della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 3 marzo 2012 - € 1,20 Italia 5 Europa 9 6 Como 16 Chiavenna La famiglia resta al primo posto Grecia: «Il popolo soffre e non capisce» Minori: il diritto di essere accolti Un incontro di percorsi e... famiglie resentata in UniP versità Cattolica un’indagine condotta al presidenIcia,intervista te dei vescovi di Gremons. Francesco l Coordinamento coIaccoglienza masco delle realtà di per minori iverse realtà si sono D trovate a confronto, per riflettere sul valore in 48 Paesi. Editoriale Primavere d’Italia Papamanolis. ha una nuova guida. 30 della famiglia. Azzardo. Giocare con la vita di don Angelo Riva I l governo Monti ha tagliato il traguardo dei primi cento giorni, e sul suo conto fioccano le pagelle. Cose buone e cose meno buone, pareri legittimamente divergenti. Su un punto, però, possiamo essere tutti d’accordo (a cominciare dal diretto interessato): un governo “tecnico” (o “di tecnici”) non può essere la normalità, può valere come misura d’emergenza, come provvisione di salute pubblica, ma poi largo di nuovo ai “politici” e alla politica. Non che manchi di legittimazione politica (ha comunque ottenuto la fiducia dal Parlamento), tuttavia un governo tecnico è necessariamente “a tempo”. E l’incipiente primavera – tempo elettorale per definizione – già profuma di una rinnovata voglia di politica. Tornino i voti, verrebbe da dire. Vedremo quando tutto questo andrà in scena (probabilmente nel 2013). In attesa però che si ripassi la mano ad un esecutivo politico, sostenuto da una maggioranza uscita dalle urne, siamo debitori al governo Monti di un paio di apprezzamenti. Il primo riguarda lo stile. Dopo anni di politica urlata, questo governo ci sta restituendo il gusto della politica educata. Qualcuno (Aldo Cazzullo sul Corriere) ha ironizzato sul bon ton un po’ stucchevole della compagine governativa, che la fa talvolta assomigliare a un algido consiglio di facoltà. Forse che il garbo non è più una virtù? O che ci debba spiacere un governo che predilige i toni pacati, parla con tutti, ricerca le più larghe intese? Sarà la storia a dirci se l’essere noi arrivati fin sul ciglio del baratro non sia per caso da ascrivere proprio a quel clima di inimicizia civile che la classe politica tutta ha irresponsabilmente fomentato in questi anni, determinando una condizione di stallo al limite dell’ingovernabilità. Di certo ora si respira un’aria nuova, almeno un po’ svelenita. Monti - ed è il secondo apprezzamento - ci sta ridando anche il senso della politica del fare. Riforme che per anni hanno dormito nei cassetti dei ministeri, attorcigliando polemiche verbali sfiancanti e senza costrutto, hanno visto improvvisamente il varo. Non va tutto bene, intendiamoci, e sul merito delle manovre ci sarebbe parecchio da eccepire (specie nei confronti delle fasce più esposte). Però il gusto di un governo che finalmente “fa”, ce lo teniamo. Certo, sarebbe pericoloso il fare senza idee, ma ancora peggio la politica dell’immobilismo ideologico, dei veti incrociati e della reciproca criminalizzazione. E allora avanti così, adesso, e poi tornino i voti, al più presto. Perché senza i polmoni delle idee – soprattutto delle grandi idee –, una politica solo del fare avrebbe le gambe corte, e finirebbe presto o tardi in apnea. Vogliamo tornare a discutere di libertà e di solidarietà, di giustizia e di bene comune. Torni dunque l’ossigeno delle idee nei polmoni della politica. Ma, per favore, senza il catrame della rissa e senza la melma dell’inconcludenza. «Una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli promettendo molto e sdradicando moltissimo, non di rado tutto». Con queste parole il cardinal Bagnasco ha concluso il convegno su “Gioco d’azzardo e usura” svoltosi la scorsa settimana nel capoluogo ligure. Una piaga sociale che ha raggiunto livelli di grande preoccupazione e sollecita le coscienze. 3 Italia 4 Nuova Imu: il fine di lucro discrimina l’applicazione Cultura 9 L’avvio di una nuova rubrica dedicata al cinema Como Alla riscoperta delle Ferrovie dimenticate 19 Alta Valtellina 31 Teleriscaldamento: interesse internazionale LIBRETTO BENEDIZIONI S ono La famiglia: il lavoro e la festa disponibili i libretti per la benedizione delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. È possibile effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00. 2 Sabato, 3 marzo 2012 Idee e opinioni N ✎ L’opinione | ei giorni scorsi la fisica è tornata a fare notizia sulle testate giornalistiche maggiori e sui telegiornali delle prime reti nazionali: la sensazionale notizia diffusa il settembre scorso, secondo cui erano state fatte misure della velocità dei neutrini superiori alla velocità della luce, viene ora smentita, adducendo l’errore di misura alla presenza di un’anomalia nelle sofisticate strumentazioni usate per realizzare la misurazione della velocità di queste particelle così leggere e sfuggenti. Insomma, sembra proprio che questi neutrini, particelle neutre molto leggere che interagiscono con la materia in maniera molto debole, e dunque sono molto difficili da “vedere”, si muovano con una velocità inferiore a quella della luce, anche se la notizia data alcuni mesi fa ha fatto restare l’intero mondo della ricerca con il fiato sospeso per le conseguenze sconvolgenti che tale misurazione, se fosse stata di Alberto Dolcini Neutrino più veloce della luce! O forse no... confermata da ulteriori dati, avrebbe portato. Infatti, lo scorso mese di settembre l’opinione pubblica era stata sconvolta dalla notizia, data con moltissima cautela dal gruppo di ricercatori responsabili dell’esperimento, ma ripresa con grande evidenza dalla stampa, secondo cui alcuni risultati ottenuti dall’esperimento OPERA (collaborazione tra i laboratori del CERN di Ginevra e quelli italiani del Gran Sasso, situati nei pressi di L’Aquila) mostravano che la velocità con cui queste particelle percorrevano la distanza che separa il CERN dal Gran Sasso (730 km circa) era superiore alla velocità della luce. La portata di tale risultato sarebbe stata rivoluzionaria, andando a mettere in dubbio perfino la teoria della relatività di Einstein, secondo la quale nessun oggetto può viaggiare più veloce della luce. Accurate verifiche e nuove prove sperimentali sono state effettuate in questi mesi fino alla notizia di pochi giorni fa che metteva in evidenza la possibile presenza di un’anomalia all’interno della strumentazione di misurazione utilizzata. Tuttavia, i ricercatori hanno programmato ulteriori misurazioni per maggio, per avere un maggior numero di dati su cui confrontarsi e capire se e dove c’è realmente stato un errore. Di fronte a notizie di questo tipo, che trovano, seppur per pochi giorni, grande eco sui giornali e nei palinsesti televisivi, può sorgere l’interrogativo riguardo al senso e all’opportunità di tutta questa attività di ricerca; agli occhi dei più essa risulta una realtà distante, sconosciuta, forse anche inutile. Che vantaggio può trarre l’uomo contemporaneo, così immerso nei suoi affari e trafelato da mille impegni, dal conoscere la velocità dei neutrini? Che differenza può fare la validità o meno della teoria della Relatività per la vita di tutti i giorni? Di fronte ad interrogativi di questo genere, si può affermare che, se è vero che la ricerca di base, come lo studio portato avanti dalla fisica delle particelle, non produce ricadute o vantaggi immediati per l’uomo (escludendo tutti i miglioramenti di cui beneficia la tecnologia elettronica e meccanica contenuta negli immensi apparati sperimentali usati in questi esperimenti), essa tuttavia resta la testimonianza di quel profondo anelito che abita il cuore dell’uomo da sempre e che lo apre ad indagare la realtà che lo circonda alla ricerca della verità. Lo scienziato che porta avanti i suoi esperimenti è anzitutto un uomo che ricerca il senso della propria esistenza e lo fa attraverso il suo scrutare, attraverso la scienza, il mistero della realtà, così complessa ma anche così tremendamente affascinante. spigolature | di Stefano Novati Homo oeconomicus e buone pratiche L a moneta [...] è stata in dal Vescovo Diego, creano La via per riscoprire il primo luogo inventata dipendenza e generano bugiarde valore di una vita buona? per gli scambi; il suo illusioni. Eppure, scomodando Non ricchezza e potere uso naturale e primo è Shakespeare, c’è qualcosa che dunque di essere utilizzata e ancora non torna in quella ma una quotidiana lotta spesa negli scambi. Pertanto è contro tentazioni di avidità che dovrebbe esser la via in sé ingiusto ricevere un prezzo d’uscita da questa “cadaverica e accumulo, avarizia e per l’uso del denaro prestato immensità della notte buia”: sperpero. Come? Mettendo il capitalismo finanziario (Tommaso d’Aquino, Summa in campo la virtù theologiae). non solo ha letteralmente Il denaro non genera denari. rovesciato le priorità elementari Nummus non parit nummos. La schiettezza e il dell’homo oeconomicus, ossia la priorità del lavoro parlar chiaro del Dottore Angelico potrebbero essere (inteso nell’ampio senso dell’attività dell’uomo come sufficienti per decifrare l’economia dei nostri giorni. magistralmente esposto nella Laborem Exercens di Ritornate subito a quanto avete appena letto; in effetti Giovanni Paolo II) sul capitale, ma addirittura utilizza potrei fermarmi qua, vero? Certo, gli insegnamenti di il debito come strumento primario di ricchezza. San Tommaso riguardo i prestiti fruttiferi andrebbero Come può, infatti, uno Stato europeo, senza far nomi, approfonditi, ma non è questo il momento, per ora, di pagare il 7% di interessi sul debito quando quei soldi affrontare l’antica diatriba sulla liceità dell’interesse, investiti in attività reali, rendono l’1%? È necessario sullo sconfinamento nell’usura, sulle profonde e uno sforzo sovraumano immediato che nell’attuale interessantissime differenze tra la finanza cristiana contesto mondiale è impensabile. Ma veniamo a noi, al medievale, ebraica e islamica. Di fronte a queste parole nostro quotidiano. Cosa possiamo fare oltre a forzare inequivocabili possiamo però ben scorgere sia le cause noi stessi nell’apprendimento di qualche concetto di di questa possente crisi del capitalismo occidentale sia economia politica? Oltre a insistere perché, finalmente, una sua potenziale soluzione generale: il ritorno della nei licei, classico e scientifico, si attivino corsi ad hoc finanza al servizio dell’economia reale e la rinuncia di economia? Oltre a pretendere che nei Seminari, ai volontaria delle economie mondiali a congegni e nostri futuri preti, vengano presentati i principi base contratti speculativi estremi che, come quei giochi del vivere economico illuminati dalla sempre attuale d’azzardo recentemente portati alla nostra attenzione Dottrina Sociale? Se è vero che, come sentiamo ripetere ossessivamente intorno a noi, il più importante criterio di misura della vita buona sia la ricchezza e il potere che essa porta con sé, siamo di fronte a una richiesta alta e difficile, perché mette in gioco personalmente noi stessi e ci chiede di andare controcorrente: non possiamo cambiare ciò che è accaduto, possiamo solo fare delle scelte diverse e migliori, perché è proprio all’intero di una crisi che esiste una possibilità per il risveglio del cittadino rispetto al consumatore. Partiamo da qui, dalle nostre case, dalle nostre scelte personali, familiari, sul posto di lavoro, in parrocchia, riscopriamo la buona pratica dell’esame di coscienza e alleniamoci strenuamente, favoriti dal periodo quaresimale, nella lotta contro le tentazioni di avidità e accumulo ma anche contro quelle di avarizia e di sperpero, in definitiva contro quello che John Maynard Keynes, celebre padre della macroeconomia, definì come l’umano “desiderio morboso della liquidità”. Nel mezzo sta la virtù. ◆ L’innocuodi don angelo riva No-Tav, fra tragedia e demagogia N on sono mai riuscito a capire le vere ragioni del movimento No-Tav nella sua arcigna e tracotante opposizione al progetto dell’alta velocità sulla tratta ferroviaria Torino-Lione che transita per la Val Susa. Tutte le volte che ho cercato di approfondire la questione, me ne sono tornato con le pive nel sacco: argomenti francamente deboli, più di pancia che di testa, orgogli valligiani a profusione e campanilismi un po’ retrò. Il tutto – si noti – anche al netto di strumentalizzazioni ideologiche soffiate ad arte dall’ala dura del movimento, centri sociali e movimenti anarco-insurrezionalisti. Conoscendo però un po’ la popolazione valsusina – gente di montagna fiera e schietta, che ha saputo nel tempo assorbire le ondate dell’immigrazione industriale del comparto torinese –, e valutando la dimensione genuinamente popolare della protesta – che ha coinvolto giovani, famiglie, associazioni –, mi sono sempre ritirato in buon ordine, nella convinzione che qualche buona ragione, a me sconosciuta, ci dovrà pur essere, nascosta da qualche parte. Adesso però che c’è quasi scappato il morto (mentre andiamo in pagina un manifestante, Luca Abbà, versa in gravi condizioni dopo esser volato giù da un traliccio dell’alta tensione), qualche riflessione in più si impone. Non tanto – non ne sono capace – sul valore del progetto TAV, che oscilla in bilico fra nostalgie bucoliche di una natura intemerata e incontaminata e le ferree logiche del business Alta-Velocità (che pure dovrebbe voler dire sviluppo, crescita, occupazione per molti…). Neanche sul delicato equilibrio fra diritto di protesta ed esigenze di ordine pubblico – anche su questo sarebbe meglio sentire un esperto. Mi riferisco invece alla necessità di tenere al guinzaglio il demone dell’aggressività, specie quando viene attizzato col lanciafiamme dell’ideologia, e nutrito di istinti sfascisti e barricaderi. In questo chi soffia sul fuoco, all’interno del movimento No-Tav, porta una responsabilità mol- to grande, e l’ala moderata e ragionevole del movimento farebbe bene a intraprendere una reazione immunologica, per espellere il virus dal suo interno. Mi riferisco anche alla necessità di mantenere ben distinti il senso umano e cristiano di pietà per una giovane vita, che rischia di vedere i suoi giorni falciati per sempre, da indebiti processi di mistificazione ad uso e consumo della propaganda ideologica. Tempo fa mi fu chiesto se fossi d’accordo sulla intitolazione di una via a Carlo Giuliani, il giovane morto a Genova in piazza Alimonda durante i disordini del G8. Risposi che per questo ragazzo, e per la sua famiglia, provavo molta sofferenza e molta comprensione, ma non certo ammirazione tale da giustificare l’intitolazione di una via. E soprattutto nessuna stima per quanti gli avevano iniettato in vena il virus dell’ideologia violenta, camuffato da promessa di una società più giusta. Venne giù il finimondo. Ma qualcosa mi dice che non avevo poi tutti i torti… Attualità Sabato, 3 marzo 2012 Il gioco d’azzardo: promette e sradica I l gioco d’azzardo è «una piovra che allunga i suoi mortali tentacoli promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto». Così l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha concluso il convegno su “Gioco d’azzardo e usura” che si è svolto la scorsa settimana nel capoluogo ligure. Il porporato ha parlato di «una vera emergenza sociale, perché quando si bruciano le risorse, inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere e, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per i propri cari». Si tratta di un fenomeno che «fa parte del post moderno, di una fase culturale in cui la mancanza di punti di riferimento fa scattare altri miti». Il cardinale ha anche ricordato che «in Italia ci sono 1 milione e 800 mila giocatori a rischio, e tra questi 800 mila sono da considerarsi “malati” perché giocatori patologici e compulsivi, e che nello scorso anno sono stati bruciati circa ottanta miliardi, quasi il doppio della manovra “Salva Italia” del Governo Monti». Il cardinale ha parlato dell’esigenza di una «cultura più umana e di una società educante» ricordando «una verità che oggi spesso viene non solo disattesa, ma anche negata, ossia che siamo legati gli uni gli altri, e che ogni comportamento personale ha risvolti anche sul piano sociale, ricade prima o dopo su tutti». Per questo «un primo rimedio da invocare per noi e per il Paese è una cultura diversa da quella che viene mediata continuamente e nette, un fenomeno che risucchia milioni di che respiriamo; una cultura che euro ogni anno, che distrugge persone, rovina non ci è estranea ma che dobbiamo famiglie, ingrassa gli usurai e il mercato dello tutti richiamare alla coscienza». strozzo, inducendo a dipendenza compulsiva Il cardinal Bagnasco ha parlato di centinaia di migliaia di persone insospetta«storture culturali ed educative bili», aggiunge sempre D’Urso, il quale, nelle che, se non riprese e corrette con scorse settimane, ha proposto la costituzione decisione e unitariamente, coltivano di una sorta di “cartello”: “Insieme contro il illusioni devastanti a cui seguono gioco d’azzardo”. Si tratta di un programma infelicità e depressione non solo dei di prevenzione e di formazione con protosingoli – soprattutto delle giovani colli di assistenza e cura per i disturbi e le generazioni – ma della società complicanze che vengono diagnosticate cointera». Tali storture «sono quelle me conseguenze del gioco d’azzardo patolonote del mito della vita facile e gico. «Ci rivolgeremo alle agenzie educative gaudente, come se la disciplina, la – conclude D’Urso – in particolare alle famifatica e l’impegno quotidiano fossero glie, alla scuola e alla Chiesa, riproponendo cose superate, d’altri tempi, magari alla loro riflessione le parole che già all’inizio oggetto di irrisione». Al contrario dell’anno il cardinale Bagnasco aveva speso «l’opera educativa aiuta ad una presa sul gioco d’azzardo, definendolo “una nuova di coscienza serena e onesta di se droga da cui bisogna guardarsi con grande stessi, delle proprie capacità, senza determinazione e consapevolezza”». depressioni e senza presunzioni; allena ad avere la misura delle cose, anche delle aspettative». Da qui l’appello affinché «la famiglia non sia lasciata sola dalla società, né nel compito educativo né nelle sue dinamiche interne che devono trovare – all’occorrenza – delle interlocuzioni appropriate» e l’auspicio che sia «l’intera società a diventare educativa. La falsità sistematica di certe pubblicità – ha concluso – è forma delittuosa che uccide il modo corretto di pensare ed agire: è un attentato alla nostra società». Nel medesimo incontro Maurizio Fiasco, sociologo della “Consulta nazionale della Fondazione antiusura”, ha sottolineato che «il gioco d’azzardo di massa è una perdita secca per tutti». Lo psichiatra mi sembra deterrente sufficiente a Giorgio Schiappacasse ha detto limitare comportamenti inappropriati. che «Stiamo avvelenando il futuro In un periodo difficile come l’attuale, dei giovani: il gioco d’azzardo si l’illusione di cambiare vita con “un colpo basa su di una finanza drogata, che di fortuna” coinvolge una fascia sempre non produce beni spendibili dalle più ampia di persone. Dobbiamo sentire generazioni future. Si combatte il tutti il dovere di aiutare chi si trova a fenomeno con azioni concrete di confrontarsi con questa emergenza cambiamento e un’alleanza educativa sociale, specie quando non ne abbia collettiva». Matteo Iori, presidente la consapevolezza. La dipendenza da del “Coordinamento nazionale gruppi gioco, come quella da internet o dai per giocatori d’azzardo”, ha ricordato videogiochi, chiede interventi educativi che «quella del gioco d’azzardo è una a partire dai giovani, per impedire che dipendenza di cui non si parla mai. si sviluppi fino a raggiungere forme Anzi, lo Stato promuove nuovi giochi gravi. Ulteriore fronte di impegno, quello e le multinazionali diffondono l’idea delle famiglie: al pari di altre forme di che la vincita sia a portata di mano, dipendenza (da sostanze o da alcolici) convincendo le persone più fragili». quando il gioco si insinua nel tessuto All’inizio del convegno, monsignor familiare, lo mina e lo destabilizza. Marco Granara, presidente della All’inizio della Quaresima - conclude il “Fondazione antiusura Santa Maria Vescovo - ho chiesto di impegnarci in un del Soccorso”, ha affermato che «la cammino di libertà, per non diventare politica non ha solo da risanare schiavi delle nostre abitudini, anche bilanci amministrativi, ma deve quando possano apparirci innocue, verificare le emergenze morali, come un tagliando da gioco...». legate alle quali ci sono le direttive pagina a cura di ENRICA LATTANZI qualitative del vivere sociale». Una riflessione e un’analisi della situazione italiana e locale a partire dall’intervento del cardinale Angelo Bagnasco ❚❚ Quando con il gioco si entra in una spirale pericolosa... Fenomeno da contrastare con forza I n Italia, secondo le ultime stime, la spesa media pro-capite in giochi e lotterie è stata di 1.008 euro nell’anno 2010 ed è salita a 1.230 euro nel 2011, con un incremento del 20%. Sul piano statistico, una famiglia-tipo italiana di tre persone ha speso lo scorso anno 3.600 euro in cerca della ricchezza, investendo oltre il 10% delle entrate medie familiari, che sono calcolate in 32.714 euro. In valori assoluti, nel 2010 gli italiani hanno investito 61,4 miliardi di euro nei giochi e lotterie, mentre nel 2011 tale cifra è salita a 76 miliardi. Con l’avvento dei giochi on-line, poker e casinò, lo Stato ha iniziato a perdere: sui 4,6 miliardi di giocate nel poker on-line l’erario ha incassato 25,6 milioni di euro (0,6% del totale); sul miliardo e mezzo di euro nel casinò on-line giocati in sei mesi ha incassato 2,171 milioni, vale a dire lo 0,1% del totale. Con il diffondersi della piaga del gioco si sta affermando un fenomeno preoccupante: «Il pesante sovraindebitamento delle famiglie e delle imprese, con il conseguente ricorso al mercato del credito illegale, il tutto aggravato dalla particolare situazione economica (che ha portato persino a dolorosi suicidi), ha oggi assunto dimensioni allarmanti che non possono lasciarci insensibili ed inerti nella ricerca di nuovi e più adeguati strumenti di contrasto»: l’osservazione è del segretario nazionale della Consulta antiusura, monsignor Alberto D’Urso. La situazione è resa ancora più difficile dal mancato finanziamento, da parte dello Stato, delle fondazioni antiusura, che si vedono costrette a rallentare le attività di aiuto, proprio in un momento di particolare affanno. «Ormai il gioco d’azzardo è la terza industria d’Italia, dopo l’Eni e la Fiat e in certi suoi aspetti è una “miniera d’oro” per la criminalità organizzata, soprattutto per il business delle macchi- La vita non è un colpo di fortuna Nuovi stili di educazione «L a vita non è un colpo di fortuna. L’efficace espressione del confratello cardinale Angelo Bagnasco, intervenuto a Genova a margine del convegno dedicato al gioco d’azzardo, mi trova pienamente d’accordo. Il dato italiano parla di un fenomeno diffuso e radicato più di quanto ci si possa immaginare. E, personalmente, mi preoccupa la fotografia della nostra realtà locale, dove emergono numeri - sia per quantità di giocatori, sia per denaro speso - che sollecitano attenzione e riflessione per almeno due motivi. Il primo perché si tratta, come mi sembra si evinca dalle osservazioni di esperti e operatori, di un’analisi sottostimata. Secondo, perché, essendo una media, vuol dire che chi entra nella spirale del gioco investe notevoli risorse, sottraendole alla famiglia e alla sua cura». Così si è espresso nei giorni scorsi il nostro vescovo Diego Coletti, sollecitato alla riflessione da alcuni dati che evidenziano come nel 2011, in provincia di Como, si siano investite nel gioco cifre superiori alla media nazionale (1800 euro pro capite). E negli ultimi due anni sono quasi un centinaio le persone che hanno fatto accesso al Sert per “ludopatie”. Rispetta il dato italiano la provincia di Sondrio, dove hanno chiesto aiuto ai servizi poco meno di 30 soggetti. «Ma la sensazione è che dovrebbero essere molti di più - spiega il referente valtellinese Massimo Tarantola -. Il Sert viene ancora concepito come legato ad altri tipi di dipendenze e il percorso di aiuto, per le “ludopatie”, è a pagamento, quindi bisogna essere molto motivati. Il problema vero è che la cultura e la società sottovalutano la gravità del fenomeno. Al gioco vengono associate immagini di benessere e si nascondono le povertà che possono derivarne». «Quella da gioco - riprende Coletti - è una dipendenza che esiste da tempo e solo negli ultimi anni è stata finalmente riconosciuta come tale, sollecitando preziosi interventi di recupero. Oggi, però, sta assumendo caratteristiche nuove, amplificate dalle possibilità telematiche e dalla facilità di accesso al gioco. Il “battage” pubblicitario cui si è sottoposti non aiuta e anche il suggerimento a “giocare il giusto” non 3 Italia 4 Sabato, 3 marzo 2012 ■ Nuova Imu Il profitto sarà discrimen per la sua applicazione M eno esenzioni e più chiarezza nell’applicazione dell’imposta sugli immobili, quell’Ici che presto diventerà Imu. L’emendamento su “l’esenzione dall’imposta Ici/ Imu di cui beneficiano gli enti non commerciali” ha destato polemiche e attenzione. Nel momento in cui andiamo in stampa si deve ancora procedere all’approvazione definitiva della norma. A inizio settimana, dopo i timori che si erano diffusi circa l’applicazione della tassazione anche a realtà – come le scuole di ispirazione cristiana – che svolgono attività con rilevanza sociale e sussidiarie rispetto allo Stato, è intervenuto lo stesso premier Mario Monti, il quale – prima volta per un capo di Gabinetto – ha spiegato direttamente alla Commissione esaminatrice il senso e l’ambito di applicazione della norma. Proprio sul fronte scuola, Monti ha precisato che non saranno sottoposte al pagamento dell’Imu gli istituti che «operino secondo modalità non commerciali», un chiarimento accolto positivamente dalla Conferenza episcopale. Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, fa il punto sulle nuove disposizioni. «Questo intervento – afferma – è lodevole nella misura in cui fa venir meno le cosiddette zone grigie, reali o presunte, che in tempi recenti caratterizzavano la normativa sull’applicazione dell’Ici. Penso che questa volontà di fare chiarezza sia ben accetta anche da parte ecclesiastica». C’era attesa e timore per una serie di attività come le scuole paritarie o i convitti… «Un istituto religioso che ospita studenti universitari chiede un piccolo compenso, ma non per fini di lucro. Anzi, la sua presenza è sussidiaria rispetto alla gravissima carenza di residenze universitarie nelle grandi città. Equiparare questi collegi a un’attività alberghiera è ridicolo, soprattutto in un’ottica competitiva, che è ciò che interessa all’Ue. Lo stesso è per le scuole paritarie, per le tante scuole dell’infanzia… E non parliamo solo di attività che fanno capo alla Chiesa cattolica, ovvero al vescovo diocesano, ma pure ad associazioni, organizzazioni che magari sono d’ispirazione cattolica, ma senza alcun legame diretto con le gerarchie. Dal governo ci attendiamo ora istruzioni che chiariscano ulteriormente cosa s’intende per attività commerciale». La discriminante è il fine di lucro… «Il principio è quello, già presente nel nostro ordinamento, che distingue tra enti “profit” e “non profit”. Non è detto che questi ultimi non chiedano un compenso, ma diversa è la finalità a cui questo è diretto. Oggi vediamo sempre meglio come la polemica sulle esenzioni, al di là dell’ideologia, sia appesa al filo sottile della concorrenza». Si parla sempre di “Ici della Chiesa”. Ma non è un’interpretazione riduttiva? «È fuorviante, aggiungo: il provvedimento riguarda tutti i soggetti che sono “enti non commerciali”. Se si pensa al lucro come discrimine tra il pagamento e l’esenzione ritengo che per il mondo cattolico cambierebbe ben poco. La volontà del governo è di fare maggiore chiarezza. Da un lato verranno messi in luce coloro che oggi non sono coscientemente in regola; dall’altro emergeranno delle attività di confine dove, però, il beneficio tributario non trova giustificazione in relazione a criteri di socialità e solidarietà che dovrebbero essere alla base di questi enti. Semmai la nuova norma potrebbe essere un boomerang per qualcun altro…». (E.L.) Immigrazione. Dopo la dura presa di posizione dell’Unione Europea è indispensabile un responsabile cambio di rotta La Corte Europea condanna l’Italia per i respingimenti U na sentenza “storica”. Tutte le organizzazioni umanitarie, ma anche le istituzioni europee, plaudono alla sentenza della Corte europea per i diritti umani di Strasburgo, che ha condannato oggi l’Italia per i respingimenti in mare verso la Libia. L’Italia è stata condannata a versare un risarcimento di 15 mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime. I fatti cui la sentenza si riferisce – il cosiddetto caso Hirsi –, sono legati alla decisione italiana di riaccompagnare a Tripoli circa 200 persone di nazionalità somala ed eritrea (tra cui bambini e donne in stato di gravidanza), contro la loro volontà, il 6 maggio 2009 a 35 miglia a sud di Lampedusa. Molti hanno poi subito maltrattamenti e violenze nei centri di detenzione in Libia. Si stima che almeno 1.500 persone siano morte in mare solo nel 2011. Nel mondo ecclesiale mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, ritiene la sentenza «una conferma della legittimità delle richieste e delle proteste, perché condanna come colpevoli di non protezione internazionale gli Stati che respingono i profughi verso altri Stati che non tutelano il diritto alla protezione internazionale». Oliviero Forti, dell’area immigrazione di Caritas italiana, spiega il significato della sentenza. Più volte in passato avete condannato i respingimenti. E ora la sentenza europea... «L’Europa si è pronunciata su un comportamento assolutamente deprecabile che ha violato i diritti umani. Purtroppo la decisione arriva dopo tanti respingimenti e dopo tante tragiche vicende. Molte persone che abbiamo incontrato nei nostri Centri hanno dovuto sopportare tante pene a causa dei respingimenti. Speriamo sia veramente l’inizio di una nuova stagione in cui la politica migratoria non sia interpretata solo attraverso norme restrittive o legate all’allontanamento. Vorremmo che ci fosse proprio un cambio di registro. Forse questa sentenza potrebbe funzionare da volano per un cambio di atteggiamento di tutta l’Italia e di tutta l’Europa, perché oramai la frontiera non è solo italiana ma europea, per cui il carico deve essere equamente condiviso». Però in Libia, nonostante il cambio di governo, la situazione non è ancora tranquilla, e a farne le spese sono soprattutto i migranti. Questo dovrà mettere in guardia l’Italia, quando si tratterà di rinegoziare nuovi accordi? «Nessuno può permettersi di abbassare la guardia in questa fase. La Libia esce da un sanguinoso conflitto e da una guerra civile che non è ancora terminata. Deve ancora avviarsi verso un processo di democratizzazione. Se noi non l’aiutiamo in questa fase, di riflesso anche tutto quello che attiene l’immigrazione non troverà sbocchi positivi, come purtroppo è avvenuto fino ad oggi. La gestione corretta dell’immigrazione è il riflesso della civiltà di un Paese. Se non si aiuta la Libia a recuperare quel senso di civiltà smarrito da una quarantina d’anni, si rischia un gioco a perdere. Allora investiamo su questo e vedremo dei risultati anche sul fronte dei flussi». La sentenza europea, in questo senso, può essere un’indicazione? «La sentenza deve costituire il faro. Dobbiamo partire dalla consapevolezza profonda per cui il respingimento in mare è una pratica da condannare in ogni luogo e in ogni tempo. Non solo dalle organizzazioni umanitarie ma soprattutto dai governi, che devono rivendicare il loro grado di civiltà attraverso questo tipo di atteggiamenti. Devono fare lo sforzo d’implementare, insieme ai Paesi di transito e di origine dei migranti, politiche più sostenibili e rispettose dei diritti umani, al di là dei numeri, delle rotte e della tipologia di migranti. Solo con queste premesse è necessario uno sforzo comune per evitare che flussi eccezionali possano determinare scompensi». Intanto in Italia il nuovo governo ha costituito un ministero per l’Integrazione. Sul fronte immigrazione si aprono nuove speranze, in questo periodo? «La costituzione di un ministero per l’Integrazione ci fa pensare che ci sia una sensibilità diversa rispetto al passato, perché si vede il fenomeno in una chiave nuova, che è appunto quella dell’integrazione. Questo non significa che non bisogna adottare politiche migratorie volte a regolare i flussi. Ma una cosa è regolare i flussi, una cosa è adottare politiche improntate esclusivamente sui respingimenti e sull’allontanamento. Quest’attenzione ha un valore altamente simbolico per noi. Si stanno mettendo in fila una serie di circostanze positive che ci fanno ben sperare. Attendiamo anche altri risultati, a partire dalla risoluzione della vicenda dello status giuridico dei profughi dell’emergenza nordafricana, che ancora non riesce a trovare uno sbocco positivo». La campagna “L’Italia sono anch’io”, che chiede nuove norme per la cittadinanza ai minori stranieri (vi aderisce anche la Caritas), è stata ricevuta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Cosa è emerso? «Abbiamo esposto le linee che riteniamo opportune per modificare le attuali norme sulla cittadinanza. L’incontro è stato positivo. Abbiamo riscontrato un generale consenso da parte di quasi tutti i partiti. Anche il card. Bagnasco in una sua recente prolusione si era espresso a favore della concessione dello «ius soli» per i minori stranieri nati in Italia. La campagna ha raccolto tantissime firme, raggiungendo l’obiettivo. Un numero così alto di firme è lo specchio di una società che oramai è matura per un cambiamento in tal senso». PATRIZIA CAIFFA ❚❚ Regione Lombardia Il “Fattore famiglia” è stato approvato N ei giorni scorsi il Consiglio regionale della Lombardia, al termine di una lunga seduta notturna, ha approvato le modifiche alle due leggi regionali, del 2003 e del 2008, che riguardano i servizi alla persona e sociosanitari, introducendo in questo modo una serie di misure che dovrebbero garantire una maggiore equità ai nuclei familiari con situazioni di fragilità. Il “Fattore famiglia” non è altro che un indicatore per le politiche sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e i carichi di cura, ad esempio la presenza nel nucleo familiare di anziani non autosufficienti o disabili. A livello lombardo il “Fattore famiglia” ha già trovato applicazione per quanto riguarda la “Dote scuola 20122013”, misura che interessa un terzo degli studenti della regione (circa 300 mila) con uno stanziamento di 81 milioni di euro e che, con i nuovi parametri applicati, darà diritto alla “Dote” a 8 mila famiglie in più dello scorso anno. Il “Fattore Famiglia” è un indicatore che intende correggere le distorsioni dell’Isee. Parte ora un periodo di sperimentazione su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie in regione che consenta di valutare l’appropriatezza degli indicatori individuati, l’impatto sulle famiglie lombarde e la sua sostenibilità. Solo dopo questa fase, i cui risultati saranno resi noti e valutati dal Consiglio regionale, la Giunta sarà investita del compito di definire i criteri attuativi. La misura lombarda non riguarda i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. Il “Fattore famiglia” lombardo, declinato nella scala di equivalenza con i correttivi sui carichi di cura, sarà lo strumento attraverso cui Regione, Province e Comuni determineranno il valore di voucher, benefici e compartecipazione alle spese. Italia Sabato, 3 marzo 2012 5 Valori europei. Presentata all’Università Cattolica un’indagine condotta in 48 Paesi A nche in tempo di crisi la famiglia si conferma al primo posto tra le priorità dei cittadini europei, davanti a lavoro, religione, politica, amicizia e tempo libero. È questo il dato che emerge dalla quarta indagine del programma “Evs” (European Values Study), che dal 1981 analizza i riferimenti valoriali dei cittadini europei. Complessivamente sono stati 48 i Paesi presi in esame di cui i 27 aderenti all’Ue e altri 21 legati allo spazio geopolitico europeo come i Paesi balcanici e dell’Europa orientale. I dati italiani dell’ultima indagine, condotta tra il 2008 e il 2009, sono stati raccolti nel volume “Uscire dalle crisi. I valori degli italiani alla prova” edito da “Vita e Pensiero”. La pubblicazione è stata presentata questa mattina all’Università Cattolica di Milano da Giancarlo Rovati, il sociologo che ha guidato la parte italiana della ricerca, inserita nel progetto culturale della Cei. All’incontro era presente anche Ruud Luijkx, responsabile del gruppo metodologico “Evs”, il quale ha sottolineato come “a livello generale in Europa non si è registrata una convergenza di valori, nonostante la crescita economica dei Paesi del Sud e del Centro abbia favorito una diminuzione delle disuguaglianze sociali”. La fedeltà di coppia resta un valore condiviso. “In Europa – ha spiegato Giovanna Rossi, curatrice della sezione sulle relazioni di coppia – esistono delle differenze importanti nelle percentuali delle persone coniugate: la media è del 53,5% della popolazione, ma oscilla dal 16,3% di Norvegia e Danimarca a oltre l’80% della Turchia (in Italia la media è del 57%). Nonostante questo, però, il tema della fedeltà di coppia resta un valore largamente condiviso”. Guardando ai singoli ambiti la maggior attenzione alla famiglia si ha in Turchia (l’Italia è all’11° posto), al lavoro in Svezia (l’Italia è al 13° posto), alla religione in Turchia (Italia al 13° posto), alla politica in Svezia (Italia è al 23° posto), all’amicizia in Macedonia (Italia al 35° posto) e al tempo libero sempre in Macedonia G iovedì 23 febbraio la proposta di legge sul divorzio breve ha ricevuto il suo primo via libera dalla Commissione Giustizia della Camera. A Francesco Belletti, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari abbiamo chiesto un commento. Il divorzio breve è un provvedimento di cui si sente bisogno in Italia? “Fondamentalmente a me sembra una resa al fatto che la coppia sia totalmente sola di fronte alle difficoltà di gestione della sua vita. La legge del 1970 prevedeva che ai coniugi fosse proposta una riflessione per ripensare alla separazione. L’idea che una decisione sia da subito radicale dice che la famiglia è abbandonata, è sola. Ed è anche una sfida per i servizi oggi. Abbiamo costruito un buon sistema per aiutare le coppie a separarsi civilmente, ma di fatto c’è pochissimo sostegno alle coppie in crisi, per evitare che una fragilità, una difficoltà, un conflitto Guardando a questi dati, mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e presidente della Commissione per l’educazione, la scuola e l’Università della Cei, ha ricordato come “con il passare degli anni la religiosità non ha perso il suo fascino e la sua forza”. A resistere è anche la Chiesa come istituzione: il 33,6% degli italiani intervistati dichiara di avere sfiducia nella Chiesa. Un dato inferiore alla sfiducia verso i partiti (82%), la giustizia (61,7%) e la stampa (68,9%). “Dall’altra parte però – ha aggiunto mons. Ambrosio – la religione sembra aver perso influenza di fronte all’emergere di altri valori non religiosi o anti-religiosi”. Il 63% degli intervistati sostiene un modello di laicità alla francese dove le autorità religiose non devono influenzare l’azione politica. La famiglia resta al primo posto Nonostante la crisi economica e sociale la famiglia resta il valore principale per i cittadini europei davanti a lavoro e religione (Italia al 35° posto). Cresce la sfiducia negli altri. Analizzando i dati del campione italiano, Renzo Gupert, sociologo dell’Università di Trento, ha evidenziato come “negli ultimi 20 anni abbiamo assistito in Italia a una progressiva crescita della sfiducia nei confronti degli altri”. Quasi il 90% degli italiani intervistati dimostra interesse per le condizioni di vita dei parenti stretti, ma solo il 30% è interessato a quella dei vicini. “La ricerca – ha spiegato Gupert – permette di confutare anche alcuni luoghi comuni: contrariamente a quanto si cerca di far credere, gli italiani non sembrano tanto preoccupati del fatto che gli immigrati portino via il lavoro: quasi il 40% è dell’idea che questo non succeda, contro il 35% che invece si colloca sul versante opposto”. Anche sulla possibilità di avere come vicini di casa degli immigrati gli ✎ L’INTERVISTA | italiani si dimostrano aperti. “Si confermano però – ha concluso il sociologo – alcune categorie di indesiderati: al primo posto gli zingari (indicati dal 62% degli intervistati), seguiti dai drogati (58%) e dalle persone con precedenti penali (51%)”. Gli italiani e il sacro. Una sezione dell’indagine è dedicata al tema della religiosità. “Non è vero – si legge – che le chiese si stanno svuotando. I dati evidenziano che negli ultimi 40 anni la partecipazione settimanale ai riti religiosi, nella popolazione di 18-74 anni, è abbastanza costante, perché oscilla tra il 28% e il 30%. Circa il 2022% è totalmente estraneo e l’altra metà ha una frequenza discontinua e saltuaria”. Dare una gerarchia ai valori. La ricerca evidenzia, inoltre, come – pur salvaguardando la partecipazione – vi siano trasformazioni riguardo al modo di vivere e concepire il rapporto con il sacro. In particolare, vengono evidenziati tre fenomeni: il processo d’individualizzazione del credere, un nuovo modo di porre il problema della “verità” in campo religioso e un rapporto diverso con l’istituzione religiosa. In quest’ultimo caso il rapporto labile con l’istituzione è visibile in particolare nello scarso rispetto delle norme e delle indicazioni che la Chiesa cattolica indica ai suoi fedeli in campo morale. L’atteggiamento nei confronti dell’eutanasia è emblematico a questo riguardo. Secondo la ricerca, “solo il 30% degli italiani non la giustifica mai”. Una situazione contraddittoria che sottolinea quella che mons. D’Ambrosio chiama “disorganicità di valori”. “Per uscire dalla crisi – ha concluso il vescovo – è dunque necessario riscoprire una gerarchia valoriale aiutando, soprattutto i giovani, ad articolare meglio i valori. Perché le risorse sono presenti ma anche un po’ sopite”. Da qui la necessità di riscoprire “il valore e la responsabilità dell’educazione”. MICHELE LUPPI di Agenzia Sir Proposta di legge sul divorzio breve: una scorciatoia di fronte alla crisi delle coppie divengano, anche per decisioni affrettate, la scelta di uscire da un progetto di famiglia. Come se la tenuta del legame di coppia non fosse un valore forte per tutta la società. La delusione è vedere un Parlamento che vuole gettare la spugna e dire che questa scelta è totalmente privata”. Questo modo di vedere riflette l’individualismo sempre più imperante? “L’idea che si possa fare prossimità alla coppia anche nelle difficoltà è una sfida per i consultori e per tutto il sistema dei servizi sociosanitari. La privatizzazione della famiglia genera anche una politica fiscale che non custodisce la famiglia come bene della società e politiche del lavoro che non si preoccupano della conciliazione tra famiglia e lavoro. Mettere la famiglia nel privato non è ampliare la libertà della famiglia, ma ampliare la sua solitudine. Quello di cui abbiamo bisogno, invece, è una nuova alleanza tra famiglia e società, anche su una scelta qual è il legame di coppia. Se poi aggiungiamo il tema della presenza dei figli viene fuori l’assenza di una cura del benessere sociale dei minori. Tutto ciò porta a una deriva di individualismo e di privatizzazione del bene famiglia e del bene coppia. Infatti, non farei distinzione tra relazione di coppia e tenuta della famiglia. È vero che è in gioco il progetto di vita tra un marito e una moglie, ma c’è in gioco anche il posto della famiglia nella nostra società”. Dando uno sguardo agli ultimi dati Istat su separazioni e divorzi, si vede che dal 2008 al 2009 l’aumento delle prime è stato del 2,1% e dei secondi dell’0,2%, molto meno che tra il 2007 e il 2008 (3,4% per le separazioni e 7,3% per i divorzi). Allora, perché questa insistenza sul divorzio breve? “Sicuramente è una scelta ideologica, apparentemente legata all’alleggerimento dei carichi burocratici, ma di fatto questo provvedimento parte dal presupposto che non ci sia una trattabilità della situazione. Invece, secondo me, ciò che va riaffermato è che anche le fragilità e le difficoltà di relazione dentro la coppia possano essere sostenute. È come riaffermare che anche il legame di coppia è un bene pubblico”. Secondo i dati Istat, nel 2009 le libere unioni hanno rappresentato solo il 5,9% delle coppie... “Di fatto la maggior parte delle persone nel nostro Paese vive dentro a progetti familiari compiuti, con un matrimonio di riferimento. Purtroppo la narrazione sulla famiglia in Italia si concentra sulle situazioni di difficoltà, sui percorsi accidentati, che sono ancora pochi. Certo, c’è una difficoltà del fare famiglia e del matrimonio, ma non corrisponde al sentire comune né al dato sulla maggioranza della condizione di vita degli italiani. Purtroppo la tutela di condizioni di minoranza ha uno spazio molto più grande rispetto alla normale fatica di vita quotidiana dei milioni di famiglie che restano insieme ed educano i propri figli”. 6 Europa Sabato, 3 marzo 2012 Crisi greca. Intervista al presidente dei vescovi Papamanolis Notizie flash ■ Parlamento UE Contribuire all’inclusione dei bambini affetti da sindrome di Down “Il popolo soffre e non capisce” I “ l popolo non capisce ciò che di Prodotto interno lordo in quattro Nelle parole del Vescovo punti sta accadendo. A seguire ciò anni, la Grecia - secondo gli esperti Ue – che scrivono i giornali, ciò che alla crescita nel 2014. L’accordo è la sempre più difficile tornerà dicono radio e tv, a leggere ciò stato reso possibile dopo la rinuncia da parte che riportano i tanti siti internet, è detentori privati di obbligazioni greche, situazione per il popolo dei impossibile comprendere veramente a al 53,5% del valore nominale dei loro titoli fondo la situazione. Ma una cosa è certa: (oltre il 70% ai valori attuali), consentendo greco. Difficoltà che il popolo non ne può più e la miseria di fatto una riduzione di circa 100 miliardi cresce giorno dopo giorno”. Non basta la dell’ammontare complessivo del debito coinvolgono anche notizia dell’approvazione del secondo pubblico. piano di aiuti Ue, di 130 miliardi di Ma se banche creditrici e risparmiatori di parrocchie e diocesi euro, che si aggiungono ai quasi 110 già mezzo continente dovranno rinunciare a una stanziati in precedenza, per ridare un parte dei soldi investiti nei titoli ellenici, a a rischio bancarotta po’ di sorriso al presidente dei vescovi di loro volta i cittadini greci subiranno pesanti Grecia, mons. Francesco Papamanolis, costi sociali. Decisioni difficili da “mandare che al SIR parla degli sviluppi della crisi greca. “Ogni giorno – giù” per la gente comune, anche perché, denuncia mons. rivela – incontro persone, padri di famiglia, giovani che vengono Papamanolis, “dal mondo della politica non arriva il giusto a chiedere aiuto per trovare un lavoro ed è una pena non poterlo e buono esempio”. “Nel momento in cui si chiedono sacrifici fare. Questa è la realtà. Anche come Chiesa cattolica siamo in enormi al popolo i primi dare l’esempio devono essere i politici. difficoltà. L’arcivescovo di Corfù non ha potuto pagare tutte Dai media apprendiamo che il presidente della Repubblica le tasse e non so che multa gli verrà comminata. Nella mia ha rinunciato al suo stipendio, che era di ben 284 mila euro diocesi siamo riusciti a pagare le tasse l’anno scorso e forse lo annui, più alto di quello del presidente Usa, Barack Obama! Dai potremo fare anche quest’anno, ma dal prossimo non avremo media non emergono notizie di tagli agli stipendi dei ministri. Il di che pagare. La tassazione (le tasse sugli immobili sono tre) ha premier Lucas Papademos ha ben 108 consiglieri e ogni ministro raggiunto ormai il 48,2% dei nostri introiti che provengono solo ha in media 50 consulenti. Si parla di risparmiare sui costi della dagli affitti di immobili delle diocesi. Va meglio per le parrocchie politica e poi il governo ha 49 ministri. Un numero così non lo che possono contare sulle offerte dei fedeli. Circa la metà dei abbiamo avuto mai! I deputati mantengono tutti i loro privilegi e nostri affitti va per pagare le tasse allo Stato, con il restante non stipendi. Nessuno paga”. riusciamo a sostenere le necessarie riparazioni e manutenzioni”. “Come si fa – domanda il presidente dei vescovi greci – a “Il popolo soffre – aggiunge il vescovo – come riconoscono chiedere sacrifici al popolo? Le pensioni sono state tagliate, le molti deputati che hanno votato contro il piano di austerity e bollette aumentano. E non saranno le elezioni a cambiare le che, per questo, sono stati espulsi dai rispettivi gruppi politici. I sorti della politica”. Per mons. Papamanolis, “il vero vincitore del sondaggi pre-elettorali, in vista del voto di aprile, danno i partiti voto di aprile sarà il partito degli astensionisti. Moltissima gente che hanno votato l’accordo con l’Ue in forte caduta, anche di ha perso totale fiducia nella politica e nei suoi rappresentanti e dieci punti percentuale. In Parlamento non esiste una vera all’orizzonte non vedo persone capaci in grado di prendere in maggioranza, operativa solo per varare questo piano di aiuti che mano il timone del nostro Paese. Ci aspettano anni difficili, duri, di fatto ci ha fatto perdere la nostra indipendenza. Ora, infatti, non so come ne usciremo. Cosa diremo ai nostri figli? Quale dovremo accettare una sorveglianza ‘rafforzata’, che prevede futuro potremo garantire loro? Non vediamo luce in fondo al la presenza permanente della troika e l’inserimento nella tunnel. L’unica cosa che non ci hanno ancora tassato sono le Costituzione di una norma sulla priorità dei pagamenti delle preghiere. Ma la fede non si può tassare. Io, nei miei interventi scadenze del debito”. Il nuovo piano approvato dall’Eurogruppo pubblici, chiedo che la mancanza del denaro sia almeno prevede aiuti per 130 miliardi e, assieme alle ulteriori rinunce riempita con la carità, la bontà, la comprensione verso gli altri. dei creditori privati, farà scendere il rapporto fra debito pubblico Sentiamoci solidali nella povertà e ognuno aiuti l’altro con e Pil dall’attuale 160% al 120,5% nel 2020. Dopo la perdita di 17 quello che ha”. I l Parlamento Ue invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri dell’Unione europea “a contribuire all’inclusione sociale dei bambini affetti da sindrome di Down attraverso campagne di sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo” e a “promuovere la ricerca a livello paneuropeo sulla cura di tale malattia”. Invita inoltre gli stessi soggetti a “elaborare una strategia a livello europeo volta a tutelare i diritti dei bambini affetti da sindrome di Down nell’Unione europea”. Con una dichiarazione scritta che viene sottoposta in questi giorni alla firma degli eurodeputati, alcuni parlamentari europei richiamano l’attenzione dell’Assemblea sui bambini affetti dalla sindrome di Down, sui loro diritti e la loro piena integrazione a livello sociale. I firmatari della dichiarazione - che ha finora raccolto 210 firme e che diverrebbe posizione ufficiale dell’emiciclo raggiungendo la metà delle sottoscrizioni dei 754 europarlamentari - sono George Sabin Cutas, Vasilica Viorica Dancila, Norica Nicolai, Marc Tarabella, Thomas Ulmer. Il testo della dichiarazione scritta ricorda che, “secondo le stime, le probabilità che un bambino nasca con la sindrome di Down sono di 1 su 6001000”, che “le anomalie congenite sono una delle principali cause di mortalità infantile e disabilità a lungo termine, e che i bambini affetti da sindrome di Down possono soffrire di numerosi disturbi congeniti, tra i più frequenti le patologie cardiache”. Il testo segnala anche che l’articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali Ue recita: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”. La scadenza per la raccolta delle sottoscrizioni è il 15 marzo, ossia durante la prossima sessione plenaria dell’Euroassemblea a Strasburgo. La voce della gente Il costo per l’economia è stimato in 120 miliardi di euro. L’ opinione dei cittadini dei 27 Paesi Corruzione “male europeo” L a corruzione, nelle sue diverse forme e dimensioni, costa all’economia europea circa 120 miliardi di euro l’anno. La cifra proviene dalla Commissione Ue, che ha presentato in settimana un’indagine di Eurobarometro sull’argomento. “La corruzione è un male che distrugge un Paese dall’interno, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche, indebolendo la responsabilità dei leader politici e facendo il gioco della criminalità organizzata”, ha dichiarato Cecilia Malmström, commissaria agli affari interni. “Possiamo sconfiggerla solo con la volontà e l’impegno dei leader e delle istanze decisionali a tutti i livelli”. Dal sondaggio di Eurobarometro (realizzato nei 27 Stati membri nel settembre scorso) risulta che “la maggioranza (74%) degli europei ritiene che la corruzione sia un grave problema nel loro Paese”; quasi la metà dei cittadini (47%) pensa invece “che il livello di corruzione del loro Paese sia aumentato negli ultimi tre anni”; la maggior parte degli intervistati ritiene che la corruzione sia presente nelle istituzioni locali (76%), regionali (75%) e nazionali (79%). Casi di corruzione e abuso di potere si verificano, secondo il campione di persone intervistate, “in tutti i settori pubblici”; i cittadini pensano che “vi siano più probabilmente coinvolti i politici nazionali (57%) e i funzionari che aggiudicano gli appalti pubblici (47%)”. La maggioranza degli intervistati (70%) ritiene ancora che la corruzione sia “inevitabile e che sia sempre esistita”. “Prendo atto con rammarico che i risultati pratici della lotta alla corruzione in tutta l’Unione europea rimangono insoddisfacenti”, ha commentato la com- missaria svedese. “Quante volte abbiamo ripetuto che era urgente agire? I cittadini europei si attendono dai governi nazionali passi decisivi”. Nel rapporto di Eurobarometro risulta fra l’altro che “l’8% dei cittadini intervistati afferma di essere stato oggetto di richieste o di aspettative di tangenti nell’ultimo anno”. La commissaria ha aggiunto: “La corruzione rimane una delle sfide maggiori che l’Europa deve fronteggiare. Benché sia di natura e di portata diverse nei vari Stati membri, la corruzione danneggia l’Ue nel suo insieme, perché riduce i livelli di investimento, ostacola il corretto funzionamento del mercato interno e si ripercuote sulle finanze pubbliche” Mondo Russia al voto ■ 4 marzo Il rogo di alcune copie del Corano scatena il caos nel Paese n a t s i n Afgha Le opposizioni chiedono “elezioni oneste” Esplode la rabbia contro le forze occidentali è stata una campagna elettorale segnata dall’emergere di nuove forze e, soprattutto, forme di opposizione quella nella Federazione Russa dove, domenica 4 marzo, si eleggerà il nuovo presidente. Quasi scontata la rielezione dell’attuale premier Vladimir Putin, già presidente per due mandati e costretto a lasciare il Cremlino al suo delfino Medvedev, per l’impossibilità di rimanere in carica per tre mandati consecutivi. L’ultima protesta è andata in scena, domenica 26 febbraio, a Mosca, da parte del nuovo movimento d’opposizione il “Cerchio bianco”. Migliaia di persone si sono unite in una catena umana attorno al centro della città per chiedere “elezioni oneste” e l’uscita di scena dello stesso Putin. Il clima nel Paese, però, si sta surriscaldando anche al di là degli eventi di piazza. Ne è una prova la notizia di uno sventato attentato ai danni di Putin. Per ora nessuna conferma dagli organi ufficiali, ma non sarebbe la prima volta che alla vigilia di delicate consultazioni circolano notizie del genere. Era già successo nel 2000 e nel 2008. A ogni modo, in questo momento Putin non sembra avere bisogno di trovate pubblicitarie per raccogliere consensi. Nonostante le inedite dimostrazioni di piazza, che per la prima volta in 12 anni, hanno messo in discussione la sua autorità, secondo gli ultimi sondaggi, l’ex agente del Kgb otterrà il terzo mandato presidenziale già al primo turno, con un rating che si aggira intorno al 63%. L’opposizione è sicura che si tratti dell’ennesimo voto truccato e promette nuove proteste. Sabato, 3 marzo 2012 C ontinua ad essere tesa la situazione in Afghanistan dove non si Le proteste degli ultimi giorni si placano le proteste scoppiate a seguito del rogo di alcune copie del Corano avvenuto all’inizio della scorsa settimana nella aggiungono ai combattimenti base americana di Bagram, una delle più grandi del Paese. Per quanto le autorità militari Usa si siano affrettate a spiegare che si sia tra insorti e forse internazionali. trattato di un incidente e non di un atto sacrilego contro la religione Secondo Amnesty il numero degli islamica, la protesta non sembra placarsi. Una trentina di persone hanno perso la vita negli ultimi cinque giorni, nel corso degli incidenti sfollati ha raggiunto il mezzo milione seguiti alla diffusione della notizia, mentre nel Paese è ancora caccia al militare afghano, venticinquenne, che venerdì ha ucciso che ha chiesto scusa per il gesto e invocato che che ricevano gli aiuti”. Questo perché due ufficiali Nato all’interno di una base l’avvio di indagini sull’accaduto. In seguito il governo afghano ritiene che qualunque militare. Ieri, ad Haybak, nel nord, quattro- alle proteste Francia, Germani, Stati Uniti aiuto possa essere considerato come un inmila persone sono scese in strada e hanno e Gran Bretagna, hanno annunciato il riti- coraggiamento all’insediamento degli sfolattaccato una base militare e una stazione ro dei propri funzionari locali. Le violenze lati. Diverse famiglie di sfollati hanno detdi polizia. Il presidente Ahmid Karzai ha scoppiate nelle ultime settimane si inseri- to ad Amnesty International che riescono invitato la popolazione alla calma: in un scono in una situazione del Paese sempre al massimo a rimediare un pasto al giorno discorso trasmesso alla televisione ha det- più difficile. Secondo una recente rapporto per i loro figli, mentre il sovraffollamento, to di “aver condannato con le parole più di Amnesty International attualmente sono la carenza di servizi igienici e la scarsità di nette l’incidente dei corani, ma adesso che mezzo milione gli sfollati nel Paese a causa presidi sanitari favoriscono la diffusione abbiamo mostrato i nostri sentimenti, è il dei combattimenti. Un numero che cresce- delle malattie. “Le autorità locali – dicono momento di rimanere calmi e pacifici”. In rebbe di 400 persone al giorno. Il rapporto ancora da Amnesty International – limiquesta scia di violenze si inserisce l’atten- ‘In fuga dalla guerra, incontro alla miseria’ tano gli sforzi umanitari sostenendo che tato di lunedì 27 febbraio, rivendicato dai stilato dall’associazione parla anche di 28 gli sfollati stanno per andare via. Si tratta talebani:un’autobomba è esplosa nei pressi bambini morti di freddo soltanto nell’ul- di una crisi umanitaria e dei diritti umani dell’aeroporto di Jalalabad provocando, se- timo mese. “Migliaia di persone – si leg- largamente nascosta ma orribile”. Il nucondo i primi bilanci, nove morti, tra cui sei ge – vivono al gelo, in luoghi sovraffollati mero delle vittime civili è costantemente civili. A nulla sono valse, anche, le parole e sull’orlo dell’inedia e il governo non solo aumentato di anno in anno dall’inizio del del presidente statunitense Barak Obama, non si occupa di loro, ma impedisce an- conflitto ad oggi. Referendum farsa in Siria. Ancora violenze Nonostante la crisi aumenta la vendita di armi nel mondo L è stata una giornata paradossale quella di domenica 26 febbraio per la Siria con la popolazione chiamata ad esprimersi, attraverso un referendum, sulle riforme costituzionali proposte dal presidente Bashar al-Assad, mentre nel Paese si continuava a combattere e a morire. Un voto bollato come “farsa” dalle opposizioni, che ha avuto un andamento altalenante nelle diverse zone del Paese: complessivamente si sono recati alle urne 8 milioni di elettori, il 57% degli aventi diritto. Le modifiche alla Costituzione, approvate a larga maggioranza, hanno cancellato la regola secondo cui il partito Baath è l’unico leader dello Stato e della società; permetteranno il pluralismo po- il Primo ministro russo Vladimir litico e metteranno un termine di sette Putin ha messo in guardia l’ocanni (rinnovabili per un secondo man- cidente dal rischio di “uno scedato) al Presidente eletto. Un’apertura nario libico”. “L’applicazione di che rischia però di restare sulla carta: uno scenario libico non sarà la norma, infatti, non essendo retroat- permessa”, ha dichiarato, ricortiva permetterà al presidente, già in ca- dando che è grazie a una risolurica da 11 anni, di restarvi – se rieletto zione dell’Onu che il cambio di – fino al 2028, dal momento che il suo regime appoggiato militarmenmandato attuale scade nel 2014. Ele- te dall’occidente in Libia è stazioni parlamentari, con la presenza di to possibile. “Avendo imparato più partiti, saranno tenute nell’arco di un’amara lezione, ci opponiamo tre mesi. Gli Stati Uniti e altri Paesi oc- a risoluzioni di questo genere da cidentali hanno criticato il referendum, parte del Consiglio di Sicurezza ma alcuni analisti indicano che molti dell’Onu, che possono essere insiriani non si sono uniti all’opposizione terpretata come un segnale di insia per lealtà verso Assad che per sfidu- tervento militare nei processi incia verso l’opposizione stessa, e per il ti- terni della Siria”. Il Segretario di more che la caduta di Assad possa dare Stato Usa, Hillary Clinton, ha diil via a una guerra civile. Nel frattempo chiarato che gli Usa sono contra- ri ad armare gli oppositori di Assad: “Abbiamo un gruppo molto pericoloso di attori nella regione: al-Qaeda, Hamas e quelli che sono sulla lista dei terroristi che sostengono di appoggiare l’opposizione. Ci sono molti siriani più preoccupati di quello che accadrà poi”. La leadership di Hamas ha lasciato nei giorni scorsi la sua base a Damasco, dove era da molti anni, per solidarietà verso i Fratelli musulmani, che costituiscono il principale gruppo di opposizione ad Assad. Come la Russia, la Cina ha posto il veto nelle settimane passate a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla crisi Siriana, ed è stata criticata dal governo Usa. a vendita di armamenti nel mondo continua ad aumentare: seppur in contrazione rispetto all’anno precedente nel 2010, le principali 100 industrie produttrici hanno fatto registrare un aumento dell’1% nella vendita attestandosi a 411,1 miliardi di dollari (310 miliardi di euro). Un dato di crescita più basso rispetto al 2009, quando la vendita era aumentata del 7% toccando quota 406 miliardi di dollari. Complessivamente dal 2002 l’aumento in termini reali è stato del 60%. Sono questi i dati che emergono dalla classifica “Top 100” redatta dal SIPRI (l’Istituto di ricerca internazionale sulla pace di Stoccolma). Il rapporto, giunto alla 23esima edizione, classifica le prime 100 aziende per volume d’affari considerando sia le vendite interne che le esportazioni. Dalla classifica sono escluse alcune compagnie cinesi, che per volume dovrebbero rientrare nell’elenco, ma per cui non vi è certezza sul reperimento dei dati. A dominare la classifica sono ancora una volta le compagnie nord americane ed europee. Tra le prime 100 imprese produttrici di armi e di servizi militari (logistica, rifornimenti, addestramento ecc.) 44 provengono dagli Stati Uniti e, da sole, nel 2010 coprivano circa il 60% delle vendite totali di armamenti da parte delle imprese in classifica. Al secondo posto le imprese dell’Europa occidentale, 30 nella Top 100, che coprono il 29% del mercato. Ancora una volta la ricerca dimostra il quasi totale controllo del mercato da parte di poche aziende: le prime dieci imprese da sole hanno fatturato 230 miliardi di dollari, pari al 56% del totale. Tra queste anche l’italiana Finmeccanica che nel 2010 ha fatturato 24,7 miliardi di dollari di cui 14,4 provenienti dalla vendita di armamenti (il 58% del totale). 7 8 Economia Sabato, 3 marzo 2012 Riflessioni sulla situazione attuale. Ricondurre a Cristo tutte le attività dell’uomo. P ortare il senso di Dio profondamente nella genesi nella storia è compito e nello svolgimento della dei cristiani. Desidero crisi – bisogna chiedersi dove essere concreto, pertanto trova le sue fondamenta contestualizzo il predetto invito la società capitalista. Del nella situazione del nostro Paese marxismo non mi occupo, da che, come il lettore ben sa, è anni ha dichiarato fallimento convulsa e preoccupante. La e ammesso la sua debolezza, situazione economica è sempre strutturale e ideologica. più complessa, declinante, Le radici metafisiche che priva di futuro innovativo, innervano l’architettura robusto, compatibile coi valori dello Stato borghese/ dell’ecologia e con l’ordinato capitalista sono chiare. ed equilibrato benessere Bisogna approfondire le dei cittadini. I governi che ragioni ideali che hanno dato si sono susseguiti, negli fondamenta alla disciplina ultimi cinquant’anni, hanno scientifica e alla prassi socio/ dimostrato scarsa lungimiranza politico/economica, fiorita politica, inadeguatezza fra la fine del XVIII e l’inizio decisionale, mancanza di del XIX secolo, fondata su programmi, incapacità e “libertà individuale, mercato, debolezza, nell’affrontare i temi concorrenza, capitale, delle riforme e delle politiche profitto. A questo punto per economiche. Il Parlamento documentare la distanza sovente ha rinunciato: al fra la teoria e la prassi ruolo propositivo sul piano liberale e quella cattolica, legislativo; al sostegno e al riprendo Adam Smith, che, controllo sull’operato del nella sua “Ricerca sulla governo; al legame e all’ascolto natura e le cause della delle rivendicazioni, sovente ricchezza delle nazioni”, giustificate, dei cittadini; scrive: «Ogni uomo, in Il compito dei cristiani è quello di portare maggiore senso etico anche al perseguimento del Bene quanto non violi le leggi comune; al rigore etico e giustizia, deve essere nelle realtà economiche e finanziarie a partire dal senso del Bene comune di morale. L’abolizione del reato lasciato assolutamente di falso in bilancio, e alcuni libero di perseguire il discutibili stili di vita, documentano professano e difendono valori e ideali. secondo alcuni, poteva essere l’occasione proprio interesse come gli conviene, e l’avvilente e dannoso scadimento etico Ricordo che “l’attuazione del bene per dare inizio a un oculato rinnovo di mettere il suo lavoro, il suo capitale in e morale. Il mancato perseguimento del comune costituisce la ragione d’essere e adeguamento degli ammortizzatori concorrenza con quelli di ogni altro uomo Bene comune ha permesso al dissennato dei poteri pubblici; i quali perciò sono sociali, delle relazioni industriali, della o di ogni altra classe di uomini». Perchè il mondo della finanza, pubblica e privata, tenuti ad attuarlo” (Pacem in Terris 54). contrattazione, della struttura e degli problema che investe l’insieme dell’ordine alle lobby e ai gruppi di pressione di Detta mancata attuazione ha causato ai obiettivi delle organizzazioni sindacali e sociale e dello sviluppo sia rettamente favorire, l’accumulo di un debito pubblico partiti, senza eccezione alcuna, perdita imprenditoriali. impostato, è necessario ricorrere alla pauroso, il dissesto dei conti pubblici, di credibilità e distacco non solo dai Data la gravità della situazione, diviene metafisica cristiana. Le linee -guida le la crisi disastrosa che squassa il mondo propri elettori, ma dall’intera comunità ragionevole ricercare il perché ultimo troviamo nella dottrina sociale della della finanza e dell’economia reale. nazionale. A ciò ha contribuito anche di questa crisi, che coinvolge tutto Chiesa e nelle pagine dei nostri pensatori. Demagogico sarebbe sostenere che il fatto che molti loro uomini hanno l’Occidente. Non credo sia intelligente Ne ricordo alcuni: monsignor Ketteler, De governo, parlamento, sindacati e parti dimostrato un orizzonte culturale povero collocarla solo sul terreno della la Tour du Pin, De Mun, Maritain, Sturzo. sociali non abbiano fatto nulla di positivo, e/o predisposizione a incorrere nei rigori tecnica politica ed economica, o della Chiudo sottolineando che il senso di Dio nei singoli comparti della società politica, della legge (con accuse, sovente provate, spregiudicatezza delle attività finanziarie nella storia lo si porta riconducendo le economica e sociale. Ma è mancata la di associazione a delinquere, turbativa speculative. Vi sono ragioni più sottili attività umane a Cristo, ma, per fare ciò, è visione dell’insieme dei problemi, la d’asta e via dicendo). Non sempre la e cause più radicali. Per trovare una necessario vivere nella fede e nella grazia. comprensione della complessità degli Magistratura è riuscita a perseguire risposta, dopo aver preso atto che le Ovvero l’uomo naturale deve essere stessi, ma, soprattutto, è mancato loro obiettivi di giustizia ed equità. I sindacati strutture fondamentali della società sostituito dal credente, ovvero dall’uomo il supporto della grazia. Il sentire della stanno vivendo un momento di passaggio. borghese sono quasi tutte di natura trasformato da Dio, l’uomo che Dio ha maggioranza degli italiani spesso li porta La difesa a oltranza dell’articolo 18 è economica e finanziaria – e che per fatto morire e risorgere. Il lettore mediti. a guardare superficialmente quanti argomento delicato. La sua abolizione, conseguenza sono l’elemento che incide GIANNI MUNARINI Portare Dio nella storia Francesco Aletti Montano Bolle e crisi nella finanza globale F rancesco Aletti Montano è di recente intervenuto alla conviviale dell’Ucid di Como sul tema “Bolle e crisi finanziare nella finanza globalizzata”. Giovane, laureato alla Bocconi, con l’obiettivo di fare l’agente di cambio, ha finito con inventare in Italia la prima “banca virtuale”. Cioè una banca vera, che traffica denaro vero o titoli che lo rappresentano, ma operante solo nel web. Ha accumulato, in pochi anni, un’esperienza tale che, in altri tempi, avrebbe impegnato più generazioni. Basti dire che, partito da una borsa in cui regnava l’incredibile frastuono delle negoziazioni “alle grida” di pochi titoli per volta, si trova, oggi, nell’assoluto silenzio delle operazioni elettroniche. Con un “clik” si muovono capitali enormi in tutto il globo. Così ha potuto seguire il formarsi e lo “scoppiare” con gravi e poco previste o imprevedibili conseguenze, delle numerose “bolle”. La più vistosa, e gravissima, ha coinvolto il mercato finanziario di tutto il mondo partendo dagli Usa: sono stati messi in circolazione, specialmente in America, titoli per un ammontare pari a tre volte il Pil mondiale, cioè il valore di tutti i beni prodotti nel mondo in un anno. Quando questi titoli sono arrivati alla scadenza, non hanno trovato compratori che assorbissero tutti quelli nuovi. Gli istituti emittenti non hanno potuto onorarli e sono cominciati i fallimenti. Solo l’intervento dello Stato, o delle Banche centrali, come la Fed statunitense, ha potuto porre un freno, nazionalizzando le perdite con la emissione di nuova moneta, ma non nazionalizzando le banche responsabili. Quindi, in questo caso, per “bolla” si intende il volume spropositato di titoli, paragonabile ad una “bolla di sapone” che “scoppia” a terra. Ma come è potuto accadere tutto questo? La causa è da ricercarsi nelle leggi emanate nel 1998 che hanno abolito i limiti stabiliti dopo la crisi del 1929, pure iniziata negli Usa. Follia legislativa, come quella dell’Apprendista Stregone, e che prescindeva anche dal colore dei governi. Il potere finanziario oggi è tale da condizionare gravemente anche la politica (vedi negli States...). Si aggiunga la concentrazione in non più di 30 soggetti multinazionali dell’enorme potere di prendere decisioni finanziarie globali, senza che ci sia una autorità mondiale capace di controllarli. L’andamento del mercato finanziario è paragonabile ai terremoti o alle variazioni climatiche, fenomeni assolutamente incontrollabili dall’uomo. Altre bolle si sono formate, e scoppiate, come quella “immobiliare”, che ha travolto la Spagna in particolare, ma anche il nostro Paese e gli Usa. Intanto sono maturate situazioni inedite nella storia: due generazioni di imprenditori operanti contemporaneamente (mentre, in passato, la nuova subentrava o spodestava la vecchia). Una generazione nata nella povertà, risparmiatrice, poco capace di aggiornarsi; un’altra cresciuta nelle benessere economico, in possesso delle nuove tecnologie, ma poco incline ai sacrifici. In entrambe si diffonde la “paura di riprecipitare nella povertà”, con la conseguenza di cercare affannosamente il modo di “mettere al sicuro” la ricchezza mobiliare (in Svizzera o nei “bund” tedeschi, ad esempio). Da qui l’attenzione allo “spread”. A questo punto il relatore ha tentato di indicare alcune vie di adattamento,se non proprio di uscita. Ricordando l’esortazione di Baden Powell agli scout - “Lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato” - o di Kennedy “Domandarsi cosa possiamo fare noi per il Bene comune” . ha tracciato alcune linee. Sviluppare l’imprenditoria sociale, cioè dare vita a quelle imprese che sanno stare nel mercato,ma senza fare del lucro lo scopo unico o principale; tornare ad un tenore di vita più sobrio; chiedere alla scuola non di assicurare “un posto” sicuro, ma di fornire la capacità di “inventarsi” un lavoro; investire nelle energie rinnovabili e alternative; utilizzare più razionalmente il territorio; circondare i centri urbani di coltivazioni che consentano di fornire i generi alimentari a Kilometro zero (e, contemporaneamente, di educare i consumatori a non pretendere frutti fuori stagione, n.d.r.). Quanto alla finanza mondiale, Aletti auspica che si possa creare un governo mondiale, cominciando, almeno, da un governo regionale, in modo da regolare l’emissione di moneta e di titoli che la rappresentano, senza le “bolle “come quella sopradescritta. Allo scrivente, come “relatore” della relazione, corre l’obbligo di ricordare come simili preoccupazioni e concetti siano stati recentemente espressi da Benedetto XVI, cui l’economista e finanziere Gotti Tedeschi vorrebbe assegnare il Nobel per l’Economia. (Attilio Sangiani) Cultura Box Office Sabato, 3 marzo 2012 L’ultimo libro di Pietro Citati Sussulto laico Una selezione di pellicole da vedere al cinema, insieme, in famiglia, Lo scrittore e giornalista affronta il tema dei nuovi miti moderni, per divertirsi e riflettere con alcuni passaggi dedicati al cristianesimo a tratti commoventi. rubrica a cura di MARIA CARLA ZIZOLFI L’amore che resta Di Gus Van Sant (Stati Uniti 2011, 91 min.) con Henry Hopper, Mia Wasikowska. Enoch ha lasciato il liceo, s’infila nei funerali degli altri e ha come amico immaginario Hiroshi, un pilota kamikaze. A una cerimonia il ragazzo incontra Annabel, malata di cancro e con pochi mesi da vivere. Deciso a rendere indimenticabile il tempo che resta, Enoch si apre alla vita e all’amore. Presentata al Festival di Cannes, dal regista di “Milk” e “Paranoid Park” una commedia delicata che tratta in modo mai superficiale temi importanti come la morte, la vita e la malattia. emotivi anonimi Di Jean-Pierre Améris (Francia/Belgio 2010, 80 min.) con Benoit Poelvoorde, Isabelle Carré. Cosa succede se un uomo e una donna condividono una passione? Si innamorano. Questo succede a Jean-René, capo di una piccola fabbrica di cioccolato, e Angélique, pasticcera di talento. Ma se entrambi sono emotivi patologici, come potranno confessarsi i reciproci sentimenti? Piccola sorpresa del cinema francese contemporaneo, il film è una favola dolce, piena di humor, fuori dai clichés delle commedie romantiche. una separazione Di Asghar Farhadi (Iran 2011, 123 min.) con Leila Hatami, Shahab Hosseini. Nader e Simin stanno per divorziare perchè il marito non vuole espatriare per non abbandonare il padre malato di Alzheimer. Simin lascia la casa e il marito per curare il padre assume una donna, incinta e che lavora all’insaputa del marito. A causa di una lite con Nader, la donna cade e perde il bambino. Orso d’oro a Berlino e Oscar come miglior film straniero, un dramma familiare che apre una finestra sull’Iran contemporaneo. Un film importante e prezioso, da vedere. this must be the place Di Paolo Sorrentino (Italia/Francia/Irlanda 2011, 118 min.) con Sean Penn, Frances McDormand, David Byrne. Cheyenne è un’ ex rockstar. A 50 anni veste ancora “dark”, vive a Berlino e si mantiene grazie alle royalties. Finché la morte del padre, col quale non parlava da tempo, lo getta sulle strade americane alla ricerca di una vendetta. In concorso a Cannes, Sorrentino stupisce alla sua prima prova americana con una storia originale, densa di significati, che gli permette di esprimere appieno il suo immaginario onirico e un po’ folle. le idi di marzo Di George Clooney (Usa 2011, 98 min.) con Ryan Gosling, George Clooney, Evan Rachel Wood. Clooney torna alla regia per un dramma politico ambientato nei giorni che precedono le elezioni primarie (immaginarie) nel Partito Democratico. Protagonisti, Clooney nei panni di un candidato alle elezioni e Gosling in quelli di un segretario di partito giovane e idealista, destinato a rimanere schiacciato dagli ingranaggi della lotta di partito. Uno spaccato realistico e spietato del mondo della politica americana, pieno di ritmo e tensione, splendidamente recitato. i pinguini di mr. popper Di Mark Waters (Stati Uniti 2011, 95 min.) con Jim Carrey, Carla Gugino, Angela Lansbury. La vita di un uomo d’affari cinico e arrivista (Jim Carrey) comincia a cambiare quando il padre, esploratore dell’Antartide, muore lasciandogli in eredità un gruppo di pinguini e costringendolo a rivoluzionare la propria esistenza. Ispirato al classico per l’infanzia di Florence e Richard Atwater, è una commedia esilarante senza troppe pretese, adatta anche ai più piccini, con un Jim Carrey in forma smagliante. “D obbiamo richiedere soltanto il pane che ci è indispensabile: nient’altro; il ‘pane della nostra ristrettezza’ come dice la versione siriaca del Padre nostro. I Vangeli ricordano di continuo che l’uomo è una creatura effimera, fragile, passeggera, il quale dipende dalle cose che lo circondano e dal paesaggio che Dio gli crea intorno”. Parola di Pietro Citati, uno dei più importanti giornalisti culturali italiani, collaboratore del “Corriere della sera” e di “Repubblica”, che nel suo recente “Elogio del pomodoro” (non sorprenda il titolo: l’ortaggio in questione è il simbolo di un’età più semplice e per questo felice) edito da Mondadori (266 pagine) analizza di nuovo i miti. Non più quelli di Odisseo e Orfeo, però, ma quelli della nostra epoca. Più che miti sembrano piuttosto tic, coazioni a ripetere, dettate dai grandi cartelli che dominano il mercato, esibizioni di chiacchiere a perdere, relitti di parole un tempo dotate di senso e di sacralità. La Grecia d’oggi potrebbe essere il giusto correlativo delle mitologie trattate da questi brevi saggi che vanno dagli anni Novanta del secolo scorso fino ai giorni nostri. La madre di tutti i miti d’Occidente e la culla della democrazia rappresentativa è ormai solo un vuoto a perdere, da riempire attraverso numeri da macelleria sociale. La tristezza –e la sensazione che la grande stampa si sia adeguata culturalmente al suono dei termini che annunciano la povertà effettiva per chi ha lavorato una vita che ne deriva è palpabile. I nuovi miti sono parole senza necessità, manifestazioni di vuoto e cattura di attenzione fine a se stessa. Bisogna vendere il prodotto non attraverso l’informazione e la cultura, ma con un divertimento truculento da cupio dissolvi. Il laico Citati ha però un sussulto. Quando affronta il grande mistero (perché a questo punto tale sembra a molti) del volontariato e del sacrificio di sé per l’altro il suo tono muta. Per esempio quando parla dell’associazione Medici con l’Africa, che opera da sessant’anni senza clamori avvalendosi di aiuti economici spontanei richiamando, è Citati che lo nota, le parole dei Vangeli, soprattutto quel “dacci oggi il nostro pane quotidiano” che è un insegnamento di vita e una cura contro lo stress del domani. Ma non solo: l’autore dedica un capitolo al cristianesimo, e lo fa con molto rispetto e con l’attenzione di chi ha una lunga abitudine al confronto con gli abissi del sacro. Ci sono dei passi toccanti, come quello sulla dimensione divina del mendicante, che fa della mancanza (che è la verità secondo Platone) la sua realtà fondamentale, con grave scandalo di chi all’accumulazione ha eretto vitelli d’oro; o il passo sulla vita pulsante della creazione, seguendo Paolo nella Lettera ai Romani: “Non dobbiamo dimenticare le parole di Paolo. Cristo non è il sovrano di un mondo esclusivamente umano, dove noi, a nostra volta, siamo i dominatori della creazione. Cristo regna sugli alberi, gli animali, i fiori, i mari, i pesci, gli uccelli. (…) Leggiamo i Padri della Chiesa, i testi del Rinascimento e della Controriforma cattolica. Allora l’incarnazione e la resurrezione di Cristo, senza le quali il cristianesimo non potrebbe esistere, erano le chiavi di un immenso edificio cosmico”. Citati affronta anche altri miti, quelli della politica di ieri, come la divinizzazione di Stalin durante la stagione dei pestilenziali processi ai vecchi compagni di lotta, e quelli di un presente italiano in cui i politici sovraesposti mediaticamente, sotto gli occhi di bambini e adolescenti, per i quali dovrebbero rappresentare dei modelli, fanno a gara a chi offende di più e meglio. Si ha la sensazione che Citati abbia qualche speranza in meno rispetto al passato e che, ancora una volta (Dostoevskij docet), la bellezza sola possa salvare il mondo. Di cultura un Paese potrebbe vivere. Se solo l’idea di economia non fosse quella di un moloch che divora i suoi adoratori, ma non tutti: solo quelli che non ce la fanno, quelli che hanno dato e non sono più utili. (M.T.) Nella Notte degli Oscar Il trionfo di The Artist N on ci sono state sorprese: film favorito uguale film vincitore. Lo strabiliante cammino di “The Artist” – che dal Festival di Cannes in poi ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere (Globes, Bafta, Cesar, etc...) – raggiunge la sua apoteosi con i cinque pesantissimi Oscar portati a casa nella notte: film, regia, attore protagonista, colonna sonora e costumi. Un trionfo annunciato, come detto. Ma è anche meritato? Qui entriamo nel campo delle opinioni personali, ma alcune considerazioni possono aiutare a valutare meglio il valore di questo successo. Evidente intanto l’impatto, anche mediatico, dell’operazione (onore a Langmann e ai fratelli Weinstein per averci scommesso). C’era qualcosa di estremamente audace, forse addirittura spocchioso, nell’aver immaginato e proposto, in piena era digitale, stereoscopia, estesica, un’opera realizzata alla maniera di quasi cent’anni fa: una pellicola girata in 22 fotogrammi al secondo, accelerata in post-produzione, per restituire al pubblico di oggi il dinamismo dei vecchi film degli anni ‘20; la riscoperta delle didascalie e la scoperta di quante possibilità espressive fossero insite nel loro abbinamento alle immagini; il recupero del gesto, del volto, della mimica, alla loro pienezza semantica, alla qualità di segni autosufficienti. Nel mettere in scena il dramma di un attore di grande successo travolto dall’avvento del sonoro, “The Artist” non dice nulla che non sia stato raccontato già – “Cantando sotto la pioggia” di Stanley Donen e “Viale del tramonto” di Billy Wilder sono due autorevoli precedenti – ma il punto è proprio questo, la capacità di ribadire in forme tecnologicamente antiquate (ma di una contraffazione tutta nuova, diversa da quella digitale) la natura artificiosa e ripetitiva del cinema, il meccanismo autogenerativo, la vocazione a fare e disfare se stesso continuamente. Hazanavicious (regia) & co. hanno realizzato un perfetto calco del passato che ha la malizia – nell’impasto spudorato di falsificazione e riciclaggio – del gusto postmoderno. Forse, in un anno d’oro come questo, c’erano film più belli di “The Artist”, nessuno però come il vincitore ha saputo restituire in forme raffinate e popolari, la specificità di un’arte che non ha mai riguardato solo quello che vediamo, ma come viviamo. (Daniele Armone) 9 Caritas 10 Sabato, 3 marzo 2012 L’intervista. A colloquio con Francesco Soddu, nuovo direttore di Caritas italiana S i è ufficialmente insediato lunedì 20 febbraio il nuovo direttore di Caritas italiana, mons. Francesco Soddu. Prende il posto di mons. Vittorio Nozza, che ha guidato la Caritas per ben 11 anni. Mons. Soddu, 52 anni, ordinato presbitero nel 1985, è stato dal 1997 parroco della cattedrale di Sassari e dal 2005 direttore della Caritas diocesana. Ha compiuto gli Studi teologici presso la pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Si aspettava questa nomina? Come la sta vivendo? «È una nomina che non mi aspettavo nella maniera più assoluta. Se la guardo all’interno della storia della mia vocazione, vedo che il Signore mi ha sempre dato più di quello che potessi immaginare. Sentendomi circondato dall’amore di Dio non posso che rispondere di sì. L’impegno come direttore della Caritas di Sassari è stato grande. All’inizio avevamo solo mensa, centro distribuzione viveri, ostello, studio dentistico, ma erano solo servizi. La struttura della Caritas è invece ecclesiale, cercando sempre di essere al servizio della Chiesa e del territorio». Siamo in un periodo sociale molto impegnativo: crisi economica, disoccupazione, aumento dei poveri che vengono a chiedere aiuto nei centri di ascolto Caritas. Come vede questa sfida? «È la sfida di tutti i tempi. La Chiesa deve sempre mettersi in ascolto ed essere strumento della prossimità di Dio, anche attraverso le reti di collegamento e di promozione della persona. Benedetto XVI in occasione del convegno celebrativo dei 40 anni di Caritas italiana ci ha dato delle indicazioni, che costituiranno il motivo propulsore dei prossimi anni: non basta l’elemosina, è necessaria la vicinanza. Ciò che determina l’aspetto più struggente e drammatico della crisi non è tanto la perdita dei valori, ma aver perso il punto riferimento primo che è l’uomo. E perdendo di vista Dio si perde l’uomo». Quali emergenze sociali la preoccupano di più? «Famiglia, casa, lavoro. Sono le cose che preoccupano maggiormente in Italia e nel mondo, basti pensare alla Grecia in questi giorni». Intravede speranze nel Essere ed esserci per servire «Noi cristiani dobbiamo essere persone di speranza e strumento di servizio sul territorio» mons. vittorio nozza cambiamento politico in atto? «Guai a noi se non intravedessimo delle speranze. Come cristiani dobbiamo essere persone di speranza. Non tanto per vedere il sole dove non c’è. Abbiamo la speranza che ci proviene da Dio e punta molto sull’uomo». Anche se un terzo dei giovani in Italia è senza lavoro? «Non siamo chiamati noi a risolvere i problemi sociali, questo è un compito che spetta alle istituzioni. Noi siamo chiamati a dare un senso al vivere e al lavoro». Però la Caritas ha un ruolo importante di stimolo delle istituzioni… «Certo. Noi dobbiamo essere strumento di servizio all’interno del territorio, per creare sempre dei contatti, delle reti. Dobbiamo recuperare il grande tema delle relazioni, affinché, soprattutto nelle piccole realtà, producano ulteriori relazioni, e di mons. francesco sodddu conseguenza lavoro». La Caritas deve continuare a mantenere alto il suo ruolo profetico di denuncia delle ingiustizie? «Sì deve mantenerlo, ma contestualmente deve proclamare la verità, in positivo. Questo è ciò che fa la Chiesa, e la Caritas non è altro che uno strumento pastorale della Chiesa. Lo fa in collegamento e in comunione con tutti gli altri uffici della Chiesa, in questo caso della Cei e delle diocesi». C’è poi l’attenzione alle povertà e alle emergenze nel mondo… «L’area della mondialità è molto importante, è uno dei miei primi amori. L’impegno della Caritas in quest’area è veramente meritevole e meritorio. Anche quando nessuno ne parla la Caritas è sempre presente nei luoghi delle emergenze. Bisogna coniugare l’emergenza con il lavoro quotidiano». Nella sede della Caritas è in corso una giornata di riflessione sul carcere. Cosa pensa della situazione e del recente decreto “svuota carceri”? «Le difficoltà legate al carcere sono soprattutto quando la persona esce: è difficile l’inserimento lavorativo e sociale. Molte persone, purtroppo, affermano che si trovavano meglio in carcere. Speriamo che il decreto non sia solo un modo per svuotare un posto e mettere la persona in una situazione più disagiata di prima. Poi ogni passo in sé non è mai sufficiente da solo, bisogna aggiungere delle norme applicative. Purtroppo in carcere vi sono i più poveri tra i poveri. Tante persone si trovano lì perché non hanno nient’altro. Alla povertà di relazione si aggiunge la povertà dell’alloggio, che potrebbe essere invece un supporto per poter intessere delle relazioni». A CURA DI PATRIZIA CAIFFA Mons. Vittorio Nozza, già direttore di Caritas italiana: «Costruire insieme «L’amore divino è la sostanza P PAGINe A CURA DELLA CARITAS DIOCESANA WWW.CARITASCOMO.IT assare da una carità assistente a una carità liberante, in cui la persona non sia il prevedibile referente di un’azione di soccorso, ma venga “accompagnato” lungo un percorso di progressiva evoluzione e maturazione anche interiore e psicologica. Questi devono essere l’obiettivo e l’impegno della Caritas italiana del nostro tempo, secondo quanto è stato sottolineato da mons. Vittorio Nozza in occasione della XI assemblea diocesana che si è svolta a Como il 18 febbraio scorso. Agganciandosi a una frase rivolta, nel settembre 1972, da Paolo VI alle Caritas diocesane riunite per la prima volta in assemblea (“Al di sopra dell’aspetto puramente materiale della vostra attività deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica”), mons. Nozza - che è stato direttore di Caritas italiana dal 2001 e ha recentemente passato il testimone a mons. Francesco Soddu - ha voluto infatti ribadire non soltanto la necessità della condivisione di un progetto comune tra le Caritas locali e le altre realtà istituzionali, ecclesiali, associazionistiche e comunitarie presenti sul territorio - che abbia appunto di mira l’uomo nella sua multidimensionalità e non solo in quanto soggetto povero e sofferente - ma ha spostato l’accento sul carattere profondamente etico, didattico ed educativo che un’autentica testimonianza di carità deve assumere nell’ambito della comunità dei credenti. «La Caritas è l’organismo pastorale che si occupa della promozione della carità come servizio a Dio e ai fratelli, con particolare riferimento a quelli più poveri e disagiati – ha sottolineato mons. Nozza - Si tratta dunque di costruire insieme un percorso di solidarietà e partecipazione, non per ridimensionare o attenuare l’importanza che il contributo dei singoli e delle collettività possono avere nell’opera concreta di lotta al disagio, ma per meglio estendere la comunicazione della carità in tutta la comunità ecclesiale. Consultando i documenti del Concilio Vaticano II, emergono alcune linee guida che dobbiamo fissare al centro della nostra azione sociale, e che si connettono all’idea di Chiesa come comunione e condivisione, in cui il pane che si offre al povero è lo stesso pane che ci offre il Cristo nell’eucarestia; di Chiesa come soggetto di pastorale nella sua integrità; di Chiesa saldamente collocata nel territorio, che guarda con empatia ai soggetti che lo abitano e gli danno vita; di Chiesa, infine, chiamata a riscoprire la cultura della carità, fatta di sentire, di fare, di esserci, in un quadro aderente alla visione evangelica». Se tali sono le premesse, e tenendo conto delle indicazioni contenute nel discorso pronunciato da Benedetto XVI Caritas “La Caritas serve se serve!” Gli uffici di pastorale a confronto U na sala gremita di persone ha accolto l’XI Assemblea diocesana della Caritas dal titolo “La Caritas serve... se serve!-Gli Uffici di pastorale a confronto sulla carità”, che si è svolta a Como, all’Auditorium Opera Don Guanella, in via T. Grossi il 18 febbraio scorso. è stata un’importante giornata di confronto e di sintesi per il futuro cammino della Caritas e dell’intera Chiesa diocesana. Erano presenti operatori, Sabato, 3 marzo 2012 11 volontari, referenti parrocchiali, educatori, sacerdoti. Tra i vari interventi ricordiamo quelli dei responsabili degli Uffici di pastorale (Catechesi, Liturgia, Famiglia, Pastorale sociale e del lavoro, Giovani, Missioni, Pastorale vocazionale, Azione Cattolica) e di mons. Vittorio Nozza, direttore uscente di Caritas Italiana (nelle pagine in basso ne pubblichiamo una sintesi). La relazione. Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana Pubblichiamo una sintesi dell’intervento conclusivo di Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, all’XI Assemblea dello scorso 18 febbraio. aritas ribadisce con forza che con le sue azioni testimonia e vive una esperienza di Chiesa, perché si sente pienamente inserita nella comunità diocesana; di questa responsabilità ne è cosciente e ne sa assumere tutte le conseguenze e gli impegni che ne conseguono. Insisto su questo punto, quello della ecclesialità, perché penso che sia ancora da chiarire bene nelle nostre parrocchie che Caritas non è un gruppo caritativo ma è l’espressione dell’impegno di tutta la Chiesa nella dimensione della carità. Lo stile che abbiamo di questa presenza nella Chiesa è quello del servizio; la Caritas serve alle nostre comunità, ne diventa uno strumento da usare, da vivere, se sta in servizio, se è presente con attenzione, con competenza, con amore nella vita degli uomini in tutte le sue manifestazioni. Quali prospettive e quale metodo di lavoro, quali scelte allora ci aspettano in questi anni? La prima priorità che vogliamo dare è quella del percorso formativo che deve stare al centro della nostra azione, soprattutto per i volontari. Questa azione formativa ci vedrà impegnati nei prossimi anni in modo particolare nella formazione di animatori della carità. La seconda priorità è il rilancio delle Caritas parrocchiali come luogo dove si viva la dimensione di corresponsabilità e di servizio. La Caritas in parrocchia deve essere il luogo dove si possa C riferimento sul territorio sia per le nostre parrocchie sia per le istituzioni civili. La quinta priorità la vogliamo riservare ai giovani. Caritas, in collaborazione con la Pastorale Giovanile, intende fare una proposta concreta per andare oltre l’esperienza del servizio civile che oramai è finita. Abbiamo così deciso di impegnarci nella costruzione di un percorso di anno di volontariato sociale che aiuti i giovani ad organizzarsi e a mettersi a disposizione. La sesta priorità che ci vede impegnati è quella delle emergenze (calamità naturali, assistenza profughi ...) che in questi anni abbiamo dovuto affrontare con affanno. Caritas si è fatta nelle immagini di questa pagina carico di queste fatiche, ma tre momenti dell’assemblea vuole lavorare per uscire dalla sensazione di essere sempre in emergenza. Vorremmo così che questa cultura dell’accoglienza e dell’accompagnamento diventi parte integrante delle nostre comunità (come Indicate alcune priorità programmatiche: dalla formazione è avvenuto, per esempio, quando si sono reperiti alle parrocchie, dall’attenzione verso i giovani alla mondialità spazi abitativi per ospitare i profughi della Tunisia e della Libia). sperimentare la carità condivisa, dove si il rilancio dell’Osservatorio delle risorse L’ultima priorità è quella della viva concretamente la condivisione di e delle povertà nelle sedi di Como e mondialità. In questi anni la Caritas responsabilità nei vari servizi, dove si di Sondrio come luogo privilegiato di diocesana è stata presente in diverse parti accolgano tutte quelle persone o gruppi conoscenza e di approfondimento per del mondo nella realizzazione di opere di che in parrocchia, seguendo dei carismi le nostre comunità di ciò che il nostro promozione umana. E’ importante per noi particolari, vivono dei momenti specifici territorio può offrire come risorse agli avere presente la dimensione del mondo, di aiuto alle persone. Altro compito uomini che lo abitano. essere attivi nell’aiuto concreto con opere delle Caritas parrocchiali è di aiutare La quarta priorità è la continuazione di promozione umana verso le Chiese le comunità a far sì che l’esperienza di dell’esperienza dei Centri da ascolto alla sorelle dell’Africa, dell’America e dell’Asia accoglienza e di accompagnamento delle luce anche del nuovo assetto territoriale che vivono dei momenti di difficoltà ed persone diventi patrimonio di tutta la della Diocesi (divisione in vicariati) e del è un impegno che vorremmo continuare comunità. coordinamento diocesano, che in questi perché ci aiuta a tener viva l’idea di La terza priorità, che ci sembra urgente, è anni sono diventati un punto fermo di universalità della nostra Chiesa. «Solidarietà e condivisione» percorsi di solidarietà per meglio estendere la comunicazione della carità in tutta la comunità ecclesiale» di ogni aiuto verso i più deboli» lo scorso 24 novembre a Roma, in occasione del 40esimo anniversario di Caritas italiana, la riflessione non può che essere focalizzata sull’aspetto itinerante dell’impegno caritativo, nel suo farsi capacità d’intervento laddove affiora il bisogno e nel suo allinearsi apparentemente ripetitivo, ma in realtà sempre diverso, alle differenti emergenze umane ed esistenziali. «I percorsi educativi che si possono enucleare in relazione agli ambiti di vita e ai nuovi ordinamenti pastorali miranti a “educare alla vita buona del Vangelo” - ha proseguito Nozza - sono fondamentalmente sei. Il primo: la scelta pastorale delle relazioni, che impegna a ridisegnare la pastorale della carità non alla luce di una mera “conta” delle opere da fare e dei servizi da realizzare, ma attraverso i luoghi, gli strumenti, le storie e le occasioni d’incontro con le persone, soprattutto quelle in stato di massima fragilità e povertà. Il secondo: l’uso dei beni come invito a ripensare il dono e l’offerta in un vissuto sia personale sia comunitario, prestando la debita attenzione ai consumi in chiave equosolidale, al risparmio etico e agli investimenti nel mondo della solidarietà: Il terzo: la costruzione di percorsi d’incontro e d’ascolto finalizzati all’estensione di uno sguardo sul mondo in termini di sviluppo e cooperazione. Il quarto: il ritorno alla partecipazione, che investe in primo luogo gli aspetti del decentramento e dell’educazione alla socialità e al territorio. Il quinto: vicinanza e interculturalità come scelta di nuove strade di condivisione del territorio, del lavoro e delle case, in modo da formare veri e propri “laboratori” di confronto e di scambio per un modello di vita integrativo e onnicomprensivo. Infine, il sesto: la promozione di nuovi stili di vita, incentrati sulla riemersione e sulla rivalutazione della “questione mo- rale”, nelle sue componenti plurime di legalità, di giustizia, di lotta agli abusi e alle sopraffazioni in tutte le forme, dal lavoro nero alla criminalità e dalla corruzione al degrado ambientale». «Ripensare e riformulare la carità in uno schema non di pura sussidiarietà materiale, ma di crescita nel tempo di un itinerario comune – ha concluso mons. Nozza - sarà dunque l’orientamento che dovrà agire alla base dell’impegno futuro di Caritas italiana, riattualizzando il messaggio veicolato da Paolo VI in quella prima storica riunione delle Caritas diocesane. Rammentando che l’amore divino è l’humus e la sostanza di tutte le operazioni a sostegno dei deboli e degli esclusi, al di fuori del quale tutto si riduce a un meccanico e inerte affaccendarsi privo di autenticità perché povero di spiritualità». SALVATORE COUCHOUD Vita diocesana 12 Sabato, 3 marzo 2012 Agenda del Vescovo Giovedì 1 marzo Al mattino, a Como, Consiglio Episcopale; nel pomeriggio, a Bergamo, Consulta per le sette e i nuovi movimenti religiosi. Sabato 3 marzo A Como, al mattino, udienze e colloqui personali; a Como, presso il Broletto, nel pomeriggio, inaugurazione mostra su padre Ambrosoli Domenica 4 marzo A Como-Rebbio, dalle ore 10.00, presso i Comboniani incontro famiglie numerose. Lunedì 5 marzo Al mattino, a Como, udienze e colloqui personali; nel pomeriggio, a Como, colloqui con i seminaristi. Martedì 6 marzo A Como, al mattino, in Seminario, Consiglio presbiterale. Dal 7 all’11 marzo Visita pastorale: Caravate, Cittiglio, Brenta, Gemonio. ■ San Giuseppe Una giornata di festa al Salesianum di Tavernola Presso la Casa Salesiana di Tavernola, in via Conciliazione 98, si terrà domenica 18 marzo una Giornata di Spiritualità con la festa di san Giuseppe aperta a tutti, in particolare agli amici di don Bosco, ai Salesiani Cooperatori e a tutti coloro che hanno a cuore l’educazione della gioventù, ricordando a questo proposito che proprio l’emergenza educativa è il nocciolo degli “Orientamenti pastorali per il decennio 2010/2011” stabiliti dalla Conferenza episcopale come programma di lavoro per la Chiesa Italiana. La giornata inizierà alle ore 9.00 con la con la recita di Lodi e con la riflessione di don Leo Tullini sul tema “La figura di San Giuseppe e le sue virtù”. Seguirà un intervallo di silenzio, con la possibilità di confessarsi. Alle ore 11.30 la Celebrazione Eucaristica. Dalle ore 12.30, fino al primo pomeriggio, sono previsti momenti conviviali e di festa. Alle ore 16.00: adorazione eucaristica con il santo rosario e il sacro manto di san Giuseppe. Alle ore 17.00 Santa Messa di ringraziamento. L’incontro dei Salesiani Cooperatori in programma sabato 17 marzo viene annullato e incorporato nella giornata del 18 marzo. La testimonianza del vescovo belga Van Looy esprime osservazioni valide anche per noi Quale Chiesa per l’Europa? C ome sta il Cristianesimo nella vecchia Europa? E nella giovane Italia? E nel cattolicissimo Profondo Nord? Domande assai impegnative, a cui, con una ricca polifonìa di voci, sta cercando di dare qualche risposta il Corso multidisciplinare che si tiene in Seminario ogni sabato (dalle ore 17.00 alle ore 18.45) ancora per tutto il mese di marzo. Qualche punto fermo? Di sicuro i fasti (o presunti tali) della societas christiana appartengono a un passato che non torna più. Il vento della secolarizzazione, poi, sembra aver emesso sentenza di avvenuto decesso della fede cristiana (accanimento terapeutico ogni tentativo di rianimazione). Eppure il mondo non riesce a fare a meno di Dio. Benedetto XVI ne ha fatto l’asse portante del suo magistero. Continuamente ci parla della Chiesa come “minoranza creativa”, piccolo gregge di convinzione e di testimonianza nel deserto relazionale della società iper-tecnologica, seme di speranza negli smarrimenti del mondo globalizzato. E ci esorta e ci sprona a una nuova evangelizzazione, nel dialogo franco e aperto del “Cortile dei Gentili”. Quella del destino del Cristianesimo in Europa è questione culturale, ma immediatamente anche pratica, concreta, pastorale. Intercetta non solo i nostri dubbi personali, ma i patemi delle nostre comunità, i crucci della pastorale, i dilemmi degli educatori, la crisi numerica dei preti, il calo di significatività delle parrocchie nel tessuto vitale dei territori. In questo quadro ci è sembrato bello ascoltare, e riproporre ai nostri lettori, la riflessione a cuore aperto che il Vescovo di Gent, in Belgio, monsignor Lucas Van Looy, ha rivolto ai membri dei consigli pastorali (pubblicata sull’Osservatore Romano). Si parla di strutture ecclesiali da rinnovare, di collaborazioni fra parrocchie da avviare, ma anche di straordinarie chances di «Sul Tabor» (Mc 9, 2-10) In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. (…). - Don André Gbenouga, collaboratore a Cermenate. - Don Rodolfo Olgiati, collaboratore a Cittiglio. - Servizio alla pastorale della salute: don Lorenzo Butti, responsabile; mons. Giorgio Pusterla, consigliere; padre Carlo Merlo, consigliere; Pietro Uboldi, segreteria. «Non abbiate paura». Inizia con questa esortazione, che tanto ricorda Giovanni Paolo II, la lettera scritta per presentare lo studio che la diocesi sta conducendo, su sollecitazione del Governo delle Fiandre, circa la situazione delle chiese parrocchiali. Il testo esprime idee valide anche alle nostre latitudini: «Vi invito a collaborare con cuore aperto alla nuova situazione della Chiesa – scrive Van Looy –, al panorama nuovo da costruire nei decanati. È un’opportunità che vogliamo cogliere con coraggio, senza paura. Dalle generazioni che ci hanno preceduto abbiamo ereditato una struttura solida che corrispondeva alla situazione della Chiesa sul territorio. In tutti i quartieri della città e in ogni paese era presente una chiesa facilmente raggiungibile. Quella chiesa era il centro sociale e religioso del territorio circostante. Da Cristo, però, non abbiamo ereditato una struttura, ma un legame con il Padre, l’immagine dell’uomo come Dio l’ha voluto, il senso del perdono, la sua cura per i malati e i poveri, il suo essere pastore. La sua vita era un cammino verso Gerusalemme, verso il Cenacolo. Da lì abbiamo ereditato l’Eucaristia… Più ancora abbiamo ricevuto da Lui suo Padre… È da questo evento che nasce la comunità dei cristiani chiamata a realizzare il progetto dell’incarnazione e dell’evangelizzazione». Il vescovo prosegue sottolineando che «è nostro impegno studiare in quali e in quante chiese nel futuro potremmo continuare a realizzare tutto questo. La sede della “nuova parocchia” sarà individuata nel luogo che verrà giudicato più adatto. Vogliamo assicurare che le nostre comunità riescano a diffondere un senso di comunione, di dinamismo giovanile e di testimonianza della fede... Leggevo una frase del cardinale Danneels: “Un buon cristiano si trova sempre sulla punta della sua sedia. Ma è seduto sulla punta della sedia, pronto ad alzarsi e intraprendere il lavoro”. (“Messaggio di Natale 1995”). Vi voglio invitare a fare un passo in avanti come Chiesa diocesana. Sedetevi tutti sulla punta della vostra sedia, per creare una nuova parrocchia. Lo facciamo insieme, laici e religiosi. Non vi devo certo descrivere la situazione attuale della Chiesa. La conoscete meglio di me. Sappiamo che il suo influsso sociale è cambiato. I quartieri della città non conoscono più la coesione di una volta e i vicini di casa si conoscono a malapena. Siamo proiettati verso contatti sociali nuovi. È l’ora di mostrare la nostra unità, la nostra comunione, sapendo di avere bisogno l’uno dell’altro. Non vogliamo rinchiuderci in interessi di parte o attorno al proprio campanile. Desideriamo una comunità aperta e disponibile. Sappiamo che il messaggio del Vangelo è destinato a tutti senza limiti. Sopravvivere non è la nostra preoccupazione. Al contrario, vogliamo generare energia e dinamismo. La nuova parrocchia non nascerà senza sforzo, richiederà molta energia. Ma ne varrà la pena». Van Looy conclude esprimendo la convinzione che occorre concentrare le forze. «L’unità si realizzerà nella comune preghiera e nella concertazione, espressa nella figura di Cristo buon pastore». Per il vescovo belga è importante «sapere dove vogliamo arrivare. Posso affidarvi un sogno? Se ci lasceremo guidare dallo Spirito di Dio costruiremo la nostra comunità attorno all’Eucaristia. Nasceranno dalla nuova parrocchia delle vocazioni: giovani impegnati, famiglie credenti, religiosi, diaconi e sacerdoti. È un’occasione per radunare i credenti e attrarre nuovi cristiani». ■ Il Vangelo della domenica: 4 marzo - II di Quaresima Nomine e provvedimenti - È costituito il Comitato per la Beatificazione del Servo di Dio Nicolò Rusca, che risulta così formato: mons. Diego Coletti; mons. Giuliano Zanotta; mons. Saverio Xeres; mons. Marco Zubiani; don Alfonso Rossi; don Ferruccio Citterio; don Simone Piani; prof. Gianluigi Garbellini; dott.ssa Anna Rossi nuova evangelizzazione. È la voce di una terra un tempo cattolicissima, tanto da riempire di missionari il mondo intero, ed oggi teatro di una delle più aggressive e virulente dinamiche di scristianizzazione. Forse lo scenario che attende anche noi in un futuro neanche troppo lontano? E che fin da ora sarà bene attrezzarsi per affrontarlo? Prima Lettura: Gn 22,1-2.9.10-13.15-18 Seconda Lettura: Rm 8,31-34 Per farci pregustare la meta verso la quale siamo incamminati, la liturgia ci fa balzare al monte della Trasfigurazione. Questo “salto spirituale” ci mette davanti agli occhi un Vangelo che scardina quell’immagine grigia e cupa della Quaresima che un po’ – forse - si è sedimentata nel nostro immaginario spirituale. L’autentica mortificazione quaresimale è per la vivificazione e non per la tristezza! Se mi mortifico è per far crescere la vita dello Spirito, per immettere vita evangelica nelle arterie della mia esistenza. Pietro, Giacomo e Giovanni sono condotti dal Rabbì in cima al Tabor. Mentre salgono in silenzio il loro smarrimento cresce nel cuore. La Parola di Gesù che anticipa passione, morte e resurrezione è rimasta davvero indigesta. Non capiscono, ma si fidano del Maestro e camminano sui suoi passi. Mentre salgono il respiro corto della salita batte il ritmo dei mille pensieri e all’improvviso un bagliore di bellezza squarcia la loro confusione. I discepoli ricevono il dono di poter assistere ad un anticipo della gloria della Resurrezione. Gesù svela l’altra faccia del suo mistero: non solo la Croce, ma anche la Gloria. O meglio: in quella Croce, che ancora non comprendono, è nascosto il seme della Gloria. don ROBERTO SEREGNI Vita diocesana Sabato, 3 marzo 2012 13 L’omelia del Vescovo nelle Ceneri I nnanzitutto vorrei cercare sui vostri volti un po’ di sorriso, perché dobbiamo liberarci di quell’aria malinconica di cui ci ha parlato il Vangelo. Abbiamo deciso di digiunare e, contemporaneamente, ci viene la raccomandazione di non rattristarci, di non assumere l’aria dei penitenti, e questo non soltanto perché è bene che sia solo il Padre che sta nei cieli ad accorgersi di ciò che si muove nel segreto del nostro cuore e della nostra vita, ma anche perché il digiuno cristiano, la penitenza cristiana, dovrebbe portare con se più di un motivo di rasserenamento. Io ne ho trovati fondamentalmente quattro, e prima di illustrarli brevemente per richiamarli anche a me stesso, vorrei dire grazie a tutti voi che siete qui convenuti in questo orario un po’ inconsueto. È dall’anno scorso che abbiamo fatto questa scelta… E vedrete che tra 50 o 60 anni la Cattedrale sarà piena, il giorno delle Ceneri, quando sarà entrata nella tradizione questa modalità, un po’ diversa, che dovrebbe richiamare tante persone le quali, anche se non vivono qui, nel centro della città, vi lavorano, e scelgono di mettere una scelta di penitenza all’inizio della quaresima. Noi che saltiamo il pranzo, e che siamo una buona rappresentanza della comunità cristiana della Diocesi, dobbiamo mettere il seme di questa novità, nella speranza che diventi una tradizione condivisa. e far sorridere il nostro volto? La prima è che dobbiamo considerare la penitenza non solo come una punizione - è anche una punizione - ma deve essere interiorizzata. «Laceratevi il cuore e non le vesti». Il gesto di stracciarsi la veste era un’esternazione di dolore, di rammarico, di penitenza fra le più espressive e scenografiche. Il profeta Gioele dice che dobbiamo stracciarci il cuore, dobbiamo andare al fondo della vita e fare penitenza. Noi siamo piccoli davanti a Dio: siamo davanti a un Dio misericordioso e pietoso, come ci ha detto il profeta, lento all’ira e grande nell’amore, che cambia e si ravvede nei confronti del castigo e lascia dietro a sé una benedizione. Questo è il primo motivo che ci induce a fare un po’ di penitenza nella vita: siamo dei peccatori e dobbiamo riparare il male fatto, e siccome quasi sempre il male è fatto, compiuto, per cercare qualche cosa per sé, per averne un vantaggio, per goderne una gioia, affrontare volontariamente un po’ di fatica, un po’ di sofferenza, rieduca il cuore e lo stacca dall’egoismo. Ed ecco, quindi, il secondo motivo: la rieducazione. Dobbiamo preoccuparci non soltanto di guardare al passato dei nostri peccati, ma anche al futuro. E se, per il passato, dobbiamo riparare, per il futuro dobbiamo rieducarci. E non possiamo nemmeno fermarci qui, perché c’è una terza motivazione che ci spinge a esercitare la penitenza nella nostra vita, che va oltre la riparazione e Quante sono le motivazioni che dovrebbero rallegrare il nostro cuore oltre il desiderio di rieducare il nostro cuore… Ed è l’educazione, in noi, della custodia della nostra libertà. La vita cristiana non è soltanto il rifiuto di ciò che è male - che già questo ci impegna o ci dovrebbe impegnare molto -, ma è anche, e soprattutto, una strada di liberazione, di affrancamento del cuore da ogni schiavitù. Leggete la prima lettera di Paolo ai Corinti. Per ben quattro volte Paolo parla di ciò che dobbiamo essere capaci di rifiutare anche se è lecito. Non dobbiamo dire di no soltanto al male, all’ingiustizia, all’egoismo, alla sopraffazione. Dobbiamo qualche volta esercitarci, come stiamo facendo adesso nei confronti del nostro pranzo, a dire di no a qualche cosa che di per se è lecito. Quattro volte nella prima ai Corinti (due volte nel capitolo 6 e due volte nel capitolo 10) Paolo dice: tutto è lecito, ma non tutto giova. Tutto è lecito, ma non tutto edifica, non tutto è utile. Tutto è lecito – e arriviamo alla quarta motivazione – ma non mi lascerò dominare da nulla… Sarà un caffè, sarà una sigaretta, sarà un giochino alla televisione, sarà un po’ di riposo aggiuntivo dopo che la sveglia si è fatta sentire… Tutte cose lecite: ma non mi lascerò dominare da nulla. Perché? Non per l’orgoglio di essere libero, ma perché la libertà è condizione assolutamente necessaria, indispensabile, per esprimere dei veri atti d’amore. Questo è il senso della vita, questo è lo scopo ultimo, o almeno dovrebbe esserlo, di tutte le nostre fatiche, questo è ciò che dovremmo desiderare più di ogni altra cosa: amare ed essere amati. Per questo bisogna essere liberi e per questo anche le cose più ingenue e più lecite devono essere tenute a bada, perché non diventino le padrone della nostra vita… «Tutto è lecito, ma non mi lascerò dominare da nulla». Mi è venuto in mente in questi giorni, pensando alla mia quaresima, di proporre - e lo farò da qui in avanti se il Signore mi conferma in questa intuizione -, soprattutto agli adolescenti, soprattutto ai giovani, un piccolo esercizio spirituale, che consiste (lo potreste fare anche voi se volete) nel tenere in tasca un foglietto e segnarvi una crocetta ogni volta che, durante la giornata, siamo stati capaci di dirci dei no su delle cose lecite. Tutte le volte che, magari, rinunciamo a qualcosa che ci fa piacere, oppure, incontrando per strada, o sulle scale, un vicino di casa con cui si è litigato di salutarlo sorridendo… è lecito anche tenere il muso: ma «non mi lascerò dominare da nulla». Tengo la contabilità di tutti questi atteggiamenti e dopo averne collezionata una buona quantità potrò esprimere con onestà i miei sentimenti… Come possiamo, infatti, pensare di avere esperienza dell’amore senza mai aver collaudato l’altezza e la profondità nostra libertà? Tutto è lecito? Tante cose sono lecite ma non mi lascerò dominare da nulla. Alla fine di questa quaresima, quante saranno le crocette che avremo segnato sul nostro personale taccuino per aver saputo dire dei no a ciò che ci piace, a ciò che ci soddisfa, a ciò che ci diverte, a ciò che ci distende, a ciò che ci rallegra, ma che a lungo andare diventa ciò che ci schiavizza? + DIEGO COLETTI, vescovo Quaresima Liturgia della Parola in Duomo a Como La celebrazione della Liturgia della Parola viene proposta nei Venerdì di Quaresima, in Cattedrale, alle ore 12.45, nei giorni 2, 9, 16, 23 e 30 marzo. Tempo di Quaresima. L’occasione propizia per recuperare un significato non oscurantista Penitenza, una parola sulla quale riflettere... I l tempo di Quaresima è spesso portato da alcuni ad esempio di difetti “d’origine” del cristianesimo: il disprezzo per il mondo e l’avversione per il piacere in primis. La penitenza quaresimale sarebbe il vero tempo della Chiesa, quintessenza di una concezione della vita pessimista e oscurantista. Questo tipo di sguardo è concentrato su alcuni luoghi comuni, per cui il monachesimo diventa ostilità verso il mondo, e non desiderio di abbandonarsi completamente a Dio nella preghiera e nella contemplazione, così come l’offerta di sé nel sacerdozio, nel volontariato, nella missionarietà viene vista come compensazione di frustrazioni pregresse, secondo una certa vulgata psicoanalitica che farebbe rabbrividire persino il laicissimo padre Freud. Il sospetto forte è il medesimo che aveva colto Umberto Eco nel “nome della rosa”, però rovesciando l’interpretazione: stavolta sono gli iper-laicisti che non vedono nella pagliuzza dell’occhio cristiano la trave di preconcetti presenti nella loro psiche. In poche parole, si tende a proiettare in alcune istituzioni cristiane personali fantasmi e fissazioni. Eppure ci vorrebbe molto poco. Basterebbe andarsi a rivedere alcuni episodi in cui il tempo della penitenza cristiana è avvolto da un’aura di sconvolgente bellezza, se non fosse che gli autori di questa visione sono sospetti di partigianeria, e allora non possono essere presi in considerazione. Anche se si chiamano Thomas Stearns Eliot e Dante, vale a dire uno dei miti del Novecento e il Poeta, senza ulteriori aggettivi. Ma tant’è. Perché se i difensori della felicità della vita contro la cupezza cristiana si fossero soffermati a leggere “Mercoledì delle Ceneri” di Eliot, avrebbero avuto (s)piacevoli – a seconda del punto di vista – sorprese. Iniziata ad apparire nel 1927, questa raccolta di Eliot dà infatti un’altra idea del tempo di purificazione, il quale è un’esperienza quasi estatica (quella che una certa borghesia intellettuale va cercando in Asia) di abbandono alla volontà divina e di necessario superamento di alcune nevrosi che tenevano legata eccessivamente l’anima alle cose. Alcune persone attaccano come oscurantista l’abbandono dell’ossessione delle cose se lo praticano i cristiani, mentre plaudono se lo trovano nel buddismo o nel Tao. Scherzi – anzi abbagli – della miopia non solo materiale. Nel Purgatorio dantesco, dove spira un’inquieta, stupenda aura penitenziale, non triste, anzi, piena di presenze, di segnali d’altro che preludono a una gioia prossima. La penitenza, questi due grandi lo avevano capito, è l’attesa. Vuol dire gioia del non possesso perché il possesso delle cose è nulla, abbandono di un passaggio obbligato che non può essere né condannato né rinnegato, ma accettato nella sua transitorietà. La penitenza è attesa della Sposa o dello Sposo, segno nuziale di amore prezioso perché lentamente rivelato nei giorni del passaggio. M.T. Vita diocesana 14 Sabato, 3 marzo 2012 ◆ Ufficio diocesano pellegrinaggi ■ Diocesi a Lourdes Le proposte per la Turchia e Fatima In Turchia sui passi di Paolo dal 24 aprile al 1 maggio 2012 Così la Parola del Signore cresceva con vigore e si rafforzava (At 19,20). Un itinerario reale e spirituale molto interessante in Turchia per ripercorrere quello che fu terreno di predicazione, oltre 2000 anni fa, dell’apostolo Paolo, missionario del vangelo di Gesù in un contesto di pluralismo religioso e multiculturale. Quota di partecipazione: 1.160 euro (supplemento singola: 195 euro). Acconto di 560 euro entro la fine di febbraio. Saldo: 600 euro, entro il 10 aprile. Fatima dall’11 al 14 maggio 2012 Poco più di 90 anni fa a Fatima, in Portogallo, apparivano a tre pastorelli un Angelo Dall’8 al 14 ottobre pellegrini con il Vescovo e la Madonna, che venne definita «una Signora più brillante del sole».Dopo tanti anni vale ancora la pena andare a Fatima? Sicuramente sì, anche perché quello che la Madonna ha detto ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta è ancora di grandissima attualità. Quota di partecipazione: 650 euro (supplemento camera singola: 80 euro). Acconto di 150 euro, entro il 10 marzo. Saldo: 500 euro, entro il 30 aprile. Per info, iscrizioni e programmi dettagliati rivolgersi all’Ufficio Segretariato Pellegrinaggi; oppure visitare la sezione Pellegrinaggi su www.diocesidicomo.it. L’Ufficio Pellegrinaggi Diocesano: è aperto tutti i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00. Telefono 031-3312 interno 232. Email: [email protected]. ◆ Seminario di studio a Como I Su famiglia e lavoro, guardando a Milano l VII incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno, con la partecipazione di papa Benedetto XVI, ha quale tema: “La famiglia: il lavoro e la festa”. Il rapporto lavoro – festa è vissuto oggi da parecchie famiglie in un contesto economico con forti elementi di precarietà. Essi creano tensioni all’interno delle famiglie stesse. In questo contesto purtroppo si deve registrare un arretramento da parte dello stato nel mettere a bilancio risorse utili per la cura dei figli e degli anziani, per affrontare le incertezze generate dalla malattia... «Pensiamo sia importante guardare all’appuntamento milanese senza dimenticare la realtà locale, per questo gli Uffici diocesani per la Pastorale sociale e del lavoro e per la Pastorale per la famiglia, raccogliendo l’invito del Consiglio Ponti- ficio per la famiglia, propongono alle comunità parrocchiali e alle associazioni famigliari e del mondo del lavoro un seminario di studio, in programma il prossimo 17 marzo, dal tema: “Verso un nuovo Welfare locale e plurale: una risposta alla crisi dello stato sociale”». La spiegazione è di don Giuseppe Corti, il quale aggiunge: «il seminario vivrà di tre momenti: il primo, una relazione che inquadri il tema sul welfare locale e plurale oggi: il secondo, che presenterà alcune iniziative di welfare locali; il terzo, racconterà esperienze vissute di welfare locali». Perchè, dunque, partecipare al seminario di studio? «Questa crisi - risponde don Corti - rimette tutto in discussione. Pensiamo sia indispensabile una nuova sensibilizzazione per creare reti familiari solidali e riflettere sul senso e sul valore del bene lavoro». L’incontro del 17 marzo si svolgerà a Como, a partire dalle ore 9.00 presso la Sala Scacchi della Camera di Commercio (via Parini, 6). Il programma, dopo la relazione introduttiva dell’argomento, prevede gli interventi, coordinati da Bruno Profazio, di Rosangela Lodigiani, Giuseppe Guzzetti, Gigi Petteni e Johnny Dotti. Seguiranno le testimonianze di Giacomo Castiglioni, Angelo De Filippo, Daniela De Donati e Fabio Porro. E.L. «Ritorniamo a Lourdes!». È questo l’invito del vescovo monsignor Diego Coletti in vista del pellegrinaggio diocesano in programma dall’8 al 14 ottobre 2012. «Ritorniamo a quella Grotta dove Maria continua a vivere la sua missione di maternità e di intercessione – prosegue il Vescovo –. Ritorniamo per dire grazie al Signore e cantare con Maria il Magnificat. Ritorniamo come diocesi, come Chiesa di Como e di Sondrio. Mi piacerebbe che questa Chiesa fosse presente e “illustrata” – direbbe Paolo VI – in tutte le chiamate e i carismi che la edificano; mi piacerebbe essere a Lourdes con tutti coloro che possono: dai sacerdoti ai religiosi e alle religiose, dalle famiglie ai giovani e ragazzi, in particolare gli anziani e gli ammalati. Come Chiesa di Como facciamo del pellegrinaggio un evento di grazia, un’occasione di preghiera e di vita secondo lo Spirito, una possibilità per esprimere comunione e appartenenza ecclesiale». La diocesi non sarà a Lourdes da sola. «Andiamo insieme alla famiglia guanelliana – prosegue ancora monsignor Coletti –, per rendere grazie e per prepararci a concludere l’anno che si è aperto con la canonizzazione di San Luigi Guanella. E ritorniamo a Lourdes anche con l’Unitalsi: accogliamone il carisma, sosteniamo la sua attività, incoraggiamone l’impegno, facciamola conoscere». «Il Segretariato Pellegrinaggi Diocesano – spiega il responsabile don Giovanni Illia – sta muovendo i primi passi per preparare il pellegrinaggio. In queste settimane saranno inviate a sacerdoti e parrocchie le prime indicazioni sul pellegrinaggio. I preti che intendono svolgere il servizio di guide, o si offrono quali capi gruppo sia a livello parrocchiale che vicariale, sono invitati a due incontri: il 13 marzo e il 29 maggio alle ore 10.00 presso il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La finalità di questi incontri è condividere alcune riflessioni e studiare insieme un percorso di preparazione». I sacerdoti o i laici che danno la propria disponibilità a svolgere il servizio di guida e di capi gruppo possono indicare la loro partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi Diocesano che è aperto tutti mercoledì dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 0313312232; segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni allo 031986225 o 3493507156. Gli stessi riferimenti valgono per tutte le informazioni. Santa Messa a Como. Presieduta dal vescovo Coletti presso la basilica di san Fedele lo scorso 23 febbraio. La testimonianza di don Luigi Giussani Q Causa di beatificazione Il 22 febbraio scorso, al termine della Messa celebrata nel Duomo di Milano dal cardinale Angelo Scola, nel XXX anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di CL e nel VII anniversario della morte di don Luigi Giussani, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha reso noto di avere presentato all’Arcivescovo di Milano la richiesta di apertura della causa di beatificazione e di canonizzazione di don Luigi Giussani. La postulatrice è la professoressa Chiara Minelli, docente di Diritto canonico ed ecclesiastico nell’Università degli Studi di Brescia. Dando la notizia, don Carrón si è augurato che «la Madonna − “di speranza fontana vivace” − ci aiuti ogni giorno a diventare degni delle promesse di Cristo». uale memoria, quale speranza può continuare a radunare tante persone in tutto il mondo ed in Italia per ricordare quello che per molti è stato una guida certa, un amico, se non la certezza di aver incontrato qualcuno che nella vita ha reso esperienza viva l’incontro con Gesù tanto da poterlo far rivivere con la stessa intensità che fu di Giovanni e Andrea a tutti quelli che incontrava? Questa è l’eredità che la vita di don Giussani ha lasciato a tutti coloro che con lui condividono il cammino di Comunione e Liberazione. Anche a Como il vescovo monsignor Diego Coletti ha voluto condividere questa memoria. Accompagnata dai canti, con la cura a cui don Gius sempre ha educato, con l’intensità di una emozione che per ciascuno dei presenti riportava immediatamente una storia di appartenenza, è iniziata la celebrazione eucaristica nel settimo anniversario della morte di don Giussani e il trentennale del riconoscimento della Fraternità di Comunione e liberazione. Gratitudine e responsabilità sono state le parole iniziali del vescovo, gratitudine e responsabilità per quello che abbiamo ricevuto. Riprendendo, nell’omelia, il vangelo di Matteo in cui Gesù dice: “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua ”, monsignor Coletti ha ribaltato la sequenza delle tre indicazioni di Gesù perché tutto deve partire dall’essersi messi a seguito di una Persona e questa, ha ricordato è l’intuizione più geniale di don Giussani. “Segui me” non si tratta di una sequela logistica, ma il discepolo si affida, non impara delle cose teoriche, ma è iniziato ad una relazione sempre più profonda e sempre più appassionata a colui che ha incontrato e deciso di mettere come proprio maestro. Dentro questa sequela troveranno senso tutte le altre relazioni, perché Gesù non toglie nulla, ma è dentro di Lui che troviamo il senso del nostro amare e della nostra amicizia. Così il prendere la croce ogni giorno è arrivare a vivere e morire come Lui. Ogni giorno, la sequela di Gesù con la forza del suo stesso Spirito ci consente di trasformare ogni sofferenza, ogni negatività, ogni problema in qualcosa di portato con amore nell’obbedienza al Padre e nella dedizione nella nostra vita alle persone che amiamo. Rinnega te stesso, il cristiano è colui che ha smesso di pensare a sé stesso come centro del mondo. La libertà da noi stessi è condizione indispensabile per poter amare. Il progetto di Dio non è un progetto di mortificazione, se dobbiamo mortificare qualcosa dentro di noi è per liberare la vita. Un cristianesimo che ha a cuore l’umano e la sua pienezza, questa è forse una, se non la principale eredità che don Giussani ha lasciato a voi ed anche, se permettete, a me. Nel cuore di ciascuno dei presenti sono risuonate le parole che Benedetto XVI, allora cardinale Ratzinger, aveva pronunciato nell’omelia ai funerali di don Giussani: “Sempre don Giussani ha tenuto fisso lo sguardo della sua vita e del suo cuore verso Cristo... Vedendo Cristo, realmente, ha saputo che incontrare Cristo vuol dire seguire Cristo…». Visita pastorale incontri. A colloquio con gli amministratori Sabato, 3 marzo 2012 15 Prossime tappe ■ Dal 7 marzo La visita continua al vicariato di Cittiglio L N el prosieguo della visita pastorale di mons. Coletti in Valcuvia sabato scorso, 25 febbraio alle ore 10.00 si è svolto a Cuveglio, presso la sala Berti, l’incontro con gli amministratori dei comuni della Valle e con i responsabili della Comunità Montana Valli del Verbano. I primi cittadini erano tutti presenti a questo appuntamento e con loro anche consiglieri delle varie amministrazioni comunali, ma anche esponenti del volontariato che opera nella valle. L’incontro dibattito è stato introdotto Nell’ambito della visita pastorale l’incontro con i sindaci della Valcuvia e i vertici della Comunità montana e condotto da don Emanuele Borroni, parroco di Azzio, Orino e Comacchio, mentre Giorgio Piccolo, sindaco di Cuveglio, ha dato il benvenuto al Vescovo, sottolineando – tra l’altro – come “la nostra appartenenza alla diocesi di Como è un’appartenenza storica che per noi è anche motivo di orgogliosa identità e seppur la nostra zona sia considerata un’appendice della diocesi, per noi, è comunque forte il legame che si è sviluppato e radicato nel tempo e che ci unisce “Cercate la pienezza e la bellezza della vita” intensamente alla Chiesa di Como”. Per l’occasione i sindaci hanno predisposto un documento congiunto che hanno presentato al Vescovo e che traduce una riflessione che tutti gli amministratori hanno voluto fare in occasione di questa visita pastorale e che ha toccato tanti degli aspetti critici che oggi interessano la Valcuvia. La questione economica ha dato lo spunto per parlare di lavoro, di giovani, di prospettive future, di famiglia (il caso di Marta e Andrea). È stato toccato il tema dell’integrazione e quello dell’invecchiamento della popolazione, per concludere, infine, con una riflessione sui valori. I sindaci Ballardin di Brenta, Damia di Duno, Maffei di Masciago, Vanini di Brinzio, Magrini di Cassano e presidente di Comunità Montana hanno, ciascuno, evidenziato uno degli aspetti sopra elencati e dato spunti a mons. Vescovo per affrontare in maniera competente e convincente le varie sfaccettature e problematiche legate all’economia, all’occupazione, all’educazione e alla convivenza civile. Parole importanti quelle pronunciate dal Vescovo, che aiuteranno gli amministratori valcuviani a meglio interpretare ed affrontare l’attuale momento storico caratterizzato da grandi cambiamenti. Soddisfazione al termine della mattinata per il positivo e costruttivo dialogo instaurato con mons. Coletti e per le parole da lui pronunciate che, partendo da un’indagine sociologica della società, ha tracciato un quadro quanto mai veritiero e aderente della realtà, arrivando, però, a lanciare anche segnali di speranza invitando tutti a cercare la pienezza e “bellezza” della vita, e richiamando all’attualità il discorso “Brutti e Cattivi” pronunciato in occasione della festa di S. Abbondio 2011, discorso nel quale gli amministratori potranno trovare utili spunti. Ultima sorpresa: il canto del Te Deum, offerto all’assemblea dal coro Amadeus di Cuveglio e molto apprezzato dal Vescovo. Da ricordare che prima di ritrovarsi con i sindaci valcuviani mons. Coletti ha avuto anche un breve colloquio con il Prefetto di Varese, Giorgio Zanzi, appositamente venuto in Valcuvia per questo incontro. ■ Domenica 26 febbraio l’incontro con la comunità di Ferrera Il saluto al vicariato di Canonica U ltimo appuntamento di mons. Coletti col vicariato di Canonica la sera di domenica 26 febbraio. L’ultima comunità ad accogliere la visita del pastore è stata quella di Ferrera di Varese dove il Vescovo ha celebrato la S. Messa alle ore 17,30 coadiuvato da don Enrico Molteni e dai sacerdoti operanti nell’unità pastorale: don Gianluigi Bollini, don Samuele Bongiolatti, don GianPaolo Romano e don Sergio Croci. La piccola chiesa parrocchiale era piena dei parrocchiani di Ferrera – sindaco in testa - che al termine della celebrazione hanno voluto lasciare al Vescovo tre simpatici ricordi: il libro con la storia del paese, una cesta di prodotti tipici della Valcuvia; una cassetta di legna da ardere (per il caminetto vescovile); una coperta in pile (se mai la legna non bastasse da sola a scaldare). Parole di ringraziamento anche dal Vescovo che ha colto l’occasione sia per sottolineare il positivo clima di amicizia e condivisione che ha trovato tra i sacerdoti del vicariato, sia per esortare i fedeli a voler bene e pregare per questi loro sacerdoti. Alla celebrazione, raccolta e partecipata, ma anche ben animata dalla corale di Cassano, erano presenti anche i gruppi dei fidanzati che seguono quest’anno il corso e il gruppo delle giovani famiglie della comunità pastorale. Al termine della celebrazione Mons. Coletti si è intrattenuto proprio con loro per un breve, ma significativo incontro – molto alla buona – ma sufficiente per consolidare il clima di reciproca stima, fiducia e affetto. Le giovani coppie e le future famiglie sono un tesoro prezioso per la Chiesa e rappresentano un valore fondamentale per la società per questo a loro il Vescovo ha voluto rivolgere il proprio incoraggiamento e soprattutto l’esortazione a volersi bene e fare le cose insieme, perché solo nella e dalla condivisione può nascere la forza per affrontare e superare le asperità del cammino di coppia. A.C. a visita di mons. Coletti al vicariato di Canonica sta volgendo al termine, ma la visita pastorale alle comunità della ex Zona Pastorale Valli Varesine proseguirà con la visita del Vescovo alle ultime quattro parrocchie che formano il vicariato di Cittiglio, il più occidentale della diocesi di Como. Il programma di massima che è stato messo a punto per questa ultima parte di visita – che si svolgerà dal 7 all’11 marzo – è il seguente: Venerdì 2 marzo: GEMONIO Ore 20.45: In chiesa parrocchiale incontro di preghiera per tutto il vicariato, in preparazione alla Visita Pastorale. Mercoledì 7 marzo: CARAVATE Ore 9.30: accoglienza presso la chiesa di S. Agostino. A seguire incontro con le Associazioni. Ore 11.30: incontro con i sacerdoti del Vicariato presso i Padri Passionisti. Ore 15.30: preghiera al Cimitero. Ore 18.30: S. Messa per la Comunità con benedizione dell’antico organo restaurato. Ore 21.00: incontro con gli operatori liturgici del Vicariato. Giovedì 8 marzo: CITTIGLIO Ore 9.00: preghiera al Cimitero Ore 15.00: in Ospedale: S. Messa incontro con il personale sanitario e amministrativo. Ore 18.00: incontro con la Comunità apostolica. Ore 21.00: incontro con i giovani del Vicariato. Venerdì 9 marzo: BRENTA Ore 9.30: accoglienza presso la Chiesa di S. Quirico – preghiera con le Associazioni – visita alla Scuola Materna. Ore 17.00: incontro con i fanciulli della iniziazione cristiana. Ore 18.30: S. Messa per la Comunità. Ore 21.00: incontro con i catechisti del Vicariato presso la Scuola materna. Sabato 10 marzo: GEMONIO Ore 9.30: Accoglienza con i ragazzi e i catechisti. Ore 11.00: visita alla chiesa romanica di S. Pietro. Ore 15.00: incontro con la Comunità apostolica. Ore 16.00: incontro con anziani e malati. Ore 18.00: S. Messa per la Comunità Ore 21.00: incontro con gli sposi e i fidanzati del Vicariato. Domenica 11 marzo: CARAVATE – CITTIGLIO Ore 9.30: S. Messa presso il Convento dei Padri Passionisti di Caravate. Ore 11.00: S. Messa per la Comunità di Cittiglio. Ore 13.00: pranzo a Vararo – saluto alla piccola comunità. Ore 15.30: incontro in Oratorio a Cittiglio con i ragazzi e le famiglie. Como Cronaca 16 Sabato, 3 marzo 2012 Coordinamento: rispetto e diritti del minore Il Coordinamento è costituito per promuovere, in forme diverse, una cultura del rispetto dei minori e dei loro diritti attraverso: 1) L’elaborazione di politiche sociali in favore dei minori e delle loro famiglie in stato di disagio; 2) Il sostegno e la promozione anche a livello progettuale - della collaborazione con gli enti pubblici preposti alla cura dei minori; 3) La promozione, ad ogni livello, del benessere dei minori accolti in luoghi diversi da quelli della famiglia di origine; 4) Il miglioramento dei servizi a favore dei minori accolti nelle strutture delle realtà che appartengono al coordinamento; 5) La redazione ed elaborazione di cammini pedagogici di qualità che cerchino di superare l’istituzionalizzazione dei minori promuovendo e sostenendo, fin dove è possibile, la famiglia di origine; 6) La promozione di azioni formative per gli operatori coinvolti in attività a favore dei minori; 7) La sperimentazione di percorsi alternativi per accoglienza dei minori in difficoltà e funzionali alla riduzione del disagio all’interno della famiglia di origine. I principi sui quali si costituisce il coordinamento sono quelli espressi dalla convenzione dei diritti dei bambini dell’ONU del 1989, ratificata con la L.176/91 dal Parlamento Italiano. Le realtà appartenenti al coordinamento si impegnano al loro rispetto e alla loro promozione. Coordinamento delle realtà di accoglienza per minori. Nuova nomina al vertice C ambio della guardia alla guida del Coordinamento comasco delle realtà di accoglienza per minori. L’assemblea di fine gennaio ha eletto alla presidenza Alessandra Tagliabue , responsabile della casa famiglia “La Tartaruga” di Lenno, e membro del gruppo “Promessa” di Como, che riunisce famiglie che vivono o hanno vissuto l’esperienza dell’affido. «Il voto dell’assemblea è stato un segno di grande maturità – è il commento di Giovanni Giambattista, tra i fondatori del Coordinamento, e oggi membro del direttivo -. Di questa realtà fanno infatti parte complessivamente 21 enti (che accolgono oltre 250 minori), di cui ben 13 sono rappresentati da comunità (mammabambino, minori, etc.), 6 sono le associazioni familiari e due le case famiglia (“Cometa” e “La Tartaruga”). Il fatto che si sia scelto di convergere sull’esponente di una casa famiglia, nonostante la bassa rappresentatività all’interno dell’assemblea, è la conferma della ricchezza e del valore di questo organismo, attento all’individuo, alla bontà di un progetto, e non certo a logiche di numeriche o di interesse. Un voto che ha confermato come le comunità presenti, nonostante la forza numericamente rilevante, non abbiano interesse a fare lobby. L’unica attenzione viva è e resta verso il minore». Il Coordinamento comasco delle realtà di accoglienza per minori inizia a muovere i suoi primi passi sul finire del secolo scorso per iniziativa di alcuni enti operanti nell’ambito dell’accoglienza e del sostegno a minori in stato di bisogno. Lo scopo che anima i fondatori è quello di promuovere, in forme diverse, una cultura del rispetto dei minori e dei loro diritti. Obiettivo che si concretizza, unendo le forze, nell’impegno all’elaborazione di un modello di rete in grado di avvicinare pubblico e privato per consolidare le forme di tutela verso questo anello fragile della società. «In quegli anni – prosegue Giovanni Giambattista – per chi era sensibile a queste tematiche si intravedeva la necessità di uno scambio proficuo di esperienze, di verificare i bisogni del territorio ed evitare Il diritto di essere accolti Una realtà che riunisce 21 enti sensibili e impegnati, a diverso titolo, sul tema possibili duplicazioni. Unire le ricchezze di cui ciascuno di noi, nel suo piccolo, era portatore, significava mettersi in relazione e diffondere una cultura dell’accoglienza. Una logica, quella rete, allora poco conosciuta e praticata. Oggi, invece, divenuta prerogativa imprescindibile per avere accesso a bandi o finanziamenti pubblici». Il 31 gennaio 2003 il Coordinamento si costituisce formalmente. A farne parte sono enti religiosi, enti privati del settore non profit come cooperative sociali, associazioni di famiglie e di volontariato. «Sin dalla sua costituzione – continua Giambattista – il Coordinamento incomincia a muoversi su due fronti. Uno interno, cercando di favorire ed incentivare la collaborazione tra gli enti aderenti; ed uno esterno, agendo sulla sensibilizzazione e sulla promozione territoriale rispetto all’urgenza di un impegno rafforzato nei confronti delle problematiche delle fasce minorili. I primi sei anni di presidenza, retta da Fabio Gerosa, sono focalizzati sul riconoscimento del Coordinamento ai tavoli istituzionali del territorio, oltre che, sul fronte della sensibilizzazione». Ed ecco che, pian piano, il Coordinamento accede e contribuisce, così, ai tavoli tecnici provinciali e comunali in tema minorile e partecipa attivamente alla stesura dei Piani di Zona nei distretti della provincia di Como in materia di famiglia e minori. In quegli anni trova attuazione anche la legge 149/2001 che decreta, nel 2006, la chiusura degli istituti, trasformati in comunità educative di Gli uomini di Lourdes pellegrini alla grotta della Vergine ispirazione familiare. Momento di grande delicatezza cui il Coordinamento contribuisce nel fornire un importante contributo culturale e di sensibilizzazione. «Con l’arrivo di Patrizia Cappelletti - continua Giambattista - presidente nell’ultimo triennio, molto del lavoro del Coordinamento viene dedicato a consolidare la conoscenza tra i suoi membri, attraverso un grosso impegno di confronto e formazione interna. Ciò, ovviamente, senza tralasciare l’importante aspetto della rappresentatività (vengono, infatti allacciati nuovi rapporti con la Provincia). La dimensione formativa è la strada che viene scelta per rafforzare ancora di più un gruppo ormai corposo, per dotarlo delle competenze necessarie a rispondere alle richieste di un mondo che cambia. Formazione che oggi puntiamo a che diventi un’occasione permanente di approfondimento, conoscenza e arricchimento». Gennaio 2003, gennaio 2013. Tra un anno il Coordinamento D compirà dieci anni di vita. Qual è il bilancio di questo cammino a un passo dal traguardo dei primi due lustri? «È stata senza dubbio una scelta vincente – il commento Giambattista -. GIi enti che ne fanno parte sono cresciuti nel tempo e altri tre hanno recentemente avanzato richiesta di ingresso. Già il positivo riscontro numerico conferma la bontà del cammino compiuto. Uno degli obiettivi che ci ponemmo, sin dai primi passi, fu infatti proprio quello di allargare il più possibile la rete, abbracciando il maggior numero di enti e realtà sensibili al tema minorile. In questo senso va registrato come di grande valore anche il progressivo riconoscimento ottenuto a livello istituzionale. Al Coordinamento credo vada senza dubbio attribuito il merito di aver contribuito nel far crescere, in questi anni, l’attenzione al tema dell’accoglienza. Una prova su tutte la costante promozione di bandi specifici sul tema promossi dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca dopo approfonditi momenti di confronto avviati con il Coordinamento stesso». Ora, con Alessandra Tagliabue, è il tempo di un nuovo percorso, nel segno della continuità e della crescita. «Il nostro impegno - ci spiega Alessandra - sarà quello di tenere viva l’attenzione sul mondo dei minori attraverso modalità creative di sensibilizzazione, e allo stesso tempo mantenere vivi e consolidare i rapporti costruiti in questi anni con politici e amministratori locali. Non faremo, peraltro, mancare la nostra presenza ai tavoli ai quali abbiamo partecipato fino ad oggi, continuando ad offrire costantemente il nostro fattivo contributo. Punteremo, inoltre, a far crescere gli spazi interni al Coordinamento di confronto tematico in cui elaborare e progettare in modo comune, valorizzando gli elementi che ci avvicinano, ma anche le diversità che ci contraddistinguono. Continueremo, inoltre, anche ad insistere sull’aspetto della formazione e della sensibilizzazione, cercando di far sì che tutti gli enti aderenti possano avere modo di accedere a percorsi mirati che offrano loro strumenti per assolvere al meglio i compiti che svolgono». Insieme per garantire al minore il diritto ad una vita il più possibile serena. marco gatti icono che la Madonna, se non li vedesse arrivare come ogni anno, si informerebbe su dove sono andati a finire! Il pellegrinaggio in auto a Lourdes del Gruppo Uomini del GTR (Gruppo Turistico Rebbiese) ha inanellato anche quest’anno l’ennesima edizione (va avanti, con pochissime interruzioni, da quasi trent’anni). Settantasei uomini – con cinque sacerdoti e un diacono –, capitanati dall’infaticabile cav. Mario Bianchi, hanno mosso le…ruote, ma soprattutto la loro fede semplice, genuina e schietta, verso la Grotta delle apparizioni alla piccola Bernadette. “Bussate e vi sarà aperto”, il tema scelto quest’anno. Bussare alla Grotta per domandare grazia e consolazione, ma anche per accorgersi di Colui che continua a bussare alla porta della nostra vita, per irradiarvi la Sua presenza. Tantissima preghiera, grande cordialità, spirito di gruppo e anche un pizzico di gogliardìa. Si dice che, se fossero lì, mogli, figlie e fidanzate sgranerebbero gli occhi… Como Cronaca Sabato, 3 marzo 2012 17 Piano Casa: a marzo il via libera di Regione Lombardia Recupero delle strutture esistenti, premi di volumetria per edifici “verdi”, ampliamenti. Queste le caratteristiche. R ecupero delle strutture già esistenti, premi di “volumetria” per edifici ecocompatibili, ampliare le costruzioni già esistenti ma solo con destinazione ERP (edilizia residenziale pubblica). Sono queste le tre caratteristiche principali del nuovo “Piano Casa” di Regione Lombardia. Un documento che ha l’obiettivo di rimettere in moto, anche nel comasco, il comparto delle costruzioni e ridare slancio alla riqualificazione urbanistica. Un piano che vuole riscattare il sostanziale fallimento della precedente iniziativa in materia, risalente al 2009, che si chiuse con l’incredibile numero di sole 24 domande di intervento in tutta la Lombardia, undici delle quali a Como (quasi il 50%!) peraltro relative a lavori privati di ampliamento e recupero. Il “Piano casa bis” ha ottenuto, la scorsa settimana, il via libera da parte della Commissione Territorio e affinché entri in vigore occorre l’assenso del Consiglio Regionale che sulla materia si esprimerà, con ogni probabilità, nel prossimo mese di marzo. Si tratta di un piano che potrebbe avere ripercussioni sul patrimonio abitativo di Como che, statistiche alla mano, in attesa dell’elaborazione dei dati del censimento 2011, può contare su 35.817 alloggi complessivi, 33.133 dei quali occupati. Numero destinato a crescere esponenzialmente fino a toccare quasi le 100mila unità se prendiamo in considerazione anche garage, cantine e soffitte. Circoscrivendo le nostre considerazioni alle sole abitazioni vere e proprie queste risultano composte, complessivamente, da 129.233 stanze, nelle quali vi dimorano 32.848 famiglie. Questi dati, elaborati dal Settore Statistica del Comune di Como in base alle risultanze del Censimento 2001, fanno rispecchiare come in città non si raggiunga la parità 1 a 1 tra famiglie e abitazioni. Ancora con i dati di dieci anni fa, infatti, risultano presenti nel territorio comunale più appartamenti che Un documento che ha l’obiettivo di rimettere in moto, anche nel comasco, il comparto delle costruzioni e ridare slancio alla riqualificazione urbanistica. L’obiettivo è riscattare il sostanziale fallimento del precedente (2009), chiusosi con 24 domande di intervento in tutta la regione, la metà della quali (11) a Como di Luigi Clerici nuclei familiari visto che il rapporto effettivo tra i due valori è pari a 0,99. E, ripeto, stiamo analizzando gli ultimi dati disponibili pronti per passare agli archivi. Sarà, quindi, molto interessante analizzare la situazione attuale una volta che saranno resi noti i risultati dell’ultimo censimento anche perché, in materia urbanistico/edilizia privata, tante parole sono state spese a livello politico nel corso degli ultimi anni (c’è chi è arrivato perfino a presagire per Como il naturale ruolo di “dormitorio di Milano”) e questo argomento risulta ai primi posti, insieme alla situazione viabilistica, nelle analisi che i centri di ricerca stanno effettuando per conto di partiti o liste civiche sui cittadini al fine di conoscere quali sono gli argomenti più sensibili della prossima campagna elettorale per le votazioni amministrative del 6 maggio. Tornando all’analisi del patrimonio immobiliare comasco balza poi all’occhio il fatto che ben il 63,7% delle oltre 33mila abitazioni effettivamente occupate risulti di proprietà. Sono, quindi, poco più di 12.000, le case in affitto anche se come hanno sottolineato l’assessore alla Casa, Domenico Zambetti, nonché le sedi Aler, la crisi in atto in tutto il mondo, con le ricadute in termini di precarietà del lavoro, non consente più a tanti nuclei di arrivare ad avere una casa propria e, quindi, tale dato potrebbe essere in realtà molto differente. Tornando alle caratteristiche delle singole abitazioni, nel Comune di Como, tali alloggi sono, in media, di 90 metri quadrati, numero molto inferiore rispetto alla nazione pari a m² 96; hanno 3,9 stanze (4,2 per l’Italia) ognuna delle quali misura 23 metri quadrati. Ogni persona residente, poi, ha a disposizione circa 39 metri quadrati della propria abitazione. Per quanto concerne la dotazione dei servizi il 27,4% delle abitazioni è risultato fornito da due o più bagni, il 98,3% dei quali dotati di almeno un impianto doccia ❚❚ Circa seimila visitatori ComoCasaClima: positivo successo B ilancio positivo per la seconda edizione di ComoCasaClima, il salone dedicato al risparmio energetico e alla bioedilizia che si è tenuto dal 24 al 26 febbraio scorsi a Villa Erba a Cernobbio (Como). Circa 6.000 persone, tra addetti ai lavori e privati (il 20% in più rispetto alla prima edizione), hanno visitato la manifestazione e i suoi oltre 90 espositori. Segno che l’attenzione e l’interesse per l’edilizia verde e la cultura della sostenibilità ambientale si stanno diffondendo sempre di più, passando dall’essere un argomento per “addetti ai lavori” a occasione di approfondimento per molti privati che vogliono costruire o ristrutturare una abitazione. “Sono molto soddisfatta dei dati di affluenza registrati quest’anno – il commento di Alessandra Orsenigo, organizzatrice dell’evento -: evidentemente ComoCasaClima affronta una tematica di grande interesse e attualità. Mi ha fatto particolarmente piacere constatare una massiccia partecipazione ai convegni organizzati venerdì e sabato, che l’anno scorso avevano riscosso meno successo. Significa che l’approccio culturale che abbiamo utilizzato è stato condiviso e compreso da molti. Per noi questo è fondamentale perché lo scopo della manifestazione è soprattutto quello di sviluppare e far radicare sul territorio la cultura del risparmio energetico e del green building”. Insieme ai convegni, hanno riscosso grande successo da parte del pubblico anche le dimostrazioni pratiche, con pose dal vivo in tempo reale di tre pareti con cappotti di coibenti diversi e relativa posa corretta nel foro finestra del controtelaio e dell’infisso. Soddisfatti gli espositori, sia per il numero che per la qualità dei contatti avviati durante i tre giorni di manifestazione: molti di loro hanno già confermato la loro partecipazione alla prossima edizione. Attiva anche per quest’anno la partecipazione di Ance Como e degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri di Como, che hanno realizzato appositamente per l’occasione vicino all’area convegni due tavoli luminosi con dei pc sui quali i visitatori hanno potuto prendere visione di progetti e realizzazioni ecosostenibili realizzate sul territorio. Ma ComoCasaClima ha avuto anche un risvolto benefico. Una parte dei materiali utilizzati per le dimostrazioni pratiche, infatti, verrà inviata in Africa e contribuirà alla realizzazione di progetti importanti: la moquette verrà utilizzata per creare alcuni campi da calcio per bambini in Somalia, mentre i laterizi saranno destinati a costruzioni e abitazioni in Ghana. o vasca da bagno. Quali potranno, dunque, essere gli effetti a Como del “Piano casa bis” che il Consiglio Regionale si appresta a votare? Interessanti potrebbero essere le ripercussioni su diverse aree cittadine in quanto la nuova disciplina intende puntare particolarmente sul recupero delle strutture esistenti soprattutto per creare abitazioni popolari (per questo tipo di intervento, inoltre, gli oneri di urbanizzazione saranno dimezzati). Anche aree dismesse (pubbliche o private che siano) rientrano in tale casistica mentre un emendamento presentato dai consiglieri regionali del PD (approvato dalla Commissione Territorio) prevede che almeno il 20% delle superfici di edifici realizzati con finalità di servizi dal 2005 e mai utilizzati, possano essere trasformati e destinati ad edilizia residenziale pubblica (ERP) con la garanzia della realizzazione anche di aree a verde e servizi secondo la legislazione in vigore. Agevolazioni, infine, sono previsti anche per incentivare la rimozione delle coperture in amianto, argomento sul quale in città non sono mancati commenti anche da parte di aspiranti sindaci dopo la storica sentenza emessa ormai dieci giorni nei confronti dei vertici dell’azienda Eternit di Casale Monferrato. Appena un accenno, invece, ad un argomento d’attualità fino a qualche anno fa ovvero il recupero dei sottotetti. Questa casistica continuerà ad essere regolata dalla legge urbanistica attualmente in vigore, con possibilità di intervento dopo cinque anni. Ora vedremo se il dibattito in Consiglio Regionale porterà a sostanziali modifiche a questo testo e soprattutto come il nuovo sindaco di Como, di qualunque colore esso sia, sarà in grado di controllarne e gestirne la concreta applicazione in città. Per allora, inoltre, avremo anche un dato più preciso sul numero e sulle caratteristiche delle abitazioni secondo i dati del Censimento 2011. Como Cronaca 18 Sabato, 3 marzo 2012 ✎ Il corso corso Un cammino aperto a nuove volontarie che prenderà il via il prossimo lunedì 5 marzo presso il Centro Cardinal Ferrari Ecco il programma del corso che avrà luogo presso il Centro Pastorale Card. Ferrari a partire dalla prossima settimana: I parte Lunedì 5 marzo, ore 15.30-17.30 “Presentazione del Centro di Aiuto alla Vita”. Relatore: P. Tettamanti, presidente dell’associazione Formarsi e crescere con il Cav Como Lunedì 19 marzo, ore 15.30 – 17.30 “La vita umana: senso e morale “Il Vangelo della Vita”. Relatore mons. A. Riva, docente di teologia morale. e decidere di saperne di più. La partecipazione non comporta, infatti, l’obbligo di entrare a far parte dell’associazione, ma è un modo per prendere coscienza di un servizio tanto affascinante quanto complesso a servizio della vita”. Sono, infatti, tante e diverse le storie delle donne e delle famiglie che ogni anno si rivolgono al Centro per cercare aiuto di fronte ad una gravidanza indesiderata o alle difficoltà di far fronte alle necessità di un figlio. Nel solo 2011 sono state 160, in lieve calo rispetto all’anno scorso, ma quasi il doppio dei casi seguiti negli anni novanta. “A crescere negli ultimi anni – continua la coordinatrice – non è stato solo il numero delle persone assistite, ma anche la complessità delle situazioni che ci troviamo ad affrontare. è vero che, nella maggioranza, i casi sono legati a problemi economici o materiali (dai mutui, alla mancanza di lavoro o abitazione), ma spesso questi fanno da sfondo o si combinano con problemi ben più profondi di carattere psicologico, relazionale e anche culturale. Il fatto che la maggioranza delle persone accolte provenga da altri Paesi e culture ci pone di fronte a visioni della vita, della famiglie e anche I l primo annuncio di ricerca di nuove volontarie da parte del Cav di Como era arrivato in occasione della Giornata nazionale della Vita lo scorso 5 febbraio. Una dozzina di donne ha risposto all’appello pubblicato sulle pagine del Settimanale, partecipando all’incontro organizzato dall’associazione per presentare le attività del Centro di Aiuto alla Vita, la sua storia e i suoi servizi. Un’introduzione a quello che sarà il corso per le nuove volontarie in programma da marzo a giugno. Il primo incontro, a cui parteciperà il presidente dell’associazione Pietro Tettamanti, si terrà lunedì 5 marzo presso il Centro pastorale Cardinal Ferrari a Como. “Questo percorso di formazione – spiega Rosanna Luppi, coordinatrice delle volontarie – è rivolto alle donne che hanno partecipato all’incontro introduttivo, ma non solo: speriamo che anche altre persone possano essere incuriosite dalla nostra attività S 3 marzo discoteca del silenzio abato 3 marzo presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa presieduta da don Michele Gianola, direttore del Centro Diocesano Vocazioni, cui seguirà della maternità differenti. Per questo è importante che le volontarie siano preparate anche sotto questo punto di vista”. Proprio al tema delle “culture a confronto” è dedicato uno degli incontri in programma grazie all’intervento di una mediatrice culturale. Il corso è articolato in due parti: nella prima, più generale, verranno affrontati gli aspetti morali e giuridici relativi all’accoglienza della vita e all’aborto. Nella seconda parte, invece, ci si soffermerà sulle particolarità del servizio svolto dal CAV con la presentazione dei servizi e delle strutture dell’associazione, ma soprattutto sulle modalità di intervento e relazione con le donne che si incontreranno. “Il servizio svolto dalle volontarie – conclude Rosanna Luppi – è fatto di accompagnamento, accoglienza e, soprattutto, ascolto. Un percorso molto delicato per cui è necessario essere preparati in maniera adeguata. Da qui la scelta di una preparazione abbastanza lunga ed articolata che, per le volontarie che desidereranno continuare, sarà seguita da un periodo di servizio al fianco di volontarie più esperte che già svolgono la loro attività al Centro”. michele luppi l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione con preghiere, canti, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Alle 24.00, il Rosario per le famiglie e poi il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle 4.00 della domenica mattina. Sarà presente il gruppo “Giovani e Riconciliazione”, che attraverso una meditazione sul Vangelo della Domenica, proporrà un modo diverso di prepararsi a Lunedì 2 aprile, 0re 17.00 – 18.30 “Difendiamo la vita tra leggi e pratiche mediche”, dott. G. Quadri, ginecologo ostetrico Ospedale S. Anna. Lunedì 16 apirle, ore 15.30 – 17.30. “Culture a confronto: famiglia, donna, vita…”, dott.ssa M. G. Pariset, assistente sociale Ospedale S. Anna e dott.ssa N. Amzil, mediatrice culturale. II parte Mercoledì 2 maggio, ore 15.30 – 17.30 “Accogliere, ascoltare, ascoltarsi”, dott. ssa A. Alberio, consulente familiare. Mercoledì 16 maggio, ore 15.30 – 17.30 “Il caso: una persona, una storia, un’occasione”, dott.ssa S. Verga, psicologa. Mercoledì 30 maggio, ore 15.30 – 17.30 “Il vissuto dell’aborto”, dott.ssa M. Giovenzana, consulente famigliare. Mercoledì 6 giugno, ore 15.30 – 17.30 “Centro di Aiuto alla Vita e sue strutture di accoglienza: modalità di lavoro e intervento”, Rosanna Luppi, coordinatrice, Piera De Angeli, responsabile comunità. vivere la Riconciliazione. Chi non potesse partecipare di persona alla Discoteca del Silenzio, può seguirla via radio dalle ore 21.00 del sabato al sito internet http://www. sacrocuorecomo.it. Domenica 4 marzo prosegue inoltre l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, della “Domenica della Carità”, un momento di incontro con gli ospiti della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale delle ore 10.15 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella), seguita dall’aperitivo e da canti. L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Il ritrovo è alle 9.45 presso la cappella. Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected]. Il prossimo 11 marzo Le Acli verso il Congresso provinciale I l prossimo 11 marzo 2012 si celebrerà il 25° Congresso provinciale delle ACLI di Como presso il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” in viale Battisti 8 a Como. Il senso di questo appuntamento viene così spiegato da Luisa Seveso, presidente provinciale: «E’ un appuntamento fondamentale per la nostra organizzazione in cui condividere il percorso svolto nel mandato che si conclude, ma soprattutto confrontarci sulla direzione da intraprendere per il futuro. In questi quattro anni di mandato abbiamo privilegiato azioni in cui la tutela dei diritti e la collaborazione con altre associazioni del territorio, prime fra tutte quelle alle quali ci sentiamo più vicini come Popolo di Dio, ci consentissero di promuovere cittadinanza attiva con un’attenzione particolare alle famiglie e a quanti vivono situazioni di difficoltà e di marginalità. Il nostro impegno continuerà ad essere orientato a politiche eque che abbiano come riferimento le persone più fragili della nostra società, dove solidarietà e sobrietà siano praticate e praticabili». In Congresso si eleggerà il nuovo gruppo dirigente provinciale, i delegati ai Congressi Regionale e Nazionale e ci sarà un confronto sul tema: “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese. Acli artefici di democrazia partecipativa e buona economia”. Questo il programma della giornata: ore 8.30 Santa Messa ore 9.15 Accoglienza Insediamento Presidenza Congresso Approvazione Regolamento Congressuale Nomina Commissioni ore 9.45 Relazione a cura del presidente provinciale ore 10.45 Apertura dibattito congressuale ore 13.00 Buffet ore 14.00 Ripresa dibattito Durante i lavori del pomeriggio: assemblea presidenti di Circolo per elezione dei consiglieri provinciali di competenza; approvazione mozione e ordini del giorno ore 16.00 inizio operazioni di voto per elezioni consiglieri provinciali, delegati ai Congressi regionale e nazionale. Per informazioni potete visitare il nostro sito www.aclicomo.it oppure il blog aclicomo. wordpress.com Como Cronaca Sabato, 3 marzo 2012 19 Giornata nazionale. Domenica 4 marzo D omenica 4 marzo si terrà la quinta edizione della “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”, proposta da Co.Mo.Do. (una confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità alternativa, tempo libero e attività outdoor) con iniziative ed eventi sparsi in tutta Italia, con il patrocinio, tra l’altro, delle Regioni Lombardia (Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità), Liguria, Emilia Romagna, Puglia. Spiega Ambra Garancini, Presidente di Iubilantes, che ha aderito a Co.Mo.Do, insieme ad altre associazioni nazionali (tra cui Touring Club Italiano, Italia Nostra, Legambiente, WWF Italia, Club Alpino Italiano, Associazione Italiana Città Ciclabili, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Federazione Italiana Turismo Equestre e Trek, Federparchi, l’Associazione Direttori Parchi Naturali Italiani, Ferrovie Turistiche Italiane): «Sosteniamo questa giornata per sensibilizzare gli Enti e l’opinione pubblica sui temi della mobilità dolce attraverso la conservazione, il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture territoriali dismesse, come le strade arginali, i percorsi storici e soprattutto le ferrovie minori, con il potenziamento delle linee ancora in esercizio, la rivitalizzazione di tratti soppressi ma che possono svolgere ancora un utile servizio (per una maggiore sostenibilità della mobilità locale) e la trasformazione di quelle definitivamente dismesse in piste ciclo-pedonali, come accade da anni in altri paesi Europei». Molte sono le manifestazioni in programma in tutta Italia e anche in provincia di Como. «Per quanto ci riguarda – continua Garancini – la nostra Associazione da ormai otto anni sta lavorando su un progetto di recupero della ex-ferrovia GrandateMalnate (Como-Varese) come percorso pedonale e ciclabile, ed ha attuato già alcuni interventi di recupero in tal senso. La ferrovia, realizzata nel 1885 (nella fase di massima espansione dei trasporti locali su ferro nell’area lombarda) ha funzionato fino al 1966 nella Ferrovie dimenticate Un appuntamento promosso per sensibilizzare sui temi della mobilità dolce attraverso il recupero delle infrastrutture dismesse rete vicinale delle Ferrovie Nord Milano, poi è stata dismessa ed è caduta nel dimenticatoio. Il recupero ciclopedonale della ex Grandate-Malnate deve essere una priorità della Comunità regionale e anche locale perché è una importante risorsa per la riqualificazione ambientale del territorio. Camminare oggi sulla vecchia ferrovia ha un’importanza ancora maggiore che in passato, Musei Civici: le attività di marzo C ontinuano le attività organizzate dai Musei Civici di Como per far avvicinare bambini e ragazzi ai Musei, facendoli apparire ai loro occhi luoghi attraenti e familiari, che permettano loro di sperimentare molteplici attività, divertendosi e imparando sempre cose nuove. Ecco il programma per il mese di marzo: Sabato 3 marzo presso il Museo Storico, dalle ore 15.00 alle ore 16.00, laboratorio creativo per bambini dagli 8 ai 12 anni “Imparaticci a ca Civica, dalle ore 15.00 alle punto croce” . Sabato 10 marzo presso la Pinacoteca ore 16.00, Laboratorio creatiCivica, dalle ore 15.00 alle ore 16.00, vo per bambini dai 4 ai 6 anni laboratorio creativo per bambini dai 7 “Giochiamo con i colori della Primavera”. agli 11 anni “Detective in Museo”. Sabato 17 marzo presso il Museo Ar- I laboratori sono gratuiti; l’iscricheologico, dalle ore 15.00 alle ore zione è comunque obbligatoria, 17.00, laboratorio creativo per bam- meglio se con un certo preavviso (saranno ammessi i primi quinbini dai 4 ai 6 anni “Le mani in pasta”. Sabato 24 marzo presso il Museo Sto- dici bambini in ordine di iscririco, dalle ore 15.00 alle ore 16.00, per- zione), telefonando alla segretecorso animato per bambini dagli 8 agli ria dei Musei, tel. 031.252550, da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 11 anni “I Mille di Garibaldi”. Sabato 31 marzo presso la Pinacote- 12.30. (s.fa.) per dare un segnale forte della necessità di mantenere intatto questo imperdibile patrimonio, che deve essere restituito alla Comunità come percorso pedonale e ciclabile. Basti ricordare che il vecchio sedime è segnalato nel Piano Territoriale Regionale (PTR) - Piano Paesaggistico (2010) come la ferrovia dismessa lombarda di cui, insieme alla Voghera-Varzi, è realistico e auspicabile il recupero ciclopedonale, perché “è un valido corridoio verde alternativo alla percorrenza ciclabile della strada Varese-Como”. Inoltre lo stesso sedime è uno dei 25 itinerari preferenziali della “Rete Verde Europea” per la Regione Lombardia nell’ambito del progetto ReVERMED (“Rete Verde Europea del Mediterraneo occidentale”) (2005). Voglio anche sottolineare che la ex Grandate-Malnate è oggetto di focus di ricerca del progetto MOSLO (Mobilità Sostenibile in Lombardia) dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Como, con cui collaboriamo attivamente, finalizzato, appunto, allo sviluppo della mobilità sostenibile in Lombardia». Ed è proprio per questo che l’exferrovia Grandate-Malnate sarà protagonista domenica 4 marzo, con “A piedi e in bici sulla vecchia ferrovia”. Due “treni” di pedoni curiosi (volendo anche ciclisti… lenti) partiranno dalle stazioni di Malnate (ore 9.00) e di Grandate (ore 8.00), con tappe intermedie (da Grandate: alla ex stazione di Lurate Caccivio FNM ora Piazza degli Alpini alle ore 9.00; alla ex-stazione di Olgiate Comasco; alla ex stazione di Albiolo-Solbiate), per incontrarsi al Centro Sportivo di Concagno di Solbiate. Alle 12.00 ci sarà l’accoglienza e il pranzo in compagnia preparato dal locale Gruppo Alpini, seguito dalle 13.30 alle 14.30 I da attività ludico-didattiche per bambini curate dalle Guardie Ecologiche Volontarie e dalla Polizia Locale della Provincia di Como. Nel pomeriggio, alle 14.30, dal Centro sportivo di Concagno i bambini della Scuola Primaria di Solbiate con le loro insegnanti guideranno i partecipanti alla scoperta (a piedi) del territorio di Solbiate, con passeggiata nel bosco, assistita dalle G.E.V., e visita guidata all’antica chiesa di S. Quirico. Il percorso finirà alla Scuola Primaria di Solbiate, dove, dalle ore 14.00 in poi, saranno già attivi uno speciale Laboratorio di giochi matematici condotto da Giorgio Dendi, campione mondiale di giochi matematici (per tutti), il laboratorio “I Ricicletti” (per bambini dai 4 agli 11 anni) organizzato dal C.R.E.A., le animazioni create dal gruppo “Gli Scussaritt” di Binago, e dove i bambini della scuola presenteranno i lavori di ricerca sulla vecchia ferrovia e sui nuclei storici di Concagno e Solbiate. Saranno aperte e liberamente visitabili le antiche chiese locali (S. Alessandro, Ss. Fermo e Lorenzo, S. Quirico) e le antiche corti di Concagno; agli interessati saranno distribuite brochure informative curate dai ragazzi della classe V. Al termine, intorno alle 17.00, merenda organizzata dall’Associazione solbiatese Amicizia. La partecipazione è libera e gratuita (per il pranzo è previsto un contributo): sono raccomandate calzature da trekking. Gli eventi di domenica sulla Grandate-Malnate hanno il patrocinio e la collaborazione di tutti i Comuni lungo l’ex ferrovia e la collaborazione del C.R.E.A. della Provincia di Como, del PLIS delle Sorgenti del Lura, dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Binago, dell’Associazione Genitori Malnate, delle Associazioni solbiatesi Pro Concagno, Amicizia, Junior Tennis, Polisportiva concagnese, del gruppo “Gli Scussaritt di Binago”, del Comitato Ambiente di Lurate Caccivio, dei Gruppi Alpini e di Protezione Civile e delle Polizie Locali. Informazioni: Iubilantes, via G. Ferrari 2, Como; tel. 031-279684; fax 031-2281470 e-mail: iubilantes@iubilantes. it; sito internet: www.iubilantes. eu. Per ulteriori informazioni sulla “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” e per conoscere i programmi dettagliati delle manifestazioni in programma in tutta Italia: www. ferroviedimenticate.it. silvia fasana La donna nell’arte n occasione della festa della donna, i Musei Civici di Como aderiscono all’iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal titolo “La donna nell’Arte”. L’iniziativa nasce con l’intento di sensibilizzare il pubblico nei confronti delle opere d’arte, che da sempre hanno messo in risalto la figura femminile, in qualità di musa ispiratrice, ma vuole soprattutto valorizzare le donne che hanno dato e continuano a dare il loro prezioso contributo all’arte. Per rafforzare questo messaggio, giovedì 8 marzo, tutte le donne potranno accedere gratuitamente ai luoghi d’arte statali, musei, monumenti, archivi, biblioteche, siti archeologici in tutta Italia. Il programma comasco prevede un doppio appuntamento ad ingresso libero. Alle 17.30 il ritrovo sarà presso la Pinacoteca Civica (via Diaz 84) e a seguire, verso le 18.15, presso il Museo Archeologico Paolo Giovio (piazza Medaglie d’Oro 1) per un percorso guidato dal titolo “Storie di donne”. Si tratta di un evento per dare risalto alla figura femminile, musa ispiratrice molto rappresentata nel corso della storia e nelle diverse espressioni artistiche, per valorizzarne il ruolo e l’importanza. In Pinacoteca si andranno a scoprire numerose figure femminili (le Sante Faustina e Liberata, Ester, Giuditta, Calidonia Giovio…), in una carrellata dal Medioevo alla fine del Seicento. Seguirà una visita al lapidario romano del Museo Archeologico, alla scoperta della figura femminile attraverso le testimonianze epigrafiche. Per informazioni: tel. 031.252550; e-mail musei.civici@comune. como.it, sito internet: http://museicivici.comune.como.it. (s.fa.) Como Cronaca 20 Sabato, 3 marzo 2012 Siscotel. L’inaugurazione del nuovo Centro Servizi Territoriale a Villa Saporiti C ’ era anche Carlo Maccari, assessore regionale alla Semplificazione e Digitalizzazione, la scorsa settimana a Villa Gallia all’inaugurazione del Centro Servizi Territoriale della Provincia di Como, previsto nell’ambito del progetto Siscotel. Al progetto aderiscono 32 comuni del territorio, sette dei quali hanno più di 6000 abitanti , mentre i restanti venticinque ne hanno meno di 6000. Ubicato presso la sede della Provincia, il Centro Servizi Territoriale altro non è che un grosso ‘cervellone’ che permetterà agli enti che vi hanno aderito di fornire servizi digitali che, da soli, non avrebbero potuto erogare. Una possibilità di eliminare il digital divide in quelle realtà che, per ragioni diverse, non sarebbero in grado di investire in innovazione tecnologica e quindi di offrire servizi sempre migliori ai cittadini. Il Centro Servizi permetterà, in buona sostanza, di gestire in forma associata i sistemi informatici/informativi dei comuni coinvolti contribuendo al miglioramento dell’efficienza interna, del rapporto cittadini-amministrazione/impresaamministrazione ed allo sviluppo del territorio. I servizi in rete erogati dal Centro Servizi saranno classificabili in due categorie: servizi di back office: a supporto dell’operatività interna della Pubblica Amministrazione, tra cui servizi di infrastruttura e di base (connettività, mail, web hosting, groupware, VPN, PEC; Firma Digitale, VoIP,); applicativi Digitale: burocrazia addio? Un grosso “cervellone” che permetterà ai 32 enti che vi hanno aderito di fornire servizi tempestivi ed efficienti alla popolazione verticali in rete che dovrebbero comportare vantaggi in termini di forti economie di scala per i comuni, e per tutti gli Enti che parteciperanno all’iniziativa; servizi di cooperazione e condivisione tra Pubbliche Amministrazione. Servizi di front office: servizi efficienti ed innovativi rivolti a cittadini ed imprese. L’assessore Maccari ha spiegato al “Settimanale” il senso di questo ■ Teatro Lucernetta “Angeli”, il 3 marzo con Laura Negretti S abato 3 marzo, alle ore 21 (ingresso 12 euro), s’inaugura con “Angeli” la stagione teatrale 2012 al Teatro Lucernetta di Como. Il progetto è di Laura Negretti che è pure attrice protagonista. Con lei recitano Marco Ballerini e Sacha Oliviero. Regia di Eleonora Moro. Drammaturgia di Marco Filatori. Scenografia e progetto luci di Armando Vairo. La produzione è di “Teatro in Mostra” in collaborazione con il Comitato per la promozione dell’Imprenditoria femminile di Como. “Angeli” è liberamente tratta dal romanzo “Amabili resti” di Alice Sebold; la pièce teatrale ha riscosso un ottimo successo alla prima rappresentazione al teatro di Chiasso (v. “Il Settimale” del 10 dicembre 2011). “Angeli”, grazie anche alla bella e brava attrice Laura Negretti, è veramente un piccolo gioiello. Uno spettacolo, unico e irripetibile nel suo genere, che merita tanto successo. Laura ha reso il personaggio di Susie nel migliore dei modi possibile. Laura, a proposito di “Angeli”, ha affermato: “E’ un progetto a cui personalmente tengo molto perché era da tempo che sentivo l’esigenza, etica e umana ancor prima che professionale, di lavorare a uno spettacolo che parlasse di abusi nei confronti dei minori; fino ad ora non mi ero mai decisa a farlo per l’estrema delicatezza della tematica, nell’assoluta certezza che un argomento del genere vada affrontato con estremo rispetto, grande pudore e senza inutile retorica. Mi sono finalmente convinta – puntualizza Laura – quando ho letto il bellissimo e commovente romanzo di Alice Sebold perché l’autrice è riuscita a trovare la chiave giusta per parlarne; è infatti la protagonista stessa, Susie, che racconta la terribile vicenda che le è accaduta, ma lo fa con la dolcezza, l’innocenza, l’ironia (sembra strano ma è così) e il pudore dei suoi quattordici anni”. E’ un’opera che fa pensare, riflettere e meditare. Alberto Cima ◆ Giornata del Pensiero Gli scout e il ricordo di Baden Powell S coutismo in festa, domenica scorsa, per l’annuale ricorrenza della “Giornata del pensiero”, anniversario del fondatore del metodo scout sir Baden Powell. A Como sono confluiti i tre gruppi cittadini (Como 1, Como 3 e Como 45) per una giornata di incontro e di riflessione, conclusa con la S. Messa nella chiesa di Sant’Agata concelebrata dagli assistenti ecclesiastici (nella foto, il “decano” dello scoutismo comasco don Titino Levi, accanto a don Angelo Riva). Nella mattinata, in diversi punti della città, i bambini (Lupetti e Coccinelle), i ragazzi (Esploratori e Guide) e i giovani (Rover e Scolte) del movimento si sono confrontati, assieme ai loro capi, sul tema della città: come la vedono, come la sognano, come vorrebbero cambiarla. Sollecitazioni sul tema di una cittadinanza attiva per gli attori protagonisti del domani che verrà. progetto. Assessore, per il cittadino cosa cambierà? Quali servizi avrà a disposizione? “Il cittadino avrà la possibilità di mettersi in contatto diretto con la pubblica amministrazione semplicemente utilizzando una Postazione internet, anche da casa, e la posta elettronica. Ciò gli consentirà un accesso più agevole e immediato ai servizi ed alle pratiche. All’utente non interessa che sia il Comune, la Provincia o la Regione a rilasciargli questo o quel documento, piuttosto tempestività nella risposta alle richieste prestate. Toccherà invece a Comuni, Province e Regione, connessi in rete, far girare le carte nel modo migliore. E questo Centro ne agevolerà il processo favorendo la circolazione dei documenti non attraverso la popolazione ma le reti che noi abbiamo costruito». Quanto è costato questo progetto? «Per Como il costo è stato di 1 milione e 200 mila euro. Impegno finanziario importante, nell’ambito del progetto Siscotel, che ha visto l’intervento diretto della Provincia e dei Comuni che vi hanno creduto. Complessivamente la Regione ha messo nel piatto qualcosa come 20 milioni di euro, grazie a contributi anche della Comunità europea, per la costruzione di una rete regionale che conferma la Lombardia al primo posto in Italia sul tema dell’informatizzazione. Un cammino che ci consentirà di contenere i costi e di migliorare l’efficienza dei servizi resi». Notizie flash ■ Aster Una mano all’imprenditoria “Con il progetto ‘ASTER’ entro 18 mesi un imprenditore potrà avere tutti i permessi e le autorizzazioni per impegnarsi in una nuova attività sul territorio. ‘ASTER’serve proprio a questo: dare certezze alle imprese sugli investimenti”. Lo ha detto, la scorsa settimana, a Como, Andrea Gibelli, vice presidente e assessore all’Industria e Artigianato di Regione Lombardia, partecipando, nella sede territoriale regionale, a un incontro organizzato per la presentazione dello stesso progetto. “’ASTER’ è una misura che la Regione ha appena approvato – ha spiegato Gibelli - e che entra nel grande tema dell’attrattività territoriale, mettendo a disposizione risorse che impegnano gli Enti locali in filiere di aggregazione tra pubblico e soggetti privati, per creare le condizioni di fare rete per progetti innovativi”.”’ASTER’ - ha detto ancora il vice presidente di Regione Lombardia - è ancora in fase sperimentale e prevede che la filiera decisionale, dal piccolo Comune fino alla Regione, sia impegnata a garantire tempi certi, risorse certe, corresponsabilità; con una caratteristica principale: garantire la temporalità dei procedimenti amministrativi per quanto riguarda l’approvazione dei progetti e dare così sicurezza a chi investe”. Prossimi incontri per la presentazione di ASTER sono previsti a Cremona e a Pavia. Como Cronaca Sabato, 3 marzo 2012 21 Un po’ di luce sulla sua figura storica S. Eusebio, settimo vescovo di Como I l fortunato ritrovamento di quattro epigrafi paleocristiane in Duomo, avvenuto durante i lavori di restauro dell’abside meridionale o cappella della Madonna Assunta, permette forse di fare un po’di luce sulla figura storica di Eusebio, settimo vescovo di Como e terzo successore di Abbondio: di quello infatti non si aveva sinora nessun dato preciso e concreto. Và detto che le testimonianze epigrafiche sui nostri più antichi pastori sono molto scarse, 8 per i primi 30, computatene due per Abbondio e per Agrippino. Bisogna pure aggiungere che, usando il cervello, nessuno potrebbe pensare che si siano portate quattro (o più) lapidi marmoree da Milano o da Vercelli a Como per collocarle in angoli poco accessibili di una chiesa, per quanto importante, mentre si potevano facilmente spostare all’interno della convalle Cumana dal vecchio al nuovo centro Grandi mostre: è il momento dei Brueghel Via libera dell’esecutivo di Palazzo Cernezzi, la scorsa settimana, alla nona rassegna che si terrà a Villa Olmo dal 24 marzo al 29 luglio L’esposizione ripercorrerà la storia e l’eccezionale talento della più importante famiglia di artisti fiamminghi tra il XVI e XVII secolo È in dirittura d’arrivo, ormai, il lancio della nuova grande mostra a Villa Olmo. La giunta Comunale di Como ha infatti dato il via libera all’esposizione, che quest’anno sarà dedicata alla dinastia dei Brueghel. L’esposizione, dal 24 marzo al 29 luglio, ripercorrerà la storia e l’eccezionale talento della più importante famiglia di artisti fiamminghi tra il XVI e il XVII secolo, attraverso 70 dipinti e 30 tra disegni e grafiche dei suoi maggiori esponenti. Dopo le otto mostre precedenti, stabilmente nella classifica delle dieci più visitate in Italia, la nuova rassegna costituirà un progetto unico nelle grandi mostre di Villa Olmo, infatti sarà per la prima volta esportata in Europa e negli Stati Uniti. La città di Como sarà infatti la tappa inaugurale di un circuito internazionale che toccherà poi Tel Aviv, Praga e Miami. In quasi un decennio sono circa Camminare insieme: pellegrinare, istruzioni per l’uso C episcopale. Ora, nella quarta epigrafe ritrovata è scritto chiaramente “al tempo del santo Eusebio vescovo” e ci si riferisce a provvedimenti, presi in epoca passata ma non remota, per una pia fondazione a sussidio dei poveri “matricolati”. L’iscrizione è del sesto secolo: questo fa pensare all’epoca del primo oratorio, a pianta cruciforme, eretto allora sull’area poi in parte occupata dalla romanica chiesa dei santi Cosma e Damiano, i santi “anargiri”, nel compendio della Basilica Apostolorum cioè di S.Abbondio. Computando gli anni, se il successore di Eusebio, il più noto e documentato S.Eutichio, morì il 5 giugno 539 all’età di circa 57 anni, il primo dovrebbe aver governato la Chiesa Comense fors’anche negli anni (526-530) in cui si diffuse da Roma il culto per i due santi fratelli medici. Importa mille i capolavori portati a Villa Olmo grazie a queste rassegne. L’edizione 2012 costerà 925mila euro, il 6% dei quali (pari a 57mila euro) sarà coperto da un finanziamento del Comune di Como. A questi si aggiungeranno le entrate legate alle sponsorizzazioni: ad oggi a quota 230mila euro (con trattative aperte per ulteriori 60mila euro) e le entrate legate alla mostra vera e propria (ricavi dei biglietti, guide, bookshop, teatro, laboratori, bar) pari a 638mila euro. «Le grandi mostre rappresentano un evento importante per la nostra città – il commento del sindaco Stefano Bruni - Anno dopo anno sono cresciute, mostrandosi come iniziative qualificanti e degne di quella fiducia accordata loro. Il progetto di quest’anno, inoltre, vedrà Como come tappa inaugurale di un percorso espositivo che sarà esportato in tutto il mondo, un’occasione nuova per veicolare l’immagine della nostra città». «Ci avviciniamo al decennale delle grandi mostre - ha aggiunto l’assessore alla Cultura Sergio Gaddi, che è anche curatore di questa rassegna - e i numeri sono decisamente importanti. In questi anni abbiamo portato mille capolavori a Villa Olmo e generato una straordinaria ricchezza per la città con un indotto che tutti gli studi internazionali certificano in oltre 30 milioni di euro. Soprattutto abbiamo qualificato Como come città d’arte. La rassegna di quest’anno dedicata alla dinastia dei Brueghel è un progetto frutto di un lavoro iniziato diversi anni fa ed è la prima volta che si presenterà sulla scena nazionale una panorama così completo del lavoro di questa famiglia». L’esposizione presenterà opere provenienti da importanti collezioni private e musei italiani e stranieri, tra cui il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Palais des Beaux arts de Lille, il Tel Aviv Museum of Art, il Bonnefantenmuseum di Maastricht, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Il percorso espositivo ruoterà attorno al capolavoro I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch, il punto di riferimento stilistico di Pieter Brueghel il Vecchio. L’opera proviene da una collezione privata newyorkese e sarà esposta in Italia per la prima volta. Proprio Pieter Brueghel il Vecchio (1520/25-1569, detto Pieter Brueghel I) è il capostipite e il pittore più importante della dinastia artistica più influente nell’Olanda meridionale tra il XVI e il XVII secolo. ome ogni anno, Iubilantes, l’organizzazione di volontariato culturale comasca che opera da quindici anni per la valorizzazione degli antichi itinerari di pellegrinaggio, organizza un incontro informativo dedicato agli aspiranti pellegrini, per la serie “Sentieri per camminare insieme: pellegrinare, istruzioni Una delle quattro epigrafi paleocristiane scoperte in Duomo. comunque adesso che, “fissata a un sasso”, sia meno evanescente la figura di un nostro antico vescovo. Quanto al titolo di santo, si può osservare che anche Eutichio è definito “ di santa memoria” proprio nell’epitaffio, cioè a pochi giorni dalla morte: così ci si regolava nel sesto secolo, e non solo sulle sponde del Lario. Mario Longatti Notizie flash ■ Mondo T. Il 4 marzo itinerario manzoniano L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 4 marzo un itinerario manzoniano a Lecco. L’appuntamento è fissato per le ore 14.45 con la guida a Lecco, davanti alla biglietteria di Villa Manzoni in località Caleotto di Lecco (ampia disponibilità di parcheggi in zona; 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria). Dopo la visita alla villa del Caleotto, ricca di testimonianze manzoniane, si raggiungerà a piedi il rione di Pescarenico e si continuerà lungo la riva dell’Adda dell’ “Addio monti…”, terminando il percorso sul lungolago di Lecco. La quota di partecipazione è di 8 euro per i soci e di 9 euro per i non soci, incluso l’ingresso a Villa Manzoni. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 339.4163108; e-mail: mondoturistico@ virgilio.it. ■ Comocuore Viaggio in Sicilia dal 20 al 27 aprile L´Associazione Comocuore Onlus organizza - dal 20 al 27 aprile - un viaggio in Sicilia con visite guidate a Palermo, Agrigento, Siracusa e Taormina. Per informazioni e prenotazioni, gli associati devono rivolgersi in sede (Via Rovelli 8, tel. 031/27.88.62) o consultare il sito Internet www.comocuore.org. per l’uso”. L’appuntamento è per martedì 6 marzo, alle ore 20.45, presso il Salone “Giovanni Paolo II” del centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (via L. Guanella, parcheggio interno dall’ingresso di via Guanella). Gradito ospite sarà il Servo della Carità don Fabio Pallotta, che presenterà la nuova Comunità Guanelliana di Arca nella Posada del Buen Samaritano, sul Cammino di Santiago di Compostela in Spagna. Durante la serata sarà possibile condividere le proprie esperienze di pellegrinaggio. La partecipazione è libera e gratuita. Per informazioni: Iubilantes, via Giuseppe Ferrari 2, Como; tel. 031.279684; fax 031.2281470; e-mail [email protected]; sito internet: www.iubilantes.eu. (s.fa.) 22 Sabato, 3 marzo 2012 Como Cronaca Rinnovi. Mauro Frangi è stato riconfermato, alla guida dell’Unione comasca. Nutrita la partecipazione all’assemblea Confcooperative: le cariche L “ e cooperative costruiscono un mondo migliore!” è il tema dell’Assemblea del rinnovo cariche di Confcooperative Como che si è tenuta sabato mattina e che ha ripreso lo slogan scelto per celebrare l’Anno Internazionale delle Cooperative, proclamato, per il 2012, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. A testimoniare la rilevanza comasca della cooperazione, c’erano i moltissimi delegati che hanno affollato l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Como e che hanno eletto Mauro Frangi presidente dell’Unione Comasca, confermandolo per la terza volta ai vertici dell’associazione. L’assemblea ha anche eletto il nuovo Consiglio Provinciale: 32 membri di cui 6 donne e 14 nuovi eletti a testimoniare la vivacità di un gruppo dirigente capace anche di rinnovarsi ed aggregare una buona partecipazione di giovani cooperatori. La forza dell’idea cooperativa è stata testimoniata anche da Aldo Bonomi, studioso da sempre attento ai cambiamenti economici del nostro territorio. ‘La cooperazione – afferma Bonomi - deve in questo momento testimoniare con forza le sue idee e i suoi valori che l’hanno vista da sempre vicinissima ai bisogni delle persone nel tempo dei grandi cambiamenti sociali: è stato così nel passaggio dalla società agricola a quella industriale quando sono nate le cooperative di consumo, e deve essere così ancora oggi’. La cooperazione è diffusa in tutti i Paesi del mondo: oltre un miliardo di persone nel mondo sono soci di cooperativa, mentre gli azionisti di società di capitali sono tre volte di meno: solo 328 milioni. Sono 100 milioni le persone occupate nelle cooperative dei cinque continenti. Il 20% in più di quanti lavorano nelle imprese multinazionali del pianeta. In Europa 5,4 milioni di persone lavorano in cooperativa. In Italia 1,3 milioni. Nel “tempio del capitalismo”, gli Stati Uniti d’America, 120 milioni di persone sono soci di cooperative. Per 42 milioni di statunitensi le cooperative elettriche sono l’unico fornitore di energia. Nei cosiddetti Paesi emergenti il 15% della popolazione è membro di cooperativa. Quattro volte di più che gli azionisti di società di capitale, che non arrivano al 4% della popolazione di quei Paesi. Questi pochi, ma eloquenti, numeri bastano a dare ragione della rilevanza del modello cooperativo nel mondo perché produce con efficienza beni e servizi e li offre ai propri soci e sul mercato mentre, nel contempo, risponde alla necessità delle persone di trovare lavoro, reddito, inclusione sociale. È sicuramente positivo il bilancio della rappresentanza anche a Como. Sono 176 le aderenti con oltre 23.000 soci. Ma, il bilancio della rappresentanza è positivo soprattutto consi- derando visibilità del sistema cooperativo all’interno della società e dell’economia comasca. “L’azione di rappresentanza ha generato strumenti utili ad accompagnare le imprese cooperative e un contesto di relazioni più capace che in passato di rispondere ai problemi e valorizzare le opportunità” precisa il Presidente Frangi. “La crisi, però, si fa sentire anche tra le imprese associate, soprattutto per quanto attiene ai fatturati e all’occupazione, per la prima volta in contrazione quest’anno dopo un decennio di crescita costante. Le difficoltà che le cooperative attraversano consegnano a Confcooperative un ruolo importante di sostegno alle aderenti nel rafforzamento della loro dimensione imprenditoriale, sostenendone gli sforzi di modernizzazione competitiva e di sviluppo, di riposizionamento sui mercati e di innovazione”. A concludere i lavori è intervenuto Vincenzo Mannino, segretario generale Confcooperative che ha sottolineato come la cooperazione sia una risorsa preziosa nel settore del lavoro, del credito e del welfare. “Il nostro welfare - afferma il Segretario generale - era adatto ad un Paese di giovani. Oggi sappiamo che la popolazione è anziana: il 25% degli italiani ha più di 65 anni e solo il 10% ne ha meno di 10. Anche se non fossimo gravati dai debiti, dovremmo comunque rivedere il nostro modello di welfare. Come insegna l’esperienza delle cooperative sanitarie con il costo di un giorno di ricovero si possono pagare 15 giorni di assistenza sanitaria domiciliare di qualità. Il nostro orientamento è rivolto ad un welfare diffuso e territoriale che è anche più sostenibile. In questa dimensione di sussidiarietà noi siamo i protagonisti: siamo presenti e lo sappiamo fare bene”. ❚❚ I protagonisti del prossimo quadriennio L’elenco del consiglio provinciale eletto Consigliere Cooperativa rappresentata Consigliere Cooperativa rappresentata Arturo Ballabio Cooperativa La Cà Tenaia Stefano Barbagallo Questa Generazione Marina Bernasconi Il Seme Emilio Borella Cooperativa Consumo Rovellasca Michele Borzatta Il Biancospino Jacopo Boschini Attivamente Carlo BrunatiAbitare Albate Consuelo CaimiNuova Umanità Luigi ColzaniBiTipo Alfonso Corbella Dedalo Sandro CortiOrizzonti Pierantonio Ferrari Azalea Cinzia Franzoso L’Aurora Domenico Gaiga Il Gabbiano Angelo GattiEsedra Luciano Larghi Cooperativa Consumo Binago Alberto LeoniConsorzio Solco Bruno MazzaNoi Genitori Mauro Minotti Acli Solidarietà e Servizi Emilio NovatiEquomercato Francesca PainiAltra Economia Stefano Panzetta Aclichef Flavio PavoniBiosfera Giovanni Pontiggia Bcc Alta Brianza Gianluigi Pozzoli Edilronago Alfredo Rovaglia Edilizia Simona Federica SciainiIl Mosaico Marco Servettini Corto Circuito Fausto Tagliabue CSLS Angelo TrezziConsorzi Eureka Martino VillaniSirio Lucia VillaniGarabombo Como Cronaca L’ultimo saluto Vice presidente della “Piccola Casa Ozanam” si è spento mercoledì 22 febbraio, all’età di 61 anni. Personaggio sempre attento ai deboli Umberto Bianchi, uomo di carità U mberto Bianchi ci ha lasciato, e con lui una consistente porzione della Como migliore, quella che più amiamo. La Como solidale, sensibile al bisogno e aperta al confronto e al dialogo, che non teme di svilirsi “sporcandosi le mani” con le realtà anche più sordide e scabrose dell’emergenza, e che è più che disposta a sacrificare i propri interessi, disertando non di rado impegni impellenti e forse più gratificanti per dedicare il proprio tempo –e talvolta il proprio denaroagli “invisibili”, ai bistrattati dalla sorte, a quelli che nessuno conosce e che tutti o quasi cercano di evitare, se li si incontra agli angoli delle strade. Dopo una breve lotta contro un’implacabile malattia, il vicepresidente della Piccola Casa Ozanam di via Cosenz si è spento nella mattinata di mercoledì 22 febbraio, all’età di 61 anni (era nato infatti a Como il 19 aprile 1951), lasciando tra parenti e conoscenti quello che in simili ricordi lontani di franca maggioni Sabato, 3 marzo 2012 23 foto william occasioni si è soliti definire un “vuoto incolmabile”, espressione che spesso suona melensa e retorica agli orecchi raffinati, ma che mai come in questo caso non fa invece che fotografare l’esatta realtà dei fatti. In ambito professionale si era distinto per la sua pluriennale attività di commercialista, che aveva svolto nel suo studio di Olgiate Comasco e che lo aveva portato a collaborare con le più importanti società del territorio, in molte delle quali agiva da consulente e da referente, per così dire, “obbligato” in una serie molteplice di responsabilità e iniziative. Ma alla maggior parte dei comaschi Umberto Bianchi era familiare soprattutto nelle vesti tutt’altro che prevedibili e scontate dell’ “amico dei senza dimora”, dell’uomo cioè che sin dagli anni ottanta si era accompagnato ad Angelo Palma, presidente dell’Ozanam allora situato in Via Napoleona, ed era stato da questi iniziato alla non semplice arte di mediare tra l’accoglienza e i bisogni, alla ricerca della quadratura del cerchio tra la scarsità delle risorse economiche e la marea montante delle nuove povertà. Si trattava in primo luogo di deambulare nottetempo per le vie di Como al fine di soccorrere i derelitti che dormivano S i abitava nella stessa via Manlio Rho a Muggiò, dove ancora risiede don Bruno. La famiglia,da Mandello del Lario, aveva seguito (non ricordo quando) il figlio, già docente in Seminario, dove lo conobbi per proporgli di assumere l’assistenza spirituale della FUCI. Franca, all’incirca coetanea delle mie sorelle gemelle, studiava all’università. La incontrai nelle riunioni di Azione Cattolica, in cui ci si impegnava a realizzare le novità ecclesiali del Concilio sulle panchine, sotto i porticati o sui sagrati delle chiese, nel tentativo di vincere le resistenze dei più recalcitranti persuadendoli che la cosa migliore da fare fosse quella di “lasciarsi ospitare” presso la struttura-dormitorio sorta nel lontano 1932 e dedicata al celebre benefattore dell’Ottocento milanese, Federico Ozanam. Ma si trattava anche di dialogare con queste persone, mai abbandonate a loro stesse né prima né dopo l’ingresso all’Ozanam, di saperle ascoltare, consigliare, in un certo senso “dirigere”, magari aiutandole concretamente (ne siamo stati testimoni oculari) anche sotto l’aspetto economico. Anche dopo che l’Ozanam si era trasferito nella nuova e più moderna sede di Via Cosenz, al civico 14, tutte le sere (festività domenicali e ricorrenze natalizie e pasquali incluse) Umberto Bianchi era lì, ci fosse neve o vento, pioggia o grandine, gelo siberiano o calura asfissiante. Era lì per parlare con i “suoi” amici ospiti, capire se ci fossero problemi da poter affrontare e risolvere insieme, servirli a tavola durante il pasto comunitario serale. Niente e nessuno lo obbligavano a farlo, non aveva sottoscritto contratti né assunto impegni da onorare con chicchessia, non ci guadagnava nulla e anzi ci Vaticano II; la stessa A.C. maturava un profondo rinnovamento, sotto la guida di Vittorio Bachelet. Nascevano anche i Consigli Pastorali, come espressione del “sacerdozio comune”, non nuovo in ecclesiologia, ma sottolineato dal Concilio. Fummo insieme consiglieri diocesani dell’associazione, presidente Federico Ostinelli. Franca si distingueva per intelligenza, vivacità delle proposte, amore per la Chiesa, preparazione e zelo pastorale. rimetteva del proprio. Ma era fatto così. Al suo funerale, svoltosi nella parrocchia del Crocifisso di Viale Varese il 24 febbraio, c’erano tutti, ma proprio tutti. Tutti quelli della Como “che conta”, evidentemente, e cioè avvocati, imprenditori, medici, professionisti e uomini di Chiesa, a cominciare dallo “stato maggiore” dell’Ozanam al gran completo, del quale Bianchi era consigliere dal 1990 e del quale aveva poi assunto la carica vice presidenziale, per finire ai volontari che vi collaborano e al personale che vi presta servizio. Ma era presente anche una Como che “conta” un po’ meno, sia detto senza ingiuria per nessuno, ed era quella delle centinaia di persone che nel corso degli anni hanno trovato ospitalità presso le due strutture di Via Napoleona e di Via Cosenz, e che hanno avuto la fortuna di conoscere Umberto Bianchi. Che le ha amate e dalle quali è stato riamato,com’è giusto che fosse. SALVATORE COUCHOUD Quando sapemmo del suo matrimonio e del trasferimento a Reggio Calabria, non dubitammo che anche laggiù avrebbe profuso energie spirituali e pastorali. Come testimoniano i suoi collaboratori e amici calabresi. Però mancò a noi… Ora il Signore ha disposto di farla mancare anche a loro,visibilmente. Ma siamo certi che, nella Comunione dei Santi, Franca non manca a nessuno: non alla sua famiglia e, in particolare a don Bruno, per il quale abbiamo Fino Mornasco Como S. Fedele Int. Fotovoltaico: nuove opportunità In Biblioteca: “Solo il necessario” Corso potatura piante da frutto L “L’isola che c’è”, in collaborazione con il Comune di ’associazione Fino Mornasco, organizza mercoledì 29 febbraio alle ore 21, presso l’Ottagono di Fino Mornasco, l’incontro: “Nuove opportunità per il solare fotovoltaico. L’autoproduzione di energia elettrica usando l’energia solare per coprire non solo il fabbisogno elettrico. Durante la serata, curata dall’ing. Stefano Garotta e a ingresso libero, saranno presentati più temi: • L’impianto fotovoltaico sul tetto di casa • Il 4° Conto Energia: incentivi e tempi • Il Gruppo d’Acquisto Solidale FotoVoltaico 2012 • La situazione del fotovoltaico in Italia • Il fabbisogno energetico di una famiglia • La mobilità elettrica • Le pompe di calore L’incontro è realizzato all’interno di EnergiCOMO, un progetto che si rivolge al territorio comasco per rafforzare la cultura dell’efficienza energetica delle abitazioni attivando sia buone pratiche e stili di vita sostenibili, sia decisioni consapevoli di acquisto e ristrutturazione del sistema edificioimpianto, con eventualmente l’utilizzo di tecnologie a fonti energetiche rinnovabili e praticare forme di co-partecipazione nella filiera energetica per produrre e consumare, insieme, energia elettrica da fonti rinnovabili. La serata sarà replicata in altri comuni a richiesta. L “Ascolto” ’ associazione gruppo di cultura invita, lunedì 5 marzo, alle ore 20.45, presso l’auditorium della Biblioteca comunale, a Como, alla presentazione di “Solo il necessario” 80 anni in 80 risposte (e forse +) il libro intervista a mons. Bruno Maggioni, a cura di Grazia Lissi, edizioni Ancora. Interverranno Antonio Spallino e Grazia Lissi. Coordinerà la serata Alberto Longatti. Sarà presente mons. Bruno Maggioni. L’incontro è aperto a tutti. L ’ associazione “OrtiCultura”, con il appena finito gli auguri per il traguardo degli ottanta anni e la inesauribile operosità di scrittore teologo,biblista e, aggiungerei, mistico; non a noi della diocesi di Abbondio e ancor meno agli amici e colleghi di Reggio Calabria. Per lei, come per altri amici scomparsi, mi sgorga dal cuore la preghiera: “L’eterna gioia/dona a lei o Signore/e splenda a lei la luce del Tuo volto/ e viva nella Tua Grazia/ per sempre”. Attilio Sangiani patrocinio del Comune di San Fedele Intelvi e della Comunità Montana Lario Intelvese, organizza un corso di potatura di piante da frutto rivolto ad un’utenza amatoriale, per incentivare le piantumazioni e la cura delle specie più diffuse sul nostro territorio (mele, pere, susine, albicocche, fichi caki, kiwi, ciliegi). Il corso si svolgerà in due lezioni dalla durata totale di circa sei ore. Venerdì 2 marzo, alle ore 20.45, presso la sede della Comunità Montana Lario Intelvese a San Fedele Intelvi, è prevista una lezione a cura di Pietro Clerici, collaboratore del Centro Agricolo Fondazione Minoprio. Il giorno successivo, sabato 3 marzo, alle ore 10.00, presso un “frutteto familiare intelvese” seguirà una dimostrazione pratica di potatura di piante da frutto “dal vivo” sulle principali varietà del nostro territorio. La quota di partecipazione è di 30 euro, comprensiva di tessera associativa. Per informazioni ed iscrizioni: tel. 377-2461838; 031-830741; e-mail: [email protected]. (s.fa.) Como Cronaca 24 Sabato, 3 marzo 2012 Testimonianze. On-line venti videointerviste, legate al 1943 e al dopoguerra, a comaschi protagonisti, a diverso titolo, di quell’epoca Guerra: voci, volti e memorie I l tempo corre veloce, e con esso se ne va, lentamente, la memoria degli eventi più significativi, drammatici e non, che hanno accompagnato il nostro ultimo secolo. Un secolo segnato da scoperte straordinarie nel campo della medicina e nella scienza, conflitti devastanti, esplorazioni inimmaginabili oltre il nostro pianeta. La memoria è dell’uomo, e sta all’uomo farla rivivere anche nelle generazioni future. Fedele a questo impegno l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” ha realizzato, nel 2011, il progetto “Voci, volti e memorie. Testimoni del Comasco fra il 1943 e il dopoguerra, con il sostegno della Fondazione provinciale della Comunità Comasca, dell’Anpi provinciale di Como, di Coop Casa Como, di Cigil e Cisl e dei Comuni di Senna Comasco e Mariano Comense. L’iniziativa ha previsto la raccolta su scala provinciale di 20 video testimonianze sui temi della resistenza, dell’occupazione tedesca, della Repubblica sociale italiana, della deportazione, degli espatri in Svizzera, dei bombardamenti e sfollamenti e della vita civile. Brevi biografie e sequenze significative delle interviste (una decina di minuti) sono ora online, alla portata di ricercatori, studiosi e studenti, pubblicate sui siti: www.schiavidihitler.it e www.isc-como.org. Le testimonianze, seguono il filo delle storie di vita, fra la fine degli anni venti e l’immediato dopoguerra. Sono focalizzate, ad eccezione degli Internati militari in Germania, sui principali temi della storia del territorio nel corso dei venti mesi dopo l’armistizio, restituendo lo spirito di un tempo segnato dalla guerra attraverso diversi punti di vista e con un’attenzione agli aspetti della vita materiale. “La mia mamma era antifascista” esordisce don Piero Arrigoni, unico sacerdote tra i 20 intervistati, nativo di Vedeseta (Bergamo), destinato nel 1939 come parroco a Morterone, a 1200 metri sui fianchi del Resegone. Una vita, la sua, drammaticamente segnata dal conflitto: un fratello disperso in Russia, un altro militare deportato muore in Germania. Nel dolore don Pietro non si perde di spirito e nel dopoguerra è l’artefice della costruzione della strada che strappa Morterone dal suo isolamento. “E mi ha innescato Renato Cattaneo, Valter Bottoni, Agostino Pessina, Giovanni Gandola), che hanno scontato la loro scelta di Resistenza nei lager e nelle fabbriche tedesche. I militari che riescono a raggiungere la Svizzera (Mario Balzarotti ed Erminio Frigerio) sono la testimonianza di una piccola parte dei seimila comaschi che trovarono ospitalità (in cambio di lavoro). Testimoni che raccontano la vita civile durante la guerra sono Giacomo Galimberti, Rita Piffaretti Canizzaro, Paolina Castelletti, Alessandro Colombo, che rendono elementi del clima delle comunità locali e le strategie di sopravvivenza. In Graziella Lupo anche il ricordo di un sacerdote molto noto all’epoca, in città, direttore de “L’Ordine” e de “L’Ordine della Domenica”. “Mio papà – ricorda Graziella – fu molto amico di don Brusadelli. Il sacerdote veniva a casa, attaccava il cappello e i due trascorrevano delle ore a discutere, di religione ed altro, e si organizzavano sulle persone da far scappare”. Ideatore e realizzatore del progetto è stato Valter Merazzi, direttore dell’Istituto di storia Contemporanea. Le interviste sono state raccolte da Valter L’iniziativa dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” l’antifascismo – prosegue don Piero – non perché faceva politica, ma diceva sempre che il regime non va d’accordo con il vangelo. E quando mio papà scrisse ai Balilla mia mamma pianse dicendo ‘Vedrai il fascismo cosa ne farà dei tuoi figli’. E fu profeta…” È la prima delle interviste che compaiono sui siti sopra indicati, un breve racconto dell’esperienza di parroco in Morterone, l’incontro con i tedeschi, la fame, le privazioni della guerra, l’assistenza alle formazioni partigiane. Fra i testimoni sono presenti anche due politici come Luciano Forni e Renzo Pigni “non ho mai frequentato molto il sabato fascista – ricorda quest’ultimo riferendosi alle forme di educazione imposte all’epoca – nonostante fosse obbligatorio. Questo perché mi dava fastidio la sua organizzazione militaresca, Mezzegra oltre 270 no contro la lapide a Mussolini un fatto più istintivo che di scelta politica o ideologica. Mi rifugiavo invece in parrocchia, a S. Orsola, anche perché c’era un parroco, molto democratico e antifascista come mons. Castelli. Tra gli intervistati anche Graziella Lupo, figlia del pastore valdese e Lidia Antolini Baldrati, che aderì alla Rsi e fu elemento di spicco del Msi. “(Quella) È stata dipinta – ricorda Lidia, riferendosi all’epoca fascista – (come) una vita di paure e di violenza. Violenze che ci saranno (pur) state nei primi anni venti. Ma quella che (in realtà) ricordo io, e non ero certo una bambina sprovveduta, è (stata) una vita molto tranquilla e accettata”. Poi un accenno alla campagna anti ebraica “… eravamo educati all’idea di ebreo errante – prosegue Lidia -, all’ebreo che aveva ucciso Cristo. Eravamo pertanto già mal disposti verso di loro, pur non conoscendoli. L’unico commento, però, che ricordo di aver sentito in merito è stato quello di mia mamma: ‘non è giusto, c’è fra loro tanta brava gente’. (Altrimenti) non ho mai sentito un comasco, un italiano o un milanese protestare…” Venti voci diverse che S i è concluso la scorsa settimana l’invio della petizione telematica al sindaco di Mezzegra, avv. Claudia Lingeri, per chiedere il ritiro del nulla-osta concesso all’Ass Combattenti e Reduci della Repubblica Sociale Italiana per la posa di una lapide (in occasione dell’anniversario della fucilazione del Duce) recante la foto di Mussolini e Petacci, in località restituiscono uno spaccato interessante di quegli anni. Il filo conduttore è la resistenza: prima ancora di essere letta come un fatto militare e politico ne traspare la dimensione personale di reazione alla guerra e all’occupazione, alla brutalità e alla costrizione: un ambito in cui esprimere un progetto, uno spazio di vita. Accanto all’azione emerge l’alterità della resistenza civile, fatta di complicità e connivenze, che si esprime nell’assistenza a perseguitati politici e razziali, a prigionieri di guerra, come nel sostegno a figli e parenti nascosti in cantina per sfuggire all’arruolamento ed al lavoro obbligatorio in Germania. La permeabilità del confine con la Svizzera e lo sfollamento di persone e fabbriche, in particolare dal milanese, si confermano elementi centrali nelle vicende del territorio. Alle biografie resistenziali appartengono le interviste di Luigi Gandola, Andrea Bizzozzero, Franco De Ferdinando, Erminio Nava, rientrato a casa dopo la ritirata di Russia. Tutti raccontano di una guerra rovinosa , come del resto i deportati in Germania (Angelo Borghi, Resistenza, occupazione tedesca, Rsi, deportazione, bombardamenti, vita civile Giulino di Mezzegra, dove già è presente una croce con il nome di Mussolini e la data 28 aprile 1945. Partita dall’iniziativa spontanea di tre persone che, dopo aver inviato la richiesta al sindaco hanno invitato gli amici del loro Circolo ARCI (Settima Generazione Tremezzo) -e non solo- a fare altrettanto, la petizione ha portato a 271 e-mail provenienti da tutta Italia, con invii da Torino, Catania, Enna, Ragusa, Roma, Milano, Aosta. Sezioni dell’ANPI, Circoli ARCI, formazioni di partitononchè semplici cittadine e cittadini (di cui più di una sessantina residenti in zona) hanno espresso il personale dissenso per questa decisione. Tra loro anche figli e nipoti di partigiani o antifascisti caduti nel corso dell’ultima guerra o internati in Campi di Concentramento nazisti. Merazzi e Maura Sala, in collaborazione con Daniele Corbetta (De Ferdinando, Bizzozzero),Gerardo Caldera (Balzarotti). Le riprese effettuate a cura di Massimo Rossi, Valter Merazzi, Francesco Merazzi. Editing video: Francesco Merazzi. Pubblicazione informatica: Federica De Luca, Flavio Frascarelli. Segreteria organizzativa a cura di Maura Sala. Il progetto è stato presentato lo scorso venerdì 24 febbraio alle ore 15.30 presso la sala della Fondazione Provinciale Comasca Onlus, presso l’Unione Industriali, via Raimondi, 1 a Como con gli interventi di Michele Tortora (Prefetto di Como), Alberto Longatti, Lucia Ronchetti (dir. Archivio di Stato Como), Anna Cornaggia (dir. ITIS Setificio Como, Giuseppe Calzati (Pres. Isc Como), Valter Merazzi. Como Salute p La ripresa degli impegni della sezione comasca Parkinson D opo il singolare freddo delle scorse settimane riprendono le numerose attività organizzate della Sezione di Como dell’AIP (Associazione Italiana Parkinsoniani). Dallo scorso mese di febbraio sono stati concordati con la logoterapista dott.ssa Erika Ciaccia due incontri mensili che, in linea di massima, avranno luogo il secondo e il quarto martedì di ogni mese. Finora, era stato convenzionato un solo incontro. Il 6 e il 20 marzo alle ore 15 sarà possibile fare ginnastica, martedì 13 alle ore 15 si terrà un incontro di arteterapia, il 6 e il 23 alle 9,30 di psicologia, mentre il 13 e il 27 marzo si terranno due incontri di logoterapia. Inoltre sta per essere definita una conferenza dibattito che avrà luogo in marzo – aprile, con il dott. Dionigi Mangiacasale, esperto di problemi polmonari e della respirazione. La consueta gita sociale avrà invece luogo mercoledì 23 maggio e avrà come meta la Certosa di Pavia. Ogni settimana, al mercoledì mattino, tutti i soci potranno praticare ginnastica con Domenico Giomo, presso la sede della Canottieri Lario in viale Puecher 6 a Como. Ricordiamo, infine, che sono aperte le iscrizioni 2012 e chi non si è ancora iscritto può farlo con le consuete modalità: il costo della tessera quest’anno resta invariato ed è di 60 euro. Per informazioni su tutte le attività della Sezione di Como dell’AIP, che ha la propria sede in Piazza San Rocco 39, è possibile telefonare al 031-266937, al 031-521204 e al 329-4311411, oppure inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected] Paolo Borghi Sabato, 3 marzo 2012 25 Glaucoma: cure tempestive per prevenire il rischio di cecità e ipovisione Verso la settimana mondiale dedicata a questa malattia U n check-up gratuito della vista, opuscoli in regalo sulle malattie oculari e tanti incontri informativi. Sono le iniziative previste per i prossimi 11 e 17 marzo in circa settanta città italiane in occasione della settimana mondiale contro il glaucoma. Questa malattia oculare, che può ‘rubare’ la vista, va infatti combattuta sin dall’origine: può provocare ipovisione e cecità. Se non ci si cura tempestivamente il nervo ottico può subire danni irreversibili, il più delle volte a causa della pressione dell’occhio troppo elevata. Per l’occasione a Como sabato 10 marzo, dalle ore 14.30 alle ore 15.30, è in programma, presso il salone Braille-Nicolodi della sede dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como, in via Raschi n. 6, una relazione aperta al pubblico con distribuzione di materiale informativo tenuta dal dott. Dario Aureggi, referente provinciale I.A.P.B. Italia sul tema della patologia del glaucoma. La campagna nazionale, organizzata dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus in collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, prevede che in molte delle città coinvolte, oltre alla distribuzione di opuscoli divulgativi e allo svolgimento di incontri informativi con gli specialisti, grazie alle unità mobili oftalmiche (speciali camper attrezzati ad ambulatori oculistici) sarà possibile effettuare controlli oculistici gratuiti. In Italia si stima che siano affette da glaucoma almeno un milione di persone, di cui mezzo milione non ne sono però a conoscenza: è una patologia che è stata definita il ‘ladro silenzioso della vista’ perché non presenta sintomi durante le sue fasi iniziali. Proprio per mettere in guardia i cittadini dai potenziali rischi sono state organizzate diverse iniziative che mirano ad informare e a rendere accessibile una visita oculistica di controllo, affinché nasca nella popolazione la cultura per la prevenzione del glaucoma. “Fondamentale è – ha affermato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus – la diffusione della cultura della prevenzione del glaucoma, la seconda causa di cecità nel mondo, che colpisce 55 milioni di persone. Questo dato dell’Oms fa capire come troppo spesso non si sia a conoscenza dei rischi che si corrono a causa di varie malattie oculari, che è fondamentale diagnosticare nelle prime fasi. Come la pressione sanguigna troppo alta è pericolosa per l’organismo, analogamente la pressione eccessiva dell’occhio costituisce una minaccia per il nostro nervo ottico: il campo visivo – ha concluso l’avv. Castronovo – si può ridurre progressivamente a partire dalla periferia fino a scomparire”. Per informazioni tel. 800-068506 (10-13, lun.ven.), www.iapb.it ■ Psicosi Un centro per la cura e la prevenzione È stato attivato a Como, dal Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna, in via Varesina 104, un Centro per la prevenzione e la cura delle psicosi di giovani e adolescenti. Il Centro, che sarà inaugurato in primavera, si occupa di 500 ragazzi dai 14 ai 30 anni. Sport 26 Sabato, 3 marzo 2011 e Struttur Iniziamo un viaggio nel mondo dell’impiantistica cittadina partendo da una società molto blasonata Tennis Como: per una volta impianti di buon livello P er numero di tesserati, cioè di praticanti, il tennis è il quarto sport d’Italia, che diventa il primo se si prendono in considerazione soltanto le discipline individuali anziché a squadre (ai primi tre posti di questa graduatoria, pubblicata qualche mese fa da “Sport Week”, inserto settimanale della “Gazzetta dello Sport” ci sono infatti calcio, pallavolo e basket). Eppure non è una delle discipline dove l’Italia emerge. Certo non sono mancati campioni e soddisfazioni ma nel tennis la nostra bandiera garrisce solo sporadicamente sui pennoni più alti. Tra le attività sportive più praticate in Italia, anche a Como è molto popolare. Conosciamo un ente nato nel 1930 Anche a Como il tennis è una disciplina molto popolare ed occupandoci di racchetta e palline in questo nostro “viaggio del mondo dell’impiantistica cittadina” non possiamo non iniziare dal vero e proprio tempio lariano, ovvero le strutture del Tennis Club Como. La società lariana è stata fondata nel 1930, ed è uno dei Circoli di tennis più vecchi di Italia. Nel corso della sua storia, in particolar modo, si è distinto nell’organizzazione di tornei a più livelli, richiamando sulle rive del lago fin dai primi anni di attività celebri campioni come Lucia Valerio, Valentino Taroni, Vittoria Tonolli, Gianni Notizie flash ■ Casate “Alfredo’s friend” allo stadio del ghiaccio Sabato 24 marzo, dalle 17 alle 20, presso lo stadio del ghiaccio di Casate si svolgerà la partita di hockey su ghiaccio “Alfredo’s friends”, in memoria di Alfredo Luraghi, il portiere dell’HC Como scomparso qualche anno fa in seguito ad un malore improvviso. L’incontro sarà disputato da tutti gli amici che hanno avuto la fortuna di giocare con Alfredo. L’intero incasso della partita verrà devoluto alla “Casa Famiglia Ballerini” che ospita e si occupa di bambini orfani a Cantù. ■ Coni Nuovo codice etico, ne fa le spese Preziosi Clerici ed Orlando Sirola. Da qualche anno a questa parte sui cinque campi in terra rossa ubicati nella struttura vicino a Villa Olmo, tra i quali il centrale con lateralmente una tribuna per ospitare circa 250 spettatori, viene organizzato il prestigioso ATP Challenger “Città di Como”, uno degli eventi sportivi più significativi per la nostra città, che ha visto sfidarsi tante autentiche promesse del tennis o giocatori che hanno già occupato un posto nelle classifiche internazionali come Simone Bolelli, Federico Luzzi, Filippo Volandri ed altri. Inoltre, proprio dal 2010, contemporaneamente al challenger maschile, è stata promossa anche una rassegna femminile, un torneo Open dotato di un montepremi di 3mila euro. Una manifestazione che dovrebbe crescere visto che per il prossimo settembre i soci del club hanno intenzione di allestire un torneo «Itf» da 25mila Le strutture Dotazione impianto: cinque campi da tennis, uno di m. 36,57x18,27 e quattro di m. 34,77 x 16,97; tutti in terra rossa; campo grande illuminato. Servizi: spogliatoi, docce, ristorante, bar, palazzina uffici e segreteria. dollari, che richiamerà in riva al Lario delle giocatrici ancora più brave rispetto a quelle viste cimentarsi nella prima edizione. Un interesse ed un importanza crescente verso l’attività di questo sodalizio che sono testimoniate anche dai contatti che il sito della società (www.tenniscomo. it) ha riscontrato in occasione degli ultimi eventi internazionali: oltre 100mila pagine visitate per 930.000 contatti e più di mille internauti che hanno seguito via streaming la finale. Numeri che confermano la bontà del Tennis Club ed, una volta tanto in un viaggio che non poche volte ci ha riservato le proverbiali “lacrime e sangue”, dell’impiantistica di cui dispone che si completa con un campo muro per gli allenamenti e con apposite dotazioni per il periodo invernale. Infatti durante la brutta stagione (da metà ottobre ad aprile) vengono coperti tre campi con i palloni pressostatici. Durante questo periodo, soci e non, possono prenotare il campo oppure possono sottoscrivere un “abbonamento invernale” così da poter cimentarsi nel loro sport veramente per tutto l’anno. pagina a cura di luigi clerici Campione d’Italia Calcio Como “Momenti di sport” premi ai giornalisti Nuova dirigenza: la società lariana torna... comasca A H Palazzo Bocconi, sede del Circolo della Stampa, l’amministratore delegato del Casinò di Campione, Carlo Pagan, ha presentato la seconda edizione del concorso fotografico ‘’Momenti di sport-Campione d’Italia’’, una manifestazione che, sull’onda del successo dello scorso anno, vuole fissare in immagini momenti di sport, a qualunque livello, purché capaci di emozionare. Il concorso - che si svolgerà fra il prossimo marzo e la fine agosto, per abbracciare anche il periodo dei Giochi Olimpici di Londra - si concluderà con la premiazione nel Salone delle Feste del Casino’, all’inizio del prossimo autunno. Nel corso della cerimonia saranno assegnati anche i premi ‘’Campioni a Campione’’, istituiti dal Casinò e assegnati da una giuria costituita d’intesa con il Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi. a suscitato grandi speranze l’arrivo della nuova dirigenza “made in Como” per il Calcio Como. Dopo Mario Beretta, infatti, la principale società calcistica della città è tornata ad essere proprietà di un gruppo formato da operatori cittadini, la società S3C, che ha acquistato il 99% delle quote estromettendo l’ex presidente Antonio Di Bari. La S3C, costituita da aziende comasche di provata serietà, è nata per finanziare la stessa società calcistica per i prossimi 5 anni con lo scopo di stabilizzarla a livello finanziario, salvaguardandone l’importante storia. Gli obiettivi sono riorganizzare la struttura societaria, valorizzare la prima squadra in previsione di traguardi più ambiziosi (l’obiettivo dichiarato è la serie B), costituire un efficiente settore giovanile (un tempo motivo di vanto per il Como), ristrutturare il centro sportivo di Orsenigo e rilanciare lo stadio Sinigaglia al fine di farlo diventare una struttura “viva” per tutta la settimana e non ogni 15 giorni quando ci sono le partite cui i nuovi proprietari auspicano di far giocare con una degna cornice di pubblico. Dopo anni di stenti, di programmi che duravano una settimana, di stagioni affrontate vivendo alla giornata, di ritiri senza giocatori nuove idee precise per il Calcio Como. Vedremo. Intanto la squadra, dopo la sconfitta casalinga con la Reggiana e la vittoria di Foggia, in attesa del recupero con la Spal, ha affrontato e sconfitto il Pisa domenica scorsa al Sinigaglia. L’entrata in vigore del nuovo codice etico del Coni, che prevede la sospensione automatica dei dirigenti condannati, ancorché in primo grado, fa una vittima illustre, almeno per Como. Si tratta di Enrico Preziosi, attuale patron del Genoa, condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta ai tempi del Como. La norma, automaticamente esecutiva, è infatti retroattiva perché si tratta di etica e non di ulteriori sanzioni sportive. Chi è stato condannato, anche solo in primo grado, viene automaticamente sospeso e la sospensione decade soltanto in presenza di una sentenza assolutoria o alla conclusione del procedimento penale e non può quindi sedere in organismi federali come la Lega Calcio. ■ Ciclismo Il 20 maggio il Giro passa da Como Saranno quasi 400 i chilometri che l’edizione 2012 del Giro d’Italia percorrerà sulle strade lombarde, attraverso sette province. Due tappe si svolgeranno interamente in territorio lombardo. Domenica 20 maggio la quindicesima tappa muoverà da Busto Arsizio per toccare poi le province di Como, Monza Brianza, Bergamo e Lecco. Il percorso di 172 chilometri prevede quattro Gran Premi della Montagna. Ovviamente tutta lombarda l’ultima tappa, a cronometro individuale, lungo le strade di Milano. ■ Calcio Razzismo: giocatori del Como tra i più colpiti Sono di questi giorni i dati sugli episodi di razzismo sui campi di calcio relativi alla stagione 2011/2012. Fino ad oggi sono stati registrati 28 casi negli stadi italiani. Un numero veramente consistente. Tra le vittime più prese di mira, i giocatori di Bari, Inter, Catania e Como. Ma in Italia non è mai stata attuata la norma che prevede di risarcire le squadre che subiscono più episodi di razzismo. ■ Sci alpinismo Nuovo libro di Greco e Terruzzi È stato presentato a Como durante la serata “Di corsa verso il cielo” organizzata dal Cai, dalla Scuola Nazionale di Scialpinismo Pietro Gilardoni, “Scialpinismo classico e agonistico”, il nuovissimo libro scritto da Adriano Greco e Paolo Terruzzi. Edizioni Hoepli. Valli Varesine 28 Sabato, 3 marzo 2012 ■ Lunedì 20 febbraio all’oratorio di Cittiglio Una serata di sport con il Varese I ncontro sportivo lunedì 20 febbraio alle ore 19.00 nel salone dell’oratorio di Cittiglio. Invitati dal Comune di Cittiglio, in collaborazione con l’Associazione “Il sorriso di Michela”, la Pro Cittiglio, la Pro Loco e l’Oratorio di Cittiglio erano, infatti presenti alla “Serata col Varese 1910” tre giocatori del Varese: Giuseppe De Luca, Filipe Gomes, Emanuel Rivas; il Teem Manager Silvio Papini, il responsabile area tecnica: Paolo Milanese e il responsabile dell’ufficio stampa della squadra Michele Marocco, per un incontro con i giovani e i bambini del paese che per circa un’ora hanno rivolto – entusiasti – le più svariate domande ai giocatori. Con i bambini, a riempire il salone dell’oratorio, anche genitori, adulti e sportivi del paese che non hanno voluto mancare a questo appuntamento. Tra i presenti anche Fossali e De Conti – entrambi residenti a Cittiglio – veterani del Varese Calcio. Speaker ufficiale della serata è stata la giovane giornalista sportiva cittigliese Federica Lancini che, dopo le presentazioni, ha poi fatto da tramite tra gli invitati e la platea. Al termine dell’incontro una controllata ressa ha assalito i tre giocatori del Varese che sono rimasti impegnati nel rilasciare autografi e posare per foto ricordo. ◆ Il 26 febbraio scorso Tutti di corsa per l’8° trofeo Mario Sangalli D omenica scorsa la località Vallone di Cittiglio, posta sotto il monte S. Clemente, a poca distanza dalle frazioni S. Biagio e Vignola si è riempita di appassionati delle corse cross accorsi numerosi per partecipare all’11° edizione del “Cross del Vallone - 8 Trofeo Mario Sangalli a.m.”, la corsa campestre organizzata dalla ASD Atletica Verbano. La corsa cittigliese è ormai considerata una classica invernale ed è stabilmente entrata nel calendario podistico regionale. Solo la neve, caduta copiosa alla fine di gennaio ha modificato il programma e la gara, inizialmente programmata per il 5 febbraio, è stata spostata al giorno 19, ma per il corretto svolgimento della competizione gli organizzatori dell’Atletica Verbano di Cittiglio hanno dovuto predisporre percorso, stands e accoglienza, ma – prima di tutto – hanno dovuto spalare la neve ancora presente sul circuito, per rendere il tracciato perfettamente percorribile. Alla fine grande partecipazione di atleti e tanta gente coinvolta in questa bella giornata sportiva, che ha visto presente al Vallone anche Bruno Frigeri, presidente della FIDAL provinciale. Proprio FIDAL Varese alle ore 20.30 di Notizie flash ■ Pellegrinaggio Al santuario di Ardena Sabato 3 marzo - primo sabato del mese – ultimo pellegrinaggio del vicariato di Marchirolo al Santuario di Ardena. Il ritrovo dei pellegrini è fissato in via Pradaccio (sulla provinciale che collega Marchirolo con Ardena) per le ore 7.30, da lì a piedi sino al Santuario, recitando lungo il tragitto il S. Rosario meditato. Alle 8.00 in santuario, recita delle lodi mattutine, con adorazione Eucaristica con possibilità di confessarsi e comunicarsi. Ore 8.45: conclusione. ■ Giovani Verso il Molo 14 I ragazzi del Molo 14 dei tre vicariati della ex zona pastorale si ritroveranno alle ore 20.45 di sabato 3 marzo all’oratorio di Cittiglio per un momento di confronto e preparazione all’appuntamento di Bellagio (CO) del prossimo 6 maggio. ■ Cittiglio Gita culturale a Pavia La gara si è svolta in località vallone di cittiglio, posta sotto il monte s. clemente venerdì 2 marzo, nel salone dell’oratorio di Cittiglio organizza la festa dell’atletica per il settore amatoriale/master. Durante la serata saranno premiati atleti della categoria amatori/master indicati dalle rispettive società e distintisi nel corso del 2011 per i risultati tecnici, l’impegno e la partecipazione. La serata vedrà anche la premiazione dei campioni provinciali delle gare organizzate dalla a.s.d. Atletica 3V di Cittiglio. Il gruppo culturale dell’oratorio di Cittiglio propone per sabato 17 marzo una Visita alla Certosa di Pavia, al costo di 35 Euro a persona. Il programma prevede: partenza dal piazzale della posta di Cittiglio alle 7,30, arrivo a Pavia e visita alla basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro con celebrazione della S. Messa sulla tomba di S. Agostino. Ore 12,30 pranzo in agriturismo e alle ore 15,00 visita alla Certosa, con rientro a Cittiglio in serata. Prenotazioni entro il 12 marzo al n. 0332601360. ■ Caravate Incontri dai Passionisti Prosegue domenica 4 marzo, dalle 9.30 (con la S. Messa) alle 17.00, il Cammino di fede per adulti proposto dalla Comunità Passionista di Caravate e guidato dal superiore, P. Marcello. Sondrio Cronaca Sabato, 3 marzo 2012 29 San Luigi Guanella e l’eredità al mondo di oggi «C he eredità lascia san Luigi Guanella al mondo contemporaneo? Questo grande santo, cosa ci dice oggi della fede, della carità, dell’educazione?». Con queste domande Aurelio Benetti, presidente del Centro culturale don Minzoni, ha introdotto la conferenza Don Guanella, uomo della sua terra, santo ed educatore: cosa ci insegna oggi?, il 21 febbraio scorso al Cinema Excelsior di Sondrio. Tre i relatori: don Attilio Mazzola, guanelliano vicario episcopale per la vita consacrata, lo storico Guido Scaramellini, il pedagogista Antonio Valentini dell’Opera don Guanella di Nuova Olonio. Concretamente, la grandezza umile dell’esistenza di san Guanella è, oggi, visibile nell’alta qualità caritativa delle opere che ne proseguono la missione: in Italia, a partire dall’eccellente Casa di Nuovo Olonio, e nel mondo, in Africa, Argentina, Brasile, Filippine, India, Israele, Paraguay, Stati Uniti d’America. Opere tanto più importanti ed esemplari in quanto mostrano che la sua vita, da lui totalmente affidata alla provvidenza di Dio, fu dalla provvidenza totalmente ricambiata. Provvidenza che, intendiamoci, «convien meritarsela», come lui scrisse, «con credere a lei fermamente; con l’aspettar i tempi e i modi; con iscacciar le ansietà; con faticar di buona lena». Don Guanella si sentì davvero figlio amato dal Padre, sempre stupito e grato di fronte al «Dio che fa», cui affidò con affetto filiale il compito di guida della sua vita, fatta anche di viaggi straordinari per l’epoca, a Lourdes, in Terra Santa, negli Usa, e attraverso l’Italia e la Svizzera per visitar le sue opere ed esser vicino a religiosi e suore. Vita tutt’altro che comoda, tanto da fargli coniare il motto delle “quattro effe”: «freddo, fame, fumo, fastidi», d’affrontare senza paura per correre sulle orme di Cristo. Seppe, dunque, incarnare davvero il Vangelo, in un’epoca in cui il bisogno sociale era enorme. Si occupò di bambini, giovani, anziani, emarginati, handicappati psichici. Sfidando le autorità politiche, sfidando le convenzioni sociali. Sostenuto da un carattere temprato dal terreno duro e arido della sua terra natale, quel Franciscio di Campodolcino, che lasciò a dodici anni per andare a Como a studiare. Possiamo pensare che la sua fede, la sua “fiducia”, potente s’incardinò su due incursioni del Sacro accadute nella sua infanzia. Le divulgò in tarda età e a “compito” assolto. A sette anni, ebbe una “visione”: accanto alla chiesa parrocchiale in Campodolcino, vide un vecchietto far gesto di chiedergli la carità, che subito scomparve. A dieci anni, nel giorno della Prima Comunione, mentre stava «pensieroso e raccolto» in un bosco presso casa, gli parve di «vedere molti ragazzi malvestiti e vecchi cadenti» e «una Signora» che gli indicò quello come «campo del lavoro» cui era chiamato. «Io vi dichiaro la verità, voi date il valore che volete», diceva a chi ascoltava, immaginiamo perplesso, il racconto di questi eventi. Scrittore prolifico di oltre settemila pagine, mise a punto anche un “sistema preventivo di educazione”, che si propone attuale (e difficile), perché fondato su una serie di regole volte a far mettere in pratica il dettato evangelico dell’amore per il prossimo. Semplificando, l’eredità di questo “santo sociale” è l’esempio la conferenza si è svolta lo scorso 21 febbraio al cinema excelsior di sondrio nell’ambito delle iniziative collegate alla mostra «è dio che fa» su san luigi guanella. Si discute sul futuro del Bacino Imbrifero Montano dell’Adda straordinario, da conoscere per lasciarsi sedurre e tentar d’imitarlo (fatte le necessarie proporzioni…). Seguendo il suo esempio, se «non avremo paura di entrare nella logica della carità», ha scritto il vescovo Diego Coletti, «impareremo che la santità è bellezza e che la bellezza rifulge là dove si vive la gratuità e la comunione». a cura di MILLY GUALTERONI Notizie flash ■ Sondrio ITO DIBATT Sopprimere il Bim? Frizziero: «No, grazie». L a scorsa settimana, il nostro concittadino Alberto Frizziero ha diffuso la seguente nota a proposito di una ventilata soppressione del consorzio Bim Adda, Bacino Imbrifero Montano dell’Adda, il più esteso in Italia, che ha come mission le concessioni idroelettriche e i rapporti con le società che le hanno in appalto. Abolire il Bim – sostiene Frizziero, che ne è stato presidente dal 1987 al 1993 – significherebbe mettersi per una strada pericolosamente sbagliata con una «prospettiva a dir poco sciagurata per la nostra gente... Mentre la Valle è impegnata all’unisono, salvo poche eccezioni, per rivendicare “il diritto alla vita” dell’Ente Provincia, c’è anche chi pone il problema della soppressione delle Comunità Montane e del Bim. Tempo fa questo tema fu trattato a lungo dal Consiglio Comunale del capoluogo. Chi salvo improbabilissimo radicale cambio scrive colse l’occasione e predispose un di orientamento, agirebbe a tutela dei corposo dossier ben noto, diffuso nel legittimi destinatari del sovracanone. Paese senza obiezioni ovunque, Roma Sarebbe un micidiale errore mutare il compresa. Mi rifaccio a tale dossier per regime dei sovracanoni, sottraendo la ricordare che la titolarità dei sovracanoni titolarità ai Comuni. Molti, certamente in è totale ed assoluta dei Comuni. buona fede, erano convinti – e qualcuno Neppure il legislatore nazionale può lo è tuttora – che sarebbe stato e sarebbe modificare tale status supportato da due più razionale sopprimere i Consorzi e sentenze della Corte Costituzionale che, attribuirne risorse e competenze alle Comunità Montane o alle Province». Frizziero prosegue, spiegando che un tale provvedimento indebolirebbe un «diritto oggi inattaccabile, perché non solo la Magistratura ordinaria, ma addirittura la Corte Costituzionale, ne sono il baluardo a garanzia». Qualora, invece, altri soggetti diventassero i destinatari dei sovra canoni, «il legislatore potrebbe intervenire e, in questo caso, sarebbero scarse le possibilità di difesa». A sostegno del suo assunto, porta la sentenza 533 del 2002 che, «definendo la natura del sovracanone, lo attribuisce alla finanza locale. Non solo, ma viene precisato dalla giurisprudenza di legittimità, alla “finanza comunale”. Quindi, le Regioni non hanno nessuna competenza. E ancora, con un’altra sentenza, la 38/1965, “la legge ha conferito ai comuni montani un diritto...”. Revocare o ledere questo diritto potrebbe essere il sogno dei produttori idroelettrici. Una volta scardinato il sistema che vede beneficiario il solo titolare del diritto – un sistema che come si è visto è totalmente supportato dalla Corte Costituzionale – diverrebbe possibile intervenire, modificare, condizionare. Oggi, i Consorzi BIM potrebbero essere sciolti solo se i Comuni ne votassero lo scioglimento, ma una scelta del genere sarebbe come se il contadino per farla ai passeri bruciasse il raccolto. A questo punto si aprirebbe un altro capitolo, magari con i soldi fermi in Banca d’Italia per anni, anni e ancora anni! Una volta compreso questo fondamentale asserto, non si tratta di conservare sic et simpliciter. Le soluzioni operative si possono trovare perfino utilizzando una terza sentenza della Consulta, la 22/1976, e in Valle magari tirando fuori dai cassetti – le buone idee reggono al logorio del tempo – la proposta avanzata dal BIM, presidente lo scrivente, quando la Provincia era in fase statutaria». Per chi fosse interessato al dossier completo, all’indirizzo http://www. gazzettadisondrio.it/20872-dossier_ bim_appendice_indice_sintesi_.html trova l’indice con i link delle puntate precedenti. Catechesi con l’arte a cura di don Straffi Martedì 6 marzo, alle ore 21, è in programma un nuovo incontro di catechesi con l’arte al Cinema Excelsior, a cura di don Andrea Straffi, su “Il sacramento della riconciliazione”. ■ Regoledo Cominciano gli incontri del Quaresimale 2012 I vicariati di Colico, Morbegno e Talamona, propongono una serie di incontri comuni per il Quaresimale che si svolgeranno presso la sala teatro “Beato Piergiorgio Frassati” di Regoledo. Primo appuntamento mercoledì 7 marzo, alle ore 20.45, con don Ivan Salvadori che offrirà un’introduzione generale al racconto di Marco. ■ Morbegno Cominciano gli incontri di Alzheimer Caffè L’Associazione Alzheimer e Demenze della Provincia di Sondrio apre l’Alzheimer Cafè a Morbegno. Gli incontri si terranno ogni primo e terzo venerdì del mese, a partire da venerdì 16 marzo, dalle ore 15.00 alle ore 17.00, presso la Casa di Riposo a Morbegno. La partecipazione è gratuita e intende offrire uno spazio di incontro, al di fuori delle mura domestiche, in cui malati di Alzheimer, familiari, operatori specializzati e volontari possano incontrarsi, bere un caffè e condividere esperienze e conoscenze, in un contesto di normalità. Per meglio conoscere la proposta e quelle che sono le attività e i supporti offerti è possibile contattare il 334.6127100, oppure scrivere a [email protected]. Sondrio Cronaca 30 Sabato, 3 marzo 2012 Chiavenna. Lo scorso 26 febbraio si sono incontrate diverse sensibilità, espressione del laicato, per riflettere sul tema “Famiglia e Lavoro”, anche in vista del prossimo Incontro mondiale in programma a Milano in primavera, alla presenza del Papa. A Un incontro di percorsi... pomeridiana di Danilo Ronconi, sposo, padre, lavoratore, impegnato nelle Acli e tra i curatori della Scuola sociale diocesana - è consuetudine ancora sentirci riconosciuti e riconoscere per quanto “si fa”. Oggi però questa circostanza rischia di diventare motivo di forte disagio: un sondaggio estemporaneo tra i presenti e la breve narrazione di specifiche esperienze ha infatti messo in luce la prevalenza della percezione di un peggioramento nel contesto lavorativo degli ultimi 10 anni. Chiavenna, ma non solo per Chiavenna, domenica 26 febbraio è stata una preziosa occasione di incontro tra chi - persone, famiglie, sacerdoti aveva il desiderio di “consacrare” il settimo giorno condividendo un tempo di riflessione in un clima di conviviale familiarità. Due itinerari già avviati (il Punto Famiglia di ispirazione guanelliana e l’Equipe Famiglia di Azione Cattolica) si sono incrociati con i percorsi individuali, di coppia o di famiglia dei partecipanti mettendo a tema “Famiglia e Lavoro” anche quale momento di preparazione all’Incontro Mondiale delle Famiglie (Milano 29 maggio - 3 giugno). Nella chiesa di Santa Maria in Chiavenna, don Paolo e la comunità cristiana che ogni domenica alle 9.30 si riunisce per celebrare l’Eucarestia si sono stretti un po’ più del solito, l’uno accanto all’altro, per far spazio ad un’ottantina di volti e voci in più, da Chiavenna ma anche in trasferta da Tirano, da Mandello, da Morbegno, da Como, da Colico, da Regoledo di Cosio… Un raggio di sole al termine della Liturgia della Parola filtrava tra le vetrate dell’abside ad evocare l’immagine dell’‘arco tra le nubi’ suggello dell’alleanza tra Dio e Noé (prima lettura) ma forse oggi anche invito a non perdere la speranza pur immersi in una modernità dove significato e valore del lavoro subiscono pericolose derive soprattutto se da conciliare con ritmi ed esigenze familiari. Un breve trasferimento presso la struttura al Deserto, da sempre centro di vita e spiritualità guanelliana oggi anche luogo di sperimentazione di accoglienze in stile familiare; un irresistibile invito a banchetto (piatto forte: anatra!) con un canto gesticolato e propiziatorio ha sicuramente avuto effetto mitigante sia sul clima meteorologico che su quello relazionale: introduzione necessaria per avviare piccoli e grandi alle rispettive attività. I circa 30 bambini e ragazzi, infatti, animati dai giovani del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile sotto l’attenta e decisa guida di suor Pia e di Paolo sono stati orientati verso percorsi di gioco creativo con qualche breve momento di riflessione proposto ai più grandicelli. I 40 adulti, condotti invece da don Roberto, della Comunità Vocazionale guanelliana in Como, e da don Ivan, assistente diocesano di Ac, hanno provato a riconoscersi figli di un Dio per nulla ozioso. Tutt’altro! Un Dio ‘operaio’ fin dalla creazione del mondo, ma capace anche di riconoscere quando il frutto di impegno e fatica risulta essere qualcosa di ‘buono’, di ‘molto buono’, arrivando a riservare alla contemplazione del lavoro fatto addirittura un giorno benedetto e consacrato. Procedendo poi nella Le Acli provinciali guardano al welfare L’appuntamento congressuale è in calendario a Sondrio il prossimo sabato 10 marzo S abato 10 marzo le Acli celebrano il loro XXVII Congresso Provinciale, la giornata sarà aperta da un incontro pubblico sul tema “Ho bisogno! Trovo aiuto? - Idee a confronto sul Welfare locale”. «Il nostro paese sta attraversando una fase critica sia dal punto di vista economico con marcate conseguenze sul lavoro sia nella situazione sociale» riferisce Danilo Ronconi, presidente provinciale delle Acli, «nasce il bisogno riflessione, a volo radente sulla Parola incontrando: la franchezza dei profeti e l’attualità del loro monito a non giustificare, con la validità di un obbiettivo, qualsiasi atto, persino quelli immorali (la costruzione della città sul sangue, o la casa senza giustizia…); la saggezza di testi sapienziali che indicano il primato dell’essere sul fare; il richiamo del Nuovo Testamento a dare priorità a ciò che è realmente importante aderendo però a Cristo che rinnova l’approccio al concetto di equità anche nel lavoro passando dalla logica esclusivamente distributiva e rivendicativa (hanno lavorato un’ora soltanto...) ad una dimensione che pone al centro l’uomo e il riconoscimento della sua dignità (gli ultimi saranno i primi). In fondo - è stato sottolineato nuovamente nella testimonianza di chiedere aiuto a qualcuno che possa dare una mano e fornire adeguate risposte. Lo troviamo?». Le Acli sono da sempre attente al lavoro in tutte le sue dimensioni e sfaccettature, «tra le quali in primo luogo la difesa e la salvaguardia del lavoratore come persona umana con tutta la sua ricchezza e dignità prosegue Danilo Ronconi -. E si fanno interpreti sia nel chiedere che nel cercare di dare risposte adeguate di aiuto». Per rispondere a tali interrogativo le Acli propongono un incontro pubblico a più voci: una proveniente dalle Acli Nazionali per conoscere la dimensione generale del problema, un’altra dalla politica ossia da chi, anche stimolato dai problemi quotidiani, si pone l’obiettivo di capire come orientare l’azione degli enti pubblici e infine una voce tecnica che, conoscendo lo stato dei servizi e dei bisogni, ci possa aiutare a capire le problematiche in Avvalorata da studi sociologici, addirittura la consapevolezza di attraversare oggi una fase storica paragonabile a quelle, poche, di portata epocale, che costringe la famiglia a misurarsi sempre più con la dimensione del lavoro che assume connotati sempre meno precisi e rassicuranti: a volte si configura, mutando radicalmente anche in tempi molto ristretti, quale elemento di sostentamento, a volte come opportunità di accesso al consumo, sempre più spesso solo garanzia di sussistenza. Fare sintesi o almeno armonizzare queste diverse percezioni può avvenire solo considerando il lavoro non più come affare privato bensì oggetto di preoccupazione e cura collettiva e condivisa. Forse solo accogliendo questa prospettiva, proprio mentre il disagio si affaccia come chiave interpretativa del nostro tempo, è possibile consolidare la convinzione che siamo chiamati verso qualcosa di nuovo, umanamente sostenibile e anche a misura di famiglia. E per concludere la bella giornata di Sinfonia di Carità a ritmo di Famiglia, le Note dell’Impegno sono infine state accordate, con l’aiuto di don Silvio, allo strumento della preghiera e dell’affidamento alla Provvidenza secondo l’insegnamento del valligiano San Luigi Guanella, nel ricordo e in stretta comunione con le famiglie che, anche molto prossime, affrontano situazioni di disagio lavorativo, di lutto e di malattia. M.FR. essere e le prospettive del welfare nei prossimi anni. «Saranno ospiti e relatori dell’incontro Vittoria Boni, responsabile Dipartimento Welfare Acli Nazionali; Virginio Brivio, Sindaco di Lecco; Caterina Perazzo, Direttore sociale Asl di Sondrio» specifica Girolamo Rossi, vicepresidente della Acli. L’incontro è previsto sabato 10 marzo alle ore 9.30 presso la Sala Botterini De Pelosi (g.c. dalla Banca Intesa) in via Piazzi 3, a Sondrio. I lavori congressuali proseguono nel pomeriggio presso l’Istituto Salesiano di Sondrio prevedendo: una riflessione Spirituale di don Augusto Bormolini, accompagnatore spirituale delle Acli di Sondrio; la relazione congressuale del presidente provinciale Danilo Ronconi, il dibattito con l’approvazione finale delle mozioni e a concludere l’elezione del nuovo Consiglio Provinciale. Info: Acli Sondrio, via Cesare Battisti, 30; e-mail: [email protected]; telefono 0342/213905 – fax: 0342/517911. Sondrio Cronaca Sabato, 3 marzo 2012 31 Teleriscaldamento: interesse internazionale per quello della Valle Gli impianti di Sondalo, Tirano e Valfurva presentati in Argentina e Brasile, oltre che in Europa, in Austria. Le miserie e le malattie della Valtellina dell’800 Il prof. Pierluigi Patriarca, medico e cultore della storia della medicina, lo scorso lunedì 20 febbraio ha tenuto una relazione agli Amici della Biblioteca di Sondrio. «O ggi non sarà un argomento allegro», ha esordito il prof. Pierluigi Patriarca ed effettivamente la relazione che ha tenuto lunedì 20 febbraio agli Amici della Biblioteca di Sondrio è stata un carrellata di miserie, impressionante per noi, che facciamo fatica a renderci conto delle condizioni igienico-sanitarie in cui viveva la gente di un tempo. Il relatore, medico e cultore della storia della medicina, ha fermato l’attenzione in particolare sulla prima metà dell’Ottocento, il periodo risorgimentale, senza dubbio uno dei più difficili per le nostre terre. Si è incominciato subito nel 1815 con un’epidemia di tifo petecchiale, portato dagli eserciti che si erano mossi da un lato all’altro dell’Europa durante le guerre napoleoniche. Il 1816 è stato il famoso anno senza estate, con il cielo perennemente velato e temperature fredde, tanto che nessun prodotto è giunto a maturazione. L’anno dopo si era avuta naturalmente una spaventosa carestia, che viene ancora ricordata nella tradizione orale di molti paesi. Nel Il relatore ha fermato l’attenzione in particolare sulla prima metà dell’Ottocento, il periodo risorgimentale, senza dubbio uno dei più difficili per le nostre terre. di Cirillo Ruffoni 1815 si era diffusa nelle nostre valli anche un’epidemia di vaiolo, l’ultima significativa, prima che la vaccinazione obbligatoria, con un secolo di lotta, portasse nel 1980 a dichiarare questa malattia definitivamente cancellata su tutto il pianeta. A partire dal 1830 si era affacciato in Europa un altro spettro: una malattia sconosciuta che si diffondeva attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, come i battelli a vapore e i treni, molto più velocemente della peste di un tempo ed era ugualmente letale: il colera. Dopo aver imperversato con giri strani nei vari continenti, nel 1836 l’epidemia era arrivata anche in Valtellina, dove, nei tre mesi estivi, aveva provocato circa 900 morti. Tra le zone più colpite Tirano. Proprio in quella circostanza si era distinto il patriota Luigi Torelli, il quale, siccome tutte le autorità avevano abbandonato il paese, di sua iniziativa aveva preso in mano la situazione per gestire l’emergenza. L’epidemia aveva avuto anche pesanti ripercussioni economiche, per la chiusura delle vie di comunicazione e la cancellazione di fiere e mercati. Come se non bastasse, qualche anno dopo si erano aggiunte le malattie della vite e dei bachi da seta, che avevano messo in ginocchio tutta l’economia valtellinese. Tra le malattie endemiche più rilevanti vi erano senza dubbio la malaria e l’ipertiroidismo, conosciuto comunemente come gozzo, vera piaga sociale, che, nella sua forma più grave, dava luogo al cretinismo. Nelle nostre valli hanno avuto invece minore incidenza la pellagra e la tubercolosi. La prima era diffusa soprattutto nella pianura Padana ed era dovuta ad un’alimentazione basata unicamente sulla polenta; la seconda era tipica delle aree urbane o della nascente industria. Di fronte a simili condizioni sanitarie, l’assistenza ospedaliera era praticamente inesistente. L’unico ospedale degno di questo nome era quello di Morbegno, migliorato all’inizio dell’Ottocento grazie a donazioni. Nel 1837 era stato poi costruito quello di Sondrio, che aveva 80 posti letto. Negli ospedali, però, venivano ricoverati soltanto i malati acuti e i poveri. Di fronte alle epidemie si improvvisavano ricoveri di fortuna e lazzaretti, spesso usando le chiese. L’aspetto più sorprendente (naturalmente con il senno di poi) è stato che, per debellare malattie così devastanti, sono bastati spesso banalissimi accorgimenti. La malaria è stata eliminata con la rettifica del corso dell’Adda e la bonifica della pianura; il gozzo, dovuto alla mancanza di iodio, viene guarito semplicemente utilizzando il sale iodato; la pellagra è causata dalla mancanza della vitamina PP nel mais; per la malattia più spaventosa, il colera, è bastato costruire gli acquedotti. Anche nei paesi di montagna, infatti, pur così ricchi di acqua potabile, la gente continuava ad attingere l’acqua alle antiche sorgenti in mezzo alle case, spesso con i gabinetti a pochi metri di distanza. In tutti questi casi, le nostre autorità, una volta scoperte le cause delle malattie, si sono adoperate in ogni modo per informare la popolazione e per i necessari interventi. I n Argentina ed in Brasile, tra il 26 febbraio e il 2 marzo prossimi, si sono tenuti degli Incontri Internazionali ai quali la Regione Lombardia presenterà le centrali di teleriscaldamento della Teleriscaldamento Valtellina Valchiavenna e Valcamonica S.p.a come modello di eccellenza. Tali incontri fanno parte di una cooperazione bilaterale fra le quattro regioni europee di Rhône-Alpes, Catalonia, Baden-Wurttemberg, Lombardia e le quattro regioni di Mercosur Paranà in Brasile, Cordoba in Argentina, Riviera in Uruguay, Alto Paraná in Paraguay. Per tre anni, nella cooperazione si affronterà il tema delle tecnologie rinnovabili, con particolare interesse per le biomasse ed il trattamento di rifiuti. Contemporaneamente, la Tcvvv S.p.a. è stata invitata in Austria, patria del Teleriscaldamento a biomassa, per portare la sua esperienza durante le Giornate Mondiali dell’Energia Sostenibile che si sono tenuti a Wels dal 29 febbraio al 2 marzo. «Gli impianti valtellinesi – ha commentato Walter Righini, A.D. della Tcvvv S.p.a. e Presidente della Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili – sono i primi ad aver adottato un modello di produzione di energia ispirato ai criteri della cogenerazione, dell’efficienza energetica e della filiera locale per l’approvvigionamento della biomassa. Solo così il Teleriscaldamento è in grado di produrre vantaggi in termini di occupazione e crescita economica a livello locale». Nel distretto valtellinese, da oltre dieci anni i comuni di Sondalo, Tirano e Santa Caterina Valfurva producono energia termica da una fonte rinnovabile: la biomassa, il materiale di scarto prodotto dalla lavorazione del legno. La fonte di energia non è trattata e gli approvvigionamenti sono garantiti dal materiale conferito giornalmente dalle segherie locali, dalle ditte boschive con interventi di manutenzione dei boschi della Valtellina e dell’Engadina e da residui di boschi bruciati o malati. Il riscaldamento è prodotto mediante una caldaia centralizzata, collegata agli utenti finali mediante una rete urbana di tubature. Sono molti i benefici tratti dal Teleriscaldamento. Innanzitutto, la riduzione nei consumi di combustibili fossili (gasolio e olio combustibile) in sede locale, che comporta il conseguimento di innumerevoli vantaggi sotto il profilo dell’inquinamento ambientale. Per tamponare l’inquinamento dovuto al trasporto della biomassa dalla fonte alle centrali sono stati presi provvedimenti. A Tirano, per esempio, il problema è stato risolto limitando l’approvvigionamento del combustile vergine esclusivamente entro un raggio di 60 km. Il Teleriscaldamento permette, inoltre, sconti alle utenze comunali come asili, scuole, municipio, case di riposo e palestre. L’utilizzo di una caldaia centralizzata e monitorata ha un maggior rendimento energetico rispetto a tante, piccole e singole caldaie domestiche. Infine, incentiva interventi di riqualificazione sul patrimonio boschivo. LUCIA SCALCO Sondrio Cronaca 32 Sabato, 3 marzo 2012 sti i h c e t ca Si è svolta domenica scorsa la proposta del Vicariato di Sondrio «Con Cristo nel deserto»: in ritiro a Poschiavo U na giornata di ritiro a Poschiavo (CH) a partire dal tema Con Cristo nel deserto ha introdotto il tempo della Quaresima con un momento di riflessione rivolto ai catechisti del Vicariato di Sondrio, ma aperto anche agli altri Vicariati della provincia. La giornata trascorsa presso il Monastero di Poschiavo, la scorsa domenica 26 febbraio, ha avuto un primo momento di riflessione con la meditazione sul tema delle tentazioni, guidato da monsignor Italo Mazzoni, vicario episcopale per la pastorale. Il ritiro ha segnato un appuntamento importante in questo momento di spiritualità, attentamente organizzato grazie alla disponibilità di don Ferruccio Citterio. I catechisti hanno potuto quindi partecipare ad un ritiro dedicato alla preghiera e alla meditazione, presso un ambiente accogliente e suggestivo come solo la preziosa e discreta premura delle suore Agostiniane del monastero di Poschiavo potevano offrire. Il monastero svolge infatti una funzione di richiamo al passato in continuità con il presente; ma è anche un ambiente prezioso per aprirsi alle esigenze di quanti sono alla ricerca di un maggiore approfondimento della propria spiritualità. Al termine della preghiera dell’ora media, don Italo ha introdotto l’incontro affrontando il tema della tentazioni che rappresentano il dono di grazia che oggi il Signore vuole donare a chi, come i catechisti, è chiamato a dare l’annuncio della Parola di Dio. Dopo il primo gesto quaresimale comunitario e pubblico dell’imposizione delle Ceneri è proprio la polvere accumulata nella nostra vita che non consente di cogliere a pieno l’esperienza dell’amore di Dio. Al via i Lavori in ospedale Notizie flash ■ Roma Niente estensione per la carta sconto benzina Nei giorni scorsi, il Consiglio dei ministri non ha recepito la richiesta per l’estensione della carta per ottenere lo sconto benzina rilasciata agli abitanti delle aree di confine con la Svizzera. «è stata ignorata quella che era una richiesta condivisa da tutti – ha commentato il parlamentare valtellinese Jonny Crosio –, espressione di un’esigenza che i recenti rincari sul carburante hanno reso sempre più pressante. Tanto più che, a fronte di uno stanziamento ulteriore di 20 milioni di euro, si potrebbero recuperare 240 milioni di imposte, considerato il pendolarismo di cittadini. Ci perde lo Stato, ci perdono i nostri benzinai e ci perdono i cittadini». dal giudizio, nella convinzione che occorre lottare per Cristo, senza però dimenticare che occorre lottare come Cristo. La Chiesa è il deserto nel quale fare memoria della propria chiamata e testimoniare la fede realmente vissuta non solo trasmessa. Il che renderebbe i catechisti persone religiose, ma non testimoni della fede. Lasciare andare le cose, riferirsi al passato, proporre una catechesi stanca e ripetitiva sono tentazioni insidiose per i catechisti se non si impegnano a meditare la Parola e a comprenderla, facendola davvero propria. La giornata è poi proseguita con uno spazio di dialogo con don Italo che si è reso disponibile per coloro che desiderassero approfondire personalmente le proprie riflessioni, quindi con la partecipazione alla celebrazione eucaristica. Nel pomeriggio c’è stata la possibilità di uno scambio di esperienze tra tutti i partecipanti: ciascuno ha potuto ome si diventa cristiani oggi e la nostra esprimere agli catechesi»: è questo il tema della quarta altri quello che domenica di formazione per catechisti che si maggiormente lo svolgerà domenica 25 marzo a Chiesa Valmalenco. aveva colpito e che La giornata prevede l’accoglienza alle ore 9 e il “lancio” del prima di riportare tema, la S. Messa con la Comunità parrocchiale alle ore 10, nelle proprie l’incontro con don Battista Rinaldi, il pranzo offerto dalla comunità e nelle Parrocchia di Chiesa, un laboratorio e la preghiera conclusiva proprie famiglie alle ore 16. meritava di essere Iscrizioni entro il 18 marzo 2012 telefonando a don Ferruccio condiviso tra (333.4211260) o a suor Imelda (0342.453728). catechisti. In questo L’iniziativa è aperta anche agli altri Vicariati. “spazio spirituale” don Italo ha ricordato che non tutti i dall’esterno ed è denigratoria) ma nostri pensieri ci che è sospinta dallo Spirito, in quanto appartengono, spesso si tratta di pensieri rappresenta la tensione tra pensiero suggeriti dalla tentazione; allora occorre e desiderio. La tentazione è vinta solo prendere le distanze dai propri pensieri quando pensiero e desiderio vanno nella e imparare a scoprire come non cadere stessa direzione, quando è un invito forte vittima delle tentazioni. L’adorazione e delicato che viene dallo Spirito, senza eucaristica con i Vespri ha infine alcuna angoscia. Ci sono delle attenzioni concluso la piacevole e intensa giornata che non possono sfuggire ai catechisti di spiritualità comunitaria. perché allontanano dall’orgoglio o DANIELA RUSSO Ancora formazione... «C Solo attraverso una radicale esperienza dell’amore di Dio, il catechista, che è cristiano autentico, è disponibile a rispondere alla chiamata di Dio per l’annuncio del Regno. Il Signore vuole la voce, l’amorevolezza, la testimonianza concreta del catechista, che è capace di annunciare quello che Dio ha fatto per lui. Ma è a Dio che va lasciato lo spazio entro il quale far crescere l’amore riconoscente dei catechisti per Lui che ama con una gratuità senza misura. Dalla lettura del Vangelo della prima domenica di Quaresima (Mc 1,1215), don Italo ha sottolineato sul tema di Cristo nel deserto il ruolo della tentazione che è altro dal tradimento (che avviene all’interno della Chiesa) e dalla persecuzione (che viene Interventi necessari per adeguare la struttura alle normative. L unedì, 27 febbraio sono iniziati i lavori di compartimentazione scale nel corpo di collegamento tra il padiglione nord e il padiglione sud del presidio Ospedaliero di Sondrio. I lavori risultavano necessari ed urgenti per implementare la sicurezza antincendio del presidio ospedaliero, mediante la trasformazione delle scale principali del padiglione nord e del padiglione sud in scale antincendio, dotate di filtri a prova di fumo e porte tagliafuoco. L’intervento permetterà di realizzare dei percorsi di fuga sicuri in caso di incendio, e di separare ai fini antincendio i due padiglioni ospedalieri dall’edificio di recente realizzazione che li collega. La durata prevista dei lavori è di circa sei mesi, durante i quali saranno predisposti percorsi alternativi per poter facilmente accedere ai reparti ospedalieri ma comunque di garanzia per la sicurezza degli utenti e del personale. «Il crono programma delle opere – ha spiegato l’Azienda Ospedaliera – permetterà di minimizzare il disagio creato dai lavori. Ci scusiamo per le inevitabili problematiche che si potranno creare durante i prossimi mesi, anche alla luce degli ulteriori interventi in corso presso l’ospedale ma chiediamo di valutare tale situazione alla luce dello sforzo che l’Azienda Ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna sta infondendo per l’ammodernamento e la miglior funzionalità del complesso ospedaliero cittadino, e più in generale per il riordino della sanità provinciale». ■ Sondrio Politiche familiari bocciate in Comune N el Consiglio Comunale dello scorso venerdì 24 febbraio è stato discusso l’Ordine del giorno presentato dal Consigliere di “Sondrio Anch’io”, Davide Tacelli, avente ad oggetto «Politiche famigliari e di sostegno alla natalità. Definizione di un Piano Integrato delle Politiche Famigliari». La proposta, partendo da dati statistici oggettivi riguardo l’andamento demografico nel Comune di Sondrio, chiedeva al Consiglio Comunale di prendersi l’impegno di studiare e definire un Piano Integrato delle Politiche Famigliari, attraverso un adeguato coinvolgimento delle associazioni e istituzioni che operano in ambito famigliare, secondo la sana logica della sussidiarietà. «Nell’ordine del giorno – hanno spiegato i capigruppo di minoranza in un comunicato – venivano quindi indicati due obiettivi che ovviamente non si proponevano di esaurire i possibili interventi in tale ambito, né di dare soluzioni, ma semplicemente di indicare proposte da vagliare e ponderare in seno alla competente commissione: sostenere la natalità attraverso interventi a favore delle giovani coppie; definire un sistema di tariffazione ai fini dell’accesso ai servizi comunali in chiave famigliare». L’ordine del giorno è stato votato e sostenuto da tutte le minoranze presenti in Consiglio, «ma è stato avversato – si legge nel comunicato – da una maggioranza ripiegata su pregiudizi ideologici vecchi e lontani dalla realtà. Salvo, infatti, alcuni consiglieri della maggioranza che hanno sostenuto la bontà della proposta, pur limitandosi ad astenersi in fase di voto per ragioni eminentemente politiche, le considerazioni espresse sono state di totale chiusura al dialogo ed al confronto. Il pensiero debole ha cioè prevalso sulle regole della democrazia che vogliono che quando le minoranze chiedono di affrontare un argomento, lo stesso venga effettivamente discusso e approfondito. La maggioranza ha invece detto “no” al dibattito». Il comunicato prosegue ponendo un interrogativo: «È forse il tema della famiglia un tabù per questa maggioranza o la maggioranza ha forse paura di confrontarsi con le realtà associative che operano in tale ambito?. Nulla c’è di peggio di chi ha paura del confronto, paure ideologiche e senza senso, lesive della democrazia e della ricerca del bene comune. Il rifiuto al confronto da parte della maggioranza non solo offende le minoranze e l’associazionismo famigliare tutto, ma lede i principi più elementari della democrazia. E questo fa male a chi ha proposto il confronto, alle minoranze che l’hanno condiviso, ma anche a tutti coloro che sono convinti che la famiglia non sia solo un fatto privato ma una risorsa vitale per la società e la nostra comunità». Alta Valle Sabato, 3 marzo 2012 33 Semogo. Nei giorni scorsi l’Azione Cattolica ha proposto un incontro con don Gianfranco Ciaponi, già parroco per 10 anni e ora cappellano dell’ospedale di Sondalo. La sofferenza: luogo d’incontro M ercoledì 15 febbraio, all’oratorio di Semogo, si è svolto un incontro organizzato dall’Azione Cattolica sul tema Malattia Guarigione. A testimoniare la sua esperienza a contatto con il mondo della salute è stato l’attuale cappellano dell’ospedale Morelli di Sondalo, don Gianfranco Ciaponi, che è stato parroco di Semogo per 10 anni. Quanti incontri sono stati fatti in quella saletta! Ci sembrava di essere tornati indietro nel tempo, ma l’argomento era davvero nuovo. Dopo i saluti e l’introduzione al tema, don Gianfranco prende la parola. È fondamentalmente emozionato, le parole gli escono a fatica, ha un nodo alla gola. Ci vuole davvero un momento prima che il suo dire diventi fluido. Con molta umiltà ammette le iniziali difficoltà: «Non mi è stato facile avvicinare l’ammalato; non sapevo cosa dire per il primo approccio; non sapevo i loro nomi, non sapevo le loro patologie. Per ogni persona ci dovrebbero essere parole diverse, silenzi diversi, discrezioni diverse; non si può subito iniziare con l’annuncio del Vangelo. Quanta fatica! È forse con lo sguardo che ho cominciato a parlare; la croce che porto al collo avrebbe dovuto essere significativa ma non tutti capivano. Ora rompo il ghiaccio con un timido “Buongiorno” che mi esce dalla bocca quasi sommesso. Per taluni basta: il ghiaccio è rotto. “Lei è un prete?” Se incominciano a parlare, io devo solo ascoltare, capire, ma trovo anche chi si confida narrando di sé; chi mi chiede una preghiera o chi vuole da me la spiegazione dei propri angoscianti “perché” Queste sono le occasioni per mettersi in gioco; lo sforzo per trovare le parole giuste che facciano presa nel cuore dell’ammalato, mi fa capire quanto difficile Tirano Preghiera per la famiglia in Santuario I l Santuario della Madonna di Tirano accoglie la proposta della Diocesi, lanciata anche a Maccio ed a Gallivaggio, di iniziare un percorso di preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Luogo che il Vescovo Maggiolini ha voluto definire di incontro e di preghiera per le famiglie, il Santuario ha organizzato un cammino che coinvolge le quattro domeniche di marzo in momenti di annuncio della Parola di Dio, di commento e riflessione, di preghiera del Rosario, per invocare Maria Regina della Famiglia. Ogni incontro si apre alle 14.45 con l’accoglienza e si conclude alle 16.30 con la Messa. (Lu. S.) anche del senso del vivere nella sofferenza estrema. Il poter offrire, nel momento della morte, i sacramenti della Riconciliazione, l’Unzione degli infermi e l’ultima Eucaristia, è far incamminare il moribondo sul ponte che porta alla morte della vita, alla vita eterna. Con questo i parenti non dovrebbero ostacolarlo mai». Dopo averci fatto esempi di casi ospedalieri, don Gianfranco aspetta da noi delle domande. È riuscito a fare della sua esperienza una catechesi profonda. Non ci sono domande perché ha già detto tutto lui. Ci ha spiazzato. Tutta la sua umanità e umiltà sono state protagoniste. Don Giacomo, attuale parroco di Semogo, prima di benedire e congedare i presenti, ammette che quanto detto da don Gianfranco è tutto vero. Lo dice sia perché anche lui è stato ammalato, sia perché si premura di andare a trovare gli ammalati del paese. «Per ogni persona ci dovrebbero essere parole, silenzi e discrezioni diverse. Quanta fatica!». sia entrare in questo nuovo ruolo. Non ho avuto momenti di formazione; ho dovuto imparare da solo giorno dopo giorno e ho dovuto anche combattere con la mia timidezza. Ora cerco di far capire all’ammalato che Dio gli è sempre vicino; che il tempo della disgrazia può diventare un momento di grazia; che la sofferenza è una prova che può diventare dono. Col tempo gli ammalati riscoprono la preghiera; il mio rapporto con loro diventa più ricco di semplicità, pazienza, fiducia reciproca: un rapporto più comprensivo». Don Gianfranco è quasi commosso quando scopre questi stati d’animo. C’è tutta la sua carica di umanità nello svolgere il suo nuovo lavoro. Si sente strumento di Dio. Un battimano sincero rende palese l’apprezzamento di tutti. L’argomento poi cambia: dalla malattia si parla della guarigione e si arriva anche a parlare della morte. «La guarigione arriva talvolta ben precisa e continuativa. Un ringraziamento a Dio è di dovere. Anzi, nella mia esperienza in ospedale sono proprio i giovani che sanno ringraziare e ad ammettere “poteva andare peggio”. Questo significa che i giovani, di cui si parla sempre in negativo, sono quelli che si affidano con più fiducia e speranza a quel soprannaturale che neppure conoscono. Il desiderio di guarigione va aiutato con parole persuasive. Non c’è solo Tirano – Santuario “Madre”: la Madonna racconta la Passione N el percorso di preparazione alla Pasqua, il Santuario della Madonna di Tirano propone una serata culturale e meditativa. Domenica 4 marzo, alle ore 21.00, all’interno dell’edificio sacro andrà in scena lo spettacolo “Madre”, un racconto della Passione di Cristo dal punto di vista di Maria, testimone del martirio e martire al tempo stesso. Lo spettacolo viene così presentato: «Portavoce del racconto – confessione della madre, una sola attrice in scena guida e corpo della storia ora attraverso le azioni fisiche, ora attraverso le parole e il canto, per giungere alle più viscerali e indecifrabili note del compianto. Un’alternanza di suoni ed eloquenti silenzi ruotano intorno alla fredda pietra dell’altare del sacrificio e accompagnano lo spettatore fin dentro il grembo stesso del dolore». Lo spettacolo è stato elaborato da Carla Bino a partire da una serie di scritti attribuiti a San Bernardo di Chiaravalle. Adattamento e regia sono di Maria Rita Simone ed Enrica Chiurazzi. Lo spettacolo è stato prodotto da Crucifixus Festival di Primavera, il principale festival di Teatro Sacro d’Italia che ha luogo ogni anno in Valle Camonica nel periodo di Quaresima. (Lu. S.) la guarigione del corpo, ma anche una guarigione interiore che talvolta è nascosta. Parlo del valore della sofferenza che si tramuta in guarigione dell’anima. Chi capisce apre il proprio cuore, ringrazia me per ringraziare Lui, Dio. Ma il momento più difficile è trovarsi davanti a chi sta per morire. I parenti fanno scudo, alzano un muro tra me e il moribondo. Mi sento dire “Se lei si fa vedere, il nostro caro capisce che sta morendo” e mi allontanano. Su questo importante e particolare momento sarebbe giusta una collaborazione dei parroci dei luoghi di provenienza dei morenti. Si insegni a parlare di morte; la morte fa parte della vita. Tutti hanno il diritto a fare una morte serena, in pace soprattutto con Dio. Se si fosse veramente cristiani, non ci si preoccuperebbe solo che il proprio caro non soffra, ma ci si preoccuperebbe «Non c’è solo la guarigione del corpo, ma anche una interiore che talvolta è nascosta». Aggiunge anche un caloroso ringraziamento per quanto ricevuto in eredità a Semogo. «Ho trovato un terreno solido, fertile, ben seminato». C’è stata la simbiosi di due sacerdoti che in quel momento avevano a cuore la stessa comunità, uno l’ha amata, ma l’ama ancora; l’altro la sta conoscendo e già l’ama. Due sacerdoti sapienti che riescono a far sentire la presenza di Gesù tra noi. Il grazie alla Madonna per la serata è stata una decina di Rosario sussurrata e detta con il cuore. Per la Comunità A. N. Roma Lo scorso 19 febbraio si è svolta la festa della Famiglia Valtellinese, alla quale ha rivolto un saluto il cardinal Coccopalmerio D a 43 anni la Famiglia valtellinese di Roma organizza, nella capitale, la festa enogastronomica dei Valtellinesi e dei Valchiavennaschi, dal forte valore identitario. Un’occasione non solo per ricordare i sapori della propria terra d’origine, ma anche per sostenere i convalligani ed i loro figli residenti a Roma. Quest’anno si è svolta il 19 febbraio e sono state distribuite le borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione Credito Valtellinese. Alla serata erano presenti anche Banca Popolare di Sondrio, la Casa vinicola Nera, il direttore del Centro provinciale di documentazione dell’emigrazione Bruno Ciapponi Landi. La serata è avvenuta all’indomani del Concistoro che ha visto l’ingresso del primo valtellinese al Sacro Collegio: il Cardinale Francesco Coccopalmerio. Questi ha voluto partecipare alla festa con un messaggio, letto dal presidente Marchettini: «Carissimi amici della Famiglia Valtellinese, a motivo di noti eventi, non potrò quest’anno essere presente alla tradizionale Festa prevista per il 19 febbraio. Desidero, allora, inviare a tutti i convenuti un saluto particolare, carico di affetto. Sono molto legato alla cara Terra di Valtellina, specialmente a Sernio e a Tirano. Ho l’onore di essere stato nominato Cittadino onorario dì questi due Comuni. E il legame con la Valtellina significa legame a tutti i Valtellinesi e oggi, di fatto, a quelli che risiedono e lavorano a Roma. Auguro a tutti una giornata di gioia; di rapporti fraterni e di buona tavola. Come ci ricorda un noto canto sacro: “Ubi caritas et amor, Deus ibi est”, sono convinto che nella festa della Famiglia Valtellinese è presente il Signore. A Lui affido tutti voi e vi lascio con un affettuoso e forte abbraccio». (Lu. S.) Spettacoli 34 Sabato, 3 marzo 2012 ✎ il telecomando | Scelti per voi Eastwood al cubo La settimana propone tre capolavori di C. Eastwood per adulti e da non perdere: Mystic River con S. Penn e T. Robbins.2003. “Un capolavoro assoluto, terribile nel suo pessimismo eppure affascinante” per la regia e l’interpretazione. Tre amici d’infanzia si ritrovano dopo molti anni coinvolti in un orribile tragedia che riapre antiche ferite del passato…. Domenica Rete 4, 21.30 Lettere da Iwo Jima, con K.Watanabe 2006. Dopo “The Flag of our fathers” dove la battaglia di Iwo Jima è vista dal lato americano in questo film viene raccontata, attraverso le lettere scritte ai famigliari, la guerra vista dal lato giapponese. Un bianco e nero strepitoso. Sabato, Iris 21.00 Fino a prova contraria, con C. Eastwood, 1999. Un giornalista dubita che un nero condannato a morte sia colpevole e comincia ad indagare. I tempi sono stretti e gli ostacoli molti. Un film in perfetto equilibrio tra suspence e impegno civile. Sabato Rete 4, 21.15 Domenica 4. F.d. S., C5, 8,50. Il Sermig di Torino. A sua immagine, Rai1, 10,30. La valle dell’Eden, R4, 15,05. Capolavoro con James Dean. Scontro tra titani, It1, 21,30. Film mitologico ben curato ed interpretato. Mystic river, R4, 21,30. Eastwood sempre grande (Vedi scheda). La certosa di Parma, Rai1, 21,30. Miniserie con Rodrigo G. Diaz. Dal romanzo di Stendhal con la regia di Cinzia Th. Torrini 1° parte. Presa diretta, Rai3, 21,30. Poveri siamo noi. I passi del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su un monastero. Rabin-Arafat. Rai storia, 21,00. Documentario. Lunedì 5. La certosa di Parma, Rai1,21,10. Ultima parte. Codice Genesi, Rai3, 21,05. Un film fantascientifico duro. Una terra in preda ai predoni e una missione da svolgere. Coinvolgente. L’ultimo segreto di Hitler. Rai storia, 21,00. Documentario. L’infedele, La7, 21,10. Attualità con Lerner. di Tiziano Raffaini Martedì 6. Quel mostro di suocera, C5, 21,10. Commedia con Jane Fonda, suocera insopportabile. Provaci ancora prof. 4 Rai1, 21,10. Fiction. Enrico IV, Tv2000, 21,25. Film con M. Mastroianni. Le tre sepolture, Rai movie, 21,00. Western di e con T. Lee Jones. Ottimo. Mercoledì 7. Il miracolo, Rai movie, 17,50. Film di E. Winspeare. Dopo un incidente Tonino sembra aver acquisito un potere miracoloso. Viaggio a…, R4, 21,10. 3° appuntamento tra fede e ragione. Le apparizioni alle ghiaie di Bonate. Chi l’ha visto, Rai3, 21,05. Prima pagina, Iris, 21,10. Un film frizzante di B. Wilder con J. Lemmon. L’era spaziale, Rai5, 21,15. L’uomo in orbita. Giovedì 8. L’erba di Grace, La7, 14,05. Una commedia “esilarante” irlandese. Il giovane Montalbano, Rai1, 21,10. Ritorno alle origini. Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità. Il favoloso mondo di Amelie, La7d, 21,10. Una commedia garbata. Venerdì 9. Oggi è già domani, Rai movie 21,00. Una commedia sentimentale con D. Hoffman e E. Thompson. Bravissimi. Robinson Rai3 21,05. Un nuovo programma di attualità condotto da L. Costamagna. I 100 passi, Rai storia, 21,00. Film su Peppino Impastato ucciso dalla mafia. Zelig C5, 21,10. Varietà. Proof- la prova, La5, 21,10. Film drammatico con G. Paltrow. Sabato 10. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Tv Talk, Rai3,14,55. Programma di critica televisiva. Ulisse, Rai 3, 21,10. Le meraviglie della Roma cristiana. H.P e il princie mezzosangue, It1, 21,10. Film per famiglie. Giacobbe, Tv2000, 21,20. Film biblico, 1° parte. Lettere da Iwo Jima, Iris, 21,00. La storia vista dal lato giapponese, un bellissimo film di C. Eastwood. Fino a prova contraria, R4, 21,15. Di e con C. Eastwood un thriller sui diritti civili. Il successo della rassegna all’Astra di Como La città senza (quasi) più sale riscopre il gusto del Cinema S uccede quando meno te lo opera di giovani talenti spesso esordienti, Si è conclusa sabato aspetti. A Como, dove negli usciti da scuole prestigiose, cui è stata data 25 febbraio la settima ultimi quindici anni otto fiducia e che hanno saputo ripagarla. Fanno cinema su dieci hanno chiuso, edizione del Festival del il paio per qualità e interesse i titoli fuori stiamo a dieta cinematografica per concorso, inclusa un’anteprima nazionale Cinema Italiano che ha (Qualche nuvola di Saverio di Biagio) 360 giorni circa, rassegnati ai titoli da grandi incassi propinati dai multisala. portato in città diversi selezionati sapientemente dai curatori Dieta ma non digiuno, perché per mescolando abilmente titoli più impegnativi attori e registi fortuna qualcosa durante tutto l’anno (tra gli altri, Cavalli di Michele Rho, I baci in città c’è – penso ai Lunedì del mai dati di Roberta Torre, Il mio domani cinema Gloria (ora gestito dal Circolo Arci) o al Cineforum di Marina Spada), con commedie divertenti e di gusto dell’Astra, fino all’anno scorso organizzato dal compianto (Missione di pace di Francesco Lagi, La kryptonite nella don Enrico Malinverno. borsa di Ivan Cotroneo, Mozzarella Stories di Edoardo De Poi, a metà febbraio si prepara un ricco banchetto di film: Angelis, Scialla! di Francesco Bruni). il Cinema Italiano approda a Como, con sette giorni di Infine, ciò che rende un Festival diverso da una semplice proiezioni, un concorso Rivelazioni e incontri con gli artisti. rassegna o da un cineforum: la possibilità di incontrare Giunto alla settima edizione e terminato domenica scorsa, registi, attori e sceneggiatori per soddisfare le curiosità sui il Festival è realizzato a cura di Dreamers, la Scuola Cine film appena visti, in un’atmosfera rilassata e conviviale, Video Como diretta da Paolo Lipari in collaborazione con che permette di conversare non solo sui meriti artistici di la Cineteca Italiana di Milano, il supporto della Camera di ciascuna pellicola, ma anche sullo stato di salute del cinema Commercio e della Provincia di Como. come industria di produttori, distributori e biglietti staccati È difficile fissare in poche frasi i momenti fondamentali di al botteghino. Una semplice decorazione d’edera, qualche una settimana così intensa e interessante. Partiamo dalla poltroncina in più sul palco e la sala cui siamo abituati si cornice: il nostro amato cinema Astra, con il suo aspetto trasforma nella scenografia perfetta per incontri stimolanti rétro, la sala raccolta con la balconata ha affascinato più con ospiti provenienti da tutta Italia. È un piacere non solo di un regista e riunito un pubblico numeroso, partecipe per il pubblico, ma anche per i registi alternatisi sul palco ed esperto. Un bel contenitore per un ottimo contenuto: dell’Astra, molti dei quali hanno ringraziato per le domande la qualità dei titoli in concorso per quest’anno - quattro appropriate e i commenti sempre puntuali. drammi (La strada verso casa, Appartamento ad Atene, Completano il quadro due eventi speciali, ghiottoneria Maternity Blues e Isole) e una commedia (Cara, ti amo…), per un pubblico di specialisti ma adatti anche ai semplici Azione commedia appassionati: la presentazione del volume e del DVD C’era una volta in Italia, curato dalla Cineteca Italiana, che raccoglie l’opera della fotografa e documentarista Marcella Pedone, e l’omaggio alla diva Alida Valli, comasca d’adozione, con la proiezione del classico dell’horror anni Sessanta Occhi senza volto di Georges Franju e la presentazione del volume biografico Alida Valli. Gli occhi, il grido del giornalista chiavennasco Nicola Falcinella. Sabato sera il pubblico ha decretato la vittoria: con una media di punteggio di 4,5 su 5, Appartamento ad Atene dell’esordiente Ruggero DePaola si aggiudica il concorso Rivelazioni. Speriamo che il premio gli sia di augurio per una buona distribuzione e per il successo nelle sale. In concomitanza alla premiazione, un commovente omaggio a Don Enrico, ripescato dai filmati d’archivio dell’edizione del Festival 2010: burbero e fintamente arrabbiato, si congratula per il pubblico numeroso alla serata di apertura, anche se vorrebbe vederne “un po’ di più durante la programmazione ordinaria dell’Astra.” Non possiamo che associarci a questo invito, nella speranza che il cinema ritrovi a Como il posto che merita, a partire da eventi come il Festival appena trascorso. MARIA CARLA ZIZOLFI drammatico drammatico oratori Mission Impossible 4 50 e 50 Villaggio di cartone L’arte di vincere Altre sale della comunità Tornano le avventure dell’agente Ethan Hunt (Tom Cruise) alle prese con il rischio di una guerra nucleare. Per la prima volta l’agente condividerà la leadership delle operazioni impossibili col suo nuovo ‘allievo’ Jeremy Renner. La vita del ventisettenne Adam scorre tranquilla, forse fin troppo. A complicare le cose arriva la peggiore delle notizie: è malato di cancro. Un film che utilizza il tono della commedia, dove non mancano scene divertenti, per raccontare un dramma. Il film nella sala della comunità di Menaggio dal 2 al 7 marzo Un parroco, una chiesa, un’impresa di traslochi. Al centro l’arrivo di un gruppo di immigrati clandestini. L’ultimo lavoro di Ermanno Olmi. VAL. ACEC: Consigliabile/dibattiti. Il film è in programma all’Astra di Como dal 5 al 7 marzo. Il 6 marzo nella sala della comunità di Chiavenna. Gli Oakland Athletics sono una buona squadra di baseball che però non può competere con i budget stratosferici di altre. Fino a quando deciderà di puntare sul nuovo sistema di scelte, basato su principi economici, del giovane Peter Brand. Il film andrà in scena nella sala di Menaggio dal 2 al 6 marzo. Sabato 3 marzo all’oratorio di Maslianico andrà in scena il film “Miracolo a Le Havre”. Nella Sala gialla della parrocchia di Albate, sabato 3 marzo, andrà in scena il film “We want sex”. Sempre sabato 3 marzo a Lipomo andrà in scena la commedia dialettale “La Pellizza Silver Blù”. Il film andrà in scena nella sala della comunità di Livigno l’1, 2 e 4 marzo. Lettere e Rubriche Sabato, 3 marzo 2012 35 ❚❚ Lettere al direttore. Emergency tra... emergenza e politica Ospitiamo la replica di Pierangelo Melgara alla lettera di Federico Gusmeroli apparsa sull’ultimo numero del Settimanale opo aver letto la lettera di Gusmeroli, il primo pensiero è stato che oggi quasi mai c’è la volontà di capire che cosa l’altro vuole comunicare. Infatti, bastava leggere senza pregiudizi il mio articolo per aver chiaro che, se è vero - e lo ribadisco - che l’ideologia di fondo di Emergency è che l’uomo è capace di essere buono anche facendo a meno di Dio, contando sulle sole sue forze, questa ideologia non è solo di Emergency, ma di quanti anche in passato hanno avuto la stessa pretesa di liberare e salvare l’uomo, eliminando Dio dal suo orizzonte. Lo ha ricordato ancora il Papa all’Angelus di domenica scorsa: “La tentazione di rimuovere Dio, di mettere ordine da soli in se stessi e nel mondo contando solo sulle proprie capacità, è sempre presente nella storia dell’uomo”. So bene che “Strada non ha parlato di Dio, di religioni, di fedi”, ma non è questo il rimprovero che gli muovo. Guardando però alle opere, allora vedo che, se è vero che Emergency cura chiunque sia ferito, c’è tuttavia quel “ma” che già credevo di avere sufficientemente argomentato: Emergency è politicizzata e questo spesso influisce sui suoi giudizi e sulle sue azioni. Nel 2008, quando il Tribunale internazionale de L’Aja condannò Omar al Bashir, presidente-dittatore del Sudan, per crimini contro l’umanità, cosa disse Strada? «La storia del genocidio è un’invenzione totale. In Sudan e Darfur ci sono grossi problemi umanitari. È in corso una D ● Si riconosca il contributo delle donne nella società guerra tribale ma nessun genocidio. Un genocidio non ti può sfuggire fisicamente. Come fai a non vedere 50mila morti?». Peccato che negli anni precedenti nel Sud Sudan, oggi indipendente, quel dittatore aveva fatto massacrare almeno due milioni tra cristiani (molti furono crocifissi) e animisti; e, proprio mentre lui parlava, nella regione del Darfur era in atto un vero e proprio genocidio del popolo Fur con oltre 400.000 morti. Nello stesso articolo (Corriere della sera, 11 marzo 2009), Strada sosteneva l’idea che il Tribunale de L’Aja, a cui il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva dato incarico di condannare l’autore delle violenze compiute in Dafur, fosse sostanzialmente delegittimato, per non aver assunto analoghe iniziative contro George W. Bush per le violenze in Iraq, o Ehud Olmert per i massacri dei civili a Gaza, o Vladimir Putin per i crimini di guerra commessi in Cecenia. E, se è vero che in Afghanistan per operare Emergency deve intrattenere rapporti anche con assassini spietati e curarli senza consegnarli alle autorità afghane, non è però lecito considerare onorevole questa equidistanza: si dovrebbe quantomeno esprimere il dispiacere di esservi costretti dalle circostanze. Invece, Marco Garatti, uno degli uomini di punta di Emergency, ha sostenuto che «per noi un attentatore suicida non è peggio o meglio di chi scarica bombe, perché entrambi fanno morti». Emergency non si è mai schierata al fianco dei talebani, ma le sue denunce e dichiarazioni sono sempre state contro gli Usa e il governo di Kabul. Un esempio? Ha denunciato i gravissimi crimini di guerra perpetrati dalle ● Per la perseveranza dei cristiani perseguitati forze della coalizione, ma mai accennato ai civili utilizzati come scudi umani dai talebani. Insomma, negli atteggiamenti e nelle scelte di Strada c’è un’evidente ambiguità, dettata dal suo retroterra culturale sessantottino, visceralmente antiamericano, anticapitalista e antimperialista. E, riconoscere questo suo strabismo, non significa essere pro-capitalismo e pro-imperialismo, ma cercare solo di vedere le cose come stanno e di dare loro il nome che meritano, anche se non è politically correct prendere di mira il feticcio della sinistra più radicale. E infine: quando Gino Strada e i suoi vengono arrestati, succede un putiferio anche mediatico e, alla fine, vengono rilasciati. Non che me ne dispiaccia, ma noto con dolore che, al contrario, il trattamento riservato a molti missionari cristiani è del tutto differente, tanto che ogni anno in tutto il mondo, quasi nel più totale silenzio e disinteresse delle istituzioni ufficiali, centinaia di loro sono uccisi in odium fidei, cioè per il solo fatto di essere cristiani. PIERANGELO MELGARA Lettere al direttore posta fax mail ● Per uno stile di vita più sobrio Viale Cesare Battisti,8 - 22100 Como 031.3109325 [email protected] ■ Ricordo 40 anni fa la scomparsa di don Pietro Bormetti Apostolato della preghiera C marzo 2012 Intenzione generale Intenzione missionaria Si riconosca il contributo delle donne nella società. S iamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l’intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all’ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall’atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell’amore di Dio. (Giovanni Paolo II, Lettera alle donne, giugno 1995) Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale Intenzione dei vescovi Per la perseveranza dei cristiani perseguitati. n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: D Per uno stile di vita più sobrio. opo la generazione degli Apostoli, i martiri acquistano un posto di primo piano nella considerazione della Comunità cristiana. Nei tempi di maggiore persecuzione, il loro elogio rinfranca il faticoso cammino dei fedeli e incoraggia chi è in cerca della verità a convertirsi al Signore. […] La vera imitazione di Cristo è l’amore, che alcuni scrittori cristiani hanno definito il «martirio segreto». A tale proposito san Clemente di Alessandria scrive: «Coloro che mettono in pratica i comandamenti del Signore gli rendono testimonianza in ogni azione, poiché fanno ciò che Egli vuole e fedelmente invocano il nome del Signore». Come nell’antichità anche oggi la sincera adesione al Vangelo può richiedere il sacrificio della vita e molti cristiani in varie parti del mondo sono esposti a persecuzione e talvolta al martirio. (Benedetto XVI, Angelus 26.12.2011) L’ itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2010) Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI aro Direttore, il prossimo nove marzo si compiono quarant’anni dalla morte di don Pietro Bormetti, arciprete di Chiavenna dal 1928 al 1969, dopo essere stato parroco per quindici anni di Rasura. è un caro dovere ricordarlo. Un sacerdote che ha incarnato il Vangelo. Un pastore tutto e sempre per la sua gente, perché tutti potessero incontrare il Signore. Ci sono alcune cose che hanno determinato gli anni della vita di una persona. Ci ha condotti, ancora piccoli di prima elementare, seguendo le sagge indicazioni di Pio X, alla Eucaristia. Ci ha insegnato la confessione settimanale. Ci ha educato al senso di responsabilità guidandoci a una virtù sobria e forte. Ci ha introdotti nella conoscenza della parola di Dio e ci ha aperto le strade della Liturgia. In maniera non formale, ci ha insegnato a capire vivendolo l’anno liturgico, con la sua passione per il movimento liturgico che andava scuotendo l’Italia religiosa. Così ci ha predisposti ad accogliere e condividere i passi in avanti del Concilio Vaticano II che raccoglieva nella Liturgia il patrimonio di secoli per proiettarci a vivere sempre meglio il cammino della Chiesa. Non formalismi di date, ma sostanza. è bello ripensare la sua sobrietà nel vivere una decorosa povertà, così come la sobrietà del parlare, come il rispetto nel trattare le persone. Scrupoloso negli orari. Puntualissimo sempre. Ci soccorre il ricordo della sua preparazione culturale mai interrotta. È lui che ci ha insegnato, citando il cardinale belga Mercier, che “esistono i libri per le ore e quelli per i dieci minuti”. Ci ha educati ad amare la Chiesa, il Papa e il Suo magistero. In tempi di dittatura ci ha fatto amare la libertà e ci ha guidato a diventare cittadini. Aveva anche lui qualche difetto: se no, che santo sarebbe! Un prete che resta ancora modello. A noi preti insegna la preghiera, l’austerità, il servizio, l’obbedienza, lo stile anche nel vestire, la sana e santa purezza. don Titino (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. 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