Natale 2012
COMUNITÀ
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BOLLETTINO DELLE PARROCCHIE DI CENIGA, DRENA E DRO
anno XXVIII - n. 2
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Il saluto
Saluto del parroco
Ed è
di nuovo
Natale…
don Stefano
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Sì è vero, il tempo corre e passa e tante
volte ci lasciamo cogliere di sorpresa. È
già ora di celebrare il Natale di questo
2012, di quest’anno tutto particolare.
E quest’aria di crisi influisce su tutta la
vita delle nostre comunità, ma non permettiamo che influisca sulle speranze
e sulla luce che nel Natale andiamo a
cercare.
E’ difficile trovare le parole giuste per
augurare buon Natale. E forse le parole
non riescono a dire molto. Una cosa è
certa: nel Natale Dio, Colui che è Creatore e Onnipotente, diventa uomoBambino nella semplicità di una mangiatoia a Betlemme. L’Angelo Gabriele
dice a Maria: Nulla è impossibile a Dio.
In questo Natale vorrei lasciare a tutti
voi come augurio questa Parola: Nulla
è impossibile a Dio. E se nulla è impossibile a Dio possiamo aprire il cuore
alla speranza perché con l’Emmanuele,
il Dio con noi che ci viene annunciato
nella Feste Natalizie, anche il Nuovo
Anno farà meno paura.
Se nulla è impossibile a Dio possiamo sperare di non sentire più notizie
di guerre e di violenze, di vedere le famiglie che van tutte d’accordo, di non
assistere più alla chiusura di fabbriche
e posti di lavoro, di non vedere gente
che si dispera perché ammalata o incapace di arrivare alla fine del mese…
Tutto questo speriamo di trovarlo sotto
l’albero di Natale. Ma probabilmente
non succederà perché è vero che nulla è
impossibile a Dio, ma è anche vero che
Dio ha bisogno di noi.
Il regalo più importante che possiamo
chiedere a Gesù Bambino è che apra
il cuore di ogni uomo alla solidarietà,
alla bontà e all’amore e non solo per la
settimana di Natale, ma in ogni giorno
dell’anno.
E allora è vero che è di nuovo Natale,
ma dobbiamo fare in modo che il nostro Natale sia finalmente vissuto in un
modo nuovo. Questo è l’anno che la
chiesa ci invita a dedicare alla crescita
nella fede, mettiamo più fede nel nostro Natale, nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità
e allora veramente potremo sperare in
qualcosa di più.
A tutte le famiglie di Drena, Ceniga
e Dro giungano i migliori auguri per
un Santo Natale e per un buon nuovo
anno.
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Orari celebrazioni periodo natalizio
Orari
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Confessioni:
Domenica 23 dicembre ore 20.00 Chiesa di Dro celebrazione Comunitaria della penitenza. Alla conclusione, con la presenza di diversi sacerdoti viene data la possibilità delle
confessioni individuali.
Lunedì 24 dicembre
Dro: 9.30 - 11.00 / 14.30 - 18.00 - Drena: 14.30 - 16.30 - Ceniga: 14.30 - 15.30
Saranno presenti nei vari momenti oltre al parroco, padre Michael,
don Giovanni e padre Ferdinando
Sante Messe:
Ceniga:
Lunedì 24 dicembre Santa Messa vespertina di Natale - ore 20.30
Martedì 25 dicembre Natale del Signore Santa Messa - ore 9.30
Mercoledì 26 dicembre Santo Stefano Santa Messa - ore 9.30
Lunedì 31 dicembre Santa Messa di ringraziamento con il Te Deum - ore 19.30
Martedì 1 gennaio Santa Messa di Inizio Anno con il Canto del Veni Creator - ore 9.30
Drena:
Lunedì 24 dicembre Santa Messa della Notte di Natale - ore 22.30
Martedì 25 dicembre Natale del Signore Santa Messa - ore 10.30
Mercoledì 26 dicembre Santo Stefano Santa Messa - ore 10.30
Lunedì 31 dicembre Santa Messa di ringraziamento con il Te Deum - ore 18.00
Martedì 1 gennaio Santa Messa di Inizio Anno con il Canto del Veni Creator - ore 10.30
Domenica 6 gennaio festa dell’Epifania ore 14.30 benedizione dei bambini e preghiera
davanti al presepe
Dro:
Lunedì 24 dicembre Santa Messa della Notte di Natale - ore 24.00
Martedì 25 dicembre Natale del Signore Santa Messa - ore 8.00 - 10.30 - 18.00
Mercoledì 26 dicembre Santo Stefano Santa Messa - ore 18.00
Lunedì 31 dicembre Santa Messa di ringraziamento con il Te Deum - ore 18.00
Martedì 1 gennaio Santa Messa di Inizio Anno con il Canto del Veni Creator
ore 8.00 - 10.30 - 18.00
Domenica 6 gennaio festa dell’Epifania ore 14.3durante la Santa Messa delle 18.00
benedizione dei bambini e preghiera davanti al presepe
DOMENICA 30 DICEMBRE Festa della Sacra Famiglia ricordo degli anniversari 2012
Variazione orario Sante Messe
Proprio nel tentativo di facilitare una maggiore partecipazione, soprattutto delle
famiglie, alla Celebrazione della Messa domenicale e festiva, con i Consigli Pastorali
si propone, per i mesi invernali, di celebrare la Santa Messa serale della domenica a
Dro alle ore 18.00. Ci auspichiamo sia una proposta gradita ai più.
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Comunità
DOMENICA 13 GENNAIO Battesimo di Gesù, sono invitate le famiglie dei bambini
battezzati nel 2012
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Anniversari
5 anniversari di vita consacrata
GRANDE FESTA
PER I NOSTRI
SACERDOTI
“COMPAESANI”
DOMENICA 23 SETTEMBRE 2012
Elvira Angeli
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È stata una giornata di grande festa soprattutto per le due comunità di Dro
e Ceniga. Durante la S.Messa delle
10,30 sono stati ricordati quattro anniversari di ordinazione sacerdotale e di
professione religiosa:
Don Renzo Flessati – salesiano con
70 anni di professione religiosa. Purtroppo non presente perché anziano e
ospite della casa di riposto di Castel
Godendo.
Don Zelindo Trenti – salesiano con
50 anni di ordinazione sacerdotale
Padre Matteo Giuliani – francescano
con 40 anni di ordinazione sacerdotale
Padre Ezio Tavernini – cappuccino
con 20 anni di ordinazione sacerdotale
Abbiamo inoltre ricordato anche il nostro diacono Mario Fontana per i suoi
20 anni di diaconato permanente dei
quali sei trascorsi fra di noi.
I sacerdoti festeggiati hanno una cosa
in comune: provengono tutti dalle nostre due comunità, da esse sono partiti
anni or sono dicendo Si a Dio e cominciando così il loro ministero nella vigna
del Signore.
Questo momento gioioso ci ha fatti ri-
flettere sul grande dono delle vocazioni
e nello stesso tempo ha assicurato loro
il nostro pensiero, le nostre preghiere
che li accompagneranno nella loro missione. Al termine della celebrazione ci
siamo trovati tutti insieme all’oratorio
per il pranzo comunitario, occasione
d’oro per sentirci tutti fratelli radunati
nel nome del Signore.
Dalla fede della nostra gente sono nate
queste vocazioni, preghiamo allora il
Signore che faccia fiorire nelle nostre
comunità, adesso come allora, numerosi
sacerdoti, religiose/i e famiglie cristiane.
Signore, accresci la nostra fede!
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Storia di vita
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di Vittorio Colombo
Quando don Stefano mi telefonò
nei primi giorni di settembre, per dirmi
che la comunità cristiana di Dro celebrava il 50° di ordinazione presbiterale
di don Zelindo Trenti e pensava di associare a tale celebrazione altri anniversari, fra cui il mio 20°, mi sono rallegrato e anche preoccupato.
La gioia veniva dal rivivere quell’evento
che mi aveva cambiato la vita. Ricordo
un’espressione che l’allora parroco don
Luigi Amadori, disse a mia madre in
quei giorni: “D’ora in poi Ezio non è
più tuo”, si, perché mettersi alla sequela
di Cristo sacerdote che offre se stesso,
vuol dire dare la vita ogni giorno, il
prete e frate, non ha un giorno libero
dal suo essere prete, nell’esercizio di un
ministero che chiede tutto di noi, i nostri pensieri, i sentimenti, la volontà, le
forze, il corpo, le cose, il denaro.
E la preoccupazione mi veniva nel
guardare a ritroso e trovare tante piccole e grandi infedeltà al mio essere frate
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e prete. Naturalmente prevale la fiducia, per sapere in
Chi ho riposto la mia vita.
La celebrazione è stato
un immergermi nei ricordi, aiutato dalla sapiente
esperienza di don Zelindo, così come l’ha espressa
nell’omelia, tanto da poter
dire ancora una volta, ne
domenica
valeva la pena, rifarei il pas23 settembre
2012
so fatto della scelta di consacrarmi al Signore. Grato
a tutti per la solidarietà
espressa nei modi più diversi, e dei doni
ricevuti, fra cui il bel quadro del prof.
Carlo Fia, raffigurante “Cristo, pensoso
palpito, astro incarnato nell’umane tenebre” (Dolore di Giuseppe Ungaretti).
A don Stefano e a tutti, il mio grazie, il
Signore vi dia pace, fra Ezio Tavernini.
Don Stefano e Amici carissimi di
Dro. Con vero piacere rispondo all’invito di don Stefano e del Consiglio Pastorale e mando un pensiero sulla Festa
del 23 settembre.
Ho vissuto e porto ancora viva la percezione di grande simpatia e affetto
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alcuni pensieri
dei festeggiati...
e
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n
ig
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Anniversari
vissuti nella celebrazione del mio 50°
e degli altri anniversari di Sacerdozio.
È stata davvero una bella occasione per
dirci la gioia di sentirci insieme come
Comunità che celebra il sacerdozio e
ringrazia Dio con fervida partecipazione. Certo la premurosa e accorta avvedutezza di don Stefano, la viva e dinamica iniziativa del Consiglio Pastorale
hanno dato un contributo decisivo alla
felice riuscita di tutti i momenti della Festa. Alcuni particolarmente intensi,
come la celebrazione
dell’Eucaristia con la
qualificata ‘Schola’, la
viva
partecipazione
dell’Assemblea, il gioioso ricordo di diversi
anniversari…
Ma è stata una vivace manifestazione di
solidarietà e di incontro anche il sontuoso
pranzo condiviso: tra
Festa anniversari:
l’altro, le diverse famianni
don Renzo di 70
glie riunite per l’occaprofessione
Flessati
religiosa
sione mi hanno condon Zelindo 50 anni
sentito di riconoscere
Trenti
di sacerdozio
con grande soddisfazione e di salutare
personalmente molti dei presenti che,
isolatamente, avrei fatto fatica ad identificare, dati i tanti anni di assenza dal
Paese.
E consentitemi: sono solito dire che la
mia ‘è la più bella Valle del mondo’; ora
dovrò aggiungere che quella del mio
Paese è la più cordiale Comunità della
Chiesa italiana.
Oltretutto, naturalmente, è stata una
felice occasione per rivivere la mia
esperienza di cittadino di Dro, ‘profugo’
da un mondo che per tante attestazioni
di affetto e di amicizia mi appartiene e
porto con me, anche a Roma, con una
punta sempre affiorante di gratitudine
e di… nostalgia.
Davvero un grazie affettuoso,e una benedizione di cuore a ciascuno di quanti
ho potuto rivedere con vivissima soddisfazione.
Don Zelindo
Lo scorso mese la Comunità di Dro
ha voluto festeggiare gli anniversari di
ordinazione e di professione religiosa
di alcuni suoi sacerdoti, ed ha anche
padre Matteo 40 anni
Giuliani
padre Ezio
Tavernini
di sacerdozio
20 anni
di sacerdozio
diacono Mario 20 anni
Fontana di diaconato
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fra Ezio Tavernini
don Stefano Anzelini
padre Matteo Giuliani
don Zelindo Trenti
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voluto ricordarsi del mio 20°di ordinazione diaconale.
Anche se la maggior parte del mio
servizio ecclesiale l’ho esercitato nelle
mie terre del Primiero, ho ricevuto con
piacere l’ ìnvito a partecipare alla festa
da parte della mia nuova Comunità che
frequento da circa sei anni, apprezzandone la generosità e la frizzante vivacità.
Intendo quindi ringraziare sinceramente il Consiglio Pastorale, il nostro splendido Parroco, la Comunità intera che si
è stretta attorno a noi in questa bella
occasione, dimostrando una comunione
veramente fraterna che è caratteristica
della Chiesa stessa di Cristo.
Un grazie particolare per i doni ricevuti: un camice ed un quadretto della
nostra bella chiesa parrocchiale in un
suggestivo abito invernale con una
abbondante nevicata in atto che mi
ha rievocato le nostre chiese di montagna verso Natale! Grazie anche del
momento conviviale con la presenza di
tanti amici, con un particolare accento
di gratitudine per quanti hanno faticato nei preparativi e nella ottima cucina!
Che il Signore vi benedica tutti!
Mario e Gabriella Fontana
Anniversari
7
padre Michael
i
diacono Mario Fontana
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padre Tommaso Flaim
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Vorrei ringraziare quelle persone che hanno condiviso insieme a me quei bei momenti
di lavoro in cucina per la festa degli “anniversari”. Persone che hanno collaborato con
entusiasmo e vivo amore per la Comunità Parrocchiale: la professionale cuoca Lauretta che ha coordinato con passione, la super
coppia Alfredo e Lorena i quali in silenzio
e allegria hanno contribuito alla migliore
riuscita e lo staff camerieri Laura - Paola
- Daniela - Nicole - Corrado - Katia che
hanno elegantemente servito il pranzo.
Un grazie particolare a don Stefano che
ha alimentato e aiutato il nostro entusiasmo!!!!
Sebastiano
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Anniversari
Anno della fede
UN’OCCASIONE DI RIFLESSIONE SULLA FEDE
DELLE NOSTRE COMUNITÀ
Nel documento che indice l’anno della fede, Benedetto XVI scrive: «Non possiamo
accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta. Anche l’uomo di oggi
può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù,
che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva.
Dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in
modo fedele, e del pane della vita, offerti a sostegno di quanti sono suoi discepoli.
L’insegnamento di Gesù, infatti, risuona ancora ai nostri giorni con la stessa forza:
“Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”.
L’interrogativo posto da quanti lo ascoltavano è lo stesso anche per noi oggi: “Che cosa
dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?” Conosciamo la risposta di Gesù: “Questa è
l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Credere in Gesù Cristo, dunque,
è la via per poter giungere in modo definitivo alla salvezza.»
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A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano secondo (11 ottobre 1962) il
Papa invita tutta la Chiesa a rinnovarsi
nella fede. L’anno della Fede forse non
ci presenterà grandi proposte o particolari eventi colmi di emozione, ma auspichiamo che, per le nostre comunità,
possa essere un’occasione per approfondire la propria fede, per riscoprirla e per
fare entrare la fede in Gesù Cristo un
po’ di più nella vita e nelle scelte di tutti
i giorni. Nelle nostre parrocchie sono
presenti molti segni della fede. Tante persone, sia tra i giovani che tra gli
adulti e gli anziani, sanno testimoniare
il loro credo attraverso atteggiamenti e
scelte che sono coerenti con il Vangelo
e sono di sicuro esempio e stimolo per
tutti. Ma molto cammino ci sta davanti. È veramente necessario riscoprire il
senso e la pratica della fede nelle nostre
famiglie. Non è solo una questione di
chiese che si svuotano, ma si tratta di
qualcosa di più profondo. Quando la
fede si riduce solo a teoria o a scelta di
opportunità, si svuotano i cuori e gli
animi delle persone e vanno a perdersi
quei principi e quei valori che danno
un senso più alto alla vita umana. Se
non ci impegnamo un po’ di più, le no-
stre parrocchie rischiano di diventare
solamente Enti civilmente riconosciuti erogatori di servizi, e non comunità
di credenti, popolo di Dio che cerca di
camminare nella storia in questo tempo e in questo luogo. Spesso si rattrista
il cuore nel vedere come da parte di
tante, troppe famiglie, il discorso della fede viene messo all’ultimo posto, se
ancora un posto gli viene dato. Risulta
molto sconsolante vedere come tutti
son pronti a fare Battesimi, Prime Comunioni e Cresime non mantenendo
poi gli impegni presi: nel battesimo si
domanda “chiedendo il battesimo per
i vostri figli voi vi impegnate ad educarli secondo la legge di Cristo e della
Chiesa, siete consapevoli di questa responsabilità?” Si risponde di sì perché
altrimenti il parroco conclude lì la celebrazione o perché ne siamo convinti?
La risposta a questa domanda è evidente se noi guardiamo quanti ragazzi
e giovani delle nostre comunità, non
dico partecipano alla Messa domenicale, ma nemmeno colgono le altre
occasioni di incontro e di riflessione o
di svago proposte nell’ambito parrocchiale. L’Oratorio non è una struttura
che mette a disposizione sale, ma è una
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inestirpabile, l’uomo è stato creato per la
relazione con Dio ed ha bisogno di Lui».
Per questo la fede non è un accessorio,
un optional, ma è necessaria all’uomo
più ancora del cibo e dell’aria che respira. Allora diventa un augurio ed una
preghiera quanto dice il Papa: « Dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci della
Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in
modo fedele, e del pane della vita, offerti
a sostegno di quanti sono suoi discepoli.»
Cogliamo quelle piccole occasioni che
ci vengono proposte per riscoprire e
rinnovarci nella fede.
d.S.
In quest’anno particolare
dedicato alla fede, come
zona pastorale, abbiamo avuto la grazia di iniziare questo
cammino con il pellegrinaggio
alla Cattedrale. Infatti il nostro
Arcivescovo Mons. Bressan ha
voluto celebrare gli 800 anni
dall’inizio della costruzione
dell’attuale duomo di Trento,
invitando, in questo anno giubilare della Cattedrale, tutte le comunità della Diocesi a recarsi in
pellegrinaggio nella sua chiesa.
È toccato proprio alla nostra zona
pastorale dare avvio a questi appuntamenti domenica 2 dicembre.
È stata un’occasione importante di incontro e di cammino di fede. Dopo i
brevi percorsi proposti nelle nostre Parrocchie, ci siamo ritrovati, provenienti
in tanti modi diversi e da strade diverse,
nella Basilica di Santa Maria Maggiore
dove siamo stati accolti ed introdotti
alla preghiera dai canti dei tanti coretti
della nostra zona che si sono radunati
insieme per animare la preghiera. Attraversando insieme in processione le
vie della città e piazza del Duomo, ac-
compagnati dalle invocazioni delle litanie, siamo entrati, accolti sulla porta di
San Vigilio dall’Arcivescovo, nell’antica Cattedrale di Trento, chiesa madre
della nostra comunità Diocesana.
Un’emozione particolare è stata data a
tutti dall’imponente coro che animava
la liturgia: 200 cantori delle nostre Parrocchie che insieme hanno dato l’impressione di una chiesa che cammina in
comunione: i coristi stessi, i pellegrini,
i parroci e l’Arcivescovo si sono meravigliati di fronte all’abside del Duomo
straripante di cantori.
Nel duomo stracolmo di pellegrini
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proposta, un ambito della vita parrocchiale e comunitaria. Dice ancora il
Papa: «L’uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche
senza di Lui?». Da questa domanda dipende il significato di questa proposta
dell’anno della fede. Perché se le cose
andassero bene anche senza Dio (ed è
così?), la decisione di credere sarebbe
in fondo, irrilevante. Benedetto XVI ha
il coraggio di rispondere con chiarezza
e semplicità: «se l’uomo dimentica Dio,
“perde” sempre di più la vita, perché la sete
di infinito è presente nell’uomo in modo
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Anniversari
siamo stati introdotti alla Celebrazione dal saluto di un rappresentante dei
consigli decanali che ha presentato la
realtà delle nostre comunità, tante cose
belle e positive accanto a tanti passi
ancora da fare e lo stesso Arcivescovo
ha invitato ad impegnarsi insieme a
fare questi passi nella fede. Prima della
benedizione il Parroco di Riva, ringraziando l’Arcivescovo per la sua presenza, esprimeva la volontà di impegnarsi
in questo: un impegno che deve essere
di ciascuno di noi.
Per sapere di più...
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La chiesa cattedrale è quella nella quale
si trova la cattedra del Vescovo, segno
del magistero e della potestà del Pastore della Chiesa particolare, nonché
segno dell’unità di coloro che credono
in quella fede che il Vescovo proclama
come pastore del gregge. In essa, nei
giorni più solenni, il Vescovo presiede
la liturgia e consacra il sacro crisma e
celebra le sacre ordinazioni. Per questo
la chiesa cattedrale giustamente deve
essere considerata il centro della vita
liturgica della diocesi.
In quest’anno 2012 la Chiesa Tridentina con il suo Pastore vuole ricordare
l’ottavo centenario dell’inizio della costruzione dell’attuale Cattedrale, per
volontà del Principe Vescovo Federico
Vanga.
La prima data certa riguardo alla Chiesa di Trento è quella dell’anno 381,
quando al Sinodo (Concilio) di Aquileia è segnalata la presenza del Vescovo
di Trento Abbondanzio.
La prima costruzione è la basilica paleocristiana (larga 14 metri e lunga
quasi 50) del VI secolo edificata sul
sepolcro di San Vigilio, nel IX secolo il Vescovo Iltigario “rinnovò l’Altare
della chiesa, lo edificò e vi ripose preziosissime reliquie di Santi”; il Vescovo Udalrico II (1022-1055) “fondò la
cripta, soprelevò l’Altare, e migliorò
l’assetto dell’intera chiesa”; il Vescovo
Altemanno (1124-1149) “restaurò a
nuovo la chiesa di San Vigilio, la consacrò (18 novembre 1145) e vi ripose
le reliquie dei Santi martiri Vigilio, Sisinio, Martirio e Alessandro, e di altri
Santi”; l’attuale costruzione fu progettata per iniziativa del Vescovo Federico Vanga (1207-1218) ed edificata da
Adamo d’Arogno (Canton Ticino) e
dai maestri comacini, sopra l’antica
basilica paleocristiana (ad un livello di
due metri e mezzo più alto della precedente); dal 1545 al 1563, pur in fasi
diverse e con interruzioni, qui, oltre che
nella chiesa di Santa Maria Maggiore,
si tennero le Sessioni (riunioni solenni
di deliberazione e approvazione) con
la presenza di Legati papali, Cardinali, Vescovi e teologi, del 19° Concilio
ecumenico della Chiesa cattolica, detto
appunto Concilio di Trento o Tridentino; nel 1682, per volontà del Vescovo
Francesco Alberti Poia venne aggiunta, sulla fiancata meridionale, la così
detta “Cappella Alberti”, per ospitarvi
il Santo Crocifisso. Negli anni 17391743, per un voto della città di Trento,
risparmiata dall’assedio del generale
francese Vendôme, il presbiterio venne
abbassato, fu eliminata la cripta e realizzato l’attuale Altare con il baldacchino; negli anni 1963-1977 l’Arcivescovo
Alessandro Maria Gottardi dette impulso agli scavi e ai lavori archeologici
che hanno riportato in luce le vestigia
della basilica paleocristiana e le successive articolazioni della Cattedrale, ricavandone la cripta, oggi detta di Santa
Massenza, e l’aula San Vigilio per la
sepoltura dei Vescovi.
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Anniversari
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Caccia al Tesoro
INSIEME È PIÙ BELLO. NE ABBIAMO LA CONFERMA!
to da una squadra i “Cerca Trova”, ma
condiviso poi con tutti. Si trattava di
piccoli sandali simbolo e ricordo della
giornata.
Nel pomeriggio dopo esserci rifocillati in Seminario, ci siamo spostati nella
Chiesa di Santa Maria Maggiore per
animare la processione che ci ha portato al Duomo. Nella Cattedrale abbiamo concluso con la Celebrazione
Eucaristica alla presenza del nostro
Arcivescovo il pellegrinaggio.
Insomma una bellissima giornata!!!
E’ stata una fantastica esperienza, spetta a noi buttarci, e cogliere le occasioni
che ci vengono proposte, perché insieme è più bello.
Laura
www.giovanioratoriodrodrena.it
COMUNITÀ
Siamo partiti in punta di pieni, mentre
il paese si stava risvegliano, per andare
a Trento. Si, perché nel pomeriggio di
domenica 2 dicembre c’è stato il pellegrinaggio alla Cattedrale per l’VIII
centenario dalla sua costruzione. Per
questa grande occasione la pastorale
giovanile zonale ha messo in programma, per i ragazzi, una fantastica caccia
al tesoro nelle vie di Trento.
Noi partiti timidamente, ma entusiasti,
siamo stati subito accolti dagli animatori e da tutti i giovani arrivati dalla
“busa” con allegria. Ad ogni passo verso
la ricerca del tesoro si è instaurato un
bel clima di amicizia.
Abbiamo portato un po’ di scompiglio
nella città, incuriosito i passanti con le
prove da superare, tra cui il flash mob,
coinvolto e entusiasmato i turisti, ma
quelli che si sono divertiti di più siamo
stati noi che abbiamo corso e giocato.
Naturalmente il tesoro è stato trova-
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Vaticano II
Nel 50° anniversario del Vaticano II
LO SPIRITO DEL CONCILIO
IL PAPA BUONO PRESE PER MANO LA “SUA” CHIESA
Un’interessante intervista del quotidiano “Avvenire” a monsignor
Capovilla nella serie dedicata agli ultimi testimoni del Vaticano II
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Porta sulle sue spalle i ricordi più intimi del suo Papa Giovanni XXIII il segretario di Angelo Giuseppe Roncalli,
l’arcivescovo Loris Francesco Capovilla,
classe 1915. Nell’abitazione a Sotto il
Monte a Ca’ Maitino nel Bergamasco,
ogni oggetto, cimelio, arredo sacro rievoca e parla della biografia del Pontefice del
Concilio, della Pacem in terris, del libro
testamento Il giornale dell’anima ma soprattutto è ancora intatta la memoria del
custode della vita pubblica e privata del
“Papa buono”: «Divenni suo segretario
quasi per caso – rievoca divertito monsignor Capovilla –. Appena nominato patriarca di Venezia cercava un segretario e
la scelta sulla mia persona nacque da una
casuale consultazione con il vicario capitolare della diocesi lagunare monsignor
Erminio Macacek. Flemmatica fu infatti la risposta di quest’ultimo riguardo a
questo parere: “Eminenza è un buon pre-
te, bravo, non gode però di buona salute
e avrà vita breve”. E subito il cardinale
Roncalli commentò con quel suo fare che
conquistava immediatamente: “Beh, se
non ha salute verrà con me e morirà con
me”. E invece sono qui a parlarne oggi, e
ho superato gli anni di vita dello stesso
Papa Giovanni».
Assieme al cardinale
Domenico Tardini, Capovilla fu una delle prime persone a venire a conoscenza
del proposito di indire da parte di Roncalli un Concilio ecumenico a quasi cento anni dal primo. Una confidenza che
fu accolta con trepidazione e sgomento
dall’allora giovane sacerdote veneziano:
«Quando il Papa me ne parlò per la prima volta, era Pontefice da appena cinque
giorni. Fece un cenno vago, disse: “Sul
mio tavolo si riversano tanti problemi, interrogativi e preoccupazioni. Ci vorrebbe
qualcosa di singolare e di nuovo, non solo
un Anno Santo. Nel Codice di Diritto
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canonico, allora da poco promulgato, c’è
un capitolo chiamato “De Concilio oecumenico”. Più avanti, me ne ha parlato
un’altra volta, e io sono sempre rimasto
in silenzio. È venuto poi quella sera del
21 dicembre del 1958, me ne riparlò e
mi disse: “Il tuo superiore ti ha accennato a quest’eventualità, che ritengo essere
ispirazione del Signore? Tu non hai detto
neanche una parola...”. E toccandomi il
braccio, mi disse: “Il fatto è che tu ragioni
un po’ umanamente, come un impresario
che fa un progetto e chiama l’architetto,
i consulenti, che si intende con le banche. Per noi invece è già un gran dono
di Dio accettare una buona ispirazione e
parlarne. Non pretendo di arrivare a celebrarlo, a me basta annunciarlo”».
Una
convinzione quella di un Concilio, è la
testimonianza di Capovilla, che maturò
pian piano nel cuore e nella mente del
“Papa buono”: «Rammento che si recò
nella stanza dove era morto il suo predecessore Pio XII a Castel Gandolfo per
pregare e ricevere la giusta ispirazione a
questa importante decisione. Ricordo che
le parole rassicuranti di Tardini all’idea di
un Concilio (“Dio ama le cose grandi e
belle”) aiutarono e confermarono a su-
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perare le prime titubanze e resistenze di
papa Giovanni sul proposito di radunare a Roma un’assise ecumenica di quelle
proporzioni».
Ci fu una trasformazione
del progetto conciliare dal suo annuncio alla sua apertura?
«Nella sostanza mi
pare di poter dire di no, tanto è vero che
il 25 gennaio 1959 Papa Giovanni indicò
le tre parole chiave fede, amore, santità.
Il Pontefice era soprattutto mosso da
questa intuizione per il Concilio e fatta
di due parole: “fedeltà e rinnovamento”.
Comprendeva più di altri che se la Chiesa fosse solo fedeltà sarebbe un museo
fatto di memoria ma anche di polvere e
quindi era necessario un rinnovamento,
prima di tutto liturgico; un rinnovamento che voleva dire arrivare ai lontani ma
anche riscoprire, come direbbe Charles
Péguy, le sorgenti più autentiche della
nostra fede; un attingere alla sorgente,
nel senso letterale della parola».
Quali
istantanee porta con sé dell’annuncio di
quel 25 gennaio 1959…
«Ricordo come
fosse ieri il Papa silenzioso e raccolto che
si avvia verso San Paolo fuori le Mura.
Alcuni cardinali sapevano che finita la
Messa egli avrebbe presieduto un Concistoro nell’aula capitolare dell’Abbazia
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Vaticano II
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Vaticano II
COMUNITÀ
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benedettina. E lì pronunciare quelle parole divenute indelebili: “Venerati fratelli,
pronunzio innanzi a voi, certo tremando
un poco di emozione, ma insieme con
umile risolutezza di proposito il nome
e la proposta della duplice celebrazione
di un Sinodo diocesano per l’Urbe e di
un Concilio ecumenico per la Chiesa
universale”. Per un riguardo ai cardinali
e ai vescovi residenti fuori Roma, la pubblicazione del testo verrà ritardata, e non
per apportarvi, come insinuarono alcuni,
modificazioni e aggiunte».
Si narra che
fu proprio Papa Roncalli a indicare nella
commissione teologica preparatoria del
Concilio i nomi di Henri de Lubac e di
Yves Marie Congar. Un gesto che fu letto
come un atto di riabilitazione da molti
media francesi…
«Da una parte fu certamente così una riabilitazione dopo tanti
anni di censura e di esilio dalle cattedre
universitarie dei due grandi esponenti del
rinnovamento teologico d’Oltralpe. Ma
non solo questo. Roncalli era un uomo
che ascoltava i suoi collaboratori e poi era
stato otto anni in Francia come nunzio
apostolico. La scelta di volere questi due
nomi così importanti ma anche simbolici, visto il giudizio non favorevole che
pendeva su di loro del Sant’Uffizio, dipese anche dalla buon considerazione che
nutrivano l’allora arcivescovo di Parigi
Maurice Feltin ma anche quello del belga
arcivescovo di Bruxelles, Leo Joseph Suenens, (soprattutto dopo la sua creazione a
cardinale nel dicembre del 1961) nei confronti del gesuita e domenicano francesi.
Fu dunque una riabilitazione ma anche
una scelta molto ponderata».
Come visse Giovanni XXIII l’apertura del Concilio l’11 ottobre 1962?
«Visse quell’evento
con una grande fiducia in Dio. Era severo
e trepidante. “Tantum aurora est”, siamo
all’ aurora. Dirà all’apertura del Concilio. Siamo agli inizi dell’evangelizzazio-
ne; abbiamo ancora i millenni davanti:
comprendeva che la sua azione rappresentava una piccola porzione rispetto ai
disegni di Dio».
Quella sera stessa di
quel giovedì di cinquant’anni fa il Papa
pronunciò, inaspettatamente, il discorso della luna. E’ vero che Lei lo spinse
ad affacciarsi?
«No, papa Giovanni non
aveva bisogno di essere spinto, seguiva il
suo intuito e ispirazione. Venendo a quel
giorno, ricordo che il programma era
stato molto intenso. La giornata doveva
concludersi con una fiaccolata dell’Azione Cattolica in piazza San Pietro ed egli
avrebbe dovuto affacciarsi per benedire la
folla, ma alla fine si era dimenticato di
aver lui stesso chiesto al cardinale Amleto Cicognani di rappresentarlo. Usai un
piccolo espediente, una “gherminella”.
Conoscendo la sua proverbiale curiosità, gli dissi: “Santità non si affacci, non
parli, ma guardi attraverso le fessure delle
persiane che spettacolo, piazza san Pietro
è piena di fiaccole, sembra incendiata!”.
Infatti andò alla finestra, dicendomi poco
dopo: “Mettimi la stola”. E avviò quella
conversazione con la folla del colonnato
intenta a guardare la luna con lui…».
Il
giugno del 1963 segna il passaggio ideale, nel bel mezzo del Concilio, di consegne tra Papa Giovanni e Paolo VI. Cosa
le torna in mente di quei giorni...
«Certamente l’agonia di papa Giovanni ma
anche la sua serenità nell’affidarsi a sorella morte: era comunque convinto che
il Concilio sarebbe andato avanti. Ricordo la stima che Papa Roncalli aveva
di Montini. Sul letto di morte espresse
un auspicio: “Il mio successore potrebbe
essere Montini”. Paolo VI è stato eletto
Papa a mezzogiorno del 21 giugno 1963.
Quel che più mi ha impressionato è che
mi abbia confidato di aver accettato il
pontificato per continuare l’opera iniziata
da papa Giovanni».
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Nuovo progetto del Circolo Culturale Amici dell’Oratorio
Conosciamo la nostra chiesa
Per iniziativa del Circolo Culturale
Amici dell’Oratorio e della parrocchia
è stato pubblicato un semplice opuscolo che presenta la chiesa dell’Immacolata di Dro e che verrà distribuito
insieme al Bollettino parrocchiale per
Natale. In venti pagine sono presentate
notizie storiche riferite all’edificazione
della chiesa parrocchiale e la descrizione degli altari, delle statue dei santi, degli affreschi e delle vetrate. Alcune belle
foto rendono accattivante la pubblicazione. Il libretto è frutto dell’impegno
di Romano (testi) e Davide (foto) Turrini e di Sebastiano Matteotti (grafica).
Ci si augura innanzitutto che la miglior
conoscenza della più importante delle
macolata
Ilam
chiesa parrocchiale di Dro
Novità
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nostre chiese favorisca un crescente
senso di appartenenza alla nostra comunità, così come lo sentirono fortemente i nostri antenati affrontando
nell’Ottocento l’opera straordinaria
della costruzione della nuova chiesa,
mettendo ognuno il proprio contributo di fatiche, di denaro e di tempo. La
pubblicazione potrà essere un prezioso
strumento per la catechesi e sarà un bel
segno di accoglienza per i turisti che
vorranno visitare la nostra chiesa. Nel
frattempo si stanno studiando le fonti
d’archivio e raccogliendo documenti
ed immagini per poter procedere alla
realizzazione di un volume che illustri,
in modo approfondito, la storia e gli
aspetti artistici di tutte le chiese di Dro.
Questo è un progetto che richiederà un
tempo abbastanza lungo per la pubblicazione finale. Oltretutto si è in attesa
dell’avvio dell’auspicato restauro della
chiesa dei Santi Martiri Anauniesi così
da poterne illustrare compiutamente i
risultati.
Il circolo Culturale Amici dell’Oratorio
regala l’opuscolo a tutte le famiglie allegandolo a questo numero natalizio.
PELLEGRINAGGIO PRIMAVERILE
Programma: 12 – 21 aprile 2012
In pullman si raggiunge Lourdes, nel terzo giorno in serata arrivo a Fatima mentre
il quinto giorno si fa sosta a Santiago de Compostela, l’ottavo giorno è dedicato
alla visita di Carcassonne per rientrare in Italia con sosta ad Arenzano. Il percorso
sarà senz’altro interessante e ricco di tanti spunti di riflessioni.
Chi è interessato può trovare in parrocchia il programma dettagliato e definitivo
raccomandando l’iscrizione entro il 20 gennaio prossimo.
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COMUNITÀ
Ricorrendo il prossimo mese di maggio il 70° anniversario del piccolo santuario
della Madonna di Fatima a Drena, si propone, nel mese di aprile, un pellegrinaggio
con meta finale proprio a Fatima. È un itinerario impegnativo, ma nell’anno della
fede, vale la pena andare alle radici della fede per risvegliarla.
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Vita parrocchiale
La tradizione musicale
RUOLO DELLA
MUSICA SACRA
La tradizione musicale della chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile
valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che
il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia
solenne. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente
sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave
e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggiore solennità i riti sacri.
Questa è la riflessione sul ruolo della musica sacra nelle celebrazioni che
troviamo nella costituzione liturgica “Sacrosanctum Concilium” di cui
quest’anno ricorre il 50° anniversario.
La novità introdotta dal Concilio Vaticano II sta nell’unire la musica ed il
canto sacro al servizio della liturgia.
Viene riconosciuta l’interpretazione di
un testo sacro attraverso il canto, favorendo la preghiera dell’assemblea dei
fedeli. La riforma liturgica affida alla
comunità l’impegno di una partecipazione attiva, ed il ruolo del coro non è
secondario, anzi: i cantori sono chia-
mati a svolgere questo importante servizio in nome della fede che professano
sentendosi pietre vive della comunità.
Per chi volesse offrire la propria voce,
trova nelle nostre comunità molteplici
opportunità proposte dai vari cori parrocchiali. A volte può sembrare un po’
faticoso prendersi l’impegno delle prove settimanali e delle celebrazioni, ma,
se vissute con fede, rinnovano sempre
più l’entusiasmo di rendere un servizio
prezioso. Oltre al lato spirituale, fare
parte di un coro può dare anche l’opportunità di stringere nuove amicizie e
trascorrere dei momenti in armonia.
COMUNITÀ
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Festa di Santa Cecilia tutti insieme
Quest’anno la festa di Santa Cecilia
per le realtà musicali che sono coinvolte nelle celebrazioni delle nostre
comunità parrocchiali, è stata diversa.
Su iniziativa dei Consigli Pastorali
sono stati invitati i tre cori parrocchiali e i coretti di Dro e Ceniga, insieme alla Banda, ad animare insieme
la Santa Messa a Dro, domenica 25
novembre. La forza del canto dei tre
cori parrocchiali uniti, il coro Santa
Libera insieme al coretto di Ceniga e
la solennità della Banda, hanno dato,
a tutti i presenti, un segno di unità
e di armonia propria dell’esperienza
musicale ma auspicabile fra le persone. È stata veramente una solenne
celebrazione della Festa di Cristo
Re, ma soprattutto la dimostrazione
di come si possa, anzi sia necessario,
camminare insieme per il bene delle
nostre Comunità.
È stata un’occasione per esprimere la
riconoscenza per il prezioso servizio
che viene svolto dai vari cori nelle nostre celebrazioni liturgiche. Anche la
Banda è sempre disponibile per rendere più solenni le processioni che
vengono proposte in occasione delle
feste del Signore, dei Santi o della
Madonna.
Ogni salmo finisce in gloria e quindi, tutti insieme, accompagnati da
qualche familiare, ci si è ritrovati per
un pranzo festoso all’Oratorio offerto dalle Parrocchie di Dro, Ceniga e
Drena e preparato dal bravo cuoco
Giuseppe e dai suoi collaboratori.
Con l’auspicio che questa giornata
sia la prima di tante, nuovamente un
grazie e un buon lavoro ai musicisti e
cantori delle nostre comunità, accompagnati dalla protezione e dall’intercessione di Santa Cecilia.
Vita parrocchiale
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Nuovo Direttivo a Ceniga
Cambio al timone del Comitato Ss.
Pietro e Paolo. Con molto dispiacere,
per motivi personali, ho lasciato la
presidenza del Comitato. Nell’ultima
riunione del Direttivo è stato nominato
Presidente Marco Marcolini.
Il Comitato ricorda le iniziative per il
mese di Dicembre:
Accensione della croce sul Monte
Colt da sabato 8 dicembre al 6 gennaio
2013;
Festa over 80 - che si terrà martedì
18 dicembre alle ore 15 presso la casetta del campo parrocchiale per augu-
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rare buone feste ai nonni di Ceniga e
trascorrere tutti insieme un momento
in allegria allietato dal suono delle
fisarmoniche e qualche dolcetto;
Festa sotto l’albero - 24 dicembre alle
ore 20.30 al campo parrocchiale con
distribuzione di vin brulè, cioccolata
calda e una fetta di panettone aspettando l’arrivo di Babbo Natale che distribuirà dolci doni ai più piccoli e cogliere
l’occasione di scambiarci gli auguri.
Grazie.
Giuliano
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COMITATO
Ss. PIETRO E PAOLO
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Riflessioni
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Il senso cristiano
CHI HA RUBATO
IL NATALE?
«Le feste scippate. Riscoprire il senso
cristiano delle festività» (Àncora, pp.
136, euro 12)., questo è il titolo del libro di Mimmo Muolo (vaticanista di
«Avvenire»).
Il volume segnala un fenomeno culturale in atto da tempo: lo scippo consumistico di alcune delle più importanti
feste cristiane, a partire dal 25 dicembre, per molti ormai solo la festa di
Babbo Natale. Monsignor Fisichella,
che ha scritto la prefazione, tra l’altro
sottolinea: «Ciò che emerge da queste
pagine è un lento ma inesorabile movimento che tende all’oblio del sacro per
imporre una visione neopagana. Non
si sa cosa emergerà seguendo questa
onda. Ciò che è certo, invece, è la disintegrazione di un’identità personale e
sociale, radicata su un fondamento culturale che è stato plasmato dalla fede.
Chi vuole seguire questo movimento di
estraneazione è libero di farlo, ma deve
sapere a cosa va incontro». Dal volume
pubblichiamo qui alcuni stralci.
Qualche tempo fa mio figlio Giuseppe
mi ha chiesto: «Papà, ma Natale non
è la festa di Gesù Bambino?». «Certo», gli ho risposto. E lui prontamente:
«Ma allora perché quasi tutti parlano
di Babbo Natale e così poco di Gesù
Bambino?». Confesso che la domanda
mi ha spiazzato, anche perché i bambini, si sa, hanno una capacità di guardare
le cose che noi adulti, per rispetto delle
cosiddette convenzioni sociali, per superficialità o semplicemente perché in
quel momento stiamo facendo altro,
spesso e volentieri perdiamo.
Così, in quel periodo prenatalizio di
qualche anno fa, ho cominciato a guardarmi intorno, a osservare meglio la
realtà (televisione, giornali, pubblicità,
discorsi della gente e quant’altro) e mi
sono accorto che l’obiezione di mio
figlio aveva un qualche fondamento. Emerge un fenomeno socio-culturale
di vaste proporzioni che tocca, purtroppo, non solo il Natale, ma anche le
altre principali feste cristiane.
Accade infatti che proprio il Natale sia
ormai diventata – specie nell’Occidente industrializzato – una festa senza festeggiato. O meglio, con un surrogato
di festeggiato: il Babbo Natale di tante
pubblicità dalla matrice scopertamente
consumistica. Pasqua, invece, passa per
una generica «festa della primavera»,
l’Assunta risulta quasi completamente
assorbita nel solleone del Ferragosto e
Ognissanti, soprattutto presso il mondo giovanile, rischia di soccombere
all’invadenza di Halloween.
La prima immagine che mi è venuta in
mente è quella di una sorta di scippo.
O meglio, per effetto delle correnti culturali dominanti, viene operata sul dna
delle feste cristiane una sorta di mutazione genetica, che pur mantenendone
inalterato il nome e la struttura formale, ne cambia profondamente l’identità e in sostanza le svuota del loro vero
significato. Le motivazioni di questa
mutazione, o se si vuole dello scippo,
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Il Natale e Buzzati
Dino Buzzati, in un suo racconto, afferma che «di Natale ce n’è troppo».
Troppo Natale in senso consumistico.
E troppo poco nel suo vero significato.
Ricordo, infatti, che dopo l’osservazione di mio figlio, mi capitò di guardare
in tivù un cartone animato americano
che sembra essere la quintessenza di
questo atteggiamento. Vi si narrava la
storia di una muta di cani randagi che
dovevano salvare il mondo da una sciagura incombente: il furto del Natale ad
opera di una “banda” di altri cani molto
cattivi, non a caso disegnati come i feroci doberman.
Ma il furto del Natale consisteva unicamente nella volontà dei “cattivi” di
cancellare per sempre dalla faccia della Terra l’usanza di scambiarsi i regali.
Del resto, non è così anche nelle migliaia di spot e messaggi pubblicitari
che ogni anno, inondano letteralmente
tivù, giornali, internet e cartelloni stradali? Gli auguri di Natale non hanno
più alcun riferimento esplicito alla nascita di Gesù. Punta avanzata di questa
tendenza è l’onnipotente Google, una
sorta di oracolo del nostro tempo. Di
solito quando c’è l’anniversario di nascita o di morte di un grande personaggio, l’home page del sito viene ridisegnata con caratteri particolari, ispirati
proprio alla figura del commemorato.
Se poi si porta il puntatore del mouse sul grande logo che campeggia nella
pagina, una didascalia spiega: «Anniversario della nascita (o della morte)
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di» e segue il nome del personaggio in
questione.
Il 25 dicembre 2011, invece, insieme
a un logo ridisegnato con il consueto
cappellino rosso e la neve, c’era scritto solo «Buone feste». Gesù censurato
da Microsoft? Non solo. Nel 2010 la
Commissione Europea ha prodotto
più di tre milioni di copie di un diario dell’Ue per le scuole secondarie che
non contiene nessun riferimento al
Natale, ma include festività ebraiche,
musulmane e persino indù e sikh.
da www.avvenire.it
COMUNITÀ
possono essere apparentemente diverse. Ma la radice è unica e investe la sfera profonda dell’essere cristiani oggi, la
corretta antropologia e in definitiva la
stessa organizzazione sociale. Vediamo
alcuni esempi.
Riflessioni
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Dall’archivio
COMUNITÀ
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Il mio Bisnonno Giovanni Tavernini
SACRISTANO
Vi è mai capitato di trovare nelle vostre case qualcosa di vecchio che vi fa
viaggiare nel tempo? Magari qualcosa
di scritto con penna e calamaio, con
quelle calligrafie di una volta?
A me sì! Ho trovato un libricino che
porta la data 12 novembre 1898 scritto dal mio bisnonno Giovanni Tavernini che fu il capostipite di una famiglia
di sacristani: erano i suoi appunti di sacristano; già lui faceva questo servizio
negli anni a cavallo fra l’ottocento e il
novecento.
Era nato a Dro il 26/3/1863 si era sposato con Zanlucchi Carlotta e ha avuto
due maschi ed una femmina: di questi
avremo modo di parlarne in seguito.
La liturgia prima del Concilio Vaticano
II era più cerimoniosa ed ampia dell’attuale. L’omelia era in lingua italiana
mentre tutte le preghiere erano in latino. Il sacristano era scelto tra le persone
devote e di ottima moralità, anche se
non a conoscenza del significato letterale delle singole parole, ma il senso dei
testi gli era ben chiaro.
Giovanni per addobbare per le varie feste dell’anno la chiesa si era fatto una
guida, scritta in maniera chiara e con
parole appropriate. Ci teneva al suo
servizio e non voleva domandare al
parroco, che a quel tempo era don Vito
Casari, ogni volta, se si doveva mettere
questo o qualcos’altro.
Il Bollettino delle parrocchie di Ceniga, Drena e Dro esce nel mese di dicembre che è ricco di feste.
A Dro in più abbiamo la festa dell’Immacolata Concezione che è la Patrona
del paese.
Leggendo le sue annotazioni per preparare al meglio gli arredi e i paramenti
sacri per le varie celebrazioni ne ho trovate di curiose:
Come si può leggere (immagine n.1) vi
erano 3 giorni di preparazione con la
Novena (Triduo) e l’esposizione della
Reliquia della Madonna, che sta in una
piccola nicchia scavata nell’altar Maggiore e l’ultimo giorno i fedeli si mettevano in fila per poter baciare la Santa
Reliquia.
Tutte le feste di I° Classe avevano l’ottava, in pratica la domenica dopo si
rifesteggiava liturgicamente la festa
dell’Immacolata.
Si fa Campanò. Vi erano delle persone esperte che salivano al piano delle
campane sul campanile, lì vi era una
specie di tastiera, con tanti tasti come il
numero delle campane; da lì partivano
dei fili che andavano al battacchio della
campana, battendo coi pugni su questi
grandi tasti si eseguivano dei piccoli
concerti.
Dal giorno 15 dicembre si dà principio
alla Novena più solenne del S.S Natale
(immagine n.2). E’ doveroso rimarcare
questa nota per dar risalto alla solennità che le davano i nostri bisnonni.
Al 15 di dicembre si alzava il “PADIGLIONE” e restava fino all’Epifania.
Era un grandissimo telo fatto a cono di
color rosso porpora, nella parte superiore vi era una cupola, sempre di stoffa.
Veniva tirato in alto, c’era una cordina
che scendeva da un buco in mezzo alle
pitture della volta della chiesa, come
fosse un grandissimo lampadario.
Era posto subito dietro l’altar Mag-
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COMUNITÀ
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giore, lo sfiorava dal di dietro, la sua
altezza era circa a metà fra il pavimento della chiesa e le pitture della volta,
non toccava terra, ma partiva all’altezza
dell’ultimo piano delle candele dell’altare e le punte inferiori di quest’enorme PADIGLIONE venivano fissate ai
muri laterali della
chiesa. IMPONENTE!!!!!!!!!
Non vi era la messa di mezzanotte, ma
si iniziava alle 4 del mattino.
Vi si trova un accenno ai Vespri (immagine n.3), ai II° vespri perché i primi
venivano intonati la vigilia della festività che doveva arrivare e di solito si cantavano nei conventi, nelle coleggiate e
nelle cattedrali.
I II° Vespri si cantavano al pomeriggio
della festività: erano cantati i vari sal-
mi e si concludevano con il canto del
Magnificat.
Molte sono le cose da preparare in una
chiesa perché le celebrazioni possano essere vissute pienamente e questo
necessita a volte di farsi dei promemoria come ha fatto il mio bisnonno; per
questo è importante il preziosissimo
servizio che i sacristani hanno svolto e
svolgono tuttora e ringraziare il Signore per il dono di queste persone che si
occupano della chiesa, che noi troviamo sempre pronta ed accoglierci.
Elvira
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Un servizio in via d’estinzione: il sacrista
Il custode, questo è l’aspetto più ovvio
e immediato del servizio del sacrista,
incaricato ad aprire, chiudere, controllare le nostre chiese. È all’interno di
esse che custodisce gli spazi celebrativi
come luoghi della manifestazione del
mistero e della mediazione. Il sacrista
è chiamato a rivelare e esprimere con
i modi della sua persona il volto di
Chiesa che, da sempre, è stato luogo di
fraterna accoglienza e cordiale disponibilità non solo verso i vicini ma anche,
e soprattutto, verso i lontani, ai quali
continua ad aprire le braccia attraverso le sue opere d’arte quale rinomato
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veicolo di efficace comunicazione con
il sacro.
Poi abbiamo il verbo del Curare, del cuore, perché in esso dovrebbe essere racchiuso la passione di un laico credente e custode di un patrimonio che, da
sempre, ha suscitato stupore nell’animo
dei fedeli. Se è vero, come è vero, che “il
rapporto tra mistero creduto e celebrato si manifesta in modo peculiare nel
valore teologico e liturgico della bellezza, la liturgia con tutti i suoi elementi
che la realizzano, ha un intrinseco legame con la bellezza: è veritatis splendor”
(Sacr. Car., 35).
COMUNITÀ
custodisce, cura, prepara e valorizza le nostre chiese
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Dall’archivio
Comunità
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Ciò chiama in causa tutto quello che
riguarda l’Eucaristia (e non solo): libri
liturgici, paramenti, arredi, vasi sacri
per i quali è richiesto rispetto e cura,
“affinché, collegati in modo organico e
ordinato tra loro, alimentino lo stupore
per il mistero di Dio, manifestino l’unità della fede e rafforzino la devozione”
(Sacr. Car., 41).
Il sacrista deve diventare un prezioso, valido collaboratore per il mistero
creduto e celebrato, dell’ars celebrandi,
quale “migliore condizione per l’actuosa
participatio” (Sacr. Car., 38).
L’ars celebrandi, proprio perché arte,
mette in regia e in azione, tutte le forme
che connotano l’universo liturgico con
i relativi codici verbali e non verbali,
ovvero tutte quelle forme di linguaggio
che costituiscono la liturgia come actio
Christi et populi Dei: da qui, la premura
e la cura della chiesa richieste dal servizio del sacrista, chiesa da intendersi
come spazio visivo e sonoro e luogo per
persone e azioni.
La preparazione, azione nella quale il
sacrista allestisce l’altare con tutti gli
oggetti per la celebrazione del mistero è importantissima. Ciò comporterà
un’attenzione tutta particolare ai fiori
che siano veri, le candele di cera; la mensa, da imbandire e da rivestire con lini
candidi; il microfono, per dimensione e
collocazione, non sia tanto ingombrante da sminuire il valore della suppellettile sacra e dei segni liturgici; la sede sia
in diretta comunicazione con l’assemblea e non “contro” il tabernacolo; l’ambone, spazio per la proclamazione, non
può essere ridotto a un semplice leggio
né può diventare supporto per altri libri
all’infuori dell’Evangelario e del Lezionario; il tabernacolo per la custodia
dell’eucaristia deve essere solido e ben
visibile; il fonte battesimale sia tale da
manifestare dignità e nobiltà, inghirlandandolo di fiori nel tempo pasquale
e nella celebrazione del battesimo; nei
vasetti degli olii santi, l’olio sia abbondante; le vesti presbiterali e diaconali,
che siano pulite e stirate.
Di certo, il verbo preparare esige dal sacrista un impegno notevole ma anche
esaltante perché è l’espressione della
Chiesa!
Amici sacristi e addetti al culto, il vostro compito è speciale e unico perchè
valorizzate e collaborate a far vivere
le meraviglie della salvezza nella comunione comunitaria con Dio, tipico
dell’actio liturgica. “Di qui l’urgenza
di esplicitare la rilevanza della liturgia
come luogo educativo e rivelativo, facendone emergere la dignità e l’orientamento del regno. […]. Serve una liturgia insieme seria, semplice e bella, che
sia veicolo del mistero […], capace di
narrare la perenne alleanza di Dio con
gli uomini.”
Cogliamo l’occasione per ringraziare i
nostri sacristi Nilo, Elio, Pierina, Concetta, Mariangela e Vilmo e i loro collaboratori i quali “in silenzio” svolgono
questo nobile compito. Un ringraziamento speciale alle curatrici dei fiori e
dei lini candidi, Zeffirina, Antonietta e
Zita e a quello staff di donne che donano brillantezza e pulizia profumata alle
nostre Chiese.
Siamo sempre in cerca di collaboratori, se sei disponibile, non aver paura di
farti avanti!
Nel prossimo numero di “comunità”
parleremo dei nostri ragazzi/ragazze
che assistono il parroco durante le celebrazioni liturgiche: i “chierichetti”.
da alcune riflessioni
di mos. Felice di Molfetta, Vescovo di
Cerignola-Ascoli a cura di S.M.
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La rosa
Fiori
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ANCHE I FIORI
CI PARLANO
DI DIO…
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nie la Madonna viene chiamata “Rosa
mistica” e in molti canti viene chiamata
“Rosa senza spine” perché nata senza
peccato originale (questa litania è rappresentata insieme ad alcune altre sulla
parete dell’abside della chiesa parrocchiale di Dro) Altre rose le vediamo
nella nostra chiesa di Dro: Santa Teresa
di Lisieux ne tiene in braccio un mazzo assieme alla croce. Da rosa deriva
anche il nome rosario (dal latino rosarium = giardino di rose). A partire dal
XIII sec. acquisì il significato religioso indicante le preghiere che formano
come una corona ovvero ghirlanda di
rose alla Madonna. Infine anche Santa
Rita da Cascia ha qualcosa a che fare
con questo fiore. Si racconta che intorno alla sua tomba fiorirono delle rose
rosse. In tante altre immagini ne troveremo e allora ci ricorderemo di Maria e
quindi allo stesso tempo del suo amato
figlio Gesù. Per terminare con le parole
di un canto mariano: “un cesto di rose
Maria t’offriam nel mentre i misteri
d’amore contempliam. Ave, Ave, Ave
Maria”
COMUNITÀ
Nel numero precedente del bollettino
si è parlato del Fiore della Passione
(passiflora) che ha, nel suo insieme, gli
elementi che ricordano appunto il patire (passione) di Gesù Cristo Nostro
Signore. Altri sono i fiori che ci parlano di Dio; basti pensare ad alcune
immagini che vediamo dipinte in molti
quadri, famosi e non. La Madonna la
vediamo spesso rappresentata con vicino o sullo sfondo rose o rosai. Parliamo
allora di questo fiore: la rosa. (fa parte
della famiglia delle rosacee). Le prime
testimonianze storiche che citano questo fiore risalgono all’epoca dei Sumeri.
Il re dei Sumeri, Sargon I, che visse tra
il 2684 e il 2630 circa prima di Cristo,
portò a Ur da una spedizione guerresca
al di la del Tigri “viti, fichi e alberi di
rosa”. Si parla dunque di rosa già cinquemila anni fa. Quanto a Roma, sembra che la rosa vi fosse importata dalla
Grecia non molto tempo prima della
nascita di Gesù.
Esistono tra le 100 e 150 varietà di
rose comprendendone tipi cespugliosi
e rampicanti. Fin dai tempi antichi le
rose sono state apprezzate per la bellezza e il profumo, oltre che per le virtù medicinali, culinarie e cosmetiche.
Tornando a parlare di Maria, perché
è rappresentata con le rose? Perchè
questo fiore è considerato la regina dei
fiori e Maria è la regina celeste e poi
nel Medioevo solo le vergini potevano
indossare ghirlande di rose. Nelle lita-
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26
Approfondimento
Considerazioni del card. Tettamanzi, Arcivescovo di Milano
CRISTIANI IN POLITICA:
LA COMUNITÀ
“La Chiesa stima degna di lode e di
considerazione l’opera di coloro che,
per servire gli uomini, si dedicano al
bene della cosa pubblica e assumono
il peso delle relative responsabilità”
(Gaudium et sps, 75)
COMUNITÀ
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Cominciamo con le parole del Concilio Vaticano II per approfondire alcuni
temi nella vita sociale da amministratori. L’insegnamento del magistero
della chiesa è sempre vivo e in aggiornamento di fronte alle evoluzioni della
società globale.
Qual’è il posto dei cattolici in politica?
è a destra, a sinistra, al centro? Sembrerà paradossale, ma non lo è: in politica,
sempre più spesso, proprio il riferimento all’essere cattolici divide anziché
unire. Ed è così a tutti i livelli. Ma forse
per chi è attivo nell’ambito locale lo è
ancora di più. Non si possono negare la fatica, il disagio, la sofferenza di
cristiani che non poche volte si contrappongono tra loro su ciò che li dovrebbe unire; il crocifisso, ad esempio…
Il card. Tettamanzi afferma che il posto dei cristiani – dei politici cristiani, degli amministratori cristiani, di
ogni battezzato – è la stessa comunità
cristiana. Senza riferimento alla comunità cristiana, senza una partecipazione diretta, attiva alla vita della
comunità – in modo particolare con
la frequenza all’Eucaristia domenicale
e ai sacramenti, con l’ascolto della Parola e dell’insegnamento della Chiesa – come si può qualificarsi cristiani?
Interessante la riflessione di Joseph
Ratzinger che da cardinale proponeva:
Ciò di cui abbiamo bisogno soprattutto in questo momento della storia sono
uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile
in questo mondo. La testimonianza
negativa di cristiani che parlavano di
Dio e venivano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la
porta all’incredulità. Abbiamo bisogno
di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera
umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla
luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in
modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore
possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati
da Dio, Dio può far ritorno presso gli
uomini. ( J. Ratzinger, L’Europa nella
crisi delle culture, 1 aprile 2005)
La vera questione del posto dei cristiani in politica non riguarda quindi quale
schieramento seguire o quale alleanza
preferire, ma è quella di scegliere Cristo, con decisioni e comportamenti coerenti al Vangelo, “Chi è fedele in cose
di poco conto, è fedele anche in cose
importanti; e chi è disonesto in cose di
poco conto, è disonesto anche in cose
importanti” (Vangelo di Luca 16, 10).
Dire che il posto dei politici e degli
amministratori cristiani è la comunità
cristiana stessa significa, inoltre, affermare l’esigenza di un legame particolare forte tra la gente e chi è chiamato
ad occuparsi della “cosa pubblica”. Non
bisogna mai perdere di vista l’autentica
dimensione “popolare” del cristianesimo! Una dimensione che insegna a
servire l’uomo, come persona e, insieme, come comunità, con un’abituale
condivisione del vissuto quotidiano
della gente. Certo, il politico e l’ammi-
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nistratore cristiano non devono stare
solo tra i cristiani e non devono impegnarsi esclusivamente per i cattolici,
utilizzando le virtù del servizio, di gratuità, di giustizia. Queste virtù trovano
sintesi e pienezza nella carità, come ha
richiamato papa Benedetto XVI nella
sua enciclica programmatica Deus caritas est: Missione dei fedeli laici è di
configurare rettamente la vita sociale,
rispettandone la legittima autonomia,
cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto
la propria responsabilità. Anche se le
espressioni specifiche della carità ecclesiale non possono mai confondersi
con l’attività dello Stato, resta tuttavia
vero che la carità deve animare l’intera
esistenza dei fedeli laici e quindi anche
la loro attività politica, vissuta come
“carità sociale” (n. 29).
Infatti la comunità cristiana è, per sua
definizione, luogo aperto e missionario, teso all’incontro con tutti, anche
con chi è indifferente alla fede o non
crede. Non c’è dubbio che l’esperienza viva della comunità cristiana sia un
grande dono per il politico credente. È
occasione ed esercizio di concretezza,
di comprensione della realtà nelle sue
problematiche e nelle sue esigenze, è
luogo fontale per la propria azione, stimolo per mantenerla limpida, genuina,
sincera. Gesù ha proposto ai suoi discepoli il servizio a tutti, gratuito, disinteressato, con attenzione privilegiata ai
più deboli.
Concludo questo approfondimento
con un’osservazione personale: ho capito che non ci si può “improvvisare”
al servizio degli altri, tanto meno in
politica. Non basta mettere in gioco
“facce nuove”, occorrono persone serie,
preparate, competenti con cordialità e
il sorriso, consapevoli della propria responsabilità. Nonostante i tanti impegni è bene, molto bene, non perdere le
occasioni di ritrovarsi per un confronto: per ragionare insieme, approfondire
le questioni, scambiare esperienze, ampliare le prospettive.
Approfondimento
27
S.M.
PAOLO VI
Definizione di politica
L’Anno della fede sarà per noi un’occasione propizia per intensificare la
testimonianza della carità.
Ricorda san Paolo: “Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la
speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!”
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COMUNITÀ
La politica è la più alta ed esigente (attenzione a questa parola), esigente
forma di carità. Perché la politica è un impegno al servizio del bene comune;
comincia dalla polis, comincia dalla città, comincia dal tuo territorio
quell’impegno! Per il bene comune! Comune: bene di tutti e non il bene di
qualcuno. Il bene di tutti che
deve appartenere a tutti.
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28
Campeggi
in campeggio sui lessini
primo turno - elementari
COMUNITÀ
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Dopo alcuni mesi dalla conclusione
della settimana di campeggio 2012
che quest’anno per la seconda volta si
è svolto a Sega di Ala, ci ritroviamo
per raccogliere sensazioni e vissuti di
un’esperienza che, anche da adulti, riserva emozioni forti e che ci ha fatto
vivere, come sempre, un senso di aggregazione e di gruppo, tipici della
giovinezza. Noi “adulti” abbiamo un
ruolo di supporto nell’animazione dei
ragazzi, che è sempre ben gestito dagli animatori giovani quale risultato
di una seria programmazione di mesi.
Le eventuali titubanze e “paure” prima
della partenza, vengono spazzate via
dall’entusiasmo e dalla frenesia del-
le giornate trascorse tutti insieme. Le
cose da fare sono sempre tante e l’allegria contagiosa ci coinvolge e ci da una
grande carica. I momenti di confronto
e di organizzazione portano una grossa
soddisfazione e consolidano i rapporti
dando a questa esperienza un senso di
famiglia, SIAMO “TUTTI” MAMME E PAPA’ DI “TUTTI”!!!!
IL CUORE DI OGNI MAMMA È
UN ABISSO IN FONDO AL QUALE SI TROVA SEMPRE UN PERDONO
Le mamme animatrici
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Campeggi
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Il giro del mondo in 80 giorni. Questo
è stato il libro che ha accompagnato
noi ragazzi del campeggio 2012.
Un tema che va oltre le convenzioni,
per nulla banale: il viaggio.
Chi non ne ha mai intrapreso uno?
Per quanto insignificante possa sembrare anche l’andare a scuola o al supermercato, è da definirsi tale, infatti
proprio come nel percorso della vita,
ci imbattiamo in ostacoli il cui superamento porta ad una crescita personale.
Il campeggio fa comprendere ai ragazzi
che viaggiare è importante, e il miglior
modo per farlo è in gruppo, perché è
l’aiuto reciproco che ci permette di superare le avversità.
Proprio le piccole cose, come l’affrontare la ripida salita della temuta “GITA
LUNGA”, o lo sforzo di lavorare per la
cucina, apparecchiando e sparecchiando a turno i tavoli, ha fatto instaurare
rapporti e legami profondi che confermano il motto “l’unione fa la forza”.
Anche il sostegno fra noi animatori è
stato fondamentale per la buona riuscita della settimana comunitaria, costantemente all’insegna di risate e scherzi.
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Sette giorni di puro divertimento e
amicizia, ma non solo, anche ricchi di
momenti di riflessione che hanno regalato ai ragazzi un bagaglio interiore
che si porteranno nel viaggio della vita
e ricorderanno con il sorriso stampato
sulle labbra.
Il campeggio è un’esperienza importante che mette in contatto con la natura
i ragazzi delle nuove generazioni, sommersi ormai dalle numerose tecnologie
all’avanguardia che proprio facilitando
il raggiungimento dei loro bisogni, li
rendono schiavi del sistemare privi di
ingegno e creatività, qualità necessarie
per la quotidianità e soprattutto per il
loro futuro.
Noi due ringraziamo per le meravigliose emozioni che ci sono state donate da
tutti, a partire dai ragazzi fino ad arrivare ai cuochi.
E un grazie particolare a don Stefano
che si è reso disponibile, esponendosi
in prima persona, per rendere questa
settimana perfetta.
All’anno prossimo,
Federica e Martina
COMUNITÀ
secondo turno - medie
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30
Ricordi
Il ricordo
Suor Imelda
COMUNITÀ
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Trovo doveroso esprimere nelle pagine
dell’organo ufficiale delle parrocchie,
quale è il bollettino, un pensiero a Suor
Imelda Pompermaier che è rimasta
nelle nostra comunità per circa 17 anni.
Lei ci ha lasciato l’anno scorso, è morta a Telve dove era ospite della Casa
d’Anna, luogo dove si ritirano tutte
le suore di Maria Bambina anziane o
ammalate. Molti di noi se la ricordano
per tanti motivi: preparava i bambini
alla Prima Comunione, i chierichetti a
svolgere un buon ministero, i fiori della
chiesa parrocchiale, gli arredi sacri (alcuni li ha confezionati lei), visitava le
case degli ammalati-anziani portando
l’Eucarestia nella sua borsa apposita
che ormai conoscevamo…
L’estate poi le bambine e le ragazze (di
Dro, Ceniga, Drena e altri paesi come
San Martino e perfino da Milano perché erano figlie di gente originaria di
Dro che l’estate venivano qui in villeggiatura) imparavano a ricamare e
confezionare tovaglie, lenzuola, cuscini,
centrini...
Chi era alle prime armi cominciava
sempre ricamando una presina; poi al
termine del corso il tutto veniva esposto in una mostra.
Aveva organizzato poi un piccolo gruppo missionario che si trovava alla sera
per pregare insieme (settimanalmente,
a volte con la presenza di un missionario); dopo aver pregato l’aiutavamo
a confezionare dei lavoretti (con stoffa,
legno, fiori di calza…) che poi venivano venduti al termine delle S.Messe in
date prestabilite. Il ricavato andava regolarmente a sostenere i missionari che
lei conosceva e con i quali aveva rapporti epistolari.
Le sue mani erano veramente d’oro, ha
ricamato fino a poco tempo prima di
morire. Se ci pensiamo, ancora tanto ci
parla di lei (quanti di noi hanno ancora in casa quei suoi lavoretti?) e trovo
giusto ricordarla per tutto quello che
ha fatto per noi. Grazie Suor Imelda !
Elvira
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Ricordi
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Maestro di Comunità
Il maestro Abbondio era una persona
che pensava al futuro della comunità, e
considerava, per la messa in gioco, noi
giovani, protagonisti naturali radicati
nella propria comunità. Parlando con il
maestro di futuro e comunità si percepiva lo stimolo per il “non sentirsi appagati” per favorire il bene comune.
Il maestro aveva la consapevolezza che
i giovani sono un grande investimento
e che devono essere dedicate a loro
molte attenzioni. Credeva nelle capacità di noi giovani, dandoci l’opportunità
di esprimerci liberamente, favorendo
un ricambio generazionale che faccia
crescere la comunità come centro della
vita di relazione dell’individuo e ambiente delle decisioni collettive.
Ad ogni incontro, nel quale si parlava
della vita del paese, si faceva partecipe
con entusiasmo e ci ricordava le responsabilità che abbiamo nel confronto
della comunità per contribuire al nostro futuro e di quello collettivo.
Non possiamo dimenticare i numerosi anni di attività che ha svolto come
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volontario presso lo sportello Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) in una saletta al piano terra presso
l’oratorio di Dro. Un servizio prezioso,
che ha svolto con dedizione, sempre
disponibile ad ascoltare, a indirizzare o
a risolvere i numerosi casi che spesso
richiedevano una specifica competenza
in campo normativo e fiscale, frutto
di un lungo e continuo percorso di
formazione e aggiornamento.
Per Abbondio era importante che ognuno desse il proprio contributo per
la comunità, un contributo che per lui
è stato sempre ispirato dal Vangelo e
dalla dottrina sociale della Chiesa.
Ci scusiamo di avere ripetuto troppo il
termine “comunità” ma con il maestro
di questo si parlava perché era il tesoro
che si condivideva. Grazie maestro per
l’insegnamento che ci hai dato.
Sebastiano e Corrado
COMUNITÀ
Abbondio Leoni
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Spazio Giovani
COMUNITÀ
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sport, amicizia,
solidarieta’
Un tiepido sole primaverile ha fatto
da cornice alla 29esima edizione della
manifestazione non competitiva “dal
Doss al Doss de Corsa” che si è tenuta, come di consueto, nella mattinata di
lunedì di Pasquetta.
Quest’anno abbiamo raggiunto un
nuovo record, ben 821 partecipanti si
sono presentarsi al Via ai piedi del colle
di S. Abbondio. Numero che ha superato le nostre aspettative, ma ci ha fatto
capire che non è solo una corsa o una
passeggiata, ma uno straordinario momento di aggregazione, una mattinata
da condividere insieme.
Infatti sullo storico percorso di 8,200
km si sono visti passare grandi, piccini,
atleti, giovani, anziani, famiglie e gruppi.
Il successo della manifestazione ha permesso anche quest’anno di poter dare
un piccolo contributo a due progetti
di solidarietà che da un paio di anni ci
siamo presi a cuore.
Quest’anno inoltre ci siamo impegnati
nella sensibilizzazione e nel sostegno
del progetto “Un pozzo per l’Uganda”
volto alla raccolta di fondi per la costruzione di un pozzo d’acqua potabile
nel villaggio di nascita di don Michael
Korinding. Abbiamo creato delle borse* sulle quali è raffigurato in modo stilizzato un albero con i rami da cui germogliano delle piccole foglie a forma
di cuore. L’albero simboleggia la nostra
comunità che dividendosi nei rami fa
nascere dei piccoli segni d’amore.
Infine un grande Grazie al gruppo di
ragazzi che si è impegnato nella programmazione e nella realizzazione del-
la corsa. Si è creato un gruppo di circa
30 ragazzi che durante la giornata ha
montato l’allestimento, ha gestito la
partenza, la preparazione dei ristori, la
raccolta delle iscrizioni, si è occupato
poi della sicurezza sul percorso, della
vendita delle borse, della premiazione e
infine nella distribuzioni di “ovi sodi e
vim” sul colle al termine della S. Messa.
Vogliamo ringraziare i moltissimi partecipanti, e anche i numerosi sponsor
che ci sostengono riponendo fiducia e
supportandoci nell’iniziativa.
Tutto questo impegno ha così
reso possibile una grande manifestazione di sport, amicizia e
solidarietà.
Corrado e Laura
UNA VENTINA DI BORSE
SONO ANCORA DISPONIBILI
RICHIEDENDOLE IN SACRESTIA
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Appuntamenti e proposte
Spazio Giovani
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x i giovani di Dro Ceniga Drena
Per i ragazzi della 3° media e della 1° superiore proponiamo due incontri
mensili che si terranno il mercoledì, dalle ore 18 alle 19 presso le sale delle
catechesi dell’oratorio di Dro.
Per i ragazzi dalla 2° alla 5° superiore ci ritroviamo nel piazzale dell’oratorio
alle ore 20,10 per poi partecipare insieme agli incontri “I Care” (mi interessa)
organizzati dalla Pastorale Giovanile di zona in collaborazione con i frati francescani. Queste le date:
VENERDì 18 GENNAIO 2013 - Convento delle Grazie
VENERDì 22 FEBBRAIO - Convento delle Grazie
VENERDì 15 MARZO - Via Crucis, Romarzollo di Arco
Per tutti i giovani dai 18 anni in su, proponiamo ogni 1° mercoledi del mese
un incontro sia formativo che organizzativo delle varie attività del gruppo Giovani. Ore 20,30 presso l’oratorio di Dro. Tenetevi liberi e partecipate !
x altre informazioni visita il sito internet www.giovanioratoriodrodrena.it
Anche quest’anno grazie alla collaborazione viva
della parrocchia è stato possibile riproporre l’entusiasmante esperienza del Grest che, come le altre edizioni, ha visto coinvolti un bel numero di genitori ma
soprattutto di ragazzi e ragazze, risorse fondamentali
per il presente e al futuro della comunità.
Il tema di quest‘ anno è stato “IL TEMPO” in tute le
sue sfaccettature, dal tempo meteorologico, al tempo
che trascorre, al tempo per gli altri, ecc; esperienza
che è durata due settimane all’interno delle quali si è giocato, ballato, costruito, ma soprattutto imparato a condividere la propria vita assieme agli altri, con
le proprie qualità e con i propri limiti; insomma a rispettarsi nella concretezza e
bellezza dello stare assieme agli Amici. Anche quest’anno il grest ha animato
più di cento partecipanti per settimana. Bisogna tra l’altro sottolineare che di
anno in anno i bambini aumentano segno di crescita cittadina ma sopratutto di
apprezzamento da parte della comunità di questa iniziativa, che ha spinto l’organizzazione ad utilizzare per le proprie attività anche luoghi fuori dagli spazzi
oratoriali. Prendo occasione per ringraziare tutti coloro che hanno permesso
tutto questo e invito chiunque fosse interessato a collaborare per l’edizione
2013 ad informarsi presso la parrocchia.
Paolo
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Comunità
GREST 2012
è ORA DI GREST
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Ricordi
Amarcord
La nostra Prima Comunione,
classe 1973 - 8 aprile 1982, Dro
Sacerdote: don Guido Ruele
Maestri: Alfonsina Mazzurana, Vittorio Leoni
COMUNITÀ
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La nostra Prima Comunione,
21 aprile 1963, Ceniga
Sacerdote: don Tullio Rosa
Maestra: Paolina Leoni
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Avvenimenti
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Ceniga - Recente restauro
Capitello S. Antonio
reso possibile, anche senza contributi
pubblici, il ritorno alla pubblica venerazione dell’immagine di Sant. Antonio.
Santo che da sempre nella Comunità
di Dro e Ceniga nutre di particolare
devozione.
l’architetto Carlo Fia illustra
l’intervento di recupero
Domenica 9 settembre ad ore 11 in
via al Ponte, a Ceniga, si è tenuta una
piccola cerimonia di inaugurazione per
il recente restauro del capitello votivo
di S.Antonio di Padova visibile a lato
della strada. L’intervento è consistito
nella sostituzione del preesistente affresco, oramai deteriorato, con una una
pregevole opera in ceramica dell’artista
locale architetto Carlo Fia. Alla presenza di un numeroso pubblico e delle
autorità civili, rappresentate dal sindaco Vittorio Fravezzi, il restaurato capitello è stato benedetto da don Stefano
Anzelini parroco di Dro e Ceniga.
Durante la cerimonia un sentito ringraziamento è stato rivolto a chi ha
25° anniversario dalla costruzione
Su iniziativa del Gruppo Alpini di
Drena, sempre attento e disponibile a
coinvolgere la Comunità in momenti di
ritrovo e di memoria, lo scorso 5 agosto è stato ricordato il 25° anniversario
della costruzione della piccola chiesetta che sorge accanto a Malga Campo.
L’importanza del momento è stata
sottolineata dalla presenza dell’Arcivescovo di Trento Mons. Luigi Bressan,
che ha presieduto L’Eucaristia animata
dai canti del Coro Lagolo. La Chiesetta dedicata a Cristo Redentore, fu costruita su iniziativa del gruppo Alpini e
della Comunità di Drena. Il desiderio
di dedicare un luogo alla preghiera e
alla gloria di Dio, accanto ad una realtà tanto cara agli abitanti di Drena,
era nata già al ritorno dall’esperienza di
aiuto e solidarietà fatta in occasione del
terremoto del vicino Friuli. A distanza
di anni, gli organizzatori della giornata,
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ma anche l’Arcivescovo nell’Omelia e
le altre Autorità presenti, hanno sottolineato come, proprio dall’esperienza
delle fatiche della nostra gente di montagna, deriva l’apertura alla solidarietà
e al volontariato tanto diffuso nella nostra regione, come la capacità, immersi
nella bellezza del Creato, di alzare lo
sguardo verso di Dio e di riconoscerne la sua regalità. È stata, la giornata
del 5 agosto, un’occasione per i numerosi presenti, di incontrarsi tra loro, di
immergersi nella natura e, attraverso il
segno di questa piccola e semplice cappella inserita nel verde dei nostri boschi, di fare un pensiero di riflessione e
di ringraziamento a quel Dio che ogni
giorno fa sorgere il suo sole sul mondo e sull’umanità. Il tutto si è concluso
con la condivisione di un pranzo alpino
preparato dai NU.VOL.A. Alto Garda
e Ledro.
Comunità
Chiesetta a Malga Campo
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1° turno campeggio
ELEMENTARI, estate 2012
2° turno campeggio
MEDIE, estate 2012
Redazione: don Stefano Anzelini, Mario Bortolotti, Corrado Angeli, Elvira Angeli,
Laura Parisi, Sebastiano Matteotti e Zita Zanoni.
PARROCCHIE DI CENIGA - DRENA - DRO
Tel. Parrocchia Dro: 0464 544000 - E-mail: [email protected]
Stampato 1700 copie da Grafica 5, Arco
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Bollettino Natale 2012 - Giovani oratorio Dro Ceniga Drena