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Mensile di critica e attualità sportiva -
213 - novembre 2005
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Armani e Chievo: una domenica da urlo
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Edito e stampato presso
Arti Grafiche Ticci
Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si)
Tel. 05.77.34.92.22
Fax 05.77.34.93.66
Hanno collaborato a questo numero:
Raffaele Ascheri, Corrado bagella, Duccio Balestracci, Luca Bianchin, Mauro Bindi, Giancarlo Brocci,
Andrea Bruschettini, Massimiliano Bruttini, Fabio Cannoni, Barbara Cerretani, Mario Ciani, Chiara Cicali,
Vincenzo Coli, Fabio Fineschi, Stefano Fini, Riccardo Giacopelli, Emilio Giannelli, Daniele Giannini,
Antonio Gigli, Luca Luchini, Mauro Mancini Proietti, Simone Marrucci, Augusto Mattioli, Andrea Monciatti,
Roberto Morrocchi, Francesco Oporti, Gigi Rossetti, Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Matteo Tasso,
numero
Francesco Vannoni.
Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli
Collaborazione fotografica: Fabio Di Pietro
Editing: Francesco Vannoni – Sito web: Olivia Agnelli
Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430
del 27.01.1983
Progetto grafico: Bernard Chazine
Direttore
Mario Ciani
Direttore responsabile
Paolo Corbini
Direzione – Redazione – Fotolito
Bernard & Co.
Strada di Busseto 18 -C2/3 – Siena
Tel. 05.77.28.53.74
Fax 05.77.22.10.14
E-mail: [email protected]
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ANNO XXIII
editoriale
Più rock che lento
Il tormentone di Celentano è appena cominciato,
ma già si sprecano i tentativi di imitazione. Nel
mondo dello sport soprattutto, ma non solo. Da
noi, ad esempio, non è un esercizio facile individuare chi fra Siena e Mens Sana è lento o rock.
Stabilito che vie di mezzo non ci sono, cominciamo col dire che i bianconeri, attestati a metà
classifica e saldamente a 9 punti dalla serie B,
sono certamente rock. Anche perché in difesa lenti lo sono sempre. E poi è tutto relativo:
qui ci si batte contro il meglio del calcio italico,
e qualche…lentezza ci può stare.
Anche la Montepaschi, che prima di perdere la sua
imbattibilità a Varese, era sicuramente rock,
con la sconfitta a Masnago non è che può passare subito all’altra sponda, perché la sua posizione di vertice è sempre integra e nel prossimo turno ha la possibilità di schiarirsi le idee
direttamente con gli avversari milanesi suoi
coinquilini.
E le altre squadre senesi di livello?
La squadra femminile della Ducato, che ha seguito di una serie di circostanze sfortunate si
trova in una posizione di classifica a lei poco
congeniale, è sicuramente lenta. Era partita
rock, ma poi ha dovuto ricredersi. Lo stesso dicasi per la Virtus, al via per l’ennesima volta
con l’obiettivo di non ripetere le esperienze
precedenti, ma finita fin da subito fra i lenti.
Come il rinnovatissimo Costone, che trova più
difficoltà del previsto a plasmarsi, nonostante
la lunga permanenza in C1. Chi non fa mistero di appartenere alla categoria del rock, è
sicuramente il Cus basket maschile, ancora imbattuto capolista dello stesso campionato,
mentre qualche difficoltà di collocazione trova
per ora la squadra femminile di volley del Cus,
neo promossa in B1.
Questo relativamente alle squadre che hanno un
respiro nazionale. Poi ci sono i vari personaggi che si muovono all’interno delle stesse, ma
fare dei nomi in questo caso equivarrebbe a
tracciare una riga fra buoni e cattivi, fra belli e
brutti, fra bravi ed incapaci, e qui nessuno
vuole fare liste di proscrizione… Al massimo
ci si può limitare a dire che non basta essere
rock per essere anche i migliori, oppure che
tanti lenti sono tali perché non messi nella condizione di essere rock. Per ora può bastare. ■
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Questa volta non c’è che l’imbarazzo
della scelta: è stato il mese dell’emozionante vittoria dell’Olimpico contro la
Roma (d’accordo, non è più una novità,
ma fa sempre un bell’effetto…), o quello
della discussa sconfitta coi viola con annessa aggressione a De Luca; quello del
rocambolesco tre a tre con la Samp, oppure quello del blitz di Treviso?
Per quanto ci riguarda un po’ di tutto,
perché sono episodi che in qualche
modo entrano a far parte della piccolagrande storia della Robur, non fosse
altro che per testimoniarne la presenza
sul più importante palcoscenico del calcio italiano. Che non è affatto scontata.
Prendiamo la gara di Roma: Spalletti ha detto che il Siena si è chiuso per
tutta la partita e non meritava di vincere. È la sua opinione, rispettabilissima.
Però non può dire che si è solamente
difeso quando sul 2 a 2, anziché difendere un risultato già prestigioso, è andato a segnare e vincere con un terzino!
La sconfitta nel derby chiama in
causa altri elementi di discussione. L’inattesa esclusione di Chiesa e Locatelli, l’incapacità di opporsi efficacemente
sulla metà campo alle scorribande dei
gigliati, ma soprattutto una fragilità difensiva che si fa seria. Specie se non si
riesce a segnare il cosiddetto ‘gol in
più’. Che la scelta di De Canio sia stata
un po’ cervellotica, è fuori dubbio. Nessuno può pensare di lasciare in panca i
due principali finalizzatori di una squadra con l’attenuante che ci sono due
impegni in quattro giorni (se questo è il
motivo vero), perché ogni partita va vissuta a sé, indipendentemente dalle
scorie che può lasciare.
Ma è soprattutto il discorso sulla tenuta della retroguardia che continua a
suscitare perplessità. Nello spazio stretto i nostri difensori sanno come cavarsela, se non altro per il mestiere. È quando si vedono affrontare in campo aperto
e sono presi in velocità che non riescono più a tamponare. Certamente anche
con la complicità di un centrocampo che
non fa sufficientemente filtro.
È un problema di uomini o di schemi? I primi ci sarebbero, ma si portano
dietro storie personali tutte da dimenticare. Se riusciranno a superare in fretta, il Siena si troverà con una retroguardia fra le migliori dell’intera serie A, ma
ancora devono farlo. Forse è passato
troppo poco tempo. Intanto qualcuno
su cui si sprecavano le scommesse
(vedi Tudor), tarda a venir fuori ed a recuperare quel ruolo di allenatore in
campo già felicemente recitato la stagione scorsa. Ed è quindi già un mezzo
problema questo. L’altro mezzo chiama
in causa lo schieramento, nel senso che
le soluzioni proposte da De Canio rispondono sì ad una certa logica (basta
vedere come la squadra si distende in
certi momenti, con quale fluidità scorre
la manovra), ma dopo un quarto di stagione è lecito pretendere una maggiore
continuità di scelte. Intanto risolvendo il
dubbio sulla difesa: a tre o a quattro?
Siamo sicuri che cambiare tutte le volte
disposizione non crea qualche difficoltà
di affiatamento fra uomo e uomo, e
forse anche fra reparto e reparto? Non
sarebbe meglio puntare su uno schema
collaudato con elementi collaudati? Individuare cioè una squadra tipo e su
quella innestare tutte le variazioni necessarie? È vero che oggi il calcio si
gioca in venti e che non ci dev’essere il
posto garantito per nessuno, ma presentarsi al derby senza aver mai provato l’inedito schieramento senza Chiesa
e Locatelli non è una forzatura?
Certo tutto questo non inficia il rendimento complessivo di una squadra
che al suo terzo campionato di serie A
può vantare già tre punti in più rispetto
al primo e addirittura quattro sul secondo. Una squadra, e questo forse è l’aspetto più positivo di questa prima
parte della stagione (pur con le ombre
affiorate qua e là) che non dà niente per
scontato, che può battersi contro
chiunque e dovunque con le stesse
possibilità di vincere o di perdere, mai
chiusa comunque chiusa in partenza.
Un bel passo in avanti per una Società salita da poco nella massima
serie, ma con la quale sta prendendo
velocemente confidenza: dalla vittoria
su Totti e compagnia bella, a quella col
Treviso in trasferta. Un campo anche
questo (ed a maggior ragione quello romano), in cui la squadra di De Canio è
scesa senza condizionamenti, sicura di
giocarsela fino in fondo. Pur sapendo
che il mondo dello sport è pieno di situazioni apparentemente facili (come
Archiviato un mese
non privo di soddisfazioni, i bianconeri
tentano la fuga dalla ...salvezza
Ok: il passo
è giusto
Mario Ciani
poteva essere la visita al ‘Tenni’) che poi
si trasformano in sonore delusioni.
Tanto per ribadire che nella Marca i
bianconeri non hanno fatto il minimo indispensabile, ma il massimo.
Insomma questa squadra è sicuramente capace di tutto, nel bene e nel
male, ma il fatto stesso di potersela giocare con tutti alimenta i sogni di una
tifoseria sempre più esigente. Ma
anche realista, perchè nessuno pretende da lei più di quanto può onestamente dare. L’importante è che sappia soffrire, perché non c’è niente di
mortificante in una sconfitta accompagnata da una prova generosa.
Dopo aver sperperato diversi punti in
casa, ora i bianconeri sono attesi comunque da una serie di prove tutte alla
loro portata, che non vuol dire però facili. A cominciare da quel Chievo che al
Rastrello ha sempre fatto la sua figura. E
siccome occupa una posizione di classifica tutto sommato di prestigio, va trattato alla stregua di una potenziale grande: concentrazione, quindi, ed
aggressività. Non bisogna farlo ragionare, in poche parole, bisogna sporcarne il
gioco (quello che non s’è fatto con la
Fiorentina), perché solo così siamo sicuri di aver fatto il possibile e l’impossibile.
Poi, come si dice, le pecore si contano la sera.
P.S. Ci avevano promesso che non
sarebbe successo più, anche se non era
la prima volta che lo dicevano. Ci avevano promesso tolleranza zero, termine
tanto abusato quanto vuoto…D’ora in
poi, insomma, non ci sarebbe stato più
scampo per nessuno.
Per nessuno? Tralasciando i fatti
non meno gravi di Ascoli, Gallipoli e
…Siena (relativamente all’aggressione
a De Luca), siamo sempre in attesa di
sapere quali provvedimenti saranno
presi a carico di Roma e/o Lazio per la
monetina che ha colpito al volto Paparesta nel derby. Scommettete che
siamo stati noi? ■
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a tutto campo
Buon campionato e cattivi comportamenti
Senio Sensi
TV (E SOCIETÀ) SPAZZATURA
Quando si dice il fair play, tanto raccomandato dai vertici del calcio! In due settimane ne abbiamo viste due davvero emblematiche: un calciatore ha colpito un
barelliere-volontario perché, per perdere
tempo, voleva rimanere a terra, dentro il
campo. Dopo quindici giorni un gruppo di
facinorosi ha assediato la macchina del
Presidente del Siena.
Già i fatti, di per sé, sembrerebbero di
una certa gravità e tali da creare sconcerto specie in chi, come i senesi (Società,
giocatori e squadra), ha un curriculum
della propria storia calcistica non macchiato da episodi gravi. Ma l’inaccettabile
è che: nel primo caso l’Udinese, cui appartiene Obodo giocatore dalla…bottigliata facile, ha preso le difese del proprio atleta anche quando è stato squalificato per
due giornate. Non una parola di solidarietà
verso chi, senza percepire niente a differenza di chi gioca al calcio, cerca solo di
dare una mano in caso di infortuni. Nel secondo episodio poi le uniche parole da
sponda “avversa” (quella Fiorentina, per
intendersi…)sono state: un tentativo di minimizzare l’aggressione; una lettera “firmata” (e quindi a mio avviso nemmeno da
pubblicare) che dice di aver visto tutto e
non concorda con De Luca (se era lì era
un fiorentino…unici ammessi e non un
tifoso senese come dice); le parole del
Questore di Siena che dice “solo” che il nostro Presidente è stato imprudente (?); la
minaccia di azioni legali da parte della tifoseria fiorentina per “danno all’immagine”
(roba da scompisciarsi dalle risa…); un tiepido mea culpa arrivato tre giorni dopo da
Della Valle (Presidente della Fiorentina)
che comunque si schiera subito con la versione data dal Questore. Bella carrellata,
non c’è che dire. Ma non è finita: le grandi
tv nazionali (private o pubbliche), con rarissime eccezioni, hanno irriso il barelliere
e non dato spazio all’aggressione di De
Luca. C’è da domandar loro: ma siete sicuri che questo sia il sistema per allontanare la violenza dagli stadi???
LE RESPONSABILITÀ DEI VERTICI
Sembra che le cause di tante morti o di
danni irreparabili a calciatori degli anni ’80
e ’90 siano stati causati dall’assunzione,
forse a cuor leggero e comunque imposta,
di farmaci molto vicini al doping da parte di
atleti di prima linea. Sembra che almeno
fino a qualche anno fa alcune sostanze
proibite o comunque dannose siano state
somministrate a calciatori di serie A: le inchieste di Guariniello hanno portato alla
luce fatti inquietanti.
Sembra che esista un modo, in parte
messo in atto, per cancellare tracce di farmaci proibiti e pericolosi dalle urine per coloro che ne fanno uso: fatto che renderebbe inutile il prelievo e successiva analisi
antidoping. Sembra che, sotto forme diverse e nonostante un irrigidimento di chi,
giustamente, deve tutelare la salute degli
atleti e garantire la regolarità alle gare
(non solo nel calcio), qualche “aiutino”
venga ancora somministrato o autonomamente assunto per rendere più “energici” i
baldi atleti.
Eppure, dopo tutto questo, sembra che
Pescante, Presidente del CONI, abbia
detto che sui controlli antidoping il nostro
Paese è troppo rigido e che converrebbe allinearsi a quanto fanno negli altri Paesi europei (cioè poco…). Nessuno ha smentito
la notizia fatta circolare due o tre settimane
fa; si presume quindi che sia vera. Ecco,
questi sono i vertici dello sport italiano!
AVANTI BIANCONERI,
ANCHE SE...
14 punti in 10 partite; Chiesa secondo
capocannoniere della serie A; un ciclo di
partite abbordabili quelle che abbiamo di
fronte. C’è di che essere soddisfatti. Ma ci
sono delle ombre pesanti sul cammino
della Robur formato 2005/2006. E non mi
riferisco agli aspetti economici della Società, sulla qual cosa sapremo di più a fine
anno, ma al campo.
Senza dubbio qualche punticino in più potevamo averlo:
un paio di “ladrocinii” (per carità…in buona fede) degli arbitri; un briciolo di sfortuna; qualche errore difensivo non
giustificabile. Ma anche qualche scelta tecnica che non abbiamo capito. De Canio legge
molto meglio le partite in trasferta che quelle in casa. Autentici capolavori a Roma,
Genoa (sponda Samp) e Treviso. Molto meno bene sa leggere, prima e in corso d’opera, le
gare interne. Dubbi, tanti, nelle
gare con Palermo, Udinese e
soprattutto Fiorentina.
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Errori di preparazione e impostazione
come quelli con i “cugini” dell’Arno sono
poco comprensibili; meno ancora lo sono
le ragioni di certe scelte tenute nascoste
alla stampa, subito dopo la gara (con il solito atteggiamento da “lesa maestà”) e
sussurrate ad un gruppo di tifosi. I senesi
avrebbero voluto che l’eventuale turn over
venisse messo in atto con tutte meno che
con la Fiorenza. Avrebbero voluto vedere
il grande Chiesa, cui era stato destinato un
omaggio a…tutta tribuna, dal primo minuto a danno dei due centravanti (Nanni e
Bogdani) apparsi abbastanza “doppioni”.
Dire poi che la squadra ha giocato meglio
nel primo tempo, senza Locatelli e Chiesa,
equivale a fare harakiri. Intanto perché nel
secondo tempo i centrocampisti non rifornirono, ovviamente, come nel primo
tempo e poi perché se così fosse…tanto
varrebbe tener fuori il Capitano tutte le domeniche.
E qui ritorna il “vizietto” del Mister: non
accetta le critiche, cosa invece normale
per tanti allenatori (vero Mancini, Ancelotti e perfino Capello???), e non ammette,
mai, di avere sbagliato qualcosa. Sono atteggiamenti che irritano il pubblico (e forse
anche la Società) e che rischiano di creare
grandi fratture nello spogliatoio.
Siccome il Siena può fare un buon
campionato, per organico e mediocrità di
molte squadre, sarebbe bene che De
Canio acquistasse più serenità anche
quando perde e parlasse il linguaggio dei
semplici e degli umili.Virtù che fanno grandi gli uomini. E anche gli allenatori... ■
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Dopo un quarto di campionato si delineano meglio
le caratteristiche dell’undici bianconero
Verso un futuro
incoraggiante
Luca Luchini
Il Siena edizione 2005-2006 è forse
una formazione particolarmente adatta
alle trasferte, quella che la tradizione
calcistica definisce la classica squadra
corsara? Oppure il gruppo di De Canio
è più forte delle dirette concorrenti nella
lotta per la retrocessione, ma allo stesso tempo non è competitiva con le formazioni maggiormente titolate che lottano per l’Europa?
Stando a quanto accaduto in queste prime dieci giornate, ambedue le
precedenti affermazioni sembrerebbero
plausibili. In effetti due vittorie in trasferta, che avrebbero potuto essere
quattro solo se fossimo stati più pratici
ad Ascoli ed avessimo trovato un arbitro normale a Genova, con l’unica
sconfitta a Milano con i diavoli rossoneri, possono realmente avvalorare la tesi
di una squadra particolarmente adatta
a giocare in trasferta. E le vittorie interne con le modeste Cagliari e Messina,
contrapposte alle sconfitte subite al
Rastrello da Palermo, Udinese e Fiorentina non possono dare l’idea di una
serie A divisa in due tronconi con i bianconeri senesi a fare da spartiacque fra
il gruppo delle grandi, o presunte tali, e
quelle destinate a soffrire fino in fondo?
Forse le cose non sono così chiare
come i numeri e i dati statistici potrebbero far sembrare, ma dopo questa
prima importante tranche di campionato alcune considerazioni iniziano ad
avere validi fondamenti.
Prima di tutto questo Siena è veramente una buona squadra, che diverte e
fa ben sperare per il futuro e che, pur potendo lamentare qualche torto arbitrale e
qualche sgarbo della buona sorte, ha
una classifica sicuramente positiva. Alcuni giovani hanno già dimostrato il loro
valore ed altri potranno essere molto importanti nel prosieguo del torneo, mentre i giocatori più esperti stanno confermando tutto il loro valore e chi è venuto
a Siena in cerca di riscatto sembra aver
trovato la strada giusta.
Un’altra considerazione riguarda l’e-
quilibrio attacco-difesa. Pur consapevoli che il modello usualmente adottato da
De Canio è fortemente offensivo e sbilanciato verso l’attacco, la difesa ha fino
ad oggi concesso un po’ troppo, subendo molte, troppe reti che non possono
non far preoccupare. Ad oggi resta valida la nostra prima impressione di un
gruppo dotato di ottimi difensori quando
la squadra gioca più bassa e coperta,
ma estremamente in difficoltà quando
incontra attaccanti agili e veloci che possono giocare di rimessa.
L’infortunio di Colonnese, unico ad
avere caratteristiche fisiche diverse
dagli altri difensori bianconeri, potrebbe complicare le cose, anche se fino ad
oggi l’ex laziale è stato utilizzato molto
poco dal mister senese. A Treviso, comunque, finalmente Mirante è riuscito a
mantenere inviolata la sua rete ed il
Siena ha colto una vittoria che potrebbe rappresentare un‘autentica svolta
positiva per il nostro campionato. Occorre anche dire, però, che una difesa a
tre può giocare bene soltanto se il centrocampo opera un adeguato filtro che
non sempre fino ad oggi ha funzionato.
Di contro, un immenso Chiesa, capace di segnare, fare assist ai compagni e addirittura inseguire gli avversari,
quando occorre, fino all’area bianconera, unito alla classe di Locatelli ed all’abnegazione di Bogdani e Volpato,
stanno conferendo all’attacco senese
una potenzialità insospettata che potrebbe addirittura divenire esplosiva se
Nanni confermerà quanto di buono ha
fatto vedere nel primo tempo con i cugini viola. A differenza dell’albanese, infatti, la punta argentina sembra vedere
la rete da bomber di razza, e, come il
suo compagno di reparto, ha stazza fisica e grinta da vendere. Chissà che
non sia la piacevole sorpresa della seconda parte del torneo?
Consideriamo, inoltre, che Tudor
deve ancora ritrovare la forma fisica migliore, Legrottaglie sta crescendo di
partita in partita e Bachini e Paro sem-
brano in grado di rappresentare molto
di più di una semplice alternativa ai titolari. Un quadro positivo, dunque, che
lascia ben sperare, solo che i bianconeri riescano ad eliminare quegli attimi di
deconcentrazione, specialmente all’inizio della gara o del secondo tempo, che
fino ad oggi ci sono costati molto cari.
Resta purtroppo la brutta sconfitta
interna con i cugini viola, ancora più dolorosa perché immeritata. I gigliati
hanno tirato in porta due o tre volte ed
hanno fatto due reti, mentre i bianconeri hanno creato molto senza nulla concretizzare, anche per l’ottima prestazione offerta da Frey. Tutto, però, è stato
fortemente condizionato dall’ingenuità
messa in mostra in occasione della
prima rete di Toni, con numerosi bianconeri sul banco degli imputati.
Un vero peccato, specialmente per
il grande pubblico bianconero che sta
seguendo con passione e calore i propri beniamini sostenendoli anche lontano dalle mura amiche e nei momenti più
difficili.
Due parole infine sul mister bianconero. Noi siamo convinti delle capacità
di De Canio, ed i risultati gli stanno
dando nuovamente ragione, ma deve
essere meno permaloso e più disponibile ad accettare eventuali critiche (inevitabili in un mondo in cui tutti ci sentiamo commissari tecnici) ed a
riconoscere possibili errori, ammesso
che questi vengano commessi. Quando non c’è malafede e la critica è costruttiva, dettata soltanto dall’amore
per la squadra bianconera, ogni confronto può e deve essere costruttivo. ■
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Una domenica bestiale
Fabio Cannoni
Un’emozione come quella vissuta
dai tifosi bianconeri il 2 ottobre scorso
a Roma contro la squadra di Totti e Cassano, meritava di essere fissata nel ricordo di un tifoso d’eccezione: quel
Fabio Cannoni detentore di uno fra i
più originali ed imbattuti record d’Italia,
e forse anche del mondo: dall’ottobre
1996 segue infatti ininterrottamente i
bianconeri sia in casa che fuori e quella dell’Olimpico costituiva appunto la
sua 319^ partita consecutiva.
“Ragazzi sveglia! Il Siena ha vinto
all’Olimpico, mica a Montevarchi. Su,
un po’ di brio! “
Era questo il grido che percorreva il
pullman dei tifosi al ritorno dalla vittoriosa trasferta contro la Roma. Ma io mi
domandavo, mentre stavo ancora pensando allo spettacolo che i nostri colori avevano offerto sul terreno di uno dei
templi del calcio: quanti saranno, su
questo mezzo, a poter fare questo improbabile confronto?
Ci rendiamo idea di cosa può significare per un tifoso che è andato a…
Montevarchi, o in altri campi simili
(dove magari ’è stato anche sbeffeggiato), esultare nello stadio della Capitale
dopo aver sconfitto una delle squadre
più famose e seguite d’Italia?
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Quel giorno ero insieme al solito
gruppo di amici che con me hanno condiviso tutte le vicende del nostro ROBURRONE e l’abbraccio spontaneo fra
di noi che è seguito al gol di Colonnerse del 3 a 2 definitivo, è stata la dimostrazione di quanto possa essere forte
un legame che dura da più di trent’anni. Ma anche quanto sia radicata una
passione che non ha praticamente confini: dalla C2 alla serie A, da Licata a Torino, da Sansepolcro a Milano.
E quando ci siamo precipitati giù
dalle scale per salutare i giocatori in
maglia bianconera che venivano sotto
la curva a festeggiare con noi questa
incredibile vittoria, suscitando anche
ilarità e incredulità da parte dei più giovani (evidentemente poco avvezzi a vedere questi scalmanati dai capelli abbondantemente brizzolati comportarsi
come il più incallito dei supporter, ecco
che in quel preciso momento abbiamo
capito che la Vecchia Robur, quel giorno, l’aveva fatta davvero grossa!
La vittoria di Roma, dopo quelle
conquistate negli anni scorsi a Marassi, al San Paolo, al Bentegodi, al Sant’Elia ed in altri prestigiosi stadi d’Italia,
fanno vivere in noi che abbiamo subito
la mortificazione di tanti campi anonimi
(pur senza rimpiangere nulla del passato bianconero), una sensazione di
straordinaria ‘leggerezza’ e sincera felicità.
Da qui a domandarci quando arriverà la prima vittoria a San Siro o al
Delle Alpi, il passo è breve. Senza dimenticare quella campanilisticamente
forse più attesa e ambita da tutti gli
sportivi senesi: quella sui Viola al Franchi fiorentino.
Sogni e speranze che se li porta via
un piovoso pomeriggio di inizio ottobre, con i più giovani, esausti ma felici,
che nella via del ritorno non trovano
neppure più la forza di intonare ‘Nella
Piazza del Campo…’, ed i più anziani
che si promettono di non tornare più indietro: ‘Addio Montevarchi, non ci vediamo più, non ci vediamo più…”
Che domenica bestiale, ragazzi! ■
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Roberto D’Aversa, centrocampista
ARCHIVIO SERIE A
6a giornata
ROMA-SIENA
2/3
(pt 17’ Negro; st 1’ Taddei, 9’ Chiesa, 41’ Panucci,
45’ Colonnese)
7a giornata
SIENA-UDINESE
2/3
(pt 26’ e 31’ Di Michele; st 1’ Di Michele, 8’ Chiesa,
22’ aut Bertotto)
8a giornata
SAMPDORIA-SIENA
3/3
(pt 39’ Flachi rig.; st 3’ Locatelli, 9’ Volpi, 25’ Chiesa rig.; 38’ Vergassola, 49’ Volpi rig.)
9a giornata
SIENA-FIORENTINA
0/2
(pt 2’ Toni; st 23’ Toni)
10a giornata
TREVISO-SIENA
0/1
(pt 46’ Chiesa)
Classifica: Juventus 27; Milan 25; Fiorentina 22;
Inter 19; Livorno 18; Palermo e Chievo 16; Roma e
Lazio 15; Sampdoria, Udinese, Siena ed Empoli 14;
Ascoli 11; Reggina 9; Messina 8; Parma 6; Treviso 5;
Cagliari e Lecce 4.
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le pagelle di ottobre
IL MIGLIORE
CHIESA
7,1
MIRANTE (voto 6,2) – Fino al derby si era
fatto notare più per i gol sventati, che per quelli subiti. Poi è successo qualcosa: difficoltà
nella presa e nella respinta, discutibile senso
della posizione. Evidentemente ci aveva abituato male, anche se a Treviso è riuscito per la
prima volta a mantenere inviolata la porta
bianconera.
NEGRO (voto 5,6) – A Roma un gol ed una
prestazione di grande spessore, poi un lento ma
graduale declino. Nello stretto concede poco,
ma se si lascia infilare in velocità sono guai. I
tifosi comunque lo aspettano, magari contro avversari che non vestono necessariamente il
giallorosso.
MIGNANI (n.g.)
LE GROTTAGLIE (voto 6,1 ) - Cresce.
Tempestivo negli anticipi, sia di piede che di
testa, esce spesso vincente dalle situazioni
più difficili, anche se manca di continuità. Con
l’Udinese, ad esempio, è stato letale. Al contrario di Treviso, dove non ha sbagliato niente. Apprezzabili i tentativi di inserimento, purchè non
vadano a scapito della copertura difensiva.
PORTANOVA (voto 6) – Dopo le prime
apparizioni sull’esterno, dove patisce anche lui
la maggior velocità degli avversari, De Canio
contro la Samp l’ha riproposto al centro con Legrottaglie, ma evidentemente non dev’essergli
piaciuto tanto se nel derby è rimasto in panchina. Peccato, perché all’Olimpico non aveva sfigurato contro un certo Totti, ed in più aveva fornito a Negro il gol dell’uno a zero. Nella media a
Treviso, inserito nuovamente sulla fascia al
posto dello sfortunato Colonnese.
PARO (voto 6,2) – Cresce in personalità di
giornata in giornata. Contro i viola, ad esempio,
è stata una delle poche cose da salvare, anche
se tanta dinamicità e determinazione non sono
bastate ad evitare la sconfitta. Ma soprattutto
dimostra di saper fare abbastanza bene tante
cose (contenimento, proiezioni, conclusioni), e
questo per un giovane che deve migliorare è già
una bella base di partenza.
D’AVERSA (voto 6,2) – Non va mai sotto
la media, ed anche se la sua azione ogni tanto
non è lucida come si pretenderebbe, si guadagna onestamente lo stipendio. A Roma, contro i nazionali giallorossi, ha fatto ad esempio
un figurone, ma più in generale tutte le sue migliori prestazioni coincidono con quelle della
squadra. Insomma uno a cui è difficile trovare
un sostituto.
FOGLIO (n.g.)
VERGASSOLA (voto 6,5) - È sempre fra
i migliori, a conferma di una condizione psicofisica già ottimale. Corre, suda, soffre, ispira. È
l’uomo che con le sue intuizioni garantisce
quel quid in più che manca agli altri. E se all’Olimpico lascia la squadra in 10 non è per
una leggerezza, ma perché non voleva concedere a Totti il vantaggio di servire Cassano
smarcato. Una intuizione che premia l’ottima
panoramica di gioco.
CHIESA (voto 7,1 ) – Con otto gol all’attivo (quanti ne aveva segnati l’anno scorso alla
31a giornata!), ormai fa decisamente più notizia
quando non segna. Peraltro tutti gol costruiti
(come il secondo sulla Roma, un gol didattico,
che potrebbe trovare spazio in qualsiasi scuola
di calcio), ma soprattutto frutto di quei guizzi di
cui a 35 anni è sempre capace. Certo non ha le
caratteristiche per entrare a partita in corsa, per
questo la sua esclusione contro la Fiorentina ha
sollevato giustificate perplessità ed abbassato
la media. Intanto prosegue il suo personale
duello con Montella per lo scettro del miglior attaccante in attività.
BOGDANI (voto 6,1) – È il nostro… Ibrahimovic, nel senso che non realizza in proporzione a quanto costruisce. Sottoporta è un pericolo costante, sia che parta dal centro che da
sinistra, peccato che non inquadri quasi mai la
porta, e quando ci riesce trova sempre pronto
un portiere ad esaltarsi. A parte le due prove limite di Roma e nel derby (da 7,5 la prima, da 5
la seconda), potenzialmente è uno che può far
male. Ma quell’indecisione al ‘Tenni’…
VOLPATO (n.g.)
FALSINI (voto 6,5) – Non farà sfracelli,
ma quando non c’è si nota al pari di quando
c’è (vero Taddei?). Dalla sua parte insomma
si passa male, e quando spinge e si propone
per il cross non è mai banale. Ma soprattutto
piace per quel suo ruolo di trascinatore che
sembra aver riscoperto dopo una stagione vissuta al di sotto delle aspettative.
ALBERTO (voto 6) – È il classico elemento dal gioco oscuro ma prezioso. Quando
non firma rimonte difficili, anche se non impossibili, come a Genova. Insomma il suo riesce a farlo quasi sempre, sia in fase di contenimento che di spinta sulla fascia, dove rischia
semmai la rapidità dell’avversario diretto.
MOLINARO (n.g.)
GASTALDELLO (n.g.) – Quando è stato
spostato sulla fascia per sostituire Falsini non
ha fatto concessioni a nessuno, giocando peraltro da autentico veterano. Ma i 60 minuti dell’Olimpico (sui 450 complessivi giocati ad ottobre), sono troppo pochi per dare giudizi più
approfonditi. Intanto prendiamo atto che non
costituisce una soluzione di ripiego.
COLONNESE (voto 6) – Nonostante la
buona prestazione di Roma, impreziosita da
un gol di rara fattura, non ha trovato molto spazio nelle restanti gare. E quando De Canio, a
Treviso, si è deciso a ributtarlo nella mischia,
è uscito dopo 24’ per infortunio. Peccato, perché il miglior Colonnese farebbe comodo ad
una retroguardia spesso farfallona e statica.
Lo aspettiamo.
TUDOR (voto 5,7)- Evidentemente sulla
via del ritorno a Siena il croato si è in parte
smarrito. Rimedia una prova incolore dietro
l’altra con errori di misura che non sono da lui.
Peggio che andar di notte, poi, se deve chiudere sul contropiede avversario, così come
denota una preoccupante mollezza negli appoggi. Forse ci aveva abituato male, ed ora non
riusciamo a farcene una ragione.
LOCATELLI (voto 6,5) – Alterna una prestazione buona, ad un’altra meno buona. Insomma non sai mai con quale Locatelli hai a
che fare. Eppure dall’ex bolognese il Siena si
aspetta molto, sia in fase di costruzione che di
finalizzazione. Dopo Chiesa e con Vergassola,
è l’elemento con maggior talento, ma se cammina invece di correre (con l’Udinese) ne risente tutta la squadra. Decisamente meglio a
Genova, dove ha segnato il quarto gol stagionale equivalente al 100° del Siena in A.
MARAZZINA (n.g.) – Una sola apparizione, peraltro impalpabile, contro l’Udinese, e
poi fuori per infortunio. Le sirene del Torino intanto continuano a cantare: non sarà mica in
vista un secondo ‘caso Cozza’?
NANNI (n.g.) – De Canio contro i viola lo
preferisce a Chiesa, ed è uno dei pochi a salvarsi. Sfoggia un repertorio di tutto rispetto,sia
di testa che di piede, è forte fisicamente, peccato che al pari di Bogdani non inquadra ancora la porta. E poi bisogna vedere come si
adatterà al nostro campionato, dettaglio secondario solo al completo recupero da un
infortunio importante.
BACHINI (n.g.) – Torna in campo con la
Sampdoria dopo tredici mesi di squalifica, ma
un quarto d’ora non basta a farci un’idea del
giocatore restituito al campionato. Si segnala
comunque per aver fornito a Vergassola l’assist per il terzo gol, e questo è già un bel biglietto da visita. ■
IL PEGGIORE
NEGRO
5,6
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9/ storia e calcio
PARALLELI INEVITABILI
di Duccio Balestracci
Tanto è inutile: anche se si dovesse rigiocare insieme per mill’anni, tutte le volte sarebbe giocoforza paragonare la partita alla storia di secoli fa. Hai voglia a voler sublimare, razionalizzare, ragionare: quei secoli di astio e di rancori sono lì e non li cancella nemmeno il padreterno con la gomma da inchiostro.
Un anno fa avevamo rivissuto una Montaperti calcistica, quest’anno c’è toccato ingollare il rospo della sconfitta. “Colle con un po’ di culo”, mi scrive sul cellulare, appena
finita la partita, l’amico Sergio, fiorentino della Fiorentina, garbato interlocutore dell’altra parte della barricata, col quale condivido giornate di lavoro all’università, smoccolamenti per la riforma Moratti, trepidazione per i rispettivi amori calcistici e affettuosi, reciproci sfottò.
Colle? Mah…Se proprio dovessi cercare un episodio che, nella storia del disgraziato
rapporto che per secoli abbiamo avuto con quelli della riva d’Arno, assomigli a quel che
s’è visto la sera del 26, forse non sceglierei Colle 1269 ma, semmai, Scannagallo 1554.
Era la battaglia-chiave della guerra fra Siena e Cosimo dei Medici. Non doveva essere
persa in nessuna maniera. Invece, chi, ancora a secoli di distanza, la analizza rimane sconcertato dal modo in cui fu preparata e per come la interpretò il comandante delle truppe senesi, Pietro Strozzi, (certo che anche noi a confonderci con un fiorentino…! mah…).
Sapeva di avere davanti un esercito agguerrito, fra i migliori che ci fossero al momento sui campi di calcio, pardon: di battaglia, d’Italia; sapeva di avere sotto di sé un’armata non all’altezza di quella nemica ma nemmeno indecorosa. Insomma, poteva giocarsela e magari cavarne con onore le gambe.
Invece sbagliò tutto dall’inizio: fece muovere le truppe sotto il sole d’agosto che picchiava come un matto; rimandò a Siena le artiglierie perché tanto non gli servivano (quell’altri ce l’avevano eccome, le artiglierie, e le usarono con effetti determinanti contro l’esercito senese); si rinfidò nella capacità della cavalleria francese che invece si rivelò un
budino che, al primo affondo dei fiorentini, si squagliò sparendo dal terreno di gioco, pardon, di scontro; lasciò che i fiorentini attaccassero quando le sue truppe erano nel passaggio più infido, a cavallo del fosso di Scannagallo, mezze di qua e mezze di là.
I senesi per la verità giocarono, pardon: combatterono, bene e vendettero cara la
pelle. Ma non ci fu niente da fare. Quel giorno vinse Firenze e i bianconeri tornarono
(quelli che tornarono) a casa avviliti.
Lo Strozzi non fu esonerato, pardon: non fu rimosso dal comando, ma tutti quelli che
hanno scritto la storia di quella giornata sono concordi nel dire che, con tutto l’affetto
per un comandante che aveva ben meritato (e che, per la verità, continuò a ben meritare anche in seguito) nei confronti di Siena, tuttavia in quella giornata ci aveva messo del
suo per tornare a casa con un amaro zero a due. ■
Stampe della collezione Ettore Pellegrini
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l’angolo tecnico
Un trittico per fare ‘cassa’
Riccardo Giacopelli
La prima parte della stagione va in archivio con i primi responsi che , per ciò che
riguarda i colori bianconeri, hanno dato indicazioni positive seppur contrastanti. Una
squadra di qualità capace di far divertire e
di giocare un calcio piacevole alla quale,
fino ad ora, è mancato un pizzico di equilibrio. Del resto, possiamo sicuramente affermare che si tratta di un pegno quasi
scontato da pagare quando si ha a che
fare con una rosa fortemente rinnovata e
che deve nel contempo riuscire a far coesistere ed amalgamare diversi elementi di
qualità. Se nelle stagioni precedenti, infatti, l’organico bianconero poteva puntare su
un fuoriclasse che inevitabilmente catalizzava le giocate bianconere (leggi Enrico
Chiesa), in questo campionato al bomber
ligure si sono aggiunti, solo per citare il reparto avanzato, due giocatori come Locatelli e Bogdani la cui contemporanea presenza sul terreno di gioco, da una parte
garantisce un rendimento elevato in fase
di finalizzazione, dall’altra necessità di
un’applicazione pressoché perfetta dei
movimenti in fase di non possesso. Movimenti determinanti per garantire un’efficace copertura del campo.In ogni caso,
quando la palla è là davanti, i problemi riguardano soprattutto le squadre avversarie che devono contrastare essenzialmente l’imprevedibilità del tridente bianconero.
Ed è proprio degli avversari bianconeri
che vogliamo parlare in questo spazio tecnico, focalizzando l’attenzione sul
mese di novembre, durante il
quale la squadra di De Canio
dovrà affrontare nell’ordine Chievo, Lecce
e Reggina.
CHIEVO. Dopo una stagione, quella
passata, in cui la società del presidente
Campedelli ha rischiato la retrocessione, in
questo campionato i gialloblù sembrano
aver riallacciato il collegamento con il “vecchio” Chievo dei miracoli. Un nuovo tecnico, Pillon, per un progetto collaudato (il 44-2) ed un organico pressoché invariato
rispetto allo scorso anno se si esclude
quello che sembra il nuovo fenomeno proveniente dal continente africano, quell’Obinna che preso in prestito dall’Inter
per giocare nella Primavera, si è dimostrato giocatore dalla progressione devastante, dal dribbling spesso decisivo e dal gol
facile. Una squadra, quella clivense, che fa
dell’ordine e del rispetto dei dettami tattici
il proprio punto di forza, con un collettivo
senza grosse individualità, e con un gioco
semplice ma nel quale il giocatore in possesso di palla conosce sempre esattamente i movimenti dei compagni. Spesso D’Anna & C. faticano ad imporre il loro gioco,
molto meglio va quando la squadra di Pillon attende compatta l’offensiva avversaria
per poi ripartire velocemente sugli esterni
favorendo così il taglio per gli attaccanti e
l’inserimento dei centrocampisti.
LECCE. Iniziamo subito con un affermazione difficilmente contestabile: gestire
il dopo-Zeman, è veramente complicato,
specie quando, come nel caso del Lecce
dello scorso campionato, la squadra allenata dal tecnico Boemo è riuscita a coniugare lo spettacolo ( immancabile marchio
di fabbrica “zemaniano”) ai risultati (altalenanti certo, ma che hanno comunque portato alla salvezza). Ed infatti il giovane tecnico Gregucci è rimasto subito stritolato
dalla pesante eredità pagando con l’esonero per colpe,
sicuramente, non tutte sue. Al suo posto
una vecchia conoscenza bianconera: Silvio Baldini, l’unico forse, tra i tecnici rimasti in “piazza”, a possedere una personalità così forte da poter gestire il difficile
ambiente salentino. Il Mister toscano ha riproposto subito il modulo 4-2-3-1 già sperimentato felicemente prima ad Empoli e
poi a Palermo. Difesa a quattro, appunto,
poi il duo di centrocampo che unisce il fosforo e la classe di Ledesma alla corsa di
Del Vecchio, più avanti la linea a tre che
amalgama la velocità di Konan alle qualità
teniche di Valdes e Pinardi. Terminale offensivo Vucinic. Squadra che, come il
Chievo, gioca molto sulle ripartenze ma
con un approccio completamente diverso:
poche palle sulle fasce e molte verticalizzazioni veloci alla ricerca della profondità.
REGGINA. La squadra di Mazzarri non
sembra in grado, almeno per quanto visto
fino ad ora, di confermare i buoni risultati
della stagione precedente. Diversi sono i
fattori a supporto di tale ipotesi, alcuni tecnici (in attacco la partenza di Bonazzoli e
l’infortunio di Bianchi privano di fatto la
squadra dell’indispensabile punto di riferimento offensivo, visto che Cavalli sembra
ancora acerbo), altri ambientali (il feeling
tecnico-società-tifosi ha subito alcuni cedimenti, ed, inoltre, il “fattore Granillo” non
sembra avere la stessa incidenza rispetto
al recente passato). Il Mister amaranto sta
tentando di limitare le difficoltà in zona gol
impiegando contemporaneamente due
mezze punte in un modulo (il 3-4-2-1) che
per quanto visto fino ad ora non può prescindere dalle invenzioni dell’ex bianconero “Ciccio” Cozza e dagli inserimenti dell’ex Livorno Vigiani, ma che sia nei quattro
di centrocampo che nei tre di difesa presenta evidenti limiti tecnici. ■
Il brasiliano Siqueira de Oliveira Luciano
del Chievo
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La flessione di presenze al Franchi oggetto di un acceso dibattito
Dove sono finiti
i tifosi dell’ultim’ora?
Ma insomma, questi spettatori sono
tanti, pochi o…giusti?
Per anni ha rincorso il ‘mito’ dei diecimila (anche se si sarebbe accontentata di ottomila…), ma ora che finalmente
è arrivata dove realisticamente nessuno
avrebbe mai immaginato, la Vecchia
Robur scopre che il suo fianco debole
resta sempre quello degli spettatori.
Un dibattito, quello sulle presenze al
Rastrello, che ha investito per anni tutto
l’ambiente bianconero, messo continuamente di fronte al mai risolto quesito: la gente è poca perché il profilo del
Siena è sempre basso, visto che non sa
riemergere dalla melma della C1 e della
C2, oppure c’è una disaffezione ‘patologica’ nei confronti di una realtà sportiva che almeno a livello di interesse
verbale non è mai stata dimenticata?
Sul quesito si sono innescate nel
tempo varie correnti di pensiero, la prevalente delle quali individuava nel primo
motivo la causa vera dell’allontanamento della gente da una squadra che
pure restava sempre nel cuore di molti
più tifosi di quanti la seguivano.
Una ragione abbastanza plausibile,
se è vero che con la conquista della serie
B da parte dei bianconeri le presenze
passarono dalle 62.823 (abbonati compresi ) del campionato di C1 1999/2000,
alle 101.170 della stagione successiva,
la prima fra i cadetti, con un aumento
pari al 38 per cento. Ecco, si diceva: nel
momento in cui i bianconeri si sono affacciati alla categoria superiore, la città
ha risposto come ci si aspettava.
Quello che non successe a cavallo
degli anni ottanta e novanta, quando
passando dalla C2 alla C1, fu registrata
la miseria di 9.648 spettatori in più (da
41.803 a 51.451. Dato che fece letteralmente sobbalzare l’allora tecnico bianconero Attilio Perotti, deluso da un aumento medio di spettatori a partita di
appena 567 unità (da 2.459 a 3.026)
quando aveva sperato di portarne almeno 4-5000.
Dunque il punto chiave della situazione resta quello del passaggio dalla
C1 alla B a cavallo dei due secoli, quando la risposta dei tifosi fu convinta e
massiccia, a dimostrazione che ad allontanarli dal Franchi era solo la sequela di tanti, troppi campionati giocati
senza slanci ed impennate.
Una tendenza confermata, ed anzi
ulteriormente dilatata, con il successivo
salto dalla B alla serie A, quando le presenze passarono dalle 102.410 della
stagione 2002/03, alle 194.056 di quella successiva, con un aumento di spettatori pari al 48 per cento.
Fu il trionfo della teoria che per anni
aveva prevalso su tutte: il disinteresse
nei confronti del Siena (in parte dovuto
anche alla parallela esplosione del fenomeno basket), era dovuto principalmente, se non esclusivamente, al modesto livello delle categorie frequentate, e non
già da una generica indifferenza nei confronti del calcio in generale e della Robur
in particolare.
Tutto a posto allora? Neanche per
sogno. Termina infatti la seconda stagione di serie A, ed in fase di consuntivo ci si accorge che all’appello mancano qualcosa come 16.682 presenze.
Roba da poco, è vero, ma pur sempre
una inversione di tendenza che nessuno
avrebbe mai immaginato. Ma non basta,
perché alla prima verifica della stagione
in corso (cioè dopo quattro gare interne)
la flessione è già di 10.090 spettatori,
con una diminuzione tendenziale a fine
anno di circa un quarto del totale rispetto al 2004/05, pur considerando che
dopo tre turni l’anno scorso era già
scesa al Rastrello la Juventus.
Allora a questo punto che dire? La
diminuzione c’è, ma è frutto di un risorgente distacco della gente dai bianconeri, oppure ci sono altre cause? Magari quella del caro biglietti,
ma qui la società bianconera, almeno nei confronti delle curve, si è mossa
in controtendenza. O forse il calo è fisiologico rispetto al resto d’Italia, dove
nel primo mese di campionato si è registrata una diminuzione netta di oltre il
20% di spettatori. In qualche caso può
aver inciso anche l’entrata in vigore
delle nuove norme, ancora da metabolizzare bene, o forse un po’ di tutte queste cose messe insieme.
Insomma il dibattito fra chi prende
atto, tout court, che la gente è diminuita e basta e chi sostiene, al contrario,
che il fenomeno è legato a cause generali, resta apertissimo.
Una cosa è certa: al di là delle motivazioni vere o presunte, la media dei
senesi che si riversa al Franchi in occasione delle partite interne resta altissima, soprattutto se si tiene conto del ristretto bacino d’utenza. Semmai viene
da chiedersi se non sia stata la fugalli
che il primo anno di serie A si erano accostati ai bianconeri solo per curiosità e
non per convinzione, i cosiddetti tifosi
dell’ultim’ora, a determinare il calo che
si registra in questo avvio di stagione.
Gente che si è stancata subito di mangiare caviale non tanto perché non era
più buono, ma solo perché non aveva
più fame.
Lo stesso non si può dire invece di
tutti quei sinceri tifosi che dopo aver
sofferto sui campi più modesti delle già
modeste categorie frequentate, non si
sono affatto stancati di questa straordinaria avventura che stanno vivendo da
tre anni, ed anzi solo oggi cominciano
ad apprezzarne in pieno il gusto.
Perché solo chi ha vissuto l’umiliazione di perdere per 4 a 0 a Borgo San
Lorenzo, può dare il giusto peso ad una
vittoria come quella, ad esempio, dell’Olimpico contro la Roma, e magari
continuare a sognare altri colpi come
questo. ■
ca l c i o
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perle
Meno male che voleva abbassare i Toni!
Simone Marrucci
ROCK O LENTO?
L’arbitro che assegna due rigori inesistenti contro il Siena, è lento.
Chiesa è rock.
Il barelliere che non schiva la borraccia
di Obodo è lento.
Locatelli è rock.
De Luca che non schiva i tifosi viola inferociti, all’uscita dallo stadio, è lento.
Mirante è rock.
Tudor (a volte) è lento.
I tifosi del Siena sono rock.
De Canio che lascia fuori Chiesa e Locatelli è lento.
SCAMBI DI MAGLIE
A forza di cambiare maglie, l’Ascoli, tornato dopo anni in serie A, si ritrova con la
stessa divisa del Siena di due stagioni fa. Il
Siena, invece, ha una maglia completamente nuova e uno sponsor tecnico sconosciuto ai più: schema vagamente a scacchi,
con fitte strisce nere variabili per dimensioni (per la serie: ieri ho mangiato il rigatino).
Dopo le prime polemiche, qualche passo
indietro annunciato (torneremo alle strisce
tradizionali”, sentenziò il presidente), alla
fine ci si è adeguati. Anzi, la maglia comincia a piacere (persino al critico d’arte Gilberto Madioni). Meno male. Però lo sponsor
si era offeso: “Bisogna rispettare il lavoro di
seri professionisti”. La cosa ci tranquillizza:
addirittura delle maglie del Siena se ne
sono occupate persone che, di mestiere, si
occupano di articoli sportivi!
una! A parte le formazioni, l’allenatore è
un grande sensitivo, uno che prevede il futuro, che è sempre un passo avanti agli
altri. Volete una conferma? Bastano due
sue dichiarazioni alla vigilia di Siena-Fiorentina, per chiudere qualsiasi dubbio.
Toni? “Un grande goleador al quale dovremo dedicare grande attenzione come del
resto va dedicata a tutti i nostri avversari”. Un giudizio sulla Fiorentina?
“Per i nostri avversari certe migliorie penso che servano a
poco, perché non credo
che la Fiorentina possa
andare oltre la quarta
posizione. I primi tre
posti, almeno in
questa stagione,
sono assegnati e i
viola lotteranno
con
Palermo,
Sampdoria, Roma
e Udinese per
piazzarsi alle spalle
delle grandi”. Ovviamente, Toni segnerà
al primo minuto contro
i bianconeri, con un solitario colpo di testa, e
avrà modo di raddoppiare
nel secondo tempo. Quanto
alla Fiorentina, si stabilirà saldamente al terzo posto, mentre Roma,
Udinese e Sampdoria rimarranno all’altezza del Siena, se non sotto, in classifica.
NOSTRADAMUS DE CANIO
DALL’OSTEOPATA ALLO PSICOLOGO
Diavolo di un De Canio! Non ne sbaglia
Dopo la figura dell’osteopata, arrivata
insieme al grande passo in serie B (peraltro
rimasta a lungo misteriosa per gli stessi dirigenti di allora), nello staff medico del
Siena c’è stato un importante salto di qualità con l’arrivo di autorevoli specialisti. È arrivato un noto riabilitatore come Alberto Andorlini, nelle ultime due
stagioni al
Chel-
sea,
ed in precedenza sette stagioni
alla Fiorentina, nonché personal trainer di
Gabriel Batistuta nel Qatar. E tanto per non
farsi mancare niente, dal Milan-Lab è arrivato il Prof.Zerbini, uno specialista nel recupero psicofisiologico dei calciatori infortunati.
Come sono lontani i tempi in cui il buon
Ricci non sapeva in che ruolo giocasse un
osteopata...
CON GLI OCCHI CHIUSI
Bellissimo il poster distribuito in questi
giorni, con il Siena al completo. La foto ufficiale sarebbe stata un capolavoro se non
fosse stata scattata con una luce che ha
costretto alla chiusura delle palpebre
quasi tutti i calciatori fotografati.■
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febbre alta
A proposito del derby
Antonio Gigli
Messo in archivio con molti rimpianti il
derby con la Fiorentina, il Siena torna a
correre in quello che, toccando ferro, sta
per diventare il primo campionato tranquillo in serie A. I commenti tecnici, però, li lasciamo ad altri, per parlare della cornice di
pubblico che ha assistito alla partita persa
contro i viola di Toni. Non vogliamo neppure tornare sulle polemiche del dopo partita, anche se la “dimenticanza” dei Della
Valle nel dimostrare solidarietà al presidente del Siena, ci inorridisce e ci fa
paura, soprattutto in vista di partite future.
Vogliamo occuparci in queste righe di
un altro argomento, sempre legato al tifo.
Il match con i viola ha richiamato al Franchi un pubblico da record, per la prima
volta quest’anno, con tanti, tantissimi tifosi
della squadra di Prandelli. Forse anche
troppi, e diciamo questo pensando ai tanti
senesi, soprattutto della provincia ma,
ahimè, anche della nostra città, che sono
venuti all’Artemio Franchi, per incitare gli
avversari dei bianconeri. La cosa, inutile
negarlo, non ci è piaciuta. al di là del fatto
che ognuno (ci mancherebbe altro) è libero di fare ciò che ritiene più opportuno,
così di dover sopportare eventuali critiche
non offensive. Quello che ci fa saltare sulla
sedia è il fatto di non sapere come si sono
comportati i nostri cari concittadini quando
dalla curva San Domenico, già prima della
partita, sono partiti i cori offensivi, nonché
gli striscioni esposti, contro la nostra città.
Sì, la nostra città, perché le offese al Palio,
al carattere dei senesi, alla nostra storia,
sono offese per la città e quindi, a costo di
essere tacciati di eccessivo campanilismo,
ci chiediamo come abbiano fatto i senesifiorentini ad accettare tutto questo. Il tifo
calcistico per una squadra, dicono in molti
(a parte Emilio Fede che per ovvi ed op-
portunistici motivi ha traditola Juve per il
Milan...), è come la mamma e non si può
tradire. Ma tifare Fiorentina (o Inter, o Juventus, o Milan) quando il Siena disputa la
serie A ci pare un po’ anacronistico e soprattutto provinciale nel senso più deleterio del termine. Va bene, vuol dire, tanto
per consolarci, che quell’umido mercoledì
sera almeno qualche senese ha goduto
una gioia calcistica....
Detto questo l’argomento derby non
può esaurirsi. La partita in questione, purtroppo, ha creato le prime crepe circa l’affidabilità e la sicurezza dello stadio senese, ma soprattutto del tanto esaltato
decreto Pisanu. Moltissimi tifosi fiorentini,
infatti, hanno potuto acquistare tranquillamente il biglietto per assistere alla partita
nei settori occupati tradizionalmente dai
senesi (vedi gradinata scoperta). Perché è
accaduto questo? Il Siena si è affrettato a
dire di aver fatto il proprio dovere inviando
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il quantitativo dovuto nel capoluogo, per il
resto non poteva fare nulla. Va bene, ma
allora a che serve presentare il documento d’identità al momento dell’acquisto?
Pensate che la stessa cosa succederebbe
se, per esempio, migliaia di tifosi romani
andassero tranquillamente nelle rivendite
milanesi ad acquistare biglietti per la gara
con l’Inter? Credete che potrebbero acquistare lo stesso il biglietto? Se la risposta è
sì, allora tanti saluti al decreto Pisanu ed
alla sicurezza negli stadi, perché se il documento serve a capire soltanto chi occupa quel posto in caso di incidenti, senza
prevenirli, l’utilità delle nuove norme ci
pare davvero scarsa.
Una nota di merito, sempre per quanto
riguarda il famigerato derby, dobbiamo
farla invece ai tifosi bianconeri. Tutto (o
quasi) è filato liscio ed ancora una volta
sugli spalti il dominio dell’intelligenza e
dell’arguzia senese è stato totale. Da sottolineare anche la splendida scenografia
iniziale, semplice ma affascinante, giocata
tutta sui colori della Balzana e dedicata al
nostro giocatore più grande: Enrico Chiesa, assente pesante nel primo tempo della
gara. Il tutto senza gli antipatici fumogeni
e con un’autofinanziamento che fa invidia
a molti, pensando ai fiorentini che si fanno
sponsorizzare anche la passione sportiva.
Insomma pubblico almeno da Coppa
Uefa, squadra che cerca la tranquillità e
che finalmente potrebbe averla trovata,
cercando, quindi, di ripagare una tifoseria
calda, appassionata e soprattutto intelligente (leggetevi il comunicato del dopo
partita circa l’aggressione a De Luca)
come merita. ■
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Dal ‘caso Rosi’ alla separazione tra le società di A e di B,
passando per il fattaccio di Ascoli
Bonolise dintorni
• Mauro Mancini Proietti
Apparirà superfluo da sottolineare, ma
sarà pur doveroso riflettere di come la vicenda del “cascatore” Rosi e la spettacolarizzazione a tutti i costi del sistema calcio ad uso e consumo dell’ audience,
appaiono in fondo due facce della stessa
medaglia ed in particolare del processo
della profonda involuzione sempre più
marcata dei valori nel sistema calcio.
Se un grande conduttore di una importante emittente televisiva ha visto bene di
svilire il malcapitato di turno, reo di aver improvvidamente deciso di plateizzare a
scoppio ritardato un colpo ricevuto da un
giocatore dando luogo alla prima espulsione nella storia di un calciatore per violenza
consumata nei confronti di un soccorritore,
apparirà allora ovvio, caro Bonolis, di come
non ci debbano più stupire le sconsiderate
gesta di Ascoli e via discorrendo, frutto
della ordinaria demenza di coloro che probabilmente più che negli stadi farebbero
miglior mostra di sé nelle gabbie di un buon
giardino zoologico.
Un calciatore strapagato che sulla
vendita della propria immagine ricava la
propria fortuna, non potrà in nessun modo
essere paragonato a chi in fondo non fa
altro che prestare gratis et amore dei la
propria opera al servizio degli altri. Né
tanto meno le stesse società sportive potranno continuare a lamentarsi di un uso a
loro danno in sede di giustizia sportiva di
quelle stesse immagini che, croce e delizia, rappresentano nello stesso tempo una
ricca fetta del loro fatturato.
Si è parlato giustamente di una ricercata spettacolarizzazione a tutti i costi,
frutto di una superficialità assoluta che finisce per dar luogo ad una pesante inver-
sione della scala dei valori, laddove viene
messa sullo stesso piano la condotta di un
volontario soccorritore con quella di un
calciatore professionista con il risultato di
una odiosa comparazione anche delle
conseguenti responsabilità. Non occorre
scomodare principi di diritto per capire
che non è così. Non lo è ne dal punto di
vista giuridico, tanto meno dal punto di
vista morale. E questo chi fa informazione
pubblica su scala nazionale dovrebbe ben
averlo presente.
Ma la vicenda di per sé censurabile
nella quale nessuno si è preoccupato di
procurare le proprie scuse e, ancor più
grave, sulla quale nessuno ha sentito il dovere di stigmatizzare, si presenta come
tutt’uno rispetto al problema della profonda crisi del sistema calcio, sempre più votato nella sua trasformazione ed adeguamento alle pure leggi di mercato a scapito
di quei valori deontologici che dovrebbero
essere propri dello sport, anzi dello sport
per eccellenza di molti giovani.
La separazione consensuale registrata
in Lega tra le società di serie A e di serie B,
non è altro che il riflesso di una profonda divaricazione che le leggi di economia pongono tra grosse e piccole società in un mercato sempre più concorrenziale ove appare
impensabile condividere spettatori paganti
ed introiti per diritti televisivi e non. Era inevitabile nel momento stesso in cui aveva
termine la mutualità in termini di diritti collettivi, per lasciare spazio a diritti soggettivi
delle singole società, che la forbice e le differenze in termini di capacità finanziaria,
avrebbero fatto sentire tutto il loro peso
Era inevitabile, pertanto, che la riduzione degli introiti per i diritti televisivi determi-
nata dalla concorrenza tra reti pubbliche e
private e tra queste rispetto a quelle a pagamento, finisse per determinare la necessità di estromettere le parti più deboli.
Ad oggi si parla di separazione consensuale con tanto di buonuscita spalmata nei nove anni a venire, ma il dopo, è
certo, apparirà sempre più a tinte fosche.
Dal momento che finiranno gli “alimenti”,
per le società meno virtuose di B o che vivranno al di sopra della loro capacità economica effettiva al di fuori da artificiose
cosmesi di bilancio, le possibilità di sopravvivenza appaiono assai ridotte. Qualcuno parla di una opportuna riduzione
delle società professionistiche ed un ritorno ad un più virtuoso dilettantismo o semi
professionismo.
Per le altre inutile parlare di virtuosismi
e di amore per lo sport nel senso nobile del
termine. Si tratterà solo di vendere meglio
e a miglior prezzo il proprio prodotto, con
buona pace dei tifosi. Su questo piano, l’
ennesimo escamotage da parte delle società finalizzato a fare cassa sfruttando i
propri diritti di immagine. È la stessa filosofia di fondo che regola i diritti di autore
nelle opere d’ingegno. Qui si tratterà di
sfruttare l’uso della propria immagine da
parte delle emittenti, una volta che, terminata la stagione calcistica di riferimento,
queste tornano a far parte del patrimonio
della società secondo il noto sistema delle
Library. Le emittenti che a fini di repertorio
vorranno poi utilizzare quelle stesse immagini avranno così l’ onere di pagare alle
società i relativi diritti.
Una soluzione che la dice lunga sullo
stato economico delle cose e della situazione finanziaria dei grandi club sempre
più indebitati tra loro e con il fisco. Decreto spalma debiti o non, in mancanza di una
netta inversione di tendenza nella “riduzione del costo del lavoro” dei giocatori, la situazione appare difficile in una guerra che
registrerà il tutti contro tutti. Una corsa ovviamente a cui non si sottrarranno le emittenti televisive, come l’attuale querelle tra
Mediaset e Lega docet, ove in fondo ciò
che conta è solo lo sfruttamento in esclusiva delle immagini e degli highlights.
Per le bandiere, l’attaccamento ad una
maglia e le nostalgie del passato, potrà a
ragione parlarsi di articoli da museo o di
amarcord. È allora che il povero “cascatore Rosi” finirà per accorgersi di essere caduto in un sistema più grande di lui con
buona pace di tutti.
Lui probabilmente avrà perso, ma si è
altrettanto sicuri che con lui abbiamo
perso un po’ tutti. E su questo, caro Bonolis, prima di invertire i termini morali del
problema e di somministrare un certo
modo di fare informazione e commenti a
buon mercato sulla parte debole di turno,
farà bene a riflettere anche lei. ■
Una immagine
di Francesco Rosi,
qui premiato per
la sua attività
di volontario della
Pubblica Assistenza
ca l c i o
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16/ sport&contrade
DOVE ARRIVARE SECONDI NON VUOL DIRE ‘PURGARSI’
di Chiara Cicali
Contrade e sport: un connubio caratterizzato da un arcobaleno di idee che colora strade, vicoli, campi di
calcio, palazzetti della città. Questo perché “contrada” e sport non è vista solo nell’ottica, tra l’altro recente,
delle annuali visite di cortesia che Robur e Mens Sana fanno, alle 17 società, oppure alle trasferte che le stesse organizzano con i pullman contraddistinti non più dai numeri, ma dai nomi dei rioni, per seguire la loro
fede sportiva all’Olimpico, a San Siro, al Delle Alpi oppure al PalaEur, al Paladozza, al PalaMalaguti. Lo sport è
entrato a far parte della vita di contrada molto tempo fa, per rendere meno lunga l’attesa che separa l’ultimo
palio dal primo dell’anno seguente, un po’ perché nella circostanza si sfoderano doti atletiche e spirito agonistico inimmaginabili quando si gareggia per la propria contrada, sì che il cuore batte davvero sotto lo stemma araldico che si rappresenta (quanto sarebbe bello se la stessa fede sostenesse anche tutti quegli idoli che
puntualmente ogni estate danno vita ad un autentico “mercimonio mediatico”).
La prima manifestazione sportiva in assoluto organizzata per le contrade, per essere precisi dalla Selva, è
stata il “cross de’ rioni, che resiste da ben 31 edizioni, pioggia e vento compresi, come nell’ultima recente edizione. Ogni anno, nel giorno della festa della Madonna, l’otto settembre, tra i tabernacoli allestiti dai cittini delle
17 consorelle, oltre 100 “podisti” si sfidano, “sfrecciando” (almeno i primi che chiudono la gara in meno di 25
minuti), come un serpentone colorato, in velocità, fiato, polmoni e gambe, in un percorso di circa 8 Km che si
snoda tra le vie di Siena toccando tutti e diciassette i rioni ed affrontando salitone ispide ed interminabili come
via del Comune, Sant’Agata, Santa Caterina, le scalette che salgono dalla Giraffa in piazza Provenzano…
Ogni contrada può partecipare con due squadre, rispettivamente composte da almeno una donna ed un
over 35 per squadra: la classifica finale viene stilata in base al punteggio globale che ogni contrada ottiene con
i suoi atleti. Altra manifestazione sportiva podistica, è quella organizzata dalla Tartuca il 25 aprile, festa della
Liberazione. Qui le contrade partecipanti sono divise in compagnie militari: 4 atleti per compagnia, perché la
gara è una staffetta di corsa su strada da Siena a Montalcino che parte da piazza Sant’Agostino per arrivare
fino alla fortezza ilcinese. Ogni atleta compie circa 8 km e poi passa il testimone al compagno, fino all’ultimo
che dovrà compiere il tratto finale, il più duro, perché buona parte in salita, che inizia dal bivio per Montalcino fino a raggiungere, appunto, la fortezza.
La Tartuca organizza anche un torneo di calcio a 7, lo sport più rappresentato nelle manifestazioni di contrada, il Nirvano Fossi, che si svolge nel campino di Vico Alto, ad ottobre, con l’appoggio della Uisp, per ragazzi dagli undici ai tredici anni. L’Oca “fa la sua parte” con il torneo di calcio a 11, l’Arcese (da pochi anni
denominato Dudo Casini), che si svolge sui campi di Torre Fiorentina e delle Cerchiaia (con quarti, semi e finale allo stadio Franchi) in maggio-giugno e una gara di pesca sportiva a squadre, dove vince quella che ha
pescato il maggior numero di chili di pesce (generalmente trota), nei vari laghetti della provincia: Quornia, il
Moro, Vallechiara… Il Barbero, torneo di calcio a 7, è organizzato invece dal GS San Miniato per i bambini dai
nove ai dodici anni, presso gli impianti sportivi omonimi, nel campetto in erba sintetica.
Il CSI, per la prima volta quest’anno, nei mesi di aprile- maggio, ha dato vita ad un torneo di calcio a 7,
sempre per bambini di età compresa fra i dieci e i dodici anni, sfruttando i campi di calcio di Ovile e dell’Alberino, torneo che ha registrato il maggior numero di adesioni, ben 15 contrade su 17. Organizzato con il patrocinio del Comune di Siena e dell’ AC Siena, nel 2004 è stato proposto anche un torneo per strada, su pietra serena, in piazza Jacopo della Quercia, chiamato “Palla in gioco” dove hanno preso parte i bambini dagli
otto agli undici anni. L’Endas, nel 1997, è stato il precursore del primo torneo di calcio femminile a 7, il “Violante di Baviera” che si svolge presso l’impianto di via Custoza tra ottobre e dicembre-gennaio. A questo si
sono aggiunti negli anni seguenti il torneo primaverile “Aspettando il 29 giugno” ed un altro organizzato dalla
Uisp, nel campino del Petriccio, sempre di calcio a 7. Rimanendo al calcio, quasi tutte le società di contrada
partecipano poi ai vari tornei Uisp o Aics, di eccellenza e promozione, assieme a compagini della provincia o
ad altre squadre sponsorizzate da bar e negozi della città.
Passando ad altri sport, la Civetta organizza un torneo di basket, due contro due, in piazza Tolomei nel
mese di giugno, in notturna, mentre la Pantera ha ideato per tanti anni un torneo di pallavolo misto, l’”Ettore Bastianini”, dove le squadre erano composte sia da ragazze che da ragazzi, da disputarsi presso le palestre
del Costone e del Coni. Il Leocorno, nel 2004, ha dato vita per la prima volta ad un torneo di beach volley
nelle valli di Follonica, due contro due, squadra formata da un ragazzo ed una ragazza oppure da due ragazzi. Il Bruco, negli splendidi giardini della società dell’Alba, organizza invece, ai primi di giugno, in una sola giornata (la domenica), un torneo di pallavolo misto fra bambini e ragazzi dai dieci ai quattordici anni.
Ma non è tutto. La Chiocciola si è fatta promotrice di una cronoscalata in bicicletta, dove ogni squadra è
composta da due bambini ed un adulto, che dalla piaggia del Giuggiolo, pedalando interamente in salita, arrivano fino al pozzo di San Marco. L’Istrice da anni, verso marzo e sulle piste dell’Abetone, organizza a sua volta
la nota gara di sci “Per sport e per amore”. I partecipanti, numero libero, sono divisi per categorie e si cimentano nella difficile e veloce prova dello slalom. Anche qui la classifica finale viene stilata sommando i vari tempi
dei partecipanti. Infine la contrada dell’Onda. Nei prossimi mesi, con il contributo organizzativo del CSI, proporrà nei locali della società Duprè il primo torneo di ping pong con la formula della Coppa Davis. Una disciplina, questa, finora assente dal panorama sportivo-contradaiolo di cui ci stiamo interessando
Come si può notare, il massimo impegno delle contrade è rivolto ai bambini ed ai giovani, questo perché
lo spirito di tutte queste manifestazioni deve essere, appunto, quello di aggregare e far crescere il valore ed il
rispetto verso la contrada stessa, accompagnandolo ad un sano agonismo e giusto spirito competitivo. Passando alle specialità individuali, molti contradaioli, che fanno dello sport la loro professione, si sono contraddistinti, e continuano a farlo, sia in campo nazionale che internazionale in varie discipline, senza mai staccarsi dal fazzoletto della propria contrada, come una seconda pelle. È la vittoria più bella per tutti coloro che si
prodigano all’insegnamento dei valori della contrada e a trasfondere l’amore per questa. ■
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Mentre il gruppo sportivo del presidente Toscano scopre il web,
una grande cerimonia inaugura la stagione 2005/2006
Il San Miniato
spenge 25 candeline
• Gigi Rossetti
www.gssanminiato.org
Le formazioni
Esordienti B e
Giovanissimi
Provinciali
18 c a
l c i o
Il San Miniato è on line. Da tempo
ormai era nella mente di tutti un sito neroverde , poi finalmente il “toro che
viene preso per le corna” ed eccolo allora il notiziario in rete del gruppo sportivo alle sue nozze d’argento con il calcio giovanile. Il merito del primo passo
ufficiale della nuova comunicazione, va
ascritto soprattutto a Stefano Gentilini
che nella società del presidente Toscano ha portato tutta la sua grande professionalità, frutto di tanti anni di calcio
vissuto prima sul campo e poi da dirigente ma non certamente da dietro una
scrivania perché alle parole, Gentilini,
preferisce soprattutto i fatti.
Poco più di un mese di vita e già
oltre mille i contatti avuti (tutti veri perché il contatore è partito da zero); sicuramente un successo, almeno in questa
prima fase che può senz’altro essere
definita di sperimentazione in quanto,
come tutte le cose all’inizio, suscettibile di modifiche che andranno a migliorare quello che vuole essere un servizio
di facile consultazione per tutti quelli
che girano intorno alla società ma non
solo. Risultati e classifiche, notizie e curiosità: insomma, la vita della società in
un clic, che ormai fa sembrare lontano
anni luce quel Neroverde, opuscolo
fatto di 12 pagine patinate che qualche
anno fa cominciò a dare notizie sulla
vita del club e che ancora oggi, comunque, continua regolarmente ad uscire
perché la carta stampata continua pur
sempre a mantenere tutto quanto il suo
fascino. Proprio come fa Mesesport
che, attraverso le sue colonne, anche al
San Miniato, permette di fare il resoconto mensile.
Una opportunità per far sapere a chi
legge che, nel suo venticinquesimo
anno di vita, il San Miniato ha presentato tutte le sue squadre in maniera sfavillante. La cornice è stata quella bellissima dell’Hotel Garden, i colori della
“tela” quelli neroverdi, ovviamente,
punteggiati dall’allegria delle oltre ottocento persone che a questa serata
hanno partecipato. Tanti infatti, tra atleti, genitori, autorità e ospiti sono stati
quelli che alla serata hanno partecipato. Una serata come davvero mai, per
una presentazione ufficiale, si era mai
vista prima; una serata degna di un anniversario importante come possono
essere venticinque anni di attività che
hanno portato il San Miniato a primeggiare in città prima e in provincia poi e che ha voluto
essere una ulteriore dimostrazione di forza e stabilità
societaria, oltre che l’ennesima risposta a qualcuno
che, con stucchevole prolissità, continua a gettare
ombre su questo gruppo
sportivo.
Il San Miniato invece è
più vivo che mai e la presenza delle maggiori autorità cittadine ( il sindaco
Cenni e il presidente della
Fondazione Mussari in
testa) sono lì a dimostrare
quale e quanto sia l’affetto
che circonda questa società. “Una società- come
ha ricordato il presidente
Toscano- che deve moltissimo al volontariato locale, ai
ragazzi, tantissimi, che hanno scelto di
difendere i nostri colori, ai loro genitori, al
sostegno dei nostri sponsor oltre a quello morale e materiale dell’Amministrazione Comunale, alla sua giunta e ai preziosi suggerimenti del sindaco Cenni.
Una società che vuole vedere crescere in serenità i ragazzi che ci vengono affidati, e che vuole trasformare in fiducia nell’avvenire le loro eventuali
incertezze. Una società che guarda al
concreto, più che a quelle strategie fatte
di chiacchiere maligne che assolutamente non ci appartengono e che con il
calcio non hanno nulla a che vedere”.
Per quel che riguarda il calcio giocato, troppo poco è il tempo trascorso
dall’inizio dei campionati per poter stilare un primo, anche se sommario, resoconto. C’è chi va molto bene e chi
no, chi sta rispondendo in maniera
egregia e chi invece ha diverse difficoltà
ma proprio perché siamo soltanto all’inizio, nel dettaglio entreremo solo nel
prossimo numero.■
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zapping
Dalle mazze ferrate ai tacchetti,
è lo spirito che conta
Vincenzo Coli
Animo, fratelli. L’anno scorso non avevamo vinto la battaglia di Montaperti, quest’anno non abbiamo perso la battaglia di
Colle Val d’Elsa (1269: data un po’ rimossa ma segnò l’inizio del declino senese rispetto a Firenze). E soprattutto non c’è
stata la temuta guerra fra tifoserie, a parte
l’episodio deplorevole dell’aggressione al
presidente De Luca. Come il Palio è la trasfigurazione simbolica dello “spirto guerriero” messo in quarantena nel 1555 e
lasciato implodere
nelle giostre cittadine, la partita di pallone Siena-Fiorentina - non diciamo
niente di nuovo - è la
proiezione esterna
di questo animus, il
regolamento di conti
ancestrali lasciati in
sospeso ed edulcorati se non nel contenuto almeno nella
forma: i tacchetti
possono far male, le
mazze ferrate molto
di più. La ‘riavuta’ è
stata oggettivamente difficile da organizzare
su
un
campo di calcio: i gigliati sempre al vertice, da Lojacono a
Batistuta, i bianconeri arrabattati a navigare a vista tra le
serie C e D, e in
mancanza di meglio
il testosterone è
scorso a fiumi nei
derby col Livorno.
Poi il pendolo della
storia calcistica ha
fatto salire noi e
scendere di brutto
loro, finché le lancette dell’orologio non si sono finalmente incontrate. Dopo il flop del campionato scorso, lo “scarpaio” (la definizione non è
nostra, ma della signora Anna Falchi in Ricucci) ha fatto le cose per bene, e l’effetto
dei miliardi spesi finalmente si vede.
Quanto al Roburrone, non sempre il cuore
di una squadra può bastare per portare a
casa la vittoria, ma riesce a sintonizzarsi
con quello dei tifosi, se continua a battere
con questo fervore. Vi pare poco?
E bravo Cicciocozza, che ha ritrovato
l’habitat nella sua Reggio Calabria dove
ha ripreso a segnare e a infiammare la
curva. Rapporto esaurito con la crisi del
settimo mese (il calcio ha tempi decisamente compressi rispetto alla fisiologia
amorosa), quello tra il fantasista e la nostra città - scusate se torno sull’argomento - non è stato il solo caso di matrimonio
sportivo finito male. Per un capitan Mignani che qui trova moglie e identità contradaiola, per uno Zukauskas che mette radi-
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ci e s’ispira per allargare la famiglia, per
uno Stefanov che non ha mai imparato
una parola d’italiano ma si sentiva perfettamente senese, e quando decisero di non
rinnovargli il contratto i dirigenti della Mens
Sana non sapevano come dirglielo, qualche caso di rigetto ci può stare. Ci è venuto in mente il povero Claudio Malagoli, ala
tiratrice che da Varese, dove aveva giocato con Meneghin e Bob
Morse, nei primi anni ottanta venne a crivellare retine in
viale Sclavo. Firmò il contratto, fece un giro in città, visitò i musei, assaggiò pici e
ribollita e soppesò le due o
tre ipotesi di casa in affitto
proposte dalla società, che
pensava di sistemarlo in
centro. Macché. Malagoli
chiese se c’era un posto lontano da città ma abbastanza
comodo per venire ad allenarsi, e si sistemò a Colle
val d’Elsa. Senza offesa per
l’amor proprio di nessuno.
Sui gusti non si discute. C’è
anche chi (per la verità non
un uomo ma una signora,
produttrice televisiva) ha definito la Ferilli una cozza,
con la c minuscola. Mettiamola così: certi tipi sono refrattari alla sindrome di
Stendhal, vogliamo fargliene una colpa?
Primo mese di basket
giocato, dopo un’astinenza
che sembrava interminabile.
La Mens Sana vola, e Dan
Petersen torna a fare pronostici. O presagi, detti da lui.
Respirano di sollievo Bologna, Roma e Milano che
non convincono appieno il
mago, si toccano i gioielli di
famiglia Treviso e, guarda
caso, Siena, ambedue ritenute le meglio
attrezzate. In 48 ore ha anche appioppato
a due giocatori diversi, molto diversi, l’etichetta di Nowizki italiano, e anni a venire
assai vincenti: il giovanissimo Bargnani e il
nostro scafato Stonerook. Si decidesse, il
vecchio Dan. I due ragazzi, nell’attesa,
sono andati a farsi benedire. ■
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cinque cerchi•Francesco Vannoni
Denso di significati, ancora una volta, l’annuale
appuntamento promosso dal Coni Provinciale
•Se la Giornata
è Olimpica
Una festa per tutti, invitato speciale lo sport con i suoi attori… produttori e spettatori.
Il fascino della Giornata Olimpica, svoltasi anche quest’anno presso la sede centrale della Banca di Credito Cooperativo
di Sovicille, - partner attento ed autorevole ad ogni opportunità
di crescita e sviluppo del territorio - è quello del grande appuntamento diventato tradizione e ormai radicato nel calendario annuale del Comitato Provinciale del Coni. Volendo proseguire nella metafora cinematografica, non è sbagliato definire
questa suggestiva kermesse una sorta di “Premio Oscar” dello
sport locale. È bene ribadire che i contenuti della Giornata
Olimpica non si limitano ai podi, ai trofei e alle classifiche, ma
anzi rappresentano un prezioso compendio di esperienze e percorsi nei quali il successo non è premiato soltanto come esito di
punti, rilievi cronometrici o altro termine di confronto, ai numeri, ma diventa, innanzitutto, la sintesi più alta dell’interpretazione sportiva, come insieme di valori etici e morali che, in
nome del “vero” sport, stanno all’origine di qualsiasi vittoria di
gruppo e di qualunque prodezza individuale.
“Il nostro impegno – ha detto il presidente del Coni Roberto Montermini – è quello di contribuire, anche attraverso
manifestazioni di questo tipo, alla formazione di uomini e
donne di sport che, oltre ad essere oggi atleti di vario livello,
sappiano diventare, in futuro, dei dirigenti esemplari, camminando nel solco di quelle figure che in questi anni hanno dato
un impulso fondamentale allo sviluppo di tutto il movimento. Perché, terminata la carriera, sappiano ritrovare lo slancio
necessario per trasmettere alle “nuove leve” il patrimonio di
emozioni e sensazioni che lo sport è in grado di regalare”.
Un sogno che non è utopia considerando anche la stretta
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collaborazione esistente con tutte le istituzioni del territorio
cittadino e provinciale ed il perfetto coordinamento operativo da anni instaurato con il Comitato Regionale Toscano”.
“Siamo orgogliosi, in questo senso, – ha proseguito Montermini - che la giunta Nazionale abbia dato positivamente seguito alla richiesta avanzata proprio dal Comitato di Siena, assegnando a Rabizzi la Stella d’Oro al Merito Sportivo,
massima onorificenza prevista dall’ordinamento del Coni”.
Nel suo intervento Rabizzi - ospite della Giornata Olimpica - ha messo in risalto la necessità di universalizzare il linguaggio sportivo, come elemento capace di concorrere all’integrazione socio-culturale tra i popoli e quale portatore di
principi condivisi in nome del progresso civile”.
Una linea guida imprescindibile per l’avvenire dello sport,
idealmente sottoscritta da tutti gli atleti e i dirigenti protagonisti dell’evento e ripresa anche dall’assessore allo Sport della
provincia di Siena Giorgio Del Ciondolo, presente insieme a
Tanzi e Giovannini, assessori allo sport dei comuni di Siena e
Sovicille – il quale ha evidenziato il ruolo del Coni “come interlocutore privilegiato in una serie di progetti orientati ad
una collaborazione sempre più proficua tra istituzioni e “governo sportivo territoriale”. I brillanti riscontri avuti col progetto “Il Bambino sceglie lo Sport”, realizzato con l’indispensabile concorso degli organi scolastici, ci spinge a
rilanciare e rafforzare il nostro impegno, diretto a tutte quelle
fasce di popolazione che possono e vogliono fruire del prodotto sportivo e dei suoi evidenti benefici.
A questo scopo – ha sottolineato ancora Del Ciondolo –
stiamo approntando, insieme al Coni, una serie di iniziative
per la Terza Età, convinti di assecondare un interesse crescente anche tra i meno giovani.
Nel corso della manifestazione, riconoscimenti sono andati a Ugo Fiorilli e Albo Mechini, insigniti rispettivamente
della Stella d’Argento e di quella di Bronzo al Merito Sportivo. Il primo, ex arbitro di calcio, per un ventennio presidente
del Comitato Provinciale della Federazione Italiana Gioco
Calcio e medaglia d’oro dell’Associazione Italiana Arbitri,
dove ha svolto per sessant’anni la propria attività; il secondo,
invece, è un nome molto noto nel mondo del volley: fondatore della Avis Pallavolo Montepulciano (al cui interno ha ricoperto tutte le cariche dirigenziali), Mechini è stato consigliere regionale Fipav dall’ ’88 al ’92 e della sua opera si è avvalso
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lo stesso Coni Provinciale come infaticabile promotore di iniziative per la diffusione della pratica sportiva.
Le numerose premiazioni, effettuate in riferimento alla stagione 2004/2005, hanno visto avvicendarsi sul palco esponenti
delle più diverse discipline, individuali e di squadra, vincitori
di titoli provinciali, regionali o nazionali. Particolarmente nutrita anche la “fetta” di atleti distintisi nelle varie competizioni
in ambito europeo e mondiale, traguardi che indistintamente
portano lustro allo sport senese nel suo complesso.
La consegna delle medaglie al valore atletico, oltre a premiare con l’argento la pattinatrice Cristina Giulianini per gli
ottimi risultati conseguiti
anche in campo europeo e
mondiale e con il Bronzo la
nuotatrice Serenella Parri e la
campionessa italiana di bowling a squadre Daniela Buzzelli, ha consentito di riaprire una
“finestra” sulla stagione
2003/2004 anno del primo, storico tricolore mensanino: Roberto Chiacig ha ricevuto la
medaglia di bronzo al Valore
Atletico e, insieme a Carlo Recalcati, ha ritirato anche uno
speciale riconoscimento per
l’Argento Olimpico di Atene.
Alla società biancoverde, rappresentata dal general manager Ferdinando Minucci, sono
andati ulteriori riconoscimenti
per i successi ottenuti anche in
campo giovanile con lo scudetto Under 20 e Juniores.
Tra le società sportive,
anche il Cus e la Virtus Siena
hanno fatto incetta di riconoscimenti: il sodalizio di via
Banchi ha portato alla ribalta il Basket (con il titolo di Campione Nazionale Universitario), la Scherma (sesta ai Campionati Italiani di Fioretto serie A2 Maschile e Femminile) e il
Judo, che ha primeggiato nel Campionato regionale di serie
B). La società del presidente Fabio Bruttini è stata premiata
per l’ottimo secondo posto nel campionato italiano Under 20
ed il quarto nella categoria “Bam Open”.
La contemporaneità con impegni sportivi, in capo ad una
nuova stagione appena iniziata, ha fatto registrare qualche defezione nella compagine dei premiati: “Alcune assenze che si
sono verificate – rileva Montermini -, se da una parte denotano la grande vivacità e la larga diffusione dell’ “offerta sport”,
dall’altra serviranno per apportare alla macchina organizzativa
quei piccoli ritocchi utili a perfezionarne il funzionamento in
proiezione futura”.
Tre immagini della
cerimonia svoltasi il 22
ottobre
Lavorare per una sempre maggiore “penetrazione” sul
territorio, con un occhio rivolto al domani: questo l’imput
principale che il Coni senese è pronto a raccogliere per affrontare le nuove sfide che un messaggio sportivo rivolto ai
giovani impone di superare. ■
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cicloturismo•Giancarlo Brocci
È andata in archivio l’edizione record dell’affascinante corsa d’epoca
con partenza ed arrivo a Gaiole
•L’Eroica varca l’oceano
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Novecentouno iscritti, 858 partenti provenienti da ogni angolo di
mondo.
L’Eroica raddoppia i numeri e conferma tutti i suoi altissimi indici di gradimento fra vecchi e nuovissimi adepti. La cicloturistica
d’epoca con partenza ed arrivo a Gaiole in Chianti si è svolta il 2
ottobre, preceduta da un fine settimana davvero intenso per il piccolo centro del nord senese. Il giovedì si era tenuta la prima riunione della nuova struttura nazionale FCI, presenti Di Rocco, Martini, Zuccaro e Piol, quel rappresentante del granfondismo che
finalmente va a rappresentare il movimento all’interno della Federazione. Tra gli intervenuti praticamente tutti i maggiori organizzatori italiani, per una discussione davvero ampia ed esauriente che spera di aver trovato orecchie attente.
Il venerdi è stato di scena a Gaiole l’avvocato Carmine Castellano,
gradito ospite a parlare di polvere e ciclismo, a ripercorrere in immagini e racconto quel Colle delle Finestre che aveva riportato la
strada bianca ai fasti del Giro d’Italia ed alla gloria di immagini che
hanno bucato ogni video.
Già il pubblico si era riempito di giornalisti, scrittori, vecchie glorie, collezionisti e semplici “eroici” appassionati, tutti attori protagonisti di un week end memorabile.
Il sabato, infatti, è stato di rara intensità, con l’apertura di una mostra di bici d’epoca che si è arricchita non poco grazie al contributo dei francesi, con Patrick Joret in testa: un museo con un centinaio di biciclette di valore inestimabile, con maglie e cimeli capaci
di trasmettere passioni e nostalgie, di accendere ricordi, di animare racconti.
Ovviamente, tra gli habitué nostrani, spiccavano i pezzi di Berruti e Leonardi, Cerica e Vieri, Poccianti e Ricci ecc., mentre le Selle
Brooks hanno esposto con successo i loro capolavori, riproposti in
straordinario stile artigianale.
Il pomeriggio, alle 15,30, è partito un nutrito gruppo di bambini
per la Minieroica, un salto verso il Castello di Meleto per assaggiare un pezzo di sterrato e conoscere un luogo storico di grande suggestione. Poi la presentazione di libri di ciclismo, appuntamento
ormai classico, cui non sono voluti mancare ben 8 autori, molti
coi rispettivi protagonisti, introdotti e coordinati da Carlo Delfino:
Mazzi col suo Malabrocca, la Argelli con Ortelli, Pellegrini con Bui,
Picchi e Viani col Bartali per ‘Giglio Amico’, presente il figlio Andrea. Poi Facchinetti per il suo Bottecchia, Ancilotti e Passignani
sul ciclismo toscano, Fiori e il suo Pantani, Bardelli che ha presentato gli aggiornamenti al ‘Generazione Epo’.
La sera cena degli Eroici, con un parterre straordinario: presenti
Claudio Martini, governatore della Toscana, gli onorevoli, Baldi,
Vigni e Pagliarini, quest’ultimo entusiasta al via; quindi il procuratore Pasqualin, il regista del prossimo Bartali televisivo Negrin
con l’attore Gandolfo, gli industriali del settore Tommasini, Marresi e Marzorati ed uno stuolo di vecchie e recenti glorie davvero
impressionante: Corrieri, Seghezzi, Soldani, Rossello, Falsini, Tognaccini, Sorensen, Salvietti, Veltro, Riccò, i rammentati Ortelli,
Malabrocca e Bui, qualche altro confuso fra la festosità informale
del clima e di un menù ben poco ciclistico, a base di ribollita, salsicce e fagioli, dolci senesi e tanto Chianti Classico. A seguire lo
spettacolo del Bruscello, teatro, poesia e musica che quest’anno gli
autori e registi Bonechi e Marsan avevano dedicato a Costante Girardengo.
L’indomani, alle 5 del mattino, le prime partenze, quelle per i percorsi lunghi (200 e 137 km, oltre la metà di strade bianche). Alle
8,30 il via ai ‘corti’, 75 e 38 km, con una Piazza Ricasoli piena di
colori e di vecchi fotogrammi, tratti da chissà quale album della
‘Panini’; le maglie più incredibili, quasi tutte ben ricamate a mano,
tirate fuori dai più nascosti cassetti, le biciclette tirate a lucido
dopo anni di profonda cantina, una gioia che si è esternata anche
nelle lunghe attese per la firma del foglio di partenza, che ha
espresso anche i 70 attendati allo stadio, grazie al lavoro volontario della Misericordia locale che ha offerto ospitalità gratuita ai
saccopelisti.
Le cifre: 80 donne, ben 104 stranieri di cui 11 austriaci, un belga,
2 canadesi, 4 ceki, 8 svizzeri, 15 tedeschi, 9 francesi, uno spagnolo, 27 inglesi, 9 olandesi, un sudafricano, 10 statunitensi, 2 giapponesi, un danese.
Sono giunti all‚arrivo in 790, di cui 169 nel 38 km, 272 nel 75, 104
nel 137 e ben 246 nel Lungo, più del doppio dello scorso anno, guadagnando targa ricordo e bottiglia numerata di Chianti Classico
con etichetta ad hoc. Premi anch‚essi speciali per ognuno dei partecipanti con bici eroica: panforte Fiore, olio dell’Azienda Olearia
del Chianti, vino di pregio di Badia Coltibuono, proprietà Stucchi
Prinetti, casata storica di produttori di bici d’inizio secolo la cui titolare Emanuela ha preso il via con tanto di gloriosa maglia biancorossa marchiata ‘Stucchi’. ■
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Qualcuno si sarà lasciato andare ad espressioni di stupore, altri –
forse coloro che seguono
più assiduamente il basket
in tv e ne osservano ogni
particolarità, spesso apprezzandone anche gli avveniristici impianti e i ritrovati tecnologici (specie
in quelle autentiche “città
al chiuso” che sembrano
essere alcuni “palace”
americani), l’avranno accolto con un senso di liberazione e, perché no, come un segno dell’ulteriore progresso mensanino.
Insomma, il nuovo tabellone elettronico che fa bella mostra di
sé calato dal soffitto del PalaMensSana, non è passato inosservato:
del resto la centralissima posizione e la mole non trascurabile, molto
difficilmente avrebbero potuto impedirne la visione…Il resto l’ha
fatto la curiosità dei tifosi biancoverdi che per la prima volta ne ammiravano l’imponenza.
Lungo il cammino della Montepaschi, sia sui parquet della nostra serie A ma soprattutto nei palasport continentali dove va in
scena la grande vetrina dell’Eurolega, di marchingegni del genere se
ne sono visti in larga misura e non di rado nell’immaginario collettivo diventavano essi stessi, ancora prima degli aspetti tecnici, la
prova più eclatante del valore dell’avversario: bastava vedere uno di
questi sofisticati “mostri elettronici” per mettere le “mani avanti”
sulle insidie di una partita o crearsi quell’alibi che giustificasse il timore reverenziale di chi, come noi, era appena arrivato a confrontarsi con i club di prestigio internazionale: “Eh…ma questi c’hanno
anche il tabellone”.
Ora che la consacrazione come grande realtà del basket è da
tempo conquistata, questo straordinario accessorio a quattro facce
ci farà sentire un po’ più “grandi”, anche per la suggestione di un attrezzo al quale in molti, soprattutto i più giovani spettatori del PalaMensSana, avranno riservato la solita pioggia di aggettivi superlativi e giganteggianti: “spaziale”, “megagalattico”, “foloso” o
“ganzissimo”… e via aggettivando nel ricco e roboante vocabolario
del lessico celebrativo giovanile.
Un “extra” che testimonia la maturità, non solo tecnica ma
anche logistica e strutturale, di una piazza come quella senese dove,
accanto al primo storico tricolore e a trofei come la Supercoppa e
la Coppa Saporta, le volte del palasport si dotano di un qualcosa che
serviva all’impianto. Fattori emozionali a parte, va rilevato il ruolo
“di servizio” che il nuovo tabellone, necessario tributo alla modernità, può offrire a tutto il pubblico del PalaMensSana. Ottima visuale del punteggio e del tempo di gara; possibilità di osservare con immediatezza la situazione falli e i punti realizzati da ogni singolo
giocatore, a sua volta individuato non più con il cognome, ma con
il numero di maglia. Intendiamoci: niente maxischermo, niente riproduzione in contemporanea di prodezze, finezze e…nefandezze
dei dieci in campo: per vedere “la partita nella partita” bisognerà
aspettare ancora.
Ma volete mettere il vantaggio di “leggere” l’andamento del
match ad “altezza d’occhio”, memori degli sforzi che le pupille
hanno dovuto compiere fino a ieri per cercare una conferma quando i riscontri, tra scout ufficiali e cifre segnate a penna sul taccuino,
non corrispondono? Provvidenziale dunque, oltre che grande alleato di chi la partita deve raccontarla anche attraverso i numeri. Quei
numeri che per ora restano matematici…in attesa, magari, di trasformarsi in “numeri” balistici da poter apprezzare col naso all’insù, intenti ad ammirarne sullo schermo la spettacolarità…al prossimo capitolo di questa storia. ■
FRANCESCO ROSI
MPS.. SPAZIALE
24/ fatti e personaggi del mese
a cura di Francesco Vannoni
Avere un nome e un
cognome “importanti”,
magari perché le gesta di
qualcuno ancor più importante contribuiscono
ad accrescerne la notorietà, è una situazione
curiosa e non di rado diventa motivo di simpatici
confronti. Qualcuno ci
marcia un po’ sopra per il
fatto di “chiamarsi come...quello là”, altri non se ne curano per
nulla e alla ribalta sono poco avvezzi. Francesco Rosi è diventato, suo malgrado, un personaggio. Ora è famoso, e non per quella clamorosa omonimia con uno dei più grandi maestri del cinema italiano alla quale in pochi penseranno, ma per una borraccia
presa sul naso nel concitato finale di Siena-Udinese.
Il suo è un mestiere umile, ma di quelli che rendono celebre
tra la gente comune, che fanno parte di un “piccolo mondo antico” pieno di genuina e semplice quotidianità.
Il vocabolario lo inserirebbe al lemma “fornaio”, la sua gente,
dall’avvocato alla donna di casa, dal bambino al nonno, lo chiama invariabilmente “il panaio”, secondo gli schietti adattamenti
linguistici della campagna che percorre ogni giorno col suo furgone pieno di “fili”, “pagnotte” e “schiaccioni”. Lontano anni luce
dalla scena di uno spettacolo collettivo dove Francesco si è trovato a svolgere, come altre volte, il ruolo nobile e silenzioso del
volontario, senzadistinzioni di razza, cultura, censo o religione. È
abituato a stare sul “rettangolo verde”, col fischietto però, per arbitrare le partite di un calcio “povero ma bello” perché frutto
della passione e che, non a caso, si chiama “Amatori”.
Non sorprende l’improvvisa attenzione che i giornali hanno riservato al barelliere, ma del resto quando ad essere soccorsi sono
giocatori di un certo calibro, anche se di riflesso, fanno “notizia”
anche quanti ne curano l’incolumità dopo uno scontro, una caduta o un infortunio. Figurarsi, poi, se ci tocca di prendere una
borraccia nel naso dal centrocampista nigeriano Chris Obodo.
Viste le circostanze, si può discutere sulla volontarietà del gesto,
ma ciò che è apparso particolarmente disdicevole è stato l’attacco mediatico sferrato da tutti i “salotti televisivi” del pallone, svelti a “bollare” come colpo di teatro la caduta successiva di Francesco, spinto da Iaquinta; neppure sfiorati dal dubbio che uno
degli strapagati interpreti del nostro calcio potesse aver sbagliato
e di grosso, al cospetto di chi, gratuitamente, dedica parte del proprio tempo agli altri. Se ne parlerà per un po’, in ossequio al vizio
italico di voler dire sempre e comunque la nostra. Francesco è già
andato oltre, pronto a tornare alla semplice quotidianità di ogni
“panaio” e a prodigarsi ancora al fianco di chi soffre nella partita
della vita, l’unica che conta davvero.
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Il volley mensanino si rifà il trucco e punta forte sulla linea verde.
Ha preso avvio una nuova, importante stagione per la sezione femminile di pallavolo della Mens Sana che, sotto la guida dei dirigenti
Paola Cobbe e Giorgio Milanesi e del responsabile tecnico Raimondo Della Volpe (trascorsi sul parquet con la mitica Panini Modena di
Julio Velasco), vara un’ambiziosa ristrutturazione del proprio settore giovanile parallelamente all’avventura della prima squadra nel
campionato di Serie C. La società ha infatti deciso di dare vita ad un
progetto finalizzato all’avvicinamento alla disciplina con particolare attenzione alle categorie giovanili il cui obiettivo, è quello di concorrere allo sviluppo dell’intero movimento del Volley per i prossimi anni.
Un’idea che nasce seguendo il modello dei club professionistici,
forte dell’accresciuta qualità del settore tecnico mensanino, di un
paio di prestigiose sponsorizzazioni che negli anni hanno garantito
stabilità alla sezione (confermati, infatti, gli accordi con Fondi Ducato e Segis) e di alcune importanti collaborazioni (su tutte quella
con l’Istituto di Medicina dello Sport, che già nella passata stagione
aveva seguito la prima squadra con appositi test di valutazione e funzionalità). L’obiettivo che la Mens Sana si pone è quello di offrire alle
giovani atlete che entrano in palestra (e di conseguenza alle loro famiglie), un progetto formativo-sportivo nel quale una seria attività
sotto rete sia accompagnata di pari passo da un’accurata preparazione fisica che comprenda anche apposite valutazioni scientifiche
ed antropometriche: il tutto senza mai perdere di vista la quotidiana attività scolastica delle pallavoliste, componente anzi fondamentale di quella formazione culturale senza la quale è poi impossibile
costruire anche un buon atleta.
La stagione 2005/2006, da poco inaugurata, vede la Mens Sana pallavolo mettere a disposizione i corsi ludico-sportivi di Minivolley e
Superminivolley (1° e 2° livello), dedicati all’apprendimento della
disciplina nelle atlete in tenera età, ma anche schierare le formazioni Under 13 promozionale, Under 14, Under 16 (il team disputerà
anche il campionato di 3^ Divisione) ed Under 18 (di scena pure in
1^ Divisione). Di assoluto livello lo staff tecnico, che agisce sotto il
coordinamento di Raimondo Della Volpe. Camilla Nerli è l’istruttrice del Minivolley, Paolo Falavigna si occupa del Superminivolley 1°
livello, mentre il Superminivolley 2° livello è affidato ad Aurora Fiorilli, che ha pure il compito di allenare la formazione Under 13 (assieme a Nerli). L’Under 14 della Mens Sana è allenata da Veronica
Muzzi, impegnata anche come vice nell’attività dell’Under 16, affi-
Matteo Tasso•polisportiva
La società biancoverde conferma il suo impegno
in una disciplina in piena espansione
•Il volley mensanino
sposa la linea verde
data invece alle cure di Alessandro Passaponti. Infine l’Under 18, allenata da Francesco Marzocchi (vice Falavigna), già vice della prima
squadra biancoverde. Affiancato all’aspetto tecnico, anche quello
atletico. Il preparatore è Pietro Piu, cui la squadra di Serie C si è affidata nell’ultimo torneo per il ruolo di scuot-man, vero e proprio
lusso per una simile categoria.
Per la Mens Sana, dunque, un’avventura che si annuncia intensa e
vincente...come vincente, negli anni, ha dimostrato di saper essere
il volley italiano.
Sponsorizzata anche nella stagione 2005/2006 dai marchi Segis e
Fondi Sistemi Ducato, la Mens Sana pallavolo affronta il campionato di Serie C femminile cercando nel proprio vivaio le giuste alternative per un futuro di spessore. Rivoluzionata rispetto all’ultima
avventura, quando la permanenza in categoria fu colta all’ultimo
tuffo grazie ad uno splendido colpo di reni, la squadra guidata da
Della Volpe non si pone, né si preclude, particolari obiettivi: “Non
sono abituato a fare proclami – spiega il coach –, preferisco lavorare e divertirmi in palestra piuttosto che parlare di salvezza, metà
classifica o playoff. Di sicuro puntiamo al ricambio generazionale
promuovendo in prima squadra quelle giovani che ci sembrano in
grado di reggere l’urto della Serie C. Vogliamo aprire un ciclo per
garantire continuità alla pallavolo mensanina: l’idea è quella di far
crescere le nostre giovani per dare alla società quella stabilità che
può tranquillamente ottenere anche solo con le proprie forze”.
Un grave handicap ha però caratterizzato l’avvio del torneo. Il serio
infortunio al ginocchio occorso alla capitana Veronica Pulcini nella
sfida d’esordio significa dover affrontare la stagione senza un elemento fondamentale nello scacchiere di Della Volpe. Un guaio al
quale la forza e lo spirito del gruppo dovranno far fronte. ■
SQUADRA
Palleggiatrici: Arianna Sarchi,
Alessia Cappelli
Schiacciatrici: Veronica
Pulcini (k), Rita Bartalini,
Eva Guerrini, Silvia Bocci, Valentina
Ciccolini, Valentina Censini
Centrali: Enza Caliandro,
Anastasia Pisani, Angela Sani
Libero: Benedetta Castagnini
Allenatore: Raimondo
Della Volpe
Assistenti: Francesco
Marzocchi, Paolo Falavigna
STAFF
Direttore di sezione: Paola
Cobbe
Vice direttore: Giorgio Milanesi
Preparatore Atletico: Pietro Piu.
Medico sociale: Gilberto
Martelli
Dirigente accompagnatore:
Maurizio Castagnini
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27/ reportage
SE LO TSUNAMI DIVENTA UNA SQUADRA
di Augusto Mattioli
Settembre 2005. In un paese di pescatori nei pressi di Pondicherry, in Tamil Nadu. Una
delle zone del sud dell’India più colpite dallo Tsunami Nel dicembre dello scorso anno.
Dove siamo andati per capire come vanno avanti i progetti finanziati dal comitato Terre di Siena Tamil Nadu – Sri
lanka e che vengono concretizzati grazie alla collaborazione con alcune organizzazioni non governative, il Ciai, Centro italiano assistenza infanzia, Mani Tese, Ucodep.
In una riunione di pescatori arriva un anziano dalla faccia scavata, accompagnato da un giovane con una maglietta celeste di taglio sportivo. Non ci sbagliamo quando
riusciamo a leggere una scritta: “Tsunami volley club tourament 2005”. Il ragazzo ci conferma di far parte di una
squadra di pallavolo che gioca nella zona. Un modo per tornare ad una normalità peraltro assai difficile. Perché lo tsunami ha distrutto nei villaggi dei pescatori le barche o i catamarani, mentre gli agricoltori non possono coltivare la
terra invasa dall’acqua salata e dalla quale ricavano quel
poco che avevano per andare avanti. E che ora deve vivere
degli aiuti della cooperazione internazionale.
Lo sport è certamente l’ultima delle preoccupazioni in
questo grande paese già povero di suo (ma dove non mancano anche elementi di forte sviluppo) dove gran parte delle persone non ce la fa a vivere come avrebbe diritto qualsiasi essere umano. Eppure nel corso del viaggio in questo
paese, di cui abbiamo visitato soltanto una piccolissima parte, abbiamo visto anche solo
dalla macchina giovani e giovanissimi in spazi più o meno attrezzati giocare a cricket,
sport tradizionale inglese, ma che in India, che è stata una colonia di sua maestà britannica, è ancora il più popolare e seguito. Come da noi il calcio.
Vista da vicino la vita della gente è davvero molto difficile, anche se almeno questa è
stata la nostra impressione. Le difficoltà non sembrano però fiaccarne la voglia di lottare.
Ma lo doveva essere ancora prima dell’onda anomala di quasi un anno fa che anche da
queste parti ha fatto tantissime vittime, anche bambini. Un viaggio difficile, certo molto
diverso da quelli dei turisti comuni. Non solo per il caldo umido che ti taglia le gambe.
Non solo per i problemi causati da un diverso modo di alimentarsi o di bere . È quello che
ti è passato davanti che te lo ha reso tale . La povera capanna subito fuori dell’ albergo
di ottimo livello dove assieme agli animali, al cane che abbaia, peraltro senza convinzione, all’intruso che invade il suo territorio, dormono per terra bambini e anziani. La mendicante che la mattina presto ti chiede le dieci rupie (un euro circa) che poi consegna ad
un uomo ben vestito che probabilmente la sfrutta. Il mercato del pesce dove la merce è
letteralmente coperta dalle mosche, inutilmente scacciate dalle venditrici che guardano
di traverso chi le fotografa. I bambini abbandonati di cui si cura un centro gestito da suore
cattoliche che abbracciano chiunque dimostri loro interesse e affetto. La gente che di
notte dorme in mezzo allo sterco di vacca sacra perché evidentemente non può disporre di una casa propria. La donna che nel campo temporaneo di accoglienza nei pressi di
Kaniakumari, nell’estremo sud dell’India, ci mostra la disperazione che si legge negli
occhi, la misera capanna dove sarà costretta a vivere a lungo e che un soffio di vento più
forte potrebbe far crollare.
A fronte di queste poche immagini si vede, in forte contrasto, la ricchezza esibita e
forse anche arrogante di persone che girano con fuori strada da migliaia di euro o frequentano locali che non sfigurerebbero neanche da noi.
Quanta differenza con il giovane con la maglia celeste da pallavolo o con i giovani che
giocano a cricket con tanto entusiasmo. Ma restano anche delle immagini belle. La gioia
delle donne che hanno la possibilità di vivere grazie ad una mucca che produce latte la
cui vendita consente di far quadrare il magro bilancio familiare. L’entusiasmo e la voglia
di vivere dei bambini. La gentilezza delle persone. La felicità delle ragazze alle quali è stata
regalata una bicicletta per poter andare a scuola perché le famiglie non si possono permettere neanche il biglietto del bus. Maledetto tsunami. ■
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scherma •Daniele Giannini
Positivo avvio di stagione per gli atleti
senesi, già protagonisti su varie pedane
d’Italia
•La valanga Cus
si è messa in moto
Il mese di ottobre vede l’esordio sulle pedane di Lucca della
nuova stagione della scherma senese.
Sono le “under 20” della sezione universitaria del C.U.S.
Siena sponsorizzata dalla MontepaschiVita - Chiron Vaccines a
misurarsi con le coetanee nel Trofeo “Le mura di Lucca”, valido
come prima prova di Coppa del Mondo “giovani” di fioretto femminile. Hanno partecipato alla selezione per la qualificazione al
torneo internazionale Beatrice Giardini, Erica Mazzi e Giorgia
Zizzo. La selezione, che vedeva in campo oltre 60 atlete italiane,
era valida per l’accesso alla prova del circuito iridato giovanile.
La Giardini e la Zizzo non riuscivano a qualificarsi per la prova
internazionale, mentre la Mazzi, dopo un avvio in sordina, raggiungeva la qualificazione collezionando quattro vittorie consecutive su un totale di sei assalti disputati. Non è la prima volta che la
Mazzi riesce nell’impresa, infatti anche lo scorso anno aveva raggiunto il battesimo internazionale nell’edizione 2004 del torneo.
Nel girone di qualificazione la giovane cussina batteva una
francese ed una moldava, ma, per una sola stoccata, non raggiungeva la qualificazione nel tabellone di eliminazione diretta
classificandosi in quarantanovesima posizione.
Un avvio positivo per Erica Mazzi in preparazione della
prima prova nazionale di Categoria in programma ad Ariccia.
Sempre a Lucca, dopo l’evento internazionale, è stato organizzato un torneo regionale under 14 dove le giovani lame della
sezione scherma del CUS hanno sbaragliato il campo come società, conquistando otto podi e inserendo complessivamente
nelle finali ad “8” ben 14 atelti.
Nelle prime lame femminili, classe 1996, all’esordio assoluI giovanissimi to fuori dalla palestra dell’Acquacalda, argento per Claudia Dei
schermitori partecipanti al e bronzo per Elena Ferrini con Virginia Simpatico che perveniTorneo GPG va anche lei alla finale ad otto e si classificava in settima posizio-
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ne. Felice esordio anche nelle prime lame maschili con il bronzo per Lorenzo Giannini, sesta posizione per Ferdinando
Piccolini e settima per Dimitri Tarantino.
Nella categoria maschietti tre finalisti con Mattia Laurigi
sesto, Alessandro Zizzo settimo e Bernardo Crecchi ottavo; nei
giovanissimi bronzo per Guido Ferrini; mentre negli allievi di
sciabola argento per Edoardo Marri, bronzo per Alex Breghi ed
ottimo quinto posto per Cristiano De Salve.
Netta vittoria nelle allieve di fioretto per Alice Volpi che si
aggiudicava il torneo battendo in finale la pisana Batini; sul
podio anche Irene Crecchi che ha dovuto cedere il passo alla
compagna di sala nella semifinale.
La settimana seguente di scena i “Cadetti”, under 17, a
Terni con tre atleti che riuscivano a raggiungere la qualificazione per la prima prova “Giovani”, under 20. Dopo il girone iniziale “all’italiana”, nel quale vengono eliminati fra il 20 ed il 30%
dei partecipanti, Giorgia Zizzo nel fioretto femminile, Niccolò
Zanchi e Tommaso Vagaggini nel fioretto Maschile, Lorenzo
Bruttini nella spada maschile e Giovanna Dimitri nella spada
femminile approdavano alla eliminazione diretta. Vagaggini e
Dimitri però si fermavano al primo turno del tabellone di diretta mentre Zizzo, Zanchi e Bruttini riuscivano a superarlo raggiungendo la qualificazione per i “Giovani”. Positivo il 26° posto
della classifica finale per Giorgia Zizzo che, ripetendo il risultato nella seconda prova, potrebbe accedere alla fase finale del
Campionato Italiano di Categoria riservato ai migliori “32” atleti della classifica generale delle due prove.
Nella penultima domenica di ottobre si è svolto a Siena il
Trofeo Montepaschi Vita, gara a squadre con staffetta alle sei
armi riservata ai nati negli anni 1991 e 1992. La manifestazione
è stata organizzata dal C.U.S. negli impianti sportivi dell’Acquacalda in collaborazione con la Federazione Italiana Scherma e
Montepaschi Vita, sponsor del circuito under 14 della F.I.S. Il
torneo era riservato ad 8 squadre, tra cui una formazione “All
Stars”, selezione nazionale composta dai Campioni Italiani “Allievi”, under 14, del 2005. Per questi ragazzi, è stato il “debutto”
in nazionale che hanno onorato conquistando il torneo sulla rappresentativa ungherese invitata dalla federazione scherma proprio per dare più risalto all’evento. Fra le altre squadre, le quattro Società prime classificate nella graduatoria dei Campionati
Italiani Under 14: Mangiarotti Milano, C.S. Roma, Fides Livorno ed Ariccia oltre la rappresentativa del C.U.S. Siena, Società
ospitante, e la Società Giulio Verne di Roma invitata direttamente dalla Montepaschi Vita.
Decisamente positiva la prestazione degli schermitori cussini
scesi in pedana con la squadra composta da Giulio Baldassarri,
Lorenzo Bruttini, Irene Crecchi, Cristiano De Salve, Gaia Fratini e Alice Volpi. La squadra senese, dopo aver superato nel girone iniziale l’Ungheria e il C.S. Roma, batteva nel primo incontro
della eliminazione diretta la Mangiarotti Milano per poi cedere
alla rappresentativa azzurra in semifinale. Nella finale per il terzo
posto i cussini si dovevano arrendere per poche stoccate alla rappresentativa di Ariccia terminando il torneo in quarta posizione.
Contemporaneamente, sempre negli impianti universitari
dell’Acquacalda, si svolgeva una manifestazione riservata alle
“Prime Lame”, classe 1996, con un torneo a squadre miste di fioretto nel quale la sezione scherma cussina metteva in pedana
ben 12 piccoli schermitori divisi in quattro squadre. La vittoria
andava al C.S. “Chiti” di Pistoia che superava nella finale il C.S.
Ariccia; al terzo posto, a pari merito, si classificavano la Mangiarotti Milano e il C.U.S. Siena “A” formato da Lorenzo Giannini,
Sofia Monaci e Ferdinando Piccolini. Giusto ricordare anche gli
altri piccoli cussini, di cui molti all’esordio assoluto, che hanno
partecipato alla manifestazione nelle altre tre squadre del C.U.S.
Siena: Claudia Dei, Tommaso Della Seta, Elena Ferrini, Veronica Minucci, Francesco Porru, Virginia Simpatico, Andrea Sperduti, Carlo Alberto Stortini, Dimitri Tarantino.
Risultati di inizio stagione molto positivi, anche grazie al perfetto funzionamento delle armi attraverso lo sponsor tecnico Allstar-Senarmi sempre vicino al sodalizio universitario presieduto
dal professor Francesco Pulitini e seguito dal responsabile di sezione Giancarlo Pigino. ■
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Classifica A/2 maschile Classifica A/2 femminile
Parma
Reggio Emilia
Vita S. Elpidio (AP)
Libertas Siena
Verzuolo (CN)
Arpino (FR)
Castello Roma
Vinchiaturo (IS)
8
6
6
4
4
2
2
0
Libertas Siena
Castelgoffredo (MN)
Molfetta
Vasto (CH)
Mugnano (NA)
Castello Roma
(**) due partite in meno
(*) una partita in meno
6
4 (**)
4 (*)
2 (*)
2 (**)
0
Corrado Bagella•tennis tavolo
Parte subito bene la squadra femminile, mentre stenta
quella maschile nonostante un grande Adeyemo
Buono lo sprint iniziale con cui le squadre della Libertas
Siena hanno affrontato gli impegni dei campionati di A/2, maschile e femminile, e pronostici pienamente rispettati.
La formazione maschile ha finora vinto due incontri, assestandosi al quarto posto in classifica e dimostrando di valere posizioni ben più alte. Quanto rammarico resta, infatti, per
le due partite perse 5 a 4 contro la capolista Parma e contro la
seconda Reggio Emilia. Partite, peraltro, condotte magistralmente in vantaggio fino al 4 a 2, sotto la spinta di un Fatai
Adeyemo superlativo, sempre vincitore. Ma poi, negli ultimi
due singolari, inaspettate rimonte degli avversari e, sul quattro pari, il doppio perso malamente al quinto set. Aldilà di tali
sconfitte, comunque, la squadra ha dimostrato ampiamente di
non essere inferiore alle prime della classe e di poter aspirare
a traguardi più importanti. Specialmente se Fatai Adeyemo
riuscirà a conservare le attuali condizioni di forma, che, insieme alla classe che lo contraddistingue, gli hanno consentito di
mantenere l’imbattibilità dopo otto incontri disputati. Incontri, si badi bene, molto impegnativi, al termine dei quali ha
mietuto vittime illustri, quali il russo Khorkhov di Parma ed
il cinese Liu Wenyu di Reggio Emilia, ben più avanti di lui
nelle classifiche nazionali.
Sul primo tavolo, poi, Andrea Bongini ha collezionato
buone prestazioni, ma con alti e bassi che hanno influenzato il
risultato finale. Altrettanto si dica per Marco Noli ed Angelo
Teatino sul secondo tavolo, che hanno alternato partite decisamente positive ad altre meno incisive, facendo vedere però
di essere in grado di competere alla pari con avversari più quotati di loro. E basterebbe una maggiore convinzione nei propri
mezzi, per rilanciare la Libertas ai vertici della classifica.
In A/2 femminile, dopo quattro giornate i valori in campo
sono già ben delineati. Tre squadre in lotta per la promozio-
•La Libertas in linea
con le sue ambizioni
ne, le altre tre in corsa per le posizioni di rincalzo. Le più forti
sono, in primis, lo Sterilgarda Castelgoffredo (con la cinese Qi
Rong, numero uno in Italia, ed Alessia Arisi, per tanti anni incontrastata campionessa d’Italia), seguito dal Molfetta (con la
cinese Han Yan, numero due d’Italia) e dalla Libertas Siena.
Purtroppo, dopo le prime tre partite vinte a mani basse per
5 a 0, la squadra senese ha subito la prima sconfitta nel big
match contro il Molfetta. E, proprio com’era successo nei
primi due incontri della A/2 maschile, al termine di un match
condotto con sicurezza fino al 4 a 2, ma poi sorprendentemente ribaltato dalle pugliesi. La svolta si è realizzata alla settima partita, quando la cinese di Molfetta Han Yan ha superato la cinese di Siena Zhang Yanan, motivando così al massimo
le compagne, che hanno compiuto il miracolo. E proprio di
miracolo si deve parlare, perché la sconfitta di Anna Brzan,
contro la Scardigno, e di Marloes De Smet, contro la Racanati, non rientravano assolutamente nelle previsioni.
Peraltro, a questo punto del campionato, nulla è compromesso, ma certamente la strada si fa più in salita per le ambizioni delle ragazze della Libertas. A metà novembre, l’altro
scontro al vertice contro lo Sterilgarda Castelgoffredo servirà
a chiarire ulteriormente la situazione.
Certo, appaiono quanto meno singolari gli episodi che
hanno caratterizzato l’inizio di stagione delle formazioni Libertas. Le tre partite più importanti perse per 5 a 4, dopo essere stati in vantaggio per 4 a 2: che sia una specie di sortilegio? Per il prosieguo dei campionati è senz’altro il caso di fare
i debiti scongiuri. ■
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la galleria
dei nuovi biancoverdi
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foto Lazzeroni
Rimantas Kaukenas, guardia
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Stagione di Serie A 2005/2006
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volley •Francesco Vannoni
Cambio della guardia sulla panchina degli universitari:
Bellafiore sostituisce Santilli nella corsa verso la salvezza
•Al Cus c’è qualcosa di nuovo sotto rete
32
Il Cus volley femminile si è affacciato sul palcoscenico
della serie B1 vestito con l’abito di una matricola dalle idee
chiare: programmazione, lavoro e sviluppo del vivaio sono i
tre capisaldi con i quali la società senese si presenta, da neopromossa, in un campionato non facile, guadagnato al termine di una stagione esaltante come quella passata, nella quale
la compagine cussina è risultata l’unica a salire di categoria rispetto a tutte le altre realtà del vasto panorama sportivo cittadino. Un motivo di orgoglio per i dirigenti del sodalizio di Via
Banchi, che vedono premiata una filosofia tecnica ed organizzativa improntata verso scelte precise, capaci di guardare lontano ottimizzando al meglio le esigenze agonistiche con i parametri di bilancio.
La novità più rilevante è in panchina: interrotta la collaborazione con Giuseppe Santilli, per molti anni responsabile
dello staff tecnico del Cus, la squadra è stata affidata a Tommaso Bellafiore, che in precedenza ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo insieme a Massimo Machetti.
“Fino al momento in cui ho accettato di tornare in panchina,
prendendo in mano le redini della prima squadra, sono stato direttore sportivo del settore giovanile. Questa è un’esperienza che vivo
con entusiasmo e nella quale spero di far bene. La fiducia che mi è
stata accordata mi onora e mi spinge al massimo impegno per ottenere ciò che la società si attende”.
Umiltà e applicazione e l’affiatamento di un qualificato
gruppo di collaboratori, sono gli ingredienti giusti per riprendere ad allenare dopo un periodo passato dietro la scrivania.
“Devo rilevare – evidenzia Bellafiore – la completa identità
di vedute con il mio vice Marcello Cervellin: poter pianificare insieme l’organizzazione del lavoro, confrontandoci sulle scelte, permette di relazionarci meglio al cospetto di una squadra anagraficamente disomogenea come la nostra”.
Del resto Tommaso Bellafiore conosce il mestiere e i suoi
tre lustri trascorsi in casa Cus, oltre ad essere il segno tangibile di fedeltà ad un progetto e al lavoro di quanti operano per
realizzarne le linee principali, rappresentano un periodo di
esperienze comunque importanti, spesso impreziosite dalla
gioia del successo.
“La stagione ’98-’99 è stata quella più ricca di soddisfazioni:
in quell’anno, come tecnico delle compagini giovanili, ho fatto il tris
di titoli provinciali guidando alla vittoria le formazioni Under 14,
Under 16 e Under 18”.
Un curriculum di tutto rispetto, dunque, al quale il nuovo
tecnico ha aggiunto risultati importanti ottenuti in campo maschile: nel 2000, infatti, ha condotto il sestetto cussino alla
promozione in serie C, sfiorando, dopo un periodo di consolidamento nella categoria, il salto nella categoria superiore, sfumato soltanto alle semifinali dei play-off.
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Squadra Cus Volley Femminile
Campionato di serie B1 - GIR. C
nome e cognome
Elisa Ciabò
Costanza Marmugi
Tatiana Pieri
Chiara Brandini
Laura Monaci
Carlotta Romeo
Valeria Carlozzi
Laura Ulivieri
Alice Quadri
Claudia Ghiribelli
Martina Semboloni
Ginevra Benvenuti
Valeria Verdino
n.
alt.
ruolo
anno nasc.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
15
175
165
180
180
178
176
180
178
175
181
181
165
175
S
L
C
C
U
S
C
O
A
O
S
L
A
1977
1973
1980
1989
1979
1988
1983
1986
1987
1971
1979
1988
1988
Allenatore: Tommaso Bellafiore
Vice allenatore: Marcello Cervellin
Per la prima esperienza in B1, le ragazze di Bellafiore sono
impegnate in un raggruppamento che comprende formazioni
toscane, umbre e marchigiane, con tappe in Emilia Romagna
e Abruzzo.
Proprio in Emilia, a Ravenna contro il Club Italia, la squadra senese ha bagnato con una vittoria per 3-1 l’esordio nel
nuovo campionato.
“È un’affermazione importante perché ottenuta al cospetto di
una squadra formata da giocatrici che fanno parte del giro azzurro e che costituiscono le risorse future del volley ad alto livello”.
Un test molto probante, superato senza timori reverenziali e che lascia ben sperare per il futuro.
“Iniziare bene conta molto: per il gruppo, il morale e ovviamente la classifica. Vale ancora di più se consideriamo che la squadra deve amalgamarsi e raggiungere, tra conferme e nuovi innesti gli
equilibri necessari per l’adattamento al modulo di gioco”.
A proposito di nuovi volti, il direttore sportivo Massimo
Machetti ha lavorato per sostituire le pedine che hanno dovu-
to trasferirsi altrove: partenze di rilievo, ma anche arrivi di valore, soprattutto in prospettiva, già in grado di dare solidità all’organico: il libero Costanza Marmugi, la centrale Tatiana Pieri
e la palleggiatrice Elisa Quadri, prelevata dal Perugia, si sono
unite alle molte conferme, tra le quali quelle di Valeria Carlozzi ed Elisa Ciabò, per un cocktail di esperienza e gioventù.
“Bisogna considerare le oggettive difficoltà che società come la
nostra incontrano nel reperire giocatrici alla portata delle casse.
Per questo è fondamentale sostenere e rinnovare costantemente il vivaio, “serbatoio” per creare quel ricambio in
grado di garantire continuità”.
Cinque squadre impegnate nei vari campionati di categoria: due Under 13, un’ Under 14, un’Under 16 e un’Under 18,
sono la riprova di
una fiorente attività
alla quale vanno aggiunte le partecipanti ai corsi di Avviamento allo sport, per
un totale di oltre
cento ragazze.
“Sotto questo profilo l’eccellente lavoro
del nostro responsabile
Fabrizio Becatti, coadiuvato da Annamaria Fusillo e Claudio
Mei, insieme alla collaborazione che abbiamo instaurato con
altre realtà cittadine e
provinciali attraverso
scambi e sinergie, fisserà le pezze d’appoggio sulle quali approntare nuovi progetti di
crescita per tutta la
pallavolo senese”. ■
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Grandi famiglie, per una grande storia. Non uno slogan,
ma il segno di un destino comune a molte patrie vicende che
hanno segnato i tempi attraverso le vicissitudini, fortunate o
meno, di una tradizione professionale tramandata secondo
regole antiche e legami profondi.
Storie da “copertina”, intrise di sentimenti, ricordi e passione della gente: il solo termometro capace di misurare il
successo di un progetto, popolarità dei fatti e, perché no, il
radicamento di modi di vivere.
Perché nelle grandi storie c’è la vita: quella di chi, ad una
passione, decide di dedicare impegno e risorse, guardando sì
al proprio soddisfacimento, ma con l’idea di costruire qualcosa per coloro che verranno. Dietro ad una grande idea o
ad un marchio prestigioso c’è sempre un ‘Grande Vecchio’
che a questa causa ha sacrificato tutto, per scelta.
Il nome di Giuseppe Giannettoni, pilota ufficiale della ‘Gilera’ degli anni Quaranta, scomparso nel 1997, è da sempre
legato al motociclismo senese, che continua a percorrerne le
orme ricevendo spinta proprio dall’esempio di un ‘padre’ che
ne ha tracciato le origini con lungimirante saggezza. Ecco
perché fa un certo effetto parlare ancora di un Giannettoni in
sella ad una moto: è un po’ come trovarsi di fronte al predestinato, a colui che non poteva far altro che proseguire la
‘corsa’ del nonno nella sfida continua al senso del limite.
Far parlare Riccardo Giannettoni è un piacere autentico:
la sua voglia di raccontare è manna per il cronista; solleva dal
compito di dover, in qualche caso, impostare il canovaccio di
un’intervista – per arrivare su determinati argomenti che ne
costituiscono l’ossatura –, specie quando ti accorgi che ogni
occasione è buona per rinfrescare aneddoti, rammentare situazioni e ritagliare istanti che fissano un legame quasi simbiotico tra nonno ‘Beppe’ e Riccardo. La fortuna è quella di
unire il fascino del ricordo all’esperienza del presente, non necessariamente identica, ma ugualmente emozionante.
“Mio nonno è stato il punto di riferimento principale – esordisce Riccardo - nella nascita, nella crescita e nello sviluppo di
questa passione. Una figura indimenticabile ed una guida che
mi ha seguito ovunque, sin dalle prime esperienze, con grande
entusiasmo e competenza. Non posso certo dimenticare il primo
motorino che proprio lui mi regalò a due anni e con il quale mi
divertivo in Piazza Provenzano, vicino alla sua officina; e poi
a quattro e a sei anni, quando ebbi la gioia di ricevere il primo
motociclismo
Si chiama Riccardo Giannettoni, è nipote del ‘mitico’ Beppe
dal quale ha ereditato la passione per le 2 ruote
•Buon sangue non mente
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‘due ruote’ con le marce”. Una continuità che ha riguardato
anche Paolo, figlio di Giuseppe e padre di Riccardo, che ha
“attraversato” tutte le specialità motociclistiche, proseguendo l’opera avviata dal celebre genitore.
Quello di Riccardo Giannettoni con la velocità è un rapporto che inizia ufficialmente nel 1989, a quattordici anni, e
che si esprime nel motocross prima e nell’Enduro poi.
“Ho fatto cross per cinque anni, poi mi sono preso un periodo di pausa per dedicarmi alla famiglia, fino al ’99 quando ho ripreso a gareggiare. Dal 2003 la mia attività si è spostata nella
specialità Enduro. Ho maturato questa decisione valutando
anche la maggiore propensione di tanti amici che avevano iniziato con me quest’avventura e stavano pensando di intraprendere una nuova sfida”.
Una disciplina bella e difficile, che vuol “guardare in faccia” e che per questo richiede freddezza e lucidità.
“Effettivamente dobbiamo essere in grado di affrontare situazioni particolarmente complesse, soprattutto durante le prove
speciali (una in linea, una di cross e la prova “extreme”, la più
breve ma anche la più difficile) che troviamo nei 50 km del percorso di gara da ripetere per tre giri e che, con la somma dei
tempi realizzati, concorrono a stilare la classifica finale”.
Il rispetto dei valori umani più alti è anche per Riccardo,
nello sport come nella vita, la legge fondamentale da osservare. “In questo senso l’Enduro favorisce la socializzazione e l’amicizia; c’è uno spirito diverso nell’approccio alla gara; la competizione è prima di tutto contro il cronometro, che con il suo scorrere
scandisce tempi e graduatorie e così è più facile familiarizzare,
riuscendo anche a sorridere e scherzare insieme quando, alla fine
della gara, guardiamo e commentiamo la classifica”.
Un divertimento che però comporta sacrifici economici
e logistici (Riccardo si sposta, spesso da solo, da marzo ad
ottobre, girando in lungo e in largo la nostra penisola) e in
merito al quale il trentaquattrenne motociclista ha le idee
chiare di chi vuol prepararsi non solo per partecipare, ma
per competere al vertice e, se possibile vincere. “Mi alleno
con la moto almeno tre giorni a settimana su percorsi delimitati
appositamente, anche in condizioni meteorologiche avverse.
Coinvolgo spesso mia moglie per i rilievi cronometrici. Inoltre,
per curare la condizione atletica, vado spesso in bicicletta”.
Un lavoro molto meticoloso che ha portato frutti: nel
2003 con il titolo di Campione Toscano Promozionale e nel
2005, anno d’oro per il centauro senese, con la vittoria nel
Campionato Toscano, ottenuta con due gare d’anticipo
sulla fine della stagione, il secondo posto al Campionato Italiano “Major” e al Trofeo delle Regioni.
Scelte diverse da quelle di Giuseppe, che avrebbe preferito vedere il nipote correre su strada e che non perdeva occasione per definire il motocross, con graffiante ironia, ‘Lo
sport dei contadini’.
“Sì, è vero! Nonno la pensava così, ma non mi ha mai influenzato, lasciandomi libero di decidere il mio futuro: ovviamente, la sua battuta non era riferita ad un ragionamento di
maggiore o minore dignità sociale, ma all’asperità delle superfici e ai più evidenti ‘segni della battaglia’ che ogni gara lascia
sulla moto o sulla tuta del pilota, costringendo ad un lavoro successivo di riordino e sistemazione”.
Chissà cosa direbbe, il ‘Grande Vecchio’, ora che suo nipote ne ha fatta… di strada, anche se tra gli impervi percorsi Enduro. Facile prevedere che ne sarebbe orgoglioso e
quando Riccardo, in chiusura, confessa candidamente di
farsi il segno della croce prima dell’inizio di una gara e di
guardare Lassù in cerca di sostegno e protezione, allora capisci che nonno Giuseppe non l’ha mai lasciato solo. Del
resto, avrà pur praticato lo “sport dei contadini” , ma anche
Riccardo è un altro Giannettoni in sella ad una moto. Che
diamine! ■
FV
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atletica leggera •Andrea Bruschettini
Sul finire della stagione la società senese conquista due titoli italiani di categoria
con Calzeroni e Baini
•Chiusura con fuochi d’artificio
per l’Uliveto Uisp
Mancava solo un titolo italiano FIDAL nell’ottima stagione 2005 dell’Uliveto Uisp Siena, ma invece di uno ne sono arrivati addirittura due.
I quattro atleti in maglia azzurra (Calzeroni, Cito, Magi e
Palmieri) rappresentavano infatti un record senza precedenti
nella storia dell’atletica senese, a cui sono da aggiungere altri
piazzamenti di prim’ordine raggiunti a livello nazionale nel
corso della stagione (come il secondo posto della Palmieri agli
italiani promesse e agli universitari, il terzo di Magi nei 200m
agli italiani juniores, il quarto posto di Cito sui 5000 agli italiani juniores), vari titoli regionali, e l’accesso della formazione assoluta maschile alla finale nazionale serie B gruppo 3.
Certo è che il finale di stagione, che concentrava varie manifestazioni giovanili in ottobre, poteva portare nuovi allori, in
particolare grazie al talento del martellista Luca Calzeroni e
del velocista Edoardo Baini.
Luca, è uno degli atleti che sono stati in nazionale in questo 2005. Grazie ad un lancio di oltre 62m, aveva infatti raggiunto la qualificazione per i mondiali under 18 di Marrakesh, nei quali, un po’ tradito dall’emozione, era risultato
ventiquattresimo con 57,70m.
Tornato a casa, l’atleta di Flamur Shabani si era rimesso
sotto con gli allenamenti, e, per niente sconfortato dal risultato in maglia azzurra, ha messo a fuoco un nuovo obiettivo: i
campionati italiani allievi di Rieti.
Consapevole di essere il migliore in Italia nella categoria,
Luca, ha continuato a progredire, lanciando ad una settimana
36
dall’evento pugliese a 64,12 a Firenze nei Campionati toscani allievi.
Nella città laziale ha quindi sbaragliato la concorrenza, siglando un nuovo record provinciale di 65,58m, lasciando il secondo a 5m, e regalando all’Uliveto Uisp Siena il secondo titolo italiano allievi della sua storia.
Le potenzialità di Luca Calzeroni, erano chiare, data la
sua stazza (quasi un metro e novanta) e la crescita tecnica mostrata in allenamento, ma indubbiamente con questo risultato ne è venuta una specifica conferma, che mostra per lui ottimi orizzonti nell’immediato futuro.
A partire dal 2006 salirà nella nuova categoria juniores, e
ritroverà il grossetano Rocchi, suo antagonista nella stagione
2004 e numero uno in Italia. Sarà quindi una bella sfida, anche
perchè il Calzeroni di oggi non è più quello del 2004, ed è lecito attendersi dopo questo titolo e la maglia azzurra un ulteriore salto di qualità anche per il 2006.
Ha invece solo 15 anni la seconda medaglia d’oro del club
senese, e porta il nome di Edoardo Baini. Giovane sprinter
della Val di Chiana, scoperto in questa stagione dalla talent
scout Angela Fè (che lo allena sulla pista di Torrita), ha vinto
a Bisceglie il Campionato italiano cadetti sugli 80m, una
prima assoluta per l’Uliveto Uisp Siena in questa categoria.
Giunto nella località pugliese, con il secondo tempo d’iscrizione (9”18), alle spalle del siciliano Maccarrone (8”9),
Edoardo ha vinto la propria batteria eliminatoria in 9”58.
In finale ha poi effettuato il capolavoro, regolando tutta
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l’agguerrita concorrenza in 9”37, lasciando il più vicino avversario, l’emiliano Alfieri, a ben 14 centesimi (9”51).
È troppo presto per ipotizzare il futuro di questo talentuoso sprinter, ma è indubbio che l’essere allenato da un
bravo tecnico come Angela Fè, rappresenta una sicura garanzia per il suo avvenire.
Nei due appuntamenti di Rieti e Bisceglie, sono scesi in
gara anche altri atleti dell’Uliveto Uisp Siena: la 4x100 allievi, composta da Michele Raspanti, Riccardo Marcocci, Eugenio Giorgi e Andrea Coghe, era accredita alla vigilia di un
buon 44”8 manuale, che nell’occasione è stato migliorato con
44”84 elettrico, per classificarsi nella graduatoria complessiva
al 16° posto (su 27 squadre iscritte); mentre a Bisceglie erano
arrivati anche Michele Boccini, 14° con 40,18m nel martello,
Alice D’Auria ed Elisa Pieri.
Le due atlete allenate da Stefano Giardi hanno avuto
un’alterna fortuna nell’evento pugliese, in quanto Alice, accreditata di un ottimo 1,59m nell’alto, era stata obbligata alla
vigilia a ridurre gli allenamenti a causa di un fastidioso infortunio alla schiena, che l’ha costretta a saltare solo 1,50m, giungere settima, e guardare da lontano il secondo posto del podio
(1,58m) che era alla sua portata.
Elisa, da poco campionessa toscana del salto con l’asta con
il personale di 2,35m, si è invece migliorata arrivando a 2,60m,
valido per conquistare il 15° posto assoluto.
Se il contesto nazionale ha riservato ai colori senesi soddisfazioni come mai prima d’ora, altrettanto positivo è stato il
successo conseguito a livello regionale da altri atleti dell’Uliveto Uisp Siena.
Oltre ai già citati Pieri e Calzeroni, Elisa Palmieri ha vinto
l’ennesimo titolo toscano tra le promesse nel martello
(57,86m), mentre Emanule Magi, dopo aver fatto proprio il titolo juniores dei “suoi” 400m (50”11), ha pure vinto nei 400
ostacoli (58”86). Michele Raspanti, altro sprinter di razza plasmato da Angela Fè, ha invece vinto tra gli allievi i 100m
(11”72) e i 200m (23”70).
Nella categoria ragazzi, sono infine da ricordare i successi
di Lorenzo Morellini nel salto in lungo (5,51m), e della staffetta 4x100m (Morellini, Van de Nes, Ciani e Labardi), prima
a Colle Val d’Elsa in 52”4.
Proprio con la gara colligiana si è conclusa la stagione agonistica 2005 dell’atletica leggera toscana, e merita soffermarsi
un attimo sull’aspetto organizzativo delle manifestazioni d’atletica in Provincia di Siena.
Con la gara di Campionato toscano esordienti, ragazzi e cadetti, ottimamente organizzata dalla Libertas Atletica Valdelsa, è stata infatti ufficialmente inaugurata la rinnovata pista
d’atletica di Colle, che potrà essere la nuova “casa” per gli allenamenti di un vasto bacino d’utenti, come è quello valdelsano in cui si trovano 4 società affiliate FIDAL (Libertas Valdelsa, Olimpia Colle, UPP Poggibonsi, San Gimignano
Sport). Le equilibrate sinergie trovate nella gestione dell’impianto (affidata alla locale squadra di calcio), la capacità organizzativa espressa in questa occasione, e l’entusiasmo dei dirigenti, potranno fare da volano per lo sviluppo di una forte
compagine agonistica in quest’area della provincia.
Poche settimane prima dell’evento colligiano, un’altra importante manifestazione si era svolta invece al campo scuola
di Siena: la finale del Gran Prix MPS.
Circuito estivo di meeting allestiti dalla FIDAL Toscana,
sostenuto economicamente dalla banca senese, la finale è tornata per la seconda volta nella città del Palio, dopo l’edizione
2002. Nonostante la pioggia che ha pesantemente disturbato
il secondo pomeriggio di gare, l’Uliveto Uisp Siena ha fornito
una valida organizzazione, ad un meeting che in due giorni ha
visto sulla pista senese vari atleti del giro azzurro o di caratura internazionale: la velocista Pacini, l’altista Lemmi, l’epthatleta ucraina Melnichenko, e lo sprinter dello Sri Lanka Kuranaghe.
Sono stati nell’occasione assegnati i secondi memorial
“Renzo Corsi” e “Foffo Dionisi”, andati rispettivamente a
Claudia Pacini (Toscana Atletica Empoli) prima nei 100m, e
a Mattia Treve (Toscana Atletica) primo nei 3000 siepi. ■
Due immagini relative alla
finale del Gran Prix Banca
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Mentre il mondo del basket è agitato
dalla vicenda del futuro numero degli italiani da inserire in organico, argomento sul
quale era auspicabile una soluzione, ma che
come al solito non ha visto individuati equilibri temporali atti ad armonizzarne gli effetti, il campionato si mette alle spalle la
prima convulsa raffica di partite e, in ottica
tutta senese, sono molti i motivi di soddisfazione che hanno accompagnato le prime
uscite della Montepaschi.
Infatti se erano molti coloro che si auguravano un buon inizio di campionato per
i colori biancoverdi, pochi sicuramente avevano previsto la perentorietà che ha accompagnato le vittorie senesi.
Sta tutta qui la partenza sprint degli uomini di Recalcati, a cavallo tra capacità di
sfruttare le occasioni offerte dal calendario e
capacità di sorprendere per il livello di gioco
espresso, rinfocolando quell’entusiasmo che
l’alterne vicende dello scorso campionato
avevano sopito, ma che rimaneva sotto traccia in attesa di scoprire il nuovo volto del
gruppo assemblato nel corso dell’estate.
E come per tutte le attese, tra prudenza
e speranze, era forte il desiderio di misurare
le aspettative della squadra di fronte ad un
inizio di campionato a ragione considerato
invitante, ma che al tempo stesso avrebbe
potuto amplificare dubbi e perplessità in
caso di battute d’arresto contro avversari
giudicati abbordabili.
La sconfitta di Varese cambia l’aspetto
statistico del cammino senese, ma non modifica in assoluto il giudizio sulla Montepaschi, capace di aggredire il campionato con
una grande determinazione. E questo è un
valore che va oltre le vittorie.
Innanzitutto non può sfuggire come un
gruppo rinnovato, anzi sarebbe meglio dire
rifondato, per 8/12, difficilmente sia in
grado di produrre in un così breve tempo
un’identità tanto spiccata, basta guardarsi
intorno e volgere lo sguardo alle avversarie
deputate della Mens Sana, per rendersi
conto come il concetto di cambiamento si
sposi con termini quale attesa, transizione,
difficoltà; tutti vocaboli che indicano nella
parte iniziale della stagione una fase di passaggio densa di problemi e caratterizzata da
uno specifico lavoro, che ha come obiettivo
quello di raggiungere nel minor tempo possibile una dimensione, la più vicina possibile, a quella definitiva.
Lungi dal pensare che la Montepaschi
abbia concluso questo iter, rimane la considerazione di come la squadra senese, accanto alla solitaria conquista della testa del
campionato addirittura alla quarta giornata,
abbia soprattutto già trovato degli equilibri
importanti che ruotano essenzialmente sulla
tenuta difensiva dell’intero gruppo, la cui
LA PRIMA SCONFITTA DOPO CINQUE VITTORIE
NON INFICIA I POSITIVI GIUDIZI
SULLA NUOVA SQUADRA BIANCOVERDE
Una Montepaschi
dall’identità già spiccata
MAURO BINDI
capacità fisica, mentale e tattica ha prodotto
dei risultati facilmente leggibili alla luce di
numeri assolutamente ineccepibili.
Concedere percentuali appena superiori
al 40% da due e addirittura inferiori al 30%
da 3, dominare a rimbalzo ed avere un saldo
attivo consistente tra palle recuperate e
perse, sono tutti indicatori di una consistenza difensiva non casuale e sulla quale risulta assai molto più semplice costruire un
buon attacco.
Certo può rischiare di pesare una pericolosa tendenza che è quella di avere percentuali scadenti dalla lunetta come è accaduto a
Varese, ma al di là di questo aspetto, sul quale
è logico immaginare un impegno costante a
migliorarsi, la Montepaschi è una squadra
che sa esaltarsi in transizione ed il ritmo,
tanto ricercato sin dall’inizio della stagione,
trova una sua logica anche in chiave offensiva, dove il pallone si muove già con grande
scioltezza e la spaziatura tra i vari giocatori
permette di evitare sovrapposizioni.
Cambiano gli uomini ma la filosofia di
Recalcati rimane la stessa, con i lunghi a
muoversi molto sul perimetro, capaci di fare
gioco e colpire dalla distanza, questo perché
la Montepaschi ha lunghi che sanno coniugare fisicità, velocità e tecnica, mentre i piccoli indifferentemente possono colpire in
penetrazione e rendersi pericolosi sull’arco.
La palla staziona pochissimo nelle mani
dei giocatori. Rispetto allo scorso anno sono
molti di meno i palleggi che inframezzano la
manovra bianco-verde, sintomatica la capacità della squadra senese di gestire il gioco
sui cambi di difesa avversaria, frutto di una
disposizione in campo e di un allenamento
mentale tale da ammortizzare i problemi inerenti al cambio di giochi a seconda che si attacchi una difesa ad uomo o a zona.
Sorprendente non è tanto il fatto che si
sia raggiunto già un ottimo equilibrio, quanto il tempo che è stato necessario per raggiungere questi risultati, che potranno essere messi in discussione nel corso del
campionato da esami più probanti, ma al
tempo rappresentare le fondamenta sulle
quali continuare a crescere le ambizioni
biancoverdi.
Non possiamo ovviamente dimenticare
come il tutto si sia materializzato in un contesto non immune da difficoltà. Le assenze
per infortunio di uomini come Kaukenas e
Woodward hanno colpito figure non secondarie del gruppo, ma sarebbe falso affermare che la squadra ha percepito lo stato di difficoltà in loro assenza, anzi è parsa ancora
più evidente una caratteristica di questa
squadra, cioè la capacità di scoprire protagonisti diversi di volta in volta, sfruttando la
mancanza di egoismi controproducenti proprio per il gruppo stesso.
Certo non tutti i mali vengono per nuocere. Basta pensare alle scelte obbligate imposte dalla mancanza del passaporto sloveno di
Boisa e dal ritardo nella procedura di naturalizzazione di Stonerook, che in primo luogo
hanno determinato il mancato arrivo di Sanders e poi dischiuso le porte del campo ad un
Datome che, stante anche le assenze alternate dei due esterni senesi, ha trovato spazi
tanto insperati quanto egregiamente sfruttati
dalla diciottenne promessa mensanina.
ba s k e t
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Che Datome fosse una risorsa su
cui contare nel futuro per la Montepaschi non esistevano dubbi, che potesse diventare immediatamente un
giocatore di totale affidabilità era
più una speranza che una certezza.
Ed invece in solo poche giornate
Luigi ha fatto vedere dei numeri e
scritto delle cifre di assoluto rilievo,
consegnandolo direttamente alle
cronache del basket, come uno degli
italiani che maggiormente infiammano le attese degli appassionati, al
pari di un Bargnani, di un Belinelli o
di un Gallinari.
Certamente occorre cautela nel
maneggiare un “prodotto” tanto
particolare come può essere Datome per la Montepaschi ed anche per
il basket nazionale. Certamente la
contemporanea presenza di chi lo
ha plasmato, Pianigiani e di chi ne
ha programmato scrupolosamente
l’utilizzo ad alto livello, Recalcati,
garantisce al tre senese un impatto
con la realtà di serie A fatto di tranquillità e consapevolezza. Accresciuta anche dalla considerazione ricevuta
dal resto della squadra, che lo ha accettato
immediatamente come un giocatore a tutti
gli effetti e non come il ragazzino di belle
speranze che fa i primi passi a livello professionistico.
Certamente non mancano in squadra
elementi in grado di dare fiducia al ragazzo,
pensiamo a Stonerook, che ha impiegato
meno di un mese per accaparrarsi un ruolo
assolutamente essenziale all’interno degli
equilibri di squadra.
Poche volte è capitato di vedere un giocatore dominare le partite come riesce all’ex
canturino, capace di prendersi a volte un
solo tiro dal campo nel corso di quaranta minuti, ma di far saltare da solo il disegno tattico degli avversari, ridicolizzando il diretto
opposto e offrendo barlumi di classe assoluta da playmaker aggiunto.
Cresce l’intesa con il resto del gruppo, a
certe difficoltà iniziali di lettura riguardo ai
modi e tempi di passaggio di Stonerook, sta
seguendo un progressivo adattamento agli
stessi da parte del gruppo e se a ciò si
somma l’incidenza del futuro neo italiano al
capitolo rimbalzi, si capisce come Recalcati nel riproporsi l’eventualità della scelta
forzata tra Boisa e l’ex canturino, non possa
che privilegiare il carisma di quest’ultimo.
Non che Boisa abbia demeritato, anzi il
suo esordio ha dimostrato tutta la bontà dell’investimento a lunga gittata fatto da Ferdinando Minucci con l’ex Olimpia Lubiana,
ma rimane la percezione che in questo momento la squadra non possa fare a meno
40 b a s
ket
della leadership di Stonerook, temuto e rispettato da avversari ed arbitri, capitolo rispetto al quale Boisa necessita di un maggior livello di comprensione.
Ma la precarietà di Boisa sta per concludersi. L’emergenza Woodward ci ha permesso di ammirare i numeri del georgiano,
che unisce alla consistenza fisica, la capacità di svariare su tutto il fronte offensivo.
L’inizio dell’Eurolega ora, gli consegna abbastanza stabilmente il parquet, nella speranza che anche in campionato il prossimo
arrivo del passaporto italiano di Stonerook,
lo proponga stabilmente tra i dodici biancoverdi, perché la sua è indubbiamente una addizione importante per la squadra.
Soffre sotto canestro Chiacig, sicuramente non a suo agio con i ritmi sostenuti
della squadra, ma anche dal suo recupero è
lecito attendersi una variante tattica che può
tornare utile, specie ora che irrompe nel calendario degli impegni l’Eurolega, dove la
presenza di un maggior numero di lunghi di
ruolo può rendere utile il mestiere e l’ingombro volumetrico che Roberto è sempre
in grado di offrire.
Certo il pacchetto lunghi senese è una
dalle più piacevoli conferme di questo inizio
di campionato. Se la complementarietà,
l’intercambiabiltà e la poliedricità sono
sempre state caratteristiche che hanno accomunato nel tempo le scelte operate in questa
parte delicatissima del campo, il pacchetto
sotto canestro assemblato per questa stagione sembra aver ancor più accentuato queste
vocazioni. Pensiamo alle mille soluzioni a
disposizioni di Recalcati, che può alternare
5 uomini del calibro di Stonerook, Boisa,
Chiacig, Eze, Nicola, senza dimenticare il
jolly Zukauskas, giocatori che hanno un numero illimitato di opzioni sia difensive che
offensive, tali da non offrire punti di riferimento certi a nessun avversario.
Certamente sull’asse pivot-play si è sempre giocato il destino e le fortune delle squadre e per la Montepaschi quella appena iniziata è una stagione che in cabina di regia ha
visto completarsi una vera e propria rivoluzione. Dalla purezza tattica di uno Stefanov
che interpetrava il ruolo nella maniera più
tradizionale e di un Vanterpool accentratore,
che amavano trattenere molto la palla tra le
mani, si è passati alla gestione “cooperativa”
dei vari Hamilton, Woodward, Pecile, senza
dimenticare che già altri hanno provato ad
utilizzare Kaukenas in posizione più centrale, ma al di là degli spartiti recitati dai singoli, risulta evidente come le caratteristiche dei
singoli trovino sul campo concrete possibilità
di valorizzazione e che tutti i sopra menzionati stiano facendo uno sforzo notevolissimo
per rendere quanto più possibile fluida la manovra di gioco.
Sarebbe sbagliato credere che giocatori
come quelli che schiera la Montepaschi nel
reparto dietro, siano uomini che non amano
tenere la palla tra le mani. Anzi i trascorsi di
alcuni di loro ce li hanno proposti proprio in
versioni accentratrici, che ne avevano determinato anche la bontà del loro rendimento,
quindi quanto raggiunto in questa fase iniziale di stagione è oltremodo positivo e rappresenta il frutto di un duplice lavoro: quello del tecnico, che lancia uno specifico input
e quello del singolo giocatore che, accogliendolo, si impegna a raggiungere uno
specifico obiettivo comune.
Il punto di incontro è dato dai risultati sul
campo ed in funzione di ciò è giusto riconoscere i meriti, per quanto parziali, a chi ha
contribuito in massima parte alla loro realizzazione. Non ce ne vorrà quindi Recalcati,
che sappiamo essere uomo di assoluta onestà
intellettuale, se riconosciamo grandi meriti in
questa fase iniziale a Simone Pianigiani, che
ha raccolto quanto assemblato da Minucci in
estate e ha dato corpo ad una squadra che era
tutta da scoprire.
Certo ora ci vuole tutta la capacità di un
grande tecnico come il C.T. azzurro, per gestire un gruppo che ha realmente 10/11 giocatori veri, ma è indubbio che Ferdinando
Minucci ha realizzato una campagna acquisti di assoluto rilievo, dove i meriti del massimo dirigente senese sono ineccepibili,
tanto più se consideriamo che con Recalcati impegnato nella preparazione degli Europei e con Pianigiani momentaneamente
svincolato a fine giugno, buona parte del
mercato bianco-verde è ricaduto essenzialmente sulle sue spalle e ciò, al di là delle capacità manageriali, denota una conoscenza
delle caratteristiche tecniche e motivazionali dei giocatori assolutamente perfetta.
Soddisfatta la curiosità di vedere l’impatto della squadra senese in campionato,
siamo pronti a valutarne il rendimento
anche in Eurolega, dove a fronte di un elevato valore tecnico degli avversari, fa riscontro l’indiscutibile motivazione di ben
figurare da parte di tanti giocatori in biancoverde che vedono realizzato il desiderio
di misurarsi con il meglio del basket continentale. Cosa che a livello motivazionale
vale molto di più di qualsiasi altra spinta.
Certo il girone della Montepaschi è di
una difficoltà estrema, ma la fiducia non
manca e se anche Ettore Messina, neo coach
moscovita del CSKA, parla di Siena come
di un progetto intrigante, vuol dire che la
Montepaschi ha le sue chance da giocare e
questa è già una premessa importante per
godersi lo spettacolo di una manifestazione
alla quale, seppur alla quarta partecipazione, ci accingiamo sempre con l’entusiasmo
della prima volta. ■
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diario
Chi ha paura della Lega?
Roberto Morrocchi
D’accordo sulla difesa dei nostri
vivai…e la Montepaschi è un esempio per
tutti. D’accordo sul fatto che i nostri talenti
e i giocatori di scuola italica trovino spazio
in serie A, ma l’ultima uscita della FIP mi
pare francamente scriteriata.
Il famoso 5+1+6, dove 5 sono gli Italiani,1 è il giocatore con passaporto italiano
e 6 sono gli stranieri ha bisogno di una attenta riflessione.
Certo da qualche parte bisognava partire, ma invece di buttare giù numeri a
caso, il Presidente della Federazione
aveva, secondo il mio parere, il dovere istituzionale di battere la strada del consenso
e dell’accordo, da trovare ad ogni costo
con chi, leggi Società e Proprietari, sostengono da soli i costi del massimo campionato (..il più spettacolare insieme a
quello spagnolo), allestendo squadre
competitive anche in campo europeo.
Viene il sospetto che nella vicenda
l’uomo della Fip, Maifredi, si sia fatto prendere la mano da Petrucci, il Presidente del
Coni, portatore di interessi legittimi, per
carità, ma che rischiano di scontrarsi con
quelli sacrosanti delle Società della massima serie.
Al momento lo scontro fra Lega e Fip
appare inevitabile, ma il bello è che anche
con l’adozione dello schema Maifredi gli
interessi nazionali, o forse sarebbe meglio
definirli nazionalistici?, non sono assolutamente salvaguardati. Anche un bambino
capisce che in almeno la metà delle squadre avremmo un quintetto base di stranieri, uno stranger come primo cambio e i
“nostri” quali pedine di complemento.
La verità è che gli italiani di valore trovano, prima o poi, un posto al sole. Proprio il
torneo in corsa ci dimostra come i Bargnani, Bellinelli, Mancinelli, Datome, Ress,
Gigli, Boscagin e compagnia cantante,
siano stati in grado di ritagliarsi spazi importanti, fino a diventare veri e propri protagonisti. E dietro di loro vengono su forte Antonutti, Bolzonella, Fultz, Gergati, Cusin,
Cavaliero, Cuccarolo (..chi è Cuccarolo?
Un diciassettenne di 2,17 futuro centro dell’Italbasket!). Basta avere un po’ di pazienza e un pizzico di coraggio e quelli bravi
sbocciano. Eccome se sbocciano!
Vedremo come andrà a finire la querelle, ma le Società difenderanno, ovviamente, i loro diritti contro gli schemi imposti.
Intanto ci godiamo questa Montepaschi.
Alla sesta giornata già 5 vittorie: un bot-
Gigi Datome
tino di tutto rispetto. Certo arriveranno
anche momenti difficili, ma questa squadra ci ha dato qualcosa di più di una impressione di forza, compattezza, solidità e
fortezza morale.
Si può stare tranquilli. Quando perderemo sarà solo perché gli avversari si saranno, nell’occasione, dimostrati più bravi.
Intanto ci godiamo Datome. Gigi ha
sfruttato come meglio non poteva il minutaggio che il Charlie gli ha concesso. Ha
mostrato una maturità, per certi versi, sorprendente e si è preso iniziative e tiri che in
altre occasioni avrebbe delegato ad altri.
Deve solo continuare a battere questa
strada. Senza timori e senza mai correre il
rischio di montarsi la testa. Se lo conosco
un pochino, non credo che il ragazzo si
perderà nella marea montante degli elogi.
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Basta che continui ad accettare i consigli
di chi finora l’ha guidato, senza perdersi
d’animo quando qualche cosa non gli
andrà per il verso giusto…
Chiudo ripensando per un attimo alla
splendida presentazione della nostra
squadra, il 6 ottobre, al nostro palasport.
C’era George Bucci, il capocannoniere di
sempre, ed è stata una festa. Sbaglia chi
ha interpretato la presenza del “Divino”
come una mancanza di rispetto nei confronti di Ezio Cardaioli.
I due rappresentano comunque un
pezzo importante della nostra storia cestistica. Ezio è stato, insieme ai dirigenti di allora, l’artefice della Mens Sana che dalla
C volò sulla A, George un campione nelle
cui gesta la città si identificò.
La storia è questa anche se come “storia” può avere diverse chiavi di lettura. ■
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vista da lontano
Sogno di una notte di mezz’autunno
Rudi Simonelli
La notte di Siena mi riaccompagna a
casa concedendomi la resa della riflessione. I lunghi viali che chiudono gli occhi
a Certaldo prima ed a Castelfiorentino
dopo mi fanno ammettere scuse silenziose agli amici di Siena. Era da agosto che
alle mie domande rispondevano, prima
uno e poi l’altro, che questa era una squadra “motivata”.
Stavo sospettando la “frase fatta”, il
luogo comune, finché mi sono ritrovato
sulle tribune amiche. Così vedo un Boisa
che scambia il basket per il calcio e ad ogni
canestro che fa quasi si leva la maglia e
corre verso la curva, vedo un Pecile che divora metri di parquet in attimi di sospiri,
vedo ragazzi che sorridono in panchina con
la serenità scritta sul viso, vedo una squadra che anche se va sotto di nove contro le
dolci geometrie dell’amato Pancotto non
batte ciglio, fa il suo mestiere in silenzio, il
silenzio del duro lavoro di gente come Hamilton, ragazzo che non ama lo spotlight
ma piega gambe e muove rapidi piedi per
difendere e metterci testa e cuore. Una
squadra che recupera, sorpassa e vola,
una Mens Sana per la quale portiamo l’indice al naso per invitarci a non gridare nelle
vie perché il bimbo non si svegli nella culla
del dolce sogno, la vittoria.
RECALCATI COME ANCELOTTI
In questi recenti anni il mondo della
pedata ha più volte sottolineato come dietro a certi trionfi del Milan ci sia stata la
mossa di inventare un ruolo ad un giocatore, Andrea Pirlo, per rilanciarlo come
vincente. Pochi giorni fa rimasi stupito
quando Recalcati metteva per la seconda
volta di fila nel quintetto base Pecile in 2 al
fianco di Hamilton 1. In teoria doveva esserne la riserva.
Andrea, fu la piacevole sorpresa degli
sfortunati Europei del 2001, poi la stagione seguente la Scavolini puntò su di lui
come play titolare e le cose andarono
male, per Pecile ci fu l’esilio in Spagna.
Oggi mi impressiona, perché Recalcati lo
mette in 2 ed Andrea probabilmente si
sente più se stesso, un giocatore da
rock’n’roll liberato dall’obbligo di impostare
giochi e ritmi, cose per le quali il blues di
stoffa di Hamilton è del giusto peso e della
tagliata misura. Così ci ritroviamo il Pecile
reinventato dalla sensibilità e dall’intelligenza di Recalcati che risulta essere l’arma inaspettata.
Pecile come Pirlo? Staremo a vedere.
LA MAGIA DELL’11
Lo abbiamo visto sulla Gazzetta, intervistato sul QN, ancora fotografato sulla
Gazzetta. L’allenatore che mette titolare in
una squadra di vertice un ragazzo di 17
anni fa notizia ed io non nascondo che
questo viaggio a Siena l’ho fatto prima di
tutto per rivedere in nuove vesti “la magia”
del numero 11, chissà poi se Luigi sa che
il capocannoniere di ogni epoca della
Mens Sana portava il suo stesso numero.
Luigi mi affascina, liceale come me;
l’impressione che provo è che sia freddo
fuori come le montagne dove è nato e
caldo dentro come il mare che ci ha accompagnato nell’infanzia. Il ragazzo è assolutamente fuori da ogni schema di star-
42
system, pettinatura semplice, guarda il
campo, guarda i compagni e non se stesso, difende benissimo per avere l’età che
ha e poi, signori, vola, egli vola lassù sopra
l’anello dove ogni bimbo vorrebbe lanciarsi, dove la meraviglia del corpo umano può
permettere per grazia del buon Dio di arrivare…se da non senese mi è concesso
fare un accenno all’argomento dico peccato davvero, peccato che, come invece
avvenuto quest’estate in Nazionale Under
18, non ci possa essere al suo fianco un
certo Davide Bruttini.
UN SALUTO AD UN CAMPIONE
Siamo autorizzati a sognare e a saltare con Luigi ma tenendo saldamente i
piedi…per terra! Perché la vita resta dura,
giorno dopo giorno, e me ne accorgo ancora proprio a Siena quando vengo a sapere del tragico incidente che ha ucciso
Willie Sojourner, leggendario Pivot dell’Althea Rieti che il 13 novembre del 1977
dava spettacolo qui contro la Sapori Siena
in uno scontro al vertice di un’annata caratterizzata dal duello Rieti-Siena che ancora è nella memoria di Roberto Brunamonti, il quale al telefono mi disse qualche
giorno fa: “Ricordo quel giorno a Siena
come fosse ieri. Mi tremavano le gambe
perché avevo 18 anni e dovevo marcare il
capocannoniere, il palasport era pieno,
mamma mia quanto era pieno!”…Willie
Sojourner segnò 27 punti e vinse il duello
con Eric Fernsten.
Siamo nel mito. Lo ricordiamo così con
un saluto a tutti, anche a quelli che ancora a Rieti gli erano vicini e sono colpiti da
questo dramma. ■
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tiri liberi
Allora crepi l’astrologo!
Antonio Tasso
No, eh!, non scherziamo.
L’avevano detto tutti in campagna acquisti: “Buona squadra ma difficile da assemblare”… e ancora: “Rifondazione a
Siena: idea buona ma, riuscirà?”… “Montepaschi quinta forza del Campionato”…
E poi, al via e dopo le prime due o tre
partite del Torneo, ancora titoloni sulla Fortitudo Campione (naturale!), sulla Milano
armanizzata (e ti pareva!!!) e quindi - a
turno secondo le vendite dei giornali – la
Benetton “sempre Lei”, la Roma “capitale”
( d’Italia senz’altro, dei cesti…mah!!) e addirittura la “rinata” Varese.
Siena? niente: quinta forza del campionato! Ma, sia chiaro, ci stava benissimo
così: meno se ne parla meglio è e, alla
luce delle esperienze passate, il basso
profilo era proprio quello che si voleva:
prego, passino pure! I riflettori pùntino gli
altri, i commenti entusiastici e tromboneschi incensino quelle quattro squadre più
forti di tutte... La Mens Sana? Quinta forza
del campionato!
Poi, le sportive vicende – che con la
stringente essenzialità dei risultati mettono crudamente davanti alla realtà – incominciano a far crollare i castelli di carta di
una classifica basata molto più su “clamori di marchio “ che non su osservazione critica delle scelte fatte… Incominciano i
contorcimenti, i cambi di rotta, addirittura
le inversioni a U di tanti addetti ai lavori che
ci avevano menzionato quasi solo per dovere di presenza fra i “grandi” di quest’anno ed erano passati a vedere sempre e
soltanto i meriti altrui...
La Siena “quinta forza del Campionato”
si fa avanti a suon di canestri, di piacevolezza nei giochi e di spietatezza difensiva,
di interscambiabilità dei giocatori, di armonia del gruppo, di lavoro corale condiviso
da tutta la squadra con la Società, di entusiasmo della città intera…
Ed eccoli, l’hanno scoperta anche loro
– gli esperti del concone – questa Mens
Sana che “intriga”, questa squadra che
“piace perché fa le cose semplici nel migliore dei modi”, questo “gruppo che ha
ben lavorato”, questo “staff di primo ordine”, questa Società “modello di organizzazione” che con il suo vivaio ed i suoi scudetti è diventata “l’ombelico del mondo
giovanile”...
Era naturale che avvenisse, la classifica non mente…Altro che quinta forza. E se
ne sono dovuti accorgere, tutti quanti…
Ci starebbe anche bene se, fra quelli
che ora ci stanno “scoprendo” un po’ troppo, non ci fosse un certo Dan Peterson , le
cui previsioni non trovano mai – o quasi –
riscontro nella realtà.
Il simpatico (e competentissimo) coach
americano non lascia occasione per magnificarci...
Non scherziamo, Dan: la Mens Sana –
per Te – era e deve restare “quinta forza
del Campionato”…
Grazie per la stima – coach – ma a noi
va bene così!
Si va a Mosca a testare subito una
grande: la vecchia Armata Rossa che ha
perso ( e per sempre, purtroppo!) il suo
“Colonnello” di mille battaglie Alexander
Gomelskyi (“budet tibie legkaia zemlijà…”)
e da quest’anno si è messa nelle mani altrettanto dure e spietate di uno che “colonnello” non è ma, quanto a guerre e vittorie, non teme certo rivali.
Si va a provare il duo Messina-Molin, si
va ad incrociare un po’ di passato recente
e glorioso della Mens Sana: la “generosa
fisicità” di David Vanterpool, la straordinaria e forte “leggerezza” di un sempre più
campione David Andersen.
Ci hanno dato entrambi un pezzo dello
scudetto che orgogliosamente abbiamo
appeso alle volte del PalaMensSana (dire
Palasclavo è vietato –giustamente- dalla
più che centenaria Polisportiva..) e che
–son sicuro- attende un fratellino gemello.
Ci hanno fatto, tutt’e due, divertire...
Ora cerchiamo di farli divertire noi!
Proveremo per primi la forza di questi
che, ancora una volta, non hanno badato
a spese e, attingendo a quel pozzo senza
fondo che si chiama “riserve energetiche
siberiane”, hanno messo su una squadra
che, solo a leggere i nomi, t’invita a non
uscire dallo spogliatoio.
Proveremo per primi la loro sete di rivincita dopo la figuraccia della Final Four
persa in casa.
Proveremo anche – almeno con gli
occhi – le grazie rinnovate delle splendide
cheerleaders del CSKA.
Proveremo in anteprima gli arbitri che
quest’anno ci accompagneranno il più lontano – speriamo – possibile!
Proveremo la prima neve che già da
44
una settimana ricopre le cupole del Cremlino e rende magica la Piazza Rossa…
Proveremo – ancora una volta – il cibo
russo, ma, tranquilli, niente… “polli”!
Lo siamo stati – forse – l’anno scorso…
Ora siamo forti, se permettete!
Quando si mise a sedere dopo la seconda
bomba realizzata, il terzo rimbalzo catturato, l’ennesima difesa vincente sul più
forte di Udine, l’ultima incazzatura di Cesare Pancotto col giocatore che Lui aveva
cancellato dal campo, il Palasclavo (pardon, PalaMensSana, sennò la Polisportiva
gloriosa s’arrabbia) si sciolse in un applauso che più caloroso non si poteva.
Si alzarono in cento nella curva ed il
coro partì: “MINDA SINDACO! MINDA
SINDACO!”
In cinquecento risposero, in piedi, nei
laterali più vicini: “MINDA SINDACO!
MINDA SINDACO!”
Si levarono in mille nelle gradinate per
una standing ovation che coinvolse i centrali, le poltroncine il parterre…
“MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!”
E fu una festa generale per quel generoso, modesto, silenzioso, infaticabile,
forte e incrollabile giocatore –napoletano
di Siauliai- che da cinque stagioni Siena
ha eletto a suo beniamino.
Lo “ZUASKA” del Banana piace a tutti
perché non protesta, ubbidisce, gioca e
sta in panchina, lavora ed è ormai uno di
noi, uno che canta la Verbena, conosce le
contrade, ama la Città… è amico del Banana, appunto, lo “Zuaska”!
“MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!”
Applaudivano tutti, tutti a cantare lo
slogan per il Lituano: quattromila persone
con Lui che, ancora una volta, aveva fatto
bene il suo lavoro e ora, tranquillo e ubbidiente, si rimetteva in panca.
“MINDA SINDACO! MINDA SINDACO!”
Direttori del Monte, Presidenti di Banche o Fondazioni, Ufficiali dell’Arma, Funzionari Statali, Dirigenti di Partito... tutti a
proclamare “Minda Sindaco”, dall’alto dei
finestroni giù giù fino alla prima fila …fino
al …SINDACO CENNI che (cose che solo
alla Mens Sana possono succedere!) sorridente, le gote accalorate, colletto slacciato, si alzò in piedi battè le mani e cantòconvinto – “MINDA SINDACO!”….
Anche lui! ■
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Il rapporto tra tifoso e giocatore è degno
di un testo di psicanalisi. Le società non lo
ammetteranno mai, eppure il vero protagonista del “rapporto di coppia” è il tifoso.
L’appassionato che siede a bordo campo, infatti, non rinuncia mai (specie se italiano) al
sinistro privilegio della critica. Nella sua
mente, specchiata dai titoli dei giornali, una
vittoria di misura contro Roseto è “una prestazione deludente” e una sconfitta a Milano
quantomeno “un passo indietro”. Il giocatore mantiene un atteggiamento opposto: pur
apparendo nel 90% dei casi come un uomo
incurante delle folle (per il 10% occorre ringraziare gente come l’odiato Pozzecco), dedica storicamente una parte del lunedì mattina alla lettura dei quotidiani. Annotando con
pazienza il voto del corrispondente della
Gazzetta e le opinioni rilasciate dai ragazzi
della curva alle radio locali. Il tifoso al contrario tende a dimenticare, confinando in
qualche cassetto della memoria i ricordi legati al play che ha esaltato per mesi o, più
semplicemente, si limita a catalogare come
“traditore” chi ha osato cambiare maglia, generalmente attratto da dollari, euro e rubli di
magnati stranieri.
Anche per invertire questa tendenza vogliamo proporre una specie di senesissimo
“amarcord”, alla ricerca di chi ha vestito,
con più o meno eleganza, il biancoverde
negli ultimi trentasei mesi. Il tutto scusandoci in anticipo per il riaffiorare di ricordi
spiacevoli (siamo tutti d’accordo, Cal
Bowdler era meglio lasciarlo nell’ultimo
cassetto in fondo a destra).
Prima categoria: i privilegiati
La Torre del Mangia, il vino toscano, il
calore del PalaMensSana: tre caratteristiche
che rendono Siena unica al mondo. Tre caratteristiche che però, siamo sinceri, possono non bastare per far cambiare idea a quei
giocatori che firmano per i colori biancoverdi considerando Siena una tappa di passaggio verso il grande basket europeo. Negli
scorsi cinque mesi una considerazione simile deve essere stata fatta da gente come
David Vanterpool, Michalis Kakiouzis e
Bootsy Thornton che, presa casa a Barcellona e Mosca, possono rincorrere l’Eurolega
senza l’etichetta dell’outsider. L’inizio di
stagione, per loro, non è stato inferiore a
quello della Mens Sana (che al momento in
cui scriviamo guida la Serie A a punteggio
pieno): il duo Thornton-Kakiouzis sembra
essersi ben inserito nel neonato Barcellona
di Zoran Savic, primo con 3 vittorie e nessuna sconfitta nella Liga ACB. Bootsy dopo
tre partite viaggia a quasi 15 punti e 4 rimbalzi a sera, statistiche addirittura peggiori
di quelle di “Kakio” che, con un titolo europeo in tasca, va oltre i 15 punti di media. Un
SI DIVIDONO IN QUATTRO CATEGORIE GLI EX GIOCATORI
CHE HANNO VESTITO IL BIANCOVERDE
NEGLI ULTIMI TRE ANNI
Fra rimpianti
e spiacevoli ricordi
LUCA BIANCHIN
discorso simile può essere fatto per Vanterpool che non deve essersi stupito nel notare
come il suo CSKA sia ancora imbattuto nel
campionato russo. D’altronde non capita a
tutti di incontrare ogni mattina all’allenamento gente come Andersen (altro ex),
Langdon, Smodis, Papaloukas, Holden e
Savrasenko…
tendibile, Petar si allenerebbe ancora con i
“Retired Stars”, squadra americana. Onestamente preferiremmo non saperne di più.
Alla categoria apparterrebbe anche
Alphonso Ford, nel cui caso però i ricordi si
fanno più intensi (e più privati) che in altre
occasioni. ■
Stefanov,
indimenticato
protagonista di
tante vittorie
in biancoverde
Seconda categoria:
i figli di un dio minore
Peschiamo a caso tra i giocatori che,
fatti fuggire più che fuggiti da Siena, hanno
dovuto ripiegare su destinazioni non altrettanto degne. Uno che deve aver rimpianto
molto la Mens Sana è Brian Tolbert che,
dopo la stagione 2002-03 trascorsa tra Ferrara e Udine, ha incontrato serie difficoltà
persino nella pronuncia dei nomi delle sue
successive squadre. Nell’estate 2003 Tolbert si è accordato con i ciprioti dell’Omonia Nicosia, abbandonati a metà stagione
per gli slovacchi del Pinar Karsiyaka SK
Izmir. Forse insoddisfatto dalla banalità del
nome che leggeva sulla maglia, a inizio
2004 si è concesso prima al Maccabi Petah
Tikva (che ovviamente non ha nulla da spartire con l’unico Maccabi che il basket riconosca) e successivamente all’Elitzur Ashkelon, con i quali non ha nemmeno cominciato
la stagione in corso. Come si dice “nostalgia” in israeliano?
Terza categoria: i disoccupati
Vladimir Petrovic. Cal Bowdler. Carlton Myers, che dicono si impegni seriamente per segnare quattro punti meno di Donato Avenia nella B1 di Pesaro.
Ultima categoria: chi non viaggia più
Attraversare l’Europa con un pallone in
mano, ammettiamolo, può stancare. Per
questo non c’è da stupirsi se per un Milenko
Topic che a 36 continua a tirare con il 46%
da tre e il 65% da due per l’Hemofarm di
Vrsac c’è un Petar Naumoski che, dopo un
altro paio di comparsate italiane, ha semplicemente deciso di dedicarsi ad altro. Secondo eurobasket.com, fonte generalmente at-
ba s k e t
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Questione di valore aggiunto. La Montepaschi d’inizio stagione ha approfittato appieno di un calendario abbordabile. E alle richieste vittorie ha affiancato prestazioni di
indiscutibile spessore. Nell’autorità, singolare per un gruppo rinnovato, è sintetizzabile
proprio quel valore aggiunto che pare in possesso della nuova creatura del Charlie. La definizione di quel quid, che ha posto i biancoverdi al centro dell’attenzione generale, è
volutamente vaga. Perché si tratta di una sensazione che si riceve osservando le partite,
ma come tutte le sensazioni non è facile da
tradurre. Piuttosto si possono individuare una
serie di elementi che la provocano.
Ciò che sembra più cambiato, e in senso
positivo, rispetto ad un anno fa, è l’approccio mentale. Siena ha, da almeno cinque
anni, la piacevole abitudine di poter ammirare una squadra di primissimo livello in Italia e fortemente competitiva anche in Europa. Non è dunque così inusuale assistere ad
una serie di risultati positivi, né avere la possibilità di ammirare in campo giocatori dotati di enormi potenzialità. Ma ciò che la Mens
Sana ha saputo mettere in campo da aprile a
giugno 2004 non sempre ha caratterizzato
questi cinque anni vissuti ad alta quota.
Ossia la tranquillità e la freddezza, che questa formazione rinnovata sembra in grado di
riproporre. Presto per dare giudizi definitivi.
Ma per il momento Stonerook e compagnia
hanno dimostrato di non soffrire pressioni
mentali. Hanno affrontato gare da vincere ad
ogni costo con la leggerezza di chi non ha
niente da perdere e la concretezza di chi è sicuro delle proprie forze. Una contraddizione
in termini forse, che però ben fotografa l’atteggiamento risoluto e mai timoroso. La
Montepaschi di un anno fa ha invece spesso
pagato proprio quella certezza di sentirsi superiore, che poi, non tradotta sul campo, ingenerava paure e cattive gestioni. La qualità
di questo approccio positivo è confermata
dalle difficoltà incontrate nel percorso. La
necessaria rinuncia ad un extracomunitario,
la catena di infortuni che ha reso indisponibili prima Kaukenas e poi Woodward. La
squadra ha reagito con quella maturità che
solo le grandi sanno esprimere.
Quanto evidenziato sin qui fa parte della
sfera emotiva. Ma è ovvio che la sicurezza
di testa si costruisca anche su basi tecniche,
che non mancano all’equilibrata Montepaschi dalla panchina lunga. Della squadra che
si basa sulle mille soluzioni, della rottura
delle gerarchie, grazie alla quale, tutti hanno
oneri ed onori e sono in grado allo stesso
modo degli altri di decidere una gara, se n’è
parlato già abbastanza. Ciò che dopo poche
gare può essere utile sottolineare è piuttosto
l’esistenza di qualche arma tattica decisiva
in mano a Recalcati. Una già attiva al cento
per cento, l’altra che rappresenta i probabili
fattori di crescita. Stonerook, tanto per arrivare al cuore della questione, è il tutto fare
che ogni allenatore vorrebbe avere. Lo si apprezza sempre di più vedendolo all’opera
domenica dopo domenica. La difesa e il lavoro sporco sono il suo pane. Ma la sua visuale di gioco è totale, come lo stesso dimostra travestendosi, molto spesso a dire il
vero, da autentico assist-man. È senz’altro
l’uomo in più di questo avvio di campionato. Ma la squadra che è piaciuta a tutti ha
anche margini di miglioramento. Senza
nulla togliere a tutti i singoli, che prendono
parte al buon prodotto, ci pare di poter individuare una seconda arma tattica, potenzialmente devastante, in Justin Hamilton. Non
ha la classe di Kaukenas (che in tanti casi
tornerà utile) ma ciò che contraddistingue
l’ex Real è la pluridimensionalità del jolly.
Un play, che ha trattamento di palla, ma che
ha il fisico per difendere su ogni tipo di
esterno avversario. In attacco deve imparare
a crederci di più, da fuori, ma anche in penetrazione. Quando sarà più continuo su
questo fronte (e scommettiamo che succederà), la Montepaschi avrà due giocatori al
prezzo di uno. Questione di valore aggiunto, per l’appunto. ■
Justin Hamilton
IL TEAM BIANCOVERDE TORNA
IN EUROPA CON RINNOVATE
AMBIZIONI E CERTEZZE
A proposito
di valore
aggiunto
FABIO FINESCHI
ba s k e t
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Siena
sull’ottovolante delle big
REAL MADRID
MONTEPASCHI SIENA
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
5 Mindaugas Zukauskas
7 Vladimer Boisa *
8 Benjamin Eze
9 Davide Lamma
10 Andrea Pecile *
11 Luigi Datome
12 Justin Hamilton *
13 Rimantas Kaukenas *
14 Roberto Chiacig
15 Duane Woodward *
20 Shaun Stonerook *
Coach: Carlo Recalcati
2.02
2.05
2.08
1.92
1.87
2.02
1.90
1.92
2.10
1.90
2.01
Ala
Ala
Centro
Guardia
Guardia
Ala
Guardia
Guardia
Centro
Guardia
Ala
ANNO
1975
1981
1981
1976
1980
1987
1980
1977
1974
1976
1977
CSKA MOSCOW
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Theodoros Papaloukas
6 Sergey Panov
7 Vasiliy Zavourev
8 Matjaz Smodis *
9 David Vanterpool *
10 Jon Robert Holden
11 Zakhar Pashutin
12 Vladimir Dyachok *
13 David Andersen
14 Alexey Savrasenko
15 Anatoliy Kashirov
16 Nikita Shabalkin *
21 Trajan Langdon *
Coach: Ettore Messina *
2.00
2.03
1.96
2.05
1.94
1.85
1.96
2.04
2.12
2.15
2.11
2.05
1.92
Guardia
Ala
Guardia
Ala
Ala
Guardia
Guardia
Ala
Centro
Centro
Centro
Ala
Guardia
* nuovi acquisti
48 b a s
ket
ANNO
1977
1970
1987
1979
1973
1976
1974
1980
1980
1979
1987
1986
1976
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Venson Hamilton *
5 Moustapha Sonko
7 Roberto Nunez *
8 Igor Rakocevic *
9 Felipe Reyes
13 Hector Garcia *
14 Oscar Gonzalez *
15 Mickael Gelabale
16 Eduardo Hernandez-Sonseca *
17 Axel Hervelle
21 Nedzad Sinanovic *
22 Louis Bullock
33 Marko Tomas *
Coach: Bozidar Maljkovic
2.07
1.92
1.90
1.91
2.03
1.94
1.84
2.01
2.12
2.05
2.22
1.86
2.01
Centro
Guardia
Guardia
Guardia
Centro
Guardia
Guardia
Ala
Centro
Ala
Centro
Guardia
Ala
ANNO
1977
1972
1978
1978
1980
1978
1977
1983
1983
1983
1983
1976
1985
PANATHINAIKOS ATHENS
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Fragiskos Alvertis
5 Giorgos Kalaitzis
6 Dimitris Papanikolaou
7 Jaka Lakovic
8 Mike Batiste
9 Patrick Femerling
10 Nikos Hatzivrettas
11 Vasilis Spanoulis *
12 Kostas Tsartsaris
13 Dimitris Diamantidis
14 Vlado Scepanovic
15 Dejan Tomasevic *
16 Dusan Sakota
Coach: Zeljko Obradovic
2.06
1.95
2.01
1.86
2.03
2.13
1.97
1.92
2.09
1.96
1.98
2.08
2.09
Ala
Guardia
Ala
Guardia
Ala
Centro
Guardia
Guardia
Ala
Guardia
Guardia
Centro
Ala
ANNO
1974
1976
1977
1978
1977
1975
1977
1982
1979
1980
1975
1973
1986
NOVEMBRE 2005
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Page 49
ÜLKER ISTANBUL
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Vrbica Stefanov *
5 Dragan Pasalic *
6 Mirsad Turkcan *
7 Omer Onan *
8 Caner Oner *
9 Bekir Yarangume *
10 Ibrahim Kutluay *
11 Cuneyt Erden *
12 Jeff Trepagnier *
13 Derya Yannier *
14 Oguz Savas
15 Marcus Haislip *
16 Can Ozcan
Coach: Engin Ataman
1.88
2.06
2.06
1.94
2.00
1.98
1.97
1.85
1.95
1.90
2.08
2.07
2.02
Guardia
Ala
Ala
Guardia
Ala
Ala
Guardia
Guardia
Guardia
Guardia
Centro
Guardia
Guardia
ANNO
1973
1984
1976
1978
1987
1979
1974
1987
1979
1985
1987
1980
1989
PA RTIZAN BELGRADO
PAU ORTHEZ
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Frederic Fauthoux
5 Clint Harrison *
6 Xane D’Almeida
8 Artur Drozdov
9 Souarata Cissé
11 Lonnie Cooper *
12 Thierry Rupert
13 Thierry Gadou
14 Brooks Sales *
15 TJ Lux
16 Jeff Varem *
17 Jonathan Aka
Coach: Didier Gadou
1.80
1.94
1.83
1.98
1.94
1.93
2.04
2.06
2.08
2.04
1.93
2.03
Guardia
Ala
Guardia
Ala
Ala
Guardia
Ala
Ala
Centro
Centro
Ala
Ala
ANNO
1972
1976
1983
1980
1986
1976
1977
1969
1980
1977
1983
1986
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Uros Tripkovic
5 Luka Bogdanovic
6 Nikola Loncar *
7 Kosta Perovic
8 Predrag Suput
9 Nenad Stefanovic *
10 Dejan Borovnjak
11 Boris Bakic
12 Novica Velickovic
13 Milojevic Dejan
14 Nikola Pekovic *
15 Predrag Samardziski
32 Gerald Brown *
20 Petar Bozic
33 Damon Edwards *
Coach: Dusan Vujosevic
1.97
2.04
1.98
2.17
2.00
1.93
2.08
1.93
2.04
2.01
2.10
2.15
1.91
1.97
1.91
Guardia
Ala
Guardia
Centro
Ala
Guardia
Ala
Guardia
Ala
Ala
Centro
Centro
Guardia
Guardia
Guardia
NUM. NOME
ALT.
RUOLO
4 Juan Pepe Sanchez
5 Berni Rodriguez
6 Stephane Risacher
8 Jesus Lazaro
9 Sandro Nicevic *
10 Carlos Cabezas
11 Florent Pietrus
12 Walter Herrmann
15 Jorge Garbajosa
22 Ivan Grgat *
25 Daniel Santiago *
41 Marcus Brown *
42 Stanislav Makshantsev *
Coach: Sergio Scariolo
1.92
1.97
2.03
1.81
2.10
1.86
2.02
2.02
2.07
2.10
2.16
1.91
2.05
Guardia
Guardia
Ala
Guardia
Centro
Guardia
Ala
Ala
Ala
Centro
Centro
Guardia
Ala
ANNO
1986
1985
1972
1985
1977
1985
1986
1986
1986
1977
1986
1986
1975
1978
1974
UNICAJA MALAGA
ANNO
1977
1980
1972
1971
1976
1980
1981
1979
1977
1974
1976
1974
1978
ba s k e t
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NOVEMBRE 2005
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I giorni dell’Euroleague
Eurolega 2005/2006
Prima Fase – Gruppo C
Montepaschi Siena (Ita)
Panathinaikos Atene (Gre)
Unicaja Malaga (Spa)
Pau Orthez (Fra)
Real Madrid (Spa)
Ulker Istambul (Tur)
Cska Mosca (Rus)
Partizan Belgrado (Ser)
1a Giornata
2-3/11/05
21-22/12/05
Partizan -Pau Orthez
Real Madrid-Unicaja
Ulker-Panathinaikos
Cska Mosca-Montepaschi Siena
2a Giornata
9-10/11/05
4/1/06
16-17/11/05
11-12/1/06
Montepaschi Siena-Partizan
Panathinaikos-Cska
Unicaja-Ulker
Pau Orthez-Real Madrid
3a Giornata
Partizan-Real Madrid
Ulker-Pau Orthez
Cska-Unicaja
Montepaschi Siena-Panathinaikos
4a Giornata
LA FORMULA
L’Eurolega 2005/2006 vede ai nastri di
partenza 24 squadre, raggruppate in tre gironi di otto formazioni ciascuno. Nella prima
fase, che si disputerà dal 2 novembre al 9
febbraio, le componenti di ogni girone si
scontreranno con partite di andata e ritorno
per giocarsi l’accesso alla fase successiva.
Alle Top 16, in programma dal 22 febbraio al 30 marzo, approderanno le prime
cinque squadre di ogni girone e la migliore
sesta classificata. Queste formazioni saranno divise, a loro volta, in quattro gruppi (D,
E, F,G). Le prime due classificate di ogni
gruppo si guadagneranno il diritto di disputare i quarti di finale in base al seguente abbinamento: 1D-2E; 1E-2D; 1F-2G; 1G-2F.
Le vincenti si daranno appuntamento a
Praga, dal 28 al 30 aprile 2006, per disputare le Final-Four, tutte in gara unica: le due
squadre che usciranno vincitrici dalle partite di semifinale, si contenderanno il titolo di
Campione d’Europa per club nella rassegna
più prestigiosa del basket continentale.
23-24/11/05
18-19/1/06
Panathinaikos-Partizan
Unicaja-Montepaschi Siena
Pau Orthez-Cska
Real Madrid-Ulker
5a Giornata
30/11- 1/12/05 25-26/1/06
Partizan-Ulker
Cska-Real Madrid
Montepaschi Siena-Pau Orthez
Unicaja-Panathinaikos
6a Giornata
7-8/12/05
1/2/06
Partizan-Unicaja
Pau Orthez-Panathinaikos
Real Madrid-Montepaschi Siena
Ulker-Cska
7a Giornata
Cska-Partizan
Montepaschi Siena-Ulker
Panathinaikos-Real Madrid
Unicaja-Pau Orthez
14-15/12/05
8/2/06
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Benjamin Eze, pivot
ARCHIVIO SERIE A1
1a giornata
UPEA CAPO D’ORLANDO – MONTEPASCHI SIENA
69/78
2a giornata
MONTEPASCHI SIENA-ANGELICO BIELLA
86/58
3a giornata
MONTEPASCHI SIENA-AIR AVELLINO
87/42
4a giornata
VIOLA REGGIO CALABRIA-MONTEPASCHI SIENA
71/84
5a giornata
MONTEPASCHI SIENA-SNAIDERO UDINE
93/72
6a giornata
WHIRLPOOL VARESE-MONTEPASCHI SIENA
82/77
Classifica: Siena e Milano 10; Treviso, Cantù, Virtus Bologna, Fortitudo
Bologna, Varese e Napoli 8; Roma, Udine, Biella e Teramo 6; Roseto, Reggio Calabria e Reggio Emilia 4; Capo d’Orlando e Livorno 2; Avellino 0.
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quelli che il tifo biancoverde
Quel feeling ritrovato
Barbara Cerretani
La Mens Sana inizia con il botto, e i fuochi d’artificio li hanno visti da Capo d’Orlando, Biella, Avellino, Reggio Calabria e
Udine. Non poco per una squadra quasi
completamente rinnovata e che qualcuno
aveva definito, a torto, più debole delle
prime della classe. Se da una parte è vero
che le avversarie più dure devono ancora
arrivare, è esagerato considerare “abbordabili” le prime cinque squadre battute dai
biancoverdi soprattutto perchè contro due
di esse sono già capitolate, Treviso e
Roma; ed inoltre se il campionato dello
scorso anno ci ha insegnato qualcosa,
dobbiamo tenere a mente, anche noi tifosi, che nessuna squadra della serie A può
essere definita “materasso” e che le vittorie si conquistano con la grinta e la concentrazione per tutti i 40 minuti. Se non si
vuole andare incontro a brutte sorprese.
Sì, perché ormai la Mens Sana, da alcuni anni, e soprattutto dopo la vittoria
dello scudetto, è attesa dall’avversaria di
turno, dai tifosi e dall’ambiente allo stesso
modo in cui noi 10 anni fa aspettavamo
Treviso, Milano e le due bolognesi: nessuno regala niente, e prima di lasciare il
passo sul proprio parquet ad un’avversaria come la Mens Sana, le squadre di
medio-bassa classifica sputano il classico
sangue… petersoniano.
Ma torniamo al presente. Un grande
inizio dunque, soprattutto perchè si sta
stabilendo un bel feeling fra i tifosi e la
squadra, elemento che era mancato lo
scorso anno soprattutto in virtù del clima di
appagamento che alcuni giocatori biancoverdi facevano respirare ad un pubblico
che proprio di questa cosa non vuole sentir parlare: certo aver vinto il tricolore aveva
inorgoglito tutti, ma se da una parte aveva
spento il furore agonistico di alcuni protagonisti della vittoria dell’anno precedente,
non aveva spento la voglia dei tifosi di divertirsi, di vincere ancora e di seguire
quella squadra che certo non li ripagava al
52
meglio degli sforzi fatti.
Proprio per questo motivo,
l’inizio di stagione non può che
fare ancora più piacere ai tifosi: vedere i vari Stonerook,
Kaukenas, Pecile, già apprezzati campioni altrove, che
adesso non esitano, fin dalla
prima partita, a sbucciarsi i
gomiti per la causa mensanina, rappresenta motivo di soddisfazione e racchiude grandi
speranze per il resto della stagione. Soprattutto se tutto ciò
costituisce già da ora un contesto di squadra e spogliatoio
affiatato come non era facile
prevedere.
Intanto i ragazzi del Commandos Tigre hanno già iniziato il proprio personalissimo
calendario di trasferte e con
diversi sacrifici da sopportare
essendosi trovati subito davanti i due viaggi più lunghi
della stagione, in Sicilia e Calabria, mantenendo fede alla
ormai radicata consuetudine
di essere sempre presenti in
ogni palasport d’Italia.
Dopo l’uscita di Varese, i
biancoverdi saranno attesi da
un durissimo calendario che
li vedrà opposti a Milano, poi
Virtus Bologna e Cantù,
senza dimenticarsi naturalmente dell’imminente inizio dell’Eurolega, affascinante
quanto ostica competizione visto che la
dea bendata in fase di sorteggio, non ha
mai un occhio di riguardo per la Mens
Sana, regalandole sempre il girone più difficile.
Se da una parte ci sarà da soffrire,
dunque, dall’altra ci sarà veramente da divertirsi, anche perché non dimentichiamo
che in Coppa potremo ammirare la squadra al gran completo, senza l’alternanza
forzata fra Boisa e Stonerook, che sta relegando in tribuna, per esigenza di esperienza nel campionato italiano, soprattutto
il georgiano…E quando ci sarà il passaporto italiano di Shaun, anche la domenica si farà dura per le avversarie.
Dopo l’ultima stagione che ci ha lasciato l’amaro in bocca, cerchiamo di tornare
ora ai nostri livelli come pubblico e come
tifo. C’è bisogno davvero dell’apporto di
tutti per restare in alto! ■
NOVEMBRE 2005
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Campionato Under16 d’ Eccellenza: PL
Livorno – MPS Virus Siena (69-93) e Libertas Livorno - Montepaschi Mens Sana Siena
(48–69). Queste quattro società appartenenti
a due importanti scuole del basket toscano e
nazionale, quella livornese e quella senese, si
sono confrontate contemporaneamente in
questo inizio di campionato. Il divario fra le
due squadre senesi e quelle livornesi è abbastanza evidente, come risulta anche dal punteggio, e questo può essere motivo di riflessioni e considerazioni.
Come nascono queste due scuole e cos’è
cambiato in esse, in questi anni, da determinare un ribaltone di prestazioni rispetto a
quello che accadeva un tempo non poi tanto
lontano ?
A Livorno, nel dopoguerra, la vicinanza
di Camp Derby e la scuola ed il confronto
giornaliero con i militari americani, consentirono alla scuola cestistica labronica di evol-
DERBY ANCHE A LIVELLO GIOVANILE FRA LE DUE CITTÀ
Siena e Livorno,
scuole a confronto
STEFANO FINI
versi e diventare uno dei centri “di produzione” più ricchi di talenti (ricordiamo fra i tanti
Gianfranco Lombardi). Elliot Van Zondt,
professore di educazione fisica proveniente
dall’Alkansas e capitano di colore dell’ esercito americano in istanza a Camp Derby, ha
avuto un ruolo importantissimo nello sviluppo della pallacanestro livornese, in particolare, ed italiana, in generale. Lui fu il primo
vero coach approdato in Italia, a cui fu affi-
data anche la nazionale, che catechizzò l’
ambiente sull’ importanza dei fondamentali
individuali.
Anche per la scuola cestistica senese il dopoguerra rappresenta un momento di crescita.
Il Deus della palla a spicchi mensanina e senese non è un insegnante statunitense, come
era avvenuto a Livorno, ma un professore senese, Bruno Casini. È lui a cercare e trovare
nelle palestre scolastiche i primi talenti; Alfredo Barlucchi (classe 1940) è uno di questi
ed è il primo nazionale del basket senese.
La Pallacanestro Livorno ed i Galli del
San Giovanni Valdarno sono state le avversarie storiche del basket giovanile senese.
Due concorrenti agguerrite che fino agli anni
’80 hanno frequentemente imposto uno stop
alle nostre ambizioni di accesso alle finali
nazionali giovanili grazie ad una organizzazione societaria maggiore ed una capacità
formativa, nei riguardi dei giovani, competente ed efficace.
La situazione attuale si è completamente
capovolta; le squadre giovanili della Mens
Sana e della Virtus hanno nettamente la meglio contro quelle livornesi, come risulta
anche dalle ultime nette vittorie. Nella città labronica sostengono che il divario sia motivato
dalle possibilità senesi di reperire con maggiore facilità giovani prospetti nel territorio
nazionale grazie alle maggiori risorse finanziarie. Constatazione giusta, ma limitata. Per
esempio, sarebbe riduttivo affermare che le
due ultime partite sono state vinte dalle due
squadre senesi grazie e solo all’ apporto dei
nuovi arrivati: Cournooh – Martone per la
Mens Sana e Poti – Altieri per la Virtus. Vorrebbe dire non vedere tutto il rimanente, fra
cui la prestazione super di un Davide Visigalli (Virtus) -38 punti – figlio d’ arte e frutto del
vivaio senese al 100%.
Pete Dempsey, insegnante di una Hight
School della North Carolina, sostiene che una
scuola di basket funziona quando “the past
nurs the present, thinking about future” il passato accudisce il presente pensando al futuro.
Forse questo può essere un serio motivo che
determina il ribaltamento delle prestazioni e
dei risultati fra le due scuole di basket toscane: lavorare nel presente per obbiettivi futuri
facendo ricchezza delle esperienze e degli insegnamenti del passato. ■
Amaranto e
biancoverdi contro:
in alto Dado
Lombardi (al centro)
e Alfredo Barlucchi,
il secondo da sinistra
in piedi.
ba s k e t
53
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CHI SONO E COSA FANNO
I VARI TALENTI SENESI
SPARSI IN TUTTA ITALIA
Un marchio
che sa
di garanzia
STEFANO FINI
Datome in maglia
biancoverde
Durante una torrida giornata estiva, mitigata (ogni tanto) da una leggera brezza marina, Alvalenti, poliedrico artista contemporaneo senese, mentre stava impressionando
una tela, fece questa constatazione: “ Dipingo il mare anche se non sta mai fermo”. Affermazione strana, forse frutto della eccessiva calura, ma certo efficace e divertente.
Il mare del basket ha le stesse caratteristiche; è in continuo movimento e, pertanto,
quando lo devi rappresentare sia nei gesti
atletici che negli avvenimenti, riesci soltanto a cogliere un attimo. Tutto quello che
adesso “è”, poco dopo, è già mutato. Nel basket giovanile le variazioni sono ancora più
evidenti e frenetiche dato che subentra un’
altra componente fondamentale: quella dei
cambiamenti fisici e mentali tipici dell’ età
giovanile. Tuttavia volendo dipingere “l’ attimo fuggente” per verificare i rendimenti
dei nostri giovani impegnati nelle varie
realtà di questo inizio stagione possiamo
constatare quanto segue:
● Sulla cresta dell’onda di questo mare
del basket giovanile troviamo Luigi DaTome (‘87 Mens Sana). Le sue prestazioni
sono veramente superiori ad ogni più rosea
aspettativa e nella classifica dei nostri gio-
vani è nettamente primo. In A1 ha una
media realizzativa sopra i 10 punti con un
minutaggio d’ impiego sui 20 minuti. Inoltre le sue magie stanno meravigliando l’Italia del basket che forse si accorge solo adesso di quello che lui sa fare da tempo (vedi il
tap-in al PalaCalafiori di Reggio Calabria,
simile nella tecnica e nella dinamica a quella che riportiamo nella foto - Finali Nazionali di Categoria a Biella); pertanto basterebbe solo seguire con più attenzione il
basket giovanile per meravigliarsi meno e
per fare, soprattutto, meno errori di valutazione sulle caratteristiche e capacità dei ragazzi. Per Luigi vi è l’ incognita della continuità essendo questa una componente non
propria dell’ “ego giovanile”.
● Pochi sono i nostri ragazzi impegnati
in A2; il più positivo è Luca Vitali (‘86 Mens
Sana) che a Montegranaro viaggia con una
media di 9 punti in 52 minuti. Problemi per
Lechthaler (‘86 Mens Sana) ed Agosta (‘84
Virtus). Extra Mens Sana-Virtus, sempre in
A2, grandi cose le sta facendo Danilo Gallinari (‘88 AJ Milano), in forza a Pavia con 20
punti media partita in 55 minuti.
● Nell’onda successiva, quella della B d’
Eccellenza, le prestazioni sopra le righe sono
due: quella di Mirko Carmine Cavallaro (‘86
Mens Sana a Vigevano) con 13 punti m/partita in 24 minuti con un ottimo 67% da tre, e
quella di Marco Giuri (‘88 Virtus) con 12
punti m/partita realizzati con un 70% da due
ed un 60% da tre. Cosa dire ?! Fantastici!.
Buone, anche se inferiori nelle percentuali al tiro e nelle valutazioni, le prestazioni di Tommaso Marino (‘86 Mens Sana a
Porto Torres), Davide Bruttini (‘87 Virtus) e
Giovanni Fattori (‘85 Mens Sana a Cecina).
Questi tre hanno, al momento, una capacità
realizzativa di 12 punti m/partita per un minutaggio sui 20 minuti. Discrete, ma niente
più, le prove di Francesco Gergati (‘87
Mens Sana a Ribera) con 6,5 punti in 37 mi-
nuti, mentre consideriamo non buone le prestazioni al momento fornite da Ivan Scarponi (‘86 Men Sana a Porto Torres) con 5 punti
m/partita in 15 minuti e soprattutto quella di
Simone Berti (‘85 Mens Sana a Sant’ Antimo) con 3,5 punti m/partita in 22 minuti e
con un negativissino 22% totale al tiro.
● In B2 possiamo considerare soddisfacenti le prestazioni di Valerio Circosta ad
Aprilia e di Luca Lenardon ad Arezzo, non
possiamo ripeterci, però, nel caso di Luca
Castelluccia (ex-Virtus) impegnato ad Olbia.
Ma il mare (anche quello del basket), come
ha detto Alvalenti, non sta mai fermo e dopo
un flusso e riflusso tutto può cambiare. ■
Il Bar
del Basket
Via dei Rossi - SIENA - Tel 05.77.28.08.80
54 b a s
ket
NOVEMBRE 2005
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Page 56
Montepaschivita Vi rtus Siena
LA VIRTUS DI COACH PIATTI NON RIESCE A DECOLLARE,
MENTRE SI PROFILA L’ADDIO A DAVIDE BRUTTINI
Un copione
già rivisto
Non è stata una grande partenza quella
della Mpv Virtus. Quattro sconfitte, di cui
due, Atri e Fidenza, senz’altro evitabili, ed
una sola vittoria con Ragusa. Inoltre, dopo
appena un mese, la società rossoblù rischia
di tornare sul mercato, perché Davide Bruttini potrebbe andare da subito in Fortitudo.
In estate le speranze erano ben diverse,
guardando il calendario. L’obiettivo era partire forte, non esagerando con i carichi di
preparazione atletica, per sfruttare le prime
giornate, ben sapendo che nella parte centrale del girone, sarebbero arrivati gli scontri più difficili con le migliori della classe.
Fin da subito si è capito che il problema più
grosso era la difesa: “Una squadra come la
nostra non può permettersi di subire 85
punti a partita. Dobbiamo aumentare la concentrazione e l’intensità”. Piatti ha parlato
chiaro, anche se a dir la verità la prima vittoria, con Ragusa è arrivata segnandone
100. In effetti in attacco la Virtus non pare
avere problemi particolari. C’è un realizza-
56 b a s
ket
ANDREA MONCIATTI
tore di lusso come Francesco Gori, stabilmente oltre i venti punti a partita, con ottime medie al tiro, e la squadra ha capito che
deve servirlo. Gattoni ha mostrato a più riprese sprazzi del grande giocatore che è
stato e che è, ma è ancora troppo alterno per
essere quel “leader” che la Virtus cercava.
Le poche buone notizie vengono dai
giovani virtussini, Marco Giuri e Davide
Bruttini. Il primo, classe ‘88, in sostanza all’esordio nei senior, ha davvero impressionato in quest’avvio. Gioca da veterano, con
faccia tosta e dedizione. Viaggia ad oltre
dieci punti di media, impara giorno dopo
giorno, grazie anche a due “chioccie” come
Macaro e Gattoni. Bruttini ha un po’ stentato all’inizio, ma anche lui come Soro, ha iniziato la preparazione in ritardo, ed è quindi
comprensibile che non sia al top. Poi però si
è sciolto nella gara con Ragusa, dimostrando che quando è in palla non ha molti avversari nel ruolo. Tra l’altro è uno dei pochi
che riesce a meritare la sufficienza in difesa.
4
6
7
10
11
13
14
16
18
20
Massimo Gattoni
Massimo Macaro
Francesco Amoni
Marco Giuri
Simone Gatti
Luigi Spinelli
Davide Bruttini
David Farinon
Francesco Gori
Daniele Soro
Filippo Alessandri
Costantino Cutolo
Giuliano Delli Carri
Antonio Fattorini
Roberto Rullo
Davide Visigalli
Allenatore: Luigi Piatti
Play
Play
Ala
Play
Ala
Pivot
Guardia-Ala
Pivot
Guardia
Ala-Pivot
Play
Guardia-Ala
Ala
Guardia
Play-Guardia
Ala
Diverso il discorso per il settore lunghi.
Gatti non ha continuità, e lo stesso si può
dire di Farinon, poi c’è Soro, chiamato quest’anno ad un ruolo molto diverso, parte
dalla panchina, ed anche lui ha bisogno di
un po’ di tempo per entrare nella parte.
Ma è ancora presto per esprimere giudizi definitivi. Questa squadra è tutta da decifrare. Piatti sa bene che il lavoro da fare è
tantissimo, che il campionato può riservare
sorprese sia in positivo che in negativo. Ora
c’è da risolvere la questione Bruttini. Se dovesse approdare a Bologna da subito, la Virtus dovrebbe cercare di rimpiazzarlo con un
giocatore di grande sostanza. Non sarà affatto facile, anche perchè può darsi che il sostituto non giochi nello stesso ruolo. Si parla
di un pivot che possa dare una mano sotto
canestro, dove la Virtus non convince, e
questo porterebbe a diverse modifiche nell’assetto di squadra. ■
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Una Ducato eclettica o forse lunatica
che procede a ‘strappi’ in questo inizio di
campionato.Quattro partite, metà vinte e
questo è il bianco, poi l’altra metà perdute,
è il nero come i colori della nostra città, in
eterno armonico contrasto.
Nel famoso contenitore mezzo pieno (o
mezzo vuoto) è comunque positivo registrare un fatto nuovo: la crescita numerica del
pubblico che ogni sabato segue la squadra di
coach Zani al PalaCus, quando non si avventura in qualche trasferta a livello regionale, nella “calda” Pontedera o nella tribuna
della difficile ‘cugina’aretina, in quel di San
Giovanni Valdarno.
Un pubblico più numeroso –e quindi un
tifo sussidiario- è una delle condizioni <ab
initio> per proseguire nella lunga marcia di
avvicinamento a quella meta “segreta”, per
ora soltanto sussurrata, che sotto metafora
potremmo definire “l’Everest” del basket
femminile nazionale. È questa una, potremmo dire, storica criticità di tutto il basket
femminile nazionale ancora incredibilmente distante dai palcoscenici
d’oltreoceano capaci di catalizzare forte
interesse mediatico così da ‘produrre’ presenze di pubblico oltre le diecimila unità,
ben superiori a quelle delle più famose platee nazionali maschili.
Queste sono le cifre che accompagnano
il mitico Dream Team femminile statunitense, l’unica formazione di basket al mondo a
non aver mai bevuto dal calice della sconfitta; altro mondo e altro contesto ma comunque un modello a cui guardare con attenzione e certamente con senso della realtà.
Dagli Usa ritorniamo in via del Costone
con una bella notizia che riesce a cancellare
quel 50% di amarezze sul parquet: una giovane atleta senese, già impegnata nel progetto nazionale “Azzurrina”, è stata convocata
nella rosa allargata della nazionale Under 16.
Il prospetto in maglia bianconera è una
Roster Ducato Siena
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Rosaria Grillo
Iolanda Torre
Jenny De Angelis
Giulia Gallerini
Giovanna Granirei
Ntumba Madelene
Valentina Detrassi
Nadia Sampieri
Maria Carli
Barbara Cencettti
Giulia Sganga
Elena Riccardi
Chiara Bozzi
Allenatore: Alessandro Zani
Play-Guardia
Pivot
Guardia
Pivot
Guardia
Guardia-Ala
Play
Pivot
Play
Ala
Ala
Ala-Pivot
Play
MENTRE LA PRIMA SQUADRA PROCEDE A STRAPPI,
IN CASA DUCATO SI PENSA GIÀ AL FUTURO
Le giovani promesse
al centro di un
ambizioso progetto
FRANCESCO OPORTI
classe ’91 - 14 anni appena compiuti- allenata dal responsabile tecnico delle giovanili
costoniane, coach Pier Francesco Binella,
coadiuvato da Lorenza Sorrentino e Duccio
Petreni.
Parliamo di Gianna Grenga, un grande
sorriso a cascata su 185 cm. emozionata fino
alle lacrime da questa “pioggia” improvvisa
di notorietà e di richiesta d’interviste.
Enorme la gioia e la soddisfazione da
parte di tutta la dirigenza bianconera che
vuole credere sempre di più nelle giovani
generazioni anche in virtù-possiamo soltanto immaginarlo-di qualche riflessione sui risultati della prima squadra negli ultimi anni:
nessuna “infamia”, anzi, in molte prestazioni dimostrazione di grande basket, ma non
sempre sufficiente “lode” in proporzione
alle energie profuse e alla concentrazione di
‘talento’ (autentico o soltanto enfatizzato
nei vari curricula) proveniente dalle più disparate piazze d’Italia. Ripartire dal ‘vivaio’
potrebbe essere molto più di una semplice
dichiarazione d’intenti. “Non mi confondete la Grenga” quasi urla coach Binella, ma
quello che sembra un ordine è soltanto una
“paura di creare imbarazzi emotivi” chiosa
ancora Pier Francesco, per la giovane promessa costoniana che sarà già in ritiro fra
pochi giorni a Caorle(Ve) agli ordini di
coach Francesco Palazzino e della sua vice
Stella Campobasso, responsabile di “Azzurrina Toscana”, già campionessa negli anni
‘80 con oltre venti presenze in Nazionale.
Il magico momento del settore giovanile femminile non dovrà essere un episodio
ma “progetto strategico di medio e lungo
termine con solide basi, dal minibasket alla
prima squadra” proclama il dirigente costoniano Massimo Carli, anch’egli emozionato
mentre legge e rilegge la lista della convocate in azzurro: sì, c’è scritto proprio Gianna Grenga, senese di Siena, e <sorella d’arte> di Martina, la ventenne pivot della
Ducato che a breve ritornerà nella prima
panca di coach Zani dopo una lunga ma positiva fase di recupero fisico. Azzurrina che
esce, e si parla di Giulia Sganga (classe ’89,
oggi in prima squadra), per superamento dei
limiti d’età del progetto, azzurrina che entra
nel (quasi) Olimpo rosa e anche azzurrina
che… scalpita preparandosi con serietà e
determinazione per affiancare Gianna: è
Elena Vezzosi, un’altra classe ’91 “figlia
d’arte” di Roberta Bindi giocatrice senese
che tanto ha contribuito alla crescita del basket rosa cittadino. Altre giovani promesse
costoniane, nelle varie fasce d’età, sono già
in ‘sorveglianza speciale’, per quel progetto
strategico di cui parlava Carli, dirigente del
giovanile. ■
Elena Vezzosi
Gianna Grenga
ba s k e t
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È un ottobre, quello costoniano, all’insegna di luci e di ombre, con le prime, tutto
sommato e tutto sottratto, che superano le
seconde.
I numeri, il responso oggettivo in primo
luogo: la squadra di Maurizio Tozzi ha centrato tre successi e due sconfitte in questo
intenso mese iniziale del campionato di C1.
La squadra costoniana è imbattuta in
casa, grazie ai successi con il Prato e con il
Reggello dell’inossidabile Bini; ha colto poi
un importante e significativo successo lontano dal dodecaedro di Viale Sclavo, per la precisione in quel di Ponte San Giovanni, squadra perugina (il girone di quest’anno è
tosco-umbro, quindi non ci sono trasferte in
Sardegna).
Queste sono le luci: per quanto concerne il discorso sulle ombre, ci sono le due
sconfitte di Follonica e di Perugia -la più
fresca- che bruciano, non certo per il fatto in
sé, quanto per come sono maturate, cioè in
modo davvero nettissimo.
Si prenda quella in terra umbra: già all’intervallo Dell’Aquila e compagni erano
sotto di 30 punti (57-27), e quindi la partita
si era già virtualmente conclusa.
Al di là dei meriti della squadra perugina, il Costone ha l’obbligo morale di lottare
fino alla fine con dignità, cosa che –numeri
alla mano- non ha fatto assolutamente. Una
curiosità: le due sconfitte sono maturate
concedendo agli avversari esattamente lo
stesso numero di punti –90- a fronte di soli
66 e 63 realizzati dalla compagine senese.
Squadra rinnovata, quella costoniana
targata Maurizio Tozzi:
tanti giovani –come è sacrosanto che sia-, qualche
giocatore d’esperienza.
Il fatto è che si tratta
–per quanto visto fino ad
ora- di una squadra che dipende tanto, tantissimo,
forse troppo, dagli unici
due terminali offensivi
davvero di peso: Dell’Aquila sotto canestro, capitan Castri da tre punti.
Ci sono giocatori prettamente difensivi –alludiamo al ritorno di Martellucci, ma anche a
Spampani e Firmati- che
hanno una importanza
quindi fondamentale per
qualunque tipo di pallacanestro –e per quella di
Tozzi in particolare-, ma
ai quali non si può chiedere di fare canestro con
continuità; ci sono elementi nuovi che devono
trovare maggiore confidenza con il canestro
che dovrebbero garantire un monte canestri
senz’altro maggiore: pensiamo, è inutile girarci intorno, a giovani neocostoniani come
Sprugnoli, Niccolò Bindi e soprattutto Corzani, vero oggetto misterioso di questo Costone 2005/2006.
In cabina di regia, perduto Niccolò
Sensi approdato in quel di Grosseto, oltre a
Niccolò Franceschini, che quest’anno ha la
piena possibilità di dimostrare il suo valore,
abbiamo un altro volto nuovo, Jacopo Bindi,
fratello di Niccolò.
È un giocatore che concede pochissimo
allo spettacolo, ha una impostazione registica
da play-maker proprio anni ’70, ma quello
che contano sono gli assist e la lucidità della
regia, e sembra che il ragazzo abbia le sue potenzialità: certo, non aspettatevi passaggi dietro la schiena o funamboliche penetrazioni,
perché il giovane play maker costoniano preferisce l’essenziale al colpo ad effetto.
In conclusione, un aggiornamento più
esaustivo si potrà fare solo fra un mese,
dopo quindi le prossime quattro gare di novembre: Acquasparra e Monsummano in
casa, Pescia e Vaiano in trasferta.
La cosa da augurarsi è che, anche in
caso di sconfitta, la stessa arrivi dopo 40 minuti di ardore agonistico come quelli visti
nelle due gare casalinghe, non certo per rassegnazione, neanche di fronte ad un avversario eventualmente più forte (e sempre tenendo presente che un pivot come
Dell’Aquila e un tiratore da tre come Castri
non ce l’ hanno tutte le squadre!)
Montepaschivita Costone Siena
4 Andrea Sprugnoli
5 NiccolòFranceschini
6 Marco Dell’Aquila
7 Stefano Martellucci
8 Tommaso Campini
9 Alessandro Castri
10 Roberto Corzani
11 Niccolò Bindi
12 Filippo Franceschini
14 Federico Firmati
15 Jacopo Bindi
16 Francesco Spampani
18 Luigi Bruttini
Allenatore: Maurizio Tozzi
play-guardia
Play
Ala-Play
Ala
Ala
Ala-Guardia
Ala-Guardia
Guardia
Ala
Pivot
Play
Ala-Pivot
Guardia
GIRA E RIGIRA,
I CONTI NON TORNANO
PER LA SQUADRA DI TOZZI,
ANCHE SE LE ATTENUANTI
NON MANCANO
Costone,
più ombre
che luci
RAFFAELE ASCHERI
Una citazione particolare, che non riguarda il Costone in senso stretto, ma un avversario della squadra senese: nelle file del
Reggello si trova un certo Massimo Bini,
ancora protagonista assoluto e capace di un
minutaggio quasi completo.
La cosa davvero notevole è l’età del giocatore, che –essendo del 1958- ha la bellezza di 47 anni.
Complimenti per una longevità agonistica che ha pochissimi eguali. Quando il
Reggello è venuto a Siena al dodecaedro,
Tozzi ha dovuto alternare ben tre difensori
ad uomo su Bini, prima Martellucci, poi Firmati e Spampani, ma fino a quando è subentrato un infortunio tutti sono stati in
grande o grandissima difficoltà contro questo “ragazzo” del 1958!
Senza facile e scontata retorica, si tratta
di un vero e proprio esempio per tanti giovani, anche gialloverdi, ovviamente, perché
arrivare a quella età giocando contro atleti
che potrebbero tranquillamente essere dei
figli, vuol dire essere uomini di sport 365
giorni all’anno. ■
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sport per tutti •Massimiliano Bruttini
La Siena Nuoto Uisp, una realtà ormai consolidata nel panorama sportivo cittadino
• A g a l l a d a t re n t ’ a n n i
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Parlare di nuoto agonistico a Siena significa parlare di
Siena Nuoto Uisp a.s.d.. Il gruppo sportivo svolge da 30 anni
(fu costituito nel lontano 1975), attività nel nuoto agonistico.
È sicuramente una delle Società più longeve del panorama
nuoto toscano, solo la Rari Nantes Florentia può vantare origini ben più lontane.
Il Siena Nuoto Uisp a.s.d. nel corso della sua esistenza ha
rappresentato per tanti giovani senesi un momento importante, lasciando un’impronta che li ha poi accompagnati negli
anni quando non erano più nuotatori agonisti, perché questa
caratteristica non la si perde mai. Chi ha nuotato nuota per
tutta la vita e prima o poi lo si ritrova in acqua impegnato in
quello che più gli piace, nuotare. Abbiamo visto ex nuotatori
rientrare in acqua per insegnare ai figli o li abbiamo visti (e
sono tanti) rientrare in acqua per continuare, magari con
obiettivi diversi, a misurarsi con se e con gli altri. Valga ad
esempio il gruppo di Amatori (Master) che è composto essenzialmente da ex respiratori di cloro.
Tornando comunque a parlare del nuoto agonistico e del
Siena Nuoto Uisp a.s.d. dobbiamo ricordare come il gruppo
sportivo abbia saputo mantenersi attivo pur nelle difficoltà
nelle quali si trova, come la maggior parte delle Società che
sviluppano attività di base. Nel corso degli anni il gruppo
sportivo, di volta in volta guidato da vari gruppi dirigenti, ha
avuto nelle sue file atleti di buon valore che spesso hanno figurato tra i migliori atleti in campo nazionale. Inutile fare
nomi, si rischierebbe solo di dimenticarne alcuni, sono infatti tanti gli atleti che nel tempo hanno dato lustro alla Società
portandola nei momenti migliori (ultimo decennio del secolo
passato) nei primi 50 posti del ranking nazionale.
Oggi il nuoto è cambiato, come sono cambiate tante cose
nella vita quotidiana, non può essere paragonato a quello
degli anni ottanta – novanta. Il cambiamento è stato repentino, dovuto ai meravigliosi risultati che i nostri nazionali ottengono in tutte le manifestazioni (qualcuno dei nostri, par-
liamo di Luca Giannozzi (nella foto), è stato anche in corsa
per entrare nell’olimpo del nuoto e ha pure dato qualche dispiacere a chi c’era già). Questo fenomeno, di per sé valido,
comporta come riflesso la necessità di una professionalizzazione che non sempre è ottenibile. Accedere ai Campionati
Italiani Giovanili per la categoria Ragazzi (14 – 15 anni) significa, ad esempio, nuotare un 100 Stile Libero con un
tempo di circa 1,5 secondi più basso rispetto a dieci anni fa e
lo stile libero si nuota nello stesso modo. Comunque il Siena
Nuoto Uisp a.s.d. continua ad operare e mira la sua attività
sempre più nell’interesse dei giovani e nel rispetto degli
atleti. Da circa 4 anni, in collaborazione con il Comitato
U.I.S.P. di Siena e grazie al suo appoggio anche di ordine economico, abbiamo iniziato un programma che prevede come
base il rispetto dell’atleta. Questo in pratica deve avvicinarsi al nuoto, specializzarsi e poi fare agonismo, cercando in
questo periodo di non essere sottoposto a stress, a carichi di
lavoro troppo pesanti, in modo da garantirgli una vita natatoria quanto più lunga possibile. Contemporaneamente si
stanno sviluppando altre attività che consentano ai nuotatori “delusi”, o meno motivati, di rimanere nell’ambiente
acqua impegnati in attività che siano meno individuali ad
esempio pallanuoto e nuoto sincronizzato, oppure nel triathlon, specialità sicuramente più “estrema”.
In pratica non interessa avere “piccoli campioni”, inevitabilmente destinati all’abbandono più o meno precoce, ma interessa invece lo svolgimento di un’attività che consenta all’atleta di operare e di misurarsi in un ambiente quanto più
rispondente alle proprie necessità.
Fulcro importante di questo progetto, è la possibilità di
utilizzare la vasca scoperta degli impianti dell’Acquacalda,
che ci auguriamo, sarà presto riconvertita in impianto da utilizzare anche in inverno. Tale spazio consentirà di sviluppare
le attività agonistiche in modo sostanzialmente diverso rispetto all’attuale. ■
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