Programma di cooperazione transfrontaliera Italia - Francia Marittimo 2007-2013
Toscana - Liguria - Sardegna - Corse
I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
1. Presentazione dell’attività “cantieri sperimentali”
Pagg. da 11 a 21
DEFINIZIONE DELL’ATTIVITÀ “CANTIERI SPERIMENTALI”
Modalità di attuazione, attori coinvolti e tematiche
Cosa sono i cantieri sperimentali?
I cantieri sperimentali sono uno strumento destinato a testare le modalità più efficaci per strutturare in maniera durevole
un sistema per la creazione di nuovi impieghi, legati all’emergenza e agli aspetti ecologici, con riferimento ai mestieri
tradizionali e ai settori innovativi.
I cantieri si presentano come forme d’animazione e di formazione sui temi del patrimonio costruito e dei paesaggi, rivolto
alle popolazioni locali e a tutti gli altri attori interessati alla salvaguardia, alla trasmissione e alla valorizzazione delle
risorse locali. L’esperienza dei cantieri si sviluppa attraverso la messa in campo di azioni di sensibilizzazione,
d’animazione, di ricerca e di modellazione di strumenti per la valorizzazione del patrimonio costruito dei territori. Sono
anche l’occasione per mettere in pratica e sperimentare le tecniche tradizionali di costruzione e partecipano di una
trasformazione del paesaggio locale sia fisicamente che nell’immagine che è capace di veicolare.
Le esperienze condotte nelle regioni partner si sono quindi concentrate nel recupero di alcuni elementi del patrimonio
locale, in maniera concreta, agendo sul recupero di edifici pubblici o privati ma anche in maniera virtuale, rinnovando il
sistema di relazioni tra il territorio e le popolazioni che lo vivono e lo animano.
Per esempio la Toscana ha scelto il restauro di Casa Giulianotti, un ambito alpino caratteristico della Lunigiana. La
Sardegna si è concentrata da parte sua sul restauro di un edificio privato, rispettando da una parte i principi dell’ecologia
e dall’altra le tecniche di costruzione tradizionali. La Corsica invece ha fatto la scelta di sensibilizzare attraverso piccoli
interventi diversi che vanno dalla ristrutturazione dei luoghi della socialità al recupero di un patrimonio che è necessario
per la sopravvivenza di attività economiche tradizionali, come i recinti e i muri dei terrazzamenti coltivati.
La Liguria invece, privilegiando un approccio virtuale, si differenzia e opta per un cantiere virtuale, digitale, che permette
la valorizzazione e la diffusione di elementi d’informazione sull’architettura locale e le sue specificità, sulle tradizioni
locali, il modo di vivere e i mestieri.
In questo modo l’insieme degli interventi previsti e messi in campo si sono interessati agli elementi forti del territorio, che
rendono conto di un modo di vivere e abitare il territorio, e tengono in considerazione le percezioni e le rappresentazioni
del territorio, ma anche le mutazioni economiche e sociali che investono questi luoghi.
Quali sono i temi prioritari?
Le tematiche prese in considerazione e approvate dall’insieme dei partner del progetto LAB.net plus, costituiscono un
insieme coerente. Ciascuna di esse dà origine a sfide di sviluppo economico e sociali per i territori transfrontalieri.
I cantieri sperimentali partecipano quindi dell’attualizzazione delle tecniche di costruzione tradizionale negli interventi di
recupero del patrimonio. I cantieri permettono così di mettere in pratica numerose tecniche tradizionali. In definitiva i
cantieri sperimentali permettono di reperire, capitalizzare e scambiare i saperi e le conoscenze specifiche e
caratteristiche di un territorio per poi riutilizzarle.
Nello stesso tempo integrano le nuove tecnologie, generando così una riflessione di fondo sui legami tra conservazione
del patrimonio , materiali e tecniche tradizionali e il progresso tecnologico. Fare intervenire elementi di modernità in un
approccio di valorizzazione del patrimonio presenta il vantaggio di rispondere alle esigenze del mondo moderno,
globalizzato – che avanza a un ritmo frenetico – e di impegnarsi a favore dello sviluppo sostenibile. Inoltre, l’introduzione
di materiali performanti nel restauro del patrimonio favorisce un uso appropriato delle fonti energetiche. Il rispetto delle
norme europee o nazionali contro il rischio sismico, d’incendi e d’inondazioni contribuisce alla durata degli interventi nel
tempo. Insomma, si tratta di rispettare l’opera nella sua identità, nel suo portato simbolico senza però rifiutare i
miglioramenti che possono essere apportati dal progresso scientifico. In questo senso è importante introdurre gli
strumenti complementari quali l’informatica, i sistemi d’informazione geografica che permettono un altro approccio al
territorio e alle sue tradizioni. D’altra parte i cantieri supportano la formazione professionale, invitano a cimentarsi con
uno o più mestieri e talvolta perfino a riscoprirli. È una tematica essenziale dei cantieri, nel senso che interviene su più
livello, partecipando in effetti all’inserimento professionale e favorendo la conservazione di certe pratiche e attività nel
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tempo e su un territorio.
Quali sono gli attori coinvolti?
I laboratori hanno il compito di definire l’attuazione dei cantieri sperimentali, lavorando insieme agli amministratori locali,
alle associazioni, agli esperti del territorio ma anche alle imprese capaci di controllare tecniche tradizionali e nuovi
mestieri. I ricercatori e teorici della materia sono anch’essi invitati a partecipare. I cantieri mobilitano in realtà una
pluralità di attori e di competenze in modo da proporre un’esperienza interessante e adattata alle specificità locali.
In generale i cantieri sperimentali si rivolgono alle popolazioni dei territori LAB.net plus, ai cittadini in cerca d’impiego o a
tutti gli altri attori interessati all’acquisizione di tecniche di recupero e di costruzione. Sebbene i principali destinatari dei
cantieri sono volontari, non bisogna sottostimare l’influenza della formazione in termini d’interesse per la tecnica e in
termini di creazione di nuovi impieghi. Aldilà degli attori che partecipano ai cantieri, sia come tirocinanti che come
istruttori, i cantieri, per loro stessa vocazione, attivano l’insieme degli attori di uno stesso territorio, degli amministratori e
delle popolazioni escluse o marginalizzate sul ruolo socio-economico e ambientale del patrimonio, suscitando interesse
e curiosità. L’idea è che i cantieri sperimentali siano uno strumento di mobilizzazione e addirittura negoziazione tra attori
sulla scelta del progetto da realizzare e sull’opportunità o meno di recuperare un certo bene. Essi giocano in questo
modo un ruolo di regolazione sociale e di pacificazione nelle relazioni tra i differenti attori.
IL METODO “CANTIERI SPERIMENTALI”
Quadro di riferimento e legami con il progetto LAB.net plus
Il metodo definito
La metodologia sviluppata di concerto tra le regioni transfrontaliere si adatta alle
specificità dei territori. Nel definire le modalità di attuazione e la portata dei cantieri, lascia un certo margine di manovra
per i partner per sviluppare progetti che rispondano alle problematiche locali. Richiede in realtà, un'azione vigorosa sul
patrimonio materiale e immateriale, costruito o paesaggistico e qualsiasi sia la natura delle operazioni proposte.
La metodologia è definita e fissata attraverso la redazione di una carta di qualità che deve in ogni caso assicurare le
condizioni per fare dell’esperienza dei cantieri un supporto efficiente per la valorizzazione. In questo quadro i cantieri
devono essere considerati come uno strumento di comunicazione del territorio, capace di aumentare la sua attrattiva.
Inoltre la metodologia definisce la realizzazione di esperienze di campo con lavori pratici che investono operazioni di
costruzione o restauro. Inoltre, vengono attivati laboratori di carpenteria, edificazione e recupero dei muri di fondazione,
di costruzioni in muratura, in cui i partecipanti lavorano con lastre o pietra da taglio. All'interno di questi laboratori, è
necessario anche riprendere i vecchi pavimenti, per realizzare drenaggi e altre canalizzazioni.
Devono inoltre essere messe in atto misure attive di sensibilizzazione e comunicazione, basate da un lato sul territorio
stesso e dall'altro sulle azioni di valorizzazione avviate. I cantieri sono così occasione di visite di istruzione e discussioni
tematiche relative al patrimonio della conoscenza locale.
È importante notare che questi cantieri sono sotto il controllo di istruttori riconosciuti.
La metodologia sopra descritta è definita e fissata in una carta di qualità che le regioni partner e le aziende mobilitate
sono tenute a rispettare.
La Carta di qualità
La Carta prevede una serie di principi fondamentali e raccomandazioni su un comportamento compatibile con gli obiettivi
fissati. Si tratta di un documento che contiene in primo luogo un impegno morale ed etico. È l’enunciato di una serie di
valori condivisi da tutti i partner e gli attori coinvolti nell'attuazione dei cantieri. La Carta è uno strumento di guida e di
gestione.
Essa infatti promuove alcune regole di condotta e ha il ruolo di fare progredire le pratiche e rispondere alle esigenze
dello sviluppo sostenibile, anche mettendo in campo azioni adatte allo stile di vita contemporaneo pur preservando
l'estetica e la qualità del patrimonio locale. È il punto di riferimento per le competenze tradizionali e i mestieri del futuro.
Nell'ambito dei cantieri, la carta ha come vocazione quella di valorizzare le imprese che si impegnano a rispettare le
tecniche tradizionali sperimentate e i materiali “puliti”. È quindi la garante della conservazione, trasmissione e
promozione delle tecniche e delle competenze tradizionali.
Collegamenti con il progetto LAB.net plus
Gli studi e le analisi condotte dai laboratori costituiscono il quadro di riferimento per le attività sviluppate a livello locale,
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con i cantieri sperimentali. Esistono in questo senso delle relazioni strette e naturali tra piani di sviluppo locale definiti da
e per ciascuna regione partner, i progetti sulla qualità dei paesaggi e in generale con tutte le attività condotte nel quadro
del progetto di cooperazione transfrontaliero.
Così, per loro stessa natura, i cantieri sperimentali contribuiscono al rafforzamento delle dinamiche locali. Viene misurato
in questo caso un effetto a catena dei cantieri sperimentali a livello di attrattività dei territori presi in esame.
Lo sviluppo locale di cui fanno parte viene in primis dal trattamento qualitativo delle risorse locali, dalle strategie di
marketing territoriale associate a queste esperienze e infine dagli sforzi effettuati per l’inserimento professionale o
ancora dalla promozione dei mestieri tradizionali e innovativi per la valorizzazione del patrimonio costruito, naturale e
culturale.
Mettendo il patrimonio al centro dei cantieri sperimentali, i partner del progetto LAB.net plus, difendono l'idea che il
patrimonio può in una certa misura, trovare soluzioni per numerose difficoltà che una comunità e i suoi membri sono
portati a incontrare, specialmente nelle regioni che accusano un certo ritardo nello sviluppo.
Su un piano più concettuale, l’esperienza dei cantieri è strettamente correlata al piano di sviluppo locale avviato dalle
regioni partner. I cantieri si presentano quindi sia come misure preparatorie sia come misure integrate o ancora come
misure connesse alle differenti strategie di sviluppo economico e sociale.
I cantieri sperimentali si inscrivono inoltre nella traccia del proseguimento del progetto sulla qualità del paesaggio. In
effetti le azioni di recupero che sono state affrontate in questo esperimento contribuiscono a migliorare il paesaggio
locale.
I Cantieri sperimentali costituiscono un approccio di qualità nel ridurre i “punti neri” paesaggistici, intervenendo sul
patrimonio costruito e naturale degradato. La riflessione a monte, definendo gli interventi necessari, rende conto
dell'importanza di un approccio progettuale nel trattamento del paesaggio. Essi consentono di comprendere il significato
delle opere nel contesto di funzionamento di questi spazi come strumenti di produzione.
Infine, i cantieri sperimentali e il progetto LAB.net plus perseguono naturalmente le stesse ambizioni per i territori e le
popolazioni. Entrambi in effetti sostengono una politica di lotta all'esclusione sociale e professionale. Essi cercano anche
di lottare contro lo spopolamento e le difficoltà economiche. Le azioni e i progetti avviati tendono d’altra parte ad
avvicinare i territori o, in altre parole, a ridurre le distanze fisiche, istituzionali e culturali. Si tratta inoltre di ridurre le
divisioni ideologiche e le visioni divergenti sullo sviluppo delle zone rurali. Infine, l’una e l'altra o piuttosto, l’una insieme
all’altra, concorrono alla valorizzazione dei i beni comuni. Questo è il compito da svolgere per le generazioni future e per
il riconoscimento e l’affermazione delle identità locali. Questo, nel frattempo, deve facilitare e garantire il vivere comune.
Così, i cantieri sperimentali, i diversi piani di sviluppo messi a punto, gli studi e le azioni condotte nel quadro del progetto
di cooperazione transfrontaliera aiutano a prevedere e controllare l'evoluzione dei territori.
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1. Presentazione dell’attività “cantieri sperimentali”
Pagg. da 20 a 33
LA CONSERVAZIONE, LA VALORIZZAZIONE E LA TRASMISSIONE DEL PATRIMONIO
Il patrimonio locale al centro dei cantieri sperimentali
Una società deve ancora fare riferimento alla sua storia per garantire la continuità di un'identità che si evolve nel tempo.
Il patrimonio appare in questa prospettiva come un bene collettivo che racconta una storia tramandata di generazione in
generazione. Esso consente alle generazioni attuali di collocarsi nel tempo e in relazione ai cambiamenti della società; è
un elemento di stabilità in un mondo in costante evoluzione. Il patrimonio è anche un elemento essenziale per
differenziarsi rispetto alle altre società, per manifestare il proprio modo di pensare il mondo e la propria capacità di
creazione culturale. La cultura di ogni società in quanto tale, è una creazione originale che si manifesta in tutti i registri
della vita, gli atti della vita quotidiana come anche gli eventi puntuali dove si raccoglie, in oggetti comuni come nelle
produzioni più sofisticate. L'azione in favore del patrimonio permette quindi di perpetuare gli elementi di questa cultura,
necessaria per l'esistenza della società. È un compito della memoria che devono rispettare le persone e i loro
rappresentanti eletti. In questa prospettiva, l'azione per il patrimonio è essenziale e si compone di molte forme che vanno
dalla conservazione alla trasmissione passando per la valorizzazione. Tuttavia, questi tre principi messi sotto i riflettori
attraverso i cantieri sperimentali, rispondono alle condizioni di sviluppo sostenibile come sono definite nel Rapporto
Brundtland del 1987 che afferma che: "Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa bisogni del presente senza
compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro esigenze. " Queste tre azioni sono valide per il
patrimonio costruito e naturale e, in alcuni condizioni, anche per il patrimonio immateriale.
La conservazione
La conservazione del patrimonio passa per dei meccanismi di protezione e restauro. I primi perseguono l’obiettivo della
conservazione dello stato di fatto mentre i secondi tentano di recuperare l'aspetto originale o l'autenticità di luoghi e
cose.
Le azioni di conservazione implicano un lavoro di selezione e di gerarchizzazione dei beni da salvaguardare perché se la
conservazione è ora essenziale, non per tutto il patrimonio può essere giustificato un costo d’investimento.
Gli elementi che sono allora suscettibili di protezione mobilitano dispositivi giuridici di protezione, detti "restrittivi", che di
fatto limitano l'accesso agli elementi del patrimonio e al loro uso. Inoltre fanno emergere altre misure di carattere
legislativo così come misure più informali di riappropriazione di edifici di queste e di reinvestimento dei luoghi.
In ogni caso, la protezione delle risorse locali materiali e immateriali, richiede una certa comunicazione, in modo da
informare il pubblico dei diritti e dei doveri rispetto a tali beni. I pannelli informativi, le applicazioni per smartphone o
ancora i seminari sono alla base di questa protezione.
Avviare il restauro di beni del patrimonio richiede l'attuazione delle operazioni di ristrutturazione e riqualificazione. I
cantieri, pertanto, offrono l'opportunità di un trattamento qualitativo dei siti e dei monumenti. Si tratta di tenere nel giusto
conto i materiali, le tecniche utilizzate e la destinazione individuata. Tuttavia, il restauro può essere ottenuto integrando
nuovi processi e nuovi materiali. Così, i principi del restauro non legano il manufatto con le catene del passato. Dal
momento in cui l'autenticità e il carattere non sono alterati, gli attori hanno un margine di manovra più ampio.
La conservazione del patrimonio crea anche posti di lavoro: posti di lavoro relativi al ripristino o manutenzione del
patrimonio (artigiani e le imprese locali dell’edilizia) o al suo sfruttamento (ricercatori, amministratori, professionisti della
promozione e della comunicazione, giardinieri e custodi, ecc.), ma anche professionisti dell’ospitalità alberghiera e
turistica.
La valorizzazione
I cantieri sperimentali sono uno strumento efficace ed efficiente per la valorizzazione del patrimonio, che poggia
sull’accoglienza, l’inquadramento e l’animazione di vari agenti del patrimonio istituzionali e volontari. Essa suggerisce
infatti, la valorizzazione del patrimonio attraverso azioni di promozione e diffusione. La valorizzazione del patrimonio
consente certamente di preservare e proteggere i beni comuni, un patrimonio locale ma, ancora più importante, mette
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queste risorse a disposizione della maggioranza delle persone, favorendo così la vita di questi elementi, la loro
riappropriazione da parte delle popolazioni locali e di una clientela turistica.
Per effetto di correlazione, la valorizzazione delle risorse locali porta alla valorizzazione del territorio, necessario per lo
sviluppo socio-economico. La valorizzazione del patrimonio è stata selezionata come una leva dello sviluppo locale già
nel 1980. Il legame tra patrimonio, sviluppo economico e pianificazione del territorio è dunque effettivo. Il patrimonio è
quindi un vettore di turismo. Come tale, contribuisce per quasi il 10% del fatturato dell'industria del turismo, stimata 5
miliardi di euro. Rappresenta anche un'importante fonte di occupazione sia diretto (artigianato ....) che indiretta.
Le TIC stanno partecipando a questa valorizzazione. Inserendo informazioni, immagini, commenti, i residenti e i turisti
stessi diventano le principali fonti di informazioni turistiche. Più in generale, con lo sviluppo delle tecnologie digitali, c'è
un’articolazione e una sovrapposizione tra le nuove forme di governance territoriale e le nuove forme di recupero di
conoscenze e del patrimonio culturale.
Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) consentono in primo luogo di migliorare l'informazione
turistica e culturale, sia in termini di contenuti culturali che in termini di pratiche. Possono essere utilizzate nella
creazione di una piattaforma tecnologica che è sia strumento di mappatura che di diffusione di contenuti culturali,
piattaforma di scambi tra i soggetti interessati allo sviluppo di un territorio, "Geoportale" per il turismo e la cultura.
Dall'altra parte, in primo luogo, possono servire la mobilità turistica: guidare i turisti verso siti vicini, comunicare le offerte
turistiche del territorio.
La trasmissione
Le tecnologie digitali possono in effetti mettersi al servizio di un sistema di gestione strategico delle informazioni
turistiche e culturali. Le ICT favoriscono la comunicazione di un territorio, mettendo in evidenza siti, musei, uomini che
fanno o hanno fatto il territorio. Questa comunicazione promozionale di un territorio è anche l'obiettivo
dell’appropriazione e della conoscenza degli aspetti fondamentali del patrimonio del territorio.
La trasmissione effettuata tramite i cantieri favorisce una trasmissione delle conoscenze e delle tecniche tradizionali.
Pertanto, essa comporta la trasmissione del patrimonio locale in tutta le sue dimensioni, materiali e immateriali. La
condivisione di nuove competenze e nuovi strumenti è parte integrante di questa trasmissione. I cantieri veicolano quindi
nuove conoscenze, nuovi modi di pensare e di agire.
Trasmettere il patrimonio gli garantisce un posto nella vita collettiva. L'idea di trasmissione comporta inoltre
l’articolazione del tempo presente della collettività al suo passato e al suo futuro. La trasmissione di conoscenze
teoriche, di tecniche di costruzione proprie di ogni regione e la conservazione e valorizzazione del patrimonio comporta
l’utilizzo di una manodopera importante e qualificata, fatto che non è scevro da problemi di formazione e reperimento. Da
qui nasce il ruolo dei cantieri sperimentali nella trasmissione del patrimonio costruito e del sapere locale.
Si noti che questi tre principi, aldilà del loro posto nell’esperienza dei cantieri, devono essere interamente sposati dalle
autorità locali e agenti dello sviluppo. Questa è una grande responsabilità data la posta in gioco in termini ambientali,
economici e sociali che il patrimonio determina. Generalmente, l'uso ragionevole delle risorse locali (materiali, knowhow, organizzazione di costruzione), generato dai dispositivi di protezione e di valorizzazione così come il loro
adeguamento alle esigenze contemporanee può così ridurre i costi di investimento e produzione. Esso promuove
l'occupazione, crea ulteriori entrate, riduce i costi produzione in particolare nel settore abitativo e artigianale. Esso
consente un migliore accesso ai prodotti necessari alla vita quotidiana. Questo aiuta il rinnovo degli ecosistemi, per il
mantenimento degli equilibri.
LA TECNICA DELLA PIETRA A SECCO, ELEMENTO CENTRALE DELL’ATTIVITÀ
Ruolo, caratteristiche e tecniche
I cantieri sperimentali hanno scelto di concentrarsi sul patrimonio locale in pietra a secco e sulle relative tecniche di
costruzione. Questa scelta è stata guidata dall'abbondanza di elementi in questa natura nelle zone rurali delle regioni
partner. Il patrimonio costruito in pietra a secco è infatti, un tratto caratteristico dei paesaggi del Mediterraneo
occidentale.
Un testimone del passato
Egli è un testimone del passato, un emblema culturale forte, che utilizza tecniche di costruzione differenti a seconda del
luogo, della sua geografia, del clima, della natura della roccia e dei mezzi tecnici a disposizione. Attualmente, questo
patrimonio in pietra a secco ricopre una funzione ambientale, economica e sociale. Il patrimonio costruito, in pietra o
legno, urbano o rurale, fluviale o marino, religioso o militare, industriale o agricolo, testimonia la nostra storia, la nostra
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cultura, le nostre radici. Tutti questi elementi, sono la prova di passate attività umane e forse anche future. Tra questi, il
patrimonio in pietra a secco, traccia un passato fortemente influenzato dalle attività agricole e pastorali. Perché? La
pietra era un materiale locale e, come tale, poco costoso e facilmente accessibile. Dalla selezione delle pietre, dalla
fondazione al coronamento, i principi base di questa architettura paese variano spesso in funzione delle culture locali e
delle caratteristiche fisiche dei territori.
Tecniche di costruzione varie
La muratura in pietra a secco (detta anche “muratura a secco”, “muratura secca” o, ancora più familiarmente “la pietra
secca”) è una tecnica di costruzione che consiste nell’assemblare, senza alcuna malta legante, pietre, lastre, blocchi,
grezzi o lavorati, per la costruzione di muri e volte. Per permettere il loro ammorsamento e la buona tenuta dell’opera, il
legante è sostituito con dei sassi di differente grandezza utilizzati sia come sostegno che come riempimento. Questi
sassi sono battuti affinché non possano più muoversi e lo strato superiore sia posato in maniera solida. A causa
dell’assenza di malta e, di conseguenza, di aderenza tra gli elementi, la sua realizzazione deve osservare numerose
regole il cui rispetto richiede innanzi tutto lavoro e cura e fa quindi appello a tecniche di costruzione particolari e a una
certa ingegneria. I materiali sono diversi da una regione all’altra, da un paese all'altro, ma i principi tecnici sono spesso
identici. Essi continuano a dipendere dalle caratteristiche geologiche di ogni regione. Così, il lavoro dello scisto, del
granito, della pietra calcarea, ecc. non implica l’utilizzo degli stessi strumenti né il ricorso alle stesse tecniche di
costruzione. D'altra parte, in alcuni casi, gli edifici sono il risultato del lavoro di agricoltori e pastori. Questo è spesso
denominata "Architettura senza architetti". Viceversa, in altri casi, questi lavori sono stati realizzati da artigiani dei più vari
mestieri.
Il ruolo socio-economico e ambientale della pietra a secco
L'uso della pietra a secco è considerato come fattore di sviluppo economico e sociale.
La pietra è un materiale solido, durevole, nobile e autentico che resiste agli incendi, cosa che ha un interesse maggiore
per le zone rurali. In più non inquina ed è facilmente riciclabile. Tuttavia, il patrimonio costituito da costruzioni in pietra a
secco, per via delle caratteristiche stesse di costruzione e per l’esposizione alle intemperie, è molto vulnerabile e resiste
male alla mancanza di manutenzione. Le trasformazioni sociali ed economiche che hanno investito l’habitat rurale lungo
il XX secolo hanno, nella fattispecie, determinato la sparizione di un’importante parte delle attività tradizionali.
Parallelamente, i cambiamenti culturali in seno alla popolazione hanno provocato una rapida perdita delle conoscenze
tecniche caratteristiche delle costruzioni in pietra a secco. Di conseguenza, la catalogazione e l’acquisizione delle
tecniche costruttive tradizionali, oltre che la formazione di personale qualificato, sono oggi degli strumenti indispensabili
per portare a termine qualsiasi iniziativa relativa alla gestione e protezione del patrimonio in pietra a secco.
La riappropriazione delle tecniche di costruzione e di recupero della pietra a secco permette di limitare il rischio di
sparizione delle tecniche tradizionali. L’insegnamento è spesso associato alla riappropriazione delle tecniche tradizionali
nella quale le specificità locali, che vanno dal tipo di strumento fino al modo di posizionare e apparecchiare la pietra,
giocano un ruolo fondamentale. I cantieri di formazione favoriscono inoltre, in una certa misura, l’integrazione sociale dei
tirocinanti e il loro inserimento nel mercato del lavoro. In un’ottica più ampia, questo deve garantire la salvaguardia degli
elementi caratteristici di un territorio e, di fatto, la qualità del paesaggio. Questo lavoro di valorizzazione delle costruzioni
in pietra a secco, per effetto delle possibili ricadute dirette e indirette e tenuto conto del suo interesse da un punto di
vista paesaggistico, agricolo, architettonico e ambientale, genera la creazione, significativa in ambito rurale, di nuovi
posti di lavoro.
LO SCAMBIO DELLE BUONE PRATICHE
Risultati e interessi legati alla condivisione delle conoscenze
Lo scambio di buone pratiche è una caratteristica fondamentale dei cantieri sperimentali.
Qual è l’interesse di questi scambi?
Lo scambio di buone pratiche ha come obiettivo principale, quello di fornire chiavi per meglio coordinare e articolare gli
interventi dei diversi attori.
Si tratta di uno scambio di esperienze per realizzare azioni di qualità, nuove o già sperimentate. Questo da adito a
operazioni innovative che possono essere riutilizzate, declinate per affrontare problematiche similari. Gli scambi sono
una risorsa essenziale al momento della promozione, sviluppo e affinamento nella riappropriazione del patrimonio
rurale.
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Come si svolge lo scambio di buone pratiche?
Questo scambio implica quindi il fatto di produrre delle informazioni per rendere accessibili e intelligibili le azioni. Lo
scambio di buone pratiche avviene attraverso la diffusione di esperienze a mezzo stampa, resoconti, pubblicazioni o
tramite la piattaforma di scambio realizzata.
Lo scambio di buone pratiche implica il fatto di sottolineare le azioni di qualità che soddisfano gli obiettivi, di generare
complementarità delle azioni e dei mezzi da adottare, di formulare raccomandazioni per i decisori, ed in particolare sul
coordinamento e le trasversalità necessarie nella partnership. Si tratta anche di portare alla luce malfunzionamenti e
disuguaglianze territoriali.
Qual è lo scopo di questi scambi?
Gli scambi devono concretizzarsi, tra i partner, in materia di know-how tecnico, di recupero, di riqualificazione del
patrimonio costruito storico e di riappropriazione del patrimonio. In questa prospettiva, i cantieri hanno come obiettivi
principali la diffusione e la condivisione delle conoscenze al fine di migliorare i progetti di formazione futuri e promuovere
lo sviluppo di nuovi programmi di valorizzazione.
In breve, si tratta di arricchire e sviluppare una metodologia efficace e gli strumenti proposti e definire un riferimento
tecnico per la valorizzazione dei paesaggi e delle identità locali.
Questo scambio è formalizzato in forma di una guida pratica che funge da supporto alle decisioni per gli amministratori
locali, le imprese e altri professionisti del territorio.
È importante confrontare i metodi di restauro e di trattamento del patrimonio costruito, così da identificare le tecniche più
efficaci di ogni regione e per ogni
regione. I cantieri sono l'occasione per scoprire i modi di fare dell'altro, per confrontare i punti di vista, le priorità, le
convinzioni architettoniche e le strategie.
Tale consapevolezza delle culture vicine rafforza in gran parte la cooperazione tra i diversi attori di un territorio,
professionisti, esperti del patrimonio, formatori, amministratori e società civile. E 'anche un momento di condivisione con
i partners transfrontalieri.
Gli scambi di buone pratiche realizzati durante i cantieri sperimentali sono, sotto molti aspetti, un supporto decisionale
per le autorità locali che si occupano di sviluppo locale, di turismo e di patrimonio. Lo scambio di buone pratiche
partecipa di fatto al buon governo dei territori permettendo di svolgere una serie di progetti e di misure in grado di
soddisfare le esigenze dello sviluppo sostenibile in generale e dei territori in particolare.
IL RAFFORZAMENTO DELLA COESIONE SOCIALE, DEL LEGAME E DELL’INTEGRAZIONE DELLE
POPOLAZIONI
L’aspetto umano al centro dell’attività dei cantieri sperimentali.
Oltre agli obiettivi culturali e patrimoniali acquisiti dai cantieri sperimentali, questi devono anche adempiere una funzione
di coesione sociale. Pertanto, essi devono contribuire a rafforzare i legami tra attori e territori e promuovere l’inserimento
professionale.
Rafforzare i legami tra attori e territori
Le azioni che interessano il patrimonio incoraggiano la riappropriazione della sua memoria da parte della società, una
riappropriazione che può essere al centro di un progetto collettivo portatore di coesione sociale. Fare conoscere questo
territorio, significa anche contribuire a una migliore comprensione reciproca tra le comunità presenti, ciascuna portatrice
della propria cultura che, grazie a ciò, possono vivere meglio insieme. Significa infine favorire il mantenimento
dell'equilibrio sociale, che implica il riconoscimento, il rispetto delle differenze e identità culturali di ogni popolo e delle
sue componenti - una questione chiave per una politica di sviluppo sostenibile.
I cantieri sperimentali ravvivano quindi un sentimento di appartenenza ad un territorio, a una cultura. Questo sentimento
partecipa esso stesso al rafforzamento dei legami tra gli attori che occupano, gestiscono e animano uno stesso
territorio. In questo senso, essi promuovono una buona integrazione delle nuove popolazioni.
Così, i cantieri, concentrandosi su un territorio e sulle sue specificità, rinforzano in un certo senso un sentimento di
fierezza delle popolazioni locali. Questo sentimento suscita generalmente un investimento personale per il territorio, ma
anche in progetti di sviluppo e riqualificazione. Per effetto di correlazione, i cantieri permettono di posizionarsi in
relazione ad altri gruppi sociali, portatori di altri simboli e altri valori. Questa posizione non si determina in modo
conflittuale. In realtà, è un fattore di arricchimento.
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D'altra parte le ICT contribuiscono anche a rafforzare questo attaccamento al territorio. Esse, infatti, propongono un’altra
percezione, attraverso la loro capacità di rendere vivo il patrimonio storico e culturale spesso gestito in modo statico.
Essi consentono una lettura animata del territorio in modo che il patrimonio sia un mezzo per trasmettere e valorizzare
l’identità locale.
L'investimento che risulta da questa riappropriazione dei beni comuni e di identificazione con il territorio è favorevole
all’affermazione di solidarietà tradizionali o rinnovate. I cantieri hanno così la capacità di riunire gli attori, di creare o
ricreare la coesione in contesti territoriali e socio-economici maggiormente soggetti a fenomeni di disintegrazione dei
legami sociali.
Infine, i cantieri sperimentali promuovono l’integrazione di nuove popolazioni. Essi offrono a questi nuovi arrivati,
attraverso il patrimonio nel suo significato generale, le chiavi per capire la cultura locale e la partecipazione alle azioni
intraprese attestano l'interesse per ciò che rappresenta la specificità del territorio. Inoltre, sono l’occasione tratta di
tessere dei legami e promuovere la coesione sociale.
Alla luce di queste argomentazioni, appare chiaro che il patrimonio fornisce un argomento unificante e consensuale
basato sul riferimento alla memoria locale che può cementare un gruppo sociale. L’esperienza dei cantieri ravviva così
un sentimento di appartenenza a un territorio e a una cultura comune.
Facilitare l'inserimento professionale dei partecipanti
Azioni di formazione e persino lo sviluppo delle tecnologie digitali rappresentano delle ulteriori opportunità per accedere
al lavoro o ancora a una specializzazione relativa ai mestieri legati al restauro e alla valorizzazione del patrimonio.
I cantieri sperimentali rendono omaggio sia alle professioni tradizionali, fortemente ancorate nel territorio che ai nuovi
mestieri, segnati dall'importanza delle innovazioni, rivolti al futuro. Questi nuovi mestieri integrano le nuove tecnologie e
l'uso di energie rinnovabili.
Essi sono quindi di interesse per le persone non attive, in cerca di lavoro, per coloro che sono impegnati in una
riconversione professionale e per giovani e meno giovani alla ricerca di una attività nella quale investire.
Un cantiere è infatti portatore di un certo arricchimento. Arricchimento personale in primo luogo, perché può fare
emergere una nuova motivazione. Aiuta a definire un orientamento, un progetto. Permette anche di sviluppare un
approccio corretto sul lavoro e, attraverso gli interventi, permette un apprendimento sostenibile in merito a conoscenze e
competenze. Inoltre, questa attività di sviluppo e la scoperta o riscoperta dei mestieri influiscono sul grado di fiducia che
si ripone in se stessi. Un sentimento che può mancare nelle persone emarginate e deboli. I cantieri partecipano quindi in
una qualche misura all’avviamento di dinamiche personali virtuose, soprattutto in quanto consentono di sviluppare una
rete di conoscenze, di trovare interlocutori e partner. L'individuo diventa attore del suo apprendimento. Il cantiere
promuove anche lo sviluppo cognitivo mostrando in particolare, il significato e l'interesse di un'operazione. D'altra parte,
l'arricchimento è collettivo. Le interazioni sociali prodotte sono anch’esse benefiche. Gli scambi che si effettuano
comportano, del resto, una dinamica di gruppo. Si inscrivono così bene all'interno di un’ottica di continuità e sostenibilità
suscitando vocazioni e concorrendo all’inserimento professionale dei partecipanti.
NUOVA VITALITÀ DEI TERRITORI
Dinamismo e attrattività
Dall'esperienza dei cantieri, e più in generale dal progetto LAB.net plus, emerge che la tradizione, vista attraverso il
prisma del patrimonio materiale e immateriale è portatrice di dinamismo e modernizzazione. Così, i progetti che sono
interessati da questi interventi, partecipano al miglioramento del contesto, ma in maniera più significativa al
miglioramento dell'immagine dei territori.
Migliorare il contesto attraverso il restauro del patrimonio
La qualità del patrimonio recuperato dopo un intervento di restauro, abbellisce frazioni, comuni e città. Ricordi,
naturalmente, ma anche piaceri estetici, fascino del paesaggio, originalità di stile, abilità di saperi sono tutte valutazioni
qualificanti e qualitative per l'ambiente.
Migliorare l'immagine dei territori
I cantieri sperimentali riuniscono tutte le condizioni necessarie per il rilancio e la conservazione e la manutenzione di
villaggi, l'armonizzazione dei paesaggi. Inoltre, i vecchi edifici, attraverso i materiali naturali solo minimamente
trasformati che li compongono, mostrano qualità ambientali innegabili.
Questo miglioramento del contesto è un plusvalore per il territorio. Contribuire a migliorare l'ambiente di vita significa
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migliorare l'immagine dei nostri territori, valorizzare lo spazio e animare tutto l’anno per renderlo più attrattivo tanto per le
popolazioni residenti che per i visitatori.
I cantieri offrono una certa visibilità ai territori, in primo luogo attraverso la diffusione di programmi relativi alle azioni
attuate, e in secondo luogo, mobilitando attori e infine, interessandosi ai territori e alla loro singolarità.
Allo stesso modo, i cantieri conferiscono ai territori una certa leggibilità. È così possibile valutare meglio i problemi che
devono affrontare e gli effetti delle azioni intraprese e degli interventi realizzati.
In un contesto di riorganizzazione territoriale e di aumento della concorrenza tra territori, il patrimonio è diventato la
questione più importante in termini di visibilità, attrazione turistica e sviluppo dei territori. In questo contesto, i cantieri
sperimentali, interessandosi al patrimonio locale contribuiscono a far conoscere i vantaggi dei territori e a suscitare
interesse. La valorizzazione dei beni culturali di una città o di un
territorio è un fattore attrattivo nei confronti non solo dei turisti, ma anche degli attori economici che, attraverso
l'introduzione di nuove attività (industrie, progetti di sviluppo), contribuiranno allo sviluppo locale.
Essi riferiscono al tempo stesso, dell'attivismo dei territori, dei loro amministratori e degli attori locali coinvolti nelle
strategie di sviluppo. Sapere sfruttare le sue potenzialità e intervenire sui malfunzionamenti, crea un'immagine forte di
un territorio in movimento. Questa è una condizione essenziale per la sua attrattività.
L'azione in favore del patrimonio è quindi una leva importante per lo sviluppo. Le autorità locali giocano un ruolo
maggiore per la loro vicinanza alle popolazioni che ne sono i primi beneficiari.
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I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
3. Descrizione dei cantieri sperimentali nelle regioni partner:
Laboratorio della Corsica
Pagg. da 35 a 52
LAMA
L’olivicoltura, elemento del ricco patrimonio della regione della Balagna
Localizzazione e territorio
Terra coltivata ad ulivi, la Balagna ci racconta la storia dell’olivicoltura e di coloro che grazie alle loro mani hanno
modellato il paesaggio, sagomato gli uliveti, progettato gli orti e i frutteti: hanno organizzato lo spazio, hanno salvato i
segreti dell’innesto e delle dimensioni dell’ulivo, le tecniche tradizionali per la costruzione dei muretti a secco. Orti
terrazzati, pagliai o granai, fontane, mulini, torchi sono tutte testimonianze di una comunità, di una società agropastorale
ancestrale, che caratterizza tutto il territorio.
Dall’albero e dalle pazienti cure prodigategli fino alla degustazione dell’olio d’oliva e dei prodotti locali, la storia dell’ulivo
s’intreccia con quella degli uomini, si mescola con l’acqua delle fontane e la pietra delle macine. I sentieri mormorano
ancora leggende e racchiudono la ricchezza del patrimonio che restituisce la memoria ai luoghi.
Attraverso i sentieri del patrimonio, i percorsi d’interpretazione, i video, i sapori, il cantiere sperimentale di Lama si è
andati incontro a questa «civiltà dell’ulivo»…
Obiettivi, temi trattati e lavoro
Attorno alla vasta ricchezza del patrimonio costruito, si sono svolti quattro laboratori. inerenti l'olivicoltura e l'impegno
degli attori locali in un processo di valorizzazione. Animata dalla Camera dell'Agricoltura della Haute-Corse, il primo
laboratorio è stato focalizzato alla sensibilizzazione, gestione e sviluppo dell'olivicoltura in Lama. La mattina è stata
dedicata alla divulgazione teorica della storia dell'olivo in Corsica, ai programmi di assistenza per i nuovi impianti di
uliveti, oltre che sulla filiera dell'olio d'oliva DOP. I lavori sono proseguiti con una dimostrazione d’innesto e di percorso
tecnico sulla messa a dimora di una pianta e la potatura. Il laboratorio si è concluso con la divulgazione delle
informazioni relative ai trattamenti di fertilizzazione e più in generale, sulla presentazione delle modalità attuali.
Il laboratorio che ha segnato il programma è quello che ha permesso alle classi IV e V del College di Multifao, di toccare
con mano le pietre. Sulla base di vari strumenti didattici di sensibilizzazione costruiti appositamente, la prima parte della
mattinata è stata dedicata alla conoscenza generale delle strutture in pietra a secco. La seconda parte è stata riservata
alla sperimentazione della costruzione del muro. Dopo lo smontaggio del muro e la preparazione della sede da parte del
team di animazione, gli studenti delle scuole medie sono stati in grado di affrontare l’edificazione del muro e
l'installazione delle pietre di adattamento. La preoccupazione degli animatori e dei muratori era certamente
sproporzionata, in quanto ciascun partecipante è stato in grado, con una certa destrezza, di tagliare alcune pietre per
calibrare la sezione costruita. E 'con orgoglio e incoraggiamento che ogni studente ha ricevuto numerosi documenti,
opuscoli e un CD-ROM insieme all’attestato di “buona” partecipazione.
Il terzo laboratorio previsto dal programma era quello organizzato da l’Association du film de Lama. Tema principale:
utilizzare il Sentiero del patrimonio come un elemento chiave nella creazione di una storia. Forti dell’esperienza e della
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comprovata competenza, l’Associazione ha organizzato un innovativo percorso di conoscenza del patrimonio attraverso
la scrittura. La complementarità tra l'associazione e la CPII di Corte è stato utile e decisivo.
L'ultimo seminario, aperto a tutti i residenti del Comune di Lama , è stato dedicato alla diffusione dei concetti base di
costruzione di un muro a secco in pietra. Il laboratorio è durato quattro giorni e ha favorito l'acquisizione di conoscenze
generali e conoscenze tecniche. Vista l'eterogeneità dei partecipanti, ci sono stati scambi dinamici e ricchi di scoperte
reciproche.
La presenza durante questi quattro giorni il team dell’ACI (Atelier et Chantier d’Insertion) è stata benefica per il buon
funzionamento e la buona riuscita del laboratorio.
Esperienza e riscontri
Territorio di esperienza nella progettazione e nella dinamica dello sviluppo locale, questo programma sperimentale si è
rivelato non solo un notevole potenziale di importanti attività, in termini di educazione, sensibilizzazione e formazione
sulla conoscenza del patrimonio. Questo programma ha sicuramente avviato un’attività pedagogica in fatto di
educazione alla valorizzazione e conoscenza del patrimonio per i bambini in età scolare. L'esperimento realizzato in
collaborazione con gli insegnanti della classe del 5°e 4° del College di Mutifao è stata in grado di d imostrare che
l'educazione del patrimonio non dovrebbe essere considerata in modo isolato, ma deve essere avviata dalla più tenera
età ed integrao con il insegnamento. Il nostro obiettivo è stato quello di formare alla consapevolezza del valore del
patrimonio, sottolineando la dimensione cognitiva. L'esempio intrapreso a tale riguardo dall’Association du film de Lama
è stato altamente istruttivo.
PENTA DI CASINCA
Gli orti e le isole dell'Arcipelago Toscano, elementi di un paesaggio mediterraneo
Localizzazione e territorio
Terra di storia e tradizione, la Casinca racconta le vite di coloro che l’hanno popolata e hanno lasciato il segno. Borghi
con vicoli, portici e archi, fontane, lavatoi, forni, chiese e cappelle, belvedere costituiscono le trame e le tante tracce
della memoria di una comunità.
La sua architettura, i suoi giardini, i suoi frutteti, la sua posizione di fronte alle isole dell'arcipelago Toscano ci invitano a
riflettere sul ricco patrimonio di questo territorio. Si basa sulla creazione di percorso storico che ha costruito questo
programma di azioni, che collega il giardino al giardinaggio, come patrimonio di un’antica conoscenza.
Obiettivi, temi trattati e lavoro
Durante il programma sono stati realizzati quattro laboratori. Per quattro giornate, i partecipanti ai laboratori, residenti,
lavoratori e l’ACI (Atelier et Chantier d’Insertion), insieme ai funzionari comunali, sono stati coinvolti alla costruzione di un
muretto a secco. La presenza di persone di diversa provenienza ha segnato positivamente il corso di questo laboratorio.
La posizione e le caratteristiche del muro da ripristinare, hanno avuto anche la funzione di motivare il gruppo.
L’intervento è stato realizzato nel cuore del cimitero comunale, su un muretto nei pressi della cappella di San Michel.
Dopo la rimozione e la selezione delle pietre, il muro è stato ricostruito.
Nel corso delle varie giornate ci sono stati momenti dedicati, in modo specifico, alla scoperta della storia del patrimonio,
ma anche momenti dedicati all’apprendimento delle tecniche. L'azione congiunta di un tirocinio di formazione per la
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professione di "esperto del patrimonio" sullo stesso cantiere, ha generato numerosi scambi e interventi congiunti. Così, è
stata realizzata una presentazione dei mestieri legati alla valorizzazione del patrimonio.
Il secondo laboratorio è stato dedicato alla costruzione di una “selciato”. Il workshop, ha coinvolto esclusivamente gli
addetti dell’ACI. Introdotto da due formatori, il workshop si è svolto nell'arco di due giorni: mezza giornata di formazione
e conoscenza generale sul patrimonio costruito e un giorno e mezzo dedicato alla pratica.
Uno dei punti più importanti del programma di animazione è stato l’atelier "Giardini e orticoltura." Animato
dall’Associazione Terra Verde, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i partecipanti alla coltivazione biologica. Attraverso la
scoperta degli strumenti utilizzati nelle coltivazioni Bio, sono state messe in pratica le diverse colture e l’uso delle
tecniche di coltivazione principali. Un caso pratico ha permesso ai partecipanti di sperimentare le tecniche d’impianto,
l’organizzazione e la gestione di una coltura. Durante il workshop, sono stati favoriti lo scambio di buone pratiche e la
scoperta di alcuni metodi di coltivazione biologici e dei prodotti ecologici.
In occasione dell'ultimo workshop, gli studenti della scuola primaria di Folelli e di Penta di Casinca hanno scoperto la
traccia del sentiero del patrimonio. Questa animazione ha permesso d’immaginare e progettare un metodo adatto ad
alimentare la curiosità nella scoperta, pur mantenendo un carattere giocoso. Il CPIE (Centre Permanent d’Initiatives pour
l’Environnement) di CORTE ha organizzato in stretta collaborazione con gli insegnanti, una caccia al tesoro che ha
attirato l'attenzione degli studenti.
Cadenzata da un pranzo di degustazione dei prodotti locali, la giornata si è conclusa con la scoperta del patrimonio del
villaggio.
L'evento organizzato attorno "alla scoperta della flora e degli antichi saperi" è stato un altro momento importante. Nel
corso delle varie giornate, sono stati infatti esposti gli strumenti e gli oggetti di uso comune nel lavoro quotidiano dalla
maggior parte dei contadini. Questi oggetti, grazie all’animazione prestata da un fabbro e un falegname, sono stati
impiegati durante un workshop di dimostrazione.
Così come, nel corso del laboratorio "Riconoscimento e raccolta delle piante selvatiche" è stata organizzata una
degustazione di zuppa con la partecipazione di tutti gli abitanti del villaggio. Per concludere questo ciclo di formazione,
una visita guidata lungo il percorso storico del villaggio è stata diretta dal Sig. Orsini de la FAGEC (federazione delle
associazioni culturali corse) insieme alla visita della Cappella di San Michèle, dove le mostre de l’Office de
l’Environnement de la Corse e del Conseil d’Architecture, d’Urbanisme et d’Environnement de la Haute-Corse sono stati
esposti.
Esperienze e riscontri
Questo villaggio classificato come monumento storico, ha maturato attualmente un buon numero di sperimentazioni in
materia di valorizzazione del patrimonio. Il territorio ha colto sapientemente l’opportunità offertagli dal programma dei
cantieri sperimentali sia nella realizzazione di attività, sia nella formazione professionale.
La creazione di una giornata dedicata ai saperi tradizionali e la pratica della coltivazione biologica di ortaggi ha inoltre
evidenziato l'importanza del ruolo del patrimonio identitario e la strategia di sviluppo. Questo è stato il filo conduttore di
questo programma. Tra un ricco patrimonio costruito e le aree di colture ad alto valore aggiunto, il programma ha
previsto una serie di azioni per cercare di evidenziare il potenziale locale. Il laboratorio sul "selciato" nel centro del
villaggio, ha permesso ai passanti di “toccare con mano” le realizzazioni ultimate e di prendere tempo per discutere
sull'utilità "delle azioni intraprese." L’impostazione di questo tipo di laboratorio ha certamente un’importanza cruciale per
lo sviluppo del territorio.
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SERRA DI SCOPAMENE
Gli elementi in castagno e l'acqua, ricchezze del patrimonio
Localizzazione e territorio
L'Alta Rocca, dislocata tra mare e montagne, ha straordinarie risorse naturali: foreste, fiumi e corsi d'acqua, fitta
vegetazione, grande varietà di fauna, di flora e geologica. Le sue ricchezze patrimoniali, culturali e storiche sono
testimonianze di di una civiltà millenaria.
U castagnu, il castagno, è un elemento caro per gli abitanti dell’Alta Rocca: ci parla della vita quotidiana dei villaggi
dell'entroterra, della sussistenza e della solidarietà delle comunità. Dalla raccolta alla degustazione del polenta o brilluli,
la storia si intreccia del castagno si intereccia a quella degli uomini, si mescolavano con il fuoco del siccatoghju
(essicazione delle castagne), acqua e mulino in pietra (u fragnu) dove si produceva la farina.
Attraverso i sentieri del patrimonio, workshop divulgativi, i momenti di condivisione e di festa, inizia la scoperta le
memoria del luogo.
Obiettivi e temi affrontati ed analizzati
Cinque workshop introduttivi e per rivolti alla formazione hanno inaugurato il programma di animazione. Due di questi
laboratori hanno permesso di recuperare alcune parti di muratura in una pietra secco. Questo lavoro è stato scelto
nella programmazione, perché è parte del percorso patrimonio e perché è un caratteristico edificio patrimonio locale.
Oltre ad imparare tecniche, sono stati forniti contributi teorici. Questo progetto è stato anche l'occasione per scoprire il
patrimonio locale. Entrambi i workshop sono stati rivolti ai residenti delle comunità locali.
I partecipanti hanno portato avanti il recupero delle murature, dalla rimozione alla posa delle pietre e attraverso l’utilizzo
delle necessarie regole, partendo dalle fondazioni fino a completare nella parte in sommità.
Un altro seminario è stato finalizzato alla formazione di tecnici comunali e provinciali. Il laboratorio ha rivelato l'interesse
per questo tipo di attività formative da parte del personale a diretto contatto, durante tutto l'anno, con questo tipo di
patrimonio. I quattro giorni di formazione sono articolati in sessioni teoriche e sessioni pratiche. Altre sessioni di lavoro
hanno previsto il recupero di un selciato nel villaggio di Serra Scopamena.
Per quanto riguarda i lavoratori di ACI (Laboratori e Cantieri di Inclusione) è stata richiesta la presenza formativa del
personale comunale. Infatti abbiamo scoperto che la necessità formativa è importante sia dal punto di vista teorico che
da quello pratico. È stata espressa, ad esempio, una richiesta circa gli aspetti normativi e amministrativi, così come sulla
lettura delle tavole di progetto e sulla redazione del computo metrico.
Uno dei laboratori è stato quello di Introduzione alla potatura e al comportamento della castagna, rivolto a residenti e
agricoltori. La giornata è stata animata dall’istituto CFPPA di Sartène, con l'intervento di un professore di orticoltura e di
un selvicoltura professionale. La giornata è iniziata con l’illustrazione delle varietà di castagno presenti in Corsica, poi si
è passati alle spiegazioni circa i diversi parassiti e il loro trattamento. Una dimostrazione pratica sul taglio e sulla cura del
castagno è stata impartita da un taglialegna professionista, che ha mostrato anche i vari tipi di taglio possibili. Poi i
partecipanti hanno appreso le varie tecniche di trapianto, come lo scudo, la corona.
L'ultimo seminario è stato sviluppato per introdurre gli studenti della 5a classe di Levie alla costruzione di un muretto a
secco. Dopo la mattinata dedicata alla conoscenza teorica e alle generalità sulla posa in opera della pietra con metodi
tradizionali della Corsica, sono state messe in pratica le diverse tecniche . Per ciò, l'uso di un modello ha permesso a
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ciascun partecipante di costruire il suo pezzo di parete e comprendere la complessità e difficoltà di ciò a cui si è
dedicato. Con la scoperta di un lessico tecnico i temi possono essere affrontati più facilmente.
Il pomeriggio, è stato dedicato alla costruzione di un muro a secco in pietra. La giornata si è conclusa con la
inaugurazione e illustrazione del percorso del patrimonio. Questo momento ha permesso agli studenti di capire e
cogliere il significato del lavoro della giornata. È stato consegnato agli studenti del materiale didattico e di
sensibilizzazione , oltre ad un certificato di partecipazione. Durante la manifestazione, è stato attuato un laboratorio
culinario dedicato alla scoperta di prodotti e ricette per i residenti locali, giovani e adulti. Questo workshop è stato
sviluppato e gestito da due volontari abitanti del comune di Serra di Scopamene. Ha lo scopo di sensibilizzare all'uso di
alcuni prodotti locali con varie ricette locali.
Il castagno coltivazione di riferimento, d'identità ed economia locale ha servito come guida per il laboratorio. È per
questo motivo che la farina di castagne era il prodotto di riferimento di un buon numero di ricette.
Commenti
Primo territorio ad aver beneficiato di un percorso patrimonio, e in seguito a sviluppare le competenze di elaborazione e
gestione del progetto. Tutto ciò col sostegno degli abitanti, delle associazioni, degli amministratori locali e dell'unione dei
Comuni. La diversità e la ricchezza delle attività proposte hanno sicuramente posto le basi per progetti attivi da mandare
avanti tutto l'anno. Il laboratorio del personale comunale e intercomunale sarà di certo il più piccolo. Inoltre, alla fine del
programma di animazione del territorio una serie comuni hanno segnalato delle necessità in merito al restauro del
patrimonio. Questo esperimento, dell'utilizzo di metodologie varie, ha certamente suscitato le esigenze e le attività nel
costruire.
SORIO
La pastorizia e la transumanza, elementi strutturanti del paesaggio.
Localizazzione e territorio
Terra agro-pastorale, il Nebbiu, ci racconta la storia dei pastori, le cui mane hanno modellato il territorio: lungo il percorso
della transumanza, essi hanno curato lo spazio, imparato i segreti dell’innesto e del taglio degli alberi.
Sentieri lastricati e delimitati da muretti a secco, fienili, ovili, fontane, campi di frumento, cappelle, sono tutte
testimonianze della storia di una comunità.
Caseifici, aziende apistiche, salumifici restano, nel frattempo, luoghi per esprimere i sapori di uno spazio di vita dove si
racconta ancora la società tradizionale.
Infine, nel luogo della trebbiatura del grano, l’aghja, si pratica la tribbiera, ossia la separazione del grano dalla spiga, con
l’aiuto dei buoi, mentre riecheggiano i centenari canti tradizionali corsi, le paghjelle.
Ripercorrendo i passi delle generazioni che ci hanno preceduto in questi luoghi, riscopriamo gli antichi saperi, ci
riappropriamo delle preziose tecniche, facciamo rivivere il nostro patrimonio.
Obiettivi e tematiche affrontate e lavoro
Durante tutto il programma sono stati organizzati due workshop. Questo cantiere è stato l'occasione per una sessione
introduttiva e un tirocinio di cinque giornate, dedicati alla tecnica della costruzione dei muretti a secco.
A supporto di queste azioni, è stato scelto un muro di sostegno che delimita un sentiero comunale.
Lo smantellamento del muro ha richiesto, in effetti, un grosso lavoro di smaltimento della terra e una selezione metodica
delle pietre. Il numero dei partecipanti, nei primi due giorni, ha permesso di realizzare questi lavori preliminari con
rapidità. Il comune, per suo conto, aveva preso in carico i lavori di abbattimento e rimozione.
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Durante gli ultimi tre giorni, si sono realizzati i lavori di costruzione del muro, intervallati da alcuni momenti dove sono
state impartite informazioni teoriche e visite ad alcuni edifici. La scoperta del sentiero del patrimonio e dei muri a secco
ha potuto erudire i partecipanti sui metodi di costruzione e sul tipo di attrezzatura utilizzata.
I partecipanti provenivano da diverse esperienze. Questo è stato certamente un fattore di arrichimento. Vi erano degli
operai comunali, dei tirocinanti del centro di formazione professionale, studenti, semplici cittadini.
Il secondo workshop è stato dedicato ad una lezione introduttiva sul taglio degli alberi e sull’innesto degli alberi da frutta.
La mattina è stata dedicata alla teoria sulla pratica dell'innesto e la riproduzione di alberi da frutta. Sono state esposte le
ragioni e i vantaggi dell’innesto, nonché i periodi per la sua esecuzione.
Questa attività di sensibilizzazione ha potuto essere realizzata utilizzando differenti supporti didattici. La visita guidata a
vari frutteti ha completato questa attività di formazione. Le diverse tecniche di innesto sono state successivamente
oggetto di confronto. Il pomeriggio è stato dedicato all’applicazione pratica delle conoscenze acquisite. Per questo scopo
sono stati utilizzati ulivi e altri alberi da frutta.
La preparazione dei facilitatori è stata essenziale per la riuscita di questi workshop.
Questi scambi hanno evidenziato l'importanza che riveste mettere in campo workshop su questa tematica della gestione
ambientale e integrata delle colture, durante tutto il corso dell'anno.
Per quanto riguarda le manifestazioni, due grandi eventi hanno caratterizzato questo programma di animazione: uno in
relazione alla scoperta delle rovine medievali e l'altro sulla creazione di un percorso del gusto. Attraverso la scoperta
della terra dell’Haut Nebbiu e delle rovine medievali si è perseguito l'obiettivo di scoprire un territorio segnato della
transumanza.
In questa occasione i comuni interessati sono stati: Pieve - San Nicolao - Monte Buggientone - Bocca di Tenda - Sorio.
I partecipanti sono partiti alla scoperta delle rovine "A chjesa nera", commentate dal Signor Orsini, archeologo della
FAGEC (Federazione delle Associazioni e dei Gruppi per gli Studi Corsi), e in seguito sono saliti sulle vette del Monte
Buggientone dove si trovano le rovine dei menhir.
Successivamente, il gruppo si è diretto verso Bocca di Tenda, dove si trovano le rovine del Battistero di San Labicu. Il
percorso di rientro ha favorito la visita a una vecchia quercia centenaria, prima di raggiungere il villaggio di Sorio.
Per quanto riguarda il percorso del gusto, esso è stato arricchito dalla visita ad una zona coltivata a grano e
dall’illustrazione della sua conduzione, alla presenza del Sindaco di Vallecale. Questa attività ha appassionato i
partecipanti così come gli abitanti dei villaggi presenti. Il percorso è iniziato con una visita ad una azienda apistica con il
racconto della sua nascita da parte del proprietario, il signor Charles Morati, e una degustazione di miele.
Un buffet e una degustazione di frittelle al formaggio, salumi corsi, dolci corsi (Fiadone), presso il ristorante “I fratelli de
Rapale”, hanno permesso ai partecipanti di fare una pausa istruttiva e degustativa.
La fine di questo percorso è stata segnata dalla visita al frutteto del signor Marelli, sindaco di Sorio, e dalla degustazione
di frutta. Questo momento conviviale ha facilitato gli scambi e il feedback sulla giornata precedente. Molti partecipanti
hanno espresso il desiderio che questo tipo di iniziativa sia ripetuta.
La conferenza presso la sala delle feste di Sorio sul tema della scoperta del patrimonio medievale di Nebbiu, ha chiuso
questa giornata con brio.
Commenti sull’esperienza
In questo territorio con forte esperienza in materia di animazione, di valorizzazione e di educazione al patrimonio, i
sindaci/amministratori hanno deciso di incentrare il programma sulla pastorizia e sulla transumanza. Due giornate
principali hanno distinto questo programma: la scoperta dei territori dell’alto Nebbiu e la giornata incentrata sul percorso
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del gusto. Oltre ai workshop e alla formazione, queste due giornate sono state in grado di attrarre un numero significativo
di visitatori e partecipanti.
Il workshop di cinque giorni per la costruzione di un muro di contenimento in muratura a secco ha raggiunto uno degli
obiettivi assegnati, ossia quello di promuovere la diversità e l'eterogeneità dei partecipanti. In questa sede, infatti,
abbiamo potuto incontrare sia gli abitanti dei villaggi, professionisti, lavoratori edili in cantieri di inserimento, bambini,
tirocinanti della scuola di formazione professionale e studenti.
Questo workshop è stato in grado di rivelare l’interesse e l'importanza della varietà dei cittadini, delle culture, delle origini
così come della situazione socio-economica. Siamo riusciti ad apprezzare l'incontro tra il direttore di un’istituzione e un
disoccupato, un medico e un imprenditore, uno studente e un anziano.
La modalità di svolgimento della giornata dedicata alla scoperta dei territori dell’alto Nebbiu deve essere ripetuta. Il
legame tra l'escursionismo e la scoperta, guidata da esperti, della qualità del patrimonio è stato molto apprezzato.
Questa forma di azione deve essere studiata per poter essere riprodotta.
VERO
Fra tradizione e modernità, una regione in movimento
Posizione e Territorio
Dalle montagne alla pianura, Alta Valle Gravona ha straordinarie risorse naturali: foreste, fiumi, piccoli ruscelli,
vegetazione composta e variegata, la fauna e flora di grande diversità, picchi di granito e terreno ripido che modellano il
paesaggio. Il suo patrimonio archeologico e, culturale mostra una forte identità. Il suo territorio è tanto ricco di antiche
tradizioni ma rivolto alla modernità. Tra le zone rurali in fase di rivitalizzazione e sviluppo urbano in crescita,ha notevoli
risorse.
Siti archeologici, chiese romaniche, le chiese barocche, i ponti, forni per il pane,forni per la ceramica, fontane, lavatoi, le
aie per la trebbiatura del grano raccontano la storia e la vita di coloro che hanno plasmato questo paese. Villaggi, sentieri
fiancheggiati da muretti a secco ancora raccontano di una comunità attiva e creativa. Il pregevole patrimonio immateriale
dell'alta Gravona è da preservare, recuperare e mantenere vivo.
Obiettivi, il lavoro tematico e discusso
Quattro workshop si sono svolti.
Un introduzione alla potatura degli olivi e alberi da frutto, per i residenti e gli agricoltori si è svolta in un luogo chiamato
Calzatoghju. Il pubblico è stato accolto verso le 10 dal docente il sig. Auffray (dei comuni). Si è tenuta una lezione sugli
olivi, la biologia, l'impianto, il trattamento e la storia. Poi son state dimostrate le diverse tecniche di potatura dal Sig.
Bastiani, potatore. La formazione è proseguita con una dimostrazione di innesto su olivastro, a spacco e a corona. Le
attività son proseguite nel pomeriggio in un terreno privato nel villaggio di Vero Il lavoro è continuato con una
dimostrazione di potatura e pulizia di un olivo centenario. Una visita della tenuta (edifici e della flora) ha completato la
formazione, in particolare con la presentazione del frutteto e uliveto, delle diverse varietà, della regione olivettata corsa.
Tutti i partecipanti sono stati poi in grado di praticare diversi metodi di innesto di alberi di ulivo e di potatura di quelli da
frutto
Inoltre, il programma aveva messo all'ordine del giorno, la costruzione di un canale adiacente il lavatoio comunale. Il
cantiere consisteva nello scavo, e nella posa delle pietre e successivo riempimento con terra.
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Terzo workshop: costruire un muro in pietra a secco. Questo è stato oggetto di un'attenta preparazione da parte della
società che stava facendo a Vero i lavori del Sentiero del Patrimonio. Siamo stati in grado di godere della proficua
collaborazione tra l'azienda e gli organizzatori dei seminari tecnici.
A seguito del completamento dei lavori preparatori di scavo e ripulitura, il laboratorio ha iniziato la deposizione delle
pietre e del muro. Lo scavo per la fondazione è stata completato ed i primi strati della parete sono stati raggiunti durante
il primo giorno. In questo son state fornite le competenze costruttive di base e affinato l'aspetto.
Il secondo giorno è stata completata la costruzione del muro.
L'ultimo workshop si è caratterizzato per la sua singolarità: il Workshop scoperta di un sapere antico: la costruzione di un
portale. I partecipanti sono stati i residenti e gli agricoltori. Lo scopo principale era quello di educare all'analisi dei sistemi
costruttivi del piccolo patrimonio rurale e al restauro di piccoli oggetti tradizionali. Una Visita guidata con Mr. Garnier
presso i portali esistenti a Vero ha facilitato la comprensione delle tecniche conosciute. Poi i partecipanti, grazie ad un
manuale di ricostruzione, son stati in grado di costruire un portale.
Per quanto riguarda gli eventi, la Conferenza sull'importanza del patrimonio costruito per gli abitanti della borgata e le
zone circostanti, tenuta dal signor Jacques Poncin, era essenziale per la scoperta del percorso storico e costruito da
parte di due classi della High School of Business di Ajaccio. L'incontro con gli alunni e i loro insegnanti con professionisti
qualificati nel campo della promozione del patrimonio, architetti del paesaggio, docenti del progetto, imprenditori
specializzati nel lavoro sul patrimonio è stata ricca e produttiva. La giornata è proseguita con un incontro con gli attori
istituzionali responsabili dell'attuazione della valorizzazione del patrimonio locale (il piccolo patrimonio) con i
rappresentanti dell'OEC e l'unione dei comuni della valle della Gravona. Questo giorno è stato il più proficuo e
significativo per gli studenti che avevano preventivamente predisposto i lavori con gli insegnanti. La giornata inaugurale
del Percorso del patrimonio è stata un momento chiave nel programma in particolare per i residenti e funzionari locali.
Ha riunito intorno a una degustazione di piatti della cucina locale, preparata nel forno comunale, tutti gli abitanti, sul tema
del patrimonio. Tra incontri amichevoli e scambi, il tema del patrimonio ha avuto un posto dominante. Scoperta guidata e
spiegazione del percorso storico e materiali didattici, quali libri, documenti e reperti hanno rafforzato il senso dato a
questo incontro.
Commenti
La particolarità di questo territorio è stato il coinvolgimento significativo di rappresentanti eletti, associazioni e residenti
nella preparazione dei seminari in materia. Questo processo è stato più utile di un comitato direttivo ,si è formato e
riunito tre volte. Oggi l'impatto è significativo e promettente. Instaurare un partenariato con scuole e università è da
prendere in considerazione. Si sta prendendo in considerazione l'ipotesi di attuare tutti gli anni seminari introduttivi e di
formazione aperti a tutti. Come in certe aree, i programmi di formazione sono stati richiesti da vari operatori di laboratori
e siti di inserzione del bacino di Ajaccio. Infatti questi operatori del settore di attività della IAE (inserimento di attività
economica) società ansiose di aggiornarsi espandere le proprie attività in relazione al restauro del patrimonio, alla
ricerca di un'offerta adeguata.
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I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
4. Descrizione dei cantieri sperimentali nelle regioni partner:
Laboratorio della Liguria
Pagg. da 53 a 63
INTRODUCTION : LES CHANTIERS EXPERIMENTAUX
Le chantier développé par la région Ligurie dans les quatre territoires intéressés par les antennes LabNet + s'est donné
l'objectif de recueillir et de transmettre des exemples de techniques de construction du bâtiment et d'ouvrages
territoriaux au moyen d'instruments innovants.
Les transformations du territoire sont depuis toujours l'effet des mutations sociales et culturelles des habitants et des
populations qui y habitent. L'abandon ou l'utilisation réduite des pâturages qui ont amené sur les Apenins de la Ligurie
(de même dans le reste de l'Italie et en Europe) une réduction des surfaces cultivées au profit d'une avancée des forêts
et des phénomènes de désertification (analogues à d'autres phénomènes comme par exemple la réduction des habitats
internes au profit des villes et des zones côtières), est une conséquence de la dynamique complexe et articulée qui
dérive de nouvelles formes de production, de vie, de relations entre chaque individu et entre les états. Le terme
« globalisation », désormais utilisé à tort et à travers, met bien en évidence la dimension et la force de ces dynamiques
qui, selon les dernières analyses, finissent par influencer et déterminer de nouvelles organisations et de nouveaux
modes de vie, en réinterprétant la relation entre le territoire et l'espace des relations personnelles.
Par conséquent, le thème des chantiers, composant significatif de LabNet +, soulève principalement une demande
fondamentale dans les activités de la région Ligurie, à savoir la réponse cohérente avec les connotations du temps
actuel, dans une dimension locale où tout est toujours plus rapide, et les forces de la globalisation se répercutent de
manière décisive ; alors que d'un autre côté, dans ces contextes mêmes, se trouvent des gisements de culture et de
nature essentiels à la vie et à l'équilibre du système tout entier.
Le chantier expérimental de la région Ligurie a été par conséquent constitué en pensant à l'utilisation d'instruments
innovants mis au service de la tradition locale afin de la transmettre et de la maintenir en vie. De manière concrète, il
s'agit de la création physique d'un « réseau social local » ou d'un chantier virtuel composé de hot spots, de réseaux wifi,
d'ordinateurs, dont l'objet, à part l'échange des relations entre les communautés locales, concerne également la
connaissance et la diffusion des savoir-faire traditionnels, des techniques de construction des ouvrages du patrimoine
architectural local et la construction des projets de développement, de manière active et dans le partage.
Il ne s'agit donc pas de réaliser un chantier physique où « réaliser un projet » et « former la main-d’œuvre », mais
d'essayer à consolider des expériences à travers le « réseau », de donner sa contribution, et de stratifier les
connaissances du savoir-faire.
Les traditions locales, même si elles sont toujours plus ancrées et circonscrites à l'intérieur de limites, maintiennent une
très large gamme articulée de savoirs dont elles sont l'expression et le témoignage, et souvent bien plus large que leur
connotation spécifique : elles sont en effet expressions de cultures organisées et organiques où les relations entre les
parties étaient et sont encore, même si malheureusement de façon souvent résiduelle, essentiellement et
fonctionnellement interdépendantes, si bien que la perte d'un composant produit toujours des dommages au système. Il
s'agit donc d'essayer de préserver et de transmettre des témoignages du savoir-faire en utilisant les modalités
contemporaines, qui sont en réalité les seules possibilités que nous avons en utilisant pleinement les qualités existantes.
Les instruments informatiques que nous possédons aujourd'hui, et surtout, la diffusion de l'utilisation d'Internet et des
réseaux sociaux, pourraient remplacer des modalités antiques de communication, dont certaines dérivaient ou dérivent
encore de l'expérience du savoir-faire et de l'observation de celui-ci, du moins indirectement, mais en puisant dans des
bases de données accessibles où il est possible d'écouter et d'observer. Il est vrai qu'il manque l'interaction directe,
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l'écoute des sons, respirer les odeurs et l'expérience physique des poids et des mesures, mais il est cependant possible
de communiquer une image qui est comme une « recette » qui est rendue disponible et qui peut être reproduite avant
qu'elle soit perdue à tout jamais.
Les chantiers concernent la construction d'ouvrages architecturaux et territoriaux, dont la dimension innovante
d'expérimentation doit être recherchée dans les modalités de communication, et dans la mise à disposition d'un grand
nombre d'utilisateurs, dans le catalogage et dans la possibilité de bénéficier de comment sont fabriqués ou projetés ces
ouvrages.
Un aspect important de l'expérimentation d'une telle approche est aussi la conscience de la problématique des contextes
territoriaux envers lesquels une telle activité est développée, même si le patrimoine de connaissance et de savoir-faire
qui est ainsi rendu disponible, est étendu à tout le réseau.
Les actions du chantier expérimental ont été :
• La conception du chantier virtuel
• La réalisation du chantier, avec l'intégration des réseaux wifi, des hot spots, des ordinateurs, des films/interviews/
travail scolaire, dont les sujets principaux sont porteurs des savoir-faire locaux qui illustrent et mettent en pratique
les techniques traditionnelles, rendant ainsi « permanent » leur enseignement et fournissant ainsi un témoignage
important pour les générations futures.
Pour chaque zone du laboratoire régionale ont été réalisés des films qui permettent de reproduire une vision organique
des anciens métiers du territoire, principalement orientés dans le domaine des ouvrages architecturaux et territoriaux, en
reprenant et en montant les expériences retenues particulièrement significatives pour l'histoire matérielle du territoire. Le
matériel reccueilli a été inséré dans le réseau social de façon à en garantir la plus grande visibilité et la meilleure
diffusion possible.
Le produit final et le « noyau » d'une chaîne YOU TUBE des savoirs de la traditions du bâtiment et territoriales de la
Ligurie, qui partant des laboratoires LabNet + pourra s'étendre à tout le territoire où les films sur les constructions en
cours pourront être téléchargés, mais également des films historiques relatifs à la culture matérielle ligure. Avec ceci,
l'intention est d'amener l'expérience de LabNet + en dehors des limites temporelles du projet en déclenchant un
processus qui puisse alimenter un laboratoire permanent de la connaissance, de la mémoire et du savoir-faire.
OBJECTIF DES ACTIVITES PREVUES PAR L'ACTION « CHANTIERS EXPERIMENTAUX »
Dans le cadre du projet LabNet sera réalisé le sitewww.laboratoripartecipatiliguria.it laboratoire web de co-conception et
de mise en valeur du territoire.
Le site est structuré en deux sections: « laboratoires de co-conception » et « métiers anciens ».
La section « laboratoires de co-conception » est constituée d'un géoBlog qui permet aux habitants, ou à tous ceux qui
demandent à faire partie de la communauté territoriale, de participer à la conception d'interventions de réhabilitation et
de mise en valeur du territoire, que ce soit au moyen d'instruments de géoréférencement, ou au moyen de l'envoi de
matériels multimédia (photos, audios, vidéos).
Ainsi, une source d'information précieuse se mettra en place pour augmenter la connaissance de la perception des lieux
et de comment y vivent leurs habitants. Un indicateur des nombreuses identités qui se trouvent dans les petites
communes, leurs aspirations et nécessités, mais aussi de ce qu'ils ont en commun. Il s'agit d'une vraie expérimentation,
d'une façon différente de vivre la communauté dans l'optique de la e-participation.
L'objectif est de faire participer les habitants au projet de conception du territoire de manière à offrir des réponses qui
répondent effectivement à leurs besoins et à leurs souhaits et qui puisse être offerte comme un stimulus des politiques
urbanistiques de l'arrière-pays.
Dans ce sens www.laboratoripartecipatiliguria.it est un lieu où il est possible d'exprimer les propres opinions et en
assurer le suivi (log). L'utilisation des instruments de géoréférencement suggère dans ce cas d'utiliser plus volontiers le
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terme de géoBlog ou « blog géographique » qui permet de communiquer sur Internet les idées et les opinions en les
associant à une portion spécifique du territoire.
Le géoBlog est un instrument de participation interactive des habitants aux processus de planification, basé sur des
cartes accessibles sur Internet. Il permet de plus de fournir des indications et des données utiles aux habitants et aux
personnes intéressées au plan de gestion des sites d'intérêt communautaire.
Sur de telles cartes, des informations situées dans l'espace peuvent être fournies qui, au moyen de la participation
interactive des habitants et des personnes aux intérêts spécifiques, deviennent des représentations des opinions de la
communauté locale. Grâce au géoBlog, il est donc possible d'obtenir des indications sur les lieux d'intérêts, les
nécessités et les attentes des habitants, en se référant à des lieux précis du territoire en question à partir des plans de
gestion.
À travers une interface graphique simple et intuitive, il est possible, pour les personnes qui y accèdent, d'exprimer
librement, simplement et directement les propres opinions et les idées, et de joindre des photographies dans les formats
les plus communs, tels que pdf ou jpg par exemple.
Le site mettra à disposition des moyens d'identification des utilisateurs qui veulent accéder en tant que co-concepteurs
dans la communauté télématique locale et une interface de mise à jour des données cartographiques à distance, que ce
soit au moyen d'un ordinateur (win et macOS), ou au moyen d'un smartphone et de tablets (IOS, android) en
garantissant une grande possibilité d'intégration et de flexibilité.
La section « métiers anciens » est une galerie de vidéos à créer sur une chaîne YouTube prévue à cet effet qui contient
tout le matériel tourné sur le territoire dans le but de garder une trace des métiers anciens du bâtiment. Chaque vidéo est
accompagnée d'un bref texte d'introduction. Toujours en suivant la philosophie de la e-participation, même dans cette
section du site, il est permis aux utilisateurs non seulement de commenter le matériel en ligne, mais également d'en
« poster » de nouveau. De cette façon, il sera possible de créer une vraie bibliothèque des anciens savoirs dont est
constituée la Ligurie.
Description des objectifs des chantiers
Le projet Lab.Net Plus a pour but de conserver le savoir, c'est-à-dire de réussir à le transmettre, et par conséquent de ne
pas le perdre au fil du temps, même en ce qui concerne les techniques de construction qui ne sont plus utilisées si ce
n'est dans des contextes spécifiques.
La difficulté de réussir à expliquer dans un texte les procédures et les astuces pour effectuer un certain type de travail
peut être facilement surmonté par quelques minutes de vidéo pendant lesquelles l'artisan réalise une œuvre en temps
réel devant la caméra.
Ce texte, qui n'est en aucun cas un manuel opérationnel, contient cependant des photographies d'accompagnement aux
quelques lignes qui illustrent rapidement ce qui a été expliqué dans la vidéo publiée sur le site du projet.
VARESE LIGURE (SP)
Réparation d'un mur de pierres sèches
Être en mesure de construire les murs de pierres sèches était un art transmis de père en fils ; beaucoup de maçons le
connaissaient car les maisons d'antan étaient construites en pierre. Seulement, l'arrivée des briques a rendu le travail
plus facile.
La pierre avec laquelle est construite le mur de pierres sèches doit être choisie avec soin et préparée avant d'être posée
; en particulier, pour la réparation, sont utilisées des pierres qui composaient le mur à l'origine et éventuellement en
étaient ajoutées de nouvelles.
On commence en plantant dans le terrain deux barres de fer sur lesquelles est fixée une ligne qui servira de point de
référence pour la pose des pierres. Les pierres devront être de taille consistante et si possible longues et placées de
façon à ce qu'elles aillent vers l'intérieur du mur. En partant du terrain, on procédera vers le haut en cherchant à attacher
les pierres l'une à l'autre en exploitant leur poids. Le principe sur lequel se base un mur de pierres sèches est le poids
même des pierres qui, grâce à la gravité, s'emboîtent solidement l'une à l'autre.
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La pratique commune de mettre une pelletée de terre entre les pierres internes n'est pas conseillée; Avec le temps, la
pluie enlève la terre créant ainsi des espaces qui permettent aux pierres de bouger, affaiblissant ainsi le mur. Mieux vaut
utiliser des pierres plus petites de telle sorte à ce que les pierres les plus grosses restent stables et liées entre elles.
L'utilisation d'un maillet permet de placer les pierres de manière précise, en tenant toujours comme point de référence la
ligne qui sera ensuite relevée le long des tiges de fer.
Les outils utilisés sont la pelle, la pioche, le maillet, le marteau et le pied de biche.
(photos: mur_pierres sèches_01 - mur_pierres sèches_02 - mur_pierres sèches_03 - mur_pierres sèches_04)
COSIO DI ARROSCIA (IM)
Construction d'un four à feu de bois
La construction commence par la réalisation de deux murets de briques de la hauteur de un mètre qui soutiennent une
dalle de béton. Dans le passé, lorsque le ciment n'existait pas, on utilisait des galets (tuiles) pour faire les toits.
Au dessus de la dalle est posée une couche de terre argileuse sur laquelle sont disposées en cercle des briques
réfractaires.
Pour construire un four à « 12 étages », il faut réaliser une dalle de 120 cm, au centre de celle-ci est planté un clou à
grosse tête en le laissant dépasser d'une paire de centimètres sur lesquels est fixée une ficelle de 40 cm. En faisant
tourner la ficelle autour du clou, on désigne sur le plan, un cercle idéal qui nous permettra de placer les premières
briques. En répétant l'opération, toujours à l'aide de la ligne, nous placerons toutes les briques de façon à réaliser une
voûte.
« L'œuf » de briques ainsi obtenu sera recouvert d'une couche épaisse de terre rouge sur laquelle seront mises des
cendres ou du sable fin de façon à former une couche isolante.
Comme le dit le vieux proverbe, pour construire un four à bois, il suffit d'une ficelle, d'un clou, d'un marteau et d'une
truelle... Et puis d'argent pour acheter les briques.
(photos: four_01 - four_04)
CASELLA (GE)
Murs en pierre apparentes en poudingue
La poudingue est une roche sédimentaire composée de galets dérivants principalement du cumul de fragments d'autres
roches altérées en général par leur déplacement dans les cours fluviaux ou les courants marins. Le terme poudingue est
désormais peu utilisé et a été remplacé par le terme générique « conglomérat ».
La zone du mont Maggio et du mont Antola, outre à celles du promontoire de Portofino et de Celle Ligure, est l'une des
seules en Ligurie où l'on peut trouver des sites de ce type de pierre.
Aujourd'hui la poudingue est utilisée pour la réalisation de murs de « pierres apparentes », c'est-à-dire de murs en
ciment armé dont la partie visible est recouverte de pierres de poudingue dans le but de les rendre esthétiquement
similaires à ceux réalisés dans le passé qui sont partie intégrante de l'identité locale.
La pose s'effectue en partant du bas du mur à l'aide d'un maillet et d'une boucharde. Considérant la granulosité de la
pierre, chaque pièce requiert un processus lent et laborieux afin qu'elle puisse être adaptée et agencée. Les techniques
modernes de construction prévoient également l'utilisation de quelques pointes de ciment afin de donner à la structure
une plus grande stabilité et garantir sa durée dans le temps.
(photos: Mur en pierres apparentes en poudingue_01 - Mur en pierres apparentes en poudingue_04)
Murets de pierres sèches en poudingue
Les murets de pierres sèches réalisés en poudingue se différencient des murets traditionnels qui se trouvent le long de
la côte Ligure principalement par la dimension des pierres qui les constituent. La granulosité du matériel oblige à utiliser
des pierres qui ne sont pas trop petites (qui se briseraient pendant le processus). La pratique de l'utilisation des
fragments et des petits morceaux pour les entasser entre les grosses pierres ne peut être utilisée ici. Posées les unes
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sur les autres sans présence de ciment, les pierres donnent stabilité au mur uniquement grâce à leur poids. Avant de
poser les pierres, celles-ci sont travaillées au maillet et au marteau.
(photos: Muret de pierres sèches poudingue_02)
ARRIÈRE-PAYS D'IMPERIA (IM)
Décor des façades
La restauration des façades et des clochers a été concordée avec la Surintendance pour les Biens Architecturaux et
Paysagers de la Ligurie.
Les couleurs ont été prises de dessins des années 1800.
Une opération de nettoyage des couleurs, à l'aide d'un nettoyage à jet d'eau, pour examiner quelles seraient les couches
chronologiques a été effectuée. Il a donc été décidé d'effectuer une teinture unique en ce qui concerne la façade
principale, alors que pour les clochers, il a été décidé de reproduire des décorations sur la base de dessins qui ont été
révélés lors du nettoyage des couleurs.
Que ce soit la teinture ou les décorations, elles ont toutes été faites avec de la peinture à la chaux; comme dans le
passé, de la chaux éteinte colorée avec des pigments naturels a été utilisée.
Les matériaux utilisés sont des oxydes en poudres qui ont été décantés dans l'eau pendant deux jours et ensuite
mélangés à la chaux.
La décoration a été reprise de celle effectuée au cours des années et issue du nettoyage des couleurs. Entre celles-ci la
plus antique, qui remonte aux années 1800, a été choisie, elle a été photographiée et calquée sur un papier calque.
Une fois effectués les stucs et le nettoyage à jet d'eau avec des produits spécifiques anti-moisissures, la façade a été
teintée avec la couleur de fond et le dessin coloré a été reproduit et décoré de plusieurs liserés.
(photos: décoration_01 - décoration_02)
Restauration du petit clocher
L'intervention sur le petit clocher prévoit sa complète reconstruction étant donné que la structure était presque
inexistante et que les rares restes de couverture restants ont tous été récupérés et réutilisés.
La petite coupole a été entièrement reconstruite avec du ciment pouzzolanique et tous les fragments ont été recouverts
de chaux hydraulique pour les rendre imperméables.
Dans la partie inférieure ont été récupérés des corniches, des frises et des chapiteaux qui étaient dans un état
désastreux, en cherchant à respecter le projet principal sans cependant disposer de documentation détaillée.
La couverture a été a moitié refaite à l'aide d'ardoise en morceaux jointe aux angles avec du plomb.
(photos: petit_clocher_01 - petit_clocher_02)
Restauration de la coupole du clocher
Même dans ce cas, la structure était dans un état de conservation préoccupant. Elle était entièrement recouverte de
mousse, de lichens et de moisissures, et, de plus, il manquait de nombreux assemblages du vieux ciment.
La couverture a tout d'abord été légèrement brossée de façon à enlever la végétation, puis a été nettoyée à jet d'eau.
La superficie a été traitée à l'aide d'un produit contre les champignons et a été par conséquent stuquée légèrement pour
remplir tous les trous créés au fil du temps et par les intempéries qui permettaient à l'eau de pluie de s'infiltrer. Un
dernier traitement a été effectué pour rendre plus imperméable la couverture de façon à sauvegarder les galets en
pierre.
Même la partie supérieure de la coupole, sur laquelle est posée la croix, a été reconstruite étant donné qu'elle était
entièrement manquante.
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(photos: couverture_galets_01 - couverture_galets_02)
Réhabilitation des couvertures, des gouttières et des corniches
L'intervention a permis la réfection des charpentes en bois traitées à l'aide de produits antimite et anti-moisissure, la
pose des tuiles pour les couvertures et la réhabilitation des gouttières d'origine et des descentes en cuivre.
Il a été nécessaire de reconstruire et de stuquer les corniches en différents endroits sous la gouttière qui, lors d'une
restauration de l'après guerre qui n'a pas vraiment été effectuée dans les règles de l'art, ont été partiellement cassées.
L'intervention, concordée avec la direction des travaux et la Surintendance, a permis d'utiliser des matériaux à base de
chaux de Wasselonne pour retourner à la méthode qui était utilisée à l'époque de la construction.
(photos: corniches_02)
ARRIÈRE-PAYS GÊNOIS (GE)
Crépissage des granges et des étables
La poudingue, en plus d'être utilisée pour la réalisation de bandes et de murs de confinement, était également utilisée
pour la construction de bâtiments agricoles et d'étables. L'abondance et le faible coût du matériel rendait convéniente
son utilisation.
En regardant certaines vieilles constructions dont l'enduit a été partiellement délavé par les intempéries et donc
reconstruit récemment, il est possible d'observer que l'enduit ancien révèle une granulométrie composée d'éléments
arrondis car le sable utilisé était prélevé dans les méandres des torrents et contenait donc des pierres polies par l'eau.
L'enduit plus récent, constitué de sable mixte de concasseur, présente en revanche des éléments ayant des arrêtes
vives qui n'ont pas été émoussées au fil du temps des les courants d'eau.
Dans l'architecture pauvre des étables, l'enduit était tiré au ras de la pierre, et par conséquent ne recouvrait pas toujours
entièrement les murs. Cette technique créait ainsi un enduit alvéolaire, c'est-à-dire avec des affleurements de pierre qui
marquent les points sur lesquels il dépassait de la paroi du mur.
(photos: Crépissage granges_02)
Loge
La loge, comparable au balcon moderne, possédait une structure constituée de poutres en bois où il était possible de
pendre facilement différents types d'objets. Il s'agissait d'une zone à l'abri du mauvais temps et était utilisée pour pendre
le linge mais également pour faire sécher certains produits de la terre comme par exemple les haricots et le maïs. Dans
les villages de Valbrevenna, qui de septembre au printemps ne voient le soleil que quelques heures par jour, le
processus de séchage permettait la conservation des produits pour toute la saison froide.
(photos: Loge_01 - Loge_02)
Granges avec des toits en paille
Les granges classiques et les étables qui se trouvent encore dans la partie supérieure de la Vallée Scrivia prévoyaient
une zone de dépôt et une étable dans la partie inférieure, alors que dans la partie supérieure se trouvait la grange.
Le toit de la construction avait une couverture en paille faite avec des fagots de blé, aujourd'hui remplacés par les tuiles.
La structure originelle en bois du toit est encore présente; les courants en châtaignier qui la composent sont placés à
une distance telle à permettre le positionnement des fagots à cheval les uns sur les autres, et superposés à un tiers.
(photos: Grange Valléescrivia_01 - Grange Valléescrivia_02)
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I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
5. Description des chantiers expérimentaux dans les régions partenaires:
Laboratoire de la Sardaigne
Pagg. da 65 a 81
LES CHANTIERS EXPERIMENTAUX EN SARDAIGNE
Restauration et récupération écologique du patrimoine bâti dans les centres historiques de
la Sardaigne
En Sardaigne, l’action s’est concrétisée à travers la mise en œuvre de deux chantiers. Le premier est né à la suite d’un
accord de collaboration entre la Région autonome de Sardaigne et les communes de Florinas. Il résulte de la
convergence de deux projets à valeur pédagogique, appelé "De la pierre", dont l'objectif principal était d'établir une
relation d'échange de connaissances techniques entre les professionnels du secteur.
Le second a été un chantier expérimental obervatoire, mise en œuvre sur une habitation privée dans le centre historique
de Lunamatrona, village au cœur de la Marmilla, région à vocation agricole.
Chantier expérimental « Enseignement autour de la pierre ». Florinas
Florinas, en sarde Fiolinas, village de Sardaigne située dans la région du Logudoro, est une commune de la province de
Sassari. Le toponyme Florinas provient du terme original romana Figulina, atelier du potier ou carrière d’argile, datant de
l’époque médiévale et certainement dû à la présence sur le territoire d’un espace spécialisé dans la production et le
travail de la terre cuite.
Comme en témoignent de nombreux vestiges archéologiques : plus de trente Nuraghi, une dizaine de Domus de Janas
de la fin du Néolithique et de l’âge de Bronze, etc, il s’agit bien de la région des terres cuites et des poteries.
Ce territoire a été densément peuplé dès l’époque médiévale quand il est devenu une partie de la juridiction du Logudoro
avec la Curatelle de Figulina.
Avec les invasions arabes du XIe siècle et leur défaite face aux républiques de Gênes et Pise, appelées à intervenir pour
la défense de l'île par le pape Benoît VIII, FLORINAS se rendit d'abord à la famille Doria, puis aux Malaspina, qui a
décidé de le fortifier par la construction d'un château, aujourd'hui détruit, avant de devenir fief aragonais avec la baronnie
ensemble de Ploaghe.
De manière plus récente, les traces de ce passé sont visibles à travers la forme et autres caractéristiques du tissu urbain
traditionnel. En raison du déclin démographique sur près de 100 ans, certains édifices intéressants du centre historique
ont été en partie conservés de la spéculation immobilière, des démolitions et reconstructions ou des extensions
dénaturantes.
Le projet
« Le centre pour le développement durable »
Le projet «le centre pour le développement durable » nait de la rencontre entre l’administration communale de Florina et
deux jeunes techniciens sensibles aux enjeux de récupération du patrimoine bâti, aux principes de construction
traditionnelle et d’écoconstruction.
Le projet prévoit la requalification d’une zone dégradée du village. Le quartier de la place Umberto I avec les immeubles
qui la bordent, le tout suivant une clé de lecture innovante dans laquelle tradition et technologie commandent. Il prévoit
par ailleurs, la rénovation de la place avec un traitement des sols et des réseaux, le remplacement du mobilier urbain et
une meilleure signalisation.
Les objectifs sous-tendus par le projet :
Requalifier un quartier du centre historique de façon à le rendre viable et à en faire une zone centrale, un lieu
d’attraction.
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Programma di cooperazione transfrontaliera Italia - Francia Marittimo 2007-2013
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Rénover selon les critères du développement durable et de l’écoconstruction et faire de ce lieu, un espace de diffusion
des connaissances
Préserver l’identité des lieux en recourant aux techniques de construction et matériaux traditionnels
Reconstruire les liens entre le quartier et les lieux de sociabilité, de partage, etc et restaurer les rapports de la
communauté à son espace urbain.
Les principes suivis sont ceux de la « biocompatibilité » et de l’écoconstruction afin de préserver les modes de
constructions.
Les projets de conception et de construction cherchent à optimiser l’intégration architecturale, l’efficacité énergétique et
prévoient l’utilisation de matériaux et techniques de constructions traditionnels.
Parallèlement à la définition précise des projets de restauration du bâti, la destination et l’usage des immeubles ont été
fixés. Le projet comprend alors la création d’un centre multifonctionnel, rendant ainsi cet espace à la communauté en
proposant des services à la personne et la création d’un laboratoire pour la promotion des techniques traditionnelles et
des nouvelles technologies. Il doit être un lieu de revitalisation économique.
A des fins pédagogiques, les opérations de récupération du patrimoine bâti sont reproduites à l’échelle 1/1 et proposées
sous la forme d’un parcours articulé par les différentes phases du chantier.
« Intégration & Innovation »
L’amélioration du confort thermique et phonique du bâti, dans le respect de formes et des matériaux des bâtiments
rénovés est une question centrale qui mérite une attention particulière dans la phase de conception.
Les mesures d’isolation thermique et acoustique, interne ou externe, l’aménagement paysager et l’amélioration de l’état
général sont nécessaires à l’amélioration de la qualité du bâti notamment en termes de salubrité et de confort.
Le choix des matériaux et des techniques résulte fondamentalement de la combinaison du réemploi des matériaux et du
respect de l’identité des lieux.
La définition des mesures nécessaires à la maîtrise de l’énergie, à l’utilisation des énergies renouvelables et à la stabilité
des coûts de gestion constitue également un aspect fondamental du projet.
« Echange & Diffusion »
L'échange de bonnes pratiques entre opérateurs et le transfert d'expertise sur la récupération et la réhabilitation du
patrimoine historique bâti est fondamental pour la réalisation d'interventions de qualité.
L’information et la formation des entreprises, des professionnels, administrations, professeurs et des étudiants des
écoles d’ingénieurs et de l’université voire de toute la communauté est indispensable pour pouvoir affronter ce type de
projets, chacun dans son domaine de compétence.
Afin d’impliquer ces acteur dans des actions de grande ampleur, un cycle d’activité a été mis en place : workshop
thématique, actions éducatives, visites guidées des chantiers. L’ensemble de ces actions a contribué à éveiller les
conscience et le sentiment d’appartenance à la communauté.
Légende :
1. Place Umberto I – Entrée Nord. A gauche de l’image il est possible de voir une partie, avant travaux, des immeubles
faisant l’objet d’interventions.
2. Etat des lieux des immeubles avant restauration.
Les activités pédagogiques et les séminaires animés par le laboratoire régional
Suite à l’accord de collaboration entre la Région Autonome de Sardaigne et l’administration communale de Florinas,
le laboratoire LAB. net + de la Sa rdaigne a rejoint le projet « De Pierre » dans l’organisation d’actions d’information et
de sensibilisation.
Le programme d’études et d’analyses prévu a pour objet de développer et d’améliorer la connaissance des traditions et
technologies mobilisées pour la restauration de bâtiments traditionnels.
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La rénovation du tissu urbain historique est fondamentale dans la mesure où cela préserve et renforce l’authenticité des
lieux, amorce une revitalisation progressive et la mise en valeur des centres. Cela génère de nouvelles opportunités tout
en évitant la consommation d’espace (mitage, étalement urbain).
A partir de l’analyse des différents types de travaux compatibles avec les caractéristiques des bâtiments et de
l’évaluation relative au choix des matériaux, les actions mises en œuvre visent la formation des travailleurs qualifiés et
autres techniciens et au partage des connaissances pour la valorisation du patrimoine bâti.
Comme support de pédagogie, des documents préparés par le laboratoire régional ont été mis à disposition. Ils servent
à la réalisation, dans les règles de l’art, des différents travaux de restauration ainsi que des descriptions de techniques
de construction, y compris pour les modifications nécessaires, les estimations et autres calculs assurant le respect des
normes et des traditions tout en répondant aux exigences des modes de vie modernes.
L’ensemble des éléments a été compilé dans un document de synthèse « Fiches techniques des inteterventions » dans
lequel suggestions et conseils sont donnés pour mettre en œuvre des travaux et valoriser le patrimoine. Le document
illustre les différentes phases de réalisation des travaux en particulier pour la maçonnerie, la toiture et les enduits. Afin
d’identifier les techniques traditionnelles les plus adaptées, une analyse financière des quantités et des temps de
réalisation est intégrée au document.
En parallèle, la formation et l'information des travailleurs et des citoyens, et surtout aux techniques de construction
traditionnelles permet une récupération qui combine la valeur de l'identité et l'historique avec les exigences modernes de
vie et de travail.
Le projet s’est articulé autour d’une série de séminaire qui s’est terminée par une exposition des travaux réalisés, des
matériaux d’écoconstruction. Trois thèmes ont été principalement au cœur des séminaires :
L’espace urbain et l’architecture dans la restauration des centres historiques
La consolidation de la structure
Toiture et enduits.
L’espace urbain et l’architecture au cœur de la restauration des centres historiques
Cette problématique impose que les projets de rénovation urbaine tiennent compte de l’identité des lieux. Ils ne doivent
pas altérer la perception ni son identité. Il faut respecter les rapports entre les pleins et les vides, la répartition dans
l’espace, les règles de hauteurs, l’alignement, les distances mais aussi les matériaux et les techniques.
Légende :
3. Pliage réalisé lors des activités développées avec l’Ecole Elémentaire de la commune de Florinas.
La consolidation de la structure : le problème des fondations et de la maçonnerie dans la estauration
de petites habitations
La réalisation d’une toiture traditionnelle présente un aspect écologique et durable parce qu’elle implique le réemploi de
matériaux présents sur les lieux. Cela contribue à réduire l’empreinte carbone en limitant les transports de matériaux,
etc. Elle fait également appel à des matériaux écologiques comme le bois, la laine et la terre.
Toiture et finitions dans les centres majeurs
C’est également l’occasion de mobiliser des savoirs et savoir-faire traditionnels. Ces considérations valent aussi pour les
travaux de finitions et d’enduits. Ces éléments favorisent aussi l’intégration des bâtiments dans leur environnement.
Chantier expérimental « Observatoire », Lunamatrona
Lunamatrona est une petite ville dans la province de Nuoro, qui compte 1800 habitants. Situé à 180 m au-dessus du
niveau des mers, à l'intérieur de la plaine entre le fleuve Marmilla Mannu et la région vallonnée de Trexenta et à 50
kilomètres de Cagliari.
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L'étymologie du nom est incertaine: d’après certains chercheurs cela découlerait de la corruption de Junon, ou plutôt par
le Junonem accusatif, Junon pour les Romains, accompagné à l’époque classique par l'attribut matrone, ou à la fin
Genium ; d'autres se réfèrent à la lune, appelée Jana par les paysans.
Le projet
Ce chantier expérimental est né de la collaboration entre le laboratoire LAB. net +, le propriétaire de l’immeuble et la
direction des travaux d’une entreprise de construction qui a consenti à ce que les travaux fassent l’objet d’un recueil
documentaire sur les techniques et matériaux employés dans la rénovation.
L’immeuble rénové se situe au centre du noyau historique. Aussi, les travaux de restauration ont suivi les principes
d’écoconstruction et ont mobilisé les techniques de construction traditionnelles.
Légende :
4. Interventions techniques sur les édifices.
Principales phases opérationnelles Tableau 8
Légende :
5. panneau des différentes phases de travail et les photos des interventions.
Analyse du contexte
Analyse du bâti
Légende :
6.Vue aérienne du contexte urbain et du bâti.
Les toitures
Il est de bonne pratique de recycler les vieilles tuiles et d'utiliser les nouvelles tuiles en tant que canaux.
Pour les eaux de ruissellement, il est préférable de ne pas utiliser les gouttières. Les grosses poutres endommagées
peuvent être remplacé et réemployées à d’autres fonctions. L’isolattion doit être réalisée avec des matériaux
respectueux de l'environnement.
Légende :
7. Fiche technique des travaux de couverture.
La maçonnerie
Il faut tenir compte du caractère original et de l’aspect extérieur du bâtiment. Les travaux prévoient :
- Fourniture et installation d'éléments de construction en maçonnerie de pierre naturelle liés avec du mortier, fait avec
des pierres de la récupération. Les pierres ne doivent pas être friables et elles doivent résister au gel. Ils doivent
également contenir des résidus appréciables un solubles ou organiques, et doivent posséder une résistance suffisante et
une bonne adhérence au mortier;
- Liants: les différents éléments du bâtiment doivent être connectés de façon appropriée les uns aux autres avec des ou
en plâtre.
- ces travaux se feront principalement en béton armé sur une largeur d'au moins 2/3 de la maçonnerie et jamais moins
de 12 cm et une hauteur au moins égale à celle de étage, et jamais inférieure à la moitié de l'épaisseur de la paroi.
L’armature minimum doit être d'au moins 6 cm ² et doit avoir un diamètre minimum de 12 mm. La même armature devra
être prévue dans le ……interposé entre les fondations et l'élévation de la structure. Dans tous les cas, l'armature prévue
ne devra pas être inférieure à 0,6% de la superficie.
Les supports doivent être en forme de cercles (barres en fait) d'un diamètre minimum de 8 mm posés à une distance
maximum de 30 cm. Les traverses en L devront être ancrées dans le orthogonal d’au moin 40 cm de diamètre.
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Légende :
8. Fiche technique des travaux de maçonnerie.
Les finitions/ enduits
Les plâtres dégradés
Le choix des couleurs est important : il est nécessaire de chercher les couleurs d’origine ou de tenir compte des teintes
traditionnelles du centre historique. Les produits avec des matériaux de synthèse sont peu indiqués. A contrario, le
peinture à base de chaux et de pigments naturels sont préférés.
Légende :
9. Fiche technique des travaux de finitions/ enduits.
Légende :
10. Fiche technique des travaux pour les systèmes de ventilation.
Géothermie (ventilation par le sol)
Les éléments à retenir concernant les travaux de ventilation du bâtiment. Cela prévient l’humidité. Elle entraine des
travaux :
de démontage des pavés existants, des chapes et nid de guêpes pré existants
de coffrage en plastique montés sur les traverses
Béton et ciment avec une résistance caractéristique
Tubes en PVC pour la ventilation
Légende :
11. Poutres en genévrier dans l’édifice objet de rénovation.
Légende :
12. Singularité d’une fenêtre avec un linteau en genévrier.
13. Passage intérieur avec voûte en pierre.
14. Bâtiments inclus dans le premier chantier.
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I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
6. Descrizione dei cantieri sperimentali nelle regioni partner:
Laboratorio della Toscana
Pagg. da 83 a 94
LE CHANTIER EXPÉRIMENTAL DE LA FORMENTARA
Localisation du chantier et aperçu historique
Ce chantier expérimental s’est penché sur la récupération du bâtiment appelé Casa Giulianotti, qui est situé à l’intérieur
du village d’alpage de la Formentara, dans la commune de Zeri (MS). L’alpage de la Formentara est un habitat qui s’est
développé dans la deuxième moitié du XVIème siècle pour exploiter les terrains de montagne (culture des céréales
moins nobles et exploitation du bois).
Des estimations de 1508 évoquent déjà le nom de la Formentara. Toutefois, la consolidation et le développement de la
trame urbaine n’ont lieu que dans la deuxième moitié du XVIème siècle, lorsque la hausse démographique et
l’exploitation excessive des terrains, qui entourent les villages, poussa les populations des Apennins à coloniser l'étage
montagnard au-dessus de 700 m. Les premiers établissements sédentaires de l'alpage remontent à cette période,
l'objectif étant l'exploitation de terrains dans les zones les plus hautes, dont l'accès était difficile. Il s’agissait de cultures
mineures et de l’exploitation des ressources de la forêt.
Le village de la Formentara est un exemple notable de l’organisation des villages d’alpage. Habité jusqu’aux années
soixante, il fait encore état d’une bonne intégrité et d’une lisibilité satisfaisante. Les traits actuels ne s’’éloignent pas trop
des caractéristiques originaires. La spécificité de la Formentara, par rapport à d’autres habitats d’alpage, concerne
l’organisation urbaine complète : les routes et les basses-cours sont pavées, les fontaines publiques et l’église sont
présentes. Un réel village « d’été », une copie du village matrice, le minuscule hameau de Noce.
Le village est composé de quelque vingt maisons bâties l’une à côté de l’autre, le long du sentier qui remonte le versant
de la montagne le plus escarpé et réparé, sans aucune possibilité d’y cultiver quoi que ce soit. L’église, un oratoire dédié
à Saint-Bartholomée, montre la même typologie de construction et de distribution de l'habitat. Le trait distinctif ne venait
que du petit clocher latéral, aujourd’hui malheureusement retiré, suite à une brutale réhabilitation, qui a prévu le
remplacement de l’ancienne toiture en bois de châtaigner par une autre en béton armé.
Le territoire de montagne, dans les communes de Zeri et de Pontremoli, a des caractéristiques spéciales, ce qui a
permis, au fil du temps, de développer des habitats d’été dans les alpages. Depuis l'an 1600, ces petits bâtiments, en
maçonnerie de grès, accrochés aux collines et aux massifs de frontière, ont marqué ce paysage de montagne. A dire
vrai, les populations, qui habitaient les villages à une altitude de 300 m, décidèrent de profiter des terres hautes pour
augmenter la quantité de vivres, la surface de terre cultivable et de pâturage étant insuffisante.
Les noms du village de la Formentara et d'autres villages - Lago Soprano (dans la zone de Cervara) ou I Casoni
dell'Arella ou bien Giù di Ghifo (dans la zone de Pracchiola) - sont déjà évoqués dans les estimations de 1508. Il s'agit
des documents les plus anciens de la Communauté de Pontremoli, sauvés de l'incendie de 1494. Cet incendie avait
détruit le bourg, ainsi que les registres et les archives. La morphologie du territoire de Pontremoli et de Zeri montre bien
des caractéristiques semblables entre la zone de la Formentara et les zones de Bassone et de Cervara. C’est bien dans
ces lieux que le seigle, le blé, la pomme de terre étaient cultivés et que paisaient les chèvres et les moutons.
Aussi, les mêmes traits communs se retrouvent-ils dans les constructions rurales, qui avaient la fonction de base
estivale pour ceux qui quittaient le village matrice et remontaient vers ces territoires, pour la transhumance ou pour le
moissonnage. L'analyse de ces ouvrages en pierre sèche met en relief leur relation avec une agrégation d'espaces, dont
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la surface allait de 16 à 25 m². Leur forme était carrée ou bien rectangulaire. Voici donc la cellule élémentaire, qui
représente la matrice originaire du développement de la construction dans tous les alpages. La forme rectangulaire de
ces cellules élémentaires a une relation incontournable avec la pente du terrain, voire elle est prévalente (le côté long 5
à 6 m, perpendiculaire aux courbes de niveau et le côté court, 4 à 5 m, parallèle à ces courbes) où la pente du terrain est
plus forte. La forme carrée (4 x 4 ou 5 x 5) est plus présente en situation de plaine.
Ensuite, il faut différencier les ouvrages qui ne devaient qu’abriter des animaux (ou éventuellement des animaux et des
personnes) et les ouvrages réservés aux personnes. Les premiers s’appellent en dialecte « cascine », en maçonnerie
sèche et toiture en fagots de seigle, alors que les deuxièmes s’appellent « casoni ». Des traits succincts des uns et des
autres seront ultérieurement pris en compte.
« Cascine et casoni »
La « cascina », éparpillée sur les montagnes de Pontremoli et de Zeri, avait une fonction d’abri des animaux, l’étable
étant au rez-de-chaussée, et le grenier à foin à l’étage. De l’observation du schéma typologique se dégage la simplicité
de cette construction. La charpente de la toiture était, bien entendu, en bois de châtaignier et la pente était vraiment
notable (plus de 120%). La couverture étant en seigle, il fallait avoir une forte pente pour un bon écoulement de l'eau et
de la neige. La maçonnerie était presque toujours sèche et les pierres étaient dégrossies pour une meilleure adhérence.
Le rez-de-chaussée n'avait aucun plancher, mais une couche de terre battue, avec de petits canaux à lisier. Ensuite, un
plafond en bois, pour y entasser le foin et alimenter le bétail. Le plancher en bois était équipé d’un trou rectangulaire par
lequel descendait le foin et par lequel passaient les bergers dans le but de contrôler les animaux (d'habitude des
moutons) sans passer par l'extérieur. Le toit en seigle s'abîmait facilement ; pour cette raison, tous les deux ans environ,
les bergers étaient obligés d'en faire l'entretien (parfois, suite à de fortes chutes de neige, ils devaient le refaire de toutes
pièces). Toutefois, dans des conditions climatiques normales, ce genre de couverture pouvait même durer trente, voire
quarante ans.
La présence de chaumes fait que la « cascina » se trouve dans une zone géographique bien précise. C'est la zone qui
va de « Costa della segale » (toponyme qui identifie son utilisation), avec la Valle del Verde, près de Cervara et de
Bettigna, près de Bressone, jusqu'aux monts au-dessus de Guinaudi, plutôt vers le Nord. La morphologie du territoire
permettait, bien entendu, la culture du seigle.
Parfois, ceux qui en avaient les moyens ajoutaient une autre cellule, identique à la première, pour créer un double
volume et permettre que des personnes pouvaient y vivre pendant l’été. Par exemple, dans le schéma typologique, on
notera l’assemblage de deux cellules fondamentales : la cellule de droite, plus basse, utilisée probablement dans la
partie supérieure comme grange à foin, et dans la partie Inférieure comme étable. La partie à gauche, un peu plus
grande, était affectée, probablement, à logement des bergers et de leurs familles, du mois de mai au mois d’octobre.
Si les «cascine » étaient habitées aussi par des personnes, leur typologie était un peu plus complexes : un rez-dechaussée qui fonctionnait comme étable et un étage avec accès direct de l’extérieur. La toiture était composée de
« piagne » (lauzes). Cette articulation, parfois notable, était due aux caractéristiques très bonnes d'usinage et de
résistance d’une pierre locale, le grès massif, tiré probablement d’une grésière dans les environs de l'habitat. Ces
ouvrages sont typiques de la zone de la Formentara, Gurfuglieta, Porcilecchio, dans les environs du Monte Spiaggi, à la
frontière des deux communes, Zeri et Pontremoli.
Les ouvrages appelés « casoni » abritaient les bergers et leurs familles, pendant la période de la transhumance. Ils
étaient construits en maçonnerie à sec (grès) ; la toiture était en bois de châtaignier et la couverture en lauzes. Il n'y
avait qu'un étage ; le plancher, dans la majorité des cas, était en dalles de pierre appelées « piagnoni » sur terre battue.
Les « casoni » revêtaient une fonction importante de séchoirs à châtaignes.
La différente fonction débouche aussi sur une typologie de construction qui n'est pas la même. La couverture ne prévoit
plus le seigle, mais les lauzes ; l’inclinaison de la toiture est nettement moins marquée (environ 40%). Il est rare qu’il y ait
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un deuxième étage, avec l’exception de villages parfaitement structurés et organisés, tels que la Formentara ou Farfara.
La distribution géographique, même pour le « casone » est étroitement liée à la morphologie du territoire et aux cultures
pratiquées : les « casoni » existaient là où il y avait les bois de châtaigniers à fruits. La zone de Bassanese est à
souligner, car c’est là que coexistent les deux typologies : la « cascina » pour les animaux et le foin, et le « casone »
pour les châtaignes, les pommes de terre et les bergers, pendant la période de la transhumance. Le vieux curé de
Bassone nous parle de ces « résidences secondaires ». Durant ses années de service dans la paroisse, il a collecté et
documenté les traditions des lieux dans un bref essai.
« La zone au-dessus du hameau de Bassone est encore riche en témoignages architecturaux susceptibles d'être
rattachées aux « casoni ». Les habitants les plus âgés de Bassone continuent, encore aujourd’hui, de les appeler « les
maisons à la montagne ». Ces maisons, de quelque 30 m², ne disposaient que d’un monolocal et d’une mezzanine, où
l'on mettait d'habitude les châtaignes à sécher en automne. Maçonnerie à sec et toiture au moyen de lauzes.
Les familles se transféraient dans ces petites maisons au printemps...et elles y restaient tout l'été pour les labours, la
collecte du seigle, des pommes de terre et la fenaison. Souvent, les personnes dormaient sur des lits improvisés, faits de
feuilles ou de paille ; les vrais lits n’existaient pas ! Tout « casone » avait un potager, pour cultiver les légumes destinées
non seulement à l’autoconsommation. Bassone était connu comme le village des oignons. La plupart des familles
n’avaient dans les montagnes que des potagers à oignons. Toutefois, même les pommes de terre étaient cultivées. Ces
produits, avec les châtaignes, constituaient la ressource la plus importante de cette époque, par ailleurs marquée par
une grande pauvreté. Les pommes de terre étaient “rengà” (récoltées) après la fenaison, avant la fin du mois d’août. On
craignait les pluies du mois de septembre. Les pommes de terre étaient conservées, pendant l’hiver, dans des trous au
sol, à l’intérieur des « casoni ». Ce type de conservation évitait le gel des pommes de terre, à cause des rigides
températures de la saison. Ces pommes de terre étaient utilisées au printemps, encore fraîches et sans bourgeons.
Parfois, pendant la récolte dans les terres à pommes de terre, on semait du seigle, qui n’avait pas besoin de soins
spéciaux et dont la récolte avait lieu au mois de juillet suivant. Près du « casone » on avait l’étable pour abriter les
moutons, qui étaient très nombreux à l’époque. L’étable, avec une mezzanine à foin, avait une toiture très en pente et
fort caractéristique, la couverture était faite à l’aide de paille. Cette construction était appelée « cascina ».
La tradition de la transhumance et des cultures agricoles s’est clairement perdue au fil du temps, et notamment durant
les années soixante. A ce moment- là, suite au boom économique, la population des hameaux a préféré aller dans des
villes plus grandes et chercher un emploi plus stable. On comprend alors que le déplacement de presque tout le village,
du mois de mai au mois d’octobre, vers les montagnes au-dessus de Bassone, était une tradition consolidée et qui
remontait au moins à la moitié du XVIème siècle.
Caractéristiques techniques des ouvrages du village de la Formentara
Typologie de construction : juxtaposition des pierres ébauchées, tirées de la grésière à proximité, presque sans chaux ;
dans les rares cas ou la chaux est utilisée, sa fonction n’est pas de liant, mais simplement d’élément de nivellement
entre les pierres. Les toits ont une structure portante, double charpente en bois de châtaignier qui soutient les lauzes,
dont l’épaisseur est 3 à 5 cm. Un détail de la couverture est le « sporto », à savoir une saillie qui arrive même à 70 cm
par rapport au fil du mur portant, grâce à la prolongation de la panne faitière. Les routes d'accès et les basses-cours des
maisons étaient originairement pavées à l'aide de lauzes.
L’intérieur de la maison est composé de deux parties : le rez-de-chaussée, trois côtés donnant sur la montagne et accès
directe de la route, pour abriter les animaux; et l’étage, avec le plancher en bois, accès côté montagne, à usage
d’habitation.
Le bâtiment, objet de l’action de récupération, est situé aux marges de l’agglomération, dans un état de conservation
discret, avec simple accès. Il offre des aspects typologiques intéressants pour mettre en œuvre le chantier expérimental.
En effet, les actions ont visé la construction d’un modèle de bonne récupération, devant servir d’exemple pour de futures
initiatives.
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Réalisation des travaux
Les travaux de réhabilitation ont été exécutés selon des techniques traditionnelles (maçonnerie sèche, juxtaposition de
pierres ébauchées, interposition de petits flipots). Toutefois, des normes régionales, en matière d’économie d’énergie,
ont été appliquées et le liège a été utilisé comme matériau d’isolation dans la couverture. Ci-dessous, la séquence des
phases de travail :
-
-
-
-
démontage du toit original en lauzes, qui se trouve dans un état très mauvais ; collecte des lauzes encore
intègres, qui sont lavées et nettoyées des résidus organiques. Rangement des lauzes dans un côté du
chantier ;
dépose des parties sommitales de la maçonnerie, dans le but de réaliser une bordure en béton armé tout au
long du périmètre de l’ancienne structure. La texture originale a été rétablie grâce à la technique cuci/scuci
(coudre/découdre). On a placé deux chaînes en fer et raidit la maçonnerie à l’aide d’injections spéciales ;
Isolation du bâtiment contre les infiltrations d’humidité et d’eau pluviale par le biais de la réalisation d’un trottoir
en béton, revêtu de plaques de grès tout au long du périmètre enterré du bâtiment ;
réfaction de la couverture à l’aide de poutres porteuses en châtaignier massif. Il en va de même pour la
charpente secondaire (exactement comme l’ancienne structure). Ensuite, l’isolant (du liège), la gaine
imperméable, des panneaux en sapin et des lisses, toujours en sapin, 12x10 cm pour la bonne ventilation du
toit. Finalement, une gaine assortie d’ardoise pour la pose des lauzes ;
pose des menuiseries (une fenêtre et une porte) en châtaignier, équipées de double vitrage, après avoir monté
le châssis fixe ; les jambages originaux ont été nettoyés, après avoir remédié à d’éventuelles fissures ;
assainissement de l’humidité, qui remonte du plancher, ce dernier se trouvant dans un très mauvais état ;
composé de « piagnoni », de grès et de chaux maigre ; réhabilitation du plancher et réalisation d’un vide
sanitaire e forme de coupoles, sur une couche de ciment maigre (10 cm).
Objectifs et thématiques abordés
Durant le chantier ont eu lieu 5 visites des élèves de la Terminale A Arpenteurs-Géomètres, de l’établissement scolaire Istituto Superiore « P. Belmesseri » de Pontremoli. Deux enseignants ont accompagné les 24 jeunes : Mme Lucia
Pacciani (topographe) et Mme Rosanna Lamattina (experte de technologie des matériaux), qui a suivi aussi les jeunes
dans la phase de restitution des détails de construction sur papier.
L’objectif du chantier a été de montrer la récupération, dans les règles de l’art, d'un ouvrage traditionnel en maçonnerie
sèche (grès), en ayant recours aux anciennes techniques de construction (toiture en châtaignier massif, avec couverture
en plaques de grès) et en cherchant, en même temps, à respecter les nouvelles normes antisismiques (Texte Unique
pour le Bâtiment-Construction) et pour l’économie d’énergie (Décrets Législatifs n° 192/05 et n° 311/0 6).
Les leçons développées sur le chantier ont ainsi permis aux travailleurs spécialisés et aux experts, qui ont réalisé les
travaux, de « transmettre » les anciens savoirs aux jeunes. Ceux-ci vont se lancer, sous peu, dans le métier et seront
donc aux prises avec les problématiques qui ont fait surface dans cette réhabilitation.
Durant les visites, les élèves ont pu suivre les travaux de près et poser des questions. Ils étaient enthousiastes d’une
récupération/restauration qui respecte l’identité de l’ouvrage mais qui est capable, en même temps, de le transformer,
conformément aux besoins d’une maison moderne.
Les travaux ont commencé le 19 septembre. Périodiquement, tous les jeudis, au matin, les jeunes ont pu observer
quatre travaux différents : le 29 septembre : réalisation d’une bordure en béton armé, avec introduction des chaînes à
l’intérieur de la maçonnerie ; le 6 octobre : réalisation d’une toiture ventilée et isolée à l’aide du liège ; le 13 octobre : la
mise en œuvre de la solution au problème de l’humidité, par la pose du vide sanitaire et ensuite des
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« piagnoni » (des dalles de grès particulières pour le plancher). Finalement, le 20 octobre : pose des lauzes, comme
matériau de couverture. Une visite, réalisée avant le début des travaux, a permis de vérifier l’état de dégradation du
bâtiment objet de l’étude.
L'architecte Pezzati, responsable du Bureau d’études de la Commune de Zeri, a brièvement expliqué les procédures
nécessaires afin d’obtenir les autorisations et amorcer les travaux de récupération de Casa Giulianotti. Il a mis l’accent
sur les caractéristiques générales et communes des villages d’alpage, sur le territoire de Pontremoli et de Zeri, et
notamment sur les traits typologiques de l’alpage de la Formentara. Ensuite, la visite du village et la présentation du
projet de réhabilitation et des détails de construction à réaliser.
La deuxième visite a concerné la réalisation de la bordure en ciment armé, à l’intérieur de la maçonnerie. Dans ce but,
l’entrepreneur principal avait démoli la partie sommitale des tympans et réparé les éventuelles fissures. On a donc
réalisé deux parements en maçonnerie à sec, dont la fonction était de « coffre-forme » de la bordure, avant de réaliser la
coulée. Le béton armé a été confectionné sur chantier, à l’aide d’une bétonnière à cuve. Une main-d’œuvre qualifiée a
aussi fait voir comment on « taille » une pierre dans le bon sens, et les procédures de prévention des accidents dans les
chantiers.
La troisième visite a porté sur la réalisation de la toiture en châtaignier massif. Avant que les jeunes n’arrivaient,
l’entreprise avait préparé un pan équipé de la charpente principale, et l’autre, de la charpente secondaire afin de pouvoir
bien comprendre chaque étape : positionnement des poutres principales, pose des panneaux en châtaignier ; pose des
poutrelles en bois de sapin 12 x 10 cm, pose du liège, matériau d’isolation, et ensuite pose des panneaux en bois de
sapin et de la gaine imperméabilisante.
La quatrième visite a permis de voir comment résoudre le problème de l’humidité d’un plancher contre-terre. Dépose des
anciens « piagnoni » et leur numérotage pour ne pas les confondre au moment de leur nouvelle pose. Réalisation d’un
vide sanitaire, en forme de coupoles en matière plastique dure, sur une couche de béton maigre, de 10 cm, assortie d’un
drainage périmétral à l’intérieur de la maison. Ensuite, visite d’une grésière, désormais désaffectée, à proximité du
village.
La dernière visite a bien montré comment se fait la toiture en lauzes. C’est une technique très ancienne et les artisans à
même de la mettre en œuvre sont de moins en moins. Ce moment a donc été crucial afin de faire comprendre aux
jeunes élèves le schéma de pose. Les travaux du chantier se sont achevés le 17 novembre 2011.
Les jeunes, ultérieurement et sous la supervision des enseignants et des techniciens du Laboratoire de Lunigiana, ont
dessiné les 4 détails de construction qui décrivent les usinages vues, en évaluant aussi les caractéristiques techniques
des matériaux.
FICHES TECHNIQUES
Vide sanitaire
Pour assainir le plancher et résoudre le problème de l’’humidité qui remonte, une méthode efficace est de réaliser un
vide sanitaire, qui permet de sécher l’eau venant d’en bas par le biais d’un espace d’isolation aéré. Dans le cas de
figure, on a utilisé un vide composé de coupoles, c’est-à-dire de pièces en matière plastique régénérée, qui ne sont que
posées sur une couche de ciment de quelque 10 cm, les unes juxtaposées aux autres. L’objectif est de former une sorte
de plancher compacte et « troué » pour la circulation du courant d’air. Afin que la lame d’air puisse traverser le plancher
d’un côté à l’autre, il s’impose de réaliser des conduits d’aération qui débouchent en dehors des murs portants. Audessus de ces pièces, dont les caractéristiques sont porteuses, on réalise une coulée en béton armé au moyen d’un filet
électrosoudé, dont l’épaisseur est environ 5 à 7 cm. À ce stade, il sera possible de poser les « piagnoni », sur un lit de
sable et de ciment très maigre. Afin que le pavage soit compacte et stable, on saupoudre une fois encore avec du sable
et du ciment maigre et finalement on baigne abondamment pour une bonne consolidation de l’ensemble.
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La bordure de couronnement et l’introduction de chaînes en acier
La spéciale typologie de la maison rurale en pierre mal s’accommode de l’obligation, dans les zones sismiques, comme
c’est le cas de la Haute Lunigiana, de réaliser une bordure en ciment armé, au sommet des quatre murs portants en
maçonnerie, dont la fonction était de raidir et de donner de la cohésion à la structure. En effet, le couronnement gris ou
bien enduit, peint dans de différentes couleurs, qui se superpose à la maçonnerie en grès sous-jacente, ne fait qu’altérer
la façade.
Pour remédier à cet inconvénient, on pourrait placer la bordure à l’intérieur de la maçonnerie sèche, afin de ne rien voir,
ni de l’intérieur ni de l’extérieur. La fonction de coffrage serait remplie par deux parements en pierre. Pour introduire les
chaines, si l’on doit démolir et réhabiliter la partie sommitale des murs portants, il est toujours utile de laisser un tuyau
en plastique au point où on devra passer la chaîne, afin d’éviter de devoir pratiquer un trou, à l’aide d’une carotteuse,
dans le parement terminé.
La toiture ventilée
Les normes sur l’économie d’énergie (Décret Législatif n° 192/05 et n° 311/06) ont imposé un mode d’ac tion différent
dans la réalisation de nouveaux immeubles, ayant des caractéristiques techniques qui sont parfois très éloignées des
techniques traditionnelles. La difficulté se pose lorsque nous avons à faire avec des structures historiques, qui ont besoin
de réhabilitations importantes. En effet, comment concilier la normative (économie d’énergie et séismes) avec les
produits existants ? Dans notre cas, on devait remplacer l’ancienne toiture en bois par une toiture neuve. On a donc
choisi d’utiliser un matériau biocompatible, le liège, pour bien isoler la couverture : doubles panneaux en bois de
châtaignier et de sapin pour permettre une lame d’air de ventilation, une double couche de gaine bitumineuse, dont la
dernière assortie d’ardoise, pour la pose des lauzes.
La couverture au moyen de lauzes
L’utilisation de ces lauzes, connues sous le nom de « piagne », et progressivement abandonnée durant le XXème
siècle, est encore témoignée par la présence de quelques toitures dans les centres historiques des bourgs de Lunigiana.
Bien entendu, cette présence fléchit de plus en plus. Récemment, des artisans ont recommencé à utiliser ce type de
toiture traditionnelle, en ayant recours à l’expérience d’anciens maçons, qui se souviennent encore de cette typologie de
construction, et à l’observation des toits encore existants. C’est, quand-même, une tâche ardue. En effet, cette matière
première a une conformation structurelle qui ne facilite point son utilisation. C’est l’expérience qui nous a appris la
solution des problèmes complexes que pose l’emploi des lauzes dans la réalisation de couvertures, avec un
développement architectural souvent complexe. En délaissant les toits à un seul pan, destinés, en général, aux locaux
de service, le type le plus simple de couverture que nous retrouvons dans les « casoni » est sans aucun doute le type à
deux pans, selon une ligne faitière (toit en cabane). Les plaques sont posées, par couches superposées, sur une
charpente en bois, soutenue par des poutres en châtaignier massif. Cette opération est complexe car elle prévoit une
inclinaison du plan d’appui supérieure par rapport à l’inclinaison des toitures en tuiles. Cela est dû à la nécessité de
favoriser au maximum l’écoulement de l’eau, dans des lieux à haute pluviosité, comme c’est le cas de la région de
Pontremoli, et aux limites liées à l’utilisation des lauzes. Pour obtenir une couverture imperméable, il faut que les lauzes
soient superposées, à hauteur des deux tiers, pour former un angle d’incidence avec la faitière du toit, suffisamment
élevé pour éviter tout glissement. Il faut considérer qu’à la fin du travail, la pente finale réelle des plaques sera 20 à 30%.
L’inclinaison est déterminée par la première rangée de lauzes : après avoir achevé la phase complexe de préparation du
charpentage et des panneaux sous-jacents, cette première rangée est posée sur la ligne de l’avant-toit, ce qui fait
démarrer la couverture. La charpente principale de la toiture est constituée par les poutres en châtaignier, placées
parallèlement à la ligne de l’avant-toit.
Après avoir achevé les planchéiages du pan, et l’avoir imperméabilisé à l’aide de deux couches de membrane
bitumineuse, la dernière étant assortie d’ardoise pour éviter le glissement des plaques, on positionne les lauzes
conformément à leurs dimensions, en commençant par les plus grandes (pouvant atteindre 120x60x6 cm y même plus),
utilisées dans la gouttière; les plus petites formant le reste de la couverture. Différemment des tuiles, la quantité de
lauzes nécessaires pour la couverture est nettement supérieure par rapport à la surface du toit. Il en faut trois mètres
carrés pour couvrir un mètre. Les lauzes sont posées sur la gouttière, avec une saillie qui peut arriver à une dimension
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qui est la moitié de la largeur de la plaque, et cela dans le but d’assurer un support stable sur le mur. Après avoir posée
la première rangée de lauzes sur la ligne de l’avant-toit, la réalisation de la couverture se poursuit avec les autres
rangées, disposées de manière à couvrir, à hauteur des deux tiers, les rangées précédentes, avec les plaques à cheval
des joints des plaques sous-jacentes, d’après une technique qui débouche sur une superposition multiples de plaques
sur un même point. L’épaisseur des lauzes étant différent, la couverture, pour être uniforme, nécessite des ajustements
même en hauteur, où les écarts entre les plaques sont compensés par la présence de petites écailles de grès et parvenir
ainsi à avoir une surface homogène.
Pour réaliser la couverture de la faitière, la ligne où les pans s’unissent, on réduit progressivement la pente au fur et à
mesure que l’on couvre les deux pans, et on augmente, dans la foulée, l’angle entre les plaques et les panneaux. C'est
une diminution lente et progressive, ce qui permet d’avoir, à la clé, des plaques des deux pans qui se croisent sur la
ligne de comble ; un plan horizontal presque, sur lequel on pose les dernières rangées de lauzes superposées.
Perspectives futures
Le Chantier expérimental mis en place à la Formentara a constitué une expérience importante à bien des égards : mettre
en valeur un patrimoine (les bâtiments en pierre, et parmi ceux-ci, les bâtiments en pierre à sec, ce qui est un élément
de forte identité culturelle pour le territoire de Lunigiana). Ensuite, avoir profité du chantier comme d’une occasion de
formation au travers des leçons déroulées pendant la réalisation des travaux. Cette formation a permis d’atteindre deux
objectifs : le transfert des techniques traditionnelles à employer pour récupérer ces ouvrages et intégrer les savoirs
traditionnels avec les techniques innovatrices qui sont nécessaires pour remplir les conditions actuelles d’efficience
énergétique et de sécurité.
Toutefois, le sujet de la bonne récupération des ouvrages en pierre est très complexe, ceci ne se bornant pas à
l’exécution des travaux dans la règle de l’art. Encore faut-il considérer la nécessité d’avoir des démarches adéquates,
partagées et cohérentes, dans les différents systèmes d’urbanisme municipaux ; compter sur des activités de
sensibilisation et de formation des techniciens et des travailleurs, de vérification des couts que devront supporter les
propriétaires individuels si le choix est de récupérer les ouvrages, avec une référence spéciale aux coûts liés à
l’approvisionnement des matériaux de construction.
En ce sens, le Laboratoire de Lunigiana continuera de travailler afin d’insérer l’expérience du chantier dans un cadre
plus général, visant l’organisation de tous les thèmes liés à la récupération des bâtiments en pierre, à savoir :
-
-
-
activités de sensibilisation pour une récupération adéquate des ouvrages en pierre par le biais d’une campagne
photographique menée en Lunigiana, visant à documenter des actions de récupération (bonnes et mauvaises
pratiques) ;
collecte et organisation des axes de récupération des ouvrages. Ils feraient fonction de Lignes Directrices pour
les règlements de construction des municipalités, avec une référence spéciale aux normes régionales dans le
domaine de la bioconstruction ;
reconnaissance des sources principales d’approvisionnement des matériaux à utiliser, pour une récupération
adéquate et une évaluation précise des coûts ;
organisation de stages de formation à l’intention des techniciens des administrations, des professionnels, des
représentants des associations sectorielles, des écoles professionnelles, de A.N.C.E. et de UNCEM.
Au Chantier expérimental a participé la classe terminale, section A, Arpenteurs - Géomètres – Établissement scolaire
Istituto Superiore « P. Belmesseri » de Pontremoli, leur coordination ayant été assurée par deux enseignantes : Prof.
Rosanna La Mattina - technologie des matériaux et de la construction et Prof. Lucia Pacciani – topographe.
Étudiants : Amico Mirco, Bertocchi Simone, Bestazzoni Emanuele, Biondi Marco, D’Ancona Manuel, Federico
Daniele, Jonuzi Lisen, Lecchini Lorenzo, Lombardi Nicola, Meta Anisa, Morleo Antonio, Musso Gregorio, Nebiaj
Ingrid, Negrari Riccardo, Parenti Alessio, Pasquotti Francesco, Pezzoni Andrea, Presta Marco, Raffaelli Simone,
Rossi Giulia, Spediacci Davide, Talarico Vito, Tognini Simone.
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“Didascalie” associate alle foto allegate
file 1 cascine Navola:
« Exemple de petit village d’alpage constitué par des “cascine”, dans les environs de Navola, au-dessus de
Pontremoli »
file 2 cascine Cervara:
« Détail de perspective en aval d’une “cascina” à Cervara, où on peut noter la charpente spéciale en bois de
châtaignier »
file 3 schema cascine :
« Représentation schématique de la typologie de la “cascina” »
file 4 casone Casalecchio:
« Exemple de “casone”, dans les environs de Casalecchio, au-dessus de Pontremoli »
file 5 Formentara:
« Vision d’ensemble du Village d’alpage de la Formentara, dans les environs de Zeri »
file 6 schema casone:
« Représentation schématique de la typologie du “casone” »
file 7 planimetria Formentara:
« Ébauche planimétrique du village de la Formentara, de laquelle se dégage la complexité et l’articulation des
“casoni“ »
file 8 vespaio aerato:
« Détail technique du vide sanitaire aéré utilisé, en blocs de grès appelés piagnoni, pour assainir le plancher et
résoudre le problème de l’humidité »
file 9 cordolo e catene:
« Détail technique du chéneau, avec indication du point d’insertion des chaînes de fer à l’intérieur de la
maçonnerie »
file 10 colmo tetto ventilato:
« Détail technique du comble, avec la solution de l’isolation de la toiture par le biais du liège »
file 11 tetto in piagne:
« Détail technique de la couverture à l’aide de lauzes, et couche sous-jacente de la gaine imperméabilisante »
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I CANTIERI SPERIMENTALI DI LAB.NET PLUS
LES CHANTIERS EXPÉRIMENTAUX DE LAB.NET PLUS
7. Bilancio e prospettive dell’attività “cantieri sperimentali”
Pagg. da 95 a 99
IL BILANCIO DEI “CANTIERI SPERIMENTALI”
Ruolo e interessi effettivi
La formulazione di possibili sviluppi dell’approccio relativo ai cantieri sperimentali richiede di concentrarsi in primo luogo
sui risultati effettivi dell'operazione.
Da questa esperienza emerge un miglioramento della metodologia di insegnamento e l'importanza del lavoro in rete. A
livello territoriale, i cantieri hanno necessariamente un effetto positivo sullo stato del patrimonio. I risultati sono notevoli
anche per i vari attori coinvolti.
Gli insegnamenti della attività
Nella valutazione di vari cantieri sperimentali completati, si può dire che contribuiscono a migliorare la metodologia di
insegnamento e dei sistemi di promozione e qualificazione professionale. Essi pertanto contribuiscono a migliorare la
qualità delle iniziative e degli interventi a livello locale, consentendo di visualizzare e formalizzare le priorità.
D'altra parte, esperimenti di questo tipo promuovono lo sviluppo sia di un approccio progettuale che di una cultura dei
paesaggi e del patrimonio.
I cantieri sperimentali hanno permesso di strutturare delle reti a livello locale e interregionale e transfrontaliero. Sono
riusciti a coinvolgere a diversi gradi, attori sensibili e di orizzonti diversi.
Questo lavoro in rete oggi ha una importanza capitale. Attraverso le connessioni che sono in via di sviluppo, nascono e
si rinforzano numerosi rapporti di fiducia. Le sinergie si sviluppano ed è frequente vedere apparire una visione comune.
Da un punto di vista metodologico, i cantieri sperimentali creano abitudini di lavoro, facilitano scambi e prese di posizione
in un clima pacifico. Questo rende possibile mettere in comune le conoscenze, le competenze e le risorse.
Gli effetti sul patrimonio
I cantieri operativi hanno avuto un effetto significativo sugli edifici degradati del patrimonio edilizio locale. Essi hanno
portato a un trattamento qualitativo dei vari elementi che lo compongono. Per quanto riguarda i cantieri immateriali,
hanno stabilito una nuova forma di trattamento del patrimonio, restituendogli il loro posto nei cuori della gente e nelle
preoccupazioni delle autorità locali.
Attraverso questo lavoro sul patrimonio, le comunità locali e più in generale tutti gli attori implicati nello sviluppo dei
territori rurali attribuiscono un valore al patrimonio, misurando così le potenzialità di un territorio. I cantieri sperimentali
sono anche, com’è giusto, l'occasione di valorizzare i prodotti locali; le azioni che riguardano il patrimonio, in senso
generale, affermano l'identità di un territorio.
Gli effetti sugli attori
I progetti sviluppati da ciascun partner hanno avuto un effetto significativo per gli attori locali. In primo luogo,
promuovendo il riconoscimento di coloro che ancora praticano le tecniche e i mestieri tradizionali. Hanno inoltre
contribuito a migliorare l'immagine di queste attività. Questi corsi hanno allo stesso tempo posto rimedio alla mancanza
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di formazione in tecniche tradizionali, la cui trasmissione è stata a lungo fatta oralmente. Questo comporta che i detentori
di tali conoscenze e competenze sono ormai sempre di meno. Così i cantieri hanno contribuito a sviluppare e
consolidare le competenze al fine di trasmetterle. Il risultato maggiore dei cantieri è quindi da cercare nella funzione di
"memoria" che hanno saputo sviluppare.
Essi hanno inoltre favorito la nascita di nuove vocazioni o di opportunità economiche per le persone in difficoltà o di
nuove professioni.
In una certa misura, pertanto i cantieri hanno contribuito alla rivitalizzazione di città e villaggi nei quali hanno lavorato,
favorendo la rinascita di un mercato del lavoro locale, per lo più artigianale o nel settore dei servizi (turismo, nuove
tecnologie).
Il bilancio dei cantieri sperimentali appare quindi positivo per la popolazione locale e per gli stessi territori, in termini
d’impatto economico, diretto e indiretto.
Essi al tempo stesso, hanno mostrato attività dimenticate o ignorate, inventate e reinventate. In questo senso sono stati
la vetrina dei mestieri legati al patrimonio e alle culture locali.
Essi hanno inoltre sensibilizzato sul ruolo e sull’importanza della conservazione e della valorizzazione delle risorse locali.
In questo modo i cantieri hanno una funzione di sensibilizzazione e informazione. Ancor più, l'analisi a posteriori dei
cantieri rivela il posto che il patrimonio deve occupare in una strategia globale di sviluppo economico e sociale,
ambientale, in modo da far fronte alle sfide dello sviluppo sostenibile.
LE PROSPETTIVE D’EVOLUZIONE DEI “CANTIERI SPERIMENTALI”
I cantieri sperimentali strumenti di sviluppo e di qualificazione professionale
Inserire l'esperienza dei progetti in un quadro più generale
La pianificazione territoriale contribuisce allo sviluppo delle zone rurali. Infatti, è destinata a ridurre gli squilibri tra i luoghi
e per gli effetti di correlazione a favorire la vitalità e l'attrattiva dei territori. Inoltre, non può escludere la dimensione
paesaggistica delle sue prescrizioni né eludere le specifiche condizioni fisiche e culturali.
Inoltre, l'esperienza dei cantieri, con il loro carattere multifunzionale e le questioni che investono, dovrebbe essere
integrata nelle strategie di sviluppo complessive realizzate alla scala dei territori delle aree pilota dal progetto LAB.net
plus.
Considerando i cantieri sperimentali come strumenti di sviluppo, si favorisce un approccio progettuale che presenta il
vantaggio di attuare azioni coerenti in linea con le esigenze e le richieste dei territori.
Si tratta di definire e implementare nuovi usi e nuovi prodotti che si basano sul patrimonio restaurato. Il turismo
sostenibile è spesso la strategia preferita per avviare una dinamica positiva nelle zone rurali.
L'idea di turismo sostenibile si riferisce in generale a tutte le forme di turismo alternative al turismo di massa, che
rispettano, preservano e promuovono lo sviluppo sostenibile delle risorse del patrimonio (naturale, culturale e sociale)
del territorio, per ridurre al minimo gli impatti negativi che potrebbero generare. Allo stesso tempo, il turismo sostenibile
deve soddisfare, al più alto livello possibile, i turisti, e rappresentare un'esperienza utile, tale da renderli più consapevoli
dei problemi della sostenibilità e incoraggiare buone pratiche.
In questa prospettiva di sviluppo turistico dei territori e della loro cultura, i cantieri sperimentali potrebbero essere diffusi,
al fine di mobilitare le parti interessate, definire gli strumenti e mezzi necessari, identificare gli elementi eccezionali, e
anche sostenere le imprese locali.
Integrare questo tipo di esperienza in altri progetti di sviluppo
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La flessibilità del dispositivo consente ai cantieri sperimentali la loro generalizzazione e il loro adattamento ad altri
progetti di sviluppo, sia progetti locali che progetti europei di cooperazione transfrontaliera. Oltre ai vantaggi in termini di
formazione, promozione dei mestieri e dei territori, i cantieri sperimentali comunicano informazioni sui progetti e
permettono di identificare i problemi, gli attori, le operazioni pianificate.
ACCESSIT, estensione operativa del progetto LAB.net plus dovrebbe d’altronde riprendere l'iniziativa e inserirla
all'interno del dispositivo.
Fare dei cantieri un sistema di qualificazione professionale
Sapendo che l’inserimento è più facile per i possessori di certificati professionali, i cantieri sperimentali dovrebbero
essere l'occasione per una qualificazione professionale, fornendo una base comune di conoscenze e competenze
tecniche. Sembra infatti che lo spazio per i non diplomati sul mercato del lavoro europeo si stia restringendo. In questo
contesto, il diploma nella sua accezione generale rimane un criterio significativo per le pratiche di assunzione o al
momento della creazione di imprese.
Ciò richiede il riconoscimento di uno statuto. Questo conferisce ai partecipanti, così come agli artigiani, agli esperti di
turismo, di nuove tecnologie e della comunicazione o a qualsiasi altra persona coinvolta, il sentimento di lavorare per
rilanciare l'attività. Ritrovano un posto e un ruolo nel e per il territorio e hanno quindi una grande utilità sociale.
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Volume 5- traduzioni