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Proprietà Editoriale:
Capit - Via Gradenigo, 6 - 48122 Ravenna
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Redazione:
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“Ravenna Capitale magazine” numero 4
(già denominata “Capit notizie”)
Rivista trimestrale gratuita Luglio 2013
Iscritta al Registro stampa al nr. 856 con decreto
del Presidente del tribunale di Ravenna del 27/01/’88
Stampa: Press Up s.r.l. Ladispoli (RM)
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Nei migliori locali e negozi, nelle sale d’attesa
e nelle edicole di Ravenna.
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Serate Musicali
Lunedì
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Mercoledì
Lato B - La Marina Che Non Ti Aspetti
Venerdì
Tintarella Di Luna - Anni 60/70 Funky Disco
Serate Culinarie
(13€ A Persona escl. Bevande)
Lunedì
Degustazione Dei Nostri Migliori Primi
Mercoledì
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Venerdì
Paella De Marisco
Sabato
Lato B - La Marina Che Non Ti Aspetti
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SOMMARIO
08 CAPIT RAVENNA la casa delle associazioni
10 FARE ARTE premio marina di ravenna 2013
12 SOTTO LE STELLE arene urbane contro...
14 DIREZIONE 2019 i bambini crescono
18 RAVENNATI FUORI LE MURA yuri ancarani
20 FACE TO FACE carmine abate
21 FACE TO FACE eraldo baldini
22 CAPITALE EUROPEA cantiere aperto
23 PRIMATI RAVENNATI città digitale
24 ROMAGNA VIVA bella di sera, viva sempre
26 RAVENNA FESTIVAL balli dell’anima
www.natalearavenna.it
28 NOTE ALTERNATIVE spiagge soul festival
31 BACINO PESCATORI un canto e un poeta...
32 LUOGHI MAGICI le 9 tessere
34 SENZA PAROLE gente di mare
38 MOSAICO AL QUADRATO sergio cicognani
42 RAVENNA IN PERSONA primo gironi
44 L’UOMO QUALUNQUE braccia rubate...
7
CAPIT Ravenna
La casa delle associazioni
L’associazione delle associazioni: questa, in sintesi, è la missione di Capit Ravenna, una realtà
presente sul territorio da quasi quarant’anni per favorire l’associazionismo e la promozione di attività
culturali.
Negli anni la famiglia Capit è cresciuta in dimensioni
e struttura fino a raggiungere l’ambizioso traguardo
dei 27 associati tra circoli, club e sodalizi e il numero
è destinato ad aumentare.
Le attività che seguiamo direttamente spaziano dai
corsi di teatro per bambini e giovanissimi, al centro didattico “10 e Lode” per il recupero dei crediti
formativi, ai laboratori di musica, pittura e fotografia
per adulti, fino ad arrivare alla promozione del teatro
dialettale come forma di cultura del territorio.
Questi sono solo alcuni esempi di una serie di iniziative che Capit Ravenna ha inserito all’interno
di un progetto etico nel rispetto dei valori di statuto.
L’attenzione rivolta al mondo dei sodalizi e dei gruppi organizzati ha permesso di ottenere lusinghieri
risultati che si possono riassumere nel numero
di eventi gestiti, organizzati e promossi.
Rassegne culturali, un Premio internazionale di pittura, laboratori teatrali, concerti di musica e molto altro
fanno parte della ricca proposta di Capit Ravenna.
L’entusiasmo nell’affrontare la sfida di un territorio
ricco di storia e tradizioni che ha solo bisogno di farsi conoscere, permette alle associazioni che desiderano entrare nel mondo Capit di poter approfittare
della competenza nel seguire ogni singolo gruppo in
tutte le fasi organizzative, dalla consulenza normativa fino al supporto nella gestione logistica e promozionale. I progetti editoriali, l’ufficio stampa,
i rapporti con le istituzioni garantiscono la massima
visibilità alle iniziative dei partner, che possono contare sulla lunga esperienza nello sviluppo di iniziative. Il calendario degli eventi 2013 prevede un nutrito
gruppo di rassegne patrocinate o organizzate direttamente che è possibile consultare sul sito internet.
Il grande successo degli eventi partecipati, come la
Sagra di Primavera a Pieve Corleto (Faenza) organizzata dalla consociata “P.G Frassati”, o le rassegne
di arte e cultura che quest’anno si arricchiranno anche della produzione del musical “Se il tempo fosse
un gambero”, fanno di Capit Ravenna la vera Casa
delle Associazioni.
Pericle Stoppa
(Presidente Capit Ravenna)
8
ADERIRE ALLA CAPIT
È IL NODO DELLA QUESTIONE
Capit Ravenna valorizza le associazioni culturali,
sportive e solidaristiche con le quali organizza
spettacoli teatrali, mostre d’arte, convegni letterari,
concerti musicali, pubblicazioni editoriali, viaggi
e visite guidate.
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via Gradenigo, 6 Ravenna - tel. 0544.591715 - [email protected]
dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 12,30
L’ASSOCIAZIONE FA LA FORZA
FARE ARTE
Premio Marina, il ritorno del mecenatismo
La kermesse raggiunge la 57esima edizione
e propone un ritorno alle origini:
la residenza d’artista
Si sono presentati in 83.
Un altro numero in confronto ai 260 dell’anno scorso.
Questione, forse, di opportunità. Quella in più, data
dalla 57esima edizione del Premio Marina, atteso
per fine agosto: essere ospitati per un mese a Marina di Ravenna e lavorare in vista dell’esposizione
di dicembre al Mar, che si riconferma come ghiotto
privilegio riservato ai cinque vincitori. Una ‘residenza d’artista’ in vecchio stile, liaison culturale con
le origini della kermesse di pittura organizzata da
10
Capit, quando il tema affidato ai concorrenti manteneva
un fervido attaccamento alla realtà della località rivierasca. Un premio in più, ma anche un impegno maggiore:
carico di tempistiche, scadenze e, certamente, aspettative.
Forse non tutti se la sono sentita. O almeno non tutti i
260 dell’edizione 2012. Era stata l’edizione dei grandi
numeri, della qualità alta delle opere (tanto che la giuria
aveva ritenuto di aumentare il numero dei finalisti), delle
partecipazioni da Paesi lontani.
Il Premio Marina 2013, riporta l’attenzione su uno dei
topoi peculiari: il mare. Dipingerlo sarà la missione dei
partecipanti, che hanno abbracciato il tema,“Dipingere il
mare” appunto, scelto dalla commissione composta da
Paola Babini, Rosetta Berardi e Roberto Pagnani. Hanno selezionalto i 28 finalisti: Laura Aldofredi, Luis Alberto
Alvarez Solis, Federico Aprile, Carlos Atoche, Enrico
Azzolini, Esmeraldo Baha, Elisa Bertaglia, Alessandra
Carloni, Dario Carratta, Giulio Catelli, Valentina Colella,
Davide Corona, Rudy Cremonini, Giulia Dall’Olio, Pasquale De Sensi, Ilaria Del Monte, Sara Faccin, Jessica
Ferro, Gabriele Grones, Giovanna Guerrisi, Alessandro
Saturno Martinelli, Ignazio Mazzeo, Riccardo Negri,
Nunzio Paci, Mrgit Pittschieler, Elisa Rossi, Michele
Santini (Lemeh 42) e Monia Strada.
Tutti artisti con meno di 35 anni (l’anno scorso la soglia
era di 40), che saranno valutati dalla giuria composta
da Claudio Spadoni, Vittoria Biasi, Sandro Parmeggiani
e Marco Tonelli. I cinque artisti scelti saranno ospitati
a Marina e potranno utilizzare la galleria FaroArte del
nuovo centro civico come atelier, con la possibilità da
parte del pubblico di vederli al lavoro. Se quella dell’anno
scorso era stata l’edizione dei grandi numeri e della
qualità, quest’anno potrebbe essere la volta del ritorno
al mecenatismo. Sperando di tenere altrettanto elevato
lo standard.
(Le foto delle opere si riferiscono all’edizione 2012)
Il “Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea Marina
di Ravenna” nasce nel 1955 come occasione di incontro
per artisti (pittori) nazionali e internazionali e fin dagli
esordi assume connotazioni di rilievo per l’elevata
qualità artistica dei partecipanti e le spiccate finalità culturali che gli vengono attribuite, che lo collocano negli
anni successivi come un’ eccellenza tra le manifestazioni
specifiche.
Giunto ormai alla 57.ma edizione, la formula del
concorso sembra non conoscere crisi e l’elevata adesione alla edizione dello scorso anno di pittori nazionali
e internazionali conferma la validità delle scelte fatte.
L’edizione 2013 del concorso introduce la novità della
Residenza d’Artista: garantire ospitalità e spazi di laboratorio agli artisti, perchè possano liberare l’estro e il
talento e mostrare ai visitatori, ai giornalisti, agli addetti
ai lavori o semplicemente ai numerosi curiosi, come in
una casa di vetro, la passione dell’atto creativo che fa
nascere un’opera d’arte.
11
SOTTO LE STELLE
Arene urbane contro la crisi
di Francesco Garoia
(locandina “Cinquetracce”)
Come antipasto abbiamo il cielo stellato, il fresco,
magari una leggera brezza estiva, e location magnifiche,
tra il verde degli alberi o mura storiche.
Il piatto forte sono ovviamente i film: cinema d’essai
soprattutto, ma anche blockbuster che qualcuno si
è perso nelle sale cinematografiche. A volte c’è il
miracolo: film che quando escono in inverno sono di
nicchia, e quando arrivano alle arene estive fanno il
pienone perché nel frattempo si sono rinforzati con
premi ed grandi elogi (vedi The Artist). Poi abbiamo
il secondo, composto da incontri con registi, attori,
critici. Il dessert non serve, è già stato tutto fin troppo dolce.
Le arene estive continuano fortunatamente a resistere alle cannonate della crisi, e a rappresentare un’opportunità magica ed impareggiabile per
andarsi a vedere film usciti mesi prima che magari
non si ha avuto il tempo o l’occasione di vedere.
Cinema d’autore, dicevamo, da Wes Anderson
(Moonrise Kingdom) a Ken Loach (La parte degli
angeli) passando per il nostro Garrone (Reality), ma
anche pellicole che hanno avuto poco spazio nella
distribuzione (Hitchcock di Sacha Gervasi) e film
per tutti (Una notte da leoni 3, Il grande Gatsby).
Film per tutti i gusti, come lo sono le location sparse
per la provincia: dalla storica arena della Rocca
Brancaleone, all’arieggiante Cineparco delle Cappuccine di Bagnacavallo immerso nel verde, passando per le intime piccole Mare e Italia di Cervia
e Milano Marittima. Più “classica”, se pensiamo alle
arene che caratterizzavano le estati cittadine della
seconda metà del 900, in mezzo a quartieri abitati,
l’arena Spada nell’omonima via di Brisighella, dove
i cittadini più fortunati possono gustarsi La grande
bellezza di Sorrentino affacciati alla finestra.
Ma il cinema d’estate non è solo in arena. In piazza
del Popolo a Ravenna è stata infatti riproposta la
rassegna delle “Cinquetracce”, iniziativa proposta di
12
Ravenna2019 sui temi della candidatura a Capitale
Europea della Cultura. Una settimana (da lunedì
15 a venerdì 19 luglio) caratterizzata da una sorta
di doppio programma: ogni lungometraggio, scelto
fra i titoli che hanno fatto la storia del cinema, era
preceduto da tre video di autori romagnoli, tre “corti”
realizzati ad hoc che offriranno il loro sguardo e la
loro visione sulla candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura.
Per i 15 lavori sono stati coinvolti i videomaker Dario
Procopio, Maria Chiara Zenzani, Maria Martinelli,
David Loom, Daniele Pezzi, Alessandro e Francesco Tedde, Alessandro Renda, Edo Tagliavini,
Miriam Dessì, Daniele Quadrelli, Andrea Bernabini,
Samantha Casella, Matteo Bevilacqua, Matteo Sangiorgi, Fabrizio e Nicola Varesco, e Gerardo Lamattina, che a loro volta si son serviti di artisti locali per
interpretare e musicare le opere.
(P.zza del Popolo, Ravenna))
welcome on planet art
Il mondo dell’arte ti aspetta per farti scoprire
i giovani artisti internazionali in concorso.
PREMIO RAVENNA
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57° Concorso internazionale di pittura
Galleria FaroArte, Marina di Ravenna
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1
3
Ideato e realizzato da:
RAVENNA
Partner principali:
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Partner:
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DIREZIONE 2019
I Bambini crescono
di Massimiliano Garavini
La crisi morde forte, non c’è dubbio. La mancanza di spinta propulsiva blocca le aziende, ferma gli investimenti,
pietrifica l’occupazione. La delocalizzazione costringe a smobilitare quelli che un tempo erano considerati poli
di eccellenza tecnologica e professionale per trasferire risorse in angoli del mondo che garantiscono maggior
profitti spesso a scapito di scarsa qualità e minori controlli.
Entrare nella sede del gruppo Bambini a Marina di Ravenna ti aiuta a vedere il futuro in maniera più positiva,
quasi come se fosse una gara di velocità da vincere con ambizione, competenza e determinazione.
(Gianluigi Bambini, Amministratore Delegato Bambini Srl)
14
L’azienda di servizi offshore è saldamente ancorata alle
proprie radici e alla propria tradizione, mantiene un forte
legame con Marina di Ravenna che l’ha vista crescere
e ricambia l’affetto della piccola comunità partecipando
a numerose iniziative per la promozione del territorio.
Per questo motivo forse mi colpiscono così tanto la reception con rimandi all’Africa equatoriale o la scalinata
in verde smeraldino che ricorda la malachite, evocazioni
esotiche che ti fanno ben capire come l’impresa abbia il
proprio quartier generale nel ravennate ma presenti una
connotazione internazionale.
Tutto nella sede ti parla del mare, dai modellini in scala
della flotta, agli affreschi della mensa, alle carte nautiche
sparse ovunque. Un ragazzo in maniche di camicia e
sorriso timido mi introduce attraverso la boiserie in ciliegio
americano che fa tanto Melville direttamente nella sala
riunioni dove mi riceve, puntuale, Gianluigi Bambini
Amministratore Delegato della Bambini Srl (il fratello
Rosolino è il presidente); alle pareti è presente una tappezzeria di carte delle linee di costa segnate da punti
multicolori: ogni segnale rappresenta una nave, una
postazione di estrazione o una piattaforma petrolifera
per una visualizzazione immediata del mondo in cui
opera l’azienda. Prima sorpresa: ti aspetti un capitano
d’impresa tutto grafici e profitti, e invece ti trovi davanti
un signore pacato, tranquillo, che parla a bassa voce
con tono curioso. Gli vedi brillare lo sguardo quando ricorda quanta strada è stata fatta dal primo peschereccio acquistato dal padre Mario negli anni ‘50, pioniere
nella meccanizzazione navale in un tempo di bragozzi
a vela: parla con rispetto, l’amministratore delegato, del
primo vascello veloce acquistato alla fine degli anni ‘80,
subito ribattezzato “Mare Blu” dalle iniziali di quel padre
pioniere e si capisce che molto prima dei conti e dei
15
problemi amministrativi ha respirato la nafta dei motori e vissuto i problemi del comando delle imbarcazioni. “Gianni” racconta con passione una realtà
che conosce bene, quella del mare e delle esigenze
di una azienda che vuole fare crescere puntando
su qualità ed efficienza. Investimenti precisi, mirati,
valutando con attenzione i fattori di rischio potenziali
a scapito di facili profitti rappresentano le linee guida
nella gestione ordinaria, ma il vero segreto che
l’amministratore delegato ci rivela è l’importanza
che la Bambini Srl riserva alle risorse umane.
Seconda sorpresa: il gruppo, che gestisce commesse in Italia, Croazia, Congo, Angola, Tunisia e attenta ad altri mercati come il Mozambico, è sensibile
alle esigenze del personale e cerca di investire nelle
competenze delle proprie maestranze attraverso assunzioni di giovani motivati e preparati, formazione
del personale locale (soprattutto in Congo), forte
spirito di squadra e decisioni al vertice condivise per
garantire il massimo risultato operativo. L’obiettivo è
quello di valorizzare il lavoro italiano, un patrimonio
che non va disperso ma incentivato per garantire
la sopravvivenza di un settore che può ancora confrontarsi con la migliore concorrenza francese o
americana. Gianni ci svela come in un ambiente
così competitivo dove i principali protagonisti parlano
straniero, sia necessaria la disciplina normativa coniugata con un’attenzione quasi maniacale per tutti i dettagli del sistema qualità. Terza sorpresa: le regole,
per la Bambini Srl, non sono solo utili, ma addirittura
indispensabili, soprattutto quelle che riguardano le
procedure di sicurezza e le certificazioni richieste
per lavorare col massimo standard di efficienza.
Un buon lavoro passa attraverso il rispetto delle indicazioni dei disciplinari, senza voler aggirare o utilizzare comode scorciatoie ma approfittando delle
segnalazioni degli audit esterni o degli organismi
certificatori per migliorare il rendimento globale.
La sfida non consiste nell’abbassare le soglie per
migliorare i profitti ma nell’aumentare motivazioni
e competitività per vincere la corsa alla qualità.
16
Questo approccio metodologico si riflette nella ambizione
dei collaboratori a superare costantemente i risultati
ottenuti: Ugo Farinelli, il giovane ingegnere responsabile dello sviluppo commerciale, parla delle navi
veloci d’appoggio come se raccontasse di un gran
premio di formula uno, dove la velocità, la sicurezza
e la precisione diventano le variabili che garantiscono
la vittoria.
I numeri della Bambini srl sono impressionanti per
una società che compete in una nicchia di mercato
legata all’offshore e alla perforazione: 20 navi Crew
Boat e FSIV, 4 Utility Boat e Multi Purpose Supply
Vessel, 3 rimorchiatori e un progetto rivoluzionario
per un catamarano d’appoggio di nuova concezione.
La compagnia ha 250 dipendenti, distribuiti tra amministrativi, personale imbarcato, servizi a terra,
manutenzioni e muove un indotto considerevole soprattutto nella cantieristica.
La quarta sorpresa, durante la visita al gruppo Bambini, è il segreto del loro successo: tutti ti guardano
negli occhi, ti stringono la mano, ognuno sparecchia
la tavola della mensa e aiuta il ragazzo congolese
in cucina, nell’idea che se tutti rispettano il lavoro
dell’altro, la crisi fa meno paura. A tutti.
Comunicare la professionalità
è una necessità irrinunciabile
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RAVENNATI FUORI LE MURA
Il corpo, l’ossessione, il robot: Yuri Ancarani alla Biennale
di Federico Spadoni
Vibra tutto. Tra i cunicoli in penombra che paiono
fatti di silicone c’è un rumore di fondo, ovattato.
Sembra quasi che la telecamera si sia infilata sotto
le lenzuola o in chissà quale pianeta fantascientifico. Finché una delle membrane che prendono tutto
lo schermo si squarcia. E dalla voragine esce una
pinza meccanica; che inizia a muovere, afferrare,
tagliare, aspirare. Realizzi solo allora di essere dentro un corpo umano.
Si chiama ‘Da Vinci’ ed è l’ultimo lavoro del video
artista ravennate Yuri Ancarani. Lo trovate verso
la fine della Biennale di Venezia, tra le ultime sale
18
della chilometrica sezione dell’Arsenale. E’ l’unica
opera di un artista bizantino ad essere stata selezionata da Massimiliano Gioni, curatore della 55esima
edizione della kermesse, per il suo ‘Palazzo enciclopedico’.
Le telecamere di Ancarani sono a Cinisello,
all’ospedale di Pisa. Quella in corso è un’operazione
di microchirurgia robotica all’addome. Non c’è nessun contatto con il paziente, completamente coperto; il medico utilizza un joystick, muove i polsi, apre
e chiude indice e pollice. Dall’altra parte della stanza
le braccia del robot (il cui marchio dà nome al video)
si muovono come in un balletto di automi, mentre inseriscono le sonde dentro al paziente. E all’interno,
in quel mondo surreale, le pinze si muovono come
serpenti.
Per Ancarani è l’ultimo atto di una trilogia che lo ha
attirato in luoghi sconosciuti ai più, per indagare
su lavori e ambienti insoliti. A partire dal 2010 con
‘Il Capo’, in cui i gesti minimali del caposquadra di
una cava di marmo a Carrara dirigono i macchinari
utilizzati per gli imponenti tagli dei blocchi di pietra
bianca. Oppure con ‘Piattaforma Luna’, dell’anno
successivo, dove l’artista ha passato tre giorni in una
camera iperbarica per seguire la routine di un gruppo
di palombari al lavoro in una piattaforma petrolifera
dell’Adriatico. L’idea di ‘Da Vinci’ era già in cantiere
quella stessa estate, quando Ancarani si era messo
alla ricerca di un centro specialistico disposto ad accoglierlo in sala operatoria.
Il risultato, prodotto come già accaduto nei precedenti
casi da Maurizio Cattelan, è entrato a far parte della
rosa scelta da Gioni per l’ambizioso ‘disegno’ della
55esima Esposizione lagunare. Un progetto che buona fetta della critica ha lodato come uno dei più arguti
degli ultimi 20 anni nella storia della Biennale. A partire
dal leitmotiv scelto dal curatore, che anziché limitarsi
a documentare ciò che il presente offre nel mondo
dell’arte, ha deciso di basarsi su un’idea tramite la
quale interpretare oltre alla contemporaneità, anche
la storia dell’arte dell’ultimo secolo. E non solo quella,
ma l’artistico e l’estetico, come ha fatto notare Achille
Bonitoliva: la scienza e la filosofia, l’oggettistica, le
ossessioni personali, la religione e il paganesimo.
Ecco allora il titolo dell’esposizione, ‘Il palazzo enciclope-
dico’, ripreso dall’utopistico progetto architettonico di
Marino Aurenti, l’artista autodidatta italo-americano
che nel 1955 depositò il brevetto per un babelico
museo che avrebbe dovuto contenere tutto lo scibile
umano. La Biennale diventa da un lato una parte di
questo museo impossibile; dall’altro diventa la proiezione concettuale di quell’infinita architettura che è
la mente umana (non a caso il padiglione centrale dei
Giardini si apre con il Libro Rosso di Gustav Jung,
il manoscritto illustrato al quale il celebre psicologo
lavorò per 16 anni). Così, partendo dai primi del ‘900
per giungere ad oggi, artisti affermati vengono accostati
a dilettanti e outsider semisconosciuti.
Di questo gioco tra arte e mente c’è molto nell’opera
di Ancarani. C’è l’ossessione per il corpo, che esaudisce
il desiderio latente della condizione stessa dell’essere
umano: vedere dentro. Ma c’è anche qualcosa di
antropologico: il rituale, già evidente nei precedenti
lavori, nei gesti titanici e coreografici de ‘Il Capo’ oppure nella claustrofobica quotidianità di ‘Piattaforma
Luna’. Violando l’intimità professionale della sala
operatoria, ‘Da Vinci’ ripropone il tema nella ripetitività certosina dei gesti del chirurgo che comanda il
joystick, contrapponendola al movimento meccanico
delle braccia robotiche. E come ogni rito, non mancano i testimoni: l’équipe in religioso silenzio, attenta
al monitor e non al paziente che giace inerte su un
fianco; ma anche il pubblico stesso, in equilibrio tra
curiosità e impressione. Un rituale proiettato nel futuro, quello reale del progresso tecnologico, e quello
fittizio e interiore. Quello del corpo umano ancora inviolato dalla macchina, che tanto sembra un mondo
ancora inesplorato.
19
FACE TO FACE
Carmine Abate
di Massimiliano Garavini
Carmine ha gli occhi saggi. Colpisce, prima ancora
di sentirlo parlare, quel suo sguardo mite, quasi di
riserbo, che lo aiuta a mantenere tra sè e gli altri una
distanza disciplinata. Un uomo affabile, semplice e
franco nei modi, garbato, che riuscirebbe davvero a
farti credere che il successo letterario gli sia piovuto
addosso per caso.
curioso del mondo: parla correttamente l’Arbëreshë,
l’antico linguaggio degli esuli albanesi in Italia del XV
secolo e mentre ricorda le essenze del piccolo paese
di Carfizzi in provincia di Crotone riesce a pubblicare
saggi sugli emigrati calabresi in Germania. Una realtà che conosce bene, visto che dopo la laurea si è
trasferito ad Amburgo per insegnare.
Ho avuto l’occasione di incontrare l’autore de “La
collina del vento” (Ed. Mondadori, pag. 264, € 17,50),
il romanzo vincitore del Premio Campiello 2012,
durante la serata che Capit Ravenna ha organizzato per la presentazione del libro a Lido Adriano e
l’impressione che ne ho ricavato è stata quella di un
intellettuale intelligente e curioso: merce rara.
Carmine Abate non si limita a far parlare i personaggi
del romanzo, lui è la storia che racconta.
Gli occhi, sempre loro, lampeggiano mentre legge le
pagine che ha scritto, come se non fosse una semplice lettura, ma un’evocazione.
La retorica è del giornalista in questo caso, non
dell’autore, che durante il nostro incontro
ha sottolineato come la sua cifra stilistica sia votata
alle “parole limpide”.
Proprio così mi ha detto, come a voler giustificare un
tempo sovresposto alle parole che costringe ad apprezzare il silenzio, a pensare prima di parlare. Il vento
soffia, spariglia, si perde, senza per questo pretendere
di essere ascoltato.
Figlio di emigranti e di una realtà dove la vita te la
guadagni sul campo, con fatica e sacrifici, è divenuto
scrittore seguendo un percorso che lo ha portato a
prestare ascolto non solo a genti diverse, ma soprattutto ad istanze culturali profondamente in antitesi
che richiedono un profondo lavoro di mediazione e
conoscenza per poter essere integrate; ha sviluppato una
sensibilità particolare per gli emarginati e le loro lotte
di riscatto sociale, riuscendo a farsi apprezzare per correttezza e serietà, facendosene in qualche modo portavoce. Carmine ha la tendenza a non accettare compromessi, con la sua scrittura precisa, con se stesso,
con chi non gli va a genio, e dimostra l’ostinazione
tipica di chi sa che per arrivare dove è arrivato ci è
voluta una dose di coraggio non comune.
Felicemente sposato da quasi quarant’anni con una
donna tedesca, vive in Trentino dove ha trovato un
felice compromesso tra la Germania e i boschi della
sua Calabria.
Il cuore però, si capisce da come parla, da come ricorda episodi e volti del suo paese d’origine, è ancora
in quella terra ospitale che aspetta il ritorno di tutti
i suoi figli migliori.
Abate, che non dimentica mai le proprie radici, rimane un
20
FACE TO FACE
Eraldo Baldini
di Alessandro Montanari
Eraldo Baldini e Carlo Lucarelli chiuderanno il prossimo 7 agosto la rassegna “Capit Incontra” in piazza
dei Marinai d’Italia a Marina di Ravenna.
Il duo di giallisti, grandi amici, ha tra le proprie peculiarità quella di ambientare la maggior parte dei
romanzi in Emilia-Romagna. Lucarelli ha fatto di
Bologna quasi un personaggio delle sue storie noir
(nell’ultima, Il Sogno di Volare stampato per Einaudi,
torna il personaggio dell’ispettrice Grazia Nigro) mentre Baldini ha scelto di far avvenire alcuni dei suoi
thriller più famosi in Romagna.
Del resto, una delle caratteristiche degli scrittori contemporanei della regione è proprio quella: le storie
sono ambientate in provincia, segno che queste terre
sono una fucina di personaggi che, a loro volta, danno
vita ad una galassia solo da mettere in pagina. In una
recente presentazione in spiaggia lo spiegava bene
Cristiano Cavina, scrittore casolano: “Ho viaggiato
molto, ma se devo dire qual è il posto in cui sognavo
di nascere, beh, sono stato fortunato:
è Casola Valsenio”.
Una caratteristica che unisce davvero Emilia e Romagna: Paolo Nori, parmense, scrive libri ambientati
tra la sua città e Bologna. Gianluca Morozzi, prolifico
scrittore bolognese, difficilmente allontana i suoi personaggi dalle Due Torri e ha scritto pagine memorabili
sugli happy hour di Marina di Ravenna, da lui molto
frequentati. Andando un po’ più indietro nel tempo lo
scrittore di Correggio Vittorio Tondelli omaggio Rimini
del suo libro maggiormente dedicato al grande pubblico.
E’ come se la Romagna non avesse mai smesso di
regalare sfondi ai romanzi. Uno degli sfondi più suggestivi lo regala proprio Baldini in “l’uomo nero e la
bicicletta blu”, ambientato nella campagna romagnola
negli anni Sessanta, con un bimbo di dieci anni come
protagonista, Gigi, che si muove in un mondo a metà
tra fiabe e leggenda, alimentate nella sua immaginazione anche dal retroterra culturale romagnolo. Un
retroterra che nessuno come Baldini, antropologo
di formazione, conosce bene. E’ un mondo che viene definito nel suo libro “crudo e pieno di magie”
e che ha forgiato il carattere ravennate e romagnolo.
Piccoli fazzoletti di terra a cui basta poco per cambiare
gli equilibri.
Lo scorso anno, per Laterza, Baldini ha dato alle
stampe “Tenebroso Natale”, in cui racconta il “lato
oscuro della Grande Festa” e che ricalca un po’ un libro scritto nel 2006, “Halloween”. E’ la parte “saggistica” dello scrittore ravennate, vero e proprio pozzo
di aneddoti e curiosità. Insomma, il sette agosto in
piazza non ci sarà da annoiarsi con Lucarelli, Baldini
e, lasciatecelo dire, la Romagna e le sue tradizioni.
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CAPITALE DELLA CULTURA
Un cantiere aperto che guarda al futuro
di Alessandro Montanari
Come sarà Ravenna nel 2019?
O, meglio, come si presenterà alla sfida del 2014,
anno in cui si sceglierà la Capitale Europea della
Cultura? Almeno in teoria, un cantiere aperto.
Complice la crisi economica che ha ridotto i trasferimenti statali e le capacità di spesa delle amministrazioni,
i lavori pubblici procedono con cautela.
Nel 2014 dovrebbe comunque essere iniziata la riqualificazione del mercato coperto, dopo il braccio
di ferro con i commercianti che ha fatto slittare di
almeno un paio d’anni l’apertura, rispetto al piano
iniziale del Comune. Il contenitore di piazza Costa
vedrà aprire una libreria e un ristorante e offrirà,
nel minimarket, prodotti biologici e di qualità. Si
dovrebbe trasformare in una sorta di ‘agorà’ al coperto con orari di apertura nettamente più lunghi rispetto alla mezza giornata attuale. Accanto ci saranno
il rinnovato cinema Mariani aperto dopo anni, oltre
a un ristorante e a un locale. La zona nel quadrilatero compreso tra via Salara, via Paolo Costa e
via Girolamo Rossi è senza dubbio quella che si è
sviluppata di più negli ultimi anni, spinta da giovani
imprenditori locali. Nel frattempo a giugno in piazza
del Popolo ha apertoil bar Nazionale accanto al passaggio che collegherà il cuore di Ravenna con la piazzetta delle Antiche Carceri, ancora tutta da riqualificare. Il “cantiere 2019” vede anche la nuova piazza
Kennedy, chiusa alle auto non senza polemiche, e
che vedrà una nuova veste architettonica. Non si sa
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invece il destino del Centro congressi che dovrebbe
anch’esso diventare una sala cinematografica.
Partita del tutto aperta quella della Darsena di città:
con l’iter progettuale in pieno svolgimento e l’incognita
degli investimenti privati il futuro del quartiere d’acqua
resta difficile da decifrare, almeno nel breve periodo.
Di certo il piano operativo comunale disegna una
zona con molto verde e tanta archeologia industriale. Nell’immediato le ipotesi più suggestive sono
quelle del riuso temporaneo di aree industriali dismesse, nelle quali associazioni, società e anche
privati possono insediarsi con un progetto preciso e
un contratto di affitto in attesa che la riqualificazione
sia completata.
Ci potrebbero essere novità, in questo senso, riguardo l’area delle banchine: l’abbattimento delle vecchie recinzioni doganali e l’arredo urbano dovrebbe
cominciare a restituire linfa vitale - leggi “gente che
passeggia” - al canale Candiano. Sarebbe il primo
volano verso una scommessa: convincere i privati ad investire. Al momento il progetto principale
è quello della Cmc che ha una delle proprietà più
grandi e centrali del comparto. Accanto c’è il progetto del recupero dell’ex Sir che negli ultimi anni ha
monopolizzato il dibattito tra sostenitori e detrattori.
Il tutto si realizzerà solo con il necessario contributo
dei privati, non facile in tempo di crisi. In caso di
vittoria di Ravenna a Capitale europea della cultura, però, questi sforzi potrebbero essere premiati.
PRIMATI RAVENNATI
Città digitale
di Cristina Flamini
Prima in Italia, seconda solo a New York,
Ravenna vanta un nuovo primato.
A partire da aprile di quest’anno, si può definire
finalmente una “città digitale”.
Dislocate in 7 punti strategici del centro storico,
le vetrine interattive dotate di tecnologia touch screen,
del circuito Città Digitale, sono a disposizione di cittadini e turisti per avere informazioni sulla città e per
viverla al meglio.
Dove mangiare, dove dormire, dove divertirsi e tante
altre info utili, solo pochi anni fa, si cercavano consultando le Pagine Gialle o il Tuttocittà per localizzarne il punto e raggiungerlo. Oggi basta un touch
sulla vetrina per accedere in modo diretto, facile e
intuitivo a 64 categorie commerciali che consentono
di individuare la risposta a qualsiasi esigenza, tracciare il percorso migliore per raggiungere una meta,
ricevere le informazioni di contatto o inviare una
richiesta o una prenotazione.
Il tutto gratuitamente.
Le informazioni, in modalità multilingue, sono sia di
carattere istituzionale sia di carattere commerciale e
direttamente aggiornabili dagli inserzionisti attraverso una piattaforma in rete, in modo da comunicare
tempestivamente proposte e promozioni.
I contenuti sono disponibili, oltre che sulle vetrine
interattive, anche in rete, già ottimizzati per smartphone e tablet.
Da ogni Info-Point si possono inviare mail di richiesta
o prenotazione e trovare le attività nei dintorni, grazie
al sistema di geo-localizzazione.
Nasce un nuovo media, pensato e realizzato per
avvicinare e far incontrare le attività commerciali
e i privati: un nuovo modo di informare ed informarsi
in tempo reale. Innovazione, immediatezza e presenza capillare sono certamente tra i plus più importanti
del circuito Città Digitale.
Dove puoi trovare gli Info-Point Città Digitale:
- Ravenna
Via Giuseppe Mazzini, 2
Via Corrado Ricci, 39
Piazza del Popolo 9/10
Piazza Andrea Costa, 5
Via Camillo Benso Cavour, 126
Via Armando Diaz, 5
- Milano Marittima
Rotonda 1° Maggio
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ROMAGNA VIVA
Bella di sera, viva sempre
di Alessandro Montanari
(Gruppo delle ocarine di Budrio)
Ravenna è Bella di Sera ma è soprattutto viva.
Per tre giorni piazza San Francesco diventa
“Romagna Viva”, custode del teatro e della cultura
popolare romagnola. La particolarità della rassegna
organizzata da Capit Ravenna, che si terrà dal 26
al 28 luglio è la valorizzazione della cultura vibrante
e intensa del territorio. Tre serate per fondere storia
e folclore, per raccontare la generosa tradizione
della Romagna.
Chi passeggerà tra i negozi aperti del venerdì
sera o tra i locali del sabato, potrà così avere
l’occasione di passare un po’ di tempo in modo diverso, con le commedie dialettali che parlano della
speranza di una generazione di
giovani trapiantati dalla Romagna nell’Agro Pontino,
o di un mondo buono racchiuso in un pugno,
e di un particolarissimo spettacolo in programma
domenica sera.
La prima serata porterà in scena la commedia in
tre atti de “E gos dla cocla”, il guscio della noce,
scritta dai forlivesi Giovanni Spagnoli e Paolo
Maltoni: racconta di una piazza di un piccolo
paese dell’Appennino dove, come spesso accade
nella realtà, le persone vivono gomito a gomito.
L’incontro di queste umanità genera storie divertenti, spunti comici ai limiti del surreale. La Compagnia “La Zercia” di Forlì, con la regia di Claudio
Tura porta in scena un affresco ricco di spunti di
riflessione e divertimento.
Il 27 luglio la piazza farà da sfondo storico per “La
Broja”: la commedia di Bruno Gondoni racconta la
fatica e gli stenti affrontati da centinaia di romagnoli
che, per sfuggire alla miseria delle nostre terre,
scelsero di partecipare alla bonifica dell’Agro
Pontino. Il sogno svanirà in fretta: partiti dalla
Romagna pieni di speranze, si confrontano con
una realtà durissima. I sacrifici di questi romagnoli
portarono il movimento cooperativo, sotto la guida
24
di Nullo Baldini, a nascere e svilupparsi.
La Broja è portata in scena dalla compagnia del
Piccolo Teatro di Ravenna per la regia
di Roberto Battistini.
Nell’ultima serata Capit Ravenna presenterà il
“Gruppo delle ocarine di Budrio”: uno spettacolo
davvero particolare e curioso con un repertorio
che spazia dalla musica popolare alla classica.
L’orchestra delle ocarine di Budrio, conosciuta in
tutta Italia, partecipa a numerose manifestazioni
anche all’estero, in qualità di ambasciatore del
folclore regionale.
Chi ne rimanesse affascinato potrebbe fare una
visitina a Budrio, ad aprile, dove ogni anno si tiene
l’Ocarinafestival.
Si tratta di un genere musicale ormai quasi dimenticato nella nostra città, che però vuole essere
un sentito omaggio all’estroso maestro ravennate
Elix Bellotti che si esibiva con l’ocarina in tutta
la Romagna.
(“La Broja”, regia di Roberto Battistini)
25
RAVENNA FESTIVAL
Balli dell’anima
di Attilia Tartagni
(©Maurizio Montanari)
Il concetto di “alchimie popolari”, tema portante del
Ravenna Festival 2013, si è chiarito strada facendo. Manifestazione fra le più antiche e spontanee
dell’uomo, la danza ne è specchio ed espressione.
In Romagna, se esistesse una Costituzione, certamente si metterebbe la danza fra gli articoli fondanti.
La Balera ai Giardini Pubblici, luogo luminescente e simbolico come la nave Rex del felliniano “Amarcord”, è
stato perfetto contenitore dei balli popolari di gruppo come il Salterello, la Veneziana, il Bergamasco
che furono rimpiazzati dai balli a coppia mutuati dai
salotti viennesi e dai caffè concerto.
In Romagna fu il violinista Carlo Brighi, detto Zaclèn,
a coniugare i ritmi d’oltralpe con le atmosfere nostrane
e altrettanto fecero nella Bassa emiliana i Bagnoli di
Santa Vittoria, la frazione “dei cento violini” impugnati
dalle mani nodose dei braccianti.
In fondo la contaminazione è una costante in ogni
tempo e in ogni spazio. Carlo Brighi, dopo avere girato piazze e paesi con “E’ Festival”, balera itinerante, ne creò una stabile a Bellaria. “Taca Zaclèn”
gridavano i braccianti con gli abiti della festa, impazienti di stringere fra le braccia la ragazza desiderata, già sognando di metter su casa e una nidiata
di figli. Il ballo a due portò una rivoluzione nei costumi fondata sulla comunicazione diretta della coppia.
Se nel ballo di gruppo la dama era occasionalmente
sfiorata, nel ballo a due veniva allacciata saldamente
e guardata negli occhi, quasi un assaggio della futura vita di coppia. Dopo Brighi fu Secondo Casadei a
scaldare i corpi e gli animi romagnoli. Dopo l’esordio
come primo violino nell’orchestra di Emilio Brighi,
figlio del compositore, seppe innovare la sua eredità
divenendo il demiurgo della musica romagnola a cui
il Festival ha dedicato lo spettacolo-celebrazione
“Casadei secondo a nessuno” e una locandina-cult
da conservare gelosamente.
Nato nel 1906 a S.Angelo di Gatteo, Aurelio Casadei
detto Secondo fu attivo nelle balere romagnole dal
1921 al 1971, nel cinquantennio che ha mutato
l’Italia da agricola a industriale con vocazione turistica. In quegli anni l’Italia fu invasa dal sound americano e inglese veicolato da radio e da televisione,
dai juke-box e dai dischi. Casadei fece baluardo,
mantenendo inalterate la poetica musicale legata ai
valori della Romagna, la terra, la famiglia, il lavoro,
valori oggi un po’ appannati ma sempre vivi nel cuore, che ci hanno fatto scoprire tutti con gli occhi
lucidi all’uscita dal mega-concerto al Pala De An26
dré, durante il quale i musicisti del liscio hanno reso
omaggio al grande Maestro.
Casadei non ha avuto un erede di pari spessore
e certo la ragione è anche storica. Ma tutti i musicisti
romagnoli, concomitanti o posteriori, gli devono qualcosa. “Casadei ha fatto ballare e gioire la Romagna”,
dichiarò un giorno un suo fan “Gli volevo bene quanto
a mia moglie”. Il pubblico amava Casadei e ne era
ricambiato in un circolo virtuoso.
Le balere si moltiplicarono in Romagna per accogliere
valzer, mazurka, polka alla romagnola: l’uomo sanguigno, tosto, la guida sicura, la danzatrice “azdora”
partecipe, le guance arrossate dalla foga, niente a
che vedere con gli svenevoli damerini e con le dame
imbellettate viennesi. Poi l’esterofilia ha avuto il sopravvento, dalle Alpi al tacco, declassando “Romagna
mia” da inno regionale a canzone folkloristica.
Ravenna Festival 2013, un tassello alla volta, ha rimesso
le cose a posto, restituendo a Casadei il ruolo che
merita nell’identità della Romagna. Ha composto
1078 brani, dando massimo rilievo al sax e al clarinetto in Do e, quando il nostro litorale era invaso dalle
straniere, ha creato canzoni-cartolina come “San Marino good-bye” che Radiocapodistria trasmetteva ogni
giorno a richiesta. Ma in repertorio aveva anche brani
come “Tramonto”, virtuosismo di fisarmonica, e “Dolore” che, arrangiata dal M° Giorgio Babbini ed eseguita dall’Orchestra Giovanile Cherubini, svela la vena
malinconica e la crepuscolare nostalgia dell’ultimo
cantore della Romagna.
La Romagna non è un luogo geografico, ma un luogo
dell’anima, una cultura condivisa e il liscio è la sua alchimia, una questione di identità non soltanto musicale.
(“Secondo a nessuno” - Pala De Andrè)
NOTE ALTERNATIVE
Spiagge Soul Festival
festival
di Allegra Masciarelli
(Martha High)
Torna per il quinto anno ad inondare la riviera romagnola, con le sue vibrazioni positive, Spiagge
Soul, il festival di musica totalmente gratuito che si
svolgerà a Marina di Ravenna, Lido Adriano, Porto Corsini, Marina Romea e Punta Marina da giovedì 18 a domenica 28 luglio, proprio a cavallo di
Sant’Apollinare.
Il 13 luglio però, alle ore 18 ci sarà una scoppiettante anteprima al Peter Pan di Marina di Ravenna
con “The Banyans”, band di Tolosa che con la pubblicazione del suo primo album, “Steppin’ forward”,
è diventata un punto di riferimento della scena
reggae europea.
L’edizione del 2012 ha avuto un enorme successo:
sono state oltre 20mila le persone presenti ai circa
40 concerti, a cui hanno partecipato grandi artisti internazionali come ad es. gli statunitensi Lisa Hunt
e Donavon Frankenreiter. Il festival attira sul nostro litorale ravennate molti turisti: gli organizzatori ci
hanno persino fatto notare che molta gente telefona
proprio per sapere le date dell’evento, in modo da
poter prenotare in quel periodo la propria vacanza.
Durante la conferenza stampa tenutasi in municipio,
l’assessore al Turismo Andrea Corsini è intervenuto
dicendo: “Abbiamo sostenuto fin dall’inizio questa
rassegna perché riteniamo che le amministrazioni
pubbliche debbano contribuire alla realizzazione
di eventi che siano effettivamente in grado di valorizzare le nostre località con proposte di alto profilo.”
Alla buona musica verrà abbinato anche del buon
cibo, in quanto “Soul Food” 2013 propone menù
e degustazioni a base di pesce azzurro e di altri prodotti del nostro mare Adriatico: non dimentichiamo
che uno dei propositi del festival è valorizzare
la nostra località con eventi di alto profilo e qualità.
Aprirà ufficialmente la rassegna il cantante-bassista di
Chicago Vonn Washington e il sassofonista James
Thompson; venerdì 19 toccherà invece a un altro
28
(Lisa Hunt)
gruppo francese, The Seven Sins.
Anche quest’anno ci sarà una grande amica
di Spiagge Soul, Lisa Hunt, famosa per la sua voce
possente e per aver collaborato con artisti come
Luciano Pavarotti, Eric Clapton, Ray Charles
e Miles Davis. Il 21 luglio si esibirà un’altra grande
regina del soul, originaria di Oakland, Mz Dee: anche lei ha diviso il palco con grandi personalità del
calibro di B.B.King; canterà alle 18.00 al centro
commerciale Esp e poi alle 21.30 al Bagno Lucciola.
La prima potrebbe sembrare una location un po’ bizzarra, ma gli organizzatori hanno cercato di portare
la musica ovunque: sulle spiagge, nei porti, negli
stabilimenti balneari, su piazze e strade, in modo
che ogni luogo venga animato da queste vibrazioni
coinvolgenti, grazie anche alla partecipazione di
numerosi artisti di strada.
Durante la rassegna, gli stabilimenti Waimea,
Peter Pan e Kuta ospiteranno delle Jam Sessions che (udite, udite!) inizieranno a mezzanotte:
l’autorizzazione permetterà addirittura di suonare
fino alle tre di notte!
“Il nostro progetto è quello di inondare di musica
suonata ogni angolo del nostro territorio, portandola ad un livello di normalità, quasi come per le
strade di New Orleans” dice Francesco Plazzi, il
direttore artistico dell’evento.
Inoltre lunedì 22 al porto avrà luogo una raccolta fondi
organizzata da Atletica Mercurio per l’associazione
umanitaria Emergency, e forse sarà presente anche il fondatore Gino Strada. I soldi saranno destinati
alla realizzazione di un centro pediatrico in Sierra
Leone. Martedì 23 protagonista sarà la voce, ormai
celebre per aver partecipato al programma televisivo “The Voice of Italy”, di Chiara Luppi, mentre
mercoledì 24 luglio sarà la volta di Vince Vallicelli,
assieme alla cantante Sara Zaccarelli.
Altri protagonisti di rilievo di questa rassegna
saranno i messicani “The Mighty Calacas”, con i
loro mix di ritmi latini, i Bagamojo e il loro blues
d’avanguardia, “Soul Project”, band cui danno anima e voce Marco Evans (vocal coach di X Factor)
e Barbara Comi, entrambi ospiti fissi della trasmissione tv Domenica Cinque, e i Soul Men Band, che
musicheranno tutto il film “The Blues Brothers”.
Uno degli interpreti della celebre commedia musicale fu Ray Charles, al quale l’anno scorso Spiagge
Soul dedicò un tributo; nell’edizione 2013 verrà invece ricordata la mitica Etta James, che nel gennaio
2012 ci ha lasciato, lasciando un vuoto incolmabile
nella scena musicale.
La grande chiusura di domenica 28 luglio sarà affidata a Martha High, una delle tre regine del soul,
incoronata da James Brown, con il quale ha collaborato per molti anni. L’onda soul sommergerà
dunque la riviera romagnola molto presto e noi aspettiamo con ansia di cavalcarla
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BACINO PESCATORI
Un canto e un poeta per riscoprire il Candiano
di Alessandro Montanari
La luna, nella prospettiva che regala il bacino pescatori di Marina di Ravenna, passa accanto al faro. Non
sappiamo se Giacomo Leopardi avrebbe dedicato a
questi posti una poesia, lui che al mare preferiva gli
ermi colli, tuttavia per ogni abitante del paese quel
luogo è speciale. E, in fondo, lo era anche per i poeti
se è vero che Eugenio Montale ambientò da queste
parti Dora Markus. Dalla cima del molo, per tutti la
“palizzata”, alla Fabbrica Vecchia: la storia di Marina
è prima di tutto questa, quella di un borgo di pescatori che si affaccia sul mare, sul canale, a metà tra
Adriatico, valli e pinete. Ecco perché il bacino dei pescherecci è il fulcro di questa identità, anche se oggi
la flotta non è più quella che, un tempo, alimentava il
maggior mercato del pesce dell’Adriatico. Non solo:
il baricentro del paese si è spostato nettamente verso la spiaggia, soprattutto oggi che, con la crisi, solo
gli stabilimenti balneari sembrano imprese in grado
di resistere alle avversità. Eppure tanta memoria
storica è racchiusa qui, sul ‘Cangié’, il Candiano.
Da qui la scelta di Capit: portare accanto ai pescherecci un paio di iniziative culturali di spessore,
per animare la zona.
Riscoprirla, più che farla conoscere.
La prima serata è un ‘classicissimo’ dell’estate:
si tratta di ‘un poeta da ricordare’, rassegna curata
da Walter Della Monica che - dopo aver esplorato
i cantori del Novecento - è passato al XIX secolo.
Il protagonista della serata, in programma il 26
luglio, sarà proprio Leopardi. Quello che naufraga
nel mare dell’infinito e interroga la luna per sapere
cosa ci fa in cielo. Quella sera ci sarà anche lei,
saranno passati solo quattro giorni dal plenilunio,
ad osservare Gianfranco Tondini leggere i testi del
poeta di Recanati. Interverranno Gaetano Chiappini, Valerio Nardoni e Luigi Martellini. La rassegna, curata da Walter Della Monica, rievocherà
le atmosfere leopardiane a due passi dal faro.
Il giorno dopo il bacino ospiterà invece una rassegna
alla prima edizione: Marina Canta. Direttrice artistica
sarà Roberta Montanari, già corista di alcune popstar nazionali. Si tratta di una sorta di “talent show” in
cui lo spettacolo sarà tutto in una sera, quella del 27
luglio, e in cui si sfideranno giovani musicisti e voci
promettenti. Il tutto è organizzato con l’associazione
culturale Byron e la pro loco di Marina di Ravenna.
LUOGHI MAGICI
Le 9 tessere
di Cristina Flamini
Ravenna dorata di tessere luccicanti, antiche, d’oriente,
scrigno d’arte, di magnifici monumenti; Ravenna Capitale
per ben tre volte nella sua storia, non solo preziosa città
ma soprattutto terra circondata da una notevole varietà
di paesaggi: le campagne, le valli, le pinete, le spiagge,
il mare.
Lungo i suoi 30 km di spiaggia si trovano nove località
balneari che si affacciano sul litorale adriatico: rispetto alla
loro disposizione rispetto al canale portuale, il Candiano,
si dividono in lidi Nord e lidi Sud.
Il primo da nord è Casal Borsetti, un antico borgo di
pescatori che sorge al centro del parco del delta del Po,
diviso in due dal porto canale e sospeso tra antica marineria di valle e moderna tradizione turistica, ospita l’area camper
più grande e attrezzata della costa nord dell’Adriatico
e recentemente ha diversificato la propria vocazione
d’accoglienza allestendo spiagge per animali accompagnati.
Marina Romea, che sboccia elegante tra la terra e il mare,
circondata dalla meravigliosa piallassa Baiona e dalla
foresta allagata dell’oasi di Punta Alberete, con le sue ville
incastonate nel verde è la perla del turismo balneare ravennate.
Porto Corsini è l’ultimo dei lidi del litorale nord:
collegato a Marina di Ravenna attraverso il suggestivo
ferry boat che trasporta automezzi e persone, offre la
possibilità di una piacevole passeggiata sulla diga lunga
2,5 km;recentemente Porto Corsini, da meta prediletta di
pescatori, podisti e ciclisti è diventato il terminal Hub delle
più maestose navi da crociera che solcano il mediterraneo
nord orientale.
Marina di Ravenna rappresenta da sempre il “Lido dei Ra32
vennati”: frizzante, vivace, dinamica, mondana, centro della movida giovanile negli ultimi anni ha visto un crescente
sviluppo del proprio territorio sia col porto turistico Marinara
che con iniziative mirate a valorizzare la tradizione di antico borgo marinaro.
Punta Marina è il luogo del benessere, località privilegiata
per tutti quelli che “si vogliono bene”: le storiche terme in
riva al mare rappresentano una meravigliosa opportunità
di relax, mentre i più sportivi possono esplorare i sentieri
battuti immersi nella pineta oppure praticare trekking
e mountain bike.
Lido Adriano vive una seconda giovinezza: camping attrezzati e completi di ogni comfort, ricca di impianti sportivi e piscine con scivoli, stabilimenti balneari che offrono
ospitalità e qualità di servizio e serate di grande fascino
grazie ai numerosi eventi speciali e feste a tema.
Le strade che portano al mare prendono vita grazie
all’appuntamento con l’estate, come se le anime
fossero finalmente riuscite a superare le fitte nebbie
invernali, mosse dalla irrestibile voglia di movimento:
lunghi tratti di percorsi ciclabili consentono spostamenti
ecologici per raggiungere la costa e mantenersi in forma.
Quando il sole avvolge tutto diventa irresistibile il desiderio di dirigersi verso le rive, per respirare il mare, accarezzati dalla brezza salata che increspa le acque, a
piedi scalzi sulla battigia; le lunghe camminate con passi
leggeri che lasciano impronte, oppure il dolce far niente
di corpi abbronzati distesi al sole, le risate dei bambini,
mentre giocano a riempire i secchielli di sabbia per farne
castelli o semplici buche scavate, oppure impegnati coi
retini nella caccia ai granchi.
Il mare dei nonni che, mattinieri, arrivano subito dopo
l’alba per passeggiare a mezza gamba nell’acqua e riattivare la circolazione, con la schiena incurvata alla ricerca
di cannolicchi, attrezzati di sdraio, ombrelloni e di borse
frigo traboccanti di pietanze fresche. L’alba sul mare vede
una colorata umanità di pescatori che anima i moli armata
di lenza e in sella a vecchie biciclette equipaggiate
di cassette, canne e galleggianti.
Il popolo della spiaggia invece non sa stare fermo:
gli sportivi si dedicano con energia a sfide di beach tennis, beach volley, basket e calcio; si organizzano tornei
di ogni tipo, e appena finisce il lavoro, zaino in spalla da
cui spuntano manici di racchettoni, tutti al mare a scaricare la frenesia quotidiana, pronti a tuffarsi sulla sabbia
col braccio teso per recuperare palline difficilissime
e strappare applausi a spettatori attenti allo spettacolo.
Quando Il sole brucia sulla sabbia, arrostisce, abbaglia
e la pelle cerca l’ombra, basta oltrepassare la duna.
www.matitegiovanotte.biz
Eccola! La pineta, come un fitto bosco marino, di alberi
protesi verso il cielo, alcuni a fusto diritto, altri incurvati a
terra come un irresistibile invito all’arrampicata, si aprono
in ombrelli aperti fatti di aghi e rami. I raggi di sole penetrano a fatica ad illuminare gli stradelli sabbiosi, il mormorio del mare è lontano e solo le cicale cantano il loro
concerto, un inno all’estate. L’incanto è sotto ai tuoi occhi,
Lido di Dante è situato tra la foce dei fiumi uniti e la pineta
di Classe, porta d’accesso al regno incantato della spiaggia Bassona, con la sua linea di costa cangiante per effetto del vento e delle maree, rappresenta una splendida
oasi naturale dall’aspetto selvaggio e incontaminato, un
piccolo scrigno segreto da scoprire in silenzio.
Lido di Classe, alle porte di Ravenna dove sorge l’antica
basilica di Sant’Apollinare tra la pineta di Classe e la foce
del fiume Savio, è il gioiello di arte e natura del litorale sud,
perfetta per un turismo qualificato e tranquillo rinomato per
l’offerta enogastronomica di qualità.
Lido di Savio è il regno del divertimento, dello sport in
spiaggia della scatenata vita notturna della costa adriatica,
Ravenna Via Amalasunta, 6
dove i ritmi sfrenati dell’estate fanno la gioia dei turisti in
Dal 1982 Setam è per te:
esperienza,
professionalità, fiducia.
sotto ai tuoi piedi che fanno scricchiolare gli aghi caduti,
nel tuo naso l’odore di resina e di muschio.
Cala il sole, schiamazzano sulla riva i gabbiani, naviga
nell’azzurro un catamarano e il tramonto colora di rosa e
arancione la sabbia, il mare e l’orizzonte. E’ il momento
degli aperitivi nei bagni, delle luci soffuse, delle candele,
della magia romantica della sera prima che si aprano le
danze in un’allegra sarabanda di sagre, bancarelle, mercatini, negozi, feste in spiaggia.
Ciò che conta per Te,
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SENZA PAROLE
Gente di mare
tratto da “Bagnanti” di Matteo Sauli
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Matteo Sauli nasce a Ravenna il 15 marzo 1982.
Pratica la fotografia dal 2002, fin da giovanissimo
si avvicina alla fotografia seguendo il padre Roberto,
fotografo naturalista, visita esposizioni fotografiche,
comincia ad interessarsi alle attrezzature e strumentazioni, si documenta sulle opere e le biografie dei
grandi fotografi: Lee Friedlander, Luigi Ghiri, Don
MacCullin, Attiglio Gigli, Garry Winogrand, ecc.
Frequenta il corso di fotografia all’Accademia
di Belle Arti di Ravenna.
Per alcuni anni si dedica alla “camera oscura”, sperimentando carte fotografiche di ogni tipo e dimensione, acidi per il loro trattamento e per lo sviluppo
dei negativi di ogni tipo e formato.
Le fotocamere che usa vanno dal formato “Leica”
al 20x25cm passando anche attraverso esperienze
creative con il Polaroid.
Matteo perfeziona la tecnica di ripresa, sviluppo e
stampa affiancando fotografi professionisti, attività
che lo porterà a realizzare esposizioni e pubblicazioni
a contorno di progetti come “SS309” e “Bagnanti”;
un viaggio fotografico lungo la strada Romea, tra
Ravenna e Venezia, il primo, e una ricerca fotografica sul turismo estivo nella riviera adriatica, il secondo.
Successivamente Matteo approfondisce e si avvale
delle innovazioni introdotte dalla fotografia digitale
ed usufruisce dei mezzi informatici in termini di presentazione e veicolazione delle sue opere.
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Photos: R. Schedl, H. Mitterbauer
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MOSAICO AL QUADRATO
Sergio Cicognani: tradizione e innovazione
di Aldo Savini
Già nell’immediato dopoguerra, Sergio Cicognani
aveva seguito all’Accademia di Belle Arti di Ravenna i corsi di mosaico di Renato Signorini e ne aveva
appreso gli elementi basilari, ma è con l’adesione
come membro fondatore al Gruppo Mosaicisti
dell’Accademia che l’immersione nel mosaico diventa quasi totalizzante. Assimila le conoscenze
e le pratiche esecutive dei mosaici antichi, soprattutto bizantini e romani, direttamente sul campo,
sia durante le campagne di restauro delle Basiliche
ravennati e del Duomo di Salerno, sia con la realizzazione delle copie dei mosaici antichi e moderni e i
grandi lavori per pubbliche istituzioni nazionali e internazionali. Poi è venuto l’insegnamento all’Istituto
d’Arte Severini e dopo alla Scuola del Restauro
del Mosaico di Ravenna. Comunque, se durante la
settimana si dedicava esclusivamente al mosaico,
la domenica era completamente riservata alla pittura. Determinante per la sua concezione del mosaico l’incontro con grandi protagonisti della scena
artistica internazionale per la traduzione dei cartoni
preparatori in mosaico. Per Cicognani non poteva
essere una semplice operazione di alto artigianato,
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ovvero di trasposizione automatica, convinto che il
mosaicista non potesse rinunciare a un certo margine di interpretazione e di autonomia per entrare
nello spirito dell’opera senza tradire la poetica e
il progetto dell’artista. Per dare un’interpretazione
autentica ai lavori tratti dai cartoni di Kokoska si
è impegnato per arrivare a un tipo di mosaico che
in sé trattenesse le suggestioni e l’intensità visiva
dell’espressionismo. É stata un’occasione di conoscenza e di verifica della specificità dei due linguaggi, quello musivo e quello pittorico; di conseguenza
si è andata delineando l’idea, e poi la possibilità,
di istituire tra di loro un’intesa e una convergenza
espressiva.
Questa eventualità è stata una sfida che, tra abbandono di propositi e riprese, ha accompagnato la
sua carriera artistica fino ai recenti lavori nei quali
coniuga mosaico e pittura a fresco. Ben s’intona per
l’aspetto materico l’intonaco che assorbe il colore
sottraendo brillantezza cromatica con le tessere di
marmo chiaro punteggiate d’oro che fanno da base
all’intervento figurativo con smalti in evidenza. Ai
colori che tendono a spegnersi nelle tonalità del
rosa, del blu, del viola, del verde e dell’arancio associa tessere che come nei mosaici antichi bizantini sappiano riflettere una luce esterna e al tempo
stesso una luce interna, evitando bagliori splendenti,
per creare un’atmosfera espressiva delicata, quasi
di sospensione. Sul piano bidimensionale ma non
piatto, con elementi che emergono in rilievo tali da
conferire un leggero movimento, innesta le tracce
della composizione figurativa. I soggetti, ripresi dalle
sue esperienze artistiche e dalla vita quotidiana, evidenziati dai contorni marcati, rinviano ai generi della
natura morta e del paesaggio o a forme astratte,
che, presentandosi come apparizioni, anche disarticolate ma armoniche, riconfermano come il valore
dell’opera risieda nella sintesi tra lo spessore materico, l’equilibrio cromatico e formale e gli effetti che la
luce sa restituire.
Dopo la mostra con lavori di pittura alla stazione di
sosta nel delta del Po di Cà Cornera (Portoviro, RO),
curata da Laura Gavioli, a Chartres, Mosaïque Magazine e l’Associazione le “3 R” (Rénover, Restaurer,
Réhabiliter) gli dedicano per la prima volta in Francia
negli spazi suggestivi della Chapelle Saint-Eman, nei
pressi della Cattedrale, un’ampia personale. Aperta da
giugno al 14 settembre, presentata in catalogo dal mosaicista ravennate Enzo Tinarelli, propone 25 opere, di
cui tre copie bizantine, le altre in mosaico-affresco, realizzate in gran parte negli ultimi anni.
Sergio Cicognani è nato Ravenna nel 1927. A 17 anni
all’Accademia di Ravenna segue i corsi liberi di pittura
di Teodoro Orselli, di scultura di Antonio Piazzoli e di
mosaico di Renato Signorini. Dal 1948 fa parte come
fondatore del Gruppo Mosaicisti dell’Accademia, cura
il restauro di mosaici antichi ed esegue, oltre alle copie
di mosaici antichi, mosaici moderni danteschi e mosaici su cartoni di artisti contemporanei, tra i quali Severini, Guttuso, Saetti, Mattioli Nahum Gutman e Kokoschka. Dal 1961 al 1984 ha insegnato Tecnica musiva
all’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna e successivamente alla Scuola per il Restauro del Mosaico presso
la Sovrintendenza di Ravenna. Vive e lavora a Ravenna
in via Valpusteria 26.
Cavicchioli
Via IV Novembre, 35 Ravenna - Tel. 0544 212727
C.Comm.le ESP Ravenna - Tel. 0544 270577
C.Comm.le Le Valli Bennet Comacchio (FE) - Tel. 0533 672291
C.Comm.le La Fattoria Viale Porta Po 193 Rovigo - Tel. 0425-474028
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RAVENNA IN PERSONA
Primo Gironi
di Franco Gabici
A molti il nome di Primo Gironi dirà poco o nulla, eppure questo ravennate, morto a Milano nel giugno
del 1905, ha lasciato in città una sensibile traccia.
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Nato a Ravenna nel 1843, fu direttore dell’ufficio
statistica e anagrafe del comune e la Giunta gli
affidò l’incarico di realizzare una vera e propria rivoluzione toponomastica che fu attuata nel 1881. In molte
strade sono ancora visibili le targhe in ceramica Richard Ginori orlate di blu turchino introdotte da Gironi (sicuramente più belle delle anonime targhe in
metallo con le scritte a lettere minuscole).
Per l’occasione Gironi pubblicò il Prontuario illustrato
per la denominazione delle piazze, vie e vicoli e per
la numerazione dei fabbricati della città di Ravenna,
un’opera che dimostra come la toponomastica sia da
considerare un importante veicolo per fare storia.
Oltre alle targhe orlate di blu, inoltre, si nota ancora
qualche targhetta in marmo di Carrara, coi numeri
civici scolpiti, residuo di una precedente numerazione
introdotta nel 1857.
Quella numerazione, a differenza di quella attuale
che distingue i lati di una strada coi numeri “pari”
e “dispari”, era “consecutiva” e alcuni esempi sono
ancora visibili nelle vie Da Polenta e IV Novembre.
La rivoluzione di Gironi eliminò anche i nove “rioni”
cittadini, reintrodotti nel 1797 dai Francesi: Classe,
Duomo, Piazza dell’Aquila, Piazza Maggiore, Galla
Placidia, Teodorico, Di Porto, Corso e Dante.
cellini, quindi dal 1882 ne divenne proprietario e
fino al 1905, anno in cui si trasferì a Milano, lo redasse puntualmente.
Ma Gironi era attento anche ad altri aspetti della
storia locale. Fu il primo a scrivere una storia dei
“pompieri” (Pompe e pompieri in Ravenna, 1900) e
quando il Teatro Alighieri festeggiò i cinquant’anni
pubblicò Il Teatro comunale di Ravenna nel secolo
XIX (1902), ristampato nell’Almanacco astronomico
2002 del Planetario.
Nel 1896 aveva scritto un opuscolo dedicato ad Anita Garibaldi per ricordare il trentennale della Società
operaia di Sant’Alberto.
Ma il nome di Gironi è legato soprattutto ai “Diari
Ravennati”, che il Comune affidava a fior di studiosi
(Bernicoli, Muratori, Uccellini…) e che costituiscono
ancora oggi una fonte preziosa di informazioni.
Gli ultimi “Diari” risalgono alla fine degli anni Quaranta
del secolo scorso e in sessant’anni a nessuna amministrazione è venuta l’idea di ripristinarli.
Al “Diario” Gironi aveva collaborato con Primo Uc-
Uomo del Risorgimento, nel 1866 seguì Garibaldi
e nel 1882 organizzò la “Associazione dei reduci
delle patrie battaglie”. Fu anche autore di una “Carta geografica del percorso di Garibaldi da Cesenatico a Forlì” e di alcune note illustrative alla stessa.
Per le sue idee fu anche processato a Bologna
(l’accusa era di “internazionalismo”) e conseguentemente rimosso dall’incarico che ricopriva in
Comune. Gironi firmò anche un manifesto a favore
della istituzione a Ravenna di un forno crematorio. Sotto lo pseudonino di Fre’ Balusa compose
Agli acqui de Mulinett, un poemetto in dialetto sulla
scoperta di una fonte d’acqua in via Mulinetto. Per
molti anni, infine, fu il critico teatrale del Ravennate.
Oggi Gironi è completamente dimenticato e, ironia
della sorte, manca perfino una strada intitolata
a chi realizzò l’ultima grande rivoluzione toponomastica cittadina.
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L’UOMO QUALUNQUE
Braccia rubate all’agricoltura
di Massimiliano Garavini
Tutti vorrebbero un figlio campione. Un campioncino di
qualcosa perlomeno: in mancanza di un’oggettiva competenza specifica va bene anche un blasoncino qualunque, che ne so, un campionato di piastre sulla spiaggia, una vittoria alla ruzzola, un primo premio per il
ballo sulle mani.
I genitori sono i primi allenatori dei propri figli, i coltivatori
diretti del talento, a volte sono appassionati come e più
dei pargoli. L’uomo qualunque per sua fortuna non ha
talento, semmai solo risorse da sprecare: così si diverte,
cornuto e mazziato che non è altro, a vedere come si
spendano energie e fatiche per insegnare, allenare e
promuovere giovani campioni senza far apprender loro
quello che apparentemente appare insignificante.
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L’etica.
Il rispetto per il gioco in sé, la fortuna pura e semplice
di poter giocare, non rappresentano valori polverosi e muffi
che si mettono sempre in cantina sacrificati all’agonismo più
aggressivo, ma sono alla base di ogni competizione.
Anche di quelle elettorali. Sembrano questioni di lana caprina
ma non lo sono: dal basso verso l’alto, su su,
fino al ministro dello sport (de)caduto. Ohibò!
Non è mistero che le regole del gioco siano fatte per
disciplinare, fare ordine, rendere omogenea la competizione:
il trucco, l’omissione, la scorciatoia sono dei furbi, non dei
campioni. Così all’uomo qualunque non resta che la
prospettiva rabbiosa del non essere abbastanza scaltro, op-
pure abbastanza ben mal consigliato per poter eludere,
evitare, impedire di dover pagare il pegno.
Paga tu che non pago io e via di questo passo. La ruota
che gira a favore dei soliti noti, mentre il somaro tira il
carretto.
Se proprio proprio ti va bene puoi sempre fare la ruota
di scorta. Mal che vada non arriva mai il tuo momento e
tu intanto alleni il figlio oppure porti la famiglia (a pagamento) sulla ruota panoramica sognando di essere a
Londra, lontano dalle gabelle di casa.
Narra la leggenda che la ruota panoramica di Londra,
la famosa “London Eye”, sia diventata in breve tempo
la più famosa attrattiva turistica del Regno Unito. La
struttura è alta 135 metri, provvista di navicelle completamente chiuse vagamente simili a capsule spaziali
hi tech, illuminata a led che cambiano colore e intensità
dell’emissione luminosa, pesante 1’700 tonnellate, nelle
giornate di bel tempo permette un panorama mozzafiato
su tutta la città.
Doveva restare in sede solo cinque anni ma a furor di
popolo la installazione è diventata permanente.
Le navicelle possono essere affittate per eventi, manifestazioni, cene e cerimonie: una capsula “vip” vi permette di cenare o fidanzarvi a bordo e di scegliervi marca e formato dello champagne.
Londra è una città che in dieci anni ha letteralmente
“cambiato pelle”: l’area dei docks è stata convertita da
sordido quartiere della malavita in zona superchic,
una attenta riqualificazione e nuovi progetti hanno
trasformato la vecchia Londra in una capitale mondiale
dell’architettura.
Ubi maior, minor cessat.
Trasportare i sogni in riva all’Adriatico evidentemente è
un’altra cosa: la nostra ruota in scala è alta 50 metri, ha
navicelle simili a gondole aperte, è illuminata a led e se
volete una cerimonia c’è la cabina speciale con frigobar
e prosecchino.
D’accordo che il confronto con la swinging London è
impietoso in partenza però qualche analogia ci sia concessa: dove sul tamigi si vedono chiatte e battelli da noi
si possono ammirare le vestigia delle piattaforme o, se
siamo fortunati, si può assistere al brivido di una nave
che va a sbattere contro il molo; dove a Londra c’è un
antico quartiere con un fascino da “fronte del porto”,
a Ravenna c’è l’Almagià eterna cenerentola in attesa di
principe in affitto; dove nella città della regina c’è una
delle skyline più moderne mai concepite, a Marina se ne
sta, triste nel suo destino incerto, il “sigarone”
di Marinara.
Chi si contenta gode e gli altri si arrangino.
Mica possiamo essere tutti ministri, no?
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