AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI PISA Esposto La sottoscritta Laura Sbrana, nata a Calci (PI) il 9-11-1943, residente a Pisa, via Emilia n. 259, anche nella sua qualità di presidente del Comitato Popolare Inquinamento Zero, e su mandato dello stesso, nell’esprimere fortissime e condivise preoccupazioni per l’incolumità, la salute, la qualità della vita e dell’ambiente in cui vivono gli abitanti di Ospedaletto (PI) e zone limitrofe, espone quanto segue: il 4 Maggio 1999 la Teseco S.p.a., con sede legale in Pisa, via G. Monasterio, presenta richiesta di pronuncia sulla compatibilità ambientale di un progetto per la realizzazione di un centro di stoccaggio provvisorio e di trattamento di diverse tipologie di rifiuti pericolosi e non pericolosi da ubicarsi nella zona di Ospedaletto, Pisa, e deposita presso la Giunta Regionale Toscana e l’ufficio del Genio Civile di Pisa i relativi elaborati (doc. n. 1°, 1B, 1C, 1 D) e lo Studio di Impatto Ambientale (S.I.A) da lei compiuto. Si tratta di un centro di stoccaggio provvisorio e di trattamento di rifiuti pericolosi e non pericolosi, ai sensi del D.Lgs.n. 22 del 5-2-97, compresi gli ex tossico-nocivi, ai sensi del DPR 915/82; un'opera, dunque, soggetta alla pronuncia di compatibilità ambientale di competenza del Ministero dell’Ambiente (doc. n. 2) Le principali caratteristiche dichiarate del progetto consistono in: - riduzione cromati 4000 t/a - ossidazione cianuri 4000 t/a - inertizzazione fanghi 60.000 t/a - recupero solventi esausti e rettifica solventi 8000 t/a - rettifica miscela di solventi 6000 t/a - concentrazione acque saline con solventi 20.000 t/a - produzione vapore 10.000 Kg/hr - trattamento chimico fisico 50.000 t/a - ossidazione fenoli 10.000 t/a - recupero oli da emulsioni 20.000 t/a - stoccaggio provvisorio 1300 t/a Il progetto indica in 182.000 tonnellate complessive la quantità di rifiuti che sarà smaltita annualmente e che si dichiara proveniente in gran parte dal Centro-Nord dell'Italia. Il 15 Maggio 1999 ha inizio il procedimento amministrativo finalizzato all’emanazione del decreto di compatibilità ambientale del progetto da parte del Ministero dell’Ambiente; tale procedimento è caratterizzato sin dalle sue prime fasi da sommarietà, parzialità e contraddittorietà sia degli accertamenti compiuti che delle valutazioni espresse dagli Organismi ed Enti preposti al controllo 1 della compatibilità ambientale ed urbanistica del progetto stesso. Tali anomalie ed irregolarità del procedimento risulteranno decisive - come di seguito si illustrerà - ai fini del provvedimento finale che concluderà la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), il decreto ministeriale, infatti, risulterà gravemente viziato nella parte in cui fonderà la positiva valutazione della compatibilità ambientale dell'impianto Teseco non solo sulla base di documenti assai risalenti e del tutto inidonei ad attestare sia le attuali caratteristiche della zona che la tipologia e consistenza degli insediamenti produttivi, commerciali ed abitativi lì esistenti, ma anche sulla base di una assai parziale rappresentazione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno, come pure delle più generali e preesistenti condizioni di salubrità dell'ambiente dove dovrà essere ubicato l'impianto. E’ da segnalare che il decreto ministeriale DEC/VIA/5421 di compatibilità ambientale del progetto Teseco, emanato il 6-11-2000 e pubblicato nel Foglio delle inserzioni n. 289 della Gazzetta Ufficiale del 12-12-2000 (doc. n. 3) è oggetto di impugnazione davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana (ricorso N.R.G. 523/2001, II sezione) (doc. n. 4 e n.5 ) e che con ordinanza del 28-32001 n. 413 il T.A.R. (doc. n. 6) ha respinto la richiesta di sospensione cautelare del provvedimento impugnato. 1. IL CONTRIBUTO DEGLI ENTI LOCALI E DEGLI ORGANISMI TECNICI AL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO. 1-1 IL COMUNE DI PISA L'operato dell'Ente Locale, a giudizio della sottoscritta, è stato caratterizzato da particolare lentezza nei processi decisionali, da contraddittorietà sia delle posizioni espresse nelle varie fasi del procedimento che degli atti adottati, ed anche da alcune rilevanti omissioni. Il 25 Maggio 1999 la Regione Toscana inoltra al Comune ed alla Provincia di Pisa richiesta di parere ai sensi dell'art. 17 L.R. 68/95; come previsto dalla legge, il parere dovrà pervenire nel termine di 30 giorni dalla richiesta, trascorsi i quali la valutazione degli Enti Locali si considererà favorevole alla realizzazione del progetto (doc. n. 7). Il 6 Agosto 1999 il dott. F. Martinelli, funzionario tecnico del Comune di Pisa, invia un promemoria all’Assessore all'Ambiente, signora M. Baldocchi nel quale, tra l'altro, suggerisce di convocare “una riunione con le agenzie di controllo locali e la Provincia in modo da concordare una serie di osservazioni e proposte allargando e integrando quelle sopra accennate, da trasmettere poi alla Regione e che potrebbero comunque, in caso di mancata accettazione da parte della stessa per avvenuta scadenza dei termini, essere presentate dall’ARPAT in sede di Nucleo Regionale di valutazione delle VIA, Valutazione di Impatto Ambientale” (doc. n. 8). E' dunque chiara sin d'ora la consapevolezza degli Amministratori locali di non avere ottemperato all'obbligo di fornire all'Ente Regionale tutti gli elementi utili ai fini del rilascio del parere regionale. In data 1 Settembre 1999 il dott. V. Giaconi, responsabile del Dipartimento A.R.P.A.T. (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) sede di Pisa, invia una lettera all’Assessore Baldocchi (doc. n.9 ) in cui svolge alcune considerazioni sul progetto e chiede un incontro con la 2 TESECO per chiarire alcuni punti e per dare risposta a molti dei quesiti posti. Lo stesso giorno, la dott.ssa E. Virgone, direttore dell’Unità Operativa Igiene e Salute Pubblica dell’Unità Sanitaria Locale di Pisa, trasmette all’Assessore Baldocchi una relazione con parere (favorevole) di V.I.A inviata alla Regione Toscana in data 29 Luglio 1999 (doc. n.10 ). Il 17 Settembre 1999 il dott. Martinelli del Comune di Pisa invia all’Assessore Baldocchi un secondo promemoria nel quale si fa riferimento al documento A.R.P.A.T. e alla necessità di acquisire in tempi brevi analoga relazione della USL in modo “da predisporre una valutazione unica da far approvare alla Giunta”. (doc. n. 11 ). Il 23 Novembre 1999 la Regione Toscana invia un sollecito (doc. n. 12 ) alla Provincia e al Comune, precisando che è intenzione della Regione concludere il procedimento prescindendo dal parere richiesto, qualora le Amministrazioni non dovessero esprimersi. Il 13 Dicembre 1999 il Comune di Pisa comunica che il progetto Teseco risulta compatibile con la destinazione urbanistica dell’area, a condizione che vengano rispettati gli standard urbanistici; si riserva, altresì, ulteriori considerazioni in merito ad una valutazione tecnico-scientifica, nella nota relativa, l’Assessore Baldocchi riferisce, infatti, di aver raccolto i pareri preliminari dell’ARPAT e della USL (che vengono allegati in copia) e comunica di riservarsi di inviare il parere dell’Amministrazione Comunale dopo gli esiti di uno studio commissionato ad un tecnico di fiducia (doc. n. 13 ). Il 23 Dicembre 1999, in una nota indirizzata alla Provincia ed al Comune di Pisa, l’Assessore regionale all’Ambiente, C. Del Lungo, sollecita (doc. n. 14 ) l’invio del parere richiesto in data 25 Maggio; nella nota si fa presente che, visto il ritardo accumulato, la Regione trasmetterà comunque il proprio parere, prescindendo da quello richiesto alle due Amministrazioni locali; viene, comunque, concessa una proroga sino al 15 Gennaio 2000. Il 25 Gennaio 2000 l’ing. G. Lombardi dell'ENEA, tecnico a cui l’Assessore Baldocchi ha richiesto un parere, risponde con alcune considerazioni preliminari sul progetto Teseco (doc. n.15 ), riservandosi di svolgere una valutazione completa e più approfondita, se gli verrà affidato un incarico in tal senso. Il giorno successivo, l’Assessore Baldocchi trasmette la relazione dell’ing. Lombardi alla Regione Toscana, precisando che “la relazione costituisce espressione del parere comunale richiesto” (doc. n. 16 ). Il 28 Novembre 2000 il Comune di Pisa delibera un progetto di indagine epidemiologica e ambientale nell’area Sud-Est di Pisa, ovvero sulla popolazione di Ospedaletto e zone circostanti, al fine di stabilire la sostenibilità dell’inceneritore Teseco; tale indagine è affidata al Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. (doc. n. 17 ) Non si può non sottolineare come tale decisione, presa solo dopo la pronuncia del Ministero e non prevista dalle norme in materia di V.I.A, contraddica tutte le regole del buon andamento di una Amministrazione pubblica: il Comune di Pisa, infatti, non interviene nel procedimento di V.I.A segnalando il rischio (o, comunque, la necessità di una preventiva verifica) del possibile inquinamento dell’area derivante dalle pregresse attività svolte in quella zona, rischio che 3 potrebbe precludere la possibilità dell'insediamento richiesto dalla Teseco S.p.a.; solo quando l'iter procedimentale è di fatto concluso, dispone l'indagine i cui risultati, in ogni caso, saranno noti solo dopo la decisione del Ministero. Il Sindaco, verbalmente in una pubblica assemblea tenuta presso la Circoscrizione n° 3 e per iscritto in un passo della lettera inviata il 18 Febbraio 2001 ai cittadini di Ospedaletto, Putignano e Sant’Ermete (doc. n. 18 ), assume l’impegno di utilizzare i risultati di tale indagine per esercitare il suo potere di interdizione, qualora si dovesse riscontrare nel territorio la diffusione di patologie connesse con le particolari caratteristiche dell’area. Per altro verso, il Comune di Pisa ha omesso di svolgere e di segnalare, in sede di rilascio del proprio "parere", ogni valutazione circa la compatibilità urbanistica del progetto Teseco, nonostante la evidente incompatibilità del progetto sotto tale profilo, tale da rendere superflua la stessa valutazione di compatibilità strettamente ambientale. In sede di procedimento, la descrizione del sito è rimessa alle sole attestazioni ed ai soli documenti di provenienza della Teseco S.p.a., senza che alcuna Amministrazione locale intervenga per segnalarne l'erroneità. Alla Sintesi non Tecnica dello studio di impatto ambientale (doc. n. 1A ) presentata dalla Teseco risulta, infatti, allegata una carta IGM nella quale non viene riportata la data in cui la stessa è stata predisposta, ma che risulta identica a quella elaborata nel 1954 (doc. n.19 ); la descrizione della zona contenuta nella sopracitata Sintesi, del resto, appare conforme all’allegata cartografia: “L’area dove sarà realizzato il centro TESECO è una tipica area industriale – artigianale, lontana dalla periferia abitata della città di Pisa e all’interno della quale non esiste alcun insediamento residenziale, ma solo stabilimenti e magazzini a caratteristica industriale, con qualche abitazione per custode annessa agli insediamenti stessi. Ai margini dell’area, in zona agricola, si trovano case sparse, in genere ex coloniche”. Ed ancora, si legge che: “per quanto riguarda la situazione demografica, il centro abitato più grande in prossimità della zona industriale di Ospedaletto è – naturalmente – la città di Pisa; il numero di abitanti relativo al settore di cui alla zona industriale è modesto, essendo pari a 527 abitanti su 99760 totali, corrispondente a una percentuale dello 0, 53%”. Identica, nella sostanza, è la descrizione del sito contenuta nell'atto impugnato, infatti, nella parte relativa alla valutazione del quadro ambientale, si legge che "il sito interessato al progetto si trova in un'area di caratteristiche industriali/artigianali, caratterizzata dalla presenza di altri insediamenti industriali e dall'inceneritore comunale di Pisa (distante circa 700 metri) ed è adiacente a vie stradali di comunicazione che permettono un facile accesso ai mezzi di trasporto dei materiali destinati al centro. Il centro viene realizzato nell'area di uno stabilimento industriale dismesso, i cui impianti vengono installati in gran parte all'interno dell'edificio preesistente, senza determinare alterazioni al tessuto circostante…". E’ da segnalare che nella sopracitata memoria con la quale la Teseco si costituisce nel giudizio promosso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, a pag. 16, la società -di fronte alla contestazione relativa all’avvenuta allegazione di una cartina risalente al 1954- dà atto che “l’istruttoria Ministeriale sul punto relativo alla presenza, alla consistenza ed alla distanza degli insediamenti 4 abitativi e commerciali posti nelle immediate vicinanze del nuovo stabilimento si è svolta sulla base della seguente documentazione allegata da Teseco: Carta Topografica d’Italia IGM del 1982; Carta Tecnica Regionale (scala 1:10000) del 1986; Carta Tecnica Regionale (scala 1:8000) del 1986; dati forniti dalla Provincia sulla popolazione residente al 1988 per ambiti e settori; descrizione dell’UTOE tratta dal Piano Strutturale del Comune approvato nel 1998”. In una nota inviata il 26 Giugno 2002 alla Circoscrizione n°3, al Comitato Inquinamento Zero, alle RSU dell’Ages e a molti altri organismi ed associazioni cittadini (doc. n. 20 ), la Teseco precisa, inoltre, che “lo Studio di Impatto Ambientale Teseco approvato dal Ministero dell’Ambiente conteneva ben 24 cartografie di varia scala: praticamente tutte le cartografie ufficiali reperibili. Tra queste è stata prodotta una cartina del 1954, rappresentante il territorio di Ospedaletto in scala 1:25000, e la stessa rappresentazione della zona di Ospedaletto, sempre in scala 1:25000, è contenuta in un’altra delle tavole prodotte nello Studio presentato al Ministero, che è datata 1995 ed era, al momento di presentazione del Progetto la più recente disponibile”. Ebbene, a quanto consta alla sottoscritta, alla Sintesi non Tecnica del progetto risulta allegata la sola carta del 1954; né si comprende per quale ragione la Teseco abbia allegato tale carta e non quella del 1995, al momento già disponibile; per altro, dalle sopracitate attestazioni della Teseco non è possibile dedurre a quali atti siano state allegate le 24 carte menzionate, a quali Enti siano state inoltrate ed in quale fase del procedimento. Sembra, in verità, che la stessa Regione Toscana, nel rilascio del proprio parere tecnico, a pag. 11, par.6.3.5. della Relazione istruttoria sullo studio presentato per la pronuncia di impatto ambientale, Firenze febbraio 2000 (doc. n. 21) abbia esaminato la sola cartina allegata alla Sintesi non Tecnica, poiché la descrizione che dell’area interessata dall’intervento della Teseco si legge in tale parere riproduce fedelmente la descrizione del sito fornita dalla Teseco: “L’area in cui è presente il nuovo insediamento Teseco è una tipica area industriale-artigianale, lontana dalla periferia abitata della città di Pisa e all’interno della quale non esiste alcun insediamento residenziale, ma solo stabilimenti e magazzini a caratteristica industriale, con qualche abitazione per custode annessa agli insediamenti stessi. Ai margini dell’area, in zona agricola, si trovano case sparse, in genere ex coloniche”. Resta poi incomprensibile come, in occasione del sopralluogo compiuto il 24 Settembre1999 nella sede dell’intervento (sopralluogo di cui si dà atto a pag. 3 della sopracitata Relazione istruttoria), alla presenza di rappresentanti della Commissione V.I.A, della Regione Toscana, della Provincia di Pisa, della Teseco, nessuno si sia accorto che altre, ben diverse e del tutto ignorate negli atti del procedimento sono le caratteristiche che la zona ha assunto a partire dagli anni '70 fino a qualificarsi, oggi, come area destinata ad insediamenti prevalentemente commerciali. Non sono (né potevano essere) riportati nella cartografia allegata al progetto insediamenti assai rilevanti : a) a distanza di circa 200 metri dal previsto impianto di stoccaggio, nel complesso immobiliare già di proprietà della Deta Lazzeri, sono attualmente ubicati gli uffici delle Aziende di servizi dell'aera pisana AGES S.p.a, GEA S.p.a. e CPT, all'interno dei quali sono stabilmente impiegati circa 650 dipendenti delle varie aziende, ai quali si aggiungono, nell’edificio contiguo, i circa 150 5 dipendenti della Geofor S.p.a. L'area è anche utilizzata come deposito ed officina del mezzi del CPT. Il Polo di servizi è stato realizzato di recente con un investimento di circa 50.000.000.000 di “vecchie lire”; b) nella stesso complesso immobiliare - e quindi a distanza di circa 200 metri dal “nuovo” impianto Teseco - è ubicato un altro edificio, già sede del CPT, destinato ad ospitare gli uffici delle agenzie di telecomunicazioni Agescom e Nodalis, nonché alcuni uffici dell'Amministrazione provinciale; sono, inoltre, in fase di costruzione un edificio che – se non interverrà una diversa determinazione presa nel frattempo dall’Amministrazione, ma sconosciuta alla scrivente - dovrà ospitare gli uffici dell’Economato e dell'Archivio del Comune di Pisa, ed un altro piccolo fabbricato nel quale verrà ubicata la filiale di un istituto bancario; c) in un’area compresa tra 150 e 500 metri dall’impianto sono presenti, oltre ad attività industriali di piccole e medie dimensioni, numerosi insediamenti artigianali e commerciali, officine e carrozzerie, vendite all’ingrosso di materiali e merci varie, tra cui il mercato ortofrutticolo all’ingrosso, le concessionarie per la vendita e la riparazione delle autovetture Alfa Romeo, Volkswagen, Mercedes, Saab, Fiat, uffici e magazzini di varie società commerciali, le Case farmaceutiche Baxter e Abiogen, gli uffici della Traco e del DHL, l’Alco che commercializza profilati in alluminio, la Ceteco, piccoli mobilifici, il Centro revisione auto dell’ACI, la Ducato che effettua servizi interbancari, società di servizi informatici, ed anche un circolo culturale, due ristoranti, bar. Gli insediamenti sono destinati ad aumentare: è, infatti, quasi ultimata la costruzione di numerosi fabbricati, uno dei quali ospiterà - a soli circa 250 metri dall’impianto un istituto di vigilanza privato; d) in un’area compresa tra 600 e gli 800 metri sono presenti, oltre ad abitazioni isolate, ma pur esistenti, insediamenti abitativi non trascurabili: lungo la Via del Fosso Vecchio e la Via del Caligi sono ubicati complessivamente circa 40 immobili con destinazione abitativa ed effettivamente occupate dai proprietari o conduttori. Si trova in quest'area la grande area (circa 15 ettari) dell'EXPO, che ospita frequenti manifestazioni fieristiche ed espositive, con decine di migliaia di visitatori. Anche in questa fascia si trovano numerose attività commerciali, officine e carrozzerie, attività artigianali, esercizi di vendita all’ingrosso, la concessionaria di vendita della Citroen, un laghetto di pesca sportiva; e) nella zona compresa tra gli 800 ed i 1000 metri dall’impianto si registra una significativa presenza di attività del terziario, quali - fra le più importanti - la Omnitel (che impiega stabilmente negli uffici ivi ubicati circa 400 dipendenti), alcuni uffici dell’ENEL, uno sportello del Monte dei Paschi di Siena, ed il grande punto commerciale della METRO: complessivamente, in questa fascia ogni giorno sono presenti circa 1000 lavoratori. Negli ultimi anni - a conferma della vitalità dell’area - sono stati aperti diversi esercizi commerciali di bar e ristorazione, inoltre, proprio davanti alla Omnitel è in fase avanzata di costruzione un albergo con almeno cento posti-letto. 6 A questa distanza dall’impianto, poi, inizia il tessuto urbano di Putignano; f) alla medesima distanza dall'impianto è prossima l’apertura del Polo di attività di Montacchiello che comporterà l'apertura di numerosi uffici commerciali in una zona molto vasta. L'area c.d. mista (industriale, artigianale e commerciale) di Montacchiello è stata approvata dal Comune di Pisa nel 1998, mediante adozione di variante al Piano Regolatore. Ebbene, negli atti del procedimento impugnato - siano essi di provenienza degli Enti Locali Territoriali che del Ministero - non vi è traccia dell’esistenza e rilevanza di tali significativi insediamenti (il cui elenco non è esaustivo) e, quindi, del mutamento sostanziale che la destinazione dell’area ha subito nel corso degli anni e del quale, del resto, l’Amministrazione comunale ha preso ufficialmente atto in sede di adozione degli strumenti urbanistici, ed ancor prima, al momento in cui si è determinata ad investire ingenti risorse finanziare (in parte disponibili grazie ad un finanziamento comunitario) per la creazione del Polo di servizi, ubicato a soli 200 metri dal previsto inceneritore Teseco. La Scheda descrittiva dell'UTOE 34 del Piano Strutturale del Comune di Pisa , Zona Industriale di Ospedaletto, (doc. n. 22 ) nella quale ricade l'area in cui è ubicato il complesso immobiliare della Teseco, conferma che la stessa "contiene piccole e medie industrie, attività artigianali e commerciali all'ingrosso e risulta pressoché satura". Preso atto, inoltre, che "la gestione carente dell'area concorre alla visione di un ambiente poco vivibile…e ben poco inserito nel contesto ambientale", il disinquinamento dell'area ed il recupero dell'equilibrio ambientale vengono espressamente indicati nel Piano Strutturale tra gli obiettivi qualitativi e funzionali generali relativi alla stessa. A sua volta, il Regolamento Urbanistico, con riferimento all'UTOE 34, parla di "area per la produzione di beni e servizi". Significativa appare l'elencazione delle utilizzazioni compatibili contenuta nelle norme generali, là, ad esempio, dove si menzionano le "strutture culturali e ricreative". Quanto sopra detto trova puntuale conferma anche nel contenuto di un opuscolo informativo redatto dal Comune di Pisa nel 2000, dal titolo L'artigianato, l'industria ed il commercio in località Ospedaletto di Pisa. Monitoraggio 1998, in esso i dati rilevati dal Comune nel 1998 sono i seguenti: Ospedaletto ospita oltre 2700 addetti, cioè il 12,5% del totale dell'economia pisana, per 236 insediamenti; "va sottolineato come il monitoraggio abbia messo in rilievo la tendenza espansiva del sito, non solo per l'incremento della forza - lavoro occupata, ma anche per l'aumento quantitativo delle imprese"; il 54% delle attività concerne il terziario, il cui 32% è di attività strettamente commerciali; il settore manifatturiero complessivamente assorbe più del 50% dell'occupazione; il settore dei servizi è cresciuto del 30% dal 1995. Le incongruenze nelle scelte dell'Ente Locale non sono terminate, si segnala, infatti, anche la circostanza che nel Regolamento Urbanistico (doc. n. 23) il Comune di Pisa ha ritenuto di dover precisare che nella zona di cui si discute “non è ammesso l’insediamento di attività che risultino elencate nell’allegato della normativa nazionale in materia di VIA e per le quali non sia stato attivato il relativo procedimento 7 alla data di adozione del presente strumento”. Non è possibile comprendere se, con l'ultimo inciso, il Comune di Pisa abbia o meno inteso "salvare" dalla valutazione di incompatibilità il progettato impianto Teseco. Si segnala, inoltre, che il Regolamento Urbanistico è stato approvato in via definitiva con deliberazione del Consiglio Comunale n. 43/2001; che l’originaria previsione riguardante la zona sulla quale insiste l’impianto della Teseco non è stata modificata; che sono state, quindi, del tutto disattese le osservazioni presentate dal Comitato Inquinamento Zero (doc. n. 24 ), nella parte in cui si chiedeva : a) l’eliminazione della parte finale dell’art. 8 1.2.2.9 (PQ2) delle norme generali, introdotta dall’Ufficio di Piano, e cioè dell’inciso: “…. e per le quali non si stato attivato il procedimento alla data di adozione del presente strumento”; b) che la normativa venisse integrata con appositi dispositivi, tenuto conto che – per quanto constava ai cittadini – non erano stati completati tutti gli studi di settore relativi al rischio idraulico e all’assetto idrogeologico della zona di Ospedaletto. Tale richiesta era giustificata dal fatto che le stesse Norme Attuative del R.U. (e nella parte 3/12) attestano che la zona rientra nelle aree di Salvaguardia Idraulica, nonché dal fatto che l’UTOE 34 è da considerare zona di allagamento e di ristagno idraulico, come risultante da elaborati grafici del Consorzio di Bonifica. Si chiedeva, dunque, che l’esistenza di un siffatto rischio idraulico fosse esplicitamente richiamato quale elemento di incompatibilità con l’installazione di impianti ad elevato rischio ambientale, quali quelli insalubri di classe I o quelli soggetti a rischio di incidenti rilevanti. Appare opportuno evidenziare che, pur escludendo profili di illegittimità o irregolarità della previsione del Regolamento urbanistico nella parte in cui, con riferimento alla UTOE 34 (quella ove è ubicato l’impianto Teseco) non ammette la possibilità di insediamenti di attività che risultino elencate nell’Allegato della normativa nazionale in materia di VIA e per le quali non sia stato attivato il relativo procedimento alla data di adozione del R.U., tuttavia la stessa Commissione Tecnica per l’esame delle osservazioni al R. U. nella sua relazione conclusiva segnala che – sotto il profilo del merito della scelta compiuta dall’Amministrazione Comunale – “la comissione ritiene non infondate le argomentazioni (quelle svolte nelle osservazioni del Comitato Inquinamento Zero n.d.r.) che sottolineano un contrasto di indirizzo con il resto delle previsioni inerenti il sistema produttivo di Ospedaletto, nel quale il Regolamento adottato tende a favorire l’insediamento di attività di produzione di servizi, a basso impatto ambientale. In particolare, si evidenzia come la norma nella formulazione adottata consenta di realizzare il centro di stoccaggio e di trattamento di rifiuti pericolosi (e non) in adiacenza non tanto di aree produttive, quanto di un centro di servizi multiaziendali come quello della ex Deta Lazzeri, ove è presente una concentrazione notevole di addetti, con ricadute anche sull’immagine delle stesse aziende insediate, a partecipazione comunale”. (doc. n. 25) Evidente appare, in ogni caso, il travisamento dei presupposti di fatto considerati come fondamento del positivo giudizio di compatibilità ambientale dell'inceneritore Teseco; giudizio che è stato reso solo grazie alla mancata considerazione dei rilevantissimi mutamenti intervenuti nella zona in epoca 8 posteriore alla rilevazione cartografica allegata al progetto e di cui non è traccia neppure negli atti adottati dal Comune di Pisa nel corso del procedimento amministrativo in esame. Si fa presente anche che il Comitato Inquinamento Zero ha più volte scritto alla dott. Vittadini ed al Nucleo di V.I.A del Ministero dell’Ambiente (doc. n. 26 ) per informarli della reale situazione di Ospedaletto, della carta del 1954 ed altri importanti elementi, ma non ha ottenuto alcuna risposta. La zona di Ospedaletto non è un’area industriale in senso stretto e, come tale, in base a quanto disposto dall'art. 19 del Ronchi ter: (Competenze delle Regioni)…...3. Le regioni privilegiano la realizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti in aree industriali, compatibilmente con le caratteristiche delle aree medesime, incentivando le iniziative di autosmaltimento. Tale disposizione non si applica alle discariche…...> è inidonea ad ospitare un impianto quale quello progettato dalla Teseco S.p.a., A ciò si aggiunga, a meno di mezzo chilometro dalla prevista localizzazione dell’inceneritore Teseco, la presenza di un altro inceneritore, quello dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.), che rende insostenibile un secondo impianto, per di più di “smaltimento di rifiuti pericolosi”, con conseguente cumulo dei valori di soglia delle varie emissioni. Nell’area, per altro, sono anche presenti (dato A.R.P.A.T, pag. 3 della parte II, Indagine Ambientale) 34 industrie “da considerarsi aziende significative in termini di emissioni in atmosfera”. Sempre l’A.R.P.A.T., nel documento appena citato, nel successivo capoverso continua così: “Oltre alle attività produttive, significative, per i loro effetti sull’ambiente, sono anche le emissioni della vicina superstrada e della rete di svincoli che convogliano un traffico notevolmente sostenuto”. Si rileva che nella sua Relazione istruttoria la Regione Toscana ricorda che “la Giunta Regionale ha individuato, con Delib. n° 553 del 17-05-1999, le aree a rischio inquinamento atmosferico ai sensi della L.R. n° 63 del 13-08-1998, aree in cui sono applicabili i disposti dei decreti del Ministero dell’Ambiente del 15-04-1994, tra le quali è ricompreso il territorio del Comune di Pisa”; la scrivente, in proposito, fa notare anche che l’Amministrazione Comunale nell’inverno 2002 è stata <costretta alle targhe alterne> per alleggerire l’inquinamento atmosferico. Inutile sottolineare anche come la già difficilissima situazione viaria, che riguarda anche la statale Emilia e la viabilità “minore” della zona, sarebbe messa a dura prova dal movimento di 30 camion al giorno di rifiuti pericolosi in entrata ed altrettanti in uscita (valutazione A.R.P.A.T.) con grave pericolo di incidenti, anche per la mancanza totale di opere di urbanizzazione primaria come le fogne. Alla sottoscritta sembra degno di nota anche il capitoletto 4-7-4, Possibili impatti, nel quale la stessa Teseco, a pag. 4-74 del suo Studio di Impatto Ambientale, scrive: “I possibili impatti che si possono avere sulle componenti ambientali considerate come conseguenza della costruzione e dell’esercizio degli impianti in oggetto sono: qualità dell’aria- inquinamento dell’ acqua superficiale- inquinamento dell’ acqua profonda- accumulo sostanze tossiche nel suolo- variazione del livello polveri- variazione del livello del rumore- modifica dell’odorosità dell’aria-… modifiche idrogeologiche area- incidenti- modifica dell’intensità del traffico-…alterazione quadro sanitario…” (doc. n. 27 ) 9 1.2. LA PROVINCIA DI PISA, LA REGIONE TOSCANA E IL MINISTERO DELL’AMBIENTE Il 31 Gennaio 2000 la Provincia di Pisa “esprime parere favorevole di compatibilità ambientale” (doc. n. 28 ) precisando che gli aspetti progettuali di dettaglio saranno valutati in sede di conferenza provinciale. Si deve sottolineare che l’Amministrazione Provinciale in una sua deliberazione, la n.° 252 del 17-121999, Mozione su Piano provinciale dei Rifiuti solidi urbani, prot. n. 50, aveva deliberato, tra l’altro, che “considera necessario che l’autorizzazione ad eventuali impianti per rifiuti speciali rientri nella pianificazione provinciale, fondata prioritariamente sulle esigenze del territorio; esprime contrarietà ad una proliferazione non programmata ad una concentrazione intollerabile su piccole porzioni di territorio degli impianti di termo combustione dei rifiuti; (…omissis…); considera necessario mantenere una forte attenzione al carico di inquinanti che un impianto di termocombustione riversa sul territorio; sottolinea che l’obbiettivo fondamentale da perseguire è quello della salute dei cittadini e conseguentemente della riduzione del complessivo carico ambientale e del miglioramento delle loro condizioni di sicurezza. Reputa indispensabile procedere ad un’ampia informazione dei cittadini negli esiti di valutazione d’impatto ambientale…”. (doc. n. 29 ) Il 15 Febbraio e l'8 Marzo 2000 si svolge la riunione del Nucleo di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) della Regione per esprimere un parere tecnico alla Giunta Regionale nell’ambito del procedimento di V.I.A. di competenza statale. Il 4 Aprile 2000 la Giunta Regionale Toscana (che stava per decadere) delibera (con cinque membri assenti su dieci votanti) il parere favorevole (doc. n. 30 ) da inviare al Ministero dell’Ambiente rilevando tra l’altro che, in assenza dell’adozione del Piano Provinciale dei rifiuti da parte della Provincia di Pisa, la coerenza dell’impianto è stata verificata rispetto al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Il 6 Novembre 2000 il Ministero dell’Ambiente esprime parere positivo con prescrizioni da adottarsi in sede regionale prima dell’approvazione definitiva da parte della Regione medesima. (doc. n. 31 ) 2. LE INDAGINI TECNICHE ED IL MANCATO APPROFONDIMENTO DEGLI ACCERTAMENTI AMBIENTALI. 2.1. L'A.R.P.A.T. DI PISA In una nota dell’A..R.P.A..T. del 10 Dicembre 1999 n. 9357 (documento acquisito dalla Regione Toscana) (doc. n. 32 ) si dà atto che nelle acque di prima falda, all’interno dello stabilimento, è stata rilevata una concentrazione di piombo due volte superiore ai valori-limite di riferimento (50 microgrammi/litro), e ciò in rapporto alla pregressa attività svolta nel sito dell’ex Sintergres consistente nella produzione di 50.000 tonnellate annue di piastrelle. Sulla base di tale rilevamento, l’A.R.P.A.T. conclude che “visti gli alti valori dei parametri sopra indicati nella matrice acqua ed in particolare del Pb, considerata anche l’attività pregressa svolta nell’area in oggetto, risulta necessario, prima della realizzazione del progetto, una caratterizzazione ambientale più dettagliata dell’area che verifichi lo stato di inquinamento delle matrici acqua e suolo, per un eventuale successivo intervento di bonifica, il tutto secondo quanto previsto dalla normativa in materia”. Tale rilevamento non provoca, in realtà, da parte degli Enti territoriali, alcuna 10 iniziativa diretta ad una più puntuale verifica degli adempimenti prescritti in presenza di tale accertamento; né una simile iniziativa risulta sollecitata dall'A.R.P.A.T. Non vi è traccia, infatti, negli atti adottati, di eventuali valutazioni circa la sussistenza o meno dell'obbligo delle Amministrazioni locali di provvedere all'inserimento del sito nei piani regionali delle opere da bonificare, prima di procedere a qualsiasi autorizzazione. In altri termini, a giudizio della sottoscritta, la riscontrata contaminazione da piombo nelle acque superficiali in quantità superiori ai limiti della normativa regionale d.g.r. 169/95, avrebbe dovuto imporre l’inserimento della zona nell’elenco dei siti da bonificare ai sensi del D.M. 25-10-1999 n. 471, con l’obbligo di attivazione delle procedure ivi imposte, e con l’obbligo derivante dall’art. 51 bis del D.L.vo 5-2-1997 n. 22, di informare l’autorità giudiziaria. Tale valutazione oggi sembra, del resto, imposta dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 6 –11 - 2000, laddove si fa riferimento alle alte concentrazioni di piombo e alla necessità di compiere ulteriori approfondimenti. Resta, invece, da sottolineare il ruolo "polivalente" assunto dall'A.R.P.A.T. nella vicenda: nel 1996 la Teseco S.p.a. stipula una convenzione con l’A.R.P.A.T. (alla quale verserà 20.448.500 lire) per lo svolgimento di “attività di controlli tecnico analitici nel corso della fase sperimentale di inertizzazione e trattamento di rifiuti tossico-nocivi”, finalizzata, fra l’altro, alla “verifica di fattibilità tecnico ambientale delle tecnologie adottate, all’acquisizione dei dati tecnico- ambientali necessari all’ottenimento della autorizzazione definitiva e allo studio di impatto ambientale”. L'attività commissionata all'A.R.P.A.T., dunque, mira al conseguimento del parere positivo alla realizzazione del centro di stoccaggio e smaltimento rifiuti in contestazione. Si rileva che, ai sensi del Decr. Legisl. 19-9-1994, n.626 “… l’attività di consulenza non può esser prestata dai soggetti che svolgono attività di controllo e di vigilanza”, e che, per altro, il decreto A.R.P.A.T in nostro possesso, relativo alla sopracitata convenzione, risulta anche privo dell’approvazione della Giunta Regionale Toscana. (doc. n. 33 ) Per parte sua, anche il Ministero dell'Ambiente, nel Decreto del 6 Novembre 2000, assegna all’A.R.P.A.T. un ruolo di grande rilievo in materia di controlli e monitoraggi ambientali. Sempre l'A.R.P.A.T., infine, questa volta per conto del Comune di Pisa, è stata chiamata a svolgere indagini ambientali nella medesima zona di Ospedaletto, questo nell'ambito dell’indagine epidemiologica e ambientale approvata dalla Giunta Comunale di Pisa con delibera n° 786 del 28-112000 e diretta a verificare quale influenza abbiano avuto sulla salute dei cittadini alcune attività insalubri dell’area artigianale-industriale di Ospedaletto, tra le quali quella dell’inceneritore R S U. 2.2. LA VALUTAZIONE DI COMPATIBILITA' AMBIENTALE AI SENSI DEL D.L.VO 17 AGOSTO 199, N. 334, COSIDDETTO SEVESO-II. Al termine dell'istruttoria non si riscontra negli atti del procedimento alcuna indagine diretta ad individuare l'esatto ambito di applicazione della SEVESO-II. Il Comitato Inquinamento Zero si è rivolto, il 27-8-2000 al Ministero dell’Ambiente, Servizio V.I.A., chiedendo chiarimenti riguardo all’applicabilità della legge SEVESO-II all’impianto Teseco, ottenendo come risposta che “l’argomento 11 non è di competenza di questo Servizio, ma del Servizio I.A.R. di questo stesso Ministero, al quale è stata trasmessa la documentazione relativa per una valutazione del caso” (doc. n. 34 A ); il Comitato il 22-9-2000 ha a sua volta inviato il quesito allo I.A.R., e il 17-2-2001 ne ha anche sollecitato la risposta, ma invano. L'unico organismo pubblico che si è espresso sul punto, ancora dietro esplicita richiesta di parere formulata dal Comitato Inquinamento Zero, è stato il Prefetto della Provincia di Pisa, il quale ha dichiarato che al suo “Ufficio non risulta che alla Ditta in oggetto sia applicabile, ad oggi, la normativa relativa alle aziende a rischio, non essendo state ancora attivate, da parte della stessa, le necessarie procedure”. (doc. n. 34 B ) Risposta priva di ogni valore decisivo, poiché il Prefetto né esclude né conferma l'applicabilità della normativa. Eppure, tale accertamento avrebbe dovuto essere compiuto prima dell'assunzione di ogni altra determinazione, considerate le rilevantissime ripercussioni che l'eventuale giudizio di applicabilità della legge SEVESO-II avrebbe potuto avere sulla valutazione di impatto ambientale e visti anche i diversi elementi (del tutto ignorati nel procedimento amministrativo) dai quali si desume l'astratta applicabilità della sopracitata legge. Infatti, mentre non sembra che si possa validamente dubitare che a questo tipo di impianti si applichi la SEVESO-II nella parte in cui impone l'adozione di provvedimenti di salvaguardia della salute pubblica, non risulta altrettanto chiaro quale sia il grado della sua applicabilità strettamente dipendente dalla quantità effettiva dei rifiuti pericolosi che verranno trattati. Questo dato non è stato esaminato dagli Enti coinvolti nel procedimento amministrativo, né avrebbe potuto esserlo, poiché non è ancora disponibile e non lo sarà sino a quando non verranno presentati i progetti esecutivi da parte della Teseco, ossia quando la stessa avrà avuto le approvazioni definitive per la costruzione dell’inceneritore. Esistono, tuttavia, forti perplessità e preoccupazioni che, per la tipologia dei rifiuti e per le quantità che la stessa Teseco dichiara che saranno trattate (182.000 tonnellate/anno), possano ricorrere gli estremi per l’applicazione della legge SEVESO-II, riguardante l’incidente rilevante. Le caratteristiche della zona, infatti, sono tali da rendere assai difficile, per non dire impossibile, l'eventuale attivazione delle procedure previste dalla SEVESO-II per mettere in salvaguardia l’area. La stessa Teseco, del resto, afferma che “L’analisi dei rischi effettuate sui singoli impianti ha evidenziato le tipologie di eventi incidentali: sversamento di liquidi pericolosi sul terreno, incendio, formazione di una nube di vapori pericolosi” (quest’ultima potrebbe verificarsi per il mescolamento accidentale di composti chimici diversi, n.d.r.). Non è difficile fare ipotesi sugli effetti conseguenti al verificarsi di simili eventi in una zona così densamente popolata. Non crediamo che si possa pensare, qualora ricorressero gli estremi per la messa a punto di un piano di evacuazione sufficientemente collaudato, pure previsto tra le precauzioni contenute nella SEVESO-II, di applicare una simile misura a protezione di un gran numero di persone; da tale misura, comunque, per ovvie ragioni, resterebbero escluse le persone 12 che vanno alle manifestazioni di Pisa-Expo, come pure i clienti del mercato ortofrutticolo all’ingrosso e degli altri esercizi commerciali e gli utenti del terziario della zona. Al fine di valutare appieno la rilevanza di tale aspetto della questione - non sufficientemente indagato nel corso del procedimento amministrativo - si riportano alcuni stralci di documenti presentati alla Regione Toscana per lo Studio di Impatto Ambientale, sulla base del quale la Regione Toscana in data 4-4-2000 ha espresso parere favorevole con propria delibera inviata al Ministero dell’Ambiente, documenti dai quali si deducono non solo ingiustificate incongruenze, ma anche indicazioni utili e rilevanti ai fini sia della corretta rappresentazione delle caratteristiche della zona, che della valutazione dei rischi per la sicurezza dei cittadini in caso di incidente rilevante. 2.3. DALLA SINTESI NON TECNICA DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE DEL PROGETTO TESECO – Aprile 1999, pag. 23 “…Dall’esame della Carta delle aree inondabili, redatta a cura della Regione Toscana (ed. 1995), l’area di Ospedaletto ricade tra le “aree inondabili soggette a fenomeni di esondazioni eccezionali”, questo a causa della segnalazione di fenomeni di esondazione del fosso Caligi. D’altra parte, l’area non è stata inondata durante le alluvioni del ‘91,’92 e ‘93. Il pericolo di esondazioni costituisce un’azione che l’ambiente può esercitare sullo stabilimento in cui sarà ubicato il Centro Teseco e dalla quale esso sarà protetto al pari di tutti gli insediamenti della zona”. Non è dato saper a quali misure protettive si faccia riferimento. 2.4. UFFICIO DEL GENIO CIVILE DI PISA - 9 LUGLIO 1999 : “…Inoltre il territorio in cui si inserisce il nuovo impianto risulta soggetto ad esondazioni eccezionali, secondo quanto riportato dalla carta delle aree inondabili redatta dalla regione Toscana. Ciò in riferimento all’ipotesi di esondazione del fiume Arno. Da notizie acquisite è emerso che il sito non ha comunque subito alcun allagamento durante gli eventi alluvionali del 1992-92 e 1993……in considerazione di quanto sopra esposto si richiama l’opportunità, al fine di evitare ogni possibile situazione di rischio di allagamenti, legati alle difficoltà di deflusso della rete drenante secondaria, operare la periodica manutenzione e ripulitura, e se del caso la ricalibratura, delle linee di drenaggio che si sviluppano in un congruo intorno del sito in esame.” “Il Piano strutturale del Comune di Pisa è sostanzialmente coerente con il Piano di Bacino approvato il 5 luglio 1999 il quale prevede la realizzazione di uno scolmatore, con derivazione dall’Arno in località le Bocchette, attraverso l’ampliamento del fosso di Oratoio e scarico nel Padule di Stagno. Tale opera rientra fra quelle che il Piano definisce di tipo B cioè soggette a ulteriori verifiche idrauliche di fattibilità. Quindi la dichiarazione Teseco di non allagabilità dell’impianto è corretta con riferimento ai piani territoriali. I quali però sono legati ad opere ancora da realizzare”. (doc. n. 35 ) Non è chiaro come la Regione Toscana abbia potuto esprimere parere positivo senza la preventiva realizzazione delle opere di salvaguardia da possibili allagamenti del fiume Arno. La scrivente ritiene opportuno precisare che il Fosso di Oratoio è un canale di scolo delle acque piovane che si trova a circa 100 metri dalla rete di recinzione del sito del nuovo inceneritore: assai 13 discutibile appare la possibilità di realizzare uno scolmatore del fiume Arno a pochissima distanza dall’insediamento di un centro di stoccaggio di rifiuti pericolosi. Alla sottoscritta, poi, sembra alquanto discutibile anche la prescrizione J del Ministero dell’Ambiente nel decreto del 6 Novembre 2000, la quale recita: “in attesa della realizzazione delle opere destinate alla difesa dalle inondazioni dell’area su cui insiste il nuovo stabilimento Teseco, previste dal Piano di Bacino del fiume Arno recepite nel piano strutturale del Comune di Pisa, il progetto definitivo dell’opera preveda la non interferenza fra le eventuali acque di esondazione o di ristagno, di cui al detto Piano di Bacino, e lo stabilimento”; ci si chiede come sia possibile difendersi dalle esondazioni che potrebbero interferire con le attività dell’impianto Teseco, senza la realizzazione delle opere destinate alla difesa dalle inondazioni e se tali opere davvero consisterebbero nel costruire uno scolmatore ad appena 30 metri di distanza dalla recinzione dello stabilimento. 2.5 REGIONE TOSCANA. DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE TERRITORIALI ED AMBIENTALI 5 OTTOBRE 1999: “L’autorità di Bacino del fiume Arno, con deliberazione del Comitato istituzionale del 14 luglio1998 individua il sito interessato tra le aree allagabili, seppure eccezionalmente… Le opere che comportano trasformazioni edilizie e urbanistiche potranno essere realizzate a condizione che vengano superate le condizioni di rischio legate a fenomeni di esondazione o ristagno, o che siano individuati gli interventi necessari alla mitigazione di tale rischio, da realizzarsi contestualmente alla esecuzione delle opere richieste.” In data 5 luglio 1999 è stato adottato dal Comitato Istituzionale il Piano di Bacino. Diversamente da quanto sopra, prevede per le aree allagabili “il non incremento del rischio idraulico da esse determinabile o che siano individuati gli interventi necessari...” (doc. n. 36 ) Anche qui valgono le stesse considerazioni fatte nella parte finale del punto 2.4 2.6. DALLA SCHEDA UTOE INDUSTRIALE DI N° 34, (PIANO STRUTTURALE) OSPEDALETTO (ALLEGATO 7) ALLA VOCE RELATIVA ALLA ZONA VINCOLI E CONDIZIONI AMBIENTALI: “Per gli insediamenti esistenti e per i nuovi interventi di trasformazione si prescrive la preventiva realizzazione del sistema fognario di allacciamento all’impianto di depurazione di Oratoio” . Sulla base di tali rilievi, appare immotivato ed incongruo il giudizio di compatibilità urbanistica dell’area al progetto Teseco. *** Ad ulteriore conferma del carattere sommario dell’istruttoria del procedimento di V.I.A. relativa alla verifica della compatibilità ambientale, sono infine da segnalare le conclusioni dell’indagine epidemiologico-ambientale che il C.N.R., su incarico del Comune di Pisa, ha effettuato in collaborazione con altri enti ed organismi pubblici; in essa (doc. n. 37 ) si segnala: 14 una numerosità di patologie più alta (in proposito il prof. E. Bergamini dell’Istituto di Patologia Sperimentale dell’Università di Pisa, durante un suo pubblico intervento alla riunione del Comitato del 9-7-2002, ha affermato che tale numerosità è destinata ad aumentare con maggiore virulenza negli anni a venire, a causa della lunga incubazione di molte forme tumorali) che nel resto del Comune di Pisa. Alcuni esempi: tumore maligno del retto: casi osservati a Ospedaletto 8, casi attesi nel resto del Comune di Pisa, tra un minimo di 1 ed un massimo di 7 tumore maligno del fegato: casi osservati 6, attesi tra 1 e 4 tumore maligno dei genitali esterni: casi osservati 2, attesi tra 0 e 1 tumore maligno del colon: casi osservati 5, attesi tra 1 e 4 leucemie: casi osservati 5, attesi tra 1 e 4 tumori del sistema nervoso centrale: casi osservati 2, attesi tra 0 e1 tumori maligni in generale: casi osservati 86, attesi tra 47 e 80 malattie cronico-ostruttive del polmone: osservate 80, attese tra 49 e 77. Tra i risultati della sopracitata Indagine Epidemiologica in particolare, poi, si attesta l’esistenza di fenomeni di malformazioni congenite, natimortalità e basso quoziente di natalità registrati tra la popolazione (benché mediamente più giovane che nel resto del Comune) residente nella zona; fenomeni, questi, che la letteratura medica ascrive pacificamente alla presenza di diossine nell’aria, ma dei quali l’indagine del C.N.R. non riesce a stabilire la genesi, stante la riscontrata assenza di diossine, attestata dall’A.R.P.A.T. Si segnala, per altro, che la stessa A.R.P.A.T., in un documento che ci è stato consegnato in una fotocopia del Comune che porta la data del 5-3-1998, una Relazione tecnica sulla “individuazione e quantificazione degli inquinanti previsti dalla normativa vigente per questa tipologia di impianti”, cioè gli inceneritori R.S.U., afferma, tra l’altro, che “Le concentrazioni dei 17 isomeri maggiormente tossici riportati nella proposta di recepimento della Dir. CEE 89/369, sommate tra loro ed espresse in tossicità equivalente T.E., eccedono invece in maniera preoccupante il valore 0,1 nanogrammi/Nmc di circa 140 volte. Un valore limite estremamente severo come quello proposto (0,1 nanogrammi/Nmc), se adottato, difficilmente potrà esser rispettato dagli impianti esistenti tecnologicamente non adeguati”. (doc. n. 38 ). Sempre l’A.R.P.A.T, in data 17 – 7- 2001, nel documento prot. n. 6269, inviato all’Assessore Provinciale all’Ambiente, ing. T. Longobardi, fra l’altro ribadisce che “ le diossine e i furani, se espressi in termini di tossicità equivalente (T.E.), qualora riferiti alla normativa che avrebbe dovuto subentrare (Allegato n. 1 del Decreto n. 503 del Ministero dell’Ambiente) a seguito delle opere di ammodernamento obbligatorie previste dal medesimo decreto n. 503 per gli impianti esistenti, in tutti i casi sono risultati superiori al limite corrispondente, uguale a 0,1 nanogrammi/N mc. (valori rilevati compresi tra 6,18 e 13,95)”. (doc. n. 39 ) I risultati della sopracitata indagine epidemiologico-ambientale condotta dal C.N.R. sono stati trasmessi dal Comune di Pisa al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, il quale li ha 15 ritenuti, per altro, insignificanti ai fini di un riesame della compatibilità ambientale dell’opera. (doc. n. 40 ) Si segnala, inoltre, che Greenpeace Italia nel Giugno 2002 ha condotto un’indagine-studio, “Diossine e metalli nel latte vaccino in prossimità di impianti di incenerimento” (doc. n. 41 ), che ha esaminato, tra gli altri, campioni di latte provenienti da fattorie ubicate nella zona di Ospedaletto; tale studio, evidenziando una contaminazione del prodotto da piombo, cadmio e cromo, la mette in correlazione con l’attività dell’impianto di incenerimento R.S.U. La scrivente ritiene doveroso segnalare anche il risultato dell’analisi che il vicepresidente del Comitato Inquinamento Zero, sig. A. Tommaselli, ha fatto effettuare su un campione di latte prodotto dalla mucca <ad uso familiare> di un suo amico (su richiesta dello stesso) residente a Ospedaletto: la presenza degli inquinanti (Piombo, Cadmio e Cromo) messi in evidenza da Greenpeace è stata confermata (doc. n. 42) Si fa presente, infine, che il Consiglio Provinciale di Pisa, nella riunione del 12 Luglio 2002 , visti gli esiti dell’indagine del C.N.R., ha deliberato di non procedere alla convocazione della Conferenza dei Servizi finalizzata al rilascio dell’autorizzazione dell’esercizio dell’impianto Teseco in attesa dello svolgimento di ulteriori indagini sanitarie, alle quali – a quanto risulta alla sottoscritta- è stata delegata la Azienda USL 5 Pisana. 3- Partecipazione della popolazione al procedimento istruttorio. Le popolazioni di Ospedaletto e zone limitrofe, che sarebbero le più direttamente esposte alle emissioni dell’inceneritore Teseco (oltre ad esserlo a quelle dell’inceneritore RSU), non sono state coinvolte a nessun titolo nel procedimento istruttorio. Il primo incontro tra gli Amministratori (fra l’altro il Sindaco di Pisa ed il Presidente della Provincia erano accompagnati, cosa inusuale, dai vertici della Teseco) e la popolazione della Circoscrizione n°3, quella più coinvolta nel problema, è avvenuto la sera del 7 Marzo 2000, mentre già il giorno dopo, l’8 Marzo 2000, il Nucleo di V.I.A. della Regione Toscana terminava, con un parere favorevole, l’esame della documentazione-Teseco. Si segnala che l’art. 9 (Inchiesta pubblica) della Legge Regionale n° 68 del 18-4-1995 (gli stessi contenuti sono ribaditi negli art. 4 e 15 della Legge regionale n° 79 del 3-11-1998, quest’ultima più volte richiamata durante l’iter amministrativo), così recita: “1. La Giunta regionale può disporre lo svolgimento di un’inchiesta pubblica nei casi per i quali la grande estensione territoriale del progetto, ovvero la particolare rilevanza degli effetti ambientali o l’alto valore del territorio interessato rendono necessario un pubblico accertamento dell’effettiva informazione e partecipazione dei cittadini circa gli interventi che interessano il loro territorio e le loro condizioni di vita, nonche’ l’acquisizione di ulteriori elementi di conoscenza e di giudizio in funzione della VIA e della definizione di garanzie e misure di mitigazione e di controllo sugli effetti negativi dell’impatto ambientale….. 3. Il presidente dell’inchiesta e’ nominato dalla Giunta Regionale tra i dirigenti regionali.” 4. Il presidente dell’inchiesta e’ assistito da due esperti di cui uno nominato dalla Giunta regionale e uno dalla Provincia dove si svolge l’inchiesta” 6. La Regione assicura che siano adottate forme idonee di pubblicita’ per favorire la partecipazione dei cittadini e delle associazioni interessate all’inchiesta pubblica. 16 7. Entro quarantacinque giorni dall’avvio del procedimento gli enti locali interessati possono esprimere pareri, osservazioni e proposte concernenti il progetto e i suoi effetti ambientali, trasmettendoli al presidente dell’inchiesta. Chiunque sia in grado di fornire elementi conoscitivi e valutativi, non rivolti alla tutela di interessi particolari, sui possibili effetti ambientali, puo’ presentare entro lo stesso termine memorie scritte inerenti la realizzazione del progetto. 9. Il presidente chiude l’inchiesta pubblica entro novanta giorni dall’inizio del procedimento e trasmette alla Giunta regionale le memorie, le osservazioni e ogni altro documento ammesso con una sintetica relazione sulle attivita’ svolte. La pronuncia di impatto ambientale deve rendere conto motivatamente delle osservazioni e memorie presentate nel corso dell’inchiesta. Da ricordare è anche l’art. 23 della legge SEVESO II D.L.vo 334/99: (Consultazione della popolazione). 1. La popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di: a) elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui all`articolo 9; 2. Il parere di cui al comma 1 è espresso nell`ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale con le modalità stabilite dalle regioni o dal Ministro dell`ambiente, secondo le rispettive competenze, che possono prevedere la possibilità di utilizzare la conferenza di servizi con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della società civile, qualora si ravvisi la necessità di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla delocalizzazione di impianti nonchè alla urbanizzazione del territorio>. Tutto ciò premesso, la sottoscritta chiede che Codesta Autorità Giudiziaria voglia verificare se, tra i fatti sopraesposti, si ravvisino o meno comportamenti penalmente rilevanti, con ogni conseguenza di legge. Si allegano in copia: 1A) Sintesi non Tecnica dello Studio di impatto ambientale 1B) Documenti integrativi progetto Teseco 1C) osservazioni G.d.L. ARPAT 31 – 8- 1999 1D) chiarimenti Teseco Dicembre 1999 2) primo contributo istruttorio Regione Toscana 30 – 6- 99 3) foglio inserzioni n.289 Gazzetta Ufficiale 12 – 12- 2000 3) ricorso al TAR della Toscana 5) memoria di costituzione Teseco al TAR della Toscana 6) ordinanza TAR della Toscana 7) richiesta parere a Comune e Provincia di Pisa da Regione Toscana 25 – 5 – 1999 8) primo promemoria dott. F. Martinelli a Assessore Baldocchi 6 – 8 – 1999 17 9) parere preliminare ARPAT 1-9-1999 10) nota U.O. Igiene e Salute USL 5 1-9-1999 11) secondo promemoria dott. F. Martinelli a Assessore Baldocchi 17 – 9 - 1999 12) sollecito da Regione Toscana a Comune e Provincia di Pisa 23-11-1999 13) nota da Comune di Pisa a Regione Toscana 13-12-1999 14) sollecito dell’Assessore Regionale Del Lungo 23 – 11 - 1999 15) note ing. G. Lombardi dell’ENEA 16) nota trasmissione parere ing. Lombardi da Assessore Baldocchi a Regione Toscana 17) delibera Comune di Pisa 28 – 11 – 2000 su indagine epidemiologico-ambientale 18) lettera del Sindaco ai cittadini della Circoscrizione 3 su indagine epidemiologico-ambientale 19) carta IGM allegata alla Sintesi non Tecnica dello S.I.A Teseco e copia carta IGM 1954 20) nota inviata da Teseco a Circoscrizione n°3 ed altri 26 – 6 - 2002 21) Relazione Istruttoria di Regione Toscana, Febbraio 2000 22) scheda descrittiva UTOE 34 Piano Strutturale del Comune di Pisa 23) Regolamento Urbanistico- relazione, Comune di Pisa, Maggio 2000 24) osservazioni al R.U. presentate da Comitato Inquinamento Zero 25) delibera Comune di Pisa su RU + relazione Commissione Tecnica n° 43 del 28- 7- 2001 26) lettere inviate dal Comitato Inquinamento Zero alla dott. Vittadini della V.I.A. nazionale 27) possibili impatti previsti da Teseco 28) parere positivo compatibilità ambientale espresso da Provincia di Pisa 31 - 1 - 2000 29) deliberazione n° 252 Provincia di Pisa 7 – 12 – 1999 30) parere positivo espresso da Giunta Regionale Toscana 4 – 4 – 2000 31) documento Ministero Ambiente 6 – 11 - 2000 32) note ARPAT 10 -12 - 1999 33) convenzione ARPAT - Teseco 1996 34A) risposta Ministero Ambiente su IAR 9 – 10 - 2000 34B) risposta Prefetto di Pisa su applicazione Seveso II 35) relazione Genio Civile di Pisa 36) osservazioni Regione Toscana Politiche Territorio 5 – 10 – 1999 37) quadro di sintesi Indagine epidemiologico-ambientale CNR, Marzo 2002 38) relazione ARPAT 5- 3- 1998 su isomeri tossici inceneritore RSU 39) relazione ARPAT 19 – 4- 2001 su diossine e furani inceneritore RSU 40) risposta del Ministro dell’Ambiente 13 - 5 – 2002 al Sindaco di Pisa 41) sintesi indagine Greenpeace 42) risultato analisi latte Laboratorio Biomill di Livorno 18