PRIMAVERA 2001 NOTIZIE DAL PARCO NAZIONALE ANNO DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA, CAMPIGNA VII -N.18 - SPED. IN ABB. POST. ART. 2-COMMA 20/C LG.662/96 FIL. FO - AUT. TRIB. AR N.18/94 (TASSA PAGATA- TAXE PERÇUE) VERSO UNA NUOVA FASE DEL PARCO Il 2001 sarà sicuramente un anno importante per la vita futura del Parco Nazionale. Infatti durante l’anno in corso, dovrebbero, (il condizionale è bile che al nostro Ente siano assegnati fondi sufficienti per potere sviluppare interventi significativi nel territorio rientrante entro i confini dell’Area Protetta. stagione che può essere foriera di ulteriori interventi. Inevitabilmente, nella determinazione delle scelte legate al Piano degli Investimenti 2001-2002, verran- Riaprono i Centri Visita del Parco 11 strutture al servizio del visitatore per guidarlo alla scoperta del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna. PER INFOMAZIONI SUGLI ORARI DI APERTURA: sostenere lo sviluppo delle finalità del Parco, nei mesi scorsi l’Ente ha poi promosso un importante lavoro di progettazione, insieme alle Comunità Montane ed alle Provincie territorialmente interessate, finalizzato al Programma Nazionale A.P.E. (Appennino Parco d’Europa) per il cui avvio il CIPE ha recentemente stanziato un primo finanziamento di 35 miliardi, di cui purtroppo non beneficierà il nostro territorio. APE è un programma d’azione che riguarda iniziative di valorizzazione della montagna ap- Sede Parco: Via Guido Brocchi, n. 7 - 52015 Pratovecchio (AR) Tel. 0575/50301 - Fax 0575/504497 Sede Comunità Parco: Via Nafetti, n. 3 - 47018 Santa Sofia (FC) Tel. 0543/971375 - Fax 0543/973034 sempre obbligatorio in questi casi) vedere la luce sia il Piano del Parco, sia il Piano di Sviluppo Socio-Economico. Il lavoro per questi due strumenti, fondamentali per definire l’assetto del Parco e per tracciarne la prospettiva, è in corso di redazione e presto inizieranno le consultazioni sulle prime ipotesi concrete di normativa, di zonizzazione ed intorno agli obietttivi prioritari per favorire il così detto “sviluppo sostenibile”. Insieme a ciò nel corso dell’anno verrà anche messo a punto il Programma degli investimenti e quindi si deciderà quali opere o interventi realizzare tra il 2001 ed il 2002. A rendere ancora incerta la definizione del Programma degli investimenti è, al momento, la certezza delle risorse finanziarie sulle quali il Parco potrà contare. Infatti il Ministero dell’Ambiente non ha ancora ripartito tra i 19 Parchi Nazionali esistenti né i fondi per realizzare gli investimenti stanziati dalla legge Finanziaria del 2001 (20 miliardi) né quelli derivanti da un residuo di fondi del vecchio Programma Triennale per la Tutela dell’Ambiente (13 Miliardi) che si sono resi disponibili perché non utilizzati per le azioni originariamente previste. Considerando che a beneficiare di questi finanziamenti nazionali non saranno tutti i 19 Parchi, in quanto almeno 10 dispongono già di ingenti risorse finanziarie non ancora utilizzate, ma un numero molto inferiore, è prevedi- A differenza del passato, il Ministero dell’Ambiente ha infatti disposto che i nuovi investimenti, derivanti da risorse di propria competenza, possano essere utilizzati esclusivamente all’interno del perimetro del Parco. Negli anni scorsi, almeno per i finanziamenti disposti dalla delibera CIPE del 1996 per le Aree Depresse, (che ha consentito di ottenere al nostro Parco circa 8 miliardi di investimenti) è stato possibile invece realizzare opere, seppure funzionali all’attività ed alla valorizzazione dell’Area Protetta, nell’intero territorio dei 12 Comuni facenti parte del Parco Nazionale. Il Parco si sta comunque attrezzando per ottenere una quota dei finanziamenti ministeriali disponibili ed a questo proposito ha predisposto alcuni progetti di miglioramento ambientale e di valorizzazione che riguardano il mantenimento dei pascoli, la manutenzione dei boschi, la riqualificazione dei centri urbani interni al Parco stesso, la valorizzazione dei prodotti tipici e tradizionali, il recupero di alcuni rifugi, l’acquisto di aree di alto pregio naturalistico, la promozione del territorio, del turismo e dell’ educazione ambientale. Alcuni di questi progetti verranno anche candidati rispetto ai bandi ed alle opportunità finanziarie che le due Regioni stanno per offrire attraverso i Programmi Comunitari (il Doc UP 20002006 ed il Piano di Sviluppo Rurale). Si apre insomma per il territorio compreso nel Parco una itinerari storico-culturali, la realizzazione dei così detti “corridoi ecologici”, i ripristini degli ambienti più degradati. Il progetto, promosso dal nostro Parco, comprende territorialmente la dorsale Appenninica che va dal Montefeltro (in Provincia di Pesaro-Urbino) e passando dal Crinale Tosco - romagnolo si estende fino al Mugello Fiorentino. Un’area di Crinale che interessa 38 Comuni, 9 Comunità Montane , 4 Provincie, 2 Parchi e 3 Regioni. L’importo degli interventi previsti è di 34 miliardi. Come si può vedere da questo sommario riepilogo delle principali azioni che l’Ente Parco sta mettendo in campo, si sta per aprire oggi, dopo la fase iniziale caratterizzata prevalentemente da interventi volti a strutturare l’Ente (sedi, centri visita ecc.) ed a favorire la fruizione del territorio (sentieristica, aree di sosta, ostelli, ecc.), una vera e propria nuova fase di vita del Parco Nazionale maggiormente rivolta allo sviluppo sostenibile ed a creare le condizioni perché la presenza del Parco produca la crescita socio-economica delle comunità umane insediate ed al contempo il miglioramento ambientale del territorio. Enzo Valbonesi SOMMARIO L’UOMO E IL PARCO Esercizio Turistico ricettivo “Aria Aperta” Documento per APE Il Parco alla BIT 2 2 3 3 PARCO E RICERCA I parchi e gli americani 4 Foreste Casentinesi Yosemite 4 BIBLIOTECA PARCO Agricolturae paesaggio Le nuove pubblicazioni Il Doronico a foglie cuoriformi è una specie di grande bellezza e vistosità presente sulle rupi arenacee alle quote più alte. Il Parco, per tutelare questa specie e altre rare e minacciate presenti sulla cima del Monte Falco, ha creato un’area di rispetto a conservazione integrale (foto di Roberto Sauli) no coinvolti gli Enti Locali ed un ruolo decisivo lo dovranno giocare le Regioni Emilia-Romagna e Toscana. Insieme a questo quadro di potenziali risorse economiche per penninica a partire dalle Aree Protette ma che è volto essenzialmente a garantire la connessione tra i Parchi esistenti e tra questi e le aree ad essi esterne attraverso il recupero dei grandi PAESI DEL PARCO Porciano, Papiano e Urbech Campigna, Pian del Grado e Celle UOMINI DEL PARCO Nel Parco con Dino Campana 5 5 6 6 7 AGENDA VERDE Il Convegno sui prodotti tipici promosso dal Parco 8 1 L’uomo e il Parco ESERCIZIO TURISTICO RICETTIVO CONSIGLIATO DAL PARCO Un documento a favore delle strutture ricettive all’interno del Parco 2 Nel momento in cui abbiamo pensato alla realizzazione del disciplinare ecologico “Esercizio consigliato del Parco” rivolto alle strutture ricettive dell’area non avevamo la presunzione di competere con le note e blasonate guide Michelin, Espresso e Veronelli e tanto meno di aggiungere alla lunga lista di certificati centosei ISO ed EMAS, un marchio di valenza locale. Siamo stati spinti essenzialmente da una preoccupazione: quella di dare una mano alle strutture ricettive presenti all’interno dell’area del Parco (più gli abitati di Chiusi della Verna e San Benedetto in Alpe come esperimenti pilota) spronandole, attraverso la firma di un disciplinare, a qualificare ulteriormente le loro strutture garantendo standard di servizio sempre appropriati al consumatore, in sintonia con le sempre più esigenti richieste di un turista-furetto che, come il simpatico mustelide, arriva da una località e si ferma solo se l’offerta corrisponde a ciò che desidera. Un disciplinare leggero e volontario attraverso cui gli esercenti che aderiranno al progetto dovranno soddisfare standard di qualità ambientale che riguarderanno, principalmente, gli aspetti gestionali dell’attività turistico-ricettiva, le finalità del risparmio energetico, dell’utilizzo razionale delle risorse e del miglioramento delle tipicità dell’offerta. Un documento, ripeto, semplice e leggibile con una specificazione minuta degli impegni degli operatori del Parco (alberghi, case per ferie, agriturismi, campeggi, ostelli, rifugi) e quelli dell’Ente Parco come evidenziati nei due box di corredo. Anche le fasi del controllo e di valutazione degli standard richiesti, il loro rispetto sono di facile lettura e pensiamo che non daranno (ma la verifica è d’obbligo) vita a contenziosi e a Gli impegni del Parco - Pagina web - Promozione su riviste specializzate - 2 fiere anno (2001-2002) - Contenitore espositivo - Corso di formazione Badia Prataglia, Abergo Ristorate “La Foresta” confronti fuori dalle righe. La fase preliminare è già completata, stanno arrivando le prime adesioni, ma quello che mi preme sottolineare - come hanno suggerito i tecnici incaricati che hanno contattato le singole strutture – è la voglia di migliorarsi degli esercenti, di confrontarsi con problematiche nuove e con le strutture che già sono presenti nel Parco. Non mancano le difficoltà, come le chiusure al nuovo, ma i segnali sono incoraggianti. D’altra parte il turismo, o meglio i turismi sono in forte e rapido cambiamento e quindi è illusorio e sbagliato cullarsi sul bel tempo andato o peggio lamentarsi. Le nuove nicchie di mercato indotte dalla presenza nel Parco (ma non solo) si connotano elevando la qualità dell’offerta, con il miglioramento generale delle strutture e un livello di promozione che veda il Parco, d’intesa con i tre GAL dell’area, capace di misurarsi su scala nazionale. Fondamentale però resta, in ultima analisi, la tradizionale base dell’ospitalità tipica della Romagna e della Toscana. Oscar Bandini Gli impegni degli operatori - Riduzione dei recipienti per bevande “a perdere” - Eliminazione delle posate e piatti “monouso” in plastica - Riduzione del consumo di carta - Risparmio delle risorse energetiche - Misure per il risparmio dell’acqua - Educazione all’uso delle risorse - Sensibilizzazione alla raccolta differenziata - Divieto di fumo nei locali da pranzo - Promuovere la cucina tipica nelle strutture ricettive - Promuovere la fruizione del territorio - Promuovere le iniziative per la valorizzazione e fruizione del Parco - Formazione Professionale “ARIA APERTA”: LA RISCOSSA DELLE FATTORIE Una Associazione di giovani agricoltori in favore delle tradizioni agricole e culturali del territorio La storia delle nostre montagne e delle nostre colline è alquanto alterna. Nei primi secoli del vecchio millennio erano selve spesso impenetrabili attraversate da INTERVISTA A qualche pellegrino che voleva recarsi a Roma o in Toscana. Poi la crescita della popolazione e la necessità di avere nuove terre hanno spinto l’uomo fin quasi al crinale portandolo ad utilizzare anche ripidi pendii per ottenere i prodotti per il sostentamento. Nel secondo dopoguerra la città offriva da vivere con PIETRO TASSINARI, PRESIDENTE Quali sono i rapporti tra la Sua Associazione e il Parco? L'Associazione considera il Parco un Ente molto importante con il quale collaborare strettamente per il raggiungimento di fini comuni come la conservazione dell'ambiente nel rispetto delle tradizioni e delle produzioni agricole di qualità a cui i nostri Associati mirano. Un partner fondamentale per promuovere il risultato del nostro lavoro in queste splendide terre. Quali possono essere altre iniziative che il Parco può fare con l’Associazione? La promozione dei nostri prodotti agricoli diventa ogni giorno più difficile, anche se gli stessi hanno un elevato valore aggiunto determinato, in particolare, dallo stato dell'ambiente in cui questi sono “cresciuti”. Collaborare con il Parco diventa per noi basilare in quanto struttura in grado di comunicare, su larga scala, il valore delle nostre produzioni di qualità. Ed è proprio su questo punto che speriamo di irrobustire, sempre di più, il rapporto con l'Ente, creando un sistema in grado di far emergere adeguatamente le produzioni assieme alle ormai dimenticate tradizioni, frutto della cultura del territorio in cui viviamo. Quale l’età media degli associati? L'Associazione è in maggior parte costituita da giovani agricoltori d’età compresa fra i 25 e i 50 anni, con forti motivazioni professionali e culturali. Quali sono le conquiste ottenute dall’Associazione? Considero una conquista importante la possibilità d'interagire nei “tavoli verdi” con gli Enti territoriali quali il Parco, la Comunità Montana Forlivese e la Provincia di Forlì-Cesena, che hanno accolto con favore la nostra nascita. Altre conquiste importanti sono state le diverse opportunità di farci conoscere dal pubblico, come il giorno della Fiera di Santa Lucia, a Santa Sofia, realizzata in DI ARIA APERTA collaborazione con il Comune ed il Parco. Durante questa manifestazione, alcuni dei nostri associati hanno potuto esporre per la prima volta i loro prodotti aziendali. Ancora ricordo l'adesione ai principi promossi dalle Fattorie Didattiche, con lo scopo di stimolare i nostri associati ad intraprendere questa nuova strada come forma di “reddito” aziendale integrativo. Infine, grazie alla forte concentrazione di aziende biologiche certificate e la giovane età degli iscritti ad “Aria Aperta”, abbiamo ottenuto il finanziamento per corsi di specializzazione per migliorare la nostra professionalità, come quello sulla Zootecnia Biologica. meno stenti e inevitabilmente le nostre zone montane si sono spopolate lasciando nuovamente alla natura spazio da riconquistare. Questo ultimo drastico esodo ha determinato nel tempo un forte impoverimento dell’entroterra causando, oltre alla mancanza di un valido presidio del territorio, anche la perdita di una cultura e di tradizioni che si erano forgiate nei secoli. Oggi dopo le esperienze positive di altri stati europei, l’Unione Europea riconosce l’importanza di mantenere la gente in montagna, e in particolare gli agricoltori che con il loro quotidiano lavoro presidiano il territorio e la millenaria cultura che è in esso custoAssociazione per la valorizzazione dita. Il 7 dei prodotti agricoli di qualità marzo del 2000, a Santa Sofia, un gruppo di agricoltori ha deciso di dare vita all’Associazione “Aria Aperta” che racchiude in sé l’essenza di un territorio e delle persone che in esso vivono. “Aria Aperta” è un’associazione “no profit” che vuole mantenere vive le tradizioni agricole e culturali di un territorio, quello dell’Alto Appennino Forlivese, valorizzando e promuovendo le proprie produzioni agricole come la Razza romagnola, le produzioni biologiche di cereali e foraggi, e gli alimenti da esse derivate, mantenendo con essi uno stretto rapporto culturale. L’Associazione intende, raggiungere una caratterizzazione del prodotto promosso, in modo che non si confonda con il resto della produzione regionale e nazionale, avendo quest’ultimo particolari caratteristiche genetiche e geografiche completamente diverse dai prodotti derivanti dalla omogenizzazione delle grandi società di produzione e commercializzazione. “Aria Aperta” è un’associazione fatta da agricoltori convinti che alla propria terra e alle proprie tradizioni culturali, non manchi nulla per emergere in un panorama dove è però necessario elevare il proprio prodotto attraverso una corretta e specifica comunicazione. Oggi l’Associazione conta 32 iscritti distribuiti nei Comuni di Santa Sofia, Galeata, Civitella di Romagna, Premilcuore e Tredozio. In merito all’Associazione è possibile avere informazioni da Pietro Tassinari (tel. 0543/956818), Walter Cocchi (tel. 0543/970287) e presso lo Studio Locatelli (0543/970562). Gabriele Locatelli L’uomo e il Parco IL DOCUMENTO PROGETTUALE PER “APPENNINO PARCO D’EUROPA” Il Parco si propone come protagonista del progetto A.P.E Eremo di Camaldoli A.P.E. è un progetto lanciato qualche anno fa da Legambiente, che individua nelle straordinarie risorse naturalistiche, ambientali e culturali dell’Appennino le basi per impostare uno sviluppo economico diverso dal passato, intrinsecamente compatibile. Dallo scorso anno A.P.E. ha cessato di essere una proposta culturale per cominciare a divenire un progetto da realizzare. Il Ministero dell’Ambiente ha redatto le linee progettuali guida ed il governo ha stanziato i primi 34 miliardi di lire per finanziare gli interventi proposti. Le linee guida ministeriali stabiliscono che, nella prima fase, il progetto verrà attuato in aree pilota, cioè in sistemi territoriali appenninici in grado di definire un progetto unitario. Infatti i primi 35 miliardi stanziati sono andati a finanziare progetti nella porzione meridionale dell’Appennino e nell’area compresa tra la Liguria, le Alpi Apuane e l’Appennino emiliano. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si è in questi mesi proposto per coordinare la redazione di un progetto che coinvolga la porzione di Appennino che lo vede al centro. E’ così nato “La Spina verde dell’Appennino Centro-settentrionale”, un progetto integrato per interventi nell’area che va dal Mugello al Montefeltro. E’ un’area che interessa tre regioni (Toscana, Emilia Romagna, Marche), quattro province (Firenze, Arezzo, Forlì-Cesena e Pesaro Urbino), nove Comunità Montane e ben 38 comuni. Caratteristiche che unificano l’area dal punto di vista territoriale sono la grande valenza e continuità dei sistemi ambientali (nell’area sono presenti due parchi, numerose riserve naturali e 10 aree appartenenti alla rete europea “Natura 2000”) e la grande rilevanza delle testimonianze storiche (abbazie, monasteri, castelli, ma anche nuclei rurali ben conservati e manufatti tradizionali legati all’esercizio della agricoltura e dell’allevamento). Il progetto prende proprio le mosse dalle caratteristiche territoriali dell’area, per ipotizzare una serie di interventi di grande rilevanza. Fulcro del progetto sono una serie di interventi legati alla individuazione di alcuni itinerari che connettono tutto il territorio. L’itinerario delle abbazie, la via dei Romei, l’itinerario campaniano (legato al ricordo del grande poeta Dino Campana), la Via Fiorentina tra la Val di Rabbi e Firenze diverranno, quando il progetto verrà realizzato, lo “scheletro” che sostiene l’unitarietà del territorio. Lungo questi itinerari verranno recuperati edifici per la fruizione escursionistica, verranno eseguiti interventi di manutenzione e ripristino della viabilità, verranno posti in opera elementi di segnalazione ed informazione, verranno realizzate azioni di promozione. Una grande attenzione è data nel progetto alle azioni di tutela ambientale, sia per salvaguardare le emergenze principali sia per recuperare situazioni di degrado. Si prevede quindi di intervenire con azioni di miglioramento e rinaturalizzazione di superfici boscate, di mantenere e ripristinare (ove possibile) le superfici aperte (praterie, pascoli, prati) per la loro importanza ambientale e paesaggistica, ma sono previsti anche interventi di mitigazione dell’impatto ambientale e paesaggistico di grandi infrastrutture presenti sul territorio, come la strada E45 nel tratto fra Bagno di Romagna e Pieve S. Stefano o il gasdotto Algeria-Italia nel tratto che attraversa il Parco Nazionale. Sempre con il fine del recupero di situazioni di degrado o di rischio di dissesto è previsto una specifica misura per la manutenzione straordinaria della viabilità di servizio, con l’obiettivo di sistemare scarpate, fondi stradali dissestati, opere di regimazione delle acque bisognose di manutenzione. Tra le altre azioni previste nel progetto sono da segnalare l’attenzione al recupero dei castagneti da frutto, anche sulla base delle positive esperienze in questo senso condotte dal Parco e da altri Enti negli scorsi anni. Molte altre sono le previsioni di intervento contenute nel documento progettuale, che comportano complessivamente un importo finanziario stimato di circa 34 miliardi. Ritengo tuttavia opportuno segnalare, in luogo dell’elenco di ciascun intervento previsto, lo spirito con cui il documento ha visto la luce. Credo che sia della massima importanza, infatti, che un territorio amministrativamente tanto complesso abbia saputo, in poco tempo, produrre una ipotesi progettuale così articolata e nello stesso tempo unitaria. Tutti gli enti coinvolti hanno sin da subito intuito l’importanza del progetto, ed hanno fornito un concreto apporto in termini di progettazione. Questo non era per nulla scontato, come altre esperienze del passato dimostrano, tanto più quanto si trattava di individuare progetti di carattere ambientale, che si discostano non poco dalle “usuali” programmazioni per la realizzazione di infrastrutture. Un primo risultato quindi A.P.E. lo ha raggiunto sin da subito: attivare la capacità progettuale di questa porzione di Appennino attorno ad una idea di sviluppo che mette al centro le risorse ambientali. Anche importante è, a mio avviso, è che il soggetto promotore dell’iniziativa sia un Parco Nazionale, un’area protetta: questo dimostra ancora una volta il ruolo che i parchi possono svolgere per promuovere nuove forme di sviluppo quando hanno capacità di calarsi nel tessuto amministrativo locale. Il progetto ora è pronto, e verrà portato nelle sedi deputate a valutarlo. Non resta che attendere il suo concreto, magari parziale, finanziamento, affinché non venga mortificata la voglia di fare e di definire il proprio futuro che, ancora una volta, le genti di montagna hanno dimostrato nei fatti. Vittorio Ducoli IL PARCO ALLA BIT DI MILANO Presentate in un apposito opuscolo le proposte di soggiorno nel Parco Il Parco è stato presente alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) dal 14 al 18 Febbraio 2001, ospitato insieme gli altri Parchi nazionali Italiani e alla Federazione dei Parchi presso lo stand del Ministero dell'Ambiente. Le prime tre giornate sono state riservate esclusivamente agli operatori professionali, mentre le ultime due agli agenti di viaggio e al pubblico. In tutte le giornate i visitatori sono stati numerossimi, ed interessati particolarmente alla ricerca di proposte concrete di soggiorno nelle aree protette. Il Parco delle Foreste Casentinesi ha, in questa occasione, presentato le proprie proposte di soggiorno per la stagione 2001 attraverso un apposito opuscolo dal titolo Proposte di soggiorno nel Parco Nazionale, che si articola attraverso una ricca proposta che spazia dall’escursionismo naturalistico a cavallo e in mountain bike, alla riscoperta delle tradizioni locali, ai pacchetti natura e benessere e alle proposte per scuole e gruppi. In particolare il Parco è stato l'unico a presentare vere e proprie proposte di pacchetti gestite da un'agenzia di viaggi, realizzate in attuazione del progetto POM 970034/I/3 "Parchi Nazionali Toscani". Lo stand del Ministero dell’Ambiente - Federparchi alla BIT 3 Parco e Ricerca I PARCHI E GLI AMERICANI I parchi rappresentano per gli americani l’estensione della propria dimensione quotidiana. Per verificare questo assioma basta dare un’occhiata da vicino al più famoso di tutti i parchi, il Central Park. Polmone verde di New York, cuore della Capitale del mondo, il parco centrale alimenta ogni secondo, ogni ora, il desiderio di contatto con la natura che i cittadini del Nuovo Mondo vivono con semplicità e con un rispetto che noi europei, pronti a criticare il presunto atteggiamento superficiale della prima potenza mondiale, dovremmo rapidamente imparare a conoscere e ad imitare: non per spirito di sudditanza ma semplicemente per vivere meglio. Il lembo verde (ma bisogna vederlo in fiore durante la primavera, o nelle mille sfumature rosso-gialle del foliage autunnale) così amato da Woody Allen è il luogo delle passeggiate, col cane o senza, del jogging o di un giro in bici lungo il Big Loop, su fino ad Harlem, giù lungo la V Avenue fino all’Hotel Plaza; o sui Rollerblades. È la meta preferita per la chiacchierata del dopo lavoro o per la pausapranzo; è teatro quotidiano dell’apertura o della chiusura di mille rapporti sentimentali. È la scena di balli improvvisati al suono dei bongos di band ispanico-afro-americane; di piroette fantasiose (per chi sa farle) sulla pista di ghiaccio, aperta sei mesi l’anno. Di fronte a tanta attività i turisti non possono fare altro che americanizzarsi o trovarsi male. Non possono che gettare le carte dentro i mille cestini; si ritrovano controvoglia persino ad evitare di fumare (all’aria aperta, che scandalo) per non incorrere nelle occhiatacce dei salutisti d’oltreoceano. Bene, se si estende 5, 10, 100 volte il ragionamento e l’osservazione, si può avere un’idea più complessiva del rapporto che gli americani hanno con gli immensi parchi con i quali hanno la fortuna di convivere. Nello Utah Laghi azzurri e verdi foreste di conifere su declivi montuosi coperti di cenere vulcanica nel Lassen Volcanic National Park dei Mormoni e di Robert Redford che ne ha fatto la centrale operativa del cinema indipendente; a Washington D.C. e in Virginia, due passi della Casa Bianca; nell’Arizona o in Colorado, nelle riserve naturali in cui sopravvivono i pochi eredi degli orgogliosi nativo-americani, sterminati e dispersi dai colonizzatori venuti da lontano; in South Dakota, dove un’intera famiglia di scultori polacchi sta costruendo, a due passi da Monte Rushmore, la risposta dei ‘pellerossa’ ai monumenti che consacrano nella roccia i Presidenti americani (un’intera montagna scavata per rendere onore a Crazy Horse, Cavallo Pazzo); in ognuno di questi luoghi, ovunque insomma la natura abbia deciso di regalare generose oasi verdi ai discendenti dello Zio Tom, è possibile trovare la dimostrazione che i parchi non sono fatti solo per essere trattati male. Ranger premurosi sono a disposizione per aiutare, spiegare, controllare. Chi non c’è FORESTE CASENTINESI – YOSEMITE Un paragone improponibile 4 Per ragioni personali, in agosto, ho viaggiato negli Stati Uniti, in California, dove nelle montagne della Sierra Nevada ho avuto l’occasione di visitare il Parco Nazionale di Yosemite. Yosemite è uno dei parchi storici americani, la sua data di nascita risale al 1 ottobre 1890, pochi anni dopo Yellostone che è il parco americano, e del mondo, più antico. Yosemite nasce per difendere un ambiente unico e selvaggio, di grande impatto e di grande effetto che si trova nelle montagne della Sierra Nevada, al centro della California vicino ai confini con il Nevada. La natura è primitiva, nelle vallate crescono altissimi alberi (pino, red wood, sequoia) mentre a poca distanza si aprono zone desertiche che si estendono sulle pendici della Sierra. Vicino ad Yellostone si trova un grande lago salato (Mono lake) di grandissimo effetto, situato tra montagne nude e solitarie, con grandi torri di carbonato che si alzano dalle acque, assolutamente azzurre e cristalline. Il deserto continua a sud verso l’Arizona verso la Death valley (valle della morte) ed il deserto del Mojave. Yosemite è conosciuto per la diversità degli ecosistemi: foreste, montagne di rocce nude, acqua. E’ il paradiso del rock climbing; nel cuore del parco di alzano immense pareti rocciose di puro granito, a volte strapiombanti per centinaia di metri, a volte levigate dai ghiacciai e dai venti. Le pareti più famose hanno nomi fantastici: El Capitain, Half Dome, North Dome. Per scalare la parete verticale, assolutamente spaventosa, di El Capitain una squadra di free climbings impiega una settimana in parete, con rischi altissimi. Infatti questa parete è conosciuta in tutto il mondo perché, dalla base, si alza in verticale per 1095 metri. Entrando nel parco di Yosemite si paga un biglietto da 20 a 50 dollari che vale per una settimana. All’interno ci sono campeggi organizzati (è assolutamente necessaria la prenotazione perché non è possibile il libero campeggio). Accanto ad ogni posto tenda ci sono grandi contenitori di metallo per nascondere cibi e bevande perché gli orsi neri attirati dall’odore di cibo possono entrare nelle tende, nelle roulotte o addirittura aprire le auto come scatolette. E’ un parco da avventura, senza abitanti stabili, centri abitati, con solo strutture per il turismo, lo studio e la ricerca. Gli animali più tipici sono l’orso nero che è facile incontrare ed il leone di montagna, più elusivo; poi ci sono cervi, caprioli, daini, aquile, avvoltoi ed un numero molto grande di uccelli e piccoli animali. La guida del Parco specifica che ci sono 1460 specie di piante, 78 specie di mammiferi, 247 di uccelli, 17 di anfibi, 22 di rettili, 11 di pesci. Sono stato impressionato da grandi zone bruciate dal fuoco: intere vallate, nella quali rinasceva la vita e dal grande numero di alberi morti lasciati marcire nella foresta. Occorre infatti considerare che il parco ha una superficie di 302.000 ettari di cui 284.000 ettari wilderness. Le acque sono cristalline ed assolutamente pure, la vigilanza è molto severa nei riguardi di qualsiasi fonte di inquinamento : non è consentito lavarsi, né lavare alcunché nei fiumi e nei laghi, non è consentito lasciare alcun rifiuto di qualsiasi origine. Le multe sono salatissime e la vigilanza è molto dura. Sono famose le cascate che scendono dalle montagne verticali, la più alta, Yosemite falls, compie un salto di 739 metri. Un parco unico con una natura primordiale, senza attività umane escluso il turismo e le attività sportive. Ma queste attività sono molto sviluppate, basta pensare che il numero dei visitatori del parco (paganti) si aggira su circa 4 milioni ogni anno, che ci sono 1350 chilometri di sentieri e 315 chilometri di strade asfaltate e che infine ci sono 747 edifici a servizio del Parco. Nessun paragone è possibile con il nostro Parco nazionale: da una parte un parco grande circa 10 volte il Parco Nazionale Foreste Casentinesi, nato da oltre un secolo, con una natura selvaggia, un vero gioiello della natura, dall’altra parte un parco dolcemente adagiato sui versanti tra Toscana e Romagna costruito dall’uomo con una natura essenzialmente mite ed umanizzata, modellato dalla cultura umana e dai secoli di storia. Quindi è questa diversità e questa peculiarità che dobbiamo difendere e valorizzare. Italo Galastri ASSEGNATE DUE stato farà fatica a credere che all’ingresso di molti parchi sparsi per gli Stati Uniti esiste un grande raccoglitore in vetro o plastica, assolutamente non custodito, nel quale vanno infilati 5 dollari (10.000 lire circa) che rappresentano il biglietto d’ingresso e il contributo alla manutenzione del parco. La cosa difficile da credere, per chi non è abituato ad una società basata sulla buona fede, non è che quel contenitore esista: è che tutti coloro che passano (più o meno, le eccezioni ci sono sempre) lasciano i soldi e che a nessuno verrebbe mai in mente di portarsi via neanche un dollaro. Certo, prendere tutto questo alla lettera sarebbe un errore. Non esistono società perfette, quella americana non lo è. Ma conviene sempre approfittare per prendere lezioni, per imparare qualcosa. E il divertimento, unito al rispetto, con cui gli americani vivono i loro parchi è qualcosa che vale la pena di imparare. Il pianeta America, da qualche tempo, vive come è noto una parentesi di eccezionale prosperità economica. Questa circostanza, tra gli altri effetti, ha avuto quello della maggiore diffusione di capaci autovetture, o di Camper, anche tra i più giovani. Viaggiare per le deserte arterie americane è diventato ancor più comune di quanto già non lo fosse. E sono proprio i parchi una delle mete più diffuse di questi viaggi fuori città o Stato. Se un problema c’è ora, semmai, è quello di trovare un posto per dormire, durante le stagioni ‘calde’, dentro o a fianco delle località più richieste. Si tratta però di organizzarsi, semplicemente. Ma per chi abbia davvero voglia di farlo, o di adattarsi a un dignitosissimo e pulito Best Western (alberghi di una catena molto diffusa e popolare) anche questo non è un grave problema. I problemi, di recente, sono giunti piuttosto dai grandi incendi, che hanno minacciato anche i BORSE DI STUDIO E’ stata assegnata alla Dott. ssa Chiara Benvenuto, la borsa di studio, indetta dal Parco, per la realizzazione di un sistema di catalogazione dati e di una indagine sulla biodiversità nel territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna. Al Dott. Alfredo Bellandi é stata invece assegnata quella dedicata all’ Indagine sulle emergenze storico-culturali nel territorio del Parco. mitici parchi. La scorsa estate ha visto una lunghissima striscia infuocata, praticamente senza soluzione di continuità, estendersi lungo la fascia occidentale d’America, dal Canada fino al Messico. Per questo sono state introdotte alcune restrizioni, soprattutto all’abitudine di preparare ricchi barbecue all’aperto. Le limitazioni non frenano però l’amore per l’aria aperta, l’attrazione per gli spazi liberi, la seduzione che i parchi, piccoli e grandi, esercitano su americani e non. Le ultime due gite che mi è capitato di fare personalmente, sono state una alla Mesa Verde, l’altra verso i boschi che si stendono Upstate New York, al nord cioè dell’isola dei grattacieli di vetro e cemento. In ambedue i casi ho potuto rafforzare la mia sensazione. Gli americani amano i parchi, e sanno come proteggerli. Anche quando (o forse proprio per quello) aleggia in essi lo spirito degli antichi nemici; come nel caso della Mesa Verde, l’imperioso altopiano dove vissero gli indiani Anasazi, che furono capaci, prima di scomparire misteriosamente alcuni secoli fa, di rendere rigogliosi perfino i profondi Canon delle zone desertiche del Colorado e dell’Arizona; o come nel caso di chi si lascia alle spalle l’isola dei grattacieli e punta verso il nord, seguendo al contrario la pista che, tanti anni fa, percorrevano a piedi i primi abitanti di Manhattan: quei nativiamericani che per poche ghinee vendettero la città ai colonizzatori. Furono i loro discendenti, alla fine dello scorso secolo, i primi a calpestare l’erba del Central Park che nasceva. E forse intuirono, nella loro saggezza secolare, che gli uomini bianchi, protagonisti del genocidio, qualcosa avrebbero risparmiato ed ereditato dalla civiltà che stavano distruggendo: l’amore per tutto ciò che ci dona la natura compresi, ovviamente, i parchi. E chissà che questa non sia una buona lezione anche per la vecchia Europa, o per la piccola Italia, tanto preoccupate nel preservare la propria cultura da ignorare, a volte, che le buone maniere sono quelle di chi le mette in pratica e non quelle di chi ne parla soltanto, fino a stancare se stesso e gli altri. Paolo Aleotti (Corrispondente RAI dagli Stati - Uniti) Biblioteca Parco AGRICOLTURA E PAESAGGIO Un progetto di ricerca e qualificazione culturale Foreste, forme geologiche e corsi d’acqua non bastano a comprendere la ricchezza di ambienti che caratterizzano il paesaggio del Parco nazionale. Agli aspetti naturalistici si deve aggiungere infatti l’attività delle popolazioni montanare che con i loro insediamenti, le coltivazioni e gli allevamenti hanno contribuito, nel corso della storia, a realizzare e mantenere un complesso mosaico di forme del territorio. A questi aspetti fisici e percepibili del paesaggio si deve aggiungere anche l’aspetto produttivo che vanta tuttora risorse importanti e storico-testimoniali dovute soprattutto alla conservazione di risorse e tecniche di produzione significativamente relazionate all’ambiente. Nell’arco di cinque anni, grazie ad un puntuale lavoro di animazione e ricerca promosse dal Parco, è stato possibile raccogliere preziose informazioni e testimonianze sulla realtà rurale del territorio. Con un successivo lavoro di ricerca storica, si è cercato di ricostruire gran parte delle vicende umane quotidiane che più di tutte hanno determinato, e tuttora contribuiscono, a conservare il paesaggio rurale. E’ nata così l’idea di realizzare un Quaderno per far conoscere l’attività dell’uomo sul territo- rio e, in particolare, i caratteri dell’agricoltura storica e con- li, ciascuna supportata da schede informative su aspetti o risorse meritevoli di una trattazione spe- ne centrale si delinea un quadro sulla situazione contemporanea fornendo informazioni sugli indi- cifica: nella prima parte si traccia il percorso delle vicende rizzi intrapresi dal Parco a sostegno e tutela dell’attività agri- umane dell’ultimo secolo ponendo particolare riguardo al rapporto tra l’uomo e la foresta e alle ultime vicende socio-politiche che hanno contribuito all’evoluzione dell’ambiente rurale; nella sezio- cola; l’ultima parte pone alcune riflessioni sulle prospettive per il futuro con particolare attenzione al ruolo che la conservazione e la promozione, anche in campo agricolo, rivestono dal punto di Località Borghetto temporanea con le diversità che caratterizzano i tre versanti del Casentino, del Mugello e della Romagna. Si tratta di una pubblicazione a carattere divulgativo, articolata in tre sezioni principa- vista culturale e scientifico. Ogni capitolo è preceduto da brevi didascalie che riportano interessanti considerazioni di esperti e studiosi sul territorio e sulle attività svolte nel Parco Nazionale nel corso della storia. Corredano il testo molte immagini emblematiche e rappresentative degli argomenti trattati. Questa pubblicazione rientra nell’ambito del POM “Parco Progetti” della Regione Toscana, e fa parte di un’iniziativa realizzata dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e dalla Provincia di Arezzo, avente per oggetto numerosi interventi di formazione professionale riguardanti il nostro Parco e quello dell’Arcipelago Toscano. Paolo Mattioli LE NUOVE PUBBLICAZIONI DEL PARCO La Foresta della Lama Finalmente è uscita una guida sulla magica foresta della Lama. Questo luogo, uno dei più suggestivi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, chiuso dal 1992 all’accesso di automobili, rappresenta un vero paradiso naturalistico. La guida, realizzata dal Parco Nazionale in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato con i fi- nanziamenti del Leader II piano di azione locale Gal “L’Altra Romagna”, rappresenta un ottimo strumento per conoscere questo luogo. Innanzi tutto si forniscono al turista informazioni utili su come visitare la foresta della Lama in bicicletta, a piedi o in bus con guida. Seguono la descrizione di tre itinerari diversi attraverso i quali si può raggiungere la foresta ed i luoghi più suggestivi che si incontrano percorrendo l’antica strada ferrata. Le ultime due sezioni sono dedicate alla storia e alle leggende che rendono questa porzione di foresta così affascinante; particolare risalto occupa anche la preziosa riserva di Sasso Fratino, gioiello intoccabile del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il pieghevole, del quale sono apprezzabili i testi e la bellezza del materiale iconografico, è uno strumento importante per conoscere questo luogo tra i più importanti dell’area protetta. Fitodepurazione E' uscito il secondo Quaderno del Parco dal titolo Fitodepurazione, a cura di Fabio Masi, dedicato ai progetti sulle tecniche di depurazione naturale (utilizzo delle piante per la depurazione delle acque reflue delle abitazioni), messi a punto in un corso di specializzazione indetto dalla Provincia di Arezzo, dalla Regione Toscana e dal Ministero del Lavoro tatori. Questa guida, anch’essa realizzata in collaborazione con il Gal L’Altra Romagna, e con i gestori delle singole strutture, contiene l’elenco e la descrizione dettagliata di queste porte ideali per orientare la visita nel territorio del Parco Nazionale. I Sentieri Natura I Centri Visita del Parco .I Centri Visita del Parco stanno crescendo sia in termini di funzionalità degli allestimenti che come qualità dei servizi ai visi- Camminare per conoscere e rispettare l’ambiente e l’uomo. Camminare nel Parco per conoscere la sua natura, la sua storia, e i suoi luoghi attraverso la coinvolgente esperienza di una escursione. I Sentieri natura vi conducono per mano alla scoperta del territorio e della natura del Parco Nazionale 5 Paesi del Parco PORCIANO, PAPIANO E URBECH Castelli e pievi del Casentino Il nostro viaggio inizia dall’altura dove s’innalza fiero e ombroso il castello di Porciano, posto strategicamente dove la valle dell’Arno si allarga all’inizio della pianura casentinese. Porciano fu castello dei Conti Guidi, i quali lo tennero ininterrottamente fino all’estinzione della famiglia. Nel 1442 il conte Lodovico, ultimo dei conti di Porciano, rinunciò alla contea per abbracciare la vita monastica, così nel 1444 questa fu riunita al dominio della Repubblica Fiorentina. La torre principale del castello è la più grande dei castelli casentinesi ed è stata restaurata tra il 1963 e il 1975 da parte dei proprietari Goretti Flamini Specht. Il castello ospita al piano terreno e al primo piano, un museo nel quale sono raccolti i reperti archeologici venuti alla luce durante i lavori di restauro compiuti negli anni Sessanta ed una inte- 6 ressante collezione di oggetti della civiltà contadina. Nel borgo sottostante è la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, ricostruita nel secolo XVII, il cui campanile, in origine, era stato ricavato da una torre della cinta muraria più esterna del castello. All’interno dell’edificio sacro si trova un interessante affresco raffigurante l’Annunciazione di Bicci di Lorenzo del 1414. Porciano è famoso soprattutto per le memorie dantesche. Sembra che il Poeta vi sia stato tenuto prigioniero dopo la battaglia di Campaldino. La leggenda narra che alla richiesta di due gendarmi, incontrati proprio sulla strada verso il castello, i quali chiedevano dove fosse un certo Dante Alighieri, lui abbia risposto: “Quand’io v’ero Ei v’era”. Ella Noyes, nota scrittrice americana che ha conosciuto il Casentino alla fine dell’Ottocento, ricorda così il borgo col suo castello Castello di Porciano nel suo “Viaggio in Casentino”: “Su un rialzo, lì accanto, ti fronteggia la diruta torre di Porciano, simile ad un vecchio lupo dalle zanne rotte e con un occhio solo, che si leva massiccia ed oscura, fiancheggiata dalle mura sbrindellate del castello sulla gola dell’Arno invisibile”. Sulla riva sinistra del fiume Staggia, un po’ sopra Stia, c’è il vecchio castello di Urbech, ormai ridotto ad un cumulo di vecchi edifici. Urbech, antico castello dei Conti Guidi, era al centro della Contea omonima. Estintasi la famiglia con la Contessa Costanza, il di lei marito, Conte Mazzone d’Anghiari ottenne dal duca Alessandro dei Medici, il 23 agosto 1532, anche il titolo di conte di Urbech. Poco prima del castello si trova l’oratorio di Santo Stefano detto Tuleto, antica chiesa castellana che contiene, nella parete dietro l’altare una tela del XVIII secolo con La Madonna, Santo Stefano e Sant’Antonio da Padova. La strada, una v o l t a passato il castello, si biforca: il sentiero di sinistra diventa subito una mulattiera che conduce all’antico villaggio di Papiano. Poco prima del bivio per il paese, da Stia, si trova sul lato destro della strada, la cartiera. Lo sfruttamento del fiume per attività industriali è molto precoce: un mulino con gualchiere, nel 1798, fu trasformato in cartiera per iniziativa di imprenditori del luogo. Nell’Ottocento vi veniva fabbri- cata carta e lavorata la lana impiegando 120 operai e 100 donne. La chiesa di Santa Cristina a Papiano è registrata nel catalogo della diocesi di Fiesole fin dal 1299. L’edificio, ad unica navata coperta a capriate, conserva al suo interno un ciborio scolpito in pietra serena, opera del XV secolo della scuola dei Da Maiano. Rossana Farini CAMPIGNA, PIAN DEL GRADO E CELLE Gli alberi per la Cattedrale di Firenze la prima volta, in un documento dell’Abbazia nullius di Sant’Ellero a Galeata e lo troviamo riportato su una pergamena di Camaldoli dell’anno 1223. Possedimento dei conti Guidi di Modigliana dagli inizi del X secolo, nel 1376 la selva di Campigna entrò nell’orbita del Dominio fiorentino, finchè nel 1380 la Repubblica Fiorentina assegnò gli abeti all’Opera del Duomo di Firenze, affinché dal commercio del legname da qui esboscato, reperisse i fondi necessari alla costruzione della Cattedrale. I Consoli della Corporazione dell’Arte della Lana, incaricati dalla Repubblica fiorentina, gestirono al proprietà di Campigna fino al 1818, sfruttandola in maniera impietosa. L’esbosco da questa foresta avveniva a strascico servendosi di bestiame da smacchio. Talvolta per il trasporto degli abeti maggiori, lunghi fino a trenta metri ed impiegati come alberi di maestra, era necessario “aggiogare” anche settantacinque paia di bovi per ciascun traino. Solo un impiego di forza così rilevante era adeguato per trascinare quei tronchi su, oltre l’Appennino, verso la Toscana, per scendere al porto fluviale della Badia di Pratovecchio. Da questo “porto”, legati in lunghe zattere (foderi), nei periodi di massima portata dei fiumi, gli abeti venivano “fluitati” via Arno verso Firenze e l’Arsenale di Pisa. Per tre soldi di compenso, eroici nocchieri, detti foderatori, s’imbacavano su queste pericolosissime zattere. Stando diritti e in guardia continua, pilotavano questi tronchi con lunghe pertiche per oltre cento chilometri verso il mare. Tra le rapide e i massi affioranti dall’Arno in piena, la loro vita era sempre alla mercè della sorte. Spesso questi alberi, al traino di velieri, venivano poi consegnati ai cantieri del Mediterraneo fino a Malta e Tolone. Quanti mari hanno solcato gli alberi di Campigna! Le prime testimonianze della chiesa dedicata a Santa Maria, in località. Le Celle, risalgono al 1233, anche se oggi, dopo l'esodo degli anni '50 e '60, la titolarità della chiesa è passata a quella più recente costruita in Campigna. Dall'antico nucleo di Celle e dai poderi che ne facevano parte si diramano numerosi sentieri, in particolare quello spettacolare detto delle "Ripe toscane" che unisce Lago di Corniolo appunto con Celle, Pian del Grado, Poggio Corsoio e poi, svalicando il crinale, la Toscana. Il borgo di Pian del Grado è molto interessante sotto il profilo della conservazione tipologica perché gli antichi proprietari non hanno mai venduto allo Stato le loro case e le hanno ristrutturate con gusto salvandole dal degrado. Posto ai margini della foresta di Campigna, in cui risiedevano operai e guardiani alle dipendenze dell’Opera di Santa Maria del Fiore, è stato a lungo un centro di lavorazione artigianale del legno e rinomato per i fertili pascoli. Tutta l'area è per molti versi speciale, sia per la impervietà dei luoghi e i rimandi della letteratura popolare allo spirito del malvagio Mantellini e alle Rive del Satanasso, un ardito e pericolo sentiero che da Pian del Grado, con pendenze mozzafiato, mena al massiccio del Falterona. P. L. Della Bordella Pian del Grado (foto di Stefano Gasperini) Le abetine, all’interno delle Foreste Casentinesi, coprono una superficie di 565 ettari di cui 233 nella Foresta di Campigna. Abeti nelle foreste naturali e abeti nelle colture secolari: Campigna offre entrambe le possibilità di osservazione e visita attraverso i numerosi percorsi e il Sentiero Natura organizzati dal Parco. Oggi la località Campigna, a venti chilometri da Santa Sofia sulla strada che conduce al passo della Calla, è un punto di ritrovo, di ristoro, di soggiorno e partenza per addentrasi nel Parco, facendo magari sosta al Museo Forestale e nella Villetta di Campigna, dove è allestito un punto di informazione del Parco dedicato a questa bellissima foresta. Il nome Campigna, che si suppone abbia avuto origine dal latino “campilia” con valore collettivo da “campus” e che indicherebbe forse un insediamento militare d’epoca romano imperiale, è citato, per Uomini del Parco NEL PARCO CON DINO CAMPANA Luoghi e ambienti del Parco nei ‘Canti Orfici’ di un grande poeta del Novecento Se è vero che possiamo considerare il territorio come un ricco libro aperto da sfogliare, allora sono davvero numerose le citazioni letterarie sui luoghi delle Foreste Casentinesi di poeti, umanisti e regnanti. Su queste foreste hanno infatti scritto poeti come Dante – è assai celebre nell’ Inferno (Divina Commedia) la sua evocazione della cascata dell’Acquacheta (San Benedetto) per richiamare il frastuono delle acqua infernali –, Boccaccio e Ariosto. E hanno lasciato testimonianze letterarie sulle Foreste, anche personaggi come Lorenzo de’ Medici, l’umanista camaldolese Ambrogio Traversari, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e lo scienziato Targioni Tozzetti. Ognuno di questi uomini ha colto uno specifico aspetto delle Foreste Casentinesi; ma comune a tutti è stato lo stupore di fronte a questi luoghi, simile a quello che provò Sir Richard Colt Hoare nella sua escursione del 1791 quando, dopo avere attraversato boschi e prati per giungere a Poggio Scali, uno dei punti più alti (m. 1520), scrive nel suo taccuino: << da qui la veduta è stupefacente per quanto la veduta consente di spaziare >>. Così, considerato che il nostro sguardo, pur con i moderni strumenti, rimane sempre limitato, sono anche le testi- DINO CAMPANA Canti Orfici (Die Tragödie des letzten German in italien) Il frontespizio della prima edizione dei Canti Orfici stampato nel 1914 presso il tipografo Bruno Ravagli monianze letterarie di questi personaggi che ci aiutano ad apprezzare, in tutti suoi aspetti, le Foreste Casentinesi. E sono proprio le ascendenze storico-letterarie, e le significative testimonianze artistiche custodite in due luoghi di grande spiritualità come Camaldoli e La Verna, a fare, di questo Parco, forse un unicum nel panorama nazionale delle aree protette, perchè il segno della naturalità è insufficiente alla completa interpretazione del territorio. Luoghi e ambienti del Parco hanno ispirato anche poeti con una sensibilità moderna come Dino Campana, nato a Marradi il 23 agosto1885, nell’area geografica della Romagna toscana, e morto nel 1932. Il grande poeta, probabilmente nel 1910 ha compiuto, a piedi, una grande attraversata da Marradi fino alla Verna, attraversando il territorio rona verde nero e argento: la tristezza solenne della Falterona che si gonfia come un enorme cavallo pietrificato >>. E presso sono fabbricate le loro dimore. La sera scende dalla cresta alpina e si accoglie nel seno verde degli abeti >>. Nell’albergo di Stia, il paese è descritto con la folgorante definizione di << antico paese chiuso dai boschi >>. Ed ecco infine alcuni passi, scritti al Santuario della Verna: << antri profondi, fessure rocciose dove una scaletta di pietra si sprofonda in un’ombra senza memoria. Ripidi colossali bassorilievi di colonne nel vivo sasso: e nella chiesa l’angiolo, purità dolce che il giglio divide e la Vergine eletta, e un cirro azzurreggia nel cielo e un’anfora classica rinchiude la terra ed i gigli >>. Senza voler ridurre i Canti Orfici ad una guida escursionistica, rimane però l’impressione che, girovagando il territorio del Parco Nazionale con nello zaino anche questo testo letterario, e magari salendo il Falterona << lentamente, seguendo il corso del torrente rubesto >> avendo così modo di osservare la natura, si possa scoprire un territorio ricco di storia e cultura e che ispirò il poeta, ripercorrendo i passi di Campana. E quest’anno il Parco, per vivere quest’esperienza, offre una occasione in più; infatti, tra le varie proposte di offerta turistica, ve ne é una in particolare che ricalca il percorso campaniano: è la Trans-Parco, ossia quattro giorni immersi in uno dei luoghi più interessanti di tutto l’Appennino. Le date sono quella del 14 e del 17 giugno con partenza da Lago di Ponte (Tredozio) e arrivo a Chiusi della Verna. L’escursione prevede l’accompagnamento di una guida ufficiale del Parco e il pernottamento in rifugi gestiti e il viaggio di ritorno, in pulmino, alla località di partenza (per informazioni rivolgersi alle Sedi del Parco). Alfredo Bellandi e Nevio Agostini Campigna, Il viale dei Tigli (foto di Giorgio Amadori) del Parco e toccando località come Castagno d’Andrea, Campigno, Stia e Campigna; e fu anche da questa immersione nell’ambiente naturale, percorso con una intensa partecipazione emotiva suscitata dallo spettacolo della natura, che trasse spunto il suo diario personale, poi confluito nei Canti Orfici, ultimati nel 1913 e stampati nel 1914. <<Il 15 settembre 1910, di buon’ora, Dino (Campana) parte da Marradi per raggiungere a piedi quel monte della Verna dove quasi settecent’anni prima un altro matto come lui - Francesco - s’era ridotto a vivere tre mesi con “frate” lupo e “sora” aquila, dormendo sul crudo sasso e cibandosi di bacche, di radici>>. Ma la Verna non è una meta vicina e il viaggio di Dino diventa un vero e proprio pellegrinaggio per valichi e strade sassose, nella <<solitudine mistica>>, nei <<mistici silenzi>> di <<valli barbare>> e di <<foreste antichissime>>. Sebastiano Vasalli scrive così nel suo splendido romanzo-verità La notte della cometa, dedicato a Dino Camapana, a proposito dell’esperienza del poeta maturata nei giorni di attraversamento dell’Appennino, da Marradi alla Verna. Attraverso un percorso per larga parte svolto a piedi, Campana ci offre, attraverso la sua poesia, anche una intensa e notevole percezione del paesaggio tra Romagna e Toscana, dei suoi luoghi naturali come degli insediamenti storici, della sua gente come pure delle opere d’arte, specialmente delle celebri robbiane della Verna. E una scelta di brani tratti dai Canti Orfici, ci restituisce appieno, attraverso la parola scritta, un’immagine plastica e vissuta degli ambienti della Foreste Casentinesi. Ecco come è descritto il Falterona, tra le montagne più celebri del Parco, in cui si trovano le sorgenti dell’Arno: << La Falte- Campigna scrive << Le case quadrangolari in pietra viva costruite dai Lorena restano vuote e il viale dei tigli dà un tono romantico alla solitudine dove i potenti della terra si Nella cartina è evidenziato il percorso compiuto da Campana, nel 1910, da Marradi, al Falterona, fino alla Verna, che gli ispirerà le poesie “Sulle montagne” e “La Verna”. 7 Agenda Verde IL CIBO COME MEDIUM DEL TERRITORIO L’intervento di Davide Paolini al Convegno sui prodotti tipici promosso dal Parco Pubblichiamo un ampio stralcio della relazione del giornalista Davide Paolini (Il Sole 24 ore), tenuta a Bagno di Romagna (Palazzo del Capitano), in data 4 ottobre 2000, all’interno del Convegno, promosso dal Parco Nazionale in collaborazione con il GAL L’Altra Romagna, dal titolo La riscoperta e la valorizzazione dei prodotti agricoli e alimentari tradizionali per un turismo di qualità. 8 Il cibo, o meglio il sistema del cibo nel quale vanno compresi i prodotti gastronomici, cioè a dire salumi, formaggi, conserve, il vino, l’olio, la frutta e la verdura, le ricette, sta assumendo sempre più la valenza nutrizionale, ma anche quella del soddisfacimento del gusto e dell’olfatto e della convivialità. Sono queste, per così dire, dimensioni riduttive perchè il cibo, nella odierna realtà dei paesi sviluppati, presenta degli aspetti completamente nuovi. E’ infatti soprattutto un “medium” con tutte le sfaccettature del termine. Così come lo sono il cinema, la moda, la televisione, il design, internet, il video. Per dirla con MC Luhan il cibo fa parte del villaggio globale, e potremmo anche aggiungere, rifacendosi a Baudrillat per parlare di “un sistema cibo” con i suoi segni, il suo linguaggio, la sua grammatica. Il cibo come medium diventa un mezzo di comunicazione, pensiamo a quanto occorre ai rapporti interpersonali: siano essi affettivo o d’affari, ma è soprattutto un medium in grado di “illuminare”, con i suoi potenti riflettori, il territorio. Il turismo del territorio conta soprattutto, nell’era Duemila, su questo medium perchè il trend corre da questa parte, essendo divenuto appunto, dopo la moda, il design, il cinema e la televisione, una tendenza della società. Dopo quello legato eslusivamente al paesaggio, ai monumenti, al businnes e alle manifestazioni (sportive, culturali, religiose), va STAR PARTY sempre più affermandosi (soprattutto in Italia), il turismo dei “profumi e dei sapori”. Un turismo che riesce ad abbinare, con una formula vincente, il piacere del viaggio come “scoperta” di luoghi nuovi, a quello dell’approfondimento culturale e a quello, sempre più apprezzato, del gusto. Ecco, quindi, che la mèta turistica non viene più scelta solo per il paesaggio e le opere d’arte, ma, soprattutto, per ciò che può offrire come scrigno (una nuova concezione di museo?), di quelli che da anni, ormai, amo definire “giacimenti gastronomici”. Insomma: il prodotto gastronomico tipico può essere utilizzato come medium turistico del territorio. E’ dimostrato, infatti, come una volta riconosciuto e valorizzato, il giacimento gastronomico è capace di generare ricchezza inserendosi in un circuito virtuoso nel quale, dapprima va a soddisfare la crescente domanda di “prodotti di nicchia” da parte del mercato e, successivamente, diventa mèta del turismo all’insegna del gusto. Ecco allora che itinerari esclusi dai flussi turistici “che contano” (e che rendono, economicamente parlando) o alcuni di quelli “battuti” finora per scopi diversi, possono acquistare (o riacquistare) un fascino inedito, tutto particolare. Le strade “del vino” e quelle “dell’olio” o manifestazioni come le “cantine aperte” e i “frantoi aperti”, non sono che i primi esempi delle numerosissime opportunità che il nostro paese può cogliere. Semplicemente con la valorizzazione dei saperi secolari che hanno caratterizzato l’incredibile varietà di tecniche e di gusti di cui è ricco il nostro patrimonio agro- alimentare collettivo. Un patrimonio unico al mondo di grande valore non solo economico, ma che appartiene alla nostra cultura, a ciò che potremmo definire,con un facile gioco di parole, il “sapere dei sapori”. Va lentamente affermandosi, anche fra chi si occupa professionalmente di turismo, la convinzione di riconoscere lo stesso GUARDANDO LE STELLE Campigna (S. Sofia) dal 22 al 24 giugno Organizzato dalla rivista Nuova Orione in collaborazione con il Gruppo Astrofili M13 di Scandicci e con il patrocinio del Parco, si svolgerà presso la villetta di Campigna l’annuale appuntamento con le stelle dedicato a tutti gli astrofili. Si tratta di una occasione magnifica, che già l’anno passato ha attirato numerosi appassionati da tutta Italia, per scrutare il cielo in un ambiente come quello delle Foreste Casentinesi, dove l’inquinamento luminoso é pressoché nullo. Il Parco, nell’ambito di questa iniziativa, organizza due conferenze dedicate all’astronomia, che si svolgeranno presso i Centri Visita di Santa Sofia e Pratovecchio in occasione dello Star Party. Per informazioni sull’iniziativa: Giacomo Gentiluomo (Tel. 0368.3760571), segreteria della Rivista Nuovo Orione (Tel. 02.2779151). valore culturale delle opere d’arte anche ai formaggi, salumi, conserve, dolci, paste (penso ai formaggi di malga o alla mozzarella di bufala, al culatello e al lardo, all’aceto balsamico, alla bottarga e ai fichi secchi). Si può pensare ad un rapporto di reciprocità: da un lato il turismo può ricavare dai giacimenti gastronomici nuova linfa vitale (la proposta di nuovi “pacchetti” tarati su nuovi target di viaggiatori-consumatori) e dall’altro, l’inestimabile patrimonio rappresentato dai nostri prodotti tipici può ricavare, proprio dai nuovi flussi turistici, il rafforzamento (in termini culturali) ed il sostegno (in termini economici) per la propria valorizzazione e salvaguardia. Se non addirittura, la propria sopravvivenza, sempre più minacciata dall’appiattimento e dalla globalizzazione del gusto (soprattutto dei giovani). Fra l’altro, “proteggendo” i prodotti enogastronomici tipici del territorio e facendone proseguire la produzione, si salvaguardia anche l’ecosistema. Il turismo del gusto può fare davvero molto affinchè certi ingredienti o certe lavorazioni tradizionali non scompaiano del tutto, o, peggio, che, in mancanza di una “tutela” adeguata, essi vengano imitati: vengano, cioè, realizzati altrove, magari a migliaia di chilometri di distanza, lontano quindi dal loro “ambiente naturale” creando veri e propri “falsi d’autore” che potrebbero aggiungere al danno economico anche la beffa. Non dimentichiamo, fra l’altro, che il cibo è anche uno straordinario medium di seduzione e di comunicazione in mille occasioni della vita: dagli affari intesi come businnes a quelli di cuore. Quanti contratti vengono conclusi all’ombra di un grande vino o di una cena che scioglie le briglia, facendo diventare i duri manager bambini che raccontano come quello stesso pollo veniva cucinato dalla madre o come quel dolce li riporti al primo amore. Un piatto, un bicchiere di vino, un bocconcino possono essere usati anche per sciogliere il cuore aprendo il lucchetto, per lasciarsi andare, per mettere in condizione i sensi di slacciare le cinture di sicurezza, per godere dei ricordi della memoria scatenati dai profumi e dai sapori. Ma torniamo alla formula vincente del “turismo dei profumi e dei sapori”: va da sé che per poter sfruttare al meglio le “ri- I Davide Paolini SAPORI DEL Prodotti agricoli alimentari tipici del Parco - Un’opuscolo per spiegare dove, come e quando realizzato con Slow Food e Legambiente. Il Parco aggiunge al suo già vasto carnet di pubblicazioni, un’opuscolo dedicato ai prodotti agricoli tipici e di qualità presenti nel territorio dei dodici Comuni da esso interessati. La guida, realizzata con i finanziamenti del programma Leader II, piano di azione locale del Gal “L’Altra Romagna”, contiene una serie di informazioni e curiosità sui prodotti agricoli e alimentari tipici tradizionali del Parco Nazionale. Con questa guida informativa realizzata con Slow Food e Legambiente, il Parco intende promuovere il patrimonio culturale legato alla produzione di alimenti tipici e tradizionali, frutto della millenaria osmosi tra natura e uomo di questo territorio. Sono infatti messi nel giusto risalto al- SETTIMANA EUROPEA DEI PARCHI 19-27 MAGGIO 2001 Dopo il successo dell’edizione 2000, anche quest’anno ritorna, organizzata dalla Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, la Giornata europea dei Parchi, dal 19 al 27 maggio. “Parchi e mondo rurale” è il tema scelto per questa edizione e seguendo il tema proposto, il Parco promuove, in collaborazione con l’Unione Appennino Verde, alcune iniziative (ludiche e promozionali) in stretta relazione con la realtà agricole presenti nel territorio per la promozione della cultura rurale. Particolare attenzione è rivolta anche al mondo della sorse occulte” rappresentate dai giacimenti gastronomici, ciascun territorio dovrà comportarsi come se fosse un’attività di servizi che attribuisce alla produzione gastronomica locale un ruolo centrale per la promozione della propria immagine. Associazionismo degli attori imprenditoriali, forte attenzione alla leva comunicazionale, richieste di finanziamenti regionali ed europei, riconoscimenti di origine, sono alcuni degli strumenti che possono essere implementati. scuola con il progetto Adotta una fattoria, nel quale, a seguito di un lavoro di ricerca, ogni bambino adotta una fattoria, la visita e la presenta ai suoi compagni. Un altro momento significativo sarà quello che si svolgerà a Premilcuore e in altre località del Parco, in occasione dell’apertura della Settimana, nel quale è prevista animazione, durante la giornata, legata alla ruralità e alle tradizioni popolari; nell’ambito di questo momento, ampio spazio verrà dato agli agricoltori, i quali venderanno i loro prodotti. PARCO cuni prodotti che lentamente stavano per essere dimenticati. Prodotti che, per la loro storia e la loro secolare permanenza nel territorio, avevano raggiunto una perfetta simbiosi con chi, in questa terra, ha vissuto e ancora ci vive. La ricerca prende spunto dall’ Atlante dei prodotti tipici locali dei Parchi italiani realizzato dal Ministero dell’Ambiente, Slow Food, Legambiente e Federparchi. La guida è dunque un invito a scoprire, attraverso l’arte culinaria, la cultura e le tradizioni delle popolazioni che da secoli vivono nel territorio del Parco. Sono undici i prodotti presi in considerazioni: gota, marrone del Mugello, melata d’Abete, miele, pecorino toscano, pesca regina di Londa, raviggiolo, salsiccia matta ciavar, tortello sulla lastra, razza romagnola, razza chianina. Per ogni prodotto viene narrata la storia, indicata l’area di attuale produzione, fatta una descrizione dettagliata delle caratteristiche e consigliati i periodi di consumo. La guida, redatta da Gabriele Locatelli, riporta 11 prodotti che, attraverso una sapiente azione di animazione coordinata fra Parco, Gal l’Altra Romagna e l’associazione di agricoltori “Aria Aperta” e ristoratori associati al club di prodotto “Tipico è meglio”, stanno ritrovando una loro felice collocazione sul mercato. CRINALI Anno VII - n. 18 Sped. abb. post./50 FO Aut. Trib. AR n. 18/94 EDITORE Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna Pratovecchio (AR)-Via G. Brocchi, 7 Santa Sofia (FC)-Via Nefetti, 3 DIRETTORE RESPONSABILE Enzo Valbonesi COMITATO REDAZIONE Paolo Bassani, Oscar Bandini, Italo Galastri, Daniele Zavalloni HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Nevio Agostini, Paolo Aleotti, Oscar Bandini, Alfredo Bellandi, P. L. Della Bordella, Vittorio Ducoli, Rossana Farini, Italo Galastri, Gabriele Locatelli, Paolo Mattioli, Davide Paolini, Enzo Valbonesi COORDINAMENTO EDITORIALE Alfredo Bellandi, Rossana Farini REALIZZAZIONE E STAMPA Comunicazione - v.Golfarelli, 90 Forlì tel. 0543/798880 - fax. 0543/798898