Spedizione in a.p.
art. 2, comma 20/c - legge n. 662/96
Filiale di Bergamo
Anno XLII - N. 1
Gennaio 2003
Spedito nel mese di gennaio 2003
2
3
MOTIVI
LA VELINA 1
La provvidenza
l papa ha dichiarato l’anno che va da ottobre
2002 a ottobre 2003, anno del Rosario ed
ha arricchito di altri cinque la galleria dei misteri, chiamandoli “misteri della luce”. Più che intervento dottrinale, quello del Papa è un accorato richiamo, una implorazione a tutti i cristiani
perché ritrovino la strada di casa.
Il rosario è la liturgia della famiglia che ha il
suo luogo celebrativo ideale tra le mura domestiche. Maria non è al centro del Rosario, ma è
colei che introduce alla meditazione e comprensione dei misteri proposti. Il Vangelo infatti dice
che “Maria conservava tutte le cose che le stavano capitando meditandole nel suo cuore”. È
un semitismo che, all’incirca, vuol dire che Ella si
immedesimava e viveva attivamente il mistero
del regno di Dio che stava giungendo al suo culmine. È interessante come il Papa abbia voluto
aggiungere cinque misteri, quelli della luce, che
hanno come tema non tanto il fatto storico
quanto la loro portata evangelizzatrice. Ossia: il
fatto storico che ti propongo quale messaggio
ti porta? Ribaltando nella vita pratica: quello che
stai facendo, che ti sta avvenendo ha significato
per te? Mentre infilo le Ave una dopo l’altra, riflettendo sui casi del Signore, quasi in controluce, con Maria vado ricuperando la mia vita. Con
Maria: una madre che ha per vocazione naturale
dare, crescere, confortare, incoraggiare alla vita.
È per questo che è la famiglia il luogo più giusto per la recita, perché la famiglia è il crocevia
della nostra vita, da lì partono e lì tornano i nostri pensieri, le nostre ansie, le nostre gioie.
È la realtà che più di ogni altra rispecchia la
natura di Dio. Non può essere diversamente
perché la famiglia, stando alla rivelazione, è stata voluta da Dio che l’ha creata a sua immagine
e somiglianza maschio e femmina. Dio non fa
promesse al singolo ma, con lui, a tutta la sua discendenza. Dice Maria nel suo cantico:” Dio si ricorda della sua misericordia che aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”. Quando si manifesta usa
sempre parole ed immagini che alla famiglia si
richiamano. Giunta la pienezza dei tempi, invece
di venire uomo bello e fatto, nel pieno del suo
vigore, il Messia, il Figlio di
Dio, nasce in una famiglia.
La vita Egli ce la da in una
famiglia e se malaugurate
circostanze da essa prescindono, rimane in
chi ne è privato una
ferita insanabile che si porterà
sempre dietro,
anche se interverranno
volenterosi correttivi.
I clamorosi fatti che hanno scosso l’opinione
degli italiani, riguardanti delitti orrendi, hanno
dato adito a molteplici interventi e gli esperti si
sono lodevolmente sforzati di trovare la chiave
di lettura. Chi ha creduto di trovare la causa nella scuola, chi nella società, chi nei mass media,
chi nella struttura psichica dei protagonisti, chi
nella famiglia. Una parte di verità c’è in tutte le
analisi, anche se diametralmente opposte. Ma
siamo sempre sul piano teorico. Giovanni il Battista predicava a squarciagola che occorreva
convertirsi. Saltò su un militare che gli chiese:”
Ma cosa devo fare?”. La stessa domanda se la
pongono genitori realizzati e genitori falliti:
“Cosa dobbiamo fare?”. Primo: ricordarsi di una
cosa importantissima: noi possediamo soltanto
quello che abbiamo perso. Chi vuole salvare la
propria vita, la perderà. Le famiglie si sfasciano
perché uno o tutti e due rivogliono la loro libertà
e, pur di ottenerla, s’aggrappano a tutti i pretesti e si inventano le situazioni più allucinanti. La
perderanno, tormentati da quel che poteva essere e non è stato. Chi dona la propria libertà la
ritroverà e sarà la sua preziosa ricompensa, pur
fra tante vicissitudini. Secondo: tanti cercano di
scardinare la famiglia perché sanno benissimo
che dopo avranno a che fare con persone di
bocca buona, belanti e facilmente commerciabili. Invece la famiglia è la linea del Piave: di qua
non si passa.
Riprendo la corona del rosario, apro il cuore
ad una madre che le ha provate tutte, e scorro,
meglio, in famiglia scorriamo i suoi misteri che
tanto somigliano ai nostri e…:Santa Maria, madre di Dio prega per noi; prega per noi; prega
per noi. La Madonna si commuoverà sentendosi
invocare con tanta filiale fiducia, e Dio, fatto suo
Figlio e garante del tuo vincolo coniugale, dirà:
“Mentre ancora tu parli, risponderò: Eccomi qui,
tutto per te”.
G.C.
on Orione denominò la sua
congregazione: “Opera
D
della Divina Provvidenza”. Successivamente, dietro suggerimento di S. Pio X, aggiunse
Piccola perché tutto l’universo
è Opera della Divina Provvidenza. Con questa denominazione Don Orione voleva darle
un ampio respiro che andasse
al di là del semplice intervento
caritativo. Egli contemplava il
grande progetto di Dio nel
creare che era quello di fare di
tutti un tutt’uno con Gesù e,
conseguentemente, tutti diventano in Cristo figli ed eredi
del Padre, amati del medesimo infinito amore col quale
Egli ama il suo Primogenito, il
Signore Gesù. S. Paolo con altre parole diceva “Instaurare
omnia in Christo”, che è proprio il motto scelto da Don
Orione per la sua opera. L’ho
tradotto con “Fare di tutti un
tutt’uno con Cristo” ma non mi
dispiacerebbero i verbi “Rifinanziare e ricapitalizzare”. Infatti l’apostolo scriveva ai cristiani di Efeso che era una città
dove il denaro correva facile
ed un discorso finanziario sarebbe stato gradito. Come dire: visto che il suo progetto
non decollava, il Padre lo rifinanzia con Gesù e rimpingua il
capitale perché produca i risultati programmati. L’altra idea
che mi piace un mondo è quella della eredità. È già un bel
colpo di fortuna essere al centro dell’interesse di Dio ma
“eredità” dice molto
di più perché essa è
tutto quello che uno
ha e lo lascia proprio
a te. Dio che mi da
tutto quello che è e
tutto quello che ha…
È veramente un progetto da divina Provvidenza!
“Sai che Gesù
Crocifisso ti vuole un
gran bene?” dice
Don Orione a Don
Benedetto Galbiati. Ecco, è
questo il nucleo dell’annuncio
di Don Orione; egli con la sua
Congregazione vuole ripetere
a tutti:” Sai che Gesù ti vuole
un gran bene?”.
Fra i tanti modi per dirlo
Don Orione sceglie quello più
immediato: i poveri. Essi diventano voce dell’amore di
Dio e le case di carità si trasformano in tribune da dove
gli ospiti, veri protagonisti,
cantano il poema della Divina
Provvidenza.
“Sai, caro Benedetto, che
Gesù crocifisso ti vuole un
gran bene?”.
Lo dice a Benedetto, lo dice
a me, lo dice a te, a tutti. Qui
viene in mente l’altra memorabile pagina dove Don Orione
esprime la vera natura della
sua opera.
di ribelli alla volontà di Dio,
anime di ribelli alla S. Chiesa
di Cristo, anime di figli degeneri. Anime di sacerdoti sciagurati e perfidi, anime sottomesse al dolore, anime bianche come colombe. Anime
che cercano una via, anime
dolenti che cercano un rifugio
o una parola di pietà, anime
urlanti nella disperazione della
condanna: tutte sono amate
da Cristo, per tutte Cristo è
morto, tutte Cristo vuole salve
fra le sue braccia e sul suo
cuore trafitto. Volle morire a
braccia larghe fra cielo e terra,
tutti chiamando – e angeli e
uomini – al suo Cuore aperto,
squarciato, anelando abbracciare, salvare in quel cuore divino tutti, tutti, tutti: Dio, Padre Redentore di tutto e di
tutti”.
“Anime di piccoli, di poveri,
di peccatori. Anime di giusti,
di traviati, di penitenti. Anime
Datemi l’eredità promessa,
restituitemi all’amore di quel
Padre.
1
Quando non c’erano ancora le fotocopiatrici, per fare più copie dello stesso documento, nella macchina da scrivere venivano inseriti fogli sottilissimi che per questa loro qualità erano detti veline. Durante il periodo di regime erano i comunicati che il Capo passava alle agenzie di stampa per imporre il suo pensiero. Adesso, in regime di libertà, ci
viene propinato, con altre veline, un tipo di pensiero sulla cui sublimità lasciamo liberi i lettori di pensare come vogliono. In questo nostro limitatissimo ambito, il termine velina vuole significare solamente il tentativo di trasmettere, sia
pur stringatamente e con disinvoltura, la figura del Fondatore nella speranza che ci si butti l’occhio sopra, cosa che non
avverrebbe se alla rubrica si desse come titolo: Breve compendio della vita del beato Luigi Orione.
4
Domenica 26 Gennaio, ore 10
Raduno Amici in via B.Bosco
INCONTRI
Come da tradizione l’incontro di gennaio si svolge all’Istituto di S. Caterina, in Via Bosco
14, dove Don Orione incontrava settimanalmente i genovesi ed è dedicato ad un pensiero riconoscente verso le nostre suore.
Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il Rev.mo
Don ARTURO BISI
rientrato da pochi mesi a Genova come vice parroco di S. Giuseppe B. Cottolengo.
Per l’occasione la casa si è attrezzata anche per il pranzo; è necessario prenotarsi almeno tre
giorni prima al tel. 010-5229334.
4
COSTRUIAMO
INSIEME
Chiesa di
San Giovanni
Battista
Ricordiamo che, partecipando a questa iniziativa, il nome dell’offerente, la cifra e il nome dell’eventuale persona che si intende ricordare saranno scritti su apposite cartoline (foto a lato) ed inserite in una nicchia murata nell’abside. Per le offerte
oltre i 500 € è prevista la scritta su lapidi di marmo, che saranno collocate sulle pareti della chiesa, del nome di un proprio caro o di se stessi. Nella rubrica detti nomi appariranno in neretto.
Presso il Credito Bergamasco di via Ayroli è stato aperto il conto corrente bancario ABI 3336
CAB 01041 n. 12605, intestato al Piccolo Cottolengo di Don Orione e finalizzato alla ristrutturazione della chiesa.
Fondo precedente
ELISABETTA e GIACOMO ZEREGA – la figlia Maria
Famiglia ZENI - DALL’OVO, a ricordo del 50º di Don Ferdinando
Famiglia TORTOROLO
RIVA TOBINO Matilde, in memoria di Umberto, Maria e Pietro
DOLCINO Giuseppe
LAGOMARSINO Maria Teresa
Totale
4
CONOSCERCI E’ AMARCI
Uno
Uno dei
dei nostri
nostri
C
€ 3.546,00
600,00
200,00
50,00
20,00
100,00
50,00
€ 4.566,00
onosco l’Opera Don Orione praticamente da quando sono nato poiché un cugino
di mia mamma era sacerdote
orionino (Don Luigi Doria) ed
era legato a noi bambini (ho
una sorella e un fratello) da tale
affetto che tutti lo pensavano
nostro zio. Siccome Don Luigi
ha prestato la sua opera per
tanti anni al Piccolo Cottolengo di San Remo, la mia avventura nel mondo orionino è cominciata, si può dire, da lì.
All’età di sei anni (1963) entrai per la prima volta nell’Istituto di via G. Galilei, direttore
era Don Vecchio, non rammento i nomi di tutti i sacerdoti e
delle suore, ma mi rimane il ricordo del clima sereno e familiare che si respirava in quell’ambiente.
Nell’adolescenza, per alcuni
anni, ritornammo, mia sorella
ed io, in quel di San Remo e più precisamente
nella “colonia estiva” di
Baiardo sulle montagne
dell’entroterra.
E sì! Le scarse possibilità economiche della
mia famiglia e il grande
desiderio del nostro Don
Luigi di averci vicino e di
farci trascorrere un periodo di vacanza lontano
dal paesino natale (colline dell’Oltrepò Pavese),
aveva convinto i miei genitori a lasciarci per alcune settimane a Baiardo
in “villeggiatura”.
Durante questi soggiorni ho avuto modo di
conoscere persone che
hanno lasciato segni indelebili nella mia memoria ed hanno senz’altro influito
sulla formazione del mio mondo interiore e sul modo di rapportarmi con gli altri.
Prima fra tutte la cara, dolce,
indimenticabile Adelma che è
stata per noi, durante quei soggiorni, mamma, sorella maggiore, educatrice, complice di
giochi e svaghi, insegnante di
comportamento e buone maniere, ma soprattutto esempio
di bontà d’animo, spirito di dedizione ai meno fortunati e di
assoluta serenità e gratuità nel
fare il bene.
Una menomazione ad una
gamba le rendeva difficile la
deambulazione, per questo
aveva accettato di allontanarsi
dalla sua famiglia e di cercarne
un’altra assai più vasta ed esigente: il Piccolo Cottolengo.
Durante l’anno il suo impegno era concentrato nel “guardaroba”, lì dava libero sfogo alle sue eccellenti doti nell’arte
del cucire; ma l’estate operava il
miracolo! Eccola puntuale, ogni
anno, a prendere il “timone”
della Colonia di Baiardo: organizzava, cucinava, sollecitava
tutti noi ad essere allegri, positivi ed utili “alla causa” ciascuno
secondo le proprie possibilità.
Metà anni ‘60 a Baiardo:
Adelma al centro, accanto seduta
la Sig.na Giuseppina Coghi
e il fratello Vittorio, in alto a destra
(amici e benefattori
con l’altra sorella Matilde
molto conosciuta in Sanremo).
In primo piano mia sorella Gabriella
ed io, in piedi Gianmario e
Gianfranco due dei “ragazzi”.
Mi sentivo orgogliosamente
utile quando ci incaricava (la
mia sorellina ed io) di acquistare il pane in paese. I negozianti
ormai ci conoscevano e ci salutavano, qualche volta offrivano
un dolcetto o un pezzetto di
focaccia e la cosa era ancor più
gradita.
Ho ancora sotto gli occhi il
ben di Dio che era stipato nella
dispensa e nel naso il profumo
invitante che usciva dalle pentole quando Adelma armeggiava in cucina canticchiando e
lanciando qualche lazzo all’indirizzo di uno dei ragazzi della
colonia.
“I ragazzi”, Adelma li chiamava così i miei compagni di
vacanza, ma comunemente allora veniva usata l’espressione
“Buoni Figli” che adesso pare
si sia caricata di significati così
negativi da essere bandita anche all’interno dell’Opera.
lo non trovavo e non trovo così brutto l’appellativo, mi evocava i sentimenti materni, familiari
con i quali venivano accolti questi ragazzi e ragazze con evidenti limiti
fisici ed intellettivi rispetto alla cosiddetta normalità, ma sicuramente insuperabili nella genuinità
infantile e nella “bontà”
incontaminata dei loro
cuori. Erano i “Buoni Figli” dei “Buoni Preti” e
delle “Buone Suore” che
li accoglievano, ecco il
mio semplice modo di
vedere le cose allora.
Affiorano nella mente i
volti e i nomi di tanti “ragazzi”, di tanti sacerdoti,
e suore, non voglio nominare nessuno perché lo spazio non basterebbe e poi non
vorrei dimenticare qualcuno.
Negli anni del liceo tornai
più volte, per brevi soggiorni, a
far visita a Don Luigi, all’Adelma e ai miei amici di San Remo.
In quel periodo conobbi Don
Sonaglia il quale era divenuto il
direttore dell’Istituto. Imparai
che dietro il suo modo di fare
sbrigativo e quasi burbero, si
nascondeva un animo generoso e sollecito nei confronti di
tutti. Quante opere realizzate
da Don Delfino!
Si può dire che ho visto nascere dal nulla l’edificio riservato alle donne sorto dove, nelle
mie prime visite, venivano allevati alcuni maiali con gli scarti
delle cucine. Agli scarsi mezzi
economici Don Sonaglia opponeva il suo coraggio quasi temerario e la grande fiducia che
egli aveva nella Divina Provvidenza e così affrontava opere
sempre nuove e ambiziose.
Purtroppo Don Luigi ci lasciò prematuramente, ma il
mio rapporto con Don Orione
non ebbe termine. Quando decisi di abbandonare gli studi
universitari, cominciai a cercare
intensamente un lavoro. Quel-
lo che forse era da tempo già scritto nel mio
destino, si concretizzò
un venerdì sera con una
telefonata di Don Sonaglia che, nel frattempo, era stato nominato
Economo dell’Istituto
Paverano di Genova.
“Ho necessità di assumere un impiegato, se
accetti la proposta raccogli qualche indumento in una borsa e presentati nel mio ufficio
lunedì mattina presto”.
Queste poche e sbrigative parole diedero inizio alla mia nuova avventura nel mondo orionino in
qualità di “dipendente”, era il
mese di febbraio dell’anno
1984.
Vivendo dall’interno la realtà
del Piccolo Cottolengo, ebbi
modo di considerare con spirito più obiettivo e critico il mondo che mi circondava, tuttavia
ritrovai quasi intatte le sensazioni e i sentimenti che portavo
in me dall’esperienza giovanile.
Trovai un ambiente familiare sia
tra i colleghi diretti che tra gli
operai della manutenzione e il
personale infermieristico. Il
rapporto con i Religiosi era immediato e costante, con l’Economo in modo particolare si vivevano momenti di intensa
convivialità. Naturalmente non tutto era
perfetto, si vissero anche momenti di diatribe piuttosto vivaci tra
Istituto e rappresentanze sindacali, ma lo spirito positivo nei confronti dell’Opera e delle
sue finalità non venne
mai a mancare. Se devo
fare un confronto tra la
realtà di allora e quella
che ho vissuto fino a
pochi mesi orsono, direi che diverse cose sono senz’altro migliorate
e mi riferisco alla ristrutturazione dei re-
Nel cortile di Baiardo con Adelma,
un’amica e noi tre fratellini.
parti, alle apparecchiature mediche, agli arredi, alla preparazione professionale dei dipendenti, all’introduzione di nuove
figure specializzate (animatori,
educatori, ecc.). Ritengo che a
tanto sforzo di adeguamento
strutturale e tecnologico, ne
debba corrispondere uno altrettanto energico per mantenere e migliorare quella carica
di umanità e di familiarità che
deve fare la differenza nel conAllegro pranzo all’aperto con brindisi
di “benvenuto in villeggiatura”.
In compagnia anche mio padre
che ci aveva accompagnato.
fronto delle altre Istituzioni che operano nel
medesimo settore. Capisco le obiettive difficoltà di coniugare la
funzionalità, l’efficienza
e il rispetto delle prescrizioni di legge che
regolano la nostra attività con le richieste di
calore umano che si levano palesi o silenti
dalla voce o dallo
sguardo dei nostri
Ospiti, ma la legittima
aspirazione ad usare
sempre meglio le risorse intellettuali, non ci
faccia mai dimenticare
che le ragioni della nascita e
della crescita del nostro mondo si trovano prima di tutto nel
cuore.
Dal dicembre dello scorso
anno ho lasciato Genova e il
Paverano perché mi è stata
concessa l’opportunità di lavorare più vicino a casa, ora sono
a Tortona nel “Centro Mater
Dei” e ho iniziato l’ennesimo
capitolo della mia storia nell’Opera orionina. Sappiate che ho
provato molta nostalgia per voi
Colleghi, Ospiti, Religiosi, soprattutto i primi giorni, con ancora nella mente e nel cuore la
gioia e la commozione per il
modo in cui avete voluto salutarmi prima del mio trasferimento.
Qui a Tortona mi sto
ambientando, spero di
non deludere chi mi ha
accolto con tanta benevolenza, per fortuna, oltre a simpatiche “nonnine”, ho trovato alcuni
“ragazzi” coi quali ho
instaurato subito un
buon rapporto di amicizia, ... buon sangue non
mente! Consideratemi
sempre ... uno dei vostri, non penso vi risulterà difficile.
genova
e don orione 13
Lascia o Genova che io ti ringrazi,
sii tu benedetta nei secoli
Don Orione
genova: la città, la chiesa,
la gente, don Orione
iunti quasi al termine della rivisitazione
delle opere di Don Orione in Genova e
delle figure che ci sono apparse più significative, accenniamo all’ambiente genovese che ha educato ed incoraggiato il
nostro Padre Fondatore nelle vie della carità.
G
laChecittà
io sappia Genova è un caso unico dove
tutte le Autorità civili, sia pur di diversa tendenza legata alle scelte politiche, non soltanto hanno permesso, ma hanno collaborato e sostenu-
to lo slancio di Don Orione. Sarebbe una fatica
improba sfogliare gli annali e richiamare i fatti
che provano la cordiale, fattiva, appassionata
collaborazione tra la Pubblica Amministrazione
e il Piccolo Cottolengo. Valga per tutte la bella
testimonianza scolpita nel marmo della sede
del Piccolo Cottolengo in via Bartolomeo Bosco:” La Civica Amministrazione, sicura interprete del sentimento popolare, aveva divisato
di concedere perpetuamente una sede al Piccolo Cottolengo Genovese e che allo scopo di
dare una pratica attuazione a detto sentimento, il Comune stesso aveva pensato di donare
all’istituto anzidetto, l’intero stabile “. Dopo la
distruzione bellica il Comune ricostruì l’immobile e lo donò all’Opera di Don Orione.
Passò poi parroco a Campomorone e venne in
seguito promosso parroco della Cattedrale. Indirizzò alla congregazione nascente un suo ottimo giovane che gli seguiva i gruppi di azione
cattolica, Nicola Rebora. Diventato sacerdote
fece un gran bene nell’America del sud. Mons.
Marco Granara, nipote di Mons. Angelo, continua dall’alto del Santuario della Guardia del Figogna la scia di affetto verso gli orionini. Altrettanta affabilità intrattenne Don Antonio Durante, parroco di Pieve, anche lui generoso nel
delicato apostolato delle confessioni dei religiosi.
laCredo
chiesa
che Don Orione godesse un mondo
nel sentirsi inserito in questa chiesa così variegata nelle sue espressioni di carità. Potrei ripetere per Don Orione quello che il card. Tettamanzi disse accomiatandosi dalla città. “ Da
Genova mi porto tutto, i valori e le difficoltà. Mi
auguro che mi accompagni sempre l’esperienza che il Signore mi ha donato di fare in questa
amata Chiesa, quella di un rapporto con tutti,
senza alcuna distinzione, nel segno di una umanità semplice e cordiale”. Frase da affiancare a
quella di Don Orione:” Io conosco il vostro cuore che talvolta nella scorza par duro ma è grande come è grande il vostro mare”. Che figure
luminose nel cielo di Genova! Caterina Fieschi,
Vittoria Strata, Virginia Centurione Bracelli,
Tommaso Reggio, Carlo Spinola, Siro, Desiderio, Francesca Rubatto, Rosa Gattorno, Paola
Frassinetti, Francesco Maria da Camporosso,
Agostino Roscelli, Francesco Montebruno, Vincenzo Minetti, Fassi Como. Altre figure di emi-
paverano: folla attorno al papa.
paverano: il cardinal siri in una delle sue visite.
nentissimi Pastori sono nell’albo della famiglia
orionina: Minoretti, Boetto, Siri, Canestri, Tettamanzi. Mons. Francesco Canessa.
Mi va di ricordare in modo particolare Mons.
Angelo Granara. Studiò nel seminario di Tortona e probabilmente fu lì che conobbe Don
Orione e la sua opera. Parroco a Pietralavezzara scendeva a piedi ogni settimana a Pontedecimo dove prendeva i mezzi per arrivare a
Quarto a confessare i religiosi di Don Orione.
laTanta
gente
parte ebbe la gente di Genova nella
realizzazione delle opere orionine. Un partico-
lare distingue Genova: ha sempre sentite come
proprie le opere di Don Orione. Mario Macciò
ha raccolto qualche ritratto nell’opuscolo: “
Don Orione: i Genovesi raccontano”. Grazie.
Qui però voglio ricordare gli anonimi: quelli del
mercato dei fiori che settimanalmente si ricordano che al Cottolengo non si vive di solo pane; i pastai e i pasticceri che ci chiamano a
prender parte a qualche festa donandoci loro
prodotti; i ristoratori che abbondano nelle cerimonie perché sanno che c’è da pensare a chi
non sarà mai più invitato da nessuno. E una folla numerosa che legge queste quattro righe e
si presenta allo sportello postale per far un conto corrente per ricordare i propri morti con una
carità al Piccolo Cottolengo. E per finire la frase di Don Orione:” Lascia o Genova che io ti
ringrazi, sii tu benedetta nei secoli “.
“non farò il barabba”
villa s. CAterina, molassana
ivisitando la storia delle opere di Don
Orione in Genova, lasciamo per ultima
Villa Santa Caterina di Molassana. Egli l’aveva chiamata “Casa di Santa Caterina
da Genova”, e l’ha così presentata all’arcivescovo di Genova, il card. Boetto.
“Ecco la carità che imploro. Non di rado mi si
presentano delle signore ricche, ridotte in stato
di miseria da far compassione: prima avevano
ogni ben di Dio, servi e domestiche, ora non
hanno da mangiare. Ne abbiamo già alcune al
Piccolo Cottolengo di Genova dove c’è anche
una cugina di sua maestà la regina Elena. Ma altre ce ne sono che implorano di essere accolte
e non so come fare, né ho un posto conveniente da metterle, senza che si avviliscano. Da
tempo mi sono raccomandato a Santa Caterina
da Genova, che era nobile, e le ho promesso
che, se mi mandava una Casa adatta per le vere signore decadute, avrei posta la casa sotto il
suo nome e patrocinio. La Casa la Divina Provvidenza l’avrebbe già mandata, Eminenza, ed è
una Villa già dei Marchesi Durazzo, a sei chilometri da Genova, in collina, a Pino di Molassana: c’è anche la Cappella ed è in buon stato.
Giovedi 27 novembre l’ho visitata e sabato 29
la Divina Provvidenza ha mandato tutto il denaro per pagarla, senza che io lo chiedessi a persona viva. Avevano chiesto 160.000 lire, ma si è
concluso per meno. Ci saranno dei lavori da fa-
R
re ma la Divina Provvidenza non fa le cose a
metà e io poi non farò il barabba, ma voglio cominciare subito la mia conversione. La Divina
Provvidenza compirà l’opera!”. La Villa era appartenuta alla famiglia Durazzo che, dall’Albania dilaniata da guerre e carestia, alla fine del
Trecento si era rifugiata a Genova dove fece
una rapida fortuna nel settore del commercio
tessile. Si imparentò coi Grimaldi e con Giacomo Durazzo Grimaldi iniziò una serie di ben otto dogi. Si avvicendarono nel possesso dei palazzi dei nobili Balbi, quelli che diedero nome
villa s. Caterina a molassana.
alla omonima via e, nel mille settecento, furono
tra i protagonisti di un discreto fervore culturale partecipando alla fondazione dell’Accademia
Ligustica. Ricchi a non si dire si misero ad acquisire le numerose ville rivierasche e nel primo
entroterra genovese. Tra queste anche la “nostra” villa di Molassana.
D. Fortunato Oneto, primo cappellano della
casa scrive: “Il primo venerdì di giugno del
1939 Don Orione disse ai suoi religiosi di Genova: «Si compie oggi un voto grande e solenne del mio cuore. La casa per le nobili decadute sta per essere inaugurata solennemente.
Manca una cosa ancora, la più importante e indispensabile. Manca il Padrone di casa, il gran
Padre, il gran re di tutte le case della Piccola
Opera della Divina Provvidenza: Gesù Sacramentato... Partiremo in corteo di macchine…:
le altre case si raduneranno in cappella, esporranno il SS. mo e resteranno in adorazione fino
a tanto che il corteo sia giunto alla Cappella di
Villa Santa Caterina… Partiremo alle tre pomeridiane, l’ora della Redenzione… Io stesso porterò nelle mie mani indegne l’Ostia santa, viva e
vera…Q uesta casa, inviataci della Divina Provvidenza, quando mai la si attendeva?… Questa
casa, affidata a Gesù Cristo, è in buone mani e
non può che dar frutti di bene»”.
Don Orione stesso, rovistando tra i detriti
della villa trovò una lapide con scritto: “Tomaso Negri, insigne per sentimenti religiosi, nobiltà d’animo, cultura, saggezza e onestà di vita
e Livia Vivaldi, figlia dell’integerrimo patrizio
Pietro, mentre in questa tranquilla quiete attendevano al ristoro del fisico e dello spirito, di comune accordo, per poter più comodamente
ringraziare Dio datore di ogni bene e la Vergine
madre di Dio, dedicarono questa cappella nell’anno 1593. Cos’è mai ciò che noi doniamo al
Signore in cambio di quanto ha donato a tutti
noi?”. E soggiungeva: “Ecco il grande documento della casa: questa è la carta di marmo di
origine, di Battesimo. Conservatela bene. La
collocheremo sul frontespizio esterno della
porta della sacrestia, documento intoccabile e
imperituro”.
Delle nobili decadute si sono perse le tracce
da tempo. Per diversi anni è stata casa di riposo per signore, ma ora le leggi sulla assistenza e
sulla sicurezza hanno imposto parametri che
non è possibile attuare senza distruggere le antiche vestigia tutelate dal Ministero per i Beni e
le Attività Culturali. Di una cosa siamo certi: una
casa intrisa di così tante e sacre memorie troverà certamente uno sbocco per essere ancora
eloquente testimone della carità di Cristo.
1939: inagurazione di villa s. Caterina. al centro il cardinal boetto e don orione.
11
CRONAC A
20 novembre • Solennità della Madonna
della Divina Provvidenza
Don Gianni Castignoli
ed i confratelli concelebranti.
ue grandi momenti di vita
orionina. Abbiamo festeggiato la nostra Patrona, la Madre che provvida accompagna i
suoi figli ed è presente sempre,
specialmente nei momenti più
impensati. Ti trovi sotto le sue
ali proprio quando tu ti dimentichi di te stesso, e ti difende
dai pericoli. Sono stati questi
anche i pensieri che ci ha rivolto Don Giovanni Castignoli nel
celebrare nella nostra Comunità il suo Venticinquesimo di
Ordinazione sacerdotale.
La Solenne Celebrazione liturgica ha avuto luogo nella sala del Von Pauer e ha riunito,
insieme alle nostre ospiti, gli
amici e i collaboratori felici di
ringraziare il Signore insieme a
Don Gianni e pregare Don
Orione che riempia del suo
spirito il nostro Padre Provin-
D
ciale e dia a tutti un grande coraggio del bene.
Ricordo che Don Orione
ispirava nei ragazzi sentimenti
di fiducia nella Madonna della
Divina Provvidenza e nella preghiera che voleva si dicesse ai
piedi del letto prima del riposo, la faceva invocare con que-
sta breve giaculatoria: “O Maria Santissima, Madre di Gesù
Cristo, fate pura la nostra anima, fate puro il nostro corpo,
liberateci dal peccato mortale,
o Madre della Divina Provvidenza, pregate per noi”.
Il Santo Rosario nei reparti del Paverano
olitamente nei nostri reparti
celebriamo la Santa Messa
un giorno al mese secondo il
nostro calendario, ma accogliendo l’invito del Papa per la
preghiera del Santo Rosario
nelle famiglie, ci siamo sentiti
in dovere di pregarlo anche nei
reparti, oltre che in chiesa, dove molte ospiti della Casa non
si possono recare.
Il Cappellano ha aiutato le
sorelle ad entrare nello spirito
S
Santo Rosario
al Reparto San Vincenzo.
d.F.D.
di questa preghiera cristiana, a
cui tutti noi diamo tanto amore
e fedeltà. Abbiamo accolto i
nuovi Cinque Misteri della Luce
con molta gioia. Il Papa ha voluto arricchire la nostra meditazione, nel corso delle Ave Maria, dei misteri della vita pubblica di Gesù.
Sempre le nostre Comunità,
12
anche in periodi strani, si sono
impegnate a pregare il Rosario
con assiduità ottenendo dalla
preghiera conforto nella fede.
Come è salutare vedere le persone che contano sull’assistenza della Madonna della Divina
Provvidenza in mezzo a tutti i
dolori e i guai di questa vita!
Così tutti i ventidue reparti
Santo Rosario
al Reparto SS. Crocifisso.
Raduno Amici di novembre
hanno partecipato alla preghiera con il Papa per la pace
nel mondo.
Speriamo di ripetere la preghiera della Corona santa nei
reparti anche nel prossimo futuro per partecipare all’Anno
del Santo Rosario indetto dal
Papa per il 2003.
Cogliamo l’occasione per
raccomandare a tutti la recita
del santo Rosario nella famiglia
meditando sempre i Santi Misteri del gaudio, della luce, del
dolore e della gloria.
I misteri non sono cose misteriose o strane sono solamente quello che Dio ci dice o
ci dà di se stesso. Chi lo ama
accoglie i suoi doni e vive nella
gioia la propria fede cattolica.
Carissimo Vittorio, visto che
festeggiava il matrimonio del
figlio (e ancora, con grande affetto, rinnoviamo al Signore la
nostra preghiera per una grande messe di frutti dello Spirito
per lui e per tutti i suoi cari), dicevamo, visto che festeggiava,
ha desiderato che tutti “festeggiassero” ed ha riempito il
“raduno amici” di sessantesimi, cinquantesimi, venticinquesimi di sacerdozi e professioni religiose... già fatti!
Visto che la pioggia di festeggiati non c’era, il Signore
ci ha donato una benedizione
Don Ferdinando Dall’Ovo
Una notte stregata!
redete ai fantasmi e alle streghe? Nooo? Allora passate dal reparto “Beniamine” e
chiedete informazioni in merito. Infatti mercoledì 30 ottobre, in quel reparto, verso le
19,00 si sono verificate strane apparizioni, suoni sinistri, zucche illuminate, spaventosi fantasmi
che hanno movimentato la vita del reparto... Perché? Perché era la notte di Halloween... Tremate, tremate le streghe son tornate... e fra tante splendide streghette una presenza assai gradita
è stata quella delle “fantasmine” del reparto “Don Sciaccaluga” che per una sera ci hanno allietato con la loro presenza!!! Tra spaventi, tra un “corri di qui” e un “fuggi fuggi” generale, tra fantasmi più o meno ufficiali (neanche le bimbe hanno creduto al fantomatico fantasma Franchina,
nostra collega, n.d.r.), tra un banchetto e un giro di danze è trascorsa in allegria questa splendida e magica serata... alla prossima puntata!
C
Le educatrici Patrizia Bozzolo e Susanna Risso
“alla grande” dal cielo che ha
ridotto ad un minuscolo gruppetto di “mici” bagnati gli amici presenti. Gli “a-mici” asciutti
si sono persi però una bellissima Messa al Von Pauer concelebrata da Don Germano Corona, da Don Antonio Ruggeri
e da Don Pietro Donzelli. Il direttore poi, dopo aver chiesto
collaborazione agli amici più
longevi per aiutarlo a scoprire
passi inediti del Beato Don
Orione in quel di Genova, ha
spiegato i nuovi rapporti di lavoro che si sono instaurati con
l’ASL e con il Cido ed ha preci-
sato come “lo spirito orionino”
dovrà intervenire per illuminare questi servizi alla luce di una
CARITÀ che deve essere nonsemplice filantropia ma vera
manifestazione dell’AMORE
DI DIO, per INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO. Bellissimo! E
poi ci ha chiesto una pioggia!
... di mattonelle per dare alle
nostre sorelline ospiti la Chiesa
del Paverano trasformata per
meglio accoglierle e fare del
nostro cuore, anche con questa carità, dimora di Dio.
A.M.N.
13 IN MEMORIA
Don Ignazio Francesco
Corriga
Anche il cielo piange, in
questo uggioso 26 novembre,
la tua improvvisa, dolorosa
scomparsa, caro amico fraterno cinquantanovenne.
Ricordo i due anni trascorsi a
Sassello fra studio, lavoro, giochi: ci si allenava per dare un
senso alla propria vita futura.
Per carattere eri portato più alla manualità e nel gioco eri un
leader, specie col pallone. Malgrado le differenti inclinazioni
la nostra classe era un gruppo
compatto. Siamo rimasti tutti
innamorati di Sassello e, sebbene l’età matura ci inibisca un
poco, soprattutto da ciò che
quella località ha rappresentato per noi. La stessa aria acquistava un odore diverso, arcano,
se respirata insieme.
Il peregrinare da religioso
orionino ti ha condotto in varie
case tra cui quelle dell’amata
Sardegna e Genova (Camaldoli, Bogliasco, Castagna) dove il
tuo cuore di figlio godeva anche dell’affetto materno. Il
Corriga giovanile era diventato Don Franco, poi Don Franchino, complice l’omonimia
con Don Bucarini, al villaggio
della carità. Il primo nome lo
leggiamo qui e, personalmente, avrei preferito ignorarlo.
Sassello però rimaneva la
nostra Cafarnao. Da qualsiasi
distanza arrivavi puntuale col
gruppetto di giovani volontari
per animare le vacanze degli
ospiti del Piccolo Cottolengo,
come del resto fa Don Sergio
Mura, sempre del nostro gruppo. Le mie brevi vacanze, gli
incontri che non avevano biso-
gno di tante parole, quasi proseguimento di un discorso mai
concluso; la familiarità che annulla il tempo sul volto amico.
Una lunga esistenza fa sì che
il dolore per il distacco diluisca
col progressivo deterioramento psico-fisico: una preparazione naturale alla morte sia per il
soggetto che per quanti l’hanno caro. Nel tuo caso invece la
Provvidenza ha voluto diversamente, lasciando che il cuore
Don Franco Corriga a Selargius.
cessasse il ritmico vitale pulsare, acuendo al contempo un
senso di perdita per l’uomo,
l’amico, il sacerdote. Il rimpianto non sarà di pochi intimi,
ma di tutto quel mondo al quale avevi deciso di donarti, sulle
orme di Cristo.
Di te su ogni cosa rimarrà
l’umile impegno giornaliero, il
coraggio della quotidianità;
non grandezze, no! Spendersi
ogni giorno nella vigna del Signore senza formalizzarsi sulle
competenze: tagliando, quando necessario, qualche grappolo dal filare del vicino rimasto indietro o trasportando il
cesto colmo al posto dell’incaricato, ormai stanco. L’impegno a sentirsi ed essere lo
“straccio” orionino sempre di-
sponibile, evangelizzatore non
solo dall’altare o in chiesa, ma
soprattutto fuori, dove la gente in genere ed il giovane in
particolare si conquistano con
un piccolo mezzo: l’esempio.
Corriga, ti prego: tienimi un
posto nella tua squadra di calcio, lassù. Ciao.
Grazie Don Franco...!
Facciamo ancora molta fatica a credere che la presenza di Don Franchino in mezzo a
noi sia stata così breve e soprattutto non riusciamo facilmente ad accettare che sia “giusto” così!
Anche se per poco tempo, abbiamo potuto apprezzarlo ed amarlo per la sua semplicità, serenità, disponibilità a farsi accanto ad ognuno: vero sacerdote orionino in mezzo alla gente.
Nonostante questo non sia un periodo facile per la nostra “comunità” cercheremo comunque di andare avanti con coraggio, impegno ed ottimismo portandolo con noi, nei nostri cuori e ringraziando il Signore per averlo fatto “passare” nelle nostre vite.
Gli operatori e gli ospiti di Castagna
Giovanni Vajna de Pava
Figlio di Eugenio Vajna de
Pava, che fu uno dei fondatori
con Giovanni Gronchi della prima Democrazia Cristiana ed
anche volontario di guerra che
cadde sul Monte Nero il 21 luglio 1915 a soli 27 anni, Giovanni nacque l’8 marzo 1915
ad Aosta, pochi giorni prima
dello scoppio della Grande
Guerra. Le necessità contingenti lo portarono a trasferirsi
con la madre ed il fratello a Firenze, dove trascorse la giovinezza. Successivamente si diploma ragioniere ma è costretto a dover rinunciare a proseguire gli studi per provvedere
col proprio lavoro al mantenimento del resto della famiglia.
Sottotenente degli Alpini, viene richiamato in servizio nel
1940 e partecipa, nella Divisione Julia, alla campagna d’Al-
V.
bania, dove, ferito in battaglia
sul monte Golico, merita due
Croci di Guerra e viene rimpatriato in convalescenza. In seguito si sposa in Italia e dopo
la guarigione è inviato con la IV
Armata in Francia. L’otto settembre 1943 riesce fortunosamente a rientrare e ad evitare
l’arruolamento nella repubblica sociale. Dopo la guerra può
terminare gli studi come desiderava, si laurea in Economia e
Commercio e percorre una
brillante carriera nell’istituto di
credito in cui è impiegato. Si
trasferisce definitivamente a
Genova con la moglie e i due
figli e contribuisce in prima
persona all’ampliamento delle
attività dell’istituto stesso. Il lavoro e le cure alla famiglia non
gli impediscono di interessarsi
ai problemi della comunità. Si
può ricordare il suo impegno
come presidente della P.A.
Croce Verde di Bogliasco, della P.A. Burlando di Genova, e la
sua partecipazione alla fondazione della sezione “Golfo Paradiso” del Lions Club. Dopo il
ritiro in pensione nel 1975 aveva proseguito a lungo nella
partecipazione a tutte queste
iniziative, nonché a quelle dell’Associazione Nazionale Alpini, di cui era rimasto socio, raggiungendo il grado di tenente
colonnello.
In particolare aveva disposto tutta l’esperienza acquisita
durante il periodo lavorativo al
servizio dell’Opera di Don
Orione; per anni è stata assidua la sua presenza alle riunioni del gruppo “Amici” del quale era stato presidente.
Forte volontà e buona salute lo avevano contraddistinto e
fatto restare attivo ed impegnato durante tutti questi ultimi anni. Purtroppo un improvviso attacco cardiaco lo ha
stroncato lo scorso agosto.
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori agli
amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali
ricorre l’anniversario della
morte: sig. Michele Bianchi,
sig. Nicolino Accame, sig.a
Maria Bruno, sig.a Cesarina Piloni ved. Scarpari, don Luigi
Merlo, sig. Avio Fertonani, sig.
Armando Cossavella, sig.a Luigia Olcese, sig.a Anastasia
Consoli ved. Tinnirello, sig.
Antonio Brentin, n.d. Livietta
Ollandini, suor M. Provvidenza, sig.a Olga Vermigli, suor M.
Stanislaa, frate Ave Maria, sig.
Evaristo Bertoglio, sig. Angelo
Nenci, sig.a Gesuina Magnani
in Bellomo, sig.a Emilia Bettolo in Perfumo, sig.a Giuseppina Colombo ved. Bafico, sig.
Luigi Carlini, sig. Giacomo Merello, sig.a Vincenzina Giacone
ved. Sanseverino, sig.a Maria
Chiarella in Solari, sig.a Caterina Pittaluga ved. Cogorno,
cav. Carlo Merlano, sig.a Libera Masserini, sig.a Sofia Schiaffino, sig.a Giacinta Ronzana
ved. Fassio, sig.a Maria Teresa
Mora, dott. Edoardo Mazza,
sig.a Angela Bruno, suor M.
Teofila, dott. G.B. Bonini, sig.a
Robertina Molinari, sig.a Giovanna Bruzzone, suor. Maria
Patrizia Ramognino, sig. Angelo Costa, can. Bartolomeo Balostro, sig. Cesare De Albertis,
sig.a Martina Silvano, sig. Domenico Pagliano, sig.a Clelia
Costaguta, card. Pietro Boetto, sig.a Maria Carenini, sig.a
Adele Danovaro, sig.a Marianna Petrelli, sig.a Ida Cambiaso
Bologna, mons. Felice Cribellati, sig. Attilio Furcas, sig.a
Maria Tacchella, sig.a Caterina
Rebagliati, sig. Giuseppe Losi,
don Agostino De Marchi, sig.
Achille Negro, sig. Luigi Vignoli, gr. uff. Achille Mario Malcovati, dott. Antonio Frumento,
don Giuseppe Da Rech, sig.a
Ginevra Angela Poggi in Isola,
prof. Nicolò Filippi, mons. Carlo Chiesa, don Luigi Nicco,
sig.a Maria Grazia Ferro, sig.a
Maria Luigia Taverna, suor M.
Silvina, don Vincenzo Minetti,
sig. Rocco Petraroli, comm. Alberto Ravano, cap. Luigi Olivero, sig. Antonio Cancedda,
prof. Antonio Falchi, dott. Domenico Boglione, sig.a Ada
Varale ved. Volpe, ing. Vincenzo Bonica, sig. Silvio Paniz,
sig.a Luigia Dellepiane ved.
Pedemonte, sig.a Maria A. De
Amicis ved. Migone, sig. Luigi
Calleri, sig. Angelo Filippini,
sig.a Teresa Rovegno, sig.a Rina Raffetto, sig.a Sandra Covi
Baraggioli, cav. Vittorio Mugnai, sig.a Ida Burlando Lanata, ch. Teofilo Tezze, sig. Giuseppe Gambaro, sig. Cesare
Guenzi, sig.a Chiara Tasso ved.
Pellini, don Giovanni Simionato, don Mario Ghiazza, padre
Umile da Genova, sig. Bernardo Queirolo, dott. Giorgio Magni, sig. Francesco Catani, don
Francesco Bozzini, sig. G. Battista Bernardi, dr. prof. Goffredo Del Vivo, sig. Camillo Garlando, sig.a Maria Rosa Ricchino, sig.a Giuditta Lagostena
ved. Orlando, sig.a Flora Negri, don Lino Negri, dott.
Achille Luigi Sterpi, sig.a Elisa
Solari, sig. Virgilio Traverso,
sig. Francesco Canessa, sig.a
Flora Scarpato, sig.a Giuseppina Pula, sig. Renato Palmisano, suor M. Raffaella, sig.a Rachele Marcone ved. Cassinelli,
sig.a Maria Ansaldo, sig.a Clementina Orione ved. Borgna,
sig.a Rosaria Di Cursi, suor M.
Romana, sig. Walter Chittolini,
sig. Gianfranco Grondona, sig.
Rinaldo Franzoni, m.se Giuseppe Ricci, ing. Francesco
Sasso, suor M. Bibiana, sig.
Agostino Grasso, sig. Ernesto
Piras, sig. Ernesto Nizza, sig.
Pasquale Saraullo, sig.a Milena
Baghino, sig. Italo Zanasi, sig.a
Iolanda Paulatto, sig.a Anna
Damonte, sig.a Amelia Putrino, sig.a Rita Majorana, sig.a
Rosa Varvicchio, sig.a Liliana
Zingales, sig.a Elide Luciani,
sig.a Angiola Scarpa, sig.a Emma Ballerini.
Luce e speranza
Qualcuno ricorderà l’articolo “Morire sul pulito” pubblicato a novembre nel quale Don Aldo Viti perorava
la causa di suor Diletta, religiosa di
madre Teresa di Calcutta. Oltre ai
pannoloni ed a piccole e grandi offerte sono arrivati attestati di partecipazione, gesti e letterine commoventi. Genova ha risposto con solerte
generosità. Non solo si potrà farli
“morire sul pulito”, i malati di suor
Diletta, ma potremo anche curarli!
16
Il 23 novembre si sono sposati al
Santuario del Monte due giovani, attorniati da un folto stuolo di amici.
Fin qui tutto normale. Nella lettera
che hanno consegnato con l’invito,
rigorosamente artigianali ed al risparmio, fra l’altro si legge: “... se di
matrimonio si tratta, forse non si è
solo noi i diretti interessati, per cui riteniamo opportuno devolvere ciò
che vorrete donarci a due associazioni di cui siamo parte e di cui conosciamo l’azione...”. Ogni commento
è superfluo!
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
AULE (Euro 500)
(concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi dei Piccoli Cottolengo)
– BEATO DON ORIONE – il sig. Mauro Casella
BORSA MISSIONARIA (Euro 250)
(concorre all ‘acquisto di materiale – protesi, carrozzelle ecc. – per le missioni)
– BEATO DON ORIONE – la sig.a Eleonora Parodi Lodolo
BORSA FARMACEUTICA (Euro 200)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
BORSA DI STUDIO (Euro 100)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
BORSA DI PANE (Euro 75)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
LETTINI (Euro 50) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
– GIUSEPPE GENTILE DI LENTISCOSA – il figlio Valerio
– ELENA SIRI CARBONE – i sigg.i Maria Rita e Marcello Romoli
– BEATO DON ORIONE – le sigg.e Maria Teresa e Olga Moro
– ANDREA SEMERIA – la sig.a Graziella Curlo Semeria
– GIUSEPPE BORGIOLI – la moglie Bianca
– BEATO DON ORIONE – il sig. Francesco Rossi
BANCHI (Euro 25) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
– PRO DEFUNCTIS – la sig.a Maria Luisa Nasturzio
PER DONAZIONI E LASCITI
Chi volesse disporre di donazioni, lasciti o
espressioni di liberalità a favore dell’Istituto è
pregato di farlo usando esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio (o Dono) alla Provincia
Religiosa San Benedetto – Piccolo Cottolengo
di Don Orione con sede in Genova - Via Paverano 55 - per le proprie finalità caritative e assistenziali. Per maggiori informazioni e/o chiarimenti rivolgersi all’Ufficio Tecnico Successioni:
telefoni 010/5229343 - 010/5229313.
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55
Tel. 010/5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don GERMANO CORONA
([email protected])
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Realizzazione a cura della
Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)
Scarica

AMICI gennaio 03 - Il Piccolo Cottolengo Genovese