Spedizione in a.p. art. 2, comma 20/c - legge n. 662/96 Filiale di Bergamo Anno XLII - N. 1 Gennaio 2003 Spedito nel mese di gennaio 2003 2 3 MOTIVI LA VELINA 1 La provvidenza l papa ha dichiarato l’anno che va da ottobre 2002 a ottobre 2003, anno del Rosario ed ha arricchito di altri cinque la galleria dei misteri, chiamandoli “misteri della luce”. Più che intervento dottrinale, quello del Papa è un accorato richiamo, una implorazione a tutti i cristiani perché ritrovino la strada di casa. Il rosario è la liturgia della famiglia che ha il suo luogo celebrativo ideale tra le mura domestiche. Maria non è al centro del Rosario, ma è colei che introduce alla meditazione e comprensione dei misteri proposti. Il Vangelo infatti dice che “Maria conservava tutte le cose che le stavano capitando meditandole nel suo cuore”. È un semitismo che, all’incirca, vuol dire che Ella si immedesimava e viveva attivamente il mistero del regno di Dio che stava giungendo al suo culmine. È interessante come il Papa abbia voluto aggiungere cinque misteri, quelli della luce, che hanno come tema non tanto il fatto storico quanto la loro portata evangelizzatrice. Ossia: il fatto storico che ti propongo quale messaggio ti porta? Ribaltando nella vita pratica: quello che stai facendo, che ti sta avvenendo ha significato per te? Mentre infilo le Ave una dopo l’altra, riflettendo sui casi del Signore, quasi in controluce, con Maria vado ricuperando la mia vita. Con Maria: una madre che ha per vocazione naturale dare, crescere, confortare, incoraggiare alla vita. È per questo che è la famiglia il luogo più giusto per la recita, perché la famiglia è il crocevia della nostra vita, da lì partono e lì tornano i nostri pensieri, le nostre ansie, le nostre gioie. È la realtà che più di ogni altra rispecchia la natura di Dio. Non può essere diversamente perché la famiglia, stando alla rivelazione, è stata voluta da Dio che l’ha creata a sua immagine e somiglianza maschio e femmina. Dio non fa promesse al singolo ma, con lui, a tutta la sua discendenza. Dice Maria nel suo cantico:” Dio si ricorda della sua misericordia che aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”. Quando si manifesta usa sempre parole ed immagini che alla famiglia si richiamano. Giunta la pienezza dei tempi, invece di venire uomo bello e fatto, nel pieno del suo vigore, il Messia, il Figlio di Dio, nasce in una famiglia. La vita Egli ce la da in una famiglia e se malaugurate circostanze da essa prescindono, rimane in chi ne è privato una ferita insanabile che si porterà sempre dietro, anche se interverranno volenterosi correttivi. I clamorosi fatti che hanno scosso l’opinione degli italiani, riguardanti delitti orrendi, hanno dato adito a molteplici interventi e gli esperti si sono lodevolmente sforzati di trovare la chiave di lettura. Chi ha creduto di trovare la causa nella scuola, chi nella società, chi nei mass media, chi nella struttura psichica dei protagonisti, chi nella famiglia. Una parte di verità c’è in tutte le analisi, anche se diametralmente opposte. Ma siamo sempre sul piano teorico. Giovanni il Battista predicava a squarciagola che occorreva convertirsi. Saltò su un militare che gli chiese:” Ma cosa devo fare?”. La stessa domanda se la pongono genitori realizzati e genitori falliti: “Cosa dobbiamo fare?”. Primo: ricordarsi di una cosa importantissima: noi possediamo soltanto quello che abbiamo perso. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà. Le famiglie si sfasciano perché uno o tutti e due rivogliono la loro libertà e, pur di ottenerla, s’aggrappano a tutti i pretesti e si inventano le situazioni più allucinanti. La perderanno, tormentati da quel che poteva essere e non è stato. Chi dona la propria libertà la ritroverà e sarà la sua preziosa ricompensa, pur fra tante vicissitudini. Secondo: tanti cercano di scardinare la famiglia perché sanno benissimo che dopo avranno a che fare con persone di bocca buona, belanti e facilmente commerciabili. Invece la famiglia è la linea del Piave: di qua non si passa. Riprendo la corona del rosario, apro il cuore ad una madre che le ha provate tutte, e scorro, meglio, in famiglia scorriamo i suoi misteri che tanto somigliano ai nostri e…:Santa Maria, madre di Dio prega per noi; prega per noi; prega per noi. La Madonna si commuoverà sentendosi invocare con tanta filiale fiducia, e Dio, fatto suo Figlio e garante del tuo vincolo coniugale, dirà: “Mentre ancora tu parli, risponderò: Eccomi qui, tutto per te”. G.C. on Orione denominò la sua congregazione: “Opera D della Divina Provvidenza”. Successivamente, dietro suggerimento di S. Pio X, aggiunse Piccola perché tutto l’universo è Opera della Divina Provvidenza. Con questa denominazione Don Orione voleva darle un ampio respiro che andasse al di là del semplice intervento caritativo. Egli contemplava il grande progetto di Dio nel creare che era quello di fare di tutti un tutt’uno con Gesù e, conseguentemente, tutti diventano in Cristo figli ed eredi del Padre, amati del medesimo infinito amore col quale Egli ama il suo Primogenito, il Signore Gesù. S. Paolo con altre parole diceva “Instaurare omnia in Christo”, che è proprio il motto scelto da Don Orione per la sua opera. L’ho tradotto con “Fare di tutti un tutt’uno con Cristo” ma non mi dispiacerebbero i verbi “Rifinanziare e ricapitalizzare”. Infatti l’apostolo scriveva ai cristiani di Efeso che era una città dove il denaro correva facile ed un discorso finanziario sarebbe stato gradito. Come dire: visto che il suo progetto non decollava, il Padre lo rifinanzia con Gesù e rimpingua il capitale perché produca i risultati programmati. L’altra idea che mi piace un mondo è quella della eredità. È già un bel colpo di fortuna essere al centro dell’interesse di Dio ma “eredità” dice molto di più perché essa è tutto quello che uno ha e lo lascia proprio a te. Dio che mi da tutto quello che è e tutto quello che ha… È veramente un progetto da divina Provvidenza! “Sai che Gesù Crocifisso ti vuole un gran bene?” dice Don Orione a Don Benedetto Galbiati. Ecco, è questo il nucleo dell’annuncio di Don Orione; egli con la sua Congregazione vuole ripetere a tutti:” Sai che Gesù ti vuole un gran bene?”. Fra i tanti modi per dirlo Don Orione sceglie quello più immediato: i poveri. Essi diventano voce dell’amore di Dio e le case di carità si trasformano in tribune da dove gli ospiti, veri protagonisti, cantano il poema della Divina Provvidenza. “Sai, caro Benedetto, che Gesù crocifisso ti vuole un gran bene?”. Lo dice a Benedetto, lo dice a me, lo dice a te, a tutti. Qui viene in mente l’altra memorabile pagina dove Don Orione esprime la vera natura della sua opera. di ribelli alla volontà di Dio, anime di ribelli alla S. Chiesa di Cristo, anime di figli degeneri. Anime di sacerdoti sciagurati e perfidi, anime sottomesse al dolore, anime bianche come colombe. Anime che cercano una via, anime dolenti che cercano un rifugio o una parola di pietà, anime urlanti nella disperazione della condanna: tutte sono amate da Cristo, per tutte Cristo è morto, tutte Cristo vuole salve fra le sue braccia e sul suo cuore trafitto. Volle morire a braccia larghe fra cielo e terra, tutti chiamando – e angeli e uomini – al suo Cuore aperto, squarciato, anelando abbracciare, salvare in quel cuore divino tutti, tutti, tutti: Dio, Padre Redentore di tutto e di tutti”. “Anime di piccoli, di poveri, di peccatori. Anime di giusti, di traviati, di penitenti. Anime Datemi l’eredità promessa, restituitemi all’amore di quel Padre. 1 Quando non c’erano ancora le fotocopiatrici, per fare più copie dello stesso documento, nella macchina da scrivere venivano inseriti fogli sottilissimi che per questa loro qualità erano detti veline. Durante il periodo di regime erano i comunicati che il Capo passava alle agenzie di stampa per imporre il suo pensiero. Adesso, in regime di libertà, ci viene propinato, con altre veline, un tipo di pensiero sulla cui sublimità lasciamo liberi i lettori di pensare come vogliono. In questo nostro limitatissimo ambito, il termine velina vuole significare solamente il tentativo di trasmettere, sia pur stringatamente e con disinvoltura, la figura del Fondatore nella speranza che ci si butti l’occhio sopra, cosa che non avverrebbe se alla rubrica si desse come titolo: Breve compendio della vita del beato Luigi Orione. 4 Domenica 26 Gennaio, ore 10 Raduno Amici in via B.Bosco INCONTRI Come da tradizione l’incontro di gennaio si svolge all’Istituto di S. Caterina, in Via Bosco 14, dove Don Orione incontrava settimanalmente i genovesi ed è dedicato ad un pensiero riconoscente verso le nostre suore. Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il Rev.mo Don ARTURO BISI rientrato da pochi mesi a Genova come vice parroco di S. Giuseppe B. Cottolengo. Per l’occasione la casa si è attrezzata anche per il pranzo; è necessario prenotarsi almeno tre giorni prima al tel. 010-5229334. 4 COSTRUIAMO INSIEME Chiesa di San Giovanni Battista Ricordiamo che, partecipando a questa iniziativa, il nome dell’offerente, la cifra e il nome dell’eventuale persona che si intende ricordare saranno scritti su apposite cartoline (foto a lato) ed inserite in una nicchia murata nell’abside. Per le offerte oltre i 500 € è prevista la scritta su lapidi di marmo, che saranno collocate sulle pareti della chiesa, del nome di un proprio caro o di se stessi. Nella rubrica detti nomi appariranno in neretto. Presso il Credito Bergamasco di via Ayroli è stato aperto il conto corrente bancario ABI 3336 CAB 01041 n. 12605, intestato al Piccolo Cottolengo di Don Orione e finalizzato alla ristrutturazione della chiesa. Fondo precedente ELISABETTA e GIACOMO ZEREGA – la figlia Maria Famiglia ZENI - DALL’OVO, a ricordo del 50º di Don Ferdinando Famiglia TORTOROLO RIVA TOBINO Matilde, in memoria di Umberto, Maria e Pietro DOLCINO Giuseppe LAGOMARSINO Maria Teresa Totale 4 CONOSCERCI E’ AMARCI Uno Uno dei dei nostri nostri C € 3.546,00 600,00 200,00 50,00 20,00 100,00 50,00 € 4.566,00 onosco l’Opera Don Orione praticamente da quando sono nato poiché un cugino di mia mamma era sacerdote orionino (Don Luigi Doria) ed era legato a noi bambini (ho una sorella e un fratello) da tale affetto che tutti lo pensavano nostro zio. Siccome Don Luigi ha prestato la sua opera per tanti anni al Piccolo Cottolengo di San Remo, la mia avventura nel mondo orionino è cominciata, si può dire, da lì. All’età di sei anni (1963) entrai per la prima volta nell’Istituto di via G. Galilei, direttore era Don Vecchio, non rammento i nomi di tutti i sacerdoti e delle suore, ma mi rimane il ricordo del clima sereno e familiare che si respirava in quell’ambiente. Nell’adolescenza, per alcuni anni, ritornammo, mia sorella ed io, in quel di San Remo e più precisamente nella “colonia estiva” di Baiardo sulle montagne dell’entroterra. E sì! Le scarse possibilità economiche della mia famiglia e il grande desiderio del nostro Don Luigi di averci vicino e di farci trascorrere un periodo di vacanza lontano dal paesino natale (colline dell’Oltrepò Pavese), aveva convinto i miei genitori a lasciarci per alcune settimane a Baiardo in “villeggiatura”. Durante questi soggiorni ho avuto modo di conoscere persone che hanno lasciato segni indelebili nella mia memoria ed hanno senz’altro influito sulla formazione del mio mondo interiore e sul modo di rapportarmi con gli altri. Prima fra tutte la cara, dolce, indimenticabile Adelma che è stata per noi, durante quei soggiorni, mamma, sorella maggiore, educatrice, complice di giochi e svaghi, insegnante di comportamento e buone maniere, ma soprattutto esempio di bontà d’animo, spirito di dedizione ai meno fortunati e di assoluta serenità e gratuità nel fare il bene. Una menomazione ad una gamba le rendeva difficile la deambulazione, per questo aveva accettato di allontanarsi dalla sua famiglia e di cercarne un’altra assai più vasta ed esigente: il Piccolo Cottolengo. Durante l’anno il suo impegno era concentrato nel “guardaroba”, lì dava libero sfogo alle sue eccellenti doti nell’arte del cucire; ma l’estate operava il miracolo! Eccola puntuale, ogni anno, a prendere il “timone” della Colonia di Baiardo: organizzava, cucinava, sollecitava tutti noi ad essere allegri, positivi ed utili “alla causa” ciascuno secondo le proprie possibilità. Metà anni ‘60 a Baiardo: Adelma al centro, accanto seduta la Sig.na Giuseppina Coghi e il fratello Vittorio, in alto a destra (amici e benefattori con l’altra sorella Matilde molto conosciuta in Sanremo). In primo piano mia sorella Gabriella ed io, in piedi Gianmario e Gianfranco due dei “ragazzi”. Mi sentivo orgogliosamente utile quando ci incaricava (la mia sorellina ed io) di acquistare il pane in paese. I negozianti ormai ci conoscevano e ci salutavano, qualche volta offrivano un dolcetto o un pezzetto di focaccia e la cosa era ancor più gradita. Ho ancora sotto gli occhi il ben di Dio che era stipato nella dispensa e nel naso il profumo invitante che usciva dalle pentole quando Adelma armeggiava in cucina canticchiando e lanciando qualche lazzo all’indirizzo di uno dei ragazzi della colonia. “I ragazzi”, Adelma li chiamava così i miei compagni di vacanza, ma comunemente allora veniva usata l’espressione “Buoni Figli” che adesso pare si sia caricata di significati così negativi da essere bandita anche all’interno dell’Opera. lo non trovavo e non trovo così brutto l’appellativo, mi evocava i sentimenti materni, familiari con i quali venivano accolti questi ragazzi e ragazze con evidenti limiti fisici ed intellettivi rispetto alla cosiddetta normalità, ma sicuramente insuperabili nella genuinità infantile e nella “bontà” incontaminata dei loro cuori. Erano i “Buoni Figli” dei “Buoni Preti” e delle “Buone Suore” che li accoglievano, ecco il mio semplice modo di vedere le cose allora. Affiorano nella mente i volti e i nomi di tanti “ragazzi”, di tanti sacerdoti, e suore, non voglio nominare nessuno perché lo spazio non basterebbe e poi non vorrei dimenticare qualcuno. Negli anni del liceo tornai più volte, per brevi soggiorni, a far visita a Don Luigi, all’Adelma e ai miei amici di San Remo. In quel periodo conobbi Don Sonaglia il quale era divenuto il direttore dell’Istituto. Imparai che dietro il suo modo di fare sbrigativo e quasi burbero, si nascondeva un animo generoso e sollecito nei confronti di tutti. Quante opere realizzate da Don Delfino! Si può dire che ho visto nascere dal nulla l’edificio riservato alle donne sorto dove, nelle mie prime visite, venivano allevati alcuni maiali con gli scarti delle cucine. Agli scarsi mezzi economici Don Sonaglia opponeva il suo coraggio quasi temerario e la grande fiducia che egli aveva nella Divina Provvidenza e così affrontava opere sempre nuove e ambiziose. Purtroppo Don Luigi ci lasciò prematuramente, ma il mio rapporto con Don Orione non ebbe termine. Quando decisi di abbandonare gli studi universitari, cominciai a cercare intensamente un lavoro. Quel- lo che forse era da tempo già scritto nel mio destino, si concretizzò un venerdì sera con una telefonata di Don Sonaglia che, nel frattempo, era stato nominato Economo dell’Istituto Paverano di Genova. “Ho necessità di assumere un impiegato, se accetti la proposta raccogli qualche indumento in una borsa e presentati nel mio ufficio lunedì mattina presto”. Queste poche e sbrigative parole diedero inizio alla mia nuova avventura nel mondo orionino in qualità di “dipendente”, era il mese di febbraio dell’anno 1984. Vivendo dall’interno la realtà del Piccolo Cottolengo, ebbi modo di considerare con spirito più obiettivo e critico il mondo che mi circondava, tuttavia ritrovai quasi intatte le sensazioni e i sentimenti che portavo in me dall’esperienza giovanile. Trovai un ambiente familiare sia tra i colleghi diretti che tra gli operai della manutenzione e il personale infermieristico. Il rapporto con i Religiosi era immediato e costante, con l’Economo in modo particolare si vivevano momenti di intensa convivialità. Naturalmente non tutto era perfetto, si vissero anche momenti di diatribe piuttosto vivaci tra Istituto e rappresentanze sindacali, ma lo spirito positivo nei confronti dell’Opera e delle sue finalità non venne mai a mancare. Se devo fare un confronto tra la realtà di allora e quella che ho vissuto fino a pochi mesi orsono, direi che diverse cose sono senz’altro migliorate e mi riferisco alla ristrutturazione dei re- Nel cortile di Baiardo con Adelma, un’amica e noi tre fratellini. parti, alle apparecchiature mediche, agli arredi, alla preparazione professionale dei dipendenti, all’introduzione di nuove figure specializzate (animatori, educatori, ecc.). Ritengo che a tanto sforzo di adeguamento strutturale e tecnologico, ne debba corrispondere uno altrettanto energico per mantenere e migliorare quella carica di umanità e di familiarità che deve fare la differenza nel conAllegro pranzo all’aperto con brindisi di “benvenuto in villeggiatura”. In compagnia anche mio padre che ci aveva accompagnato. fronto delle altre Istituzioni che operano nel medesimo settore. Capisco le obiettive difficoltà di coniugare la funzionalità, l’efficienza e il rispetto delle prescrizioni di legge che regolano la nostra attività con le richieste di calore umano che si levano palesi o silenti dalla voce o dallo sguardo dei nostri Ospiti, ma la legittima aspirazione ad usare sempre meglio le risorse intellettuali, non ci faccia mai dimenticare che le ragioni della nascita e della crescita del nostro mondo si trovano prima di tutto nel cuore. Dal dicembre dello scorso anno ho lasciato Genova e il Paverano perché mi è stata concessa l’opportunità di lavorare più vicino a casa, ora sono a Tortona nel “Centro Mater Dei” e ho iniziato l’ennesimo capitolo della mia storia nell’Opera orionina. Sappiate che ho provato molta nostalgia per voi Colleghi, Ospiti, Religiosi, soprattutto i primi giorni, con ancora nella mente e nel cuore la gioia e la commozione per il modo in cui avete voluto salutarmi prima del mio trasferimento. Qui a Tortona mi sto ambientando, spero di non deludere chi mi ha accolto con tanta benevolenza, per fortuna, oltre a simpatiche “nonnine”, ho trovato alcuni “ragazzi” coi quali ho instaurato subito un buon rapporto di amicizia, ... buon sangue non mente! Consideratemi sempre ... uno dei vostri, non penso vi risulterà difficile. genova e don orione 13 Lascia o Genova che io ti ringrazi, sii tu benedetta nei secoli Don Orione genova: la città, la chiesa, la gente, don Orione iunti quasi al termine della rivisitazione delle opere di Don Orione in Genova e delle figure che ci sono apparse più significative, accenniamo all’ambiente genovese che ha educato ed incoraggiato il nostro Padre Fondatore nelle vie della carità. G laChecittà io sappia Genova è un caso unico dove tutte le Autorità civili, sia pur di diversa tendenza legata alle scelte politiche, non soltanto hanno permesso, ma hanno collaborato e sostenu- to lo slancio di Don Orione. Sarebbe una fatica improba sfogliare gli annali e richiamare i fatti che provano la cordiale, fattiva, appassionata collaborazione tra la Pubblica Amministrazione e il Piccolo Cottolengo. Valga per tutte la bella testimonianza scolpita nel marmo della sede del Piccolo Cottolengo in via Bartolomeo Bosco:” La Civica Amministrazione, sicura interprete del sentimento popolare, aveva divisato di concedere perpetuamente una sede al Piccolo Cottolengo Genovese e che allo scopo di dare una pratica attuazione a detto sentimento, il Comune stesso aveva pensato di donare all’istituto anzidetto, l’intero stabile “. Dopo la distruzione bellica il Comune ricostruì l’immobile e lo donò all’Opera di Don Orione. Passò poi parroco a Campomorone e venne in seguito promosso parroco della Cattedrale. Indirizzò alla congregazione nascente un suo ottimo giovane che gli seguiva i gruppi di azione cattolica, Nicola Rebora. Diventato sacerdote fece un gran bene nell’America del sud. Mons. Marco Granara, nipote di Mons. Angelo, continua dall’alto del Santuario della Guardia del Figogna la scia di affetto verso gli orionini. Altrettanta affabilità intrattenne Don Antonio Durante, parroco di Pieve, anche lui generoso nel delicato apostolato delle confessioni dei religiosi. laCredo chiesa che Don Orione godesse un mondo nel sentirsi inserito in questa chiesa così variegata nelle sue espressioni di carità. Potrei ripetere per Don Orione quello che il card. Tettamanzi disse accomiatandosi dalla città. “ Da Genova mi porto tutto, i valori e le difficoltà. Mi auguro che mi accompagni sempre l’esperienza che il Signore mi ha donato di fare in questa amata Chiesa, quella di un rapporto con tutti, senza alcuna distinzione, nel segno di una umanità semplice e cordiale”. Frase da affiancare a quella di Don Orione:” Io conosco il vostro cuore che talvolta nella scorza par duro ma è grande come è grande il vostro mare”. Che figure luminose nel cielo di Genova! Caterina Fieschi, Vittoria Strata, Virginia Centurione Bracelli, Tommaso Reggio, Carlo Spinola, Siro, Desiderio, Francesca Rubatto, Rosa Gattorno, Paola Frassinetti, Francesco Maria da Camporosso, Agostino Roscelli, Francesco Montebruno, Vincenzo Minetti, Fassi Como. Altre figure di emi- paverano: folla attorno al papa. paverano: il cardinal siri in una delle sue visite. nentissimi Pastori sono nell’albo della famiglia orionina: Minoretti, Boetto, Siri, Canestri, Tettamanzi. Mons. Francesco Canessa. Mi va di ricordare in modo particolare Mons. Angelo Granara. Studiò nel seminario di Tortona e probabilmente fu lì che conobbe Don Orione e la sua opera. Parroco a Pietralavezzara scendeva a piedi ogni settimana a Pontedecimo dove prendeva i mezzi per arrivare a Quarto a confessare i religiosi di Don Orione. laTanta gente parte ebbe la gente di Genova nella realizzazione delle opere orionine. Un partico- lare distingue Genova: ha sempre sentite come proprie le opere di Don Orione. Mario Macciò ha raccolto qualche ritratto nell’opuscolo: “ Don Orione: i Genovesi raccontano”. Grazie. Qui però voglio ricordare gli anonimi: quelli del mercato dei fiori che settimanalmente si ricordano che al Cottolengo non si vive di solo pane; i pastai e i pasticceri che ci chiamano a prender parte a qualche festa donandoci loro prodotti; i ristoratori che abbondano nelle cerimonie perché sanno che c’è da pensare a chi non sarà mai più invitato da nessuno. E una folla numerosa che legge queste quattro righe e si presenta allo sportello postale per far un conto corrente per ricordare i propri morti con una carità al Piccolo Cottolengo. E per finire la frase di Don Orione:” Lascia o Genova che io ti ringrazi, sii tu benedetta nei secoli “. “non farò il barabba” villa s. CAterina, molassana ivisitando la storia delle opere di Don Orione in Genova, lasciamo per ultima Villa Santa Caterina di Molassana. Egli l’aveva chiamata “Casa di Santa Caterina da Genova”, e l’ha così presentata all’arcivescovo di Genova, il card. Boetto. “Ecco la carità che imploro. Non di rado mi si presentano delle signore ricche, ridotte in stato di miseria da far compassione: prima avevano ogni ben di Dio, servi e domestiche, ora non hanno da mangiare. Ne abbiamo già alcune al Piccolo Cottolengo di Genova dove c’è anche una cugina di sua maestà la regina Elena. Ma altre ce ne sono che implorano di essere accolte e non so come fare, né ho un posto conveniente da metterle, senza che si avviliscano. Da tempo mi sono raccomandato a Santa Caterina da Genova, che era nobile, e le ho promesso che, se mi mandava una Casa adatta per le vere signore decadute, avrei posta la casa sotto il suo nome e patrocinio. La Casa la Divina Provvidenza l’avrebbe già mandata, Eminenza, ed è una Villa già dei Marchesi Durazzo, a sei chilometri da Genova, in collina, a Pino di Molassana: c’è anche la Cappella ed è in buon stato. Giovedi 27 novembre l’ho visitata e sabato 29 la Divina Provvidenza ha mandato tutto il denaro per pagarla, senza che io lo chiedessi a persona viva. Avevano chiesto 160.000 lire, ma si è concluso per meno. Ci saranno dei lavori da fa- R re ma la Divina Provvidenza non fa le cose a metà e io poi non farò il barabba, ma voglio cominciare subito la mia conversione. La Divina Provvidenza compirà l’opera!”. La Villa era appartenuta alla famiglia Durazzo che, dall’Albania dilaniata da guerre e carestia, alla fine del Trecento si era rifugiata a Genova dove fece una rapida fortuna nel settore del commercio tessile. Si imparentò coi Grimaldi e con Giacomo Durazzo Grimaldi iniziò una serie di ben otto dogi. Si avvicendarono nel possesso dei palazzi dei nobili Balbi, quelli che diedero nome villa s. Caterina a molassana. alla omonima via e, nel mille settecento, furono tra i protagonisti di un discreto fervore culturale partecipando alla fondazione dell’Accademia Ligustica. Ricchi a non si dire si misero ad acquisire le numerose ville rivierasche e nel primo entroterra genovese. Tra queste anche la “nostra” villa di Molassana. D. Fortunato Oneto, primo cappellano della casa scrive: “Il primo venerdì di giugno del 1939 Don Orione disse ai suoi religiosi di Genova: «Si compie oggi un voto grande e solenne del mio cuore. La casa per le nobili decadute sta per essere inaugurata solennemente. Manca una cosa ancora, la più importante e indispensabile. Manca il Padrone di casa, il gran Padre, il gran re di tutte le case della Piccola Opera della Divina Provvidenza: Gesù Sacramentato... Partiremo in corteo di macchine…: le altre case si raduneranno in cappella, esporranno il SS. mo e resteranno in adorazione fino a tanto che il corteo sia giunto alla Cappella di Villa Santa Caterina… Partiremo alle tre pomeridiane, l’ora della Redenzione… Io stesso porterò nelle mie mani indegne l’Ostia santa, viva e vera…Q uesta casa, inviataci della Divina Provvidenza, quando mai la si attendeva?… Questa casa, affidata a Gesù Cristo, è in buone mani e non può che dar frutti di bene»”. Don Orione stesso, rovistando tra i detriti della villa trovò una lapide con scritto: “Tomaso Negri, insigne per sentimenti religiosi, nobiltà d’animo, cultura, saggezza e onestà di vita e Livia Vivaldi, figlia dell’integerrimo patrizio Pietro, mentre in questa tranquilla quiete attendevano al ristoro del fisico e dello spirito, di comune accordo, per poter più comodamente ringraziare Dio datore di ogni bene e la Vergine madre di Dio, dedicarono questa cappella nell’anno 1593. Cos’è mai ciò che noi doniamo al Signore in cambio di quanto ha donato a tutti noi?”. E soggiungeva: “Ecco il grande documento della casa: questa è la carta di marmo di origine, di Battesimo. Conservatela bene. La collocheremo sul frontespizio esterno della porta della sacrestia, documento intoccabile e imperituro”. Delle nobili decadute si sono perse le tracce da tempo. Per diversi anni è stata casa di riposo per signore, ma ora le leggi sulla assistenza e sulla sicurezza hanno imposto parametri che non è possibile attuare senza distruggere le antiche vestigia tutelate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Di una cosa siamo certi: una casa intrisa di così tante e sacre memorie troverà certamente uno sbocco per essere ancora eloquente testimone della carità di Cristo. 1939: inagurazione di villa s. Caterina. al centro il cardinal boetto e don orione. 11 CRONAC A 20 novembre • Solennità della Madonna della Divina Provvidenza Don Gianni Castignoli ed i confratelli concelebranti. ue grandi momenti di vita orionina. Abbiamo festeggiato la nostra Patrona, la Madre che provvida accompagna i suoi figli ed è presente sempre, specialmente nei momenti più impensati. Ti trovi sotto le sue ali proprio quando tu ti dimentichi di te stesso, e ti difende dai pericoli. Sono stati questi anche i pensieri che ci ha rivolto Don Giovanni Castignoli nel celebrare nella nostra Comunità il suo Venticinquesimo di Ordinazione sacerdotale. La Solenne Celebrazione liturgica ha avuto luogo nella sala del Von Pauer e ha riunito, insieme alle nostre ospiti, gli amici e i collaboratori felici di ringraziare il Signore insieme a Don Gianni e pregare Don Orione che riempia del suo spirito il nostro Padre Provin- D ciale e dia a tutti un grande coraggio del bene. Ricordo che Don Orione ispirava nei ragazzi sentimenti di fiducia nella Madonna della Divina Provvidenza e nella preghiera che voleva si dicesse ai piedi del letto prima del riposo, la faceva invocare con que- sta breve giaculatoria: “O Maria Santissima, Madre di Gesù Cristo, fate pura la nostra anima, fate puro il nostro corpo, liberateci dal peccato mortale, o Madre della Divina Provvidenza, pregate per noi”. Il Santo Rosario nei reparti del Paverano olitamente nei nostri reparti celebriamo la Santa Messa un giorno al mese secondo il nostro calendario, ma accogliendo l’invito del Papa per la preghiera del Santo Rosario nelle famiglie, ci siamo sentiti in dovere di pregarlo anche nei reparti, oltre che in chiesa, dove molte ospiti della Casa non si possono recare. Il Cappellano ha aiutato le sorelle ad entrare nello spirito S Santo Rosario al Reparto San Vincenzo. d.F.D. di questa preghiera cristiana, a cui tutti noi diamo tanto amore e fedeltà. Abbiamo accolto i nuovi Cinque Misteri della Luce con molta gioia. Il Papa ha voluto arricchire la nostra meditazione, nel corso delle Ave Maria, dei misteri della vita pubblica di Gesù. Sempre le nostre Comunità, 12 anche in periodi strani, si sono impegnate a pregare il Rosario con assiduità ottenendo dalla preghiera conforto nella fede. Come è salutare vedere le persone che contano sull’assistenza della Madonna della Divina Provvidenza in mezzo a tutti i dolori e i guai di questa vita! Così tutti i ventidue reparti Santo Rosario al Reparto SS. Crocifisso. Raduno Amici di novembre hanno partecipato alla preghiera con il Papa per la pace nel mondo. Speriamo di ripetere la preghiera della Corona santa nei reparti anche nel prossimo futuro per partecipare all’Anno del Santo Rosario indetto dal Papa per il 2003. Cogliamo l’occasione per raccomandare a tutti la recita del santo Rosario nella famiglia meditando sempre i Santi Misteri del gaudio, della luce, del dolore e della gloria. I misteri non sono cose misteriose o strane sono solamente quello che Dio ci dice o ci dà di se stesso. Chi lo ama accoglie i suoi doni e vive nella gioia la propria fede cattolica. Carissimo Vittorio, visto che festeggiava il matrimonio del figlio (e ancora, con grande affetto, rinnoviamo al Signore la nostra preghiera per una grande messe di frutti dello Spirito per lui e per tutti i suoi cari), dicevamo, visto che festeggiava, ha desiderato che tutti “festeggiassero” ed ha riempito il “raduno amici” di sessantesimi, cinquantesimi, venticinquesimi di sacerdozi e professioni religiose... già fatti! Visto che la pioggia di festeggiati non c’era, il Signore ci ha donato una benedizione Don Ferdinando Dall’Ovo Una notte stregata! redete ai fantasmi e alle streghe? Nooo? Allora passate dal reparto “Beniamine” e chiedete informazioni in merito. Infatti mercoledì 30 ottobre, in quel reparto, verso le 19,00 si sono verificate strane apparizioni, suoni sinistri, zucche illuminate, spaventosi fantasmi che hanno movimentato la vita del reparto... Perché? Perché era la notte di Halloween... Tremate, tremate le streghe son tornate... e fra tante splendide streghette una presenza assai gradita è stata quella delle “fantasmine” del reparto “Don Sciaccaluga” che per una sera ci hanno allietato con la loro presenza!!! Tra spaventi, tra un “corri di qui” e un “fuggi fuggi” generale, tra fantasmi più o meno ufficiali (neanche le bimbe hanno creduto al fantomatico fantasma Franchina, nostra collega, n.d.r.), tra un banchetto e un giro di danze è trascorsa in allegria questa splendida e magica serata... alla prossima puntata! C Le educatrici Patrizia Bozzolo e Susanna Risso “alla grande” dal cielo che ha ridotto ad un minuscolo gruppetto di “mici” bagnati gli amici presenti. Gli “a-mici” asciutti si sono persi però una bellissima Messa al Von Pauer concelebrata da Don Germano Corona, da Don Antonio Ruggeri e da Don Pietro Donzelli. Il direttore poi, dopo aver chiesto collaborazione agli amici più longevi per aiutarlo a scoprire passi inediti del Beato Don Orione in quel di Genova, ha spiegato i nuovi rapporti di lavoro che si sono instaurati con l’ASL e con il Cido ed ha preci- sato come “lo spirito orionino” dovrà intervenire per illuminare questi servizi alla luce di una CARITÀ che deve essere nonsemplice filantropia ma vera manifestazione dell’AMORE DI DIO, per INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO. Bellissimo! E poi ci ha chiesto una pioggia! ... di mattonelle per dare alle nostre sorelline ospiti la Chiesa del Paverano trasformata per meglio accoglierle e fare del nostro cuore, anche con questa carità, dimora di Dio. A.M.N. 13 IN MEMORIA Don Ignazio Francesco Corriga Anche il cielo piange, in questo uggioso 26 novembre, la tua improvvisa, dolorosa scomparsa, caro amico fraterno cinquantanovenne. Ricordo i due anni trascorsi a Sassello fra studio, lavoro, giochi: ci si allenava per dare un senso alla propria vita futura. Per carattere eri portato più alla manualità e nel gioco eri un leader, specie col pallone. Malgrado le differenti inclinazioni la nostra classe era un gruppo compatto. Siamo rimasti tutti innamorati di Sassello e, sebbene l’età matura ci inibisca un poco, soprattutto da ciò che quella località ha rappresentato per noi. La stessa aria acquistava un odore diverso, arcano, se respirata insieme. Il peregrinare da religioso orionino ti ha condotto in varie case tra cui quelle dell’amata Sardegna e Genova (Camaldoli, Bogliasco, Castagna) dove il tuo cuore di figlio godeva anche dell’affetto materno. Il Corriga giovanile era diventato Don Franco, poi Don Franchino, complice l’omonimia con Don Bucarini, al villaggio della carità. Il primo nome lo leggiamo qui e, personalmente, avrei preferito ignorarlo. Sassello però rimaneva la nostra Cafarnao. Da qualsiasi distanza arrivavi puntuale col gruppetto di giovani volontari per animare le vacanze degli ospiti del Piccolo Cottolengo, come del resto fa Don Sergio Mura, sempre del nostro gruppo. Le mie brevi vacanze, gli incontri che non avevano biso- gno di tante parole, quasi proseguimento di un discorso mai concluso; la familiarità che annulla il tempo sul volto amico. Una lunga esistenza fa sì che il dolore per il distacco diluisca col progressivo deterioramento psico-fisico: una preparazione naturale alla morte sia per il soggetto che per quanti l’hanno caro. Nel tuo caso invece la Provvidenza ha voluto diversamente, lasciando che il cuore Don Franco Corriga a Selargius. cessasse il ritmico vitale pulsare, acuendo al contempo un senso di perdita per l’uomo, l’amico, il sacerdote. Il rimpianto non sarà di pochi intimi, ma di tutto quel mondo al quale avevi deciso di donarti, sulle orme di Cristo. Di te su ogni cosa rimarrà l’umile impegno giornaliero, il coraggio della quotidianità; non grandezze, no! Spendersi ogni giorno nella vigna del Signore senza formalizzarsi sulle competenze: tagliando, quando necessario, qualche grappolo dal filare del vicino rimasto indietro o trasportando il cesto colmo al posto dell’incaricato, ormai stanco. L’impegno a sentirsi ed essere lo “straccio” orionino sempre di- sponibile, evangelizzatore non solo dall’altare o in chiesa, ma soprattutto fuori, dove la gente in genere ed il giovane in particolare si conquistano con un piccolo mezzo: l’esempio. Corriga, ti prego: tienimi un posto nella tua squadra di calcio, lassù. Ciao. Grazie Don Franco...! Facciamo ancora molta fatica a credere che la presenza di Don Franchino in mezzo a noi sia stata così breve e soprattutto non riusciamo facilmente ad accettare che sia “giusto” così! Anche se per poco tempo, abbiamo potuto apprezzarlo ed amarlo per la sua semplicità, serenità, disponibilità a farsi accanto ad ognuno: vero sacerdote orionino in mezzo alla gente. Nonostante questo non sia un periodo facile per la nostra “comunità” cercheremo comunque di andare avanti con coraggio, impegno ed ottimismo portandolo con noi, nei nostri cuori e ringraziando il Signore per averlo fatto “passare” nelle nostre vite. Gli operatori e gli ospiti di Castagna Giovanni Vajna de Pava Figlio di Eugenio Vajna de Pava, che fu uno dei fondatori con Giovanni Gronchi della prima Democrazia Cristiana ed anche volontario di guerra che cadde sul Monte Nero il 21 luglio 1915 a soli 27 anni, Giovanni nacque l’8 marzo 1915 ad Aosta, pochi giorni prima dello scoppio della Grande Guerra. Le necessità contingenti lo portarono a trasferirsi con la madre ed il fratello a Firenze, dove trascorse la giovinezza. Successivamente si diploma ragioniere ma è costretto a dover rinunciare a proseguire gli studi per provvedere col proprio lavoro al mantenimento del resto della famiglia. Sottotenente degli Alpini, viene richiamato in servizio nel 1940 e partecipa, nella Divisione Julia, alla campagna d’Al- V. bania, dove, ferito in battaglia sul monte Golico, merita due Croci di Guerra e viene rimpatriato in convalescenza. In seguito si sposa in Italia e dopo la guarigione è inviato con la IV Armata in Francia. L’otto settembre 1943 riesce fortunosamente a rientrare e ad evitare l’arruolamento nella repubblica sociale. Dopo la guerra può terminare gli studi come desiderava, si laurea in Economia e Commercio e percorre una brillante carriera nell’istituto di credito in cui è impiegato. Si trasferisce definitivamente a Genova con la moglie e i due figli e contribuisce in prima persona all’ampliamento delle attività dell’istituto stesso. Il lavoro e le cure alla famiglia non gli impediscono di interessarsi ai problemi della comunità. Si può ricordare il suo impegno come presidente della P.A. Croce Verde di Bogliasco, della P.A. Burlando di Genova, e la sua partecipazione alla fondazione della sezione “Golfo Paradiso” del Lions Club. Dopo il ritiro in pensione nel 1975 aveva proseguito a lungo nella partecipazione a tutte queste iniziative, nonché a quelle dell’Associazione Nazionale Alpini, di cui era rimasto socio, raggiungendo il grado di tenente colonnello. In particolare aveva disposto tutta l’esperienza acquisita durante il periodo lavorativo al servizio dell’Opera di Don Orione; per anni è stata assidua la sua presenza alle riunioni del gruppo “Amici” del quale era stato presidente. Forte volontà e buona salute lo avevano contraddistinto e fatto restare attivo ed impegnato durante tutti questi ultimi anni. Purtroppo un improvviso attacco cardiaco lo ha stroncato lo scorso agosto. Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori agli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: sig. Michele Bianchi, sig. Nicolino Accame, sig.a Maria Bruno, sig.a Cesarina Piloni ved. Scarpari, don Luigi Merlo, sig. Avio Fertonani, sig. Armando Cossavella, sig.a Luigia Olcese, sig.a Anastasia Consoli ved. Tinnirello, sig. Antonio Brentin, n.d. Livietta Ollandini, suor M. Provvidenza, sig.a Olga Vermigli, suor M. Stanislaa, frate Ave Maria, sig. Evaristo Bertoglio, sig. Angelo Nenci, sig.a Gesuina Magnani in Bellomo, sig.a Emilia Bettolo in Perfumo, sig.a Giuseppina Colombo ved. Bafico, sig. Luigi Carlini, sig. Giacomo Merello, sig.a Vincenzina Giacone ved. Sanseverino, sig.a Maria Chiarella in Solari, sig.a Caterina Pittaluga ved. Cogorno, cav. Carlo Merlano, sig.a Libera Masserini, sig.a Sofia Schiaffino, sig.a Giacinta Ronzana ved. Fassio, sig.a Maria Teresa Mora, dott. Edoardo Mazza, sig.a Angela Bruno, suor M. Teofila, dott. G.B. Bonini, sig.a Robertina Molinari, sig.a Giovanna Bruzzone, suor. Maria Patrizia Ramognino, sig. Angelo Costa, can. Bartolomeo Balostro, sig. Cesare De Albertis, sig.a Martina Silvano, sig. Domenico Pagliano, sig.a Clelia Costaguta, card. Pietro Boetto, sig.a Maria Carenini, sig.a Adele Danovaro, sig.a Marianna Petrelli, sig.a Ida Cambiaso Bologna, mons. Felice Cribellati, sig. Attilio Furcas, sig.a Maria Tacchella, sig.a Caterina Rebagliati, sig. Giuseppe Losi, don Agostino De Marchi, sig. Achille Negro, sig. Luigi Vignoli, gr. uff. Achille Mario Malcovati, dott. Antonio Frumento, don Giuseppe Da Rech, sig.a Ginevra Angela Poggi in Isola, prof. Nicolò Filippi, mons. Carlo Chiesa, don Luigi Nicco, sig.a Maria Grazia Ferro, sig.a Maria Luigia Taverna, suor M. Silvina, don Vincenzo Minetti, sig. Rocco Petraroli, comm. Alberto Ravano, cap. Luigi Olivero, sig. Antonio Cancedda, prof. Antonio Falchi, dott. Domenico Boglione, sig.a Ada Varale ved. Volpe, ing. Vincenzo Bonica, sig. Silvio Paniz, sig.a Luigia Dellepiane ved. Pedemonte, sig.a Maria A. De Amicis ved. Migone, sig. Luigi Calleri, sig. Angelo Filippini, sig.a Teresa Rovegno, sig.a Rina Raffetto, sig.a Sandra Covi Baraggioli, cav. Vittorio Mugnai, sig.a Ida Burlando Lanata, ch. Teofilo Tezze, sig. Giuseppe Gambaro, sig. Cesare Guenzi, sig.a Chiara Tasso ved. Pellini, don Giovanni Simionato, don Mario Ghiazza, padre Umile da Genova, sig. Bernardo Queirolo, dott. Giorgio Magni, sig. Francesco Catani, don Francesco Bozzini, sig. G. Battista Bernardi, dr. prof. Goffredo Del Vivo, sig. Camillo Garlando, sig.a Maria Rosa Ricchino, sig.a Giuditta Lagostena ved. Orlando, sig.a Flora Negri, don Lino Negri, dott. Achille Luigi Sterpi, sig.a Elisa Solari, sig. Virgilio Traverso, sig. Francesco Canessa, sig.a Flora Scarpato, sig.a Giuseppina Pula, sig. Renato Palmisano, suor M. Raffaella, sig.a Rachele Marcone ved. Cassinelli, sig.a Maria Ansaldo, sig.a Clementina Orione ved. Borgna, sig.a Rosaria Di Cursi, suor M. Romana, sig. Walter Chittolini, sig. Gianfranco Grondona, sig. Rinaldo Franzoni, m.se Giuseppe Ricci, ing. Francesco Sasso, suor M. Bibiana, sig. Agostino Grasso, sig. Ernesto Piras, sig. Ernesto Nizza, sig. Pasquale Saraullo, sig.a Milena Baghino, sig. Italo Zanasi, sig.a Iolanda Paulatto, sig.a Anna Damonte, sig.a Amelia Putrino, sig.a Rita Majorana, sig.a Rosa Varvicchio, sig.a Liliana Zingales, sig.a Elide Luciani, sig.a Angiola Scarpa, sig.a Emma Ballerini. Luce e speranza Qualcuno ricorderà l’articolo “Morire sul pulito” pubblicato a novembre nel quale Don Aldo Viti perorava la causa di suor Diletta, religiosa di madre Teresa di Calcutta. Oltre ai pannoloni ed a piccole e grandi offerte sono arrivati attestati di partecipazione, gesti e letterine commoventi. Genova ha risposto con solerte generosità. Non solo si potrà farli “morire sul pulito”, i malati di suor Diletta, ma potremo anche curarli! 16 Il 23 novembre si sono sposati al Santuario del Monte due giovani, attorniati da un folto stuolo di amici. Fin qui tutto normale. Nella lettera che hanno consegnato con l’invito, rigorosamente artigianali ed al risparmio, fra l’altro si legge: “... se di matrimonio si tratta, forse non si è solo noi i diretti interessati, per cui riteniamo opportuno devolvere ciò che vorrete donarci a due associazioni di cui siamo parte e di cui conosciamo l’azione...”. Ogni commento è superfluo! COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO AULE (Euro 500) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi dei Piccoli Cottolengo) – BEATO DON ORIONE – il sig. Mauro Casella BORSA MISSIONARIA (Euro 250) (concorre all ‘acquisto di materiale – protesi, carrozzelle ecc. – per le missioni) – BEATO DON ORIONE – la sig.a Eleonora Parodi Lodolo BORSA FARMACEUTICA (Euro 200) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) BORSA DI STUDIO (Euro 100) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) BORSA DI PANE (Euro 75) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) LETTINI (Euro 50) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) – GIUSEPPE GENTILE DI LENTISCOSA – il figlio Valerio – ELENA SIRI CARBONE – i sigg.i Maria Rita e Marcello Romoli – BEATO DON ORIONE – le sigg.e Maria Teresa e Olga Moro – ANDREA SEMERIA – la sig.a Graziella Curlo Semeria – GIUSEPPE BORGIOLI – la moglie Bianca – BEATO DON ORIONE – il sig. Francesco Rossi BANCHI (Euro 25) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) – PRO DEFUNCTIS – la sig.a Maria Luisa Nasturzio PER DONAZIONI E LASCITI Chi volesse disporre di donazioni, lasciti o espressioni di liberalità a favore dell’Istituto è pregato di farlo usando esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio (o Dono) alla Provincia Religiosa San Benedetto – Piccolo Cottolengo di Don Orione con sede in Genova - Via Paverano 55 - per le proprie finalità caritative e assistenziali. Per maggiori informazioni e/o chiarimenti rivolgersi all’Ufficio Tecnico Successioni: telefoni 010/5229343 - 010/5229313. Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 Tel. 010/5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don GERMANO CORONA ([email protected]) Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)