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NOTIZIARIO «AMICI DI BENEDETTA»
Anno XXIII - n. 2 - Dicembre 2008
Semestrale - Poste Italiane s.p.a. - Sped. abbon. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2 - DCB di Forlì - Aut. Trib. Forlì n. 18/86 - Dir. Resp.: Gianfranco Amati - “Amici di Benedetta”
Casella postale n. 62 - 47013 Dovadola (FC) - Amm.: Via Benedetta Bianchi Porro, 4 - Dovadola (FC) - Tel. 0543 934800 - c.c.p. 14097471 - Taxe perçue (tassa riscossa) - Stampa Stilgraf Cesena
“Gioisci, esulta, rallegrati con tutto il cuore!
Il Signore in mezzo a te è un Salvatore
potente. Esulterà di gioia per te e ti rinnoverà con il suo amore...”.
Sofonia 3,14.17
DOVADOLA – ABBAZIA DI S. ANDREA
DOMENICA 25 GENNAIO 2009 – ore 10,30
Celebrazione Eucaristica
presieduta da
Sua Eminenza Rev.ma Cardinale
CARLO CAFFARRA
Arcivescovo Metropolita di Bologna
ore 12,30 Pranzo alla Casa di Accoglienza “Rosa Bianca” di Dovadola
SIRMIONE
Nella stanza di Benedetta
che si trova all’interno dell’Hotel
Meridiana in via Catullo 15,
sarà celebrata il 23 GENNAIO 2009
alle ore 10 una S. Messa
commemorativa della Venerabile.
“Questa mattina
“davanti alla culla
“del Divino Bambino
“ho pregato per voi
“perché Gesù vi renda bella
“la vita senza dolori
“e piena di gioia...”.
(Da una lettera di Benedetta ai genitori - S. Natale 1945)
2
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Regole di vita
Tutti coloro che incontrano Benedetta ne riconoscono i tratti
eroici, la straordinaria fedeltà al Signore in condizioni di vita durissime. Era una creatura che amava la vita, la musica, l’arte,
l’amicizia. Le sue condizioni fisiche sembravano volerle togliere
sistematicamente tutto.
Solo la grazia del Signore le consentiva di mantenere intatta
la speranza e di vivere nel suo cuore la gioia e di irradiarla agli
altri. Ciò era dovuto anche ad un quotidiano esercizio nell’affrontare seriamente la propria vita e quella delle creature a lei affidate.
Del resto mamma Elsa, con la sua educazione severa, con
l’affidamento di precisi compiti e responsabilità, aveva trovato in
Benedetta dapprima una bambina e poi un’adolescente ed una
giovane donna che mostrava il carattere sempre più definito anche da un rigore, da una scarsa indulgenza verso stessa. Tali doti
erano accompagnate da una disponibilità sempre più affinata e totale verso il Signore, che si traduceva in amore sempre più limpido verso tutti coloro che la incontravano.
Benedetta suscita così in noi un sentimento di trepida meraviglia, una domanda: “Come avrà fatto?”, e la tentazione di porla su
un alto piedistallo, lontano dalla nostra ben più modesta posizione.
Nello stesso tempo ella è sempre la ragazza della porta accanto, cui piace andare in barca, trovarsi con le amiche, leggere,
scherzare.
Se l’altezza spirituale di Benedetta e la sua vicinanza suscitano in noi sentimenti opposti, potremo trarre beneficio da alcune
piccole regole, che abbiamo trovato esposte davanti alla cappella
di un ospedale. Ve le proponiamo e poi tiriamo una piccola conclusione:
1. Vita
Solo per oggi mi impegnerò a vivere semplicemente questa giornata, senza voler risolvere di colpo tutti i problemi della mia vita.
2. Cura
Solo per oggi dedicherò più cure alla mia persona e mi comporterò in maniera educata.
Non criticherò nessuno.
Non cercherò di correggere o migliorare gli altri ma solo me
stesso/a.
3. Felicità
Solo per oggi vivrò nella consapevolezza che sono creato per la
felicità non solo per l’altro mondo ma già in questo.
4. Realismo
Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che
le circostanze si adattino ai miei desideri!
5. Leggere
Solo per oggi destinerò dieci minuti del mio tempo ad una buona
lettura. Come il cibo è necessario alla vita del corpo, la lettura è
necessaria alla vita dell’anima.
6. Agire
Solo per oggi compirò una buona azione. E non lo racconterò a
nessuno.
7. Superare
Solo per oggi farò qualcosa per cui non provo alcuna voglia. Se
mi dovesse dispiacere interiormente, farò sì che nessuno se ne
accorga.
8. Pianificare
Solo per oggi stabilirò un programma preciso. Forse non mi ci
atterrò esattamente. Però lo scriverò e cercherò di evitare due
mali: la fretta e l’indecisione.
9. Coraggio
Solo per oggi non avrò alcuna paura. Soprattutto non avrò alcuna paura di rallegrarmi di tutto ciò che è bello e crederò alla
bontà.
10. Fiducia
Solo per oggi crederò con fermezza (anche se le circostanze dovessero indicare il contrario) che la benigna Provvidenza di Dio
si prende cura di me, come se non esistesse nessun altro/a al
mondo.
Pensiamo alle persone che sono in Ospedale, non solo ai ricoverati ma anche a coloro che fanno delle analisi o che, con il
cuore in gola, vanno a vedere i risultati, spaventati per i possibili
esiti. Per tutti questo decalogo può essere significativo, perché
ciascuno non abdichi dalla propria vocazione di essere umano,
aperto al mistero della vita e della morte e portatore, nonostante
tutto, di una speranza, come Benedetta ha sempre testimoniato.
P.S. Queste regole, dice un cartello esplicativo, sono un’eredità di
Papa Giovanni XXIII. Come si vede, i santi si ritrovano sempre,
con la parola scritta e, soprattutto, con quella parola costruita dalla loro vita.
Gianfranco
Liliana Selli, presidente dell’Associazione per Benedetta Bianchi Porro
L’“Associazione per Benedetta Bianchi Porro”, fondata da
Carlo Spinelli a Milano, si è recentemente trasferita a Dovadola. Carlo Spinelli si è reso benemerito per molte iniziative avviate e realizzate per far conoscere Benedetta.
Ricordiamo in particolare il contributo fondamentale per
la pubblicazione degli Scritti completi.
Carlo va ringraziato molto per il suo prezioso servizio.
Ha assunto ora la presidenza dell’Associazione Liliana
Selli, amica e collaboratrice di Anna da antica data, che si
è messa d’impegno a gestire una complessa eredità.
Le auguriamo buon lavoro con il cordiale augurio di tutti.
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Le trecce di Benedetta e la rosa bianca
Con una semplice, ma commovente cerimonia al Museo
della “Fondazione Benedetta
Bianchi Porro” a Dovadola sono state poste l’8 agosto in teche di vetro le trecce di Benedetta e la rosa bianca.
La presenza di Emanuela e
di Corrado, fratelli di Benedetta, di Mons. Dino Zattini, Vicario generale della Diocesi di
Forlì-Bertinoro, di don Alfeo
Costa, vicepostulatore e di un
gruppo di Amici in un luogo
che raccoglie testimonianze,
immagini, statue a lei riferite,
ha creato una suggestione particolare anche per il valore
simbolico delle treccie e della
rosa.
Sembrava quasi che la famiglia naturale di Benedetta e
quella di coloro che l’hanno
conosciuta dagli scritti si fossero ritrovati in un luogo preciso, il Museo, per rivivere qualcosa di Benedetta.
Le trecce – si legge in un
cartellino preparato per l’occasione – erano state tagliate nell’ottobre del 1953, quando Benedetta aveva 17 anni. Non si
può fare a meno di pensare a
quel successivo e più drammatico taglio dei capelli, prima di
una operazione, nel 1957, che
Benedetta ricorderà così:
Mons. Dino Zattini
AL MUSEO DI DOVADOLA
Corrado Bianchi Porro vicino al busto di Benedetta opera di Antonio Berti
«Mentre mi tagliavano i capelli, mi sentivo come un
agnello cui tagliano la lana e
pregavo il Signore perché mi
facesse forte e piccola. Il Signore, mamma, vuole da noi
grandi cose»1.
Le trecce possono far pensare ad una bambina ed il taglio
di esse ad un passaggio ad una
più impegnativa situazione di
adulta.
Corrado Bianchi Porro ha
evocato, con parole di intonazione poetica, in un cartellino
illustrativo della teca, un altro
significato della treccia:
La tua treccia.
Molti anni per crescere vicino
a mille pensieri,
solo un attimo per donarla.
Lo stesso pensiero
tra infiniti fili di amore
ci intreccia.
Mons. Zattini ha ricordato ai
presenti che i capelli nel Vangelo hanno un significato profondo. Chi si consacrava a
Dio, faceva voto di nazireato.
Normalmente era un voto temporaneo, al termine del quale
venivano tagliati i capelli e offerti al Signore. Ma nel Vangelo Gesù ci parla dei capelli per
ricordarci la profonda vicinanza di Dio anche agli aspetti più
nascosti della nostra esistenza.
Chi riuscirebbe a contarli?
Quasi come contare il numero
delle stelle in cielo. Eppure,
racconta Matteo, persino i capelli del vostro capo sono tutti
contati. Pensiamo dunque alle
due cose. Da una parte Dio che
è così vicino a Benedetta da
contarle i capelli del capo. Dall’altra, Benedetta che, come un
agnello tosato e condotto al sacrificio, affida al Padre la sua
vita sapendo che in Lui la si ritrova. Grazie dunque a Sergio
– così ha concluso Mons. Zattini – che ha voluto con il dono
di queste teche, farci toccare,
quasi con mano, la giovinezza
di Benedetta che si è affidata a
Dio con fiducia e gratitudine e
la tenerezza di Dio nei confronti dell’uomo.
Ugualmente evocativa la rosa bianca, ormai rinsecchita,
ma legata alle drammatiche e
gloriose ultime ore di vita di
Benedetta, quando sbocciò nel
giardino di casa a Sirmione. La
madre volle portargliela e Benedetta disse soltanto: “È un
dolce segno”, pensando al
prossimo incontro con il Signore.
Corrado Bianchi Porro, in
un altro cartellino apposto sulla teca della rosa, ha dato questa lettura poetica e tremendamente attuale:
3
Nel freddo inverno
irresistibile
e violento sbocciò
il tuo fiore.
Ora dalle nostre spine
fai nascere
la rosa bianca.
Ecco allora che le trecce e la
rosa non sono soltanto reliquie
di un passato, ma consentono
di meditare sulla figura di Benedetta e di vedere l’attualità di
un amore che è dono per tutti.
La cerimonia al Museo ha
avuto anche un altro risvolto,
che intreccia, in qualche modo,
Benedetta con la vicenda familiare della Famiglia Selli.
Liliana Selli, presidente dell’“Associazione per Benedetta
Bianchi Porro” ha perso da poco il marito Prof. Sergio. Lo ha
voluto ricordare offrendo al
museo le due teche.
Serlio Selli sigilla la teca
con le trecce di Benedetta
I materiali di esse sono stati
donati dalla ditta Alpi, lo zoccolo ligneo è stato preparato da
Cesare Mazzoni, la preparazione delle teche per la conservazione delle trecce e della rosa è
stata curata dal figlio di Liliana
dott. Serlio Selli.
Si potrebbe dire che Benedetta sia diventata una di famiglia, per i Selli certo, ma anche
per molti altri amici.
Gianfranco
1
GAINI REBORA, C., Oggi è la mia festa, Bologna 2003, p. 48.
4
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Il cammino di Assisi
PELLEGRINI A DOVADOLA
Arrivano a Dovadola da lontano, in autobus, in taxi o a piedi dall’Italia e da molti altri paesi.
da Castrocaro. Iniziano un cammino che li porterà a piedi con va- Per noi sono occasioni perché
rie tappe in Romagna, Toscana e Umbria fino ad Assisi. Arrivano venga incontrata Benedetta, per
ancora freschi e curiosi di una nuova esperienza, spesso con un la realtà comunale anche altro.
po’ di tempo a disposizione per esplorare il paese. A Dovadola Pensiamo che qualcuno dispovengono accolti molto francescanamente in un rifugio, in cui pos- sto a dare una mano ci sia.
sono dormire.
In due giorni ne abbiamo incontrati alcuni: Denise e Patrick BRENDA
Mandiamo a Brenda una foprovenienti dagli Stati Uniti, dall’Oregon, Lucia da Biella, Giovanni e Laura da Reggio Emilia, Brenda da Città del Messico. to ricordo del suo soggiorno a
Sono contenti di essere qui. Sentono parlare volentieri di Bene- Dovadola, con il bastone del
detta. Non li riforniamo di pubblicazioni per non gravare gli zai- pellegrino, nella Badia, dopo
ni che dovranno essere portati con fatica per molti chilometri e la recita del Rosario del luper molti giorni. Stabiliamo tuttavia un contatto con persone che nedì. Al ritorno in patria ci
manda un suo originale sogno
sicuramente desiderano sentirsi accolte.
Siamo felici che siano a Dovadola. Pensiamo che associare un mistico, che offriamo all’apluogo di Benedetta ad un prezzamento dei lettori grazie
Pellegrina a Dovadola:
itinerario che porta ad Assi- alla traduzione di un’amica.
Grazie,
Brenda!
Brenda da Città del Messico
si sia un importante evento
provvidenziale. Dovadola
richiama molte persone alla preghiera vicino al sarcofago di Benedetta, ma
Era un giorno normale, una domenica pigra, quando venne
a me una immagine inquietante: i piedi di un pellegrino, che
certamente il Cammino di
raffiguravano in colore seppia allo stesso tempo dolore inAssisi ne fa venire altre,
tenso e pace suprema; in quel momento non compresi bene
che di Benedetta non hanquali fibre movesse in me, però riconobbi il richiamo. Senza
no mai sentito parlare, dannessun dubbio ma con molte difficoltà iniziai il tragitto e
do a questo luogo una visinella conferma del sentiero incontrai il mio luogo in occhi
bilità imprevista.
profondi, mani umili, passi integri, nella voce del silenzio.
È una felicissima occasione
che
può
essere
positivaOggi questa voce torna a chiamarmi, ma profumata con
Don Costa e Gian Paolo accolgono
i pellegrini Denise e Patrick
mente sfruttata nel senso
aroma di Santo, di fratello, di compagno, di Francesco.
dell’accoglienza che BeneAccorro alla velocità dei piedi ed entro nel tempo eterno,
detta perennemente insegna, offrendosi in certo modo come una
dove ancorata al corpo e ai suoi pesi l’anima può guardare
nuova compagna nel cammino della vita. Attualmente la gioia di
l’aria, sostenere la foglia, e riconoscersi in ciò che è più
questa accoglienza ricade sul nostro don Alfeo Costa, che con
piccolo, nell’invisibile.
molto sacrificio, nelle più diverse ore, si rende disponibile a svolIl pellegrino, quell’essere che fugge dal mondo alla ricerca
gere le piccole incombenze burocratiche per il “passaporto del
del suo alito di verità, scoppierà di dolore, toccherà il sublipellegrino”, per la consegna degli itinerari e delle piantine e per
me, ma ciò che più lo sconvolge è sapere che in qualche mol’accompagnamento dei pellegrini al rifugio, rimediato nella fatmento del cammino resterà solo di fronte a se stesso, motoria vicino a Villa Badia. Deve ricadere soltanto su di lui questa
mento nel quale cade a valanga ciò che egli pensa di esseincombenza?
re, le idee tutte, i concetti primi, anche gli ultimi,aspettative,
Ci pare che ogni sforzo vada fatto perché quest’accoglienza
segreti, la complessità quotidiana… e rimane nuda la vita in
possa essere consolidata. Un percorso più agevole e più illuminaforma umana. Se io fossi l’unica ad ascoltare, ugualmente,
to verso il rifugio, qualche confort in
ad ogni modo, sempre accorrerei.
più, magari un tavolo e due panche
Ma quegli altri, regalando compagnia,
sotto la tettoia davanti alla casa, maforza e coraggio in ciascun passo pagari una pastasciutta quando è possirallelo al mio, mi aprono gli occhi e il
bile…
cuore perché possa ballare e ridere
Non dimentichiamo che il nostro
con il misterioso gioco dell’esistenza.
ancora povero rifugio diventa, di fatto, il primo biglietto da visita di DoGrazie a tutti i pellegrini sul mio camvadola per queste persone.
mino, grazie perché ascoltano, perché
Pensiamo che il potenziamento di
accorrono e ci incontriamo, perché mi
questo servizio sia proprio un interessostengono e perché vanno sempre cose di tutta la comunità di Dovadola
me un’eco al mio passo.
stessa, se si vuole che le persone vi
Brenda
Da sinistra: Patrick, Giovanni, Laura, Lucia, Denise
ritornino dall’Oregon, dal Messico,
Seme di sole
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
La celebrazione a Dovadola
Una serie di eventi si concentra a Dovadola dall’8 all’11
agosto. Già l’8 si comincia a
festeggiare Benedetta nel giorno del suo 72º compleanno,
che verrà solennemente celebrato domenica 10 agosto. Il
giorno 9 si completa il ritiro,
tenuto da fra Paolo con la piccola Carovana di Gesù, una
presenza ed una benedizione
che ogni anno si rinnova. Il pomeriggio si svolge nella sede
della Fondazione Benedetta
Bianchi Porro una cerimonia
con il sigillo in due teche delle
trecce di Benedetta e della rosa
bianca, fiorita il giorno della
sua morte. Segue poi lo stesso
giorno alla Badia una S. Messa,
celebrata da mons. Dino Zattini, Vicario generale della Diocesi di Forlì-Bertinoro, che ricorda la cerimonia appena avvenuta, e Anna, nel 3º anniversario della sua nascita al cielo.
Domenica poi la cerimonia
solenne nella Badia di Dovadola, presieduta dal Vescovo di
Verona mons. Giuseppe Zenti,
con la partecipazione di mons.
Lino Pizzi, Vescovo di ForlìBertinoro, e di altri sacerdoti
– ricordiamo soltanto mons.
Dino Zattini e don Evelino dal
Bon, parroco di Sirmione, in
ideale rappresentanza delle due
Chiese di Verona e di Forlì, che
chiamiamo sorelle nel nome di
Benedetta, che a Dovadola nacque e che a Sirmione morì. Il
tradizionale pranzo alla Rosa
bianca, gestito come sempre
dalla valida Pro loco di Dovadola, ha completato la prima
parte della giornata. Quando i
numerosi ospiti se ne sono andati è rimasto ancora lavoro per
don Alfeo Costa, che ha accolto cinque pellegrini impegnati
nel Cammino di Assisi.
L’11 agosto un gruppo di
Amici si è raccolto, come tutti
i lunedì alle ore 21, attorno al
sarcofago di Benedetta per recitare il Rosario, in un momento di comunione profonda, nel
ricordo di tutti coloro che sono in difficoltà e che in Benedetta trovano conforto e chiedono la sua intercessione per
una grazia.
Mons. Lino Pizzi e Mons. Giuseppe Zenti
Quando tutte le luci della
provvisoria ribalta dovadolese
si spengono, gli ambienti diventano spesso deserti, ma resta l’incanto del luogo. Per
questo molti, che arrivano
stanchi, ripartono da Dovadola
con un sorriso, con il desiderio
di tornare poi a ricaricarsi an-
cora, quando la quotidiana fatica si fa sentire ed i problemi
sembrano insopportabilmente
accumularsi.
L’incontro a Dovadola è una
occasione per tutti per domandarsi sul senso della propria fede. Il Vangelo di domenica 10
agosto ha attualizzato ancora
5
questa domanda. L’incertezza
di Pietro davanti a Gesù, che lo
invita a camminare sulle acque, la paura superata con la
definitiva rassicurazione del
Signore, il parallelo con l’analoga vicenda di Benedetta
che riesce a dire il suo sì vittorioso al Signore, di cui avverte
la vicinanza: sono tutti stimoli
per una nostra riflessione. Pensiamo che l’omelia di Mons.
Zenti, che ha sviluppato in modo particolare questo attualissimo parallelo, possa offrire a
tutti gli Amici, anche a quelli
che per motivi di salute, o per
altre ragioni, non abbiano potuto essere presenti, utili elementi per una fruttuosa meditazione. Per comodità di lettura
riportiamo il Vangelo del giorno e la parte dedicata a Benedetta nell’omelia di Mons.
Zenti. Ringraziamo Daniela
Zodda per la trascrizione dell’omelia dalla nostra registrazione.
L’OMELIA DI MONS. GIUSEPPE ZENTI
VESCOVO DI VERONA
[25] Verso la fine della notte
egli venne verso di loro camminando sul mare. [26] I discepoli, a vederlo camminare
sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura.
[27] Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non
abbiate paura». [28] Pietro gli
disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle
acque». [29] Ed egli disse:
«Vieni!». Pietro, scendendo
dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso
Gesù. [30] Ma per la violenza
del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò:
«Signore, salvami!». [31] E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
[32] Appena saliti sulla barca, il vento cessò. [33] Quelli
che erano sulla barca gli si
prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio
di Dio!» (Mt 14, 25-33).
Attraverso queste parti centrali del Vangelo vorrei rivedere la persona, grande, di Benedetta. Non c’è dubbio che rileggendo alcune sue lettere si
resta un po’ sorpresi.
Le sue parole hanno sempre
fatto del bene proprio perchè
Benedetta è una donna sincera,
leale con sé stessa. Non ha mai
voluto mascherare nulla. E
quando si è trattato di affrontare la malattia che la isolava
sempre più da un punto di vista fisico, in difficoltà comunicativa con l’esterno, si è posta
gli interrogativi più forti.
“Perché?”. “Perché proprio
a me?”.
Così giovane... Dice anche di aver sperimentato il senso di un vuoto profondo, di essersi sentita abbandonata da
Dio. Ha detto la pura verità.
Gesù sulla croce ha detto la
stessa cosa: “Padre, perché mi
hai abbandonato?”.
Sta qui la grandezza di Benedetta: Gesù. Lei che temeva
di precipitare nel nulla, ha avuto il coraggio di invocare il Signore: “Salvami!”.
Tra le tante cose che affascinano di questa donna, mi è piaciuto in particolare quando dice di sé di essere così in travaglio da sentirsi come inutile.
Ma poi ha avuto quella folgorazione.
“No, non sono inutile, perchè Dio mi sta guardando!”
Proviamo ad approfondire questa idea.
Dio la guarda. Come gli
spettatori guardano gli atleti.
Anzi, come un allenatore l’atleta sul quale ha investito tutto. Dio è lì a guardare questa
donna come un’atleta dello
spirito.
Lei è un’atleta dello spirito
non risparmiata dalle fatiche,
dal dolore della sofferenza, daContinua a pag. 6
6
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Continua da pag. 5
gli interrogativi più angoscianti, più radicali. Se li è posti tutti, ha sofferto fino in fondo.
“Ma Dio mi guarda! Lui sa che
ci sono!”.
Ci si può chiedere giustamente: “Perché Dio non è intervenuto per liberare questa
giovane dalla sofferenza riportandola alla pienezza della salute?”. Quanto bene avrebbe
fatto nella sua vita di medico!
Chi lo sa... Chi può dire se
avrebbe fatto maggiormente
del bene come medico o se ne
sta facendo ancora di più come
testimone del Crocifisso? Chi
lo può valutare... In ogni caso
la domanda che spesso affiora
sulle nostre labbra è: “Perchè?”. “Perché Dio permette
queste malattie?”.
Dio non permette. Permettere vuol dire dare il consenso.
Dio non toglie, che è cosa diversa. Non togliere significa
non sopprimere. Vuol dire lasciare il corso della storia al
suo percorso naturale. Così il
Padre non ha permesso la croce
al figlio. Il Padre non gliel’ha
tolta. Dio, che lascia la piena
libertà all’uomo e al percorso
della storia, sa intervenire a
modo suo e là dove c’è debolezza umana, come dice l’apostolo Paolo, Lui manifesta la
Sua potenza. Ricordiamo bene
l’espressione di Paolo. “Quando sono debole è allora che sono forte”. Dice Dio a Paolo
che lo supplicava di allontanare da lui tanti motivi di grave
sofferenza: “Ti basta la mia
Grazia. Nella tua debolezza si
manifesta la mia potenza”.
Quello che reca maggior
conforto è la certezza che in
quei momenti c’è chi ti vede e
chi partecipa al tuo travaglio.
Un travaglio da Crocifissa.
Benedetta ha vissuto con
Cristo la Sua passione. Benedetta poteva dire: “Ci sei Tu
con me!”. Quanta forza ci dà
questa consapevolezza! Perché
non è fortunata la persona che
nella vita non ha mai nessun
travaglio, nessuna croce e che
Mons. Zenti saluta gli amici della Proloco di Dovadola,
con Lucia (seconda da sinistra) e Don Alfeo Costa (secondo da destra)
magari in questa sua vita così
splendida perde Dio, innamorata di sé stessa. La vera tragedia dell’umanità è quando non
può più dire: “Ci sei Tu con
me!”. Quando non si percepisce più questa voce del Vangelo: “Ci sono io! Ci sono io!”.
Benedetta lo ha capito. Aveva
perso tutto, ma aveva capito
che aveva con sé la persona
più grande: era Gesù.
In lei ci sei Tu, o Signore.
“Anche se andassi per valli tenebrose, non temerei alcun male perchè Tu sei con me” (Salmo, 23, 4). Prego il Signore
che mi rammenti queste cose
quando capiterà anche a me di
essere in difficoltà, magari
prossimo alla morte.
“Anche se andassi per valli
tenebrose, non temerei alcun
male perchè Tu sei con me”.
Questa è la forza della fede che
ti fa dire quanto valga la vita,
indipendentemente dalle condizioni in cui è vissuta. Che senso
ha il nostro vivere se manca colui che è il “Tutto”? Il senso del
vivere vale più del vivere. A che
serve vivere senza senso? Se io
ho il senso del vivere, cioè la
pienezza della mia vita, in qualunque condizione essa è degna
di essere vissuta. Certo, nella
sofferenza. Non c’è dubbio.
Fino al punto di stabilire un
contatto personalissimo con
Gesù come unica realtà.
Ripenso alla prima lettura:
“Elia sul monte”. Elia pensava
che Dio si manifestasse nel
vento impetuoso, nel fuoco,
nel terremoto. Ma Dio non era
lì. Era nella brezza leggera.
Penso a Benedetta.
A quando ha trovato la grande pace nel suo cuore. A questo suo dialogo confidenziale
con Gesù.
Era la brezza del monte. La
brezza che ha dato ristoro a
questa donna meravigliosa di
cui la Chiesa progressivamente
riconoscerà la santità.
Quaderni di Benedetta
Benedetta che nella
vita terrena scelse di
«abitare negli altri»,
ora dal cielo certamente continua ad «abitare
negli altri»: continua a
volerci bene. Ci confortano le sue parole: «Il
mio spirito vivrà, tra i
miei, tra chi soffre e
non avrò neppure io
sofferto invano» (a Natalino, estate 1963).
Angelo Comastri
Benedetta Bianchi Porro
DIO MI AMA
Queste parole sono
contenute in un prezioso scritto del nostro grande amico S. E. Mons. Angelo Comastri. Le abbiamo riscoperte dai tesori presenti su “l’annuncio” per dare alla luce questo secondo numero dei “Quaderni di Benedetta”. Pensiamo che il volumetto possa essere
per tutti l’occasione per meditare su Benedetta con le parole
di un attento, sensibile e partecipe lettore della vicenda spirituale della Venerabile.
Il Quaderno può fare del bene a tanti amici che cercano
motivi di gioia e di speranza. Per questo può essere un dono
utile per molte persone.
L’opuscolo intende anche esprimere la riconoscenza degli
Amici di Benedetta ed i cordialissimi e deferenti auguri a
S. E. Mons. Comastri elevato alla porpora cardinalizia alla
fine dello scorso anno.
Se qualcuno ne desidera qualche copia può richiederla
agli Amici di Benedetta.
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Musica per sognare
7
Dovadola Arte con Benedetta sta ormai diventando una tradizione a Dovadola. Su iniziativa della Fondazione Benedetta Bianchi
Porro e con il patrocinio del Comune di Dovadola, l’orchestra da
camera della città di Verona diretta dal M° Enrico de Mori ha
eseguito un nutrito programma con musiche di nove compositori,
da Gazzaniga a Salieri, da Vivaldi a Offenbach, da Brahms a
Fauré, con l’apporto di vari solisti: la soprano Miriam Venneri,
Marco Bighignoli al mandolino, il duo “Gli Arcangeli” e Andrea
Testa al violino. Ringraziamo cordialmente tutti i musicisti che
hanno onorato questa iniziativa, che ha avuto il meritato successo. Ne parliamo riportando la testimonianza che ci ha mandato
Pia, che fa rivivere l’atmosfera del concerto, presentato da Martina Dotti.
“Il programma della giornata prevede come prima cosa di arrivare a Dovadola in tarda mattinata – massimo dopo colazione. È
giusto. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione, è necessario che tutto sia in ordine. Che il palcoscenico sia pulito, e poi le
luci. Cercare gli interruttori giusti sul grosso quadro di comando,
posizionare i faretti sul palcoscenico e in sala, controllare e ricontrollare che le luci non infastidiscano gli orchestrali e non distraggano il pubblico. E ancora i fiori che devono incorniciare il
palcoscenico. Bisogna che ci siano con grazia e discrezione, ché
la scena non è loro. Manuela dirige i lavori.
È un piacevole sabato di inizio giugno: anche quest’anno lassù
qualcuno ci ama e il bel tempo darà una mano a far uscire la gente da casa. Questo è almeno quello che penso ed auspico io.
Martina si sta preparando alla presentazione dello spettacolo. Intanto si fanno le sei di sera ed il pullman con l’Orchestra di
Verona è già parcheggiato da un po’ nella piazza e i maestri stanno accordando i loro strumenti. Il Direttore dà inizio alle prove e
nessuno sarà più ammesso nella sala del teatro fino all’inizio del
concerto.
Manuela e Luciano sono soddisfatti del lavoro che hanno
svolto: reclutare l’orchestra l’una, reperire gli sponsor l’altro.
Hanno ragione di esserlo, la serata si rivelerà… lo dico dopo.
Non resta che cambiarci d’abito e attendere che il pubblico
arrivi. Non ce lo diciamo, ma tutti preghiamo perché sia numeroso. Lassù stasera davvero Qualcuno ci ama: la nostra preghiera è
stata esaudita. La sala è piena. Ci sono gli sponsor, le autorità:
Sindaco, alcuni Assessori, il Prefetto di Forlì. Ci sono gli amici di
Benedetta, che certo non potevano mancare, visto che la serata è
dedicata proprio a lei. C’è don Costa, Jolanda, Liliana, Marta…
scusatemi, non li ricordo tutti. Ma eravamo davvero tanti. E comunque quel che conta era esserci, non che io abbia registrato un
nome.
E ci sono alcuni piccoli dovadolesi, i loro genitori, ci sono tre
ragazzine che hanno l’aria soddisfatta forse perché sono riuscite
ad uscire un sabato sera, più che per il piacere di aver avuto
l’occasione di ascoltare della buona musica (che comunque re-
sterà loro nell’anima, anche se ora non lo sanno). Ecco, parliamo
della musica.
I brani sono belli, ben interpretati e diretti, Direttore e orchestrali hanno provato sino all’ultimo, lasciandosi giusto il tempo di
indossare l’abito scuro e iniziare lo spettacolo. E l’esecuzione è bella, davvero bella anche la voce del soprano, che desta ammirazione
perfino in una sua collega presente in sala fra il pubblico (lei aveva
cantano nella scorsa edizione). Non importa che ad ospitare quelle
note sia il piccolo teatro di un paesino sugli Appennini, un minuscolo agglomerato di case. L’emozione è quella delle grandi occasioni. E non può che essere così: la musica è la voce di Dio ovunque la si esegua. La musica è bella Benedetta ed è giunta fino a te,
lo so ne sono certa. Per un piccolo scampolo di tempo ci ha riuniti
nella medesima dimensione. Ha prevaricato lo spazio e il tempo e
insieme con te e tu con noi abbiamo assaporato la stessa emozione.
Questo è il valore aggiunto alla serata, già di per sé riuscitissima.
Grazie Benedetta e grazie Manuela…
Ritorno ad una dimensione più terrena. “Dovadola Arte” è alla sua terza edizione. Quindi si può considerare a tutti gli effetti
un evento consolidato, un appuntamento annuale ormai irrinunciabile. Perciò possiamo già pensare a nuove forme promozionali
per l’anno prossimo e Corrado fa alcune proposte (lui è
“l’esperto” di comunicazione).
Noi ci saremo, cara Manuela”.
Pia
A BENEDETTA BIANCHI PORRO
Nell’inverno fiorirono le rose
nel nudo ed intristito tuo giardino.
Fu quando a estrema meta Dio ti pose
e si colmò di luce il tuo destino.
Ah, Benedetta, quella cruda sorte,
quel carcere tuo cieco, sordo, amaro,
si mutarono allora, nella morte,
di grazia e luce in un immenso faro.
Piccola santa, grande nella forza,
dammi quel tuo sorriso nella prova,
quel sopportare che gli affanni smorza,
quel pio saper che nel dolor si trova.
F. F. di Venezia
8
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Abbiamo rivisto a Dovadola
nei giorni dell’incontro estivo
Agostino Lucchi. La sua storia
con Benedetta inizia molti anni
or sono nella banca in cui lavora a Forlì, quando vedeva
Anna fare delle fotocopie, autorizzata dalla direzione. Erano
fotocopie su Benedetta. Era incuriosito. Un giorno decise di
interpellare Anna. Ricevette
Oltre il silenzio, un libro che lo
colpì profondamente.
Approfondì la conoscenza di
Anna e di Benedetta con la lettura di altri libri e con la meditazione. Anche una temporanea
sostituzione di un funzionario
in una filiale della Banca vicina a Dovadola fu occasione
per Agostino per passare quotidianamente la pausa pranzo in
preghiera al sarcofago di Benedetta, alla badia di Dovadola.
Maturò così in lui l’esigenza di
un impegno maggiore per farla
conoscere agli altri.
Chiediamo ad Agostino di
parlarci di questa sua particolare vocazione, che si sta ora ulteriormente sviluppando con
gli studi per accedere al diaconato:
“Il mio essere a Dovadola
oggi è frutto di un invito fatto
espressamente da Anna di mettermi a disposizione della
realtà di Dovadola, dove è presente la figura di Benedetta.
Certe figure importanti, nella realtà in cui hanno vissuto
non sempre sono apprezzate
come all’esterno. Esistono tante volte pregiudizi, certe situazioni, ruggini vecchie. La cosa
che mi suggeriva e che mi
sembrava più opportuna era di
farla conoscere in silenzio,
senza proporla, ma facendo sì
che, in un certo senso, entrasse
nel cuore delle persone. Io portavo l’esperienza personale,
quella curiosità che Anna aveva suscitato in me e che aveva
fatto sì che iniziassi una ricerca personale su Benedetta. Poi
fui proposto da don Alfeo Costa come ministro straordinario
dell’Eucaristia a Dovadola.
Questo servizio mi dava la
possibilità di entrare nelle case,
di poter avvicinare le persone,
Agostino
soprattutto le persone malate.
Potevo comunicare a quelle
persone la mia esperienza con
Benedetta”.
Chiediamo ad Agostino cosa
sia per lui Benedetta.
“Per me Benedetta è una figura molto vicina, è come una
sorella, che ha vissuto momenti difficili che ha saputo trasformare nella gioia, a causa
del suo abbandono, a quel lasciarsi andare sulla croce”.
Gli chiediamo ancora se e
come gli sia stata vicina Benedetta.
vamo l’uno davanti all’altra e
recitavamo il Rosario. Al termine del rosario ho vissuto la fine
della recita del Salve Regina
come un segno. La mamma è
morta proprio a Dovadola, come se Benedetta avesse detto:
“L’accompagno io”.
Questa vicinanza con Benedetta è vissuta da Agostino settimanalmente, quando viene a
recitare il “Rosario con Benedetta” alla Badia di Dovadola.
Così ricorda questo rosario:
“Anche se siamo in pochi –
non sempre possiamo essere
“Come una sorella, come
una compagna di viaggio” – risponde.
Non è un’espressione retorica. Agostino ha vissuto e vive
delle difficoltà, come tutti. Egli
ha perso di recente la mamma.
La ricorda citando un episodio,
che gli ha fatto sentire vicina
Benedetta. Quando la mamma
era ormai malata terminale, le
prospettarono di venire a Dovadola, nello hospice, per qualche giorno di riposo, perché
non era consapevole delle sue
condizioni di malata terminale.
Accettò volentieri la proposta.
Così il conforto dell’ammalata
si accompagnava all’angoscia
dei familiari che vedevano che
la vita di una mamma ormai si
stava spegnendo. Così ricorda
Agostino:
“Nella sua stanza misi un’immagine di Benedetta. L’ultimo
pomeriggio della sua vita, era-
qui tutti presenti – magari siamo cinque, sei, dieci persone,
questa recita del rosario è qualcosa di intimo, vissuto anche
con lei, accanto alla sua tomba,
come se lo vivessimo in famiglia. Avvertiamo di avere questa grande figura vicino. È una
sorella, è una di noi, che prega
con noi. Infatti, prima del Padre nostro diciamo “Benedetta,
prega per noi e prega con noi”
perché avvertiamo questa sua
presenza vicina. Cerchiamo di
vivere la sua libertà interiore di
volare verso un tabernacolo,
anche se il corpo non lo permetteva. Il corpo di Benedetta
è stato messo nel luogo più azzeccato, all’inizio della Chiesa,
quasi che ti volesse prendere e
condurre per mano verso il tabernacolo. Questo desidera Benedetta. Portare in noi la sua
testimonianza, quello che è riuscita a fare della sua vita.” Co-
sì Agostino circostanzia questa
testimonianza:
“Ho avuto occasione di riflettere sul tempo, in occasione
di un corso seguito in seminario.
Abbiamo il tempo da vivere
nel migliore dei modi. Si vede
la persona sofferente come la
persona che umanamente perde
determinate cose, non ha capacità motoria, non può più fare
nulla.
Benedetta è stata l’esempio
di questo. Nonostante il suo
corpo non rispondesse più, agli
occhi di Dio, era sempre Benedetta, che riusciva a dare
conforto, stando in silenzio, alle persone che aveva accanto.
Questo è l’esempio che sta
dando a me ed a tante altre
persone. Quello di poter essere
di aiuto, utilizzando tutto quello che abbiamo a disposizione
per quel tempo che ci rimane
da vivere nella nostra vita. Il
nostro compito è essere di aiuto, da amico e nella sofferenza.
Tante volte mi soffermo sul titolo Oltre il silenzio, che ci sta
parlando ancora. È sufficiente
che noi facciamo silenzio dentro di noi, liberando la nostra
mente”.
Agostino ci fa capire che oltre quel silenzio, che a fatica
riusciamo a fare dentro di noi,
c’è il Signore. Benedetta ha
fatto fiorire dentro di sé quel
silenzio, talvolta atroce, che
era costretta a subire, ed è riuscita a trasformarlo in Parola
di Dio per gli altri.
Vogliamo dire ad Agostino
ed a noi che, qualunque cosa
capiti nella nostra vita ed ai
nostri progetti, nel nostro deserto ci accompagna sempre la
misericordia del Signore. Forse
dobbiamo ripetere quanto dice
Benedetta: “Soffro molto, credo ogni volta di non farcela
più, ma il Signore che fa grandi cose, mi sostiene pietoso e
io mi trovo sempre ritta ai piedi della Croce” .
Forse così siamo in grado di
poter godere pienamente della
consolazione che solo Lui ci
può dare.
Gianfranco
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
In missione al meeting di Rimini
9
Il Meeting di Rimini, che si è svolto dal 24 al 30 agosto 2008, ha ospitato uno stand di
libri ed una mostra su Benedetta, formata da una serie di pannelli che, con testi e immagini,
ne presentano la vita. L’iniziativa è stata curata dall’Associazione per Benedetta Bianchi
Porro di Dovadola.
Un anno fa sembrava un miraggio. E invece Benedetta è
qui, al meeting di Rimini. È
qui fra i giovani di oggi e di
ieri. Sarà al loro fianco, invisibile e concreta tangibile presenza. Anche di quelli che non
sanno... e sapranno, forse il
prossimo anno o quello dopo
ancora.
Arrivo domenica a mezzogiorno suonato da un po’ (a
Ravenna il personale di terra
delle ferrovie ha scioperato e
ci hanno imbarcato su pullman
sostitutivi e un’ora di viaggio
si è moltiplicata quasi per tre).
Luciano che mi ha prelevato
alla stazione e condotta allo
stand, chiede: “Com’è?”. Resto
in silenzio qualche secondo per
la sorpresa. Non credo ai miei
occhi: quello che avevo vagamente percepito al telefono si è
trasformato in una realtà da
vedere per credervi. Così Manuela l’ha fotografato, che è
difficile rendere con le parole
la perfetta semplicità dell’allestimento dello stand. Niente
è di troppo e tutto è determinante per comporre un breve
itinerario illustrato del cammino di Benedetta
Questa settimana di meeting
è iniziata: prendo qualche appunto perché tutti gli amici di
Benedetta poi possano “viverla” con noi. Soprattutto vorrei
in qualche modo farne dono a
Luciano che in prima persona
si è adoperato per approdare al
meeting e che non può restare
per motivi di lavoro. In questi
sette giorni sono passate dal
nostro stand circa 500 persone.
Il 99 per cento già conosceva
Benedetta; quasi nessuno è passato casualmente. Alcuni dei
visitatori si recano a pregare abitualmente sulla tomba di Benedetta, altri l’hanno conosciuta passando da Sirmione, e
poi c’è anche qualche ex-giovane di Gioventù Studentesca.
Francesca Romolotti viene a
visitarci e così suo marito e i
suoi figli. Per tutti è una gioia
incontrarla al meeting.
A quanti ne hanno solo sentito parlare, Manuela racconta
Benedetta, io l’ascolto e sento
che mi entra ancora più nell’anima. Manuela se può evita
di dire che è la sorella. C’è
nella sua voce l’umiltà di chi
sa di essere il mezzo per
trasmettere Benedetta: con-
dizione indispensabile perché
ciò avvenga è dimenticare se
stessi.
Anche l’avvocato Terenzi e
l’architetto Turroni vengono a
visitare lo stand. Sono stati importanti nei contatti con il responsabile del meeting e nella
preparazione dei cartelloni.
Passa il figlio della professoressa Laghi, insegnante di
Benedetta alle medie. Ci dice
che sua mamma vive a Milano.
Poi è la volta di un’altra professoressa di Milano, che prima di andarsene abbraccia
forte Manuela e scoppia in un
pianto dirotto.
Nel piazzale antistante ra-
indica il santino. Glielo porgo
e lo vogliono anche gli altri. Il
ragazzino mi chiede la storia di
Benedetta. Cerco di spiegare
brevemente e semplicemente.
Uno con gli occhiali alza la
mano e mi chiede se so dove
danno gli zaini. Un po’ delusa
rispondo di no. Educatamente
ringraziano e se ne vanno. Di lì
a poco ripassano il ragazzinocapo, l’occhialuto e una ragazzina: si fermano e le spiegano di Benedetta. Veloci ripartono per il giro dei padiglioni: Benedetta è con loro.
Abbiamo aperto lo stand da
pochi minuti e il ragazzo down
è il primo visitatore della gior-
gazzi e bambini corrono sui
pattini o giocano al pallone.
Arriva l’inviato di Teleromagna per un rapido servizio,
ma dice che ne faranno uno
più completo dopo il meeting.
Il Momento ha mandato un fotografo.
Passano amici lontani: Benedetta ricollega i fili, li fa uscire dal passato conducendoli
nel presente. Così che gli amici di allora si ricongiungano a
quelli più recenti. Che la incontrano forse per la prima
volta. Come il Vescovo di Cordova.
O il gruppetto di cinque
ragazzini fra gli 8 e 10 anni. Si
fermano al nostro stand “non
abbiamo gadget” dico, vengono continuamente a chiederne. Quello che sembra essere il capo mi dice: “Ma io
voglio quella. Si può avere?” e
nata. Estrae dalle tasche una
penna a sfera ed una calcolatrice. Ci spiega che gli servono
per contare le ore e ripete più
volte con enfasi la sua cantilena numerica.
È felice di parlare e di essere ascoltato. “Che bello è vivere” grazie Benedetta. Lui se
ne va, dietro al suo papà sorridente. Sono venuti a trovare
Benedetta anche Alfio Regis e
don Costa: quest’ultimo ci ha
portato le copie del giornalino.
Ne distribuiremo parecchie durante la settimana, unitamente
agli opuscoletti che Luciano ha
fatto stampare appositamente
per il meeting.
È quasi ora di chiudere lo
stand e l’ultimo visitatore
chiede di fare subito l’abbonamento al giornalino, per suo
Continua a pag. 10
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Continua da pag. 9
padre che sta in una casa di riposo a S. Benedetto del Tronto. “Chissà come sarà felice –
dice – di averla finalmente ritrovata”. E se ne va con una
grande emozione che traspare
mentre ripete “chissà come
sarà felice mio padre quando
lo riceverà”.
Ecco: questi sono i miei appunti dal meeting. Piccoli momenti di una settimana particolare. Vissuta in punta di piedi,
silenziosamente accanto a
Benedetta. Lei ha parlato: dai
pensieri dei cartelloni, dai libri
esposti - testimonianze visibili
della sua anima - dalle risposte
di Manuela. Manuel ha 22 anni
e studia a Bologna. Ha cercato
lo stand e “finalmente vi ho
trovato” dice, poi chiede se
può visitare la mostra. Legge
attentamente tutto, ogni virgola, ogni punto. Ci dice che la
conosceva già “Ma mi chiedo
come abbia fatto. Io non ne
sarei capace” e conclude: “Io
non mi chiedo quanto è grande
lei, ma sento come sono limitato io”.
Davanti alla Croce siamo
tutti limitati, penso. “La salvezza passa per la Croce di
Cristo”. Per la Sua, caro Manuel, non per la nostra. Ecco la
certezza della nostra salvezza”.
Un anno fa sembrava un miraggio: con il loro impegno, la
loro volontà e la fatica di cui
non dicono, Luciano e Manuela hanno reso possibile una
speranza. E la speranza è il primo passo verso la gioia.
Pia
La lettera nascosta
Proprio il giorno prima di
morire Benedetta detta alla
madre una lettera per il fratello
Corrado, che si trova in collegio a Salò.
Egli vedrà questa lettera soltanto dopo i funerali, al rientro
in collegio.
Non ebbe il coraggio di leggerla: “So che mi dice qualcosa d’importante – pensò –, ma
non è ancora il momento di
aprirla. La lettera, conservata
gelosamente dentro un libro,
resta così nascosta per molti
anni (…). Un giorno Corrado
ritrova, dimenticata e ancora
chiusa, la lettera fattagli spedire dalla sorella molti anni addietro, quando era ancora un
ragazzo”.
Perché Corrado non ebbe
subito il coraggio di aprirla?
Cosa fece prima di aprirla?
Chi è interessato a conoscere lo sviluppo di questa vicenda può leggersi il volume Ero
di sentinella, la lettera di Benedetta nascosta in un libro, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2002, pp. 231.
Noi ci limitiamo a presentarvi la lettera. Essa è eccezionale
perché Benedetta la scrive proprio alcune ore prima di morire, cercando tuttavia di mantenere con il fratello quasi un tono di normalità, in attesa di un
prossimo incontro a casa. Benedetta tocca però anche alcuni
Dovadola - Corrado Bianchi Porro con il suo antico compagno di studi
Mons. Giuseppe Zani
temi essenziali: la preghiera, il
dolore, l’amore, l’odio, la croce con una sintesi sapienziale
di tutta una vita. Un’eredità perenne per Corrado e per tutti
noi.
22 gennaio 1964
Caro Corrado,
scusami se non ti ho risposto subito, ma avevo tante cose da
fare, cioè da scrivere, e poi non sono stata troppo bene in salute.
Per quello che mi dici sull’aridità, anche per me ci sono momenti più difficili degli altri e faccio tanta fatica. Io credo che solo le preghiere servano ad aumentare la nostra capacità di adorazione e di purificazione e che solo il dolore ingigantisca il nostro amore per Lui. Infatti, l’oro si prova col fuoco.
A proposito di pagella, i tuoi voti sono discreti: tanto rumore
per nulla.
La mamma mi ha letto su «Epoca» la lettera di un neolaureato
in medicina che dice di odiare tutti. Mentre leggeva, io mi ricordavo che l’odio è nella morte e l’amore è nella vita; ma bisogna
soffrire vicino alla croce per capirlo.
Ora ti saluto, buon lavoro e arrivederci a presto.
Tua Benedetta
L’angolo dei bambini
GOCCE DI SANTITÀ
Clara e Domiziana ci hanno sempre stupito per le intuizioni
profonde, espresse anche in giovanissima età.
Ci offrono alcune riflessioni sulla santità, poche gocce, che possono essere un ristoro per tutti.
Domiziano, Clara e Emmanuel Cuonzo
Ogni uomo è santo ma solo alcuni accolgono la santità e sono luce per gli altri nel cammino della vita terrena. Benedetta ha accolto con amore la santità e, come per tutti, per lei ha significato
sofferenza. Tutto questo ha contribuito al bene degli altri e alla
santità degli altri, perché la santità è contagiosa.
Le persone che accolgono la santità sono come degli specchi che
riflettono la luce di Cristo. Noi non dobbiamo essere vetri opachi
che respingono la luce.
Clara e Domiziana
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Bielorussia
Notizie in breve
• Don Paolo Renner, in occasione del suo viaggio in Bielorussia dall’11 al 15
maggio 2008,
ha consegnato al nunzio apostolico in Bielorussia Mons. Martin Vidoch una copia dell’edizione in russo di Oltre il silenzio.
Ringraziamo Don Paolo che ha fatto conoscere anche così Benedetta.
Pieve Torina
• A Pieve Torina, in provincia di Ascoli Piceno si è svolta un’iniziativa interessante domenica 22 giugno 2008. Così ci informa e commenta Paola: “Con Graziella Aquili ed altre amiche
abbiamo presentato al paese, all’interno di una manifestazione
rionale in onore di S. Agostino, la figura e le testimonianze su
Benedetta Bianchi Porro, leggendo brani dei libri scritti su di
lei e passi della sua vita.
Molte le richieste per capirla meglio ed avere le sue pubblicazioni. L’opera divulgativa per conoscere la sua persona diventa
sempre più ampia. Entrando nel mistero della sua vita, travagliata dal dolore, ma vissuta in maniera eroica, tutti noi ci sentiamo sollevati, perché abbiamo un faro che ci accompagna in
questa passerella pericolosa”.
Dovadola
• Il 20 ed il 21 settembre l’Azione Cattolica ha scelto di iniziare
il nuovo anno associativo con una “due giorni” a Dovadola, vicino a Benedetta. Sabato 21, dopo un’assemblea al Teatro Comunale di Dovadola,
i partecipanti si sono
recati in pellegrinaggio alla tomba di
Benedetta alla Badia. Il giorno dopo
hanno
simpaticamente “occupato” la
Badia e la casa di
Marzano per svolgere attività distinte
In pellegrinaggio verso la Badia (foto G. Gallery dellʼA.C.)
per responsabili –
animatori adulti e per i giovani e giovanissimi di Azione cattolica. Il tutto si è concluso con una S. Messa alla Badia. È bello pensare all’Azione Cattolica di
Forlì-Bertinoro vicina a Benedetta
ed a Benedetta vicina all’Azione
Cattolica. Non per
nulla il motto delle due giornate è
stato: Chiamati ad
essere santi insieI lavori di Marzano (foto G. Gallery dellʼA.C.)
me.
11
Sirmione
• Il Gran Galà Lirico in
memoria di Benedetta
sta diventando ormai
una felice tradizione,
nell’ambito delle iniziative annualmente organizzate dal Comune
di Sirmione per ricordare Maria Callas.
Il 27 settembre 2008 la
Chiesa di Santa Maria
della Neve di Sirmione
è stata animata dalle
voci del soprano Sandra Foschiatto, del
mezzosoprano Elena
Serra e del tenore JaeHwan Jeong, accompagnati al pianoforte dal
maestro Sem Cerritelli.
La direzione artistica
era di Sergio Maffizzoni e la conduzione di
Michele Nocera. Sono
stati interpretati brani musicali tratti da opere di Mozart, Verdi,
Saint-Saens, Donizetti, Puccini e Bizet. Durante il concerto è
stata brevemente commemorata Benedetta.
Ci sembra molto felice questo abbinamento tra Benedetta e la
Callas: sono due persone eccezionali, appassionate di musica, ed
anche vicine di casa a Sirmione. La villa, in cui la cantante ha
abitato per un periodo, è infatti vicina alla casa di Benedetta.
***
• Emanuela Bianchi Porro ha parlato di Benedetta il 26 novembre 2008 al Club Inner Wheel di Peschiera e di Garda Veronese. I partecipanti all’incontro sono rimasti vivamente interessati alla figura della Venerabile al punto che il Club organizzerà
una visita a Dovadola in primavera.
Forlì
• Anche quest’anno gli Amici di Benedetta e la Fondazione Benedetta Bianchi Porro hanno partecipato a Romagna Antiquariato (XXI) Edizione con uno stand di mobili, quadri, oggettistica. La “Fondazione Benedetta Bianchi Porro” ha potuto aprire uno stand espositivo che ha suscitato un significativo gradimento da parte dei visitatori. Gli stessi espositori hanno gradito leggere le lettere di Benedetta. In quella settimana della mostra si è creato anche così un grande interesse per questa giovane.
Ringraziamo sempre la direzione della Fiera, che ha concesso
lo spazio, e Liliana unitamente agli Amici che in vario modo
hanno partecipato.
12
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Vicenza
• Giuliana di S. Giuseppe di Cassola, animatrice dell’Associazione “La Spigolatrice”, ci informa su due eventi che hanno
avuto luogo in provincia di Vicenza.
A Villaraspa è stata realizzata una mostra con pannelli sulla vita di Benedetta con immagini e didascalie illustrative. Molte
persone hanno avuto così la possibilità di avere una prima
informazione sulla Venerabile
anche in questa località vicentina.
A S. Giuseppe di Cassola è
stato eseguito un concerto, offerto dal Coro Polifonico
“Cantori Castellani”, diretto da
Radu Jelescu, in onore della
Venerabile Benedetta Bianchi
Porro, con musiche di Compere, Gounod, Haendel, Mozart,
Arcadelt, van Beethoven, Caccini, Bach, Kiriac, Händel.
Giuliana ci informa poi che:
“Il direttore del coro, ungherese, cercava da anni di poter tenere questo concerto perché
era sempre affascinato da Benedetta. Era ancor giovane
quando ha avuto modo di leggere alcune sue lettere, rimanendone profondamente colpito. Finalmente ha realizzato questo
suo desiderio. Ogni brano interpretato è stato introdotto da frasi e aneddoti riguardanti Benedetta”.
Grazie, Giuliana, grazie “Cantori Castellani”, grazie alla parrocchia di San Giuseppe di Cassola, che ha ospitato
l’iniziativa, e grazie anche a tutti coloro che hanno seguito e
realizzato la mostra a Villaraspa.
Ostuni
• Il gruppo di Ostuni, animato dall’instancabile Bellina che ha
appena compiuto 80 anni – tanti auguri Bellina! – ci comunica
il calendario degli incontri del 2008-2009.
La XII Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi
(Roma 5 - 26 ottobre 2008) ha come tema: “La Parola di Dio
nella vita e nella missione della Chiesa”.
Nell’omelia di domenica 5 ottobre, per l’apertura dell’Assemblea, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto: “E’ necessario
porre al centro della nostra vita la Parola di Dio, accogliere
Cristo come unico nostro Redentore, per far si che la Sua luce
illumini ogni ambito dell’umanità, dalla famiglia alla scuola,
alla cultura, al lavoro, al tempo libero e agli altri settori della
società e della nostra vita”. Ed ha aggiunto: “In questo Anno
Paolino sentiremo risuonare con particolare urgenza il grido
dell’Apostolo delle genti – guai a me se non predicassi il Vangelo – grido che per ogni cristiano diventa invito insistente a
porsi al servizio di Cristo”.
Questo cammino di Chiesa trova profonda eco nella vita di Benedetta che il 23 marzo 1962 scriveva nel suo Diario: “Noi abbiamo bisogno della Parola di Dio, come le piante della luce”.
Nei nostri incontri quest’anno ci metteremo perciò in ascolto
della Parola, facendoci guidare da Benedetta che da quella Parola si è lasciata profondamente trasformare fino a diventare “il
volto stesso della Speranza”.
Il Sinodo dei Vescovi sulla parola di Dio
nella vita e nella missione della Chiesa.
L’Anno Paolino. La Parola di Dio nella vita
e negli scritti di Benedetta: I Salmi.
17 dicembre 2008 Benedetta e le Lettere di San Paolo: I e II
Corinzi.
13 gennaio 2009
Benedetta e le Lettere di San Paolo: Galati
e Colossesi.
23-25 gennaio 2009 Incontro dei Gruppi “Amici di Benedetta” a
Dovadola.
11 febbraio 2009
Comunicazione e riflessione sull’incontro di
Dovadola. Celebrazione dei Vespri.
11 marzo 2009
Benedetta e la Lettera di San Paolo ai Romani.
12 novembre 2008
21-24 marzo 2009
22 aprile 2009
20 maggio 2009
28 maggio 2009
17 giugno 2009
Sui passi di Paolo a Roma.
Il Vangelo in Benedetta: Matteo e Marco.
Il Vangelo in Benedetta: Luca e Giovanni.
Pellegrinaggio a Pompei.
Riflessioni e preghiera a conclusione del
cammino dell’anno.
Auguriamo
a tutti gli Amici
un Santo Natale
e un Nuovo Anno
ricco di serenità,
di gioia e di pace!
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Benedetta, Anna e gli artisti
13
RENZO
BALDESSARELLI
Renzo Baldessarelli, un amico di Benedetta, di Anna e della nostra Associazione ci ha lasciato questa estate. Aveva 85
anni. Una vita trascorsa assieme alla moglie, i figli, ma anche alle tantissime persone che
lo hanno seguito e amato sia
nel mondo dell’arte che in
quello dell’associazionismo e
in quello politico. Era sempre
pronto a sostenere, incoraggiare, promuovere iniziative. Anna ne apprezzava le doti di artista e la disponibilità e si rivolgeva anche a lui quando desiderava immortalare il pozzo
della Badia, il paesaggio di
Dovadola sotto una coltre di
neve, la Chiesa, i fiori che tanto amava.
Una volta, prima di ammalarsi, Anna è venuta a trovarci
a Merano. Ci ha chiesto di accompagnarla da Renzo Baldes-
Renzo Baldessarelli, La Badia di Dovadola
sarelli: voleva fargli vedere alcuni ingrandimenti fotografici
perché li trasformasse nei suoi
famosi acquarelli.
L’incontro c’è stato, in Val
di Non, nella casa del pittore, e
Lino Battistini “Bunaza”, La fede in Dio
Anna era felicissima di poter
stare con lui, con le sue tantissime opere e con i suoi fiori
che riempivano un meraviglioso giardino e i suoi balconi.
Renzo Baldessarelli è stato ben
felice di accontentare Anna.
In seguito ha preparato per lei
e per l’Associazione dei bellissimi dipinti che possiamo ancora ammirare andando a Dovadola.
LINO BATTISTINI
“Bunaza”
Ricordiamo ancora una volta Lino Battistini “Bunaza”, lo
scultore forlivese morto il 12 febbraio 2007, grande amico di Benedetta e di Anna. Quando in età adulta maturò la sua scelta di fede, espresse, con la sua arte, in modo più compiuto una tensione
spirituale da sempre presente.
Non c’è da stupirsi che, in questo contesto, abbia incontrato
Benedetta. Anna Cappelli, sempre attenta al mondo dell’arte, trasmise anche a Lino la passione per Benedetta. L’amico Angelo
Ranzi, noto pittore di Forlì ricorda così “Bunaza”: “Diceva che
l’Anna è piena di grazia, lui l’ammirava perché la riteneva una
donna con una marcia in più. Gli piaceva aiutarla. Ci vedevamo
per aiutare la Anna con i suoi mercatini. Non avevamo, altrimenti, occasione di incontrarci. Ognuno aveva il suo mondo. Io dipingevo, lui scolpiva”. Lino ha fatto un bassorilievo su Benedetta
e molte altre opere di soggetto religioso, che ha anche generosamente donato agli Amici.
La sua opera è simbolicamente coronata nel monumento al
Cristo Risorto, nel Cimitero di Bussecchio. In occasione dell’inaugurazione è stato detto dal suo parroco: «L’arte era diventata
per Lino l’occasione per incontrare la fede. Spesso affermava che
mentre modellava Cristo era Lui in realtà che plasmava il suo
cuore, la sua mente e tutta la sua vita. Sentiva l’urgenza di offrire agli amici e ad ogni uomo il volto di Cristo e quello dei testimoni della speranza, Benedetta Bianchi Porro, Giovanni Paolo II,
Annalena Tonelli, don Pippo».
Anche Lino Battistini è ora in compagnia dei soggetti che
amorevolmente ha modellato, nel segno della Resurrezione.
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
La mia amicizia con Anna
“Che amicizia la nostra Nene”: così concludeva il lungo
incontro che ho avuto con Anna Cappelli, dal giorno che ci
conoscemmo, al concorso di filosofia al palazzo degli esami
di Roma, sino all’ultimo saluto
terreno, nella casa di Dovadola.
“Vieni, vieni, ti voglio rivedere”, mi ripeteva al telefono. I
giorni passavano, diversi ostacoli si presentavano, ma dovevo assolutamente andare. Alla
fine la mia partenza.
“Che emozione! Non puoi
comprendere la gioia grande
che provo nel rivederti, che
amicizia la nostra!”: sono le
parole che Anna, dal letto ove
si trovava ormai da giorni, ha
pronunciato vedendomi nei
momenti, ormai rari, nei quali
lentamente si risvegliava da un
torpore. Mi sono seduta accanto a lei, mi ha afferrato un
braccio, che ha tenuto molto
stretto a lungo fino a che si è
di nuovo assopita.
Guardavo il suo volto e
quello di Benedetta dipinto da
Annigoni che era appeso alla
parete accanto al letto. Mi
sembrava impossibile che li
vedessi uguali: “Ma come
mai!”, mi chiedevo, li vedo così?... non saprei dirvi. Più e più
volte ho fatto il paragone, malgrado mi sforzassi di pensare
che non era possibile, li vedevo uguali.
Tante volte avevo visto brillare gli occhi di Anna di una
luce fuggitiva quando parlava
di Benedetta.
La missione a lei affidata, da
un sacerdote, per farla conoscere al mondo, era talmente
penetrata nella sua vita, che
nulla riusciva a distrarla da
questa missione.
Io, che ho avuto la fortuna
di esserle molto vicina per tanti anni, posso descrivere la
gioia che lei provava quando
riceveva qualche lettera (e ne
ha ricevute tante) di carcerati,
di persone sofferenti che la ringraziavano perché la loro esistenza era cambiata da quando,
leggendo la vita di Benedetta,
avevano compreso la grandezza del dolore. Lei mi chiamava
da Forlì a Roma per telefono e
mi diceva: “Nene, questa è la
forza di Benedetta, questi sono
i veri miracoli che, però, non
vengono riconosciuti come tali.
Forse che è un miracolo più
grande risanare il corpo che
l’anima?”.
Con lo spirito vulcanico che
aveva non la fermava nessuno.
Era sempre alla ricerca di fare
qualche cosa di più che potesse
mettere in evidenza le virtù di
Benedetta. Qualsiasi persona
incontrasse, dopo pochi minuti,
era al corrente dell’esistenza di
signor Comastri: «Il suo pensiero è così profondo, così attuale, così coinvolgente e soprattutto incarnato che lo rende
possibile anche a noi»”.
Stando vicino ad Anna, mi
sono sentita sempre arricchita
di qualche cosa. Mi affascinava la ferrea volontà, la perspicacia, con la quale riusciva
sempre a superare le difficoltà.
Le dicevo spesso:”Calmati,
calmati un momento altrimenti
non ce la farai più”. Lei mi rispondeva: “Non sono io che
voglio questo, è la Benedetta
vai inventando sempre nuove
cose da fare: tradurre libri in
tante lingue, contattare personalità nel mondo dell’arte, della cultura, della religione, ristrutturare le case di accoglienza, vendere le cose, che riesci
a farti regalare, allestendo mostre di antiquariato ed altro”.
Un lavoro immane per una
persona sola, che si era fatta
esperta di tante cose, solo per
amore di un ideale che ha segnato fortemente la sua vita!
Irene Giampietro
Il silenzio
Guardi intorno,
che silenzio!
ma ti parla e fa pensare,
quando,
solo a quel pensiero,
ti sentivi quasi male.
Dipinto di Irene Giampietro
Benedetta e delle sue virtù.
Andava chiedendo e pellegrinando ovunque, raccogliendo
oggetti, quadri e qualsiasi cosa
le venisse offerta, che poi riusciva a trasportare, con coraggio e fatica fino al treno.
Una volta, oltre alle mani
occupate, si era messa due borse una davanti e l’altra dietro
le spalle e riusciva a stento a
camminare. Le dissi: “Anna
non puoi andare in giro così!”.
“Per Benedetta, questo ed altro” mi rispose. Anna è perfino
riuscita a ottenere ritratti di
Benedetta da Annigoni, Messina, Fazzini e da altri famosi artisti.
Un giorno mi disse: “Mi pare di sentire le campane di S.
Pietro suonare a festa per la
beatificazione di Benedetta.
Lei sarà dottore della Chiesa,
perché, come ebbe a dire Mon-
che mi suggerisce così”. Mentre pranzavamo insieme, si
alzava, andava al telefono, presa da una ispirazione immediata, prendeva una decisione e
partiva.
Di notte si svegliava, accendeva la piccola lucciola, mangiava un pezzettino di pane,
prendeva appunti. Le dicevo:
“Riposa almeno la notte, non
fare il Caravaggio!” e lei rideva perché sapeva che le avevo
detto che, con quella luce, al
buio, si formavano le ombre
come nei quadri del Caravaggio.
“Che vai a pensare Nene!
(mi chiamava sempre così).
Non puoi immaginare quanto
io sia pervasa da una gioia immensa nel lavorare per Benedetta. “Altro che”, ripeteva
spesso, e io scherzavo con lei e
dicevo:” Altro che, c’è che tu
Dov$e` il mondo
in cui viveva
tutta questa brava gente
si agitava e lavorava
come fosse cosi` sempre?
La speranza della vita,
guarda un po$ dov$e` finita!
una pietra sepolcrale
la nasconde, che ti pare?
Le ricordi le persone,
quelle belle, quelle buone,
quelle brutte e dispettose,
quelle calme e quelle ansiose,
par ti prendano per mano,
sussurrandoti pian piano,
guarda in faccia la realta`,
siam silenti tutti qua.
Ne´ l$eta`, la condizione,
ne´ le storie brutte e buone
son riuscite a trasformare
la finale cosi` uguale.
La memoria solo sa,
quale fu l$altra realta`.
Irene Giampietro
Brienza, 22 settembre 2008
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Benedetta e la stampa
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Abbiamo scoperto sul n. 4 di “Pippo buono” Notizie dell’Oratorio S. Filippo Macerata marzo 2004, nella rubrica “Nella compagnia dei Santi”, un articolo su Benedetta, scritto dal Rettore di questa Chiesa di Macerata. Don Elio Borgiani si accosta in
modo originale a Benedetta, già con il primo titoletto in cui ricorda “la ragazza dai bellissimi orecchini ma senza udito”, poi
con la valorizzazione spirituale dell’episodio in cui un professore gettò a terra il libretto universitario di Benedetta. Ne ripercorre alcuni momenti di vita, arricchendoli con alcune preghiere che dimostrano una meditazione amorosa e attenta.
Le riportiamo, ringraziando don Elio.
Cara BENEDETTA, non ti ho visto mai ma ti sento vicina con la
gioia e la grazia del tuo esempio e della tua bontà. Sii conforto
mio e di tutti i cari ammalati.
Cara BENEDETTA, la tua umiliazione del libretto universitario
gettato via, ci dona fiducia in ogni difficoltà che incontriamo.
Raccogliamo il libretto e andiamo avanti!
Cara BENEDETTA, la tua rinuncia agli orecchini che tanto amavi ci aiuti ad essere molto felici anche con poco o con poca salute e ad essere tanto ricchi di bontà e di amore.
Cara BENEDETTA, la bellezza della tua anima, la serenità della
tua fede sono luce e gioia per la nostra vita. Sei ritornata al Signore a 27 anni. Nessuno potrà più toglierti la tua giovinezza e
quella che tu hai donato a chi ti ha conosciuta.
Ci hai ricordato che resta per l’eternità soltanto ciò che doniamo,
ciò che trasformiamo in amore. Grazie Benedetta.
don Elio Borgiani
• Questo settimanale
di Forlì informa, nell’edizione del 6 giugno 2008, sull’iniziativa “Dovadola arte con Benedetta”: Concerto sinfonico nel
teatro comunale, in programma sabato 7 giugno alle 20.45 nel
Teatro Comunale, e ne anticipa il programma.
Sul medesimo periodico il 1º agosto 2008, a p. 22 viene presentato il programma completo delle celebrazioni agostane a
Dovadola in ricordo di Benedetta, sempre nel segno di una fedele attenzione dedicata da questo settimanale alla Venerabile.
Il 26 settembre 2008 “Il Momento” pubblica la notizia Azione
cattolica: celebrate le giornate di inizio anno a Dovadola. Ne
parliamo nella nostra rubrica “Notizie in breve”.
• Nel quindicinale
dell’Opera di Padre Pio “La casa
di sollievo della
sofferenza” Organo uffciale dei
gruppi di preghiera, nel numero 12 del 16-30 giugno 2008
(LIX), troviamo, a p. 25, A Dovadola, sul cammino di una
giovane donna: Benedetta Bianchi Porro, un articolo di Alba
Bucci su un ritiro spirituale a Dovadola: “Domenica 20 aprile,
un centinaio di aderenti ai gruppi di preghiera di Padre Pio si
sono recati a Dovadola, nelle colline forlivesi, per meditare sul
cammino di una giovane donna, Benedetta Bianchi Porro, la
quale ha saputo donare amore e speranza a tutti, nonostante
una terribile malattia l’abbia portata alla morte a solo ventisette anni”.
Alba Bucci, dopo avere delineato sinteticamente alcuni tratti
del profilo spirituale di Benedetta, trae questa conclusione:
“Nella vita di ognuno, prima o poi, avviene l’incontro con la
sofferenza o fisica o morale. Non serve ribellarsi, incattivirsi.
Solo se ti abbandoni e ti affidi al Signore può avvenire
l’incontro che cambia la vita. E l’incontro che pur nel dolore
dà speranza di una vita nuova, ricca d’amore che nasce da Gesù, porta a Dio e apre il cuore verso i fratelli”.
• Don Andrea Vena esplora vari aspetti della spiritualità di Benedetta negli articoli che pubblica sul periodico “La Regina
del Garda” di frati del Santuario del Frassino di Peschiera.
Sul n. 2 dell’aprile-giugno 2008 (LXXXV), pp. 6-7 parla de
La preghiera in Benedetta. Nella prospettiva delle grandi sante Teresa d’Avila e Teresa del Bambino Gesù, don Andrea definisce la preghiera come “(…) un elevare l’anima a Dio; (…)
un corrispondere alla sua infinita amicizia, che mai viene meno”. In questa cornice si colloca la maturazione del rapporto
con il Signore di Benedetta, che diventerà capace di trasmetterlo anche agli altri: “E sarà proprio questa intensa e sincera
esperienza di amicizia con Dio che attrarrà tanti amici attorno
al corpo martoriato di Benedetta, a tal punto che riceveranno
da Benedetta più di quanto loro tenteranno di portare a lei:
“Molti vengono attorno al mio letto e mi domandano una preghiera” (a Francesca, 1963). Perché ormai Benedetta è talmente “amica” di Dio da lasciar trasparire solo l’Amico Dio.
Segno che Benedetta non prega più: è lei stessa preghiera”.
Sul n. 3 di luglio-settembre 2008 (LXXXV), p. 6 don Andrea
considera Benedetta e S. Teresina del Bambino Gesù. S. Teresa è per Benedetta sorella e maestra. In particolare: “La piccola via” di Teresa, che poi diventerà la via di Benedetta, sarà il
percorso obbligato per progredire in un abbandono a Dio sempre più fiducioso e totale. L’Atto di Offerta, infatti, non è passeggero e transitorio, ma un atteggiamento interiore da nutrire
giorno dopo giorno, poiché, come scrive Benedetta, «Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia certezza, fino alla consumazione
dei secoli».
Per consultare tutti gli articoli di don Andrea su questo periodico si veda: http://www.santuariodelfrassino.it/.
• Su “Avvenire del 3 agosto 2008, a p. 26,
esce di Quinto Cappelli l’articolo Dalla
Romagna ad Assisi nel nome di Benedetta. In esso viene descritto con efficacia il
Cammino di Assisi che si svolge “con
Continua a pag. 16
16
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Continua da pag. 15
partenza da due luoghi simbolo della spiritualità cristiana: la
tomba a Dovadola di Benedetta Bianchi Porro, la ragazza
morta a soli 27 anni di cui è in corso la causa di beatificazione, e l’eremo di sant’Antonio di Montepaolo (dove il santo di
Padova soggiornò appena giunto in Italia). L’arrivo ad Assisi
(città gemellata con Santiago de Compostela) sulla tomba di
san Francesco. Le 14 tappe sono percorse dai pellegrini in circa 12 giorni, con una media di 25 chilometri quotidiani”.
Quinto Cappelli intervista Don Alfeo Costa, che ricorda
l’afflusso di pellegrini da tutto il mondo, grazie ad Internet, e
ascolta anche Giordano Picchi, ideatore ed organizzatore del
Cammino, che così riassume lo spirito dell’iniziativa: “La
gente ha bisogno di tornare al messaggio di san Francesco:
camminare dentro di sé per ritrovarsi, come per primo ha fatto lui, seguito da sant’Antonio e Benedetta Bianchi Porro, le
tre guide del Cammino. Per fare questo, ognuno ha bisogno
dell’aiuto della fatica e della natura. Il pellegrinaggio è una
medicina molto efficace per curare tante malattie moderne, di
cui tutti noi siamo vittime”.
• Su questo quotidiano l’8 agosto
2008, a p. VI, dedicata a Forlì Provincia, Quinto Cappelli presenta con il titolo Tutta Dovadola per Benedetta il programma delle iniziative legate all’anniversario della nascita di Benedetta ed al ricordo del 3º anniversario della morte di Anna Cappelli…
Commosso ricordo di Benedetta Bianchi Porro: Lunedì 11
agosto, a p. 25, sempre su “Il resto del Carlino”, Quinto Cappelli offre una precisa sintesi della solenne celebrazione eucaristica del 10 agosto a Dovadola. Riporta, tra l’altro, queste
parole del Vescovo Zenti: «A Dovadola – ha ricordato il vescovo di Verona – Benedetta è nata 72 anni fa, a Sirmione è
nata al cielo (morta) 44 anni fa. Ecco lo straordinario ponte
spirituale che unisce le diocesi di Forlì-Bertinoro e Verona,
Dovadola e Sirmione». Poi all’omelia il presule di Verona ha
sostenuto che «Benedetta è una donna leale e sincera, perché
ha detto la pura verità, confessando il suo dolore e sperimentando il senso profondo di vuoto e di abbandono con Cristo in
croce. Ha perso tutto, ma le è rimasto l’essenziale: Dio, che è
il senso del vivere». Ricorda poi la presenza di varie autorità,
fra cui il vice sindaco di Dovadola, Fausto Mancini, ed il viceprefetto, Umberto Grani. Ricorda infine che il museo della
Fondazione Bianchi Porro “si è arricchito di due ‘reliquie’
preziose conservate in apposte teche sotto vuoto: le trecce tagliate alla fine delle scuole superiori e la rosa bianca che
sbocciò nel suo giardino la mattina della morte”.
• “Brescia oggi” del 27 settembre 2008, a p. 50, annuncia così
un’iniziativa del Comune di Sirmione, nell’ambito dell’8ª edizione dell’“Omaggio a Maria Callas”: SIRMIONE A SANTA MARIA DELLA NEVE,
Gran gala lirico per onorare la venerabile, Arie celebri in
memoria di Benedetta Bianchi Porro.
Dopo le indicazioni sul programma, musiche, direzione e in-
terpreti, il quotidiano informa che “durante la serata verrà
brevemente commemorata la figura di Benedetta Bianchi Porro, la cui causa di beatificazione si trova da anni all’esame
dello speciale tribunale ecclesiastico”.
L’articolo conclude così: “Malgrado le indicibili sofferenze,
Benedetta seppe trasmettere i suoi messaggi d’amore e di
fratellanza, poi raccolti in decine di libri, ad amici e familiari.
Si spense il 23 gennaio 1964 nella sua casa di via Catullo, dove oggi sorge l’hotel Meridiana, condotto dalla nipote Caterina Gorlani”.
• Sul mensile per
operatori pastorali
“Vita pastorale”
– n. 8 agosto-settembre 2008 (XCVI), pp. 55-57 – Saverio Gaeta dedica a Benedetta, nella serie Eroi della fede, l’articolo Breve cammino
di fede e sofferenza, corredato da una breve bibliografia. In
esso viene percorso il drammatico cammino di vita della Venerabile. Ricordiamo qui l’intenso necrologio
di
Benedetta,
scritto dal padre
Guido, e riportato alla fine dell’articolo: “Benedetta non è
più. Lo Spirito
Santo suggerì alla nascita il nome alla madre; il
Figlio l’aiutò a
sopportare
le
crudeli sofferenze della vita terrena; il Padre attese la morte per
premiarla con la
luce eterna”.
• “La Voce di Romagna” nelle
pagine 1 e 11 dell’edizione
di Forlì del 23 settembre
2008 dà molto spazio a
Benedetta con articoli di Lorenzo Galliani. Nel primo articolo
il giornalista riesce a descrivere molto bene una guarigione,
avvenuta a Desenzano sul Garda, e tutte le speranze legate a
quell’evento per il riconoscimento di un miracolo, condizione
indispensabile per la beatificazione di Benedetta. Il giornalista
mostra infatti la procedura, ed il senso della trepida attesa
delle valutazioni definitive da parte della competente Congregazione per le Cause dei Santi. I benefici spirituali sono
comunque noti. Emanuela Bianchi Porro, sorella di Benedetta, ricorda perciò a ragione, a Lorenzo Galliani: “Di miracoli
Benedetta ne ha già fatti tanti. Penso alle conversioni; valgono cento volte di più delle guarigioni fisiche”. Emanuela
Bianchi Porro tiene viva la memoria della sorella. Una donna
che, sbirciando il mondo dal Paradiso, potrebbe essere già
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
stata “colpevole” di altri miracoli. “ Ci sono state altre guarigioni inspiegabili di persone che hanno chiesto aiuto a mia
sorella - racconta Emanuela -. Ma in quelle occasioni non
sono state raccolte le dichiarazioni dei medici da portare alla
Congregazione. Una persona guarita è felice, non pensa a
questi dettagli”. Il giornalista descrive poi brevemente la vita
di Benedetta e ricorda che di lei oggi rimangono insegnamenti e ricordi anche recentissimi, rievocati ancora da Emanuela:
“Qualche anno fa il cardinal Comastri tenne gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II, durante la Quaresima. Parlò di tre
grandi figure: San Francesco, Madre Teresa, e Benedetta
Bianchi Porro”. Da far schizzare alle stelle il tasso di orgoglio
di una sorella. “Da giovane capivo che c’era qualcosa di grandissimo in lei, e nel suo modo di affrontare la sofferenza
– racconta Emanuela –. Ma era una ragazza normale, con i
suoi difetti. Per esempio, era cocciuta come poche. Solo che
si è offerta, pur con i suoi difetti, a Dio”. Galliani conclude
allora così: “Bisogna essere traboccanti di fede per amare la vita in quelle condizioni, senza mai fermarsi. Una testardaggine
bellissima. Anzi: beata”.
Il legame speciale con San Francesco è il titolo di un altro articolo in cui si parla del Cammino di San Francesco, il pellegrinaggio da Dovadola ad Assisi, e di un pellegrino particolare,
ricordato da Don Alfeo Costa: “Era un giapponese sulla trentina. Quando gli ho spiegato che avevamo tradotto un libro su
Benedetta anche in giapponese è rimasto incredulo”.
Nel terzo articolo si parla della nascita di una nuova Associazione per Benedetta, che, secondo la Presidente Liliana Selli Fabbri dovrebbe svolgere questa funzione: “Le persone attratte da Benedetta sono ogni anno di più. È necessaria quindi
un’attività di coordinamento. La nuova associazione servirà a
questo.”
Dell’Associazione parleremo nel prossimo numero de “l’annuncio”.
In ricordo dei nostri cari
Il mio silenzio
è pieno di luce
mi porta con sé
in un folgorante
splendore.
ANTONIO MANFREDI
Quando muore un uomo, una donna, non dire mai – l’abbiamo
detto troppe volte – che questa è la volontà di Dio. E perché
Dio dovrebbe volere la vita per uno e la morte per un altro?
Forse che non siamo tutti suoi figli? Forse può essere volontà
di un padre la morte? Può volerla Dio per un figlio, fosse
anche il peggiore dei figli? Usiamo e abusiamo del suo nome.
Quando muore un uomo, allontana, una volta per sempre, tante,
troppe parole religiose che hanno dissacrato e ancora dissacrano
il nome di Dio. Dove sta la sua volontà, la volontà di Dio, è
scritto a caratteri indelebili nelle parole di Gesù. Forse ce le
siamo dimenticate. O non le abbiamo mai lette. A causa di
questa omissione, può succedere purtroppo che i credenti,
quando nella preghiera giungono all’invocazione “Sia fatta la
tua volontà”, possano essere sfiorati, come per sussulto, da
esitazione e sospensione del cuore, quasi incombesse su di loro
chissà quale evento disperante voluto da Dio. Qualcosa dunque
17
da cui proteggersi. Che sia voluta da Dio la malattia, la morte,
la solitudine o l’abbandono, la fame o l’ingiustizia sulla terra?
Che sia questa la volontà di Dio cui arrenderci: “Sia fatta la tua
volontà”? Ritorniamo a Gesù. “Questa – dice – è la volontà
del Padre mio”. Quale? “Che io non perda nessuno. Ma lo
risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6,39). Volontà scritta. Volontà
di Dio. E dunque sicura, non fragile come le nostre volontà che
si realizzano e non si realizzano.
E dunque quando preghi: “Padre, sia fatta la tua volontà”,
preghi perché Gesù non perda nessuno ma lo risusciti l’ultimo
giorno. È una volontà di vita. E dunque se le nostre giornate
conoscono pesi, sofferenze, non arrenderti: non è questa la
volontà di Dio. Lotta per la vita, per sostenere la fragilità della
vita, non perdere nessuno, non dare nessuno per perduto e, se
puoi, risuscitalo, ovvero rialzalo. Allora, e non altrimenti, sarai
nella volontà di Dio.
Angelo Casati
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
“Il Rosario con Benedetta”
I MISTERI DELLA LUCE
L’incontro settimanale degli Amici attorno a Benedetta, nella Badia di Dovadola, ogni lunedì
alle ore 21, è un’occasione di preghiera, in particolare per coloro che soffrono nel corpo e nell’anima.
Viene recitato il Santo Rosario con Benedetta,
accompagnato da suoi brevi pensieri particolarmente efficaci: le progressive difficoltà nella
scrittura e la fatica della parola rendevano la
sua meditazione sempre più scarna ed essenziale, e perciò più profonda.
Abbiamo adesso anche i Misteri della Luce. Pensiamo di fare cosa gradita pubblicandoli per
consentire a tutti di meditare, in compagnia di
Benedetta, anche su questa parte più recente
del S. Rosario.
Primo Mistero della Luce
Secondo Mistero della Luce
IL BATTESIMO DI GESÙ
LE NOZZE DI CANA
Padre nostro
La vita di Gesù si riproduce in noi (30.6.61).
Ave Maria
Il corpo è un tempio dello Spirito Santo (26.6.61).
Ave Maria
Senza Gesù vi è solo tenebra (16.10.61).
Ave Maria
Seguire Gesù senza esitazione è vera speranza (28.6.62).
Ave Maria
La penitenza è il mezzo che Dio ci dà per espiare sulla terra
i nostri peccati (31.1.62).
Ave Maria
La terra è così piena di peccati che per sola misericordia di
Dio si sostiene (29.3.62).
Ave Maria
In Lui confido, in Lui vivo, a Lui innalzo il mio osanna
(9.10.60).
Ave Maria
Ci vuole umiltà, cioè riconoscersi poveri, per chiedere e per
riconoscere la Verità (20.6.62).
Ave Maria
Io quando soffro, e cioè tutto il giorno, mi ricordo sempre di
voi e vi ricordo alla Madonna (30.11.62).
Ave Maria
Dio mi aiuterà, perché sa che io esisto (10.06.63).
Ave Maria
Padre nostro
Gesù, dai quest’acqua viva e del tuo pane a tutti gli uomini
(5.5.61).
Ave Maria
Signore, tu sei amore per tutti gli uomini e verità (19.5.61).
Ave Maria
La S. Vergine si china misericordiosa su ogni pena dell’uomo
(15.10.62).
Ave Maria
Tu apri la mano e dai, quando occorre, il necessario (14.6.61).
Ave Maria
La tua pace irriga il cuore (25.6.61).
Ave Maria
La Vergine è la nostra avvocata celeste (22.8.61).
Ave Maria
Anch’io attraverso un periodo di aridità, spero di passarlo
con l’aiuto della S. Vergine che è la più dolce delle madri
(18.5.62).
Ave Maria
Non esiste la paura: è una fantasia del demonio (3.1.62).
Ave Maria
La Madonna mi ha ripagato di quello che non possiedo più
(5.7.63).
Ave Maria
La Provvidenza aggiusta tutto (9.8.61).
Ave Maria
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, come era nel
principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, come era nel
principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Terzo Mistero della Luce
L’ANNUNCIO DEL REGNO
Padre nostro
Per il Signore non esistono tenebre. Sono come la luce: Egli
vede tutto (8.10.61).
Ave Maria
19
Ave Maria
Dio è la luce che dissolve ogni tenebra (28.10.61).
Ave Maria
Dimenticare Dio è disprezzare la legge divina (18.2.62).
Ave Maria
Dio è luce che fuga ogni tenebra (8.8.61).
Ave Maria
La pace è come la luce che accompagna il sorgere del sole,
così la pace accompagna la venuta del regno di Dio (5.2.1962).
Ave Maria
La speranza è la luce di Dio fra le tenebre (25.11.61).
Ave Maria
Dio ci ha dato l’abitudine per facilitarci la perseveranza
(8.10.62).
Ave Maria
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, come era nel
principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Annunciare la vita di Gesù, vuol dire imitarla (11.1.62).
Ave Maria
La dottrina di Gesù Cristo mi ha fatto vedere dove stia la
soluzione e mi ha donato la Sua pace (9.10.60).
Ave Maria
Dio mi ha dato un altro compito invece che essere medico;
tutti possiamo far molto al posto che Lui ci ha dato (20.5.61).
Ave Maria.
Dio ci fa capire man mano quello che vuole da noi e quello
che dobbiamo fare (14.6.61).
Ave Maria
Dio vuole che io speri sempre in Lui, anche contro le apparenze (18.5.62).
Ave Maria
Ricordati che noi dobbiamo lavorare per il Regno, noi che lo
conosciamo, noi, che non siamo perciò mai soli (28.8.63).
Ave Maria
Noi non siamo divisi, ma lavoriamo in un telaio uniti, perché
venga il Suo Regno (1.10.63).
Ave Maria
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, come era nel
principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Quarto Mistero della Luce
LA TRASFIGURAZIONE
Padre nostro
Come il sole dissipa le nebbie, così fa Dio con le tenebre dell’anima (21.1.62).
Ave Maria
Gli apostoli sono la roccia di Dio (19.7.61).
Ave Maria
Ogni cosa buona e bella, da Te procede (6.5.61).
Ave Maria
Noi abbiamo bisogno delle parole di Dio come le piante della
luce (23.3.62).
Ave Maria
Io, nel mio buio terribile, nel mio silenzio pauroso, attendo la
sua luce (1.10.63).
Il sacrificio unito alla Croce del Signore è l’unico fiore che
dia frutto (8.4.62).
Ave Maria
Quinto Mistero della Luce
L’EUCARESTIA
Padre nostro
Ho fatto la S. Comunione e ne sono tanto contenta (22.4.51).
Ave Maria
La S. Comunione è il nostro raggio di sole (6.7.61).
Ave Maria
Senza Gesù, vi è solo tenebre (16.10.61).
Ave Maria
Ringraziamo il Signore che ci concede tante cose (Natale ‘47).
Ave Maria
Nelle mani di Dio anche le cose più insignificanti possono diventare la nostra cometa (13.1.62).
Ave Maria
Signore, Tu sei amore per tutti gli uomini e verità. (19.5.61)
Ave Maria
La vita di Gesù si riproduce in noi. (30.6.61)
Ave Maria
L’Eucarestia è un sostegno sovrano per la nostra debolezza
(29.8.62).
Ave Maria
Il sangue di Cristo purifica tutto (4.8.61).
Ave Maria
Grande Iddio, quante meraviglie ci hai creato sulla terra!
(16.6.61)
Ave Maria
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, come era nel
principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Benedetta in Internet
• Facciamo nuovamente un
giro su Internet per vedere se
compaiono novità. Proviamo
questa volta Google Chrome,
“un browser [motore di ricerca] progettato per rendere più
veloce, facile e sicuro l’uso del Web con un design minimo
che non intralcia la navigazione”. Così dicono gli ideatori.
In effetti un’unica casella consente di fare una ricerca o di
aprire un sito, di cui si conosce già l’indirizzo. Si possono
attivare varie funzioni. Vedremo come l’iniziativa si svilupperà.
Come al solito abbiamo ricercato “Benedetta Bianchi Porro”
ed abbiamo fatto delle scoperte interessanti.
• La prima, molto romagnola, è
quella del sito
www.ilcastel laccio.net un sito di Rocca S. Casciano, che mostra un’indubbia familiarità con Benedetta. Troviamo infatti il programma delle celebrazioni agostane a Dovadola, con la
S. Messa per Benedetta l’8, con la commemorazione di Anna, il 9 e con la solenne concelebrazione il 10. Vediamo anche un’icona di Benedetta, con il link al nostro sito, stabilmente presente nella pagina iniziale. Non ci stupiamo più di
tanto perché autore dell’articolo è Stefano Calonici, che già
conosciamo come webmaster dell’altro sito incentrato sul
Rosario con Benedetta, di cui abbiamo già avuto occasione
di parlare nell’ultimo numero.
Il sito di Rocca ci è piaciuto anche per un altro motivo. Annuncia il 19 agosto 2008 lo scioglimento del gruppo Comitato Banda larga Rocca S. Casciano, nato con centinaia di
adesioni per avere un collegamento veloce in Internet a Rocca S. Casciano. Il gruppo si è sciolto perché è riuscito ad ottenere lo scopo. Speriamo che una sana emulazione tra paesi porti ad ottenere lo stesso risultato anche a Dovadola. Riteniamo infatti che Dovadola, luogo di Benedetta e tappa
iniziale del Cammino di Assisi, meta di incontro e di comunicazione, non possa fare a meno di un collegamento Internet veloce: non è strumento del futuro, ma del presente, e
consente di svolgere importanti servizi a beneficio dei cittadini e dei pellegrini che sempre più numerosi accorreranno a
Dovadola da vari paesi, come documentiamo in altra parte
de “l’annuncio”…
• Abbiamo poi scoperto una trasmissione dedicata a Benedetta in una radio locale marchigiana diretta da Nazareno Tiberi. La possiamo ascoltare al seguente indirizzo web.
www.radiocleb.com/elio-borgiani2.html
È una riflessione del 30 aprile 2007 di don Elio Borgiani
rettore dell’Oratorio di San Filippo Neri, una chiesa al centro di Macerata. Colpisce il tono meditativo e nello stesso
tempo affettuoso di questo anziano sacerdote, che sembra
essere perfettamente intonato allo stile di accoglienza interiore di Benedetta. Chi non ha tempo di ascoltare Don Elio,
può scaricare il n. 4 del periodico “Pippo buono” Notizie
dell’Oratorio S. Filippo Macerata n. 4 marzo 2004 da
a cura di Gianfranco A.
www.pippobuono.it. e leggere il testo integrale delle sue riflessioni su Benedetta. Ricordiamo don Elio e riportiamo
comunque alcune sue preghiere nella nostra rubrica Benedetta e la stampa.
• Abbiamo infine trovato un articolo del noto filosofo Cornelio Fabro, nel sito a lui dedicato www.corneliofabro.org La
missione ecclesiale di Benedetta Bianchi Porro nel sito dedicato alla conservazione e alla diffusione del pensiero e
delle opere grande pensatore, al seguente indirizzo:
www.corneliofabro.org/documento.asp?ID=396&seccion=
La+missione+ecclesiale+di+Benedetta+Bianchi+Porro&titulo.
• L’incipit dell’articolo, pubblicato in “Mater Ecclesia”,
C. Fabro, La missione ecclesiale di Benedetta Bianchi Porro, “Ecclesia Mater”, 2, 1978, pp. 119-127, dà subito un’idea dell’eccezionale valore riconosciuto a Benedetta dall’eminente studioso:
“È passato poco più di un decennio dalla sua giovane morte
e già la Chiesa ha introdotto la Causa della sua Beatificazione avviandola nel firmamento delle luci di speranza del
nostro tempo. Singolare la sua breve esistenza, segnata dalla croce quasi dal suo nascere: assetata di vita e di gioia,
dotata di una penetrazione di cose e persone quasi fulminea,
anelante ad essere tutta per gli altri per alleviare il dolore del
mondo, Benedetta è stata indirizzata d’impeto e senza soste
nel tunnel del dolore da una Mano invisibile di cui lei accetta senza esitazione la guida e non teme, sia pur tremante,
la solitudine e il martirio che non le concede soste”.
La missione di Benedetta viene fatta emergere proprio attraverso le parole di Benedetta, presentate con molto amore da
Fabro, che arriva addirittura ad esclamare verso la fine dell’articolo: “La figura di Benedetta, con l’introduzione della
Causa di Beatificazione, ha assunto un significato universale
nella vita ecclesiale del nostro tempo”.
N ATA L E
Un frugolo di carne
in una grotta,
fra le pupille incantate
della madre
è il Passato, il Presente...
è l’Avvenire!
È l’inedito Amore della Notte
rigenerata dal Verbo della Vita.
Riluce la grotta del verecondo Dono,
di Tenerezza sobria, che rimanda...
il cuore e dei pastori ammutoliti,
ad annunciare la Gloria rivelata,
in povertà contenta e riscattata,
in Paradiso apparso sulla terra
... soavemente ridestata
a riacquistar speranza.
Suor Maria Teresina
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Benedetta, questa sconosciuta
Proviamo a domandarci cosa
sia per noi Benedetta.
È un’amica, a cui possiamo
confidare le nostre pene, pensando che la sua situazione, da
lei misticamente trasfigurata,
era molto peggiore, per quel
che possiamo capire, di quella
di molte altre persone.
Benedetta è anche una persona a cui ci rivolgiamo perché
interceda presso il Signore,
perché i nostri problemi vengano risolti o perché riusciamo a
sopportarli. Spesso diventa uno
specchio delle nostre sofferenze, una specie di ancora di salvezza: “Benedetta, pensaci
tu!”, sembra quasi sentir dire.
Ma se il rapporto con lei
non cambia qualcosa in noi,
non c’è una relazione vera, ci
troviamo di fronte a dei monologhi, a conversazioni davanti
allo specchio o ad una statua,
perché non ci mettiamo realmente in gioco, non dialoghiamo veramente, perché non
prendiamo sul serio quanto ci
dice.
Provo a fare qualche esempio. Quando leggo nei pensieri
di Benedetta del 1962 che
“L’ordine è una forma di carità” (4 ottobre), e guardo la
mia scrivania in completo disordine e vedo il grosso disagio che ciò crea in casa, allora
devo domandarmi se queste
parole non siano rivolte proprio a me e se io non manchi
quotidianamente proprio sulla
carità. Non bastano scuse, né
ricordarsi che Benedetta, in
una lettera del 1962, scrive a
Maria Grazia che l’ordine non
è certo una sua virtù.
Quando si accumulano i libri e le carte sulla mia scrivania, allora mi domando se tutte
queste carte siano strumenti
utili o se non diventino un peso, un qualcosa che non mi fa
camminare spedito sulla via
che il Signore quotidianamente
mi indica.
In altre parole mi domando
se non sia ricco anch’io, uno di
quei ricchi di cui parla il Vangelo quando Gesù dice: «In verità vi dico: difficilmente un
ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che
un cammello passi per la cruna
di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19,
23-24).
L’esempio che ho portato
può sembrare persino banale
rispetto alle “ricchezze” che
possiamo avere, senza nemmeno scavare troppo. Basta pensare alle cose cui diamo importanza, anche negli impegni che
riteniamo più spirituali. L’invidia, il desiderio di prevalere,
la volontà di affermazione,
l’indulgenza verso noi stessi e
l’intransigenza verso gli altri
richiedono molte energie.
Quando la vita ci dà le classiche “legnate”, solo allora qual-
un certo punto, ai suoi amatissimi orecchini, esprime, anche
visivamente, la sua scelta di
fondo. E il Signore la ricompensa dandole una consolazione senza confini.
Mi ricordava un amico, con
commozione, che Benedetta, il
giorno prima di morire, chiese
alla mamma di inginocchiarsi
accanto a lei, esortandola a ringraziare il Signore per tutto
quello che le aveva dato. Il
giorno prima di morire, nello
stato in cui era, Benedetta non
poteva barare. Era veramente
felice dei doni ricevuti.
In fondo noi ci occupiamo
di Benedetta perché in un momento della nostra vita è stata
un segno.
21
BENEDETTA
Benedetta
vestita di gioia,
di santità,
fai festa
nel tuo Cielo
di Luce;
allunga a noi
una mano
su questo mondo
buio
che ti chiede
aiuto,
sostegno,
per prendere
un cammino
trasparente
verso
il tuo Cielo.
Rita Bagattoni
Foto R. Amati
che volta ci rendiamo conto
dei nostri limiti, delle nostre
miopie, dei nostri sbagli. Essi
servono se riusciamo a fare sul
serio una revisione di vita, a
metter tutte le cose al loro posto, distinguendo veramente le
cose più importanti da quelle
secondarie.
Benedetta è stata costretta a
farlo. In fondo la sua vita è stata caratterizzata da una progressiva continua spoliazione
del suo corpo e di conseguenza
dall’impossibilità di agire, di
attuare un qualsiasi progetto,
anche per fare del bene agli altri. Benedetta cerca durante
tutta la sua vita di riprogettarsi
con le nuove limitazioni, finché si arrende completamente
al Signore. Quando rinuncia, a
E i segni si ripetono. Quando leggiamo, tra le testimonianze, il racconto del diacono
Calogero Maddalena, che ha la
stessa malattia di Benedetta e
che, dopo infinite traversie,
sente di poter dire, con tutto il
cuore: “Il Signore ha messo la
Speranza nel mio cuore”, cosa
possiamo dire? Calogero si
sente ora chiamato a dare
conforto a molti altri.
E noi, che pensiamo di stare
meglio rispetto a queste persone che vivono in situazioni
estreme, cosa aspettiamo a
prenderle sul serio? Dovremmo forse tenere a mente le parole di Abramo al ricco epulone che chiedeva che Lazzaro
venisse in aiuto dei suoi fratelli: “[Lazzaro] li ammonisca,
perché non vengano anch’essi
in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno
Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo,
ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non a–
scoltano Mosè e i Profeti,
neanche se uno risuscitasse dai
morti saranno persuasi” (Lc 16,
28-31).
Noi siamo spesso molto attenti al nostro corpo. Dovremo
forse pensare ad una cura dimagrante per la nostra anima.
Proviamo a digiunare nelle nostre ambizioni, nelle forme palesi o subdole di prevaricazione sugli altri, in molti nostri
modi di essere e di comportarci. Questi atteggiamenti rivelano che non accettiamo il Signore come nostra unica speranza.
Eppure siamo chiamati ad
essere portatori di speranza.
La misericordia di Dio ci insegna che possiamo ricominciare a testimoniarla già oggi,
purché abbiamo il coraggio di
dire di sì, cominciando subito
la nostra cura dimagrante.
Gianfranco
22
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Benedetta e le altre
di ROBERTA BÖSSMANN
BENEDETTA E NAZARENA
Benedetta
Julia Crotta nasce a Glastonbury nel Connecticut
(USA) il 15 ottobre 1907. I
genitori, italiani, erano emigrati negli Stati Uniti pochi
anni prima.
I ricordi d’infanzia sono
pochi, ma significativi. A
sette mesi, improvvisamente,
Julia si mette a camminare
per rispondere a un imperativo che sentiva dentro di sé:
“Alzati e cammina!”. È il ricordo più lontano di una
bimbetta abbastanza caparbia, desiderosa di essere presa per il verso giusto, altrimenti non ubbidisce.
In famiglia sono cinque
sorelle e due fratelli. La piccola Giulia cresce serena ma
con la consapevolezza che la
sua vita sarebbe stata diversa
da quella dei suoi coetanei.
Ama lo sport, il moto, studia facilmente; finito il liceo
va a New York. Continua lo
studio del pianoforte, inizia
quello del violino, prende lezioni di danza classica. Eccelle in tutto. Improvvisamente
però decide di lasciare la musica e si laurea in lettere.
Intanto si sente anche
chiamata al deserto e alla penitenza. Si cerca un padre
spirituale e decide di andare
a Roma per ottenere il permesso di farsi mandare in
Palestina. Le spiegano che il
suo sogno non è realizzabile
ed entra nel monastero camaldolese di Roma. Non è il
posto per lei e passa al Carmelo. Rimane lì cinque lunghi anni senza un appoggio
umano o divino, tra tentazioni tremende e grandi sofferenze. Crede di morire, ma
Dio ha in serbo per lei un
lungo cammino.
Esce dal Carmelo come
uno scheletro, debolissima,
tormentata dalla fame.
Continua a pensare al deserto, alla Palestina, ma il
padre spirituale è sempre
contrario alla sua partenza.
Chiede di poter vivere in
una piccola cella, da sola, e
viene accontentata dopo 11
anni di “attesa dolorosa”.
Entra nel monastero camaldolese, come reclusa, e
vi resta per 45 anni.
Quando prende appunti
sulla sua vita è in cella e
scrive: “Mai, in questi 43 anni, ho provato tristezza, noia;
al contrario, una gioia sempre nuova, che non perde la
sua freschezza. Come quella
dell’eternità” (p. 29)1. “Prima di giungervi, non mi sentivo al mio posto in nessun
posto. Aspettavo “la cosa”
appagante che doveva venire. Quando mi ritrovai nella
mia cella di reclusa, dopo
che le monache se ne furono
andate, e la porta chiusa,
percepii con certezza che ero
finalmente al mio posto,
quello voluto da Dio per me”
(p. 31).
Nazarena è una donna perfettamente consapevole del
suo posto nel mondo e sa difenderlo con l’aiuto di Dio.
Sa benissimo che “la vita di
reclusione è la più esposta
agli inganni, le astuzie, le
trame dei suoi due nemici: il
diavolo e l’io” (p. 32). Bisogna aver sofferto molto per
riuscire a sopportare le prove. Nazarena dice: “Tutto
posso in colui che mi dà la
forza” (p. 33). Lei si sente
sempre più rapita dalla bellezza del puro amore ed è felice. Lavora nella sua cella
poverissima: una cassa con
una croce sopra per letto, un
asse per tavolo, un panchetto
per sedia. Non può più vedere nessuno, studia e prega
per chi è fuori. Indossa il cilicio, si nutre di pane e acqua, e solo per obbedienza
aggiunge talvolta qualche
pezzetto di altro cibo.
Sembra un programma di
vita esasperato ed esasperante. Nazarena infatti non lo
consiglia a nessuno. Sa che
va bene per lei, e persevera
per la sua strada, ma è chiaro che è una donna dalla
tempra ferrea, con un alto
grado di autosufficienza e
riesce a vivere a contatto di
Dio per amore di Dio stesso
e dei fratelli. Ha una grande
capacità di conoscere se stessa e gli altri. Molte volte è
lei che aiuta il suo padre spirituale e gli indica la via con
sollecitudine e amore.
“Occorre stabilità, calma
fiduciosa, gioiosa. Non è
sempre inverno; arriva poi,
col suo sorriso fresco e profumato, la primavera” (p. 99).
Così scrive Nazarena al padre Giabbani e gli ricorda
che “la vita cristiana è bella
e semplice. Ognuno può farsi santo senza penitenze o
gesti straordinari, vivendo
secondo i doveri dello stato
in cui Dio lo vuole. Questo è
bello e incoraggiante per tutti” (p. 100).
Nazarena
Di se stessa dice: “Credo
che Gesù voglia che io divenga un piccolo paradiso
nascosto per Lui solo. Tutto
amore, canto, gioia, pace” e
poi subito aggiunge: “Vorrei
farmi a pezzi per amore Suo
e dei fratelli” (p. 106). Dio e
i fratelli per Nazarena sono
un connubio inscindibile.
Non cerca l’estasi, ma di
adorare Dio per il bene degli
altri e lo dice con delle parole bellissime: “Possa davvero
diventare una lampada vivente d’amore, consumare il
resto della mia vita in un atto ininterrotto di adorazione.
Non invidio gli angeli, che
contemplano Gesù svelatamente. Mi pare invidiabile la
mia sorte di adorare senza
vederlo, senza consolazione,
a mie spese” (p. 106).
Riscattare gli altri ha un
prezzo e lei vuole pagarlo
senza sconti, fino all’ultimo
respiro.
Vuole essere capace di
svuotarsi e dice: “Solo il
vuoto dell’io, che non si genera senza sofferenze e prove, può esser riempito da
Dio”, ma per riuscirci deve
guardare bene in faccia i
suoi difetti, non per piangere
o scoraggiarsi ma per fargli
guerra. “Se gli volto le spalle, mi perseguiteranno e vinceranno. Un giorno la grazia
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
certamente trionferà, Signore” (p. 110).
Sa, con certezza, che questa guerra deve combatterla
da sola, in quello che lei definisce “silenzio incantevole
del deserto” (p. 110).
Quando può finalmente
arrivare a una nuova cella,
quella più isolata e definitiva, una pace profondissima
la invade e dice: “Mi sento
nel mio centro, nel mio nido” (p. 111).
È questa la filosofia di Nazarena che, dopo anni di cella, può affermare: “Sento
con sempre maggiore intensità il suono della mia santa
chiamata a vivere sola con
Dio, pregare e sacrificarmi
in silenzio per salvare anime
per lui. Egli mi dà una felicità così bella e pura che non
la cambierei con tutti piaceri
del mondo” (p. 197).
Eppure capisce benissimo
che “la vita solitaria, con le
austerità che esige, è quasi
contro natura; c’è o ci può
essere in essa qualcosa di
spaventoso. Occorre una grazia particolare che sostenga
chi la conduce, e tanto più
quanto più solitudine e austerità si prolungano; occorre
la convinzione che “senza di
me non potete far nulla” (Gv
15,5)” (p. 118).
Nazarena è sin da bambina una persona estremamente dotata, eppure vive questa
sua natura come qualcosa di
pericoloso per lei. Non vuole
inorgoglirsi, pavoneggiarsi,
ma cerca piuttosto la via dell’umiliazione perché sia
chiaro, a se stessa soprattutto, che tutti i suoi doni sono
doni di Dio e che lei non ha
alcun merito. Vuole però
usarli per il bene degli altri,
per chi questi doni non li ha
avuti e si unisce alla passione di Cristo partecipando alla sua opera redentrice con la
sua carne. Sa che il suo compito nel mondo è vivere in
solitudine e sa di realizzare
così ciò che Dio vuole da lei.
Julia è consapevole del suo
fascino, è una donna colta,
interessata a tutto, vivace,
ma capisce anche che “non
si può aggiungere nulla a un
vaso già pieno. Si può riempirlo solo nella misura in cui
lo si è svuotato“ (p. 195).
Più ci si spoglia dei propri
interessi egoistici tanto più
lo spirito prenderà possesso
di noi.
Nazarena, dunque si isola
dal mondo, resta chiusa in
cella per 45 anni, e lo fa volontariamente. Sembra, la
sua, l’esistenza di qualcuno
che non sa “godersi” la vita,
che vuole espiare qualche
colpa, che non ha mai raggiunto un’accettazione di sé,
che non ha equilibrio. Ma
non è così. Nazarena è pienamente consapevole della
difficoltà della sua scelta, ma
è l’unica scelta per lei possibile se vuole essere felice, e
lei vuol esserlo. Non è una
masochista, è una donna pienamente in grado di sapere
ciò che vuole e di realizzare
la sua vocazione. Ma sa che
questa è la “sua” strada,
quella di nessun altro.
Ma perché accostarla a
Benedetta?
Benedetta voleva fare il
medico e la sua malattia gliel’ha impedito. Le loro strade
sembrano totalmente diverse.
In realtà entrambe hanno
avuto dal Signore una chiamata particolare, ma molto
simile.
Sono state “svuotate“ di
tutto per essere riempite solo
da Lui. Nazarena si è dovuta
chiudere nella solitudine dei
pochi metri quadrati della
sua cella, Benedetta nella
sua stanza di malata, isolata
da tutto, dal suo stesso corpo
che, un po’ alla volta, non rispondeva più ai suoni, alla
vista, al movimento.
Dio ha costruito per loro
un involucro. Solo lì si sentivano come in un nido, pro-
tette nella loro fragilità. Abbiamo visto usare da Nazarena l’immagine del nido,
più volte usata anche da Benedetta: “Dal mio nido aspetto che trascorrano le ore e
nei miei colloqui con Dio ne
esco sempre serena e mansueta” (a Francesca Romolotti, 10 giugno 1969), “Vi
sentivo attorno al mio nido
e vi sentivo tutti uniti a me
nella preghiera” (a Paola Vitali, 28 agosto 1963), e ancora “... sono in un nido, a riposo fittizio, per riuscire a
guadagnarmi un riposo completo: perché Dio ci vuole“
(a Roberto, 14 novembre
1963). “Io conduco una vita
semplicissima: vivo in un nido: riposo nell’attesa di un
riposo più completo. Prego.”
(A Ettore e Rosa Billi, dicembre 1963).
Il nido è dunque per Benedetta e per Nazarena il luogo
in cui isolarsi, ma è anche il
luogo dove entrambe possono essere in comunione con i
fratelli e attendere di incontrare lo Sposo.
I pochi metri in cui è vissuta Nazarena e il corpo
sempre più martoriato di Benedetta sono diventati un
23
luogo d’amore, forse l’unico
“luogo” dove entrambe potevano vivere pienamente la
loro storia di spoliazione e di
dono totale per essere colmate solo dall’amore di Dio.
Entrambe sono segno di un
incontro esclusivo, specialissimo, che hanno vissuto non
solo per sé, ma per tutti gli
uomini: Dio solo basta. Tanto più ci lasciamo svuotare e
riempire da Lui, tanto più saremo capaci di amare il
mondo intero e faremo di
tutto perché quest’amore diventi una testimonianza e
un’eredità. Non dobbiamo,
dunque, misurare la vita col
metro della sofferenza, ma
solo con quello dell’amore.
“Non sei al mondo per soffrire ma per amare” scriveva
Don Elios Mori a Benedetta
e tutta la sua esistenza, come
quella di Nazarena, testimonia che ogni gesto, ogni fatica, ogni dolore può trasformarsi se riusciamo a costruire una dimora dove l’amore
possa crescere ed espandersi.
1
Le citazioni di Nazarena sono
tratte da Oltre ogni limite Nazarena monaca reclusa 1945-1990, a a
cura di GHINI, E., Casale Monferrato 1993.
Le lettere di Nazarena
sono pubblicate nella monografia curata, anche per la seconda edizione, da Emanuela Ghini, Oltre ogni limite. Nazarena
monaca reclusa 1945-1990, Edizioni OCD, Roma 2007.
Grande amica di Anna, Emanuela Ghini è nota ai nostri lettori per avere pubblicato Vivere è bello Appunti per una
biografia di Benedetta Bianchi Porro. Suo è anche Un discreto infinito edito recentemente dalle Edizioni Feria –
Comunità di San Leonino, 2008. È un volume di Haiku,
piccole composizioni di 3 righe e 17 sillabe, che fanno
pensare. Eccone due esempi, che ci sembrano perfettamente intonati alla vicenda spirituale di Benedetta.
«Strano enigma
il mio volto allo specchio,
ma non per te».
«Perché ti aspetto,
quando in ogni momento
tu vieni a me?».
24
■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
“Benedetta? Sant’Agostino al femminile
e il Bonhoeffer della Chiesa Cattolica”
Intervista a Quinto Cappelli
IL RICORDO DI ANNA E LA PROPOSTA AGLI AMICI:
«APRITE A DOVADOLA RADIO “OLTRE IL SILENZIO”»
“Sentii parlare di Benedetta
alla sua morte, quando don Annunzio Tagliaferri di Modigliana, già parroco alla Badia di
Dovadola dal 1931 al 1937, di
ritorno dal funerale della ragazza disse che era morta una santa. Poi ne sentii parlare a Forlì,
quando Anna Cappelli iniziò a
diffondere la sua opera e il suo
messaggio. Ma pensai: la solita
donna esaltata per una causa di
fanatismo. Dopo qualche anno
però mi capitò fra le mani un libro con suoi scritti, lettere e
diari, forse Oltre il silenzio.
Cambiai idea”. È la testimonianza di Quinto Cappelli, giornalista e scrittore, corrispondente di Avvenire dalla Romagna e de Il Resto del Carlino
nella redazione di Forlì, nonché
autore di vari libri di storia e di
inchieste, fra cui Negli oratori
l’oratorio, edito a cura dell’Anspi dalla Tipografia Queriniana,
Brescia, 2007, e Un vescovo fra
il Concilio di Trento e il Vaticano II. Antonio Ravagli nel centenario della nascita, Fabbri,
Modigliana, 2007.
D. Quinto Cappelli, professionale frequentatore di eventi
di carattere ecclesiale, che idea
ti sei fatto di Benedetta e del
suo mondo?
R. Di lei mi piacciono moltissimo i suoi scritti, perché
non solo sono di una modernità straordinaria, ma soprattutto perché parlano alla persona
assetata e affamata di Dio di
tutti i tempi. Il suo mondo,
cioè gli “amici” di Benedetta, è
un fenomeno più complesso,
come dimostra le lettura dei biglietti lasciati sulla sua tomba
a Dovadola.
D. Benedetta ti ha detto
qualcosa, significa qualcosa
per te, al di là delle cronache
che fai, sempre puntuali e accurate?
R. Trovo interessantissima la
sua spiritualità. Non è sdolcinata, intimistica e disincarnata,
ma va all’essenza del Vangelo.
Anzi, direi che è la spiritualità
della carne. Leggendo i suoi
scritti mi sembra di parlare con
S. Agostino al femminile.
D. So che sei attento conoscitore della tua realtà locale
dovadolese e romagnola. Una
breve escursione in Internet mi
ha dato parecchi spunti su una
tua appassionata presenza sul
territorio, documentata anche
dai tuoi libri sopra citati. Cosa
può significare Benedetta oggi
in questa realtà romagnola e, in
generale, per la Chiesa?
R. La Romagna è ritenuta
una terra di materialisti, ma
non è così. È piuttosto una terra di passionari. E Benedetta è
una passionaria della ricerca di
Dio. Allora, chi più di persone
sazie e disperate, secondo la
definizione del cardinale Biffi,
ha bisogno di Dio? Quanto alla
Chiesa, Benedetta è una figura
centrale dell’autentica spiritualità evangelica del Novecento,
una giovane donna che va al
cuore del messaggio cristiano,
come lo è stato Dietrich Bonhoeffer per la Chiesa protestante. Per queste due colonne della fede cristiana, Dio non è il
tappabuchi delle sconfitte della
ragione del secolo breve, nichilismo e materialismo ideologico, ma l’unica risposta all’inquietudine del cuore umano
che non ha pace finché non riposa il Lui, morto e risorto.
Entrambi parlano di Dio non a
parole, ma con la vita, una vita
intesa come una sola realtà,
mai divisa fra anima e corpo,
servizio non solo alla Chiesa,
ma anche all’umanità, specialmente a quella ferita. Il messaggio di Benedetta, anche nella più nera disperazione, nella
più sconcertante solitudine e
nel più terribile dolore, indica
orizzonti di fede, speranza e
amore, semplicemente perché
alla sequela di Cristo. Anzi, è
un alter Christus.
Quinto Cappelli
fra spirituale e materiale, fra
religione e scienza, come i primi padri della Chiesa.
Prega, infatti, il pastore protestante, fatto impiccare da Hitler a 39 anni il 9 aprile 1945,
alla vigilia della fine della
guerra: “Non capisco le tue
vie, ma tu conosci il cammino
per me”. Non sembrano parole
di Benedetta?
D. Com’è noto, Anna Cappelli ha svolto appieno quel
compito che profeticamente le
era stato vaticinato, quello di
fare conoscere Benedetta nel
mondo. Cosa ricordi di Anna?
R. Come ho detto, all’inizio
la ritenevo la solita invasata e
fanatica di una causa. Poi
quando ho capito che stava
diffondendo nel mondo gli
scritti di Benedetta, ho provato
grande stima e riconoscenza.
Aver diffuso nel mondo gli
scritti di Benedetta è un grande
D. Adesso Anna lascia una
pesante eredità. Da osservatore
esterno, esperto di comunicazione, hai delle impressioni e
delle proposte, pensando al futuro della realtà degli Amici di
Benedetta?
R. Secondo il mio modesto
parere, le cose da fare sono
molte. Ma mi permetto di suggerirne tre: continuare a curare
le pubblicazioni di libri, sfruttare il sito Internet, aprire una
Radio Oltre il Silenzio per dare
una speranza a chi non l’ha, lavorare per la beatificazione di
Benedetta, magari cercando la
documentazione del miracolo
necessario per fare l’ultimo
passo.
D. Ma non è già un miracolo che sia conosciuta in tutto il
mondo e che dia speranza a
tanta gente, che magari attraverso di lei ha ritrovato o trova
Dio?
R. È quello che ha sempre
sostenuto Anna, ma la Chiesa
per la beatificazione di una
persona ha le sue regole. Se
accettasse questo “miracolo”,
Benedetta segnerebbe un giro
di boa nella storia millenaria
della Chiesa. La cosa non è
esclusa, ma mi sembra un “miracolo” troppo grande.
Molte grazie!
Gianfranco Amati
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Grazie Benedetta
Cagliari, 27 ottobre 2008
Dovadola mi accoglie in un luminoso pomeriggio di ottobre,
che fa risplendere i colori sontuosi della campagna autunnale.
Vengo da lontano, per compiere un desiderio a lungo coltivato: salutare e ringraziare Benedetta.
Il mio rapporto con lei ebbe inizio alcuni anni fa, nel 2004,
quando fui sul punto di perdere la vista per un foro alla retina
di entrambi gli occhi. La vicenda è lunga, ma tento di riassumerla.
Il calo della capacità visiva, già compromessa da una miopia elevata, era stato, nel tempo, lento ma progressivo ed attribuito alla formazione di una cataratta, giustificata dai miei 69
anni.
L’intervento di cataratta all’occhio destro, effettuato nel
gennaio 2004, non produsse tuttavia alcun miglioramento accentuando anzi la condizione precedente.
Cominciò allora la consultazione di diversi specialisti, la
penosa sequenza di visite ripetute ed esami sofisticati sino ad
una serie di interventi chirurgici pesanti e ravvicinati - ben tre
in pochi mesi - rivolti a limitare il danno del foro retinico diagnosticato, ma del tutto inutili per recuperare ciò che era perso.
Furono, per me, mesi bui, non solo per la necessità di tenere spesso l’occhio bendato, ma soprattutto per la previsione certa che la situazione si sarebbe ripetuta per l’altro occhio. La
prospettiva della semi-cecità diventava reale e me ne sentivo
schiacciata con la pesantezza di un macigno, di fronte a prognosi severe che non concedevano molti margini di speranza.
Non ero preparata ad un evento così forte, che cambiava radicalmente il mio stile di vita, sino ad allora dinamico ed efficiente, mortificava la mia passione per lo studio e la lettura e
riduceva la possibilità di prestare a mia madre, gravemente invalida, l’assistenza che sino a quel momento le avevo data.
Seguì, nella primavera del 2004, come era inevitabile, una
fase di depressione e di angoscia; un’esperienza di Getsemani,
in cui avvertii in modo acuto il senso dell’abbandono e dello
sgomento di fronte alla gravità della prova.
È a questo punto che nella mia storia interviene Benedetta.
Possedevo di lei un’immagine con la preghiera e alcune note
biografiche, ricevuta non so più da chi, che conservavo, quasi
dimenticata, in un cassetto della scrivania.
Premetto di aver sempre avuto una vita cristiana impostata in
termini essenziali, di incarnazione della fede nel quotidiano con
un’impronta cristocentrica e aliena da devozioni particolari.
Nei giorni più difficili della sofferenza fisica e morale avvertii però il bisogno di una figura di riferimento spirituale più
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vicina, che intercedesse per me e, in qualche modo, mi “rappresentasse”.
Visitando per caso la libreria delle Suore Paoline, nella mia
città, vidi (si fa per dire) un libro sul banco: la copertina riproduceva la foto di Benedetta, che ricordavo stampata sull’immaginetta. Lo acquistai, cominciai a sfogliarlo e poi a leggerlo –
come potevo – con crescente interesse e partecipazione. Era la
biografia di d. Vena. Rimasi affascinata dal percorso spirituale
compiuto da Benedetta verso la splendida maturazione interiore
e dalla luce che emana dai suoi scritti.
La sentii immediatamente vicina, non solo per appartenenza
generazionale ma anche per l’attitudine riflessiva ad interiorizzare gli avvenimenti e a vedervi incarnata, attraverso uno
sguardo di fede, la presenza amorosa e salvifica di Dio.
L’importanza che riveste in lei il valore dell’amicizia, che anch’io ho sempre vissuto come un dono prezioso, suscitò spontaneamente in me il pensiero di poterla considerare sorella è amica.
Cominciai a rivolgermi a lei con fiducia, ogni giorno, trovando consonanza con le semplici parole della preghiera e consolazione nel recitarla.
Trascorsero alcuni mesi di relativa tregua: si attenuò la mia
agitazione interiore e cominciai ad accettare l’idea di una vita
diversa, da ipovedente, con conseguente modifica di abitudini e
con ridotta possibilità di autonomia.
Nell’estate del 2005 si presentava tuttavia urgente l’esigenza di salvare nell’occhio sinistro il poco di retina funzionante, che dava ormai i segni di cedimento.
Sostenuta dai miei familiari e da persone amiche mi misi alla ricerca di un centro clinico specializzato e compii alcuni
viaggi nella Penisola nella speranza di trovare quello “giusto”.
I medici consultati mi lasciarono però in uno stato di profonda
incertezza: nella mia situazione di visione già monoculare nessuno se la sentiva di sottopormi ad un intervento delicato e
complesso (si trattava di risanare, in qualche modo, la retina lacerata e di rimuovere la cataratta), che avrebbe potuto destabilizzare una condizione già precaria. Il consiglio era di “tirare
avanti”, finché avessi potuto.
Ricaddi nello sconforto, non intravedendo via di uscita, e
rinnovai, con più intensità, la mia preghiera a Benedetta. Inaspettatamente, si offerse di visitarmi un giovane oculista, amico
di famiglia, che, pur confermando la prognosi sfavorevole, mi
suggerì un ennesimo consulto con uno specialista di chiara fama, di passaggio nella mia città. Accolsi la proposta con gratitudine ma senza farmi illusioni e intanto continuavo a pregare.
La visita segnò invece una svolta: l’oculista-chirurgo riteneva
possibile ed utile un intervento da effettuarsi in tempi brevi. La sicurezza con cui veniva espresso il parere e l’autorevolezza della
persona che lo formulava ebbero su di me un potere liberatorio.
Con decisione ferma concordai il ricovero in un ospedale
della Penisola per il febbraio 2006 e mi preparai all’intervento
con piena serenità interiore (con Sant’Ignazio di Loyola potrei
dire “indifferenza”), disposta a qualunque esito. Pur con qualche difficoltà ed imprevisto dell’ultimo momento, l’atto chirurgico fu eseguito con perizia e potei presto far ritorno a casa. La
convalescenza, come previsto, non fu breve né ebbe un andamento del tutto lineare, ma nel giro di qualche mese si evidenziarono i risultati positivi, con un recupero notevole di visus
che, sul piano personale, considero miracoloso.
La possibilità di condurre una vita pressoché normale, di
tornare a distinguere contorni ed immagini, di leggere senza ecContinua a pag. 26
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Testimonianze
Continua da pag. 25
cessivo sforzo, suscitò in me una gioia incontenibile, assieme ad
una profonda gratitudine per quanti mi erano stati vicini e mi
avevano aiutata: il chirurgo, i familiari, le tante persone amiche
che mi avevano accompagnato con l’affetto e la preghiera. Fu
per me come rinascere alla vita e a tutte le sue bellezze. Potevo
intonare il mio “Magnificat” e rendere testimonianza della potenza della misericordia del Signore.
Quale il ruolo di Benedetta nelle mie vicissitudini? Secondo
me importante, perché l’ho sempre avvertita partecipe e vicina,
perché sono moralmente sicura mi abbia aiutato, perché il suo
esempio ha suscitato in me fiducia ed abbandono alla volontà di
Dio, sentimenti che continuano ad alimentare la mia visione
della vita.
Ora ho anche realizzato il desiderio di andare a “trovarla”.
Prima non avevo potuto, per le gravi condizioni di salute di mia
madre, mancata a 96 anni nel novembre 2007.
Sono giunta a Dovadola dopo un viaggio piuttosto faticoso,
ma credo che tutte le cose belle e importanti vadano conquistate a
prezzo di sacrificio. Il mio stato d’animo durante il viaggio è stato di gioia, come se mi preparasse all’incontro con una persona
cara e allietato dalla bellezza del luogo in cui Benedetta riposa.
Cordiale l’accoglienza di don Alfeo, che mi scuso per aver
disturbato in un’ora dedicata al riposo.
Di grande intensità il tempo di preghiera, in prezioso silenzio e solitudine accanto al sarcofago di Benedetta, dove ho respirato il messaggio profondo della sua esistenza.
Questa testimonianza ho voluto fornire in quanto intimamente convinta di aver ricevuto da Benedetta una “grazia”, un
dono di cui le sono profondamente riconoscente.
Efisia Sirchia
Sono molte le persone che sentono Benedetta accanto a loro
in momenti di gravi difficoltà. Riportiamo qui la testimonianza
di Arturo.
Ravenna, 16 marzo 2008
Ho avuto un incidente tornando a casa dal lavoro il 7 marzo
1997 alle ore 17.30 in via Destra Canale Molinetto a Ravenna.
La dinamica è stata questa. Sono un idraulico e viaggiavo col
mio Fiat Ducato 10 per motivo di lavoro sulla via Destra Canale
Molinetto di Ravenna. Ad un certo punto ho intravisto una macchina che a più di cento metri si è fermata a destra. Io stavo proseguendo sulla mia corsia, quando all’improvviso la stessa macchina
ha voltato a sinistra e si è fermata. In quel momento mi sono trovato davanti la vettura che non ho potuto evitare e l’ho tamponata
con violenza anche se andavo solo a 50 Km.
Dalla collisione tremenda sono sceso senza un minimo livido e
anche l’altra persona è rimasta illesa.
La cosa più strana è stata che ho sentito molto male al torace
per un mese come se avessi avuto la cintura di sicurezza, che invece non avevo allacciato.
Avevo letto tempo indietro il libro di Benedetta, e mi sono detto: lei ha salvato la vita a me e a quell’altro.
Questo fatto mi fa desiderare di visitare la tomba di Benedetta
a Dovadola, cosa che faccio molto volentieri.
Concludo il racconto con queste parole: Benedetta mi è vicina,
sempre.
Arturo Lombardi
Preghiera per la glorificazione
di Benedetta Bianchi Porro
Padre nostro, noi ti ringraziamo per averci donato in Benedetta una cara sorella. Attraverso la
gioia e il dolore di cui hai riempito la sua breve
giornata terrena, Tu l’hai plasmata quale immagine viva del tuo Figlio. Con Benedetta al nostro fianco ti chiediamo, Padre, di poterci sentire
più vicini a te e ai fratelli, nell’amore, nel dolore
e nella speranza. In una accettazione piena e incondizionata del tuo disegno. Fa’ che la sua testimonianza così radicale della potenza salvifica
della croce c’insegni che il dolore è grazia e che la
tua volontà è gioia. Concedi, o Padre, la luce del
tuo Spirito alla Chiesa, affinché possa riconoscere Benedetta fra i testimoni esemplari del tuo
amore.
Questa grazia ………… che per sua intercessione umilmente ti chiedo, possa contribuire alla
glorificazione della tua serva Benedetta. Amen.
con approvazione ecclesiastica
Secondo alcune testimonianze, Benedetta appare in sogno a delle persone che sono nel dolore, anche se non la conoscono ancora, per donare il suo sostegno e il suo amore.
Mirella di Viareggio racconta la sua storia.
Quella notte la mia visione fu bella e significativa.
Dopo aver camminato tanto, mi ritrovai a Pisa in una strada
un po’ stretta, dovevo andare ad una festa. Di fianco c’erano delle
mura molto alte e antiche, dovevano essere di un monastero, e in
alcuni punti cadevano a pezzi; un po’ all’interno c’era una grande
chiesa ed era in buone condizioni, certamente di un’epoca più recente.
Poco più avanti notai la macchina del mio Riccardo e tutto
questo mi lasciò sconcertata perché io non ho la patente. Mi sentivo molto stanca perché quel tragitto, da Viareggio a Pisa, l’avevo
fatto a piedi. Ad un tratto udii delle voci, stavano celebrando la
Santa Messa. Di lì a poco mi trovai circondata da molte persone,
che pure loro pregavano. Pensai: la festa non c’è stata, però ero
ugualmente contenta perché avevo assistito alla S. Messa.
D’improvviso, come per incanto, vidi cadere dall’alto tante monetine, così credevo. Pensavo che raccogliendole non avrei commesso nulla di male, dal momento che ne avevo assai bisogno. Anche
le persone presenti presero pure loro qualcosa. Poi, per incanto, mi
resi conto che non erano monete bensì tanti santini, ma ne ero
ugualmente felice. Sentii alcune persone che, parlando fra di loro,
dicevano che la S. Messa l’aveva celebrata un frate. Mi rimisi in
cammino seguendo una strada in salita e mi ritrovai in un piccolo
paese di montagna.
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Testimonianze
Sempre al mio fianco c’era la nostra macchina, ma nessuno la
guidava e mi dava la sensazione che fosse lei ad indicarmi la strada. Mi sentivo molto stanca ed era già buio; notai che non ero più a
Pisa, ma neanche in Toscana. Ero in un luogo che non conoscevo,
mi sentii spersa, volevo tornare a casa perché mio marito mi stava
aspettando, oltretutto non stava per niente bene. Ero spaventata e
sapevo che da sola non potevo farcela; qualcuno mi doveva aiutare!
Come venuta dal nulla, mi apparve un’esile figura, e subito mi accorsi di sentirmi più tranquilla. La giovane donna era vestita con un
abito chiaro, che a me sembrava una tunica, mi venne incontro sorridendo e subito mi tranquillizzò; le raccontai quello che mi stava
succedendo. Le dissi: “Sai, credevo che fossero monetine, ne avevo
bisogno, ed invece erano tanti santini, però non ti preoccupare che
li conserverò con grande rispetto”. Le dissi, piangendo, che ero molto stanca ed impaurita e mi sentivo sola. Lei, senza dirmi niente, annuendo con il capo e sorridendo, mi mise la mano sulla spalla come
volesse proteggermi; notai subito una sola mano, la destra, e che
non stava camminando ma si muoveva quasi sollevata da terra; era
affettuosa e protettiva e disse: “Non preoccuparti”, anche se io la
sua voce non l’ho sentita. Poi ad un certo punto sparì ed io mi sentii nuovamente presa dal panico. In questo piccolo paese, ma molto
grazioso, notai un bar, una macelleria ed in fondo alla strada, che
andava in salita, vidi un piccolo albergo, così a me appariva; notai
anche delle panchine in marmo e cominciai a fare domande per sapere se avevano visto quella dolce creatura che parlava con me. Mi
guardavano con incredulità, non sapevano di cosa stessi parlando.
Mi preoccupai molto perché pensavo di avere avuto delle allucinazioni, ma come dal nulla, riapparve quella dolce creatura; si avvicinò a me e, mettendomi la mano destra sulla spalla, mi disse di non
preoccuparmi perché mi avrebbe ospitato nella sua casa, cedendomi
anche il suo letto! Mi sentii presa da una forte emozione e grande
gioia per la visione di quella dolce creatura. Mi ritrovai in una semplice stanza, con un letto né grande né piccolo; mi fece sedere su
quel letto che era di colore chiaro come la sua tunica e con un grande sorriso, sempre con la sua mano sulla mia spalla, mi rassicurò
annuendo con la testa.
Premetto che la grave malattia di mio marito Riccardo è stata
conclamata i primi di maggio del 2007 ed è finita il 12 dicembre
2007.
I primi dolorosi mesi del suo calvario furono devastanti e fu in
quell’occasione che entrò nella nostra casa una mamma speciale
di nome Rita, che io conoscevo di vista. Disse a noi che la sua adorata figlia Antonella era molto malata e tanto devota alla beata Benedetta di Dovadola.
Noi tutti non conoscevamo Benedetta. La mattina seguente ritornò Rita che ci portò il S. Rosario di Benedetta con impressa la
sua immagine in bronzo. Un dolce brivido mi colpì. Era lei la giovane donna che quella sera mi aveva aiutato e ceduto il suo letto.
Era Benedetta di Dovadola ed io la ringrazierò sempre e le sarò
sempre fedele. Dopo pochi giorni Rita ci donò per quattro mesi la
dolce immagine di Benedetta.
Di lì a poco le nostre vite cambiarono notevolmente in meglio,
specialmente da parte del mio Riccardo. A mio marito lei ha donato la sua immagine scolpita nel suo cuore come fosse un Angelo.
Mio marito è stato per natura una persona disponibile verso
gli altri, umano e altruista e in più aveva un grande sorriso e cercava di donarlo a tutti.
E così successe una cosa meravigliosa; voleva pregare tutti i
giorni e voleva che la volontà di Dio fosse rispettata così in terra
come in cielo; aveva scoperto l’amore immenso per Maria, la madre di Gesù, e per tutti noi. Io pregavo notte e giorno per questo
piccolo e grande miracolo: e tutto questo succedeva davanti all’immagine di Benedetta. La ringrazierò sempre per essere stata
una dolce ospite in casa nostra.
A mio marito era stata donata una forte speranza ed una grande fede e quando fosse venuto quel giorno in cui sarebbe dovuto
andare, lo avrebbe fatto illuminato da nostro Signore Gesù Cristo.
E così la fede in Dio e nella Santa Maria l’ha donata pure a me.
Se ne è andato con dolcezza, chiedendomi perdono perché
avrebbe dovuto lasciarmi.
Io con grande chiarezza posso ringraziare con gioia, per questo miracolo, Benedetta di Dovadola, quella giovane donna che mi
aiutò in quella sera in cui mi sentivo stanca e sperduta!
Mio marito ha sempre ringraziato il Padre Nostro di averlo fatto vivere sino a quel momento, assieme a sua moglie e ai nostri tre
figli pur sapendo di dover morire e chiedendo il suo perdono. Ed io
che sono sua moglie e ho assistito a tutto questo, ringrazio con devozione e umiltà Benedetta di Dovadola.
Mirella Galli ved. Tonini
Viareggio, 7 maggio 2008
Antonella Meccariello è ritornata al padre il 22 gennaio 2008.
Benedetta le è stata vicina. In segno di ricordo e di riconoscenza la famiglia ha donato, seguendo l’indicazione di don Alfeo
Costa, un candelabro alla Badia di Dovadola (vedi foto). Pubblichiamo un ricordo di Antonella trasmessoci dalla mamma.
Mia piccola e grande donna, dalle spalle esili e doloranti, che
hai saputo portare con coraggio, per amore del tuo Gesù crocifisso, una grande e pesante croce che Lui stesso, prima di metterla
sulle tue spalle, ha ben soppesato e, facendoti una carezza, ti ha incoraggiato dicendoti:
“VA’ CHE CE LA FAI”
Tu non l’hai rifiutata, ti sei inchinata pronunziando il tuo “SÌ”
generoso, come Gesù nell’orto del Getsemani, come Maria nell’Annunciazione con il suo “SÌ” alla divina maternità e al calvario.
E anche tu Antonella hai iniziato la tua dolorosa via crucis, il
tuo terribile calvario. Più volte ti sei accasciata, sei caduta sotto
quell’enorme peso, rialzandoti con fatica, sorretta dalla venerabile
Benedetta Bianchi Porro (1936-1964, alla quale hai tanto somigliato nella sofferenza e nella breve esistenza), che assiduamente
invocavi quale tua avvocata e protettrice.
Pur nella tua lancinante sofferenza il sorriso non si è mai spento
sulle tue labbra anche quando, asciutto il ciglio, il cuore piangeva le
sue cocenti lacrime. In silenzio soffrivi e offrivi, pregavi e ottenevi.
Il tuo sposo Alessandro ti ha sostenuto, ti è stato accanto in
quel tratto di strada così difficile e doloroso; avete camminato insieme, in silenzio e con dignità.
Ora tu sei in cielo, noi ancora pellegrini sulla terra, ma siamo
sempre insieme. Hai detto infatti un giorno: “Non finirà qui”. Hai
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Testimonianze
avuto ragione. Tu continui ad esserci vicina e dalla Patria beata,
piccola e grande donna, ci insegni a soffrire e offrire, con fede e
speranza, in religioso silenzio.
“Sì, cammineremo insieme a te, mano nella mano!”.
La tua mamma Rita
Nogara, 4 giugno 2006
Vi ringrazio per le vostre preghiere.
Vi scrivo questa mia testimonianza perché sia di aiuto a delle
persone che, come me, nelle prove della vita, si allontanano sempre
di più dal Nostro Signore Dio. Dopo la mia separazione che, anche
se fatta di comune accordo, non riuscivo ad accettare, ogni giorno
che passava pensavo sempre di togliermi la vita. Per me il mondo
non esisteva più e non avevo voglia di vivere, fino al 2 dicembre
1993.
Frequentavo da poco il Santuario della Beata Vergine della
Comuna a Ostiglia, guidato dai Francescani (…).
I francescani organizzarono il 3 dicembre 1993 un pellegrinaggio proprio a Forlì per conoscere la storia di Benedetta Bianchi
Porro, con spiegazioni e filmati di Benedetta, la quale sapeva che
la sua malattia l’avrebbe presto portata in paradiso con Gesù.
La sua vita, ora una storia, ma vera e bella, mi ha fatto capire
quanto sia preziosa la vita che Gesù ci dona ogni giorno. Camminando nelle paure, nelle malattie, la vita va vissuta, giorno per
giorno. È un dono che DIO ci dà. Dopo questa esperienza la mia
vita ha avuto una svolta direi meravigliosa per questi motivi.
Primo. Da quel giorno non ho pensato di morire ma di vivere
con gioia sapendo quanto il Signore Gesù mi ama. Ho continuato
poi a fare molti pellegrinaggi a Fatima, da Padre Pio, a Lourdes,
Medjugorie, Assisi e molti altri santuari (…). La gioia, la pace e la
serenità che porto a casa ogni volta non ci sono parole per descriverla.
Spero che tutti voi, Amici di Benedetta, continuiate a diffondere il più possibile in ogni parte del mondo la vita di Benedetta
Bianchi Porro e che presto sia proclamata santa Benedetta. Il Signore sorregga sempre voi tutti e con la Sua benedizione possiate
continuare la strada dell’Amore.
Ciao di cuore a tutti voi da Fausto.
Pace e Bene.
Pieve Torina, 11 luglio 2008
Il giorno 22 giugno c.a., a Pieve Torina con Graziella Aquili, e
altre amiche, abbiamo presentato al paese, all’interno di una manifestazione rionale in onore di S. Agostino, la figura e le testimonianze su Benedetta Bianchi Porro, leggendo brani dei libri scritti
su di lei e passi della sua vita.
Molte le richieste per capirla meglio ed avere le sue pubblicazioni, l’opera divulgativa per conoscere la sua persona diventa
sempre più ampia ed entrando nel mistero della sua vita, travagliata dal dolore, ma vissuta in maniera eroica, tutti noi ci sentiamo sollevati, perché abbiamo un faro che ci accompagna in questa
passerella pericolosa.
Distintamente, porgo cordiali saluti.
Paola
Villa S. Carlo, 18 luglio 2008
Carissimi signori Amati,
è da parecchio che, sul mio tavolo, l’occhio mi va di frequente
sul Vostro indirizzo. Di riflesso più che ovvio, la squisita gentilezza
che m’avete usato nell’inviarmi il prezioso e ricco materiale ri-
guardante Benedetta Bianchi Porro, mi pretende almeno due righe
di sentitissima gratitudine.
Anche il nostro, pur molto breve e del tutto fortuito, incontro
l’ho raccolto come un ‘kairòs’ incoraggiante. Come forse Vi potei
accennare, Benedetta è a tuttora un punto di luce per la mia vita.
Non riesco a difendermi che raramente da una profonda emozione
quando, poco poco, o qualche frase, o altro, mi consente di far
ponte con Lei.
E questo non avviene mai innocuamente.
Lei fa parte di quella lista, vigilata e parecchio contenuta, di
santi che ‘tiro volentieri par le strasse’.
Ultimamente, e non penso sia il frutto degli anni che avanzano
con imbattibile celerità, accuso con più consapevolezza il limite, il
diffuso disincanto e, quindi, il reale bisogno di appellarmi a chi,
proprio nel duro inenarrabile di tante prove, s’è trovato sorprendentemente rassicurato lo spirito, illimpidito lo sguardo, rafforzato
oltre ogni dire dalla grazia e dalla misericordia del Signore.
Che belli e grandiosi questi vincitori vinti dalla tenerezza e
dalla compassione del Signore! Non c’è stato spasimo, abisso, tribolazione a fiaccarli. Sono stati in tante valli oscure, disseminandole di tante lacrime amarissime, ma si son trovati a tal punto irrobustiti, da essere ristoro e benedizione anche per le altrui impietose derive.
Non serve che continui. Voi che di Benedetta continuate ad affiancare la missione, fortissima un tempo, convincetela ad essere
ognor più sollecita ed intraprendente per i molti, sempre più in crescita pare, che si scoprono il cuore tanto affannatamente disabitato.
Anch’io mi affido, oltre che a Lei, anche a Voi per Lei.
Vi rinnovo ogni mia più sentita riconoscenza.
Vi auguro tanta fortezza e consolazioni a cascata.
d. Luigino Bonato
Dalla lettera di agosto di Marco Bollini
La Settimana di Deserto in onore di Benedetta Bianchi Porro
(1936-1962)
Come ogni anno, i primi giorni d’Agosto sono stati caratterizzati dalla celebrazione della “Settimana di Deserto” personale in
vista degli anniversari della nascita terrena e del Battesimo della
Venerabile Benedetta Bianchi Porro, figura splendida di giovane
entrata nella mia vita, cui applico, senza reticenza ed esitazione
quel capitolo dell’Enciclica “Spe salvi” in cui il Papa parla della
sofferenza come luogo di apprendimento della speranza... è stato
bello leggere, fra le lettere, in questo 2008, quelle indirizzate agli
amici dopo i due Pellegrinaggi che Benedetta compì a Lourdes.
Come ho caratterizzato quest’anno (e come, penso di rifare nei
prossimi anni) la Settimana?
Gli altri anni prima leggevo la lettera di Benedetta giorno per
giorno e poi recitavo il Vespro della giornata; quest’anno, invece,
ho inserito la lettura della lettera, sebbene Benedetta non sia ancora Beata, nel contesto della recita del Vespro di ogni giorno,
continuando così fino a venerdì 8 quando, per la recita pubblica
del Vespro che solitamente qui si fa in presenza del Santissimo Sacramento esposto, sono tornato al vecchio sistema.
Ne risultava così uno schema di preghiera di questo tipo: recita del Vespro fino alla Commemorazione del Battesimo compresa;
lettura della lettera di Benedetta; conclusione del Vespro con le intercessioni e poi come consueto per la recita PRIVATA.
Marco Bollini
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Testimonianze
Torino, agosto 2008
Caritas Christi urget nos!
Carissime,
perdonatemi del lungo silenzio, le giornate scorrono come
l’acqua dei ruscelli, gli anni volano e la penna non scorre come
prima. Il giorno di San Luigi ho compiuto 79 anni. Il giorno 10
agosto avevo tanto desiderio di venire a Dovadola ma mio fratello,
che mi avrebbe accompagnato il giorno della festa del Sacro Cuore, il 30 maggio è partito per l’eternità. Aveva 71 anni. Pazienza...
Sono stata contenta che il cardinale di Torino abbia scritto una
bella omelia, sulle tre tappe del cammino della nostra Benedetta. A
una nipote di una suora è nata una bimba: l’ha chiamata Benedetta. Io avevo una zia suora: anche lei Benedetta.
Non ho parole per ringraziarvi dello stupendo “annuncio”.
Grazie, grazie ancor del vostro nobil cuore.
La Nennolina io l’ho vista nella parrocchia dei cistercensi
“Santa Croce di Gerusalemme” a Roma.
Uniti nella preghiera perché “l’annuncio” si propaghi sempre
di più. Su “Avvenire” del 3 agosto pagina 26 dalla Romagna ad
Assisi, nel nome di Benedetta. Sono contenta.
Auguri a tutti per la bella festa. Ciao, Ciao.
Suor Lina Stucchi
Pace e bene a voi! Io vi devo un ringraziamento del tutto particolare. Ma soprattutto devo un ringraziamento particolare al
buon Gesù per avermi fatto conoscere la storia di Benedetta in una
situazione molto bella, con la mia migliore amica vicino. Ma vado
con ordine. Prima di tutto mi presento: mi chiamo Luca Canetti e
sono uno studente universitario. Frequento il primo anno dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Ferrara, la mia città. Ho
scelto questa facoltà perché il mio, per le Sacre Scritture, è vero
amore. Alcuni anni fa, insieme all’Unitalsi siamo andati a Dovadola, la città natale di Benedetta; ma non solo: nell’Abbazia di San
Andrea sono conservate le spoglie mortali di Benedetta. Quando
siamo scesi dal pullman e siamo entrati in Chiesa, io ero a dita intrecciate con una mia amica, ma non si tratta di un’amica qualsiasi, ma bensì di una vera amica. Per la precisione, si tratta di una
ragazza Down a cui io voglio un bene immenso (e anche lei me ne
vuole). E durante quella Messa, durante l’Omelia, hanno parlato
proprio di Benedetta. Una delle persone che è intervenuta, è stata
la sorella di Benedetta. La storia di questa straordinaria venerabile mi ha colpito nel profondo! (…).
Luca Canetti da Ferrara
Con commovente fedeltà Pina mi mette nella cassetta un mensile cattolico molto diffuso. Mi dice sempre che, dopo aver letto
le cose che la interessano, è contenta che la rivista venga letta
anche da altri e, pensandomi spesso sui libri, è contenta di passarmela. Questa volta ha scribacchiato sulla rivista un saluto
particolare che mi ha fatto pensare. L’ho chiamata. Ecco cosa mi
ha detto.
Edoardo e Federico di Varese
Pina
Benedetta è fondamentale nella mia vita da quando l’ho conosciuta, tramite le notizie che ho potuto avere ed i libri ricevuti. Ho
avuto un periodo molto critico di depressione già anni fa. Leggendo i libri di Benedetta mi sono sentita sollevata ed ho cercato di
lottare. Poi sono venuta fuori dalla depressione. Purtroppo c’è
quest’altra malattia [un grave tumore N. d. R.] che mi perseguita
da dieci anni. Però ho sempre un punto di riferimento. Quando
penso a Benedetta, a come ha vissuto la sua malattia, se mi lamento, mi sembra di fare un’offesa verso chi ha accettato queste cose
senza ribellarsi. Per me sono fondamentali queste persone, forse
più dei santi tradizionali perché queste sono persone vissute nella
nostra epoca, come P. Pio e Benedetta. Sono persone che avrei potuto conoscere personalmente. Santi sono anche tutte quelle persone che hanno vissuto, che hanno sofferto senza ribellarsi, senza lamentarsi accettando la volontà di Dio. Quando c’è un problema
– in questi giorni mi sento un po’ avvilita – penso a queste persone che hanno vissuto con amore la sofferenza. Allora cerco di andare avanti. Sarà poi il volere del buon Dio e loro che mi aiuteranno ad accettare queste cose. Spero di riuscire non ad essere
brava come loro, ma almeno ad essere coerente con la storia che
vivo. È facile dire “sono cristiana” quando si sta bene, è molto difficile quando si hanno dei problemi. Se tu vivi con coerenza queste
cose, le devi accettare. Tutti mi dicono: “Tu sei una persona per
bene, perché non ti hanno fatto il miracolo?”. Sono stata da poco
da P. Pio. Ma io dico: milioni di persone vanno da P. Pio. Tutti
vanno per chiedere qualcosa. Non credo che vadano per fare una
passeggiata. Se uno va con l’aspettativa che, se P. Pio non mi guarisce, non mi vuole bene, è meglio che non ci vada. Anche Cristo,
quando ha fatto i miracoli, non li ha fatti a tutti. Ha fatto vedere
che li poteva fare. La sofferenza è nata con l’uomo. Non la si può
togliere. Uno deve chiedere la grazia di accettare la malattia più
che la grazia di guarire, perché purtroppo c’è la malattia, ormai
siamo in troppi con questi problemi… La vita è una lotta continua.
Bisogna avere la grazia di accettare quello che arriva.
Pina ha ripetuto con parole sue quello che ha detto Benedetta al
suo ritorno da Lourdes, sulla via dei santi. Grazie Pina, per la
tua lezione di vita.
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Dall’Irlanda
da terre lontane
Sutton, 3 agosto 2008
Cari amici,
sono irlandese e per cinque anni sono stata in vacanza sul
Garda. Durante le vacanze sono andata a Sirmione tante volte
ed ho trovato la Chiesa in cui ho visto un’immagine di Benedetta e subito mi è piaciuta questa donna. Lei è nata un anno dopo
di me ed è morta l’anno in cui mi sono sposata, nel 1964.
Scusate, io scrivo l’italiano molto male. Ogni notte io prego
Benedetta per tutte le mie amiche e amici italiani specialmente
per un uomo malato di Parkinson.
Per piacere avete un’immagine di Benedetta e anche delle
preghiere, non importa se in italiano?
Grazie, con auguri.
Ethel Flanagan
“ Io sto bene; e Dio che mi ama mi manda tante frasi di
conforto e di amore.
Adesso io cammino per la strada che conduce a Betlemme: alla stalla dove il Bimbo nasce, “mistero
d’amore e di dolore ”.
l’AMORE, sanno come si fa a consolare, aiutare, incoraggiare...
Ultimamente sono nate due gemelline premature, parecchio sotto peso, e, alla richiesta della mamma, le ho battezzate con i nomi di Benedetta e Anna! Sono ancora nell’incubatrice, ma sono
vispe e fanno ben sperare. Anna e Benedetta sono le “mamme
del cielo” che sicuramente si prendono cura di questi due minuscoli tesori per la gioia di mamma e papà, infatti le hanno attese per anni... e non hanno altri figli. E tu sai che cosa significa
per una donna africana non avere figli, è una tragedia vera e
propria.
Lo sai che in giro di Benedetta, Benedico, Anna ora ce ne
sono tantissime/i? Eh, sì, quando parlo di lei, di loro la gente
ascolta a bocca aperta e poi, vedendo le foto così belle, si sentono conquistati. Spero davvero che la Chiesa non ci faccia attendere troppo per metterla agli umori degli altari... ma lei/loro
vivono già in quell’altare che è il cuore di innumerevoli amici
sparsi nel mondo. Vi ringrazio per le foto, sono un caro ricordo
di Anna. Abbiamo trascorso dei giorni indimenticabili... Mi piacerebbe poter ritornare a Dovadola. Chi sa, la provvidenza riserva tante sorprese. Per intanto ho la gioia, la grazia di essere
qui a servire i miei fratelli e sorelle ammalati e poveri... con
particolare attenzione ai bambini orfani (AIDS) e denutriti TANTISSIMI...!!! Non hai idea quali effetti devastanti abbia la denutrizione (frutto di miseria!) su questi fratellini e sorelline così
provati. Facciamo di tutto e di più, ma con la crisi economica
mondiale, l’Africa e questo paese sono tra i più penalizzati. So
che molte famiglie italiane fanno fatica ad arrivare a fine mese... ebbene, qui spesso non riescono nemmeno a iniziarlo... capirai con meno di un euro, spesso mezzo, pro capite non si va
lontano. Ti chiedo una preghiera sulla tomba di Benedetta e Anna perché susciti cuori generosi che sappiano farsi “prossimo”
per questi “amati Gesù bambini”, e per me chiedi amore e
“adrenalina” missionaria al massimo, e la salute necessaria per
continuare questa missione impegnativa e meravigliosa ad un
tempo. Ciao, Mara, brava e grazie per ciò che fai. Saluta (...)
gli amici tutti. Ti/vi voglio bene. Con Benedetta e Anna il saluto
e abbraccio più affettuosi. Ciao, ciao.
Sister Magda missionaria felice
BENEDETTA (a Maria Grazia - 17.12.1963)
Dalla Tanzania
Ikonda, 20 settembre 2008
Shalom!
Carissima Mara,
che bella sorpresa l’arrivo del pacco di libri su Benedetta,
un regalo sempre molto, molto gradito sia che sia in inglese come in kiswahili. La gente li divora letteralmente; il fascino di
Benedetta aumenta sempre di più, il suo sorriso così colmo di
Dio, di bontà vera, di santità fa sì che da subito la si senta SORELLA e AMICA carissima. Se poi pensi ai nostri ammalati,
spessissimo con malattie gravi e incurabili, si crea una solidarietà di amore che scaturisce dal comune dolore... Lei e loro
crocifissi con Cristo! Parlo di Lei a tutti, ormai è da anni che
ho la “Benedettomania” ed ora la metto assieme alla nostra indimenticabile Anna che ho avuto la grande gioia e grazia di conoscere personalmente e di corrispondere con lei per molti anni. Le sento accanto entrambe e, ora che sono immerse nel-
Dipinto di Julia Waldner
lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66 ■
Riceviamo e pubblichiamo
Preg.mi Membri dell’Associazione “Amici di Benedetta”
10 novembre 2008
da diretti protagonisti, voi vivete la gioia e la grazia dell’amicizia (e dell’aggregazione) che s’è formata attorno alla figura e al
messaggio della ven. Benedetta: ne avete fatto venire un annuncio, per il quale già è godibile il bel traguardo dell’eroicità delle sue
virtù. Attualmente, quali strumenti operanti per farne conoscere al mondo il meraviglioso messaggio, abbiamo la Fondazione “Benedetta Bianchi Porro” e l’Associazione “Amici di Benedetta”, realtà operosamente impegnate a far conoscere sempre meglio Benedetta. Così la nostra Chiesa locale con tale duplice possibilità ne annuncia il messaggio, fiduciosa di potersi calare in generosa
operatività mediante l’Associazione, strumento che gode di maggior flessibilità nei confronti della legislazione vigente, mentre per
un nuovo slancio della Fondazione ha ritenuto opportuno partire dal rinnovo del CdA. In tale contesto, è da apprezzare che
l’Associazione abbia manifestato la sua volontà di rinnovamento anche con un nuovo CdA, formato da 15 membri: possa essere altrettanto giovevole il rinnovo che mons. Vescovo fa del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, chiamando accanto al parroco di Dovadola, d. Paolo Giuliani, sacerdote di sicura competenza giuridica, e 3 laici altrettanto appassionati della causa: Alvaro
Ravaglioli, Jolanda Bianchini e Sofia Bandini.
Mons. Vescovo e questa Curia sentitamente ringraziano quanti hanno a cuore la causa di Benedetta; e hanno fiducia di dare in
tal modo adeguata risposta all’attesa degli “Amici di Benedetta” che – dai Familiari ai molti che fin dalla prima ora si sono aggregati nel pio sodalizio – operano in maniera generosa e feconda. Quanto più questi Amici sapranno rendere operante l’Associazione,
tanto più anche la Fondazione verrà connotata nella sua capacità di attenzione ad una realtà ricca di grazia, ma che tanto impegna
nel suo cammino di qualificazione della missione che le è propria.
Da parte mia, assicurando grande stima e fiducia, porgo cordiali saluti,
don Dino Zattini, vicario generale.
“L’evento dell’incarnazione testimonia la partecipazione
“Piena di Dio alla vita dell’uomo e apre per l’uomo
“Un sentiero di vita eterna” (CEI, Comunicare il Vangelo)
Preg.mi Familiari di Benedetta: Emanuela Bianchi Porro e Carlo Spinelli
a voi tutti, e in primo luogo a Emanuela e Carlo, quali membri uscenti della Fondazione, questa Curia invia la lettera in allegato, intesa a portare a compimento il rinnovamento della cariche sociali avviatosi all’interno dell’Associazione “Amici di Benedetta”, e opportunamente da concludere anche per la Fondazione.
Tutti sappiamo come già dalla scomparsa della compianta Anna Cappelli, s’avvertisse un bisogno di procedere con pari intensità
d’entusiasmo, ma anche con la necessaria attenzione alla legislazione vigente, nel frattempo profondamente rinnovatasi, fino a chiedere una chiara trasparenza nell’uso degli strumenti e nel perseguimento delle finalità.
Ascoltati i vari pareri, la cosa che più giova in questo momento, sembra mantenere una Fondazione agile nei suoi aspetti istituzionali, e offrire a tutti gli Amici di Benedetta la possibilità di agire con lo spirito e le finalità che, come Associazione, hanno saputo esprimere, così da raggiungere per suo tramite significativi traguardi. Nella fiducia che essa con nuove energie s’investa sempre più dei compiti che le sono propri, tanto più si auspica la presenza dei Familiari al suo interno.
C’è buon motivo, da parte di questa Curia e di mons. Vescovo in particolare, per ringraziare i Familiari per la vicinanza che hanno sempre offerto alla Causa di Benedetta, ed esprimere sentimenti di profonda stima specialmente verso chi direttamente lavorava
nella Fondazione (attualmente Emanuela e Carlo).
Da parte mia, saluto tutti di cuore, con l’augurio che possiate sperimentare l’abbondanza di contraccambio che il Signore assicura molto meglio di quanto non faccia la presente.
don Dino Zattini, vicario generale
A Mons. Dino Zattini
Vicario generale della diocesi di Forlì Bertinoro
Ho ricevuto gli scorsi giorni la comunicazione del rinnovo del CdA della Fondazione “Ven. Benedetta Bianchi Porro” e vedo
che i familiari, Emanuela Bianchi Porro e Carlo Spinelli non ne faranno più parte nella prossima sessione. Prima di tutto ringrazio dell’occasione che mi è stata data finora di parteciparvi e di contribuire, nel poco che ho potuto, alla crescita della stessa e,
per me, dell’opportunità che ho avuto di approfondire il messaggio di Benedetta. La quale mi ha sempre accettato e voluto bene
con le mie virtù, e soprattutto con i miei difetti e limiti e questo non posso che testimoniarlo con gratitudine e profonda riconoscenza. Sono lieta del rinnovamento della Fondazione stessa e dell’occasione che verrà data ad altre persone di contribuire al meglio per la sua crescita, più di quanto abbia potuto io. Forse è giusto che i familiari facciano un passo indietro in questo ambito,
l’ho sempre detto e ripetuto e lo riaffermo ora, anche nel rincrescimento di lasciare il compito fin qui affidatomi. Perché non sono
la carne e il sangue il segno di vicinanza a Benedetta, ma lo spirito e la carità. Oggi dunque, nel sacrificio che mi chiedete e proprio per questo, mi sento indegnamente appena più simile a lei che avrebbe chiesto di fare di più nella vita e ha trovato di dare di
più dove mai si sarebbe aspettata.
All’interno dell’Associazione, credo di parlare anche a nome di Carlo Spinelli, mai vi mancherà il nostro appoggio e il nostro
sostegno, che è appena una pallida riconoscenza per il centuplo che ogni giorno riceviamo dal messaggio di gioia e di speranza
della nostra amata Benedetta. A Benedetta e alla sua saggezza, che è quella del Padre, vi affido.
Emanuela Bianchi Porro
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■ lʼannuncio (XXIII) dicembre 2008 – n. 66
Per conoscere Benedetta
Lʼ annuncio è sostenuto soltanto con le offerte degli Amici.
Un grazie di cuore a tutti i benefattori che, con il loro aiuto e
la loro generosità, ci permettono di continuare la diffusione
del messaggio di Benedetta nel mondo.
IMPORTANTE
Chi desidera partecipare al pranzo del 25 gennaio 2009
o avesse bisogno di alloggiare presso la
“Rosa bianca” a Dovadola, è pregato di rivolgersi
alla nostra Associazione “Amici di Benedetta”,
scrivendo a Casella Postale 62 – 47013 Dovadola,
o telefonando a Don Alfeo Costa, parroco di Dovadola,
0543 934676: tel., fax e segreteria telefonica
o a Lucia 0543 934800
entro il 15 gennaio 2009.
In lingua straniera
«BEYOND SILENCE» («Oltre il Silenzio» in inglese) «Amici di Benedetta» Forlì
«MAS ALLA DEL SILENCIO» («Oltre il Silenzio» in spagnolo) «Amigos de Benedetta» Bilbao
«MAS ALLA DEL SILENCIO» («Oltre il Silenzio» in spagnolo) Ed.
Claretiana - Buenos Aires
«AU DELÀ DU SILENCE» («Oltre il Silenzio» in francese) Editions
de lʼEscalade - Paris
«UBER DAS SCHWEIGEN HINAUS» («Oltre il Silenzio» in tedesco)
Freundeskreis «Benedetta» - Hamburg
«CUDO ZIVOTA» («Il Volto della Speranza» in croato) a cura di
Srecko Bezic - Split
«OBLICZE NADZIEI» («Il Volto della Speranza» in polacco) Romagrafik - Roma
«ALÉM DO SILÊNCIO» («Oltre il Silenzio» in portoghese) Ed. Loyola - San Paulo
«TRANS LA SILENTIO» («Oltre il Silenzio» in esperanto) Cesena - Fo
«DINCOLO DE TACERE» («Oltre il Silenzio» in rumeno) Chisinau,
Rep. Moldava
«SESSIZLIGIN IÇINDEN» («Oltre il Silenzio» in turco) Iskenderun
«TÙLA CSENDEN» («Oltre il Silenzio» in ungherese) Budapest, 1997
«OLTRE IL SILENZIO» in giapponese - Tokio
«OLTRE IL SILENZIO» in arabo - Beirut
«OLTRE IL SILENZIO» in ebraico
«OLTRE IL SILENZIO» in russo - Bologna
«OLTRE IL SILENZIO» in cinese - Taipei
«OLTRE IL SILENZIO» in maltese - La Valletta
«OLTRE IL SILENZIO» in slovacco - Trnava
«OLTRE IL SILENZIO» in swahili - Nairobi
«BENEDETTA» M.G. Dantoni, opuscoli in inglese, francese, spagnolo, russo, tedesco, thailandese, ucraino, bulgaro
«BENEDETTA» opuscolo in indonesiano, a cura di Fr. Antonio Carigi
SIATE NELLA GIOIA - Diari, lettere, pensieri di Benedetta Bianchi
Porro, a cura e con introduzione di David M. Turoldo - Cesena «Amici di Benedetta» - Villanova del Ghebbo (Ro) - pagg. 255.
IL VOLTO DELLA SPERANZA - Note biografiche. Lettere di Benedetta e lettere di amici a Benedetta. Testimonianze di amici che
lʼhanno conosciuta, a cura di Anna Cappelli - Cesena - «Amici di
Benedetta» - pagg. 480.
OLTRE IL SILENZIO - Note biografiche. Diari e lettere di Benedetta.
Lettere degli Amici a Benedetta. Testimonianze di chi lʼha conosciuta, a cura di Anna Cappelli - Cesena - «Amici di Benedetta» pagg. 168.
TESTIMONE DI RESURREZIONE - Pensieri di Benedetta disposti
seguendo il suo itinerario spirituale, a confronto con passi della
Sacra Scrittura, presentazione di Enrico Galbiati - Cesena «Amici di Benedetta» - pagg. 152.
PENSIERI 1961 - Pensieri autografi di Benedetta, tratti dal suo diario Forlì - «Amici di Benedetta» - pagg. 180.
PENSIERI 1962 - Pensieri autografi di Benedetta, tratti dal suo diario Ravenna - «Amici di Benedetta» - pagg. 200.
BENEDETTA BIANCHI PORRO - I suoi volti - Gli ambienti - I documenti, a cura di P. Antonino Rosso - «Amici di Benedetta» 2006 pagg. 255.
VIVERE È BELLO - Appunti per una biografia di Benedetta
Bianchi Porro, di Emanuela Ghini, presentazione del Card. A. Ballestrero - Cesena - «Amici di Benedetta» - pagg. 200.
BENEDETTA - Sintesi biografica a cura di Maria G. Dantoni - Stilgraf Cesena - pagg. 32.
BENEDETTA di Alma Marani - Stilgraf - Cesena - “Amici di Benedetta”
- pagg. 48.
BENEDETTA BIANCHI PORRO di Andrea Vena. Biografia autorizzata Ed. S. Paolo - pagg. 221.
SCRITTI COMPLETI di Benedetta Bianchi Porro, a cura di Andrea Vena - Ed. San Paolo - pagg. 815..
ABITARE NEGLI ALTRI - Testimonianze di uomini di oggi su Benedetta, lettere, discorsi, studi, meditazioni - Cesena - «Amici di Benedetta» - pagg. 416.
LA STORIA DI BENEDETTA - Narrata ai bambini, di Laura Vestrucci
con illustrazioni di Franco Vignazia - Forlì - «Amici di Benedetta» pagg. 66.
DIO ESISTE ED È AMORE - Veglia di preghiera sulla vita di Benedetta di Angelo Comastri - Cesena - «Amici di Benedetta» pagg. 33.
OGGI È LA MIA FESTA - Benedetta Bianchi Porro nel ricordo della madre,
di Carmela Gaini Rebora - Ed. Dehoniane - pagg. 144 - Ristampato.
BENEDETTA BIANCHI PORRO - LETTERA VIVENTE - Scritti di sacerdoti e di religiosi alla luce della parola di Benedetta - Cesena «Amici di Benedetta» - pagg. 256.
BENEDETTA O LA PERCEZIONE DELLA GIOIA - Biografia di Timoty Holme - Gabrielli Editore, Verona - pagg. 230.
APPROCCIO TEOLOGICO AL MISTERO DI BENEDETTA BIANCHI
PORRO del Card. Giacomo Biffi - Cesena - «Amici di Benedetta».
BENEDETTA BIANCHI PORRO di Piero Lazzarin, Messaggero di
SantʼAntonio - Padova 2006, pp. 221.
IL SANTO ROSARIO CON BENEDETTA a cura della Parrocchia di
Dovadola.
LʼANELLO NUZIALE - La spiritualità “sponsale” di Benedetta
Bianchi Porro, di E. Giuseppe Mori, Quinto Fabbri - Ed. Ave, Roma 2004, pagg. 107.
CASSETTA REGISTRATA DELLE LETTERE DI BENEDETTA a cura
degli «Amici di Benedetta».
CARO LIBRO - Diario di Benedetta, illustrato con 40 tavole a colori
dagli alunni di una IV elementare di Lugo (Ra) con presentazione
di Carlo Carretto e Vittorio Messori - pagg. 48 formato 34x49 Ed. Morcelliana.
ERO DI SENTINELLA di Corrado Bianchi Porro. La lettera di Benedetta nascosta in un libro - Ed. S. Paolo.
FILMATO SU BENEDETTA (documentario) in videocassetta.
DVD BENEDETTA BIANCHI PORRO - Testimonianze (filmato in Dvd).
LʼANNUNCIO - semestrale a cura degli «Amici di Benedetta».
LETTERA A NATALINO di Benedetta Bianchi Porro. Illustrazioni di
Roberta Bössmann Amati, pp. 24 - Ed. Stilgraf Cesena.
QUADERNI DI BENEDETTA 1 - Benedetta Bianchi Porro. Il cammino verso la luce, di don Divo Barsotti, Fondazione Benedetta
Bianchi Porro e Associazione per Benedetta Bianchi Porro, 2007,
pp. 46.
QUADERNI DI BENEDETTA 2 - Benedetta Bianchi Porro. Dio mi
ama, di Angelo Comastri, Fondazione Benedetta Bianchi Porro e
Associazione per Benedetta Bianchi Porro, 2008.
Postulatore della Causa di Beatificazione P. PAOLO ROSSI
Via Cairoli, 43 - 00185 Roma.
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