AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI PISA
Esposto
La sottoscritta Laura Sbrana, nata a Calci (PI) il 9-11-1943, residente a Pisa, via Emilia n. 259, anche
nella sua qualità di presidente del Comitato Popolare Inquinamento Zero, e su mandato dello stesso,
nell’esprimere fortissime e condivise preoccupazioni per l’incolumità, la salute, la qualità della vita e
dell’ambiente in cui vivono gli abitanti di Ospedaletto (PI) e zone limitrofe, espone quanto segue:
il 4 Maggio 1999 la Teseco S.p.a., con sede legale in Pisa, via G. Monasterio, presenta richiesta di
pronuncia sulla compatibilità ambientale di un progetto per la realizzazione di un centro di
stoccaggio provvisorio e di trattamento di diverse tipologie di rifiuti pericolosi e non pericolosi da
ubicarsi nella zona di Ospedaletto, Pisa, e deposita presso la Giunta Regionale Toscana e l’ufficio del
Genio Civile di Pisa i relativi elaborati (doc. n. 1°, 1B, 1C, 1 D) e lo Studio di Impatto Ambientale
(S.I.A) da lei compiuto. Si tratta di un centro di stoccaggio provvisorio e di trattamento di rifiuti
pericolosi e non pericolosi, ai sensi del D.Lgs.n. 22 del 5-2-97, compresi gli ex tossico-nocivi, ai sensi
del DPR 915/82; un'opera, dunque, soggetta
alla pronuncia di compatibilità ambientale di
competenza del Ministero dell’Ambiente (doc. n. 2)
Le principali caratteristiche dichiarate del progetto consistono in:
- riduzione cromati 4000 t/a
- ossidazione cianuri 4000 t/a
- inertizzazione fanghi 60.000 t/a
- recupero solventi esausti e rettifica solventi 8000 t/a
- rettifica miscela di solventi 6000 t/a
- concentrazione acque saline con solventi 20.000 t/a
- produzione vapore 10.000 Kg/hr
- trattamento chimico fisico 50.000 t/a
- ossidazione fenoli 10.000 t/a
- recupero oli da emulsioni 20.000 t/a
- stoccaggio provvisorio 1300 t/a
Il progetto indica in 182.000 tonnellate complessive la quantità di rifiuti che sarà smaltita
annualmente e che si dichiara proveniente in gran parte dal Centro-Nord dell'Italia.
Il 15 Maggio 1999 ha inizio il procedimento amministrativo finalizzato all’emanazione del decreto di
compatibilità ambientale del progetto da parte del Ministero dell’Ambiente; tale procedimento è
caratterizzato sin dalle sue prime fasi da sommarietà, parzialità e contraddittorietà sia degli
accertamenti compiuti che delle valutazioni espresse dagli Organismi ed Enti preposti al controllo
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della compatibilità ambientale ed urbanistica del progetto stesso. Tali anomalie ed irregolarità del
procedimento risulteranno decisive - come di seguito si illustrerà - ai fini del provvedimento finale
che concluderà la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), il decreto ministeriale,
infatti, risulterà
gravemente viziato nella parte in cui fonderà la positiva valutazione della
compatibilità ambientale dell'impianto Teseco non solo sulla base di documenti assai risalenti e del
tutto inidonei ad attestare sia le attuali caratteristiche della zona che la tipologia e consistenza degli
insediamenti produttivi, commerciali ed abitativi lì esistenti, ma anche sulla base di una assai parziale
rappresentazione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno, come pure delle più generali e
preesistenti condizioni di salubrità dell'ambiente dove dovrà essere ubicato l'impianto.
E’ da segnalare che il decreto ministeriale DEC/VIA/5421 di compatibilità ambientale del progetto
Teseco, emanato il 6-11-2000 e pubblicato nel Foglio delle inserzioni n. 289 della Gazzetta Ufficiale
del 12-12-2000 (doc. n. 3) è oggetto di impugnazione davanti al Tribunale Amministrativo Regionale
della Toscana (ricorso N.R.G. 523/2001, II sezione) (doc. n. 4 e n.5 ) e che con ordinanza del 28-32001 n. 413 il T.A.R. (doc. n. 6) ha respinto la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento
impugnato.
1. IL
CONTRIBUTO DEGLI
ENTI LOCALI
E DEGLI ORGANISMI TECNICI AL PROCEDIMENTO
AMMINISTRATIVO.
1-1
IL COMUNE DI PISA
L'operato dell'Ente Locale, a giudizio della sottoscritta, è stato caratterizzato da particolare lentezza
nei processi decisionali, da contraddittorietà sia delle posizioni espresse nelle varie fasi del
procedimento che degli atti adottati, ed anche da alcune rilevanti omissioni.
Il 25 Maggio 1999 la Regione Toscana inoltra al Comune ed alla Provincia di Pisa richiesta di parere
ai sensi dell'art. 17 L.R. 68/95; come previsto dalla legge, il parere dovrà pervenire nel termine di 30
giorni dalla richiesta, trascorsi i quali la valutazione degli Enti Locali si considererà favorevole alla
realizzazione del progetto (doc. n. 7).
Il 6 Agosto 1999 il dott. F. Martinelli, funzionario tecnico del Comune di Pisa, invia un promemoria
all’Assessore all'Ambiente, signora M. Baldocchi nel quale, tra l'altro, suggerisce di convocare “una
riunione con le agenzie di controllo locali e la Provincia in modo da concordare una serie di osservazioni e proposte
allargando e integrando quelle sopra accennate, da trasmettere poi alla Regione e che potrebbero comunque, in caso di
mancata accettazione da parte della stessa per avvenuta scadenza dei termini, essere presentate dall’ARPAT in sede
di Nucleo Regionale di valutazione delle VIA, Valutazione di Impatto Ambientale” (doc. n. 8).
E' dunque chiara sin d'ora la consapevolezza degli Amministratori locali di non avere ottemperato
all'obbligo di fornire all'Ente Regionale tutti gli elementi utili ai fini del rilascio del parere regionale.
In data 1 Settembre 1999 il dott. V. Giaconi, responsabile del Dipartimento A.R.P.A.T. (Agenzia
Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) sede di Pisa, invia una lettera all’Assessore
Baldocchi (doc. n.9 ) in cui svolge alcune considerazioni sul progetto e chiede un incontro con la
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TESECO per chiarire alcuni punti e per dare risposta a molti dei quesiti posti. Lo stesso giorno, la
dott.ssa E. Virgone, direttore dell’Unità Operativa Igiene e Salute Pubblica dell’Unità Sanitaria
Locale di Pisa, trasmette all’Assessore Baldocchi una relazione con parere (favorevole) di V.I.A
inviata alla Regione Toscana in data 29 Luglio 1999 (doc. n.10 ).
Il 17 Settembre 1999 il dott. Martinelli del Comune di Pisa invia all’Assessore Baldocchi un secondo
promemoria nel quale si fa riferimento al documento A.R.P.A.T. e alla necessità di acquisire in tempi
brevi analoga relazione della USL in modo “da predisporre una valutazione unica da far approvare alla
Giunta”. (doc. n. 11 ).
Il 23 Novembre 1999 la Regione Toscana invia un sollecito (doc. n. 12 ) alla Provincia e al Comune,
precisando che è intenzione della Regione concludere il procedimento prescindendo dal parere
richiesto, qualora le Amministrazioni non dovessero esprimersi. Il 13 Dicembre 1999 il Comune di
Pisa comunica che il progetto Teseco risulta compatibile con la destinazione urbanistica dell’area, a
condizione che vengano rispettati gli standard urbanistici; si riserva, altresì, ulteriori considerazioni in
merito ad una valutazione tecnico-scientifica, nella nota relativa, l’Assessore Baldocchi riferisce,
infatti, di aver raccolto i pareri preliminari dell’ARPAT e della USL (che vengono allegati in copia) e
comunica di riservarsi di inviare il parere dell’Amministrazione Comunale dopo gli esiti di uno
studio commissionato ad un tecnico di fiducia (doc. n. 13 ).
Il 23 Dicembre 1999, in una nota indirizzata alla Provincia ed al Comune di Pisa, l’Assessore
regionale all’Ambiente, C. Del Lungo, sollecita (doc. n. 14 ) l’invio del parere richiesto in data 25
Maggio; nella nota si fa presente che, visto il ritardo accumulato, la Regione trasmetterà comunque il
proprio parere, prescindendo da quello richiesto alle due Amministrazioni locali; viene, comunque,
concessa una proroga sino al 15 Gennaio 2000.
Il 25 Gennaio 2000 l’ing. G. Lombardi dell'ENEA, tecnico a cui l’Assessore Baldocchi ha richiesto
un parere, risponde con alcune considerazioni preliminari sul progetto Teseco (doc. n.15 ),
riservandosi di svolgere una valutazione completa e più approfondita, se gli verrà affidato un
incarico in tal senso. Il giorno successivo, l’Assessore Baldocchi trasmette la relazione dell’ing.
Lombardi alla Regione Toscana, precisando che “la relazione costituisce espressione del parere comunale
richiesto” (doc. n. 16 ).
Il 28 Novembre 2000 il Comune di Pisa delibera un progetto di indagine epidemiologica e
ambientale nell’area Sud-Est di Pisa, ovvero sulla popolazione di Ospedaletto e zone circostanti, al
fine di stabilire la sostenibilità dell’inceneritore Teseco; tale indagine è affidata al Consiglio Nazionale
delle Ricerche di Pisa. (doc. n. 17 ) Non si può non sottolineare come tale decisione, presa solo dopo
la pronuncia del Ministero e non prevista dalle norme in materia di V.I.A, contraddica tutte le regole
del buon andamento di una Amministrazione pubblica: il Comune di Pisa, infatti, non interviene nel
procedimento di V.I.A segnalando il rischio (o, comunque, la necessità di una preventiva verifica) del
possibile inquinamento dell’area derivante dalle pregresse attività svolte in quella zona, rischio che
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potrebbe precludere la possibilità dell'insediamento richiesto dalla Teseco S.p.a.; solo quando l'iter
procedimentale è di fatto concluso, dispone l'indagine i cui risultati, in ogni caso, saranno noti solo
dopo la decisione del Ministero. Il Sindaco, verbalmente in una pubblica assemblea tenuta presso la
Circoscrizione n° 3 e per iscritto in un passo della lettera inviata il 18 Febbraio 2001 ai cittadini di
Ospedaletto, Putignano e Sant’Ermete (doc. n. 18 ), assume l’impegno di utilizzare i risultati di tale
indagine per esercitare il suo potere di interdizione, qualora si dovesse riscontrare nel territorio la
diffusione di patologie connesse con le particolari caratteristiche dell’area.
Per altro verso, il Comune di Pisa ha omesso di svolgere e di segnalare, in sede di rilascio del proprio
"parere", ogni valutazione circa la compatibilità urbanistica del progetto Teseco, nonostante la
evidente incompatibilità del progetto sotto tale profilo, tale da rendere superflua la stessa valutazione
di compatibilità strettamente ambientale.
In sede di procedimento, la descrizione del sito è rimessa alle sole attestazioni ed ai soli documenti di
provenienza della Teseco S.p.a., senza che alcuna Amministrazione locale intervenga per segnalarne
l'erroneità.
Alla Sintesi non Tecnica dello studio di impatto ambientale (doc. n. 1A ) presentata dalla Teseco risulta,
infatti, allegata una carta IGM nella quale non viene riportata la data in cui la stessa è stata
predisposta, ma che risulta identica a quella elaborata nel 1954 (doc. n.19 ); la descrizione della zona
contenuta nella sopracitata Sintesi, del resto, appare conforme all’allegata cartografia: “L’area dove sarà
realizzato il centro TESECO è una tipica area industriale – artigianale, lontana dalla periferia abitata della città
di Pisa e all’interno della quale non esiste alcun insediamento residenziale, ma solo stabilimenti e magazzini a
caratteristica industriale, con qualche abitazione per custode annessa agli insediamenti stessi. Ai margini dell’area, in
zona agricola, si trovano case sparse, in genere ex coloniche”. Ed ancora, si legge che: “per quanto riguarda la
situazione demografica, il centro abitato più grande in prossimità della zona industriale di Ospedaletto è –
naturalmente – la città di Pisa; il numero di abitanti relativo al settore di cui alla zona industriale è modesto, essendo
pari a 527 abitanti su 99760 totali, corrispondente a una percentuale dello 0, 53%”. Identica, nella sostanza, è
la descrizione del sito contenuta nell'atto impugnato, infatti, nella parte relativa alla valutazione del
quadro ambientale, si legge che "il sito interessato al progetto si trova in un'area di caratteristiche
industriali/artigianali, caratterizzata dalla presenza di altri insediamenti industriali e dall'inceneritore comunale di
Pisa (distante circa 700 metri) ed è adiacente a vie stradali di comunicazione che permettono un facile accesso ai mezzi
di trasporto dei materiali destinati al centro. Il centro viene realizzato nell'area di uno stabilimento industriale
dismesso, i cui impianti vengono installati in gran parte all'interno dell'edificio preesistente, senza determinare
alterazioni al tessuto circostante…".
E’ da segnalare che nella sopracitata memoria con la quale la Teseco si costituisce nel giudizio
promosso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, a pag. 16, la società -di
fronte alla contestazione relativa all’avvenuta allegazione di una cartina risalente al 1954- dà atto che
“l’istruttoria Ministeriale sul punto relativo alla presenza, alla consistenza ed alla distanza degli insediamenti
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abitativi e commerciali posti nelle immediate vicinanze del nuovo stabilimento si è svolta sulla base della seguente
documentazione allegata da Teseco: Carta Topografica d’Italia IGM del 1982; Carta Tecnica Regionale (scala
1:10000) del 1986; Carta Tecnica Regionale (scala 1:8000) del 1986; dati forniti dalla Provincia sulla popolazione
residente al 1988 per ambiti e settori; descrizione dell’UTOE tratta dal Piano Strutturale del Comune approvato nel
1998”.
In una nota inviata il 26 Giugno 2002 alla Circoscrizione n°3, al Comitato Inquinamento Zero, alle
RSU dell’Ages e a molti altri organismi ed associazioni cittadini (doc. n. 20 ), la Teseco precisa,
inoltre, che “lo Studio di Impatto Ambientale Teseco approvato dal Ministero dell’Ambiente conteneva ben 24
cartografie di varia scala: praticamente tutte le cartografie ufficiali reperibili. Tra queste è stata prodotta una cartina
del 1954, rappresentante il territorio di Ospedaletto in scala 1:25000, e la stessa rappresentazione della zona di
Ospedaletto, sempre in scala 1:25000, è contenuta in un’altra delle tavole prodotte nello Studio presentato al
Ministero, che è datata 1995 ed era, al momento di presentazione del Progetto la più recente disponibile”.
Ebbene, a quanto consta alla sottoscritta, alla Sintesi non Tecnica del progetto risulta allegata la sola
carta del 1954; né si comprende per quale ragione la Teseco abbia allegato tale carta e non quella del
1995, al momento già disponibile; per altro, dalle sopracitate attestazioni della Teseco non è possibile
dedurre a quali atti siano state allegate le 24 carte menzionate, a quali Enti siano state inoltrate ed in
quale fase del procedimento. Sembra, in verità, che la stessa Regione Toscana, nel rilascio del
proprio parere tecnico, a pag. 11, par.6.3.5. della Relazione istruttoria sullo studio presentato per la pronuncia
di impatto ambientale, Firenze febbraio 2000 (doc. n. 21) abbia esaminato la sola cartina allegata alla Sintesi
non Tecnica, poiché la descrizione che dell’area interessata dall’intervento della Teseco si legge in tale
parere riproduce fedelmente la descrizione del sito fornita dalla Teseco: “L’area in cui è presente il nuovo
insediamento Teseco è una tipica area industriale-artigianale, lontana dalla periferia abitata della città di Pisa e
all’interno della quale non esiste alcun insediamento residenziale, ma solo stabilimenti e magazzini a caratteristica
industriale, con qualche abitazione per custode annessa agli insediamenti stessi. Ai margini dell’area, in zona agricola,
si trovano case sparse, in genere ex coloniche”.
Resta poi incomprensibile come, in occasione del sopralluogo compiuto il 24 Settembre1999 nella
sede dell’intervento (sopralluogo di cui si dà atto a pag. 3 della sopracitata Relazione istruttoria), alla
presenza di rappresentanti della Commissione V.I.A, della Regione Toscana, della Provincia di Pisa,
della Teseco, nessuno si sia accorto che altre, ben diverse e del tutto ignorate negli atti del
procedimento sono le caratteristiche che la zona ha assunto a partire dagli anni '70 fino a qualificarsi,
oggi, come area destinata ad insediamenti prevalentemente commerciali. Non sono (né potevano
essere) riportati nella cartografia allegata al progetto insediamenti assai rilevanti :
a) a distanza di circa 200 metri dal previsto impianto di stoccaggio, nel complesso immobiliare già
di proprietà della Deta Lazzeri, sono attualmente ubicati gli uffici delle Aziende di servizi
dell'aera pisana AGES S.p.a, GEA S.p.a. e CPT, all'interno dei quali sono stabilmente impiegati
circa 650 dipendenti delle varie aziende, ai quali si aggiungono, nell’edificio contiguo, i circa 150
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dipendenti della Geofor S.p.a. L'area è anche utilizzata come deposito ed officina del mezzi del
CPT. Il Polo di servizi è stato realizzato di recente con un investimento di circa 50.000.000.000
di “vecchie lire”;
b) nella stesso complesso immobiliare - e quindi a distanza di circa 200 metri dal “nuovo” impianto
Teseco - è ubicato un altro edificio, già sede del CPT, destinato ad ospitare gli uffici delle
agenzie di telecomunicazioni Agescom e Nodalis, nonché alcuni uffici dell'Amministrazione
provinciale; sono, inoltre, in fase di costruzione un edificio che – se non interverrà una diversa
determinazione presa nel frattempo dall’Amministrazione, ma sconosciuta alla scrivente - dovrà
ospitare gli uffici dell’Economato e dell'Archivio del Comune di Pisa, ed un altro piccolo
fabbricato nel quale verrà ubicata la filiale di un istituto bancario;
c) in un’area compresa tra 150 e 500 metri dall’impianto sono presenti, oltre ad attività industriali di
piccole e medie dimensioni, numerosi insediamenti
artigianali e commerciali, officine e
carrozzerie, vendite all’ingrosso di materiali e merci varie, tra cui il mercato ortofrutticolo
all’ingrosso, le concessionarie per la vendita e la riparazione delle autovetture Alfa Romeo,
Volkswagen, Mercedes, Saab, Fiat, uffici e magazzini di varie società commerciali, le Case
farmaceutiche Baxter e Abiogen, gli uffici della Traco e del DHL, l’Alco che commercializza
profilati in alluminio, la Ceteco, piccoli mobilifici, il Centro revisione auto dell’ACI, la Ducato
che effettua servizi interbancari, società di servizi informatici, ed anche un circolo culturale, due
ristoranti, bar. Gli insediamenti sono destinati ad aumentare:
è, infatti, quasi ultimata la
costruzione di numerosi fabbricati, uno dei quali ospiterà - a soli circa 250 metri dall’impianto un istituto di vigilanza privato;
d) in un’area compresa tra 600 e gli 800 metri sono presenti, oltre ad abitazioni isolate, ma pur
esistenti, insediamenti abitativi non trascurabili: lungo la Via del Fosso Vecchio e la Via del Caligi
sono ubicati complessivamente circa 40 immobili con destinazione abitativa ed effettivamente
occupate dai proprietari o conduttori. Si trova in quest'area la grande area (circa 15 ettari)
dell'EXPO, che ospita frequenti manifestazioni fieristiche ed espositive, con decine di migliaia di
visitatori. Anche in questa fascia si trovano numerose attività commerciali, officine e carrozzerie,
attività artigianali, esercizi di vendita all’ingrosso, la concessionaria di vendita della Citroen, un
laghetto di pesca sportiva;
e) nella zona compresa tra gli 800 ed i 1000 metri dall’impianto si registra una significativa presenza
di attività del terziario, quali - fra le più importanti - la Omnitel (che impiega stabilmente negli
uffici ivi ubicati circa 400 dipendenti), alcuni uffici dell’ENEL, uno sportello del Monte dei
Paschi di Siena, ed il grande punto commerciale della METRO: complessivamente, in questa
fascia ogni giorno sono presenti circa 1000 lavoratori. Negli ultimi anni - a conferma della vitalità
dell’area - sono stati aperti diversi esercizi commerciali di bar e ristorazione, inoltre, proprio
davanti alla Omnitel è in fase avanzata di costruzione un albergo con almeno cento posti-letto.
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A questa distanza dall’impianto, poi, inizia il tessuto urbano di Putignano;
f) alla medesima distanza dall'impianto è prossima l’apertura del Polo di attività di Montacchiello
che comporterà l'apertura di numerosi uffici commerciali in una zona molto vasta. L'area c.d.
mista (industriale, artigianale e commerciale) di Montacchiello è stata approvata dal Comune di
Pisa nel 1998, mediante adozione di variante al Piano Regolatore.
Ebbene, negli atti del procedimento impugnato - siano essi di provenienza degli Enti Locali
Territoriali che del Ministero - non vi è traccia dell’esistenza e rilevanza di tali significativi
insediamenti (il cui elenco non è esaustivo) e, quindi, del mutamento sostanziale che la destinazione
dell’area ha subito nel corso degli anni e del quale, del resto, l’Amministrazione comunale ha preso
ufficialmente atto in sede di adozione degli strumenti urbanistici, ed ancor prima, al momento in cui
si è determinata ad investire ingenti risorse finanziare (in parte disponibili grazie ad un finanziamento
comunitario) per la creazione del Polo di servizi, ubicato a soli 200 metri dal previsto inceneritore
Teseco.
La Scheda descrittiva dell'UTOE 34 del Piano Strutturale del Comune di Pisa , Zona Industriale di
Ospedaletto, (doc. n. 22 ) nella quale ricade l'area in cui è ubicato il complesso immobiliare della
Teseco, conferma che la stessa "contiene piccole e medie industrie, attività artigianali e commerciali all'ingrosso e
risulta pressoché satura". Preso atto, inoltre, che "la gestione carente dell'area concorre alla visione di un ambiente
poco vivibile…e ben poco inserito nel contesto ambientale", il disinquinamento dell'area ed il recupero
dell'equilibrio ambientale vengono
espressamente indicati nel Piano Strutturale tra gli obiettivi
qualitativi e funzionali generali relativi alla stessa. A sua volta, il Regolamento Urbanistico, con
riferimento all'UTOE 34, parla di "area per la produzione di beni e servizi". Significativa appare
l'elencazione delle utilizzazioni compatibili contenuta nelle norme generali, là, ad esempio, dove si
menzionano le "strutture culturali e ricreative".
Quanto sopra detto trova puntuale conferma anche nel contenuto di un opuscolo informativo
redatto dal Comune di Pisa nel 2000, dal titolo L'artigianato, l'industria ed il commercio in località
Ospedaletto di Pisa. Monitoraggio 1998, in esso i dati rilevati dal Comune nel 1998 sono i seguenti:
Ospedaletto ospita oltre 2700 addetti, cioè il 12,5% del totale dell'economia pisana, per 236
insediamenti; "va sottolineato come il monitoraggio abbia messo in rilievo la tendenza espansiva del sito, non solo
per l'incremento della forza - lavoro occupata, ma anche per l'aumento quantitativo delle imprese"; il 54% delle
attività concerne il terziario, il cui 32% è di attività strettamente commerciali; il settore
manifatturiero complessivamente assorbe più del 50% dell'occupazione; il settore dei
servizi è
cresciuto del 30% dal 1995.
Le incongruenze nelle scelte dell'Ente Locale non sono terminate, si segnala, infatti, anche la
circostanza che nel Regolamento Urbanistico (doc. n. 23) il Comune di Pisa ha ritenuto di dover
precisare che nella zona di cui si discute “non è ammesso l’insediamento di attività che risultino elencate
nell’allegato della normativa nazionale in materia di VIA e per le quali non sia stato attivato il relativo procedimento
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alla data di adozione del presente strumento”. Non è possibile comprendere se, con l'ultimo inciso, il
Comune di Pisa abbia o meno inteso "salvare" dalla valutazione di incompatibilità il progettato
impianto Teseco.
Si segnala, inoltre, che il Regolamento Urbanistico è stato approvato in via definitiva con deliberazione
del Consiglio Comunale n. 43/2001; che l’originaria previsione riguardante la zona sulla quale insiste
l’impianto della Teseco non è stata modificata; che sono state, quindi, del tutto disattese le
osservazioni presentate dal Comitato Inquinamento Zero (doc. n. 24 ), nella parte in cui si chiedeva :
a) l’eliminazione della parte finale dell’art. 8 1.2.2.9 (PQ2) delle norme generali, introdotta
dall’Ufficio di Piano, e cioè dell’inciso: “…. e per le quali non si stato attivato il procedimento alla data di
adozione del presente strumento”;
b) che la normativa venisse integrata con appositi dispositivi, tenuto conto che – per quanto
constava ai cittadini – non erano stati completati tutti gli studi di settore relativi al rischio
idraulico e all’assetto idrogeologico della zona di Ospedaletto. Tale richiesta era giustificata dal
fatto che le stesse Norme Attuative del R.U. (e nella parte 3/12) attestano che la zona rientra nelle
aree di Salvaguardia Idraulica, nonché dal fatto che l’UTOE 34 è da considerare zona di
allagamento e di ristagno idraulico, come risultante da elaborati grafici del Consorzio di Bonifica.
Si chiedeva, dunque, che l’esistenza di un siffatto rischio idraulico fosse esplicitamente
richiamato quale elemento di incompatibilità con l’installazione di impianti ad elevato rischio
ambientale, quali quelli insalubri di classe I o quelli soggetti a rischio di incidenti rilevanti.
Appare opportuno evidenziare che, pur escludendo profili di illegittimità o irregolarità della
previsione del Regolamento urbanistico nella parte in cui, con riferimento alla UTOE 34 (quella ove è
ubicato l’impianto Teseco) non ammette la possibilità di insediamenti di attività che risultino
elencate nell’Allegato della normativa nazionale in materia di VIA e per le quali non sia stato attivato
il relativo procedimento alla data di adozione del R.U., tuttavia la stessa Commissione Tecnica per
l’esame delle osservazioni al R. U. nella sua relazione conclusiva segnala che – sotto il profilo del
merito della scelta compiuta dall’Amministrazione Comunale – “la comissione ritiene non infondate le
argomentazioni (quelle svolte nelle osservazioni del Comitato Inquinamento Zero n.d.r.) che sottolineano un
contrasto di indirizzo con il resto delle previsioni inerenti il sistema produttivo di Ospedaletto, nel quale il Regolamento
adottato tende a favorire l’insediamento di attività di produzione di servizi, a basso impatto ambientale. In particolare,
si evidenzia come la norma nella formulazione adottata consenta di realizzare il centro di stoccaggio e di trattamento di
rifiuti pericolosi (e non) in adiacenza non tanto di aree produttive, quanto di un centro di servizi multiaziendali come
quello della ex Deta Lazzeri, ove è presente una concentrazione notevole di addetti, con ricadute anche sull’immagine
delle stesse aziende insediate, a partecipazione comunale”. (doc. n. 25)
Evidente appare, in ogni caso, il travisamento dei presupposti di fatto considerati come fondamento
del positivo giudizio di compatibilità ambientale dell'inceneritore Teseco; giudizio che è stato reso
solo grazie alla mancata considerazione dei rilevantissimi mutamenti intervenuti nella zona in epoca
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posteriore alla rilevazione cartografica allegata al progetto e di cui non è traccia neppure negli atti
adottati dal Comune di Pisa nel corso del procedimento amministrativo in esame.
Si fa presente anche che il Comitato Inquinamento Zero ha più volte scritto alla dott. Vittadini ed al
Nucleo di V.I.A del Ministero dell’Ambiente (doc. n. 26 ) per informarli della reale situazione di
Ospedaletto, della carta del 1954 ed altri importanti elementi, ma non ha ottenuto alcuna risposta.
La zona di Ospedaletto non è un’area industriale in senso stretto e, come tale, in base a quanto
disposto dall'art. 19 del Ronchi ter: (Competenze delle Regioni)…...3. Le regioni privilegiano la
realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche
delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle
discariche…...> è inidonea ad ospitare un impianto quale quello progettato dalla Teseco S.p.a.,
A ciò si aggiunga, a meno di mezzo chilometro dalla prevista localizzazione dell’inceneritore Teseco,
la presenza di un altro inceneritore, quello dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.), che rende insostenibile un
secondo impianto, per di più di “smaltimento di rifiuti pericolosi”, con conseguente cumulo dei
valori di soglia delle varie emissioni. Nell’area, per altro, sono anche presenti (dato A.R.P.A.T, pag. 3
della parte II, Indagine Ambientale) 34 industrie “da considerarsi aziende significative in termini di emissioni in
atmosfera”. Sempre l’A.R.P.A.T., nel documento appena citato, nel successivo capoverso continua
così: “Oltre alle attività produttive, significative, per i loro effetti sull’ambiente, sono anche le emissioni della vicina
superstrada e della rete di svincoli che convogliano un traffico notevolmente sostenuto”. Si rileva che nella sua
Relazione istruttoria la Regione Toscana ricorda che “la Giunta Regionale ha individuato, con Delib. n° 553
del 17-05-1999, le aree a rischio inquinamento atmosferico ai sensi della L.R. n° 63 del 13-08-1998, aree in cui
sono applicabili i disposti dei decreti del Ministero dell’Ambiente del 15-04-1994, tra le quali è ricompreso il
territorio del Comune di Pisa”; la scrivente, in proposito, fa notare anche che l’Amministrazione
Comunale nell’inverno 2002 è stata <costretta alle targhe alterne> per alleggerire l’inquinamento
atmosferico.
Inutile sottolineare anche come la già difficilissima situazione viaria, che riguarda anche la statale
Emilia e la viabilità “minore” della zona, sarebbe messa a dura prova dal movimento di 30 camion al
giorno di rifiuti pericolosi in entrata ed altrettanti in uscita (valutazione A.R.P.A.T.) con grave
pericolo di incidenti, anche per la mancanza totale di opere di urbanizzazione primaria come le
fogne.
Alla sottoscritta sembra degno di nota anche il capitoletto 4-7-4, Possibili impatti, nel quale la stessa
Teseco, a pag. 4-74 del suo Studio di Impatto Ambientale, scrive: “I possibili impatti che si possono avere sulle
componenti ambientali considerate come conseguenza della costruzione e dell’esercizio degli impianti in oggetto sono:
qualità dell’aria- inquinamento dell’ acqua superficiale- inquinamento dell’ acqua profonda- accumulo sostanze
tossiche nel suolo- variazione del livello polveri- variazione del livello del rumore- modifica dell’odorosità dell’aria-…
modifiche idrogeologiche area- incidenti- modifica dell’intensità del traffico-…alterazione quadro sanitario…” (doc.
n. 27 )
9
1.2. LA PROVINCIA DI PISA, LA REGIONE TOSCANA E IL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Il 31 Gennaio 2000 la Provincia di Pisa “esprime parere favorevole di compatibilità ambientale”
(doc. n. 28 ) precisando che gli aspetti progettuali di dettaglio saranno valutati in sede di conferenza
provinciale.
Si deve sottolineare che l’Amministrazione Provinciale in una sua deliberazione, la n.° 252 del 17-121999, Mozione su Piano provinciale dei Rifiuti solidi urbani, prot. n. 50, aveva deliberato, tra l’altro, che
“considera necessario che l’autorizzazione ad eventuali impianti per rifiuti speciali rientri nella pianificazione
provinciale, fondata prioritariamente sulle esigenze del territorio; esprime contrarietà ad una proliferazione non
programmata ad una concentrazione intollerabile su piccole porzioni di territorio degli impianti di termo combustione
dei rifiuti; (…omissis…); considera necessario mantenere una forte attenzione al carico di inquinanti che un
impianto di termocombustione riversa sul territorio; sottolinea che l’obbiettivo fondamentale da perseguire è quello della
salute dei cittadini e conseguentemente della riduzione del complessivo carico ambientale e del miglioramento delle loro
condizioni di sicurezza. Reputa indispensabile procedere ad un’ampia informazione dei cittadini negli esiti di
valutazione d’impatto ambientale…”. (doc. n. 29 )
Il 15 Febbraio e l'8 Marzo 2000 si svolge la riunione del Nucleo di Valutazione di Impatto
Ambientale (V.I.A) della Regione per esprimere un parere tecnico alla Giunta Regionale nell’ambito
del procedimento di V.I.A. di competenza statale. Il 4 Aprile 2000 la Giunta Regionale Toscana (che
stava per decadere) delibera (con cinque membri assenti su dieci votanti) il parere favorevole (doc. n.
30 ) da inviare al Ministero dell’Ambiente rilevando tra l’altro che, in assenza dell’adozione del Piano
Provinciale dei rifiuti da parte della Provincia di Pisa, la coerenza dell’impianto è stata verificata
rispetto al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.
Il 6 Novembre 2000 il Ministero dell’Ambiente esprime parere positivo con prescrizioni da adottarsi
in sede regionale prima dell’approvazione definitiva da parte della Regione medesima. (doc. n. 31 )
2. LE
INDAGINI TECNICHE ED IL MANCATO APPROFONDIMENTO DEGLI ACCERTAMENTI
AMBIENTALI.
2.1. L'A.R.P.A.T. DI PISA
In una nota dell’A..R.P.A..T. del 10 Dicembre 1999 n. 9357 (documento acquisito dalla Regione
Toscana) (doc. n. 32 ) si dà atto che nelle acque di prima falda, all’interno dello stabilimento, è stata
rilevata una concentrazione di piombo due volte superiore ai valori-limite di riferimento (50
microgrammi/litro), e ciò in rapporto alla pregressa attività svolta nel sito dell’ex Sintergres
consistente nella produzione di 50.000 tonnellate annue di piastrelle. Sulla base di tale rilevamento,
l’A.R.P.A.T. conclude che “visti gli alti valori dei parametri sopra indicati nella matrice acqua ed in particolare
del Pb, considerata anche l’attività pregressa svolta nell’area in oggetto, risulta necessario, prima della realizzazione
del progetto, una caratterizzazione ambientale più dettagliata dell’area che verifichi lo stato di inquinamento delle
matrici acqua e suolo, per un eventuale successivo intervento di bonifica, il tutto secondo quanto previsto dalla
normativa in materia”. Tale rilevamento non provoca, in realtà, da parte degli Enti territoriali, alcuna
10
iniziativa diretta ad una più puntuale verifica degli adempimenti prescritti in presenza di tale
accertamento; né una simile iniziativa risulta sollecitata dall'A.R.P.A.T. Non vi è traccia, infatti, negli
atti adottati, di eventuali valutazioni circa la sussistenza o meno dell'obbligo delle Amministrazioni
locali di provvedere all'inserimento del sito nei piani regionali delle opere da bonificare, prima di
procedere a qualsiasi autorizzazione. In altri termini, a giudizio della sottoscritta, la riscontrata
contaminazione da piombo nelle acque superficiali in quantità superiori ai limiti della normativa
regionale d.g.r. 169/95, avrebbe dovuto imporre l’inserimento della zona nell’elenco dei siti da
bonificare ai sensi del D.M. 25-10-1999 n. 471, con l’obbligo di attivazione delle procedure ivi
imposte, e con l’obbligo derivante dall’art. 51 bis del D.L.vo 5-2-1997 n. 22, di informare l’autorità
giudiziaria. Tale valutazione oggi sembra, del resto, imposta dal Decreto del Ministero dell’Ambiente
del 6 –11 - 2000, laddove si fa riferimento alle alte concentrazioni di piombo e alla necessità di
compiere ulteriori approfondimenti.
Resta, invece, da sottolineare il ruolo "polivalente" assunto dall'A.R.P.A.T. nella vicenda: nel 1996 la
Teseco S.p.a. stipula una convenzione con l’A.R.P.A.T. (alla quale verserà 20.448.500 lire) per lo
svolgimento di “attività di controlli tecnico analitici nel corso della fase sperimentale di inertizzazione e trattamento
di rifiuti tossico-nocivi”, finalizzata, fra l’altro, alla “verifica di fattibilità tecnico ambientale delle tecnologie
adottate, all’acquisizione dei dati tecnico- ambientali necessari all’ottenimento della autorizzazione definitiva e allo
studio di impatto ambientale”. L'attività commissionata all'A.R.P.A.T., dunque, mira al conseguimento
del parere positivo alla realizzazione del centro di stoccaggio e smaltimento rifiuti in contestazione.
Si rileva che, ai sensi del Decr. Legisl. 19-9-1994, n.626 “… l’attività di consulenza non può esser prestata
dai soggetti che svolgono attività di controllo e di vigilanza”, e che, per altro, il decreto A.R.P.A.T in nostro
possesso, relativo alla sopracitata convenzione, risulta anche privo dell’approvazione della Giunta
Regionale Toscana. (doc. n. 33 )
Per parte sua, anche il Ministero dell'Ambiente, nel Decreto del 6 Novembre 2000, assegna
all’A.R.P.A.T. un ruolo di grande rilievo in materia di controlli e monitoraggi ambientali.
Sempre l'A.R.P.A.T., infine, questa volta per conto del Comune di Pisa, è stata chiamata a svolgere
indagini ambientali nella medesima zona di Ospedaletto, questo nell'ambito dell’indagine
epidemiologica e ambientale approvata dalla Giunta Comunale di Pisa con delibera n° 786 del 28-112000 e diretta a verificare quale influenza abbiano avuto sulla salute dei cittadini alcune attività
insalubri dell’area artigianale-industriale di Ospedaletto, tra le quali quella dell’inceneritore R S U.
2.2. LA VALUTAZIONE DI COMPATIBILITA' AMBIENTALE AI SENSI DEL D.L.VO 17 AGOSTO 199, N.
334, COSIDDETTO SEVESO-II.
Al termine dell'istruttoria non si riscontra negli atti del procedimento alcuna indagine diretta ad
individuare l'esatto ambito di applicazione della SEVESO-II. Il Comitato Inquinamento Zero si è
rivolto, il 27-8-2000 al Ministero dell’Ambiente, Servizio V.I.A., chiedendo chiarimenti riguardo
all’applicabilità della legge SEVESO-II all’impianto Teseco, ottenendo come risposta che “l’argomento
11
non è di competenza di questo Servizio, ma del Servizio I.A.R. di questo stesso Ministero, al quale è stata trasmessa
la documentazione relativa per una valutazione del caso” (doc. n. 34 A ); il Comitato il 22-9-2000 ha a sua
volta inviato il quesito allo I.A.R., e il 17-2-2001 ne ha anche sollecitato la risposta, ma invano.
L'unico organismo pubblico che si è espresso sul punto, ancora dietro esplicita richiesta di parere
formulata dal Comitato Inquinamento Zero, è stato il Prefetto della Provincia di Pisa, il quale ha
dichiarato che al suo “Ufficio non risulta che alla Ditta in oggetto sia applicabile, ad oggi, la normativa relativa
alle aziende a rischio, non essendo state ancora attivate, da parte della stessa, le necessarie procedure”. (doc. n. 34 B
) Risposta priva di ogni valore decisivo, poiché il Prefetto né esclude né conferma l'applicabilità della
normativa.
Eppure, tale accertamento avrebbe dovuto essere compiuto prima dell'assunzione di ogni altra
determinazione, considerate le rilevantissime ripercussioni che l'eventuale giudizio di applicabilità
della legge SEVESO-II avrebbe potuto avere sulla valutazione di impatto ambientale e visti anche i
diversi elementi (del tutto ignorati nel procedimento amministrativo) dai quali si desume l'astratta
applicabilità della sopracitata legge.
Infatti, mentre non sembra che si possa validamente dubitare che a questo tipo di impianti si
applichi la SEVESO-II nella parte in cui impone l'adozione di provvedimenti di salvaguardia della
salute pubblica, non risulta altrettanto chiaro quale sia il grado della sua applicabilità strettamente
dipendente dalla quantità effettiva dei rifiuti pericolosi che verranno trattati. Questo dato non è stato
esaminato dagli Enti coinvolti nel procedimento amministrativo, né avrebbe potuto esserlo, poiché
non è ancora disponibile e non lo sarà sino a quando non verranno presentati i progetti esecutivi da
parte della Teseco, ossia quando la stessa avrà avuto le approvazioni definitive per la costruzione
dell’inceneritore.
Esistono, tuttavia, forti perplessità e preoccupazioni che, per la tipologia dei rifiuti e per le quantità
che la stessa Teseco dichiara che saranno trattate (182.000 tonnellate/anno), possano ricorrere gli
estremi per l’applicazione della legge SEVESO-II, riguardante l’incidente rilevante.
Le caratteristiche della zona, infatti, sono tali da rendere assai difficile, per non dire impossibile,
l'eventuale attivazione delle procedure previste dalla SEVESO-II per mettere in salvaguardia l’area.
La stessa Teseco, del resto, afferma che “L’analisi dei rischi effettuate sui singoli impianti ha evidenziato le
tipologie di eventi incidentali: sversamento di liquidi pericolosi sul terreno, incendio, formazione di una nube di vapori
pericolosi” (quest’ultima potrebbe verificarsi per il mescolamento accidentale di composti chimici
diversi, n.d.r.). Non è difficile fare ipotesi sugli effetti conseguenti al verificarsi di simili eventi in una
zona così densamente popolata. Non crediamo che si possa pensare, qualora ricorressero gli estremi
per la messa a punto di un piano di evacuazione sufficientemente collaudato, pure previsto tra le
precauzioni contenute nella SEVESO-II, di applicare una simile misura a protezione di un gran
numero di persone; da tale misura, comunque, per ovvie ragioni, resterebbero escluse le persone
12
che vanno alle manifestazioni di Pisa-Expo, come pure i clienti del mercato ortofrutticolo
all’ingrosso e degli altri esercizi commerciali e gli utenti del terziario della zona.
Al fine di valutare appieno la rilevanza di tale aspetto della questione - non sufficientemente
indagato nel corso del procedimento amministrativo - si riportano alcuni stralci di documenti
presentati alla Regione Toscana per lo Studio di Impatto Ambientale, sulla base del quale la Regione
Toscana in data 4-4-2000 ha espresso parere favorevole con propria delibera inviata al Ministero
dell’Ambiente, documenti dai quali si deducono non solo ingiustificate incongruenze, ma anche
indicazioni utili e rilevanti ai fini sia della corretta rappresentazione delle caratteristiche della zona,
che della valutazione dei rischi per la sicurezza dei cittadini in caso di incidente rilevante.
2.3. DALLA SINTESI NON TECNICA DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
DEL PROGETTO TESECO – Aprile 1999, pag. 23
“…Dall’esame della Carta delle aree inondabili, redatta a cura della Regione Toscana (ed. 1995), l’area di
Ospedaletto ricade tra le “aree inondabili soggette a fenomeni di esondazioni eccezionali”, questo a causa della
segnalazione di fenomeni di esondazione del fosso Caligi. D’altra parte, l’area non è stata inondata durante le
alluvioni del ‘91,’92 e ‘93. Il pericolo di esondazioni costituisce un’azione che l’ambiente può esercitare sullo
stabilimento in cui sarà ubicato il Centro Teseco e dalla quale esso sarà protetto al pari di tutti gli insediamenti della
zona”. Non è dato saper a quali misure protettive si faccia riferimento.
2.4. UFFICIO DEL GENIO CIVILE DI PISA - 9 LUGLIO 1999 :
“…Inoltre il territorio in cui si inserisce il nuovo impianto risulta soggetto ad esondazioni eccezionali, secondo quanto
riportato dalla carta delle aree inondabili redatta dalla regione Toscana. Ciò in riferimento all’ipotesi di esondazione
del fiume Arno. Da notizie acquisite è emerso che il sito non ha comunque subito alcun allagamento durante gli eventi
alluvionali del 1992-92 e 1993……in considerazione di quanto sopra esposto si richiama l’opportunità, al fine di
evitare ogni possibile situazione di rischio di allagamenti, legati alle difficoltà di deflusso della rete drenante secondaria,
operare la periodica manutenzione e ripulitura, e se del caso la ricalibratura, delle linee di drenaggio che si sviluppano
in un congruo intorno del sito in esame.”
“Il Piano strutturale del Comune di Pisa è sostanzialmente coerente con il Piano di Bacino approvato il 5 luglio 1999
il quale prevede la realizzazione di uno scolmatore, con derivazione dall’Arno in località le Bocchette, attraverso
l’ampliamento del fosso di Oratoio e scarico nel Padule di Stagno. Tale opera rientra fra quelle che il Piano definisce
di tipo B cioè soggette a ulteriori verifiche idrauliche di fattibilità. Quindi la dichiarazione Teseco di non allagabilità
dell’impianto è corretta con riferimento ai piani territoriali. I quali però sono legati ad opere ancora da realizzare”.
(doc. n. 35 )
Non è chiaro come la Regione Toscana abbia potuto esprimere parere positivo senza la preventiva
realizzazione delle opere di salvaguardia da possibili allagamenti del fiume Arno.
La scrivente ritiene opportuno precisare che il Fosso di Oratoio è un canale di scolo delle acque
piovane che si trova a circa 100 metri dalla rete di recinzione del sito del nuovo inceneritore: assai
13
discutibile appare la possibilità di realizzare uno scolmatore del fiume Arno a pochissima distanza
dall’insediamento di un centro di stoccaggio di rifiuti pericolosi.
Alla sottoscritta, poi, sembra alquanto discutibile anche la prescrizione J del Ministero dell’Ambiente
nel decreto del 6 Novembre 2000, la quale recita: “in attesa della realizzazione delle opere destinate alla
difesa dalle inondazioni dell’area su cui insiste il nuovo stabilimento Teseco, previste dal Piano di Bacino del fiume
Arno recepite nel piano strutturale del Comune di Pisa, il progetto definitivo dell’opera preveda la non interferenza fra
le eventuali acque di esondazione o di ristagno, di cui al detto Piano di Bacino, e lo stabilimento”; ci si chiede come
sia possibile difendersi dalle esondazioni che potrebbero interferire con le attività dell’impianto
Teseco, senza la realizzazione delle opere destinate alla difesa dalle inondazioni e se tali opere
davvero consisterebbero nel costruire uno scolmatore ad appena 30 metri di distanza dalla
recinzione dello stabilimento.
2.5 REGIONE TOSCANA. DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE TERRITORIALI ED AMBIENTALI 5
OTTOBRE 1999:
“L’autorità di Bacino del fiume Arno, con deliberazione del Comitato istituzionale del 14 luglio1998 individua il
sito interessato tra le aree allagabili, seppure eccezionalmente… Le opere che comportano trasformazioni edilizie e
urbanistiche potranno essere realizzate a condizione che vengano superate le condizioni di rischio legate a fenomeni di
esondazione o ristagno, o che siano individuati gli interventi necessari alla mitigazione di tale rischio, da realizzarsi
contestualmente alla esecuzione delle opere richieste.”
In data 5 luglio 1999 è stato adottato dal Comitato Istituzionale il Piano di Bacino. Diversamente da quanto sopra,
prevede per le aree allagabili “il non incremento del rischio idraulico da esse determinabile o che siano individuati gli
interventi necessari...” (doc. n. 36 )
Anche qui valgono le stesse considerazioni fatte nella parte finale del punto 2.4
2.6. DALLA SCHEDA UTOE
INDUSTRIALE DI
N°
34, (PIANO STRUTTURALE)
OSPEDALETTO (ALLEGATO 7)
ALLA VOCE
RELATIVA ALLA ZONA
VINCOLI
E CONDIZIONI
AMBIENTALI:
“Per gli insediamenti esistenti e per i nuovi interventi di trasformazione si prescrive la preventiva realizzazione del
sistema fognario di allacciamento all’impianto di depurazione di Oratoio” .
Sulla base di tali rilievi, appare immotivato ed incongruo il giudizio di compatibilità urbanistica
dell’area al progetto Teseco.
***
Ad ulteriore conferma del carattere sommario dell’istruttoria del procedimento di V.I.A. relativa alla
verifica della compatibilità ambientale, sono infine da segnalare le conclusioni dell’indagine
epidemiologico-ambientale che il C.N.R., su incarico del Comune di Pisa, ha effettuato in
collaborazione con altri enti ed organismi pubblici; in essa (doc. n. 37 ) si segnala:
14
una numerosità di patologie più alta (in proposito il prof. E. Bergamini dell’Istituto di Patologia
Sperimentale dell’Università di Pisa, durante un suo pubblico intervento alla riunione del Comitato
del 9-7-2002, ha affermato che tale numerosità è destinata ad aumentare con maggiore virulenza
negli anni a venire, a causa della lunga incubazione di molte forme tumorali) che nel resto del
Comune di Pisa.
Alcuni esempi: tumore maligno del retto: casi osservati a Ospedaletto 8, casi attesi nel resto del
Comune di Pisa, tra un minimo di 1 ed un massimo di 7
tumore maligno del fegato: casi osservati 6, attesi tra 1 e 4
tumore maligno dei genitali esterni: casi osservati 2, attesi tra 0 e 1
tumore maligno del colon: casi osservati 5, attesi tra 1 e 4
leucemie: casi osservati 5, attesi tra 1 e 4
tumori del sistema nervoso centrale: casi osservati 2, attesi tra 0 e1
tumori maligni in generale: casi osservati 86, attesi tra 47 e 80
malattie cronico-ostruttive del polmone: osservate 80, attese tra 49 e 77.
Tra i risultati della sopracitata Indagine Epidemiologica in particolare, poi, si attesta l’esistenza di
fenomeni di malformazioni congenite, natimortalità e basso quoziente di natalità registrati tra la
popolazione (benché mediamente più giovane che nel resto del Comune) residente nella zona;
fenomeni, questi, che la letteratura medica ascrive pacificamente alla presenza di diossine nell’aria,
ma dei quali l’indagine del C.N.R. non riesce a stabilire la genesi, stante la riscontrata assenza di
diossine, attestata dall’A.R.P.A.T. Si segnala, per altro, che la stessa A.R.P.A.T., in un documento che
ci è stato consegnato in una fotocopia del Comune che porta la data del 5-3-1998, una Relazione
tecnica sulla “individuazione e quantificazione degli inquinanti previsti dalla normativa vigente per questa tipologia
di impianti”, cioè gli inceneritori R.S.U., afferma, tra l’altro, che “Le concentrazioni dei 17 isomeri
maggiormente tossici riportati nella proposta di recepimento della Dir. CEE 89/369, sommate tra loro ed espresse
in tossicità equivalente T.E., eccedono invece in maniera preoccupante il valore 0,1 nanogrammi/Nmc di circa 140
volte. Un valore limite estremamente severo come quello proposto (0,1 nanogrammi/Nmc), se adottato, difficilmente
potrà esser rispettato dagli impianti esistenti tecnologicamente non adeguati”. (doc. n. 38 ). Sempre l’A.R.P.A.T,
in data 17 – 7- 2001, nel documento prot. n. 6269, inviato all’Assessore Provinciale all’Ambiente,
ing. T. Longobardi, fra l’altro ribadisce che “ le diossine e i furani, se espressi in termini di tossicità equivalente
(T.E.), qualora riferiti alla normativa che avrebbe dovuto subentrare (Allegato n. 1 del Decreto n. 503 del Ministero
dell’Ambiente) a seguito delle opere di ammodernamento obbligatorie previste dal medesimo decreto n. 503 per gli
impianti esistenti, in tutti i casi sono risultati superiori al limite corrispondente, uguale a 0,1 nanogrammi/N mc.
(valori rilevati compresi tra 6,18 e 13,95)”. (doc. n. 39 )
I risultati della sopracitata indagine epidemiologico-ambientale condotta dal C.N.R. sono stati
trasmessi dal Comune di Pisa al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, il quale li ha
15
ritenuti, per altro, insignificanti ai fini di un riesame della compatibilità ambientale dell’opera. (doc. n.
40 )
Si segnala, inoltre, che Greenpeace Italia nel Giugno 2002 ha condotto un’indagine-studio, “Diossine e
metalli nel latte vaccino in prossimità di impianti di incenerimento” (doc. n. 41 ), che ha esaminato, tra gli
altri, campioni di latte provenienti da
fattorie ubicate nella zona di Ospedaletto; tale studio,
evidenziando una contaminazione del prodotto da piombo, cadmio e cromo, la mette in
correlazione con l’attività dell’impianto di incenerimento R.S.U.
La scrivente ritiene doveroso segnalare anche il risultato dell’analisi che il vicepresidente del
Comitato Inquinamento Zero, sig. A. Tommaselli, ha fatto effettuare su un campione di latte prodotto
dalla mucca <ad uso familiare> di un suo amico (su richiesta dello stesso) residente a Ospedaletto: la
presenza degli inquinanti (Piombo, Cadmio e Cromo) messi in evidenza da Greenpeace è stata
confermata (doc. n. 42)
Si fa presente, infine, che il Consiglio Provinciale di Pisa, nella riunione del 12 Luglio 2002 , visti gli
esiti dell’indagine del C.N.R., ha deliberato di non procedere alla convocazione della Conferenza dei
Servizi finalizzata al rilascio dell’autorizzazione dell’esercizio dell’impianto Teseco in attesa dello
svolgimento di ulteriori indagini sanitarie, alle quali – a quanto risulta alla sottoscritta- è stata
delegata la Azienda USL 5 Pisana.
3- Partecipazione della popolazione al procedimento istruttorio.
Le popolazioni di Ospedaletto e zone limitrofe, che sarebbero le più direttamente esposte alle
emissioni dell’inceneritore Teseco (oltre ad esserlo a quelle dell’inceneritore RSU), non sono state
coinvolte a nessun titolo nel procedimento istruttorio. Il primo incontro tra gli Amministratori (fra
l’altro il Sindaco di Pisa ed il Presidente della Provincia erano accompagnati, cosa inusuale, dai vertici
della Teseco) e la popolazione della Circoscrizione n°3, quella più coinvolta nel problema, è
avvenuto la sera del 7 Marzo 2000, mentre già il giorno dopo, l’8 Marzo 2000, il Nucleo di V.I.A.
della Regione Toscana terminava, con un parere favorevole, l’esame della documentazione-Teseco.
Si segnala che l’art. 9 (Inchiesta pubblica) della Legge Regionale n° 68 del 18-4-1995 (gli stessi
contenuti sono ribaditi negli art. 4 e 15 della Legge regionale n° 79 del 3-11-1998, quest’ultima più
volte richiamata durante l’iter amministrativo), così recita:
“1. La Giunta regionale può disporre lo svolgimento di un’inchiesta pubblica nei casi per i quali la grande estensione
territoriale del progetto, ovvero la particolare rilevanza degli effetti ambientali o l’alto valore del territorio interessato
rendono necessario un pubblico accertamento dell’effettiva informazione e partecipazione dei cittadini circa gli interventi
che interessano il loro territorio e le loro condizioni di vita, nonche’ l’acquisizione di ulteriori elementi di conoscenza e
di giudizio in funzione della VIA e della definizione di garanzie e misure di mitigazione e di controllo sugli effetti
negativi dell’impatto ambientale…..
3. Il presidente dell’inchiesta e’ nominato dalla Giunta Regionale tra i dirigenti regionali.”
4. Il presidente dell’inchiesta e’ assistito da due esperti di cui uno nominato dalla Giunta regionale e uno dalla
Provincia dove si svolge l’inchiesta”
6. La Regione assicura che siano adottate forme idonee di pubblicita’ per favorire la partecipazione dei cittadini
e delle associazioni interessate all’inchiesta pubblica.
16
7. Entro quarantacinque giorni dall’avvio del procedimento gli enti locali interessati possono esprimere pareri,
osservazioni e proposte concernenti il progetto e i suoi effetti ambientali, trasmettendoli al presidente dell’inchiesta.
Chiunque sia in grado di fornire elementi conoscitivi e valutativi, non rivolti alla tutela di interessi particolari,
sui possibili effetti ambientali, puo’ presentare entro lo stesso termine memorie scritte inerenti la realizzazione del
progetto.
9. Il presidente chiude l’inchiesta pubblica entro novanta giorni dall’inizio del procedimento e trasmette alla Giunta
regionale le memorie, le osservazioni e ogni altro documento ammesso con una sintetica relazione sulle attivita’
svolte. La pronuncia di impatto ambientale deve rendere conto motivatamente delle osservazioni e memorie
presentate nel corso dell’inchiesta.
Da ricordare è anche l’art. 23 della legge SEVESO II D.L.vo 334/99: (Consultazione della popolazione).
1. La popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di: a) elaborazione dei
progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui all`articolo 9;
2. Il parere di cui al comma 1 è espresso nell`ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del
procedimento di valutazione di impatto ambientale con le modalità stabilite dalle regioni o dal Ministro dell`ambiente,
secondo le rispettive competenze, che possono prevedere la possibilità di utilizzare la conferenza di servizi con la
partecipazione dei rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della società civile, qualora si ravvisi la
necessità di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla delocalizzazione di impianti nonchè
alla urbanizzazione del territorio>.
Tutto ciò premesso, la sottoscritta chiede che Codesta Autorità Giudiziaria voglia verificare se, tra i
fatti sopraesposti, si ravvisino o meno comportamenti penalmente rilevanti, con ogni conseguenza
di legge.
Si allegano in copia:
1A) Sintesi non Tecnica dello Studio di impatto ambientale
1B) Documenti integrativi progetto Teseco
1C) osservazioni G.d.L. ARPAT 31 – 8- 1999
1D) chiarimenti Teseco Dicembre 1999
2)
primo contributo istruttorio Regione Toscana 30 – 6- 99
3)
foglio inserzioni n.289 Gazzetta Ufficiale 12 – 12- 2000
3)
ricorso al TAR della Toscana
5)
memoria di costituzione Teseco al TAR della Toscana
6)
ordinanza TAR della Toscana
7)
richiesta parere a Comune e Provincia di Pisa da Regione Toscana 25 – 5 – 1999
8)
primo promemoria dott. F. Martinelli a Assessore Baldocchi 6 – 8 – 1999
17
9)
parere preliminare ARPAT 1-9-1999
10) nota U.O. Igiene e Salute USL 5 1-9-1999
11) secondo promemoria dott. F. Martinelli a Assessore Baldocchi 17 – 9 - 1999
12) sollecito da Regione Toscana a Comune e Provincia di Pisa 23-11-1999
13) nota da Comune di Pisa a Regione Toscana 13-12-1999
14) sollecito dell’Assessore Regionale Del Lungo 23 – 11 - 1999
15) note ing. G. Lombardi dell’ENEA
16) nota trasmissione parere ing. Lombardi da Assessore Baldocchi a Regione Toscana
17) delibera Comune di Pisa 28 – 11 – 2000 su indagine epidemiologico-ambientale
18) lettera del Sindaco ai cittadini della Circoscrizione 3 su indagine epidemiologico-ambientale
19) carta IGM allegata alla Sintesi non Tecnica dello S.I.A Teseco e copia carta IGM 1954
20) nota inviata da Teseco a Circoscrizione n°3 ed altri 26 – 6 - 2002
21) Relazione Istruttoria di Regione Toscana, Febbraio 2000
22) scheda descrittiva UTOE 34 Piano Strutturale del Comune di Pisa
23) Regolamento Urbanistico- relazione, Comune di Pisa, Maggio 2000
24) osservazioni al R.U. presentate da Comitato Inquinamento Zero
25) delibera Comune di Pisa su RU + relazione Commissione Tecnica n° 43 del 28- 7- 2001
26) lettere inviate dal Comitato Inquinamento Zero alla dott. Vittadini della V.I.A. nazionale
27) possibili impatti previsti da Teseco
28) parere positivo compatibilità ambientale espresso da Provincia di Pisa 31 - 1 - 2000
29) deliberazione n° 252 Provincia di Pisa 7 – 12 – 1999
30) parere positivo espresso da Giunta Regionale Toscana 4 – 4 – 2000
31) documento Ministero Ambiente 6 – 11 - 2000
32) note ARPAT 10 -12 - 1999
33) convenzione ARPAT - Teseco 1996
34A) risposta Ministero Ambiente su IAR 9 – 10 - 2000
34B) risposta Prefetto di Pisa su applicazione Seveso II
35)
relazione Genio Civile di Pisa
36) osservazioni Regione Toscana Politiche Territorio 5 – 10 – 1999
37) quadro di sintesi Indagine epidemiologico-ambientale CNR, Marzo 2002
38) relazione ARPAT 5- 3- 1998 su isomeri tossici inceneritore RSU
39) relazione ARPAT 19 – 4- 2001 su diossine e furani inceneritore RSU
40) risposta del Ministro dell’Ambiente 13 - 5 – 2002 al Sindaco di Pisa
41) sintesi indagine Greenpeace
42) risultato analisi latte Laboratorio Biomill di Livorno
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al procuratore della repubblica di pisa