Verona ltre
Anno 1
numero 08
Anno 2
numero 01
Periodico di attualità, società e cultura
dicembre 2012/gennaio 2013
Copia gratuita
© Massimo Volta
giovanniallevi
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
VeronaOltre
Dicembre 2012 / Gennaio 2013
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anche on-line su www.iperedizioni.it
I Maya
Pagina ufficiale:
www.facebook.com/verona.oltre
sommario
pag. 04
La campagna dei Perchépag. 23
Editoriale pag. 05
Finanza e risparmio pag. 24
Giovanni Allevipag. 06
Il popolo country pag. 26
Musica Oltre pag. 08
Flashmob
L’ultimo spogliatoiopag. 09
Matteo Ierimontepag. 28
Denouement pag. 10
Cinema
L’incarico
Uscite in sala pag. 33
pag. 11
pag. 27
pag. 30
Restaurare: una passionepag. 12
Andrea de Manincorpag. 34
Idee per Natale pag. 14
Letterina a Babbo Natalepag. 35
New York
Teatro
pag. 17
pag. 36
Singapore pag. 18
Eventi pag. 38
Il coraggio della famigliapag. 20
Caldendari 2013 pag. 40
Penelope va alla guerrapag. 21
Associazione Italiana Mastocitosipag. 44
VeronaOltre
Periodico di Attualità, società e cultura
Anno I - Numero 08 • Anno II - Numero 01
Numero iscrizione Tribunale di Verona 1951 del
23/05/2012
Direttore responsabile: Enzo Righetti
Direttore editoriale: Francesco Fontana
[email protected]
Hanno collaborato: Allianz Bank; Valentina
Bazzani; BOBOS.it; Giorgia Chiampan; Michele
Degani; Michele Fontana; Alessandra Galiotto;
Elena Gaio; G.B. @ueisted; Alessandra
Passerini; Ilaria Piacenza; Oriana Rodella; Miriam
Romano; Gabriele Stringa; Serena Santoro;
Elisabetta Zampieri; Nicola Richard Zanotto;
Mario Zocca
Chiuso in redazione il 30/11/2012
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Progetto grafico e stampa: Toffanin - Padova
Società editrice: Ipertesto Edizioni - Verona
Proprietà della testata:
Francesco Fontana, Giovanni Avesani
Fotografie: © Mattia Borghesi
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comunicazioni, proposte, iniziative e Oltre:
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VeronaOltre, la rivista di cultura e Oltre
distribuita gratuitamente in modo capillare
nelle attività commerciali e nei punti di incontro
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InOltre trovate i nostri espositori presso: Zen
Lounge Cafè, piazza Corrubbio 17 - Emporio
diVino, via Pallone 8/b - Edicola I.P. Group,
piazza Vittorio Veneto - Bar San Nicolò, piazza
San Nicolò 10 - Multisala Rivoli, piazza Brà.
Quanto presente in queste pagine, testi e immagini,
è coperto dalla normativa sui diritti d’autore ed è di
esclusiva proprietà dell’editore o dei collaboratori della
testata. Nessuna parte può essere riprodotta, con
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Gli articoli esprimono l’opinione dei firmatari. L’editore
quindi, pur ospitandoli in queste pagine, non risponde
direttamente dei pareri espressi da chi scrive.
VeronaOltre non si assume responsabilità alcuna per
eventuali variazioni e/o errori su orari, date, programmi,
degli eventi riportati nel giornale.
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I Maya
Laureati in Marketing o perfetti Astronomi?
Considerazioni sulla fine del
mondo, prendendocela comoda
Bene, poiché credo proprio che una bella SCOSSA
serva proprio a questo mondo così rovinato, vecchio, chiuso ed ammalato della peggiore Umanità
che c’abbia mai messo piede dai tempi della Rivoluzione Francese.
Ad un’analisi più lucida, però, sono da considerarsi per vere tutte le teorie che smentiscono in maniera categoria quell’infausto (o lieto, per la minoranza) evento. Proviamo a riassumerle punto per
punto.
E se per un momento ci fermassimo tutti. Fermassimo noi stessi, le nostre azioni, le nostre credenze. Soprattutto quelle. Ci accompagnano ogni
giorno, da sempre, con contratto di “lavoro” fisso,
a tempo (sembra) indeterminato. E se vi dicessero,
a mente pulita ed “in maggese” rispetto a qualsiasi
coltura e cultura, che la Fine del Mondo è solo un
concetto di convenienza? Quasi di marketing, sicuro profitto economico-sociale per i soliti furbetti
di tutte le ere.
Mi riferisco a questo nostro 21 dicembre. Leggiamo insieme, perché diversamente risulterebbe
poco preciso, cosa ci dice Wikipedia circa questo
avvenimento: «È la data del Calendario Gregoriano (leggi “Calendario Purelli alla Occidentale”
n.d.A) nella quale secondo alcune credenze e profezie prive di qualsiasi rilievo scientifico, si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre
una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell’umanità intera,in senso spirituale, il cui evento principale sarebbe la Fine del Mondo». BENE
Potrebbe essere questa, a primo avviso, una valutazione, prendendo tutto per vero e buono, di
quello che ci dice la profezia millenaria che non
ha ne volto ne voce, al di là di tutti i libri e i documenti che ci son stati consegnati dalla Storia.
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Secondo Sandra Noble, executive director della
“Foundation of the Advancement of Mesoamerican Studies. Inc a Crystal River in Florida «Considerare il 21 dicembre 2012 come un Giorno del
Giudizio o un momento di cambiamento cosmico è un’invenzione assoluta ed un’opportunità per
molte persone di fare profitto». La fine di un ciclo
del calendario era infatti vista dal popolo Maya
semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l’ingresso nella nuova epoca,
in questo caso il “14º b’ak’tun”. Considerazione
molto vera, infatti i Maya possedevano una concezione astrologico-astronomica talmente avanzata per la cultura e tecnica del tempo, che avevano
previsto (con non indifferente precisione) momenti di passaggio e di transizione tra ere ed epoche
cosmologiche. Mai, invece, una vera e propria
“Fine dei Tempi.”
Oltre, poi, a quelle che sono le teorie elaborate e
concepite durante lo scorrere della storia dalle varie civiltà pre-colombiane (ma non solo, attenzione!) ci sono poi tutti gli aspetti di natura cosmicoscientifica da tenere sotto la ferrea lente di quella
che può essere considerata una “Mente Critica”.
Internet offre uno spettacolare corollario di siti,
approfondimenti e digressioni per ogni aspetto
letterale-mitologico e poi scientifico riguardante
questo particolare argomento. Alcune delle ultime teorie, infine, vorrebbero lo spostamento della
data al 2116. Le prevendite sono aperte! A voi il
solo costo di informarvi il più possibile… finché
c’è ancora tempo (“Muahahah!”).
Nicola Richard Zanotto
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
VeronaOltre
editoriale
È LA FINE DEL MONDO!!!
Eh sì, questo numero è proprio
la fine del mondo!
Numero doppio, dicembre e gennaio: un numerone fitto fitto di interviste, prima fra tutte quella con
Giovanni Allevi; di incontri, appuntamenti, reportage Oltre (New
York e Singapore).
Ma anche un numero dove si
parla ampiamente del mondo del
lavoro delle donne con “Penelope
va alla guerra”; di difficoltà con “Il
coraggio della famiglia” e “Associazione italiana Mastocitosi”.
E poi grande arte con il restauro
di Santa Anastasia in primo piano,
grande moda con BOBOS.it, grande cinema e grande teatro.
Questo mese, inoltre, una bella
novità che speriamo diventi consuetudine: due pagine dedicate “alle
nostre tasche” curate da Allianz
Bank.
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
È iniziato l’ultimo mese dell’anno.
Un anno che ci ha visto sprofondare
in una crisi sempre più pesante, dove
ci hanno caricato sulle spalle fardelli sempre più grossi di tasse e gabelle
che a volte si fa fatica a capire come
facciano a inventarsele.
Aziende grandi e piccole chiudono, lasciando senza lavoro migliaia di
persone; i nostri portafogli sono sempre più sottili e si fa sempre più fatica
ad arrivare a fine mese.
È stato anche l’anno di un altro
grande terremoto, di alluvioni, tornado, allagamenti.
Mamma mia, e volete che ci spaventi la fine del mondo? Anzi, quasi
quasi capita a fagiolo a sistemar tutte
ste cose che non vanno.
Oggi ho passato alcune ore a chiacchierare con due grandi persone, un
Generale di corpo d’armata e la sua
consorte, della crisi, tra l’altro, e del
nostro tenore di vita.
Questi due Signori, pur ammettendo di aver avuto natali piuttosto
“fortunati”, figlio di colonnello l’uno
e di medico l’altra, ricordavano come,
anche avendone la possibilità, i rispettivi genitori compravano loro un vestitino buono per la domenica e un paio
di vestitini per la settimana. Come il
denaro avesse tutto un altro valore
di quello attuale, come il possedere o
l’apparire non fosse di primaria importanza.
Di come quando qualcuno cadeva
in disgrazia, trovava sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo, anche rimettendoci di tasca propria.
Il Generale poi, in particolare, ricordava quanto fosse radicato nella
sua educazione, il senso dell’onore,
del rispetto, del dovere...
Mi chiedevo, allora, ascoltandoli
parlare, se davvero non sia necessaria
questa “fine del mondo”, per poter ritornare, almeno in parte, agli antichi valori; far piazza pulita di ciarlatani e ladri
che governano il nostro Paese; ridare il
giusto valore al denaro senza spread o
agenzie di rating.
Silvano, un altro amico, è solito
dire che “in sto mondo quel che l’era
storto l’è diventà drito e quel che l’era
drito l’è diventà storto”.
Ben venga allora la fine del mondo
se, una volta per tutte, si riuscissero a
raddrizzare tutte queste cose.
Ma ora vi lascio alla lettura di
questo splendido, oltre che corposo,
doppio numero augurando a tutti un
Sereno Natale e uno splendido Nuovo
Anno, e concludo con il consueto: arrivederci a presto!
VeronaOltre
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INTERVISTA OLTRE
Giovanni Allevi
Sunrise, una nuova alba musicale
Un parallellismo tra Sunrise e i tuoi capolavori
precedenti. Come lo definiresti?
Resto stupefatto anche io nel constatare la grande
differenza rispetto ai lavori precedenti. È forse il mio
album più coraggioso, essendo centrato su forme
musicali classiche molto dilatate e complesse, in totale antitesi con le mode e i canoni standard di ascolto, ma che immancabilmente lascia spazio all’emozione e al proprio mondo interiore.
Viktor Frankl definisce le rovine come “spiragli
per poter scorgere il cielo”. Tu in varie occasioni hai dichiarato che Sunrise è stato scritto
dopo due anni di buio. Com’è avvenuta questa
“rinascita creativa”?
Sono sempre più convinto che l’anima trovi da sé gli
strumenti per superare i propri blocchi. Basta lasciarle il tempo. Dopo due anni di una profonda crisi creativa dovuta alle pesanti critiche che il mondo accademico mi ha rivolto, la musica è tornata ad invadere la mia immaginazione a partire da un sogno, fatto
su un aereo diretto a Tokyo per un tour in Giappone.
Sabato 10 novembre il Maestro Giovanni Allevi ha presentato il suo ultimo cd SUNRISE
alla FNAC di Verona. Quest’opera contiene otto
brani che si dividono in “Fantasia concertante per
pianoforte e orchestra”, e “La danza della Strega Concerto per violino ed orchestra in fa minore”. Ad
eseguire la parte musicale del violino solista, caratterizzata da passaggi di estremo virtuosismo
è Mariusz Patyra. Da questo incontro con i fans
è emersa la genialità artistica di Giovanni Allevi,
ma anche la sua estrema umiltà. Al termine della presentazione si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande.
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Com’è nata la collaborazione con il violinista
Mariusz Patyra?
È più di una collaborazione! Affidare il proprio concerto per violino e orchestra al talento di un giovane esecutore è una decisione che resta per la vita,
una scelta che si fa con trepidazione e speranza.
Ora posso affermare di essere stato fortunato, perché Mariusz, oltre ad aver messo in gioco tutti i suoi
anni di studio e la sua tecnica trascendentale, ha interpretato le mie note col cuore, con una passione
bruciante.
Il rapporto tra te e la musica si potrebbe paragonare a una storia d’amore. Quando ti vediamo suonare sembri quasi in estasi. Cosa rappresenta per te la musica? Quanto è importante
nella tua vita?
L’estasi è la parola più giusta. Sono una persona molto ansiosa per natura, ma la musica ha l’enorme potere di portarmi via dal buio, di spazzare i pensieri
negativi e trascinarmi in un mondo bello, colorato,
dove finalmente respiro.
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
stimoniano una sensibilità ed una profondità che mi
sorprende e mi commuove.
I tuoi modelli?
Chiunque abbia il coraggio di accettarsi. Tutti coloro che mettono in gioco la propria immaginazione. I
bambini, che vanno dritti all’essenza delle cose.
La colonna sonora della tua vita?
Ora più che mai è il silenzio.
Io ti ho conosciuto in altre occasioni e quello
che resta impresso di te è la tua semplicità e il
tuo essere così genuino malgrado la popolarità
raggiunta. Come fai a rimanere così?
In tutti questi anni la persone che mi seguono mi hanno sempre esortato a rimanere me stesso. Amano la
mia musica ed io non ho bisogno di atteggiarmi a star,
a sottolineare chissà cosa. Oggi sono fiero di essere un
anti-divo, di girare con i mezzi a Milano e di fare la
spesa al supermercato. La quotidianità è la realtà più
fantascientifica ed eccezionale che ci sia data di vivere.
Chi è Giovanni Allevi oggi? Come ti senti?
Un bambino, un ingenuo, un sognatore.
La trascendenza è un legame verso qualcosa
di infinito. Secondo te, la musica può rappresentare un ponte per fare un salto verso questo
“altro”? Nella maniera più assoluta. La Musica, la più impalpabile delle arti, deve porsi come obiettivo quello di
afferrare un lembo di eternità. Per farlo bisogna scendere nella profondità dell’anima, confrontarsi col buio
dell’inconscio, guardare in faccia i propri fantasmi,
combattere i propri draghi. Ma solo allora è possibile
vivere l’improvvisa apertura verso l’infinito.
Il mondo accademico talvolta ti contesta.
Cos’hai tu rispetto a loro?
Chiariamo un fatto: “loro” mi contestano, ma sanno
benissimo che ho ragione. Semplicemente ho il coraggio di dire ciò che nessuno vuole ammettere: la Musica Classica deve evolversi, altrimenti resta un museo.
Restare attaccati alla grandezza del passato può essere
scambiato per un atteggiamento “culturale”, ma è di
fatto una resa. Ci vuole molto più coraggio ad inventare il nuovo, pur mantenendo le forme della tradizione. Ecco cosa ho rispetto a “loro”: il coraggio.
I tuoi sogni e i tuoi progetti futuri?
Ho sospirato leggendo questa domanda e rispondo
di istinto: ciò che voglio è abbracciare le persone che
si avvicinano alla mia musica! Questo è più importante che qualsiasi concerto o riconoscimento accademico.
Un saluto ai lettori di VeronaOltre?
Non vedo l’ora di tornare nella città che in una notte
stellata del 2009, mi ha regalato una delle gioie più
belle della mia vita!
Valentina Bazzani
Cosa ti ha dato forza per continuare ad andare
avanti nelle difficoltà? L’affetto della gente, la fiducia nel mondo! Anche le
domande che mi vengono rivolte in questa sede teVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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musica OLTRE
Team me
To The Treetops!
Assieme ai primi thé autunnali accompagnati da biscotti allo zenzero arrivo ad ascoltare l’esordio della
giovane formazione norvegese Team Me, abbondantemente anticipato nei mesi scorsi ed intitolato
To The Treetops!
Il disco apre con Riding My Bicycle (from Ragnvalsbekken to Sørkedalen), brano che supera
gli otto minuti consegnando all’ascoltatore un potpourri di tutto quello che sembra debba esserci in un
disco uscito nel 2012. Troviamo infatti chitarre acustiche alle prese con melodie folk, inserti psichedelici, suoni di oscillatore a dente di sega, armonie vocali leggere e delay analogici in feedback; pare d’essere
al cospetto di un qualcosa che si colloca a metà tra
gli Animal Collective depurati dal noise ed i campioni più bucolici sfruttati in passato da Four Tet.
La traccia seguente, intitolata Show Me, esplora territori meno scivolosi attingendo a piene mani dalle
esperienze MGMT e Vampire Weekend. Qui viene
lasciato tutto nelle mani d’un motivetto catchy e del
drumming quadrato, ma arricchito di qualche tribalismo qui e là; Show Me sarà il to-do-remix dei prossimi mesi per molti produttori.
Purtroppo l’attenzione scema in fretta, il disco scorre alternando, senza troppa enfasi, la formula sperimentata nel primo e nel secondo brano arrivando
affannosamente ai 54 minuti regolamentari; l’unico
sussulto pop è avvertibile in corrispondenza della
traccia numero 6, Dear Sister, buona sia per una
serie tv orientata ai teenager che per la pubblicità di
un’automobile.
Oltre a stancare, To The Treetops! manca di spontaneità, dà l’impressione d’essere studiato a tavolino
per amalgamare una serie di riferimenti alla moda
con lo scopo di cavalcare l’onda del momento. Una
forzatura.
G.B.
New Beats
Casiokids
I prodigi synthpop di Bergen, definiti “la cosa migliore proveniente
dalla Norvegia dopo il black metal”
dalla stampa specializzata, sfornano una linea di basso che sembra sottratta ai New
Order dando così alla luce il singolo Skip I Natten
(mi assicurano significhi saltare la notte), confermando il loro talento dopo sette anni di attività. Il
brano è disponibile sulla loro pagina Soundcloud.
Egyptian Hip-Hop
Il loro Ep d’esordio, Some Reptiles Grow Wings, uscì quando
Myspace era ancora una cosa cool.
Ora, a distanza di cinque anni possiamo goderci il loro primo ed attesissimo fulllength, intitolato Good Don’t Sleep. L’atmosfera
è più eterea e le melodie sono meno immediate rispetto all’esordio, i riferimenti agli anni 80 si spre8
cano, si sguazza tra dark e new wave. Con stile.
Avanti così Manchester.
Mac DeMarco
Ci spostiamo ora in Canada, aspettando (III) dei Crystal Castles, del
quale avremo ampiamente modo
di parlare in futuro. Nel frattempo il ventunenne Mac DeMarco dà alla luce il suo
secondo prodotto discografico, minimalmente intitolato “2” e prodotto da Captured Tracks. Il disco si muove tra melodie pop orecchiabili e folk,
dimostrando le abilità del giovane nel songwriting
e nella produzione. Le vette più alte vengono raggiunte nei due (diversissimi) brani “Cooking Something Good”e “Freaking Out the Neighboorhood.” Da tenere d’occhio.
G.B.
@ueisted
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
L’ultimo Adriano Bardin
spogliatoio
Sono nato a Schio il 31 Gennaio 1944.
Ho giocato come portiere ed ho allenato a tutti i livelli, dall’Interregionale alla
Serie C, dalla Serie A alle coppe internazionali (U.E.F.A. e Champions League). Calciatore dilettante nello Schio,
poi professionista in Lanerossi Vicenza, Ascoli, Cesena, S.P.A.L. Ferrara e Padova. Ha collaborato con molti C.T. italiani (Giorgi, Mazzone,
Trapattoni) e internazionali (Tabarez, Lazaroni). Ho allenato i portieri
di Padova, Brescia, Genoa, Cagliari, Fiorentina e della Nazionale Italiana durante il Campionato del Mondo 2002 e il Campionato Europeo 2004. Sono stato allenatore dei portieri del Benfica di Lisbona
vincitore del Campionato Portoghese 2004-05 e dello Stoccarda.
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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Denouement
di Tony Oursler,
tra eccentricità e critica sociale
Denouement è un 1984 post moderno, dove la dittatura
dei social network e delle realtà virtuali prendono il sopravvento sui rapporti umani e sinceri, dove la finzione
diventa realtà. La comunicazione unicamente robotica
tra le varie personalità denota fortemente la solitudine
dell’essere umano. Dietro la rete si nasconde la fragilità
di chi, sfruttando la doppia identità, lancia un disperato
bisogno d’aiuto. Un urlo, come quello del celebre dipinto di Munch.
Questo è il senso della mostra d’arte a cura di Danilo
Eccher su Tony Oursler, eccentrico artista americano,
in esposizione alla Fama Gallery di Verona, dal 29 settembre al 21 dicembre 2012.
La galleria veronese è infatti stata scelta per presentare
i nuovi lavori dell’artista in Italia.
Come spiega Matteo Pollini, responsabile della galleria
d’arte moderna, le varie installazioni, sculture e immagini animate esposte sono tutti lavori del 2012; le uniche due opere del passato riproposte sono la celebre
“Xes” e “Alphareflect”.
Oursler è cresciuto, si è evoluto e lo dimostra rispetto
alle sue esposizioni precedenti, sostituendo alla singola
proiezione su una semplice scultura, la deframmentazione.
Una deframmentazione di materia che corrisponde ad
una rottura morale. Lo spettatore è disorientato e viene inconsciamente travolto da un’atmosfera surrealista,
onirica, boschiana, che al contempo invita alla riflessione. Tutta la mostra è un’introspezione che indaga
nell’animo più profondo dell’umanità ma per accedervi
bisogna essere curiosi e non aver paura di fare i conti
con la società che ci circonda. Dall’esterno il salone della mostra è nero, buio e solo una piccola finestra apre
lo sguardo sull’interno. Quanti coglieranno l’invito?
La difficile interazione tra gli elementi e il problema
della comunicazione accomuna tutte le opere e riesce
sorprendentemente a disgregare anche l’integrità dello
spettatore, che dunque diventa egli stesso attore del disagio di Oursler.
Schermi, tubi, sfere, figure, proiezioni si susseguono,
talvolta in formato maxi, altre, a livello microscopico.
Tutto è fluttuante, fluido, nulla è solido. C’è continua
animazione ma non è un dinamismo vincente, il sistema non è armonico. I vasi comunicanti portano delle
informazioni errate, il passaggio attraverso la rete virtuale ha rovinato la purezza del messaggio del mittente, e la sua stessa personalità. È il paradigma della
maschera di Pirandello, quella maschera che porta sul
palco un alterego della nostra essenza. Noi chi siamo
10
veramente? Se è difficile comprendere le tante anime
che ci caratterizzano, i social network contribuiscono negativamente a evidenziare solo una parte di noi,
quella che vogliamo far apparire.
Una grande inquietudine è alla base delle varie installazioni e Oursler lo fa emergere dall’uso dei colori, delle
luci, delle ombre, delle immagini in rotazione. In “Bitch
cycle” il muro proietta l’immagine di una ballerina
nuda, provocante e lontana dalla classicheggiante sulle
punte di Degas.
Teste di cartone si collegano a due figure di cartapesta
avvolte in un abbraccio. Non manca il cestino con fuoco e detriti volto a sottolineare la polverizzazione degli elementi. Il riferimento alla realtà virtuale è ancora
più evidente in “Creeping Physiognonomy” dove sono
raffigurati tre visi, di donna, di uomo e di una realtà
digitale dove la testa è suddivisa in scompartimenti di
numeri. Un particolare interessante si ritrova invece in
“Cinematic Contagion”, dove la riproduzione moderna
della celeberrima testa di Medusa del Caravaggio, simboleggia la fuga dalle proprie responsabilità, dalla possibilità stessa di essere un io narrante, per rifugiarsi in
un mondo fittizio, ma apparentemente più comodo.
Questo è lo scioglimento dell’intreccio, il Denouement di
Oursler.
Serena Santoro
Bitch Cycle, 2012 - doppia
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XES, 2005 - videoproiezione su vetroresina,
90X105X50cm
Cinematic Contagion, 2011 - acrilico,
inchiostro, grafite e schermi LCD su
pannello in legno 101,6x76,2x3,8cm
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
L’Incarico
Storie di alberi, granai, hangar, piloti e aeroplani
Tributo a Giuseppe Brunelli
Una suggestiva e composita iniziativa culturale, l’incontro tra arte, ricordo e poesia, sono gli elementi
che caratterizzano “L’incarico”, progetto che ha reso
omaggio all’ingegnere veronese Giuseppe Brunelli,
ribattezzato “magnifico aviatore” per la sua passione per il modellismo aereo. L’iniziativa, di Originy
& Identity Onlus e promossa dall’Associazione
Culturale Quinta Parete di Verona, con il patrocinio dell’Università di Verona, del Museo Diocesano,
del Comune di Verona e della Fiera, rientra nel più
ampio progetto “La memoria delle cose”, un work
in progress che porterà ad altre iniziative sul tema
del ricordo e della memoria. “L’Incarico” ha presentato opere materiche, costruite con oggetti ritrovati
nel granaio del “magnifico aviatore”, come modellini
di aeromobili, transistor e valvole, uniti alla poesia
degli scritti rinvenuti e alla magia della pittura. Momenti di commozione alla presentazione degli eventi, in particolare al Centro Toniolo per una struggente lettura della dott.ssa Bettina Campedelli e al Teatro Satiro nei momenti di rievocazioni di sensazioni
aeree da parte di Gianni Franceschini e Ugo Brusaporco.
Federico Martinelli, tra i curatori del progetto assieme a Veronica Tollin, Licia Massella e Marino Chiaramonte, spiega: «da alcuni pezzi di ricambio dei
suoi modellini, da appunti scritti a mano e ritrovati
all’interno di un granaio è nato, da parte dell’autore,
il desiderio di restituire un’anima a questi oggetti per
conferirgli, nel loro significato simbolico, una valenza eterna che è propria delle opere d’arte. “Per consegnare all’eternità una goccia di splendore”, parafrasando De Andrè». Prosegue Martinelli: «la “memoria
delle cose”, appunto perché attraverso la memoria
è possibile dare un significato alla vita, è possibile il ricordo di se stessi, dello spazio domestico nel
quale si è cresciuti, luogo di affetto non solo per le
vecchie generazioni ma anche per quelle più giovani. L’artista, con questa operazione, vuole omaggiare
esclusivamente Giuseppe Brunelli. È uno dei primi
casi, se non il primo, di vero tributo, dal momento
che l’autore delle opere non vuole comparire. Vuole che a parlare siano solo le sue creazioni, assolutamente originali, ricche di fascino e mistero. L’incarico è quello dell’autore delle opere, un incarico che lo
vuole testimone attivo della memoria del magnifico
aviatore e come vettore della sua passione: il volo».
La presentazione del progetto
all’ex Teatro Satiro. Foto Elemarko
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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Restaurare:
un lavoro, una passione
Daniela Campagnola ci
racconta la magia di dare
nuova vita ad un’opera d’arte
Qual è stato l’intervento di restauro che le ha
dato maggior soddisfazione?
Ogni opera d’arte mi ha dato davvero grandi gioie,
ma, tra gli interventi che ricordo con più affetto, c’è
il restauro degli affreschi trecenteschi della Basilica di
S. Chiara in Assisi. All’interno di quel luogo sacro si
respirava un’aria così mistica che si era davvero molto
partecipi di quanto si andava ad eseguire. Sensazioni
che ricordo chiaramente ancora oggi.
Come definirebbe un buon intervento di restauro? O quali dovrebbero essere i principi fondamentali secondo i quali si deve basare un intervento di restauro?
Un buon intervento di restauro, a mio parere, non è
quello nel quale la differenza tra il prima e il dopo è
strabiliante, ma quello rispettoso dei passaggi del tempo. Il principio base è l’azione minima per il massimo
dei risultati, ovviamente quando ciò è possibile. Spesso, purtroppo, le opere ci vengono consegnate all’ultimo stadio della loro vita e quindi è necessario un intervento molto impegnativo.
Lei si occupa sia di restaurare dipinti su tela, che
di restaurare opere lignee, che differenza c’è tra
un tipo di intervento e l’altro?
I materiali costitutivi sono diversi, ma l’approccio etico professionale è lo stesso. L’opera lignea, scultura
o dipinto su tavola, è in genere molto più antica del
dipinto su tela: la tela richiede spesso interventi di rifoderatura per ristabilire la funzionalità del supporto;
il legno richiede, invece, interventi anche molto complessi di falegnameria.
Come nasce un restauratore? Quali sono le differenze
tra un tipo di intervento e un altro? Come fare a sviluppare il tema della tutela dei beni culturali in Italia?
Con tanta passione e un piccolo accenno di provocazione, Daniela Campagnola, restauratrice veronese
che da più di vent’anni lavora non solo in ambito veneto, ma anche su tutto il territorio nazionale, ha risposto a queste, e a molte altre domande.
Quando ha deciso di diventare restauratrice?
È una passione che è nata a scuola: sono stata folgorata dal restauro già quando frequentavo il Liceo artistico. Devo dire che sono stata poi ben indirizzata dai
miei docenti di allora, che hanno riconosciuto in me
una certa predisposizione.
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Lei ha restaurato uno dei simboli di Verona, la
Chiesa di S. Anastasia, ci parli un po’ di questo
intervento.
L’intervento eseguito all’esterno, su tutto l’apparato murario e lapideo, è stato da me svolto in collaborazione
con l’Impresa Cengia di Verona. La superficie era vastissima ed è stato necessario un grande sforzo organizzativo e l’impiego di maestranze specializzate. L’esito ha
dato molta soddisfazione a tutti, perché ci ha permesso
di riscoprire la policromia dei marmi del portale trecentesco e di ammirare i piccoli affreschi nella parte sommitale al sottogronda. Il restauro, altrettanto complesso,
dell’apparato decorativo interno, è stato svolto nell’ambito del Consorzio Restauro S. Anastasia, in sinergia
con le ditte Cristani Pierpaolo snc e Arte Rosa di Cinzia
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
co delle grandi città d’arte, ma anche quello di luoghi
più periferici, il cui restauro potrebbe favorire sinergie
tra competenze diverse e creare quindi maggior flusso
turistico e produzione artigianale. Io credo nell’importanza dei restauri diffusi sul territorio che possano favorire la proposta di itinerari diversi. Anche i giovani,
tra l’altro, in questo modo, potrebbero trovare delle
vie di uscita per il loro impiego.
Parnigoni. L’intervento ha avuto una durata di cinque
anni e ha interessato tutte le superfici affrescate e dipinte, gli altari marmorei e i pavimenti storici della chiesa. I
tre gruppi di lavoro erano composti da circa dieci addetti, tutti restauratori specializzati. È stato davvero emozionante riscoprire le partiture decorative delle volte,
prima inscurite da fissativi e da patine di annerimento
sovrapposte, oppure portare alla luce, tre le tante meraviglie, le preziose lamine d’oro che rivestivano gli altari.
Quanto è importante, secondo lei, il tema della
tutela dei beni culturali al giorno d’oggi? Ritiene
che gli si dovrebbe riservare più spazio?
Dovrebbe essere un tema da incentivare assolutamente, non solo per quanto riguarda il patrimonio artisti-
C’è qualche consiglio che si sente di dare ai giovani che vorrebbero diventare restauratori? Qual
è l’iter da seguire?
Purtroppo allo stato attuale esiste una vera e propria
giungla a tale proposito. L’iter prevede cinque anni di
studio presso gli istituti preposti, ma pochi di questi
hanno già attivato le riforme. Sono ancora molto valide alcune scuole regionali che, a mio giudizio, offrono
una buona preparazione per lo meno per ottenere il titolo di Collaboratore del Restauratore. Ai giovani dico
di non mollare, perché sono sempre più convinta che
il mondo della conservazione del nostro Patrimonio
potrà avere ottimi sviluppi nel futuro, sempre sperando che i nostri politici capiscano l’effettiva valenza di
questi programmi.
Quali sono i suoi progetti futuri? Ce n’è qualcuno
di particolare in corso?
Al momento stiamo lavorando alle progettazioni e
alle schedature dei beni terremotati in Abruzzo, per
futuri programmi di intervento in quei territori. L’iter
è lungo e siamo ancora una volta penalizzati da una
burocrazia pachidermica ed obsoleta. Ci auguriamo
che vengano snellite le procedure e che i fondi destinati giungano dove effettivamente ce n’è bisogno. In
quest’ottica anche i danni del recente sisma in Emilia
Romagna vanno presto sanati. L’importante è riuscire a tenere alto l’interesse generale, affinché il nostro
patrimonio culturale, fonte di storia e di ricchezza
per eccellenza dell’Italia, non cada mai nel dimenticatoio.
Ilaria Piacenza
Foto: a pag. 16 Restauro Palazzo Thiene, Vicenza; in alto
Restauro affreschi Palazzo Garzolini, Verona; a lato e qui sotto Restauro Chiesa di Santa Anastasia, Verona
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IDEE
PER NATALE
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Essendo questo il numero di dicembre non potevamo non prendere in considerazione il panico da regalo di
Natale che ti prende all’ultimo minuto disponibile e ti costringe a percorrere la città in lungo ed in largo in
cerca del dono più adatto.
Conoscendo molto bene la questione abbiamo deciso di stilarvi una “Wishlist” degli oggetti di moda e di design più cool e idonei ad un pensiero natalizio.
Dove trovarlo: In qualsiasi libreria.
Perché: Perché i libri sono cultura e perché la
narrativa di moda è molto interessante, in essa
confluiscono stile, gusto, psiche umana e studi
sociologici.
Dove trovarlo: http://www.farfetch.com
Perché: Le borse sono sempre utili, comode e
questa è senza dubbio divertentissima, da scarabocchiare con la lista della spesa o l’agenda della
giornata.
Dove trovarlo: via pescheria vecchia 2,
Verona
Perché: Un negozio nuovo, di abbigliamento femminile, aperto da una giovane
ragazza coreana con un gusto incredibile.
Ci potrete trovare idee regalo di ogni tipo,
dai vestiti agli accessori all’oggettistica
per la casa.
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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Dove trovarlo:
http://www.ilflor.com/2-l-f-unisex
Perché: Il modello è sempre un classico ma con
questi colori conquistano ogni piede! In più si
può scegliere anche la variante con le borchie…
Dove trovarlo: http://www.ziiiro.com/shop
Perché: Guardare un orologio non sarà più la
stessa cosa
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
IDEE
PER NATALE
Dove trovarlo: Cleff, Via Galilei, 6
Peschiera del Garda (Vr)
Perché: quelli di Tshirterie sono accessori che
completano il look ed impreziosisco anche gli
abiti più minimal.
Dove trovarlo: http://shop.lomography.com/
Perché: Viva l’analogica
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.it
Dove trovarlo: Folks Verona, via Sole 7
Perché: Comfort e stile davvero unici
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Perché: Quando lo stile Giapponese incontra lo
spirito Americano il risultato è sulblime.
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Perché: Stile dal sapore nordico realizzato a
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New York:
Come fare una maratona di click fotografici!
È impossibile sottrarsi all’impulso di fotografare
Manhattan. Ci sono centinaia di soggetti che “danno
sprint”. Metrò, yellow cabs, negozi e tantissima gente
bizzarra da tutte le parti.
È forte il desiderio di fotografare tutto, con il rischio
di non guardare più la Grande
Mela con la sensibilità corretta
e il giusto senso critico ed avere scatti poco originali e tutti
uguali.
La sensazione di chi arriva a
New York è quasi sempre di
smarrimento improvviso, ed è
inevitabile: le dimensioni cambiano. Non riuscirete a far stare
nella vostra foto bus, avenue e
grattaceli! Il mio consiglio è di
portare un buon obiettivo grandangolare.
La city è una realtà in continua mutazione, e i grattaceli ne
sono l’esempio più concreto: il
far vedere il cielo da uno spiraglio concede però ottimismo e
fiducia.
L’immagine, presa dal basso
verso l’alto, dà imponenza agli
edifici.
La fotografia al centro rappresenta bene Manhattan:
si alza verso l’alto sviluppando una dimensione verticale e allo stesso tempo sprofonda verso il basso,
penetra nella sua dimensione più nascosta, attraverso i suoi tunnel e la sua metrò.
Nella foto qui sotto viene mostrata una contrapposizione di due soggetti: una newyorkese ferma in
attesa della metrò, e la metrò stessa che invece è in
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
movimento e crea una scia, perché il tempo di scatto
è lungo. Inoltre il pilastro taglia la foto in due e contrappone una New York statica e una dinamica.
New York è lo studio fotografico e televisivo ideale
per ogni genere. Se si vogliono richiamare le condizioni atmosferiche della piovosa city o i famosi film anni ‘70
si possono fare foto in bianco e
nero, oppure foto a colori con
protagonisti gli stravaganti, eccentrici ed originali newyorkesi.
Inoltre a New York è importante avere un talento particolare:
quello per il dettaglio, per le situazioni borderline e le immagini che nascondono un’ironia implicita. La foto a destra a fondo
pagina è stata scattata la mattina
dopo il famoso attentato a New
York. Originariamente a colori,
è stata portata poi in bianco e
nero. Infatti, di solito, il colore
distrae l’occhio dal soggetto che
guarda, in questo caso i colorati
dog cart sullo sfondo avrebbero
distolto dal soggetto dormiente.
Questa è Manhattan…
Elena Gaio
“La bellezza di New York non è intenzionale, poiché forme in sé brutte si trovano senza un piano preciso, per
caso, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di
una poesia magica”. (Mila Kundela - L’incredibile leggerezza dell’essere)
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Cartoline
da Singapore
I motivi per cui a 52 anni si
decide di andare a Singapore
possono essere: lavoro, famiglia o personali... Lavoro può
andare bene...
Sono qui da qualche tempo e
ho pensato di raccontarvi perché gli italiani non dovrebbero venire a Singapore...
Tanto per cominciare questa
isola-città-stato, punta estrema della Malesia, si trova
poco sopra la linea dell’equatore e si presenta con un clima molto freddo... specialmente all’interno di centri commerciali, uffici, autobus, metropolitana (di cui parlerò più
approfonditamente più avanti) e taxi. Un nostro connazionale usava raccontare che, salito in metropolitana, gli si è
riformato il ghiaccio nella CocaCola!
Da un punto di vista teorico potrebbe anche essere possibile, ma si tratta di una bufala: nella metropolitana di
Singapore, chiamata amichevolmente MRT (Mass Rapid
Transit) non si può né mangiare e né bere...
Se è vero che la temperature esterna non scende quasi mai
sotto i 30° e l’umidità quasi mai sotto il 90% è altrettanto
vero che i Singaporiani-Singaporesi o come vogliamo chiamarli, non si preoccupano minimamente di regolare la temperatura dei loro condizionatori, la mettono direttamente
a 16° e questi soffiano aria gelida con tenacia e dedizione.
Giunti a casa, l’unica cosa che desideriamo è una doccia calda come avessimo fatto il Sella Ronda in febbraio.
A ciò non ho ancora trovato una spiegazione ma, appena
la scopro, vi faccio sapere...
Perché noi italiani non siamo fatti per Singapore? Per vari
motivi che vi elenco in ordine sparso, così come mi vengono in mente.
Non pensate sia veramente triste camminare per viali a 4
corsie nella remota periferia costeggiando aiuole verdi con
l’erba tagliata, senza cartacce, pacchetti di sigarette, bottigliette di plastica o lattine? Immaginate la desolazione?
Sembra di camminare in alta Val Venosta.
All’Hawker Center dove mi fermo spesso per mangiare,
poi vi spiego cosa sono, scambio quattro chiacchiere con
un tassista in pensione che conosce Singapore come le sue
tasche per averla girata per 50 anni...
Allora, gli chiedo: ma perché vi ostinate a tenere carte,
pacchetti e bottiglie in tasca o in macchina? Lui mi risponde: “perché da voi non è così”? Gli rispondo di no, non
proprio: noi amiamo avere l’interno della nostra automo18
bile pulito e le strade dove la
guidiamo sozze... Anzi, un
mio amico dice sempre che
lui butta le cose per la strada
perché non vuole creare ulteriore disoccupazione, lo fa
per gli operatori ecologici...
Il vecchio tassista mi dice
che qui, invece, pensano che
pulire è più impegnativo che
mantenere pulito e che, lo
stesso numero di operatori
ecologici, non dovendo raccogliere l’immondizia lasciata per strada, possono mantenere i prati tagliati, curare le
aiuole e raccogliere le foglie. Ah, ma allora...
Che ne faremmo del ruolo di padri semi addormentati,
seduti in macchina, nascondendo il pigiama sotto l’impermeabile, davanti a una discoteca?
Si perché a Singapore le ragazze sono al sicuro in metropolitana o in taxi fino a notte tarda senza che nessuno si
sogni di infastidirle o, peggio ancora, importunarle.
Questo vuol dire che noi, padri italiani che mettiamo la
sveglia alle 2 del mattino della domenica, guidiamo come
sonnambuli verso una discoteca, aspettiamo in disparte
che nostra figlia assieme a Francesca, Giulia, Valeria... Matteo e Mattia (ci stanno anche loro vero papiii?) salgano in
macchina e vengano depositati ai 4 angoli opposti della
città, non abbiamo più senso di esistere.
All’Hawker Center il tassista mi guarda stupito: ma perché, da voi non ci sono i tassì? Non so bene cosa rispondere... Preferisco glissare e ascoltare un’altra perla di saggezza: chiamala come ti pare ma qui, se qualcuno osa infastidire un ragazza o una donna, va in prigione e quando esce
ha cambiato gusti... Proprio come da noi penso io...
Secondo voi, perché mai un italiano dovrebbe stare bene
in una città dove nella metropolitana, che fa anche da treno, c’è l’aria condizionata, il telefono prende meglio che
sotto la torre della Telecom ed è sempre fastidiosamente
in orario... Di cosa potremmo lamentarci? E come potremmo giustificare i nostri ritardi?
Qui se un cavo si guasta e si ferma tutto per 30 minuti, il
giorno dopo lo sa tutta la nazione perché in seconda pagina
dello Straits Times (il quotidiano nazionale) si può leggere
il resoconto del guasto e qualche giorno più tardi si legge
che sono stati stanziati “50 milioni di dollari” per cambiare
i cavi. Ora, se le Ferrovie Italiane dovessero fare la stessa
cosa, Il Corriere della Sera peserebbe un kg e mezzo....
Per questa volta non chiedo il parere del tassista
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
dell’Hawker Center, prima di tutto perché è un tassista e
non un ferro-tranviere e poi perché è già andato a casa...
Anch’io comincio a non vedere l’ora di tornare a casa.
Che non si sappia in giro, sopratutto negli ambienti legati
alla malavita. L’altro giorno accompagno un amico in banca a depositare un assegno. Pazzesco! Tanto per cominciare
non ci sono le porte a bussola che ti chiudono dentro e ti
chiedono gentilmente di tornare indietro e depositare gli oggetti metallici nell’apposito armadietto... Ci può anche stare
che lascio giù le chiavi della macchina ma il cellulare assolutamente no. Potrei perdere delle chiamate o, peggio, non riuscire a rispondere a una mail a-stretto-giro-di-posta... E poi
ho tutti i codici e tutte le password memorizzate!
Allora stai dentro il guscio di plastica antiproiettile fino a
quando il cassiere si accorge di te, schiaccia un pulsante e
la porta si apre dalla parte giusta. A parte il fatto che, al
posto del telefono, uno potrebbe avere una Magnum 44
nella tasca interna della giacca, comunque qui è tutto diverso: la porta della banca è meno rinforzata di quella del
“Bar Centrale” dove una volta sono entrati i ladri e si sono
fregati stereo e TV a schermo piatto.
Qui banche e gioiellerie sono aperte al pubblico come i negozi di giocattoli o i fioristi, quando entri non ti perquisiscono e non ti spiegano che la cassaforte è a tempo e gli
impiegati non hanno la chiave...No, qui i soldi li tengono
nel cassetto sotto la tastiera del computer e anziane signore, sprovviste di guardie del corpo, depositano mazzette di
banconote senza fare una piega. E il tassista dell’Hawker
Center mi spiega che rubare è male e non si fa... Ma dai!
Ma allora da noi... voglio dire... per esempio politici, segretari, tesorieri? D’accordo, niente populismo...
Il tassista, detto anche “Uncle” che vuole dire zio, mi racconta che ci sono state un paio di rapine una negli anni 70 e
un’altra nei primi anni 2000... I rapinatori sono stati stesi e
sono finiti in prima pagina... Ma lo hanno arrestato chiedo
io... Chi, il rapinatore? Ma no, il poliziotto che ha sparato...
Ma vi pare che noi italiani potremmo mai vivere in un paese dove se entri in una banca a volto coperto e con una
pistola spianata... ti sparano? Ma stiamo scherzando?
Vogliamo parlare del traffico e della guida? A parte il fatto
che guidano tutti contromano, se io fossi un insetto residente a Singapore, mi farei il nido nel clacson di una macchina.
Viene usato pochissimo e generalmente per segnalare a un
collega automobilista che si è addormentato a un semaforo.
Le strisce pedonali sono il santuario dei pedoni. Nessun
automobilista si sognerebbe di non far passare un pedone,
però, se i pedoni (italiani e non) attraversano fuori dal loro
territorio, allora si arrabbiano e suonano il clacson, così si
accertano che funzioni ancora...
All’inizio facevo un cenno di ringraziamento con la mano
e vedevo che mi guardavano strano. Cercate di capire, non
ho ancora calpestato la prima striscia zebrata e già sono
tutti fermi, in italia sarebbero passate 4 macchine e 12 motorini. È abbastanza naturale che mi venga spontaneo un
gesto di saluto e di ringraziamento!
Il mio amico tassista in pensione mi guarda strano e mi
chiede: ma se per caso qualcuno viene messo sotto (run
over per i locali)? Eh... la gente dice: certo che, porca miseria, era anche sulle strisce...
Il tassista mi guarda strano e non aggiunge altro.
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Sono seduto all’Hawker center con il mio amico tassista
che ha un nome così lungo che hanno dovuto andare a
capo sul tesserino che si espone sul taxi.
Vuole che gli spieghi come funziona la politica in Italia...
Domande più facili no eh? Guarda, è molto semplice (very
easy nella sua lingua), quando un politico viene eletto
diventa tre, hai presente la Trinità? No? Sarà perché sei
buddista...
Allora funziona così: noi andiamo a votare e votiamo per
Tizio, Caio o Sempronio...Ma no che non si chiamano
così! Non sono veri nomi, servono a non dire un nome...
Quando Mario Rossi viene eletto, si trasforma in tre. Perché? Perché ha bisogno di un segretario e di un porta borse... Il segretario per prendergli gli appuntamenti o prenotargli l’auto-blu... Il portaborse? Mah, non credo sia un
facchino vero e proprio, serve a portargli la borsa piena di
documenti mentre lui è al telefono per ragioni di stato, sai
pesa un bel po’...
E qui il tassista mi sorprende: ho letto sullo “Straits Times”
che da voi hanno dotato tutti di Ipad, cosa vuoi che ci sia
dentro la borsa? Non è il caso che, quando torno a casa, lo
dici anche ai portaborse?
Sono seduto su una panchina che aspetto il 189 per arrivare a Clementi e prendere la MRT, uno che non è caucasico
(non è una malattia è il tipo di razza a cui apparteniamo)
mi chiede di dove sono... Italia.. Italia! Very nice! Per che
squadra fai il tifo? Non posso fare a meno di notare che in
inglese suona molto meglio: Which team do you support?
Non si parla per niente di malattie oramai debellate..
Non sono un vero e proprio tifoso ma se dovessi scegliere
direi...
Allora lui mi dice che sono fortunato e che l’Italia non è
come Singapore... (ma dai...) e che Singapore è la città delle multe e che qui ti multano per ogni cosa... Tipo?
Per esempio se fai la pipi contro i muri, o se sputi una
gomma da masticare o se butti le immondizie per la strada ti fanno la multa. Ma allora, è proprio una prigione! Lui
annuisce... Ma, chiedo, quante volte ti è capitato di prendere una multa? O meglio quante volte hai fatto la pipì
contro i muri o sputato una gomma per terra o sporcato in
giro? Quante volte? Lui mi guarda perplesso e mi risponde: mai! Perché dovrei?
Lo guardo dritto negli occhi e finalmente capisco perché
agli italiani Singapore potrebbe fare male...
Mario Zocca
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Il coraggio
della famiglia
Volano in America per aiutare il figlio malato
Michelangelo è un bambino come tanti: ha nove
anni, vive ad Erbezzo, sui Monti Lessini, con
la mamma Giulia, il papà Federico e la sorella
maggiore, Perla. Come tutti i bambini della sua
età ama giocare con gli amici, andare a scuola
e sogna di diventare grande. Michelangelo però
è affetto da una malattia rara che lo ha portato
alla sola età di un anno e mezzo a dover subire un trapianto di reni, una
condizione che lo ha limitato in tutte le attività che
normalmente un bambino
della sua età svolge. Negli ultimi anni purtroppo
la situazione si è aggravata portando il corpo di
Michelangelo a rigettare
il rene trapiantato e costringendolo sempre più
al rischio di dialisi. «Siamo comunque riusciti
ad alternare momenti positivi a momenti negativi – raccontano i genitori Giulia e Federico
- ed è proprio in uno dei momenti più fortunati
che decidiamo di regalarci una vacanza in Messico. Durante la vacanza, Michelangelo non si
è sentito bene e questo ci ha portato ad essere
seguiti presso una struttura ospedaliera americana a Cancun, che in qualche giorno lo fa uscire
dall’ospedale “in buona salute”».
Da qui cominciano le ricerche dei genitori sui
metodi di cura americani che trovano una soluzione presso l’ospedale di Stanford, California.
Quello che viene proposto ai genitori di Michelangelo è un trapianto genitore-figlio senza
passare dalla dialisi, la soluzione migliore per il
loro bambino. «Non si sa ancora chi donerà il
rene a Michelangelo – dicono i genitori – saranno le analisi mediche a confermarlo». Una scelta sofferta quindi, ma l’unica possibile per dare
una qualità di vita migliore al figlio, consapevoli
20
però che la sua condizione è cronica e che non
guarirà mai completamente.
Per poter fare l’operazione di trapianto, molto costosa, i genitori hanno deciso di vendere il
ristorante di famiglia ad Erbezzo, un ristorante-pizzeria che hanno gestito per 20 anni. Purtroppo la somma che è stata raccolta dalla vendita non è sufficiente ed è per questo che hanno deciso di far nascere
un comitato, “Il Coraggio
della Famiglia”, adibito
solo ed esclusivamente
a raccogliere denaro per
pagare l’operazione e le
cure mediche che Michelangelo dovrà subire in
America. «Stiamo chiedendo un aiuto economico a tutte le persone che
sono sensibili alle grandi problematiche di Michelangelo, per far sì di raggiungere la cifra necessaria per poter eseguire il secondo trapianto
di rene, da genitore a figlio, al nostro bambino.
Sappiamo che il periodo che stiamo attraversando non è facile per nessuno ma siamo convinti
che la vita vale più di qualsiasi cosa. Un futuro
migliore per il nostro piccolo Michelangelo è
possibile”». Fare una donazione è possibile attraverso il conto corrente dedicato:
“Il coraggio della famiglia”
Cassa Rurale Vallagarina
Filiale di S.Anna D’Alfaedo (VR).
IBAN IT 56 U08011 59830 000022081111
Per informazioni visitare il sito
www.ilcoraggiodellafamiglia.it
Elisabetta Zampieri
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Sul fronte Retravailler:
donne che rioccupano donne
lorizzare le loro attitudini, indirizzandole verso
lo sbocco occupazionale più adatto a loro. Lei,
con la dott.ssa Romito, sono state due capisaldi del direttivo OLV (Orientamento Lavoro Veneto), prestando le proprie competenze anche
come libere professioniste e collaborando in
ambito formativo per vari enti. A queste Penelopi mi sono rivolta per dar luce ad un’altra tra
le numerose trame ordite senza clamore con dovizia e competenza e di cui per questo, come al
solito, si occupano in pochi.
Oggi prepareremo una donna compiuta, appagata e felice. Ingredienti e procedimento: prendete una donna con tante aspirazioni e una bilancia. Su un piatto metteteci un bel lavoro soddisfacente e sull’altro l’atavico desiderio di perpetuare la stirpe. Fatto? Bene. Ora su quest’ultimo aggiungete 2-3 figli, 1 buona dose di attività
ad essi collegate e non, 1 casa di cui occuparsi,
1 pizzico di parentado da gestire, 1 manciata
di relazioni da curare e 1 compagno q.b. Amalgamate il tutto con un amante se vi piacciono
i gusti decisi. Fatto? Bene. Ora mixate i due recipienti e cuocete a fuoco lento. Ribollita? No,
reinserita: retravailler! Il francesismo indica il
metodo introdotto negli anni ‘70 dalla sociologa Evelyn Sullerot e si rivolge a quelle donne
che vorrebbero, appunto, ri-lavorare dopo aver
abbandonato la loro occupazione per dedicarsi
a figli e famiglia. Sì perché quale dei due piatti della bilancia credete mai che questa caparbia
donna sarà costretta ad accantonare rinunciando
alla sapidità di una dimensione della vita appagante perché condita attraverso la realizzazione delle proprie capacità? La dott.ssa Patrizia
Caruso, da anni in prima linea sul fronte del
retravailler, si adopera per motivare queste donne attraverso un percorso formativo volto a vaVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
I recenti dati ISTAT sul tasso di disoccupazione evidenziano un dislivello tra
quello maschile che risulta del 10,1% e
quello femminile pari all’11,8%. Questo
gap è sempre esistito e negli ultimi tempi
si è accentuato. Quali sono le motivazioni
che giustificano questi numeri oggi?
La donna di giovane età è fortemente penalizzata, sia nell’inserimento lavorativo che per
un’eventuale carriera, dalle possibili gravidanze. La donna ha sempre avuto cura della sfera
privata e, poiché le offerte di servizi pubblici a
costi agevolati sono scarse, si fa carico di ogni
problema. In molti casi il lavoro (lo stipendio)
della donna sia a livello sociale sia all’interno
della famiglia è considerato di completamento a quello maschile: in un momento di crisi
sono le prime a rimanere a casa. Non consideriamo il lavoro nero perché pende su entrambi
i generi.
Cosa significa occuparsi del reinserimento
delle donne in azienda soprattutto considerando i tempi attuali così avari nei confronti di tale categoria?
La risposta è complessa. A livello aziendale bisogna combattere lo stereotipo per cui la don21
na rende meno a causa di gravidanze, figli, ecc.
Se si considera la categoria tempo ciò è vero,
ma questa affermazione nega però la funzione
sociale della donna, il futuro e la sua capacità di essere multitasking. Spesso la ricerca del
reinserimento è dettata da una forte motivazione al lavoro, non sempre di natura economica,
quindi al rientro spesso la donna è più produttiva perché ha migliorato la propria autostima.
Bisogna lavorare sulla persona e sulla consapevolezza delle sue capacità.
Potreste fornirmi un identikit della donna
media che si rivolge a voi?
Gli ambiti di provenienza sono i più differenti: alte professionalità o al primo impiego, con
età compresa tra i 30 e i 50 anni, molte con figli in età scolare. Tante desiderano reinserirsi nel
mondo del lavoro, altre cambiarlo per crescere professionalmente. Le più adulte e libere da
impegni familiari, cercano una loro posizione
sociale ed economica. Tutte desiderano capire
cosa possono offrire al mercato del lavoro.
“Nell’immaginario collettivo il lavoro è
quello retribuito, in cui c’è uno scambio tra
attività svolta, professionalità utilizzata e
salario. Questo modello non pensa e non
ritiene che la relazione, la cura, la genitorialità, l’assistenza e la gestione del tempo
siano forme di lavoro. La donna, le donne,
svolgono due tipi di lavoro: quello retribuito e quello invisibile”. Susanna Camusso
approfondisce così il significato del termine lavoro e ritiene urgente l’azione verso
un progetto non omologante, che riconosca questa disparità, pena l’arretratezza e
la mancanza di crescita del nostro Paese.
In questo momento di forti cambiamenti politici, una donna verso chi o che cosa
dovrebbe porre la propria fiducia perché il
lavoro come libertà non sia più un’utopia?
D’accordo con la Camusso, riteniamo che la
donna debba contare in modo particolare su
se stessa e la rete delle donne. C’è da svolgere
un’attenta riflessione sulla consapevolezza delle
donne, che, spesso nemiche di se stesse, sostengono lo stereotipo per cui “solo la bellezza apre
le porte”. Invece le capacità, il sapere, il saper
pensare sono vincenti. Solo pochi tra gli uomini
lo riconoscono a livello sociale, altri l’approvano
esclusivamente a parole.
22
Perché secondo voi i nostri politici pensano
ad equiparare la donna ai modelli europei
solo quando ciò favorisce un netto ritorno
economico, ma allo stesso tempo impediscono, ad esempio, che la maternità venga
riconosciuta come status sociale e non ne
agevolano il sostegno attraverso una serie
di supporti necessari al mantenimento del
posto di lavoro?
Per una distorta mentalità italiana verso la
“mamma”, per una visione poco lungimirante e
allargata del valore sociale della maternità e della donna. A livello economico poi si guarda solo
al momento presente e non ai vantaggi di solidità e produttività che se ne potrebbero avere investendo adeguatamente in questo campo.
Donne che aiutano donne. Donne che si relazionano con donne. Donne che affermano la
propria diversità di donne. Donne che tentano
di cambiare le leggi degli uomini.
Oriana Rodella
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Alessia Bottone
Da Nord a Sud
parliamone:
la campagna dei PERCHé
Supponiamo di essere dipinti come giovani bamboccioni, spocchiosamente choosy e libertinamente
smaniosi di passare da un lavoro all’altro perché
dai ilpostofissoènoioso. Ne deriva che il nostro desiderio di essere mantenuti a vita sia consequenziale
alla volontà di non affermarsi, ad una certa inettitudine e affondi le sue radici nella ragion pratica
di poter prosciugare un budget illimitato che prosperi genitori dispongono per sostentare a lungo i
loro piccoli parassiti e nella ragione (a)morale per
cui questi produttori di organismi senza spina dorsale abbiano dimenticato di infondere loro il benché minimo senso di responsabilità e rispetto per
se stessi. PERCHÉ?
Mettiamo invece che dopo aver studiato anni, lavorato per non pesare sulla famiglia, vissuto esperienze all’estero lontani dal nido di mammaepapà,
ingenuamente pensi di poter diventare indipendente, sì, di realizzarti facendo ciò per cui hai investito, sì. NO. Improvvisamente il curriculum
straripa di stage molto formativi e molto non pagati. Partono infinite serie di colloqui, ore di amabili ciarle con datori di lavoro su quanto sarà utile
per te lavorare per loro, forse, un domani. Lavorare:
“Esercitare un’attività retribuita” dicono, i dizionari. Di fatto, tu eserciti e tu retribuisci: in tempo,
talento, passione, mezzi, denaro. PERCHÉ? “Impiego di energie per raggiungere uno scopo determinato” aggiungono, i vocabolari. Di fatto, dopo
mesi di spillatura di liquido ematico e scomparsa
di ogni vigore, con un mispiacenonassumiamopiù, è
determinato che il tuo scopo è passato all’ennesimo stagista con le tue medesime speranze. PERCHÉ? Cominci a implorare di poter svolgere qualunque tipo di lavoro part-full time, a nero, verde,
giallo. “No. Troppo laureato.” PERCHÉ?
Poniamo infine di essere in preda allo sconforto e di trovare in tv prima, a pranzo insieme poi,
un volto speranzoso e appassionato: “Mi chiamo
Alessia Bottone, ho 26 anni e sono disoccupata.”
Laureata, stagista all’ONU, sa 4 lingue, ha abitato
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
in 7 paesi. Licenziata con un sms dal bar per cui
lavorava in nero mentre era in ospedale. Ha inviato oltre 200 cv per diventare hostess, ma no, è
troppo bassa. Troppo istruita per fare le pulizie,
ma le serve uno stage per fare la commessa. Lei è
tutti noi. Lei di domande ne ha tante, di risposte
nessuna. Lei ha scritto accorata a politici, giornalisti, persino al Papa. I suoi quesiti sono anche i nostri. Lei con il suo blog danordasudparliamone.
wordpress.com ha dato vita alla nostra comune
campagna dei PERCHÉ? che si sta estendendo in
tutta Europa. Lei ci fa capire che non siamo soli a
lottare per i nostri diritti, che ovunque viviamo le
stesse paure, umiliazioni, ingiustizie, ma abbiamo
anche lo stesso coraggio e volontà per cambiare le
cose.
“Noi ci sacrifichiamo signora Fornero, ma abbiamo bisogno di risposte concrete. La situazione non è più sostenibile e non tanto perché non abbiamo un riscontro economico,
quanto perché al mattino ci svegliamo e sentiamo che ci manca qualcosa: la dignità!”
Oriana Rodella
23
La finanza comportamentale:
la performance del nostro portafoglio non la fanno
i mercati, la fanno i nostri comportamenti.
Quando ci troviamo a prendere decisioni in condizioni
di incertezza sbagliamo sistematicamente. Basterebbe
questa affermazione, che nel 2002 ha fruttato il premio
Nobel per l’Economia all’israeliano Daniel Kahneman,
per intuire l’importanza della finanza comportamentale.
Ma quest’affermazione è fondamentale anche perché, in
ambito finanziario, imboccare la strada sbagliata rischia
di causare perdite. Come?
Entrando in Borsa quando i mercati sono ai massimi lasciandoci trascinare dall’entusiasmo; prendendo decisioni
d’investimento autoconvincendoci della loro correttezza;
oppure restando ingannati dal nostro cervello che, nei
propri ragionamenti, segue involontariamente la via più
semplice ma che a volte è anche quella sbagliata.
Le trappole del nostro cervello
Quanti investimenti abbiamo fatto dopo che il titolo
o il fondo che abbiamo comperato aveva dato prova
di offrire ottimi rendimenti? Quanti investimenti abbiamo fatto in un titolo o in un fondo che nell’ultimo
anno aveva perso? Per risolvere un qualunque problema noi utilizziamo le “euristiche”, ossia dei processi
mentali che possiamo chiamare “scorciatoie”. Quando la soluzione ci sembra giusta, la scegliamo, senza
in realtà approfondire, perché approfondire è troppo
faticoso. Ma, ovviamente, la scorciatoia non è sempre
corretta. E quindi possiamo commettere errori. Sono
le trappole del nostro cervello, sintetizzabili in tre categorie principali:la distorsione delle conferme, la rappresentatività e il giudizio fondato sul senno del poi.
Vediamo queste casistiche da vicino.
1 - La distorsione delle conferme
Immaginiamo di leggere un lungo articolo di giornale
su un tema che ci interessa di cui abbiamo discusso
la sera prima con un nostro amico. Le nostre opinioni
erano fortemente divergenti. Mentre leggiamo, con un
evidenziatore segniamo una serie di frasi che ci colpiscono. Dopo aver letto tutto l’articolo controlliamo le
frasi che abbiamo evidenziato. Saranno tutte e solo
quelle che ci danno ragione. Se lo stesso articolo lo ha
letto anche il nostro amico anch’egli lo porterà come
forte supporto alla propria opinione.
Ora proviamo a fare un esame di coscienza. Quanti
investimenti abbiamo fatto dopo che il titolo o il fondo che abbiamo comperato aveva dato prova di offrire
ottimi rendimenti? Quanti investimenti abbiamo fatto
24
Allianz Bank
e l’agenzia di stampa
Radiocor Sole 24 Ore
hanno realizzato un
libro «Sette in condotta»
in cui si analizzano le
scelte di comportamento
dei risparmiatori.
«Sette in condotta» è un libro di finanza
comportamentale scritto da un esperto delle materia,
il prof. Ruggero Bertelli, docente all’Università
di Siena.
in un titolo o in un fondo che nell’ultimo anno aveva
perso? È evidente a tutti che il rendimento dell’ultimo
anno (ormai andato) conta veramente poco.
Eppure facciamo fatica a investire i nostri soldi in ciò
che ha dimostrato di perdere e preferiamo di gran lunga investire in ciò che ha dimostrato di guadagnare.
2 - La rappresentatività
Osserviamo le sequenze di risultati di 6 lanci di una
moneta:
primo lancio C T T C T T
secondo lancio T T T C C C
Quale delle due sequenze è la più probabile? In altri
termini, dovendo scommettere, su quale puntereste
di più? La maggior parte di voi risponderà la prima.
Perché? Perché la prima “sembra” più casuale della
seconda. Nella nostra mente il caso non è ordinato
ma, appunto, casuale. In realtà, le due sequenze hanno identica probabilità di manifestarsi. Solo che noi
teniamo a categorizzare in modo semplice gli eventi
e poi a dare delle opinioni o a fare delle scelte basate
sulla nostra classificazione approssimativa, che ci pare
corretta in prima analisi. E’ più rischiosa un’azione o
un’obbligazione? Sembra semplice e risponderemo
che le azioni sono – come è noto – più rischiose. Ma,
scusate, non dipende da “quale” obbligazione? Non è
meglio rispondere, “dipende” invece di scegliere sulla
base delle categorie che abbiamo nella testa?
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
3 - Il giudizio fondato sul senno del poi
L’attaccante della nostra squadra del cuore non ne ha
azzeccata una questa sera. E alla fine si è perfino mangiato un rigore. Del resto “era chiaro che non era in
forma”. Ma l’allenatore, incurante di queste evidenze,
ha deciso di farlo giocare. Quante volte, dopo che un
evento è accaduto, scopriamo che era facile prevederlo. Andiamo a ricercare nel passato tutti gli elementi
che dimostrano inequivocabilmente che “bastava leggere i giornali”. Frase tipica che ci diciamo dopo che il
mercato azionario è sceso molto. O dopo che l’euro
si è rafforzato contro il dollaro e noi - ovviamente abbiamo comprato azioni in dollari. “Bastava leggere
i giornali”. Certo, ma occorreva leggerli dopo aver conosciuto l’evento. Perché letti prima dell’evento non
ci hanno detto proprio alcunché. Il motivo è semplice:
non avevamo la chiave di lettura delle molte informazioni sovrapposte, disordinate e in contraddizione
che quotidianamente appaiono sul giornale. Con il filtro giusto è tutto chiaro. Senza il filtro che ci è dato dal
“senno del poi” è tutto molto confuso.
Riconoscere i propri limiti è importante nella Finanza Comportamentale, specie per coloro che, credendosi esperti o
fidandosi troppo delle proprie capacità, tendono a fare da
soli. Il passo successivo è quello di affidarsi a un consulente
finanziario di fiducia.
Chi ci fa troppe domande vuole bene
ai nostri investimenti.
Il consulente finanziario come il medico: l’importanza di
“mettersi sul lettino” e farsi intervistare per capire
meglio bisogni, paure, aspirazioni e ben pianificare il futuro
dei propri risparmi.
Spesso ci sentiamo ripetere che dobbiamo rivolgerci
a un consulente finanziario. Ma chi è un consulente
finanziario?
Come si riconosce? Innanzi tutto una buona notizia
per il risparmiatore: la nuova legge europea, la MiFID,
definisce l’attività di consulenza come un vero e proprio servizio di investimento. La regola più importante è quella nota con la locuzione “know your customer rule”, ossia il consulente DEVE conoscere bene il
suo cliente prima di proporre decisioni di investimento di qualsiasi tipo. Metodo e disciplina sono le regole
auree della finanza comportamentale e come scrive
uno studioso di questa disciplina . “Se tu non sai chi
sei, è molto costoso scoprirlo sui mercati finanziari”Ebbene, la legge obbliga i nostri consulenti a porci e a
farci una serie di domande finalizzate:
a) alla definizione dei nostri obiettivi di investimento
b) alla consapevolezza circa la nostra situazione finanziaria
c) alla riflessione sul nostro “profilo di rischio”, soffermando l’attenzione in particolare sulla differenza
tra quello oggettivo rilevato dal consulente in sede di
intervista e quello “percepito” dall’investitore.
Il consulente deve mettere al nostro servizio la propria professionalità per aiutarci a capire che cosa ci
serve per raggiungere i nostri obiettivi, considerando
chi siamo, tenendo presente i nostri vincoli e, perché
no, le nostre preferenze. Tutto il resto viene dopo.
Solo dopo che il consulente ci ha conosciuto bene
metterà al nostro servizio la propria capacità tecnica
per suggerirci le operazioni finanziarie adeguate.
Un consulente non deve “farci contenti”. Deve motivarci verso la realizzazione di quanto è giusto per noi.
Sia che ci piaccia, sia che non ci piaccia. Un consulente finanziario insomma non gestisce portafogli ma
relazioni di valore con i propri Clienti.
Roberto ed Edoardo Zoccatelli, 50 anni di esperienza
nel settore finanziario, di cui 34 come Financial Advisor,
svolgono da sempre la loro attività di consulenza
finanziaria in Allianz Bank Financial Advisors SpA.
Allianz Bank Financial Advisors SpA è la banca
multicanale del Gruppo Allianz SpA ed opera sul
territorio nazionale attraverso una rete di oltre 2.200
Financial Advisor, oltre 200 Centri di Promozione
Finanziaria e 21 Filiali.
Per approfondire gli argomenti trattati in questo
redazionale o richiedere una copia del libro “Sette in
Condotta” potete contattare Roberto ed Edoardo Zoccatelli.
Centro di Promozione Finanziaria - Allianz Bank Finacial Advisors S.p.A.
Via IV Novembre 11/A - 37126 Verona Tel. 045 83 00 333 - Cell. 349 40 76 402
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Allianz Bank Financial Advisors S.p.A. disponibile presso le filiali della banca, i centri di promozione finanziaria e sul sito www.allianzbank.it.
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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Il popolo country
conquista Fieracavalli
Un piccolo angolo di far west, creato ad hoc all’interno
della splendida cornice di Fieracavalli 2012. Questo in sintesi l’evento che si è svolto dall’8 all’11 novembre presso
una delle più importanti manifestazioni della nostra città.
Per quattro giorni il Saloon situato nell’Area esterna D si
è trasformato nella patria della Country Line Dance, disciplina di ballo nata negli Stati Uniti e, da qualche anno,
popolare anche in Italia. «In Europa lo stile “Country
Dance” si fa conoscere già nel 1962 attraverso il grande
successo del film “West Side Story”», racconta Alessandra
Barbieri, presidente del Country Dance Club All For One
Verona, associazione organizzatrice dell’evento. «La moderna country line dance però nasce all’inizio degli anni
80 sponsorizzata dall’ industria del cinema e dalle più
influenti case discografiche di Nashville promotrici della
neonata ‘new country music’. Ed è proprio grazie al genere new country che in Italia nascono molteplici scuole
di ballo. In Veneto il fenomeno della country line dance è
ancora maggiore: è la base NATO di Vicenza che ha contribuito notevolmente a far conoscere l’esistenza di questa tipologia di ballo», racconta Alessandra Barbieri.
Ma quali sono i valori dell’ambiente della country line
dance? E perché hanno contribuito a far sviluppare il fenomeno all’interno della nostra penisola?
«È semplice. È una disciplina che ti permette di staccare
la spina da quelli che sono i problemi quotidiani, occupa la mente e stimola la memoria (per ballare la country
line dance bisogna imparare migliaia di coreografie da
ballare su musiche diverse). Quando sei in pista l’adrenalina sale a mille, ti ritrovi tra tante persone che condividono con te la stessa passione, batti gli stivali e scarichi le tensioni che si accumulano durante la settimana.
Questo attira la gente che ti sta guardando ed è così che
si è diffusa la nostra disciplina».
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È proprio questo senso di comunità che ha portato
l’evento di Fieracavalli ad essere un grande successo,
tra i ballerini veronesi e quelli di altre città italiane che
si sono fatti centinaia di km per venire a ballare anche solo qualche ora all’interno dell’importante fiera
scaligera. Durante la manifestazione si sono alternati djs provenienti da scuole veronesi, del Piemonte e
dell’Emilia-Romagna e delle live band italiane. I due
gruppi che hanno animato i concerti serali del venerdì
e del sabato sono originari della nostra regione, segno
dell’importanza del genere country nel territorio del
Veneto. Il venerdì sera ha visto salire sul palco i Silverado Country Band, gruppo proveniente da Venezia, e
famoso in tutto il nord Italia, mentre il sabato sera ha
ospitato i Tennessee River Country Band, formazione
di sei elementi interamente proveniente dalla provincia
veronese.
Un vero successo quindi che ha aperto le porte della
Country Line Dance anche ai visitatori di Fieracavalli,
estasiati dall’atmosfera e pronti ad imparare questa disciplina. Come deve fare chi vuole muovere i primi passi di questo genere di ballo? È sempre Alessandra Barbieri a darci dei consigli utili: «Per iniziare a ballare la
Country Line Dance basta mettersi in contatto con un
gruppo che pratica questa tipologia di ballo. Ad oggi,
dove tutti hanno un facile accesso ad internet, la ricerca
diventa semplice. Sono presenti scuole su tutto il territorio nazionale, basta iscriversi ai corsi ed avere la pazienza di partecipare alle prime lezioni, dove vengono
insegnati i primi passi che potranno essere messi in pratica frequentando le numerose feste country organizzate
nella penisola. Il resto viene da solo».
Elisabetta Zampieri
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
FLASH MOB
UN APPLAUSO EPICO!
L’applauso è da sempre considerato un modo per
esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone, ma poche volte lo rivolgiamo a
noi stessi. Partendo da questo semplice concetto, cinque ragazzi, provenienti da diverse città del nord-est e
che frequentano un Master a Verona, si sono ritrovati
a creare un gruppo chiamato SAAFF e hanno ideato
quello che sarà il primo “Flash Mob” in una discoteca
italiana. L’ex AlterEgo Club, che ha creduto fortemente nell’iniziativa, ospiterà l’evento nella notte tra il 12 e
il 13 dicembre, durante una festa universitaria.
Di Flash Mob ce ne sono di svariati tipi e colpiscono
per la loro semplicità, pur rimanendo coinvolgenti e
interessanti: esiste quello di protesta, ne esistono di
promozionali ed, infine, esistono quelli che servono
semplicemente a creare, anche solo per un istante,
un gruppo di persone unite da un qualcosa di comune, ed è proprio questo il nostro caso.
Si tratterà, infatti, di un evento che dovrà coinvolgere il maggior numero di persone che, per circa tre
minuti, saranno unite in un applauso. Un applauso
collettivo che sarà reso ancor più visibile da dei gadget di colore rosso che saranno regalati all’entrata e
serviranno, in fase di realizzazione del video dimostrativo, per catturare l’attenzione sul movimento
delle mani che formeranno quasi una coreografia.
Perché proprio un applauso? L’applauso è stato scelto perché, pur essendo un gesto coinvolgente, rimane un qualcosa che chiunque riesce a fare, a differenza di un abbraccio, che qualcuno potrebbe essere
restio a concedere ad uno sconosciuto. L’applauso
appunto, perché, come si legge nella presentazione
del progetto, è giusto “ritagliarsi un breve arco temporale per se stessi, facendo un gesto spontaneo,
semplicissimo ma di valore”, che quasi mai si dedica
alla propria persona per complimentarsi per quel che
si riesce a fare, per un risultato raggiunto, un ostacolo superato, ma si riferisce comunemente alle vittorie altrui.
È chiaro dunque, come ci ha fatto presente il promotore di SAAFF Andrea Ceccon, l’obiettivo dell’iniziativa: mostrare come una cosa così semplice e genuina, possa far parlare di sé e riesca a trascinare in
discoteca un numero elevato di partecipanti che, per
un momento, si concentreranno simultaneamente
sul fatto d’essere insieme a persone che, come loro,
hanno superato con forza d’animo problemi e asperità, che stanno affrontando questo periodo di crisi
e, insieme, si concederanno un semplice applauso
che racchiuderà in sé più di un significato.
Michele Degani
Colazione e pausa pranzo nel cuore di Verona
Aperitivo con buffet dolce e salato
Piazza San Nicolò, 10 - Verona - Tel. +39 045 8944509
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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“Ho capito che sarei diventato regista guardando
i film di Hitchcock. Lì riconoscevo le scene hitchcokiane. E quella era tutta
regia. Sentivo l’autore in
quelle scene e diventava
quasi un gioco provare a
riconoscerle tutte. È nato
tutto da lì...”
Matteo
Ierimonte
Una passione che nasce da lontano quella del giovane
regista veronese Matteo Ierimonte per il cinema. Una
passione vissuta prima da spettatore appassionato, con
lo sguardo rivolto ai grandi registi, poi, con la prima telecamera ricevuta in regalo nel luglio 2000, da autore.
Dall’esordio ad oggi un percorso che, nell’esplorazione
dei mondi della regia, incontra una grande varietà tematica, con frequenti incursioni autobiografiche in pellicole
che, sfiorando la Nouvelle Vague e la tradizione cinematografica italiana, presentano alcuni interessanti fili conduttori tematici.
I primissimi corti, girati nell’adolescenza, come Lo
squartatore e L’alba dei morti viventi hanno una netta
impronta Horror. C’è un motivo?
«Tutti quando iniziano vogliono fare Psycho. Anche in uno
dei primi cortometraggi di Scorsese, La grande rasatura, il
Matteo Ierimonte ‘appeso al mondo’ nel film di iniziazione Il Mistero di Boscoazzurro
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protagonista si rasa a sangue. È tipico iniziare con il genere Horror Thriller. Come dice Brian De Palma, qui conta
la tecnica e la messinscena, mentre nella commedia è la
storia l’importante. Quando si gira il primo film, prima di
tutto si ha voglia di concentrarsi sulla tecnica e sulla regia,
e il thriller e l’horror sono i genere più ‘tecnici’».
Nel 2004 arriva Il mistero di Boscoazzurro, primo
lungometraggio ricco di elementi distintivi: la creatività del protagonista, la dimensione del sogno contrapposta ai problemi concreti dell’esistenza, l’ansia
verso un mondo esterno ancora sconosciuto.
«È un film autobiografico sull’iniziazione di un ragazzo in
una casa di campagna, nell’estate successiva alla bocciatura a scuola. L’ho voluto raccontare. Il film, con Gli Orrori
di villa Kinderkat e I segreti di Rio Malus, rientra nella mia
“Trilogia dei luoghi maledetti”, dove un protagonista va in
un altro luogo, minaccioso e infestato da nemici astratti.
Forse in questi film riemerge una paura primordiale per il
passaggio dal mondo adolescenziale a quello adulto».
Dalla paura verso “il fuori”, in altre pellicole si passa, in un percorso tutto alleniano, ad un’altra paura:
La claustrofobia.
«Ecco… questo è un mio topos: persone chiuse dentro,
sia in senso fisico, come in La ragazza nella scatola, che in
senso metaforico, come in Claustrofilia, dove emerge una
sorta di paura per la castrazione artistica, per i freni che
la società pone alle ambizioni. Ho fatto anche un cortometraggio ambientato qui a Verona, intitolato Perimetro
infernale, dove un ragazzo non riesce ad uscire da Piazza
Dante perché trova un omaccione che lo blocca ad ogni
uscita. Forse sono io che dovrei andarmene dalla città per
superare quest’ansia… (sorride)».
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
In La vita che si muove, ti sposti in tutt’altro terreno…
«Volevo trattare il tema dei rapporti sentimentali, storie
vissute e immaginate da quattro ragazzi che condividono
un appartamento. Ci sono monologhi rivolti direttamente in macchina e confronti tra i personaggi sulle rispettive
ambizioni e indecisioni sui rapporti con l’altro sesso».
Ecco, appunto… Le donne e la femminilità in genere
che ruolo hanno nel tuo cinema?
«Forse nei miei film le donne sono ancora troppo viste dal
punto di vista maschile. In La calma, La rabbia, La paura
e La voglia le vedo sempre come delle figure sentimentali,
quasi delle muse intrise di un elemento fatale. Vorrei arrivare invece a girare un film dalla prospettiva femminile. È
un mio obiettivo».
E i tuoi attori?
«Ho avuto la fortuna di avere amici ed amiche che hanno
fatto teatro. Nel 2007 poi, in Fontane di Sangue, ho lavorato anche con attori che non conoscevo. Ho anche avuto il
piacere di collaborare con Graziella Menichelli, poliedrica
artista e attrice veronese che è stata protagonista di alcuni
film di Ermanno Olmi a fine anni Sessanta. Lei è interprete nei miei film Il magico evento di un teatro archetipo, film di
fiction dove la donna diventa oggetto e scultura, e in Doppio Flash, dove l’attrice è al centro di un suggestivo scontro tra lei, vecchia artista emarginata, e l’altra lei, giovane
e bella».
Il tuo stile come si è evoluto nel tempo? Parlaci di
alcuni progetti recenti e futuri.
«Negli ultimi due anni c’è stata una grande evoluzione,
anche per quanto riguarda l’attrezzatura, con l’utilizzo
di macchine ad alta definizione. Poligoni Terribili, che ho
finito di montare da poco, è una commedia ambientata
in uno studio di progettazione grafica, dove ci sono due
team lavorativi rivali. Andrea Battistoni, che ha composto
anche le musiche del film, è l’arcigno direttore di uno dei
team, ed interpreta il male, contrapposto all’altro capo,
una ragazza molto new age, aperta e democratica, interpretata da Irene Turri. La comicità nasce proprio dalla rivalità tra questi due schieramenti.
Anche il film che sto girando è una commedia, un po’ più
commerciale rispetto agli altri miei lavori, e vede protagonisti alcuni ragazzi che si improvvisano acchiappafantasmi, però in un contesto reale, dove non ci sono fantasmi.
C’è molto entusiasmo e con quello lavoriamo bene».
L’Horror ultra-pop del cult Gli Orrori di Villa Kinderkat
Graziella Menichelli in un momento ‘tragico-espressivo’ nello struggente Doppio Flash
Alcune ragazze catturate nel film bizzarro e selvaggio
Fontane di Sangue
Guardando nell’insieme il tuo percorso si apprezza, tra le altre cose, il gusto per la sperimentazione. Sembra un viaggio a 360 gradi nel mondo della
regia.
«In effetti è così. Ho diviso la mia esperienza cronologicamente: dal 2000 al 2010 è il mio prologo, dal 2011 ad oggi
è il periodo zero, e con il 2013 sarò pronto per la mia prima cosa perfetta. Voglio portare a tutti i festival che riesco
una grande pellicola che, dopo questa mia lunga esplorazione, mi rappresenti appieno, per entrare nel mondo professionale. Sarà come raccogliere tutte le mie esperienze
in un’unica identità».
Francesco Fontana
I film di Matteo Ierimonte su www.matteoierimonte.com
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Il caos comico e ultracromatico di Poligoni Terribili
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Happy birthday
Mr. Bond
Il mito di 007 compie 50 anni
Bello, accattivante, indistruttibile, geniale e misterioso... “Il mio nome è Bond. James Bond”.
Ecco la frase più celebre della spia più famosa
di tutti i tempi: è lui 007. L’agente segreto doppio zero nasce dalla straordinaria intuizione
della penna di Ian Fleming, traducendosi così in
uno splendido spettacolo cinematografico durato, fino ad ora, per ben 22 film con 6 diversi
protagonisti, culminati nel nuovissimo Skyfall,
il 23esimo capitolo della storia di un personaggio che, nonostante il suo mezzo secolo di vita,
riesce ancora ad entusiasmarci come il primo
giorno, tenendoci con il fiato sospeso e incol30
lati allo schermo, facendoci intuire senza mai
carpire completamente l’essenza di quell’uomo
che resta ancora un enigma irrisolto.
Ben 6 interpreti dicevamo, uomini diversi tra
loro ognuno con le proprie caratteristiche,
ognuno con le proprie peculiarità ma comunque tutti accomunati da un fascino irresistibile,
una forte virilità, arguzia, ingegno e per finire,
ma non per ultime, l’amore e la passione per le
donne e per i motori.
Tutto ebbe inizio con il celeberrimo Sean Connery che apparve sul grande schermo il 5 ottobre del 1962 con Agente 007 - licenza di uccidere, battezzando così la fortunatissima saga e
affascinando un vastissimo pubblico, un vero
e proprio colpo di fulmine sia per il personaggio enigmatico di 007, che per il suo interprete,
tanto che, il fascino senza tempo di Connery,
fu protagonista per ben sei volte. Prosegue poi
l’ironico Roger Moore, per sette film. Poi la rapida apparizione di George Lazeby, continuando con il bel Timothy Dalton, che compare
per due volte nelle vesti di 007, arrivando poi
all’elegante Pierce Brosnan con le sue splendide
quattro interpretazioni ed infine il più rude Daniel Craig per tre film fino ad ora.
Ma che cosa sarebbe Bond senza le sue Bond
girl? Una serie di giovani donne bellissime che
negli anni hanno affiancato i sei protagonisti,
tutt’altro che indifese sono le alleate più sexy
ed insieme il tallone d’Achille di James, ma che
siano amiche o antagoniste tutte paiono cedere, anche solo per qualche breve istante al fascino impenetrabile e senza tempo della leggenda.
James Bond ci ha stregati e ci auguriamo che
continui a farlo ancora per molto tempo.
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
007 SKYFALL
Regia di Sam Mendes
Con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem,
Ralph Fiennes, Naomi Harries, Berenice Marlohe, Albert finney.
James Bond è tornato.
Probabilmente ogni spettatore in sala, seduto davanti al grande schermo, era in trepidante attesa,
pronto a godersi una nuova storia, un nuovo capitolo, un’altra avventura del più famoso agente
segreto di sempre, un uomo che vive per quello
che fa, per le sue missioni, che non si lascia scalfire da nulla,
che dispiega la sua
intera essenza nel suo
lavoro e si risolve in
questo, una persona
che quasi dimentica
di essere tale, sa amare, prova passione,
desiderio, ma tutto è
subordinato al dovere e alla lealtà verso
la patria, la sua vita
pubblica consuma il
suo privato che finisce per dissolversi esattamente come fa il sale in acqua bollente. Questo ci
aspettavamo di vedere, il solito James, che snoda
gli enigmi, che sbroglia i grovigli e gli intrighi dei
malfattori, che ci mostra le sue abilità, le capacità
di seduttore anche, insomma tutto ciò che riguarda la superficie. A tratti si intuisce che c’è altro,
in certi momenti sopravvengono elementi che ci
portano a domandarci del passato di quell’uomo
impenetrabile, perché tutti abbiamo un vissuto
ed anche uno come Bond deve per forza averne
avuto uno, ma poi tutto il resto che lo riguarda,
la sua vita da spia, i suoi flirt, il suo amore per la
bellezza, arrivano a travolgerci e ci fanno dimenticare quello che stavamo cercando, ci distraggono e così ci scordiamo che mancano degli importanti pezzi del puzzle del nostro idolo.
Skyfall è la chiave, potrebbe essere l’incipit di
una conoscenza diversa o, com’è più probabile
l’unica possibilità per poter scrutare un po’ nel
buio del passato, quell’unico fiammifero acceso
che ci possa condurre a ricomporre il senso, tornare ad ieri per comprendere le ragioni del presente e decidere che cosa ne sarà del domani.
Comincia quindi a svelarsi un’identità differente
rispetto a quella del James a cui eravamo abiVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
tuati, inaspettatamente siamo catapultati nella
sua umanità, eravamo abituati a vederla schiacciata, repressa, soppressa in nome della necessità di difendere bisogni più importanti, collettivi,
patriottici, ma ora irrompe con veemenza accompagnandoci per mano alle origini.
Eravamo abituati ad una personalità fredda e
puntuale, quasi granitica, ora invece assistiamo
al trionfo della carne, intravediamo le debolezze, le nervature, i difetti, forse ciò che davvero
sa rendere unico e irripetibile un individuo, forse è diverso da come ce lo aspettavamo, ma non
dobbiamo dimenticare che non si tratta di un
robot, di una macchina, si parla pur
sempre di una personalità e questo si
riverserà anche nel
rapporto con M.
L’M6 è sotto attacco, M è perseguitata
dal suo passato che
pare non volerle fare
nessuno sconto e James dovrà fare di
tutto per salvarla e
per preservare l’organizzazione tutta, accettando anche di tornare indietro, di affrontare
i fantasmi del passato, di fare i conti con la propria vulnerabilità, accogliendola e accettandola
per poi superarla con la lotta e il coraggio.
L’M6 è quindi in discussione, sono sotto accusa i suoi metodi e gli stessi soggetti che la costituiscono, si dubita specialmente del fatto
che debba essere composta da persone, queste
infatti non hanno l’affidabilità delle macchine,
sono emotive, possono tradire, possono provare
paura, dolore, insomma sono portatori di sentimenti e questi non sono lineari, chiari e gestibili e si pensa che con i computer e la tecnologia, eliminando quindi gli agenti, tutto sarebbe
più facile e più sicuro. Ma così non è, non esiste
robot o invenzione informatica al mondo che
possa sostenere davvero il peso di una battaglia,
che sappia ergersi al di sopra delle probabilità e
che possegga il coraggio per non arrendersi, per
combattere e difendere i propri ideali.
Anzi è proprio nell’umanità la risposta, nel nostro sangue pulsante, nell’audacia che ci contraddistingue, nella nostra sensibilità di carpire e
di discernere e sarà proprio tutto questo che in
Bond trionferà.
Alessandra Galiotto
31
Io e Te
di Bernardo Bertolucci
tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti, con Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco
Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) è un quattordicenne introverso. Le sue cuffie, con
la musica a tutto volume, lo
isolano dal resto del mondo.
Inquieto e solitario, vive un
rapporto difficile con una madre apprensiva quanto lontana
emotivamente e non ne vuole
sapere di tessere rapporti con i
coetanei. Quando arriva il momento della gita scolastica sulla neve ha un piano ben preciso: dissimulare la partenza e
nascondersi per un’intera settimana nella cantina del suo palazzo, per rimanere finalmente solo, lontano dai “rumori”
che disturbano il suo mondo
privato ed inaccessibile. Tra
scorte di cibo, letture, musica, cellulare e computer tutto
sembra funzionare, finché non
irrompe Olivia (Tea Falco), la
sorellastra tossicodipendente,
di una decina di anni più grande. La ragazza, stesso padre
di Lorenzo e madre diversa, è
un’artista passionale e frenetica, con il talento nella fotografia offuscato dalla dipendenza
dall’eroina, della quale si sta
cercando di liberare.
Lorenzo d’impeto la respinge ma, essendo stato scoperto, sa di essere ricattabile ed
è costretto ad accoglierla, o
meglio, sopportarla nel suo rifugio. Lei, in preda a continue
e violente crisi d’astinenza,
viene a poco a poco accettata
dal fratello, in una maturazione progressiva del rapporto tra
32
i due, che procede di pari passo con quella del sé. Lorenzo e
Olivia si conosceranno meglio,
balleranno insieme, arriveranno a promettersi di uscire dalle
reciproche difficoltà e, alla fine
della settimana, riemergeranno
alla luce del sole, in una simbolica rinascita, con il conclusivo fermo immagine sul volto
di Lorenzo che ricorda molto
da vicino quello di Antoine
Doinel nel finale del capolavoro di Truffaut i 400 colpi: più
enigmatico Antoine, più sereno Lorenzo.
Due protagonisti, bravi e credibili nell’interpretare i reciproci ruoli, e una cantina sono
tutto quello che serve a Bernardo Bertolucci per proporre
un ritratto di due modelli di
solitudine e disagio, adolescenziale e giovanile, lontani
dai cliché cinematografici a cui
siamo, purtroppo, abituati.
Con apprezzabili e numerose
citazioni dalla Nouvelle Vague - il protagonista Lorenzo
sembra ricalcare a tratti il celebre personaggio truffautiano
sopra menzionato - il regista
propone un film di introspezione e confronto, dove uno
spazio chiuso rappresenta una
sorta di tana dove ritirarsi per
tentare di riemergere dalla
propria condizione. Lorenzo e
Olivia sembrano infatti giunti
al culmine delle loro inquietudini quando si ritrovano in
un polveroso seminterrato: il
livello più basso al quale simbolicamente il destino li costringe a scendere per mettersi
in discussione. Proprio questo
diventa il luogo dove, tra crisi
di astinenza, isterie, astio reciproco e gelosie, si percepisce la progressiva apertura nei
confronti dell’altro, che culmina nel momento più intenso
della pellicola: Lorenzo balla
abbracciato ad Olivia che canta, guardandolo negli occhi,
il pezzo con il testo di Mogol
Ragazzo solo, ragazza sola, nella versione cantata da David
Bowie. Nello sguardo di Lorenzo, bloccato nell’ultimo fotogramma del film, c’è la speranza recuperata, in un finale
aperto carico di serenità.
Francesco Fontana
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Uscite sala
Il punto su dicembre e gennaio
• Novembre si è concluso con il ritorno di Clint
Eastwood, come attore protagonista in Di nuovo
in gioco, film del regista Robert Lorenz e, anche
per i mesi di dicembre e gennaio, sono attese
molte interessanti pellicole, con grandi nomi della regia internazionale. Passiamone in rassegna
alcune.
• Il 6 dicembre esce Grandi speranze, film del regista Mike Newell, con la sceneggiatura di David
Nicholls, tratto dal celebre e omonimo romanzo
di Charles Dickens. Nel cast Helena Bonham Carter e Ralph Fiennes.
• Dal 13 dicembre nelle sale Lo Hobbit: un
viaggio
inaspettato,
primo capitolo della
trilogia annunciata dal
regista
neozelandese
Peter Jackson. Il film,
ispirato al romanzo di
Tolkien, racconta la
storia di Bilbo Baggins
che, accompagnato da
tredici nani e da Gandalf il Grigio, intraprende un viaggio tra
pericoli e creature fantastiche, per riconquistare il
Regno Nanico di Eribor, dove governa il temibile
drago Smaug.
• Tom Cruise è protagonista del thriller Jack Reacher - la prova decisiva (in uscita il 3 gennaio),
del regista Christopher McQuarrie. Dopo l’uccisione di cinque persone in una cittadina del Midwest, viene accusato dell’assassinio un cecchino
che, per cercare di dimostrare la propria innocenza, si affida a Jack Reacher (Tom Cruise), un ex investigatore militare, sbandato e pronto a tutto.
• Sempre il 3 gennaio esce Cloud Atlas, film di
Tom Tykwer, Andy Wachowski e Lana Wachowski, con Tom Hanks e Halle Berry. Si tratta di una
pellicola dall’ambientazione epica, dove il passato
si mescola al presente e al futuro in un rincorrersi
continuo di cause e conseguenze.
• Operazione Zero Dark Thirty, in uscita il 10
gennaio, è il film di Kathryn Bigelow sulla caccia,
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
cattura ed uccisione del leader di Al Quaeda Bin
Laden, con sceneggiatore Mark Boal.
• Tim Burton torna
invece nelle sale il 17
gennaio con Frankenweenie. Il film, tratto
dal romanzo di Mary
Wollstonecraft Shelley,
racconta la vicenda di
un piccolo scienziato di
nome Victor che riporta
in vita il suo cagnolino
Sparky, dopo che è stato investito da un’auto.
• In sala il 17 gennaio anche il film di Quentin Tarantino Django Unchained. Jamie Foxx interpreta
uno schiavo che, seguendo il Dott. Shultz (Christoph Waltz), nella caccia ad alcuni criminali, diventa il miglior cacciatore di taglie. Imparata l’arte, partirà alla ricerca della moglie, per liberarla
dalla schiavitù in una piantagione.
• Anche il regista di Forrest Gump Robert Zemeckis sarà nelle sale con
Flight, atteso per il 24
gennaio. Protagonista è
Denzel Washington, un
pilota che, dopo aver evitato lo schianto dell’aereo in avaria, da eroe si
ritrova ben presto coinvolto in un’inchiesta nella
quale è sospettato di aver
fatto uso di alcol e sostanze stupefacenti.
• Altre uscite: The Grey (5 dic.), di Joe Carnahan,
con Liam Neeson (5 dic.) - Troppo amici (6 dic.),
di Olivier Nakache, Eric Toledano - Colpi di fulmine (13 dic.), di Neri Parenti - Tutto tutto niente
niente (13 dic.), di Giulio Manfredonia - Ernest et
Celestine (20 dic.), di Stéphane Aubier, Vincent
Patar - Vita di Pi (20 dic.), di Ang Lee - Quello
che so sull’amore (10 gen.), di Gabriele Muccino Les Misérables (31 dic.), di Tom Hooper.
33
Il senso del teatro
Intervista ad Andrea De Manincor
A che età hai cominciato a fare
teatro?
Ho iniziato prestissimo con il teatro,
avevo 10 anni circa. Già da piccolo,
nel 1980, sono riuscito a calcare le
scene del Filarmonico, come mimo
attore, nel “Bastiano e Bastiana” di
Mozart. Fino all’88 ho studiato al
CEA e ho collaborato con una compagnia amatoriale. Da lì ho capito
che la passione poteva trasformarsi
in qualcosa di più, poteva diventare
la mia vita.
Spesso quando si parla di arte è
difficile comprendere come possa essere anche una professione
e un lavoro che ti dà da vivere.
Si tende a concepire l’arte come
qualcosa che si fa solo per passione. Qual è il confine? Dove
finiscono l’arte e la passione per
il teatro e dove inizia il teatro
come lavoro?
Il confine è dentro di noi, sei tu che
decidi che farai il professionista.
Oggi ci sono degli strumenti per capirlo come le accademie professionali di teatro da cui esci come diplomato attore. Ma non puoi ritenerti
attore professionista fino a quando
non hai un contratto di lavoro. E non
è una professione come le altre: puoi
abbandonarla in qualsiasi momento,
lavori con tanti enti, da indipendente, tenti continuamente di sbarcare il
lunario, per dirla alla Paul Auster. Sei
precario per tutta la vita. Fondamentalmente sei tu che decidi, non c’è un
momento. Non mi spavento di fronte al precariato, è il mio essere istituzionalmente attore a farmi essere
precario. Ti pagano sempre meno,
fai lavori importanti e sei stipendiato al minimo. Ma non dipende da te
e da chi ti da il lavoro. Dipende da
una serie di circostanze e dal mercato culturale che in Italia è fatto male.
Oggi esistono diversi altri mezzi
di comunicazione oltre al teatro,
34
come la tv o il cinema. Pensi che
il teatro possa essere sostituito?
O preserva delle caratteristiche
così peculiari da poter resistere e
mantenere il proprio pubblico?
Il teatro è in crisi da sempre. Anche
quando è nata la televisione, che è
più finta di ogni finzione possibile, il
teatro era in crisi. Però, il teatro è connaturato all’essere imitativo dell’uomo, quindi credo che rimarrà. È l’uomo che ha bisogno del teatro in qualche modo. Fondamentalmente, però,
quello che affascina lo spettatore è
andare a teatro e ascoltare una persona che ti racconta una storia, che
prende delle parole, sue o di altri, e le
riporta al pubblico sotto forma di storia. Del resto lo spero che sopravviva,
perché è il mio lavoro...
Cosa ne pensi dei famosi usciti
dai reality o da altro del genere che si improvvisano attori? E
quanto è importante per un attore continuare a studiare malgrado il successo e la fama siano
raggiungibili in altri modi?
Un attore non può essere mai contento di sé stesso, deve trovare continuamente stimoli. Se l’attore non è
curioso di sé, è meglio che lasci stare, perché l’attore è anche autore di
se stesso. Per i tronisti e i famosi divenuti tali mediante i reality, la speranza è sempre quella che abbiano
vita breve, se si stoppano la prima
volta, te li togli dalle scatole definitivamente. Brillano di una luce non
propria, che è quella dei riflettori. Ad
un attore vero la vera fama non importa, ma l’importante è continuare
ad essere curiosi.
Di che cosa si occupa o si dovrebbe occupare il teatro oggi?
Tematiche sociali e politiche? O
deve far ridere, commuovere e
distrarre?
Il teatro può cambiare la testa delle
persone anche laddove non si ride e
basta e si cerca di far pensare il pub-
blico. La commozione deve essere
ragionata e riflettuta. Va benissimo
ridere e piangere, ma, se lo si fa intelligentemente, è la cosa più bella del mondo. Il teatro fatto per far
cassetta è un po’ meno interessante.
Oggi come oggi il teatro si occupa
di tutto e un po’. Va bene che non
abbia una linea precisa, perché è
specchio di una linea culturale che
non è precisa. In questo modo c’è
spazio per tanti e per tutti, anche
per troppi...
Rispettivamente quali percentuali di talento, di studio e di
fortuna ci vogliono per diventare attori? Che cosa diresti ad un
ragazzo/a che ha intenzione di
intraprendere questa strada?
Percentuali è sempre difficile darne.
Conta tantissimo la fortuna. Tutto,
però, è ben calibrato. Puoi essere
bravissimo e non avere fortuna, puoi
avere fortuna e non avere talento. In
questo secondo caso, però, si finisce
presto. Se hai talento, puoi spingere
e continuare a vivere di questo mestiere anche se non hai tutta questa
fortuna. Ad un ragazzo direi che è il
mestiere più bello del mondo, è un
miracolo che capita nella propria vita
e quindi bisogna tenerselo stretto.
Mi auguro che un ragazzo possa capire che il teatro non è un mezzo per
arrivare da qualche parte, per raggiungere chissà che fama, ma è un
modo per continuare a pensare che
non si arriva da nessuna parte, ma
che si cerca continuamente se stessi.
Miriam Romano
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
TANTI AUGURI!
Letterina di Sig.ra Crisi a Babbo Natale
I regali son sempre uno degli eventi più lieti e meglio accolti dall’intera umanità. Il buon costume dice che bisogna sempre accettarli, con gradita e riverente gratitudine e solo POI darsi
alle valutazioni in merito all’ennesima ciofeca di seconda mano che ci si è trovati.
Quest’anno c’abbiamo tutti un regalino in più: si chiama Crisi.
Gratuita, o meglio, ci arriva gratis e poi iniziamo a pagarla a rate, in termini umani difficilmente stimabili. Il Natale è l’occasione per ritrovarsi spiritualmente assieme, di capirsi e
leggersi l’un l’altro come una comunità, in questo caso stordita, assopita ed amareggiata per
il pessimo andamento del portafoglio globale, ad opera di mascalzoni e delinquenti cui, purtroppo, non ci sarà carbone che tenga, poiché passeranno sicuramente delle festività più felici; tra svalutazione di valori e spread economici, tra furti di significato delle parole ed apparenza ostentata quasi fosse vitale essere sempre ciò che non si è.
Il Natale è sempre l’occasione di potersi rigenerare in sé stessi. Di potersi accorgere di avere
già tanto con sé, ma rivalutarlo al meglio. Di capire di poter esigere di più da sé stessi e dalla
vita. Di capire, in generale, che alla fine questo è l’ennesimo Natale. Non buttiamolo via.
Non buttiamoci via. Ma buttiamoLi via. Loro.
Auguri a Noi, tutti di cuore. C’è un asterisco invisibile su quel “Noi”. Chi vuol intendere, intenda.
ilDisagio
Wanda Pasolini - Naturopata ad indirizzo emozionale - psico-somatico
- Leader in Yoga della
Risata, da anni ricercatrice nel campo della crescita personale.
Sabato 8 dicembre 2012 • Ore 18.30
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Sabato 8 dicembre 2012
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Info: Alessandra Passerini 348.1201063
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YOGA DELLA RISATA
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la vita di quella freschezza
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ridere a partire dal corpo.
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Il costo è di 30 € a persona
CIO ARTIGIANALE
MASSIMO
CASTELLANI
Il POTERE
AUTENTICO delle
RELAZIONI
(Il segreto di una perfetta armonia)
Giovedì 13 dicembre 2012
Ore 20.45
Ingresso gratuito
Il mondo sta cambiando intorno a noi
e dentro di noi e, il “potere autentico
delle relazioni”, è la mappa che ci
guida a tale cambiamento.
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
35
TEATRO
Teatro Nuovo
Il Grande Teatro
Miseria e nobiltà (dall’11 al 16
dicembre) - Appuntamento al
Teatro Nuovo con la celebre
opera di Eduardo Scarpetta, proposta con l’allestimento del Teatro Stabile di Catania e del Teatro Quirino. Con Lello Arena,
Geppy Gleijeses (anche regista
dello spettacolo) e Marianella
Bargilli, la vicenda ha come protagonista Felice Sciosciammocca, nota maschera partenopea
chiamata a risolvere le controversie legate all’amore tra un
nobile di nome Eugenio e Gemma, la figlia di un cuoco.
Il gioco dell’amore e del caso
(dall’8 al 13 gennaio) - Commedia degli equivoci del commediografo francese Marivaux,
prodotta dalla Fondazione Teatro della Pergola di Firenze.
Alla regia Piero Maccarinelli e protagonisti sulla scena Paolo
Briguglia e Antonia Liskova, affiancati da Francesco Montanari e Fabrizia Sacchi.
Macbeth (dal 22 al 27 gennaio) - La celebre opera di William
Shakespeare, messa in scena dalla Fondazione Teatro Stabile
di Torino e del Teatro Stabile del Veneto, con l’allestimento
a firma di Andrea de Rosa. Protagonisti Giuseppe Battiston e
Frédérique Loliée.
Divertiamoci a Teatro
Due di noi (dal 15 al 17 gennaio) - Con la regia di Leo Muscato, Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi sono i protagonisti
della commedia di Michael Frayan che, nei tre atti ripropone
tre diverse situazioni coniugali, ricche di comicità e travestimenti.
Info: 045 8006100 www.teatrostabileverona.it
[email protected]
- bi-
Teatro Salieri
Legnago
Prosa
Grease (18 e 19 dic.
Ore 21.00) - Divertente appuntamento
per la sezione di prosa, con il musical di
Jim Jacobs e Warren
Casey, riproposto dalla Compagnia della
Rancia. Regia Saverio
Marconi e Co-regia di Marco Iacomelli.
La coscienza di Zeno (11 gen. - Ore 10.45 – e 12 gen. - Ore
21.00) - Con la Compagnia del Teatro Carcano, il testo di
Tullio Kezich tratto dal romanzo di Italo Svevo, è riproposto con la regia di Maurizio Scaparro e protagonista in scena
Giuseppe Pambieri, che interpreta Zeno Cosini.
36
La resistibile ascesa di Arturo Ui (24 gen. Ore 21.00) - Con
ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione e Associazione
Teatro di Roma, l’opera di Bertold Brecht sul tema della corruzione del potere, che crea parallelismi tra la situazione del
Nazismo di Adolf Hitler e quella legata all’ascesa a Chicago
di Al Capone. Con la regia di Claudio Longhi e protagonista
Umberto Orsini.
In viaggio con Salieri
Alla corte di Vienna (11 dic. Ore 21.00) - Si respireranno le
atmosfere di fine Settecento, alla corte degli Asburgo, con le
musiche italiane di Cimarosa e Paisiello, ma anche di Mozart e del compositore Salieri. La voce narrante sarà quella
di Elio e i testi a cura di Vincenzo De Vivo.
Compagni di viaggio (31 gen. Ore 21.00) - Si ripercorrerà
il successo di grandi musicisti italiani che hanno fatto furori
all’estero. Con i “Sonatori de la Gioiosa Marca” saranno protagoniste le musiche di Francesco Salieri, Giovanni Paisiello,
Florian L. Gassman e Luigi Boccherini.
Danza
Coppelia (19 gen. Ore 21.00) - Il grande classico della tradizione ottocentesca è reso contemporaneo dalla rivisitazione
del grande coreografo Fabrizio Monteverde, che si affida a
18 ballerini della Compagnia Junior Balletto di Toscana, che
danzeranno sulle musiche di Léo Delibes.
Musica
Grigory Sokolov (23 gen. Ore 21.00) - A legnago si esibisce
uno dei più grandi pianisti a livello internazionale. Il pianista
russo unisce alla tecnica l’ampiezza del repertorio e la grande capacità interpretativa.
Canzoni d’italia
Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto (14 gen. Ore
21.00) - Il bassista dei Pooh Red Canzian si racconta al
pubblico in uno spettacolo che, attraverso canzoni sue e
di altri autori, evoca ricordi e suggestioni della carriera e
della vita dell’artista. A supporto dello show anche l’omonimo volume.
I concerti delle feste
Concerto di Santo Stefano (26 dic. Ore 21.00) - Con la Future Orchestra Jazz Big Band, direttore Luca Donini con i ritmi e le sonorità di affermati jazzisti.
Concerto di San Silvestro (31 dic. Ore 21.45) - Accademia
Secolo XXI direttore Virginio Zoccatelli. Grandi opere di ieri
e di oggi e, quest’anno, anche ammirando uno scatenato
corpo di ballo. Musiche di: A. Salieri, J. Strauss jr., P. I. Tchaikovsky, A. Khachaturian, A. Ponchielli,
A. Dvorak, V. Vedovato.
Teatro per le famiglie
Peter Pan il musical (16 dic. Ore 16.00) - La Compagnia Del
Villaggio.
Info: tel. 0442 25 477 - fax 0442 625 584
[email protected] - www.teatrosalieri.it
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Sere d’inverno al Castello
Salone delle feste di
Castelvecchio
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La nuova rassegna Te
atrale, organizzata dal
Comune di Verona - Servizi Progettuali Culturali
per i Quartieri in collaborazione con il Teatro Im
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piria e il Circolo Ufficiali
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dell’Esercito di Castel
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vecchio, con la direzione
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artistica di Andrea ca
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delle feste di Castelvec
chio, prosegue con l’appuntamento di Venerdì
7 dicembre 2012, con la
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compagnia Piccolo Teatro di Garda che mette in scena Fiori di acciaio, di Robert
Harling, con la regia di Giorgio Avanzini. Si prosegue mercoledì 23 gennaio Marzia su Roma, di Michela Mocchiutti, in
collaborazione con Francesco Niccolini.
Inizio spettacoli ore 21.15 con al termine una degustazione
di vini offerta dal Consorzio Tutela Vino Custoza Doc. Ingresso: 8 euro - Soci del Circolo 5 euro.
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Info: 045 8009549 045 8008184 www.comune.verona.it/teatrocamploy
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che la danza alla comicità, ambientata in un altro mondo,
nell’Olimpo, scritta da Ulrika Calvori Moro e messa in scena
dalla Compagnia Veronese di Operette.
Come vi piace (sab. 19 e dom. 20 gen.) - Commedia romantica di William Shakespeare, presentata dalla Compagnia
La Pocostabile. Si conclude il mese di gennaio con la compagnia Lavanteatro che mette in scena Assassino per forza,
in un’opera ricca di intrighi e colpi di scena, di Marc Gilbert
Sauvajon.
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Attento alla cioccolata Callaghan
(7 dic. Ore 21.00)
- Rivisitazione del
“Un posto unico.”
genere del giallo
TEATRO
in chiave comica,
SANGIOVANNI
con la Compagnia
2012/13
Giorgio
Totola,
27 RASSEGNA TEATRALE
NOV 2012 MAR 2013
sul testo di Mauro
CiNEMA TEATRO ASTRA
Cattivelli e Paolo
Quattrocchi, con
la regia di Vincenzo Rose.
Casa dolce Casa
(21
dic.
Ore
21.00) - di Marcello Chiarenza e Alessandro Serena, con musiche di Carlo
Cialdo Capelli. Uno spettacolo di teatro acrobatico con il Karakasa Circus nel quale comici ed equilibristi condividono un
angolo di mondo… senza tetto.
Il Feudatario (10 e 11 gen. Ore 21.00) – Appuntamento
con la compagnia teatrale La Barcaccia, che metterà in scena l’opera di Carlo Goldoni, con la regia affidata a Roberto
Puliero. Lo spettacolo è un’interessante rivisitazione del testo
goldoniano del ‘700, ambientato nella campagna veronese.
Uomini sull’orlo di una crisi di nervi (18 gen. Ore 21.00)
- Spettacolo di Alessandro Capone e Rosario Galli, con alla
regia Alberto Bronzato. Sentimenti, frustrazioni e spaccati di
vita raccontati da quattro protagonisti che si ritrovano ogni
lunedì attorno ad un tavolo di poker.
Anima blu - dedicato a Marc Chagall (2 dic. Ore 16.00) –
Un racconto metaforico sul volo, con protagonista la Compagnia Tam Teatro Musica e regia, scene e immagini di Michele
Sambin. Sul palco gli attori Flavia Bussolotto e Marco Tizianel.
Storia di una sirenetta (20 gen. Ore 16.00) - La compagnia
Ullalla Teatro Animazione porta in scena la storia di H. C.
Andersen e M. Yourcenar, con la regia affidata a Chiara Bortoli e attori protagonisti Francesca Foscarini, Pippo Gentile,
Angela Graziani e Marco D’Agostin.
6 Gradi (25 gen. Ore 21.00) - Giobbe Covatta protagonista
il 25 gennaio con il suo spettacolo. Il comico napoletano si
proietterà proiettato verso il futuro, cercando di immaginare
gli effetti del riscaldamento del nostro pianeta.
La cena dei cretini (31 gen. Ore 21.00) Appuntamento con
consolidato duo comico Zuzzurro e Gaspare con lo spettacolo, nella commedia di Francis Veber, con regia di Andrea
Brambilla.
a
SAN GiOVANNi LupATOTO (VR)
Info: Teatro Impiria 3405926978
net www.teatroimpiria.net
info@teatroimpiria.
Teatro Camploy
Compagnie Amatoriali
Spettacoli del sabato alle ore 21.00 e della domenica alle
16.30
L’importanza di chiamarsi Ernest (sab. 1 e dom. 2 dic.) - Di
Oscar Wilde, interpretata dalla Compagnia Einaudi - Galilei,
con la regia di Renato Baldi. Il protagonista della commedia
Ernest, porta un nome che in inglese significa “onesto”. Da
qui l’ironia che guida l’intera commedia, con la corsa delle
donne a sposare un uomo con tale nome, sebbene poi non
sia così, in una critica al perbenismo della società vittoriana
in pieno stile Oscar Wilde.
Il povero Piero (sab. 8 e dom. 9 dic.) - Di Achille Campanile, proposto da G.T.V. Niù. La vicenda, ambientata negli anni
’60, narra il decesso imprevisto di un capofamiglia, ironizzando sui vari atteggiamenti tipici dei personaggi di fronte
ad un simile fatto in una società borghese.
Opinioni di un clown (sab. 15 e dom. 16 dic.) - Inscenato
dalla compagnia teatrale Quartaparete, è ispirato dal romanzo di Heinrich Boll. Alcuni clown trovano una valigia abbandonata che appartiene a Hans Schnier, un famoso clown tedesco: da qui si innescheranno una serie di racconti da parte
dei vari clown su di lui.
Favolescion (sab. 5 e dom. 6 gen.) - Firmato da Paolo Quattrocchi e Marco Cattivelli e rappresentato da La Maschera. In
uno spettacolo che ironizza sull’assenza di fantasia sostituita
oggi dalla tecnologia.
Pallottole e cornetti (C’è un ostaggio nel palazzo?) (sab. 12
e dom. 13 gen.) - adattamento di Donato de Silvestri, tratto
dal testo di A. Reynaurd-Fourton, per una commedia messa
in scena dalla Compagnia Gli Insoliti Noti.
Dee sull’orlo di una crisi di nervi (17 e 18 gen. Ore 21.00)
- un cast di sole donne per una commedia che mescola anVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
Info: Tel. 045 9250825
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Eventi, appuntamenti, corsi e mostre
• EVENT!
Alice - Lunedì 10 dicembre alle ore 21.00 appuntamento al
Teatro Ristori con il concerto di Alice che, a14 anni dal precedente “Exit”, ha da poco presentato il nuovo album “Samsara”.
Paolo Migone – Divertente spettacolo al Teatro Nuovo di Verona sabato 19 gennaio alle
ore 21.00 con Gli Uomini vengono da Marte,
le donne da Venere: uno spettacolo che con
la comicità del comico Paolo Migone ironizza sulle differenze tra uomo e donna.
[email protected] Tel. 045.8039156
• VERONA CABARET RIDENS FACTORY
Nuovi talenti e grandi ospiti da Zelig e Colorado. Appuntamento il 6 e 20 dicembre e il 10 e 24 gennaio presso il
Teatro SS. Trinità, via SS. Trinità, 4 - Verona.
Ingresso intero 8,00 euro, ridotto 6,00 euro. Apertura biglietteria ore 20.00 - Info e prevendita: cell. 348.7472454
- www.veronacabaret.it.
• LO SCRIGNO NEL MUSEO
Alla ricerca di curiose storie legate alla nostra città, custodite nei musei, si prosegue con il programma: in dicembre appuntamento il 4 del mese presso il Museo Lapidario
Maffeiano, con Non è tutto oro, in un viaggio che ripercorre la vita di Maffei, anche negli aspetti meno edificanti,
e prosegue poi sulle tracce di Scipione, alla scoperta delle
curiosità legate ai Gladiatori.
Costo: 5 € a persona + biglietto d’ingresso Informazioni:
Aster lun-ven 9.00-13.00 / 14.00-16.15 prenotazione obbligatoria entro le 15.00 del venerdì precedente.
tel. 045 8036353 - [email protected]
• CONOSCI VERONA - ARTE, STORIA, CULTURA
Serie di interessanti incontri culturali con relatori qualificati, presso presso la Sala Conferenze della “Porta Palio”
(monumento).
- 7 dic. 2012 - ore 20.45: I forti del campo trincerato
(arch. Fiorenzo Meneghelli).
- 21 dic. 2012 - ore 20.45: La musica a Verona fra l’
“800 e il “900 (prof. Francesco Bissoli).
- 11 gen. 2013 - ore 20,45: 3° guerra d’Indipendenza
(prof. Michele Gragnato).
- 25 gen. - ore 20.45: La scultura Monumentale Cimiteriale “800 “900 (prof. Gianni Lollis).
Info:Associazione Conosci Verona Tel. 045-975730 info@
conosciverona.it. www.conosciverona.it.
• Omaggio a Carlo Lizzani - Dal Neorealismo
al cinema di genere
Si conclude a dicembre l’interessante
rassegna cinematografica tenuta al cinema Kappadue di Verona dedicata al reOmaggio a Carlo Lizzani
gista Carlo Lizzani. Martedì 4 dicembre
Dal Neorealismo
appuntamento alle 21.00 con Il gobbo
al cinema di genere
(1960); poi l’11 dicembre si chiude con
il doppio appuntamento con Cronache
di poveri amanti (1953) alle ore 20.30 e
Achtung! Banditi (1951) con inizio alle ore 22.15.
opuscolo LIZZANI _opuscolo NUOVO 16/10/12 14:19 Pagina 1
Cinema Kappadue, Verona 6 novembre - 11 dicembre 2012
Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
Direzione Generale
per il Cinema
• UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA
- Giovani Oggi, adulti domani. Quali scenari del
mondo globalizzato?
Aula T5 del Polo Didattico Giorgio Zanotto - dalle ore
17.30 alle ore19.30.
- 3 dicembre 2012 - Il senso della vita nel mondo
globale: religiosità e religione.
Relatori: Prof. Alessandro Castegnaro Prof. Vito Mancuso
Intervento preordinato: Dott.ssa Michela Canteri
Coordinatrice: Prof.ssa Cristina Simonelli
- 10 Dicembre 2012 - Un’etica condivisa
Relatori: Prof. Giannino Piana e Prof. Paolo Dordoni
Intervento preordinato: Studentessa Angela Murari
Coordinatore: Prof. Andrea Gaino
• I VIRTUOSI ITALIANI - XIV STAGIONE CONCERTISTICA
Sala Maffeiana - Verona - La domenica alle ore 11
16 dicembre 2012 - Profumo francese
I Virtuosi Italiani - Ilia Kim pianoforte
Introduzione al concerto del M° Piero Rattalino
musiche di C.Saint-Saëns, C.Debussy, C.Franck
PROMOZIONE
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Vuoi andare il giovedì al cinema
a soli 4 euro?
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www.facebook.com/MultisalaRivoli
La promozione non è valida nei giorni festivi e pre festivi
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
23 dicembre 2012 - Concerto degli auguri di Natale
I Virtuosi Italiani
Roberto Loreggian clavicembalo solista
Marco Vincenzi clavicembalo solista
Alessio Benedettelli corno delle Alpi
musiche di A.Vivaldi, A.Corelli, L.Mozart, J.S.Bach
27 gennaio 2013 - La giornata della Memoria
I Virtuosi Italiani
Alberto Martini primo violino direttore
musiche di S. Prokofiev, P. Hindemith, B. Britten, D. Shostakovich
• LE CANTINE DE L’ARENA - MUSIC BRASSERIE
Piazzetta Scalette Rubiani, 1 Tel. 045.8032849 –
045.8026373
- 4 dic. Ore 22:00 - DINO RUBINO TRIO (jazz): Omaggio
a Miriam Makeba.
- 7 dic. Ore 22:30 - FILL THE DOORS (rock)
- 9 dic. Ore 19:00 - ILARIA PERETTI & DOUBLE SIDE
- 11 dic. Ore 22:00 - LORENZO FRIZZERA TRIO (jazz)
- 13 dic. Ore 22:00 - SWART- ROLFF- ROTELLA TRIO (jazz)
- 16 dic. Ore 19:00 - JACARE’ (etno- jazz)
- 23 dic. Ore 19:00 - LUCA DONINI TRIO (Etno Jazz Funk)
- 30 dic. Ore 19:00 - FLOWER POWER (Latin- Jazz)
- 15 gen. Ore 22:00 - GEMINIANI- VALICELLA- OBOE
Trio (jazz)
Per gli altri appuntamenti di gennaio visitare il sito www.
lecantine-arena.com.
• TEATRO RISTORI - Via
Teatro Ristori, 7 - Verona
Danza
-2
0 e 21 dic. ore 21.00 - Bal2012-2013
let Du Capitole De Toulouse
Live/Opera
- 4 dic. ore 20.00 - La clemenza di Tito, di Wolfgang
Amadeus Mozart
- 11 dic. ore 20.00 Un ballo in maschera, di Giuseppe
Verdi
- 22 gen. 2013 ore 20.00 Maria Stuarda, di Gaetano Donizzetti
Live/Danza
Con il Balletto del Bolshoi di Mosca:
- 16 dic. Ore 16.00 - Lo Schiaccianoci, di Petr Il’ic Caikovskij.
- 27 gen. Ore 16.00 - La Bayadere di Ludwig Minkus
Con il Ballet De L’Opera Di Parigi:
- 18 dic. Ore 19.30 - Don Chisciotte, di Ludwig Minkus.
Teatro Ristori Tel. 045.6930000 [email protected] www.teatroristori.org
TEATRO RISTORI
via Teatro Ristori, 7
37122 Verona
Tel. 045 6930000
Fax 045 6930002
www.teatroristori.org
[email protected]
STAGIONE
Si ringrazia:
• Look Art Me - Ristorante Milio a Sant’Anastasia
Musica live:
- 6 DICEMBRE - Swing block (swing-manouche)
- 10 GENNAIO- Masons (progressive rock)
- 24 GENNAIO- Oversoul (funky)
dalle 19 alle 21 aperitivo alla milanese: 6 euro cena a buffet + consumazione
dalle 21: prezzi bar. Corso Sant’Anastasia, 42 – Verona.
Entrata da via San Pietro Martire
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
• Natale allo Spazio Famiglie
L’attesa di Santa Lucia, del Natale e della Befana attraverso laboratori creativi dedicati alla creazione di decorazioni
natalizie, laboratori musicali con canzoni e filastrocche e
altri divertenti momenti insieme. Organizzato da Assessorato ai Servizi Sociali e Famiglia in collaborazione con
la Cooperativa Culturale Aribandus.
Programma:
- Sab. 1 dicembre ore 17.00 Pinocchio con gli Stivali
- Merc. 12 dicembre ore 16.30 Un regalo per Santa Lucia
- Sab. 15 dicembre ore 16.00 Dolce Natale
- Merc. 19 dicembre ore 16.30 Auguri con Shaun
- Il 2, 3, 4 gen. 2013 dalle 9 alle 12 e dalle 16.00 alle 18.30
Aspettando la Befana!
Via della Diga, 19 (presso Corte Molon, nel corpo laterale
collocato a sinistra dell’ingresso principale di Corte Molon, proveniendo da Lungadige Attiraglio).
Per informazioni e iscrizioni:
Comune di Verona - Coordinamento Famiglia, Minori,
Accoglienza – Segreteria dello Spazio Famiglie tel. 045
8078040 – 8078343 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle
13.00 - email: [email protected]
Le attività proposte sono gratuite
• Natale in Arsenale 2012
- Esposizione di creazioni di artigianato
Un’iniziativa promossa dalla Commission Cultura della circoscrizione
2ª in collaborazione con Associazione ARS Regia Scaligera. Nelle date
Esposizione
di creazioni di artigianato
dell’8-9-15-16-22 e 23 dicembre,
Arsenale Austriaco
presso l’Arsenale Austriaco – PadiPadiglioni 20/1 - 20/2
glioni 20/1 e 20/2 - sarà possibile vi8-9-15-16-22 e 23 Dicembre 2012
sitare l’esposizioni di oggetti di artigianato di alta qualità
e legati alle tradizioni del nostro territorio.
Ingresso libero – Compresi spettacoli, animazioni e concerti.
Per info: Ufficio Cultura della Circoscrizione 2^ Piazza
Righetti, 1 – Verona Tel. 045 8379621 orario: tutti i giorni ore 11.00-13.00, martedì anche 15.0017.00
Iniziativa promossa dalla
Commission Cultura della circoscrizione 2ª
in collaborazione con
Associazione ARS Regia Scaligera
INGRESSO LIBERO
COMPRESI GLI SPETTACOLI, LE ANIMAZIONI E I CONCERTI
PER INFORMAZIONI TELEFONARE 045 8379621/30
• La pelle della pittura - l’universo femminile nell’opera di Angelo
Dall’Oca Bianca La Galleria d’Arte Moderna,
per celebrare i settant’anni
dalla morte, presenta al pubblico veronese una prestigiosa
esposizione che presenta circa trenta opere dell’artista veronese Angelo Dall’Oca Bianca, suddivise in quattro percorsi tematici. Si potrà apprezzare l’esposizione presso la
Casa di Giulietta, dal 1° dicembre 2012 al 10 marzo 2013.
Direzione della mostra: Paola Marini
Cura della mostra: Patrizia Nuzzo
Info e contatti: Galleria d’Arte Moderna tel. +39 045
8001903 [email protected]
Direzione Musei d’Arte e Monumenti tel. +39 045
8062611 [email protected]
Biglietti: intero € 6,00 - ridotto gruppi (sup. a 15 persone)
e anziani € 4,50 - ridotto scuole e ragazzi (8-14 anni solo
accompagnati) € 1,00 - cumulativo Casa + Tomba: intero €
7,00 – ridotto € 5,00 - VeronaCard: validità 2 giorni € 15,00
– validità 5 giorni € 20,00 - Prima domenica del mese € 1,00
39
TIME nasce dalla consapevolezza che
l’ORGANO PELLE è il più esteso del nostro corpo e per questo l’epidermide è
molto più di una semplice protezione: ne
va tutelata la sua bellezza e funzionalità.
TIME SKIN CARE è un concentrato di
FORMULE COSMETICHE uniche nel loro
genere che annovera FORMULE ANTIAGE innovative per assicurare alla pelle
delle DONNE un aspetto sempre bello e
sano, indispensabile per infondere loro
la sicurezza necessaria utile in tutti i ruoli sociali che rivestono: mogli, madri, ma
prima di tutto DONNE impegnate nella
società moderna.
42
TIME:
PIù PRODOTTI IN UNO
La Bellezza e il lusso alla portata di tutti
TIME skincare propone linee di prodotti cosmetici riclassificate in base ai principali bisogni della persona per consentire l’immediato
uso. Questo ad un prezzo di mercato accessibile a tutti.
TIME realizza specialità cosmetiche per la cura
quotidiana della pelle del viso seguendo un approccio innovativo ed assolutamente inedito
nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo
per contrastare giorno dopo giorno la comparsa delle rughe e dei segni d’espressione.
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
La ricca sinergia dei principi attivi contenuti in
ciascuna formula aiuta la pelle a ripristinare le
sue condizioni fisiologiche ottimali per mantenerla in perfetta salute, requisito imprescindibile per rallentare l’invecchiamento cutaneo e
mantenere l’epidermide sempre giovane.
TIME dedica una speciale attenzione agli inestetismi cutanei della cellulite e dell’adiposità
mediante formulazioni innovative, ad alta efficacia.
TIME è adatto anche per i più semplici gesti di
igiene quotidiana, dalla detersione all’esfoliazione, all’idratazione: offre le proprietà naturali
di piante e fiori selezionati per prendersi cura
ogni giorno del benessere della pelle.
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tesoro di natura
Naturalità ed Efficacia caratterizzano le Undici formulazioni specifiche per l’area viso e cinque formulazioni per l’area corpo dedicati alla
bellezza e al benessere, formulazioni naturali ed ecologiche poiché realizzate nel rispetto
dell’ambiente, con cura artigianale e tecnologia
avanzata. Principi attivi botanici, estratti biologici, fitocomplessi naturali, estratti vegetali ed
oli essenziali puri garantiscono risultati di bellezza e luminosità sulle pelli di tutte le età.
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semplici fasi. Una fase di pulizia profonda,
una fase intensiva giorno nella quale troviamo le sei principali formule tre in uno ed
una terza fase di ripristino notturno a base
di cellule staminali di origine vegetale. Favoloso anche il PACKAGING che le contiene, realizzato nel nel RISPETTO DELL’AMBIENTE con materiali completamente RECICLABILI e dall’esclusivo design.
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VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
43
ASSOCIAZIONE ITALIANA
MASTOCITOSI
- Onlus -
La ASIMAS, costituita nel febbraio del 2008, nasce per per creare
un punto di riferimento sulla Mastocitosi. Il ruolo fondamentale
dell’ASIMAS è l’attività svolta in
simbiosi con i principali centri di
Mastocitosi, sia universitari che
ospedalieri, a favore dei malati per
migliorarne la qualità della vita ed
aiutarli nella lotta che conducono
in prima persona contro la malattia. I pazienti con mastocitosi sono
persone comuni all’apparenza sani,
ma con spesso la pelle pigmentata a causa dell’anomala proliferazione di mastociti, e con una serie di
problemi che talvolta arrivano anche a coinvolgere gli
organi vitali.
La ASIMAS, nata in seno alla RIMA, Rete Italiana
Mastocitosi, si prefigge di sensibilizzare l’opinione
pubblica, la ricerca scientifica e le case farmaceutiche,
al fine di riconoscere ai malati di Mastocitosi ogni
diritto che possa tutelare le loro condizioni fisiche e
psichiche, che a volte purtroppo rendono davvero impossibile la conduzione di una vita sociale regolare.
Sede legale: via della Famiglia, 15
40050 Castello D’Argile (Bo)
C.F. 91025340471
Presidente della Asimas: Alessandro Cicotti
Segreteria: Tel. 345.4437272
(da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00)
[email protected] www.asimas.it
Come aiutarci:
Se vuoi aiutare l’associazione puoi fare una donazione a:
Conto Corrente Postale 92278340
Conto Corrente Bancario: Banca Popolare Commercio e Industria Filiale di Cento (FE), via Ferrarese 3
IBAN IT84W0504823400000000000458
Dona il 5 X Mille Scrivi il nostro codice fiscale
91025340471 e la tua firma nello spazio “L’opzione
5 x mille a sostegno del volontariato”
MISSION
L’ASIMAS è una associazione di volontariato che
opera in maniera specifica nelle seguenti aree di intervento:
• assistenza sociale;
• assistenza sanitaria;
• culturale;
44
Le attività che si propone di svolgere sono le seguenti:
a) sostegno ai soci affetti dalla mastocitosi pigmentosa o sistemica;
b) organizzazione di convegni e
raduni per favorire la condivisione e la diffusione delle scoperte
scientifiche e dello stato della ricerca
c) sensibilizzazione dei mass media sulla malattia per favorire la
ricerca italiana, europea ed internazionale su questa malattia.
d) sostegno alla ricerca scientifica, promovendo e finanziando la ricerca e la sperimentazione scientifica, medica, biologica e terapeutica sui mastociti e
la mastocitosi
e) organizzazione di eventi culturali per raccogliere
fondi da destinare alla ricerca.
COS’È LA MASTOCITOSI
La mastocitosi è una malattia rara caratterizzata da
una abnorme proliferazione ed accumulo di mastociti in differenti organi e tessuti. I sintomi e i reperti
clinici dipendono sia dalla liberazione di mediatori
chimici (istamina, cistenil leucotriene C4, prostaglandina D2, Platelet-Activating Factor, eparina, triptasi,
chimasi) e/o dall’infiltrazione tessutale dei Mastociti.
La mastocitosi è attualmente classificata in mastocitosi cutanea, quando l’infiltrato mastocitario è limitato
alla cute, e mastocitosi sistemica, quando i mastociti
proliferano in altri organi e tessuti come midollo osseo, tratto gastrointestinale, polmone, fegato, milza
e linfonodi. In molti casi di mastocitosi sistemica si
riscontra la presenza di una mutazione somatica del
gene KIT che codifica per il recettore dello Stem Cell
Factor un fattore di crescita in grado di stimolare la
proliferazione, la chemiotassi e l’attivazione dei mastociti umani. Questa mutazione comporta l’autoattivazione spontanea delle tirosin kinasi associate al
recettore KIT e la proliferazione incontrollata dei mastociti.
Prof. M. Triggiani
Centro Interdipartimentale di Ricerca in Scienze Immunologiche di Base e Cliniche (CISI)
Cattedra di Immunologia Clinica e Allergologia, Università di Napoli Federico II
VeronaOltre per il Sociale
VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013
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