della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 3 marzo 2012 - € 1,20
Italia
5
Europa
9
6
Como
16
Chiavenna
La famiglia
resta al primo
posto
Grecia:
«Il popolo soffre
e non capisce»
Minori:
il diritto di
essere accolti
Un incontro
di percorsi
e... famiglie
resentata in UniP
versità Cattolica
un’indagine condotta
al presidenIcia,intervista
te dei vescovi di Gremons. Francesco
l Coordinamento coIaccoglienza
masco delle realtà di
per minori
iverse realtà si sono
D
trovate a confronto,
per riflettere sul valore
in 48 Paesi.
Editoriale
Primavere
d’Italia
Papamanolis.
ha una nuova guida.
30
della famiglia.
Azzardo. Giocare con la vita
di don Angelo Riva
I
l governo Monti ha tagliato il
traguardo dei primi cento giorni, e
sul suo conto fioccano le pagelle.
Cose buone e cose meno buone,
pareri legittimamente divergenti. Su
un punto, però, possiamo essere tutti
d’accordo (a cominciare dal diretto
interessato): un governo “tecnico”
(o “di tecnici”) non può essere la
normalità, può valere come misura
d’emergenza, come provvisione
di salute pubblica, ma poi largo di
nuovo ai “politici” e alla politica.
Non che manchi di legittimazione
politica (ha comunque ottenuto la
fiducia dal Parlamento), tuttavia un
governo tecnico è necessariamente
“a tempo”. E l’incipiente primavera –
tempo elettorale per definizione – già
profuma di una rinnovata voglia di
politica. Tornino i voti, verrebbe da dire.
Vedremo quando tutto questo andrà
in scena (probabilmente nel 2013).
In attesa però che si ripassi la mano
ad un esecutivo politico, sostenuto
da una maggioranza uscita dalle
urne, siamo debitori al governo
Monti di un paio di apprezzamenti.
Il primo riguarda lo stile. Dopo anni
di politica urlata, questo governo
ci sta restituendo il gusto della
politica educata. Qualcuno (Aldo
Cazzullo sul Corriere) ha ironizzato
sul bon ton un po’ stucchevole della
compagine governativa, che la fa
talvolta assomigliare a un algido
consiglio di facoltà. Forse che il garbo
non è più una virtù? O che ci debba
spiacere un governo che predilige i
toni pacati, parla con tutti, ricerca le
più larghe intese? Sarà la storia a dirci
se l’essere noi arrivati fin sul ciglio del
baratro non sia per caso da ascrivere
proprio a quel clima di inimicizia
civile che la classe politica tutta ha
irresponsabilmente fomentato in questi
anni, determinando una condizione
di stallo al limite dell’ingovernabilità.
Di certo ora si respira un’aria
nuova, almeno un po’ svelenita.
Monti - ed è il secondo apprezzamento
- ci sta ridando anche il senso della
politica del fare. Riforme che per anni
hanno dormito nei cassetti dei ministeri,
attorcigliando polemiche verbali
sfiancanti e senza costrutto, hanno
visto improvvisamente il varo. Non va
tutto bene, intendiamoci, e sul merito
delle manovre ci sarebbe parecchio
da eccepire (specie nei confronti delle
fasce più esposte). Però il gusto di
un governo che finalmente “fa”, ce lo
teniamo. Certo, sarebbe pericoloso il
fare senza idee, ma ancora peggio la
politica dell’immobilismo ideologico,
dei veti incrociati e della reciproca
criminalizzazione. E allora avanti così,
adesso, e poi tornino i voti, al più presto.
Perché senza i polmoni delle idee –
soprattutto delle grandi idee –, una
politica solo del fare avrebbe le gambe
corte, e finirebbe presto o tardi in apnea.
Vogliamo tornare a discutere di libertà
e di solidarietà, di giustizia e di bene
comune. Torni dunque l’ossigeno delle
idee nei polmoni della politica. Ma, per
favore, senza il catrame della rissa e
senza la melma dell’inconcludenza.
«Una piovra che allunga i suoi
mortali tentacoli promettendo
molto e sdradicando moltissimo,
non di rado tutto». Con queste
parole il cardinal Bagnasco ha
concluso il convegno su “Gioco
d’azzardo e usura” svoltosi la
scorsa settimana nel capoluogo
ligure. Una piaga sociale che
ha raggiunto livelli di grande
preoccupazione e sollecita
le coscienze.
3
Italia 4
Nuova Imu: il fine di lucro
discrimina l’applicazione
Cultura
9
L’avvio di una nuova
rubrica dedicata al cinema
Como
Alla riscoperta delle
Ferrovie dimenticate
19
Alta Valtellina
31
Teleriscaldamento:
interesse internazionale
LIBRETTO
BENEDIZIONI
S
ono
La famiglia:
il lavoro e la festa
disponibili i
libretti per
la benedizione delle
famiglie che,
quest’anno,
si arricchiranno anche
con un piccolo cartoncino
ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale
delle famiglie in programma
a Milano dal 30 maggio al 3
giugno prossimi. È possibile
effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria
del Settimanale, da lunedì a
venerdì dalle ore 9.00 alle ore
18.00.
2 Sabato, 3 marzo 2012
Idee e opinioni
N
✎ L’opinione |
ei giorni scorsi la
fisica è tornata a fare
notizia sulle testate
giornalistiche maggiori
e sui telegiornali delle prime
reti nazionali: la sensazionale
notizia diffusa il settembre
scorso, secondo cui erano state
fatte misure della velocità dei
neutrini superiori alla velocità
della luce, viene ora smentita,
adducendo l’errore di misura alla
presenza di un’anomalia nelle
sofisticate strumentazioni usate
per realizzare la misurazione
della velocità di queste particelle
così leggere e sfuggenti.
Insomma, sembra proprio che
questi neutrini, particelle neutre
molto leggere che interagiscono
con la materia in maniera molto
debole, e dunque sono molto
difficili da “vedere”, si muovano
con una velocità inferiore a
quella della luce, anche se la
notizia data alcuni mesi fa ha
fatto restare l’intero mondo della
ricerca con il fiato sospeso per le
conseguenze sconvolgenti che
tale misurazione, se fosse stata
di Alberto Dolcini
Neutrino più veloce della luce!
O forse no...
confermata da ulteriori dati,
avrebbe portato.
Infatti, lo scorso mese di
settembre l’opinione pubblica
era stata sconvolta dalla notizia,
data con moltissima cautela
dal gruppo di ricercatori
responsabili dell’esperimento,
ma ripresa con grande evidenza
dalla stampa, secondo cui
alcuni risultati ottenuti
dall’esperimento OPERA
(collaborazione tra i laboratori
del CERN di Ginevra e quelli
italiani del Gran Sasso, situati nei
pressi di L’Aquila) mostravano
che la velocità con cui queste
particelle percorrevano la
distanza che separa il CERN
dal Gran Sasso (730 km circa)
era superiore alla velocità della
luce. La portata di tale risultato
sarebbe stata rivoluzionaria,
andando a mettere in dubbio
perfino la teoria della relatività
di Einstein, secondo la quale
nessun oggetto può viaggiare più
veloce della luce.
Accurate verifiche e nuove prove
sperimentali sono state effettuate
in questi mesi fino alla notizia
di pochi giorni fa che metteva in
evidenza la possibile presenza
di un’anomalia all’interno della
strumentazione di misurazione
utilizzata. Tuttavia, i ricercatori
hanno programmato ulteriori
misurazioni per maggio, per
avere un maggior numero di
dati su cui confrontarsi e capire
se e dove c’è realmente stato un
errore.
Di fronte a notizie di questo tipo,
che trovano, seppur per pochi
giorni, grande eco sui giornali
e nei palinsesti televisivi, può
sorgere l’interrogativo riguardo
al senso e all’opportunità di
tutta questa attività di ricerca;
agli occhi dei più essa risulta
una realtà distante, sconosciuta,
forse anche inutile. Che
vantaggio può trarre l’uomo
contemporaneo, così immerso
nei suoi affari e trafelato da
mille impegni, dal conoscere
la velocità dei neutrini? Che
differenza può fare la validità o
meno della teoria della Relatività
per la vita di tutti i giorni?
Di fronte ad interrogativi
di questo genere, si può
affermare che, se è vero che la
ricerca di base, come lo studio
portato avanti dalla fisica
delle particelle, non produce
ricadute o vantaggi immediati
per l’uomo (escludendo tutti i
miglioramenti di cui beneficia
la tecnologia elettronica e
meccanica contenuta negli
immensi apparati sperimentali
usati in questi esperimenti), essa
tuttavia resta la testimonianza di
quel profondo anelito che abita
il cuore dell’uomo da sempre e
che lo apre ad indagare la realtà
che lo circonda alla ricerca
della verità. Lo scienziato che
porta avanti i suoi esperimenti
è anzitutto un uomo che ricerca
il senso della propria esistenza
e lo fa attraverso il suo scrutare,
attraverso la scienza, il mistero
della realtà, così complessa
ma anche così tremendamente
affascinante.
spigolature | di Stefano Novati
Homo oeconomicus
e buone pratiche
L
a moneta [...] è stata in
dal Vescovo Diego, creano
La via per riscoprire il
primo luogo inventata
dipendenza e generano bugiarde
valore di una vita buona?
per gli scambi; il suo
illusioni. Eppure, scomodando
Non ricchezza e potere
uso naturale e primo è
Shakespeare, c’è qualcosa che
dunque di essere utilizzata e
ancora non torna in quella
ma una quotidiana lotta
spesa negli scambi. Pertanto è
contro tentazioni di avidità che dovrebbe esser la via
in sé ingiusto ricevere un prezzo
d’uscita da questa “cadaverica
e accumulo, avarizia e
per l’uso del denaro prestato
immensità della notte buia”:
sperpero. Come? Mettendo il capitalismo finanziario
(Tommaso d’Aquino, Summa
in campo la virtù
theologiae).
non solo ha letteralmente
Il denaro non genera denari.
rovesciato le priorità elementari
Nummus non parit nummos. La schiettezza e il
dell’homo oeconomicus, ossia la priorità del lavoro
parlar chiaro del Dottore Angelico potrebbero essere
(inteso nell’ampio senso dell’attività dell’uomo come
sufficienti per decifrare l’economia dei nostri giorni.
magistralmente esposto nella Laborem Exercens di
Ritornate subito a quanto avete appena letto; in effetti
Giovanni Paolo II) sul capitale, ma addirittura utilizza
potrei fermarmi qua, vero? Certo, gli insegnamenti di
il debito come strumento primario di ricchezza.
San Tommaso riguardo i prestiti fruttiferi andrebbero
Come può, infatti, uno Stato europeo, senza far nomi,
approfonditi, ma non è questo il momento, per ora, di
pagare il 7% di interessi sul debito quando quei soldi
affrontare l’antica diatriba sulla liceità dell’interesse,
investiti in attività reali, rendono l’1%? È necessario
sullo sconfinamento nell’usura, sulle profonde e
uno sforzo sovraumano immediato che nell’attuale
interessantissime differenze tra la finanza cristiana
contesto mondiale è impensabile. Ma veniamo a noi, al
medievale, ebraica e islamica. Di fronte a queste parole
nostro quotidiano. Cosa possiamo fare oltre a forzare
inequivocabili possiamo però ben scorgere sia le cause
noi stessi nell’apprendimento di qualche concetto di
di questa possente crisi del capitalismo occidentale sia
economia politica? Oltre a insistere perché, finalmente,
una sua potenziale soluzione generale: il ritorno della
nei licei, classico e scientifico, si attivino corsi ad hoc
finanza al servizio dell’economia reale e la rinuncia
di economia? Oltre a pretendere che nei Seminari, ai
volontaria delle economie mondiali a congegni e
nostri futuri preti, vengano presentati i principi base
contratti speculativi estremi che, come quei giochi
del vivere economico illuminati dalla sempre attuale
d’azzardo recentemente portati alla nostra attenzione
Dottrina Sociale? Se è vero che, come sentiamo ripetere
ossessivamente intorno a noi, il più importante criterio
di misura della vita buona sia la ricchezza e il potere
che essa porta con sé, siamo di fronte a una richiesta
alta e difficile, perché mette in gioco personalmente
noi stessi e ci chiede di andare controcorrente: non
possiamo cambiare ciò che è accaduto, possiamo solo
fare delle scelte diverse e migliori, perché è proprio
all’intero di una crisi che esiste una possibilità per
il risveglio del cittadino rispetto al consumatore.
Partiamo da qui, dalle nostre case, dalle nostre scelte
personali, familiari, sul posto di lavoro, in parrocchia,
riscopriamo la buona pratica dell’esame di coscienza
e alleniamoci strenuamente, favoriti dal periodo
quaresimale, nella lotta contro le tentazioni di avidità
e accumulo ma anche contro quelle di avarizia e di
sperpero, in definitiva contro quello che John Maynard
Keynes, celebre padre della macroeconomia, definì
come l’umano “desiderio morboso della liquidità”. Nel
mezzo sta la virtù.
◆ L’innocuodi don angelo riva
No-Tav, fra tragedia e demagogia
N
on sono mai riuscito a capire le vere
ragioni del movimento No-Tav nella
sua arcigna e tracotante opposizione al progetto dell’alta velocità sulla
tratta ferroviaria Torino-Lione che transita per
la Val Susa. Tutte le volte che ho cercato di approfondire la questione, me ne sono tornato
con le pive nel sacco: argomenti francamente deboli, più di pancia che di testa, orgogli
valligiani a profusione e campanilismi un po’
retrò. Il tutto – si noti – anche al netto di strumentalizzazioni ideologiche soffiate ad arte
dall’ala dura del movimento, centri sociali e
movimenti anarco-insurrezionalisti. Conoscendo però un po’ la popolazione valsusina
– gente di montagna fiera e schietta, che ha
saputo nel tempo assorbire le ondate dell’immigrazione industriale del comparto torinese
–, e valutando la dimensione genuinamente
popolare della protesta – che ha coinvolto giovani, famiglie, associazioni –, mi sono sempre
ritirato in buon ordine, nella convinzione che
qualche buona ragione, a me sconosciuta, ci
dovrà pur essere, nascosta da qualche parte.
Adesso però che c’è quasi scappato il morto
(mentre andiamo in pagina un manifestante,
Luca Abbà, versa in gravi condizioni dopo esser volato giù da un traliccio dell’alta tensione), qualche riflessione in più si impone. Non
tanto – non ne sono capace – sul valore del
progetto TAV, che oscilla in bilico fra nostalgie
bucoliche di una natura intemerata e incontaminata e le ferree logiche del business Alta-Velocità (che pure dovrebbe voler dire sviluppo,
crescita, occupazione per molti…). Neanche
sul delicato equilibrio fra diritto di protesta ed
esigenze di ordine pubblico – anche su questo
sarebbe meglio sentire un esperto. Mi riferisco
invece alla necessità di tenere al guinzaglio il
demone dell’aggressività, specie quando viene attizzato col lanciafiamme dell’ideologia, e
nutrito di istinti sfascisti e barricaderi. In questo chi soffia sul fuoco, all’interno del movimento No-Tav, porta una responsabilità mol-
to grande, e l’ala moderata e ragionevole del
movimento farebbe bene a intraprendere una
reazione immunologica, per espellere il virus
dal suo interno. Mi riferisco anche alla necessità di mantenere ben distinti il senso umano e cristiano di pietà per una giovane vita,
che rischia di vedere i suoi giorni falciati per
sempre, da indebiti processi di mistificazione
ad uso e consumo della propaganda ideologica. Tempo fa mi fu chiesto se fossi d’accordo
sulla intitolazione di una via a Carlo Giuliani,
il giovane morto a Genova in piazza Alimonda durante i disordini del G8. Risposi che per
questo ragazzo, e per la sua famiglia, provavo
molta sofferenza e molta comprensione, ma
non certo ammirazione tale da giustificare
l’intitolazione di una via. E soprattutto nessuna stima per quanti gli avevano iniettato in
vena il virus dell’ideologia violenta, camuffato
da promessa di una società più giusta. Venne
giù il finimondo. Ma qualcosa mi dice che non
avevo poi tutti i torti…
Attualità
Sabato, 3 marzo 2012
Il gioco d’azzardo: promette e sradica
I
l gioco d’azzardo è «una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli
promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto». Così
l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo
Bagnasco, ha concluso il convegno su “Gioco d’azzardo e usura” che si
è svolto la scorsa settimana nel capoluogo ligure. Il porporato ha parlato
di «una vera emergenza sociale, perché quando si bruciano le risorse,
inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere e, per continuare
a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per
i propri cari». Si tratta di un fenomeno che «fa parte del post moderno, di
una fase culturale in cui la mancanza
di punti di riferimento fa scattare
altri miti». Il cardinale ha anche
ricordato che «in Italia ci sono 1
milione e 800 mila giocatori a
rischio, e tra questi 800 mila sono
da considerarsi “malati” perché
giocatori patologici e compulsivi,
e che nello scorso anno sono stati
bruciati circa ottanta miliardi,
quasi il doppio della manovra
“Salva Italia” del Governo Monti».
Il cardinale ha parlato dell’esigenza
di una «cultura più umana e di una
società educante» ricordando «una
verità che oggi spesso viene non
solo disattesa, ma anche negata,
ossia che siamo legati gli uni gli
altri, e che ogni comportamento
personale ha risvolti anche sul piano
sociale, ricade prima o dopo su
tutti». Per questo «un primo rimedio
da invocare per noi e per il Paese è
una cultura diversa da quella che
viene mediata continuamente e
nette, un fenomeno che risucchia milioni di
che respiriamo; una cultura che
euro ogni anno, che distrugge persone, rovina
non ci è estranea ma che dobbiamo
famiglie, ingrassa gli usurai e il mercato dello
tutti richiamare alla coscienza».
strozzo, inducendo a dipendenza compulsiva
Il cardinal Bagnasco ha parlato di
centinaia di migliaia di persone insospetta«storture culturali ed educative
bili», aggiunge sempre D’Urso, il quale, nelle
che, se non riprese e corrette con
scorse settimane, ha proposto la costituzione
decisione e unitariamente, coltivano
di una sorta di “cartello”: “Insieme contro il
illusioni devastanti a cui seguono
gioco d’azzardo”. Si tratta di un programma
infelicità e depressione non solo dei
di prevenzione e di formazione con protosingoli – soprattutto delle giovani
colli di assistenza e cura per i disturbi e le
generazioni – ma della società
complicanze che vengono diagnosticate cointera». Tali storture «sono quelle
me conseguenze del gioco d’azzardo patolonote del mito della vita facile e
gico. «Ci rivolgeremo alle agenzie educative
gaudente, come se la disciplina, la
– conclude D’Urso – in particolare alle famifatica e l’impegno quotidiano fossero
glie, alla scuola e alla Chiesa, riproponendo
cose superate, d’altri tempi, magari
alla loro riflessione le parole che già all’inizio
oggetto di irrisione». Al contrario
dell’anno il cardinale Bagnasco aveva speso
«l’opera educativa aiuta ad una presa
sul gioco d’azzardo, definendolo “una nuova
di coscienza serena e onesta di se
droga da cui bisogna guardarsi con grande
stessi, delle proprie capacità, senza
determinazione e consapevolezza”».
depressioni e senza presunzioni;
allena ad avere la misura delle
cose, anche delle aspettative». Da
qui l’appello affinché «la famiglia
non sia lasciata sola dalla società,
né nel compito educativo né nelle
sue dinamiche interne che devono
trovare – all’occorrenza – delle
interlocuzioni appropriate» e
l’auspicio che sia «l’intera società
a diventare educativa. La falsità
sistematica di certe pubblicità – ha
concluso – è forma delittuosa che
uccide il modo corretto di pensare
ed agire: è un attentato alla nostra
società».
Nel medesimo incontro Maurizio
Fiasco, sociologo della “Consulta
nazionale della Fondazione
antiusura”, ha sottolineato che «il
gioco d’azzardo di massa è una
perdita secca per tutti». Lo psichiatra
mi sembra deterrente sufficiente a
Giorgio Schiappacasse ha detto
limitare comportamenti inappropriati.
che «Stiamo avvelenando il futuro
In un periodo difficile come l’attuale,
dei giovani: il gioco d’azzardo si
l’illusione di cambiare vita con “un colpo
basa su di una finanza drogata, che
di fortuna” coinvolge una fascia sempre
non produce beni spendibili dalle
più ampia di persone. Dobbiamo sentire
generazioni future. Si combatte il
tutti il dovere di aiutare chi si trova a
fenomeno con azioni concrete di
confrontarsi con questa emergenza
cambiamento e un’alleanza educativa
sociale, specie quando non ne abbia
collettiva». Matteo Iori, presidente
la consapevolezza. La dipendenza da
del “Coordinamento nazionale gruppi
gioco, come quella da internet o dai
per giocatori d’azzardo”, ha ricordato
videogiochi, chiede interventi educativi
che «quella del gioco d’azzardo è una
a partire dai giovani, per impedire che
dipendenza di cui non si parla mai.
si sviluppi fino a raggiungere forme
Anzi, lo Stato promuove nuovi giochi
gravi. Ulteriore fronte di impegno, quello
e le multinazionali diffondono l’idea
delle famiglie: al pari di altre forme di
che la vincita sia a portata di mano,
dipendenza (da sostanze o da alcolici)
convincendo le persone più fragili».
quando il gioco si insinua nel tessuto
All’inizio del convegno, monsignor
familiare, lo mina e lo destabilizza.
Marco Granara, presidente della
All’inizio della Quaresima - conclude il
“Fondazione antiusura Santa Maria
Vescovo - ho chiesto di impegnarci in un
del Soccorso”, ha affermato che «la
cammino di libertà, per non diventare
politica non ha solo da risanare
schiavi delle nostre abitudini, anche
bilanci amministrativi, ma deve
quando possano apparirci innocue,
verificare le emergenze morali,
come un tagliando da gioco...».
legate alle quali ci sono le direttive
pagina a cura di ENRICA LATTANZI
qualitative del vivere sociale».
Una riflessione
e un’analisi della
situazione italiana
e locale a partire
dall’intervento
del cardinale
Angelo Bagnasco
❚❚ Quando con il gioco si entra in una spirale pericolosa...
Fenomeno da contrastare con forza
I
n Italia, secondo le ultime stime, la spesa
media pro-capite in giochi e lotterie è stata
di 1.008 euro nell’anno 2010 ed è salita a
1.230 euro nel 2011, con un incremento del
20%. Sul piano statistico, una famiglia-tipo
italiana di tre persone ha speso lo scorso anno
3.600 euro in cerca della ricchezza, investendo oltre il 10% delle entrate medie familiari,
che sono calcolate in 32.714 euro. In valori assoluti, nel 2010 gli italiani hanno investito 61,4
miliardi di euro nei giochi e lotterie, mentre
nel 2011 tale cifra è salita a 76 miliardi. Con
l’avvento dei giochi on-line, poker e casinò,
lo Stato ha iniziato a perdere: sui 4,6 miliardi
di giocate nel poker on-line l’erario ha incassato 25,6 milioni di euro (0,6% del totale); sul
miliardo e mezzo di euro nel casinò on-line
giocati in sei mesi ha incassato 2,171 milioni,
vale a dire lo 0,1% del totale.
Con il diffondersi della piaga del gioco si sta
affermando un fenomeno preoccupante: «Il
pesante sovraindebitamento delle famiglie e delle imprese, con il conseguente
ricorso al mercato del credito illegale, il
tutto aggravato dalla particolare situazione economica (che ha portato persino a
dolorosi suicidi), ha oggi assunto dimensioni allarmanti che non possono lasciarci
insensibili ed inerti nella ricerca di nuovi e
più adeguati strumenti di contrasto»: l’osservazione è del segretario nazionale della
Consulta antiusura, monsignor Alberto
D’Urso. La situazione è resa ancora più
difficile dal mancato finanziamento, da
parte dello Stato, delle fondazioni antiusura, che si vedono costrette a rallentare le
attività di aiuto, proprio in un momento di
particolare affanno. «Ormai il gioco d’azzardo è la terza industria d’Italia, dopo l’Eni e la Fiat e in certi suoi aspetti è una “miniera d’oro” per la criminalità organizzata,
soprattutto per il business delle macchi-
La vita non è un colpo di fortuna
Nuovi stili
di educazione
«L
a vita non è un colpo
di fortuna. L’efficace
espressione del confratello
cardinale Angelo Bagnasco, intervenuto
a Genova a margine del convegno
dedicato al gioco d’azzardo, mi trova
pienamente d’accordo. Il dato italiano
parla di un fenomeno diffuso e radicato
più di quanto ci si possa immaginare.
E, personalmente, mi preoccupa la
fotografia della nostra realtà locale, dove
emergono numeri - sia per quantità di
giocatori, sia per denaro speso - che
sollecitano attenzione e riflessione per
almeno due motivi. Il primo perché si
tratta, come mi sembra si evinca dalle
osservazioni di esperti e operatori,
di un’analisi sottostimata. Secondo,
perché, essendo una media, vuol dire
che chi entra nella spirale del gioco
investe notevoli risorse, sottraendole
alla famiglia e alla sua cura». Così si
è espresso nei giorni scorsi il nostro
vescovo Diego Coletti, sollecitato
alla riflessione da alcuni dati che
evidenziano come nel 2011, in provincia
di Como, si siano investite nel gioco
cifre superiori alla media nazionale
(1800 euro pro capite). E negli ultimi due
anni sono quasi un centinaio
le persone che hanno fatto
accesso al Sert per “ludopatie”.
Rispetta il dato italiano la provincia
di Sondrio, dove hanno chiesto aiuto
ai servizi poco meno di 30 soggetti.
«Ma la sensazione è che dovrebbero
essere molti di più - spiega il referente
valtellinese Massimo Tarantola -. Il Sert
viene ancora concepito come legato ad
altri tipi di dipendenze e il percorso di
aiuto, per le “ludopatie”, è a pagamento,
quindi bisogna essere molto motivati.
Il problema vero è che la cultura e la
società sottovalutano la gravità del
fenomeno. Al gioco vengono associate
immagini di benessere e si nascondono
le povertà che possono derivarne».
«Quella da gioco - riprende Coletti - è
una dipendenza che esiste da tempo e
solo negli ultimi anni è stata finalmente
riconosciuta come tale, sollecitando
preziosi interventi di recupero. Oggi,
però, sta assumendo caratteristiche
nuove, amplificate dalle possibilità
telematiche e dalla facilità di accesso
al gioco. Il “battage” pubblicitario cui
si è sottoposti non aiuta e anche il
suggerimento a “giocare il giusto” non
3
Italia
4 Sabato, 3 marzo 2012
■ Nuova Imu
Il profitto sarà discrimen
per la sua applicazione
M
eno esenzioni e più chiarezza
nell’applicazione dell’imposta
sugli immobili, quell’Ici che
presto diventerà Imu. L’emendamento
su “l’esenzione dall’imposta Ici/
Imu di cui beneficiano gli enti non
commerciali” ha destato polemiche e
attenzione. Nel momento in cui andiamo
in stampa si deve ancora procedere
all’approvazione definitiva della norma.
A inizio settimana, dopo i timori che si
erano diffusi circa l’applicazione della
tassazione anche a realtà – come le
scuole di ispirazione cristiana – che
svolgono attività con rilevanza sociale
e sussidiarie rispetto allo Stato, è
intervenuto lo stesso premier Mario
Monti, il quale – prima volta per un capo
di Gabinetto – ha spiegato direttamente
alla Commissione esaminatrice il
senso e l’ambito di applicazione della
norma. Proprio sul fronte scuola,
Monti ha precisato che non saranno
sottoposte al pagamento dell’Imu gli
istituti che «operino secondo modalità
non commerciali», un chiarimento
accolto positivamente dalla Conferenza
episcopale. Giuseppe Dalla Torre,
rettore della Lumsa, fa il punto sulle
nuove disposizioni. «Questo intervento
– afferma – è lodevole nella misura in
cui fa venir meno le cosiddette zone
grigie, reali o presunte, che in tempi
recenti caratterizzavano la normativa
sull’applicazione dell’Ici. Penso che
questa volontà di fare chiarezza sia ben
accetta anche da parte ecclesiastica».
C’era attesa e timore per una serie di
attività come le scuole paritarie o i
convitti…
«Un istituto religioso che ospita
studenti universitari chiede un piccolo
compenso, ma non per fini di lucro.
Anzi, la sua presenza è sussidiaria
rispetto alla gravissima carenza di
residenze universitarie nelle grandi città.
Equiparare questi collegi a un’attività
alberghiera è ridicolo, soprattutto in
un’ottica competitiva, che è ciò che
interessa all’Ue. Lo stesso è per le
scuole paritarie, per le tante scuole
dell’infanzia… E non parliamo solo
di attività che fanno capo alla Chiesa
cattolica, ovvero al vescovo diocesano,
ma pure ad associazioni, organizzazioni
che magari sono d’ispirazione cattolica,
ma senza alcun legame diretto con le
gerarchie. Dal governo ci attendiamo ora
istruzioni che chiariscano ulteriormente
cosa s’intende per attività commerciale».
La discriminante è il fine di lucro…
«Il principio è quello, già presente nel
nostro ordinamento, che distingue tra
enti “profit” e “non profit”. Non è detto
che questi ultimi non chiedano un
compenso, ma diversa è la finalità a cui
questo è diretto. Oggi vediamo sempre
meglio come la polemica sulle esenzioni,
al di là dell’ideologia, sia appesa al filo
sottile della concorrenza».
Si parla sempre di “Ici della Chiesa”.
Ma non è un’interpretazione riduttiva?
«È fuorviante, aggiungo: il
provvedimento riguarda tutti i soggetti
che sono “enti non commerciali”. Se si
pensa al lucro come discrimine tra il
pagamento e l’esenzione ritengo che
per il mondo cattolico cambierebbe ben
poco. La volontà del governo è di fare
maggiore chiarezza. Da un lato verranno
messi in luce coloro che oggi non sono
coscientemente in regola; dall’altro
emergeranno delle attività di confine
dove, però, il beneficio tributario non
trova giustificazione in relazione a
criteri di socialità e solidarietà che
dovrebbero essere alla base di questi
enti. Semmai la nuova norma potrebbe
essere un boomerang per qualcun
altro…». (E.L.)
Immigrazione. Dopo la dura presa di posizione dell’Unione
Europea è indispensabile un responsabile cambio di rotta
La Corte Europea condanna
l’Italia per i respingimenti
U
na sentenza “storica”. Tutte le
organizzazioni umanitarie, ma
anche le istituzioni europee,
plaudono alla sentenza della Corte
europea per i diritti umani di Strasburgo,
che ha condannato oggi l’Italia per i
respingimenti in mare verso la Libia.
L’Italia è stata condannata a versare
un risarcimento di 15 mila euro più le
spese a 22 delle 24 vittime. I fatti cui
la sentenza si riferisce – il cosiddetto
caso Hirsi –, sono legati
alla decisione italiana di
riaccompagnare a Tripoli
circa 200 persone di
nazionalità somala ed eritrea
(tra cui bambini e donne in
stato di gravidanza), contro
la loro volontà, il 6 maggio
2009 a 35 miglia a sud di
Lampedusa. Molti hanno
poi subito maltrattamenti
e violenze nei centri di
detenzione in Libia. Si stima
che almeno 1.500 persone
siano morte in mare solo nel
2011. Nel mondo ecclesiale
mons. Giancarlo Perego,
direttore generale della
Fondazione Migrantes,
ritiene la sentenza «una
conferma della legittimità delle richieste
e delle proteste, perché condanna
come colpevoli di non protezione
internazionale gli Stati che respingono
i profughi verso altri Stati che non
tutelano il diritto alla protezione
internazionale». Oliviero Forti, dell’area
immigrazione di Caritas italiana, spiega
il significato della sentenza.
Più volte in passato avete condannato
i respingimenti. E ora la sentenza
europea...
«L’Europa si è pronunciata su un
comportamento assolutamente
deprecabile che ha violato i diritti
umani. Purtroppo la decisione arriva
dopo tanti respingimenti e dopo tante
tragiche vicende. Molte persone che
abbiamo incontrato nei nostri Centri
hanno dovuto sopportare tante pene
a causa dei respingimenti. Speriamo
sia veramente l’inizio di una nuova
stagione in cui la politica migratoria non
sia interpretata solo attraverso norme
restrittive o legate all’allontanamento.
Vorremmo che ci fosse proprio un
cambio di registro. Forse questa
sentenza potrebbe funzionare da volano
per un cambio di atteggiamento di
tutta l’Italia e di tutta l’Europa, perché
oramai la frontiera non è solo italiana
ma europea, per cui il carico deve essere
equamente condiviso».
Però in Libia, nonostante il cambio di
governo, la situazione non è ancora
tranquilla, e a farne le spese sono
soprattutto i migranti. Questo dovrà
mettere in guardia l’Italia, quando si
tratterà di rinegoziare nuovi accordi?
«Nessuno può permettersi di abbassare
la guardia in questa fase. La Libia
esce da un sanguinoso conflitto e da
una guerra civile che non è ancora
terminata. Deve ancora avviarsi verso
un processo di democratizzazione. Se
noi non l’aiutiamo in questa fase, di
riflesso anche tutto quello che attiene
l’immigrazione non troverà sbocchi
positivi, come purtroppo è avvenuto
fino ad oggi. La gestione corretta
dell’immigrazione è il riflesso della
civiltà di un Paese. Se non si aiuta la
Libia a recuperare quel senso di civiltà
smarrito da una quarantina d’anni,
si rischia un gioco a perdere. Allora
investiamo su questo e vedremo dei
risultati anche sul fronte dei flussi».
La sentenza europea, in questo senso,
può essere un’indicazione?
«La sentenza deve costituire il faro.
Dobbiamo partire dalla consapevolezza
profonda per cui il respingimento in
mare è una pratica da condannare in
ogni luogo e in ogni tempo. Non solo
dalle organizzazioni umanitarie ma
soprattutto dai governi, che devono
rivendicare il loro grado di civiltà
attraverso questo tipo di atteggiamenti.
Devono fare lo sforzo d’implementare,
insieme ai Paesi di transito e di origine
dei migranti, politiche più sostenibili
e rispettose dei diritti umani, al di là
dei numeri, delle rotte e della tipologia
di migranti. Solo con queste premesse
è necessario uno sforzo comune per
evitare che flussi eccezionali possano
determinare scompensi».
Intanto in Italia il nuovo governo
ha costituito un ministero
per l’Integrazione. Sul fronte
immigrazione si aprono nuove
speranze, in questo periodo?
«La costituzione di un ministero
per l’Integrazione ci fa pensare
che ci sia una sensibilità diversa
rispetto al passato, perché si
vede il fenomeno in una chiave
nuova, che è appunto quella
dell’integrazione. Questo non
significa che non bisogna
adottare politiche migratorie
volte a regolare i flussi. Ma
una cosa è regolare i flussi,
una cosa è adottare politiche
improntate esclusivamente
sui respingimenti e
sull’allontanamento.
Quest’attenzione ha un valore
altamente simbolico per noi. Si
stanno mettendo in fila una serie
di circostanze positive che ci fanno ben
sperare. Attendiamo anche altri risultati,
a partire dalla risoluzione della vicenda
dello status giuridico dei profughi
dell’emergenza nordafricana, che
ancora non riesce a trovare uno sbocco
positivo».
La campagna “L’Italia sono anch’io”,
che chiede nuove norme per la
cittadinanza ai minori stranieri (vi
aderisce anche la Caritas), è stata
ricevuta dalla Commissione Affari
Costituzionali della Camera. Cosa è
emerso?
«Abbiamo esposto le linee che riteniamo
opportune per modificare le attuali
norme sulla cittadinanza. L’incontro è
stato positivo. Abbiamo riscontrato un
generale consenso da parte di quasi tutti
i partiti. Anche il card. Bagnasco in una
sua recente prolusione si era espresso a
favore della concessione dello «ius soli»
per i minori stranieri nati in Italia. La
campagna ha raccolto tantissime firme,
raggiungendo l’obiettivo. Un numero
così alto di firme è lo specchio di una
società che oramai è matura per un
cambiamento in tal senso».
PATRIZIA CAIFFA
❚❚ Regione Lombardia
Il “Fattore
famiglia” è
stato approvato
N
ei giorni scorsi il Consiglio regionale della Lombardia, al termine di una
lunga seduta notturna, ha approvato le
modifiche alle due leggi regionali, del 2003
e del 2008, che riguardano i servizi alla persona e sociosanitari, introducendo in questo
modo una serie di misure che dovrebbero garantire una maggiore equità ai nuclei familiari
con situazioni di fragilità. Il “Fattore famiglia”
non è altro che un indicatore per le politiche
sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e
i carichi di cura, ad esempio la presenza nel
nucleo familiare di anziani non autosufficienti o disabili. A livello lombardo il “Fattore famiglia” ha già trovato applicazione
per quanto riguarda la “Dote scuola 20122013”, misura che interessa un terzo degli
studenti della regione (circa 300 mila) con
uno stanziamento di 81 milioni di euro e
che, con i nuovi parametri applicati, darà
diritto alla “Dote” a 8 mila famiglie in più
dello scorso anno. Il “Fattore Famiglia” è
un indicatore che intende correggere le distorsioni dell’Isee. Parte ora un periodo di
sperimentazione su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie in regione che
consenta di valutare l’appropriatezza degli
indicatori individuati, l’impatto sulle famiglie lombarde e la sua sostenibilità. Solo dopo questa fase, i cui risultati saranno resi noti
e valutati dal Consiglio regionale, la Giunta
sarà investita del compito di definire i criteri
attuativi. La misura lombarda non riguarda i
Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono
di competenza nazionale. Il “Fattore famiglia”
lombardo, declinato nella scala di equivalenza con i correttivi sui carichi di cura, sarà lo
strumento attraverso cui Regione, Province e
Comuni determineranno il valore di voucher,
benefici e compartecipazione alle spese.
Italia
Sabato, 3 marzo 2012
5
Valori europei. Presentata all’Università Cattolica un’indagine condotta in 48 Paesi
A
nche in tempo di crisi
la famiglia si conferma
al primo posto tra le
priorità dei cittadini
europei, davanti a lavoro,
religione, politica, amicizia
e tempo libero. È questo il
dato che emerge dalla quarta
indagine del programma “Evs”
(European Values Study), che
dal 1981 analizza i riferimenti
valoriali dei cittadini europei.
Complessivamente sono stati
48 i Paesi presi in esame di cui
i 27 aderenti all’Ue e altri 21
legati allo spazio geopolitico
europeo come i Paesi balcanici
e dell’Europa orientale. I dati
italiani dell’ultima indagine,
condotta tra il 2008 e il 2009,
sono stati raccolti nel volume
“Uscire dalle crisi. I valori
degli italiani alla prova”
edito da “Vita e Pensiero”.
La pubblicazione è stata
presentata questa mattina
all’Università Cattolica di
Milano da Giancarlo Rovati,
il sociologo che ha guidato la
parte italiana della ricerca,
inserita nel progetto culturale
della Cei. All’incontro era
presente anche Ruud Luijkx,
responsabile del gruppo
metodologico “Evs”, il quale
ha sottolineato come “a livello
generale in Europa non si è
registrata una convergenza di
valori, nonostante la crescita
economica dei Paesi del Sud
e del Centro abbia favorito
una diminuzione delle
disuguaglianze sociali”.
La fedeltà di coppia resta un
valore condiviso. “In Europa
– ha spiegato Giovanna Rossi,
curatrice della sezione sulle
relazioni di coppia – esistono
delle differenze importanti
nelle percentuali delle persone
coniugate: la media è del
53,5% della popolazione, ma
oscilla dal 16,3% di Norvegia
e Danimarca a oltre l’80%
della Turchia (in Italia la
media è del 57%). Nonostante
questo, però, il tema della
fedeltà di coppia resta un
valore largamente condiviso”.
Guardando ai singoli ambiti
la maggior attenzione alla
famiglia si ha in Turchia
(l’Italia è all’11° posto), al
lavoro in Svezia (l’Italia è al 13°
posto), alla religione in Turchia
(Italia al 13° posto), alla politica
in Svezia (Italia è al 23° posto),
all’amicizia in Macedonia
(Italia al 35° posto) e al tempo
libero sempre in Macedonia
G
iovedì 23 febbraio la
proposta di legge sul
divorzio breve ha ricevuto
il suo primo via libera dalla
Commissione Giustizia della
Camera. A Francesco Belletti,
presidente del Forum nazionale
delle associazioni familiari
abbiamo chiesto un commento.
Il divorzio breve è un
provvedimento di cui si sente
bisogno in Italia?
“Fondamentalmente a me sembra
una resa al fatto che la coppia
sia totalmente sola di fronte alle
difficoltà di gestione della sua
vita. La legge del 1970 prevedeva
che ai coniugi fosse proposta
una riflessione per ripensare
alla separazione. L’idea che una
decisione sia da subito radicale
dice che la famiglia è abbandonata,
è sola. Ed è anche una sfida per i
servizi oggi. Abbiamo costruito un
buon sistema per aiutare le coppie
a separarsi civilmente, ma di
fatto c’è pochissimo sostegno alle
coppie in crisi, per evitare che una
fragilità, una difficoltà, un conflitto
Guardando a questi dati,
mons. Gianni Ambrosio,
vescovo di Piacenza-Bobbio e
presidente della Commissione
per l’educazione, la scuola
e l’Università della Cei, ha
ricordato come “con il passare
degli anni la religiosità non
ha perso il suo fascino e la
sua forza”. A resistere è anche
la Chiesa come istituzione: il
33,6% degli italiani intervistati
dichiara di avere sfiducia nella
Chiesa. Un dato inferiore
alla sfiducia verso i partiti
(82%), la giustizia (61,7%) e
la stampa (68,9%). “Dall’altra
parte però – ha aggiunto mons.
Ambrosio – la religione sembra
aver perso influenza di fronte
all’emergere di altri valori non
religiosi o anti-religiosi”. Il 63%
degli intervistati sostiene un
modello di laicità alla francese
dove le autorità religiose non
devono influenzare l’azione
politica.
La famiglia
resta al
primo posto
Nonostante la
crisi economica
e sociale la
famiglia resta il
valore principale
per i cittadini
europei davanti a
lavoro e religione
(Italia al 35° posto).
Cresce la sfiducia negli
altri. Analizzando i dati
del campione italiano,
Renzo Gupert, sociologo
dell’Università di Trento, ha
evidenziato come “negli ultimi
20 anni abbiamo assistito in
Italia a una progressiva crescita
della sfiducia nei confronti
degli altri”. Quasi il 90% degli
italiani intervistati dimostra
interesse per le condizioni di
vita dei parenti stretti, ma solo
il 30% è interessato a quella
dei vicini. “La ricerca – ha
spiegato Gupert – permette di
confutare anche alcuni luoghi
comuni: contrariamente a
quanto si cerca di far credere,
gli italiani non sembrano tanto
preoccupati del fatto che gli
immigrati portino via il lavoro:
quasi il 40% è dell’idea che
questo non succeda, contro il
35% che invece si colloca sul
versante opposto”. Anche sulla
possibilità di avere come vicini
di casa degli immigrati gli
✎ L’INTERVISTA |
italiani si dimostrano aperti. “Si
confermano però – ha concluso
il sociologo – alcune categorie
di indesiderati: al primo posto
gli zingari (indicati dal 62%
degli intervistati), seguiti dai
drogati (58%) e dalle persone
con precedenti penali (51%)”.
Gli italiani e il sacro. Una
sezione dell’indagine è
dedicata al tema della
religiosità. “Non è vero – si
legge – che le chiese si stanno
svuotando. I dati evidenziano
che negli ultimi 40 anni la
partecipazione settimanale ai
riti religiosi, nella popolazione
di 18-74 anni, è abbastanza
costante, perché oscilla tra
il 28% e il 30%. Circa il 2022% è totalmente estraneo e
l’altra metà ha una frequenza
discontinua e saltuaria”.
Dare una gerarchia ai valori.
La ricerca evidenzia, inoltre,
come – pur salvaguardando
la partecipazione – vi siano
trasformazioni riguardo al
modo di vivere e concepire
il rapporto con il sacro.
In particolare, vengono
evidenziati tre fenomeni: il
processo d’individualizzazione
del credere, un nuovo modo
di porre il problema della
“verità” in campo religioso
e un rapporto diverso con
l’istituzione religiosa. In
quest’ultimo caso il rapporto
labile con l’istituzione è visibile
in particolare nello scarso
rispetto delle norme e delle
indicazioni che la Chiesa
cattolica indica ai suoi fedeli in
campo morale. L’atteggiamento
nei confronti dell’eutanasia
è emblematico a questo
riguardo. Secondo la ricerca,
“solo il 30% degli italiani non la
giustifica mai”. Una situazione
contraddittoria che sottolinea
quella che mons. D’Ambrosio
chiama “disorganicità di
valori”. “Per uscire dalla crisi
– ha concluso il vescovo – è
dunque necessario riscoprire
una gerarchia valoriale
aiutando, soprattutto i giovani,
ad articolare meglio i valori.
Perché le risorse sono presenti
ma anche un po’ sopite”. Da
qui la necessità di riscoprire
“il valore e la responsabilità
dell’educazione”.
MICHELE LUPPI
di Agenzia Sir
Proposta di legge sul divorzio breve:
una scorciatoia di fronte alla crisi delle coppie
divengano, anche per decisioni
affrettate, la scelta di uscire da un
progetto di famiglia. Come se la
tenuta del legame di coppia non
fosse un valore forte per tutta la
società. La delusione è vedere un
Parlamento che vuole gettare la
spugna e dire che questa scelta è
totalmente privata”.
Questo modo di vedere riflette
l’individualismo sempre più
imperante?
“L’idea che si possa fare prossimità
alla coppia anche nelle difficoltà
è una sfida per i consultori e per
tutto il sistema dei servizi sociosanitari. La privatizzazione della
famiglia genera anche una politica
fiscale che non custodisce la
famiglia come bene della società
e politiche del lavoro che non si
preoccupano della conciliazione
tra famiglia e lavoro. Mettere
la famiglia nel privato non è
ampliare la libertà della famiglia,
ma ampliare la sua solitudine.
Quello di cui abbiamo bisogno,
invece, è una nuova alleanza tra
famiglia e società, anche su una
scelta qual è il legame di coppia.
Se poi aggiungiamo il tema della
presenza dei figli viene fuori
l’assenza di una cura del benessere
sociale dei minori. Tutto ciò porta
a una deriva di individualismo e di
privatizzazione del bene famiglia e
del bene coppia. Infatti, non farei
distinzione tra relazione di coppia
e tenuta della famiglia. È vero che
è in gioco il progetto di vita tra
un marito e una moglie, ma c’è in
gioco anche il posto della famiglia
nella nostra società”.
Dando uno sguardo agli ultimi
dati Istat su separazioni e divorzi,
si vede che dal 2008 al 2009
l’aumento delle prime è stato
del 2,1% e dei secondi dell’0,2%,
molto meno che tra il 2007 e il
2008 (3,4% per le separazioni e
7,3% per i divorzi). Allora, perché
questa insistenza sul divorzio
breve?
“Sicuramente è una scelta
ideologica, apparentemente
legata all’alleggerimento dei
carichi burocratici, ma di fatto
questo provvedimento parte dal
presupposto che non ci sia una
trattabilità della situazione. Invece,
secondo me, ciò che va riaffermato
è che anche le fragilità e le difficoltà
di relazione dentro la coppia
possano essere sostenute. È come
riaffermare che anche il legame di
coppia è un bene pubblico”.
Secondo i dati Istat, nel
2009 le libere unioni hanno
rappresentato solo il 5,9% delle
coppie...
“Di fatto la maggior parte delle
persone nel nostro Paese vive
dentro a progetti familiari
compiuti, con un matrimonio
di riferimento. Purtroppo la
narrazione sulla famiglia in Italia
si concentra sulle situazioni di
difficoltà, sui percorsi accidentati,
che sono ancora pochi. Certo, c’è
una difficoltà del fare famiglia e del
matrimonio, ma non corrisponde
al sentire comune né al dato sulla
maggioranza della condizione di
vita degli italiani. Purtroppo la
tutela di condizioni di minoranza
ha uno spazio molto più grande
rispetto alla normale fatica di vita
quotidiana dei milioni di famiglie
che restano insieme ed educano i
propri figli”.
6
Europa
Sabato, 3 marzo 2012
Crisi greca. Intervista al presidente dei vescovi Papamanolis
Notizie flash
■ Parlamento UE
Contribuire all’inclusione
dei bambini affetti da
sindrome di Down
“Il popolo soffre e non capisce”
I
“
l popolo non capisce ciò che
di Prodotto interno lordo in quattro
Nelle parole del Vescovo punti
sta accadendo. A seguire ciò
anni, la Grecia - secondo gli esperti Ue –
che scrivono i giornali, ciò che
alla crescita nel 2014. L’accordo è
la sempre più difficile tornerà
dicono radio e tv, a leggere ciò
stato reso possibile dopo la rinuncia da parte
che riportano i tanti siti internet, è
detentori privati di obbligazioni greche,
situazione per il popolo dei
impossibile comprendere veramente a
al 53,5% del valore nominale dei loro titoli
fondo la situazione. Ma una cosa è certa:
(oltre il 70% ai valori attuali), consentendo
greco. Difficoltà che
il popolo non ne può più e la miseria
di fatto una riduzione di circa 100 miliardi
cresce giorno dopo giorno”. Non basta la
dell’ammontare complessivo del debito
coinvolgono
anche
notizia dell’approvazione del secondo
pubblico.
piano di aiuti Ue, di 130 miliardi di
Ma se banche creditrici e risparmiatori di
parrocchie
e
diocesi
euro, che si aggiungono ai quasi 110 già
mezzo continente dovranno rinunciare a una
stanziati in precedenza, per ridare un
parte dei soldi investiti nei titoli ellenici, a
a
rischio
bancarotta
po’ di sorriso al presidente dei vescovi di
loro volta i cittadini greci subiranno pesanti
Grecia, mons. Francesco Papamanolis,
costi sociali. Decisioni difficili da “mandare
che al SIR parla degli sviluppi della crisi greca. “Ogni giorno –
giù” per la gente comune, anche perché, denuncia mons.
rivela – incontro persone, padri di famiglia, giovani che vengono
Papamanolis, “dal mondo della politica non arriva il giusto
a chiedere aiuto per trovare un lavoro ed è una pena non poterlo
e buono esempio”. “Nel momento in cui si chiedono sacrifici
fare. Questa è la realtà. Anche come Chiesa cattolica siamo in
enormi al popolo i primi dare l’esempio devono essere i politici.
difficoltà. L’arcivescovo di Corfù non ha potuto pagare tutte
Dai media apprendiamo che il presidente della Repubblica
le tasse e non so che multa gli verrà comminata. Nella mia
ha rinunciato al suo stipendio, che era di ben 284 mila euro
diocesi siamo riusciti a pagare le tasse l’anno scorso e forse lo
annui, più alto di quello del presidente Usa, Barack Obama! Dai
potremo fare anche quest’anno, ma dal prossimo non avremo
media non emergono notizie di tagli agli stipendi dei ministri. Il
di che pagare. La tassazione (le tasse sugli immobili sono tre) ha
premier Lucas Papademos ha ben 108 consiglieri e ogni ministro
raggiunto ormai il 48,2% dei nostri introiti che provengono solo
ha in media 50 consulenti. Si parla di risparmiare sui costi della
dagli affitti di immobili delle diocesi. Va meglio per le parrocchie politica e poi il governo ha 49 ministri. Un numero così non lo
che possono contare sulle offerte dei fedeli. Circa la metà dei
abbiamo avuto mai! I deputati mantengono tutti i loro privilegi e
nostri affitti va per pagare le tasse allo Stato, con il restante non
stipendi. Nessuno paga”.
riusciamo a sostenere le necessarie riparazioni e manutenzioni”.
“Come si fa – domanda il presidente dei vescovi greci – a
“Il popolo soffre – aggiunge il vescovo – come riconoscono
chiedere sacrifici al popolo? Le pensioni sono state tagliate, le
molti deputati che hanno votato contro il piano di austerity e
bollette aumentano. E non saranno le elezioni a cambiare le
che, per questo, sono stati espulsi dai rispettivi gruppi politici. I
sorti della politica”. Per mons. Papamanolis, “il vero vincitore del
sondaggi pre-elettorali, in vista del voto di aprile, danno i partiti
voto di aprile sarà il partito degli astensionisti. Moltissima gente
che hanno votato l’accordo con l’Ue in forte caduta, anche di
ha perso totale fiducia nella politica e nei suoi rappresentanti e
dieci punti percentuale. In Parlamento non esiste una vera
all’orizzonte non vedo persone capaci in grado di prendere in
maggioranza, operativa solo per varare questo piano di aiuti che
mano il timone del nostro Paese. Ci aspettano anni difficili, duri,
di fatto ci ha fatto perdere la nostra indipendenza. Ora, infatti,
non so come ne usciremo. Cosa diremo ai nostri figli? Quale
dovremo accettare una sorveglianza ‘rafforzata’, che prevede
futuro potremo garantire loro? Non vediamo luce in fondo al
la presenza permanente della troika e l’inserimento nella
tunnel. L’unica cosa che non ci hanno ancora tassato sono le
Costituzione di una norma sulla priorità dei pagamenti delle
preghiere. Ma la fede non si può tassare. Io, nei miei interventi
scadenze del debito”. Il nuovo piano approvato dall’Eurogruppo
pubblici, chiedo che la mancanza del denaro sia almeno
prevede aiuti per 130 miliardi e, assieme alle ulteriori rinunce
riempita con la carità, la bontà, la comprensione verso gli altri.
dei creditori privati, farà scendere il rapporto fra debito pubblico
Sentiamoci solidali nella povertà e ognuno aiuti l’altro con
e Pil dall’attuale 160% al 120,5% nel 2020. Dopo la perdita di 17
quello che ha”.
I
l Parlamento Ue invita il Consiglio,
la Commissione e gli Stati membri
dell’Unione europea “a contribuire
all’inclusione sociale dei bambini
affetti da sindrome di Down attraverso
campagne di sensibilizzazione a livello
nazionale ed europeo” e a “promuovere
la ricerca a livello paneuropeo sulla
cura di tale malattia”. Invita inoltre
gli stessi soggetti a “elaborare una
strategia a livello europeo volta a
tutelare i diritti dei bambini affetti
da sindrome di Down nell’Unione
europea”. Con una dichiarazione scritta
che viene sottoposta in questi giorni
alla firma degli eurodeputati, alcuni
parlamentari europei richiamano
l’attenzione dell’Assemblea sui bambini
affetti dalla sindrome di Down, sui
loro diritti e la loro piena integrazione
a livello sociale. I firmatari della
dichiarazione - che ha finora raccolto
210 firme e che diverrebbe posizione
ufficiale dell’emiciclo raggiungendo
la metà delle sottoscrizioni dei 754
europarlamentari - sono George Sabin
Cutas, Vasilica Viorica Dancila, Norica
Nicolai, Marc Tarabella, Thomas Ulmer.
Il testo della dichiarazione scritta
ricorda che, “secondo le stime, le
probabilità che un bambino nasca con
la sindrome di Down sono di 1 su 6001000”, che “le anomalie congenite
sono una delle principali cause di
mortalità infantile e disabilità a lungo
termine, e che i bambini affetti da
sindrome di Down possono soffrire di
numerosi disturbi congeniti, tra i più
frequenti le patologie cardiache”. Il
testo segnala anche che l’articolo 26
della Carta dei diritti fondamentali
Ue recita: “L’Unione riconosce e
rispetta il diritto delle persone con
disabilità di beneficiare di misure
intese a garantirne l’autonomia,
l’inserimento sociale e professionale
e la partecipazione alla vita della
comunità”. La scadenza per la raccolta
delle sottoscrizioni è il 15 marzo, ossia
durante la prossima sessione plenaria
dell’Euroassemblea a Strasburgo.
La voce della gente Il costo per l’economia è stimato in 120 miliardi
di euro. L’ opinione dei cittadini dei 27 Paesi
Corruzione “male europeo”
L
a corruzione, nelle sue diverse forme e
dimensioni, costa all’economia europea
circa 120 miliardi di euro l’anno. La cifra proviene dalla Commissione Ue, che ha
presentato in settimana un’indagine di Eurobarometro sull’argomento. “La corruzione
è un male che distrugge un Paese dall’interno, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche, indebolendo la responsabilità
dei leader politici e facendo il gioco della criminalità organizzata”, ha dichiarato Cecilia
Malmström, commissaria agli affari interni.
“Possiamo sconfiggerla solo con la volontà e
l’impegno dei leader e delle istanze decisionali a tutti i livelli”. Dal sondaggio di Eurobarometro (realizzato nei 27 Stati membri nel
settembre scorso) risulta che “la maggioranza
(74%) degli europei ritiene che la corruzione
sia un grave problema nel loro Paese”; quasi
la metà dei cittadini (47%) pensa invece “che
il livello di corruzione del loro Paese
sia aumentato negli ultimi tre anni”; la
maggior parte degli intervistati ritiene
che la corruzione sia presente nelle istituzioni locali (76%), regionali (75%) e
nazionali (79%). Casi di corruzione e
abuso di potere si verificano, secondo
il campione di persone intervistate, “in
tutti i settori pubblici”; i cittadini pensano che “vi siano più probabilmente
coinvolti i politici nazionali (57%) e i
funzionari che aggiudicano gli appalti
pubblici (47%)”. La maggioranza degli
intervistati (70%) ritiene ancora che
la corruzione sia “inevitabile e che sia
sempre esistita”.
“Prendo atto con rammarico che i risultati pratici della lotta alla corruzione in
tutta l’Unione europea rimangono insoddisfacenti”, ha commentato la com-
missaria svedese.
“Quante volte abbiamo ripetuto che
era urgente agire? I cittadini europei si
attendono dai governi nazionali passi
decisivi”. Nel rapporto di Eurobarometro risulta fra l’altro che “l’8% dei cittadini intervistati afferma di essere stato
oggetto di richieste o di aspettative di
tangenti nell’ultimo anno”. La commissaria ha aggiunto: “La corruzione rimane una delle sfide maggiori che l’Europa deve fronteggiare. Benché sia di
natura e di portata diverse nei vari Stati
membri, la corruzione danneggia l’Ue
nel suo insieme, perché riduce i livelli di investimento, ostacola il corretto
funzionamento del mercato interno e
si ripercuote sulle finanze pubbliche”
Mondo
Russia al voto
■ 4 marzo
Il rogo di alcune copie del Corano scatena il caos nel Paese
n
a
t
s
i
n
Afgha
Le opposizioni chiedono
“elezioni oneste”
Esplode la rabbia
contro le forze
occidentali
è
stata una campagna elettorale
segnata dall’emergere di nuove forze
e, soprattutto, forme di opposizione
quella nella Federazione Russa dove,
domenica 4 marzo, si eleggerà il nuovo
presidente. Quasi scontata la rielezione
dell’attuale premier Vladimir Putin, già
presidente per due mandati e costretto
a lasciare il Cremlino al suo delfino
Medvedev, per l’impossibilità di rimanere
in carica per tre mandati consecutivi.
L’ultima protesta è andata in scena,
domenica 26 febbraio, a Mosca, da parte
del nuovo movimento d’opposizione il
“Cerchio bianco”. Migliaia di persone
si sono unite in una catena umana
attorno al centro della città per chiedere
“elezioni oneste” e l’uscita di scena
dello stesso Putin. Il clima nel Paese,
però, si sta surriscaldando anche al di
là degli eventi di piazza. Ne è una prova
la notizia di uno sventato attentato
ai danni di Putin. Per ora nessuna
conferma dagli organi ufficiali, ma non
sarebbe la prima volta che alla vigilia
di delicate consultazioni circolano
notizie del genere. Era già successo
nel 2000 e nel 2008. A ogni modo, in
questo momento Putin non sembra
avere bisogno di trovate pubblicitarie
per raccogliere consensi. Nonostante le
inedite dimostrazioni di piazza, che per
la prima volta in 12 anni, hanno messo
in discussione la sua autorità, secondo
gli ultimi sondaggi, l’ex agente del Kgb
otterrà il terzo mandato presidenziale
già al primo turno, con un rating che si
aggira intorno al 63%. L’opposizione è
sicura che si tratti dell’ennesimo voto
truccato e promette nuove proteste.
Sabato, 3 marzo 2012
C
ontinua ad essere tesa la situazione in Afghanistan dove non si Le proteste degli ultimi giorni si
placano le proteste scoppiate a seguito del rogo di alcune copie del Corano avvenuto all’inizio della scorsa settimana nella aggiungono ai combattimenti
base americana di Bagram, una delle più grandi del Paese. Per
quanto le autorità militari Usa si siano affrettate a spiegare che si sia tra insorti e forse internazionali.
trattato di un incidente e non di un atto sacrilego contro la religione Secondo Amnesty il numero degli
islamica, la protesta non sembra placarsi. Una trentina di persone
hanno perso la vita negli ultimi cinque giorni, nel corso degli incidenti sfollati ha raggiunto il mezzo milione
seguiti alla diffusione della notizia, mentre
nel Paese è ancora caccia al militare afghano, venticinquenne, che venerdì ha ucciso che ha chiesto scusa per il gesto e invocato che che ricevano gli aiuti”. Questo perché
due ufficiali Nato all’interno di una base l’avvio di indagini sull’accaduto. In seguito il governo afghano ritiene che qualunque
militare. Ieri, ad Haybak, nel nord, quattro- alle proteste Francia, Germani, Stati Uniti aiuto possa essere considerato come un inmila persone sono scese in strada e hanno e Gran Bretagna, hanno annunciato il riti- coraggiamento all’insediamento degli sfolattaccato una base militare e una stazione ro dei propri funzionari locali. Le violenze lati. Diverse famiglie di sfollati hanno detdi polizia. Il presidente Ahmid Karzai ha scoppiate nelle ultime settimane si inseri- to ad Amnesty International che riescono
invitato la popolazione alla calma: in un scono in una situazione del Paese sempre al massimo a rimediare un pasto al giorno
discorso trasmesso alla televisione ha det- più difficile. Secondo una recente rapporto per i loro figli, mentre il sovraffollamento,
to di “aver condannato con le parole più di Amnesty International attualmente sono la carenza di servizi igienici e la scarsità di
nette l’incidente dei corani, ma adesso che mezzo milione gli sfollati nel Paese a causa presidi sanitari favoriscono la diffusione
abbiamo mostrato i nostri sentimenti, è il dei combattimenti. Un numero che cresce- delle malattie. “Le autorità locali – dicono
momento di rimanere calmi e pacifici”. In rebbe di 400 persone al giorno. Il rapporto ancora da Amnesty International – limiquesta scia di violenze si inserisce l’atten- ‘In fuga dalla guerra, incontro alla miseria’ tano gli sforzi umanitari sostenendo che
tato di lunedì 27 febbraio, rivendicato dai stilato dall’associazione parla anche di 28 gli sfollati stanno per andare via. Si tratta
talebani:un’autobomba è esplosa nei pressi bambini morti di freddo soltanto nell’ul- di una crisi umanitaria e dei diritti umani
dell’aeroporto di Jalalabad provocando, se- timo mese. “Migliaia di persone – si leg- largamente nascosta ma orribile”. Il nucondo i primi bilanci, nove morti, tra cui sei ge – vivono al gelo, in luoghi sovraffollati mero delle vittime civili è costantemente
civili. A nulla sono valse, anche, le parole e sull’orlo dell’inedia e il governo non solo aumentato di anno in anno dall’inizio del
del presidente statunitense Barak Obama, non si occupa di loro, ma impedisce an- conflitto ad oggi.
Referendum
farsa in Siria.
Ancora violenze
Nonostante la
crisi aumenta la
vendita di armi
nel mondo
L
è
stata una giornata paradossale quella di domenica
26 febbraio per la Siria con la popolazione chiamata
ad esprimersi, attraverso un referendum, sulle riforme costituzionali proposte dal presidente Bashar al-Assad,
mentre nel Paese si continuava a combattere e a morire. Un
voto bollato come “farsa” dalle opposizioni, che ha avuto
un andamento altalenante nelle diverse zone del Paese:
complessivamente si sono recati alle urne 8 milioni di elettori, il 57% degli aventi diritto. Le modifiche alla Costituzione, approvate a larga maggioranza, hanno cancellato
la regola secondo cui il partito Baath
è l’unico leader dello Stato e della società; permetteranno il pluralismo po- il Primo ministro russo Vladimir
litico e metteranno un termine di sette Putin ha messo in guardia l’ocanni (rinnovabili per un secondo man- cidente dal rischio di “uno scedato) al Presidente eletto. Un’apertura nario libico”. “L’applicazione di
che rischia però di restare sulla carta: uno scenario libico non sarà
la norma, infatti, non essendo retroat- permessa”, ha dichiarato, ricortiva permetterà al presidente, già in ca- dando che è grazie a una risolurica da 11 anni, di restarvi – se rieletto zione dell’Onu che il cambio di
– fino al 2028, dal momento che il suo regime appoggiato militarmenmandato attuale scade nel 2014. Ele- te dall’occidente in Libia è stazioni parlamentari, con la presenza di to possibile. “Avendo imparato
più partiti, saranno tenute nell’arco di un’amara lezione, ci opponiamo
tre mesi. Gli Stati Uniti e altri Paesi oc- a risoluzioni di questo genere da
cidentali hanno criticato il referendum, parte del Consiglio di Sicurezza
ma alcuni analisti indicano che molti dell’Onu, che possono essere insiriani non si sono uniti all’opposizione terpretata come un segnale di insia per lealtà verso Assad che per sfidu- tervento militare nei processi incia verso l’opposizione stessa, e per il ti- terni della Siria”. Il Segretario di
more che la caduta di Assad possa dare Stato Usa, Hillary Clinton, ha diil via a una guerra civile. Nel frattempo chiarato che gli Usa sono contra-
ri ad armare gli oppositori di Assad: “Abbiamo un gruppo molto
pericoloso di attori nella regione: al-Qaeda, Hamas e quelli che
sono sulla lista dei terroristi che
sostengono di appoggiare l’opposizione. Ci sono molti siriani
più preoccupati di quello che accadrà poi”. La leadership di Hamas ha lasciato nei giorni scorsi la sua base a Damasco, dove
era da molti anni, per solidarietà
verso i Fratelli musulmani, che
costituiscono il principale gruppo di opposizione ad Assad. Come la Russia, la Cina ha posto il
veto nelle settimane passate a
una risoluzione del Consiglio di
Sicurezza sulla crisi Siriana, ed
è stata criticata dal governo Usa.
a vendita di armamenti
nel mondo continua
ad aumentare: seppur
in contrazione rispetto
all’anno precedente nel 2010,
le principali 100 industrie
produttrici hanno fatto
registrare un aumento dell’1%
nella vendita attestandosi a
411,1 miliardi di dollari (310
miliardi di euro). Un dato di
crescita più basso rispetto al
2009, quando la vendita era aumentata del 7% toccando quota 406
miliardi di dollari. Complessivamente dal 2002 l’aumento in termini
reali è stato del 60%. Sono questi i dati che emergono dalla classifica
“Top 100” redatta dal SIPRI (l’Istituto di ricerca internazionale sulla
pace di Stoccolma). Il rapporto, giunto alla 23esima edizione, classifica
le prime 100 aziende per volume d’affari considerando sia le vendite
interne che le esportazioni. Dalla classifica sono escluse alcune
compagnie cinesi, che per volume dovrebbero rientrare nell’elenco,
ma per cui non vi è certezza sul reperimento dei dati. A dominare
la classifica sono ancora una volta le compagnie nord americane
ed europee. Tra le prime 100 imprese produttrici di armi e di servizi
militari (logistica, rifornimenti, addestramento ecc.) 44 provengono
dagli Stati Uniti e, da sole, nel 2010 coprivano circa il 60% delle vendite
totali di armamenti da parte delle imprese in classifica. Al secondo
posto le imprese dell’Europa occidentale, 30 nella Top 100, che
coprono il 29% del mercato. Ancora una volta la ricerca dimostra il
quasi totale controllo del mercato da parte di poche aziende: le prime
dieci imprese da sole hanno fatturato 230 miliardi di dollari, pari al
56% del totale. Tra queste anche l’italiana Finmeccanica che nel 2010
ha fatturato 24,7 miliardi di dollari di cui 14,4 provenienti dalla vendita
di armamenti (il 58% del totale).
7
8
Economia
Sabato, 3 marzo 2012
Riflessioni sulla situazione attuale. Ricondurre a Cristo tutte le attività dell’uomo.
P
ortare il senso di Dio
profondamente nella genesi
nella storia è compito
e nello svolgimento della
dei cristiani. Desidero
crisi – bisogna chiedersi dove
essere concreto, pertanto
trova le sue fondamenta
contestualizzo il predetto invito
la società capitalista. Del
nella situazione del nostro Paese
marxismo non mi occupo, da
che, come il lettore ben sa, è
anni ha dichiarato fallimento
convulsa e preoccupante. La
e ammesso la sua debolezza,
situazione economica è sempre
strutturale e ideologica.
più complessa, declinante,
Le radici metafisiche che
priva di futuro innovativo,
innervano l’architettura
robusto, compatibile coi valori
dello Stato borghese/
dell’ecologia e con l’ordinato
capitalista sono chiare.
ed equilibrato benessere
Bisogna approfondire le
dei cittadini. I governi che
ragioni ideali che hanno dato
si sono susseguiti, negli
fondamenta alla disciplina
ultimi cinquant’anni, hanno
scientifica e alla prassi socio/
dimostrato scarsa lungimiranza
politico/economica, fiorita
politica, inadeguatezza
fra la fine del XVIII e l’inizio
decisionale, mancanza di
del XIX secolo, fondata su
programmi, incapacità e
“libertà individuale, mercato,
debolezza, nell’affrontare i temi
concorrenza, capitale,
delle riforme e delle politiche
profitto. A questo punto per
economiche. Il Parlamento
documentare la distanza
sovente ha rinunciato: al
fra la teoria e la prassi
ruolo propositivo sul piano
liberale e quella cattolica,
legislativo; al sostegno e al
riprendo Adam Smith, che,
controllo sull’operato del
nella sua “Ricerca sulla
governo; al legame e all’ascolto
natura e le cause della
delle rivendicazioni, sovente
ricchezza delle nazioni”,
giustificate, dei cittadini;
scrive: «Ogni uomo, in
Il compito dei cristiani è quello di portare maggiore senso etico anche
al perseguimento del Bene
quanto non violi le leggi
comune; al rigore etico e
giustizia, deve essere
nelle realtà economiche e finanziarie a partire dal senso del Bene comune di
morale. L’abolizione del reato
lasciato assolutamente
di falso in bilancio, e alcuni
libero di perseguire il
discutibili stili di vita, documentano
professano e difendono valori e ideali.
secondo alcuni, poteva essere l’occasione
proprio interesse come gli conviene, e
l’avvilente e dannoso scadimento etico
Ricordo che “l’attuazione del bene
per dare inizio a un oculato rinnovo
di mettere il suo lavoro, il suo capitale in
e morale. Il mancato perseguimento del
comune costituisce la ragione d’essere
e adeguamento degli ammortizzatori
concorrenza con quelli di ogni altro uomo
Bene comune ha permesso al dissennato
dei poteri pubblici; i quali perciò sono
sociali, delle relazioni industriali, della
o di ogni altra classe di uomini». Perchè il
mondo della finanza, pubblica e privata,
tenuti ad attuarlo” (Pacem in Terris 54).
contrattazione, della struttura e degli
problema che investe l’insieme dell’ordine
alle lobby e ai gruppi di pressione di
Detta mancata attuazione ha causato ai
obiettivi delle organizzazioni sindacali e
sociale e dello sviluppo sia rettamente
favorire, l’accumulo di un debito pubblico
partiti, senza eccezione alcuna, perdita
imprenditoriali.
impostato, è necessario ricorrere alla
pauroso, il dissesto dei conti pubblici,
di credibilità e distacco non solo dai
Data la gravità della situazione, diviene
metafisica cristiana. Le linee -guida le
la crisi disastrosa che squassa il mondo
propri elettori, ma dall’intera comunità
ragionevole ricercare il perché ultimo
troviamo nella dottrina sociale della
della finanza e dell’economia reale.
nazionale. A ciò ha contribuito anche
di questa crisi, che coinvolge tutto
Chiesa e nelle pagine dei nostri pensatori.
Demagogico sarebbe sostenere che
il fatto che molti loro uomini hanno
l’Occidente. Non credo sia intelligente
Ne ricordo alcuni: monsignor Ketteler, De
governo, parlamento, sindacati e parti
dimostrato un orizzonte culturale povero
collocarla solo sul terreno della
la Tour du Pin, De Mun, Maritain, Sturzo.
sociali non abbiano fatto nulla di positivo,
e/o predisposizione a incorrere nei rigori
tecnica politica ed economica, o della
Chiudo sottolineando che il senso di Dio
nei singoli comparti della società politica,
della legge (con accuse, sovente provate,
spregiudicatezza delle attività finanziarie
nella storia lo si porta riconducendo le
economica e sociale. Ma è mancata la
di associazione a delinquere, turbativa
speculative. Vi sono ragioni più sottili
attività umane a Cristo, ma, per fare ciò, è
visione dell’insieme dei problemi, la
d’asta e via dicendo). Non sempre la
e cause più radicali. Per trovare una
necessario vivere nella fede e nella grazia.
comprensione della complessità degli
Magistratura è riuscita a perseguire
risposta, dopo aver preso atto che le
Ovvero l’uomo naturale deve essere
stessi, ma, soprattutto, è mancato loro
obiettivi di giustizia ed equità. I sindacati
strutture fondamentali della società
sostituito dal credente, ovvero dall’uomo
il supporto della grazia. Il sentire della
stanno vivendo un momento di passaggio.
borghese sono quasi tutte di natura
trasformato da Dio, l’uomo che Dio ha
maggioranza degli italiani spesso li porta
La difesa a oltranza dell’articolo 18 è
economica e finanziaria – e che per
fatto morire e risorgere. Il lettore mediti.
a guardare superficialmente quanti
argomento delicato. La sua abolizione,
conseguenza sono l’elemento che incide
GIANNI MUNARINI
Portare Dio nella storia
Francesco Aletti Montano
Bolle e crisi nella
finanza globale
F
rancesco Aletti Montano è di recente intervenuto
alla conviviale dell’Ucid di Como sul tema “Bolle
e crisi finanziare nella finanza globalizzata”.
Giovane, laureato alla Bocconi, con l’obiettivo di fare
l’agente di cambio, ha finito con inventare in Italia
la prima “banca virtuale”. Cioè una banca vera, che
traffica denaro vero o titoli che lo rappresentano,
ma operante solo nel web. Ha accumulato, in pochi
anni, un’esperienza tale che, in altri tempi, avrebbe
impegnato più generazioni. Basti dire che, partito
da una borsa in cui regnava l’incredibile frastuono
delle negoziazioni “alle grida” di pochi titoli per volta,
si trova, oggi, nell’assoluto silenzio delle operazioni
elettroniche. Con un “clik” si muovono capitali enormi
in tutto il globo. Così ha potuto seguire il formarsi e lo
“scoppiare” con gravi e poco previste o imprevedibili
conseguenze, delle numerose “bolle”. La più vistosa,
e gravissima, ha coinvolto il mercato finanziario di
tutto il mondo partendo dagli Usa: sono stati messi in
circolazione, specialmente in America, titoli per un
ammontare pari a tre volte il Pil mondiale, cioè il valore
di tutti i beni prodotti nel mondo in un anno. Quando
questi titoli sono arrivati alla scadenza, non hanno
trovato compratori che assorbissero tutti quelli nuovi.
Gli istituti emittenti non hanno potuto onorarli e sono
cominciati i fallimenti. Solo l’intervento dello Stato,
o delle Banche centrali, come la Fed statunitense, ha
potuto porre un freno, nazionalizzando le perdite con la
emissione di nuova moneta, ma non nazionalizzando le
banche responsabili. Quindi, in questo caso, per “bolla”
si intende il volume spropositato di titoli, paragonabile
ad una “bolla di sapone” che “scoppia” a terra. Ma come
è potuto accadere tutto questo? La causa è da ricercarsi
nelle leggi emanate nel 1998 che hanno abolito i limiti
stabiliti dopo la crisi del 1929, pure iniziata negli Usa.
Follia legislativa, come quella dell’Apprendista Stregone,
e che prescindeva anche dal colore dei governi. Il potere
finanziario oggi è tale da condizionare gravemente
anche la politica (vedi negli States...). Si aggiunga la
concentrazione in non più di 30 soggetti multinazionali
dell’enorme potere di prendere decisioni finanziarie
globali, senza che ci sia una autorità mondiale capace
di controllarli. L’andamento del mercato finanziario è
paragonabile ai terremoti o alle variazioni climatiche,
fenomeni assolutamente incontrollabili dall’uomo.
Altre bolle si sono formate, e scoppiate, come quella
“immobiliare”, che ha travolto la Spagna in particolare,
ma anche il nostro Paese e gli Usa.
Intanto sono maturate situazioni inedite nella
storia: due generazioni di imprenditori operanti
contemporaneamente (mentre, in passato, la nuova
subentrava o spodestava la vecchia). Una generazione
nata nella povertà, risparmiatrice, poco capace
di aggiornarsi; un’altra cresciuta nelle benessere
economico, in possesso delle nuove tecnologie, ma poco
incline ai sacrifici. In entrambe si diffonde la “paura
di riprecipitare nella povertà”, con la conseguenza
di cercare affannosamente il modo di “mettere al
sicuro” la ricchezza mobiliare (in Svizzera o nei
“bund” tedeschi, ad esempio). Da qui l’attenzione
allo “spread”. A questo punto il relatore ha tentato di
indicare alcune vie di adattamento,se non proprio di
uscita. Ricordando l’esortazione di Baden Powell agli
scout - “Lasciare il mondo migliore di come lo si è
trovato” - o di Kennedy “Domandarsi cosa possiamo
fare noi per il Bene comune” . ha tracciato alcune linee.
Sviluppare l’imprenditoria sociale, cioè dare vita a
quelle imprese che sanno stare nel mercato,ma senza
fare del lucro lo scopo unico o principale; tornare
ad un tenore di vita più sobrio; chiedere alla scuola
non di assicurare “un posto” sicuro, ma di fornire la
capacità di “inventarsi” un lavoro; investire nelle energie
rinnovabili e alternative; utilizzare più razionalmente il
territorio; circondare i centri urbani di coltivazioni che
consentano di fornire i generi alimentari a Kilometro
zero (e, contemporaneamente, di educare i consumatori
a non pretendere frutti fuori stagione, n.d.r.). Quanto alla
finanza mondiale, Aletti auspica che si possa creare un
governo mondiale, cominciando, almeno, da un governo
regionale, in modo da regolare l’emissione di moneta
e di titoli che la rappresentano, senza le “bolle “come
quella sopradescritta. Allo scrivente, come “relatore”
della relazione, corre l’obbligo di ricordare come simili
preoccupazioni e concetti siano stati recentemente
espressi da Benedetto XVI, cui l’economista e finanziere
Gotti Tedeschi vorrebbe assegnare il Nobel per
l’Economia. (Attilio Sangiani)
Cultura
Box Office
Sabato, 3 marzo 2012
L’ultimo libro di Pietro Citati
Sussulto laico
Una selezione di pellicole da vedere
al cinema, insieme, in famiglia,
Lo scrittore e giornalista affronta il tema dei nuovi miti moderni,
per divertirsi e riflettere
con alcuni passaggi dedicati al cristianesimo a tratti commoventi.
rubrica a cura di MARIA CARLA ZIZOLFI
L’amore che resta
Di Gus Van Sant (Stati Uniti 2011, 91 min.)
con Henry Hopper, Mia Wasikowska.
Enoch ha lasciato il liceo, s’infila nei funerali
degli altri e ha come amico immaginario Hiroshi,
un pilota kamikaze. A una cerimonia il ragazzo
incontra Annabel, malata di cancro e con pochi
mesi da vivere. Deciso a rendere indimenticabile
il tempo che resta, Enoch si apre alla vita e
all’amore. Presentata al Festival di Cannes, dal
regista di “Milk” e “Paranoid Park” una commedia
delicata che tratta in modo mai superficiale temi
importanti come la morte, la vita e la malattia.
emotivi anonimi
Di Jean-Pierre Améris (Francia/Belgio 2010,
80 min.) con Benoit Poelvoorde,
Isabelle Carré.
Cosa succede se un uomo e una donna
condividono una passione? Si innamorano.
Questo succede a Jean-René, capo di una piccola
fabbrica di cioccolato, e Angélique, pasticcera
di talento. Ma se entrambi sono emotivi
patologici, come potranno confessarsi i reciproci
sentimenti? Piccola sorpresa del cinema francese
contemporaneo, il film è una favola dolce, piena
di humor, fuori dai clichés delle commedie romantiche.
una separazione
Di Asghar Farhadi (Iran 2011, 123 min.)
con Leila Hatami, Shahab Hosseini.
Nader e Simin stanno per divorziare perchè il
marito non vuole espatriare per non abbandonare
il padre malato di Alzheimer. Simin lascia la casa
e il marito per curare il padre assume una donna,
incinta e che lavora all’insaputa del marito. A
causa di una lite con Nader, la donna cade e
perde il bambino. Orso d’oro a Berlino e Oscar
come miglior film straniero, un dramma familiare
che apre una finestra sull’Iran contemporaneo. Un
film importante e prezioso, da vedere.
this must be the place
Di Paolo Sorrentino (Italia/Francia/Irlanda
2011, 118 min.) con Sean Penn,
Frances McDormand, David Byrne.
Cheyenne è un’ ex rockstar. A 50 anni veste
ancora “dark”, vive a Berlino e si mantiene
grazie alle royalties. Finché la morte del padre,
col quale non parlava da tempo, lo getta sulle
strade americane alla ricerca di una vendetta. In
concorso a Cannes, Sorrentino stupisce alla sua
prima prova americana con una storia originale,
densa di significati, che gli permette di esprimere
appieno il suo immaginario onirico e un po’ folle.
le idi di marzo
Di George Clooney (Usa 2011, 98 min.) con Ryan
Gosling, George Clooney, Evan Rachel Wood.
Clooney torna alla regia per un dramma politico
ambientato nei giorni che precedono le elezioni
primarie (immaginarie) nel Partito Democratico.
Protagonisti, Clooney nei panni di un candidato
alle elezioni e Gosling in quelli di un segretario
di partito giovane e idealista, destinato a
rimanere schiacciato dagli ingranaggi della lotta
di partito. Uno spaccato realistico e spietato del
mondo della politica americana, pieno di ritmo e
tensione, splendidamente recitato.
i pinguini di mr. popper
Di Mark Waters (Stati Uniti 2011, 95 min.)
con Jim Carrey, Carla Gugino, Angela Lansbury.
La vita di un uomo d’affari cinico e arrivista (Jim
Carrey) comincia a cambiare quando il padre,
esploratore dell’Antartide, muore lasciandogli in
eredità un gruppo di pinguini e costringendolo a
rivoluzionare la propria esistenza.
Ispirato al classico per l’infanzia di Florence e
Richard Atwater, è una commedia esilarante senza
troppe pretese, adatta anche ai più piccini, con
un Jim Carrey in forma smagliante.
“D
obbiamo richiedere soltanto il pane
che ci è indispensabile: nient’altro; il
‘pane della nostra ristrettezza’ come
dice la versione siriaca del Padre nostro. I Vangeli
ricordano di continuo che l’uomo è una creatura
effimera, fragile, passeggera, il quale dipende dalle
cose che lo circondano e dal paesaggio che Dio gli
crea intorno”. Parola di Pietro Citati, uno dei più
importanti giornalisti culturali italiani, collaboratore
del “Corriere della sera” e di “Repubblica”, che nel
suo recente “Elogio del pomodoro” (non sorprenda
il titolo: l’ortaggio in questione è il simbolo di
un’età più semplice e per questo felice) edito da
Mondadori (266 pagine) analizza di nuovo i miti.
Non più quelli di Odisseo e Orfeo, però, ma quelli
della nostra epoca. Più che miti sembrano piuttosto
tic, coazioni a ripetere, dettate dai grandi cartelli
che dominano il mercato, esibizioni di chiacchiere a perdere, relitti di parole un tempo dotate di senso
e di sacralità. La Grecia d’oggi potrebbe essere il giusto correlativo delle mitologie trattate da questi
brevi saggi che vanno dagli anni Novanta del secolo scorso fino ai giorni nostri. La madre di tutti i miti
d’Occidente e la culla della democrazia rappresentativa è ormai solo un vuoto a perdere, da riempire
attraverso numeri da macelleria sociale. La tristezza –e la sensazione che la grande stampa si sia adeguata
culturalmente al suono dei termini che annunciano la povertà effettiva per chi ha lavorato una vita che ne deriva è palpabile. I nuovi miti sono parole senza necessità, manifestazioni di vuoto e cattura di
attenzione fine a se stessa. Bisogna vendere il prodotto non attraverso l’informazione e la cultura, ma con
un divertimento truculento da cupio dissolvi. Il laico Citati ha però un sussulto. Quando affronta il grande
mistero (perché a questo punto tale sembra a molti) del volontariato e del sacrificio di sé per l’altro il suo
tono muta. Per esempio quando parla dell’associazione Medici con l’Africa, che opera da sessant’anni
senza clamori avvalendosi di aiuti economici spontanei richiamando, è Citati che lo nota, le parole dei
Vangeli, soprattutto quel “dacci oggi il nostro pane quotidiano” che è un insegnamento di vita e una cura
contro lo stress del domani. Ma non solo: l’autore dedica un capitolo al cristianesimo, e lo fa con molto
rispetto e con l’attenzione di chi ha una lunga abitudine al confronto con gli abissi del sacro. Ci sono dei
passi toccanti, come quello sulla dimensione divina del mendicante, che fa della mancanza (che è la
verità secondo Platone) la sua realtà fondamentale, con grave scandalo di chi all’accumulazione ha eretto
vitelli d’oro; o il passo sulla vita pulsante della creazione, seguendo Paolo nella Lettera ai Romani: “Non
dobbiamo dimenticare le parole di Paolo. Cristo non è il sovrano di un mondo esclusivamente umano,
dove noi, a nostra volta, siamo i dominatori della creazione. Cristo regna sugli alberi, gli animali, i fiori, i
mari, i pesci, gli uccelli. (…) Leggiamo i Padri della Chiesa, i testi del Rinascimento e della Controriforma
cattolica. Allora l’incarnazione e la resurrezione di Cristo, senza le quali il cristianesimo non potrebbe
esistere, erano le chiavi di un immenso edificio cosmico”. Citati affronta anche altri miti, quelli della
politica di ieri, come la divinizzazione di Stalin durante la stagione dei pestilenziali processi ai vecchi
compagni di lotta, e quelli di un presente italiano in cui i politici sovraesposti mediaticamente, sotto
gli occhi di bambini e adolescenti, per i quali dovrebbero rappresentare dei modelli, fanno a gara a chi
offende di più e meglio. Si ha la sensazione che Citati abbia qualche speranza in meno rispetto al passato
e che, ancora una volta (Dostoevskij docet), la bellezza sola possa salvare il mondo. Di cultura un Paese
potrebbe vivere. Se solo l’idea di economia non fosse quella di un moloch che divora i suoi adoratori, ma
non tutti: solo quelli che non ce la fanno, quelli che hanno dato e non sono più utili. (M.T.)
Nella Notte degli Oscar
Il trionfo di
The Artist
N
on ci sono state sorprese:
film favorito uguale film
vincitore. Lo strabiliante
cammino di “The Artist” – che
dal Festival di Cannes in poi
ha praticamente vinto tutto
quello che c’era da vincere
(Globes, Bafta, Cesar, etc...) –
raggiunge la sua apoteosi con
i cinque pesantissimi Oscar
portati a casa nella notte: film,
regia, attore protagonista,
colonna sonora e costumi.
Un trionfo annunciato, come
detto. Ma è anche meritato?
Qui entriamo nel campo delle
opinioni personali, ma alcune
considerazioni possono aiutare
a valutare meglio il valore di
questo successo. Evidente
intanto l’impatto, anche
mediatico, dell’operazione
(onore a Langmann e ai
fratelli Weinstein per averci
scommesso). C’era qualcosa
di estremamente audace, forse
addirittura spocchioso, nell’aver
immaginato e proposto, in
piena era digitale, stereoscopia,
estesica, un’opera
realizzata alla maniera
di quasi cent’anni fa:
una pellicola girata
in 22 fotogrammi al
secondo, accelerata in
post-produzione, per
restituire al pubblico di
oggi il dinamismo dei vecchi film
degli anni ‘20; la riscoperta delle
didascalie e la scoperta di quante
possibilità espressive fossero
insite nel loro abbinamento alle
immagini; il recupero del gesto,
del volto, della mimica, alla
loro pienezza semantica, alla
qualità di segni autosufficienti.
Nel mettere in scena il dramma
di un attore di grande successo
travolto dall’avvento del sonoro,
“The Artist” non dice nulla che
non sia stato raccontato già –
“Cantando sotto la pioggia”
di Stanley Donen e “Viale del
tramonto” di Billy Wilder sono
due autorevoli precedenti – ma
il punto è proprio questo, la
capacità di ribadire in forme
tecnologicamente antiquate
(ma di una contraffazione tutta
nuova, diversa da quella digitale)
la natura artificiosa e ripetitiva
del cinema, il meccanismo
autogenerativo, la vocazione
a fare e disfare se stesso
continuamente. Hazanavicious
(regia) & co. hanno realizzato
un perfetto calco del passato
che ha la malizia – nell’impasto
spudorato di falsificazione e
riciclaggio – del gusto postmoderno. Forse, in un anno
d’oro come questo, c’erano film
più belli di “The Artist”, nessuno
però come il vincitore ha saputo
restituire in forme raffinate e
popolari, la specificità di un’arte
che non ha mai riguardato solo
quello che vediamo, ma come
viviamo. (Daniele Armone)
9
Caritas
10 Sabato, 3 marzo 2012
L’intervista. A colloquio con Francesco Soddu, nuovo direttore di Caritas italiana
S
i è ufficialmente insediato
lunedì 20 febbraio il
nuovo direttore di Caritas
italiana, mons. Francesco
Soddu. Prende il posto di mons.
Vittorio Nozza, che ha guidato
la Caritas per ben 11 anni.
Mons. Soddu, 52 anni, ordinato
presbitero nel 1985, è stato dal
1997 parroco della cattedrale di
Sassari e dal 2005 direttore della
Caritas diocesana. Ha compiuto
gli Studi teologici presso la
pontificia Facoltà Teologica della
Sardegna.
Si aspettava questa nomina?
Come la sta vivendo?
«È una nomina che non mi
aspettavo nella maniera più
assoluta. Se la guardo all’interno
della storia della mia vocazione,
vedo che il Signore mi ha sempre
dato più di quello che potessi
immaginare. Sentendomi
circondato dall’amore di Dio
non posso che rispondere di sì.
L’impegno come direttore della
Caritas di Sassari è stato grande.
All’inizio avevamo solo mensa,
centro distribuzione viveri,
ostello, studio dentistico, ma
erano solo servizi. La struttura
della Caritas è invece ecclesiale,
cercando sempre di essere
al servizio della Chiesa e del
territorio».
Siamo in un periodo sociale
molto impegnativo: crisi
economica, disoccupazione,
aumento dei poveri che
vengono a chiedere aiuto nei
centri di ascolto Caritas. Come
vede questa sfida?
«È la sfida di tutti i tempi. La
Chiesa deve sempre mettersi
in ascolto ed essere strumento
della prossimità di Dio, anche
attraverso le reti di collegamento
e di promozione della persona.
Benedetto XVI in occasione del
convegno celebrativo dei 40 anni
di Caritas italiana ci ha dato delle
indicazioni, che costituiranno il
motivo propulsore dei prossimi
anni: non basta l’elemosina,
è necessaria la vicinanza. Ciò
che determina l’aspetto più
struggente e drammatico della
crisi non è tanto la perdita dei
valori, ma aver perso il punto
riferimento primo che è l’uomo.
E perdendo di vista Dio si perde
l’uomo».
Quali emergenze sociali la
preoccupano di più?
«Famiglia, casa, lavoro. Sono
le cose che preoccupano
maggiormente in Italia e nel
mondo, basti pensare alla Grecia
in questi giorni».
Intravede speranze nel
Essere
ed esserci
per servire
«Noi cristiani
dobbiamo
essere persone
di speranza
e strumento
di servizio
sul territorio»
mons. vittorio nozza
cambiamento politico in atto?
«Guai a noi se non
intravedessimo delle speranze.
Come cristiani dobbiamo essere
persone di speranza. Non tanto
per vedere il sole dove non c’è.
Abbiamo la speranza che ci
proviene da Dio e punta molto
sull’uomo».
Anche se un terzo dei giovani
in Italia è senza lavoro?
«Non siamo chiamati noi a
risolvere i problemi sociali,
questo è un compito che spetta
alle istituzioni. Noi siamo
chiamati a dare un senso al
vivere e al lavoro».
Però la Caritas ha un ruolo
importante di stimolo delle
istituzioni…
«Certo. Noi dobbiamo essere
strumento di servizio all’interno
del territorio, per creare sempre
dei contatti, delle reti. Dobbiamo
recuperare il grande tema delle
relazioni, affinché, soprattutto
nelle piccole realtà, producano
ulteriori relazioni, e di
mons. francesco sodddu
conseguenza lavoro».
La Caritas deve continuare a
mantenere alto il suo ruolo
profetico di denuncia delle
ingiustizie?
«Sì deve mantenerlo, ma
contestualmente deve
proclamare la verità, in positivo.
Questo è ciò che fa la Chiesa,
e la Caritas non è altro che
uno strumento pastorale della
Chiesa. Lo fa in collegamento e
in comunione con tutti gli altri
uffici della Chiesa, in questo caso
della Cei e delle diocesi».
C’è poi l’attenzione alle povertà
e alle emergenze nel mondo…
«L’area della mondialità è molto
importante, è uno dei miei
primi amori. L’impegno della
Caritas in quest’area è veramente
meritevole e meritorio. Anche
quando nessuno ne parla la
Caritas è sempre presente nei
luoghi delle emergenze. Bisogna
coniugare l’emergenza con il
lavoro quotidiano».
Nella sede della Caritas è
in corso una giornata di
riflessione sul carcere. Cosa
pensa della situazione e
del recente decreto “svuota
carceri”?
«Le difficoltà legate al carcere
sono soprattutto quando
la persona esce: è difficile
l’inserimento lavorativo
e sociale. Molte persone,
purtroppo, affermano che si
trovavano meglio in carcere.
Speriamo che il decreto non
sia solo un modo per svuotare
un posto e mettere la persona
in una situazione più disagiata
di prima. Poi ogni passo in sé
non è mai sufficiente da solo,
bisogna aggiungere delle norme
applicative. Purtroppo in carcere
vi sono i più poveri tra i poveri.
Tante persone si trovano lì
perché non hanno nient’altro.
Alla povertà di relazione si
aggiunge la povertà dell’alloggio,
che potrebbe essere invece un
supporto per poter intessere
delle relazioni».
A CURA DI PATRIZIA CAIFFA
Mons. Vittorio Nozza, già direttore di Caritas italiana: «Costruire insieme
«L’amore divino è la sostanza
P
PAGINe A CURA DELLA CARITAS DIOCESANA
WWW.CARITASCOMO.IT
assare da una carità assistente a una carità liberante, in cui la persona non sia
il prevedibile referente di un’azione di
soccorso, ma venga “accompagnato” lungo un
percorso di progressiva evoluzione e maturazione anche interiore e psicologica. Questi devono essere l’obiettivo e l’impegno della Caritas italiana del nostro tempo, secondo quanto
è stato sottolineato da mons. Vittorio Nozza in
occasione della XI assemblea diocesana che
si è svolta a Como il 18 febbraio scorso. Agganciandosi a una frase rivolta, nel settembre 1972, da Paolo VI alle Caritas diocesane
riunite per la prima volta in assemblea (“Al di
sopra dell’aspetto puramente materiale della
vostra attività deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica”), mons. Nozza - che
è stato direttore di Caritas italiana dal 2001 e
ha recentemente passato il testimone a mons.
Francesco Soddu - ha voluto infatti ribadire
non soltanto la necessità della condivisione
di un progetto comune tra le Caritas locali e
le altre realtà istituzionali, ecclesiali,
associazionistiche e comunitarie presenti sul territorio - che abbia appunto
di mira l’uomo nella sua multidimensionalità e non solo in quanto soggetto povero e sofferente - ma ha spostato
l’accento sul carattere profondamente
etico, didattico ed educativo che un’autentica testimonianza di carità deve assumere nell’ambito della comunità dei
credenti.
«La Caritas è l’organismo pastorale che
si occupa della promozione della carità come servizio a Dio e ai fratelli, con
particolare riferimento a quelli più poveri e disagiati – ha sottolineato mons.
Nozza - Si tratta dunque di costruire insieme un percorso di solidarietà e partecipazione, non per ridimensionare o
attenuare l’importanza che il contributo dei singoli e delle collettività possono avere nell’opera concreta di lotta
al disagio, ma per meglio estendere
la comunicazione della carità in tutta la comunità ecclesiale. Consultando i documenti del Concilio Vaticano
II, emergono alcune linee guida che
dobbiamo fissare al centro della nostra azione sociale, e che si connettono all’idea di Chiesa come comunione
e condivisione, in cui il pane che si offre
al povero è lo stesso pane che ci offre il
Cristo nell’eucarestia; di Chiesa come
soggetto di pastorale nella sua integrità; di Chiesa saldamente collocata nel
territorio, che guarda con empatia ai
soggetti che lo abitano e gli danno vita;
di Chiesa, infine, chiamata a riscoprire
la cultura della carità, fatta di sentire, di
fare, di esserci, in un quadro aderente
alla visione evangelica».
Se tali sono le premesse, e tenendo
conto delle indicazioni contenute nel
discorso pronunciato da Benedetto XVI
Caritas
“La Caritas
serve
se serve!”
Gli uffici
di pastorale
a confronto
U
na sala gremita di persone
ha accolto l’XI Assemblea
diocesana della Caritas
dal titolo “La Caritas serve... se
serve!-Gli Uffici di pastorale a
confronto sulla carità”, che si
è svolta a Como, all’Auditorium
Opera Don Guanella, in via T.
Grossi il 18 febbraio scorso. è stata
un’importante giornata di confronto
e di sintesi per il futuro cammino
della Caritas e dell’intera Chiesa
diocesana. Erano presenti operatori,
Sabato, 3 marzo 2012 11
volontari, referenti parrocchiali,
educatori, sacerdoti. Tra i vari
interventi ricordiamo quelli
dei responsabili degli Uffici di
pastorale (Catechesi, Liturgia,
Famiglia, Pastorale sociale e
del lavoro, Giovani, Missioni,
Pastorale vocazionale, Azione
Cattolica) e di mons. Vittorio
Nozza, direttore uscente di
Caritas Italiana (nelle pagine
in basso ne pubblichiamo una
sintesi).
La relazione. Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana
Pubblichiamo una sintesi
dell’intervento conclusivo di
Roberto Bernasconi, direttore
della Caritas diocesana, all’XI
Assemblea dello scorso 18
febbraio.
aritas ribadisce con
forza che con le sue
azioni testimonia e
vive una esperienza
di Chiesa, perché si sente
pienamente inserita nella
comunità diocesana; di questa
responsabilità ne è cosciente
e ne sa assumere tutte le
conseguenze e gli impegni
che ne conseguono. Insisto
su questo punto, quello della
ecclesialità, perché penso
che sia ancora da chiarire
bene nelle nostre parrocchie
che Caritas non è un gruppo
caritativo ma è l’espressione
dell’impegno di tutta la Chiesa
nella dimensione della carità.
Lo stile che abbiamo di questa
presenza nella Chiesa è
quello del servizio; la Caritas
serve alle nostre comunità,
ne diventa uno strumento
da usare, da vivere, se sta
in servizio, se è presente
con attenzione, con
competenza, con amore
nella vita degli uomini in
tutte le sue manifestazioni.
Quali prospettive e quale
metodo di lavoro, quali scelte
allora ci aspettano in questi
anni?
La prima priorità che vogliamo dare
è quella del percorso formativo che
deve stare al centro della nostra azione,
soprattutto per i volontari. Questa
azione formativa ci vedrà impegnati nei
prossimi anni in modo particolare nella
formazione di animatori della carità.
La seconda priorità è il rilancio delle
Caritas parrocchiali come luogo dove si
viva la dimensione di corresponsabilità
e di servizio. La Caritas in parrocchia
deve essere il luogo dove si possa
C
riferimento sul territorio sia
per le nostre parrocchie sia
per le istituzioni civili.
La quinta priorità la
vogliamo riservare ai
giovani. Caritas, in
collaborazione con la
Pastorale Giovanile, intende
fare una proposta concreta
per andare oltre l’esperienza
del servizio civile che
oramai è finita. Abbiamo
così deciso di impegnarci
nella costruzione di
un percorso di anno di
volontariato sociale che aiuti
i giovani ad organizzarsi e a
mettersi a disposizione.
La sesta priorità che ci
vede impegnati è quella
delle emergenze (calamità
naturali, assistenza profughi
...) che in questi anni
abbiamo dovuto affrontare
con affanno. Caritas si è fatta
nelle immagini di questa pagina
carico di queste fatiche, ma
tre momenti dell’assemblea
vuole lavorare per uscire
dalla sensazione di essere
sempre in emergenza.
Vorremmo così che questa
cultura dell’accoglienza
e dell’accompagnamento
diventi parte integrante
delle nostre comunità (come
Indicate alcune priorità programmatiche: dalla formazione
è avvenuto, per esempio,
quando si sono reperiti
alle parrocchie, dall’attenzione verso i giovani alla mondialità
spazi abitativi per ospitare
i profughi della Tunisia e
della Libia).
sperimentare la carità condivisa, dove si
il rilancio dell’Osservatorio delle risorse
L’ultima priorità è quella della
viva concretamente la condivisione di
e delle povertà nelle sedi di Como e
mondialità. In questi anni la Caritas
responsabilità nei vari servizi, dove si
di Sondrio come luogo privilegiato di
diocesana è stata presente in diverse parti
accolgano tutte quelle persone o gruppi
conoscenza e di approfondimento per
del mondo nella realizzazione di opere di
che in parrocchia, seguendo dei carismi
le nostre comunità di ciò che il nostro
promozione umana. E’ importante per noi
particolari, vivono dei momenti specifici
territorio può offrire come risorse agli
avere presente la dimensione del mondo,
di aiuto alle persone. Altro compito
uomini che lo abitano.
essere attivi nell’aiuto concreto con opere
delle Caritas parrocchiali è di aiutare
La quarta priorità è la continuazione
di promozione umana verso le Chiese
le comunità a far sì che l’esperienza di
dell’esperienza dei Centri da ascolto alla
sorelle dell’Africa, dell’America e dell’Asia
accoglienza e di accompagnamento delle
luce anche del nuovo assetto territoriale
che vivono dei momenti di difficoltà ed
persone diventi patrimonio di tutta la
della Diocesi (divisione in vicariati) e del
è un impegno che vorremmo continuare
comunità.
coordinamento diocesano, che in questi
perché ci aiuta a tener viva l’idea di
La terza priorità, che ci sembra urgente, è anni sono diventati un punto fermo di
universalità della nostra Chiesa.
«Solidarietà e condivisione»
percorsi di solidarietà per meglio estendere la comunicazione della carità in tutta la comunità ecclesiale»
di ogni aiuto verso i più deboli»
lo scorso 24 novembre a Roma, in occasione
del 40esimo anniversario di Caritas italiana,
la riflessione non può che essere focalizzata
sull’aspetto itinerante dell’impegno caritativo, nel suo farsi capacità d’intervento laddove affiora il bisogno e nel suo allinearsi
apparentemente ripetitivo, ma in realtà sempre diverso, alle differenti emergenze umane
ed esistenziali.
«I percorsi educativi che si possono enucleare in relazione agli ambiti di vita e ai nuovi ordinamenti pastorali miranti a “educare
alla vita buona del Vangelo” - ha proseguito
Nozza - sono fondamentalmente sei. Il primo: la scelta pastorale delle relazioni, che
impegna a ridisegnare la pastorale della carità non alla luce di una mera “conta” delle
opere da fare e dei servizi da realizzare, ma
attraverso i luoghi, gli strumenti, le storie e
le occasioni d’incontro con le persone, soprattutto quelle in stato di massima fragilità
e povertà. Il secondo: l’uso dei beni come
invito a ripensare il dono e l’offerta in
un vissuto sia personale sia comunitario,
prestando la debita attenzione ai consumi in chiave equosolidale, al risparmio
etico e agli investimenti nel mondo della solidarietà: Il terzo: la costruzione di
percorsi d’incontro e d’ascolto finalizzati
all’estensione di uno sguardo sul mondo
in termini di sviluppo e cooperazione.
Il quarto: il ritorno alla partecipazione,
che investe in primo luogo gli aspetti
del decentramento e dell’educazione
alla socialità e al territorio. Il quinto: vicinanza e interculturalità come scelta di
nuove strade di condivisione del territorio, del lavoro e delle case, in modo
da formare veri e propri “laboratori” di
confronto e di scambio per un modello
di vita integrativo e onnicomprensivo.
Infine, il sesto: la promozione di nuovi
stili di vita, incentrati sulla riemersione e
sulla rivalutazione della “questione mo-
rale”, nelle sue componenti plurime di
legalità, di giustizia, di lotta agli abusi e
alle sopraffazioni in tutte le forme, dal
lavoro nero alla criminalità e dalla corruzione al degrado ambientale».
«Ripensare e riformulare la carità in uno
schema non di pura sussidiarietà materiale, ma di crescita nel tempo di un
itinerario comune – ha concluso mons.
Nozza - sarà dunque l’orientamento che
dovrà agire alla base dell’impegno futuro di Caritas italiana, riattualizzando il
messaggio veicolato da Paolo VI in quella prima storica riunione delle Caritas
diocesane. Rammentando che l’amore
divino è l’humus e la sostanza di tutte le
operazioni a sostegno dei deboli e degli
esclusi, al di fuori del quale tutto si riduce a un meccanico e inerte affaccendarsi privo di autenticità perché povero
di spiritualità».
SALVATORE COUCHOUD
Vita diocesana
12 Sabato, 3 marzo 2012
Agenda
del Vescovo
Giovedì 1 marzo
Al mattino, a Como, Consiglio
Episcopale; nel pomeriggio, a
Bergamo, Consulta per le sette e i
nuovi movimenti religiosi.
Sabato 3 marzo
A Como, al mattino, udienze
e colloqui personali; a Como,
presso il Broletto, nel pomeriggio,
inaugurazione mostra su padre
Ambrosoli
Domenica 4 marzo
A Como-Rebbio, dalle ore 10.00,
presso i Comboniani incontro famiglie
numerose.
Lunedì 5 marzo
Al mattino, a Como, udienze e
colloqui personali; nel pomeriggio, a
Como, colloqui con i seminaristi.
Martedì 6 marzo
A Como, al mattino, in Seminario,
Consiglio presbiterale.
Dal 7 all’11 marzo
Visita pastorale: Caravate, Cittiglio,
Brenta, Gemonio.
■ San Giuseppe
Una giornata di festa al
Salesianum di Tavernola
Presso la Casa Salesiana di Tavernola, in
via Conciliazione 98, si terrà domenica
18 marzo una Giornata di Spiritualità con
la festa di san Giuseppe aperta a tutti,
in particolare agli amici di don Bosco, ai
Salesiani Cooperatori e a tutti coloro che
hanno a cuore l’educazione della gioventù,
ricordando a questo proposito che proprio
l’emergenza educativa è il nocciolo degli
“Orientamenti pastorali per il decennio
2010/2011” stabiliti dalla Conferenza
episcopale come programma di lavoro per
la Chiesa Italiana. La giornata inizierà
alle ore 9.00 con la con la recita di Lodi
e con la riflessione di don Leo Tullini sul
tema “La figura di San Giuseppe e le sue
virtù”. Seguirà un intervallo di silenzio,
con la possibilità di confessarsi. Alle ore
11.30 la Celebrazione Eucaristica. Dalle
ore 12.30, fino al primo pomeriggio, sono
previsti momenti conviviali e di festa.
Alle ore 16.00: adorazione eucaristica con
il santo rosario e il sacro manto di san
Giuseppe. Alle ore 17.00 Santa Messa di
ringraziamento. L’incontro dei Salesiani
Cooperatori in programma sabato 17
marzo viene annullato e incorporato nella
giornata del 18 marzo.
La testimonianza
del vescovo belga
Van Looy esprime
osservazioni valide
anche per noi
Quale Chiesa
per l’Europa?
C
ome sta il Cristianesimo nella
vecchia Europa? E nella giovane
Italia? E nel cattolicissimo
Profondo Nord? Domande assai
impegnative, a cui, con una ricca
polifonìa di voci, sta cercando di
dare qualche risposta il Corso
multidisciplinare che si tiene in
Seminario ogni sabato (dalle ore 17.00
alle ore 18.45) ancora per tutto il mese
di marzo. Qualche punto fermo? Di
sicuro i fasti (o presunti tali) della
societas christiana appartengono
a un passato che non torna più. Il
vento della secolarizzazione, poi,
sembra aver emesso sentenza di
avvenuto decesso della fede cristiana
(accanimento terapeutico ogni tentativo
di rianimazione). Eppure il mondo non
riesce a fare a meno di Dio. Benedetto
XVI ne ha fatto l’asse portante del suo
magistero. Continuamente ci parla
della Chiesa come “minoranza creativa”,
piccolo gregge di convinzione e di
testimonianza nel deserto relazionale
della società iper-tecnologica, seme
di speranza negli smarrimenti del
mondo globalizzato. E ci esorta e ci
sprona a una nuova evangelizzazione,
nel dialogo franco e aperto del “Cortile
dei Gentili”. Quella del destino del
Cristianesimo in Europa è questione
culturale, ma immediatamente anche
pratica, concreta, pastorale. Intercetta
non solo i nostri dubbi personali,
ma i patemi delle nostre comunità, i
crucci della pastorale, i dilemmi degli
educatori, la crisi numerica dei preti, il
calo di significatività delle parrocchie nel
tessuto vitale dei territori.
In questo quadro ci è sembrato bello
ascoltare, e riproporre ai nostri lettori,
la riflessione a cuore aperto che il
Vescovo di Gent, in Belgio, monsignor
Lucas Van Looy, ha rivolto ai membri
dei consigli pastorali (pubblicata
sull’Osservatore Romano). Si parla di
strutture ecclesiali da rinnovare, di
collaborazioni fra parrocchie da avviare,
ma anche di straordinarie chances di
«Sul Tabor» (Mc 9, 2-10)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro,
Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero
splendenti, bianchissime: nessun lavandaio
sulla terra potrebbe renderle così bianche.
E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro
disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere
qui; facciamo tre capanne, una per te, una
per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua
ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi
è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non
videro più nessuno, se non Gesù solo, con
loro. (…).
- Don André Gbenouga, collaboratore
a Cermenate.
- Don Rodolfo Olgiati, collaboratore
a Cittiglio.
- Servizio alla pastorale della salute: don
Lorenzo Butti, responsabile; mons. Giorgio
Pusterla, consigliere; padre Carlo Merlo,
consigliere; Pietro Uboldi, segreteria.
«Non abbiate paura». Inizia con questa
esortazione, che tanto ricorda Giovanni
Paolo II, la lettera scritta per presentare
lo studio che la diocesi sta conducendo,
su sollecitazione del Governo delle
Fiandre, circa la situazione delle chiese
parrocchiali. Il testo esprime idee valide
anche alle nostre latitudini: «Vi invito a
collaborare con cuore aperto alla nuova
situazione della Chiesa – scrive Van
Looy –, al panorama nuovo da costruire
nei decanati. È un’opportunità che
vogliamo cogliere con coraggio, senza
paura. Dalle generazioni che ci hanno
preceduto abbiamo ereditato una
struttura solida che corrispondeva alla
situazione della Chiesa sul territorio.
In tutti i quartieri della città e in ogni
paese era presente una chiesa facilmente
raggiungibile. Quella chiesa era il
centro sociale e religioso del territorio
circostante. Da Cristo, però, non
abbiamo ereditato una struttura, ma
un legame con il Padre, l’immagine
dell’uomo come Dio l’ha voluto, il
senso del perdono, la sua cura per i
malati e i poveri, il suo essere pastore.
La sua vita era un cammino verso
Gerusalemme, verso il Cenacolo. Da lì
abbiamo ereditato l’Eucaristia… Più
ancora abbiamo ricevuto da Lui suo
Padre… È da questo evento che nasce
la comunità dei cristiani chiamata a
realizzare il progetto dell’incarnazione
e dell’evangelizzazione». Il vescovo
prosegue sottolineando che «è nostro
impegno studiare in quali e in quante
chiese nel futuro potremmo continuare
a realizzare tutto questo. La sede della
“nuova parocchia” sarà individuata nel
luogo che verrà giudicato più adatto.
Vogliamo assicurare che le nostre
comunità riescano a diffondere un senso
di comunione, di dinamismo giovanile
e di testimonianza della fede... Leggevo
una frase del cardinale Danneels: “Un
buon cristiano si trova sempre sulla
punta della sua sedia. Ma è seduto sulla
punta della sedia, pronto ad alzarsi e
intraprendere il lavoro”. (“Messaggio di
Natale 1995”). Vi voglio invitare a fare un
passo in avanti come Chiesa diocesana.
Sedetevi tutti sulla punta della vostra
sedia, per creare una nuova parrocchia.
Lo facciamo insieme, laici e religiosi.
Non vi devo certo descrivere la situazione
attuale della Chiesa. La conoscete meglio
di me. Sappiamo che il suo influsso
sociale è cambiato. I quartieri della
città non conoscono più la coesione di
una volta e i vicini di casa si conoscono
a malapena. Siamo proiettati verso
contatti sociali nuovi. È l’ora di mostrare
la nostra unità, la nostra comunione,
sapendo di avere bisogno l’uno dell’altro.
Non vogliamo rinchiuderci in
interessi di parte o attorno al proprio
campanile. Desideriamo una comunità
aperta e disponibile. Sappiamo che il
messaggio del Vangelo è destinato a tutti
senza limiti. Sopravvivere non è la nostra
preoccupazione. Al contrario, vogliamo
generare energia e dinamismo. La nuova
parrocchia non nascerà senza sforzo,
richiederà molta energia. Ma ne varrà la
pena». Van Looy conclude esprimendo
la convinzione che occorre concentrare le
forze. «L’unità si realizzerà nella comune
preghiera e nella concertazione, espressa
nella figura di Cristo buon pastore». Per
il vescovo belga è importante «sapere
dove vogliamo arrivare. Posso affidarvi
un sogno? Se ci lasceremo guidare
dallo Spirito di Dio costruiremo la
nostra comunità attorno all’Eucaristia.
Nasceranno dalla nuova parrocchia delle
vocazioni: giovani impegnati, famiglie
credenti, religiosi, diaconi e sacerdoti. È
un’occasione per radunare i credenti e
attrarre nuovi cristiani».
■ Il Vangelo della domenica: 4 marzo - II di Quaresima
Nomine e provvedimenti
- È costituito il Comitato per la
Beatificazione del Servo di Dio Nicolò
Rusca, che risulta così formato: mons.
Diego Coletti; mons. Giuliano Zanotta;
mons. Saverio Xeres; mons. Marco
Zubiani; don Alfonso Rossi; don Ferruccio
Citterio; don Simone Piani; prof. Gianluigi
Garbellini; dott.ssa Anna Rossi
nuova evangelizzazione. È la voce di
una terra un tempo cattolicissima, tanto
da riempire di missionari il mondo
intero, ed oggi teatro di una delle più
aggressive e virulente dinamiche di
scristianizzazione. Forse lo scenario che
attende anche noi in un futuro neanche
troppo lontano? E che fin da ora sarà
bene attrezzarsi per affrontarlo?
Prima Lettura:
Gn 22,1-2.9.10-13.15-18
Seconda Lettura:
Rm 8,31-34
Per farci pregustare la meta verso la quale
siamo incamminati, la liturgia ci fa balzare al monte della Trasfigurazione. Questo “salto spirituale” ci mette davanti agli
occhi un Vangelo che scardina quell’immagine grigia e cupa della Quaresima che
un po’ – forse - si è sedimentata nel nostro
immaginario spirituale. L’autentica mortificazione quaresimale è per la vivificazione e non per la tristezza! Se mi mortifico
è per far crescere la vita dello Spirito, per
immettere vita evangelica nelle arterie
della mia esistenza. Pietro, Giacomo e
Giovanni sono condotti dal Rabbì in cima
al Tabor. Mentre salgono in silenzio il loro
smarrimento cresce nel cuore. La Parola di Gesù che anticipa passione, morte e
resurrezione è rimasta davvero indigesta.
Non capiscono, ma si fidano del Maestro e
camminano sui suoi passi. Mentre salgono
il respiro corto della salita batte il ritmo
dei mille pensieri e all’improvviso un bagliore di bellezza squarcia la loro confusione. I discepoli ricevono il dono di poter
assistere ad un anticipo della gloria della
Resurrezione. Gesù svela l’altra faccia del
suo mistero: non solo la Croce, ma anche
la Gloria. O meglio: in quella Croce, che
ancora non comprendono, è nascosto il
seme della Gloria.
don ROBERTO SEREGNI
Vita diocesana
Sabato, 3 marzo 2012
13
L’omelia
del Vescovo
nelle Ceneri
I
nnanzitutto vorrei cercare sui
vostri volti un po’ di sorriso, perché
dobbiamo liberarci di quell’aria
malinconica di cui ci ha parlato il
Vangelo. Abbiamo deciso di digiunare
e, contemporaneamente, ci viene la
raccomandazione di non rattristarci, di
non assumere l’aria dei penitenti, e questo
non soltanto perché è bene che sia solo il
Padre che sta nei cieli ad accorgersi di ciò
che si muove nel segreto del nostro cuore
e della nostra vita, ma anche perché il
digiuno cristiano, la penitenza cristiana,
dovrebbe portare con se più di un motivo
di rasserenamento.
Io ne ho trovati fondamentalmente
quattro, e prima di illustrarli brevemente
per richiamarli anche a me stesso,
vorrei dire grazie a tutti voi che siete
qui convenuti in questo orario un po’
inconsueto. È dall’anno scorso che
abbiamo fatto questa scelta… E vedrete
che tra 50 o 60 anni la Cattedrale sarà
piena, il giorno delle Ceneri, quando
sarà entrata nella tradizione questa
modalità, un po’ diversa, che dovrebbe
richiamare tante persone le quali, anche
se non vivono qui, nel centro della
città, vi lavorano, e scelgono di mettere
una scelta di penitenza all’inizio della
quaresima. Noi che saltiamo il pranzo,
e che siamo una buona rappresentanza
della comunità cristiana della Diocesi,
dobbiamo mettere il seme di questa
novità, nella speranza che diventi una
tradizione condivisa.
e far sorridere il nostro volto? La
prima è che dobbiamo considerare
la penitenza non solo come una
punizione - è anche una punizione
- ma deve essere interiorizzata.
«Laceratevi il cuore e non le vesti».
Il gesto di stracciarsi la veste era
un’esternazione di dolore, di
rammarico, di penitenza fra le più
espressive e scenografiche. Il profeta
Gioele dice che dobbiamo stracciarci il
cuore, dobbiamo andare al fondo della
vita e fare penitenza. Noi siamo piccoli
davanti a Dio: siamo davanti a un Dio
misericordioso e pietoso, come ci ha
detto il profeta, lento all’ira e grande
nell’amore, che cambia e si ravvede nei
confronti del castigo e lascia dietro a
sé una benedizione. Questo è il primo
motivo che ci induce a fare un po’ di
penitenza nella vita: siamo dei peccatori e
dobbiamo riparare il male fatto, e siccome
quasi sempre il male è fatto, compiuto,
per cercare qualche cosa per sé, per
averne un vantaggio, per goderne una
gioia, affrontare volontariamente un po’
di fatica, un po’ di sofferenza, rieduca il
cuore e lo stacca dall’egoismo.
Ed ecco, quindi, il secondo motivo: la
rieducazione. Dobbiamo preoccuparci
non soltanto di guardare al passato dei
nostri peccati, ma anche al futuro. E se,
per il passato, dobbiamo riparare, per il
futuro dobbiamo rieducarci.
E non possiamo nemmeno fermarci qui,
perché c’è una terza motivazione che
ci spinge a esercitare la penitenza nella
nostra vita, che va oltre la riparazione e
Quante sono le motivazioni che
dovrebbero rallegrare il nostro cuore
oltre il desiderio di rieducare il nostro
cuore… Ed è l’educazione, in noi, della
custodia della nostra libertà. La vita
cristiana non è soltanto il rifiuto di ciò che
è male - che già questo ci impegna o ci
dovrebbe impegnare molto -, ma è anche,
e soprattutto, una strada di liberazione,
di affrancamento del cuore da ogni
schiavitù. Leggete la prima lettera di Paolo
ai Corinti. Per ben quattro volte Paolo
parla di ciò che dobbiamo essere capaci di
rifiutare anche se è lecito. Non dobbiamo
dire di no soltanto al male, all’ingiustizia,
all’egoismo, alla sopraffazione. Dobbiamo
qualche volta esercitarci, come stiamo
facendo adesso nei confronti del nostro
pranzo, a dire di no a qualche cosa che di
per se è lecito. Quattro volte nella prima
ai Corinti (due volte nel capitolo 6 e due
volte nel capitolo 10) Paolo dice: tutto è
lecito, ma non tutto giova. Tutto è lecito,
ma non tutto edifica, non tutto è utile.
Tutto è lecito – e arriviamo alla quarta
motivazione – ma non mi lascerò
dominare da nulla… Sarà un caffè,
sarà una sigaretta, sarà un giochino
alla televisione, sarà un po’ di riposo
aggiuntivo dopo che la sveglia si è fatta
sentire… Tutte cose lecite: ma non mi
lascerò dominare da nulla. Perché? Non
per l’orgoglio di essere libero, ma perché
la libertà è condizione assolutamente
necessaria, indispensabile, per esprimere
dei veri atti d’amore. Questo è il senso
della vita, questo è lo scopo ultimo, o
almeno dovrebbe esserlo, di tutte le
nostre fatiche, questo è ciò che dovremmo
desiderare più di ogni altra cosa: amare
ed essere amati. Per questo bisogna essere
liberi e per questo anche le cose più
ingenue e più lecite devono essere tenute
a bada, perché non diventino le padrone
della nostra vita… «Tutto è lecito, ma non
mi lascerò dominare da nulla».
Mi è venuto in mente in questi giorni,
pensando alla mia quaresima, di proporre
- e lo farò da qui in avanti se il Signore
mi conferma in questa intuizione -,
soprattutto agli adolescenti, soprattutto
ai giovani, un piccolo esercizio spirituale,
che consiste (lo potreste fare anche voi
se volete) nel tenere in tasca un foglietto
e segnarvi una crocetta ogni volta che,
durante la giornata, siamo stati capaci di
dirci dei no su delle cose lecite. Tutte le
volte che, magari, rinunciamo a qualcosa
che ci fa piacere, oppure, incontrando per
strada, o sulle scale, un vicino di casa con
cui si è litigato di salutarlo sorridendo…
è lecito anche tenere il muso: ma «non
mi lascerò dominare da nulla». Tengo la
contabilità di tutti questi atteggiamenti
e dopo averne collezionata una buona
quantità potrò esprimere con onestà i
miei sentimenti… Come possiamo, infatti,
pensare di avere esperienza dell’amore
senza mai aver collaudato l’altezza e la
profondità nostra libertà? Tutto è lecito?
Tante cose sono lecite ma non mi lascerò
dominare da nulla. Alla fine di questa
quaresima, quante saranno le crocette
che avremo segnato sul nostro personale
taccuino per aver saputo dire dei no a ciò
che ci piace, a ciò che ci soddisfa, a ciò che
ci diverte, a ciò che ci distende, a ciò che
ci rallegra, ma che a lungo andare diventa
ciò che ci schiavizza?
+ DIEGO COLETTI, vescovo
Quaresima
Liturgia della Parola
in Duomo a Como
La celebrazione della Liturgia della
Parola viene proposta nei Venerdì
di Quaresima, in Cattedrale, alle ore
12.45, nei giorni 2, 9, 16, 23 e 30
marzo.
Tempo di Quaresima. L’occasione propizia per recuperare un significato non oscurantista
Penitenza, una parola sulla quale riflettere...
I
l tempo di Quaresima è spesso portato da
alcuni ad esempio di difetti “d’origine” del
cristianesimo: il disprezzo per il mondo e
l’avversione per il piacere in primis. La penitenza quaresimale sarebbe il vero tempo della
Chiesa, quintessenza di una concezione della
vita pessimista e oscurantista.
Questo tipo di sguardo è concentrato su alcuni luoghi comuni, per cui il monachesimo diventa ostilità verso il mondo, e non desiderio
di abbandonarsi completamente a Dio nella
preghiera e nella contemplazione, così come
l’offerta di sé nel sacerdozio, nel volontariato,
nella missionarietà viene vista come compensazione di frustrazioni pregresse, secondo una
certa vulgata psicoanalitica che farebbe rabbrividire persino il laicissimo padre Freud. Il
sospetto forte è il medesimo che aveva colto
Umberto Eco nel “nome della rosa”, però rovesciando l’interpretazione: stavolta sono gli
iper-laicisti che non vedono nella pagliuzza
dell’occhio cristiano la trave di preconcetti
presenti nella loro psiche. In poche parole, si
tende a proiettare in alcune istituzioni cristiane
personali fantasmi e fissazioni.
Eppure ci vorrebbe molto poco. Basterebbe andarsi a rivedere alcuni episodi in cui il tempo
della penitenza cristiana è avvolto da un’aura
di sconvolgente bellezza, se non fosse che gli
autori di questa visione sono sospetti di partigianeria, e allora non possono essere presi in
considerazione. Anche se si chiamano Thomas Stearns Eliot e Dante, vale a dire uno dei
miti del Novecento e il Poeta, senza ulteriori
aggettivi. Ma tant’è. Perché se i difensori della
felicità della vita contro la cupezza cristiana si
fossero soffermati a leggere “Mercoledì delle
Ceneri” di Eliot, avrebbero avuto (s)piacevoli –
a seconda del punto di vista – sorprese. Iniziata
ad apparire nel 1927, questa raccolta di Eliot
dà infatti un’altra idea del tempo di purificazione, il quale è un’esperienza quasi estatica
(quella che una certa borghesia intellettuale
va cercando in Asia) di abbandono alla volontà
divina e di necessario superamento di alcune
nevrosi che tenevano legata eccessivamente
l’anima alle cose.
Alcune persone attaccano come oscurantista l’abbandono dell’ossessione delle cose se
lo praticano i cristiani, mentre plaudono se lo
trovano nel buddismo o nel Tao. Scherzi – anzi abbagli – della miopia non solo materiale.
Nel Purgatorio dantesco, dove spira un’inquieta, stupenda aura penitenziale, non triste, anzi,
piena di presenze, di segnali d’altro che preludono a una gioia prossima. La penitenza,
questi due grandi lo avevano capito, è l’attesa. Vuol dire gioia del non possesso perché il
possesso delle cose è nulla, abbandono di un
passaggio obbligato che non può essere né
condannato né rinnegato, ma accettato nella
sua transitorietà.
La penitenza è attesa della Sposa o dello Sposo,
segno nuziale di amore prezioso perché lentamente rivelato nei giorni del passaggio.
M.T.
Vita diocesana
14 Sabato, 3 marzo 2012
◆ Ufficio diocesano pellegrinaggi
■ Diocesi a Lourdes
Le proposte per la
Turchia e Fatima
In Turchia sui passi di Paolo
dal 24 aprile al 1 maggio 2012
Così la Parola del Signore cresceva con
vigore e si rafforzava (At 19,20). Un itinerario reale e spirituale molto interessante
in Turchia per ripercorrere quello che fu
terreno di predicazione, oltre 2000 anni fa,
dell’apostolo Paolo, missionario del vangelo
di Gesù in un contesto di pluralismo religioso e multiculturale. Quota di partecipazione: 1.160 euro (supplemento singola: 195
euro). Acconto di 560 euro entro la fine di
febbraio. Saldo: 600 euro, entro il 10 aprile.
Fatima dall’11 al 14 maggio 2012
Poco più di 90 anni fa a Fatima, in Portogallo, apparivano a tre pastorelli un Angelo
Dall’8 al 14 ottobre
pellegrini con il Vescovo
e la Madonna, che venne definita
«una Signora più brillante del
sole».Dopo tanti anni vale ancora
la pena andare a Fatima? Sicuramente sì, anche perché quello che
la Madonna ha detto ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta
è ancora di grandissima attualità.
Quota di partecipazione: 650 euro
(supplemento camera singola: 80
euro). Acconto di 150 euro, entro
il 10 marzo. Saldo: 500 euro, entro
il 30 aprile.
Per info, iscrizioni e programmi
dettagliati rivolgersi all’Ufficio Segretariato Pellegrinaggi; oppure visitare la sezione
Pellegrinaggi su www.diocesidicomo.it.
L’Ufficio Pellegrinaggi Diocesano: è aperto
tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00. Telefono 031-3312 interno 232.
Email: [email protected].
◆ Seminario di studio a Como
I
Su famiglia e lavoro,
guardando a Milano
l VII incontro mondiale delle famiglie,
che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3
giugno, con la partecipazione di papa
Benedetto XVI, ha quale tema: “La famiglia:
il lavoro e la festa”. Il rapporto lavoro – festa è vissuto oggi da parecchie famiglie in
un contesto economico con forti elementi
di precarietà. Essi creano tensioni all’interno delle famiglie stesse. In questo contesto
purtroppo si deve registrare un arretramento da parte dello stato nel mettere a bilancio
risorse utili per la cura dei figli e degli anziani, per affrontare le incertezze generate
dalla malattia... «Pensiamo sia importante
guardare all’appuntamento milanese senza
dimenticare la realtà locale, per questo gli
Uffici diocesani per la Pastorale sociale e
del lavoro e per la Pastorale per la famiglia,
raccogliendo l’invito del Consiglio Ponti-
ficio per la famiglia, propongono
alle comunità parrocchiali e alle
associazioni famigliari e del mondo del lavoro un seminario di studio, in programma il prossimo 17
marzo, dal tema: “Verso un nuovo Welfare locale e plurale: una risposta
alla crisi dello stato sociale”». La spiegazione è di don Giuseppe Corti, il quale aggiunge: «il seminario vivrà di tre momenti:
il primo, una relazione che inquadri il tema
sul welfare locale e plurale oggi: il secondo, che presenterà alcune iniziative di welfare locali; il terzo, racconterà esperienze
vissute di welfare locali». Perchè, dunque,
partecipare al seminario di studio? «Questa
crisi - risponde don Corti - rimette tutto in
discussione. Pensiamo sia indispensabile
una nuova sensibilizzazione per creare reti
familiari solidali e riflettere sul senso e sul
valore del bene lavoro». L’incontro del 17
marzo si svolgerà a Como, a partire dalle ore 9.00 presso la Sala Scacchi della
Camera di Commercio (via Parini, 6). Il
programma, dopo la relazione introduttiva dell’argomento, prevede gli interventi,
coordinati da Bruno Profazio, di Rosangela
Lodigiani, Giuseppe Guzzetti, Gigi Petteni e
Johnny Dotti. Seguiranno le testimonianze
di Giacomo Castiglioni, Angelo De Filippo,
Daniela De Donati e Fabio Porro.
E.L.
«Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito del
vescovo monsignor Diego Coletti in vista
del pellegrinaggio diocesano in programma
dall’8 al 14 ottobre 2012. «Ritorniamo a
quella Grotta dove Maria continua a vivere la
sua missione di maternità e di intercessione
– prosegue il Vescovo –. Ritorniamo per
dire grazie al Signore e cantare con Maria il
Magnificat. Ritorniamo come diocesi, come
Chiesa di Como e di Sondrio. Mi piacerebbe
che questa Chiesa fosse presente e “illustrata”
– direbbe Paolo VI – in tutte le chiamate e i
carismi che la edificano; mi piacerebbe essere
a Lourdes con tutti coloro che possono: dai
sacerdoti ai religiosi e alle religiose, dalle
famiglie ai giovani e ragazzi, in particolare
gli anziani e gli ammalati. Come Chiesa
di Como facciamo del pellegrinaggio un
evento di grazia, un’occasione di preghiera
e di vita secondo lo Spirito, una possibilità
per esprimere comunione e appartenenza
ecclesiale». La diocesi non sarà a Lourdes
da sola. «Andiamo insieme alla famiglia
guanelliana – prosegue ancora monsignor
Coletti –, per rendere grazie e per prepararci
a concludere l’anno che si è aperto con la
canonizzazione di San Luigi Guanella. E
ritorniamo a Lourdes anche con l’Unitalsi:
accogliamone il carisma, sosteniamo la sua
attività, incoraggiamone l’impegno, facciamola
conoscere». «Il Segretariato Pellegrinaggi
Diocesano – spiega il responsabile don
Giovanni Illia – sta muovendo i primi
passi per preparare il pellegrinaggio.
In queste settimane saranno inviate a
sacerdoti e parrocchie le prime indicazioni
sul pellegrinaggio. I preti che intendono
svolgere il servizio di guide, o si offrono quali
capi gruppo sia a livello parrocchiale che
vicariale, sono invitati a due incontri: il 13
marzo e il 29 maggio alle ore 10.00 presso
il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La
finalità di questi incontri è condividere alcune
riflessioni e studiare insieme un percorso di
preparazione». I sacerdoti o i laici che danno
la propria disponibilità a svolgere il servizio di
guida e di capi gruppo possono indicare la loro
partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi
Diocesano che è aperto tutti mercoledì dalle
ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 0313312232;
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni
allo 031986225 o 3493507156. Gli stessi
riferimenti valgono per tutte le informazioni.
Santa Messa a Como. Presieduta dal vescovo Coletti
presso la basilica di san Fedele lo scorso 23 febbraio.
La testimonianza
di don Luigi Giussani
Q
Causa di beatificazione
Il 22 febbraio scorso, al termine della Messa celebrata nel Duomo
di Milano dal cardinale Angelo Scola, nel XXX anniversario
del riconoscimento pontificio della Fraternità di CL e nel VII
anniversario della morte di don Luigi Giussani, don Julián
Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha reso noto di avere
presentato all’Arcivescovo di Milano la richiesta di apertura
della causa di beatificazione e di canonizzazione di don
Luigi Giussani. La postulatrice è la professoressa Chiara Minelli,
docente di Diritto canonico ed ecclesiastico nell’Università degli
Studi di Brescia. Dando la notizia, don Carrón si è augurato
che «la Madonna − “di speranza fontana vivace” − ci aiuti ogni
giorno a diventare degni delle promesse di Cristo».
uale memoria, quale speranza
può continuare a radunare
tante persone in tutto il mondo
ed in Italia per ricordare quello che
per molti è stato una guida certa,
un amico, se non la certezza di aver
incontrato qualcuno che nella vita ha
reso esperienza viva l’incontro con
Gesù tanto da poterlo far rivivere con
la stessa intensità che fu di Giovanni
e Andrea a tutti quelli che incontrava?
Questa è l’eredità che la vita di don
Giussani ha lasciato a tutti coloro che
con lui condividono il cammino di
Comunione e Liberazione. Anche a
Como il vescovo monsignor Diego
Coletti ha voluto condividere questa
memoria. Accompagnata dai canti,
con la cura a cui don Gius sempre
ha educato, con l’intensità di una
emozione che per ciascuno dei
presenti riportava immediatamente
una storia di appartenenza, è iniziata
la celebrazione eucaristica nel
settimo anniversario della morte
di don Giussani e il trentennale del
riconoscimento della Fraternità
di Comunione e liberazione.
Gratitudine e responsabilità sono
state le parole iniziali del vescovo,
gratitudine e responsabilità per
quello che abbiamo ricevuto.
Riprendendo, nell’omelia, il vangelo
di Matteo in cui Gesù dice: “se
qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi sé stesso, prenda la sua
croce ogni giorno e mi segua ”,
monsignor Coletti ha ribaltato la
sequenza delle tre indicazioni di Gesù
perché tutto deve partire dall’essersi
messi a seguito di una Persona e
questa, ha ricordato è l’intuizione più
geniale di don Giussani. “Segui me”
non si tratta di una sequela logistica,
ma il discepolo si affida, non impara
delle cose teoriche, ma è iniziato ad
una relazione sempre più profonda
e sempre più appassionata a colui
che ha incontrato e deciso di mettere
come proprio maestro. Dentro questa
sequela troveranno senso tutte le
altre relazioni, perché Gesù non
toglie nulla, ma è dentro di Lui che
troviamo il senso del nostro amare e
della nostra amicizia. Così il prendere
la croce ogni giorno è arrivare a vivere
e morire come Lui. Ogni giorno,
la sequela di Gesù con la forza del
suo stesso Spirito ci consente di
trasformare ogni sofferenza, ogni
negatività, ogni problema in qualcosa
di portato con amore nell’obbedienza
al Padre e nella dedizione nella
nostra vita alle persone che amiamo.
Rinnega te stesso, il cristiano è colui
che ha smesso di pensare a sé stesso
come centro del mondo. La libertà da
noi stessi è condizione indispensabile
per poter amare. Il progetto di Dio
non è un progetto di mortificazione,
se dobbiamo mortificare qualcosa
dentro di noi è per liberare la vita.
Un cristianesimo che ha a cuore
l’umano e la sua pienezza, questa è
forse una, se non la principale eredità
che don Giussani ha lasciato a voi
ed anche, se permettete, a me. Nel
cuore di ciascuno dei presenti sono
risuonate le parole che Benedetto
XVI, allora cardinale Ratzinger, aveva
pronunciato nell’omelia ai funerali di
don Giussani: “Sempre don Giussani
ha tenuto fisso lo sguardo della sua
vita e del suo cuore verso Cristo...
Vedendo Cristo, realmente, ha saputo
che incontrare Cristo vuol dire
seguire Cristo…».
Visita pastorale
incontri. A colloquio con gli amministratori
Sabato, 3 marzo 2012
15
Prossime tappe
■ Dal 7 marzo
La visita continua al
vicariato di Cittiglio
L
N
el prosieguo della visita
pastorale di mons. Coletti in
Valcuvia sabato scorso, 25
febbraio alle ore 10.00 si è svolto
a Cuveglio, presso la sala Berti, l’incontro
con gli amministratori dei comuni
della Valle e con i responsabili della
Comunità Montana Valli del Verbano.
I primi cittadini erano tutti presenti a
questo appuntamento e con loro anche
consiglieri delle varie amministrazioni
comunali, ma anche esponenti del
volontariato che opera nella valle.
L’incontro dibattito è stato introdotto
Nell’ambito della visita
pastorale l’incontro con
i sindaci della Valcuvia e i
vertici della Comunità montana
e condotto da don Emanuele Borroni,
parroco di Azzio, Orino e Comacchio,
mentre Giorgio Piccolo, sindaco di
Cuveglio, ha dato il benvenuto al
Vescovo, sottolineando – tra l’altro
– come “la nostra appartenenza alla
diocesi di Como è un’appartenenza
storica che per noi è anche motivo di
orgogliosa identità e seppur la nostra
zona sia considerata un’appendice
della diocesi, per noi, è comunque
forte il legame che si è sviluppato e
radicato nel tempo e che ci unisce
“Cercate la pienezza
e la bellezza della vita”
intensamente alla Chiesa di Como”. Per
l’occasione i sindaci hanno predisposto
un documento congiunto che hanno
presentato al Vescovo e che traduce una
riflessione che tutti gli amministratori
hanno voluto fare in occasione di questa
visita pastorale e che ha toccato tanti
degli aspetti critici che oggi interessano
la Valcuvia. La questione economica
ha dato lo spunto per parlare di lavoro,
di giovani, di prospettive future, di
famiglia (il caso di Marta e Andrea). È
stato toccato il tema dell’integrazione
e quello dell’invecchiamento della
popolazione, per concludere, infine,
con una riflessione sui valori. I sindaci
Ballardin di Brenta, Damia di Duno,
Maffei di Masciago, Vanini di Brinzio,
Magrini di Cassano e presidente di
Comunità Montana hanno, ciascuno,
evidenziato uno degli aspetti sopra
elencati e dato spunti a mons. Vescovo
per affrontare in maniera competente
e convincente le varie sfaccettature e
problematiche legate all’economia,
all’occupazione, all’educazione e alla
convivenza civile. Parole importanti
quelle pronunciate dal Vescovo,
che aiuteranno gli amministratori
valcuviani a meglio interpretare ed
affrontare l’attuale momento storico
caratterizzato da grandi cambiamenti.
Soddisfazione al termine della
mattinata per il positivo e costruttivo
dialogo instaurato con mons. Coletti
e per le parole da lui pronunciate
che, partendo da un’indagine
sociologica della società, ha tracciato
un quadro quanto mai veritiero e
aderente della realtà, arrivando, però,
a lanciare anche segnali di speranza
invitando tutti a cercare la pienezza
e “bellezza” della vita, e richiamando
all’attualità il discorso “Brutti e Cattivi”
pronunciato in occasione della festa di
S. Abbondio 2011, discorso nel quale
gli amministratori potranno trovare
utili spunti. Ultima sorpresa: il canto
del Te Deum, offerto all’assemblea
dal coro Amadeus di Cuveglio e molto
apprezzato dal Vescovo. Da ricordare
che prima di ritrovarsi con i sindaci
valcuviani mons. Coletti ha avuto anche
un breve colloquio con il Prefetto di
Varese, Giorgio Zanzi, appositamente
venuto in Valcuvia per questo incontro.
■ Domenica 26 febbraio l’incontro con la comunità di Ferrera
Il saluto al vicariato di Canonica
U
ltimo appuntamento di mons. Coletti col vicariato
di Canonica la sera di domenica 26 febbraio. L’ultima comunità ad accogliere la visita del pastore
è stata quella di Ferrera di Varese dove il Vescovo
ha celebrato la S. Messa alle ore 17,30 coadiuvato da don
Enrico Molteni e dai sacerdoti operanti nell’unità pastorale: don Gianluigi Bollini, don Samuele Bongiolatti, don
GianPaolo Romano e don Sergio Croci. La piccola chiesa
parrocchiale era piena dei parrocchiani di Ferrera – sindaco in testa - che al termine della celebrazione hanno voluto lasciare al Vescovo tre simpatici ricordi: il libro con la
storia del paese, una cesta di prodotti tipici della Valcuvia;
una cassetta di legna da ardere (per il caminetto vescovile);
una coperta in pile (se mai la legna non bastasse da sola a
scaldare). Parole di ringraziamento anche dal Vescovo che
ha colto l’occasione sia per sottolineare il positivo clima di
amicizia e condivisione che ha trovato tra i sacerdoti del
vicariato, sia per esortare i fedeli a voler bene e pregare
per questi loro sacerdoti. Alla celebrazione, raccolta e partecipata, ma anche ben animata dalla corale di Cassano,
erano presenti anche i gruppi dei fidanzati che seguono
quest’anno il corso e il gruppo delle giovani famiglie della
comunità pastorale. Al termine della celebrazione Mons.
Coletti si è intrattenuto proprio con loro per un breve, ma significativo incontro – molto alla buona – ma sufficiente per
consolidare il clima di reciproca stima, fiducia e affetto. Le
giovani coppie e le future famiglie sono un tesoro prezioso
per la Chiesa e rappresentano un valore fondamentale per
la società per questo a loro il Vescovo ha voluto rivolgere il
proprio incoraggiamento e soprattutto l’esortazione a volersi bene e fare le cose insieme, perché solo nella e dalla
condivisione può nascere la forza per affrontare e superare
le asperità del cammino di coppia.
A.C.
a visita di
mons. Coletti
al vicariato
di Canonica
sta volgendo
al termine,
ma la visita
pastorale alle
comunità della
ex Zona Pastorale
Valli Varesine
proseguirà con
la visita del
Vescovo alle
ultime quattro
parrocchie
che formano
il vicariato di
Cittiglio, il più
occidentale della
diocesi di Como.
Il programma
di massima che
è stato messo
a punto per
questa ultima parte di visita – che
si svolgerà dal 7 all’11 marzo – è il
seguente:
Venerdì 2 marzo: GEMONIO
Ore 20.45: In chiesa parrocchiale
incontro di preghiera per tutto il
vicariato, in preparazione alla Visita
Pastorale.
Mercoledì 7 marzo: CARAVATE
Ore 9.30: accoglienza presso la
chiesa di S. Agostino. A seguire
incontro con le Associazioni.
Ore 11.30: incontro con i sacerdoti
del Vicariato presso i Padri
Passionisti.
Ore 15.30: preghiera al Cimitero.
Ore 18.30: S. Messa per la Comunità
con benedizione dell’antico organo
restaurato.
Ore 21.00: incontro con gli
operatori liturgici del Vicariato.
Giovedì 8 marzo: CITTIGLIO
Ore 9.00: preghiera al Cimitero
Ore 15.00: in Ospedale: S. Messa incontro con il personale sanitario e
amministrativo.
Ore 18.00: incontro con la Comunità
apostolica.
Ore 21.00: incontro con i giovani
del Vicariato.
Venerdì 9 marzo: BRENTA
Ore 9.30: accoglienza presso la
Chiesa di S. Quirico – preghiera con
le Associazioni – visita alla Scuola
Materna.
Ore 17.00: incontro con i fanciulli
della iniziazione cristiana.
Ore 18.30: S. Messa per la
Comunità.
Ore 21.00: incontro con i catechisti
del Vicariato presso la Scuola
materna.
Sabato 10 marzo: GEMONIO
Ore 9.30: Accoglienza con i ragazzi
e i catechisti.
Ore 11.00: visita alla chiesa
romanica di S. Pietro.
Ore 15.00: incontro con la Comunità
apostolica.
Ore 16.00: incontro con anziani e
malati.
Ore 18.00: S. Messa per la Comunità
Ore 21.00: incontro con gli sposi e i
fidanzati del Vicariato.
Domenica 11 marzo:
CARAVATE – CITTIGLIO
Ore 9.30: S. Messa presso il
Convento dei Padri Passionisti di
Caravate.
Ore 11.00: S. Messa per la Comunità
di Cittiglio.
Ore 13.00: pranzo a Vararo – saluto
alla piccola comunità.
Ore 15.30: incontro in Oratorio a
Cittiglio con i ragazzi e le famiglie.
Como Cronaca
16 Sabato, 3 marzo 2012
Coordinamento:
rispetto e diritti
del minore
Il Coordinamento è costituito per
promuovere, in forme diverse, una
cultura del rispetto dei minori e dei
loro diritti attraverso:
1) L’elaborazione di politiche sociali
in favore dei minori e delle loro
famiglie in stato di disagio;
2) Il sostegno e la promozione anche a livello progettuale - della
collaborazione con gli enti pubblici
preposti alla cura dei minori;
3) La promozione, ad ogni livello,
del benessere dei minori accolti
in luoghi diversi da quelli della
famiglia di origine;
4) Il miglioramento dei servizi
a favore dei minori accolti
nelle strutture delle realtà che
appartengono al coordinamento;
5) La redazione ed elaborazione
di cammini pedagogici di
qualità che cerchino di superare
l’istituzionalizzazione dei minori
promuovendo e sostenendo, fin dove
è possibile, la famiglia di origine;
6) La promozione di azioni
formative per gli operatori coinvolti
in attività a favore dei minori;
7) La sperimentazione di percorsi
alternativi per accoglienza dei
minori in difficoltà e funzionali alla
riduzione del disagio all’interno
della famiglia di origine.
I principi sui quali si costituisce
il coordinamento sono quelli
espressi dalla convenzione dei
diritti dei bambini dell’ONU del
1989, ratificata con la L.176/91 dal
Parlamento Italiano.
Le realtà appartenenti al
coordinamento si impegnano al loro
rispetto e alla loro promozione.
Coordinamento delle realtà di accoglienza per minori. Nuova nomina al vertice
C
ambio della guardia alla
guida del Coordinamento
comasco delle realtà di
accoglienza per minori.
L’assemblea di fine gennaio
ha eletto alla presidenza
Alessandra Tagliabue ,
responsabile della casa famiglia
“La Tartaruga” di Lenno, e
membro del gruppo “Promessa”
di Como, che riunisce famiglie
che vivono o hanno vissuto
l’esperienza dell’affido.
«Il voto dell’assemblea è stato
un segno di grande maturità
– è il commento di Giovanni
Giambattista, tra i fondatori
del Coordinamento, e oggi
membro del direttivo -. Di
questa realtà fanno infatti parte
complessivamente 21 enti (che
accolgono oltre 250 minori), di
cui ben 13 sono rappresentati
da comunità (mammabambino, minori, etc.), 6 sono
le associazioni familiari e due
le case famiglia (“Cometa” e
“La Tartaruga”). Il fatto che
si sia scelto di convergere
sull’esponente di una casa
famiglia, nonostante la bassa
rappresentatività all’interno
dell’assemblea, è la conferma
della ricchezza e del valore
di questo organismo, attento
all’individuo, alla bontà di un
progetto, e non certo a logiche
di numeriche o di interesse. Un
voto che ha confermato come le
comunità presenti, nonostante
la forza numericamente
rilevante, non abbiano interesse
a fare lobby. L’unica attenzione
viva è e resta verso il minore».
Il Coordinamento comasco
delle realtà di accoglienza
per minori inizia a muovere i
suoi primi passi sul finire del
secolo scorso per iniziativa di
alcuni enti operanti nell’ambito
dell’accoglienza e del sostegno
a minori in stato di bisogno. Lo
scopo che anima i fondatori
è quello di promuovere, in
forme diverse, una cultura
del rispetto dei minori e dei
loro diritti. Obiettivo che si
concretizza, unendo le forze,
nell’impegno all’elaborazione
di un modello di rete in grado
di avvicinare pubblico e privato
per consolidare le forme di
tutela verso questo anello fragile
della società.
«In quegli anni – prosegue
Giovanni Giambattista – per chi
era sensibile a queste tematiche
si intravedeva la necessità
di uno scambio proficuo di
esperienze, di verificare i
bisogni del territorio ed evitare
Il diritto
di essere accolti
Una realtà che
riunisce 21
enti sensibili
e impegnati,
a diverso titolo,
sul tema
possibili duplicazioni. Unire
le ricchezze di cui ciascuno
di noi, nel suo piccolo, era
portatore, significava mettersi
in relazione e diffondere
una cultura dell’accoglienza.
Una logica, quella rete, allora
poco conosciuta e praticata.
Oggi, invece, divenuta
prerogativa imprescindibile
per avere accesso a bandi o
finanziamenti pubblici».
Il 31 gennaio 2003 il
Coordinamento si costituisce
formalmente. A farne parte
sono enti religiosi, enti privati
del settore non profit come
cooperative sociali, associazioni
di famiglie e di volontariato.
«Sin dalla sua costituzione
– continua Giambattista – il
Coordinamento incomincia
a muoversi su due fronti. Uno
interno, cercando di favorire ed
incentivare la collaborazione tra
gli enti aderenti; ed uno esterno,
agendo sulla sensibilizzazione
e sulla promozione territoriale
rispetto all’urgenza di un
impegno rafforzato nei
confronti delle problematiche
delle fasce minorili. I primi
sei anni di presidenza,
retta da Fabio Gerosa, sono
focalizzati sul riconoscimento
del Coordinamento ai tavoli
istituzionali del territorio,
oltre che, sul fronte della
sensibilizzazione». Ed ecco che,
pian piano, il Coordinamento
accede e contribuisce, così,
ai tavoli tecnici provinciali e
comunali in tema minorile
e partecipa attivamente alla
stesura dei Piani di Zona nei
distretti della provincia di Como
in materia di famiglia e minori.
In quegli anni trova attuazione
anche la legge 149/2001 che
decreta, nel 2006, la chiusura
degli istituti, trasformati
in comunità educative di
Gli uomini
di Lourdes
pellegrini
alla grotta
della
Vergine
ispirazione familiare. Momento
di grande delicatezza cui il
Coordinamento contribuisce
nel fornire un importante
contributo culturale e di
sensibilizzazione.
«Con l’arrivo di Patrizia
Cappelletti - continua
Giambattista - presidente
nell’ultimo triennio, molto
del lavoro del Coordinamento
viene dedicato a consolidare la
conoscenza tra i suoi membri,
attraverso un grosso impegno
di confronto e formazione
interna. Ciò, ovviamente,
senza tralasciare l’importante
aspetto della rappresentatività
(vengono, infatti allacciati nuovi
rapporti con la Provincia).
La dimensione formativa è
la strada che viene scelta per
rafforzare ancora di più un
gruppo ormai corposo, per
dotarlo delle competenze
necessarie a rispondere alle
richieste di un mondo che
cambia. Formazione che
oggi puntiamo a che diventi
un’occasione permanente di
approfondimento, conoscenza e
arricchimento».
Gennaio 2003, gennaio 2013.
Tra un anno il Coordinamento
D
compirà dieci anni di vita. Qual
è il bilancio di questo cammino
a un passo dal traguardo dei
primi due lustri? «È stata senza
dubbio una scelta vincente – il
commento Giambattista -. GIi
enti che ne fanno parte sono
cresciuti nel tempo e altri tre
hanno recentemente avanzato
richiesta di ingresso. Già il positivo
riscontro numerico conferma la
bontà del cammino compiuto. Uno
degli obiettivi che ci ponemmo,
sin dai primi passi, fu infatti
proprio quello di allargare il più
possibile la rete, abbracciando il
maggior numero di enti e realtà
sensibili al tema minorile. In
questo senso va registrato come di
grande valore anche il progressivo
riconoscimento ottenuto a livello
istituzionale. Al Coordinamento
credo vada senza dubbio attribuito
il merito di aver contribuito nel far
crescere, in questi anni, l’attenzione
al tema dell’accoglienza. Una prova
su tutte la costante promozione di
bandi specifici sul tema promossi
dalla Fondazione Provinciale
della Comunità Comasca dopo
approfonditi momenti di confronto
avviati con il Coordinamento
stesso».
Ora, con Alessandra Tagliabue,
è il tempo di un nuovo percorso,
nel segno della continuità e della
crescita. «Il nostro impegno - ci
spiega Alessandra - sarà quello di
tenere viva l’attenzione sul mondo
dei minori attraverso modalità
creative di sensibilizzazione, e
allo stesso tempo mantenere
vivi e consolidare i rapporti
costruiti in questi anni con
politici e amministratori locali.
Non faremo, peraltro, mancare
la nostra presenza ai tavoli ai
quali abbiamo partecipato fino
ad oggi, continuando ad offrire
costantemente il nostro fattivo
contributo. Punteremo, inoltre,
a far crescere gli spazi interni al
Coordinamento di confronto
tematico in cui elaborare e
progettare in modo comune,
valorizzando gli elementi che ci
avvicinano, ma anche le diversità
che ci contraddistinguono.
Continueremo, inoltre, anche
ad insistere sull’aspetto
della formazione e della
sensibilizzazione, cercando di far sì
che tutti gli enti aderenti possano
avere modo di accedere a percorsi
mirati che offrano loro strumenti
per assolvere al meglio i compiti
che svolgono».
Insieme per garantire al minore il
diritto ad una vita il più possibile
serena.
marco gatti
icono che la Madonna, se non li vedesse arrivare come ogni anno, si
informerebbe su dove sono andati a finire! Il pellegrinaggio in auto
a Lourdes del Gruppo Uomini del GTR (Gruppo Turistico Rebbiese) ha
inanellato anche quest’anno l’ennesima edizione (va avanti, con pochissime
interruzioni, da quasi trent’anni). Settantasei uomini – con cinque sacerdoti
e un diacono –, capitanati dall’infaticabile cav. Mario Bianchi, hanno mosso
le…ruote, ma soprattutto la loro fede semplice, genuina e schietta, verso la
Grotta delle apparizioni alla piccola Bernadette. “Bussate e vi sarà aperto”,
il tema scelto quest’anno. Bussare alla Grotta per domandare grazia e
consolazione, ma anche per accorgersi di Colui che continua a bussare alla
porta della nostra vita, per irradiarvi la Sua presenza. Tantissima preghiera,
grande cordialità, spirito di gruppo e anche un pizzico di gogliardìa. Si dice
che, se fossero lì, mogli, figlie e fidanzate sgranerebbero gli occhi…
Como Cronaca
Sabato, 3 marzo 2012 17
Piano Casa:
a marzo
il via libera
di Regione
Lombardia
Recupero delle strutture esistenti, premi di
volumetria per edifici “verdi”, ampliamenti.
Queste le caratteristiche.
R
ecupero delle strutture già esistenti,
premi di “volumetria” per edifici ecocompatibili, ampliare le costruzioni
già esistenti ma solo con destinazione
ERP (edilizia residenziale pubblica). Sono
queste le tre caratteristiche principali del
nuovo “Piano Casa” di Regione Lombardia.
Un documento che ha l’obiettivo di rimettere
in moto, anche nel comasco, il comparto
delle costruzioni e ridare slancio alla
riqualificazione urbanistica. Un piano che
vuole riscattare il sostanziale fallimento della
precedente iniziativa in materia, risalente al
2009, che si chiuse con l’incredibile numero
di sole 24 domande di intervento in tutta
la Lombardia, undici delle quali a Como
(quasi il 50%!) peraltro relative a lavori
privati di ampliamento e recupero. Il “Piano
casa bis” ha ottenuto, la scorsa settimana,
il via libera da parte della Commissione
Territorio e affinché entri in vigore occorre
l’assenso del Consiglio Regionale che sulla
materia si esprimerà, con ogni probabilità,
nel prossimo mese di marzo. Si tratta di un
piano che potrebbe avere ripercussioni sul
patrimonio abitativo di Como che, statistiche
alla mano, in attesa dell’elaborazione dei
dati del censimento 2011, può contare
su 35.817 alloggi complessivi, 33.133
dei quali occupati. Numero destinato a
crescere esponenzialmente fino a toccare
quasi le 100mila unità se prendiamo in
considerazione anche garage, cantine
e soffitte. Circoscrivendo le nostre
considerazioni alle sole abitazioni vere
e proprie queste risultano composte,
complessivamente, da 129.233 stanze, nelle
quali vi dimorano 32.848 famiglie. Questi
dati, elaborati dal Settore Statistica del
Comune di Como in base alle risultanze del
Censimento 2001, fanno rispecchiare come
in città non si raggiunga la parità 1 a 1 tra
famiglie e abitazioni. Ancora con i dati di
dieci anni fa, infatti, risultano presenti nel
territorio comunale più appartamenti che
Un documento che ha
l’obiettivo di rimettere
in moto, anche nel
comasco, il comparto
delle costruzioni e
ridare slancio alla
riqualificazione
urbanistica. L’obiettivo
è riscattare il
sostanziale fallimento
del precedente (2009),
chiusosi con 24
domande di intervento
in tutta la regione,
la metà della quali
(11) a Como
di Luigi Clerici
nuclei familiari visto che il rapporto effettivo
tra i due valori è pari a 0,99. E, ripeto, stiamo
analizzando gli ultimi dati disponibili pronti
per passare agli archivi. Sarà, quindi, molto
interessante analizzare la situazione attuale
una volta che saranno resi noti i risultati
dell’ultimo censimento anche perché, in
materia urbanistico/edilizia privata, tante
parole sono state spese a livello politico nel
corso degli ultimi anni (c’è chi è arrivato
perfino a presagire per Como il naturale
ruolo di “dormitorio di Milano”) e questo
argomento risulta ai primi posti, insieme
alla situazione viabilistica, nelle analisi che
i centri di ricerca stanno effettuando per
conto di partiti o liste civiche sui cittadini al
fine di conoscere quali sono gli argomenti
più sensibili della prossima campagna
elettorale per le votazioni amministrative del
6 maggio.
Tornando all’analisi del patrimonio
immobiliare comasco balza poi all’occhio
il fatto che ben il 63,7% delle oltre 33mila
abitazioni effettivamente occupate risulti di
proprietà. Sono, quindi, poco più di 12.000,
le case in affitto anche se come hanno
sottolineato l’assessore alla Casa, Domenico
Zambetti, nonché le sedi Aler, la crisi in atto
in tutto il mondo, con le ricadute in termini
di precarietà del lavoro, non consente più
a tanti nuclei di arrivare ad avere una casa
propria e, quindi, tale dato potrebbe essere
in realtà molto differente. Tornando alle
caratteristiche delle singole abitazioni, nel
Comune di Como, tali alloggi sono, in media,
di 90 metri quadrati, numero molto inferiore
rispetto alla nazione pari a m² 96; hanno 3,9
stanze (4,2 per l’Italia) ognuna delle quali
misura 23 metri quadrati. Ogni persona
residente, poi, ha a disposizione circa 39
metri quadrati della propria abitazione.
Per quanto concerne la dotazione dei
servizi il 27,4% delle abitazioni è risultato
fornito da due o più bagni, il 98,3% dei
quali dotati di almeno un impianto doccia
❚❚ Circa seimila visitatori
ComoCasaClima: positivo successo
B
ilancio positivo per la seconda edizione di ComoCasaClima, il salone
dedicato al risparmio energetico e
alla bioedilizia che si è tenuto dal 24 al 26
febbraio scorsi a Villa Erba a Cernobbio
(Como). Circa 6.000 persone, tra addetti ai lavori e privati (il 20% in più rispetto alla prima edizione), hanno visitato la
manifestazione e i suoi oltre 90 espositori. Segno che l’attenzione e l’interesse per
l’edilizia verde e la cultura della sostenibilità ambientale si stanno diffondendo
sempre di più, passando dall’essere un
argomento per “addetti ai lavori” a occasione di approfondimento per molti privati che vogliono costruire o ristrutturare
una abitazione. “Sono molto soddisfatta
dei dati di affluenza registrati quest’anno
– il commento di Alessandra Orsenigo, organizzatrice dell’evento -: evidentemente
ComoCasaClima affronta una tematica di
grande interesse e attualità. Mi ha fatto
particolarmente piacere constatare una
massiccia partecipazione ai convegni
organizzati venerdì e sabato, che l’anno
scorso avevano riscosso meno successo. Significa che l’approccio culturale
che abbiamo utilizzato è stato condiviso e compreso da molti. Per noi questo
è fondamentale perché lo scopo della
manifestazione è soprattutto quello di
sviluppare e far radicare sul territorio la
cultura del risparmio energetico e del
green building”.
Insieme ai convegni, hanno riscosso
grande successo da parte del pubblico
anche le dimostrazioni pratiche, con
pose dal vivo in tempo reale di tre pareti con cappotti di coibenti diversi e relativa posa corretta nel foro finestra del
controtelaio e dell’infisso. Soddisfatti
gli espositori, sia per il numero che per
la qualità dei contatti avviati durante i tre
giorni di manifestazione: molti di loro hanno già confermato la loro partecipazione
alla prossima edizione. Attiva anche per
quest’anno la partecipazione di Ance Como e degli Ordini degli Architetti e degli
Ingegneri di Como, che hanno realizzato
appositamente per l’occasione vicino all’area convegni due tavoli luminosi con dei
pc sui quali i visitatori hanno potuto prendere visione di progetti e realizzazioni ecosostenibili realizzate sul territorio.
Ma ComoCasaClima ha avuto anche un
risvolto benefico. Una parte dei materiali utilizzati per le dimostrazioni pratiche,
infatti, verrà inviata in Africa e contribuirà
alla realizzazione di progetti importanti: la
moquette verrà utilizzata per creare alcuni
campi da calcio per bambini in Somalia,
mentre i laterizi saranno destinati a costruzioni e abitazioni in Ghana.
o vasca da bagno. Quali potranno, dunque,
essere gli effetti a Como del “Piano casa
bis” che il Consiglio Regionale si appresta
a votare? Interessanti potrebbero essere le
ripercussioni su diverse aree cittadine in
quanto la nuova disciplina intende puntare
particolarmente sul recupero delle strutture
esistenti soprattutto per creare abitazioni
popolari (per questo tipo di intervento,
inoltre, gli oneri di urbanizzazione
saranno dimezzati). Anche aree dismesse
(pubbliche o private che siano) rientrano
in tale casistica mentre un emendamento
presentato dai consiglieri regionali
del PD (approvato dalla Commissione
Territorio) prevede che almeno il 20% delle
superfici di edifici realizzati con finalità di
servizi dal 2005 e mai utilizzati, possano
essere trasformati e destinati ad edilizia
residenziale pubblica (ERP) con la garanzia
della realizzazione anche di aree a verde
e servizi secondo la legislazione in vigore.
Agevolazioni, infine, sono previsti anche per
incentivare la rimozione delle coperture in
amianto, argomento sul quale in città non
sono mancati commenti anche da parte di
aspiranti sindaci dopo la storica sentenza
emessa ormai dieci giorni nei confronti
dei vertici dell’azienda Eternit di Casale
Monferrato. Appena un accenno, invece,
ad un argomento d’attualità fino a qualche
anno fa ovvero il recupero dei sottotetti.
Questa casistica continuerà ad essere
regolata dalla legge urbanistica attualmente
in vigore, con possibilità di intervento dopo
cinque anni. Ora vedremo se il dibattito in
Consiglio Regionale porterà a sostanziali
modifiche a questo testo e soprattutto come
il nuovo sindaco di Como, di qualunque
colore esso sia, sarà in grado di controllarne
e gestirne la concreta applicazione in città.
Per allora, inoltre, avremo anche un dato più
preciso sul numero e sulle caratteristiche
delle abitazioni secondo i dati del
Censimento 2011.
Como Cronaca
18 Sabato, 3 marzo 2012
✎ Il corso
corso
Un cammino aperto
a nuove volontarie
che prenderà il via
il prossimo lunedì 5
marzo presso il Centro
Cardinal Ferrari
Ecco il programma del corso che
avrà luogo presso il Centro Pastorale
Card. Ferrari a partire dalla prossima
settimana:
I parte
Lunedì 5 marzo, ore 15.30-17.30
“Presentazione del Centro di Aiuto
alla Vita”. Relatore: P. Tettamanti,
presidente dell’associazione
Formarsi
e crescere
con il Cav
Como
Lunedì 19 marzo, ore 15.30 – 17.30
“La vita umana: senso e morale
“Il Vangelo della Vita”. Relatore mons.
A. Riva, docente di teologia morale.
e decidere di saperne di più. La
partecipazione non comporta,
infatti, l’obbligo di entrare a
far parte dell’associazione,
ma è un modo per prendere
coscienza di un servizio tanto
affascinante quanto complesso
a servizio della vita”. Sono, infatti, tante
e diverse le storie delle donne e delle
famiglie che ogni anno si rivolgono
al Centro per cercare aiuto di fronte
ad una gravidanza indesiderata o alle
difficoltà di far fronte alle necessità di
un figlio. Nel solo 2011 sono state 160,
in lieve calo rispetto all’anno scorso,
ma quasi il doppio dei casi seguiti negli
anni novanta. “A crescere negli ultimi
anni – continua la coordinatrice – non
è stato solo il numero delle persone
assistite, ma anche la complessità delle
situazioni che ci troviamo ad affrontare.
è vero che, nella maggioranza, i casi
sono legati a problemi economici o
materiali (dai mutui, alla mancanza di
lavoro o abitazione), ma spesso questi
fanno da sfondo o si combinano con
problemi ben più profondi di carattere
psicologico, relazionale e anche
culturale. Il fatto che la maggioranza
delle persone accolte provenga da
altri Paesi e culture ci pone di fronte a
visioni della vita, della famiglie e anche
I
l primo annuncio di ricerca di
nuove volontarie da parte del Cav
di Como era arrivato in occasione
della Giornata nazionale della
Vita lo scorso 5 febbraio. Una dozzina
di donne ha risposto all’appello
pubblicato sulle pagine del Settimanale,
partecipando all’incontro organizzato
dall’associazione per presentare
le attività del Centro di Aiuto alla
Vita, la sua storia e i suoi servizi.
Un’introduzione a quello che sarà
il corso per le nuove volontarie in
programma da marzo a giugno. Il primo
incontro, a cui parteciperà il presidente
dell’associazione Pietro Tettamanti, si
terrà lunedì 5 marzo presso il Centro
pastorale Cardinal Ferrari a Como.
“Questo percorso di formazione –
spiega Rosanna Luppi, coordinatrice
delle volontarie – è rivolto alle donne
che hanno partecipato all’incontro
introduttivo, ma non solo: speriamo
che anche altre persone possano
essere incuriosite dalla nostra attività
S
3 marzo
discoteca
del silenzio
abato 3 marzo presso il
Santuario del Sacro Cuore
di via Tommaso Grossi a
Como, si terrà la “Discoteca
del Silenzio”, il tradizionale
appuntamento di adorazione
eucaristica notturna proposto
dal Centro Guanelliano di
Pastorale Giovanile (C.G.P.G.).
L’inizio è alle ore 20.30, con
la celebrazione della S. Messa
presieduta da don Michele
Gianola, direttore del Centro
Diocesano Vocazioni, cui seguirà
della maternità differenti. Per questo
è importante che le volontarie siano
preparate anche sotto questo punto di
vista”. Proprio al tema delle “culture a
confronto” è dedicato uno degli incontri
in programma grazie all’intervento di
una mediatrice culturale.
Il corso è articolato in due parti:
nella prima, più generale, verranno
affrontati gli aspetti morali e
giuridici relativi all’accoglienza
della vita e all’aborto. Nella seconda
parte, invece, ci si soffermerà sulle
particolarità del servizio svolto dal
CAV con la presentazione dei servizi
e delle strutture dell’associazione, ma
soprattutto sulle modalità di intervento
e relazione con le donne che si
incontreranno. “Il servizio svolto dalle
volontarie – conclude Rosanna Luppi – è
fatto di accompagnamento, accoglienza
e, soprattutto, ascolto. Un percorso
molto delicato per cui è necessario
essere preparati in maniera adeguata.
Da qui la scelta di una preparazione
abbastanza lunga ed articolata che,
per le volontarie che desidereranno
continuare, sarà seguita da un periodo
di servizio al fianco di volontarie più
esperte che già svolgono la loro attività
al Centro”.
michele luppi
l’esposizione del SS. Sacramento
e l’animazione con preghiere,
canti, lettura di brani di don
Guanella e di frasi tratte dalla
Parola di Dio. Alle 24.00, il
Rosario per le famiglie e poi
il silenzio, la meditazione e la
preghiera personale, fino alle
4.00 della domenica mattina.
Sarà presente il gruppo “Giovani
e Riconciliazione”, che attraverso
una meditazione sul Vangelo
della Domenica, proporrà un
modo diverso di prepararsi a
Lunedì 2 aprile, 0re 17.00 – 18.30
“Difendiamo la vita tra leggi e pratiche
mediche”, dott. G. Quadri, ginecologo
ostetrico Ospedale S. Anna.
Lunedì 16 apirle, ore 15.30 – 17.30.
“Culture a confronto: famiglia, donna,
vita…”, dott.ssa M. G. Pariset, assistente
sociale Ospedale S. Anna e dott.ssa N.
Amzil, mediatrice culturale.
II parte
Mercoledì 2 maggio, ore 15.30 – 17.30
“Accogliere, ascoltare, ascoltarsi”, dott.
ssa A. Alberio, consulente familiare.
Mercoledì 16 maggio,
ore 15.30 – 17.30
“Il caso: una persona, una storia,
un’occasione”, dott.ssa S. Verga,
psicologa.
Mercoledì 30 maggio,
ore 15.30 – 17.30
“Il vissuto dell’aborto”, dott.ssa M.
Giovenzana, consulente famigliare.
Mercoledì 6 giugno, ore 15.30 – 17.30
“Centro di Aiuto alla Vita e sue
strutture di accoglienza: modalità di
lavoro e intervento”, Rosanna Luppi,
coordinatrice, Piera De Angeli,
responsabile comunità.
vivere la Riconciliazione.
Chi non potesse partecipare
di persona alla Discoteca del
Silenzio, può seguirla via radio
dalle ore 21.00 del sabato
al sito internet http://www.
sacrocuorecomo.it.
Domenica 4 marzo prosegue
inoltre l’iniziativa, sempre
proposta dal Centro Guanelliano
di Pastorale Giovanile, della
“Domenica della Carità”, un
momento di incontro con gli
ospiti della RSA “Don Guanella”
di Como e la celebrazione insieme
dell’Eucaristia domenicale delle
ore 10.15 presso la cappella
interna alla struttura (con
entrata da via Guanella), seguita
dall’aperitivo e da canti. L’invito
a partecipare è rivolto a tutti.
Il ritrovo è alle 9.45 presso la
cappella. Per informazioni ci si
può rivolgere alla segreteria del
Centro Guanelliano di Pastorale
Giovanile, via L. Guanella, 13
Como; tel. 031.296783; e-mail:
[email protected].
Il prossimo 11 marzo
Le Acli verso il Congresso provinciale
I
l prossimo 11 marzo 2012 si
celebrerà il 25° Congresso
provinciale delle ACLI di Como
presso il Centro Pastorale “Cardinal
Ferrari” in viale Battisti 8 a Como.
Il senso di questo appuntamento
viene così spiegato da Luisa Seveso,
presidente provinciale: «E’ un
appuntamento fondamentale
per la nostra organizzazione in
cui condividere il percorso svolto
nel mandato che si conclude, ma
soprattutto confrontarci sulla direzione
da intraprendere per il futuro. In questi
quattro anni di mandato abbiamo
privilegiato azioni in cui la tutela dei
diritti e la collaborazione con altre
associazioni del territorio, prime fra
tutte quelle alle quali ci sentiamo più
vicini come Popolo di Dio, ci consentissero
di promuovere cittadinanza attiva con
un’attenzione particolare alle famiglie e a
quanti vivono situazioni di difficoltà e di
marginalità. Il nostro impegno continuerà
ad essere orientato a politiche eque che
abbiano come riferimento le persone più
fragili della nostra società, dove solidarietà e
sobrietà siano praticate e praticabili».
In Congresso si eleggerà il nuovo
gruppo dirigente provinciale, i delegati
ai Congressi Regionale e Nazionale e ci
sarà un confronto sul tema: “Rigenerare
comunità per ricostruire il Paese. Acli
artefici di democrazia partecipativa e buona
economia”.
Questo il programma della giornata:
ore 8.30 Santa Messa
ore 9.15 Accoglienza
Insediamento Presidenza Congresso
Approvazione Regolamento Congressuale
Nomina Commissioni
ore 9.45 Relazione a cura del presidente
provinciale
ore 10.45 Apertura dibattito congressuale
ore 13.00 Buffet
ore 14.00 Ripresa dibattito
Durante i lavori del pomeriggio:
assemblea presidenti di Circolo per elezione
dei consiglieri provinciali di competenza;
approvazione mozione e ordini del giorno
ore 16.00 inizio operazioni di voto per
elezioni consiglieri provinciali, delegati ai
Congressi regionale e nazionale.
Per informazioni potete visitare il nostro sito
www.aclicomo.it oppure il blog aclicomo.
wordpress.com
Como Cronaca
Sabato, 3 marzo 2012 19
Giornata nazionale. Domenica 4 marzo
D
omenica 4 marzo si
terrà la quinta edizione
della “Giornata
Nazionale delle Ferrovie
Dimenticate”, proposta da
Co.Mo.Do. (una confederazione
di Associazioni che si occupano
di mobilità alternativa, tempo
libero e attività outdoor) con
iniziative ed eventi sparsi in
tutta Italia, con il patrocinio,
tra l’altro, delle Regioni
Lombardia (Direzione Generale
Infrastrutture e Mobilità),
Liguria, Emilia Romagna,
Puglia. Spiega Ambra Garancini,
Presidente di Iubilantes,
che ha aderito a Co.Mo.Do,
insieme ad altre associazioni
nazionali (tra cui Touring
Club Italiano, Italia Nostra,
Legambiente, WWF Italia, Club
Alpino Italiano, Associazione
Italiana Città Ciclabili,
Associazione Italiana Guide
Ambientali Escursionistiche,
Federazione Italiana Amici della
Bicicletta, Federazione Italiana
Turismo Equestre e Trek,
Federparchi, l’Associazione
Direttori Parchi Naturali
Italiani, Ferrovie Turistiche
Italiane): «Sosteniamo questa
giornata per sensibilizzare
gli Enti e l’opinione pubblica
sui temi della mobilità dolce
attraverso la conservazione, il
recupero e la valorizzazione
delle infrastrutture territoriali
dismesse, come le strade
arginali, i percorsi storici e
soprattutto le ferrovie minori,
con il potenziamento delle
linee ancora in esercizio,
la rivitalizzazione di tratti
soppressi ma che possono
svolgere ancora un utile servizio
(per una maggiore sostenibilità
della mobilità locale) e la
trasformazione di quelle
definitivamente dismesse in
piste ciclo-pedonali, come
accade da anni in altri paesi
Europei». Molte sono le
manifestazioni in programma in
tutta Italia e anche in provincia
di Como. «Per quanto ci
riguarda – continua Garancini
– la nostra Associazione da
ormai otto anni sta lavorando
su un progetto di recupero
della ex-ferrovia GrandateMalnate (Como-Varese) come
percorso pedonale e ciclabile,
ed ha attuato già alcuni
interventi di recupero in tal
senso. La ferrovia, realizzata
nel 1885 (nella fase di massima
espansione dei trasporti locali
su ferro nell’area lombarda) ha
funzionato fino al 1966 nella
Ferrovie
dimenticate
Un appuntamento
promosso per
sensibilizzare sui
temi della mobilità
dolce attraverso
il recupero delle
infrastrutture
dismesse
rete vicinale delle Ferrovie Nord
Milano, poi è stata dismessa
ed è caduta nel dimenticatoio.
Il recupero ciclopedonale
della ex Grandate-Malnate
deve essere una priorità della
Comunità regionale e anche
locale perché è una importante
risorsa per la riqualificazione
ambientale del territorio.
Camminare oggi sulla vecchia
ferrovia ha un’importanza
ancora maggiore che in passato,
Musei Civici: le
attività di marzo
C
ontinuano le attività organizzate dai Musei Civici di Como per
far avvicinare bambini e ragazzi ai Musei, facendoli apparire ai
loro occhi luoghi attraenti e familiari, che permettano loro di
sperimentare molteplici attività, divertendosi e imparando sempre
cose nuove. Ecco il programma per il mese di marzo:
Sabato 3 marzo presso il Museo Storico,
dalle ore 15.00 alle ore
16.00,
laboratorio creativo per bambini dagli 8 ai 12 anni “Imparaticci a
ca Civica,
dalle ore 15.00 alle
punto croce”
.
Sabato 10 marzo presso la Pinacoteca ore 16.00,
Laboratorio creatiCivica,
dalle ore 15.00 alle ore 16.00,
vo per bambini dai 4 ai 6 anni
laboratorio creativo per bambini dai 7 “Giochiamo con i colori della
Primavera”.
agli 11 anni “Detective in Museo”.
Sabato 17 marzo presso il Museo Ar- I laboratori sono gratuiti; l’iscricheologico,
dalle ore 15.00 alle ore zione è comunque obbligatoria,
17.00,
laboratorio creativo per bam- meglio se con un certo preavviso
(saranno ammessi i primi quinbini dai 4 ai 6 anni “Le mani in pasta”.
Sabato 24 marzo presso il
Museo Sto- dici bambini in ordine di iscririco,
dalle ore 15.00 alle ore 16.00, per- zione), telefonando alla segretecorso animato per bambini dagli 8 agli ria dei Musei, tel. 031.252550, da
lunedì a venerdì dalle 9.30 alle
11 anni “I Mille di Garibaldi”.
Sabato 31 marzo presso la Pinacote- 12.30. (s.fa.)
per dare un segnale forte
della necessità di mantenere
intatto questo imperdibile
patrimonio, che deve essere
restituito alla Comunità
come percorso pedonale e
ciclabile. Basti ricordare che il
vecchio sedime è segnalato nel
Piano Territoriale Regionale
(PTR) - Piano Paesaggistico
(2010) come la ferrovia
dismessa lombarda di cui,
insieme alla Voghera-Varzi,
è realistico e auspicabile
il recupero ciclopedonale,
perché “è un valido corridoio
verde alternativo alla
percorrenza ciclabile della
strada Varese-Como”. Inoltre
lo stesso sedime è uno dei
25 itinerari preferenziali
della “Rete Verde Europea”
per la Regione Lombardia
nell’ambito del progetto
ReVERMED (“Rete Verde
Europea del Mediterraneo
occidentale”) (2005). Voglio
anche sottolineare che la
ex Grandate-Malnate è
oggetto di focus di ricerca del
progetto MOSLO (Mobilità
Sostenibile in Lombardia)
dell’Ordine degli Architetti
della Provincia di Como, con
cui collaboriamo attivamente,
finalizzato, appunto, allo
sviluppo della mobilità
sostenibile in Lombardia». Ed
è proprio per questo che l’exferrovia Grandate-Malnate
sarà protagonista domenica
4 marzo, con “A piedi e in
bici sulla vecchia ferrovia”.
Due “treni” di pedoni curiosi
(volendo anche ciclisti… lenti)
partiranno dalle stazioni di
Malnate (ore 9.00) e di Grandate
(ore 8.00), con tappe intermedie
(da Grandate: alla ex stazione
di Lurate Caccivio FNM ora
Piazza degli Alpini alle ore
9.00; alla ex-stazione di Olgiate
Comasco; alla ex stazione
di Albiolo-Solbiate), per
incontrarsi al Centro Sportivo
di Concagno di Solbiate. Alle
12.00 ci sarà l’accoglienza e il
pranzo in compagnia preparato
dal locale Gruppo Alpini,
seguito dalle 13.30 alle 14.30
I
da attività ludico-didattiche per
bambini curate dalle Guardie
Ecologiche Volontarie e dalla
Polizia Locale della Provincia di
Como. Nel pomeriggio, alle 14.30,
dal Centro sportivo di Concagno
i bambini della Scuola Primaria
di Solbiate con le loro insegnanti
guideranno i partecipanti alla
scoperta (a piedi) del territorio di
Solbiate, con passeggiata nel bosco,
assistita dalle G.E.V., e visita guidata
all’antica chiesa di S. Quirico. Il
percorso finirà alla Scuola Primaria
di Solbiate, dove, dalle ore 14.00 in
poi, saranno già attivi uno speciale
Laboratorio di giochi matematici
condotto da Giorgio Dendi,
campione mondiale di giochi
matematici (per tutti), il laboratorio
“I Ricicletti” (per bambini dai
4 agli 11 anni) organizzato dal
C.R.E.A., le animazioni create dal
gruppo “Gli Scussaritt” di Binago,
e dove i bambini della scuola
presenteranno i lavori di ricerca
sulla vecchia ferrovia e sui nuclei
storici di Concagno e Solbiate.
Saranno aperte e liberamente
visitabili le antiche chiese locali
(S. Alessandro, Ss. Fermo e
Lorenzo, S. Quirico) e le antiche
corti di Concagno; agli interessati
saranno distribuite brochure
informative curate dai ragazzi
della classe V. Al termine, intorno
alle 17.00, merenda organizzata
dall’Associazione solbiatese
Amicizia. La partecipazione è
libera e gratuita (per il pranzo
è previsto un contributo): sono
raccomandate calzature da
trekking. Gli eventi di domenica
sulla Grandate-Malnate hanno il
patrocinio e la collaborazione di
tutti i Comuni lungo l’ex ferrovia
e la collaborazione del C.R.E.A.
della Provincia di Como, del PLIS
delle Sorgenti del Lura, dell’Istituto
Scolastico Comprensivo di Binago,
dell’Associazione Genitori Malnate,
delle Associazioni solbiatesi
Pro Concagno, Amicizia, Junior
Tennis, Polisportiva concagnese,
del gruppo “Gli Scussaritt di
Binago”, del Comitato Ambiente
di Lurate Caccivio, dei Gruppi
Alpini e di Protezione Civile e
delle Polizie Locali. Informazioni:
Iubilantes, via G. Ferrari 2, Como;
tel. 031-279684; fax 031-2281470
e-mail: iubilantes@iubilantes.
it; sito internet: www.iubilantes.
eu. Per ulteriori informazioni
sulla “Giornata Nazionale
delle Ferrovie Dimenticate”
e per conoscere i programmi
dettagliati delle manifestazioni in
programma in tutta Italia: www.
ferroviedimenticate.it.
silvia fasana
La donna nell’arte
n occasione della festa della donna, i Musei Civici di Como
aderiscono all’iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali dal titolo “La donna nell’Arte”. L’iniziativa nasce con
l’intento di sensibilizzare il pubblico nei confronti delle opere
d’arte, che da sempre hanno messo in risalto la figura femminile,
in qualità di musa ispiratrice, ma vuole soprattutto valorizzare
le donne che hanno dato e continuano a dare il loro prezioso
contributo all’arte. Per rafforzare questo messaggio, giovedì
8 marzo, tutte le donne potranno accedere gratuitamente ai
luoghi d’arte statali, musei, monumenti, archivi, biblioteche, siti
archeologici in tutta Italia. Il programma comasco prevede un
doppio appuntamento ad ingresso libero. Alle 17.30 il ritrovo sarà
presso la Pinacoteca Civica (via Diaz 84) e a seguire, verso le 18.15,
presso il Museo Archeologico Paolo Giovio (piazza Medaglie d’Oro
1) per un percorso guidato dal titolo “Storie di donne”. Si tratta di
un evento per dare risalto alla figura femminile, musa ispiratrice
molto rappresentata nel corso della storia e nelle diverse
espressioni artistiche, per valorizzarne il ruolo e l’importanza.
In
Pinacoteca si andranno a scoprire numerose figure femminili (le
Sante Faustina e Liberata, Ester, Giuditta, Calidonia Giovio…), in
una carrellata dal Medioevo alla fine del Seicento. Seguirà una
visita al lapidario romano del Museo Archeologico, alla scoperta
della figura femminile attraverso le testimonianze epigrafiche.
Per informazioni: tel. 031.252550; e-mail musei.civici@comune.
como.it, sito internet: http://museicivici.comune.como.it. (s.fa.)
Como Cronaca
20 Sabato, 3 marzo 2012
Siscotel. L’inaugurazione del nuovo Centro Servizi Territoriale a Villa Saporiti
C
’
era anche Carlo Maccari,
assessore regionale
alla Semplificazione e
Digitalizzazione, la scorsa
settimana a Villa Gallia all’inaugurazione
del Centro Servizi Territoriale della
Provincia di Como, previsto nell’ambito
del progetto Siscotel. Al progetto
aderiscono 32 comuni del territorio,
sette dei quali hanno più di 6000 abitanti
, mentre i restanti venticinque ne
hanno meno di 6000. Ubicato presso la
sede della Provincia, il Centro Servizi
Territoriale altro non è che un grosso
‘cervellone’ che permetterà agli enti
che vi hanno aderito di fornire servizi
digitali che, da soli, non avrebbero
potuto erogare. Una possibilità di
eliminare il digital divide in quelle realtà
che, per ragioni diverse, non sarebbero
in grado di investire in innovazione
tecnologica e quindi di offrire servizi
sempre migliori ai cittadini. Il Centro
Servizi permetterà, in buona sostanza,
di gestire in forma associata i sistemi
informatici/informativi dei comuni
coinvolti contribuendo al miglioramento
dell’efficienza interna, del rapporto
cittadini-amministrazione/impresaamministrazione ed allo sviluppo del
territorio. I servizi in rete erogati dal
Centro Servizi saranno classificabili in
due categorie:
servizi di back office: a supporto
dell’operatività interna della Pubblica
Amministrazione, tra cui servizi di
infrastruttura e di base (connettività,
mail, web hosting, groupware, VPN,
PEC; Firma Digitale, VoIP,); applicativi
Digitale:
burocrazia
addio?
Un grosso “cervellone”
che permetterà ai 32 enti
che vi hanno aderito
di fornire servizi tempestivi
ed efficienti
alla popolazione
verticali in rete che dovrebbero
comportare vantaggi in termini di
forti economie di scala per i comuni,
e per tutti gli Enti che parteciperanno
all’iniziativa; servizi di cooperazione
e condivisione tra Pubbliche
Amministrazione.
Servizi di front office: servizi efficienti
ed innovativi rivolti a cittadini ed
imprese.
L’assessore Maccari ha spiegato al
“Settimanale” il senso di questo
■ Teatro Lucernetta
“Angeli”, il 3 marzo con Laura Negretti
S
abato 3 marzo, alle ore 21 (ingresso 12
euro), s’inaugura con “Angeli” la stagione teatrale 2012 al Teatro Lucernetta di
Como. Il progetto è di Laura Negretti
che è pure attrice protagonista. Con lei recitano
Marco Ballerini e Sacha Oliviero. Regia di Eleonora Moro. Drammaturgia di Marco Filatori.
Scenografia e progetto luci di Armando Vairo.
La produzione è di “Teatro in Mostra” in collaborazione con il Comitato per la promozione
dell’Imprenditoria femminile di Como.
“Angeli” è liberamente tratta dal romanzo
“Amabili resti” di Alice Sebold; la pièce teatrale ha riscosso un ottimo successo alla prima
rappresentazione al teatro di Chiasso (v. “Il Settimale” del 10 dicembre 2011). “Angeli”, grazie
anche alla bella e brava attrice Laura Negretti, è
veramente un piccolo gioiello. Uno spettacolo,
unico e irripetibile nel suo genere, che merita
tanto successo. Laura ha reso il personaggio di
Susie nel migliore dei modi possibile.
Laura, a proposito di “Angeli”, ha affermato: “E’
un progetto a cui personalmente tengo molto perché era da tempo che sentivo l’esigenza,
etica e umana ancor prima che professionale, di lavorare a uno spettacolo che parlasse di
abusi nei confronti dei minori; fino ad ora non
mi ero mai decisa a farlo per l’estrema delicatezza della tematica, nell’assoluta certezza che
un argomento del genere vada affrontato con
estremo rispetto, grande pudore e senza inutile
retorica. Mi sono finalmente convinta – puntualizza Laura – quando ho letto il bellissimo e
commovente romanzo di Alice Sebold perché
l’autrice è riuscita a trovare la chiave giusta per
parlarne; è infatti la protagonista stessa, Susie,
che racconta la terribile vicenda che le è accaduta, ma lo fa con la dolcezza, l’innocenza,
l’ironia (sembra strano ma è così) e il pudore
dei suoi quattordici anni”. E’ un’opera che fa
pensare, riflettere e meditare.
Alberto Cima
◆ Giornata del Pensiero
Gli scout
e il ricordo di
Baden Powell
S
coutismo in festa, domenica scorsa, per l’annuale ricorrenza della “Giornata del pensiero”, anniversario del fondatore del metodo scout sir Baden Powell. A Como sono
confluiti i tre gruppi cittadini (Como 1, Como 3 e Como 45)
per una giornata di incontro e di riflessione, conclusa con la S.
Messa nella chiesa di Sant’Agata concelebrata dagli assistenti
ecclesiastici (nella foto, il “decano” dello scoutismo comasco
don Titino Levi, accanto a don Angelo Riva). Nella mattinata,
in diversi punti della città, i bambini (Lupetti e Coccinelle), i
ragazzi (Esploratori e Guide) e i giovani (Rover e Scolte) del
movimento si sono confrontati, assieme ai loro capi, sul tema
della città: come la vedono, come la sognano, come vorrebbero cambiarla. Sollecitazioni sul tema di una cittadinanza attiva
per gli attori protagonisti del domani che verrà.
progetto.
Assessore, per il cittadino cosa
cambierà? Quali servizi avrà a
disposizione?
“Il cittadino avrà la possibilità di mettersi
in contatto diretto con la pubblica
amministrazione semplicemente
utilizzando una Postazione internet,
anche da casa, e la posta elettronica.
Ciò gli consentirà un accesso più
agevole e immediato ai servizi ed alle
pratiche. All’utente non interessa che
sia il Comune, la Provincia o la Regione
a rilasciargli questo o quel documento,
piuttosto tempestività nella risposta alle
richieste prestate. Toccherà invece a
Comuni, Province e Regione, connessi
in rete, far girare le carte nel modo
migliore. E questo Centro ne agevolerà
il processo favorendo la circolazione
dei documenti non attraverso la
popolazione ma le reti che noi abbiamo
costruito».
Quanto è costato questo progetto?
«Per Como il costo è stato di 1 milione
e 200 mila euro. Impegno finanziario
importante, nell’ambito del progetto
Siscotel, che ha visto l’intervento diretto
della Provincia e dei Comuni che vi
hanno creduto. Complessivamente la
Regione ha messo nel piatto qualcosa
come 20 milioni di euro, grazie a
contributi anche della Comunità
europea, per la costruzione di una rete
regionale che conferma la Lombardia
al primo posto in Italia sul tema
dell’informatizzazione. Un cammino
che ci consentirà di contenere i costi e di
migliorare l’efficienza dei servizi resi».
Notizie flash
■ Aster
Una mano
all’imprenditoria
“Con il progetto ‘ASTER’ entro 18
mesi un imprenditore potrà avere
tutti i permessi e le autorizzazioni
per impegnarsi in una nuova attività
sul territorio. ‘ASTER’serve proprio a
questo: dare certezze alle imprese
sugli investimenti”. Lo ha detto, la
scorsa settimana, a Como, Andrea
Gibelli, vice presidente e assessore
all’Industria e Artigianato di Regione
Lombardia, partecipando, nella sede
territoriale regionale, a un incontro
organizzato per la presentazione dello
stesso progetto. “’ASTER’ è una misura
che la Regione ha appena approvato
– ha spiegato Gibelli - e che entra
nel grande tema dell’attrattività
territoriale, mettendo a disposizione
risorse che impegnano gli Enti locali
in filiere di aggregazione tra pubblico
e soggetti privati, per creare le
condizioni di fare rete per progetti
innovativi”.”’ASTER’ - ha detto ancora il
vice presidente di Regione Lombardia
- è ancora in fase sperimentale e
prevede che la filiera decisionale, dal
piccolo Comune fino alla Regione, sia
impegnata a garantire tempi certi,
risorse certe, corresponsabilità; con
una caratteristica principale: garantire
la temporalità dei procedimenti
amministrativi per quanto riguarda
l’approvazione dei progetti e dare così
sicurezza a chi investe”.
Prossimi incontri per la presentazione
di ASTER sono previsti a Cremona e a
Pavia.
Como Cronaca
Sabato, 3 marzo 2012 21
Un po’ di luce sulla sua figura storica
S. Eusebio, settimo vescovo di Como
I
l fortunato ritrovamento di quattro epigrafi
paleocristiane in Duomo, avvenuto durante
i lavori di restauro dell’abside meridionale
o cappella della Madonna Assunta, permette
forse di fare un po’di luce sulla figura storica
di Eusebio, settimo vescovo di Como e terzo
successore di Abbondio: di quello infatti non
si aveva sinora nessun dato preciso e concreto.
Và detto che le testimonianze epigrafiche sui
nostri più antichi pastori sono molto scarse, 8
per i primi 30, computatene due per Abbondio
e per Agrippino. Bisogna pure aggiungere che,
usando il cervello, nessuno potrebbe pensare
che si siano portate quattro (o più) lapidi
marmoree da Milano o da Vercelli a Como
per collocarle in angoli poco accessibili di
una chiesa, per quanto importante, mentre si
potevano facilmente spostare all’interno della
convalle Cumana dal vecchio al nuovo centro
Grandi mostre:
è il momento
dei Brueghel
Via libera dell’esecutivo di Palazzo Cernezzi,
la scorsa settimana, alla nona rassegna che si
terrà a Villa Olmo dal 24 marzo al 29 luglio
L’esposizione ripercorrerà
la storia e l’eccezionale
talento della più
importante famiglia
di artisti fiamminghi
tra il XVI e XVII secolo
È
in dirittura d’arrivo, ormai, il
lancio della nuova grande mostra
a Villa Olmo. La giunta Comunale
di Como ha infatti dato il via
libera all’esposizione, che quest’anno
sarà dedicata alla dinastia dei Brueghel.
L’esposizione, dal 24 marzo al 29 luglio,
ripercorrerà la storia e l’eccezionale
talento della più importante famiglia
di artisti fiamminghi tra il XVI e il
XVII secolo, attraverso 70 dipinti e 30 tra disegni e grafiche dei suoi maggiori
esponenti. Dopo le otto mostre precedenti, stabilmente nella classifica delle
dieci più visitate in Italia, la nuova rassegna costituirà un progetto unico nelle
grandi mostre di Villa Olmo, infatti sarà per la prima volta esportata in Europa
e negli Stati Uniti.
La città di Como sarà infatti la tappa inaugurale di un circuito internazionale
che toccherà poi Tel Aviv, Praga e Miami. In quasi un decennio sono circa
Camminare
insieme:
pellegrinare,
istruzioni
per l’uso
C
episcopale. Ora, nella quarta epigrafe
ritrovata è scritto chiaramente “al tempo
del santo Eusebio vescovo” e ci si riferisce
a provvedimenti, presi in epoca passata
ma non remota, per una pia fondazione a
sussidio dei poveri “matricolati”. L’iscrizione
è del sesto secolo: questo fa pensare
all’epoca del primo oratorio, a pianta
cruciforme, eretto allora sull’area poi in
parte occupata dalla romanica chiesa dei
santi Cosma e Damiano, i santi “anargiri”,
nel compendio della Basilica Apostolorum
cioè di S.Abbondio. Computando gli anni,
se il successore di Eusebio, il più noto e
documentato S.Eutichio, morì il 5 giugno 539
all’età di circa 57 anni, il primo dovrebbe aver
governato la Chiesa Comense fors’anche
negli anni (526-530) in cui si diffuse da Roma
il culto per i due santi fratelli medici. Importa
mille i capolavori portati a Villa Olmo
grazie a queste rassegne. L’edizione 2012
costerà 925mila euro, il 6% dei quali
(pari a 57mila euro) sarà coperto da un
finanziamento del Comune di Como. A
questi si aggiungeranno le entrate legate
alle sponsorizzazioni: ad oggi a quota
230mila euro (con trattative aperte per
ulteriori 60mila euro) e le entrate legate alla
mostra vera e propria (ricavi dei biglietti,
guide, bookshop, teatro, laboratori, bar)
pari a 638mila euro. «Le grandi mostre
rappresentano un evento importante per
la nostra città – il commento del sindaco
Stefano Bruni - Anno dopo anno sono
cresciute, mostrandosi come iniziative
qualificanti e degne di quella fiducia
accordata loro. Il progetto di quest’anno,
inoltre, vedrà Como come tappa inaugurale
di un percorso espositivo che sarà esportato
in tutto il mondo, un’occasione nuova
per veicolare l’immagine della nostra
città». «Ci avviciniamo al decennale delle
grandi mostre - ha aggiunto l’assessore
alla Cultura Sergio Gaddi, che è anche
curatore di questa rassegna - e i numeri
sono decisamente importanti. In questi
anni abbiamo portato mille capolavori a
Villa Olmo e generato una straordinaria
ricchezza per la città con un indotto che
tutti gli studi internazionali certificano
in oltre 30 milioni di euro. Soprattutto
abbiamo qualificato Como come città
d’arte. La rassegna di quest’anno dedicata
alla dinastia dei Brueghel è un progetto
frutto di un lavoro iniziato diversi anni
fa ed è la prima volta che si presenterà
sulla scena nazionale una panorama
così completo del lavoro di questa
famiglia». L’esposizione presenterà opere
provenienti da importanti collezioni
private e musei italiani e stranieri, tra cui
il Kunsthistorisches Museum di Vienna,
il Palais des Beaux arts de Lille, il Tel Aviv
Museum of Art, il Bonnefantenmuseum
di Maastricht, la Pinacoteca Ambrosiana
di Milano. Il percorso espositivo ruoterà
attorno al capolavoro I sette peccati
capitali di Hieronymus Bosch, il punto di
riferimento stilistico di Pieter Brueghel il
Vecchio. L’opera proviene da una collezione
privata newyorkese e sarà esposta in Italia
per la prima volta. Proprio Pieter Brueghel
il Vecchio (1520/25-1569, detto Pieter
Brueghel I) è il capostipite e il pittore più
importante della dinastia artistica più
influente nell’Olanda meridionale tra il XVI
e il XVII secolo.
ome ogni anno,
Iubilantes,
l’organizzazione di
volontariato culturale
comasca che opera da quindici
anni per la valorizzazione
degli antichi itinerari di
pellegrinaggio, organizza un
incontro informativo dedicato
agli aspiranti pellegrini, per la
serie “Sentieri per camminare
insieme: pellegrinare, istruzioni
Una delle quattro epigrafi
paleocristiane scoperte in Duomo.
comunque adesso che, “fissata a un sasso”,
sia meno evanescente la figura di un nostro
antico vescovo. Quanto al titolo di santo, si
può osservare che anche Eutichio è definito “
di santa memoria” proprio nell’epitaffio, cioè
a pochi giorni dalla morte: così ci si regolava
nel sesto secolo, e non solo sulle sponde del
Lario.
Mario Longatti
Notizie flash
■ Mondo T.
Il 4 marzo itinerario
manzoniano
L’Associazione Culturale “Mondo
Turistico” organizza per domenica
4 marzo un itinerario manzoniano a
Lecco.
L’appuntamento è fissato per le ore
14.45 con la guida a Lecco, davanti
alla biglietteria di Villa Manzoni in
località Caleotto di Lecco (ampia
disponibilità di parcheggi in zona;
5 minuti a piedi dalla stazione
ferroviaria). Dopo la visita alla villa
del Caleotto, ricca di testimonianze
manzoniane, si raggiungerà a piedi il
rione di Pescarenico e si continuerà
lungo la riva dell’Adda dell’ “Addio
monti…”, terminando il percorso sul
lungolago di Lecco.
La quota di partecipazione è di 8 euro
per i soci e di 9 euro per i non soci,
incluso l’ingresso a Villa Manzoni.
Per informazioni e prenotazioni
(obbligatorie): Mondo Turistico, tel.
339.4163108; e-mail: mondoturistico@
virgilio.it.
■ Comocuore
Viaggio in Sicilia
dal 20 al 27 aprile
L´Associazione Comocuore Onlus
organizza - dal 20 al 27 aprile - un
viaggio in Sicilia con visite guidate
a Palermo, Agrigento, Siracusa
e Taormina. Per informazioni e
prenotazioni, gli associati devono
rivolgersi in sede (Via Rovelli 8, tel.
031/27.88.62) o consultare il sito
Internet www.comocuore.org.
per l’uso”. L’appuntamento è
per martedì 6 marzo, alle ore
20.45, presso il Salone “Giovanni
Paolo II” del centro Guanelliano
di Pastorale Giovanile (via L.
Guanella, parcheggio interno
dall’ingresso di via Guanella).
Gradito ospite sarà il Servo della
Carità don Fabio Pallotta, che
presenterà la nuova Comunità
Guanelliana di Arca nella
Posada del Buen Samaritano,
sul Cammino di Santiago di
Compostela in Spagna. Durante la
serata sarà possibile condividere
le proprie esperienze di
pellegrinaggio. La partecipazione
è libera e gratuita. Per
informazioni: Iubilantes, via
Giuseppe Ferrari 2, Como; tel.
031.279684; fax 031.2281470;
e-mail [email protected];
sito internet: www.iubilantes.eu.
(s.fa.)
22 Sabato, 3 marzo 2012
Como Cronaca
Rinnovi. Mauro Frangi è stato riconfermato,
alla guida dell’Unione comasca.
Nutrita la partecipazione all’assemblea
Confcooperative: le cariche
L
“
e cooperative
costruiscono un
mondo migliore!” è il tema
dell’Assemblea del rinnovo
cariche di Confcooperative
Como che si è tenuta sabato
mattina e che ha ripreso lo
slogan scelto per celebrare
l’Anno Internazionale delle
Cooperative, proclamato,
per il 2012, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
A testimoniare la rilevanza comasca della cooperazione, c’erano i moltissimi
delegati che hanno affollato
l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Como
e che hanno eletto Mauro
Frangi presidente dell’Unione Comasca, confermandolo per la terza volta ai vertici
dell’associazione. L’assemblea ha anche eletto il nuovo Consiglio Provinciale: 32
membri di cui 6 donne e 14
nuovi eletti a testimoniare la vivacità di un gruppo dirigente capace anche
di rinnovarsi ed aggregare
una buona partecipazione di giovani
cooperatori. La forza dell’idea cooperativa è stata testimoniata anche da Aldo
Bonomi, studioso da sempre attento ai
cambiamenti economici del nostro territorio. ‘La cooperazione – afferma Bonomi - deve in questo momento testimoniare con forza le sue idee e i suoi valori
che l’hanno vista da sempre vicinissima
ai bisogni delle persone nel tempo dei
grandi cambiamenti sociali: è stato così nel passaggio dalla società agricola a
quella industriale quando sono nate le
cooperative di consumo, e deve essere così ancora oggi’. La cooperazione è
diffusa in tutti i Paesi del mondo: oltre
un miliardo di persone nel mondo sono
soci di cooperativa, mentre gli azionisti
di società di capitali sono tre volte di meno: solo 328 milioni. Sono 100 milioni le
persone occupate nelle cooperative dei
cinque continenti. Il 20% in più di quanti
lavorano nelle imprese multinazionali del pianeta. In Europa 5,4 milioni di
persone lavorano in cooperativa. In Italia
1,3 milioni. Nel “tempio del capitalismo”,
gli Stati Uniti d’America, 120 milioni di
persone sono soci di cooperative. Per
42 milioni di statunitensi le cooperative
elettriche sono l’unico fornitore di energia. Nei cosiddetti Paesi emergenti il 15%
della popolazione è membro di cooperativa. Quattro volte di più che gli azionisti
di società di capitale, che non arrivano
al 4% della popolazione di quei Paesi.
Questi pochi, ma eloquenti, numeri bastano a dare ragione della rilevanza del
modello cooperativo nel mondo perché
produce con efficienza beni e servizi e li
offre ai propri soci e sul mercato mentre,
nel contempo, risponde alla necessità
delle persone di trovare lavoro, reddito,
inclusione sociale. È sicuramente positivo il bilancio della rappresentanza anche
a Como. Sono 176 le aderenti con oltre
23.000 soci. Ma, il bilancio della rappresentanza è positivo soprattutto consi-
derando visibilità del sistema cooperativo
all’interno della società e dell’economia
comasca. “L’azione di rappresentanza ha
generato strumenti utili ad accompagnare
le imprese cooperative e un contesto di relazioni più capace che in passato di rispondere ai problemi e valorizzare le opportunità”
precisa il Presidente Frangi. “La crisi, però,
si fa sentire anche tra le imprese associate,
soprattutto per quanto attiene ai fatturati e
all’occupazione, per la prima volta in contrazione quest’anno dopo un decennio di
crescita costante. Le difficoltà che le cooperative attraversano consegnano a Confcooperative un ruolo importante di sostegno
alle aderenti nel rafforzamento della loro
dimensione imprenditoriale, sostenendone
gli sforzi di modernizzazione competitiva e
di sviluppo, di riposizionamento sui mercati e di innovazione”. A concludere i lavori è
intervenuto Vincenzo Mannino, segretario
generale Confcooperative che ha sottolineato come la cooperazione sia una risorsa
preziosa nel settore del lavoro, del credito e
del welfare. “Il nostro welfare - afferma il Segretario generale - era adatto ad un Paese di
giovani. Oggi sappiamo che la popolazione
è anziana: il 25% degli italiani ha più di 65
anni e solo il 10% ne ha meno di 10. Anche
se non fossimo gravati dai debiti, dovremmo comunque rivedere il nostro modello
di welfare. Come insegna l’esperienza delle
cooperative sanitarie con il costo di un giorno di ricovero si possono pagare 15 giorni di
assistenza sanitaria domiciliare di qualità. Il
nostro orientamento è rivolto ad un welfare
diffuso e territoriale che è anche più sostenibile. In questa dimensione di sussidiarietà
noi siamo i protagonisti: siamo presenti e lo
sappiamo fare bene”.
❚❚ I protagonisti del prossimo quadriennio
L’elenco del consiglio provinciale eletto
Consigliere Cooperativa rappresentata
Consigliere Cooperativa rappresentata
Arturo Ballabio
Cooperativa La Cà Tenaia
Stefano Barbagallo
Questa Generazione
Marina Bernasconi
Il Seme
Emilio Borella
Cooperativa Consumo Rovellasca
Michele Borzatta
Il Biancospino
Jacopo Boschini
Attivamente
Carlo BrunatiAbitare Albate
Consuelo CaimiNuova Umanità
Luigi ColzaniBiTipo
Alfonso Corbella Dedalo
Sandro CortiOrizzonti
Pierantonio Ferrari
Azalea
Cinzia Franzoso
L’Aurora
Domenico Gaiga
Il Gabbiano
Angelo GattiEsedra
Luciano Larghi Cooperativa Consumo Binago
Alberto LeoniConsorzio Solco
Bruno MazzaNoi Genitori
Mauro Minotti
Acli Solidarietà e Servizi
Emilio NovatiEquomercato
Francesca PainiAltra Economia
Stefano Panzetta
Aclichef
Flavio PavoniBiosfera
Giovanni Pontiggia
Bcc Alta Brianza
Gianluigi Pozzoli Edilronago
Alfredo Rovaglia
Edilizia Simona
Federica SciainiIl Mosaico
Marco Servettini
Corto Circuito
Fausto Tagliabue CSLS
Angelo TrezziConsorzi Eureka
Martino VillaniSirio
Lucia VillaniGarabombo
Como Cronaca
L’ultimo saluto
Vice presidente della
“Piccola Casa Ozanam”
si è spento mercoledì
22 febbraio, all’età
di 61 anni. Personaggio
sempre attento ai deboli
Umberto
Bianchi,
uomo
di carità
U
mberto Bianchi ci ha
lasciato, e con lui una
consistente porzione della
Como migliore, quella
che più amiamo. La Como solidale,
sensibile al bisogno e aperta al
confronto e al dialogo, che non teme
di svilirsi “sporcandosi le mani” con
le realtà anche più sordide e scabrose
dell’emergenza, e che è più che disposta
a sacrificare i propri interessi, disertando
non di rado impegni impellenti e forse
più gratificanti per dedicare il proprio
tempo –e talvolta il proprio denaroagli “invisibili”, ai bistrattati dalla sorte,
a quelli che nessuno conosce e che
tutti o quasi cercano di evitare, se li si
incontra agli angoli delle strade. Dopo
una breve lotta contro un’implacabile
malattia, il vicepresidente della Piccola
Casa Ozanam di via Cosenz si è spento
nella mattinata di mercoledì 22 febbraio,
all’età di 61 anni (era nato infatti a
Como il 19 aprile 1951), lasciando tra
parenti e conoscenti quello che in simili
ricordi
lontani
di franca
maggioni
Sabato, 3 marzo 2012 23
foto william
occasioni si è soliti definire un
“vuoto incolmabile”, espressione
che spesso suona melensa e
retorica agli orecchi raffinati,
ma che mai come in questo caso
non fa invece che fotografare
l’esatta realtà dei fatti. In ambito
professionale si era distinto per la sua
pluriennale attività di commercialista,
che aveva svolto nel suo studio di
Olgiate Comasco e che lo aveva portato a
collaborare con le più importanti società
del territorio, in molte delle quali agiva
da consulente e da referente, per così
dire, “obbligato” in una serie molteplice
di responsabilità e iniziative. Ma alla
maggior parte dei comaschi Umberto
Bianchi era familiare soprattutto
nelle vesti tutt’altro che prevedibili e
scontate dell’ “amico dei senza dimora”,
dell’uomo cioè che sin dagli anni
ottanta si era accompagnato ad Angelo
Palma, presidente dell’Ozanam allora
situato in Via Napoleona, ed era stato da
questi iniziato alla non semplice arte di
mediare tra l’accoglienza e i bisogni, alla
ricerca della quadratura del cerchio tra
la scarsità delle risorse economiche e la
marea montante delle nuove povertà. Si
trattava in primo luogo di deambulare
nottetempo per le vie di Como al fine
di soccorrere i derelitti che dormivano
S
i abitava nella stessa via
Manlio Rho a Muggiò, dove
ancora risiede don Bruno. La
famiglia,da Mandello del Lario,
aveva seguito (non ricordo quando)
il figlio, già docente in Seminario,
dove lo conobbi per proporgli di
assumere l’assistenza spirituale
della FUCI. Franca, all’incirca
coetanea delle mie sorelle gemelle,
studiava all’università. La incontrai
nelle riunioni di Azione Cattolica,
in cui ci si impegnava a realizzare
le novità ecclesiali del Concilio
sulle panchine, sotto i porticati o sui
sagrati delle chiese, nel tentativo di
vincere le resistenze dei più recalcitranti
persuadendoli che la cosa migliore da
fare fosse quella di “lasciarsi ospitare”
presso la struttura-dormitorio sorta
nel lontano 1932 e dedicata al celebre
benefattore dell’Ottocento milanese,
Federico Ozanam. Ma si trattava anche
di dialogare con queste persone, mai
abbandonate a loro stesse né prima né
dopo l’ingresso all’Ozanam, di saperle
ascoltare, consigliare, in un certo
senso “dirigere”, magari aiutandole
concretamente (ne siamo stati testimoni
oculari) anche sotto l’aspetto economico.
Anche dopo che l’Ozanam si era
trasferito nella nuova e più moderna
sede di Via Cosenz, al civico 14, tutte le
sere (festività domenicali e ricorrenze
natalizie e pasquali incluse) Umberto
Bianchi era lì, ci fosse neve o vento,
pioggia o grandine, gelo siberiano o
calura asfissiante. Era lì per parlare con
i “suoi” amici ospiti, capire se ci fossero
problemi da poter affrontare e risolvere
insieme, servirli a tavola durante il
pasto comunitario serale. Niente e
nessuno lo obbligavano a farlo, non
aveva sottoscritto contratti né assunto
impegni da onorare con chicchessia,
non ci guadagnava nulla e anzi ci
Vaticano II; la stessa A.C. maturava
un profondo rinnovamento, sotto
la guida di Vittorio Bachelet.
Nascevano anche i Consigli
Pastorali, come espressione del
“sacerdozio comune”, non nuovo in
ecclesiologia, ma sottolineato dal
Concilio. Fummo insieme consiglieri
diocesani dell’associazione,
presidente Federico Ostinelli. Franca
si distingueva per intelligenza,
vivacità delle proposte, amore
per la Chiesa, preparazione e zelo
pastorale.
rimetteva del proprio. Ma era fatto
così. Al suo funerale, svoltosi nella
parrocchia del Crocifisso di Viale
Varese il 24 febbraio, c’erano tutti,
ma proprio tutti. Tutti quelli della
Como “che conta”, evidentemente, e
cioè avvocati, imprenditori, medici,
professionisti e uomini di Chiesa, a
cominciare dallo “stato maggiore”
dell’Ozanam al gran completo, del
quale Bianchi era consigliere dal
1990 e del quale aveva poi assunto la
carica vice presidenziale, per finire
ai volontari che vi collaborano e
al personale che vi presta servizio.
Ma era presente anche una Como
che “conta” un po’ meno, sia detto
senza ingiuria per nessuno, ed era
quella delle centinaia di persone che
nel corso degli anni hanno trovato
ospitalità presso le due strutture di
Via Napoleona e di Via Cosenz, e che
hanno avuto la fortuna di conoscere
Umberto Bianchi. Che le ha amate
e dalle quali è stato riamato,com’è
giusto che fosse.
SALVATORE COUCHOUD
Quando sapemmo del suo
matrimonio e del trasferimento a
Reggio Calabria, non dubitammo
che anche laggiù avrebbe profuso
energie spirituali e pastorali. Come
testimoniano i suoi collaboratori
e amici calabresi. Però mancò a
noi… Ora il Signore ha disposto
di farla mancare anche a
loro,visibilmente. Ma siamo certi
che, nella Comunione dei Santi,
Franca non manca a nessuno: non
alla sua famiglia e, in particolare
a don Bruno, per il quale abbiamo
Fino Mornasco
Como
S. Fedele Int.
Fotovoltaico: nuove opportunità
In Biblioteca:
“Solo il
necessario”
Corso potatura
piante da frutto
L
“L’isola che c’è”, in collaborazione con il Comune di
’associazione
Fino Mornasco, organizza mercoledì 29 febbraio alle ore 21, presso
l’Ottagono di Fino Mornasco, l’incontro: “Nuove opportunità per il
solare fotovoltaico. L’autoproduzione di energia elettrica usando l’energia
solare per coprire non solo il fabbisogno elettrico.
Durante la serata, curata dall’ing. Stefano Garotta e a ingresso libero, saranno presentati più temi:
• L’impianto fotovoltaico sul tetto di casa
• Il 4° Conto Energia: incentivi e tempi
• Il Gruppo d’Acquisto Solidale FotoVoltaico 2012
• La situazione del fotovoltaico in Italia
• Il fabbisogno energetico di una famiglia
• La mobilità elettrica
• Le pompe di calore
L’incontro è realizzato all’interno di EnergiCOMO, un progetto che si rivolge al territorio comasco per rafforzare la cultura dell’efficienza energetica
delle abitazioni attivando sia buone pratiche e stili di vita sostenibili, sia
decisioni consapevoli di acquisto e ristrutturazione del sistema edificioimpianto, con eventualmente l’utilizzo di tecnologie a fonti energetiche
rinnovabili e praticare forme di co-partecipazione nella filiera energetica
per produrre e consumare, insieme, energia elettrica da fonti rinnovabili.
La serata sarà replicata in altri comuni a richiesta.
L
“Ascolto”
’ associazione
gruppo di cultura invita,
lunedì 5 marzo, alle
ore 20.45, presso l’auditorium
della Biblioteca comunale, a
Como, alla presentazione di
“Solo il necessario” 80 anni
in 80 risposte (e forse +) il
libro intervista a mons. Bruno
Maggioni, a cura di Grazia
Lissi, edizioni Ancora.
Interverranno Antonio Spallino
e Grazia Lissi.
Coordinerà la
serata Alberto
Longatti.
Sarà presente
mons. Bruno
Maggioni.
L’incontro è
aperto a tutti.
L
’ associazione
“OrtiCultura”, con il
appena finito gli auguri per il
traguardo degli ottanta anni e la
inesauribile operosità di scrittore
teologo,biblista e, aggiungerei,
mistico; non a noi della diocesi di
Abbondio e ancor meno agli amici
e colleghi di Reggio Calabria. Per
lei, come per altri amici scomparsi,
mi sgorga dal cuore la preghiera:
“L’eterna gioia/dona a lei o
Signore/e splenda a lei la luce del
Tuo volto/ e viva nella Tua Grazia/
per sempre”.
Attilio Sangiani
patrocinio del Comune
di San Fedele Intelvi e della
Comunità Montana Lario
Intelvese, organizza un corso
di potatura di piante da
frutto rivolto ad un’utenza
amatoriale, per incentivare le piantumazioni e la cura delle
specie più diffuse sul nostro territorio (mele, pere, susine,
albicocche, fichi caki, kiwi, ciliegi). Il corso si svolgerà in due
lezioni dalla durata totale di circa sei ore. Venerdì 2 marzo,
alle ore 20.45, presso la sede della Comunità Montana Lario
Intelvese a San Fedele Intelvi, è prevista una lezione a cura di
Pietro Clerici, collaboratore del Centro Agricolo Fondazione
Minoprio. Il giorno successivo, sabato 3 marzo, alle ore
10.00, presso un “frutteto familiare intelvese” seguirà una
dimostrazione pratica di potatura di piante da frutto “dal vivo”
sulle principali varietà del nostro territorio.
La quota di partecipazione è di 30 euro, comprensiva di tessera
associativa. Per informazioni ed iscrizioni: tel. 377-2461838;
031-830741; e-mail: [email protected]. (s.fa.)
Como Cronaca
24 Sabato, 3 marzo 2012
Testimonianze. On-line venti videointerviste, legate al 1943 e al dopoguerra,
a comaschi protagonisti, a diverso titolo, di quell’epoca
Guerra: voci, volti e memorie
I
l tempo corre veloce, e con
esso se ne va, lentamente,
la memoria degli eventi più
significativi, drammatici e
non, che hanno accompagnato
il nostro ultimo secolo. Un
secolo segnato da scoperte
straordinarie nel campo della
medicina e nella scienza,
conflitti devastanti, esplorazioni
inimmaginabili oltre il nostro
pianeta.
La memoria è dell’uomo, e sta
all’uomo farla rivivere anche
nelle generazioni future. Fedele
a questo impegno l’Istituto di
Storia Contemporanea “Pier
Amato Perretta” ha realizzato,
nel 2011, il progetto “Voci,
volti e memorie. Testimoni
del Comasco fra il 1943 e il
dopoguerra, con il sostegno
della Fondazione provinciale
della Comunità Comasca,
dell’Anpi provinciale di Como,
di Coop Casa Como, di Cigil
e Cisl e dei Comuni di Senna
Comasco e Mariano Comense.
L’iniziativa ha previsto la
raccolta su scala provinciale
di 20 video testimonianze
sui temi della resistenza,
dell’occupazione tedesca, della
Repubblica sociale italiana,
della deportazione, degli espatri
in Svizzera, dei bombardamenti
e sfollamenti e della vita civile.
Brevi biografie e sequenze
significative delle interviste (una
decina di minuti) sono ora online, alla portata di ricercatori,
studiosi e studenti, pubblicate
sui siti: www.schiavidihitler.it e
www.isc-como.org.
Le testimonianze, seguono il
filo delle storie di vita, fra la fine
degli anni venti e l’immediato
dopoguerra. Sono focalizzate,
ad eccezione degli Internati
militari in Germania, sui
principali temi della storia
del territorio nel corso dei
venti mesi dopo l’armistizio,
restituendo lo spirito di un
tempo segnato dalla guerra
attraverso diversi punti di vista
e con un’attenzione agli aspetti
della vita materiale.
“La mia mamma era
antifascista” esordisce don
Piero Arrigoni, unico sacerdote
tra i 20 intervistati, nativo di
Vedeseta (Bergamo), destinato
nel 1939 come parroco a
Morterone, a 1200 metri sui
fianchi del Resegone. Una
vita, la sua, drammaticamente
segnata dal conflitto: un fratello
disperso in Russia, un altro
militare deportato muore in
Germania. Nel dolore don
Pietro non si perde di spirito
e nel dopoguerra è l’artefice
della costruzione della strada
che strappa Morterone dal suo
isolamento. “E mi ha innescato
Renato Cattaneo, Valter Bottoni,
Agostino Pessina, Giovanni
Gandola), che hanno scontato
la loro scelta di Resistenza nei
lager e nelle fabbriche tedesche.
I militari che riescono a
raggiungere la Svizzera (Mario
Balzarotti ed Erminio Frigerio)
sono la testimonianza di
una piccola parte dei seimila
comaschi che trovarono
ospitalità (in cambio di lavoro).
Testimoni che raccontano la
vita civile durante la guerra
sono Giacomo Galimberti,
Rita Piffaretti Canizzaro,
Paolina Castelletti, Alessandro
Colombo, che rendono
elementi del clima delle
comunità locali e le strategie
di sopravvivenza. In Graziella
Lupo anche il ricordo di un
sacerdote molto noto all’epoca,
in città, direttore de “L’Ordine”
e de “L’Ordine della Domenica”.
“Mio papà – ricorda Graziella
– fu molto amico di don
Brusadelli. Il sacerdote veniva
a casa, attaccava il cappello e i
due trascorrevano delle ore a
discutere, di religione ed altro, e
si organizzavano sulle persone
da far scappare”.
Ideatore e realizzatore del
progetto è stato Valter Merazzi,
direttore dell’Istituto di storia
Contemporanea. Le interviste
sono state raccolte da Valter
L’iniziativa
dell’Istituto di Storia
Contemporanea
“Pier Amato
Perretta”
l’antifascismo – prosegue don
Piero – non perché faceva
politica, ma diceva sempre che
il regime non va d’accordo con
il vangelo. E quando mio papà
scrisse ai Balilla mia mamma
pianse dicendo ‘Vedrai il
fascismo cosa ne farà dei tuoi
figli’. E fu profeta…”
È la prima delle interviste
che compaiono sui siti sopra
indicati, un breve racconto
dell’esperienza di parroco in
Morterone, l’incontro con i
tedeschi, la fame, le privazioni
della guerra, l’assistenza alle
formazioni partigiane.
Fra i testimoni sono presenti
anche due politici come
Luciano Forni e Renzo Pigni
“non ho mai frequentato molto
il sabato fascista – ricorda
quest’ultimo riferendosi alle
forme di educazione imposte
all’epoca – nonostante fosse
obbligatorio. Questo perché
mi dava fastidio la sua
organizzazione militaresca,
Mezzegra
oltre 270
no contro
la lapide
a Mussolini
un fatto più istintivo che di
scelta politica o ideologica. Mi
rifugiavo invece in parrocchia,
a S. Orsola, anche perché c’era
un parroco, molto democratico
e antifascista come mons.
Castelli. Tra gli intervistati
anche Graziella Lupo, figlia
del pastore valdese e Lidia
Antolini Baldrati, che aderì alla
Rsi e fu elemento di spicco del
Msi. “(Quella) È stata dipinta
– ricorda Lidia, riferendosi
all’epoca fascista – (come)
una vita di paure e di violenza.
Violenze che ci saranno (pur)
state nei primi anni venti. Ma
quella che (in realtà) ricordo io,
e non ero certo una bambina
sprovveduta, è (stata) una vita
molto tranquilla e accettata”.
Poi un accenno alla campagna
anti ebraica “… eravamo educati
all’idea di ebreo errante –
prosegue Lidia -, all’ebreo che
aveva ucciso Cristo. Eravamo
pertanto già mal disposti verso
di loro, pur non conoscendoli.
L’unico commento, però, che
ricordo di aver sentito in merito
è stato quello di mia mamma:
‘non è giusto, c’è fra loro tanta
brava gente’. (Altrimenti) non
ho mai sentito un comasco,
un italiano o un milanese
protestare…”
Venti voci diverse che
S
i è concluso la scorsa
settimana l’invio della
petizione telematica al
sindaco di Mezzegra, avv. Claudia
Lingeri, per chiedere il ritiro
del nulla-osta concesso all’Ass
Combattenti e Reduci della
Repubblica Sociale Italiana per la
posa di una lapide (in occasione
dell’anniversario della fucilazione
del Duce) recante la foto di
Mussolini e Petacci, in località
restituiscono uno spaccato
interessante di quegli anni. Il
filo conduttore è la resistenza:
prima ancora di essere letta
come un fatto militare e politico
ne traspare la dimensione
personale di reazione alla
guerra e all’occupazione, alla
brutalità e alla costrizione: un
ambito in cui esprimere un
progetto, uno spazio di vita.
Accanto all’azione emerge
l’alterità della resistenza civile,
fatta di complicità e connivenze,
che si esprime nell’assistenza a
perseguitati politici e razziali,
a prigionieri di guerra, come
nel sostegno a figli e parenti
nascosti in cantina per sfuggire
all’arruolamento ed al lavoro
obbligatorio in Germania. La
permeabilità del confine con
la Svizzera e lo sfollamento
di persone e fabbriche, in
particolare dal milanese, si
confermano elementi centrali
nelle vicende del territorio.
Alle biografie resistenziali
appartengono le interviste
di Luigi Gandola, Andrea
Bizzozzero, Franco De
Ferdinando, Erminio Nava,
rientrato a casa dopo la ritirata
di Russia. Tutti raccontano
di una guerra rovinosa ,
come del resto i deportati in
Germania (Angelo Borghi,
Resistenza,
occupazione tedesca,
Rsi, deportazione,
bombardamenti,
vita civile
Giulino di Mezzegra, dove già è
presente una croce con il nome di
Mussolini e la data 28 aprile 1945.
Partita dall’iniziativa spontanea
di tre persone che, dopo aver
inviato la richiesta al sindaco
hanno invitato gli amici del loro
Circolo ARCI (Settima Generazione
Tremezzo) -e non solo- a fare
altrettanto, la petizione ha portato
a 271 e-mail provenienti da tutta
Italia, con invii da Torino, Catania,
Enna, Ragusa, Roma, Milano,
Aosta. Sezioni dell’ANPI, Circoli
ARCI, formazioni di partitononchè
semplici cittadine e cittadini
(di cui più di una sessantina
residenti in zona) hanno espresso
il personale dissenso per questa
decisione. Tra loro anche figli e
nipoti di partigiani o antifascisti
caduti nel corso dell’ultima
guerra o internati in Campi di
Concentramento nazisti.
Merazzi e Maura Sala, in
collaborazione con Daniele
Corbetta (De Ferdinando,
Bizzozzero),Gerardo Caldera
(Balzarotti). Le riprese effettuate
a cura di Massimo Rossi, Valter
Merazzi, Francesco Merazzi.
Editing video: Francesco
Merazzi. Pubblicazione
informatica: Federica De Luca,
Flavio Frascarelli. Segreteria
organizzativa a cura di Maura
Sala.
Il progetto è stato presentato
lo scorso venerdì 24 febbraio
alle ore 15.30 presso la sala
della Fondazione Provinciale
Comasca Onlus, presso
l’Unione Industriali, via
Raimondi, 1 a Como con gli
interventi di Michele Tortora
(Prefetto di Como), Alberto
Longatti, Lucia Ronchetti (dir.
Archivio di Stato Como), Anna
Cornaggia (dir. ITIS Setificio
Como, Giuseppe Calzati (Pres.
Isc Como), Valter Merazzi.
Como Salute
p
La ripresa degli impegni della sezione comasca
Parkinson
D
opo il singolare freddo delle scorse settimane riprendono le numerose attività organizzate della Sezione di Como
dell’AIP (Associazione Italiana Parkinsoniani). Dallo scorso mese di febbraio sono stati concordati con la logoterapista dott.ssa Erika Ciaccia due incontri mensili che, in linea di
massima, avranno luogo il secondo e il quarto
martedì di ogni mese. Finora, era stato convenzionato un solo incontro. Il 6 e il 20 marzo alle
ore 15 sarà possibile fare ginnastica, martedì 13
alle ore 15 si terrà un incontro di arteterapia, il 6
e il 23 alle 9,30 di psicologia, mentre il 13 e il 27
marzo si terranno due incontri di logoterapia.
Inoltre sta per essere definita una conferenza dibattito che avrà luogo in marzo – aprile, con il
dott. Dionigi Mangiacasale, esperto di problemi
polmonari e della respirazione. La consueta gita
sociale avrà invece luogo mercoledì 23 maggio
e avrà come meta
la Certosa di Pavia. Ogni settimana, al mercoledì
mattino, tutti i soci potranno praticare ginnastica
con Domenico Giomo, presso la sede della Canottieri Lario in viale Puecher 6 a Como. Ricordiamo, infine, che sono aperte le iscrizioni 2012
e chi non si è ancora iscritto può farlo con le consuete modalità: il costo della tessera quest’anno
resta invariato ed è di 60 euro. Per informazioni
su tutte le attività della Sezione di Como dell’AIP,
che ha la propria sede in Piazza San Rocco 39, è
possibile telefonare al 031-266937, al 031-521204
e al 329-4311411, oppure inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected]
Paolo Borghi
Sabato, 3 marzo 2012 25
Glaucoma:
cure tempestive
per prevenire il
rischio di cecità
e ipovisione
Verso la
settimana
mondiale
dedicata a
questa malattia
U
n check-up gratuito della
vista, opuscoli in regalo
sulle malattie oculari e tanti
incontri informativi. Sono le
iniziative previste per i prossimi 11 e
17 marzo in circa settanta città italiane
in occasione della settimana mondiale
contro il glaucoma. Questa malattia
oculare, che può ‘rubare’ la vista, va
infatti combattuta sin dall’origine: può
provocare ipovisione e cecità. Se non ci si
cura tempestivamente il nervo ottico può
subire danni irreversibili, il più delle volte
a causa della pressione dell’occhio troppo
elevata. Per l’occasione a Como sabato
10 marzo, dalle ore 14.30 alle ore
15.30, è in programma, presso il salone
Braille-Nicolodi della sede dell’Unione
Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como,
in via Raschi n. 6, una relazione aperta
al pubblico con distribuzione di
materiale informativo tenuta dal dott.
Dario Aureggi, referente provinciale
I.A.P.B. Italia sul tema della patologia
del glaucoma. La campagna nazionale,
organizzata dall’Agenzia internazionale
per la prevenzione della cecità-IAPB
Italia onlus in collaborazione con
l’Unione italiana dei ciechi e degli
ipovedenti, prevede che in molte delle
città coinvolte, oltre alla distribuzione di
opuscoli divulgativi e allo svolgimento
di incontri informativi con gli specialisti,
grazie alle unità mobili oftalmiche
(speciali camper attrezzati ad ambulatori
oculistici) sarà possibile effettuare
controlli oculistici gratuiti. In Italia si
stima che siano affette da glaucoma
almeno un milione di persone, di cui
mezzo milione non ne sono però a
conoscenza: è una patologia che è stata
definita il ‘ladro silenzioso della vista’
perché non presenta sintomi durante
le sue fasi iniziali. Proprio per mettere
in guardia i cittadini dai potenziali
rischi sono state organizzate diverse
iniziative che mirano ad informare e a
rendere accessibile una visita oculistica
di controllo, affinché nasca nella
popolazione la cultura per la prevenzione
del glaucoma. “Fondamentale è – ha
affermato l’avv. Giuseppe Castronovo,
Presidente della IAPB Italia onlus – la
diffusione della cultura della prevenzione
del glaucoma, la seconda causa di cecità
nel mondo, che colpisce 55 milioni
di persone. Questo dato dell’Oms fa
capire come troppo spesso non si sia
a conoscenza dei rischi che si corrono
a causa di varie malattie oculari, che
è fondamentale diagnosticare nelle
prime fasi. Come la pressione sanguigna
troppo alta è pericolosa per l’organismo,
analogamente la pressione eccessiva
dell’occhio costituisce una minaccia per
il nostro nervo ottico: il campo visivo
– ha concluso l’avv. Castronovo – si
può ridurre progressivamente a partire
dalla periferia fino a scomparire”. Per
informazioni tel. 800-068506 (10-13, lun.ven.), www.iapb.it
■ Psicosi
Un centro per la cura
e la prevenzione
È stato attivato a Como, dal
Dipartimento di Salute Mentale
dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna,
in via Varesina 104, un Centro per la
prevenzione e la cura delle psicosi di
giovani e adolescenti. Il Centro, che
sarà inaugurato in primavera, si occupa
di 500 ragazzi dai 14 ai 30 anni.
Sport
26 Sabato, 3 marzo 2011
e
Struttur
Iniziamo un viaggio nel mondo dell’impiantistica
cittadina partendo da una società molto blasonata
Tennis Como: per una volta
impianti di buon livello
P
er numero di
tesserati, cioè di
praticanti, il tennis
è il quarto sport
d’Italia, che diventa il
primo se si prendono in
considerazione soltanto
le discipline individuali
anziché a squadre (ai
primi tre posti di questa
graduatoria, pubblicata
qualche mese fa da “Sport
Week”, inserto settimanale
della “Gazzetta dello
Sport” ci sono infatti calcio,
pallavolo e basket). Eppure
non è una delle discipline
dove l’Italia emerge.
Certo non sono mancati
campioni e soddisfazioni
ma nel tennis la nostra
bandiera garrisce solo
sporadicamente sui pennoni
più alti.
Tra le attività sportive
più praticate in Italia,
anche a Como è molto
popolare. Conosciamo
un ente nato nel 1930
Anche a Como il tennis
è una disciplina molto
popolare ed occupandoci di
racchetta e palline in questo
nostro “viaggio del mondo
dell’impiantistica cittadina”
non possiamo non iniziare
dal vero e proprio tempio
lariano, ovvero le strutture
del Tennis Club Como.
La società lariana è stata
fondata nel 1930, ed è
uno dei Circoli di tennis
più vecchi di Italia. Nel
corso della sua storia, in
particolar modo, si è distinto
nell’organizzazione di tornei
a più livelli, richiamando
sulle rive del lago fin dai
primi anni di attività celebri
campioni come Lucia
Valerio, Valentino Taroni,
Vittoria Tonolli, Gianni
Notizie flash
■ Casate
“Alfredo’s friend” allo
stadio del ghiaccio
Sabato 24 marzo, dalle 17 alle 20,
presso lo stadio del ghiaccio di
Casate si svolgerà la partita di hockey
su ghiaccio “Alfredo’s friends”, in
memoria di Alfredo Luraghi, il portiere
dell’HC Como scomparso qualche anno
fa in seguito ad un malore improvviso.
L’incontro sarà disputato da tutti gli
amici che hanno avuto la fortuna di
giocare con Alfredo. L’intero incasso
della partita verrà devoluto alla “Casa
Famiglia Ballerini” che ospita e si
occupa di bambini orfani a Cantù.
■ Coni
Nuovo codice etico,
ne fa le spese Preziosi
Clerici ed Orlando Sirola.
Da qualche anno a questa
parte sui cinque campi in
terra rossa ubicati nella
struttura vicino a Villa Olmo,
tra i quali il centrale con
lateralmente una tribuna
per ospitare circa 250
spettatori, viene organizzato
il prestigioso ATP Challenger
“Città di Como”, uno
degli eventi sportivi più
significativi per la nostra
città, che ha visto sfidarsi
tante autentiche promesse
del tennis o giocatori che
hanno già occupato un
posto nelle classifiche
internazionali come Simone
Bolelli, Federico Luzzi,
Filippo Volandri ed altri.
Inoltre, proprio dal 2010,
contemporaneamente
al challenger maschile,
è stata promossa anche
una rassegna femminile,
un torneo Open dotato di
un montepremi di 3mila
euro. Una manifestazione
che dovrebbe crescere
visto che per il prossimo
settembre i soci del club
hanno intenzione di allestire
un torneo «Itf» da 25mila
Le strutture
Dotazione impianto: cinque campi da tennis, uno di m.
36,57x18,27 e quattro di m. 34,77 x 16,97; tutti in terra
rossa; campo grande illuminato.
Servizi: spogliatoi, docce, ristorante, bar, palazzina uffici
e segreteria.
dollari, che richiamerà in
riva al Lario delle giocatrici
ancora più brave rispetto
a quelle viste cimentarsi
nella prima edizione. Un
interesse ed un importanza
crescente verso l’attività
di questo sodalizio che
sono testimoniate anche
dai contatti che il sito della
società (www.tenniscomo.
it) ha riscontrato in
occasione degli ultimi
eventi internazionali: oltre
100mila pagine visitate per
930.000 contatti e più di
mille internauti che hanno
seguito via streaming
la finale. Numeri che
confermano la bontà del
Tennis Club ed, una volta
tanto in un viaggio che non
poche volte ci ha riservato
le proverbiali “lacrime e
sangue”, dell’impiantistica
di cui dispone che si
completa con un campo
muro per gli allenamenti e
con apposite dotazioni per
il periodo invernale. Infatti
durante la brutta stagione
(da metà ottobre ad aprile)
vengono coperti tre campi
con i palloni pressostatici.
Durante questo periodo,
soci e non, possono
prenotare il campo oppure
possono sottoscrivere un
“abbonamento invernale”
così da poter cimentarsi nel
loro sport veramente per
tutto l’anno.
pagina a cura
di luigi clerici
Campione d’Italia
Calcio Como
“Momenti di sport”
premi ai giornalisti
Nuova dirigenza: la società
lariana torna... comasca
A
H
Palazzo Bocconi, sede del Circolo
della Stampa, l’amministratore
delegato del Casinò di Campione,
Carlo Pagan, ha presentato la seconda
edizione del concorso fotografico
‘’Momenti di sport-Campione d’Italia’’, una
manifestazione che, sull’onda del successo
dello scorso anno, vuole fissare in
immagini momenti di sport, a qualunque
livello, purché capaci di emozionare.
Il concorso - che si svolgerà fra il
prossimo marzo e la fine agosto, per
abbracciare anche il periodo dei Giochi
Olimpici di Londra - si concluderà con la
premiazione nel Salone delle Feste del
Casino’, all’inizio del prossimo autunno.
Nel corso della cerimonia saranno
assegnati anche i premi ‘’Campioni a
Campione’’, istituiti dal Casinò e assegnati
da una giuria costituita d’intesa con il
Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi.
a suscitato grandi speranze l’arrivo della nuova dirigenza
“made in Como” per il Calcio Como. Dopo Mario Beretta,
infatti, la principale società calcistica della città è tornata
ad essere proprietà di un gruppo formato da operatori cittadini, la
società S3C, che ha acquistato il 99% delle quote estromettendo
l’ex presidente Antonio Di Bari. La S3C, costituita da aziende
comasche di provata serietà, è nata per finanziare la stessa società
calcistica per i prossimi 5 anni con lo scopo di stabilizzarla a
livello finanziario, salvaguardandone l’importante storia. Gli
obiettivi sono riorganizzare la struttura societaria, valorizzare la
prima squadra in previsione di traguardi più ambiziosi (l’obiettivo
dichiarato è la serie B), costituire un efficiente settore giovanile
(un tempo motivo di vanto per il Como), ristrutturare il centro
sportivo di Orsenigo e rilanciare lo stadio Sinigaglia al fine di
farlo diventare una struttura “viva” per tutta la settimana e non ogni 15 giorni quando
ci sono le partite cui i nuovi proprietari auspicano di far giocare con una degna cornice
di pubblico. Dopo anni di stenti, di programmi che duravano una settimana, di stagioni
affrontate vivendo alla giornata, di ritiri senza giocatori nuove idee precise per il Calcio
Como. Vedremo. Intanto la squadra, dopo la sconfitta casalinga con la Reggiana e la
vittoria di Foggia, in attesa del recupero con la Spal, ha affrontato e sconfitto il Pisa
domenica scorsa al Sinigaglia.
L’entrata in vigore del nuovo
codice etico del Coni, che prevede
la sospensione automatica dei
dirigenti condannati, ancorché in
primo grado, fa una vittima illustre,
almeno per Como. Si tratta di Enrico
Preziosi, attuale patron del Genoa,
condannato in via definitiva per
bancarotta fraudolenta ai tempi del
Como. La norma, automaticamente
esecutiva, è infatti retroattiva
perché si tratta di etica e non di
ulteriori sanzioni sportive. Chi è stato
condannato, anche solo in primo
grado, viene automaticamente sospeso
e la sospensione decade soltanto in
presenza di una sentenza assolutoria
o alla conclusione del procedimento
penale e non può quindi sedere in
organismi federali come la Lega Calcio.
■ Ciclismo
Il 20 maggio il Giro
passa da Como
Saranno quasi 400 i chilometri che
l’edizione 2012 del Giro d’Italia
percorrerà sulle strade lombarde,
attraverso sette province. Due
tappe si svolgeranno interamente
in territorio lombardo. Domenica 20
maggio la quindicesima tappa muoverà
da Busto Arsizio per toccare poi le
province di Como, Monza Brianza,
Bergamo e Lecco. Il percorso di 172
chilometri prevede quattro Gran Premi
della Montagna. Ovviamente tutta
lombarda l’ultima tappa, a cronometro
individuale, lungo le strade di Milano.
■ Calcio
Razzismo: giocatori del
Como tra i più colpiti
Sono di questi giorni i dati sugli
episodi di razzismo sui campi di calcio
relativi alla stagione 2011/2012.
Fino ad oggi sono stati registrati 28
casi negli stadi italiani. Un numero
veramente consistente. Tra le vittime
più prese di mira, i giocatori di Bari,
Inter, Catania e Como. Ma in Italia
non è mai stata attuata la norma che
prevede di risarcire le squadre che
subiscono più episodi di razzismo.
■ Sci alpinismo
Nuovo libro
di Greco e Terruzzi
È stato presentato a Como durante
la serata “Di corsa verso il cielo”
organizzata dal Cai, dalla Scuola
Nazionale di Scialpinismo Pietro
Gilardoni, “Scialpinismo classico e
agonistico”, il nuovissimo libro scritto
da Adriano Greco e Paolo Terruzzi.
Edizioni Hoepli.
Valli Varesine
28 Sabato, 3 marzo 2012
■ Lunedì 20 febbraio all’oratorio di Cittiglio
Una serata di sport con il Varese
I
ncontro sportivo lunedì
20 febbraio alle ore 19.00
nel salone dell’oratorio di
Cittiglio. Invitati dal Comune
di Cittiglio, in collaborazione
con l’Associazione “Il sorriso
di Michela”, la Pro Cittiglio, la
Pro Loco e l’Oratorio di Cittiglio erano, infatti presenti alla “Serata col Varese 1910” tre
giocatori del Varese: Giuseppe
De Luca, Filipe Gomes, Emanuel Rivas; il Teem Manager
Silvio Papini, il responsabile
area tecnica: Paolo Milanese
e il responsabile dell’ufficio
stampa della squadra Michele
Marocco, per un incontro con
i giovani e i bambini del paese che per circa un’ora hanno rivolto – entusiasti – le più
svariate domande ai giocatori.
Con i bambini, a riempire il salone dell’oratorio, anche genitori, adulti e sportivi del paese
che non hanno voluto mancare a questo appuntamento.
Tra i presenti anche Fossali e
De Conti – entrambi residenti a Cittiglio – veterani del Varese Calcio. Speaker ufficiale
della serata è stata la giovane
giornalista sportiva cittigliese
Federica Lancini che, dopo le
presentazioni, ha poi fatto da
tramite tra gli invitati e la platea. Al termine dell’incontro
una controllata ressa ha assalito i tre giocatori del Varese che
sono rimasti impegnati nel rilasciare autografi e posare per
foto ricordo.
◆ Il 26 febbraio scorso
Tutti di corsa
per l’8° trofeo
Mario Sangalli
D
omenica scorsa la località Vallone di
Cittiglio, posta sotto il monte S. Clemente, a poca distanza dalle frazioni
S. Biagio e Vignola si è riempita di appassionati delle corse cross accorsi numerosi
per partecipare all’11° edizione del “Cross
del Vallone - 8 Trofeo Mario Sangalli a.m.”,
la corsa campestre organizzata dalla ASD
Atletica Verbano. La corsa cittigliese è ormai
considerata una classica invernale ed è stabilmente entrata nel calendario podistico
regionale. Solo la neve, caduta copiosa alla
fine di gennaio ha modificato il programma
e la gara, inizialmente programmata per il 5
febbraio, è stata spostata al giorno 19, ma
per il corretto svolgimento della competizione gli organizzatori dell’Atletica
Verbano di Cittiglio hanno dovuto predisporre percorso, stands e accoglienza,
ma – prima di tutto – hanno dovuto spalare la neve ancora presente sul circuito, per rendere il tracciato perfettamente
percorribile. Alla fine grande partecipazione di atleti e tanta gente coinvolta in
questa bella giornata sportiva, che ha visto presente al Vallone anche Bruno Frigeri, presidente della FIDAL provinciale.
Proprio FIDAL Varese alle ore 20.30 di
Notizie flash
■ Pellegrinaggio
Al santuario di Ardena
Sabato 3 marzo - primo sabato del mese – ultimo
pellegrinaggio del vicariato di Marchirolo al
Santuario di Ardena. Il ritrovo dei pellegrini
è fissato in via Pradaccio (sulla provinciale
che collega Marchirolo con Ardena) per le ore
7.30, da lì a piedi sino al Santuario, recitando
lungo il tragitto il S. Rosario meditato. Alle
8.00 in santuario, recita delle lodi mattutine,
con adorazione Eucaristica con possibilità di
confessarsi e comunicarsi. Ore 8.45: conclusione.
■ Giovani
Verso il Molo 14
I ragazzi del Molo 14 dei tre vicariati della ex
zona pastorale si ritroveranno alle ore 20.45
di sabato 3 marzo all’oratorio di Cittiglio per
un momento di confronto e preparazione
all’appuntamento di Bellagio (CO) del prossimo
6 maggio.
■ Cittiglio
Gita culturale a Pavia
La gara si è svolta in località
vallone di cittiglio, posta sotto il
monte s. clemente
venerdì 2 marzo, nel salone dell’oratorio di
Cittiglio organizza la festa dell’atletica per il
settore amatoriale/master.
Durante la serata saranno premiati atleti della categoria amatori/master indicati
dalle rispettive società e distintisi nel corso
del 2011 per i risultati tecnici, l’impegno e
la partecipazione. La serata vedrà anche la
premiazione dei campioni provinciali delle gare organizzate dalla a.s.d. Atletica 3V
di Cittiglio.
Il gruppo culturale dell’oratorio di Cittiglio
propone per sabato 17 marzo una Visita alla
Certosa di Pavia, al costo di 35 Euro a persona.
Il programma prevede: partenza dal piazzale
della posta di Cittiglio alle 7,30, arrivo a Pavia
e visita alla basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro
con celebrazione della S. Messa sulla tomba di
S. Agostino. Ore 12,30 pranzo in agriturismo e
alle ore 15,00 visita alla Certosa, con rientro a
Cittiglio in serata. Prenotazioni entro il 12 marzo
al n. 0332601360.
■ Caravate
Incontri dai Passionisti
Prosegue domenica 4 marzo, dalle 9.30 (con la S.
Messa) alle 17.00, il Cammino di fede per adulti
proposto dalla Comunità Passionista di Caravate
e guidato dal superiore, P. Marcello.
Sondrio Cronaca
Sabato, 3 marzo 2012 29
San Luigi Guanella e
l’eredità al mondo di oggi
«C
he eredità
lascia san Luigi
Guanella al mondo
contemporaneo?
Questo grande santo, cosa ci
dice oggi della fede, della carità,
dell’educazione?». Con queste
domande Aurelio Benetti, presidente
del Centro culturale don Minzoni,
ha introdotto la conferenza Don
Guanella, uomo della sua terra,
santo ed educatore: cosa ci insegna
oggi?, il 21 febbraio scorso al
Cinema Excelsior di Sondrio. Tre
i relatori: don Attilio Mazzola,
guanelliano vicario episcopale per
la vita consacrata, lo storico Guido
Scaramellini, il pedagogista Antonio
Valentini dell’Opera don Guanella di
Nuova Olonio.
Concretamente, la grandezza umile
dell’esistenza di san Guanella è, oggi,
visibile nell’alta qualità caritativa
delle opere che ne proseguono
la missione: in Italia, a partire
dall’eccellente Casa di Nuovo Olonio,
e nel mondo, in Africa, Argentina,
Brasile, Filippine, India, Israele,
Paraguay, Stati Uniti d’America.
Opere tanto più importanti ed
esemplari in quanto mostrano
che la sua vita, da lui totalmente
affidata alla provvidenza di Dio,
fu dalla provvidenza totalmente
ricambiata. Provvidenza che,
intendiamoci, «convien meritarsela»,
come lui scrisse, «con credere a lei
fermamente; con l’aspettar i tempi e
i modi; con iscacciar le ansietà; con
faticar di buona lena».
Don Guanella si sentì davvero figlio
amato dal Padre, sempre stupito e
grato di fronte al «Dio che fa», cui
affidò con affetto filiale il compito
di guida della sua vita, fatta anche
di viaggi straordinari per l’epoca, a
Lourdes, in Terra Santa, negli Usa,
e attraverso l’Italia e la Svizzera per
visitar le sue opere ed esser vicino a
religiosi e suore. Vita tutt’altro che
comoda, tanto da fargli coniare il
motto delle “quattro effe”: «freddo,
fame, fumo, fastidi», d’affrontare
senza paura per correre sulle orme
di Cristo. Seppe, dunque, incarnare
davvero il Vangelo, in un’epoca in
cui il bisogno sociale era enorme. Si
occupò di bambini, giovani, anziani,
emarginati, handicappati psichici.
Sfidando le autorità politiche,
sfidando le convenzioni sociali.
Sostenuto da un carattere temprato
dal terreno duro e arido della sua
terra natale, quel Franciscio di
Campodolcino, che lasciò a dodici
anni per andare a Como a studiare.
Possiamo pensare che la sua fede, la
sua “fiducia”, potente s’incardinò su
due incursioni del Sacro accadute
nella sua infanzia. Le divulgò in
tarda età e a “compito” assolto.
A sette anni, ebbe una “visione”:
accanto alla chiesa parrocchiale in
Campodolcino, vide un vecchietto
far gesto di chiedergli la carità, che
subito scomparve. A dieci anni, nel
giorno della Prima Comunione,
mentre stava «pensieroso e raccolto»
in un bosco presso casa, gli parve
di «vedere molti ragazzi malvestiti
e vecchi cadenti» e «una Signora»
che gli indicò quello come «campo
del lavoro» cui era chiamato. «Io vi
dichiaro la verità, voi date il valore
che volete», diceva a chi ascoltava,
immaginiamo perplesso, il racconto
di questi eventi.
Scrittore prolifico di oltre settemila
pagine, mise a punto anche un
“sistema preventivo di educazione”,
che si propone attuale (e difficile),
perché fondato su una serie di
regole volte a far mettere in pratica
il dettato evangelico dell’amore per
il prossimo. Semplificando, l’eredità
di questo “santo sociale” è l’esempio
la conferenza
si è svolta
lo scorso
21 febbraio
al cinema
excelsior
di sondrio
nell’ambito
delle iniziative
collegate alla
mostra «è dio
che fa» su san
luigi guanella.
Si discute sul futuro del Bacino Imbrifero Montano dell’Adda
straordinario, da conoscere per
lasciarsi sedurre e tentar d’imitarlo
(fatte le necessarie proporzioni…).
Seguendo il suo esempio, se «non
avremo paura di entrare nella logica
della carità», ha scritto il vescovo
Diego Coletti, «impareremo che la
santità è bellezza e che la bellezza
rifulge là dove si vive la gratuità e la
comunione».
a cura
di MILLY GUALTERONI
Notizie flash
■ Sondrio
ITO
DIBATT
Sopprimere il Bim?
Frizziero: «No, grazie».
L
a scorsa settimana, il nostro concittadino Alberto Frizziero ha diffuso la
seguente nota a proposito di una ventilata soppressione del consorzio Bim
Adda, Bacino Imbrifero Montano dell’Adda, il più esteso in Italia, che ha
come mission le concessioni idroelettriche e i rapporti con le società che le
hanno in appalto. Abolire il Bim – sostiene Frizziero, che ne è stato presidente dal
1987 al 1993 – significherebbe mettersi per una strada pericolosamente sbagliata
con una «prospettiva a dir poco sciagurata per la nostra gente... Mentre la Valle
è impegnata all’unisono, salvo poche eccezioni, per rivendicare “il diritto alla
vita” dell’Ente Provincia, c’è anche chi pone il problema della soppressione delle
Comunità Montane e del Bim. Tempo
fa questo tema fu trattato a lungo dal
Consiglio Comunale del capoluogo. Chi
salvo improbabilissimo radicale cambio
scrive colse l’occasione e predispose un
di orientamento, agirebbe a tutela dei
corposo dossier ben noto, diffuso nel
legittimi destinatari del sovracanone.
Paese senza obiezioni ovunque, Roma
Sarebbe un micidiale errore mutare il
compresa. Mi rifaccio a tale dossier per
regime dei sovracanoni, sottraendo la
ricordare che la titolarità dei sovracanoni titolarità ai Comuni. Molti, certamente in
è totale ed assoluta dei Comuni.
buona fede, erano convinti – e qualcuno
Neppure il legislatore nazionale può
lo è tuttora – che sarebbe stato e sarebbe
modificare tale status supportato da due
più razionale sopprimere i Consorzi e
sentenze della Corte Costituzionale che,
attribuirne risorse e competenze alle
Comunità Montane o alle Province».
Frizziero prosegue, spiegando che un
tale provvedimento indebolirebbe
un «diritto oggi inattaccabile, perché
non solo la Magistratura ordinaria, ma
addirittura la Corte Costituzionale, ne
sono il baluardo a garanzia». Qualora,
invece, altri soggetti diventassero
i destinatari dei sovra canoni, «il
legislatore potrebbe intervenire e,
in questo caso, sarebbero scarse le
possibilità di difesa». A sostegno del
suo assunto, porta la sentenza 533 del
2002 che, «definendo la natura del
sovracanone, lo attribuisce alla finanza
locale. Non solo, ma viene precisato
dalla giurisprudenza di legittimità, alla
“finanza comunale”. Quindi, le Regioni
non hanno nessuna competenza.
E ancora, con un’altra sentenza, la
38/1965, “la legge ha conferito ai
comuni montani un diritto...”. Revocare
o ledere questo diritto potrebbe essere
il sogno dei produttori idroelettrici.
Una volta scardinato il sistema che
vede beneficiario il solo titolare del
diritto – un sistema che come si è visto
è totalmente supportato dalla Corte
Costituzionale – diverrebbe possibile
intervenire, modificare, condizionare.
Oggi, i Consorzi BIM potrebbero essere
sciolti solo se i Comuni ne votassero lo
scioglimento, ma una scelta del genere
sarebbe come se il contadino per farla
ai passeri bruciasse il raccolto. A questo
punto si aprirebbe un altro capitolo,
magari con i soldi fermi in Banca d’Italia
per anni, anni e ancora anni! Una
volta compreso questo fondamentale
asserto, non si tratta di conservare sic
et simpliciter. Le soluzioni operative
si possono trovare perfino utilizzando
una terza sentenza della Consulta, la
22/1976, e in Valle magari tirando fuori
dai cassetti – le buone idee reggono al
logorio del tempo – la proposta avanzata
dal BIM, presidente lo scrivente, quando
la Provincia era in fase statutaria».
Per chi fosse interessato al dossier
completo, all’indirizzo http://www.
gazzettadisondrio.it/20872-dossier_
bim_appendice_indice_sintesi_.html
trova l’indice con i link delle puntate
precedenti.
Catechesi con l’arte a
cura di don Straffi
Martedì 6 marzo, alle ore 21, è in
programma un nuovo incontro di
catechesi con l’arte al Cinema Excelsior,
a cura di don Andrea Straffi, su “Il
sacramento della riconciliazione”.
■ Regoledo
Cominciano gli incontri
del Quaresimale 2012
I vicariati di Colico, Morbegno e
Talamona, propongono una serie di
incontri comuni per il Quaresimale
che si svolgeranno presso la sala
teatro “Beato Piergiorgio Frassati”
di Regoledo. Primo appuntamento
mercoledì 7 marzo, alle ore 20.45,
con don Ivan Salvadori che offrirà
un’introduzione generale al racconto di
Marco.
■ Morbegno
Cominciano gli incontri
di Alzheimer Caffè
L’Associazione Alzheimer e Demenze
della Provincia di Sondrio apre
l’Alzheimer Cafè a Morbegno. Gli
incontri si terranno ogni primo e
terzo venerdì del mese, a partire da
venerdì 16 marzo, dalle ore 15.00 alle
ore 17.00, presso la Casa di Riposo
a Morbegno. La partecipazione è
gratuita e intende offrire uno spazio
di incontro, al di fuori delle mura
domestiche, in cui malati di Alzheimer,
familiari, operatori specializzati e
volontari possano incontrarsi, bere
un caffè e condividere esperienze
e conoscenze, in un contesto di
normalità. Per meglio conoscere la
proposta e quelle che sono le attività e
i supporti offerti è possibile contattare
il 334.6127100, oppure scrivere a
[email protected].
Sondrio Cronaca
30 Sabato, 3 marzo 2012
Chiavenna. Lo scorso 26 febbraio si sono incontrate diverse sensibilità, espressione
del laicato, per riflettere sul tema “Famiglia e Lavoro”, anche in vista del prossimo
Incontro mondiale in programma a Milano in primavera, alla presenza del Papa.
A
Un incontro di percorsi...
pomeridiana di Danilo Ronconi,
sposo, padre, lavoratore,
impegnato nelle Acli e tra i
curatori della Scuola sociale
diocesana - è consuetudine
ancora sentirci riconosciuti e
riconoscere per quanto “si fa”.
Oggi però questa circostanza
rischia di diventare motivo di
forte disagio: un sondaggio
estemporaneo tra i presenti e la
breve narrazione di specifiche
esperienze ha infatti messo
in luce la prevalenza della
percezione di un peggioramento
nel contesto lavorativo degli
ultimi 10 anni.
Chiavenna, ma non
solo per Chiavenna,
domenica 26
febbraio è stata una
preziosa occasione di
incontro tra chi - persone,
famiglie, sacerdoti aveva il desiderio di
“consacrare” il settimo
giorno condividendo un
tempo di riflessione in
un clima di conviviale
familiarità. Due itinerari già
avviati (il Punto Famiglia di
ispirazione guanelliana e
l’Equipe Famiglia di Azione
Cattolica) si sono incrociati
con i percorsi individuali,
di coppia o di famiglia dei
partecipanti mettendo a
tema “Famiglia e Lavoro”
anche quale momento di
preparazione all’Incontro
Mondiale delle Famiglie
(Milano 29 maggio - 3
giugno).
Nella chiesa di Santa Maria
in Chiavenna, don Paolo e
la comunità cristiana che
ogni domenica alle 9.30
si riunisce per celebrare
l’Eucarestia si sono stretti
un po’ più del solito, l’uno
accanto all’altro, per far
spazio ad un’ottantina
di volti e voci in più, da Chiavenna
ma anche in trasferta da Tirano, da
Mandello, da Morbegno, da Como, da
Colico, da Regoledo di Cosio…
Un raggio di sole al termine della
Liturgia della Parola filtrava tra le vetrate
dell’abside ad evocare l’immagine
dell’‘arco tra le nubi’ suggello
dell’alleanza tra Dio e Noé (prima
lettura) ma forse oggi anche invito a
non perdere la speranza pur immersi
in una modernità dove significato e
valore del lavoro subiscono pericolose
derive soprattutto se da conciliare con
ritmi ed esigenze familiari. Un breve
trasferimento presso la struttura al
Deserto, da sempre centro di vita e
spiritualità guanelliana oggi anche
luogo di sperimentazione di accoglienze
in stile familiare; un irresistibile invito
a banchetto (piatto forte: anatra!) con
un canto gesticolato e propiziatorio ha
sicuramente avuto effetto mitigante sia
sul clima meteorologico che su quello
relazionale: introduzione necessaria per
avviare piccoli e grandi alle rispettive
attività. I circa 30 bambini e ragazzi,
infatti, animati dai giovani del Centro
Guanelliano di Pastorale Giovanile
sotto l’attenta e decisa guida di suor
Pia e di Paolo sono stati orientati verso
percorsi di gioco creativo con qualche
breve momento di riflessione proposto
ai più grandicelli. I 40 adulti, condotti
invece da don Roberto, della Comunità
Vocazionale guanelliana in Como, e
da don Ivan, assistente diocesano di
Ac, hanno provato a riconoscersi figli
di un Dio per nulla ozioso. Tutt’altro!
Un Dio ‘operaio’ fin dalla creazione del
mondo, ma capace anche di riconoscere
quando il frutto di impegno e fatica
risulta essere qualcosa di ‘buono’, di
‘molto buono’, arrivando a riservare
alla contemplazione del lavoro fatto
addirittura un giorno benedetto e
consacrato. Procedendo poi nella
Le Acli provinciali
guardano al welfare
L’appuntamento congressuale è in calendario
a Sondrio il prossimo sabato 10 marzo
S
abato 10 marzo le Acli celebrano
il loro XXVII Congresso
Provinciale, la giornata sarà aperta
da un incontro pubblico sul tema
“Ho bisogno! Trovo aiuto? - Idee a
confronto sul Welfare locale”.
«Il nostro paese sta attraversando
una fase critica sia dal punto di vista
economico con marcate conseguenze
sul lavoro sia nella situazione sociale»
riferisce Danilo Ronconi, presidente
provinciale delle Acli, «nasce il bisogno
riflessione, a volo radente sulla
Parola incontrando: la franchezza dei
profeti e l’attualità del loro monito
a non giustificare, con la validità di
un obbiettivo, qualsiasi atto, persino
quelli immorali (la costruzione della
città sul sangue, o la casa senza
giustizia…); la saggezza di testi
sapienziali che indicano il primato
dell’essere sul fare; il richiamo del
Nuovo Testamento a dare priorità
a ciò che è realmente importante
aderendo però a Cristo che rinnova
l’approccio al concetto di equità
anche nel lavoro passando dalla
logica esclusivamente distributiva
e rivendicativa (hanno lavorato
un’ora soltanto...) ad una dimensione
che pone al centro l’uomo e il
riconoscimento della sua dignità (gli
ultimi saranno i primi).
In fondo - è stato sottolineato
nuovamente nella testimonianza
di chiedere aiuto a qualcuno che possa
dare una mano e fornire adeguate
risposte. Lo troviamo?».
Le Acli sono da sempre attente al
lavoro in tutte le sue dimensioni e
sfaccettature, «tra le quali in primo
luogo la difesa e la salvaguardia del
lavoratore come persona umana
con tutta la sua ricchezza e dignità prosegue Danilo Ronconi -. E si fanno
interpreti sia nel chiedere che nel
cercare di dare risposte adeguate di
aiuto».
Per rispondere a tali interrogativo le
Acli propongono un incontro pubblico
a più voci: una proveniente dalle Acli
Nazionali per conoscere la dimensione
generale del problema, un’altra dalla
politica ossia da chi, anche stimolato
dai problemi quotidiani, si pone
l’obiettivo di capire come orientare
l’azione degli enti pubblici e infine
una voce tecnica che, conoscendo lo
stato dei servizi e dei bisogni, ci possa
aiutare a capire le problematiche in
Avvalorata da studi sociologici,
addirittura la consapevolezza di
attraversare oggi una fase storica
paragonabile a quelle, poche, di
portata epocale, che costringe la
famiglia a misurarsi sempre più
con la dimensione del lavoro che
assume connotati sempre meno
precisi e rassicuranti: a volte si
configura, mutando radicalmente
anche in tempi molto ristretti,
quale elemento di sostentamento,
a volte come opportunità di
accesso al consumo, sempre
più spesso solo garanzia di
sussistenza. Fare sintesi o almeno
armonizzare queste diverse
percezioni può avvenire solo
considerando il lavoro non più come affare
privato bensì oggetto di preoccupazione
e cura collettiva e condivisa. Forse solo
accogliendo questa prospettiva, proprio
mentre il disagio si affaccia come chiave
interpretativa del nostro tempo, è
possibile consolidare la convinzione che
siamo chiamati verso qualcosa di nuovo,
umanamente sostenibile e anche a misura
di famiglia.
E per concludere la bella giornata di
Sinfonia di Carità a ritmo di Famiglia,
le Note dell’Impegno sono infine
state accordate, con l’aiuto di don
Silvio, allo strumento della preghiera
e dell’affidamento alla Provvidenza
secondo l’insegnamento del valligiano
San Luigi Guanella, nel ricordo e in stretta
comunione con le famiglie che, anche
molto prossime, affrontano situazioni di
disagio lavorativo, di lutto e di malattia.
M.FR.
essere e le prospettive del welfare nei
prossimi anni. «Saranno ospiti e relatori
dell’incontro Vittoria Boni, responsabile
Dipartimento Welfare Acli Nazionali;
Virginio Brivio, Sindaco di Lecco;
Caterina Perazzo, Direttore sociale Asl
di Sondrio» specifica Girolamo Rossi,
vicepresidente della Acli.
L’incontro è previsto sabato 10
marzo alle ore 9.30 presso la Sala
Botterini De Pelosi (g.c. dalla Banca
Intesa) in via Piazzi 3, a Sondrio. I
lavori congressuali proseguono nel
pomeriggio presso l’Istituto Salesiano
di Sondrio prevedendo: una riflessione
Spirituale di don Augusto Bormolini,
accompagnatore spirituale delle Acli di
Sondrio; la relazione congressuale del
presidente provinciale Danilo Ronconi,
il dibattito con l’approvazione finale
delle mozioni e a concludere l’elezione
del nuovo Consiglio Provinciale. Info:
Acli Sondrio, via Cesare Battisti, 30;
e-mail: [email protected]; telefono
0342/213905 – fax: 0342/517911.
Sondrio Cronaca
Sabato, 3 marzo 2012 31
Teleriscaldamento:
interesse
internazionale per
quello della Valle
Gli impianti di Sondalo,
Tirano e Valfurva
presentati in Argentina
e Brasile, oltre che in
Europa, in Austria.
Le miserie e le
malattie della
Valtellina dell’800
Il prof. Pierluigi Patriarca, medico e cultore
della storia della medicina, lo scorso lunedì
20 febbraio ha tenuto una relazione agli Amici
della Biblioteca di Sondrio.
«O
ggi non sarà un
argomento allegro»,
ha esordito il prof.
Pierluigi Patriarca
ed effettivamente la relazione che ha
tenuto lunedì 20 febbraio agli Amici
della Biblioteca di Sondrio è stata un
carrellata di miserie, impressionante
per noi, che facciamo fatica a renderci
conto delle condizioni igienico-sanitarie
in cui viveva la gente di un tempo. Il
relatore, medico e cultore della storia
della medicina, ha fermato l’attenzione
in particolare sulla prima metà
dell’Ottocento, il periodo risorgimentale,
senza dubbio uno dei più difficili per le
nostre terre. Si è incominciato subito nel
1815 con un’epidemia di tifo petecchiale,
portato dagli eserciti che si erano mossi
da un lato all’altro dell’Europa durante
le guerre napoleoniche. Il 1816 è stato
il famoso anno senza estate, con il cielo
perennemente velato e temperature
fredde, tanto che nessun prodotto è
giunto a maturazione. L’anno dopo si
era avuta naturalmente una spaventosa
carestia, che viene ancora ricordata
nella tradizione orale di molti paesi. Nel
Il relatore ha fermato
l’attenzione in particolare
sulla prima metà
dell’Ottocento, il periodo
risorgimentale, senza
dubbio uno dei più
difficili per le nostre
terre.
di Cirillo Ruffoni
1815 si era diffusa nelle nostre valli anche
un’epidemia di vaiolo, l’ultima significativa,
prima che la vaccinazione obbligatoria,
con un secolo di lotta, portasse nel 1980 a
dichiarare questa malattia definitivamente
cancellata su tutto il pianeta.
A partire dal 1830 si era affacciato in Europa
un altro spettro: una malattia sconosciuta
che si diffondeva attraverso i nuovi mezzi
di comunicazione, come i battelli a vapore
e i treni, molto più velocemente della
peste di un tempo ed era ugualmente
letale: il colera. Dopo aver imperversato
con giri strani nei vari continenti, nel 1836
l’epidemia era arrivata anche in Valtellina,
dove, nei tre mesi estivi, aveva provocato
circa 900 morti. Tra le zone più colpite
Tirano. Proprio in quella circostanza
si era distinto il patriota Luigi Torelli, il
quale, siccome tutte le autorità avevano
abbandonato il paese, di sua iniziativa
aveva preso in mano la situazione per
gestire l’emergenza. L’epidemia aveva avuto
anche pesanti ripercussioni economiche,
per la chiusura delle vie di comunicazione
e la cancellazione di fiere e mercati. Come
se non bastasse, qualche anno dopo si
erano aggiunte le malattie della vite e
dei bachi da seta, che avevano messo in
ginocchio tutta l’economia valtellinese. Tra
le malattie endemiche più rilevanti vi erano
senza dubbio la malaria e l’ipertiroidismo,
conosciuto comunemente come gozzo,
vera piaga sociale, che, nella sua forma più
grave, dava luogo al cretinismo. Nelle nostre
valli hanno avuto invece minore incidenza
la pellagra e la tubercolosi. La prima era
diffusa soprattutto nella pianura Padana
ed era dovuta ad un’alimentazione basata
unicamente sulla polenta; la seconda era
tipica delle aree urbane o della nascente
industria.
Di fronte a simili condizioni sanitarie,
l’assistenza ospedaliera era praticamente
inesistente. L’unico ospedale degno di
questo nome era quello di Morbegno,
migliorato all’inizio dell’Ottocento grazie a
donazioni. Nel 1837 era stato poi costruito
quello di Sondrio, che aveva 80 posti letto.
Negli ospedali, però, venivano ricoverati
soltanto i malati acuti e i poveri. Di fronte
alle epidemie si improvvisavano ricoveri di
fortuna e lazzaretti, spesso usando le chiese.
L’aspetto più sorprendente (naturalmente
con il senno di poi) è stato che, per
debellare malattie così devastanti, sono
bastati spesso banalissimi accorgimenti. La
malaria è stata eliminata con la rettifica del
corso dell’Adda e la bonifica della pianura;
il gozzo, dovuto alla mancanza di iodio,
viene guarito semplicemente utilizzando
il sale iodato; la pellagra è causata dalla
mancanza della vitamina PP nel mais; per la
malattia più spaventosa, il colera, è bastato
costruire gli acquedotti. Anche nei paesi di
montagna, infatti, pur così ricchi di acqua
potabile, la gente continuava ad attingere
l’acqua alle antiche sorgenti in mezzo
alle case, spesso con i gabinetti a pochi
metri di distanza. In tutti questi casi, le
nostre autorità, una volta scoperte le cause
delle malattie, si sono adoperate in ogni
modo per informare la popolazione e per i
necessari interventi.
I
n Argentina ed in Brasile,
tra il 26 febbraio e il 2 marzo
prossimi, si sono tenuti degli
Incontri Internazionali ai quali
la Regione Lombardia presenterà
le centrali di teleriscaldamento
della Teleriscaldamento Valtellina
Valchiavenna e Valcamonica
S.p.a come modello di eccellenza.
Tali incontri fanno parte di una
cooperazione bilaterale fra le quattro
regioni europee di Rhône-Alpes,
Catalonia, Baden-Wurttemberg,
Lombardia e le quattro regioni
di Mercosur Paranà in Brasile,
Cordoba in Argentina, Riviera in
Uruguay, Alto Paraná in Paraguay.
Per tre anni, nella cooperazione si
affronterà il tema delle tecnologie
rinnovabili, con particolare interesse
per le biomasse ed il trattamento
di rifiuti. Contemporaneamente,
la Tcvvv S.p.a. è stata invitata in
Austria, patria del Teleriscaldamento
a biomassa, per portare la sua
esperienza durante le Giornate
Mondiali dell’Energia Sostenibile
che si sono tenuti a Wels dal 29
febbraio al 2 marzo. «Gli impianti
valtellinesi – ha commentato Walter
Righini, A.D. della Tcvvv S.p.a. e
Presidente della Federazione Italiana
dei Produttori di Energia da Fonti
Rinnovabili – sono i primi ad aver
adottato un modello di produzione
di energia ispirato ai criteri della
cogenerazione, dell’efficienza
energetica e della filiera locale per
l’approvvigionamento della biomassa.
Solo così il Teleriscaldamento è
in grado di produrre vantaggi in
termini di occupazione e crescita
economica a livello locale». Nel
distretto valtellinese, da oltre dieci
anni i comuni di Sondalo, Tirano e
Santa Caterina Valfurva producono
energia termica da una fonte
rinnovabile: la biomassa, il materiale
di scarto prodotto dalla lavorazione
del legno. La fonte di energia non
è trattata e gli approvvigionamenti
sono garantiti dal materiale conferito
giornalmente dalle segherie locali,
dalle ditte boschive con interventi
di manutenzione dei boschi
della Valtellina e dell’Engadina
e da residui di boschi bruciati o
malati. Il riscaldamento è prodotto
mediante una caldaia centralizzata,
collegata agli utenti finali mediante
una rete urbana di tubature.
Sono molti i benefici tratti dal
Teleriscaldamento. Innanzitutto,
la riduzione nei consumi di
combustibili fossili (gasolio e olio
combustibile) in sede locale, che
comporta il conseguimento di
innumerevoli vantaggi sotto il profilo
dell’inquinamento ambientale.
Per tamponare l’inquinamento
dovuto al trasporto della biomassa
dalla fonte alle centrali sono stati
presi provvedimenti. A Tirano, per
esempio, il problema è stato risolto
limitando l’approvvigionamento del
combustile vergine esclusivamente
entro un raggio di 60 km. Il
Teleriscaldamento permette, inoltre,
sconti alle utenze comunali come
asili, scuole, municipio, case di
riposo e palestre. L’utilizzo di una
caldaia centralizzata e monitorata ha
un maggior rendimento energetico
rispetto a tante, piccole e singole
caldaie domestiche. Infine, incentiva
interventi di riqualificazione sul
patrimonio boschivo.
LUCIA SCALCO
Sondrio Cronaca
32 Sabato, 3 marzo 2012
sti
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Si è svolta domenica scorsa la proposta del Vicariato di Sondrio
«Con Cristo nel deserto»:
in ritiro a Poschiavo
U
na giornata di ritiro a Poschiavo
(CH) a partire dal tema Con
Cristo nel deserto ha introdotto
il tempo della Quaresima con
un momento di riflessione rivolto ai
catechisti del Vicariato di Sondrio, ma
aperto anche agli altri Vicariati della
provincia.
La giornata trascorsa presso il Monastero
di Poschiavo, la scorsa domenica 26
febbraio, ha avuto un primo momento di
riflessione con la meditazione sul tema
delle tentazioni, guidato da monsignor
Italo Mazzoni, vicario episcopale per
la pastorale. Il ritiro ha segnato un
appuntamento importante in questo
momento di spiritualità, attentamente
organizzato grazie alla disponibilità
di don Ferruccio Citterio. I catechisti
hanno potuto quindi partecipare ad
un ritiro dedicato alla preghiera e alla
meditazione, presso un ambiente
accogliente e suggestivo come solo la
preziosa e discreta premura delle suore
Agostiniane del monastero di Poschiavo
potevano offrire. Il monastero svolge
infatti una funzione di richiamo al
passato in continuità con il presente; ma
è anche un ambiente prezioso per aprirsi
alle esigenze di quanti sono alla ricerca
di un maggiore approfondimento della
propria spiritualità.
Al termine della preghiera dell’ora
media, don Italo ha introdotto l’incontro
affrontando il tema della tentazioni
che rappresentano il dono di grazia
che oggi il Signore vuole donare a chi,
come i catechisti, è chiamato a dare
l’annuncio della Parola di Dio. Dopo il
primo gesto quaresimale comunitario e
pubblico dell’imposizione delle Ceneri
è proprio la polvere accumulata nella
nostra vita che non consente di cogliere
a pieno l’esperienza dell’amore di Dio.
Al via i Lavori
in ospedale
Notizie flash
■ Roma
Niente estensione per
la carta sconto benzina
Nei giorni scorsi, il Consiglio dei
ministri non ha recepito la richiesta
per l’estensione della carta per
ottenere lo sconto benzina rilasciata
agli abitanti delle aree di confine con
la Svizzera. «è stata ignorata quella
che era una richiesta condivisa da
tutti – ha commentato il parlamentare
valtellinese Jonny Crosio –, espressione
di un’esigenza che i recenti rincari
sul carburante hanno reso sempre
più pressante. Tanto più che, a
fronte di uno stanziamento ulteriore
di 20 milioni di euro, si potrebbero
recuperare 240 milioni di imposte,
considerato il pendolarismo di
cittadini. Ci perde lo Stato, ci perdono
i nostri benzinai e ci perdono i
cittadini».
dal giudizio, nella convinzione che
occorre lottare per Cristo, senza però
dimenticare che occorre lottare come
Cristo.
La Chiesa è il deserto nel quale fare
memoria della propria chiamata e
testimoniare la fede realmente vissuta
non solo trasmessa. Il che renderebbe
i catechisti persone religiose, ma non
testimoni della fede. Lasciare andare
le cose, riferirsi al passato, proporre
una catechesi stanca e ripetitiva sono
tentazioni insidiose per i catechisti se
non si impegnano a meditare la Parola
e a comprenderla, facendola davvero
propria.
La giornata è poi proseguita con
uno spazio di dialogo con don Italo
che si è reso disponibile per coloro
che desiderassero approfondire
personalmente le proprie riflessioni,
quindi con la partecipazione alla
celebrazione eucaristica.
Nel pomeriggio c’è
stata la possibilità
di uno scambio
di esperienze tra
tutti i partecipanti:
ciascuno ha potuto
ome si diventa cristiani oggi e la nostra
esprimere agli
catechesi»: è questo il tema della quarta
altri quello che
domenica di formazione per catechisti che si
maggiormente lo
svolgerà domenica 25 marzo a Chiesa Valmalenco.
aveva colpito e che
La giornata prevede l’accoglienza alle ore 9 e il “lancio” del
prima di riportare
tema, la S. Messa con la Comunità parrocchiale alle ore 10,
nelle proprie
l’incontro con don Battista Rinaldi, il pranzo offerto dalla
comunità e nelle
Parrocchia di Chiesa, un laboratorio e la preghiera conclusiva
proprie famiglie
alle ore 16.
meritava di essere
Iscrizioni entro il 18 marzo 2012 telefonando a don Ferruccio
condiviso tra
(333.4211260) o a suor Imelda (0342.453728).
catechisti. In questo
L’iniziativa è aperta anche agli altri Vicariati.
“spazio spirituale”
don Italo ha ricordato
che non tutti i
dall’esterno ed è denigratoria) ma
nostri pensieri ci
che è sospinta dallo Spirito, in quanto
appartengono, spesso si tratta di pensieri
rappresenta la tensione tra pensiero
suggeriti dalla tentazione; allora occorre
e desiderio. La tentazione è vinta solo
prendere le distanze dai propri pensieri
quando pensiero e desiderio vanno nella e imparare a scoprire come non cadere
stessa direzione, quando è un invito forte vittima delle tentazioni. L’adorazione
e delicato che viene dallo Spirito, senza
eucaristica con i Vespri ha infine
alcuna angoscia. Ci sono delle attenzioni concluso la piacevole e intensa giornata
che non possono sfuggire ai catechisti
di spiritualità comunitaria.
perché allontanano dall’orgoglio o
DANIELA RUSSO
Ancora formazione...
«C
Solo attraverso una radicale esperienza
dell’amore di Dio, il catechista, che
è cristiano autentico, è disponibile a
rispondere alla chiamata di Dio per
l’annuncio del Regno. Il Signore vuole la
voce, l’amorevolezza, la testimonianza
concreta del catechista, che è capace
di annunciare quello che Dio ha fatto
per lui. Ma è a Dio che va lasciato lo
spazio entro il quale far crescere l’amore
riconoscente dei catechisti per Lui che
ama con una gratuità senza misura.
Dalla lettura del Vangelo della prima
domenica di Quaresima (Mc 1,1215), don Italo ha sottolineato sul tema
di Cristo nel deserto il ruolo della
tentazione che è altro dal tradimento
(che avviene all’interno della Chiesa)
e dalla persecuzione (che viene
Interventi
necessari per
adeguare la
struttura alle
normative.
L
unedì, 27 febbraio sono iniziati i lavori
di compartimentazione scale nel corpo di
collegamento tra il padiglione nord e il
padiglione sud del presidio Ospedaliero di Sondrio.
I lavori risultavano necessari ed urgenti per
implementare la sicurezza antincendio del presidio
ospedaliero, mediante la trasformazione delle scale principali del
padiglione nord e del padiglione sud in scale antincendio, dotate di
filtri a prova di fumo e porte tagliafuoco. L’intervento permetterà di
realizzare dei percorsi di fuga sicuri in caso di incendio, e di separare
ai fini antincendio i due padiglioni ospedalieri dall’edificio di recente
realizzazione che li collega. La durata prevista dei lavori è di circa sei
mesi, durante i quali saranno predisposti percorsi alternativi per poter
facilmente accedere ai reparti ospedalieri ma comunque di garanzia per
la sicurezza degli utenti e del personale.
«Il crono programma delle opere – ha spiegato l’Azienda Ospedaliera
– permetterà di minimizzare il disagio creato dai lavori. Ci scusiamo
per le inevitabili problematiche che si potranno creare durante i
prossimi mesi, anche alla luce degli ulteriori interventi in corso
presso l’ospedale ma chiediamo di valutare tale situazione alla luce
dello sforzo che l’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna
sta infondendo per l’ammodernamento e la miglior funzionalità del
complesso ospedaliero cittadino, e più in generale per il riordino della
sanità provinciale».
■ Sondrio
Politiche familiari bocciate in Comune
N
el Consiglio Comunale dello scorso
venerdì 24 febbraio è stato discusso
l’Ordine del giorno presentato dal
Consigliere di “Sondrio Anch’io”, Davide Tacelli, avente ad oggetto «Politiche famigliari e di sostegno alla natalità. Definizione di un Piano Integrato delle Politiche Famigliari». La proposta, partendo da dati statistici
oggettivi riguardo l’andamento demografico
nel Comune di Sondrio, chiedeva al Consiglio
Comunale di prendersi l’impegno di studiare
e definire un Piano Integrato delle Politiche
Famigliari, attraverso un adeguato coinvolgimento delle associazioni e istituzioni che
operano in ambito famigliare, secondo la sana logica della sussidiarietà.
«Nell’ordine del giorno – hanno spiegato i
capigruppo di minoranza in un comunicato
– venivano quindi indicati due obiettivi che
ovviamente non si proponevano di esaurire i
possibili interventi in tale ambito, né di dare
soluzioni, ma semplicemente di indicare
proposte da vagliare e ponderare in seno
alla competente commissione: sostenere la natalità attraverso interventi a favore
delle giovani coppie; definire un sistema
di tariffazione ai fini dell’accesso ai servizi
comunali in chiave famigliare».
L’ordine del giorno è stato votato e sostenuto da tutte le minoranze presenti in
Consiglio, «ma è stato avversato – si legge
nel comunicato – da una maggioranza ripiegata su pregiudizi ideologici vecchi e
lontani dalla realtà. Salvo, infatti, alcuni
consiglieri della maggioranza che hanno sostenuto la bontà della proposta, pur
limitandosi ad astenersi in fase di voto
per ragioni eminentemente politiche, le
considerazioni espresse sono state di totale chiusura al dialogo ed al confronto.
Il pensiero debole ha cioè prevalso sulle
regole della democrazia che vogliono che
quando le minoranze chiedono di affrontare
un argomento, lo stesso venga effettivamente
discusso e approfondito. La maggioranza ha
invece detto “no” al dibattito».
Il comunicato prosegue ponendo un interrogativo: «È forse il tema della famiglia un tabù
per questa maggioranza o la maggioranza ha
forse paura di confrontarsi con le realtà associative che operano in tale ambito?. Nulla
c’è di peggio di chi ha paura del confronto,
paure ideologiche e senza senso, lesive della
democrazia e della ricerca del bene comune.
Il rifiuto al confronto da parte della maggioranza non solo offende le minoranze e l’associazionismo famigliare tutto, ma lede i principi più elementari della democrazia. E questo
fa male a chi ha proposto il confronto, alle minoranze che l’hanno condiviso, ma anche a
tutti coloro che sono convinti che la famiglia
non sia solo un fatto privato ma una risorsa
vitale per la società e la nostra comunità».
Alta Valle
Sabato, 3 marzo 2012 33
Semogo. Nei giorni scorsi l’Azione Cattolica ha proposto un incontro con don
Gianfranco Ciaponi, già parroco per 10 anni e ora cappellano dell’ospedale di Sondalo.
La sofferenza: luogo d’incontro
M
ercoledì 15 febbraio,
all’oratorio di
Semogo, si è
svolto un incontro
organizzato dall’Azione
Cattolica sul tema Malattia Guarigione. A testimoniare
la sua esperienza a contatto
con il mondo della salute
è stato l’attuale cappellano
dell’ospedale Morelli di
Sondalo, don Gianfranco
Ciaponi, che è stato parroco di
Semogo per 10 anni.
Quanti incontri sono stati fatti
in quella saletta! Ci sembrava
di essere tornati indietro nel
tempo, ma l’argomento era
davvero nuovo. Dopo i saluti
e l’introduzione al tema,
don Gianfranco prende la
parola. È fondamentalmente
emozionato, le parole gli
escono a fatica, ha un nodo
alla gola. Ci vuole davvero un
momento prima che il suo
dire diventi fluido. Con molta
umiltà ammette le iniziali
difficoltà: «Non mi è stato
facile avvicinare l’ammalato;
non sapevo cosa dire per il
primo approccio; non sapevo
i loro nomi, non sapevo
le loro patologie. Per ogni
persona ci dovrebbero essere
parole diverse, silenzi diversi,
discrezioni diverse; non si può
subito iniziare con l’annuncio
del Vangelo. Quanta fatica! È
forse con lo sguardo che ho
cominciato a parlare; la croce
che porto al collo avrebbe
dovuto essere significativa ma
non tutti capivano. Ora rompo
il ghiaccio con un timido
“Buongiorno” che mi esce
dalla bocca quasi sommesso.
Per taluni basta: il ghiaccio
è rotto. “Lei è un prete?” Se
incominciano a parlare, io
devo solo ascoltare, capire,
ma trovo anche chi si confida
narrando di sé; chi mi chiede
una preghiera o chi vuole da
me la spiegazione dei propri
angoscianti “perché” Queste
sono le occasioni per mettersi
in gioco; lo sforzo per trovare
le parole giuste che facciano
presa nel cuore dell’ammalato,
mi fa capire quanto difficile
Tirano
Preghiera per
la famiglia in
Santuario
I
l Santuario della Madonna
di Tirano accoglie la
proposta della Diocesi,
lanciata anche a Maccio
ed a Gallivaggio, di iniziare
un percorso di preparazione
al VII Incontro Mondiale delle
Famiglie. Luogo che il Vescovo
Maggiolini ha voluto definire
di incontro e di preghiera per
le famiglie, il Santuario ha
organizzato un cammino che
coinvolge le quattro domeniche
di marzo in momenti di annuncio
della Parola di Dio, di commento
e riflessione, di preghiera del
Rosario, per invocare Maria
Regina della Famiglia. Ogni
incontro si apre alle 14.45 con
l’accoglienza e si conclude alle
16.30 con la Messa. (Lu. S.)
anche del senso del vivere
nella sofferenza estrema. Il
poter offrire, nel momento
della morte, i sacramenti della
Riconciliazione, l’Unzione
degli infermi e l’ultima
Eucaristia, è far incamminare il
moribondo sul ponte che porta
alla morte della vita, alla vita
eterna. Con questo i parenti
non dovrebbero ostacolarlo
mai».
Dopo averci fatto esempi
di casi ospedalieri, don
Gianfranco aspetta da noi
delle domande. È riuscito a
fare della sua esperienza una
catechesi profonda. Non ci
sono domande perché ha già
detto tutto lui. Ci ha spiazzato.
Tutta la sua umanità e umiltà
sono state protagoniste. Don
Giacomo, attuale parroco di
Semogo, prima di benedire e
congedare i presenti, ammette
che quanto detto da don
Gianfranco è tutto vero. Lo
dice sia perché anche lui è
stato ammalato, sia perché si
premura di andare a trovare
gli ammalati del paese.
«Per ogni persona
ci dovrebbero essere
parole, silenzi e
discrezioni diverse.
Quanta fatica!».
sia entrare in questo nuovo
ruolo. Non ho avuto momenti
di formazione; ho dovuto
imparare da solo giorno
dopo giorno e ho dovuto
anche combattere con la mia
timidezza. Ora cerco di far
capire all’ammalato che Dio gli
è sempre vicino; che il tempo
della disgrazia può diventare
un momento di grazia; che
la sofferenza è una prova che
può diventare dono. Col tempo
gli ammalati riscoprono la
preghiera; il mio rapporto
con loro diventa più ricco di
semplicità, pazienza, fiducia
reciproca: un rapporto più
comprensivo».
Don Gianfranco è quasi
commosso quando scopre
questi stati d’animo. C’è tutta
la sua carica di umanità nello
svolgere il suo nuovo lavoro.
Si sente strumento di Dio.
Un battimano sincero rende
palese l’apprezzamento di
tutti. L’argomento poi cambia:
dalla malattia si parla della
guarigione e si arriva anche
a parlare della morte. «La
guarigione arriva talvolta
ben precisa e continuativa.
Un ringraziamento a Dio è
di dovere. Anzi, nella mia
esperienza in ospedale sono
proprio i giovani che sanno
ringraziare e ad ammettere
“poteva andare peggio”. Questo
significa che i giovani, di cui
si parla sempre in negativo,
sono quelli che si affidano con
più fiducia e speranza a quel
soprannaturale che neppure
conoscono. Il desiderio di
guarigione va aiutato con
parole persuasive. Non c’è solo
Tirano – Santuario
“Madre”: la Madonna
racconta la Passione
N
el percorso di preparazione alla Pasqua, il
Santuario della Madonna di Tirano propone una
serata culturale e meditativa. Domenica 4 marzo,
alle ore 21.00, all’interno dell’edificio sacro andrà
in scena lo spettacolo “Madre”, un racconto della Passione
di Cristo dal punto di vista di Maria, testimone del martirio
e martire al tempo stesso. Lo spettacolo viene così
presentato: «Portavoce del racconto – confessione della
madre, una sola attrice in scena guida e corpo della storia
ora attraverso le azioni fisiche, ora attraverso le parole e
il canto, per giungere alle più viscerali e indecifrabili note
del compianto. Un’alternanza di suoni ed eloquenti silenzi
ruotano intorno alla fredda pietra dell’altare del sacrificio
e accompagnano lo spettatore fin dentro il grembo stesso
del dolore». Lo spettacolo è stato elaborato da Carla Bino
a partire da una serie di scritti attribuiti a San Bernardo
di Chiaravalle. Adattamento e regia sono di Maria Rita
Simone ed Enrica Chiurazzi. Lo spettacolo è stato prodotto
da Crucifixus Festival di Primavera, il principale festival
di Teatro Sacro d’Italia che ha luogo ogni anno in Valle
Camonica nel periodo di Quaresima. (Lu. S.)
la guarigione del corpo, ma
anche una guarigione interiore
che talvolta è nascosta. Parlo
del valore della sofferenza
che si tramuta in guarigione
dell’anima. Chi capisce apre
il proprio cuore, ringrazia me
per ringraziare Lui, Dio. Ma il
momento più difficile è trovarsi
davanti a chi sta per morire. I
parenti fanno scudo, alzano un
muro tra me e il moribondo. Mi
sento dire “Se lei si fa vedere,
il nostro caro capisce che sta
morendo” e mi allontanano. Su
questo importante e particolare
momento sarebbe giusta una
collaborazione dei parroci
dei luoghi di provenienza dei
morenti. Si insegni a parlare
di morte; la morte fa parte
della vita. Tutti hanno il diritto
a fare una morte serena, in
pace soprattutto con Dio. Se
si fosse veramente cristiani,
non ci si preoccuperebbe
solo che il proprio caro non
soffra, ma ci si preoccuperebbe
«Non c’è solo la
guarigione del
corpo, ma anche
una interiore che
talvolta è nascosta».
Aggiunge anche un caloroso
ringraziamento per quanto
ricevuto in eredità a Semogo.
«Ho trovato un terreno solido,
fertile, ben seminato». C’è stata
la simbiosi di due sacerdoti che
in quel momento avevano a
cuore la stessa comunità, uno
l’ha amata, ma l’ama ancora;
l’altro la sta conoscendo e già
l’ama. Due sacerdoti sapienti
che riescono a far sentire la
presenza di Gesù tra noi. Il
grazie alla Madonna per la
serata è stata una decina di
Rosario sussurrata e detta con
il cuore.
Per la Comunità
A. N.
Roma
Lo scorso 19 febbraio si è svolta la festa
della Famiglia Valtellinese, alla quale ha
rivolto un saluto il cardinal Coccopalmerio
D
a 43 anni la Famiglia valtellinese di Roma organizza, nella capitale, la festa
enogastronomica dei Valtellinesi e dei Valchiavennaschi, dal forte valore
identitario. Un’occasione non solo per ricordare i sapori della propria terra
d’origine, ma anche per sostenere i convalligani ed i loro figli residenti a Roma.
Quest’anno si è svolta il 19 febbraio e sono state distribuite le borse di studio messe
a disposizione dalla Fondazione Credito Valtellinese. Alla serata erano presenti anche
Banca Popolare di Sondrio, la Casa vinicola Nera, il direttore del Centro provinciale
di documentazione dell’emigrazione Bruno Ciapponi Landi. La serata è avvenuta
all’indomani del Concistoro che ha visto l’ingresso del primo valtellinese al Sacro
Collegio: il Cardinale Francesco Coccopalmerio. Questi ha voluto partecipare alla
festa con un messaggio, letto dal presidente Marchettini: «Carissimi amici della
Famiglia Valtellinese, a motivo di noti eventi, non potrò quest’anno essere presente
alla tradizionale Festa prevista per il 19 febbraio. Desidero, allora, inviare a tutti i
convenuti un saluto particolare, carico di affetto. Sono molto legato alla cara Terra
di Valtellina, specialmente a Sernio e a Tirano. Ho l’onore di essere stato nominato
Cittadino onorario dì questi due Comuni. E il legame con la Valtellina significa legame
a tutti i Valtellinesi e oggi, di fatto, a quelli che risiedono e lavorano a Roma. Auguro
a tutti una giornata di gioia; di rapporti fraterni e di buona tavola. Come ci ricorda
un noto canto sacro: “Ubi caritas et amor, Deus ibi est”, sono convinto che nella
festa della Famiglia Valtellinese è presente il Signore. A Lui affido tutti voi e vi lascio
con un affettuoso e forte abbraccio». (Lu. S.)
Spettacoli
34 Sabato, 3 marzo 2012
✎ il telecomando |
Scelti per voi
Eastwood al cubo
La settimana propone tre capolavori
di C. Eastwood per adulti e da non
perdere:
Mystic River con S. Penn e T.
Robbins.2003.
“Un capolavoro assoluto, terribile nel suo pessimismo eppure
affascinante” per la regia e l’interpretazione. Tre amici
d’infanzia si ritrovano dopo molti anni coinvolti in un orribile
tragedia che riapre antiche ferite del passato…. Domenica
Rete 4, 21.30
Lettere da Iwo Jima, con K.Watanabe 2006. Dopo “The Flag
of our fathers” dove la battaglia di Iwo Jima è vista dal lato
americano in questo film viene raccontata, attraverso le
lettere scritte ai famigliari, la guerra vista dal lato giapponese.
Un bianco e nero strepitoso.
Sabato, Iris 21.00
Fino a prova contraria, con C. Eastwood, 1999. Un giornalista
dubita che un nero condannato a morte sia colpevole e
comincia ad indagare. I tempi sono stretti e gli ostacoli molti.
Un film in perfetto equilibrio tra suspence e impegno civile.
Sabato Rete 4, 21.15
Domenica 4. F.d. S., C5, 8,50. Il
Sermig di Torino. A sua immagine,
Rai1, 10,30. La valle dell’Eden,
R4, 15,05. Capolavoro con James
Dean. Scontro tra titani, It1, 21,30.
Film mitologico ben curato ed
interpretato. Mystic river, R4, 21,30.
Eastwood sempre grande (Vedi
scheda). La certosa di Parma, Rai1,
21,30. Miniserie con Rodrigo G.
Diaz. Dal romanzo di Stendhal
con la regia di Cinzia Th. Torrini
1° parte. Presa diretta, Rai3,
21,30. Poveri siamo noi. I passi
del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su
un monastero. Rabin-Arafat. Rai
storia, 21,00. Documentario.
Lunedì 5. La certosa di Parma,
Rai1,21,10. Ultima parte. Codice
Genesi, Rai3, 21,05. Un film
fantascientifico duro. Una terra in
preda ai predoni e una missione da
svolgere. Coinvolgente. L’ultimo
segreto di Hitler. Rai storia, 21,00.
Documentario. L’infedele, La7,
21,10. Attualità con Lerner.
di Tiziano Raffaini
Martedì 6. Quel mostro di suocera,
C5, 21,10. Commedia con Jane
Fonda, suocera insopportabile.
Provaci ancora prof. 4 Rai1, 21,10.
Fiction. Enrico IV, Tv2000, 21,25.
Film con M. Mastroianni. Le tre
sepolture, Rai movie, 21,00. Western
di e con T. Lee Jones. Ottimo.
Mercoledì 7. Il miracolo, Rai
movie, 17,50. Film di E. Winspeare.
Dopo un incidente Tonino
sembra aver acquisito un potere
miracoloso. Viaggio a…, R4,
21,10. 3° appuntamento tra fede e
ragione. Le apparizioni alle ghiaie
di Bonate. Chi l’ha visto, Rai3,
21,05. Prima pagina, Iris, 21,10.
Un film frizzante di B. Wilder con
J. Lemmon. L’era spaziale, Rai5,
21,15. L’uomo in orbita.
Giovedì 8. L’erba di Grace, La7,
14,05. Una commedia “esilarante”
irlandese. Il giovane Montalbano,
Rai1, 21,10. Ritorno alle origini.
Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità.
Il favoloso mondo di Amelie, La7d,
21,10. Una commedia garbata.
Venerdì 9. Oggi è già domani,
Rai movie 21,00. Una commedia
sentimentale con D. Hoffman e E.
Thompson. Bravissimi. Robinson
Rai3 21,05. Un nuovo programma
di attualità condotto da L.
Costamagna. I 100 passi, Rai storia,
21,00. Film su Peppino Impastato
ucciso dalla mafia. Zelig C5, 21,10.
Varietà. Proof- la prova, La5, 21,10.
Film drammatico con G. Paltrow.
Sabato 10. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa.
Tv Talk, Rai3,14,55. Programma
di critica televisiva. Ulisse, Rai
3, 21,10. Le meraviglie della
Roma cristiana. H.P e il princie
mezzosangue, It1, 21,10. Film per
famiglie. Giacobbe, Tv2000, 21,20.
Film biblico, 1° parte. Lettere da
Iwo Jima, Iris, 21,00. La storia vista
dal lato giapponese, un bellissimo
film di C. Eastwood. Fino a prova
contraria, R4, 21,15. Di e con C.
Eastwood un thriller sui diritti civili.
Il successo della rassegna all’Astra di Como
La città senza (quasi) più sale
riscopre il gusto del Cinema
S
uccede quando meno te lo
opera di giovani talenti spesso esordienti,
Si è conclusa sabato
aspetti. A Como, dove negli
usciti da scuole prestigiose, cui è stata data
25 febbraio la settima
ultimi quindici anni otto
fiducia e che hanno saputo ripagarla. Fanno
cinema su dieci hanno chiuso,
edizione del Festival del il paio per qualità e interesse i titoli fuori
stiamo a dieta cinematografica per
concorso, inclusa un’anteprima nazionale
Cinema Italiano che ha (Qualche nuvola di Saverio di Biagio)
360 giorni circa, rassegnati ai titoli da
grandi incassi propinati dai multisala.
portato in città diversi selezionati sapientemente dai curatori
Dieta ma non digiuno, perché per
mescolando abilmente titoli più impegnativi
attori e registi
fortuna qualcosa durante tutto l’anno
(tra gli altri, Cavalli di Michele Rho, I baci
in città c’è – penso ai Lunedì del
mai dati di Roberta Torre, Il mio domani
cinema Gloria (ora gestito dal Circolo Arci) o al Cineforum
di Marina Spada), con commedie divertenti e di gusto
dell’Astra, fino all’anno scorso organizzato dal compianto
(Missione di pace di Francesco Lagi, La kryptonite nella
don Enrico Malinverno.
borsa di Ivan Cotroneo, Mozzarella Stories di Edoardo De
Poi, a metà febbraio si prepara un ricco banchetto di film:
Angelis, Scialla! di Francesco Bruni).
il Cinema Italiano approda a Como, con sette giorni di
Infine, ciò che rende un Festival diverso da una semplice
proiezioni, un concorso Rivelazioni e incontri con gli artisti.
rassegna o da un cineforum: la possibilità di incontrare
Giunto alla settima edizione e terminato domenica scorsa,
registi, attori e sceneggiatori per soddisfare le curiosità sui
il Festival è realizzato a cura di Dreamers, la Scuola Cine
film appena visti, in un’atmosfera rilassata e conviviale,
Video Como diretta da Paolo Lipari in collaborazione con
che permette di conversare non solo sui meriti artistici di
la Cineteca Italiana di Milano, il supporto della Camera di
ciascuna pellicola, ma anche sullo stato di salute del cinema
Commercio e della Provincia di Como.
come industria di produttori, distributori e biglietti staccati
È difficile fissare in poche frasi i momenti fondamentali di
al botteghino. Una semplice decorazione d’edera, qualche
una settimana così intensa e interessante. Partiamo dalla
poltroncina in più sul palco e la sala cui siamo abituati si
cornice: il nostro amato cinema Astra, con il suo aspetto
trasforma nella scenografia perfetta per incontri stimolanti
rétro, la sala raccolta con la balconata ha affascinato più
con ospiti provenienti da tutta Italia. È un piacere non solo
di un regista e riunito un pubblico numeroso, partecipe
per il pubblico, ma anche per i registi alternatisi sul palco
ed esperto. Un bel contenitore per un ottimo contenuto:
dell’Astra, molti dei quali hanno ringraziato per le domande
la qualità dei titoli in concorso per quest’anno - quattro
appropriate e i commenti sempre puntuali.
drammi (La strada verso casa, Appartamento ad Atene,
Completano il quadro due eventi speciali, ghiottoneria
Maternity Blues e Isole) e una commedia (Cara, ti amo…),
per un pubblico di specialisti ma adatti anche ai semplici
Azione
commedia
appassionati: la presentazione del volume e del DVD
C’era una volta in Italia, curato dalla Cineteca Italiana,
che raccoglie l’opera della fotografa e documentarista
Marcella Pedone, e l’omaggio alla diva Alida Valli, comasca
d’adozione, con la proiezione del classico dell’horror
anni Sessanta Occhi senza volto di Georges Franju e la
presentazione del volume biografico Alida Valli. Gli occhi, il
grido del giornalista chiavennasco Nicola Falcinella.
Sabato sera il pubblico ha decretato la vittoria: con una
media di punteggio di 4,5 su 5, Appartamento ad Atene
dell’esordiente Ruggero DePaola si aggiudica il concorso
Rivelazioni. Speriamo che il premio gli sia di augurio per
una buona distribuzione e per il successo nelle sale. In
concomitanza alla premiazione, un commovente omaggio a
Don Enrico, ripescato dai filmati d’archivio dell’edizione del
Festival 2010: burbero e fintamente arrabbiato, si congratula
per il pubblico numeroso alla serata di apertura, anche se
vorrebbe vederne “un po’ di più durante la programmazione
ordinaria dell’Astra.” Non possiamo che associarci a questo
invito, nella speranza che il cinema ritrovi a Como il posto
che merita, a partire da eventi come il Festival appena
trascorso.
MARIA CARLA ZIZOLFI
drammatico
drammatico
oratori
Mission Impossible 4
50 e 50
Villaggio di cartone
L’arte di vincere
Altre sale della comunità
Tornano le avventure dell’agente Ethan
Hunt (Tom Cruise) alle prese con il
rischio di una guerra nucleare. Per
la prima volta l’agente condividerà la
leadership delle operazioni impossibili
col suo nuovo ‘allievo’ Jeremy Renner.
La vita del ventisettenne Adam scorre
tranquilla, forse fin troppo. A complicare
le cose arriva la peggiore delle notizie: è
malato di cancro. Un film che utilizza il
tono della commedia, dove non mancano
scene divertenti, per raccontare un
dramma.
Il film nella sala della comunità di
Menaggio dal 2 al 7 marzo
Un parroco, una chiesa, un’impresa
di traslochi. Al centro l’arrivo di un
gruppo di immigrati clandestini.
L’ultimo lavoro di Ermanno Olmi.
VAL. ACEC: Consigliabile/dibattiti.
Il film è in programma all’Astra di
Como dal 5 al 7 marzo.
Il 6 marzo nella sala della comunità
di Chiavenna.
Gli Oakland Athletics sono una buona
squadra di baseball che però non può
competere con i budget stratosferici di
altre. Fino a quando deciderà di puntare
sul nuovo sistema di scelte, basato su
principi economici, del giovane Peter
Brand.
Il film andrà in scena nella sala di
Menaggio dal 2 al 6 marzo.
Sabato 3 marzo all’oratorio di
Maslianico andrà in scena il film
“Miracolo a Le Havre”.
Nella Sala gialla della parrocchia di
Albate, sabato 3 marzo, andrà in
scena il film “We want sex”.
Sempre sabato 3 marzo a Lipomo andrà
in scena la commedia dialettale “La
Pellizza Silver Blù”.
Il film andrà in scena nella sala
della comunità di Livigno l’1, 2 e
4 marzo.
Lettere e Rubriche
Sabato, 3 marzo 2012 35
❚❚ Lettere al direttore.
Emergency tra... emergenza e politica
Ospitiamo la replica di Pierangelo Melgara alla lettera
di Federico Gusmeroli apparsa sull’ultimo numero del
Settimanale
opo aver letto la lettera di Gusmeroli, il primo pensiero
è stato che oggi quasi mai c’è la volontà di capire che
cosa l’altro vuole comunicare. Infatti, bastava leggere
senza pregiudizi il mio articolo per aver chiaro che, se è vero
- e lo ribadisco - che l’ideologia di fondo di Emergency è che
l’uomo è capace di essere buono anche facendo a meno di
Dio, contando sulle sole sue forze, questa ideologia non è solo
di Emergency, ma di quanti anche in passato hanno avuto la
stessa pretesa di liberare e salvare l’uomo, eliminando Dio dal
suo orizzonte. Lo ha ricordato ancora il Papa all’Angelus di
domenica scorsa: “La tentazione di rimuovere Dio, di mettere
ordine da soli in se stessi e nel mondo contando solo sulle
proprie capacità, è sempre presente nella storia dell’uomo”.
So bene che “Strada non ha parlato di Dio, di religioni, di fedi”,
ma non è questo il rimprovero che gli muovo. Guardando
però alle opere, allora vedo che, se è vero che Emergency
cura chiunque sia ferito, c’è tuttavia quel “ma” che già
credevo di avere sufficientemente argomentato: Emergency
è politicizzata e questo spesso influisce sui suoi giudizi e
sulle sue azioni. Nel 2008, quando il Tribunale internazionale
de L’Aja condannò Omar al Bashir, presidente-dittatore del
Sudan, per crimini contro l’umanità, cosa disse Strada?
«La storia del genocidio è un’invenzione totale. In Sudan
e Darfur ci sono grossi problemi umanitari. È in corso una
D
● Si riconosca il
contributo delle donne
nella società
guerra tribale ma nessun genocidio. Un genocidio non ti può
sfuggire fisicamente. Come fai a non vedere 50mila morti?».
Peccato che negli anni precedenti nel Sud Sudan, oggi
indipendente, quel dittatore aveva fatto massacrare almeno
due milioni tra cristiani (molti furono crocifissi) e animisti;
e, proprio mentre lui parlava, nella regione del Darfur era
in atto un vero e proprio genocidio del popolo Fur con oltre
400.000 morti. Nello stesso articolo (Corriere della sera, 11
marzo 2009), Strada sosteneva l’idea che il Tribunale de L’Aja,
a cui il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva dato incarico
di condannare l’autore delle violenze compiute in Dafur,
fosse sostanzialmente delegittimato, per non aver assunto
analoghe iniziative contro George W. Bush per le violenze
in Iraq, o Ehud Olmert per i massacri dei civili a Gaza, o
Vladimir Putin per i crimini di guerra commessi in Cecenia.
E, se è vero che in Afghanistan per operare Emergency deve
intrattenere rapporti anche con assassini spietati e curarli
senza consegnarli alle autorità afghane, non è però lecito
considerare onorevole questa equidistanza: si dovrebbe
quantomeno esprimere il dispiacere di esservi costretti dalle
circostanze. Invece, Marco Garatti, uno degli uomini di punta
di Emergency, ha sostenuto che «per noi un attentatore
suicida non è peggio o meglio di chi scarica bombe, perché
entrambi fanno morti». Emergency non si è mai schierata al
fianco dei talebani, ma le sue denunce e dichiarazioni sono
sempre state contro gli Usa e il governo di Kabul. Un esempio?
Ha denunciato i gravissimi crimini di guerra perpetrati dalle
● Per la perseveranza
dei cristiani
perseguitati
forze della coalizione, ma mai accennato ai civili utilizzati
come scudi umani dai talebani.
Insomma, negli atteggiamenti e nelle scelte di Strada c’è
un’evidente ambiguità, dettata dal suo retroterra culturale
sessantottino, visceralmente antiamericano, anticapitalista
e antimperialista. E, riconoscere questo suo strabismo, non
significa essere pro-capitalismo e pro-imperialismo, ma
cercare solo di vedere le cose come stanno e di dare loro
il nome che meritano, anche se non è politically correct
prendere di mira il feticcio della sinistra più radicale.
E infine: quando Gino Strada e i suoi vengono arrestati,
succede un putiferio anche mediatico e, alla fine, vengono
rilasciati. Non che me ne dispiaccia, ma noto con dolore
che, al contrario, il trattamento riservato a molti missionari
cristiani è del tutto differente, tanto che ogni anno in tutto
il mondo, quasi nel più totale silenzio e disinteresse delle
istituzioni ufficiali, centinaia di loro sono uccisi in odium fidei,
cioè per il solo fatto di essere cristiani.
PIERANGELO MELGARA
Lettere al direttore
posta
fax
mail
● Per uno stile
di vita
più sobrio
Viale Cesare Battisti,8 - 22100 Como
031.3109325
[email protected]
■ Ricordo
40 anni fa la scomparsa
di don Pietro Bormetti
Apostolato della preghiera C
marzo 2012
Intenzione generale
Intenzione missionaria
Si riconosca il contributo
delle donne nella società.
S
iamo purtroppo eredi di una storia di
enormi condizionamenti che, in tutti i tempi
e in ogni latitudine, hanno reso difficile il
cammino della donna, misconosciuta nella sua
dignità, travisata nelle sue prerogative, non di
rado emarginata e persino ridotta in servitù.
Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se
stessa, e ha impoverito l’intera umanità di
autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe
certamente facile additare precise responsabilità,
considerando la forza delle sedimentazioni
culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato
mentalità e istituzioni. Ma se in questo non
sono mancate, specie in determinati contesti
storici, responsabilità oggettive anche in non
pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio
sinceramente. Tale rammarico si traduca per
tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata
fedeltà all’ispirazione evangelica, che proprio sul
tema della liberazione delle donne da ogni forma
di sopruso e di dominio, ha un messaggio di
perenne attualità, sgorgante dall’atteggiamento
stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti
nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti
delle donne un atteggiamento di apertura, di
rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava
così nella donna la dignità che essa ha da sempre
nel progetto e nell’amore di Dio.
(Giovanni Paolo II, Lettera alle donne,
giugno 1995)
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
Sede (direzione, redazione
e amministrazione):
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dei vescovi
Per la perseveranza
dei cristiani perseguitati.
n. 20059226 intestato a:
Il Settimanale della Diocesi di Como
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Stampa:
A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc)
Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
D
Per uno stile di vita
più sobrio.
opo la generazione
degli Apostoli, i martiri
acquistano un posto di
primo piano nella considerazione
della Comunità cristiana. Nei
tempi di maggiore persecuzione,
il loro elogio rinfranca il faticoso
cammino dei fedeli e incoraggia
chi è in cerca della verità a
convertirsi al Signore. […] La vera
imitazione di Cristo è l’amore,
che alcuni scrittori cristiani
hanno definito il «martirio
segreto». A tale proposito san
Clemente di Alessandria scrive:
«Coloro che mettono in pratica
i comandamenti del Signore
gli rendono testimonianza in
ogni azione, poiché fanno ciò
che Egli vuole e fedelmente
invocano il nome del Signore».
Come nell’antichità anche oggi
la sincera adesione al Vangelo
può richiedere il sacrificio della
vita e molti cristiani in varie
parti del mondo sono esposti
a persecuzione e talvolta al
martirio.
(Benedetto XVI, Angelus
26.12.2011)
L’
itinerario
quaresimale,
nel quale siamo
invitati a contemplare
il Mistero della Croce,
è “farsi conformi alla
morte di Cristo” (Fil
3,10), per attuare una
conversione profonda
della nostra vita:
lasciarci trasformare
dall’azione dello Spirito
Santo, come san Paolo
sulla via di Damasco;
orientare con decisione
la nostra esistenza
secondo la volontà di
Dio; liberarci dal nostro
egoismo, superando
l’istinto di dominio sugli
altri e aprendoci alla
carità di Cristo.
(Benedetto XVI,
Messaggio per la
Quaresima 2010)
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Questo giornale è associato
alla FISC (Federazione
Italiana Settimanali
Cattolici) e all’USPI
aro Direttore, il prossimo nove marzo
si compiono quarant’anni dalla morte
di don Pietro Bormetti, arciprete di
Chiavenna dal 1928 al 1969, dopo essere
stato parroco per quindici anni di Rasura.
è un caro dovere ricordarlo. Un sacerdote
che ha incarnato il Vangelo. Un pastore
tutto e sempre per la sua gente, perché tutti
potessero incontrare il Signore. Ci sono alcune
cose che hanno determinato gli anni della
vita di una persona. Ci ha condotti, ancora
piccoli di prima elementare, seguendo le sagge
indicazioni di Pio X, alla Eucaristia. Ci ha
insegnato la confessione settimanale. Ci ha
educato al senso di responsabilità guidandoci
a una virtù sobria e forte. Ci ha introdotti
nella conoscenza della parola di Dio e ci ha
aperto le strade della Liturgia. In maniera non
formale, ci ha insegnato a capire vivendolo
l’anno liturgico, con la sua passione per il
movimento liturgico che andava scuotendo
l’Italia religiosa. Così ci ha predisposti ad
accogliere e condividere i passi in avanti del
Concilio Vaticano II che raccoglieva nella
Liturgia il patrimonio di secoli per proiettarci
a vivere sempre meglio il cammino della
Chiesa. Non formalismi di date, ma sostanza.
è bello ripensare la sua sobrietà nel vivere
una decorosa povertà, così come la sobrietà
del parlare, come il rispetto nel trattare le
persone. Scrupoloso negli orari. Puntualissimo
sempre. Ci soccorre il ricordo della sua
preparazione culturale mai interrotta. È lui
che ci ha insegnato, citando il cardinale belga
Mercier, che “esistono i libri per le ore e quelli
per i dieci minuti”. Ci ha educati ad amare la
Chiesa, il Papa e il Suo magistero. In tempi
di dittatura ci ha fatto amare la libertà e ci
ha guidato a diventare cittadini. Aveva anche
lui qualche difetto: se no, che santo sarebbe!
Un prete che resta ancora modello. A noi preti
insegna la preghiera, l’austerità, il servizio,
l’obbedienza, lo stile anche nel vestire, la sana
e santa purezza.
don Titino
(Unione Stampa Periodica Italiana)
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