DOMENICA 17 MAGGIO 2015
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FONDATO NEL 1876
Cannes
Il confronto
Oggi
Dieci minuti di applausi
«Mia madre può vincere»
E Moretti si commuove
Giorello e Pezzali
«Tregua sui social»
Cappelli, Mereghetti, Grassi
e Ulivi alle pagine 30 e 31
Antonio Carioti
nel supplemento
Trasformismo dilagante
Siria Bandiera nera a nord del sito archeologico
LE RADICI
DELLA CRISI
DEI PARTITI
Il petroliere dell’Isis
ucciso dagli Usa
Palmira sotto assedio
di Ernesto Galli della Loggia
D
continua a pagina 24
IL REGIME
AFP / AMR RADWAN AL-HOMSI
estra e Sinistra
appaiono in
crisi e quasi
in via di
scomparsa,
mentre al loro posto
si va delineando
per il futuro un ampio
schieramento
ultramaggioritario,
tendenzialmente centrista,
capace di inglobare quasi
tutte le componenti
parlamentari.
Contemporaneamente si
diffonde, sempre più
massiccio nelle periferie ma
ormai anche nel Parlamento
nazionale, il fenomeno del
trasformismo. Oggi è questa,
nella sua essenza, la
situazione che ci sembra
nuova della nostra vita
politica. Ma a ben vedere lo è
solo relativamente.
La situazione odierna,
infatti, ricorda da vicino la
situazione che si verificò
in Italia già negli ultimi
decenni dell’Ottocento dopo
l’esaurimento della Destra e
della Sinistra risorgimentali.
Le quali, peraltro, anche
durante il Risorgimento
erano state sì contrapposte,
ma fino a un certo punto.
Non a caso Cavour governò
per anni, come si sa,
con una maggioranza che
in pratica escludeva solo
la Destra e la Sinistra
estreme: maggioranza
battezzata con il nome
significativo di «connubio».
Questo connubio
paratrasformistico — che di
fatto s’interruppe solo per
pochi anni subito dopo
l’Unità — durò in pratica
fino alla Prima guerra
mondiale. In tutto questo
tempo l’amplissimo
schieramento politico che si
riconosceva nelle istituzioni
dello Stato — l’eterogeneo
«partito costituzionale» —
non fu capace di dividersi
stabilmente in una Destra e
in una Sinistra contrapposte.
Un uomo ferito viene trasportato su un pick-up in seguito a un attacco aereo nella città siriana di Saraqeb
Assad isolato
rischia il tracollo
di Davide Frattini
I
l regime di Assad sembra
sempre più fragile: prendendo Palmira i fondamentalisti
potrebbero aumentare la pressione su Damasco. a pagina 7
Scuola L’attesa dei sindacati. Il Garante: intese violate. Le lettere dei professori e il dialogo del premier
9 771120 498008
LA SENTENZA CAPITALE
Sfida sugli scrutini bloccati
● GIANNELLI
VERTENZE E PROTESTE
Ma a pagare
non siano ancora
le famiglie
Due giorni consecutivi di blocco degli scrutini
dopo la chiusura dell’anno scolastico. I Cobas
sfidano il governo e il Garante degli scioperi, che
ribadisce di essere pronto alla precettazione in
caso di violazione dell’accordo sulla scuola del
1999. Renzi si dice convinto che il blocco si rivelerà un boomerang, e Palazzo Chigi fa sapere che
tra gli insegnanti che hanno risposto alla mail
del premier, la metà è a favore della riforma.
di Dario Di Vico
da pagina 2 a pagina 4
Caccia, Iossa, Meli, Menicucci, Santarpia
a pagina 25
Mezz’ora prima della strage
Giardiello era già in Tribunale
di Luigi Ferrarella e Andrea Galli
L’INTERVISTA
LE CONTESTAZIONI GIORNALIERE
Il diritto di parola di Salvini
di Antonio Polito
N
essun appello di intellettuali per difendere il
diritto di parola di Matteo Salvini: sotto sotto, molti pensano che se l’è cercata. a pagina 12
T
acere non è la nostra virtù.
E lei non ha taciuto. Lei si
chiama Giustina Noviello,
è l’avvocato dello Stato che ha difeso le misure del 2011 del governo Monti alla Corte costituzionale nell’udienza che ha portato
alla sentenza sulle pensioni che
sta squassando i piani del governo Renzi: una voragine nei conti
causata da una delibera.
Lei non ha taciuto e come una
adolescente ha voluto farci sapere su Twitter che non ama Matteo Renzi: «Questa non è una sinistra è un centrifugato di de-
Blitz americano in Siria: in
un raid delle forze speciali elitrasportate nella parte orientale del Paese è stato ucciso Abu
Sayyaf, ritenuto il «tesoriere»
dello Stato Islamico, responsabile degli affari collegati al petrolio. Gli scontri nella zona
continuano, mentre la bandiera nera dell’Isis è stata issata a
Palmira, l’antico sito archeologico, già colonia romana, dopo
giorni di combattimenti.
a pagina 6 Olimpio
Perché l’Europa
non può tacere
sulla condanna
I Cobas proclamano due giorni di sciopero. Renzi: sarà un boomerang di Morsi
C
laudio Giardiello, l’uomo che il 9 aprile scorso uccise tre persone al Tribunale di Milano,
ha girovagato per mezz’ora nelle aule del Palazzo
di Giustizia prima di raggiungere l’aula dove
avrebbe iniziato la strage. La novità, che riscrive
la cronaca di quelle ore, giunge mentre gli inquirenti confermano che l’assassino era entrato da
un varco dotato di metal detector, che si accese:
ma non fu fermato né controllato.
Cantone: il Csm
sbaglia bersaglio
sulla corruzione
a pagina 18
a pagina 11
di Dino Martirano
di Aldo Grasso ● IDEE& INCHIESTE
● PADIGLIONE ITALIA
POLITICHE
I TWEET IN LIBERTÀ DEL DIFENSORE DELLO STATO MAPPE
IL “CHE” E CRAXI
50 5 1 7>
ANNO 140 - N. 116
Consulta
Noviello
ha difeso
le misure
sulle
pensioni,
e non ama
Renzi
magogia e arroganza... Rivoglio
una sinistra autentica... Valori,
competenza, serietà!», «Partito
della nazione. Renzi: non lascio
a voi il monopolio della Sinistra…», «Stanno rottamando
pure i diritti», «Renzi in Egitto.
Sulle orme di Napoleone, ma
con molta più chiacchiera», «Il
ragazzo è mooolto nervoso, circondato da yesboys e yesgirls
non si capacita dei suoi fallimenti», e così via. E via ai sospetti.
Riccardo Puglisi, economista
e membro della direzione del
partito di Passera, Italia Unica,
ha accusato la Noviello di non
aver difeso con sufficiente rigore
la tesi dello Stato, avendo opinioni contrarie al governo.
La Consulta è politicizzata, i
magistrati sono politicizzati,
persino gli avvocati dello Stato
sono politicizzati… Dietro il Codice fa capolino l’Ideologia. Con
simili atteggiamenti inopportuni, a un diritto come postulato
dell’etica è preferibile un diritto
postulato dall’estetica. Almeno
dal galateo (istituzionale).
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IL REVISIONISMO
SULLE STRADE
di Luca Mastrantonio
a pagina 13
NEW YORK - FAO SCHWARZ
COSÌ CHIUDE
IL NEGOZIO MITO
DEI GIOCATTOLI
di Massimo Gaggi
a pagina 23
di Franco Venturini
O
ra che anche l’ex presidente egiziano Mohammed
Morsi è entrato nel girone delle
condanne a morte patrocinate
dal suo successore Abdul Fattah al-Sisi, l’Italia e l’Europa
dovrebbero dire una parola
chiara sui limiti della nostra
amicizia con il Cairo. Perché
siamo contrari alla pena
capitale, e non ci basta sapere
che sin qui una sola delle centinaia di sentenze di morte pronunciate contro oppositori
islamisti sia stata eseguita. Ma
anche perché il pugno di ferro
di Al-Sisi sta alimentando ricadute politico-strategiche che
sono contrarie ai nostri interessi come a quelli dell’Egitto.
Sappiamo bene che Morsi,
primo presidente egiziano eletto e figura di spicco della Fratellanza musulmana, sprecò
l’occasione che la Storia gli
offriva tentando di imporre, nel
2012, una islamizzazione autoritaria e per alcuni versi illegale.
continua alle pagine 24 e 25
a pagina 16 Mazza
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
2
#
Primo piano Istruzione
La divisione tra i sindacati. E il premier difende la riforma su Twitter
La sfida dei Cobas sulla scuola
«Bloccheremo gli scrutini»
La riforma
● Il governo
Renzi ha
promosso un
piano di
riforma
dell’Istruzione
ribattezzato
«La Buona
scuola».
Presentato a
settembre
2014 e
sottoposto per
un mese a
discussioni in
un tour nelle
città italiane e a
una
consultazione
online, si
articolava in
principio
intorno a 12
punti.
● Tra gli
elementi
principali,
l’assunzione di
«150 mila
precari»,
l’abolizione
delle supplenze
a breve
termine, premi
agli insegnanti
più bravi, un
rapporto più
intenso con il
mondo del
lavoro e una
maggiore
attenzione alle
nuove esigenze
formative, con
un migliore
insegnamento
delle lingue
straniere e una
nuova
centralità delle
competenze
informatiche
● Il piano
dopo una serie
di modifiche è
diventato un
disegno di
legge ora
all’esame della
Camera, che
venerdì ne ha
approvato sei
articoli.
I sindacati,
fortemente
critici, hanno
attaccato in
particolare le
misure sui
precari, quelle
sul cosiddetto
«presidesindaco», sulle
procedure per
la scelta dei
docenti e di
assegnazione
dei bonus in
base al merito
«Blocco di tutti gli scrutini e
di ogni attività scolastica per
tutto il personale per due giorni consecutivi, a partire dal
giorno seguente la fine delle lezioni, differenziata per regione», oltre a una «manifestazione nazionale il 7 giugno» e a
«due giornate di mobilitazione
unitaria tra il 18 e il 20»: i Cobas
provano ad alzare il livello dello
scontro sulla riforma della
scuola, approdata alla Camera,
e annunciano lo sciopero degli
scrutini. Il rischio? Che voti ed
esami slittino, con conseguenze spiacevoli per studenti, famiglie, casse dello Stato.
Ma l’annuncio resta per ora
isolato: Cgil, Cisl, Uil, Snals e
Gilda, forti dei 618 mila portati
in piazza il 5 maggio, con uno
sciopero costato ai dipendenti
42 milioni, si smarcano dal sindacato di base, che rappresenta
il 3,5%. «Sappiamo che il clima
potrebbe spingere anche molti
nostri iscritti ad aderire», ammette Francesco Scrima, Cisl:
ma i confederali aspettano che
il governo «faccia un atto di responsabilità». Non ci stanno a
essere trascinati nella polemica politica: «La nostra battaglia
non ha niente a che vedere col
rapporto tra maggioranza e opposizione e coi rapporti all’interno del Pd», precisa Massimo
Di Menna, Uil. Insistono: «Su
assunzioni per tutti, contratti e
poteri dei dirigenti non cediamo», dice Mimmo Pantaleo,
Cgil. Ma prestano anche orecchio ai segnali che arrivano dal
governo. A partire dal presidente del Consiglio Matteo
Renzi, che twitta tutto il sabato
pomeriggio per rispondere agli
insegnanti e ai critici: «Certo
che chi è stato assunto non è licenziato dopo tre anni. È una
delle tante leggende metropolitane». E poi: «Cosa c’entra la
L’intervista
di Ernesto Menicucci
Roberto Alesse, romano,
classe ‘64, è il presidente dell’Autorità di garanzia sugli
scioperi. Ed è a lui che toccherà, alla fine, l’ultima parola sullo sciopero indetto dai Cobas
nei giorni degli scrutini scolastici.
Presidente, com’è la situazione?
«L’Autorità di garanzia non
ha ricevuto alcuna comunicazione. Se arriveranno, esamineremo le carte. Ma a nessuno
è dato muoversi al di fuori delle
regole. I diritti degli utenti vanno tutelati: l’Italia non è la Repubblica delle banane».
Cosa prevede la normativa?
«In materia di scioperi nei servizi pubblici essenziali si applica la legge 146 del 1990. E, in
particolare, per quanto riguar-
mafia con i dirigenti scolastici?». E ancora: «Non stiamo licenziando nessuno. E il piano
pluriennale c’è. Ma con concorso». Per concludere: «Faremo
tesoro di suggerimenti e critiche, ma ascoltare non significa
assecondare».
L’obiettivo è chiaro, e confermato dallo staff che sta cercando quella mediazione che a oggi sembra ancora possibile:
«L’importante è mantenere integro l’impianto. Di tutto il resto si può discutere», spiega il
sottosegretario all’Istruzione
Davide Faraone. Piccole aperture sono in arrivo: «Alla Camera modificheremo il 5 per
mille nella direzione richiesta», quindi nell’ottica di non
favorire i versamenti solo per le
scuole più ricche e fortunate,
Il 5 per mille
Il sottosegretario
Faraone annuncia:
«Cambieremo il 5 per
mille come richiesto»
Ministro Stefania Giannini, responsabile dell’Istruzione, dell’università e della ricerca dal febbraio 2014 (Roberto Monaldo/LaPresse)
Gli articoli approvati alla Camera
L’articolo 1
del ddl della
Buona scuola
approvato alla
Camera
incrementa
l’autonomia
scolastica
L’articolo 2
parla del Pof, il
Piano dell’offerta
formativa, che
ogni scuola
sceglie in base
alle sue esigenze
e al territorio
L’articolo 3
introduce il
curriculum dello
studente, che sarà
valutato anche
alla Maturità
per un giudizio
complessivo
L’articolo 4
è sull’alternanza
scuola-lavoro:
fino a 400 ore di
stage in azienda
per tecnici e
professionali
e 200 per i liceali
L’articolo 5
prevede
il rafforzamento
dell’istruzione
anche in altri
ambiti, come
gli istituti
penitenziari
L’articolo 7
è quello che parla
del Piano
nazionale
della scuola
digitale: sul piatto
90 milioni
per il 2015
anticipa. E prende piede anche
l’ipotesi che a Montecitorio la
riforma possa essere approvata
senza scossoni, come ha dimostrato il voto veloce degli articoli dal 1° al 7° (escluso il 6°). E
che poi a Palazzo Madama possano arrivare i cambiamenti veri, anche su assunzioni (all’esame l’ipotesi di aprire a precari
di II fascia e Tfa) e presidi.
«Stiamo cercando punti di incontro — conferma la relatrice
Maria Coscia — come l’emendamento approvato contro le
chiamate discriminatorie: ma
bisogna parlarne, altrimenti la
tensione resta alta».
Valentina Santarpia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il garante pronto a intervenire:
«Tutelerò le famiglie
Ma serve più concertazione»
da la scuola c’è l’accordo del
1999, sottoscritto da tutte le
principali sigle sindacali e già
dichiarato idoneo da questa
autorità, che vieta categoricamente la proclamazione di
scioperi in concomitanza con
le giornate nelle quali si effettuano gli scrutini finali. E noi
vigileremo affinché quelle norme vengano rispettate».
Precettazione, dunque?
«Di fronte all’eventuale violazione palese delle normative
di settore si porrebbe il problema di ricorrere a quello strumento eccezionale, a tutela
delle famiglie e degli studenti
che hanno diritto ad una regolare conclusione del loro cicli
di formazione».
Esclude quindi che gli
scrutini vengano bloccati?
«Non lo possono fare. Al
massimo possono scioperare
nei giorni precedenti. C’è anche il precedente del 2001,
quando dopo la proclamazione
Le regole
«A nessuno è dato
muoversi fuori dalle
leggi, altrimenti ricorro
alla precettazione»
L’appello
«Le riforme di cui l’Italia
ha bisogno vanno
condivise. Il legislatore
ne tenga conto»
ci fu la precettazione e poi la
marcia indietro».
Tutto risolto, quindi?
«Il mio auspicio è che si possano abbassare i toni e si trovino soluzioni di mediazione rispetto a una riforma così importante, che necessita di
un’ampia condivisione per poter durare nel tempo».
Ha una proposta da fare?
«Da presidente dell’Autorità
di garanzia osservo che ci sono
troppe fibrillazioni e lacerazioni. Le riforme di cui l’Italia ha
bisogno per essere autenticamente strutturali devono essere condivise. Mi auguro che il
legislatore ne tenga conto: una
riforma sbagliata può essere
causa di insorgenza o di aggravamento del conflitto».
Sta dicendo che il governo
Chi è
● Roberto
Alesse
(nella foto),
romano,
classe ‘64,
giurista,
è presidente
dell’Autorità
di garanzia
sugli
scioperi
dal novembre
del 2011
ha sbagliato metodo?
«Credo che per uscire dall’impasse occorra rilanciare il
metodo della concertazione,
da intendersi come capacità di
individuare col concorso di tutti i soggetti coinvolti soluzioni
concrete e ragionevoli. Questo
è un bisogno dirompente se
non vogliamo che la logica del
muro contro muro prevalga».
E gli scioperi?
«Che aspettiamo a sederci
tutti insieme, governo, parti
sociali, autorità, per discutere
della possibilità di aggiornare
la legge sul diritto di sciopero
che, sebbene sia una buona
legge, necessita di essere adeguata alle esigenze convulse
dei tempi?».
Che altro?
«Cosa si aspetta ad aprire
una stagione di serrato confronto sul perché in Italia si
sciopera troppo e per indagare
quindi sulle cause da cui origina il conflitto collettivo? Ricordo a tutti che sul banco degli
imputati non possono finire
solo sindacati o lavoratori, ma
spesso la responsabilità ricadono anche su amministrazioni e imprese che erogano servizi pubblici essenziali».
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
PRIMO PIANO
3
#
Incertezza
Il volto
dubbioso di un
alunno nella
celebre foto
«L’Information
scolaire»
scattata
nel 1956
da Robert
Doisneau in
una scuola di
rue Buffon a
Parigi (Gamma
Rapho/Getty
Images).
Sulla regolare
conclusione
dell’anno
scolastico
rimane un
punto di
domanda,
per il blocco
degli scrutini
minacciato
da alcune sigle
sindacali
Le regole
● Basta che
scioperi un solo
insegnante per
bloccare gli
scrutini: il capo
di istituto non
può infatti
sostituirlo in
nessun caso.
Lo scrutinio
viene sospeso
e rinviato
finché non
sono presenti
tutti gli
insegnanti
● Il preside
non può
neppure
spostare lo
scrutinio a
sciopero già
proclamato
(una modifica
della data
limiterebbe il
diritto di
sciopero, un
comportament
o antisindacale
e quindi
sanzionabile in
base allo
Statuto dei
lavoratori)
● Un allegato
al contratto
della scuola
(attuazione
legge 146/90)
chiarisce però
che se gli
scioperi
avvengono in
concomitanza
con gli scrutini
non possono
fare slittare gli
stessi nel caso
che siano
necessari allo
svolgimento
degli esami
finali (di terza
media o di
Maturità). Negli
altri casi
possono farli
slittare solo
fino a un
massimo di 5
giorni
Gli stratagemmi
di Fabrizio Caccia
ROMA «...E poi c’è sempre la famosa epidemia!». Il prof duro
e puro alle prese col ddl Renzi,
che si sente umiliato «da anni
di tagli» alla scuola, dal «contratto bloccato ormai dal
2006», prova uno scatto d’orgoglio ricordando quella «magica sera» di primavera romana del 1988, quando lui e un po’
di colleghi — alla vigilia degli
scrutini di un’altra stagione di
lotte — decisero di tuffarsi insieme nelle acque gelide del laghetto dell’Eur. Il risultato fu
che, il mattino dopo, vennero
tutti colti da attacco febbrile e
gli scrutini in questione slittarono di giorni, settimane, fino
ad avvenuta guarigione. Il
«party epidemico» — come fu
ribattezzato — superò indenne le visite fiscali.
Tutte le strade portano al
«blocco». Sono svariate — e
assai fantasiose — le vie della
protesta quando il gioco si fa
duro, nel mondo della scuola.
«Attenzione però, il “datevi
malati” è l’indicazione sbagliata», eccepisce convinto il portavoce nazionale dei Cobas,
Piero Bernocchi. «Noi non stiamo giocando a nasconderci né
vogliamo la prova muscolare
col governo — spiega —. Crediamo anzi che la lotta contro il
ddl Renzi debba andare avanti
a viso aperto, con la massa di
consenso più larga possibile alle spalle, compresi sperabilmente i confederali e quelli di
Gilda e Snals, perché altrimenti
se il numero di chi protesta
non è adeguato, anche trucchi
e trucchetti alla fine non funzionano». Già, i «trucchetti».
Uno di questi, nel gergo delle
lotte, quando s’avanza lo spet-
Basta un prof per fermare una classe
Mal di testa improvviso e visita dal neurologo, o interventi fiume per allungare i tempi
I trucchi per boicottare i giudizi. «Nell’88 ci tuffammo nel lago gelato per ammalarci»
tro della precettazione per non
far slittare gli esami, viene anche chiamato «sciopero deontologico» o «deontologia applicata». Succede quando un
consiglio di classe decida di
mobilitarsi, senza voler patire
le trattenute in busta paga degli scioperi legittimi o le multe
esose di quelli non proclamati:
la tecnica è quella di affrontare
Sto leggendo le risposte dei prof. Faremo tesoro di
suggerimenti e critiche. La scuola è LA sfida per
riportare l’Italia a fare... l’Italia
@gae1972 non stiamo licenziando
nessuno. E il piano pluriennale c’è.
Ma con concorso
@CateOliverio mi perdoni, ma cosa c’entra la
mafia con i dirigenti scolastici? Non le pare un
giudizio superficiale?
le valutazioni degli studenti
«con molta calma». Così, con
le aule-pollaio di oggi, con 2830 alunni da esaminare, ognuno dei 10 prof del consiglio di
classe comincerà a parlare «ad
libitum»», per ore, del singolo
candidato, col risultato che lo
scrutinio dell’intera classe terminerà dopo settimane.
Stefano D’Errico, segretario
nazionale di Unicobas, ricorda
le proteste estreme di fine anni
Ottanta, «con gli scrutini che
slittarono di un mese, ne parlarono pure in Argentina...».
Però i tempi sono cambiati, già
nel ‘90 intervenne la legge 146
che stabilì precise sanzioni in
caso di sciopero selvaggio.
Contro le multe (che oggi vanno da 200 euro in su a seconda
dei giorni d’astensione) si è già
sperimentata — «e lo si farà
probabilmente anche quest’anno», prevede Bernocchi
— l’efficacia della «cassa di resistenza» o «di solidarietà», un
fondo comune per ammortizzare la protesta a oltranza, pagando un po’ tutti le spese di
ognuno.
Il fatto è che per essere valido, lo scrutinio dev’essere svolto da un «collegio perfetto»,
cioè vi devono presenziare tutti gli insegnanti del collegio di
classe: basta che ne manchi
uno e si blocca. Si capisce come sia facile — in linea teorica
— rallentarne i tempi. E sebbene, per far svolgere gli scrutini
delle «classi terminali», quelle
cioè con gli esami alle porte, i
prefetti possano decidere la
precettazione, ecco — conclude il prof duro e puro che 30
anni fa s’immerse nel laghetto
dell’Eur — che anche oggi, nella Scuola 2.0, la risposta più efficace può rivelarsi il certificato medico: «Un improvviso
forte mal di testa accusato durante lo scrutinio e una visita
successiva dal neurologo, perché il ddl Renzi in fondo produce incubi...».
Già. Bisognerà vedere, però,
in quanti lo seguiranno.
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● La parola
● La parola
SCRUTINIO
PRECETTAZIONE
Dal latino scrutinium
«frugamento,
perquisizione». Indica una
scelta a cui si perviene
attraverso l’attento esame di
titoli o voti. Nella scuola è la
valutazione, periodica e di
fine anno,
dell’apprendimento degli
studenti fatta dal consiglio
di classe presieduto dal
dirigente scolastico (o da
un suo delegato). Per la
validità delle deliberazioni
da assumere devono essere
presenti tutti i docenti,
secondo il principio del
cosiddetto «Collegio
perfetto». Nel caso un
docente sia assente (per
malattia, congedo
maternità o simili) deve
essere sostituito da un altro
insegnante della medesima
materia in servizio presso la
stessa scuola. O da un altro
individuato tramite le
graduatorie dei supplenti.
È il provvedimento
amministrativo straordinario con il quale l’autorità
competente può imporre il
termine di uno sciopero e
la ripresa del lavoro.
Introdotto in Italia dalla
legge del 12 giugno 1990
(poi modificata nel 2000),
si applica solo ai servizi
essenziali di pubblica
utilità e può riguardare,
oltre ai lavoratori
dipendenti, anche i privati
che li gestiscono. Nel caso
in cui i lavoratori precettati
si rifiutino di tornare al
lavoro, possono incorrere
in una sanzione pecuniaria
per ogni giorno di
violazione, fino all’arresto
per interruzione di
pubblico servizio. Il garante
per gli scioperi Roberto
Alesse ha detto che in caso
di blocco degli scrutini la
precettazione sarebbe «la
via obbligatoria».
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
4
#
Primo piano Istruzione
LA STRATEGIA A PALAZZO CHIGI
«Lo sciopero sarà un boomerang»
Renzi e il dialogo diretto con i docenti
Il presidente del Consiglio avverte la minoranza pd: sarebbe da irresponsabili usare la protesta
Non è facile, per Matteo
Renzi, gestire il contenzioso
sulla scuola in piena campagna elettorale. Il premier è
convinto, come ha confidato ai
suoi più stretti collaboratori,
che il blocco degli scrutini si rivelerà «un boomerang», perché le famiglie degli studenti
«non simpatizzeranno con la
protesta», che potrebbe rivelarsi «un danno» per loro e per
gli studenti stessi.
Ciò nonostante, il presidente del Consiglio si è reso conto
che sfidare i docenti a due settimane dal voto può comportare dei contraccolpi elettorali:
«Abbiamo sbagliato la comunicazione della riforma, non è
arrivato il messaggio giusto».
Adesso, quindi, bisogna «rimediare» a quegli errori. Per
questa ragione il premier ieri
ha deciso di «twittare» direttamente con gli insegnanti. Un
ROMA
Le tappe
● La riforma
della scuola
pubblica
approderà in
Senato ai primi
di giugno
● Sono 27
gli articoli
del disegno
di legge
chiamato
«La buona
scuola»
che è stato
varato dal
consiglio dei
Ministri il 12
marzo scorso
dialogo senza intermediari,
come piace a lui, bypassando i
sindacati che, a suo avviso, sono entrati in agitazione proprio perché con la riforma rischiano di perdere il loro ruolo.
Ma dialogare e «ascoltare» i
suggerimenti non significa
«assecondare». Già, Renzi è
«pronto» a confrontarsi «sino
in fondo» su questo tema, ma
con grande sicurezza spiega
anche ai fedelissimi che «sulla
riforma si va avanti e non si
molla», pur promettendo di
«migliorare alcuni punti di
Il piano
La riforma subirà una
nuova accelerazione
quando il testo
approderà in Senato
quel testo».
In questa fase, però, meglio
non calcare la mano e gli accenti per evitare polemiche. E
per scongiurare che il blocco
degli scrutini si estenda: quello sì che sarebbe un fatto «grave».
La speranza di Renzi è che la
minoranza non utilizzi queste
polemiche, in campagna elettorale, ai fini dello «scontro interno»: «Sarebbe da irresponsabili». Il premier, che dice di
provare «rispetto per le opinioni diverse» dalla sua, vorrebbe che vi fosse altrettanto
«rispetto» per «le regole interne del partito».
L’occhio, come sempre, è rivolto alla Liguria, dove il «portavoce di Berlusconi» potrebbe
«essere favorito» dall’atteggiamento dei dissidenti e dal caos
suscitato dalla riforma della
scuola (che potrebbe spingere
In piazza
Un flash mob
(sotto nella
foto) inscenato
da alcuni
studenti
davanti alla
sede del Pd a
Roma,
ai primi
di maggio,
dopo la
manifestazione
in piazza del
Popolo contro
la riforma
della scuola
(LaPresse)
una fetta dei docenti pd a non
premiare il partito nelle urne).
La Liguria è fondamentale, e
infatti il premier dovrebbe
chiudere la campagna elettorale a Genova.
Una vittoria di Toti equivarrebbe a una rivitalizzazione di
Berlusconi. Il che complicherebbe il cammino del governo
in Senato. Non solo: un risultato del genere spingerebbe la
minoranza (che è già tutta proiettata su questo obiettivo) a
reclamare un Congresso anticipato. Una sconfitta di Toti,
invece, farebbe deflagrare gli
azzurri, e, magari, li costringerebbe ad ammorbidirsi a Palazzo Madama.
E a proposito del Senato, dove i numeri sono ballerini,
quando la riforma della scuola
approderà lì, dopo le regionali,
ai primi di giugno, l’atteggiamento di Renzi muterà inevita-
bilmente. Il premier spingerà
il piede sull’acceleratore perché vuole ancora «mandare in
porto» la legge entro la prima
metà di giugno. Del resto, lo ha
spiegato bene lui stesso:
«Cambiare alcune parti della
riforma si può, ma poi si deve
decidere». Ossia, la si deve votare, perché la legge, al pari
delle altre che Renzi è già riuscito a far approvare (Italicum
e Jobs act), è tra quelle riforme
che per il presidente del Consiglio rappresentano una «priorità». Ma proprio per questo,
oltre alla Cgil, anche la minoranza pd, sul fronte della scuola, sta dando del filo da torcere
al premier. Con il doppio scopo di metterlo in difficoltà alle
elezioni regionali e di dimostrare che il Renzi decisionista
può essere fermato.
Maria Teresa Meli
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200
Milioni Gli euro messi in campo
dal governo per scatti di carriera
legati a merito, anzianità e crediti
formativi e didattici (per il 2016)
160
Mila le persone che, secondo
il premier, saranno assunte nelle
scuola nei prossimi anni (100 mila
nell’anno, il resto con concorsi)
❞
Matteo Renzi scrive una
lunga mail agli insegnanti e in
pochi giorni riceve cinquemila
email di risposta, che si vanno
ad aggiungere alle tremila e
cinquecento delle scorse settimane. I docenti che dicono
«sì» alla riforma e lo incitano
ad andare avanti salgono al 50
per cento, dal 35 del primo
gruppo di mail ricevute.
Ma accanto ai «sì», permangono le critiche. Il premier scrive
che il governo vuole assumere
oltre centomila precari, poi indire un concorso per altri 60
mila posti il prossimo anno,
destinare quattro miliardi per
l’edilizia scolastica, 40 milioni
per i corsi di formazione per i
docenti, 500 euro netti a testa
per la Carta del professore,
vuole poi garantire maggiore
autonomia scolastica, con rafforzamento delle responsabilità per il preside che tuttavia resta «primus inter pares».
Qui a fianco alcune lettere di
professori favorevoli e contrari
al testo di riforma della scuola
firmato dal governo Renzi.
Mariolina Iossa
«Caro premier ti scrivo...». Lettere dagli insegnanti
ROMA
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«I precari storici
«Tanti impreparati «Un errore creare
sono al suo fianco» voluti dai sindacati» scuole-azienda»
U
n invito a non mollare arriva a
Renzi da Elisabetta, 30 anni
nella scuola. «Vada avanti, non si
abbatta. Lo dico perché vedo quanta
scarsa disponibilità c’è ad accogliere
idee diverse, quanto vittimismo,
quanto “so tutto io”». Incita il
premier anche Antonio, docente di
storia e filosofia: «Capisco che il
momento sia difficile, la invito
perciò a tenere duro... Ora è
importante che si capisca che si fa
sul serio, e che il datore di lavoro (lo
Stato) ha come interlocutore non
solo i suoi dipendenti e le loro
organizzazioni ma soprattutto gli
alunni e le loro famiglie (clienti)...».
C’è chi affronta il nodo dei precari,
da precaria Gae (graduatorie a
esaurimento) a Pistoia: «I precari
veri, quelli storici che amano il
proprio lavoro sono con lei! Non la
dia vinta ai sindacati, ci hanno
sfruttato e lo fanno ancora!».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
E
lisa insegna Lettere da 35 anni.
Esordisce complimentandosi con
Renzi: «Che piacere! Il presidente del
Consiglio che manda una mail!
Bravo. Ci voleva!». Per lei «non tutti
gli insegnanti sono meritevoli, alcuni
non sanno insegnare, non sanno
relazionarsi né con gli allievi né coi
colleghi, minano l’autostima dei loro
studenti con continui rimproveri...
ciò che secondo me non funziona
proprio è il ruolo dell’insegnante di
sostegno...». Si pente di aver
scioperato Giorgia, 52 anni di cui 32
da docente: «...se potessi tornare al 5
maggio non sciopererei, vedo
quanto quello sciopero sia stato
forzato da precari e strumentalizzato
dai sindacati. Questi ultimi hanno
premuto perché nella scuola
entrasse chiunque... lei non ha idea
di quali soggetti circolino nelle
scuole, persone che dovrebbero fare
tutt’altro...».
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S
ergio è un maestro, da 35 anni.
Non condivide diversi punti della
riforma: «L’autonomia, sbandierata
e proclamata, la vedo come una
competizione tra scuole per attrarre
“clienti” e non allievi da istruire e
formare». Assurdo, per Sergio, che
«la continuità didattica non abbia
più nessun valore e che si preveda la
permanenza di un insegnante su
una scuola solo per tre anni», ma
anche che il dirigente diventi
«l’unico punto decisionale, e la
scuola un’azienda da far funzionare
con un solo uomo al comando». I
finanziamenti per il merito, «sono
esigui e non legati alla
professionalità didattica» ma alla
«organizzazione e gestione della
struttura burocratica». Infine ,
assumere i precari «è cosa dovuta
considerato che occupano già i posti
e garantiscono il funzionamento
della scuola».
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«A nessuno piace
lavorare gratis»
E
lena è una «delle migliaia di
docenti che il 5 maggio ha fatto
sciopero contro la sua riforma —
scrive a Renzi —. Le parlo da
insegnante reale, non
dell’insegnante ideale che studiate
voi nel governo. La scuola non ha i
soldi per le fotocopie né per le
sostituzioni, la coperta è stretta e
tutti tirano dalla propria parte. La
mia scuola è indietro di un anno e
mezzo col pagamento delle
sostituzioni, se ne rende conto?
Quest’anno ho fatto almeno 30 ore
di sostituzione. A lei piacerebbe
lavorare gratis?. Per Alessandra,
invece, il maggior timore è che «il
disegno di legge sulla Buona Scuola
sia una delega in bianco al governo
che potrà quindi, senza alcun
confronto con Parlamento e
sindacati, tratteggiare nei particolari
una scuola di cui attualmente non
capiamo i caratteri».
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
5
#
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
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Primo piano Lotta al terrorismo
Siria, forze speciali Usa uccidono capo Isis
Raid nella notte: catturata la moglie, avevano una schiava yazida. I jihadisti nella zona nord di Palmira
30
minuti; la
durata del blitz
delle forze
speciali
americane
nell’area
abitata nel
nord-est della
Siria dove si
trovava Abu
Sayyaf con la
moglie. Il raid
è avvenuto
all’alba
WASHINGTON Un’operazione nel
cuore della notte nel nord est della Siria. A condurla la Delta force
americana piombata sull’obiettivo a bordo di velivoli Osprey ed
elicotteri Black Hawk — versione
silenziosa — dell’unità speciale
Night Stalkers. I commandos volevano catturare Abu Sayyaf, presunto responsabile dei traffici di
petrolio dell’Isis, ma non sono
riusciti a prenderlo vivo. Il dirigente jihadista è morto combattendo, in arresto la moglie Umm
Sayyaf. Nessun danno per gli incursori americani, a parte qualche foro di proiettile sui velivoli.
L’assalto è stato autorizzato e
seguito dal presidente Barack
Obama dopo che il Pentagono ha
raccolto informazioni sufficienti
per infiltrare un nucleo in un’area
saldamente in mano allo Stato
Islamico. La regione di al Omar,
vicino a Deir ez Zour, dove vi sono molti campi petroliferi e i militanti hanno una delle loro roccaforti. Un piano iniziato con il
«pedinamento» del target, condotto da agenti locali sul terreno
e ricognizione aerea (satelliti,
droni, aerei spia). Quindi il Centcom ha condotto una serie di
raid per «ammorbidire» il settore e disarticolare le difese. Una
dozzina di guerriglieri eliminati.
Infine si sono mossi i soldati.
Abu Sayyaf è stato sorpreso all’interno di un’abitazione insieme alla moglie. Secondo le fonti
non si è arreso ed è stato abbattuto. Nella casa c’era anche una
schiava yazida, rapita probabilmente in estate dall’Isis, che è
stata liberata. Finito l’attacco, la
Delta force è rientrata in Iraq portandosi dietro Umm Sayyaf,
l’ostaggio, computer, apparati di
comunicazione e carte ora oggetto di analisi.
La Casa Bianca ha esultato per
il successo. I generali hanno parlato di colpo serio. Gli osservatori
hanno invece discusso sulla reale
importanza dell’attacco. E uno
specialista della regione non ha
escluso che il vero bersaglio non
fosse «l’emiro del petrolio», bensì Abu Mohammed al Adnani, il
propagandista capo dell’Isis.
Notizie che si sono incrociate
con quelle di Palmira. I jihadisti
sono riusciti a entrare nella zona
nord della cittadina siriana che
ospita importanti reperti archeologici e impianti petroliferi. Su
alcuni edifici sventola già la bandiera nera del califfato.
G.O.
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13
I militanti
dell’Isis che
sarebbero stati
uccisi nel corso
del raid. Nella
zona, intorno
ai pozzi
petroliferi,
vivono circa
cinquecento
famiglie di
combattenti
dello Stato
Islamico
Guerra civile
Colonne di fumo
si alzano dopo gli
scontri tra ribelli
e forze leali
al presidente
siriano
Bashar Assad
ieri a est
della capitale
Damasco.
La guerra civile
in Siria va avanti
dal marzo
del 2011:
oltre 220 mila
le vittime stimate
(Reuters/Amer
Almohibany)
Il profilo
di Guido Olimpio
Greggio
● Abu Sayyaf,
ucciso dai Delta
Force, si
chiamava Nabil
al Juburi, era
originario di
Mosul. Ex
detenuto di
Camp Bucca,
base Usa in
Iraq dalla quale
è passata gran
parte della
gerarchia Isis
● Il suo
«ufficio» di
responsabile
petrolifero era
nella zona di
Deir ez-Zour,
nel nord est
della Siria. Tra i
compratori del
petrolio
estratto nelle
zone sotto
controllo Isis
ci sarebbe
anche il regime
siriano
WASHINGTON Il Pentagono è certo
di aver eliminato l’uomo del petrolio, Abu Sayyaf. Il dirigente
dell’Isis coinvolto nella vendita
del greggio ricavato dai pozzi
conquistati in Siria. Un personaggio discreto. Molto discreto.
Al punto che a diversi esperti è
parso misterioso, persino insignificante o sconosciuto. E comunque sostituibile. Giudizio
opposto quello dell’intelligence
Usa che lo ha elevato a rango di
«ministro» dell’oro nero.
Incerte le origini. La versione
ufficiale sostiene che fosse un
tunisino, trasferitosi in Iraq all’epoca dell’invasione americana nel 2003. La tv Al Arabiya fornisce un altro identikit: il suo
nome era Nabil al Juburi, originario di Mosul e poi finito nell’ormai celebre prigione di
Camp Bucca, dalla quale è passata gran parte della gerarchia
Isis, compreso al Baghdadi. Successivamente ha «lavorato» con
un ex ufficiale baathista unitosi
all’Isis, Abu Abdul Rahman al
Bilali, ucciso nel 2014. Quello
che pare sicuro è l’ultimo incarico: Abu Sayyaf avrebbe ricoperto un ruolo importante nel dipartimento economico dello
Stato Islamico, usando come
«ufficio» l’area di al Omar, vicino a Deir ez-Zour, nel nord est
della Siria. Qui, attorno agli impianti di estrazione principali,
ve ne sono molti altri, più piccoli, conquistati dall’Isis in modo
paziente. Un bottino fatto fruttare. La scorsa estate sono uscite
stime allarmate. L’Isis — è stato
sostenuto — era in grado di ri-
I clienti di Abu Sayyaf,
ministro del petrolio
feroce con gli ostaggi
L’americana Kayla Mueller forse costretta a sposarlo
cavare anche fino a due milioni
di dollari al mese con la vendita
del greggio. Quanto alla produzione si parlava di 30 mila barili
al giorno, piazzati al prezzo
scontato di 25 dollari l’uno. Cifre ritenute non sempre accurate. Alla fine del 2014 gli analisti
hanno rifatto i calcoli valutando
i guadagni in circa 300-400 mila
dollari mensili. Un ridimensionamento legato al calo del prezzo del petrolio, alla distruzione
nei raid alleati di oltre 150 siti, a
possibili difficoltà tecniche nel-
●
lo sfruttamento.
Un’attività intensa dunque,
gestita — sempre secondo gli
Usa — da Abu Sayyaf e da un
gruppo di collaboratori legati a
clan di contrabbandieri locali.
Figure coinvolte nei traffici ben
prima della comparsa del Califfo. Un mercato condotto in modo spregiudicato, vendendo il
prodotto a chiunque fosse pronto a pagare. E tra i clienti anche
il nemico, il regime di Assad.
Transazioni favorite dagli intermediari, come il ben noto Geor-
ge Haswani, inserito nella lista
delle sanzioni europee nel marzo del 2015.
Nella ricostruzione ufficiale
si è associato il nome di Abu
Sayyaf anche alle operazioni militari dell’Isis così come al dramma degli ostaggi occidentali. In
particolare alla storia di Kayla
Mueller, l’americana deceduta
nelle mani dei terroristi. Per la
Cbs il jihadista e la moglie,
Umm Sayyaf, hanno delle responsabilità nelle sofferenze
della ragazza: forse — ma è pura
2
milioni
di dollari al
giorno: i ricavi
petroliferi
(stimati)
dell’Isis, nei
periodi migliori
del 2014
Il commento
Il colpo di Obama (e la scelta di rischiare)
di Massimo Gaggi
«N
ell’edificio i nostri delle forze speciali hanno
combattuto corpo a corpo», dicono al
Pentagono. «Non c’era spazio per impiegare le armi,
hanno usato i pugni». Nella ricostruzione si coglie un
certo compiacimento. Un messaggio che fa
dimenticare per un attimo le avanzate dell’Isis in Siria
e in Iraq, a Ramadi, e col quale si incalza lo Stato
islamico: non avrete rifugi sicuri, vi colpiremo dal
cielo, ma anche da terra se necessario. E poi quei
pugni che sembrano cinematografici ma servono a
rispondere alla propaganda jihadista contro gli
americani codardi che fanno la guerra coi robot e non
si espongono mai. Autorizzando la missione contro
Abu Sayyeff (ammesso che fosse lui il verso bersaglio),
Obama si è preso un grosso rischio, nove mesi dopo il
fallimento della liberazione di Foley, poi decapitato
dall’Isis. I suoi detrattori diranno che ha scelto un
obiettivo minore per cercare di nascondere l’inefficacia
della sua strategia basata solo su missioni dal cielo, ma
l’attacco delle forze speciali indica che il Pentagono di
Ashton Carter intende muoversi con più
determinazione anche nel territorio nemico e per la
priva volta sembra avere fonti di «intelligence»
credibili e accurate all’interno del «Califfato».
speculazione — la donna statunitense potrebbe essere stata
data in sposa all’estremista.
Aspetti che saranno indagati da
un team dell’Fbi insieme all’ipotesi che Abu Sayyaf fosse molto
vicino a Mohammed al Adnani,
portavoce ufficiale dello Stato
Islamico. Un collage di tasselli,
non tutti chiari, per comporre
un quadro più ampio dove possono essere fissati alcuni punti.
Il primo è una sfida ad Al Baghdadi che ha più volte irriso la
Casa Bianca dicendo che «non
aveva il coraggio di rischiare uomini sul terreno». Ora Obama li
ha mandati. Il secondo è dimostrare che le unità speciali — in
questo caso la Delta Force — sono in grado di agire in profondità nel territorio ostile. Il terzo è
la capacità dell’intelligence nel
Sotto torchio
La compagna verrà
interrogata dall’Fbi
sul trattamento della
cooperante uccisa
sostenere un’operazione comunque rischiosa fornendo il
supporto necessario. Il quarto è
il tentativo di prendere l’iniziativa per mantenere comunque
una pressione sul nemico, cercando di alimentare la sua paranoia verso spie, informatori, traditori.
Colpendo Abu Sayyaf — e
magari accrescendone l’importanza — il Pentagono ha senza
dubbio cercato di bilanciare le
notizie negative giunte da altre
zone di guerra. Da Ramadi, in
Iraq, dove l’Isis è vicino al controllo totale, e Palmira, in Siria,
minacciata dai combattenti
jihadisti. C’è — come sempre —
un elemento politico giocato
dalla Casa Bianca, che però non
toglie merito all’aspetto puramente militare.
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
PRIMO PIANO
7
#
km 80
TURCHIA
La «Sposa del Deserto»
patrimonio dell’umanità
Qamishli
Aleppo
Raqqa
Latakia
Hama
Homs
SIRIA
L’
antica città siriana di Palmira, situata in
un’oasi oltre 200 km a nord-est dell’attuale
Damasco e menzionata per la prima volta in
documenti assiri, fiorì come centro carovaniero
nel I secolo avanti Cristo. Intorno al 19 dopo
Cristo fu annessa alla Provincia romana di Siria.
Plinio il Vecchio ne avrebbe poi esaltato il ruolo
di vitale centro di commerci sulla via che collegava l’Impero romano alla Persia, all’India e alla
Cina. Per viaggiatori e mercanti divenne nota
come «la Sposa del Deserto» («Palmira» è nome greco, che traduce l’aramaico «Tadmor»,
palma). Lo splendido sito archeologico, con la
via colonnata e i resti di terme e santuari, è Patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco.
Palmira
LIBANO
IRAQ
Damasco
GIORDANIA
Lo scenario
dal nostro corrispondente
Davide Frattini
Il regime mostra segni di cedimento
Assad: «Certe battaglie si perdono»
Palmira è la porta orientale per Damasco. Epurazioni e sconfitte, ma Bashar va al contrattacco
GERUSALEMME Dopo quattro an-
Area strategica
Le province occidentali
sono quelle che
il dittatore non può
permettersi di perdere
glieri militari iraniani, lo sanno i comandanti dell’organizzazione sciita libanese che sta
garantendo la sopravvivenza
del dittatore. Lo conferma James Clapper, direttore della
National Intelligence americana, nel suo rapporto annuale –
letto dalla Casa Bianca - sulle
minacce globali: «Il governo
ha consolidato il controllo nelle regioni occidentali – scrive
alla fine di febbraio – e le considera la chiave per resistere.
In pubblico
Il presidente, riapparso
in pubblico, ha
evidenziato le alterne
fortune dell’esercito
240
chilometri:
la distanza di
Palmira da
Damasco.
Storico centro
carovaniero a
nord-est della
capitale siriana,
era anche
chiamata
«la Sposa del
Deserto»
FEASR
Regione del Veneto
Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l’Europa investe nelle zone rurali
Sembra non preoccuparsi per
ora di aver perso le campagne
e il deserto verso l’Iraq».
Le agenzie di spionaggio
americane concordano: se il
regime riesce a riconquistare
tutta Aleppo, diventerebbe improbabile la sua caduta definitiva in tempi brevi.
Le fratture non sono solo
territoriali. Anche il circolo ristretto che ha guidato la repressione della rivolta fin dalle
prime manifestazioni pacifiche nel marzo del 2011 mostra
segni di cedimento. Alla fine di
aprile è morto in ospedale
Rustom Ghazaleh, potente capo del potentissimo dipartimento politico dei servizi segreti. Le voci sono più numerose delle poche conferme: sarebbe stato cacciato
dall’incarico, l’avrebbero ucciso con dell’aria lasciata filtrare
nella flebo che aveva infilata
La guerra
● La guerra
civile in Siria è
cominciata con
le prime
manifestazioni
pacifiche nel
marzo del
2011. La
repressione del
regime di
Bashar Assad
(foto Reuters)
ha portato poi
alla ribalta i
gruppi islamisti
● Le vittime di
4 anni di guerra
sono 200 mila.
Secondo l’Onu
tre milioni di
siriani sono
fuggiti
12
per cento:
la fetta di
popolazione
siriana che
appartiene agli
alauiti, una
setta sciita che
attraverso il
clan Assad ha
mantenuto
le redini
del potere
18
milioni: gli
abitanti della
Siria. Il Paese,
vasto poco
più della metà
dell’Italia, fu
istituito negli
anni Venti del
Novecento. Nel
1944 si rese
indipendente
dalla Francia
NT
SA
archeologiche alla furia dello
Stato Islamico. Per i generali di
Assad non è solo patrimonio
dell’Unesco da proteggere: è
un’altra porta a est da dove i
fondamentalisti potrebbero
premere verso Damasco.
«Il futuro di Bashar – scrive
Aron Lund, studioso del Carnegie Endowment for International Peace – è incerto com’è
inevitabile dopo i quattro anni
di guerra civile. La Siria è uno
Stato in decomposizione, nessuno sa più definire che cosa
rappresenti la vittoria finale».
E prevede: «Il governo può perdere territori e disintegrarsi
anche rapidamente, i suoi elementi costitutivi non sono destinati a scomparire. Anche se
il presidente morisse o si ritirasse dalla capitale, il suo esercito continuerebbe a esistere
sotto forma di milizie: il caos e
il conflitto andrebbero avanti».
Hezbollah e le truppe regolari concentrano gli attacchi
nella zona delle montagne di
Qalamoun al confine con il Libano. Riconquistano posizioni, respingono i ribelli, creano
un corridoio sicuro tra Damasco e la costa sul Mediterraneo,
un’area protetta verso il porto
di Latakia, dove vivono – e si
sono rifugiati – gli alauiti, la
minoranza che con il clan degli
Assad ha controllato il Paese
per oltre quarant’anni.
Sono queste le province che
il regime non può permettersi
di perdere: lo sanno i consi-
OS
RE
ni e oltre 220 mila morti,
Bashar Assad riesce a concedere: «Questa non è una battaglia, è una guerra». Così il presidente siriano è riapparso in
pubblico una decina di giorni
fa per riconoscere che «a volte
le battaglie si vincono, a volte
si perdono, si avanza, ci si ritira».
Il comizio a Damasco, circondato dai suoi sostenitori,
non vuole dare ragione – con
molto ritardo – a Ehud Barak
che da ministro della Difesa
israeliano l’11 dicembre del
2011 aveva dato al regime pochi
mesi di sopravvivenza. Da allora Barak è andato in pensione,
investe in nuove tecnologie, di
mesi ne sono passati più di
quaranta e Assad è ancora al
potere.
Eppure il regime sembra
agli analisti più fragile e le parole del leader siriano in parte
lo ammettono. Perché ha perso una città importante come
Jisr al-Shughour, capitale della
provincia di Idlib, perché potrebbe perdere Palmira e abbandonare le sue meraviglie
TEFA N O DI CA
DO
Unione Montana
Comelico-Sappada
nel braccio. Di sicuro qualche
mese prima era stato picchiato
dalle guardie di Rafik Shehadeh, altro boss degli apparati.
Ghazaleh sarebbe stato malmenato ed eliminato perché si
opponeva – come il generale
Ali Mamlouk, il capo della Sicurezza Nazionale che sarebbe
finito agli arresti domiciliari –
alla strategia di lasciare la ges t i o n e d e l c o n f l i t to a g l i
Hezbollah e agli iraniani.
L’arroganza e la supremazia
degli alleati stranieri avrebbe
sfiduciato anche gli alauiti, che
rappresentano il 12 per cento
della popolazione (la maggioranza nel Paese e tra i ribelli è
sunnita). Per la prima volta ci
sarebbero state manifestazioni
di protesta a Latakia, i genitori
avrebbero cercato di fermare il
reclutamento forzato dei ragazzi in età per il militare. Assad non può fare a meno di loro che però si sentono abbandonati da lui.
@dafrattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il regime
sopravvive
grazie al
sostegno
diretto dei
miliziani
Hezbollah e
dell’Iran
● Le truppe di
Assad
concentrano le
azioni al
confine con il
Libano. Tra gli
obiettivi,
mantenere un
corridoio da
Damasco a
Latakia, rifugio
degli alauiti, la
minoranza
sciita al potere
da oltre 40 anni
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
8
#
Primo piano Previdenza e Fisco
Il calcolo della rivalutazione
IMPORTO
a dicembre 2011
RIVALUTAZIONE
Come è stata
Come doveva essere
Fino a 1.406 euro
+2,7% (100% Istat)
+2,7% (100% Istat)
Da 1.406 a 2.342 euro
+2,43% (90% Istat)
0
Oltre 2.342 euro
+1,025% (75% Istat)
0
Fino a 1.433 euro
+3% (100% Istat)
+3% (100% Istat)
Da 1.433 a 2.405 euro
+2,7% (90% Istat)
0
Quanto entrerà in tasca
Calcolo del rimborso
PENSIONE
al lordo e al netto
dell’Irpef
(tra parentesi)
per cinque importi
di pensione
mensile lorda
a dicembre 2012
Oltre 2.405 euro
*tra parentesi l’importo al netto dell’Irpef
RIMBORSO
1.677 (1.376)
1.500
1.846 (1.477)
1.700
2.173 (1.739)
2.000
+2,25% (75% Istat)
0
Dovuto
per il 2012
Dovuto
per il 2013
2.200
2.327 (1.792)
2.691 (2.005)
2.500
Pensioni, spunta l’ipotesi «minima»
Rimborsi tra 2,5 e 3,5 miliardi
● Il commento
Perché un rinvio
potrebbe essere
controproducente
di Enrico Marro
Il premier decide in queste ore se chiudere subito la partita delle rivalutazioni
Matteo Renzi deciderà
tra questa sera e domani mattina se chiudere domani stesso
la partita sulla rivalutazione
delle pensioni, dopo la sentenza della Corte costituzionale. Il
ministero dell’Economia ha
messo a punto alcune soluzioni tecniche, con l’obiettivo di
«minimizzare» l’impatto della
sentenza sui conti pubblici.
Nonostante la Corte abbia bocciato il blocco dell’indicizzazione deciso dal governo Monti
per il 2012-2013 per gli assegni
superiori a 3 volte il minimo
(1.443 euro lordi nel 2012), non
verrà restituito tutto il mancato
adeguamento a tutti gli aventi
diritto.
Nel 2012, secondo i dati del
Casellario centrale Inps, su un
totale di 23,4 milioni di pensioni in pagamento, solo 4 milioni
erano superiori a tre volte il minimo e quindi non sono state
indicizzate. Un’ipotesi tra quelle messe a punto dai tecnici
prevede di escludere dalla restituzione degli arretrati maturati le pensioni superiori a 5
volte il minimo (2.405 euro nel
2012), che erano circa un milione. Il rimborso sui restanti 3
milioni di assegni, quelli fra tre
e cinque volte il minimo, avverrebbe con un meccanismo a
scalare, che si azzererebbe al
superamento delle 5 volte il
minimo. Si potrebbe in questo
modo limitare la spesa per gli
arretrati fra 2,5 e 3,5 miliardi, a
seconda di quanto si accentua
il meccanismo a scalare.
Le altre ipotesi sono tutte
molto più costose. In particolare quelle che prevedono l’adeROMA
La vicenda
● I tecnici del
ministero
dell’Economia,
guidato da Pier
Carlo Padoan
(foto) hanno
tempo fino a
domani per
trovare una
copertura per
la partita della
rivalutazione
delle pensioni
dopo la
sentenza della
Corte
costituzionale.
Diverse le
ipotesi allo
studio
● Se non ci
riusciranno il
Consiglio dei
ministri avvierà
l’esame del
provvedimento
senza però
approvare il
decreto legge
guamento per fasce d’importo.
Significherebbe cioè garantire
sempre e comunque il 100%
dell’adeguamento all’inflazione per gli importi fino a 1.443
euro anche per le pensioni più
ricche, e poi ridurre l’indicizzazione fino ad azzerarla per gli
importi superiori a cinque volte il minimo. Con questo sistema per fasce, che la Corte costituzionale nelle motivazioni
della sentenza 70 giudica più
equo, verrebbero però rivalutate, sia pure parzialmente, tutte
le pensioni almeno sugli importi fino a 2.405 euro. Con l’altro sistema, invece, che si applica al trattamento complessivo, sarebbero rimborsate ap-
Quattro milioni
Nel 2012 su 23,4
milioni di pensioni sono
state 4 milioni quelle
non rivalutate
I pagamenti
Arretrati a scalare agli
assegni tra 1.443 euro
e 2.405 euro lordi (da 3
a 5 volte il minimo)
Il calcolo
L’allarme della Cgia sullo scatto Iva:
16 miliardi di nuove imposte nel 2016
Se c’è un rischio che in Italia
non sembra mai passare di
moda è quello di nuove tasse.
A lanciare l’allarme ieri è stata
la Cgia di Mestre secondo cui
potrebbe costare 16 miliardi
nel 2016 lo scatto dell’aumento
dell’Iva e il taglio delle
deduzioni e delle
detrazioni fiscali. Infatti, oltre
a dover trovare nel 2015 le
risorse per rimborsare i
pensionati (si parla di un
importo minimo oscillante tra
i 2,5 e i 3 mld) e per far fronte
all’eventuale bocciatura da
parte dell’Ue dei nuovi regimi
di fatturazione (split payment
ed estensione del reverse
charge alla grande
distribuzione, che ci
costringerebbero ad un
aumento delle entrate pari a
1,7 miliardi), il governo Renzi
dovrà individuare per la Cgia
altri 16 miliardi di euro nel
taglio della spesa. In caso
contrario, dal 2016 scatterà la
clausola di salvaguardia che
innalzerà le aliquote
Iva e ridurrà le detrazioni e
agevolazioni fiscali in capo ai
contribuenti italiani, con un
conseguente aumento delle
imposte per questi ultimi.
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punto solo le pensioni fra tre e
cinque volte il minimo, senza
trascinamenti su quelle di importo maggiore.
C’è da dire che questa soluzione, anche se consentirebbe
di minimizzare il costo rispetto
agli 11 miliardi di mancata indicizzazione stimati dallo stesso
governo, si esporrebbe al rischio di una nuova bocciatura
davanti alla Consulta.
Proprio per questo i tecnici
del ministero dell’Economia e
quelli di Palazzo Chigi continuano gli approfondimenti per
trovare la quadratura del cerchio. Se non ci riusciranno entro domani, il Consiglio dei ministri avvierà l’esame del provvedimento ma non approverà il
decreto legge, che potrebbe essere rinviato al successivo Consiglio dei ministri. O addirittura a dopo le elezioni regionali
del 31 maggio. Una scelta, quest’ultima, caldeggiata da alcuni
consiglieri del presidente del
Consiglio, per evitare ripercussioni negative nel voto. Renzi,
però, potrebbe sorprendere
tutti, approvare il decreto e
spiegare che, fuori dall’adeguamento, restano solo un milione di pensioni su 23,4 milioni.
Difficile dire, nonostante la
Corte, che non si tratti delle più
ricche. «Noi faremo la nostra
parte, ovviamente interpretando la sentenza», dice Debora
Serracchiani, vicesegretario
del Pd. Ma Luigi Di Maio del
Movimento 5 Stelle avverte:
«Se si aggira la sentenza, partiranno migliaia di ricorsi».
Enr. Ma.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
19,3
milioni
Il numero di
pensioni nel
2012
comprese nella
soglia fino a tre
volte il minimo,
pari a 149,7
miliardi di euro
5
volte il minimo
La soglia oltre
la quale
il governo sta
valutando di
non garantire
l’indicizzazione
(2.405 euro
di pensione)
3
milioni
Gli assegni
pensionistici
che hanno
un valore
compreso
tra le tre e
le cinque volte
il minimo
S
ulle pensioni, prima si
chiude la partita
meglio è. Se è vero che
i tecnici del governo hanno
messo nero su bianco
diverse ipotesi per
rispondere alla sentenza
della Consulta sulla
rivalutazione degli assegni,
perché aspettare e non
approvare già domani il
decreto legge?
Un rinvio lascerebbe
nell’incertezza milioni di
pensionati e partirebbe una
valanga di ricorsi. Certo,
può servire qualche giorno
per rifinire il
provvedimento. Ma a che
servirebbe andare oltre le
elezioni regionali del 31
maggio? I cittadini hanno
capito perfettamente che il
governo non darà tutto a
tutti. Le condizioni del
bilancio pubblico e i vincoli
europei non lo consentono.
Il ministro dell’Economia,
Pier Carlo Padoan, lo ha già
anticipato. Spetterà al
presidente del Consiglio,
Matteo Renzi, spiegarlo
compiutamente agli
italiani. Anche se la norma
bocciata è del governo
Monti, è questo esecutivo
che ha la responsabilità di
rimediare. Un rinvio a data
da destinarsi potrebbe
essere perfino
controproducente. Su 23,4
milioni di pensioni in
pagamento nel 2012, quelle
non indicizzate, perché
superiori a tre volte il
minimo, sono state quattro
milioni.
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
PRIMO PIANO
9
#
Il rebus
della Tasi
A trenta giorni dalla prima
scadenza delle tasse sulla casa
non ci sono certezze
sulle aliquote del 2015, sui saldi
e sui bollettini precompilati
di Antonella Baccaro
L’acconto Tasi e Imu nelle principali città
L’
Ecco il calcolo dell’acconto Tasi sull’abitazione principale e della Tasi e dell’Imu sulla casa
a disposizione. Il pagamento è previsto per il 16 giugno. Il computo, come prevedono
le norme, è fatto sulla base di aliquote e detrazioni stabilite per lo scorso anno. L’eventuale
conguaglio andrà effettuato con la scadenza di dicembre. Per il calcolo si è considerato
un appartamento con il valore catastale equivalente a quello di un immobile A/3 di 100 mq.
Per le detrazioni è stata ipotizzata la presenza di un figlio convivente (a cura di Gino Pagliuca)
appuntamento è tra un mese. Il 16
giugno per 15 milioni di contribuenti
in 5.279 Comuni scade il termine per
pagare le tasse sulla casa: l’acconto di
Imu e Tasi. L’idea di una «local tax»
che accorpi i tributi sugli immobili e semplifichi
la vita agli italiani resta, ma è rinviata al prossimo anno. «L’impostazione sulla quale sto insistendo col ministero dell’Economia e con Palazzo Chigi è di arrivare entro luglio a una bozza di
lavoro» ha dichiarato qualche giorno fa il sottosegretario Pier Paolo Baretta, in audizione alla
bicamerale sul Federalismo fiscale. «Il problema
— ha ammesso — è come la realizziamo».
I bollettini «fantasma»
I problemi dei contribuenti intanto però sono
altri. Prima di tutto come pagare. Se qualcuno
aveva pensato di cavarsela aspettando a casa il
bollettino precompilato del Comune, è meglio
che si attrezzi. Questo obbligo da parte dei municipi non c’è. Lo ha chiarito definitivamente l’Ifel,
la fondazione dell’Anci (Associazione dei Comuni), spiegando che solo «una lettura superficiale
della legge di Stabilità 2014» ha portato a questo
convincimento. Ma che «in realtà, non solo tale
obbligo non emerge dalla normativa vigente, ma
esso è nella pratica inattuabile». Questo perché
non esiste «l’esatta conoscenza dei soggetti passivi» e perché «l’invio di modelli precompilati è
incompatibile con la data di pagamento dell’acconto e confligge con la scadenza della dichiarazione Tasi, fissata dalla legge al 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento». Quindi cosa si doveva intendere nella legge di Stabilità
con l’espressione «i Comuni assicurano la massima semplificazione degli adempimenti dei contribuenti rendendo disponibili i modelli di pagamento preventivamente compilati su loro richiesta, ovvero procedendo autonomamente all’invio
degli stessi modelli»? L’Ifel risponde che la legge
rinviava a uno o più decreti direttoriali «ad oggi
ancora non emanati» il compito di stabilire le
modalità di versamento della Tasi, anche prevedendo l’invio di modelli «preventivamente precompilati» da parte dei Comuni.
Niente decreti, niente bollettini. «I Comuni —
sostiene Ifel — devono comunque assicurare
servizi di assistenza al contribuente comprensivi
della compilazione dei bollettini di pagamento,
su richiesta del contribuente stesso». Quindi, alle perse, si può tentare di chiedere aiuto.
Il caos delle aliquote
Neanche quest’anno saremo in grado di sapere, al momento del versamento dell’acconto entro il 16 giugno, quanto pagheremo a saldo tra
Imu e Tasi. Questo perché il termine per l’appro-
PRIMA CASA
Città
1
2
3
4
5
6
7
8
9
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35
SECONDA CASA
Acconto Tasi
Roma
Milano
Napoli
Torino
Palermo
Genova
Bologna*
Firenze*
Bari
Catania
Venezia
Verona
Messina
Padova*
Trieste
Taranto
Brescia
Prato
Parma
Modena*
Reggio Calabria
Reggio Emilia
Perugia
Livorno*
Ravenna
Cagliari*
Foggia
Rimini*
Ferrara
Salerno
Sassari
Latina
Monza
Siracusa
Pescara*
Acconto Tasi
366
239
118
372
59
258
306
277
222
107
232
127
129
239
165
71
37
92
222
180
157
119
131
157
168
160
229
165
107
243
108
138
168
145
132
117
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0
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0
0
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0
Acconto Imu
1.552
1.058
540
1.242
345
828
1.081
977
713
425
938
541
414
1.015
701
563
368
43
713
701
667
517
460
667
621
828
736
609
621
828
575
483
672
667
644
*Il Comune ha già pubblicato sul sito del ministero delle Finanze le delibere 2015 Imu e Tasi
**Pubblicata la sola delibera Imu
625
milioni
Il fondo messo a disposizione dei Comuni nel 2014 per garantire detrazioni
sulla prima abitazione. Quest’anno non c’è nessuna sicurezza che questo fondo
statale venga replicato. In caso di mancato rifinanziamento, sarebbero a rischio
le detrazioni sulla prima casa in 1.800 Comuni
Elaborazione: Corriere della Sera su dati Agenzia Entrate, Federconsumatori
vazione dei bilanci preventivi dei Comuni, su decisione della Conferenza Stato-Città, è slittato da
fine marzo al 30 luglio. Quindi, se in teoria i Comuni avrebbero dovuto indicare l’aliquota per il
2015 entro il 23 maggio, cioè sabato prossimo, in
realtà il fatto di poter presentare i bilanci a luglio, ha suggerito di non fissarne per ora alcuna.
Come si paga allora la prima rata? Nel Comune
che non abbia ancora deliberato l’aliquota per il
2015 la legge prevede, spiega sempre Ifel, che «il
contribuente è in regola se versa l’acconto Imu e
Tasi entro il 16 giugno 2015, sulla base delle aliquote e delle detrazioni stabilite dal Comune per
il 2014 (e risultanti sul sito del ministero dell’Economia, dipartimento delle Finanze)». Salvo
poi procedere ad eventuale conguaglio in sede
di saldo nel caso di variazioni delle aliquote e
delle detrazioni, che dovranno essere pubblicate
sul sito Mef dai Comuni, entro il 28 ottobre 2015.
La seconda rata si pagherà entro il 16 dicembre.
I primi aumenti in arrivo
Nel caso invece in cui il Comune abbia già deliberato in materia di aliquote e detrazioni Imu e
Tasi, magari determinando condizioni più favorevoli rispetto al 2014, il contribuente farà riferimento alle delibere relative a quest’anno anche
in sede di pagamento dell’acconto. Secondo una
recente indagine della Cgia di Mestre, sono poco
più di una dozzina le amministrazioni comunali
capoluogo di Provincia che hanno deliberato le
aliquote/detrazioni dell’Imu e della Tasi per il
2015. Di queste, oltre la metà ha deciso di aumentare il peso delle tasse sugli immobili. Tra i
casi citati ci sono i Comuni di Arezzo, Bologna,
Livorno, Modena, Potenza, Rimini e Treviso. I
primi cittadini di Aosta, Carbonia, Pesaro e Rovigo, invece, hanno confermato la stessa situazione del 2014. Tra i Comuni che hanno alleggerito
il carico fiscale, Enna e Mantova.
La tegola delle pensioni
La recente sentenza della Corte costituzionale
sulla rivalutazione delle pensioni ha messo il governo in una situazione di allarme sui conti pubblici che ha ricadute anche sui tributi locali.
L’anno scorso il governo aveva «regalato» ai Comuni 625 milioni per consentire ai 1.800 Comuni che avevano già dato fondo al massimo delle
aliquote di garantire detrazioni sulla prima abitazione. Milano, Napoli, Torino, Genova e Roma
si sono aggiudicate l’anno scorso quasi un terzo
della disponibilità totale (213 milioni). Milano
ha fatto la parte del leone con 89,4 milioni ma
anche Roma ne ha incassato 22,5. Al momento
non c’è nessuna sicurezza che questo fondo statale venga replicato. Nella malaugurata ipotesi in
cui non fosse rifinanziato, i cittadini di quei Comuni dovrebbero rinunciare alle detrazioni sulla
prima casa. Salvo che non si trovino altre risorse.
Corriere della Sera
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Le questioni aperte
Grandi Comuni, limitati
i margini di manovra
Incrocio anagrafe-catasto Milano, 239 euro di acconto In regola se la prima rata
per il calcolo dell’imposta Per Roma si sale a 366
si paga con le norme 2014
1
2
le possibilità di manovra
Q uest’anno
sulle aliquote da pagare sono più
limitate, soprattutto nei centri urbani di
maggiore dimensione. Le regole della
Tasi prevedono infatti che l’aliquota
massima imponibile sia dello 0,25% se
non si prevedono detrazioni mentre per
gli altri immobili la somma tra Tasi e
Imu non può superare il tetto dell’1,06%.
Ai comuni è dato un «bonus» dello
0,08%, da applicarsi sull’abitazione
principale o sugli altri immobili purché
si riconoscano detrazioni sulla prima
casa. Il problema è l’Imu: esaminando i
50 Comuni più popolosi del Paese si
scopre che in 43 casi l’aliquota è al massimo di legge ma che la Tasi sulla seconda casa è chiesta solo da 14 capoluoghi.
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A
ll’epoca dell’introduzione della Tasi
si era promesso che i contribuenti
avrebbero ricevuto a casa i bollettini
precompilati da utilizzare per il pagamento: l’impegno è rimasto lettera
morta. L’Anci sostiene che i Comuni
non hanno l’obbligo di provvedere all’invio ma solo quello di coadiuvare i
contribuenti che ne facessero richiesta.
Confedilizia, sulla base di un regolamento attuativo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, contesta quest’interpretazione. Al di là del dibattito giuridico
che ne è scaturito resta il fatto che incrociando i dati dell’anagrafe e del catasto i Comuni dovrebbero essere in grado di precalcolare la Tasi quando non
sono previste detrazioni legate al reddito.
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3
A
Milano l’aliquota Tasi per l’abitazione principale è dello 0,25%; è
possibile dedurre 20 euro per ogni figlio convivente di meno 26 anni. Detrazioni per chi ha una casa con rendita
catastale inferiore a 350 euro. Per chi
ne possiede una tra i 351 e i 700 euro lo
sconto c’è solo se l’imponibile Irpef
inferiore a 21 mila euro. Per la casa riportata nella tabella (sopra) la Tasi nel
2014 era di 498 euro, da cui si sottraggono i 20 euro per il figlio. Il 50% di
acconto è di 239 euro. Nella Capitale,
sono previste detrazioni solo legate alla
rendita catastale dell’immobile, fino a
1.500 euro. L’immobile considerato
nella tabella ha rendita 1.743 euro . La
Tasi del 2014 era di 732 euro; l’acconto
quindi ammonterà a 366 euro.
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4
S
tando agli elenchi del ministero
delle Finanze al 15 maggio su cinquanta capoluoghi (35 sono considerati
nella tabella sopra) solo dieci hanno già
effettuato delibere sulla Tasi mentre
per l’Imu la quota scende a nove. Per
fare due esempi, Bologna ha operato un
incremento sull’Imu aumentando le
aliquote per le case locate a canone
concordato o date in comodato a parenti, lasciando invariate le aliquote Tasi,
mentre Modena ha aumentato l’aliquota Tasi prima casa portandola allo
0,33%. In ogni caso il contribuente è in
regola se paga la prima rata calcolando
il tributo con le regole in vigore per il
2014. L’eventuale differenza sarà poi
versata alla scadenza di dicembre.
Testi a cura di Gino Pagliuca
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10
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
11
#
Politica
L’attacco dei magistrati sulla legge anticorruzione
Le accuse dell’Anm: scelte di compromesso. Il sottosegretario Ferri: no, sono risposte concrete
Dopo l’affondo della VI
commissione del Csm, criticato però dal vicepresidente Giovanni Legnini, che alla riunione del plenum si aspetta una
valutazione differente, anche il
presidente dell’Associazione
nazionale magistrati, Rodolfo
Sabelli, ridimensiona le leggi
in materia di lotta alla corruzione e di prescrizione: «Timidezza riformatrice», «incoerenza», «scelte di compromesso
nascoste dietro interventi deboli che troppo spesso hanno
caratterizzato le decisioni adottate dalla politica». E davanti a
tutto questo, «l’Anm non può
ROMA
I punti
1
Dopo l’ok del
Senato a inizio
aprile, è alla
Camera il ddl
anticorruzione
Il testo prevede
una stretta sui
reati di mafia, il
ritorno del
falso in bilancio
e condanne più
dure per chi
corrompe o si
fa corrompere
nella Pubblica
amministrazione
2
Sia la VI
commissione
del Csm, sia il
presidente
dell’Anm,
Rodolfo Sabelli
(«interventi
deboli»),
hanno
mostrato delle
perplessità
nei confronti
dei testi
soprattutto
per quanto
riguarda l’anticorruzione
3
Il testo sulla
prescrizione
prevede un
aumento della
metà dei
termini-base
per i reati di
corruzione.
Per i reati gravi
contro
i minori la
prescrizione
decorre dal
compimento
del
diciottesimo
anno
4
La
maggioranza
nei giorni scorsi
ha trovato
un accordo
per avviare un
tavolo tecnico
sulla
prescrizione:
lo scopo è
rivedere
l’allungamento
dei termini per i
reati contro
la Pubblica
amministrazione
esimersi dall’elaborare proposte che suggeriscano soluzioni
ragionevoli». Proposte che però vanno oltre il compromesso
raggiunto tra Pd e Ap sulla prescrizione che, secondo Sabelli,
«è del tutto insufficiente: non
basta sospendere temporaneamente la prescrizione dopo la
condanna di primo grado ma
bisogna sterilizzare i suoi effetti negativi bloccandola definitivamente almeno con la sentenza di primo grado».
Anche con questo carico di
osservazioni l’Anm, che terrà il
congresso il 23 ottobre a Bari,
venerdì incontrerà il ministro
Andrea Orlando per fare il punto sulle «ben note disfunzioni
che affligono la giustizia». Intervenendo al «parlamentino»
dell’Anm, Sabelli ha fatto riferimento alla legge sulla lotta alla
corruzione (alla Camera il voto
finale sarà quasi in contemporanea con il plenum del Csm di
I tempi
Voto finale alla Camera
quasi in contemporanea
con il plenum del Csm
di mercoledì
mercoledì in cui si discute il
parere della VI commissione) e
quella che rimodula la prescrizione: «Si tratta di interventi
innovativi ma che danno anche
segnali di arretramento, con
proposte che insistono meno
sull’azione di contrasto e più
sulla riforma delle intercettazioni. Nelle istituzioni cresce
una timidezza che limita gli effetti delle riforme e riduce l’impegno contro la corruzione».
La magistratura associata,
però, ha anche un’anima di governo che ora ha preso coraggio con il sottosegretario alla
Giustizia Cosimo Ferri (che è
60
miliardi di
euro: il costo
della
corruzione in
Italia. La
Commissione
Ue, nel suo
rapporto 2014
anticorruzione,
ha stabilito che
la corruzione
costa
all’economia
Ue 120 miliardi.
anche il leader della corrente di
centrodestra delle toghe):
«Nessuna timidezza da parte
del governo ma determinazione ad affrontare e risolvere i
problemi con risposte concrete». E anche Giuseppe Fanfani,
laico del Csm del Pd, elogia
«l’azione del governo che dopo
un ventennio di oscurantismo
legislativo ha avuto la forza di
mettere mano alla modifica di
temi sui quali si basa la civiltà
giuridica di un popolo: contrasto alla corruzione e ripristino
e diffusione della legalità».
D. Mart.
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L’INTERVISTA RAFFAELE CANTONE
«La critica del Csm sbaglia bersaglio
Il testo è una buona mediazione»
«Dopo una condanna giusto rallentare la prescrizione ma no al congelamento»
❞
di Dino Martirano
ROMA Analizzata dalla plancia di comando dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione guidata dal magistrato fuori ruolo Raffaele Cantone, la ricetta del governo per contrastare il malaffare dei «colletti bianchi» spazia ben oltre i
palazzi di giustizia e il codice penale: «Attendere
solo l’effetto salvifico della norma repressiva
contro la corruzione è una pia illusione perché
un Codice degli appalti fatto bene o una buona
riforma della Pubblica amministrazione contano più 100 interventi sulla sfera penale». Seguendo questa impostazione, però, l’ex pm anticamorra Cantone, chiamato da Matteo Renzi all’Anac ad aprile del 2014, ora si ritrova inevitabilmente in rotta di collisione con i suoi ex colleghi
che non fanno sconti all’esecutivo: «Certo, nello
stesso giorno, dover argomentare sulle prese di
posizione del Csm e dell’Anm non è poco...».
Il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha
detto che «le decisioni adottate dalla politica
sulla giustizia sono state troppo spesso caratterizzate da timidezza riformatrice, incoerenza, scelte di compromesso nascoste dietro interventi deboli...». È un’invasione di campo
da parte del «sindacato» dei magistrati?
«Sono certo che queste frasi sono state estrapolate da un contesto. Troppo spesso ho partecipato a dibattiti con il presidente Sabelli e le sue
posizioni in materia di lotta alla corruzione, per
esempio, non mi sono mai sembrate lontane dai
contenuti poi inseriti nella nuova legge».
Se la base dell’Anm è in subbuglio, la leadership del «sindacato» è in qualche modo
costretta ad alzare la voce contro la politica?
«Stimando Sabelli, vorrei credere che l’analisi
sia frutto di dietrologia senza fondamento».
La VI commissione del Csm, presieduta dall’ex gip di Palermo Pier Giorgio Morosini, ha
proposto un parere per il ministro in cui gli
interventi contro la corruzione sono definiti
«sporadici, frammentari, insufficienti...».
«Il parere della VI commissione, un testo che
il plenum potrà certamente raffinare, va inteso
non solo come critica ma anche come stimolo.Certo, non bisogna essere ingenerosi con
questo Parlamento al quale all’inizio nessuno
dava credito. Eppure ora abbiamo il reato di autoriciclaggio, quello di voto di scambio politico
❞
Non si deve
essere
ingenerosi
con il
Parlamento
Si potrebbe
inserire la
previsione
dell’agente
infiltrato,
una sorta di
microspia
vivente
Chi è
Raffaele
Cantone, 51
anni, è un
magistrato in
aspettativa: si è
occupato delle
inchieste sul
clan dei
Casalesi. Il 27
marzo 2014
Matteo Renzi lo
ha nominato
presidente
dell’Autorità
nazionale
anticorruzione
(Imagoeconomica)
mafioso e sono in arrivo il falso in bilancio e gli
incentivi per chi collabora per fatti corruzione».
Il suo giudizio sul ddl Grasso riveduto e corretto è positivo, dunque?
«Il testo è buono anche grazie alla mediazione
del ministro Orlando. Ci potrebbe essere anche
qualche miglioramento — magari con la previsione dell’”agente infiltrato”, una sorta di microspia vivente diverso dall’agente provocatore fondamentale per le inchieste sulla corruzione —
ma il Csm dovrebbe comunque apprezzare lo
sforzo di mediazione fatto dal Parlamento. Mi
sento di dire che le critiche contenute nel parere
della commissione hanno sbagliato bersaglio».
Sulla prescrizione Anm e Csm puntano all’interruzione della decorrenza dei termini
dopo la sentenza di primo grado. Concorda?
«Vado contro corrente. Ma da sempre sostengo che ci vuole un termine temporale fisso —
fatti salvi l’omicidio volontario e la strage — oltre il quale non è ragionevole per lo Stato processare un soggetto che magari è profondamente
cambiato nel corso degli anni. È il principio della ragionevole durata del processo, per cui in caso di condanna di primo grado o in appello è
giusto ipotizzare un rallentamento della prescri-
Sugli impresentabili nelle liste servono tre filtri: la legge
sull’incandidabilità per fatti gravi, il codice etico dei
partiti e regole di opportunità che inducano a non
candidare parenti stretti dei condannati per fatti gravi
zione, più che un suo congelamento».
Sulla prescrizione della corruzione veniamo dall’anno zero con 7,5 anni (legge Cirielli)
poi portati a 10 per celebrare processi molto
complessi. Dove va posizionata l’asticella?
«Tornare alla situazione pre Cirielli, 15 anni, o
qualcosa di più, è ampiamente ragionevole».
Le intercettazioni, con tutte le implicazioni
per la privacy sui terzi non indagati, sono irrinunciabili nella lotta alla corruzione?
«Le intercettazioni sono uno strumento investigativo molto invasivo ma fondamentale per le
indagini. Detto questo, ben venga l’udienza filtro
nella quale, in contradditorio, si selezionano le
intercettazioni penalmente rilevanti e dunque
pubblicabili».
Gli impresentabili alle elezioni: i partiti potrebbero fare di più per garantire liste pulite?
«Ci vorrebbero tre filtri successivi per affrontare un fenomeno certamente non nuovo. Il primo: la legge regola le incandidabilità per fatti
gravi. Il secondo: un codice etico adottato dai
partiti che stabiliscono davanti agli elettori qual
è il livello dell’offerta politica in materia di onorabilità dei candidati. Il terzo: regole di opportunità politica che inducano a fare attenzione, con
le dovute garanzie, se ci si trova davanti parenti
stretti dei condannati per fatti gravi e a bloccare
operazioni indecenti di trasformismo».
E le piccole liste fiancheggiatrici per le quali
molte di queste regole vengono meno?
«In Campania, come altrove, si può vincere o
perdere per una manciata di voti. Per per cui le
leggi elettorali che favoriscono le grandi ammucchiate andrebbero stemperate. Nel mio paese, Giugliano, ora si vota per il Comune: da noi
sono 500 i candidati inseriti nelle liste».
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Sono state
approvate
norme
importanti
come il
reato di
autoriciclaggio
o il voto
di scambio
politico
mafioso
Le posizioni
espresse da
Sabelli
nei dibattiti
non mi
sono mai
sembrate
lontane dai
contenuti
poi inseriti
nella nuova
legge
12
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
POLITICA
#
Scontri con la polizia e feriti
Nuove tensioni per Salvini
Solidarietà anche da Renzi. In Toscana centri sociali in piazza
MASSA È stata un’altra giornata
di tensione attorno ai comizi
di Matteo Salvini e di scontro
politico tra il leader leghista e
il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il leader della Lega
Nord ieri era in Toscana, in alcune località della costa, per
una serie di iniziative elettorali: quasi ovunque ha trovato
manifestazioni e contestazioni
da parte dei centri sociali e di
altri gruppi della sinistra. I disordini più gravi si sono verificati nel centro di Massa: tre i
feriti (dei quali due fermati in
ospedale dalla polizia), almeno una decina i contusi tra cui
tre agenti delle forze dell’ordine e danni ad alcune vetrine
dei negozi.
Netta la condanna delle violenze da partiti e istituzioni: il
premier Matteo Renzi ha ritwittato un messaggio del deputato dem Emanuele Fiano
(«La nostra opposizione alle
idee della Lega è totale, ma anche quella alla violenza») e anche Giovanni Toti ha espresso
«solidarietà all’amico Salvini».
Sempre su Twitter Alfano ha
scritto: «Lo ripeto: non condivido parole di Salvini, ma come sempre proteggeremo il
suo sacro diritto a manifestare». Con il titolare del Viminale però è proseguita anche la
polemica sulle misure di protezione per le iniziative della
Lega: «Alfano sgomberi i centro sociali — ha attaccato il
leader del Carroccio —. Il ministro dice “io ti ho dato ottomila poliziotti”. Ma non è normale perché i poliziotti dovrebbero inseguire stupratori e
spacciatori, non tutelare le
piazze dove parla la Lega». Secca la replica di Alfano: «Abbia
rispetto della Polizia, se non lo
ha del Governo, e magari rin-
Lotte intestine
di Monica Guerzoni
ROMA Nella campagna più folle
e sguaiata degli ultimi anni,
dominata dal trasformismo e
scandita da acrobatici cambi
di casacca, torna a svolazzare il
fantasma del tradimento. Una
categoria che, applicata alla
politica in formato digitale, ingloba fuggiaschi e voltagabbana, ingrati e troppo grati, fratelli coltelli e aspiranti presidenti inchiodati—alla—poltrona. D’altronde nei primi
due anni di legislatura il pallottoliere del Parlamento ha
conteggiato 235 cambi di casacca. Un numero che, proiettato sul territorio, farebbe venire i brividi.
«Questa o quella per me pari sono...», cantava nel Rigoletto il Duca libertino. Aria celeberrima che Gian Mario
Spacca ha metaforicamente
intonato quando ha deciso di
mollare Renzi per accasarsi
con Berlusconi. «Nelle Marche, pur di restare sulla seggiola, uno che ha fatto dieci
anni con noi si è fatto candida-
La tensione si è attenuata solo quando il comizio è terminato. Infine un gruppo di manifestanti ha raggiunto la sede
del tribunale perché si era
sparsa la voce, poi risultata infondata, che i due fermati sarebbero stati processati per direttissima. Altri incidenti, fortunatamente meno gravi, si sono verificati durante la tappa
versiliese.
Poco dopo le 17 a Viareggio,
in piazza del Mercato, alcuni
manifestanti dei centri sociali,
ma anche di associazioni della
sinistra, hanno lanciato uova e
bottiglie verso il leader del Carroccio e gridato slogan contro
razzismo e omofobia. Poi hanno accerchiato l’auto sulla quale viaggiava il leader della Lega
danneggiandola a colpi di bastone. Per motivi di ordine
pubblico il segretario leghista
ha poi deciso di non incontrare i sostenitori e si è spostato
verso la passeggiata a mare.
«Scusate non posso parlare,
non per paura di tre deficienti
— ha detto il leader della Lega
— ma ho visto un bambino
che piangeva disperato e non
Duello con Alfano
Il leader leghista critica
il ministro dell’Interno
La replica: abbia
rispetto per la polizia
A Massa
Un ferito a
seguito degli
scontri tra
manifestanti
e forze
dell’ordine
ieri pomeriggio
grazi le forze dell’ordine che
ogni giorno si battono per la
sua libertà di pensiero».
Ieri pomeriggio a Massa circa trecento persone, di centri
sociali e gruppi anarchici, hanno tentato di sfondare il cordone della polizia mentre era in
corso il comizio di Salvini. Sono volati uova e arance, poi
pietre e bastoni. Polizia e carabinieri hanno caricato più volte per disperdere i manifestanti mentre il leader della Lega
filmava con il suo iPad le contestazioni.
● La denuncia di Carfagna
De Luca, polemiche su un condannato
L
a denuncia è di Mara Carfagna,
di Forza Italia: nelle liste a
sostegno di Vincenzo De Luca in
Campania «c’è un condannato in
primo grado per violenza sessuale su
minori». L’ex ministro ha chiesto al
candidato pd di prendere le distanze
dal candidato. Lui, Corrado Gabriele,
capogruppo del Psi in Regione, ha
replicato poco dopo: «Tutti sanno la
mia estraneità ai fatti, tra poco ci sarà
il processo d’appello, è scorretto
instaurare un clima di terrore».
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voglio creare a lui e agli altri
piccoli problemi».
A sera infine l’ultimo appuntamento del tour elettorale
era fissato a Pisa. Annunciato
con una pagina pubblicitaria
acquistata dalla Lega su un
quotidiano locale, prometteva
anche una «passeggiata» nel
centro della città considerata
dagli antagonisti «una provocazione». Il leader leghista ha
poi rinunciato all’iniziativa.
L’incontro con i sostenitori è
invece avvenuto senza scontri
in serata in un albergo del Calambrone, località sul mare a
metà strada tra Pisa e Livorno.
A contestarlo, anche stavolta, i
centri sociali delle due città.
Marco Gasperetti
[email protected]
● Il commento
Il diritto di parola
da difendere
e quei quotidiani
attentati
alla democrazia
La vicenda
● Da mesi le
iniziative
politiche ed
elettorali del
segretario della
Lega Matteo
Salvini
vengono
segnate da
contestazioni e
incidenti. I
primi furono a
novembre a
Bologna
quando Salvini
si recò in un
campo rom. La
sua auto fu
assalita e
bersagliata da
un gruppo di
militanti dei
centri sociali
● Venerdì il
leader della
Lega, dopo una
serie di
contestazioni
in Umbria, ha
accusato il
Viminale: «Non
mi tutelano». Il
ministro
dell’Interno
Alfano ha
risposto: «Dal
28 febbraio
impiegati per le
iniziative di
Salvini 8.465
agenti»
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I leader e le urne
del tradimento
Quando il nemico
è «in casa»
re da Forza Italia — lo ha etichettato il premier — Alla faccia della rottamazione!». E
l’aspirante governatore, negando di aver mai posto la
questione del terzo mandato:
«Renzi non può fingere stupore, visto che con Berlusconi ci
ha governato e costruito patti
strategici». Tradimento? Macché. Spacca la chiama «intesa
dal basso con il corpo sociale
di Forza Italia».
È il paradosso di queste Regionali, che vedono i leader
dei partiti costretti a battersi
nel loro campo più che in
quello avversario. Se il vero nemico di Renzi in Liguria non è
il berlusconiano Toti ma Pastorino — il civatiano uscito
Effetti collaterali
Follini: l’eccesso
di accentramento
moltiplica
i focolai di ribellione
dal Pd per pescare voti nelle
acque della renziana Paita — il
nemico numero uno di Berlusconi in Puglia non è il «dem»
Emiliano, quanto l’azzurro Fitto. È contro il «lidericchio» dei
ribelli azzurri che l’ex Cavaliere va perdendo la voce, in un
crescendo di accuse melodrammatiche che rendono
sempre più evidente la crisi
della sua leadership: «Uno che
vota contro il partito che lo ha
eletto è un tra-di-to-re!».
Un tempo in campagna elettorale i partiti difendevano la
linea della fedeltà come una
falange macedone, oggi invece anche quella trincea si sta
sfaldando. Persino un dominus assoluto, qual è il capo del
Pd, si trova a dover difendere il
Nazareno dal fuoco amico, durante una campagna cruciale.
Marco Follini, che gli anatemi di Berlusconi li subì sulla
sua pelle, non trova precedenti
storici a un tale sfarinamento
dei partiti: «Per contrappasso,
l’eccesso di accentramento
Chi è /1
● Gian Mario
Spacca, 62
anni, è l’attuale
governatore
delle Marche,
regione che
governa dal
2005 con
giunte di
centrosinistra.
Alle elezioni di
maggio si è
schierato
contro la sua
«vecchia»
coalizione ed è
sostenuto da FI
e centristi
nelle mani del leader moltiplica i focolai di ribellione». Nel
guado tra il responso delle Regionali e l’entrata in vigore
dell’Italicum il sistema sembra
impazzito. In Veneto la scissione di Tosi dalla Lega, in Campania i cosentiniani che fanno
la fila per salire sul carro di
Renzi... Mentre ad Alfano, che
«tradì» Berlusconi, tocca chiudere un occhio (e l’altro pure)
per non vedere i suoi che trescano col Pd. Renzi intanto rischia di perdere altre pecorelle
e prova a chiudere il recinto
tuonando contro la «sinistra
masochista». La Paita ha paragonato Civati all’indipendentista britannico Nigel Farage?
Pippo ci ride su: «Bisogna
chiedersi chi ha iniziato a tradire... Potrei usare la stessa categoria, ricordando che è stato
Renzi a tradire il programma e
il centrosinistra». Poi la frecciatina contro gli ex amici di
Sel capeggiati da Gennaro Migliore: «Ma sì, diciamo che i
traditori migliori stanno tutti
con Renzi». Anche Pastorino
ribalta l’accusa: «Dice che i
masochisti siamo noi, non chi
si è alleato con gli scajoliani a
Imperia e con certi personaggi
in Campania...».
Benvenuti al Sud. Dove, a 87
anni suonati, Ciriaco De Mita
consegna al Guinness dei primati un agilissimo salto della
quaglia, rompendo con il centrodestra di Caldoro e posizionando l’Udc al fianco di De Luca. Sì, proprio quel De Luca
che lo aveva definito «male assoluto».
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Chi è /2
● Pippo Civati,
39 anni, è un
parlamentare
eletto alla
Camera nelle
liste del Pd.
Dopo mesi di
dissenso ha
lasciato il
partito. In
Liguria Civati
sostiene Luca
Pastorino che
si è schierato
contro la
candidata dei
democratici
Raffaella Paita
di Antonio Polito
S
trano, non si è ancora
visto un manifestoappello di intellettuali
per difendere il diritto di
parola di Matteo Salvini
nelle piazze della
Repubblica. Non sono
comparsi bavagli simbolici
per ricordare che a
nessuno si può tappare la
bocca in questo Paese. La
cultura democratica non
sembra molto scossa da
questo stillicidio ormai
quotidiano di piccoli ma
non banali attentati alla
democrazia: ché tali sono i
tentativi di impedire,
interrompere, sabotare i
comizi del leader di un
partito politico
regolarmente iscritto alla
gara delle prossime
elezioni regionali. Perché
dunque la condanna,
anche quando è ferma e
sincera, non va mai oltre le
solite frasi di circostanza, e
quasi sempre è preceduta
da una presa di distanza,
del tipo “premesso che
tutto mi divide dalle idee
di Salvini, difendo il suo
diritto a manifestarle”,
come fa spesso lo stesso
ministro dell’Interno,
confondendo il suo ruolo
istituzionale con quello di
diretto concorrente
elettorale della Lega?
Perché, in realtà, sotto
sotto, in fondo in fondo,
molti di noi pensano che
Salvini un po’ se l’è cercata,
che il suo linguaggio è
troppo provocatorio, che
denigra e istiga, che è
irresponsabile e
politicamente
scorrettissimo. E invece no.
Anche se fosse tutte queste
cose, bisogna che ci
convinciamo che il
discorso politico della Lega
non è fuori dal perimetro
dei valori di una
democrazia, e dunque ha
pari dignità con tutti gli
altri, e dunque è nel solo
potere degli elettori
censurarlo.
Dobbiamo riconoscere
che lui e i suoi seguaci
hanno il diritto non solo di
dire ciò che dicono, ma
anche di pensare ciò che
pensano. In molti altri
paesi europei forze
politiche nient’affatto
eversive sostengono tesi
non molto dissimili da
quelle di Salvini sugli
immigrati (il partito di
Cameron per esempio) o
sull’Europa (il movimento
di Alternativa per la
Germania) e a nessuno
viene in testa di lanciargli
contro uova e bottiglie, o di
pensare che se la sono
cercata.
Se ragioneremo così, se
consentiremo a Salvini una
campagna elettorale non
braccata da manipoli di
agitatori sempre a caccia di
presunti fascisti pur di
sentirsi vivi, allora
potremo anche respingere
nel dibattito pubblico ciò
che in Salvini non ci piace,
ciò che ci preoccupa, ciò
che lo rende
geneticamente
minoritario, per quanti voti
possa prendere.
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
POLITICA
13
#
Il match
La candidata
del
centrosinistra,
Raffaella Paita,
e l’aspirante
governatore
del
centrodestra,
Giovanni Toti,
sfidanti alle
elezioni
regionali in
Liguria,
discutono
insieme sugli
spalti della
Piscina di Sori,
in occasione
della seconda
finale scudetto
di pallanuoto
tra Recco e
Brescia lo
scorso 10
maggio (Ansa)
Verso
le Regionalii
di Marco Imarisio
In corsa
● Oltre a
Giovanni Toti e
Raffaella Paita
ci sono altri sei
candidati
governatore in
Liguria
Dall’alto: Alice
Salvatore
(M5S), Enrico
Musso (Liguria
Libera), Luca
Pastorino (Rete
a sinistra, Lista
Pastorino),
Antonio Bruno
(Progetto Altra
Liguria), Matteo
Piccardi
(Partito
comunista dei
lavoratori) e
Mirella Batini
(Fratellanza
Donne)
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA «Mica lo sapevo di essere diventato un affare di Stato». «Infatti non lo sei, meglio
che non ti fai illusioni». In
questo sabato pomeriggio i
due anziani militanti sono gli
unici avventori del circolo democratico di Sestri Ponente,
sezione storica della città che
un tempo fu operaia. Non è
mugugno, questa volta. È solo
scetticismo, che si unisce a un
malessere diffuso che girando
per le sedi del Pd cittadino resta attaccato sulla pelle come
l’afa di questo anticipo di estate.
Nella battaglia per la Liguria
si è persa la Liguria. Nessuno
ne parla più, e pure ne varrebbe la pena, con un tasso di disoccupazione che ne fa una enclave di meridione al nord,
l’isolamento perpetuo e la desertificazione industriale che
avanza. Non pervenuta. Al
punto che sembra non avere
importanza il fatto che le ricette locali di centrosinistra e centrodestra prevedano entrambe
lo stesso ingrediente, più grandi opere per tutti, dalla Gronda
al Terzo valico, e poco altro,
giusto una spruzzata di allarmismo sugli immigrati da parte di Giovanni Toti, il candidato unico targato Forza Italia.
Anche i media locali faticano a
trovare spazio da dedicare ai
progetti degli aspiranti presidenti. È il prezzo da pagare alla
notorietà.
Nel 2010, dopo aver vinto
con un notevole 51,2 per cento,
Claudio Burlando inseguiva
con buone ragioni ma invano
le testate nazionali affinché
gettassero un’occhiata alla sua
coalizione traversale che andava da Sel fino all’Udc. Anche allora la Liguria fu un laboratorio politico a sua insaputa, anticipando quel che sarebbe poi
accaduto a Roma. Adesso è
proprio il burlandismo il pomo della discordia che ha trasformato queste elezioni regionali in una questione nazionale, il paziente zero di due
esperimenti contrapposti che
guardano altrove. L’eredità dell’uomo che è stato per distacco
il miglior prodotto del Pci genovese, unico dirigente nazionale ligure di un certo rilievo
negli ultimi vent’anni, governatore per due legislature, è
oggetto di una disputa così accesa da non lasciare spazio ad
Sinistra e destra in gioco
Liguria, il paziente zero
degli equilibri nazionali
L’attacco al Pd dall’interno e la scommessa di Toti
alcuna obiettività. I cambi di
stagione non sono facili da gestire. La rivendicazione del lavoro fatto finora sbatte con la
necessità di girare pagina. Raffaella Paita, la candidata renziana appoggiata dal renziano
Burlando, è prigioniera di questo dilemma. Rifiuta con forza
la criminalizzazione forzata
del suo mentore politico, ma
per questo non riesce a farsi
recepire come portatrice della
tanto agognata svolta.
La gestione scellerata delle
primarie, peggiorata dall’indifferenza esibita dai vertici
del Pd, ha aperto la strada al
primo test nazionale. L’uscita
dal Pd del parlamentare civatiano Luca Pastorino e la sua
candidatura contro Paita sono
la premessa per la nascita di
una forza alternativa a sinistra.
Il primo, vero guanto di sfida
al Partito della nazione di Matteo Renzi. Se nelle prossime
due settimane si parlerà tanto
di questa regione splendida il
motivo dell’improvviso interesse risiede solo nell’esito di
questa inedita partita dal quale dipende una sua replica su
scala nazionale. Per la minoranza interna la Liguria è come
un preliminare di Champions
I precedenti
Le Regionali 2010
Claudio Burlando
(centrosinistra)
424.044 voti
Sandro Biasotti
(centrodestra)
52,15%
I partiti
41,7 M5S 2014
28,3
2010
2010
2014
2010
389.132 voti
% Europee
PD 2014
FI
47,85%
13,9
*dato Pdl
29,3*
LEGA 2014
2010
% Regionali
25,6
non si è presentato
5,6
10,2
CdS
league.
Il possibile smottamento a
sinistra ha generato una reazione uguale e contraria. La
candidatura di Giovanni Toti è
stata letta come una partita di
giro rispetto al Veneto. Qui toccava a Forza Italia. La scelta di
un nome di rilievo nazionale
ha ricomposto il centrodestra,
che almeno a parole si presenta compatto da Fratelli d’Italia
passando per Ncd e Udc fino
alla Lega Nord, con qualche
mal di pancia in più per il ritiro di Edoardo Rixi che era già
sceso in campo con l’appoggio
di Matteo Salvini. Le prove tecniche di unità di quel che resta
dell’era berlusconiana passano anch’esse dal risultato di
una regione da dieci anni in
mano al centrosinistra. La variabile impazzita è sempre a
Cinque stelle. Il grafico dell’andamento elettorale nella
regione che dovrebbe essere la
sua culla fa venire il mal di mare. Alle politiche del 2013 un
trionfo, primo partito. Alle europee del 2014 molto male. I
sondaggi prevedono una marea montante, anche se una
settimana fa al comizio in
piazza De Ferrari della candidata Alice Salvatore, giovane,
ingenua e molto telegenica,
non c’era esattamente il pie-
Grillo
cameriere
Beppe Grillo ieri
sera si è
improvvisato
cameriere a
Genova
durante una
cena elettorale
per sostenere
la candidata
governatrice
del M5S in
Liguria, Alice
Salvatore. Con
Grillo a servire
ai tavoli c’era
anche Luigi
Di Maio
none.
A decidere sarà Genova.
Non le sorti della contesa, ma
le dimensioni di una eventuale
e probabile vittoria di Paita,
che in caso di maggioranza
non autonoma somiglierebbe
a una mezza sconfitta. Nel capoluogo e nella sua provincia
abita una sinistra tradizionale
che non ha mai digerito fino in
fondo Matteo. Alle Europee il
Pd usufruì di una cessione di
credito del 41 per cento, sfondando nei quartieri popolari
dove nel 2013 aveva fatto man
bassa Beppe Grillo.
Negli ultimi mesi i segnali di
rigetto si sono
moltiplicati. Il
sentimento di
rifiuto nei
confronti di
Paita ne è la
conseguenza,
certificata
dalle intenzioni di voto
disgiunto a favore di Pastorino di molti
circoli e militanti storici.
C’è anche una
questione locale aperta.
Negli ultimi
anni il genovese Burlando ha
molto litigato con i sindaci di
Genova, prima Marta Vincenzi
e poi Marco Doria. Ma certo
non è questa la ragione per cui
Silvio Berlusconi, Beppe Grillo
e Renzi hanno deciso di chiudere qui la loro campagna elettorale. I due militanti di Sestri
Ponente lo hanno capito e infatti rimarranno a casa, come
molti altri iscritti in incognito
al partito dell’astensione. La
prima partita nazionale della
nascitura terza repubblica si
gioca in Liguria, ma senza la
Liguria.
(1 - continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il caso
Via Guevara angolo Lenin. L’ossessione di riscrivere la storia sulle mappe
di Luca Mastrantonio
G
ioielli in saldo in via Ernesto Che Guevara!
Se fosse passata la proposta del
capogruppo del M5S Giuseppe Grillotti al
Comune di Livorno, nella via portuale dello
shopping ci sarebbero stati cortocircuiti di
questo tipo. Pericolo scampato, per ora: il
sindaco pentastellato Filippo Nogarin ha detto
no alla proposta di cambiare il nome di via
Grande, passerella commerciale per i turisti che
sbarcano dalle crociere: «Cambiare la
toponomastica può essere rischioso e oneroso
per i cittadini, che possono confondersi, e per i
commercianti e i residenti che devono
aggiornare tutti i documenti». Ma, parlando
con il Corriere Fiorentino, ha chiarito: «È giusto
intitolare una strada al medico e rivoluzionario
argentino, ma propongo che gli sia intitolata
una via nuova».
La toponomastica a volte è una forma
urbanistica di revisionismo: riscrivere i nomi
delle vie di una città come i capitoli di un libro
di storia. È avvenuto dopo grandi cambiamenti,
come la rivoluzione francese o la caduta del
fascismo. Ma oggi assomiglia ad una
provocatoria ossessione, parodia dei dogmi del
Grande Fratello di 1984, il romanzo di George
Orwell: «Chi controlla il passato controlla il
futuro, chi controlla il presente controlla il
passato». Tutto il potere al Tuttocittà?
Nel 2011 a Lissone (Monza) fu inaugurata dai
politici di centrodestra piazza Craxi, vicino a
piazza Lega Lombarda e piazza De Gasperi,
mentre un centinaio di militanti dell’Italia dei
Valori, Rifondazione e Pd lanciavano monetine,
per ricordare quanto successe all’Hotel Raphael
di Roma, e innalzavano cartelli che giocavano
con la definizione di Craxi: «Leader? No làder»,
e «Statista Latitante». Un anno dopo, Umberto
Bossi inaugurava la circonvallazione di Marcallo
battezzata Viale Padania. Lo striscione di testa di
un gruppo di contestatori con il tricolore
recitava: «La Padania non esiste». Era il primo
aprile. Uno scherzo? Dura ancora. Con l’avallo
della Prefettura di Milano, che però ha chiesto
l’aggiunta della definizione «antico nome
geografico».
In alcuni casi, il gioco si fa storiograficamente
serio. Nell’agosto 2008 il Municipio XX chiese
alla Commissione toponomastica della Capitale
di rimpiazzarla con Via Solgenitsin, lo scrittore
che ha raccontato l’orrore dei gulag. Ma Lenin è
ancora presente nelle mappe della città. Un
nome che già Ernesto Galli della Loggia, nel
2003, aveva chiesto di rimuovere dalla
Strade contese
La proposta dei 5 Stelle a Livorno di
una strada per il rivoluzionario
Quando la toponomastica
celebra le piccole prese di potere
toponomastica all’allora sindaco Walter
Veltroni. È andata male invece a Berlinguer, che
nell’agosto 2011 ha perso la sua piazza a San
Martino Siccomario, nel pavese. Al posto del
leader del Pci, ora c’è piazza Unità d’Italia.
«Vogliamo vie che uniscano, non che dividano»,
spiegò l’assessore Renato Abbiati, di
centrodestra. Due anni prima anche la sezione
del Pd locale aveva cambiato nome, togliendo
quello del leader sardo a favore di Beniamino
Andreatta. A Berlinguer non vogliono più bene?
In maniera bipartisan.
Spesso, la genesi stratificata e casuale della
toponomastica crea strane associazioni di
pensiero, vicinanze stridenti, narrazioni
paradossali. Nel 2005, Suzzara (Mantova), paese
politicamente rosso, ha voluto dedicare una via
a Indro Montanelli. Bene. Ma come ci si arriva?
Passando per via Lenin e largo Marx: non
lontano da via Ho Chi Min.
criticalmastra
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14
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
POLITICA
#
Berlusconi rincara: Fitto? Un episodio regionale
La replica: qui per lui un deserto imbarazzante. Il capo di FI teme l’astensionismo: «Un crimine non votare»
● Il caso
L’azzurra in ascesa
e quei dubbi
sul curriculum
G
iovane, telegenica,
benedetta dal
Cavaliere. La milanese
Silvia Sardone ha però alle
spalle un cursus honorum
studentesco non esattamente
brillante. L’indiscrezione è
arrivata da Dagospia. «Ha
frequentato un corso di
recupero simil Cepu perché
bocciata al liceo. Sarebbe
stata inoltre bocciata più
volte anche all’esame per
diventare avvocato», ha
scritto pochi giorni fa il sito
di Roberto D’Agostino. Ne è
seguita replica (non troppo
dettagliata) e relativa
controrisposta. «Da quando
attacco i dinosauri del partito
scopro cose di me che
neanch’io conoscevo», si
difende lei. Che del suo
percorso di studi racconta
quanto segue: «Mi sono
diplomata all’istituto tecnico
Natta di Milano, una scuola
pubblica. Ho perso un anno,
è vero, perché da ragazzina
ho cambiato tre scuole». Voto
della maturità: 60 su 100.
«Poi però ho preso due
lauree a pieni voti in Bocconi
senza essere mai bocciata ad
un solo esame».
A.Se.
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La vicenda
● Dopo mesi di
tensioni interne
in Forza Italia
che hanno
visto
contrapposti
lealisti e fittiani
e dopo il
commisariamento in Puglia
degli uomini
dell’ex
governatore, il
partito per le
Regionali si è
spaccato
● Raffaele
Fitto ha deciso
di sostenere
con la lista
«Oltre con
Fitto» la
candidatura di
Francesco
Schittulli,
Berlusconi
invece ha
candidato
Adriana Poli
Bortone, di
Fratelli d’Italia,
che si è
schierata
contro il volere
del suo partito
ed è stata
sospesa
sconi ieri ha continuato ad auspicare, nell’intervista a Telenorba: «Un grande comitato
elettorale di tutti i moderati».
Dunque, dopo le «botte da orbi» in famiglia si dovrebbe tornare a essere buoni fratellini
nel rassemblement? Un caos
che potrebbe favorire l’astensionismo. Nei sondaggi il non
voto tenta più di un elettore su
due.
Ecco perché nel comizio di
Lecce Berlusconi ha definito
l’astensione un «crimine contro la propria famiglia e il proprio Paese». Convinto, come
ha dichiarato al Corriere del
DALLA NOSTRA INVIATA
«Sono il leader più conosciuto al mondo assieme a
Obama e Putin». Finale pirotecnico del minitour elettorale
in Puglia per Silvio Berlusconi.
Dopo il malore e gli appuntamenti cancellati ha ritrovato,
prima sul palco a Lecce e nella
serata «pay» a Borgo Egnazia, e
ieri in tv, il vigore per rispondere alle stoccate di Raffaele Fitto.
Così, nel giorno in cui è volato
ad Arcore senza tappe intermedie, ha assestato fendenti. Accusando il suo ex «cucciolo» di
avere reclutato candidati con
una «mossa padronale» e di
essere un semplice «episodio
pugliese». In coro rincarano i
suoi. Mara Carfagna censura la
«guerra fratricida». Francesco
Paolo Sisto plaude a Berlusconi
come «leader capace di acchiappare il cuore della gente,
senza tristi animosità». Simone Furlan chiama Fitto «lo
smemorato di Maglie». E
Adriana Poli Bortone, candidata da Berlusconi alla guida della Regione, ironizza sul nome
del suo movimento, Oltre: da
«pompe funebri».
«Cala il sipario» replica Fitto. E rimarca: «Un leader dovrebbe sapere quando è il momento di fare un passo indietro. Lui preferisce autorottamarsi». Così, la battaglia per
accaparrarsi gli elettori di centrodestra continua. Fratelli
d’Italia, che ha seguito Fitto
contro Berlusconi, ieri ha fatto
sapere che Poli Bortone è sospesa dal partito. «Preferisce
Dudù alla sua gente», accusa
BARI
I democratici
Forfait di Boschi attesa a
Bari per la conclusione
della «sagra del
programma» di Emiliano
Tour elettorale
insieme
L’ex premier
Silvio
Berlusconi con
la fidanzata
Francesca
Pascale
venerdì
all’uscita
dell’hotel
Palace di Bari
(Ansa)
Fabio Rampelli. Lei ride («sospesa lo ero già»). Ma i suoi
elettori no. Perché vedono crescere la confusione. C’è una loro esponente di rilievo in competizione, ma Fratelli d’Italia
chiede di votare per il candidato avverso: Francesco Schittulli. E i forzisti devono scegliere
se votare per la presidente del
partito di Giorgia Meloni, come vuole Berlusconi, o per l’azzurro ripudiato Schittulli. Un
caos che al Palafiere di Lecce ha
fatto sì che tra i supporter di
Berlusconi ci fosse anche chi
indossava la maglietta con la
scritta fittiana #Oltre.
Confusione pericolosa in
una Puglia dove il candidato
Michele Emiliano, guadagna
consenso anche tra le linee dei
dissidenti del pd. Ieri il ministro per le Riforme Maria Elena
Boschi, attesa alla giornata finale della «sagra del programma», ha dato forfait. E c’è chi
attribuisce la defezione alla
protesta in preparazione dei
Cobas della scuola. E chi all’irritazione del presidente del
Consiglio per le posizioni non
allineate di Emiliano, come
quella contro il ddl scuola.
A complicare l’enigma, poi,
c’è la storia della nuova coalizione modello partito repubblicano statunitense che Berlu-
Mezzogiorno, che «l’elettore
deciderà 5 giorni prima del voto». Il punto però è che lui, dopo il gran finale a Borgo Egnazia tra i supporter a caccia di
selfie («Per gli uomini sono
mille euro. per le donne 500»,
ha scherzato) ha lasciato la Puglia. Oggi sarà a Lecco e lunedì
a Saronno. Fitto, invece, resta.
E continua a mettere il dito sulla piaga: «Con me Berlusconi
aveva folle plaudenti che lo acclamavano e che organizzavano della manifestazioni eccezionali e non il deserto imbarazzante delle scorse ore».
Virginia Piccolillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
POLITICA
15
#
IL FUTURO DEL CENTRODESTRA
Forza Italia, i tormenti di un partito
L’INCHIESTA
a cura di Paola Di Caro
N
elle ampie stanze di
San Lorenzo in Lucina dove lavoravano a
tempo pieno 80 dipendenti, ora si dividono i compiti a rotazione in 40.
E per tutti, come per i pochi dirigenti rimasti a presidiare il fortino, vale la regola aurea del risparmio: «Non tenete le luci accese se non servono, l’elettricità
costa».
Basterebbe questo, forse, per
dare il senso della grandeur perduta di Forza Italia, il partito la
cui simbiosi con l’uomo più ricco d’Italia è stata ed è ancora totale, il partito del martellamento
mediatico, dei grandi numeri,
delle luci, degli inni che sembra
avviato a uno spegnimento progressivo quanto rapido.
Non sono tanto le ristrettezze
economiche a pesare, nonostante delle sedi in affitto in tutta in Italia non ne resti più nessuna tranne quella romana, e la
tesoriera Maria Rosaria Rossi si
affanni a riscuotere dai parlamentari morosi i debiti pregressi. E in fondo non sono nemmeno così deludenti i risultati del
rastrellamento di finanziamento e consensi che arriva dal territorio: «A febbraio abbiamo concluso il nostro tesseramento con
Il paradosso della ricerca di un nuovo leader
con i consensi residui che dipendono dall’ex premier
La partita rischiosa delle urne e la carta Marina
106 mila iscrizioni. Meno della
prima FI, ma oggi la tessera costa 50 euro, allora 10», spiega
Gregorio Fontana, dirigente storico azzurro, aggiungendo che
volendo si potrebbe partire anche domani «con i congressi locali», battaglia cara a Verdini
prima che finisse in disgrazia.
A dare un’immagine crepuscolare del partito è piuttosto la
consunzione del consenso: secondo Roberto Weber, responsabile dell’istituto demoscopico
Ixè , il 12-13% oggi attribuito da
tutti gli istituti «è probabilmente sovrastimato». E si capisce allora la grande paura tra gli azzurri che si vada alle Regionali a
un «bagno di sangue» che secondo il politologo Giovanni Orsina rischierebbe di dare vita a
un «tana libera tutti, a meno che
Berlusconi non abbia un piano e
la voglia di spendere le ultime
risorse in termini economici ma
anche di successione: la carta
Marina non è da sottovalutare».
Sì perché tutto nel mare magnum delle liti, delle scissioni
imminenti (i fittiani), di quelle
possibili (i verdiniani), dei saliscendi di linea politica e dell’in-
capacità di mandare un messaggio univoco forte continua a
ruotare attorno allo stesso nodo:
la figura di Berlusconi. Sondaggisti, esperti, ma gli stessi azzurri sono concordi nell’individuare nel declino della leadership
di Berlusconi il drastico calo di
FI. Ma nello stesso tempo, è il
paradosso, se FI oggi ancora c’è
«è solo grazie ai voti di chi crede
in Berlusconi, chi lo segue ovunque e comunque», dice il responsabile enti locali di FI Mar-
● La parola
MODERATI
L’aspirazione a «rappresentare i moderati» è
all’origine della nascita di Forza Italia. Silvio
Berlusconi il 26 gennaio del 1994 annuncia la
decisione di voler guidare il nuovo
movimento politico alla guida del Paese. Il
28 marzo Forza Italia si afferma come primo
partito con il 21% dei voti. Nel 1998
Berlusconi definirà Forza Italia come «un
partito liberale ma non elitario, un partito
liberaldemocratico popolare».
cello Fiori allo stesso modo di
un’emergente come Silvia Sardone («C’è lui e il nulla») o
un’analista come Piepoli: «Il
partito di Berlusconi è Berlusconi. La via d’uscita? Forse l’unica
potrebbe essere la monarchia
ereditaria...».
Lui, Berlusconi, ai fedelissimi
ripete che «non potrò guidare la
prossima campagna elettorale,
avrò più di 80 anni, dobbiamo
scovare un altro leader in giro
per l’Italia…». Ma al centro di
tutto resta lui. Con un partito in
disarmo da rilanciare — cambiando o meno nome e simbolo
subito dopo le Regionali — ma
cambiandolo: «FI sta pagando
un’assenza totale di radicamento sul territorio», ammette Fiori,
che ha un solo obiettivo: «Voglio
riportare la bandiera azzurra in
ognuno degli 8000 comuni italiani con gente che sta a contatto
con gli elettori, che sa fare politica e l’ha dimostrato facendosi
eleggere».
D’altronde, come conferma
uno che «fa il sindaco da 30 anni» come Osvaldo Napoli «è vero che dal basso c’è richiesta di
politica: quando organizziamo
La storia e i risultati
128
i parlamentari
di Forza Italia
nella
legislatura in
corso. Alla
Camera i
deputati sono
70, al Senato gli
esponenti
azzurri sono 58
© RIPRODUZIONE RISERVATA
% di voto Fi
% di voto Pdl
L’inizio
21
23,7
20,9
Politiche
37,4
21,6
20,6
16,8
1994
1995
1996
1997
1998
La nascita di Forza Italia
Il 26 gennaio 1994
Berlusconi annuncia la sua
discesa in campo. Due mesi
dopo vince le elezioni
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
La nascita del Pdl
Il 18 novembre Berlusconi
nel «discorso del predellino»
annuncia la fondazione
del Popolo della libertà
La Casa
delle libertà
Nasce l’alleanza
con An, Lega,
Ccd, Cdu
L’ultima volta
al governo
Resta in carica
per 3 anni e mezzo
L’altra vittoria
Vittoria alle Politiche 2001: Berlusconi
resta al governo fino al 2006
2008
Europee
Il ritorno
a FI
35,3
29,4
25,2
un incontro con gli amministratori locali sui temi concreti, facciamo sempre il pienone». Il
problema è che tutto è affidato
alla buona volontà dei singoli,
che i soldi mancano: «Noi per finanziarci non abbiamo le fondazioni come altri partiti...», allarga le braccia Fontana. E alla
fine, dice Silvia Sardone «chi ci
ascolta, chi ci dice bravi per questa o quella iniziativa sul parco,
sulla strada, sulla illuminazione, poi ci chiede: “Ma a Roma
che fate? Che idee avete? Chi comanda?”. Il rinnovamento andava fatto prima delle Regionali,
non dopo. Su tutto: dai social
media, dove siamo molto deboli, alla classe dirigente. Quella
del futuro c’è, è sul territorio,
ma non sgomita, non sfida l’attuale». Quella che, conferma
Weber, dagli elettori è vista male: «Sono destinati a uscire di
scena. Gli elettori vedono gli attuali dirigenti, come quelli che
del Pd che si oppongono a Renzi, come destrutturatori: una generazione invecchiata».
E magari lo ha capito Silvio
Berlusconi, che sogna ancora un
partito con lui a capo — da padre nobile, icona, chissà — e
tanti giovani attorno. Quello che
paventa Maurizio Gasparri, dicendo no alla «furia iconoclasta
che tutto travolge: via le sedi, via
chi dissente, via i vecchi, via gli
esperti, via tutto e tutti... Cosa
resta?». Lo dirà il tempo. E non
ce n’è più molto per FI.
2009
2010
Lo strappo con Fini
Si consuma il 22 aprile 2010
L’esecutivo tecnico
Il 12 novembre Berlusconi
si dimette da premier:
il Pdl sostiene Monti
La campagna
Berlusconi è il candidato
alle Politiche 2013
2011
2012
2013
2014
2015
Le larghe
intese
Il Pdl partecipa
al governo Letta
I servizi sociali
Dopo la condanna,
ad aprile comincia
a scontare la pena
La scissione
Il 15 novembre, alla vigilia
del ritorno a Forza Italia,
la scissione con Ncd.
FI va all’opposizione
Il patto
del Nazareno
Il 18 gennaio
l’intesa con Renzi
sulle riforme
La rottura
A gennaio
l’annuncio:
il patto
del Nazareno
è rotto
Le tensioni
A febbraio Fitto
lancia i
«Ricostruttori»:
chiede primarie
e rinnovamento.
Anche
i verdiniani critici
sulla linea di FI
Corriere della Sera
Marcello Veneziani
Alessandra Ghisleri
Roberto D’Alimonte
«L’unica chance del centrodestra «È stata l’assenza del fondatore
«Salvini e l’ex governatore
è che venga fuori un’altra guida» a disorientare gli elettori azzurri» non tengono insieme i moderati»
M
❞
Un’epoca è
finita, è vero
però che
Berlusconi
potrebbe
ancora
avere il
ruolo di
padre
nobile,
di garante
arcello Veneziani, politologo, da sempre
vicino alla destra, non vede futuro per una
FI ancora egemonizzata da Silvio Berlusconi:
«Quando un movimento esaurisce la sua spinta,
quando una leadership perde capacità attrattiva,
bisogna ripartire da zero. Il berlusconismo è
finito, ma ci sono ancora moltissimi potenziali
elettori che si riconoscono nei valori del
centrodestra. In un tempo medio lungo esiste la
possibilità che le tre aree che li rappresentano
— quella della Lega di Salvini, della destra di
Fratelli d’Italia e un blocco centrista che può
essere rappresentato da Fitto, da Alfano — si
uniscano e diano vita a un soggetto politico
unitario. Certo, si deve partire da un
programma, da una conseguente selezione della
classe dirigente e solo alla fine porsi il problema
della leadership». Nessun ruolo per Berlusconi?
«Sicuramente non si può pensare a un partito
che si identifica con lui, nè tantomeno a un suo
ritorno. Un’epoca è finita, sarebbe come se
Emilio Fede tornasse al Tg4... È vero però che
potrebbe ancora avere il ruolo di padre nobile,
di suggeritore, ispiratore, garante. Ma l’unica
possibilità per il centrodestra di ritrovarsi
assieme è che lui resti fuori da questo progetto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A
❞
Con
l’Italicum
se non si
supera
il 20% si
rischia
l’irrilevanza
L’intuizione
del
contenitore
è corretta
lessandra Ghisleri, analista politica
responsabile dell’Istituto Euromedia e da anni
sondaggista anche per Berlusconi, non crede che il
leader azzurro abbia intenzione di «smobilitare»:
«Da come si muove, non ne vedo l’intenzione».
Anche l’ex premier sa bene come «il suo partito
venga identificato dagli elettori totalmente con lui.
Non c’è possibilità di immaginare una FI senza di
lui, la modalità di scelta degli elettori per questo
partito è identitaria». Ma il grande problema,
quello che sta costando e costerà voti a FI — «Le
Regionali comunque, storicamente, non sono un
terreno facile per loro» — è che con l’assenza
prolungata dal centro della scena di Berlusconi,
sono mancati «messaggi univoci: prima era lui —
capace di mandare messaggi diretti e molto chiari
— a fare la sintesi, lui a dare la direzione di marcia.
Adesso per l’elettore è molto più difficile orientarsi
sui contenuti e i temi».
Per il futuro «con un sistema elettorale come
l’Italicum, simulando i risultati di un’elezione con i
sondaggi che abbiamo, non esisterebbe un partito
di opposizione consistente: se non si supera il 20%,
non si arriva ai 100 seggi. Si rischia l’irrilevanza. Per
questo l’intuizione del rassemblement
conservatore di Berlusconi appare corretta».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
R
❞
La
debolezza
dell’ex
premier
è non aver
creato un
partito forte
e credibile
che gli
sopravvivesse
oberto D’Alimonte, politologo, non vede un
Berlusconi «pronto a farsi da parte», e
riconosce anche lui che «gli attuali voti di Forza
Italia sono tutti riconducibili alla sua figura».
Ma non crede che «Berlusconi stavolta possa
inventarsi la formula magica per fermare un
declino che è nei fatti. Il suo partitino personale
di fedelissimi potrà sempre mantenerlo, ma la
riconquista da parte sua del popolo dei
moderati pare ardua se non impossibile».
Il quadro è dunque «molto confuso, perché
nessuno dei personaggi che si affacciano sulla
scena, da Salvini a Fitto, sembra avere carisma e
forza economica e politica per fare l’impresa di
riunire il centrodestra, e al momento assistiamo
a una continua diaspora di elettori che dal
grande partito berlusconiano vanno altrove, in
altre forze o nell’astensione. Grillo peraltro, che
ancora è accreditato di un 20%, congela voti di
centrodestra che sono usciti negli ultimi due
anni. La grande forza di Berlusconi è stata
quella di portare tutta l’area dei moderati e
conservatori al governo, la sua debolezza è non
aver creato un partito forte e credibile che gli
sopravvivesse. È una colpa storica per chi ha
egemonizzato un ventennio di vita politica
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italiana».
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
16
#
Esteri
11 febbraio
2011
La caduta
di Mubarak
dopo la rivolta
di Tahrir e la
morte di
centinaia di
manifestanti
Chi è
● Mohamed
Morsi, 63 anni,
ha studiato
ingegneria al
Cairo e in
America.
Leader dei
Fratelli
Musulmani, è
stato eletto
presidente il 30
giugno 2012.
È rimasto in
carica per circa
anno
● Dopo la
caduta di
Morsi, le
proteste dei
suoi sostenitori
sono sfociate
in scontri con
l’esercito. Il
movimento è
stato bandito e
dichiarato
organizzazione
terroristica.
Molti altri
leader della
Fratellanza
sono stati
condannati a
morte ma
finora non
giustiziati.
Contro Morsi ci
sono 5
procedimenti:
c’è già una
condanna a 20
anni per la
morte nel 2012
di manifestanti
L’ex raìs accusato di evasione dal carcere nel 2011. Amnesty: «Una farsa»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
La gabbia è imballata dai vetri insonorizzati
per impedire che il detenuto si
lanci in uno dei suoi lunghissimi sermoni. Indossa la tuta blu
degli altri prigionieri, l’atteggiamento severo è quello di chi
si considera ancora il presidente. Quando nell’aula viene letta
la sentenza, Mohammed Morsi
alza solo il pugno chiuso, qualcuno dei suoi grida «abbattiamo la dittatura», le parole che
restano sono quelle che il giudice legge davanti alle telecamere: condanna a morte per il
primo leader eletto democraticamente nella storia dell’Egitto
e per un altro centinaio tra i capi e gli attivisti dei Fratelli Musulmani.
Morsi è stato condannato in
questo caso — i procedimenti a
suo carico sono cinque — per
aver partecipato all’evasione dal
carcere di Wadi el Natroun, a
nord del Cairo, alla fine di gennaio del 2011. Pochi giorni prima i manifestanti invadono le
strade, conquistano piazza
Tahrir nella capitale, il regime
di Hosni Mubarak reagisce come ha sempre fatto: arrestando
i dirigenti della Fratellanza, li
considera responsabili dei disordini, restano in cella per poco. Gli attivisti — ma anche
GERUSALEMME
di Viviana Mazza
I giovani
egiziani non
si sono
mobilitati:
non è più la
nostra
battaglia
Sappiamo
però che
questa non
è giustizia.
Con Sisi?
I problemi
sono uguali
2012-2013
Morsi prende
più poteri. La
costituzione
viene redatta
senza gli altri
partiti. La crisi
economica
peggiora
Egitto, condannato a morte Morsi
Colpo finale ai Fratelli musulmani
L’intervista
❞
2011-2012
I Fratelli
Musulmani
conquistano
metà dei
seggi del
parlamento,
Morsi vince le
presidenziali
«La condanna a morte di
Morsi è l’ennesima bizzarra
sentenza di un tribunale egiziano che condanna tutti i prigionieri politici alla pena capitale o
all’ergastolo, anche in assenza
di ragioni per giustificarlo: ne
abbiamo viste tante negli ultimi
due anni. Comunque, nessuno
la prende davvero sul serio. Non
credo che verranno giustiziati.
Se guardi quello che scrivono i
giovani sui social media, per lo
più pensano che la Fratellanza
Musulmana e il regime militare
alla fine si metteranno d’accordo e tutti i condannati verranno
liberati in un paio d’anni. Come
Mubarak: all’inizio era stato
condannato all’ergastolo, ma
ormai è chiaro che lo lasceranno libero. Anche per Morsi troveranno un motivo medico.
Non giustizieranno un presidente: la comunità internazionale non starebbe a guardare in
silenzio e poi segnerebbe un
precedente che non conviene a
nessun raìs».
Ghada Abdel Aal, 36 anni, è
nota per il bestseller del 2008
«Che il velo sia da sposa», ma il
In gabbia
L’ex presidente
Mohammad
Morsi nella
gabbia
insonorizzata in
una corte del
Cairo: una
novità
introdotta per la
prima volta nel
gennaio 2014
nel processo
contro l’ex
presidente
(Epa/Namir
Galal)
Amnesty International — considerano il processo a Morsi
una «farsa basata su procedure
nulle»: «Questa sentenza distrugge ogni illusione residua
di indipendenza del sistema
giudiziario in Egitto — sostiene
l’organizzazione per i diritti
umani —. Le autorità devono
ordinare di ripetere il procedimento in un tribunale civile o liberare Morsi». La decisione
passerà dal Gran Muftì del Cairo
e dipenderà anche dall’appello.
Assieme al presidente deposto dai militari nel luglio del
2013 sono stati condannati a
morte capi anche più influenti:
tra loro Khairat al Shater, uomo
d’affari e numero due del gruppo, incolpato di collaborazione
con «entità straniere», in sostanza spionaggio e tradimento. Se non fosse stato squalificato, avrebbe dovuto correre lui
nelle prime elezioni libere dopo la caduta di Mubarak, per
trent’anni al potere.
Figlio di contadini, laureato
in ingegneria, meno carismatico degli altri leader, Morsi è stato una seconda scelta. I critici lo
accusano di non aver saputo
governare, di aver scelto come
ministri burocrati del partito
senza esperienza, di aver causato i disordini e le proteste nel
Paese. Il caos sfruttato dal generale Abdel Fattah al Sissi —
non ancora presidente al posto
di Morsi, già uomo più potente
dell’Egitto — per decretare la fine dell’esperimento ai vertici
per i Fratelli Musulmani.
Proprio nelle ore in cui veniva pronunciata la sentenza un
gruppo di attentatori ha ucciso
tre giudici nel Nord del Sinai:
secondo fonti della sicurezza,
una reazione da parte di jihadisti egiziani alleati dell’Isis.
Davide Frattini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Troveranno una scusa
e non lo giustizieranno
Si salverà come Mubarak»
suo ultimo lavoro è una serie tv
satirica andata in onda lo scorso
Ramadan che racconta l’Egitto
post-rivoluzionario. Il titolo:
«Embratoreyet Meen?» (L’impero di chi?). Un’egittologa inglese-egiziana torna nel «nuovo
Egitto» con la famiglia, ma incappa in crimini, molestie, xenofobia, inefficienze, opportunismo, mentre i media trasmettono solo falsità. Alla fine la
30 giugno
2013 Egiziani
in piazza
contro Morsi;
Al Sisi (da lui
scelto alla
Difesa) lo
rimuove. Poi
diventerà raìs
stessa protagonista è accusata
di spionaggio.
La serie tv finisce il 30 giugno 2013, quando gli egiziani
sono scesi in piazza contro
Morsi; non si dice cosa accade
dopo. Perché?
«In realtà avevo scritto una
scena finale in cui la famiglia
torna a casa piena di speranza
per il futuro, chiude la porta e
l’intero palazzo esplode. Ma
● Il caso
Usa, allarme dirottamenti
A
llerta sicurezza negli Stati Uniti dopo la provocazione del
consulente informatico Chris Roberts, che ha segnalato il
rischio di infiltrazioni sulle reti wi-fi degli aerei postando un
tweet mentre era a bordo di un Boeing della United Airlines
da Chicago a Syracuse, New York. In precedenza Roberts
sarebbe addirittura riuscito a dirottare per qualche istante un
altro aereo, violando il sistema di bordo e provocando un lieve
movimento laterale del velivolo. Secondo la rivista di
tecnologia Wired è stato lo stesso Roberts a rivelarlo agli
agenti dell’Fbi che lo hanno interrogato a Syracuse.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
l’hanno tagliata».
C’è molta attenzione sui social alla condanna di Morsi?
«Forse i media occidentali
sono più interessati: a noi non
importa così tanto, non è più la
nostra battaglia. Guardiamo alla notizia con una certa distanza, pensiamo che alla fine il regime e la Fratellanza torneranno amici e noi continueremo a
soffrire. Ma anche se a molti
non dispiace particolarmente
per i Fratelli Musulmani, sappiamo che questa non è giustizia. Non crediamo che ci sia una
giustificazione per condannare
Morsi a morte. Quell’accusa di
spionaggio poi... ma se davvero
spiava, che facevano nel frattempo l’intelligence e l’esercito?»
Hai mai votato per Morsi?
«Nelle presidenziali del 2012
non ho votato affatto. Tra Morsi
e Shafik (ex premier di Mubarak ndr), entrambi mi sembravano pessimi, per niente all’altezza. C’era chi diceva che bisognava dare una possibilità ai
Fratelli Musulmani, perché dopo la caduta di Mubarak erano
Scrittrice
● Ghada Abdel
Aal, 36 anni,
cresciuta nella
città operaia di
Mahalla, è
diventata
famosa per il
suo romanzo
«Che il velo sia
da sposa», un
bestseller in
Egitto nel 2008
(in Italia edito
da Epoché)
● Sul «nuovo»
Egitto ha scritto
di recente la
sceneggiatura
della serie tv
«Embratoreyet
Meen?»
(L’impero di
chi?), in onda lo
scorso
Ramadan, con
l’attrice Hend
Sabry
l’unico partito organizzato. Perciò li ho votati alle elezioni parlamentari: ma hanno fatto un
lavoro terribile. Le sedute parlamentari erano in diretta tv e tutti — non solo io — potevano vedere che non capivano niente di
politica, erano dei pagliacci. Io
non penso che siano estremisti
come i qaedisti ma che siano
inefficienti. Non so se rimuoverli dal potere dopo un anno
sia stata la decisione giusta.
L’altra opzione, quella attuale,
non è molto migliore. Avrei sperato che ci fosse una via democratica che non implicasse l’intervento dell’esercito, ma c’erano milioni di persone in piazza,
e non so quale poteva essere
l’alternativa».
Perché dici che il regime attuale non è migliore?
«Con Sisi c’è la stessa mancanza di un piano e di una visione per l’Egitto. Ci sono un sacco
di persone inefficienti in posizioni di potere. I prezzi aumentano, la sicurezza è scarsa, e non
vediamo nessun miglioramento rispetto ai tempi di Morsi».
Hai ricevuto critiche per la
tua serie tv?
«Sì, una vera e propria campagna dei sostenitori del regime che ci accusavano di dare
un’immagine negativa del Paese, di essere al soldo del Qatar.
Ma abbiamo mostrato le frustrazioni degli egiziani nei tre
periodi: dopo Mubarak, durante il Consiglio Militare e poi sotto Morsi. In quest’ultima parte
ci hanno lasciati in pace».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
ESTERI
17
#
UZ
BE
KIS
TA
N
CINA
REPORTAGE DOPO LA STRAGE DEGLI STRANIERI
TAGIKISTAN
AFGHANISTAN
IRAN
Herat
Kabul
PAKISTAN
TURKMENISTAN
Kandahar
d’Arco
dal nostro inviato
Lorenzo Cremonesi
KABUL Tratti di muro annerito.
Cocci di vetro sul selciato. Due
finestre sfondate. «Da quella
più piccola di un gabinetto abbiamo fatto fuggire tanti degli
stranieri sopravvissuti all’attacco dei talebani», dice uno degli
ufficiali dei servizi di sicurezza
messo di guardia alla palazzina
a due piani del Park Palace.
Se non fosse per il posto di
blocco militare sulla Cololaposhta, la via principale del quartiere dove si affaccia il lodge,
sarebbe difficile individuare il
luogo del massacro di giovedì. I
corpi dei 14 assassinati, tra cui
quelli dell’italiano Alessandro
Abati con la fidanzata kazaka,
sono stati trasportati nell’obitorio dell’ospedale militare afghano alla periferia. «Ci vorrà
ancora qualche giorno per
espletare le pratiche burocratiche e riportarlo in Italia, sono
in contatto con la famiglia. Abbiamo recuperato anche il suo
passaporto con gli effetti personali», spiega l’ambasciatore
Luciano Pezzotti.
Chi ha visto l’interno del lodge dopo l’eccidio testimonia
che le stanze appaiono intatte,
salvo un salone al primo piano,
dove le finestre sul giardino sono tutte rotte. Pare che gran
parte delle vittime sia stata colpita da sventagliate di proiettili
al petto. I loro volti sono quasi
tutti ben riconoscibili.
Dal fornaio che si affaccia
sulla strada laterale, dove è situata l’unica porta di accesso al
lodge, i proprietari si dicono
certi che il commando assassino abbia cominciato a sparare
all’interno della palazzina.
«Volevano colpire gli stranieri, noi afghani che stiamo
loro accanto dobbiamo fare attenzione. Ma senza panico!
Non siamo noi gli obiettivi»,
dicono nervosi.
E’ una Kabul fatalista, come
arresa all’inevitabilità della violenza e del peggioramento della crisi economica, quella che
abbiamo incontrato atterrando
la mattina di venerdì, con i titoli dei media locali concentrati
sull’«allarme sicurezza».
«Il Paese è in guerra», notano gli operatori dell’organizzazione medica italiana Emergency snocciolando i dati raccolti nei due ospedali e 44 centri di pronto soccorso diffusi
sul territorio. Nel 2010 i ricoverati per ferite da guerra furono
2.333, saliti a 4.832 l’anno scorso. Da gennaio ad aprile 2015
sono stati 1.663, un terzo in più
rispetto al 2014.
«Si combatte apertamene in
21 province su 34, le aree coinvolte continuano ad allargarsi.
Il conflitto si è fatto talmente
grave e diffuso che già dalla fine del 2010 noi curiamo unicamente le sue vittime, quasi tutte colpite da proiettili o investite da esplosioni», sostiene Luca Radaelli, coordinatore
dall’ospedale di Kabul.
Sono ormai oltre tre anni
che l’entusiasmo ottimista e
febbrile decollato dopo l’invasione a guida americana del
2001 si è arenato tra paure e incertezze. Per cercare qualche
Kabul
Prove di
normalità
Graffiti in una
zona industriale
di Kabul. Oggi la
capitale afghana
non è più in mano
ai talebani, ma
il clima è teso:
locali chiusi,
stranieri
nel mirino
(Reuters/Sobhani)
Palazzi di vetro e paura, la città prova a ripartire
Ma intorno il Paese è in guerra. «Ora siamo soli»
nota positiva occorre fare uno
sforzo di memoria, ricordare i
cumuli di rovine, la povertà diffusa nella Kabul talebana solo
quindici anni fa.
L’attuale pulizia delle strade,
i grandi palazzi di vetro, i nuovi
quartieri residenziali, la ricchezza della merce nei negozi,
lo stesso aeroporto completamente rifatto e aperto solo da
un anno, allora sarebbero apparsi chimere, pure utopie.
Eppure, tutto questo agli afghani non basta più. L’incubo
della ripresa delle offensive talebane, assieme alle segnala-
zioni sul crescere della presenza di Isis, fanno da padroni.
«Non possiamo consolarci
pensando che prima, tanti anni
fa, era peggio. Il fatto è che oggi
siamo più poveri di ieri e il futuro si presenta come un muro
grigio, privo di speranza — racconta l’imprenditore quarantenne Nader Feisal, proprietario di due grandi centri commerciali —. Ho investito oltre
100 milioni di dollari nelle mie
attività. Non so come recuperarli. Mio padre seppe destreggiarsi ai tempi della guerra
contro i russi, poi del regime
Viaggio in Cina
Kerry a Pechino:
«Abbassare
la tensione»
Il segretario di Stato americano John Kerry
(a sinistra) accolto dal premier cinese
Li Keqiang ieri a Pechino. Kerry ha espresso la
preoccupazione degli Usa per l’intensificarsi
delle rivendicazioni territoriali della Cina
nel Mar cinese meridionale (Reuters).
comunista di Najibullah, persino con i fanatici talebani. L’invasione del 2001 rappresentò
una grande opportunità. Ma
adesso è crisi nera. Quattro anni fa incassavo quotidianamente 70 mila euro. Oggi meno di
12 mila. Non posso pagare i creditori. Le strade sono tornate
insicure. Io e la mia famiglia rischiamo di venire rapiti a scopo di riscatto. È avvenuto a tanti amici. Chi non paga muore».
Tre giovani incontrati nel
parco alberato di Shaharenahu,
uno dei quartieri del centro,
descrivono una capitale sempre più accerchiata dall’avanzata talebana, che dalle periferie
sud-orientali sta raggiungendo
i gangli vitali del Paese.
Attacchi sono avvenuti nelle
province di Kunduz, Ghazni,
Logar e in tutto il Badakhshan,
nel Nord, che sino a poco fa era
considerata una delle più sicure.
Vere battaglie campali dall’esito incerto, che evidenziano
le debolezze strutturali delle
nuove forze di sicurezza nazionali incapaci di fermare la
guerriglia senza l’aiuto fondamentale delle truppe Nato, ridotte però al lumicino dai ritiri
degli ultimi mesi.
L’Afghanistan Times segnalava ieri in prima pagina le proteste della popolazione per le
continue, sanguinose imboscate sulla provinciale tra Kabul e Jalalabad. Un luogo che
per il Corriere della Sera riporta alla dolorosa memoria dell’assassinio dell’inviata Maria
Grazia Cutuli assieme a tre
giornalisti stranieri nel novembre 2001.
«Siamo stati lasciati soli dalla Nato. E non siamo in grado
di camminare con le nostre
gambe», ammette il 23enne
Hamed Nezami studente alla
facoltà di Economia.
Mohammad Fayaz, 22 anni,
dal 2011 viaggia tra le zone rurali per distribuire piccole biblioteche scolastiche. Ma a gennaio ha deciso di restare a casa.
Spiega: «Ormai i posti di blocco talebani sono giunti alla periferia della capitale. Potrei venire ucciso in ogni momento.
Una volta incontravo tanti occidentali. Ora stanno disertando
persino Kabul». A confe r m a d e l l e
sue parole è
sufficiente
guardarsi attorno.
Questa che
sino a poco fa
era una città
densamente
popolata da
funzionari Onu, diplomatici
stranieri, operatori delle organizzazioni non governative internazionali, oggi è tornata
provinciale e introversa.
Gli stranieri non si fanno vedere. Le loro auto sfrecciano
veloci, con le tendine abbassate. E dopo le sette di sera tutti a
casa. Chiusi locali storici come
il ristorante «Boccaccio», il
«Gandamak Lodge», il bar «Bistrot», il caffè «L’Atmosphere».
Porte serrate, nostalgie, timori, insicurezza: Kabul cerca,
ma non trova, un nuovo Rinascimento.
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La vittima
italiana
Nell’attacco
di giovedì
14 maggio al
residence Park
Palace di Kabul
hanno perso
la vita 14
persone, tra cui
Alessandro
Abati (foto), 47
anni, di Alzano
Lombardo
(Bergamo);
uccisa anche la
sua fidanzata
kazaka Aigerim
Abdulayeva,
27 anni. I
talebani hanno
rivendicato
l’azione:
«Ogni straniero
proveniente
da un Paese
invasore
per noi è
un invasore»
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
18
#
Cronache
I 30 minuti di Giardiello
nel Tribunale di Milano
prima di fare la strage
● Il caso
Guariniello indaga
sul superfarmaco
contro l’epatite C
di Margherita De Bac
I
Alfano: di sicurezza si occuperà il ministero della Giustizia
L’assalitore
Claudio
Giardiello, 57
anni, socio di
un’agenzia
immobiliare
fallita nel 2008,
la Magenta Srl.
In precedenza
altre sue
società erano
state chiuse o
erano andate in
bancarotta.
Giardiello era
ossessionato
dall’idea di aver
subito un torto
in Tribunale.
Dal 2011 aveva
il porto d’armi
per una pistola
(Photomasi)
MILANO Di prima mattina, alle
8.40 del 9 aprile, ha girovagato
per mezz’ora in tribunale Claudio Giardiello, prima di raggiungere l’aula del proprio processo per bancarotta dove dopo
due ore avrebbe iniziato a sparare selettivamente ai bersagli
delle sue ossessioni giudiziarie, lasciandosi alle spalle tre
morti e due feriti. A spostare
indietro le lancette e a porre
dunque nuovi interrogativi ai
quali rispondere con una differente ricomposizione di testimonianze e video è infatti la
novità — confermata ieri come
ormai quasi certa — della individuazione dell’ingresso di
Giardiello non alle 9.10 dal varco laterale di via Manara non
presidiato da metal detector,
bensì dal metal detector del
varco posteriore di via San Barnaba alle 8.40.
La prima idea era suggerita
da un fotogramma di non buona qualità delle telecamere in
via Manara, che era sembrato
cogliere una fisionomia in effetti molto somigliante a quella
di Giardiello, che in questa ipotesi si sarebbe mescolato agli
addetti ai lavori (magistrati e
avvocati) esibendo un falso tesserino da legale. I pm di Brescia
e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, non arrestandosi però di fronte all’apparente facile soluzione, per
scrupolo hanno ricontrollato
ogni fotogramma di ogni orario di ciascuno dei sei ingressi
del tribunale. E così hanno
estratto un’altra videoimmagi-
3
Le persone
uccise da
Giardiello: il suo
ex socio Carlo
Erba, il suo
ex avvocato
Lorenzo Claris
Appiani,
il giudice
Fernando
Ciampi
ne di un altro apparente Giardiello, che però entrava in via
San Barnaba molto prima, già
alle 8.40. A quel punto sono
state cercate immagini dell’esterno della via, e appena
prima di quell’ora si sono trovati fotogrammi di Giardiello
che arrivava in scooter e parcheggiava.
«Immagini nitide» vengono
ieri confermate dagli inquirenti alle agenzie di stampa questi
fotogrammi che cambiano tutta la ricostruzione. Perché
adesso c’è da capire quale intreccio di contingenze e fatalità
abbia consentito a Giardiello di
transitare con la pistola sotto il
metal detector (apparecchio
che fece il proprio «lavoro» e si
accese) senza essere fermato e
controllato con lo scanner manuale dai vigilantes di guardia:
cosa invece avvenuta per chi
subito davanti e subito dietro
Giardiello fece pure scattare il
metal detector per le consuete
ordinarie ragioni (monete nei
Liguria, le vittime sono olandesi
Due sub morti sulla Haven
GENOVA Due sub sono morti a Genova in seguito
ad un’immersione vicino al relitto della
petroliera Haven, a largo di Arenzano. Un terzo
subacqueo è stato soccorso dal 118 ma è in
buone condizioni. Le vittime sono entrambe di
nazionalità olandese. In cinque anni sette
persone sono già morte nel corso di
immersioni al relitto della petroliera affondata.
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pantaloni, cellulari in tasca,
cinghie dei pantaloni, spille,
ecc.). E del resto il passaparola
tra le guardie ieri in servizio,
colleghe dei vigilantes che
quella mattina si saranno trovati di turno nel servizio di sorveglianza gestito da due società
private (una delle quali a sua
volta raggruppamento di imprese, sicché solo gli inquirenti
sanno quale personale di quale
azienda fosse al varco di via San
Barnaba alle 8.40 del 9 aprile),
era tutto uno scervellarsi per
capire a posteriori cosa potesse
essere accaduto rispetto ai propri protocolli di lavoro. Un lavoro delicato e ansiogeno, con
un continuo via e vai di 5.000
persone che entrano ogni mattina in tribunale, che borbottano se si forma una fila e spesso
protestano per lesa maestà se i
controlli si fanno più stringenti. E un lavoro quel 9 aprile forse anche complicato da un imprevisto picco di affluenze nel
varco di via San Barnaba, perché fino alle 9.30 il metal detector di via Freguglia aveva
avuto problemi e il pubblico
era stato dirottato appunto su
San Barnaba. Sorveglianza che,
come già previsto dalla legge
per tutta Italia, «da settembre
passerà sotto il diretto controllo del ministero della Giustizia
— ricorda il ministro dell’Interno Alfano —. Speriamo che
una cabina di regia unica possa
dare maggiore efficienza».
La retrodatazione dell’ingresso di Giardiello potrebbe
indurre a rivalutare, fra le im-
pressioni raccolte dopo la strage, quelle di un paio di testi che
nelle foto di Giardiello sui giornali ritenevano di aver riconosciuto una persona incontrata
un quarto d’ora prima delle 9
fra il sesto e il settimo piano, e
che aveva domandato loro alcune informazioni: spunti all’inizio scartati perché apparivano incompatibili con quello
che in quel momento si riteneva l’orario di ingresso di Giardiello in via Manara, e cioè le
9.10. Nell’impossibilità allo stato di soppesare il valore o l’insignificanza di questi ricordi, si
può solo rilevare che, se l’aula
Le nuove immagini
Il killer entrò nel
palazzo alle 8.40 e non
alle 9.10 come si disse
all’inizio dell’inchiesta
del processo teatro degli omicidi del coimputato Giorgio Erba e dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani è al terzo piano, e se
l’ufficio dove poi Giardiello ha
ucciso il giudice civile Ferdinando Ciampi è al primo, al sesto c’è un’ala di tribunale civile,
mentre al settimo (penale)
hanno le stanze i giudici delle
indagini preliminari. Due dei
quali in passato avevano avuto
procedimenti riguardanti Giardiello.
Luigi Ferrarella
Andrea Galli
La vicenda
● La mattina
del 9 aprile
Claudio
Giardiello, 57
anni, imputato
per bancarotta
fraudolenta,
spara dentro
un’aula del
Tribunale di
Giustizia di
Milano ai due
coimputati (ne
uccide uno,
Giorgio Erba,
ferisce l’altro,
Davide
Limongelli). Poi
colpisce il suo
ex legale
(Lorenzo Claris
Appiani)
seduto a
testimoniare
● In corridoio
ferisce un
commercialista
(Stefano
Verna) e il
legale Paolo
Brizzi. Poi
uccide il giudice
Fernando
Ciampi nel suo
ufficio
l procuratore di Torino
Raffaele Guariniello ha
ipotizzato il reato di
lesioni colpose e omissione
di cure per l’inadeguata
distribuzione dei super
farmaci contro l’epatite C, a
cominciare dal primo
registrato in Italia, il
Sofosbuvir cui sono seguite
già quattro molecole.
Terapie rivoluzionarie che
riescono a eliminare
dall’organismo il virus
capace di distruggere il
fegato mandandolo in
cirrosi, cioè rendendolo
fibrotico. Cure innovative,
costosissime, circa 40 mila
euro a ciclo. Per ora l’ipotesi
di Guariniello è contro
ignoti. Si punta il dito sulle
Regioni (per adesso il
Piemonte da dove è partita
l’inchiesta torinese) e lo
Stato. Le Asl sono in grossa
difficoltà per mancanza di
fondi, specie quelle di
Regioni in deficit, dunque i
farmaci anti epatite non
vengono distribuiti con la
necessaria tempestività.
Oltretutto, secondo le
disposizioni nazionali,
possono essere prescritti
solo a pazienti con un certo
grado di malattia. Secondo
l’associazione dei malati
Epac sono in corso 4-5mila
trattamenti sui 20-25 mila
che dovrebbero essere
garantiti. Alle Molinette di
Torino vengono curate un
centinaio di persone, altre
600 sono in lista di attesa. Il
virus però non può
attendere. Il governo nella
legge di Stabilità ha
stanziato un budget
speciale di 500 milioni
quasi interamente dedicati
ai nuovi antivirali (una
parte per il Parkinson). Il
direttore dell’Aifa afferma
che sono già stati
distribuiti. L’unico
«gaudio» è il mal comune.
Altri Paesi dell’Ue non sono
messi meglio: lì i farmaci
costano come in Italia se
non di più. È un problema
da affrontare con urgenza,
molte molecole innovative
sono in dirittura di arrivo
per diverse patologie. Si fa
largo un’idea: stabilire un
prezzo unico europeo in
base a un bando
comunitario. Una soluzione
che forse potrebbe andar
bene anche alle industrie,
preoccupate di recuperare i
miliardi investiti in ricerca.
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Il caso del crocifisso
Il bimbo aggressore di Terni che gioca all’oratorio
In parrocchia
Il bimbo
di 11 anni ieri
mentre gioca
a biliardino
sotto la croce
dell’oratorio
di Santa Maria
della Gioia,
parrocchia
a Terni (foto di
Fabrizio Caccia)
Se è vero che in questa storia il
crocifisso è importante, allora ecco
nella foto a sinistra il piccolo
Mahmoud (nome di fantasia) che
gioca felice a biliardino — ieri —
proprio sotto una croce lignea
nell’oratorio di Santa Maria della
Gioia, parrocchia di San Giuseppe,
a Terni, dove ogni pomeriggio il
ragazzino senegalese di 11 anni e
mezzo va a fare i compiti e ad
imparare la nostra lingua,
mischiato tranquillamente
agl’italiani. La sua coetanea, però,
che giovedì scorso insieme a sua
madre ha denunciato ai carabinieri
di essere stata picchiata da lui
proprio in ragione del crocifisso
d’oro che portava appeso a una
collanina, continua a ribadire la sua
versione. Ieri la mamma ha detto
che sarebbero «disposte a
perdonarlo». Ma Mahmoud — che
non parla una parola d’italiano — a
Sene Taga, mediatore senegalese
dell’Arci, la racconta diversamente:
«Da giorni lei e altri 2 ragazzi della
prima media mi prendevano in
giro, dicevano brutte parole,
alzavano le mani, lei stessa molto
più alta di me giovedì mi aveva dato
una botta in fronte e io l’avevo detto
alla maestra, ma invano. Così alla
fine ho deciso di rispondere da solo
a quelle botte e all’uscita di scuola
l’ho colpita. Tutto qui». Il padre di
Mahmoud vive e lavora in Umbria
da 20 anni e smentisce che il
piccolo sia arrivato su un barcone di
migranti: «Sono andato io un mese
fa a prenderlo in Senegal dalla
nonna e siamo venuti in Italia in
aereo».
Fabrizio Caccia
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
CRONACHE
19
#
Il killer aveva un kalashnikov. «Gli sparavano da case vicine»
ROMA Dormiva con un kalashnikov sotto il letto. Oltre alle armi regolarmente denunciate,
Luigi Murolo, l’infermiere del
Cardarelli che, sparando dal
balcone della sua casa al primo
piano in via Miano, nel quartiere napoletano di Secondigliano, ha ammazzato quattro persone e ne ha ferite sei, possedeva anche un fucile mitragliatore ak 47 illegale, con matricola
abrasa.
Trovato dagli agenti insieme
a parecchie scatole di munizioni e due machete, nascosti sot-
10
I colpi esplosi
dalle forze
dell’ordine
contro
Murolo. Ma ci
sarebbero altri
bossoli di armi
non usate
dagli agenti
to al materasso. Per questo, oltre al reato di duplice omicidio
per l’uccisione del fratello Luigi Murolo e della cognata Concetta Uiliano, e di strage per la
morte del cuoco Luigi Cantone,
freddato mentre passava in
scooter e del capitano della polizia municipale Francesco
Bruner che ha tentato di fermarlo (e ai quali il sindaco di
Napoli, Luigi de Magistris vorrebbe assegnare la Medaglia
d’oro al valor civile), di spari in
luogo pubblico e resistenza a
pubblico ufficiale, Murolo, ap-
passionato di caccia e tiro al
bersaglio, finora incensurato,
dovrà rispondere di detenzione abusiva di arma e ricettazione. Si è avvalso della facoltà di
non rispondere. Domani o
martedì è previsto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip.
Intanto, dalla ricostruzione
del massacro, si apprende che,
per rispondere alla furia di Murolo e costringerlo ad arrendersi, hanno sparato anche le forze
dell’ordine appostate in cortile.
Almeno dieci i colpi esplosi, visibili i fori sul balcone e la per-
4
le vittime
e sei i feriti di
Giulio Murolo,
l’infermiere che
venerdì a
Napoli ha fatto
fuoco dal
balcone della
sua abitazione
siana. La Scientifica ha repertato bossoli di armi diverse.
Il conto però non torna. Ci
sarebbero proiettili non identificati che, secondo le testimonianze degli abitanti del quartiere, sarebbero stati esplosi
dalle case vicine. A confermare
questa circostanza, ci sarebbero i fori di due proiettili, uno
sul portone di fronte al balcone
di Murolo e l’altro su quello
della spaghetteria. «Non ci risulta» dice il capo della Squadra Mobile di Napoli, Fausto
Lamparelli.
L’intervista
Secondo i colleghi dell’ospedale Cardarelli, l’autore della
strage di Secondigliano era
«una persona schiva, chiusa,
precisa, che non aveva mai dato
problemi sul lavoro». Il più
grave dei sei feriti, il vigile urbano Vincenzo Cinque, è ancora in coma indotto, in rianimazione. La prognosi resta riservata ma i medici non disperano
di salvarlo. Le condizioni degli
altri cinque ricoverati non sono
considerate preoccupanti.
G. Ca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● Il commento
Ma dire strage napoletana
non sia uno scudo mentale
di Antonio Scolamiero
di Marco Demarco
I
NAPOLI Tutti pensavano che fos-
se lui, Giuseppe il fioraio, la vittima della furia omicida di Giulio Murolo, l’infermiere cecchino che venerdì pomeriggio aveva seminato morti e feriti a
Secondigliano. «Non sono io,
per fortuna sono vivo e posso
raccontare quell’ora tragica». La
vittima si chiamava Luigi Conte
e faceva il cuoco al Convitto Nazionale. E il fioraio quasi sente
un sopravvissuto.
Giuseppe e poi? «Il cognome
meglio non dirlo. Sapete come
vanno queste cose». Ha tre figli,
il suo negozio è alle spalle del
civico 41, quello dove abita Murolo e dal quale ha cominciato il
suo pomeriggio di ordinaria
follia. «Stavo servendo un cliente quando ho sentito alcuni colpi provenire dal palazzo». Quei
colpi erano diretti alla cognata
Concetta Uliano ed al fratello
Luigi. Li ha freddati su un terrazzino interno che divideva le
abitazioni dei due fratelli. Una
rabbia innestata, da quanto
hanno ricostruito gli investigatori, dai panni da stendere.
«Ho svoltato l’angolo — prosegue Giuseppe — ed ho visto
tante persone che correvano
verso il palazzo. Non capivo,
credevo che qualcuno si fosse
sentito male. Chiedevo spiegazioni e nessuno sapeva dirmi
nulla». E poi? «È scoppiato l’inferno. Lo abbiamo visto uscire
sul balcone armato di un fucile.
Appena ha visto la volante della
polizia è impazzito: ha cominciato a sparare con uno di quei
fucili a pompa che si vedono nei
film. Ricaricava, puntava e sparava».
Il racconto diventa tragico,
quando entra in scena il capita-
Secondigliano La polizia presidia l’area dove venerdì si è consumata la strage, quando Giulio Murolo ha cominciato a sparare dal balcone di casa sua
Il fioraio sopravvissuto
«Vedevo cadere i feriti
mentre fuggivo via»
no della polizia municipale ferito a morte mentre cercava di
mettere in salvo altre persone.
«Cercavamo tutti di metterci al
riparo — continua l’uomo —,
poi ho visto il capitano che cercava di calmarlo: “Giulio ma che
stai facendo”, gli diceva. Ma lui
non ascoltava nessuno. Sparava.
Ha colpito un’altra persona che
si è accasciata (Vincenzo Cinque, l’altro agente della municipale, ndr), il capitano è andato
verso di lui e lo ha centrato».
«Noi, eravamo in tre — racconta Giuseppe —, a quel punto
abbiamo cercato di fuggire verso la vicina caserma dei carabinieri (la sede del X reggimento
Campania). Sentivamo le botte
Tiro al bersaglio
«Il capitano tentava di
calmarlo andandogli
incontro. Lui ha mirato
e lo ha centrato»
Il sibilo dei colpi
«Alcuni carabinieri ci
hanno fatto scudo. Non
dimenticherò mai il
sibilo di quei proiettili»
(i colpi) che ronzavano dietro le
orecchie. Abbiamo saltato anche il corpo del vigile e in quel
momento un nostro amico è
stato colpito di striscio alla testa. Siamo comunque riusciti a
metterci al riparo dietro un muro. Poi sono usciti alcuni carabinieri armati che si sono messi
davanti a noi. Ci hanno coperto
la fuga ed hanno anche posizionato un mezzo blindato davanti
al balcone del “pazzo” per far
mettere al sicuro i feriti».
Cosa le resta di tutta questa
vicenda? «Il sibilo dei colpi. E
chi se li scorda più quelle botte».
Chi è
● Giuseppe,
fioraio,
ha tre figli,
e un negozio
proprio
alle spalle
del palazzo
dal quale
Giulio
Murolo
ha ucciso
quattro
persone
e ne ha
ferite sei
l Kalashnikov trovato sotto il letto
conferma il tratto «americano» della
strage di Napoli. Americano: cioè
violentemente barocco, compulsivamente
moderno. Però, un attimo: come non valutare
la variante «napoletana» del fatto?
Napoletana: cioè camorristica. È a pochi passi
da qui che hanno ripreso a girare le nuove
puntate di Gomorra la Serie. E nelle tapparelle
di casa dello stragista hanno trovato fori di
proiettili in entrata, provenienti da armi non
delle forze dell’ordine. Vuol dire che anche i
boss gli hanno sparato contro. Come è
probabile che lui abbia risposto al fuoco
alternando la follia dell’istinto distruttivo alla
sensatezza della «legittima» difesa. Ma tutto
questo dice anche più della pura apparenza,
perché aggettivando e localizzando quello che
è accaduto a Napoli lo si vuole in qualche
modo allontanare dalla propria «normalità».
Diciamo «americano», ma Anders Breivik,
l’uomo che nel 2011 uccise 77 persone vestito e
armato da Rambo, era un norvegese. E non
solo nei territori di camorra, la cronaca
insegna, se c’è uno che spara all’impazzata
può esserci un altro che prova a fermarlo.
Americano, napoletano: più che aggettivi
diventano allora scudi mentali, corazze
protettive per tenere il mostro fuori dalla
porta. La realtà è però meno rassicurante.
Mauro Maldinato è uno psichiatra napoletano
che ha appena scritto un libro su questi
argomenti: «Quando decidiamo siamo attori
consapevoli o macchine biologiche?». La tesi è
che la nostra coscienza «regna ma non
governa». Che non tutti i nostri
comportamenti sono razionalmente
spiegabili. Che a nostra vita è un continuo
combattere con veti e divieti interni che ci
aiutano a tenere a bada la violenza che è in
noi. Che c’è una psicopatologia della
normalità tutta ancora da indagare e studiare.
In sostanza, l’uomo non è affatto quello che
crediamo che sia. Pur di non farcene una
ragione cerchiamo sempre i nessi tra le cause
e gli effetti delle nostre azioni. E quando non
li troviamo, ci perdiamo.
@mdemarco55
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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20
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
CRONACHE
#
L’analisi
di Alberto Melloni
La spinta del Papa
per un sinodo
della Chiesa italiana
L’incontro con Francesco
Sarebbe la prima assemblea di vescovi nazionale
Domani inizia l’ultima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei)
prima del Convegno ecclesiale
nazionale, che si terrà a Firenze.
Ma, attorno ad essa, si torna a
parlare dell’esigenza di superare quest’ultimo strumento e di
convocare un sinodo nazionale
italiano — o, meglio, di porre
in stato sinodale la Chiesa italiana.
Di sinodi diocesani — cioè di
assemblee di vescovi di una
specifica area geografica — ce
ne sono stati molti; mai, però,
ce n’è stato uno nazionale. Le
ragioni sono molte: la diffidenza antica e istintiva del papato
verso questi incontri, che dura
dai tempi del Borromeo; la con-
La Cei
● La
Conferenza
Episcopale
Italiana (Cei)
è l’assemblea
permanente
dei vescovi
italiani
● Da domani
e fino a giovedì
si terrà in
Vaticano la 68ª
assemblea
generale
vinzione moderna che l’Italia
abbia come solo dovere quello
di lodare il Papa; il timore, cresciuto dopo il sinodo nazionale
della Chiesa tedesca di Würzburg del 1971-1975, che la libertà di un sinodo generi più polarità che comunione, più asprezza che santa pazienza. Così, dopo il Concilio Vaticano II, l’Italia
prese subito la via dei convegni:
quello di monsignor Bartoletti,
fisicamente stroncato dalle tensioni che lo precedettero; quelli
dell’era Ruini — Loreto, Palermo, Verona — che hanno celebrato, più dell’atto liturgico del
concilio nazionale, quello politico del compromesso con il
potere, impersonato allora da
Berlusconi, con corredo di
esclusioni, annessioni, ricatti,
opere, progetti e seduzioni.
Quello di Firenze sarebbe stato
un appuntamento simile, senza
l’elezione di papa Francesco?
Forse sì, come dice anche monsignor Galantino, segretario
generale della Cei. La Chiesa di
Della Costa e Milani, di La Pira e
Balducci, ora guidata da un biblista come il cardinal Betori,
avrebbe sognato con la forza
della sua testimonianza e del
suo essere stata nel Novecento
un vero chiostro dei «folli di
Dio»? Forse: ma la presenza di
Francesco ha scompaginato
l’impianto e ha portato l’asticella all’altezza del più piccolo.
Il Papa ha già messo a nudo,
con l’autorità dell’uomo di fede,
«Abu Mazen
angelo di pace»
LIGURIA
un mare di verde
Abbracci, doni e battute tra Abu Mazen e papa
Francesco ieri. Il pontefice ha chiesto
«decisioni coraggiose» per porre fine ai
conflitti di Israele e nel donare al leader
palestinese il medaglione del Pontificato lo ha
definito «un angelo di pace». © RIPRODUZIONE RISERVATA
le difficoltà e le piaghe della
Chiesa italiana. Ma nella Chiesa
per i problemi facili c’è l’autorità; per quelli difficili c’è la comunione. E le difficoltà denunciate dal Papa cercato dal Conclave «alla fine del mondo» sono grandissime.
Un Sinodo della Chiesa italiana, dunque; un cammino e uno
stato sinodale, fatto di ascolto e
di istanze intermedie. Un processo sinodale che corra il rischio di mobilitare quadri ideologicamente diversi e accomunati dalla pigrizia interiore,
rompa il quieto vivere di un cattolicesimo «federale», dove
spiritualità e potere convivono
come separati in casa. Un Sinodo che diventi punto d’incontro
dei Sinodi locali; un atto non da
interpretare come segno di più
partecipazione o «democrazia», ma di più fede.
Quella di usare lo strumento
sinodale, infatti, non è solo
scelta di governo: è prima di
tutto una grazia. È la possibilità
di «rappresentare» l’unità donata da Dio. È la presa d’atto che
esiste qualcosa «quod omnes
tangit» (che riguarda tutti); la
prova provata che il popolo cristiano non è massa periodicamente raggruppata per garantire visibilità a capi e capetti, ma
luogo teologico. È l’organo d’un
«sensus fidei» che agisce nella
storia perché talora segue, talo-
ra guida la stessa autorità. È la
convinzione che chi ha avuto
un ministero deve «esporsi» alla comunione; lo spazio e l’effetto dove si rende presente il
Cristo povero e sommo sacerdote, che insegna parole di verità e riconciliazione, prima che
menzogna e divisione ci travolgano.
Il senso della scelta
Un atto da vedere
non come un segno
di più «democrazia»
ma di più fede
Se Francesco continuerà a
spingere la Chiesa su una via sinodale, data la funzione oggettiva di esempio che ha la Chiesa
di cui il vescovo di Roma è primate, potrebbe dunque segnare una fase del papato (o almeno di questo papato): una fase
che non si limita ad aprire
ovunque delle porte perché la
misericordia sia sentita, ma che
ovunque sperimenta il farsi
della Chiesa, «una» pur nella
diversità riconciliata delle varie. In politica la si chiamerebbe «fase due». Nel cristianesimo è solo un altro passo dell’ininterrotta sequela che rende
buono lo stare insieme.
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Dati e appelli
Il rapporto degli albergatori:
primavera con meno turisti
La scommessa sul Giubileo
I numeri
● Ieri s’è svolta
a Como
la 65esima
assemblea
nazionale di
Federalberghi.
I dati presentati
preoccupano
gli operatori
Una app, mille scoperte a portata di mano
Una terra che guarda il mare, nota in tutto il mondo per la sua Riviera. E a pochi
passi dal mare c’è un’Altra Riviera: il mare verde della Liguria, il suo entroterra.
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L’ALTRA RIVIERA
● In particolare
viene messa
in evidenza la
flessione
(-1,5%) delle
presenze
di turisti negli
alberghi italiani
da marzo
ad oggi
nonostante
un + 0,8%
da gennaio
ad aprile
«Se il turista è soddisfatto dei servizi quando
ritorna a casa si trasforma in una sorta di promotore». Monsignor Andreatta, che è amministratore delegato dell’opera Roma Pellegrinaggi, ha
espresso il concetto ieri a Como, all’assemblea
generale di Federalberghi, parlando del Giubileo straordinario che avrà inizio l’8 dicembre.
Evento che, assieme a Expo, dovrebbe portare
milioni di turisti in Italia e riempire le casse degli albergatori. Casse che, per ora, stando ai dati
di Federalberghi, si sono alleggerite. Secondo il
presidente, Bernabò Bocca, «preoccupa fortemente il calo negli alberghi dell’ 1,5% da marzo
ad oggi. La clientela italiana poi è diminuita del
3,4%. Con una contrazione nel bimestre degli occupati dell’1,8%». Soluzioni? Per Bocca occorre
intervenire su tasse, burocrazia e abusivismo.
Monsignor Andreatta è d’accordo: «Per il Giubileo, Roma dovrà essere accogliente e non piena di ambulanti che fanno pagare 5 euro una
bottiglia di minerale». Secondo uno studio realizzato da Ciset/Ca’Foscari Venezia, i grande
eventi hanno un effetto moltiplicatore: per ogni
euro investito in nuove opere ci sarebbe un ritorno di 1,4 euro. Manifestazioni come «Giubileo
2000», «Genova 2004» e «Torino 2006» avrebbero fatto crescere il Pil dell’1%. Il presidente di
Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, è meno
ottimista. «Questo Giubileo è sottotono perché è
straordinario. È il terzo che gestiamo e non ci
aspettiamo milioni di persone: non ci sono mai
state in queste occasioni».
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
CRONACHE
21
#
Sede, comando e intelligence
L’Ue lancia la missione libica
di incursori non viene considerato al pari di forze sul terreno,
tuttavia il governo di Tripoli ha
fatto presente di essere contraria ad azioni clandestine. Una
soluzione ipotizzata a Bruxelles
è di intercettare i barconi che
da altri Paesi vanno verso la Libia. Oltre all’Italia, hanno già
dato la disponibilità a fornire
navi anche Gran Bretagna, Germania, Spagna e Francia, che
invece ha criticato la parte dell’Agenda Ue sull’immigrazione
che riguarda la redistribuzione
dei migranti in base a «quote»
obbligatorie per ciascun Paese.
Se il via libera alla missione
in Libia sembra in discesa, più
Domani i ministri a Bruxelles, in attesa della risoluzione dell’Onu
I punti
● Domani i
ministri degli
Esteri e della
Difesa dei
Paesi
dell’Unione
europea
esamineranno
il dossier sulla
«missione
in Libia»
● L’obiettivo
della missione,
come stabilito
dal Consiglio
europeo, è
quello di
«prendere
misure
sistematiche
per individuare,
fermare e
distruggere le
imbarcazioni
prima che
siano usate
dai trafficanti»
● Per far ciò,
come ha
precisato il
ministro degli
Esteri Paolo
Gentiloni al
Corriere, «si
pensa ad un
lavoro
dell’intelligence
per individuare
i trafficanti,
operazioni
navali di
sequestro e
confisca in
mare dei mezzi
una volta
salvati i
migranti» e
infine
«incursioni
mirate sulle
coste»
● La missione
deve essere
prima
autorizzata da
una risoluzione
dell’Onu
● L’Ue ha
anche deciso la
redistribuzione
dei rifugiati tra i
Paesi membri,
attraverso
la fissazione
di quote
DALLA NOSTRA INVIATA
BRUXELLES Un altro tassello va
ad aggiungersi all’Agenda europea sull’immigrazione: domani il Consiglio dei ministri
degli Esteri e della Difesa Ue
approverà il piano di intervento
navale contro i trafficanti di esseri umani elaborato dall’Alto
rappresentante per la Politica
estera, Federica Mogherini. È il
cosiddetto Cmc, che sta per
Crisis Management concept.
Già domani ci potrebbe essere
il via politico sulla sede, sul comandante dell’operazione —
molto probabilmente italiani
— e sull’avvio dell’attività di intelligence per l’individuazione
dei barconi.
Il quartier generale dell’operazione, che si chiamerà Eunavfor Med, dovrebbe essere Roma mentre candidato come comandante operativo è l’ammiraglio Enrico Credendino.
Obiettivo della missione navale
è il sequestro delle imbarcazioni prima che carichino i migranti e prevede anche la possibilità per le forze speciali di intervenire sulle coste libiche per
rendere inutilizzabili i mezzi
degli scafisti. Per questa parte è
necessaria una risoluzione del
Il reportage
dal nostro inviato
Francesco Alberti
VENTIMIGLIA Sul primo binario
si affaccia un grande manifesto
con i volti delle persone scomparse, «missing», volatilizzate
nel nulla per i più disparati motivi: adulti e bambini di ogni
nazionalità inseguiti dagli appelli di familiari disperati. Per
trovare invece i volti di quelli
che vorrebbero scomparire e
che spesso pagano fior di euro
per trovare un rifugio dalla violenza e dalla disperazione delle
proprie terre, basta affacciarsi
nel sottopasso che porta ai binari. Alle 8 di sera sono poco
più di una decina, siriani e nor-
Il fenomeno
Gli immigrati pagano
fino a 200 euro per
passare la frontiera
di nascosto
Le divisioni
Sull’accoglienza degli
stranieri in base
a quote adesso
anche Parigi è critica
rà al Consiglio di domani con il
ministro degli Esteri, Paolo
Gentiloni. Ieri in un’intervista
al Corriere Gentiloni ha ribadito che «non saranno operazioni di bombardamento da aerei
o da navi in mare dei barconi e
non sarà un intervento di occupazione con forze militari sul
terreno». Tuttavia è previsto un
grande lavoro di intelligence in
collaborazione tra i vari Stati
Consiglio di sicurezza dell’Onu, attesa nelle prossime
settimane per permettere il via
libera ufficiale della missione
al vertice europeo dei capi di
Stato e di governo di fine giugno. Comunque non è previsto
alcun intervento militare in Libia. Lo ha spiegato più volte Lady Pesc, Federica Mogherini,
così come la ministra della Difesa Roberta Pinotti, che siede-
Flusso continuo
Un migrante con
il figlio in braccio
viene aiutato
dopo lo sbarco
a Messina. Il
profugo fa parte
del gruppo di 405
salvati ieri
dal mercantile
Phoenix (Reuters/
Parrinello)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I francesi: «Blindare il confine con l’Italia»
Autorità preoccupate dai nuovi arrivi: 944 già respinti a Ventimiglia in 5 giorni
sta muovendo, ce ne siamo accorti, ma non ci sono effetti
sulla vita della mia comunità,
l’allerta comunque è alta e l’avvicinarsi dell’estate non incoraggia grandi illusioni».
Basta però scavalcare il confine e i toni, anche se frenati da
una diplomatica cautela, assumono tonalità diverse. Solo negli ultimi 5 giorni, alla frontiera, sono stati fermati 944 clandestini diretti verso la regione
di Nizza. Il prefetto, Adolphe
Colrat, misura le parole: «Il
flusso sta crescendo. È soprattutto gente che viene dal Corno
pedusa? «Non siamo per fortuna all’inferno del marzo 2011, la
situazione è ancora sotto controllo, ma i segnali non sono
incoraggianti» dicono al commissariato, quasi rabbrividendo al ricordo di quando la Francia chiuse le frontiere e questo
paesone di 25 mila anime tagliato in due dal torrente Roia e
contornato da spiagge una diversa dall’altra si riscoprì letteralmente assediato. L’allora
sindaco Gaetano Scullino, centrodestra, vide i sorci verdi.
L’attuale, il pd Enrico Ioculano,
incrocia le dita: «Qualcosa si
Il confronto
Le domande di asilo politico
suddivise tra i principali paesi della Ue
Dati 2014
0
50
100
150
Svezia
81.075
ITALIA
64.635
Francia
62.740
G. Bretagna
31.745
Austria
28.035
Olanda
26.220
Belgio
22.770
TOTALE RICHIESTE
IN TUTTA LA UE
Fonte Eurostat
200
202.685
Germania
dafricani in attesa del primo
treno in direzione Mentone,
Francia, terra di passaggio verso i Paesi del Nord Europa. «Ma
appena viene buio diventano
50, 100, anche di più: arrivano
con i treni da Genova e da Milano, in gruppi che sembrano organizzati: salgono sul primo
treno della mattina, quello delle 5.18, verso il confine…» raccontano gli agenti della Polfer.
Alcuni ce la fanno. Altri no. Respinti alle frontiere. Perché in
Francia la questione si sta facendo calda, il governo sta
stringendo le maglie sotto la
spinta di un’opinione pubblica
spaventata dalle notizie che arrivano dalla Sicilia, da quel cimitero chiamato Mediterraneo
(secondo un sondaggio di Le
Figaro, il 92% dei francesi vorrebbe reintrodurre controlli alla frontiera).
Ci risiamo? Ventimiglia, porta d’Europa per folle di disperati? Una piccola, seconda Lam-
per individuare i trafficanti e
procedere alle incursioni mirate sulle coste. Per questo «è essenziale avere una risoluzione
Onu: lo richiedono anche solo
il sequestro e la confisca al largo o l’eliminazione a riva dei
mezzi».
C’è poi l’aspetto delicato del
via libera della Libia, perché
non c’è un solo governo. Fonti
militari spiegano che l’impiego
complesso è il futuro della proposta della Commissione sull’accoglienza dei migranti. Già
nei giorni scorsi era emersa la
contrarietà dei Paesi dell’Est.
Tenuto conto che Regno Unito,
Irlanda e Danimarca sono
esclusi dagli obblighi comunitari in questo settore, ora il no
alle «quote» della posizione
francese incrina l’asse dei Paesi
che hanno sostenuto la nuova
linea della Commissione e che
sono i più esposti agli sbarchi:
Italia, Spagna, Grecia, Malta e
appunto Francia. Fondamentale sarà il Consiglio degli Affari
interni del 15 e 16 giugno.
Francesca Basso
[email protected]
626.710
(+45% rispetto al 2013)
d’Arco
Nel 2011
Parigi
sospese il
trattato di
Schengen
creando
il caos
d’Africa, per ora non ci sono
stati problemi d’ordine pubblico».
Nessuna misura speciale,
tengono a sottolineare le autorità nizzarde. Chi non è in regola viene rispedito a Ventimiglia.
La si potrebbe definire una sorta di ordinaria amministrazione particolarmente scrupolosa.
Non c’è bisogno di comunicati
stampa per rendersene conto:
alla frontiera, sui valichi che la
circondano, a Mentone e al casello autostradale di La Turbie
la presenza della gendarmeria
è aumentata. Assieme a quella,
inquietante, dei passeurs (54
fermati da gennaio), che in auto o a piedi, per tariffe che vanno dai 50 ai 200 euro, guidano i
disperati verso la terra promessa. La rete si sta stringendo.
Ogni sera, dagli uffici delle ferrovie francesi (Sncf) a Ventimiglia, viene diramato ai colleghi
d’Oltralpe un bollettino sul numero dei disperati in attesa di
un treno.
Schengen tiene, certo, ma il
ponte levatoio comincia a salire. E oggi, a scaldare gli animi,
arriva il leghista Salvini.
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TRIBUNALE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
TRIBUNALE DI TERAMO
SEZIONE FALLIMENTARE
FALL. A.C.M.S. S.P.A. IN LIQUIDAZIONE (N. 17/12)
G.D. DOTT. MARCO PUGLIESE
CURATORE Avv. PROF. MICHELE SANDULLI
INVITO A PRESENTARE OFFERTE IRREVOCABILI D’ACQUISTO
SEZIONE FALLIMENTARE
FALLIMENTO Nr. 67/2013 - P.A.T. Società
Consortile Agricola a Responsabilità Limitata.
Vendita senza incanto di beni immobili e mobili
in data 09/06/2015 ore 09:30
Curatore Fallimentare: Dott. Sergio Saccomandi
LOTTO UNICO:
Complesso aziendale “Azienda Casertana Mobilità e Servizi S.p.A. - in sigla ACMS SpA - in liquidazione”.
Si precisa che nel complesso aziendale non sono compresi rapporti di lavoro o di collaborazione.
Per una precisa descrizione del complesso aziendale e per l’esatta individuazione e descrizione dei singoli
beni che compongono l’azienda di titolarità della Curatela si rinvia alla relazione ipocatastale redatta dal
notaio Rosa Lezza Oliviero ed anche alle perizie di stima redatte dai tecnici nominati dalla procedura.
Si rappresenta, altresì, che taluni automezzi, di proprietà della fallita società, risultano acquisiti grazie all’erogazione di contributi pubblici e, per detti beni sulla carta di circolazione è annotata la seguente dicitura:
“l’autobus (...) alla presente carta di circolazione non potrà essere adibito a servizi diversi da quelli previsti
dalla concessione, né potrà essere alienato senza la preventiva autorizzazione della G.R.”. Per l’esatta individuazione degli stessi si rinvia all’elenco allegato all’avviso integrale.
Copia dell’avviso integrale in uno con i documenti allegati è liberamente visionabile presso la Cancelleria
fallimentare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La pubblicazione dell’avviso integrale e degli allegati
è visionabile sul sito: www.astegiudiziarie.it. (Cod. A303862)
CONDIZIONI DI VENDITA
- La prima vendita senza incanto avrà luogo il giorno 7 luglio 2015, alle ore 10.00, presso il Tribunale di
Santa Maria Capua Vetere, sezione fallimentare, innanzi al Giudice Delegato, dott. Marco Pugliese con
l’esame delle offerte pervenute presso la Cancelleria dei Giudice Delegato entro il giorno 2 luglio 2015,
alle ore 12.00, in busta chiusa, recanti all’esterno la sola dicitura “offerta per la prima vendita del
7 luglio 2015”.
- In caso di mancata presentazione di offerte per la prima vendita, ovvero nel caso in cui dette offerte fossero dichiarate inefficaci, ovvero qualora per qualunque motivo la prima vendita non dovesse avere luogo,
avrà luogo un’ulteriore vendita senza incanto il giorno 21 luglio 2015, alle ore 10.00. stesso luogo con
l’esame delle offerte pervenute presso la Cancelleria del Giudice Delegato entro il giorno 16 luglio 2015
alle ore 12.00. in busta chiusa recanti all’esterno la sola dicitura “offerta per la seconda vendita del 21
luglio 2015”.
- Il prezzo base è fissato in euro 4.345.000,00 (quattromilionitrecentoquarantacinquemila/00 euro) per la
prima vendita e al prezzo di euro 3.476.000,00 (tremilioniquattrocentosettantaseimila/00 euro) per la
seconda vendita, oltre, (in entrambi i casi) le imposte previste per legge, le spese di trasferimento e le
spese di cancellazione delle formalità pregiudizievoli iscritte su i beni facenti parte del complesso aziendale, tutte a carico dell’acquirente.
- Nella busta dovranno essere contenuti uno o più assegni circolari intestati al “Fallimento A.C.M.S.
S.p.A. in liquidazione (n.17/12)” per una somma complessiva pari al 15% del prezzo offerto, di cui il
10% a titolo di cauzione (che sarà trattenuta in caso di mancato perfezionamento della vendita per causa
imputabile all’offerente) e il 5% come acconto sulle spese di trasferimento e notarili, salvo eventuale
conguaglio.
- La presenza alla gara degli offerenti è indispensabile, pena l’inefficacia dell’offerta.
- L’aggiudicazione provvisoria avrà luogo in favore di colui che avrà formulato l’offerta più alta. In caso di
presentazione di una sola offerta pari - almeno - al prezzo base d’asta, l’offerente sarà dichiarato aggiudicatario provvisorio.
- Ai sensi dell’art 107 l.fall. si precisa che il Curatore potrà sospendere la vendita qualora successivamente
all’aggiudicazione provvisoria pervenga offerta irrevocabile di acquisto migliorativa per un importo non
inferiore al dieci per cento (10%) del prezzo offerto, cauzionata come sopra.
- Per ogni altra informazione, per la richiesta della documentazione sopra citata e per poter visionare il
complesso aziendale rivolgersi allo studio del Curatore, Avv. Prof. Michele Sandulli in Napoli, alla Via Depretis, 51 tel. 0812471133 fax. 0812452102 e-mail: [email protected]
- Il presente estratto non sostituisce il testo integrale dell’avviso di vendita.
Beni siti in BELLANTE (TE) - Via Nazionale:
LOTTO N.2 - attrezzatura ufficio - Prezzo base
d’asta: Euro 6.000,00 - Rilancio minimo Euro
250,00; LOTTO N.3 - Chiosco in legno e attrezzature per somministrazione alimenti - Prezzo base
d’asta: Euro 10.000,00 - Rilancio minimo Euro
500,00; LOTTO N.4 - Attrezzature per essiccazione
prodotti - Prezzo base d’asta: Euro 14.000,00 Rilancio minimo Euro 500,00; LOTTO N.5 - Attrezzatura - Prezzo base d’asta: Euro 3.000,00 - Rilancio minimo Euro 250,00; LOTTO N.6 Attrezzatura per la lavorazione carni - Prezzo base
d’asta: Euro 16.000,00 - Rilancio minimo Euro
500,00; LOTTO N.7 - Camion IVECO anno 2001,
Furgone FIAT DUCATO anno 1996,Furgone RENAULT MASTER, anno 2006; Sollevatore TELESCOPICO - Prezzo base d’asta: Euro 10.000,00 Rilancio minimo Euro 500,00; LOTTO N.8 - Attrezzature produzione gelati - Prezzo base d’asta:
Euro 8.000,00 - Rilancio minimo Euro 250,00;
LOTTO N.9 - Attrezzature e cisterne latte - Prezzo
base d’asta: Euro 4.000,00 - Rilancio minimo
Euro 250,00; LOTTO N.10 - Piena proprietà su fabbricato commerciale costituito da p. seminterrato
di mq 162,75; p. terra con locale commerciale di
mq 213,75 e locale commerciale abusivo; p. 1°
con locali uffici di mq 136,73, terrazza coperta di
mq 75,80; area esterna di mq 157,50 e spazi di
manovra di mq 344,50. - Prezzo base d’asta: Euro
374.410,00 - Rilancio minimo Euro 2.500,00;
LOTTO N.11 - Piena proprietà su magazzino di 2
livelli di mq 77 - Prezzo base d’asta: Euro
23.100,00 - Rilancio minimo Euro 1.000,00. Condizioni di vendita: Le offerte di acquisto dovranno
essere presentate presso la Cancelleria fallimentare del Tribunale di Teramo, Via Cesare Beccaria,
1, Tel. 0861.326304 entro le ore 13:00 del
giorno 08/06/2015; deposito cauzionale del 10%
da effettuarsi a mezzo bonifico bancario, sul
conto corrente intestato alla procedura. Ulteriori
informazioni presso il curatore fallimentare: Dott.
Sergio Saccomandi tel. 0861/246424 - Cell.
348/6700939, Consulente Tecnico: Dott. Gabriele
Di Natale, Cell. 338/3948580. Bando e condizioni
di vendita in formato integrale e relazione di stima
sono consultabili alla Home Page del sito web
www.fallimentieaste.it.
22
#
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
CRONACHE
23
#
● Il caso
Il colosso Samsung
a gestione familiare
Il padre lascia al figlio
di Massimo Sideri
Piano gigante
Tom Hanks
(al centro
della foto) e
Robert Loggia
ballano
sul pianoforte
gigante
di Fao Schwarz
in una scena
di «Big»,
film del 1988
diretto
da Penny
Marshall
Addio regno dei giochi
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK All’ingresso una cascata di animali di peluche. Pupazzi enormi come l’elefante a
grandezza naturale da 15 mila
dollari. Più «conveniente» la
giraffa da diecimila, ma poi chi
ce l’aveva una casa coi soffitti
alti 4 metri? Al piano di sopra le
automobiline per figli dei miliardari americani e degli sceicchi ancora gonfi di «petrodollari» che costavano più di un
coupé vero: 50 mila dollari per
una Ferrari simil-Formula Uno
con sedile in pelle, motore elettrico e impianto stereo per riprodurre il rumore di un dodici
cilindri. Velocità massima 25
chilometri orari. I bimbi e i loro
genitori entravano quasi intimoriti in questo paese dei balocchi agli steroidi. Sorpresi,
ammirati, qualcuno indignato.
Poi compravano un pupazzo da
venti dollari o un gelato coperto di caramelle multicolori e se
ne andavano. Dopo aver strimpellato un po’ coi piedi sul
grande pianoforte srotolato sul
pavimento, come Tom Hanks
in Big, uno dei film che hanno
fatto conoscere questa fiera dei
sogni in tutto il mondo.
Storie destinate ad essere sepolte nella memoria: Fao
Schwarz, che da 135 anni a New
York è sinonimo di giocattolo,
il 15 luglio chiuderà i battenti.
Non un fulmine a ciel sereno: il
grande negozio affacciato sulla
Quinta Strada, all’angolo di
Central Park e di fronte all’Hotel Plaza, è stato in bilico per
anni. Prima il crollo del turismo dopo gli attentati del 2001
alle Torri gemelle, poi la concorrenza spietata dei colossi
del «discount». Con la catena
Dopo 135 anni chiude a New York Fao Schwarz
paradiso per bambini sulla Quinta Strada
Riaprirà (non si sa dove) tra almeno un anno
più grossa, Toys «R» Us, che alla fine l’ha acquistato nel 2009
dopo che Fao Schwarz era andato in bancarotta ed è stato ristrutturato più di una volta:
una chiusura nel 2003, un’altra
nel 2007. Col negozio riaperto a
furore di popolo alla vigilia di
Natale.
Il crollo di Wall Street del
2008 e la Grande recessione
americana non uccisero Fao,
ma fecero sparire da questo gi-
Realtà e finzione
Sotto l’ingresso
di Fao Schwarz
sulla Quinta
Strada. In basso
la scena finale
del film «La dea
dell’amore»
di Woody Allen
(1995)
ambientata
nel negozio
di giochi
gantesco negozio — oltre seimila metri quadri su tre piani
— le forme più pacchiane di
ostentazione di giochi per i super-ricchi. Anno dopo anno il
business del divertimento si è
spostato più a Sud, a Times
Square, dove la città dei balocchi tracima sui marciapiedi: il
quartier generale di Toys «R»
Us con, all’interno, giostre, plastici Lego giganti, addirittura
una ruota panoramica «indoor», dinosauri animati e, fuori,
la piazza-luna park dei tabelloni luminosi abbacinanti e dei
mille imbonitori.
Per Fao, comunque, questo
sembrava il momento giusto
per tornare a puntare sui giocattoli di superlusso visto che
la 57ª strada, un isolato a Sud
del negozio, si sta riempiendo
di grattacieli dagli appartamenti costosissimi popolati
soprattutto da miliardari cinesi, da arabi danarosi, oligarchi
russi, imprenditori indiani e
brasiliani.
Invece proprio l’arrivo dei
super-ricchi ha accelerato la fine del negozio col quale dal
1880 Frederick August Otto
Schwarz ha fatto battere all’impazzata il cuore dei bambini e
che dal 1986 è sulla Fifth Avenue. A decidere è stato il mercato immobiliare: a New York è
impazzito e in questa zona l’af-
flusso di miliardari e oligarchi
ha fatto impennare in misura
impressionante anche gli affitti
dei negozi. Non ci sono cifre
ufficiali, ma pare che Fao paghi
circa 20 milioni di dollari l’anno di pigione. Sembrano tanti,
ma Boston Properties, proprietaria dell’edificio, ha calcolato
che oggi incassa non più di
3.000 dollari al metro quadro
mentre ristrutturando i locali a
livello stradale e facendo nuovi
negozi più piccoli, potrebbe affittarli a 20 mila dollari al metro. Così lo «storico» Fao ha
avuto il benservito. Toys «R» Us
gli cercherà una nuova sede,
forse vicino a Times Square,
ma ci vorrà almeno un anno e
non sarà più la stessa cosa.
Del resto, liberatosi dai vecchi eccessi, anche sulla Quinta
Strada Fao da tempo aveva perso un po’ del suo fascino, del
suo calore. E, quando Steve
Jobs scelse la piazza lì davanti
per il suo «flagship store», il
vecchio negozio delle meraviglie si trovò ridotto a fare da
sfondo al cubo di cristallo della
Apple. Le folle che un tempo
facevano la fila per sognare e
tornare bambini, ora preferiscono scendere le scale a spirale dell’emporio dei nuovi balocchi digitali.
Massimo Gaggi
Le tappe
● Fao Schwarz
è il negozio
di giocattoli
più antico
nella storia
degli Stati
Uniti
● È stato
fondato nel
1862, con
il nome
di Toy Bazaar,
dai fratelli
Schwarz,
emigrati
dalla Germania
nel 1856.
Prende il nome
di Fao Schwarz
nel 1880
● Nella sede
dove si trova
adesso sulla
Fifth Avenue
si era trasferito
nel 1986
● All’interno
del negozio
sono stati girati
diversi film, da
Big con Tom
Hanks a Baby
Boom con
Diane Keaton
a La dea
dell’amore di
Woody Allen
❞
Il lavoro
di Garanzia
Giovani
non ha
funzionato
Serve più
coraggio
Giuliano
Amato
Da Boldrini a Violante
Da Oscar Farinetti,
a Laura Boldrini
e Luciano Violante.
Gli sguardi sul futuro
suggerisce scarsa passione e
poca fiducia verso istituzioni e
politica; dall’altro mette in evidenza una potenziale virtù, dei
millennials: «S-passionati vuol
dire disinteressati — scrive
Gianna Fregonara nell’introduzione — ma può significare anche non faziosi» perché «non
partigiani». Riuscire a mantenere una distanza potrebbe rivelarsi una caratteristica positiva. «Spassionati» può alludere
persino a «un atteggiamento di
giustizia ed equità».
Giuliano Amato, che apre la
serie di interviste, sottolinea
come i giovani siano più euro-
Lee Jae-yong
Lee Kun-hee
Samsung coincida con i Lee
basta una storia entrata
nella leggenda: un giorno
del ’93 Lee Kun-hee disse ai
suoi manager: «Cambiate
tutto, tranne le vostre mogli
e i vostri figli». La società
era già una conglomerata
ma i prodotti elettronici
del gruppo erano
rappresentati da televisori
low cost senza personalità
relegati negli angoli più
polverosi dei negozi. Oggi
Samsung (che significa Tre
stelle), nonostante i
segnali d’allarme sul
comparto degli
smartphone, fattura 327
miliardi di dollari, molto
più del Pil della Grecia, per
intendersi. La famiglia è
così importante che in
Corea del Sud ha accolto il
presidente cinese Xi
Jinping. Ora Lee Jae-yong è
diventato presidente della
fondazione culturale e di
Samsung Life Public
Welfare Foundation, una
società chiave nel
complicato sistema di
controllo proprietario di
Samsung. Nella sostanza
sono gli azionisti e i grandi
capi, con un pizzico di
alone religioso intorno.
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Il volume
Interviste sui cittadini di domani nel libro di Gianna Fregonara
interviste ad alcuni politici italiani, imprenditori e studiosi
protagonisti del tempo che
stiamo vivendo, per parlare dei
Nuovi cittadini della democrazia che verrà (pubblicato da
University Press Italiane, pagine 128, euro 10).
«Spassionato» da un lato
uella che noi
chiamiamo Samsung,
in Corea del Sud è
chiamata famiglia Lee:
dalla prima generazione
dello scomparso Lee
Byung-chul che fondò la
società nel ‘38 per produrre
spaghetti di riso, alla
seconda del 73enne Lee
Kun-hee, semicosciente in
ospedale dopo l’infarto che
lo ha colpito l’anno scorso,
fino alla terza, quella del
46enne Lee Jay-yong che sta
completando un lungo
rituale di passaggio per
prendere il testimone
aziendale. In meno di un
secolo da ricchi proprietari
terrieri a 43esima famiglia
più potente al mondo. Per
comprendere quanto
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L’Italia dei ragazzi «spassionati»
Mancanza di fiducia (o di partigianeria?)
La serie di aggettivi che i giovani italiani di oggi si sono visti
assegnare è una galleria degli
orrori. Sono stati chiamati
bamboccioni perché restano
troppo a casa; choosy, cioè
schizzinosi, perché rifiuterebbero lavori umili; sfigati, anche, perché si laureano tardi;
sdraiati, perché inchiodati sul
divano. Ora, finalmente, c’è
un’etichetta che non giudica,
ma descrive, con una flessibilità semantica che permette una
maggiore autodeterminazione.
«Spassionati» è l’efficace aggettivo con cui Gianna Fregonara ha titolato un volume di
Q
pei delle istituzioni; boccia il
lavoro di Garanzia Giovani, che
avrebbe dovuto creare nuove
opportunità occupazionali,
«ma non ha funzionato». Serve, conclude, più «coraggio». Il
modello resta l’America.
Le parole su cui puntano Vittorino Andreoli e Laura Boldrini, invece, sono «fragilità» e
«solidarietà». Se la seconda è
una grande palestra di partecipazione, la prima non indica
un difetto, sostiene Andreoli,
ma una risorsa: non è una debolezza, bensì la capacità di
percepire la propria presenza
nel mondo e riconoscere il pro-
● Si intitola
«Nuovi cittadini
della
democrazia
che verrà»
il libro della
giornalista del
Corriere della
Sera Gianna
Fregonara
pubblicato da
University
Press Italiane
(pp. 128,
euro 10)
prio bisogno degli altri. Per Paola Severino il problema è la
furbizia, da contrastare già negli anni dell’asilo; se Oscar Farinetti è pessimista («la maionese è impazzita»), Nadia Urbinati invita a non fidarsi delle scorciatoie (Internet).
Luciano Violante fa una lezione sul rapporto tra diritti e
doveri. Miope è una politica incapace di guardare oltre i nostri confini, ricorda Emma Bonino parlando del Mediterraneo. La centralità della tecnologia è ben rappresentata dalla
riflessione di Domenico De
Masi, convinto che il futuro dei
giovani dipenda più dalle
stampanti in 3D che non dal
Jobs Act. Beppe Severgnini è
convinto che i giovani di oggi e
quelli che hanno vissuto la caduta del Muro di Berlino «si somiglino, anche se non lo sanno».
Luca Mastrantonio
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
24
●
Trasformismo Dietro i segnali di declino di Destra e Sinistra
c’è una società che pare aver perduto la voglia di futuro e il gusto
di contese forti sulle cose vere. La nostra vita e il nostro discorso
pubblico mancano di passione: così l’unico collante è il potere
ANALISI
& COMMENTI
SEGUE DALLA PRIMA
● Il corsivo del giorno
S
di Goffredo Buccini
LA DESOLANTE
COMMEDIA
DEI POLITICI
IN SVENDITA
icché la rappresentanza parlamentare rimase
perlopiù identificata, nella sostanza, in una vasta palude filogovernativa.
Fu solo con la comparsa nell’aula di Montecitorio, all’inizio del Novecento, dei socialisti prima, poi dei cattolici, dei fascisti e dei comunisti,
e dei loro rispettivi partiti, che le cose cambiarono. Fu solo allora che nel Parlamento come nel
Paese si stabilirono vasti schieramenti con discrimini veri e contrapposizioni non aggirabili;
per tutto il XX secolo c’è stato posto, così, solo
per le grandi ideologie, per le alternative drammatiche, per i grandi partiti organizzati. Ma è
proprio tutto ciò — cui si doveva storicamente
la fine del monopartitismo virtuale e del trasformismo, propri della precedente tradizione italiana — che è scomparso tra il 1992 e il 1994 sotto i colpi di Mani pulite.
Ancora nel ventennio successivo è più o meno sopravvissuta una forma spuria di contrapposizione Destra-Sinistra grazie all’arrivo sulla
scena di Berlusconi: grazie cioè all’accanimento
del padrone di Mediaset nell’agitare il fantasma
dell’anticomunismo, e alla risposta dei suoi avversari con il controfantasma dell’antifascismo.
Finalmente però, con lo spappolamento di Forza Italia, il Novecento italiano è terminato, e di
conseguenza ha potuto scomparire anche quanto restava di ciò che un tempo si chiamava comunismo.
L’Italia post novecentesca si ritrova così oggi
riconsegnata alla sua più antica peculiarità. Ritorna in un certo senso alle origini post risorgimentali e incontra di nuovo il trasformismo.
Sconfitta nel sangue l’illusione fascista, tramontate le grandi ideologie d’impianto transnazionale le cui divisioni erano servite in pas-
R
icoprire una
funzione pubblica
— con onore e
disciplina — va
considerato un privilegio:
l’unico vero cui un eletto
debba aspirare. E i cittadini
hanno giustamente le
scatole piene di una Casta
(copyright Rizzo-Stella) da
decenni dedita a collezionare
privilegi ben più materiali.
Tuttavia faceva
impressione, l’altra sera su
Sky, quella specie di
svendita della politica nella
quale hanno gareggiato
Michele Emiliano, Francesco
Schittulli e Antonella
Laricchia, tre dei quattro
candidati in lizza per la
carica di presidente della
Regione Puglia (Adriana Poli
Bortone aveva dato forfait).
Il batterio Xylella o il
gasdotto Tap sono subito
apparsi bazzecole rispetto
alla domandona formulata
dal luciferino conduttore:
«Ogni consigliere pugliese
prende diecimila euro:
troppi? E voi, se eletti,
quando guadagnereste?». Se
la giovane Laricchia, da
grillina, in fondo ha solo
dovuto interpretare se
stessa, garantendo
dimezzamenti e rinunce da
vangelo pentastellato, i suoi
due rivali si sono scatenati
nella rincorsa. Il pd
Emiliano, bollando le cifre in
questione come
«inaccettabili», ha
promesso «l’eliminazione
dei compensi», concedendo
(temerario) «un indennizzo
a chi deve smettere di fare il
proprio lavoro, fino alla
somma che prendeva prima
di entrare in politica».
L’oncologo fittiano
Schittulli, col tono di chi
rilancia a un’asta, ha
proclamato: «Io rinunzio
alla mia indennità di
presidente di Regione, alla
liquidazione e al vitalizio!
Lavorerò gratis! I diecimila
euro? Troppi, basta la metà!
Ma lavorando a tempo
pieno: se no, stessero a
casa».
Coraggio, signori, non
siate tirchi: chi offre di più?
Chi molla agli elettori
indignati anche la moto del
figlio o la coperta della
nonna? Possibile che in
Italia persino le migliori
intenzioni tracimino in
commedia? Al primo che
avrà la dignità di dire che
non tutti i soldi della politica
finiscono per forza in crusca,
regaliamo due tappeti e un
cammello.
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La delusione
La Seconda Repubblica
ci ha ricondotto all’Italia
dello Statuto, con un governo
di fatto privo di alternative
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sato a modellare le nostre divisioni, il sistema
politico italiano si trova oggi costretto a utilizzare i materiali ideologici autoctoni, a derivare il
suo discorso unicamente dal Paese reale, dalle
risorse intellettuali e morali che esso riesce a
mettere in campo. Che però non sembrano gran
cosa.
Se oggi ci riesce così difficile dare contenuti
effettivi a questa o a quella piattaforma di partito, dividerci tra Destra e Sinistra, non è perché
nella realtà manchino i contrasti d’interesse e le
divisioni. È innanzi tutto perché la società italiana sembra avere perduto la capacità di pensare realmente se stessa, a cominciare dalle ragioni di fondo della crisi del Paese. Sembra non
avere più la fantasia e l’audacia di immaginare
vie e strumenti nuovi, nuovi compiti e nuovi
doveri. Ed è come se l’assenza di queste cose si
porti con sé anche un’assenza d’interesse e di
voglia di futuro, anche il desiderio e il gusto
delle contese forti sulle cose vere: che è per l’appunto ciò che genera i partiti. In questo modo
al posto delle lotte abbiamo le risse, al posto
delle discussioni le polemiche, al posto dei
giornali e dei libri i talk show popolati di «ospiti» capaci solo di ripetere slogan a cui si sospetta che essi siano i primi a non credere. La nostra
vita e il nostro discorso pubblici mancano di
profondità e di passione. Appaiono sempre più
poveri, ripetitivi, privi di orizzonti e di progetti.
Come possono nascere dei veri partiti in queste
condizioni?
Esiste poi un altro insieme di ragioni che
spiegano il ritorno alla convergenza generale
verso il centro e del trasformismo. Una società
CHIARA DATTOLA
#
LE RADICI DELLA CRISI
DEI PARTITI ITALIANI
di Ernesto Galli della Loggia
che è tornata ad essere fragile — oggi per giunta
con pochi giovani e molti anziani —, una società dalle risorse di nuovo tendenzialmente scarse, è spinta naturalmente a stringersi intorno al
potere, a cercarne la protezione, così come ha
fatto per secoli. È spinta naturalmente a credere
solo nel potere, e prima di ogni altro nel potere
politico: tanto più quando questo, come accade
oggi, assume un aspetto marcatamente personale che lo rende più visibile e temibile, e perciò
più forte. È spinta a credere, del resto, non solo
nel potere di chi ha in mano la cosa pubblica.
Anche il potere malavitoso, ad esempio, appare
oggi ben più forte di venti anni fa, se è vero come è vero che ci si mette sotto la sua tutela non
più soltanto nelle tradizionali zone del Mezzogiorno ma anche in Emilia, anche in Lombardia.
Mentre dal canto suo pure il familismo, la protezione familiare, appaiono più forti che mai.
Chi l’avrebbe detto agli albori della Seconda
Repubblica che alla fine essa ci avrebbe ricondotto all’Italia dello Statuto: senza partiti e con
un governo di fatto privo di alternative.
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LE CONSEGUENZE DI UNA DECISIONE
PERCHÉ L’EUROPA DEVE DIRE AD AL-SISI
CHE MORSI NON VA GIUSTIZIATO
di Franco Venturini
SEGUE DALLA PRIMA
I
suoi contrasti con una
magistratura rimasta fedele all’ancien régime
paralizzarono il Paese
quanto quelli con la burocrazia conservatrice, le richieste dei ragazzi di piazza
Tahrir cominciarono ad essere tradite, il rais dimenticò di
essere uscito dalle urne e provò ad assumere poteri illimitati. Inevitabilmente le piazze
della protesta tornarono a
riempirsi come avevano fatto
contro Mubarak, e i militari
guidati da Al-Sisi ne approfit-
tarono per prendere il potere
nel luglio del 2013 e per offrire
all’Occidente, dopo un iniziale bagno di sangue, il dono
supremo di un Egitto stabile. I
processi contro i Fratelli, dichiarati tutti terroristi, cominciarono quasi subito. «Io
non c’entro, la nostra magistratura è indipendente», assicurò Al-Sisi nell’intervista
concessa al Corriere della Sera nello scorso novembre. Ma
anche Putin dice che i suoi
magistrati sono sovrani. E soprattutto il generale-presidente dovrebbe capire che le
sue maniere forti stanno versando olio sul fuoco della lotta inter-islamica (anzi, in questo caso inter-sunnita) che si
svolge all’interno e all’esterno
dell’Egitto.
All’interno i Fratelli musulmani, quando non vengono
arrestati e condannati, scelgono la resistenza passiva e talvolta la clandestinità come ai
tempi di Mubarak. Una parte
di loro è probabilmente coinvolta nella guerriglia del Sinai,
dove sono state individuate
Stabilità
Il pugno di ferro
inasprisce la lotta
inter-islamica, contro
la stabilità auspicata
dall’Occidente
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
CONTI PUBBLICI E INIZIATIVE PRIVATE
I CITTADINI CHE RINUNCIANO
AI RIMBORSI SULLE PENSIONI
(MA LO STATO È PRONTO?)
di Salvatore Bragantini
La proposta L’idea di un
lettore, Luciano Bortolus,
di rendere gli arretrati ha
raccolto consensi. Gli
introiti andrebbero fatti
affluire a un fondo per
ridurre il debito pubblico
e non dovrebbero frenare
i tagli agli sprechi
I
l tema delle pensioni è gravido di conseguenze sulla vita delle persone; che talvolta
pesi più la psicologia dell’economia, non
muta la sostanza. La sentenza della Corte
costituzionale, «bocciando» il blocco delle
pensioni oltre il triplo del minimo, ha spaccato i
conti dello Stato e la Corte stessa; l’impatto degli
arretrati, fra 4 e 20 miliardi, spiega forse il pareggio (6 a 6) tra i giudici, sbloccato solo dal voto del
presidente.
Il governo valuta diverse opzioni per un decreto legge: dalla restituzione, calante oltre certi
importi, alla dilazione dei pagamenti, per attutire l’impatto sui conti (come li vede la lente, spesso distorcente, delle norme Ue). Qui il governo,
c’è da scommettere, abdicherà al decisionismo,
dando spazi di proposta, e corresponsabilità, al
Parlamento.
Al di là delle molte obiezioni politico-costituzionali, ve ne sono, altrettanto valide, di tipo
economico. Maurizio Ferrera, sul Corriere del 14
maggio, espone in particolare le conseguenze
negative della sentenza per i giovani (iniquità
«verticale»), mentre Massimo Bordignon e
Francesco Daveri (Lavoce.info) rilevano come la
Corte tratti diversamente situazioni simili (iniquità «orizzontale»); anche perché le pensioni
possono essere pagate in base alle ultime retribuzioni (sistema retributivo, più «generoso»), o
ai contributi pagati in tutta la vita lavorativa (sistema contributivo, più «rigoroso»). Oggi è ancora consentito a molti di godere di trattamenti
misti retributivo/contributivo. Giuliano Cazzola
e Maurizio Sacconi (Corriere, 9 maggio), diffidano dal risolvere il problema applicando il contributivo a tutti. Non entriamo nel merito di tale
spinoso tema, ma sarebbe arduo sciogliere, insieme, il nodo creato dalla decisione della Corte
e il rebus contributivo/retributivo. Ciò senza
contare che già il ricalcolo del contributivo è irto
di ostacoli.
Veniamo agli aspetti psicologici. Per molti cittadini, questa inaspettata «plusvalenza» sarà
una piccola manna che tapperà buchi di bilancio
anche presenze dell’Isis e dove
ieri tre giudici sono stati uccisi «da elementi armati sconosciuti». Questo stato di cose
non aiuta la stabilità auspicata
dall’Occidente, e fa contenta
soltanto la Russia che da un
anno conclude ottimi affari
con l’Egitto nel settore degli
armamenti (al punto da costringere gli Usa a ridurre il loro embargo per non essere
scavalcati da Mosca) .
Ma c’è dell’altro, e qui entra
in gioco quella che è la priorità assoluta della politica estera italiana: la Libia. Colpire in
maniera tanto spettacolare i
Fratelli musulmani significa
per Al-Sisi radicalizzare l’osti-
La Cirenaica
La sentenza conferma
che l’Egitto darebbe
l’ok a una spartizione
della Libia: l’opposto
dell’approccio italiano
familiare. Per altri, più fortunati o sensibili ai richiami all’equità, si fa strada un’altra, «Modesta
proposta». Per primo il Corriere ha dato voce a
un ex agente immobiliare di Pordenone, Luciano Bortolus, percettore di una pensione netta di
2.123 euro. «Se l’Inps dovesse ridargli gli arretrati, lui direbbe no, grazie» scrive il giornalista. E
lui: «Se la famiglia è in difficoltà, tutti devono
dare una mano. A condizione che... non diventi
un alibi per non tagliare gli sprechi che ancora ci
sono. Chi dice che sono l’unico a pensarla così?».
Difatti, non è l’unico; da quel giorno altri, come il lettore Eugenio Gallo, di Cosenza, (10 maggio, «Lettere al Corriere»), rilanciano la proposta. Nello stesso senso si è espressa Chiara Saraceno su Repubblica di ieri. Da Nord Est a Sud
Ovest, Bortolus e Gallo ricordano quanto spesso
dimentichiamo. Siamo anzitutto una comunità
di persone, nonostante i fattori da tanti sfruttati
per dividerci più di quanto per conto nostro già
faremmo; il censo, l’etnia e l’origine geografica,
la religione, l’opinione politica.
Se alcuni potranno raccogliere l’appello, molti
proprio non possono. Pensioni da due o tremila
euro (lorde!) al mese non vanno additate alle
genti come frutto di superprofitti, magari «di regime». Il richiamo suona però potente all’orecchio di chi, assai più fortunato della media dei
concittadini, forse aggiungerà gli arretrati al
gruzzolo (o al forziere), forse li spenderà, magari
per un viaggio.
È ai fortunati che parla Bortolus, invitandoci a
dare, con un piccolo sacrificio, un grande segno:
nell’ora della difficoltà — anche se non lo si dice,
questa lo è — bisogna unirsi. Altro che stringersi
«a Coorte», basta non voler chiuderci in corte,
nel senso del cortile; siamo, quasi nostro malgrado, una grande nazione europea. Parlare di
«Partito della Nazione» si presta ad equivoci, la
discussione è l’anima della democrazia; prima
approfondire i fatti, poi dibattere i pro e contro,
dividersi, lungi dall’essere un male è vitale. Alla
fine però bisogna decidere, ritrovando, senza rimuginare per anni, le ragioni del vivere comune.
Come tradurre in pratica questo appello?
L’iniziativa spetta ai cittadini, non al governo,
ma serve una «sponda pubblica», che agevoli il
gesto a chi vedrà il rimborso come una «plusvalenza» trascurabile nel bilancio domestico, o
sente forte il vincolo di solidarietà. Un gesto simbolico, ma i simboli contano, specie in politica.
Mai sottovalutarli: potremmo non solo trarre
conforto, ma anche scoprirne l’impatto sui conti.
Esiste un fondo per l’ammortamento del debito pubblico, ma proprio non ci sono altri modi
per rendere più efficace e semplice il tutto? Magari un crowdfunding su un portale pubblico,
per consentire, ad uno Stato in contesa con Bruxelles (da ultimo sull’intricato nodo delle imposte anticipate per le banche, o per i supposti aiuti
di Stato alla bad bank), di contabilizzare l’introito dell’«Operazione Bortolus» fra gli incassi dell’anno?
lità che già esiste tra Egitto e
Turchia, proprio mentre gli
europei stanno svolgendo nei
confronti di Ankara una discreta azione diplomatica volta a ridurre l’appoggio turco al
governo islamico di Tripoli.
Significa anche moltiplicare i
conti in sospeso tra tutte le
formazioni islamiste libiche e
i filo-egiziani del governo di
Tobruk e del generale Haftar,
nel momento in cui l’inviato
dell’Onu Bernardino León
tenta ancora di arrivare a un
compromesso unitario. E dal
momento che Al-Sisi non è
uno sprovveduto, significa
confermare che l’Egitto vedrebbe di buon occhio una
spartizione della Libia con la
Cirenaica stabilmente sotto
influenza egiziana: il contrario esatto dell’approccio italiano.
Con la sentenza di morte
contro Morsi, formalmente
accusato di aver complottato
con Hamas e con Hezbollah
per evadere dal carcere nel
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2011, è dunque partito un nuovo siluro (perché di ordigni in
viaggio ce ne sono parecchi)
contro quanto tentano di fare
Italia, Europa e Onu per calmare i giochi interni libici e
provare a gestire il flusso dei
migranti. Ora la condanna capitale dovrà essere valutata
dal Gran Muftì (parere non
vincolante) e sulla carta Morsi
potrà presentare appello, il
che tuttavia lo costringerebbe
a riconoscere per la prima volta la legittimità della corte che
lo ha giudicato. È più probabile che sia proprio Abdul Fattah Al-Sisi a trovare il modo
per non uccidere l’ex presidente, se non altro perché lo
trasformerebbe in un martire.
Ma le pesanti conseguenze
della sua deterrenza giudiziaria gli vanno fatte presenti,
perché il prezzo di una quasi
stabilità in Egitto non può essere l’ulteriore destabilizzazione della Libia.
[email protected]
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●A
25
#
IL NASCONDINO DEI SINDACATI
SU SCUOLA E TRASPORTI
COMMENTI
DAL MONDO
Per la democrazia
in Myanmar
il voto non basta
Myanmar (ex
●
❞ IlBirmania),
entro fine
anno dovrebbe andare alle
urne. Ma, osserva il blogger
Min Zin sull’International
New York Times, le elezioni
non saranno, per la patria
del premio Nobel per la pace
Aung San Suu Kyi, la misura
del progresso verso la
democrazia. «Il governo,
ancora in gran parte
controllato dai militari, non è
riuscito a stringere un
accordo di divisione del
potere né con l’opposizione,
né con i gruppi etnici di
resistenza armata». Senza
tale accordo, «il vuoto di
leadership su tutti i fronti
minaccerà la stabilità del
Paese anche se le elezioni
dovessero tenersi».
a cura di Luca Angelini
nche solo ventilare
da parte di Cgil, Cisl
e Uil il blocco degli
scrutini di giugno è
sembrata a molti
una forte discontinuità con la
storia del sindacalismo italiano
e delle forme di lotta adottate
tradizionalmente. E quindi
purtroppo non deve sorprendere che i Cobas abbiano fatto
propria quell’idea e anzi abbiano bruciato sul tempo la Triplice proclamando il blocco per
giugno. Vuol dire che le barriere simbolico-culturali che separavano il sindacalismo confederale da quello estremista rischiano di cadere e, cosa ancor
più grave, di farlo gettando nell’angoscia studenti e famiglie.
Qualcosa di simile sta succedendo anche nei trasporti pubblici. Sigle minoritarie come
Cub e Usb indicono scioperi
quasi sempre di venerdì e nella
maggior parte dei casi inutili
perché non sono al servizio di
piattaforme rivendicative praticabili. Le dirigenze confederali
non muovono un dito e paiono
tutto sommato contente che le
controparti prendano comunque uno schiaffo: capita così
che alla fine scioperi anche una
parte, seppur minoritaria, degli iscritti a Cgil, Cisl e Uil. Tanto comunque, specie nella metropolitana, bastano poche
adesioni a far scoppiare il caos.
Se non ci fosse stata la precettazione da parte del prefetto
di Milano venerdì scorso
avremmo dovuto registrare
una giornata nera nella città
dell’Expo e un’ennesima figuraccia internazionale. Il problema si porrà di nuovo nel semestre dell’esposizione nonostan-
te la moratoria degli scioperi
sottoscritta, con evidente opportunismo, dalla Triplice. Di
fronte a queste tattiche del
conflitto e a un mutamento di
cultura delle forme di lotta
emerge l’inefficacia dell’authority che dovrebbe raffreddare i
conflitti e invece appare, nella
migliore delle valutazioni, come una voce che parla nel deserto. Non ci sarebbe da stupirsi se in tempo di spending review a qualcuno venisse in
mente addirittura di tagliarla.
Al di là del caso scrutini sono
comunque due le considerazioni che vale la pena aggiungere. Il sindacalismo confederale, in primis la Cgil, sta mutando nel profondo: ripudia
giustamente il collateralismo
dei tempi d’oro ma non sembra
averlo sostituito con una bussola altrettanto significativa.
Procede per singhiozzi, campagne politiche, manifestazioni di intolleranza nei confronti
della politica: tirando però una
linea tra questi punti non ne
viene fuori un cammino coerente e una proposta all’altezza
dei problemi aperti. Quanto al
governo si è riempito la bocca
della «disintermediazione»
usata come parola-talismano e
si trova oggi a fronteggiare il
blocco degli scrutini indetto
dai Cobas di Piero Bernocchi,
un attivista la cui longevità politica rivaleggia con quella Fidel Castro. Come è potuto accadere? Non sarà il caso di spremere le meningi ed elaborare
una cultura politica dello spazio sociale che sappia coniugare innovazione e vero dialogo?
Dario Di Vico
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
26
#
Economia
Banche
Maroni: Popolari, via al ricorso contro la riforma
«Credo che sia un atto dovuto a difesa della specificità delle banche
popolari che in Lombardia rappresentano uno strumento che non
può essere cancellato per favorire i grandi gruppi bancari». Così il
presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni è tornato ieri
sulla decisione della giunta regionale di presentare ricorso contro la
riforma delle banche popolari. Secondo il governatore l’aggregazione
«si può fare volontariamente ma non può avvenire per legge».
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Aumento Mps, tre sfide per Siena
Rebus derivati, sconto e Profumo-bis
Corriere Economia
di Giuditta Marvelli
Rendimenti
all’1% netto,
la mappa
delle opportunità
Operazione meno penalizzante per i soci. Un «head hunter» per la successione al vertice
Manager
C
accia all’1% netto nel
frigo dei rendimenti.
Nell’era dei tassi zero
le possibilità per
parcheggiare il denaro a
breve termine portando a
casa un interesse decente
sono molto ridotte, ma non
del tutto scomparse.
Corriere Economia, l’inserto
economico in edicola
domani con il Corriere della
Sera, ha mappato i
rendimenti offerti dai
principali conti di deposito
online, quei salvadanai
accessibili via web o via
telefono, che offrono
appunto interessi intorno al
punto percentuale (al netto
del 26% dovuto al Fisco) a
chi accetta di non utilizzare
il denaro depositato per
almeno un anno.
Si tratta di un guadagno
reale, visto che l’inflazione
in questo momento è
praticamente inesistente.
L’altra opzione da
considerare è quella del
massimo abbattimento dei
costi sul conto corrente
tradizionale, dove finiscono
pensione e stipendio e da
cui preleviamo denaro per
la vita quotidiana.
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● Alessandro
Profumo,
presidente del
Monte dei
Paschi di Siena,
ha già
annunciato le
proprie
dimissioni. Al
lavoro ci
sarebbero già
dei cacciatori di
teste per
trovare un
banchiere con
rapporti con la
Bce
● Fabrizio
Viola è
l’amministratore delegato di
Mps dal 2012.
In precedenza
è stato
direttore
generale di
Banca
Popolare di
Milano e
amministratore
delegato della
Popolare
dell’Emilia
Romagna
MILANO Dopo averlo rivoltato
come un calzino, finalmente la
Banca centrale europea ha dato
al Montepaschi l’ok all’aumento di capitale da 3 miliardi. Dal
25 maggio al mercato sarà
chiesta una quantità di denaro
pari all’attuale valore di Borsa
dell’istituto senese. Mancano
ora solo il via libera di Consob e
il prezzo, che sarà fissato giovedì dal consiglio della banca.
Dovrebbe essere l’ultima volta che si chiedono soldi ai soci.
La ricapitalizzazione servirà a
rimborsare il miliardo residuo
di aiuti di Stato e per rendere
più robuste le spalle di Rocca
Salimbeni. Non sarà comunque l’uscita dal tunnel. La Bce
ha imposto altri due pesanti interventi: una gestione più incisiva dei crediti deteriorati e, soprattutto, il matrimonio con
un’altra banca. Perché nonostante tre anni di ristrutturazione, secondo Francoforte
Mps ha difficoltà a stare in piedi.
Eppure passi avanti ne sono
stati fatti. Praticamente tutti i
crediti in default sono stati
ispezionati e la loro copertura è
tra i livelli più alti del mercato. I
costi sono stati tagliati di 800
milioni. Dopo tre anni di perdite il primo trimestre 2015 si è
chiuso con un utile di 72,6 milioni grazie al business bancario, segno che la macchina ha
ripreso a girare. L’istituto guidato da Fabrizio Viola si è poi
impegnato a chiudere ulteriori
350 filiali e a vendere 5,5 miliardi di crediti deteriorati, tutto per arrivare a 800 milioni di
utile nel 2018.
Sui conti pesa comunque
ancora l’incognita Alexandria,
il derivato con la banca giapponese Nomura che incide per
4,7 miliardi, praticamente metà del patrimonio di Mps.
Un’enormità. Per questo la Bce
ha imposto a Siena di chiuderlo entro il 26 giugno. Ma la
banca da un lato sta cercando
di ottenere da Francoforte un
rinvio o una contabilizzazione
Rocca Salimbeni in Borsa
Montepaschi Siena
Venerdì
0,546 euro
-3,62%
2,242
1,793
GLI AZIONISTI
Mercato
87,829%
Fintech Advisory Inc
4,500%
1,345
Axa Sa
0,897
3,170%
0,440
0
Luglio
Settembre
Novembre
2014
Gennaio Marzo
Maggio
Btg Pactual
Europe LLp
2,001%
2015
Fondazione
Monte Paschi
di Siena
2,500%
d’Arco
meno penalizzante del contratto; dall’altro tratta con i giapponesi per una transazione.
È questo il Montepaschi che
le banche del consorzio guidato da Ubs, Citi, Goldman Sachs
e Mediobanca presenteranno
nei prossimi giorni al mercato:
«Una banca uscita dai momenti bui, con problemi seri ma
identificati e che è stata posta
su un percorso di sviluppo»,
spiega uno dei protagonisti.
Rispetto a quella da 5 miliardi di un anno fa usato per rimborsare 3 miliardi di Monti
bond, la ricapitalizzazione dovrebbe risultare meno diluitiva
per gli azionisti. Bisognerà vedere chi sottoscriverà. Il nocciolo duro di soci è composto
oggi dai fondi esteri Fintech
(4,5%) e Btg Pactual (2%), dalla
francese Axa (3,7%) e dall’imprenditore Alessandro Falciai
(1,7%), che seguiranno l’au-
● La trattativa
Atene, ultimi impegni
Per Fitch resta «junk»
di Rita Querzé
Sta per arrivare all’ultima mano la
partita a poker tra la Grecia da una
parte e la troika dall’altra. Atene ha
completato l’invio delle ultime
proposte ai creditori nella speranza
che i colloqui a Bruxelles possano
riprendere. Così scriveva ieri il
quotidiano greco «Ekathimerini».
Obiettivo: sbloccare la tranche di 7,2
miliardi euro di fondi di salvataggio.
Nello stesso tempo, però, il premier
Greco Alexis Tsipras non ha
rinunciato a segnare il campo della
trattativa con una «linea rossa». «Il
governo greco non supererà la sua
linea rossa solo perché il tempo
incalza», ha detto il leader di Syriza.
Di linea rossa ha parlato ieri anche il
ministro greco delle Finanze, Yanis
Varoufakis, in un’intervista con
SkaiTv. Quale è la frontiera oltre la
quale il governo greco non vuole
infierire con nuovi tagli? Pensioni e
lavoro: ecco i territori da preservare.
Nelle prossime settimane, però, il
governo di Atene farà i conti con una
serie di scadenze da far tremare i
polsi. Il tutto mentre Fitch ha
confermato ieri il rating CCC dei titoli
greci. In una parola: spazzatura. A
maggio serviranno 1,5 miliardi per
salari e pensioni. Altrettanto a
giugno. Il 5 giugno il Fmi attende un
rimborso da 305 milioni, il 12 giugno
per 312 milioni, 573 il 16 giugno e il 19
giugno per 343 milioni. Se Atene
dovesse mancare un pagamento,
sarebbe considerata insolvente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
mento. La Fondazione Mps deve ancora decidere se impegnare altri 75 milioni per mantenere il suo 2,5% o ridursi a un
livello di mera testimonianza.
Il resto dovrà venire dal mercato.
Ma la fine dell’aumento non
spegnerà i riflettori su Siena.
Subito dopo ci sarà da affrontare la scelta del nuovo presidente, visto che Alessandro Profumo ha già annunciato le dimissioni. Per trovare il suo sostituto ci sarebbe già al lavoro un
cacciatore di teste. C’è già un
identikit: un esperto di banca e
che abbia rapporti con la Bce,
con la quale in questi mesi ci
sono state incomprensioni.
Tra i soci c’è però chi vorrebbe trattenere Profumo, sia perché il suo lavoro è stato apprezzato, sia perché una prorogatio
renderebbe meno complesso
l’incastro di poltrone nella futura aggregazione. Prima però
bisogna individuare con chi
fondersi. Il soggetto più indicato — perché patrimonialmente
robusto — sarebbe Ubi Banca.
Ma a Brescia, una volta diventati spa, vogliono un’operazione
che crei valore. Le alternative
guardano all’estero o a una
banca italiana controllata da
un gruppo estero, come BnlBnp Paribas. Un approdo comunque andrà trovato. Lo vuole Francoforte.
Fabrizio Massaro
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
ECONOMIA
27
#
Per il «Wsj»
Google sfida Amazon
con il «bottone»
per l’ecommerce
il Wall Street Journal dovrebbe arrivare già nelle
prossime settimane sui dispositivi mobili — ahinoi
solo americani per ora — è però rivoluzionario
perché creerà un ponte con l’ecommerce fisico
aprendo alla possibilità di comprare dal motore di
ricerca prodotti fatti di atomi più che di bit. È
ipotizzabile che il fondatore di Amazon, Jeff Bezos,
e il suo staff non stiano passando il fine settimana
senza pensieri per la testa: tutto l’ecommerce negli
Usa pesa solo il 10% del commercio totale.
Mal di denti in arrivo per Amazon e eBay: Google si
sta preparando a diventare il primo motore di
ricerca online geneticamente modificato da un bel
pulsante «acquista» accanto ai risultati
sponsorizzati, la prima sintesi tra search e
ecommerce. C’è anche il nome intriso di
anglosassone chiarezza: il «buy button», il bottone
acquista. La funzione compra negli store Android e
Google esiste già, ma solo per app, film, musica e
ebook. Il lancio della nuova versione, che secondo
Il caso
Il Parma calcio dell’era Ghirardi non aveva le risorse per
pagare gli stipendi. Pietro Leonardi, l’allora amministratore
delegato con ampi poteri, compresa la gestione della cassa,
aveva bisogno di soldi. È andato in banca? No, si è fatto prestare dal Parma 1,3 milioni e
non li ha ancora restituiti. È
una delle tante operazioni mai
rese note e ancora da chiarire.
Come i 130 tesserati in organico. Molti di loro sono destinatari di un incentivo all’esodo
incomprensibile (in totale ben
20 milioni) visto che non hanno mai messo piede negli spogliatoi del Tardini. Ma ora quel
che conta è una partita da dentro o fuori. Entro il 28 maggio il
Parma deve trovare un compratore altrimenti finisce tra i dilettanti. Tempi strettissimi per
i curatori fallimentari, Alberto
Guiotto e Angelo Anedda. Puntano a far cassa cedendo il ramo d’azienda dell’attività sportiva, che dunque «rinascerebbe» senza debiti, per poi parti-
20
Parma calcio, dietro il fallimento
l’affare (possibile) dell’acquisto
Giù il prezzo d’asta . Il taglio dei debiti sportivi e il prestito all’ex dirigente
Scadenza
Entro il 28
maggio il
Parma deve
trovare un
compratore. Le
prime due aste
sono andate
deserte. La
terza è prevista
domani. La
quinta e ultima
sarà il 28
re con probabili azioni di
responsabilità e revocatorie
nell’ambito del fallimento del
«vecchio» Parma. Le prime due
aste sono andate deserte, la terza è domani, la quinta e ultima
è il 28. Il prezzo cala del 25% ad
ogni tornata e nell’ultima sarà
di 6 milioni.
Chi rileva il Parma, però, dovrà coprire i debiti sportivi per
iscriversi entro il 30 giugno al
campionato di B. È il grande
scoglio. Ma i 78 milioni di partenza sono già stati ampiamente ridotti dall’opera dei curatori
fallimentari. E giorno dopo
giorno si delineano i contorni
di un affare possibile. Tanto
più in un ambiente che si sta
stringendo intorno ai colori
gialloblu. Alcuni imprenditori
stanno infatti finanziando in
modo disinteressato e riservato
le squadre del settore giovanile, contribuendo a vitto, allog-
«Tata è un grande conglomerato, più di cento
società con oltre 650 mila dipendenti. È il nostro
azionista. Tata produce acciaio in tutto il mondo, ma per costruire le nostre auto lo comperiamo dove vogliamo, da loro se il loro prezzo è
conveniente. Io gestisco il mio gruppo in modo
indipendente, in totale autonomia».
Ralf Speth, ceo di Jaguar Land Rover, è convinto: «Siamo stati fortunati, Tata ha una visione di
lungo termine. Bisogna considerare che Jaguar e
Land Rover erano in bancarotta».
Come altre società: Chrysler, GM.
«A differenza di altri, noi non abbiamo ricevuto un penny dal governo inglese. Ora siamo
un’azienda in attivo, abbiamo il nostro cash flow
e buoni tassi di crescita».
Quali investimenti per i due brand?
«Investiamo in modo proporzionale perché il
nostro azionista lascia tutti i soldi nella società.
Per l’anno fiscale iniziato il 1 aprile, abbiamo
stanziato circa 5,2 miliardi di euro. L’anno scorso abbiamo speso circa 600 milioni di sterline
(circa 824 milioni di euro) nelle nuove fabbriche
del Midlands, per produrre la Jaguar XF e 206
milioni di euro sono stati impiegati nel centro
ricerche per migliorare l’automazione. Investiamo più velocemente di quanto guadagniamo».
Le Jaguar XF e XE sono antagoniste dei tre
brand premium tedeschi, Bmw, Audi e Mercedes. Che armi avete per combatterli?
«Ciò che conta sono i prodotti, è previsto il
lancio di 12 vetture».
Temete la caduta del mercato cinese?
«Con un tasso di crescita del 6/7% su un Pil di
11 mila miliardi, la Cina ha ancora un’elevata potenzialità, superiore a quella europea».
Molti riconducono al traffico automobilistico tutti i problemi di inquinamento.
«Entro il 2020, le emissioni devono aver subito un abbassamento del 42/45%. Oggi, nelle nostre Jaguar e Land Rover sono già state ridotte del
25/26%. L’aria di Pechino o di Shanghai, attualmente, è più inquinata di quella che esce dai
motori Euro 6».
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVAT
gio e trasferte dei ragazzi.
Il grosso dei debiti sportivi
sono gli stipendi pregressi dell’immenso parco calciatori, circa 63 milioni su 78. Se si pensa
che il Bari un anno fa era fallito
con «soli» 3 milioni di debito
sportivo, si capisce quanto sia
in salita la strada per i curatori.
Eppure dopo l’accordo con i
giocatori della rosa che rinunciano al 75-80% degli stipendi
pregressi (da 25 a 5 milioni), i
milioni
L’incentivo
all’esodo per
molti dei 130
tesserati parte
dell’organico
del Parma
Calcio
78
milioni
Il totale dei
debiti sportivi
del club.
L’obiettivo dei
curatori è
operare tagli
per arrivare a
20-25 milioni
contatti con i 130 extra muros e
altre trattative in corso, si respira un moderato ottimismo.
Il vicolo è strettissimo per tutti.
O si rende appetibile il Parma
con una tosatura militare al debito sportivo o si finisce nel calderone di un fallimento da 218
milioni. L’obiettivo dei curatori
è arrivare a 20-25 milioni dai 78
originari. La prima squadra,
che non riceve stipendi da agosto 2014, ha dato un segnale
chiaro. L’ha dato, implicitamente, anche ad Antonio Cassano e Amauri, due ex che vantano crediti rispettivamente
per 2,5 e 2 milioni (le cifre più
alte del parco giocatori). E a Leonardi. Il Parma che lui gestiva
gli ha prestato quasi 1,3 milioni
al tasso euribor a 3 mesi più
uno spread dell’1%. Dovrebbe
essere rimborsato entro il 30
giugno. Sarebbe stato sollecitato ad anticipare. Senza esito.
Sullo sfondo resta un passaggio tecnico essenziale: la
surroga di chi acquisterà il Parma nei crediti dei giocatori. Sono crediti privilegiati da far valere nel fallimento, sperando
in un riparto. È un potenziale
«rientro», stimabile in 20 milioni, che andrebbe ad aggiungersi al «paracadute retrocesse», cioè i 12,5 milioni che saranno liquidati alla prima partita di serie B. Affare non
impossibile. Poi però occorrono i capitali per la gestione ordinaria. Altro capitolo.
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
TUTTO IN UNA RUOTA
«Investimenti per 5 miliardi
e dodici nuovi modelli»
Il piano Jaguar e Land Rover
Il nostro
azionista,
Tata,
produce
acciaio in
tutto il
mondo.
Ma ci lascia
liberi. Per le
nostre auto
compriamo
l’acciaio
dove
vogliamo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
milioni
I crediti verso il
Parma vantati
da Antonio
Cassano (la
cifra più alta
del parco
giocatori)
L’intervista
❞
Massimo Sideri
@massimosideri
2,5
di Mario Gerevini
Ralf Speth,
59 anni,
origini
bavaresi, è il
ceo di Jaguar
e Land Rover
Dunque si tratterà di capire se la società guidata
da Larry Page (foto) allargherà la quota spingendo
anche altri che oggi non lo fanno a comprare via
web, oppure se si scatenerà una guerra per
dividersi la stessa torta. Il «buy button» dovrebbe
comparire assieme ai risultati suggeriti a
pagamento sotto l’etichetta «Shop on Google».
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*** A seconda del conducente, dello stile di guida, della topografia, del livello di trazione e di generatore
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
28
#
Cultura
& Spettacoli
7 giorni
di tweet
I consigli di
lettura di Chiara
Gamberale. Da
oggi quelli del
missionario
Renato Kizito
Sesana
Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
La prodigiosa
vita di Isidoro
Sifflotin
di Ianniello
ha una voce
sua solo sua.
E fischia.
Quanto lontani
siamo giunti:
queste lettere
di Silvia Plath
fanno
giungere
lontanissimi.
Riparare i
viventi
della de
Kerangal ha
un cuore per
protagonista:
e fa a morsi
il tuo.
La manutenzione
dell’amore
della psico
Telfener:
per chi,
perdendosi,
può ritrovarsi.
Giuda di Amos
Oz è un libro
di cui si può
davvero dire:
sì, mi ha
cambiato
la vi(s)ta.
La ferocia,
i protagonisti
e la potenza
della scrittura
di Nicola
Lagioia
non danno
tregua.
Bestiali,
umanissimi:
sono
i personaggi
de La banda
Tevere di Yari
Selvetella.
Bello.
Gli studi
L’INSTALLAZIONE «LICHTGRENZE» (CONFINE DI LUCE) A BERLINO NEL 2014 (FOTO REUTERS)
Il dibattito
Nella ricerca contemporanea globale c’è stata una svolta realistica. L’autore dei «Quaderni neri»?
A malapena lo si prende sul serio nelle accademie del mio Paese: ragionava per stereotipi
di Markus Gabriel
N
● Markus
Gabriel (1980)
insegna
Epistemologia
e Filosofia
moderna e
contemporanea all’Università di Bonn ed
è direttore
dell’Internationale
Zentrum für
Philosophie del
NordrenoVestfalia
● Bompiani ha
pubblicato il
suo saggio
Perché non
esiste il mondo
(traduzione di
Simone
Maestrone, pp.
254, 20).
Oggi Gabriel
dialoga con
Maurizio
Ferraris al
Palco
LetteraTorri
(ore 14)
● L’articolo di
questa pagina
replica a quello
di Donatella Di
Cesare («la
Lettura», 10
maggio), La
filosofia
tedesca è
morta. Dopo
300 anni, nel
quale la
studiosa
identificava, fra
le cause del
declino, il
dilagare della
filosofia
analitica
on c’è nessuna filosofia
tedesca, ma nemmeno
una filosofia italiana. Per
un realismo della ragione
la globalizzazione è un bene. Perché riguarda l’universale, l’incontro tra uomini che altrimenti
avrebbero un’immagine ideologicamente distorta gli uni degli altri.
La filosofia oggi è globale e internazionale. Ci si scambia argomenti, articoli, libri, al di là dei vecchi
confini. Ciò aiuta a evitare le ideologie e favorisce il progresso. È invece un quadro ideologico della filosofia in Germania quello che
emerge nell’orazione funebre di Di
Cesare («la Lettura», 10 maggio),
un testo che contiene un’accozzaglia di stereotipi nazionali.
La signora ha letto troppo Heidegger, e lo vede anche ovunque
all’opera in Germania. La verità invece è che nelle accademie tedesche a malapena ormai lo si prende sul serio, perché sono risapute
le debolezze della sua inaccettabile critica alla ragione e alla modernità. I Quaderni neri mostrano come egli pensi per stereotipi, come
se il pensiero potesse essere tedesco, russo o americano. Forse che
la meccanica quantistica è tedesca,
l’astronomia italiana, la teoria della relatività ebrea, l’ottica islamica
o la logica greca? Certamente no. È
completamente insensato parlare
in questi casi di nazionalità o di
faccende religiose. Non esiste una
filosofia cristiana o ebrea, bensì filosofe e filosofi che sono ebrei o
cristiani. «Tedesco» è aggettivo
che qualifica una lingua e una nazionalità. Se si parla di una filosofia tedesca ciò può significare solo
che si tratta di una filosofia scritta
in tedesco, per esempio la filosofia
di Byung-Chul Han. Dico questo
per sottolineare l’evidente verità
che non c’è bisogno di chiamarsi
Georg o Friedrich e di essere biondi per essere tedeschi. Noi tedeschi non abbiamo una nostra essenza, e voi italiani nemmeno.
Rientra invece nell’essenza della
filosofia essere globale e internazionale. Ciò si fonda sul fatto che la
ragione è universale ed è capace di
una comunicazione che scavalca
tutti i confini. Credere che le questioni della filosofia — logica, epistemologia, filosofia politica, etica
etc… — possano essere tedesche o
italiane è un errore madornale.
Un’opinione simile sarebbe pura
ideologia, o anti-filosofia.
Ugualmente falsa è l’idea che ci
sarebbe una filosofia continentale.
Che cosa dovrebbe essere? A me
viene sempre in mente un continental breakfast in America, che a
Roma, Amburgo e Varsavia non si
trova (eccetto che negli hotel turistici). Non esiste neanche una specifica filosofia analitica. Tutta la filosofia infatti è analitica, perché la
filosofia è l’analisi dei contesti
concettuali: ciò vale tanto per i testi di Rudolf Carnap, Sebastian
Rödl, Gottlob Frege e Rahel Jaeggi
(per citare alcuni pensatori tedeschi), come pure per quelli di Martha Nussbaum, Nelly Motroschilowa o Umberto Eco. La filosofia è
una scienza internazionale con diverse tesi e correnti. Un plurali-
Heidegger non conta più
E la filosofia in Germania
è ricca (non solo di idee)
Markus Gabriel replica alle osservazioni di Donatella Di Cesare:
mai prima sono stati spesi tanti soldi per le scienze dello spirito
smo, una scienza appunto.
Di Cesare sostiene certe male informate assurdità riguardo a quanto accade nelle università tedesche. L’idea che se ne è fatta deriva
dagli anni Ottanta e dalla sua «romantica» visione fiabesca del XIX
secolo al quale si richiama. Evidentemente ha una conoscenza
molto insufficiente della situazione contemporanea in Germania. È
falso che la politica culturale tedesca negli ultimi vent’anni abbia
promosso soprattutto le scienze
della natura. Mai prima d’ora sono
stati spesi tanti soldi per le scienze
dello spirito. Il problema è piuttosto che molti scienziati dello spirito hanno troppo poco tempo per le
pubblicazioni perché devono gestire tanto denaro e strutture. Perché invece dovevano provvedere a
istituire più cattedre. Ma questo è
un altro discorso.
In ogni caso non vi è affatto una
distruzione della filosofia tedesca
pilotata dai tecnocrati. Crederlo,
da parte di Di Cesare, è un banale
luogo comune heideggeriano. E in
che senso Tubinga è «la patria di
Hegel e Schelling»? A Tubinga avevano soltanto studiato, e tra l’altro
non era loro nemmeno piaciuta.
Oggi ci sono molti centri filosofici
in Germania, con diversi punti di
forza: Monaco, Bonn, Lipsia, Berlino, Francoforte, Heidelberg e così
via. Altri istituti sono in crisi, come
Friburgo. Ciò che a Di Cesare sfugge è che la Germania è un Paese
del XXI secolo con una storia contemporanea. Semplicemente non
ha nessuna voglia di occuparsene.
È troppo nostalgica per farlo.
Può esserci però anche un motivo più oggettivo. Non vuole rendersi conto che nella filosofia contemporanea globale c’è stata una
svolta realistica, la quale ha portato anche a nuove forme di ontologia, epistemologia e metafisica. A
Di Cesare non piace che sia ritornata la realtà (in effetti non era mai
scomparsa). Di che cosa ha paura?
Forse di Heidegger, che ritiene
tanto importante e che semplicemente sopravvaluta. La filosofia
globale sta al di là delle antiche distinzioni tra il pensiero analitico e
quello fenomenologico/ermeneutico. Questa è ideologia dell’altro ieri, esattamente come lo era il
generale nazionalismo del XX secolo o il fascismo per Croce e Gentile.
In ogni caso Di Cesare non ha
capito ciò che io ho difeso nei miei
libri — per esempio in Perché non
esiste il mondo —, non lo ha capito
affatto. La mia posizione non
«ruota attorno alla tesi che il mondo, inteso come un insieme di oggetti, non esiste». Io affermo piuttosto che il mondo non c’è, nemmeno nel senso esistenziale di
Heidegger, o degli heideggeriani
«ambito degli ambiti» o «ente nel
suo insieme». È una tesi completamente diversa. Di Cesare vorrebbe
che la mia filosofia fosse una combinazione di Heidegger e della filosofia analitica. Ma allora non dovrebbe mettersi a discutere con la
filosofia contemporanea e dovrebbe riconoscere che anche nel pensiero tedesco del XXI secolo c’è una
filosofia che lei semplicemente
non capisce. Ma la realtà non è
sempre come la si vorrebbe. È proprio quello che dice il realismo e,
con questo, dice la verità.
(traduzione di
Alessandra Iadicicco)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● La prossima nazione ospite
L’Arabia Saudita nel 2016. Ma con quali libri?
di Roberto Tottoli
L
a notizia è che l’Arabia Saudita sarà il
Paese ospite al Salone del Libro di
Torino nel 2016. Non mancano buone
ragioni per accendere l’attenzione sulla scena
culturale saudita. Giovani scrittrici come una
Raja Alem e il suo Collare della colomba sono
già tradotte in italiano e mostrano una realtà
sociale complessa, tra segregazioni sulla
scena pubblica e pulsioni diverse nel privato.
Oppure lo stand saudita ospiterà quella che è
la vera forza editoriale del regno: una ricca
produzione libraria che alimenta università e
centri islamici di ispirazione wahhabita nel
mondo. Testi della tradizione più rigida
vengono elegantemente prodotti in un
mercato editoriale che oggi vale quanto quelli
tradizionali egiziano e libanese e raggiunge
tutto il mondo islamico, alimentando le
tendenze salafite. Le fiere del libro del mondo
arabo già conoscono le faraoniche presenze
saudite. I libri in mostra non sono certo la
romanziera alternativa, bensì l’ulema di
ultimo grido.
La risposta, purtroppo, arriva dal
comunicato ufficiale. Con inaspettata
superficialità e anche ignoranza si parla di un
Paese ricco di proposte e fermenti, e
dell’Arabia Saudita come il primo di altri
Paesi dell’area centro-asiatica, menzionando
una «nuova Via della seta». Ci pensa poi
l’addetto culturale saudita in Italia a togliere
ogni dubbio su cosa si vuol proporre: far
conoscere meglio l’islam agli italiani,
aggiungendo che «per sapere cos’è la Mecca
oggi non esistono testi in italiano».
Libri sull’islam e la Mecca esistono da
sempre in italiano e di una nuova Via della
seta che cominci con l’Arabia Saudita la scena
culturale italiana non ha alcun bisogno, come
non ha alcun bisogno di qualche traduzione
zoppicante che spieghi l’islam wahhabita.
Sarebbe un pessimo servizio per il Salone del
Libro, per la scena culturale italiana e per la
maggioranza dei musulmani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
CULTURA
29
#
L’annuncio al Lingotto
Ledda vince la battaglia:
la casa di «Padre padrone»
sarà un centro culturale
Al Caffè Letterario del Salone del Libro di
Torino, domani 18 maggio alle 12, Gavino
Ledda presenterà il suo ultimo inedito in
sardo e in italiano e annuncerà l’acquisto
(come aveva anticipato alla «Lettura» tre
mesi fa) della casa del Padre padrone (il titolo
del suo capolavoro, tradotto in 47 lingue, che
quest’anno compie 40 anni) per farne una
scuola e un centro culturale. La casa paterna
di Ledda a Siligo (Sassari), che i suoi parenti
Gavino Ledda, 76
anni, ritratto da
Salvatore Madau
avrebbero voluto vendere al miglior
offerente, verrà acquistata da
un’associazione culturale formata da lui
stesso e da alcuni amici e lettori.
All’incontro con lo scrittore e glottologo
parteciperanno l’«istrione tragico» Giorgio
Masciocchi e i giornalisti Carlo Vulpio del
«Corriere della Sera» e Valter Giuliano della
«Stampa». Verrà anche proiettato il video
Gavino Ledda, la parola nuova
elettromagnetica, realizzato da Carlo Vulpio
con Lucia Casamassima e Ruben Patella, in
cui lo scrittore parla di sé e della sua ricerca
linguistica per creare «la parola nuova
letteraria». «Le parti del discorso non sono
soltanto nove — dice Ledda —, ma molte di
più. La lingua ha tante particelle che non
sono state ancora trovate. Proprio come
nella fisica è avvenuto per i quanti. È tempo
che Calliope e Planck camminino insieme».
La profezia di Streeck al Salone:
il capitalismo divorerà se stesso
UNA TAVOLA DI «IL SEGRETO DI MAJORANA» EDITO DA RIZZOLI LIZARD
«Vite di uomini illustr(at)i»
«Questo luogo è una cattedrale del XX secolo. E rimpiango Berlinguer»
Sociologo
di Ranieri Polese
«Sono venuto a Torino
all’inizio degli anni Ottanta, il
Lingotto era stato chiuso da poco. Svolgevo una ricerca sulle
grandi fabbriche di auto. Avevo
già visitato Wolfsburg, la fabbrica della Volkswagen: costruita nel 1938, 15 anni dopo il Lingotto, funziona ancora. Wolfsburg e il Lingotto sono le cattedrali del XX secolo» (quello
studio fu pubblicato nel 1984,
con il titolo Relazioni industriali nella Germania Ovest. Il
caso dell’industria automobilistica, ndr). Parla Wolfgang
Streeck, a Torino con il suo saggio Tempo guadagnato (Feltrinelli).
Presidente emerito del Max
Planck Institut di Colonia, Streeck è noto per la sua analisi radicale dei rapporti fra il neoliberismo e la democrazia. «La
crisi del 2008 — dice — non è
stata un incidente, un semplice
episodio. È il risultato di una
serie di movimenti che si sono
prodotti negli ultimi 40 anni.
Fino al 1970, vigeva una politica
economica keynesiana: redistribuzione dei profitti, forti
sindacati, welfare State. Con il
’70 però cala la produzione, gli
Stati nazionali si trovano obbligati a trovare misure per prevenire turbolenze sociali. La prima soluzione è l’inflazione; seguirà l’indebitamento dello
Stato, e infine l’indebitamento
dei privati. Con le banche che
non riescono più a farsi pagare
dai creditori. E arriva l’esplosione del 2008. Ma ormai vige
l’idea di un capitalismo senza
più remore, c’è la deregulation,
il mercato comanda. Angela
Merkel parla di una “democrazia conforme al mercato”. Per
salvare le banche intervengono
gli Stati che si addossano i loro
debiti, che vengono pagati dai
cittadini».
Oggi, però, si dice che gli effetti della crisi del 2008 cominciano a essere superati. «Comunque è ormai divenuta prassi quella di affidare a organismi
non eletti dai cittadini le decisioni politiche. Come la Bce. È
TORINO
● Wolfgang
Streeck (1946)
è presidente
emerito del
Max-PlanckInstitut e
professore di
Sociologia
all’Università di
Colonia. Ha
insegnato a
Madison in
Wisconsin, è
stato visiting
professor tra
l’altro presso
l’European
University
Institute di
Firenze e a
Sciences Po a
Parigi, ed è
membro
dell’Accademia
delle scienze di
Berlino e
dell’Accademia
europea
● Streeck ha
esposto il suo
pensiero sulla
crisi del
capitalismo
democratico in
Tempo
guadagnato. La
crisi rinviata del
capitalismo
democratico
tradotto da
Barbara
Anceschi per
Feltrinelli,
2013. Maurizio
Ferrera ne ha
scritto su «la
Lettura» del 21
luglio 2013 (Il
dilemma
dell’Europa:
capitalismo vs
democrazia)
Pubblico al Salone del Libro di Torino (foto Ansa/ Alessandro Di Marco)
la finanza che comanda, e che
vive sulla mobilità dei capitali:
ci possono essere problemi a
delocalizzare un’industria, ma
per spostare il capitale da Francoforte a un qualunque paradiso fiscale ci vogliono pochi secondi. In questo regime, con i
sindacati che hanno perso la loro forza, con l’aumento di disoccupazione e di povertà, la
già fragile democrazia sta soccombendo». Il capitalismo neoliberista trionfa? «Già nel
1989, con la caduta del Muro di
Berlino, si scrisse della vittoria
del capitalismo. E la globalizzazione ha amplificato le sue potenzialità. Ma è una vittoria di
Pirro. Intanto cedono le strut-
● Paradossi
SILENZIO
Ieri Bice Mortara Garavelli e
Marcello Kalowski hanno
parlato di silenzi letterari e
dell’indicibile che avvolge
la Shoah. Oggi tocca ai
migliori silenzi di Baricco.
Peccato che, in certi
incontri al Lingotto,
l’inquinamento acustico
impedisca di sentire i
relatori. Più che un tema,
un’invocazione. (cr.t.)
ture democratiche, e poi lo
sfruttamento parossistico delle
risorse energetiche sta distruggendo l’ecosistema. Alla fine —
quando, non si sa — il capitalismo distruggerà se stesso».
Critico nei confronti dell’euro («nel 1994, Ralf Dahrendorf
lo definì una “pessima idea”, e
già denunziava il progetto di
far diventare tedesca l’Europa»), Streeck oggi indica i risultati di questa Europa nel
manifestarsi ovunque di movimenti populisti, o peggio ancora xenofobi e neofascisti come
il Front National. «Espropriati
dei propri diritti — la Bce non è
eletta dal popolo — i cittadini
non hanno più fiducia nella
politica, cresce l’astensionismo
e chi vota sceglie formazioni
populiste o anti-sistema. E non
solo nei Paesi più esposti come
Grecia, Spagna, Italia». Ma il
quantitive easing di Draghi potrebbe cambiare le cose. «È un
trucco, che serve solo a guadagnare tempo, ma non muta la
situazione».
Negli anni Settanta e Ottanta,
Streeck era un attivo sostenitore dei socialdemocratici tedeschi. «Guardavamo all’Italia, a
Enrico Berlinguer — ricorda —
che staccava il Pci dall’Unione
Sovietica e si avvicinava all’area
di governo. Ero a Firenze e andai ad ascoltare un suo comizio
in Piazza della Signoria. Stimavo molto Berlinguer, la sua onestà intellettuale, la sua chiarezza. In Germania avevamo seguito il tentativo di Aldo Moro di
far entrare il Pci al governo. Poi,
Moro venne ucciso. Verrebbe
voglia di credere alle teorie dei
complotti... Sì, perché da allora
la storia d’Italia ha preso un’altra strada. Berlinguer non si riprese più da quella sconfitta,
cominciò l’ascesa dei socialisti
di Craxi». E di Matteo Renzi,
che cosa pensa? «Ha riempito
un vuoto che si era aperto dopo
la fine di Berlusconi. Fa bene o
male? Difficile dirlo, certo si
muove. Una cosa però non mi
piace: la cura esagerata della
comunicazione. Anche la scelta
di mettere come ministri tutte
quelle belle ragazze...».
❞
La crisi del
2008 è
l’esito di
una serie di
movimenti
che si sono
prodotti
negli ultimi
40 anni.
Quella del
neoliberismo è
una vittoria
di Pirro. La
democrazia
soccombe
❞
Negli anni
Settanta e
Ottanta noi
tedeschi
guardavamo al Pci.
Ucciso
Moro la
storia prese
un’altra
strada.
Renzi?
Cura troppo
la comunicazione
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L’app racconta una storia. Animandola per strada
Il duo artistico ConiglioViola porta «Le notti di Tino» a Torino. E Milano pensa ai bimbi
da uno dei nostri inviati
Alessia Rastelli
TORINO Tino è una principessa che rinuncia alla
vita pur di rendere la poesia immortale. A crearla fu Else Lasker-Schüler, ebrea tedesca che amava identificarsi con il suo stesso personaggio. Risale al 1907 l’opera sperimentale Le notti di Tino
di Baghdad, brevi prose e liriche d’ispirazione
orientale, punto di partenza dell’omonima narrazione transmediale messa in atto a Torino nei
giorni del Salone. La firma il duo artistico ConiglioViola, formato da Brice Coniglio e Andrea
Raviola, unendo mezzi e linguaggi diversi.
«Abbiamo rappresentato ciascun episodio
della storia — spiegano — in una tavola incisa
su rame. Trentuno in tutto, riprodotte a loro volta su manifesti in realtà aumentata affissi alle
fermate degli autobus in diversi punti di Torino.
Chiunque, armato di smartphone e di un’app
gratuita messa a punto da Tim, potrà vedere il
cartellone animarsi e i personaggi prendere vita,
sovrapponendosi all’architettura di quell’angolo
della città. «Non c’è un ordine, ciascuno segue il
suo percorso, ricombinando la narrazione in
una maniera originale, che può condividere sul
sito tinobagdad.com», aggiunge Coniglio.
«Oggi abbiamo più informazioni e dati, quindi anche la città ha molto più da raccontarci. Le
nuove narrazioni che si aggiungono allo spazio
urbano — osserva l’architetto Carlo Ratti — hanno come effetti positivi la maggiore consapevolezza dei cittadini e, soprattutto, la loro parteci-
pazione. Concetto, quest’ultimo, di cui parlo anche nel libro Architettura Open Source (Einaudi)». Ratti ne discute oggi al Lingotto, 13.30 in
Sala Rossa, nell’incontro La città: archeologia di
un futuro possibile, cui partecipa anche Vincenzo Trione con Effetto città (Bompiani).
Nuove tecnologie applicate allo spazio urbano
animano anche altri progetti presentati al Salone. Cityteller è una piattaforma social basata sulla geolocalizzazione, che consente di esplorare
la città leggendo (o aggiungendo) citazioni letterarie associate a singoli luoghi. Milano ad altezza bambino (DeAgostini) è una guida interattiva
per i più piccoli. Che possono anche progettare,
in forma di gioco, le tappe del percorso.
@al_rastelli
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Majorana
Belushi &C.:
la biografia
ora si disegna
da uno dei nostri inviati
Cristina Taglietti
TORINO Sono sempre di più le
«vite di uomini illustrati»,
biografie di personaggi famosi
raccontate con parole e
immagini. È anche il tema di un
incontro di oggi, nell’ambito di
Crossover, lo spazio del Salone
dedicato a fumetto e graphic
novel. Si intitola proprio così:
Vite di uomini illustr(at)i
l’incontro allo Spazio Book (ore
15.30) che, attraverso gli autori
e i disegnatori che li hanno
raccontati, mette idealmente
intorno a un tavolo due
scienziati (Ettore Majorana e
Alan Turing), un musicistaattore (John Belushi,
nell’interpretazione di Alberto
Schiavone e Matteo Manera per
le edizioni Bd) e Dante Alighieri
(Alessio D’Uva, Filippo Rossi e
Astrid per le edizioni Kleiner
Flug). Tra loro c’è Francesca
Riccioni, fisica livornese che da
tempo lavora nel mondo
editoriale, ormai specializzata
in biografie di scienziati. Con
Tuono Pettinato ha infatti
pubblicato Enigma. La strana
vita di Alan Turing, mentre con
Silvia Rocchi Il segreto di
Majorana, da poco uscito per
Rizzoli Lizard. «Non li vedo
come lavori divulgativi,
didattici. Né mi piace — spiega
— l’idea che bisogna fare
diventare la scienza divertente,
brillante, per farla digerire. I
disegni non servono a questo,
del fumetto mi interessa
l’aspetto narrativo». Lo si
capisce anche dalle differenze
tra le due opere. «In Enigma
abbiamo puntato su un
umorismo alla Tim Burton,
tenero, non caustico, quasi per
sostenere il lettore. Con la vita
di Majorana ci interessava l’idea
della scomparsa, come tema in
sé, generale». Qui, dal punto di
vista narrativo, ha giocato a
favore il cosiddetto «fermione
di Majorana», definita
«particella fantasma» per la
difficoltà di registrarne la
presenza: «Ci è sembrata una
metafora efficace, poetica,
accessibile a tutti, di una
presenza nell’assenza». L’uso
dell’immagine sembra quasi
necessario a Riccioni quando si
parla di scienziati: «La fisica è
fatta in parte di disegni, di
visualizzazioni e le illustrazioni
possono interpretare bene
l’aspetto visionario».
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30
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
SPETTACOLI
#
Cannes
Il programma di oggi
In gara «Carol» di Haynes e «Mon Roi»
In concorso
Tra i film in gara oggi, «Carol» di Todd Haynes con Cate Blanchett
e Rooney Mara e «Mon Roi» di Maiwenn con Vincent Cassel
Fuori concorso
«Asphalte» di Samuel Benchetrit con Isabelle Huppert e Valeria
Bruni Tedeschi sarà nella sezione proiezioni speciali mentre in quella
Un certain regard sarà la volta di «Verso l’altra riva» di Kurosawa
Kiyoshi e «Sole di piombo» di Dalibor Matanic
2015
In posa Da sinistra, Margherita Buy (53 anni), Beatrice Mancini (14), Nanni Moretti (61), Giulia Lazzarini (81) e John Turturro (58) ieri a Cannes prima della proiezione ufficiale del film «Mia Madre». Il regista romano è in concorso al Festival per la settima volta
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Nella sala a pochi passi
dal casinò, Nanni Moretti ha
sbancato Cannes: dieci minuti
di applausi hanno accolto Mia
Madre. Lui e la protagonista,
Margherita Buy, hanno le lacrime agli occhi. Un successo
trionfale, anche inatteso, che
ha messo d’accordo pubblico e
critica. Il film si candida alla
Palma d’oro.
C’è ancora un’idea di sole
quando, mescolata ai locali in
costume da bagno, tanta gente
in smoking da un’ora tiene tra
le dita la richiesta di «une invitation» che non riuscirà mai ad
avere, e intanto Nanni accanto
alla Buy e a John Turturro sale
la celebre scalinata rossa per la
proiezione del film. Dalla scarpa lucida si toglie i sassolini,
prima di recarsi nella notte alla
festa in suo onore: «Sono contento per la forte presenza italiana, ma credo sia ancora il
frutto di singoli registi e produttori, non tanto di un clima
intorno al cinema, che è sempre molto distratto, sia come
fenomeno industriale che artistico. In Italia c’è tanta mestizia
e tanta sciatteria. Torni contento per aver visto che tutto questo è possibile ma anche dispiaciuto per come sai che è nel
tuo Paese». Sul «caso» inter-
CANNES
❞
Una forte
presenza
italiana
ma da noi
sul cinema
c’è sciatteria
❞
In Francia
vedono una
mia opera
e basta
Non hanno
pregiudizi
Le lacrime di Nanni
Dieci minuti di applausi per «Mia Madre»
La critica internazionale: merita la Palma
Moretti commosso: faccio piangere e ridere
viene il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: «Ha ragione Moretti, in Italia ci sono
stati anni di disattenzione, di
scarso interesse per il cinema.
Ma le cose ora sono cambiate, e
le azioni del governo, penso al
tax credit, hanno invertito questa tendenza».
Un po’ incompreso (finora è
a 3 milioni d’incasso) o compreso di sé, fatto sta che l’accoIn piedi
Nanni Moretti
commosso
dopo i lunghi
applausi del
pubblico al
termine della
proiezione di
«Mia Madre»,
ieri in concorso
al Festival di
Cannes
glienza straniera è piena di
stellette, critici entusiasti. Il
Sunday Times: «Il miglior film
del concorso visto finora»; la tv
tedesca ZDF: «Il suo film più
riuscito dopo La stanza del figlio per la forza emotiva e la
leggerezza»; il Guardian: «Intenso e seduttivo»; la rivista
francese Positif: «Potrebbe
correre per la Palma d’oro».
Qui il regista romano gioca
in casa, e mette da parte la ruvida spigolosità. Altro che Catherine Deneuve: «Oui, je suis
Nanni Morettì». Qui i media lo
chiamano «il patriarca»; qui
nel 2001 David Lynch, anche lui
in gara, temendolo gli disse:
«voglio ammazzarti»; qui ha
vinto la Palma d’oro con La
stanza del figlio, che racconta
le conseguenze di un lutto
mentre ora racconta l’attesa di
un lutto.
Con Cannes ha condiviso
tanti capitoli della sua vita.
Nanni il francese decide di riservare ai cugini d’Oltralpe un
incontro ristretto, e riparla del
comico mischiato al tragico,
spiega dove comincia la realtà e
dove finisce il sogno, si sofferma ancora sul lutto familiare e
sul lutto del cinema italiano.
Corregge con garbo la moderatrice, l’unica a cui concede un
sorriso, «è la settima volta, non
la sesta, che sono a Cannes».
Dice che in Francia e altrove,
«vedono un mio film e basta,
non ci sono interferenze d’altro
tipo, che in Italia ci sono, per
cui si pensa sempre al mio personaggio pubblico o alle mie
posizioni politiche, a misurare
il tasso di simpatia o antipatia o
calore e freddezza verso i giornalisti. In Italia ci sono tanti
Il documentario sulla cantautrice britannica
La solitudine di Amy, quel film sgradito alla famiglia Winehouse
Voce
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
CANNES «Ho sempre amato can-
● Amy
Winehouse
(1983 – 2011)
debutta nel
2003 con
l’album
«Frank». La
fama mondiale
arriva con
«Back to
Black» (2007)
Nel 2011 la
«morte
accidentale per
abuso di alcol»
stronca la vita
della cantante
a soli 27 anni
tare, non ho mai pensato di diventare famosa. Non credo di
poterlo gestire». Amy
Winehouse è morta il 23 luglio
2011 nella sua casa di Camden
Square per un infarto provocato dagli effetti di alcol e bulimia. Aveva 27 anni, l’eta maledetta seconda la favola nera del
rock, la stessa di Jimi Hendrix,
Janis Joplin, Jim Morrison e
Kurt Cobain. Un talento unico,
non solo per la voce straordinaria ma per la capacità di mettere la vita dentro l’arte. E proprio
alle sue parole, alla sua calligrafia rotonda e ordinata si è
affidato Asif Kapadia per il doc
Amy, presentato fuori concorso al Festival (sarà nelle sale italiane dal 15 al 17 settembre distribuito da Nexo) anticipato
da dichiarazioni polemiche del
padre della cantante, Mitch che
si è sentito offeso da come viene rappresentato nel film. A cui
ha dato un iniziale sostegno.
«Non abbiamo nessun problema legale» replica il regista.
«Parlo attraverso il film, le mie
riposte sono lì dentro». La proposta del documentario è arrivata a Kapadia e al suo produttore James Gay-Rees dopo il
successo di Senna. Un film grazie a cui ha conquistato la fiducia della persona che gli ha permesso di trovare la chiave d’accesso al mondo di Amy, Nick
Sul palco
Amy Winehouse,
vincitrice nel
2008 di cinque
Grammy Awards
per l’album
«Back to Black»
Shymansky, il primo manager
e compagno di avventure, già
con lei prima dell’album di debutto «Frank». «Gli amici più
stretti dopo il funerale avevano
stretto un patto di silenzio, per
non alimentare altre polemi-
che. Grazie a Nick sono arrivato
a Juliette Ashby e Lauren Gilbert, le sue compagne di sempre, e ho capito che serviva partire dalle parole delle canzoni».
Una specie di diario pubblico, un’autobiografia a cuore
aperto continuata con i pezzi
più celebrati («Rehab», «Back
to Black») di cui in pochi si sono presi la briga di comprendere il significato. Grazie a loro
tre il regista ha avuto accesso a
una mole infinita di materiale
video, anche girato con cellulari, che insieme alle interviste a
un centinaio di persone e a
spezzoni di repertorio compongono il mosaico. Si vedono
i parenti, il padre prima troppo
assente, poi in prima linea, la
madre arresa di fronte alla sua
vitalità, l’amata nonna. Gli
amori, soprattutto quello, dolorosissimo con Blake Fielder.
Gli abusi. Ma soprattutto, a
riempire lo schermo è lei, Amy,
una londinese intelligente e
simpatica, un monumento della musica.
«Mi nutrivo di tutto», dice di
sé. Non una celebrity ma una
cantante jazz come intuì Tony
Bennet, una regina del soul votata alla ricerca di sé attraverso
la musica. Rimasta impigliata
in un meccanismo di fama e
successo che non aveva cercato. E di cui anche noi spettatori
ci sentiamo complici.
Stefania Ulivi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SPETTACOLI
31
#
Passerella
Fiorita
Diane Kruger, 38
anni, ha incantato
i fotografi
del festival
con un abito
Dolce & Gabbana
elementi in più». Ma è lui che
costruisce i suoi film su se stesso, spesso gira con un approccio personale la sua autobiografia, e mai come in questo caso, nel disvelarsi della madre
morente (Giulia Lazzarini).
Margherita Buy recita Nanni, è
il suo alter ego nella parte di
una regista che gira un film politico («mi piaceva che fosse
una donna»), John Turturro interpreta un divo bizzarro. «Non
volevo che lei stesse girando un
film alla Nanni Moretti, volevo
che il suo film fosse solido
mentre lei nella vita è insicura
su tutto».
Nella scena della conferenza
stampa, in quel film sulla gente
che perde il lavoro, chiedono a
Margherita quale sia il compito
del cinema. Rivolgono la stessa
domanda a Nanni: «Come il
personaggio di Margherita, rispondo cose ma sto pensando
ad altro, quello che penso glielo dirò al bar, dopo. Il compito
Strategie
«Non ho strategie
studiate a tavolino,
ho solo un modo
di raccontare la vita»
è di fare film possibilmente innovatori, che mentre li vediamo non ci facciano dire: ma
questo l’ho già visto trecento
volte. Non penso ci siano argomenti privilegiati, qualsiasi tema può portare a film brutti o
belli».
Però anche all’estero spaccano in quattro ogni sua battuta.
Quando nel finale del film Margherita chiede a Nanni (che impersona suo fratello, «la persona che vorrei essere nella vita»), a cosa pensi, e lui risponde a domani, non era sua
intenzione «pensare al futuro
dell’Europa, ma quasi tutte le
interpretazioni sono ammesse.
Quasi. È un film su ciò che resta
qui tra noi, vivi su questa Terra,
e ciò che resta delle persone
che muoiono. Si ride e si piange? Mah, i miei film hanno entrambi questi aspetti, non è
una strategia studiata a tavolino, è il mio modo di raccontare
la vita, le persone».
Valerio Cappelli
Felici
Al centro
Natalie
Portman, 33,
(in Dior) con gli
attori del suo
film da regista
Coppia
Ieri sul tappeto
rosso anche Kasia
Smutniak, 35,
con il compagno
Domenico
Procacci, 55
«I fischi a Gus Van Sant?
Io amo il suo misticismo»
Le stelle
del Mereghetti
Il mare di alberi
fa annegare
un autore di culto
Il protagonista McConaughey: «Uno stile che divide
Fu contestato anche nel 2003, poi vinse il Festival»
Dice Matthew McConaughey: «Il film è stato fischiato da alcuni alla proiezione stampa? Ognuno ha il diritto
di contestare o di amare una
pellicola e il regista Gus Van
Sant è abituato a questi scontri.
Il suo Elephant nel 2003 fu fischiato e poi vinse la Palma.
The Sea of Trees ha allargato la
mia visione del mondo, ha approfondito il legame spirituale,
una sorta di panteistico trasporto che da sempre ho con la
natura, e mi ha coinvolto tanto
da farmi piangere spesso».
Dopo aver vinto e ritirato nel
2014 non solo l’Oscar, ma tutti i
premi possibili, come miglior
attore per Dallas Buyers Club,
Matthew aveva un’ampia possibilità di scelta, ma afferma:
«Non ho esitato un solo attimo
nel privilegiare The Sea of Trees diretto da Gus, un regista
che prediligo da sempre. Mi ha
affascinato l’angoscia di un uomo che vuole uccidersi dopo la
morte della moglie e va nell’immensa foresta ai piedi del
monte Fuji in Giappone (però
abbiamo girato nel Massachusetts), nota come il luogo dove
le anime perse scelgono di ammazzarsi».
Al suo fianco ci sono il regista e Naomi Watts, che impersona la moglie morta di cancro
del protagonista Arthur Brennan/Matthew. Il divo, infervorato, parla del suo ruolo e del
film con passione: «Il viaggio
di Arthur è anche una storia
d’amore, che muta e lascia ferite, rimpianti; è un percorso di
redenzione con quel fantasma,
il mistero della foresta, interpretato da Ken Watanabe. La
sofferenza nasce da un legame
profondissimo con la moglie,
che ritorna nei suoi pensieri e
nei flashback con molti sensi
di colpa».
Ascolta pensieroso Gus Van
Sant, che come Naomi e Matthew è un veterano della Croisette. Gus desiderava profon-
M
CANNES
Autore
● Il regista
americano Gus
Green Van Sant
Jr. (foto) è nato
il 24 luglio del
1952. Tra i suoi
film «Will
Hunting Genio ribelle»
(1997) e «Milk»
(2008): per
entrambi è
stato nominato
all’Oscar come
miglior regista
● Nel film in
gara a Cannes,
«The Sea of
Trees», il
regista
racconta di un
americano
(Matthew
McConaughey)
che va in
Giappone, in
quella che è
chiamata la
foresta dei
suicidi, per
togliersi la vita.
Lì incontra una
persona con le
sue stesse
intenzioni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sguardi Matthew McConaughey (45 anni) sorride a Naomi Watts (46)
damente dirigere il copione
scritto da Christopher Sparlinge ispirato da un libro di favole
popolarissimo negli Stati Uniti:
«Perché è una avventura dello
spirito, mette a nudo le anime,
ma è anche un percorso al tempo stesso scientifico e razionale di un ingegnere, uno scienziato sempre diviso tra raziocinio e bisogno di spiritualità.
Considero il film un dramma
sociale. La foresta diventa il vero protagonista non solo del
suo viaggio, ma di una ricerca
di morte, che invece riporta Arthur alla vita».
«Per tutti noi — spiega McConaughey — questo viaggio
ha rappresentato una profonda
unione con gli spazi e la natura,
capace di darci una forza che
spesso dimentichiamo o calpestiamo. Può essere letto come
metafora, vissuto come una parabola metafisica, una ricerca
di risposte ad amori ed emozioni che talvolta si trasformano in tragedie. Ha diversi piani
di lettura e per questo dividerà,
non ho dubbi, la platea e molto
la critica. Ora — conclude —
sono impegnato in un copione
sulla guerra civile americana,
The Free State of Jones, e ho
nuovamente ritrovato (sia pure
come agricoltore del Mississippi) un legame con la natura».
Giovanna Grassi
QC Terme massage academy Burro Fratelli Brazzale:
il burro sopraffino
forma nuovi professionisti
Da oggi la qualità tau-marin
diventa tascabile: TAU KIT è
la pratica trousse da viaggio
in plastica trasparente che
contiene uno spazzolino
richiudibile e una confezione
di tau-marin Dentifricio Gel
alle erbe da 20 ml, perfetta per garantire
una adeguata igiene orale anche fuori
casa. Lo spazzolino ha testina scalare
con inclinazione 15° per raggiungere
anche i punti nascosti. Le setole, dalla
punta arrotondata, sono in tynex, fibra
che evita la proliferazione di batteri
e sono alternate a diversa elasticità
per rimuovere la placca e favorire un
massaggio delle gengive. Il manico
componibile è studiato per una corretta
impugnatura. E’ disponibile in 3 versioni:
duro (setole rosso-blu), medio (setole
verdi-blu), morbido (celesti-blu).
In farmacia. www.igieneoraleperfetta.it
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and resorts ed una garanzia di massaggi
d’eccellenza: ha per questo motivo
istituito un’accademia per massaggiatori,
prefiggendosi lo scopo di formare delle
professionalità di alto livello, che rendano
il momento del massaggio un’esperienza
indimenticabile. QC Terme massage
academy è un innovativo corso di
massaggio, con 3 diversi
programmi didattici,
che forma professionisti
pronti per essere inseriti nel mondo del
lavoro. Al termine del percorso formativo
verrà rilasciato un attestato di frequenza,
previo il superamento dell’esame finale.
Il corso prevede l’obbligo di frequenza del
90% delle lezioni. Ad ogni iscritto verrà
consegnata una dispensa, la divisa QC
Terme academy, un libro dei pensieri ed
il monoi di tiaré. [email protected],
www.qctermeacademy.it
In quest’ultimo
anno si è assistito a
una riabilitazione
del burro grazie
a numerosi studi
scientifici. Digeribile,
con poco lattosio, è ricco di vitamine
importanti, (A, E, K), è fonte di vitamina D,
che agisce su ossa e sistema immunitario,
acidi grassi (tra cui omega 3 e Omega 6).Il
Gruppo Brazzale lancia il Burro Fratelli
Brazzale, un burro sopraffino di qualità
superiore realizzato con freschissima panna
di centrifuga e zangolato entro 24 ore dalla
mungitura. Un metodo di lavorazione
unico, a catena completamente controllata,
che consente di ottenere una rotondità di
gusto e aromi mai sperimentata. Questo
procedimento esclusivo, unito all’esperienza
e alla sapienza del Gruppo Brazzale ha
consentito la creazione di un prodotto dalle
caratteristiche imbattibili.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
COSA C’È DI NUOVO... NOTIZIE DALLE AZIENDE
Tau Kit tau-marin,
igiene orale da viaggio
entre Mia Madre di Nanni Moretti fa
il pieno di applausi alle prime
proiezioni per la stampa (e una
seconda visione spinge ad aumentare le
stelle attribuitegli per l’uscita italiana),
l’atteso film di Gus Van Sant The Sea of Trees
delude praticamente tutti. Il «mare di
alberi» del titolo originale è uno dei nomi
della foresta giapponese di Aokigahara, 35
chilometri quadrati di rocce laviche, piante
ad alto fusto e arbusti ai piedi del monte
Fuji. Qui vediamo arrivare l’americano
Arthur (Matthew McConaughey) per mettere
fine alla propria esistenza, ma il suo progetto
è interrotto dalla misteriosa apparizione di
un giapponese
sanguinante
(Ken
Watanabe) che
Mia madre
chiede aiuto.
di Nanni Moretti
L’impulso a
salvarlo è più
forte della
decisione di
The Sea of Trees
uccidersi e i
di Gus Van Sant
due cercano di
da evitare
ritrovare una
interessante
via d’uscita
da non perdere
dalla foresta,
capolavoro
ma devono fare
i conti con
ostacoli imprevisti — disorientamento,
strapiombi, il gelo della notte — che
mettono a rischio anche la vita di Arthur.
Intanto, una serie di flashback fanno
conoscere il passato dell’americano, le liti
con la moglie alcolizzata, i tradimenti di lui,
l’insoddisfazione sul lavoro e infine la grave
malattia che aveva colpito la donna (Naomi
Watts). Ma queste scene finiscono per
togliere tensione all’odissea notturna dei due
aspiranti suicidi, e sembrano inserti gratuiti
messi lì soprattutto per giustificare la
presenza di una star femminile nel cast. Così
alla fine si intuisce il «messaggio» — la
spiritualità orientale e la comunione con la
Natura possono controbilanciare la pulsione
di morte dell’Occidente (Arthur sembra
incarnare tutti i limiti di una cultura
razionalista schiacciata dai sensi di colpa) —
ma la regia non riesce mai a fondere il
presente della foresta e il passato dei
flashback. E tutto risulta senz’anima né
cuore.
Paolo Mereghetti
a cura di RCS MediaGroup Communication Solutions
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32
#
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SPETTACOLI
33
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L’accordo
David Lynch (foto) ci ha ripensato: dopo 25 anni, dirigerà lui «Twin
Peaks». Dopo mesi di tira e molla, con il regista che a inizio aprile
aveva annunciato di essersi sfilato dal progetto del sequel della serie
cult anni ‘90, perché il budget a disposizione non era a suo avviso
sufficiente, Showtime ha annunciato via Twitter il via alla preproduzione, scrivendo che «ogni episodio sarà diretto da David
Lynch». Una bella notizia per i fan che non avevano preso bene il
forfait del regista. Ed è stato lui stesso a confermarlo, sempre su
Twitter, scrivendo: «Cari amici di Twitter, le voci non sono quello che
sembrano... è così! Accadrà ancora. “Twin Peaks” ritorna».
David Lynch ci ripensa:
dirigerà il sequel
di «Twin Peaks» in tv
Da oggi
Muti torna in tournée con la Cherubini
Parte oggi la nuova tournée (la terza in pochi mesi) di Riccardo Muti
con i giovani musicisti della Cherubini, l’orchestra che il direttore ha
fondato nel 2004. Si inizia dal Valli di Reggio Emilia, cui seguiranno i
concerti al Festival di Brescia e Bergamo. Il tour della Cherubini
arriverà fino a Baku in Azerbaijan e Izmir in Turchia, per concludersi al
Teatro Manzoni di Bologna. Muti è appena rientrato da un tour
europeo dove ha diretto Berliner e Wiener, mentre a giugno tornerà
sul podio della Chicago Symphony Orchestra.
La fuga delle migranti
Ovadia rilegge Eschilo
A Siracusa il debutto della tragedia «Le supplici»
Donatella Finocchiaro: una recita tra greco e dialetto
● In «Ifigenia in
Aulide», in
scena al Teatro
Greco di
Siracusa,
interpreta il re
Agamennone
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di cui non si fida, l’unica persona amata, sua figlia, Ifigenia,
interpretata da Lucia Lavia.
Sono cominciate così le prime due delle tre tragedie di un
ciclo che andrà avanti fino al 28
giugno nella magia del Teatro
Greco di Siracusa dove stasera
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mobilitare una figura determinata come Donatella Finocchiaro, felice di questa rivisitazione delle Supplici: «Nonostante il titolo, io piango poco e
faccio esplodere una aggressività che è quasi un ringhio per
difendere le cinquanta donne
del coro decise nel ribellarsi al
loro destino, a non essere
schiave nello stesso letto di uo-
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Sopra, Moni
Ovadia (69
anni) in «Le
supplici» di
Eschilo, di cui è
anche regista. A
destra, l’attrice
Donatella
Finocchiaro
(44) nel ruolo di
Prima Corifea
B&B
Interpreti
e traduttori
● Attore di
cinema e
teatro,
Sebastiano Lo
Monaco (foto)
è nato a
Floridia (SR) il
18 settembre
1958
SIRACUSA Eschilo non poteva
saperlo ma, dopo più di duemila anni, le sue Supplici sembrano le donne di oggi in fuga
da oppressione, guerre e miseria, tratteggiate dalla regia di
Moni Ovadia come schiere di
migranti appena arrivate dal
mare. Pronte a difendere se
stesse con la grinta di Donatella
Finocchiaro.
Straordinaria prima corifea
di una tragedia trasformata in
canto corale, «ai confini del
musical», come osserva divertita la stessa attrice. «Costretta» a misurarsi con un’inedita
metrica scandita in greco e dialetto siciliano sulle musiche di
Mario Incudine, «complice»
Pippo «Kaballà» Rinaldi.
Effetti speciali anche per
l’Ifigenia in Aulide di Euripide,
regia di Federico Tiezzi. Sulla
scena un altro attore siciliano
di primo piano, Sebastiano Lo
Monaco, un Agamennone travolto dai dubbi, un re che sacri-
Alloggi
In Aulide
mini-padroni». Una rivolta attualissima per queste guerriere
dell’emancipazione che Donatella Finocchiaro assimila «alla
donna-simbolo di una Sicilia
che cominciò ad affrancarsi
con Franca Viola», ovvero «alle
protagoniste di tante tragedie
che rimbalzano con orrore sulle nostre coscienze, a cominciare dalle bambine date in
spose ai vecchi...».
È l’invito a riflessioni che il
cinquantunesimo ciclo del Teatro greco ripropone ogni sera.
Come accade con l’Agamennone di Lo Monaco, fino a qualche tempo fa immerso in un’altra tragedia, quella della mafia,
interpretata nei panni dell’allora magistrato Piero Grasso per
raccontare sulle scene Falcone
e Borsellino, prendendo spunto da un testo del presidente
del Senato.
Anche quell’esperienza partorita sui gradoni del teatro di
Siracusa, come rivela Sebastiano Lo Monaco, qui padrone di
casa: «Eravamo seduti vicini
come spettatori una sera e dissi
che il suo Per non morire di
mafia sarebbe stato perfetto
per una riduzione teatrale. Vinsi le sue resistenze e arrivammo anche al festival di Spoleto...».
Memoria di tragedie che si
incrociano rinnovando un impegno civile riproposto adesso
guardando il Mediterraneo in
subbuglio.
Felice Cavallaro
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
35
●
#
Risponde Sergio Romano
L’UCRAINA DEGLI UNIATI
UNA FRONTIERA RELIGIOSA
Caro Romano, nella sua
risposta di qualche giorno fa
lei ha parlato di Illuminismo
francese e Illuminismo
scozzese. Come mai
l’Illuminismo italiano non
viene citato? Si potrebbe
pensare che Beccaria, Verri e
Filangieri abbiano scarsa
importanza nel contesto
europeo.
Sergio Matarasso, Milano
Se avessi desiderato dare un
quadro europeo dell’Illuminismo, avrei dovuto citare anche
l’aufklärung (in italiano delucidazione, rischiaramento), la
grande corrente intellettuale
tedesca che risale all’ultimo decennio del Settecento. A proposito dell’illuminismo italiano le segnalo che l’Opera Omnia di Cesare Beccaria, pubblicata per iniziativa di
Mediobanca, è giunta al dodicesimo volume. Comprenderà
sedici volumi ed è diretta, dopo
la morte di Luigi Firpo, da
Gianni Francioni. Il progetto fu
di Enrico Cuccia e venne amorevolmente seguito, sino alla
morte, da Francesco Cingano.
CASSE DELLO STATO
Dove trovare i fondi
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
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20121 Milano
Fax: 02-62827579
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Un quesito a proposito degli uniati (cattolici di
rito bizantino) che subirono dure persecuzioni
da parte del regime sovietico fino alla loro
forzata sottomissione al Patriarcato ortodosso
di Mosca voluta da Stalin. Con la dissoluzione
dell’Urss, gli uniati hanno recuperato la loro
storica condizione di appartenenza alla Chiesa
di Roma, ma attualmente qual è la loro
dimensione e vitalità nel contesto della Russia e
più particolarmente in quello dell’Ucraina ove
la loro presenza ha sempre avuto un ruolo
molto significativo?
Sergio Balanzino
[email protected]
Caro Balanzino,
cattolici di rito greco sono i figli di un divorzio religioso (quello fra Roma e Costantinopoli nel XV secolo) e vivono da allora precariamente lungo il confine che separa il mondo cattolico da quello ortodosso. A Mosca e in altri centri dell’Ortodossia la loro «ambiguità» è
percepita come una sorta di intollerabile eresia.
Là dove il confine religioso è anche, soprattutto
in alcuni momenti storici, un confine statale, come nel caso dell’Ucraina, la loro sorte dipende
dalle vicende della politica internazionale.
Quando la Russia, dopo le guerre napoleoniche, estese il suo potere all’intera Polonia, gli
uniati perdettero il loro maggiore protettore, furono costretti a rompere i rapporti con Roma e
divennero, a tutti gli effetti, ortodossi. Riconquistarono la loro individualità religiosa dopo la
Grande guerra e la guerra russo-polacca del 1921.
Ma la perdettero nuovamente quando Stalin, alla
fine della Seconda guerra mondiale, regalò i loro
beni al Patriarcato di Mosca e li costrinse a vivere
in clandestinità.
I
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Google ha
progettato dei
veicoli che in
futuro
viaggeranno
senza pilota:
credete che la
tecnologia
ridurrà gli
incidenti
stradali?
Le riforme di Gorbaciov e il suo desiderio di
buoni rapporti con la maggiore istituzione religiosa dell’Occidente cambiarono ancora una
volta la condizione degli uniati. Grazie all’incontro di Giovanni Paolo II con il presidente sovietico a Roma nel dicembre 1989, rientrarono in
possesso dei loro beni e divennero nuovamente
liberi di praticare il loro culto alla luce del sole.
Ma questo non impedì che gli ortodossi di Mosca e di Kiev continuassero a considerarli intollerabilmente scismatici. Le origini polacche di
Giovanni Paolo II complicarono ulteriormente la
questione. Quando il Papa lanciava messaggi
concilianti verso il Patriarcato di Mosca e annunciava il suo desiderio di visitare ufficialmente la
Russia, Mosca rispondeva che sarebbe stata lieta
di accoglierlo come capo di Stato, non come capo della cristianità. Né Boris Eltsin, né Vladimir
Putin erano disposti a guastare i rapporti con il
Patriarca di Mosca per fare un piacere al Papa
polacco.
Benedetto XVI aveva altre origini nazionali, un
altro concetto dell’ecumenia e un evidente desiderio di promuovere un nuovo incontro fra cattolicesimo e ortodossia. Francesco sembra muoversi nella stessa direzione e vorrebbe superare
le vecchie diffidenze che la parola «uniate» continua a evocare. Ma gli uniati ucraini (circa 5 milioni secondo stime non facilmente verificabili)
sono uno scoglio che non è facile aggirare. Roma non può rinunciare a una comunità di fedeli
che ha vissuto momenti particolarmente difficili. La Russia post-comunista è ormai legata alla
sua Chiesa da un rapporto non molto diverso da
quella «sinfonia» che legava l’imperatore bizantino al suo patriarca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SUL WEB
Mi pare un’ottima proposta
quella di un reddito di
cittadinanza, particolarmente
per una nazione ricca come
l’Italia che è l’unico Paese nel
mondo industrializzato che
può permettersi di non tassare
la prima casa. Però, una
nazione che non paga le
pensioni dovute, e che sempre
interpreta il «diritto
acquisito» in un modo molto
personalizzato, come trova i
fondi necessari per garantire
un reddito di cittadinanza?
Sarà forse il governo Renzi che
affronterà finalmente i
problemi dell’evasione fiscale
e la criminalità organizzata
con lo stesso vigore, grinta ed
entusiasmo come se fosse una
legge elettorale? Se sì, ci
di Danilo Taino Statistics editor
Se il valore non dipende
dal numero dei gol
LETTERE
AL CORRIERE
ILLUMINISMO
Gli autori italiani
● Più o meno
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
saranno fondi a sufficienza
per tutti i pensionati, e per un
reddito di cittadinanza.
Mario Rossi, Solbiate Arno
63%
LEGGE ELETTORALE
Bravura degli interpreti
37%
A proposito del sistema
elettorale, mi permetto di
esprimerne la mia opinione.
Gli eletti sono come degli attori
che recitano in «teatro»
(Parlamento... ) ed
interpretano la parte a loro
affidata da chi li ha incaricati
di svolgere, per loro conto, tale
ruolo di fiducia.Se questa
visione, diametralmente
opposta a quella di cui si sente
parlare (...il tale sistema
elettorale non funziona-non ha
No
La domanda
di oggi
I Cobas
della scuola
porteranno
avanti la loro
protesta con il
blocco degli
scrutini. Vi
sembra giusto?
funzionato-non funzionerà...),
fosse discutibile allora si
potrebbe sostenere che non è il
sistema elettorale a non
funzionare, ma sono
gli attori-interpreti-politici
che non sono in grado di
assolvere il loro ruolo in
maniera adeguata.
Ogni rappresentazione
teatrale non avrebbe successoseguaci-spettatori se gli
interpreti non fossero
all’altezza del ruolo.
D’altra parte, che cosa si può
dire di coloro che, ricevuto
un copione, si svegliano e
dicono «esco dalla
compagnia teatrale
perché non sono d’accordo
con l’autore-gli autori
e vado ad interpretare
un testo da definire», ma
sempre nello stesso teatro?
Giuseppe Guglielmetti
[email protected]
fastwebnet.it
PENA DI MORTE
Meglio l’ergastolo
L’attentatore della maratona
di Boston è stato condannato a
morte, cosa che considero
amorale per una grande e
secolare democrazia. Credo
che sarebbe stata più punitiva
la pena dell’ergastolo per far
marcire in cella, per tutta la
sua (potenziale) lunga vita, il
giovane pluriomicida.
Giovanni Papandrea
[email protected]
libero.it
C
he Lionel Messi sia più decisivo, per il
Barcellona, di quanto lo sia Cristiano
Ronaldo per il Real Madrid è intuitivo,
dopo le semifinali della Champions League.
C’è però anche un’evidenza statistica a
dimostrarlo. E questa non è affatto intuitiva,
perché applicata al 2013 e al 2014, periodo in
cui il calciatore portoghese ha segnato 105
gol contro gli 86 dell’argentino. Dal
momento che il gol è l’unità di misura del
football, si dovrebbe dire che Ronaldo è
nettamente davanti a Messi. E infatti i due
palloni d’oro del biennio li ha vinti lui. I
giudici che glieli hanno assegnati, però sono
probabilmente stati superficiali: perché
«non tutti i gol sono creati uguali», ha
notato un anonimo H.H. da Melbourne nel
blog Game Theory pubblicato
dall’Economist: il loro valore dipende dal
contesto.
La statistica che pondera le reti segnate a
seconda della loro importanza è un derivato
del sistema statistico applicato al baseball ed
è chiamata Expected Points Added (Epa)
perché misura i punti che un gol produce
rispetto a un risultato atteso in un dato
momento della partita. Esiste un sito web,
SoccerStatistically.com, che misura la
possibilità di vittoria, di pareggio, di
sconfitta di una squadra in ogni momento
della gara tenendo in considerazione il
risultato in quell’istante, il tempo rimasto, il
campo in cui si gioca: semplicemente
confrontando queste possibilità prima e
dopo un gol si ha la misura del «peso» della
rete. Per esempio, un gol segnato al 90°
minuto da una squadra che gioca in casa e
sta pareggiando vale 1,76 punti Epa; un gol
all’ultimo minuto della stessa squadra ma
che sta già vincendo due a zero aggiunge
0,007 Epa: 250 volte meno, nota H.H.
Applicando questo metodo ai gol di
Ronaldo e Messi, il vantaggio del primo si
annulla: nel 2013 e nel 2015, con le 105 reti
Ronaldo ha aggiunto 41,6 Ep a quelli di Real
Madrid e nazionale, una media di 0,40 per
gol; con le sue 86 reti, Messi ha aggiunto
40,3 punti a Barcellona e Argentina e ogni
gol ha avuto un valore di 0,47. Se questa
statistica la si pondera a seconda
dell’importanza del match — Clasico, partite
mondiali, coppe, numero di spettatori e così
via — il risultato è il seguente: Ronaldo 50,4
Epa (0,48 per gol), Messi 59,5 (0,69 per gol).
Due conclusioni, statisticamente ovvie.
Una sul Pallone d’Oro: non è di oro colato.
L’altra sulla Juventus: sarà più dura che con
Ronaldo.
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTERVENTI E REPLICHE
L’alimentazione dei lattanti
Nell’ambito dell’Expo di Milano, credo che sia
utile far conoscere un’importante iniziativa
sull’alimentazione dei bambini nel primo
semestre di vita proposta dal Dai di Pediatria
dell’ Università di Napoli Federico II. I bambini dei
primi 4-6 mesi di vita dovrebbero assumere solo
ed esclusivamente latte materno o, in mancanza
di questo, latte adattato per il primo semestre di
vita ed evitare tutti i prodotti contenenti fruttosio
e saccarosio (zucchero da cucina). Questa
raccomandazione non solo è in linea con le
indicazioni delle principali società scientifiche ma
è anche supportata dalle seguenti
considerazioni: è documentata una correlazione
positiva tra aumentato consumo di fruttosio e
aumento dell’obesità infantile. 1) È dimostrato
che le esperienze alimentari delle primissime
settimane di vita possono influenzare le scelte
alimentari delle epoche successive. 2) Una
precoce introduzione di fruttosio nella dieta
espone a gravi rischi i lattanti con intolleranza
ereditaria al fruttosio (è documentata una
correlazione tra precocità dell’esposizione e
gravità della sintomatologia).
Raffaele Iorio
Epatologia pediatrica
Università di Napoli Federico II
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Abbandono scolastico
«In Italia ci sono 6 milioni di analfabeti e siamo ai
primi posti in Europa per abbandono dell’obbligo
scolastico». La denuncia di don Luigi Ciotti e
Marco Rossi Doria al festival del libro di Torino,
confermata dai dati allarmanti dell’ufficio
statistiche del Miur, non ha interessato
abbastanza stampa, governo e sindacati. Si parla
molto di scuola ma si trascura quello che la
relazione dei due studiosi e i dati preoccupanti
dell’Istat rivelano non solo da oggi. A Catania
232 genitori e 136 alunni sono stati denunciati
per inosservanza continuata all’obbligo
scolastico. Ma per arginare davvero il fenomeno
occorrono incisivi interventi che blocchino la
consegna alle mafie, ha detto don Ciotti, di tanti
giovani privi di istruzione.
Tina Lepri, Roma
Carte di credito scadute
Non capisco perché solo alcuni istituti di credito
provvedono a consegnare a domicilio le carte di
credito rinnovate (automaticamente) o,
perlomeno, ad avvertire dell’imminente
scadenza. È vero che dovrebbe competere al
cliente controllare la scadenza, ma un minimo di
collaborazione non guasterebbe.
Attilio Lucchini, [email protected]
EDIZIONI TELETRASMESSE: RCS Produzioni Milano S.p.A. 20060 Pessano con Bornago - Via R. Luxemburg - Tel. 02-6282.8238 • RCS Produzioni S.p.A. 00169 Roma - Via
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La tiratura di sabato 16 maggio è stata di 427.311 copie
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
36
#
Sport
La replica
Zanetti: «Sacchi
ci rispetti: abbiamo
fatto la storia»
(f.fio.) In silenzio Erick Thohir, ha dovuto intervenire Javier Zanetti a
replicare a Sacchi, che aveva definito «vergognoso» il triplete
dell’Inter perché conquistato da 11 stranieri. Prima, però, «tanti
auguri al presidente Moratti che ha dato tantissimo alla storia dell’
Inter». Poi la risposta: «Di vergognoso c’è solo il dover commentare
queste frasi di Sacchi, che già in passato si era pronunciato
malamente verso i nostri ragazzi della Primavera. E lui non può e
non deve permettersi di mancare di rispetto all’Inter: a noi dà molto
fastidio perché abbiamo fatto la storia. E inoltre mi sembra assurdo e
ridicolo tirare in ballo queste cose dopo tanto tempo».
Il derby d’Italia I bianconeri fortissimi e aiutati dagli avversari vincono anche a San Siro
Le pagelle
Inter
Juventus
1
2
Marcatori: Icardi 9’, Marchisio (rigore)
42’ p.t.; Morata 38’ s.t.
Inter
Icardi si accende
4 Handanovic Respinge i tentativi
di Morata e Sturaro, difendendo il
vantaggio, ma si fa sorprendere
come un debuttante dal tiro meno
insidioso dello spagnolo.
6 D’Ambrosio Molti pericoli
arrivano dalla sua parte. Però anche
lui ne porta e si avvicina al gol con
una bellissima girata.
5,5 Ranocchia Soffre la vitalità
degli attaccanti bianconeri. Giallo
per le maniere spicce usate con
Matri.
5 Vidic Se è rigore (e lo è), allora è
da rosso. Scampa l’espulsione, ma
Matri gli è andato via troppo
comodamente.
5,5 J. Jesus Quando Lichtsteiner
sale con convinzione ha dei seri
problemi a bloccarlo.
6,5 Brozovic Molto presente anche
se non sempre lucido. Suo il tiro
deviato da Icardi. Riprende la
traversa di Shaqiri e batte Storari.
Gol buono, anche se di poco. Ma
glielo annullano.
5 Medel Cerca di limitare Marchisio,
ma viene costantemente saltato.
5 Kovacic Nel primo tempo qualche
spunto interessante, poi l’oblio.
6 Shaqiri Volenteroso ma zavorrato
dalla frenesia. Grande traversa, però
6,5 Icardi Vede la Juve e si accende.
Segna alla Pippo Inzaghi, da vero
furfante del gol. Sesto centro con i
bianconeri. Storari gli nega il
pareggio nel finale.
6 Palacio Ha la palla del 2-0 poi del
2-2 ma il vice-Buffon è un mago.
6 Mancini È un’Inter vorrei ma non
posso. Con la Juventus sicuramente.
Roberto Perrone
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Juventus
Storari da antologia
7,5 Storari Giocherebbe titolare in
quasi tutte le squadre di serie A. La
doppia parata finale è antologica
come il gol di un grande attaccante.
5,5 Lichtsteiner Prova in
controluce. Buoni attacchi, ma tiene
in gioco Brozovic sul gol, per sua
fortuna, annullato. Ammonito per
ritardo (ma come, uno svizzero?),
salterà il Napoli.
6,5 Barzagli Sulla strada del pieno
recupero, attento, concede
pochissimo.
6,5 Bonucci Un po’ in difficoltà con
gli scattisti, ma sa compensare con
l’intelligenza tattica.
6 Padoin Meno Padoin del solito.
Cioè meno affidabile. Cresce nel
secondo tempo.
5 Romulo Recuperato ma ancora
poco avvezzo alla manovra
bianconera. Troppi pasticci.
6,5 Marchisio Punto di riferimento,
freddo sul dischetto (prima rete su
rigore delle 32 in serie A) per l’1-1.
6 Sturaro Appena ha il pallone tira.
Handanovic reattivo. Solido.
6 Pereyra Dovrebbe affondare di
più, però ha movimenti importanti
per la squadra.
6 Matri A volte si attorciglia su se
stesso. Abile nel conquistare il rigore
7,5 Morata Scatenato, un pericolo
costante. Conclude di piede, di testa
e alla fine trova l’ottavo gol in
campionato. Dopo il dolore al Real
Madrid, espugna San Siro.
6 Ogbonna Chiamato in causa, non
si fa trovare impreparato.
6,5 Allegri Turnover mantenendo lo
stesso spirito. Missione compiuta.
r.per.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
INTER (4-3-1-2): Handanovic 4; D’
Ambrosio 6, Ranocchia 5,5 (Gnoukouri
s.v. 44’ s.t.), Vidic 5, Juan J. 5,5; Brozovic
6,5 (Podolski s.v. 37’ s.t.), Medel 5,
Kovacic 5; Shaqiri 6 (Nagatomo s.v. 26’
s.t.); Icardi 6,5, Palacio 6. All.: Mancini 6
JUVENTUS (4-3-1-2): Storari 7,5;
Lichtsteiner 5,5 (Ogbonna 6 11’ s.t.),
Barzagli 6,5, Bonucci 6,5, Padoin 6;
Romulo 5, Marchisio 6,5, Sturaro 6;
Pereyra 6 (Pogba s.v. 33’ s.t.); Matri 6
(Llorente s.v. 21’ s.t.), Morata 7,5. All.:
Allegri 6,5
Arbitro: Doveri 4
Ammoniti: Ranocchia, Brozovic, Vidic,
Morata, Lichtsteiner, Kovacic, Juan J.
Recuperi: 0’ più 5’
Follia l’errore di Handanovic, 30
anni, che ha permesso alla Juve di
vincere a San Siro (Ap)
Inter, due regali alla Juve
Nerazzurri tonici e avanti con Icardi, annullato il 2-0 regolare di Brozovic
Assist di Medel a Matri, rigore di Vidic, papera di Handanovic su Morata
MILANO I regali dell’Inter non finiscono mai. Nemmeno di
fronte alla Juve campione d’Italia, che anche quando gioca in
scioltezza (ma a memoria), come a Milano, ha la forza dei
grandi, la stessa che, per restare in tema, animava i nerazzurri ai tempi del primo Mancini e
di Mourinho. E quando si spalanca la porta a chi è già più
bravo, alla fine si paga il conto,
così salato che adesso un posto
in Europa League torna ad essere un miraggio. I manciniani
hanno perso dopo 7 partite utili consecutive, ma se hanno
vinto soltanto una delle ultime
sette partite a San Siro (2-1 alla
Roma) significa che esiste anche un difetto di personalità,
per ora incorreggibile.
Contro una Juve con in campo soltanto quattro reduci da
Madrid (Lichtsteiner, Bonucci,
Marchisio e Morata), l’Inter ha
cominciato benissimo, anche
se ha dimostrato subito di es-
I reduci
● I bianconeri
sono scesi in
campo contro
l’Inter con solo
quattro
giocatori della
squadra che
mercoledì ha
pareggiato
contro il Real
Madrid
centrando la
finale di
Champions
League:
Lichtsteiner
(foto), Bonucci,
Marchisio e
Morata
sere in difficoltà nel contenere
le iniziative dell’attaccante spagnolo. Dopo 9’, è andata in vantaggio sul tiro di Brozovic, deviato con il corpo da Icardi (sesto gol ai bianconeri in cinque
partite). La Juve ha avuto difficoltà a mettersi in moto e allora
una grande squadra, quale non
è l’Inter ora, avrebbe chiuso la
partita, sfruttando il momento
di (relativa) difficoltà degli avversari. Invece Palacio si è fatto
respingere la conclusione da
Storari e troppi sono stati gli
errori nell’ultimo passaggio,
sebbene la manovra scorresse
non velocissima, ma fluida e
San Siro applaudisse.
È stato il 39’ del primo tempo a fare da spartiacque nella
storia del match: Shaqiri ha
colpito l’incrocio, Brozovic si è
avventato sul pallone, ha segnato, ma ha visto l’assistente
Marzaloni con la bandiera alzata, per un fuorigioco che non
c’era (posizione di Lichtstei-
ner). Due minuti dopo, ci hanno pensato a spingere la Juve
verso il pareggio non uno, ma
tre interisti: goffo aggancio di
Kovacic, con palla indietro a
Medel, altro tocco all’indietro,
giusto per mettere in azione
Matri. Nell’uno contro uno, Vidic ha perso due volte il duello:
essendo più lento, invece di
mettersi fra avversario e pallone e subire il fallo, si è fatto sorpassare e una volta in area, ha
messo a terra Matri (quarto rigore del difensore in questo
campionato). Rigore e cartellino giallo, invece del rosso previsto dal regolamento.
Il pareggio di Marchisio ha
choccato l’Inter: Morata, incontenibile, ha avuto due occasioni da gol nei primi 52” di ripresa, poi, a fatica, i nerazzurri
hanno ripreso a fare la partita,
ma senza più la compattezza
iniziale, lasciando ampi spazi
alle ripartenze juventine, con
Allegri che ha inserito Ogbon-
Confronto
● Con il gol
segnato alla
Juve (il sesto in
cinque partite)
Icardi (foto) è
arrivato a 19
reti in
campionato (4
rigori), come
Toni, a una da
Tevez (ieri a
casa), che
guida la
classifica
cannonieri (2
rigori). Icardi ha
portato all’Inter
18 punti , Tevez
26 alla Juve.
na e che ha molto ristretto gli
spazi. Ci hanno provato prima
Shaqiri e poi D’Ambrosio, con
soluzioni immaginifiche; l’Inter ha accusato la fatica e ha rallentato; la Juve ha dato l’impressione di riprendere in mano il match (possesso palla finale 34%), ma la vittoria è
arrivata sul tiro di Morata (ottavo gol), con papera di Handanovic (38’). È stato l’ultimo regalo di un campionato in cui i
nerazzurri si sono dedicati con
regolarità alle opere di bene,
commettendo errori individuali da mettere a dura prova la
pazienza di Mancini. A spegnere il ritorno interista ha provveduto Storari, con doppia prodezza di Palacio e Icardi (che
avrebbero potuto tirare meglio). Così l’ultima vittoria dell’Inter a San Siro sulla Juve risale al 16 aprile 2010 (Maicon e
Eto’o). Altri tempi.
Fabio Monti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Scudetto
Il Psg terzo titolo
consecutivo
Bastava un pareggio al Paris
St Germain di Blanc per
conquistare lo scudetto con
un turno di anticipo. Ha
pensato bene di andare a
Montpellier e di vincere (12). Tutto nel primo tempo:
gol di Matuidi (17’) e della
vecchia conoscenza
napoletana Lavezzi (26’), poi
la rete del Montpellier
(Mounier, 40’) . Quello del
Psg è il quinto titolo della
sua storia; il 30 maggio
giocherà la finale di Coppa di
Francia contro l’Auxerre. Poi
penserà al mercato e a
trattenere Cavani e Pastore,
stanchi di fare da spalla a
Ibrahimovic.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SPORT
37
#
Dopopartita
(f.fio.)Cinica e spietata, la Juve non molla mai. «Era importante fare
risultato e giocare una bella partita per tenere alta la tensione in vista
della finale di Coppa Italia e per preparare bene quella di
Champions». Massimiliano Allegri, prima di dispensare baci e
carezze ai suoi giocatori, ha mandato un chiaro messaggio: «Ora non
facciamoci corrodere il cervello dal pensiero di Messi, Neymar e
Suarez: dobbiamo pensare solo a Klose e soci». Poi il tecnico della
Juve si è dedicato ai suoi. «Storari? Determinante: ha fatto due
parate straordinarie. Morata? È cresciuto molto fisicamente e ha
imparato il calcio italiano: ora ha acquisito sicurezza e grande
Allegri: «Eravamo
dormienti, poi abbiamo
ritrovato intensità»
Ma Mancini pensa al futuro:
«La distanza si può colmare»
consapevolezza nelle sue doti tecniche. Ma devo fare i complimenti a
tutti, non solo a loro, anche se all’inizio eravamo dormienti, poi per
fortuna, ci siamo ripresi e i ragazzi hanno mostrato tanta intensità».
Per il tecnico bianconero, però, si può e si deve ancora progredire.
«La Juve ha le qualità per migliorare sul piano del gioco e della
velocità di passaggio». Giusto per scacciare definitivamente il
fantasma di Conte. «Era normale che, dopo tutto quello che aveva
fatto, rimanesse nel cuore dei tifosi, però io sono sempre stato
tranquillo perché nel calcio l’unica cosa che conta sono i risultati. Se li
fai sei bravo, altrimenti non fatemelo dire...».
L’altro anticipo
«Più esperienza e cattiveria e la differenza con loro diminuirà»
MILANO Se c’è una sintesi della
distanza attuale tra Juventus e
Inter si manifesta in tutta la sua
forza nell’arco di un paio di minuti: da una parte Alvaro Morata esulta a scoppio ritardato,
incredulo per l’errore clamoroso di Samir Handanovic che vale il 2-1. È il gol decisivo, ma lo è
altrettanto, dall’altra parte, la
doppia parata di Marco Storari,
la riserva per eccellenza della
Juve-2, che chiude la porta a
Mauro Icardi.
E dire che il duello tra i due
giovani baby fenomeni dell’attacco finisce in parità, come un
derby tra le due squadre in cui
sono cresciuti, Barcellona e Real Madrid. Alvaro ultimamente
trasforma in oro ogni cosa: «Sì
Il momento di Morata
«Sì, ho avuto un po’
di fortuna sul gol,
come del resto
ne ha avuta Icardi...»
ho avuto un po’ di fortuna nel
gol, come del resto anche Icardi con la sua deviazione. Gli occhiali per l’esultanza? Me li ha
dati Bonucci… Mi spiace solo
essere squalificato per la finale
di Coppa Italia».
Maurito invece ogni volta
che vede la Juve la butta dentro:
è successo già sei volte, ma stavolta non basta per sorridere,
anzi. Se i nemici storici sono in
cima alla Champions, l’Inter è
sempre più distante anche dai
preliminari di Europa League:
«Ormai è difficile arrivarci, ma
questo non cambia il nostro futuro — sottolinea Roberto
Mancini, pensando forse che
avere tutta la settimana libera
da impegni il prossimo anno
possa rappresentare un vantaggio —: dobbiamo costruire
qualcosa di importante, mettendo giocatori di esperienza e
qualità che abbiano affrontato
questo tipo di partite e che alzino il livello tecnico. Soprattutto
per aiutare gli altri a crescere,
proprio come Icardi: quando
un ragazzo gioca con un altro
campione tende a fare qualcosa di più».
Mancio è senza voce, ma la
ritroverà nelle prossime ore
per parlare del futuro col presidente Thohir, ieri in tribuna a
San Siro: «Tutte le volte che
viene non riusciamo a regalargli delle soddisfazioni. Era pu-
Furioso
Roberto
Mancini, 50
anni, ha
interrotto
l’imbattibilità in
campionato
che durava da
7 partite con 4
vittorie e 3
pareggi
(LaPresse)
re il compleanno di Massimo
Moratti — ricorda Mancini — e
non siamo riusciti a fare un cavolo. Ci dispiace. Anche perché
questo risultato non ha una logica, è una partita che non
avremmo mai dovuto perdere.
Purtroppo ci mancano la cattiveria agonistica e quella sotto
porta. E in più fatichiamo a San
Siro: ci condiziona troppo e diventa pesante giocare qui».
Trovare tutto questo — qualità, esperienza, personalità —
sul mercato non sarà affatto
semplice, anche perché i giocatori che ieri hanno «tradito»,
da Handanovic a Medel passando per Vidic, non sono degli sprovveduti. E fare ricorso
solo al mercato tanto caro a
Mancini probabilmente non
basta: «Abbiamo preso gol da
bambini — ammette Mateo
Kovacic, uno dei più giovani —.
Non so perché facciamo certi
errori. Non abbiamo la cattiveria per chiudere le gare: dobbiamo imparare dalla Juve…».
Già, anche perché vedere le
cosiddette riserve dei campioni
d’Italia, o buona parte di esse,
che festeggiano anche a San Siro, dimostrando tra l’altro una
condizione atletica eccellente
di tutto il gruppo bianconero,
fa pensare a un divario difficile
da colmare tra le ultime due finaliste italiane di Champions,
mai così distanti, a vantaggio
della Juve, nel post Calciopoli:
«Gli errori purtroppo capitano.
Eppure il divario non è così
netto — dice convinto l’allenatore nerazzurro —. È chiaro
che loro sono più forti, ma la
differenza può diminuire: se
facciamo le cose per bene, la situazione può cambiare». Dare
un segnale anche prima di
rompere le righe sarebbe stato
importante. Ma pensare troppo al mercato può distrarre, basta guardare Handanovic: ha
fretta di andarsene e ha già
aperto la porta. Senza che il nemico nemmeno bussasse.
Paolo Tomaselli
Serie A
36ª giornata
Ieri
INTER-JUVENTUS
SAMPDORIA-LAZIO
Oggi, ore 12.30
SASSUOLO-MILAN
Ore 15
ATALANTA-GENOA
CAGLIARI-PALERMO
TORINO-CHIEVO
VERONA-EMPOLI
Ore 20.45
ROMA-UDINESE
Domani, ore 19
FIORENTINA-PARMA
Ore 21
NAPOLI-CESENA
Atalanta
Genoa
4-3-3
3-4-3
57 Sportiello
1 Perin
6 Bellini
14 Roncaglia
2 Stendardo
8 Burdisso
29 Benalouane 5 Izzo
93 Dramé
88 Rincon
91 Bertolacci
21 Cigarini
33 Kucka
8 Migliaccio
21 Edenilson
17 Carmona
7 D’Alessandro 24 Iago
22 Borriello
51 Pinilla
16 Lestienne
10 A. Gomez
Arbitro: Gervasoni di Mantova
Tv: ore 15 Sky Calcio 2,
Premium Calcio 2
Sassuolo
Milan
4-3-3
4-3-3
47 Consigli
23 Diego Lopez
11 Vrsaljko
20 Abate
15 Acerbi
5 Mexès
28 Cannavaro 29 Paletta
31 Peluso
25 Bonera
8 Biondini
16 Poli
4 Magnanelli 34 De Jong
7 Missiroli
21 Van Ginkel
25 Berardi
10 Honda
10 Zaza
9 Destro
17 N. Sansone 28 Bonaventura
Arbitro: Guida di Torre A.
Tv: ore 12.30 Sky Calcio 1,
Premium Calcio
Cagliari
Palermo
4-3-1-2
3-5-2
44 Brkic
1 Ujkani
21 Balzano
2 Vitiello
37 Diakité
12 G. Gonzalez
15 Rossettini
4 Andelkovic
8 Avelar
21 Quaison
30 Donsah
27 L. Rigoni
4 Crisetig
28 Jajalo
20 Ekdal
18 Chochev
7 Lazaar
40 Mpoku
99 Belotti
90 Cop
20 Vazquez
17 Farias
Arbitro: Cervellara di Taranto
Tv: ore 15 Sky Calcio 1,
Premium Calcio 3
Torino
Chievo
3-5-2
4-4-2
30 Padelli
1 Bizzarri
19 Maksimovic 21 Frey
25 Glik
3 Dainelli
24 Moretti
17 Cesar
34 Biraghi
36 Darmian
94 Benassi
23 Birsa
14 Gazzi
8 Radovanovic
7 El Kaddouri 13 Izco
3 Molinaro
19 Botta
11 Maxi Lopez 43 Paloschi
89 Meggiorini
17 Martinez
Arbitro: Rocchi di Firenze
Tv: ore 15 Sky Calcio 2,
Premium Calcio
Roma
Udinese
4-3-3
4-3-1-2
26 De Sanctis 31 Karnezis
25 Torosidis
27 Widmer
44 Manolas
5 Danilo
23 Astori
11 Domizzi
25 Cholevas
89 Piris
15 Pjanic
6 Allan
16 De Rossi
66 Pinzi
4 Nainggolan 7 Badu
19 Ibarbo
19 Guilherme
10 Totti
9 Perica
8 Ljajic
77 Théreau
Arbitro: Banti di Livorono
Tv: ore 20.45 Sky Sport 1 Calcio 1,
Premium Calcio
Verona
Empoli
4-3-3
4-3-1-2
1 Rafael
33 Sepe
3 E. Pisano
2 Laurini
4 Marquez
19 Barba
16 Moras
26 Tonelli
33 Agostini
23 Hysaj
11 Croce
26 Sala
6 Valdifiori
8 Obbadi
10 Hallfredsson 88 Vecino
8 Saponara
17 N. Lopez
9 Toni
20 Pucciarelli
7 Maccarone
21 J. Gomez
Arbitro: La Penna di Roma
Tv: ore 15 Sky Calcio 4,
Premium Calcio 4
Prossimo turno
Sabato 23/5, ore 18
PALERMO-FIORENTINA
Ore 20.45
GENOA-INTER
Domenica 24/5, ore 12.30
EMPOLI-SAMPDORIA
Ore 15
CESENA-CAGLIARI
CHIEVO-ATALANTA
LAZIO-ROMA
MILAN-TORINO
PARMA-VERONA
UDINESE-SASSUOLO
Ore 20.45
JUVENTUS-NAPOLI
1-2
0-1
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Classifica
JUVENTUS*
LAZIO*
ROMA
NAPOLI
FIORENTINA
SAMPDORIA*
GENOA
INTER*
TORINO
MILAN
PALERMO
CHIEVO
EMPOLI
UDINESE
VERONA
SASSUOLO
ATALANTA
CAGLIARI
CESENA
PARMA (-7)
*una partita in più
83
66
64
60
55
54
53
52
48
46
43
42
41
41
41
40
36
28
24
17
corriere.it
Sul sito del
Corriere della
Sera le partite
in tempo reale
e tutti i gol e le
immagini della
giornata
www.corriere.it
❞
Mancio/1
Peccato, non
riusciamo
a dare una
gioia a
Thohir
Ed era
anche il
compleanno
di Moratti
❞
Mancio/2
Ormai
è difficile
arrivare
in Europa
League, ma
il futuro non
cambia:
costruiremo
qualcosa
d’importante
❞
Kovacic
Abbiamo
preso gol
da bambini,
non so
perché
facciamo
certi errori
Dobbiamo
imparare
dalla Juve
❞
Morata
Mi spiace
non giocare
la finale
di Coppa
Italia,
ma so che
la squadra
vuole
vincere
ogni partita
La rete Il gol di Santiago Gentiletti, 30 anni, che ha deciso la partita (LaPresse)
La Lazio torna seconda
con un ginocchio
La Samp sbaglia troppo
DAL NOSTRO INVIATO
A Marassi, quasi otto
mesi fa, Santiago Gentiletti ci
aveva lasciato il crociato del ginocchio sinistro. Ora è lui, alla
prima partita dopo l’incubo, a
risolvere i problemi della Lazio,
riportarla davanti alla Roma,
lanciarla dentro la settimana
più bella e intrigante con un
golletto strano e prezioso segnato, forse non per caso, con
il ginocchio, l’altro però, quello
destro. Pioli è un uomo saggio
e un allenatore svelto con la
mente (pure fortunato perché
l’azione decisiva è viziata da un
fallo di Klose su Viviano): preferisce rilanciare l’argentino, il
difensore migliore dei biancocelesti, anziché dare fiducia a
Novaretti e viene premiato. La
Lazio vince con il minimo scarto, ma con pieno merito e dopo
aver fatto sorridere vecchi amici come Reja, Mancini e Hernanes, si prende la rivincita su un
altro ex: Mihajlovic. Sinisa non
l’aveva studiata male: difesa
energica, contando su Silvestre
e il giovane Romagnoli e contropiede. Non aveva però fatto i
conti con la scarsa mira dei
suoi giocatori, che sullo 0-0 si
mangiano l’impossibile prima
con Obiang e poi con Eto’o.
Così la Lazio espugna Marassi dove soltanto la Juve era riuscita a prendere i tre punti. Pioli azzecca tutte le mosse, non
solo Gentiletti. Soprattutto
l’ispirato Candreva nell’insolito
ruolo di trequartista, dietro
Klose e Felipe Anderson. L’azzurro è il migliore, per continuità d’azione e qualità di giocate, però tutta la squadra gira
bene. La Samp oggi rischia di
essere sorpassata dal Genoa,
ma si può consolare con la
sconfitta dell’Inter: l’Europa
League non è persa e il calendario, nelle ultime due giornate, è in discesa.
I biancocelesti, che hanno
urgenza dei tre punti, fanno la
partita con personalità nonostante Pioli sia costretto a rinunciare a trequarti della difesa e alle geometrie di Biglia in
mezzo al campo. Il gioco è guidato da Ledesma, valorizzato
dal sostanzioso Parolo e impre-
GENOVA
ziosito dalla velocità di Lulic.
Candreva, che spacca la partita
muovendosi dietro le punte in
un insolito 4-3-1-2, permette a
Felipe Anderson di svariare
sulle fasce mentre Klose è
pronto a risucchiare i centrali
doriani per favorire gli inserimenti dei centrocampisti. La
Lazio comanda il gioco, ma
grazie ai suoi scattisti di qualità
è lesta anche sulle ripartenze.
Però non è risoluta negli ultimi
16 metri. Tanto che, alla fine del
primo tempo, l’occasione più
grossa capita alla Samp, sui
piedi di Obiang. Il centrocampista sbaglia un gol fatto, sprecando un cross dalla destra di
De Silvestri che andrebbe soltanto spinto in rete con la porta
Sampdoria
Lazio
0
1
Marcatori: Gentiletti 9’ s.t.
SAMPDORIA (4-3-1-2) Viviano 6; De
Silvestri 6, Silvestre 6,5, Romagnoli 6,5,
Regini 6; Acquah 6 (Rizzo 5 16’ s.t.),
Palombo 6 (Okaka s.v. 36’ s.t.), Obiang 5;
Soriano 5,5; Muriel 5,5, Eto’o 5
(Bergessio 5 16’ s.t.). All.: Mihajlovic 6.
LAZIO (4-3-1-2): Berisha 6; Basta 6,5,
Ciani 6, Gentiletti 7 (De Vrij s.v. 31’ s.t.),
Radu 6,5; Parolo 6,5, Ledesma 6,5, Lulic
6,5; Candreva 7,5 (Mauri s.v. 39’ s.t.);
Klose 6 (Djordjevic 6 25’ s.t.), Felipe
Anderson 7. All.: Pioli 7,5.
Arbitro: Mazzoleni 5,5. Ammoniti:
Palombo, Silvestre Recuperi: 0’ più 3’
spalancata e Berisha ormai fuori causa. Poi tocca a Eto’o, scattato sul filo del fuorigioco dopo
il suggerimento di Soriano. Gli
errori si pagano. Così arriva il
gol di Gentiletti dopo l’angolo
di Ledesma. Una rete che aumenta le convinzioni dei laziali
e attenua la forza della Samp.
Mihajlovic prova con Bergessio
e con Rizzo ma la sua squadra è
svuotata e non graffia più. La
Lazio, invece, colpisce e spreca
in contropiede, ma alla fine fa
festa con i suoi tifosi. È pronta
per un grande finale: mercoledì la Coppa Italia contro la Juve
e probabilmente lunedì il derby. Il paradiso può attendere,
ma è a portata di mano.
Alessandro Bocci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
38
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
SPORT
#
● Il commento
Risultati
41ª giornata
AvellinoTrapani
1-1
Bari-Brescia
3-2
CataniaCittadella 2-3
FrosinoneCrotone
3-1
LivornoVicenza
1-1
ModenaTernana
1-2
Perugia-Carpi
2-0
Pro VercelliBologna
1-1
VaresePescara
2-1
Entella-Latina
2-0
LancianoSpezia
0-2
Classifica
Carpi
79
Frosinone 71
Vicenza
65
Bologna
65
Spezia
64
Perugia
63
Avellino
59
Livorno
59
Pescara
58
Bari
54
Trapani
50
Lanciano
50
Latina
49
Pro Vercelli 49
Catania
48
Ternana
48
Crotone
47
Modena
46
Entella
46
Cittadella
44
Brescia (-6) 39
Varese (-4) 35
Carpi e
Frosinone
promosse in A
Varese e
Brescia
retrocesse in
Lega Pro
Prossimo
turno
42ª giornata
(22-5, ore
20.30)
BolognaLanciano,
BresciaAvellino, CarpiCatania,
CittadellaPerugia,
CrotoneEntella, LatinaModena,
PescaraLivorno,
Spezia-Bari,
TernanaVarese,
Trapani-Pro
Vercelli,
VicenzaFrosinone
Una conferma
che la speranza
esiste davvero
di Mario Sconcerti
Festa I giocatori, i dirigenti e lo staff del Frosinone sul pullman scoperto acclamati dai tifosi dopo la conquista della serie A (LaPresse)
Il Frosinone va oltre la serie A
Ora stadio, giovani e investimenti
Storica promozione, Stirpe: «Qui ci sono idee e lavoro». Lazzi anti Lotito
FROSINONE Largo ai Ciofani. Nel
senso di Daniel, un marcantonio di centravanti che al 16’ del
primo tempo è riuscito col destro a rompere l’apnea dei ciociari scatenando il primo dei
tre boati che hanno spezzato
l’anatema di Lotito. «È un veggente, gran conoscitore di calcio, c’aveva proprio preso», dirà poi Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone da ieri ufficialmente in serie A per la
prima volta in 87 anni di vita,
con l’espressione di gatto Silvestro che ha appena ingoiato
Titti. Per la matematica è servito battere il Crotone e sul 3-1 finale pesa anche la doppietta di
Federico Dionisi, seconda punta con un passato oscuro nell’Olhanense di Galderisi, ma 14
reti quest’anno che, sommate
alle 12 di Ciofani, sono state il
propellente per un sogno che
sa di beffa e di riscatto.
La prima, la beffa, è tutta per
Claudio Lotito, non per nulla
definito in ogni modo e maniera ieri al «Matusa», cori irripetibili e striscioni in ogni dove.
Dopo il Carpi l’anatema del presidente della Lazio, e uomo forte dell’Istituzione, si trasforma
in benedizione, ormai è un fatto. Che oggi fa ridere, ma che in
passato ha fatto tremare la Ciociaria.
E qua veniamo al retrogusto
della festa promozione. «Ho ridato a questa gente un motivo
di orgoglio e di riscatto», dice
Stirpe, commosso mentre i ti-
fosi dal centro del campo guadagnato con l’immancabile invasione di gioia acclamano lui e
il padre, Benito. Stirpe frusinate. Da anni in famiglia si fa della
produzione e del commercio di
materie plastiche il lavoro, per
altro di successo vista la partnership europea (e presto bra-
siliana) con la Fiat e il ruolo di
presidente degli industriali del
Lazio ricoperto da Maurizio.
Mentre il Frosinone è passione pura, il club che da 13 anni è nelle mani del figlio dopo
il buon governo del padre. Ecco, le due cose oggi convergono in un piano di sviluppo che
In Lega Pro
Il Brescia retrocede prima di... perdere
Il Brescia retrocede in Lega Pro. L’incubo è divenuto realtà. La
squadra bresciana torna dopo 30 anni nella vecchia serie C.
Aperto il processo ai colpevoli di un fallimento totale di una
stagione partita male e conclusa nel peggiore dei modi. La
vittoria dell’Entella sul Latina ha condannato il Brescia prima
ancora di scendere in campo a Bari ed essere sconfitto 3-2.
Ora tocca alla nuova proprietà guidata da Rinaldo Sagramola
rilanciare società e squadra (anche se c’è qualcuno che sogna
un improbabile ripescaggio). Sconfitto a Varese, il Pescara ha
esonerato Baroni affidando la squadra a Massimo Oddo.
non farà rivoluzioni nel segno
dello sfarzo da serie A, ma proseguirà nel solco della politica
dei piccoli passi. Un esempio: il
Frosinone è costato tutto insieme circa 2 milioni («ma anche
meno», corregge Stirpe) e per
l’anno prossimo la rosa verrà
implementata con gli elementi
«giusti», tanti saliranno dalle
giovanili. Roberto Stellone resterà («se lo vorrà, ovviamente»), anche lui è un frutto del
vivaio, è cresciuto insieme ai
giocatori, prima nella Berretti e
poi portando due promozioni
in prima squadra.
Gli investimenti, invece, saranno concentrati nelle strutture, l’elemento che potrà dare
continuità al sogno. In primo
luogo lo stadio: il vecchio «Matusa» sarà rottamato anche se il
Frosinone potrà giocarci i primi
mesi di A grazie alla deroga riservata ai capoluoghi di provincia; mentre sarà finalmente
completato il «Casaleno», impianto che da 42 anni è solo un
eco-mostro ma che il Comune e
la società di Stirpe renderanno
praticabile (16.500 posti, tutto
coperto), «entro il 2015». E, in
più, sarà creato un centro tecnico a Ferentino, già da queste
parti lo chiamano Frosinello.
«Contano la passione, le idee e
la voglia di lavorare», dice Stirpe. Tutto il resto sono chiacchiere. Comprese quelle di Lotito.
Andrea Arzilli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
❞
Maurizio
Stirpe
Ho potuto
ridare
a questa
gente un
motivo
di orgoglio
e di riscatto
❞
Lotito?
È un
veggente,
gran
conoscitore
di calcio, ci
aveva
proprio
preso
Da oggi Frosinone è la
prima città del Lazio ad aver
avuto una squadra in serie
A. Tolta naturalmente
Roma, che di rappresentare
il Lazio, peraltro, non ha
mai avuto grande voglia. È
una storia più forte ancora
di quella del Carpi. Lì la
terra è ricca per definizione
e natura. In Ciociaria è
aspra e solitaria, fino a
diventare il Texas dei film
western all’italiana.
Bisognerà non dirlo a
Lotito, ma sono storie come
questa del Frosinone che
rendono bello il calcio,
perfino più vendibile dal
punto di vista commerciale.
Lo spettacolo quasi mai è
uguale a se stesso, ha
bisogno di novità. Se vince
sempre la grande star, alla
fine invecchia. Il calcio di
provincia è l’ultima pratica
del sogno, dal niente al
tutto in una sola estate.
Vuol dire che nella vita c’è
corruzione, abitudine,
dolore, ma anche speranza.
Esiste davvero, non è
letteratura. Quelle in stile
Frosinone non sono storie
alla Dickens, è selezione
vera, nasce dentro la vita,
non fuori. Per questo
hanno successo. Da
qualche tempo il calcio ha
messo nel piatto un
ingrediente in più, una
certa dose di costanza. È
questa la novità. Il Chievo è
in serie A da oltre dieci
anni. L’Empoli da oltre
venti scende e sale; il
Sassuolo giocherà il suo
terzo campionato
consecutivo in A. Le grandi
imprese di periferia sono
uscite dalla fiaba, si sono
consolidate, stanno
diventando industrie.
Hanno imparato il mestiere
strano del calcio e usato
bene quello che Lotito non
vuole dargli, i soldi delle
televisioni. Ma sarà sempre
più difficile resistere. La
serie A si appresta a tornare
a 18 squadre, le promozioni
saranno due soltanto e non
potranno che andare alle
grandi città. Il Frosinone è
probabilmente l’ultimo
esempio di un calcio che si
costruisce da solo e da
platea si fa grande teatro.
Buon viaggio, se lo merita.
Ma nel silenzio generale, è
Lotito che ha vinto ancora.
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SPORT
39
#
L’uomo simbolo
Lacrime e forti emozioni ad Anfield per l’ultima partita di
Steve Gerrard con il Liverpool. Dopo 17 stagioni con la maglia
dei Reds, 709 presenze, 119 gol e innumerevoli trofei — tra i
quali la Champions nel 2005 in rimonta sul Milan — in estate
il capitano emigrerà ai Los Angeles Galaxy. Prima della gara
contro il Crystal Palace, le due squadre e la terna arbitrale si
schierano a formare un picchietto d’onore. Gerrard entra
accompagnato dalle tre figlie, Lilly-Ella, Lexie e Lourdes (foto).
La Kop si stringe attorno al suo uomo simbolo, «You Will
Never Walk Alone» non è mai stata così emozionante. Su
Lacrime ad Anfield
Gerrard saluta
dopo diciassette anni
I tormenti di Berlusconi:
io ancora presidente?
Preoccupazione e piacere
Inzaghi sul futuro: «Il mio l’avete già deciso, no?»
MILANO I tormenti di Silvio e
quelli di Pippo. Le parole, a volte, rivelano più di quello che
vorrebbero. Al netto dell’autospot che in tempi di elezioni
serve sempre («Non c’è una sola trattativa, ma ce ne sono diverse — assicura il presidente
rossonero —. Il brand del Milan è in assoluto il più famoso
nel mondo, soprattutto in Asia
e soprattutto in Cina e a questo
si aggiunge il brand Berlusconi
che è ancora uno dei tre politici
più conosciuti, insieme con
Obama e Putin») nelle frasi al
TgNorba24 traspaiono tutti i
dubbi del presidente.
Intanto, mr Bee, per varie ragioni, non l’ha convinto. «Mi
sono aperto alla ricerca di qualcuno che volesse, prendendo
su di sé il frastuono che deriva
dall’essere implicati in una
squadra vincente, portare il Milan ad essere protagonista. Ancora questo qualcuno non l’ho
trovato». E poi: «Se non troverò
questo qualcuno sarò costretto
con preoccupazione, ma anche
con immenso piacere a continuare a fare io il presidente».
Preoccupazione e piacere,
dunque, è l’ossimoro con cui
Berlusconi rivela il suo stato
d’animo e, di conseguenza, lo
stato delle trattative: non ha
deciso di vendere, guarda alla
Cina, con le sue varie (almeno
due) cordate che si fanno concorrenza per mettersi in mostra agli occhi del governo — il
presidente non tratta direttamente —, promettono progetti
grandiosi ma hanno bisogno di
tempo per definirli. E quindi,
nel frattempo, il Milan resta
Convocato El Shaarawy ha superato l’infortunio: può giocare qualche minuto (Ansa)
quello di Berlusconi (padre e
figlia Barbara) e di Adriano
Galliani, che dovrà inventare
un mercato puntando sulla solita fantasia e le risorse di Fininvest.
La voglia di futuro, assieme a
molta razionale rassegnazione,
sono invece gli opposti che animano Pippo Inzaghi. Prima di
prendere il nuovo Frecciarossa
per Reggio Emilia dove domani
all’ora di pranzo affronterà il
Sassuolo che l’aveva cercato a
gennaio (la conferenza stampa
si è svolta in Stazione Centrale),
Pippo cerca di rifiutare l’idea
che tutti i treni, per il suo Milan, siano già passati: «Abbiamo capito gli errori commessi
— dice —, e poi non ho mai
avuto El Shaarawy, Montolivo,
De Sciglio e poco Abate. Questa
squadra, con qualche innesto
giusto, può competere per i
primi tre posti. La base è buo-
Mai pari
Sassuolo
e Milan non
hanno mai
pareggiato in A:
due successi
per gli emiliani,
uno per i
rossoneri
Tanti gol
Sette i gol fatti
dal Sassuolo
nei due
precedenti
contro il Milan,
solo contro il
Parma (8) ne
ha fatti di più.
In totale, le tre
sfide di serie A
hanno visto 13
gol: una media
di 4,3 a partita
Troppi rossi
Il Milan è la
squadra con
più espulsioni
in campionato,
10, seguita
proprio dal
Sassuolo a 9
La vittoria
Entrambe
le squadre
hanno ritrovato
la vittoria
nell’ultimo
turno, dopo 5
giornate senza
successi
Twitter impazzano i cinguetti. Da Beckham una parola
(«Fedeltà») e una foto che li ritrae assieme con la maglia
dell’Inghilterra. Da bandiera a bandiera, Francesco Totti lascia
il suo omaggio sul sito della Roma: «Gerrard è nella top 3 dei
calciatori migliori al mondo, una leggenda». Solo il risultato
(vince il Crystal Palace 3-1) rovina la festa di Gerrard, che si
congeda con un interminabile giro d’onore. «Sono devastato
all’idea di non giocare più davanti a questi tifosi. Ho amato
ogni minuto qui», il suo commiato.
na, la stagione non è così nera». Sembra esserci l’energia
per fare programmi («I piani
del futuro? Il mio l’avete già deciso, no? Sento il presidente e
parlo con Galliani tre volte al
giorno: c’è piena sintonia»),
ma Inzaghi è il primo a sapere
che le possibilità di essere confermato sono minime: «Ho un
contratto, lavorerò per tenermi
stretto il Milan. Poi deciderà la
società, io voglio solo il bene
del Milan». Frase che rivela,
forse al di là delle intenzioni di
Pippo, che sarà una separazione dolce, probabilmente con
risoluzione di contratto. A
maggior ragione se Inzaghi si
vedesse davvero sostituito da
uno dei suoi modelli, Carlo Ancelotti o Antonio Conte, che restano i sogni della società. In
realtà, Conte vuol fare gli Europei e a Madrid stanno riflettendo bene perché, al di là delle
critiche, sanno come sia difficile trovare un successore all’altezza di Ancelotti. Ammesso
che poi Carletto sia davvero disponibile a cedere alla mozio-
Vendita Milan
«Ci sono diverse
trattative in corso, ma
ancora non ho trovato
a chi cedere»
ne degli affetti.
Intanto, bisogna giocare ancora tre partite. Il clima è quello che è, molti giocatori sanno
già che non saranno confermati, altri (vedi Destro) possono
ancora provare a tenersi la maglia o a dimostrare il paradosso
Ménez (quando non c’è il Milan
gioca più da squadra) ed è facile immaginare la voglia che
metterà El Shaarawy, se dovesse assaggiare il campo dopo
due stagioni da incubo.
L’emergenza a sinistra invece è
destinata a durare fino a fine
stagione (k.o. Antonelli e De
Sciglio), e oggi sarà Bonera a
provare a fermare Berardi, già
killer di Allegri una vita fa,
quando di fronte sembrava esserci un futuro tutto diverso.
Arianna Ravelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Federer e Djokovic, la finale che Roma merita
Lo svizzero vuole mettere le mani su uno dei pochi tornei che ancora gli manca
La finale che tutti speravano di vedere. Saranno infatti
Djokovic e Federer a giocare
oggi per il titolo di Roma, scontro dal pathos garantito tra fuoriclasse della racchetta. Per lo
svizzero la quarta possibilità di
mettere le mani su uno dei pochi trofei che ancora non compare nella sua bacheca monstre.
Nella semifinale giocata sotto la luce dei riflettori,
Wawrinka, sole due vittorie nei
diciotto testa a testa con il più
famoso connazionale, ha proseguito da dove aveva lasciato
ventiquattro ore prima contro
Nadal. Almeno fino a quando
Re Roger, con un cross di rovescio dei suoi, non lo ha riportato sulla terra, firmando il break
che ha deciso il primo set e con
tutta probabilità la partita. Di lì
in avanti a Federer, scomparso
colpevolmente dal campo
l’amico Stan, è infatti bastato il
minimo sindacale per regalarsi
ROMA
Semifinali
maschili
Djokovic (Srb)
b. Ferrer (Spa)
6-4, 6-4.
Federer (Svi,
nella foto) b.
Wawrinka (Svi)
6-4, 6-2;
Oggi finale
DjokovicFederer
Semifinali
femminili
Suarez (Spa) b.
Halep (Rom) 26, 6-3, 7-5.
Sharapova
(Rus) b.
Gavrilova (Rus)
7-5, 6-3.
Oggi finale
SuarezSharapova
Tv
Ore 16 diretta
Sky Sport 2
il successo (6-4, 6-2).
Nonostante le pessime condizioni del Centrale del Foro
Italico e un David Ferrer rimasto a lottare a fondo campo fino all’ultimo quindici con la
solita, ammirabile tigna agonistica, Novak Djokovic non ha
fatto eccessiva fatica a guadagnare il pass per la sesta finale
agli Internazionali Bnl d’Italia.
Per chiudere sul 6-4, 6-4, il
campione di Belgrado ha comunque dovuto giocare il mi-
glior match da quando è da
queste parti. «Nei primi tre
turni avevo avuto ottimi momenti ma anche cali di concentrazione, mentre contro
Ferrer sono riuscito a dare
sempre il meglio», ha spiegato
Nole, che poi si è soffermato
sulla poca compattezza della
terra rossa sul campo più importante. «Era molto meglio lo
scorso anno, così rischiamo
seriamente di infortunarci.
Non è possibile che in un tor-
neo come quello romano si
prepari il fondo del Centrale
con sole tre settimane di anticipo».
La finale al femminile di oggi vedrà invece in campo il
power tennis di Maria Sharapova, alla ricerca del terzo titolo, opposto alle movenze stilisticamente impeccabili, vecchio stile di una Carla Suarez
Navarro proprietaria del più
bel rovescio del circuito. La
spagnola ha sorpreso la seconda tennista del mondo, la rumena Halep, chiudendola nell’angolo nel momento decisivo
del match per poi festeggiare
sul punteggio di 2-6, 6-3, 7-5.
A cercare di negarle il primo
grande risultato di una carriera
costellata di finali perse, la russa Sharapova, a segno (7-5, 6-3)
contro la connazionale Daria
Gavrilova, rallentata da un problema ai muscoli addominali.
Sergio Torrisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
MotoGp
Marquez è in pole
ma teme Lorenzo
Rossi dietro attende
DAL NOSTRO INVIATO
Gp di Francia
Griglia
di partenza
1. M.Marquez
1:32.246
(Honda)
2. A. Dovizioso
(foto) 1:32.749
(Ducati)
3. J. Lorenzo
1:32.846
(Yamaha)
4. C. Crutchlow
1:32.897
(Honda)
5. A. Iannone
1:33.001
(Ducati)
6. B. Smith
1:33.299
(Yamaha)
7. V. Rossi
1:33.352
(Yamaha)
8. D. Pedrosa
1:33.419
(Honda)
9. D. Petrucci
1:33.556
(Ducati)
10. A. Espargaro
1:33.665
(Suzuki)
Classifica
1. Rossi
p.82
2. Dovizioso 67
3. Lorenzo 62
4. Marquez 56
5. Jannone 50
6.Crutchlow 47
Così in tv
ore 11
Sky MotoGp
Moto3
ore 12.20
SkyMotoGp
Moto 2
ore 14
SkyMotoGp e
SkySport1
MotoGp
LE MANS In cielo come in terra, a
Le Mans le apparenze ingannano. Guardi in alto, vedi il sole
ma un attimo dopo piove.
Guardi in basso, vedi Marquez
( foto) in pole e tutti però ti
spiegano che non è lui il favorito. Lo stesso campione del
mondo distingue il giro secco
dalla lunga gara e racconta che
oggi il vero problema «sarà tenere il passo di Lorenzo». È Jorge infatti, benché solo terzo in
griglia, la lepre del momento.
Non padrone come a Jerez due
settimane fa, ma così ben messo che, nonostante una qualifica con qualche problema, dichiara di possedere «un feeling
fantastico con la Yamaha: posso provare a vincere».
Chi sarà il suo primo avversario? Non certo a sorpresa, a
giudicare dall’inizio stagione e
dalle performance del
weekend, parrebbe Andrea Dovizioso, secondo, un altro che
con la sua bella Ducati ha mostrato grande ritmo e che non
rinuncia a autocandidarsi: «Sono pronto. Della qualifica non
sono soddisfatto, ma è un
buon segno essere incazzati
dopo un secondo posto, no?».
Forse sì, ma allora come dovrebbe interpretare Rossi il suo
settimo? Quella di Valentino, in
terza fila, è certamente la posizione più indecifrabile. In qualifica non è piaciuto ma, al solito, la rifinitura del warm up e il
suo talento di animale da gara
potranno cambiare le cose. «Se
lo conosco bene lui ci sarà eccome», sospira Dovizioso. Rossi è più cauto, ma le sue vigilie
sono spesso così: «Avevo trovato un buon assetto, con la pioggia non sono riuscito a provarlo nelle ultime prove libere. In
qualifica sembrava buono, ma
non abbastanza. Il potenziale
c’è, andrà migliorato nel warmup. Serve una buona partenza
per prendere il treno dei primi
tre». I quali, lamenta Rossi,
«sono i più veloci». Ecco perché lui, al momento, si vede giù
dal podio, e sarebbe la prima
volta in questa stagione in cui
ha eguagliato i quattro podi su
quattro del 2005: «Ora, obiettivamente, mi vedo quarto». E
però, aggiunge minaccioso, «è
solo sabato…».
Considerando out per il successo Iannone e Pedrosa, penalizzati dai problemi fisici, alla
lunga sul risultato potrebbe incidere la storica, maggiore attitudine della Yamaha al tracciato, mentre la pioggia stavolta
dovrebbe risparmiarci. Meteo
France garantisce ma, essendo
Le Mans, oggi tutto può succedere. E per una volta non è un
luogo comune.
Alessandro Pasini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
40
#
La nostra mamma oggi ha raggiunto il nostro
indimenticabile papà, il suo amatissimo Geo.- Annunciano la scomparsa della
Marcel e Lalla piangono la scomparsa della carissima amica
Madeda Mina di Sospiro
dei Conti Quintavalle di Monasterolo d’Adda i suoi
figli: Guya con Enrico, Gloria, Guido con Stenie e
tutti gli adorati nipotini.- Per i funerali telefonare
all’Impresa San Siro al n. 02.32867 da martedì 19.
- Milano, 16 maggio 2015.
Mamma
finalmente sei in pace, con papà e dentro di noi.La nostra gratitudine va a tutti coloro che ti hanno
aiutata a rimanere così a lungo con noi, specialmente: Antonia, Carmen, Delia, Susanna, Sandra,
dottor Palloni, dottor Culotta.- I tuoi figli.
- Milano, 16 maggio 2015.
Ci mancherai tanto
e sono vicini a Guya, Gloria e Guido.
- Milano, 16 maggio 2015.
Valeria, Eugenio, Aline con Federico abbracciano Beatrice, Mario e i figli per la scomparsa della
mamma
Anna Maria Gerini
- Milano, 16 maggio 2015.
Tita, Elena Mondelli, Elena Quaglia si stringono
a Beatrice, Mario e ai figli nel ricordo della mamma
Federico Maineri con Aline è vicino a Stefano per
la perdita della mamma
Anna Maria Gerini
- Milano, 16 maggio 2015.
Maddalena Mina di Sospiro
Mariangela Vicari abbraccia commossa Beatrice
nel ricordo della sua mamma
Con infinita tristezza, Guido e Stenie Mina di Sospiro, con i figli Gaetano, Pietro e Niccolò, annunciano la scomparsa dell’adorata e meravigliosa
mamma e nonna Madeda.
- Milano, 16 maggio 2015.
Anna Maria Gerini
Cordero di Montezemolo
- Milano, 16 maggio 2015.
I cugini Ferdinando e Maddalena con le loro famiglie, abbracciano Guya, Gloria e Guido nel ricordo della loro indimenticabile mamma
Alessandra, Filippo sono particolarmente vicini
con vero affetto a Beatrice, Emanuela, Stefano e
famiglie nel ricordo di una persona speciale
Anna Maria
Madeda
- Milano, 16 maggio 2015.
architetto
Dario Montagni
Lo annuncia addolorato il figlio Gianluca con Michela e Tommaso.- I funerali avranno luogo il giorno 19 maggio nella Basilica di Sant’Ambrogio.
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– Liliana e Bobo.
– Pierlorenzo, Lorenza, Marco e Lucrezia con tanto affetto.
Grazie
Dario
Anna Maria Gerini
- Milano, 16 maggio 2015.
nonna Deda
Giulia e Gillo. - Milano, 16 maggio 2015.
Ha terminato il suo ultimo disegno l’
Madeda
Marchesa
- Milano, 16 maggio 2015.
per questi indimenticabili vent’anni.- La tua Giulia.
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– Marina, Valeria con Carlo.
– Giorgio e Ornella Galli.
– Renato e Dada Mona.
Ehi
Dario
e adesso dove la facciamo la festa?- Gabriella Ba
con Peppo si stringe con affetto a tutti quelli che gli
hanno voluto bene. - Milano, 16 maggio 2015.
Dario
la tua scomparsa mi lascia un grande vuoto ma il
conforto è che c’è stata una grande amicizia e la
consolazione è in tanti ricordi di belle avventure
durate trentacinque anni.- Sono vicino a te, alla
famiglia e alla tua adorata Giulia.- Giancarlo.
- Milano, 16 maggio 2015.
Madeda
Rossana Sacchi ricorda con profonda commozione ed infinito affetto l’amica carissima
Anna Maria Gerini
Cordero di Montezemolo
Daniela e Giacinto partecipano al dolore della
famiglia Montagni per la scomparsa di
Un grande abbraccio ad Emanuela, Beatrice e Stefano. - Milano, 16 maggio 2015.
Dario
Caterina e Stefano, Erminio e Sisa, Francesco e
Francesca, Guido e Mariarosa, Luca e Carolina con
Marzio nel ricordo della
Francesco e Barbara, Ariberto e Silvana, Richi e
Sandra abbracciano Bea, Mario e figli nel ricordo
della mamma e nonna
Anna Maria Gerini
Marchesa
Madeda Mina di Sospiro
sono vicini a Guido e alla famiglia tutta con grande
affetto. - Milano, 16 maggio 2015.
Gian Giacomo e Nicoletta sono vicini a Gloria,
Guia e Guido nel ricordo di
Madeda
- Milano, 16 maggio 2015.
"Wer im Gedächtnis seiner Lieben lebt,
ist nicht tot, der ist nur fern.- Tot ist nur,
wer vergessen wird".
(Immanuel Kant)
Marchesa
Maddalena Mina di Sospiro
Quintavalle
Mit Madeda ist unsere liebste Freundin, unser Vorbild, unsere Beraterin, Kunstmäzenin und Mitbegründerin der in Stuttgart ansässigen Tanzstiftung
Birgit Keil von uns gegangen.- Sie bleibt für immer
in unserem Herzen.- In unendlicher Dankbarkeit
und Liebe Birgit Keil und Vladimir Klos.
- Stoccarda, 16 maggio 2015.
Silvia Blanchaert con Jean e André è vicina a
Guya, Gloria e Guido nel ricordo di
Madeda
amica generosa di tutta una vita.
- Milano, 16 maggio 2015.
Alberto e Lidia, Alessandra, Barbara, Christian e
Paola, Elena e Gerardo, Francesca, Enrico e Kinina,
Giovanna e Maurizio, Luca, Marcella, Massimiliano, Silvia abbracciano con affetto Gloria, Giulia e
Gillo nel ricordo della
Marchesa
Madeda Mina di Sospiro
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipa al lutto:
– Anna Targetti.
- Milano, 16 maggio 2015.
Giorgio ed Alessandra Galli con Giorgia e Camilla si stringono vicini ad Emanuela e Domitilla e
partecipano commossi al dolore di tutta la famiglia
Cordero di Montezemolo per la perdita della
Marchesa
Anna Maria Gerini
Cordero di Montezemolo
amico di tanti anni felici.
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– Guido e Toti Melzi D’Eril.
Marco e Cristina ricordano con affetto e piangono l’amico di sempre
Anna Maria Gerini
Cordero di Montezemolo
Partecipano al lutto:
– Giorgio e Patrizia Lo Cascio.
Ciao
Massimo
con te se ne va una delle più belle intelligenze della
neuroradiologia italiana, un grande uomo, un poeta e un caro amico.- Un forte abbraccio a Lucilla,
Lavinia e Virginia da Luisa e Pepe Scotti.
- Milano, 16 maggio 2015.
Eliana Poletto con Rita e tutto lo staff della casa
editrice Poletto Editore partecipa con profonda
commozione al dolore della famiglia per la scomparsa del
prof. Massimo Gallucci
- Vermezzo (MI), 15 maggio 2015.
Il consiglio direttivo, il vice-presidente, il past
president, il segretario, il tesoriore e i responsabili
delle sezioni della Associazione Italiana di Neuroradiologia piangono la prematura scomparsa del
loro Presidente
Prof. Massimo Gallucci
insigne medico e neuroradiologo, uomo e amico
meraviglioso. - Milano, 16 maggio 2015.
Jack Basehart
Lo annunciano con profonda tristezza il fratello
Paolo e la cognata Luciana insieme alle nipoti Anna, Carolina e Francesca con le nipotine Lisa, Chiara, Maria, Alexandra, Elizabeth, Victoria e Sofia che
l’hanno amata come una mamma.- Un particolare
ringraziamento a Mariella, Silvia, Yessenia e Michael.- Le esequie saranno celebrate in San Giovanni di Lecco lunedì 18 maggio alle ore 14.30
nella chiesa parrocchiale indi al cimitero di Cantù.Sarà disponibile il servizio pullman per chi desiderasse accompagnare Alessandra fino al cimitero di
Cantù.- Niente fiori ma offerte a La Nostra Famiglia. - Lecco, 16 maggio 2015.
Luisa e Lucio piangono il grande amico
Ciao caro
Jack
amico di una vita.- Ora ti auguriamo di essere nel
mondo che volevi.- Paolo e Claudia Dal Pozzo
d’Annone. - Milano, 16 maggio 2015.
Valentina, cara e dolce amica di sempre, non
posso che tenerti stretta in un lungo abbraccio senza parole ricordando
una persona davvero speciale.
- Roma, 16 maggio 2015.
Jack
Partecipano al lutto:
– Benoit e Carla.
– Carlo e Miretta.
di cui ricorderanno sempre il sorriso e la gioia di
vivere. - Milano, 16 maggio 2015.
Jeannette Kauffmann
sei sempre nei miei pensieri.- Renata.
- Milano, 17 maggio 2015.
ATTIVO DA LUNEDI A DOMENICA 13.30-19.30
Un abbraccio particolare a Giulia.
- Milano, 16 maggio 2015.
Tel. 02 50984519
www.necrologi.corriere.it
Ciao
Darione
e-mail: [email protected]
la tua allegria la tua gioia di vivere e le tue belle
case saranno sempre con noi, grazie!- Un abbraccio a Giulia.- Laura e Alessandro.
- Milano, 16 maggio 2015.
SI ACCETTANO RICHIESTE VIA WEB, E-MAIL E CHIAMATE DA CELLULARI SOLO DIETRO PAGAMENTO CON CARTA DI CREDITO
L’accettazione delle adesioni è subordinata al pagamento con carta di credito
Corriere della Sera
TARIFFE QUOTIDIANO (Iva esclusa) :
PER PAROLA:
Necrologie: € 6,50 - Adesioni al lutto: € 13,00
I testi verranno pubblicati anche sul sito
www.necrologi.corriere.it
È possibile richiedere servizi aggiuntivi, disponibili solo on line
Dario Montagni
Gazzetta dello Sport
uomo e architetto con una marcia in più.
- Milano, 16 maggio 2015.
Dario
Tiva Mari Luparia
ti ricordo sempre con tanto dolore e rimpianto.Fernanda. - Milano, 17 maggio 2015.
SERVIZIO ACQUISIZIONE NECROLOGIE
Dario
sarai sempre con noi.- Massimo e Giuli Masla, Renato e Loredana Rettore, Giorgio e Mari Gracis,
Piero e Marisa Ostellino.
- Milano, 16 maggio 2015.
2002 - 2015
Cara, amatissima mamma
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Piero e Anna Maria si stringono in un ultimo abbraccio al grande e carissimo amico di tutta la vita
Indimenticabile amico
Jackie
- Roma, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– Riccardo e Rubina Rosati.
– Giorgio e Anita Quagliuolo.
Aldo Faitelli
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipa al lutto:
– Alessandro Parrocchetti.
Il Presidente Marino Sinibaldi, il Direttore Antonio Calbi e tutto il Teatro di Roma si stringono a
Valentina Cortese nel dolore per la perdita
dell’amato
- Milano, 16 maggio 2015.
Jack
Alessandro Beretta e B.G. Services S.r.l. con i collaboratori tutti sono vicini al dottor Fabrizio Faitelli
e alla famiglia per la scomparsa del papà
Riccardo e Matilde abbracciano con infinito affetto Valentina e Tatiana, e si stringono a loro nel
ricordo di
Jack
Fabrizio e Roberta con Roberto, Riccardo e Rodolfo si stringono forte a Valentina e Tatiana in
questo momento di immenso dolore per la perdita
del loro amato
Alessandro Abati
Jack Basehart
Il nostro cuore è con te.- Elio e Susan, Aldo e Eliana. - Londra, 16 maggio 2015.
di cui porteranno sempre nel cuore il senso
dell’amicizia, la bontà e la grande gioia di vivere.
- Milano, 16 maggio 2015.
Mario Rossana Alessandra Mino abbracciano
Valentina e Tatiana nell’imperituro ricordo di
Gli amici di Roma: Roberto, Stefano, Luca, Antonio e Renato ricordano il caro
Ferruccio Olivieri profondamente commosso è
vicinissimo a Valentina nel suo immenso dolore per
la perdita dell’adorato figlio
Valentina nostra carissima, ti siamo vicini e ti abbracciamo in questo momento così doloroso
dell’addio al figlio tuo tanto amato
Jackie
Cara
Jack Basehart
e abbracciano Valentina e Tatiana.
- Milano, 16 maggio 2015.
- Milano, 16 maggio 2015.
Claudia Buccellati. - Milano, 16 maggio 2015.
ricordando la tua grande dolcezza abbracciamo
forte Paolo e Luciana e le tue amate nipoti.- Antonio e Kate, Fabio e Clara coi figli.
- Cantù, 16 maggio 2015.
Alessandro e Marzia di Carpegna Brivio ricordano con grande affetto e nostalgia
Jeckie Basehart
Jackie
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– I cugini Redaelli di Brogno.
Dario
Giuseppe Auretta, Angelo Gilda, Enrico Lisa,
Nuccio Gabriella, Giorgio Alessandra, Elio Antonella, Luigi Laura, Massimo Patrizia, Gianrocco Daniela, Sandro Giovanna, Tony Dolores, Enrico Luisa, Daniele Kelly, Lorenzo Mirella, Millo
Mariagrazia, Paolo Nanna, Vittorio Claudia, Gigliola, Marco, Donatella si stringono alla cara Giulia che gli è stata compagna con abnegazione e
amore per tanti anni nel doloroso momento della
scomparsa del nostro carissimo amico
Il funerale sarà celebrato martedì 19 maggio nella
Basilica di San Marco.- Per l’orario contattare il n.
02.32867. - Milano, 16 maggio 2015.
È tornata al Padre
Alessandra Boghi Cattaneo
Un abbraccio particolare a Giulia.
- Milano, 16 maggio 2015.
- Milano, 16 maggio 2015.
Valentina Cortese de Angeli e Tatiana Basehart
profondamente addolorate annunciano il ritorno
alla casa del Padre dell’adorato
Dario
amico di sempre. - Milano, 16 maggio 2015.
Sandra
Caro
cara, non dimenticherò mai tutto il bello che abbiamo condiviso.- Paoletta.
- Milano, 16 maggio 2015.
Partecipano al lutto:
– Anneli e Guido con Sara e Valentina.
Guido e Franco Artom con Camilla, Giulio, Marina e Alessandra, Gabriele sono affettuosamente
vicini a Gianluca per la perdita di
TARIFFE QUOTIDIANO (Iva esclusa) :
PER PAROLA:
Necrologie: € 2,50 - Adesioni al lutto: € 5,50
TARIFFE ONLINE (Iva esclusa) :
Partecipazioni al lutto online
€
20
Fotografia
€
15
Biografia
€
50
Abbonamento annuale pagina defunto
€
60
Fotografia + biografia + abbonamento annuale pagina defunto
€ 100
Anniversari e ringraziamenti a modulo
Corriere della Sera
Gazzetta dello Sport
€ 300,00 a modulo
€ 185,00 a modulo
Diritto di trasmissione: pagamento differito € 5,00
Servizio sportello:
i necrologi acquisiti presso Via Solferino 36 Milano (lunedì-venerdì orario continuato 9/17.30) beneficeranno di uno sconto del 20% sulla tariffa
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SPORT
41
#
Scherma
Di Francisca va forte in Coppa del Mondo
Scudetto alle cremonesi
La favola Casalmaggiore sul tetto del volley
Pallanuoto
Recco record nella storia: 10°scudetto di fila
Ancora un successo in Coppa del Mondo di scherma per Elisa Di
Francisca: l’atleta delle Fiamme Oro ha infatti conquistato il primo
posto nel fioretto individuale a Shanghai, prova di Coppa del Mondo.
Per l’azzurra, campionessa olimpica a Londra 2012, è il terzo
successo di tappa consecutivo, dopo quelli ottenuti a L’Avana e
a Tauber nelle scorse settimane. Dietro alla vincente Di Francisca, sul
podio la russa Irina Deriglazova e al terzo posto la tunisina Ines
Boubakri insieme all’azzurra Alice Volpi che ha battuto la Errigo.
La città più piccola della Serie A, quindicimila abitanti, conquista lo
scudetto del volley femminile: Casalmaggiore è campione d’Italia. In
gara 5 della finale batte Novara per 3-1 davanti a 3500 spettatori
che avevano riempito il Pala Terdoppio della città piemontese. Per
Casalmaggiore, centro in provincia di Cremona, è il primo successo
della storia. La Pomì succede alla campionesse 2014 della Rebecchi
Piacenza. Una vittoria sorprendente sulle favorite dell’Igor
Gorgonzola di Novara.
La Pro Recco sempre più nella storia. I liguri battono Brescia 11-7 e
conquistano il 29° titolo della loro storia, ma soprattutto il decimo
consecutivo come mai nessuno nella storia. Cinque doppiette per
Recco con Figlioli, Fondelli, Pijetlovic, Aicardi e Gitto che rispondono
all’inizio super del Brescia che conduceva prima 3-0 e poi 4-2. La
squadra lombarda forse si illude, fa male perché la reazione di Recco
è veemente, la squadra ligure è implacabile nel cercare e sfruttare le
lacune di Brescia: così costruisce il suo scudetto record.
Ciclismo
Schermaglie nella
tappa di Campitello
Alberto tiene bene
Vince Intxausti
● Emozioni e punti di vista
Nel Giro dei ragazzini
Pirazzi supera
il fascino del Pistolero
da uno dei nostri inviati
Paolo Di Stefano
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Contador è di granito
Aru, attacchi strategici
Lo spagnolo guadagna anche 2’’: «Salvo senza problemi»
km 10
97
121
127
148
584 -Passo Serra
SAN GIORGIO DEL SANNIO
1.386 m
764 - Castelvetere
sul Calore
1.240 - Monte
Terminio
BENEVENTO
135 m
controllato, e sono contento.
Non sono ancora comodo in
bici, e si vede, però ogni giorno va un po’ meglio. Rispetto
Aru, mi rivedo in lui, fa grande
il ciclismo italiano. Faccio fatica a dormire e ho il braccio fasciato: quando avrò le gambe
per rispondere, lo farò».
Dal quasi ritiro di Castiglione ai due secondi guadagnati
su Aru ieri, grazie allo sprintino da gregario di Sora. L’impressione è che Contador abbia saputo ribaltare una situa-
1.087 - Colle
Molella
1.243 - Serro
Tondo
532 - Lioni
gario del sardo, nel tentativo
di scuotere la classifica con
una vittoria dei celestini o, addirittura, il furto della maglia
rosa. Una buona idea o un autogol? «Nessun errore, ci abbiamo provato: io ero d’accordo, Landa si è mosso come
previsto». Poca salita per affondi mortali, troppo Contador per fare la rivoluzione. Il
leader si è difeso attaccando,
la specialità della casa: «Li
aspettavo al varco, sapevo che
si sarebbero organizzati. Ho
563 - Montefredane
CAMPITELLO MATESE Al traguardo intermedio nella terra di
mezzo di Sora, insieme al rumeno Grosu e al bielorusso
Samoilau, spinge sui pedali
uno spagnolo dritto e affilato.
Con un colpo di reni, tra lo
sconcerto del gruppo, intasca
due secondi di abbuono, da
mettere nel tascapane. Perché
la maglia rosa si dà tanto da fare, in Ciociaria, contro due
carneadi del Giro? Perché Alberto Contador sta bene, il
tempo trascorso in sella gioca
a suo favore, l’obiettivo è arrivare al riposo da leader, mentre la spalla migliora a vista
d’occhio. Schermaglie, strategie, piccole astuzie in grado di
intaccare la fiducia dei rivali.
In questa lunga seduta di psicanalisi chiamata Giro d’Italia,
vale tutto.
Dopo la tappa-maratona,
riecco la salita. È una montagna dolce: l’Appennino molisano non ha picchi, solo ricottine che si squagliano in bocca. Sotto il Monte Mileto, in cima a un’ascesa di 13 km senza
strappi feroci, con una bella
fuga vince il basco Beñat Intxausti. Ma quello che ci interessa, accade alle sue spalle.
Sull’Abetone aveva preso l’iniziativa Contador, a Campitello
Matese scatta Aru. Una, due
volte. A 4,6 km dall’arrivo e poi
a 1.200 metri. Il pistolero triste
e ferito risponde. Una, due
volte. Ci sono anche Porte e
Uran. Arrivano tutti e quattro
insieme, quasi in parata.
L’Astana si è spesa (molto) per
il capitano, la Tinkoff si è liquefatta un’altra volta. Se la
squadra di Aru si dimostra più
solida, Contador, da solo, con
la spalla ancora fasciata, è di
granito. «Il Giro è appena cominciato» annuncia. E per gli
altri non è una buona notizia.
Quando ha visto che Aru
non riusciva a scrollarsi di
dosso lo spagnolo, l’Astana ha
tentato un diversivo: lanciare
in solitario Mikael Landa, gre-
203 215
Corriere della Sera
zione sfavorevole nel giro di
48 ore, dando agli avversari
una grande dimostrazione di
forza. «Lo conosciamo, è un
campione enorme: per Alberto ho grande rispetto ma nessun timore reverenziale. Lo attaccherò di nuovo, darò il
massimo» garantisce Aru sotto il cerottino. La tappa saliscendi di oggi, 215 km, darà
l’ultimo dispiacere alla spalla
di Contador e non cambierà
gli equilibri della classifica.
«Mi chiedo come farò a correre la lunghissima crono di Valdobbiadene se non riuscirò a
tenere le braccia attaccate al
corpo, ma quello di Campitello era un test importante e mi
sono salvato senza problemi»
dice il pistolero. Cinque minuti dopo essere sceso dalla bici,
era già sui rulli. Fa paura ammaccato, immaginiamoci sano.
Gaia Piccardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ci è o ci fa? Il giallo della maglia rosa
Il medico: «Nessun problema se si calma il dolore e si evitano atti bruschi»
Ci fa o ci è
Pistolero Contador con la sua
spalla dolorante e il volto contrito? Come può uno arrivato
anche ieri sera in conferenza
stampa col braccio sinistro rigido lungo i fianchi e costretto a
farsi aiutare per indossare il
giubbino, rispondere colpo su
colpo agli attacchi di Aru e Porte in salita dopo aver addirittura battagliato per un insignificante gran premio della montagna? Gaetano Daniele, medico
della Trek: «Ho visto Contador
nella tenda-spogliatoio dopo la
caduta. Piangeva per il dolore.
Quando la testa dell’omero esce
dalla sua cavità dilania il cercine glenoideo, la membrana che
CAMPITELLO MATESE
tiene unite le due parti. Il dolore è acutissimo. E siccome questa membrana non può riformarsi, il danno è permanente».
Dolore acuto, danno permanente. Come può quindi Contador continuare a pedalare? Daniele: «Nel suo caso la testa
omerale è tornata nella sua sede dopo lo slittamento e funziona esattamente come prima.
Il suo primo problema è tenere
sotto controllo il dolore, riuscendo a dormire, la cosa più
importante per chi corre per tre
settimane. Per questo ci sono
gli antinfiammatori. Il secondo
problema è che adesso la testa
dell’omero non è più protetta
dal cercine, che funziona come
una specie di silicone sigillante. Quindi potrebbe uscire in
caso di movimenti extra-rotatori. Gli unici movimenti pericolosi che mi vengono in mente
per un ciclista sono indossare
una mantellina o afferrare una
borraccia, ma solo se il movimento è brusco e violento. In
qualunque altra posizione,
compreso quando si alza sui
Dopo l’incidente
Il dottore della Trek:
«Ho visto Contador
dopo la caduta:
piangeva dal male»
pedali o piega a cronometro,
Contador non dovrebbe avere
problemi».
La sublussazione della spalla
è una causa di infortunio professionale comune tra gli sportivi (lanciatori nell’atletica, pallavolisti, ginnasti, sollevatori di
pesi) e in chi fa lavori pesanti
nell’agricoltura o in fabbrica. Le
complicazioni che rendono impossibile lavorare (seconda o
terza lussazione, dopo la quale
serve il chirurgo) avvengono
soprattutto in chi ha meno di
trent’anni o più di cinquanta.
Avendone 33, Alberto ha anche la statistica dalla sua parte.
Marco Bonarrigo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ordine
d’arrivo
8ª tappa Fiuggi
Campitello
Matese 186 km
1. Intxausti
(Spa) 4.51’34”
(+10” abb.)
2. Meana
Landa (Spa)
a 20” (+6”)
3. Reichenbach
(Svi)
a 31” (+4”)
4. Aru (Ita)
a 35”
5. Contador
(Spa)
s.t.
6. Porte (Aus)
s.t.
7. Uran Uran
(Col)
s.t.
8. Cataldo (Ita)
s.t.
9. Cunego (Ita)
a 45”
10. Caruso (Ita)
s.t.
11. Izaguirre
(Spa)
s.t.
12. Visconti
(Ita)
a 53”
Classifica
1. Contador
(Spa) in
32.40’07”
2. Aru (Ita) a 4”
3. Rochie Porte
(Aus) a 22”
4. Cataldo (Ita)
a 30”
5. Meana
Landa (Spa)
a 42”
7. Visconti (Ita)
a 1’16”
8. Uran Uran
(Col)
a 1’24”
9. Caruso (Ita)
a 1’34”
13. Formolo
(Ita) a 2’15”
14. Cunego
(Ita) a 2’24”
Oggi 9ª tappa
Benevento-S.
Giorgio del
Sannio 215 km
Così in tv
ore 14.30
Eurosport
ore 15.05
Raitre
Gazzetta tv
ore 13.15,
19.30 e 23.15
CAMPITELLO MATESE «Papà, ma ‘ndove se
fermano a magna’?». Il ragazzino avrà 9 anni
e sta parlando dei ciclisti. Papà gli dà un
colpetto sulla nuca e sorride: «Sì, Roby,
magari se fanno pure ‘n bicchiere de
vino…». Poi aggiunge serissimo: «Quelli so’
atleti, Roby, non so’ mica donnette». Il cielo
di Fiuggi minaccia sfracelli, ma è solo una
pioggia leggera che non può rovinare la festa
ai 47 bambini di quinta elementare vestiti di
rosa che hanno vinto il concorso Biciscuola
meritandosi il viaggio sul Pullman Azzurro
della polizia di Stato fino alla tribuna d’onore
di Campitello Matese. Roby li guarda
dall’altro lato della strada forse con un po’ di
invidia: ora sa che i ciclisti, durante la tappa,
non si fermeranno a mangiare né in trattoria
né sull’erba per un picnic. Federico è
sicuramente più contento di lui, è nel
gruppo dei premiati e sta per partire con i
compagni e le maestre. Il suo idolo è uno
scalatore nato da queste parti, Stefano
Pirazzi, autentico mito locale anche se
arranca a più di 15 minuti dalla maglia rosa:
«Me piace — dice Federico — perché suo
fratello Roberto lavora nella fabbrica di mio
padre».
Il «tecnico» Gabriele, dieci anni, è rimasto
un po’ male, venerdì, perché aveva previsto
una vittoria: «Scatta
scatta, però poi
Pirazzi se stanca e
finisce sempre che
perde, se fossi in lui
andrei tranquillo e
scatterei dopo».
Tutti pazzi per
Pirazzi!, insomma,
come ripetono i
cartelli sulla strada.
«Se sta a prepara’
per il Tour»,
assicura mamma.
Stefano Pirazzi (Ansa)
Non c’è Contador
che tenga, al cospetto di Pirazzi. «Ma
Contador è quello là con la maglietta rosa?».
Sì, è proprio lui, uno spagnolo non male, ma
Stefano è un’altra cosa. «Ieri praticamente
Pirazzi aveva scattato e lo stava a supera’».
Chissà che cosa ha visto, Gabriele,
arrampicato su un albero, come il barone
rampante, a godersi la volata. «Amore di
mamma!», urla sua madre stringendogli la
faccia con le due mani prima di stampargli
un bacio sulla guancia. Maria Linda non
sembra entusiasta dell’esperienza: «Mi piace
tanto anda’ in bici, però poi a vedere i ciclisti
alla televisione mi viene la nausea, tutti così
sudati…». Il Pullman Azzurro raggiunge
Campitello verso le quattro e i bambini sono
una macchia rosa sulla tribuna d’onore. Uno
sventolio di bandierine. Hanno superato le
tende, i camper sui prati, i furgoni che
vendono i kit del Giro, gli ombrelloni aperti
dei villeggianti che preparano grigliate di
carne, gli anziani seduti ad aspettare sugli
sgabelli, altri striscioni inneggianti al loro
eroe («Se la tappa va a sprazzi punta su
Pirazzi»). Hanno mangiato all’autogrill un
panino al tacchino e bevuto una coca-cola.
«Abbiamo visto un sacco di gente, ma
ancora niente ciclisti». Arriveranno tra
un’oretta. «Me dispiace che Pirazzi per il
momento non è primo», si lamenta Mattia.
«Però il divertimento è stato che, quando la
maestra ci ha detto de saluta’ la gente,
abbiamo fatto un macello. Proprio una bella
giornata, davvero, e mo’ vediamo che fa’
Pirazzi». Più in là, oltre la transenna, anche
Costantino, un dodicenne di Lucera
accompagnato da papà, dice che questa è la
sua giornata. Non cita Pirazzi: «In un gioco a
premi ho vinto un’intera riserva di tonno in
scatola, sono contento, anche se il tonno
non mi piace». E Pirazzi? 2’ 18” di ritardo, 47
bandierine rosa lo salutano dalla tribuna.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
42
#
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
43
#
CorriereSalute
Psicologia
Alimentazione
Le regole giuste
per far dormire
i bambini piccoli
Gli adolescenti
italiani fanno troppi
errori con il cibo
di Elena Meli
di Maurizio Tucci
Le pagine del vivere bene
www.corriere.it/salute
Se sono all’estero
chi paga le mie cure?
La riflessione
di Carmine Pinto*
UNA NUOVA ETICA
PER L’ONCOLOGIA
S
i è concluso da poco a Ragusa il IV Incontro Nazionale dell’Associazione
Italiana di Oncologia Medica (AIOM)
sul tema «Etica in oncologia». L’etica
nella sua piena accezione entra in maniera
preponderante nel quotidiano dell’oncologo
medico in tre aspetti cruciali della cura: la
scelta, la sostenibilità e la ricerca.
Il primo punto riguarda il difficile equilibrio
fra la comunicazione della diagnosi e del percorso di cura, il rispetto delle decisioni del
paziente e l’assunzione della migliore decisione terapeutica, che consideri le volontà e le
aspettative per la vita di ogni individuo. Il giorno in cui una persona scopre di avere il cancro
non è un giorno “qualunque”, ma apre una
nuova fase perché cambia il valore attribuito
alla vita e al futuro, apre una frattura importante nella vita del paziente, fra ciò che si è
«prima» e il «dopo». Un difficile equilibrio
che pone le scelte dell’oncologo tra informazione, condivisione, quantità e qualità di vita.
La ricerca di un equilibrio etico diventa poi
ancora più complessa per le decisioni nel «fine vita», quando prevale l’accompagnamento
sulla cura.
Il secondo aspetto riguarda la sostenibilità
per la sanità pubblica delle terapie oggi sempre più efficaci e costose. Esiste un rapporto
fortemente etico tra garanzia di accesso per
tutti i cittadini ai più efficaci farmaci anti-cancro, e normative e strategie di politica sanitaria
che possono produrre disparità nei diritti a
poter usufruire di uno stesso farmaco già registrato dall’Aifa tra cittadini di diverse Regioni.
Etica dei diritti, ma che si accompagna indissolubilmente all’etica del rapporto tra valore e
costo di un farmaco e strategia di impiego
delle risorse in sanità. Si ripropone il dilemma
e l’equilibrio nelle scelte: a quale costo accettabile? È davvero necessario scegliere se investire in mesi di aumento in sopravvivenza o nei
processi riabilitativi per patologie invalidanti?
Questa discussione per scelte etiche non può
che coinvolgere tutti gli attori: Istituzioni, industria, accademia, clinici e pazienti.
L’ultimo punto è costituito dall’etica della
ricerca, che non può essere focalizzata solo
nella “scoperta” del farmaco più efficace, ma
deve rispondere anche ai cosiddetti medical
needs, ai bisogni clinici ancora insoddisfatti,
dalla prevenzione ai trattamenti attivi.
L’oncologia richiede quindi costantemente
scelte etiche condivise perché i progressi siano
davvero patrimonio di tutta la società civile.
*Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Per saperne
di più
Informazioni,
guida e app
dedicata
sul sito
del Ministero
della Salute
www.salute.
gov.it
Un infortunio, un malore, il riacutizzarsi di un disturbo. Sono
tanti i motivi per cui, mentre ci si trova in un Paese straniero
(per turismo, lavoro o studio) si può avere bisogno di una
prestazione medica. In diversi casi il nostro Servizio sanitario
ci protegge anche oltreconfine. Ecco dove, quando e come
●Il numero
C’è un «esercito» di anziani attivi
che aiuta chi è più fragile
7
milioni
Il totale
delle ore
di attività
svolte
dai volontari
Auser
in un anno
P
iù di 17 milioni di chilometri percorsi
dalle automobili impegnate nei servizi
di trasporto e accompagnamento; quasi
7 milioni di ore di volontariato in un
anno; quasi 305 mila iscritti, oltre 45 mila volontari e 1.500 sedi: sono alcuni dati del primo
Bilancio Sociale di Auser, Associazione per
la promozione e lo sviluppo dell’autogestione
dei servizi della terza età, che fotografa la voglia
degli anziani di partecipare e di impegnarsi
nella società. L’aiuto ad altri anziani più fragili,
il contrasto alla solitudine e al rischio di emarginazione sono le attività di Auser che vedono
impegnato il maggior numero di volontari
e strutture. Il Filo d’Argento, con il numero verde gratuito 800-995988, attivo tutto l’anno dalle
8 alle 20 sull’intero territorio italiano, è lo strumento principale attraverso il quale chi ha
un’età avanzata può chiedere aiuto e Auser realizza le attività di sostegno e protezione.
44
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
SALUTE
#
Per gli europei
Dossier
Tessera «locale»
se la trasferta
sarà molto lunga
Diritto
«S.O.S.»
Se non avete
la Tessera
Europea di
Assicurazione
Malattia-TEAM
o l’avete persa,
prima di partire
per un Paese
dell’Ue o della
Associazione
europea di
libero scambio,
chiedete all’Asl
il certificato
sostitutivo. Se
siete già partiti
senza la TEAM
fatevi inviare il
certificato per
fax o mail.
Se non avete
né TEAM né
certificato
sostitutivo,
dovete pagare
le cure e poi
chiedere
il rimborso,
presentando
ricevute e
documentazione sanitaria.
D
urante un soggiorno temporaneo all’estero ci
spetta l’assistenza sanitaria gratuita se abbiamo
bisogno di cure impreviste? Dovremo pagare la
visita dal dottore o le cure ricevute in ospedale o,
addirittura, l’ambulanza? Le spese sostenute saranno rimborsate una volta tornati in Italia? E come districarsi tra regole e procedure spesso diverse nei vari Paesi del mondo?
Per rendere più semplice e accessibile l’assistenza sanitaria all’estero per coloro che viaggiano per turismo, o per motivi di lavoro o di studio, il Ministero della Salute ha predisposto due
nuovi strumenti (utili per qualunque Paese si voglia raggiungere) nell’ambito del Progetto EESSI-Electronic Exchange of social Security Information, finanziato dalla Commissione europea:
un opuscolo dal titolo “Mobilità Sanitaria Internazionale” — prodotto in 100 mila copie e già distribuito nelle Asl — e una app per cellulari, versione mobile dell’applicazione “Se parto per…”,
già disponibile da alcuni anni sul portale del Mi-
In farmacia
er soggiorni prolungati (per esempio, per
lavoro) in un altro Stato dell’Ue o
dell’Associazione europea di libero scambio,
si può avere un’assistenza completa,
compreso l’equivalente del medico di famiglia. Allo
scopo vanno utilizzati appositi moduli per
esercitare il diritto alle prestazioni previdenziali in
quanto cittadini europei: si deve chiedere alla Asl per se stessi e per ciascuno dei familiari - il
Modello S1, con validità annuale, rinnovabile per
P
l’intera durata del soggiorno. Arrivati a
destinazione, va presentato presso una Cassa
sanitaria locale, per avere tutte le prestazioni alla
pari degli assistiti del luogo. Ma attenzione: se il
vostro datore di lavoro è dello Stato Ue in cui si
svolge l’attività (non versa i contributi in Italia), la
vostra assistenza sarà a carico di quel Paese, che
vi darà una TEAM (Tessera Europea Assicurazione
Malattia). E quella Italiana va restituita.
M. G. F.
Se andiamo all’estero e abbiamo bisogno di cure mediche, dove
siamo protetti dal nostro Servizio sanitario? È tutto gratuito
oppure si paga qualcosa? E quali procedure dobbiamo seguire?
È bene informarsi prima della partenza e ora ci aiuta anche una app
Assistenza oltreconfine
Diritto nell’ Ue e poco più
❞
Differenze
L’organizzazione
sanitaria in Europa
varia da uno Stato
all’altro. Ciò che
è offerto in Italia
può non esserlo
in un’altra nazione
nistero stesso. «Prima di partire, è bene che il
cittadino sappia quali sono i suoi diritti nel Paese meta del soggiorno — sottolinea Sergio Acquaviva, direttore dell’ufficio che si occupa della
mobilità sanitaria internazionale presso la Direzione generale della programmazione sanitaria
del Ministero della Salute —. Se poi ha necessità
di avere informazioni sul posto, può accedere alla guida interattiva attraverso l’app “Se parto
per…”. Inoltre, può consultare direttamente dal
dispositivo mobile, ovunque si trovi, la normativa comunitaria vigente e, grazie al sistema EESSI, anche la directory pubblica che consente di
sapere quali istituzioni, in uno specifico Stato
dell’Unione europea, si occupano di tutelare i diritti in materia di sicurezza sociale, oltre che di
assistenza sanitaria. Non si trovano, invece, gli
indirizzi di ospedali o strutture dove curarsi».
Come usare la guida interattiva? Collegandosi
al portale del Ministero, o tramite l’app, bisogna
scegliere il Paese di destinazione alla voce “Dove
vai?”, poi selezionare il motivo del viaggio (temporaneo soggiorno, turismo, lavoro, cure di altissima specializzazione, trasferimento di residenza o gravidanza-parto); alla fine del percorso
appare la schermata con le indicazioni su che
cosa fare prima di partire, durante il soggiorno e
altri consigli per evitare brutte sorprese.
Ma iniziamo con l’ipotesi di un viaggio o di un
soggiorno in Europa. Se vi recate in uno Stato
dell’Unione europea o in Islanda, Liechtenstein,
Norvegia, Svizzera (Stati che fanno parte della
Associazione europea di libero scambio, EFTA,
dall’inglese European Free Trade Association),
ricordatevi di portare con voi la TEAM -Tessera
Europea di Assicurazione Malattia. In pratica, è il
retro della tessera sanitaria (quella che viene rilasciata dall’Agenzia delle entrate a tutte le persone, non solo italiane, iscritte al Servizio Sanitario Nazionale, per esempio anche a un lavoratore extracomunitario che svolge la sua attività
presso una famiglia italiana), e ha una validità di
sei anni. Negli Stati Ue o EFTA, presentandola al
dottore o in ospedale (pubblico o convenzionato), potete accedere alle prestazioni mediche necessarie, non solo urgenti, alle stesse condizioni
dei cittadini del Paese visitato. In generale, le
prestazioni sono gratuite, salvo il pagamento
dell’eventuale ticket o di altra partecipazione alla
spesa prevista. Ma attenzione, avverte Sergio Acquaviva: «I sistemi di assistenza sanitaria in Europa variano da un Paese all’altro. Servizi che sono gratuiti in Italia potrebbero non esserlo in un
altro Stato europeo, oppure può essere previsto
un ticket per l’ambulanza, che da noi, invece,
non si paga. Per esempio, in Francia vige un sistema basato sull’assistenza in forma indiretta,
per cui va pagata la prestazione e poi va richiesto
il rimborso, o direttamente all’istituzione competente (nello specifico, CPAM), che provvede a
darlo in giornata (l’indirizzo si può trovare nella
directory pubblica del sistema EESSI, cui si accede tramite l’app), oppure al rientro in Italia, rivolgendosi alla propria Asl che rimborserà —
previa presentazione delle ricevute e della documentazione sanitaria entro 90 giorni — dopo
avere verificato le tariffe con lo Stato di soggiorno». Va sottolineato che i ticket, in qualunque
Paese si siano pagati, non sono mai rimborsati.
Compartecipazione alla spesa
I ticket non sono mai rimborsati
e a volte sono piuttosto alti. Anche
le esenzioni per malattie croniche
non sono riconosciute ovunque
«E in alcuni Paesi sono piuttosto alti — riferisce
Acquaviva —. Per esempio, in Francia corrispondono a circa il 20% della prestazione erogata, tanto che molti francesi hanno una polizza
assicurativa per la loro copertura».
È bene sapere anche che l’esenzione dal ticket
per determinate malattie croniche riconosciuta
in Italia, non è detto che lo sia in un altro Stato
dell’Ue e EFTA. In questo caso le Asl di residenza
possono decidere di rimborsarla comunque.
Ancora: i malati cronici, presentando la TEAM,
hanno diritto alla “continuità delle cure”, cioè a
tutte le cure necessarie in base al proprio stato di
salute. Comunque, per esempio a chi è in dialisi
o in chemioterapia, il Ministero della Salute consiglia di prendere in anticipo i contatti con la
struttura estera a cui si chiederà la prestazione.
Maria Giovanna Faiella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel resto del mondo la copertura
è possibile per lavoratori e studenti
S
e viaggiate per turismo
in Paesi extraeuropei
che non hanno stipulato accordi bilaterali con
l’Italia per l’assistenza sanitaria, in caso di necessità — fatta
eccezione per lavoratori e studenti, a determinate condizioni, come si vedrà più avanti —
non avrete diritto a cure gratuite (o rimborsate al rientro): di
solito, infatti, le prestazioni sanitarie vanno pagate interamente, compresi i servizi di
Pronto soccorso.
In alcuni Paesi i costi dell’assistenza sono molto elevati, per
questo il Ministero della Salute
consiglia di stipulare un’apposita polizza sanitaria prima della partenza. Ma «le assicurazio-
ni in regime privatistico possono prevedere clausole diverse,
— avverte Sergio Acquaviva,
direttore dell’ufficio che si occupa della mobilità sanitaria
internazionale presso la Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute — perciò, il consiglio è di leggere molto attentamente la polizza prima di
sottoscriverla».
Esborsi elevati
Se la Convenzione
non c’è, tutto, persino
il Pronto soccorso,
è a carico del turista
Se invece siete lavoratori
(anche non italiani, ma iscritti
al nostro Servizio sanitario nazionale) o studenti (vincitori di
borsa di studio universitaria o
stagisti) e vi recate in uno di
questi Paesi (extraeuropei che
non hanno stipulato accordi
bilaterali) per motivi di lavoro o
di studio, in linea di massima,
in caso di necessità potete avere diritto alle cure mediche a
carico del Servizio sanitario italiano in forma indiretta, cioè
anticipando le spese e presentando poi la domanda di rimborso.
Questa “copertura” però si
ottiene a determinate condizioni. Innanzitutto, prima della
partenza dovete richiedere (voi
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SALUTE
45
#
Dalle Asl
Autorizzazione
per le prestazioni
programmate
ssere curati in un ospedale europeo
specializzato, o poter usufruire oltre confine
di una terapia non ancora disponibile nel
nostro Paese. Per ricevere in un altro Stato
dell’Ue prestazioni programmate (cioè che
costituiscono il motivo del viaggio) sono due le
procedure possibili. La prima (da Regolamenti
comunitari tuttora in vigore) prevede l’assistenza
diretta: le cure effettuate in una struttura pubblica
o convenzionata di un Paese Ue sono a carico dello
E
Extra Unione
Istruzioni per i viaggiatori
STATI DELL’UNIONE
EUROPEA
ISLANDA
LIECHTENSTEIN
Altri stati dell’EFTA
European Free Trade Association
NORVEGIA
STATI CON I QUALI L'ITALIA HA FIRMATO
CONVENZIONI BILATERALI
BRASILE
AUSTRALIA
CAPO VERDE
SAN MARINO
TUNISIA
CITTÀ
DEL VATICANO
E SANTA SEDE
MACEDONIA,
SERBIA
MONTENEGRO,
BOSNIAERZEGOVINA
PRINCIPATO
DI MONACO
Si ha diritto a prestazioni sanitarie (gratuite o rimborsabili)
diverse da Paese a Paese in base alla Convenzione sottoscritta.
La «copertura» può riguardare solo alcune categorie
(per es. lavoratori o pensionati) oppure solo alcuni aspetti
(per es. cure urgenti, infortuni, maternità)
STATI EXTRAEUROPEI
CON I QUALI NON ESISTONO CONVENZIONI
Solo per lavoratori e studenti (a determinate condizioni), con apposito
attestato della Asl, è prevista l'assistenza sanitaria in forma indiretta:
si pagano le cure e poi si chiede il rimborso.
Per tutti gli altri le eventuali spese mediche non sono «coperte»
dal Servizio sanitario (nemmeno con rimborso al rientro)
INDIRIZZI, SITI E APP UTILI PER TUTTI I PAESI
www.salute.gov.it/portale/temi/p2_2.html
Da questo link, nella sezione «Assistenza, ospedale e territorio»:
si accede a «Se parto per…», guida interattiva, Paese per Paese,
per sapere come ottenere l'assistenza sanitaria, a chi rivolgersi,
come richiedere eventuali rimborsi
cliccando su «Assistenza sanitaria italiani all’estero e stranieri in Italia»,
poi «Italiani all’estero», si trovano informazioni su Stati Ue, Stati
in convenzione e Stati non in convenzione
Punto di contatto nazionale presso il Ministero della Salute
www.salute.gov.it/portale/temi/p_sendMailNCP_ITA.jsp
Servizio online SOLVIT, in caso di violazione dei propri diritti in Europa
(per esempio: mancata accettazione della TEAM)
http://ec.europa.eu/solvit/index_it.htm
Per scaricare l’app dedicata «Se parto per …»
www.salute.gov.it/portale/p5_0.jsp?lingua=italiano&id=122
L’applicazione permette di consultare anche la directory pubblica
delle Istituzioni europee competenti per l’assistenza
Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero della Salute
www.salute.gov.it/portale/p_sendMail2.jsp
Telefono +39 06.5994.2378 - 2758
(dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12)
Fax +39 06.5994.2376
Sito Ministero Affari Esteri (anche indirizzi di Ambasciate e Consolati)
www.viaggiaresicuri.it/?67
Centrale operativa telefonica Ministero Affari Esteri attiva
anche dall’estero tutti i giorni (servizio vocale nell’orario notturno)
Telefono +39-06-491115
oppure, per i lavoratori dipendenti, può farlo anche il datore
di lavoro) l’attestato ex art. 15
DPR. n.618 del 31 luglio ‘80 alla
vostra Asl di residenza.
Per averlo dovrete presentare una specifica documentazione: per tutti, codice fiscale e
tessera sanitaria; poi, se siete
studenti, il certificato che attesti il conseguimento della borsa di studio presso Università o
fondazione estera (DPR 618/
’80); se, invece, siete lavoratori,
la nota di trasferimento all’estero e la documentazione
che certifichi l’appartenenza al
sistema previdenziale italiano.
L’attestato va trasmesso dalla
Asl di residenza dell’assistito
all’ufficio competente del Ministero della Salute presso il
Ministero degli Affari Esteri
MAE, preferibilmente in formato elettronico ([email protected] o [email protected] ). Per i
lavoratori del settore pubblico
devono rientrare nei Livelli essenziali di
assistenza) e poi farsi rimborsare dall’Asl. In base a
questa Direttiva, è possibile ottenere in un altro
Paese Ue una prestazione che non sia disponibile
tempestivamente in Italia, ma è bene accertarsi
presso l’Asl se occorre l’autorizzazione preventiva
per aver diritto al rimborso (e per alcune
prestazioni è sempre necessaria l’autorizzazione
preventiva dell’Asl).
M. G. F.
Con altri 13 Paesi
ci sono accordi bilaterali
SVIZZERA
Con la TEAM (Tessera europea assicurazione malattia, retro della tessera
sanitaria) si ha diritto a ricevere assistenza sanitaria
(gratuita o rimborsata) al pari dei cittadini del Paese in cui si soggiorna
(sono escluse le prestazioni private; per le cure programmate serve
l'autorizzazione preventiva)
ARGENTINA
Stato italiano se si ha l’autorizzazione preventiva
dell’Asl di residenza (di norma, la rilascia se si
tratta di prestazioni erogabili dal nostro Servizio
sanitario, ma che non possono essere garantite
nei tempi adeguati). L’altra procedura (Direttiva
Europea sulle cure transfrontaliere, recepita ad
aprile 2014) stabilisce che i pazienti possono
scegliere dove farsi curare (anche presso erogatori
di assistenza sanitaria privati di un altro Paese Ue),
ma devono pagare i costi delle prestazioni (che
l’attestato può essere richiesto,
previa esibizione della documentazione necessaria, anche
alla sede di servizio della Rappresentanza diplomatica italiana nel Paese straniero di soggiorno , che è tenuta a trasmetterlo all’Asl di residenza e al
Ministero della Salute. In questo caso, la mancata comunicazione all’Asl comporta la perdita del diritto al rimborso delle
spese sanitarie all’estero.
Dunque, l’attestato (in genere, vale per un anno, rinnovabile) vi dà diritto — se siete lavoratori o studenti — a usufruire
delle cure necessarie durante il
soggiorno, ma dovete anticipa-
Indiretta
Chi va in trasferta per
motivi professionali
anticipa i costi sanitari,
poi chiede il rimborso
D
urante un viaggio in un
Paese che non fa parte
dell’Unione europea
abbiamo diritto a cure
gratuite o rimborsabili se ci
ammaliamo inaspettatamente,
o in caso di infortunio?
Il nostro Paese ha stipulato
Convenzioni bilaterali con alcuni Stati che non fanno parte
dell’Ue: Argentina, Australia,
Brasile, Capo Verde, Città del
Vaticano e Santa Sede, Paesi
dell’ex Jugoslavia (Macedonia,
Serbia, Montenegro, BosniaErzegovina), Principato di Monaco, San Marino, Tunisia.
Le regole sull’assistenza sanitaria di cui abbiamo diritto in
questi casi cambiano da Paese
a Paese, in base allo specifico
accordo bilaterale, che definisce i destinatari, le situazioni
protette, il campo di applicazione. È possibile avere tutte le
informazioni sul diritto alle cure, in caso di necessità, in uno
di questi Paesi, e sapere quali
adempimenti sono necessari
prima di partire, consultando
la guida interattiva “Se parto
per...” sul portale del Ministero
della Salute o, tramite l’apposita app sullo smartphone.
«Oggetto di tutte le Convenzioni bilaterali stipulate tra Italia e altri Stati è la sicurezza sociale e in alcune è prevista anche la tutela sanitaria, soprattutto per i lavoratori autonomi
che si spostano continuamente
— spiega Sergio Acquaviva, direttore dell’ufficio mobilità sanitaria internazionale presso la
Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute —. La “protezione” può riguardare a volte
specifici destinatari, quali lavoratori o pensionati, con cittadinanza italiana e no ma iscritti al
Servizio sanitario italiano, oppure alcuni aspetti, come cure
urgenti, infortuni, maternità».
Per esempio, in Argentina
soltanto gli italiani titolari di
pensione e i loro familiari in
caso di soggiorno temporaneo
(per turismo o altri motivi)
hanno diritto a tutte le cure urgenti: sono gratuite, salvo il pagamento dell’eventuale ticket o
re le spese e poi chiedere il rimborso — tramite Ambasciata (o
Consolato) italiana all’estero
territorialmente competente
— all’ufficio apposito del Ministero della Salute presso il
MAE, entro tre mesi dalla data
dell’ultima spesa per ciascun
evento sanitario.
Gli italiani (iscritti nel registro Aire-Anagrafe italiani residenti all’estero) che invece trasferiscono la residenza in uno
di questi Paesi extraeuropei in
cui non sono in vigore accordi
bilaterali, non hanno più diritto all’assistenza a carico del
Servizio sanitario italiano, né
all’estero né in Italia.
Per sapere se spetta o no una
copertura sanitaria nel Paese
(extraeuropeo senza accordo
bilaterale) di destinazione, si
può consultare la guida interattiva “Se parto per…” del Ministero della Salute.
M. G. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
di altra partecipazione alla spesa, che restano a carico dell’assistito (non saranno rimborsati
dalla Asl). Per avere la copertura in Argentina, prima di partire occorre chiedere alla propria
Asl di residenza l’apposito Modello I/RA 1. Attenzione, se per
una qualsiasi ragione la prestazione all’estero è stata pagata,
al rientro in Italia non si potrà
richiedere il rimborso alla Asl.
Un altro esempio: se vi recate
in Tunisia per turismo, sappiate che la Convenzione non prevede alcuna forma di tutela,
nemmeno per le cure urgenti
ed è esclusa anche la copertura
delle prestazioni di pronto soccorso. In base all’Accordo bilaterale, infatti, ad essere “protetti” per malattia, maternità, infortuni e malattie professionali
sono - con modalità diverse - i
lavoratori subordinati, assimilati e autonomi, i titolari di
pensione, i relativi familiari a
carico.
«È bene sapere, anche, che
con alcuni Paesi, come per
esempio in Brasile, la Convenzione esiste solo sulla carta —
segnala Sergio Acquaviva —.
Limiti
I benefici
possono
riguardare
solo specifici
destinatari,
oppure alcuni
aspetti, come
infortuni
o maternità
Anche se più volte è stato sollecitato un intervento delle autorità locali, non si è riusciti a
rendere operativo l’accordo».
Un’ultima annotazione: in
genere, le Convenzioni bilaterali escludono l’assistenza indiretta, per cui, se non ci si è premuniti, le cure pagate all’estero
non saranno rimborsate dalla
Asl al rientro in Italia.Va segnalata , per completezza delle informazioni, che fa eccezione
San Marino, dove gli iscritti al
Servizio sanitario italiano possono sia ricevere gratis (salvo i
ticket) cure urgenti (presentando però il Modello I/SMAR
8 rilasciato dalla propria Asl)
sia pagare e poi richiedere il
rimborso delle spese una volta
rientrati in Italia.
Per avere informazioni prima di partire, oltre a consultare
la guida interattiva “Se parto
per…”, si può chiedere alla propria Asl. In caso di dubbi, si
può contattare anche l’Ufficio
relazioni con il pubblico del
Ministero della Salute (vedi infografica).
M. G. F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Per saperne
di più
sulle profilassi
per i viaggiatori,
il sito della
Organizzazione
mondiale
della sanità
http://www.
who.int/ith/en
46
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
SALUTE
#
I rischi
Medicina
L’insonnia provoca
effetti immediati
e a lungo termine
ormire è indispensabile per i bambini. Chi
non dorme abbastanza o bene, il giorno
dopo è più agitato e meno capace di gestire
le emozioni; fra i più grandicelli della scuola
primaria è tipico il calo delle capacità creative, di
concentrazione e attenzione, che spesso si riflette
sui voti. Stando ai dati di alcune ricerche, lo scarso
riposo sarebbe associato anche a un maggior
rischio di emicrania e di deficit di attenzione e
iperattività. Oltre a questi effetti “immediati”,
D
dormire meno del dovuto comporta nell’infanzia
ripercussioni negative sulla salute anche nel lungo
termine, come tendenza a introdurre troppe
calorie con la dieta e un maggior rischio di
sedentarietà, obesità e sovrappeso anche da
adulti. Aumenta poi il rischio di ritrovarsi con
glicemia, pressione, colesterolo e trigliceridi oltre i
limiti; chi da giovanissimo dorme poco e male, ha
anche un maggior pericolo di depressione.
E. M.
Un «rito» per far dormire i bambini
Gli ultimi studi confermano che il sonno viene favorito sin dalla più tenera età
grazie alla ripetizione ogni sera di gesti sempre uguali e tranquillizzanti
L'esperto
risponde
alle domande
sui problemi
pediatrici
all’indirizzo
http://www.
corriere.it/
salute/
pediatria
A
dormire si impara. E
bisogna farlo da piccolissimi, attraverso la
routine: comportamenti regolari e sempre uguali
per essere accompagnati nel
sonno, appresi fin dalla culla,
aiutano anche i più riottosi a
fare sogni d’oro. Lo dimostra
una ricerca pubblicata sulla rivista Sleep, secondo cui più i
bimbi seguono abitudini consolidate alla sera, più dormono
a lungo e bene: vanno a letto
prima e si addormentano con
maggior facilità, si svegliano di
rado nella notte, dormono in
media un’ora più degli altri.
Lo studio ha coinvolto oltre
10mila bimbi sotto i 6 anni di 14
Paesi in tutto il mondo e il risultato non cambia al variare di
latitudine o status sociale.
Un’ottima notizia per le
mamme che faticano a mettere
a letto i figli piccoli, ma è davvero tutto così semplice? «In
fondo sì: la routine cambia a
seconda dell’età, ma un “rito
del sonno” è il metodo più efficace per far dormire i bambini
— commenta Paolo Brambilla,
pediatra di famiglia, responsabile del progetto “Ci piace sognare” della Società Italiana di
Pediatria Preventiva e Sociale
(Sipps) e della Società Italiana
di Cure Primarie Pediatriche
(Sicupp) con Angela Pasinato e
Marco Giussani (vedi box) —.
Per i più piccoli va bene il bagnetto, l’ascolto di musica o
una ninna nanna, la lettura di
un libro. Tappe serali precise
segnalano inequivocabilmente
che è ora di mettersi a dormire
e aiutano ad andare incontro al
Separazione
Per i piccoli è sempre
difficile accettare
il distacco notturno
dai genitori
Strategia
Quando è l’ora della
nanna vanno messi
in atto comportamenti
«calmanti»
sonno senza “scappare”».
In effetti molti sembrano
davvero voler fuggire dal riposo,
perché? «Per i bambini è difficile accettare il distacco notturno
— risponde Cristiana De Ranieri dell’Unità di Psicologia Clinica dell’Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù di Roma —.
Inoltre, tanti oggi vedono poco i
genitori, magari solo a cena: i figli invece hanno bisogno di “fare il pieno” di mamma e papà,
fanno resistenza se tocca andare a letto proprio quando finalmente li avrebbero a loro disposizione. È vero anche per i più
grandicelli, che man mano vorrebbero partecipare sempre di
più alle attività familiari serali.
Se il tempo con i bambini è poco, meglio sfruttarlo per consolidare “riti” piacevoli, ma utili
ad accompagnarli a letto e a far
comprendere con naturalezza
che quando si è stanchi addormentarsi è bello. L’importante è
che non capiti una volta sul divano, una nel lettone, una in
braccio a mamma: ogni sera la
sequenza di eventi che sancisce
l’arrivo della nanna deve ripe-
Di quanto sonno ogni giorno
hanno bisogno i più piccoli
Fino a 12 mesi 14-18 ore
Da 1 a 6 anni 12-14 ore
Da 6 a 10 anni 10-12 ore
35-40%
La quota
di bambini
con problemi
del sonno
Per farlo addormentare
(consigli per chi ha un bimbo da 1 a 3 anni)
Non coprirlo troppo (comunque nella stanza
non ci devono essere più di 20 gradi)
Non metterlo in un lettino troppo grande
(deve trovare un bordo cui appoggiarsi) e con
i paracolpi (gli impediscono di vedere l'ambiente)
Fallo addormentare e svegliare a orari regolari
Non mandarlo a letto se ha fame
Non dargli troppo da bere la sera e di notte
No a lunghi sonnellini nel pomeriggio-sera
Fagli associare il letto al riposo
(non addormentarlo in braccio o in altri luoghi)
Mettilo nel lettino con un oggetto affettivo
Separa le attività diurne da quelle serali
(alla sera niente giochi «agitati»)
Stabilisci i «riti» da ripetere sempre la sera
Fonte: Sipps-Sicupp
Corriere della Sera
tersi uguale». La “replica” tranquillizza i piccoli, perciò attenzione a non scegliere abitudini
sbagliate, dalla lotta con il papà
ai videogiochi. «Ognuno può
scegliere una diversa strategia
“calmante”, l’obiettivo è far sì
che il bimbo si addormenti da
solo nel suo lettino — dice
Brambilla —. L’errore più grosso è renderlo dipendente dall’intervento dell’adulto, qualunque sia: dal cullarlo, al tenergli
la mano».
Associare il lettino al sonno
è essenziale, altrimenti se il
piccolo si sveglia nella notte
vorrà tornare in braccio per
riaddormentarsi perché non
“riconosce” il posto dove si trova. Piuttosto che intervenire,
meglio allora far piangere a oltranza come suggeriscono alcuni metodi drastici? «Sono
tecniche un po’ brutali che è
meglio evitare — osserva il pediatra —. È più semplice ed efficace creare una serena consuetudine serale per tutta la famiglia, fin da quando il bimbo
è in fasce. Dormire è un’attività
che va appresa come tutte le altre, dal mangiare al camminare. Alcuni riescono da soli ma
con altri, come i neonati che
sembrano aver scambiato il
giorno per la notte, bisogna instaurare al più presto una routine che li aiuti a “imparare il
sonno”. Perché il riposo è fondamentale per il benessere dei
bambini, presente e futuro».
Elena Meli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fra i 6 e i 12 mesi
può arrivare il momento
più critico da affrontare
I
SOSTENERE la funzione del fegato riaccende il
benessere e l’energia dell’intero organismo.
FAVORISCE i processi depurativi e l’equilibrio dei
grassi nel sangue, colesterolo compreso.
AIUTA la funzione nervosa e cerebrale, supportando
memoria, concentrazione e tono dell’umore.
l periodo “critico” è fra i 6 e i
12 mesi: in questa fase, se
non si è imparato a dormire, gli eventuali problemi
cronicizzano e diventano più
difficili da gestire. Anche per i
genitori, stremati dalla stanchezza. Per questo è meglio
pensarci prima e adottare buone abitudini fin dalla nascita.
Ma che cosa si può fare se il
bambino proprio non vuole saperne di dormire, si sveglia di
notte oppure fatica ad addormentarsi?
«Quando mamma e papà sono sfiniti e senza risorse, perché pensano di averle provate
tutte, può essere consigliabile
una consulenza medica oppure
psicologica: un colloquio in cui
si analizzino le dinamiche familiari è quasi sempre sufficiente a capire gli errori e a raddrizzare la rotta — spiega Cristiana De Ranieri, dell’Unità di
Psicologia Clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di
Roma —. Va detto poi che in alcune fasi della vita qualche difficoltà è normale, anche per i
bimbi che non hanno problemi
a dormire: l’inserimento nel nido, la mamma che torna a lavorare, un trasloco sono circostanze che possono riflettersi
in modo negativo sul riposo.
Pure la paura del buio è comprensibile, così come i brutti
sogni che lasciano qualche
strascico di inquietudine per
alcune sere: in tutti questi casi
bisogna essere elastici, perché
il braccio di ferro o l’approccio
razionale non servono. Occorre
rassicurare il bimbo, fargli sapere che può chiamarci e contare su di noi anche di notte».
Stare con il piccolo mentre si
addormenta, farlo venire nel
lettone, accendere una luce sono metodi consentiti per superare timori temporanei. Tenendo sempre le antenne dritte,
perché, come spiega il pediatra
Paolo Brambilla: «I disturbi del
sonno in un bambino che non
ne ha mai avuti possono essere
spia di un disagio a scuola, con
gli amichetti, in famiglia. Perciò bisogna capirne la causa».
Oltre a risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi e paure alla sera, possono presentarsi anche parasonnie, come son-
Parasonnie
Sonnambulismo e
pavor notturno sono
frequenti, ma è meglio
parlarne col pediatra
nambulismo e pavor notturno:
sono abbastanza frequenti nei
bambini e può essere opportuno parlarne col pediatra, soprattutto per tranquillizzarsi. In
entrambi i casi, infatti, il piccolo è “su un altro pianeta” mentre si muove per casa, come nel
caso del sonnambulismo, oppure mentre ha una manifestazione di terrore puro con grida
e pianti come nel pavor. Il piccolo, poi, non ricorderà niente,
ma per i genitori è un’esperienza terrorizzante ed è quindi opportuno sapere che si tratta di
eventi che possono capitare,
per imparare a gestirli senza alcuna angoscia.
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
47
SALUTE
#
Attività fisica
Medicina
Con le giuste
precauzioni
si può fare sport
Mi spieghi dottore
ggi un bimbo che nasce con l’emofilia, se
segue la terapia indicata dagli specialisti,
può condurre una vita pressoché normale,
compreso fare attività fisica. Invece molti
pensano che lo sport sia vietato. «Questa malattia
non rappresenta una controindicazione
all’esercizio fisico — chiarisce Romano Arcieri,
dell’Istituto Superiore di Sanità —. Se si adottano
alcune precauzioni si può fare anche attività
agonistica. Molti medici dello sport, ignari
O
dell’efficacia di una terapia adeguata nella
prevenzione degli episodi emorragici, preferiscono
“vietare” a scopo preventivo, creando disagi nei
ragazzi, che si sentono discriminati. Per ovviare a
tale problema, stiamo proponendo l’apertura di un
tavolo tecnico multidisciplinare per definire
raccomandazioni condivise per il rilascio
dell’idoneità alla pratica sportiva per i soggetti
con emofilia».
A. S.
Che cos’è l’emofilia? E che cosa provoca?
Lo specialista
L’emofilia è una malattia di origine genetica che colpisce soprattutto i maschi. Mentre in un individuo sano la fuoriuscita
di sangue dai vasi sanguigni si arresta rapidamente, in chi è colpito da emofilia si possono verificare numerose emorragie,
a causa di difetti nel funzionamento di alcune proteine coinvolte nella coagulazione
N
Romano
Arcieri
Ricercatore
del
Dipartimento
del farmaco
dell’Istituto
Superiore
di Sanità
Per saperne
di più
Il sito della
Federazione
delle
Associazioni
Emofilici
http://
fedemo.it/
el nostro Paese sono più di 4 mila le
persone che convivono con l’emofilia,
malattia rara di origine genetica. «Chi
ne è affetto è soggetto a emorragie per
la carenza o il difetto funzionale di alcune proteine coinvolte nella coagulazione. In tal caso se
ci si procura una ferita, la perdita di sangue si
arresta con difficoltà. Questo vale per lesioni
superficiali, ma soprattutto e con ripercussioni
più importanti, per emorragie interne — spiega
Romano Arcieri, del Dipartimento del farmaco
dell’Istituto Superiore di Sanità e consulente
FedEmo (Fed. Associazioni Emofilici) —. Esistono due forme principali: l’emofilia A e l’emofilia B. La prima forma è dovuta a un deficit del
fattore VIII della coagulazione e colpisce circa
una persona ogni 10 mila, la seconda è dovuta
a difetti del fattore IX e interessa un individuo
ogni 30 mila».
Come si eredita l’emofilia?
«I geni difettosi sono sul cromosoma X. Le donne hanno due cromosomi X e in genere non
hanno mai disturbi perché se anche hanno ereditato un cromosoma difettoso da un genitore,
sono protette dal secondo cromosoma X, normale, che riesce a produrre abbastanza fattore
VIII o IX . Nelle donne l’emofilia è molto rara e
può presentarsi in caso di figlie nate da un padre emofilico e una madre portatrice, o in altre
condizioni eccezionali (nuova mutazione). I
maschi, che invece hanno un cromosoma Y e
un cromosoma X, quando ereditano un cromosoma X difettoso dalla madre portatrice, sviluppano l’emofilia, perché il cromosoma Y non
riesce a compensare il difetto. Per questo la
malattia colpisce soprattutto i maschi, mentre
le femmine sono di solito solo portatrici»
Quali sono i segnali della malattia?
«I primi segnali, soprattutto nelle forme gravi, si hanno intorno all’anno di vita, con lividi
per piccole emorragie sottocutanee. Più insidiose sono le emorragie a livello dei muscoli
(ematomi) e delle articolazioni (emartri), che,
senza adeguato trattamento, possono causare
deformità e risultare invalidanti, rendendo, per
esempio, più difficoltoso il cammino».
Come si cura l’emofilia?
«Somministrando i fattori mancanti per via
endovenosa, il che costringe i pazienti affetti
dalle forme più gravi ad almeno 2 (emofilia B) o
3 (emofilia A) iniezioni a settimana. Il concentrato di fattore della coagulazione può essere un
plasmaderivato (cioè elaborato dal sangue di
donatori), o un prodotto ricombinante (ottenuto con tecniche di ingegneria genetica). Esistono linee guida sui criteri con cui somministrare
l’uno o l’altro. Di solito nei bambini si prediligono i fattori ricombinanti, mentre negli emofilici
di vecchia data si usano spesso i plasmaderivati,
ora più sicuri, grazie ai maggiori controlli e ai
trattamenti cui viene sottoposto il sangue dei
donatori. In passato, purtroppo, molti emofilici
trattati con questi preparati sono stati contagiati da virus presenti nel sangue dei donatori (Hiv
e virus epatite B e C). Chi soffre di forme lievi di
emofilia non ha bisogno di iniezioni frequenti,
in genere il fattore mancante viene somministrato solo al bisogno, in caso di interventi chirurgici, dopo un incidente o un trauma. Un
altro farmaco utilizzabile in chi presenta forme
lievi di emofilia A è la desmopressina, capace di
determinare un aumento del 25-30% del fattore
VIII nel plasma. La buona notizia è che sono in
arrivo farmaci a lunga emivita per l’emofilia B
(ma sono allo studio anche prodotti per la A)
che consentirebbero di somministrare il fattore
mancante ogni 10-15 giorni, con importanti
ricadute sulla qualità di vita dei pazienti».
Antonella Sparvoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I TIPI
I LIVELLI DI GRAVITÀ
Esistono due tipi di emofilia
Entrambe le forme di emofilia
si possono manifestare
con gradi diversi di gravità
EMOFILIA A
È la forma più comune
ed è dovuta alla carenza
del fattore VIII
della coagulazione
EMOFILIA LIEVE
La percentuale di attività
del fattore coagulante
è compresa tra 5 e 40%
EMOFILIA B
I MECCANISMI
EMOFILIA MODERATA
La percentuale di attività
è compresa tra 1 e 5%
È provocata dalla carenza
del fattore IX della
coagulazione
EMOFILIA GRAVE
La percentuale di attività
è inferiore all’ 1%
Quando ci si fa male e si rompe
un vaso sanguigno
si ha una fuoriuscita di sangue
Subito dopo c’è una vasocostrizione
e vengono attivati i fattori coinvolti
nella coagulazione
CONDIZIONI NORMALI
I fattori della coagulazione,
insieme ad altre sostanze,
favoriscono la formazione
di un tappo di piastrine
Sopra al tappo di piastrine
si forma un coagulo stabile di fibrina.
La ferita risulta così «sigillata»
e il sangue smette di uscire
EMOFILIA
I deficit dei fattori della coagulazione
(VIII in emofilia A e IX in emofilia B)
comportano la formazione
di un debole tappo di piastrine
I SINTOMI
L’emofilia A e l’emofilia B hanno sintomi pressoché identici
I sintomi più rilevanti si riscontrano in chi soffre di forme gravi (se non curate
in modo adeguato) e riguardano soprattutto emorragie a livello di articolazioni
(emartri) e muscoli (ematomi). In questi casi il paziente può avvertire:
dolore persistente
tumefazione
sensazione di calore in sede
di emorragia
Le articolazioni più spesso colpite
sono: ginocchio, caviglia (specie
nei bambini), gomito, spalla e anca.
Emartri ripetuti alla stessa
Le articolazioni
Il sangue
articolazione provocano deformità Ginocchio
si gonfiano
sano
penetra
e impotenza funzionale
nelle articolazioni
A causa dell’incompleta
e/o ritardata formazione
del coagulo di fibrina
il sangue continua a uscire
COME SI TRASMETTE
L'emofilia colpisce soprattutto i maschi,
ma si trasmette attraverso le femmine, le quali
possono essere portatrici di un’anomalia
del cromosoma sessuale X, sul quale si trovano
i geni per i fattori della coagulazione VIII e IX
In chi soffre di emofilia il gene interessato
è difettoso (Xe)
Nelle donne portatrici di un cromosoma «Xe»,
l’altro cromosoma X, non colpito, compensa
la produzione di fattore VIII o IX
I maschi sono i più colpiti dalla patologia perché
hanno solo un cromosoma X (l’altro è Y)
Di solito i primi disturbi, come lividi e piccole emorragie sottocutanee, compaiono
intorno all’anno di età, quando i bambini iniziano a stare seduti o a camminare
LE CURE
Il trattamento per l’emofilia consiste nella terapia sostitutiva,
cioè nella somministrazione del fattore della coagulazione deficitario, possibile
solo con un’iniezione endovenosa
Il concentrato di fattore della coagulazione può essere:
un plasmaderivato, cioè elaborato dal sangue di donatori
un prodotto ricombinato, ottenuto con tecniche di ingegneria genetica
In chi soffre di forme gravi il concentrato di fattore della coagulazione viene
somministrato con regolarità per prevenire le emorragie. Di solito nell’emofilia A
si fanno tre iniezioni a settimana, nell’emofilia B due
In genere i pazienti con emofilia lieve vengono trattati con il fattore mancante solo
al bisogno, in caso di interventi chirurgici, dopo un incidente o un trauma importante.
Le piccole ferite o i graffi di solito non rappresentano un problema: per fermare
l’emorragia è sufficiente esercitare una leggera pressione e mettere un bendaggio
Nelle forme lievi di emofilia A, per episodi emorragici minori si può usare
la desmopressina, un farmaco capace di determinare un aumento
del 25-30 per cento del fattore VIII nel plasma
Sono in arrivo in Italia nuovi farmaci a lunga emivita, i cosiddetti long acting,
per l’emofilia B. Questi consentirebbero di somministrare il fattore mancante ogni
10-15 giorni. Sono allo studio farmaci a lunga emivita anche per l’emofilia A
Situazione più tipica
La possibilità che le figlie siano portatrici sane è del 50%,
ma questo non significa che se si hanno due figlie una sarà
sana e l’altra portatrice. Lo stesso vale anche per i figli maschi
Corriere della Sera / Mirco Tangherlini
Il sangue non coagula
per un difetto genetico
materno che danneggia
quasi solo i maschi
48
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
SALUTE
#
Alimentazione
Merenda addio
Mangiucchiano
snack per tutto
il pomeriggio
econdo i dati dell’indagine della Società
Italiana di Medicina dell’Adolescenza sono
pochi i ragazzi che fanno abitualmente
merenda e quei pochi non sembrano
orientarsi verso le scelte migliori. Circa un
adolescente su quattro scegli snack confezionati,
dolci o salati, e un ulteriore 12% patatine e simili.
Solo il 20% mangia un panino casalingo, meno del
10% mangia frutta (soprattutto i maschi).
«Tuttavia, non tutti coloro che dichiarano di non
S
Diseducazione alimentare
in aumento tra i ragazzi
I genitori spesso non danno il buon esempio e così
i figli saltano la colazione e hanno una dieta sbagliata
Lo segnala una ricerca dei medici dell’adolescenza
Le cucine
di altre etnie
piacciono ai
ragazzi italiani?
Dai dati raccolti
dalla Società
Italiana di
Medicina della
Adolescenza,
la cucina cinese
risulta essere
quella più
sperimentata,
seguono quella
mediorientale,
la giapponese,
l’indiana,
l’africana. Per
gradimento
vince la cucina
mediorientale,
seguita da
cinese, indiana,
africana e
giapponese. E
per una cena
con gli amici?
La pizza è
al primo posto,
seguita dal
panino stile
fast food,
«inseguito»,
specie al nord,
dal Kebab.
L'esperto
risponde
alle domande
dei lettori
sui temi
di nutrizione
all’indirizzo
http://forum.
corriere.it/
nutrizione
È
un obiettivo ancora lontano per gli adolescenti italiani la distribuzione in cinque
pasti delle calorie che dovrebbero assumere ogni giorno: se pranzo e cena sono
un appuntamento alimentare abituale pressoché per tutti i ragazzi, colazione e spuntino di
metà mattina hanno invece tra il 60 e il 70 per
cento di adesioni, mentre la merenda del pomeriggio risulta essere molto occasionale.
È quanto emerge dai primi risultati dell’indagine nazionale “Adolescenza, alimenti per crescere” che la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) ha realizzato (con il patrocinio di Expo 2015 e in collaborazione con Coop)
su un campione nazionale di 2 mila studenti di
terza media (età 13-14 anni). I risultati completi
dell’indagine (dai quali emergeranno più in dettaglio stili e abitudini alimentari degli adolescenti, ma anche il loro livello di conoscenza riguardo tematiche sociali come, ad esempio, lo
spreco alimentare), saranno presentati in Expo
nella seconda metà di giugno.
Stando ai dati dell’indagine a “saltare” la colazione sono in particolare le ragazze: meno del
60% la fa abitualmente e il 20% dichiara di non
farla mai. E se la mancanza di tempo (per poter
dormire fino all’ultimo momento possibile) è
una motivazione che vale per maschi e femmine,
nelle giovanissime influisce molto anche il fattore dieta. E, sia pure con distacchi meno evidenti,
anche per quello che riguarda lo spuntino di
metà mattina e la merenda pomeridiana le femmine sono meno assidue dei maschi e tendono
molto di più a concentrare l’alimentazione della
giornata nel pranzo e nella cena.
«Un comportamento sbagliato e controproducente proprio per quanto concerne il controllo del peso — spiega Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte
Orientale ed esperto di alimentazione — in
quanto una non corretta distribuzione dell’apporto nutrizionale nell’arco della giornata favorisce proprio il sovrappeso e l’obesità. È questo
un aspetto sul quale tutti, famiglia, scuola, medici, dovremmo insistere, per creare già dall’infanzia, ma soprattutto nell’adolescenza - quando
ragazze e ragazzi iniziano ad avere una autonomia molto maggiore per ciò che concerne i comportamenti alimentari - una vera e propria cultura del corretto modo di nutrirsi».
Ma il paradosso è che le adolescenti “la teoria”
la sanno e la ripetono: «non è vero che non facendo la colazione si dimagrisce, anzi è peggio»,
ma in pratica non riescono ad abbandonare
l’idea che, saltando la colazione (o la merenda),
comunque si mangi di meno. «Il tentativo di
controllo alimentare è un comportamento generalmente regolato molto più dall’irrazionale che
dal razionale — dice Maria Francesca Basoni,
psicologa del’Associazione Laboratorio Adolescenza — e a quell’età c’è spesso ancora traccia
di quel “pensiero magico” infantile, per il quale
il rapporto causa-effetto si sviluppa su un piano
rituale piuttosto che razionale».
«L’adeguatezza della dieta alimentare, a seconda dell’età, è l’aspetto fondamentale per una
sano apporto nutrizionale, — commenta Piernicola Garofalo, Presidente della Società Italiana di
Medicina dell’Adolescenza — ma qui rileviamo
un problema che sta addirittura a monte: non
riusciamo ancora a radicare negli adolescenti
l’abitudine ad avere quotidianamente cinque appuntamenti con il cibo, molto differenti tra di loro per composizione e quantitativi, ma tutti e
cinque importantissimi».
«Del resto, non c’è troppo da meravigliarsi, —
sottolinea Garofalo — perché siamo noi adulti i
primi a non rispettare questi cinque momenti
nutrizionali. Ma non è tanto il nostro cattivo
esempio ad indirizzare male i bambini e, soprattutto, gli adolescenti, quanto l’impostazione
complessiva delle nostre abitudini di vita. Impegni lavorativi e scolastici, distanze (specie nelle
grandi città) e stress hanno modificato drasticamente la vita familiare e, con essa il momento
dei pasti, tradizionalmente legato alla famiglia».
A proposito di tradizione, quello che viene
considerato da molti adolescenti intervistati il
“pasto principale” per la famiglia resta ancora il
pranzo, salvo che nel nord-ovest e nelle grandi
città, dove è indicata in prevalenza la cena. Ma
pranzo o cena che sia, dall’indagine SIMA emerge un’altra indicazione interessante: la maggioranza degli intervistati ammette di avere una
dieta limitata, per scelta o per proposta familiare
(«mangio solo quello che mi piace», «mangio
sempre le stesse cose»).
«Mangiare solo ciò che piace — spiega Marina Picca, Presidente della Società Italiana di Cure Primarie Pediatriche (SICuPP) — è una cattiva
abitudine che arriva da lontano, cioè dalla troppo facile resa dei genitori ad assecondare, fin
dall’infanzia, i gusti alimentari dei figli, rinunciando, per il timore che non mangino, a proporre loro, con la giusta insistenza, anche alimenti che non sono immediatamente graditi. E
“giusta insistenza” significa proporre un alimento rifiutato, preparandolo e presentandolo in
modi diversi, almeno otto-dieci volte. Alla base
di una dieta corretta c’è anche la varietà: un bambino non abituato a sperimentare nuovi sapori si
trascinerà con grande probabilità questa pigrizia alimentare, con tutti gli effetti negativi che
M. T.
L’indagine
Ecco come hanno risposto 2 mila studenti di 13-14 anni ad alcune
delle domande dell’indagine nazionale «Adolescenza, alimenti per crescere»,
della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza
Con quale frequenza consumi i cinque pasti giornalieri
Tutti i giorni o quasi
raccomandati dai nutrizionisti?
Qualche volta
(risposte in %)
Mai
65,7
Colazione
19,0
15,3
60,3
Spuntino
di metà mattina
Pranzo
I gusti
fare merenda restano digiuni fino alla cena, —
commenta Nicola Sorrentino, specialista in scienze
dell’alimentazione —. Tanti non hanno la
“percezione” della merenda, perché non hanno
nelle loro abitudini un momento ad essa dedicato,
in cui sedersi a tavola per mangiare, magari, una
fetta di pane e marmellata. Molto probabilmente,
in realtà, l’esercito di merenda-less mangiucchia
per l’intero pomeriggio ogni genere di snack».
26,3
13,4
95,8
3,2
1,0
33,8
Merenda
47,4
18,8
94,5
Cena
3,9
1,6
Come giudichi
la tua alimentazione? (risposte in %)
Variata
44
Per una cena con gli amici
che cosa preferisci? (risposte in %)
Pizzeria
Fast food
(panino)
49,2
29
Poco variata Non
risponde
56
1,7
Kekab
Paninoteca
14,1
6
Corriere della Sera
L’errore
L’apporto nutrizionale
ripartito in due soli
pasti favorisce
sovrappeso e obesità
ne potranno derivare, anche in adolescenza e in
età adulta». Da questa sorta di “peccato originale” deriva spesso, tra l’altro, un condizionamento complessivo del mix alimentare familiare, che
si riduce sempre più a quel minimo comune denominatore di pietanze che piacciono a tutti.
Una scelta ovviamente non ottimale dal punto di
vista nutrizionale, ma che indubbiamente...
semplifica la vita.
Maurizio Tucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
●Rischi
Il chiodo fisso
di dimagrire
in fretta
e senza regole
La magrezza come obiettivo
estetico da raggiungere a
ogni costo continua a essere
un must sociale per gli
adolescenti: l’indagine SIMA
rileva che oltre un quarto
del campione intervistato
(ma le femmine superano il
30%) afferma di essersi già
sottoposto ad una dieta
dimagrante e che — questo
è l’aspetto più preoccupante
— solo un terzo lo ha fatto
sotto controllo medico.
«L’adolescenza è il periodo
in cui l’individuo inizia a
compiere scelte autonome
— commenta Andrea Vania,
responsabile del Centro di
Dietologia e Nutrizione
pediatrica dell’Università
Sapienza di Roma —.
L’alimentazione è uno degli
ambiti in cui i ragazzi
iniziano a sperimentare la
loro autonomia, ma è un
terreno molto scivoloso.
Influenzati da mode e da
informazioni spesso
totalmente inattendibili, che
trovano prevalentemente in
rete, si sottopongono a
privazioni insensate con la
radicalità tipica dell’età.
Nell’adolescenza, momento
di grandi mutamenti fisici e
psichici, gli effetti negativi
di un regime alimentare
scorretto o inadeguato si
manifestano molto prima e
possono portare a
conseguenze più gravi che
in un adulto».
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SALUTE
49
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Diritto
Strategia
Reti regionali
e parità
nei trattamenti
l nostro sistema sanitario è fra i migliori in
Europa: sei pazienti su 10 guariscono. Ma
abbiamo 20 realtà regionali diverse e troppe
differenze (e sprechi) sul territorio. è questa
l’estrema sintesi del Rapporto sulla condizione
assistenziale dei malati oncologici 2015. Per
garantire a tutti le migliori cure disponibili, esperti
e associazioni di pazienti chiedono da tempo
l’effettiva creazione di Reti Oncologiche Regionali,
ancora poco diffuse. Le Reti prevedono centri di
I
riferimento per la cura del cancro in ogni regione e
strutture satelliti sul territorio. Ogni qual volta
possibile, i malati sono curati nelle strutture più
vicine a casa, ma se è necessario vanno affidati ai
centri principali, dove si concentrano esami
sofisticati, diagnosi e cure complesse, interventi
chirurgici complicati e medici specializzati che
lavorano in équipe, con esperienza su grandi
numeri per prendere decisioni delicate.
Chirurghi esperti per i tumori
Migliore la sopravvivenza dei pazienti operati in centri con ampie casistiche.
Lo conferma il nuovo Rapporto sulla condizione assistenziale
Per saperne
di più
sui tumori
http://www.
corriere.it/
salute/
sportello_
cancro
M
olti studi scientifici
lo hanno dimostrato
negli ultimi anni: la
sopravvivenza dei
malati di cancro è di gran lunga
migliore quando vengono seguiti in centri specializzati, dove possono essere curati da un
team di medici multidisciplinare e da personale che abbia
esperienza, importantissima
soprattutto per i casi più complessi. Alla stessa conclusione è
arrivata l’indagine condotta per
conto del Ministero della Salute
dall’Agenzia nazionale per i
servizi sanitari regionali (Agenas), contenuta nel Programma
Nazionale Esiti 2014.
Gli esperti hanno analizzato i
dati sull’attività chirurgica degli
ospedali italiani in merito a vari
tipi di tumori (colon, polmone,
stomaco e seno) collegandola
poi alla mortalità, e i risultati
non lasciano dubbi: dove si
opera di più e l’esperienza è
maggiore si muore di meno.
Purtroppo, però, l’80 per
cento degli ospedali italiani ha
volumi di attività chirurgica
oncologica troppo bassi. «La
chirurgia rappresenta il caposaldo dell’approccio multidisciplinare ai tumori solidi ed è
spesso determinante per il
successo globale delle cure»
sottolinea Alfredo Garofalo,
past president della Società
italiana di Chirurgia Oncologica, che affronta questo tema
nel Rapporto sulla condizione
assistenziale dei malati oncologici 2015, presentato nei
giorni scorsi in occasione della
Giornata nazionale del malato
oncologico (le cui iniziative si
L’appuntamento
I dati sono stati resi noti
in occasione della
Giornata nazionale
del malato oncologico
Programmazione
I tagli previsti per legge
ai posti letto vanno fatti
sulla base di queste
valutazioni di qualità
concludono oggi 17 maggio),
organizzata dalla Federazione
Italiana delle Associazioni di
Volontariato in Oncologia (Favo). «Il concetto alla base dei
numeri è molto semplice: —
prosegue Garofalo — più si ha
esperienza nel fare una cosa,
maggiori sono le probabilità
che quella cosa riesca meglio.
Ciò non significa che per i pazienti oncologici sia sempre
necessario spostarsi alla ricerca dei Centri più esperti, ma è
sicuramente consigliabile farlo quando si tratta di patologie
complesse o rare».
«Vanno creati percorsi di cura uniformi nelle varie regioni
per garantire l’accesso alle cure
più efficaci per tutti i pazienti
indipendentemente dal luogo
di residenza — aggiunge Francesco De Lorenzo, presidente
Favo —. Il taglio dei posti letto
previsto per legge, andrebbe
attuato sulla base di questi dati
del Rapporto, che mettono in
evidenza gravi problemi circa
la sicurezza e la qualità degli
interventi chirurgici. Inoltre,
abbiamo più volte rilevato che
Il supporto di uno psicologo
per affrontare senza «mezze verità»
la diagnosi e le scelte terapeutiche
A
vere accesso alle migliori terapie disponibili è un passo fondamentale per curare con successo un tumore. Altrettanto indispensabile è però prendersi cura
del benessere psicologico dei malati, che devono essere pienamente informati della loro condizione anche per poter prendere parte alle decisioni sulle terapie, come peraltro è previsto dalla
legge sul consenso informato alle cure.
«Gli studi più recenti suggeriscono che la
maggior parte dei pazienti preferisce conoscere
la verità sulla propria salute e ricevere informazioni dettagliate sulla patologia, la prognosi e le
possibilità di cura — spiega, nel Rapporto 2015
della Federazione Italiana delle Associazioni di
Volontariato in Oncologia, Anna Costantini, presidente della Società Italiana di Psico-oncologia
—. Inoltre, i malati desiderano avere notizie sulla prognosi, in un ambiente riservato, durante
un colloquio (senza interruzioni) in cui potranno riuscire a esprimere paure e preoccupazioni e
il medico abbia modo di verificare che il paziente abbia compreso tutti gli aspetti».
In Italia c’è sempre stata una tendenza alla
“mezza verità” che vede spesso uniti medici e familiari nell’intento di proteggere il malato, non
sempre consapevole della diagnosi e delle condizioni reali in cui si trova. L’atteggiamento paternalistico che minimizza il numero di nozioni date al diretto interessato si è però sempre più ridotto negli ultimi dieci anni, anche per via dell’obbligatorio consenso informato introdotto nel
2006. Da un’indagine italiana pubblicata lo scorso mese sulla rivista scientifica Psycho-Oncology
è emerso che, in effetti, la grande maggioranza
dei malati interpellati (87%) era consapevole della diagnosi, ma la metà delle persone con tumore
metastatico valutava erroneamente le proprie
possibilità di guarigione. Inoltre, circa un terzo
degli intervistati pensava che i familiari nascondessero spesso o sempre le cattive notizie per
proteggerli. «I malati — osserva Costantini, autrice principale dello studio e direttore della Psico-oncologia all’ospedale Sant’Andrea di Roma
— hanno dichiarato d’avere bisogno di parlare
con i propri cari della malattia, mentre queste
mezze verità ostacolano un dialogo sincero, che è
ciò di cui i pazienti hanno più bisogno». Emerge
anche chiaramente che conoscere la realtà delle
cose non porta a disperazione, non accresce lo
stress dei malati, non influisce sui loro processi
di adattamento mentale al cancro. «È quindi fondamentale che dalla diagnosi in poi, per la scelta
delle terapie e anche nella fasi più difficili della
malattia avanzata, i pazienti siano al centro anche della comunicazione — aggiunge Luigi Grassi, direttore della Clinica Psichiatrica all’Università di Ferrara, tra gli autori dell’indagine —. Sempre più di frequente, davanti alle molte nuove terapie disponibili, i pazienti sono chiamati a
prendere decisioni importanti insieme ai loro
curanti: dev’essere chiaro, in questo percorso,
quale sia il desiderio dei malati e se vogliano o
meno condividere le scelte con i parenti».
È facile capire che, se la situazione volge al
peggio, ci si voglia preparare; ma anche nei casi
L’auspicio
Servono ambulatori dedicati,
con un’attenzione specifica
alla riabilitazione
non solo fisica, ma anche psichica
in cui si arriva alla guarigione accade che le persone, negli anni successivi alle terapie, soffrano
di disagi fisici o psicologici non trattati. O, peggio, non riconosciuti affatto. «Gli italiani che
convivono con una diagnosi di tumore, recente
o lontana nel tempo, secondo le stime nel 2015
arriveranno a 3 milioni — conclude Stefania Gori, segretario nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttore dell’Oncologia all’ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar (Verona) —. Cresce anche il numero di guariti e lungosopravviventi, che hanno nuove
necessità a cui dobbiamo far fronte, sul piano
medico e sociale. Servono ambulatori dedicati,
con un’attenzione specifica alla riabilitazione
psico-fisica: la riorganizzazione degli ospedali,
con la creazione delle Reti Oncologiche Regionali, deve tener conto anche di questo».
V. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In Italia
Tumore del colon
52.000 i nuovi casi nel 2014
Dove si eseguono 50/70 interventi l’anno,
mortalità post operatoria* inferiore al 5%
Chirurgie
per tumore
del colon
805
177
quelle che superano
i 50 interventi annui**
Tumore del polmone
40.000 i nuovi casi nel 2014
Dove si eseguono 50/70 interventi l’anno,
mortalità post operatoria* inferiore al 5%
Chirurgie
per cancro
del polmone
231
36
quelle che superano
i 100 interventi annui**
Tumore allo stomaco
14.500 i nuovi casi nel 2014
Dove si eseguono 20/30 interventi l’anno,
mortalità post operatoria* inferiore al 10%
Chirurgie
per cancro
allo stomaco
662
108
quelle che superano
i 20 interventi annui**
*a 30 giorni **dati 2013
Fonte: Programma Nazionale Esiti 2014
V. M.
esistono enormi disparità anche nell’accesso rapido ai farmaci più innovativi: in alcuni
casi ci vogliono oltre 600 giorni
perché ai malati arrivi un medicinale già approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco,
con notevoli differenze tra regione e regione».
Resta il fatto che i piccoli
ospedali sono spesso il punto
d’inizio per molti malati. «Ancora oggi circa il 20% dei malati
con cancro del colon o dello
stomaco arriva al Pronto soccorso con sintomi acuti (occlusione o dolori) e lì riceve la diagnosi di tumore — concorda
Garofalo —. Sul modello delle
reti per l’emergenza, anche i
malati oncologici, una volta
stabilizzati e identificata l’indicazione chirurgica, dovrebbero
essere inviati al centro di riferimento più vicino, in grado di
affrontare la situazione in maniera multidisciplinare integrata. Il chirurgo degli ospedali
periferici, se inserito in un gioco di squadra allargato, potrà
svolgere un ruolo determinante nella presa in carico dei pazienti».
«Le Reti oncologiche regionali potrebbero risolvere molti
dei problemi ancora aperti:
dall’accesso rapido ai farmaci
più innovativi ai tagli sugli
sprechi, nell’ottica di offrire il
meglio ai malati e con costi sostenibili dal Servizio sanitario»
conclude De Lorenzo.
Vera Martinella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
SALUTE
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@
Corriere.it/salute
Viver con il web
a cura di Daniela Natali
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Psichiatria
GASTROENTEROLOGIA
GLI ANTIDEPRESSIVI
IN GRAVIDANZA RISCHIANO
DI DANNEGGIARE IL FETO?
Acqua calda e limone «depurano»?
Bere acqua calda e succo di limone al mattino, a
digiuno, fa davvero bene? Depura? Prima di provare vorrei sentire un parere medico.
Risponde
Beatrice
Salvioli
Unità operativa
Gastroenterologia, Istituto
Humanitas,
Rozzano,
Milano
a consuetudine di bere acqua calda con limone e miele è un rimedio suggerito dalla
medicina ayurvedica per riequilibrare l’organismo e depurare il fegato. Il limone, pur
essendo acido, si trasforma in sostanza alcalina
nel nostro organismo e facilita la digestione, riducendo le tossine accumulate nel tratto digerente e stimolando la funzione enzimatica.
Inoltre, l’acqua calda stimola la peristalsi intestinale favorendone la regolarità.
Detto questo, va precisato che, in chi soffre di
«acidità di stomaco» , e non solo in queste persone, l’utilizzo continuativo di limone è controindicato in quanto può causare o peggiorare i
sintomi di gastrite e di reflusso gastroesofageo.
L
MEDICINA DELLO SPORT
Camminare o pedalare per perdere peso?
Sono alta 1,56 e peso 61 kg.Quale dovrebbe essere il mio peso ideale? E quale attività mi consiglia di svolgere per dimagrire: meglio la bicicletta da spinning, oppure una bella camminata a
passo sostenuto per un’ora?
Risponde
Gianfranco
Beltrami
Docente
Scienze
motorie,
Università
Parma
difficile dire con precisione quanti sono i
suoi chilogrammi di sovrappeso, perché
dipende dalla struttura ossea e muscolare.
Comunque, pochi o tanti che siano, sicuramente lei ha diversi chilogrammi da smaltire.
Per ottenere i migliori risultati vanno bene sia lo
spinning sia la camminata a passo sostenuto, da
integrare, se possibile, con una mezz’ora due
volte la settimana di esercizi di tonificazione
muscolare.
L’importante è che l’attività fisica venga svolta
tutti i giorni o almeno quattro o cinque volte alla
settimana.
È
PROBLEMI NOTTURNI
Il bruxismo è un disturbo del sonno?
Soffro di bruxismo durante la notte: può essere
considerato un disturbo del sonno? Dovrei fare
visite specifiche? E da quale specialista? Quali
cure ci sono, ammesso che ci siano?
Risponde
Lino Nobili
Centro
medicina
del sonno,
Dipartimento
neuroscienze,
Ospedale
Niguarda,
Milano
l bruxismo viene considerato un disturbo del
sonno quando comporta conseguenze diurne,
quali: dolore all’articolazione temporo-mandibolare, cefalea, indolenzimento ai muscoli
masticatori o alterazioni dentarie. Alcuni soggetti riferiscono un sonno non riposante.
La terapia può essere sia medica (assunzione di
benzodiazepam, che ha anche proprietà miorilassanti), sia ortodontica.
Se il disturbo le causa alcuni dei sintomi descritti sopra, le consigliamo di rivolgersi a un centro
di medicina del sonno. Potrebbe essere utile anche sottoporsi a una visita da un ortodonzista
esperto in questo campo.
I
Il sito della settimana
Disabilità visiva,
aiuto pratico in rete
Il sito dell’Associazione
Mamme Attive Ciechi
e Ipovedenti
www.associazioneamaci.it è
un vero punto di riferimento
sui problemi legati alla
disabilità visiva. La sezione
«Progetto Aiuta-mamme»
offre consulenza fiscale e
legale; «Stampa accessibile»
è un servizio per riprodurre
in formato accessibile testi,
anche scolastici, acquistati
in cartaceo o digitale.
La più cliccata
Il virus Ebola «nascosto»
nell’occhio di un medico
(guarito). È successo
a Ian Crozier, statunitense
contagiato in Sierra Leone,
costretto a tornare due mesi
dopo la guarigione dai medici
della Emory University.
A causa dell’infiammazione
è cambiato anche il colore
dell’iride: da blu a verde
Il video
La celiachia si può
ereditare? Da domani online
su Corriere.it/salute una
video-intervista su questo
argomento con il dottor
Luca Elli, responsabile
del centro per la prevenzione
e la diagnosi della malattia
celiaca dell’ospedale
Policlinico di Milano
Da circa due anni assumo sertralina da 100 mg. L’anno prossimo mi
sposerò e avrei tanta voglia di avere
un bambino. Durante la gravidanza
potrò continuare la cura?
Risponde
Gianni
Migliarese
Dipartimento
Neuroscienze
Az. ospedaliera
Fatebenefratelli
Milano
L
a sua domanda pone un tema
estremamente importante, comune a tutte le patologie, non
solo psichiatriche, che necessitano di un trattamento farmacologico durante la gravidanza. In tutte
queste situazioni è importante effettuare una valutazione accurata, con il
proprio curante, dei rischi e dei benefici associati alla prosecuzione o
alla sospensione dei trattamenti.
In linea teorica possono essere
identificate tre categorie di rischio
associate all’esposizione a farmaci
(compresi gli antidepressivi) nel corso della gravidanza: rischi di malformazioni maggiori o minori (rischio
di teratogenesi), rischi da intossicazione/astinenza alla nascita (rischio
di tossicità neonatale), rischi a lungo
termine (rischio di tossicità neurocomportamentale).
I rischi associati all’uso di farmaci,
una volta individuati, vanno messi in
relazione ai rischi associati alla loro
eventuale interruzione (quali il rischio di ricaduta sintomatologica).
Nel suo caso i potenziali rischi legati
a una sospensione del farmaco risultano essere una ricaduta della sintomatologia depressiva e un incremento dell’ansia. Tali fattori vanno presi
in considerazione facendo attenzione alla sua storia clinica e alle sue
specifiche «competenze» di gestione delle emozioni. È importante effettuare un’attenta valutazione di
questi elementi in quanto una grossa
mole di studi scientifici ha accertato
che la presenza di depressione maggiore o di sintomi elevati d’ansia durante la gravidanza hanno un effetto
dannoso sul bambino (sono stati segnalati, ad esempio, un maggior rischio di parto pretermine e un ridotto peso alla nascita). Inoltre, la depressione gravidica è uno dei fattori
di maggior rischio per lo sviluppo di
depressione «post partum».
Entrando nello specifico della sua
domanda, la sertralina non è stata
associata a un aumento di malformazioni nel corso degli studi finora effettuati. Questo vuole dire che negli
studi comparativi non si sono apprezzate differenze significative dei
tassi di malformazioni in gruppi di
soggetti esposti al farmaco rispetto a
gruppi di soggetti non esposti.
Riguardo ai sintomi di tossicità
neonatale (che possono essere collegati sia a fenomeni di tossicità,secondaria a un’elevata concentrazione
del farmaco nel circolo ematico del
neonato, sia a fenomeni di sospensione simil-astinenziali che si instaurano nel momento in cui dopo il
parto il neonato cessa bruscamente
di essere esposto al farmaco che stava assumendo indirettamente attraversa la circolazione placentare) i dati relativi a sertralina sono leggermente più incerti, ma comunque
rassicuranti.
Poco invece è noto sugli effetti a
lungo termine (tossicità neuro-comportamentale), anche perché è estremamente difficile effettuare studi
clinici attendibili su questo parametro. Comunque i dati presenti in letteratura sono tranquillizzanti, non
riscontrando alterazioni dello sviluppo intellettivo o dei livelli di impulsività nei soggetti esposti a sertralina rispetto ai non esposti.
Concludendo, tra i vari antidepressivi, la sertralina è uno dei più sicuri in gravidanza e non è raro consigliare la prosecuzione del trattamento. È comunque molto importante
che ogni decisione venga presa insieme al partner e discussa con il curante, per fugare tutti i dubbi. Nel caso
proseguisse la cura con sertralina anche in gravidanza consiglierei una
copertura con 10 mg al giorno di folina nel primo trimestre di gravidanza
(successivamente possono bastare 5
mg) per ridurre il rischio teratogeno.
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
52
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BENESSERE FEMMINILE
L’attenzione della comunità scientifica nei confronti delle infezioni urinarie è sempre più elevata
Intimi, brucianti dispiaceri
Ultimamente si è evidenziata l’importanza di una terapia con prodotti naturali per la prevenzione
L
e infezioni delle basse vie urinarie (IVU)
sono un disturbo
molto comune, tanto che coinvolgono oltre il
60% delle donne nel corso
della loro vita. Una delle cause principali è la risalita verso la vescica di batteri, come
nella maggior parte dei casi
l’Escherichia Coli, che colonizzano i tessuti periuretrali. Durante l’atto minzionale
si può infatti verificare una
risalita dei germi che generalmente vivono nel colon,
in quanto, mentre nella fase
iniziale all’apertura del collo
vescicale segue quella dell’uretra in senso prossimo-distale, al termine della minzione
l’uretra si chiude in senso inverso, agevolando l’ingresso
di eventuali germi nella vescica attraverso un reflusso
uretro-vescicale. Giunti nella
vescica e nell’uretra, i batteri
aderiscono alle loro pareti attraverso le adesine, veri e propri “collanti adesivi”, e si moltiplicano in modo abnorme,
producendo l’infiammazione
della mucosa nota come cistite. Il processo infiammatorio
può essere acuto, subacuto o
recidivo. In certi casi può anche pericolosamente estendersi alle vie genitali o alle
alte vie urinarie.
SINTOMI DOLOROSI:
MEGLIO PREVENIRLI
Chi ne ha sofferto anche
solo una volta ben ne conosce i sintomi, che creano disagio e sofferenza. Possono
presentarsene solo alcuni
oppure possono comparire
tutti insieme. Di solito si ha
dolore alla zona pelvica del
basso ventre, un notevole aumento del numero di
minzioni durante le 24 ore
(pollachiuria), accompagnato da riduzione del volume
vuotato per ogni atto. Un altro sintomo è la disuria, cioè
la difficoltà nell’urinare: la
minzione può essere lenta,
La presenza
dei sintomi
caratteristici non
fa certo passare
inosservato
un episodio
di cistite
poco copiosa o arrestarsi improvvisamente, richiedendo
uno sforzo eccessivo, per cui
i muscoli restano contratti. Si
accusa dolore sordo al basso
ventre, nella zona pelvica, e
tenesmo vescicale, lo spasmo
doloroso seguito dall’urgente bisogno di urinare. Bruciore, dolore anche intenso e talvolta brividi accompagnano
la minzione ed in certi casi si
può verificare ematuria o piuria (presenza di sangue o pus
nelle urine) e febbre. Spesso
si risolve con un trattamento
antibiotico, che deve essere
prescritto dal medico, ma
molto può essere fatto per
prevenire la sua comparsa o
eventuali ricadute. Si tratta di
semplici regole: bere almeno
un litro e mezzo d’acqua al
giorno, per diluire la carica
batterica ed ottenere un “lavaggio” meccanico delle vie
urinaria. Non trattenere mai
l’urina: la rarefazione delle
minzioni favorisce la proliferazione batterica. Osservare
una scrupolosa igiene intima,
con un movimento che dall’avanti procede all’indietro e
mai al contrario per evitare
il trasporto dei batteri dall’a-
no alla vagina. L’igiene intima
deve essere ancor più attenta
durante le mestruazioni e prima e dopo i rapporti sessuali,
utilizzando detergenti che rispettino il pH delle zone intime e usando sempre il proprio personale asciugamano.
Soprattutto, mai trascurare i
primi segnali e rivolgersi al
medico, che potrà prescrivere gli esami delle urine con
urinocultura o che, in caso di
recidiva o di altre patologie
concomitanti, consiglierà
esami più specifici e il consulto di uno specialista.
TERAPIE COMPLEMENTARI
NATURALI
Proprio alla luce dei milioni
di episodi di cistite che interessano la popolazione, recentemente il New England
Journal of Medicine e The
Lancet hanno pubblicato
un’analisi dell’affidabilità
dell’urinocoltura e il Journal
of Urology, organo ufficiale
dell’Associazione degli Urologi Americani, ha dato evidenza a uno studio che ha
analizzato l’utilità della profilassi antibiotica, sottolineando la necessità di affiancare
a quest’ultima una terapia
complementare, facendo anche riferimento a prodotti naturali, come il mirtillo rosso
(cranberry) e il d-mannosio,
che impedirebbero ai batteri
di aderire alla superficie interna della vescica (urotelio),
Dalla ricerca Specchiasol,
la nuova linea di integratori
a base di estratti vegetali.
g di
Ben 45 m idine
ian
proantoc metodo
n
titolate co
BL-DMA
Per il benessere
delle vie urinarie.
C
www.specchiasol.it - seguici su:
IN FARMACIA, PARAFARMACIA ED ERBORISTERIA
Per evitare
la comparsa
del disturbo
o le ricadute
occorrono
alcuni semplici
accorgimenti
prevenendo così l’infezione.
In particolare, il mirtillo rosso, già noto ai nativi americani che lo adoperavano come
medicamento per trattare
problemi urinari, si è infatti
rivelato utile nella prevenzione e nel trattamento delle
infezioni recidivanti delle vie
urinarie. Il suo meccanismo
d’azione principale dipende
dalla sua capacità di inibire
l’adesione dei batteri alle cellule epiteliali della mucosa
delle vie urinarie, favorendo
così la loro eliminazione con
l’urina, grazie alla presenza di
pro-antocianidine, polifenoli
che inibiscono selettivamente
le adesine.
DALLA RICERCA
SPECCHIASOL
NoCist,
la risposta
naturale per
il benessere
delle vie
urinarie
Si parla di “cistite ricorrente” quando si presentano
almeno 2 episodi nell’arco
di 6 mesi e 3 o più episodi
durante l’anno. Le donne
con cistiti ricorrenti hanno
una maggiore predisposizione alla colonizzazione
da uropatogeni, a causa,
fra l’altro, di una maggiore propensione dei batteri nell’aderire alle cellule
uroteliali. Le linee guida
dell’Associazione Europea
di Urologia suggeriscono
ufficialmente di intervenire
in questi casi anche con terapie alternative tra le quali
viene citato chiaramente il
Cranberry. Specchiasol lo
ha inserito nella composizione di NoCist, una linea di
integratori a base di estratti vegetali per il benessere
delle vie urinarie, proprio
in virtù della sua efficacia
dovuta alla capacità delle
proantocianidine (PACS)
che contiene di impedire l’adesione sulle pareti
interne della vescica del
batterio Escherichia Coli.
Affinché si possa garantire
l’efficacia degli estratti le
proantocianidine devono
essere titolate con il metodo analitico convalidato
e sensibile denominato
DMAC. NoCist rappresenta il nuovo approccio per
il trattamento fisiologico
nutrizionale delle infezioni
delle vie urinarie: lenitivo
del senso di irritazione,
riequilibra le funzioni fisiologiche dell’apparato
urinario e previene l’insorgenza di successive infezioni recidive. Specchiasol
propone un’integrazione
differenziata specifica per
la forma acuta (NoCist Intensive) e per la forma ricorrente (NoCist Prevent)
in grado di fornire 45 mg
al giorno di PACS a catena
differenziata titolate con
il metodo BL-DMAC. La
differenziazione della lunghezza polimerica delle
catene di PACS impiegate
è stata effettuata con le più
sofisticate tecniche analitiche in collaborazione con
il Dipartimento di Scienza
del Farmaco dell’Università di Padova: catene corte
per l’azione rapida, catene
medie per l’azione prolungata. Contengono: Cranberry bacche (inibizione
delle adesine presenti sulle
fimbrie di tipo P di Escherichia coli), D-Mannosio (inibizione delle adesine presenti sulle fimbrie di tipo 1
di Escherichia coli), N-Acetil
Cisteina (agente mucolitico capace di aumentare
la biodisponibilità degli
attivi promuovendone
l’assorbimento, in grado di
migliorare l’attività contro
i batteri formanti biofilm),
Betulla Alba foglie e.s. (promuove l’eliminazione dei
liquidi in eccesso). Grazie a
Specchiasol oggi è dunque
possibile affrontare le cistiti
in maniera assolutamente
naturale.
www.specchiasol.it
Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
53
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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’IPERTENSIONE
17 maggio: appuntamento con un importante evento di sensibilizzazione e di informazione
Prevenire due
nemici della salute
cardiovascolare
Attualmente l’ipertensione arteriosa e la fibrillazione
atriale sono considerate fra i maggiori fattori
di rischio delle malattie cardiovascolari e dell’ictus
“I
mpara a conoscere
la tua pressione arteriosa”: è il messaggio che la campagna
mondiale di quest’anno rivolge a tutti per ribadire come sia
necessario controllare periodicamente i valori pressori,
in modo da tenerli sotto controllo e prevenire i rischi che
derivano da un loro innalzamento. Infatti l’ipertensione
che soltanto nel nostro paese interessa oltre 16 milioni
di italiani, generalmente non
dà segnali della sua presenza
e non provoca disturbi fino al
manifestarsi delle sue complicanze. Si tratta di uno dei
principali fattori di rischio
(unitamente alla fibrillazione
atriale) delle patologie cardiovascolari, ancora oggi la prima
causa di morte nel mondo. E
bastano questi pochi dati per
dare un’indicazione chiara di
come possa essere dannosa:
ogni anno muoiono per malattie cardiovascolari dovute
alla pressione alta 280.000
persone in Italia e 8,5 milioni
di persone nel mondo.
QUANDO STARE
IN GUARDIA
La pressione è la forza che il
sangue esercita contro le pareti dei vasi sanguigni mentre scorre al loro interno e
quindi controllarla permette
di sapere come sta il nostro
sistema circolatorio. Quando
il cuore si contrae e il sangue
passa nelle arterie, si misura la pressione arteriosa più
alta, “sistolica” o massima; tra
un battito e l’altro il cuore si
riempie di sangue e si registra la pressione arteriosa
più bassa, “diastolica” o minima. A mettere sul chi vive in
quanto possibile campanello d’allarme di ipertensione,
devono essere valori della sistolica ripetutamente uguali
o maggiori di 140 mmHg
o della diastolica uguali o
maggiori di 90 mmHg. Nella maggior parte dei casi
l’ipertensione compare dai
40 anni in poi, ma non si sa
ancora con certezza perché
L’evento,
alla sua
XI edizione,
è promosso
in tutto
il mondo
dalla World
Hypertension
League
questo accada. È invece sicuro che alla sua base ci sia
una componente genetica
oltre ad alcune condizioni
legate allo stile di vita che
favoriscono l’innalzamento
della pressione: sovrappeso
e obesità; sedentarietà; un’alimentazione squilibrata con
troppi grassi; abuso di sale;
consumo eccessivo di alcune
sostanze come caffè e alcolici; vizio del fumo; assunzione
di alcuni farmaci. In ogni caso
qualunque sia la sua origine,
l’ipertensione va sempre affrontata in modo da riportare
verso la norma i valori pres-
sori. Come è stato confermato da diversi studi, infatti,
quanto più alta è la pressione, tanto maggiore è il rischio
di malattie cardiovascolari,
quali ictus, infarto, scompenso cardiocircolatorio, sfiancamento e rottura dell’aorta e
fibrillazione atriale.
MISURARE PRESSIONE
E FIBRILLAZIONE ATRIALE
Numerosi studi hanno dimostrato che la fibrillazione
atriale è, come l’ipertensione, tra i maggiori fattori di
rischio delle malattie cardiovascolari e dell’ictus. Si tratta
della più diffusa fra aritmie
cardiache la cui incidenza
aumenta con l’età, tanto che
ne soffre circa il 6% degli over
60 anni. Comporta un battito
irregolare del cuore e, oltre a
ciò, due delle quattro camere cardiache, gli atri, perdono la capacità di contrarsi in
modo coordinato, causando
un ristagno di sangue al loro
interno. Questo aumenta il
rischio di formazione di coaguli che possono immettersi
nella circolazione sanguigna
e arrivare al cervello causando un ictus. In base alle
ricerche effettuate, infatti, la
fibrillazione atriale è causa
di 1 un caso di ictus su 5. Oltre all’età e all’ipertensione,
le caratteristiche associate
ad elevato rischio di Fibrillazione Atriale sono: obesità,
diabete, problemi cardiaci,
disfunzione della tiroide,
apnee notturne, insufficienza renale,abuso di bevande
alcoliche e cocaina. Può manifestarsi con sintomi quali
battito irregolare e talvolta
sensazione di fiato corto e di
astenia, ma, come l’ipertensione, può essere spesso
anche asintomatica. Questa forma è particolarmente
temibile in quanto non viene avvertita fino a quando
non è davvero troppo tardi.
Proprio per questo motivo
la pressione arteriosa e la fibrillazione atriale sono oggi
ritenute tra i maggiori fattori di rischio delle malattie
cardiovascolari e dell’ictus,
tanto che viene consigliato
di controllarle con regolarità dal medico, in farmacia
e a casa. La presenza o meno
di fibrillazione atriale si può
verificare controllando il
battito cardiaco attraverso
la palpazione del polso o
misurandosi la pressione
arteriosa con misuratori
della pressione automatici
specificatamente previsti
anche per lo screening della
fibrillazione atriale, come
deve essere indicato sulla
confezione o sul manuale
d’uso. L’automisurazione
della pressione e lo screening della fibrillazione atriale
sono importanti per generare il sospetto della patologia,
ma non rappresentano una
diagnosi. Solo il medico, in
base al profilo del paziente potrà richiedere ulteriori
accertamenti,diagnosticare
la patologia e prescrivere un
idoneo percorso terapeutico.
SI POSSONO
PREVENIRE
Sia l’ipertensione sia la fibrillazione atriale si possono
prevenire adottando alcune
strategie di stile di vita sana
che hanno un comprovato effetto di riduzione del rischio
cardiovascolare. Andrebbero
seguite da tutti, in particolare dopo i 40 anni d’età. In
pratica significa: mantenere
il giusto peso corporeo e in
caso di sovrappeso ridurre
il peso con una dieta equilibrata e facendo attività fisica; seguire un’alimentazione
sana dando la preferenza ai
cibi vegetali; diminuire il sale;
svolgere una regolare attività fisica come camminare a
passo svelto o andare in bicicletta per almeno 30 min.
al giorno, per almeno 4 volte
la settimana; abolire il fumo,
un fattore che accelera lo sviluppo dell’aterosclerosi; non
abusare di alcool e droghe;
tenere a bada lo stress che
stimola la secrezione di alcuni
ormoni con una forte azione
ipertensiva. Per quanto invece
riguarda le terapie, l’Ipertensione arteriosa e la fibrillazione atriale e le conseguenze ad
esse correlate possono essere
curate o tenute sotto controllo soprattutto se diagnosticate in tempo.
Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
54
#
Tv
TELERACCOMANDO
di Maria Volpe
1-46 Il premier Renzi
ultimo ospite
di Giletti
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stagionale per
Massimo Giletti (foto) che
chiude con un faccia a
faccia con il premier Renzi.
L’ospite protagonista è
Nicoletta Mantovani che
apre la casa di Luciano
Pavarotti e racconta la sua
vita con il grande tenore.
Domenica In - L’Arena
Rai1, ore 14
Gabanelli indaga
la «riconoscibilità»
M
ilena Gabanelli indaga
sul tema della
«riconoscibilità» nell’era
della globalizzazione: una
questione cruciale che si
interseca con altri temi
fondamentali come la
sicurezza, lo svolgimento
della giustizia o, più
semplicemente,
l’integrazione.
Report
Rai3, ore 21.40
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Q uattro
ai cortometraggi ideati
e interpretati da ragazzi. Un
modo pratico per spiegare
ai giovanissimi come nasce
e si sviluppa un prodotto
audiovisivo: dalla stesura
del soggetto alle riprese. I
tre corti realizzati nel 2015
in Italia parteciperanno alla
finale del Festival
Internazionale Ciak Junior
di Cortina d’Ampezzo. Oggi
in onda «Due ragazze e un
velo» sull’integrazione tra
culture diverse.
Ciak Junior
Canale 5, ore 10.10
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Corriere della Sera Domenica 17 Maggio 2015
55
#
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
LA TELEVISIONE IN NUMERI
Italia contro Spagna, sfida delle ammiraglie a colpi di fiction
Top & Flop
I
talia contro Spagna, la battaglia delle ammiraglie si gioca a colpi di fiction. La migliore performance della settimana per il prime time di
Rai1 (la cui media è scesa al 16,4%, quattro
punti sotto Canale 5) è rappresentata da «Una
grande famiglia 3», la fiction sulla dinastia Rengoni, un «Dallas» alla brianzola.
La terza stagione, partita più in sordina rispetto
alle precedenti due edizioni, ha superato, martedì
scorso, i cinque milioni di spettatori, per una share
del 20,4%. Se la prima stagione della «Famiglia»
riusciva a essere più «generalista», questa terza, in
onda il martedì — giorno della «battaglia dei talk»
politici — vira decisamente al femminile. Sul pub-
REAL MADRID - JUVE
Cristiano Ronaldo
Per la partita 12.033.000
spettatori, 42,10%, Canale
5, mercoledì 13 maggio,
ore 21.49
VIRUS - IL CONTAGIO...
Nicola Porro
Per il talk di Nicola Porro
889.000 spettatori,
3,88% di share. Giovedì
14 maggio, ore 21.26
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
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che in questo caso la vittoria è assicurata dalle spettatrici, con uno share del 21,2% (contro il 10,5% degli
uomini). Anche «Il Segreto» funziona soprattutto
su spettatrici anziane (22,8% di share fra ultrasessantacinquenni), con una forte concentrazione al
Sud.
La fiction resta genere cardine per la tv generalista: un genere che conquista la parte prevalente
della platea tv, oltre 14 milioni di donne — giovani,
adulte e anziane — che ogni sera accendono il teleschermo. (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni,
elaborazione Geca Italia su dati Auditel
blico delle donne, infatti, la serie tocca il 25% di
share, con gli uomini fermi al 12,3%. Si tratta del
consueto pubblico adulto-anziano che caratterizza
la platea di Rai1, con gli ultrasessantacinquenni
quasi al 30% di share, e una forte prevalenza del
Centro e del Sud (nonostante l’ambientazione lombarda, più immaginifica che reale).
Altro straordinario «presidio» sul pubblico femminile, ma sul fronte opposto di Canale 5, è «Il Segreto», la soap iberica che in Spagna ha superato le
mille puntate, e che in Italia, nonostante la variabilità della messa in onda, tiene incollati al teleschermo 4.157.000 spettatori, per una share media del
16,4% (che però, a maggio, sta toccando il 18%). An-
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10eLotto
I numeri vincenti
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12
60
18
63
21
65
28
68
36
70
40
71
47
74
55
82
56
89
47 Numero Oro
8
32
39
65
Ai 4:
451,13
nessuno
Ai 3:
21,51
315.202,45
Ai 5 stella: nessuno
59.100,46
Ai 4 stella: 45.113,00
75
11
13
2
24
29
Joker
Replay
www.corriere.it/giochiepronostici
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2
Ai 3 stella:
2.151,00
Ai 2 stella:
100,00
Agli 1 stella:
10,00
Agli 0 stella:
5,00
35
293538
6
36
2
6
7
LA SOLUZIONE DI IERI
6
5
8
2
1
7
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4
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2
3
6
4
1
9
5
Come si gioca
Bisogna riempire la
griglia in modo che ogni
riga, colonna e riquadro
contengano una sola
volta i numeri da 1 a 9
Altri giochi su www.corriere.it
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76
Lotto Svizzero Estrazione di sabato 16 maggio 2015
Chance
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3
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51 Numero Jolly
57 Numero SuperStar
Jackpot indicativo prossimo concorso: 12.500.000,00
Ai 6:
Ai 5+
Ai 5:
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Superenalotto - Combinazione vincente del 16-5-2015
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GIOCHI E PRONOSTICI SUDOKU DIABOLICO
Estrazioni di sabato 16 maggio
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Domenica 17 Maggio 2015 Corriere della Sera
56
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