo di programmazione, il Piano Partecipazione a fiera internazionale 1ª partecipazione Percentuale di finanziamento 70 % a titolo di de minimis dalla 2ª alla 5ª partecipazione 50 % a titolo di de minimis 25 % dalla 6ª alla 8ª partecipazione a titolo di de minimis dalla 9ª in poi nessun finanziamento prevede un investimento di circa 169 milioni di euro, oltre 100 dei quali destinati ad opere nel settore bacini montani. CONTRIBUTI ALLE CANTINE PER LE BARRIQUES Anche le aziende vitivinicole trentine potranno contare su un contributo statale, pari al 20 % della spesa, per l’acquisto di nuove barriques, ovvero botti di legno per l’invecchiamento dei vini. Lo prevede la delibera, firmata dall’assessore all’agricoltura Tiziano Mellarini, con la quale la Giunta provinciale ha adottato la misura “investimenti” prevista dal Piano nazionale di sostegno per il settore vitivinicolo per la campagna 2010-2011. I fondi assegnati dal ministero delle politiche agricole ammontano a 207.000 euro. Le domande per beneficiare del premio dovranno essere presentate all’Organismo Pagatore Agea e alla Provincia Autonoma di Trento – Servizio Vigilanza e Promozione delle Attività Agricole. Saranno finanziate solo le domande con una spesa ammissibile compresa tra 4.000 e 50.000 euro. Il termine ultimo di presentazione delle domande è il 31 maggio 2011. tt 02 anno LVI speciale IRRIGAZIONE Acqua, presa di coscienza comune. Con buon senso. 19 A cqua bene prezioso. Lo scorso 22 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua ha favorito riflessioni sull’importanza di questo bene e una presa di coscienza generale, indirizzando la “politica” verso un suo utilizzo più razionale e moderato. Il Trentino non è nuovo a questa consapevolezza, in quanto da anni è sensibile alla tematica e la porta avanti nei fatti e negli atti normativi. La Provincia di Trento, ad esempio, si è evidenziata tra le prime realtà nazionali ad approvare un proprio Piano Generale di Utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP). Questo approccio ha favorito una presa di coscienza sulla questione acqua in termini generali, di sistema. Troppo spesso si è infatti portati a ragionare sulla tematica dell’acqua a compartimenti stagni: l’utilizzo potabile, le grandi derivazioni idroelettriche, gli aspetti legati all’agricoltura, piuttosto che agli aspetti ambientali legati alla qualità dei corsi d’acqua e dei laghi, ognuno evidenziando le proprie specificità in termini autoreferenziali. Perdendo così di vista così l’unitarietà degli elementi del territorio e il fatto che l’acqua rappresenta, in particolare per l’ambiente montano, un elemento unificante. Il PGUAP è intervenuto con una visione di sistema, proponendo criteri e condizioni per le concessioni e i rilasci minimi vitali al fine di garantire la sostenibilità dei nostri corsi d’acqua. Su questo aspetto, ognuno di noi è chiamato a una presa di responsabilità comune e a dare il proprio contributo. Recentemente sono stati rivisti i criteri per le grandi derivazioni ed entro il 2016 l’agricoltura è chiamata a rinnovare le proprie concessioni ad uso irriguo. Al tempo stesso le amministrazioni comunali completeranno entro la fine dell’anno un percorso di monitoraggio dei consumi, nell’ottica di eliminare sprechi e razionalizzarne l’utilizzo. Parallelamente, anche gli aspetti ambientali regolati dal PGUAP sono in fase di rivisitazione nell’ottica di definire la sostenibilità del “sistema trentino” con interrelazioni tra ambiente, settori produttivi, presenza antropica. Anche il comparto agricolo ha già da diversi anni intrapreso un concreto percorso di razionalizzazione dell’uso dell’acqua irrigua attraverso l’attività degli oltre 230 consorzi di miglioramento fondiario, l’impegno e la responsabilizzazione degli operatori agricoli. Come noto, nel corso degli anni si è passati dai vecchi sistemi di irrigazione a scorrimento a quelli a pioggia e successivamente ai sistemi microirrigui che garantiscono un significativo risparmio di questo prezioso bene, guidati dal “buon senso” e con la consapevolezza che l’acqua è indispensabile per il mantenimento dell’attività agricola, ambito fondamentale anche per il mantenimento, la cura e la custodia del territorio. L’Assessorato all’agricoltura ha quindi posto particolare attenzione, e riservato importanti risorse, al sostegno dell’innovazione dei sistemi irrigui e la infrastrutturazione del territorio. In Trentino, dei quasi 20 mila ettari irrigui, oggi oltre il 55% sono riferiti a sistemi a goccia. Si intende proseguire in questo percorso di conversione riservando significative risorse. In particolare, nel 2010 la Provincia di Trento ha destinato i fondi europei dell’Health Check per il rinnovo di quasi 900 ettari. L’auspicio è di proseguire tutti assieme questo percorso di presa di coscienza e di responsabilizzazione lavorando con convinzione per l’obiettivo comune. Tiziano Mellarini Assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Provincia autonoma di Trento speciale IRRIGAZIONE tt 02 anno LVI RISORSE IDRICHE IL TRENTINO CHE FÁ? “Una risorsa da calibrare in quote. Pubblica. Non asservibile alle politiche di settore”. 20 LA SOCIETÁ DELL’ACQUA di Corrado Zanetti G li scenari futuri relativi ai cambiamenti climatici prospettano, a livello mondiale, un deficit delle risorse idriche, a fronte di un probabile aumento della domanda d’acqua, come pure della diminuzione della sua qualità. Tutti questi fattori, per altro già misurabili anche in Trentino, devono condurre ad una diversa e più attenta gestione della risorsa idrica, secondo criteri di risparmio, limitazione degli sprechi, ottimizzazione del suo utilizzo. Tra i settori ad essere più direttamente interessati c’è ovviamente l’uso agricolo dell’acqua a scopo irriguo. Quali saranno le nuove compatibilità con le quali anche il settore agricolo dovrà fare i conti? A fronte di proiezioni che indicano al 2050 una riduzione del flusso idrico nell’arco alpino pari al 5 %, l’agricoltura si troverà in “concorrenza” con altri utilizzi (industria, famiglie, turismo). In un territorio ricco d’acqua qual è il Trentino, difficile immaginare che possano crearsi “guerre dell’acqua”, ma è fuori dubbio che la disponibilità d’acqua diventerà, nei prossimi decenni, una risorsa strategica e che, in quanto tale, assumerà un ruolo rilevante come fondamentale fattore dello stesso equilibrio sociale. Riflessioni, queste, che sono echeggiate in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo), segnata quest’anno dal dibattito sulla “privatizzazione” di questa fondamentale risorsa e dalla prospettiva aperta dal referendum promosso a difesa della proprietà pubblica dell’ac- qua. E proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua l’assessore all’ambiente e lavori pubblici Alberto Pacher ha fatto il punto sullo stato dell’arte, ovvero su cosa sta facendo la Provincia autonoma di Trento per tutelare le risorse idriche. “A fronte delle proiezioni relative ad una minore disponibilità di acqua già a partire dai prossimi anni – spiega Pacher diventerà obbligatorio calibrare le quote destinate ai vari utilizzi, ma sarà assolutamente necessario mantenere una gestione fortemente centralizzata in mani pubbliche; non sarà più possibile che l’agricoltura, il settore energetico o quello industriale perseguano proprie politiche”. tt 02 anno LVI speciale IRRIGAZIONE FRA AUTONOMIA E NORME EUROPEE “ Risorsa idrica e cambiamenti climatici Tutti gli studi sul clima prevedono per il prossimo futuro la riduzione della piovosità estiva, l’aumento di quella invernale ma con riduzione delle precipitazioni nevose; l’aumento del rischio di eventi di siccità e di eventi di pioggia intensa; l’anticipo, l’intensificazione e il prolungamento della fusione nivo-glaciale. Tutti questi fattori determineranno importanti variazioni del ciclo idrico e della disponibilità di acqua. Il deficit delle risorse idriche potrebbe essere maggiore in estate ed autunno in particolare nei periodi di siccità, quando la richiesta è maggiore. Quali sono i principali impatti attesi? Se nel settore idroelettrico l’aumento delle temperature favorirà uno spostamento della domanda di energia dal periodo invernale a quello estivo, nel settore turistico l’aumento del limite delle nevicate e la riduzione della stagione invernale determineranno un aumento di fabbisogno idrico per l’innevamento artificiale, in agricoltura la diminuzione di acqua in estate ed autunno e l’aumento dei periodi di siccità determineranno l’aumento del fabbisogno irriguo in concorrenza con altri fruitori. La “cassetta degli attrezzi” Per tutelare le risorse idriche del proprio territorio la Provincia, forte anche delle proprie prerogative statutarie, può contare su una nutrita “cassetta degli attrezzi”, un articolato impianto normativo e innovative procedure gestionali, che dovranno però essere adeguate alle nuove normative europee e nazionali. Il più importante strumento di governo delle risorse idriche è il Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP). Esecutivo dal 15 febbraio 2006 e adottato d’intesa con lo Stato, il Pguap equivale ad un vero e proprio Piano di Bacino di rilievo nazionale. Esso prevede il rilascio negli alvei dei corsi d’acqua di un minimo deflusso vitale (DMV) - in vigore dal 2010 per le grandi derivazioni idroelettriche, entro il 2016 per tutte le rimanenti derivazioni -, e la definizione, per ciascun ambito idrografico omogeneo, del bilancio idrico. Il bilancio sarà disponibile a breve per tutto il territorio provinciale (ad oggi sono stati predisposti i bilanci idrici per i bacini dei fiumi Chiese, Noce e Sarca) e consentirà la completa attuazione della disciplina del DMV. “Con il Pguap – afferma l’assessore Pacher - si afferma il principio della rinuncia all’utilizzo totale dell’acqua per riservarne una quota parte all’ambiente. L’obiettivo è quello di raggiungere un equilibrio tra le esigenze antropiche e il rispetto degli ecosistemi acquatici, chiarendo quale deve essere il livello d’uso attuale”. I dati relativi agli effettivi rilasci dopo l’entrata in vigore della norma sul DMV non sono ancora definitivi, ma al Servizio Utilizzazione acque pubbliche si stima che la quantità d’acqua rilasciata sia almeno il doppio rispetto a prima dell’applicazione della norma. Piano di tutela Piano risanamento acque Al Pguap si affiancano altri due strumenti di pianificazione, quali il Piano di tutela delle acque (PTA) e il Piano di risanamento delle acque (PRA). Con il primo si analizza la qualità delle acque, non solo attraverso il monitoraggio, ma anche con la stima dei quantitativi di inquinamento ad esse conferiti e l’individuazione delle relative fonti. Con il secondo si definiscono gli interventi di realizzazione degli impianti di depurazione e condotte fognarie di interesse provinciale. Il 4° aggiornamento (in corso) del piano di depurazione delle acque prevede di accorpare i piccoli impianti (da 72 a 49 impianti biologici di depurazione) e la riduzione delle fosse Imhoff (da 147 a 44), con l’obiettivo di portare entro i prossimi anni il trattamento secondario spinto al 99 % del carico prodotto. Direttiva quadro sulle acque Piano di gestione Tale quadro normativo deve però fare riferimento, adeguandovisi, alla Direttiva quadro europea sulle acque (DQA), la 2000/60/CE. Già nel 2009 la Provincia ha inserito nel testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti un comma che prevede l’integrazione nel PGUAP dei contenuti che la Direttiva demanda al Piano di gestione del Distretto idrografico del Trentino, strumento operativo previsto dalla stessa Direttiva. Il Trentino appartiene a due Distretti: Distretto Padano (bacino Po) e Distretto delle Alpi orientali) e contempla quindi due Piani di gestione. 21 speciale IRRIGAZIONE Il programma delle misure Le misure contenute nei documenti di Piano di Gestione, destinate a completare quelle portanti di altre normative di settore già emanate e recepite a livello nazionale (direttive Aree sensibili, Nitrati/zone vulnerabili, Uccelli selvatici, Habitat, Acque di balneazione, Seveso, Prodotti fitosanitari ed altre ancora, fino alla recente emanazione della Direttiva Alluvioni e della ancora più importante Direttiva sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento) sono di carattere generale e dovranno essere definite entro il 2012, come prevede la Direttiva quadro sulle acque. Il programma prevede anche alcune significative misure supplementari, quali i già citati Bilanci idrici ed i Programmi di riqualificazione fluviale. L’analisi economica La Direttiva quadro sulle acque prevede anche che il Piano di Gestione contenga tt 02 anno LVI un’analisi economica dell’utilizzo idrico. Pur non considerando l’acqua un prodotto commerciale al pari degli altri ma un patrimonio che va protetto e difeso, si mette in evidenza come si debba tenere conto degli interessi economici in gioco, per poterli rendere compatibili con gli obiettivi ambientali. La stessa Direttiva prevede che entro il 2010 gli Stati Membri e quindi anche la Provincia di Trento dovranno provvedere: - a che le politiche dei prezzi dell’acqua incentivino in modo adeguato gli utenti ad usare le risorse idriche in modo efficiente; - ad un adeguato contributo (adattato alle condizioni locali) al recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego, tenendo conto del principio “chi inquina paga”. Per quanto riguarda il Trentino si è già attivato un tavolo di studio presso il Dipartimento Urbanistica e Ambiente in collaborazione con l’Università di Trento, Facoltà di Economia, con la finalità di affrontare gli aspetti richiesti dalla Direttiva quadro sulle acque. 22 La stesura dei Piani di gestione e gli obiettivi CLASSIFICATI OLTRE 400 FIUMI E LAGHI L a partecipazione della Provincia autonoma di Trento alla stesura dei Piani di gestione ha riguardato essenzialmente la fornitura di dati ambientali aggiornati (risorse idriche, aree protette, scarichi, discariche ecc.), raccolti all’interno di un Tavolo tecnico. In particolare l’attività della Provincia, attraverso l’APPA, è consistita nella individuazione dei corpi idrici sia superficiali, laghi e fiumi (oltre 400), sia sotterranei (3). Per ogni corpo idrico è stato definito uno stato ecologico attuale e definito l’obiettivo che ci si propone di raggiungere al 2015 (dero- ghe al 2021 o 2027). Se per quanto riguarda i corpi idrici con giudizio “buono” o “elevato” (360) l’obiettivo è il mantenimento di tale stato, per i 62 corpi idrici attualmente con stato qualitativo inferiore l’obiettivo è il raggiungimento al 2021 o al 2027 dello stato “buono” per 47 tratti di corso d’acqua e 8 laghi/invasi. Hanno attualmente stato di qualità “scadente” 6 laghi/invasi e 1 tratto di corso d’acqua per i quali si vuole arrivare al “buono”. Raggiungono invece uno stato di qualità complessivo “elevato” 32 corpi idrici superficiali: 11 tratti di corso d’acqua, 20 tratti di corso 57 % d’acqua ed 1 lago naturale. L’Agenzia provinciale per la Protezione dell’Ambiente ha altresì individuato 56 corpi idrici “altamente modificati”: 44 all’interno del Distretto delle Alpi Orientali (di cui 7 nel bacino idrografico del fiume Brenta e 37 nel bacino dell’Adige), e 12 nel Distretto idrografico Padano. Un corpo idrico viene definito “altamente modificato” allorquando le modifiche fisiche dovute alle attività antropiche ne hanno alterato il carattere tanto da rendere non conseguibile l’obiettivo del “buono stato ecologico”. delle superfici irrigate a goccia 39 % irrigate a pioggia 871 ettari interessati nel solo 2010 da progetti di riconversione (da pioggia a goccia) tt 02 speciale IRRIGAZIONE anno LVI 19.778 ettari la superficie irrigata in Trentino di cui 15.500 gestiti dai consorzi 231 CMF di 1° grado, 15 di 2° grado, un consorzio di bonifica 9.300 ettari la superficie irrigua consorziale irrigati con sistemi microirrigui a goccia I primi impianti a pioggia in Trentino PIAZZA DANTE IRRIGATA G “ Il Sarca di Nambrone. Per 47 tratti di corso d’acqua e 8 laghi/invasi il raggiungimento dello stato ecologico “buono” è rinviato al 2021 o al 2027 9 milioni ran parte dei nostri terreni soffrono quasi ogni anno per la siccità estiva. Il problema è di acqua e di denaro, ma anche d’intelligenza e collaborazione.” Era il 13 maggio 1950 quando, all’assemblea annuale dell’Associazione provinciale degli agricoltori, il conte Franco Crivelli così spiegava cosa pensava del problema dell’irrigazione nella sua relazione dal titolo “Problemi principali dell’economia trentina”. Fu la Valle di Non, in quegli anni, a fare da battistrada: il primo impianto consortile a pioggia fu, infatti, quello di Lover nella Bassa Val di Non, realizzato nel 1948. Serviva 100 ettari di prati, vigneto, frutteto e arativo. Nel 1951 gli ettari irrigati a pioggia in provincia di Trento erano 556, contro i 16.756 irrigati a scorrimento. Dello stesso anno è un importante congresso sull’irrigazione che si tenne a Trento e a Bolzano. Gli organizzatori della Mostra dell’agricoltura (la prima edizione è del 1947) allestirono spettacolari campi di prova delle attrezzature nei giardini di piazza Dante e lungo l’Adige, nei pressi della funivia di Sardagna. Già nel 1951 l’ufficio tecnico delle Aziende Agrarie aveva venduto e collaudato 20 impianti completi, mentre 9 ne aveva in progetto, Nel 1980 la 34° edizione della Mostra dell’agricoltura dedicò al settore uno spazio importante, che faceva il punto sulla diffusione degli impianti a irrigazione a pioggia nei vari comprensori. Dell’irrigazione a pioggia lenta sovra chioma quale sistema di difesa dei euro all’anno il costo dell’irrigazione in Trentino 514 euro ad ettaro di SAU irrigata 5% dei costi di produzione assorbiti dall’irrigazione nelle aziende di collina (2-3 % in pianura) 500 23 Il campo prova delle attrezzature per l’irrigazione allestito nei giardini di piazza Dante a Trento in occasione della Mostra dell’agricoltura del 1951 (Trento Fiere Spa) frutteti da gelate o ritorni di freddo si iniziò a parlare dopo la devastante gelata del 1957. Nell’edizione 1982 dell’Almanacco agrario si trova invece uno dei primi articoli sull’irrigazione a goccia, con dati molto precisi: iniziava ad affermarsi la nuova “filosofia” dell’irrigazione in agricoltura che guardava alla sostenibilità dell’uso della risorsa idrica in un’ottica di risparmio della stessa e di contenimento dei costi. Sergio Ferrari millimetri la quantità d’acqua richiesta annualmente dal melo 5% la riduzione del flusso idrico nell’arco alpino prevista al 2050 speciale IRRIGAZIONE tt 02 anno LVI In un incontro a San Michele le “misure” per risparmiare l’Oro Blu Dalla pioggia alla goccia di Silvia Ceschini C 24 ome gestire l’irrigazione puntando, da un lato, a soddisfare il bisogno idrico delle colture e dall’altro, ad evitare sprechi? Regole e indicazioni precise per il corretto uso dell’acqua sono arrivate il 23 febbraio scorso, dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nell’ambito dell’incontro sull’uso razionale della risorsa idrica organizzato dalla Provincia autonoma di Trento in collaborazione con la Fondazione Mach, rivolto ai rappresentanti dei consorzi irrigui, di miglioramento fondiario e della cooperazione. L’acqua è un bene prezioso e andrà sempre più utilizzata con razionalità. I consorzi sono stati sollecitati a seguire una serie di indicazioni, come il conteggio dei consumi irrigui, che in futuro potrà diventare necessario per poter accedere alle misure di sostegno delle infrastrutture irrigue e ai contributi alla produzione integrata. Questo è il messaggio lanciato dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e Alimentazione della Provincia, Mauro Fezzi, ai circa 200 addetti ai lavori presenti all’incontro. In base alle stime presentate dai tecnici del Centro Trasferimento Tecnologico l’irrigazione costa all’agricoltura trentina 9 milioni di euro all’anno, per una spesa media di 514 euro per ogni ettaro di superficie agraria utile irrigata. Dai dati contabili di aziende specializzate in frutti-viticoltura l’irrigazione risulta più onerosa in collina, dove “pesa” circa il 5% dei costi di produzione totali, rispetto alla pianura, dove la percentuale si limita al 2-3% (dati Inea e Rica). Gli elementi considerati dalle misure di sostegno prevedono, ad esempio, il miglioramento e lo sviluppo di sistemi diretti o indiretti di rilevazione dell’umidità del suolo, la realizzazione di accumuli, l’installazione di misuratori di portata, la valorizzazione delle acque reflue ad uso irriguo. In linea generale, la Provincia punta a riconvertire impianti irrigui del territorio da pioggia a goccia, compatibilmente con il territorio e la coltura, e intende proseguire la collaborazione con l’Istituto di San Michele nella verifica dell’uso di sistemi automatizzati per razionalizzare l’uso della risorsa acqua. Queste, in sintesi, le informazioni emerse all’incontro di San Michele e che sono sviluppate nel dettaglio nelle pagine che seguono di questo “speciale irrigazione” di Terra Trentina. LA PROVIN SUI NUOVI N el redigere il documento guida per l’applicazione del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 Ufficio Infrastrutture agricole il Dipartimento agricoltura e Provincia Autonoma di Trento alimentazione della Provincia autonoma di Trento ha tenuto conto di tre misure di carattere agroambientale suggerite dalla Commissione Europea. Esse riguardano in particolare l’uso dell’acqua di irrigazione che deve rispondere a criteri di risparmio di un bene naturale esauribile nel tempo, la realizzazione di ampi depositi di reflui di stalla e l’acquisto di atomizzatori dotati di strumenti in grado di diminuire la dispersione di miscela nell’ambiente. Il primo principio riguardante l’irrigazione ha ispirato sia la gestione del Piano di sviluppo 2007-2013 (misura 125.2 irrigazione) sia l’applicazione della L.P. 4/2003 art. 34 “Infrastrutture agricole” e art. 35 “Irrigazione e bonifica”. In termini pratici gli interventi finanziari sono diretti a favorire il raggiungimento dei seguenti obiettivi. ►Miglioramento sviluppo sistemi diretti o indiretti di rilevazione dell’umidità del suolo per attuare una gestione della pratica irrigua maggiormente rispondente alle esigenze agronomiche della di Guido Orsingher e Sergio Finato tt 02 speciale IRRIGAZIONE anno LVI L’obiettivo è di riconvertire “a goccia” 200 ettari all’anno Privati 4.273 - 22% Consorzi 15.505 - 78% SUPERFICIE IRRIGATA A LIVELLO PROVINCIALE SUDDIVISA TRA SOGGETTI PRIVATI E ENTI CONSORZIATI ANNO 2010 (19.778 ETTARI) 3. CIA SPINGE IMPIANTI coltura in relazione alle caratteristiche fisico-chimiche del sistema suolo (art 7 PGUAP); ►realizzazione di accumuli e/o attingimento dai serbatoi o dalle condotte idroelettriche (art 7 PGUAP); ►applicazione del DMV entro il 2016 (art 11 PGUAP); ►riorganizzazione delle concessioni al fine di ridurre le perdite preferendo le concessioni collettive in grado di garantire migliori razionalizzazioni nell’uso e manutenzione della rete idrica (art 12 PGUAP); ►installazione di misuratori di portata sulle opere di adduzione principale e di restituzione (art 13 PGUAP); ►sistemi irrigui ad alta efficienza (microirrigazione permette un risparmio variabile dal 20 al 40 % in termini di volumi idrici giornalieri e stagionali vs il sistema ad aspersione compatibilmente alla coltura da irrigare) (art 14 PGUAP); ►valorizzazione delle acque reflue ad uso irriguo (progetti di sperimentazione e ricerca avviati da Iasma e Sois) (art 14 PGUAP). Tenuto conto delle considerazioni e valutazioni esposte, nonché dei documenti di pianificazione nell’uso irriguo dell’acqua, gli indirizzi della politica provinciale in questo settore tenderanno a sostenere principalmente: 1. L’incremento della conversione degli impianti di distribuzione con sistemi ad aspersione a favore di quelli microirrigui a basso consumo, compatibilmente con il tipo di coltura e la sostenibilità finanziaria dell’ammortamento esistente. ►Attualmente dei 15.500 Ha (superficie irrigua consorziale del territorio agricolo provinciale), quasi il 60% sono irrigati con sistemi microirrigui a goccia. ►La PAT intende sostenere la riconversione a goccia dei rimanenti impianti irrigui ad aspersione a pioggia o a scorrimento per oltre 200 Ha/anno. ►Nel 2010 sono stati finanziati progetti di riconversione per 871 ha. 2. Accumuli (serbatoi, invasi etc) della risorsa idrica nei periodi di maggior disponibilità con preferenza ad iniziative di carattere collettivo; La manutenzione straordinaria e rifacimento delle opere adduttrici principali; 4. Lo sviluppo di sistemi per il miglioramento della gestione e funzionamento degli impianti irrigui. Al fine di ottimizzare e massimizzare l’utilizzo dell’acqua a scopi irrigui la PAT vuole proseguire la collaborazione con IASMA nella verifica dell’uso di sistemi automatizzati di controllo (es. sensori) delle necessità idriche delle colture ricorrendo a metodi che mettano in relazione la quantità di acqua effettivamente presente nel terreno a disposizione delle piante e il momento in cui necessita provvedere all’irrigazione. Il progetto che si propone vuole verificare gli impatti sulle produzioni, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo e potrebbe consentire di migliorare, nel tempo, l’efficienza d’uso della risorsa idrica. Conclusioni É necessario dare regole al fine di utilizzare nel miglior modo possibile la risorsa idrica. Questo obiettivo potrà essere perseguito a seguito della definizione di appositi Bilanci idrici che si collocano tra i due principali strumenti di pianificazione (PGUAP e PTA) La salvaguardia di adeguate disponibilità idriche al comparto agricolo non può prescindere da altre priorità che verranno individuate nei documenti finalizzati a disciplinare l’utilizzo della risorsa acqua. Elemento incisivo sulla disponibilità delle portate utilizzabili per l’agricoltura è l’obbligo di garantire (dal 2016), il rilascio del DMV nei corsi d’acqua, previsto dal PGUAP e dal PTA. L’applicazione dei valori di DMV previsti dovrà subire, in determinati casi, una diminuzione rispetto agli attuali valori indicati, già ad una prima analisi difficilmente applicabili. 25 speciale IRRIGAZIONE tt 02 anno LVI Normativa e procedure 26 LE CONCESSIONI AD USO IRRIGUO Q ual è la normativa provinciale di riferimento per il rilascio di una concessione di acqua pubblica a scopo irriguo? Una prima distinzione – spiega Tiziano Refatti, direttore dell’Ufficio gestione delle risorse idriche della Provincia autonoma di Trento – va fatta a seconda che si tratti di derivazioni di acqua superficiale o sotterranea. Per la concessione di una nuova derivazione di acqua superficiale le procedure si dividono in: procedura ordinaria e procedura semplificata, distinguendo per quest’ultima tra concessione di derivazione temporanea per una portata fino a 20 l/s massimi, e concessione di derivazione per uso irriguo per una portata fino a 2 l/s massimi con opere di presa mobili e 0, 50 l/s massimi con opere fisse. Per derivazioni da sorgenti su terreno non demaniale per uso irriguo fino a 0,50 l/s massimi è richiesta una dichiarazione preventiva. Per la concessione di una nuova derivazione di acqua sotterranea si hanno invece le seguenti procedure: procedura ordinaria; dichiarazione preventiva (per derivazioni da pozzo su terreno non demaniale per uso irriguo fino a 0,50 l/s massimi). Criteri di riferimento per il rilascio della concessione ►Le quantità d’acqua concedibili per uso irriguo sono accordate nel rispetto dei criteri delle Norme di attuazione del Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche. In particolare per l’uso irriguo il parametro di riferimento è pari a l/s 0,50/ ettaro per impianti a pioggia. ►Le concessioni irrigue sono di norma rilasciate ai consorzi per tutti i fondi ricadenti nel perimetro degli stessi; è ammessa l’assegnazione direttamente a soggetti privati per i soli appezzamenti agricoli non irrigabili con la rete consortile. ►Le acque sotterranee e quelle prelevate da sorgente sono destinate in via prioritaria al consumo umano; può essere assentita l’utilizzazione per usi diversi solo nei casi di ampia disponibilità delle risorse predette e di accertata carenza qualitativa e quantitativa di fonti alternative di approvvigionamento, ivi compreso il riutilizzo di acque reflue depurate. Rinnovo e proroga delle concessioni ►Titoli a derivare acqua ai sensi dell’articolo della L.P. n. 10/98 ►Riconoscimenti di antico diritto ►Concessioni ordinarie Il rinnovo è subordinato alle Norme di attuazione del P.G.U.A.P. e in particolare rispettivamente: a.all’adeguamento dei prelievi ai parametri quantitativi previsti dal P.G.U.A.P. entro un termine non superiore a 10 anni e comunque commisurato alla rilevanza delle derivazioni interessate rispetto all’equilibrio del bilancio idrico e al mantenimento o al raggiungimento degli obiettivi di qualità eventualmente definiti per il corso d’acqua. b.Alla verifica della funzionalità della rete alimentata e al risanamento della stessa ove siano accertate dispersioni di risorsa idrica. Al fine di ottemperare a quanto previsto alle norme di attuazione del Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche sono state redatte le linee guida per l’adeguamento delle utilizzazioni idriche alle disposizioni esistenti in materia di rinnovo di cui al medesimo Piano ed al Piano di tutela delle acque relativamente a tutte le tipologie di uso, escluso il potabile per acquedotto pubblico o di interesse pubblico. Tale documento è stato redatto al fine di standardizzare la documentazioni mediante la creazione delle schede tecniche per ogni uso della risorsa idrica che l’utente deve presentare per ottemperare a quanto sopra riportato. Per ulteriori approfondimenti consultare il sito www.suap.provincia.tn.it Sergio Ferrari tt 02 anno LVI speciale IRRIGAZIONE Le novità tecniche UN “SISTEMA D’ARMA” CONTRO LA SICCITÀ di Giambattista Toller Istituto Agrario di San Michele all’Adige (FEM) Sensori dell’umidità del suolo, strumenti di tele-misura, apparecchi per il controllo dell’avanzamento del fronte di bagnatura, dati di stima dell’evapo-traspirazione, accurate previsioni del tempo, software di assistenza irrigua su WEB, tecnici specializzati nella gestione dell’acqua. Solo l’uso simultaneo di varie tecniche di controllo permette una razionale gestione dell’irrigazione. Una razionale irrigazione poggia su tre colonne: ►disponibilità di acqua, bene sempre più conteso tra settori economici, ►adatta impiantistica, uno dei pilastri della politica agraria trentina ►buona gestione, ultimo anello della catena, che diventa veramente importante solo quando il costo del metro cubo d’acqua non è trascurabile (es. pompaggi dal Lago di Santa Giustina). Come ogni studente di agronomia sa, l’irrigazione è un’attività che riguarda la pianta (l’utilizzatore finale), il terreno (il serbatoio) e il sistema atmosfera (fornisce o si prende l’acqua). Mantenere per tutto il periodo vegetativo la pianta in condizioni ottimali è l’obiettivo di chi irriga. La pianta La via più logica da seguire a tal fine sarebbe “far parlare ” la pianta, farci indicare il suo stato idrico e i suoi bisogni. Lo stato di idratazione delle foglie o la velocità di crescita dei frutti sono semplici indici di stress idrico. Un indice è anche l’assorbimento di anidride carbonica (CO2), perché in situazioni di carenza idrica si chiudono gli stomi e rallenta la fotosintesi. Un altro indice di stress è la misura della riemissione, in forma di fluorescenza, dell’energia luminosa assorbita, ma incapace di far fotosintesi per carenza di CO2. Pure misurando la temperatura delle foglie nelle ore più calde si stima lo stress: 27 le foglie con stomi chiusi si scaldano più di quelle con stomi aperti. Anche la velocità della linfa può essere misurata, così come le infinitesime variazioni di diametro del tronco. Alcune tecniche per ascoltare “la voce” della pianta dunque esistono, però solo poche sono economicamente e/o tecnicamente alla portata degli agricoltori. Il controllo pratico della gestione irrigua deve perciò ricorrere a vie traverse, focalizzando l’attenzione sul terreno e sull’atmosfera. Il terreno Per quanto riguarda il terreno, è interessante l’apparizione negli ultimi anni di sensori capacitivi di umidità a prezzi abbordabili, la cui utilità è molto accresciuta dalla diffusione di centraline di telemisura in grado di “leggere” il sensore e trasmettere rapidamente il dato ad un sito WEB. Lo studio di un aspetto fino ad oggi troppo trascurato, quello dell’avanzamento del fronte di bagnatura, è un altro farmaco per intervenire sul rendimento, nervo scoperto dell’irrigazione a goccia, che dal potenziale 95% spesso plana verso il 50% per effetto della cattiva gestione. Una specie di imbuto (FullStop; http://www.fullstop.com. au) interrato 30 o 60 cm sotto un gocciolatore permette di segnalare quanto tempo dopo l’apertura dell’irrigazione il fronte di bagnatura arriva a quel livello. Se il fronte supera la profondità massima delle radici, l’acqua è definitivamente sprecata. L’atmosfera Passando all’atmosfera, le stime di evapotraspirazione e le misure di pioggia rimangono sempre fondamentali capisaldi per calcolare il bilancio idrico dei suoli. La rete dell’Istituto Agrario di San Michele, forte di più di 80 stazioni agro-meteorologiche, fornisce questi dati per tutte le aree agricole del Trentino. Dal 2011, oltre alle misure delle stazioni, verranno resi disponibili anche dati di previsione del tempo generati dai modelli ad area limitata di COSMO (Consortium for Smallscale Modeling; http://cosmo-model.cscs. ch/), forniti all’Istituto da ARPA Emilia Romagna. La previsione del tempo può essere consultata dal gestore di impianti irrigui, per decidere eventuali sospensioni dei turni in vista di piogge abbondanti e probabili. L’uomo Per un funzionamento coerente di tutte queste armi contro la siccità e la creazione di un vero “sistema d’arma” è necessaria naturalmente l’esperienza e la conoscenza umana. I tecnici del Centro Meteo di San Michele, che da lungo tempo praticano il mondo dell’irrigazione facendo misure in campo e producendo software per l’assistenza irrigua, da quest’anno collaboreranno con un gruppo di tecnici del CTT specializzati nell’assistenza irrigua in modo da creare uno scambio fluido di conoscenze tra Istituto e agricoltori. speciale IRRIGAZIONE tt 02 anno LVI Irrigazione e qualità delle produzioni Va cercato un equilibrio corretto e costante tra le esigenze idriche di Maurizio Bottura, Gastone Dallago Istituto Agrario di San Michele all’Adige FEM, Centro Trasferimento Tecnologico L 28 ’acqua è uno degli elementi fondamentali della vita e, particolare non da poco, considerata negli ultimi anni fonte non rinnovabile. Studi sull’utilizzo dell’acqua a livello mondiale dimostrano che i consumi sono così distribuiti: 70% in agricoltura, 20% nell’industria e solo il 10% per uso domestico (Cangemi 2003). Nei paesi industrializzati cala il consumo agricolo fino al 55% mentre sale sia l’industriale (28%) che l’umano (17%). La sensibilità verso una razionalizzazione dell’uso dell’acqua in agricoltura sta rapidamente aumentando e questo deve far riflettere il settore agricolo che fino ad ora non ha mai sofferto di limiti nell’utilizzo dell’acqua. L’acqua rappresenta un elemento fondamentale che entra in tutti i processi fisiologici e metabolici delle piante. Costituisce l’8090% della massa fresca, entra come componente essenziale della fotosintesi clorofilliana e attraverso la traspirazione concorre a regolare la temperatura della pianta. Ci sono molti fattori che influiscono sul fabbisogno d’acqua da parte delle piante, alcuni di origine orografica quali tessitura e struttura del terreno e giacitura dello stesso. Altri di origine climatica quali la piovosità, la distribuzione della stessa nel corso dell’anno e la ventosità; altri che dipendono dalle caratteristiche della coltura stessa quali portainnesto, varietà, forma di allevamento, stadio fenologico, stato vegetativo e carica produttiva. Sulle condizioni di origine climatica non abbiamo nessuna possibilità di intervento. Il trend degli ultimi anni comporta in piovosità inferiori alla media ed eventi intensi che costituiscono fino al 30% del totale, concentrati in due o tre settimane consecutive, intervallate da lunghi periodi secchi. Questo determina un surplus di disponibilità idrica in alcuni momenti associati poi a lunghi periodi di deficit. Anche sulle caratteristiche orografiche non MELO E VITE, ACQUA QUANDO E DOVE SERVE possiamo incidere; ci possiamo solo adattare. I terreni della nostra provincia, a parte qualche rara eccezione sono caratterizzati da una predominanza di sabbia e limo, oltre che da una importante componente scheletrica; la percentuale argillosa generalmente è molto bassa e raramente supera il 10%. Buona parte dell’acqua che arriva al terreno dopo pochi giorni tende a percolare verso il basso a causa della predominante presenza dei macropori che non riescono a trattenerla. Al contrario nei terreni argillosi prevalgono i micropori ove l’acqua viene trattenuta con maggiore forza. Nelle due principali colture arboree da reddito che caratterizzano la provincia di Trento, il melo e la vite, una oculata gestione della risorsa acqua ha enormi ricadute sulla qualità del prodotto che si va ad ottenere. La prima sicuramente è quella che interessa la salvaguardia delle produzioni contro le gelate sia dal punto di vista numerico che qualitativo, che laddove possibile, rappresenta il sistema migliore di protezione delle colture. Valutando singolarmente i fattori su cui il viticoltore può incidere, l’interazione portainnesto varietà è uno dei principali. Generalmente i primi 60 cm di terreno vengono esplorati da più dell’80% delle radici di vite e solo la rima- nente parte si approfondisce. La scelta migliore per il fattore acqua è certamente preferire portainnesti con radici che si approfondiscono nel terreno, ma non sempre ciò è possibile, poiché tendenzialmente aumenta anche il vigore. L’eccesso di vigore nei terreni fertili tipici dei nostri territori, soprattutto in viticoltura costituisce un problema, perchè i vigneti con vegetazione lussureggiante non forniscono produzioni qualitativamente elevate e la sensibilità alle malattie fungine è maggiore. Il melo ha sicuramente esigenze idriche maggiori che non la vite; l’85% della mela è rappresentata da acqua. In viticoltura le cultivar bianche sono più sensibili agli stress idrici delle cultivar rosse, soprattutto nella fase che va dall’invaiatura alla vendemmia. Lo stress idrico va ad incidere in maniera pesante sulla riduzione di alcuni parametri quali acidità, freschezza e profumi. A seconda dello stadio fenologico il melo e la vite abbisognano di diversi quantitativi di acqua. Nel melo i due periodi dove le esigenze idriche sono maggiori si identificano con la fase che va da inizio fioritura ad allegagione avvenuta (indicativamente da metà aprile a metà maggio) e nella fase che precede la tt 02 speciale IRRIGAZIONE anno LVI raccolta. Meno esigenze idriche si hanno nella fase estiva e dopo la raccolta. Tuttavia le temperature dei mesi estivi e la lunghezza dei giorni fanno si che il fabbisogno giornaliero (stima) di un meleto in evapotraspirazione passi dai 2,5 mm di maggio ai 3,5 mm di acqua in giugno ai 4,5 mm di luglio, fino ai 3,5 mm di agosto. Nella generalità dei casi in un anno il melo ha bisogno di 450-500 mm di acqua, fabbisogno generalmente soddisfatto dalla piovosità annuale che purtroppo è concentrata solitamente nei periodi autunnali e primaverili, con carenze in estate. L’influenza sulla qualità delle produzioni si manifesta attraverso alcuni parametri facilmente valutabili quali numero di frutti allegati, pezzatura, equilibrio nel contenuti tra zuccheri e acidità, mancanza di spaccature e rugginosità. La vite necessità giornalmente di 2,2 mm a giugno, di 2,5 mm a luglio e di nuovo 2,2 ad agosto. Il momento di maggior richiesta d’acqua si ha nella fase che va dall’allegagione all’invaiatura, dove il grappolo è in attiva moltiplicazione cellulare. Uno stress idrico in questa fase determina una riduzione nel peso medio del grappolo e quindi perdita di produzione. Il fabbisogno idrico torna a decrescere nella fase che va dall’invaiatura alla maturazione e quindi vendemmia Una corretta gestione irrigua nell’ultima fase ha una incidenza notevole sulla qualità del prodotto che si andrà ad ottenere. Per la migliore e più razionale gestione irrigua è senz’altro la goccia il sistema irriguo preferibile. L’acqua viene distribuita in un unico punto e si distribuisce con dei profili che variano a seconda del tipo di terreno. Più stretti e allungati nei terreni sciolti, più globosi nei terreni argillosi. I vantaggi del sistema a goccia oltre alla riduzione del consumo di acqua per ettaro, si esplicano in un inumidimento più profondo del terreno, in uno stimolo più moderato all’accrescimento vegetativo evitando fenomeni di forzatura produttiva, in un miglior controllo delle infestanti sull’interfila e un costante livello di umidità del terreno nel caso di turni brevi e ripetuti. Pertanto ogni singolo agricoltore o ogni consorzio irriguo deve valutare attentamente per singolo meleto o vigneto le differenti esigenze idriche in relazione allo stadio fenologico raggiunto e al momento temporale della stagione. È necessario trovare un equilibrio corretto e costante poiché la risorsa acqua è un bene sempre più prezioso e il suo utilizzo deve essere razionalizzato in base alle diverse esigenze idriche delle zone e della coltura. Sulla reale necessità dell’intervento irriguo devono essere fatte a monte tutte le valutazioni del caso in base alle conoscenze che ogni agricoltore ha della propria azienda e non solo perché il turno lo consente. L’evoluzione della disciplina dalla metà degli anni ’70 ad oggi LA LUNGA MARCIA DELLA PRODUZIONE INTEGRATA Nel disciplinare Apot per il melo inserita la Linea guida nazionale sull’irrigazione N el disciplinare di produzione integrata del melo predisposto da Apot per la stagione 2011, già consegnato ai frutticoltori del Trentino, è inserita per la prima volta la linea guida nazionale riguardante l’uso corretto dell’irrigazione emanata dal Ministero per le politiche agricole. Pur facendo riferimento solo al melo, in quanto la direttiva ministeriale non è stata finora recepita nei disciplinari di produzione di altre coltivazioni, la novità si configura come un ulteriore passo nell’evoluzione della produzione integrata, un processo che prese avvio a metà degli anni ’70 del secolo scorso allorquando il Concopra (Consorzio cooperative produttori agricoli) intraprese la “Campagna frutta pulita”. L’obiettivo, allora, era evitare che partite di mele del Trentino dirette in Germania venissero bloccate a seguito del rinvenimento di residui di antiparassitari nocivi alla salute. A ricordare le tappe della “lunga marcia” della produzione integrata è Renato Martinelli. Responsabile del Servizio Vigilanza e promozione delle attività agricole della Provincia autonoma di Trento. Verso gli anni ’80 la Giunta provinciale diede vita ad un progetto finalizzato a salvaguardare la salute dell’agricoltore, del consumatore e del territorio sotto il profilo bioecologico e che prevedeva l’approntamento di schede di affidabilità dei 12 principi attivi più diffusi, corsi di formazione professionale, analisi dei residui sulla frutta (mele), sperimentazione di nuove varietà di mele resistenti alle principali fitopatie, raccolta ed eliminazione delle confezioni vuote di antiparassitari, smaltimento delle acque di lavaggio, acquisto di attrezzature per il controllo degli atomizzatori. Il primo “Protocollo d’intesa e autodisciplina per la produzione integrata di mele” fu predisposto da un gruppo di lavoro designato dall’Assessorato provinciale all’agricoltura, poi sottoscritto dai vari enti di rappresentanza alla fine del 1989 e che ebbe applicazione a partire dalla stagione 1990. Si trattava ancora una volta di una scelta volontaria basata sulla sensibilità degli operatori e garantita dall’ente pubblico. Negli anni successivi il protocollo fu esteso a piccoli frutti e ortaggi, mais da polenta, susine, kiwi e ciliegie. Ma è sempre il protocollo mele ad avere interesse prioritario. A metà degli anni ’90 subentra infatti una Direttiva comunitaria che disciplina l’attività delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli (OP) e consente alle stesse di inserire la produzione integrata di mele nel piano operativo annuale, assicurando un incentivo finanziario a quanti seguono sotto rigido controllo il disciplinare aggiornato all’inizio di ogni stagione. Nel 2005 la Giunta provinciale di Trento assegnò ad APOT il compito di gestire e controllare l’applicazione del disciplinare tramite due commissioni di gestione e di controllo. A livello nazionale anche il Ministero per le politiche agricole inizia ad occuparsi di produzione ortofrutticola integrata, quando già la Provincia di Trento (insieme a quella di Bolzano) ha alle spalle ormai una esperienza pluridecennale ed è in grado di orientare le stesse scelte del Ministero (linee guida nazionali) verso modalità organizzative ed esecutive già sperimentate e convalidate in Trentino. Sergio Ferrari 29 speciale IRRIGAZIONE Costi di produzione (€/ha) in aziende specializzate in viticoltura e frutticoltura della provincia di Trento VITICOLTURA fondovalle Difesa colture e fert. Per meccanizzazione collina FRUTTICOLTURA fondovalle 1.045,21 932,95 1.630,67 1.597,06 662,19 596,38 791,90 1.001,08 Irrigue e consortili 343,20 724,52 225,05 844,84 455,46 456,44 523,87 413,86 Assicurazioni* 47,19* 30,20* 579,61 750,65 Generali e fondiarie 488,23 427,36 603,76 651,85 3.041,48 3.167,85 4.354,86 5.259,34 AMMORTAMENTI 3.196,91 4.005,22 2.593,45 4.223,54 MANODOPERA 5.175,00 6.390,00 7.110,00 7.500,00 11.413,39 13.563,07 14.058,31 16.982,88 TOTALE * per le aziende viticole il dato medio è scarsamente rappresentativo perché solo poche aziende di questo gruppo risultano assicurare il raccolto (con costi ad ettaro variabili tra i 202 e i 338 €). Fonte: ns elab. dati RICA-INEA 2007. di Giorgio De Ros Fondazione E. Mach – Centro Trasferimento Tecnologico Unità Economia e Territorio 30 P er stimare l’incidenza delle spese per irrigazione nella frutticoltura e nella viticoltura trentina si sono utilizzati i dati delle Rete di Informazione Contabile Agricola. Nello specifico si sono impiegati i dati contabili del 2007, ultimo anno a disposizione, relativi a 77 aziende agricole specializzate nella coltivazione di frutta e 29 aziende specializzate in viticoltura senza attività significative di vinificazione in azienda. Si sono quindi calcolati i valori medi per gruppi di aziende, cercando di distinguere, oltre alla specializzazione produttiva, tra realtà di fondovalle e di collina (vedi tabella in alto). A tale scopo si è utilizzata la localizzazione della sede aziendale. Tale parametro non garantisce in termini assoluti che i relativi terreni siano effettivamente collocati in fondovalle e collina, si può però ritenere che il margine di errore sia circoscritto in termini accettabili. Per la frutticoltura sono state considerate separatamente le aziende con sede in Val di Non da quelle con sede nei comuni della Valle dell’Adige e della Valsugana; per la viticoltura le aziende con sede in Val di Cembra da quelle con sede nella Rotaliana, Valle dell’Adige e Vallagarina. Dai risultati dell’elaborazione l’irrigazione risulta più onerosa per le aziende in collina, dove “pesa” circa il 5% dei costi di produzione totali, rispettivamente 720 €/ha per viticoltura e 840 €/ha per frutticoltura. Nelle aziende situate in pianura la percentuale si limita al 2-3%. Come metro di paragone, in un recente studio sulle aziende risicole del Vercellese il costo dell’irrigazione risultava variabile tra il 9 e il 12% del costo di produzione. In media i costi di irrigazione nelle 106 azien- anno LVI La bolletta idrica dell’agricoltura trentina collina Altre spese SPESE TOTALI tt 02 10 MILIONI de prese in considerazione assommano a poco più di 600 euro per ettaro di superficie agricola irrigata. Se questo fosse il dato medio dei circa 18.000 ettari di superficie irrigua in Trentino, saremmo di fronte a più di 10 milioni di Euro spesi ogni anno dagli agricoltori per l’irrigazione delle colture. I costi, così come i ricavi, sono certamente aspetti fondamentali, andrebbero però considerati non a sé stanti, ma nel quadro delle scelte effettuate da individui e imprese. A tale riguardo va ricordato che in economia: ►si presuppone che le scelte vengano effettuate secondo criteri di “razionalità” (economica), cioè un’azione viene effettuata soltanto se i benefici ad essa connessi sono superiori o almeno pari ai relativi costi; ►si presuppone che le scelte economicamente rilevanti riguardino l’utilizzo di risorse “scarse”, intendendo con questo termine la situazione in cui la quantità delle risorse a disposizione è insufficiente per soddisfare tutti i bisogni e desideri relativi al loro utilizzo. Razionalità delle scelte e scarsità delle risorse sono quindi due dei principali paletti che delimitano il campo di applicazione dell’economia. Nel concreto però: ►fino a non molto tempo fa, in particolare in Trentino dove la presenza dei ghiacciai ha favorito una disponibilità continua e relativamente abbondante e stili di vita tradizionali ne prevedevano un utilizzo relativamente parco, l’acqua non era una risorsa scarsa; ►per ragioni sia legali (finalità mutualistica e carattere pubblico dell’attività dei Consorzi) che economiche (prevalenza dei costi fissi indiretti sui costi diretti di fornitura), i costi sopportati dalle aziende agricole per l’irrigazione sono indipendenti dai livelli di utilizzo della risorsa, si paga il servizio di fornitura. Conseguentemente le analisi economiche nella gestione della risorsa idrica sono generalmente intervenute a valle del processo decisionale, nella quantificazione dei costi di scelte già effettuate, e non è disponibile un database informativo per valutazioni più fini. In secondo luogo non è al momento possibile contare sui meccanismi di tipo economico, cioè il confronto tra benefici e costi derivati Dal 1° gennaio 2014 sull’intero territorio dell’Unione europea la difesa integrata diventerà obbligatoria. La direttiva 2009/128/CE parla di difesa integrata obbligatoria e non di produzione integrata. Appare quindi evidente che dal 2014 la difesa integrata comprenderà buona parte delle tecniche di coltivazione che oggi caratterizzano in Trentino la produzione integrata, e dunque anche l’irrigazione. Con il 2014 sarà quindi necessario che Apot e gli altri enti competenti per la frutticoltura del Trentino ridefiniscano nuovi e più elevati standard per quanto riguarda la produzione integrata. Nell’intento di anticipare i tempi rispetto a tale scadenza, il Ministero per le politiche agricole ha emanato nuove linee guida, alle quali si conforma anche il disciplinare 2011 per la produzione integrata di mele per la Provincia di Trento. Nel quaderno di campagna, già consegnato ai frutticoltori trentini, è inserita per la prima volta una scheda riferita al tt 02 speciale IRRIGAZIONE anno LVI Il ruolo dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario UN CATASTO DELL’IRRIGAZIONE A DI EURO da diversi livelli di utilizzo della risorsa, su cui pure la Direttiva Quadro Acque (Dir. 2000/60/ CE) sembra fare tanto affidamento. In conclusione, è innegabile che molto è stato fatto in Trentino in vista di un uso razionale della risorsa idrica. Il contesto sta però cambiando, l’acqua è ormai una risorsa scarsa, e pare ormai maturo il momento per disporre di un database informativo che consenta di affiancare a considerazioni di tipo agronomico e idraulico anche più approfondite analisi economiche. Solo su tale base si potrà poi valutare l’opportunità di una maggiore integrazione tra meccanismi di politica agraria, istituzionali ed economici nelle decisioni relative al settore irriguo. ttualmente in provincia di Trento operano circa 250 consorzi di miglioramento fondiario che investono della loro attività complessivamente circa 180 mila ettari, oltre un quarto della superficie territoriale provinciale, svolgendo un fondamentale ruolo nella gestione del territorio. Di tutta la superficie irrigata nella nostra provincia-circa 15 mila ettari- ben il 78% è irrigato a cura dei consorzi di miglioramento fondiario che sono riconosciuti dal Piano generale di utilizzazione delle acqua pubbliche come gli attori principali sulla scena dell’irrigazione. Anche nel contesto irriguo, come in qualsiasi altro settore, diventa sempre più importante poter disporre di dati precisi e attendibili per poter gestire l’irrigazione in modo corretto. In questo contesto la Federazione ha pensato di utilizzare uno strumento che già esiste e viene impiegato ormai da molti anni: la revisione triennale dei bilanci. “Nel far fronte a questo adempimento obbligatorio, previsto dalla L.P. n. 9/2007 e che la Federazione svolge nei confronti di più del 90% dei consorzi – spiega Lorenzo Cattani della Federazione provinciale dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario - abbiamo individuato la concreta possibilità di raccogliere e archiviare interessantissimi dati di prima mano e pertanto particolarmente attendibili. Questo archivio può venire utilizzato in qualsiasi momento”. Per la Federazione la gestione dei dati irrigui e dei relativi dati economici deve passare attraverso la costituzione di un sistema informativo territoriale, una sorta di Catasto, accessibile a tutti i soggetti istituzionalmente ed operativamente coinvolti, che riporti tutte le informazioni relative ad opere irrigue, superfici irrigate, metodi irrigui, concessioni di derivazione ecc. La divulgazione dei dati stessi potrà avvenire sia in forma massiva, tramite appositi protocolli informatici sia puntualmente tramite interrogazioni effettuate su piattaforma Web con opportune restrizioni alle visualizzazioni, organizzando i livelli di accesso. La base di dati del sistema e l’applicazione Web risiederanno quindi presso un server specificatamente ed esclusivamente indirizzato dal sistema. “In questa fase – afferma ancora Cattani - l’attenzione sarà focalizzata soprattutto sulla realizzazione del dataset dei perimetri consortili (superficie statutaria) e delle schede aziendali dei consorzi. A tale scopo potranno essere utilizzati i dati catastali, l’elenco delle particelle del catasto del consorzio e i dati contenuti nell’archivio della Federazione. Incrociando queste tre fonti si può arrivare ad un primo livello di costruzione che andrà poi validato dal consorzio stesso ottenendo così il tematismo del perimetro consortile”. Sergio Ferrari Dal 2014 difesa integrata obbligatoia APOT ALLA PROVA corretto uso dell’irrigazione. “Come principio – spiega Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot - l’irrigazione deve soddisfare il fabbisogno idrico del melo evitando di superare la capacità di campo. Occorre quindi dimostrare che il fattore acqua è stato utilizzato in modo ottimale. I dati da segnare nella scheda cambiano in base al tipo di gestione dell’irrigazione: a livello aziendale o di consorzio. Nel primo caso l’azienda deve registrare data e volume di irrigazione e quantità di pioggia caduta nel periodo da sottrarre al quantitativo d’acqua erogato. Per le sole aziende di superficie aziendale inferiore ad 1 ettaro può essere indicato il volume di acqua distribuito per l’intero ciclo colturale prevedendo in questo caso l’indicazione delle date di inizio e fine irrigazione. Il dato relativo alla pioggia è ricavabile da pluviometro o capannina meteorologica o si può desumere dai resoconti quotidiani e periodici dei servizi meteo”. Se la gestione dell’irrigazione è a livello di consorzio, i dati vengono acquisiti direttamente da Apot. Quelli relativi a data e volume di irrigazione attraverso i consorzi irrigui e di miglioramento fondiario anche con collegamento con i software di gestione impianti irrigui. I dati relativi alla pioggia si possono avere attraverso la Fondazione Edmund Mach che gestisce proprie stazioni meteo in tutta la provincia. “L’acqua – afferma ancora Dalpiaz - è una risorsa limitata ed è una delle priorità dell’azione comunitaria. Una risorsa da usare con attenzione per i risvolti sulla qualità/conservabilità dei frutti. Dobbiamo conoscere meglio questa risorsa del sistema Trentino. Possiamo lavorare meglio in rete. È una strada per la valorizzazione delle esperienze tecniche (Fondazione Mach) e gestionali (consorzi) già operativi e disponibili. È un modo per comunicare alla collettività anche su questo tema la sensibilità e maturità dei frutticoltori trentini”. (s.f.) 31 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE 32 tt 02 anno LVI COMPATTAMENTO IN VIGNETO COME EVITARLO E CURARLO di Andrea Pezzuolo Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali Università degli Studi di Padova La compressione esercitata dalle macchine agricole riduce la fertilità del terreno e inibisce la crescita radicale, compromettendo a lungo andare in modo irreversibile l’efficienza della coltura. La prevenzione inizia dallo sgonfiaggio delle ruote… I l compattamento del terreno rappresenta da sempre una spina nel fianco per la produttività delle aziende agricole tanto che fino a non molti anni fa, veniva visto come un inevitabile prezzo da pagare, per poter eseguire nell’arco della stagione colturale importanti interventi agronomici in modo tempestivo. Se da un lato è comprensibile che non sempre sia agevole conciliare il tentativo di non entrare in campo quando il terreno non è transitabile, dall’altro è importante considerare anche i possibili effetti che si procurano quando si opera in condizioni al limite della praticabilità. Il compattamento può essere meglio definito come una riduzione permanente della porosità a seguito di una sollecitazione di compressione provocata dall’azione lavorante di una macchina operatrice o dall’organo di propulsione di una macchina motrice. La diretta conseguenza della riduzione della macroporosità si accompagna a cambiamenti significativi della fertilità del suolo, in particolare nelle proprietà strutturali, nonché del suo regime termico ed idrico, in quanto si assiste ad una riduzione della velocità di movimento dell’acqua lungo il profilo che si traduce in fenomeni di ristagno superficiale e di saturazione lungo tutto il suo profilo. Dal punto di vista colturale, l’aumento della densità del terreno e la possibile creazione di masse compatte, porta ad un ambiente inidoneo per la crescita radicale, dovuto ad una riduzione dello spazio per l’allungamento radicale e ad una forte contrazione del tasso di ossigeno disponibile. Questa condizione sfavorevole porta ad un minor assorbimento di elementi nutritivi da parte dell’apparato radicale con gravose ripercussioni sulle rese colturali. Oltre all’aspetto fisico e agronomico, i danni si possono notare anche da un punto di vista biologico, osservando una minore entità microbica e una minore entità dei processi di ossidoriduzione. In vigneto, data la presenza di corsie di traffico pressoché “obbligate”, in quanto strettamente delimitate dall’interfila dell’impianto, le ormaie provocate dalle macchine motrici e dalle macchine da raccolta occupano una posizione pressoché permanente all’interno dell’interfila e molto spesso, specialmente in impianti molto fitti, si trovano a stresso ridosso dell’apparato radicale della pianta, alterando notevolmente le proprietà del terreno della zona radicale. Il continuo ripetersi negli anni di gravi fenomeni di compattamento può compromettere in modo irreversibile l’efficienza della coltu- tt 02 anno LVI TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE zioni connesse alla vendemmia. Qualora questa sia meccanizzata è bene che la fase di scarico del prodotto raccolto avvenga su capezzagne portanti e ben inerbite. ra, in quanto gli effetti provocati sono molto spesso persistenti e le possibilità di un eventuale recupero negli anni sono assai limitate. Un terreno compattato, specialmente se argilloso, da un punto di vista della lavorabilità, necessiterà di un maggior apporto energetico (e quindi economico) per lo svolgimento delle lavorazioni colturali. PRIORITÀ ALLA PREVENZIONE Per una ottimale gestione del compattamento, il viticoltore attento dovrà attuare azioni atte a ristabilire e a conservare la struttura del suolo, che è stata sottoposta a fattori perturbanti; e nello stesso tempo cercare di limitare il traffico delle macchine agricole sul terreno adottando opportune modalità operative. Azioni sulle macchine agricole Riduzione della massa applicata sugli assali: azione non facilmente gestibile dall’agricoltore, specialmente per le trattrici, in quanto vi è uno stretto vincolo tra massa e forza di trazione. Tuttavia, il mantenimento della fertilità del terreno e l’attento controllo del compattamento può non solo ridurre i consumi energetici per lo svolgimento delle lavorazioni colturali ma anche ridurre la potenza unitaria necessaria e quindi anche la massa delle trattrici. Più agevole è la possibilità di riduzione della massa gravante sugli assali in alcune macchine operatrici, in particolare per le irroratrici, dove adottando una distribuzione a basso volume, i serbatoi saranno caratterizzati da una inferiore capacità di carico. Aumento della superficie di contatto suolo/ pneumatico: la distribuzione dei carichi su un pneumatico di maggiore sezione o l’utilizzo di pneumatici a bassa pressione permettono di attenuare la pressione esercitata sul terreno. Questa azione può risultare molto interessante soprattutto per macchine semoventi, quali vendemmiatrici o scavallanti polivalenti. Azioni sulla gestione colturale Scelta del momento ottimale e tempestività di intervento: il transito delle macchine dovrebbe essere evitato quando il suolo si trova allo stato semi-plastico. Il viticoltore deve considerare che lo stato idrico del terreno è il parametro che forse più di altri influisce sul compattamento e che la tessitura definisce l’arco temporale in cui il terreno è più o meno sensibile al compattamento. Riduzione del numero di passaggi: agendo attraverso l’utilizzo di macchine scavallanti Dall’alto verso il basso: Vista frontale di un decompattatore ad ancore a profilo dritto. Vista laterale di un decompattatore ad ancore curve lateralmente. (Foto Mainardi C. s.n.c) Vigneto con vistoso ristagno idrico superficiale. Nella pagina accanto: Vista posteriore di una trattrice dotata di un sistema di irrorazione a ultra basso volume. (foto AGRICENTER s.r.l) in grado quindi di dominare un maggior numero di filari o avvalendosi di attrezzature associate in modo tale da adempiere a più lavorazioni colturali con un unico passaggio. Organizzazione dei cantieri di trasporto: aspetto che riguarda soprattutto le opera- Azioni sul terreno Inerbimento delle capezzagne e delle interfila: oltre a preservare i terreni dall’azione erosiva dell’acqua e del vento, permette di innalzare il tenore di sostanza organica, rendendo il terreno meno vulnerabile al transito delle macchine agricole. La maggiore portanza è attribuibile alla minore umidità presente nello strato superficiale, conseguente non solo alla maggiore utilizzazione dell’acqua da parte del cotico erboso, ma anche alla maggiore infiltrazione dell’acqua lungo tutto il profilo. Una migliore transitabilità si abbina poi con la tempestività d’intervento, aspetto di rilevante importanza specialmente per l’esecuzione dei trattamenti fitosanitari. Aumento della sostanza organica: conferendo una maggiore stabilità agli aggregati, la sostanza organica permette al suolo di avere una maggiore resistenza alla compattazione. Necessaria sarà una idonea gestione dell’inerbimento (mulching) abbinata ad un importante presenza della fertilizzazione organica (letame, compost) nei piani di concimazione aziendali. L’USO DEI DECOMPATTATORI Azione curativa: la decompattazione del terreno compattato I decompattatori o arieggiatori sono macchine che tagliano e sollevano in profondità il terreno, ripristinando la porosità ma allo stesso tempo evitando sfavorevoli rimescolamenti degli strati superficiali e la formazione di zollosità. Il graduale ripristino della porosità permette di aumentare la capacità di infiltrazione del terreno, favorendo lo sviluppo e l’assorbimento radicale. Attualmente sul mercato, da un punto di vista costruttivo, vi sono decompattatori ad ancora diritta o ad ancora ricurva lateralmente. I modelli ad ancora diritta, garantiscono un omogeneo innalzamento della porzione di suolo interessata alla lavorazione ma richiedono una maggiore potenza unitaria rispetto al modello ad ancora ricurva. Operativamente parlando, è preferibile operare alla profondità di 30-35 cm con un terreno in stato di tempera o in stato friabile e ad una velocità compresa tra i 4 e i 7 km/h in modo tale da non favorire azioni di lisciamento profondo. 33 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE tt 02 anno LVI I risultati del monitoraggio 2010 I trattamenti fitosanitari possono “tamponare” la diffusione dell’infestazione ma non possono competere con la rotazione in un bilancio complessivo costi/benefici che tenga conto, oltre che della produzione, anche delle ricadute ambientali 34 a cura dell’Ufficio Fitosanitario PAT I l monitoraggio nazionale di Diabrotica del mais (Diabrotica virgifera virgifera LeConte) sviluppato nel corso del 2010 è stato effettuato sulla base di nuovi criteri di monitoraggio e di gestione delle infestazioni dell’insetto nocivo Diabrotica virgifera virgifera LeConte nel territorio italiano, in applicazione del D.M. 8 aprile 2009”. I nuovi criteri, sono stati predisposti allo scopo di fornire standard tecnici per l’effettuazione dei monitoraggi nelle varie regioni italiane, che hanno lo scopo di accertare i livelli di infestazione. Le tipologie di monitoraggio e le misure fitosanitarie connesse ai risultati delle indagini sono individuate tenendo conto di cinque diverse “zone”: a.zona indenne; b.focolaio; c.zona infestata; d.zona di contenimento; e.zona tampone. CRITERI DI MONITORAGGIO Per l’effettuazione del monitoraggio le linee guida prevedono l’impiego di trappole di diverso tipo: 1.trappole a feromone sessuale (le cosiddette “PAL”, prodotte in Ungheria, DIABROTICA AN SUL NOSTRANO DI ST e le trappole tipo “Diabrotica Track”, italiane, che hanno dimostrato a livello sperimentale pari efficacia purchè la loro base invischiata venga sostituita con frequenza); la loro capacità attrattiva si prolunga per 30-40 gg.. In caso di prolungato stoccaggio queste trappole devono essere conservate con gli involucri integri a temperature inferiori a -10° 2.trappole cromotropiche (il tipo europeo di riferimento è la trappola “Pherocon AMPAM), costituite da una base invischiata di colore giallo, con effetto attrattivo sugli adulti di Diabrotica; 3.trappole non saturabili, attivate o meno da feromoni (es. KLP, CRW, YATLORf), che sono preferibili talvolta alle trappole cromotropiche per aspetti gestionali e di costo Per le zone infestate il monitoraggio ha lo scopo di valutare i livelli di popolazione per modulare eventuali interventi finalizzati alla gestione delle popolazioni, alla sostenibilità delle produzioni di mais e al controllo delle potenzialità di espansione dell’insetto verso zone indenni. Per queste aree sono preferibili trappole cromotropiche, integrabili, nelle zone dove le popolazioni sono basse e le trappole cromotropiche non sono adeguate per seguire la dinamica delle infestazioni, con trappole a feromone sessuale. MONITORAGGIO NAZIONALE Nel 2010 la superficie maidicola italiana era pari a circa 1.211.000 ha, di cui 925.000 ha di mais da granella e 286.000 ha di mais ceroso (fonte dati ISTAT). L’areale di presenza di D. v. virgifera comprende l’Italia settentrionale ed un’area circoscritta del Lazio (ad ovest di Roma) e della Toscana. (comune di Vicchio vicino a Firenze). A livello nazionale sono state monitorate 1.711 stazioni, di cui 358 con trappole a feromone (ca 740 trappole) e 1.353 con trappole cromotropiche tipo PhAM (oltre 4.000 trappole). Le trappole sono state posizionate in campo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio e i monitoraggi si sono conclusi tra agosto e settembre-ottobre. Secondo quanto definito nella specifica nota tecnica, nelle zone infestate si ritiene ade- tt 02 anno LVI TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE A sinistra: adulto di Diabrotica A destra: le uova svernanti schiudono dal momento del germogliamento CHE ORO guata una soglia di intervento pari a 6 individui per trappola cromotropica per giorno, considerando un periodo di monitoraggio di 6 settimane consecutive a partire dall’inizio dei voli di sfarfallamento. La superficie interessata dalla presenza del coleottero ha segnato un modesto incremento, con espansione in aree coltivate a mais della Valle d’Aosta, della Provincia Autonoma di Bolzano e della Toscana. Nonostante D. v. virgifera sia ormai presente in tutti i principali comprensori maidicoli della Pianura Padana, con differenziati livelli di infestazione, nel 2010 la specie non ha arrecato gravi danni alle coltivazioni. I livelli di popolazione dell’insetto sono risultati ovunque in evidente calo rispetto al 2009. Sui 1.353 appezzamenti di mais monitorati nelle zone infestate il valore di soglia cautelativo pari a 6 adulti/trappola/giorno è stato superato su complessive 162 stazioni, con una maggiore frequenza nelle regioni Piemonte e Lombardia. In Piemonte i danni economici sono stati stimati nella misura di circa 1.400 ha, pari allo 0,7% della superficie totale regionale coltivata a mais. Sono stati inoltre osservati allettamenti circoscritti in qualche appezza- mento della Lombardia e delle province di Trento, Piacenza e Vicenza. MONITORAGGIO IN TRENTINO Diabrotica virgifera virgifera è presente in tutte le aree provinciali coltivate a mais. In tali aree nel corso del 2010 sono state installate complessivamente 48 trappole a feromone così distribuite: 18 nella zona di Storo, 15 nell’area Giudicarie e 15 nella Valsugana. Sono state installate anche 48 trappole cromotropiche: 18 nella zona di Storo, 15 nelle Giudicarie Esteriori e 15 in Valsugana. Le catture complessive con trappole a feromone sono state 2657. Su 18 stazioni con trappole cromotropiche, 17 hanno avuto catture uguali a zero e 1 stazione ha registrato catture medie comprese fra 0 e 3. I valori medi giornalieri di catture su trappole cromotropiche sono compresi tra 0,024 e 2,048 per la zona di Storo, tra 0 e 0,31 nelle Giudicarie Esteriori e 0 in Valsugana. Si sono comunque notati sintomi su circa 15 ettari e danni economici da allettamento per la prima volta su 3 ettari localizzati nella piana di Storo coltivati a “Nostrano di Storo” (vecchia varietà locale). Il manifestarsi dei danni economici da allettamento nella piana di Storo conferma quanto al livello teorico era già stato ipotizzato, considerata l’ormai nota modalità con la quale Diabrotica v.v provoca il danno su mais. Il danno maggiore è infatti determinato dalla rosura delle radici ad opera delle larve che, a seconda dell’intensità, causano lo stroncamento o l’allettamento delle piante di mais. Le piante colpite tendono a risollevar- si assumendo un tipico portamento “a collo d’oca”. La pianta continua a crescere, ma ha uno sviluppo stentato e produce spighe di ridotte dimensioni non potendo contare su un apparato radicale pienamente efficiente. Nel caso del mais di Storo il problema è aggravato dal fatto che l’apparato radicale della varietà locale non è sviluppato come nei mais ibridi e pertanto il rischio di allettamento e di deperimento della pianta è maggiore. Gli adulti possono inoltre causare danni alimentandosi sulle spighe e determinando la mancata allegagione di ampie porzioni di spiga. Il danno complessivo è quindi rappresentato dalla diminuzione della produzione e dalle perdite alla raccolta dovute all’allettamento delle piante. Tenuto conto che la normativa specifica considera adeguata una soglia di intervento pari a 6 individui/trappola cromotropica al giorno alla fine del periodo di monitoraggio, sarà comunque necessario adottare quanto prima un’avvicendamento del mais su vasta scala, la misura di maggiore efficacia e priva di effetti collaterali sull’ambiente. L’avvicendamento delle colture è peraltro previsto anche dal decreto ministeriale n. 30125 del 22/12/2009, che disciplina il regime di condizionalità ai sensi del regolamento (Ce) n. 73/2009. Si ribadisce pertanto che i trattamenti fitosanitari, se da un lato hanno il pregio di “tamponare” la diffusione dell’infestazione nella zona trattata e in quelle limitrofe, dall’altro non possono competere con la rotazione in un bilancio complessivo costi/benefici, che tenga conto oltre che della produzione anche delle ricadute ambientali. 35 tt 02 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE anno LVI La malattia è stabile, e non incide per più dell’1 per cento MAL DELL’esca di Bruno Mattè Fondazione E. Mach – IASMA Centro Trasferimento Tecnologico Unità Viticoltura 36 Il disseccamento improvviso delle foglie rappresenta la forma acuta della malattia Nosiola, Sauvignon blanc, Cabernet e Muller Thurgau le varietà maggiormente sensibili. Più esposti alla malattia i vigneti con oltre 25 anni Il fungo occlude i vasi xilematici (linfa grezza o ascendente) I l Mal dell’Esca della vite è una malattia fungina che sta destando non poche preoccupazioni nelle più importanti aree viticole mondiali. Le specie fungine corresponsabili dell’insorgenza della malattia sono gli ascomiceti Phaeomoniella chlamydospora (Pch), Phaeoacremonium aleophilum (Pal) e il basidiomicete Fomitoporia mediterranea. Oltre alle specie sopra elencate, anche l’Eutypa lata e la Neonectria possono avere, secondo alcuni ricercatori, possibili associazioni sinergiche con i funghi tracheomicotici dell’esca. Vengono definiti tracheomicotici Pch e Pal in quanto colonizzano i vasi xilematici del fusto (foto) e, ostruendo meccanicamente questi vasi, limitano il trasporto linfatico. Inoltre questi agenti patogeni producono enzimi pectinolitici, responsabili dell’imbrunimento del legno, e fitotossine che trasportate a livello fogliare causano le tipiche tigrature. La Fomitoporia mediterranea, comunemente chiamata carie del legno, è in grado di degradare il legno dell’ospite rendendolo una massa spugnosa friabile. L’interazione non sempre simultanea di questi funghi fin qui citati è la causa principale del formarsi della malattia. Sintomatologia La patologia si può presentare in forma cronica o in forma acuta. I sintomi manifestati da una vite colpita da una forma cronica sono le tipiche tigrature fogliari, la comparsa di macchie puntiformi bruno-violacee sull’acino, l’insufficiente maturazione dei grappoli ed infine un mancata lignificazione (agostamento) dei tralci. Il disseccamento parziale o totale della pianta è la conseguenza di un decorso acuto dell’infezione (colpo apoplettico). Il mal dell’esca assume un comportamento simile al legno nero in quanto la pianta infetta può evidenziare i sintomi in modo irregolare nel corso della sua vita, non manifestandoli anche per lunghi periodi. Per questo motivo è molto difficile stimare l’incidenza reale della malattia all’interno di un vigneto, mentre è più immediato dare una stima annuale conteggiando le piante sintomatiche (esca manifesta) Inoculo e diffusione della malattia La diffusione dell’Esca, essendo un complesso di funghi, avviene mediante spore che si diffondono tramite il vento e gli schizzi d’acqua con temperature medie superiori ai tt 02 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE anno LVI % ESCA 3,0 2,5 2,0 1,5 2,12 1,89 1,29 1,78 1,48 1,26 1,0 0,5 0 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Anno Tigrature su foglia 10°C, raggiungendo il picco in tarda primavera (maggio-giugno). Nei mesi di luglio ed agosto e nei mesi invernali il volo delle spore è nullo. I funghi patogeni penetrano nella pianta attraverso i tagli di potatura o le ferite dovute a spollonature tardive, a massicce lavorazioni del terreno e a danni meccanici provocati da avversità atmosferiche come la grandine o spaccature da freddo. Le fonti di inoculo sono costituite dalle viti ammalate che si trovano in campo o nell’area viticola limitrofa. Difesa Ad oggi non disponiamo di alcun anticrittogamico efficace e quindi non si può effettuare una difesa diretta contro il patogeno. Si cerca quindi di improntare una difesa per lo più indiretta della pianta. La prima cosa da fare in un vigneto è limitare le fonti di inoculo eliminando e asportando le viti fortemente compromesse dalla malattia in modo da non lasciare residui di legno infetto in pieno campo. Nelle operazioni di potatura, fin dalla fase di allevamento, si devono limitare i tagli di ritorno troppo invasivi che consentono la facile penetrazione dei patogeni nella pianta. Nel caso si debba intervenire con tagli su legno di grosse dimensioni si consiglia di ricoprire la ferita con una miscela cicatrizzante composta da colla vinilica, acqua e da un prodotto a base di rame ad alta concentrazione (Ossicloruri, Poltiglie, ecc…). Su sistemi a spalliera, in fase di potatura invernale, è consigliabile eseguire sempre tagli su legno di due o tre anni. è preferibile effettuare potature in pieno inverno ed evitare di potare dopo eventi piovosi con temperature medie superiori agli 8 - 10 °C. La spollonatura va eseguita prima che i succhioni lignifichino. Se si usano macchine spollonatrici è importante dosare l’attività dei flagelli agendo sulla velocità di avanzamento della trattrice per non causare pericolose ferite sui ceppi. Secondo Michael Fischer, dell’Istituto Federale di Friburgo, alcune operazioni colturali come le potature lunghe con conseguenti eccessi di produzione, possono essere un’ulteriore causa del manifestarsi della malattia, essendo essa soggetta a stress. Monitoraggio in Trentino Il monitoraggio è iniziato nel 2005 con la nascita del progetto interregionale MESVIT finanziato dal Ministero per le politiche agricole e forestali. Tale progetto è nato con lo scopo di chiarire le modalità di comparsa e diffusione del mal dell’esca. In trentino l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige partecipò a tale progetto affidando al Centro SafeCrop, in collaborazione con il Centro di Assistenza Tecnica (CAT), i compiti di valutazione dell’incidenza ed evoluzione della malattia in Trentino. Macchie puntiformi sull’acino Mappate 200 piante in 100 vigneti rappresentativi per varietà ed età della viticoltura trentina Per il monitoraggio si scelsero 100 vigneti rappresentativi della viticoltura trentina per varietà ed età dei vigneti (nel 2010 rimasti 80 causa estirpi). All’interno di questi vigneti sono state mappate circa 200 piante. Dal 2005 al 2007 i controlli sono stati fatti dal Centro SafeCrop in collaborazione col Centro per l’assistenza tecnica. Dal 2008 in poi, causa la fine del progetto MESVIT e la trasformazione di SafeCrop, il lavoro è stato interamente preso in mano dall’ormai ex CAT ora Centro Trasferimento Tecnologico, Unità Viticoltura e portato avanti fino ad oggi. Nel grafico possiamo notare l’incidenza media della malattia negli impianti mappati dislocati nelle aree viticole provinciali; sono state monitorate circa 21.000 piante. Possiamo notare come la malattia, nonostante l’aumento del 2008 dovuto al clima piovoso e quindi favorevole allo sviluppo fungino, sia stabile, con valori poco superiore al 1% di incidenza. Il Trentino è una delle zone viticole italiane dove la malattia è meno diffusa; le cause possono essere molteplici. Il clima invernale più rigido consente di eseguire la potatura in un periodo dove non vi sono spore di patogeni presenti nell’atmosfera; la ridotta dimensione aziendale, con conduzioni poco meccanizzate, permette una maggiore e migliore tempestività di intervento in caso di piante malate e inoltre una gestione più accorta in potatura, non ultimo la relativa giovane età media dei vigneti rispetto ad altre zone d’Italia. Dal monitoraggio possiamo ricavare la sensibilità alla malattia delle principali varietà coltivate in Trentino. Le varietà maggiormente sensibili alla malattia sono: Nosiola, Sauvignon blanc, Cabernet e Muller Thurgau; quelle mediamente sensibili sono: Traminer, Marzemino, Chardonnay, Pinot Nero, Schiava. Infine le meno sensibili all’esca: Merlot, Lagrein, Teroldego e il Pinot Grigio. Elaborando i dati si vede nettamente come l’incidenza della malattia sia correlata all’età dei vigneti e l’incidenza maggiore la si raggiunge in vigneti con età superiore ai 25 anni. Ringraziamenti: si ringraziano per la collaborazione tutti i colleghi dell’Unità Viticoltura del Centro Trasferimento Tecnologico 37 tt 02 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE anno LVI IL CONTROLLO DELLE PRIME INFEZIONI ARMA CONTRO LA TICCHIOLATURA a cura di Paolo Tait, Claudio Panizza FEM-IASMA, Unità Frutticoltura [email protected] L 38 a ticchiolatura è riconosciuta come il principale patogeno del melo e negli ultimi 2 anni ha manifestato tutta la sua potenzialità e aggressività. Già nell’annata 2009 è stata particolarmente aggressiva, determinando un forte inoculo per la primavera 2010, in cui si sono presentate condizioni molto favorevoli per lo sviluppo di infezioni primarie e secondarie del fungo. Il periodo più importante al fine del contenimento delle infezioni primarie risulta essere quello primaverile, compreso tra l’inizio germogliamento della coltura e la metà di giugno. Nel fondovalle già le piogge di fine marzo – inizio aprile, alla fase fenologica di orecchiette di topo – mazzetti affioranti, hanno determinato la prima infezione. I sintomi sono comparsi sui testimoni non trattati verso il 20 aprile, con percentuali di attacco variabili tra il 5 e il 15%. Il periodo più grave per le infezioni primarie, sia in fondovalle che in collina, è risultato essere, quello dei primi 15 giorni di maggio. Si sono registrati più di 100 mm di pioggia con bagnatura prolungata della vegetazione per oltre 10 giorni. Nei casi peggiori queste condizioni hanno comportato lo sviluppo di infezioni gravi con comparsa di sintomi sia sui germogli che sui frutti (nei testimoni non trattati le percentuali di germogli colpiti raggiungevano già il 100% e sui frutti fino al 43%). In Pre raccolta, forte infezione sui frutti questo periodo hanno iniziato a sovrapporsi infezioni primarie e secondarie. Queste condizioni fortemente favorevoli allo sviluppo della ticchiolatura sono state amplificate inoltre dalla non corretta e tempestiva esecuzione dei trattamenti fitosanitari specifici. Nel 2010 anche il periodo estivo – autunnale, caratterizzato da consistenti eventi piovosi, è stato favorevole ad ulteriori infezioni secondarie di ticchiolatura. Verso la metà di giugno si sono avuti altri 6 giorni di pioggia consecutivi, con apporti consistenti di acqua (per un totale di c.a. 110 mm), che hanno dilavato gli interventi preventivi precedenti. I frutteti più a rischio sono risultati chiaramente quelli con presenza di macchie in pianta, in cui la situazione è evoluta con una moltiplicazione esponenziale dell’attacco su foglie e frutti. A metà agosto c’è stato un ulteriore periodo favorevole allo sviluppo della ticchiolatura in cui le abbondanti piogge e la prolungata bagnatura della vegetazione, hanno completamente dilavato i fungicidi e determinato le condizioni ideali per lo sviluppo di ulteriori infezioni secondarie principalmente a carico dei frutti. Questa situazione ha interessato principalmente le varietà più sensibili alla ticchiolatura secondaria quali Golden Delicious che stava arrivando alla maturazione sia in fondovalle che in montagna. I frutteti che in questo periodo risultavano privi di attacco del fungo, anche in presenza di questo evento particolarmente piovoso, non hanno manifestato comparsa di ticchiolatura a carico dei frutti. Il periodo autunnale è stato contrassegnato da diverse precipitazioni tutte importanti sia dal punto di vista della durata (almeno 2-3 giorni consecutivi) che della quantità di pioggia caduta (sempre > di 50 mm). Queste condizioni climatiche hanno reso difficoltosa la gestione della difesa di pre-raccolta. La raccolta si è svolta con ulteriori condizioni Maggio 2010, infezione primaria su foglia critiche che potenzialmente hanno aggravato la situazione fitosanitaria. Le aziende sono state impegnate in una cernita accurata delle mele onde evitare di portare in conservazione frutti con ticchiolatura evidente. Si intendeva quindi prevedere l’evoluzione della malattia in conservazione, anche se le partite lavorate fino ad ora non hanno manifestato aumento significativo dei danni. Conclusioni La difesa dalla ticchiolatura nell’annata 2010 è stata contraddistinta dalle condizioni climatiche favorevoli alla malattia e dal forte inoculo di partenza derivato dall’annata precedente. In molte situazioni si sono evidenziate delle carenze nel corretto utilizzo delle macchine nell’esecuzione dei trattamenti che hanno determinato un successo parziale della difesa. Tutto questo, associato all’andamento climatico particolarmente piovoso di fine anno, potrà determinare un inoculo elevato anche per la stagione entrante. Con queste condizioni le azioni da attuare da parte dell’agricoltore per migliorare la difesa dovevano essere indirizzate su più fronti: ►riduzione dell’inoculo attraverso l’aumento della decomposizione delle foglie con azioni dirette quali pacciamatura o asportazione delle stesse dall’appezzamento ►migliorare l’efficacia del trattamento attraverso una regolazione ottimale delle macchine (manutenzione ordinaria e taratura periodica), il giusto momento d’intervento, il corretto volume d’aria originato dalla ventola e il volume di miscela impiegato, l’ottimale velocità d’avanzamento. Ricordiamo che la migliore difesa dalla ticchiolatura si ottiene attraverso il massimo controllo delle infezioni primarie; se non sono presenti macchie di ticchiolatura in pianta nel mese di giugno non potranno nascere in quel frutteto infezioni secondarie. tt 02 anno LVI tecnica flash OLIVI PIANTATI FUORI ZONA LIMITE Nella zona classica dell’olivo che si identifica con la valle del Sarca e l’entroterra del Lago di Garda la messa a dimora di piante di olivo è stata anche quest’anno limitata e circoscritta. Fuori dall’area considerata ottimale cresce invece la propensione a piantare olivi sfidando a proprio rischio i limiti di altitudine e di esposizione. Il tecnico Franco Michelotti consiglia di non allontanarsi troppo dall’area tradizionale, di piantare solo varietà consolidate quali Casaliva e Frantoio e di scegliere zone dove si trovano naturalmente piante di leccio e/o di pungitopo. ACARI SULLE PARETI DI CASA Il proprietario di una casa di abitazione di Andalo si è rivolto agli entomologi dell’Unità di fitoiatria dell’Istituto agrario di S. Michele all’Adige perché le pareti esterne confinanti con un prato-giardino erano coperte da chiazze brunastre di piccolissimi animaletti mobili che sembravano insetti. Dall’esame di laboratorio è risultato che si trattava di un acaro della famiglia Tetranichidi denominato Bryobia praetiosa che dall’erba secca del prato si è spostato sulle pareti della casa. È bastato un getto d’acqua aggiunto di un piccolo quantitativo di detersivo per staccare le chiazze dalle pareti. I tecnici hanno suggerito al proprietario di coprire una fascia dell’erba con sabbia sottile per formare una barriera ed impedire che gli acari si spostino nuovamente sulle pareti della casa. LA PRIMAVERA ENTRA IN CANTINA In coincidenza con le prime belle giornate di primavera che fanno rialzare la temperatura anche all’interno della cantina familiare il proprietario deve effettuare un controllo del vino ancora presente nelle botti o nelle vasche usando possibilmente tutti i sensi. All’occhio possono apparire sulla superficie del bicchiere frammenti bianchi di fioretta. All’assaggio si possono cogliere i primi sintomi di acescenza che i tecnici chiamano “spunto”. Al naso non può sfuggire l’odore di uova marce dovuto alla lunga permanenza del vino sulla feccia. Il microbiologo di S. Michele Agostino TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE a cura di Sergio Ferrari Cavazza consiglia un travaso e l’aggiunta di 40 milligrammi di bisolfito per litro. Se invece all’orlo del bicchiere del vino rosso si notano piccolissime bollicine effervescenti significa che non si è ancora completata la fermentazione malolattica. In questo caso il travaso deve essere ritardato di qualche giorno. VOLO ESTEMPORANEO DI MAGGIOLINI L’ufficio tecnico delle Cantine Mezzacorona ha segnalato ai primi di aprile un volo secondario di maggiolini che dalla Piana Rotaliana si sono spostati sulle latifoglie delle colline di Cadino e di Faedo, per poi tornare a deporre le uova nei terreni di provenienza. Si tratta di un volo di entità piuttosto ridotta che non desta preoccupazione, ma rappresenta uno sfasamento rispetto all’infestazione principale che si avvia a completare il ciclo quadriennale. Il volo di massa si avrà infatti nella primavera del 2012. APICOLTURA: NO ALLA ASSISTENZA DOMICILIARE Il Centro per il trasferimento tecnologico dell’Istituto agrario di San Michele si avvale di un gruppo di tecnici che si occupano di apicoltura, coordinato dall’entomologo Paolo Fontana, che sarà potenziato già a partire dalla corrente stagione con l’arrivo di nuovi tecnici. La finalità operativa del gruppo non è l’assistenza tecnica porta a porta, come vorrebbero gli apicoltori, ma l’assunzione e la risoluzione di problemi di carattere generale segnalati dagli stessi apicoltori. Paolo Fontana è reperibile presso il Centro operativo di Vigalzano, tel. 0461 519105. RETI PER FERMARE LA CARPOCAPSA In occasione del convegno sul controllo della carpocapsa del melo che si è svolto il 1° marzo scorso all’Istituto agrario di S. Michele, l’esperto Guilhelm Severac della Camera di agricoltura di Avignone ha dimostrato che è possibile impedire l’entrata nel frutteto delle farfalline generatrici del verme delle mele seguendo due modalità di protezione alternative denominate rispettivamente “monofilare” e “monoparcella”. La prima consiste nel coprire singoli filari con reti di plastica a maglia stretta. La seconda prevede il com- pletamento della protezione dei fianchi aperti del frutteto già coperto da rete antigrandine. Il costo va da 7.000 a 12.000 euro a ettaro. LOTTA ALLA PERONOSPORA AFFIDATA A COMPUTER Si chiama VITI-METEO un programma informatizzato di previsione delle infezioni di peronospora validato nei vigneti della Piana Rotaliana dal tecnico Mauro Varner, responsabile dell’Ufficio consulenza del Gruppo Mezzacorona. Il programma è stato messo a punto dall’Istituto per la viticoltura di Friburgo su indicazioni teoriche fornite dagli Istituti di ricerca frutti viticola di Waedensville e di Changins. Le prove di convalida in Trentino sono iniziate nel 2005. Il programma è risultato valido e potrebbe essere introdotto anche in Trentino. ARBUSTI COLPITI DA COLPO DI FUOCO Sono molte le specie di piante arbustive ornamentali appartenenti alla famiglia delle Rosacee utilizzate per formare siepi che si possono ammalare di colpo di fuoco. Si tratta di una malattia causata da un batterio denominato Erwinia amylovora che provoca gravi danni sui meli. Le piante ornamentali rappresentano solo una fonte di diffusione del batterio che viene trasportato da uccelli o trasmesso tramite attrezzi di potatura. Il sintomo principale è rappresentato da disseccamento degli apici. La presenza della malattia va segnalata all’Ufficio fitosanitario della Provincia di Trento, tel. 0461-495783. OLIVI POTATI A “VASO POLICONICO” La potatura degli olivi nel Basso Sarca e in Vallagarina è stata preceduta da una serie di lezioni dimostrative tenute da tecnici del Centro per il trasferimento tecnologico dell’Istituto agrario di San Michele, finalizzate a diffondere il modello di potatura denominato “vaso polifonico”. La pianta deve assumere la forma di un vaso aperto alla luce del sole, dal cui tronco le branche fruttifere devono dipartire a forma di cono. RAME CONTRO L’OCCHIO DI PAVONE Nell’ultima settimana di aprile nel Basso Sarca si è proceduto al primo trattamento fitosanitario della stagione 2011 sugli olivi. Il tecnico Franco Michelotti ha consigliato l’impiego di una miscela acquosa di prodotto rameico e olio bianco, entrambi a dose bassa. Il trattamento è servito per controllare l’occhio di pavone che attacca le foglie e la cocciniglia cotonosa che è presente sui rami e sulle cime ma senza arrecare danni rilevanti. 39 tt 02 ATTUALITà anno LVI frutticoltura Reportage 40 LA TURCHIA FRUTTICOLA È GIÁ IN EUROPA di Gastone Dallago, Andrea Branz, Lodovico Delaiti, Maria B. Venturelli FEM-IASMA, Unità Frutticoltura I partecipanti in visita alla sede staccata del Ministero dell’Agricoltura turco di Bursa In alto: Mercato Istanbul, variabilità di colori U na piccola delegazione di tecnici del Centro di trasferimento tecnologico dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige (Maria Beniamina Venturelli, Gastone Dallago, Andrea Branz, Lodovico Delaiti) ed il responsabile qualità dell’OP Melinda Massimiliano Gremes ha partecipato lo scorso anno ad un breve viaggio nel cuore della Turchia ortofrutticola, concentrando la propria attenzione nella parte situata a Nord-Est del Paese. Tra l’altro la Turchia è un enorme Paese, largo più di 2000 km e lungo circa 1000, grande come Germania, Francia, Olanda, Austria e Rep. Ceca messi assieme, con una diversità di situazioni climatiche e di paesaggi che offrono produzioni di tutti i tipi, com’è facile osservare in qualsiasi mercato di Istanbul. Non mancano le montagne (monte Ararat, con un’altezza di poco superiore ai 5000 m slm) e le zone desertiche verso l’Iran e l’Iraq. La carta d’identità dell’attività frutticola di questo Paese, sempre più orientata alla produzione di elevata qualità destinata all’esportazione nei paesi dell’Unione Europea e della Russia, è rappresentata da 130.000 ettari di melo, 130.000 ha di drupacee, 480.000 ha di uva, 800.000 ha di verdura. FITOSANITARI, VALGONO LE REGOLE EUROPEE È interessante notare come l’organizzazione governativa stia predisponendo un veloce adeguamento ed allineamento rispetto alla normativa produttiva e fitosanitaria vigenti nell’Unione Europea, tant’è che le registrazioni di nuove sostanze attive avviene solo se già state autorizzate nell’UE. Ben tre le nuove regole entrate in vigore nel 2009, tutte orientate alla restrizione, rispetto alla libera vendita, dei prodotti fitosanitari e completate dall’obbligo della registrazione dei trattamenti su un documento ufficiale, secondo un meccanismo che nella pratica corrisponde al nostro sistema autorizzativo, che parte dalla formazione di tecnici e agricoltori per arrivare al quaderno di campagna approvato e vidimato dagli uffici ministeriali competenti. Questo percorso, particolarmente impegnativo, è stato illustrato da Ihsan Duman, responsabile del Servizio Fitosanitario del Ministero dell’Agricoltura di Bursa, che coordina tutte le attività di monitoraggio delle patologie vegetali, compresa evidentemente quella da quarantena, e dirama bollettini fitosanitari di orientamento operativo per tutti gli agricoltori della zona, avvalendosi di una rete di tecnici, anche privati, che provvedono alla prescrizione dei trattamenti necessari. tt 02 FRUTTICOLTURA anno LVI Azienda Alara, vivaio, produzione piante in serra In basso a sinistra: Azienda Alara, campo sperimentale di ciliegio. In basso a destra: Azienda Altibache Susurluc, 40 ettari di mele Ogni anno il Ministero pubblica il prontuario completo dei prodotti fitosanitari ammessi per coltura ed avversità, sul quale vengono riportati anche gli avvertimenti relativi ai livelli di residuo ammesso nei principali paesi di destinazione nel caso di prodotti destinati all’esportazione. Nei numerosi corsi di formazione organizzati, vengono già stabiliti piccoli compendi tecnici sui quali sono riportati i principali parassiti e le patologie caratteristiche di ciascuna specie vegetale, con l’indicazione delle strategie di contenimento. Anche sul fronte della produzione vivaistica sono attivi progetti di collaborazione, in particolare con Italia, Germania e Lituania, per avvicinare i due sistemi di certificazione delle piante, secondo il modello europeo del passaporto fitosanitario. Durante la visita all’Istituto Sperimentale di Yalova si sono potuti riscontrare i risultati di un intenso programma di miglioramento genetico, in particolare su fragola, dove l’imminente registrazione di alcune nuove varietà (indicate con la sigla 77, identificativa della regione) dovrebbe soddisfare le attese di chi punta ad una fragola molto saporita e molto conservabile. Un altro settore immediatamente messo in evidenza dalle interessanti prove su varietà e portainnesti è la cerasicoltura, la cui peculiarità è emersa nella sua completezza dalla visita all’azienda ALARA. L’EXPLOIT DELL’AZIENDA CERASICOLA ALARA Nel giro di una sola decina d’anni questa azienda ha portato la cerasicoltura turca all’attenzione di tutti i più interessanti mercati Europei, sviluppando anche forme di partenariato con l’emisfero Sud per garantire un’ulteriore presenza in termini di mesi di mercato. L’azienda ALARA si è anche fatta artefice della promozione di iniziative di investimento in agricoltura, offrendo un “pacchetto completo” che va dalla fornitura delle piante alla formazione del personale tecnico e delle maestranze, all’attivazione di consulenze super-specialistiche dall’Olanda o dall’Italia, fino al confezionamento e alla commercializzazione del prodotto. Il tutto principalmente per le ciliegie, dove il basso costo della manodopera rende la Turchia particolarmente concorrenziale, ma anche per mele, pere, pesche e nettarine. L’azienda ha sviluppato programmi di forte espansione per l’esportazione delle ciliegie, prodotte ormai su un arco di tempo di tre mesi continuativi, puntando sulle forti differenze climatiche dei luoghi di coltivazione (dal livello del mare fino a 1400 metri) e sull’impiego di varietà A diversa precocità. Il tutto accompagnato dallo sviluppo delle strumentazioni mobili di prerefigerazione, utilizzate per garantire la tenuta del prodotto nelle lunghe distanze da percorrere per raggiungere gli esigenti mercati inglesi. La conoscenza dell’azienda Alara si è completata con la visita dei vivai, da cui escono più di un milione e mezzo di piante ogni anno, derivate da piante madri importate dall’Europa e strettamente controllate per gli aspetti sanitari e varietali. L’”IMPRONTA ITALIANA” DI ALTIBACHE SUSURLUC Nell’azienda Altibache Susurluc, con 40 ettari di melo, si è potuto toccare con mano “l’impronta italiana”, poiché nostri sono i consulenti che hanno impostato gli impianti e che continuamente intervengono nella loro gestione. Granny-Smith sembra oggi essere la varietà di maggior successo, essendosi accreditata come “frutto dietetico”, ma Gala, Fuji e Red sono comunque varietà molto apprezzate dai mercati turchi. Le considerevoli quantità prodotte a livello nazionale non possono ora competere per qualità con le nostre, ma di fatto i mercati di rifornimento per l’esportazione sono i mercati arabi limitrofi. Impianti razionali, giovani, ben gestiti, equilibrati: nulla è lasciato al caso e tutto viene svolto con professionalità. Anche le visite agli impianti di melo hanno quindi dato conferma che questa fertilissima terra ha tutte le carte in regola in termini di modernità, determinazione, razionalità, programmazione, il tutto inserito in un contesto amministrativo e sociale ugualmente pronto e determinato a svolgere un ruolo di primo piano nel prossimo futuro. 41 tt 02 frutticoltura anno LVI SANT’ORSOLA: 42 LE DIFFICOLTà NON FERMANO LA CRESCITA di Sergio Ferrari Le prime derivano da alterazioni climatiche, scarsità di terreni e “mosca americana”. La seconda è testimoniata, oltre che dal fatturato, dai progetti e dalle novità nella commercializzazione I l profilo della cooperativa Sant’Orsola di Pergine Valsugana (leader per fragole, piccoli frutti e ciliegie tardive) merita maggiore attenzione delle cifre del bilancio 2010. Che si riassume in questi dati: 5.530 tonnellate di prodotto fresco conferito dagli associati, cui si aggiungono partite di lamponi e mirtilli acquistate, nei mesi di assenza di prodotto proprio, da aziende controllate del sud America. Un fatturato di 53,4 milioni di euro, comprensivo di altri proventi diversi dalla vendita della frutta fresca. Prezzo di vendita medio 6,53 euro a kg. Liquidati ai soci 20,8 milioni di euro. Le aziende associate sono 1145 così suddivise: 700 di piccola o piccolissima dimensione, condotte da coltivatori a tempo parziale; 400 specializzate a conduzione famigliare; circa 50 altamente specializzate condotte da agricoltori professionali. I 440 ettari coltivati sono situati tra 200 e 1400 metri di altitudine ed allocati nei seguenti distretti: Bassa Valsugana, Alta Valsugana, Valle dei Mocheni, Altopiano della Vigolana, Altopiano di Pinè e, solo per le ciliegie, nelle Valli Giudicarie e in Alta Val di Non. La diversità di altitudine e di microclima, se da un lato consente di puntare su una maturazione scalare, dall’altro può creare difficoltà di natura climatica, come è accaduto nel 2010. Le alte temperature di giugno hanno fatto maturare le fragole contemporaneamente e troppo velocemente, creando disomogeneità di maturazione ed un’offerta eccedente da smaltire. A questo inconveniente si può fare fronte adottando adeguati mezzi e metodi di refrigerazione e di ombreggiamento all’interno dei tunnel serra. Portare gli impianti più in alto non è possibile, perché non ci sono terreni disponibili, o meglio ci sarebbero, ma i proprietari, per lo più di età avanzata, non sono disposti né a coltivare piccoli frutti né a cedere i terreni in affitto o in comodato. A creare problemi, lo scoro anno, è poi intervenuto anche un nuovo insetto, denominato Drosophila Suzukii o mosca americana dei piccoli frutti, le cui larve hanno fatto marcire il 10% dei mirtilli coltivati in Bassa Valsugana. Per avere ragione di questa nuova minaccia, i soci di Sant’Orsola confidano nell’Istituto agrario di San Michele, dal quale si attendono indicazioni utili a tenere quanto meno sotto controllo la Drosophila, possibilmente senza dover ricorrere a trattamenti insetticidi. Tre le novità annunciate per la stagione 2011: il potenziamento del contatto on line con i consumatori, un nuovo tipo di contenitore, che mantiene più a lungo la freschezza del prodotto facilitandone la conservazione in casa, oltre che l’esposizione nei punti vendita. La terza novità consiste nel dare la possibilità ai titolari di 23 aziende associate, variamente rappresentative, di registrare con l’aiuto di esperti su apposite schede tutti i dati contabili della gestione, potendoli poi confrontare con quelli di altre aziende dello stesso tipo. L’iniziativa è sostenuta finanziariamente dalla Cassa rurale di Pergine Valsugana. tt 02 zootecnia anno LVI Distribuite sull’intero territorio provinciale 100mila esche VACCINAZIONE ANTIRABBICA VIA ALLA NUOVA CAMPAGNA D opo le quattro campagne di vaccinazione effettuate lo scorso anno, l’intero territorio provinciale sotto i 2300 metri è attualmente interessato da una nuova campagna di vaccinazione antirabbica per via orale delle volpi. La Giunta provinciale ha approvato il 25 marzo scorso, su proposta dell’assessore alla salute Ugo Rossi, le modalità con le quali l’Azienda provinciale per i servizi sanitari, affiancata da mezzi aerei messi a disposizione dal Ministero della Salute, dal personale del Servizio Foreste della Provincia, ed in collaborazione con il Servizio organizzazione e qualità delle attività sanitarie e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, deve attivare il piano di vaccinazione. Fissate anche, con una seconda delibera, le modalità della vaccinazione precontagio obbligatoria degli animali (bovini, equini, ovicaprini) destinati al pascolo o all’alpeggio. L’obbligo di vaccinazione riguarda anche i cani di proprietà. La nuova campagna di vaccinazione antirabbica ha preso il via i primi giorni di maggio. La distribuzione delle esche (capsule contenenti vaccino vivo attenuato racchiuse in panetti di grasso e farina di pesce) avviene mediante lancio da aereo od elicottero ed interesserà l’intero territorio provinciale posto al di sotto dei 2300 metri in modo da garantire una densità di 25-30 esche per kmq. Tale distribuzione sarà completata dal- la posa manuale di altre esche sul terreno, in prossimità delle aree urbane e suburbane, ad opera dei forestali. Si prevede in questa prima campagna di distribuire, complessivamente, circa 100mila esche. Il Piano prevede anche una seconda campagna di vaccinazione nel periodo ottobrenovembre 2011 che potrebbe però riguardare, se la verifica dei dati epidemiologici relativi alla campagna primaverile dovesse avere esito positivo, una porzione più ristretta del territorio provinciale, vale a dire la sola area della Valle dell’Adige e quella di tutti i comuni ad est della stessa (Valli di Fiemme e Fassa, Valsugana e Primiero). Nell’imminenza della stagione degli alpeggi, dovrà essere ripetuta anche la vaccinazione obbligatoria antirabbica preinfezionale di tutti i bovini, equini, caprini ed ovini, e se del caso suini, destinati alla monticazione. La campagna di profilassi interesserà circa 10mila bovini, 20mila ovini e caprini e 600700 equini che saranno condotti al pascolo casalingo o in alpeggio nei territori dei comuni della Valle dell’Adige ed in quelli dei comuni posti ad est della stessa. L’Apss ha provveduto al rilevamento d’ufficio degli insediamenti zootecnici che hanno programmato la conduzione al pascolo dei propri animali, al fine di completare la profilassi in tempi utili per la conduzione al pascolo degli animali. La vaccinazione, infatti, dev’essere effettuata almeno 21 giorni prima della partenza per il pascolo o l’alpeggio. La rabbia è una malattia virale diffusa in tutto il mondo e le volpi rappresentano il principale serbatoio e vettore del virus. La loro vaccinazione, assieme alla vaccinazione dei cani di proprietà e degli erbivori domestici che si recano al pascolo, rappresenta un’importante misura per contrastare la diffusione di questa malattia. Tutti i cani di età superiore ai tre mesi presenti nella nostra provincia devono essere vaccinati contro la rabbia. La vaccinazione va effettuata ogni anno fino a quando la malattia non sarà eliminata. Per vaccinare il cane ci si può recare ai raduni vaccinali organizzati nei comuni, negli ambulatori dell’unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria dell’APSS oppure al proprio veterinario di fiducia. Sulla home page del sito www.apss.tn.it si trovano tutte le informazioni sui raduni vaccinali e sulle modalità di pagamento. 43 tt 02 zootecnia anno LVI Utili indicazioni per gli allevatori dalle tre gornate di “Allevatori Insieme” L’IPOFERTILITÀ BOVINA DIPENDE DAL MANAGEMENT 44 di Donatella Simoni Il contributo migliorativo della genetica è parziale, risulta determinante la condotta dell’allevatore che influisce sulle cause di allungamento dei tempi tra un parto e l’altro A “ llevatori insieme” è diventato un appuntamento fisso per gli allevatori trentini che - come recita lo slogan della proposta formativa - vogliono “conoscere per prevenire ed imparare per progredire”. Ogni anno gli organizzatori, la Federazione provinciale allevatori di Trento, l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, dedicano una particolare attenzione alla fase progettuale, al fine di individuare di volta in volta argomenti che siano di reale utilità per gli operatori zootecnici. È nato così un percorso incardinato su tre giornate ad alto contenuto scientifico, per informare gli allevatori sugli ultimi risultati e sui nuovi orientamenti della ricerca, nonché per stimolare la curiosità ed il dibattito su temi e problematiche di loro attuale interesse. Anche alla settima edizione di “Allevatori Insieme” hanno partecipato numerosi allevatori, oltre 200, tra cui molti giovani, confermandosi come l’opportunità formativa di riferimento del settore in provincia, ma soprattutto esprimendo il coinvolgimento degli allevatori trentini, quale dimostrazione del buon livello qualitativo ad essi riconosciuto. L’INTERPARTO SI ALLUNGA La prima giornata si è svolta mercoledì 26 gennaio ed ha trattato il problema della fertilità delle bovine sotto un duplice aspetto, quello della genetica e del management dell’allevatore. Si è parlato innanzitutto di seme sessato e di quanto oggi il suo utilizzo sia un formidabile strumento per migliorare la gestione dell’allevamento di bovini da latte. Cinzia Casali, esperta nel campo delle biotecnologie ed in particolare della produzione di materiale seminale, ha sottolineato come il poter decidere quante femmine e quanti maschi nasceranno nella propria mandria comporti notevoli vantaggi nella gestione aziendale. Permette, ad esempio, di ottenere figlie femmine per la rimonta proprio dalle bovine migliori e, attraverso l’utilizzo combinato di seme di razze pregiate da carne, di spuntare prezzi più alti per i nati dalle vacche meno interessanti, che possono essere inseminate con dosi contenenti solo spermatozoi maschili. L’introduzione del seme sessato è certamente una rivoluzione nel modo di pianificare il futuro dell’azienda e, accanto ad un’opportuna gestione, può dare risultati molto tt 02 zootecnia anno LVI interessanti. Senza dubbio il seme sessato conviene, come ha avuto modo di ribadire Claudio Valorz, direttore tecnico della Federazione provinciale Allevatori di Trento, nell’ambito del suo approfondimento del tema, supportato da esempi ed esperienze di campo. Nel corso dell’incontro inoltre, sono stati forniti alcuni dati sull’andamento dell’interparto e, più in generale, della fertilità in provincia di Trento. Oggi il problema della ipofertilità è molto sentito nelle stalle perché la selezione del bestiame ha spinto in alto gli indici di allevamento e purtroppo la fertilità è un carattere che viaggia in antitesi con la produzione. L’ideale per l’allevatore sarebbe che la vacca partorisse una volta all’anno, ma da dieci anni a questa parte la media dei parti si è attestata ogni 14/15 mesi. Questo ha innescato anche un aumento di costi di mantenimento del bestiame: considerando che ogni giornata ha un costo di mantenimento di 2,5-3 euro per capo, la perdita di fertilità delle vacche comporta un maggior costo di circa 100 euro a capo l’anno. Siamo di fronte ad un fenomeno in peggioramento in tutte le razze ed il trend negativo è ancor più sensibile in quelle specializzate nella produzione di latte. Da questo primo appuntamento, quindi, è partito un messaggio inequivocabile rivolto proprio agli allevatori: una delle maggiori cause dell’ipofertilità bovina è senza dubbio l’errato management; in realtà, il contributo migliorativo della genetica è parziale, quello che risulta determinate è la condotta dell’allevatore, che influisce pesantemente sulle cause di allungamento dei tempi tra un parto e l’altro. IL PERIODO DELLA “TRANSITION COW” Le problematiche della vacca da latte sono state protagoniste anche della seconda tappa del percorso formativo (mercoledì 23 febbraio), dedicata ai problemi gestionali dell’animale nel periodo di transizione, ovvero quel periodo che va dalla messa in asciutta alla successiva fecondazione, passando per il parto. Il cosiddetto periodo della “Transition cow” è uno dei momenti più critici dal punto di vista metabolico per la vacca da latte ed errori gestionali o di razionamento possono causare un peggioramento delle performance produttive e riproduttive, mettendo a serio rischio la vita commerciale dell’animale. Gli esperti intervenuti nel corso della giornata hanno analizzato questo periodo sia dal punto di vista gestionale, con riguardo a cure e dieta specifiche, sia infettivo, esaminando le malattie che possono essere con- tratte dalla vacca da latte in questo delicato momento, quando le sue difese immunitarie sono naturalmente più basse. Anche in questo caso l’attenzione dell’allevatore risulta fondamentale. É stato provato che un animale soggetto a cure appropriate e che trascorre un buon periodo di asciutta, giunge al momento del parto in ottima salute, in adeguate condizioni di fertilità e partorisce regolarmente. È altresì interessante notare che in tutto questo gioca un ruolo importante la tipicità dell’ambiente e dell’alimentazione, come per esempio l’utilizzo di foraggio locale di qualità che, favorendo una massima ingestione ed un buon funzionamento del rumine, contribuisce ad allevare un animale sano. LA FILIERA DEL GRANA Nella terza ed ultima giornata (mercoledì 16 marzo), si è parlato del ruolo dell’allevatore nella qualità della filiera del Grana Trentino. L’incontro ha fornito suggerimenti tecnici per migliorare la produzione del Trentingrana a partire dalle operazioni di azienda, dai foraggi che devono essere utilizzati fino alle giuste modalità di allevamento, ed in particolar modo all’alimentazione dei capi di bestiame. L’incuria, per esempio nella dieta, può ripercuotersi sulla qualità del prodotto, come può accadere in caso di clostridi del latte, che in un formaggio a lunga stagionatura come il Grana Trentino sono responsabili del gonfiore tardivo delle forme e del conseguente deprezzamento del prodotto. Gli allevatori, quindi, sono stati sensibilizzati ad assumere comportamenti in linea con il proprio ruolo nella filiera, che non si limita a far stare bene l’animale, ma lo richiama ad una serie di responsabilità, ancor più che nel sistema trentino i loro redditi non derivano dai proventi del latte prodotto ma è la vendita del formaggio a fine filiera che sancisce l’esito economico della produzione. “La qualità del latte – ha spiegato Angelo Pecile, responsabile dell’Unità risorse foraggere del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach – è ormai fondamentale per ottenere formaggi di pregio e quindi contribuire ad assicurare soste- nibilità economica alle aziende zootecniche di montagna. Inoltre, un formaggio di pregio rappresenta il risultato di un gioco di squadra dove è importante che ogni giocatore svolga bene il proprio ruolo”. Proprio per accompagnare l’allevatore nelle scelte più opportune e adeguate per la produzione di un latte di qualità, quindi per conservare e, ancor meglio, accrescere le caratteristiche qualitative del prodotto Grana Trentino, è stato realizzato e presentato nell’occasione, un “manuale dell’allevatore”, che affronta problematiche chiave come la produzione di foraggio, l’alimentazione della vacca da latte e la gestione dell’igiene in stalla, ma soprattutto raccoglie consigli pratici per garantire il benessere agli animali. LE CINQUE LIBERTÁ DELLA VACCA DA LATTE A tale riguardo, sono emblematiche le cosiddette “cinque libertà” della vacca da latte, che rappresentano le precondizioni al benessere e quindi alla qualità del prodotto: libertà dalla fame e dalla sete, favorendo l’accesso ad acqua fresca e pulita e ad una dieta che mantenga l’animale in salute e vigore fisico; libertà dal disagio, provvedendo ad un ambiente adatto al soggiorno dell’animale; libertà dal dolore, da stimoli dannosi e da malattie, con l’approntamento di sistemi di prevenzione e di rapida diagnosi e cura; libertà di espressione, fornendo all’animale sufficiente spazio, installazioni appropriate e vita sociale propria della specie allevata; libertà dalla paura e da fattori stressanti, assicurando condizioni e cure che evitino sofferenze psichiche. Al termine di queste tre giornate, il bilancio è stato senza dubbio positivo. Gli allevatori hanno potuto approfondire gli argomenti trattati sia dal punto di vista teorico che da quello pratico-applicativo, hanno acquisito tutti gli aggiornamenti necessari per rispettare le normative di settore vigenti e, soprattutto, sono stati dotati di strumenti utili per continuare a svolgere il loro lavoro ad alto livello. Anche sull’onda dell’esperienza positiva di “Allevatori insieme”, la Federazione Allevatori di Trento ha sperimentato un’altra proposta di formazione, un ciclo di seminari itineranti su temi molto specifici, organizzati ad oggi in Valli Giudicarie, Val di Sole e Val di Non. Sono state individuate tre tematiche di interesse pratico, ovvero la mungitura e l’igiene del latte, la cura dei piedi degli animali e il miglioramento genetico, sulle quali gli allevatori, guidati da un esperto, sono invitati a condividere e confrontare il loro bagaglio di conoscenze. 45 tt 02 VITICOLTURA anno LVI viticoltura L’indagine 46 COSÌ È CAMBIATO IL VIGNETO TRENTINO di Mario Chemolli, Libia Victoria Gaviria Ufficio Tutela produzioni Agricole/PAT di Erman Bona, Claudio Tonon Consorzio Vini Del Trentino U na delle immagini più belle che sicuramente si imprime subito nella mente di chi viene in Trentino sono le campagne coltivate a vite che modellano il nostro territorio, dal fondovalle alle pendici dei monti, con terrazzamenti abbarbicati su pendii che, guardandoli da lontano, viene da chiedersi come abbiano fatto i viticoltori a realizzarli e con quali mezzi li coltivino. Ci è voluto tanto lavoro e tanti sacrifici per sfruttare in montagna degli ambienti unici e molto vocati. La viticoltura trentina è una nicchia nel panorama nazionale, ma rappresenta una componente molto importante dell’economia della Provincia, dell’agricoltura, ma anche del turismo e di tutti i comparti economici che fanno del territorio il loro punto di forza. Una componente fondamentale anche della nostra cultura ed una risorsa ambientale da tutelare e conservare per le generazioni future Un settore pertanto che, per tutti questi aspetti, va attentamente monitorato per comprenderne le dinamiche e per poter elaborare nuovi progetti che consentano di assicurare nel tempo lo sviluppo di una importante fonte di reddito di molte famiglie del Trentino. L’esigenza di conoscere la consistenza delle superfici vitate, le varietà di viti per la produzione di vino, è stabilita da fonti giuridiche nazionali ed europee come il Reg. (CE) n. 1234/2007, recante l’organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifi- che per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM). È fatto obbligo dalla normativa comunitaria ad ogni Stato membro di tenere un inventario aggiornato del proprio potenziale produttivo vitivinicolo. Di seguito illustriamo sinteticamente l’andamento evolutivo delle superfici vitate e dei vitigni coltivati nella provincia di Trento presenti negli ultimi anni, soffermandoci anche con alcuni dati sulle caratteristiche delle imprese vitivinicole locali e dei loro conduttori. LE UVE BIANCHE SFIORANO IL 70 % Negli ultimi trenta anni la composizione varietale della superficie viticola trentina si è costantemente e profondamente modificata tt 02 VITICOLTURA anno LVI PRINCIPALI VARIETà DI VITE COLTIVATE IN PROVINCIA DI TRENTO - 2010 a favore delle uve a bacca bianca. Questo orientamento è stato dettato dalle caratteristiche del nostro territorio, particolarmente vocato alla produzione di vini bianchi, e dall’esigenza di offrire sui mercati nazionali ed internazionali vini con specificità difficilmente ripetibili in altri contesti. I vitigni a frutto bianco nel 2010 rappresentano il 68,3% della superficie totale. I dati relativi alle superfici oggetto di rinnovo degli ultimi anni confermano la tendenza ad un aumento delle uve bianche, benché ad un ritmo minore rispetto al passato. LE SUPERFICI E LE DOC NEL 2010 La vite è coltivata in Trentino in 107 Comuni e si estende su 10.176 ettari. Si stima che le superfici vitate in Trentino siano dislocate per il 39% in fondovalle, per il 41% in collina e per il 20% in montagna. Oltre al mercato esiste un limite intrinseco nelle particolari condizioni orografiche e morfologiche del territorio Trentino che non consente un grande sviluppo della vite come di altre colture agricole. Anno Superficie a vite (ha) 1970 10.860 1975 10.104 1980 8.880 1985 8.967 1990 8.734 1995 8.765 2000 9.510 2005 9.845 2010 10.176 Le uve vengono utilizzate soprattutto per ottenere vini a denominazione di origine controllata; oltre il 92,5% della superficie è infatti merLoT 7% TeroLDego 6% mArzemIno 4% scHIAve 4% cABerneTs 4% pInoT nero 2% LAgreIn 2% cHArDonnAY 28% pInoT grIgIo 23% muLLer THurgAu 9% TrAmIner AromATIco rs. 3% moscATo gIALLo 1% sAuvIgnon pInoT BIAnco 1% nosIoLA 1% ALTre vArIeTA' 4% interessata alla produzione di uve D.O.C., mentre la rimanente parte è destinata alla produzione di uve I.G.T. per il 3,6% e di uve per vini senza indicazione di origine per il 3,9%. FORME DI ALLEVAMENTO ED ETÀ DEI VIGNETI Per quanto riguarda le forme di allevamento della vite, in Trentino è utilizzata soprattutto la pergola semplice o doppia (78 %); la prima viene utilizzata in collina e nei vigneti in pendenza, la seconda nei fondovalle. Accanto a questo tradizionale sistema di allevamento sono state recentemente introdotte forme a spalliera nelle varianti Guyot (15 %), archetto e cordone speronato (2 %). Il 27 % dei vigneti trentini hanno dai 4 ai 10 anni di età, il 25 % dai 21 ai 30 anni, il 22 % dagli 11 ai 20 anni, il 18 % oltre i 30 anni, e l’8 % sono piante giovani fino a 3 anni. UN VIGNETO “POLVERIZZATO” Un altro dato riguarda la suddivisione delle aziende per dimensione della superficie vitata aziendale, che evidenzia un fenomeno di grande frammentazione e polverizzazione. Una caratteristica questa che si è riflessa anche sul profilo imprenditoriale delle imprese vitivinicole locali con un forte sviluppo, anche in questo settore, della forma cooperativa. La grande maggioranza delle aziende, oltre 4 mila (47,8 %), non superano i 0,5 ettari con una superficie totale rappresentata pari a mille ettari (9,8 %); 1.753 le aziende da 0,5 a 1 ettaro (1.250 ettari totali pari al 12,3 % della superficie vitata); 1.325 quelle da 1 a 2 ettari (1.888 ettari, 18,6 %); 1.013 quelle da 2 a 5 ettari (3.122 ettari, 30,7 %); 246 le aziende che hanno da 5 a 10 ettari (1.645 ettari complessivi, 16,2 %); 70 le aziende con oltre 10 ettari (1.268 ettari, 12,5 % della superficie). La superficie aziendale media delle 8.849 aziende viticole trentine risulta così di 1,2 ettari. VITICOLTORI SEMPRE PIÚ ANZIANI Se guardiamo all’età dei viticoltori in rapporto alla superficie vitata coltivata (con l’esclusione delle società), il dato che si ricava evidenzia un grandissimo problema di innalzamento dell’età media dei conduttori, passata negli ultimi cinque anni da 58 a 61 anni. Questo è anche dovuto alla presenza di aziende tipicamente famigliari nelle quali il conduttore è prevalentemente il padre, comunque affiancato dai famigliari (figli) nelle lavorazioni aziendali. Oltre la metà (52,8 %) delle aziende, per una superficie coltivata pari 3.581 ettari (40,2 %), sono condotte da ultrasessantenni, negli ultimi cinque anni tali aziende sono cresciute dell’8,3 % passando da 3.718 a 4.354. Il 38,3 % delle aziende (4.000 ettari, 45 % della superficie vitata provinciale) sono condotte da coltivatori tra 41 e 60 anni; 566 (6,9 %) sono le aziende condotte da giovani di età compresa tra 31 e 40 anni per una superficie coltivata di 1.10 ettari, e solo 170 (2,1 %) quelle i cui conduttori hanno meno di 30 anni, per una superficie di appena 323 ettari. Dai dati sopra esposti possiamo rilevare che in questi ultimi anni c’è stata una grande dinamicità del settore con importanti riconversioni varietali, un percorso questo che dovrà continuare con l’obiettivo di dare al vigneto trentino dei caratteri sempre più propri e irripetibili in altri contesti. È chiaro però che occorre dare la possibilità ai giovani di succedere agli anziani nella conduzione delle aziende, cercando all’uopo gli strumenti più idonei e tarati alla nostra realtà. 47 tt 02 BIOLOGICO anno LVI Dal 9 al 15 maggio a Trento, Ravina, Rovereto, Ronzo Chienis I 48 n contemporanea con le altre regioni italiane, anche il Trentino ospiterà la “Settimana del bio”, che si terrà dal 9 al 15 maggio. Durante queste giornate, per iniziativa del Servizio Vigilanza e promozione delle attività agricole - Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con associazioni e cooperative del settore agricolo e della ristorazione, verranno realizzati una serie di eventi, a Trento in piazza Cesare Battisti e in varie parti della provincia, per informare i cittadini sui valori e le caratteristiche delle produzioni biologiche. La “Settimana del bio” è una delle iniziative di sensibilizzazione e informazione sugli alimenti biologici previste nell’ambito di uno specifico progetto finanziato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Evento centrale della settimana è il Mercato degli agricoltori biologici trentini, che piazza Battisti ospiterà da venerdì 13 a domenica 15 a cura della Confederazione italiana agricoltori. Sono previste degustazioni, conferenze, laboratori per bambini, una mostra didattica e varie attività. LA SETTIMANA DEL BIO IL PROGRAMMA Giovedì 12 maggio Trento Presentazione nei 5 ristoranti self della città Gaia, Glenda, Isotta, Giulia e Gusto della Cooperazione Trentina di un menù con materie prime biologiche, a cura di Risto 3. Venerdì 13 maggio APPUNTAMENTI IN PROVINCIA Piazza C.Battisti - Trento Ronzo - Chienis Val di Gresta ►ore 9-12 attività didattiche e mostra itinerante per ragazzi; ►ore 14-17 attività e la mostra itinerante aperte a tutti. ►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli agricoltori biologici trentini; ►ore 11-13 conferenza “I controlli di veridicità nella filiera biologica: vantaggi per la salute e per l’ambiente”, relatore: Luca Chiesa (Università di Milano), presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas; ►dalle ore 13 degustazione guidata di prodotti confezionati con materie prime biologiche, a cura di Risto 3; ►ore 14-19 laboratori del fare per bambini “Lumacinando facciamo i Chapati: ►cuociamo il pane sulla pietra” e “Dragomanicando facciamo le bio-pizzette” a cura dello Studio naturalistico Giorgio Perini; ►a partire dalle ore 17.30 “Seguendo l’acqua alla scoperta della Trento Eco-Solidale” ►presentazione itinerante del capitolo su Trento della “Guida all’Italia Eco-Solidale” edita da ►Altreconomia, con Dario Pedrotti dell’EcoSportello “Fa’ la Cosa Giusta!”; ►un corridoio virtuale unirà la piazza del mercatino con l’Ecosportello “Fa’ la Cosa Giusta!”. Giovedì 12 maggio Sabato 14 maggio Lunedì 9 maggio Ronzo - Chienis, Val di Gresta ►ore 9-12 attività didattiche e mostra itinerante per ragazzi (Consorzio Val di Gresta, tel. 0464/802922); ►ore 14-17 attività e la mostra itinerante aperte a tutti. Martedì 10 maggio Ravina - Maso Pez ►ore 9-12 attività didattiche e mostra itinerante per ragazzi (Con.Solida., tel.0461/235723); ►ore 14-16 attività e mostra itinerante aperte a tutti. Mercoledì 11 maggio Rovereto - supermercato COOP Trentino di Viale Trento 31 ►ore 10-17 punto espositivo ed informativo con i produttori della Val di Gresta e mostra didattica itinerante (Supermercato COOP Trentino, tel. 0464/410885). ►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli agricoltori biologici trentini - Conoscere e gustare i prodotti bio; ►ore 10-12 attività “Le scatole dei sensi” a cura degli esperti del Museo Tridentino di Scienze Naturali; ►ore 11-13 conferenza “Le mense scolastiche e la piramide alimentare biologica in Trentino: dati di ricerca e prospettive desiderabili”, relatore: prof. Giorgio Chiari (Università di Trento), presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas; ►a partire dalle ore 14 mostra didattica itinerante; ►ore 16-18 attività “Erbe in cucina” a cura degli esperti del Museo Tridentino di Scienze Naturali; ►un corridoio virtuale unirà la piazza del mercatino con l’Ecosportello “Fa’ la Cosa Giusta!”. Domenica 15 maggio ►ore 9-19 “Le piazze del bio” mercato degli agricoltori biologici trentini - Conoscere e gustare i prodotti bio; ►ore 10-12 attività “Erbe in cucina” a cura degli esperti del Museo Tridentino di Scienze Naturali; ►ore 16-18 attività “Le scatole dei sensi” a cura degli esperti del Museo Tridentino di Scienze Naturali; ►durante il pomeriggio spettacoli di giocoleria a cura dell’associazione “Giratutto!”. Venerdì 13, sabato 14, domenica 15 maggio Menù bio presso alcuni ristoranti della città che aderiscono all’iniziativa. INFO TCS Srl Confederazione Italiana Agricoltori, tel. 0461.421214 Con.Solida., tel.0461/235723; Federazione Trentina della Cooperazione, progetto “Senti la differenza”, tel.0461/898356 tt 02 macchine agricole anno LVI Comunicazione obbligatoria entro il 30 settembre CARBURANTE, I CONSUMI VANNO DICHIARATI di Luca Sighel Appag - Unità tecnica di autorizzazione investimenti C on la legge sul federalismo fiscale, si è stabilito un riordino ed una generale riorganizzazione del complesso dei tributi statali, regionali e locali. Il nuovo sistema prevede l’introduzione di una maggiore autonomia finanziaria per le Regioni ordinarie e in parte anche le Regioni autonome. Per il nostro territorio la questione ha già trovato soluzione grazie all’accordo sottoscritto nel mese di novembre 2009 tra Governo e Province autonome di Trento e Bolzano. A seguito di tale modifica, il sistema delle entrate della Provincia adesso è basato principalmente sulla compartecipazione ai gettiti tributari statali riferiti al territorio provinciale, mentre sono eliminate le altre fonti di finanziamento statale come, ad esempio, la partecipazione al riparto di fondi statali destinati al finanziamento delle Regioni ordinarie. In tale situazione, venuti meno i diversi trasferimenti statali a vario titolo, assume notevole rilevanza quantificare con precisione le entrate spettanti alla nostra Provincia e, fra queste, il gettito delle accise sui carburanti per autotrazione. Sulla base anche di tale motivazione, l’articolo 42 della legge provinciale 30 luglio 2010, n. 17, di riforma della materia del commercio e dei carburanti, ha esteso l’obbligo di fornire annualmente il dato del carburante utilizzato dagli imprenditori agricoli per la propria attività (obbligo esistente da anni per tutte le altre categorie imprenditoriali), tenuto altresì conto che anche l’accisa del carburante agevolato d’ora in poi sarà computata ai fini della quantificazione delle entrate provinciali. L’obbligo di fornire annualmente il dato del carburante utilizzato per la propria attività agricola riguarda dunque i seguenti soggetti: ►imprenditori agricoli che utilizzano carburante agevolato; ►imprenditori agricoli che utilizzano anche o solo carburante non agevolato e si riforniscono presso i rivenditori all’ingrosso. Sono invece esclusi dal computo (e quindi dall’obbligo di comunicazione) quelli che si riforniscono direttamente presso i distributori stradali, in quanto sono i gestori di questi ul- timi tenuti a quantificare i consumi complessivi. Per quanto riguarda il dato inerente il consumo di carburante agevolato, l’APPAG – Unità Tecnica Investimenti - fornirà il dato richiesto, mentre rimane la necessità che ciascun imprenditore agricolo che utilizza in parte o totalmente carburante non agevolato e si rifornisce presso i rivenditori all’ingrosso fornisca il dato relativo al proprio utilizzo di carburante Tale obbligo viene assolto semplicemente compilando annualmente e inviando, anche COS’È L’ACCISA L’accisa è un’imposta sui consumi che viene applicata a prodotti energetici, elettricità, alcool etilico e tabacchi. Essa è già compresa nel prezzo di acquisto e colpisce quindi prodotti energetici quali benzina e gasolio ed alcoli come birra e grappa. Quando compriamo ad esempio una bottiglia di grappa nel prezzo finale sono comprese accise per un valore superiore ai 2 euro, tale valore può arrivare anche all’ottanta per cento del prezzo finale. Nel territorio italiano, sull’acquisto dei carburanti gravano un insieme di accise, istituite nel corso degli anni allo scopo di finanziare diverse emergenze quali i terremoti del Belice, Friuli ed Irpinia, l’alluvione di Firenze, il disastro del Vajont, ma anche la guerra di Etiopia del 1935 o la crisi di Suez del 1956. Si comprende che, una volta venute meno le ragioni che avevano portato all’introduzione della nuova tassa, gli aumenti in questione vengono di fatto trasformati in entrate ordinarie per l’erario. Dal momento che tali valori incidono in modo tangibile sul prezzo dei combustibili, provocano numerose polemiche. Attualmente l’accisa (un tempo anche chiamata “Tassa di Fabbricazione”), per le benzine è pari a 0,5713 euro/litro e per il gasolio a 0,4303 euro/litro. A fronte di tali valori viene, alla fine, ricalcolata l’IVA al 20%, quindi l’accisa costituisce anche base imponibile. Le accise per i carburanti costituiscono una parte considerevole delle entrate totali dello Stato e delle Regioni. In particolare i nove decimi delle accise riscosse sul territorio trentino rimangano in capo alla Provincia autonoma, si tratta annualmente di milioni di euro di entrata per poter finanziare strade, scuole, sanità, agricoltura, i comuni, etc.. solo tramite posta elettronica o fax, un apposito modello predisposto dal Servizio commercio e cooperazione della PAT e non comporta alcun costo e alcuna conseguenza di natura fiscale o in ogni caso onerosa a carico dell’imprenditore agricolo, ma solo vantaggi ai medesimi soggetti e alla collettività. Infatti, al di là della sanzione prevista dalla nuova normativa per chi viola l’obbligo di comunicazione (che va da 1.000 a 6.000 euro), è importante e potrà essere fruttuosa una collaborazione a tutti i livelli al fine di non disperdere quelle che potrebbero e dovrebbero essere risorse finanziarie provinciali (destinate quindi a servizi in favore degli utenti trentini, compresi gli stessi imprenditori agricoli), le quali, se non accertate e non dichiarate dalla Provincia, confluiranno inevitabilmente nel bilancio dello Stato. Trattandosi del primo anno di attuazione di tale nuovo adempimento a carico degli imprenditori agricoli, per consentire di dare corso alle necessarie procedure di avviso e di raccolta dei dati, l’articolo 75 della legge finanziaria provinciale 2011 ha rinviato al 30 settembre (negli anni passati il termine era fissato al 30 gennaio) il termine per la presentazione del dato relativo ai consumi utilizzati nell’anno 2010. In sintesi: ► tutti gli imprenditori agricoli che utilizzano anche o solo carburante non agevolato e si riforniscono presso i rivenditori all’ingrosso debbono rinviare entro il 30 settembre il dato relativo al carburante consumato: ►sono esclusi da questo obbligo coloro che utilizzano il carbuarnte agevolato in quanto il dato viene comunicato dall’APPAG e coloro che si riforniscono presso i distributori stradali Per informazioni è possibile rivolgersi alle proprie associazioni di categoria, oppure direttamente a Giuseppe Dalpiaz del Servizio commercio e cooperazione PAT, o Luca Sighel dell’APPAG – Unità Tecnica Investimenti. 49 tt 02 ORTICOLTURA RECINZIONI TRADIZIONALI IN TRENTINO anno LVI ANIMALI E FRUTTI CURIOSI E DIMENTICATI A di Giovanni Giovannini e Prisca Giovannini I 50 l paesaggio del Trentino era scandito da tanti tipi di recinzione, di origine diversa e di varia provenienza così come lo sono le tante, piccole Comunità che ancora convivono con le loro parlate, le loro tradizioni e la loro storia. In passato, la gente di montagna conosceva molto bene il legno e la pietra, i due principali materiali da costruzione dell’ambiente alpino, che erano sempre rintracciati sul posto. Nel caso delle recinzioni si risparmiava sui costi di trasporto, si ottimizzava l’uso dei materiali, anche reimpiegando quello ricavato da vecchi pavimenti e coperture di edifici, e si investiva soprattutto nell’attenzione alla lavorazione e alla posa in opera dei materiali costitutivi. La forte diminuzione degli addetti all’agricoltura, l’intensificazione delle pratiche colturali e l’impiego di recinzioni elettriche hanno comportato la perdita progressiva di queste conoscenze e, nel segno di una presunta modernità, l’affermazione del gusto personale, delle mode del momento oppure di supposti motivi di risparmio economico. Anche nel caso della riproposizione corret- ta delle recinzioni in legno, possono essere ignorate alcune regole di realizzazione o di scelta delle specie legnose. Per esempio, è tuttora in voga l’impiego di pali torniti di pino impregnato, credendo durino più a lungo e costino meno di quelli tradizionali. Invece, i pali in legno naturale di larice o di castagno possono durare oltre trent’anni mentre quelli impregnati si deteriorano prima e risultano spesso più costosi. Nel caso della pietra, è oggi diffuso l’impiego di pietre diverse da quelle locali, nella convinzione che importate da lontano siano più belle, pregevoli o vantaggiose dal punto di vista economico. Invece, si ignorano le recinzioni locali in pietra rustica, ritenute povere e improvvisate anche se durano da secoli e documentano la loro varietà e l’esperienza esecutiva della lavorazione. Ne risulta che molti tipi di recinzione diffusi nel passato sono ora quasi scomparsi e la semplificazione delle forme e dei materiali rende spesso difficile riconoscere le diverse tradizioni dei luoghi. È necessario, invece, ripensare all’identità dei luoghi e riscoprire gli insegnamenti del passato per una corretta riproposizione e manutenzione dell’esistente. Il ruolo primario della gente di montagna nella difesa del proprio territorio, nell’uso corretto degli spazi e nell’impiego dei materiali locali vede la Provincia Autonoma di Trento promotrice di studi, progetti e iniziative tese a valorizzare queste specificità. È questo il caso della ricerca sulle recinzioni tradizionali in Trentino, che sembravano scomparse dai luoghi e dalla memoria, condotta dal Servizio Foreste e fauna e dal Servizio Geologico: quanto inizialmente poteva apparire un tema generico si è dimostrato un insieme ricco e differenziato di soluzioni e impieghi che, con le funzioni d’uso, documenta la vita di montagna, racconta la storia dei luoghi e l’impegno delle sue genti. Il volume di Giovanni Giovannini e Prisca Giovannini con i disegni a china del grafico Tommaso Marcolla Recinzioni tradizionali del Trentino, animali da cortile di razze non più diffuse, piante e frutti curiosi e dimenticati: questi i “temi” dell’8° edizione di Ortinparco, la festa di primavera dedicata a tutto quanto fa orto, ospitata dal 23 aprile al 1 maggio nello storico Parco delle Terme di Levico, in Valsugana. La vocazione del parco asburgico, uno spazio verde custode e “promotore” della memoria di tradizioni colturali e culturali, di saggezze contadine e di sapienze artigianali, si è ancora una volta espressa con successo (20mila i visitatori nei ben 9 giorni della manifestazione) ospitando orti giardino, mercatini, laboratori, degustazioni, esposizioni e spettacoli. Decine di occasioni, insomma, per celebrare loro, gli orti di Ortinparco, quest’anno offerti anche sotto una visione originale e divertente, quella resa da una visita radioguidata e teatralizzata. AAA, SEMI ANTICHI CERCANSI Si chiama “Seed Savers” (conservatori di semi) l’iniziativa promossa da Gabriele Chistè e Paolo Miorelli del Centro per il trasferimento tecnologico della Fondazione MachIstituto Agrario di S. Michele. Il progetto ha come scopo il recupero, la valorizzazione e la conservazione di vecchie varietà di ortaggi e/o cereali a rischio di estinzione. Per creare la “banca dei semi antichi” i due tecnici chiedono di essere contattati telefonicamente (cell. 335-8098603) da quanti, soprattutto nelle zone periferiche del Trentino, utilizzano in proprio vecchie varietà di ortaggi e/o cereali (compresa la patata) da almeno 15 anni. Poiché la generalità degli agricoltori e degli amatori fa ricorso alle confezioni di seme selezionato che si trovano da acquistare nei negozi specializzati o presso le aziende floricole sparse sull’intero territorio, è tutt’altro che improbabile che i semi antichi vadano incontro ad estinzione. (s.f.) tt 02 LEGISLAZIONE anno LVI RIFIUTI AGRICOLI I “PERICOLOSI” NEL QUADERNO DI CAMPAGNA di Lorenza Longo Servizio per le politiche di risanamento dei siti inquinati e di gestione dei rifiuti P rimo in Italia, il Trentino ha affrontato il tema dei rifiuti pericolosi prodotti dalle aziende agricole, definendo un percorso semplificato per la loro gestione e che garantisce al tempo stesso la tracciabilità dei rifiuti stessi. A seguito delle rilevanti modifiche introdotte dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 in attuazione della direttiva 2008/98/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, non da ultimo l’introduzione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti –SISTRI-, si è resa necessaria la revisione del precedente accordo di programma tra la Provincia autonoma di Trento e le organizzazione professionali del comparto agricolo per garantire l’aderenza dell’impianto provinciale al mutato scenario nazionale. L’accordo di programma per la gestione nelle aziende agricole di modiche quantità di rifiuti pericolosi è stato sottoscritto l’8 aprile 2011 dal presidente Lorenzo Dellai e dai presidenti delle organizzazioni professionali agricole (Coldiretti, Cia, Act, Confagricoltura e Aic). L’accordo ha validità fino al 31 dicembre 2011 per quanto stabilito dalla norma nazionale sulla temporanea esenzione delle imprese agricole dall’iscrizione al SISTRI. LE CATEGORIE DI RIFIUTI Le categorie di rifiuti interessate dall’accordo sono le seguenti: ►imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze; ►rifiuti agrochimici contenenti sostanze pericolose; ►assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose (es. maschere protettive, tute, guanti). Per le aziende agricole le semplificazioni introdotte si concretizzano con: ►la previsione dell’utilizzo di un unico documento di registrazione, il “quaderno di campagna” in sostituzione del registro di carico e scarico; ►un servizio di microraccolta curato Il nuovo accordo di programma tra Provincia e organizzazioni agricole ha definito un percorso semplificato per la loro gestione. Istituito un servizio di microraccolta direttamente dalle associazioni di categoria con la messa a disposizione, da parte della ditta che effettua il servizio, di appositi contenitori per la raccolta separata delle diverse tipologie di rifiuti corrispondenti con i diversi codici CER (codice europeo dei rifiuti); ► la non necessità di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali presso la Camera di commercio di Trento; ►l’esenzione dall’iscrizione al SISTRI. LE QUANTITÀ CONFERIBILI In particolare l’agricoltore potrà conferire al circuito organizzato di raccolta i rifiuti sopramenzionati nel limite dei 100 kg/litri anno con una frequenza massima di 4 conferimenti di complessivi 30 kg/litri ciascuno. Sul quaderno di campagna dovranno essere eseguite le seguenti operazioni: ►indicare il nominativo del soggetto che effettua il servizio di raccolta, se non già prestampato nella parte del quaderno di campagna riservata alla gestione dei rifiuti pericolosi; ►indicare gli estremi della convenzione stipulata con la ditta incaricata della raccolta, se non già riportati nel quaderno di campagna; ►barrare lo spazio relativo al codice del rifiuto prestampato sull’apposito spazio nella parte del quaderno di campagna riservata alla gestione dei rifiuti pericolosi; ►indicare la quantità del rifiuto (espressa in litri, kg o unità) per ogni operazione di carico; ►indicare gli estremi del documento rilasciato dal soggetto che effettua la raccolta – schede SISTRI – area movimentazione; ►indicare la data delle operazione di carico (di norma coincidenti con la chiusura del sacco e comunque entro 10 giorni) e di scarico (coincidenti con la consegna alla ditta autorizzata), ►conservare presso la sede dell’impresa agricola o presso una sua organizzazione delegata, per 5 anni dalla data dell’ultima movimentazione, le registrazioni e renderle disponibili in ogni momento agli organi di controllo. GIà INIZIATA LA RACCOLTA Le aziende che si sono aggiudicati i ritiri di rifiuti agrochimici presso le attività agricole della Provincia di Trento secondo l’accordo di programma: Lavoro e Servizi Valsugana s.c. Scurelle, Loc. Lagarine n. 21 Persona riferimento: Cristian Campestrin tel. 0461/763838 oppure 335/5835371 Arco Pegaso s.c. Arco, Via Aldo Moro n. 9/a Persona riferimento: Nives Cont 0464/532597 oppure 335/7839830 tel. Le raccolte sono iniziate il 4 aprile 2011 presso varie Cooperative Agricole di mele e frutta e proseguiranno durante tutto il mese di aprile e maggio presso le varie Cantine secondo un calendario che verrà fornito anticipatamente da parte dei vari responsabili. Successivamente ci sarà un periodo di pausa nella raccolta dei rifiuti per proseguire nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2011. 51 tt 02 LEGISLAZIONE anno LVI CONDIZIONALITÁ L’AGRICOLTURA A TUTELA DELL’AMBIENTE di Matteo Faes Agenzia provinciale per i pagamenti mancanza di una base giuridica adeguata per poter gestire i controlli e gli esiti. 52 Corretta gestione agronomica dei terreni, salvaguardia dell’ambiente, della salute pubblica, degli animali e del loro benessere: questi gli obblighi chiesti agli agricoltori per accedere ai regimi di sostegno EU L a condizionalità è l’insieme degli impegni che gli agricoltori europei devono rispettare per poter accedere a determinati contributi finanziari della Politica Agricola Comunitaria. Tali impegni riguardano la corretta gestione agronomica dei terreni, la salvaguardia dell’ambiente, la salute pubblica, degli animali ed il loro benessere. I regimi di sostegno che sono subordinati al rispetto della condizionalità sono il Regime di Pagamento Unico, previsto dal Regolamento 73/2009, le misure a superficie del Piano di Sviluppo Rurale 2007 – 2013, previste dal Regolamento 1698/2005, ed i pagamenti nell’ambito dei programmi di sostegno del settore vitivinicolo, come riportato dal Regolamento 1234/2007. Pertanto gli agricoltori che richiedono queste contribuzioni devono rispettare gli obblighi di condizionalità. A partire dal 2011 sono state escluse da questi obblighi le misure ambientali dei programmi operativi OCM, previste dal Reg. (CE) 1234/2007. Questa scelta è dovuta alla Cos’è la condizionalità La condizionalità è definita dal Regolamento 73/2009. Gli agricoltori beneficiari dei pagamenti diretti sono tenuti a rispettare due categorie di obblighi: ►Criteri di Gestione Obbligatori (CGO): 18 Direttive e Regolamenti relativi alla sanità pubblica, alla salute delle piante, all’ambiente e al benessere degli animali. Gli impegni dei CGO sono denominati “atti” e vengono elencati nell’allegato II del Regolamento 73/2009. In questa categoria rientrano anche gli obblighi legati allo stoccaggio dei carburanti (atto A2), alla compilazione puntuale del quaderno di campagna (atto B9) e la gestione delle deiezioni animali (atto A4/ Requisito minimo fertilizzanti). ►Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (BCAA): insieme di norme che regolano il mantenimento ottimale dei terreni agricoli. Sono impegni di natura agronomica (erosione, regimazione delle acque superficiali, struttura e fertilità dei terreni) ed ambientale (protezione dei pascoli permanenti, gestione del set-aside, manutenzione degli oliveti e dei vigneti). Hanno lo scopo di delineare un livello base di conduzione e di evitare rischi di deterioramento degli habitat. Gli impegni delle BCAA sono elencati nell’allegato III del Regolamento 73/2009. Le norme di condizionalità sono costantemente in evoluzione, sulla base degli aggiornamenti dei diversi quadri normativi, pertanto l’applicazione delle disposizioni comunitarie in Italia è disciplinata da specifici provvedimenti emanati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) e dalle Regioni o Provincie Autonome. Il Mipaaf emana annualmente un decreto per l’applicazione della condizionalità. Per il 2010 le disposizioni sono contenute nel DM tt 02 LEGISLAZIONE anno LVI FRUTTICOLTURA INTEGRATA ESENTATA DALLA CONDIZIONALITà n. 30125 del 22 dicembre 2009. La Provincia Autonoma di Trento, sulla base dello stesso DM, ha disciplinato gli impegni di condizionalità sul proprio territorio attraverso la delibera della Giunta provinciale n. 1059 del 7 maggio 2010 e la delibera n. 1677 del 16 luglio 2010. Per il 2011 è in fase di approvazione un nuovo DM, che prevede alcune modifiche; la più importante è l’esclusione dal regime di condizionalità delle misure ambientali rientranti nei programmi operativi dell’OCM ortofrutta. Il sistema dei controlli Annualmente viene estratto un numero di aziende a campione da sottoporre al controllo di condizionalità, pari ad almeno l’1% sul totale richiedenti contributi (Pagamento unico, misure 211 e 214 del Piano di sviluppo rurale). La responsabilità dei controlli di condizionalità è dell’Organismo Pagatore territorialmente competente, l’Appag per la Provincia di Trento, il quale può delegare parte di questi controlli ad enti specializzati. Nella nostra provincia vengono svolti in parte dall’Appag, in parte dai servizi veterinari ed in parte da Agea. Agea è competente per il controllo delle BCAA (Buone Condizioni Agronomiche Ambientali), che viene eseguito attraverso la fotointerpretazione. Il rispetto dei CGO (Criteri di Gestione Obbligatori) viene verificato sia dai servizi veterinari, per gli atti di loro competenza, sia dai funzionari controllori dell’Appag. Questi controlli prevedono sempre una visita aziendale. I controlli in Trentino La visita in azienda nel corso di un anno civile può essere ripetuta, per dare la possibilità agli agricoltori di sanare le posizioni trovate in infrazione in occasione del primo incontro. Sul territorio provinciale i controlli sono iniziati nel 2008 e sono stati seguiti da funzionari di Agea su 133 aziende. Le infrazioni segnalate sono state 40, così suddivise: 26 sull’atto A2 (stoccaggio carburante), 4 sull’atto B9 (stoccaggio e utilizzo prodotti fitosanitari), 11 sul requisito minimo ferti- lizzanti, relativo al dimensionamento della concimaia. In occasione della seconda visita, intesa a verificare che l’azienda abbia effettuato gli interventi prescritti entro il termine fissato, le infrazioni rilevate sono state ancora 23, ed hanno originato le dovute riduzioni dei pagamenti. Alla luce di questi dati, nel 2008 è stato deciso di effettuare tre visite aziendali, in modo da introdurre gradualmente il regime di condizionalità. Nonostante ciò sono emerse 14 posizioni ancora irrisolte al termine delle visite. A queste aziende è stata applicata la reiterazione dell’infrazione. I controlli 2009 sono stati effettuati da funzionari dell’Appag su 53 aziende estratte. Dalle prime verifiche sono emerse ben 29 infrazioni, di cui 18 sull’atto A2, 4 sull’atto B9, 5 sull’atto B11. Di queste infrazioni, solamente 3 sono risultate residue durante la seconda fase di controlli. 29 sono state le infrazioni rilevate anche durante i primi controlli del dicembre 2010, su un campione di 69 aziende. È oggi ancora in corso il secondo ciclo di visite. La condizionalità nella PAC Dal 6 all’8 ottobre 2010 si è tenuto a Roma “Condizionalità 2010”, workshop organizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in collaborazione con la Commissione Europea e l’Agea. Il meeting ha visto protagonisti gli esperti internazionali di condizionalità, con la partecipazione di rappresentanti di Stati membri dell’Unione Europea e dell’Italia (MiPAAF, Regioni e Provincie Autonome, Agea e Organismi Pagatori). Come sottolineato da Giuseppe Blasi (MiPAAF) e da Inge Van Oost (Commissaria Europea per l’agricoltura): “finalmente la condizionalità riveste oggi un ruolo centrale all’interno della Politica Agricola Comune”. La Commissaria Van Oost ha inoltre evidenziato che “nel 2010 è importante che tutte le terre coltivabili europee siano mantenute secondo i criteri delle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (BCAA), e che le aziende rispettino i Criteri di Gestione Ob- Al rispetto delle norme di condizionalità fissate ogni anno dall’Unione Europea non sono tenuti i frutticoltori che applicano il disciplinare di produzione integrata per il melo. L’esenzione deriva dal fatto che i frutticoltori che si attengono alle regole del disciplinare per ricevere l’incentivo previsto dal piano operativo delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli operano già in conformità con il principio del rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore. bligatori (CGO)”. Efficace l’inglesismo con cui la Van Oost conclude il suo intervento: “farmer shall…” invece di “farmer should…”, l’agricoltore “deve”, e non “farebbe bene a… “. Sono gli imprenditori agricoli, quindi, gli attori principali del rispetto ambientale, a patto che gli obblighi previsti siano loro comunicati in modo chiaro. A parlare della condizionalità in Italia è il dott. Zaccarini (MiPAAF) il quale mostra alcuni dati: Le aziende agricole italiane con obblighi di condizionalità sono state 800.000 nel 2005 e sono diventate 1.400.000 nel 2008. Essenziale quindi per Zaccarini offrire servizi efficaci agli agricoltori, rinforzando ad esempio il sistema di consulenza pubblica e privata, tenendo presente che attenersi agli obblighi di condizionalità rappresenta un costo per le aziende agricole. Dagli interventi degli altri rappresentanti emerge come nell’EU le problematiche siano così diversificate nei 27 Stati membri. Le difficoltà variano da regione a regione: l’abbandono delle aree rurali, i problemi di inquinamento dei corsi d’acqua, dei grandi allevamenti bovini e suini sono solo alcuni esempi. Ogni stato membro ha il dovere di analizzare il proprio territorio, in collaborazione con le Regioni o le Provincie Autonome, che hanno una conoscenza più diretta delle singole realtà. 53 tt 02 MARKETING & TERRITORIO anno LVI Nuove strategie di promozione congiunta vino-territorio-turismo VINI AMBASCIATORI DEL TURISMO TRENTINO IN POLONIA di Raffaele Farella L’incontro della delegazione trentina a Varsavia con Lech Walesa I l binomio vino-territorio si sta rivelando una strategia di marketing sempre più apprezzata dagli operatori del mercato internazionale. Sempre più spesso il consumatore tende infatti ad abbinare le caratteristiche organolettiche e sensoriali di un vino alle conoscenze, ai ricordi personali e alle percezioni di piacere legate alle eccellenze ambientali, storiche ed artisticoculturali del territorio di origine del prodotto scelto e degustato. È con queste premesse che a metà dello scorso mese di marzo è stato organizzato in Polonia, all’interno del programma promozionale “Il Trentino incontra Varsavia”, un importante evento di promozione di alcune delle produzioni di punta del Trentino in campo vitivinicolo con la partecipazione congiunta di Cantine Ferrari, Cavit, Mezzacorona, CasaGirelli-Lavis. L’appuntamento – preceduto non a caso da un workshop di promozione dell’offerta turistica estiva agli operatori polacchi del settore - si è svolto presso l’Hotel Intercontinental nel Centro di Varsavia in una sala resa suggestiva da una ambientazione assai curata e molto apprezzata dai partecipanti alla serata. Le varie tipologie di vini prodotti in Trentino, le caratteristiche pedoclimatiche e le potenzialità territoriali del vigneto trentino 54 UN CONVEGNO SUI RIFUGI stampa: grafiche stile.com | grafica: paissan .eu IONE ADIZ A TRN E: CON UGIOFR ZIO I RIFIN N VA ORTO ED ALE RAPGPNA QU MONTACONVEGNO LAMAGGIO 2011 • vo: tino anizzati del Trenn.it nto org tagnantagna.t Riferime a Mon mo ademia mia dell Accade ria@acc 175 segrete 1 493 Tel. 046 20 I Istituto ZO GUETT ne LORENna montag di Istruzio della liceo sono state illustrate e descritte dal sommelier Roberto Anesi, mentre la degustazione degli otto vini (due per ogni azienda) presentati al pubblico polacco è stata condotta da Tomasz Kolecki Majewicz, vincitore 2010 del Campionato Nazionale Sommelier Polacchi e di vari premi a livello europeo, che ha accompagnato i fortunati invitati in un viaggio immaginario sulle montagne e nelle vigne del Trentino. Nel fitto programma della giornata trentina a Varsavia (workshop di promozione economica; incontri commerciali tra aziende trentine e polacche; incontri del presidente Dellai e dell’assessore Mellarini con Lech Walesa e con il Maresciallo della Masovia Struzik) non a caso “l’evento vino” è stato preceduto nel pomeriggio da un workshop di promozione turistica presso gli operatori polacchi di set- Innovazione e tradizione, il binomio strategico in questo tempo di sfide corre anche sulle creste di roccia delle Alpi, fino ad interessare i rifugi (che di sfide, tra l’altro, se ne intendono). Spartani ed essenziali (“la montagna è fatica”), oppure nidi hi tech con tutti i confort (il wellnes ad alta quota)? Due aspettative, due modi di vivere la montagna, due “target” di fruitori diversi. Triangolare il “riposizionamento” dei rifugi di montagna mettendo a confronto diversi punti di osservazione, affrontando il doppio problema che oggi vivono i rifugi di montagna - il rischio dell’omologazione e della perdita d’identità da una parte, l’esigenza di rispondere a nuove tore organizzato da Trentino Marketing SpA. Obiettivo dell’incontro quello di presentare e “aprire” al mercato polacco la stagione estiva trentina (con le sue 520mila presenze nella scorsa stagione invernale la Polonia è già, per altro, il primo Paese che sceglie le nostre montagne per lo sci) con le sue tante occasioni di sport all’aria aperta, con in testa mountain-bike e trekking, proposte che sono state illustrate – con un intervento di apertura dell’assessore Mellarini - ad oltre 60 giornalisti e tour operator. Testimonial e interlocutore dei giornalisti polacchi per l’occasione era Czeslaw Lang, titolare del Lang Team, azienda organizzatrice del Tour de Pologne, gara ciclistica internazionale per professionisti gemellata col Trentino, che ha illustrato alla platea i tanti ottimi motivi per una vacanza d’estate in Trentino. domande funzionali dall’altra - è quanto si propone il convegno “I rifugi fra tradizione e innovazione: quale rapporto con la montagna” che Accademia della Montagna del Trentino ha organizzato per venerdì 20 maggio 2011 nella Sala Depero di Piazza Dante a Trento. Se nella tradizione si riconosce la ragione storica della nascita dei rifugi, l’innovazione sollecita a non adagiarsi su comode ed anacronistiche rendite di posizione di un passato che non esiste più. Il rapporto stretto con la montagna deve però essere sempre alla base della ragion d’essere di un rifugio alpino. tt 02 ASSOCIAZIONI anno LVI SCAMPAGNATE IN FATTORIA U ndici aziende agricole multifunzionali, lo spirito imprenditoriale di 11 agricoltrici, la creatività di 11 donne, la capacità di fare rete di 11 “colleghe” dell’agricoltura, tante e positive “cose” da dire alla comunità e in particolare alle nuove generazioni. Sono gli ingredienti di un modo del tutto innovativo di fare cultura del mondo agricolo: l’iniziativa, che ha preso il via ad aprile e che proseguirà fino ad ottobre, si chiama “Scampagnate in fattoria” e vede protagoniste le aziende agricole delle “Donne in Campo”. Si tratta della seconda edizione dell’iniziativa promossa dall’associazione affiliata alla CIA che sostiene la presenza e l’imprenditorialità femminile nel settore agricolo. L’idea è quella di aprire le porte delle proprie aziende alla comunità per offrire una domenica in campagna a contatto con la natura: visitare un’azienda agricola, conoscere le piante, gli animali e la produzione, sperimentare nuovi modi di creare e divertirsi con quello che offre la terra. Ma a fare delle “Scampagnate” un’iniziativa del tutto unica è la capacità di fare squadra delle 11 donne partecipanti: ad ogni domenica infatti sarà presente non solo la titolare dell’azienda agricola ma anche le altre 10 donne. “Esserci tutte a tutte le domeniche sarà quasi impossibile – ci raccontano – ma ci siamo impegnate per venire almeno in 3/4 ad ogni Scampagnata: in questo modo possiamo offrire un programma più ricco e aiutarci tra noi”. E così ogni domenica il programma è assicurato: giochi e attività di animazione didattica, laboratori artigianali del fare per bambini e adulti, visita guidata all’azienda agricola e anche il mercatino dei prodotti agricoli con uno slogan appositamente creato: “dalle terre delle Donne in Campo sapori da gustare”. Informazioni: ►Francesca Eccher tel. 0461.421214 http://donneincampo.cia.tn.it/ L’assemblea di Confagricoltura del Trentino “TERRENI IN AFFITTO AI GIOVANI AGRICOLTORI” I l 21 marzo scorso nella Sala Incontri delle Cantine Ferrari di Ravina si è svolta l’assemblea annuale di Confagricoltura del Trentino. La relazione ufficiale è stata presentata da Diego Pezzi che ha così inaugurato il suo primo anno di presidenza. Vari i problemi da lui toccati, a partire dal rapporto tra agricoltura e turismo - un “incontro” di cui si parla da decenni ma ancora in buona parte da realizzare – per arrivare alla difesa dei terreni agricoli di pregio, per la quale Cofagricoltura dà atto alla Provincia di avere adottato nell’ultima versione del PRG misure forti e determinanti per la loro salvaguardia. Pzzi ha anche parlato dell’innalzamento dell’età dei conduttori agricoli e della man- canza di giovani leve che assicurino la continuità della gestione: “Serve una politica che favorisca l’assunzione in affitto di terreni da parte dei giovani”. Altro capitolo la consulenza. Per Confagricoltura occorre proseguire sulla strada della semplificazione delle procedure burocratiche per chi accede ai contributi, “elevare la qualità della consulenza agricola prestata dalla Fondazione Edmund Mach coinvolgendo le aziende nel pagamento almeno parziale del servizio”, e rivedere l’attuale impostazione della ricerca, che privilegia la genomica, dando spazio anche ad altri comparti e soprattutto alla soluzione di problemi contingenti dell’agricoltura trentina. “C’è un ritorno di giovani all’agricoltura – ha replicato l’assessore Mellarini - grazie anche ai corsi di formazione complementare tenuti da S. Michele. La sinergia fra agricoltura e turismo sta prendendo corpo grazie ad un gruppo di giovani albergatori”. A breve la Federazione trentina della cooperazione farà partire un progetto di integrazione al quale si lavora da tre anni”. Sergio Ferrari “Ciao Renzo, grazie dalla tua UDIAS” Non è certo facile, e sicuramente non è di moda, parlare oggi di un’associazione che abbia come scopo principale quello di mantenere un legame tra vecchi amici di scuola, annodando relazioni tra le generazioni che si susseguono sugli stessi banchi e che riesca a fare di quest’appartenenza un motivo di orgoglio e di vanto. Eppure questa è stata ed è tuttora UDIAS, l’Unione Diplomati dell’Istituto di San Michele all’Adige. L’amico Renzo Santoni, da poco scomparso, ne è stato presidente e guida per oltre un ventennio: dalla metà degli anni sessanta fino a quasi la fine degli anni ottanta. Anni in cui il Trentino ha saputo trasformare la sua struttura sociale agricola facendola diventare matura e consapevole delle proprie potenzialità. L’infaticabile attività promossa da Renzo, tramite viaggi tecnici internazionali, organizzazione d’incontri di confronto e aggiornamento, ha dato un inestimabile contributo in questa trasformazione. Ma Renzo ha saputo, soprattutto, potenziare e valorizzare il fattore “umano”, mantenendo e rinsaldando i legami tra le persone: i tecnici, i periti agrari, gli esperti agricoltori diplomati presso San Michele. Tutte queste cose non nascono per caso, richiedono caparbietà e capacità di motivare, voglia di continuare a migliorarsi e spirito di collaborazione, dedizione e passione, organizzazione e senso di appartenenza. Tutte cose di cui in questi tempi stentiamo a trovare qualcuno che ne parli, immaginiamoci poi che le viva! Eppure Renzo è stato questo! Per UDIAS, per San Michele, per l’agricoltura del Trentino. I giovani d’oggi, che non hanno avuto la fortuna di conosce e incontrare Renzo, negli anni in cui era nel pieno delle sue attività, hanno bisogno di serbare ricordo di persone come lui. Hanno bisogno di qualcuno che racconti loro che la storia che ci lasciamo alle spalle e della quale siamo figli non è frutto del caso o della fortuna, ma il risultato dell’impegno di persone che si sono dedicate e rese disponibili, che hanno fermamente creduto nella possibilità di migliorare e migliorarsi. Ricordare Renzo Santoni oggi, significa questo. Significa anche, ringraziandolo, ringraziare quanti hanno condiviso con lui gli anni ruggenti e oggi vivono una fase della vita che non li vede più in prima linea, perché siano consapevoli chi possono essere ancora d’esempio per i giovani. Grazie di cuore Renzo, da tutti noi, dalla tua UDIAS! La Presidenza e la Direzione UDIAS 55 RUBRICHE A COME AGRICOLTURA a cura di Walter Nicoletti [email protected] Noris, Laura, Michela: un’altra agricoltura di montagna ALLA RICERCA DELL’ARMONIA 56 Noris, Q uesta crisi economica che, lo ricordiamo, è anche ecologica ed energetica, ci propone il ritorno alla terra. Non un ritorno al passato, ma alla consapevolezza dei nostri limiti e di quelli dello sviluppo. Per questo riteniamo particolarmente significativo proporre questi profili di donne che hanno scelto la campagna e la natura per realizzare i propri sogni professionali e personali. In queste esperienze c’è un termine che ricorre ed è la parola armonia. Forse questo è il tempo in cui, soprattutto in campagna, risulta essere positiva la ricerca di armonia, sia dentro noi stessi, sia nei confronti dell’ambiente. la raccoglitrice nomade che ascolta la montagna Le sue esperienze sono estreme quanto il suo sguardo. Noris Cunaccia ha scelto la natura e anche il suo linguaggio: quando parla il messaggio è denso di significato, sicuro eppure dolce, armonico. Si definisce una raccoglitrice nomade, appassionata di erbe, bacche, radici e resine che trasforma in cibo attraverso procedimenti che ne conservano gli aromi ed i sapori nel segno della sostenibilità. La sfida è quella di un’attività dedicata al cibo di grande qualità, al sapore selvaggio dei frutti più estremi in un ciclo di trasformazione coerente con la filosofia e l’ecologia della montagna. È da questa sfida che, nel 2003, è nata Primitivizia, un neologismo che sta per primizia primitiva. Noris è passata per importanti esperienze nella ristorazione ed ha viaggiato molto. Ma poi ha conosciuto quella fase della vita in cui, per usare la parole di Carlo Maria Martini, “si ritorna nel bosco” e con gli occhi più piccoli si scoprono le grandi cose. Questa riscoperta delle proprie radici ha coinciso con la riscoperta di se stessa e della propria anima selvaggia e spontanea. Da qui la scelta di cercare la qualità nelle parti estreme dell’ambiente naturale. Lassù, dove per Noris ci sono i più bei posti del mondo e dove cresce il radicchio dell’orso, il pino mugo, il luppolo, il crescione, il tarassaco e tante altre prelibatezze selvatiche. Ma Primitivizia ha anche un cuore maschile, quello di Giovanni, fratello di Noris, anch’esso proveniente dall’alta ristorazione e promosso sul campo ad “alchimista” nel laboratorio di Borzago, in Val Rendena. <Il nostro segreto – spiega Noris – è quello della filiera corta della trasformazione che A COME AGRICOLTURA passa attraverso il confezionamento immediato del prodotto fresco attraverso procedimenti che non ne alterino le proprietà ed il sapore>. Da questo sistema naturale di conservazione e pastorizzazione derivano 21 prodotti fra essenze e creme destinate all’alta gastronomia italiana ed europea. Primitivizia è infatti un’esperienza di rete corta locale che si trasforma in rete lunga commerciale e che ha raggiunto recentemente anche gli Stati Uniti e l’Australia. <La nostra esperienza – conclude Noris – ci ha portato ad essere un ponte fra il passato e quello che verrà dopo di noi>. Un ponte che ha consentito il recupero della memoria materiale e popolare delle genti di montagna per il cibo spontaneo. Una passione appresa sul campo parlando con le persone semplici e gli intellettuali, ascoltando la natura e la sua storia. Un’esperienza che fa dire a Noris: “i miei maestri sono stati i boscaioli ed i dottori, mia madre e mia nonna, poetessa dialettale”. Laura, la ragazza che ha scelto l’allevamento È da quindici anni che vive in Trentino, ma il grande salto verso la montagna l’ha compiuto esattamente un anno fa. Si tratta di quei salti tipici dei montanari, quelli che si lasciano tutto alle spalle. Laura viene dalla provincia di Varese e si laurea a Rovereto in ingegneria informatica. Quel settore la occupa per alcuni anni, ma non in modo totalizzante. Intanto il suo sguardo inizia a spaziare verso l’alto e verso la vita di montagna. È qui che Laura vuole ritrovare una motivazione forte, un legame sincero, una passione continua. E il sentimento si consolida con la conoscenza dell’allevamento. La capre sono il suo primo grande amore di contadina. Inizia con un primo nucleo di tre Bionde dell’Adamello che acquista in Val Saviore nel cuore del ghiacciaio che dà il nome a questa razza rustica, adatta alla montagna. A Castione, sulle pendici del monte Baldo, trova un appezzamento in affitto dove costruisce una prima, rudimentale stalla. Il gregge cresce, le conoscenze si affinano fino a fare di Laura una vera e propria esperta di razza di Bionda dell’Adamello. Per la Federazione provinciale allevatori esegue una serie di controlli e di valutazioni di questi animali per verificarne la purezza e la morfologia al fine di migliorare la razza e preservarne l’estinzione. Ma la grande occasione per misurarsi con la vita in montagna Laura la coglie nel maggio dell’anno scorso quando Eugenio Schelfi, noto allevatore di razza bruna di Brentonico, gli offre una collaborazione in stalla. Il salto diventa realtà e con perfetta coerenza e coraggio femminili Laura si butta in una nuova avventura. Lascia definitivamente l’informatica ed il lavoro in ufficio per dedicarsi alla sua vera passione: la stalla e l’allevamento. È così che una giovane colta e dinamica informatica di città si sposta in montagna per vivere a Castione di Brentonico e allevare capre e vacche da latte. La giornata si divide fra la stalla delle capre e l’allevamento di Brentonico. Alle sei e mezzo del mattino inizia la mungitura, poi c’è la pulizia e così la sera per un totale di cinque ore al giorno per sei giorni la settimana. Poi via, verso la stalla delle capre. Il bilancio del primo anno è più che lusinghiero: l’esperienza si consolida, il lavoro appassiona, la libertà si fa più vicina tanto che si profila un nuovo, inedito sogno. Quello di un minicaseificio dove trasformare il latte di capra per la gioia dei tanti amici di Laura che intanto si radunano con interesse attorno a questa bella quanto semplice esperienza. Michela, in campagna per educare Michela Luise ha sempre insegnato. I giovani e la natura sono stati i suoi obiettivi professionali fin da quando, nei parchi e nei boschi del Trentino, si occupava di educazione ambientale. Poi c’è stata la scelta della campagna. A partire dal 2000, assieme ad Armando, il compagno di una vita, si è incamminata verso la valle di Gresta per coltivare prodotti biologici e tagliare fieno. Nasce così l’azienda Le Driadi che oggi si compone di circa un ettaro di terreno coltivato ad ortaggi e tre ettari a fieno ai quali si aggiungono 12 asini adibiti al trekking e all’accompagnamento dei bambini. <Sono diventata contadina – spiega Michela Luise - per poter dare più forza al mio proget- RUBRICHE to ambientale ed educativo che si realizza nell’accompagnamento dei ragazzi, nella divulgazione sui temi naturalistici e soprattutto nella gestione della fattorie didattiche>. La passione la porta anche ad intraprendere la strada della promozione dell’agricoltura biologica che si realizza in un’intensa attività formativa rivolta soprattutto alla conoscenza e alla comunicazione delle esigenze dei consumatori per un’alimentazione sana e sicura. Luisa è inoltre formatrice esperta nel settore agroalimentare e naturalistico. Nell’esperienza di Michela il lavoro manuale e quello intellettuale si compenetrano. Dall’orto alla stalla degli asini, dal trekking all’aula didattica il mestiere di educatrice e di montanara scorre in piena armonia e coerenza. Certo, il prezzo della libertà è elevato. Si lavora quasi sempre e quasi mai si riposa. Ma le soddisfazioni non mancano. Dal 2006 al 2010 Michela e Armando gestiscono con successo malga Cimana, sulla montagna di Villalagarina, dove sviluppano iniziative di fattoria didattica e di accompagnamento con gli asini. All’impresa di affianca anche la collaboratrice Federica Aste che cura la parte educativa e psicologica. Insieme propongono attività di escursionismo, ricreazione ed intrattenimento per i bambini grazie soprattutto alla grande disponibilità e dolcezza degli asini che si rivelano degli animali particolarmente indicati, anche a fini terapeutici, per la compagnia e la socializzazione. L’attività cresce tanto che nell’ultimo anno, attraverso i rapporti con associazioni e cooperative sociali, sono stati accolti oltre mille bambini e sono stati promossi oltre cinquanta incontri dedicati alle fattorie sociali. L’esperienza di Luisa ci insegna che la montagna è anche un laboratorio dove possono crescere, oltre all’azione e all’impegno solidale, anche il pensiero e la ricerca culturale. 57 RUBRICHE A COME ALIMENTAZIONE L’iniziativa “pro rubinetto” del Comune di Cavalese 58 L’ACQUA (IN BROCCA) DEI L SINDACI ’acqua è un bene pubblico universale che non va ridotto a merce. Ma è anche un bene per la salute. Il corpo umano è composto da due terzi di acqua e ogni giorno una persona deve assumerne due litri per poter assolvere a tutte le importanti funzioni vitali. L’acqua è fondamentale per la salute e per l’ambiente. Lo sanno bene le popolazioni alpine le quali hanno sviluppato nei secoli un rapporto di amore ed odio per l’acqua e la sua forza. Il Trentino, terra alpina per eccellenza, beneficia di grandi quantitativi idrici ed è una regione produttrice di energia leader nel mondo. Ma non per questo va abbassata la guardia in tema di salvaguardia e promozione di questo bene inestimabile. Le Alpi, tanto per fare un esempio, sono uno dei più grandi e delicati giacimenti di acqua dolce del mondo. Ma questa risorsa naturale è un bene sempre più scarso, basti pensare che oggi sono circa un miliardo e mezzo le persone alle quali viene negato il diritto all’accesso all’acqua potabile. Per questi motivi la sua salvaguardia è diventato un tema politico. La comunità trentina ha dimostrato da tempo di interessarsi di questo argomento anche dal punto di vista dell’etica e della gestione responsabile. La Giunta provinciale aveva promosso a suo tempo una campagna in fa- vore dell’acqua del rubinetto, mentre Comuni come Arco e Segonzano sono in prima fila nella gestione razionale di questo bene pubblico e nella sua salvaguardia contro gli “appetiti” degli speculatori. A fronte di una gestione ottimale della rete idrica (le perdite sono scese fino al 15%), i trentini dimostrano inoltre di apprezzare sempre di più “l’acqua del sindaco” tanto da superare la media nazionale dei consumi di ben 35 metri cubi l’anno per abitante. A rafforzare la consapevolezza del consumo in house della risorsa idrica ci ha pensato anche il Comune di Cavalese, tanto che l’assessore all’ambiente, il giovane Sergio Finato, ha promosso una vera a propria campagna in favore “dell’acqua a portata di brocca”. Lo scorso 22 marzo, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, c’è stata la presentazione di questa iniziativa che si pone l’obiettivo di informare i cittadini circa le qualità intrinseche dell’acqua proveniente dall’acquedotto, di valorizzarla come risorsa pubblica e di divulgare una serie di buone pratiche ed indicazioni per limitarne il consumo e gli sprechi. I vantaggi ambientali di una scelta di questo tipo saltano subito agli occhi se consideriamo che le acque in bottiglia comportano costi onerosi di confezionamento, imballaggio e trasporto, senza considerare il disastroso bilancio ambientale che ne consegue. Ma quella del rubinetto è veramente migliore? <L’obiettivo della campagna – spiega Finato – non è quello di attaccare l’acqua in bottiglia, quanto quello di far conoscere in maniera positiva quella del rubinetto. Un bene pubblico che viene monitorato e controllato diverse volte nel corso dell’anno in modo tale da consentire il massimo della garanzia e della sicurezza per il consumatore>. Per questo il comune di Cavalese ha stampato un opuscolo a firma del sindaco Silvano Welponer e dell’assessore Finato dedicato all’acqua del rubinetto che sarà distribuito a tutte le famiglie e alle associazioni assieme ad una brocca promozionale. Successivamente è previsto un percorso di sensibilizzazione rivolto alle scuole e ai cittadini con un ciclo di incontri sul tema del bilancio idrico del comune ed una serie di approfondimenti. La campagna si concluderà con lo spettacolo “H2ORO” realizzato dalla compagnia teatrale Itineraria di Milano e con la visita agli acquedotti da parte delle scuole, degli anziani e dei pensionati dell’Università della Terza età. (w.n.) A COME AMBIENTE RUBRICHE La produzione di mele bio del consorzio salirà dal 0,4 al 2 per cento PROVE DI BIOLOGICO A MELINDA VALLEY A nche il consorzio Melinda strizza l’occhio al biologico e sceglie di incrementare questo tipo di produzione. I dati di mercato parlano chiaro. I frutticoltori della Val Venosta hanno aumentato del 4% le produzioni biologiche nel corso dell’ultima annata, mentre i trend dei consumi nazionali indicano un aumento del 6,2% per il settore ortofrutticolo biologico. Le mele coltivate nel rispetto del Disciplinare di Produzione Biologica rappresentano oggi il 1,5 - 2% del totale delle mele consumate in Europa. Dati che hanno sollecitato il consiglio di amministrazione del consorzio noneso a definire il Progetto MelaBio, che prevede di arrivare, nel corso dei prossimi anni, ad una raccolta di 5.000-6.000 tonnellate di mele da agricoltura biologica. Attualmente a Melinda vengono conferite 1.200 tonnellate/ anno di mele biologiche che vengono destinate in parte alla Grande Distribuzione ed in parte agli operatori del catering. Sul totale di oltre 300.000 tonnellate di mele raccolte ogni anno nelle Valli di Non e di Sole significa circa il 0,4%. L’obiettivo, fissato sulla base della realistica capacità del mercato di assorbire l’offerta, è quello di estendere la produzione biologica al 1,5-2% della produzione di Melinda. <Si tratta semplicemente – spiega il direttore del consorzio Luca Granata – della volontà del nostro Consorzio di provare a creare le condizioni per soddisfare una potenziale richiesta del mercato, operando però - come sempre - secondo modalità finalizzate ad offrire una ragionevole probabilità di adeguata soddisfazione economica ai soci produttori che vorranno eventualmente aderire al progetto.> Il progetto prevede una tempistica altrettanto puntuale. Dopo la decisione del CdA del marzo scorso, si stanno svolgendo le singole assemblee presso i 16 magazzini aderenti. In queste riunioni i quattromila soci di Melinda vengono informati sui particolari tecnici del progetto e sugli obiettivi di lungo periodo. Entro il prossimo autunno verranno raccolte e valute le adesioni, in modo tale da indicare le aziende che potranno accedervi. <Si tratta – afferma il presidente di Melinda, Michele Odorizzi – di un percorso non facile in quanto il sistema di produzione biologica necessita di appezzamenti sufficientemente ampi e debitamente separati da quelli che utilizzano il metodo integrato>. Per questo verranno avviati anche incontri con i comuni e la Comunità di Valle per definire zone idonee ed uniformi dove poter sviluppare questo tipo di coltura. La condizione minima per la realizzazione di Mela Bio è dunque quella di reperire in valle circa 100-120 ettari da convertire al biologico. Le aziende aderenti dovranno avviare il processo di totale conversione al nuovo sistema produttivo e per questo il Consorzio ha previsto un sistema di accompagnamento e di remunerazione dedicata. In particolare, il progetto prevede per i frutti di calibro inferiore agli 80 mm delle 4 varietà consigliate un differenziale garantito - per un periodo di 10 anni - di prezzo di liquidazione che, in relazione ai diversi calibri e varietà, varia dal +80% al +20% rispetto a quello che sarà, anno per anno, il prezzo medio di liquidazione di Melinda per i calibri corrispondenti delle stesse varietà coltivate con il metodo della Produzione Integrata. Nel periodo necessario per passare dall’integrato al biologico, fissato in tre raccolti consecutivi successivi al momento in cui viene segnalato l’inizio della fase di conversione, la quota differenziale garantita sarà pari alla metà di quella sopra citata e la produzione verrà convogliata dal magazzino di riferimento nelle produzioni integrate marchiate Melinda. Le varietà sulle quali si è deciso di puntare sono la Golden (leader anche nel settore bio), la Red Delicious, la Gala e la Fuji mentre Renetta, per diversi motivi di natura commerciale, non rientra tra le varietà consigliate per la produzione bio. (w.n.) 59 tt 02 NOTIZIE IASMA anno LVI NATI SETTE NUOVI CLONI “ISMA -AVIT” di Silvia Ceschini Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach - IASMA 60 D a oggi i vitigni Pinot grigio, Teroldego, Goldtraminer e Rebo hanno una “marcia” in più, grazie all’attività di selezione clonale condotta dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Il Ministero delle politiche agricole forestali ha infatti PRESENTATI I RAPPORTI CRI E CTT Alla presenza del presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai e del presidente IASMA Francesco Salamini, sono stati presentati due rapporti realizzati dal Centro Ricerca e Innovazione e Centro Trasferimento Tecnologico. Dalle pubblicazioni emerge che lo IASMA ha in corso più di 200 collaborazioni quotidiane con università e centri di ricerca di tutto il mondo e che ha creato negli ultimi anni un network internazionale che coinvolge i cinque continenti e più di 30 paesi. Inoltre, per quanto riconosciuto sette nuovi cloni di vite di interesse locale ed extraprovinciale che portano il marchio congiunto ISMA_AVIT. Si tratta di un primo importante risultato nato dalla collaborazione tra l’attività di selezione clonale sanitaria curata dal Centro di Trasferimento Tecnologico di San Michele e l’Associazione Vivaisti Viticoli Trentini. Scelti in vigneti preferenziali durante gli ultimi due decenni, le gemme e le barbatelle innestate di queste selezioni clonali possiedono caratteristiche produttive, qualitative e sanitarie molto interessanti e saranno presto disponibili nel mercato vivaistico per il rinnovo degli impianti. In particolare, la Commissione Ministeriale preposta all’inserimento delle novità vegetali nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite ha approvato i dossier per il riconoscimento di un clone di Pinot grigio denominato “ISMA®-AVIT 513”, di due cloni di Traminer aromatico “ISMA®-AVIT 904 e 920R”, uno di Teroldego “ISMA®-AVIT 155”, due di Rebo “ISMA®-AVIT 583 e 590” ed uno di Goldtraminer “ISMA®-AVIT 3001”, quest’ultimo destinato per la produzione di vini da vendemmia tardiva. I PRIMI PASSI DI “ABATE” PER SALVARE IL TEMOLO Tecnici, ricercatori e rappresentanti dei pescatori a raccolta recentemente, a San Michele, per fare il punto sulla tutela e la gestione sostenibile del Temolo, la terza specie guida del bacino del fiume Adige, dopo la Trota marmorata e il Barbo, da alcuni anni in declino demografico. Contro il pericolo di estinzione del Thymallus thymallus, causato dall’impatto antropico e, in particolare, dall’immissione di pesci di provenienza danubiana e atlantica, si è mosso l’Istituto Agrario con un progetto di ricerca denominato “ABaTe”. Il progetto, finanziato dalla Provincia autonoma di Trento attraverso il bando Marie Curie Action – Cofund PostDoc 2009 Incoming, intende caratterizzare geneticamente le popolazioni locali di temolo. riguarda l’attività di trasferimento tecnologico, si contano nel 2010 15.180 analisi su vino, 3000 test su vite, 300 su melo e 900 su piccoli frutti, 2690 analisi di suoli e vegetali, 700 indagini microbiologiche sugli alimenti. E ancora, 744 avvisi tecnici, 1455 incontri tecnici e corsi di formazione per un totale di 44.713 presenze e 16.210 consulenze aziendali. Dallo studio è emerso che il consumo di vino rosso durante il pasto ha prevenuto l’aumento nel sangue dei prodotti di perossidazine lipidica, sa lipidi idroperossidi che ossidi del colesterolo, che si è osservato invece dopo il consumo del pasto con acqua. IL VINO ROSSO MITIGA GLI EFFETTI DELLE ABBUFFATE Hanno riscosso una grande partecipazione di pubblico i due seminari su marketing e web organizzati dall’Istituto Agrario di San Michele all’Adige nell’ambito del master universitario sui vini di origine, realizzato in collaborazione con l’Università degli studi di Milano. Gli incontri sono stati organizzati in collaborazione con Selecta-Winejob risorse umane per il vino e Vinix Lab Academy. Molti gli spunti di riflessione e i suggerimenti pratici per affrontare le sfide future nel mondo del vino con l’obiettivo di familiarizzare, anche nel settore del vino, con le opportunità offerte dalla rete e dalle nuove tecnologie. L’INRAN, l’ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione vigilato dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, ha condotto in collaborazione con il entro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach e con il Dipartimento di scienze biochimiche dell’Università La Sapienza di Roma uno studio pilota per valutare la capacità del vino rosso di ridurre l’aumento nel sangue dei grassi ossidati dopo un pasto molto ricco. La ricerca è stata recentemete pubblicata sul “British Journal of Nutrition”. IL SUCCESSO DEI SEMINARI DEL MASTER tt 02 EUROPA INFORMA anno LVI Centro di informazione dell’Unione europea via della Val, 2 - Casalino 38057 PERGINE VALSUGANA (TN) - Italy Tel: 0461 534848 - Fax: 0461 531052 [email protected] http://europedirect.iasma.it Istituto Agrario di San Michele all’Adige a cura di Silvia Ceschini e Giancarlo Orsingher Missione del Commissario Ciolos a Pechino LA VIA CINESE PER I PRODOTTI EUROPEI DI QUALITÀ U n grande paese in continua crescita, oltre un miliardo di abitanti, notevoli risorse finanziarie a disposizione, gusti raffinati che si stanno sempre più affermando. È anche questa la Cina visitata lo scorso mese di aprile da Dacian Ciolos, Commissario europeo all’agricoltura. Obiettivo della missione: promuovere i prodotti alimentari europei e le bevande di qualità recanti indicazioni geografiche (IG). Durante la visita in Cina, Ciolos ha inaugurato l’iniziativa EU-China Trade Project, uno dei maggiori programmi mai varati dall’UE nel settore commerciale. La finalità del viaggio è stata quella di accrescere l’interesse dei consumatori cinesi per i prodotti europei di qualità: oltre 3200 prodotti alimentari e un’innumerevole gamma di vini e bevandse spiritose a IG oggi apprezzati in Cina solo da un ristretto gruppo di intenditori. Anche la Cina, però, dispone di un ricco patrimonio di prodotti tradizionali e a questo proposito il Commissario Ciolos ha discusso con il governo di Pechino le migliori modalità intese a tutelare reciprocamente queste denominazioni e commercializzarle nei mercati europei e cinesi. La gastronomia cinese è estremamente popolare in Europa. Negli ultimi anni gli scambi commerciali di prodotti agricoli fra l’UE e la Cina sono aumentati considerevolmente, le esportazioni dell’UE nel 2010 sono infatti aumentate del 50 % rispetto ai livelli del 2009. INDAGINE EUROSTAT: “Rifiuti? Io? Pochi!” La maggior parte dei cittadini europei tende a sottostimare la propria produzione di rifiuti domestici. A dirlo è un’indagine EUROSTAT, seconda la quale il 60% dei cittadini Ue è convinta di produrre una quantità tutto sommato limitata di rifiuti. Peccato che i dati ufficiali indichino una produzione media pro capite di rifiuti di oltre 500 chilogrammi. Analogamente, il 10% dei cittadini dichiara di non produrre rifiuti alimentari, mentre oltre il 70% stima di non buttare più del 15% del cibo acquistato. Ma anche in questo caso i dati ufficiali (ricavati da un studio inglese, nell’ambito del Waste & resources Action Programme) dicono qualcosa di diverso: più della metà dei cittadini europei getta almeno un quarto del cibo nella spazzatura! 61 Un meleto in Cina Nuovo fondo per l’efficienza energetica Un fondo per il cofinanziamento e l’assistenza tecnica a progetti di risparmio energetico, efficienza energetica ed impiego di fonti rinnovabili. European Energy Efficiency Facility rientra nell’ambito del Programma europeo per il recupero energetico e finanzierà enti locali Regioni o Comuni, a sostegno di iniziative di risparmio energetico quali performance energetiche di strutture pubbliche o private, impianti di cogenerazione (micro generazione e combinazione calore/raffreddamento), investimenti decentrati nelle fonti rinnovabili, trasporto urbano pulito, ammodernamento delle infrastrutture. Sono 125 milioni di euro messi a disposizione per finanziare i progetti, con l’aggiunta di altri 20 milioni destinati all’assistenza tecnica. 50 Comuni in corsa per il titolo della “Serie A-cqua” Sono stati 51 i Comuni trentini che alla scadenza del 28 febbraio hanno inviato i dati relativi ai loro consumi idrici nel corso del 2009, mettendosi così in gara per diventare i campioni trentini del risparmio di acqua potabile nella terza edizione della “Serie Acqua”. Sostenuta dai quattro Consorzi BIM del Trentino (Brenta quale capofila, Adige, Chiese e Sarca-Mincio-Garda), l’iniziativa è giunta alla terza edizione e intende premiare i Comuni trentini che si sono maggiormente distinti nel consumo limitato di acqua potabile. Il Consorzio BIM più rappresentato quest’anno è quello del Sarca con 19 Comuni, seguito dal BIM Brenta con 18 Comuni, dal BIM Adige con 11 e dal BIM Chiese con tre. tt 02 NOTIZIE in breve a cura di Sergio Ferrari FIRMATO IL PROTOCOLLO D’INTESA TRA GBC ITALIA E PEFC ITALIA Lo scorso 1 febbraio è stato firmato a Rovereto, presso la sede del Green Building Council Italia, il Protocollo d’intesa tra GBC Italia e PEFC Italia. Il documento (disponibile nel sito del PEFC Italia) si propone di lanciare un chiaro messaggio al mercato che le due organizzazioni puntano a valorizzare il legname certificato nell’edilizia e in particolare il legname locale, convenendo “di favorire lo sviluppo della cultura e pratica della certificazione della filiera del legno e della sostenibilità in edilizia, promuovendo altresì la valorizzazione delle aree dove la certificazione forestale PEFC è maggiormente sviluppata”. 62 “CHI CERCA INNOVA” SU RAI TRE “Chi cerca innova” è il titolo della nuova serie televisiva che dal 6 febbraio scorso Rai Tre trasmette a diffusione regionale alle ore 10, in 12 puntate quindicinali, raccontando così lo stato dell’arte della ricerca scientifica nella provincia di Trento e conducendo il telespettatore all’interno della galassia dei laboratori dove i ricercatori lavorano con passione alla costruzione del futuro collettivo, ma che spesso non sono noti al grande pubblico. Riflettori sui successi trentini nel campo della ricerca condotti da diversi enti di ricerca trentini. Due milioni di gerani anno LVI Centocinquanta aziende, seicento addetti, 280 mila metri quadrati di superficie, due milioni di gerani e piante da balcone coltivate, 370 mila ciclamini, 340 mila viole e primule. Sono alcuni numeri che fotografano la floricoltura trentina, raccolti dal Centro Trasferimento Tecnologico dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, impegnato sul fronte della consulenza anche in questo comparto. Negli ultimi trent’anni il numero di aziende ULTIMA GELATA DEVASTANTE NEL 1997 Il germogliamento delle viti si presenta omogeneo in tutto il Trentino, con un anticipo di 15 giorni nel fondovalle e nella media collina. I viticoltori temono un ritorno di freddo che provocherebbe gravi danni. L’ultimo evento devastante di questo tipo si è verificato nella notte tra il 17 e il 18 aprile del 1997. L’anticipo di vegetazione che si riscontra su tutte le coltivazioni da frutto ha accresciuto negli agricoltori trentini l’interesse per l’assicurazione contro i danni da ritorni di freddo o gelate tardive. Le polizze sottoscrivibili sono di due tipi: pluririschio gelo-brina-grandinevento e per l’uva anche eccesso di pioggia e multirischio che copre tutte le avversità. Il tempo utile per sottoscrivere il contratto scade il 31 maggio, ma va tenuto presente che la copertura assicurativa parte solo se la polizza è stata sottoscritta almeno tre giorni prima dell’evento calamitoso. SEGHERIE AUSTRIACHE ACQUISTANO LEGNAME IN TRENTINO Negli ultimi due mesi alcune grosse segherie dell’Austria si sono rivolte al mercato italiano per acquistare legname da opera. La loro presenza si è notata in Alto Adige, nella Carnia ed anche in Trentino. Il motivo dell’insolita presenza è da ascrivere ad insufficiente disponibilità di legname nelle regioni dell’Austria nelle quali operano le segherie. floricole trentine è cresciuto notevolmente: dalle circa 50 presenti agli inizi degli anni Settanta si è passati alle oltre 150 attuali. La produzione lorda vendibile supera i circa 27 milioni di euro e in prevalenza le aziende sono condotte con manodopera familiare. Ne deriva che il floricoltore deve impegnarsi in ruoli diversi: produttore, venditore, operatore del verde, rapporto col mercato. Le nuove aziende sono nate in prevalenza nelle valli periferiche, stimolando nuove occasioni di lavoro in molte aree di montagna. Per quanto riguarda l’ubicazione delle serre sul territorio, il 30 % si trovano a Trento e dintorni, il 15 % a Rovereto e Avio, il 20 % a Riva e Arco, il 14% in Valsugana e Primiero, il 12% nelle valli di Non e Sole. “L’indiscussa preparazione tecnica dei nostri floricoltori – spiega Umberto Viola, consulente del Centro Trasferimento Tecnologico – abbinata a particolari condizioni microclimatiche, conferiscono alle nostre produzioni delle caratteristiche qualitative particolari e riconoscibili”. Non è possibile stabilire se il fenomeno è temporaneo o destinato a durare. LOPPIO ATTIRA MIGLIAIA DI ROSPI L’alto livello di acqua presente nel lago di Loppio ha richiamato dal monte Baldo e dalla Valle di Gresta migliaia di rospi, in maggioranza femmine già fecondate. “Una femmina di rospo – spiega il naturalista Pietro Lorenzi del Museo Civico di Rovereto, che segue da anni la discesa dei rospi - depone le uova inglobate in lunghi cordoni di materiale gelatinoso che possono raggiungere anche i 6 metri. Una femmina depone da 8 a 12 mila uova. Gli individui che raggiungeranno l’età di adulto non superano le 4-6 unità su 10.000”. PIANO DI PROFILASSI ANIMALE: FINORA OK I medici veterinari dell’Azienda per i servizi sanitari della provincia di Trento avevano La produzione si protrae tutto l’anno, le pause produttive sono inesistenti, per il floricoltore questo determina un grosso impegno perché impone ritmi e tempi che non ammettono scusanti e ritardi di sorta. (s.c.) I numeri della floricoltura trentina ►150 aziende ►600 addetti ►280.000 metri quadrati superficie coltivata Fiori maggiormente coltivati: ►gerani, piante da balcone, poinsettie, crisantemi, primule e viole ►Gerani e piante da balcone, oltre 2 milioni di piante ►Ciclamini, 370 mila piante ►Poinsettie, 350 mila piante ►Crisantemi, 240 mila piante ►Viole e primule, 340 mila piante ►Piante da fiore annuali, oltre un milione di piante ►Ortaggi e aromatiche, oltre tre milioni di piante tt 02 NOTIZIE anno LVI effettuato a metà aprile i due terzi dei sopralluoghi e dei prelievi di materiale da sottoporre ad analisi previsti dal piano annuale di profilassi del patrimonio zootecnico locale. Le malattie oggetto di indagine sono: TBC, brucellosi, leucosi, rinotracheite infettiva o IBR, malattia delle mucose o BVD per i bovini. Per pecore e capre il piano di profilassi è limitato alla brucellosi. Il risanamento da agalassia contagiosa segue un percorso specifico e separato. Il patrimonio zootecnico interessato al piano sanitario è rappresentato cumulativamente da 44.000 bovini e da 24.000 tra pecore e capre. LA PROCESSIONARIA DELLA QUERCIA: LA BIOLOGIA Una specie di processionaria della quercia è presente anche in Trentino, ma ha una biologia ed un comportamento diverso da quello della processionaria del pino. Sverna da uovo sui rami e compie lo sviluppo larvale entro la primavera, vivendo in aggregazioni più o meno consistenti. Le crisalidi si formano entro bozzoli dispersi alla superficie o all’interno dell’ultimo grosso nido costruito dalle larve nella parte bassa delle piante. Esclusa l’eventualità di gravi defogliazioni, rimane il rischio di infiammazioni della cute, degli occhi e soprattutto delle mucose della bocca e delle vie respiratorie per il bestiame al pascolo sotto le piante infestate a causa dei peli urticanti. Lo stesso pericolo sussiste per le persone. POLO LATTE, STUDIO AFFIDATO ALL’UNIVERSITÀ DI PIACENZA Nel dicembre scorso, il Servizio Vigilanza e promozione delle attività agricole ha affidato all’Università Cattolica del S.Cuore di Piacenza un incarico di studio e ricerca volto ad una analisi complessiva del settore lattiero – caseario trentino. L’università, attraverso l’Alta Scuola in Economia Agroalimentare – SMEA, dovrà finalizzare la ricerca ad una analisi preliminare dell’intero comparto provinciale e dei principali gruppi presenti, con riguardo particolare alla nuova realtà derivata dalla fusione fra i due caseifici sociali Latte Trento e Pinzolo Fiavè Rovereto. Le conclusioni dell’analisi dovranno configurare soluzioni per una ristrutturazione del settore con riguardo al riassetto dei gruppi citati e alla definizione di un business plan. L’esigenza dello studio affidato consegue all’impegno assunto dalla Provincia di Trento in sede di Protocollo di intesa con Federazione Trentina della Cooperazione e con Latte Trento sca, sottoscritto a fine anno scorso, volto a sostenere la realizzazione del nuovo polo lattiero caseario della provincia di Trento. MOTOBARCHE IMPEGNATE NELLA PULIZIA DELLE FOSSE Il territorio di fondovalle che fa capo al Consorzio trentino di bonifica è percorso da 170 km. di fosse di scolo dell’acqua in esubero. La pulizia del fondo delle fosse da varie specie di erbe e di alghe è fatta con l’ausilio di 3 motobarche del peso di 12 quintali cadauna, trasportate con carrello e movimentate da una gru montata sul mezzo di trasferimento. Il lavoro sulla motobarca è affidato a 2 operai. Uno regge il timone, l’altro manovra la lama di taglio che può lavorare fino a 1,70 metri, partendo da un livello minimo di invaso di 70 cm. dall’Italia L’AGRICOLTURA ITALIANA TORNA A CRESCERE Nel quarto trimestre 2010 quello agricolo è stato il settore più dinamico dell’economia nazionale, meglio dei servizi e dell’industria. Secondo le rilevazioni dell’Istat nell’intera annata 2010 si è registrato un aumento del valore aggiunto del settore primario dell’1%, in netta controtendenza con il meno 2,3% registrato nel 2009. Bene anche l’export: le vendite all’estero dei prodotti di base dell’agricoltura e della pesca sono cresciute di oltre il 21%, un risultato che fa il paio con un progresso dell’11% dell’export di alimenti trasformati e bevande. L’agricoltura inoltre ha contribuito ad arginare il fenomeno della disoccupazione, registrando nel terzo trimestre 2010 un nuovo recupero dei livelli occupazionali con un aumento su base annua del 3%, circa 14.000 unità in più, soprattutto al Sud. La crescita complessiva, inclusi i lavoratori non dipendenti, è stata dell’1,3%, in netta controtendenza con il meno 2,3% dell’industria e il calo dello 0,5% dei servizi. ALTO ADIGE SOSPENDE EXPORT MELE IN LIBIA Con l’eplodere della crisi libica, la val Venosta (Alto Adige) ha sospeso l’esportazione di mele verso il paese africano. La Vip, Asso- ciazione dei produttori ortofrutticoli della val Venosta che raggruppa sette cooperative e 1.800 contadini, esporta circa il 5% della sua produzione annua di 320 mila tonnellate nel Magreb. “Attualmente - spiega il responsabile marketing Michael Graffer - i problemi maggiori sono in Libia, mentre l’esportazione verso l’Algeria sta tuttora funzionando”. LEGGI ANTI OGM IN FRIULI E TOSCANA Dopo la Provincia autonoma di Bolzano, anche la regione Friuli Venezia Giulia ha approvato una legge che vieta le coltivazioni di Ogm sul proprio territorio, salvo che a fini sperimentali purchè autorizzate ai sensi della direttiva comunitaria del 2001 in materia. La legge, inoltre, raccomanda alla ristorazione collettiva di scuole, luoghi di cura ed enti pubblici la somministrazione di prodotti Ogm free, biologici, tradizionali, Dop o Igt. Altra regione che ha annunciato una legge anti Ogm è la Toscana, che la notificherà a Buexelles. “La Toscana – ha annunciato l’assessore regionale all’agricoltura, Gianni Salvadori - non può in alcun modo essere una terra dove si produce o dove si fa ricerca in materia di Ogm. Se si dovesse spargere la voce che in Toscana ci possa essere anche il minimo rischio di contaminazione da Ogm, ci sarebbe un’incalcolabile perdita di competitività del nostro settore agroalimentare, tutto vocato alla qualità”. Da registrare, nel frattempo, anche la presa di posizione contro gli Ogm del nuovo ministro dell’agricoltura Saverio Romano. CENSIMENTO AGRICOLTURA -20% AZIENDE IN 10 ANNI In dieci anni il mondo agricolo ha subito una contrazione del numero di aziende attive pari a circa il 20% rispetto al censimento del 2000. Si tratta dei primi dati relativi al sesto censimento generale dell’agricoltura, in corso da parte dell’Istat. Il censimento in corso è anche il primo banco di prova dell’utilizzo del web quale alternativa alla compilazione tradizionale del questionario tramite i rilevatori. Sono state oltre 61.000 infatti le aziende che hanno scelto di rispondere al questionario su Internet. 63 tt 02 NOTIZIE anno LVI vicino e lontano Vini all’asta per aiutare a vedere e sentire I 64 l vino può aiutare a vedere ed a sentire. No, non si tratta dell’ultima scoperta scientifica correlata agli effetti benefici del vino, ma dell’esito della originale iniziativa di solidarietà promossa dall’Associazione “Amici del senatore Giovanni Spagnolli” di Rovereto, organizzatrice il 25 febbraio scorso alla cantina Cavit di Ravina dell’Asta dell’Amicizia: 300 bottiglie di pregiati vini trentini, nazionali ed esteri “battuti” all’asta per raccogliere fondi a favore di due iniziative, il mantenimento operativo di un ambulatorio oculistico a Bujumbura (Burundi) e l’organizzazione di una clinica mobile per la diagnosi e la fornitura di apparecchi acustici per alcune centinaia di bambini audiolesi nelle città indiane di Calcutta, Vizak e Kakinade. Un’asta particolare, che si è svolta in un clima di festa e di amicizia, della quale è stata tra gli altri testimone anche l’assessore alla solidarietà internazionale Lia Giovanazzi Beltrami. All’appello dell’associazione presieduta da Giuliano Tasini hanno risposto davvero in molti, ad iniziare dalle sezioni trentine di Assoenologi e Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, Confraternita della vite e del vino, Ordine nazionale assaggiatori e Sovrano e Nobilissimo Ordine dello Antico Recioto. In sala, di fronte al banditore dell’asta, più di 150 persone che hanno fatto a gara a chi offriva di più, rilanciando sul prezzo base delle bottiglie di vino e distillati donate dalle cantine. Circa 8 mila euro, alla fine della serata, i fondi raccolti all’Asta dell’Amicizia. “Contribuire a far uscire da situazioni di isolamento bambini che non vedono e non sentono - ha affermato l’assessore Beltrami - dev’essere per noi trentini motivo di orgoglio. L’iniziativa dell’Associazione “Amici del senatore Spagnolli” è un messaggio rivolto a tutti, affinchè ognuno faccia la propria parte per aiutare i più sfortunati nel mondo”. Orgoglio che si leggeva nella soddisfazione di quanti hanno acquistato, spesso a più del doppio del prezzo base di partenza dell’asta, le preziose confezioni di vini. Preziose perché grazie a quei vini l’oculista Gianna Ruele, già aiuto primario dell’Ospedale S. Maria del Carmine di Rovereto, e l’ortottista Roberta della Site riusciranno a far andare avanti nel migliore dei modi l’ambulatorio oculistico allestito in Burundi e che aiuterà, in particolare, gli alunni della scuola “Città di Rovereto” e dell’asilo “Giovanna Medici” di Gatumba, nella capitale del paese africano, i ragazzi del Centro Giovani di Kamenge, gli orfani di Buyengero e i bambini del mercato del “Centro Giriteka” di Ngozi. E preziose anche per il dottor Millo Beltrame, primario presso il reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale roveretano, che si sta spendendo per aiuta- re i bambini sordomuti che una missionaria olandese da anni segue in alcune importanti città indiane. Il dottor Beltrame ha anche rivolto un appello, chiedendo a quanti hanno in casa protesi acustiche non più utilizzate a portarle all’Ospedale S. Maria del Carmine per poter essere poi riutilizzate a favore dei bambini indiani. All’appello ha risposto tra l’altro la Luxottica, che ha donato un migliaio di occhiali che un gruppo di oculisti porterà nei prossimi mesi in Burundi per proseguire le cure iniziate quasi un anno fa. Iniziative alle quali si aggiunge anche l’intervento di sostegno che l’associazione cura a favore del dottor Carlo Spagnolli, figlio del senatore Giovanni, da dieci anni impegnato in Zimbabwe. Per aiutarlo nella sua lotta contro l’Aids, il 14 marzo è arrivato a Rovereto anche il calciatore Pippo Inzaghi, campione del mondo 2006, un “amico in più” che la “Amici del senatore Spagnolli” ha accolto assieme al dottor Carlo Spagnolli. (c.z.) dal mondo UE-MERCOSUR, AGRICOLTURA PAGA PREZZO PIÙ ALTO Emergono numerosi aspetti critici che potrebbero mettere a repentaglio l’equilibrio dei mercati agricoli europei, creando situazioni di difficoltà per i produttori comunitari, dall’analisi di impatto sui negoziati di libero scambio tra l’Ue e i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). È questa, in estrema sintesi, la prima preoccupante conclusione a cui è giunto il team di esperti agricoli della Commissione europea che il 27 aprile scorso oggi a Bruxelles ha esaminato la valutazione d’impatto con gli esperti dei 27 Stati membri. A pagare la fattura più salata nei negoziati Ue-Mercosur (che comprendono anche l’accesso al mercato di prodotti non agricoli e i servizi) sarebbero proprio le produzioni agricole, sia quelle continentali come quelle mediterranee. Nell’occhio del ciclone ci sono carne bovina, suina, pollame, ma anche latte, riso, olio d’oliva e, soprattutto, ortofrutta. CORSA AL “FREEZER” DELLA BIODIVERSITà La corsa per effettuare i depositi nella banca della biodiversità del pianeta che si trova nelle isole Svalbard è dettata anche dai recenti episodi di cronaca, come la crisi in Egitto che ha provocato il saccheggio della Banca genetica egiziana del deserto nel Sinai settentrionale, dove era conservata una preziosa collezione di frutti e piante medicinali. Tra i ghiacci delle Svalbard, in Norvegia è stato effettuato un prezioso deposito in una delle cassaforti di biodiversità del pianeta, la banca sotterranea dei semi. Si trova ad una profondità di 125 metri e ha stanze con temperatura costante di -18 gradi. In una spedizione recente sono stati aggiunti ai 600mila semi, esemplari di rari fagioli di Lima, il cantalupo resistente alla ruggine, i progenitori dei pomodori rossi ricchi di antiossidanti, i semi di Solanum chilense e Solanum galapagense, parenti selvatici del pomodoro il cui materiale genetico è stato usato dal dipartimento dell’agricoltura americano per creare pomodori ad alto contenuto di licopene e di beta-carotene. In molte parti del mondo si stanno attivando spedizioni alla volta delle Svalbard per conservare semi importanti per la sopravvivenza dell’agricoltura, qualora dovesse verificarsi una calamità naturale. Dalla Siria sono stati inviati fagioli e cereali, dall’Etiopia campioni di foraggio. tt 02 NOTIZIE anno LVI enonews Piano vino, si riparte da 4 saggi P er evitare il rischio che la diversità di posizioni interna al settore vitivinicolo trentino sulla costruzione della Consulta del vino porti a “generare pesanti, negative ripercussioni sull’immagine e quindi anche sul valore di uno dei comparti più importanti dell’economia provinciale” l’assessore Tiziano Mellarini ha deciso di accantonare il pomo della discordia e di affidare a quattro esperti super partes, quattro “saggi” di riconosciuta DA SAN MICHELE DUE NUOVI MONASTERO Dalla cantina dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige arrivano due nuovi “gioielli” rossi: “Monastero Trentino Pinot Nero” e “Monastero Trentino Lagrein” che vanno a completare la gamma dei vini cru rossi nata lo scorso anno con il “Monastero Cabernet Franc” e che si affiancano alla linea Monastero di vini bianchi (Sauvignon vigneto Maso Togn, Riesling vigneto Rauti e Chardonnay vigneto Weizacher). Prodotti molti raffinati, frutto dell’attento lavoro dell’enologo Enrico Paternoster e del personale della cantina, i due nuovi vini sono stati ufficialmente presentati al recente Vinitaly 2011. VINI BIO TRENTINI IN GUIDA SLOW WINE Nella corposa Guida Slow Wine (1200 pagine) dei vini prodotti da vitigni locali coltiva- esperienza e competenza professionale, il compito di indicare proposte e priorità operative per ridare slancio e futuro al mondo del vino trentino. I quattro “saggi”, che hanno accolto l’invito di Mellarini con l’urgenza, l’impegno e lo spirito di servizio richiesto dalle circostanze, sono Attilio Scienza docente di viticoltura all’Università di Milano, Emilio Pedron tra i più autorevoli manager del vino italiani, Enrico Paternoster enologo dell’Istituto di San Michele e Fabio Piccoli esperto in marketing e comunicazione di settore. Saranno affiancati da una segreteria coordinata da Mauro Fezzi, dirigente del Dipartimento Agricoltura e alimentazione della Provincia autonoma di Trento. Unità, condivisione delle scelte, immediata operatività, serenità nell’affrontare i necessari cambi di marcia e di visione: queste le parole d’ordine che Mellarini ha consegnato ai quattro esperti, che hanno già iniziato a confrontarsi con tutte le componenti del variegato mondo vitivinicolo provinciale. “Con l’auspicio che questo impegno e l’accantonamento della Consulta – afferma l’assessore - rasserenino il clima e consentano di tornare a costruire con tempestività, responsabilità e dedizione il futuro del vino trentino”. ti con il metodo biologico, curata da Fabio Giavedoni, sono segnalati anche i vini di 43 aziende trentine: 7 hanno meritato la “chiocciola Slow Food” con 5 vini slow, altrettanti grandi vini e 8 vini quotidiani. DISTILLAZIONE DI CRISI CHIESTA DA SEI REGIONI Saranno sei le regioni (Piemonte, Calabria, Lazio, Sardegna, Marche e Puglia) che ricorreranno alla distillazione di crisi. La misura, che dà ai produttori la possibilità di distillare le eccedenze di produzione, è stata ultimamente modificata estendendone l’ambito anche ai vini a denominazione di origine e ad indicazione geografica. Da una prima stima, ammontano a circa 114.000 ettolitri i volumi di vini a Do e Ig che saranno sottoposti a distillazione di crisi. Per i vini comuni, il quantitativo massimo ipotizzabile si attesta a circa 135.000 ettolitri, in massima parte riferibili alla regione Puglia. A fronte di tali quantitativi, la spesa prevista è stimabile intorno ai 7 milioni di euro per i VINO BIO, L’UE CI RIPROVA MA SENZA SUCCESSO La Commissione europea ha tentato di rilanciare - ma senza successo - il progetto per regolamentare la produzione di vino biologico in Europa. Si è trattato dell’ennesimo tentativo di Bruxelles - su un testo già respinto lo scorso anno dagli Stati membri - per trovare un compromesso credibile affinchè chi produce si adegui a dei reali standard biologici rispetto a quelli in vigore per il vino convenzionale. “La Commissione Ue - hanno spiegato esperti comunitari - ha dovuto constatare che le posizioni dei partner europei restano immutate, in particolare sulle soglie da autorizzare per la presenza di solfiti nel vino’’. Il progetto del commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, prevedeva infatti per il vino biologico una presenza di solfiti pari a 100 milligrammi il litro per i vini rossi e 150 per i vini bianchi e rosé, ossia 50 milligrammi in meno per ogni categoria rispetto ai livelli attualmente in vigore per i vini convenzionali. Contro questi limiti, considerati troppo rigidi, erano insorti una maggioranza di Paesi Ue, essenzialmente del Nord Europa, Francia compresa, stati in tutto o in parte carenti di sole, e che hanno bisogno dei solfiti (ossia dell’aggiunta di anidride solforosa che è un antiossidante) per stabilizzare il vino, oltre che dello zucchero per alzarne la gradazione alcolica. Contro questo approccio i partner del Sud, come l’Italia, dove il vino biologico rappresenta una nicchia di produzione ancora tutta da sfruttare: un mercato che i Paesi del Nord Europa non vogliono perdere, senza rinunciare ai solfiti. vini a Do e Ig e a 2,9 milioni di euro per quelli comuni, per un costo complessivo di gran lunga inferiore al limite massimo utilizzabile, pari al 10% dello stanziamento assegnato al programma nazionale di sostegno del settore vitivinicolo (23.239.000 euro). ROMANO: “NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DELL’IMPIANTO DI NUOVE VIGNE” Intervenendo all’inaugurazione della 45° edizione del Vinitaly il neo ministro delle Politiche agricole Saverio Romano ha annunciato l’opposizione dell’Italia alla liberalizzazione dell’impianto di nuove vigne. “D’accordo con la Francia, porteremo con forza la nostra voce nell’ambito dell’Unione Europea: non permetteremo che vengano applicate nuove regole senza fornire ai produttori e alle filiere adeguate certezze di conservazione di quel valore di sistema, che fino ad oggi ha consentito lo sviluppo del nostro vino Made in Italy di qualità”. 65 tt 02 NOTIZIE prodotti anno LVI a cura di Sergio Ferrari La Majestic compie 100 anni 66 Nel catalogo della 3° edizione della Mostra dell’agricoltura di Trento (1949) si dice della coltivazione della patata che “Essa occupa una superficie di circa 10 mila ettari. La produzione annuale oltrepassa normalmente il milione di quintali con una media di circa 100 quintali a ettaro”. È quindi giustificato l’impegno scientifico a professionale che alla patata hanno dedicato personaggi illustri non solo a scopo di ricerca ma anche con finalità socio-economiche. La patata, con il mais e i legumi (fagioli), era la base dell’alimentazione della popolazione trentina. Giulio Catoni (1869-1950) parlò per primo al Congresso nazionale sulla patata che si svolse a Como nel 1935 di “degenerazione”, ipotizzando che a determinarla fossero entità ultramicroscopiche che negli stessi anni altri studiosi hanno identificato con i virus. Catoni, che all’epoca dirigeva l’Osservatorio per le malattie delle piante del Consiglio provinciale dell’economia corporativa di Trento, ebbe l’idea di costituire un “Centro studi per la patata” di cui fu primo direttore. A lui si deve anche la fondazione a livello nazionale dei CeMoPa, centri di moltiplicazione patate da seme. All’Istituto agrario di S. Michele, al quale era annessa la Stazione sperimentale, ad occuparsi di patate furono il prof. Enrico Avanzi, direttore dal 1929 al 1941, mercati e il genetista Rebo Rigotti che operò in questo ed in molti altri campi fino a metà degli anni ’60. Fedele all’insegna dell’autarchia voluta dal regime, il prof. Avanzi raccolse nel 1936 decine di varietà di patata da tutte le regioni d’Italia per valutarne le caratteristiche e scegliere le migliori per la coltivazione su larga scala. La Majestic fece il suo ingresso in Trentino nei primi anni ’50. Ad occuparsi della sua diffusione in Trentino fu il dr. Riccardo Dorigatti, funzionario ed in seguito anche direttore dell’Ispettorato provinciale all’agricoltura di Trento. Egli si occupò anche dell’allestimento di campi di moltiplicazione di questa ed altre varietà di patate da seme. “La varietà - spiega Giovani Biadene, agronomo di origine veneta ma residente a Brunico, che ha dedicato l’intera vita professionale alla coltivazione della patata e alla commercializzazione dei tuberi da seme prima per conto della Federconsorzi di Roma, poi quale direttore del Consorzio patate da seme della Val Pusteria –è stata ottenuta nel 1911 da A. Findlag, un agricoltore scozzese, fecondando i fiori di una varietà denominata British Queen con il polline di una varietà rimasta sconosciuta. La Majestic ha mantenuto per decenni, insieme alla Kennebec di origine nord americana il primato delle patate coltivate in Trentino”. Giovanni Biadene ne elenca le qua- lità che l’hanno fatta preferire fino all’avvento di una folta lista di varietà concorrenti: buona produttività, maturazione tardiva, facilità di conservazione fino a primavera inoltrata, media consistenza della polpa bianca, polivalenza dell’utilizzo in cucina. La curva discendente è iniziata a metà degli anni ’70, perché i Paesi produttori di patate da seme (Olanda, Francia, Danimarca, Estonia, ma soprattutto la Scozia, patria di origine della Majestic) iniziarono a mettere in commercio varietà migliori. Venendo a mancare il rifornimento costante, la Majestic è andata incontro a due fenomeni negativi: minore produttività e degenerazione di natura virale. Nel 2004 l’Ufficio per le produzioni biologiche della Provincia di Trento ha dato vita, con il supporto finanziario del Ministero per le politiche agricole, ad un progetto di recupero della Majestic coinvolgendo l’Istituto sperimentale Mauro Neri di Imola. a cura di Sergio Ferrari LEGNO TRENTINO IN RIPRESA Bilancio positivo quello del 2010 per il Progetto legno, l’iniziativa della Camera di Commercio di Trento che dal 1993 promuove la commercializzazione del legname tondo trentino “allestito su strada”. Dopo un 2009 dall’andamento incerto (67.415 mc venduti su 80.258 mc offerti), il 2010 ha fatto registrare un recupero della domanda che ha esaurito il 96% circa dell’offerta, per un totale di quasi 72.000 mc venduti. Il Progetto legno - che prevede la realizzazione di aste periodiche per la vendita di tronchi prelevati dal bosco, sfrondati e accatastati in aree predisposte al prelievo e alle operazioni di carico - ha coinvolto nel 2010 ben 23 mercati locali, 57 amministrazioni pubbliche e 287 imprese, con un’offerta concentrata soprattutto nell’area delle valli di Fiemme e Fassa. che ha avuto una media di 12,5 imprese per gara. I metri cubi posti in vendita sono stati 75.243 e il venduto effettivo (72.000 mc) ha raggiunto il valore di 6.414.000 euro; a favore dei mercati hanno giocato dei prezzi mostratisi sempre crescenti a ogni asta. Oltre 5.500 sono stati i metri cubi venduti fuori provincia a 17 aziende. Rispetto al passato si registra la tendenza ad avere un numero maggiore di acquirenti a livello provinciale e un accresciuto quantitativo complessivo di legname venduto. ACQUIRENTI INTERESSATI AI VINI ROSSI 2010 Il mercato del vino in Trentino procede bene. I vini si vendono con soddisfacente continuità ed i prezzi non segnano alcuna riduzione. In qualche caso, per partite eccellenti, si registrano anche aumenti, seppure contenuti. La valutazione positiva è confermata senza riserve per i vini bianchi, ma si estende an- che ad alcuni vini rossi, quali Merlot, Cabernet Sauvignon e Lagrein, purchè di accertata qualità. MELE, GIACENZE OTTIMALI E VENDITE REGOLARI La situazione delle giacenze nel settore mele in Italia è ottimale e le vendite proseguono regolarmente. In base alle rilevazioni di Assomela, al primo aprile scorso le giacenze risultavano inferiori dell’1,9% rispetto allo stesso momento del 2010. Dall’inizio della campagna di commercializzazione le vendite totali sono state pari a 1.364.636 tonnellate, in linea rispetto agli obiettivi di decumulo dell’annata commerciale 20102011. La qualità del prodotto disponibile viene giudicata molto buona per i mesi fino alla chiusura della stagione. Le informazioni provenienti dai paesi produttori dell’emisfero sud confermano un volume di importazione in Europa inferiore rispetto al 2010, con un leggero ritardo nelle operazioni di raccolta e di spedizione. Tutti fattori che giustificano una ripresa dei prezzi nell’ordine del 20% rispetto alla stagione precedente. tt 02 anno LVI SCAFFALE ►Emma Clauser LE ERBE DEI NOSTRI CAMPI Riconoscere e cucinare le erbe di campo Arti Grafiche Saturnia, pp. 152, euro 18 ►A cura di Antonio Pecile PRODURRE LATTE DA TRENTINGRANA E FORMAGGI A MEDIA E LUNGA STAGIONATURA Fondazione Edmund Mach Le erbe dei nostri campi, ultimo libro di Emma Clauser, nasce dall’osservazione e dal censimento delle specie selvatiche che crescono in tre vigneti di collina a nord di Trento, coltivati dall’autrice con particolare cura per la salvaguardia della biodiversità. Il volume è un invito a cimentarsi nel raccogliere erbe, a rilassarsi, riascoltando il fruscio dei prati, il canto del cuculo, assaporando profumi intensi, gusti antichi e quasi scordati. Accanto alla classificazione botanica delle piante, i veleni vegetali, la fecondazione incrociata, il libro offre schede dettagliate delle piante commestibili con relative immagini fotografiche, una serie di gustose e semplici ricette tutte da scoprire ed una parte conclusiva nella quale l’autrice affronta il rapporto tra uomo e natura visto da un’angolatura propria. Nata dal Progetto “Qualità della filiera del Trentingrana”, commissionata alla Fondazione Edmund Mach da parte del Trentingrana – Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini e realizzata con il supporto scientifico di importanti centri di ricerca nazionali, questa pubblicazione è il frutto di un un “gioco di squadra” a favore di tutto il settore zootecnico trentino, grazie alla collaborazione di un team di lavoro articolato che ha presidiato con un approccio multidisciplinare, tutte le diverse fasi della produzione dell’informazione tecnica, dalla sua elaborazione fino alla sua distribuzione. Ne è risultato un sintetico manuale d’uso quotidiano destinato agli allevatori, ai tecnici e agli esperti, nel quale sono raccolti i principali aspetti che possono influenzare, modificandole in positivo, le prassi gestionali ormai da tempo in uso nelle filiere di produzione del Trentingrana e dei formaggi a media e lunga stagionatura. Con la supervisione scientifica del professor Andrea Formigoni dell’Università di Bologna, ed il coinvolgimento diretto e continuo dei tecnici dell’Unità Risorse foraggere e produzioni zootecniche del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach, sono stati analizzati per mezzo di indagini “sul campo” i fattori che, nella produzione del latte, possono avere un’influenza sulla qualità del formaggio; quindi, sono state presentate con taglio operativo, problematiche e soluzioni relative a quattro aspetti chiave per la produzione di latte nell’ottica della successiva trasformazione e commercializzazione: la produzione di foraggio, l’alimentazione della vacca da latte, la gestione dell’igiene in stalla e il benessere degli animali. Utilizzando le fonti bibliografiche più aggiornate e valorizzando l’esperienza maturata nell’ambito della consulenza degli operatori zootecnici, questo manuale è a disposizione degli allevatori che possono avere un’utilità dal vedere raccolte, in un’unica pubblicazione, le indicazioni tecniche più aggiornate riguardo gli argomenti affrontati. (d.s.) ►Meret Bissegger LA MIA CUCINA CON LE PIANTE SELVATICHE Riconoscere, raccogliere e cucinare le erbe spontanee Edizioni Casagrande, 2011, pag 320 Meret Bissegger è una delle cuoche più note e apprezzate della Svizzera italiana, pioniera della cucina biologica e da tempo attiva nel movimento Slow Food. La sua passione per le piante selvatiche commestibili, nata circa trent’anni fa, la rende oggi una delle maggiori esperte del campo. Il libro propone 130 semplici e squisite ricette con erbe spontanee, che spaziano dall’aperitivo al dolce. Delle oltre 60 piante esaminate, ampiamente illustrate dalle belle fotografie di Hans-Peter Siffert, vengono descritti l’habitat e i “segni particolari” che ne permettono il riconoscimento. Per ogni erba si danno inoltre indicazioni sul modo più idoneo di raccoglierla. Ricettario insolito, strumento prezioso che va a completare molti manuali di botanica e di erboristeria, il libro di Meret Bissegger è rivolto non solo a chi voglia conoscere il mondo delle erbe spontanee, ma anche a chi ritiene che un’alimentazione variegata a base di prodotti naturali, biologici e regionali sia una componente essenziale per uno stile di vita sano e rispettoso della natura. ►Matteo Taufer Calici all’orlo. Variazioni armoniche sul vino Il Monogramma, Ravenna, 2010, pp. 120, euro 10 Docente di greco e latino presso il Liceo classico “G. Prati” di Trento e ricercatore di latino all’Università di Trento, Matteo Taufer ama occuparsi di simbolismi e filologie. Autore di più saggi sul “simbolismo acqueo”, sul “viaggio”, sul “pellegrinaggio”, sulla “parola perduta”, con questo libro dedicato al vino mira a dare un’idea della poliedricità semantica del vino, còlta entro vari orizzonti e diverse latitudini, e al contempo intende suggerire chiavi di lettura – senza presunzione di esaustività – per i contesti culturali, talvolta “sacrali”, presi in esame. ►Libri Terra trentina - Mauro Neri Magie di malga tra ricotte, formaggi e leggende Federazione provinciale allevatori-Provincia autonoma di Trento, Trento, pp. 96, 2011 L’obiettivo di questo libro è far sì che il mondo di fantasie e di miti cresciuto nei filò, che un tempo si dipanava quieto nelle stalle e nelle calde cucine di vecchie case, sopravviva nel patrimonio culturale di tutti noi. Qui sono riunite le leggende che hanno per argomento il bestiame e gli animali da cortile cari all’allevamento nostrano così come la vita in malga: leggende raccolte e riscritte da Mauro Neri, autore che al suo attivo vanta oltre 1000 leggende legate al Trentino. Ad arricchire questo sguardo sulla montagna vi sono poi le schede tecniche curate da Silvia Vernaccini, dedicate all’alpicoltura, alla “professione” del malgaro, alle desmontegade, alla magia del latte e ai suoi derivati, ai caseifici sociali ed altro ancora, i tutto corredato da piacevoli fotografie. Per concludere, in appendice, una sintesi della storia della Federazione Provinciale Allevatori-Trento. 67 ORTO E DINTORNI: LE AROMATICHE tt 02 anno LVI CALMATEVI, È SOLO melissa 68 di Iris Fontanari [email protected] A ccanto alle varie piante aromatiche ed officinali del nostro orto non dovrebbe mai mancare la melissa, un’erbacea dalle foglie molto simili a quelle dell’ortica, le quali tuttavia non procurano la dolorosa sensazione urticante che tutti noi conosciamo, e quando si strofinano fra le dita emanano, invece, un gradevole profumo di limone che rende la pianta inconfondibile fra le altre consimili: proprio per questo essa è detta anche “erba limona”, “limoncina” o “cedronella”. Il nome melissa deriva dal greco mèlissa (ape), la cui radice mèli-mèlitos significa miele. I fiori di questa pianta sono, in effetti, ricchi di nettare e perciò molto ricercati dalle api; pertanto, senza tema di smentita, si può asserire che la melissa è una delle migliori piante mellifere dell’orto. La pianta era nota agli erboristi dell’antichità, che però sembra non ne apprezzassero le proprietà medicinali; al contrario, nel X secolo, gli Arabi la ritennero utile per il cuore e per combattere le crisi di melanconia. Molto più tardi, nel secolo XIX, vari fitoterapisti dichiararono che la pianta si doveva ritenere un ottimo tonico e antispasmodico per l’organismo in generale, nonché un efficace stimolante delle funzioni gastriche. La pianta era detta “rallegracor” dagli antichi piemontesi, proprio per la sua capacità di calmare il cuore e di risollevare, al tempo stesso, lo spirito. Tuttora la melissa è ritenuta valida per le sue virtù tonico-ricostituenti e antidepressive. Note botaniche e colturali La melissa (Melissa officinalis) è un’erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Labiate. tt 02 anno LVI ORTO E DINTORNI: LE AROMATICHE Nome in latino Melissa officinalis Famiglia Labiate Principi attivi > oli essenziali > sostanze amare > tannini > acido di rosmarino (effetto con l’herpes labiale) > flavonoidi > stomamichica Parti utilizzate Foglie seccate di melissa Nome in inglese Lemon balm (melissa) Nome in tedesco Zitronenmelisse, Citronelle Nome in francese mélisse, mélisse citronée, “citronnelle” Il genere Melissa comprende quattro o cinque specie di piante cespugliose, originarie delle regioni meridionali dell’Europa e dell’Asia. La M. officinalis è l’unica specie del genere, indigena del nostro Paese, in cui cresce, spontaneamente, nei luoghi freschi e ombrosi, lungo le siepi, alla base dei muri e sulle macerie, dal livello del mare fino a 1000 metri d’altitudine. La pianta, alta fino ad un metro, è generalmente liscia, a volte coperta di finissimi peli ed emette un intenso profumo da ogni sua parte (se strofinata). Il fusto è eretto, ascendente, molto ramificato con foglie picciolate, di colore verde intenso, cuoriformi alla base, ovali e più piccole all’apice, con margine crenato-dentato; lucide e coperte di peli nella pagina superiore, reticolate e più chiare in quella inferiore. I fiori sono dapprima giallastri poi, una volta fecondati, bianchi o rosati; sono riuniti in verticilli di 6-12 all’ascella delle foglie e compaiono da maggio ad agosto. A scopo terapeutico si utilizzano le foglie (raccolte preferibilmente prima della fioritura) ed i fiori (raccolti in piena estate); dopo averli fatti essiccare all’ombra, in locali aerati e asciutti, si conserveranno al buio in scatole di latta o in recipienti di vetro. La melissa si può coltivare in terreni profondi, per semina o per divisione dei cespi a primavera. Attualmente è coltivata soprattutto per l’estrazione dell’essenza, ma è sfruttata anche per preparare antispasmodici, correttivi e aromatizzanti vari. Proprietà terapeutiche ed usi La melissa, come altre labiate (menta, lavanda, basilico, timo ecc.) è particolarmente indicata per la cura di varie patologie legate al sistema nervoso. Deve, infatti, la sua fama alla famosa acqua antisterica delle Carmelitane, che veniva un tempo usata per curare le più svariate forme nervose come l’isterismo, l’epilessia, gli svenimenti ecc. I suoi principali costituenti (olio essenziale, acido succinico, tannino, resina) esercitano, all’inizio, una leggera azione eccitante che si trasforma, in seguito, in calmante. Per questo la melissa – assunta, secondo le prescrizioni mediche, sotto forma di infuso, di olio essenziale a gocce o di tintura alcolica – può essere utilizzata per curare numerosi disturbi: eccitazione e insonnia, crampi allo stomaco, colite spastica, tachicardia da ansia e da tensione nervosa, dolori nevralgici, cefalea, coliche gassose dei bambini, mestruazioni dolorose ecc., ma la sua azione è utile anche a chi presenta sintomi di segno opposto: depressione, sonnolenza, stitichezza, inappetenza, spossatezza, digestione lenta ecc. La pianta, oltre ad avere proprietà antispasmodiche, è anche carminativa (riduce ed elimina i gas intestinali), diaforetica (provoca sudorazione), stomachica (promuove la secrezione gastrica) ed emmenagoga (favorisce il flusso mestruale). L’infuso (10-15 g di foglie e fiori essiccati in un litro d’acqua bollente; coprire e, dopo una decina di minuti, colare e addolcire con miele) è un ottimo digestivo dopo i pasti, efficace contro l’emicrania, la spossatezza ecc. e tonico di tutto il sistema nervoso. Dotato delle stesse proprietà dell’infuso, ma molto più gradevole, è il vino di melissa che si ottiene con 15-20 g di fiori in un litro di vino bianco. Va preso a bicchierini dopo i pasti come digestivo e durante il giorno come stimolante. La tintura alcolica ottenuta mettendo a ma- cerare, per una decina di giorni, 20 g di foglie e fiori freschi in un dl di alcol a 45°, e assorbita su zollette di zucchero, allevia il “mal di montagna” (difficoltà di respiro, vertigini, cefalea ecc.). La stessa tintura, applicata localmente, può alleviare il mal di denti e il mal di testa. Per curare molti disturbi riguardanti, in particolare, il sistema nervoso, io sono solita preparare ogni anno anche l’acqua di melissa o delle Carmelitane. La ricetta L’ACQUA DELLE CARMELITANE Far bollire, per 5 minuti, mezzo litro d’acqua contenente 25 g di foglie fresche di melissa e 5 g di ciascuna delle seguenti “droghe”: scorza di limone grattugiata, noce moscata (possibilmente non in polvere), chiodi di garofano e cannella. Spegnere il fuoco e aggiungere mezzo litro di buona grappa, mettere il tutto in un recipiente ben chiuso ed esporre al sole o in luogo ben caldo. Dopo un mese filtrare il liquido con apposita carta da liquori e conservarlo in bottiglie di vetro scuro. Questo preparato si assume generalmente prima dei pasti o al momento del bisogno (un cucchiaino da caffè in un po’ d’acqua). In cucina la melissa viene usata in piccole dosi, a causa del sapore aromatico piuttosto amaro e leggermente acre: le sue foglie e i suoi apici freschi possono insaporire insalate fresche, frittate, carni e pesce e aromatizzare liquori, bevande, vino e aceto. In ogni caso, come aroma si può usare anche la pianta essiccata e polverizzata. 69 tt 02 RICETTE CONTADINE anno LVI SELVATICI MA CHE ORTAGGI! 70 di Iris Fontanari [email protected] N ei tempi passati, sulle parche mense dei contadini, oltre alle solite (poche) verdure coltivate negli orti e nei campi, si trovavano anche molti ortaggi selvatici di cui oggi abbiamo perso ahimè, quasi del tutto, il ricordo: erano “erbe” preziose per la nostra salute, soprattutto a primavera, quando l’organismo avvertiva la necessità di liberarsi delle tossine accumulate durante l’inverno. Quelle foglie, quei teneri steli e germogli e quelle gustose radici avevano un sapore unico e antico, dovuto ad una crescita spontanea, secondo ritmi realmente naturali, non sollecitati o forzati da fitofarmaci e dal lavoro dell’uomo. Attualmente, delle moltissime piante spontanee che la tradizione contadina italiana è solita mettere in tavola, le più comuni e le più facili da riconoscere nelle nostre vallate sono circa una trentina, alcune rinvenibili all’inizio della bella stagione, altre nell’arco dell’anno, fino all’autunno: da sole o mescolate con altre, magari anche con quelle dell’orto domestico, costituiscono sempre gustose insalate e prelibati contorni. Fra le piante più ricercate e apprezzate dalle nostre nonne, con le quali esse solevano preparare gustosi piatti e, con alcune, anche tisane e bevande salutari, vi erano in particolare: il tarassaco (“dent de cagn”), il crescione d’acqua, la rucola, l’asparago di monte (Aruncus silvester), le cime di luppolo (“fioranzesi”), la cicoria selvatica, la valerianella (“nosioi”), la silene o bubbolino (“sgrizzola”), l’ortica, la lattuga scariola, il sambuco, la barba di becco (Tragopogon pratensis), l’acetosa, lo spinacio selvatico (Chenopodium bonus Henricus), la salvia dei prati, il farinaccio selvatico (Chenopodium album), il papavero, il radicchio d’orso (Cicerbis alpina), il cumino dei prati, il timo, la primula (Primula veris), il raponzolo. Questi vegetali possono integrare perfettamente anche la dieta di noi “moderni”: essi ci offrono, infatti, soprattutto se consumati crudi, fibre, proteine vegetali, sali minerali e vitamine, tutti componenti essenziali per una sana e corretta alimentazione. tt 02 RICETTE CONTADINE anno LVI Risotto con germogli di “sgrizzole” Fra le piantine più ricercate c’era, e c’è tuttora, la Silene vulgaris (“sgrizzola”), i cui germogli, cotti e cucinati con burro, sale e una spolverata di grana, sono davvero prelibati. Ingredienti: ►due grosse manciate di germogli di silene (le foglie più tenere), una piccola cipolla, riso per 4 persone, 30 g di burro, formaggio grattugiato, olio d’oliva, sale Dopo averle ben lavate, sbollentare le sgrizzole per qualche minuto in un litro d’acqua che verrà poi conservata. Aggiungere la verdura scolata ad un soffritto di burro, olio d’oliva e cipolla tritata finissima. Lasciar soffriggere a fuoco lento per pochi minuti, aggiungere il riso e mescolare a lungo accuratamente perché si insaporisca bene. Aggiungere quindi, un po’ alla volta, l’acqua di bollitura, sempre mescolando. Quando il riso è cotto, toglierlo dal fuoco e condirlo con un cucchiaio d’olio e una manciata di formaggio grattugiato. Lo sai che i papaveri ... A primavera mia madre cucinava sempre, oltre alle varie erbe selvatiche che abbondavano in campi e prati, anche le piante giovani del papavero, prima che spuntassero i boccioli. Si trattava del rosolaccio (Papaver rhoeas), che è una pianta officinale un tempo molto comune nei nostri campi, soprattutto in quelli di frumento. Dopo aver immerso per qualche minuto in poca acqua bollente le rosette basali dei papaveri, le faceva sgocciolare e le metteva a insaporire in padella con olio o burro, sale, pepe e una spolverata di formaggio grattugiato (quando c’era!). La stessa cosa era solita fare con le piante più “mature” del tarassaco (“denti de cagn”), i germogli del bubbolino (“sgrizzole”) e i cespi giovani della lattuga selvatica (Lactuca scariola), talvolta le quattro “erbe” primaverili venivano cucinate insieme ed erano davvero squisite! Insalate miste di erbe selvatiche Zuppa di steli di ortica A primavera si possono creare, proprio come facevano le nostre contadine, delle gustose misticanze, utilizzando le foglie e i germogli (e, volendo, anche i fiori) freschi di numerose piante selvatiche. Ingredienti: ►300 gr di steli di ortica tagliati a pezzetti, 30 gr di pancetta, 2 cucchiai d’olio, una piccola cipolla, una patata media, brodo (anche di dado), sale Un piatto di verdura, bello anche a vedersi, è quello in cui siano mescolate, in parti uguali, foglie di tarassaco e di valerianella selvatica (“nosioi”), qualche tenera foglia di primula, pratolina e crescione, corolle di primule, violette e salvia dei prati, petali di calendula e di malva o altri, a piacere. è buona regola aggiungere i fiori solo dopo aver mescolato gli altri ingredienti, i quali saranno stati conditi già prima con olio extravergine d’oliva, succo di limone, sale e pepe. Far soffriggere nella pentola, a fuoco lento perché non si colorino, la pancetta con l’olio e la cipolla. Aggiungere la patata grattugiata e, dopo 5 minuti, gli steli di ortica. Diluire con il brodo e salare, cuocendo a pentola coperta e, se necessario, allungando con acqua bollente, senza diluire troppo. Servire con crostini rosolati nel burro e una spolverata di parmigiano. Gnocchetti di spinaci selvatici (del “Buon Enrico”) Frittata alle cime di luppolo (“fioranzesi”) Per il suo gusto affine a quello degli spinaci coltivati, il “Buon Enrico” è sempre stato molto usato in cucina. In passato serviva, infatti, nella preparazione di minestre e gnocchi e per il ripieno di vari tipi di ravioli. La ricetta che qui riportiamo è tipica soprattutto dei malgari che sono soliti cucinarla quando le mucche sono all’alpeggio e possono pertanto usufruire della ricotta, fresca o affumicata e, naturalmente, anche dello spinacio selvatico che cresce spontaneo proprio in vicinanza delle malghe e dei casolari di montagna. Allo sciogliersi delle nevi, spesso assai prima dell’inizio della primavera, presso le famiglie delle nostre vallate non mancava mai il “rito” della raccolta dei denti de cagn (tarassaco), ossia di quelle deliziose piantine tanto utili per depurare l’organismo dalle sostanze nocive accumulate durante il lungo inverno. Mia madre era espertissima in questo e andava ogni giorno a cercare i cespi del tarassaco, prediligendo quelli teneri che crescevano fra le zolle o sotto le foglie secche. Nei giorni a seguire, quando le piante si facevano più grandi, ne raccoglieva solo le foglie, badando sempre a scegliere le più tenere; più tardi, prima della fioritura, anche la pianta intera per consumarla lessa e fritta come gli spinaci e berne pure l’utilissima e diuretica acqua di cottura. Ingredienti: ►4 etti di foglie di spinaci, 2 hg di ricotta fresca, un po’ di cipolla, 2 uova, un pizzico di noce moscata, parmigiano grattugiato, burro, pangrattato, farina bianca Lessare e scolare gli spinaci, quindi tritarli bene e metterli a rosolare con la cipolla tagliata fine e un po’ di burro. Toglierli poi dal fuoco, versarli in una terrina e amalgamarli con le uova, la ricotta ben sbriciolata, un po’ di sale, qualche cucchiaiata di formaggio grattugiato e alcune manciate di pangrattato, regolando la consistenza con eventuali aggiunte di quest’ultimo. Mettere a bollire abbondante acqua salata e intanto preparare gli gnocchi: arrotolare rapidamente un po’ d’impasto alla volta sul tavolo infarinato, ricavandone pezzetti larghi poco più di un dito e larghi circa 2 cm. Tuffare gli gnocchetti nell’acqua bollente e, man mano che vengono a galla, levarli col mestolo forato e versarli direttamente nei piatti, quindi condirli con burro fuso (meglio se rosolato) e con parmigiano o ricotta di malga affumicata grattugiata. Ingredienti: ►4 uova, 4 etti di cime di luppolo, mezza cipolla, 20 g di burro, 50 g di formaggio grattugiato, sale, olio Scottare le cime di luppolo in acqua salata. Quando sono cotte, scolarle, tritarle grossolanamente e rosolarle in padella con il burro e la cipolla rosolata fine. Sbattere le uova con il formaggio grattugiato e un pizzico di sale, unire le punte di luppolo e versare il composto in una padella unta d’olio. Lasciar cuocere finché la frittata sia ben rappresa. Le cime di luppolo, tritate e fatte rosolare nel burro assieme al trito di cipolla, possono costituire anche un ingrediente per una gustosa minestra di riso. 71 tt 02 CIbO E SALUTE 72 anno LVI ce la danno a bere di Carmelo Bruno già docente di chimica all’ITI “Buonarroti” di Trento [email protected] C erchiamo di capire cosa c’è nell’acqua che beviamo. Innanzi tutto quale acqua beviamo? Quella di rubinetto o quella minerale? Se usciamo dal supermercato carichi di confezioni di acqua minerale, la domanda più banale che dobbiamo porci è: vale la pena spendere tanti soldi? Quell’acqua è di qualità superiore rispetto a quella di rubinetto? Oppure ci portiamo a casa un’acqua che con meno fatica e meno soldi possiamo avere dal rubinetto? Per dare una risposta adeguata a queste domande, diamo un’occhiata ad alcuni dati chimici che vengono misurati in un’acqua potabile. IL RESIDUO FISSO E LA MANIA DELLE ACQUE OLIGOMINERALI Che cos’è? Se facciamo evaporare 1 litro di acqua a 180°C nel recipiente rimane una certa quantità di sostanze: questo è il residuo fisso (R.F.). Esso ci dà un’idea del contenuto totale di minerali disciolti nell’acqua (sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruri, solfati, bicarbonati). A seconda della quantità di residuo, abbiamo: acque “minimamente mineralizzate”, se il re- siduo fisso è molto basso (<50 mg/litro); le acque hanno pochissimi sali minerali, sono adatte per neonati, da aggiungere al latte in polvere. acque “oligominerali”, sono quelle più diffuse, con un R. F. è tra 50-500 mg/l. Gran parte dell’acqua di rubinetto e delle acque minerali appartiene a questa categoria. acque “medio-minerali” con un residuo fisso tra 500-1500 mg/l. Le acque ricche in minerali con residuo fisso superiore a 1500 mg/l, sono definite medicamentose. Quale acqua bere ogni giorno? Per il consumo quotidiano è bene scegliere un’acqua con R. F. al di sotto dei 500 mg/l cioè oligominerale. Per l’acqua di rubinetto il R. F. massimo ammesso è di 1500 mg/l, anche se gran parte dell’acqua che gli italiani bevono è attorno ai 200 mg/l, cioè oligominerale. SODIO E IPERTENSIONE Alcuni minerali sono presenti naturalmente nell’acqua, che li raccoglie passando attraverso il terreno. Tra di essi c’è il sodio, che è un minerale molto diffuso. Lo troviamo sotto forma di cloruro di sodio nel sale da cucina. Chi soffre di ipertensione deve limitare l’assunzione di sodio. Alcune acque mine- tt 02 CIBO E SALUTE anno LVI rali esaltano nella pubblicità proprio il basso contenuto di sodio. Bisogna dire che è più efficace ridurre il sale aggiunto ai cibi piuttosto che quello contenuto nell’acqua. Un cracker contiene da solo la quantità di sodio di due litri di acqua di rubinetto!! Chi è iperteso, non deve preoccuparsi dell’acqua ma di quello che mangia. DUREZZA (CALCARE) E CALCOLI RENALI Il grado di durezza di un’acqua esprime il contenuto totale di carbonati di calcio e magnesio. Si esprime in Gradi Francesi (G.F.). In base alla durezza le acque sono classificate da “dolci” (<15 gradi francesi) a “dure” (>30 gradi francesi). La durezza dell’acqua non ha effetti negativi sulla salute. C’è un certa pubblicità che vorrebbe far passare l’idea che l’acqua di casa è causa di calcoli, perché troppo dura. Ciò è tutto da dimostrare. Le acque più dure fanno male agli elettrodomestici per le incrostazioni, non alle persone. Mentre le acque troppo dolci non apportano minerali necessari alle funzioni vitali. SOSTANZE DOVUTE ALL’INQUINAMENTO Oltre alle sostanze che derivano naturalmente dal terreno e dalle rocce, ne esistono altre, estranee, dovute agli insediamenti urbani, alle pratiche agricole e agli scarichi industriali. Ne citiamo qualcuna. NITRATI L’inquinamento da nitrati deriva da allevamenti, fertilizzanti agricoli e fognature. Nelle coltivazioni intensive vengono impiegati fertilizzanti azotati, sotto forma di nitrati, che le piante assorbono facilmente. Ma le piante hanno capacità limitata di assorbimento e trasformazione in proteine, i nitrati in più restano nella pianta come accumulo o nel terreno. Per mezzo della pioggia arrivano nelle acque superficiali o nella falda acquifera e da qui ai nostri rubinetti. I nitrati, oltre che nell’acqua, sono contenuti nelle verdure e sono usati come additivi chimici per salumi e prosciutti. I rischi di un’eccessiva quantità di nitrati riguardano la possibile formazione delle Nitrosamine cancerogene. Il limite per i nitrati è di 50mg/l di acqua, ma il valore consigliabile è di 25mg/l e scende a 10 mg/l per donne in gravidanza e lattanti. CLORO AMMAZZA BATTERI E TRIALOMETANI I processi di potabilizzazione prevedono la disinfezione da effettuare tramite il cloro e i suoi derivati. Tale operazione viene spesso effettuata anche quando si utilizzano acque di falda, in modo da proteggere da eventuali inquinamenti in rete. A partire dagli anni ’80 sono stati evidenziati nelle acque potabili degli USA composti organoclorurati, che provengono dal processo di clorazione. Perché si formino queste sostanze è necessario che nelle acque da trattare siano presenti particolari sostanze organiche, che sono in grado di reagire col cloro formando i trialometani. Perché ce ne occupiamo? Perché alcune di queste sostanze sono cancerogene. Bisogna dire che le concentrazioni nell’acqua sono molto basse, dell’ordine del milionesimo di grammo (microg). In ogni caso, un’analisi di tali componenti fatta prelevando l’acqua in parecchi comuni del Trentino, ha dato esito quasi sempre negativo. E L’ACQUA CHE SA DI CLORO? La soglia di percezione del cloro per il sapore è di 0.5 mg/l, mentre la quantità massima di cloro che può essere presente nell’acqua potabile è di 0.1 mg/l. Perciò, quando bevendo sentiamo sapore di cloro, potrebbe voler dire che si è 5 volte sopra il limite. ALTRI POSSIBILI INQUINANTI? Oltre a questi, la legge prevede limiti e controlli per altri composti indesiderabili come l’ammoniaca e i nitriti (derivanti da sostanze organiche in decomposizione), tensioattivi (derivanti da detersivi) e limiti ancora più restrittivi per le sostanze tossiche come i metalli pesanti e i fitofarmaci. ACQUA MINERALE O ACQUA DI RUBINETTO? Un paio di anni fa la rivista Altroconsumo ha effettuato un’analisi sull’acqua di 35 città italiane (compresa Trento). I risultati ci dicono chiaramente che l’acqua di rubinetto è buona e sicura e non ha niente da invidiare alla parente arricchita che si presenta in bottiglia, col nome di qualche marchio famoso. I messaggi pubblicitari ci propongono “Un’acqua oligominerale è adatta a chi deve fare una dieta povera di sodio”. Certamente si tratta di un’acqua minerale che contiene quantità molto basse di sodio, nitrati e residuo fisso. Ma concentrazioni simili di queste sostanze si trovano nell’acqua che esce dai rubinetti di casa nostra. Peccato che la pubblicità martellante ci abbia convinto che siano qualità esclusive dell’acqua in bottiglia! Nell’analisi effettuata da Altroconsumo sull’acqua di Trento, il giudizio globale è “ottimo”. PRIVATIZZARE L’ACQUA? Da qualche anno è in atto un dibattito sulla privatizzazione dell’acqua. Partiamo dal presupposto che l’acqua è un diritto di tutti, e quindi bisogna impedire che trattamento e distribuzione dell’acqua vengano occupati da chi vuole fare affari e abbia più interesse a vendere l’acqua piuttosto che a promuovere la sua tutela e il risparmio. 73 tt 02 CIbO E SALUTE anno LVI IGIENE DEGLI ALIMENTI NON SOLO CONTROLLI MICROBIOLOGICI di Rosaria Lucchini Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – Sezione di Trento 74 I microrganismi crescendo fanno cambiare il pH del terreno agar facendo virare il colore da verde a giallo oro Il terreno selettivo Chromo Agar consente una crescita microbica differenziale per forma e colore delle colonie e consideriamo l’alimento come l’ambiente di vita per numerosi tipi diversi di microrganismi alcuni utili e altri dannosi, possiamo allora pensarlo come un complesso ecosistema che si regge su regole ben precise della competizione e sinergia microbica. I prodotti tradizionali ne sono un esempio importante perché sono arrivati fino a noi grazie al lavoro di chi nel tempo ha trovato il giusto bilanciamento tra la tecnologia di lavorazione delle materie prime e le condizioni ambientali per ottenere un prodotto gradevole. Qualora tale equilibrio si rompa, ecco che possono verificarsi casi di proliferazione indesiderata, sviluppo di odore o colore anomali, o addirittura l’instaurarsi di casi di tossinfezione alimentare per la presenza di microrganismi patogeni. La conoscenza delle interazioni che si creano tra l’alimento e la flora microbica, che lo può inquinare nel corso della lavorazione fino al suo utilizzo, è basilare per garantire la salute del consumatore. I produttori di alimenti sono sempre più alle prese con analisi microbiologiche per la ricerca di patogeni come la Salmonella o la Listeria monocytogenes, o per la numera- zione di batteri indicatori di igiene derivanti da contaminazioni ambientali come Escherichia coli, Enterobacteriaceae, Stafilococchi o microrganismi specifici del processo di produzione. Durante la realizzazione di prodotti fermentati quali formaggi, salumi, ma anche crauti, la matrice alimentare subisce trasformazioni progressive, cambiando consistenza, perdendo umidità o altro, rendendo l’ambiente interno poco favorevole alla crescita di patogeni e promuovendo l’evoluzione di forme microbiche che giocano un ruolo essenziale nella produzione dell’aroma e del sapore, oltre alla consistenza dell’alimento, quali lattobacilli, lattococchi, streptococchi, micrococchi, muffe e lieviti. Infatti la crescita di tali microrganismi è influenzata da diversi fattori intrinseci quali l’acidità o l’umidità, oppure da fattori estrinseci quali la temperatura di conservazione, il tipo di confezionamento in atmosfera modificata o sottovuoto, la presenza di additivi alimentari. Conoscere i fattori intrinseci ed estrinseci di un prodotto, assume un’importanza decisiva per bloccare la duplicazione microbica, o rallentarla a garanzia della qualità dell’alimento. S L’IMPORTANZA DELL’UMIDITÀ I microrganismi necessitano di acqua disponibile per la loro crescita. Uno dei meccanismi più antichi per conservare la carne consisteva proprio nel salarla ed essiccarla, per abbassarne così l’umidità, e ridurre la crescita microbica. La ricotta salata e affumicata, che ancora è prodotta in alpeggio durante il periodo estivo, è nata per poter essere conservata anche in assenza di locali refrigerati. Il grado di legame dell’acqua nell’alimento, quindi la sua disponibilità per partecipare alle reazioni chimiche/biochimiche, e la sua disponibilità a facilitare la moltiplicazione dei microrganismi è definita attività dell’acqua libera (aw), che si ottiene dal rapporto della pressione del vapor acqueo del substrato alimentare e la pressione del vapore dell’acqua pura, valutato alla stessa temperatura. L’aw dell’acqua pura è pari a 1,00 e l’aw di un alimento completamente disidratato è 0,00. Molti alimenti freschi come la carne, i vegetali e la frutta hanno valori di aw tra 0,97 e 0,99 strettamente corrispondenti ai livelli di crescita dei molti microrganismi (tabella n. 1), che presentano esigenze varie. La maggior parte dei microrganismi possono moltiplicarsi con aw compresa tra 0,99 e tt 02 CIBO E SALUTE anno LVI Tab. 1: valori di attività dell’acqua aW degli alimenti Aw Tipologia di alimenti > 0,98 Carne fresca Pesce fresco Frutta fresca Insaccati Formaggi Pane fresco Conserva di pomodoro Insaccati stagionati Prosciutto crudo e altri salumi Frutta secca Farina Cereali Pesce sotto sale Prodotti da forno Miele 0,98-0,93 0,93-0,85 0,85-0,60 < 0,60 Tab. 2: valori di pH degli alimenti pH Tipologia di alimenti 12-10 10-8,5 7,5-5,0 Squalo fermentato Albume Pesce fresco Carne fresco Vegetali Latte Farina Agrumi Bibite Birra Yoghurt 5,5-3,0 0,91, mentre muffe e lieviti crescono anche a valori di aw bassi fino 0,80, per questo colonizzano spesso la superficie dei salumi e la crosta dei formaggi. Alcuni batteri, come Staphylococcus aureus, possono crescere a livelli di aw abbastanza bassi (0,83) e possono causare problemi in alimenti come carni salate e formaggi. Anche il congelamento riduce la disponibilità di acqua libera, per la formazione dei cristalli di ghiaccio, così come l’utilizzo dello zucchero, che lega le molecole di acqua libera e le sottrae ai microrganismi presenti. IL PH E L’ACIDITÀ Il pH misura il grado di acidità. In una scala da 1 a 14, il valore neutro del latte, del sangue umano, dell’acqua si aggira intorno a 7. La maggior parte degli alimenti freschi, come la carne, il pesce, i vegetali sono poco acidi mentre la maggior parte dei frutti sono moderatamente acidi. Gli insaccati e i formaggi, prodotti fermentati come lo yoghurt, i cetriolini o preparazioni sott’aceto presentano un pH progressivamente acido spostandosi a valori da 6 a 4. Pochi alimenti come l’albume dell’uovo sono alcalini. La crescita microbica è influenzata anche dalle condizioni di acidità dell’ambiente. L’aumento dell’acidità, ottenuto con la fermentazione (sviluppo di flora lattica che comporta la produzione di acido lattico) o con l’aggiunta intenzionale di acidi deboli (conserve di verdura sott’aceto o agrodolce), è un metodo da sempre usato per la conservazione degli alimenti. Generalmente i microrganismi crescono bene a pH neutro (pH=7), ma i batteri lattici, importanti per la caseificazione o per la produzione di salumi, crescono bene in ambienti acidi e anche alcuni patogeni crescono fino a valori di 5. Nel piano di campionamento per il controllo dell’igiene degli alimenti, in particolari prodotti tipici quali mortandela, luganega, e carne salada, non possono mancare la misura dell’acqua libera e la misura del pH. Infatti tali valori possono dare utili informazioni al produttore per definire se l’alimento presenta caratteristiche intrinseche che lo rendono un terreno favorevole o meno per la proliferazione batterica e quindi impostare le successive ricerche microbiologiche. Per ridurre il rischio da contaminazioni microbiche di origine ambientale la strategia migliore resta sempre quella di curare al massimo la detersione delle superfici di lavoro e delle attrezzature e di verificarne l’efficacia. I microrganismi crescendo nelle provette fanno cambiare il pH del terreno facendo virare il colore da rosso (destra) ad arancio (sinistra) 75