PRIMAVERA
2001
NOTIZIE
DAL
PARCO NAZIONALE
ANNO
DELLE
FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA, CAMPIGNA
VII -N.18 - SPED. IN ABB. POST. ART. 2-COMMA 20/C LG.662/96 FIL. FO - AUT. TRIB. AR N.18/94 (TASSA PAGATA- TAXE PERÇUE)
VERSO UNA NUOVA FASE DEL PARCO
Il 2001 sarà sicuramente un
anno importante per la vita futura del Parco Nazionale.
Infatti durante l’anno in corso,
dovrebbero, (il condizionale è
bile che al nostro Ente siano assegnati fondi sufficienti per potere sviluppare interventi significativi nel territorio rientrante entro
i confini dell’Area Protetta.
stagione che può essere foriera
di ulteriori interventi. Inevitabilmente, nella determinazione
delle scelte legate al Piano degli
Investimenti 2001-2002, verran-
Riaprono i Centri Visita del Parco
11 strutture al servizio del visitatore per guidarlo alla scoperta del Parco Nazionale delle Foreste
Casentinesi, Monte Falterona, Campigna.
PER INFOMAZIONI SUGLI ORARI DI APERTURA:
sostenere lo sviluppo delle finalità del Parco, nei mesi scorsi
l’Ente ha poi promosso un importante lavoro di progettazione,
insieme alle Comunità Montane
ed alle Provincie territorialmente interessate, finalizzato al Programma Nazionale A.P.E. (Appennino Parco d’Europa) per il
cui avvio il CIPE ha recentemente stanziato un primo finanziamento di 35 miliardi, di cui purtroppo non beneficierà il nostro
territorio.
APE è un programma d’azione
che riguarda iniziative di valorizzazione della montagna ap-
Sede Parco:
Via Guido Brocchi, n. 7 - 52015 Pratovecchio (AR)
Tel. 0575/50301 - Fax 0575/504497
Sede Comunità Parco:
Via Nafetti, n. 3 - 47018 Santa Sofia (FC)
Tel. 0543/971375 - Fax 0543/973034
sempre obbligatorio in questi
casi) vedere la luce sia il Piano
del Parco, sia il Piano di Sviluppo Socio-Economico.
Il lavoro per questi due strumenti, fondamentali per definire l’assetto del Parco e per tracciarne
la prospettiva, è in corso di redazione e presto inizieranno le consultazioni sulle prime ipotesi
concrete di normativa, di zonizzazione ed intorno agli obietttivi
prioritari per favorire il così
detto “sviluppo sostenibile”.
Insieme a ciò nel corso dell’anno
verrà anche messo a punto il
Programma degli investimenti e
quindi si deciderà quali opere o
interventi realizzare tra il 2001
ed il 2002. A rendere ancora incerta la definizione del Programma degli investimenti è, al momento, la certezza delle risorse
finanziarie sulle quali il Parco
potrà contare.
Infatti il Ministero dell’Ambiente
non ha ancora ripartito tra i 19
Parchi Nazionali esistenti né i
fondi per realizzare gli investimenti stanziati dalla legge Finanziaria del 2001 (20 miliardi)
né quelli derivanti da un residuo
di fondi del vecchio Programma
Triennale per la Tutela dell’Ambiente (13 Miliardi) che si sono
resi disponibili perché non utilizzati per le azioni originariamente
previste.
Considerando che a beneficiare
di questi finanziamenti nazionali
non saranno tutti i 19 Parchi, in
quanto almeno 10 dispongono
già di ingenti risorse finanziarie
non ancora utilizzate, ma un numero molto inferiore, è prevedi-
A differenza del passato, il Ministero dell’Ambiente ha infatti disposto che i nuovi investimenti,
derivanti da risorse di propria
competenza, possano essere utilizzati esclusivamente all’interno
del perimetro del Parco.
Negli anni scorsi, almeno per i
finanziamenti disposti dalla delibera CIPE del 1996 per le Aree
Depresse, (che ha consentito di
ottenere al nostro Parco circa 8
miliardi di investimenti) è stato
possibile invece realizzare
opere, seppure funzionali all’attività ed alla valorizzazione
dell’Area Protetta, nell’intero
territorio dei 12 Comuni facenti
parte del Parco Nazionale.
Il Parco si sta comunque attrezzando per ottenere una quota dei
finanziamenti ministeriali disponibili ed a questo proposito ha
predisposto alcuni progetti di
miglioramento ambientale e di
valorizzazione che riguardano il
mantenimento dei pascoli, la manutenzione dei boschi, la riqualificazione dei centri urbani interni al Parco stesso, la valorizzazione dei prodotti tipici e tradizionali, il recupero di alcuni rifugi, l’acquisto di aree di alto
pregio naturalistico, la promozione del territorio, del turismo e
dell’ educazione ambientale.
Alcuni di questi progetti verranno anche candidati rispetto ai
bandi ed alle opportunità finanziarie che le due Regioni stanno
per offrire attraverso i Programmi Comunitari (il Doc UP 20002006 ed il Piano di Sviluppo Rurale). Si apre insomma per il territorio compreso nel Parco una
itinerari storico-culturali, la realizzazione dei così detti “corridoi ecologici”, i ripristini degli
ambienti più degradati.
Il progetto, promosso dal nostro
Parco, comprende territorialmente la dorsale Appenninica
che va dal Montefeltro (in Provincia di Pesaro-Urbino) e passando dal Crinale Tosco - romagnolo si estende fino al Mugello
Fiorentino. Un’area di Crinale
che interessa 38 Comuni, 9 Comunità Montane , 4 Provincie, 2
Parchi e 3 Regioni. L’importo
degli interventi previsti è di 34
miliardi.
Come si può vedere da questo
sommario riepilogo delle principali azioni che l’Ente Parco sta
mettendo in campo, si sta per
aprire oggi, dopo la fase iniziale
caratterizzata prevalentemente
da interventi volti a strutturare
l’Ente (sedi, centri visita ecc.) ed
a favorire la fruizione del territorio (sentieristica, aree di sosta,
ostelli, ecc.), una vera e propria
nuova fase di vita del Parco Nazionale maggiormente rivolta
allo sviluppo sostenibile ed a
creare le condizioni perché la
presenza del Parco produca la
crescita socio-economica delle
comunità umane insediate ed al
contempo il miglioramento ambientale del territorio.
Enzo Valbonesi
SOMMARIO
L’UOMO E IL PARCO
Esercizio Turistico ricettivo
“Aria Aperta”
Documento per APE
Il Parco alla BIT
2
2
3
3
PARCO E RICERCA
I parchi e gli americani
4
Foreste Casentinesi Yosemite 4
BIBLIOTECA PARCO
Agricolturae paesaggio
Le nuove pubblicazioni
Il Doronico a foglie cuoriformi è una specie di grande bellezza e vistosità presente sulle rupi
arenacee alle quote più alte. Il Parco, per tutelare questa specie e altre rare e minacciate
presenti sulla cima del Monte Falco, ha creato un’area di rispetto a conservazione integrale
(foto di Roberto Sauli)
no coinvolti gli Enti Locali ed un
ruolo decisivo lo dovranno giocare le Regioni Emilia-Romagna
e Toscana.
Insieme a questo quadro di potenziali risorse economiche per
penninica a partire dalle Aree
Protette ma che è volto essenzialmente a garantire la connessione tra i Parchi esistenti e tra
questi e le aree ad essi esterne
attraverso il recupero dei grandi
PAESI DEL PARCO
Porciano, Papiano
e Urbech
Campigna, Pian del
Grado e Celle
UOMINI DEL PARCO
Nel Parco con
Dino Campana
5
5
6
6
7
AGENDA VERDE
Il Convegno sui prodotti tipici
promosso dal Parco
8
1
L’uomo e il Parco
ESERCIZIO TURISTICO RICETTIVO
CONSIGLIATO DAL PARCO
Un documento a favore delle strutture
ricettive all’interno del Parco
2
Nel momento in cui abbiamo
pensato alla realizzazione del disciplinare ecologico “Esercizio
consigliato del Parco” rivolto alle
strutture ricettive dell’area non
avevamo la presunzione di competere con le note e blasonate
guide Michelin, Espresso e Veronelli e tanto meno di aggiungere
alla lunga lista di certificati centosei ISO ed EMAS, un marchio
di valenza locale. Siamo stati
spinti essenzialmente da una
preoccupazione: quella di dare
una mano alle strutture ricettive
presenti all’interno dell’area del
Parco (più gli abitati di Chiusi
della Verna e San Benedetto in
Alpe come esperimenti pilota)
spronandole, attraverso la firma
di un disciplinare, a qualificare
ulteriormente le loro strutture
garantendo standard di servizio
sempre appropriati al consumatore, in sintonia con le sempre più
esigenti richieste di un turista-furetto che, come il simpatico mustelide, arriva da una località e si
ferma solo se l’offerta corrisponde a ciò che desidera.
Un disciplinare leggero e volontario attraverso cui gli esercenti che aderiranno al
progetto dovranno soddisfare
standard di qualità ambientale
che riguarderanno, principalmente, gli aspetti gestionali
dell’attività turistico-ricettiva,
le finalità del risparmio energetico, dell’utilizzo razionale delle
risorse e del miglioramento
delle tipicità dell’offerta. Un documento, ripeto, semplice e leggibile con una specificazione minuta degli impegni degli operatori del Parco (alberghi, case per
ferie, agriturismi, campeggi,
ostelli, rifugi) e quelli dell’Ente
Parco come evidenziati nei due
box di corredo. Anche le fasi del
controllo e di valutazione degli
standard richiesti, il loro rispetto
sono di facile lettura e pensiamo
che non daranno (ma la verifica è
d’obbligo) vita a contenziosi e a
Gli impegni del Parco
- Pagina web
- Promozione su riviste
specializzate
- 2 fiere anno (2001-2002)
- Contenitore espositivo
- Corso di formazione
Badia Prataglia,
Abergo Ristorate
“La Foresta”
confronti fuori dalle righe. La
fase preliminare è già completata,
stanno arrivando le prime adesioni, ma quello che mi preme sottolineare - come hanno suggerito i
tecnici incaricati che hanno contattato le singole strutture – è la
voglia di migliorarsi degli esercenti, di confrontarsi con problematiche nuove e con le strutture
che già sono presenti nel Parco.
Non mancano le difficoltà, come
le chiusure al nuovo, ma i segnali
sono incoraggianti.
D’altra parte il turismo, o meglio
i turismi sono in forte e rapido
cambiamento e quindi è illusorio
e sbagliato cullarsi sul bel tempo
andato o peggio lamentarsi.
Le nuove nicchie di mercato indotte dalla presenza nel Parco
(ma non solo) si connotano elevando la qualità dell’offerta,
con il miglioramento generale
delle strutture e un livello di promozione che veda il Parco, d’intesa con i tre GAL dell’area, capace di misurarsi su scala nazionale. Fondamentale però resta, in
ultima analisi, la tradizionale
base dell’ospitalità tipica della
Romagna e della Toscana.
Oscar Bandini
Gli impegni degli operatori
- Riduzione dei recipienti per bevande “a perdere”
- Eliminazione delle posate e piatti “monouso” in plastica
- Riduzione del consumo di carta
- Risparmio delle risorse energetiche
- Misure per il risparmio dell’acqua
- Educazione all’uso delle risorse
- Sensibilizzazione alla raccolta differenziata
- Divieto di fumo nei locali da pranzo
- Promuovere la cucina tipica nelle strutture ricettive
- Promuovere la fruizione del territorio
- Promuovere le iniziative per la valorizzazione e fruizione del Parco
- Formazione Professionale
“ARIA APERTA”: LA RISCOSSA DELLE FATTORIE
Una Associazione di giovani agricoltori in favore delle tradizioni agricole e culturali del territorio
La storia delle nostre montagne
e delle nostre colline è alquanto
alterna. Nei primi secoli del vecchio millennio erano selve spesso impenetrabili attraversate da
INTERVISTA
A
qualche pellegrino che voleva
recarsi a Roma o in Toscana.
Poi la crescita della popolazione
e la necessità di avere nuove
terre hanno spinto l’uomo fin
quasi al crinale portandolo ad
utilizzare anche ripidi pendii per
ottenere i prodotti per il sostentamento. Nel secondo dopoguerra la città offriva da vivere con
PIETRO TASSINARI, PRESIDENTE
Quali sono i rapporti tra la Sua
Associazione e il Parco?
L'Associazione considera il Parco
un Ente molto importante con il
quale collaborare strettamente per
il raggiungimento di fini comuni
come la conservazione dell'ambiente nel rispetto delle tradizioni
e delle produzioni agricole di qualità a cui i nostri Associati mirano.
Un partner fondamentale per promuovere il risultato del nostro lavoro in queste splendide terre.
Quali possono essere altre iniziative che il Parco può fare con
l’Associazione?
La promozione dei nostri prodotti
agricoli diventa ogni giorno più
difficile, anche se gli stessi hanno
un elevato valore aggiunto determinato, in particolare, dallo stato
dell'ambiente in cui questi sono
“cresciuti”.
Collaborare con il Parco diventa
per noi basilare in quanto struttura
in grado di comunicare, su larga
scala, il valore delle nostre produzioni di qualità. Ed è proprio su
questo punto che speriamo di irrobustire, sempre di più, il rapporto
con l'Ente, creando un sistema in
grado di far emergere adeguatamente le produzioni assieme alle
ormai dimenticate tradizioni, frutto della cultura del territorio in cui
viviamo.
Quale l’età media degli associati?
L'Associazione è in maggior parte
costituita da giovani agricoltori
d’età compresa fra i 25 e i 50
anni, con forti motivazioni professionali e culturali.
Quali sono le conquiste ottenute
dall’Associazione?
Considero una conquista importante la possibilità d'interagire nei
“tavoli verdi” con gli Enti territoriali quali il Parco, la Comunità
Montana Forlivese e la Provincia
di Forlì-Cesena, che hanno accolto con favore la nostra nascita.
Altre conquiste importanti sono
state le diverse opportunità di
farci conoscere dal pubblico,
come il giorno della Fiera di Santa
Lucia, a Santa Sofia, realizzata in
DI
ARIA APERTA
collaborazione con il Comune ed
il Parco. Durante questa manifestazione, alcuni dei nostri associati hanno potuto esporre per la
prima volta i loro prodotti aziendali.
Ancora ricordo l'adesione
ai principi
promossi dalle
Fattorie Didattiche, con lo
scopo di stimolare i nostri
associati ad
intraprendere
questa nuova
strada come
forma di “reddito” aziendale integrativo.
Infine, grazie alla forte concentrazione di aziende biologiche certificate e la giovane età degli iscritti
ad “Aria Aperta”, abbiamo ottenuto il finanziamento per corsi di
specializzazione per migliorare la
nostra professionalità, come quello sulla Zootecnia Biologica.
meno stenti e inevitabilmente le
nostre zone montane si sono
spopolate lasciando nuovamente
alla natura spazio da riconquistare. Questo ultimo drastico esodo
ha determinato nel tempo un
forte impoverimento dell’entroterra causando, oltre alla mancanza di un valido presidio del
territorio, anche la perdita di una
cultura e di tradizioni che si
erano forgiate nei secoli. Oggi
dopo le esperienze positive di
altri stati europei, l’Unione Europea riconosce l’importanza di
mantenere la gente in montagna,
e in particolare gli agricoltori che con il
loro quotidiano
lavoro
presidiano il
territorio e la
millenaria
cultura che è
in esso custoAssociazione per la valorizzazione
dita. Il 7
dei prodotti agricoli di qualità
marzo del
2000, a Santa
Sofia, un gruppo di agricoltori
ha deciso di dare vita all’Associazione “Aria Aperta” che racchiude in sé l’essenza di un territorio e delle persone che in esso
vivono. “Aria Aperta” è un’associazione “no profit” che vuole
mantenere vive le tradizioni
agricole e culturali di un territorio, quello dell’Alto Appennino
Forlivese, valorizzando e promuovendo le proprie produzioni
agricole come la Razza romagnola, le produzioni biologiche
di cereali e foraggi, e gli alimenti da esse derivate, mantenendo
con essi uno stretto rapporto culturale. L’Associazione intende,
raggiungere una caratterizzazione del prodotto promosso, in
modo che non si confonda con il
resto della produzione regionale
e nazionale, avendo quest’ultimo particolari caratteristiche genetiche e geografiche completamente diverse dai prodotti derivanti dalla omogenizzazione
delle grandi società di produzione e commercializzazione. “Aria
Aperta” è un’associazione fatta
da agricoltori convinti che alla
propria terra e alle proprie tradizioni culturali, non manchi nulla
per emergere in un panorama
dove è però necessario elevare il
proprio prodotto attraverso una
corretta e specifica comunicazione. Oggi l’Associazione conta
32 iscritti distribuiti nei Comuni
di Santa Sofia, Galeata, Civitella
di Romagna, Premilcuore e Tredozio. In merito all’Associazione è possibile avere informazioni da Pietro Tassinari (tel.
0543/956818), Walter Cocchi
(tel. 0543/970287) e presso lo
Studio Locatelli (0543/970562).
Gabriele Locatelli
L’uomo e il Parco
IL DOCUMENTO PROGETTUALE PER
“APPENNINO PARCO D’EUROPA”
Il Parco si propone come protagonista
del progetto A.P.E
Eremo di Camaldoli
A.P.E. è un progetto lanciato
qualche
anno
fa
da
Legambiente, che individua
nelle straordinarie risorse naturalistiche, ambientali e culturali dell’Appennino le basi per
impostare uno sviluppo economico diverso dal passato, intrinsecamente compatibile.
Dallo scorso anno A.P.E. ha cessato di essere una proposta culturale per cominciare a divenire un
progetto da realizzare.
Il Ministero dell’Ambiente ha redatto le linee progettuali guida
ed il governo ha stanziato i primi
34 miliardi di lire per finanziare
gli interventi proposti.
Le linee guida ministeriali stabiliscono che, nella prima fase, il
progetto verrà attuato in aree pilota, cioè in sistemi territoriali
appenninici in grado di definire
un progetto unitario.
Infatti i primi 35 miliardi stanziati sono andati a finanziare
progetti nella porzione meridionale dell’Appennino e nell’area
compresa tra la Liguria, le Alpi
Apuane e l’Appennino emiliano.
Il Parco Nazionale delle Foreste
Casentinesi si è in questi mesi
proposto per coordinare la redazione di un progetto che coinvolga la porzione di Appennino che
lo vede al centro.
E’ così nato “La Spina verde
dell’Appennino Centro-settentrionale”, un progetto integrato
per interventi nell’area che va
dal Mugello al Montefeltro. E’
un’area che interessa tre regioni
(Toscana, Emilia Romagna,
Marche), quattro province (Firenze, Arezzo, Forlì-Cesena e
Pesaro Urbino), nove Comunità
Montane e ben 38 comuni. Caratteristiche che unificano l’area
dal punto di vista territoriale
sono la grande valenza e continuità dei sistemi ambientali
(nell’area sono presenti due parchi, numerose riserve naturali e
10 aree appartenenti alla rete europea “Natura 2000”) e la grande rilevanza delle testimonianze storiche (abbazie, monasteri,
castelli, ma anche nuclei rurali
ben conservati e manufatti tradizionali legati all’esercizio della
agricoltura e dell’allevamento).
Il progetto prende proprio le
mosse dalle caratteristiche territoriali dell’area, per ipotizzare
una serie di interventi di grande
rilevanza.
Fulcro del progetto sono una
serie di interventi legati alla individuazione di alcuni itinerari che
connettono tutto il territorio.
L’itinerario delle abbazie, la
via dei Romei, l’itinerario campaniano (legato al ricordo del
grande poeta Dino Campana),
la Via Fiorentina tra la Val di
Rabbi e Firenze diverranno,
quando il progetto verrà realizzato, lo “scheletro” che sostiene
l’unitarietà del territorio. Lungo
questi itinerari verranno recuperati edifici per la fruizione escursionistica, verranno eseguiti interventi di manutenzione e ripristino della viabilità, verranno
posti in opera elementi di segnalazione ed informazione, verranno realizzate azioni di promozione. Una grande attenzione è data
nel progetto alle azioni di tutela
ambientale, sia per salvaguardare le emergenze principali sia per
recuperare situazioni di degrado.
Si prevede quindi di intervenire
con azioni di miglioramento e
rinaturalizzazione di superfici
boscate, di mantenere e ripristinare (ove possibile) le superfici
aperte (praterie, pascoli, prati)
per la loro importanza ambientale e paesaggistica, ma sono previsti anche interventi di mitigazione dell’impatto ambientale e
paesaggistico di grandi infrastrutture presenti sul territorio,
come la strada E45 nel tratto fra
Bagno di Romagna e Pieve S.
Stefano o il gasdotto Algeria-Italia nel tratto che attraversa il
Parco Nazionale. Sempre con il
fine del recupero di situazioni di
degrado o di rischio di dissesto è
previsto una specifica misura per
la manutenzione straordinaria
della viabilità di servizio, con
l’obiettivo di sistemare scarpate,
fondi stradali dissestati, opere di
regimazione delle acque bisognose di manutenzione. Tra le
altre azioni previste nel progetto
sono da segnalare l’attenzione al
recupero dei castagneti da
frutto, anche sulla base delle positive esperienze in questo senso
condotte dal Parco e da altri Enti
negli scorsi anni.
Molte altre sono le previsioni di
intervento contenute nel documento progettuale, che comportano complessivamente un importo finanziario stimato di circa
34 miliardi. Ritengo tuttavia opportuno segnalare, in luogo
dell’elenco di ciascun intervento
previsto, lo spirito con cui il documento ha visto la luce.
Credo che sia della massima importanza, infatti, che un territorio
amministrativamente tanto complesso abbia saputo, in poco
tempo, produrre una ipotesi progettuale così articolata e nello
stesso tempo unitaria.
Tutti gli enti coinvolti hanno sin
da subito intuito l’importanza del
progetto, ed hanno fornito un
concreto apporto in termini di
progettazione. Questo non era
per nulla scontato, come altre
esperienze del passato dimostrano, tanto più quanto si trattava
di individuare progetti di carattere ambientale, che si discostano
non poco dalle “usuali” programmazioni per la realizzazione
di infrastrutture.
Un primo risultato quindi A.P.E.
lo ha raggiunto sin da subito: attivare la capacità progettuale
di questa porzione di Appennino attorno ad una idea di sviluppo che mette al centro le risorse ambientali.
Anche importante è, a mio avviso, è che il soggetto promotore
dell’iniziativa sia un Parco Nazionale, un’area protetta: questo
dimostra ancora una volta il
ruolo che i parchi possono
svolgere per promuovere
nuove forme di sviluppo quando hanno capacità di calarsi
nel tessuto amministrativo locale. Il progetto ora è pronto, e
verrà portato nelle sedi deputate
a valutarlo.
Non resta che attendere il suo
concreto, magari parziale, finanziamento, affinché non venga
mortificata la voglia di fare e di
definire il proprio futuro che, ancora una volta, le genti di montagna hanno dimostrato nei fatti.
Vittorio Ducoli
IL PARCO ALLA BIT DI MILANO
Presentate in un apposito opuscolo le proposte di soggiorno nel Parco
Il Parco è stato presente alla BIT
(Borsa Internazionale del Turismo) dal 14 al 18 Febbraio
2001, ospitato insieme gli altri
Parchi nazionali Italiani e alla
Federazione dei Parchi presso lo
stand del Ministero dell'Ambiente. Le prime tre giornate
sono state riservate esclusivamente agli operatori professionali, mentre le ultime due agli
agenti di viaggio e al pubblico.
In tutte le giornate i visitatori
sono stati numerossimi, ed interessati particolarmente alla ricerca di proposte concrete di
soggiorno nelle aree protette.
Il Parco delle Foreste Casentinesi ha, in questa occasione, presentato
le proprie
proposte di soggiorno per la stagione
2001 attraverso un apposito opuscolo dal
titolo Proposte di
soggiorno nel
Parco Nazionale, che
si articola attraverso
una ricca proposta che spazia
dall’escursionismo naturalistico a cavallo e in mountain bike, alla riscoperta delle tradizioni locali, ai pacchetti natura e
benessere e alle proposte per scuole e gruppi.
In particolare il Parco è
stato l'unico a presentare
vere e proprie proposte
di pacchetti gestite da
un'agenzia di viaggi,
realizzate in attuazione
del progetto POM
970034/I/3 "Parchi Nazionali Toscani".
Lo stand del Ministero dell’Ambiente - Federparchi alla BIT
3
Parco e Ricerca
I PARCHI E GLI AMERICANI
I parchi rappresentano per gli
americani l’estensione della
propria
dimensione
quotidiana. Per verificare questo assioma basta dare un’occhiata da vicino al più famoso di
tutti i parchi, il Central Park.
Polmone verde di New York,
cuore della Capitale del mondo,
il parco centrale alimenta ogni
secondo, ogni ora, il desiderio di
contatto con la natura che i cittadini del Nuovo Mondo vivono
con semplicità e con un rispetto
che noi europei, pronti a criticare
il presunto atteggiamento superficiale della prima potenza mondiale, dovremmo rapidamente
imparare a conoscere e ad imitare: non per spirito di sudditanza
ma semplicemente per vivere
meglio. Il lembo verde (ma bisogna vederlo in fiore durante la
primavera, o nelle mille sfumature rosso-gialle del foliage autunnale) così amato da Woody
Allen è il luogo delle passeggiate, col cane o senza, del jogging
o di un giro in bici lungo il Big
Loop, su fino ad Harlem, giù
lungo la V Avenue fino all’Hotel
Plaza; o sui Rollerblades. È la
meta preferita per la chiacchierata del dopo lavoro o per la pausapranzo; è teatro quotidiano
dell’apertura o della chiusura di
mille rapporti sentimentali. È la
scena di balli improvvisati al
suono dei bongos di band ispanico-afro-americane; di piroette
fantasiose (per chi sa farle) sulla
pista di ghiaccio, aperta sei mesi
l’anno. Di fronte a tanta attività i
turisti non possono fare altro che
americanizzarsi o trovarsi male.
Non possono che gettare le carte
dentro i mille cestini; si ritrovano
controvoglia persino ad evitare
di fumare (all’aria aperta, che
scandalo) per non incorrere nelle
occhiatacce dei salutisti d’oltreoceano. Bene, se si estende 5, 10,
100 volte il ragionamento e l’osservazione, si può avere un’idea
più complessiva del rapporto che
gli americani hanno con gli immensi parchi con i quali hanno la
fortuna di convivere. Nello Utah
Laghi azzurri e verdi
foreste di conifere su
declivi montuosi
coperti di cenere
vulcanica nel
Lassen Volcanic
National Park
dei Mormoni e di Robert
Redford che ne ha fatto la centrale operativa del cinema indipendente; a Washington D.C. e
in Virginia, due passi della Casa
Bianca; nell’Arizona o in Colorado, nelle riserve naturali in cui
sopravvivono i pochi eredi degli
orgogliosi nativo-americani, sterminati e dispersi dai colonizzatori venuti da lontano; in South
Dakota, dove un’intera famiglia
di scultori polacchi sta costruendo, a due passi da Monte Rushmore, la risposta dei ‘pellerossa’
ai monumenti che consacrano
nella roccia i Presidenti americani (un’intera montagna scavata
per rendere onore a Crazy Horse,
Cavallo Pazzo); in ognuno di
questi luoghi, ovunque insomma
la natura abbia deciso di regalare
generose oasi verdi ai discendenti dello Zio Tom, è possibile trovare la dimostrazione che i parchi non sono fatti solo per essere
trattati male. Ranger premurosi
sono a disposizione per aiutare,
spiegare, controllare. Chi non c’è
FORESTE CASENTINESI – YOSEMITE
Un paragone improponibile
4
Per ragioni personali, in agosto,
ho viaggiato negli Stati Uniti, in
California, dove nelle montagne
della Sierra Nevada ho avuto
l’occasione di visitare il Parco
Nazionale di Yosemite.
Yosemite è uno dei
parchi storici americani, la sua data di nascita risale al 1 ottobre
1890, pochi anni dopo
Yellostone che è il parco
americano, e del
mondo, più antico.
Yosemite nasce per difendere un
ambiente unico e selvaggio, di
grande impatto e di grande effetto che si trova nelle montagne
della Sierra Nevada, al centro
della California vicino ai confini
con il Nevada.
La natura è primitiva, nelle vallate crescono altissimi alberi
(pino, red wood, sequoia) mentre
a poca distanza si aprono zone
desertiche che si estendono
sulle pendici della Sierra.
Vicino ad Yellostone si trova un
grande lago salato (Mono lake)
di grandissimo effetto, situato
tra montagne nude e solitarie,
con grandi torri di carbonato
che si alzano dalle acque, assolutamente azzurre e cristalline.
Il deserto continua a sud verso
l’Arizona verso la Death valley
(valle della morte) ed il deserto
del Mojave.
Yosemite è conosciuto per la diversità degli ecosistemi: foreste,
montagne di rocce nude, acqua.
E’ il paradiso del rock climbing;
nel cuore del parco di alzano immense pareti rocciose di puro
granito, a volte strapiombanti
per centinaia di metri, a volte levigate dai ghiacciai e dai venti.
Le pareti più famose hanno nomi
fantastici: El Capitain, Half
Dome, North Dome.
Per scalare la parete verticale,
assolutamente spaventosa, di El
Capitain una squadra di free
climbings impiega una settimana
in parete, con rischi altissimi.
Infatti questa parete è conosciuta in tutto il mondo perché, dalla
base, si alza in verticale per
1095 metri.
Entrando nel parco di Yosemite
si paga un biglietto da 20 a 50
dollari che vale per una settimana. All’interno ci sono campeggi
organizzati (è assolutamente necessaria la prenotazione perché
non è possibile il libero campeggio). Accanto ad ogni posto
tenda ci sono grandi contenitori
di metallo per nascondere cibi e
bevande perché gli orsi neri attirati dall’odore di cibo possono
entrare nelle tende, nelle roulotte o addirittura aprire le auto
come scatolette.
E’ un parco da avventura, senza
abitanti stabili, centri abitati,
con solo strutture per il turismo,
lo studio e la ricerca.
Gli animali più tipici sono l’orso
nero che è facile incontrare ed il
leone di montagna, più elusivo;
poi ci sono cervi, caprioli, daini,
aquile, avvoltoi ed un numero
molto grande di uccelli e piccoli
animali.
La guida del Parco specifica che
ci sono 1460 specie di piante, 78
specie di mammiferi, 247 di uccelli, 17 di anfibi, 22 di rettili, 11
di pesci.
Sono stato impressionato da
grandi zone bruciate dal fuoco:
intere vallate, nella quali rinasceva la vita e dal grande numero di alberi morti lasciati marcire nella foresta.
Occorre infatti considerare che
il parco ha una superficie di
302.000 ettari di cui 284.000 ettari wilderness.
Le acque sono cristalline ed assolutamente pure, la vigilanza è
molto severa nei riguardi di
qualsiasi fonte di inquinamento :
non è consentito lavarsi, né lavare alcunché nei fiumi e nei laghi,
non è consentito lasciare alcun
rifiuto di qualsiasi origine. Le
multe sono salatissime e la vigilanza è molto dura. Sono famose
le cascate che scendono dalle
montagne verticali, la più alta,
Yosemite falls, compie un salto
di 739 metri. Un parco unico
con una natura primordiale,
senza attività umane escluso il
turismo e le attività sportive.
Ma queste attività sono molto
sviluppate, basta pensare che il
numero dei visitatori del parco
(paganti) si aggira su circa 4 milioni ogni anno, che ci sono
1350 chilometri di sentieri e 315
chilometri di strade asfaltate e
che infine ci sono 747 edifici a
servizio del Parco. Nessun paragone è possibile con il nostro
Parco nazionale: da una parte
un parco grande circa 10 volte il
Parco Nazionale Foreste Casentinesi, nato da oltre un secolo,
con una natura selvaggia, un
vero gioiello della natura,
dall’altra parte un parco dolcemente adagiato sui versanti tra
Toscana e Romagna costruito
dall’uomo con una natura essenzialmente mite ed umanizzata,
modellato dalla cultura umana e
dai secoli di storia. Quindi è
questa diversità e questa peculiarità che dobbiamo difendere e
valorizzare.
Italo Galastri
ASSEGNATE
DUE
stato farà fatica a credere che
all’ingresso di molti parchi sparsi per gli Stati Uniti esiste un
grande raccoglitore in vetro o
plastica, assolutamente non custodito, nel quale vanno infilati 5
dollari (10.000 lire circa) che
rappresentano il biglietto d’ingresso e il contributo alla manutenzione del parco. La cosa difficile da credere, per chi non è abituato ad una società basata sulla
buona fede, non è che quel contenitore esista: è che tutti coloro
che passano (più o meno, le eccezioni ci sono sempre) lasciano
i soldi e che a nessuno verrebbe
mai in mente di portarsi via
neanche un dollaro. Certo, prendere tutto questo alla lettera sarebbe un errore. Non esistono società perfette, quella americana
non lo è. Ma conviene sempre
approfittare per prendere lezioni,
per imparare qualcosa. E il divertimento, unito al rispetto, con
cui gli americani vivono i loro
parchi è qualcosa che vale la
pena di imparare.
Il pianeta America, da qualche
tempo, vive come è noto una parentesi di eccezionale prosperità
economica. Questa circostanza,
tra gli altri effetti, ha avuto quello della maggiore diffusione di
capaci autovetture, o di Camper,
anche tra i più giovani. Viaggiare per le deserte arterie americane è diventato ancor più comune
di quanto già non lo fosse. E
sono proprio i parchi una delle
mete più diffuse di questi viaggi
fuori città o Stato.
Se un problema c’è ora, semmai,
è quello di trovare un posto per
dormire, durante le stagioni
‘calde’, dentro o a fianco delle
località più richieste. Si tratta
però di organizzarsi, semplicemente. Ma per chi abbia davvero
voglia di farlo, o di adattarsi a un
dignitosissimo e pulito Best Western (alberghi di una catena
molto diffusa e popolare) anche
questo non è un grave problema.
I problemi, di recente, sono giunti piuttosto dai grandi incendi,
che hanno minacciato anche i
BORSE
DI
STUDIO
E’ stata assegnata alla Dott. ssa Chiara Benvenuto, la borsa di studio, indetta dal Parco, per la realizzazione di un sistema di catalogazione dati e di una indagine sulla biodiversità nel territorio del Parco
Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna.
Al Dott. Alfredo Bellandi é stata invece assegnata quella dedicata
all’ Indagine sulle emergenze storico-culturali nel territorio del
Parco.
mitici parchi. La scorsa estate ha
visto una lunghissima striscia infuocata, praticamente senza soluzione di continuità, estendersi
lungo la fascia occidentale
d’America, dal Canada fino al
Messico. Per questo sono state
introdotte alcune restrizioni, soprattutto all’abitudine di preparare ricchi barbecue all’aperto. Le
limitazioni non frenano però
l’amore per l’aria aperta, l’attrazione per gli spazi liberi, la seduzione che i parchi, piccoli e grandi, esercitano su americani e non.
Le ultime due gite che mi è capitato di fare personalmente, sono
state una alla Mesa Verde,
l’altra verso i boschi che si stendono Upstate New York, al
nord cioè dell’isola dei grattacieli di vetro e cemento. In ambedue i casi ho potuto rafforzare la
mia sensazione. Gli americani
amano i parchi, e sanno come
proteggerli. Anche quando (o
forse proprio per quello) aleggia
in essi lo spirito degli antichi nemici; come nel caso della Mesa
Verde, l’imperioso altopiano
dove vissero gli indiani Anasazi,
che furono capaci, prima di
scomparire misteriosamente alcuni secoli fa, di rendere rigogliosi perfino i profondi Canon
delle zone desertiche del Colorado e dell’Arizona; o come nel
caso di chi si lascia alle spalle
l’isola dei grattacieli e punta
verso il nord, seguendo al contrario la pista che, tanti anni fa,
percorrevano a piedi i primi abitanti di Manhattan: quei nativiamericani che per poche ghinee
vendettero la città ai colonizzatori. Furono i loro discendenti, alla
fine dello scorso secolo, i primi a
calpestare l’erba del Central Park
che nasceva. E forse intuirono,
nella loro saggezza secolare, che
gli uomini bianchi, protagonisti
del genocidio, qualcosa avrebbero risparmiato ed ereditato dalla
civiltà che stavano distruggendo:
l’amore per tutto ciò che ci dona
la natura compresi, ovviamente, i
parchi.
E chissà che questa non sia una
buona lezione anche per la vecchia Europa, o per la piccola Italia, tanto preoccupate nel preservare la propria cultura da ignorare, a volte, che le buone maniere
sono quelle di chi le mette in
pratica e non quelle di chi ne
parla soltanto, fino a stancare se
stesso e gli altri.
Paolo Aleotti (Corrispondente
RAI dagli Stati - Uniti)
Biblioteca Parco
AGRICOLTURA E PAESAGGIO
Un progetto di ricerca e qualificazione culturale
Foreste, forme geologiche e corsi
d’acqua non bastano a comprendere la ricchezza di ambienti che
caratterizzano il paesaggio del
Parco nazionale.
Agli aspetti naturalistici si deve
aggiungere infatti l’attività delle
popolazioni montanare che con
i loro insediamenti, le coltivazioni e gli allevamenti hanno
contribuito, nel corso della storia,
a realizzare e mantenere un complesso mosaico di forme del territorio.
A questi aspetti fisici e percepibili del paesaggio si deve aggiungere anche l’aspetto produttivo
che vanta tuttora risorse importanti e storico-testimoniali dovute
soprattutto alla conservazione di
risorse e tecniche di produzione
significativamente relazionate
all’ambiente.
Nell’arco di cinque anni, grazie
ad un puntuale lavoro di animazione e ricerca promosse dal
Parco, è stato possibile raccogliere preziose informazioni e testimonianze sulla realtà rurale del
territorio.
Con un successivo lavoro di ricerca storica, si è cercato di ricostruire gran parte delle vicende
umane quotidiane che più di tutte
hanno determinato, e tuttora contribuiscono, a conservare il paesaggio rurale.
E’ nata così l’idea di realizzare
un Quaderno per far conoscere
l’attività dell’uomo sul territo-
rio e, in particolare, i caratteri
dell’agricoltura storica e con-
li, ciascuna supportata da schede
informative su aspetti o risorse
meritevoli di una trattazione spe-
ne centrale si delinea un quadro
sulla situazione contemporanea
fornendo informazioni sugli indi-
cifica: nella prima parte si traccia il percorso delle vicende
rizzi intrapresi dal Parco a sostegno e tutela dell’attività agri-
umane dell’ultimo secolo ponendo particolare riguardo al rapporto tra l’uomo e la foresta e alle ultime vicende socio-politiche che
hanno contribuito all’evoluzione
dell’ambiente rurale; nella sezio-
cola; l’ultima parte pone alcune
riflessioni sulle prospettive per
il futuro con particolare attenzione al ruolo che la conservazione e
la promozione, anche in campo
agricolo, rivestono dal punto di
Località Borghetto
temporanea con le diversità che
caratterizzano i tre versanti del
Casentino, del Mugello e della
Romagna. Si tratta di una pubblicazione a carattere divulgativo,
articolata in tre sezioni principa-
vista culturale e scientifico. Ogni
capitolo è preceduto da brevi didascalie che riportano interessanti
considerazioni di esperti e studiosi sul territorio e sulle attività
svolte nel Parco Nazionale nel
corso della storia. Corredano il
testo molte immagini emblematiche e rappresentative degli argomenti trattati.
Questa pubblicazione rientra
nell’ambito del POM “Parco
Progetti” della Regione Toscana, e fa parte di un’iniziativa realizzata dal Parco Nazionale delle
Foreste Casentinesi e dalla Provincia di Arezzo, avente per oggetto numerosi interventi di formazione professionale
riguardanti il nostro
Parco e quello dell’Arcipelago Toscano.
Paolo Mattioli
LE NUOVE PUBBLICAZIONI DEL PARCO
La Foresta
della Lama
Finalmente è uscita una guida
sulla magica foresta della Lama.
Questo luogo, uno dei più suggestivi del Parco Nazionale
delle Foreste Casentinesi, chiuso dal 1992 all’accesso di automobili, rappresenta un vero paradiso naturalistico. La guida,
realizzata dal Parco Nazionale
in collaborazione con il Corpo
Forestale dello Stato con i fi-
nanziamenti del Leader II piano
di azione locale Gal “L’Altra
Romagna”, rappresenta un ottimo strumento per conoscere
questo luogo. Innanzi tutto si
forniscono al turista informazioni utili su come visitare la
foresta della Lama in bicicletta, a piedi o in bus con guida.
Seguono la descrizione di tre
itinerari diversi attraverso i
quali si può raggiungere la foresta ed i luoghi più suggestivi che
si incontrano percorrendo l’antica strada ferrata.
Le ultime due
sezioni sono dedicate alla storia
e alle leggende
che
rendono
questa porzione
di foresta così
affascinante;
particolare risalto occupa anche
la preziosa riserva di Sasso
Fratino, gioiello
intoccabile del
Parco Nazionale
delle Foreste
Casentinesi. Il
pieghevole, del quale sono apprezzabili i testi e la bellezza del
materiale iconografico, è uno
strumento importante per conoscere questo luogo tra i più importanti dell’area protetta.
Fitodepurazione
E' uscito il secondo Quaderno
del Parco dal titolo Fitodepurazione, a cura di Fabio Masi, dedicato ai progetti sulle tecniche
di depurazione naturale (utilizzo
delle piante per la depurazione
delle acque reflue delle abitazioni), messi a punto in un corso di
specializzazione indetto dalla
Provincia di Arezzo, dalla Regione Toscana e dal Ministero
del Lavoro
tatori.
Questa guida, anch’essa realizzata in collaborazione con il Gal
L’Altra Romagna, e con i gestori delle singole strutture, contiene l’elenco e la descrizione
dettagliata di queste porte
ideali per orientare la visita
nel territorio del Parco Nazionale.
I Sentieri Natura
I Centri Visita
del Parco
.I Centri Visita del Parco stanno
crescendo sia in termini di funzionalità degli allestimenti che
come qualità dei servizi ai visi-
Camminare per conoscere e rispettare l’ambiente e l’uomo.
Camminare nel Parco per conoscere la sua natura, la sua storia,
e i suoi luoghi attraverso la coinvolgente esperienza di una
escursione. I Sentieri natura vi
conducono per mano alla scoperta del territorio e della natura del Parco Nazionale
5
Paesi del Parco
PORCIANO, PAPIANO E URBECH
Castelli e pievi del Casentino
Il nostro viaggio inizia dall’altura
dove s’innalza fiero e ombroso il
castello di Porciano, posto strategicamente dove la valle
dell’Arno si allarga all’inizio
della pianura casentinese.
Porciano fu castello dei Conti
Guidi, i quali lo tennero ininterrottamente fino all’estinzione
della famiglia. Nel 1442 il conte
Lodovico, ultimo dei conti di Porciano, rinunciò alla contea per abbracciare la vita monastica, così
nel 1444 questa fu riunita al dominio della Repubblica Fiorentina.
La torre principale del castello è
la più grande dei castelli casentinesi ed è stata restaurata tra il
1963 e il 1975 da parte dei proprietari Goretti Flamini Specht. Il
castello ospita al piano terreno e
al primo piano, un museo nel
quale sono raccolti i reperti archeologici venuti alla luce durante i lavori di restauro compiuti
negli anni Sessanta ed una inte-
6
ressante collezione di oggetti
della civiltà contadina.
Nel borgo sottostante è la chiesa
parrocchiale di San Lorenzo, ricostruita nel secolo XVII, il cui
campanile, in origine, era stato ricavato da una torre della cinta
muraria più esterna del castello.
All’interno dell’edificio sacro si
trova un interessante affresco raffigurante l’Annunciazione di
Bicci di Lorenzo del 1414.
Porciano è famoso soprattutto
per le memorie dantesche. Sembra che il Poeta vi sia stato tenuto
prigioniero dopo la battaglia di
Campaldino. La leggenda narra
che alla richiesta di due gendarmi, incontrati proprio sulla strada
verso il castello, i quali chiedevano dove fosse un certo Dante Alighieri, lui abbia risposto:
“Quand’io v’ero Ei v’era”.
Ella Noyes, nota scrittrice americana che ha conosciuto il Casentino alla fine dell’Ottocento, ricorda così il borgo col suo castello
Castello di Porciano
nel suo “Viaggio in Casentino”:
“Su un rialzo, lì accanto, ti fronteggia la diruta torre di Porciano,
simile ad un vecchio lupo dalle
zanne rotte e con un occhio solo,
che si leva massiccia ed oscura,
fiancheggiata dalle mura sbrindellate del castello sulla gola
dell’Arno invisibile”.
Sulla riva sinistra del fiume Staggia, un po’ sopra Stia, c’è il vecchio castello di Urbech, ormai ridotto ad un cumulo di vecchi edifici. Urbech, antico castello dei
Conti Guidi, era al centro della
Contea omonima. Estintasi la famiglia con la Contessa Costanza,
il di lei marito, Conte Mazzone
d’Anghiari ottenne dal duca Alessandro dei Medici, il 23 agosto
1532, anche il titolo di conte di
Urbech. Poco prima del castello
si trova l’oratorio di Santo Stefano detto Tuleto, antica chiesa
castellana che contiene, nella parete dietro l’altare una tela del
XVIII secolo con La Madonna,
Santo
Stefano e
Sant’Antonio da
Padova.
La strada, una
v o l t a
passato il
castello,
si biforca: il sentiero di
sinistra
diventa
subito
una mulattiera che conduce
all’antico villaggio di Papiano.
Poco prima del bivio per il paese,
da Stia, si trova sul lato destro
della strada, la cartiera. Lo sfruttamento del fiume per attività industriali è molto precoce: un mulino con gualchiere, nel 1798, fu
trasformato in cartiera per iniziativa di imprenditori del luogo.
Nell’Ottocento vi veniva fabbri-
cata carta e lavorata la lana impiegando 120 operai e 100 donne.
La chiesa di Santa Cristina a
Papiano è registrata nel catalogo
della diocesi di Fiesole fin dal
1299. L’edificio, ad unica navata
coperta a capriate, conserva al
suo interno un ciborio scolpito in
pietra serena, opera del XV secolo della scuola dei Da Maiano.
Rossana Farini
CAMPIGNA, PIAN DEL GRADO E CELLE
Gli alberi per la Cattedrale di Firenze
la prima volta, in un documento
dell’Abbazia nullius di Sant’Ellero a Galeata e lo troviamo riportato su una pergamena di Camaldoli dell’anno 1223. Possedimento dei conti Guidi di Modigliana dagli inizi del X secolo,
nel 1376 la selva di Campigna
entrò nell’orbita del Dominio
fiorentino, finchè nel 1380 la
Repubblica Fiorentina assegnò
gli abeti all’Opera del Duomo
di Firenze, affinché dal commercio del legname da qui esboscato, reperisse i fondi necessari alla
costruzione della Cattedrale.
I Consoli della Corporazione
dell’Arte della Lana, incaricati
dalla Repubblica fiorentina, gestirono al proprietà di Campigna
fino al 1818, sfruttandola in maniera impietosa. L’esbosco da
questa foresta avveniva a strascico servendosi di bestiame da
smacchio.
Talvolta per il trasporto degli
abeti maggiori, lunghi fino a
trenta metri ed impiegati come
alberi di maestra, era necessario
“aggiogare” anche settantacinque
paia di bovi per ciascun traino.
Solo un impiego
di forza così rilevante era adeguato per trascinare quei tronchi
su, oltre l’Appennino, verso la
Toscana, per scendere al porto
fluviale della Badia di Pratovecchio.
Da questo “porto”, legati in lunghe zattere (foderi), nei periodi
di massima portata dei fiumi, gli
abeti venivano “fluitati” via
Arno verso Firenze e l’Arsenale di Pisa.
Per tre soldi di compenso, eroici
nocchieri, detti foderatori, s’imbacavano su queste pericolosissime zattere. Stando diritti e in
guardia continua, pilotavano
questi tronchi con lunghe pertiche per oltre cento chilometri
verso il mare.
Tra le rapide e i massi affioranti
dall’Arno in piena, la loro vita
era sempre alla mercè della sorte.
Spesso questi alberi, al traino di
velieri, venivano poi consegnati
ai cantieri del Mediterraneo fino
a Malta e Tolone. Quanti
mari hanno solcato gli
alberi di Campigna!
Le prime testimonianze della
chiesa dedicata a Santa Maria,
in località. Le Celle, risalgono al
1233, anche se oggi, dopo l'esodo degli anni '50 e '60, la titolarità della chiesa è passata a quella più recente costruita in Campigna.
Dall'antico nucleo di Celle e dai
poderi che ne facevano parte si
diramano numerosi sentieri, in
particolare quello spettacolare
detto delle "Ripe toscane" che
unisce Lago di Corniolo appunto con Celle, Pian del Grado,
Poggio Corsoio e poi, svalicando il crinale, la Toscana. Il
borgo di Pian del Grado è
molto interessante sotto il profilo
della conservazione tipologica
perché gli antichi proprietari non hanno mai venduto allo Stato le loro
case e le hanno ristrutturate con gusto salvandole dal degrado.
Posto ai margini
della foresta di
Campigna, in cui
risiedevano operai e guardiani
alle dipendenze dell’Opera di
Santa Maria del Fiore, è stato a
lungo un centro di lavorazione
artigianale del legno e rinomato
per i fertili pascoli. Tutta l'area è
per molti versi speciale, sia per la
impervietà dei luoghi e i rimandi
della letteratura popolare allo
spirito del malvagio Mantellini e
alle Rive del Satanasso, un ardito e pericolo sentiero che da Pian
del Grado, con pendenze mozzafiato, mena al massiccio del Falterona.
P. L. Della Bordella
Pian del Grado (foto di Stefano Gasperini)
Le abetine, all’interno delle
Foreste Casentinesi, coprono
una superficie di 565 ettari di cui
233 nella Foresta di Campigna.
Abeti nelle foreste naturali e
abeti nelle colture secolari: Campigna offre entrambe le possibilità di osservazione e visita attraverso i numerosi percorsi e il
Sentiero Natura organizzati dal
Parco.
Oggi la località Campigna, a
venti chilometri da Santa Sofia
sulla strada che conduce al
passo della Calla, è un punto di
ritrovo, di ristoro, di soggiorno e
partenza per addentrasi nel
Parco, facendo magari sosta al
Museo Forestale e nella Villetta
di Campigna, dove è allestito un
punto di informazione del
Parco dedicato a questa bellissima foresta.
Il nome Campigna, che si suppone abbia avuto origine dal latino
“campilia” con valore collettivo
da “campus” e che indicherebbe forse un insediamento militare d’epoca
romano imperiale, è citato, per
Uomini del Parco
NEL PARCO CON DINO CAMPANA
Luoghi e ambienti del Parco nei ‘Canti Orfici’ di un grande poeta del Novecento
Se è vero che possiamo considerare il territorio come un ricco
libro aperto da sfogliare, allora
sono davvero numerose le citazioni letterarie sui luoghi delle
Foreste Casentinesi di poeti,
umanisti e regnanti. Su queste
foreste hanno infatti scritto poeti
come Dante – è assai celebre
nell’ Inferno (Divina Commedia)
la sua evocazione della cascata
dell’Acquacheta (San Benedetto)
per richiamare il frastuono delle
acqua infernali –, Boccaccio e
Ariosto. E hanno lasciato testimonianze letterarie sulle Foreste,
anche personaggi come Lorenzo
de’ Medici, l’umanista camaldolese Ambrogio Traversari, il
Granduca di Toscana Pietro
Leopoldo e lo scienziato Targioni Tozzetti. Ognuno di questi
uomini ha colto uno specifico
aspetto delle Foreste Casentinesi;
ma comune a tutti è stato lo stupore di fronte a questi luoghi, simile a quello che provò Sir Richard Colt Hoare nella sua
escursione del 1791 quando,
dopo avere attraversato boschi e
prati per giungere a Poggio
Scali, uno dei punti più alti (m.
1520), scrive nel suo taccuino:
<< da qui la veduta è stupefacente per quanto la veduta consente
di spaziare >>. Così, considerato
che il nostro sguardo, pur con i
moderni strumenti, rimane sempre limitato, sono anche le testi-
DINO CAMPANA
Canti Orfici
(Die Tragödie des letzten
German in italien)
Il frontespizio della prima edizione dei
Canti Orfici stampato nel 1914
presso il tipografo Bruno Ravagli
monianze letterarie di questi
personaggi che ci aiutano ad
apprezzare, in tutti suoi aspetti,
le Foreste Casentinesi. E sono
proprio le ascendenze storico-letterarie, e le significative testimonianze artistiche custodite in due
luoghi di grande spiritualità
come Camaldoli e La Verna, a
fare, di questo Parco, forse un
unicum nel panorama nazionale
delle aree protette, perchè il
segno della naturalità è insufficiente alla completa interpretazione del territorio.
Luoghi e ambienti del Parco
hanno ispirato anche poeti con
una sensibilità moderna come
Dino Campana, nato a Marradi
il 23 agosto1885, nell’area geografica della Romagna toscana, e
morto nel 1932. Il grande poeta,
probabilmente nel 1910 ha compiuto, a piedi, una grande attraversata da Marradi fino alla
Verna, attraversando il territorio
rona verde nero e argento: la tristezza solenne della Falterona
che si gonfia come un enorme
cavallo pietrificato >>. E presso
sono fabbricate le loro dimore.
La sera scende dalla cresta alpina
e si accoglie nel seno verde degli
abeti >>. Nell’albergo di Stia, il
paese è descritto con la folgorante definizione di << antico paese
chiuso dai boschi >>. Ed ecco infine alcuni passi, scritti al Santuario della Verna: << antri
profondi, fessure rocciose dove
una scaletta di pietra si sprofonda in un’ombra senza memoria.
Ripidi colossali bassorilievi di
colonne nel vivo sasso: e nella
chiesa l’angiolo, purità dolce che
il giglio divide e la Vergine eletta, e un cirro azzurreggia nel
cielo e un’anfora classica rinchiude la terra ed i gigli >>.
Senza voler ridurre i Canti Orfici
ad una guida escursionistica, rimane però l’impressione che, girovagando il territorio del
Parco Nazionale con nello
zaino anche questo testo letterario, e magari salendo il Falterona << lentamente, seguendo il
corso del torrente rubesto >>
avendo così modo di osservare
la natura, si possa scoprire un
territorio ricco di storia e cultura e che ispirò il poeta, ripercorrendo i passi di Campana.
E quest’anno il Parco, per vivere
quest’esperienza, offre una occasione in più; infatti, tra le varie
proposte di offerta turistica, ve
ne é una in particolare che ricalca il percorso campaniano: è la
Trans-Parco, ossia quattro giorni immersi in uno dei luoghi più
interessanti di tutto l’Appennino.
Le date sono quella del 14 e del
17 giugno con partenza da Lago
di Ponte (Tredozio) e arrivo a
Chiusi della Verna. L’escursione prevede l’accompagnamento
di una guida ufficiale del Parco e
il pernottamento in rifugi gestiti e
il viaggio di ritorno, in pulmino,
alla località di partenza (per
informazioni rivolgersi alle Sedi
del Parco).
Alfredo Bellandi e Nevio Agostini
Campigna, Il viale dei Tigli (foto di Giorgio Amadori)
del Parco e toccando località
come Castagno d’Andrea,
Campigno, Stia e Campigna; e
fu anche da questa immersione
nell’ambiente naturale, percorso
con una intensa partecipazione
emotiva suscitata dallo spettacolo della natura, che trasse spunto
il suo diario personale, poi confluito nei Canti Orfici, ultimati
nel 1913 e stampati nel 1914.
<<Il 15 settembre 1910, di
buon’ora, Dino (Campana) parte
da Marradi per raggiungere a
piedi quel monte della Verna
dove quasi settecent’anni prima
un altro matto come lui - Francesco - s’era ridotto a vivere tre
mesi con “frate” lupo e “sora”
aquila, dormendo sul crudo sasso
e cibandosi di bacche, di radici>>. Ma la Verna non è una
meta vicina e il viaggio di Dino
diventa un vero e proprio pellegrinaggio per valichi e strade
sassose, nella <<solitudine mistica>>, nei <<mistici silenzi>> di
<<valli barbare>> e di <<foreste
antichissime>>. Sebastiano Vasalli scrive così nel suo splendido romanzo-verità La notte della
cometa, dedicato a Dino Camapana, a proposito dell’esperienza
del poeta maturata nei giorni di
attraversamento dell’Appennino,
da Marradi alla Verna. Attraverso un percorso per larga parte
svolto a piedi, Campana ci
offre, attraverso la sua poesia,
anche una intensa e notevole
percezione del paesaggio tra
Romagna e Toscana, dei suoi
luoghi naturali come degli insediamenti storici, della sua gente
come pure delle opere d’arte,
specialmente delle celebri robbiane della Verna. E una scelta
di brani tratti dai Canti Orfici, ci
restituisce appieno, attraverso la
parola scritta, un’immagine plastica e vissuta degli ambienti
della Foreste Casentinesi.
Ecco come è descritto il Falterona, tra le montagne più celebri
del Parco, in cui si trovano le
sorgenti dell’Arno: << La Falte-
Campigna scrive << Le case
quadrangolari in pietra viva
costruite dai Lorena restano vuote e il viale dei
tigli dà un tono romantico alla solitudine dove i potenti della
terra si
Nella cartina è evidenziato il percorso compiuto da Campana, nel 1910,
da Marradi, al Falterona, fino alla Verna, che gli ispirerà le poesie
“Sulle montagne” e “La Verna”.
7
Agenda Verde
IL CIBO COME MEDIUM DEL TERRITORIO
L’intervento di Davide Paolini al Convegno sui prodotti tipici promosso dal Parco
Pubblichiamo un ampio stralcio
della relazione del giornalista
Davide Paolini (Il Sole 24 ore),
tenuta a Bagno di Romagna
(Palazzo del Capitano), in data
4 ottobre 2000, all’interno del
Convegno, promosso dal Parco
Nazionale in collaborazione
con il GAL L’Altra Romagna,
dal titolo La riscoperta e la valorizzazione dei prodotti agricoli
e alimentari tradizionali per un
turismo di qualità.
8
Il cibo, o meglio il sistema del
cibo nel quale vanno compresi i
prodotti gastronomici, cioè a
dire salumi, formaggi, conserve,
il vino, l’olio, la frutta e la verdura, le ricette, sta assumendo
sempre più la valenza nutrizionale, ma anche quella del soddisfacimento del gusto e dell’olfatto e della convivialità. Sono queste, per così dire, dimensioni riduttive perchè il cibo, nella
odierna realtà dei paesi sviluppati, presenta degli aspetti completamente nuovi. E’ infatti soprattutto un “medium” con tutte
le sfaccettature del termine. Così
come lo sono il cinema, la moda,
la televisione, il design, internet,
il video. Per dirla con MC
Luhan il cibo fa parte del villaggio globale, e potremmo anche
aggiungere, rifacendosi a Baudrillat per parlare di “un sistema cibo” con i suoi segni, il suo
linguaggio, la sua grammatica.
Il cibo come medium diventa un
mezzo di comunicazione, pensiamo a quanto occorre ai
rapporti interpersonali: siano essi affettivo o d’affari, ma è
soprattutto un medium in grado di “illuminare”, con i suoi potenti riflettori, il territorio.
Il turismo del territorio conta
soprattutto, nell’era Duemila,
su questo medium perchè il
trend corre da questa parte, essendo divenuto appunto, dopo la
moda, il design, il cinema e la
televisione, una tendenza della
società.
Dopo quello legato eslusivamente al paesaggio, ai monumenti,
al businnes e alle manifestazioni
(sportive, culturali, religiose), va
STAR PARTY
sempre più affermandosi (soprattutto in Italia), il turismo dei
“profumi e dei sapori”. Un turismo che riesce ad abbinare, con
una formula vincente, il piacere
del viaggio come “scoperta” di
luoghi nuovi, a quello dell’approfondimento culturale e a
quello, sempre più apprezzato,
del gusto.
Ecco, quindi, che la mèta turistica non viene più scelta solo per
il paesaggio e le opere d’arte,
ma, soprattutto, per ciò che può
offrire come scrigno (una nuova
concezione di museo?), di quelli
che da anni, ormai, amo definire
“giacimenti gastronomici”. Insomma: il prodotto gastronomico tipico può essere utilizzato
come medium turistico del territorio. E’ dimostrato, infatti,
come una volta riconosciuto e
valorizzato, il giacimento gastronomico è capace di generare ricchezza inserendosi in un circuito
virtuoso nel quale, dapprima va
a soddisfare la crescente domanda di “prodotti di nicchia” da
parte del mercato e, successivamente, diventa mèta del turismo
all’insegna del gusto.
Ecco allora che itinerari esclusi
dai flussi turistici “che contano”
(e che rendono, economicamente
parlando) o alcuni di quelli
“battuti” finora per scopi diversi, possono acquistare (o riacquistare) un fascino inedito,
tutto particolare. Le strade “del
vino” e quelle “dell’olio” o manifestazioni come le “cantine
aperte” e i “frantoi aperti”, non
sono che i primi esempi delle numerosissime opportunità che il
nostro paese può cogliere. Semplicemente con la valorizzazione
dei saperi secolari che hanno
caratterizzato l’incredibile varietà di tecniche e di gusti di cui
è ricco il nostro patrimonio
agro- alimentare collettivo. Un
patrimonio unico al mondo di
grande valore non solo economico, ma che appartiene alla nostra cultura, a ciò che potremmo
definire,con un facile gioco di
parole, il “sapere dei sapori”.
Va lentamente affermandosi,
anche fra chi si occupa professionalmente di turismo, la convinzione di riconoscere lo stesso
GUARDANDO LE STELLE
Campigna (S. Sofia) dal 22 al 24 giugno
Organizzato dalla rivista Nuova
Orione in collaborazione con il
Gruppo Astrofili M13 di Scandicci e con il patrocinio del
Parco, si svolgerà presso la villetta di Campigna l’annuale appuntamento con le stelle dedicato a tutti gli astrofili.
Si tratta di una occasione magnifica, che già l’anno passato ha
attirato numerosi appassionati
da tutta Italia, per scrutare il
cielo in un ambiente come quello delle Foreste Casentinesi,
dove l’inquinamento luminoso é
pressoché nullo.
Il Parco, nell’ambito di questa
iniziativa, organizza due conferenze dedicate all’astronomia,
che si svolgeranno presso i Centri Visita di Santa Sofia e Pratovecchio in occasione dello Star
Party.
Per informazioni sull’iniziativa:
Giacomo Gentiluomo
(Tel. 0368.3760571),
segreteria della Rivista Nuovo
Orione (Tel. 02.2779151).
valore culturale delle opere
d’arte anche ai formaggi, salumi, conserve, dolci, paste (penso
ai formaggi di malga o alla mozzarella di bufala, al culatello e
al lardo, all’aceto balsamico,
alla bottarga e ai fichi secchi).
Si può pensare ad un rapporto di
reciprocità: da un lato il turismo
può ricavare dai giacimenti gastronomici nuova linfa vitale (la
proposta di nuovi “pacchetti”
tarati su nuovi target di viaggiatori-consumatori) e dall’altro,
l’inestimabile patrimonio rappresentato dai nostri prodotti tipici può ricavare, proprio dai
nuovi flussi turistici, il rafforzamento (in termini culturali) ed il
sostegno (in termini economici)
per la propria valorizzazione e
salvaguardia. Se non addirittura, la propria sopravvivenza,
sempre più minacciata dall’appiattimento e dalla globalizzazione del gusto (soprattutto dei
giovani). Fra l’altro, “proteggendo” i prodotti enogastronomici tipici del territorio e facendone proseguire la produzione, si
salvaguardia anche l’ecosistema.
Il turismo del gusto può
fare davvero molto affinchè
certi ingredienti o certe lavorazioni tradizionali non
scompaiano del tutto, o,
peggio, che, in mancanza
di una “tutela” adeguata,
essi vengano imitati: vengano, cioè, realizzati altrove, magari a migliaia di
chilometri di distanza, lontano quindi dal loro “ambiente naturale” creando
veri e propri “falsi d’autore” che potrebbero aggiungere al danno economico anche la beffa.
Non dimentichiamo, fra
l’altro, che il cibo è anche uno
straordinario medium di seduzione e di comunicazione in
mille occasioni della vita: dagli
affari intesi come businnes a
quelli di cuore. Quanti contratti
vengono conclusi all’ombra di
un grande vino o di una cena
che scioglie le briglia, facendo
diventare i duri manager bambini che raccontano come quello
stesso pollo veniva cucinato
dalla madre o come quel dolce li
riporti al primo amore. Un piatto, un bicchiere di vino, un bocconcino possono essere usati
anche per sciogliere il cuore
aprendo il lucchetto, per lasciarsi andare, per mettere in condizione i sensi di slacciare le cinture di sicurezza, per godere dei
ricordi della memoria scatenati
dai profumi e dai sapori.
Ma torniamo alla formula vincente del “turismo dei profumi e
dei sapori”: va da sé che per
poter sfruttare al meglio le “ri-
I
Davide Paolini
SAPORI DEL
Prodotti agricoli alimentari tipici del Parco - Un’opuscolo
per spiegare dove, come e quando realizzato con Slow Food e
Legambiente. Il Parco aggiunge
al suo già vasto carnet di pubblicazioni, un’opuscolo dedicato
ai prodotti
agricoli tipici
e di qualità
presenti nel
territorio dei
dodici Comuni da esso interessati. La
guida, realizzata con i finanziamenti
del programma Leader II,
piano di azione locale del
Gal “L’Altra
Romagna”,
contiene una
serie di informazioni e curiosità sui prodotti agricoli e
alimentari tipici tradizionali del Parco Nazionale. Con
questa guida informativa realizzata con Slow Food e Legambiente, il Parco intende promuovere il patrimonio culturale legato alla produzione di alimenti tipici e tradizionali, frutto della
millenaria osmosi tra natura e
uomo di questo territorio. Sono
infatti messi nel giusto risalto al-
SETTIMANA EUROPEA DEI PARCHI
19-27 MAGGIO 2001
Dopo il successo dell’edizione
2000, anche quest’anno ritorna,
organizzata dalla Federazione
Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, la Giornata europea dei Parchi, dal 19 al 27
maggio. “Parchi e mondo rurale” è il tema scelto per questa
edizione e seguendo il tema proposto, il Parco promuove, in
collaborazione con l’Unione
Appennino Verde, alcune iniziative (ludiche e promozionali)
in stretta relazione con la realtà
agricole presenti nel territorio
per la promozione della cultura
rurale. Particolare attenzione è
rivolta anche al mondo della
sorse occulte” rappresentate dai
giacimenti gastronomici, ciascun
territorio dovrà comportarsi
come se fosse un’attività di servizi che attribuisce alla produzione gastronomica locale un
ruolo centrale per la promozione
della propria immagine. Associazionismo degli attori imprenditoriali, forte attenzione alla
leva comunicazionale, richieste
di finanziamenti regionali ed europei, riconoscimenti di origine,
sono alcuni degli strumenti che
possono essere implementati.
scuola con il progetto Adotta
una fattoria, nel quale, a seguito di un lavoro di ricerca, ogni
bambino adotta una fattoria, la
visita e la presenta ai suoi compagni.
Un altro momento significativo
sarà quello che si svolgerà a
Premilcuore e in altre località
del Parco, in occasione
dell’apertura della Settimana,
nel quale è prevista animazione, durante la giornata, legata
alla ruralità e alle tradizioni popolari; nell’ambito di questo
momento, ampio spazio verrà
dato agli agricoltori, i quali venderanno i loro prodotti.
PARCO
cuni prodotti che lentamente stavano per essere dimenticati. Prodotti che, per la loro storia e la
loro secolare permanenza nel
territorio, avevano raggiunto una
perfetta simbiosi con chi, in questa terra, ha vissuto e ancora ci
vive. La ricerca prende spunto
dall’ Atlante dei prodotti tipici
locali dei Parchi italiani realizzato dal Ministero dell’Ambiente, Slow Food, Legambiente e Federparchi. La guida
è dunque un invito a scoprire,
attraverso l’arte culinaria, la cultura e le tradizioni delle popolazioni che da secoli vivono nel
territorio del Parco. Sono undici
i prodotti presi in considerazioni: gota, marrone del Mugello, melata d’Abete, miele,
pecorino toscano, pesca regina
di Londa, raviggiolo, salsiccia
matta ciavar, tortello sulla lastra, razza romagnola, razza
chianina. Per ogni prodotto
viene narrata la storia, indicata
l’area di attuale produzione,
fatta una descrizione dettagliata
delle caratteristiche e consigliati
i periodi di consumo. La guida,
redatta da Gabriele Locatelli, riporta 11 prodotti che, attraverso
una sapiente azione di animazione coordinata fra Parco, Gal
l’Altra Romagna e l’associazione di agricoltori “Aria
Aperta” e ristoratori associati al
club di prodotto “Tipico è meglio”, stanno ritrovando una loro
felice collocazione sul mercato.
CRINALI
Anno VII - n. 18 Sped. abb. post./50 FO
Aut. Trib. AR n. 18/94
EDITORE
Parco Nazionale delle Foreste
Casentinesi, Monte Falterona,
Campigna
Pratovecchio (AR)-Via G. Brocchi, 7
Santa Sofia (FC)-Via Nefetti, 3
DIRETTORE RESPONSABILE
Enzo Valbonesi
COMITATO REDAZIONE
Paolo Bassani, Oscar Bandini, Italo
Galastri, Daniele Zavalloni
HANNO COLLABORATO A
QUESTO NUMERO
Nevio Agostini, Paolo Aleotti, Oscar
Bandini, Alfredo Bellandi, P. L. Della
Bordella, Vittorio Ducoli, Rossana
Farini, Italo Galastri, Gabriele Locatelli,
Paolo Mattioli, Davide Paolini, Enzo
Valbonesi
COORDINAMENTO EDITORIALE
Alfredo Bellandi, Rossana Farini
REALIZZAZIONE E STAMPA
Comunicazione - v.Golfarelli, 90 Forlì
tel. 0543/798880 - fax. 0543/798898
Scarica

Versione PDF