NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page i Mensile di critica e attualità sportiva - 213 - novembre 2005 €u ro 2,00 www.mesesport.it Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena Armani e Chievo: una domenica da urlo NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 1 Edito e stampato presso Arti Grafiche Ticci Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si) Tel. 05.77.34.92.22 Fax 05.77.34.93.66 Hanno collaborato a questo numero: Raffaele Ascheri, Corrado bagella, Duccio Balestracci, Luca Bianchin, Mauro Bindi, Giancarlo Brocci, Andrea Bruschettini, Massimiliano Bruttini, Fabio Cannoni, Barbara Cerretani, Mario Ciani, Chiara Cicali, Vincenzo Coli, Fabio Fineschi, Stefano Fini, Riccardo Giacopelli, Emilio Giannelli, Daniele Giannini, Antonio Gigli, Luca Luchini, Mauro Mancini Proietti, Simone Marrucci, Augusto Mattioli, Andrea Monciatti, Roberto Morrocchi, Francesco Oporti, Gigi Rossetti, Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Matteo Tasso, numero Francesco Vannoni. Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli Collaborazione fotografica: Fabio Di Pietro Editing: Francesco Vannoni – Sito web: Olivia Agnelli Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430 del 27.01.1983 Progetto grafico: Bernard Chazine Direttore Mario Ciani Direttore responsabile Paolo Corbini Direzione – Redazione – Fotolito Bernard & Co. Strada di Busseto 18 -C2/3 – Siena Tel. 05.77.28.53.74 Fax 05.77.22.10.14 E-mail: [email protected] 213 novembre 2005 ANNO XXIII editoriale Più rock che lento Il tormentone di Celentano è appena cominciato, ma già si sprecano i tentativi di imitazione. Nel mondo dello sport soprattutto, ma non solo. Da noi, ad esempio, non è un esercizio facile individuare chi fra Siena e Mens Sana è lento o rock. Stabilito che vie di mezzo non ci sono, cominciamo col dire che i bianconeri, attestati a metà classifica e saldamente a 9 punti dalla serie B, sono certamente rock. Anche perché in difesa lenti lo sono sempre. E poi è tutto relativo: qui ci si batte contro il meglio del calcio italico, e qualche…lentezza ci può stare. Anche la Montepaschi, che prima di perdere la sua imbattibilità a Varese, era sicuramente rock, con la sconfitta a Masnago non è che può passare subito all’altra sponda, perché la sua posizione di vertice è sempre integra e nel prossimo turno ha la possibilità di schiarirsi le idee direttamente con gli avversari milanesi suoi coinquilini. E le altre squadre senesi di livello? La squadra femminile della Ducato, che ha seguito di una serie di circostanze sfortunate si trova in una posizione di classifica a lei poco congeniale, è sicuramente lenta. Era partita rock, ma poi ha dovuto ricredersi. Lo stesso dicasi per la Virtus, al via per l’ennesima volta con l’obiettivo di non ripetere le esperienze precedenti, ma finita fin da subito fra i lenti. Come il rinnovatissimo Costone, che trova più difficoltà del previsto a plasmarsi, nonostante la lunga permanenza in C1. Chi non fa mistero di appartenere alla categoria del rock, è sicuramente il Cus basket maschile, ancora imbattuto capolista dello stesso campionato, mentre qualche difficoltà di collocazione trova per ora la squadra femminile di volley del Cus, neo promossa in B1. Questo relativamente alle squadre che hanno un respiro nazionale. Poi ci sono i vari personaggi che si muovono all’interno delle stesse, ma fare dei nomi in questo caso equivarrebbe a tracciare una riga fra buoni e cattivi, fra belli e brutti, fra bravi ed incapaci, e qui nessuno vuole fare liste di proscrizione… Al massimo ci si può limitare a dire che non basta essere rock per essere anche i migliori, oppure che tanti lenti sono tali perché non messi nella condizione di essere rock. Per ora può bastare. ■ www.mesesport.it NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 3 Questa volta non c’è che l’imbarazzo della scelta: è stato il mese dell’emozionante vittoria dell’Olimpico contro la Roma (d’accordo, non è più una novità, ma fa sempre un bell’effetto…), o quello della discussa sconfitta coi viola con annessa aggressione a De Luca; quello del rocambolesco tre a tre con la Samp, oppure quello del blitz di Treviso? Per quanto ci riguarda un po’ di tutto, perché sono episodi che in qualche modo entrano a far parte della piccolagrande storia della Robur, non fosse altro che per testimoniarne la presenza sul più importante palcoscenico del calcio italiano. Che non è affatto scontata. Prendiamo la gara di Roma: Spalletti ha detto che il Siena si è chiuso per tutta la partita e non meritava di vincere. È la sua opinione, rispettabilissima. Però non può dire che si è solamente difeso quando sul 2 a 2, anziché difendere un risultato già prestigioso, è andato a segnare e vincere con un terzino! La sconfitta nel derby chiama in causa altri elementi di discussione. L’inattesa esclusione di Chiesa e Locatelli, l’incapacità di opporsi efficacemente sulla metà campo alle scorribande dei gigliati, ma soprattutto una fragilità difensiva che si fa seria. Specie se non si riesce a segnare il cosiddetto ‘gol in più’. Che la scelta di De Canio sia stata un po’ cervellotica, è fuori dubbio. Nessuno può pensare di lasciare in panca i due principali finalizzatori di una squadra con l’attenuante che ci sono due impegni in quattro giorni (se questo è il motivo vero), perché ogni partita va vissuta a sé, indipendentemente dalle scorie che può lasciare. Ma è soprattutto il discorso sulla tenuta della retroguardia che continua a suscitare perplessità. Nello spazio stretto i nostri difensori sanno come cavarsela, se non altro per il mestiere. È quando si vedono affrontare in campo aperto e sono presi in velocità che non riescono più a tamponare. Certamente anche con la complicità di un centrocampo che non fa sufficientemente filtro. È un problema di uomini o di schemi? I primi ci sarebbero, ma si portano dietro storie personali tutte da dimenticare. Se riusciranno a superare in fretta, il Siena si troverà con una retroguardia fra le migliori dell’intera serie A, ma ancora devono farlo. Forse è passato troppo poco tempo. Intanto qualcuno su cui si sprecavano le scommesse (vedi Tudor), tarda a venir fuori ed a recuperare quel ruolo di allenatore in campo già felicemente recitato la stagione scorsa. Ed è quindi già un mezzo problema questo. L’altro mezzo chiama in causa lo schieramento, nel senso che le soluzioni proposte da De Canio rispondono sì ad una certa logica (basta vedere come la squadra si distende in certi momenti, con quale fluidità scorre la manovra), ma dopo un quarto di stagione è lecito pretendere una maggiore continuità di scelte. Intanto risolvendo il dubbio sulla difesa: a tre o a quattro? Siamo sicuri che cambiare tutte le volte disposizione non crea qualche difficoltà di affiatamento fra uomo e uomo, e forse anche fra reparto e reparto? Non sarebbe meglio puntare su uno schema collaudato con elementi collaudati? Individuare cioè una squadra tipo e su quella innestare tutte le variazioni necessarie? È vero che oggi il calcio si gioca in venti e che non ci dev’essere il posto garantito per nessuno, ma presentarsi al derby senza aver mai provato l’inedito schieramento senza Chiesa e Locatelli non è una forzatura? Certo tutto questo non inficia il rendimento complessivo di una squadra che al suo terzo campionato di serie A può vantare già tre punti in più rispetto al primo e addirittura quattro sul secondo. Una squadra, e questo forse è l’aspetto più positivo di questa prima parte della stagione (pur con le ombre affiorate qua e là) che non dà niente per scontato, che può battersi contro chiunque e dovunque con le stesse possibilità di vincere o di perdere, mai chiusa comunque chiusa in partenza. Un bel passo in avanti per una Società salita da poco nella massima serie, ma con la quale sta prendendo velocemente confidenza: dalla vittoria su Totti e compagnia bella, a quella col Treviso in trasferta. Un campo anche questo (ed a maggior ragione quello romano), in cui la squadra di De Canio è scesa senza condizionamenti, sicura di giocarsela fino in fondo. Pur sapendo che il mondo dello sport è pieno di situazioni apparentemente facili (come Archiviato un mese non privo di soddisfazioni, i bianconeri tentano la fuga dalla ...salvezza Ok: il passo è giusto Mario Ciani poteva essere la visita al ‘Tenni’) che poi si trasformano in sonore delusioni. Tanto per ribadire che nella Marca i bianconeri non hanno fatto il minimo indispensabile, ma il massimo. Insomma questa squadra è sicuramente capace di tutto, nel bene e nel male, ma il fatto stesso di potersela giocare con tutti alimenta i sogni di una tifoseria sempre più esigente. Ma anche realista, perchè nessuno pretende da lei più di quanto può onestamente dare. L’importante è che sappia soffrire, perché non c’è niente di mortificante in una sconfitta accompagnata da una prova generosa. Dopo aver sperperato diversi punti in casa, ora i bianconeri sono attesi comunque da una serie di prove tutte alla loro portata, che non vuol dire però facili. A cominciare da quel Chievo che al Rastrello ha sempre fatto la sua figura. E siccome occupa una posizione di classifica tutto sommato di prestigio, va trattato alla stregua di una potenziale grande: concentrazione, quindi, ed aggressività. Non bisogna farlo ragionare, in poche parole, bisogna sporcarne il gioco (quello che non s’è fatto con la Fiorentina), perché solo così siamo sicuri di aver fatto il possibile e l’impossibile. Poi, come si dice, le pecore si contano la sera. P.S. Ci avevano promesso che non sarebbe successo più, anche se non era la prima volta che lo dicevano. Ci avevano promesso tolleranza zero, termine tanto abusato quanto vuoto…D’ora in poi, insomma, non ci sarebbe stato più scampo per nessuno. Per nessuno? Tralasciando i fatti non meno gravi di Ascoli, Gallipoli e …Siena (relativamente all’aggressione a De Luca), siamo sempre in attesa di sapere quali provvedimenti saranno presi a carico di Roma e/o Lazio per la monetina che ha colpito al volto Paparesta nel derby. Scommettete che siamo stati noi? ■ ca l c i o 3 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 4 a tutto campo Buon campionato e cattivi comportamenti Senio Sensi TV (E SOCIETÀ) SPAZZATURA Quando si dice il fair play, tanto raccomandato dai vertici del calcio! In due settimane ne abbiamo viste due davvero emblematiche: un calciatore ha colpito un barelliere-volontario perché, per perdere tempo, voleva rimanere a terra, dentro il campo. Dopo quindici giorni un gruppo di facinorosi ha assediato la macchina del Presidente del Siena. Già i fatti, di per sé, sembrerebbero di una certa gravità e tali da creare sconcerto specie in chi, come i senesi (Società, giocatori e squadra), ha un curriculum della propria storia calcistica non macchiato da episodi gravi. Ma l’inaccettabile è che: nel primo caso l’Udinese, cui appartiene Obodo giocatore dalla…bottigliata facile, ha preso le difese del proprio atleta anche quando è stato squalificato per due giornate. Non una parola di solidarietà verso chi, senza percepire niente a differenza di chi gioca al calcio, cerca solo di dare una mano in caso di infortuni. Nel secondo episodio poi le uniche parole da sponda “avversa” (quella Fiorentina, per intendersi…)sono state: un tentativo di minimizzare l’aggressione; una lettera “firmata” (e quindi a mio avviso nemmeno da pubblicare) che dice di aver visto tutto e non concorda con De Luca (se era lì era un fiorentino…unici ammessi e non un tifoso senese come dice); le parole del Questore di Siena che dice “solo” che il nostro Presidente è stato imprudente (?); la minaccia di azioni legali da parte della tifoseria fiorentina per “danno all’immagine” (roba da scompisciarsi dalle risa…); un tiepido mea culpa arrivato tre giorni dopo da Della Valle (Presidente della Fiorentina) che comunque si schiera subito con la versione data dal Questore. Bella carrellata, non c’è che dire. Ma non è finita: le grandi tv nazionali (private o pubbliche), con rarissime eccezioni, hanno irriso il barelliere e non dato spazio all’aggressione di De Luca. C’è da domandar loro: ma siete sicuri che questo sia il sistema per allontanare la violenza dagli stadi??? LE RESPONSABILITÀ DEI VERTICI Sembra che le cause di tante morti o di danni irreparabili a calciatori degli anni ’80 e ’90 siano stati causati dall’assunzione, forse a cuor leggero e comunque imposta, di farmaci molto vicini al doping da parte di atleti di prima linea. Sembra che almeno fino a qualche anno fa alcune sostanze proibite o comunque dannose siano state somministrate a calciatori di serie A: le inchieste di Guariniello hanno portato alla luce fatti inquietanti. Sembra che esista un modo, in parte messo in atto, per cancellare tracce di farmaci proibiti e pericolosi dalle urine per coloro che ne fanno uso: fatto che renderebbe inutile il prelievo e successiva analisi antidoping. Sembra che, sotto forme diverse e nonostante un irrigidimento di chi, giustamente, deve tutelare la salute degli atleti e garantire la regolarità alle gare (non solo nel calcio), qualche “aiutino” venga ancora somministrato o autonomamente assunto per rendere più “energici” i baldi atleti. Eppure, dopo tutto questo, sembra che Pescante, Presidente del CONI, abbia detto che sui controlli antidoping il nostro Paese è troppo rigido e che converrebbe allinearsi a quanto fanno negli altri Paesi europei (cioè poco…). Nessuno ha smentito la notizia fatta circolare due o tre settimane fa; si presume quindi che sia vera. Ecco, questi sono i vertici dello sport italiano! AVANTI BIANCONERI, ANCHE SE... 14 punti in 10 partite; Chiesa secondo capocannoniere della serie A; un ciclo di partite abbordabili quelle che abbiamo di fronte. C’è di che essere soddisfatti. Ma ci sono delle ombre pesanti sul cammino della Robur formato 2005/2006. E non mi riferisco agli aspetti economici della Società, sulla qual cosa sapremo di più a fine anno, ma al campo. Senza dubbio qualche punticino in più potevamo averlo: un paio di “ladrocinii” (per carità…in buona fede) degli arbitri; un briciolo di sfortuna; qualche errore difensivo non giustificabile. Ma anche qualche scelta tecnica che non abbiamo capito. De Canio legge molto meglio le partite in trasferta che quelle in casa. Autentici capolavori a Roma, Genoa (sponda Samp) e Treviso. Molto meno bene sa leggere, prima e in corso d’opera, le gare interne. Dubbi, tanti, nelle gare con Palermo, Udinese e soprattutto Fiorentina. 4 Errori di preparazione e impostazione come quelli con i “cugini” dell’Arno sono poco comprensibili; meno ancora lo sono le ragioni di certe scelte tenute nascoste alla stampa, subito dopo la gara (con il solito atteggiamento da “lesa maestà”) e sussurrate ad un gruppo di tifosi. I senesi avrebbero voluto che l’eventuale turn over venisse messo in atto con tutte meno che con la Fiorenza. Avrebbero voluto vedere il grande Chiesa, cui era stato destinato un omaggio a…tutta tribuna, dal primo minuto a danno dei due centravanti (Nanni e Bogdani) apparsi abbastanza “doppioni”. Dire poi che la squadra ha giocato meglio nel primo tempo, senza Locatelli e Chiesa, equivale a fare harakiri. Intanto perché nel secondo tempo i centrocampisti non rifornirono, ovviamente, come nel primo tempo e poi perché se così fosse…tanto varrebbe tener fuori il Capitano tutte le domeniche. E qui ritorna il “vizietto” del Mister: non accetta le critiche, cosa invece normale per tanti allenatori (vero Mancini, Ancelotti e perfino Capello???), e non ammette, mai, di avere sbagliato qualcosa. Sono atteggiamenti che irritano il pubblico (e forse anche la Società) e che rischiano di creare grandi fratture nello spogliatoio. Siccome il Siena può fare un buon campionato, per organico e mediocrità di molte squadre, sarebbe bene che De Canio acquistasse più serenità anche quando perde e parlasse il linguaggio dei semplici e degli umili.Virtù che fanno grandi gli uomini. E anche gli allenatori... ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 5 Dopo un quarto di campionato si delineano meglio le caratteristiche dell’undici bianconero Verso un futuro incoraggiante Luca Luchini Il Siena edizione 2005-2006 è forse una formazione particolarmente adatta alle trasferte, quella che la tradizione calcistica definisce la classica squadra corsara? Oppure il gruppo di De Canio è più forte delle dirette concorrenti nella lotta per la retrocessione, ma allo stesso tempo non è competitiva con le formazioni maggiormente titolate che lottano per l’Europa? Stando a quanto accaduto in queste prime dieci giornate, ambedue le precedenti affermazioni sembrerebbero plausibili. In effetti due vittorie in trasferta, che avrebbero potuto essere quattro solo se fossimo stati più pratici ad Ascoli ed avessimo trovato un arbitro normale a Genova, con l’unica sconfitta a Milano con i diavoli rossoneri, possono realmente avvalorare la tesi di una squadra particolarmente adatta a giocare in trasferta. E le vittorie interne con le modeste Cagliari e Messina, contrapposte alle sconfitte subite al Rastrello da Palermo, Udinese e Fiorentina non possono dare l’idea di una serie A divisa in due tronconi con i bianconeri senesi a fare da spartiacque fra il gruppo delle grandi, o presunte tali, e quelle destinate a soffrire fino in fondo? Forse le cose non sono così chiare come i numeri e i dati statistici potrebbero far sembrare, ma dopo questa prima importante tranche di campionato alcune considerazioni iniziano ad avere validi fondamenti. Prima di tutto questo Siena è veramente una buona squadra, che diverte e fa ben sperare per il futuro e che, pur potendo lamentare qualche torto arbitrale e qualche sgarbo della buona sorte, ha una classifica sicuramente positiva. Alcuni giovani hanno già dimostrato il loro valore ed altri potranno essere molto importanti nel prosieguo del torneo, mentre i giocatori più esperti stanno confermando tutto il loro valore e chi è venuto a Siena in cerca di riscatto sembra aver trovato la strada giusta. Un’altra considerazione riguarda l’e- quilibrio attacco-difesa. Pur consapevoli che il modello usualmente adottato da De Canio è fortemente offensivo e sbilanciato verso l’attacco, la difesa ha fino ad oggi concesso un po’ troppo, subendo molte, troppe reti che non possono non far preoccupare. Ad oggi resta valida la nostra prima impressione di un gruppo dotato di ottimi difensori quando la squadra gioca più bassa e coperta, ma estremamente in difficoltà quando incontra attaccanti agili e veloci che possono giocare di rimessa. L’infortunio di Colonnese, unico ad avere caratteristiche fisiche diverse dagli altri difensori bianconeri, potrebbe complicare le cose, anche se fino ad oggi l’ex laziale è stato utilizzato molto poco dal mister senese. A Treviso, comunque, finalmente Mirante è riuscito a mantenere inviolata la sua rete ed il Siena ha colto una vittoria che potrebbe rappresentare un‘autentica svolta positiva per il nostro campionato. Occorre anche dire, però, che una difesa a tre può giocare bene soltanto se il centrocampo opera un adeguato filtro che non sempre fino ad oggi ha funzionato. Di contro, un immenso Chiesa, capace di segnare, fare assist ai compagni e addirittura inseguire gli avversari, quando occorre, fino all’area bianconera, unito alla classe di Locatelli ed all’abnegazione di Bogdani e Volpato, stanno conferendo all’attacco senese una potenzialità insospettata che potrebbe addirittura divenire esplosiva se Nanni confermerà quanto di buono ha fatto vedere nel primo tempo con i cugini viola. A differenza dell’albanese, infatti, la punta argentina sembra vedere la rete da bomber di razza, e, come il suo compagno di reparto, ha stazza fisica e grinta da vendere. Chissà che non sia la piacevole sorpresa della seconda parte del torneo? Consideriamo, inoltre, che Tudor deve ancora ritrovare la forma fisica migliore, Legrottaglie sta crescendo di partita in partita e Bachini e Paro sem- brano in grado di rappresentare molto di più di una semplice alternativa ai titolari. Un quadro positivo, dunque, che lascia ben sperare, solo che i bianconeri riescano ad eliminare quegli attimi di deconcentrazione, specialmente all’inizio della gara o del secondo tempo, che fino ad oggi ci sono costati molto cari. Resta purtroppo la brutta sconfitta interna con i cugini viola, ancora più dolorosa perché immeritata. I gigliati hanno tirato in porta due o tre volte ed hanno fatto due reti, mentre i bianconeri hanno creato molto senza nulla concretizzare, anche per l’ottima prestazione offerta da Frey. Tutto, però, è stato fortemente condizionato dall’ingenuità messa in mostra in occasione della prima rete di Toni, con numerosi bianconeri sul banco degli imputati. Un vero peccato, specialmente per il grande pubblico bianconero che sta seguendo con passione e calore i propri beniamini sostenendoli anche lontano dalle mura amiche e nei momenti più difficili. Due parole infine sul mister bianconero. Noi siamo convinti delle capacità di De Canio, ed i risultati gli stanno dando nuovamente ragione, ma deve essere meno permaloso e più disponibile ad accettare eventuali critiche (inevitabili in un mondo in cui tutti ci sentiamo commissari tecnici) ed a riconoscere possibili errori, ammesso che questi vengano commessi. Quando non c’è malafede e la critica è costruttiva, dettata soltanto dall’amore per la squadra bianconera, ogni confronto può e deve essere costruttivo. ■ ca l c i o 5 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 6 io c’ero Una domenica bestiale Fabio Cannoni Un’emozione come quella vissuta dai tifosi bianconeri il 2 ottobre scorso a Roma contro la squadra di Totti e Cassano, meritava di essere fissata nel ricordo di un tifoso d’eccezione: quel Fabio Cannoni detentore di uno fra i più originali ed imbattuti record d’Italia, e forse anche del mondo: dall’ottobre 1996 segue infatti ininterrottamente i bianconeri sia in casa che fuori e quella dell’Olimpico costituiva appunto la sua 319^ partita consecutiva. “Ragazzi sveglia! Il Siena ha vinto all’Olimpico, mica a Montevarchi. Su, un po’ di brio! “ Era questo il grido che percorreva il pullman dei tifosi al ritorno dalla vittoriosa trasferta contro la Roma. Ma io mi domandavo, mentre stavo ancora pensando allo spettacolo che i nostri colori avevano offerto sul terreno di uno dei templi del calcio: quanti saranno, su questo mezzo, a poter fare questo improbabile confronto? Ci rendiamo idea di cosa può significare per un tifoso che è andato a… Montevarchi, o in altri campi simili (dove magari ’è stato anche sbeffeggiato), esultare nello stadio della Capitale dopo aver sconfitto una delle squadre più famose e seguite d’Italia? 6 Quel giorno ero insieme al solito gruppo di amici che con me hanno condiviso tutte le vicende del nostro ROBURRONE e l’abbraccio spontaneo fra di noi che è seguito al gol di Colonnerse del 3 a 2 definitivo, è stata la dimostrazione di quanto possa essere forte un legame che dura da più di trent’anni. Ma anche quanto sia radicata una passione che non ha praticamente confini: dalla C2 alla serie A, da Licata a Torino, da Sansepolcro a Milano. E quando ci siamo precipitati giù dalle scale per salutare i giocatori in maglia bianconera che venivano sotto la curva a festeggiare con noi questa incredibile vittoria, suscitando anche ilarità e incredulità da parte dei più giovani (evidentemente poco avvezzi a vedere questi scalmanati dai capelli abbondantemente brizzolati comportarsi come il più incallito dei supporter, ecco che in quel preciso momento abbiamo capito che la Vecchia Robur, quel giorno, l’aveva fatta davvero grossa! La vittoria di Roma, dopo quelle conquistate negli anni scorsi a Marassi, al San Paolo, al Bentegodi, al Sant’Elia ed in altri prestigiosi stadi d’Italia, fanno vivere in noi che abbiamo subito la mortificazione di tanti campi anonimi (pur senza rimpiangere nulla del passato bianconero), una sensazione di straordinaria ‘leggerezza’ e sincera felicità. Da qui a domandarci quando arriverà la prima vittoria a San Siro o al Delle Alpi, il passo è breve. Senza dimenticare quella campanilisticamente forse più attesa e ambita da tutti gli sportivi senesi: quella sui Viola al Franchi fiorentino. Sogni e speranze che se li porta via un piovoso pomeriggio di inizio ottobre, con i più giovani, esausti ma felici, che nella via del ritorno non trovano neppure più la forza di intonare ‘Nella Piazza del Campo…’, ed i più anziani che si promettono di non tornare più indietro: ‘Addio Montevarchi, non ci vediamo più, non ci vediamo più…” Che domenica bestiale, ragazzi! ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 7 Roberto D’Aversa, centrocampista ARCHIVIO SERIE A 6a giornata ROMA-SIENA 2/3 (pt 17’ Negro; st 1’ Taddei, 9’ Chiesa, 41’ Panucci, 45’ Colonnese) 7a giornata SIENA-UDINESE 2/3 (pt 26’ e 31’ Di Michele; st 1’ Di Michele, 8’ Chiesa, 22’ aut Bertotto) 8a giornata SAMPDORIA-SIENA 3/3 (pt 39’ Flachi rig.; st 3’ Locatelli, 9’ Volpi, 25’ Chiesa rig.; 38’ Vergassola, 49’ Volpi rig.) 9a giornata SIENA-FIORENTINA 0/2 (pt 2’ Toni; st 23’ Toni) 10a giornata TREVISO-SIENA 0/1 (pt 46’ Chiesa) Classifica: Juventus 27; Milan 25; Fiorentina 22; Inter 19; Livorno 18; Palermo e Chievo 16; Roma e Lazio 15; Sampdoria, Udinese, Siena ed Empoli 14; Ascoli 11; Reggina 9; Messina 8; Parma 6; Treviso 5; Cagliari e Lecce 4. NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 8 le pagelle di ottobre IL MIGLIORE CHIESA 7,1 MIRANTE (voto 6,2) – Fino al derby si era fatto notare più per i gol sventati, che per quelli subiti. Poi è successo qualcosa: difficoltà nella presa e nella respinta, discutibile senso della posizione. Evidentemente ci aveva abituato male, anche se a Treviso è riuscito per la prima volta a mantenere inviolata la porta bianconera. NEGRO (voto 5,6) – A Roma un gol ed una prestazione di grande spessore, poi un lento ma graduale declino. Nello stretto concede poco, ma se si lascia infilare in velocità sono guai. I tifosi comunque lo aspettano, magari contro avversari che non vestono necessariamente il giallorosso. MIGNANI (n.g.) LE GROTTAGLIE (voto 6,1 ) - Cresce. Tempestivo negli anticipi, sia di piede che di testa, esce spesso vincente dalle situazioni più difficili, anche se manca di continuità. Con l’Udinese, ad esempio, è stato letale. Al contrario di Treviso, dove non ha sbagliato niente. Apprezzabili i tentativi di inserimento, purchè non vadano a scapito della copertura difensiva. PORTANOVA (voto 6) – Dopo le prime apparizioni sull’esterno, dove patisce anche lui la maggior velocità degli avversari, De Canio contro la Samp l’ha riproposto al centro con Legrottaglie, ma evidentemente non dev’essergli piaciuto tanto se nel derby è rimasto in panchina. Peccato, perché all’Olimpico non aveva sfigurato contro un certo Totti, ed in più aveva fornito a Negro il gol dell’uno a zero. Nella media a Treviso, inserito nuovamente sulla fascia al posto dello sfortunato Colonnese. PARO (voto 6,2) – Cresce in personalità di giornata in giornata. Contro i viola, ad esempio, è stata una delle poche cose da salvare, anche se tanta dinamicità e determinazione non sono bastate ad evitare la sconfitta. Ma soprattutto dimostra di saper fare abbastanza bene tante cose (contenimento, proiezioni, conclusioni), e questo per un giovane che deve migliorare è già una bella base di partenza. D’AVERSA (voto 6,2) – Non va mai sotto la media, ed anche se la sua azione ogni tanto non è lucida come si pretenderebbe, si guadagna onestamente lo stipendio. A Roma, contro i nazionali giallorossi, ha fatto ad esempio un figurone, ma più in generale tutte le sue migliori prestazioni coincidono con quelle della squadra. Insomma uno a cui è difficile trovare un sostituto. FOGLIO (n.g.) VERGASSOLA (voto 6,5) - È sempre fra i migliori, a conferma di una condizione psicofisica già ottimale. Corre, suda, soffre, ispira. È l’uomo che con le sue intuizioni garantisce quel quid in più che manca agli altri. E se all’Olimpico lascia la squadra in 10 non è per una leggerezza, ma perché non voleva concedere a Totti il vantaggio di servire Cassano smarcato. Una intuizione che premia l’ottima panoramica di gioco. CHIESA (voto 7,1 ) – Con otto gol all’attivo (quanti ne aveva segnati l’anno scorso alla 31a giornata!), ormai fa decisamente più notizia quando non segna. Peraltro tutti gol costruiti (come il secondo sulla Roma, un gol didattico, che potrebbe trovare spazio in qualsiasi scuola di calcio), ma soprattutto frutto di quei guizzi di cui a 35 anni è sempre capace. Certo non ha le caratteristiche per entrare a partita in corsa, per questo la sua esclusione contro la Fiorentina ha sollevato giustificate perplessità ed abbassato la media. Intanto prosegue il suo personale duello con Montella per lo scettro del miglior attaccante in attività. BOGDANI (voto 6,1) – È il nostro… Ibrahimovic, nel senso che non realizza in proporzione a quanto costruisce. Sottoporta è un pericolo costante, sia che parta dal centro che da sinistra, peccato che non inquadri quasi mai la porta, e quando ci riesce trova sempre pronto un portiere ad esaltarsi. A parte le due prove limite di Roma e nel derby (da 7,5 la prima, da 5 la seconda), potenzialmente è uno che può far male. Ma quell’indecisione al ‘Tenni’… VOLPATO (n.g.) FALSINI (voto 6,5) – Non farà sfracelli, ma quando non c’è si nota al pari di quando c’è (vero Taddei?). Dalla sua parte insomma si passa male, e quando spinge e si propone per il cross non è mai banale. Ma soprattutto piace per quel suo ruolo di trascinatore che sembra aver riscoperto dopo una stagione vissuta al di sotto delle aspettative. ALBERTO (voto 6) – È il classico elemento dal gioco oscuro ma prezioso. Quando non firma rimonte difficili, anche se non impossibili, come a Genova. Insomma il suo riesce a farlo quasi sempre, sia in fase di contenimento che di spinta sulla fascia, dove rischia semmai la rapidità dell’avversario diretto. MOLINARO (n.g.) GASTALDELLO (n.g.) – Quando è stato spostato sulla fascia per sostituire Falsini non ha fatto concessioni a nessuno, giocando peraltro da autentico veterano. Ma i 60 minuti dell’Olimpico (sui 450 complessivi giocati ad ottobre), sono troppo pochi per dare giudizi più approfonditi. Intanto prendiamo atto che non costituisce una soluzione di ripiego. COLONNESE (voto 6) – Nonostante la buona prestazione di Roma, impreziosita da un gol di rara fattura, non ha trovato molto spazio nelle restanti gare. E quando De Canio, a Treviso, si è deciso a ributtarlo nella mischia, è uscito dopo 24’ per infortunio. Peccato, perché il miglior Colonnese farebbe comodo ad una retroguardia spesso farfallona e statica. Lo aspettiamo. TUDOR (voto 5,7)- Evidentemente sulla via del ritorno a Siena il croato si è in parte smarrito. Rimedia una prova incolore dietro l’altra con errori di misura che non sono da lui. Peggio che andar di notte, poi, se deve chiudere sul contropiede avversario, così come denota una preoccupante mollezza negli appoggi. Forse ci aveva abituato male, ed ora non riusciamo a farcene una ragione. LOCATELLI (voto 6,5) – Alterna una prestazione buona, ad un’altra meno buona. Insomma non sai mai con quale Locatelli hai a che fare. Eppure dall’ex bolognese il Siena si aspetta molto, sia in fase di costruzione che di finalizzazione. Dopo Chiesa e con Vergassola, è l’elemento con maggior talento, ma se cammina invece di correre (con l’Udinese) ne risente tutta la squadra. Decisamente meglio a Genova, dove ha segnato il quarto gol stagionale equivalente al 100° del Siena in A. MARAZZINA (n.g.) – Una sola apparizione, peraltro impalpabile, contro l’Udinese, e poi fuori per infortunio. Le sirene del Torino intanto continuano a cantare: non sarà mica in vista un secondo ‘caso Cozza’? NANNI (n.g.) – De Canio contro i viola lo preferisce a Chiesa, ed è uno dei pochi a salvarsi. Sfoggia un repertorio di tutto rispetto,sia di testa che di piede, è forte fisicamente, peccato che al pari di Bogdani non inquadra ancora la porta. E poi bisogna vedere come si adatterà al nostro campionato, dettaglio secondario solo al completo recupero da un infortunio importante. BACHINI (n.g.) – Torna in campo con la Sampdoria dopo tredici mesi di squalifica, ma un quarto d’ora non basta a farci un’idea del giocatore restituito al campionato. Si segnala comunque per aver fornito a Vergassola l’assist per il terzo gol, e questo è già un bel biglietto da visita. ■ IL PEGGIORE NEGRO 5,6 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 9 9/ storia e calcio PARALLELI INEVITABILI di Duccio Balestracci Tanto è inutile: anche se si dovesse rigiocare insieme per mill’anni, tutte le volte sarebbe giocoforza paragonare la partita alla storia di secoli fa. Hai voglia a voler sublimare, razionalizzare, ragionare: quei secoli di astio e di rancori sono lì e non li cancella nemmeno il padreterno con la gomma da inchiostro. Un anno fa avevamo rivissuto una Montaperti calcistica, quest’anno c’è toccato ingollare il rospo della sconfitta. “Colle con un po’ di culo”, mi scrive sul cellulare, appena finita la partita, l’amico Sergio, fiorentino della Fiorentina, garbato interlocutore dell’altra parte della barricata, col quale condivido giornate di lavoro all’università, smoccolamenti per la riforma Moratti, trepidazione per i rispettivi amori calcistici e affettuosi, reciproci sfottò. Colle? Mah…Se proprio dovessi cercare un episodio che, nella storia del disgraziato rapporto che per secoli abbiamo avuto con quelli della riva d’Arno, assomigli a quel che s’è visto la sera del 26, forse non sceglierei Colle 1269 ma, semmai, Scannagallo 1554. Era la battaglia-chiave della guerra fra Siena e Cosimo dei Medici. Non doveva essere persa in nessuna maniera. Invece, chi, ancora a secoli di distanza, la analizza rimane sconcertato dal modo in cui fu preparata e per come la interpretò il comandante delle truppe senesi, Pietro Strozzi, (certo che anche noi a confonderci con un fiorentino…! mah…). Sapeva di avere davanti un esercito agguerrito, fra i migliori che ci fossero al momento sui campi di calcio, pardon: di battaglia, d’Italia; sapeva di avere sotto di sé un’armata non all’altezza di quella nemica ma nemmeno indecorosa. Insomma, poteva giocarsela e magari cavarne con onore le gambe. Invece sbagliò tutto dall’inizio: fece muovere le truppe sotto il sole d’agosto che picchiava come un matto; rimandò a Siena le artiglierie perché tanto non gli servivano (quell’altri ce l’avevano eccome, le artiglierie, e le usarono con effetti determinanti contro l’esercito senese); si rinfidò nella capacità della cavalleria francese che invece si rivelò un budino che, al primo affondo dei fiorentini, si squagliò sparendo dal terreno di gioco, pardon, di scontro; lasciò che i fiorentini attaccassero quando le sue truppe erano nel passaggio più infido, a cavallo del fosso di Scannagallo, mezze di qua e mezze di là. I senesi per la verità giocarono, pardon: combatterono, bene e vendettero cara la pelle. Ma non ci fu niente da fare. Quel giorno vinse Firenze e i bianconeri tornarono (quelli che tornarono) a casa avviliti. Lo Strozzi non fu esonerato, pardon: non fu rimosso dal comando, ma tutti quelli che hanno scritto la storia di quella giornata sono concordi nel dire che, con tutto l’affetto per un comandante che aveva ben meritato (e che, per la verità, continuò a ben meritare anche in seguito) nei confronti di Siena, tuttavia in quella giornata ci aveva messo del suo per tornare a casa con un amaro zero a due. ■ Stampe della collezione Ettore Pellegrini NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 10 l’angolo tecnico Un trittico per fare ‘cassa’ Riccardo Giacopelli La prima parte della stagione va in archivio con i primi responsi che , per ciò che riguarda i colori bianconeri, hanno dato indicazioni positive seppur contrastanti. Una squadra di qualità capace di far divertire e di giocare un calcio piacevole alla quale, fino ad ora, è mancato un pizzico di equilibrio. Del resto, possiamo sicuramente affermare che si tratta di un pegno quasi scontato da pagare quando si ha a che fare con una rosa fortemente rinnovata e che deve nel contempo riuscire a far coesistere ed amalgamare diversi elementi di qualità. Se nelle stagioni precedenti, infatti, l’organico bianconero poteva puntare su un fuoriclasse che inevitabilmente catalizzava le giocate bianconere (leggi Enrico Chiesa), in questo campionato al bomber ligure si sono aggiunti, solo per citare il reparto avanzato, due giocatori come Locatelli e Bogdani la cui contemporanea presenza sul terreno di gioco, da una parte garantisce un rendimento elevato in fase di finalizzazione, dall’altra necessità di un’applicazione pressoché perfetta dei movimenti in fase di non possesso. Movimenti determinanti per garantire un’efficace copertura del campo.In ogni caso, quando la palla è là davanti, i problemi riguardano soprattutto le squadre avversarie che devono contrastare essenzialmente l’imprevedibilità del tridente bianconero. Ed è proprio degli avversari bianconeri che vogliamo parlare in questo spazio tecnico, focalizzando l’attenzione sul mese di novembre, durante il quale la squadra di De Canio dovrà affrontare nell’ordine Chievo, Lecce e Reggina. CHIEVO. Dopo una stagione, quella passata, in cui la società del presidente Campedelli ha rischiato la retrocessione, in questo campionato i gialloblù sembrano aver riallacciato il collegamento con il “vecchio” Chievo dei miracoli. Un nuovo tecnico, Pillon, per un progetto collaudato (il 44-2) ed un organico pressoché invariato rispetto allo scorso anno se si esclude quello che sembra il nuovo fenomeno proveniente dal continente africano, quell’Obinna che preso in prestito dall’Inter per giocare nella Primavera, si è dimostrato giocatore dalla progressione devastante, dal dribbling spesso decisivo e dal gol facile. Una squadra, quella clivense, che fa dell’ordine e del rispetto dei dettami tattici il proprio punto di forza, con un collettivo senza grosse individualità, e con un gioco semplice ma nel quale il giocatore in possesso di palla conosce sempre esattamente i movimenti dei compagni. Spesso D’Anna & C. faticano ad imporre il loro gioco, molto meglio va quando la squadra di Pillon attende compatta l’offensiva avversaria per poi ripartire velocemente sugli esterni favorendo così il taglio per gli attaccanti e l’inserimento dei centrocampisti. LECCE. Iniziamo subito con un affermazione difficilmente contestabile: gestire il dopo-Zeman, è veramente complicato, specie quando, come nel caso del Lecce dello scorso campionato, la squadra allenata dal tecnico Boemo è riuscita a coniugare lo spettacolo ( immancabile marchio di fabbrica “zemaniano”) ai risultati (altalenanti certo, ma che hanno comunque portato alla salvezza). Ed infatti il giovane tecnico Gregucci è rimasto subito stritolato dalla pesante eredità pagando con l’esonero per colpe, sicuramente, non tutte sue. Al suo posto una vecchia conoscenza bianconera: Silvio Baldini, l’unico forse, tra i tecnici rimasti in “piazza”, a possedere una personalità così forte da poter gestire il difficile ambiente salentino. Il Mister toscano ha riproposto subito il modulo 4-2-3-1 già sperimentato felicemente prima ad Empoli e poi a Palermo. Difesa a quattro, appunto, poi il duo di centrocampo che unisce il fosforo e la classe di Ledesma alla corsa di Del Vecchio, più avanti la linea a tre che amalgama la velocità di Konan alle qualità teniche di Valdes e Pinardi. Terminale offensivo Vucinic. Squadra che, come il Chievo, gioca molto sulle ripartenze ma con un approccio completamente diverso: poche palle sulle fasce e molte verticalizzazioni veloci alla ricerca della profondità. REGGINA. La squadra di Mazzarri non sembra in grado, almeno per quanto visto fino ad ora, di confermare i buoni risultati della stagione precedente. Diversi sono i fattori a supporto di tale ipotesi, alcuni tecnici (in attacco la partenza di Bonazzoli e l’infortunio di Bianchi privano di fatto la squadra dell’indispensabile punto di riferimento offensivo, visto che Cavalli sembra ancora acerbo), altri ambientali (il feeling tecnico-società-tifosi ha subito alcuni cedimenti, ed, inoltre, il “fattore Granillo” non sembra avere la stessa incidenza rispetto al recente passato). Il Mister amaranto sta tentando di limitare le difficoltà in zona gol impiegando contemporaneamente due mezze punte in un modulo (il 3-4-2-1) che per quanto visto fino ad ora non può prescindere dalle invenzioni dell’ex bianconero “Ciccio” Cozza e dagli inserimenti dell’ex Livorno Vigiani, ma che sia nei quattro di centrocampo che nei tre di difesa presenta evidenti limiti tecnici. ■ Il brasiliano Siqueira de Oliveira Luciano del Chievo 10 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 11 La flessione di presenze al Franchi oggetto di un acceso dibattito Dove sono finiti i tifosi dell’ultim’ora? Ma insomma, questi spettatori sono tanti, pochi o…giusti? Per anni ha rincorso il ‘mito’ dei diecimila (anche se si sarebbe accontentata di ottomila…), ma ora che finalmente è arrivata dove realisticamente nessuno avrebbe mai immaginato, la Vecchia Robur scopre che il suo fianco debole resta sempre quello degli spettatori. Un dibattito, quello sulle presenze al Rastrello, che ha investito per anni tutto l’ambiente bianconero, messo continuamente di fronte al mai risolto quesito: la gente è poca perché il profilo del Siena è sempre basso, visto che non sa riemergere dalla melma della C1 e della C2, oppure c’è una disaffezione ‘patologica’ nei confronti di una realtà sportiva che almeno a livello di interesse verbale non è mai stata dimenticata? Sul quesito si sono innescate nel tempo varie correnti di pensiero, la prevalente delle quali individuava nel primo motivo la causa vera dell’allontanamento della gente da una squadra che pure restava sempre nel cuore di molti più tifosi di quanti la seguivano. Una ragione abbastanza plausibile, se è vero che con la conquista della serie B da parte dei bianconeri le presenze passarono dalle 62.823 (abbonati compresi ) del campionato di C1 1999/2000, alle 101.170 della stagione successiva, la prima fra i cadetti, con un aumento pari al 38 per cento. Ecco, si diceva: nel momento in cui i bianconeri si sono affacciati alla categoria superiore, la città ha risposto come ci si aspettava. Quello che non successe a cavallo degli anni ottanta e novanta, quando passando dalla C2 alla C1, fu registrata la miseria di 9.648 spettatori in più (da 41.803 a 51.451. Dato che fece letteralmente sobbalzare l’allora tecnico bianconero Attilio Perotti, deluso da un aumento medio di spettatori a partita di appena 567 unità (da 2.459 a 3.026) quando aveva sperato di portarne almeno 4-5000. Dunque il punto chiave della situazione resta quello del passaggio dalla C1 alla B a cavallo dei due secoli, quando la risposta dei tifosi fu convinta e massiccia, a dimostrazione che ad allontanarli dal Franchi era solo la sequela di tanti, troppi campionati giocati senza slanci ed impennate. Una tendenza confermata, ed anzi ulteriormente dilatata, con il successivo salto dalla B alla serie A, quando le presenze passarono dalle 102.410 della stagione 2002/03, alle 194.056 di quella successiva, con un aumento di spettatori pari al 48 per cento. Fu il trionfo della teoria che per anni aveva prevalso su tutte: il disinteresse nei confronti del Siena (in parte dovuto anche alla parallela esplosione del fenomeno basket), era dovuto principalmente, se non esclusivamente, al modesto livello delle categorie frequentate, e non già da una generica indifferenza nei confronti del calcio in generale e della Robur in particolare. Tutto a posto allora? Neanche per sogno. Termina infatti la seconda stagione di serie A, ed in fase di consuntivo ci si accorge che all’appello mancano qualcosa come 16.682 presenze. Roba da poco, è vero, ma pur sempre una inversione di tendenza che nessuno avrebbe mai immaginato. Ma non basta, perché alla prima verifica della stagione in corso (cioè dopo quattro gare interne) la flessione è già di 10.090 spettatori, con una diminuzione tendenziale a fine anno di circa un quarto del totale rispetto al 2004/05, pur considerando che dopo tre turni l’anno scorso era già scesa al Rastrello la Juventus. Allora a questo punto che dire? La diminuzione c’è, ma è frutto di un risorgente distacco della gente dai bianconeri, oppure ci sono altre cause? Magari quella del caro biglietti, ma qui la società bianconera, almeno nei confronti delle curve, si è mossa in controtendenza. O forse il calo è fisiologico rispetto al resto d’Italia, dove nel primo mese di campionato si è registrata una diminuzione netta di oltre il 20% di spettatori. In qualche caso può aver inciso anche l’entrata in vigore delle nuove norme, ancora da metabolizzare bene, o forse un po’ di tutte queste cose messe insieme. Insomma il dibattito fra chi prende atto, tout court, che la gente è diminuita e basta e chi sostiene, al contrario, che il fenomeno è legato a cause generali, resta apertissimo. Una cosa è certa: al di là delle motivazioni vere o presunte, la media dei senesi che si riversa al Franchi in occasione delle partite interne resta altissima, soprattutto se si tiene conto del ristretto bacino d’utenza. Semmai viene da chiedersi se non sia stata la fugalli che il primo anno di serie A si erano accostati ai bianconeri solo per curiosità e non per convinzione, i cosiddetti tifosi dell’ultim’ora, a determinare il calo che si registra in questo avvio di stagione. Gente che si è stancata subito di mangiare caviale non tanto perché non era più buono, ma solo perché non aveva più fame. Lo stesso non si può dire invece di tutti quei sinceri tifosi che dopo aver sofferto sui campi più modesti delle già modeste categorie frequentate, non si sono affatto stancati di questa straordinaria avventura che stanno vivendo da tre anni, ed anzi solo oggi cominciano ad apprezzarne in pieno il gusto. Perché solo chi ha vissuto l’umiliazione di perdere per 4 a 0 a Borgo San Lorenzo, può dare il giusto peso ad una vittoria come quella, ad esempio, dell’Olimpico contro la Roma, e magari continuare a sognare altri colpi come questo. ■ ca l c i o 11 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 13 perle Meno male che voleva abbassare i Toni! Simone Marrucci ROCK O LENTO? L’arbitro che assegna due rigori inesistenti contro il Siena, è lento. Chiesa è rock. Il barelliere che non schiva la borraccia di Obodo è lento. Locatelli è rock. De Luca che non schiva i tifosi viola inferociti, all’uscita dallo stadio, è lento. Mirante è rock. Tudor (a volte) è lento. I tifosi del Siena sono rock. De Canio che lascia fuori Chiesa e Locatelli è lento. SCAMBI DI MAGLIE A forza di cambiare maglie, l’Ascoli, tornato dopo anni in serie A, si ritrova con la stessa divisa del Siena di due stagioni fa. Il Siena, invece, ha una maglia completamente nuova e uno sponsor tecnico sconosciuto ai più: schema vagamente a scacchi, con fitte strisce nere variabili per dimensioni (per la serie: ieri ho mangiato il rigatino). Dopo le prime polemiche, qualche passo indietro annunciato (torneremo alle strisce tradizionali”, sentenziò il presidente), alla fine ci si è adeguati. Anzi, la maglia comincia a piacere (persino al critico d’arte Gilberto Madioni). Meno male. Però lo sponsor si era offeso: “Bisogna rispettare il lavoro di seri professionisti”. La cosa ci tranquillizza: addirittura delle maglie del Siena se ne sono occupate persone che, di mestiere, si occupano di articoli sportivi! una! A parte le formazioni, l’allenatore è un grande sensitivo, uno che prevede il futuro, che è sempre un passo avanti agli altri. Volete una conferma? Bastano due sue dichiarazioni alla vigilia di Siena-Fiorentina, per chiudere qualsiasi dubbio. Toni? “Un grande goleador al quale dovremo dedicare grande attenzione come del resto va dedicata a tutti i nostri avversari”. Un giudizio sulla Fiorentina? “Per i nostri avversari certe migliorie penso che servano a poco, perché non credo che la Fiorentina possa andare oltre la quarta posizione. I primi tre posti, almeno in questa stagione, sono assegnati e i viola lotteranno con Palermo, Sampdoria, Roma e Udinese per piazzarsi alle spalle delle grandi”. Ovviamente, Toni segnerà al primo minuto contro i bianconeri, con un solitario colpo di testa, e avrà modo di raddoppiare nel secondo tempo. Quanto alla Fiorentina, si stabilirà saldamente al terzo posto, mentre Roma, Udinese e Sampdoria rimarranno all’altezza del Siena, se non sotto, in classifica. NOSTRADAMUS DE CANIO DALL’OSTEOPATA ALLO PSICOLOGO Diavolo di un De Canio! Non ne sbaglia Dopo la figura dell’osteopata, arrivata insieme al grande passo in serie B (peraltro rimasta a lungo misteriosa per gli stessi dirigenti di allora), nello staff medico del Siena c’è stato un importante salto di qualità con l’arrivo di autorevoli specialisti. È arrivato un noto riabilitatore come Alberto Andorlini, nelle ultime due stagioni al Chel- sea, ed in precedenza sette stagioni alla Fiorentina, nonché personal trainer di Gabriel Batistuta nel Qatar. E tanto per non farsi mancare niente, dal Milan-Lab è arrivato il Prof.Zerbini, uno specialista nel recupero psicofisiologico dei calciatori infortunati. Come sono lontani i tempi in cui il buon Ricci non sapeva in che ruolo giocasse un osteopata... CON GLI OCCHI CHIUSI Bellissimo il poster distribuito in questi giorni, con il Siena al completo. La foto ufficiale sarebbe stata un capolavoro se non fosse stata scattata con una luce che ha costretto alla chiusura delle palpebre quasi tutti i calciatori fotografati.■ 13 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 14 febbre alta A proposito del derby Antonio Gigli Messo in archivio con molti rimpianti il derby con la Fiorentina, il Siena torna a correre in quello che, toccando ferro, sta per diventare il primo campionato tranquillo in serie A. I commenti tecnici, però, li lasciamo ad altri, per parlare della cornice di pubblico che ha assistito alla partita persa contro i viola di Toni. Non vogliamo neppure tornare sulle polemiche del dopo partita, anche se la “dimenticanza” dei Della Valle nel dimostrare solidarietà al presidente del Siena, ci inorridisce e ci fa paura, soprattutto in vista di partite future. Vogliamo occuparci in queste righe di un altro argomento, sempre legato al tifo. Il match con i viola ha richiamato al Franchi un pubblico da record, per la prima volta quest’anno, con tanti, tantissimi tifosi della squadra di Prandelli. Forse anche troppi, e diciamo questo pensando ai tanti senesi, soprattutto della provincia ma, ahimè, anche della nostra città, che sono venuti all’Artemio Franchi, per incitare gli avversari dei bianconeri. La cosa, inutile negarlo, non ci è piaciuta. al di là del fatto che ognuno (ci mancherebbe altro) è libero di fare ciò che ritiene più opportuno, così di dover sopportare eventuali critiche non offensive. Quello che ci fa saltare sulla sedia è il fatto di non sapere come si sono comportati i nostri cari concittadini quando dalla curva San Domenico, già prima della partita, sono partiti i cori offensivi, nonché gli striscioni esposti, contro la nostra città. Sì, la nostra città, perché le offese al Palio, al carattere dei senesi, alla nostra storia, sono offese per la città e quindi, a costo di essere tacciati di eccessivo campanilismo, ci chiediamo come abbiano fatto i senesifiorentini ad accettare tutto questo. Il tifo calcistico per una squadra, dicono in molti (a parte Emilio Fede che per ovvi ed op- portunistici motivi ha traditola Juve per il Milan...), è come la mamma e non si può tradire. Ma tifare Fiorentina (o Inter, o Juventus, o Milan) quando il Siena disputa la serie A ci pare un po’ anacronistico e soprattutto provinciale nel senso più deleterio del termine. Va bene, vuol dire, tanto per consolarci, che quell’umido mercoledì sera almeno qualche senese ha goduto una gioia calcistica.... Detto questo l’argomento derby non può esaurirsi. La partita in questione, purtroppo, ha creato le prime crepe circa l’affidabilità e la sicurezza dello stadio senese, ma soprattutto del tanto esaltato decreto Pisanu. Moltissimi tifosi fiorentini, infatti, hanno potuto acquistare tranquillamente il biglietto per assistere alla partita nei settori occupati tradizionalmente dai senesi (vedi gradinata scoperta). Perché è accaduto questo? Il Siena si è affrettato a dire di aver fatto il proprio dovere inviando 14 il quantitativo dovuto nel capoluogo, per il resto non poteva fare nulla. Va bene, ma allora a che serve presentare il documento d’identità al momento dell’acquisto? Pensate che la stessa cosa succederebbe se, per esempio, migliaia di tifosi romani andassero tranquillamente nelle rivendite milanesi ad acquistare biglietti per la gara con l’Inter? Credete che potrebbero acquistare lo stesso il biglietto? Se la risposta è sì, allora tanti saluti al decreto Pisanu ed alla sicurezza negli stadi, perché se il documento serve a capire soltanto chi occupa quel posto in caso di incidenti, senza prevenirli, l’utilità delle nuove norme ci pare davvero scarsa. Una nota di merito, sempre per quanto riguarda il famigerato derby, dobbiamo farla invece ai tifosi bianconeri. Tutto (o quasi) è filato liscio ed ancora una volta sugli spalti il dominio dell’intelligenza e dell’arguzia senese è stato totale. Da sottolineare anche la splendida scenografia iniziale, semplice ma affascinante, giocata tutta sui colori della Balzana e dedicata al nostro giocatore più grande: Enrico Chiesa, assente pesante nel primo tempo della gara. Il tutto senza gli antipatici fumogeni e con un’autofinanziamento che fa invidia a molti, pensando ai fiorentini che si fanno sponsorizzare anche la passione sportiva. Insomma pubblico almeno da Coppa Uefa, squadra che cerca la tranquillità e che finalmente potrebbe averla trovata, cercando, quindi, di ripagare una tifoseria calda, appassionata e soprattutto intelligente (leggetevi il comunicato del dopo partita circa l’aggressione a De Luca) come merita. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:13 Page 15 Dal ‘caso Rosi’ alla separazione tra le società di A e di B, passando per il fattaccio di Ascoli Bonolise dintorni • Mauro Mancini Proietti Apparirà superfluo da sottolineare, ma sarà pur doveroso riflettere di come la vicenda del “cascatore” Rosi e la spettacolarizzazione a tutti i costi del sistema calcio ad uso e consumo dell’ audience, appaiono in fondo due facce della stessa medaglia ed in particolare del processo della profonda involuzione sempre più marcata dei valori nel sistema calcio. Se un grande conduttore di una importante emittente televisiva ha visto bene di svilire il malcapitato di turno, reo di aver improvvidamente deciso di plateizzare a scoppio ritardato un colpo ricevuto da un giocatore dando luogo alla prima espulsione nella storia di un calciatore per violenza consumata nei confronti di un soccorritore, apparirà allora ovvio, caro Bonolis, di come non ci debbano più stupire le sconsiderate gesta di Ascoli e via discorrendo, frutto della ordinaria demenza di coloro che probabilmente più che negli stadi farebbero miglior mostra di sé nelle gabbie di un buon giardino zoologico. Un calciatore strapagato che sulla vendita della propria immagine ricava la propria fortuna, non potrà in nessun modo essere paragonato a chi in fondo non fa altro che prestare gratis et amore dei la propria opera al servizio degli altri. Né tanto meno le stesse società sportive potranno continuare a lamentarsi di un uso a loro danno in sede di giustizia sportiva di quelle stesse immagini che, croce e delizia, rappresentano nello stesso tempo una ricca fetta del loro fatturato. Si è parlato giustamente di una ricercata spettacolarizzazione a tutti i costi, frutto di una superficialità assoluta che finisce per dar luogo ad una pesante inver- sione della scala dei valori, laddove viene messa sullo stesso piano la condotta di un volontario soccorritore con quella di un calciatore professionista con il risultato di una odiosa comparazione anche delle conseguenti responsabilità. Non occorre scomodare principi di diritto per capire che non è così. Non lo è ne dal punto di vista giuridico, tanto meno dal punto di vista morale. E questo chi fa informazione pubblica su scala nazionale dovrebbe ben averlo presente. Ma la vicenda di per sé censurabile nella quale nessuno si è preoccupato di procurare le proprie scuse e, ancor più grave, sulla quale nessuno ha sentito il dovere di stigmatizzare, si presenta come tutt’uno rispetto al problema della profonda crisi del sistema calcio, sempre più votato nella sua trasformazione ed adeguamento alle pure leggi di mercato a scapito di quei valori deontologici che dovrebbero essere propri dello sport, anzi dello sport per eccellenza di molti giovani. La separazione consensuale registrata in Lega tra le società di serie A e di serie B, non è altro che il riflesso di una profonda divaricazione che le leggi di economia pongono tra grosse e piccole società in un mercato sempre più concorrenziale ove appare impensabile condividere spettatori paganti ed introiti per diritti televisivi e non. Era inevitabile nel momento stesso in cui aveva termine la mutualità in termini di diritti collettivi, per lasciare spazio a diritti soggettivi delle singole società, che la forbice e le differenze in termini di capacità finanziaria, avrebbero fatto sentire tutto il loro peso Era inevitabile, pertanto, che la riduzione degli introiti per i diritti televisivi determi- nata dalla concorrenza tra reti pubbliche e private e tra queste rispetto a quelle a pagamento, finisse per determinare la necessità di estromettere le parti più deboli. Ad oggi si parla di separazione consensuale con tanto di buonuscita spalmata nei nove anni a venire, ma il dopo, è certo, apparirà sempre più a tinte fosche. Dal momento che finiranno gli “alimenti”, per le società meno virtuose di B o che vivranno al di sopra della loro capacità economica effettiva al di fuori da artificiose cosmesi di bilancio, le possibilità di sopravvivenza appaiono assai ridotte. Qualcuno parla di una opportuna riduzione delle società professionistiche ed un ritorno ad un più virtuoso dilettantismo o semi professionismo. Per le altre inutile parlare di virtuosismi e di amore per lo sport nel senso nobile del termine. Si tratterà solo di vendere meglio e a miglior prezzo il proprio prodotto, con buona pace dei tifosi. Su questo piano, l’ ennesimo escamotage da parte delle società finalizzato a fare cassa sfruttando i propri diritti di immagine. È la stessa filosofia di fondo che regola i diritti di autore nelle opere d’ingegno. Qui si tratterà di sfruttare l’uso della propria immagine da parte delle emittenti, una volta che, terminata la stagione calcistica di riferimento, queste tornano a far parte del patrimonio della società secondo il noto sistema delle Library. Le emittenti che a fini di repertorio vorranno poi utilizzare quelle stesse immagini avranno così l’ onere di pagare alle società i relativi diritti. Una soluzione che la dice lunga sullo stato economico delle cose e della situazione finanziaria dei grandi club sempre più indebitati tra loro e con il fisco. Decreto spalma debiti o non, in mancanza di una netta inversione di tendenza nella “riduzione del costo del lavoro” dei giocatori, la situazione appare difficile in una guerra che registrerà il tutti contro tutti. Una corsa ovviamente a cui non si sottrarranno le emittenti televisive, come l’attuale querelle tra Mediaset e Lega docet, ove in fondo ciò che conta è solo lo sfruttamento in esclusiva delle immagini e degli highlights. Per le bandiere, l’attaccamento ad una maglia e le nostalgie del passato, potrà a ragione parlarsi di articoli da museo o di amarcord. È allora che il povero “cascatore Rosi” finirà per accorgersi di essere caduto in un sistema più grande di lui con buona pace di tutti. Lui probabilmente avrà perso, ma si è altrettanto sicuri che con lui abbiamo perso un po’ tutti. E su questo, caro Bonolis, prima di invertire i termini morali del problema e di somministrare un certo modo di fare informazione e commenti a buon mercato sulla parte debole di turno, farà bene a riflettere anche lei. ■ Una immagine di Francesco Rosi, qui premiato per la sua attività di volontario della Pubblica Assistenza ca l c i o 15 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 16 16/ sport&contrade DOVE ARRIVARE SECONDI NON VUOL DIRE ‘PURGARSI’ di Chiara Cicali Contrade e sport: un connubio caratterizzato da un arcobaleno di idee che colora strade, vicoli, campi di calcio, palazzetti della città. Questo perché “contrada” e sport non è vista solo nell’ottica, tra l’altro recente, delle annuali visite di cortesia che Robur e Mens Sana fanno, alle 17 società, oppure alle trasferte che le stesse organizzano con i pullman contraddistinti non più dai numeri, ma dai nomi dei rioni, per seguire la loro fede sportiva all’Olimpico, a San Siro, al Delle Alpi oppure al PalaEur, al Paladozza, al PalaMalaguti. Lo sport è entrato a far parte della vita di contrada molto tempo fa, per rendere meno lunga l’attesa che separa l’ultimo palio dal primo dell’anno seguente, un po’ perché nella circostanza si sfoderano doti atletiche e spirito agonistico inimmaginabili quando si gareggia per la propria contrada, sì che il cuore batte davvero sotto lo stemma araldico che si rappresenta (quanto sarebbe bello se la stessa fede sostenesse anche tutti quegli idoli che puntualmente ogni estate danno vita ad un autentico “mercimonio mediatico”). La prima manifestazione sportiva in assoluto organizzata per le contrade, per essere precisi dalla Selva, è stata il “cross de’ rioni, che resiste da ben 31 edizioni, pioggia e vento compresi, come nell’ultima recente edizione. Ogni anno, nel giorno della festa della Madonna, l’otto settembre, tra i tabernacoli allestiti dai cittini delle 17 consorelle, oltre 100 “podisti” si sfidano, “sfrecciando” (almeno i primi che chiudono la gara in meno di 25 minuti), come un serpentone colorato, in velocità, fiato, polmoni e gambe, in un percorso di circa 8 Km che si snoda tra le vie di Siena toccando tutti e diciassette i rioni ed affrontando salitone ispide ed interminabili come via del Comune, Sant’Agata, Santa Caterina, le scalette che salgono dalla Giraffa in piazza Provenzano… Ogni contrada può partecipare con due squadre, rispettivamente composte da almeno una donna ed un over 35 per squadra: la classifica finale viene stilata in base al punteggio globale che ogni contrada ottiene con i suoi atleti. Altra manifestazione sportiva podistica, è quella organizzata dalla Tartuca il 25 aprile, festa della Liberazione. Qui le contrade partecipanti sono divise in compagnie militari: 4 atleti per compagnia, perché la gara è una staffetta di corsa su strada da Siena a Montalcino che parte da piazza Sant’Agostino per arrivare fino alla fortezza ilcinese. Ogni atleta compie circa 8 km e poi passa il testimone al compagno, fino all’ultimo che dovrà compiere il tratto finale, il più duro, perché buona parte in salita, che inizia dal bivio per Montalcino fino a raggiungere, appunto, la fortezza. La Tartuca organizza anche un torneo di calcio a 7, lo sport più rappresentato nelle manifestazioni di contrada, il Nirvano Fossi, che si svolge nel campino di Vico Alto, ad ottobre, con l’appoggio della Uisp, per ragazzi dagli undici ai tredici anni. L’Oca “fa la sua parte” con il torneo di calcio a 11, l’Arcese (da pochi anni denominato Dudo Casini), che si svolge sui campi di Torre Fiorentina e delle Cerchiaia (con quarti, semi e finale allo stadio Franchi) in maggio-giugno e una gara di pesca sportiva a squadre, dove vince quella che ha pescato il maggior numero di chili di pesce (generalmente trota), nei vari laghetti della provincia: Quornia, il Moro, Vallechiara… Il Barbero, torneo di calcio a 7, è organizzato invece dal GS San Miniato per i bambini dai nove ai dodici anni, presso gli impianti sportivi omonimi, nel campetto in erba sintetica. Il CSI, per la prima volta quest’anno, nei mesi di aprile- maggio, ha dato vita ad un torneo di calcio a 7, sempre per bambini di età compresa fra i dieci e i dodici anni, sfruttando i campi di calcio di Ovile e dell’Alberino, torneo che ha registrato il maggior numero di adesioni, ben 15 contrade su 17. Organizzato con il patrocinio del Comune di Siena e dell’ AC Siena, nel 2004 è stato proposto anche un torneo per strada, su pietra serena, in piazza Jacopo della Quercia, chiamato “Palla in gioco” dove hanno preso parte i bambini dagli otto agli undici anni. L’Endas, nel 1997, è stato il precursore del primo torneo di calcio femminile a 7, il “Violante di Baviera” che si svolge presso l’impianto di via Custoza tra ottobre e dicembre-gennaio. A questo si sono aggiunti negli anni seguenti il torneo primaverile “Aspettando il 29 giugno” ed un altro organizzato dalla Uisp, nel campino del Petriccio, sempre di calcio a 7. Rimanendo al calcio, quasi tutte le società di contrada partecipano poi ai vari tornei Uisp o Aics, di eccellenza e promozione, assieme a compagini della provincia o ad altre squadre sponsorizzate da bar e negozi della città. Passando ad altri sport, la Civetta organizza un torneo di basket, due contro due, in piazza Tolomei nel mese di giugno, in notturna, mentre la Pantera ha ideato per tanti anni un torneo di pallavolo misto, l’”Ettore Bastianini”, dove le squadre erano composte sia da ragazze che da ragazzi, da disputarsi presso le palestre del Costone e del Coni. Il Leocorno, nel 2004, ha dato vita per la prima volta ad un torneo di beach volley nelle valli di Follonica, due contro due, squadra formata da un ragazzo ed una ragazza oppure da due ragazzi. Il Bruco, negli splendidi giardini della società dell’Alba, organizza invece, ai primi di giugno, in una sola giornata (la domenica), un torneo di pallavolo misto fra bambini e ragazzi dai dieci ai quattordici anni. Ma non è tutto. La Chiocciola si è fatta promotrice di una cronoscalata in bicicletta, dove ogni squadra è composta da due bambini ed un adulto, che dalla piaggia del Giuggiolo, pedalando interamente in salita, arrivano fino al pozzo di San Marco. L’Istrice da anni, verso marzo e sulle piste dell’Abetone, organizza a sua volta la nota gara di sci “Per sport e per amore”. I partecipanti, numero libero, sono divisi per categorie e si cimentano nella difficile e veloce prova dello slalom. Anche qui la classifica finale viene stilata sommando i vari tempi dei partecipanti. Infine la contrada dell’Onda. Nei prossimi mesi, con il contributo organizzativo del CSI, proporrà nei locali della società Duprè il primo torneo di ping pong con la formula della Coppa Davis. Una disciplina, questa, finora assente dal panorama sportivo-contradaiolo di cui ci stiamo interessando Come si può notare, il massimo impegno delle contrade è rivolto ai bambini ed ai giovani, questo perché lo spirito di tutte queste manifestazioni deve essere, appunto, quello di aggregare e far crescere il valore ed il rispetto verso la contrada stessa, accompagnandolo ad un sano agonismo e giusto spirito competitivo. Passando alle specialità individuali, molti contradaioli, che fanno dello sport la loro professione, si sono contraddistinti, e continuano a farlo, sia in campo nazionale che internazionale in varie discipline, senza mai staccarsi dal fazzoletto della propria contrada, come una seconda pelle. È la vittoria più bella per tutti coloro che si prodigano all’insegnamento dei valori della contrada e a trasfondere l’amore per questa. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 18 Mentre il gruppo sportivo del presidente Toscano scopre il web, una grande cerimonia inaugura la stagione 2005/2006 Il San Miniato spenge 25 candeline • Gigi Rossetti www.gssanminiato.org Le formazioni Esordienti B e Giovanissimi Provinciali 18 c a l c i o Il San Miniato è on line. Da tempo ormai era nella mente di tutti un sito neroverde , poi finalmente il “toro che viene preso per le corna” ed eccolo allora il notiziario in rete del gruppo sportivo alle sue nozze d’argento con il calcio giovanile. Il merito del primo passo ufficiale della nuova comunicazione, va ascritto soprattutto a Stefano Gentilini che nella società del presidente Toscano ha portato tutta la sua grande professionalità, frutto di tanti anni di calcio vissuto prima sul campo e poi da dirigente ma non certamente da dietro una scrivania perché alle parole, Gentilini, preferisce soprattutto i fatti. Poco più di un mese di vita e già oltre mille i contatti avuti (tutti veri perché il contatore è partito da zero); sicuramente un successo, almeno in questa prima fase che può senz’altro essere definita di sperimentazione in quanto, come tutte le cose all’inizio, suscettibile di modifiche che andranno a migliorare quello che vuole essere un servizio di facile consultazione per tutti quelli che girano intorno alla società ma non solo. Risultati e classifiche, notizie e curiosità: insomma, la vita della società in un clic, che ormai fa sembrare lontano anni luce quel Neroverde, opuscolo fatto di 12 pagine patinate che qualche anno fa cominciò a dare notizie sulla vita del club e che ancora oggi, comunque, continua regolarmente ad uscire perché la carta stampata continua pur sempre a mantenere tutto quanto il suo fascino. Proprio come fa Mesesport che, attraverso le sue colonne, anche al San Miniato, permette di fare il resoconto mensile. Una opportunità per far sapere a chi legge che, nel suo venticinquesimo anno di vita, il San Miniato ha presentato tutte le sue squadre in maniera sfavillante. La cornice è stata quella bellissima dell’Hotel Garden, i colori della “tela” quelli neroverdi, ovviamente, punteggiati dall’allegria delle oltre ottocento persone che a questa serata hanno partecipato. Tanti infatti, tra atleti, genitori, autorità e ospiti sono stati quelli che alla serata hanno partecipato. Una serata come davvero mai, per una presentazione ufficiale, si era mai vista prima; una serata degna di un anniversario importante come possono essere venticinque anni di attività che hanno portato il San Miniato a primeggiare in città prima e in provincia poi e che ha voluto essere una ulteriore dimostrazione di forza e stabilità societaria, oltre che l’ennesima risposta a qualcuno che, con stucchevole prolissità, continua a gettare ombre su questo gruppo sportivo. Il San Miniato invece è più vivo che mai e la presenza delle maggiori autorità cittadine ( il sindaco Cenni e il presidente della Fondazione Mussari in testa) sono lì a dimostrare quale e quanto sia l’affetto che circonda questa società. “Una società- come ha ricordato il presidente Toscano- che deve moltissimo al volontariato locale, ai ragazzi, tantissimi, che hanno scelto di difendere i nostri colori, ai loro genitori, al sostegno dei nostri sponsor oltre a quello morale e materiale dell’Amministrazione Comunale, alla sua giunta e ai preziosi suggerimenti del sindaco Cenni. Una società che vuole vedere crescere in serenità i ragazzi che ci vengono affidati, e che vuole trasformare in fiducia nell’avvenire le loro eventuali incertezze. Una società che guarda al concreto, più che a quelle strategie fatte di chiacchiere maligne che assolutamente non ci appartengono e che con il calcio non hanno nulla a che vedere”. Per quel che riguarda il calcio giocato, troppo poco è il tempo trascorso dall’inizio dei campionati per poter stilare un primo, anche se sommario, resoconto. C’è chi va molto bene e chi no, chi sta rispondendo in maniera egregia e chi invece ha diverse difficoltà ma proprio perché siamo soltanto all’inizio, nel dettaglio entreremo solo nel prossimo numero.■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 19 zapping Dalle mazze ferrate ai tacchetti, è lo spirito che conta Vincenzo Coli Animo, fratelli. L’anno scorso non avevamo vinto la battaglia di Montaperti, quest’anno non abbiamo perso la battaglia di Colle Val d’Elsa (1269: data un po’ rimossa ma segnò l’inizio del declino senese rispetto a Firenze). E soprattutto non c’è stata la temuta guerra fra tifoserie, a parte l’episodio deplorevole dell’aggressione al presidente De Luca. Come il Palio è la trasfigurazione simbolica dello “spirto guerriero” messo in quarantena nel 1555 e lasciato implodere nelle giostre cittadine, la partita di pallone Siena-Fiorentina - non diciamo niente di nuovo - è la proiezione esterna di questo animus, il regolamento di conti ancestrali lasciati in sospeso ed edulcorati se non nel contenuto almeno nella forma: i tacchetti possono far male, le mazze ferrate molto di più. La ‘riavuta’ è stata oggettivamente difficile da organizzare su un campo di calcio: i gigliati sempre al vertice, da Lojacono a Batistuta, i bianconeri arrabattati a navigare a vista tra le serie C e D, e in mancanza di meglio il testosterone è scorso a fiumi nei derby col Livorno. Poi il pendolo della storia calcistica ha fatto salire noi e scendere di brutto loro, finché le lancette dell’orologio non si sono finalmente incontrate. Dopo il flop del campionato scorso, lo “scarpaio” (la definizione non è nostra, ma della signora Anna Falchi in Ricucci) ha fatto le cose per bene, e l’effetto dei miliardi spesi finalmente si vede. Quanto al Roburrone, non sempre il cuore di una squadra può bastare per portare a casa la vittoria, ma riesce a sintonizzarsi con quello dei tifosi, se continua a battere con questo fervore. Vi pare poco? E bravo Cicciocozza, che ha ritrovato l’habitat nella sua Reggio Calabria dove ha ripreso a segnare e a infiammare la curva. Rapporto esaurito con la crisi del settimo mese (il calcio ha tempi decisamente compressi rispetto alla fisiologia amorosa), quello tra il fantasista e la nostra città - scusate se torno sull’argomento - non è stato il solo caso di matrimonio sportivo finito male. Per un capitan Mignani che qui trova moglie e identità contradaiola, per uno Zukauskas che mette radi- 19 ci e s’ispira per allargare la famiglia, per uno Stefanov che non ha mai imparato una parola d’italiano ma si sentiva perfettamente senese, e quando decisero di non rinnovargli il contratto i dirigenti della Mens Sana non sapevano come dirglielo, qualche caso di rigetto ci può stare. Ci è venuto in mente il povero Claudio Malagoli, ala tiratrice che da Varese, dove aveva giocato con Meneghin e Bob Morse, nei primi anni ottanta venne a crivellare retine in viale Sclavo. Firmò il contratto, fece un giro in città, visitò i musei, assaggiò pici e ribollita e soppesò le due o tre ipotesi di casa in affitto proposte dalla società, che pensava di sistemarlo in centro. Macché. Malagoli chiese se c’era un posto lontano da città ma abbastanza comodo per venire ad allenarsi, e si sistemò a Colle val d’Elsa. Senza offesa per l’amor proprio di nessuno. Sui gusti non si discute. C’è anche chi (per la verità non un uomo ma una signora, produttrice televisiva) ha definito la Ferilli una cozza, con la c minuscola. Mettiamola così: certi tipi sono refrattari alla sindrome di Stendhal, vogliamo fargliene una colpa? Primo mese di basket giocato, dopo un’astinenza che sembrava interminabile. La Mens Sana vola, e Dan Petersen torna a fare pronostici. O presagi, detti da lui. Respirano di sollievo Bologna, Roma e Milano che non convincono appieno il mago, si toccano i gioielli di famiglia Treviso e, guarda caso, Siena, ambedue ritenute le meglio attrezzate. In 48 ore ha anche appioppato a due giocatori diversi, molto diversi, l’etichetta di Nowizki italiano, e anni a venire assai vincenti: il giovanissimo Bargnani e il nostro scafato Stonerook. Si decidesse, il vecchio Dan. I due ragazzi, nell’attesa, sono andati a farsi benedire. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 20 cinque cerchi•Francesco Vannoni Denso di significati, ancora una volta, l’annuale appuntamento promosso dal Coni Provinciale •Se la Giornata è Olimpica Una festa per tutti, invitato speciale lo sport con i suoi attori… produttori e spettatori. Il fascino della Giornata Olimpica, svoltasi anche quest’anno presso la sede centrale della Banca di Credito Cooperativo di Sovicille, - partner attento ed autorevole ad ogni opportunità di crescita e sviluppo del territorio - è quello del grande appuntamento diventato tradizione e ormai radicato nel calendario annuale del Comitato Provinciale del Coni. Volendo proseguire nella metafora cinematografica, non è sbagliato definire questa suggestiva kermesse una sorta di “Premio Oscar” dello sport locale. È bene ribadire che i contenuti della Giornata Olimpica non si limitano ai podi, ai trofei e alle classifiche, ma anzi rappresentano un prezioso compendio di esperienze e percorsi nei quali il successo non è premiato soltanto come esito di punti, rilievi cronometrici o altro termine di confronto, ai numeri, ma diventa, innanzitutto, la sintesi più alta dell’interpretazione sportiva, come insieme di valori etici e morali che, in nome del “vero” sport, stanno all’origine di qualsiasi vittoria di gruppo e di qualunque prodezza individuale. “Il nostro impegno – ha detto il presidente del Coni Roberto Montermini – è quello di contribuire, anche attraverso manifestazioni di questo tipo, alla formazione di uomini e donne di sport che, oltre ad essere oggi atleti di vario livello, sappiano diventare, in futuro, dei dirigenti esemplari, camminando nel solco di quelle figure che in questi anni hanno dato un impulso fondamentale allo sviluppo di tutto il movimento. Perché, terminata la carriera, sappiano ritrovare lo slancio necessario per trasmettere alle “nuove leve” il patrimonio di emozioni e sensazioni che lo sport è in grado di regalare”. Un sogno che non è utopia considerando anche la stretta 20 collaborazione esistente con tutte le istituzioni del territorio cittadino e provinciale ed il perfetto coordinamento operativo da anni instaurato con il Comitato Regionale Toscano”. “Siamo orgogliosi, in questo senso, – ha proseguito Montermini - che la giunta Nazionale abbia dato positivamente seguito alla richiesta avanzata proprio dal Comitato di Siena, assegnando a Rabizzi la Stella d’Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza prevista dall’ordinamento del Coni”. Nel suo intervento Rabizzi - ospite della Giornata Olimpica - ha messo in risalto la necessità di universalizzare il linguaggio sportivo, come elemento capace di concorrere all’integrazione socio-culturale tra i popoli e quale portatore di principi condivisi in nome del progresso civile”. Una linea guida imprescindibile per l’avvenire dello sport, idealmente sottoscritta da tutti gli atleti e i dirigenti protagonisti dell’evento e ripresa anche dall’assessore allo Sport della provincia di Siena Giorgio Del Ciondolo, presente insieme a Tanzi e Giovannini, assessori allo sport dei comuni di Siena e Sovicille – il quale ha evidenziato il ruolo del Coni “come interlocutore privilegiato in una serie di progetti orientati ad una collaborazione sempre più proficua tra istituzioni e “governo sportivo territoriale”. I brillanti riscontri avuti col progetto “Il Bambino sceglie lo Sport”, realizzato con l’indispensabile concorso degli organi scolastici, ci spinge a rilanciare e rafforzare il nostro impegno, diretto a tutte quelle fasce di popolazione che possono e vogliono fruire del prodotto sportivo e dei suoi evidenti benefici. A questo scopo – ha sottolineato ancora Del Ciondolo – stiamo approntando, insieme al Coni, una serie di iniziative per la Terza Età, convinti di assecondare un interesse crescente anche tra i meno giovani. Nel corso della manifestazione, riconoscimenti sono andati a Ugo Fiorilli e Albo Mechini, insigniti rispettivamente della Stella d’Argento e di quella di Bronzo al Merito Sportivo. Il primo, ex arbitro di calcio, per un ventennio presidente del Comitato Provinciale della Federazione Italiana Gioco Calcio e medaglia d’oro dell’Associazione Italiana Arbitri, dove ha svolto per sessant’anni la propria attività; il secondo, invece, è un nome molto noto nel mondo del volley: fondatore della Avis Pallavolo Montepulciano (al cui interno ha ricoperto tutte le cariche dirigenziali), Mechini è stato consigliere regionale Fipav dall’ ’88 al ’92 e della sua opera si è avvalso NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 21 lo stesso Coni Provinciale come infaticabile promotore di iniziative per la diffusione della pratica sportiva. Le numerose premiazioni, effettuate in riferimento alla stagione 2004/2005, hanno visto avvicendarsi sul palco esponenti delle più diverse discipline, individuali e di squadra, vincitori di titoli provinciali, regionali o nazionali. Particolarmente nutrita anche la “fetta” di atleti distintisi nelle varie competizioni in ambito europeo e mondiale, traguardi che indistintamente portano lustro allo sport senese nel suo complesso. La consegna delle medaglie al valore atletico, oltre a premiare con l’argento la pattinatrice Cristina Giulianini per gli ottimi risultati conseguiti anche in campo europeo e mondiale e con il Bronzo la nuotatrice Serenella Parri e la campionessa italiana di bowling a squadre Daniela Buzzelli, ha consentito di riaprire una “finestra” sulla stagione 2003/2004 anno del primo, storico tricolore mensanino: Roberto Chiacig ha ricevuto la medaglia di bronzo al Valore Atletico e, insieme a Carlo Recalcati, ha ritirato anche uno speciale riconoscimento per l’Argento Olimpico di Atene. Alla società biancoverde, rappresentata dal general manager Ferdinando Minucci, sono andati ulteriori riconoscimenti per i successi ottenuti anche in campo giovanile con lo scudetto Under 20 e Juniores. Tra le società sportive, anche il Cus e la Virtus Siena hanno fatto incetta di riconoscimenti: il sodalizio di via Banchi ha portato alla ribalta il Basket (con il titolo di Campione Nazionale Universitario), la Scherma (sesta ai Campionati Italiani di Fioretto serie A2 Maschile e Femminile) e il Judo, che ha primeggiato nel Campionato regionale di serie B). La società del presidente Fabio Bruttini è stata premiata per l’ottimo secondo posto nel campionato italiano Under 20 ed il quarto nella categoria “Bam Open”. La contemporaneità con impegni sportivi, in capo ad una nuova stagione appena iniziata, ha fatto registrare qualche defezione nella compagine dei premiati: “Alcune assenze che si sono verificate – rileva Montermini -, se da una parte denotano la grande vivacità e la larga diffusione dell’ “offerta sport”, dall’altra serviranno per apportare alla macchina organizzativa quei piccoli ritocchi utili a perfezionarne il funzionamento in proiezione futura”. Tre immagini della cerimonia svoltasi il 22 ottobre Lavorare per una sempre maggiore “penetrazione” sul territorio, con un occhio rivolto al domani: questo l’imput principale che il Coni senese è pronto a raccogliere per affrontare le nuove sfide che un messaggio sportivo rivolto ai giovani impone di superare. ■ 21 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 22 cicloturismo•Giancarlo Brocci È andata in archivio l’edizione record dell’affascinante corsa d’epoca con partenza ed arrivo a Gaiole •L’Eroica varca l’oceano 22 Novecentouno iscritti, 858 partenti provenienti da ogni angolo di mondo. L’Eroica raddoppia i numeri e conferma tutti i suoi altissimi indici di gradimento fra vecchi e nuovissimi adepti. La cicloturistica d’epoca con partenza ed arrivo a Gaiole in Chianti si è svolta il 2 ottobre, preceduta da un fine settimana davvero intenso per il piccolo centro del nord senese. Il giovedì si era tenuta la prima riunione della nuova struttura nazionale FCI, presenti Di Rocco, Martini, Zuccaro e Piol, quel rappresentante del granfondismo che finalmente va a rappresentare il movimento all’interno della Federazione. Tra gli intervenuti praticamente tutti i maggiori organizzatori italiani, per una discussione davvero ampia ed esauriente che spera di aver trovato orecchie attente. Il venerdi è stato di scena a Gaiole l’avvocato Carmine Castellano, gradito ospite a parlare di polvere e ciclismo, a ripercorrere in immagini e racconto quel Colle delle Finestre che aveva riportato la strada bianca ai fasti del Giro d’Italia ed alla gloria di immagini che hanno bucato ogni video. Già il pubblico si era riempito di giornalisti, scrittori, vecchie glorie, collezionisti e semplici “eroici” appassionati, tutti attori protagonisti di un week end memorabile. Il sabato, infatti, è stato di rara intensità, con l’apertura di una mostra di bici d’epoca che si è arricchita non poco grazie al contributo dei francesi, con Patrick Joret in testa: un museo con un centinaio di biciclette di valore inestimabile, con maglie e cimeli capaci di trasmettere passioni e nostalgie, di accendere ricordi, di animare racconti. Ovviamente, tra gli habitué nostrani, spiccavano i pezzi di Berruti e Leonardi, Cerica e Vieri, Poccianti e Ricci ecc., mentre le Selle Brooks hanno esposto con successo i loro capolavori, riproposti in straordinario stile artigianale. Il pomeriggio, alle 15,30, è partito un nutrito gruppo di bambini per la Minieroica, un salto verso il Castello di Meleto per assaggiare un pezzo di sterrato e conoscere un luogo storico di grande suggestione. Poi la presentazione di libri di ciclismo, appuntamento ormai classico, cui non sono voluti mancare ben 8 autori, molti coi rispettivi protagonisti, introdotti e coordinati da Carlo Delfino: Mazzi col suo Malabrocca, la Argelli con Ortelli, Pellegrini con Bui, Picchi e Viani col Bartali per ‘Giglio Amico’, presente il figlio Andrea. Poi Facchinetti per il suo Bottecchia, Ancilotti e Passignani sul ciclismo toscano, Fiori e il suo Pantani, Bardelli che ha presentato gli aggiornamenti al ‘Generazione Epo’. La sera cena degli Eroici, con un parterre straordinario: presenti Claudio Martini, governatore della Toscana, gli onorevoli, Baldi, Vigni e Pagliarini, quest’ultimo entusiasta al via; quindi il procuratore Pasqualin, il regista del prossimo Bartali televisivo Negrin con l’attore Gandolfo, gli industriali del settore Tommasini, Marresi e Marzorati ed uno stuolo di vecchie e recenti glorie davvero impressionante: Corrieri, Seghezzi, Soldani, Rossello, Falsini, Tognaccini, Sorensen, Salvietti, Veltro, Riccò, i rammentati Ortelli, Malabrocca e Bui, qualche altro confuso fra la festosità informale del clima e di un menù ben poco ciclistico, a base di ribollita, salsicce e fagioli, dolci senesi e tanto Chianti Classico. A seguire lo spettacolo del Bruscello, teatro, poesia e musica che quest’anno gli autori e registi Bonechi e Marsan avevano dedicato a Costante Girardengo. L’indomani, alle 5 del mattino, le prime partenze, quelle per i percorsi lunghi (200 e 137 km, oltre la metà di strade bianche). Alle 8,30 il via ai ‘corti’, 75 e 38 km, con una Piazza Ricasoli piena di colori e di vecchi fotogrammi, tratti da chissà quale album della ‘Panini’; le maglie più incredibili, quasi tutte ben ricamate a mano, tirate fuori dai più nascosti cassetti, le biciclette tirate a lucido dopo anni di profonda cantina, una gioia che si è esternata anche nelle lunghe attese per la firma del foglio di partenza, che ha espresso anche i 70 attendati allo stadio, grazie al lavoro volontario della Misericordia locale che ha offerto ospitalità gratuita ai saccopelisti. Le cifre: 80 donne, ben 104 stranieri di cui 11 austriaci, un belga, 2 canadesi, 4 ceki, 8 svizzeri, 15 tedeschi, 9 francesi, uno spagnolo, 27 inglesi, 9 olandesi, un sudafricano, 10 statunitensi, 2 giapponesi, un danese. Sono giunti all‚arrivo in 790, di cui 169 nel 38 km, 272 nel 75, 104 nel 137 e ben 246 nel Lungo, più del doppio dello scorso anno, guadagnando targa ricordo e bottiglia numerata di Chianti Classico con etichetta ad hoc. Premi anch‚essi speciali per ognuno dei partecipanti con bici eroica: panforte Fiore, olio dell’Azienda Olearia del Chianti, vino di pregio di Badia Coltibuono, proprietà Stucchi Prinetti, casata storica di produttori di bici d’inizio secolo la cui titolare Emanuela ha preso il via con tanto di gloriosa maglia biancorossa marchiata ‘Stucchi’. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 24 Qualcuno si sarà lasciato andare ad espressioni di stupore, altri – forse coloro che seguono più assiduamente il basket in tv e ne osservano ogni particolarità, spesso apprezzandone anche gli avveniristici impianti e i ritrovati tecnologici (specie in quelle autentiche “città al chiuso” che sembrano essere alcuni “palace” americani), l’avranno accolto con un senso di liberazione e, perché no, come un segno dell’ulteriore progresso mensanino. Insomma, il nuovo tabellone elettronico che fa bella mostra di sé calato dal soffitto del PalaMensSana, non è passato inosservato: del resto la centralissima posizione e la mole non trascurabile, molto difficilmente avrebbero potuto impedirne la visione…Il resto l’ha fatto la curiosità dei tifosi biancoverdi che per la prima volta ne ammiravano l’imponenza. Lungo il cammino della Montepaschi, sia sui parquet della nostra serie A ma soprattutto nei palasport continentali dove va in scena la grande vetrina dell’Eurolega, di marchingegni del genere se ne sono visti in larga misura e non di rado nell’immaginario collettivo diventavano essi stessi, ancora prima degli aspetti tecnici, la prova più eclatante del valore dell’avversario: bastava vedere uno di questi sofisticati “mostri elettronici” per mettere le “mani avanti” sulle insidie di una partita o crearsi quell’alibi che giustificasse il timore reverenziale di chi, come noi, era appena arrivato a confrontarsi con i club di prestigio internazionale: “Eh…ma questi c’hanno anche il tabellone”. Ora che la consacrazione come grande realtà del basket è da tempo conquistata, questo straordinario accessorio a quattro facce ci farà sentire un po’ più “grandi”, anche per la suggestione di un attrezzo al quale in molti, soprattutto i più giovani spettatori del PalaMensSana, avranno riservato la solita pioggia di aggettivi superlativi e giganteggianti: “spaziale”, “megagalattico”, “foloso” o “ganzissimo”… e via aggettivando nel ricco e roboante vocabolario del lessico celebrativo giovanile. Un “extra” che testimonia la maturità, non solo tecnica ma anche logistica e strutturale, di una piazza come quella senese dove, accanto al primo storico tricolore e a trofei come la Supercoppa e la Coppa Saporta, le volte del palasport si dotano di un qualcosa che serviva all’impianto. Fattori emozionali a parte, va rilevato il ruolo “di servizio” che il nuovo tabellone, necessario tributo alla modernità, può offrire a tutto il pubblico del PalaMensSana. Ottima visuale del punteggio e del tempo di gara; possibilità di osservare con immediatezza la situazione falli e i punti realizzati da ogni singolo giocatore, a sua volta individuato non più con il cognome, ma con il numero di maglia. Intendiamoci: niente maxischermo, niente riproduzione in contemporanea di prodezze, finezze e…nefandezze dei dieci in campo: per vedere “la partita nella partita” bisognerà aspettare ancora. Ma volete mettere il vantaggio di “leggere” l’andamento del match ad “altezza d’occhio”, memori degli sforzi che le pupille hanno dovuto compiere fino a ieri per cercare una conferma quando i riscontri, tra scout ufficiali e cifre segnate a penna sul taccuino, non corrispondono? Provvidenziale dunque, oltre che grande alleato di chi la partita deve raccontarla anche attraverso i numeri. Quei numeri che per ora restano matematici…in attesa, magari, di trasformarsi in “numeri” balistici da poter apprezzare col naso all’insù, intenti ad ammirarne sullo schermo la spettacolarità…al prossimo capitolo di questa storia. ■ FRANCESCO ROSI MPS.. SPAZIALE 24/ fatti e personaggi del mese a cura di Francesco Vannoni Avere un nome e un cognome “importanti”, magari perché le gesta di qualcuno ancor più importante contribuiscono ad accrescerne la notorietà, è una situazione curiosa e non di rado diventa motivo di simpatici confronti. Qualcuno ci marcia un po’ sopra per il fatto di “chiamarsi come...quello là”, altri non se ne curano per nulla e alla ribalta sono poco avvezzi. Francesco Rosi è diventato, suo malgrado, un personaggio. Ora è famoso, e non per quella clamorosa omonimia con uno dei più grandi maestri del cinema italiano alla quale in pochi penseranno, ma per una borraccia presa sul naso nel concitato finale di Siena-Udinese. Il suo è un mestiere umile, ma di quelli che rendono celebre tra la gente comune, che fanno parte di un “piccolo mondo antico” pieno di genuina e semplice quotidianità. Il vocabolario lo inserirebbe al lemma “fornaio”, la sua gente, dall’avvocato alla donna di casa, dal bambino al nonno, lo chiama invariabilmente “il panaio”, secondo gli schietti adattamenti linguistici della campagna che percorre ogni giorno col suo furgone pieno di “fili”, “pagnotte” e “schiaccioni”. Lontano anni luce dalla scena di uno spettacolo collettivo dove Francesco si è trovato a svolgere, come altre volte, il ruolo nobile e silenzioso del volontario, senzadistinzioni di razza, cultura, censo o religione. È abituato a stare sul “rettangolo verde”, col fischietto però, per arbitrare le partite di un calcio “povero ma bello” perché frutto della passione e che, non a caso, si chiama “Amatori”. Non sorprende l’improvvisa attenzione che i giornali hanno riservato al barelliere, ma del resto quando ad essere soccorsi sono giocatori di un certo calibro, anche se di riflesso, fanno “notizia” anche quanti ne curano l’incolumità dopo uno scontro, una caduta o un infortunio. Figurarsi, poi, se ci tocca di prendere una borraccia nel naso dal centrocampista nigeriano Chris Obodo. Viste le circostanze, si può discutere sulla volontarietà del gesto, ma ciò che è apparso particolarmente disdicevole è stato l’attacco mediatico sferrato da tutti i “salotti televisivi” del pallone, svelti a “bollare” come colpo di teatro la caduta successiva di Francesco, spinto da Iaquinta; neppure sfiorati dal dubbio che uno degli strapagati interpreti del nostro calcio potesse aver sbagliato e di grosso, al cospetto di chi, gratuitamente, dedica parte del proprio tempo agli altri. Se ne parlerà per un po’, in ossequio al vizio italico di voler dire sempre e comunque la nostra. Francesco è già andato oltre, pronto a tornare alla semplice quotidianità di ogni “panaio” e a prodigarsi ancora al fianco di chi soffre nella partita della vita, l’unica che conta davvero. NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 25 Il volley mensanino si rifà il trucco e punta forte sulla linea verde. Ha preso avvio una nuova, importante stagione per la sezione femminile di pallavolo della Mens Sana che, sotto la guida dei dirigenti Paola Cobbe e Giorgio Milanesi e del responsabile tecnico Raimondo Della Volpe (trascorsi sul parquet con la mitica Panini Modena di Julio Velasco), vara un’ambiziosa ristrutturazione del proprio settore giovanile parallelamente all’avventura della prima squadra nel campionato di Serie C. La società ha infatti deciso di dare vita ad un progetto finalizzato all’avvicinamento alla disciplina con particolare attenzione alle categorie giovanili il cui obiettivo, è quello di concorrere allo sviluppo dell’intero movimento del Volley per i prossimi anni. Un’idea che nasce seguendo il modello dei club professionistici, forte dell’accresciuta qualità del settore tecnico mensanino, di un paio di prestigiose sponsorizzazioni che negli anni hanno garantito stabilità alla sezione (confermati, infatti, gli accordi con Fondi Ducato e Segis) e di alcune importanti collaborazioni (su tutte quella con l’Istituto di Medicina dello Sport, che già nella passata stagione aveva seguito la prima squadra con appositi test di valutazione e funzionalità). L’obiettivo che la Mens Sana si pone è quello di offrire alle giovani atlete che entrano in palestra (e di conseguenza alle loro famiglie), un progetto formativo-sportivo nel quale una seria attività sotto rete sia accompagnata di pari passo da un’accurata preparazione fisica che comprenda anche apposite valutazioni scientifiche ed antropometriche: il tutto senza mai perdere di vista la quotidiana attività scolastica delle pallavoliste, componente anzi fondamentale di quella formazione culturale senza la quale è poi impossibile costruire anche un buon atleta. La stagione 2005/2006, da poco inaugurata, vede la Mens Sana pallavolo mettere a disposizione i corsi ludico-sportivi di Minivolley e Superminivolley (1° e 2° livello), dedicati all’apprendimento della disciplina nelle atlete in tenera età, ma anche schierare le formazioni Under 13 promozionale, Under 14, Under 16 (il team disputerà anche il campionato di 3^ Divisione) ed Under 18 (di scena pure in 1^ Divisione). Di assoluto livello lo staff tecnico, che agisce sotto il coordinamento di Raimondo Della Volpe. Camilla Nerli è l’istruttrice del Minivolley, Paolo Falavigna si occupa del Superminivolley 1° livello, mentre il Superminivolley 2° livello è affidato ad Aurora Fiorilli, che ha pure il compito di allenare la formazione Under 13 (assieme a Nerli). L’Under 14 della Mens Sana è allenata da Veronica Muzzi, impegnata anche come vice nell’attività dell’Under 16, affi- Matteo Tasso•polisportiva La società biancoverde conferma il suo impegno in una disciplina in piena espansione •Il volley mensanino sposa la linea verde data invece alle cure di Alessandro Passaponti. Infine l’Under 18, allenata da Francesco Marzocchi (vice Falavigna), già vice della prima squadra biancoverde. Affiancato all’aspetto tecnico, anche quello atletico. Il preparatore è Pietro Piu, cui la squadra di Serie C si è affidata nell’ultimo torneo per il ruolo di scuot-man, vero e proprio lusso per una simile categoria. Per la Mens Sana, dunque, un’avventura che si annuncia intensa e vincente...come vincente, negli anni, ha dimostrato di saper essere il volley italiano. Sponsorizzata anche nella stagione 2005/2006 dai marchi Segis e Fondi Sistemi Ducato, la Mens Sana pallavolo affronta il campionato di Serie C femminile cercando nel proprio vivaio le giuste alternative per un futuro di spessore. Rivoluzionata rispetto all’ultima avventura, quando la permanenza in categoria fu colta all’ultimo tuffo grazie ad uno splendido colpo di reni, la squadra guidata da Della Volpe non si pone, né si preclude, particolari obiettivi: “Non sono abituato a fare proclami – spiega il coach –, preferisco lavorare e divertirmi in palestra piuttosto che parlare di salvezza, metà classifica o playoff. Di sicuro puntiamo al ricambio generazionale promuovendo in prima squadra quelle giovani che ci sembrano in grado di reggere l’urto della Serie C. Vogliamo aprire un ciclo per garantire continuità alla pallavolo mensanina: l’idea è quella di far crescere le nostre giovani per dare alla società quella stabilità che può tranquillamente ottenere anche solo con le proprie forze”. Un grave handicap ha però caratterizzato l’avvio del torneo. Il serio infortunio al ginocchio occorso alla capitana Veronica Pulcini nella sfida d’esordio significa dover affrontare la stagione senza un elemento fondamentale nello scacchiere di Della Volpe. Un guaio al quale la forza e lo spirito del gruppo dovranno far fronte. ■ SQUADRA Palleggiatrici: Arianna Sarchi, Alessia Cappelli Schiacciatrici: Veronica Pulcini (k), Rita Bartalini, Eva Guerrini, Silvia Bocci, Valentina Ciccolini, Valentina Censini Centrali: Enza Caliandro, Anastasia Pisani, Angela Sani Libero: Benedetta Castagnini Allenatore: Raimondo Della Volpe Assistenti: Francesco Marzocchi, Paolo Falavigna STAFF Direttore di sezione: Paola Cobbe Vice direttore: Giorgio Milanesi Preparatore Atletico: Pietro Piu. Medico sociale: Gilberto Martelli Dirigente accompagnatore: Maurizio Castagnini 25 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 27 27/ reportage SE LO TSUNAMI DIVENTA UNA SQUADRA di Augusto Mattioli Settembre 2005. In un paese di pescatori nei pressi di Pondicherry, in Tamil Nadu. Una delle zone del sud dell’India più colpite dallo Tsunami Nel dicembre dello scorso anno. Dove siamo andati per capire come vanno avanti i progetti finanziati dal comitato Terre di Siena Tamil Nadu – Sri lanka e che vengono concretizzati grazie alla collaborazione con alcune organizzazioni non governative, il Ciai, Centro italiano assistenza infanzia, Mani Tese, Ucodep. In una riunione di pescatori arriva un anziano dalla faccia scavata, accompagnato da un giovane con una maglietta celeste di taglio sportivo. Non ci sbagliamo quando riusciamo a leggere una scritta: “Tsunami volley club tourament 2005”. Il ragazzo ci conferma di far parte di una squadra di pallavolo che gioca nella zona. Un modo per tornare ad una normalità peraltro assai difficile. Perché lo tsunami ha distrutto nei villaggi dei pescatori le barche o i catamarani, mentre gli agricoltori non possono coltivare la terra invasa dall’acqua salata e dalla quale ricavano quel poco che avevano per andare avanti. E che ora deve vivere degli aiuti della cooperazione internazionale. Lo sport è certamente l’ultima delle preoccupazioni in questo grande paese già povero di suo (ma dove non mancano anche elementi di forte sviluppo) dove gran parte delle persone non ce la fa a vivere come avrebbe diritto qualsiasi essere umano. Eppure nel corso del viaggio in questo paese, di cui abbiamo visitato soltanto una piccolissima parte, abbiamo visto anche solo dalla macchina giovani e giovanissimi in spazi più o meno attrezzati giocare a cricket, sport tradizionale inglese, ma che in India, che è stata una colonia di sua maestà britannica, è ancora il più popolare e seguito. Come da noi il calcio. Vista da vicino la vita della gente è davvero molto difficile, anche se almeno questa è stata la nostra impressione. Le difficoltà non sembrano però fiaccarne la voglia di lottare. Ma lo doveva essere ancora prima dell’onda anomala di quasi un anno fa che anche da queste parti ha fatto tantissime vittime, anche bambini. Un viaggio difficile, certo molto diverso da quelli dei turisti comuni. Non solo per il caldo umido che ti taglia le gambe. Non solo per i problemi causati da un diverso modo di alimentarsi o di bere . È quello che ti è passato davanti che te lo ha reso tale . La povera capanna subito fuori dell’ albergo di ottimo livello dove assieme agli animali, al cane che abbaia, peraltro senza convinzione, all’intruso che invade il suo territorio, dormono per terra bambini e anziani. La mendicante che la mattina presto ti chiede le dieci rupie (un euro circa) che poi consegna ad un uomo ben vestito che probabilmente la sfrutta. Il mercato del pesce dove la merce è letteralmente coperta dalle mosche, inutilmente scacciate dalle venditrici che guardano di traverso chi le fotografa. I bambini abbandonati di cui si cura un centro gestito da suore cattoliche che abbracciano chiunque dimostri loro interesse e affetto. La gente che di notte dorme in mezzo allo sterco di vacca sacra perché evidentemente non può disporre di una casa propria. La donna che nel campo temporaneo di accoglienza nei pressi di Kaniakumari, nell’estremo sud dell’India, ci mostra la disperazione che si legge negli occhi, la misera capanna dove sarà costretta a vivere a lungo e che un soffio di vento più forte potrebbe far crollare. A fronte di queste poche immagini si vede, in forte contrasto, la ricchezza esibita e forse anche arrogante di persone che girano con fuori strada da migliaia di euro o frequentano locali che non sfigurerebbero neanche da noi. Quanta differenza con il giovane con la maglia celeste da pallavolo o con i giovani che giocano a cricket con tanto entusiasmo. Ma restano anche delle immagini belle. La gioia delle donne che hanno la possibilità di vivere grazie ad una mucca che produce latte la cui vendita consente di far quadrare il magro bilancio familiare. L’entusiasmo e la voglia di vivere dei bambini. La gentilezza delle persone. La felicità delle ragazze alle quali è stata regalata una bicicletta per poter andare a scuola perché le famiglie non si possono permettere neanche il biglietto del bus. Maledetto tsunami. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 28 scherma •Daniele Giannini Positivo avvio di stagione per gli atleti senesi, già protagonisti su varie pedane d’Italia •La valanga Cus si è messa in moto Il mese di ottobre vede l’esordio sulle pedane di Lucca della nuova stagione della scherma senese. Sono le “under 20” della sezione universitaria del C.U.S. Siena sponsorizzata dalla MontepaschiVita - Chiron Vaccines a misurarsi con le coetanee nel Trofeo “Le mura di Lucca”, valido come prima prova di Coppa del Mondo “giovani” di fioretto femminile. Hanno partecipato alla selezione per la qualificazione al torneo internazionale Beatrice Giardini, Erica Mazzi e Giorgia Zizzo. La selezione, che vedeva in campo oltre 60 atlete italiane, era valida per l’accesso alla prova del circuito iridato giovanile. La Giardini e la Zizzo non riuscivano a qualificarsi per la prova internazionale, mentre la Mazzi, dopo un avvio in sordina, raggiungeva la qualificazione collezionando quattro vittorie consecutive su un totale di sei assalti disputati. Non è la prima volta che la Mazzi riesce nell’impresa, infatti anche lo scorso anno aveva raggiunto il battesimo internazionale nell’edizione 2004 del torneo. Nel girone di qualificazione la giovane cussina batteva una francese ed una moldava, ma, per una sola stoccata, non raggiungeva la qualificazione nel tabellone di eliminazione diretta classificandosi in quarantanovesima posizione. Un avvio positivo per Erica Mazzi in preparazione della prima prova nazionale di Categoria in programma ad Ariccia. Sempre a Lucca, dopo l’evento internazionale, è stato organizzato un torneo regionale under 14 dove le giovani lame della sezione scherma del CUS hanno sbaragliato il campo come società, conquistando otto podi e inserendo complessivamente nelle finali ad “8” ben 14 atelti. Nelle prime lame femminili, classe 1996, all’esordio assoluI giovanissimi to fuori dalla palestra dell’Acquacalda, argento per Claudia Dei schermitori partecipanti al e bronzo per Elena Ferrini con Virginia Simpatico che perveniTorneo GPG va anche lei alla finale ad otto e si classificava in settima posizio- 28 ne. Felice esordio anche nelle prime lame maschili con il bronzo per Lorenzo Giannini, sesta posizione per Ferdinando Piccolini e settima per Dimitri Tarantino. Nella categoria maschietti tre finalisti con Mattia Laurigi sesto, Alessandro Zizzo settimo e Bernardo Crecchi ottavo; nei giovanissimi bronzo per Guido Ferrini; mentre negli allievi di sciabola argento per Edoardo Marri, bronzo per Alex Breghi ed ottimo quinto posto per Cristiano De Salve. Netta vittoria nelle allieve di fioretto per Alice Volpi che si aggiudicava il torneo battendo in finale la pisana Batini; sul podio anche Irene Crecchi che ha dovuto cedere il passo alla compagna di sala nella semifinale. La settimana seguente di scena i “Cadetti”, under 17, a Terni con tre atleti che riuscivano a raggiungere la qualificazione per la prima prova “Giovani”, under 20. Dopo il girone iniziale “all’italiana”, nel quale vengono eliminati fra il 20 ed il 30% dei partecipanti, Giorgia Zizzo nel fioretto femminile, Niccolò Zanchi e Tommaso Vagaggini nel fioretto Maschile, Lorenzo Bruttini nella spada maschile e Giovanna Dimitri nella spada femminile approdavano alla eliminazione diretta. Vagaggini e Dimitri però si fermavano al primo turno del tabellone di diretta mentre Zizzo, Zanchi e Bruttini riuscivano a superarlo raggiungendo la qualificazione per i “Giovani”. Positivo il 26° posto della classifica finale per Giorgia Zizzo che, ripetendo il risultato nella seconda prova, potrebbe accedere alla fase finale del Campionato Italiano di Categoria riservato ai migliori “32” atleti della classifica generale delle due prove. Nella penultima domenica di ottobre si è svolto a Siena il Trofeo Montepaschi Vita, gara a squadre con staffetta alle sei armi riservata ai nati negli anni 1991 e 1992. La manifestazione è stata organizzata dal C.U.S. negli impianti sportivi dell’Acquacalda in collaborazione con la Federazione Italiana Scherma e Montepaschi Vita, sponsor del circuito under 14 della F.I.S. Il torneo era riservato ad 8 squadre, tra cui una formazione “All Stars”, selezione nazionale composta dai Campioni Italiani “Allievi”, under 14, del 2005. Per questi ragazzi, è stato il “debutto” in nazionale che hanno onorato conquistando il torneo sulla rappresentativa ungherese invitata dalla federazione scherma proprio per dare più risalto all’evento. Fra le altre squadre, le quattro Società prime classificate nella graduatoria dei Campionati Italiani Under 14: Mangiarotti Milano, C.S. Roma, Fides Livorno ed Ariccia oltre la rappresentativa del C.U.S. Siena, Società ospitante, e la Società Giulio Verne di Roma invitata direttamente dalla Montepaschi Vita. Decisamente positiva la prestazione degli schermitori cussini scesi in pedana con la squadra composta da Giulio Baldassarri, Lorenzo Bruttini, Irene Crecchi, Cristiano De Salve, Gaia Fratini e Alice Volpi. La squadra senese, dopo aver superato nel girone iniziale l’Ungheria e il C.S. Roma, batteva nel primo incontro della eliminazione diretta la Mangiarotti Milano per poi cedere alla rappresentativa azzurra in semifinale. Nella finale per il terzo posto i cussini si dovevano arrendere per poche stoccate alla rappresentativa di Ariccia terminando il torneo in quarta posizione. Contemporaneamente, sempre negli impianti universitari dell’Acquacalda, si svolgeva una manifestazione riservata alle “Prime Lame”, classe 1996, con un torneo a squadre miste di fioretto nel quale la sezione scherma cussina metteva in pedana ben 12 piccoli schermitori divisi in quattro squadre. La vittoria andava al C.S. “Chiti” di Pistoia che superava nella finale il C.S. Ariccia; al terzo posto, a pari merito, si classificavano la Mangiarotti Milano e il C.U.S. Siena “A” formato da Lorenzo Giannini, Sofia Monaci e Ferdinando Piccolini. Giusto ricordare anche gli altri piccoli cussini, di cui molti all’esordio assoluto, che hanno partecipato alla manifestazione nelle altre tre squadre del C.U.S. Siena: Claudia Dei, Tommaso Della Seta, Elena Ferrini, Veronica Minucci, Francesco Porru, Virginia Simpatico, Andrea Sperduti, Carlo Alberto Stortini, Dimitri Tarantino. Risultati di inizio stagione molto positivi, anche grazie al perfetto funzionamento delle armi attraverso lo sponsor tecnico Allstar-Senarmi sempre vicino al sodalizio universitario presieduto dal professor Francesco Pulitini e seguito dal responsabile di sezione Giancarlo Pigino. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 29 Classifica A/2 maschile Classifica A/2 femminile Parma Reggio Emilia Vita S. Elpidio (AP) Libertas Siena Verzuolo (CN) Arpino (FR) Castello Roma Vinchiaturo (IS) 8 6 6 4 4 2 2 0 Libertas Siena Castelgoffredo (MN) Molfetta Vasto (CH) Mugnano (NA) Castello Roma (**) due partite in meno (*) una partita in meno 6 4 (**) 4 (*) 2 (*) 2 (**) 0 Corrado Bagella•tennis tavolo Parte subito bene la squadra femminile, mentre stenta quella maschile nonostante un grande Adeyemo Buono lo sprint iniziale con cui le squadre della Libertas Siena hanno affrontato gli impegni dei campionati di A/2, maschile e femminile, e pronostici pienamente rispettati. La formazione maschile ha finora vinto due incontri, assestandosi al quarto posto in classifica e dimostrando di valere posizioni ben più alte. Quanto rammarico resta, infatti, per le due partite perse 5 a 4 contro la capolista Parma e contro la seconda Reggio Emilia. Partite, peraltro, condotte magistralmente in vantaggio fino al 4 a 2, sotto la spinta di un Fatai Adeyemo superlativo, sempre vincitore. Ma poi, negli ultimi due singolari, inaspettate rimonte degli avversari e, sul quattro pari, il doppio perso malamente al quinto set. Aldilà di tali sconfitte, comunque, la squadra ha dimostrato ampiamente di non essere inferiore alle prime della classe e di poter aspirare a traguardi più importanti. Specialmente se Fatai Adeyemo riuscirà a conservare le attuali condizioni di forma, che, insieme alla classe che lo contraddistingue, gli hanno consentito di mantenere l’imbattibilità dopo otto incontri disputati. Incontri, si badi bene, molto impegnativi, al termine dei quali ha mietuto vittime illustri, quali il russo Khorkhov di Parma ed il cinese Liu Wenyu di Reggio Emilia, ben più avanti di lui nelle classifiche nazionali. Sul primo tavolo, poi, Andrea Bongini ha collezionato buone prestazioni, ma con alti e bassi che hanno influenzato il risultato finale. Altrettanto si dica per Marco Noli ed Angelo Teatino sul secondo tavolo, che hanno alternato partite decisamente positive ad altre meno incisive, facendo vedere però di essere in grado di competere alla pari con avversari più quotati di loro. E basterebbe una maggiore convinzione nei propri mezzi, per rilanciare la Libertas ai vertici della classifica. In A/2 femminile, dopo quattro giornate i valori in campo sono già ben delineati. Tre squadre in lotta per la promozio- •La Libertas in linea con le sue ambizioni ne, le altre tre in corsa per le posizioni di rincalzo. Le più forti sono, in primis, lo Sterilgarda Castelgoffredo (con la cinese Qi Rong, numero uno in Italia, ed Alessia Arisi, per tanti anni incontrastata campionessa d’Italia), seguito dal Molfetta (con la cinese Han Yan, numero due d’Italia) e dalla Libertas Siena. Purtroppo, dopo le prime tre partite vinte a mani basse per 5 a 0, la squadra senese ha subito la prima sconfitta nel big match contro il Molfetta. E, proprio com’era successo nei primi due incontri della A/2 maschile, al termine di un match condotto con sicurezza fino al 4 a 2, ma poi sorprendentemente ribaltato dalle pugliesi. La svolta si è realizzata alla settima partita, quando la cinese di Molfetta Han Yan ha superato la cinese di Siena Zhang Yanan, motivando così al massimo le compagne, che hanno compiuto il miracolo. E proprio di miracolo si deve parlare, perché la sconfitta di Anna Brzan, contro la Scardigno, e di Marloes De Smet, contro la Racanati, non rientravano assolutamente nelle previsioni. Peraltro, a questo punto del campionato, nulla è compromesso, ma certamente la strada si fa più in salita per le ambizioni delle ragazze della Libertas. A metà novembre, l’altro scontro al vertice contro lo Sterilgarda Castelgoffredo servirà a chiarire ulteriormente la situazione. Certo, appaiono quanto meno singolari gli episodi che hanno caratterizzato l’inizio di stagione delle formazioni Libertas. Le tre partite più importanti perse per 5 a 4, dopo essere stati in vantaggio per 4 a 2: che sia una specie di sortilegio? Per il prosieguo dei campionati è senz’altro il caso di fare i debiti scongiuri. ■ 29 01-11-2005 9:14 la galleria dei nuovi biancoverdi NOVEMBRE 2005 Page 30 foto Lazzeroni Rimantas Kaukenas, guardia 01-11-2005 9:14 Stagione di Serie A 2005/2006 NOVEMBRE 2005 Page 31 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 32 volley •Francesco Vannoni Cambio della guardia sulla panchina degli universitari: Bellafiore sostituisce Santilli nella corsa verso la salvezza •Al Cus c’è qualcosa di nuovo sotto rete 32 Il Cus volley femminile si è affacciato sul palcoscenico della serie B1 vestito con l’abito di una matricola dalle idee chiare: programmazione, lavoro e sviluppo del vivaio sono i tre capisaldi con i quali la società senese si presenta, da neopromossa, in un campionato non facile, guadagnato al termine di una stagione esaltante come quella passata, nella quale la compagine cussina è risultata l’unica a salire di categoria rispetto a tutte le altre realtà del vasto panorama sportivo cittadino. Un motivo di orgoglio per i dirigenti del sodalizio di Via Banchi, che vedono premiata una filosofia tecnica ed organizzativa improntata verso scelte precise, capaci di guardare lontano ottimizzando al meglio le esigenze agonistiche con i parametri di bilancio. La novità più rilevante è in panchina: interrotta la collaborazione con Giuseppe Santilli, per molti anni responsabile dello staff tecnico del Cus, la squadra è stata affidata a Tommaso Bellafiore, che in precedenza ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo insieme a Massimo Machetti. “Fino al momento in cui ho accettato di tornare in panchina, prendendo in mano le redini della prima squadra, sono stato direttore sportivo del settore giovanile. Questa è un’esperienza che vivo con entusiasmo e nella quale spero di far bene. La fiducia che mi è stata accordata mi onora e mi spinge al massimo impegno per ottenere ciò che la società si attende”. Umiltà e applicazione e l’affiatamento di un qualificato gruppo di collaboratori, sono gli ingredienti giusti per riprendere ad allenare dopo un periodo passato dietro la scrivania. “Devo rilevare – evidenzia Bellafiore – la completa identità di vedute con il mio vice Marcello Cervellin: poter pianificare insieme l’organizzazione del lavoro, confrontandoci sulle scelte, permette di relazionarci meglio al cospetto di una squadra anagraficamente disomogenea come la nostra”. Del resto Tommaso Bellafiore conosce il mestiere e i suoi tre lustri trascorsi in casa Cus, oltre ad essere il segno tangibile di fedeltà ad un progetto e al lavoro di quanti operano per realizzarne le linee principali, rappresentano un periodo di esperienze comunque importanti, spesso impreziosite dalla gioia del successo. “La stagione ’98-’99 è stata quella più ricca di soddisfazioni: in quell’anno, come tecnico delle compagini giovanili, ho fatto il tris di titoli provinciali guidando alla vittoria le formazioni Under 14, Under 16 e Under 18”. Un curriculum di tutto rispetto, dunque, al quale il nuovo tecnico ha aggiunto risultati importanti ottenuti in campo maschile: nel 2000, infatti, ha condotto il sestetto cussino alla promozione in serie C, sfiorando, dopo un periodo di consolidamento nella categoria, il salto nella categoria superiore, sfumato soltanto alle semifinali dei play-off. NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:14 Page 33 Squadra Cus Volley Femminile Campionato di serie B1 - GIR. C nome e cognome Elisa Ciabò Costanza Marmugi Tatiana Pieri Chiara Brandini Laura Monaci Carlotta Romeo Valeria Carlozzi Laura Ulivieri Alice Quadri Claudia Ghiribelli Martina Semboloni Ginevra Benvenuti Valeria Verdino n. alt. ruolo anno nasc. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 15 175 165 180 180 178 176 180 178 175 181 181 165 175 S L C C U S C O A O S L A 1977 1973 1980 1989 1979 1988 1983 1986 1987 1971 1979 1988 1988 Allenatore: Tommaso Bellafiore Vice allenatore: Marcello Cervellin Per la prima esperienza in B1, le ragazze di Bellafiore sono impegnate in un raggruppamento che comprende formazioni toscane, umbre e marchigiane, con tappe in Emilia Romagna e Abruzzo. Proprio in Emilia, a Ravenna contro il Club Italia, la squadra senese ha bagnato con una vittoria per 3-1 l’esordio nel nuovo campionato. “È un’affermazione importante perché ottenuta al cospetto di una squadra formata da giocatrici che fanno parte del giro azzurro e che costituiscono le risorse future del volley ad alto livello”. Un test molto probante, superato senza timori reverenziali e che lascia ben sperare per il futuro. “Iniziare bene conta molto: per il gruppo, il morale e ovviamente la classifica. Vale ancora di più se consideriamo che la squadra deve amalgamarsi e raggiungere, tra conferme e nuovi innesti gli equilibri necessari per l’adattamento al modulo di gioco”. A proposito di nuovi volti, il direttore sportivo Massimo Machetti ha lavorato per sostituire le pedine che hanno dovu- to trasferirsi altrove: partenze di rilievo, ma anche arrivi di valore, soprattutto in prospettiva, già in grado di dare solidità all’organico: il libero Costanza Marmugi, la centrale Tatiana Pieri e la palleggiatrice Elisa Quadri, prelevata dal Perugia, si sono unite alle molte conferme, tra le quali quelle di Valeria Carlozzi ed Elisa Ciabò, per un cocktail di esperienza e gioventù. “Bisogna considerare le oggettive difficoltà che società come la nostra incontrano nel reperire giocatrici alla portata delle casse. Per questo è fondamentale sostenere e rinnovare costantemente il vivaio, “serbatoio” per creare quel ricambio in grado di garantire continuità”. Cinque squadre impegnate nei vari campionati di categoria: due Under 13, un’ Under 14, un’Under 16 e un’Under 18, sono la riprova di una fiorente attività alla quale vanno aggiunte le partecipanti ai corsi di Avviamento allo sport, per un totale di oltre cento ragazze. “Sotto questo profilo l’eccellente lavoro del nostro responsabile Fabrizio Becatti, coadiuvato da Annamaria Fusillo e Claudio Mei, insieme alla collaborazione che abbiamo instaurato con altre realtà cittadine e provinciali attraverso scambi e sinergie, fisserà le pezze d’appoggio sulle quali approntare nuovi progetti di crescita per tutta la pallavolo senese”. ■ 33 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 34 Grandi famiglie, per una grande storia. Non uno slogan, ma il segno di un destino comune a molte patrie vicende che hanno segnato i tempi attraverso le vicissitudini, fortunate o meno, di una tradizione professionale tramandata secondo regole antiche e legami profondi. Storie da “copertina”, intrise di sentimenti, ricordi e passione della gente: il solo termometro capace di misurare il successo di un progetto, popolarità dei fatti e, perché no, il radicamento di modi di vivere. Perché nelle grandi storie c’è la vita: quella di chi, ad una passione, decide di dedicare impegno e risorse, guardando sì al proprio soddisfacimento, ma con l’idea di costruire qualcosa per coloro che verranno. Dietro ad una grande idea o ad un marchio prestigioso c’è sempre un ‘Grande Vecchio’ che a questa causa ha sacrificato tutto, per scelta. Il nome di Giuseppe Giannettoni, pilota ufficiale della ‘Gilera’ degli anni Quaranta, scomparso nel 1997, è da sempre legato al motociclismo senese, che continua a percorrerne le orme ricevendo spinta proprio dall’esempio di un ‘padre’ che ne ha tracciato le origini con lungimirante saggezza. Ecco perché fa un certo effetto parlare ancora di un Giannettoni in sella ad una moto: è un po’ come trovarsi di fronte al predestinato, a colui che non poteva far altro che proseguire la ‘corsa’ del nonno nella sfida continua al senso del limite. Far parlare Riccardo Giannettoni è un piacere autentico: la sua voglia di raccontare è manna per il cronista; solleva dal compito di dover, in qualche caso, impostare il canovaccio di un’intervista – per arrivare su determinati argomenti che ne costituiscono l’ossatura –, specie quando ti accorgi che ogni occasione è buona per rinfrescare aneddoti, rammentare situazioni e ritagliare istanti che fissano un legame quasi simbiotico tra nonno ‘Beppe’ e Riccardo. La fortuna è quella di unire il fascino del ricordo all’esperienza del presente, non necessariamente identica, ma ugualmente emozionante. “Mio nonno è stato il punto di riferimento principale – esordisce Riccardo - nella nascita, nella crescita e nello sviluppo di questa passione. Una figura indimenticabile ed una guida che mi ha seguito ovunque, sin dalle prime esperienze, con grande entusiasmo e competenza. Non posso certo dimenticare il primo motorino che proprio lui mi regalò a due anni e con il quale mi divertivo in Piazza Provenzano, vicino alla sua officina; e poi a quattro e a sei anni, quando ebbi la gioia di ricevere il primo motociclismo Si chiama Riccardo Giannettoni, è nipote del ‘mitico’ Beppe dal quale ha ereditato la passione per le 2 ruote •Buon sangue non mente 34 ‘due ruote’ con le marce”. Una continuità che ha riguardato anche Paolo, figlio di Giuseppe e padre di Riccardo, che ha “attraversato” tutte le specialità motociclistiche, proseguendo l’opera avviata dal celebre genitore. Quello di Riccardo Giannettoni con la velocità è un rapporto che inizia ufficialmente nel 1989, a quattordici anni, e che si esprime nel motocross prima e nell’Enduro poi. “Ho fatto cross per cinque anni, poi mi sono preso un periodo di pausa per dedicarmi alla famiglia, fino al ’99 quando ho ripreso a gareggiare. Dal 2003 la mia attività si è spostata nella specialità Enduro. Ho maturato questa decisione valutando anche la maggiore propensione di tanti amici che avevano iniziato con me quest’avventura e stavano pensando di intraprendere una nuova sfida”. Una disciplina bella e difficile, che vuol “guardare in faccia” e che per questo richiede freddezza e lucidità. “Effettivamente dobbiamo essere in grado di affrontare situazioni particolarmente complesse, soprattutto durante le prove speciali (una in linea, una di cross e la prova “extreme”, la più breve ma anche la più difficile) che troviamo nei 50 km del percorso di gara da ripetere per tre giri e che, con la somma dei tempi realizzati, concorrono a stilare la classifica finale”. Il rispetto dei valori umani più alti è anche per Riccardo, nello sport come nella vita, la legge fondamentale da osservare. “In questo senso l’Enduro favorisce la socializzazione e l’amicizia; c’è uno spirito diverso nell’approccio alla gara; la competizione è prima di tutto contro il cronometro, che con il suo scorrere scandisce tempi e graduatorie e così è più facile familiarizzare, riuscendo anche a sorridere e scherzare insieme quando, alla fine della gara, guardiamo e commentiamo la classifica”. Un divertimento che però comporta sacrifici economici e logistici (Riccardo si sposta, spesso da solo, da marzo ad ottobre, girando in lungo e in largo la nostra penisola) e in merito al quale il trentaquattrenne motociclista ha le idee chiare di chi vuol prepararsi non solo per partecipare, ma per competere al vertice e, se possibile vincere. “Mi alleno con la moto almeno tre giorni a settimana su percorsi delimitati appositamente, anche in condizioni meteorologiche avverse. Coinvolgo spesso mia moglie per i rilievi cronometrici. Inoltre, per curare la condizione atletica, vado spesso in bicicletta”. Un lavoro molto meticoloso che ha portato frutti: nel 2003 con il titolo di Campione Toscano Promozionale e nel 2005, anno d’oro per il centauro senese, con la vittoria nel Campionato Toscano, ottenuta con due gare d’anticipo sulla fine della stagione, il secondo posto al Campionato Italiano “Major” e al Trofeo delle Regioni. Scelte diverse da quelle di Giuseppe, che avrebbe preferito vedere il nipote correre su strada e che non perdeva occasione per definire il motocross, con graffiante ironia, ‘Lo sport dei contadini’. “Sì, è vero! Nonno la pensava così, ma non mi ha mai influenzato, lasciandomi libero di decidere il mio futuro: ovviamente, la sua battuta non era riferita ad un ragionamento di maggiore o minore dignità sociale, ma all’asperità delle superfici e ai più evidenti ‘segni della battaglia’ che ogni gara lascia sulla moto o sulla tuta del pilota, costringendo ad un lavoro successivo di riordino e sistemazione”. Chissà cosa direbbe, il ‘Grande Vecchio’, ora che suo nipote ne ha fatta… di strada, anche se tra gli impervi percorsi Enduro. Facile prevedere che ne sarebbe orgoglioso e quando Riccardo, in chiusura, confessa candidamente di farsi il segno della croce prima dell’inizio di una gara e di guardare Lassù in cerca di sostegno e protezione, allora capisci che nonno Giuseppe non l’ha mai lasciato solo. Del resto, avrà pur praticato lo “sport dei contadini” , ma anche Riccardo è un altro Giannettoni in sella ad una moto. Che diamine! ■ FV NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 36 atletica leggera •Andrea Bruschettini Sul finire della stagione la società senese conquista due titoli italiani di categoria con Calzeroni e Baini •Chiusura con fuochi d’artificio per l’Uliveto Uisp Mancava solo un titolo italiano FIDAL nell’ottima stagione 2005 dell’Uliveto Uisp Siena, ma invece di uno ne sono arrivati addirittura due. I quattro atleti in maglia azzurra (Calzeroni, Cito, Magi e Palmieri) rappresentavano infatti un record senza precedenti nella storia dell’atletica senese, a cui sono da aggiungere altri piazzamenti di prim’ordine raggiunti a livello nazionale nel corso della stagione (come il secondo posto della Palmieri agli italiani promesse e agli universitari, il terzo di Magi nei 200m agli italiani juniores, il quarto posto di Cito sui 5000 agli italiani juniores), vari titoli regionali, e l’accesso della formazione assoluta maschile alla finale nazionale serie B gruppo 3. Certo è che il finale di stagione, che concentrava varie manifestazioni giovanili in ottobre, poteva portare nuovi allori, in particolare grazie al talento del martellista Luca Calzeroni e del velocista Edoardo Baini. Luca, è uno degli atleti che sono stati in nazionale in questo 2005. Grazie ad un lancio di oltre 62m, aveva infatti raggiunto la qualificazione per i mondiali under 18 di Marrakesh, nei quali, un po’ tradito dall’emozione, era risultato ventiquattresimo con 57,70m. Tornato a casa, l’atleta di Flamur Shabani si era rimesso sotto con gli allenamenti, e, per niente sconfortato dal risultato in maglia azzurra, ha messo a fuoco un nuovo obiettivo: i campionati italiani allievi di Rieti. Consapevole di essere il migliore in Italia nella categoria, Luca, ha continuato a progredire, lanciando ad una settimana 36 dall’evento pugliese a 64,12 a Firenze nei Campionati toscani allievi. Nella città laziale ha quindi sbaragliato la concorrenza, siglando un nuovo record provinciale di 65,58m, lasciando il secondo a 5m, e regalando all’Uliveto Uisp Siena il secondo titolo italiano allievi della sua storia. Le potenzialità di Luca Calzeroni, erano chiare, data la sua stazza (quasi un metro e novanta) e la crescita tecnica mostrata in allenamento, ma indubbiamente con questo risultato ne è venuta una specifica conferma, che mostra per lui ottimi orizzonti nell’immediato futuro. A partire dal 2006 salirà nella nuova categoria juniores, e ritroverà il grossetano Rocchi, suo antagonista nella stagione 2004 e numero uno in Italia. Sarà quindi una bella sfida, anche perchè il Calzeroni di oggi non è più quello del 2004, ed è lecito attendersi dopo questo titolo e la maglia azzurra un ulteriore salto di qualità anche per il 2006. Ha invece solo 15 anni la seconda medaglia d’oro del club senese, e porta il nome di Edoardo Baini. Giovane sprinter della Val di Chiana, scoperto in questa stagione dalla talent scout Angela Fè (che lo allena sulla pista di Torrita), ha vinto a Bisceglie il Campionato italiano cadetti sugli 80m, una prima assoluta per l’Uliveto Uisp Siena in questa categoria. Giunto nella località pugliese, con il secondo tempo d’iscrizione (9”18), alle spalle del siciliano Maccarrone (8”9), Edoardo ha vinto la propria batteria eliminatoria in 9”58. In finale ha poi effettuato il capolavoro, regolando tutta NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 37 l’agguerrita concorrenza in 9”37, lasciando il più vicino avversario, l’emiliano Alfieri, a ben 14 centesimi (9”51). È troppo presto per ipotizzare il futuro di questo talentuoso sprinter, ma è indubbio che l’essere allenato da un bravo tecnico come Angela Fè, rappresenta una sicura garanzia per il suo avvenire. Nei due appuntamenti di Rieti e Bisceglie, sono scesi in gara anche altri atleti dell’Uliveto Uisp Siena: la 4x100 allievi, composta da Michele Raspanti, Riccardo Marcocci, Eugenio Giorgi e Andrea Coghe, era accredita alla vigilia di un buon 44”8 manuale, che nell’occasione è stato migliorato con 44”84 elettrico, per classificarsi nella graduatoria complessiva al 16° posto (su 27 squadre iscritte); mentre a Bisceglie erano arrivati anche Michele Boccini, 14° con 40,18m nel martello, Alice D’Auria ed Elisa Pieri. Le due atlete allenate da Stefano Giardi hanno avuto un’alterna fortuna nell’evento pugliese, in quanto Alice, accreditata di un ottimo 1,59m nell’alto, era stata obbligata alla vigilia a ridurre gli allenamenti a causa di un fastidioso infortunio alla schiena, che l’ha costretta a saltare solo 1,50m, giungere settima, e guardare da lontano il secondo posto del podio (1,58m) che era alla sua portata. Elisa, da poco campionessa toscana del salto con l’asta con il personale di 2,35m, si è invece migliorata arrivando a 2,60m, valido per conquistare il 15° posto assoluto. Se il contesto nazionale ha riservato ai colori senesi soddisfazioni come mai prima d’ora, altrettanto positivo è stato il successo conseguito a livello regionale da altri atleti dell’Uliveto Uisp Siena. Oltre ai già citati Pieri e Calzeroni, Elisa Palmieri ha vinto l’ennesimo titolo toscano tra le promesse nel martello (57,86m), mentre Emanule Magi, dopo aver fatto proprio il titolo juniores dei “suoi” 400m (50”11), ha pure vinto nei 400 ostacoli (58”86). Michele Raspanti, altro sprinter di razza plasmato da Angela Fè, ha invece vinto tra gli allievi i 100m (11”72) e i 200m (23”70). Nella categoria ragazzi, sono infine da ricordare i successi di Lorenzo Morellini nel salto in lungo (5,51m), e della staffetta 4x100m (Morellini, Van de Nes, Ciani e Labardi), prima a Colle Val d’Elsa in 52”4. Proprio con la gara colligiana si è conclusa la stagione agonistica 2005 dell’atletica leggera toscana, e merita soffermarsi un attimo sull’aspetto organizzativo delle manifestazioni d’atletica in Provincia di Siena. Con la gara di Campionato toscano esordienti, ragazzi e cadetti, ottimamente organizzata dalla Libertas Atletica Valdelsa, è stata infatti ufficialmente inaugurata la rinnovata pista d’atletica di Colle, che potrà essere la nuova “casa” per gli allenamenti di un vasto bacino d’utenti, come è quello valdelsano in cui si trovano 4 società affiliate FIDAL (Libertas Valdelsa, Olimpia Colle, UPP Poggibonsi, San Gimignano Sport). Le equilibrate sinergie trovate nella gestione dell’impianto (affidata alla locale squadra di calcio), la capacità organizzativa espressa in questa occasione, e l’entusiasmo dei dirigenti, potranno fare da volano per lo sviluppo di una forte compagine agonistica in quest’area della provincia. Poche settimane prima dell’evento colligiano, un’altra importante manifestazione si era svolta invece al campo scuola di Siena: la finale del Gran Prix MPS. Circuito estivo di meeting allestiti dalla FIDAL Toscana, sostenuto economicamente dalla banca senese, la finale è tornata per la seconda volta nella città del Palio, dopo l’edizione 2002. Nonostante la pioggia che ha pesantemente disturbato il secondo pomeriggio di gare, l’Uliveto Uisp Siena ha fornito una valida organizzazione, ad un meeting che in due giorni ha visto sulla pista senese vari atleti del giro azzurro o di caratura internazionale: la velocista Pacini, l’altista Lemmi, l’epthatleta ucraina Melnichenko, e lo sprinter dello Sri Lanka Kuranaghe. Sono stati nell’occasione assegnati i secondi memorial “Renzo Corsi” e “Foffo Dionisi”, andati rispettivamente a Claudia Pacini (Toscana Atletica Empoli) prima nei 100m, e a Mattia Treve (Toscana Atletica) primo nei 3000 siepi. ■ Due immagini relative alla finale del Gran Prix Banca Monte dei Paschi di Siena 53100 SIENA Via Renaccio, 71 - Tel. 05.77.36.47.15 - Telefax 05.77.36.64.28 Impresa Edile CIUPI ALVARO & C. srl EDIL. CRE.A. srl AZIENDA OPERANTE DA OLTRE TRENTA ANNI NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI EDILI, CIVILI E INDUSTRIALI, RESTAURI MONUMENTALI ED OPERE DI URBANIZZAZIONE, CON ELEVATA COMPETENZA PROFESSIONALE E GARANZIA DI QUALITÀ IMMOBILIARI DEL GRUPPO CIUPI PER LA COSTRUZIONE E LA VENDITA DI APPARTAMENTI, CON POSSIBILITÀ DI PERMUTE E REALIZZAZIONE DI INFRASTRUTTURE CIVILI, CON GARANZIA DI QUALITÀ E CORTESIA NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 39 Mentre il mondo del basket è agitato dalla vicenda del futuro numero degli italiani da inserire in organico, argomento sul quale era auspicabile una soluzione, ma che come al solito non ha visto individuati equilibri temporali atti ad armonizzarne gli effetti, il campionato si mette alle spalle la prima convulsa raffica di partite e, in ottica tutta senese, sono molti i motivi di soddisfazione che hanno accompagnato le prime uscite della Montepaschi. Infatti se erano molti coloro che si auguravano un buon inizio di campionato per i colori biancoverdi, pochi sicuramente avevano previsto la perentorietà che ha accompagnato le vittorie senesi. Sta tutta qui la partenza sprint degli uomini di Recalcati, a cavallo tra capacità di sfruttare le occasioni offerte dal calendario e capacità di sorprendere per il livello di gioco espresso, rinfocolando quell’entusiasmo che l’alterne vicende dello scorso campionato avevano sopito, ma che rimaneva sotto traccia in attesa di scoprire il nuovo volto del gruppo assemblato nel corso dell’estate. E come per tutte le attese, tra prudenza e speranze, era forte il desiderio di misurare le aspettative della squadra di fronte ad un inizio di campionato a ragione considerato invitante, ma che al tempo stesso avrebbe potuto amplificare dubbi e perplessità in caso di battute d’arresto contro avversari giudicati abbordabili. La sconfitta di Varese cambia l’aspetto statistico del cammino senese, ma non modifica in assoluto il giudizio sulla Montepaschi, capace di aggredire il campionato con una grande determinazione. E questo è un valore che va oltre le vittorie. Innanzitutto non può sfuggire come un gruppo rinnovato, anzi sarebbe meglio dire rifondato, per 8/12, difficilmente sia in grado di produrre in un così breve tempo un’identità tanto spiccata, basta guardarsi intorno e volgere lo sguardo alle avversarie deputate della Mens Sana, per rendersi conto come il concetto di cambiamento si sposi con termini quale attesa, transizione, difficoltà; tutti vocaboli che indicano nella parte iniziale della stagione una fase di passaggio densa di problemi e caratterizzata da uno specifico lavoro, che ha come obiettivo quello di raggiungere nel minor tempo possibile una dimensione, la più vicina possibile, a quella definitiva. Lungi dal pensare che la Montepaschi abbia concluso questo iter, rimane la considerazione di come la squadra senese, accanto alla solitaria conquista della testa del campionato addirittura alla quarta giornata, abbia soprattutto già trovato degli equilibri importanti che ruotano essenzialmente sulla tenuta difensiva dell’intero gruppo, la cui LA PRIMA SCONFITTA DOPO CINQUE VITTORIE NON INFICIA I POSITIVI GIUDIZI SULLA NUOVA SQUADRA BIANCOVERDE Una Montepaschi dall’identità già spiccata MAURO BINDI capacità fisica, mentale e tattica ha prodotto dei risultati facilmente leggibili alla luce di numeri assolutamente ineccepibili. Concedere percentuali appena superiori al 40% da due e addirittura inferiori al 30% da 3, dominare a rimbalzo ed avere un saldo attivo consistente tra palle recuperate e perse, sono tutti indicatori di una consistenza difensiva non casuale e sulla quale risulta assai molto più semplice costruire un buon attacco. Certo può rischiare di pesare una pericolosa tendenza che è quella di avere percentuali scadenti dalla lunetta come è accaduto a Varese, ma al di là di questo aspetto, sul quale è logico immaginare un impegno costante a migliorarsi, la Montepaschi è una squadra che sa esaltarsi in transizione ed il ritmo, tanto ricercato sin dall’inizio della stagione, trova una sua logica anche in chiave offensiva, dove il pallone si muove già con grande scioltezza e la spaziatura tra i vari giocatori permette di evitare sovrapposizioni. Cambiano gli uomini ma la filosofia di Recalcati rimane la stessa, con i lunghi a muoversi molto sul perimetro, capaci di fare gioco e colpire dalla distanza, questo perché la Montepaschi ha lunghi che sanno coniugare fisicità, velocità e tecnica, mentre i piccoli indifferentemente possono colpire in penetrazione e rendersi pericolosi sull’arco. La palla staziona pochissimo nelle mani dei giocatori. Rispetto allo scorso anno sono molti di meno i palleggi che inframezzano la manovra bianco-verde, sintomatica la capacità della squadra senese di gestire il gioco sui cambi di difesa avversaria, frutto di una disposizione in campo e di un allenamento mentale tale da ammortizzare i problemi inerenti al cambio di giochi a seconda che si attacchi una difesa ad uomo o a zona. Sorprendente non è tanto il fatto che si sia raggiunto già un ottimo equilibrio, quanto il tempo che è stato necessario per raggiungere questi risultati, che potranno essere messi in discussione nel corso del campionato da esami più probanti, ma al tempo rappresentare le fondamenta sulle quali continuare a crescere le ambizioni biancoverdi. Non possiamo ovviamente dimenticare come il tutto si sia materializzato in un contesto non immune da difficoltà. Le assenze per infortunio di uomini come Kaukenas e Woodward hanno colpito figure non secondarie del gruppo, ma sarebbe falso affermare che la squadra ha percepito lo stato di difficoltà in loro assenza, anzi è parsa ancora più evidente una caratteristica di questa squadra, cioè la capacità di scoprire protagonisti diversi di volta in volta, sfruttando la mancanza di egoismi controproducenti proprio per il gruppo stesso. Certo non tutti i mali vengono per nuocere. Basta pensare alle scelte obbligate imposte dalla mancanza del passaporto sloveno di Boisa e dal ritardo nella procedura di naturalizzazione di Stonerook, che in primo luogo hanno determinato il mancato arrivo di Sanders e poi dischiuso le porte del campo ad un Datome che, stante anche le assenze alternate dei due esterni senesi, ha trovato spazi tanto insperati quanto egregiamente sfruttati dalla diciottenne promessa mensanina. ba s k e t 39 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 40 Che Datome fosse una risorsa su cui contare nel futuro per la Montepaschi non esistevano dubbi, che potesse diventare immediatamente un giocatore di totale affidabilità era più una speranza che una certezza. Ed invece in solo poche giornate Luigi ha fatto vedere dei numeri e scritto delle cifre di assoluto rilievo, consegnandolo direttamente alle cronache del basket, come uno degli italiani che maggiormente infiammano le attese degli appassionati, al pari di un Bargnani, di un Belinelli o di un Gallinari. Certamente occorre cautela nel maneggiare un “prodotto” tanto particolare come può essere Datome per la Montepaschi ed anche per il basket nazionale. Certamente la contemporanea presenza di chi lo ha plasmato, Pianigiani e di chi ne ha programmato scrupolosamente l’utilizzo ad alto livello, Recalcati, garantisce al tre senese un impatto con la realtà di serie A fatto di tranquillità e consapevolezza. Accresciuta anche dalla considerazione ricevuta dal resto della squadra, che lo ha accettato immediatamente come un giocatore a tutti gli effetti e non come il ragazzino di belle speranze che fa i primi passi a livello professionistico. Certamente non mancano in squadra elementi in grado di dare fiducia al ragazzo, pensiamo a Stonerook, che ha impiegato meno di un mese per accaparrarsi un ruolo assolutamente essenziale all’interno degli equilibri di squadra. Poche volte è capitato di vedere un giocatore dominare le partite come riesce all’ex canturino, capace di prendersi a volte un solo tiro dal campo nel corso di quaranta minuti, ma di far saltare da solo il disegno tattico degli avversari, ridicolizzando il diretto opposto e offrendo barlumi di classe assoluta da playmaker aggiunto. Cresce l’intesa con il resto del gruppo, a certe difficoltà iniziali di lettura riguardo ai modi e tempi di passaggio di Stonerook, sta seguendo un progressivo adattamento agli stessi da parte del gruppo e se a ciò si somma l’incidenza del futuro neo italiano al capitolo rimbalzi, si capisce come Recalcati nel riproporsi l’eventualità della scelta forzata tra Boisa e l’ex canturino, non possa che privilegiare il carisma di quest’ultimo. Non che Boisa abbia demeritato, anzi il suo esordio ha dimostrato tutta la bontà dell’investimento a lunga gittata fatto da Ferdinando Minucci con l’ex Olimpia Lubiana, ma rimane la percezione che in questo momento la squadra non possa fare a meno 40 b a s ket della leadership di Stonerook, temuto e rispettato da avversari ed arbitri, capitolo rispetto al quale Boisa necessita di un maggior livello di comprensione. Ma la precarietà di Boisa sta per concludersi. L’emergenza Woodward ci ha permesso di ammirare i numeri del georgiano, che unisce alla consistenza fisica, la capacità di svariare su tutto il fronte offensivo. L’inizio dell’Eurolega ora, gli consegna abbastanza stabilmente il parquet, nella speranza che anche in campionato il prossimo arrivo del passaporto italiano di Stonerook, lo proponga stabilmente tra i dodici biancoverdi, perché la sua è indubbiamente una addizione importante per la squadra. Soffre sotto canestro Chiacig, sicuramente non a suo agio con i ritmi sostenuti della squadra, ma anche dal suo recupero è lecito attendersi una variante tattica che può tornare utile, specie ora che irrompe nel calendario degli impegni l’Eurolega, dove la presenza di un maggior numero di lunghi di ruolo può rendere utile il mestiere e l’ingombro volumetrico che Roberto è sempre in grado di offrire. Certo il pacchetto lunghi senese è una dalle più piacevoli conferme di questo inizio di campionato. Se la complementarietà, l’intercambiabiltà e la poliedricità sono sempre state caratteristiche che hanno accomunato nel tempo le scelte operate in questa parte delicatissima del campo, il pacchetto sotto canestro assemblato per questa stagione sembra aver ancor più accentuato queste vocazioni. Pensiamo alle mille soluzioni a disposizioni di Recalcati, che può alternare 5 uomini del calibro di Stonerook, Boisa, Chiacig, Eze, Nicola, senza dimenticare il jolly Zukauskas, giocatori che hanno un numero illimitato di opzioni sia difensive che offensive, tali da non offrire punti di riferimento certi a nessun avversario. Certamente sull’asse pivot-play si è sempre giocato il destino e le fortune delle squadre e per la Montepaschi quella appena iniziata è una stagione che in cabina di regia ha visto completarsi una vera e propria rivoluzione. Dalla purezza tattica di uno Stefanov che interpetrava il ruolo nella maniera più tradizionale e di un Vanterpool accentratore, che amavano trattenere molto la palla tra le mani, si è passati alla gestione “cooperativa” dei vari Hamilton, Woodward, Pecile, senza dimenticare che già altri hanno provato ad utilizzare Kaukenas in posizione più centrale, ma al di là degli spartiti recitati dai singoli, risulta evidente come le caratteristiche dei singoli trovino sul campo concrete possibilità di valorizzazione e che tutti i sopra menzionati stiano facendo uno sforzo notevolissimo per rendere quanto più possibile fluida la manovra di gioco. Sarebbe sbagliato credere che giocatori come quelli che schiera la Montepaschi nel reparto dietro, siano uomini che non amano tenere la palla tra le mani. Anzi i trascorsi di alcuni di loro ce li hanno proposti proprio in versioni accentratrici, che ne avevano determinato anche la bontà del loro rendimento, quindi quanto raggiunto in questa fase iniziale di stagione è oltremodo positivo e rappresenta il frutto di un duplice lavoro: quello del tecnico, che lancia uno specifico input e quello del singolo giocatore che, accogliendolo, si impegna a raggiungere uno specifico obiettivo comune. Il punto di incontro è dato dai risultati sul campo ed in funzione di ciò è giusto riconoscere i meriti, per quanto parziali, a chi ha contribuito in massima parte alla loro realizzazione. Non ce ne vorrà quindi Recalcati, che sappiamo essere uomo di assoluta onestà intellettuale, se riconosciamo grandi meriti in questa fase iniziale a Simone Pianigiani, che ha raccolto quanto assemblato da Minucci in estate e ha dato corpo ad una squadra che era tutta da scoprire. Certo ora ci vuole tutta la capacità di un grande tecnico come il C.T. azzurro, per gestire un gruppo che ha realmente 10/11 giocatori veri, ma è indubbio che Ferdinando Minucci ha realizzato una campagna acquisti di assoluto rilievo, dove i meriti del massimo dirigente senese sono ineccepibili, tanto più se consideriamo che con Recalcati impegnato nella preparazione degli Europei e con Pianigiani momentaneamente svincolato a fine giugno, buona parte del mercato bianco-verde è ricaduto essenzialmente sulle sue spalle e ciò, al di là delle capacità manageriali, denota una conoscenza delle caratteristiche tecniche e motivazionali dei giocatori assolutamente perfetta. Soddisfatta la curiosità di vedere l’impatto della squadra senese in campionato, siamo pronti a valutarne il rendimento anche in Eurolega, dove a fronte di un elevato valore tecnico degli avversari, fa riscontro l’indiscutibile motivazione di ben figurare da parte di tanti giocatori in biancoverde che vedono realizzato il desiderio di misurarsi con il meglio del basket continentale. Cosa che a livello motivazionale vale molto di più di qualsiasi altra spinta. Certo il girone della Montepaschi è di una difficoltà estrema, ma la fiducia non manca e se anche Ettore Messina, neo coach moscovita del CSKA, parla di Siena come di un progetto intrigante, vuol dire che la Montepaschi ha le sue chance da giocare e questa è già una premessa importante per godersi lo spettacolo di una manifestazione alla quale, seppur alla quarta partecipazione, ci accingiamo sempre con l’entusiasmo della prima volta. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 41 diario Chi ha paura della Lega? Roberto Morrocchi D’accordo sulla difesa dei nostri vivai…e la Montepaschi è un esempio per tutti. D’accordo sul fatto che i nostri talenti e i giocatori di scuola italica trovino spazio in serie A, ma l’ultima uscita della FIP mi pare francamente scriteriata. Il famoso 5+1+6, dove 5 sono gli Italiani,1 è il giocatore con passaporto italiano e 6 sono gli stranieri ha bisogno di una attenta riflessione. Certo da qualche parte bisognava partire, ma invece di buttare giù numeri a caso, il Presidente della Federazione aveva, secondo il mio parere, il dovere istituzionale di battere la strada del consenso e dell’accordo, da trovare ad ogni costo con chi, leggi Società e Proprietari, sostengono da soli i costi del massimo campionato (..il più spettacolare insieme a quello spagnolo), allestendo squadre competitive anche in campo europeo. Viene il sospetto che nella vicenda l’uomo della Fip, Maifredi, si sia fatto prendere la mano da Petrucci, il Presidente del Coni, portatore di interessi legittimi, per carità, ma che rischiano di scontrarsi con quelli sacrosanti delle Società della massima serie. Al momento lo scontro fra Lega e Fip appare inevitabile, ma il bello è che anche con l’adozione dello schema Maifredi gli interessi nazionali, o forse sarebbe meglio definirli nazionalistici?, non sono assolutamente salvaguardati. Anche un bambino capisce che in almeno la metà delle squadre avremmo un quintetto base di stranieri, uno stranger come primo cambio e i “nostri” quali pedine di complemento. La verità è che gli italiani di valore trovano, prima o poi, un posto al sole. Proprio il torneo in corsa ci dimostra come i Bargnani, Bellinelli, Mancinelli, Datome, Ress, Gigli, Boscagin e compagnia cantante, siano stati in grado di ritagliarsi spazi importanti, fino a diventare veri e propri protagonisti. E dietro di loro vengono su forte Antonutti, Bolzonella, Fultz, Gergati, Cusin, Cavaliero, Cuccarolo (..chi è Cuccarolo? Un diciassettenne di 2,17 futuro centro dell’Italbasket!). Basta avere un po’ di pazienza e un pizzico di coraggio e quelli bravi sbocciano. Eccome se sbocciano! Vedremo come andrà a finire la querelle, ma le Società difenderanno, ovviamente, i loro diritti contro gli schemi imposti. Intanto ci godiamo questa Montepaschi. Alla sesta giornata già 5 vittorie: un bot- Gigi Datome tino di tutto rispetto. Certo arriveranno anche momenti difficili, ma questa squadra ci ha dato qualcosa di più di una impressione di forza, compattezza, solidità e fortezza morale. Si può stare tranquilli. Quando perderemo sarà solo perché gli avversari si saranno, nell’occasione, dimostrati più bravi. Intanto ci godiamo Datome. Gigi ha sfruttato come meglio non poteva il minutaggio che il Charlie gli ha concesso. Ha mostrato una maturità, per certi versi, sorprendente e si è preso iniziative e tiri che in altre occasioni avrebbe delegato ad altri. Deve solo continuare a battere questa strada. Senza timori e senza mai correre il rischio di montarsi la testa. Se lo conosco un pochino, non credo che il ragazzo si perderà nella marea montante degli elogi. 41 Basta che continui ad accettare i consigli di chi finora l’ha guidato, senza perdersi d’animo quando qualche cosa non gli andrà per il verso giusto… Chiudo ripensando per un attimo alla splendida presentazione della nostra squadra, il 6 ottobre, al nostro palasport. C’era George Bucci, il capocannoniere di sempre, ed è stata una festa. Sbaglia chi ha interpretato la presenza del “Divino” come una mancanza di rispetto nei confronti di Ezio Cardaioli. I due rappresentano comunque un pezzo importante della nostra storia cestistica. Ezio è stato, insieme ai dirigenti di allora, l’artefice della Mens Sana che dalla C volò sulla A, George un campione nelle cui gesta la città si identificò. La storia è questa anche se come “storia” può avere diverse chiavi di lettura. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 42 vista da lontano Sogno di una notte di mezz’autunno Rudi Simonelli La notte di Siena mi riaccompagna a casa concedendomi la resa della riflessione. I lunghi viali che chiudono gli occhi a Certaldo prima ed a Castelfiorentino dopo mi fanno ammettere scuse silenziose agli amici di Siena. Era da agosto che alle mie domande rispondevano, prima uno e poi l’altro, che questa era una squadra “motivata”. Stavo sospettando la “frase fatta”, il luogo comune, finché mi sono ritrovato sulle tribune amiche. Così vedo un Boisa che scambia il basket per il calcio e ad ogni canestro che fa quasi si leva la maglia e corre verso la curva, vedo un Pecile che divora metri di parquet in attimi di sospiri, vedo ragazzi che sorridono in panchina con la serenità scritta sul viso, vedo una squadra che anche se va sotto di nove contro le dolci geometrie dell’amato Pancotto non batte ciglio, fa il suo mestiere in silenzio, il silenzio del duro lavoro di gente come Hamilton, ragazzo che non ama lo spotlight ma piega gambe e muove rapidi piedi per difendere e metterci testa e cuore. Una squadra che recupera, sorpassa e vola, una Mens Sana per la quale portiamo l’indice al naso per invitarci a non gridare nelle vie perché il bimbo non si svegli nella culla del dolce sogno, la vittoria. RECALCATI COME ANCELOTTI In questi recenti anni il mondo della pedata ha più volte sottolineato come dietro a certi trionfi del Milan ci sia stata la mossa di inventare un ruolo ad un giocatore, Andrea Pirlo, per rilanciarlo come vincente. Pochi giorni fa rimasi stupito quando Recalcati metteva per la seconda volta di fila nel quintetto base Pecile in 2 al fianco di Hamilton 1. In teoria doveva esserne la riserva. Andrea, fu la piacevole sorpresa degli sfortunati Europei del 2001, poi la stagione seguente la Scavolini puntò su di lui come play titolare e le cose andarono male, per Pecile ci fu l’esilio in Spagna. Oggi mi impressiona, perché Recalcati lo mette in 2 ed Andrea probabilmente si sente più se stesso, un giocatore da rock’n’roll liberato dall’obbligo di impostare giochi e ritmi, cose per le quali il blues di stoffa di Hamilton è del giusto peso e della tagliata misura. Così ci ritroviamo il Pecile reinventato dalla sensibilità e dall’intelligenza di Recalcati che risulta essere l’arma inaspettata. Pecile come Pirlo? Staremo a vedere. LA MAGIA DELL’11 Lo abbiamo visto sulla Gazzetta, intervistato sul QN, ancora fotografato sulla Gazzetta. L’allenatore che mette titolare in una squadra di vertice un ragazzo di 17 anni fa notizia ed io non nascondo che questo viaggio a Siena l’ho fatto prima di tutto per rivedere in nuove vesti “la magia” del numero 11, chissà poi se Luigi sa che il capocannoniere di ogni epoca della Mens Sana portava il suo stesso numero. Luigi mi affascina, liceale come me; l’impressione che provo è che sia freddo fuori come le montagne dove è nato e caldo dentro come il mare che ci ha accompagnato nell’infanzia. Il ragazzo è assolutamente fuori da ogni schema di star- 42 system, pettinatura semplice, guarda il campo, guarda i compagni e non se stesso, difende benissimo per avere l’età che ha e poi, signori, vola, egli vola lassù sopra l’anello dove ogni bimbo vorrebbe lanciarsi, dove la meraviglia del corpo umano può permettere per grazia del buon Dio di arrivare…se da non senese mi è concesso fare un accenno all’argomento dico peccato davvero, peccato che, come invece avvenuto quest’estate in Nazionale Under 18, non ci possa essere al suo fianco un certo Davide Bruttini. UN SALUTO AD UN CAMPIONE Siamo autorizzati a sognare e a saltare con Luigi ma tenendo saldamente i piedi…per terra! Perché la vita resta dura, giorno dopo giorno, e me ne accorgo ancora proprio a Siena quando vengo a sapere del tragico incidente che ha ucciso Willie Sojourner, leggendario Pivot dell’Althea Rieti che il 13 novembre del 1977 dava spettacolo qui contro la Sapori Siena in uno scontro al vertice di un’annata caratterizzata dal duello Rieti-Siena che ancora è nella memoria di Roberto Brunamonti, il quale al telefono mi disse qualche giorno fa: “Ricordo quel giorno a Siena come fosse ieri. Mi tremavano le gambe perché avevo 18 anni e dovevo marcare il capocannoniere, il palasport era pieno, mamma mia quanto era pieno!”…Willie Sojourner segnò 27 punti e vinse il duello con Eric Fernsten. Siamo nel mito. Lo ricordiamo così con un saluto a tutti, anche a quelli che ancora a Rieti gli erano vicini e sono colpiti da questo dramma. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 44 tiri liberi Allora crepi l’astrologo! Antonio Tasso No, eh!, non scherziamo. L’avevano detto tutti in campagna acquisti: “Buona squadra ma difficile da assemblare”… e ancora: “Rifondazione a Siena: idea buona ma, riuscirà?”… “Montepaschi quinta forza del Campionato”… E poi, al via e dopo le prime due o tre partite del Torneo, ancora titoloni sulla Fortitudo Campione (naturale!), sulla Milano armanizzata (e ti pareva!!!) e quindi - a turno secondo le vendite dei giornali – la Benetton “sempre Lei”, la Roma “capitale” ( d’Italia senz’altro, dei cesti…mah!!) e addirittura la “rinata” Varese. Siena? niente: quinta forza del campionato! Ma, sia chiaro, ci stava benissimo così: meno se ne parla meglio è e, alla luce delle esperienze passate, il basso profilo era proprio quello che si voleva: prego, passino pure! I riflettori pùntino gli altri, i commenti entusiastici e tromboneschi incensino quelle quattro squadre più forti di tutte... La Mens Sana? Quinta forza del campionato! Poi, le sportive vicende – che con la stringente essenzialità dei risultati mettono crudamente davanti alla realtà – incominciano a far crollare i castelli di carta di una classifica basata molto più su “clamori di marchio “ che non su osservazione critica delle scelte fatte… Incominciano i contorcimenti, i cambi di rotta, addirittura le inversioni a U di tanti addetti ai lavori che ci avevano menzionato quasi solo per dovere di presenza fra i “grandi” di quest’anno ed erano passati a vedere sempre e soltanto i meriti altrui... La Siena “quinta forza del Campionato” si fa avanti a suon di canestri, di piacevolezza nei giochi e di spietatezza difensiva, di interscambiabilità dei giocatori, di armonia del gruppo, di lavoro corale condiviso da tutta la squadra con la Società, di entusiasmo della città intera… Ed eccoli, l’hanno scoperta anche loro – gli esperti del concone – questa Mens Sana che “intriga”, questa squadra che “piace perché fa le cose semplici nel migliore dei modi”, questo “gruppo che ha ben lavorato”, questo “staff di primo ordine”, questa Società “modello di organizzazione” che con il suo vivaio ed i suoi scudetti è diventata “l’ombelico del mondo giovanile”... Era naturale che avvenisse, la classifica non mente…Altro che quinta forza. E se ne sono dovuti accorgere, tutti quanti… Ci starebbe anche bene se, fra quelli che ora ci stanno “scoprendo” un po’ troppo, non ci fosse un certo Dan Peterson , le cui previsioni non trovano mai – o quasi – riscontro nella realtà. Il simpatico (e competentissimo) coach americano non lascia occasione per magnificarci... Non scherziamo, Dan: la Mens Sana – per Te – era e deve restare “quinta forza del Campionato”… Grazie per la stima – coach – ma a noi va bene così! Si va a Mosca a testare subito una grande: la vecchia Armata Rossa che ha perso ( e per sempre, purtroppo!) il suo “Colonnello” di mille battaglie Alexander Gomelskyi (“budet tibie legkaia zemlijà…”) e da quest’anno si è messa nelle mani altrettanto dure e spietate di uno che “colonnello” non è ma, quanto a guerre e vittorie, non teme certo rivali. Si va a provare il duo Messina-Molin, si va ad incrociare un po’ di passato recente e glorioso della Mens Sana: la “generosa fisicità” di David Vanterpool, la straordinaria e forte “leggerezza” di un sempre più campione David Andersen. Ci hanno dato entrambi un pezzo dello scudetto che orgogliosamente abbiamo appeso alle volte del PalaMensSana (dire Palasclavo è vietato –giustamente- dalla più che centenaria Polisportiva..) e che –son sicuro- attende un fratellino gemello. Ci hanno fatto, tutt’e due, divertire... Ora cerchiamo di farli divertire noi! Proveremo per primi la forza di questi che, ancora una volta, non hanno badato a spese e, attingendo a quel pozzo senza fondo che si chiama “riserve energetiche siberiane”, hanno messo su una squadra che, solo a leggere i nomi, t’invita a non uscire dallo spogliatoio. Proveremo per primi la loro sete di rivincita dopo la figuraccia della Final Four persa in casa. Proveremo anche – almeno con gli occhi – le grazie rinnovate delle splendide cheerleaders del CSKA. Proveremo in anteprima gli arbitri che quest’anno ci accompagneranno il più lontano – speriamo – possibile! Proveremo la prima neve che già da 44 una settimana ricopre le cupole del Cremlino e rende magica la Piazza Rossa… Proveremo – ancora una volta – il cibo russo, ma, tranquilli, niente… “polli”! Lo siamo stati – forse – l’anno scorso… Ora siamo forti, se permettete! Quando si mise a sedere dopo la seconda bomba realizzata, il terzo rimbalzo catturato, l’ennesima difesa vincente sul più forte di Udine, l’ultima incazzatura di Cesare Pancotto col giocatore che Lui aveva cancellato dal campo, il Palasclavo (pardon, PalaMensSana, sennò la Polisportiva gloriosa s’arrabbia) si sciolse in un applauso che più caloroso non si poteva. Si alzarono in cento nella curva ed il coro partì: “MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!” In cinquecento risposero, in piedi, nei laterali più vicini: “MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!” Si levarono in mille nelle gradinate per una standing ovation che coinvolse i centrali, le poltroncine il parterre… “MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!” E fu una festa generale per quel generoso, modesto, silenzioso, infaticabile, forte e incrollabile giocatore –napoletano di Siauliai- che da cinque stagioni Siena ha eletto a suo beniamino. Lo “ZUASKA” del Banana piace a tutti perché non protesta, ubbidisce, gioca e sta in panchina, lavora ed è ormai uno di noi, uno che canta la Verbena, conosce le contrade, ama la Città… è amico del Banana, appunto, lo “Zuaska”! “MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!” Applaudivano tutti, tutti a cantare lo slogan per il Lituano: quattromila persone con Lui che, ancora una volta, aveva fatto bene il suo lavoro e ora, tranquillo e ubbidiente, si rimetteva in panca. “MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!” Direttori del Monte, Presidenti di Banche o Fondazioni, Ufficiali dell’Arma, Funzionari Statali, Dirigenti di Partito... tutti a proclamare “Minda Sindaco”, dall’alto dei finestroni giù giù fino alla prima fila …fino al …SINDACO CENNI che (cose che solo alla Mens Sana possono succedere!) sorridente, le gote accalorate, colletto slacciato, si alzò in piedi battè le mani e cantòconvinto – “MINDA SINDACO!”…. Anche lui! ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 45 Il rapporto tra tifoso e giocatore è degno di un testo di psicanalisi. Le società non lo ammetteranno mai, eppure il vero protagonista del “rapporto di coppia” è il tifoso. L’appassionato che siede a bordo campo, infatti, non rinuncia mai (specie se italiano) al sinistro privilegio della critica. Nella sua mente, specchiata dai titoli dei giornali, una vittoria di misura contro Roseto è “una prestazione deludente” e una sconfitta a Milano quantomeno “un passo indietro”. Il giocatore mantiene un atteggiamento opposto: pur apparendo nel 90% dei casi come un uomo incurante delle folle (per il 10% occorre ringraziare gente come l’odiato Pozzecco), dedica storicamente una parte del lunedì mattina alla lettura dei quotidiani. Annotando con pazienza il voto del corrispondente della Gazzetta e le opinioni rilasciate dai ragazzi della curva alle radio locali. Il tifoso al contrario tende a dimenticare, confinando in qualche cassetto della memoria i ricordi legati al play che ha esaltato per mesi o, più semplicemente, si limita a catalogare come “traditore” chi ha osato cambiare maglia, generalmente attratto da dollari, euro e rubli di magnati stranieri. Anche per invertire questa tendenza vogliamo proporre una specie di senesissimo “amarcord”, alla ricerca di chi ha vestito, con più o meno eleganza, il biancoverde negli ultimi trentasei mesi. Il tutto scusandoci in anticipo per il riaffiorare di ricordi spiacevoli (siamo tutti d’accordo, Cal Bowdler era meglio lasciarlo nell’ultimo cassetto in fondo a destra). Prima categoria: i privilegiati La Torre del Mangia, il vino toscano, il calore del PalaMensSana: tre caratteristiche che rendono Siena unica al mondo. Tre caratteristiche che però, siamo sinceri, possono non bastare per far cambiare idea a quei giocatori che firmano per i colori biancoverdi considerando Siena una tappa di passaggio verso il grande basket europeo. Negli scorsi cinque mesi una considerazione simile deve essere stata fatta da gente come David Vanterpool, Michalis Kakiouzis e Bootsy Thornton che, presa casa a Barcellona e Mosca, possono rincorrere l’Eurolega senza l’etichetta dell’outsider. L’inizio di stagione, per loro, non è stato inferiore a quello della Mens Sana (che al momento in cui scriviamo guida la Serie A a punteggio pieno): il duo Thornton-Kakiouzis sembra essersi ben inserito nel neonato Barcellona di Zoran Savic, primo con 3 vittorie e nessuna sconfitta nella Liga ACB. Bootsy dopo tre partite viaggia a quasi 15 punti e 4 rimbalzi a sera, statistiche addirittura peggiori di quelle di “Kakio” che, con un titolo europeo in tasca, va oltre i 15 punti di media. Un SI DIVIDONO IN QUATTRO CATEGORIE GLI EX GIOCATORI CHE HANNO VESTITO IL BIANCOVERDE NEGLI ULTIMI TRE ANNI Fra rimpianti e spiacevoli ricordi LUCA BIANCHIN discorso simile può essere fatto per Vanterpool che non deve essersi stupito nel notare come il suo CSKA sia ancora imbattuto nel campionato russo. D’altronde non capita a tutti di incontrare ogni mattina all’allenamento gente come Andersen (altro ex), Langdon, Smodis, Papaloukas, Holden e Savrasenko… tendibile, Petar si allenerebbe ancora con i “Retired Stars”, squadra americana. Onestamente preferiremmo non saperne di più. Alla categoria apparterrebbe anche Alphonso Ford, nel cui caso però i ricordi si fanno più intensi (e più privati) che in altre occasioni. ■ Stefanov, indimenticato protagonista di tante vittorie in biancoverde Seconda categoria: i figli di un dio minore Peschiamo a caso tra i giocatori che, fatti fuggire più che fuggiti da Siena, hanno dovuto ripiegare su destinazioni non altrettanto degne. Uno che deve aver rimpianto molto la Mens Sana è Brian Tolbert che, dopo la stagione 2002-03 trascorsa tra Ferrara e Udine, ha incontrato serie difficoltà persino nella pronuncia dei nomi delle sue successive squadre. Nell’estate 2003 Tolbert si è accordato con i ciprioti dell’Omonia Nicosia, abbandonati a metà stagione per gli slovacchi del Pinar Karsiyaka SK Izmir. Forse insoddisfatto dalla banalità del nome che leggeva sulla maglia, a inizio 2004 si è concesso prima al Maccabi Petah Tikva (che ovviamente non ha nulla da spartire con l’unico Maccabi che il basket riconosca) e successivamente all’Elitzur Ashkelon, con i quali non ha nemmeno cominciato la stagione in corso. Come si dice “nostalgia” in israeliano? Terza categoria: i disoccupati Vladimir Petrovic. Cal Bowdler. Carlton Myers, che dicono si impegni seriamente per segnare quattro punti meno di Donato Avenia nella B1 di Pesaro. Ultima categoria: chi non viaggia più Attraversare l’Europa con un pallone in mano, ammettiamolo, può stancare. Per questo non c’è da stupirsi se per un Milenko Topic che a 36 continua a tirare con il 46% da tre e il 65% da due per l’Hemofarm di Vrsac c’è un Petar Naumoski che, dopo un altro paio di comparsate italiane, ha semplicemente deciso di dedicarsi ad altro. Secondo eurobasket.com, fonte generalmente at- ba s k e t 45 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 47 Questione di valore aggiunto. La Montepaschi d’inizio stagione ha approfittato appieno di un calendario abbordabile. E alle richieste vittorie ha affiancato prestazioni di indiscutibile spessore. Nell’autorità, singolare per un gruppo rinnovato, è sintetizzabile proprio quel valore aggiunto che pare in possesso della nuova creatura del Charlie. La definizione di quel quid, che ha posto i biancoverdi al centro dell’attenzione generale, è volutamente vaga. Perché si tratta di una sensazione che si riceve osservando le partite, ma come tutte le sensazioni non è facile da tradurre. Piuttosto si possono individuare una serie di elementi che la provocano. Ciò che sembra più cambiato, e in senso positivo, rispetto ad un anno fa, è l’approccio mentale. Siena ha, da almeno cinque anni, la piacevole abitudine di poter ammirare una squadra di primissimo livello in Italia e fortemente competitiva anche in Europa. Non è dunque così inusuale assistere ad una serie di risultati positivi, né avere la possibilità di ammirare in campo giocatori dotati di enormi potenzialità. Ma ciò che la Mens Sana ha saputo mettere in campo da aprile a giugno 2004 non sempre ha caratterizzato questi cinque anni vissuti ad alta quota. Ossia la tranquillità e la freddezza, che questa formazione rinnovata sembra in grado di riproporre. Presto per dare giudizi definitivi. Ma per il momento Stonerook e compagnia hanno dimostrato di non soffrire pressioni mentali. Hanno affrontato gare da vincere ad ogni costo con la leggerezza di chi non ha niente da perdere e la concretezza di chi è sicuro delle proprie forze. Una contraddizione in termini forse, che però ben fotografa l’atteggiamento risoluto e mai timoroso. La Montepaschi di un anno fa ha invece spesso pagato proprio quella certezza di sentirsi superiore, che poi, non tradotta sul campo, ingenerava paure e cattive gestioni. La qualità di questo approccio positivo è confermata dalle difficoltà incontrate nel percorso. La necessaria rinuncia ad un extracomunitario, la catena di infortuni che ha reso indisponibili prima Kaukenas e poi Woodward. La squadra ha reagito con quella maturità che solo le grandi sanno esprimere. Quanto evidenziato sin qui fa parte della sfera emotiva. Ma è ovvio che la sicurezza di testa si costruisca anche su basi tecniche, che non mancano all’equilibrata Montepaschi dalla panchina lunga. Della squadra che si basa sulle mille soluzioni, della rottura delle gerarchie, grazie alla quale, tutti hanno oneri ed onori e sono in grado allo stesso modo degli altri di decidere una gara, se n’è parlato già abbastanza. Ciò che dopo poche gare può essere utile sottolineare è piuttosto l’esistenza di qualche arma tattica decisiva in mano a Recalcati. Una già attiva al cento per cento, l’altra che rappresenta i probabili fattori di crescita. Stonerook, tanto per arrivare al cuore della questione, è il tutto fare che ogni allenatore vorrebbe avere. Lo si apprezza sempre di più vedendolo all’opera domenica dopo domenica. La difesa e il lavoro sporco sono il suo pane. Ma la sua visuale di gioco è totale, come lo stesso dimostra travestendosi, molto spesso a dire il vero, da autentico assist-man. È senz’altro l’uomo in più di questo avvio di campionato. Ma la squadra che è piaciuta a tutti ha anche margini di miglioramento. Senza nulla togliere a tutti i singoli, che prendono parte al buon prodotto, ci pare di poter individuare una seconda arma tattica, potenzialmente devastante, in Justin Hamilton. Non ha la classe di Kaukenas (che in tanti casi tornerà utile) ma ciò che contraddistingue l’ex Real è la pluridimensionalità del jolly. Un play, che ha trattamento di palla, ma che ha il fisico per difendere su ogni tipo di esterno avversario. In attacco deve imparare a crederci di più, da fuori, ma anche in penetrazione. Quando sarà più continuo su questo fronte (e scommettiamo che succederà), la Montepaschi avrà due giocatori al prezzo di uno. Questione di valore aggiunto, per l’appunto. ■ Justin Hamilton IL TEAM BIANCOVERDE TORNA IN EUROPA CON RINNOVATE AMBIZIONI E CERTEZZE A proposito di valore aggiunto FABIO FINESCHI ba s k e t 47 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 48 Siena sull’ottovolante delle big REAL MADRID MONTEPASCHI SIENA NUM. NOME ALT. RUOLO 5 Mindaugas Zukauskas 7 Vladimer Boisa * 8 Benjamin Eze 9 Davide Lamma 10 Andrea Pecile * 11 Luigi Datome 12 Justin Hamilton * 13 Rimantas Kaukenas * 14 Roberto Chiacig 15 Duane Woodward * 20 Shaun Stonerook * Coach: Carlo Recalcati 2.02 2.05 2.08 1.92 1.87 2.02 1.90 1.92 2.10 1.90 2.01 Ala Ala Centro Guardia Guardia Ala Guardia Guardia Centro Guardia Ala ANNO 1975 1981 1981 1976 1980 1987 1980 1977 1974 1976 1977 CSKA MOSCOW NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Theodoros Papaloukas 6 Sergey Panov 7 Vasiliy Zavourev 8 Matjaz Smodis * 9 David Vanterpool * 10 Jon Robert Holden 11 Zakhar Pashutin 12 Vladimir Dyachok * 13 David Andersen 14 Alexey Savrasenko 15 Anatoliy Kashirov 16 Nikita Shabalkin * 21 Trajan Langdon * Coach: Ettore Messina * 2.00 2.03 1.96 2.05 1.94 1.85 1.96 2.04 2.12 2.15 2.11 2.05 1.92 Guardia Ala Guardia Ala Ala Guardia Guardia Ala Centro Centro Centro Ala Guardia * nuovi acquisti 48 b a s ket ANNO 1977 1970 1987 1979 1973 1976 1974 1980 1980 1979 1987 1986 1976 NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Venson Hamilton * 5 Moustapha Sonko 7 Roberto Nunez * 8 Igor Rakocevic * 9 Felipe Reyes 13 Hector Garcia * 14 Oscar Gonzalez * 15 Mickael Gelabale 16 Eduardo Hernandez-Sonseca * 17 Axel Hervelle 21 Nedzad Sinanovic * 22 Louis Bullock 33 Marko Tomas * Coach: Bozidar Maljkovic 2.07 1.92 1.90 1.91 2.03 1.94 1.84 2.01 2.12 2.05 2.22 1.86 2.01 Centro Guardia Guardia Guardia Centro Guardia Guardia Ala Centro Ala Centro Guardia Ala ANNO 1977 1972 1978 1978 1980 1978 1977 1983 1983 1983 1983 1976 1985 PANATHINAIKOS ATHENS NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Fragiskos Alvertis 5 Giorgos Kalaitzis 6 Dimitris Papanikolaou 7 Jaka Lakovic 8 Mike Batiste 9 Patrick Femerling 10 Nikos Hatzivrettas 11 Vasilis Spanoulis * 12 Kostas Tsartsaris 13 Dimitris Diamantidis 14 Vlado Scepanovic 15 Dejan Tomasevic * 16 Dusan Sakota Coach: Zeljko Obradovic 2.06 1.95 2.01 1.86 2.03 2.13 1.97 1.92 2.09 1.96 1.98 2.08 2.09 Ala Guardia Ala Guardia Ala Centro Guardia Guardia Ala Guardia Guardia Centro Ala ANNO 1974 1976 1977 1978 1977 1975 1977 1982 1979 1980 1975 1973 1986 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 49 ÜLKER ISTANBUL NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Vrbica Stefanov * 5 Dragan Pasalic * 6 Mirsad Turkcan * 7 Omer Onan * 8 Caner Oner * 9 Bekir Yarangume * 10 Ibrahim Kutluay * 11 Cuneyt Erden * 12 Jeff Trepagnier * 13 Derya Yannier * 14 Oguz Savas 15 Marcus Haislip * 16 Can Ozcan Coach: Engin Ataman 1.88 2.06 2.06 1.94 2.00 1.98 1.97 1.85 1.95 1.90 2.08 2.07 2.02 Guardia Ala Ala Guardia Ala Ala Guardia Guardia Guardia Guardia Centro Guardia Guardia ANNO 1973 1984 1976 1978 1987 1979 1974 1987 1979 1985 1987 1980 1989 PA RTIZAN BELGRADO PAU ORTHEZ NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Frederic Fauthoux 5 Clint Harrison * 6 Xane D’Almeida 8 Artur Drozdov 9 Souarata Cissé 11 Lonnie Cooper * 12 Thierry Rupert 13 Thierry Gadou 14 Brooks Sales * 15 TJ Lux 16 Jeff Varem * 17 Jonathan Aka Coach: Didier Gadou 1.80 1.94 1.83 1.98 1.94 1.93 2.04 2.06 2.08 2.04 1.93 2.03 Guardia Ala Guardia Ala Ala Guardia Ala Ala Centro Centro Ala Ala ANNO 1972 1976 1983 1980 1986 1976 1977 1969 1980 1977 1983 1986 NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Uros Tripkovic 5 Luka Bogdanovic 6 Nikola Loncar * 7 Kosta Perovic 8 Predrag Suput 9 Nenad Stefanovic * 10 Dejan Borovnjak 11 Boris Bakic 12 Novica Velickovic 13 Milojevic Dejan 14 Nikola Pekovic * 15 Predrag Samardziski 32 Gerald Brown * 20 Petar Bozic 33 Damon Edwards * Coach: Dusan Vujosevic 1.97 2.04 1.98 2.17 2.00 1.93 2.08 1.93 2.04 2.01 2.10 2.15 1.91 1.97 1.91 Guardia Ala Guardia Centro Ala Guardia Ala Guardia Ala Ala Centro Centro Guardia Guardia Guardia NUM. NOME ALT. RUOLO 4 Juan Pepe Sanchez 5 Berni Rodriguez 6 Stephane Risacher 8 Jesus Lazaro 9 Sandro Nicevic * 10 Carlos Cabezas 11 Florent Pietrus 12 Walter Herrmann 15 Jorge Garbajosa 22 Ivan Grgat * 25 Daniel Santiago * 41 Marcus Brown * 42 Stanislav Makshantsev * Coach: Sergio Scariolo 1.92 1.97 2.03 1.81 2.10 1.86 2.02 2.02 2.07 2.10 2.16 1.91 2.05 Guardia Guardia Ala Guardia Centro Guardia Ala Ala Ala Centro Centro Guardia Ala ANNO 1986 1985 1972 1985 1977 1985 1986 1986 1986 1977 1986 1986 1975 1978 1974 UNICAJA MALAGA ANNO 1977 1980 1972 1971 1976 1980 1981 1979 1977 1974 1976 1974 1978 ba s k e t 49 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 50 I giorni dell’Euroleague Eurolega 2005/2006 Prima Fase – Gruppo C Montepaschi Siena (Ita) Panathinaikos Atene (Gre) Unicaja Malaga (Spa) Pau Orthez (Fra) Real Madrid (Spa) Ulker Istambul (Tur) Cska Mosca (Rus) Partizan Belgrado (Ser) 1a Giornata 2-3/11/05 21-22/12/05 Partizan -Pau Orthez Real Madrid-Unicaja Ulker-Panathinaikos Cska Mosca-Montepaschi Siena 2a Giornata 9-10/11/05 4/1/06 16-17/11/05 11-12/1/06 Montepaschi Siena-Partizan Panathinaikos-Cska Unicaja-Ulker Pau Orthez-Real Madrid 3a Giornata Partizan-Real Madrid Ulker-Pau Orthez Cska-Unicaja Montepaschi Siena-Panathinaikos 4a Giornata LA FORMULA L’Eurolega 2005/2006 vede ai nastri di partenza 24 squadre, raggruppate in tre gironi di otto formazioni ciascuno. Nella prima fase, che si disputerà dal 2 novembre al 9 febbraio, le componenti di ogni girone si scontreranno con partite di andata e ritorno per giocarsi l’accesso alla fase successiva. Alle Top 16, in programma dal 22 febbraio al 30 marzo, approderanno le prime cinque squadre di ogni girone e la migliore sesta classificata. Queste formazioni saranno divise, a loro volta, in quattro gruppi (D, E, F,G). Le prime due classificate di ogni gruppo si guadagneranno il diritto di disputare i quarti di finale in base al seguente abbinamento: 1D-2E; 1E-2D; 1F-2G; 1G-2F. Le vincenti si daranno appuntamento a Praga, dal 28 al 30 aprile 2006, per disputare le Final-Four, tutte in gara unica: le due squadre che usciranno vincitrici dalle partite di semifinale, si contenderanno il titolo di Campione d’Europa per club nella rassegna più prestigiosa del basket continentale. 23-24/11/05 18-19/1/06 Panathinaikos-Partizan Unicaja-Montepaschi Siena Pau Orthez-Cska Real Madrid-Ulker 5a Giornata 30/11- 1/12/05 25-26/1/06 Partizan-Ulker Cska-Real Madrid Montepaschi Siena-Pau Orthez Unicaja-Panathinaikos 6a Giornata 7-8/12/05 1/2/06 Partizan-Unicaja Pau Orthez-Panathinaikos Real Madrid-Montepaschi Siena Ulker-Cska 7a Giornata Cska-Partizan Montepaschi Siena-Ulker Panathinaikos-Real Madrid Unicaja-Pau Orthez 14-15/12/05 8/2/06 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:15 Page 51 Benjamin Eze, pivot ARCHIVIO SERIE A1 1a giornata UPEA CAPO D’ORLANDO – MONTEPASCHI SIENA 69/78 2a giornata MONTEPASCHI SIENA-ANGELICO BIELLA 86/58 3a giornata MONTEPASCHI SIENA-AIR AVELLINO 87/42 4a giornata VIOLA REGGIO CALABRIA-MONTEPASCHI SIENA 71/84 5a giornata MONTEPASCHI SIENA-SNAIDERO UDINE 93/72 6a giornata WHIRLPOOL VARESE-MONTEPASCHI SIENA 82/77 Classifica: Siena e Milano 10; Treviso, Cantù, Virtus Bologna, Fortitudo Bologna, Varese e Napoli 8; Roma, Udine, Biella e Teramo 6; Roseto, Reggio Calabria e Reggio Emilia 4; Capo d’Orlando e Livorno 2; Avellino 0. NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 52 quelli che il tifo biancoverde Quel feeling ritrovato Barbara Cerretani La Mens Sana inizia con il botto, e i fuochi d’artificio li hanno visti da Capo d’Orlando, Biella, Avellino, Reggio Calabria e Udine. Non poco per una squadra quasi completamente rinnovata e che qualcuno aveva definito, a torto, più debole delle prime della classe. Se da una parte è vero che le avversarie più dure devono ancora arrivare, è esagerato considerare “abbordabili” le prime cinque squadre battute dai biancoverdi soprattutto perchè contro due di esse sono già capitolate, Treviso e Roma; ed inoltre se il campionato dello scorso anno ci ha insegnato qualcosa, dobbiamo tenere a mente, anche noi tifosi, che nessuna squadra della serie A può essere definita “materasso” e che le vittorie si conquistano con la grinta e la concentrazione per tutti i 40 minuti. Se non si vuole andare incontro a brutte sorprese. Sì, perché ormai la Mens Sana, da alcuni anni, e soprattutto dopo la vittoria dello scudetto, è attesa dall’avversaria di turno, dai tifosi e dall’ambiente allo stesso modo in cui noi 10 anni fa aspettavamo Treviso, Milano e le due bolognesi: nessuno regala niente, e prima di lasciare il passo sul proprio parquet ad un’avversaria come la Mens Sana, le squadre di medio-bassa classifica sputano il classico sangue… petersoniano. Ma torniamo al presente. Un grande inizio dunque, soprattutto perchè si sta stabilendo un bel feeling fra i tifosi e la squadra, elemento che era mancato lo scorso anno soprattutto in virtù del clima di appagamento che alcuni giocatori biancoverdi facevano respirare ad un pubblico che proprio di questa cosa non vuole sentir parlare: certo aver vinto il tricolore aveva inorgoglito tutti, ma se da una parte aveva spento il furore agonistico di alcuni protagonisti della vittoria dell’anno precedente, non aveva spento la voglia dei tifosi di divertirsi, di vincere ancora e di seguire quella squadra che certo non li ripagava al 52 meglio degli sforzi fatti. Proprio per questo motivo, l’inizio di stagione non può che fare ancora più piacere ai tifosi: vedere i vari Stonerook, Kaukenas, Pecile, già apprezzati campioni altrove, che adesso non esitano, fin dalla prima partita, a sbucciarsi i gomiti per la causa mensanina, rappresenta motivo di soddisfazione e racchiude grandi speranze per il resto della stagione. Soprattutto se tutto ciò costituisce già da ora un contesto di squadra e spogliatoio affiatato come non era facile prevedere. Intanto i ragazzi del Commandos Tigre hanno già iniziato il proprio personalissimo calendario di trasferte e con diversi sacrifici da sopportare essendosi trovati subito davanti i due viaggi più lunghi della stagione, in Sicilia e Calabria, mantenendo fede alla ormai radicata consuetudine di essere sempre presenti in ogni palasport d’Italia. Dopo l’uscita di Varese, i biancoverdi saranno attesi da un durissimo calendario che li vedrà opposti a Milano, poi Virtus Bologna e Cantù, senza dimenticarsi naturalmente dell’imminente inizio dell’Eurolega, affascinante quanto ostica competizione visto che la dea bendata in fase di sorteggio, non ha mai un occhio di riguardo per la Mens Sana, regalandole sempre il girone più difficile. Se da una parte ci sarà da soffrire, dunque, dall’altra ci sarà veramente da divertirsi, anche perché non dimentichiamo che in Coppa potremo ammirare la squadra al gran completo, senza l’alternanza forzata fra Boisa e Stonerook, che sta relegando in tribuna, per esigenza di esperienza nel campionato italiano, soprattutto il georgiano…E quando ci sarà il passaporto italiano di Shaun, anche la domenica si farà dura per le avversarie. Dopo l’ultima stagione che ci ha lasciato l’amaro in bocca, cerchiamo di tornare ora ai nostri livelli come pubblico e come tifo. C’è bisogno davvero dell’apporto di tutti per restare in alto! ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 53 Campionato Under16 d’ Eccellenza: PL Livorno – MPS Virus Siena (69-93) e Libertas Livorno - Montepaschi Mens Sana Siena (48–69). Queste quattro società appartenenti a due importanti scuole del basket toscano e nazionale, quella livornese e quella senese, si sono confrontate contemporaneamente in questo inizio di campionato. Il divario fra le due squadre senesi e quelle livornesi è abbastanza evidente, come risulta anche dal punteggio, e questo può essere motivo di riflessioni e considerazioni. Come nascono queste due scuole e cos’è cambiato in esse, in questi anni, da determinare un ribaltone di prestazioni rispetto a quello che accadeva un tempo non poi tanto lontano ? A Livorno, nel dopoguerra, la vicinanza di Camp Derby e la scuola ed il confronto giornaliero con i militari americani, consentirono alla scuola cestistica labronica di evol- DERBY ANCHE A LIVELLO GIOVANILE FRA LE DUE CITTÀ Siena e Livorno, scuole a confronto STEFANO FINI versi e diventare uno dei centri “di produzione” più ricchi di talenti (ricordiamo fra i tanti Gianfranco Lombardi). Elliot Van Zondt, professore di educazione fisica proveniente dall’Alkansas e capitano di colore dell’ esercito americano in istanza a Camp Derby, ha avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo della pallacanestro livornese, in particolare, ed italiana, in generale. Lui fu il primo vero coach approdato in Italia, a cui fu affi- data anche la nazionale, che catechizzò l’ ambiente sull’ importanza dei fondamentali individuali. Anche per la scuola cestistica senese il dopoguerra rappresenta un momento di crescita. Il Deus della palla a spicchi mensanina e senese non è un insegnante statunitense, come era avvenuto a Livorno, ma un professore senese, Bruno Casini. È lui a cercare e trovare nelle palestre scolastiche i primi talenti; Alfredo Barlucchi (classe 1940) è uno di questi ed è il primo nazionale del basket senese. La Pallacanestro Livorno ed i Galli del San Giovanni Valdarno sono state le avversarie storiche del basket giovanile senese. Due concorrenti agguerrite che fino agli anni ’80 hanno frequentemente imposto uno stop alle nostre ambizioni di accesso alle finali nazionali giovanili grazie ad una organizzazione societaria maggiore ed una capacità formativa, nei riguardi dei giovani, competente ed efficace. La situazione attuale si è completamente capovolta; le squadre giovanili della Mens Sana e della Virtus hanno nettamente la meglio contro quelle livornesi, come risulta anche dalle ultime nette vittorie. Nella città labronica sostengono che il divario sia motivato dalle possibilità senesi di reperire con maggiore facilità giovani prospetti nel territorio nazionale grazie alle maggiori risorse finanziarie. Constatazione giusta, ma limitata. Per esempio, sarebbe riduttivo affermare che le due ultime partite sono state vinte dalle due squadre senesi grazie e solo all’ apporto dei nuovi arrivati: Cournooh – Martone per la Mens Sana e Poti – Altieri per la Virtus. Vorrebbe dire non vedere tutto il rimanente, fra cui la prestazione super di un Davide Visigalli (Virtus) -38 punti – figlio d’ arte e frutto del vivaio senese al 100%. Pete Dempsey, insegnante di una Hight School della North Carolina, sostiene che una scuola di basket funziona quando “the past nurs the present, thinking about future” il passato accudisce il presente pensando al futuro. Forse questo può essere un serio motivo che determina il ribaltamento delle prestazioni e dei risultati fra le due scuole di basket toscane: lavorare nel presente per obbiettivi futuri facendo ricchezza delle esperienze e degli insegnamenti del passato. ■ Amaranto e biancoverdi contro: in alto Dado Lombardi (al centro) e Alfredo Barlucchi, il secondo da sinistra in piedi. ba s k e t 53 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 54 CHI SONO E COSA FANNO I VARI TALENTI SENESI SPARSI IN TUTTA ITALIA Un marchio che sa di garanzia STEFANO FINI Datome in maglia biancoverde Durante una torrida giornata estiva, mitigata (ogni tanto) da una leggera brezza marina, Alvalenti, poliedrico artista contemporaneo senese, mentre stava impressionando una tela, fece questa constatazione: “ Dipingo il mare anche se non sta mai fermo”. Affermazione strana, forse frutto della eccessiva calura, ma certo efficace e divertente. Il mare del basket ha le stesse caratteristiche; è in continuo movimento e, pertanto, quando lo devi rappresentare sia nei gesti atletici che negli avvenimenti, riesci soltanto a cogliere un attimo. Tutto quello che adesso “è”, poco dopo, è già mutato. Nel basket giovanile le variazioni sono ancora più evidenti e frenetiche dato che subentra un’ altra componente fondamentale: quella dei cambiamenti fisici e mentali tipici dell’ età giovanile. Tuttavia volendo dipingere “l’ attimo fuggente” per verificare i rendimenti dei nostri giovani impegnati nelle varie realtà di questo inizio stagione possiamo constatare quanto segue: ● Sulla cresta dell’onda di questo mare del basket giovanile troviamo Luigi DaTome (‘87 Mens Sana). Le sue prestazioni sono veramente superiori ad ogni più rosea aspettativa e nella classifica dei nostri gio- vani è nettamente primo. In A1 ha una media realizzativa sopra i 10 punti con un minutaggio d’ impiego sui 20 minuti. Inoltre le sue magie stanno meravigliando l’Italia del basket che forse si accorge solo adesso di quello che lui sa fare da tempo (vedi il tap-in al PalaCalafiori di Reggio Calabria, simile nella tecnica e nella dinamica a quella che riportiamo nella foto - Finali Nazionali di Categoria a Biella); pertanto basterebbe solo seguire con più attenzione il basket giovanile per meravigliarsi meno e per fare, soprattutto, meno errori di valutazione sulle caratteristiche e capacità dei ragazzi. Per Luigi vi è l’ incognita della continuità essendo questa una componente non propria dell’ “ego giovanile”. ● Pochi sono i nostri ragazzi impegnati in A2; il più positivo è Luca Vitali (‘86 Mens Sana) che a Montegranaro viaggia con una media di 9 punti in 52 minuti. Problemi per Lechthaler (‘86 Mens Sana) ed Agosta (‘84 Virtus). Extra Mens Sana-Virtus, sempre in A2, grandi cose le sta facendo Danilo Gallinari (‘88 AJ Milano), in forza a Pavia con 20 punti media partita in 55 minuti. ● Nell’onda successiva, quella della B d’ Eccellenza, le prestazioni sopra le righe sono due: quella di Mirko Carmine Cavallaro (‘86 Mens Sana a Vigevano) con 13 punti m/partita in 24 minuti con un ottimo 67% da tre, e quella di Marco Giuri (‘88 Virtus) con 12 punti m/partita realizzati con un 70% da due ed un 60% da tre. Cosa dire ?! Fantastici!. Buone, anche se inferiori nelle percentuali al tiro e nelle valutazioni, le prestazioni di Tommaso Marino (‘86 Mens Sana a Porto Torres), Davide Bruttini (‘87 Virtus) e Giovanni Fattori (‘85 Mens Sana a Cecina). Questi tre hanno, al momento, una capacità realizzativa di 12 punti m/partita per un minutaggio sui 20 minuti. Discrete, ma niente più, le prove di Francesco Gergati (‘87 Mens Sana a Ribera) con 6,5 punti in 37 mi- nuti, mentre consideriamo non buone le prestazioni al momento fornite da Ivan Scarponi (‘86 Men Sana a Porto Torres) con 5 punti m/partita in 15 minuti e soprattutto quella di Simone Berti (‘85 Mens Sana a Sant’ Antimo) con 3,5 punti m/partita in 22 minuti e con un negativissino 22% totale al tiro. ● In B2 possiamo considerare soddisfacenti le prestazioni di Valerio Circosta ad Aprilia e di Luca Lenardon ad Arezzo, non possiamo ripeterci, però, nel caso di Luca Castelluccia (ex-Virtus) impegnato ad Olbia. Ma il mare (anche quello del basket), come ha detto Alvalenti, non sta mai fermo e dopo un flusso e riflusso tutto può cambiare. ■ Il Bar del Basket Via dei Rossi - SIENA - Tel 05.77.28.08.80 54 b a s ket NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 56 Montepaschivita Vi rtus Siena LA VIRTUS DI COACH PIATTI NON RIESCE A DECOLLARE, MENTRE SI PROFILA L’ADDIO A DAVIDE BRUTTINI Un copione già rivisto Non è stata una grande partenza quella della Mpv Virtus. Quattro sconfitte, di cui due, Atri e Fidenza, senz’altro evitabili, ed una sola vittoria con Ragusa. Inoltre, dopo appena un mese, la società rossoblù rischia di tornare sul mercato, perché Davide Bruttini potrebbe andare da subito in Fortitudo. In estate le speranze erano ben diverse, guardando il calendario. L’obiettivo era partire forte, non esagerando con i carichi di preparazione atletica, per sfruttare le prime giornate, ben sapendo che nella parte centrale del girone, sarebbero arrivati gli scontri più difficili con le migliori della classe. Fin da subito si è capito che il problema più grosso era la difesa: “Una squadra come la nostra non può permettersi di subire 85 punti a partita. Dobbiamo aumentare la concentrazione e l’intensità”. Piatti ha parlato chiaro, anche se a dir la verità la prima vittoria, con Ragusa è arrivata segnandone 100. In effetti in attacco la Virtus non pare avere problemi particolari. C’è un realizza- 56 b a s ket ANDREA MONCIATTI tore di lusso come Francesco Gori, stabilmente oltre i venti punti a partita, con ottime medie al tiro, e la squadra ha capito che deve servirlo. Gattoni ha mostrato a più riprese sprazzi del grande giocatore che è stato e che è, ma è ancora troppo alterno per essere quel “leader” che la Virtus cercava. Le poche buone notizie vengono dai giovani virtussini, Marco Giuri e Davide Bruttini. Il primo, classe ‘88, in sostanza all’esordio nei senior, ha davvero impressionato in quest’avvio. Gioca da veterano, con faccia tosta e dedizione. Viaggia ad oltre dieci punti di media, impara giorno dopo giorno, grazie anche a due “chioccie” come Macaro e Gattoni. Bruttini ha un po’ stentato all’inizio, ma anche lui come Soro, ha iniziato la preparazione in ritardo, ed è quindi comprensibile che non sia al top. Poi però si è sciolto nella gara con Ragusa, dimostrando che quando è in palla non ha molti avversari nel ruolo. Tra l’altro è uno dei pochi che riesce a meritare la sufficienza in difesa. 4 6 7 10 11 13 14 16 18 20 Massimo Gattoni Massimo Macaro Francesco Amoni Marco Giuri Simone Gatti Luigi Spinelli Davide Bruttini David Farinon Francesco Gori Daniele Soro Filippo Alessandri Costantino Cutolo Giuliano Delli Carri Antonio Fattorini Roberto Rullo Davide Visigalli Allenatore: Luigi Piatti Play Play Ala Play Ala Pivot Guardia-Ala Pivot Guardia Ala-Pivot Play Guardia-Ala Ala Guardia Play-Guardia Ala Diverso il discorso per il settore lunghi. Gatti non ha continuità, e lo stesso si può dire di Farinon, poi c’è Soro, chiamato quest’anno ad un ruolo molto diverso, parte dalla panchina, ed anche lui ha bisogno di un po’ di tempo per entrare nella parte. Ma è ancora presto per esprimere giudizi definitivi. Questa squadra è tutta da decifrare. Piatti sa bene che il lavoro da fare è tantissimo, che il campionato può riservare sorprese sia in positivo che in negativo. Ora c’è da risolvere la questione Bruttini. Se dovesse approdare a Bologna da subito, la Virtus dovrebbe cercare di rimpiazzarlo con un giocatore di grande sostanza. Non sarà affatto facile, anche perchè può darsi che il sostituto non giochi nello stesso ruolo. Si parla di un pivot che possa dare una mano sotto canestro, dove la Virtus non convince, e questo porterebbe a diverse modifiche nell’assetto di squadra. ■ NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 57 Una Ducato eclettica o forse lunatica che procede a ‘strappi’ in questo inizio di campionato.Quattro partite, metà vinte e questo è il bianco, poi l’altra metà perdute, è il nero come i colori della nostra città, in eterno armonico contrasto. Nel famoso contenitore mezzo pieno (o mezzo vuoto) è comunque positivo registrare un fatto nuovo: la crescita numerica del pubblico che ogni sabato segue la squadra di coach Zani al PalaCus, quando non si avventura in qualche trasferta a livello regionale, nella “calda” Pontedera o nella tribuna della difficile ‘cugina’aretina, in quel di San Giovanni Valdarno. Un pubblico più numeroso –e quindi un tifo sussidiario- è una delle condizioni <ab initio> per proseguire nella lunga marcia di avvicinamento a quella meta “segreta”, per ora soltanto sussurrata, che sotto metafora potremmo definire “l’Everest” del basket femminile nazionale. È questa una, potremmo dire, storica criticità di tutto il basket femminile nazionale ancora incredibilmente distante dai palcoscenici d’oltreoceano capaci di catalizzare forte interesse mediatico così da ‘produrre’ presenze di pubblico oltre le diecimila unità, ben superiori a quelle delle più famose platee nazionali maschili. Queste sono le cifre che accompagnano il mitico Dream Team femminile statunitense, l’unica formazione di basket al mondo a non aver mai bevuto dal calice della sconfitta; altro mondo e altro contesto ma comunque un modello a cui guardare con attenzione e certamente con senso della realtà. Dagli Usa ritorniamo in via del Costone con una bella notizia che riesce a cancellare quel 50% di amarezze sul parquet: una giovane atleta senese, già impegnata nel progetto nazionale “Azzurrina”, è stata convocata nella rosa allargata della nazionale Under 16. Il prospetto in maglia bianconera è una Roster Ducato Siena 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Rosaria Grillo Iolanda Torre Jenny De Angelis Giulia Gallerini Giovanna Granirei Ntumba Madelene Valentina Detrassi Nadia Sampieri Maria Carli Barbara Cencettti Giulia Sganga Elena Riccardi Chiara Bozzi Allenatore: Alessandro Zani Play-Guardia Pivot Guardia Pivot Guardia Guardia-Ala Play Pivot Play Ala Ala Ala-Pivot Play MENTRE LA PRIMA SQUADRA PROCEDE A STRAPPI, IN CASA DUCATO SI PENSA GIÀ AL FUTURO Le giovani promesse al centro di un ambizioso progetto FRANCESCO OPORTI classe ’91 - 14 anni appena compiuti- allenata dal responsabile tecnico delle giovanili costoniane, coach Pier Francesco Binella, coadiuvato da Lorenza Sorrentino e Duccio Petreni. Parliamo di Gianna Grenga, un grande sorriso a cascata su 185 cm. emozionata fino alle lacrime da questa “pioggia” improvvisa di notorietà e di richiesta d’interviste. Enorme la gioia e la soddisfazione da parte di tutta la dirigenza bianconera che vuole credere sempre di più nelle giovani generazioni anche in virtù-possiamo soltanto immaginarlo-di qualche riflessione sui risultati della prima squadra negli ultimi anni: nessuna “infamia”, anzi, in molte prestazioni dimostrazione di grande basket, ma non sempre sufficiente “lode” in proporzione alle energie profuse e alla concentrazione di ‘talento’ (autentico o soltanto enfatizzato nei vari curricula) proveniente dalle più disparate piazze d’Italia. Ripartire dal ‘vivaio’ potrebbe essere molto più di una semplice dichiarazione d’intenti. “Non mi confondete la Grenga” quasi urla coach Binella, ma quello che sembra un ordine è soltanto una “paura di creare imbarazzi emotivi” chiosa ancora Pier Francesco, per la giovane promessa costoniana che sarà già in ritiro fra pochi giorni a Caorle(Ve) agli ordini di coach Francesco Palazzino e della sua vice Stella Campobasso, responsabile di “Azzurrina Toscana”, già campionessa negli anni ‘80 con oltre venti presenze in Nazionale. Il magico momento del settore giovanile femminile non dovrà essere un episodio ma “progetto strategico di medio e lungo termine con solide basi, dal minibasket alla prima squadra” proclama il dirigente costoniano Massimo Carli, anch’egli emozionato mentre legge e rilegge la lista della convocate in azzurro: sì, c’è scritto proprio Gianna Grenga, senese di Siena, e <sorella d’arte> di Martina, la ventenne pivot della Ducato che a breve ritornerà nella prima panca di coach Zani dopo una lunga ma positiva fase di recupero fisico. Azzurrina che esce, e si parla di Giulia Sganga (classe ’89, oggi in prima squadra), per superamento dei limiti d’età del progetto, azzurrina che entra nel (quasi) Olimpo rosa e anche azzurrina che… scalpita preparandosi con serietà e determinazione per affiancare Gianna: è Elena Vezzosi, un’altra classe ’91 “figlia d’arte” di Roberta Bindi giocatrice senese che tanto ha contribuito alla crescita del basket rosa cittadino. Altre giovani promesse costoniane, nelle varie fasce d’età, sono già in ‘sorveglianza speciale’, per quel progetto strategico di cui parlava Carli, dirigente del giovanile. ■ Elena Vezzosi Gianna Grenga ba s k e t 57 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 59 È un ottobre, quello costoniano, all’insegna di luci e di ombre, con le prime, tutto sommato e tutto sottratto, che superano le seconde. I numeri, il responso oggettivo in primo luogo: la squadra di Maurizio Tozzi ha centrato tre successi e due sconfitte in questo intenso mese iniziale del campionato di C1. La squadra costoniana è imbattuta in casa, grazie ai successi con il Prato e con il Reggello dell’inossidabile Bini; ha colto poi un importante e significativo successo lontano dal dodecaedro di Viale Sclavo, per la precisione in quel di Ponte San Giovanni, squadra perugina (il girone di quest’anno è tosco-umbro, quindi non ci sono trasferte in Sardegna). Queste sono le luci: per quanto concerne il discorso sulle ombre, ci sono le due sconfitte di Follonica e di Perugia -la più fresca- che bruciano, non certo per il fatto in sé, quanto per come sono maturate, cioè in modo davvero nettissimo. Si prenda quella in terra umbra: già all’intervallo Dell’Aquila e compagni erano sotto di 30 punti (57-27), e quindi la partita si era già virtualmente conclusa. Al di là dei meriti della squadra perugina, il Costone ha l’obbligo morale di lottare fino alla fine con dignità, cosa che –numeri alla mano- non ha fatto assolutamente. Una curiosità: le due sconfitte sono maturate concedendo agli avversari esattamente lo stesso numero di punti –90- a fronte di soli 66 e 63 realizzati dalla compagine senese. Squadra rinnovata, quella costoniana targata Maurizio Tozzi: tanti giovani –come è sacrosanto che sia-, qualche giocatore d’esperienza. Il fatto è che si tratta –per quanto visto fino ad ora- di una squadra che dipende tanto, tantissimo, forse troppo, dagli unici due terminali offensivi davvero di peso: Dell’Aquila sotto canestro, capitan Castri da tre punti. Ci sono giocatori prettamente difensivi –alludiamo al ritorno di Martellucci, ma anche a Spampani e Firmati- che hanno una importanza quindi fondamentale per qualunque tipo di pallacanestro –e per quella di Tozzi in particolare-, ma ai quali non si può chiedere di fare canestro con continuità; ci sono elementi nuovi che devono trovare maggiore confidenza con il canestro che dovrebbero garantire un monte canestri senz’altro maggiore: pensiamo, è inutile girarci intorno, a giovani neocostoniani come Sprugnoli, Niccolò Bindi e soprattutto Corzani, vero oggetto misterioso di questo Costone 2005/2006. In cabina di regia, perduto Niccolò Sensi approdato in quel di Grosseto, oltre a Niccolò Franceschini, che quest’anno ha la piena possibilità di dimostrare il suo valore, abbiamo un altro volto nuovo, Jacopo Bindi, fratello di Niccolò. È un giocatore che concede pochissimo allo spettacolo, ha una impostazione registica da play-maker proprio anni ’70, ma quello che contano sono gli assist e la lucidità della regia, e sembra che il ragazzo abbia le sue potenzialità: certo, non aspettatevi passaggi dietro la schiena o funamboliche penetrazioni, perché il giovane play maker costoniano preferisce l’essenziale al colpo ad effetto. In conclusione, un aggiornamento più esaustivo si potrà fare solo fra un mese, dopo quindi le prossime quattro gare di novembre: Acquasparra e Monsummano in casa, Pescia e Vaiano in trasferta. La cosa da augurarsi è che, anche in caso di sconfitta, la stessa arrivi dopo 40 minuti di ardore agonistico come quelli visti nelle due gare casalinghe, non certo per rassegnazione, neanche di fronte ad un avversario eventualmente più forte (e sempre tenendo presente che un pivot come Dell’Aquila e un tiratore da tre come Castri non ce l’ hanno tutte le squadre!) Montepaschivita Costone Siena 4 Andrea Sprugnoli 5 NiccolòFranceschini 6 Marco Dell’Aquila 7 Stefano Martellucci 8 Tommaso Campini 9 Alessandro Castri 10 Roberto Corzani 11 Niccolò Bindi 12 Filippo Franceschini 14 Federico Firmati 15 Jacopo Bindi 16 Francesco Spampani 18 Luigi Bruttini Allenatore: Maurizio Tozzi play-guardia Play Ala-Play Ala Ala Ala-Guardia Ala-Guardia Guardia Ala Pivot Play Ala-Pivot Guardia GIRA E RIGIRA, I CONTI NON TORNANO PER LA SQUADRA DI TOZZI, ANCHE SE LE ATTENUANTI NON MANCANO Costone, più ombre che luci RAFFAELE ASCHERI Una citazione particolare, che non riguarda il Costone in senso stretto, ma un avversario della squadra senese: nelle file del Reggello si trova un certo Massimo Bini, ancora protagonista assoluto e capace di un minutaggio quasi completo. La cosa davvero notevole è l’età del giocatore, che –essendo del 1958- ha la bellezza di 47 anni. Complimenti per una longevità agonistica che ha pochissimi eguali. Quando il Reggello è venuto a Siena al dodecaedro, Tozzi ha dovuto alternare ben tre difensori ad uomo su Bini, prima Martellucci, poi Firmati e Spampani, ma fino a quando è subentrato un infortunio tutti sono stati in grande o grandissima difficoltà contro questo “ragazzo” del 1958! Senza facile e scontata retorica, si tratta di un vero e proprio esempio per tanti giovani, anche gialloverdi, ovviamente, perché arrivare a quella età giocando contro atleti che potrebbero tranquillamente essere dei figli, vuol dire essere uomini di sport 365 giorni all’anno. ■ ba s k e t 59 NOVEMBRE 2005 01-11-2005 9:16 Page 60 sport per tutti •Massimiliano Bruttini La Siena Nuoto Uisp, una realtà ormai consolidata nel panorama sportivo cittadino • A g a l l a d a t re n t ’ a n n i 60 Parlare di nuoto agonistico a Siena significa parlare di Siena Nuoto Uisp a.s.d.. Il gruppo sportivo svolge da 30 anni (fu costituito nel lontano 1975), attività nel nuoto agonistico. È sicuramente una delle Società più longeve del panorama nuoto toscano, solo la Rari Nantes Florentia può vantare origini ben più lontane. Il Siena Nuoto Uisp a.s.d. nel corso della sua esistenza ha rappresentato per tanti giovani senesi un momento importante, lasciando un’impronta che li ha poi accompagnati negli anni quando non erano più nuotatori agonisti, perché questa caratteristica non la si perde mai. Chi ha nuotato nuota per tutta la vita e prima o poi lo si ritrova in acqua impegnato in quello che più gli piace, nuotare. Abbiamo visto ex nuotatori rientrare in acqua per insegnare ai figli o li abbiamo visti (e sono tanti) rientrare in acqua per continuare, magari con obiettivi diversi, a misurarsi con se e con gli altri. Valga ad esempio il gruppo di Amatori (Master) che è composto essenzialmente da ex respiratori di cloro. Tornando comunque a parlare del nuoto agonistico e del Siena Nuoto Uisp a.s.d. dobbiamo ricordare come il gruppo sportivo abbia saputo mantenersi attivo pur nelle difficoltà nelle quali si trova, come la maggior parte delle Società che sviluppano attività di base. Nel corso degli anni il gruppo sportivo, di volta in volta guidato da vari gruppi dirigenti, ha avuto nelle sue file atleti di buon valore che spesso hanno figurato tra i migliori atleti in campo nazionale. Inutile fare nomi, si rischierebbe solo di dimenticarne alcuni, sono infatti tanti gli atleti che nel tempo hanno dato lustro alla Società portandola nei momenti migliori (ultimo decennio del secolo passato) nei primi 50 posti del ranking nazionale. Oggi il nuoto è cambiato, come sono cambiate tante cose nella vita quotidiana, non può essere paragonato a quello degli anni ottanta – novanta. Il cambiamento è stato repentino, dovuto ai meravigliosi risultati che i nostri nazionali ottengono in tutte le manifestazioni (qualcuno dei nostri, par- liamo di Luca Giannozzi (nella foto), è stato anche in corsa per entrare nell’olimpo del nuoto e ha pure dato qualche dispiacere a chi c’era già). Questo fenomeno, di per sé valido, comporta come riflesso la necessità di una professionalizzazione che non sempre è ottenibile. Accedere ai Campionati Italiani Giovanili per la categoria Ragazzi (14 – 15 anni) significa, ad esempio, nuotare un 100 Stile Libero con un tempo di circa 1,5 secondi più basso rispetto a dieci anni fa e lo stile libero si nuota nello stesso modo. Comunque il Siena Nuoto Uisp a.s.d. continua ad operare e mira la sua attività sempre più nell’interesse dei giovani e nel rispetto degli atleti. Da circa 4 anni, in collaborazione con il Comitato U.I.S.P. di Siena e grazie al suo appoggio anche di ordine economico, abbiamo iniziato un programma che prevede come base il rispetto dell’atleta. Questo in pratica deve avvicinarsi al nuoto, specializzarsi e poi fare agonismo, cercando in questo periodo di non essere sottoposto a stress, a carichi di lavoro troppo pesanti, in modo da garantirgli una vita natatoria quanto più lunga possibile. Contemporaneamente si stanno sviluppando altre attività che consentano ai nuotatori “delusi”, o meno motivati, di rimanere nell’ambiente acqua impegnati in attività che siano meno individuali ad esempio pallanuoto e nuoto sincronizzato, oppure nel triathlon, specialità sicuramente più “estrema”. In pratica non interessa avere “piccoli campioni”, inevitabilmente destinati all’abbandono più o meno precoce, ma interessa invece lo svolgimento di un’attività che consenta all’atleta di operare e di misurarsi in un ambiente quanto più rispondente alle proprie necessità. Fulcro importante di questo progetto, è la possibilità di utilizzare la vasca scoperta degli impianti dell’Acquacalda, che ci auguriamo, sarà presto riconvertita in impianto da utilizzare anche in inverno. Tale spazio consentirà di sviluppare le attività agonistiche in modo sostanzialmente diverso rispetto all’attuale. ■