Atti
Parlamentari
Camera dei Deputati
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1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL
LEGISLATURA XXV
29
NOVEMBRE
1920
eviI.
TORNATA DI LUNEDÌ 29 NOVEMBRE 1920
P R E S I D E N Z A D E L V I C E P R E S I D E N T E SQUITTÌ.
INDICE.
Pag.
O s s e r v a z i o n i sul processo verbale :
FEDERZONI.
GIOLITTI, presidente
del Consiglio
. . . . .
Congedi
Ringraziamenti
6001
6002
6002
dell'onorevole Boselli . . . 6002
^ P r o p o s t a di legge [Annunzio)
G002
E l e n c o di petizioni [Presentazione]
6002
R i t i r o di un disegno di legge
6003
Semplificazione nella procedura dei controlli :
MEDA, ministro
6003
'Co n m e m o r a z i o n e del deputato Bertolini. . 6003
COLOSIMO
6003
CICOGNA
6003
CANCELLIERI
6003
TONELLO
" MUSATTI
GIOLITTI, presidente
PRESIDENTE
del Consiglio
6004
6004
. . . . . 6004
6005
Interrogazioni :
Abbattimento di una lapide a Cavarzere :
CORRADINI, sottosegretario di Stato
SANDRINI
6005
6006
RABEZZANA
6008
Agitazione agraria in provincia di Trapani :
PALLASTRELLI, sottosegretario di Stato . . . 6 0 0 5
RABEZZANA. .
6005
Condotta di funzionari di pubblica sicurezza a
Partanna :
CORRADINI, sottosegretario di Stato. . . . . 6 0 0 7
Espulsione del segretario della Camera del lavoro di Tripoli :
PECORARO, sottosegretario di Stato
CAZZAMALLI
Contegno della forza pubblica il 12 ottobre a
Brisighella :
CORRADINI, sottosegretario di Stato
BAOGJ GIOVANNI
460
6008
6009
6012
6012
fSvolgimento):
Sulla politica del Governo in relazione alla
questione agraria in Sicilia :
Interpellanze
PULCI
FRONDA
COLAJANNI
Pag.
6013
6024
6027
La seduta comincia alle 15.
CASCINO, segretario, legge il processo
verbale della seduta di ieri
Sul processo verbale.
P R E S I D E N T E . Sul processo . verbale
ha chiesto di parlare l'onorevole Federzoni.
Ne ha facoltà.
F E D E R Z O N I . La discussione sul Tratt a t o c i Rapallo si è chiusa senza che il ministro della marina abbia creduto di rispondere alle gravi e precise domande, che avevo
avuto l'onore di rivolgergli, domande delle
quali la Camera aveva mostrato di intendere
l'importanza, anche perchè esse investivano,
non solo la respo*nsabilità particolare del
detto ministro in ordine alla soluzione Adriatica adottata a Rapallo, ma più ancora una
delicata e incresciosa questione di' attribuzioni e di disciplina, ossia il conflitto evidentemente determinatosi fra il ministro
e il capo di stato maggiore della -marina.
Anche il silenzio può essere interpretato
come una risposta, ma deve altresì essére
giudicato come una spiacevole mancanza di riguardo, non verso la modesta persona
di un deputato, bensì verso l'Assemblea nazionale. È rimasto, infatti, senza spiegazioni
innanzi alla Camera questo fatto stranissimo : che il ministro ed il capo dello stato
Atti Parlamentari
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1* SESSIONE - DISCUSSIONI
Camera dei Deputati
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NOVEMBRE
1920
P R E S I D E N T E . Non essendovi altre osMaggiore della marina, discordi sulla porservazioni, il verbale s'intenderà approvato»
tata militare della rinunzia alla Dalmazia,
polemizzano attraverso interposte persone
(È
approvato).
sui giornali, ma poi continuano tranquillaCongedi.
mente a convivere a palazzo Sant'Agostinoe
e non si sente l'incompatibilità della proP R E S I D E N T E . Hanno chiesto un conlungata-permanenza di entrambi.
gedo per motivi di salute gli onorevoli :
Desideroso di provocare nette e responLuzzatti Luigi, di giorni 2; Cuomo, di giorni
sabili dichiarazioni in proposito, presenterò
8 ; per ufficio pubblico De Capitani d'Aruna interpellanza sull'argomento, domanzago, di giorni 2.
dando clie sia svolta al più presto.
Ma ho voluto che ciò risultasse in sede
Ringraziamenti del deputato Boselli.
di approvazione del verbale della seduta, in
cui fu votato il Trattato di Rapallo.
P R E S I D E N T E . Comunico alla Camera
la. seguente lettera dell'onorevole Boselli :
G I O L I T T I , presidente
del Consiglio
dei
ministri, ministro dell'interno. Chiedo di par« Eccellenza,
lare.
« L a dimostrazione .d'affetto che la CaP R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
mera mi diede nella tornata del 27 novembre,
G I O L I T T I , presidente
del Consiglio
dei
e che l ' È . Y. mi annuziò con sì alta e benevola
ministri, ministro dell'interno. La discussione
parola, rimarrà indelebile nella riconoscenza
del Trattato di Rapallo, discussione esclusidell'animo mio.
vamente politica, doveva farsi solamente
« Dessa forma il più caro e prezioso onore
dal ministro degli esteri e dal presidente del . della mia lunga vita parlamentare, nel corso
Consiglio. Questa fu la opinione che manidella quale ebbi la ventura di partecipare
festai al mio collega ministro della marina.
agli atti che sanzionarono le rivendicazioniQuanto all'incidente, al quale ha alluso
nazionali dalla liberazione di Roma ai giorni
l'onorevole Federzoni, esso non poteva, a
nostri.
mio avviso, far parte della discussione. I l
« Di tanta ventura ringrazio Iddio e
Trattato, è opera di tutto il Governo, e su
prego l ' E . Y . d'accogliere i sensi profondadi esso non può avère influenza alcuna l'omente grati e devoti che rivolgo a Lei, e per
pinione di un ammiraglio, sia pure il capo
Lei e per i colleghi della nostra Camera.
dello stato maggiore della marina.
« Obbl.mo
Su questo incidente piccolo e, sono d'ac« P A O L O B O S E L L I ».
cordo con l'onorevole Fpderzoni, non bello
per parte del capo di Stato maggiore della
Annunzio di una proposta di legge.
marina (questa è la mia opinione) trovo
P R E S I D E N T E . Il deputato Rossini ha
perfettamente logico che sia presentata una
presentato una proposta di legge che sara
interpellanza.
inviata alla Commissione competente per
F E D E R Z O N I . Chiedo di parlare.
l'ammissione alla lettura.
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
F E D E R Z O N I . Le dichiarazioni del presidente del Consiglio forse contengono già
Petizione.
la risposta che
data alla mia interpelP R E S I D E N T E . Si dia lettura del sunto
lanza. Comunque, considero quelle dichiadi
una
petizione pervenuta alla Presidenza.
razioni come un affidamento che, in sede
CASCINO,
segretario,
legge :
di discussione di quella interpellanza, un
così spiacevole e doloroso incidente potrà
7271. Il deputato Chiesa presenta una
essere chiarito e si potrà finalmente conoscere
petizione di Morelli Augusto ed altri cittail preciso pensiero del ministro della marina
dini ita iani, con la quale si invoca che tutte
intorno alla portata militare del Trattato di
le locazioni in corso, relative a locali per
Rapallo.
uso di industria, commercio e professione
siano prorogate al 30 giugno 1923 e che
G I O L I T T I , presidente del Consiglio
dei
contro l'aumento del canone di affitto imministri,
ministro
dell'interno.
Non posso
posto dal locatore in occasione della proroga,,
ammettere che il ministro della marina abbia
possa il conduttore ricorrere ad apposita
responsabilità militari. Il ministro della
Commissione arbitrale o magistrato collemarina, come tutti i ministri, è agli orgiale.
dini del Governo.-{Vivissime
approvazioni).
Aiti Parlamentari
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Camera dei Deputaifi
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Ritiro di un disegno di legge.
PRESIDENTE. L'onorevole ministro del
tesoro ha facoltà di parlare.
MEDA, ministro del tesoro. Mi onoro di
presentare alla Camera un decreto Reale che
autorizza il ritiro del disegno di legge sulle
semplificazioni nella procedura dei controlli.
P R E S I D E N T E . Do atto all'onorevole
ministro del tesoro ¿ella presentazione del
decreto Reale per il ritiiP di questo disegno
di legge.
Commemorazione.
COLOSIMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLOSIMO. Come i colleghi hanno appreso dai giornali, a Torino improvvisamente è morto l'onorevole Pietro Bertolini,
che fece parte per lunghi anni di questa Camera legislativa, ed altamente l'onorò.
Pietro Bertolini amò profondamente, intensamente il suo paese, al quale rese inestimabili servigi. Amò gli studi, predilesse le
amicizie senza quelle manifestazioni rumorose, che molte volte nascondono la fragilità dei sentimenti che le ispirano. Pietro
Bertolini fu un uomo di salda, profonda dottrina, uomo di grande attività, uomo di fede,
tutti gli uffici, che egli ricoperse, dette impulso col suo temperamento e con la sua
mente operosa, e nelle amministrazioni dello
Stato, alle quali fu preposto, lascia traccia
incancellabile della sua dottrina e della sua
operosità.
Così nella Commissione delle riparazioai,
egli dedicò ultimamente, tutto sè stesso nel
sostenere gli interessi del proprio paese, a
lui affidati.
Ed è morto lontano dalla propria famiglia, lontano dai propri figli che tanto
teneramente amò.
Spetta a me, legato all'estinto da vincoli di salda amicizia, l'alto onore di chiedere che l'Assemblea nazionale a mezzo del
Presidente, voglia rendersi interprete del
suo profondo dolore presso la eletta donna,
che fu virtuosa compagna della sua vita,
presso il paese, che diede i natali a Pietro
Bertolini. ( Vive approvazioni).
CICOGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOGNA. Onorevoli colleghi, dopo le
eloquenti parole dell'onorevole Colosimo,
è quasi anacronistico ch'io ricordi in questa
Aula l'azione e l'opera parlamentare di Pietro
Bertolini. Non ricorderò nemmeno il con-
tributo di energie vive e possenti, ch'egli
recò nelle varie amministrazioni di cui fece
parte, fin dalla sua prima giovinezza, dai
modesti uffici locali, alle maggiori cariche
elettive della provincia sua.
L'opera di Pietro Bertolini, nella sua
provincia, in un quarantennio di vita pubblica, non si smarrì mai nella piccola politica locale, ma riassunse ed elaborò, in sintesi profonda ed organica, i bisogni, le necessità della sua regione nell'interesse generale del Paese.
Questo forse tornò a suo danno, perchè,
non gli valse quella facile popolarità, che
talvolta persiste e sovrasta le fluttuazioni
dei mutevoli orientamenti dello spirito pubblicò.Ricordo la sistemazione del Montello,
che determinò la resurrezione economica
d'una plaga vastissima della sua provincia.
Ricordo ancora, perchè ne fui quasi testimonio, l'opera sua costante, continua, indefessa, talvolta tacita e silenziosa, e, come tale,
spesso non raccolta in quell'anno di angoscia,
che fu il 1918, e nei momenti di difficoltà e
di perplessità, forse, in parte, .inevitabili,
che accompagnarono la prima rinascita
della sua terra desolata.
Alla memoria di Pietro Bertolini reco
l'omaggio pieno, memore, riconoscente, della
provincia di Treviso al di sopra di qualsiasi divisione politica, al di sopra degli antagonismi di parte.
Essa partecipa con profondo rammarico
al lutto della Camera e del Paese, e depone
sulla salma lagrimata il pensiero della riconoscenza e dell'affetto. {Approvazioni).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare
l'onorevole Cancellieri.
CANCELLIERI. Consenta la Camera che
manifesti anch'io, in nome mio e dell'onorevole Boselli, che era inscritto a parlare e
non ha potuto essere qui, il dolore profondo
per la scomparsa crudele dell'onorevole Bertolini.
Io lo conobbi al suo primo entrare nella
vita politica, 28 anni or sono, quando l'onorevole Boselli lo volle subito suo collaboratore
come sottosegretario di Stato al Ministero
delle
finanze.
*
Da quel tempo cominciò la mia ammirazione e la mia devota amicizia verso di lui,
ricambiata da stima e da affetto, che mi
accompagnarono sempre, direi quasi, mi presidiarono da indi in poi sempre, non mai
menomate un istante, neppure attraverso
le più varie vicende politiche.
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA XXY
-
1'
Camera
dei
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE
Deputati
1920
pensiero e di bontà. Lo a m m i r a m m o nei
Sempre ricorsi a Ini per consiglio, e mai
momenti più turbinosi della sua vita polijni pentii di avere seguito fedelmente l'avtica ; lo a m m i r a m m o nel .1915 e nel 19.16
viso sno ; e quando venni alla Camera, pur
quando sul suo capo, si scatenarono t u t t e
trovandomi tra molti antichi e cari amici,
le ire di parte ed egli era dipinto come u n
parvemi che un gran vuoto formasse l'asnemico del nostro Paese. I n quel tempo Piesenza di lui ; parvemi che la Camera itatro Bertolini, calmo, sereno, forte della pul i a n a fosse privata di uno dei suoi elementi
rità del suo animo, compiva, egualmente se¡essenziali.
reno, il proprio dovere.
Perchè egli era uomo di straordinarie
qualità : per dottrina, per saggezza, per amor
Alla memoria di quest'uomo forte e buono,
«di Patria, per operosità; era uomo politico e
di quest'uomo che è un orgoglio della mia
'di governo superiore, uomo nel quale si poteterra, mando il reverente omaggio e il savano riporre, in tempi diffìcili, grandi e fonluto affettuoso anche del nostro gruppo, che
d a t e speranze.
f u contro di lui lealmente e apertamente.
(.Approvazioni).
N è . a v e v a egli deluso le speranze nostre,
MUSATTI. Chiedo di parlare.
quando degnamente teneva la rappresenP R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
tanza dell'Italia nella Commissione internazionale delle riparazioni.
MUSATTI. Altri ha già detto, onorevoli
colleghi, le doti preclare dell'ingegno e delPiero, ma generoso verso gli avversari,
l'animo di Pietro Bertolini, che f u avver-era impareggiabile amico degli amici, e
sario nostro, fiero ma leale. A me il modestisposso dire io, illustre presidente del Consimo e penoso compito, di rendermi intersiglio, che in ore dolorose, quando le voci
prete dei sentimenti dei miei concittadini e
amiche si affievolivano, egli parlava di lei
di porgere, il mio reverente saluto alla mecon convinzione e con affetto profondo e commoria di Pietro Bertolini, in nome della nomovente.
stra città che gli diede i natali. ( Approvazioni).
Al Governo era un maestro e un suscitatore di energie : collaborare con lui, era
GLOLITTI, presidente del Consiglio dei
per i funzionari una scuola piacevole.
ministri, ministro dell' interno. Chiedo di parlare.
E anche dei problemi dell'educazione
nazionale, si era occupato con amore di
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
studioso. E r a un convinto fautore, un conGLOLITTI, presidente del Consiglio dei
vinto e tenace assertore del metodo Montesministri, ministro dell'interno. L'omaggio reso
sori per l'educazione dell'infanzia. ' Padre
oggi alla memoria di Pietro Bertolini da uoamoroso, lo riveggo ancora ogni m a t t i n a atmini appartenenti a partiti assolutamente
traversare Villa Borghese per accompagnare
diversi e da uomini che, vivente lo combattele sue figliuole alla scuola montessoriana del
rono, come uomo politico, è uno dei migliori
Pincio.
elogi che possa toccare ad un uomo politico.
Ora egli è scomparso ! È scomparso un
Pietro Bertolini f u per quasi t r e n t ' a n n i
uomo raro che l'Italia, la Camera, e più anuna delle principali figure della vita politica
cora quanti intimamente lo conobbero, rimitaliana e quanti seggono in Parlamento da
piangeranno lungamente.
(Approvazioni).
più lungo tempo ricordano l'opera sua attiP R E S I D E N T E . H a facoltà di parlare . vissima in t u t t o ciò che riguardava speciall'onorevole Tonello.
mente studi di politica i n t e r n a .
T O N E L L O . Onorevoli colleghi ! PerIo ebbi l'onore di averlo due volte a colm e t t e t e anche a me, deputato socialista della
lega. La prima volta come ministro dei laprovincia di Treviso, e con terraneo quindi
vori pubblici, e in quel periodo accadde il
'dell'illustre estinto, di porgere il rrvio ritremendo disatro del terremoto di Messina.
verente omaggio alla memoria di Pietro
Egli assunse l'opera di ricostruzione e vi
Bertolini.
pose tale sentimento di cordialità verso
quelle popolazioni, che certamente la meEgli fu un rigido e tenace avversario del
moria sua sarà a lungo presente in quei
mio partito ; ma era una mente lucida, propaesi. La seconda volta lo ebbi collega
fonda, nn animo sereno, anche nelle ore
come ministro delle colonie. F u il pripiù turbinose del dibattito politico. Per
mo ministro delle colonie ; e il suo lavoro
queste sue elette qualità si era procacciata
di ricostruzione della vita in quei luoghi, di
u n a profonda stima, che mai venne meno in
penetrazione pacifica deirelemento italiano,
me anche nelle acerbe lotte politiche comspecialmente in Libia, resterà ricordato lunJbattute.
-gamente. Quanti poi ricordano l'altezza del
Quell'uomo era una forza ; una forza di
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Parlamentari
LEGISLATURA
XXY
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Camera dei
- TORNATA DEL
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Deputati
1920
suo ingegno, la n o b i l t à del s u o carattere,
sia di vero t r a le molteplici voci diffuse
c e r t a m e n t e non lo d i m e n t i c h e r a n n o , per
i n t o r n o a tale azienda ».
q u a n t o sia lunga la loro vita. Il P a r l a m e n t o
Non essendo presente l'onorevole Galitaliano p u ò sinceramente augurarsi di avere
lenga, questa interrogazione s'intende ritiper l ' a v v e n i r e uomini che lo onorino come
rata.
lo h a o n o r a t o P i e t r o Bertolini.
(ApprovaSeguono due interrogazioni dell'onorezioni).
vole Garibotti, al ministro del tesoro, « p e r
P R E S I D E N T E . Onorevoli colleghi ! Alle
conoscere le ragioni che lo t r a t t e n g o n o dal
parole di c o m p i a n t o per la m o r t e di Pietro
provvedere con sollecitudine alla alienazione
Bertolini mi associo con p r o f o n d a tristezza.
dei materiali ed effetti residuati dalla guerra,Scompare dalla vita, politica italiana u n • 'risultando - ad esempio - che nei magazzini militari in Cremona v a n n o dispersi
u o m o eminente, che t u t t a la propria attie soggetti a completo deperimento coperte,
vità, t u t t o il proprio poderoso e fervido
p a s t r a n i e sacchi con rivestimento di lana,,
intelletto diede alla P a t r i a , con inesausto
f e r r a m e n t a varie, barche, ecc., m e n t r e ancora
desiderio di giovare al pubblico bene.
di recente vennero f a t t e da enti pubblici
Pietro Bertolini a p p a r t e n n e alla nostra
richieste d ' a c q u i s t i r i m a s t e insodisfatte »;:
Assemblea per quasi t r e n t ' a n n i e l'opera
e ai ministri del tesoro, dell'industria e comsua come d e p u t a t o e come ministro r i m a n e
mercio (Commissariato combustibili), «per
negli annali nostri quale espressione del
avere
schiarimenti sul seguente f a t t o : fin;?
valore di un u o m o di eccezionale prepadal febbraio 1920 il comune di Cremona - ^
razione e coltura politica, che p o r t a v a nelper la sua azienda consumi e combustibili l ' a d e m p i m e n t o dei propri uffici, insieme con
chiese di poter acquistare una -partita di
u n a conscienza esemplare, u n c o n t r i b u t o di
legna da fuoco che si t r o v a v a a San Nicolò
volontà perfezionatrice inobliabile.
presso Piacenza, residuo di requisizioni f a t t e
P i e t r o Bertolini lascia i n t e r r o t t a l'opera
d
u r a n t e la guerra. Yenne risposto che tale
suaf di r a p p r e s e n t a n t e dell'Italia nella Comlegna
non era vendibile^ perchè già d e s t i missione delle riparazioni, alla quale a v e v a
n a t a diversamente. La legna trovasi ancora
d a t o t u t t o il fervore dell'ultimo periodo
a c c a t a s t a t a a San Nicolò e si sta d e t e r m i della sua vita, esaltando n o b i l m e n t e il men
a n d o ora la vendita all'asta nella seconda^
raviglioso c o n t r i b u t o dato dall'Italia alla
quindicina
del corrente n o v e m b r e . Se la legna
vittoria.
di-San
Nicolò
era ed è disponibile, perchè
Il n o m e di Pietro Bertolini r i m a r r à legato
non
venne
a
suo
t e m p o decisa la cessione al
alla storia politica del nostro paese con
comune
richiedente
?»
tracce che non si cancellano.
A G N E L L I , sottosegretario di Stato per
Nel dolore acerbo per questa grave svenil tesoro. Chiedo di parlare.
t u r a solo conforto è l'esempio che l'estinto
P R E S I D E N T E . Ne ha facoltà.
ci lascia.
A G N E L L I , sottosegretario di Stato per
Alla memoria di lui v a d a il saluto reil
tesoro.
D'accordo con l'onorevole interroverente grato e commosso della R a p p r e gante, chiedo che lo svolgimento di q u e s t e
s e n t a n z a nazionale ! ( Vive
approvazioni).
interrogazioni sia rimesso a mercoledì.
Pongo a p a r t i t o la p r o p o s t a dell'onoP R E S I D E N T E . Sta bene.
revole Colosimo d'inviare condoglianze alla
Segue l'interrogazione dell'onorevole S a n vedova e alla città n a t i v a di P i e t r o Bertodrini,
al presidente del Consiglio dei ministri,,,
lini.
ministro
dell' interno, « sull' a t t o sacrilego,
(È
approvata).
compiuto in Cavarzere, il giorno 2 n o v e m b r e
1920, da alcuni forsennati, che, alla presenza
Interrogazioni.
delle a u t o r i t à locali, spezzarono e distrussero ?
a p p e n a i n a u g u r a t a , la lapide c o m m e m o r a P R E S I D E N T E . L'ordine del giorno reca
t i v a dei figli del paese caduti in guerra ».
le interrogazioni.
L'onorevole sottosegretario di S t a t o per
ìLa p r i m a è quella dell'onorevole Gallenga,
l'interno ha f a c o l t à di rispondere.
al commissario generale per gli approvvigioC O R R A D I N I , sottosegretario di Stato per
n a m e n t i e consumi alimentari, «per sapere
l'interno. Il f a t t o accennato nella interrogase non ritenga o p p o r t u n o e conveniente solzione è molto semplice per q u a n t o doloroso.
lecitare la conclusione dell'inchiesta sul ConIl 2 n o v e m b r e f u i n a u g u r a t o a C a v a r z e r e
sorzio di Perugia, non solo per ragioni di
u n a lapide ai caduti. Un manipolo di i n c o giustizia, m a anche perchè l'opinione p u b scienti - poiché non si possono chiamare diblica sappia una b u o n a volta ciò che ci
Atti
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1'
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SESSIONE - DISCUSSIONI
v e r s a m e n t e - con a t t o di violenza demolì la
lapide. P e r questo f a t t o , che è inutile qualificare, il t r i b u n a l e di V e n e z i a ha condann a t o g l i . a u t o r i a pene di reclusione, che variano da un anno a otto mesi. A l t r i sette
sono stati assoluti. I l c o m u n e di C a v a r z e r e
si era c o s t i t u i t o p a r t e civile e la c i t t a d i n a n z a
a n c o r a u n a v o l t a , con p u b b l i c a manifestazione, deplorò l'odioso i n c i d e n t e . (Benissimo !).
P R E S I D E N T E . L ' o n o r e v o l e Sandrini ha
f a c o l t à di dichiarare se sia sodisfatto.
S A N D R I N I . E i n g r a z i o l'onorevole sottosegretario di S t a t o agli interni delle spiegazioni d a t e m i . Il f a t t o non ha bisogno di
ulteriori c o m m e n t i . Mi limito
quindi a
f a r e l ' a u g u r i o che anche in
Cavarzere,
c i t t à gentile di f o r t i l a v o r a t o r i , r i v i v a il
culto del bello e del buono, il culto della dev o z i o n e e della g r a t i t u d i n e per i suoi figli
m o r t i per la P a t r i a . (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . Segue u n ' a l t r a interrogazione dell'onorevole Sandrini, al presidente
del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno ; ma d ' a c c o r d o col sottosegretario agli
interni è r i n v i a t a a giorno da stabilirsi.
Segue l'interrogazione dell'onorevole Mastino, al ministro dei l a v o r i pubblici, « per
sapere se non creda che le tariffe dei piroscafi t r a il c o n t i n e n t e e la S a r d e g n a d e b b a n o
essere escluse d a l l ' a u m e n t o dell'80 per cento ;
ed, in q u a l u n q u e caso, come ritenga p r o v v e dere a che i piroscafi siano a d e g u a t i a l l ' a u m e n t a t o n u m e r o dei passeggeri, e sia, a
bordo, i m p e d i t o lo scandaloso c o m m e r c i o
delle cabine ».
N o n essendo presente l ' o n o r e v o l e . Mastino, s'intende che v i a b b i a rinunziato.
Segue l ' i n t e r r o g a z i o n e dell'onorevole R a b e z z a n a , al Governo, « per sapere se, di f r o n t e
alla c a p a r b i e t à dei l a t i f o n d i s t i della p r o v i n c i a
di T r a p a n i , i quali si o p p o n g o n o in t u t t i i
m o d i alle l e g i t t i m e richieste dei contadini,
trincerandosi dietro il p r o g e t t o Micheli, egli
non sappia escogitare altri p r o v v e d i m e n t i che
non siano quelli di m a n d a r e armi ed a r m a t i
in queste nobili regioni ».
L ' o n o r e v o l e sottosegretario di S t a t o per
l ' a g r i c o l t u r a ha f a c o l t à di rispondere.
P A L L A S T R E L L I , sottosegretario di Stato
per Vagricoltura.
L a risposta all'onorevole
i n t e r r o g a n t e per me è molto facile. Mi b a s t a
dirgli di a t t e n d e r e qualche ora, perchè più
t a r d i le interpellanze che d o v r e m o t r a t t a r e
t o c c a n o lo stesso a r g o m e n t o , ed io profitterò
della c i r c o s t a n z a per dare t u t t i quei chiarim e n t i che n o n mi sono richiesti dall'onorev o l e i n t e r r o g a n t e , e che d ' a l t r a p a r t e richie-
'Camera
- TORNATA DEL 5 9
dei
NOVEMBRE
Deputati
1920
dono u n a m p i o s v o l g i m e n t o , m o l t o più a m pio di quello che si c o n v i e n e in sede di interrogazione.
L ' o n o r e v o l e R a b e z z a n a chiede T interv e n t o del ministro di agricoltura, che h o
l'onore di rappresentare, ed i n v o c a
dal
G o v e r n o altri espedienti, altri p r o v v e d i menti, che non siano quelli di m a n d a r e a r m i
ed a r m a t i .
Assicuro l'onorevole i n t e r r o g a n t e che dalla
discussione che si f a r à t r a poco risulterà che
nè armi nè armati, m a e s c l u s i v a m e n t e p r o v v e d i m e n t i r i v o l t i t u t t i all' interesse della Sicilia, sono stati sin qui escogitati dal Governo, il quale dedica t u t t e le sue cure particolari a questa nobile e g r a n d e regione,
(Approvazioni).
P R E S I D E N T E , L'onorevole Rabezzana
ha f a c o l t à di dichiarare Se sia sodisfatto.
R A B E Z Z A N A . N o n sono sodisfatto della
risposta dell'onorevole sottosegretario di
Stato.
L a situazione è ben diversa da quella che
egli p r o b a b i l m e n t e s'illude che sia. L e tratt a t i v e iniziate da quei valorosi c o n t a d i n i
trapanesi, i quali h a n n o g r a n d e v o l o n t à di
l a v o r a r e — qui non è il caso di dire che
non si ha voglia di lavorare, perchè t u t t i non
desiderano altro — le t r a t t a t i v e iniziate con
la borghesia terriera sono s t a t e i n t e r r o t t e ,
ed i proprietari non i n t e n d o n o aderire neppure alla più piccola loro richiesta.
I proprietari, mentre c o n d u c e v a n o queste t r a t t a t i v e , i n v o c a v a n o dal G o v e r n o l'int e r v e n t o della f o r z a pubblica per f a r sgombrare le terre occupate.
N è può aversi a l c u n a fiducia che il prob l e m a sia risolto col p r o g e t t o dell'onorevole
Micheli, dietro il quale i proprietari si trincerano. I n f a t t i le Commissioni p r o v i n c i a l i
n o m i n a t e e costituite non f a n n o nulla o
quasi nulla.
N o n parlo della loro f o r m a z i o n e o r g a n i c a , '
ma parlo delle i n f r a m m e t t e n z e di ogni genere,
da parte dei proprietari e latifondisti, c h e
in Sicilia p u r t r o p p o ancora si verificano,
per cui i m e m b r i di queste Commissioni
provinciali
finiscono
per far sempre l'interesse di questi ultimi.
Ora il G o v e r n o deve persuadersi che
non siamo più in Sicilia ai t e m p i dei fasci.
Esso i n v e c e ha m a n d a t o laggiù il Mori, il quale
è un funzionario che ha la stessa m e n t a l i t à
che ebbe allora Morra di L a v r i a n o .
I n Sicilia da c i n q u a n t ' a n n i si chiedono
le bonifiche, l ' a r g i n a m e n t o
dei fiumi, le
strade, i bacini montani, e nulla si è m a i
o t t e n u t o ; t u t t i i G o v e r n i che si sono sue-
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV
6007 —
Camera dei Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
ceduti non hanno mai fatto assolutamente
nulla. Essi si sono limitati a mandare laggiù,
soltanto dei soldati, forse pensando che la
Sicilia sìa terra di conquista. Questa è la
verità assoluta, che ho potuto constatare io,
piemontese, andando a studiare la vera situazione della Sicilia.
Non posso dunque essere sodisfatto della
risposta datami dall'onorevole sottosegretario di Stato ; credo anzi che il Governo
non potrà mai rimediare a questo stato di
cose, perchè esso non-è che il comitato esecutivo delle classi dominanti, e non può
fare che gli interessi della borghesia terriera.
Onde è che io sarò sodisfafto soltanto il
giorno in cui i lavoratori della terra avranno
trovato essi la forza per potere occupare
stabilmente la terra che è sacra per loro,
facendo così scomparire dal nostro paese
ogni stridente iniquità sociale propria del
regime borghese. (Approvazioni- all'estrema
sinistra).
PRESIDENTE. Non essendo presenti
gli onorevoli interroganti, si indendono ritirate le interrogazioni degli onorevoli :
Baglioni, al presidente del Consiglio
dei ministri, ministro dell'interno. « sulle
responsabilità delle autorità di pubblica
sicurezza nell'assalto dei fascisti al comune
socialista di Verona ».
Macaggi, al ministro dei lavori pubblici, « sul deplorevole servizio ferroviario
in Liguria e specialmente in quello scandaloso della linea Genova-Asti, dove i ritardi
di ore sono diventati quotidiani, sino a verificarsi il caso del 3 novembre 1920 in cui il
treno delle 17.55 partì dalla stazione del
Principe di Genova alle ore 21.15 dando luogo
alle più vivaci proteste dei viaggiatori, e
dove i carrozzoni sono senza riscaldamento
e spesso difettano di vetri ».
Segue l'interrogazione dell'onorevole Rabezzana, al presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, « circa la condotta a un tempo brutale e partigiana dei
funzionari di pubblica sicurezza Toscano e
Yaccarisi esercitata a danno dei contadini
di Partanna (Trapani) durante un pubblico
comizio elettorale ».
L'onorevole sottosegretario di Stato per
l'interno ha facoltà di rispondere.
CQRRADINI, sottosegretario di Stato per
l'interno. Questa seconda interrogazione dell'onorevole Rabezzana è un po' l'appendice
di quella precedente. Però non trovo, dalle
informazioni [che mi sono pervenute, che
proprio in questa occasione l'onorevole Ra'
bezzana possa lamentarsi di scorrettezze e
-
di violenze che sarebbero state commesse
dagli agenti.
L'onorevole Rabezzana tenne, il cinque
novembre, un comizio a Partanna, al quale
presero parte 400 persone circa. Il tono della
discussione fu violentissimo, come del resto
in tutti i comizi che l'onorevole Rabezzana,
ha tenuti in Sicilia: eccitamento alla violenza nella massima espressione.
Ad un certo punto il commissario Toscano, per difendere l'onorevole Rabezzana
. dovette far intervenire la forza e stabilire
un cordone di truppa perchè le parti contrastanti non venissero a contatto. Così l'onorevole Rabezzana potè parlare ai suoi
ascoltatori, raccolti attorno a lui, a Partanna,
per più di un'ora, sempre in tono violentissimo.
Una voce all' estrema sinistra. Il consueto
rapporto della polizia!
CORRADINI, sottosegretario di Stato per
l'interno. No, non è solo il rapporto, ma ci
sono tante altre fonti di notizie che lo confermano. Patto sta che ad un certo momento
le persone che erano entro il cordone, ed a
cui parlava l'onorevole Rabezzana, hanno
perduto la pazienza, a cagione di qualche
fischio che veniva di lontano, ed hanno cominciato a tirare dei SctSSl agli altri.
Insomma, la forza pubblica in quel giorno
dovette adoperare pazienza, muscoli, e tutto
quello che era necessario per sgomberare ad
un certo punto quella strada, divenuta assolutamente inospitale per gli uni e per gli
altri.
Non so come l'onorevole Rabezzana sì
lamenti proprio di questo incidente, e del
resto non ne vale la pena quando ci si richiami alla realtà vera di ciò che colà avvenne. Ma poiché la questione alla quale
accenna l'onorevole Rabezzana (e che sarà
ampiamente esaminata più tardi nei suoi
più generali aspetti) è quella della situazione a Trapani, io posso dare alla Camera
e all'onorevole Rabezzana queste notizie recentissime; e cioè che in provincia di Trapani, che è quella nella quale più aspro è
stato il conflitto e lo è tuttora per gli interessi agricoli della regione^ fra proprietari e
contadini si vanno facendo concordati per
le invasioni, che vi sono state, e quasi dappertutto sono a buon punto le operazioni
per seminare il terreno.
Queste credo che siano notizie più confortanti relativamente a tutto quello che è
avvenuto in provincia di Trapani.
PRESIDENTE. L'onorevole Rabezzana
ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
— 6008 —
'Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV
-
Camera dei
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE
RABEZZAlsTA. Non sono, naturalmente,
sodisfatto del modo, con cui il sottosegretario ha esposto i fatti, e delbbo anzi maravigliarmi della sua eterna bonomia nel credere ai rapporti dei funzionari.
I . fatti, non si sono svolti precisamente
come egli li ha esposti.
Io parlavo a P a r t a n n a da un balcone ; e
dopo non un'ora, ma appena un quarto
d'ora, io con t u t t a la mia famosa violenza,
accennata dal sottosegretario di Stato, mi
accingevo a parlare del progetto Micheli che,
come deputato, potrei discutere anche qui.
I n quel momento vi fu chi gridò : « Viva
Micheli !» e il grido, che può sodisfare i
colleghi del partito popolare, è stato precisamente il segno dei fischi contro di me...
C O R R A D I N I , sottosegretario
per
l'interno. È il passivo della situazione !...
EABEZZAISTA. HO cercato di proseguire ;
ma non ho potuto. È effettivamente intervenuta la forza pubblica che ha disteso
i cordoni tenendo indietro i disturbatori.
Questo è vero. Ho ripreso allora a parlare, e
i contadini mi stavano tranquillamente ad
ascoltare, quando all'improvviso funzionari
e guardie regie si slanciarono contro i
contadini, tanto che, onorevole sottosegretario di Stato, ebbi un'impressione caratteritica, quella, che la forza pubblica cedesse
agli àversari /
Le guardie regie colpivano con i calci
di fucile i contadini, che io debbo altamente
elogiare, perchè veramente essi sono di una
bontà eccessiva. Scendo in istrada, e vengo a
sapere che si era tirato un sasso.
C O R R A D I Ì s I , sottosegretario
per
l'interno. Uno solo ?
[Ilarità).
R A B E Z Z A N A . Precisamente: un sasso.
E c c o le testuali parole che mi furono dette :
hanno tirato un sasso.
Eui subito aggredito. Un contadino parò
un colpo di calcio di fucile tirato sopra di
me, andando a rischio di farsi arrestare.
I contadini si affollarono intorno a me e mi
domandarono che cosa dovessero fare. Io
dissi loro che non intendevo avere sulla coscienza sette o otto padri di famiglia.
L a frase che li persuase fu che io avessi
parlato abbastanza.
Ora sta di fatto che il sasso era stato lanciato da un ragazzo ed era caduto a una
trentina di metri di distanza ; e questo non
mi pare fosse sufficiente pretesto all'azione seguita da parte dei funzionari. Un funzionario che vede un ragazzo tirare un sasso
non ha che a toglierlo di mezzo, invece di
Deputali
1920
provocare t u t t a la massa dei contadini già
inasprita. E se i contadini avessero cominciato anch'essi a tirare dei sassi che cosa
sarebbe successo ?
Quindi io devo protestare altamente, ed
avvertire che non è più il caso di scherzare
con la polvere e col fuoco. Ho qui un telegramma ricevuto dal proletariato di P a r tanna, che prova come effettivamente io sia
stato aggredito : « Proletariato P a r t a n n a riportando vittoria elezioni provinciali e comunali vendicò indegna aggressione tua persona ».
Questo telegramma prova luminosamente
i fatti deplorevoli e dolorosi da me rilevati.
E d è altrettanto deplorevole e doloroso che
vi siano dei funzionari che non comprendano
la gravità della attuale situazione in Sicilia.
{Commenti).
P R E S I D E N T E . Segue l'interrogazione
degli onorevoli Cazzamalli,
D'Aragona,
F r o l a F r a n c e s c o , B a c c i Giovanni, Buozzi,
Morgari, Quaglino, al ministro delle colonie, « per conoscere le ragioni che h a n n o
d e t e r m i n a t a la espulsione da Tripoli del
segretario di quella Camera del lavoro, con
evidente lesione degli interessi sindacali e
politici della classe l a v o r a t r i c e i t a l i a n a ed
indigena ».
L ' o n o r e v o l e sottosegretario di S t a t o per
le colonie ha f a c o l t à di rispondere.
P E C O R A R O , sottosegretario
di Stato per
le colonie. Gli onorevoli interroganti conoscono come il Governatore della Cirenaica
e parimenti quello della Tripolitania, abbiano pieni poteri per espellere gli stranieri per motivi di ordine pubblico. Devo aggiungere che recentemente, con decreto del
16 agosto 1919, questa f a c o l t à del Governatore è s t a t a c i r c o n d a t a da u n ' a l t r a guarantigia, quella che il provvedimento di lui
deve essere preceduto da un parere di tre
magistrati, c i o è : un funzionario del pubblico ministero e due giudici residenti nel
capoluogo della colonia.
Ciò premesso, vengo ai f a t t i della interrogazione.
I l signor Franciosi Leonida sbarcò in
Tripoli il 17 febbraio 1920, e fu assunto come
impiegato straordinario per le opere pubbliche e ferroviarie.
I l 13 o t t o b r e 1920, eoll'osservanza delle
norme di legge da me a c c e n n a t e , fu espulso
dalla colonia.
Appena noi abbiamo avuto notizia del
fatto 2 anche per lo scalpore che ne fece la
stampa, abbiamo chiesto informazioni al
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
— 6009 —
Camera dei Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 29 NOVEMBRE 1920
Governatore, e le informazioni che egli ci
ha trasmesso sono queste.
Il signor Franciosi dopo q u a c h e tempo
che era in Colonia, trascurando i doveri
del proprio ufficio, si era dato ad organizzare gli impiegati ed i salariati, costituendo l'Associazione confederale dei lavoratori
delle colonie, della quale era organo un
giornale denominato L'Unione. In ordine a
questo nulla abbiamo da obbiettare, perchè
egli era nel suo diritto.
Senonchè, dopo qualche tempo, egli abbandonò completamente il suo ufficio e passò
dall'organizzazione dei lavoratori italiani all'organizzazione degli indigeni, e, quel che è
peggio, passò dal terreno prettamente sindacale ed economico, al terreno politico ; terréno politico, il quale, come si qomprende,
per la situazione in cui siamo in Colonia,
offre speciali difficoltà.
Ma, ciò che più ha messo in apprensione il Governo è stata la circostanza che
egli ha dato alla sua propaganda un carattere perfettamente anti-nazionale : primo,
che egli si mise subito in contatto con tutti
gli elementi che in quel momento erano nemici dell'Italia ; secondo, dal tenore di alcune corrispondenze da lui mandate in Italia,
delle quali, per convincersene, basta leggere i
titoli, per esempio : « Un colpo di scena fra '
: gli amici del Governo », « Decisa azione indigena contro il Governo italiano ».
Aggiungo anche che, sebbene fosse stato
avvertito che il fatto, cui alludeva non era
vero, cioè a dire la presa di Nalut, egli ribadì questa notizia che era fatta apposta
per dividere gli animi, non solo, ma anche
per creare a noi imbarazzi nel campo internazionale.
Dati questi elementi, il provvedimento
del Governatore a noi sembra sia stato legittimo, anzi necessario. Legittimo nella forma, perchè fu preso, ripeto, con l'osservanza
delle formab'tà stabilite dalla legge ; anzi,
debbo aggiungere che il parere dato dalla
Commissione di magistrati fu emesso all'unanimità. Necessario, o, meglio, opportuno, perchè, dopo quanto ho avuto l'onore di esporre
alla Camera, la condotta del Franciosi, il
suo contegno rispetto agli indigeni di fronte
al Governo italiano, era divenuto pericoloso
ed intollerabile. (Bene!)
Potrei aggiungere che il provvedimento
è stato anche utile, perchè gli operai di
Tripoli hanno compreso che è possibile perseguire tutti gli ideali sindacalisti della classe,
senza mettersi contro il nome italiano. E
molti di questi operai, anzi gli elementi più
accesi, pare che abbiano dato segni non
dubbi di ravvedimento, collaborando coi
Governo, il quale ha spiegato a favore di
essi un singolare interessamento. Infatti,,
gli operai nostri hanno ottenuto di prendere parte, per mezzo delle loro cooperative, alle gare per lavori pubblici, non solo,,
ma si è potuto rendere obbligatorio l'impiego della mano d'opera dei cittadini italiani entro determinate proporzioni.
In conseguenza di questi fatti e della
mutata condotta del corpo dei lavoratori
che si trovano a Tripoli, non vi sono più
quei disoccupati che facevano ressa alla
porta della Camera del lavoro per essere rimpatriati e tutti si applicano ad un lavoro
proficuo e pacifico.
Lo stesso giornale socialista, denominato*
L'Unione, ha cambiato tono ed ha assunto
una forma più rispondente alla situazione
nostra, in un paese dove c'è ancora un problema di assestamento e di pacificazione da
risolvere.
Per concludere, il provvedimento adottato a carico del Franciosi non è da considerarsi come un attentato al principio sindacale, ma soltanto come un provvedimento
di polizia autorizzato dalle leggi vigenti,,
preso con ponderazione, con tutte le forme
e le garanzie da esse prescritte e tale che,
pei motivi che lo determinarono, deve riconoscersi pienamente opportuno e consono
ai nostri interessi. (Approvazioni).
P R E S I D E N T E . L'onorevole Cazzamalli
ha facoltà di dichiarare se sia sodisafatto.
CAZZAMALLI. Non c'è bisogno che io
dica come non sia sodisfatto della stupefacente versione data dall'onorevole sottosegretario di Stato alle colonie.
La nostra interrogazione non muoveva
tanto dal caso particolare, come dalle condizioni generali derivanti, per certi provvedimenti, agli organismi sindacali della classe
lavoratrice italiana ed indigena in Tripolitania.
Se però per un istante vogliamo soffermarci proprio al caso particolare ed esaminare l'opera del segretario della Camera del
lavoro di Tripoli, non possiamo dimenticare
che la tutela degli operai italiani ed indigeni
a Tripoli è cominciata solamente quando essi
si sono organizzati, in una loro Camera del
lavoro.
Naturalmente il Governo del Re non ha
mai pensato ad estendere a quei lavoratori
i benefici, che il proletariato italiano ha strappato alla classe capitalistica durante trenta
anni di lotta ; nè si è mai tenuto conto di
Atti
M 0
Parlamentari
LEGISLATURA XXY
-
Camera dei
Deputati
1" SESSIONE - DISCUSSIONI - TORIATA DEL 29 NOVEMBRE 1920
quanto nel Consiglio del lavoro A r g e n t i n i
Altobelli propugnava perchè ai lavoratori
della Tripolitania fossero estesi quei benefici.
Solamente quando es&.'si sono organizzati
hanno potuto ottenere le garanzie per gli infortuni, hanno potuto ottenere le otto ore,
hanno : potuto mettersi in condizione di essere sfruttati un pò meno di prima dal capitale colonialeSe un'azione di questo genere urta l'interesse del capitale indigeno, certamente non
urta gli interessi di quei lavoratori. E se urta
l'interesse del capitale indigeno, quest'azione ha urtato anche gli interessi della
burocrazia civile e militare. Quella che l'onorevole sottosegretario ha definito l'opera
politica del Franciosi, è semplice e naturale :
Chi v i v e a Tripoli naturalmente sa le cose di
Tripoli e della Tripolitania. Essendo posto
alla testa di un organo sindacale, il Franciosi
v e n i v a quindi a conoscere profondamente la
situazione politica della Colonia. Ecco perchè
sono comparse corrispondenze, le quali inform a v a n o l'opinione pubblica ed il Governo
sulla situazione reale della Tripolitania, e
sull'azione che vi svolgevano e svolgono i
funzionari civili e militari.
Ora quest'azione, dei funzionari civili
e militari inviati dal Governo, per quanto
ne faccia la difesa l'onorevole sottosegretario
di Stato alle Colonie, non è la migliore per
pacificare gli animi, non è eertamente la
migliore per opporsi a che incidenti, screzi,
lotte vadano aggravando la situazione in
Colonia.
Di f a t t o il Franciosi ha organizzato gli
operai italiani, che risiedono in Colonia, ed
a v e v a iniziato l'organizzazione degli operai
indigeni. Ora, onorevoli colleghi, quest'opera
(se non fossimo in tempi nei quali ie parole
hanno subito una tale deformazione, per cui
al significato primitivo non rispondono più)
si dovrebbe definire fondamentalmente patriottica, perchè è opera di affratellamento
degli operai italiani e indigeni, vòlta a distruggere l'antagonismo di razza ed a diminuire
quello stato di" acrimonia, e di lotta intestina
che esiste nella colonia tripolina. Ma questa
organizzazione (la quale era basata naturalmente ed unicamente sul principio della lotta
di classe e univa strettamente gli operai indigeni e gli operai italiani) u r t a v a non solo
il capitale coloniale ma anche i funzionari,
perchè la politica dei messi governativi
civili e militari in Tripolitania, è basata su
tutt'altro sistema : quello cioè di lanciare
un capo arabo contro un altro, di comprare
.con fior di milioni ora questo capo ora quel-
l'altro, di mantenere uno stato permanente
di dissidio negli stessi arabi, illudendosi che
Con queste divisioni, l'Italia possa penetrare
pacificamente nell'interno.
E d io mi meraviglio che proprio mentre
il capo del Governo commemorando pochi
minuti or sono l'onorevole Bertolini e ricordandone l'opera come commissario in Tripolitania, a f f e r m a v a che l'unica possibilità
di penetrazione in quel paese è la penetrazione pacifica; mi meraviglio, dico, che voi,
di fronte ad un mezzo di penetrazione pacifica qiial'è l'affratellamento degli operai
italiani con quelli indigeni, continuiate invece
a sostenere la tesi dei vostri Governatori civili
e militari : tesi diretta a lanciare arabi contro
arabi, con quelle tristi conseguenze che il
P a r l a m e n t o conosce.
N o n parlo dei ripetuti sequestri dell'Avanti!, colpito perchè giungeva a Tripoli
con commenti chiari sulla situazione della
colonia.
C'è anche un colloquio, a cui ha accennato l'onorevole sottosegretario di S t a t o ,
del Franciosi con il governatore Mercatelli,
colloquio però che a v e v a non solo valore di
ammonimento al segretario della Camera del
lavoro, m£b*si riaffermava in un' insidia : se
voi disfate la Camera del lavoro di Tripoli,
voi a Tripoli restate e comodamente ; in
caso diverso prenderete il primo battello
che parte e a Tripoli non tornerete più.
Ora domando se questo colloquio fosse basato su criteri di libertà.
Ma non è mio proposito il soffermarmi
su f a t t i individuali ; non ripeto come dei
lavoratori siano andati in commissione dal
Mercatelli a richiedere che fosse revocato il
p r o v v e d i m e n t o di espulsione e come al rifiuto sia seguita una giornata di sciopero
generale. Ciò dovrebbe essere noto al sottosegretario di Stato alle colonie, e dovrebbe
dimostrare come la classe operaia tripolina,
italiana ed indigena sia solidale nella difesa dei propri istituti di classe. Né dirò
come cinque ore di tempo per allontanare
dalla famiglia e dalle istituzioni affidate
al segretario della Camera del lavoro siano
veramente poche, ed esprimano un sistema di
brutalità inutile ed eccessiva. Ma mi soffermerò sovratutto a questo : che, se attualmente la classe lavoratrice è entrata in simpatia del Governo italiano e dei suoi funzionari colà dislocati, bisogna crédere che
non la classe operaia abbia mutato di parere, ma che l'azione di un funzionario gov e r n a t i v o colà dislocato come... segretario
di quella Camera del lavoro abbia vólto.
Atti
Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
— 6011 -
Camera dei
Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
contro la volontà proletaria, un'istituzione poter sfruttare artificiosamente tali sane
di classe ai fini della politica del Governa- forze proletarie a favore della politica di
tore, di quella politica di esasperazione e di avventure in colonia, mi sento autorizzato
Conflitti che può portare a gravi conseguenze. a dichiarare in modo reciso che il proletaNotiamo infatti quanto poco si parli riato italiano, di fronte all'eventualità di
in questi tempi della Tripolitania, mentre una nuova spedizione militare, quale è presappiamo che la politica del Governatore e parata con questi sistemi dissennati, si op~
dei funzionari civili e militari non è certa- porrà recisamente. Il Governo è avvisato.
mente rivolta a garantire la penetrazione
P R E S I D E N T E . Segue l'interrogazione
pacifica. Essa ha già portato all'occupazione dell'onorevole Salvadori Guido, al ministro
di Nalut, negata dal sottosegretario di Stato, della guerra, «per conoscere jl suo pensiero
m a che è veramente avvenuta da parte d'un circa i materiali di guerra da oltre due anni
presidio francese in un primo tempo ; ha depositati in varie località dell'ex-zona di
determinato gli attacchi di presidi italiani operazioni dove da tempo vennero in deperiche sono stati internati a Misurata, ha cul- mento perchè all'aperto o in mal connesse
minato nel gravissimo convegno del Garian, baracche ; nonché per conoscere il motivo
in cui si agita contro l'Italia la richiesta della deplorevole, lenta ptocedura per la lidi concessione dell' autonomia. Tale poli- quidazione dei danni di guerra arrecati ai
tica potrebbe sboccare domani fatalmente terreni in seguito alla costruzioni di strade
in una spedizione militare, poiché ogni ra- militari ».
gione di attrito culmina di necessità in
N E L L I , sottosegretario di Stato pel teuna definizione di forza e di potenza. Ora soro.A GPrego
di rinviare questa interrogazione
l'opera dei nostri funzionari a Tripoli è al 2 dicembre,
giusta accordi presi con l'inassolutamente contraria non solo agli in- terrogante.
teressi del Paese, ma anche a quelli della
P R E S I D E N T E . Sta bene.
classe operaia italiana ed indigena.
Seguono due interrogazioni dell'onorevolé
Affermo che la richiesta autonomia è il Marangoni
:
mezzo migliore attuale di pacificazione per
al
ministro
della guerra, « per sapere
quella regione. E si dovrebbe comprendere quando voglia procedere
alla liquidazione
che l'unità proletaria indigena ed italiana delle indennità e pensioni spettanti
agli exnella Camera del lavoro vuol dire sottrarre componenti le disciolte bande militari
ingli operai indigeni alle influenze dei capi, viati in licenza in attesa di congedo, esauche giocano sulla pelle dei lavoratori, con- dendo così i voti di questo personale il quale
trattando e mercanteggiando i loro favori e colle
somme attese deve sistemare la nrole loro armi con l'Italia. Favorendo quest'o- pria nuova
posizione e tutelando gli intepera di civiltà, si proteggono i sacrosanti in- ressi dell'erario,
poiché in questi mesi di
teressi delle classi lavoratrici e insieme quelli ritardo agli ex-musicanti
viene corrisposta
del Paese, mentre, continuando la politica di la paga antica senza corrispondente
prestadivisione e suscitatrice di attriti, si giunge zione di servizio ;
al convegno del Garian, all'internamento dei
al ministro delle poste e dei telegrafi,
presidii, alla preparazione di una situazione che darà motivo non ad una semplice « per sapere quando voglia provvedere a far
interrogazione, ma ad interpellanze ed a mo- cessare nella città di Milano il disservizio
telefonico ogni giorno più scandaloso ».
zioni.
Non essendo presente l'onorevole interLe notizie che giungono ogni giorno dalla
colonia dimostrano come si possa sboccare rogante, s'intende che le abbia ritirate.
Segue l'interrogazione dell'onorevole Bacalla preparazione di una spedizione militare. In tal caso io mi sento autorizzato a ci Giovanni, al presidente del Consiglio dei
nome anche dei compagni, che hanno sotto- ministri e al ministro della guerra, « per sascritto questa interrogazione, a dichiarare pere se non fosse stato doveroso da parte
che per quei lavoratori deve essere riaffer- dei carabinieri di disobbedire all'ordine di
mato il principio dell'assoluta libertà di fuoco dato dal loro maresciallo nel tardo
organizzazione ed il rispetto agli organismi pomeriggio del 12 ottobre 1920 alla stazione
sindacali, decisamente e necessariamente ba- ferroviaria di Brisighella, ordine per cui fusati sulla lotta di classe, come non può che rono assassinati il commissario prefettizio
avvenire ovunque. Nel nostro paese si fa pure di quel comune ed un bracciante ».
fermamente rispettare la forza del proletaL'onorevole sottosegretario di Stato per
riato italiano. Che se il Governo credesse di l'interno ha facoltà di rispondere.
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA
XXV
-
1* SESSIONE - DISCUSSIONI
C O B R A D I N T , sottosegretario di Stato per
Vinterno. Il f a t t o di Brisighella, così come si è
svolto, è volgare e semplicissimo. Si t r a t t a
di questo. Era stato arrestato un tale per
ribellione e oltraggio alla forza pubblica, e
poiché non c'erano carceri in buone condizioni a Brisighella, f u stabilito di condurlo
al capoluogo del mandamento. Alla stazione
si raccolse una folla di compagni 'ed amici
dell'arrestato e si cercò di impedire la partenza del treno. Si impose perfino ad un fattorino e ad un,p scambista di mettere avanti
la bandiera rossa,, cioè il segnale per fermare il treno.
Intervenne il commissario del comune, si
fece intermediario per la pacificazione, e si
rimase quasi d'accordo con la folla che l'arrestato sarebbe stato condotto nel carcere
della caserma di pubblica sicurezza, Nel passare attraverso la stazione, l'arrestato e la
forza s'introdussero in un magazzino merci
per aspettare che la folla si diradasse. Qui
nacque un conflitto. L a folla cereo d'invadere la sala del magazzino, i carabinieri pare
che abbiano a v u t o solo l'ordine di innestare
la baionetta e non di sparare, e questa circostanza è deposta concordemente da moltissimi testi presenti. Ma sta di f a t t o che
partirono colpi d'arma da fuoco e furono
uccisi il commissario regio di Brisighella e
un bracciante.
È in corso un'istruttoria su questo luttuoso fatto, veramente deplorevole. Dall'inchiesta amministrativa f a t t a risulta che effettivamente il contegno della forza pubblica
f u eccessivo, inconsiderato, impulsivo. In
fondo è un disgraziato incidente nel quale
la forza non si è condotta in maniera prudente e corretta.
Questo è quanto dovevo dire all'onorevole Bacci anche perchè quando c'è una presunta responsabilità, per quanto sia in corso
un processo, io ne do atto agli interroganti.
P R E S I D E N T E . L'onorevole Bacci ha
facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
B A C C I G I O V A N N I . Dinanzi alla risposta
del sottosegretario di Stato non so se debba
dichiararmi sodisfatto o insodisfatto, perchè
la risposta stessa potrebbe contentare solo se
i fatti selvaggi di Brisighella si fossero svolti
eome l'onorevole sottosegretario li ha esposti.
Qui non si tratta di conflitto politico, neppure di un conflitto ; ma si tratta semplicemente della brutale malvagità del maresciallo
dei carabinieri che ha dato l'ordine di fuoco
e dei sei carabinieri che hanno ubbidito.
Si arresta un tale, lo si conduce alla stazione per tradurlo alle carceri della vicina
Camera dei
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TORNATA
DEL 2 9
NOVEMBRE
Deputiti
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Faenza. Un po' di gente - trenta, quaranta
p e r s o n e - f a ressa sui binari ferroviari per non
permettere che il detenuto, che è accompagnato dal maresciallo dei carabinieri e da sei
carabinieri, parta. La folla dei trenta, quaranta, mettiamo anche cinquanta, non ha
un'arma da fuoco, un coltello. Non solo,,
neppure uno dei sassi, dei molti sassi che
esistevano nel binario, vola; nessuna ressa
di folla si fa contro la saletta nella quale erano
riuniti sette carabinieri con un detenuto.
Ma non sarebbe bastato, per allontanare
la folla, una semplice uscita, con quei modi
gentili che hanno i carabinieri ?
Avrebbero immediatamente sgombrato il
binario.
Siccome si temeva che qualche cosa di
grave succedesse, perchè fu udito il maresciallo dei carabinieri dire a quelli che erano
raccolti nella cameretta : « Se non fanno silenzio faccio una carneficina », i rivoltosi rio
'
corsero a questo : mandarono a chiamare il
commissario prefettizio, uomo d'ordine, nominato da voi, il vostro rappresentante.
Egli non è persona del nostro partito,
credo neppure di partito sovversivo, quantunque in Romagna sia facile trovare sovversivi, e non nomini d'ordine. A d ogni modo
il commissario prefettizio a v e v a saputo talmente acquistare le simpatie di t u t t a la cittadinanza, che venne chiamato eome paciere. Corre subito alla stazione. Intanto dalla vicina scuola elementare uscivano ragazzi d'ambo i sessi : sentendo voci corsero
alla stazione aumentando le g r i d a : molla,
molla, lasciate in libertà il detenuto !
Il detenuto non era un assassino, non
era un brigante, era un uomo che a v e v a mancato di rispetto a due carabinieri, e sarà
stato tutt'al più colpevole di oltraggio.
Avrebbero potuto i militi* rimetterlo in
libertà, gli si sarebbe potuto fare il processo in seguito, senza compromettere allora
l'incolumità dei cittadini.
Arriva il commissario prefettizio, entra subito nella piccola sala dove erano
i sette carabinieri ed il detenuto, e si raccomanda al maresciallo di lasciare in libertà
il detenuto. Il maresciallo sta quasi per accontentare la richiesta del commissario prefettizio.
Mentre il commissario prefettizio, dalla
soglia, si rivolge alle trenta o quaranta persone che erano sul binario e dice loro di
pazientare un poco perchè il detenuto sarebbe stato messo in libertà, riceve una scarica di fucili nel petto alla distanza di pochi
metri.
im
Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
- 6013 —
l
a
Camera dei Deputati
SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
Ora io domando : perchè ha ordinato il
fuoco> il maresciallo dei carabinieri ?
Onorevole sottosegretario di Stato, io
nono andato immediatamente sul luogo, ho
raccolto subito testimonianze, e fra i testi
imparziali c'è il vice capo-stazione, ed un corrispondente della Nazione di Firenze, uomo
non sospetto. Orbene, il fatto è avvenuto
proprio come ho esposto. E allora, perchè
fu ordinato il fuoco ? Per mantenere il famoso prestigio dell'autorità ? Ma, credete voi
che siano questi i mezzi per mantenerlo ?
O non si scava sempre più un abisso a quella
-autorità che nessuno più riconosce ? E ciò per
•colpa dei vostri agenti, per colpa dei vostri
regolamenti, per colpa delle vostre leggi,
perchè quando un ordine di fuoco è dato in
questa maniera, è dovere dei dipendenti di
non obbedire.
Oh che ! Se improvvisamente un maresciallo dei carabinieri impazzisce, i suoi dipendenti devono uccidere perchè un pazzo
ordina il fuoco ? Il maresciallo poteva avere
anche delle vendette personali da sodisfare, ed avrebbe potuto approfittare della
situazione per vendicarsi, e per sopprimere
alcuni testimoni dei suoi precedenti malefatti. Non ha potuto egli, per questo scopo,
ordinare il fuoco ? Tutto può esser sospettato,
quando il fine è così spaventosamente sproporzionato ai mezzi.
. Ora dico che quando si riceve in queste
circostanze l'ordine di far fuoco, è un dovere
dei militi di non ubbidire. Voi vi richiamate
al regolamento. Ma se il regolamento costringe un uomo, sia pure sotto la divisa
del carabiniere, a diventare assassino, quel
regolamento stracciatelo, modificatelo : esso
non risponde più alle esigenzè dei tempi !
Vi ha di più ; voi, se i carabinieri avessero disobbedito, li avreste puniti, secondo il
vostro regolamento. Ebbene, a tutti i soldati, a tutti gli uomini d'arme, noi diciamo
che, in simili circostanze, debbono ribellarsi al eomando di fare fuoco, e preferire
le punizioni disciplinari, piuttosto che diventare assassini.
Il giorno ih cui, lasciata la divisa, torneranno alla loro casa, e diranno alle proprie
madri : « noi siamo stati puniti perchè non
volemmo essere assassini », le madri abbracceranno e baderanno i figli benedicendoli
nel santo nome della maternità. (Approvazioni all'estrema sinistra).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le interrogazione inscritte nell'ordine del giorno
oggi.
Svolgimento di interpellanze.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca
lo svolgimento delle interpellanze. La prima
è quella dell'onorevole Pulci al presidente
del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno e al ministro d'agricoltura « sulla politica del Governo in relazione alle recenti
occupazioni di terre in Sicilia, con riguardo
alle condizioni generali dell'Isola ».
L'onorevole Pulci ha facoltà di svolgere
questa interpellanza.
FIJLCI. Onorevoli colleghi, presentando
questa mia interpellanza ho avuto l'intento
di richiamare l'attenzione della Camera su
tutta la questione dell'economia siciliana ;
questione che esiste indubbiamente, come
ne fanno fede molte disposizioni antiche
che sono state lasciate in vigore per la Sicilia, molte disposizioni speciali che si sono
prese per la Sicilia, e molte altre che sono
allo studio. Io credo che la questione economica siciliana non sia una questione regionale, ma sia una questione di grande importanza nazionale.
L'onorevole ministro Alessio scriveva
in una sua relazione che le esportazioni sono
i mezzi di pagamento più resistenti di fronte
alle importazioni di cereali, di carbon fossile e dei prodotti necessari alle industrie
chimiche e metallurgiche.
Ora noi abbiamo questo fatto innegabile ;
la Sicilia esporta all'estero più di quanto
importa ; e, mentre la bilancia commerciale
di tutta la nazione segna - specialmente in
questi anni di guerra, per quanto adesso
vada mitigandosi il dislivello - una grande
differenza, con forte prevalenza delle importazioni sulle esportazioni, indubbiamente
il rovescio si verifica in Sicilia.
Noi non possiamo avere dati precisi.
Io ho cercato nelle statistiche ufficiali ; mi
sono recato anche al Ministero delle finanze per avere questi dati precisi ; ma mi
è stato impossibilè di averli. Se si guardano
le ultime statistiche pubblicate, che riguardano soltanto il 1916, e si aggruppano le
voci, che risultano dal movimento doganale
di Messina, Palermo, Catania e delle altre
dogane minori della Sicilia, non si può avere
certamente un risultato verace, in quanto
che molte merci della Sicilia, attraverso le
ferrovie, vanno ad essere caricate in altri
porti del continente, e molte passano per
i valichi di Chiasso, di Modane e del Sempione, e vanno all'estero per terra.
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXY -
— 6014 —
Camera dei Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
Impossibile quindi avere dei 'dati esatti ;
ma se noi consideriamo che la Sicilia ha un
monopolio naturale di alcune merci che si
mandano all'estero, e di altre, se non il monopolio naturale, una grande produzione, è
facile dedurne come le esportazioni siano
maggiori delle importazioni.
Non è forse esatto che la .bilancia commerciale sia completamente inversa a quella
di tutta la nazione ; ma è certo che le esportazioni segnano un grande aumento sulle importazioni.
Noi vediamo che la Sicilia produce l'il.70
per cento di grano, il 70:85 per cento di agrumi,
il 10.44 per cento di vino, il 15.90 per cento
di olio, l'89.31 per cento di zolfo, il 40.28 per
cento di sale, il 65.61 per cento di asfalto,
mentre la superfìcie dell'isola non è che di
8.98 per cento, e la popolazione è il 10.44 per
cento.
Bisogna tener conto anche che, di tutte
le merci che vanno all'estero, la Sicilia ne
produce molto di più in proporzione delle
altre regioni d'Italia. È evidente quindi che
tutto quello che si connette alla prosperità
siciliana, tutto ciò che serve ad.avvantaggiare,
l'economia dell'isola, è essenzialmente questione nazionale, perchè la nazione ha interesse che questa prosperità economica aumenti, in quanto che in questa essa troverà
un caposaldo per resistere a quelle deficienze
che, purtroppo, la nazione lamenta, mancando di materie prime.
Ora io credo che di questi elementi non
si-sia tenuto li debito conto e, a quanto pare,
non si stia per tener conto, perchè ho sentito
anche sussurrare che si stia preparando, negli
ambienti ministeriali, un progetto di legge,
col quale si vogliono colpire, come sopraprofìtti di guerra, i prezzi maggiori delle derrate
alimentari. È evidente che so questo progetto di legge fosse approvato, colpirebbe
massimamente la Sicilia, e io credo che la
colpirebbe ingiustamente.
Credo anche che ciò sia un errore, perchè
porterebbe all'aumento del caro-viveri e
produrrebbe una stasi, se non una contrazione, di quella produzione agraria che la
nazione ha interesse di sviluppare sopratutto in Sicilia.
Non metto in dubbio, checché ne dicano
i miei amici di Sicilia, cui forse le mie parole
non saranno bene accette, che, a dire il vero,
col rialzo dei cambi, la Sicilia si trova in un
momento di prosperità. Sarebbe follia il
negarlo. Io che vengo alla Camera, non solo
come siciliano, ma come rappresentante della
nazione, ho il dovere di rilevarlo.
Ma noi siamo in Sicilia ed è questo .un
grido d'allarme che credo di dover levare,
come chi cammini sull'orlo di un abisso ;
perchè quando i cambi ribasseranno, quando,^
il prezzo delle derrate alimentari diminuirà*
avremo una crisi gravissima, profonda, di
cui abbiamo già una pallida immagine in
quella che si ebbe quando i vigneti furono
distrutti dalla fillossera, e in quella dipendente dal rinvilìo del prezzo del vino, quando,
con gravi sacrifizi, furono ricostituiti i vigneti.
Trattavasi allora di un fenomeno particolare, molto limitato, eppure gli effetti
sull'economia siciliana furono gravissimi.
Che cosa succederà se si continuerà in questo andazzo, senza pensare alla crisi gravissima che avverrà indubbiamente in tutta
l'economia dell'isola quando i prezzi ribasseranno ?
È vero anche che la sua prosperità momentanea la Sicilia la paga. In molti modi :
anzitutto, noi abbiamo che la Sicilia produce
grano in quantità maggiore che non consumi.
E accertato che la Sicilia produce in media
più di 6 milioni all'anno di quintali di grano,
ed è accertato anche, come si rileva da dati
ufficiali, che in Sicilia il consumo del granò
nell'anno 1919, che si può stabilire come un
anno medio per il consumo, perchè negli
anni precedenti c'era una gran parte di uomini
mobilitati, il consumo è di 4 milioni e 800
mila quintali. Ne viene di conseguenza che
se la Sicilia produce più grano di quanto
consuma, essa contribuisce con le sue risorse
al prezzo politico del pane e paga un contributo al resto dell'Italia.
Io ho fatto dei calcoli sulla relazione
dell'onorevole Soleri e su dati che ho raccolto personalmente all'ufficio degli approvvigionamenti, e ho potuto stabilire con precisione, secondo quei dati, che la Sicilia nel
1920-21, anno in cui ha prodotto minor quantità di grano di quello che produce annualmente - perchè voi tutti sapete i danni prodotti dalla siccità, tanto che è stato votato
dalla Camera uno speciale progetto di legge
- nonostante la produzione eccezionalmente
di 3 milioni o poco più di- quintali,
paga al resto della Nazione la somma di
oltre 400 milioni.
E non solo questo, ma la Sicilia paga
anche un contributo maggiore coll'obbligo
sancito dal decreto 25 novembre 1907,
n. 1900, che faculta il ministro del tesoro
d'accordo col ministro delle finanze, di imporre la cessione dei cambi esteri risultanti
dal prezzo di vendita delle merci esportate..
7
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
— 6015 —
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL
In base a quel decreto sono venuti altri
decreti in cui mano mano sono accresciute
le voci di merci, i prezzi delle quali i venditori
hanno l'obbligo di dare all'istituto dei cambi
0 alle banche indicate dall'istituto dei cambi
contro valuta cartacea. Questa obbligato-.
rietà d'ella ' cessione delle divise estere fa sì
che, essendo comprese quasi tutte le merci
che si esportano dalla Sicilia, i loro proprietari pagano un contributo allo Stato con la
cessione di questi cambi atti ad impedire
la speculazione privata.
Un altro tributo si paga colla tassa sul
vino, che grava più sulla Sicilia, senza tener
conto che il vino che si esporta è quasi tutto
di Sicilia, perchè più ricco d'alcool e di quelle
altre sostanze che lo rendono utile per il
taglio con vini esteri.
Del resto, io potrei ricordare che anche
1 poveri emigranti, che vanno oltre Oceano,
come ricordava con forma geniale l'onorevole
Luzzatti ieri l'altro, a dare il frutto del proprio lavoro, la forza delle proprie braccia, e
mandano rivoletti d'oro nella nostra nazione. danno tutto il contributo, o quasi,
al fondo dell'emigrazione, che serve per
proteggere tutti gli operai, e non soltanto
quelli meridionali, e della Sicilia che vanno
)ltre Oceano, ma anche quelli che emigrano
temporaneamente in Europa.
L'onorevole Salvemini, ricordo, levava
a sua voce alla Camera, quando si discusse
1 bilancio sul fondo dell'emigrazione, motrando, ed è una cosa che apparisce chiaranente dalle cifre, che il fondo dell'emigra;ione si compone delle otto lire che pagano
>er ciascun emigrante i vettori, come tassa,
l a questi sono emigranti che vanno oltre
)ceano, sicché tutto il fondo dell'emigraione è alimentato soltanto dai meridionali
per lo più dai siciliani, dai poveri siciliani
he emigrano all'estero.
-Nessun dubbio quindi che la Sicilia
uesta prosperità momentanea la paga.
) se d'altro canto questo non si può mettere
ì dubbio, non si può neppure mettere in
ubbio che dalla guerra non ha avuto nessun
antaggio economico, poiché le industrie
-eate per la guerra sono state create tutte
el Nord. Se noi guardiamo gli elenchi
ei sopraprofitti di guerra noi troviamo, è
ero, delle- cifre di una eerta misura che ria r d a n o il commercio dello zolfo, ma esse
»no tutte raggruppate nelle provinole che
anno in mano questo commercio ; nel
sto della Sicilia sopraprofìtti di guerra
)n ve ne sono stati, perchè non vi sono stati
ladagni di guerra.
Camera dei Deputati
NOVEMBRE 1 9 2 0
C'è una cifra che può fare qualche impressione a chi legga le statistiche superficialmente. La provincia di Messina tra le Provincie siciliane è la prima nei sopraprofìtti
di guerra, e per una cifra ingente di sopraprofitti; ma se si va a vedere ci si accorge cheuna gran parte di questa cifra è dovuta al
fatto che nella città di Messina ha mantenuto la sua sede la ditta Peirce Brothers,
per una ragione più che altro sentimentale.
Ma questa ditta esercita la sua industria
dei trasporti e dei carboni non più a Messina,
ma a Genova, a Napoli, mentre figura a
Messina solamente per questa sentimentalità
encomiabile, per cui il rappresentante di
quella ditta, quando emigrò a Napoli dopo
il terremoto, volle conservare il ricordo di
quella che era la propria città di origine.
Se noi togliamo questa partita della ditta
Peirce Brothers, i sopraprofitti per la provincia di Messina scendono a molto meno di
altre Provincie.
Quale la condizione attuale delle cose,
quale la linea di condotta che deve seguirsi in presenza di questa condizione di
cose ?
Secondo io penso, il Governo dovrebbe,
e tutti dovrebbero, cercare di fare in modo
che i risparmi che, come ho detto, per il
grave prezzo delle derrate alimentari, adesso
si accumulano in Sicilia, vengano impiegati
in modo tale che, quando la crisi avverrà,,
la Sicilia si trovi economicamente forte.
Invece, che cosa è avvenuto . finora f
È avvenuto che questi risparmi vengono
impiegati per la massima parte nell' acquisto di terre, a prezzi addirittura fantastici.
Noi sappiamo che un pezzo" di terra in cui
sono appena un migliaio di viti si vende oggi
in Sicilia a 10,000 franchi, e che delle terre
che rendono molto poco si vendono a prezzi
elevatissimi.
Evidentemente tutto ciò è conforme e
proporzionato al reddito del momento, ma
quando la crisi avverrà, dato che i danari
sono stati impiegati così in acquisto di terre
a prezzi gravosi, si avrà la rovina economica.
E d'altro canto assistiamo ad un altro
fenomeno, cioè ad un vero e proprio drenaggio del danaro che vi è in Sicilia. Vi sono
delle banche che hanno messo i loro corrispondenti fino nelle più piccole borgate, e
con una forma o con l'altra, o sotto forma di
depositi a risparmio, o come conti correnti,
o in altro modo, non fanno altro che prendere
tutto questo danaro.
Alti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
'¿O U -
Camera dei
Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
Intendiamoci ; teoricamente e astrattamente la cosa può essere buona, perchè è
danaro che viene impiegato.
Senonchè, questo danaro, dove viene
impiegato ? Questo drenaggio che si fa di
•capitali, dove va ? I capitali vanno tutti in
Alta Italia..
LAZZARI. È il regime capitalista...
EULCI ...Ma noi cerchiamo di correggere l'indirizzo, egregio collega Lazzari...
LAZZARI. Ma diventate socialisti allora !...
EULCI. Noi crediamo che si possa correggere questo regime... voi non lo credete :
«cco la differenza fra noi e voi... Certo però
«he l'esperienza che state facendo, per ora
almeno non è confortante... Questo è certo!
Il nostro metodo pare che sia migliore per
ora... Se poi ne troveremo un altro, lo adotteremo.
Per ora, dunque, noi constatiamo questo:
che il drenaggio continuo di denaro tratto
dalla Sicilia, è portato nelle altre regioni.
Tutto ciò a cosa porterà ? Che quando avverrà quella tale crisi, che fatalmente dovrà
avvenire, la Sicilia si troverà senza impianti
-e senza altri cespiti coi quali possa fronteggiare la situazione economica, e cadrà allora
in condizioni disastrosissime. È questo il
momento in cui si deve provvedere, in cui
.si deve far sì che la Sicilia possa accumulare
le sue risorse, e volgerle a vantaggio della
propria economia.
Ecco perchè io dicevo adesso : mi pare
•che in Sicilia si sia come chi cammini sull'orlo
di un abisso senza scorgerlo.
Questa è la condizione generale della
Sicilia per la quale, si può dire la questione
siciliana essere più una questione nazionale
che regionale, e che deve preoccupare il Governo come questione essenzialmente nazionale. L'occupazione delle terre non è che un
episodio, un episodio il quale però è un indice
eloquente, perchè mostra in una forma, in
certo modo violenta, la condizione attuale
delle cose, e la necessità di provvedere.
Certamente, come la questione siciliana
•è una questione complessa, anche l'episodio
dell'occupazione delle terre è dovuta a cause
-complesse, cause generali e cause speciali,
e queste in parte locali e in parte di indole
generale, nazionale.
L'Onorevole Giolitti qui, in un suo discorso, ricordava come, durante la guerra,
ai contadini si fossero promesse le terre.
Ricordava anche che queste promesse in gran
parte non sono state mantenute.
Il fatto della promessa di terre ai combattenti non è nuovo : è antico. Voi tutti
ricorderete che l'onorevole Mtti un giorno
ricordò anche Virgilio, e l'episodio virgiliano,
che si connette appunto alla cessione delle
terre ai combattenti. Del resto, questa questione formò una delle spine dorsali del feudalismo nel medio evo.
Che cosa si è fatto adesso per mantenere
questa promessa ?
Noi abbiamo un decreto Visocchi,- un
decreto Falcioni, e poi un regolamento legislativo per l'opera dei combattenti. Questi sono i tre provvedimenti legislativi emanati per mantenere questa promessa.
Ma, onorevoli colleghi, il solo fatto della
enumerazione di questi tre decreti vi dimostra come non si sia avuta un' unica direttiva, e la visione completa del problema e
dei rimedi da adoperare.
Lasciamo stare la questione se questi
decreti, fatti dopo l'armistizio e in base alla
legge di delega legislativa per la guerra,
siano o no costituzionali, ora che la guerra
è finita, e che noi abbiamo sanzionato e votato la pace.
Io ammetto che siano perfettamente costituzionali : ma che cosa dire, onorevoli colleghi, di un regolamento legislativo dell'opera
dei combattenti che crea organi giurisdizionali quali la Commissione centrale presso l'opera dei combattenti, Commissione centrale
che ha dei poteri vastissimi, e che poi anche decide in appello i ricorsi contro le proprie ordinanze 1
Ebbene, questo regolamento legislativo
che ha un titolo, che è per se stesso una
storpiatura, perchè non lo si comprende,
(come del resto ebbe à notare in Senato
l'onorevole Labriola), è stato emanato in base
all'articolo 6 del decreto-legge luogotenenziale
10 dicembre 1917, n. 1970, con cui si dava
facoltà al ministro di emanare con un regolamento approvato con semplice decreto ministeriale - nemmeno quindi con decreto reale le norme esecutive per il funzionamento di
questo ente autonomo, che si era creato
immediatamente dopo Caporetto, cioè l'Opera nazionale dei combattenti.
Come vedete, da questa che è una cosa
modestissima, da questa delega ad un ministro viene un regolamento, che fu, è vero,
approvato con decreto luogotenenziale, ma
che modifica la legge, e che si chiamò, per
aggiustare le cose (quasi come una persona
che per coprire le proprie nudità voglia vestirsi decentemente) regolamento legislativo.
Ma il curioso si è che non contiene nem-
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Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
1' SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL °29 NOVEMBRE 1 9 2 0
meno la clausola che sarà sottoposto al
Parlamento per la conversione in legge.
Sicché se il Ministero non lo presenterà al
Parlamento, noi avremo un regolamento legislativo. Emesso per quale delega? Per la
delega contenuta nella legge del 1915 f
No, ma contenuta in un decreto-legge del '17
<?he supponeva che questo regolamento dovesse essere emesso per decreto Ministeriale.
Non so*se vi siano presenti in questo
momento dei professori di diritto costituzionale. Eaccomando loro questo piccolo
rebus, questo piccolo rompicapo di diritto
pubblico costituzionale, che più strano non si
potrebbe trovare.
Ne derivò che tutti questi decreti nella
pratica non poterono funzionare come dovevano : malumori quindi e malcontenti da
tutte le parti. Allora l'associazione dei combattenti di Poma, preannunziò l'occupazione delle terre a dat'a fìssa. C' è una circolare nella quale si dice : l'occupazione
delle terre nelle provincie siciliane avverrà
il 3 ottobre 1920, e questa circolare fu pubblicata in tutti i giornali. Io l'ho letta in un
giornale di Messina del 25 settembre. Evidentemente -il Governo doveva conoscerla,
se non altro quando fu résa pubblica dai
giornali.
Ora, una prima interrogazione è questa.
.Se questo si sapeva, che cosa fece il Governo per rimediare ? Allo scopo, se non
d'impedirla dove poteva esser fonte di male,
cercò almeno di incanalarla nell' interesse
pubblico nazionale ? Il decreto Micheli, in
data 8 ottobre, fu pubblicato il 20 ottobre,
sicché fu di molto posteriore.
Io credo che in questo vi sia stato un
errore, anzi, più che un errore, una negli
genza perchè il problema era così grave
in quanto si atteneva alla economia di una
regione importantissima che ha una ripercussione immensa su tutta l'economia nazionale. Il Governo doveva essere presente
b vigile, e questo non mi pare che sia avvenuto ! Ma dopo aver accennato a queste
sause generali, vediamo quali altre cause
l'indole piuttosto particolare, riguardo al
tempo, abbiano potuto influire sopra questi
fatti e sull'opera governativa.
E come è meglio liberare da principio
ma cosa dalle sue scorie, una prima donanda è bene farsi : vi furono anche inluenze e ragioni elettorali ? Basterebbe la
ioincidenza delle date, l'ottobre fissato per
'occupazione, e già destinato per le elezioni
bmministrative, perchè senza cadere nel soisma hoc post hoc, ergo propter hoc, possia:
«F
Camera dei Deputati
461
m o dire che le ragioni elettorali certamente
influirono.
E credo, e del resto è umano, che sia
naturale che i partiti, qualsiasi programma
abbiano, sia di idee, sia di persone, cerchino
di approfittare di ciò che agita l'anima popolare. Con una legge in cui il suffragio
è universale, e . con una preponderanza di
popolazione agricola, è naturale che tutti i
partiti cercassero di servirsi di quest'arma
potente che toccava l'interesse e il sentimento di questa grande massa del corpo
elettorale -formata dai contadini di Sicilia.
Sarebbe vivere nelle nuvole il negare questo.
Però bisogna fare un'indagine : il Governo ha agito anche in questo senso ? Ho voluto fare un'inchiesta per mio conto, e non
l'ho limitata soltanto alla provincia di Messina, che ho l'onore di rappresentare in Parlamento, ma l'ho
anche ad altre Provincie interrogando i vari rappresentanti dei
partiti in contesa.
Ebbene, sono amico del Ministero, ho
votato per esso e spero che esso mi dia
modo di votare ancora a suo favore; ciò che
non vuol dire che non possa anche votargli
contro, qualora io lo creda, (Oh! oh! all'estrema sinistra). Chi mi conosce sa che io
assumo direttamente ogni responsabilità.
(Commenti all'estrema sinistra).
Dunque, perla verità debbo dire, con mio
dolore, che il Governo ha anche qualche
volta agito per ragioni elettorali.
Conosco le idee dell'onorevole Corradini
al riguardo. Molte volte mi sono trovato
a conversare con lui di questo argomento,
ed egli mi ha detto che è il primo a deplorare
tutto ciò che si fa purtroppo da molto tempo
in Sicilia, e per cui un prefetto si crede non
altro che il rappresentante di un feudalesimo,
impersonato in un dato uomo politico.
Non dubito della sincerità dell'uomo, e
delle parole di lui non ho dubitato mai ;
ma desidero che di questa sincerità dell'onorevole Corradini non dubitino nemmeno i prefetti, ai quali .queste idee dovranno essere
comunicate sotto forma di ordini. Dirò di
più : che io non ne dubiti vale sino ad un
certo punto ; ciò che importa è che non ne
dubitino i prefetti, perchè sarebbe curioso
che egli predicasse una cosa, e i prefetti credessero di poterne, o, quel che è peggio, doverne fare un'altra.
Ora, onorevoli colleghi, purtroppo ho
dovuto constatare che i prefetti molte volte
fanno a rovescio. Ho raccolto una serie di
fatti concretile non starò a riferirli tutti alla
Camera; ma devo ricordarne due, tipici.
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salienti, perchè è bene anche che la Camera j
sappia queste cose.
Un prefetto di una provincia siciliana,
in un dato comune della sua provincia, sosteneva a spada t r a t t a un partito che era
emanazione dell'amministrazione che era
stata al potere, che era stata cacciata a furia
di popolo, e per lo scioglimento della quale
erano occorsi non so quanti mesi, nonostante una decisione, al riguardo, emanata
da parecchi mesi, dal Consiglio di Stato.
Ebbene, poiché in questo comune v'era
la massa popolare facente capo all'associazione dei combattenti, e una piccola parte di contadini, i quali n o n essendo combattenti, e non avendo nelle loro famiglie
figli o fratelli combattenti, avevano, quasi
direi, un interesse non antitetico, ma diverso,
distinto dai combattenti, questo prefetto
cercò di fare un atto, con cui pigliare due
piccioni a una fava : far sì che il regio commissario, emanazione del partito che era al
potere, prendesse una deliberazione per dividere certe terre.
Così - pensava egli - , l'impressione del
pubblico
che queste terre le farà dividere il partito che era al potere, ed io lo
rafforzerò. I n secondo luogo, siccome si trattava di beni demaniali, eglipènsava sempre, si
dovranno dividere fra tutti i contadini, e non
fra i combattenti. Quindi esclusione dei combattenti, mettendo gli uni contro 'gli altri.
F A R A N D A . È la legge !
F U L C I . Non è la legge, e dirò subito il
perchè, al mio egregio collega che mi interrompe. È vero che la istituzione borbonica
del 1841, a cui fa appello il , collega, diceva che i beni demaniali debbono dividersi
fra tutti i contadini, ma un decreto del
dittatore Garibaldi del 3 settembre 1860,
dice che debbono essere preferiti ad ogni
costo coloro che hanno combattuto pe la
Patria. E questo decreto è stato ritenuto in
vigore sempre, nonostante che il prefetto lo
ignorasse, o fìngesse di ignorarlo.
Allora il prefetto emana un decreto, con
cui ordina immediatamente la concessione
di questi feudi il cui estaglio annuo di affitto, questo è il grave, formava il terzo del
bilancio, di questi due comuni, che l'avevano
\ insieme. I l prefetto annullava così l'affitto, notificando questo decreto immediatamente agli affittuari. E nel decreto stesso
era detto che si eseguivano gli ordini avuti
in casi analoghi dal ministro Micheli.
Ho qui il decreto, e lo posso comunicare
all'onorevole sottosegretario di Stato, qualora egli credesse che io non dica il vero.
Una voce. Lo legga.
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Deputati
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F U L C I . Lo leggerò anche per sodisfare
la curiosità del " sottosegretario di S t a t o
per l'agricoltura, che mi pare incredulo.
P A L L A S T R E L L I , sottosegretario
di Stata
per Vagricoltura.
Ló conosco molto bene !
F U L C I . Ecco dunque il decreto nella
parte riguardante il ministro d'agricoltura:
« Che il Ministero d' agricoltura, richiamandosi ai principi suesposti, in ripetuti casi
analoghi ha dichiarato nulle le locazioni
intercedute, ed ha invitato..., ecc. ».
Sapete che cosa voleva dire questo annullamento d'affitto immediato oltre al resto
che oggi ho detto ? Significava che sarebbero dovuti uscire subito, da oggi al domani, da queste „ terre più di mille capi vaccini e più di 20,000 capi bovini e pecorini.
Ora domando se vi sia in Sicilia o altrove
un ristoratore in cui possano andare a mangiare placidamente 1,000 buoi e 20,000 pecore e capre. "
Se questo decreto si fosse dovuto eseguire,
sarebbe avvenuto- evidentemente lo sperpero degli animali, i quali sarebbero morti di
fame. Sapéte cosa mi fu risposto dal prefetto
quando gli dissi che non mi pareva che avesse
compreso la portata del decreto ? Rispose
così : « Tanto meglio, li ammazzeranno; vuol
dire che ribasserà il prezzo ».
Raccomando^ all'onorevole Soleri questa
risposta, che dimostra un così profondo acume
in politica annonaria.
Meno male! devo dire in verità che questo
decreto non si eseguì. Ma i combattenti compresero il giuoco. Saputo che c'era questo
decreto, la notte andarono a occupare le
terre seminative, senza toccare gli animali,
e frustrando così i maneggi elettorali. E fecero bene. Quando il prefetto mi disse :
- « Onorevole Fulci, Lei lo sapeva ! » Risposi :
- « Lo sapevo, e l'ho approvato ! ».
E vengo ad un secondo esempio :
I n un altro paese di un'altra provincia
siciliana, dove ferveva la lotta elettorale,
era scoppiato un conflitto con parecchi morti,
e la popolazione era in subbuglio.
Uno dei partiti credette trarne profitto,
e volle anche inscenare un'occupazione di
terre. (Perchè, onorevoli colleghi, è bene che
si dica tutto : in vari punti l'occupazione
è avvenuta sul serio, mentre in molti altri
è stata una vera commedia. Si ponevano le
bandiere seguiti dai carabinieri; si faceva la
guardia per 24 ore, e poi tutto era finito^
Insomma, una vera gita in campagna, una
vera ottobrata !)
Come dicevo, questo partito volle trarne
' profitto. C'era però l'Associazione, dei com-
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battenti, che era in mano al partito contrario, e siccome quest'Associazione stava
per costituire una Cooperativa, a mente del
decreto Ealcioni-Visocchi, non essendo venuto ancora il decreto Micheli, pubblicato il
20 ottobre, e voleva organizzarsi per fare la
domanda per quelle terre, così preparò un
manifesto, in cui diceva ai propri aderenti di
non occupare le terre, nell'attesa di fare le
cose legalmente.
Ebbene, onorevoli colleghi, questo manifesto fu proibito come sovversivo dal maresciallo dei carabinieri, e perciò non potè pubblicarsi.
Onorevole Corradini ! Ella fa segno di
no, ma io posso assicurarle che su questo
fatto vi è stata un'inchiesta, e il fatto è vero,
e può affermarlo qualche collega nostro di
quella provincia. Il maresciallo non fu toccato affatto, e ciò perchè si trattava di giovare ad un partito che doveva portarsi
al potere, ed era il partito popolare ! (Interruzioni — Rumori al centro).
Ma, liberato il problema da queste, diciamole così, scorie, (e avrei mancato a un
dovere se, come deputato non avessi portato questi fatti a conoscenza della Camera),
passiamo ad altro esame.
Oltre queste ragioni d'indole generale,
altre ve ne sono d'indole particolare, di cui
bisogna tener conto, tanto più che di alcune
mi pare che non si sia mai nessuno occupato.
Accennerò ora aduna questione-che ha la sua
ripercussione tuttora, benché l'origine risalga a molto tempo indietro.
Durante la dominazione spagnuola in
Sicilia avvenne quel che è avvenuto in Italia a causa della guerra, e cioè per le guerre
che si combatterono allora tra Erancia e
Spagna, ed ebbero a teatro l'Italia ed anchela Sicilia, sorsero in Sicilia, come adesso,
dei pescicani. Questi pescicani, imbottiti di
danaro, desideravano diventare feudatari, e
la Spagna, avendo sempre avuto nella nobiltà della Sicilia un elemento contrario
perchè essa propendeva per la Erancia e non
per la Spagna, cercava di liberarsi di qiiella
nobiltà col crearne una nuova, e molti attuali nobili siciliani hanno titoli e diplomi
che la Spagna loro vendette. All'archivio
di Stato di Palermo ho letto atti, in forza
dei quali per mille onze si vendeva il titolo
di principe, e naturalmente per meno quelli
di marchese e barone.
Questi pescicani, dunque, volevano acquistare anche i,diritti di feudatari, ma per
il regime feudale d'allora non lo potevano.
Così furono escogitati vari istituti giuridici
per agevolare le vendite e renderle possibili: come, ad esempio, la vendita, detta cum
verbo regio, disciplinata dal duca di Sermoneta,
Per la cessione dei diritti feudali si escogitò questo mezzo. L'antico feudatario, come il proprietario di adesso, pieno di debiti,
assente dalla sua proprietà, e il cui reddito
passava per tante mani che a lui arrivava
molto assottigliato, non cercava di meglio
che di liberarsi dei feudi e diritti feudali, e di
realizzare denaro. Si facevano delle grandi
riunioni della popolazione nella piazza tra
gli applausi di tutti, e si stabiliva il riscatto delle comunità sottomesse.
Senotchè il denaro mancava ajle università, e allora venivano i nuovi pescicani
che fornivano- il denaro, facendo contratti
anticretici, in modo che i feudi con tutti i
diritti feudali, passavano in mano di co-storo,
e le comunità non facevano altro che cambiar
padrone. Prima avevano l'antico feudatario,
poi un nuovo feudatario, ma in realtà esse
erano sempre sottoposte.
Da questa situazione giuridica venne una
conseguenza ben strana. Quando il Parlamento di Sicilia, ed è un onore per quel Parlamento, abolì i feudi, sorsero liti fra questi
possessori a titolo anticretico ed i comuni,
inquantochè i possessori a titolo anticretico
sostenevano che non avessero il pieno godimento di tutti quei diritti che avevano
acquistato.
Queste 'questioni, unitesi con le altre di
rendiconto e con la questione del calcolo degli interessi, hanno prodotto delle liti che in
Sicilia durano da più di cento anni. La conseguenza qual'è? Che i contadini hanno di questi
fatti una conoscenza vaga sì, ma sicura. Io
mi sono trovato in mezzo a contadini a 1,200
metri sul livello del mare, in comunelli sperduti tra i monti^ e ho sentito i contadini
dirmi : « Il tal feudo è stato rubato ; apparteneva a noi, e ce l'hanno rubato ver mano
della legge ». (Usano questa frase espressiva
per dire che la legge è stata la mezzana nell'effettuare la trasmissione illecita dei feudi).
Questo che dicono, con una consapevolezza vaga del fenomeno storico-giuridico,
è un fatto vero, a cui si dovrebbe porre rimedio, e non credo che occorra essere profondi in scienze giuridiche od economiche
per trovarlo.
Il rimedio è semplice : nel contratto anticretico, quale è disciplinato dal nostro codice
civile, abbiamo la disposizione dell'articolo
1893 per la quale il creditore anticretico
può costringere il suo debitore a riprenders
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il fondo qualora il godimento di questo
fondo porti aggravio e non giovamento.
Ma non c'è nel nostro codice la disposizione
analoga da parte del debitore.
Ebbene, occorrerebbe una disposizione per
la quale si desse facoltà al debitore, depositatala sorte principale della somma mutuata
in una cassa pubblica, di rientrare in possesso
del fondo anticretico, salvo poi la liquidazione a tempo opportuno dei conti, dando
anche un diritto di privilegio per gli interessi.
Bicordo che giorni fa, avendo esposto le
mie idee ad un egregio uomo politico che
siede al banco del Governo, egli mi diceva :
« Sì, l'idea è giusta, ma da un punto soltanto
d i v i s t a » . (Interruzioni). Il possessore a titolo
anticretico potrebbe avere migliorato il fondo.
Cento anni fa egli potrebbe aver ottenuto
il feudo per 10, 12, 14 mila onze (allora
questa era una somma che pareva enorme,
mentre oggi sembra una miseria); se oggi
la comunità (che è il debitore anticretico),
deposita le 14 mila onze, come si troverà
questo povero creditore che ha migliorato
il feudo, e che ricava dal feudo, in un solo
anno, 14 mila onze !
L'obbiezione non ha valore, per il motivo semplicissimo, che altro è la miglioria, altro è il possesso a titolo anticretico. Il possessore a titolo anticretico, non
solo non è obbligato a migliorie, ma anzi
non potrebbe farle a rigore, ed egli potrebbe
avvalersi di altra disposizione, se mai, del codice civile, ma non di quella dell'articolo
1893, che è perfettamente distinta.
Sicché, io dico,-riconducendo, con questa
semplice riforma, il contratto anticretico a
principi di giustizia otterremmo questo :
avremmo tolto la causa gravissima di molti
malcontenti nei comuni siciliani, malcontenti
di cui nessuno si rende conto, e avremmo
anche reso possibile il contratto anticretico
che per queste ragioni ora è caduto in disuso,
pure essendo una forma buona di rapporti
giuridici.
Quando si parla di queste cose con i prefetti, essi vi guardano come se sentissero
parlare di argomenti strani : non ne capi-,
scono, o perchè non ne vogliono capire, o
per inerzia mentale.
E la riforma dovrebbe essere laccompagnata da un'altra .riforma della nostra procedura, perchè in materia di rendiconto la
procedura civile fa sì che i! giudizio si eterni
per anni ed anni. Noi abbiamo molti giudizi di rendiconti che durano anche da un
secolo, e che non finiscono con una sentenza
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Deputati
1920
di autorità giudiziaria, ma con una transazione, oppure vengono abbandonati.
Io non ho visto mai nella mia ormai
non breve carriera professionale una causa
di rendiconto che finisca con una sentenza.
Perchè ? Per questa semplicissima ragione :
perchè il tribunale nomina un giudice delegato ; si va davanti al giudice delegato e
sorgono degli incidenti ; il giudice delegato
allora, per disposizione tassativa di legge,
deve rimandare al collegio ; poi il collegio
rimanda al giudice delegato, e così non si
finisce mai, e le cause durano centinaia di
anni, senza che si arrivi a trovare il giudice
competente.
Una voce all' estrema sinistra.
Una fortuna per gli avvocati !
P U L C I . Come vede, onorevole collega,
io parlo contro quella che lei chiama fortuna
professionale ; cioè contro i miei interessi di
classe.
E b b e n e la soluzione sarebbe come l'uovo
di Colombo; semplicissima: basterebbe che
si desse al giudice delegato la facoltà, la
competenza, ' la giurisdizione per decidere
tutti gli incidenti, tutte le questioni che
possono nascere. Torneremmo con ciò, in
parte, a quel sistema del giudice unico, di
cui il principio fu buono, se pure non buona
ne fu l'esecuzione, tanto che si revocò.
E mi appresto a concludere.
Un'altra questione di indole generale per-'
turba le condizioni agrarie della Sicilia, ed è
la questione dei demani comunali.
Noi sappiamo t u t t o ciò che è avvenuto
in materia di demani nel Mezzogiorno e
specialmente in Sicilia. Spesso il Governo
ha cercato di provvedere con mezzi eccezionali, mandando dei commissari ripartitori generali a cui ha dato poteri ampi onde
poter eliminare t u t t e le questioni. Noi ricordiamo l'opera illuminata del senatore Calcedonio Inghilleri, che è stato commissario
ripartitore per t u t t a la Sicilia e che ebbe la
cooperazione intelligentissima, sagacissima
,di due valorosissimi segretari i quali sono ora
fra i migliori magistrati di cui si onori la
classe in Italia.
Eppure allora l'onorevole Inghilleri non
potè fare nulla, si può dire, di concreto ; non
potè finire l'opera sua perchè, quando egli
stava per finire, forse per uno di quei cambiamenti di Gabinetto che succedono periodicamente, venne in dissenso col Gabinetto,
e allora si dimise, senza nemmeno presentare
quella relazione che egli aveva già preparato. Credevo anzi che questa relazione e s i -
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stesse, e ne domandai al ministro Micheli,
il quale disse che l'avrebbe ricercata. Ho poi
saputo che questa relazione nòn esiste.
Ora perchè questi Demani comunali lasciano strascichi di liti che non sì possono
troncare T La causa è evidènte e consiste in
un, dirò così, conflitto di competenze, perchè
la legge borbonica del 1816, la quale è stata
mantenuta in vigore dalla nostra legge del
1865 sul contenzioso amministrativo, dava ai
commissari ripartitori, allora intendenti, con
gli articoli 175 e 176, la facoltà complessa
di giudicare.
In seguito, con un rescritto de] .1826, lo
stesso re borbonico, per fare un atto di favoritismo al principe di Lepino, si rimangiò
in parte la legge, cosa che, del resto, succede
anche oggi col nostro Governo, il quale,
col regolamento, modifica la legge e con la
circolare ministeriale modifica il regolamento. E allora ne venne una grave questione di competenza : se cioè i commissari
ripartitori abbiano la competenza, soltanto
possessoria o anche petitoria', se assoluta o
limitata, dopo o prima il giudizio di reintegra possessoria. Come vedete, t u t t e questioni nelle quali la giurisprudenza .della
nostra Cassazione è stata oscillante.
Il fatto è che in questo sballottamento
di giudici, che si dicono ora competenti ed
ora incompetenti, le liti sono durate anche
diecine di anni, senza venire ad una conclusione. Ora la colpa non è della magistratura,
ma della legge.
Quale è il rimedio ? Semplicissimo :
l'uovo di Colombo anche qui. Non c'è bisogno di essere un profondo giurista per indicarlo. Basterebbe estendere i poteri degli
articoli 175, 176 della legge 1816, che sono
stati mantenuti in vigore dalla legge 1865, o
interpretarli autenticamente, dichiarandoli
estesi a tutti i giudizi in via petitoria, anche
sotto la forma di regolamento di confini, e
di rendiconti.
Ma, oltre questa, noi abbiamo un'altra
questione generale e complessa : quella dei
patti agrari. L'onorevole Micheli, in un'intervista alla Tribuna, che egli ebbe cura di
inviarci - almeno la inviò a me, e credo
anche ad altri deputati siciliani, e gliene sono
gratissimo - riconobbe che la questione dei
patti agrari è gravissima, e che in Sicilia richiede dei provvedimenti. Io credo che tale
questione si dovrebbe risolvere con l'applicazione delle leggi che vi sono e che non si
applicano. Ad esempio, in un comune di
Sicilia sperduto fra i monti, nel quale mi
sono recato, i contadini avevano fatto un
manifesto che mi hanno consegnato.
VOLPI. Si sono sbagliati.
FULCI. Egregio collega, non si sono
sbagliati. La mia voce è modesta e non ha
la forza che viene a voi dal numero e dalla
competenza ; ma le doglianze dei poveri
contadini le porto anch'io qui alla Camera.
VOLPI. Dico si sono sbagliati, perchè
lei vota a favore del Governo.
FULCI. Non m'hanno ancora detto di
votare contro.
Essi avevano presentato quei patti agrari
che io ho letto ed esaminati, ed erano equi
e giusti, ma i proprietari non hanno voluto
, accettarli ; ne venne di conseguenza l'occupazione che in quel comune assunse una
. forma violenta, perchè non soltanto si fissarono i termini dell'occupazione sul terreno
mediante le semplici bandierine, ma le terre
furono anche seminate.
Un Governo che si propone di risolvere
questa questione, deve tener presente, massimamente in Sicilia, questi fatti, per risolvere il problema con criteri di equità,
perchè, come sapete, i patti agrari sono diversi secondo la fertilità delle terre.
Noi abbiamo due sistemi : il sistema a
mezzadria e il sistema a terraggio, che è un
sistema che può essere buono o ' pessimo a
seconda dei terraggi che si vengono a dare,
e dalle qualità del terreno. In generale, uno
che voglia avere un criterio di massima,
troverà che il sistema della mezzadria è un
• buon sistèma che si a d a t t a ai terreni di medio reddito ed è un sistema ingiusto per i
terreni, a grande reddito, a danno dei proprietari, di piccolo reddito a danno dei coloni.
Il sistema dei terraggi è un sistema che
si adatta ai terreni di poco reddito o di grande
reddito. .Bisogna però determinare, disciplinare questi due sistemi, che ognuno per sè
ha il suo lato buono. Ma bisogna tener presenti il luogo ove essi si applicano. Ora che,
tutto questo il Governo abbia in mente di
fare e cercare di attuare, a me non sembra.
P A L L A S T B E L L I , sottosegretario di Stato
per Vagricoltura. C'è dinanzi alla Camera un
progetto di legge sulle cattedre agrarie, e
ivi è contemplato l'arbitrato obbligatorio.
FULCI. È già un piccolo passo avanti,
ma non mi pare sia risolta la questione.
So bene ancora che nel decreto Micheli vi
è un accenno nell'articolo 19, ma per quanto
vi siano delle sanzioni speciali per le violazioni dei patti agrari, tuttavia non credo
che questa materia possa essere risoluta con
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questi piccoli accenni. Del resto, se io volessi
dare nn giudizio su questo decreto Micheli,
dovrei dire parole di lodi al ministro per le
sue intenzioni.
Io trovo che il ministro Micheli, un po'
tardi veramente, ha cercato di porre rimedio
a questa situazione grave, ma il suo decreto
risente della mancanza di direttive come
tutti gli altri decreti. Nella stessa sua intervista egli dice, in un dato punto : « Il decreto ha voluto costituire un certo avviamento alla risoluzione del problema della trasformazione del latifondo, che è d'importanza
reale, ma che si distingue come sistema di
produzione da quello della concessione della
terra ai contadini, che è problema di distribuzione della ricchezza ».
Ora, onorevoli colleghi, credo che sia un
errore il voler distinguere troppo tra gli elementi di produzione e gli elementi di distribuzione, perchè, secondo me, la distribuzione
della ricchezza, in questo caso, deve essere
elemento di produzione e deve essere come
mezzo al fine. Credo quindi sia un erfore di
direttiva di voler separare i due elementi,
e t u t t a l'opera del Governo, in fondo in
fondo, risente di questa mancanza di comprensione del vero problema.
Bicordo che l'onorevole ministro Labriola, in un suo discorso al Senato, notava
questo fatto, per quanto, in senso opposto,
anche relativamente al modo di organizzazione dell'Opera nazionale dei combattenti,
e rammentando come era stata organizzata
quell'Opera nazionale egli diceva che essa
si proponeva fini forse antitetici, e che si'
erano volute riunire cose che dovevano essere
tenute distinte e separate. Questo, secondo
me, è stato l'errore di questi decreti : volere
riunire cose disparate o separare cose che
vanno unite, errore per cui il Governo non
può avere una vera politica che risolva questa
questione, perchè non ha una visione precisa,
completa e netta di tutto il problema, di
t u t t e le sue cause, generali e speciali, nazionali e locali.
E d ecco perchè io mi sono sentito nel
bisogno, modestamente come posso, di fare
un esame rapido e fugace di tutto questo
problema che è così complesso.
Mi affretto a concludere. Certo si è che
il problema del latifondo-è la chiave di volta
del problema agricolo siciliano, e dirò che
le occupazioni delle terre sono quasi un monito perchè questo problema sia finalmente
risolto. Ma intendiamoci. Io non vogl o"
anticipare una discussione in merito al pro-
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getto di legge relativo al latifondo, perchè
quando verrà in discussione quel progetto
di legge, in quella sede potremo più ampiamente discutere di questa questione, ma
credo fin d'ora di dire qualche cosa che si
attiene al presupposto della legge del latifondo.
Penso che il problema del latifondo in
Sicilia è principalmente un problema di viabilità, e secondariamente un problema sanitario, come esso nell'Agro Romano è in
primo luogo un problema sanitario, e la viabilità è una questione soltanto secondaria.
Credo che tutti possiamo essere .concordi,
popolari, socialisti, liberali, di escludere dal
diritto di proprietà lo jus abutendi.
Ma la
difficoltà sta nella demarcazione precisa
tra lo jus utencli e lo jus abutendi, nel trovare il criterio per determinare dove finisce
lo jus utendi, che si deve rispettare, e dove
comincia lo jus abutendi,
che si deve negare e reprimere. Qui sta la difficoltà. Io
non so, nè credo „di poter tracciare delle
formule le quali possano condurre alla risoluzione di questa questione, ma modestamente credo che un criterio potrebbe essere
trovato in ciò : e cioè che lo. jus utendi e lo
jus abutendi si demarcano in quanto il proprietario privato, l'individuo proprietario,
abbia il dovere di tenere la cosa immobile che
possiede in modo che possa rispondere ai bisogni della collettività.
E quando noi veniamo alla questione
della maniera di usare della proprietà, di
produrre in un modo o in un altro modo, di'
sostituire la cerealicultura ^lla cultura estensiva, alla pastorizia, noi facciamo una questione di jus utendi,
ma evidentemente
non ci si può dire di fare una questione di
jusi •utendi quando noi chiediamo che il
proprietario venga obbligato a v t.enere la
sua cosa immobile in modo che possa rispendere a quella capacità produttiva che è '
nell'interesse della collettività.
Questa credo potrebbe essere la formula
su cui basare un principio regolatore. E se
noi applichiamo nella specie questo principio,
quale ne è la conseguenza ?
Come vedete, egregi colleghi, io non
sono tenero per i proprietari. I ! proprietari
dovrebbero avere l'onere completo, intero,
di costruire le strade.
Come vedete ancora, io non faccio discorsi per dire al Governo : date milioni !
Io non domando milioni per la Sicilia al
Governo : domando provvedimenti per cui
anzi il danaro dei siciliani sia impiegato in
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Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
1' SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
Sicilia. Noi non domandiamo danari allo
Stato.
Del resto, noi abbiamo già introdotto
questo principio nella nostra legislazione,
perchè nel decreto Visocchi per l'Agro Romano vi è l'obbligo per i proprietari di dar
gratis il terreno per le strade, e qui in Eoma
stessa i proprietari debbono pagare al comune, per un decreto fatto durante la guerra,
le spese per i tratti di via di fronte ai loro
villini o alle loro case. Dunque, noi abbiamo
già questo principio introdotto nella legislazione che regola la proprietà privata,
tanto urbana, quanto rustica.
Non si tratterebbe di altro che di adottare questo criterio, però con un limite.
Il limite è giusto che vi sia, e potrebbe es- sere questo : lo Stato dovrebbe fare le opere
d'arte, cioè i ponti sui burroni e sui torrenti,
ed altre opere simili.
Un collega socialista, al quale io, mentre
viaggiavo in ferrovia, esponevo queste mie
idee, mi diceva : ma questo è ingiusto,
perchè lo Stato interverrebbe coi suoi denari
ad avvantaggiare i privati proprietari.
No, non è così, perchè in questo caso lo
Stato interverrebbe a favore della collettività, e noi dobbiamo ricordare anzitutto
che i corsi d'acqua, le vallate e i fondi dei
torrenti sono proprietà demaniale.
Noi dobbiamo ricordare ancora che, oltre
a questo, le opere d'arte si richiedono nei
terreni scoscesi ; e in questi c'è il vincolo
forestale.
Ora, come il proprietario fondano è soggetto al vincolo forestale a vantaggio della
collettività, è giusto ed equo che lo Stato
corrisponda le opere d'arte che sono conseguenza della situazione di quei luoghi per
i quali egli si crede in diritto d'imporre un
vincolo alla proprietà privata.
Come vedete, la soluzione che io propongo
ai componenti il Gabinetto è una soluzione
che risponde non solo ad equità, ma ad un
intendimento strettamente giuridico, anzi
direi quasi che la soluzione che io propongo non è una soluzione economica, ma
giuridica, poiché credo ancora che le questioni giuridiche, quando sono ben risolute,
producono un vantaggio economico. A che
cosa servirebbe infatti il diritto se non dovesse servire alla tutela dell'interesse economico giustamente tutelabile f
Dunque, la soluzione giuridica ha la sua
conseguenza economica buona, come non vi
potrà esser mai una soluzione economica che
produca effetti buoni se si ponga sopra una
base che sia antigiuridica.
1
Camera dei Deputati
TJna voce. C'è già una legge per le strade
consorziali obbligatorie
FIJLCI. Lo so, ma non è questo che io
dico, perchè questa legge non è che un'applicazione parziale di questo principio, e
non l'applicazione completa come io invoco.
E quello che io propongo, signori del Governo,
ha una grande importanza perchè si riallaccia
a quel quadro generale delle condizioni presenti che io vi facevo della Sicilia, e dei provvedimenti d'indole generale che si devono
richiedere per la Sicilia stessa.
Se noi, mentre abbiamo attualmente
risparmi che si accumulano in Sicilia, disponiamo che possano esser dati per queste
strade, noi vedremo che, quando quella tale
crisi avverrà in Sicilia, essa si troverà ben
disposta, e in condizioni tali da poter re-,
sistere ai danni economici.
Non ho infine che a ricordare un
fatto che è di una gravità eccezionale :
la estensione delle strade carreggiabili esistenti in Sicilia. Ne ho raccolto i d'ati dalla
relazione ufficiale del Ministero dei lavori
pubblici del 1914, e che si riferiscono a
tutto il 1910. Non ho i dati successivi perchè non ci sono altre pubblicazioni posteriori al 1914. Debbo quindi riferirmi a
questi dati di un decennio fa. Tuttavia io
debbo ritenere che ora sia aumentata la
sperequazione, perchè innegabilmente, durante la guerra, nelle provincie dell'Alta
Italia si costruirono strade per ragioni militari, che costituiscono per quelle provincie
un fattore di grande progresso economico.
La sperequazione è quindi maggiore.
Onorevoli colleghi, per ogni chilometro
di superficie in Sicilia abbiamo metri 0.285
di strade, mentre per ogni chilometro di superficie nell'Italia peninsulare ne abbiamo
metri 0,518: più del doppio quindi. Per ogni
mille abitanti abbiamo in Sicilia 2,058 millesimi, per ogni mille abitanti in Italia abbiamo 4,126 millesimi. Faccio dunque rilevare questa sperequazione, per cui la Sicilia
ha una viabilità che è meno del 50 per cento
in proporzione di quella delle altre regioni.
Ci sono strade, come quella di Tosa di
10 chilometri, che iniziate 70 anni fa non
sono ancora terminate.
Noi domandiamo quindi al Governo di
sovvenirci non con dei milioni, ma con altri
mezzi presi in gran parte da quei proprietari locali, che hanno il dovere di concorrere a questa opera di interesse pubblico.
Ho domandato che lo Stato costruisca
le opere d'arte. Quest'o principio fu già adottato con una legge del 1862, per alcune strade
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
— 6024 —
Camera dei Deputali
1' SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL °29 NOVEMBRE 1920
provinciali. Comprendo che si tratta di un
rapporto fra Stato e provincie, ma il principio. è sempre lo stesso, ed è evidente che
se fu adottato fin dal 1862, oggi non può
dirsi un'eresia o un sogno di vaneggiatori.
Onorevoli colleghi, io non mi dilungherò
di più, perchè ho già abusato della vostra
pazienza, ma ho cercato di riassumere la
questione fugacemente in tutti i lati suoi
più complessi.
Dovrò dire ancora una parola soltanto,
ed è questa. La Sicilia ha fatto il suo dovere
durante la guerra. Non domanda e non domanderebbe mai che la Nazione, avesse un
riguardo particolare in corrispettivo di ciò
che la Sicilia ha 'compiuto col sangue de'
suoi figli. Domanda soltanto che sia messa in
condizioni di potere cooperare al risorgimento, alla ricostruzione economica di tutta
la Nazione, come essa ha già cooperato col
sangue dei suoi figli alla ricostruzione economica -e territoriale dell'Italia. (Applausi
— Congratulazioni —- Commenti).
P R E S I D E N T E . Segue sullo stesso argo mento l'interpellanza dell'onorevole Eronda, al presidente del Consiglio, ministro dell'interno, e al ministro d'agricoltura, «sulle
odierne agitazioni agrarie in Sicilia: sull'azione svolta da quei prefetti ; sui provvedimenti dati sia riguardo alla tutela dell'ordine pubblico che nell'interesse djlla produzione, e sugli in tendimenti del Governo
circa una possibile soluzione, non precaria,
del gravissimo conflitto che consenta il ritorno al ritmo normale della vita ».
L'onorevole Eronda ha facoltà di svolgerla.
ERONDA. Onorevoli colleghi, la mia
interpellanza si propone di richiamare l'attenzione della Camera sulle condizioni dolorosissime dei contadini della Sicilia.
Le agitazioni agrarie in Sicilia non hanno
carattere politico, nè sapore rivoluzionario ; esse sono ben lontane dai «fasci» di
infelice memoria. (Interruzioni "all'estrema
sinistra).
Esse hanno un'indole prettamente economica e sociale.
I contadini vogliono il loro pezzo di
terra ! È stato loro promesso' formalmente
nelle trincee. Ed è un loro diritto : le ricchezze accumulate per lungo volger di
tempo dai proprietari terrieri e dai loro gabelloti sono tutte frutto del sudore dei poveri contadini, i quali da un lavoro penoso
di circa 12 ore al giorno ricavavano a stento
due o tre tari al giorno ; ossia 17 o 24 soldi
al massimo.
Il capitale accumulato dai signori rappresenta dunque in massima parte il lavoro
dei poveri contadini così male retribuito.
Legalmente pertanto, e non soltanto per
ragioni di equità, la terra laggiù appartiene ai contadini. (Interruzioni àlVestrema
sinistra).
Voi conoscete forse, onorevoli colleghi,
la condizione dei contadini in Sicilia attraverso i giornali. Noi siciliani la conosciamo
da vicino e dobbiamo dire nettamente ed
apertamente quale essa è, per avvisare ai
rimedi.
Or bene, a questo stato di cose in Sicilia
- debbo dirlo perchè è la verità - chi ha
cercato un rimedio, e da tempo, siamo soltanto noi cattolici. (Interruzioni all' estrema
sinistya).
Noi da anni abbiamo fatto una rete di
casse .rurali e casse agrarie e con quelle
abbiamo combattuto l'usura, con quelle abbiamo dato addosso ai ricchi proprietari.
Noi ci siamo rivolti più volte al Governo^
implorando provvedimenti a favore di quei
poveri contadini, ai quali si faceva pagare
e si fa pagare tuttavia, perfino l'olio per la
lampada.
Poiché è bene che lo sappiate, onorevoli
colleghi, in Sicilia o si è giornatai (cioè si
lavora a giornata la terra e si è retribuiti
nel modo che vi ho detto), ovvero si ha in
subaffitto un pezzo di terra e bisogna subire tutte le angherie e tutti i soprusi dei
campieri, dei soprastanti, i quali perfino
pretendono l'olio per le lampade dai poveri
contadini. (Interruzione del deputato Abisso)„
Noi ci siamo rivolti al Governo e nulla
abbiamo potuto per lunghi anni ottenere.
È venuta la guerra, e con essa, finalmente,,
il decreto del 30 ottobre 1915.
Tale decreto fu dettato dalla ragion di
guerra, ma non per questo, se fosse stato
bene inteso e bene applicato, non avrebbe
potuto apportare dei grandi benefici, poiché
esso è quanto di più largo si possa consentire in questa materia. In esso si dice, infatti, che per gravi necessità pubbliche si
può procedere ad occupazioni temporanee
o anche definitive di immobili.
E certamente fra le necessità pubbliche
erano comprese le esigenze alimentari del
paese ed il bisogno del lavoro della popolazione.
Il Governo però se n'è avvalso soltanto
nel territorio della provincia di Roma, in
cui vennero requisiti in favore di Associazioni agrarie circa quattromila ettari di
terra. Poi il decreto rimase lettera morta.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XXV -
— 6025 V
SESSIONE - DISCUSSIONI
Accanto al detto decreto, altre disposizioni consentirono occupazioni temporanee
e definitive. Così il decreto Miliani, del 14
febbraio 1919, sulla mobilitazione agraria,
che ebbe però pure scarsa applicazione. In
seguito venne fuori il decreto Visocchi, e
poscia quello Falcioni. Ma entrambi non
fecero che peggiorare la situazione e le circolari riservate e le riservatissime le xestrinsero di più.
Si permise l'occupazione dei terreni incolti o quasi, ma solo a parole, mentre,
del resto, tolti i latifondi lontani dall'abitato, terreni incolti non vi erano.
Pertanto i contadini delusi cominciarono
le occupazioni con la forza. 'Essi non volevano le violenze, e non ve ne furono che
in pochi casi. Marciavano con la bandiera
tricolore alla testa, affermando di non volere sangue, e sangue non fu sparso che in
pochissimi casi.
Furono emanati ordini di lasciar fare ;
e talvolta si videro questurini accompagnare le schiere degli occupanti. Ma vennero poco dopo gli ordini più severi, e incominciò la reazione.
I proprietari cominciarono a protestare
energicamente, e allora si misero in movimento tutti gli interessi, tutte le mene e i
desideri; si fece allora macchina indietro,
e cominciarono le proibizioni, cominciarono'
le reazioni, si cominciò a fare alle fucilate,
e si minacciò di trattare i contadini con le
mitragliatrici.
Devo lagnarmi col Governo perchè
tanto rigore ha creduto di spiegare a proposito di queste occupazioni di terre in
Sicilia, facendo quello che esso non aveva
fatto nel nord per le occupazioni delle fabbriche e degli opifici. Nel nord si occupavano fabbriche ed opifìci, si inalzava la
bandiera rossa, e l'onorevole Giolitti rispondeva ad una interpellanza in Senato che
si trattava di semplice contravvenzione.
Non discuto il punto di vista giuridico dell'onorevole Giolitti in questa materia. Noto
il fatto e lo confronto con quello che è avvenuto in Sicilia. Si tratta, come diceva
l'onorevole Colajanni in un suo articolo, si
tratta la Sicilia io questo modo in confronto
al nord ; e si mandano le mitragliatrici contro i contadini della Sicilia, che sono pagati in quel modo che ho detto, contro i
contadini della Sicilia, che producono il
grano che serve alle altre parti d'Italia, e
Viceversa non si pensa a risolvere seriamente ad eliminare definitivamente le
- TORNATA DEL
Camera dei Deputati
29 NOVEMBRE 1920
cause che hanno dato luogo a quei conflitti. (Interruzioni all' estrema sinistra).
Dunque, come- dicevo, mentre il Governo con tanta cura ha esaminato e risoluta la questione metallurgica, non ha fatto
altrettanto per quanto riguarda la condizione dei contadini in Sicilia.
Onorevoli tolleghi, come sono stati applicati quei decreti Falcioni e Yisocchi?
Nella maniera la più indegna, perchè è
stata la forma la più turlupinatrice che
si potesse adottare. (Interruzioni del deputato Mazzoni).
Che cosa accadeva? Mentre la piazza
tumultuava, i prefetti promettevano largamente i decreti di occupazione che dovevano essere la ratifica delle occupazioni che dovevano esser fatte con là
forza, ovvero il riconoscimento di un diritto delle società collettive che andavano
a domandarlo. Ma appena la calma torn a v a e il prefetto si credeva un po' tranquillo, i decreti non si facevano, e i poveri
contadini rimanevano a mani vuote.
PALLASTEELLI, sottosegretario di Stata
per Vagricoltura. Quel che lei dice non è
esatto.
FBONDA. È esatto per il maggior numero dei casi, e potrei perfino citare dei
casi particolari; ma non voglio tediare, specialmente a quest'ora, la Camera con episodi di ordine particolare.
Questi prefetti, onorevoli colleghi, sono
reclutati tra i peggiori travets, perchè si può
essere anche dei travets, e dei bravi travets,
ma generalmente, e non faccio questioni
personali, in Sicilia si mandano i peggiori
elementi.
Ora quando i proprietari si vedono lesi
non nei loro diritti, ma nel loro interesse,
mettono su tutte le cricche, tutte le clientele, spingono verso il prefetto tutte le
possibili pressioni, e questo povero prefetto,,
fra me ed un altro deputato che, supponiamo, vogliamo l'occupazione, e quelli che
non la vogliono, si vede a mal partito, non
vede che il trasloco, o il collocamento in
posizione ausiliaria o il collocamento a riposo.
Ma via ! Questa questione gravissima
della condizione degli agricoltori di Sicilia
non può essere risoluta con quei p reietti.
È necessario, signori del Governo, che a
quelle cariche siano designati uomini politici autorevoli e non modesti travets.
E se fosse presente l'onorevole Giolitti,
gli direi: onorevole Giolitti, mandi prefetti
Atti
Parlamentari
LEGISLATURA XXY -
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6026
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1* SESSIONE - DISCUSSIONI
Camera
- TORNATA DEL 2 9
dei
NOVEMBRE
Deputati
1920
c h e v a l g a n o q u a l c h e cosa e m o d i f i c h i le t zione, la d i s o c c u p a z i o n e , il d i r i t t o dei cont a d i n i , l ' o r d i n e p u b b l i c o . Ciò a t t i e n e p r i n c i disposizioni amministrative, perchè è strap a l m e n t e , come d i c e v a l ' o u o r e v o l e Filici,
no che q u a n d o d u e p r o v i n c e v o t a n o insieal p r o b l e m a della d i s t r i b u z i o n e delia t e r r a .
me p e r i d e p u t a t i , a b b i a n o d i v e r s i p r e f e t t i
Ma c e r t a m e n t e vi è l ' a l t r a g r a v e quecon d i v e r s i p u n t i di v i s t a e c o n d i v e r s e
stione, ed è il p r o b l e m a della p r o d u z i o n e ;
d i r e t t i v e . T u t t o è in m a n o ai p r e f e t t i che
e per q u e s t o noi fin dal 1915 a b b i a m o elavalgono poco o nulla, e t u t t o procede
b o r a t o u n p r o g e t t o di legge che i n o s t r i
male.
amici alla Camera presenteranno.
P A L L A S T R E L L I , sottosegretario di Stato
per Vagricoltura.
H o il d o v e r e di dire che i
N o n p a r l e r ò in q u e s t a sede sulla quep r e f e t t i di Sicilia h a n n o f a t t o t u t t o q u a n t o
s t i o n e del l a t i f o n d o . I l p r o g e t t o v e r r à in
e r a n e c e s s a r i o p e r gli i n t e r e s s i di quella
s e g u i t o in d i s c u s s i o n e ; e d e b b o a n z i p r e g a r e
regione. R e s p i n g o q u i n d i le accuse che soil G o v e r n o p e r c h è q u e s t o p r o g e t t o , che è
no s t a t e f a t t e ai p r e f e t t i .
t a n t o a t t e s o , n o n solo d a i c o n t a d i n i , m a
• F R O N D A . Mi d i s p i a c e che l ' o r a sia t a r a n c h e dai p r o p r i e t a r i , i q u a l i c o m i n c i a n o a
da, p e r c h è p o t r e i c i t a r l e a l c u n i p a r t i c a p i r e in Sicilia la n e c e s s i t à delle p r o v v i colari !
denze, v e n g a al più p r e s t o possibile diE finalmente a b b i a m o a v u t o il d e c r e t o
scusso.
Micheli. U n p o ' t a r d i ; m a è c e r t o u n p a s s o
Voci dall' ettrema sinistra. Ci dica quala v a n t i p e r la soluzione del p r o b l e m a !
che cosa di P a r l a p i a n o .
Segnalo come la più r i l e v a n t e la dispoF R O N D A . P a r l a p i a n o e r a in lista c o n
sizione c h e c o n s e n t e de jure lo s c i o g l i m e n t o
me. I o sono r i u s c i t o ed egli no. O r a P a r dei c o n t r a t t i di l o c a z i o n e . P e r ò in p r a t i c a
l a p i a n o n o n è più mio a m i c o . A b b i a m o
s a r à difficile l ' a t t u a z i o n e , p e r c h è le s u b f a t t o divorzio.
(Ilarità).
l o c a z i o n i si f a n n o q u a s i s e m p r e p e r s c r i t P
R
E
S
I
D
E
N
T
E
. Onorevole F r o n d a , non
t u r a p r i v a t a non registrata.
r a c c o l g a le i n t e r r u z i o n i !
D i p e n d e r à d a l c r i t e r i o e q u i t a t i v o delle
F R O N D A . Voi a v e t e il v o s t r o c r i t e r i o
C o m m i s s i o n i c o n s e n t i r e o no lo scioglisul
d i r i t t o di p r o p r i e t à . N o n v e r r ò c e r t o a
m e n t o ; m a in esse la m a g g i o r a n z a è a did
i
s
c
u t e r l o ora. I l c r i t e r i o c o m u n i s t a è u n
s p o s i z i o n e del p r e f e t t o . È il p r e f e t t o che
c
r
i
t
e
rio rispettabile, per quanto buona p a r t e
dice al d i r e t t o r e della c a t t e d r a a m b u l a n t e :
del p a e s e lo r i t e n g a u n a g r a n d e u t o p i a .
f a t e questa relazione, f a t e l a a questo
P e r ò , fino a q u a n d o q u e s t o c r i t e r i o n o n sia
modo.
r
e a l i z z a t o , c o l l a b o r a t e con t u t t i i b u o n i ,
C O R R A D I N I , sottosegretario di Stato per
con
t u t t i coloro che v o g l i o n o v e r a m e n t e
Vinterno. Q u e s t e sono i n e s a t t e z z e .
che
le
c o n d i z i o n i dei c o n t a d i n i di t u t t a
F R O N D A . P e r la p r o p r i e t à n o n l o c a t a
I t a l i a , m a s p e c i a l m e n t e di quelli del Mezil d e c r e t o p r o v v e d e s o l t a n t o alla r i f o r m a
z o g i o r n o che sono p a g a t i così m a l e e t r a t dei p a t t i a g r a r i , e, n o n i n t e n d o il p e r c h è ,
t
a t i così m a l e , siano m i g l i o r a t e ; c o l l a b o r a t e
sino al m a r z o 1921.
in
t u t t i i m o d i colla v o s t r a p o l i t i c a alle
Ma è p r o p r i o p e r quelle v a s t e zone di
leggi
che d i s c u t e r e m o , e voi, così, assolt e r r e n o c o l t i v a b i l i , t r a t t e n u t e dal p r o p r i e v e r e t e al v o s t r o i n c a r i c o di g i o v a r e al p r o t a r i o in e c o n o m i a e n o n concesse alle afl e t a r i a t o , meglio di quello c h e n o n s t i a t e
fittanze
c o l l e t t i v e , che b i s o g n a v a p r o v v e f a c e n d o qui, e f u o r i di qui, con delle afferd e r e ed e v i t a r e il d a n n o d e l l ' a g r i c o l t u r a
m a z i o n i di i n d o l e t e o r e t i c a , m o l t o d u b b i e
e quello dei p o v e r i c o n t a d i n i !
q u a n d o si t r a t t a della l o r o a t t u a z i o n e .
A L i c a t a vi è u n signore c h e p o s s i e d e
E dico agli amici, c o m p r e s o P a r l a p i a n o .
m i g l i a i a di e t t a r i di t e r r e n o , e n o n è s t a t o
(Interruzione
del deputato
Beltrami).
possibile o t t e n e r e che ne desse u n a piccola
p a r t e alle a f f i t t a n z e c o l l e t t i v e !
C o m p r e n d e t e u n po' q u a l e è la situaP e r la Sicilia s a r e b b e s t a t a n e c e s s a r i a
zione a t t u a l e , a b b i a t e la s e n s a z i o n e del
n o n u n a delle solite Commissioni, m a u n
m o m e n t o . Vi dico che b i s o g n a c e d e r e e
A l t o c o m m i s s a r i o con p i e n i p o t e r i , ed il
c e d e r e in m o l t o , p e r n o n p e r d e r e t u t t o
r i t o r n o al d e c r e t o del 30 o t t o b r e 1915, finquello che a v e t e , p e r c h è oggi noi v i paché n o n si a d d i v e n g a a d u n a legislazione
g h e r e m o , e s p r o p r i a n d o le t e r r e , u n comcompleta e radicale.
penso, che d o m a n i , f o r s e , n o n a v r e t e p i ù .
Le necessità pubbliche, dalle quali prenE dico al G o v e r n o che in q u e s t a m a t e de l e , m o s s e quel d e c r e t o , sono oggi più
ria, p i ù che^in a l t r e , occorre essere a u d a c i ;
g r a v i che nello s t a t o di g u e r r a : la p r o d u e a l l ' o n o r e v o l e Giolitti, che h a f a m a di
Atti
— 6027 —
Parlamentari
LEGISLATURA XXV
-
T
SESSIONE - DISCUSSIONI
semplicismo, io dico che qui occorre essere
più semplicisti che mai. Sì, in questo problema della t e r r a ai contadini, e specie ai
c o n t a d i n i siciliani, onorevole G'iolitti, occorre essere più che mai semplicisti, ed occorre che u n a b u o n a volta il Governo faccia u n a legge che dia la t e r r a ai contadini.
Occorre che venga n u o v a m e n t e in onore
e in vigore quel decreto del 30 ottobre 1915
in maniera estensiva, che p e r m e t t a alle
a u t o r i t à , ma specialmente a un Alto commissario da m a n d a r e in Sicilia, di risolvere
questa g r a v e questione sollecitamente.
Voci air estrema sinistra. V o t a t e contro
il Governo.
F R O N D A . Siete degli ingenui ! Io voto
come il mio dovere politico mi impone; ma
-ciò non toglie che dica liberamente il mio
pensiero.
A t t e n d o d u n q u e dal Governo promesse
•chiare ed esplicite, e s o p r a t t u t t o l o ' a t t e n d o
ai f a t t i . (Applausi al centro — Congratulazioni).
P R E S I D E N T E . Segue l'interpellanza
dell'onorevole C o l a j a n n i al presidente del
Consiglio dei ministri, ministro dell'interno,
e al ministrò di agricoltura, « sul problema
del latifondo ».
L ' o n o r e v o l e Colajanni ha f a c o l t à di
svolgerla.
C O L A J A N N I . Ho p r e s e n t a t o due interpellanze, intimamente* connesse t r a loro :
u n a sul l a t i f o n d o ed u n a «sulla delinquenza
in Sicilia» ma non intendo occuparmi del
latifondo, al quale accennerò solo rapidiss i m a m e n t e . Non i n t e n d o occuparmene, perchè dopo le formali, promesse del Governo
di voler discutere t u t t a la questione delle
t e r r e in Sicilia t r a pochi giorni, mi sembrerebbe superfluo a n t i c i p a r e quello che
molti altri p o t r a n n o dire, e che io stesso
forse sarò costretto di ripetere in quella
occasione.
Senza" che c o n t r a d d i c a le affermazioni
del collega F r o n d a , devo osservare che talune sue" asserzioni sono inesatte, e glielo
dico s o p r a t t u t t o perchè egli ha a v u t o il me- rito di dfre qualche v e r i t à . (Commenti).
Il Govèrno ha commesso, a p r o p o s i t o
del latifondo, u n a piccola gaffe, q u a n d o
fece annunziare l'invio di mitragliatrici e
di tanlcs in Sicilia per reprimere contemp o r a n e a m e n t e il movimento delle t e r r e e il
m o v i m e n t o della delinquenza, due cose che
v a n n o c o m p l e t a m e n t e distinte e separate.
H a esagerato il collega F r o n d a q u a n d o
ha f a t t o credere che le mitragliatrici e le
tanlcs siano v e r a m e n t e a r r i v a t e . Esse furono soltanto a n n u n z i a t e .
|
Camera dei
- TORNATA DEL 2 9
NOVEMBRE
Deputati
1920
C O R R A D I N I , sottosegretario di /Stato per
l'interno. Neanche.
C O L A J A N N I . Perchè ne a b b i a t e f a t t o
a n n u n z i a r e l'arrivo non compete a me dirlo:
certo in Sicilia l ' a n n u n z i o fece dolorosa
impressione, perchè p a r v e che la n e u t r a l i t à
serbata nell'Alta I t a l i a , fosse s t a t a violata
per la Sicilia. E d in Sicilia non c'era assol u t a m e n t e bisogno di violare la n e u t r a l i t à ,
perchè in Sicila i c o n t a d i n i , salvo casi eccezionalissfmi, h a n n o compiuto le occupazioni col c a r a t t e r e di u n a festa campestre;
e niente altro.
Non vi sono stati i conflitti, che invece
si sono verificati altrove, ma, con la musica in t e s t a e le b a n d i e r e tricolore, rossa
e b i a n c a (perchè si sono fusi completam e n t e t u t t i i partiti), i c o n t a d i n i hanno
o c c u p a t o le t e r r e p a c i f i c a m e n t e e lietamente.
E d entro n e l l ' a r g o m e n t o , che è vitale
ed i m p o r t a n t e , della delinquenza in Sicilia.
Ho voluto f a r e in p r o p o s i t o un'inchiesta, f a v o r i t o dalle alte a u t o r i t à della mag i s t r a t u r a , in tre. circoscrizioni di Corte di
appello, r a p p r e s e n t a n t i t r e regioni diverse:
Palermo, Napoli e Milano. Dalle notizie
che ho a v u t o in queste circoscrizioni d'appello di t r e regioni, in diversi p u n t i d ' I t a lia che hanno configurazione economica e
sociale t a n t o diversa t r a loro, ho r i c a v a t o
dei d a t i . v e r a m e n t e terrificanti; perchè abbiamo a v u t o u n a delinquenza v e r a m e n t e
s t r a o r d i n a r i a che deve p r e o c c u p a r c i t u t t i :
deve preoccupare i socialisti come i non
socialisti. Vi dirò t r a poco quello che, per
esempio, gli stessi l a v o r a t o r i della t e r r a
della Sicilia h a n n o da t e m e r e da questa
delinquenza.
/
I o che ho s o s t e n u t o sempre gli interessi
del Mezzogiorno q u a n d o li ho creduto lesi,
potrei m e l a n c o n i c a m e n t e dichiararmi quasi
compiaciuto dalla constatazione che ormai
l ' u n i t à d ' I t a l i a si compie sotto l'influenza
di una delinquenza enorme. I n Sicilia ci
sono due speciali f o r m e di delinquenza:
l'omicidio, che è il più grave dei r e a t i ed
il più a l l a r m a n t e , e l ' a b i g e a t o : ma io ho
visto con dolore, non c o n sodisfazione,
che nella L o m b a r d i a c'è ormai un reato
speciale, che p r i m a non esisteva in I t a l i a :
l'assalto ai treni, assalto ai-treni che è u n a
concezione moderna, che in Sicilia a n c o r a
non si a d o p e r a .
MAZZONI. P e r c h è in Sicilia di t r e n i ce
ne sono pochij! (Si ride)
C O L A J A N N I . Forse anche per questo,
ma non è difficile che questa f o r m a di de-
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Camera dei Deputati
1* SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
linquenza abbia ad estendersi anche al resto^ d'Italia.
In ogni modo, del problema della delinquenza mi occuperò sotto l'aspetto speciale della Sicilia, perchè è la regione che
conosco da più tempo e che ho studiato
con maggiore diligenza; ma il problema è .
grave in t u t t a Italia, ed anche in t u t t a
Europa, come conseguenza sopratutto della
guerra, perchè la guerra ha certamente
prodotto tanto la tendenza all'esercizio
delle proprie ragioni con la violenza, quanto
l'istinto sanguinario.
Parlando dunquè particolarmente della
Sicilia, dopo l'omicidio, che^è il reato che
predomina in modo speciale, viene l'abigeato, un reato che abbonda anche in altre
regioni d'Italia, come nelle Puglie e nella
Sardegna, ma che assume proporzioni veramente vaste per l'appunto in Sicilia.
In Sardegna è anche esteso, ma non
come nella nostra Isola. E poiché ho nominato la Sardegna mi si permetta, poiché
non sono un deputato sardo e non posso
avere ragioni elettorali per dire certe verità, di dichiarare con moltissima sodisfazione che la delinquenza, in quell'Isola, rappresentata sempre come abitata da una
razza maledetta, la frase fu adoperata da
me circa 30 anni or sono, presenta una diminuzione veramènte notevole, ciò che ci
deve confortare e ci deve far sperare che
anche altrove si verifichi quello che là si
è verificato.
La piaga dell'omicidio è veramente spaventevole.
In qualche provincia della Sicilia si commette un numero grandissimo di omicidi.
Ma badate che quando si parla degli omicidi della Sicilia, come di t u t t a Italia, si
deve correggere uno degli errori delle statistiche giudiziarie, errore che non si è voluto mai correggere; si d e v j evitare che
vengano -confusi gli omicidi tentati, con
quelli mancati e quelli consumati.
Su per giù gli omicidi veramente consumati sono poco più della metà del totale
degli omicidi, ma coloro che compilano le
statistiche giudiziarie pare abbiano piacere
di presentare l'Italia di fronte al mondo
come quella che veramente ha la privativa,
il privilegio tristissimo di questo gravissimo
reato.
Quando si parla di omicidi si deve riferirsi ai soli omicidi consumati. Vedo che
un ex-ministro di grazia e giustizia conferma quello che io dico ; ma i ministri
di grazia e giustizia farebbero bene a pub-
blicare delle statistiche nelle quali quando
si parli di omicidio si supponga che vi
sia un uomo morto. Un omicidio dove non
c'è un uomo ammazzato, non è un omicidio, e non si deve mai presentare come un
omicidio.
£ion dirò nulla alla Camera sulla localizzazione degli omicidi. Si è parlato tanto
della provincia di Trapani a proposito delle
condizioni dei contadini. Ma la provincia
di Trapani ha certi centri d'infezione talmente spaventevoli, che io non voglio indicarli perchè non li voglio segnalare al disprezzo e all'odio pubblico.
Il rappresentante del Governo certamente non ignora a che cosa io alludo.
Quando si arriva al punto che in una piazza
si uccidono due uomini contemporaneamente in pieno giorno e nessuno sa niente;
quando si arriva a uccidere, per esempio,
Petrosino,... il fatto è un po' vecchio, ma
è sempre caratteristico ed è importanteperchè, Petrosino era uno che era stato
mandato dal Governo degli Stati Uniti per
studiare la delinquenza della Sicilia, che poi
si ripercuote al di là dell'Atlantico sotto
la forma della Mano Nera. Ora il Petrosino
fu assassinato senza che si sia mai potuto
scoprire da chi. A ogni modo, questi sono
fenomeni gravissimi. (Interruzioni all' estrema
sinistra).
Non mi costringete, onorevoli colleghi,
(io vi darò ragione in questo genere di omicidi nella misura in cui ve la devo dare,
e spero che non sarete malcontenti), non mi
costrìngete a rievocare la storia dei morti...
VACIRCA. Vorrebbe diffamare anche i
morti?... (Eumori).
COLAJAISrin. Ma siamo perfettamente
d'accordo; ho già premesso che su taluni
nomi l'accordo nostro è completo : quindi,
questa protesta è completamente fuori di
luogo.
Continuiamo : noi abbiamo qualche provincia dove gli omicidi sono tanto numerosi quanto in tutto il resto del Eegno.
Ora, tutto questo deve allarmare, e tutto
questo deve richiamare l'attenzione del
Governo.
Noi vedremo se l'abbia _ richiamata sì
o no.
E veniamo all'altro grave reato : l'abigeato.
L'abigeato è un reato che ha conseguenze
economiche grandissime e gravissime, perchè la Sicilia, che ha appena 300 mila bovini (contro un milione e duecentomila
che ne ha la Lombardia con la stessa su-
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA
XXV
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1* SESSIONE - D I S C U S S I O N I
Camera
- TORNATA DEL 2 9
dei
NOVEMBRE
Deputali
1920
C'entra in tutto questo la mafia, di cui
perfide) vede continuamente insidiato quesempre si è parlato in Sicilia : ma non vosto stock zootecnico in proporzioni spavenglio fare su questo un esame che già ho
tevoli. Che volete che io vi dica quando
fatto-esaurientemente altra volta in questa
vi sono abigeati per i quali di pieno giorno
Camera. Ad ogni modo la mafia antica non
si portano via 94 animali bovini, e di queè più l'autrice .dei reati contemporanei. I
sti abigeati ve ne sono parecchi, di guisa
che in poco tempo io ho potuto raccogliere • vecchi mafiosi, sono diventati uomini d'ordine, i vecchi mafiosi non contano, quelli
notizie sopra abigeati che significano la
che contano sono i nuovi, e sono in gran
-scomparsa di 500 bovini?
parte reduci dalle patrie battaglie. Questa
Questo è un danno economico che si riè la verità. (Commenti).
percuote enormemente sulle condizioni della
JSTOÌ naturalmente dobbiamo avvertire le
nostra agricoltura, perchè io non mi perautorità perchè tengano conto di questa
metto di ricordarvi che l'agricoltura è incircostanza, e quindi sappiano agire e provtimamente connessa con l'esistenza degli
vedere.
animali bovini, come con l'uso dei concimi.
Vi dicevo poco fa che anche i contadini
Non parlo di alcune forme recenti di
hanno da deplorare vivamente questa forma
reato, che sono quelle che si svolgono atdi reato. In quel centro di delinquenza
torno all'emigrazione. Ho denunziato il
omicida cui accennavo poco fa, e che
fatto sui giornali e spero che quanto prima
non voglio nominare, i poveri lavoratori
verranno opportuni provvedimenti.
della terra sono ridotti a non condurre più
In questi reati intorno all'emigrazione
gli asinelli, i muli, i cavalli, perchè se
sono implicati disgraziatamente uomini che
escono con le loro bestie, sono sicuramente
voi chiamereste pescicani ; ma di questi
assaltati, e l'audacia dei ladri è arrivata
pescicani purtroppo ne abbiamo avuti in
a tal punto da sequestrare perfino i muli
ogni tempo, prima e dopo la guerra, in
guidati dai soldati quando li conducono ad
Sicilia come fuori.
abbeverare.
Una parola sui reati politici. Indubbiamente l'assassinio di Panepinto ebbe moVACIRCA. Protetti dalla polizia e dai
venti politici ; l'assassinio di Alongi e forse
deputati !
anche quello di Orcel ebbero movente poCOLAJANNI. Lei, onorevole Vacirca,
litico.
che ha presentato un'interpellanza analoga alla mia avrà, in occasione del suo svolDi altri assassinii, di qualcuno almeno,
gimento, il modo di correggermi se sono
vi prego di non farmi dire, perchè non'jdobreticente, o inesatto, o bugiardo. (Commenti).
biamo confondere ciò che è vero con ciò
che non è vero; ciò che fu una vendetta
I contadini, dunque, di questa regione,
privata, ciò che può essere causa di dondi questo centro d'infezione, in meno di un
ne da ciò che non lo è. Ma lasciamo stare i
anno furono derubati di oltre quattrocento
morti: ecco la parola che volevo dire e che è
muli e cavalli: un centro di quattrocentostata così male interpretata, perchè volevo
mila abitanti, un centro esclusivamente
dimostrare che cosa era ed è divenuta la
agricolo, che si trova in queste condizioni,
condizione della pubblica sicurezza in Sivoi ben potete immaginare quale danno ne
cilia.
risenta. (Interruzione del deputato Vacirca).
Vi debbo dire che esiste anche il fenoMa, mi lasci finire ! Lei interrompe per
meno Melchiorre Candino. Diversi di voi
dimostrare che conosce l'argomento. Sta
di Sicilia conoscono l'allusione ; ma, per
bene, ma lasci dire a me, perchè io non tachi non lo sa, Melchiorre Candino è un
cerò nulla, come non ho taciuto per trenta
vecchio malfattore che è riuscito anche
anni, quando su questi banchi voi non c'econ delle qualità in certi momenti buone,
ravate.
perchè mon mancano di tanto in tanto
Si arriva dunque a questa infamia, semquesti individui di fare gli uomini generosi
pre in quei centri d'infezione : che nei rie nobili, è riuscito ad acquistare una
catti, s'impone ai ricattati, di mandare il
grande autorità e per questo la polizia non
denaro con la figlia A anziché con la fiè riuscita mai a scovarlo.
glia B. La figlia A è una bella donna e
l'altra non lo è. A questo siamo arrivati !
Di questa autorità egli si vale per imVediamo dunque, se la Camera, se il Goporre una sovrimposta fondiaria e la magverno, se il Parlamento hanno il dovere di
gior parte dei proprietari della zona, speoccuparsi di questo grave fenomeno. (Apcialmente di Palermo, pagano la sovrimprovazioni).
posta per Candino, il quale manda tran-
Atti
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Parlamentari
LEGISLATURA X X Y
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1* SESSIONE - DISCUSSIONI
quittamente i suoi esattori, cui vengono ,
pagate le quote che esso impone, cosa che
per i proprietari è abbastanza comoda,
perchè dicono : se il Governo non ci sa garantire, è meglio che paghiamo cento lire
all'anno a Candino che ci garantisce.
Ma disgraziatamente il regno di Candino
sta per finire. Candino non è più obbedito.
Ecco il guaio ! (Si ride). Candino fino a questo momento era una bella istituzione,
perchè assicurava una relativa tranquillità
e un relativo onesto godimento dei propri
b'eni. Ma Candino non è più obbedito dalla 1
nuova mafia. Quindi Candino quanto prima \
sarà nièsso a riposo e chissà che non do- J
mandi al Governo una pensione. (Si ride), j
Permettetemi che accenni alle cause
di questo stato di cose ; rapidamente, perchè potrei parlare due o tre giorni sul fenomeno della delinquenza in Sicilia. Parlare due e tre giorni su questo argomento
non sarebbe un fatto nuovo nella Camera
italiana, perchè ricorderete l'interpellanza
dell'antico procuratore generale della circoscrizione di Palermo, il vecchio senatore
Tajani, che parlò per tre giorni, il 25, il
26 e 27 giugno 1875.
Ma mi guarderò bene dall'imitare il
senatore Tajani. Del resto, non lo potrei
fare, perchè mi mancherebbe la voce e sopra tutto l'autorità che egli aveva.
Molti settentrionali parlano spesso con
molta leggerezza delle cose del Mezzogiorno,
senza averlo visitato. Ora ci sono parecchi
socialisti che per l'interesse del partito visitano la Sicilia...
Una voce dall'estrema sinistra. Nell'interesse del proletariato! (Commenti).
CO L A JAN NI. \..per l'interesse del proletariato visitano la Sicilia (io sono di parere diverso, ma ognuno naturalmente mantiene la sua opinione). Ad ogni modo si
parla spesso del clima e della razza. Il
clima e la razza sono fattori quasi immodificabili per taluno.
Ma poco fa ho ricordato l'esempio
della Sardegna che ha lo stesso clima, la
stessa razza, senza che ci siano infiltrazioni,
come ci sono continuamente in Sicilia. Ebbene, la provincia di Sassari ha visto diminuire gli omicidi di oltre il 60 per
cento.
Yi sono ancora altre provincie del Mezzogiorno d'Italia, come la provincia di
Benevento, quella di Avellino, quelle di
Cosenza e Catanzaro e, molto meno, quella
di Reggio Calabria, che hanno visto anche
esse diminuire gli omicidi di oltre il 60 per
Camera
TORNATA DEL 2 9
dei
NOVEMBRE
Deputali
1920
cento in un tempo relativamente breve,
quando si consideri la natura di questi fenomeni.
Quel che si dice per il clima, naturalmente va detto anche per la razza. Questa
nostra tanto maledetta, tanto calunniata
razza (non calunniata da tutti, ma specialmente dai lombrosiani) pure ha fatto miracoli in certi momenti e ha dimostrato
delle trasformazioni rapidissime.
Ricorderò la provincia di Messina, di
cui ha parlato poco fa con molta dottrina
giuridica il collega Fulci. A Messina c'era
una itìafia tanto potente quanto oggi è
quella dei centri di infezione, di cui vi ho
parlato dianzi.
Ebbene è venuto un grande magistrato,
un procuratore del Re, non so se verso il
1870 o il 1871, ha applicato la legge con
giustizia (perché nulla di peggio di applicare le leggi con ingiustizia, sono i fomiti
principali talvolta della delinquenza) ha
applicato la legge con giustizia e le condizioni dèlia provincia di Messina si sono
immediatamente modificate. Messina presenta un insieme di condizioni demografiche
ed economico-sociali migliori di quelle del
resto dell'Isola.
E vedete quanto è vero che le condizioni demografiche e sociali hanno un grande valore: che noi troviamo per l'appunto
in Messina il minimum di delinquenza di
tutta l'Isola, la stessa delinquenza che troviamo nella media dell'Italia.
Quando si bada a questi fenomeni, si ha
la spiegazione di tutto.
E, giacché ho accennato alla demografìa,
permettetemi che ricordi un fatto. Tutti i
movimenti, sia politici che economici, e
tutti i movimenti di deliquenza nelle campagne del Piemonte non hanno attecchito
per tanto tempo (attechiscono oggi, perchè
hanno un carattere politico alquanto diverso). E perchè! Perchè il Piemonte è la
sola regione d'Italia (eCcoci in tema di latifondo) che sopra mille individui della
classe agricola ha circa 600 piccoli proprietari. La Puglia, la Sicilia sopra 1,000
abitanti appartenenti alla classe agricola,
hanno circa 600 o 500 braccianti. Ecco delle
cifre che non hanno bisogno ne di commenti nè di spiegazioni, perchè da sè sole
indicano l'origine di molti fenomeni sociali.
E qui entro in un terreno certamente
non gradito al eappresentante del Governo.
Badate : parlo del Governo in genere, non
mi riferisco a questo o quell'altro Mini-
Atti
Parlamentari
LEGISLATURA XXY -
A
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Camera dei Deputati
i' SESSIONE - DISCUSSIONI - TORNATA DEL 2 9 NOVEMBRE 1 9 2 0
stero, (in questa Camera potrei dire di riferirmi a parecchi Ministeri, perchè ci sono
da quasi trenta anni) ma intendo riferirmi all'ente Governo dal 1860 in poi, e potrei ancora rimontare all'epoca borbonica che ha
trasmesso in eredità al Governo italiano
molte condizione morbose che tuttora favoriscono lo sviluppo della nostra delinquenza.
Noi, onorevoli colleghi, possiamo distinguere dei periodi storici per la delinquenza
in Sicilia: Primo periodo : dal 1862 al 1864,
in cui brilla il generale Govone, che nella
Camera non seppe dire altro a giustificazione dei propri metodi che queste parole:
« la Sicilia è barbara » che provocarono
la risposta che tutti sanno dal ministro Filippo Cordova, il quale disse: « Non" c'è
peggio di un militare messo alla testa del
Governo civile».
Allora si istituì la leva, che in Sicilia
non esisteva al tempo dei Borboni. I nostri
contadini non ne volevano sapere, e nemmeno gli operai. Vi. furono una gran quantità di disertori, e si ebbe la formazione di
bande brigantesche, come nel periodo 19151919.
Furono denunziati questi fatti; avvennero le scene di Palermo del 1866 o poco
dopo; e allora si mandò la prima inchiesta
per la Sicilia, della quale fu relatore Romualdo Bonfadini, un moderato. Basterebbe leggere anche oggi i risultati della
sua inchiesta, per vedere che non c'è bisogno di farne altre.
Egli mise a nudo tutti gli inconvenienti
che si erano deplorati, e che avevano provocato la rivoluzione del '66, e dimostrò
che nella provincia di Caltanissetta - e
questo va detto anche per il problema
i delle strade - ogni chilometro di strada
provinciale era costato molto più di un
chilometro di ferrovia.
Questa è la prima fase della nostra delinquenza.
Venne dopo la rivoluzione del '66, e
l'Amministrazione del generale Medici che
fu la più disastrosa. Pure essendo egli personalmente un galantuomo, fu appunto con*
la sua Amministrazione che riuscì a creare
quella terribile delinquenza che fu denunziata dal senatore Taiani nella seduta del
1875. Allora avvenne che in molti furti si
scoprì lo zampino della questura di Palermo. Tutto ciò fu denunziato in piena
Camera. Si dimostrò allora che il generale
Medici, sempre a fin di bene, organizzò una
maffia della polizia per distruggere la maf-
fia civile, e così si ammazzavano le due
maf&e tra di loro, ed egli ne gongclava,
credendo così di distruggerla.
Invece non fece altro che moltiplicarla
e farla sviluppare ulteriormente e terribilmente,
Si è parlato poco fa dei fasci. Ne so
qualche cosa.
Ma, dopo i Fasci, si credette di mandare
Morra di Lavriano. Dal punto di vista della
delinquenza egli non potè fare nè bene nè
male, perchè ebbe i pieni poteri dello stato
di assedio, e durante lo stato di assedio anche la delinquenza ordinaria subisce una
forte diminuzione. Ma dopo dMui venne
un gran simpatico galantuomo, il generale
Mirri, che non ebbe però tutti i poteri che
aveva avuto il suo predecessore. Questo generale aggravò le condizioni della delinquenza : come? Un solo aneddoto basta a
farlo comprendere, perchè è uno di quegli
aneddoti che hanno un valore indicativo
generale. Si dovevano fare le elezioni suppletive del 1895. Era caduto nelle elezioni
generali un'egregia persona molto intima
di Francesco Crispi, il quale la fece presentare in un altro collegio, in uno dei collegi di cui si è parlato tanto, e a cui ho accennato io, e disse al generale Mirri, che
era un simpatico e onesto uomo, ma non
capiva niente di quello che era governo civile e di quello che era rispetto alla libertà
dei diritti degli elettori, disse : « tale candidato deve riuscire». Allora il generale
Mirri venne a sapere che per poter riuscire
là c'era bisogno dell'azione di un Tizio, il
quale era in carcere per omicidio e per associazione a delinquere. Ebbene il generale
Mirri,, colla sua ingenuità di militare ignorante del governo civile, scrisse in una lettera al procuratore generale di Palermo :
« Senti, fammi il piacere, mettimi in libertà
provvisoria Tizio, perchè di lui ho bisogno
per ragioni elettorali in quel dato luogo ».
Il procuratore generale rispose non molto
severamente, come avrebbe dovuto, ma ad
ogni modo disse che quel che chiedeva era
impossibile a concedersi, e glielo negò. Da
questo episodio potete immaginare tutto
quello che furono i provvedimenti d'indole
generale contro la delinquenza !
Arriviamo così all'ultima fase politica,
al Governo contemporaneo. Badate, non
mi riferisco solamente a quello dell'onorevole Gioiitti, per quanto il Governo del-,
l'onorevole Giolitti, non di oggi, ma di ieri,
possa avere .le sue gravi responsabilità, ma
per vedere qual'è stata l'azione del Go-
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Parlamentari
Camera dei Deputati
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LEGISLATURA XXV -
verno, essenzialmente pervertitrice. Un delegato onesto e coraggioso arrestò un indiziato come organizzatore di un abigeato
e lo arrestò con tutti i buoi rubati. Un deputato...
VACIBQA. Il nome!
COLAJANNI. No, io non vengo qui per
suscitare pettegolezzi !
Se lei sa leggere, forse troverà anche
il nome, ma io non lo voglio denunziare
in questa occasione.
Questo deputato ricorse al ministro e
disse: il delegato Tizio Filano deve andar
via; ed il delegato fu mandato via. Però
in seguito, ad un mio telegramma al ministro, la sede "venne cambiata, ma il reato
scompariva.
Vi sono due episodi recenti, recentissimi, e anche questa volta io non voglio
dire i nomi. Un altro delegato ha la cattivissima idea di arrestare gli autori di un
.abigeato. Trova, come sempre, la refurtiva, manda a chiamare i proprietari dei
bovi, i proprietari riconoscono i bovi, ma
intanto i ladri avevano tanto di bollo, e
tanto di autorizzazione che constatava la
loro buona proprietà, con la firma di un
.sottoprefetto del Regno: (Commenti).
Questo sottoprefétto viene interrogato :
come aveto dato la legalizzazione di questa
proprietà di bovi rubati ?
Credete che il sottoprefetto, che era di
Corleone, abbia confessato il proprio errore ? Ohe abbia detto: l'autorizzazione mi
fu carpita? No: si sdegnò e rispose al delegato che non avrebbe dovuto aver l'ardire di mettere in dubbio l'autenticità della
sua firma.
Lo stesso sottoprefetto fece poi processare quel delegato per un altro titolo, che
si riferiva a quel fatto, ma fortunatamente
il magistrato lo ha assolto.
Un altro sottoprefetto nelle elezioni del
1919 dà il permesso d'armi a circa 50 individui, che erano accusati di associazione
a delinquere, e lo dà alla vigilia delle elezioni !
Una voce. Vecchio sistema !
COLAJANNI. Contro questo sottoprefetto vi fu un'inchiesta, e credo che sia
stato mandato via, ma non ne sono sicuro.
Sarei lieto che fosse stato così. (Interruzioni •— Commenti). Il sottoprefetto- di
Bivona fu punito; ma questo è un- fatto
che può dimostrare quale può essere la
fiducia dei proprietari nel Governo.
FRONDA. Quel sottoprefetto mi fece
accogliere a sassate dalla mafia locale,
1
quando io andai a Bivona col professor
Messina dell'Università di Palermo.
COL A JANNI. Onorevole Fronda, io non
l'ho interrotta.
FRONDA. Io ho detto che lei ha ragione.
COLA JANNI. Io non ho bisogno che i
fatti che affermo siano accertati da chicchessia. Mi sento tanta autorità da poter
esigere che un fatto che io affermo non
possa essere messo in dubbio da alcuno,
poiché ne rispondo, come ne ho risposto
sempre in tutte le occasioni. (Commenti).
Il fatto è che ci fu l'inchiesta e quel
sòttoprefetto venne destituito.
Quello che io ho detto con questi casi
esemplari, vi dà una misura -della fiducia
che la popolazione può avere nelle, autorità governative. Non è cosa che riguardi
questo Governo - i'onorevole Corradini,
il suo predecessore, o i suoi più remoti antecessori - riguarda tutto il sistema dal
1860 in poi.
Io ho parlato una volta - il collega Fulci
ha citato molti suoi colloqui con le autorità, io ne citerò uno solo - io ho parlato
una volta con un colonnello dei carabinieri denunciando alcuni fatti; ed egli mi
rispose: «I proprietari hanno ragione di
non denunciare i reati di cui sono vittime,
perchè si esporrebbero alle vendette dei
deliquenti senza che vi sia nemmeno la
probabilità di vederne punito qualcuno a
tempo debito ».
Questa, posso accertare, è la dichiarazione formale fattami da un colonnello dei
carabinieri. Quindi vedete che l'onestà, se
ha avuto origine dalla mafia - e la mafia
è nata dal mai Governo borghese - è stata
consolidata dall'azione delle autorità governative italiane. Ed è perciò che io ho
scritto un opuscolo intitolato «Nel Regno
della mafia - dai Borboni ai Sabaudi »,
per dimostrare come il sistema non sia migliorato menomamente.
Contro questo opuscolo molti si ribellarono, ma nessuno osò mai smentire le asserzioni che vi si contenevano, e non potevano
smentirle, perchè quelli che io avevo citati
erano fatti autentici, rispondenti pienamente e completamente a realtà.
Una causa secondaria dello sviluppo
della deliquenza è l'impunità sicura ; e
infoco a questo riguardo la testimonianza
dell'amico Dello Sbarba e dell'amico Sacchi.
L'ex-ministro Sacchi ha assistito a parecchie polemiche sulla magistratura ; po4
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Parlamentari
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lemiclie che furono poi giustificate da procedimenti dell'autorità giudiziaria.
Quando io fui apostrofato dal Presidente Biancheri che mi disse : onorevole
Colajanni, lei attacca degli assenti (quasi
che non fosse una necessità attaccare degli
assenti quando questi non sono più deputati), io risposi : « non dubiti, tutto quello
che ho detto qui dentro lo stamperò con la
mia firma, assumendone la responsabilità ».
Ma credete voi che mi sia poi venuta una
querela? Nemmeno per sogno! E non poteva venire, perchè i fatti che io citavo
erano perfettamente verif
Gli assassini, i ladri, si può dire che
hanno la sicurezza della impunità. In ciò
la responsabilità della magistratura è grandissima.
Io vi narro un solo episodio. Fu arrestato, una volta, un individuo accusato di
un piccolo abigeato, per due torelli ; una
miseria di fronte a 92 o 94 buoi.
Si andò nella casa di campagna dell'individuo indiziato, si trovò un coltello da
macellaio intriso di sangue e un vaso con
del sangue da bove. I buoi non si trovarono perchè erano stati venduti e mangiati.
Il ladro fu arrestato e condannato in prima istanza. Fu assolto poi in Corte di appello.
Badate, ci sono gli abigeatari che dicono : Io me ne rido della condanna che
avrò aMistretta, a Catania, a Caltanissetta.
Andrò poi in Corte di appello e'sarò assolto.
Questo è il linguaggio che quei signori tengono.
Anche la forza pubblica ha avuto naturalmente le sue. mende. Qui ho sentito
attaccare spesse volte i carabinieri. Anche
a costo di provocare delle interruzioni devo
confessare che le migliori autorità che abbiamo avuto in Sicilia e a cui la Sicilia
deve qualche gratitudine, sono i carabinieri.
(Commenti).
Facciano, i colleghi dell'estrema, tutti
quei commenti che vogliono, ma questa è
la verità !
Avrei voluto la testimonianza di qualcuno di loro quando feci un viaggio di esplorazione in Sicilia. I socialisti sono andati
spesse volte in Sicilia. Uno trovò nientemeno che nel centro dell'isola non vi sono
case, e questa notizia l'ha data come una
novità nell'Avanti! Bella scoperta!
Per certi reati dobbiamo osservare che
c'è la mitezza delle pene.
Che volete che siano un anno, due anni di
carcere, quando c'è la possibilità di guada-
462
girare 200,000 lire ? Non so se, forse, un
anno di carcere non lo baratterei anch'io
per 200,000 lire! e chi sa se anche qualcuno
di voi non farebbe lo stesso ! (Ilarità). Ogni
pena deve avere la sua speciale importanza,
a seconda delleregioni dove viene applicata,
perchè.la pena di un anno di carcere a
Torino, forse, potrà essere gravissima, mentre in Sicilia, e anche in Sardegna può essere molto mite e si può prendere con molta
leggerezza.
E torniamo al Governo, con un episodio
graziosissimo. Io non nominerò gli uomini,
ma voialtri li potrete facilmente indovinare.
,
Una volta si mandò in Sicilia una autorità per reprimere l'abigeato, un uomo
di grandissimo valore. Questo funzionario,
abilissimo, intelligentissimo, ed anche abbastanza energico, sebbene qualche volta
sapesse ricorrere ai metodi dolci, incominciò ad organizzare la caccia ai delinquenti,
ma subito dopo venne richiamato, e sapete
dove fu traslocato % A Parigi. E vi fu mand a ^ a sorvegliare un altro genere di briganti, a sorvegliare Wilson e Clemenceau,
che all'Italia hanno certamente fatto più
danno che non i briganti. (Si ride).
Oggi c'è un altro funzionario che ho
sentito attaccare qui dentro, il quale avrà
potuto commettere qualche errore, ma state
pur sicuri, egregi colleghi, che egli ha cominciato a dare la caccia sul serio ai delinquenti, e che qualche risultato importante
lo ha già conseguito. Forse ha avuto la
colpa, forse sarà caduto nell'errore di credere a qualche latifondista,ionon lo escludo,
vorrei che ciò non fosse vero, ma non l'escludo; ad ogni modo io posso garentire ai
colleghi che egli si è messo al lavoro con
forti propositi e ha ottenuto *dei risultati
notevoli, e sono sicuro che altri più notevoli ancora ne otterrà.
Ed all'onorevole sottosegretario di Stato
per l'interno, giacché fa segni di assentimento, debbo dire che se rimanderà in Sicilia quell'altro funzionario, a cui ho accennato prima, ce lo mantenga e gli ridia tutti
quei poteri che egli aveva una volta, e sono
certo che otterrà risultati veramente notevoli.
C'è bisogno di riforme nel personale, ma
la riforma del personale non basta. Accanto alla riforma del personale, accanto
alle autorità, accanto alla esatta esecuzione
degli ordini e delle leggi, occorrono anche
provvedimenti preventivi.
Su questi provvedimenti non voglio insistere, perchè la Camera già da quello che
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Parlamentari
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LEGISLATURA XXY
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1* SESSIONE - DISCUSSIONI
ho detto può comprendere quali possan essere questi provvedimenti.
Ma, eertamente, provvedimenti d'indole
sociale occorreranno, se noi vogliamo sperare di veder veramente migliorate le condizioni della pubblica sicurezza. Questa è
la mia raccomandazione, raccomandazione
di cui i colleglli dell'estrema sinistra vo- gliono avere per così dire la privativa, ma
che io posso ripetere, valendomi dei precedenti, perchè ho pronunziato in questa Camera più di trenta discorsi, nei quali raccomandavo provvedimenti radicali.
Al tempo dell'onorevole Giolitti si è
speso oltre un milione per dare la caccia
al brigante Yassalloiia, caccia che fu completamente inutile e che io qualificai come
caccia offembachiana, perchè i giornali di
Palermo annunziavano alla sera dove si sarebbero recate le squadre all'indomani mattina. Era il miglior avviso che si potesse
dare al brigante !
Poi fa ammazzato per ragioni d'indole
privata, e scomparve come sono scomparsi tanti altri.
Non raccomando quindi que.ste caccie
offembachiane, ma chiedo al Governo serietà di provvedimenti e serietà di intenzioni.
Eaccomando al Governo, soprattutto,
che faccia riforme d'indole sociale, che formeranno la base futura della tranquillità
in Sicilia.
Parleremo, a suo tempo, del latifondo,
e ne parleremo con quella stessa libertà
con cui oggi ho parlato innanzi a voi, e vi
ringrazio della deferenza con cui mi avete
ascoltato, dato che io non .sono" oratore,
deferenza per la quale, se ci fosse stato
l'antico Presidente Marcora, vi avrebbe
rimproverato.
lo dico al Governo che c'è una questione del Nord e del Sud, che sarebbe,
menzogna, ipocrisia ed errore di negare.
È certo che essa esiste, ed è certo che vi è
una qualche disparità di trattamento, a
danno del Sud, anziché del Nord, in questa
nostra Italia. Ma molte leggende si spargono in Sicilia, molte cose si dicono che
non sono vere e l'onorevole Fronda ha
dette parecchie inesattezze; ma, nonostante
tutto, tenete presente che il problema esiste e che è elemento di dissidio.
Fra i miei appunti ho una lettera scrittami dal presidente di una associazione
agraria, che è un grande latifondista, e che
ha un'intelligenza al di sotto dei nostri
uscieri. (Interruzioni).
Camera
dei
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Deputati
1920
Questo signore - vedete come si creano
le leggende - protesta perchè la Sicilia
viene t r a t t a t a male, perchè si è fatto uno
stralcio alla legge sul latifondo, e questo
stralcio lo hanno domandato i deputati di
Sicilia !
• -, '
Voci. Non tutti.
COLAJANNI. Non tutti, ma l'hanno
domandato deputati di Sicilia. Quindi l'accusa regionale scompare; ma se questa è
una delle leggende ingiuste, ve ne sono
t a n t e altre'delle quali non mi occupo.
Se fra qualche giorno la Camera vorrà,
io, all'improvviso, ne potrò esporre una
quantità enorme... (Commenti).
E concludo con un ammonimento. Si è
detto che in Sicilia vi è un grande movimento secessionista. Non è vero : per
ora, non è vero. Dico per ora. Ma badate
che nella Sicilia si è pronti a venire alle
mani e anche ai coltelli e ai fucili. Verrà
il giorno in cui, se voi non provvederete,
o signori del Governo, quello che oggi è un
errore, una leggenda, sarà un fatto ; e la Sicilia, se da voi continuerà ad essere trascurata, un giorno dirà : Vengano i Borboni,
venga l'Inghilterra, la Sicilia farà da-sè.
(Approvazioni — Rumori — Commenti).
P R E S I D E N T E . Il seguito di questa discussione è rinviato a lunedì.
Interrogazioni e interpellanze.
P R E S I D E N T E . Si dia lettura delle interrogazioni e delle interpellanze pervenute
alla Presidenza.
CASCINO, segretario, legge :
«Il sottoscritto chiede d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno e il ministro del lavoro
e della previdenza sociale, per sapere se
non credano urgente intervenire, con provvedimenti d'imperio, a difesa dei consumatori e^delle cooperative minacciate dalla
ingordigia e dalle esorbitanze dei monopolizzatori della casa.
« Dugoni ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
commissario generale degli approvvigionamenti e consumi alimentari, per sentire a
quali criteri ha informato il decreto relativo al nuovo ordinamento dei Consorzi
' granari, pubblicato sulla Gazzetta Ufficialo
del 23 novembre 1920.
.
« Dugoni » .
%
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LEGISLATURA XXV -
Camera dei
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Deputati,
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« I sottoscritti chiedono d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, per avere notizie sul grave disastro di Vergiate e per sapere quali
provvedimenti intenda ^prendere a sollievo
delle sventurate famiglie delle vittime e
qua li misure per evitare in futuro tanta
rovina e tante sciagure.
<< Cavazzoni, Mauri, Grandi Achille ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
ministro della guerra, per sapere :
se a Costantinopoli sia dislocata truppa
italiana, ed a quale scopo e per quale motivo ;
se sia vero che, nonostante le precise
norme di un regolamento emanato nel novembre 1919, la maggior parte dei soldati
addetti al distaccamento di Costantinopoli
non sono inviati mjicenza ordinaria di 30
giorni per ogni anno di effettivo servizio ;
se non creda infine che quei soldati
italiani potrebbero più utilmente impiegare
il loro tempo - e ne sarebbero lieti! - i n
Italia, ad un lavoro proficuo, piuttosto che
stare laggiù a guardia della Mezzaluna.
«Alessandri».
a
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, circa le condizioni dell'Amministrazione municipale di Centuripe.
«D'Ayala».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, circa la necessità di por
fine alle condizioni anormali del municipio
di Catania con una gestione commissariale.
« D 'Ayala ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
commissario generale degli approvvigionamenti e" consumi alimentari - riferendosi
alia risposta avuta alla sua interrogazione
relativa all'ente autonomo dei consumi di
Catania - sulla condotta del prefetto di
Catania che, con visibili pretesti, non procede alla nomina del commissario straordinario, secondo gli ordini superiori ed in
base- al disposto dell'articolo 11 del decreto
luogotenenziale 2 agosto 1916.
« D'Ayala ».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, sulla vergognosa parti-
gianeria del prefetto di Catania durante
le elezioni amministrative della provincia
di Catania sino al punto di rinviare di due
settimane senza alcun motivo le elezioni di
Trecastagne.
« D'Ayala ».
« I sottoscritti chiedono d'interrogare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno, per conoscere le cause
dello scoppio del polverifìcio di Vergiate,
per domandare quali provvedimenti intenda prendere il Governo per soccorrere
le famiglie delle vittime e per evitare il ripetersi di simili disastri, «e?
«Besana, Bignamí, De Capitani».
« Il sottoscritto chiede d'interrogale il
ministro della guerra, per conoscere quale
sorte deve seguire un giovane della classe
del 1898, espatriato in Argentina prima di
aver compiuto 16 anni e presentatosi in seguito in data I agosto 1920 al proprio distretto di leva, e se cioè lo stesso possa
essere rilasciato o sia ritenuto a compiere
il regolare periodo di servizio militare.
(L'interrogante chiede la risposta scritta).
« Buggino ».
-
V
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« I sottoscritti chiedono d'interrogare il
ministro delle finanze, per conoscere se
non creda equo e£ opportuno, in seguito
al sensibile aumento delle tariffe tramviarie, che maggiormente si ripercuote sulla
classe impiegalistica, priva di ogni mezzo
di rivalsa, elevare congruamente e d'urgenza, Pinsufficiente indennità di disagiata
residenza percepita dai funzionari del Deposito tabacchi lavorati di Boma. (GVinterroganti chiedono la risposta scritta).
« Federzoni, D'Ayala».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
ministro degli affari esteri, per sapere quali
provvedimenti abbia preso, a favore dell'italiano avvocato Giovan Battista Marotti, da più mesi detenuto dal Governo
serbo e ultimamente trasportato nelle carceri di Cilli, per nessun altro reato che
quello di pensare e sentire italianamente.
(L' interrogante chiede la risposta scritta).
«Siciliani».
« Il sottoscritto chiede d'interrogare il
ministro degli affari esteri, per sapere se
gli consti che dei nostri connazionali che
risiedevano in Austria-Ungheria prima della
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t
guerra i quali avevano depositati nelle
Casse postali di quello Stato delle somme
di danaro, sinora non lianno potuto ritirare i loro depositi ; e, in caso affermativo,
quali provvedimenti egli intenda prendere
onde a quei nostri connazionali sia data
loro la possibilità di ritirare i loro sudati
risparmi. (L'interrogante chiede la risposta
scritta).
« Santin Giusto ».
« Il sottoscritto chiede d'interpellare il
presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno e il ministro dei lavori
pubblici, per sapere se il Governo reputi,
in massima, merito o colpa, per un. noto
funzionario delle Ferrovie d-ello Stato, proveniente dal Ministero dei lavori pubblici,
l'avere sostenuta una campagna dottrinale
e forense, nel settembre 1897-1905; in difesa
dello Stato e contro le ex-Società Mediterranea, Adriatica e Sicula, in materia di
polizia ferroviaria, per la quale ottenne la
proposta di promovibilità per merito distinto, e l'avere poscia, con lunghi, perseveranti, vittoriosi studi, propugnatà, in
omaggio alla logica giuridico-amministrativa, alla unicità e dignità dello Stato, al
bisogno di evitare enormi sperperi e realizzare vistose economie, la trasformazione
dell'azienda autonoma dell'esercizio in vero
e proprio Ministero delle ferrovie: trasformazioni, già oggetto di un disegno di legge
del Gabinetto Sonnino-Eubini, delle proposte della Commissione Beale, presieduta
dal senatore Chimirri, nonché di frequenti
dibattiti parlamentari e di ordini del giorno
d'importanti nuclei del personale ferroviario ; e se, non ritenendo la colpa, non reputi doveroso disporre, anche colle facoltà
consentite dall'articolo 3 della legge 7 luglio 1907, n. 429, una severa inchiesta per
fare giustizia del notorio, sistematico, demoralizzante trattamento di persecuzione,
a cui viene assoggettato il funzionario suddetto.
« D'Ayala».
P R E S I D E N T E . Le interrogazioni teste
lette saranno inscritte nell'ordine del giorno
e svolte al loro turno, trasmettendosi ai
ministri competenti quelle per cui si chiede
risposta scritta.
Così pure le interpellanze presentate
oggi saranno inscritte nell'ordine del giorno
e svolte al loro turno, qualora i ministri
a cui sono rivolte, non vi si oppongano
nel termine regolamentare.
La seduta termina alle 19.25.
Ordine del giorno
per la seduta di
domani.
Alle ore 15.
1. Interrogazioni.
2. Seguito della discussione
legge :
del disegno di
Modificazioni delle norme concernenti
le elezioni amministrative (Nuovo testo 469
e 292-Us).
Il Capo dell'Ufficio di Revisione
e
Stenografia
PROF. T . TRINCHERÀ
Roma, 1920 — Tip. della Camera dei Deputati.
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Resoconto stenografico della seduta