Verona ltre Anno 1 numero 08 Anno 2 numero 01 Periodico di attualità, società e cultura dicembre 2012/gennaio 2013 Copia gratuita © Massimo Volta giovanniallevi M A Y A finanza&risparmio p e r c h é l i b r i moda&design e v e n t i t e a t r o c i n e ma dis-occupiamocene f l a s h m o b n e w y o r k s i n g a p o r e VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 1 Piazza Corrubbio, 17 (San Zeno) - Verona tel. 334/1263763 e-mail: [email protected] Buffet Vieni da noi per un aperitivo! Ti accoglieremo, tutti i giorni dalle 18.00, con un ricco buffet offerto da noi di Zen Lounge Cafè. Sala interna e taverna Una suggestiva location adatta per le vostre feste di laurea, compleanni ed eventi privati. Ristorazione Da noi potete gustare la cucina mediterranea e internazionale, con specialità di carne e pesce fresco tutti i giorni! 2 VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 VeronaOltre Dicembre 2012 / Gennaio 2013 Copia gratuita anche on-line su www.iperedizioni.it I Maya Pagina ufficiale: www.facebook.com/verona.oltre sommario pag. 04 La campagna dei Perchépag. 23 Editoriale pag. 05 Finanza e risparmio pag. 24 Giovanni Allevipag. 06 Il popolo country pag. 26 Musica Oltre pag. 08 Flashmob L’ultimo spogliatoiopag. 09 Matteo Ierimontepag. 28 Denouement pag. 10 Cinema L’incarico Uscite in sala pag. 33 pag. 11 pag. 27 pag. 30 Restaurare: una passionepag. 12 Andrea de Manincorpag. 34 Idee per Natale pag. 14 Letterina a Babbo Natalepag. 35 New York Teatro pag. 17 pag. 36 Singapore pag. 18 Eventi pag. 38 Il coraggio della famigliapag. 20 Caldendari 2013 pag. 40 Penelope va alla guerrapag. 21 Associazione Italiana Mastocitosipag. 44 VeronaOltre Periodico di Attualità, società e cultura Anno I - Numero 08 • Anno II - Numero 01 Numero iscrizione Tribunale di Verona 1951 del 23/05/2012 Direttore responsabile: Enzo Righetti Direttore editoriale: Francesco Fontana [email protected] Hanno collaborato: Allianz Bank; Valentina Bazzani; BOBOS.it; Giorgia Chiampan; Michele Degani; Michele Fontana; Alessandra Galiotto; Elena Gaio; G.B. @ueisted; Alessandra Passerini; Ilaria Piacenza; Oriana Rodella; Miriam Romano; Gabriele Stringa; Serena Santoro; Elisabetta Zampieri; Nicola Richard Zanotto; Mario Zocca Chiuso in redazione il 30/11/2012 VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Progetto grafico e stampa: Toffanin - Padova Società editrice: Ipertesto Edizioni - Verona Proprietà della testata: Francesco Fontana, Giovanni Avesani Fotografie: © Mattia Borghesi Contatti Per pubblicità: [email protected] Comunica con noi! Per info, consigli, comunicazioni, proposte, iniziative e Oltre: [email protected] La Vostra posta speditela a: VeronaOltre, via del Perlar 33, Verona Tel. 340-4774372 VeronaOltre, la rivista di cultura e Oltre distribuita gratuitamente in modo capillare nelle attività commerciali e nei punti di incontro della città. InOltre trovate i nostri espositori presso: Zen Lounge Cafè, piazza Corrubbio 17 - Emporio diVino, via Pallone 8/b - Edicola I.P. Group, piazza Vittorio Veneto - Bar San Nicolò, piazza San Nicolò 10 - Multisala Rivoli, piazza Brà. Quanto presente in queste pagine, testi e immagini, è coperto dalla normativa sui diritti d’autore ed è di esclusiva proprietà dell’editore o dei collaboratori della testata. Nessuna parte può essere riprodotta, con nessun mezzo, senza specifica autorizzazione scritta. Gli articoli esprimono l’opinione dei firmatari. L’editore quindi, pur ospitandoli in queste pagine, non risponde direttamente dei pareri espressi da chi scrive. VeronaOltre non si assume responsabilità alcuna per eventuali variazioni e/o errori su orari, date, programmi, degli eventi riportati nel giornale. 3 I Maya Laureati in Marketing o perfetti Astronomi? Considerazioni sulla fine del mondo, prendendocela comoda Bene, poiché credo proprio che una bella SCOSSA serva proprio a questo mondo così rovinato, vecchio, chiuso ed ammalato della peggiore Umanità che c’abbia mai messo piede dai tempi della Rivoluzione Francese. Ad un’analisi più lucida, però, sono da considerarsi per vere tutte le teorie che smentiscono in maniera categoria quell’infausto (o lieto, per la minoranza) evento. Proviamo a riassumerle punto per punto. E se per un momento ci fermassimo tutti. Fermassimo noi stessi, le nostre azioni, le nostre credenze. Soprattutto quelle. Ci accompagnano ogni giorno, da sempre, con contratto di “lavoro” fisso, a tempo (sembra) indeterminato. E se vi dicessero, a mente pulita ed “in maggese” rispetto a qualsiasi coltura e cultura, che la Fine del Mondo è solo un concetto di convenienza? Quasi di marketing, sicuro profitto economico-sociale per i soliti furbetti di tutte le ere. Mi riferisco a questo nostro 21 dicembre. Leggiamo insieme, perché diversamente risulterebbe poco preciso, cosa ci dice Wikipedia circa questo avvenimento: «È la data del Calendario Gregoriano (leggi “Calendario Purelli alla Occidentale” n.d.A) nella quale secondo alcune credenze e profezie prive di qualsiasi rilievo scientifico, si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell’umanità intera,in senso spirituale, il cui evento principale sarebbe la Fine del Mondo». BENE Potrebbe essere questa, a primo avviso, una valutazione, prendendo tutto per vero e buono, di quello che ci dice la profezia millenaria che non ha ne volto ne voce, al di là di tutti i libri e i documenti che ci son stati consegnati dalla Storia. 4 Secondo Sandra Noble, executive director della “Foundation of the Advancement of Mesoamerican Studies. Inc a Crystal River in Florida «Considerare il 21 dicembre 2012 come un Giorno del Giudizio o un momento di cambiamento cosmico è un’invenzione assoluta ed un’opportunità per molte persone di fare profitto». La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo Maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l’ingresso nella nuova epoca, in questo caso il “14º b’ak’tun”. Considerazione molto vera, infatti i Maya possedevano una concezione astrologico-astronomica talmente avanzata per la cultura e tecnica del tempo, che avevano previsto (con non indifferente precisione) momenti di passaggio e di transizione tra ere ed epoche cosmologiche. Mai, invece, una vera e propria “Fine dei Tempi.” Oltre, poi, a quelle che sono le teorie elaborate e concepite durante lo scorrere della storia dalle varie civiltà pre-colombiane (ma non solo, attenzione!) ci sono poi tutti gli aspetti di natura cosmicoscientifica da tenere sotto la ferrea lente di quella che può essere considerata una “Mente Critica”. Internet offre uno spettacolare corollario di siti, approfondimenti e digressioni per ogni aspetto letterale-mitologico e poi scientifico riguardante questo particolare argomento. Alcune delle ultime teorie, infine, vorrebbero lo spostamento della data al 2116. Le prevendite sono aperte! A voi il solo costo di informarvi il più possibile… finché c’è ancora tempo (“Muahahah!”). Nicola Richard Zanotto VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 VeronaOltre editoriale È LA FINE DEL MONDO!!! Eh sì, questo numero è proprio la fine del mondo! Numero doppio, dicembre e gennaio: un numerone fitto fitto di interviste, prima fra tutte quella con Giovanni Allevi; di incontri, appuntamenti, reportage Oltre (New York e Singapore). Ma anche un numero dove si parla ampiamente del mondo del lavoro delle donne con “Penelope va alla guerra”; di difficoltà con “Il coraggio della famiglia” e “Associazione italiana Mastocitosi”. E poi grande arte con il restauro di Santa Anastasia in primo piano, grande moda con BOBOS.it, grande cinema e grande teatro. Questo mese, inoltre, una bella novità che speriamo diventi consuetudine: due pagine dedicate “alle nostre tasche” curate da Allianz Bank. VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 È iniziato l’ultimo mese dell’anno. Un anno che ci ha visto sprofondare in una crisi sempre più pesante, dove ci hanno caricato sulle spalle fardelli sempre più grossi di tasse e gabelle che a volte si fa fatica a capire come facciano a inventarsele. Aziende grandi e piccole chiudono, lasciando senza lavoro migliaia di persone; i nostri portafogli sono sempre più sottili e si fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese. È stato anche l’anno di un altro grande terremoto, di alluvioni, tornado, allagamenti. Mamma mia, e volete che ci spaventi la fine del mondo? Anzi, quasi quasi capita a fagiolo a sistemar tutte ste cose che non vanno. Oggi ho passato alcune ore a chiacchierare con due grandi persone, un Generale di corpo d’armata e la sua consorte, della crisi, tra l’altro, e del nostro tenore di vita. Questi due Signori, pur ammettendo di aver avuto natali piuttosto “fortunati”, figlio di colonnello l’uno e di medico l’altra, ricordavano come, anche avendone la possibilità, i rispettivi genitori compravano loro un vestitino buono per la domenica e un paio di vestitini per la settimana. Come il denaro avesse tutto un altro valore di quello attuale, come il possedere o l’apparire non fosse di primaria importanza. Di come quando qualcuno cadeva in disgrazia, trovava sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo, anche rimettendoci di tasca propria. Il Generale poi, in particolare, ricordava quanto fosse radicato nella sua educazione, il senso dell’onore, del rispetto, del dovere... Mi chiedevo, allora, ascoltandoli parlare, se davvero non sia necessaria questa “fine del mondo”, per poter ritornare, almeno in parte, agli antichi valori; far piazza pulita di ciarlatani e ladri che governano il nostro Paese; ridare il giusto valore al denaro senza spread o agenzie di rating. Silvano, un altro amico, è solito dire che “in sto mondo quel che l’era storto l’è diventà drito e quel che l’era drito l’è diventà storto”. Ben venga allora la fine del mondo se, una volta per tutte, si riuscissero a raddrizzare tutte queste cose. Ma ora vi lascio alla lettura di questo splendido, oltre che corposo, doppio numero augurando a tutti un Sereno Natale e uno splendido Nuovo Anno, e concludo con il consueto: arrivederci a presto! VeronaOltre 5 INTERVISTA OLTRE Giovanni Allevi Sunrise, una nuova alba musicale Un parallellismo tra Sunrise e i tuoi capolavori precedenti. Come lo definiresti? Resto stupefatto anche io nel constatare la grande differenza rispetto ai lavori precedenti. È forse il mio album più coraggioso, essendo centrato su forme musicali classiche molto dilatate e complesse, in totale antitesi con le mode e i canoni standard di ascolto, ma che immancabilmente lascia spazio all’emozione e al proprio mondo interiore. Viktor Frankl definisce le rovine come “spiragli per poter scorgere il cielo”. Tu in varie occasioni hai dichiarato che Sunrise è stato scritto dopo due anni di buio. Com’è avvenuta questa “rinascita creativa”? Sono sempre più convinto che l’anima trovi da sé gli strumenti per superare i propri blocchi. Basta lasciarle il tempo. Dopo due anni di una profonda crisi creativa dovuta alle pesanti critiche che il mondo accademico mi ha rivolto, la musica è tornata ad invadere la mia immaginazione a partire da un sogno, fatto su un aereo diretto a Tokyo per un tour in Giappone. Sabato 10 novembre il Maestro Giovanni Allevi ha presentato il suo ultimo cd SUNRISE alla FNAC di Verona. Quest’opera contiene otto brani che si dividono in “Fantasia concertante per pianoforte e orchestra”, e “La danza della Strega Concerto per violino ed orchestra in fa minore”. Ad eseguire la parte musicale del violino solista, caratterizzata da passaggi di estremo virtuosismo è Mariusz Patyra. Da questo incontro con i fans è emersa la genialità artistica di Giovanni Allevi, ma anche la sua estrema umiltà. Al termine della presentazione si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande. 6 Com’è nata la collaborazione con il violinista Mariusz Patyra? È più di una collaborazione! Affidare il proprio concerto per violino e orchestra al talento di un giovane esecutore è una decisione che resta per la vita, una scelta che si fa con trepidazione e speranza. Ora posso affermare di essere stato fortunato, perché Mariusz, oltre ad aver messo in gioco tutti i suoi anni di studio e la sua tecnica trascendentale, ha interpretato le mie note col cuore, con una passione bruciante. Il rapporto tra te e la musica si potrebbe paragonare a una storia d’amore. Quando ti vediamo suonare sembri quasi in estasi. Cosa rappresenta per te la musica? Quanto è importante nella tua vita? L’estasi è la parola più giusta. Sono una persona molto ansiosa per natura, ma la musica ha l’enorme potere di portarmi via dal buio, di spazzare i pensieri negativi e trascinarmi in un mondo bello, colorato, dove finalmente respiro. VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 stimoniano una sensibilità ed una profondità che mi sorprende e mi commuove. I tuoi modelli? Chiunque abbia il coraggio di accettarsi. Tutti coloro che mettono in gioco la propria immaginazione. I bambini, che vanno dritti all’essenza delle cose. La colonna sonora della tua vita? Ora più che mai è il silenzio. Io ti ho conosciuto in altre occasioni e quello che resta impresso di te è la tua semplicità e il tuo essere così genuino malgrado la popolarità raggiunta. Come fai a rimanere così? In tutti questi anni la persone che mi seguono mi hanno sempre esortato a rimanere me stesso. Amano la mia musica ed io non ho bisogno di atteggiarmi a star, a sottolineare chissà cosa. Oggi sono fiero di essere un anti-divo, di girare con i mezzi a Milano e di fare la spesa al supermercato. La quotidianità è la realtà più fantascientifica ed eccezionale che ci sia data di vivere. Chi è Giovanni Allevi oggi? Come ti senti? Un bambino, un ingenuo, un sognatore. La trascendenza è un legame verso qualcosa di infinito. Secondo te, la musica può rappresentare un ponte per fare un salto verso questo “altro”? Nella maniera più assoluta. La Musica, la più impalpabile delle arti, deve porsi come obiettivo quello di afferrare un lembo di eternità. Per farlo bisogna scendere nella profondità dell’anima, confrontarsi col buio dell’inconscio, guardare in faccia i propri fantasmi, combattere i propri draghi. Ma solo allora è possibile vivere l’improvvisa apertura verso l’infinito. Il mondo accademico talvolta ti contesta. Cos’hai tu rispetto a loro? Chiariamo un fatto: “loro” mi contestano, ma sanno benissimo che ho ragione. Semplicemente ho il coraggio di dire ciò che nessuno vuole ammettere: la Musica Classica deve evolversi, altrimenti resta un museo. Restare attaccati alla grandezza del passato può essere scambiato per un atteggiamento “culturale”, ma è di fatto una resa. Ci vuole molto più coraggio ad inventare il nuovo, pur mantenendo le forme della tradizione. Ecco cosa ho rispetto a “loro”: il coraggio. I tuoi sogni e i tuoi progetti futuri? Ho sospirato leggendo questa domanda e rispondo di istinto: ciò che voglio è abbracciare le persone che si avvicinano alla mia musica! Questo è più importante che qualsiasi concerto o riconoscimento accademico. Un saluto ai lettori di VeronaOltre? Non vedo l’ora di tornare nella città che in una notte stellata del 2009, mi ha regalato una delle gioie più belle della mia vita! Valentina Bazzani Cosa ti ha dato forza per continuare ad andare avanti nelle difficoltà? L’affetto della gente, la fiducia nel mondo! Anche le domande che mi vengono rivolte in questa sede teVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 7 musica OLTRE Team me To The Treetops! Assieme ai primi thé autunnali accompagnati da biscotti allo zenzero arrivo ad ascoltare l’esordio della giovane formazione norvegese Team Me, abbondantemente anticipato nei mesi scorsi ed intitolato To The Treetops! Il disco apre con Riding My Bicycle (from Ragnvalsbekken to Sørkedalen), brano che supera gli otto minuti consegnando all’ascoltatore un potpourri di tutto quello che sembra debba esserci in un disco uscito nel 2012. Troviamo infatti chitarre acustiche alle prese con melodie folk, inserti psichedelici, suoni di oscillatore a dente di sega, armonie vocali leggere e delay analogici in feedback; pare d’essere al cospetto di un qualcosa che si colloca a metà tra gli Animal Collective depurati dal noise ed i campioni più bucolici sfruttati in passato da Four Tet. La traccia seguente, intitolata Show Me, esplora territori meno scivolosi attingendo a piene mani dalle esperienze MGMT e Vampire Weekend. Qui viene lasciato tutto nelle mani d’un motivetto catchy e del drumming quadrato, ma arricchito di qualche tribalismo qui e là; Show Me sarà il to-do-remix dei prossimi mesi per molti produttori. Purtroppo l’attenzione scema in fretta, il disco scorre alternando, senza troppa enfasi, la formula sperimentata nel primo e nel secondo brano arrivando affannosamente ai 54 minuti regolamentari; l’unico sussulto pop è avvertibile in corrispondenza della traccia numero 6, Dear Sister, buona sia per una serie tv orientata ai teenager che per la pubblicità di un’automobile. Oltre a stancare, To The Treetops! manca di spontaneità, dà l’impressione d’essere studiato a tavolino per amalgamare una serie di riferimenti alla moda con lo scopo di cavalcare l’onda del momento. Una forzatura. G.B. New Beats Casiokids I prodigi synthpop di Bergen, definiti “la cosa migliore proveniente dalla Norvegia dopo il black metal” dalla stampa specializzata, sfornano una linea di basso che sembra sottratta ai New Order dando così alla luce il singolo Skip I Natten (mi assicurano significhi saltare la notte), confermando il loro talento dopo sette anni di attività. Il brano è disponibile sulla loro pagina Soundcloud. Egyptian Hip-Hop Il loro Ep d’esordio, Some Reptiles Grow Wings, uscì quando Myspace era ancora una cosa cool. Ora, a distanza di cinque anni possiamo goderci il loro primo ed attesissimo fulllength, intitolato Good Don’t Sleep. L’atmosfera è più eterea e le melodie sono meno immediate rispetto all’esordio, i riferimenti agli anni 80 si spre8 cano, si sguazza tra dark e new wave. Con stile. Avanti così Manchester. Mac DeMarco Ci spostiamo ora in Canada, aspettando (III) dei Crystal Castles, del quale avremo ampiamente modo di parlare in futuro. Nel frattempo il ventunenne Mac DeMarco dà alla luce il suo secondo prodotto discografico, minimalmente intitolato “2” e prodotto da Captured Tracks. Il disco si muove tra melodie pop orecchiabili e folk, dimostrando le abilità del giovane nel songwriting e nella produzione. Le vette più alte vengono raggiunte nei due (diversissimi) brani “Cooking Something Good”e “Freaking Out the Neighboorhood.” Da tenere d’occhio. G.B. @ueisted VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 L’ultimo Adriano Bardin spogliatoio Sono nato a Schio il 31 Gennaio 1944. Ho giocato come portiere ed ho allenato a tutti i livelli, dall’Interregionale alla Serie C, dalla Serie A alle coppe internazionali (U.E.F.A. e Champions League). Calciatore dilettante nello Schio, poi professionista in Lanerossi Vicenza, Ascoli, Cesena, S.P.A.L. Ferrara e Padova. Ha collaborato con molti C.T. italiani (Giorgi, Mazzone, Trapattoni) e internazionali (Tabarez, Lazaroni). Ho allenato i portieri di Padova, Brescia, Genoa, Cagliari, Fiorentina e della Nazionale Italiana durante il Campionato del Mondo 2002 e il Campionato Europeo 2004. Sono stato allenatore dei portieri del Benfica di Lisbona vincitore del Campionato Portoghese 2004-05 e dello Stoccarda. tà i v o an Un VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 9 Denouement di Tony Oursler, tra eccentricità e critica sociale Denouement è un 1984 post moderno, dove la dittatura dei social network e delle realtà virtuali prendono il sopravvento sui rapporti umani e sinceri, dove la finzione diventa realtà. La comunicazione unicamente robotica tra le varie personalità denota fortemente la solitudine dell’essere umano. Dietro la rete si nasconde la fragilità di chi, sfruttando la doppia identità, lancia un disperato bisogno d’aiuto. Un urlo, come quello del celebre dipinto di Munch. Questo è il senso della mostra d’arte a cura di Danilo Eccher su Tony Oursler, eccentrico artista americano, in esposizione alla Fama Gallery di Verona, dal 29 settembre al 21 dicembre 2012. La galleria veronese è infatti stata scelta per presentare i nuovi lavori dell’artista in Italia. Come spiega Matteo Pollini, responsabile della galleria d’arte moderna, le varie installazioni, sculture e immagini animate esposte sono tutti lavori del 2012; le uniche due opere del passato riproposte sono la celebre “Xes” e “Alphareflect”. Oursler è cresciuto, si è evoluto e lo dimostra rispetto alle sue esposizioni precedenti, sostituendo alla singola proiezione su una semplice scultura, la deframmentazione. Una deframmentazione di materia che corrisponde ad una rottura morale. Lo spettatore è disorientato e viene inconsciamente travolto da un’atmosfera surrealista, onirica, boschiana, che al contempo invita alla riflessione. Tutta la mostra è un’introspezione che indaga nell’animo più profondo dell’umanità ma per accedervi bisogna essere curiosi e non aver paura di fare i conti con la società che ci circonda. Dall’esterno il salone della mostra è nero, buio e solo una piccola finestra apre lo sguardo sull’interno. Quanti coglieranno l’invito? La difficile interazione tra gli elementi e il problema della comunicazione accomuna tutte le opere e riesce sorprendentemente a disgregare anche l’integrità dello spettatore, che dunque diventa egli stesso attore del disagio di Oursler. Schermi, tubi, sfere, figure, proiezioni si susseguono, talvolta in formato maxi, altre, a livello microscopico. Tutto è fluttuante, fluido, nulla è solido. C’è continua animazione ma non è un dinamismo vincente, il sistema non è armonico. I vasi comunicanti portano delle informazioni errate, il passaggio attraverso la rete virtuale ha rovinato la purezza del messaggio del mittente, e la sua stessa personalità. È il paradigma della maschera di Pirandello, quella maschera che porta sul palco un alterego della nostra essenza. Noi chi siamo 10 veramente? Se è difficile comprendere le tante anime che ci caratterizzano, i social network contribuiscono negativamente a evidenziare solo una parte di noi, quella che vogliamo far apparire. Una grande inquietudine è alla base delle varie installazioni e Oursler lo fa emergere dall’uso dei colori, delle luci, delle ombre, delle immagini in rotazione. In “Bitch cycle” il muro proietta l’immagine di una ballerina nuda, provocante e lontana dalla classicheggiante sulle punte di Degas. Teste di cartone si collegano a due figure di cartapesta avvolte in un abbraccio. Non manca il cestino con fuoco e detriti volto a sottolineare la polverizzazione degli elementi. Il riferimento alla realtà virtuale è ancora più evidente in “Creeping Physiognonomy” dove sono raffigurati tre visi, di donna, di uomo e di una realtà digitale dove la testa è suddivisa in scompartimenti di numeri. Un particolare interessante si ritrova invece in “Cinematic Contagion”, dove la riproduzione moderna della celeberrima testa di Medusa del Caravaggio, simboleggia la fuga dalle proprie responsabilità, dalla possibilità stessa di essere un io narrante, per rifugiarsi in un mondo fittizio, ma apparentemente più comodo. Questo è lo scioglimento dell’intreccio, il Denouement di Oursler. Serena Santoro Bitch Cycle, 2012 - doppia videoproiezione, mixed media, suono 304,8x396,24x243,84cm XES, 2005 - videoproiezione su vetroresina, 90X105X50cm Cinematic Contagion, 2011 - acrilico, inchiostro, grafite e schermi LCD su pannello in legno 101,6x76,2x3,8cm VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 L’Incarico Storie di alberi, granai, hangar, piloti e aeroplani Tributo a Giuseppe Brunelli Una suggestiva e composita iniziativa culturale, l’incontro tra arte, ricordo e poesia, sono gli elementi che caratterizzano “L’incarico”, progetto che ha reso omaggio all’ingegnere veronese Giuseppe Brunelli, ribattezzato “magnifico aviatore” per la sua passione per il modellismo aereo. L’iniziativa, di Originy & Identity Onlus e promossa dall’Associazione Culturale Quinta Parete di Verona, con il patrocinio dell’Università di Verona, del Museo Diocesano, del Comune di Verona e della Fiera, rientra nel più ampio progetto “La memoria delle cose”, un work in progress che porterà ad altre iniziative sul tema del ricordo e della memoria. “L’Incarico” ha presentato opere materiche, costruite con oggetti ritrovati nel granaio del “magnifico aviatore”, come modellini di aeromobili, transistor e valvole, uniti alla poesia degli scritti rinvenuti e alla magia della pittura. Momenti di commozione alla presentazione degli eventi, in particolare al Centro Toniolo per una struggente lettura della dott.ssa Bettina Campedelli e al Teatro Satiro nei momenti di rievocazioni di sensazioni aeree da parte di Gianni Franceschini e Ugo Brusaporco. Federico Martinelli, tra i curatori del progetto assieme a Veronica Tollin, Licia Massella e Marino Chiaramonte, spiega: «da alcuni pezzi di ricambio dei suoi modellini, da appunti scritti a mano e ritrovati all’interno di un granaio è nato, da parte dell’autore, il desiderio di restituire un’anima a questi oggetti per conferirgli, nel loro significato simbolico, una valenza eterna che è propria delle opere d’arte. “Per consegnare all’eternità una goccia di splendore”, parafrasando De Andrè». Prosegue Martinelli: «la “memoria delle cose”, appunto perché attraverso la memoria è possibile dare un significato alla vita, è possibile il ricordo di se stessi, dello spazio domestico nel quale si è cresciuti, luogo di affetto non solo per le vecchie generazioni ma anche per quelle più giovani. L’artista, con questa operazione, vuole omaggiare esclusivamente Giuseppe Brunelli. È uno dei primi casi, se non il primo, di vero tributo, dal momento che l’autore delle opere non vuole comparire. Vuole che a parlare siano solo le sue creazioni, assolutamente originali, ricche di fascino e mistero. L’incarico è quello dell’autore delle opere, un incarico che lo vuole testimone attivo della memoria del magnifico aviatore e come vettore della sua passione: il volo». La presentazione del progetto all’ex Teatro Satiro. Foto Elemarko Regali e Gadget personalizzati Abbigliamento Verona • Via del Perlar 33 Tel. 340_3377575 • [email protected] www.karbena.it VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 11 Restaurare: un lavoro, una passione Daniela Campagnola ci racconta la magia di dare nuova vita ad un’opera d’arte Qual è stato l’intervento di restauro che le ha dato maggior soddisfazione? Ogni opera d’arte mi ha dato davvero grandi gioie, ma, tra gli interventi che ricordo con più affetto, c’è il restauro degli affreschi trecenteschi della Basilica di S. Chiara in Assisi. All’interno di quel luogo sacro si respirava un’aria così mistica che si era davvero molto partecipi di quanto si andava ad eseguire. Sensazioni che ricordo chiaramente ancora oggi. Come definirebbe un buon intervento di restauro? O quali dovrebbero essere i principi fondamentali secondo i quali si deve basare un intervento di restauro? Un buon intervento di restauro, a mio parere, non è quello nel quale la differenza tra il prima e il dopo è strabiliante, ma quello rispettoso dei passaggi del tempo. Il principio base è l’azione minima per il massimo dei risultati, ovviamente quando ciò è possibile. Spesso, purtroppo, le opere ci vengono consegnate all’ultimo stadio della loro vita e quindi è necessario un intervento molto impegnativo. Lei si occupa sia di restaurare dipinti su tela, che di restaurare opere lignee, che differenza c’è tra un tipo di intervento e l’altro? I materiali costitutivi sono diversi, ma l’approccio etico professionale è lo stesso. L’opera lignea, scultura o dipinto su tavola, è in genere molto più antica del dipinto su tela: la tela richiede spesso interventi di rifoderatura per ristabilire la funzionalità del supporto; il legno richiede, invece, interventi anche molto complessi di falegnameria. Come nasce un restauratore? Quali sono le differenze tra un tipo di intervento e un altro? Come fare a sviluppare il tema della tutela dei beni culturali in Italia? Con tanta passione e un piccolo accenno di provocazione, Daniela Campagnola, restauratrice veronese che da più di vent’anni lavora non solo in ambito veneto, ma anche su tutto il territorio nazionale, ha risposto a queste, e a molte altre domande. Quando ha deciso di diventare restauratrice? È una passione che è nata a scuola: sono stata folgorata dal restauro già quando frequentavo il Liceo artistico. Devo dire che sono stata poi ben indirizzata dai miei docenti di allora, che hanno riconosciuto in me una certa predisposizione. 12 Lei ha restaurato uno dei simboli di Verona, la Chiesa di S. Anastasia, ci parli un po’ di questo intervento. L’intervento eseguito all’esterno, su tutto l’apparato murario e lapideo, è stato da me svolto in collaborazione con l’Impresa Cengia di Verona. La superficie era vastissima ed è stato necessario un grande sforzo organizzativo e l’impiego di maestranze specializzate. L’esito ha dato molta soddisfazione a tutti, perché ci ha permesso di riscoprire la policromia dei marmi del portale trecentesco e di ammirare i piccoli affreschi nella parte sommitale al sottogronda. Il restauro, altrettanto complesso, dell’apparato decorativo interno, è stato svolto nell’ambito del Consorzio Restauro S. Anastasia, in sinergia con le ditte Cristani Pierpaolo snc e Arte Rosa di Cinzia VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 co delle grandi città d’arte, ma anche quello di luoghi più periferici, il cui restauro potrebbe favorire sinergie tra competenze diverse e creare quindi maggior flusso turistico e produzione artigianale. Io credo nell’importanza dei restauri diffusi sul territorio che possano favorire la proposta di itinerari diversi. Anche i giovani, tra l’altro, in questo modo, potrebbero trovare delle vie di uscita per il loro impiego. Parnigoni. L’intervento ha avuto una durata di cinque anni e ha interessato tutte le superfici affrescate e dipinte, gli altari marmorei e i pavimenti storici della chiesa. I tre gruppi di lavoro erano composti da circa dieci addetti, tutti restauratori specializzati. È stato davvero emozionante riscoprire le partiture decorative delle volte, prima inscurite da fissativi e da patine di annerimento sovrapposte, oppure portare alla luce, tre le tante meraviglie, le preziose lamine d’oro che rivestivano gli altari. Quanto è importante, secondo lei, il tema della tutela dei beni culturali al giorno d’oggi? Ritiene che gli si dovrebbe riservare più spazio? Dovrebbe essere un tema da incentivare assolutamente, non solo per quanto riguarda il patrimonio artisti- C’è qualche consiglio che si sente di dare ai giovani che vorrebbero diventare restauratori? Qual è l’iter da seguire? Purtroppo allo stato attuale esiste una vera e propria giungla a tale proposito. L’iter prevede cinque anni di studio presso gli istituti preposti, ma pochi di questi hanno già attivato le riforme. Sono ancora molto valide alcune scuole regionali che, a mio giudizio, offrono una buona preparazione per lo meno per ottenere il titolo di Collaboratore del Restauratore. Ai giovani dico di non mollare, perché sono sempre più convinta che il mondo della conservazione del nostro Patrimonio potrà avere ottimi sviluppi nel futuro, sempre sperando che i nostri politici capiscano l’effettiva valenza di questi programmi. Quali sono i suoi progetti futuri? Ce n’è qualcuno di particolare in corso? Al momento stiamo lavorando alle progettazioni e alle schedature dei beni terremotati in Abruzzo, per futuri programmi di intervento in quei territori. L’iter è lungo e siamo ancora una volta penalizzati da una burocrazia pachidermica ed obsoleta. Ci auguriamo che vengano snellite le procedure e che i fondi destinati giungano dove effettivamente ce n’è bisogno. In quest’ottica anche i danni del recente sisma in Emilia Romagna vanno presto sanati. L’importante è riuscire a tenere alto l’interesse generale, affinché il nostro patrimonio culturale, fonte di storia e di ricchezza per eccellenza dell’Italia, non cada mai nel dimenticatoio. Ilaria Piacenza Foto: a pag. 16 Restauro Palazzo Thiene, Vicenza; in alto Restauro affreschi Palazzo Garzolini, Verona; a lato e qui sotto Restauro Chiesa di Santa Anastasia, Verona VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 13 .it IDEE PER NATALE .it Essendo questo il numero di dicembre non potevamo non prendere in considerazione il panico da regalo di Natale che ti prende all’ultimo minuto disponibile e ti costringe a percorrere la città in lungo ed in largo in cerca del dono più adatto. Conoscendo molto bene la questione abbiamo deciso di stilarvi una “Wishlist” degli oggetti di moda e di design più cool e idonei ad un pensiero natalizio. Dove trovarlo: In qualsiasi libreria. Perché: Perché i libri sono cultura e perché la narrativa di moda è molto interessante, in essa confluiscono stile, gusto, psiche umana e studi sociologici. 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Non riuscirete a far stare nella vostra foto bus, avenue e grattaceli! Il mio consiglio è di portare un buon obiettivo grandangolare. La city è una realtà in continua mutazione, e i grattaceli ne sono l’esempio più concreto: il far vedere il cielo da uno spiraglio concede però ottimismo e fiducia. L’immagine, presa dal basso verso l’alto, dà imponenza agli edifici. La fotografia al centro rappresenta bene Manhattan: si alza verso l’alto sviluppando una dimensione verticale e allo stesso tempo sprofonda verso il basso, penetra nella sua dimensione più nascosta, attraverso i suoi tunnel e la sua metrò. Nella foto qui sotto viene mostrata una contrapposizione di due soggetti: una newyorkese ferma in attesa della metrò, e la metrò stessa che invece è in VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 movimento e crea una scia, perché il tempo di scatto è lungo. Inoltre il pilastro taglia la foto in due e contrappone una New York statica e una dinamica. New York è lo studio fotografico e televisivo ideale per ogni genere. Se si vogliono richiamare le condizioni atmosferiche della piovosa city o i famosi film anni ‘70 si possono fare foto in bianco e nero, oppure foto a colori con protagonisti gli stravaganti, eccentrici ed originali newyorkesi. Inoltre a New York è importante avere un talento particolare: quello per il dettaglio, per le situazioni borderline e le immagini che nascondono un’ironia implicita. La foto a destra a fondo pagina è stata scattata la mattina dopo il famoso attentato a New York. Originariamente a colori, è stata portata poi in bianco e nero. Infatti, di solito, il colore distrae l’occhio dal soggetto che guarda, in questo caso i colorati dog cart sullo sfondo avrebbero distolto dal soggetto dormiente. Questa è Manhattan… Elena Gaio “La bellezza di New York non è intenzionale, poiché forme in sé brutte si trovano senza un piano preciso, per caso, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di una poesia magica”. (Mila Kundela - L’incredibile leggerezza dell’essere) 17 Cartoline da Singapore I motivi per cui a 52 anni si decide di andare a Singapore possono essere: lavoro, famiglia o personali... Lavoro può andare bene... Sono qui da qualche tempo e ho pensato di raccontarvi perché gli italiani non dovrebbero venire a Singapore... Tanto per cominciare questa isola-città-stato, punta estrema della Malesia, si trova poco sopra la linea dell’equatore e si presenta con un clima molto freddo... specialmente all’interno di centri commerciali, uffici, autobus, metropolitana (di cui parlerò più approfonditamente più avanti) e taxi. Un nostro connazionale usava raccontare che, salito in metropolitana, gli si è riformato il ghiaccio nella CocaCola! Da un punto di vista teorico potrebbe anche essere possibile, ma si tratta di una bufala: nella metropolitana di Singapore, chiamata amichevolmente MRT (Mass Rapid Transit) non si può né mangiare e né bere... Se è vero che la temperature esterna non scende quasi mai sotto i 30° e l’umidità quasi mai sotto il 90% è altrettanto vero che i Singaporiani-Singaporesi o come vogliamo chiamarli, non si preoccupano minimamente di regolare la temperatura dei loro condizionatori, la mettono direttamente a 16° e questi soffiano aria gelida con tenacia e dedizione. Giunti a casa, l’unica cosa che desideriamo è una doccia calda come avessimo fatto il Sella Ronda in febbraio. A ciò non ho ancora trovato una spiegazione ma, appena la scopro, vi faccio sapere... Perché noi italiani non siamo fatti per Singapore? Per vari motivi che vi elenco in ordine sparso, così come mi vengono in mente. Non pensate sia veramente triste camminare per viali a 4 corsie nella remota periferia costeggiando aiuole verdi con l’erba tagliata, senza cartacce, pacchetti di sigarette, bottigliette di plastica o lattine? Immaginate la desolazione? Sembra di camminare in alta Val Venosta. All’Hawker Center dove mi fermo spesso per mangiare, poi vi spiego cosa sono, scambio quattro chiacchiere con un tassista in pensione che conosce Singapore come le sue tasche per averla girata per 50 anni... Allora, gli chiedo: ma perché vi ostinate a tenere carte, pacchetti e bottiglie in tasca o in macchina? Lui mi risponde: “perché da voi non è così”? Gli rispondo di no, non proprio: noi amiamo avere l’interno della nostra automo18 bile pulito e le strade dove la guidiamo sozze... Anzi, un mio amico dice sempre che lui butta le cose per la strada perché non vuole creare ulteriore disoccupazione, lo fa per gli operatori ecologici... Il vecchio tassista mi dice che qui, invece, pensano che pulire è più impegnativo che mantenere pulito e che, lo stesso numero di operatori ecologici, non dovendo raccogliere l’immondizia lasciata per strada, possono mantenere i prati tagliati, curare le aiuole e raccogliere le foglie. Ah, ma allora... Che ne faremmo del ruolo di padri semi addormentati, seduti in macchina, nascondendo il pigiama sotto l’impermeabile, davanti a una discoteca? Si perché a Singapore le ragazze sono al sicuro in metropolitana o in taxi fino a notte tarda senza che nessuno si sogni di infastidirle o, peggio ancora, importunarle. Questo vuol dire che noi, padri italiani che mettiamo la sveglia alle 2 del mattino della domenica, guidiamo come sonnambuli verso una discoteca, aspettiamo in disparte che nostra figlia assieme a Francesca, Giulia, Valeria... Matteo e Mattia (ci stanno anche loro vero papiii?) salgano in macchina e vengano depositati ai 4 angoli opposti della città, non abbiamo più senso di esistere. All’Hawker Center il tassista mi guarda stupito: ma perché, da voi non ci sono i tassì? Non so bene cosa rispondere... Preferisco glissare e ascoltare un’altra perla di saggezza: chiamala come ti pare ma qui, se qualcuno osa infastidire un ragazza o una donna, va in prigione e quando esce ha cambiato gusti... Proprio come da noi penso io... Secondo voi, perché mai un italiano dovrebbe stare bene in una città dove nella metropolitana, che fa anche da treno, c’è l’aria condizionata, il telefono prende meglio che sotto la torre della Telecom ed è sempre fastidiosamente in orario... Di cosa potremmo lamentarci? E come potremmo giustificare i nostri ritardi? Qui se un cavo si guasta e si ferma tutto per 30 minuti, il giorno dopo lo sa tutta la nazione perché in seconda pagina dello Straits Times (il quotidiano nazionale) si può leggere il resoconto del guasto e qualche giorno più tardi si legge che sono stati stanziati “50 milioni di dollari” per cambiare i cavi. Ora, se le Ferrovie Italiane dovessero fare la stessa cosa, Il Corriere della Sera peserebbe un kg e mezzo.... Per questa volta non chiedo il parere del tassista VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 dell’Hawker Center, prima di tutto perché è un tassista e non un ferro-tranviere e poi perché è già andato a casa... Anch’io comincio a non vedere l’ora di tornare a casa. Che non si sappia in giro, sopratutto negli ambienti legati alla malavita. L’altro giorno accompagno un amico in banca a depositare un assegno. Pazzesco! Tanto per cominciare non ci sono le porte a bussola che ti chiudono dentro e ti chiedono gentilmente di tornare indietro e depositare gli oggetti metallici nell’apposito armadietto... Ci può anche stare che lascio giù le chiavi della macchina ma il cellulare assolutamente no. Potrei perdere delle chiamate o, peggio, non riuscire a rispondere a una mail a-stretto-giro-di-posta... E poi ho tutti i codici e tutte le password memorizzate! Allora stai dentro il guscio di plastica antiproiettile fino a quando il cassiere si accorge di te, schiaccia un pulsante e la porta si apre dalla parte giusta. A parte il fatto che, al posto del telefono, uno potrebbe avere una Magnum 44 nella tasca interna della giacca, comunque qui è tutto diverso: la porta della banca è meno rinforzata di quella del “Bar Centrale” dove una volta sono entrati i ladri e si sono fregati stereo e TV a schermo piatto. Qui banche e gioiellerie sono aperte al pubblico come i negozi di giocattoli o i fioristi, quando entri non ti perquisiscono e non ti spiegano che la cassaforte è a tempo e gli impiegati non hanno la chiave...No, qui i soldi li tengono nel cassetto sotto la tastiera del computer e anziane signore, sprovviste di guardie del corpo, depositano mazzette di banconote senza fare una piega. E il tassista dell’Hawker Center mi spiega che rubare è male e non si fa... Ma dai! Ma allora da noi... voglio dire... per esempio politici, segretari, tesorieri? D’accordo, niente populismo... Il tassista, detto anche “Uncle” che vuole dire zio, mi racconta che ci sono state un paio di rapine una negli anni 70 e un’altra nei primi anni 2000... I rapinatori sono stati stesi e sono finiti in prima pagina... Ma lo hanno arrestato chiedo io... Chi, il rapinatore? Ma no, il poliziotto che ha sparato... Ma vi pare che noi italiani potremmo mai vivere in un paese dove se entri in una banca a volto coperto e con una pistola spianata... ti sparano? Ma stiamo scherzando? Vogliamo parlare del traffico e della guida? A parte il fatto che guidano tutti contromano, se io fossi un insetto residente a Singapore, mi farei il nido nel clacson di una macchina. Viene usato pochissimo e generalmente per segnalare a un collega automobilista che si è addormentato a un semaforo. Le strisce pedonali sono il santuario dei pedoni. Nessun automobilista si sognerebbe di non far passare un pedone, però, se i pedoni (italiani e non) attraversano fuori dal loro territorio, allora si arrabbiano e suonano il clacson, così si accertano che funzioni ancora... All’inizio facevo un cenno di ringraziamento con la mano e vedevo che mi guardavano strano. Cercate di capire, non ho ancora calpestato la prima striscia zebrata e già sono tutti fermi, in italia sarebbero passate 4 macchine e 12 motorini. È abbastanza naturale che mi venga spontaneo un gesto di saluto e di ringraziamento! Il mio amico tassista in pensione mi guarda strano e mi chiede: ma se per caso qualcuno viene messo sotto (run over per i locali)? Eh... la gente dice: certo che, porca miseria, era anche sulle strisce... Il tassista mi guarda strano e non aggiunge altro. VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Sono seduto all’Hawker center con il mio amico tassista che ha un nome così lungo che hanno dovuto andare a capo sul tesserino che si espone sul taxi. Vuole che gli spieghi come funziona la politica in Italia... Domande più facili no eh? Guarda, è molto semplice (very easy nella sua lingua), quando un politico viene eletto diventa tre, hai presente la Trinità? No? Sarà perché sei buddista... Allora funziona così: noi andiamo a votare e votiamo per Tizio, Caio o Sempronio...Ma no che non si chiamano così! Non sono veri nomi, servono a non dire un nome... Quando Mario Rossi viene eletto, si trasforma in tre. Perché? Perché ha bisogno di un segretario e di un porta borse... Il segretario per prendergli gli appuntamenti o prenotargli l’auto-blu... Il portaborse? Mah, non credo sia un facchino vero e proprio, serve a portargli la borsa piena di documenti mentre lui è al telefono per ragioni di stato, sai pesa un bel po’... E qui il tassista mi sorprende: ho letto sullo “Straits Times” che da voi hanno dotato tutti di Ipad, cosa vuoi che ci sia dentro la borsa? Non è il caso che, quando torno a casa, lo dici anche ai portaborse? Sono seduto su una panchina che aspetto il 189 per arrivare a Clementi e prendere la MRT, uno che non è caucasico (non è una malattia è il tipo di razza a cui apparteniamo) mi chiede di dove sono... Italia.. Italia! Very nice! Per che squadra fai il tifo? Non posso fare a meno di notare che in inglese suona molto meglio: Which team do you support? Non si parla per niente di malattie oramai debellate.. Non sono un vero e proprio tifoso ma se dovessi scegliere direi... Allora lui mi dice che sono fortunato e che l’Italia non è come Singapore... (ma dai...) e che Singapore è la città delle multe e che qui ti multano per ogni cosa... Tipo? Per esempio se fai la pipi contro i muri, o se sputi una gomma da masticare o se butti le immondizie per la strada ti fanno la multa. Ma allora, è proprio una prigione! Lui annuisce... Ma, chiedo, quante volte ti è capitato di prendere una multa? O meglio quante volte hai fatto la pipì contro i muri o sputato una gomma per terra o sporcato in giro? Quante volte? Lui mi guarda perplesso e mi risponde: mai! Perché dovrei? Lo guardo dritto negli occhi e finalmente capisco perché agli italiani Singapore potrebbe fare male... Mario Zocca 19 Il coraggio della famiglia Volano in America per aiutare il figlio malato Michelangelo è un bambino come tanti: ha nove anni, vive ad Erbezzo, sui Monti Lessini, con la mamma Giulia, il papà Federico e la sorella maggiore, Perla. Come tutti i bambini della sua età ama giocare con gli amici, andare a scuola e sogna di diventare grande. Michelangelo però è affetto da una malattia rara che lo ha portato alla sola età di un anno e mezzo a dover subire un trapianto di reni, una condizione che lo ha limitato in tutte le attività che normalmente un bambino della sua età svolge. Negli ultimi anni purtroppo la situazione si è aggravata portando il corpo di Michelangelo a rigettare il rene trapiantato e costringendolo sempre più al rischio di dialisi. «Siamo comunque riusciti ad alternare momenti positivi a momenti negativi – raccontano i genitori Giulia e Federico - ed è proprio in uno dei momenti più fortunati che decidiamo di regalarci una vacanza in Messico. Durante la vacanza, Michelangelo non si è sentito bene e questo ci ha portato ad essere seguiti presso una struttura ospedaliera americana a Cancun, che in qualche giorno lo fa uscire dall’ospedale “in buona salute”». Da qui cominciano le ricerche dei genitori sui metodi di cura americani che trovano una soluzione presso l’ospedale di Stanford, California. Quello che viene proposto ai genitori di Michelangelo è un trapianto genitore-figlio senza passare dalla dialisi, la soluzione migliore per il loro bambino. «Non si sa ancora chi donerà il rene a Michelangelo – dicono i genitori – saranno le analisi mediche a confermarlo». Una scelta sofferta quindi, ma l’unica possibile per dare una qualità di vita migliore al figlio, consapevoli 20 però che la sua condizione è cronica e che non guarirà mai completamente. Per poter fare l’operazione di trapianto, molto costosa, i genitori hanno deciso di vendere il ristorante di famiglia ad Erbezzo, un ristorante-pizzeria che hanno gestito per 20 anni. Purtroppo la somma che è stata raccolta dalla vendita non è sufficiente ed è per questo che hanno deciso di far nascere un comitato, “Il Coraggio della Famiglia”, adibito solo ed esclusivamente a raccogliere denaro per pagare l’operazione e le cure mediche che Michelangelo dovrà subire in America. «Stiamo chiedendo un aiuto economico a tutte le persone che sono sensibili alle grandi problematiche di Michelangelo, per far sì di raggiungere la cifra necessaria per poter eseguire il secondo trapianto di rene, da genitore a figlio, al nostro bambino. Sappiamo che il periodo che stiamo attraversando non è facile per nessuno ma siamo convinti che la vita vale più di qualsiasi cosa. Un futuro migliore per il nostro piccolo Michelangelo è possibile”». Fare una donazione è possibile attraverso il conto corrente dedicato: “Il coraggio della famiglia” Cassa Rurale Vallagarina Filiale di S.Anna D’Alfaedo (VR). IBAN IT 56 U08011 59830 000022081111 Per informazioni visitare il sito www.ilcoraggiodellafamiglia.it Elisabetta Zampieri VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Sul fronte Retravailler: donne che rioccupano donne lorizzare le loro attitudini, indirizzandole verso lo sbocco occupazionale più adatto a loro. Lei, con la dott.ssa Romito, sono state due capisaldi del direttivo OLV (Orientamento Lavoro Veneto), prestando le proprie competenze anche come libere professioniste e collaborando in ambito formativo per vari enti. A queste Penelopi mi sono rivolta per dar luce ad un’altra tra le numerose trame ordite senza clamore con dovizia e competenza e di cui per questo, come al solito, si occupano in pochi. Oggi prepareremo una donna compiuta, appagata e felice. Ingredienti e procedimento: prendete una donna con tante aspirazioni e una bilancia. Su un piatto metteteci un bel lavoro soddisfacente e sull’altro l’atavico desiderio di perpetuare la stirpe. Fatto? Bene. Ora su quest’ultimo aggiungete 2-3 figli, 1 buona dose di attività ad essi collegate e non, 1 casa di cui occuparsi, 1 pizzico di parentado da gestire, 1 manciata di relazioni da curare e 1 compagno q.b. Amalgamate il tutto con un amante se vi piacciono i gusti decisi. Fatto? Bene. Ora mixate i due recipienti e cuocete a fuoco lento. Ribollita? No, reinserita: retravailler! Il francesismo indica il metodo introdotto negli anni ‘70 dalla sociologa Evelyn Sullerot e si rivolge a quelle donne che vorrebbero, appunto, ri-lavorare dopo aver abbandonato la loro occupazione per dedicarsi a figli e famiglia. Sì perché quale dei due piatti della bilancia credete mai che questa caparbia donna sarà costretta ad accantonare rinunciando alla sapidità di una dimensione della vita appagante perché condita attraverso la realizzazione delle proprie capacità? La dott.ssa Patrizia Caruso, da anni in prima linea sul fronte del retravailler, si adopera per motivare queste donne attraverso un percorso formativo volto a vaVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 I recenti dati ISTAT sul tasso di disoccupazione evidenziano un dislivello tra quello maschile che risulta del 10,1% e quello femminile pari all’11,8%. Questo gap è sempre esistito e negli ultimi tempi si è accentuato. Quali sono le motivazioni che giustificano questi numeri oggi? La donna di giovane età è fortemente penalizzata, sia nell’inserimento lavorativo che per un’eventuale carriera, dalle possibili gravidanze. La donna ha sempre avuto cura della sfera privata e, poiché le offerte di servizi pubblici a costi agevolati sono scarse, si fa carico di ogni problema. In molti casi il lavoro (lo stipendio) della donna sia a livello sociale sia all’interno della famiglia è considerato di completamento a quello maschile: in un momento di crisi sono le prime a rimanere a casa. Non consideriamo il lavoro nero perché pende su entrambi i generi. Cosa significa occuparsi del reinserimento delle donne in azienda soprattutto considerando i tempi attuali così avari nei confronti di tale categoria? La risposta è complessa. A livello aziendale bisogna combattere lo stereotipo per cui la don21 na rende meno a causa di gravidanze, figli, ecc. Se si considera la categoria tempo ciò è vero, ma questa affermazione nega però la funzione sociale della donna, il futuro e la sua capacità di essere multitasking. Spesso la ricerca del reinserimento è dettata da una forte motivazione al lavoro, non sempre di natura economica, quindi al rientro spesso la donna è più produttiva perché ha migliorato la propria autostima. Bisogna lavorare sulla persona e sulla consapevolezza delle sue capacità. Potreste fornirmi un identikit della donna media che si rivolge a voi? Gli ambiti di provenienza sono i più differenti: alte professionalità o al primo impiego, con età compresa tra i 30 e i 50 anni, molte con figli in età scolare. Tante desiderano reinserirsi nel mondo del lavoro, altre cambiarlo per crescere professionalmente. Le più adulte e libere da impegni familiari, cercano una loro posizione sociale ed economica. Tutte desiderano capire cosa possono offrire al mercato del lavoro. “Nell’immaginario collettivo il lavoro è quello retribuito, in cui c’è uno scambio tra attività svolta, professionalità utilizzata e salario. Questo modello non pensa e non ritiene che la relazione, la cura, la genitorialità, l’assistenza e la gestione del tempo siano forme di lavoro. La donna, le donne, svolgono due tipi di lavoro: quello retribuito e quello invisibile”. Susanna Camusso approfondisce così il significato del termine lavoro e ritiene urgente l’azione verso un progetto non omologante, che riconosca questa disparità, pena l’arretratezza e la mancanza di crescita del nostro Paese. In questo momento di forti cambiamenti politici, una donna verso chi o che cosa dovrebbe porre la propria fiducia perché il lavoro come libertà non sia più un’utopia? D’accordo con la Camusso, riteniamo che la donna debba contare in modo particolare su se stessa e la rete delle donne. C’è da svolgere un’attenta riflessione sulla consapevolezza delle donne, che, spesso nemiche di se stesse, sostengono lo stereotipo per cui “solo la bellezza apre le porte”. Invece le capacità, il sapere, il saper pensare sono vincenti. Solo pochi tra gli uomini lo riconoscono a livello sociale, altri l’approvano esclusivamente a parole. 22 Perché secondo voi i nostri politici pensano ad equiparare la donna ai modelli europei solo quando ciò favorisce un netto ritorno economico, ma allo stesso tempo impediscono, ad esempio, che la maternità venga riconosciuta come status sociale e non ne agevolano il sostegno attraverso una serie di supporti necessari al mantenimento del posto di lavoro? Per una distorta mentalità italiana verso la “mamma”, per una visione poco lungimirante e allargata del valore sociale della maternità e della donna. A livello economico poi si guarda solo al momento presente e non ai vantaggi di solidità e produttività che se ne potrebbero avere investendo adeguatamente in questo campo. Donne che aiutano donne. Donne che si relazionano con donne. Donne che affermano la propria diversità di donne. Donne che tentano di cambiare le leggi degli uomini. Oriana Rodella VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Alessia Bottone Da Nord a Sud parliamone: la campagna dei PERCHé Supponiamo di essere dipinti come giovani bamboccioni, spocchiosamente choosy e libertinamente smaniosi di passare da un lavoro all’altro perché dai ilpostofissoènoioso. Ne deriva che il nostro desiderio di essere mantenuti a vita sia consequenziale alla volontà di non affermarsi, ad una certa inettitudine e affondi le sue radici nella ragion pratica di poter prosciugare un budget illimitato che prosperi genitori dispongono per sostentare a lungo i loro piccoli parassiti e nella ragione (a)morale per cui questi produttori di organismi senza spina dorsale abbiano dimenticato di infondere loro il benché minimo senso di responsabilità e rispetto per se stessi. PERCHÉ? Mettiamo invece che dopo aver studiato anni, lavorato per non pesare sulla famiglia, vissuto esperienze all’estero lontani dal nido di mammaepapà, ingenuamente pensi di poter diventare indipendente, sì, di realizzarti facendo ciò per cui hai investito, sì. NO. Improvvisamente il curriculum straripa di stage molto formativi e molto non pagati. Partono infinite serie di colloqui, ore di amabili ciarle con datori di lavoro su quanto sarà utile per te lavorare per loro, forse, un domani. Lavorare: “Esercitare un’attività retribuita” dicono, i dizionari. Di fatto, tu eserciti e tu retribuisci: in tempo, talento, passione, mezzi, denaro. PERCHÉ? “Impiego di energie per raggiungere uno scopo determinato” aggiungono, i vocabolari. Di fatto, dopo mesi di spillatura di liquido ematico e scomparsa di ogni vigore, con un mispiacenonassumiamopiù, è determinato che il tuo scopo è passato all’ennesimo stagista con le tue medesime speranze. PERCHÉ? Cominci a implorare di poter svolgere qualunque tipo di lavoro part-full time, a nero, verde, giallo. “No. Troppo laureato.” PERCHÉ? Poniamo infine di essere in preda allo sconforto e di trovare in tv prima, a pranzo insieme poi, un volto speranzoso e appassionato: “Mi chiamo Alessia Bottone, ho 26 anni e sono disoccupata.” Laureata, stagista all’ONU, sa 4 lingue, ha abitato VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 in 7 paesi. Licenziata con un sms dal bar per cui lavorava in nero mentre era in ospedale. Ha inviato oltre 200 cv per diventare hostess, ma no, è troppo bassa. Troppo istruita per fare le pulizie, ma le serve uno stage per fare la commessa. Lei è tutti noi. Lei di domande ne ha tante, di risposte nessuna. Lei ha scritto accorata a politici, giornalisti, persino al Papa. I suoi quesiti sono anche i nostri. Lei con il suo blog danordasudparliamone. wordpress.com ha dato vita alla nostra comune campagna dei PERCHÉ? che si sta estendendo in tutta Europa. Lei ci fa capire che non siamo soli a lottare per i nostri diritti, che ovunque viviamo le stesse paure, umiliazioni, ingiustizie, ma abbiamo anche lo stesso coraggio e volontà per cambiare le cose. “Noi ci sacrifichiamo signora Fornero, ma abbiamo bisogno di risposte concrete. La situazione non è più sostenibile e non tanto perché non abbiamo un riscontro economico, quanto perché al mattino ci svegliamo e sentiamo che ci manca qualcosa: la dignità!” Oriana Rodella 23 La finanza comportamentale: la performance del nostro portafoglio non la fanno i mercati, la fanno i nostri comportamenti. Quando ci troviamo a prendere decisioni in condizioni di incertezza sbagliamo sistematicamente. Basterebbe questa affermazione, che nel 2002 ha fruttato il premio Nobel per l’Economia all’israeliano Daniel Kahneman, per intuire l’importanza della finanza comportamentale. Ma quest’affermazione è fondamentale anche perché, in ambito finanziario, imboccare la strada sbagliata rischia di causare perdite. Come? Entrando in Borsa quando i mercati sono ai massimi lasciandoci trascinare dall’entusiasmo; prendendo decisioni d’investimento autoconvincendoci della loro correttezza; oppure restando ingannati dal nostro cervello che, nei propri ragionamenti, segue involontariamente la via più semplice ma che a volte è anche quella sbagliata. Le trappole del nostro cervello Quanti investimenti abbiamo fatto dopo che il titolo o il fondo che abbiamo comperato aveva dato prova di offrire ottimi rendimenti? Quanti investimenti abbiamo fatto in un titolo o in un fondo che nell’ultimo anno aveva perso? Per risolvere un qualunque problema noi utilizziamo le “euristiche”, ossia dei processi mentali che possiamo chiamare “scorciatoie”. Quando la soluzione ci sembra giusta, la scegliamo, senza in realtà approfondire, perché approfondire è troppo faticoso. Ma, ovviamente, la scorciatoia non è sempre corretta. E quindi possiamo commettere errori. Sono le trappole del nostro cervello, sintetizzabili in tre categorie principali:la distorsione delle conferme, la rappresentatività e il giudizio fondato sul senno del poi. Vediamo queste casistiche da vicino. 1 - La distorsione delle conferme Immaginiamo di leggere un lungo articolo di giornale su un tema che ci interessa di cui abbiamo discusso la sera prima con un nostro amico. Le nostre opinioni erano fortemente divergenti. Mentre leggiamo, con un evidenziatore segniamo una serie di frasi che ci colpiscono. Dopo aver letto tutto l’articolo controlliamo le frasi che abbiamo evidenziato. Saranno tutte e solo quelle che ci danno ragione. Se lo stesso articolo lo ha letto anche il nostro amico anch’egli lo porterà come forte supporto alla propria opinione. Ora proviamo a fare un esame di coscienza. Quanti investimenti abbiamo fatto dopo che il titolo o il fondo che abbiamo comperato aveva dato prova di offrire ottimi rendimenti? Quanti investimenti abbiamo fatto 24 Allianz Bank e l’agenzia di stampa Radiocor Sole 24 Ore hanno realizzato un libro «Sette in condotta» in cui si analizzano le scelte di comportamento dei risparmiatori. «Sette in condotta» è un libro di finanza comportamentale scritto da un esperto delle materia, il prof. Ruggero Bertelli, docente all’Università di Siena. in un titolo o in un fondo che nell’ultimo anno aveva perso? È evidente a tutti che il rendimento dell’ultimo anno (ormai andato) conta veramente poco. Eppure facciamo fatica a investire i nostri soldi in ciò che ha dimostrato di perdere e preferiamo di gran lunga investire in ciò che ha dimostrato di guadagnare. 2 - La rappresentatività Osserviamo le sequenze di risultati di 6 lanci di una moneta: primo lancio C T T C T T secondo lancio T T T C C C Quale delle due sequenze è la più probabile? In altri termini, dovendo scommettere, su quale puntereste di più? La maggior parte di voi risponderà la prima. Perché? Perché la prima “sembra” più casuale della seconda. Nella nostra mente il caso non è ordinato ma, appunto, casuale. In realtà, le due sequenze hanno identica probabilità di manifestarsi. Solo che noi teniamo a categorizzare in modo semplice gli eventi e poi a dare delle opinioni o a fare delle scelte basate sulla nostra classificazione approssimativa, che ci pare corretta in prima analisi. E’ più rischiosa un’azione o un’obbligazione? Sembra semplice e risponderemo che le azioni sono – come è noto – più rischiose. Ma, scusate, non dipende da “quale” obbligazione? Non è meglio rispondere, “dipende” invece di scegliere sulla base delle categorie che abbiamo nella testa? VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 3 - Il giudizio fondato sul senno del poi L’attaccante della nostra squadra del cuore non ne ha azzeccata una questa sera. E alla fine si è perfino mangiato un rigore. Del resto “era chiaro che non era in forma”. Ma l’allenatore, incurante di queste evidenze, ha deciso di farlo giocare. Quante volte, dopo che un evento è accaduto, scopriamo che era facile prevederlo. Andiamo a ricercare nel passato tutti gli elementi che dimostrano inequivocabilmente che “bastava leggere i giornali”. Frase tipica che ci diciamo dopo che il mercato azionario è sceso molto. O dopo che l’euro si è rafforzato contro il dollaro e noi - ovviamente abbiamo comprato azioni in dollari. “Bastava leggere i giornali”. Certo, ma occorreva leggerli dopo aver conosciuto l’evento. Perché letti prima dell’evento non ci hanno detto proprio alcunché. Il motivo è semplice: non avevamo la chiave di lettura delle molte informazioni sovrapposte, disordinate e in contraddizione che quotidianamente appaiono sul giornale. Con il filtro giusto è tutto chiaro. Senza il filtro che ci è dato dal “senno del poi” è tutto molto confuso. Riconoscere i propri limiti è importante nella Finanza Comportamentale, specie per coloro che, credendosi esperti o fidandosi troppo delle proprie capacità, tendono a fare da soli. Il passo successivo è quello di affidarsi a un consulente finanziario di fiducia. Chi ci fa troppe domande vuole bene ai nostri investimenti. Il consulente finanziario come il medico: l’importanza di “mettersi sul lettino” e farsi intervistare per capire meglio bisogni, paure, aspirazioni e ben pianificare il futuro dei propri risparmi. Spesso ci sentiamo ripetere che dobbiamo rivolgerci a un consulente finanziario. Ma chi è un consulente finanziario? Come si riconosce? Innanzi tutto una buona notizia per il risparmiatore: la nuova legge europea, la MiFID, definisce l’attività di consulenza come un vero e proprio servizio di investimento. La regola più importante è quella nota con la locuzione “know your customer rule”, ossia il consulente DEVE conoscere bene il suo cliente prima di proporre decisioni di investimento di qualsiasi tipo. Metodo e disciplina sono le regole auree della finanza comportamentale e come scrive uno studioso di questa disciplina . “Se tu non sai chi sei, è molto costoso scoprirlo sui mercati finanziari”Ebbene, la legge obbliga i nostri consulenti a porci e a farci una serie di domande finalizzate: a) alla definizione dei nostri obiettivi di investimento b) alla consapevolezza circa la nostra situazione finanziaria c) alla riflessione sul nostro “profilo di rischio”, soffermando l’attenzione in particolare sulla differenza tra quello oggettivo rilevato dal consulente in sede di intervista e quello “percepito” dall’investitore. Il consulente deve mettere al nostro servizio la propria professionalità per aiutarci a capire che cosa ci serve per raggiungere i nostri obiettivi, considerando chi siamo, tenendo presente i nostri vincoli e, perché no, le nostre preferenze. Tutto il resto viene dopo. Solo dopo che il consulente ci ha conosciuto bene metterà al nostro servizio la propria capacità tecnica per suggerirci le operazioni finanziarie adeguate. Un consulente non deve “farci contenti”. Deve motivarci verso la realizzazione di quanto è giusto per noi. Sia che ci piaccia, sia che non ci piaccia. Un consulente finanziario insomma non gestisce portafogli ma relazioni di valore con i propri Clienti. Roberto ed Edoardo Zoccatelli, 50 anni di esperienza nel settore finanziario, di cui 34 come Financial Advisor, svolgono da sempre la loro attività di consulenza finanziaria in Allianz Bank Financial Advisors SpA. Allianz Bank Financial Advisors SpA è la banca multicanale del Gruppo Allianz SpA ed opera sul territorio nazionale attraverso una rete di oltre 2.200 Financial Advisor, oltre 200 Centri di Promozione Finanziaria e 21 Filiali. Per approfondire gli argomenti trattati in questo redazionale o richiedere una copia del libro “Sette in Condotta” potete contattare Roberto ed Edoardo Zoccatelli. Centro di Promozione Finanziaria - Allianz Bank Finacial Advisors S.p.A. Via IV Novembre 11/A - 37126 Verona Tel. 045 83 00 333 - Cell. 349 40 76 402 Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Prima dell’adesione leggere la documentazione informativa e contrattuale relativa a prodotti e servizi distribuiti da Allianz Bank Financial Advisors S.p.A. disponibile presso le filiali della banca, i centri di promozione finanziaria e sul sito www.allianzbank.it. VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 25 Il popolo country conquista Fieracavalli Un piccolo angolo di far west, creato ad hoc all’interno della splendida cornice di Fieracavalli 2012. Questo in sintesi l’evento che si è svolto dall’8 all’11 novembre presso una delle più importanti manifestazioni della nostra città. Per quattro giorni il Saloon situato nell’Area esterna D si è trasformato nella patria della Country Line Dance, disciplina di ballo nata negli Stati Uniti e, da qualche anno, popolare anche in Italia. «In Europa lo stile “Country Dance” si fa conoscere già nel 1962 attraverso il grande successo del film “West Side Story”», racconta Alessandra Barbieri, presidente del Country Dance Club All For One Verona, associazione organizzatrice dell’evento. «La moderna country line dance però nasce all’inizio degli anni 80 sponsorizzata dall’ industria del cinema e dalle più influenti case discografiche di Nashville promotrici della neonata ‘new country music’. Ed è proprio grazie al genere new country che in Italia nascono molteplici scuole di ballo. In Veneto il fenomeno della country line dance è ancora maggiore: è la base NATO di Vicenza che ha contribuito notevolmente a far conoscere l’esistenza di questa tipologia di ballo», racconta Alessandra Barbieri. Ma quali sono i valori dell’ambiente della country line dance? E perché hanno contribuito a far sviluppare il fenomeno all’interno della nostra penisola? «È semplice. È una disciplina che ti permette di staccare la spina da quelli che sono i problemi quotidiani, occupa la mente e stimola la memoria (per ballare la country line dance bisogna imparare migliaia di coreografie da ballare su musiche diverse). Quando sei in pista l’adrenalina sale a mille, ti ritrovi tra tante persone che condividono con te la stessa passione, batti gli stivali e scarichi le tensioni che si accumulano durante la settimana. Questo attira la gente che ti sta guardando ed è così che si è diffusa la nostra disciplina». 26 È proprio questo senso di comunità che ha portato l’evento di Fieracavalli ad essere un grande successo, tra i ballerini veronesi e quelli di altre città italiane che si sono fatti centinaia di km per venire a ballare anche solo qualche ora all’interno dell’importante fiera scaligera. Durante la manifestazione si sono alternati djs provenienti da scuole veronesi, del Piemonte e dell’Emilia-Romagna e delle live band italiane. I due gruppi che hanno animato i concerti serali del venerdì e del sabato sono originari della nostra regione, segno dell’importanza del genere country nel territorio del Veneto. Il venerdì sera ha visto salire sul palco i Silverado Country Band, gruppo proveniente da Venezia, e famoso in tutto il nord Italia, mentre il sabato sera ha ospitato i Tennessee River Country Band, formazione di sei elementi interamente proveniente dalla provincia veronese. Un vero successo quindi che ha aperto le porte della Country Line Dance anche ai visitatori di Fieracavalli, estasiati dall’atmosfera e pronti ad imparare questa disciplina. Come deve fare chi vuole muovere i primi passi di questo genere di ballo? È sempre Alessandra Barbieri a darci dei consigli utili: «Per iniziare a ballare la Country Line Dance basta mettersi in contatto con un gruppo che pratica questa tipologia di ballo. Ad oggi, dove tutti hanno un facile accesso ad internet, la ricerca diventa semplice. Sono presenti scuole su tutto il territorio nazionale, basta iscriversi ai corsi ed avere la pazienza di partecipare alle prime lezioni, dove vengono insegnati i primi passi che potranno essere messi in pratica frequentando le numerose feste country organizzate nella penisola. Il resto viene da solo». Elisabetta Zampieri VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 FLASH MOB UN APPLAUSO EPICO! L’applauso è da sempre considerato un modo per esternare la propria approvazione e il proprio consenso a una o più persone, ma poche volte lo rivolgiamo a noi stessi. Partendo da questo semplice concetto, cinque ragazzi, provenienti da diverse città del nord-est e che frequentano un Master a Verona, si sono ritrovati a creare un gruppo chiamato SAAFF e hanno ideato quello che sarà il primo “Flash Mob” in una discoteca italiana. L’ex AlterEgo Club, che ha creduto fortemente nell’iniziativa, ospiterà l’evento nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, durante una festa universitaria. Di Flash Mob ce ne sono di svariati tipi e colpiscono per la loro semplicità, pur rimanendo coinvolgenti e interessanti: esiste quello di protesta, ne esistono di promozionali ed, infine, esistono quelli che servono semplicemente a creare, anche solo per un istante, un gruppo di persone unite da un qualcosa di comune, ed è proprio questo il nostro caso. Si tratterà, infatti, di un evento che dovrà coinvolgere il maggior numero di persone che, per circa tre minuti, saranno unite in un applauso. Un applauso collettivo che sarà reso ancor più visibile da dei gadget di colore rosso che saranno regalati all’entrata e serviranno, in fase di realizzazione del video dimostrativo, per catturare l’attenzione sul movimento delle mani che formeranno quasi una coreografia. Perché proprio un applauso? L’applauso è stato scelto perché, pur essendo un gesto coinvolgente, rimane un qualcosa che chiunque riesce a fare, a differenza di un abbraccio, che qualcuno potrebbe essere restio a concedere ad uno sconosciuto. L’applauso appunto, perché, come si legge nella presentazione del progetto, è giusto “ritagliarsi un breve arco temporale per se stessi, facendo un gesto spontaneo, semplicissimo ma di valore”, che quasi mai si dedica alla propria persona per complimentarsi per quel che si riesce a fare, per un risultato raggiunto, un ostacolo superato, ma si riferisce comunemente alle vittorie altrui. È chiaro dunque, come ci ha fatto presente il promotore di SAAFF Andrea Ceccon, l’obiettivo dell’iniziativa: mostrare come una cosa così semplice e genuina, possa far parlare di sé e riesca a trascinare in discoteca un numero elevato di partecipanti che, per un momento, si concentreranno simultaneamente sul fatto d’essere insieme a persone che, come loro, hanno superato con forza d’animo problemi e asperità, che stanno affrontando questo periodo di crisi e, insieme, si concederanno un semplice applauso che racchiuderà in sé più di un significato. Michele Degani Colazione e pausa pranzo nel cuore di Verona Aperitivo con buffet dolce e salato Piazza San Nicolò, 10 - Verona - Tel. +39 045 8944509 VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 27 “Ho capito che sarei diventato regista guardando i film di Hitchcock. Lì riconoscevo le scene hitchcokiane. E quella era tutta regia. Sentivo l’autore in quelle scene e diventava quasi un gioco provare a riconoscerle tutte. È nato tutto da lì...” Matteo Ierimonte Una passione che nasce da lontano quella del giovane regista veronese Matteo Ierimonte per il cinema. Una passione vissuta prima da spettatore appassionato, con lo sguardo rivolto ai grandi registi, poi, con la prima telecamera ricevuta in regalo nel luglio 2000, da autore. Dall’esordio ad oggi un percorso che, nell’esplorazione dei mondi della regia, incontra una grande varietà tematica, con frequenti incursioni autobiografiche in pellicole che, sfiorando la Nouvelle Vague e la tradizione cinematografica italiana, presentano alcuni interessanti fili conduttori tematici. I primissimi corti, girati nell’adolescenza, come Lo squartatore e L’alba dei morti viventi hanno una netta impronta Horror. C’è un motivo? «Tutti quando iniziano vogliono fare Psycho. Anche in uno dei primi cortometraggi di Scorsese, La grande rasatura, il Matteo Ierimonte ‘appeso al mondo’ nel film di iniziazione Il Mistero di Boscoazzurro 28 protagonista si rasa a sangue. È tipico iniziare con il genere Horror Thriller. Come dice Brian De Palma, qui conta la tecnica e la messinscena, mentre nella commedia è la storia l’importante. Quando si gira il primo film, prima di tutto si ha voglia di concentrarsi sulla tecnica e sulla regia, e il thriller e l’horror sono i genere più ‘tecnici’». Nel 2004 arriva Il mistero di Boscoazzurro, primo lungometraggio ricco di elementi distintivi: la creatività del protagonista, la dimensione del sogno contrapposta ai problemi concreti dell’esistenza, l’ansia verso un mondo esterno ancora sconosciuto. «È un film autobiografico sull’iniziazione di un ragazzo in una casa di campagna, nell’estate successiva alla bocciatura a scuola. L’ho voluto raccontare. Il film, con Gli Orrori di villa Kinderkat e I segreti di Rio Malus, rientra nella mia “Trilogia dei luoghi maledetti”, dove un protagonista va in un altro luogo, minaccioso e infestato da nemici astratti. Forse in questi film riemerge una paura primordiale per il passaggio dal mondo adolescenziale a quello adulto». Dalla paura verso “il fuori”, in altre pellicole si passa, in un percorso tutto alleniano, ad un’altra paura: La claustrofobia. «Ecco… questo è un mio topos: persone chiuse dentro, sia in senso fisico, come in La ragazza nella scatola, che in senso metaforico, come in Claustrofilia, dove emerge una sorta di paura per la castrazione artistica, per i freni che la società pone alle ambizioni. Ho fatto anche un cortometraggio ambientato qui a Verona, intitolato Perimetro infernale, dove un ragazzo non riesce ad uscire da Piazza Dante perché trova un omaccione che lo blocca ad ogni uscita. Forse sono io che dovrei andarmene dalla città per superare quest’ansia… (sorride)». VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 In La vita che si muove, ti sposti in tutt’altro terreno… «Volevo trattare il tema dei rapporti sentimentali, storie vissute e immaginate da quattro ragazzi che condividono un appartamento. Ci sono monologhi rivolti direttamente in macchina e confronti tra i personaggi sulle rispettive ambizioni e indecisioni sui rapporti con l’altro sesso». Ecco, appunto… Le donne e la femminilità in genere che ruolo hanno nel tuo cinema? «Forse nei miei film le donne sono ancora troppo viste dal punto di vista maschile. In La calma, La rabbia, La paura e La voglia le vedo sempre come delle figure sentimentali, quasi delle muse intrise di un elemento fatale. Vorrei arrivare invece a girare un film dalla prospettiva femminile. È un mio obiettivo». E i tuoi attori? «Ho avuto la fortuna di avere amici ed amiche che hanno fatto teatro. Nel 2007 poi, in Fontane di Sangue, ho lavorato anche con attori che non conoscevo. Ho anche avuto il piacere di collaborare con Graziella Menichelli, poliedrica artista e attrice veronese che è stata protagonista di alcuni film di Ermanno Olmi a fine anni Sessanta. Lei è interprete nei miei film Il magico evento di un teatro archetipo, film di fiction dove la donna diventa oggetto e scultura, e in Doppio Flash, dove l’attrice è al centro di un suggestivo scontro tra lei, vecchia artista emarginata, e l’altra lei, giovane e bella». Il tuo stile come si è evoluto nel tempo? Parlaci di alcuni progetti recenti e futuri. «Negli ultimi due anni c’è stata una grande evoluzione, anche per quanto riguarda l’attrezzatura, con l’utilizzo di macchine ad alta definizione. Poligoni Terribili, che ho finito di montare da poco, è una commedia ambientata in uno studio di progettazione grafica, dove ci sono due team lavorativi rivali. Andrea Battistoni, che ha composto anche le musiche del film, è l’arcigno direttore di uno dei team, ed interpreta il male, contrapposto all’altro capo, una ragazza molto new age, aperta e democratica, interpretata da Irene Turri. La comicità nasce proprio dalla rivalità tra questi due schieramenti. Anche il film che sto girando è una commedia, un po’ più commerciale rispetto agli altri miei lavori, e vede protagonisti alcuni ragazzi che si improvvisano acchiappafantasmi, però in un contesto reale, dove non ci sono fantasmi. C’è molto entusiasmo e con quello lavoriamo bene». L’Horror ultra-pop del cult Gli Orrori di Villa Kinderkat Graziella Menichelli in un momento ‘tragico-espressivo’ nello struggente Doppio Flash Alcune ragazze catturate nel film bizzarro e selvaggio Fontane di Sangue Guardando nell’insieme il tuo percorso si apprezza, tra le altre cose, il gusto per la sperimentazione. Sembra un viaggio a 360 gradi nel mondo della regia. «In effetti è così. Ho diviso la mia esperienza cronologicamente: dal 2000 al 2010 è il mio prologo, dal 2011 ad oggi è il periodo zero, e con il 2013 sarò pronto per la mia prima cosa perfetta. Voglio portare a tutti i festival che riesco una grande pellicola che, dopo questa mia lunga esplorazione, mi rappresenti appieno, per entrare nel mondo professionale. Sarà come raccogliere tutte le mie esperienze in un’unica identità». Francesco Fontana I film di Matteo Ierimonte su www.matteoierimonte.com VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Il caos comico e ultracromatico di Poligoni Terribili 29 Happy birthday Mr. Bond Il mito di 007 compie 50 anni Bello, accattivante, indistruttibile, geniale e misterioso... “Il mio nome è Bond. James Bond”. Ecco la frase più celebre della spia più famosa di tutti i tempi: è lui 007. L’agente segreto doppio zero nasce dalla straordinaria intuizione della penna di Ian Fleming, traducendosi così in uno splendido spettacolo cinematografico durato, fino ad ora, per ben 22 film con 6 diversi protagonisti, culminati nel nuovissimo Skyfall, il 23esimo capitolo della storia di un personaggio che, nonostante il suo mezzo secolo di vita, riesce ancora ad entusiasmarci come il primo giorno, tenendoci con il fiato sospeso e incol30 lati allo schermo, facendoci intuire senza mai carpire completamente l’essenza di quell’uomo che resta ancora un enigma irrisolto. Ben 6 interpreti dicevamo, uomini diversi tra loro ognuno con le proprie caratteristiche, ognuno con le proprie peculiarità ma comunque tutti accomunati da un fascino irresistibile, una forte virilità, arguzia, ingegno e per finire, ma non per ultime, l’amore e la passione per le donne e per i motori. Tutto ebbe inizio con il celeberrimo Sean Connery che apparve sul grande schermo il 5 ottobre del 1962 con Agente 007 - licenza di uccidere, battezzando così la fortunatissima saga e affascinando un vastissimo pubblico, un vero e proprio colpo di fulmine sia per il personaggio enigmatico di 007, che per il suo interprete, tanto che, il fascino senza tempo di Connery, fu protagonista per ben sei volte. Prosegue poi l’ironico Roger Moore, per sette film. Poi la rapida apparizione di George Lazeby, continuando con il bel Timothy Dalton, che compare per due volte nelle vesti di 007, arrivando poi all’elegante Pierce Brosnan con le sue splendide quattro interpretazioni ed infine il più rude Daniel Craig per tre film fino ad ora. Ma che cosa sarebbe Bond senza le sue Bond girl? Una serie di giovani donne bellissime che negli anni hanno affiancato i sei protagonisti, tutt’altro che indifese sono le alleate più sexy ed insieme il tallone d’Achille di James, ma che siano amiche o antagoniste tutte paiono cedere, anche solo per qualche breve istante al fascino impenetrabile e senza tempo della leggenda. James Bond ci ha stregati e ci auguriamo che continui a farlo ancora per molto tempo. VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 007 SKYFALL Regia di Sam Mendes Con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomi Harries, Berenice Marlohe, Albert finney. James Bond è tornato. Probabilmente ogni spettatore in sala, seduto davanti al grande schermo, era in trepidante attesa, pronto a godersi una nuova storia, un nuovo capitolo, un’altra avventura del più famoso agente segreto di sempre, un uomo che vive per quello che fa, per le sue missioni, che non si lascia scalfire da nulla, che dispiega la sua intera essenza nel suo lavoro e si risolve in questo, una persona che quasi dimentica di essere tale, sa amare, prova passione, desiderio, ma tutto è subordinato al dovere e alla lealtà verso la patria, la sua vita pubblica consuma il suo privato che finisce per dissolversi esattamente come fa il sale in acqua bollente. Questo ci aspettavamo di vedere, il solito James, che snoda gli enigmi, che sbroglia i grovigli e gli intrighi dei malfattori, che ci mostra le sue abilità, le capacità di seduttore anche, insomma tutto ciò che riguarda la superficie. A tratti si intuisce che c’è altro, in certi momenti sopravvengono elementi che ci portano a domandarci del passato di quell’uomo impenetrabile, perché tutti abbiamo un vissuto ed anche uno come Bond deve per forza averne avuto uno, ma poi tutto il resto che lo riguarda, la sua vita da spia, i suoi flirt, il suo amore per la bellezza, arrivano a travolgerci e ci fanno dimenticare quello che stavamo cercando, ci distraggono e così ci scordiamo che mancano degli importanti pezzi del puzzle del nostro idolo. Skyfall è la chiave, potrebbe essere l’incipit di una conoscenza diversa o, com’è più probabile l’unica possibilità per poter scrutare un po’ nel buio del passato, quell’unico fiammifero acceso che ci possa condurre a ricomporre il senso, tornare ad ieri per comprendere le ragioni del presente e decidere che cosa ne sarà del domani. Comincia quindi a svelarsi un’identità differente rispetto a quella del James a cui eravamo abiVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 tuati, inaspettatamente siamo catapultati nella sua umanità, eravamo abituati a vederla schiacciata, repressa, soppressa in nome della necessità di difendere bisogni più importanti, collettivi, patriottici, ma ora irrompe con veemenza accompagnandoci per mano alle origini. Eravamo abituati ad una personalità fredda e puntuale, quasi granitica, ora invece assistiamo al trionfo della carne, intravediamo le debolezze, le nervature, i difetti, forse ciò che davvero sa rendere unico e irripetibile un individuo, forse è diverso da come ce lo aspettavamo, ma non dobbiamo dimenticare che non si tratta di un robot, di una macchina, si parla pur sempre di una personalità e questo si riverserà anche nel rapporto con M. L’M6 è sotto attacco, M è perseguitata dal suo passato che pare non volerle fare nessuno sconto e James dovrà fare di tutto per salvarla e per preservare l’organizzazione tutta, accettando anche di tornare indietro, di affrontare i fantasmi del passato, di fare i conti con la propria vulnerabilità, accogliendola e accettandola per poi superarla con la lotta e il coraggio. L’M6 è quindi in discussione, sono sotto accusa i suoi metodi e gli stessi soggetti che la costituiscono, si dubita specialmente del fatto che debba essere composta da persone, queste infatti non hanno l’affidabilità delle macchine, sono emotive, possono tradire, possono provare paura, dolore, insomma sono portatori di sentimenti e questi non sono lineari, chiari e gestibili e si pensa che con i computer e la tecnologia, eliminando quindi gli agenti, tutto sarebbe più facile e più sicuro. Ma così non è, non esiste robot o invenzione informatica al mondo che possa sostenere davvero il peso di una battaglia, che sappia ergersi al di sopra delle probabilità e che possegga il coraggio per non arrendersi, per combattere e difendere i propri ideali. Anzi è proprio nell’umanità la risposta, nel nostro sangue pulsante, nell’audacia che ci contraddistingue, nella nostra sensibilità di carpire e di discernere e sarà proprio tutto questo che in Bond trionferà. Alessandra Galiotto 31 Io e Te di Bernardo Bertolucci tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti, con Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) è un quattordicenne introverso. Le sue cuffie, con la musica a tutto volume, lo isolano dal resto del mondo. Inquieto e solitario, vive un rapporto difficile con una madre apprensiva quanto lontana emotivamente e non ne vuole sapere di tessere rapporti con i coetanei. Quando arriva il momento della gita scolastica sulla neve ha un piano ben preciso: dissimulare la partenza e nascondersi per un’intera settimana nella cantina del suo palazzo, per rimanere finalmente solo, lontano dai “rumori” che disturbano il suo mondo privato ed inaccessibile. Tra scorte di cibo, letture, musica, cellulare e computer tutto sembra funzionare, finché non irrompe Olivia (Tea Falco), la sorellastra tossicodipendente, di una decina di anni più grande. La ragazza, stesso padre di Lorenzo e madre diversa, è un’artista passionale e frenetica, con il talento nella fotografia offuscato dalla dipendenza dall’eroina, della quale si sta cercando di liberare. Lorenzo d’impeto la respinge ma, essendo stato scoperto, sa di essere ricattabile ed è costretto ad accoglierla, o meglio, sopportarla nel suo rifugio. Lei, in preda a continue e violente crisi d’astinenza, viene a poco a poco accettata dal fratello, in una maturazione progressiva del rapporto tra 32 i due, che procede di pari passo con quella del sé. Lorenzo e Olivia si conosceranno meglio, balleranno insieme, arriveranno a promettersi di uscire dalle reciproche difficoltà e, alla fine della settimana, riemergeranno alla luce del sole, in una simbolica rinascita, con il conclusivo fermo immagine sul volto di Lorenzo che ricorda molto da vicino quello di Antoine Doinel nel finale del capolavoro di Truffaut i 400 colpi: più enigmatico Antoine, più sereno Lorenzo. Due protagonisti, bravi e credibili nell’interpretare i reciproci ruoli, e una cantina sono tutto quello che serve a Bernardo Bertolucci per proporre un ritratto di due modelli di solitudine e disagio, adolescenziale e giovanile, lontani dai cliché cinematografici a cui siamo, purtroppo, abituati. Con apprezzabili e numerose citazioni dalla Nouvelle Vague - il protagonista Lorenzo sembra ricalcare a tratti il celebre personaggio truffautiano sopra menzionato - il regista propone un film di introspezione e confronto, dove uno spazio chiuso rappresenta una sorta di tana dove ritirarsi per tentare di riemergere dalla propria condizione. Lorenzo e Olivia sembrano infatti giunti al culmine delle loro inquietudini quando si ritrovano in un polveroso seminterrato: il livello più basso al quale simbolicamente il destino li costringe a scendere per mettersi in discussione. Proprio questo diventa il luogo dove, tra crisi di astinenza, isterie, astio reciproco e gelosie, si percepisce la progressiva apertura nei confronti dell’altro, che culmina nel momento più intenso della pellicola: Lorenzo balla abbracciato ad Olivia che canta, guardandolo negli occhi, il pezzo con il testo di Mogol Ragazzo solo, ragazza sola, nella versione cantata da David Bowie. Nello sguardo di Lorenzo, bloccato nell’ultimo fotogramma del film, c’è la speranza recuperata, in un finale aperto carico di serenità. Francesco Fontana VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Uscite sala Il punto su dicembre e gennaio • Novembre si è concluso con il ritorno di Clint Eastwood, come attore protagonista in Di nuovo in gioco, film del regista Robert Lorenz e, anche per i mesi di dicembre e gennaio, sono attese molte interessanti pellicole, con grandi nomi della regia internazionale. Passiamone in rassegna alcune. • Il 6 dicembre esce Grandi speranze, film del regista Mike Newell, con la sceneggiatura di David Nicholls, tratto dal celebre e omonimo romanzo di Charles Dickens. Nel cast Helena Bonham Carter e Ralph Fiennes. • Dal 13 dicembre nelle sale Lo Hobbit: un viaggio inaspettato, primo capitolo della trilogia annunciata dal regista neozelandese Peter Jackson. Il film, ispirato al romanzo di Tolkien, racconta la storia di Bilbo Baggins che, accompagnato da tredici nani e da Gandalf il Grigio, intraprende un viaggio tra pericoli e creature fantastiche, per riconquistare il Regno Nanico di Eribor, dove governa il temibile drago Smaug. • Tom Cruise è protagonista del thriller Jack Reacher - la prova decisiva (in uscita il 3 gennaio), del regista Christopher McQuarrie. Dopo l’uccisione di cinque persone in una cittadina del Midwest, viene accusato dell’assassinio un cecchino che, per cercare di dimostrare la propria innocenza, si affida a Jack Reacher (Tom Cruise), un ex investigatore militare, sbandato e pronto a tutto. • Sempre il 3 gennaio esce Cloud Atlas, film di Tom Tykwer, Andy Wachowski e Lana Wachowski, con Tom Hanks e Halle Berry. Si tratta di una pellicola dall’ambientazione epica, dove il passato si mescola al presente e al futuro in un rincorrersi continuo di cause e conseguenze. • Operazione Zero Dark Thirty, in uscita il 10 gennaio, è il film di Kathryn Bigelow sulla caccia, VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 cattura ed uccisione del leader di Al Quaeda Bin Laden, con sceneggiatore Mark Boal. • Tim Burton torna invece nelle sale il 17 gennaio con Frankenweenie. Il film, tratto dal romanzo di Mary Wollstonecraft Shelley, racconta la vicenda di un piccolo scienziato di nome Victor che riporta in vita il suo cagnolino Sparky, dopo che è stato investito da un’auto. • In sala il 17 gennaio anche il film di Quentin Tarantino Django Unchained. Jamie Foxx interpreta uno schiavo che, seguendo il Dott. Shultz (Christoph Waltz), nella caccia ad alcuni criminali, diventa il miglior cacciatore di taglie. Imparata l’arte, partirà alla ricerca della moglie, per liberarla dalla schiavitù in una piantagione. • Anche il regista di Forrest Gump Robert Zemeckis sarà nelle sale con Flight, atteso per il 24 gennaio. Protagonista è Denzel Washington, un pilota che, dopo aver evitato lo schianto dell’aereo in avaria, da eroe si ritrova ben presto coinvolto in un’inchiesta nella quale è sospettato di aver fatto uso di alcol e sostanze stupefacenti. • Altre uscite: The Grey (5 dic.), di Joe Carnahan, con Liam Neeson (5 dic.) - Troppo amici (6 dic.), di Olivier Nakache, Eric Toledano - Colpi di fulmine (13 dic.), di Neri Parenti - Tutto tutto niente niente (13 dic.), di Giulio Manfredonia - Ernest et Celestine (20 dic.), di Stéphane Aubier, Vincent Patar - Vita di Pi (20 dic.), di Ang Lee - Quello che so sull’amore (10 gen.), di Gabriele Muccino Les Misérables (31 dic.), di Tom Hooper. 33 Il senso del teatro Intervista ad Andrea De Manincor A che età hai cominciato a fare teatro? Ho iniziato prestissimo con il teatro, avevo 10 anni circa. Già da piccolo, nel 1980, sono riuscito a calcare le scene del Filarmonico, come mimo attore, nel “Bastiano e Bastiana” di Mozart. Fino all’88 ho studiato al CEA e ho collaborato con una compagnia amatoriale. Da lì ho capito che la passione poteva trasformarsi in qualcosa di più, poteva diventare la mia vita. Spesso quando si parla di arte è difficile comprendere come possa essere anche una professione e un lavoro che ti dà da vivere. Si tende a concepire l’arte come qualcosa che si fa solo per passione. Qual è il confine? Dove finiscono l’arte e la passione per il teatro e dove inizia il teatro come lavoro? Il confine è dentro di noi, sei tu che decidi che farai il professionista. Oggi ci sono degli strumenti per capirlo come le accademie professionali di teatro da cui esci come diplomato attore. Ma non puoi ritenerti attore professionista fino a quando non hai un contratto di lavoro. E non è una professione come le altre: puoi abbandonarla in qualsiasi momento, lavori con tanti enti, da indipendente, tenti continuamente di sbarcare il lunario, per dirla alla Paul Auster. Sei precario per tutta la vita. Fondamentalmente sei tu che decidi, non c’è un momento. Non mi spavento di fronte al precariato, è il mio essere istituzionalmente attore a farmi essere precario. Ti pagano sempre meno, fai lavori importanti e sei stipendiato al minimo. Ma non dipende da te e da chi ti da il lavoro. Dipende da una serie di circostanze e dal mercato culturale che in Italia è fatto male. Oggi esistono diversi altri mezzi di comunicazione oltre al teatro, 34 come la tv o il cinema. Pensi che il teatro possa essere sostituito? O preserva delle caratteristiche così peculiari da poter resistere e mantenere il proprio pubblico? Il teatro è in crisi da sempre. Anche quando è nata la televisione, che è più finta di ogni finzione possibile, il teatro era in crisi. Però, il teatro è connaturato all’essere imitativo dell’uomo, quindi credo che rimarrà. È l’uomo che ha bisogno del teatro in qualche modo. Fondamentalmente, però, quello che affascina lo spettatore è andare a teatro e ascoltare una persona che ti racconta una storia, che prende delle parole, sue o di altri, e le riporta al pubblico sotto forma di storia. Del resto lo spero che sopravviva, perché è il mio lavoro... Cosa ne pensi dei famosi usciti dai reality o da altro del genere che si improvvisano attori? E quanto è importante per un attore continuare a studiare malgrado il successo e la fama siano raggiungibili in altri modi? Un attore non può essere mai contento di sé stesso, deve trovare continuamente stimoli. Se l’attore non è curioso di sé, è meglio che lasci stare, perché l’attore è anche autore di se stesso. Per i tronisti e i famosi divenuti tali mediante i reality, la speranza è sempre quella che abbiano vita breve, se si stoppano la prima volta, te li togli dalle scatole definitivamente. Brillano di una luce non propria, che è quella dei riflettori. Ad un attore vero la vera fama non importa, ma l’importante è continuare ad essere curiosi. Di che cosa si occupa o si dovrebbe occupare il teatro oggi? Tematiche sociali e politiche? O deve far ridere, commuovere e distrarre? Il teatro può cambiare la testa delle persone anche laddove non si ride e basta e si cerca di far pensare il pub- blico. La commozione deve essere ragionata e riflettuta. Va benissimo ridere e piangere, ma, se lo si fa intelligentemente, è la cosa più bella del mondo. Il teatro fatto per far cassetta è un po’ meno interessante. Oggi come oggi il teatro si occupa di tutto e un po’. Va bene che non abbia una linea precisa, perché è specchio di una linea culturale che non è precisa. In questo modo c’è spazio per tanti e per tutti, anche per troppi... Rispettivamente quali percentuali di talento, di studio e di fortuna ci vogliono per diventare attori? Che cosa diresti ad un ragazzo/a che ha intenzione di intraprendere questa strada? Percentuali è sempre difficile darne. Conta tantissimo la fortuna. Tutto, però, è ben calibrato. Puoi essere bravissimo e non avere fortuna, puoi avere fortuna e non avere talento. In questo secondo caso, però, si finisce presto. Se hai talento, puoi spingere e continuare a vivere di questo mestiere anche se non hai tutta questa fortuna. Ad un ragazzo direi che è il mestiere più bello del mondo, è un miracolo che capita nella propria vita e quindi bisogna tenerselo stretto. Mi auguro che un ragazzo possa capire che il teatro non è un mezzo per arrivare da qualche parte, per raggiungere chissà che fama, ma è un modo per continuare a pensare che non si arriva da nessuna parte, ma che si cerca continuamente se stessi. Miriam Romano VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 TANTI AUGURI! Letterina di Sig.ra Crisi a Babbo Natale I regali son sempre uno degli eventi più lieti e meglio accolti dall’intera umanità. Il buon costume dice che bisogna sempre accettarli, con gradita e riverente gratitudine e solo POI darsi alle valutazioni in merito all’ennesima ciofeca di seconda mano che ci si è trovati. Quest’anno c’abbiamo tutti un regalino in più: si chiama Crisi. Gratuita, o meglio, ci arriva gratis e poi iniziamo a pagarla a rate, in termini umani difficilmente stimabili. Il Natale è l’occasione per ritrovarsi spiritualmente assieme, di capirsi e leggersi l’un l’altro come una comunità, in questo caso stordita, assopita ed amareggiata per il pessimo andamento del portafoglio globale, ad opera di mascalzoni e delinquenti cui, purtroppo, non ci sarà carbone che tenga, poiché passeranno sicuramente delle festività più felici; tra svalutazione di valori e spread economici, tra furti di significato delle parole ed apparenza ostentata quasi fosse vitale essere sempre ciò che non si è. Il Natale è sempre l’occasione di potersi rigenerare in sé stessi. Di potersi accorgere di avere già tanto con sé, ma rivalutarlo al meglio. Di capire di poter esigere di più da sé stessi e dalla vita. Di capire, in generale, che alla fine questo è l’ennesimo Natale. Non buttiamolo via. Non buttiamoci via. Ma buttiamoLi via. Loro. Auguri a Noi, tutti di cuore. C’è un asterisco invisibile su quel “Noi”. Chi vuol intendere, intenda. ilDisagio Wanda Pasolini - Naturopata ad indirizzo emozionale - psico-somatico - Leader in Yoga della Risata, da anni ricercatrice nel campo della crescita personale. Sabato 8 dicembre 2012 • Ore 18.30 Inaugura la nuova sede ospitando “Gli INSOLITI DISEGNI di DOMENICO ZANGRANDI” Dall’8 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013 Via Fiumicello 86 - Verona Sabato 8 dicembre 2012 • Ore tutti 18.30 i Aperto Inaugura la nuova sede ospitando pomeriggi dalle ore 15 alle ore 19 o su appuntamento “Gli INSOLITI DISEGNI di Info: Alessandra Passerini 348.1201063 DOMENICO ZANGRANDI” www.arteanima.it – [email protected] Dall’8 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013 Via Fiumicello 86 - Verona Aperto tutti i pomeriggi dalle ore 15 alle ore 19 PANIFICIO ARTIGIANALE o su appuntamento Info: Alessandra Passerini 348.1201063 www.arteanima.it – [email protected] Wanda Pasolini Stage di YOGA DELLA RISATA Sabato 15 dicembre 2012 dalle ore 15 alle ore 18 Per un’esperienza che arricchisce la vita di quella freschezza che gli adulti hanno dimenticato: ridere a partire dal corpo. TOMELLINI Via Badile 53 – tel. 045.52898 Il costo è di 30 € a persona CIO ARTIGIANALE MASSIMO CASTELLANI Il POTERE AUTENTICO delle RELAZIONI (Il segreto di una perfetta armonia) Giovedì 13 dicembre 2012 Ore 20.45 Ingresso gratuito Il mondo sta cambiando intorno a noi e dentro di noi e, il “potere autentico delle relazioni”, è la mappa che ci guida a tale cambiamento. OMELLINI le 53 – tel. 045.52898 VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 35 TEATRO Teatro Nuovo Il Grande Teatro Miseria e nobiltà (dall’11 al 16 dicembre) - Appuntamento al Teatro Nuovo con la celebre opera di Eduardo Scarpetta, proposta con l’allestimento del Teatro Stabile di Catania e del Teatro Quirino. Con Lello Arena, Geppy Gleijeses (anche regista dello spettacolo) e Marianella Bargilli, la vicenda ha come protagonista Felice Sciosciammocca, nota maschera partenopea chiamata a risolvere le controversie legate all’amore tra un nobile di nome Eugenio e Gemma, la figlia di un cuoco. Il gioco dell’amore e del caso (dall’8 al 13 gennaio) - Commedia degli equivoci del commediografo francese Marivaux, prodotta dalla Fondazione Teatro della Pergola di Firenze. Alla regia Piero Maccarinelli e protagonisti sulla scena Paolo Briguglia e Antonia Liskova, affiancati da Francesco Montanari e Fabrizia Sacchi. Macbeth (dal 22 al 27 gennaio) - La celebre opera di William Shakespeare, messa in scena dalla Fondazione Teatro Stabile di Torino e del Teatro Stabile del Veneto, con l’allestimento a firma di Andrea de Rosa. Protagonisti Giuseppe Battiston e Frédérique Loliée. Divertiamoci a Teatro Due di noi (dal 15 al 17 gennaio) - Con la regia di Leo Muscato, Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi sono i protagonisti della commedia di Michael Frayan che, nei tre atti ripropone tre diverse situazioni coniugali, ricche di comicità e travestimenti. Info: 045 8006100 www.teatrostabileverona.it [email protected] - bi- Teatro Salieri Legnago Prosa Grease (18 e 19 dic. Ore 21.00) - Divertente appuntamento per la sezione di prosa, con il musical di Jim Jacobs e Warren Casey, riproposto dalla Compagnia della Rancia. Regia Saverio Marconi e Co-regia di Marco Iacomelli. La coscienza di Zeno (11 gen. - Ore 10.45 – e 12 gen. - Ore 21.00) - Con la Compagnia del Teatro Carcano, il testo di Tullio Kezich tratto dal romanzo di Italo Svevo, è riproposto con la regia di Maurizio Scaparro e protagonista in scena Giuseppe Pambieri, che interpreta Zeno Cosini. 36 La resistibile ascesa di Arturo Ui (24 gen. Ore 21.00) - Con ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione e Associazione Teatro di Roma, l’opera di Bertold Brecht sul tema della corruzione del potere, che crea parallelismi tra la situazione del Nazismo di Adolf Hitler e quella legata all’ascesa a Chicago di Al Capone. Con la regia di Claudio Longhi e protagonista Umberto Orsini. In viaggio con Salieri Alla corte di Vienna (11 dic. Ore 21.00) - Si respireranno le atmosfere di fine Settecento, alla corte degli Asburgo, con le musiche italiane di Cimarosa e Paisiello, ma anche di Mozart e del compositore Salieri. La voce narrante sarà quella di Elio e i testi a cura di Vincenzo De Vivo. Compagni di viaggio (31 gen. Ore 21.00) - Si ripercorrerà il successo di grandi musicisti italiani che hanno fatto furori all’estero. Con i “Sonatori de la Gioiosa Marca” saranno protagoniste le musiche di Francesco Salieri, Giovanni Paisiello, Florian L. Gassman e Luigi Boccherini. Danza Coppelia (19 gen. Ore 21.00) - Il grande classico della tradizione ottocentesca è reso contemporaneo dalla rivisitazione del grande coreografo Fabrizio Monteverde, che si affida a 18 ballerini della Compagnia Junior Balletto di Toscana, che danzeranno sulle musiche di Léo Delibes. Musica Grigory Sokolov (23 gen. Ore 21.00) - A legnago si esibisce uno dei più grandi pianisti a livello internazionale. Il pianista russo unisce alla tecnica l’ampiezza del repertorio e la grande capacità interpretativa. Canzoni d’italia Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto (14 gen. Ore 21.00) - Il bassista dei Pooh Red Canzian si racconta al pubblico in uno spettacolo che, attraverso canzoni sue e di altri autori, evoca ricordi e suggestioni della carriera e della vita dell’artista. A supporto dello show anche l’omonimo volume. I concerti delle feste Concerto di Santo Stefano (26 dic. Ore 21.00) - Con la Future Orchestra Jazz Big Band, direttore Luca Donini con i ritmi e le sonorità di affermati jazzisti. Concerto di San Silvestro (31 dic. Ore 21.45) - Accademia Secolo XXI direttore Virginio Zoccatelli. Grandi opere di ieri e di oggi e, quest’anno, anche ammirando uno scatenato corpo di ballo. Musiche di: A. Salieri, J. Strauss jr., P. I. Tchaikovsky, A. Khachaturian, A. Ponchielli, A. Dvorak, V. Vedovato. Teatro per le famiglie Peter Pan il musical (16 dic. Ore 16.00) - La Compagnia Del Villaggio. Info: tel. 0442 25 477 - fax 0442 625 584 [email protected] - www.teatrosalieri.it VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Sere d’inverno al Castello Salone delle feste di Castelvecchio La nuova rassegna Te atrale, organizzata dal Comune di Verona - Servizi Progettuali Culturali per i Quartieri in collaborazione con il Teatro Im piria e il Circolo Ufficiali dell’Esercito di Castel vecchio, con la direzione artistica di Andrea ca stelletti, presso il Salone delle feste di Castelvec chio, prosegue con l’appuntamento di Venerdì 7 dicembre 2012, con la compagnia Piccolo Teatro di Garda che mette in scena Fiori di acciaio, di Robert Harling, con la regia di Giorgio Avanzini. Si prosegue mercoledì 23 gennaio Marzia su Roma, di Michela Mocchiutti, in collaborazione con Francesco Niccolini. Inizio spettacoli ore 21.15 con al termine una degustazione di vini offerta dal Consorzio Tutela Vino Custoza Doc. Ingresso: 8 euro - Soci del Circolo 5 euro. Cinema teatro Astra San Giovanni Lupatoto Info: 045 8009549 045 8008184 www.comune.verona.it/teatrocamploy che la danza alla comicità, ambientata in un altro mondo, nell’Olimpo, scritta da Ulrika Calvori Moro e messa in scena dalla Compagnia Veronese di Operette. Come vi piace (sab. 19 e dom. 20 gen.) - Commedia romantica di William Shakespeare, presentata dalla Compagnia La Pocostabile. Si conclude il mese di gennaio con la compagnia Lavanteatro che mette in scena Assassino per forza, in un’opera ricca di intrighi e colpi di scena, di Marc Gilbert Sauvajon. Attento alla cioccolata Callaghan (7 dic. Ore 21.00) - Rivisitazione del “Un posto unico.” genere del giallo TEATRO in chiave comica, SANGIOVANNI con la Compagnia 2012/13 Giorgio Totola, 27 RASSEGNA TEATRALE NOV 2012 MAR 2013 sul testo di Mauro CiNEMA TEATRO ASTRA Cattivelli e Paolo Quattrocchi, con la regia di Vincenzo Rose. Casa dolce Casa (21 dic. Ore 21.00) - di Marcello Chiarenza e Alessandro Serena, con musiche di Carlo Cialdo Capelli. Uno spettacolo di teatro acrobatico con il Karakasa Circus nel quale comici ed equilibristi condividono un angolo di mondo… senza tetto. Il Feudatario (10 e 11 gen. Ore 21.00) – Appuntamento con la compagnia teatrale La Barcaccia, che metterà in scena l’opera di Carlo Goldoni, con la regia affidata a Roberto Puliero. Lo spettacolo è un’interessante rivisitazione del testo goldoniano del ‘700, ambientato nella campagna veronese. Uomini sull’orlo di una crisi di nervi (18 gen. Ore 21.00) - Spettacolo di Alessandro Capone e Rosario Galli, con alla regia Alberto Bronzato. Sentimenti, frustrazioni e spaccati di vita raccontati da quattro protagonisti che si ritrovano ogni lunedì attorno ad un tavolo di poker. Anima blu - dedicato a Marc Chagall (2 dic. Ore 16.00) – Un racconto metaforico sul volo, con protagonista la Compagnia Tam Teatro Musica e regia, scene e immagini di Michele Sambin. Sul palco gli attori Flavia Bussolotto e Marco Tizianel. Storia di una sirenetta (20 gen. Ore 16.00) - La compagnia Ullalla Teatro Animazione porta in scena la storia di H. C. Andersen e M. Yourcenar, con la regia affidata a Chiara Bortoli e attori protagonisti Francesca Foscarini, Pippo Gentile, Angela Graziani e Marco D’Agostin. 6 Gradi (25 gen. Ore 21.00) - Giobbe Covatta protagonista il 25 gennaio con il suo spettacolo. Il comico napoletano si proietterà proiettato verso il futuro, cercando di immaginare gli effetti del riscaldamento del nostro pianeta. La cena dei cretini (31 gen. Ore 21.00) Appuntamento con consolidato duo comico Zuzzurro e Gaspare con lo spettacolo, nella commedia di Francis Veber, con regia di Andrea Brambilla. a SAN GiOVANNi LupATOTO (VR) Info: Teatro Impiria 3405926978 net www.teatroimpiria.net info@teatroimpiria. Teatro Camploy Compagnie Amatoriali Spettacoli del sabato alle ore 21.00 e della domenica alle 16.30 L’importanza di chiamarsi Ernest (sab. 1 e dom. 2 dic.) - Di Oscar Wilde, interpretata dalla Compagnia Einaudi - Galilei, con la regia di Renato Baldi. Il protagonista della commedia Ernest, porta un nome che in inglese significa “onesto”. Da qui l’ironia che guida l’intera commedia, con la corsa delle donne a sposare un uomo con tale nome, sebbene poi non sia così, in una critica al perbenismo della società vittoriana in pieno stile Oscar Wilde. Il povero Piero (sab. 8 e dom. 9 dic.) - Di Achille Campanile, proposto da G.T.V. Niù. La vicenda, ambientata negli anni ’60, narra il decesso imprevisto di un capofamiglia, ironizzando sui vari atteggiamenti tipici dei personaggi di fronte ad un simile fatto in una società borghese. Opinioni di un clown (sab. 15 e dom. 16 dic.) - Inscenato dalla compagnia teatrale Quartaparete, è ispirato dal romanzo di Heinrich Boll. Alcuni clown trovano una valigia abbandonata che appartiene a Hans Schnier, un famoso clown tedesco: da qui si innescheranno una serie di racconti da parte dei vari clown su di lui. Favolescion (sab. 5 e dom. 6 gen.) - Firmato da Paolo Quattrocchi e Marco Cattivelli e rappresentato da La Maschera. In uno spettacolo che ironizza sull’assenza di fantasia sostituita oggi dalla tecnologia. Pallottole e cornetti (C’è un ostaggio nel palazzo?) (sab. 12 e dom. 13 gen.) - adattamento di Donato de Silvestri, tratto dal testo di A. Reynaurd-Fourton, per una commedia messa in scena dalla Compagnia Gli Insoliti Noti. Dee sull’orlo di una crisi di nervi (17 e 18 gen. Ore 21.00) - un cast di sole donne per una commedia che mescola anVeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 Info: Tel. 045 9250825 37 Eventi, appuntamenti, corsi e mostre • EVENT! Alice - Lunedì 10 dicembre alle ore 21.00 appuntamento al Teatro Ristori con il concerto di Alice che, a14 anni dal precedente “Exit”, ha da poco presentato il nuovo album “Samsara”. Paolo Migone – Divertente spettacolo al Teatro Nuovo di Verona sabato 19 gennaio alle ore 21.00 con Gli Uomini vengono da Marte, le donne da Venere: uno spettacolo che con la comicità del comico Paolo Migone ironizza sulle differenze tra uomo e donna. [email protected] Tel. 045.8039156 • VERONA CABARET RIDENS FACTORY Nuovi talenti e grandi ospiti da Zelig e Colorado. Appuntamento il 6 e 20 dicembre e il 10 e 24 gennaio presso il Teatro SS. Trinità, via SS. Trinità, 4 - Verona. Ingresso intero 8,00 euro, ridotto 6,00 euro. Apertura biglietteria ore 20.00 - Info e prevendita: cell. 348.7472454 - www.veronacabaret.it. • LO SCRIGNO NEL MUSEO Alla ricerca di curiose storie legate alla nostra città, custodite nei musei, si prosegue con il programma: in dicembre appuntamento il 4 del mese presso il Museo Lapidario Maffeiano, con Non è tutto oro, in un viaggio che ripercorre la vita di Maffei, anche negli aspetti meno edificanti, e prosegue poi sulle tracce di Scipione, alla scoperta delle curiosità legate ai Gladiatori. Costo: 5 € a persona + biglietto d’ingresso Informazioni: Aster lun-ven 9.00-13.00 / 14.00-16.15 prenotazione obbligatoria entro le 15.00 del venerdì precedente. tel. 045 8036353 - [email protected] • CONOSCI VERONA - ARTE, STORIA, CULTURA Serie di interessanti incontri culturali con relatori qualificati, presso presso la Sala Conferenze della “Porta Palio” (monumento). - 7 dic. 2012 - ore 20.45: I forti del campo trincerato (arch. Fiorenzo Meneghelli). - 21 dic. 2012 - ore 20.45: La musica a Verona fra l’ “800 e il “900 (prof. Francesco Bissoli). - 11 gen. 2013 - ore 20,45: 3° guerra d’Indipendenza (prof. Michele Gragnato). - 25 gen. - ore 20.45: La scultura Monumentale Cimiteriale “800 “900 (prof. Gianni Lollis). Info:Associazione Conosci Verona Tel. 045-975730 info@ conosciverona.it. www.conosciverona.it. • Omaggio a Carlo Lizzani - Dal Neorealismo al cinema di genere Si conclude a dicembre l’interessante rassegna cinematografica tenuta al cinema Kappadue di Verona dedicata al reOmaggio a Carlo Lizzani gista Carlo Lizzani. Martedì 4 dicembre Dal Neorealismo appuntamento alle 21.00 con Il gobbo al cinema di genere (1960); poi l’11 dicembre si chiude con il doppio appuntamento con Cronache di poveri amanti (1953) alle ore 20.30 e Achtung! Banditi (1951) con inizio alle ore 22.15. opuscolo LIZZANI _opuscolo NUOVO 16/10/12 14:19 Pagina 1 Cinema Kappadue, Verona 6 novembre - 11 dicembre 2012 Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Generale per il Cinema • UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA - Giovani Oggi, adulti domani. Quali scenari del mondo globalizzato? Aula T5 del Polo Didattico Giorgio Zanotto - dalle ore 17.30 alle ore19.30. - 3 dicembre 2012 - Il senso della vita nel mondo globale: religiosità e religione. Relatori: Prof. Alessandro Castegnaro Prof. Vito Mancuso Intervento preordinato: Dott.ssa Michela Canteri Coordinatrice: Prof.ssa Cristina Simonelli - 10 Dicembre 2012 - Un’etica condivisa Relatori: Prof. Giannino Piana e Prof. Paolo Dordoni Intervento preordinato: Studentessa Angela Murari Coordinatore: Prof. Andrea Gaino • I VIRTUOSI ITALIANI - XIV STAGIONE CONCERTISTICA Sala Maffeiana - Verona - La domenica alle ore 11 16 dicembre 2012 - Profumo francese I Virtuosi Italiani - Ilia Kim pianoforte Introduzione al concerto del M° Piero Rattalino musiche di C.Saint-Saëns, C.Debussy, C.Franck PROMOZIONE FAN DI FACEBOOK Vuoi andare il giovedì al cinema a soli 4 euro? Visita la nostra pagina facebook e scopri come! www.facebook.com/MultisalaRivoli La promozione non è valida nei giorni festivi e pre festivi 38 VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 23 dicembre 2012 - Concerto degli auguri di Natale I Virtuosi Italiani Roberto Loreggian clavicembalo solista Marco Vincenzi clavicembalo solista Alessio Benedettelli corno delle Alpi musiche di A.Vivaldi, A.Corelli, L.Mozart, J.S.Bach 27 gennaio 2013 - La giornata della Memoria I Virtuosi Italiani Alberto Martini primo violino direttore musiche di S. Prokofiev, P. Hindemith, B. Britten, D. Shostakovich • LE CANTINE DE L’ARENA - MUSIC BRASSERIE Piazzetta Scalette Rubiani, 1 Tel. 045.8032849 – 045.8026373 - 4 dic. Ore 22:00 - DINO RUBINO TRIO (jazz): Omaggio a Miriam Makeba. - 7 dic. Ore 22:30 - FILL THE DOORS (rock) - 9 dic. Ore 19:00 - ILARIA PERETTI & DOUBLE SIDE - 11 dic. Ore 22:00 - LORENZO FRIZZERA TRIO (jazz) - 13 dic. Ore 22:00 - SWART- ROLFF- ROTELLA TRIO (jazz) - 16 dic. Ore 19:00 - JACARE’ (etno- jazz) - 23 dic. Ore 19:00 - LUCA DONINI TRIO (Etno Jazz Funk) - 30 dic. Ore 19:00 - FLOWER POWER (Latin- Jazz) - 15 gen. Ore 22:00 - GEMINIANI- VALICELLA- OBOE Trio (jazz) Per gli altri appuntamenti di gennaio visitare il sito www. lecantine-arena.com. • TEATRO RISTORI - Via Teatro Ristori, 7 - Verona Danza -2 0 e 21 dic. ore 21.00 - Bal2012-2013 let Du Capitole De Toulouse Live/Opera - 4 dic. ore 20.00 - La clemenza di Tito, di Wolfgang Amadeus Mozart - 11 dic. ore 20.00 Un ballo in maschera, di Giuseppe Verdi - 22 gen. 2013 ore 20.00 Maria Stuarda, di Gaetano Donizzetti Live/Danza Con il Balletto del Bolshoi di Mosca: - 16 dic. Ore 16.00 - Lo Schiaccianoci, di Petr Il’ic Caikovskij. - 27 gen. Ore 16.00 - La Bayadere di Ludwig Minkus Con il Ballet De L’Opera Di Parigi: - 18 dic. Ore 19.30 - Don Chisciotte, di Ludwig Minkus. Teatro Ristori Tel. 045.6930000 [email protected] www.teatroristori.org TEATRO RISTORI via Teatro Ristori, 7 37122 Verona Tel. 045 6930000 Fax 045 6930002 www.teatroristori.org [email protected] STAGIONE Si ringrazia: • Look Art Me - Ristorante Milio a Sant’Anastasia Musica live: - 6 DICEMBRE - Swing block (swing-manouche) - 10 GENNAIO- Masons (progressive rock) - 24 GENNAIO- Oversoul (funky) dalle 19 alle 21 aperitivo alla milanese: 6 euro cena a buffet + consumazione dalle 21: prezzi bar. Corso Sant’Anastasia, 42 – Verona. Entrata da via San Pietro Martire VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 • Natale allo Spazio Famiglie L’attesa di Santa Lucia, del Natale e della Befana attraverso laboratori creativi dedicati alla creazione di decorazioni natalizie, laboratori musicali con canzoni e filastrocche e altri divertenti momenti insieme. Organizzato da Assessorato ai Servizi Sociali e Famiglia in collaborazione con la Cooperativa Culturale Aribandus. Programma: - Sab. 1 dicembre ore 17.00 Pinocchio con gli Stivali - Merc. 12 dicembre ore 16.30 Un regalo per Santa Lucia - Sab. 15 dicembre ore 16.00 Dolce Natale - Merc. 19 dicembre ore 16.30 Auguri con Shaun - Il 2, 3, 4 gen. 2013 dalle 9 alle 12 e dalle 16.00 alle 18.30 Aspettando la Befana! Via della Diga, 19 (presso Corte Molon, nel corpo laterale collocato a sinistra dell’ingresso principale di Corte Molon, proveniendo da Lungadige Attiraglio). Per informazioni e iscrizioni: Comune di Verona - Coordinamento Famiglia, Minori, Accoglienza – Segreteria dello Spazio Famiglie tel. 045 8078040 – 8078343 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 - email: [email protected] Le attività proposte sono gratuite • Natale in Arsenale 2012 - Esposizione di creazioni di artigianato Un’iniziativa promossa dalla Commission Cultura della circoscrizione 2ª in collaborazione con Associazione ARS Regia Scaligera. Nelle date Esposizione di creazioni di artigianato dell’8-9-15-16-22 e 23 dicembre, Arsenale Austriaco presso l’Arsenale Austriaco – PadiPadiglioni 20/1 - 20/2 glioni 20/1 e 20/2 - sarà possibile vi8-9-15-16-22 e 23 Dicembre 2012 sitare l’esposizioni di oggetti di artigianato di alta qualità e legati alle tradizioni del nostro territorio. Ingresso libero – Compresi spettacoli, animazioni e concerti. Per info: Ufficio Cultura della Circoscrizione 2^ Piazza Righetti, 1 – Verona Tel. 045 8379621 orario: tutti i giorni ore 11.00-13.00, martedì anche 15.0017.00 Iniziativa promossa dalla Commission Cultura della circoscrizione 2ª in collaborazione con Associazione ARS Regia Scaligera INGRESSO LIBERO COMPRESI GLI SPETTACOLI, LE ANIMAZIONI E I CONCERTI PER INFORMAZIONI TELEFONARE 045 8379621/30 • La pelle della pittura - l’universo femminile nell’opera di Angelo Dall’Oca Bianca La Galleria d’Arte Moderna, per celebrare i settant’anni dalla morte, presenta al pubblico veronese una prestigiosa esposizione che presenta circa trenta opere dell’artista veronese Angelo Dall’Oca Bianca, suddivise in quattro percorsi tematici. Si potrà apprezzare l’esposizione presso la Casa di Giulietta, dal 1° dicembre 2012 al 10 marzo 2013. Direzione della mostra: Paola Marini Cura della mostra: Patrizia Nuzzo Info e contatti: Galleria d’Arte Moderna tel. +39 045 8001903 [email protected] Direzione Musei d’Arte e Monumenti tel. +39 045 8062611 [email protected] Biglietti: intero € 6,00 - ridotto gruppi (sup. a 15 persone) e anziani € 4,50 - ridotto scuole e ragazzi (8-14 anni solo accompagnati) € 1,00 - cumulativo Casa + Tomba: intero € 7,00 – ridotto € 5,00 - VeronaCard: validità 2 giorni € 15,00 – validità 5 giorni € 20,00 - Prima domenica del mese € 1,00 39 TIME nasce dalla consapevolezza che l’ORGANO PELLE è il più esteso del nostro corpo e per questo l’epidermide è molto più di una semplice protezione: ne va tutelata la sua bellezza e funzionalità. TIME SKIN CARE è un concentrato di FORMULE COSMETICHE uniche nel loro genere che annovera FORMULE ANTIAGE innovative per assicurare alla pelle delle DONNE un aspetto sempre bello e sano, indispensabile per infondere loro la sicurezza necessaria utile in tutti i ruoli sociali che rivestono: mogli, madri, ma prima di tutto DONNE impegnate nella società moderna. 42 TIME: PIù PRODOTTI IN UNO La Bellezza e il lusso alla portata di tutti TIME skincare propone linee di prodotti cosmetici riclassificate in base ai principali bisogni della persona per consentire l’immediato uso. Questo ad un prezzo di mercato accessibile a tutti. TIME realizza specialità cosmetiche per la cura quotidiana della pelle del viso seguendo un approccio innovativo ed assolutamente inedito nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo per contrastare giorno dopo giorno la comparsa delle rughe e dei segni d’espressione. w w w . t i m e s k VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013 La ricca sinergia dei principi attivi contenuti in ciascuna formula aiuta la pelle a ripristinare le sue condizioni fisiologiche ottimali per mantenerla in perfetta salute, requisito imprescindibile per rallentare l’invecchiamento cutaneo e mantenere l’epidermide sempre giovane. TIME dedica una speciale attenzione agli inestetismi cutanei della cellulite e dell’adiposità mediante formulazioni innovative, ad alta efficacia. TIME è adatto anche per i più semplici gesti di igiene quotidiana, dalla detersione all’esfoliazione, all’idratazione: offre le proprietà naturali di piante e fiori selezionati per prendersi cura ogni giorno del benessere della pelle. TIME Skincare: tesoro di natura Naturalità ed Efficacia caratterizzano le Undici formulazioni specifiche per l’area viso e cinque formulazioni per l’area corpo dedicati alla bellezza e al benessere, formulazioni naturali ed ecologiche poiché realizzate nel rispetto dell’ambiente, con cura artigianale e tecnologia avanzata. Principi attivi botanici, estratti biologici, fitocomplessi naturali, estratti vegetali ed oli essenziali puri garantiscono risultati di bellezza e luminosità sulle pelli di tutte le età. TIME ferma il tempo. Oggi il vero LUSSO è la disponibilità di TEMPO che dedichiamo a noi stessi. TIME SKIN CARE attraverso le speciali formule tre in uno realizza un esclusivo prodotto-trattamento che racchiude le proprietà cosmetiche in UN’UNICA CREMA, UN SIERO ED UN MASCHERA. TRATTAMENTO TRIFASICO: un vero e proprio trattamento professionale a domicilio che si sviluppa in tre importanti e semplici fasi. Una fase di pulizia profonda, una fase intensiva giorno nella quale troviamo le sei principali formule tre in uno ed una terza fase di ripristino notturno a base di cellule staminali di origine vegetale. Favoloso anche il PACKAGING che le contiene, realizzato nel nel RISPETTO DELL’AMBIENTE con materiali completamente RECICLABILI e dall’esclusivo design. TIME IL LUSSO COSMETICO ACCESSIBILE A TUTTI ACCESSIBILE A TUTTI DATO IL GRANDE RAPPORTO QUALITÀ, QUANTITÀ, PREZZO GRAZIE ALLA SCELTA DI TIME SKIN CARE DI RAGGIUNGERE DIRETTAMENTE A CASA OGNI SINGOLA CONSUMATRICE ATTRAVERSO TIME MULTI LEVEL NETWORK CHE OFFRE LA POSSIBILITÀ DI INTRAPRENDERE UNA CARRIERA PIACEVOLE NEL MONDO DELLA BELLEZZA. UNA CRESCITA PROFESSIONALE CULTURALE ED ECONOMICA CHE GRATIFICHERÀ IL PROPRIO IMPEGNO. AL PASSO CON I TEMPI È LA NOSTRA AZIENDA COMPLETAMENTE VIRTUALE BASATA SU UNA PIATTAFORMA AGGIORNATA IN TEMPO REALE IN TERMINI DI DATI E CONTENUTI AL FINE DI OFFRIRE AI NOSTRI INCARICATI UN PRONTO SUPPORTO. 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I pazienti con mastocitosi sono persone comuni all’apparenza sani, ma con spesso la pelle pigmentata a causa dell’anomala proliferazione di mastociti, e con una serie di problemi che talvolta arrivano anche a coinvolgere gli organi vitali. La ASIMAS, nata in seno alla RIMA, Rete Italiana Mastocitosi, si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica, la ricerca scientifica e le case farmaceutiche, al fine di riconoscere ai malati di Mastocitosi ogni diritto che possa tutelare le loro condizioni fisiche e psichiche, che a volte purtroppo rendono davvero impossibile la conduzione di una vita sociale regolare. Sede legale: via della Famiglia, 15 40050 Castello D’Argile (Bo) C.F. 91025340471 Presidente della Asimas: Alessandro Cicotti Segreteria: Tel. 345.4437272 (da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00) [email protected] www.asimas.it Come aiutarci: Se vuoi aiutare l’associazione puoi fare una donazione a: Conto Corrente Postale 92278340 Conto Corrente Bancario: Banca Popolare Commercio e Industria Filiale di Cento (FE), via Ferrarese 3 IBAN IT84W0504823400000000000458 Dona il 5 X Mille Scrivi il nostro codice fiscale 91025340471 e la tua firma nello spazio “L’opzione 5 x mille a sostegno del volontariato” MISSION L’ASIMAS è una associazione di volontariato che opera in maniera specifica nelle seguenti aree di intervento: • assistenza sociale; • assistenza sanitaria; • culturale; 44 Le attività che si propone di svolgere sono le seguenti: a) sostegno ai soci affetti dalla mastocitosi pigmentosa o sistemica; b) organizzazione di convegni e raduni per favorire la condivisione e la diffusione delle scoperte scientifiche e dello stato della ricerca c) sensibilizzazione dei mass media sulla malattia per favorire la ricerca italiana, europea ed internazionale su questa malattia. d) sostegno alla ricerca scientifica, promovendo e finanziando la ricerca e la sperimentazione scientifica, medica, biologica e terapeutica sui mastociti e la mastocitosi e) organizzazione di eventi culturali per raccogliere fondi da destinare alla ricerca. COS’È LA MASTOCITOSI La mastocitosi è una malattia rara caratterizzata da una abnorme proliferazione ed accumulo di mastociti in differenti organi e tessuti. I sintomi e i reperti clinici dipendono sia dalla liberazione di mediatori chimici (istamina, cistenil leucotriene C4, prostaglandina D2, Platelet-Activating Factor, eparina, triptasi, chimasi) e/o dall’infiltrazione tessutale dei Mastociti. La mastocitosi è attualmente classificata in mastocitosi cutanea, quando l’infiltrato mastocitario è limitato alla cute, e mastocitosi sistemica, quando i mastociti proliferano in altri organi e tessuti come midollo osseo, tratto gastrointestinale, polmone, fegato, milza e linfonodi. In molti casi di mastocitosi sistemica si riscontra la presenza di una mutazione somatica del gene KIT che codifica per il recettore dello Stem Cell Factor un fattore di crescita in grado di stimolare la proliferazione, la chemiotassi e l’attivazione dei mastociti umani. Questa mutazione comporta l’autoattivazione spontanea delle tirosin kinasi associate al recettore KIT e la proliferazione incontrollata dei mastociti. Prof. M. Triggiani Centro Interdipartimentale di Ricerca in Scienze Immunologiche di Base e Cliniche (CISI) Cattedra di Immunologia Clinica e Allergologia, Università di Napoli Federico II VeronaOltre per il Sociale VeronaOltre • Dicembre 2012/Gennaio 2013