“Istituto d’Istruzione Superiore
“Corese” Passo Corese Fara-Sabina
Il Territorio della Sabina
Anno Scolastico 2002 - 2003
Prof.ssa Cenci Amelia
La presentazione è stata realizzata in
occasione dello scambio culturale con la
città di Ponte De Sor (Lisbona) per
illustrare le caratteristiche salienti del
contesto in cui opera la nostra scuola.
Per le immagini e per i testi, ho avuto
come punto di riferimento il materiale
pubblicato in Rete.
Amelia Cenci
ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE “CORESE”
PASSO CORESE (FARA SABINA)
FARA SABINA
484 m.t. s.l.m., stazione ferroviaria in loco, distanza da
Roma Km.35 circa
FARA SABINA
L’origine di questo paese
risale
alla
conquista
Longobarda (VI secolo circa).
Intorno alla metà del secolo
XI il paese e la rocca di Fara
dipendevano già in parte
dalla vicina e potente Abbazia
di Farfa.
Sulla fine del secolo il “castrum” di Farfa fu occupato
dall’imperatore Enrico IV che più tardi (1084) confermò
solennemente all’Abbazia di Farfa il possesso dell’importante
terra fortificata.
L’importanza di Fara si accrebbe nel tardo Medioevo,
tanto da inglobare i territori dei castelli abbandonati
limitrofi.
L’aspetto
del
paese è
ancora medioevale e vanta
palazzetti quattrocenteschi e
cinquecenteschi e notevoli
chiese.
Nel territorio di Fara, nella
contrada di S.Maria in Arci,
si vedono avanzi di mura
della città Sabina di Cures, la
quale sarebbe stata la regia
sede di Tito Tazio alleato e
collega di Romolo nella
sovranità su Roma.
Fara venne concessa in feudo agli Orsini ai quali venne
strappata per breve tempo, nel 1461, dal celebre condottiero
Federico di Montefeltro. Tornò da ultimo alla Santa Sede
che ne fece un capoluogo di Governo distrettuale.
ABBAZIA DI FARFA
Sorge nell’area comunale di
pertinenza di Fara Sabina, ma le
vicende storiche la collegano
all’intera Valle del Farfa.
Si tratta di uno dei più famosi e
potenti centri monastici del
Medioevo.
La chiesa e i numerosi edifici
che formano il complesso hanno
subito, nel corso dei secoli,
profonde trasformazioni.
L’Abbazia sorge in una
località già frequentata in età
romana, fu fondata nel 680
per opera di Tommaso di
Maurienne, sui resti di una
più antica basilica devastata
dai Longobardi.
Grazie alla sua posizione
strategica venne protetta dai
Longobardi e dai Franchi;
Carlo Magno la volle
sottoposta alla sua diretta
amministrazione.
Dopo
un
periodo
di
splendore sotto i Carolingi,
nell’891 venne assalita dai
Saraceni e dopo sette anni di
assedio l’abate decise di
abbandonarla.
L’abate Ugo (997 - 1039) e
il suo successore Berardo I
la riportarono all’antico
splendore.
L’Abbazia partecipò alle contese
politiche appoggiando la politica
imperiale durante la lotta delle
Investiture. Con il concordato di
Worms (1122) tornò sotto la
giurisdizione papale e ne venne
sminuita l’importanza politica ed
economica.
Dopo l’Unità
d’Italia l’Abbazia divenne
proprietà privata.
Nel 1919 fu ricostruita dalla congregazione
cassinese che vi trasferì i monaci dell’ Abbazia
di S. Paolo Fuori le Mura (Roma).
I monaci benedettini sono tutt’oggi presenti.
LA CHIESA DELL’ABBAZIA
La
costruzione
della
chiesa si protrasse per
circa 70 anni e venne
consacrata nel 1496.
E’ a tre navate, e di
particolare interesse è il
soffitto a cassettoni della
navata
centrale
con
finiture in oro.
Le pareti della navata centrale sono interamente dipinte su vari
livelli.
CORO DELLA
BASILICA
BIBLIOTECA
IL TERRITORIO DELLA SABINA
A circa 40 kilometri nord-est di Roma, la zona chiamata Sabina
si estende dalla riva del Tevere verso i Monti Sabini, che fanno
parte della catena degli Appennini.
Il paesaggio è fatto di colline coperte di olive, che salgono verso
montagne più ripide, con boschi estesi di querce e, dappertutto,
dei piccoli borghi medioevali, castelli e monasteri.
E' un paesaggio rimasto sostanzialmente immutato nel tempo e
poco toccato dallo sviluppo edile.
La Sabina è stata abitata e
coltivata da millenni; resti
archeologici dimostrano che la
zona è stata usata nei tempi
dei Romani per produrre cibo
per la capitale, trasportandolo
per il fiume.
Strabone, scrivendo nel primo
secolo a.c., descrive il
paesaggio
della
Sabina
composto di oliveti, vigneti e
boschi di querce.
E' incredibile quanto questo
sia ancora vero nel paesaggio
odierno della Sabina.
Il paesaggio e stato fortemente
influenzato, persino creato, dall'
attività degli esseri umani, ma è
stato un processo durato secoli,
durante il quale le pratiche
agricole sono rimaste pressoché
quelle di sempre, raggiungendo
un equilibrio naturale.
Questo può essere spiegato dalla
topografia collinosa della zona,
che rende l'agricoltura intensiva
impraticabile, mentre favorisce
la produzione dell'olio d'oliva.
La geografia ha avuto un influenza profonda sullo sviluppo e la
storia della zona.
Il numero e la densità degli insediamenti medioevali mostrano
che la zona era ben popolata, in un periodo in qui in generale la
popolazione in Europa era in declino.
Ci sono varie ragioni per questo. Il fattore più importante per
scegliere il sito di un insediamento medioevale era la difesa e la
Sabina era piena di siti ideali, su speroni o picchi delle colline,
per la costruzione di borghi murati, facilmente difendibili.
Infatti, guardando i nomi dei paesi locali si vede che le parole
'monte' e 'poggio' compaiano spesso.
Un' altra ragione era il clima, le colline della Sabina sono
esposte al sud e riparate dal vento di tramontana dalle montagne
alle spalle, così la zona è più calda rispetto ad altre più al
interno della penisola.
Questi fattori, uniti all'abbondanza di acqua, rendevano
l'agricoltura più facile e redditizia, contribuivano alla prosperità
della zona e permettevano di mantenere una popolazione alta.
Anche i boschi erano parte importante dell'economia locale. Il
clima influenzava anche la scelta dei siti più alti per gli
insediamenti, così evitavano le nebbie che si formano a
fondovalle durante l'inverno, e rimanevano freschi e ben ventilati
d'estate. Infatti a fondovalle è raro trovare costruzioni vecchie
più di un secolo.
Oggi le priorità della gente stanno cambiando e questa tendenza
si sta capovolgendo.
Non esistono strade percorribili ad alta velocità nella zona e
negli anni recenti questo ha contribuito allo spopolamento dei
paesi di alta quota: moltissimi hanno una popolazione di solo due
o trecento persone.
Molte persone invece si sono trasferite nei fondovalli e nelle
parti più basse della zona per essere più vicini ai collegamenti
stradali e ferroviari, incluse persone che vanno a lavorare a
Roma, ed è qui che è stato concentrato lo sviluppo edile
moderno lasciando intatti, seppure vuoti, i vecchi centri storici.
E da augurare che uno sviluppo turistico responsabile,
l'importanza sempre maggiore delle telecomunicazioni possano
salvare questi paesi più remoti dall'abbandono totale nel futuro.
LA SABINA ROMANA E PRE-ROMANA
La Sabina é stata abitata fin dalla preistoria, lo attestano resti di
insediamenti umani ed attrezzi in selce, databili al Paleolitico
(60.000 -30.000 a.c.) trovati in tutta la zona.
Nei periodi successivi sono poche le testimonianze di presenza
umana, fino al 3.000 a.C., epoca alla quale sono attribuibili i
resti dell’ antica città di Eretum,
vicino all' odierna
Montelibrretti. I Sabini, giunti dalla costa Adriatica, arrivano
nella zona intorno all X -IX secolo a.C., fondando le città di
Reate, Trebula Mutuesca e Cures Sabini.
Grazie alla sua posizione strategica vicino al fiume Tevere e la
Salaria, Cures (nei pressi dell' odierno paese di Talocci) diventò
ricca, arrivando ad occupare ben trenta ettari. Inoltre controllava
gran parte delle terre intorno, che fornivano prodotti agricoli.
Dopo la sconfitta dei Sabini nel 290 a.C., Cures venne
gradualmente
assorbita
dallo
Stato
romano.
Il suo declino definitivo avviene nel 174 a.C. a causa di un forte
terremoto, che coincise con la riorganizzazione del territorio e
dell' agricoltura, dovuta alla necessità di incrementare le rese
usando nuovi sistemi produttivi.
Segno di questi cambiamenti sono le
numerose ville romane sorte nella Sabina
intorno al II secolo a.C., ad esempio i
Casoni, una villa romana attribuita a
Varrone, vicino all'odierno Poggio
Mirteto.
Vennero chiamate villae rusticae, la loro produzione fu
orientata verso il mercato romano, facilmente raggiungibile
sfruttando il Tevere ed era costituita nella maggior parte dalla
viticoltura, dall' olivicoltura e da qualche allevamento,
(incluso quello dei tordi) molto apprezzato dal mercato
romano.
Il periodo successivo al declino dell’ Impero romano venne
caratterizzato da ripetute invasioni, da spopolamenti dovuti alla
peste e dalla disgregazione del potere centrale, ma anche dalla
diffusione del cristianesimo e del monachesimo.
Nel VI secolo, venne fondata l' Abbazia di
Farfa, che, dopo la sua distruzione da parte
dei longobardi e la sua riconsacrazione
avvenuta nel 680 d.C., gioco` un ruolo di
profonda importanza nella storia della
Sabina dei secoli seguenti.
L'Abbazia apparteneva all'ordine dei
Benedettini, una organizzazione potente in
tutta l'Europa e con i propri interessi politici
ed economici, spesso contrastanti a quelli del
Pontifice.
L' abbazia divenne ricca sotto la protezione dei duchi
longobardi e, dopo il 775 d.C., dall'impero carolingio, che
portò un certo sviluppo agricolo ed economico alla zona,
nonostante questo nel 913 d.C. venne saccheggiata dai
Saraceni.
L'INCASTELLAMENTO
Nello stesso periodo la popolazione abbandonava i vecchi centri
ubicati a fondovalle, per costruire nuovi insediamenti facilmente
difensibili, in cima alle colline.
Questo processo, chiamato "incastelllameno", ebbe inizio nella
Sabina intorno al VIII secolo e rappresentò anche la
concentrazione del potere in piccoli feudi.
Il castello medioevale fu il simbolo di questo potere basato
soprattutto sulla forza militare. Quasi tutti i centri della Sabina
vengono fondati nel IX-XI sec. d.C
La popolazione viveva dentro le mure, usciva di giorno soltanto
per lavorare nei campi.
IL DOMINIO DELLE GRANDE FAMIGLIE ROMANE
Nel XII secolo la Sabina vide il declino del potere dell' Abbazia e
l'affermarsi dello Stato pontificio. Da ora in poi la sua storia, e
quella di molti paesi nelle vicinanze, si intreccia con quella del
Pontificato e delle grandi famiglie Romane.
L' egemonia di questi signori venne segnata
nell' architettura stessa dei vecchi centri .
Durante il rinascimento alcuni vecchi castelli
della Sabina furono trasformati in palazzi
baronali, in particolare a Roccasinibalda,
Collalto e Orvinio, ed altrii furono costruiti
come ad esempio Palazzo Camuccini a
Cantalupo o Palazzo Orsini a Toffia
Intorno al 700 le popolazioni cominciarono a
lasciare i vecchi centri per spostarsi nelle
campagne,dove costruirono case sparse nel
territorio.
Questo processo avvenne soprattutto nella
bassa Sabina.
La fertilità della terra permetteva l' introduzione della
cosidetta "mezzadria", sistema nel quale i contadini cedevano
metà del raccolto al proprietario in cambio dell`uso del casale
e della terra.
FORUM NOVUM
Nel territorio di Torri, in località Vescovio, sorgono le rovine
dell'antico municipio romano di Forum Novum, una
fondazione recente, risalente con buona probabilità al Il secolo
a.C.
L'abitato era stato costruito su di un terrazzo alluvionale quasi
alla confluenza di due corsi d'acqua a regime torrentizio, ed
all'incrocio di due strade secondarie che collegavano il nuovo
centro tanto alla via Flaminia quanto alla via Salaria.
VESCOVIO
La formazione della Diocesi di Sabina
fu il risultato di una complessa e
lunga opera di riaggregazione dei
territori delle diocesi paleocristiane di
Nomentum, di Cures Sabini, che ne
deteneva il titolo originario, e di
Forum Novum completatasi, nei tratti
essenziali,
nel
secolo
X.
La diocesi, a partire dal 781 e per
buona parte dell'alto medioevo,
costituì una sorta di elemento
equilibratore, almeno dal punto di
vista pontificio, dell'influenza della
filoimperiale abbazia di Farfa.
La chiesa e l'episcopio sorgevano isolati tra le rovine
dell'antico municipio romano di Forum Novum con il popolo
dei fedeli che accorreva soltanto in occasione delle
celebrazioni religiose dai castelli e dai villaggi vicini.
La fine dei secolo XI segnò l'inarrestabile declino della
presenza farfense nell'Area. Nel frattempo i Pontefici avevano
iniziato ad estendere progressivamente il loro dominio
sull'intero territorio diocesano, controllato attraverso una
maglia sempre più fitta di castra specialia, controllati
direttamente, che finì per soffocare i possessi farfensi.
MUSEI
Museo Civico Archeologico (Magliano Sabino).
Museo dell'Olio d'Oliva (Castelnuovo di Farfa).
Museo Civico (Fara in Sabina).
Museo Civico Archeologico ‘Trebula Mutuesca’.
Museo permanente di Arte Contemporanea (Turania).
Museo Civico "Ercole Nardi" (Poggio Mirteto).
GLI ECOSISTEMI DELLA SABINA
Come ecosistema la Sabina può
essere divisa in tre zone principali:
Il fondo valle, caratterizzato dai fiumi, torrenti e piccole zone
umide; la zona collinare con coltivazione non intensiva, siepi e
piccole aree boscose; infine le zone montuose, caratterizzate
dalla foresta e dal pascolo alto.
Tutti questi ambienti sono stati influenzati dall'attività degli
esseri umani, ma il loro impatto è stato limitato dalla natura del
paesaggio stesso - molte delle zone più ripide e difficilmente
coltivabili sono state lasciate alla vegetazione spontanea, e
queste zone sono importanti per la presenza di molte specie
animali e vegetali.
Fiumi e zone umide:
Questo habitat è stato profondamente
cambiato dalle attività degli uomini nel
corso dei secoli. Nel passato i letti dei
fiumi sono stati alterati e le zone umide
bonificate, liberando il fondo valle per
la coltivazione e per la costruzione dei
mulini ad acqua.
Più recentemente sono stati costruite delle dighe idroelettriche e
dei laghi artificiali. l'utilizzo dei mulini
Anche se le zone umide oggi coprono un'area meno vasta di una
volta, questi cambiamenti non sono sempre stati del tutto negativi,
per esempio nella Valle del Tevere, oggi per lo più occupata dalla
coltivazione intensiva a causa della sua natura pianeggiante e
fertile, la costruzione di una diga idroelettrica ha portato anche
alla creazione della Riserva Naturale Tevere Farfa.
Gli altri fiumi della Sabina, come il
Farfa e la Laia sono molto più piccoli,
passano dolcemente per le colline per
confluire nel Tevere.
Il livello dell'acqua in questi fiumi
può variare molto, alcuni si seccano
del tutto d'estate.
Le parti più alte di questi
fiumi non sono inquinate,
come dimostra la presenza
di specie come la trota, i
granchi e i gamberi d'acqua
dolce.
Le sponde di questi fiumi sono
coperte di salici, pioppi e altre specie
tipiche dei corsi d'acqua, rifugio
importante per molti animali e uccelli
e la naturale protezione dei fiumi
all'erosione.
Zona Collinare
Gran parte del territorio Sabino si
estende sulle colline, tra oliveti,
vigneti e campi aperti usati per il
pascolo o seminati con erba medica,
granoturco, girasoli etc.
Il paesaggio collinare impone una
taglia medio piccola ai campi, le
zone ripide e difficilmente coltivabili
sono solitamente lasciato a bosco.
I campi stessi, come le strade e i
fiumi, sono spesso delimitati da filari
di alberi e siepi, creando un rifugio
parziale per la fauna selvatica.
Molte specie sono capaci di
adattarsi alla presenza umana,
ed alcune ne traggono
vantaggio: le civette, i gechi, i
pipistrelli e le volpi sono
comuni nelle vicinanze dei
casali, e le rondine usano i
centri abitati per nidificare.
Le parti più alte o isolate
della Sabina sono per lo più
coperte di boschi, molti dei
quali vengono tagliati a
rotazione secondo pratiche
secolare.
La specie dominante di queste foreste è il Leccio, Quercus
ilex,una pianta sempreverde come moltissime altre di questa
fascia vegetazionale, piante capaci
di sopravvivere nelle condizioni
aride
tipiche
della
zona
Mediterranea.
Verso le cime della montagne e
sui versanti nord dei Monti Sabini
è il bosco caducifoglio a
predominare, con prevalenza di
faggi e querceti misti.
Zona montuosa
La foresta è grande, si estende lungo il dorsale degli
Appennini, e viene lasciata relativamente indisturbata;
alcune zone sono diventate riserve naturali negli ultimi
anni.
Ci sono molte specie di animali presenti, persino i lupi
vengono avvistati occasionalmente nella zona.
Un buon posto per ammirare le specie tipiche di questo
habitat è la Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia.
La Riserva naturale Tevere Farfa
Fu fondata nel 1977, dopo la creazione
di una diga idroelettrica. La riserva
copre circa 700 ettari intorno alla
confluenza del fiume Farfa nel fiume
Tevere ed é caratterizzata da zone
paludose e specchi d'acqua. Oggi il
parco é una delle più importanti zone
umide del Lazio.
Il parco é previsto di percorsi rialzati
che permettono di attraversare le zone
paludose e di numerosi punti di
osservazione. Dal 1994 é stato creato
un Parco didattico che gestisce un
museo antropologico e le visite
guidate.
L’OLIO DELLA SABINA
La Sabina, è sin dall’antichità uno dei più qualificati centri
d’Italia per la produzione dell’olio extra vergine.
La combinazione favorevole di più fattori quali: i terreni
fertilissimi, il clima temperato, la natura collinare del suo
territorio ed una millenaria esperienza nella lavorazione degli
uliveti fanno dell’attuale Sabina una delle prime zone olivicole
d'Italia.
La Sabina è stata, infatti, tra le
prime ad aver ottenuto il
riconoscimento, per l'olio extra
vergine
di
oliva,
della
Denominazione
di
Origine
Controllata: DOC – SABINA
(decreto del Ministero delle
Risorse Agricole, Alimentari e
Forestali del 29 Maggio 1995
pubblicato
sulla
G.U.
n°
142/1995), e il riconoscimento
della Denominazione di Origine
Protetta: DOP-SABINA (Reg.
CEE n°2081/92).
L’olio extra vergine della Oleum Sabinae è ottenuto solo ed
esclusivamente con olive prodotte e macinate in Sabina.
La raccolta delle olive inizia i primi di novembre ed è praticata
manualmente (brucatura).
La Oleum Sabinae seleziona le migliori partite di olive e le invia
alla molitura entro le 48 ore successive presso un mulino che
effettua la spremitura a freddo.
L’olio così ottenuto subisce un
ulteriore processo di qualità;
esso viene sottoposto ad analisi
chimica ed organolettica.
L’olio extra vergine che non supera questi ultimi tests viene
avviato al mercato all’ingrosso, il restante viene
immagazzinato in silos di acciaio inox a chiusura ermetica.
Trascorso un periodo di “riposo” (1-3 mesi), per consentirne
una naturale decantazione, questo viene imbottigliato e quindi
commercializzato.
Durante il periodo di riposo le analisi chimiche ed
organolettiche vengono ripetute ogni 15 giorni.
Museo dell'olio della Sabina
Castelnuovo di Farfa, Rieti,
Orario: venerdì ore 15.30 – 20.00,
sabato e domenica ore 10.00 – 20.00.
Per gli altri giorni della settimana prenotarsi al 0765/36370 .
Info: Comune di Castelnuovo di Farfa (RI) tel. 0765/ 32091.
In località Canneto, frazione di Fara Sabina, si trova
l’ulivo più grande d’Europa
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FARA SABINA